HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
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tARTICOLI DEL 2-4-2008 #TOP
Imposte
locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Dal
nanetto al "piccolo Ciarra"
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Pensioni,
a chi gli aumenti ( da "Giornale.it, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Le
sette missioni di Berlusconi per l'Italia
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Walter
e l'Italia "sapore di sale"
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Ma
nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano?
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
I
dolori di Walter, Emma e le liste chiuse ma anche no
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Walter
e le tre cose che è meglio "non fare"
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Quel
programma "stracciato" ma dalla sinistra
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Berlusconi
"Farò la lotta agli evasori"
( da "Stampa,
La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ma rispetto
al passato Silvio Berlusconi punta in questo giro su "umiltà e
concretezza". Prova a non vendere illusioni. E la prima sfida indiretta
con Veltroni, uno dopo l'altro ospiti di Rai2, non fa eccezione allo stile
austero. L'unico sorriso, Berlusconi lo regala solo al momento di cedere il
posto al rivale.
Magari
è colpa nostra - di noi cittadini, di noi osservatori politici - se dopo aver
chiesto pe ( da "Stampa, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
nel primo e
probabilmente ultimo quasi faccia faccia tra di loro, né Veltroni né Berlusconi
sono riusciti a lacerare la cappa di noia e di scarso interesse che pare
coprire questa campagna elettorale. Nessuna promessa eclatante, tipo via l'Ici
o milioni di nuovi posti di lavoro; niente enfasi o nuove frontiere o sogni da
realizzare.
Una
battuta del Cavaliere sulle forche caudine del Quirinale, al quale sarebbe
sottopost ( da "Stampa, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
al quale
sarebbe sottoposto un governo Berlusconi, ha fatto salire la tensione tra il
Cavaliere e il Colle. Nonostante una telefonata chiarificatoria del leader Pdl
con Napolitano, quest'ultimo ha diffuso una nota per dire: sempre super partes.
E tra Veltroni e Berlusconi duello virtuale in tv sui precari: per il primo, il
dramma più grande;
Tensione
Berlusconi-Quirinale ( da "Stampa, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il leader
Pdl: sul Colle persone di parte, con Ciampi forche caudine. Napolitano: parole
gravi. Poi, telefonata di chiarimento Tensione Berlusconi-Quirinale Duello tv
sui precari. Veltroni: dramma più grande. Il Cavaliere: non il solo.
Ci
sono promesse elettorali che fanno venire l'acquolina in bocca. Che potrebbero
far riconciliare i ( da "Stampa, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ha appena
fatta Walter Veltroni, candidato premier del Partito Democratico. Ha detto:
"Nel 2008 taglieremo 5 mila leggi", e il disegno di legge delega sarà
varato subito, nel primo o nel secondo Consiglio dei Ministri del dopo
elezioni. Un impegno non da poco L'impegno non è da poco: gli atti normativi
vigenti in Italia sono circa 90 mila,
Per
il duello fra leader bastano le nostre tv Chi le scrive lavora e risiede
all'este ( da "Stampa, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
al di là delle
schermaglie, in Italia il dibattito tv tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni
non si farà. Viene meno un importante strumento di informazione per tutti gli
elettori. Uno strumento particolarmente significativo per quelli come me che
all'estero non hanno quotidiano accesso ai tradizionali mezzi di informazioni.
Bollette,
no del Pdl ai tagli ( da "Stampa, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma Veltroni
non si lascia scavalcare dalla Sinistra e dice che la prima cosa da fare
(quando sarà al governo?) è un intervento su prezzi, salari, stipendi e
pensioni: "Le risorse ci sono, 4 miliardi di euro nei primi tre mesi come
extragettito".
Firenze
insiste: giro di vite sui mendicanti
( da "Stampa,
La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
coordinatore
provinciale della componente nata dalla lista "a sinistra per
Veltroni" alle primarie del Pd, chiede "un'ampia discussione".
La Sinistra Arcobaleno rileva come "l'accattonaggio non è un reato e
quindi non può essere perseguibile". Il segretario di Rifondazione
comunista, Franco Giordano, si spinge più in là: "Cioni è peggio del
sindaco di Treviso Gentilini".
Amato
"ministro" della liturgia, Fisichella al Sant'Uffizio
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ultime news
Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato"Caso
Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith, il pg: "I tre restino
in cella"Sms erotici, cacciato ministro finlandeseAlitalia, Spinetta:
"Pronti a modifiche" I sindacati: "Nessuna novità di
rilievo" Inflazione, il governo pensa a un accordo con il Pdl per limare
le tariffe energetiche Blog Amici Dio:
Un
abbraccio a Magdi Allam e un dubbio
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ultime news
Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato"Caso
Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith, il pg: "I tre restino
in cella"Sms erotici, cacciato ministro finlandeseAlitalia, Spinetta:
"Pronti a modifiche" I sindacati: "Nessuna novità di
rilievo" Inflazione, il governo pensa a un accordo con il Pdl per limare
le tariffe energetiche Blog Amici Dio:
Ancora
sul battesimo di Allam e sui dubbi
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ultime news
Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato"Caso
Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith, il pg: "I tre restino
in cella"Sms erotici, cacciato ministro finlandeseAlitalia, Spinetta:
"Pronti a modifiche" I sindacati: "Nessuna novità di
rilievo" Inflazione, il governo pensa a un accordo con il Pdl per limare
le tariffe energetiche Blog Amici Dio:
Violenze
e minacce, dobbiamo vigilare ( da "Giornale.it, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ultime news
Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato"Caso
Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith, il pg: "I tre restino
in cella"Sms erotici, cacciato ministro finlandeseAlitalia, Spinetta:
"Pronti a modifiche" I sindacati: "Nessuna novità di
rilievo" Inflazione, il governo pensa a un accordo con il Pdl per limare
le tariffe energetiche Blog Amici Dio:
Buona
Pasqua ai naviganti ( da "Giornale.it, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ultime news
Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato"Caso
Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith, il pg: "I tre restino
in cella"Sms erotici, cacciato ministro finlandeseAlitalia, Spinetta:
"Pronti a modifiche" I sindacati: "Nessuna novità di
rilievo" Inflazione, il governo pensa a un accordo con il Pdl per limare
le tariffe energetiche Blog Amici Dio:
L'inascoltato
grido del Papa sull'Irak, le polemiche sul Tibet
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ultime news
Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato"Caso
Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith, il pg: "I tre restino in
cella"Sms erotici, cacciato ministro finlandeseAlitalia, Spinetta:
"Pronti a modifiche" I sindacati: "Nessuna novità di
rilievo" Inflazione, il governo pensa a un accordo con il Pdl per limare
le tariffe energetiche Blog Amici Dio:
Il
sacrificio del vescovo Rahho ( da "Giornale.it, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ultime news
Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato"Caso
Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith, il pg: "I tre restino
in cella"Sms erotici, cacciato ministro finlandeseAlitalia, Spinetta:
"Pronti a modifiche" I sindacati: "Nessuna novità di
rilievo" Inflazione, il governo pensa a un accordo con il Pdl per limare
le tariffe energetiche Blog Amici Dio:
In
memoria di Edoardo Luciani ( da "Giornale.it, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ultime news
Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato"Caso
Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith, il pg: "I tre restino
in cella"Sms erotici, cacciato ministro finlandeseAlitalia, Spinetta:
"Pronti a modifiche" I sindacati: "Nessuna novità di
rilievo" Inflazione, il governo pensa a un accordo con il Pdl per limare
le tariffe energetiche Blog Amici Dio:
Scontro
berlusconi-quirinale ( da "Repubblica, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Napolitano
difende anche Ciampi: "Nessun presidente di parte". In tv duello a
distanza tra Veltroni e il capo del centrodestra Scontro Berlusconi-Quirinale
"Il Colle non è imparziale", poi il leader Pdl chiede scusa SEGUE A
PAGINA 2.
Il
duello mancato tra walter e silvio - concita de gregorio
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Di più, nella
nostra tv, non si può avere: Berlusconi non vuole il faccia a faccia con
Veltroni perciò i due marciano in fila indiana, uno alla volta, prima uno poi
l'altro senza pausa pubblicitaria. Nello studio tv una scena surreale, mai
vista prima probabilmente su nessuno schermo del globo.
"una
aggressione che ci riporta indietro"
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
altra
stagione di conflitti istituzionali ROMA - Il Partito democratico coglie in
fallo Silvio Berlusconi e si schiera a difesa del Quirinale. "Quella di
oggi - commenta Walter Veltroni in diretta tv - è una brutta smentita.
Attaccare il capo dello Stato, presente e passato, e poi dover smentire ci
riporta indietro in questo quattordicennio".
"guardatevi
dagli archi-carnefici se vince silvio sarà uno sfacelo" - carlo brambilla
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
rivolgendosi
a Walter Veltroni, commenta con durezza "l'immobiliarismo" di Silvio
Berlusconi: "Già adesso in nome dei più bisognosi lo sentiamo parlare di
apertura dei cantieri. E non è difficile immaginare lo sfacelo cui andremmo
incontro se vincesse lui". Assumendo i toni del predicatore Celentano
avverte che "nonostante l'operazione delittuosa intrapresa dagli archi-
Veltroni
convince Dal Cavaliere il solito copione
( da "Unita,
L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Veltroni convince Dal Cavaliere il solito copione di Federica Fantozzi Le
telecamere riprendono la parete a losanghe biancogrigie, la mano di Veltroni
che stringe le altre quattro, la seggiolina ancora calda ma già vuota. Il
delitto perfetto è compiuto: i due sfidanti non si sono incontrati, due
conferenze stampa non hanno formato un frammento di faccia a faccia.
Berlusconi
attacca il Quirinale Il Colle mi farà passare per le forche caudine . Poi
smentisce. Il presidente: Parole gravi . Veltroni: brutta smentita
( da "Unita,
L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
attacca il Quirinale "Il Colle mi farà passare per le forche
caudine". Poi smentisce. Il presidente: "Parole gravi".
Veltroni: brutta smentita di Natalia Lombardo / Roma FORCHE CAUDINE Questa
volta ci si è infilato da solo, Silvio Berlusconi: il suo ennesino attacco al
Quirinale non è stato sottovalutato dal Capo dello Stato che in una nota
precisa di non aver mai avuto
L'amico
padano. Berlusconi è contrario ad affrontare il confronto tv con Walter Velt
( da "Unita,
L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del L'amico padano. "Berlusconi è contrario ad
affrontare il confronto tv con Walter Veltroni perché un po' di stupidaggini le
ha dette e in televisione verrebbero moltiplicate. Queste sono cose che fanno
perdere voti..." Umberto Bossi Rai News 24, 31 marzo.
Il
Manchester intanto ha segnato, Giuliana Dal Bufalo lo consola: Adesso ci sarà
un altro ( da "Unita, L'"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Funziona
così: finito il suo spazio, è previsto che Berlusconi si alzi dalla seggiolina
di plastica bianca e lasci lo studio dall'uscita alle sue spalle, mentre
Veltroni, che aspettava nella saletta contigua, entra dall'ingresso a fondo
sala, dietro il grande tavolo a forma di dollaro. Tutto calcolato?
Il
leader Pdl stanco e monocorde, Veltroni spigliato e comunicativo Nel Faccia a
faccia indiretto Berlusconi non buca lo schermo. I due non si incontrano
nemmeno dietro le quinte ( da "Unita, L'"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Il leader Pdl stanco e monocorde, Veltroni spigliato
e comunicativo Nel "Faccia a faccia" indiretto Berlusconi non buca lo
schermo. I due non si incontrano nemmeno dietro le quinte.
Non
lasciateci soli nella lotta alla mafia Cara Unità, sono un ragazzo calabrese,
non ( da "Unita, L'"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
voterò il
Partito democratico perché credo in Walter Veltroni. Scrivo dopo aver letto
l'articolo di Pietro Spataro su l'Unità, relativo al PD-Day, sono orgoglioso
che le mie idee si sposino con quelle del nostro leader. Chiedo soltanto una
cosa: aiutateci e non lasciateci soli nella lotta contro la mafia, solo cosi
potremo svilupparci e non dover sempre pesare sulle spalle dell'
Vieni
avanti Gramazio ( da "Unita, L'"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
si
preoccupano di dire che il nemico non è Berlusconi ma è Veltroni. Riguarda
quelli fra noi che pensano, insieme alla buona regia di tutte le Tv e alla
"pacatezza" un po' sospetta dei grandi giornali, che sia più civile
lasciar correre le ragazzate, in attesa che tanti mitici Gianni Letta, siano pronti
a sedersi allo stesso tavolo per il bene della Repubblica.
I
numeri di Roma smentiscono Berlusconi Il coordinatore Pd Bettini smentisce con
i dati il dossier anti-romano in arrivo da Arcore Il Pil è cresciuto il doppio
della media italiana ( da "Unita, L'"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
rivolge agli
elettori romani per smentire le accuse contenute nel dossier con cui Berlusconi
si appresta a sommergere la città. "Cari elettori romani - comincia
Bettini -, Berlusconi vi ha scritto cercando di demolire il lavoro per Roma che
per sette anni Veltroni ha svolto con tanta passione, generosità e
produttività. Sono sicuro che tanto malanimo sarà da voi naturalmente respinto.
Degrado,
guerra di lettere e manifesti - giovanna vitale
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi vi
ha scritto cercando di demolire il lavoro per Roma che per sette anni Veltroni
ha svolto con tanta passione. Sono sicuro che tanto malanimo sarà da voi
naturalmente respinto". Un "quadro grottesco" quello disegnato
dalla destra, secondo il coordinatore democrat, che snocciola tutte le cifre di
un boom che "
D'Alema:
con noi Italia a testa alta Berlusconi gioca solo per se stesso
( da "Unita,
L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi,
al contrario, propone la riedizione di qualcosa che il Paese ha già
provato" Mancano 15 giorni alle elezioni. Il Pd ha guadagnato molti punti,
ma gli indecisi sono ancora molti. Lei e Veltroni, però, mettete in guardia dal
rischio astensioni, "Noi dobbiamo considerare l'anormalità di tornare al
voto dopo appena due anni,
Celentano
si schiera sul blog: Uno sfacelo se vince Berlusconi
( da "Unita,
L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Uno sfacelo
se vince Berlusconi" / Roma PIÙ CHE UN ENDORSEMENT pro Veltroni, quella di
Adriano Celentano è una fausta previsione per il Pd. Sul suo blog, il
Molleggiato, in un lungo intervento in cui si scaglia contro gli architetti e i
Comuni che costruiscono case su case deturpando il pianeta, si rivolge
direttamente a Berlusconi e Veltroni.
Lazio,
la battaglia che il Pd può vincere Casini e Storace faranno male al Pdl
( da "Unita,
L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ed è per
questo che Veltroni ha deciso di cominciare dal capoluogo pontino, scandendo
"è ora di cambiare" in piazza davanti a 4mila persone, il suo tour,
che proseguendo per Viterbo, Rieti e (oggi) Frosinone, lo ha portato nella regione
di cui fino a pochi mesi fa, da sindaco di Roma, ha cercato di cambiare gli
equilibri elettorali.
Duello
rai, lombardo dà forfait finocchiaro: "fugge per paura" - antonella
romano ( da "Repubblica, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Come
Berlusconi che rifugge dal faccia a faccia con Veltroni, così in Sicilia
Raffaele Lombardo si è rifiutato di partecipare al confronto diretto su Rai tre
in programma per domani con tutti i candidati alla presidenza della Regione. La
portavoce del leader del Pd conferma che, con ogni probabilità, il leader
autonomista non ci sarà.
Veltroni:
"Il vero ( da "Stampa, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
BERLUSCONI Ne
dice di tutti i colori, ma non li chiama mai per nome. Per Veltroni, "non
nominarlo è fare una campagna del 2008, non di quindici anni fa".
Berlusconi è solo "il leader del maggior schieramento avverso".
Schieramento, perchè poi "loro sono solo una somma di partiti", tanto
che la "la Lega già minaccia una crisi di governo sul voto agli
immigrati"
Berlusconi,
lite con il Colle Poi si spiega ( da "Stampa, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
VERSO IL VOTO
Berlusconi, lite con il Colle Poi si spiega IL CAVALIERE E IL QUIRINALE
Telefonata Silvio prova a smussare "Mi riferivo a Ciampi". Secca
replica "Ogni Presidente è stato imparziale" Veltroni:
"Attaccare il Capo dello Stato ci riporta indietro di un
quindicennio" "Dovremo passare per le forche caudine del
Quirinale".
Il
professor diliberto sulle banchine "sto con i portuali, a
prescindere" - wanda valli ( da "Repubblica, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ma chi ha
affossato la commissione è stato Di Pietro, il suo alleato che ha votato con la
destra al Senato e ha impedito che si facesse". Ecco perché, conclude,
l'unico vero voto utile è alla Sinistra Arcobaleno. Per evitare il governo di
larghe intese, "il binomio Veltroni - Berlusconi, catastrofico per
l'Italia". SEGUE A PAGINA V.
Voto
all'estero, <cancellato> anche il Costarica
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
responsabile
Italiani nel mondo per il partito di Walter Veltroni - e dalle notizie che
abbiamo sono già moltissimi gli elettori che hanno esercitato il proprio
diritto. Siamo fiduciosi sull'esito di questo voto". Insomma, tutto bene.
Come sempre. felice.manti@ilgiornale.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G.
Solieri:
<Sono schifato, non mi fido più>
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se Berlusconi
fosse una canzone? "Vedi 'o mare quant'è bello...". Veltroni?
"Viva l'Italia, l'Italia liberata...". Bertinotti? "Un canto
delle mondine anni Trenta". Casini? "Una di quelle canzoni che
ascoltavo da ragazzino quando facevo il chierichetto.
GLI
INDECISI ( da "Giornale.it, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
importante
era non mandare al governo Berlusconi. Ora, a sinistra, l'importante è non
mandare al governo né Berlusconi né Veltroni". Buona questa... "Sono
un comico, devo saper sdrammatizzare, no? Altro refrain dei politici: buoni
propositi sempre da parte di tutti: lotta all'evasione fiscale, lotta alla
mafia, lotta al carovita.
Calearo,
ora l'ex duro di Federmeccanica incita gli okkupanti
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
imprenditore
berlusconiano diventato veltroniano, il candidato democratico che ringrazia San
Mastella di aver tolto di mezzo Prodi e si augura che non sia rieletto Visco il
dissanguatore (che gli aveva strappato il "raglio del mulo"),
continua il suo personalissimo slalom elettorale oscillando tra i paletti di
una pista che non gli è congeniale.
<Con
Illy indebitamento record in Friuli>
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Almeno
Veltroni ha avuto il coraggio di smarcare Pecoraro Scanio, Giordano e
compagnia. Qui invece abbiamo persino l'assessorato alla Pace, concessione alla
Sinistra arcobaleno. Sa quale sarà il mio primo atto se diventerò presidente?
Lo abolirò, e istituirò un assessorato alla Sicurezza.
Al
pd non serve lo splitting ma una mutazione genetica - franco carinci
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
A me sembra
che tale variante eterodossa sia in dissonanza con quanto Veltroni proclama e
predica: resuscita un anti-berlusconismo di maniera che tutto permette ed
assolve, peraltro rivelatosi largamente perdente; e dà per affatto scontata una
sconfitta, che non può essere rovesciata, ma solo congelata con un revival di
doppiezza togliattiana.
Partito
socialista, non siamo inutili ( da "Manifesto, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Pur militando
in campi diversi nessuno di noi si augura la vittoria di Berlusconi: del resto
la scelta di Veltroni di andare "da solo con Di Pietro" è stata sua,
ma se ad una vittoria di Berlusconi corrispondesse anche la sparizione del
Partito socialista non potremmo neanche avere quella prospettiva di rivincita
che ho cercato sommariamente di delineare.
Il
grillismo globale, tra fiction e realtà
( da "Manifesto,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Veltroni sono uguali, come il loro programmi", "repubblicani e
democratici hanno gli stessi programmi". Alla fine Dobbs trionfa perché
rompe le righe, sale sul palco, occupa i minuti riservati agli altri due
candidati nel faccia a faccia finale, realizzando la simbiosi perfetta tra
piccolo schermo e politica,
Silvio
e Walter replicanti in tv ( da "Manifesto, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Duello
virtuale Silvio e Walter replicanti in tv Norma Rangeri Silvio Berlusconi e
Walter Veltroni contro la partita di Champions Roma-Manchester. Due
appuntamenti televisivi con l'emozione da una parte sola. Da separati in casa,
uno dopo l'altro, i leader dei due schieramenti si sono presentati al pubblico
della prima serata di Raidue, attori all'ennesima replica.
Un
bipartitismo finto e tardivo ( da "Manifesto, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
altra parte
Veltroni sta costruendo un partito in campagna elettorale. Cosa inedita. Sì,
una situazione particolare. A suo modo Berlusconi, quando è 'sceso in campo' ha
fatto un'operazione analoga, usando però come perno l'azienda. Veltroni invece
centra tutto sui comitati elettorali diffusi e una certa mobilitazione la crea.
Spenderlo
bene senza perdere tempo ( da "Manifesto, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
utile solo a
Veltroni: concordare con l'opposizione riduzione fiscali sui carburanti e sulle
tariffe di gas e luce. Se Berlusconi non accetterà, Veltroni farà festa, mentre
la sinistra rimpiangerà (speriamo) di non aver fatto cadere "da
sinistra" il governo Prodi, ma di essersi trovata di fronte,
all'improvviso, a una situazione creata da un Clemente qualsiasi.
Padoa
non molla il tesoretto ( da "Manifesto, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Viene il
sospetto che le promesse di Veltroni siano buone fino al 14 aprile". Ma è
Padoa Schioppa il vincitore dallo scontro in Consiglio dei ministri. Il governo
al momento si concentrerà sulla "sterilizzazione della quota fiscale di
prezzi e tariffe", come spiegato dal ministro Giulio Santagata nella
conferenza stampa di palazzo Chigi.
Scripta
manent ( da "Manifesto, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
No comment
(ci penserà Veltroni). No comment anche per Michele Serra che su la Repubblica
racconta Milano ispirandosi all'assunto Napoli/mandolino con affondi poetici
tra cui uno dei più originali recita "i cittadini milanesi taciturni, le
commesse ombrose e restie al saluto.
Verba
votant ( da "Manifesto, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ma non si può
chiedergli di fare professione ideologica"), Rutelli ("ma non sa
nemmeno quello che dice") , Casini ("ma non gli si può chiedere di
fare qualcosa che intralci l'ascesa di Berlusconi"), Fini ("ma del
tutto a digiuno di politica estera"), Veltroni ("ma il suo vero
mestiere è quello di operatore cinematografico"). Alberto Piccinini.
Cento:
Dopo il voto avanti a sinistra ( da "Manifesto, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
consegnerà Montecitorio a Berlusconi. Al senato ogni voto per la Sinistra
arcobaleno contribuisce a sottrarre seggi decisivi al Pdl. Ed è positivo che
qui in Emilia ci siano stati alcuni appelli pubblici di questo tipo. Anche
perché c'è il valore aggiunto rappresentato da Rita Borsellino, una delle poche
candidature indipendenti che intrecciano la società civile e la lotta
N
el ( da "Corriere della Sera"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
1 autore: di
ALDO GRASSO categoria: REDAZIONALE I leader in tv Gli inutili e tristi duelli a
distanza N el duello televisivo a distanza, chi ha vinto fra Silvio Berlusconi
e Walter Veltroni? Ma c'è una domanda ancora più importante: servono questi
duelli a spostare voti? Francamente ho qualche dubbio. CONTINUA A PAGINA 8.
STRANE
ELEZIONI SENZA BATTAGLIA ( da "Corriere della Sera"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Al che
Veltroni può rispondere che il malgoverno e non-governo di Berlusconi per 5
anni di fila è stato molto peggiore, e che lui della sinistra "troppo
sinistra " si è liberato. Resta, però, che il voto "in avanti "
si impernia sulla credibilità e sull'affidabilità dei candidati.
ROMA
Giornata politica di grande tensione prima del duello televisivo virtuale (due
conferenze stam ( da "Messaggero, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Pa separate)
tra Veltroni e Berlusconi. Il leader Pdl ha criticato l'ex Presidente Ciampi
("con lui forche caudine"). Il segretario del Pd: "Così si torna
indietro". Napolitano ha commentato: "Parole gravi". Poi, in tv
Berlusconi assicura che avrà la maggioranza anche in Senato, mentre Veltroni
spiega il suo rinnovamento.
Ad
aprire la polemica è stata una lettera di Berlusconi, anticipata nei giorni
scorsi, che sar& ( da "Messaggero, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ad aprire la
polemica è stata una lettera di Berlusconi, anticipata nei giorni scorsi, che
sarà inviata agli elettori romani. Il Cavaliere attaccava a testa bassa
l'amministrazione di Roma targata Veltroni, parlando di "disastro".
Da qui la risposta di Bettini, braccio destro del segretario del Pd.
Tensione
Berlusconi-Quirinale ( da "Messaggero, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il leader Pdl
critica l'ex capo dello Stato. Poi telefonata di chiarimento al Colle. Veltroni:
così indietro di anni Tensione Berlusconi-Quirinale Il Cavaliere: forche
caudine con Ciampi. Napolitano: parole gravi.
L'Osservatorio
di Pavia: Tg1 equilibrato sui leader
( da "Corriere
della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Silvio
Berlusconi e Walter Veltroni risultano alla pari con il 33,2 per cento dello
spazio a loro dedicato. Sempre in base ai dati dell'Osservatorio, seguono
Casini dell'Udc (10,5 per cento), Bertinotti della sinistra Arcobaleno (9,3),
Boselli del partito socialista (2,9) e Daniela Santanché della Destra (2,
ROMA
- Non sono per niente la fotocopia di Bossi, che è un amico a cui voglio bene.
Non m ( da "Messaggero, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Così il
leader del Pdl Silvio Berlusconi risponde a Goffredo Bettini. Il braccio destro
di Walter Veltroni, in una lettera agli elettori romani (in risposta ad
un'analoga iniziativa del Cavaliere), aveva accusato Berlusconi e Bossi di
disprezzare Roma. L'ex premier ha dunque voluto replicare alle accuse del Pd.
ROMA
In serata, nella Conferenza stampa Rai, Silvio Berlusconi appare di ottimo
umore. Eppur ( da "Messaggero, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con il quale
Veltroni ha siglato l'accordo elettorale, mi fa orrore perchè è il simbolo del
giustizialismo". E in televisione il leader del Pdl assicura massima
apertura nei confronti degli ex alleati dell'Udc di Casini, pur ricordando:
"Noi non abbiamo deciso di lasciar fuori alcun alleato, è stata una
decisione loro".
Berlusconi:
la precarietà non è il male assoluto
( da "Corriere
della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
esce dagli studi di Saxa Rubra e pochi secondi dopo entra Veltroni. Ingressi
separati. L'accordo con i rispettivi staff, dall'azienda Rai, è stato
rispettato. Nessuno dei due aveva voglia anche solo di sfiorare l'avversario.
Ieri sera chi sperava in un imprevisto, anche una sola stretta di mano,
Marcorè:
stimo Mara Carfagna ( da "Corriere della Sera"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
9 categoria:
REDAZIONALE Su "A" Marcorè: stimo Mara Carfagna MILANO -
"Veltroni è un caterpillar, ma non so se voterò". Valerio Mastandrea,
protagonista del film Non pensarci, confida i suoi dubbi ad "A", il
settimanale diretto da Maria Latella, in edicola da oggi: "Ho votato
sempre a sinistra, Berlusconi non lo voterei mai.
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-02 num: - pag: 9
categoria: A... ( da "Corriere della Sera"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni si è
smarcato da Berlusconi ricordando anche la differenza di età, ha invocato una
netta discontinuità con il passato. Impossibile sapere ora quale pubblico abbia
seguito le due conferenze stampa ma l'impressione è che qualche voto in più di
Berlusconi l'abbia portato a casa.
Duelli
a distanza inutili È la mestizia da par condicio
( da "Corriere
della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
avversario
(Veltroni è stato gratificato di "illusionista" ma anche di
"buon comunicatore"), nelle risposte ai giornalisti
("domandatori" li ha definiti) è sempre sceso in particolari tecnici,
tipo lista della spesa. Veltroni si è presentato dando del tu a tutti:
"Ciao Marcello (Sorgi), ciao Gianni (Riotta), ciao Mauro (Mazza),
<In
piedi quando entra il prof>, Franceschini apre al Cavaliere
( da "Corriere
della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come pensa di
recuperarlo Veltroni, in un Paese dove non si riescono neppure a pagare tutte
le borse di studio dovute?". Anche Rina Gagliardi, storica firma di
Liberazione e senatrice di Rifondazione, è "intristita" da come la
scuola viene trattata in questa campagna elettorale: "Sciocca e ridicola.
Veltroni:
chi si astiene poi non può lamentarsi
( da "Corriere
della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ci
arriva scortato dai fedelissimi Verini, Roscani, Coldagelli, Martino e Ilaria
Capitani, in tempo per studiarsi Berlusconi in diretta tv in una saletta
riservata, sgranocchiando salatini. Il Cavaliere esce ed entra lui, la sigla
non è allegra ma lo sfidante sorride, si lancia a passo spedito verso i
giornalisti che lo aspettano al varco dietro al tavolone rosso Ferrari
Povia
e Baccini rifanno Guareschi ( da "Corriere della Sera"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Mi piace
un'Italia con Veltroni da una parte e Fini- Berlusconi dall'altra che si
accordano per risanare il debito senza troppe chiacchiere". A un certo
punto il prete e il comunista si scambiano di bicchieri: il prete beve vino il
sindaco acqua. "Più aumentano i mezzi di comunicazione, più sparisce la
comunicazione.
Bettini
scrive ai romani <Silvio non è credibile>
( da "Corriere
della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi vi
ha scritto cercando di demolire il lavoro per Roma che per sette anni Veltroni
ha svolto con tanta passione, generosità e produttività. Sono sicuro che tanto
malanimo sarà da voi naturalmente respinto". Inizia così una lettera
aperta a tutti i cittadini romani scritta da Goffredo Bettini,
Dopo
Silvio, Bettini: guerra di lettere
( da "Corriere
della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ha cercato di
demolire il lavoro per Roma che per sette anni Veltroni ha svolto con tanta
passione. Sono sicuro che tanto malanimo sarà da voi respinto e che i loro
saranno soldi buttati". Bettini insiste: "Il quadro che la destra dà
di Roma è grottesco. Berlusconi è la fotocopia di Bossi, che voleva bruciare il
Colosseo.
<Un
secondo anello per il Raccordo>
( da "Corriere
della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sarcastico
Bruno Astorre, assessore ai Lavori pubblici della Regione: "Il nuovo
raccordo? Un bel pesce d'aprile...". In serata, Alemanno non ha
risparmiato una frecciata ai suoi avversari: "Rutelli e Veltroni sono come
gli specchi rotti: portano 7 anni di mali...". Ernesto Menicucci.
Polemica
sul manifesto del Pd: <Una vergogna chiamarci nemici>
( da "Corriere
della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Mi dispiace
che Rutelli abbia perduto la testa autorizzando questo plumbeo manifesto.
Ognuno ha il suo stile: il mio è quello di considerare il mio antagonista
soltanto un avversario con il quale misurarsi con lealtà". E Antonio
Tajani ha aggiunto: "Berlusconi, con la sua lettera, ha fatto saltare i
nervi a Veltroni".
Berlusconi:
Il merito maggiore spetta a Letizia Veltroni: Milano è l'Italia, il Paese prima
di tutto ( da "Messaggero, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi:
"Il merito maggiore spetta a Letizia" Veltroni: "Milano è
l'Italia, il Paese prima di tutto".
ROMA
Il comitato promotore non c'è più, adesso tocca al Comitato di pianificazione M
( da "Messaggero,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
torna sulla
polemica il leader del Pd Walter Veltroni. D'Alema rincara la dose:
"Quando si è convocati in Nazionale, ci si mette la maglietta azzurra e si
vince con l'Italia. Alcuni giocatori riescono a giocare solo con addosso la
maglietta della loro squadra". Critico invece il cantante Celentano:
"L'Expo 2015 sarà il "colpo di grazia" per Milano,
"avanti
il prossimo, come dal dentista" per i leader una staffetta a distanza -
(segue dalla prima pagina) concita de gregorio
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni non
ha manifestato il desiderio di intrattenersi con Berlusconi, verrà dunque fatto
accomodare qui dove ora c'è un maggiordomo in livrea che prepara le pizzette e
poi fatto salire al primo piano dalla scala di destra. Berlusconi non ha fatto
sapere di volersi fermare a stringere la mano a Veltroni perciò l'auto lo
raccoglierà subito fuori dall'
"vinco
di sicuro". "ci sarà la sorpresa" - giovanna casadio gianluca
luzi ( da "Repubblica, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ci sarà la
sorpresa" In tv Berlusconi minimizza sui precari. Veltroni: invece è il
dramma più grande Il duello Ma il Cavaliere ripete l'appello a "non
disperdere i voti sulle forze minori" GIOVANNA CASADIO GIANLUCA LUZI ROMA
- Comincia con un appello a "non disperdere il voto sulle forze
minori" la tribuna elettorale di Silvio Berlusconi.
Il
figlio di mentana in lista per rutelli negli "under 30"
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Mentre il
padre cerca ancora di convincere Berlusconi e Veltroni a sfidarsi nel suo
studio di Matrix, il figlio ventenne si candida alle amministrative di Roma con
il centrosinistra. Stefano Mentana, classe 1987, figlio di Enrico, cercherà di
conquistare un seggio nei municipi IX e XVII per la lista Under 30 di Rutelli.
Rimane
solo la denigrazione ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
saremmo fatti
tagliare una mano piuttosto che riconoscere a Berlusconi anche un solo merito.
In questo senso, la campagna del 2008 non è qualitativamente diversa da quelle
che l'hanno preceduta. Le due parti si rinfacciano continuità col passato:
Berlusconi è sempre ostaggio di Bossi e Veltroni è sempre un paravento dietro
al quale si nascondono comunisti e aguzzini dei contribuenti.
Si
apre la bagarre televisiva, Veltroni formato famiglia
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi.
Ieri sera le due conferenze stampa televisive tra i principali candidati hanno
dato il via al rush finale, che il Pd si giocherà sui temi della famiglia. A
cominciare dal piano casa, illustrato ieri mattina dallo stesso Veltroni
all'Ance, che parte dalla necessità di 100 mila alloggi popolari per 3 miliardi
di euro di investimenti ma prevede anche aumenti di detrazioni
Berlusconi
IV già in pre-crisi e non è teatro: ecco perché il nodo è serio
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
VELTRONI:
"È GIÀ PARTITA LA SARABANDA". Berlusconi IV già in pre-crisi e non è
teatro: ecco perché il nodo è serio FRANCESCO LO SARDO Nota Veltroni che
"la legislatura deve ancora cominciare e già è partita la sarabanda nel
centrodestra sugli immigrati".
Forza
Roma, forza Lazio, si decide qui ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
vorrebbe dire
la falcidia dei senatori di Berlusconi (che qui due anni fa conquistò il premio
e 17 seggi che ora verrebbero più che dimezzati, come spiega Mario Lavia oggi
su Europa). Tre giorni fa, transitando nel Lazio per il suo tour, Veltroni ha
dato questo annuncio, attribuendone merito a Rutelli e Zingaretti.
Cambio
passo? <Già fatto> ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
DEMOCRATICI
Il richiamo di Bersani mentre per Veltroni "la rimonta è in corso"
Cambio passo? "Già fatto" MARIO LAVIA Un'intervista, un titolo magari
un po' forzato ("Caro Walter, è ora di cambiare passo"), e gli
ingredienti per un caso-Bersani ci potevano stare. Qualche giorno dopo il
D'Alema che giudica "moscio" lo slogan veltroniano del "si può
fare",
Una
lettera di Walter ai giovani sulla cultura (nascosta nelle pagine domenicali di
"Repubblica") ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Eugenio
Scalfari su Repubblica contro il Tg1 e altri telegiornali pubblici già al
guinzaglio del berlusconismo; e per la certezza espressa che il Pd vincerà le
elezioni. Forse per il piacere della lettura, mi è sfuggito un articolo di
Veltroni sullo stesso numero, in cui esalta il ruolo della cultura sia come
qualità morale degli italiani, sia per la sua stessa produttività materiale.
<Era
ora>. La piccola impresa attende da anni l'abolizione di lacci e lacciuoli
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
non può che
essere accolta con molta soddisfazione anche perché dimostra attenzione da
parte di Veltroni alle richieste del mondo delle imprese che noi abbiamo
avanzato anche recentemente. D'altronde l'esigenza di intervenire su questo
terreno è stata sottolineata anche da Berlusconi nei giorni scorsi a riprova
dell'assoluta necessità di mettere mano al problema".
Il
candidato dei Democratici prende le distanze dal governo: <Ha faticato con
le ( da "Giornale.it, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
proprio come
la crisi di Alitalia, e quindi nessuno - compreso Berlusconi - può
"permettersi di fischiettare". Quanto a Bassolino, si capisce che
Veltroni vorrebbe (dire che si deve dimettere) ma non può, perché i voti e il
sistema di potere del Governatore contano e Bassolino ha difensori importanti
nel Pd.
Segue
walter ( da "Riformista, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La mossa del
cavallo la può fare Berlusconi. Il probabile vincitore come governerà? I suoi
lo spingeranno a far da solo. L'appetito vien mangiando. Il Cavaliere, invece,
ha deciso di fare lo "splendido" e aprirà in parte all'opposizione.
Ma aprirà a Veltroni? Un mese fa la risposta sarebbe stata semplice.
Manovre
dalemiani scontenti, d'alema prudente. Marini difende il leader. Parisi: non si
cono sconfitte onorevoli ( da "Riformista, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
onorevoli Che
cosa sarà del Pd dopo il 14 aprile Veltroni resta comunque, ma dovrà essere
meno liquido. Malumori per la campagna al centro, si torna a sinistra C'è
malumore nel Pd sull'esito della sfida a Silvio Berlusconi? Serpeggia la
tentazione di rinfacciare a Walter Veltroni le scelte su alleanze (quelle
strette e quelle sciolte), candidature (dal caso Madia al metodo Calearo)
Visti
dalla Spagna ( da "Riformista, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni le
manda una carta a través de Il Mattino y desde Sicilia lanza a la mafia un
curioso mensaje antielectoral: "No nos votéis, os destruiremos".
Berlusconi lo oye, y se suma: "Más antimafia somos nosotros". Es
buffo cómo salen y qué poco tiempo duran los temas importantes a escena en esta
campaña electoral.
Segue
par condicio ( da "Riformista, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per emettere
le solite fatwe su chi sia più o meno berlusconiano, veltroniano o
veltrusconiano. Con episodi comici: Eugenio Scalfari che attacca il Tg1 perché
avrebbe criticato la par condicio. Riotta che fa replicare il segretario di
redazione: il commento critico era sullo stop alla diffusione dei sondaggi
(rilievi ragionevoli, aggiungo io: capirei un divieto a 72 o 96 ore prima,
Tg1
perché lo scontro Scalfari-Riotta
( da "Riformista,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
da un lato la
Tessera Numero Uno del Pd veltroniano (l'Ingegnere), dall'altro l'ultimo
strenuo difensore del prodismo (il Fondatore). E in mezzo Riotta che starebbe
transitando da una sponda all'altra. La verità, infatti, è che in previsione
del regime change di metà aprile, il coté prodiano starebbe censendo tutti i
"traditori".
Cento:
<Dopo il voto avanti a sinistra>
( da "Manifesto,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
consegnerà Montecitorio a Berlusconi. Al senato ogni voto per la Sinistra
arcobaleno contribuisce a sottrarre seggi decisivi al Pdl. Ed è positivo che
qui in Emilia ci siano stati alcuni appelli pubblici di questo tipo. Anche
perché c'è il valore aggiunto rappresentato da Rita Borsellino, una delle poche
candidature indipendenti che intrecciano la società civile e la lotta
Berlusconi
contro Veltroni in televisione. Ma a distanza
( da "Panorama.it"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con
Berlusconi che ha rilanciato l'idea della cordata italiana e Veltroni che ha
sottolineato che si tratta di un problema che ha radici lontane. Tra qualche
cenno alla crisi economica internazionale (Veltroni) e alla vicenda del Tibet
(Berlusconi), durante le due "Conferenze Stampa" si è parlato poco di
politica estera.
Duello
tv, Berlusconi: "Noi liberali veri" Veltroni: "Salvo Prodi, non
l'Unione" ( da "Giornale.it, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
79 del
2008-04-02 pagina 0 Duello tv, Berlusconi: "Noi liberali veri"
Veltroni: "Salvo Prodi, non l'Unione" di Adalberto Signore Duello
virtuale su Rai2. Il leader Pdl: "La legge elettorale non garantisce una
larga maggioranza al Senato però siamo sicuri di vincere". E sull'Udc:
"Le porte restano aperte".
Berlusconi
contro Veltroni in televisione. Ma a (minima) distanza
( da "Panorama.it"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con
Berlusconi che ha rilanciato l'idea della cordata italiana e Veltroni che ha
sottolineato che si tratta di un problema che ha radici lontane. Tra qualche
cenno alla crisi economica internazionale (Veltroni) e alla vicenda del Tibet
(Berlusconi), durante le due "Conferenze Stampa" si è parlato poco di
politica estera.
Duello
tv virtuale, scontro reale. Pd e Pdl litigano sullo share
( da "Panorama.it"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Pd e Pdl
litigano sullo share Posted By redazione On 2/4/2008 @ 14:17 In Apertura#2 | No
Comments Walter Veltroni meglio di Silvio Berlusconi [1] nella prima e unica
conferenza stampa dei due leader su Raidue: è il risultato degli ascolti tv di
ieri. Per Berlusconi, in onda dalle 21:06 alle 21:40 gli spettatori sono stati
3.100.000 con share dell'11.
Duello
tv, scontro tra Veltroni e Berlusconi
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
scontro tra
Veltroni e Berlusconi di Redazione Veltroni ha la meglio su Berlusconi nella
prima e unica conferenza stampa dei due leader su Raidue. Il candidato dei
Democratici: "Il paese guarda al futuro". Fini: "Avrà un'amara
sorpresa" Roma - Walter Veltroni meglio su Silvio Berlusconi nella prima e
unica conferenza stampa dei due leader su Raidue:
22,50
Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti
( da "Stampa,
La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e S.
Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI
POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con
Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca
22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.
Campagna
di pizze, uova, pomodori e mortadelle
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Solo Veltroni
fa proposte vere Campagna di pizze, uova, pomodori e mortadelle Le elezioni
naufragano, fra rischi di rinvio e aggressioni squadristiche Walter Veltroni ha
completato ieri la sua ennesima giornata di folla (in Sardegna) e di proposte
concrete (il bonus di 600 euro per i consumi delle famiglie meno abbienti,
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Milano ce l'ha
fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è
stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le
istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia.
Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed
esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto
ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La
Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato
il mondo instancabilmente per la sua Milano (sempre uno staff ridottissimo,
sempre con i tempi contingentati. Ad esempio: volo per Pechino, arrivo al
mattimo e via dall'aeroporto alla sede del forum mondiale dell'economia dove doveva
parlare, poi un giorno a Tokio e da lì a Washington, poi a Milano: aeroporto e
subito al mattino in Consiglio comunale. ). Una superdonna? Ma no. Una donna
che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De
Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con
le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali.
Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha
detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella
storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor
sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo
adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo
millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round
e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti
urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. Ma
c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà
facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città
e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene
per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai
milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è davvero sottotraccia ma che non
è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concretamente, con la
capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero
"fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è
sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno
e capacità. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no,
smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor
sindaco". Questo - l'orgoglio della milanesità - è sempre stato la forza
di Milano. E questa è l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne
pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa
chiedete dalla Milano dell'Expo? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come
sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 33 )
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26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro
adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello
sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400
euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto
pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila
euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale
degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle
entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci
saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le
pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl
farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista
Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala
mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei
salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un
aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario
generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale
al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate?
Scritto in Varie Commenti ( 30 ) " (12 votes, average: 2.58 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10
anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del
giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in
Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro
tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono
ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti,
imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di
qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare
sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi
(leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana),
dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei
fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte
per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha
presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale
quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato
resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a
meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta
nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in
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post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è
lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di
alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho
fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi
ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta
l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e
aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte
presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e
chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche:
sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno
che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista -
"Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano
vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa).
Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra:
l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida.
Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe
bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al
Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me
lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un
Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò
che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il
metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei
governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse
la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se
pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo.
accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al
baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha
sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 25 )
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09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di
Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli
strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra
non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama
soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni"
presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero
subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi
pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci
credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una
crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati
a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo.
per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A
seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia
altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il
programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di
sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i
piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si
possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan
disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di
sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla
politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e
subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è
coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la
coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà:
ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono
state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro
nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e
Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto
dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà
pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i
programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha
imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella
vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo,
Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure
tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i
buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di
Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa
Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al
Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo
la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle
realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione
quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i
giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni
ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi
stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini
non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (17 votes, average: 2.94
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e
le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si
scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana
tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio:
"Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica:
"Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza:
"Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un
soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono.
Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i
radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto
a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto
che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in
Varie Commenti ( 7 ) " (16 votes, average: 1.5 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il
Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia
potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo
centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia.
"Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni -
si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in
una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con
un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba
riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha
spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il
paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha
scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale
Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli
anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle
canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche
l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse
è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi
del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 8 ) " (17 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza
(leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far
rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo
il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo:
ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente
miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo.
Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta:
migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta:
federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di
più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica
interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di
Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e
degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa
strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello
sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra
volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre
priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare,
alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così
come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del
Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine
settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione
saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà
qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è
impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è
scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate
delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali
sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare
un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (17 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le
tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi
sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto
detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader
del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza
che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma anche.".
Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di spicco del
Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra Arcobaleno.
Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta alla mafia,
nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24 Ore"
2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima
formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe
"dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit
doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare"
per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti
sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie
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a un amico 25Feb 08 Ma nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? La
presenza nelle liste del Partito Democratico di esponenti radicali? "Se
sono coerenti non dovrebbero firmare il programma e non dovrebbero candidarsi
rinunciando alle loro idee", così ha parlato il ministro della famiglia
Rosy Bindi intervistata da "La Stampa". Ha messo le mani avanti in
vista dello sbarco delle truppe pannelliane nell'armata di Veltroni.
E ha aggiunto che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A
proposito di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, ci sono scritte
alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si
candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in
Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto
stabilito". Poi la Bindi ha invitato Emma Bonino. ma anche la teodem Paola
Binetti. a "limitarsi", anche peché è meglio "tenere fuori dalla
campagna elettorale temi così importanti e delicati per la vita delle
persone". Un altolà e un avvertimento insomma, perché il clima nel Pd è
diventato rovente. La convivenza fra cattolici e radicali, nel Pd, si annuncia
difficile, inutile negarlo. Pannella del resto "avverte" la Binetti e
dice a Veltroni: "Walter fatti coraggio, io il
presidente della comunità di Sant'Egidio Riccardi l'avrei già invitato, poi il
problema è suo. E la Binetti stia attenta perché ho un elenco lungo così della
Chiesa che sta diventando chiesa del silenzio". Noi chiediamo che ci sia
Riccardi e magari anche monsignor Paglia, che forse accetta e siamo stati i
primi ad aver candidato una suora in Parlamento, suor Marisa Galli, hai capito
Binetti?". Voi che cosa ne pensate di questa "convivenza",
reggerà? Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (16 votes, average: 3.19 out
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (25) Ultime discussioni Giorgia Rho: Un
risultato grandioso! Ora super-poteri a Letizia! Elena Aliberti: Bene! Ottimo
risultato! Ora ripulire la città! Mastro Giacomo: Tre punti da sistemare: 1-
lotta all'illegalità (rom, spaccio di droga, clandestini,... Dodo: Dopo questa
vittoria magistrale (a dimostrazione che il sistema lombardo funziona), vediamo
di consegnare anche... Mago Merlino: Sono davvero soddisfatto del risultato. ho
solo 19 anni e la situazione economica dell'Italia non... I più inviati Sayed,
primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails Ultime News Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd:
"Antiquariato"Caso Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith,
il pg: "I tre restino in cella"Sms erotici, cacciato ministro
finlandeseAlitalia, Spinetta: "Pronti a modifiche" I sindacati:
"Nessuna novità di rilievo" Inflazione, il governo pensa a un accordo
con il Pdl per limare le tariffe energetiche Blog amici Il blog di Andrea
Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola
Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le
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corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera
TocqueVille April
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Milano ce l'ha
fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è
stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le
istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia.
Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed
esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto
ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La
Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato
il mondo instancabilmente per la sua Milano (sempre uno staff ridottissimo,
sempre con i tempi contingentati. Ad esempio: volo per Pechino, arrivo al
mattimo e via dall'aeroporto alla sede del forum mondiale dell'economia dove doveva
parlare, poi un giorno a Tokio e da lì a Washington, poi a Milano: aeroporto e
subito al mattino in Consiglio comunale. ). Una superdonna? Ma no. Una donna
che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De
Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con
le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali.
Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha
detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella
storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor
sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo
adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo
millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round
e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti
urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. Ma
c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà
facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città
e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene
per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai
milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è davvero sottotraccia ma che non
è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concretamente, con la
capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero
"fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è
sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno
e capacità. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no,
smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor
sindaco". Questo - l'orgoglio della milanesità - è sempre stato la forza
di Milano. E questa è l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne
pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa
chiedete dalla Milano dell'Expo? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come
sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 33 )
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26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro
adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello
sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400
euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto
pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila
euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale
degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle
entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci
saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le
pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl
farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista
Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala
mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei
salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un
aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario
generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale
al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate?
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anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del
giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in
Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro
tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono
ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti,
imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di
qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare
sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi
(leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana),
dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei
fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte
per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha
presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale
quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato
resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno
che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel
rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie
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un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo
scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni
"anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto
grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha
dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta
l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e
aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa.
A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi
ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un
"nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha
fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano
della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con
tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una
storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito
e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una
risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si
trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico,
quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono
quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che
detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le
polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre
lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non
c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa
al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di
Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il
tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del
Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi.
cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di
parte. Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (18 votes, average: 3.17 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma
"stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi
al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la
sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha
un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del
"librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi
le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo
dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede?
Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella
polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti,
ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il
paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che
poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti
a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse).
"Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un
richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma
testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un
navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.".
Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se
cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti:
pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che
vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci
prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli
italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha
governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è
visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere.
Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento
operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui
grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni
invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta.
Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada
"berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni
all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a
mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di
"nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il
mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi.
Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha
commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna
elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive
del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e
soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li
sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i
tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride
con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non
bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (17 votes, average: 2.94 out
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Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le
liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si
scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana
tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio:
"Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica:
"Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza:
"Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un
soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono.
Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i
radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a
chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto
che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in
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post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il
Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia
potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo
centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia.
"Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni -
si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in
una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con
un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba
riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha
spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il
paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha
scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale
Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli
anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle
canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche
l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse
è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi
del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 8 ) " (17 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza
(leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far
rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo
il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo:
ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente
miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo.
Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta:
migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta:
federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di
più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica
interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di
Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e
degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa
strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello
sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra
volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre
priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare,
alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così
come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del
Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine
settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione
saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà
qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è
impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è
scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate
delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali
sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare
un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (17 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le
tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi
sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto
detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader
del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza
che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma
anche.". Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di
spicco del Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra
Arcobaleno. Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta
alla mafia, nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24
Ore" 2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima
formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe
"dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit
doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare"
per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti
sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie
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a un amico 25Feb 08 Ma nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? La
presenza nelle liste del Partito Democratico di esponenti radicali? "Se
sono coerenti non dovrebbero firmare il programma e non dovrebbero candidarsi
rinunciando alle loro idee", così ha parlato il ministro della famiglia
Rosy Bindi intervistata da "La Stampa". Ha messo le mani avanti in
vista dello sbarco delle truppe pannelliane nell'armata di Veltroni.
E ha aggiunto che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A
proposito di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, ci sono scritte
alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si
candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in
Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto
stabilito". Poi la Bindi ha invitato Emma Bonino. ma anche la teodem Paola
Binetti. a "limitarsi", anche peché è meglio "tenere fuori dalla
campagna elettorale temi così importanti e delicati per la vita delle
persone". Un altolà e un avvertimento insomma, perché il clima nel Pd è
diventato rovente. La convivenza fra cattolici e radicali, nel Pd, si annuncia
difficile, inutile negarlo. Pannella del resto "avverte" la Binetti e
dice a Veltroni: "Walter fatti coraggio, io il
presidente della comunità di Sant'Egidio Riccardi l'avrei già invitato, poi il
problema è suo. E la Binetti stia attenta perché ho un elenco lungo così della
Chiesa che sta diventando chiesa del silenzio". Noi chiediamo che ci sia
Riccardi e magari anche monsignor Paglia, che forse accetta e siamo stati i
primi ad aver candidato una suora in Parlamento, suor Marisa Galli, hai capito
Binetti?". Voi che cosa ne pensate di questa "convivenza",
reggerà? Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (16 votes, average: 3.19 out
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (25) Ultime discussioni Giorgia Rho: Un
risultato grandioso! Ora super-poteri a Letizia! Elena Aliberti: Bene! Ottimo
risultato! Ora ripulire la città! Mastro Giacomo: Tre punti da sistemare: 1-
lotta all'illegalità (rom, spaccio di droga, clandestini,... Dodo: Dopo questa
vittoria magistrale (a dimostrazione che il sistema lombardo funziona), vediamo
di consegnare anche... Mago Merlino: Sono davvero soddisfatto del risultato. ho
solo 19 anni e la situazione economica dell'Italia non... I più inviati Sayed,
primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails Ultime News Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd:
"Antiquariato"Caso Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith,
il pg: "I tre restino in cella"Sms erotici, cacciato ministro
finlandeseAlitalia, Spinetta: "Pronti a modifiche" I sindacati:
"Nessuna novità di rilievo" Inflazione, il governo pensa a un accordo
con il Pdl per limare le tariffe energetiche Blog amici Il blog di Andrea
Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola
Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le
Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio
Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia
Libera TocqueVille April
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Milano ce l'ha
fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata
dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni.
Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi
investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua
vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un
leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro
che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo
instancabilmente per la sua Milano (sempre uno staff ridottissimo, sempre con i
tempi contingentati. Ad esempio: volo per Pechino, arrivo al mattimo e via
dall'aeroporto alla sede del forum mondiale dell'economia dove doveva parlare,
poi un giorno a Tokio e da lì a Washington, poi a Milano: aeroporto e subito al
mattino in Consiglio comunale. ). Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in
quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso
in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le
"bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una
bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto:
"Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di
Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può
farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di
ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista.
Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il
difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici,
infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. Ma c'è anche un
altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per
garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e
dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene
per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai
milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è davvero sottotraccia ma che non
è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concretamente, con la
capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero
"fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è
sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno
e capacità. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no,
smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor
sindaco". Questo - l'orgoglio della milanesità - è sempre stato la forza
di Milano. E questa è l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne
pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa
chiedete dalla Milano dell'Expo? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come
sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 33 )
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26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro
adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello
sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400
euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto
pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila
euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale
degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento
delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno.
Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni
all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà
partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto
Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata
non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la
copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei
contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui
il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del
40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie
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a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la
parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a
torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza":
vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio,
gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste,
e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali,
balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via
l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal
nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo
nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma
taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si
"rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa.
Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco
l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia
del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a
breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le
elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle
previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (12
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nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog,
quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni
"anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto
grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha
dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta
l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e
aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte
presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e
chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche:
sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno
che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista -
"Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano
vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa).
Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra:
l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida.
Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe
bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al
Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me
lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un
Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò
che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il
metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei
governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse
la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se
pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo.
accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al
baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha
sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 25 )
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09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di
Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli
strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra
non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama
soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni"
presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero
subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi
pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci
credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una
crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati
a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo.
per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A
seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia
altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il
programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di
sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i
piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si
possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan
disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di
sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla
politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e
subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è
coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la
coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà:
ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono
state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro
nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e
Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto
dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci
sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non
straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter
infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che
quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche
questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia
pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il
tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di
Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa
Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al
Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo
la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle
realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione
quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i
giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni
ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi
stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini
non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (17 votes, average: 2.94
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le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si
scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana
tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio:
"Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica:
"Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza:
"Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un
soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono.
Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i
radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto
a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto
che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in
Varie Commenti ( 7 ) " (16 votes, average: 1.5 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il
Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia
potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo
centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia.
"Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni -
si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in
una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con
un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba
riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha
spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il
paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha
scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale
Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli
anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle
canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche
l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse
è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi
del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 8 ) " (17 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza
(leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far
rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo
il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo:
ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente
miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo.
Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta:
migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta:
federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di
più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica
interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di
Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e
degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada,
tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello
sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra
volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre
priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare,
alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così
come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del
Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine
settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione
saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà
qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è
impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è
scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate
delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali
sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare
un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (17 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le
tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi
sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto
detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader
del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza
che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma
anche.". Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di
spicco del Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra
Arcobaleno. Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta
alla mafia, nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24
Ore" 2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima
formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe
"dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit
doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare"
per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti sarebbe
andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie Commenti (
16 ) " (17 votes, average: 2.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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25Feb 08 Ma nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? La presenza
nelle liste del Partito Democratico di esponenti radicali? "Se sono
coerenti non dovrebbero firmare il programma e non dovrebbero candidarsi
rinunciando alle loro idee", così ha parlato il ministro della famiglia Rosy
Bindi intervistata da "La Stampa". Ha messo le mani avanti in vista
dello sbarco delle truppe pannelliane nell'armata di Veltroni.
E ha aggiunto che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A
proposito di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, ci sono scritte
alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si
candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in
Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto
stabilito". Poi la Bindi ha invitato Emma Bonino. ma anche la teodem Paola
Binetti. a "limitarsi", anche peché è meglio "tenere fuori dalla
campagna elettorale temi così importanti e delicati per la vita delle
persone". Un altolà e un avvertimento insomma, perché il clima nel Pd è
diventato rovente. La convivenza fra cattolici e radicali, nel Pd, si annuncia
difficile, inutile negarlo. Pannella del resto "avverte" la Binetti e
dice a Veltroni: "Walter fatti coraggio, io il
presidente della comunità di Sant'Egidio Riccardi l'avrei già invitato, poi il
problema è suo. E la Binetti stia attenta perché ho un elenco lungo così della
Chiesa che sta diventando chiesa del silenzio". Noi chiediamo che ci sia
Riccardi e magari anche monsignor Paglia, che forse accetta e siamo stati i primi
ad aver candidato una suora in Parlamento, suor Marisa Galli, hai capito
Binetti?". Voi che cosa ne pensate di questa "convivenza",
reggerà? Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (16 votes, average: 3.19 out
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it
contatti Categorie Varie (25) Ultime discussioni Giorgia Rho: Un risultato
grandioso! Ora super-poteri a Letizia! Elena Aliberti: Bene! Ottimo risultato!
Ora ripulire la città! Mastro Giacomo: Tre punti da sistemare: 1- lotta
all'illegalità (rom, spaccio di droga, clandestini,... Dodo: Dopo questa
vittoria magistrale (a dimostrazione che il sistema lombardo funziona), vediamo
di consegnare anche... Mago Merlino: Sono davvero soddisfatto del risultato. ho
solo 19 anni e la situazione economica dell'Italia non... I più inviati Sayed,
primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails Ultime News Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato"Caso
Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith, il pg: "I tre restino
in cella"Sms erotici, cacciato ministro finlandeseAlitalia, Spinetta:
"Pronti a modifiche" I sindacati: "Nessuna novità di rilievo"
Inflazione, il governo pensa a un accordo con il Pdl per limare le tariffe
energetiche Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca
Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti
Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione
Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni
Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille April
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Milano ce l'ha
fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è
stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le
istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia.
Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed
esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto
ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La
Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato
il mondo instancabilmente per la sua Milano (sempre uno staff ridottissimo,
sempre con i tempi contingentati. Ad esempio: volo per Pechino, arrivo al
mattimo e via dall'aeroporto alla sede del forum mondiale dell'economia dove
doveva parlare, poi un giorno a Tokio e da lì a Washington, poi a Milano:
aeroporto e subito al mattino in Consiglio comunale. ). Una superdonna? Ma no.
Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco
Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la
vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti
dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo
chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e
segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia,
"il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una
visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri
nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il
primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega
progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di
lavoro. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e
non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse
della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per
Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi.
Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è davvero
sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in
positivo, concretamente, con la capacità di saper guardare avanti, al futuro.
Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini"
nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale,
innovativa, capace di valorizzare ingegno e capacità. Come giustamente dice
Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa
come Escobar, e come il "signor sindaco". Questo - l'orgoglio della
milanesità - è sempre stato la forza di Milano. E questa è l'arma in più per il
successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste
ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Il
dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi
l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 33 ) " (31 votes, average: 1.65
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti.
Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale
cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati
con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e
250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice
legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E'
legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali
"tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi
(che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia:
quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha
detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali
con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche
all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà
solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che
lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a
portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque
anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 30 ) "
(12 votes, average: 2.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08
Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola
"emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto
o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza":
vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio,
gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste,
e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali,
balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via
l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal
nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo
nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma
taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno"
aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci
del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la
pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per
il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un
alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr).
La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per
l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (12 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al
"piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un
piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani"
che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non
pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la
strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi
sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e
dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei
quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che
spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo
definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi
definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito
"piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un
"nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha
fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano
della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con
tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una
storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto
gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale
una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si
trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico,
quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono
quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che
detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le
polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre
lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non
c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa
al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di
Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il
tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del
Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi.
cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di
parte. Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (18 votes, average: 3.17 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma
"stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi
al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la
sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha
un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del
"librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi
le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo
dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede?
Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella
polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti,
ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il
paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che
poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti
a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse).
"Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un
richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma
testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un
navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli
italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è
possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si
passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il
partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma
anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile
governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi
ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è
visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere.
Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento
operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui
grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni
invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta.
Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada
"berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni
all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a
mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo"
nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a
due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su
venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni
ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora
cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a
fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e
ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero
inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La
concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli
Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in
Varie Commenti ( 45 ) " (17 votes, average: 2.94 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche
no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni
dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non
sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9
eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che
siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi
annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi
capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che
si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere
usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non
rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà
una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella
corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) "
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Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente
libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un
tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra".
Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni
in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra -
ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio
schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella
sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo
gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni
ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della
competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile,
che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso
e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei
"mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici
quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i
sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma
anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non
sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e
lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no?
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(leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far
rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo
il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo:
ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente
miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo.
Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta:
migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta:
federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di
più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica
interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di
Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e
degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa
strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello
sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra
volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre
priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare,
alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così
come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del
Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine
settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione
saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà
qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è
impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto,
ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle
sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le
più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un
cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (17 votes,
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tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi sfrucuglia.
il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto detto da
Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader del Pd non
ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza che si siano
state inserite con la formuletta omnibus del "ma anche.". Mi aiuta in
questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di spicco del Pci-Pds-Ds e poi
transfuga sotto le bandiere della Sinistra Arcobaleno. Sottolinea, Salvi, tre
"clamorose lacune": 1) La lotta alla mafia, nominata appena di
sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24 Ore" 2) La legge sulle
unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima formulazione dei DICO 3) La
tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni
si stia davvero democristianizzando? Certe "dimenticanze" per chi ha
memoria, non ricorda un po' l'esprit doroteo in un tempo? Già, ci si può
dimenticare oggi di "non fare" per poi "fare" domani una
volta incassato il voto che altrimenti sarebbe andato dall'altra parte. Davvero
un Walter-Houdini. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (17 votes, average:
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cattolici teodem che c'azzeccano? La presenza nelle liste del Partito
Democratico di esponenti radicali? "Se sono coerenti non dovrebbero
firmare il programma e non dovrebbero candidarsi rinunciando alle loro
idee", così ha parlato il ministro della famiglia Rosy Bindi intervistata
da "La Stampa". Ha messo le mani avanti in vista dello sbarco delle
truppe pannelliane nell'armata di Veltroni. E ha
aggiunto che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A proposito
di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, ci sono scritte alcune
cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si candida
con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in
Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto
stabilito". Poi la Bindi ha invitato Emma Bonino. ma anche la teodem Paola
Binetti. a "limitarsi", anche peché è meglio "tenere fuori dalla
campagna elettorale temi così importanti e delicati per la vita delle
persone". Un altolà e un avvertimento insomma, perché il clima nel Pd è
diventato rovente. La convivenza fra cattolici e radicali, nel Pd, si annuncia
difficile, inutile negarlo. Pannella del resto "avverte" la Binetti e
dice a Veltroni: "Walter fatti coraggio, io il
presidente della comunità di Sant'Egidio Riccardi l'avrei già invitato, poi il
problema è suo. E la Binetti stia attenta perché ho un elenco lungo così della
Chiesa che sta diventando chiesa del silenzio". Noi chiediamo che ci sia
Riccardi e magari anche monsignor Paglia, che forse accetta e siamo stati i
primi ad aver candidato una suora in Parlamento, suor Marisa Galli, hai capito
Binetti?". Voi che cosa ne pensate di questa "convivenza",
reggerà? Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (16 votes, average: 3.19 out
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (25) Ultime discussioni Giorgia Rho: Un
risultato grandioso! Ora super-poteri a Letizia! Elena Aliberti: Bene! Ottimo
risultato! Ora ripulire la città! Mastro Giacomo: Tre punti da sistemare: 1-
lotta all'illegalità (rom, spaccio di droga, clandestini,... Dodo: Dopo questa
vittoria magistrale (a dimostrazione che il sistema lombardo funziona), vediamo
di consegnare anche... Mago Merlino: Sono davvero soddisfatto del risultato. ho
solo 19 anni e la situazione economica dell'Italia non... I più inviati Sayed,
primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails Ultime News Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd:
"Antiquariato"Caso Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith,
il pg: "I tre restino in cella"Sms erotici, cacciato ministro
finlandeseAlitalia, Spinetta: "Pronti a modifiche" I sindacati:
"Nessuna novità di rilievo" Inflazione, il governo pensa a un accordo
con il Pdl per limare le tariffe energetiche Blog amici Il blog di Andrea
Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola
Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le
Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio
Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia
Libera TocqueVille April
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Milano ce l'ha
fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è
stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le
istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia.
Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed
esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto
ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La
Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato
il mondo instancabilmente per la sua Milano (sempre uno staff ridottissimo,
sempre con i tempi contingentati. Ad esempio: volo per Pechino, arrivo al
mattimo e via dall'aeroporto alla sede del forum mondiale dell'economia dove
doveva parlare, poi un giorno a Tokio e da lì a Washington, poi a Milano:
aeroporto e subito al mattino in Consiglio comunale. ). Una superdonna? Ma no.
Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco
Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la
vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti
dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo
chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e
segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia,
"il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una
visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri
nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il
primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega
progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di
lavoro. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e
non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse
della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per
Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi.
Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è davvero
sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in
positivo, concretamente, con la capacità di saper guardare avanti, al futuro.
Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini"
nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale,
innovativa, capace di valorizzare ingegno e capacità. Come giustamente dice
Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa
come Escobar, e come il "signor sindaco". Questo - l'orgoglio della
milanesità - è sempre stato la forza di Milano. E questa è l'arma in più per il
successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste
ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Il
dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi
l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 33 ) " (31 votes, average: 1.65
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti.
Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale
cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati
con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e
250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice
legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E'
legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali
"tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi
(che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia:
quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha
detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali
con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche
all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà
solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che
lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a
portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque
anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 30 ) "
(12 votes, average: 2.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08
Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza"
è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle
delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così,
di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non
conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti:
dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e
balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto
voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato
Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca
trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il
trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno"
aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci
del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la
pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per
il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un
alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr).
La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per
l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (12 votes, average:
2.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli
Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al
"piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un
piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani"
che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non
pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la
strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi
sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e
dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei
quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che
spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo
definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi
definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito
"piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un
"nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha
fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano
della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con
tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una
storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto
gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale
una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si
trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello
vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi
simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta
la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le
polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre
lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non
c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa
al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di
Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il
tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del
Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi.
cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di
parte. Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (18 votes, average: 3.17 out of
5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato"
ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al
Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la
sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha
un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del
"librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi
le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo
dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede?
Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella
polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti,
ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il
paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che
poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti
a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse).
"Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un
richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma
testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un
navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli
italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è
possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si
passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il
partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma
anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile
governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi
ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è
visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere.
Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento
operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi
partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni
invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta.
Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada
"berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni
all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a
mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di
"nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il
mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi.
Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha
commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna
elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico
produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si
doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e
la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha
davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi
stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini
non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (17 votes, average: 2.94
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e
le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si
scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana
tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio:
"Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica:
"Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza:
"Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un
soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono.
Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i
radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto
a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto
che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in
Varie Commenti ( 7 ) " (16 votes, average: 1.5 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il
Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia
potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo
centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia.
"Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni -
si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in
una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con
un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba
riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha
spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il
paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha
scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale
Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli
anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle
canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche
l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse
è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi
del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 8 ) " (17 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza
(leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far
rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo
il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo:
ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente
miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo.
Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta:
migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta:
federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di
più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica
interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di
Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e
degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa
strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello
sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra
volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre
priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare,
alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così
come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del
Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine
settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione
saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà
qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è
impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è
scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate
delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali
sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare
un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (17 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le
tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi
sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto
detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader
del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza
che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma anche.".
Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di spicco del
Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra Arcobaleno.
Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta alla mafia,
nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24 Ore"
2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima
formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe
"dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit
doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare"
per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti
sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie
Commenti ( 16 ) " (17 votes, average: 2.53 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 25Feb 08 Ma nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? La
presenza nelle liste del Partito Democratico di esponenti radicali? "Se
sono coerenti non dovrebbero firmare il programma e non dovrebbero candidarsi
rinunciando alle loro idee", così ha parlato il ministro della famiglia
Rosy Bindi intervistata da "La Stampa". Ha messo le mani avanti in
vista dello sbarco delle truppe pannelliane nell'armata di Veltroni.
E ha aggiunto che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A
proposito di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, ci sono scritte
alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si
candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in
Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto
stabilito". Poi la Bindi ha invitato Emma Bonino. ma anche la teodem Paola
Binetti. a "limitarsi", anche peché è meglio "tenere fuori dalla
campagna elettorale temi così importanti e delicati per la vita delle
persone". Un altolà e un avvertimento insomma, perché il clima nel Pd è
diventato rovente. La convivenza fra cattolici e radicali, nel Pd, si annuncia
difficile, inutile negarlo. Pannella del resto "avverte" la Binetti e
dice a Veltroni: "Walter fatti coraggio, io il
presidente della comunità di Sant'Egidio Riccardi l'avrei già invitato, poi il
problema è suo. E la Binetti stia attenta perché ho un elenco lungo così della
Chiesa che sta diventando chiesa del silenzio". Noi chiediamo che ci sia
Riccardi e magari anche monsignor Paglia, che forse accetta e siamo stati i
primi ad aver candidato una suora in Parlamento, suor Marisa Galli, hai capito
Binetti?". Voi che cosa ne pensate di questa "convivenza",
reggerà? Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (16 votes, average: 3.19 out
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (25) Ultime discussioni Giorgia Rho: Un
risultato grandioso! Ora super-poteri a Letizia! Elena Aliberti: Bene! Ottimo
risultato! Ora ripulire la città! Mastro Giacomo: Tre punti da sistemare: 1-
lotta all'illegalità (rom, spaccio di droga, clandestini,... Dodo: Dopo questa
vittoria magistrale (a dimostrazione che il sistema lombardo funziona), vediamo
di consegnare anche... Mago Merlino: Sono davvero soddisfatto del risultato. ho
solo 19 anni e la situazione economica dell'Italia non... I più inviati Sayed,
primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails Ultime News Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd:
"Antiquariato"Caso Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith,
il pg: "I tre restino in cella"Sms erotici, cacciato ministro
finlandeseAlitalia, Spinetta: "Pronti a modifiche" I sindacati:
"Nessuna novità di rilievo" Inflazione, il governo pensa a un accordo
con il Pdl per limare le tariffe energetiche Blog amici Il blog di Andrea
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( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Milano ce l'ha
fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è
stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le
istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno
maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua
vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un
leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro
che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo
instancabilmente per la sua Milano (sempre uno staff ridottissimo, sempre con i
tempi contingentati. Ad esempio: volo per Pechino, arrivo al mattimo e via
dall'aeroporto alla sede del forum mondiale dell'economia dove doveva parlare,
poi un giorno a Tokio e da lì a Washington, poi a Milano: aeroporto e subito al
mattino in Consiglio comunale. ). Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in
quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso
in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le
"bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una
bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto:
"Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di
Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può
farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di
ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista.
Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il
difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici,
infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. Ma c'è anche un
altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per
garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e
dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene
per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai
milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è davvero sottotraccia ma che non
è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concretamente, con la
capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero
"fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è
sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno
e capacità. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no,
smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor
sindaco". Questo - l'orgoglio della milanesità - è sempre stato la forza
di Milano. E questa è l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne
pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete
dalla Milano dell'Expo? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la
città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 33 ) " (31
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Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento
fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla
previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in
più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico
massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega
Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli
anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle
entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci
saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le
pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl
farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista
Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala
mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei
salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un
aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario
generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale
al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate?
Scritto in Varie Commenti ( 30 ) " (12 votes, average: 2.58 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10
anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del
giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in
Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro
tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono
ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti,
imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di
qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare
sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi
(leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana),
dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei
fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte
per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha
presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale
quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato
resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a
meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta
nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in
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post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è
lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di
alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho
fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi
ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta
l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e
aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte
presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e
chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche:
sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno
che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista -
"Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano
vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa).
Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra:
l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida.
Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe
bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al
Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me
lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un
Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò
che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il
metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei
governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse
la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se
pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo.
accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al
baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha
sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 25 )
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09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di
Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli
strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra
non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama
soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni"
presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero
subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi
pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci
credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una
crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati
a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo.
per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A
seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia
altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il
programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di
sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i
piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si
possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan
disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di
sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla
politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e
subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è
coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la
coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà:
ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono
state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro
nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e
Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto
dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci
sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non
straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter
infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che
quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche
questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia
pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il
tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di
Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa
Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al
Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo
la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle
realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione
quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i
giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni
ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi
stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini
non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (17 votes, average: 2.94
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e
le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si
scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana
tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio:
"Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica:
"Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza:
"Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un
soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono.
Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i
radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto
a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto
che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in
Varie Commenti ( 7 ) " (16 votes, average: 1.5 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il
Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia
potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo
centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia.
"Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni -
si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in
una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con
un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba
riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha
spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il
paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha
scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale
Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli
anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle
canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche
l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse
è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi
del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 8 ) " (17 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza
(leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far
rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo
il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo:
ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente
miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo.
Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta:
migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta:
federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di
più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica
interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di
Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e
degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa
strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello
sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta
- dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre
priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare,
alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così
come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del
Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine
settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione
saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà
qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è
impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è
scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate
delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali
sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare
un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (17 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le
tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi
sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto
detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader
del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza
che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma
anche.". Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di spicco
del Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra Arcobaleno.
Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta alla mafia,
nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24 Ore"
2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima
formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe
"dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit
doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare"
per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti
sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie
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a un amico 25Feb 08 Ma nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? La
presenza nelle liste del Partito Democratico di esponenti radicali? "Se
sono coerenti non dovrebbero firmare il programma e non dovrebbero candidarsi
rinunciando alle loro idee", così ha parlato il ministro della famiglia
Rosy Bindi intervistata da "La Stampa". Ha messo le mani avanti in
vista dello sbarco delle truppe pannelliane nell'armata di Veltroni.
E ha aggiunto che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A
proposito di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, ci sono scritte
alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si
candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in
Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto
stabilito". Poi la Bindi ha invitato Emma Bonino. ma anche la teodem Paola
Binetti. a "limitarsi", anche peché è meglio "tenere fuori dalla
campagna elettorale temi così importanti e delicati per la vita delle
persone". Un altolà e un avvertimento insomma, perché il clima nel Pd è
diventato rovente. La convivenza fra cattolici e radicali, nel Pd, si annuncia
difficile, inutile negarlo. Pannella del resto "avverte" la Binetti e
dice a Veltroni: "Walter fatti coraggio, io il
presidente della comunità di Sant'Egidio Riccardi l'avrei già invitato, poi il
problema è suo. E la Binetti stia attenta perché ho un elenco lungo così della
Chiesa che sta diventando chiesa del silenzio". Noi chiediamo che ci sia
Riccardi e magari anche monsignor Paglia, che forse accetta e siamo stati i
primi ad aver candidato una suora in Parlamento, suor Marisa Galli, hai capito
Binetti?". Voi che cosa ne pensate di questa "convivenza", reggerà?
Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (16 votes, average: 3.19 out of 5)
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (25) Ultime discussioni Giorgia Rho: Un
risultato grandioso! Ora super-poteri a Letizia! Elena Aliberti: Bene! Ottimo
risultato! Ora ripulire la città! Mastro Giacomo: Tre punti da sistemare: 1-
lotta all'illegalità (rom, spaccio di droga, clandestini,... Dodo: Dopo questa
vittoria magistrale (a dimostrazione che il sistema lombardo funziona), vediamo
di consegnare anche... Mago Merlino: Sono davvero soddisfatto del risultato. ho
solo 19 anni e la situazione economica dell'Italia non... I più inviati Sayed,
primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails Ultime News Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd:
"Antiquariato"Caso Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith,
il pg: "I tre restino in cella"Sms erotici, cacciato ministro
finlandeseAlitalia, Spinetta: "Pronti a modifiche" I sindacati:
"Nessuna novità di rilievo" Inflazione, il governo pensa a un accordo
con il Pdl per limare le tariffe energetiche Blog amici Il blog di Andrea
Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola
Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le
Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio
Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia
Libera TocqueVille April
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Milano ce l'ha
fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è
stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le
istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia.
Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed
esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto
ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La
Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato
il mondo instancabilmente per la sua Milano (sempre uno staff ridottissimo,
sempre con i tempi contingentati. Ad esempio: volo per Pechino, arrivo al
mattimo e via dall'aeroporto alla sede del forum mondiale dell'economia dove doveva
parlare, poi un giorno a Tokio e da lì a Washington, poi a Milano: aeroporto e
subito al mattino in Consiglio comunale. ). Una superdonna? Ma no. Una donna
che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De
Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con
le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali.
Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha
detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella
storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor
sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo
adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo
millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round
e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti
urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. Ma
c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà
facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città
e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene
per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai
milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è davvero sottotraccia ma che non
è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concretamente, con la
capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero
"fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è
sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno
e capacità. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no,
smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor
sindaco". Questo - l'orgoglio della milanesità - è sempre stato la forza
di Milano. E questa è l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne
pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa
chiedete dalla Milano dell'Expo? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come
sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 33 )
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26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro
adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello
sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400
euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto
pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila
euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale
degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle
entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci
saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le
pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl
farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista
Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala
mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei
salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un
aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario
generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale
al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate?
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anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del
giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in
Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro
tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono
ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti,
imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di
qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare
sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi
(leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana),
dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei
fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte
per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha
presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale
quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato
resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a
meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta
nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in
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post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è
lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di
alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho
fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi
ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta
l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e
aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte
presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e
chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche:
sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno
che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista -
"Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano
vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa).
Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra:
l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida.
Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe
bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al
Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me
lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un
Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò
che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il
metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei
governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse
la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se
pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo.
accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al
baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha
sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 25 )
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09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di
Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli
strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra
non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama
soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni"
presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero
subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi
pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci
credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una
crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati
a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo.
per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A
seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia
altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il
programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di
sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i
piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si
possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan
disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di
sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla
politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e
subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è
coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la
coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà:
ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono
state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro
nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e
Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto
dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà
pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i
programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha
imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella
vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo,
Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure
tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i
buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di
Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa
Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al
Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo
la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle
realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione
quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i
giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni
ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi
stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini
non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (17 votes, average: 2.94
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e
le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si
scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana
tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio:
"Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica:
"Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza:
"Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un
soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono.
Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i
radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto
a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto
che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in
Varie Commenti ( 7 ) " (16 votes, average: 1.5 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il
Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia
potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo
centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia.
"Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni -
si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in
una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con
un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba
riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha
spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il
paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha
scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale
Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli
anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle
canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche
l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse
è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi
del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 8 ) " (17 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza
(leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far
rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo
il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo:
ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente
miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo.
Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta:
migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta:
federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di
più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica
interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di
Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e
degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa
strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello
sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra
volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre
priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare,
alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così
come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del
Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine
settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione
saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà
qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è
impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è
scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate
delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali
sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare
un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (17 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le
tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi
sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto
detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader
del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza
che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma anche.".
Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di spicco del
Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra Arcobaleno.
Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta alla mafia,
nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24 Ore"
2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima
formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe
"dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit
doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare"
per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti
sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie
Commenti ( 16 ) " (17 votes, average: 2.53 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 25Feb 08 Ma nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? La
presenza nelle liste del Partito Democratico di esponenti radicali? "Se
sono coerenti non dovrebbero firmare il programma e non dovrebbero candidarsi
rinunciando alle loro idee", così ha parlato il ministro della famiglia
Rosy Bindi intervistata da "La Stampa". Ha messo le mani avanti in
vista dello sbarco delle truppe pannelliane nell'armata di Veltroni.
E ha aggiunto che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A
proposito di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, ci sono scritte
alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si
candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in
Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto
stabilito". Poi la Bindi ha invitato Emma Bonino. ma anche la teodem Paola
Binetti. a "limitarsi", anche peché è meglio "tenere fuori dalla
campagna elettorale temi così importanti e delicati per la vita delle
persone". Un altolà e un avvertimento insomma, perché il clima nel Pd è
diventato rovente. La convivenza fra cattolici e radicali, nel Pd, si annuncia
difficile, inutile negarlo. Pannella del resto "avverte" la Binetti e
dice a Veltroni: "Walter fatti coraggio, io il
presidente della comunità di Sant'Egidio Riccardi l'avrei già invitato, poi il
problema è suo. E la Binetti stia attenta perché ho un elenco lungo così della
Chiesa che sta diventando chiesa del silenzio". Noi chiediamo che ci sia
Riccardi e magari anche monsignor Paglia, che forse accetta e siamo stati i
primi ad aver candidato una suora in Parlamento, suor Marisa Galli, hai capito
Binetti?". Voi che cosa ne pensate di questa "convivenza",
reggerà? Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (16 votes, average: 3.19 out
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Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il
caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (25) Ultime discussioni Giorgia Rho: Un
risultato grandioso! Ora super-poteri a Letizia! Elena Aliberti: Bene! Ottimo
risultato! Ora ripulire la città! Mastro Giacomo: Tre punti da sistemare: 1-
lotta all'illegalità (rom, spaccio di droga, clandestini,... Dodo: Dopo questa
vittoria magistrale (a dimostrazione che il sistema lombardo funziona), vediamo
di consegnare anche... Mago Merlino: Sono davvero soddisfatto del risultato. ho
solo 19 anni e la situazione economica dell'Italia non... I più inviati Sayed,
primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails Ultime News Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd:
"Antiquariato"Caso Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith,
il pg: "I tre restino in cella"Sms erotici, cacciato ministro
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Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione
corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera
TocqueVille April
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Milano ce l'ha
fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è
stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le
istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia.
Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed
esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto
ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La
Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato
il mondo instancabilmente per la sua Milano (sempre uno staff ridottissimo,
sempre con i tempi contingentati. Ad esempio: volo per Pechino, arrivo al
mattimo e via dall'aeroporto alla sede del forum mondiale dell'economia dove
doveva parlare, poi un giorno a Tokio e da lì a Washington, poi a Milano:
aeroporto e subito al mattino in Consiglio comunale. ). Una superdonna? Ma no.
Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco
Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la
vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti
dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo
chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e
segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia,
"il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una
visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri
nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il
primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega
progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di
lavoro. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e
non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse
della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per
Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi.
Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è davvero
sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in
positivo, concretamente, con la capacità di saper guardare avanti, al futuro.
Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini"
nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale,
innovativa, capace di valorizzare ingegno e capacità. Come giustamente dice
Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come
Escobar, e come il "signor sindaco". Questo - l'orgoglio della
milanesità - è sempre stato la forza di Milano. E questa è l'arma in più per il
successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste
ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Il
dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi
l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 33 ) " (31 votes, average: 1.65
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Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti.
Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale
cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati
con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e
250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice
legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata
al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali
"tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi
(che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia:
quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha
detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali
con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche
all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà
solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che
lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a
portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque
anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 30 ) "
(12 votes, average: 2.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08
Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola
"emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto
o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza":
vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio,
gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste,
e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali,
balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via
l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal
nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo
nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma
taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si
"rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così
metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra
notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%.
E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un
alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr).
La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per
l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (12 votes, average:
2.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli
Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al
"piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un
piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani"
che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non
pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la
strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi
sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e
dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei
quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che
spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo
definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi
definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito
"piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un
"nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha
fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano
della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con
tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una
storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto
gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale
una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si
trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico,
quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono
quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che
detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le
polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre
lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non
c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa
al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di
Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il
tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del
Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi.
cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di
parte. Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (18 votes, average: 3.17 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato"
ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al
Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la
sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha
un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del
"librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi
le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo
dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede?
Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella
polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti,
ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il
paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che
poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti
a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse).
"Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un
richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma
testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un
navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli
italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è
possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si
passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il
partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma
anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile
governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi
ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è
visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere.
Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento
operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui
grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni
invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta.
Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada
"berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni
all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a
mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di
"nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il
mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi.
Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha
commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna
elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico
produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si
doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e
la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha
davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi
stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini
non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (17 votes, average: 2.94
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le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si
scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana
tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio:
"Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica:
"Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza:
"Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un
soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono.
Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i
radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto
a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto
che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in
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Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia
potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo
centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia.
"Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni -
si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in
una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con
un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba
riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha
spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il
paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha
scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale
Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli
anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle
canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche
l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse
è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi
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(leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far
rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo
il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo:
ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente
miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo.
Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta:
migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta:
federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di
più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica
interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di
Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e
degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa
strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello
sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta
- dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre
priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare,
alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così
come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del
Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine
settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione
saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà
qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è
impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è
scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate
delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali
sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare
un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (17 votes,
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tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi
sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto
detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader
del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza
che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma
anche.". Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di
spicco del Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra
Arcobaleno. Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta
alla mafia, nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24
Ore" 2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima
formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe
"dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit
doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare"
per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti
sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie
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di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post
a un amico 25Feb 08 Ma nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? La
presenza nelle liste del Partito Democratico di esponenti radicali? "Se
sono coerenti non dovrebbero firmare il programma e non dovrebbero candidarsi
rinunciando alle loro idee", così ha parlato il ministro della famiglia
Rosy Bindi intervistata da "La Stampa". Ha messo le mani avanti in
vista dello sbarco delle truppe pannelliane nell'armata di Veltroni.
E ha aggiunto che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A
proposito di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, ci sono scritte
alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si
candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in
Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto
stabilito". Poi la Bindi ha invitato Emma Bonino. ma anche la teodem Paola
Binetti. a "limitarsi", anche peché è meglio "tenere fuori dalla
campagna elettorale temi così importanti e delicati per la vita delle
persone". Un altolà e un avvertimento insomma, perché il clima nel Pd è
diventato rovente. La convivenza fra cattolici e radicali, nel Pd, si annuncia
difficile, inutile negarlo. Pannella del resto "avverte" la Binetti e
dice a Veltroni: "Walter fatti coraggio, io il
presidente della comunità di Sant'Egidio Riccardi l'avrei già invitato, poi il
problema è suo. E la Binetti stia attenta perché ho un elenco lungo così della
Chiesa che sta diventando chiesa del silenzio". Noi chiediamo che ci sia
Riccardi e magari anche monsignor Paglia, che forse accetta e siamo stati i
primi ad aver candidato una suora in Parlamento, suor Marisa Galli, hai capito
Binetti?". Voi che cosa ne pensate di questa "convivenza",
reggerà? Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (16 votes, average: 3.19 out
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (25) Ultime discussioni Giorgia Rho: Un
risultato grandioso! Ora super-poteri a Letizia! Elena Aliberti: Bene! Ottimo risultato!
Ora ripulire la città! Mastro Giacomo: Tre punti da sistemare: 1- lotta
all'illegalità (rom, spaccio di droga, clandestini,... Dodo: Dopo questa
vittoria magistrale (a dimostrazione che il sistema lombardo funziona), vediamo
di consegnare anche... Mago Merlino: Sono davvero soddisfatto del risultato. ho
solo 19 anni e la situazione economica dell'Italia non... I più inviati Sayed,
primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails Ultime News Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd:
"Antiquariato"Caso Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith,
il pg: "I tre restino in cella"Sms erotici, cacciato ministro
finlandeseAlitalia, Spinetta: "Pronti a modifiche" I sindacati:
"Nessuna novità di rilievo" Inflazione, il governo pensa a un accordo
con il Pdl per limare le tariffe energetiche Blog amici Il blog di Andrea
Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola
Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le
Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio
Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia
Libera TocqueVille April
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Milano ce l'ha
fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è
stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le
istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia.
Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed
esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto
ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La
Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato
il mondo instancabilmente per la sua Milano (sempre uno staff ridottissimo,
sempre con i tempi contingentati. Ad esempio: volo per Pechino, arrivo al
mattimo e via dall'aeroporto alla sede del forum mondiale dell'economia dove
doveva parlare, poi un giorno a Tokio e da lì a Washington, poi a Milano: aeroporto
e subito al mattino in Consiglio comunale. ). Una superdonna? Ma no. Una donna
che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De
Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con
le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali.
Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha
detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella
storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor
sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo
adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo
millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round
e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti
urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. Ma
c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà
facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città
e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene
per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai
milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è davvero sottotraccia ma che non
è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concretamente, con la
capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero
"fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è
sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno
e capacità. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no,
smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor
sindaco". Questo - l'orgoglio della milanesità - è sempre stato la forza
di Milano. E questa è l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne
pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa
chiedete dalla Milano dell'Expo? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come
sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 33 )
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26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro
adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello
sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400
euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto
pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila
euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale
degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento
delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci
saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le
pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl
farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista
Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala
mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei
salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un
aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario
generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale
al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate?
Scritto in Varie Commenti ( 30 ) " (12 votes, average: 2.58 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10
anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del
giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in
Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro
tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono
ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti,
imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di
qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare
sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi
(leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana),
dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei
fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte
per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha
presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale
quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato
resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a
meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel
rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie
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un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo
scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni
"anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto
grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha
dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta
l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e
aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte
presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e
chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche:
sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno
che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista -
"Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano
vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa).
Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra:
l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida.
Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe
bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al
Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me
lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un
Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò
che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il
metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi
Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa
di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era
colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a
Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da
luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi.
cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di
parte. Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (18 votes, average: 3.17 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma
"stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi
al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la
sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha
un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del
"librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi
le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo
dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede?
Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella
polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti,
ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il
paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che
poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti
a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse).
"Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un
richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma
testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un
navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli
italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è
possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si
passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il
partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma
anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile
governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi
ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è
visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini
corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora
dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al
Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che
lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica,
Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha
capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al
Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso"
sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il
tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di
Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa
Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al
Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo
la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle
realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione
quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i
giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni
ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi
stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini
non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (17 votes, average: 2.94
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e
le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si
scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana
tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio:
"Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica:
"Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza:
"Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un
soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono.
Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i
radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto
a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto
che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in
Varie Commenti ( 7 ) " (16 votes, average: 1.5 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il
Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia
potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo
centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia.
"Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni -
si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in
una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con
un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba
riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha
spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il
paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha
scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale
Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli
anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle
canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche
l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse
è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi
del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 8 ) " (17 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza
(leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far
rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo
il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo:
ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente
miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo.
Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta:
migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta:
federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di
più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica
interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di
Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e
degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa
strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello
sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra
volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre
priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare,
alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così
come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del
Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine
settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione
saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà
qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è
impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è
scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate
delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali
sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare
un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (17 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le
tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi
sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto
detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader
del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza
che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma anche.".
Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di spicco del
Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra Arcobaleno.
Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta alla mafia,
nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24 Ore"
2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima
formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe
"dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit
doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare"
per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti
sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie
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a un amico 25Feb 08 Ma nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? La
presenza nelle liste del Partito Democratico di esponenti radicali? "Se
sono coerenti non dovrebbero firmare il programma e non dovrebbero candidarsi
rinunciando alle loro idee", così ha parlato il ministro della famiglia
Rosy Bindi intervistata da "La Stampa". Ha messo le mani avanti in
vista dello sbarco delle truppe pannelliane nell'armata di Veltroni.
E ha aggiunto che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A
proposito di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, ci sono scritte
alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si
candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in
Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto
stabilito". Poi la Bindi ha invitato Emma Bonino. ma anche la teodem Paola
Binetti. a "limitarsi", anche peché è meglio "tenere fuori dalla
campagna elettorale temi così importanti e delicati per la vita delle
persone". Un altolà e un avvertimento insomma, perché il clima nel Pd è
diventato rovente. La convivenza fra cattolici e radicali, nel Pd, si annuncia
difficile, inutile negarlo. Pannella del resto "avverte" la Binetti e
dice a Veltroni: "Walter fatti coraggio, io il
presidente della comunità di Sant'Egidio Riccardi l'avrei già invitato, poi il
problema è suo. E la Binetti stia attenta perché ho un elenco lungo così della
Chiesa che sta diventando chiesa del silenzio". Noi chiediamo che ci sia
Riccardi e magari anche monsignor Paglia, che forse accetta e siamo stati i
primi ad aver candidato una suora in Parlamento, suor Marisa Galli, hai capito
Binetti?". Voi che cosa ne pensate di questa "convivenza",
reggerà? Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (16 votes, average: 3.19 out
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Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (25) Ultime discussioni Giorgia Rho: Un
risultato grandioso! Ora super-poteri a Letizia! Elena Aliberti: Bene! Ottimo
risultato! Ora ripulire la città! Mastro Giacomo: Tre punti da sistemare: 1-
lotta all'illegalità (rom, spaccio di droga, clandestini,... Dodo: Dopo questa
vittoria magistrale (a dimostrazione che il sistema lombardo funziona), vediamo
di consegnare anche... Mago Merlino: Sono davvero soddisfatto del risultato. ho
solo 19 anni e la situazione economica dell'Italia non... I più inviati Sayed,
primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails Ultime News Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd:
"Antiquariato"Caso Raciti, arrestato un complice di SpezialeMeredith,
il pg: "I tre restino in cella"Sms erotici, cacciato ministro
finlandeseAlitalia, Spinetta: "Pronti a modifiche" I sindacati:
"Nessuna novità di rilievo" Inflazione, il governo pensa a un accordo
con il Pdl per limare le tariffe energetiche Blog amici Il blog di Andrea
Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola
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( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Porte aperte a
Casini se vuole tornare Nei giovani nessun allarme lavoro" [FIRMA]UGO
MAGRI ROMA Stanco? Con meno voglia che nel 2001? No, solo preoccupato perché
l'Italia è nei guai, chiarisce il Cavaliere. L'entusiasmo rimane, ma rispetto al passato Silvio Berlusconi punta
in questo giro su "umiltà e concretezza". Prova a non vendere
illusioni. E la prima sfida indiretta con Veltroni, uno dopo
l'altro ospiti di Rai2, non fa eccezione allo stile austero. L'unico sorriso, Berlusconi lo regala solo al momento di cedere il posto al rivale.
Si alza dalla poltrona, saluta i quattro "gentili domandatori"
(Stefano Folli, Mauro Mazza, Gianni Riotta, Marcello Sorgi) e commenta:
"Sembra di essere dal dentista: avanti il prossimo...". La battuta
non è casuale, significa che l'esibizione lo ha soddisfatto. Pensa di aver
toccato le corde di un pubblico depurato dagli appassionati di calcio (mentre
parlava, la Roma all'Olimpico se la batteva col Manchester). MANO TESA A CASINI
Non per mollargli un ceffone ma per riportarlo a casa. "Mi auguro che quei
moderati, i quali per egoismo dei propri leader non si sono uniti a noi, lo
facciano nel futuro...". E poi: "Non siamo stati noi a lasciare l'Udc
fuori dell'alleanza. Volesse tornare con noi, le porte non sono aperte ma
spalancate". "Voto utile", anzi, "efficace" è la
nuova, meno brutale definizione del Cavaliere. Consiste nel "non
disperdere il consenso su forze minori che forse non ce la faranno nemmeno a
superare lo sbarramento". Il messaggio è netto, "un voto non dato al
Pdl significa un favore al Pd". Nel mirino, soprattutto la Destra di
Storace e Santanchè che sta sbocconcellando l'elettorato di An. CHE BRAVO,
WALTER! I complimenti all'avversario sono sinceri: "Bravissimo comunicatore,
grande illusionista, abile affabulatore". Addirittura, riconosce Silvio,
"ha dato una certa scossa ai sondaggi". Poi, però ha commesso tre
sbagli. S'è preso in casa i Radicali e ha "apparentato il peggio del
peggio, Di Pietro". Ha "stretto alleanza per il potere locale con la
sinistra estrema dopo aver detto che correva da solo". Infine ha
"candidato ministri e sottosegretari di Prodi, dimostrando che la sinistra
vera è quella di questo governo". Conclusione: "Weltroni ha finito i
fuochi d'artificio". RIFORME CONDIVISE Quelle istituzionali vanno fatte
insieme, perfino quella della giustizia. "Sarebbe bello un intervento
bipartisan per ridurre i costi della politica". E visto che il Pd ha
copiato (sostiene Berlusconi) il programma del Pdl,
una volta che sarà all'opposizione "non sarebbe male se votasse i
provvedimenti condivisi, rompendo le abitudini del passato". LOTTA AGLI
EVASORI Proprio così. Nell'elenco degli impegni programmatici, accanto agli
aumenti per le pensioni minime e alla detassazione degli straordinari, è l'annuncio
inatteso. Promette Berlusconi "un contrasto
effettivo a chi non paga le tasse, chiedendo aiuto ai comuni per la verifica
delle dichiarazioni non congrue con gli stili di vita". SCUOLA E RICERCA
Un tempo era argomento saltato a pie' pari dal Cavaliere. Non più.
"Bisogna partire di lì per ritornare competitivi" sui mercati
mondiali. Serve una scuola "che metta un po' da parte il nozionismo e
insegni ai giovani come diventare imprenditori di se stessi. Non avverto gli
allarmi sulla precarietà come male attuale della gioventù". Servono
incentivi alle aziende che fanno innovazione. La globalizzazione non è una
tragedia, "sono meno preoccupato di Tremonti, l'Europa ce la può
fare". E le Olimpiadi, andarci o boicottare Pechino? Berlusconi
non ha dubbi, restare a casa "sarebbe un grande errore". Anche perché
"uscire dal totalitarismo non è facile, quando si devono governare 1
miliardo 300 milioni di cittadini...".
( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
R anni un
"Paese normale" e la fine delle polemiche e delle risse inconcludenti
tra partiti e partitini, ora stiamo a lamentarci di quanto sia noiosa questa
campagna elettorale. Lo ripetiamo: magari è colpa nostra, che alle iperboli e
alle "sparate" senza senso, ormai ci eravamo abituati. Ma è
indubitabile che ancora ieri, nel primo e probabilmente
ultimo quasi faccia faccia tra di loro, né Veltroni né Berlusconi sono riusciti a lacerare la cappa di noia e di scarso interesse
che pare coprire questa campagna elettorale. Nessuna promessa eclatante, tipo
via l'Ici o milioni di nuovi posti di lavoro; niente enfasi o nuove frontiere o
sogni da realizzare. Alla fine, in fondo, sono forse rimasti impressi
più i no (il no chiaro di Veltroni all'aumento della
tassazione delle rendite finanziarie o quello di Berlusconi
al boicottaggio delle Olimpiadi) piuttosto che l'ennesimo miraggio fatto
balenare di fronte agli elettori. E così, salvo sorprese dell'ultima ora, la
scelta che è di fronte ai cittadini (almeno per quel che riguarda i due partiti
maggiori) sembra ormai definita e chiara: da una parte c'è il noto, il
conosciuto, lo stile di governo berlusconiano sperimentato nel '94-'95 prima e
nel 2001-2006 dopo; dall'altro il semi-noto, il parzialmente conosciuto, cioè la
scommessa veltroniana di innovare ma nella continuità (non totale, eppure non
certo irrilevante) delle proposte programmatiche e del personale politico. Il
primo, insomma, propone agli elettori una sorta di ritorno al passato (passato
sul quale, ovviamente, ognuno mantiene il suo giudizio); il secondo, al
contrario, invita a scommettere su un futuro che però sembra in larga parte già
visto. Il tutto accompagnato da uno stile adattato alla difficoltà della
campagna e soprattutto alla drammaticità delle condizioni del Paese: Berlusconi meno ironico e guascone (pur se ieri è tornato ad
attaccare gli inquilini del Quirinale, presenti e passati); Veltroni
meno retorico e ottimista di quanto all'inizio della campagna ci si sarebbe
forse aspettato. Inutile, naturalmente, provare a dire chi abbia vinto e chi
abbia perduto il confronto a (breve) distanza: nessuno dei due leader è incorso
in scivoloni gravi (ma Berlusconi poteva forse evitare
di tornare a parlare di brogli elettorali) ed è difficile che la doppia tribuna
abbia modificato in maniera sensibile i convincimenti di chi ha già deciso come
votare o l'incertezza di chi è ancora lì a ragionare su cosa fare. E così, a
ben vedere, quel che è venuto in primo piano è il teatro, lo sfondo di questa
campagna elettorale: e cioè, le condizioni in cui si trova il Paese. In fondo,
è proprio questo quel che ha forse condizionato comportamenti, stili e proposte
per la sfida elettorale. Si parla di inflazione? Bisogna intervenire. Di
salari? Siamo gli ultimi in Europa. Di scuola e ricerca? Siamo indietro. Di
crescita? Il Paese è fermo da anni. E' questo, in fondo, che ha impedito e
impedisce all'uno e all'altro battute e iperboli, promesse grandiose e risse da
pollaio. Ed è questo, forse, che ha precipitato nella noia l'intera campagna
elettorale. Infatti, a dirla come la direbbe uno qualunque, c'è poco da ridere,
ormai. I conti sono quelli che sono e le difficoltà evidenti a tutti: e non a
caso i programmi, a grandi linee, non sono poi così diversi. Se questa è la
situazione, è forse inutile attendersi colpi d'ala e cambi di scena da qui al
giorno del voto. E' tutta la campagna elettorale, infatti, a subire il peso di
una situazione giunta ormai al livello di guardia. Se è così, anche il tanto
evocato "duello tra leader" difficilmente potrà provocare grandi
spostamenti di consensi. Un motivo in più, in fondo, per farlo senza più stare
tanto a girarci intorno.
( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Una battuta del
Cavaliere sulle "forche caudine" del Quirinale, al
quale sarebbe sottoposto un governo Berlusconi, ha
fatto salire la tensione tra il Cavaliere e il Colle. Nonostante una telefonata
chiarificatoria del leader Pdl con Napolitano, quest'ultimo ha diffuso una nota
per dire: sempre super partes. E tra Veltroni e Berlusconi duello virtuale in tv sui precari: per il primo, il dramma più
grande; per il secondo non sono il male assoluto. DA PAG.
( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
leader Pdl: sul Colle persone di parte, con Ciampi forche caudine. Napolitano:
parole gravi. Poi, telefonata di chiarimento Tensione Berlusconi-Quirinale
Duello tv sui precari. Veltroni: dramma più
grande. Il Cavaliere: non il solo.
( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cittadini con la
classe politica tanto è il senso comune che esprimono. Che addirittura sono
giudicate utili sia a destra sia a sinistra, e che trovano d'accordo i radicali
con i riformisti, o i laici con i cattolici. Una di queste promesse l'ha appena fatta Walter Veltroni,
candidato premier del Partito Democratico. Ha detto: "Nel 2008 taglieremo
5 mila leggi", e il disegno di legge delega sarà varato subito, nel primo
o nel secondo Consiglio dei Ministri del dopo elezioni. Un impegno non da poco
L'impegno non è da poco: gli atti normativi vigenti in Italia sono circa 90
mila, di questi, le leggi o i provvedimenti aventi forza di legge erano,
a fine dicembre, 21.691. Tagliarne 5 mila significa ridurre di circa un quarto
il monte-leggi esistente. Certo, saremmo ancora lontani dalla Francia che conta
circa 10 mila leggi o dalla Germania che si ferma a 4.547, ma i vantaggi,
stando alle stime, sarebbero consistenti: maggiore crescita di circa 0,5 punti
di Pil nel periodo 2009-2012; minori costi burocratici a carico delle imprese
per oltre 9 miliardi; risparmio a regime per le casse dello Stato di 3-3,5
miliardi. Le norme già esistenti Tutto perfetto, dunque, se non fosse che nel
"lontano"
( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ro. Ho capito che, al di là delle schermaglie, in Italia il dibattito tv tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni non si farà. Viene meno un importante strumento di informazione
per tutti gli elettori. Uno strumento particolarmente significativo per quelli
come me che all'estero non hanno quotidiano accesso ai tradizionali mezzi di
informazioni. Che tale costrizione sia davvero imposta da
un'applicazione rigorosa della legge sulla par condicio ovvero quest'ultima sia
solo la comoda via d'uscita per politici troppo spesso abituati a rilasciare
dichiarazioni prive di contraddittorio a giornalisti compiacenti non so dirlo.
Ma un'alternativa al silenzio c'è: il dibattito si può tenere all'estero. Non
esistono vincoli giuridici in tal senso: Silvio Berlusconi
e Walter Veltroni possono decidere di dibattere
davanti alle telecamere di uno dei tanti network informativi internazionali
che, probabilmente, non si farebbero sfuggire l'occasione. Milioni di italiani
e tra loro la gran parte di quelli che vivono all'estero, potrebbero così
essere informati e incentivati a partecipare alla vita democratica del Paese. A
Berlusconi e Veltroni dunque
l'onere di dimostrare che lo vogliono. E che sono pronti, forti delle loro idee
e proposte, al civile contraddittorio che la democrazia italiana gli chiede.
Sarebbe una piacevole e inattesa sorpresa. Se così non avverrà, allora la
politica italiana avrà dimostrato ancora una volta di essere viziata e piegata
su se stessa. Incapace di sfide senza paracadute. MATTEO COSTI Della sua
lettera prendo per buono il suo desiderio di voler essere meglio informato
sulla politica nazionale, ma do per inteso che è una battuta la sua proposta.
Le pare serio sostenere che Berlusconi e Veltroni debbano discutere su una tv straniera? Pensa
davvero che il problema sia che manchino le tv in Italia, o non crede piuttosto
che sia una loro scelta? Evidentemente lei ci scrive per rimarcare la
differenza e forse la "provincialità" dell'Italia. Ed è a questa
opinione che rispondo dunque più seriamente: ci sono molte ragioni per
lamentarsi del proprio paese, ma quasi nessuna di queste sopravvive quando
viene fatta calare dall'estero, un po' dall'alto, come se si parlasse da un
punto di vista migliore. Ho anch'io molte critiche alla politica italiana, ma
in generale non trovo perfetti né media né i sistemi degli altri Paesi. Per
concludere: lei e quasi tutti gli italiani che vivono all'estero avete molte
ragioni a lamentare la mancanza di una rete d'informazione italiana in altre
lingue, mirata al resto del mondo; ma in questo caso, per seguire la politica
nazionale, credo che bastino e avanzino le fonti che l'Italia ha, e che sono perfettamente
raggiungibili da quasi tutte le capitali.
( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]AMEDEO LA
MATTINA ROMA La Sinistra Arcobaleno ha messo agli atti l'ultimo scontro con
Padoa-Schioppa e il Pd sul "tesoretto" e Prodi anche questa volta ha
dovuto mediare. Il tema è stato il caro-prezzi che nel finale di campagna
elettorale è una bandierina buona da sventolare. E' successo che ieri a Palazzo
Chigi i ministri Ferrero, Mussi e Pecoraro Scanio hanno chiesto di sterilizzare
la quota fiscale che incide sulle tariffe del settore energetico. Ma non si
sono limitati a questo: sono andati all'assalto dell'extragettito da
distribuire subito a lavoratori e pensionati. Il ministro dell'Economia si è
opposto ed è scoppiato un parapiglia. Un film già visto tante altre volte. Così
alla fine il premier ha fatto la sua ennesima mediazione: per evitare che la
proposta sia fatta a scopi elettorali, bisogna prima verificare se il
centrodestra è d'accordo a intervenire sull'aumento dei prodotti petroliferi.
Il governo, ha spiegato Giulio Santagata, tenterà un decreto condiviso con
l'opposizione. Berlusconi non ha preso neanche in
considerazione la proposta. Ha detto di non saperne nulla. Ha poi aggiunto che
"questo governo non ha fatto niente", quindi vada a casa. Più
esplicito Mario Baldassarri per il quale si tratta "demagogia totale".
"Dopo avere tartassato gli italiani, ci pensano ora alle famiglie?",
si chiede l'ex viceministro all'Economia. "Non è congelando le tariffe che
si risolve il problema. Sarà il prossimo esecutivo a risollevare il potere
d'acquisto". Quella andata in scena ieri a Palazzo Chigi è una partita
tutta elettorale che la Sinistra Arcobaleno ha voluto giocare soprattutto
contro il Pd. Vista poi la reazione del centrodestra, sembra chiaro che del
decreto anti-rincari non se ne farà nulla. Tuttavia Ferrero, Mussi e Pecoraro
Scanio hanno voluto mettere alle corde i ministri Democratici che non hanno
speso una parola a favore della proposta degli ex alleati. Si guarda al futuro,
spiegano a Piazza Santa Anastasia: è difficile fare un'operazione del genere
quando non esiste più una maggioranza. Ma Veltroni non si lascia scavalcare dalla Sinistra e dice che la prima cosa
da fare (quando sarà al governo?) è un intervento su prezzi, salari, stipendi e
pensioni: "Le risorse ci sono, 4 miliardi di euro nei primi tre mesi come
extragettito". Al Consiglio dei ministri l'affondo della Sinistra è
caduto nel vuoto. C'è stata però la reazione di Padoa-Schioppa che ha
minacciato di prendere pubblicamente le distanze se fosse passata la proposta
di utilizzare adesso l'eventuale extra-gettito e di intervenire sui prezzi. Ci
sono vincoli di debito pubblico europei, è stato il suo ragionamento. E poi
l'inflazione è causata da fattori internazionali: per cui è impossibile
intervenire sui mercati. Ad attaccarlo è stato Ferrero. "Avevi detto che
il tesoretto non c'era, invece Visco ha confermato che c'è. Va
distribuito". Tps ha risposto che non si è mai vista un aggiustamento di
bilancio a marzo. E Ferrero ha ribattuto che non si è mai visto una situazione
così difficile per le famiglie: "In questi due anni abbiamo viaggiato
sempre con il freno a mano tirato per colpa tua". A testa bassa hanno
attaccato pure Pecoraro Scanio e Mussi che se la sono presa con il Pd che
annuncia, in caso di vittoria, interventi per miliardi di euro e invece adesso
fa il pesce in barile. Allora quelle di Veltroni sono
"promesse da marinaio buone fino al 14 aprile".
( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Domande a Reportage
Sulle strade d'Italia almeno 50 mila minori Firenze insiste: giro di vite sui
mendicanti Franco Cardini storico "Che pena questa sinistra che fa come la
destra" MARCO NEIROTTI Tra minacce e pietà I mille volti del popolo con la
mano tesa "Sdraiati a terra sono pericolosi per i pedoni" Il Comune
aveva già detto no ai lavavetri TORINO [FIRMA]GIAMPIERO CALAPÀ FIRENZE Dopo i
lavavetri, i medicanti. Firenze ci riprova, e prepara un provvedimento che ha
il dichiarato intento di fare sparire chi vive di elemosine sdraiato per le
strade cittadine. Se ne occupa, ancora una volta, l'assessore Graziano Cioni,
responsabile nella giunta di centrosinistra che governa il Comune della
sicurezza e delle politiche sociali. Mette le mani avanti: "Non siamo di
fronte a un gruppo di malviventi. Però...", Però? "Legga questa
lettera". Una centralinista non vedente, Rita Moldavio, 56 anni, sposata,
un figlio di 35 anni, scrive al Comune: "Venerdì scorso mi stavo recando a
lavoro quando sono inciampata in un mendicante disteso sul marciapiede. Ho
riportato un'escoriazione al ginocchio e tre denti incisivi rotti". Cioni
ripiega la lettera e spiega: "Ho chiesto agli uffici di predisporre il
divieto amministrativo per chi mendica sdraiato sul marciapiede". Apriti
cielo. Imbarazzo a sinistra. Alessio Biagioli, coordinatore
provinciale della componente nata dalla lista "a sinistra per Veltroni" alle primarie del Pd, chiede "un'ampia
discussione". La Sinistra Arcobaleno rileva come "l'accattonaggio non
è un reato e quindi non può essere perseguibile". Il segretario di
Rifondazione comunista, Franco Giordano, si spinge più in là: "Cioni è
peggio del sindaco di Treviso Gentilini". Il verde Bonelli parla di
"iniziative vergognosa". Pdl contrario E la destra? L'attacco a Cioni
è diretto e senza appello: "Si tratta dell'ennesimo spot pre-elettorale
dell'assessore - accusa Giovanni Donezelli, consigliere comunale di An - buon
comunicatore, ma pessimo amministratore. Così come a dieci giorni dalle
primarie del Pd si inventò l'ordinanza sui lavavetri, ora s'inventa quest'altra
cosa non meglio precisata riguardante i mendicanti. In realtà in Toscana
mancano i Cpt perché la sinistra non li vuole, mentre permettono agli occupanti
del Movimento di lotta per la casa di restare negli stabili di cui hanno preso
possesso in barba a qualsiasi legge e al decoro urbano. Detto questo siamo
favorevoli a ridurre l'accattonaggio molesto, ma purtroppo si tratta soltanto
di propaganda". Eppure per la non vedente Rita Moldavio "Cioni è
l'unico politico, l'unica autorità cittadina, che abbia dimostrato sensibilità
per quanto mi è accaduto e per quanto un cieco ogni giorno deve vivere
recandosi a lavoro per le strade di Firenze". Franco Cardini storico è fiorentino
e conosce bene l'assessore Cioni. Professore allora a Firenze via anche i
mendicanti, lo dice uno di sinistra.. "La sinistra a lungo ha percorso la
via del populismo indiscriminato, si doveva essere buoni con tutti. Se reagivi
quando un ragazzino, magari rom, cercava di rubarti qualcosa eri un fascista.
Adesso certe sinistre "legali" cercano di impadronirsi del perbenismo
della destra". Cioni dice che è un problema di sicurezza. Secondo lei?
"Adesso tutti i mali vengono da immigrati, mendicanti e rom: la sinistra
deve disputare questa cosa a Bossi e Berlusconi".
Qualcuno ha insinuato che questa sia una boutade elettorale. "Credo
proprio che sia così. Stimo Cioni, che è un po' guascone, però mi fa una certa
malinconia: queste cose dette da uno di destra mi fanno imbestialire, da uno di
sinistra mi fanno pena". \3Tradizione e abitudine, convenzione e
tristezza, odio e pensieri in libertà: schiavi, ricattatori, quelli che hanno
dieci anni e ti guardano con gli occhi disperati e quelli che qualche volta
potranno lasciarti una riga sul fianco dell'auto, più o meno all'altezza della
maniglia, mascalzoni, figli di sciagurati o sciagurati che di persona
ciondolano intono ai semafori davanti alla Fiera di Milano o agli ospedali di
Torino, alla stazione di Brescia o ai parcheggi di San Giovanni Rotondo. Un
mondo che è ovunque E' ovunque il mondo di un'elemosina della quale non si
conoscono i confini. Commozione? Un taglio al fondo della borsa o della tasca
dei pantaloni? Davvero una mano tesa? Basta prendere - anche con tutte le pinze
possibili - un rapporto dell'Osservatorio europeo sui fenomeni di razzismo e
xenofobia. Per la sola Italia, nel 2007, cita in Lazio, senza andare oltre
confine, 8 mila mendicanti minorenni. Non c'entrano nuovi poveri, padri di famiglia
disperati. In base a quello studio, i minori con la mano tesa - molti rom, ma
non solo rom - sono intorno ai 50 mila. Dati da rivedere, da confrontare con
quelli delle questure. Quasi un'estorsione E' vero che siamo abituati alla mano
tesa al telefono, al sorriso complice al parcheggio. Che fare? Sempre più
bambini, certo, perché sono loro a commuovere. Però a Torino, accanto
all'ospedale Molinette (il centro di riferimento del Piemonte) non puoi
posteggiare l'auto senza che ti chiedano soldi magrebini accanto a strisce blu
dove già paghi al Comune la tua sosta per farti visitare o per andare a
salutare chi sta male. Doppio pedaggio. Vicino all'estorsione, quello degli
abusivi che spesso Polizia e Vigili allontanano. A Milano hanno zone precise. A
Brescia non trovi mendicanti, ma se ti avvicini alla stazione cambia tutto. A
San Giovanni Rotondo, dove si è pronti al nuovo pellegrinaggio per Padre Pio
riesumato, trovi ora a ogni passo una donna zingara, o una poveretta della zona
che si accontentano di qualsiasi cosa. La nuova povertà la incontri nelle
strade. A due passi dall'edificio dove nasce questo giornale c'era un signore
con la barba bianca, la giacca un po' stazzonata, la cravatta al suo posto, un
sorriso rassicurante: "Scusi, posso disturbare un attimno?". Dica.
"Ha per caso un euro, 50 centesimi?". Quasi timido, ma inesorabile.
Si incominciava allora, fine secolo, a parlare di "nuovi poveri".
Intervistavamo gente in fila davanti alla chiesa di Sant'Alfonso, a Torino, o davanti
alla Charitas. Ritiravano il "rancio" da portare a casa per non
mettere in coda la famiglia. Lo aspettavano nell'umile e dignitosa eleganza
dell'abito migliore rimasto. Qualcuno si fece anche fotografare: "Ditelo.
E' così". Non le pubblicammo. Adesso incroci, davvero, richieste di
elemosina diverse e ciascuno ritiene di averne diritto più degli altri. La
miseria della gente di casa è più riservata. Ore 20,10 di ieri, disoccupato
torinese, che forse fra dieci giorni avrà un posto una ditta di impianti di
refrigerazione: "Non chiedo elemosina in giro perché non ci riesco. Ma
quando torno a casa mi dispiace non averlo fatto". "E' un tuo
problema" Lo fanno in tanti, invece. I rom mandano i ragazzini, ma ci sono
anche le madri. Ci sono, sull'elemosina, anche forme di racket. A Torino
"La Stampa" pubblicò anche l'estratto conto di una famiglia che
taglieggiava tutto il campo: paga il cinquanta per cento o tuo figlio non andrà
mai più in giro". In un mese avevano raddoppiato il conto. Impedire?
Giulio B., anni 42, barbone da quando ne aveva 28 e una storia di vita sua lo
portò a spasso tra l'alcol e le stazioni, fiero di mostrarsi, abituale
passeggero del treno che da Torino scende a Piacenza, sorride davanti a una
birra: "Vuoi che ti spieghi l'elemosina? E' una storia tua, cultura tua,
bisogno tuo. Io non sarei capace. Vedo gente che si accosta adagio, come per
non spaventare. Vedo altri, gli stranieri, e non ce l'ho con loro, che sembrano
avere un diritto. Vogliono vietare? Non so che dirti. Chiedere è chiedere.
Ripeto: non chiederei mai, mi darebbe fastidio farlo. Però non è rubare. Io se
passi e mi metti qualcosa vicino ti guardo e se mi va sorrido. Se no verrà
domani".
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Domani, 2 aprile,
ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II.
La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha
consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei
santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in
Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è
essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso
tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore
Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e
che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato
compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro
responsabile di dicastero. Scritto in Varie Commenti ( 59 ) " (18 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Amato
"ministro" della liturgia, Fisichella al Sant'Uffizio Cambio della
guardia in vista alla Congregazione per il Culto divino e la Disciplima dei
sacramenti, il "ministero della liturgia" vaticano: il cardinale
nigeriano Francis Arinze (ha compiuto 75 anni lo scorso novembre) potrebbe
presto lasciare e al suo posto arrivare - il condizionale è d'obbligo -
l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede. Incarico
quest'ultimo che si libererebbe per monsignor Rino Fisichella, stimato rettore
dell'università Lateranense. Da tempo si sapeva che Amato, il quale ha preso il
posto lasciato da Bertone nel 2003, era candidato a un incarico cardinalizio.
Ma il suo arrivo al culto rappresenterebbe una sorpresa, dato che fino ad oggi
il suo nome veniva fatto per il dicastero dei santi o dell'educazione
cattolica. In molti, infatti, ritenevano che il candidato "naturale"
alla successione di Arinze fosse l'attuale Segretario della congregazione,
l'arcivescovo cingalese Malcom Ranjith Patabendige Don, il quale era già stato
nella Curia romana come numero due del cardinale Sepe a Propaganda Fide, era
stato poi inviato in Indonesia come nunzio apostolico, era stato nuovamente
richiamato a Roma da Benedetto XVI che aveva voluto nominarlo al culto divino,
un dicastero-chiave nella visione di Papa Ratzinger. Ranjith non ha mai fatto
mistero delle sue idee: sul motu proprio che liberalizzava la messa tridentina,
sul dialogo con i lefebrviani, sugli abusi liturgici da combattere. E' anche
vero che per prassi curiale solo in rari casi il numero due diventa Prefetto
dello stesso dicastero e che Ranjith ha appena compiuto 60 anni. Se questa
ipotesi si avvererà, Fisichella potrebbe essere il successore di Amato come
numero due all'ex Sant'Uffizio. Ruolo cruciale e di rilievo. Scritto in Varie
Commenti ( 168 ) " (15 votes, average: 3.93 out of 5) Loading ... Il Blog
di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto
con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento
di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver
letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua
conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto
quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori
luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam
abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la
radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e
affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di
un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta
che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la
tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo
di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di
gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di
specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente
- per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli
incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il
battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e
anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua
l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi
risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante
farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno
scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un
articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto
critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di
Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico
adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei
cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente
del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma
che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà
dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come
complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha
sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da
Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto
XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di
annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è
una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui
stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no.
Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede
abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del
Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti
commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio
2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno
contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro
la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei
confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla
sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana".
L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio
Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Domani, 2 aprile,
ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II.
La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha
consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei
santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in
Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è
essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso
tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore
Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e
che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato
compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro
responsabile di dicastero. Scritto in Varie Commenti ( 59 ) " (18 votes,
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"ministro" della liturgia, Fisichella al Sant'Uffizio Cambio della
guardia in vista alla Congregazione per il Culto divino e la Disciplima dei
sacramenti, il "ministero della liturgia" vaticano: il cardinale
nigeriano Francis Arinze (ha compiuto 75 anni lo scorso novembre) potrebbe
presto lasciare e al suo posto arrivare - il condizionale è d'obbligo -
l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede. Incarico
quest'ultimo che si libererebbe per monsignor Rino Fisichella, stimato rettore
dell'università Lateranense. Da tempo si sapeva che Amato, il quale ha preso il
posto lasciato da Bertone nel 2003, era candidato a un incarico cardinalizio.
Ma il suo arrivo al culto rappresenterebbe una sorpresa, dato che fino ad oggi
il suo nome veniva fatto per il dicastero dei santi o dell'educazione
cattolica. In molti, infatti, ritenevano che il candidato "naturale"
alla successione di Arinze fosse l'attuale Segretario della congregazione,
l'arcivescovo cingalese Malcom Ranjith Patabendige Don, il quale era già stato
nella Curia romana come numero due del cardinale Sepe a Propaganda Fide, era
stato poi inviato in Indonesia come nunzio apostolico, era stato nuovamente
richiamato a Roma da Benedetto XVI che aveva voluto nominarlo al culto divino,
un dicastero-chiave nella visione di Papa Ratzinger. Ranjith non ha mai fatto
mistero delle sue idee: sul motu proprio che liberalizzava la messa tridentina,
sul dialogo con i lefebrviani, sugli abusi liturgici da combattere. E' anche
vero che per prassi curiale solo in rari casi il numero due diventa Prefetto
dello stesso dicastero e che Ranjith ha appena compiuto 60 anni. Se questa
ipotesi si avvererà, Fisichella potrebbe essere il successore di Amato come
numero due all'ex Sant'Uffizio. Ruolo cruciale e di rilievo. Scritto in Varie
Commenti ( 168 ) " (15 votes, average: 3.93 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto
con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento
di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver
letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua
conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto
quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori
luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam
abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la
radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e
affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di
un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta
che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la
tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo
di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di
gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di
specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente
- per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli
incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il
battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e
anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua
l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi
risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante
farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno
scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un
articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto
critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di
Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico
adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei
cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente
del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma
che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà
dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come
complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha
sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da
Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto
XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di
annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è
una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui
stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no.
Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede
abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del
Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti
commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio
2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno
contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro
la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei
confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla
sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana".
L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio
Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Domani, 2 aprile,
ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II.
La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha
consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause
dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso
in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è
essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso
tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore
Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e
che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato
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"ministro" della liturgia, Fisichella al Sant'Uffizio Cambio della
guardia in vista alla Congregazione per il Culto divino e la Disciplima dei
sacramenti, il "ministero della liturgia" vaticano: il cardinale
nigeriano Francis Arinze (ha compiuto 75 anni lo scorso novembre) potrebbe
presto lasciare e al suo posto arrivare - il condizionale è d'obbligo - l'arcivescovo
salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della
Congregazione per la dottrina della fede. Incarico quest'ultimo che si
libererebbe per monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università
Lateranense. Da tempo si sapeva che Amato, il quale ha preso il posto lasciato
da Bertone nel 2003, era candidato a un incarico cardinalizio. Ma il suo arrivo
al culto rappresenterebbe una sorpresa, dato che fino ad oggi il suo nome
veniva fatto per il dicastero dei santi o dell'educazione cattolica. In molti,
infatti, ritenevano che il candidato "naturale" alla successione di
Arinze fosse l'attuale Segretario della congregazione, l'arcivescovo cingalese
Malcom Ranjith Patabendige Don, il quale era già stato nella Curia romana come numero
due del cardinale Sepe a Propaganda Fide, era stato poi inviato in Indonesia
come nunzio apostolico, era stato nuovamente richiamato a Roma da Benedetto XVI
che aveva voluto nominarlo al culto divino, un dicastero-chiave nella visione
di Papa Ratzinger. Ranjith non ha mai fatto mistero delle sue idee: sul motu
proprio che liberalizzava la messa tridentina, sul dialogo con i lefebrviani,
sugli abusi liturgici da combattere. E' anche vero che per prassi curiale solo
in rari casi il numero due diventa Prefetto dello stesso dicastero e che
Ranjith ha appena compiuto 60 anni. Se questa ipotesi si avvererà, Fisichella
potrebbe essere il successore di Amato come numero due all'ex Sant'Uffizio.
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vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha
condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera
con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la
conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto
approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a
poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una
sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita
in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo
lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la
menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al
suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che
Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione
"oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per
questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio
dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il
giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi.
Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro.
Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam
ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del
Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa
Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso
di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono
gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La
doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando
tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un
imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono
alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di
Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo
interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che
l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente
violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi
cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra
anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e
realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa.
Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come
tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e
commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha
fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo
proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto
far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della
Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto
di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio
alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome
della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la
giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle
diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda
della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei
cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito
più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Domani, 2 aprile,
ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II.
La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha
consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei
santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in
Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è
essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso
tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore
Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e
che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato
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guardia in vista alla Congregazione per il Culto divino e la Disciplima dei
sacramenti, il "ministero della liturgia" vaticano: il cardinale
nigeriano Francis Arinze (ha compiuto 75 anni lo scorso novembre) potrebbe
presto lasciare e al suo posto arrivare - il condizionale è d'obbligo -
l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede. Incarico
quest'ultimo che si libererebbe per monsignor Rino Fisichella, stimato rettore
dell'università Lateranense. Da tempo si sapeva che Amato, il quale ha preso il
posto lasciato da Bertone nel 2003, era candidato a un incarico cardinalizio.
Ma il suo arrivo al culto rappresenterebbe una sorpresa, dato che fino ad oggi
il suo nome veniva fatto per il dicastero dei santi o dell'educazione
cattolica. In molti, infatti, ritenevano che il candidato "naturale"
alla successione di Arinze fosse l'attuale Segretario della congregazione,
l'arcivescovo cingalese Malcom Ranjith Patabendige Don, il quale era già stato
nella Curia romana come numero due del cardinale Sepe a Propaganda Fide, era
stato poi inviato in Indonesia come nunzio apostolico, era stato nuovamente
richiamato a Roma da Benedetto XVI che aveva voluto nominarlo al culto divino,
un dicastero-chiave nella visione di Papa Ratzinger. Ranjith non ha mai fatto
mistero delle sue idee: sul motu proprio che liberalizzava la messa tridentina,
sul dialogo con i lefebrviani, sugli abusi liturgici da combattere. E' anche
vero che per prassi curiale solo in rari casi il numero due diventa Prefetto
dello stesso dicastero e che Ranjith ha appena compiuto 60 anni. Se questa
ipotesi si avvererà, Fisichella potrebbe essere il successore di Amato come
numero due all'ex Sant'Uffizio. Ruolo cruciale e di rilievo. Scritto in Varie
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con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento
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letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua
conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto
quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori
luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam
abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la
radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e
affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di
un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta
che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la
tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo
di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di
gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di
specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente
- per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli
incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il
battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e
anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua
l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi
risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante
farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno
scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un
articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto
critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di
Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico
adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei
cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente
del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma
che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà
dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come
complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha
sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da
Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto
XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di
annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è
una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui
stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no.
Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede
abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del
Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti
commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio
2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno
contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro
la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei
confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla
sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana".
L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio
Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre
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ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II.
La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha
consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause
dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso
in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è
essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso
tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore
Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che
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sacramenti, il "ministero della liturgia" vaticano: il cardinale
nigeriano Francis Arinze (ha compiuto 75 anni lo scorso novembre) potrebbe
presto lasciare e al suo posto arrivare - il condizionale è d'obbligo -
l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede. Incarico
quest'ultimo che si libererebbe per monsignor Rino Fisichella, stimato rettore
dell'università Lateranense. Da tempo si sapeva che Amato, il quale ha preso il
posto lasciato da Bertone nel 2003, era candidato a un incarico cardinalizio.
Ma il suo arrivo al culto rappresenterebbe una sorpresa, dato che fino ad oggi
il suo nome veniva fatto per il dicastero dei santi o dell'educazione
cattolica. In molti, infatti, ritenevano che il candidato "naturale"
alla successione di Arinze fosse l'attuale Segretario della congregazione,
l'arcivescovo cingalese Malcom Ranjith Patabendige Don, il quale era già stato
nella Curia romana come numero due del cardinale Sepe a Propaganda Fide, era
stato poi inviato in Indonesia come nunzio apostolico, era stato nuovamente
richiamato a Roma da Benedetto XVI che aveva voluto nominarlo al culto divino,
un dicastero-chiave nella visione di Papa Ratzinger. Ranjith non ha mai fatto
mistero delle sue idee: sul motu proprio che liberalizzava la messa tridentina,
sul dialogo con i lefebrviani, sugli abusi liturgici da combattere. E' anche
vero che per prassi curiale solo in rari casi il numero due diventa Prefetto
dello stesso dicastero e che Ranjith ha appena compiuto 60 anni. Se questa
ipotesi si avvererà, Fisichella potrebbe essere il successore di Amato come
numero due all'ex Sant'Uffizio. Ruolo cruciale e di rilievo. Scritto in Varie
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con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento
di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver
letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua
conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto
quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori
luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam
abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la
radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e
affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di
un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta
che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la
tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo
di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di
gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di
specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente
- per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli
incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il
battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e
anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua
l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi
risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante
farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno
scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un
articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto
critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di
Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico
adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei
cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente
del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma
che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà
dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come
complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha
sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da
Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto
XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di
annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è
una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui
stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no.
Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede
abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del
Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti
commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio
2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno
contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro
la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei
confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla
sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana".
L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio
Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
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ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II.
La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha
consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei
santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in
Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è
essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso
tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore
Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e
che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato
compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro
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"ministro" della liturgia, Fisichella al Sant'Uffizio Cambio della
guardia in vista alla Congregazione per il Culto divino e la Disciplima dei
sacramenti, il "ministero della liturgia" vaticano: il cardinale
nigeriano Francis Arinze (ha compiuto 75 anni lo scorso novembre) potrebbe
presto lasciare e al suo posto arrivare - il condizionale è d'obbligo -
l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede. Incarico
quest'ultimo che si libererebbe per monsignor Rino Fisichella, stimato rettore
dell'università Lateranense. Da tempo si sapeva che Amato, il quale ha preso il
posto lasciato da Bertone nel 2003, era candidato a un incarico cardinalizio.
Ma il suo arrivo al culto rappresenterebbe una sorpresa, dato che fino ad oggi
il suo nome veniva fatto per il dicastero dei santi o dell'educazione
cattolica. In molti, infatti, ritenevano che il candidato "naturale"
alla successione di Arinze fosse l'attuale Segretario della congregazione,
l'arcivescovo cingalese Malcom Ranjith Patabendige Don, il quale era già stato
nella Curia romana come numero due del cardinale Sepe a Propaganda Fide, era
stato poi inviato in Indonesia come nunzio apostolico, era stato nuovamente
richiamato a Roma da Benedetto XVI che aveva voluto nominarlo al culto divino,
un dicastero-chiave nella visione di Papa Ratzinger. Ranjith non ha mai fatto
mistero delle sue idee: sul motu proprio che liberalizzava la messa tridentina,
sul dialogo con i lefebrviani, sugli abusi liturgici da combattere. E' anche
vero che per prassi curiale solo in rari casi il numero due diventa Prefetto
dello stesso dicastero e che Ranjith ha appena compiuto 60 anni. Se questa
ipotesi si avvererà, Fisichella potrebbe essere il successore di Amato come
numero due all'ex Sant'Uffizio. Ruolo cruciale e di rilievo. Scritto in Varie
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articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto
con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento
di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver
letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua
conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto
quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori
luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam
abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la
radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e
affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di
un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta
che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la
tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo
di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di
gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di
specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente
- per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli
incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il
battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e
anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua
l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi
risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante
farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno
scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un
articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto
critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di
Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico
adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei
cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente
del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma
che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà
dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come
complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha
sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da
Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto
XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di
annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è
una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui
stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no.
Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede
abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del
Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti
commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio
2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno
contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro
la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei
confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla
sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana".
L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio
Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Domani, 2 aprile,
ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II.
La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha
consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei
santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in
Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è
essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso
tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore
Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e
che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato
compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro
responsabile di dicastero. Scritto in Varie Commenti ( 59 ) " (18 votes,
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"ministro" della liturgia, Fisichella al Sant'Uffizio Cambio della
guardia in vista alla Congregazione per il Culto divino e la Disciplima dei
sacramenti, il "ministero della liturgia" vaticano: il cardinale
nigeriano Francis Arinze (ha compiuto 75 anni lo scorso novembre) potrebbe
presto lasciare e al suo posto arrivare - il condizionale è d'obbligo -
l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede. Incarico
quest'ultimo che si libererebbe per monsignor Rino Fisichella, stimato rettore
dell'università Lateranense. Da tempo si sapeva che Amato, il quale ha preso il
posto lasciato da Bertone nel 2003, era candidato a un incarico cardinalizio.
Ma il suo arrivo al culto rappresenterebbe una sorpresa, dato che fino ad oggi
il suo nome veniva fatto per il dicastero dei santi o dell'educazione
cattolica. In molti, infatti, ritenevano che il candidato "naturale"
alla successione di Arinze fosse l'attuale Segretario della congregazione,
l'arcivescovo cingalese Malcom Ranjith Patabendige Don, il quale era già stato
nella Curia romana come numero due del cardinale Sepe a Propaganda Fide, era
stato poi inviato in Indonesia come nunzio apostolico, era stato nuovamente
richiamato a Roma da Benedetto XVI che aveva voluto nominarlo al culto divino,
un dicastero-chiave nella visione di Papa Ratzinger. Ranjith non ha mai fatto
mistero delle sue idee: sul motu proprio che liberalizzava la messa tridentina,
sul dialogo con i lefebrviani, sugli abusi liturgici da combattere. E' anche
vero che per prassi curiale solo in rari casi il numero due diventa Prefetto
dello stesso dicastero e che Ranjith ha appena compiuto 60 anni. Se questa
ipotesi si avvererà, Fisichella potrebbe essere il successore di Amato come
numero due all'ex Sant'Uffizio. Ruolo cruciale e di rilievo. Scritto in Varie
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con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento
di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver
letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua
conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto
quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori
luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam
abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la
radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e
affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di
un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta
che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la
tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo
di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di
gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di
specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente
- per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli
incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il
battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e
anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua
l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi
risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante
farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno
scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un
articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto
critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di
Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico
adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei
cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente
del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma
che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà
dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come
complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha
sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da
Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto
XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di
annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è
una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui
stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no.
Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede
abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del
Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti
commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio
2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno
contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro
la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei
confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla
sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana".
L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio
Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
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Domani, 2 aprile,
ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II.
La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha
consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause
dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso
in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è
essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso
tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore
Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e
che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato
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guardia in vista alla Congregazione per il Culto divino e la Disciplima dei sacramenti,
il "ministero della liturgia" vaticano: il cardinale nigeriano
Francis Arinze (ha compiuto 75 anni lo scorso novembre) potrebbe presto
lasciare e al suo posto arrivare - il condizionale è d'obbligo - l'arcivescovo
salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della
Congregazione per la dottrina della fede. Incarico quest'ultimo che si
libererebbe per monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università
Lateranense. Da tempo si sapeva che Amato, il quale ha preso il posto lasciato
da Bertone nel 2003, era candidato a un incarico cardinalizio. Ma il suo arrivo
al culto rappresenterebbe una sorpresa, dato che fino ad oggi il suo nome
veniva fatto per il dicastero dei santi o dell'educazione cattolica. In molti,
infatti, ritenevano che il candidato "naturale" alla successione di
Arinze fosse l'attuale Segretario della congregazione, l'arcivescovo cingalese
Malcom Ranjith Patabendige Don, il quale era già stato nella Curia romana come
numero due del cardinale Sepe a Propaganda Fide, era stato poi inviato in
Indonesia come nunzio apostolico, era stato nuovamente richiamato a Roma da
Benedetto XVI che aveva voluto nominarlo al culto divino, un dicastero-chiave
nella visione di Papa Ratzinger. Ranjith non ha mai fatto mistero delle sue
idee: sul motu proprio che liberalizzava la messa tridentina, sul dialogo con i
lefebrviani, sugli abusi liturgici da combattere. E' anche vero che per prassi
curiale solo in rari casi il numero due diventa Prefetto dello stesso dicastero
e che Ranjith ha appena compiuto 60 anni. Se questa ipotesi si avvererà,
Fisichella potrebbe essere il successore di Amato come numero due all'ex
Sant'Uffizio. Ruolo cruciale e di rilievo. Scritto in Varie Commenti ( 168 )
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attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di
voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto
la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione
(non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post),
ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il
fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia
pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del
male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando
che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che
legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce
all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta
infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione
"oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per
questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio
dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il
giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi.
Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro.
Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam
ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del
Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa
Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso
di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono
gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La
doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando
tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un
imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono
alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di
Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo
interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che
l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente
violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi
cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra
anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e
realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa.
Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come
tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e
commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha
fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo
proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto
far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della
Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto
di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio
alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome
della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la
giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle
diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda
della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei
cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito
più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre
( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Napolitano
difende anche Ciampi: "Nessun presidente di parte". In tv duello a
distanza tra Veltroni e il capo del
centrodestra Scontro Berlusconi-Quirinale
"Il Colle non è imparziale", poi il leader Pdl chiede scusa SEGUE A
PAGINA 2.
( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I protagonisti Il
duello mancato tra Walter e Silvio CONCITA DE GREGORIO Uno dopo l'altro anziché
uno davanti all'altro. Una staffetta senza passaggio di testimone, neppure un
incrocio di sguardi. Di più, nella nostra tv, non si può
avere: Berlusconi non vuole il faccia a faccia con Veltroni perciò i
due marciano in fila indiana, uno alla volta, prima uno poi l'altro senza pausa
pubblicitaria. Nello studio tv una scena surreale, mai vista prima
probabilmente su nessuno schermo del globo. SEGUE A PAGINA 7.
( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni e Casini criticano le parole del
leader del Pdl. Solo Calderoli lo difende: è stato strumentalizzato dai
comunisti "Una aggressione che ci riporta indietro" Il leader Udc: al
Paese non serve un'altra stagione di conflitti
istituzionali ROMA - Il Partito democratico coglie in fallo Silvio Berlusconi e si schiera a difesa del Quirinale. "Quella di oggi -
commenta Walter Veltroni in diretta tv - è una brutta smentita. Attaccare il capo dello
Stato, presente e passato, e poi dover smentire ci riporta indietro in questo
quattordicennio". Ma anche da Pier Ferdinando Casini giunge un
altolà al Cavaliere per i suoi giudizi su Napolitano e Ciampi. "Non serve
al Paese - osserva infatti il leader dell'Udc da Napoli - la riapertura di una
nuova stagione di conflitti istituzionali. Speriamo che Berlusconi
se ne renda conto". Il partito di Veltroni affida
invece la reazione ufficiale a Dario Franceschini: "Non si può affidare il
Paese - dice il vicesegretario democratico - a un uomo che passa le giornate a
dire cose e a smentirsi un minuto dopo, ad attaccare tutto e tutti, a
cominciare dal presidente Napolitano e dal presidente Ciampi. L'Italia ha
bisogno di altro, di serietà e buon senso". Una staffilata arriva anche da
Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato e candidata alla presidenza
siciliana, che giudica "inaccettabile" tirare in ballo le istituzioni
dello Stato in campagna elettorale. "Sappiamo che Berlusconi
cede spesso alla tentazione di fare delle gaffe per poi smentire le sue
dichiarazioni - sottolinea Finocchiaro - . Anche stavolta si è scagliato contro
il Quirinale per giustificare le difficoltà che avrebbe la sua raccogliticcia
coalizione di Destra, in caso di vittoria, a legiferare in modo coerente. Il
capo dello Stato, ogni capo dello Stato, non va tuttavia coinvolto in questioni
che riguardano la propaganda e la campagna elettorale". Il Quirinale,
aggiunge, "non è un'istituzione di parte. Berlusconi
sia più serio". A sorpresa una difesa della terzietà del Colle arriva dal
leghista Roberto Calderoli, convinto che "l'intervento di Berlusconi rispetto all'imparzialità del Quirinale non era
certo riferito o riferibile all'attuale presidente della Repubblica".
Calderoli offre quindi una spiegazione in chiave psicologica dell'uscita del
leader Pdl: "Il povero Berlusconi nella sua vita
politica è rimasto scottato da Scalfaro e da Ciampi, ma Napolitano ha
dimostrato di essere di un'altra pasta". Il vicepresidente del Senato dà
atto del "rigore" dimostrato da Napolitano sull'ammissibilità dei
contenuti dei decreti legge, inoltre "le modalità con cui ha gestito la
crisi del Governo Prodi e lo scioglimento anticipato delle Camere hanno
testimoniato il suo ruolo super partes, mai venuto meno nonostante i tentativi
di tirarlo per la giacca. E questo rappresenta la nostra miglior garanzia per
il presente ed il futuro". (f. b.).
( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cronaca Il cantante
"Guardatevi dagli archi-carnefici se vince Silvio sarà uno sfacelo"
Il Molleggiato sul suo blog: "Gioisco per l'evento, temo i
grattacieli" CARLO BRAMBILLA MILANO - Contro L'Expo 2015, "colpo di
grazia per Milano", scende in campo Adriano Celentano. E lo fa ancora una
volta sparando a zero contro gli architetti, definiti
"archi-carnefici", dalle cui mani scaturiranno gli
"schizzo-frenici progetti per materializzare un'opera che potrebbe
veramente essere un messaggio per il mondo, se fosse data in altre mani non
inclini a speculazioni di stampo "sfigurativo"". L'odiata
categoria era già stata suo bersaglio nel novembre scorso durante lo show
"La situazione di mia sorella non è buona", trasmesso su Raiuno. Il
nuovo affondo, destinato a infiammare le polemiche, mentre la città festeggia
per la vittoria su Smirne, è arrivato ieri sera sul blog ufficiale dell'ex
molleggiato (www.clancelentano.it). Da una parte Celentano gioisce "per la
grande conquista fatta dall'Italia", ma subito si adombra, pensando a
quale fine sta facendo la bellezza. "Da come vanno le cose nel mondo mi
sembra di capire che poco o nulla si potrà fare per evitare che questo
capolavoro sospeso nel cielo scivoli definitivamente in un precipizio senza
fine. è sulla bellezza che si deve scommettere. La bellezza da regalare non ai
ricchi egoisti, ma agli operai che sono il motore del pianeta". Più
avanti, rivolgendosi a Walter Veltroni, commenta
con durezza "l'immobiliarismo" di Silvio Berlusconi:
"Già adesso in nome dei più bisognosi lo sentiamo parlare di apertura dei
cantieri. E non è difficile immaginare lo sfacelo cui andremmo incontro se
vincesse lui". Assumendo i toni del predicatore Celentano avverte che
"nonostante l'operazione delittuosa intrapresa dagli archi-carnefici
contemporanei, abbiamo ancora in serbo una bellezza interiore che dobbiamo solo
avere il coraggio di risvegliare, per mettere in atto quella che sarebbe la
nuova rivoluzione economica. Ma dobbiamo fare presto, prima che questo angolo
di meraviglia racchiuso ancora per poco dentro ognuno di noi, si addormenti
definitivamente in un coma irreversibile nel quale ci stanno trascinando le
nuove star dell'architettura". E fa nomi e cognomi: Massimiliano Fuksas,
Mario Botta, Daniel Libeskind, Arata Isozaki e Zaha Hadid. "Allora sarà la
fine. E il colpo di grazia è già in canna, pronto per la sua gittata finale
sull'Expo". Celentano elogia Francesco Rutelli per la sua battaglia contro
gli ecomostri: "La prima cosa da fare è quello che sta facendo Rutelli:
abbattere gli ecomostri portatori di gravi e devastanti malattie che annichiliscono.
Per chi è ignorante come me annichilire significa distruggere, umiliare
togliere ogni volontà di reazione, annientare l'arte del pensiero".
L'attacco finale è alla globalizzazione "che ha ucciso i punti di partenza
e di arrivo di tutte le cose". "Della vita e della morte o di quello
che c'è fra la vita e la morte. Unificando ogni cosa. Si è perso il punto di
partenza da un quartiere per arrivare ad un altro. E quindi lo stacco
necessario tra un centro abitato e un altro. Tutto è paurosamente abitato,
senza stacco, da Milano a Pechino. E questo crea stress e confusione".
"Dobbiamo staccarci da tutto ciò che è grande perché è nel piccolo che ci
ritroviamo. Mentre nel grande ci perdiamo. Ben venga l'avvento della tecnica.
Ma guai alla tecnica se il suo avanzamento va a minare la bellezza delle
cose".
( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Veltroni convince Dal Cavaliere il
solito copione di Federica Fantozzi Le telecamere riprendono la parete a
losanghe biancogrigie, la mano di Veltroni che
stringe le altre quattro, la seggiolina ancora calda ma già vuota. Il delitto
perfetto è compiuto: i due sfidanti non si sono incontrati, due conferenze
stampa non hanno formato un frammento di faccia a faccia. Ore 21,45. Berlusconi saluta i "gentili domandatori che restano
per il secondo turno, sembra di essere dal dentista.". segue a pagina 3
Confronto (differito) in tv.
( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Berlusconi attacca il Quirinale "Il Colle mi farà passare per le
forche caudine". Poi smentisce. Il presidente: "Parole gravi". Veltroni: brutta smentita di Natalia Lombardo / Roma FORCHE CAUDINE
Questa volta ci si è infilato da solo, Silvio Berlusconi: il suo
ennesino attacco al Quirinale non è stato sottovalutato dal Capo dello Stato
che in una nota precisa di non aver mai avuto "pregiudizi ostili
nei confronti di qualsiasi parte politica". Resosi conto della brutta
gaffe istituzionale, l'ex premier ha prima smentito e poi ha telefonato di
corsa al presidente Napolitano per correre ai ripari e "chiarire il senso
del suo intervento". Ovvero che si riferiva a Ciampi e non all'attuale
inquilino del Colle, questo il berlusconi-pensiero. Anzi, parole. Dette pubblicamente
durante il forum nella redazione de Il Tempo, storico quotidiano conservatore
romano. "Sarà molto difficile compiere il ruolo di governo", afferma Berlusconi, "sappiamo come il consiglio dei ministri
non potrà approvare nulla che non debba passare sotto le forche caudine di un
Capo dello Stato che sta dall'altra parte. Ricordo il rapporto con
Ciampi...". Non è la prima volta che il leader del Pdl dice queste cose
con fastidio, ma stavolta l'attacco sembra comprendere anche l'attuale
presidente. Andare al governo per Silvio sarà come "portare la croce e non
un pranzo di nozze", lamenta, "avrò tutti contro, il presidente della
Repubblica, la Corte costituzionale..." tutte le istituzioni
"occupate" dalla sinistra. E, nel forum ricorda come "Dio solo
sa che fatica ho fatto con Ciampi: mi rimandava indietro i decreti, il
Quirinale chiedeva sempre perché emanassimo i decreti". Nel frattempo le
agenzie avevano già battuto la notizia sulle "forche caudine". Ma,
ancora nella redazione de Il Tempo il portavoce Paolo Bonaiuti comincia a fare
un pressing su Berlusconi perché dirotti il tiro dal
Quirinale. Al che l'ex premier precisa con un altro sgarbo istituzionale:
"Mi riferivo ai cinque anni del mio governo, durante i quali abbiamo avuto
un rapporto dialettico con il presidente Ciampi. Non c'entra niente il
presidente Napolitano, a cui porto rispetto e stima che so essere
condivise". (Per Veltroni è una "brutta
smentita: attaccare il Capo dello Stato ci riporta 15 anni indietro"). Due
minuti dopo, alle 19,56, arriva sulle agenzie la nota del Quirinale: "La
presidenza della Repubblica, chiunque ne fosse il titolare, ha sempre esercitato
una funzione di garanzia nell'ambito delle competenze attribuitele dalla
costituzione senza mai sottoporre a interferenze improprie le decisioni di
alcun governo, e considera grave che le si possano attribuire pregiudizi ostili
nei confronti di qualsiasi parte politica". Dal Colle si vuole mettere
"un punto fermo" e di principio per rispondere "a tutti i
tentativi di trascinare il Capo dello Stato nella polemica elettorale".
Non solo da parte di Berlusconi, è il messaggio, ma
anche da alcuni personaggi o "editorialisti" (il pensiero va a
Feltri).Il Quirinale, quindi, ribadisce il fondamentale ruolo "di garanzia
delle istituzioni". Il leader del Pdl era a colloquio con l'editore,
Formigoni lo aspettava nel palazzo del Tempo mentre Bonaiuti è rimasto sulle
spine finché non ha comunicato che Berlusconi "ha
chiamato poco fa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiarire
ancora meglio il senso del suo intervento". Il Capo dello Stato ha
ribadito il senso della sua nota, e l'ex premier si è profuso in attestati di
stima. Come sempre Berlusconi se la prende con la
stampa: "Se tornassi indietro vorrei capire chi ha inventato i
giornali". Eppure attacca Ciampi a ogni comizio perché non ha permesso il
premio di maggioranza nazionale al Senato. A Silvio non è andata giù e ora
ammette che "questa legge elettorale non rende sicura al Senato una larga
maggioranza". Eppure, pesce d'aprile di Telelombardia a parte, sia la
mattina che in serata nella conferenza stampa su RaiDue, Berlusconi
auspica riforme "bipartisan" sulla giustizia e sullo Stato. O meglio,
rispondendo ai "gentili domandatori" (i direttori, Folli, Riotta,
Mazza e Sorgi) spiega che spera sia la sinistra a "votare i nostri
provedimenti dato che il programma del Pd è copiato dal nostro". Nella
conferenza stampa condotta dal direttore delle Tribune Parlamentari, Giuliana
Del Bufalo (Fi) Berlusconi è verboso e ripetitivo.
Capello tinto di troppo, il cavaliere sembra un Big Jim in cravatta. Sul
Quirinale conferma: "è la realtà: la sinistra ha messo le mani su tutte le
istituzioni". Su Alitalia si ripromette di telefonare da Palazzo Chigi
"agli amici imprenditori che non possono negare delle fiches di
presenza". Elogia il Veltroni
"affabulatore" ma lo fa a capo di "liberali d'accatto".
Dopo 50 minuti tocca a Walter e Silvio riscatta la noia: "Sembra di essere
dal dentista... Avanti il prossimo...".
( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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consultando l'edizione del L'amico padano. "Berlusconi è contrario ad
affrontare il confronto tv con Walter Veltroni perché un po'
di stupidaggini le ha dette e in televisione verrebbero moltiplicate. Queste
sono cose che fanno perdere voti..." Umberto Bossi Rai News 24, 31 marzo.
( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del di Federica Fantozzi / Segue dalla prima Il Manchester intanto ha
segnato, Giuliana Dal Bufalo lo consola: "Adesso ci sarà un altro
gol". Il leader del PdL, solito completo blu e cravatta a pois ha lasciato
il posto al segretario del Pd, carta da zucchero e cravatta a quadretti.
Monocorde Berlusconi, abbronzato dal fondotinta,
calato nel repertorio della sinistra radicata nell'ortodossia marxista e del
precariato inesistente, immerso in una tensione che sfiora la noia, al punto
che Marcello Sorgi lo trova sottotono. Più espressivo Veltroni,
disteso, interessato al dialogo, concentrato a comunicare anche gesticolando la
"novità" e la "sincerità" del suo progetto. Un'ora prima a
Saxa Rubra c'è nervosismo. Ballarò vorrebbe dieci secondi per riprendere lo
studio vuoto ma non c'è verso: "Abbiamo detto di no a tutti". La visita
alla città proibita dello Studio B appare complicata. Nervosismo a Saxa Rubra.
Il clima è lampante: i due contendenti non vogliono neppure sfiorarsi,
incrociarsi. La paura di battute a bruciapelo è alle stelle, giocarsi la posta
nel corridoio del piano terra sarebbe una beffa. Non hanno posto il problema
esplicitamente ma... vale il silenzio dissenso. "Non è giunta da nessuno
dei due staff richiesta di incontrarsi - spiega il responsabile delle Relazioni
Istituzionali, gran cerimoniere della serata - E dunque in modo spontaneo ci si
è attrezzati affinché non succedesse". Funziona così:
finito il suo spazio, è previsto che Berlusconi si alzi
dalla seggiolina di plastica bianca e lasci lo studio dall'uscita alle sue
spalle, mentre Veltroni, che aspettava nella saletta contigua, entra dall'ingresso a
fondo sala, dietro il grande tavolo a forma di dollaro. Tutto calcolato?
Tranne la partita di calcio. Berlusconi arriva, al
solito già truccato, dieci minuti prima dell'inizio. Con lui ci sono Bonaiuti e
l'assistente personale Sestino Giacomoni. Poco prima aveva ritirato il pass un
altro della squadra: "Sono Anticoli Livio, il fotografo del
presidente". Il fidato Roberto Gasparotti ha già controllato le luci e
tenta di allontanare i giornalisti dal cortile: "Non era questo l'accordo
con la Rai, e qui state calpestando l'erba". Poi torna in sé, e li invita
a riavvicinarsi. Uno dopo l'altro ecco gli intervistatori: Mauro Mazza, Marcello
Sorgi, Stefano Folli, Gianni Riotta con il blocchetto delle domande. Scherza:
"Non riusciamo proprio a intralciarli un po' così si incontrano?".
Siedono alla destra dell'intervistato: Berlusconi ci
tiene a esporre il profilo sinistro, il suo migliore. Un'ora per uno senza
interruzioni pubblicitarie. La Rai ha dovuto cimentarsi con un altro rompicapo:
uno stacchetto commerciale o una sigla dopo il primo (Berlusconi)
avrebbe potuto indurre i telespettatori a cambiare canale, penalizzando il
secondo (Veltroni). Lesione della par condicio? Non
sia mai: tra le due conferenza si piazza un "collegamento": una
telecamera che continua a inquadrare chi entra ed esce durante la manciata di
minuti di pausa. Veltroni arriva a pelo per non
perdere lo show dell'avversario. Niente trucco - "Al massimo una
pettinata" l'intenzione - e si infila in sala. Con il portavoce Roberto
Roscani, Valter Verini, Luigi Coldagelli e Piero Martino. Una seconda task
force è davanti alla tv al loft: Ivan Novelli, Federica Mogherini e Stella
Bianchi ascoltano e forniscono in tempo reale critiche, precisazioni,
informazioni. Pronto intervento per chi segue: Veltroni
è punito dall'orario ma gode di una rete di protezione. Anche se, come in
molti, probabilmente, sono su Sky davanti a Roma-Manchester. Serissimo sfondo a
quadrettoni, lunghe zoomate sul tavolone bordeau. Berlusconi
argomenta le porte aperte per Casini, dubita dei convertiti sulla via del
liberismo. La Del Bufalo, giacca fiammante e farfallona di brillanti si
ritaglia la parte della "casalinga di Voghera" e si informa sugli
anziani. Sarà profetica: secondo gol degli inglesi sotto Veltroni.
( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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consultando l'edizione del Il leader Pdl stanco e monocorde, Veltroni spigliato e
comunicativo Nel "Faccia a faccia" indiretto Berlusconi non buca lo
schermo. I due non si incontrano nemmeno dietro le quinte.
( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Non lasciateci soli nella lotta alla mafia Cara Unità, sono un
ragazzo calabrese, non sono un indeciso, voterò il Partito
democratico perché credo in Walter Veltroni. Scrivo
dopo aver letto l'articolo di Pietro Spataro su l'Unità, relativo al PD-Day,
sono orgoglioso che le mie idee si sposino con quelle del nostro leader. Chiedo
soltanto una cosa: aiutateci e non lasciateci soli nella lotta contro la mafia,
solo cosi potremo svilupparci e non dover sempre pesare sulle spalle dell'altra
Italia. Non lasciate vincere chi non ci vuole moderni come il resto d'Europa.
Fabrizio De Luca Perché è utile il voto disgiunto Cara Unità, voto disgiunto,
sì grazie. La Lombardia, politicamente, non è né l'Emilia Romagna né la Toscana
o l'Umbria. Qui l'impasto di potere fra berlusconismo, Compagnia delle Opere e
leghismo è ancora invasivo e nel 2006 il vantaggio della Cdl sul centrosinistra
è stato di ben 14 punti. Non mi pare che nel frattempo vi siano state,
localmente, novità tali da poter affermare che i rapporti di forza siano mutati
a favore del Partito democratico. Non bastano i tour di Veltroni
o d'altri importanti politici nazionali: è vero che ci sono, nel Partito
democratico lombardo, personaggi nuovi e giovani, ma appaiono come figure
burocratiche isolate e chiuse nei loro circoli. Occorrerebbe, per intaccare
quel potere, un lavoro di base negli uffici, nei mercati, condominio per
condominio. Manca quell'esercito d'attivisti che, nella migliore tradizione
della sinistra, un tempo fungeva da cerniera fra i dirigenti e i cittadini nei
quartieri e nei luoghi di lavoro. La conclusione è che in Lombardia può ancora
essere considerata sicura la vittoria della Cdl, ed allora "gli elettori
che si collocano a cavallo tra Partito democratico e Sinistra Arcobaleno",
possono, se vogliono che la sinistra "pura" abbia speranza di
superare lo sbarramento del 8 per cento al Senato, praticare il voto disgiunto.
Il Partito democratico come secondo partito avrebbe qualche senatore in meno,
ma gli equilibri, semplificando, fra destra e sinistra, resterebbero immutati.
Mario Sacchi, Milano Una riforma per i titoli di Stato Cara Unità, per quanto
riguarda la finanza pubblica, la prima considerazione da fare immediatamente è
quella di avere sotto mano la realtà italiana: debito pubblico elevato,
privatizzazioni in perfetto stallo. Al debito pubblico contribuiscono molto gli
interessi pagati per i titoli di stato. Per diminuire il debito per interessi e
riavviare le privatizzazioni bisognerebbe attivare una procedura del genere: 1)
le nuove emissioni di titoli di stato devono essere convertibili in azioni delle
società partecipate dallo stato; 2) per le vecchie emissioni proporre ai
proprietari di titoli in scadenza ugualmente la conversione. Credo che con
questa procedura lo stato si troverebbe nelle condizioni di non dover pagare
più gli interessi sul debito pubblico e riavvierebbe la privatizzazione. Con
questo sistema (soprattutto nel punto 2) inoltre si potrebbe evitare che
aziende di grosso interesse pubblico, adesso di proprietà dello stato,
passassero interamente a grossi gruppi finanziari. I titoli di stato, di
vecchia emissione, una volta convertiti creerebbero una privatizzazione ad
azionariato diffuso. Mario Pingerna, Sassari Expò a Milano, una vittoria di
Prodi e D'Alema Cara Unità, Romano Prodi e Massimo D'Alema, sul finire della
legislatura, hanno dimostrato ancora una volta di essere dei politici accorti,
capaci e competenti. La scelta di Milano per l'Expo del 2015 è senz'altro da
ascrivere alla tenacia ed al credito internazionale di cui godono uomini
politici come loro e, senz'altro, anche all'impegno del sindaco Letizia
Moratti. La sobrietà e la pacatezza del loro agire contrasta visibilmente con
la sguaiatezza dei toni, con la volgarità di certe dichiarazioni, con
l'istrionismo elevato a tecnica comunicativa priva di contenuti; caratteristiche
sempre più presenti in un Silvio Berlusconi ormai
invecchiato, incattivito ed incapace di tenere a freno la propria natura. Si
vuole davvero correre il rischio di ri-affidare il Paese ad uno così? Giulio
Pica Grazie per aver raccontato la storia del ragazzo gay ucciso Gentile
signora Vaccarello, posso farle i miei complimenti per l'articolo pubblicato
oggi su l'Unità (Sei gay? Freddato...)? È uno dei migliori che abbia mai letto
su un "problema sociale" (cioè, su qualcosa che "viene interpretato"
come problema sociale). Chiaro, ricco di fatti, e con i giudizi che nascono da
soli dai fatti. Claudio Cappuccino, Milano Più attenzione ai ceti medio-bassi e
a precise domande Cara Unità, sono un convinto ed attivo sostenitore del
progetto del Partito Democratico. Giro per le piazze, faccio banchetti, prendo
giornate di ferie per il volantinaggio ma soprattutto ascolto e parlo con i
cittadini cercando di comunicare loro la novità che rappresentiamo, la
possibilità, vera, di poter avere un Paese migliore, più attento ai bisogni dei
cittadini. Un Paese nel quale la politica, i politici siano più vicini alla
gente comune, la sappiano e la vogliano ascoltare e capire. Non è facile, i
mezzi sono pochi e la disaffezione, la disillusione diffusa. Mi stupisco
nell'ascoltare i ceti medio bassi, coloro verso i quali la nostra politica deve
avere maggiori attenzioni, dirsi stufi di una certa classe dirigente e
contestualmente farsi paladini del vecchio rappresentato dalla destra. Io ci
provo, faccio e farò del mio meglio per divulgare il programma e gli atti
concreti che andremo presto a mettere in campo e mi scontro sempre con due
domande: la prima riguarda i valori di riferimento e come potremo far
coesistere il progetto di laicità con le anime più conservatrici; la seconda, quella
più pungente, riguarda il dove reperiremo le risorse in un Paese con la
voragine del debito pubblico che abbiamo. Ti scrivo soltanto perchè voglio
segnalare "le domande" nella loro imbarazzante semplicità. Se così
tanti cittadini propongono sempre e solo queste due domande probabilmente, da
parte dei nostri leader nazionali, ci vorrebbe maggior chiarezza nelle
risposte. Con l'affetto di sempre, un tuo affezionato lettore. Matteo de
Capitani.
( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Vieni avanti Gramazio Furio Colombo Segue dalla Prima E rrore,
fa sapere fin da adesso Silvio Berlusconi, che non ha
ancora vinto e - dobbiamo volerlo e sperarlo con tutto il cuore e con tutto
l'impegno possibile - non vincerà. Berlusconi fa
sapere senza equivoci che Santoro persevera nella sua "attività
criminosa". Quando l'epurazione toccherà di nuovo a Santoro, non potremo
dire che non ci era stato detto e che Berlusconi si
era finto normale, civile, democratico. Non lo è. E tra la benevola
disattenzione dei grandi media di tutti i tipi e di tutte le provenienze
politiche o industriali, va a provocare i frenetici applausi che gli spettano
nei teatri italiani, ripetendo, nel 2008, 20 anni dopo la caduta del muro, la
gag del comunismo che minaccia il mondo. Per coloro che si aspettano la buona
armonia del lavoro "insieme", viene avanti Ciarrapico, che è un
capolavoro di schiettezza. È fascista e lo dice. Anzi fa anche tutti i gesti e
ripete tutte le parole richieste per poter essere fascisti ed essere
considerati fascisti. D'altra parte la carovana Berlusconi
aveva già a bordo la camerata Mussolini che a sua volta è capofila di
negazionisti e filo nazisti che l'Europa non potrebbe accettare (e - lo ha già
detto - non accetterà) in alcun gruppo parlamentare europeo. Il desiderio di
accettare Berlusconi e la sua orda pagano-clericale-fascista
come se fosse gente di Angela Merkel, di Chirac o di Sarkozy, (o si trattasse
di eroi del proprio Paese come Mc Cain) viene brutalmente frustrata
dall'esibizione del camerata Gramazio. Lo so, era senatore della Repubblica
nata dalla Resistenza e retta da più democratica e civile Costituzione europea,
quella di cui Calamandrei ha potuto dire: "Facile per noi onorarla e
rispettarla. Ma quanto sangue è costato conquistarla per renderci liberi e
restituirci dignità". A Calamadrei potremmo forse rispondere oggi che non
è più tanto facile neppure per noi difendere e salvaguardare quella
Costituzione così duramente pagata. Perché noi, per esempio, siamo coloro che
in Senato si vedono di fronte Gramazio. È colui che, alla notizia del
voltafaccia di Mastella, ovvero un ministro della Giustizia che all'improvviso
fa cadere il governo di cui è parte per ragioni private e personali, agita una
bottiglia di champagne appositamente portata in Aula, in modo da ottenere
l'effetto desiderato. E quando si avvicinano i commessi del Senato che cercano
di contenerlo, di tranquillizzarlo, nel corso del loro lavoro, rovescia loro
addosso il getto di schiuma, urla e si aggira esultante come un adolescente
scriteriato, agitando champagne e mortadella, nel luogo che sarebbe, e una
volta è stato, il Senato della Repubblica. Non possiamo negare che ha messo in
scena una apertura esemplare di campagna elettorale. Persino Berlusconi,
sul momento, sembrava aver notato il pericolo, se non altro per eccesso
teatrale di volgarità. E su due piedi l'uomo tutto d'un pezzo di Arcore aveva
detto che né Gramazio né l'altro protagonista dello spregevole spettacolo, il
senatore Strano, sarebbero mai più stati inclusi nella lista di candidati. Lo
sono. Perché alla fine l'uomo tutto d'un pezzo di Arcore deve avere apprezzato
un rigurgito così grande e pieno e volgare, che a lui sarà sembrato
anti-comunismo. Ora però Gramazio sembra avere una preoccupazione in più. E se
nel mondo nuovo dove stanno per venire dei Ciarrapico - che vanta le radici
fasciste - delle Mussolini ("meglio fascista che gay"), delle
Santanchè scortate dai naziskin teste rasate, degli Storace che minacciano di
fare il pieno del peggio dopo Salò, la sua immagine apparisse, a confronto,
molle e borghese? Che cosa c'è di meglio che piazzare due pugni in faccia a uno
che non ti dà ragione, mandandolo al pronto soccorso con prognosi di dieci
giorni? A questo punto nessuno potrà negare che Gramazio è un buon camerata.
Nessuno lo nega e certo avrà avuto la sua parte di riconoscimento e di rispetto
da parte dei "ragazzi". Forse un pensiero lo ha fatto anche Fini -
che infatti si è guardato bene anche solo dall'esprimere un cauto dissenso. Con
gente come Gramazio forse Fini non si troverebbe più nella imbarazzante
condizione di fare comizi a sale di cinema vuote. Gramazio, che sa come
festeggiare e sa come punire nel suo tipo di Repubblica, saprebbe anche come
riempire una sala per il capo. Il fatto di cui sto parlando però, non riguarda
Gramazio e la sua politica virile, tra pugni e champagne. Il fatto riguarda
noi, tutti noi che pensiamo di essere democratici e legati alla Costituzione.
Riguarda quelli fra noi che si domandano cosa serve andare a votare se "i
programmi si assomigliano" (rivedere per favore il capitolo sulla "televisione
criminosa") coloro che si divertono al fotomontaggio di Newsweek con il
titolo copiato dal Foglio "Veltrusconi". Riguarda coloro che - pur di
dimostrare che sono più a sinistra - si preoccupano di dire
che il nemico non è Berlusconi ma è Veltroni. Riguarda quelli fra noi che pensano, insieme alla buona regia
di tutte le Tv e alla "pacatezza" un po' sospetta dei grandi
giornali, che sia più civile lasciar correre le ragazzate, in attesa che tanti
mitici Gianni Letta, siano pronti a sedersi allo stesso tavolo per il bene
della Repubblica. Nessuno di noi - quando Ciarrapico e Gramazio
dovessero andare al governo, con tutti i camerati sia rasati che in grisaglia -
potrà dire: "Così fascisti? Non lo sapevo". Sia chiaro, sto parlando
di un incubo. Ma loro hanno il coraggio di essere sinceri, e gli elettori
potranno decidere sulla base di ciò che sanno. Vieni avanti Gramazio, fatti
vedere bene, camerata di botte e di governo. furiocolombo@unita.it.
( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del I numeri di Roma smentiscono Berlusconi
Il coordinatore Pd Bettini smentisce con i dati il dossier anti-romano in
arrivo da Arcore "Il Pil è cresciuto il doppio della media italiana, aumentano
occupati, imprese e asili nido" di Dora Marchi "Il Pil di Roma (il
valore che indica la ricchezza di una comunità) è cresciuto il doppio della
media italiana. L'occupazione è aumentata di 184mila persone, più di quanto sia
aumentata in tutto il territorio nazionale nei 5 anni nei quali ha governato Berlusconi. Sono nate nuove imprese, più di 3 volte rispetto
al resto del Paese. Il turismo ha avuto un balzo in avanti enorme, grazie anche
alle Notti bianche e alla Festa del Cinema. L'Ici nella Capitale è la più bassa
tra le grandi città. C'è in campo la costruzione di una rete di metropolitane
imponente. Dal 2001 sono aumentati del 137% gli asili nido. La spesa per i
disabili è cresciuta del 95% e ci sono 100mila soggetti deboli assistiti in
più". È con questi numeri che Goffredo Bettini, coordinatore nazionale del
Pd, si rivolge agli elettori romani per smentire le accuse
contenute nel dossier con cui Berlusconi si appresta a sommergere
la città. "Cari elettori romani - comincia Bettini -, Berlusconi vi ha scritto cercando di demolire il lavoro per Roma che per
sette anni Veltroni ha svolto con tanta passione, generosità e produttività. Sono
sicuro che tanto malanimo sarà da voi naturalmente respinto. È così
grottesco il quadro che la destra di Berlusconi e
Alessandra Mussolini fa di Roma, che non ci sarebbe bisogno di rispondere. Noi
confidiamo sulla saggezza del popolo romano che ha espresso sempre, in ogni
elezione e sondaggio, un gradimento per il Sindaco che va oltre il 70%".
Pur senza nascondere le contraddizioni che lo sviluppo di una metropoli
comporta ("la crescita di Roma certo crea ogni giorno nuovi
problemi") e riconoscendo al candidato sindaco Rutelli "il suo
impegno per realizzare quella 'rivoluzione' del quotidiano che può migliorare
ancora la vita concreta dei romani", il coordinatore Pd bolla come
propaganda l'iniziativa del centrodestra. "I romani hanno anche potuto
toccare con mano l'atteggiamento della destra a fronte di questo sforzo serio e
quotidiano di cambiare la città - spiega Bettini -. Solo no. No al Prg, no
all'Auditorium, no alla cultura, no ai parcheggi, no a più taxi. No, solo no.
In nome di che? Di un altro progetto? Si sta vedendo in campagna elettorale
qual è il loro progetto. Il capo della rivolta corporativa dei tassisti, Bittarelli,
lo evoca". Poi Bettini richiama il programma del candidato del Pdl
Alemanno che ha proposto di portare a Roma un casinò: "Odiano il cinema e
la grande cultura ma piace loro il gioco d'azzardo. Per parlare di Roma occorre
credibilità. Come può avere credibilità agli occhi dei romani Berlusconi che è la fotocopia di Bossi? Bossi disprezza
Roma. Voleva bruciare il Colosseo, la definisce ladrona, ha intenzione di
colpirla e indebolirla. Berlusconi non può che
seguirlo su questa strada". Contro l'iniziativa di Berlusconi
arrivano anche le parole di Massimo Brutti, capolista Pd alle comunali:
"Sarebbe preferibile che Berlusconi si occupasse
un po' di più di Milano, senza pretendere di insegnare ai romani quali sono i
problemi della città visto che lui Roma la vede sempre e soltanto da dietro lo
schermo di una cinquantina di agenti di scorta. Quanto ad Alemanno,
evidentemente qualcuno dei suoi amici pensa che egli non sia all'altezza del
Campidoglio e tenta di metterlo sotto tutela". Sul candidato sindaco del
Pdl torna anche Roberto Morassut, Assessore uscente all'Urbanistica del Comune
di Roma e candidato alla Camera dei Deputati nel collegio Lazio 1:
"Alemanno si presenta sindaco di Roma con un simbolo. Quello del Pdl dove
il suo nome appare, anche graficamente, subalterno a quello di Berlusconi. È evidente che non potrebbe mai essere il
sindaco dei romani ma solo il sindaco di un partito. Un partito fortemente
antiromano. Roma si governa dal Campidoglio e non da Arcore...". "IL
LEADER PDL si occupi di Milano" dice il capolista Pd in Campidoglio
Brutti. "È la dimostrazione che Alemanno è il candidato di un partito che
è contro Roma" dice Morassut.
( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Roma
Degrado, guerra di lettere e manifesti Dopo il libro di Berlusconi,
in campo Bettini: "Loro sono contro Roma" GIOVANNA VITALE Chiamato in
causa, l'unico che non risponde è proprio il principale imputato. Ritratto in
un manifesto elettorale del Pd insieme a Tremonti e Gianni Alemanno, il
candidato sindaco del Pdl accusato di stare "sempre con i nemici di
Roma", Umberto Bossi ha taciuto. In compenso hanno parlato tutti gli
altri: Berlusconi e Fini, gli stessi Tremonti e
Alemanno, il centrista Ciocchetti e Rutelli, seguiti da moltissimi esponenti
della politica nazionale. Compresa la voce più autorevole, il guru del
centrosinistra capitolino, Goffredo Bettini, che in una "lettera ai
romani" intinta nel veleno ha replicato punto per punto alle accuse mosse
dal Cavaliere in analoga missiva di prefazione al pamphlet C'era una volta il
modello Roma di Rutelli e Veltroni: l'eredità della
sinistra, inviato in un milione di copie a tutte le famiglie. E così, a due
settimane dal voto, scoppia la guerra della carta: da lettera e da manifesto.
"Cari elettori romani", ha "postato" Bettini sul sito del
Pd, "Berlusconi vi ha scritto cercando di demolire il lavoro per Roma che per
sette anni Veltroni ha svolto con tanta passione. Sono sicuro che tanto malanimo
sarà da voi naturalmente respinto". Un "quadro grottesco" quello
disegnato dalla destra, secondo il coordinatore democrat, che snocciola tutte
le cifre di un boom che "solo la propaganda in malafede può tentare
di oscurare". Per parlare di Roma "occorre credibilità" mentre Berlusconi "è la fotocopia di Bossi, che voleva
bruciare il Colosseo". Apriti cielo. "Quando non si hanno argomenti
ci si attacca a tutto", taglia subito corto Berlusconi,
per il quale "ormai la capitale è al disastro: non lo dico io ma lo stesso
Rutelli, che nei suoi cartelli invoca una città più sicura e più pulita".
Tanto più che "non mi risulta che Bossi volesse bruciare il Colosseo, che
è fatto di pietre e marmi e non si possono bruciare" avanza una
spiegazione tecnica l'ex premier. Spalleggiato dal coordinatore regionale,
Francesco Giro ("Il prestafaccia di Veltroni ha
impiegato tre giorni per replicare senza trovare di meglio che inanellare una
serie di banalità: è la classica toppa peggiore del buco") e dal
vice-coordinatore nazionale Fabrizio Cicchitto ("Invece di analizzare i
dati del nostro studio, Bettini la sta buttando in caciara"). E se Rutelli
sbotta: "Basta con le retoriche nordiste contro Roma", il pd Roberto
Giachetti invita "Alemanno a dissociarsi da Bossi e a chiedere alla Lega
di rimuovere dal suo sito i manifesti contro Roma". Ma Alemanno non ci sta:
"Chi usa l'aggettivo nemico per definire l'avversario politico è una
persona dominata dalla paura e dall'angoscia, che preferisce ricorrere a rozze
campagne di istigazione all'odio piuttosto che confrontarsi con serenità sui
programmi". E a Giulio Tremonti che professa "amo Roma e amo i
romani", il coordinatore cittadino del Pd Riccardo Milana ribatte: "è
una scoperta di oggi visto che fu proprio lui, da ministro del governo Berlusconi, ad azzerare i fondi per Roma Capitale".
SEGUE A PAGINA VI.
( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del D'Alema: con noi Italia a testa alta Berlusconi
gioca solo per se stesso di Ninni Andriolo/ segue dalla prima D'Alema è di
ottimo umore. È sbarcato a Roma da Parigi dopo "la grande vittoria
ottenuta dall'Italia" e sferza le polemiche "elettoralistiche e
provinciali" su Milano che avrebbe prevalso su Smirne malgrado il governo
Prodi. "Siamo stati noi a candidare Milano - ricorda il vice premier - È
stato il consiglio dei ministri ad investire sull'Expo, che rappresenta una grande
occasione per il Paese". Presidente, su questo sono tutti d'accordo, è sui
meriti della vittoria che i pareri si dividono. "Lasciamo da parte le
faziosità pretestuose. È l'Italia tutta che ha riportato un successo. non solo
per l'esposizione in sé, che sarà in grado di attirare oltre 30 milioni di
visitatori verso Milano e verso l'Italia. E neppure soltanto per la la fase
preparatoria. Perché, come dicono giustamente diversi osservatori, non bisogna
fare dell'Expo solo l'occasione per valorizzare aree e costruire padiglioni.
Ma, soprattutto, per un tema - quello della nutrizione, del rapporto con la
vita umana e con l'ambiente - che individua una questione cruciale per il mondo
di oggi" Perché l'Italia ha prevalso, secondo lei? "Abbiamo vinto
grazie al fatto che abbiamo costruito una rete di alleanze internazionali,
soprattutto con i paesi emergenti e i paesi poveri. Abbiamo spiegato che,
attraverso progetti di cooperazione, vogliamo coinvolgere l'America latina ma,
soprattutto, i paesi africani e quelli del Pacifico. Intorno a Milano abbiamo
costruito un grande progetto di cooperazione e di politica estera, quindi. E
vorrei dire che adesso ci si aspetta che saremo capaci di realizzare tutte
queste cose. Serve anche l'impegno delle Università e dei centri di ricerca.
Vorrei ricordare, anche, che sono stati assunti importanti impegni finanziari e
risorse da parte della cooperazione internazionale e del governo". Tutto
ciò, in ogni caso, sta diventando materia di polemica elettorale... "Noi
non abbiamo fatto campagna elettorale. In questo caso non ha senso ragionare
per schieramenti. Ad esempio, se è vero che Milano è governata dal
centrodestra, è anche vero che hanno chiamato Al Gore per presentare il
progetto. Cioè, una delle personalità di maggior spicco internazionale del
Partito democratico americano. C'era anche Attali, c'era la cultura riformista
internazionale intorno a Milano. Altro, poi, se il governo italiano non ha
avuto ruolo per favorire la vittoria di Milano! Vorrei ricordare qualche cifra:
120 missioni all'estero in preparazione dell'Expo, un Ambasciatore a capo della
delegazione per l'Expo, tre ambasciatori itineranti, una task force congiunta a
Parigi, pressing su tutte le capitali in bilico, contatti a tappeto con le
Ambasciate a Roma da parte di tutta la struttura della Farnesina. Abbiamo mosso
tutta la struttura diplomatica che ha dimostrato notevole qualità e capacità.
Abbiamo fatto un gioco di squadra con Milano e questo si è rivelato
estremamente efficace". Oltre Milano, l'Italia come potrà giovarsi
dell'opportunità dell'Expo? "Oggi pomeriggio (ieri, ndr), avremo già una
riunione a Palazzo Chigi con il sindaco di Milano. Bisognerà fare dell'Expo un
evento nazionale. In coincidenza con l'Expo sulla nutrizione noi, ad esempio,
potremmo organizzare un percorso eno-gastronomico dell'Italia. Dobbiamo far
diventare questo evento una grande occasione per il Paese". Berlusconi sostiene che hanno pagato i suoi contatti
internazionali e che il governo Prodi non ha alcun merito. "Berlusconi ha fatto una gaffe, la sua è stata una caduta di
stile. In un grande Paese si fa come nel calcio, quando c'è il campionato si
tifa per l'Inter, per la Roma o per altre squadre. Ma poi, quando gioca la
Nazionale, ci si mette la casacca e ci si impegna per l'Italia. Se uno non si
vuole togliere la maglia del proprio club, non può essere convocato in
Nazionale. Io, ad esempio, ho interrotto la mia campagna elettorale e sono
andato a fare la campagna elettorale per Milano e per il nostro Paese. È
evidente che nel risultato di Parigi c'è dentro Milano, ma c'è dentro anche il
carattere espansivo della nostra politica estera" Da Martino in poi, però,
è un coro per dire che la politica estera italiana è stata fallimentare.
"Vorrei ricordare che qui, alla Farnesina, si è tenuta la Conferenza per
la pace nel Libano, alla quale hanno partecipato rappresentanti di tutte le
parti del mondo. Vorrei ricordare che siamo stati eletti nel Consiglio di
sicurezza dell'Onu, nel Consiglio per i diritti umani, nel Consiglio direttivo
dell'Unesco, che presiediamo il Comitato ministeriale del Fondo monetario
internazionale, che c'è un ammiraglio italiano alla Presidenza del Comitato
militare della Nato. Che abbiamo portato al successo la risoluzione per la
moratoria della pena di morte. Ogni volta che abbiamo candidato l'Italia, e in
diversi contesti, abbiamo sempre vinto. Percorso netto, quindi. Questo dimostra
capacità di allacciare relazioni, di riprendere rapporti storici che erano
stati dismessi, di suscitare simpatie". L'Expo ha rilanciato le polemiche
del centrodestra verso Prodi. È vero che il Pd "oscura" l'attuale
premier? "Nulla di ciò. Il governo ha fatto bene nelle condizioni date.
Non è riuscito a comunicare al Paese una parte importante delle cose buone che
ha fatto. Anche perché spesso ciò è stato soffocato dalla dialettica politica.
Nello stesso tempo però, lo ha detto Veltroni ed è un
suo grande merito, noi proponiamo una cosa nuova. L'oggetto della campagna
elettorale non è rifare il governo precedente. Abbiamo preso atto che non il
governo Prodi, ma questo tipo di governabilità - fondato su coalizioni
multipartitiche e su aggregati che non hanno coerenza programmatica - non è più
riproponibile. Dobbiamo spiegare al Paese che noi proponiamo qualcosa di
radicalmente nuovo. Con grande rispetto naturalmente, io di questo governo ne
faccio parte. Berlusconi, al contrario, propone la riedizione di qualcosa che il Paese ha
già provato" Mancano 15 giorni alle elezioni. Il Pd ha guadagnato molti
punti, ma gli indecisi sono ancora molti. Lei e Veltroni, però,
mettete in guardia dal rischio astensioni, "Noi dobbiamo considerare
l'anormalità di tornare al voto dopo appena due anni, perché questo dà
il senso di una politica malata. E dobbiamo registrare che, soprattutto nella
fascia sociale più sofferente, c'è delusione verso la politica in generale. E
questo può portare ad una crescita delle astensioni" Si tratta di settori
sociali dove non arriva nemmeno il messaggio di Berlusconi,
però. "Lui sicuramente non è credibile. Il Paese ricorda che governava
fino a due anni fa e non ha risolto i problemi. Anche a Napoli, sulla questione
dei rifiuti, lui più che altro galvanizza i suoi. Non mi pare che penetri nel
popolo profondo. Questo, tra l'altro, percepisce immediatamente le
strumentalizzazioni. Ha descritto la Campania sommersa dall'immondizia. Non
voglio negare l'esistenza di questo problema, ma dobbiamo dire che, seppure
lentamente, stiamo uscendo dall'emergenza". Cosa bisognerebbe fare per
conquistare gli indecisi? "La novità del Pd ha eroso effettivamente anche
l' elettorato di centrodestra. Lo registro (anche) direttamente, in prima
persona. C'è qualcosa che si muove nella borghesia. Ci avverte come una realtà
effettivamente nuova, come una forza seria che si è liberata. Però... Però
presidente? "Però c'è un pezzo dell'elettorato nostro che dev'essere
recuperato. Non è che possiamo convincere tutti gli indecisi. Ma dobbiamo
recuperare quelli che hanno votato per il centrosinistra nel 2006, che, in
questo momento, sono delusi e che, quando ci sono i sondaggi dicono "non
sappiamo se andremo a votare". Non è un elettorato che ci critica da
posizioni di sinistra radicale, ma un elettorato di persone che non ce la fanno
ad arrivare alla fine del mese. Prodi se ne stava occupando... "Sì, il
Governo aveva cominciato ad occuparsene, ma poi questo lavoro è stato
bruscamente interrotto. E il contraccolpo della caduta del Governo, dopo meno
di due anni di lavoro serio, ha indubbiamente generato sconforto e delusione. E
come pensate di superare questa delusione? "Riuscendo a suscitare
nuovamente speranza. Sono convinto che bisogna farlo riproponendo i temi
sociali al centro della campagna elettorale: il fatto che vogliamo ridurre la
pressione fiscale sui salari, che vogliamo stabilizzare il lavoro precario, che
vogliamo aumentare le pensioni. E vedo che Veltroni,
giustamente, ha preso di petto questi temi. Il nostro messaggio deve essere che
queste per noi sono priorità. Noi siamo posizionati politicamente molto bene.
La novità del Pd è arrivata. Il punto vero è quello di riuscire a smuovere un
elettorato profondo, nel Mezzogiorno ma non solo, e restituirgli speranza"
Presidente è vero che lei giudica un po' "moscio" lo slogan del Pd,
"Si può fare"? "Ho detto che "yes, we can" io l'avrei
tradotto con "sì, possiamo". Ma si tratta di dettagli. In ogni caso
ritengo che importare quello slogan in Italia sia stato geniale ". C'è chi
ha dedotto che se il Pd non raggiungesse il 35% si andrebbe alla "resa dei
conti" tra i democratici "Sono teorie strampalate, non vale nemmeno
la pena tornarci sopra".
( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Celentano si schiera sul blog: "Uno
sfacelo se vince Berlusconi" / Roma PIÙ CHE UN ENDORSEMENT pro Veltroni, quella di Adriano Celentano è una fausta previsione per il Pd.
Sul suo blog, il Molleggiato, in un lungo intervento in cui si scaglia contro
gli architetti e i Comuni che costruiscono case su case deturpando il pianeta,
si rivolge direttamente a Berlusconi e Veltroni. Al primo ricorda che la rimonta del Pd è assai concreta,
e al secondo regala un complimento, "geniale", a proposito della
scelta di correre da solo. "È sulla bellezza che si deve scommettere-
scrive Celentano-. La bellezza da regalare non ai ricchi egoisti, come avvenuto
finora, ma agli operai che sono il motore del Pianeta. È a loro che ci si deve
inchinare, per lavargli i piedi come il Padrone dell'Universo li lavò ai suoi
servi. È questa la rivoluzione che tu Silvio dovresti fare. E io non dubito che
tu possa farla. Ma per te è più difficile. Troppe sono le persone con cui
dovresti combattere e le tue ricchezze non te lo permettono. Ecco allora il
grande vantaggio di quel Walter che ha avuto la geniale idea di correre da solo
e che giorno dopo giorno sta accorciando la distanza che vi separa. Certo, lui
potrebbe anche non vincere, ma ha il vantaggio di essere nelle condizioni di
fare quella rivoluzione che forse anche tu, in cuor tuo, vorresti fare, ma non
puoi...". Celentano fa ruotare tutto il ragionamento attorno al cemento, e
anche a proposito dell'Expo milanese, da una parte "gioisce" per
"la grande conquista" italiana, dall'altra "si adombra
fortemente" per le possibili speculazioni degli
"archi-carnefici". Dopo aver ringraziato Rutelli per la battaglia
contro gli eco-mostri ("Grazie Francesco per la tua conquista, so quanto
hai lottato..."), si rivolge a Veltroni:
"Caro Walter, mi rivolgo a te prima che a Silvio. Per lui è più difficile
mettere in pratica una politica che va contro il suo stesso
"immobiliarismo". Già adesso, in nome dei più bisognosi, lo sentiamo
parlare di apertura dei cantieri, e non è difficile immaginare lo sfacelo a cui
andremmo incontro se vincesse lui". Celentano insiste sul suo
"programma", di cui parla da anni nei monologhi tv: il bello, le
città a misura d'uomo. "La chiave del risorgimento sta nel coinvolgere la
gente in questa nuova ricostruzione, dove la disoccupazione sarebbe annientata
dal gran lavoro che ne verrebbe nel distruggere il brutto per costruire il
bello...".g.v.
( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del VIAGGIO NELLE REGIONI IN BILICO Lazio, la battaglia che il Pd
può vincere Casini e Storace faranno male al Pdl Sull'Expo "gioisce"
per "la grande conquista" ma "si adombra" per le possibili
speculazioni degli "archi-carnefici" di Maria Grazia Gerina / Roma
Nel 1932, Mussolini la fondò in mezzo alla bonifica pontina con il nome di
Littoria, caro ancora all'editore di Latina Oggi, Peppino Ciarrapico. Dopo la
guerra, per quarant'anni la Dc alzò il suo vessillo sull'ex cittadina fascista,
lanciandola a colpi di industrie verso il futuro, per poi cedere il passo nel
1992, nel pieno del declino economico, alla nostalgia missina del fascistissimo
sindaco Ajmone Finestra, e poi, con qualche diffidenza, al partito di
Gianfranco Fini, rappresentato dal fedelissimo Vincenzo Zaccheo. Ancora nel
2006, comunque, Latina, con le sue tensioni tra nostalgia e futuro e la sua
vasta provincia, roccaforte della destra, ha regalato alla Cdl la vittoria al
senato, conquistando qui uno scarto di 89mila voti, tanti quasi da azzerare in
un colpo solo il vantaggio di 104mila voti conquistato a Roma-città dal
centrosinistra. Il Lazio è più vasto della sua capitale, anche se Roma da sola
custodisce la metà dei voti regionali. Ed è per questo che Veltroni ha deciso di cominciare dal capoluogo pontino, scandendo "è
ora di cambiare" in piazza davanti a 4mila persone, il suo tour, che
proseguendo per Viterbo, Rieti e (oggi) Frosinone, lo ha portato nella regione
di cui fino a pochi mesi fa, da sindaco di Roma, ha cercato di cambiare gli
equilibri elettorali. E che ora con i suoi 27 seggi è diventata l'ago
della bilancia per la battaglia del senato. L'altra volta, persa per appena
37mila voti. "Nel Lazio ci giochiamo Palazzo Madama, Walter ci ha rimesso
in partita facendo un miracolo, adesso tocca a noi, qui ormai dal 2005 siamo di
nuovo forza di governo anche in Regione, abbiamo fatto crescere questo
territorio... e poi ce lo meritiamo", carica la squadra Michele Meta,
chiamato a coordinare la campagna del Pd nel Lazio, che potrebbe regalare a Veltroni quei 15 seggi decisivi in palio con il premio di
maggioranza. L'occasione è di quelle storiche e il Pd, guidato al senato da
Franco Marini, ha messo in campo anche per le elezioni amministrative alcuni
dei suoi cavalli vincenti, richiamando a Roma Francesco Rutelli e Nicola
Zingaretti, per la sfida in provincia. Tutti e due impegnati a fare il pieno di
voti anche per tirare la volata al Pd al senato, che nella capitale deve
conquistare un vantaggio quanto più largo possibile, come insegnano le
precedenti tornate elettorali: nel 2005 le regionali furono vinte soprattutto
grazie ai 200mila voti in più conquistati a Roma. Senza trascurare le altre
province, dove pure vanno recuperati uno a uno i 37mila voti che mancarono nel
2006. A Viterbo: la città di Beppe Fioroni e del tesoriere della Quercia Ugo
Sposetti, impegnato nella doppia battaglia (come sindaco e come numero tre alla
Camera), a Frosinone, rappresentato dalla candidatura al senato dell'assessore
regionale De Angelis, a Rieti, dove nel 2006 la vittoria fu mancata per 1800
voti, e a Latina dove il Pd ha schierato alla Camera Sesa Amici e al senato
l'ex casiniano Raffaele Ranucci. "Abbiamo messo in campo migliaia di
iniziative in tutti i comuni del Lazio", spiega Meta. Anche nel capoluogo
pontino la mobilitazione è senza precedenti. Con i manifesti del Pd che per la
prima volta sui muri del capoluogo pontino provano a contendere gli spazi a
quelli del centrodestra. "Fervono i preparativi", ha scritto con un
tocco di stile bipartisan alla vigilia dell'arrivo veltroniano persino il
giornale locale di Ciarrapico, che il Cavaliere con un colpo gobbo ha
conquistato alla causa del Pdl. In basso a destra, un piccolo riquadro,
dedicato alla "visita" pontina di Francesco Storace. Sopra, titolo a
sei colonne per l'arrivo, l'altro giorno, di Maurizio Gasparri, numero due del
Pdl al senato. Quasi ad ostentare un ritrovato equilibrio. Ma sotto le pagine
di Latina Oggi scorre ancora la guerra che, scoppiata all'indomani della vittoria
nel 2006, sta facendo tremare la roccaforte pontina. E il Pdl. A dare la
scossa, proprio i due ever-black: Peppino Ciarrapico detto er Ciarra, ex patròn
di Fiuggi e re della stampa pontino-ciociara. E Francesco Storace, detto
Epurator, ora capolista de La Destra al senato. Divisi alla vigilia della prova
elettorale più importante. Ma fianco a fianco nella crociata contro Fini,
lanciata un anno fa, in occasione delle elezioni comunali di Latina. Con titoli
a tutta pagina contro il suo alter-ego pontino: "Liberiamoci dall'incubo
Zaccheo". E tifo per Fabrizio Cirilli, il candidato storaciano, che, senza
vincere è riuscito a guastare la festa al candidato di An e Fi, mandandolo al
ballottaggio con il candidato dell'Unione, Maurizio Mansutti, accompagnato dal vento
delle primarie pontine. A distanza di un anno il vero esito della crociata si
può leggere ancora sulle colonne del solito quotidiano, che celebra Ciarra,
candidato unico del Pdl pontino, insieme all'azzurro Fazzone, e canta il de
profundis ad An con i suoi esponenti locali cancellati dalle liste di Berlusconi. Una disfatta per Fini, ora pronto a fare tappa
fissa nel Lazio per recuperare. Ma probabilmente non solo per lui. Lo stesso Berlusconi mostra il fianco: dopo aver schierato contro
Storace da una parte Ciarrapico e dall'altra Alemanno, ri-candidato sindaco a
Roma più per marcare a uomo l'ex governatore che per battere Rutelli, ha preso
carta e penna per rivolgersi direttamente ai romani. Ma la scena madre è andata
in onda due settimane fa dal palco di Corviale, il palazzone della periferia
romana dove Fini e Alemanno avevano organizzato il momento clou della campagna
sulla capitale. In camicia nero-blu, davanti a un pugno di sostenitori, Berlusconi, di solito più popolare, ha perso alcune preziose
battute a spiegare la legge elettorale scritta dal suo ex ministro, il leghista
Calderoli. Per concludere allarmato che soprattutto nel Lazio al senato ogni
voto ai "partiti minori" è sprecato. Storace, trasformatosi in poche
settimane da costola berlusconiana a spina nel fianco del Pdl, gode. E ricambia
con battute al vetriolo. La sua preferita fa secco il numero tre del Pdl al
senato, Lamberto Dini: "Un bel rospo da ingoiare per gli elettori di
An". Gasparri, numero due nella lista laziale guidata da Marcello Pera,
l'ha sistemato l'altra mattina in un confronto esplosivo a Omnibus. E anche
Fini spera di poterlo sfidare in un duello tv. Pietoso solo con il Cavaliere:
"È stato Gianfranco a imporgli di rompere con la Destra". E l'ex
governatore farà di tutto per dimostrare che quella è stata una scelta
sciagurata. Ha già pronto il motto da sussurrare nell'urna: "Dio ti vede,
Fini no". I sondaggi sembrano dargli ragione. Fotografano un Lazio, con i
suoi 27 seggi, ago della bilancia. Con il Pd in crescita e il Pdl in crescente
difficoltà. Quelli condotti da Swg danno i democratici già in testa: al 40 per
cento, sommando i voti di Idv, due punti sopra al Pdl che qui con i voti della
Lega non va oltre il 38%. Più cauta, ma comunque poco rosea per Berlusconi, la proiezione elaborata dal Cise e ripresa dal
Sole 24 Ore che dà Pdl in testa, ma con gli ex alleati alle calcagna. Da una
parte Storace, che partirebbe da una base di 114 mila voti. Da non dimenticare
che nel 2006 i 60mila voti della destra estrema a sostegno di Berlusconi furono determinanti. Dall'altra Casini, ancora
più insidioso con i suoi 222mila voti di base e le sue storiche roccaforti. Nel
frusinate, per esempio, a Cassino, dove il Cavaliere a pochi giorni dal voto si
è messo a strappare all'Udc il sindaco Scittarelli, passato ora al Pdl. Altro
colpo basso e altro sintomo di nervosismo. Come la missione affidata a Gianni
Letta, inviato in Vaticano a suggerire il voto disgiunto per stornare le
simpatie ecclesiastiche sul Pdl, almeno al senato. Obiettivo poco evangelico:
frenare i più piccoli, che lontani dall'8 per cento si preparano comunque a
drenare voti e strappare al Pdl i 15 seggi del premio di maggioranza. E se poi
Sinistra-Arcobaleno superasse lo sbarramento dell'8 per cento, lo smacco
potrebbe essere anche più grande.
( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Palermo
Confronti solo a distanza. In Confindustria le tesi dei due contendenti sulla
sanità privata Duello Rai, Lombardo dà forfait Finocchiaro: "Fugge per
paura" Sulle opportunità per la Sicilia di Expò 2015 al candidato Pd
risponde Cuffaro ANTONELLA ROMANO HA evitato per tutta la campagna elettorale
di incontrarla e adesso rifiuta il duello televisivo alla Rai con la sua
avversaria. Come Berlusconi che
rifugge dal faccia a faccia con Veltroni, così in
Sicilia Raffaele Lombardo si è rifiutato di partecipare al confronto diretto su
Rai tre in programma per domani con tutti i candidati alla presidenza della
Regione. La portavoce del leader del Pd conferma che, con ogni probabilità, il
leader autonomista non ci sarà. Secondo le regole della par condicio, al
posto di Lombardo ci sarà una sedia vuota. "Non so perché non accetti di
fare un faccia a faccia in tv con me - spiega la candidata del Pd Anna
Finocchiaro - Mi ha solo fatto sapere che non vuole e basta. Peccato, ci
saremmo divertiti". Secondo la Finocchiaro, Lombardo avrebbe timore di
ritrovarsi al suo cospetto perché sa che molte delle accuse da lui lanciate
all'indirizzo della sua rivale verrebbero smontate. "Non ha perso un
momento per accusarci di cose da noi mai dette e mai pensate - aggiungono dallo
staff della Finocchiaro - Sui termovalorizzatori non abbiamo mai detto di non
essere d'accordo. Vorremmo spiegare cosa pensiamo, e cioè che siamo contro il
piano Cuffaro. E vorremmo conoscere anche il pensiero di Lombardo. Ma lui fugge
per paura. Un contraddittorio sarebbe utile per tutti". Da Lombardo, che
ieri ha firmato il patto per lo sviluppo proposto da Unioncamere Sicilia, è
arrivato solo un no secco. La sfida tra i due continua così a distanza. Prossimo
appuntamento all'Aiop-Sicilia, l'associazione che nell'Isola rappresenta 55
case di cura e che incontrerà separatamente i due candidati, oggi alle 18.30 la
Finocchiaro e venerdì alle 14 Lombardo, nella sede di Confindustria Sicilia, in
via Volta 44. "Serve un confronto chiaro sulla sanità in Sicilia - afferma
Barbara Cittadini, presidente regionale dell'Aiop - per discutere con i
candidati dei loro progetti per razionalizzare un sistema afflitto ancora da
inaccettabili storture". Sempre di sanità parleranno oggi la candidata
alla presidenza della regione del Pd e Rita Borsellino, nel ticket con la
Finocchiaro come presidente dell'Ars. L'appuntamento è a Villa Igiea, alle
16,30. Alle 17,30, Anna Finocchiaro, sempre in Confindustria Sicilia,
incontrerà il gruppo dirigente dell'associazione guidata da Ivan Lo Bello.
Quando non interviene Lombardo, è Cuffaro a prendere di mira la Finocchiaro. è
accaduto ieri per alcune dichiarazione sull'Expo a Milano. "Sono convinta
che si possa lavorare perché l'Expo 2015 possa approdare in Sicilia - ha detto
la senatrice - Ma perché ciò accada è necessario creare nell'Isola condizioni
di crescita e sviluppo. Cosa ha fatto la destra di Cuffaro e di Lombardo, per
creare queste condizioni? Non è certo utilizzando solo il 57 per cento dei
fondi europei o usandoli per corsi di formazione fantasma, finiti nel mirino
della Corte dei Conti, che si avvicina la Sicilia al resto dell'Italia".
Replica di Cuffaro: "Ci vuole faccia tosta e alla Finocchiaro certo non
manca visto che tenta di addomesticare la verità pro domo sua. Con quale
coraggio - si chiede l'ex governatore - un membro importante della coalizione
che ha sostenuto Prodi, che tanti danni ha fatto alla Sicilia oggi parli di
portare in Sicilia la prestigiosa rassegna?".
( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dramma è il
precariato" "La flessibilità non può essere una minaccia Subito interventi
su prezzi, salari, pensioni" [FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA Usciva da una
giornata da annunci ad effetto, centomila case popolari subito, liste d'attesa
nella sanità pubblica al massimo di 72 ore, cinquemila leggi cancellate con un
tratto-pen nelle mani di Bassanini. E "per ogni nuova che me ne
proporranno ne dovranno cancellare almeno dieci...". Così anche Veltroni s'è messo in condizione di fare, come Berlusconi, una smentita. "Ho detto quella frase
scherzando, per dire che, una volta cancellate le leggi, poi non dobbiamo
ricominciare a farne". DEREGULATION E' la novità ultima della campagna
elettorale veltroniana, anche se lui naturalmente si guarda bene dal pronunciare
l'aborrita parola reganiana: "Abbiamo 21mila leggi e 100mila regolamenti:
dobbiamo ridurle almeno a 2200, e che ognuna abbia al suo interno la
tempistica. Possibile che non sia ancora possibile fondare un'impresa in un
giorno?". Snellire, semplificare, sveltire. Dare al Paese "quello
shock di innovazione di cui ha bisogno". Lo shock, naturalmente, solo il
Pd è in grado di darlo, solo il Pd può "riportare l'Italia, un Paese
stanco che ha sulle spalle una scimmia goffa, il sistema politico, agli anni
più belli della sua storia". BERLUSCONI Ne dice di
tutti i colori, ma non li chiama mai per nome. Per Veltroni,
"non nominarlo è fare una campagna del 2008, non di quindici anni
fa". Berlusconi è solo "il leader del maggior schieramento avverso".
Schieramento, perchè poi "loro sono solo una somma di partiti", tanto
che la "la Lega già minaccia una crisi di governo sul voto agli
immigrati". "Loro" tornerebbero a fare quel mai il Pd
farà, "vertici, riunioni di maggioranza, verifiche". E lui, altra
citazione per Berlusconi, "continua ancora a
parlare di brogli, ha appena attaccato la presidenza della Repubblica e poi è
stato costretto ad attaccarsi al telefono per smentire...", Vogliamo
ancora continuare così, tra vertici e smentite? No, il futuro è il Pd. E lanciando
lo sguardo solo al futuro, dedicando nessuna attenzione all'avversario
principe, se non per attaccarlo en passant, Walter si dedica a proporre agli
italiani l'Italia magnifica e progressiva del Pd. PRECARIETA' E IMPRESA Avrà
anche come motivazione il recuperare a sinistra quel che a sinistra era stato
tagliato, cioè il consenso, ma al primo punto Veltroni
mette la lotta alla precarietà. Certo, "la priorità è tornare a
crescere", quel che l'Italia non è risuscita a fare quando al governo
c'erano "loro", e nemmeno con Prodi, "grande uomo di Stato che
ha risanato le finanze", che doveva litigare con "gli altri di una
maggioranza che andava da Dini, alleato oggi della Mussolini, fino a
Caruso". Ma la precarietà "è il più grande dramma sociale del Paese,
per i giovani il futuro è diventato una minaccia". Stessero tranquille le
imprese, "le aiuteremo fiscalmente per ogni precario che assumeranno, la
flessibilità non è la precarietà". Del resto, "27 paesi europei hanno
il salario minimo garantito, dov'è lo scandalo". E poi per il Pd "col
Nord Est è caduto un muro, e meno male, è importantissimo per lo sviluppo, per
la crescita del Pil che è la nostra stella polare". E poi anche i
sindacati..."il mondo non finisce tra loro e Confindustria, il Paese si
regge sugli artigiani, l'agricoltura... Non più cinquanta, ma solo dieci sigle
attorno al tavolo della concertazione". SI VINCE O SI PERDE? Si vince, si
vince, "eravamo sotto di 22 punti, siamo a un'incollatura". E se si
vince, "si governa senza inciuci anche con un voto solo", e si deve
durare: "Io ho l'età che più o meno hanno tutti i leader europei, e questo
è importante perchè un Paese non lo si cambia con una sola legislatura, un
Paese per essere governato ha bisogno di dinamicità, energia e innovazione".
C'era bisogno di nominare Berlusconi?.
( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO
IL VOTO Berlusconi, lite con il
Colle Poi si spiega IL CAVALIERE E IL QUIRINALE Telefonata Silvio prova a
smussare "Mi riferivo a Ciampi". Secca replica "Ogni Presidente
è stato imparziale" Veltroni:
"Attaccare il Capo dello Stato ci riporta indietro di un
quindicennio" "Dovremo passare per le forche caudine del
Quirinale".
E Napolitano lo bacchetta [FIRMA]FRANCESCO GRIGNETTI ROMA L'insofferenza per un
Quirinale che vigila su Palazzo Chigi è sempre stata dissimulata. Ma questa
volta, punzecchiato sulle difficoltà che potrebbe incontrare una volta tornato
al governo, Silvio Berlusconi s'è sfogato:
"Sappiamo che ogni decisione del Consiglio dei ministri dovrà passare per
le forche caudine di un capo dello Stato che sta dall'altra parte. Ricordo i
rapporti con Carlo Azeglio Ciampi". Già, Ciampi. Ci sono scappati anche i
riferimenti ai suoi anni di premier e "le guerre che si facevano per far
passare un decreto legge. Perché si discuteva. Non c'era nulla che sembrasse
necessitato e urgente". Berlusconi insomma, al
forum del Tempo, l'ha detta tutta. Che fatica le coabitazioni... Il suo staff,
però, annusa problemi e quindi scatta la precisazione del Cavaliere. "Mi
riferivo al fatto che in cinque anni di governo abbiamo avuto un rapporto
dialettico con il capo dello Stato, Ciampi. Non c'entra niente Napolitano, con
cui ho un ottimo rapporto, e a cui porto affetto e stima che so essere
condivise". Troppo tardi. Nel giro di qualche minuto il candidato premier
del centrodestra è fulminato da una nota ufficiale di Giorgio Napolitano.
"La Presidenza della Repubblica, chiunque ne fosse il titolare, ha sempre
esercitato una funzione di garanzia nell'ambito delle competenze attribuitele
dalla Costituzione senza mai sottoporre a interferenze improprie le decisioni
di alcun governo, e considera grave che le si possano attribuire pregiudizi
ostili nei confronti di qualsiasi parte politica". Una difesa a tutto
tondo dell'istituzione. Un pasticcio di cui Berlusconi
avrebbe fatto volentieri a meno. Chiama anche il Quirinale al telefono per
chiarirsi personalmente con l'attuale inquilino e ci tiene a farlo sapere in
giro. Ma già divampano le polemiche. Si scatenano in tanti a sinistra. E il più
tranchant di tutti è Walter Veltroni alla televisione:
"Che brutta smentita... Attaccare un Capo dello Stato, passato o
presente... Poi dover telefonare... Ci riporta indietro al quindicennio
trascorso". Il che, nella terminologia veltroniana, è l'insulto peggiore:
roba vecchia. L'idea che la sinistra abbia preso il controllo dei poteri costituzionali,
però, nel leader del Pdl c'è e rimane. Roberto Calderoli la spiega così:
"Il povero Berlusconi nella sua vita politica è
rimasto scottato da Scalfaro e da Ciampi, ma Napolitano ha dimostrato di essere
di un'altra pasta". Berlusconi lo ripete pure in
tv: "La sinistra ha messo le mani su tutte le istituzioni. La Corte
Costituzionale vede 11 giudici dalla parte della sinistra, contro 3 dei nostri.
"Il Csm è la stessa cosa, i sindacati pure, la grande stampa è a sinistra,
e parte dei pm non solo sono a sinistra, ma usano i loro poteri per fare lotta
politica. Quindi la situazione è obiettivamente difficile".
( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Genova
Il segretario del Pdci, docente di Diritto Romano, chiede una "moratoria
che lasci la situazione così com'è, facendo prevalere il dialogo Il professor
Diliberto sulle banchine "Sto con i portuali, a prescindere" WANDA
VALLI Il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, sta "con i portuali, a
prescindere". Lo annuncia ieri pomeriggio, all'Expò, e poi lo ripete più
tardi, nella manifestazione pubblica di piazza Matteotti per la "Sinistra
Arcobaleno", affiancato dal capolista alla Camera, Orazio Licandro, dal
numero 2, Stefano Quaranta e da Cristina Morelli, capolista al Senato. Lui che
ha rinunciato al suo posto sicuro per lasciarlo a un operaio della Thyssen, non
è pentito di quella scelta, anzi, garantisce, "ogni giorno che passa mi
sento più sollevato, nessuno potrà dire che vado a chiedere qualcosa per
me". Una scelta, sottolinea, nello stile di quello che considera il suo
maestro, Enrico Berlinguer, leader di una sinistra, partita con il Pci che,
negli ultimi venticinque anni ha subito "uno tsunami" e ora rischia
di scomparire. Per questo il voto utile è solo alla "Sinistra
Arcobaleno". Ma, intanto, ieri Genova vive lo scontro duro tra la Culmv e
l'Autorità portuale, con sciopero, minacce di altri blocchi. Che cosa ne pensa,
il giurista, Oliviero Diliberto, cattedratico di diritto romano all'Università
di Cagliari? La legge del 1994 che ha fatto nascere e ha stabilito i poteri
delle Autorità portuali, va cambiata, ragiona il professor Diliberto:
"nell'attesa, però, serve una moratoria per cui non si interviene, si
lascia la situazione com'è, andando incontro ai lavoratori". E, però, la
magistratura ha aperto un'indagine, ritiene che quei lavoratori abbiano
usufruito di favori non dovuti. Diliberto: "la magistratura deve fare il
suo corso, nel modo più indipendente e libero, per il momento, però, non si è
ancora pronunciata, quindi aspettiamo, come sempre, con la massima
serenità". Conclude: "vengo da una città di mare, conosco bene i
problemi dei portuali, me ne sono occupato per tanti anni. Adesso sono qui come
leader di una parte politica e con un solo motto "sto con i portuali, a
prescindere"". Anche perché, a suo parere, "il protagonismo dei
lavoratori è sempre un fatto positivo. Le condizioni di lavoro, di salario, di
salute sono peggiorati in tutta Europa e ancora di più in Italia, quindi
riprendere la lotta è un bene e noi siamo dalla parte di chi lotta". E dalla
parte della sinistra, per salvarla dallo tsunami. Dice Oliviero Diliberto:
"nel 1991 muore il Pci, diventa Pds, poi Ds adesso ha perso la
"s" di sinistra e non ricorda che il 35 per cento così esaltato dal
Pd, lo aveva già raggiunto il Pci nei suoi momenti più felici". Ecco
perché "il voto utile non esiste, le idee sono uguali sia alla Camera che
al Senato" e chi sta a sinistra ha una sola possibilità "la Sinistra
Arcobaleno" che, garantisce il segretario del Pdci, proseguirà nella
strada dell'unità. Previsioni? "Non azzardo nulla, dopo che nel 2006
dovevamo stravincere e fu un pareggio. Ma Genova, medaglia d'oro della
Resistenza, città solidamente di sinistra ci fa ben sperare, come altre realtà,
anche al sud". Il timore di Berlusconi di brogli
nelle urne, porta Diliberto a raccontare quello che ha scoperto pochi giorni fa
in Svizzera: "si fa incetta delle lettere per far votare gli italiani
all'estero. Si vendono a quotazioni tra i 20 e i 50 euro a lobbisti. L'ho
segnalato al ministero degli Interni, spero si trovi un rimedio". Sul G8,
Oliviero Diliberto replica a distanza a Fini: "esprimo sempre solidarietà
agli uomini delle forze dell'ordine, sono lavoratori in divisa, ma non quelli
di Bolzaneto e della Diaz". E sulla commissione d'inchiesta attacca il Pd:
"Walter Veltroni ha chiesto che sia fatta piena
luce, ma chi ha affossato la commissione è stato Di Pietro,
il suo alleato che ha votato con la destra al Senato e ha impedito che si
facesse". Ecco perché, conclude, l'unico vero voto utile è alla Sinistra
Arcobaleno. Per evitare il governo di larghe intese, "il binomio Veltroni - Berlusconi, catastrofico per l'Italia". SEGUE A PAGINA V.
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 79 del 2008-04-02
pagina 5 Voto all'estero, "cancellato" anche il Costarica di Felice
Manti Continuano le segnalazioni al "Giornale" di possibili brogli.
La Sinistra: Amato intervenga. Il Pd: tutto ok da Milano Voti comprati, schede
sbagliate, plichi in ritardo o mai partiti. Lo scandalo dei brogli legati al
voto degli italiani all'estero si allarga a macchia d'olio, mentre i primi voti
cominciano ad arrivare in Italia. Il termine ultimo è fissato per il 10 aprile.
L'inchiesta del Giornale si arricchisce di nuove testimonianze incredibili.
Come quella di Guido Colucci, residente in Costarica dal 1994. "Io ed
altri 3mila italiani non abbiamo ricevuto alcun plico - dice al telefono
Colucci - ho chiamato in ambasciata e mi hanno detto che i plichi sono arrivati
in notevole ritardo e che non c'è più alcuna possibilità di stampare le schede
in tempo. So che in Argentina sono state stampate 150mila schede in più (come
ha ricordato ieri Silvio Berlusconi, ndr) potrebbero
mandarcene qualcuna", scherza. Non c'è molto da ridere a pensare che nel
2008 a un cittadino italiano viene negato il diritto di voto. Senza speranze e
senza appello. "Mi sento menomato nel mio diritto, e peraltro non so
neanche a chi rivolgermi. E pensare che faccio parte del Comites, il comitato
degli italiani all'estero. Anzi facevo. Mi sono dimesso ieri. Ma la mia domanda
è: "E se il mio voto, o quello degli altri 3mila italiani in Costarica,
fosse decisivo?"". Già. Stessa sorte per altri 51 paesi, dal
Bangladesh allo Zimbabwe, dove secondo la Farnesina "non è possibile
votare per corrispondenza". Il Costarica si aggiunge dunque al lungo,
lunghissimo elenco di Paesi a rischio brogli, che comprende Spagna, Scozia e
Australia. Per non parlare di Usa, Francia e Canada. E ancora Venezuela e
Nicaragua, dove i nostri connazionali hanno segnalato anche ieri
"pubblicità illecita dei patronati dentro i plichi o allegate alle lettere
delle ambasciate". "Sono residente a Nizza, mi è arrivato il plico
dal consolato d'Italia di Nizza con le schede per votare e con la propaganda
del Pd", scrive il signor Danieli. La busta, che il Giornale ha visionato,
reca in effetti una scritta "vota Farina". "Sicuramente
l'addetto agli invii l'ha messo dentro per fare propaganda elettorale alla sua
idea politica", riferisce il connazionale. Anche al Centro
Italo-Venezuelano di Caracas sono di casa "esponenti della sinistra che
raccontano un sacco di "balle", mentre ben poco spazio è stato dato
alla controparte", scrive la signora Marta. C'è poi un vorticoso mercato
dei voti che interessa Inghilterra, Belgio, Brasile e Germania (come dimostra
l'inchiesta del settimanale Tempi), dove peraltro alcune schede sono anche
sbagliate. Un vulnus del quale, anche se un po' tardivamente, si è accorta
anche la sinistra. "Vengo dalla Svizzera dove so per certo che c'è una
compravendita delle lettere destinate agli italiani all'estero per il
voto", ha detto ieri il segretario del Pdci Oliviero Diliberto. "In
qualche città è a 20 euro, in altre a 30, in altre ancora a 50. Ho chiesto al
ministro dell'Interno un immediato intervento. Spero che da qui al 13 lo faccia
e spieghi come intenda garantire la correttezza". Il problema dei plichi,
come ha da tempo segnalato il Giornale, è che contrariamente a quanto prevede
la legge vengono recapitati a casa come posta ordinaria e non come
raccomandata. Qualcuna torna al consolato (solo in Svizzera sarebbero 8mila)
altre finiscono in mano a vere e proprie organizzazioni che "giraro"
i voti dietro compenso. Chi si dice ottimista è invece il Pd. "Gli italiani
che risiedono all'estero hanno già ricevuto i plichi per votare per
corrispondenza - afferma Maurizio Chiocchetti, responsabile
Italiani nel mondo per il partito di Walter Veltroni - e dalle
notizie che abbiamo sono già moltissimi gli elettori che hanno esercitato il
proprio diritto. Siamo fiduciosi sull'esito di questo voto". Insomma,
tutto bene. Come sempre. felice.manti@ilgiornale.it © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
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N. 79 del 2008-04-02
pagina 11 Solieri: "Sono schifato, non mi fido più" di Redazione
Maurizio Solieri, chitarrista solista di Vasco Rossi. "Anche lei a
chiedermi cosa ne penso dell'ultimo disco di Vasco, basta!" Veramente
volevo parlare di politica. "Oh, finalmente". Lei ci andrà a votare?
"Dipende dalla serata precedente...". Non faccia il qualunquista.
"Sì, dovrei andare". E sa chi votare? "No, ci penserò poco prima
di entrare nella cabina, deciderò all'ultimo". Menefreghismo o
indecisione? "È che il mondo politico mi fa talmente schifo che non so
davvero chi scegliere". Schifo. "Da troppi anni ci danno solo modo di
pensare che non c'è da fidarsi. Ecco, non mi fido di nessuno". Questa fa
molto disilluso, alla "Siamo solo noi". "Siamo in tanti,
comunque". Cosa dovrebbero dirle per motivarla? "Dovrebbero iniziare
a comportarsi in un altro modo, dimostrare che alle parole seguono i fatti.
Prenda le grandi opere". Prendiamole. "Ne parlano tutti in campagna
elettorale, ma poi non le fanno. Pensano solo ai soldi, al potere, ai loro
interessi". Mandiamoli tutti a casa. "Il Paese è migliore di
loro". Sicuro? "È che poi la gente si adatta, si siede, il popolo
italiano ha scarso senso civico, i giovani guardano i reality e preferiscono
guadagnare magari con una serata in discoteca, senza fatica, piuttosto che
sviluppare un talento qualsiasi". Solieri inedito: predica ai giovani come
un papà. "La politica deve mantenere le promesse". Se Berlusconi fosse una canzone? "Vedi 'o mare quant'è bello...". Veltroni? "Viva l'Italia, l'Italia liberata...". Bertinotti?
"Un canto delle mondine anni Trenta". Casini? "Una di quelle
canzoni che ascoltavo da ragazzino quando facevo il chierichetto...".
Bossi? "Ovvio: oh mia bela Madunina". Santanchè? "Allarmi siam
fascisti!". Com'è l'ultimo disco di Vasco? "Mi pare bello, ma lo sto
ancora ascoltando... Pietà!". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
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( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
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N. 79 del 2008-04-02
pagina 10 GLI INDECISI di Redazione Nonno Libero Lino Banfi... Per chi vota
alle prossime elezioni? "Sono indeciso. Mai vista una campagna elettorale
così comica, sgretolata, falsa... Eppoi sembra condotta da Umberto Eco...".
Cosa c'entrano i sociologi? "Perché uno dice una cosa e mezz'ora dopo
l'avversario la ripete a macchinetta. Mi sembra di sentire l'eco... Uno fa:
"Abbasseremo le tasse". E subito gli altri scimmiottano:
"Abbasseremo le tasse". Oppure: "Noi vogliamo una sanità che funzioni
e accessibile a tutti". E gli altri, come pappagalli: "Noi vogliamo
una sanità che funzioni..."". Programmi fotocopia, insomma...
"Esatto. C'è una novità, però: fino a ieri l'importante
era non mandare al governo Berlusconi. Ora, a sinistra, l'importante
è non mandare al governo né Berlusconi né Veltroni". Buona questa... "Sono un comico, devo saper
sdrammatizzare, no? Altro refrain dei politici: buoni propositi sempre da parte
di tutti: lotta all'evasione fiscale, lotta alla mafia, lotta al carovita.
Poi però...". Tutto già sentito troppe volte? "Sì, con qualche
sorpresa. Veltroni, per esempio, ha appena detto che
tutti i politici dovrebbero chiedere ai mafiosi di non votare per il proprio
partito". E cosa c'è che non va? "Una bella cosa ma, scusi, mi viene
da ridere". Meglio la prima o la seconda Repubblica? "La terza".
Anche lei deluso dalla Casta, insomma: ha proprio ragione Beppe Grillo?
"La gente è incazzeta veramente. Capisco lo strepitoso successo del blog
di Beppe Grillo. Però è anche troppo facile puntare il dito e gridare
"Fanno tutti schifo, sono tutti ladri"". Insomma, diserterà la
cabina elettorale? "Deciderò all'ultimo momento. Ma a proposito di
indecisione nell'urna, le recito i seguenti versi". Prego... "Se
Bertinotti si chiamasse Bertinoni. Se Pier Casini si chiamasse Casoni, non ci
sarebbero indecisioni. Per par condicio tutti in "oni". Non creerei
le solite confusioni: Walterino è solo lui: Veltroni.
Gianfranchino diventa Finoni. Pierfernandino, voilà, è Casoni. Il Silvietto l'è
lù, l'è Berlusconi. E lord Brummell Faustino è
Bertinoni. Questi cinque big so che sanno cantare. Uno canta in brianzolo, uno
in romagnolo e l'altro, il romanaccio, canta non c'è malaccio. Prima di votare,
tento una novità. Sondo: chi canta nella mia tonalità i miei quattro voti, ok,
li piglierà". Ma insomma, non mi ha ancora detto a chi va la sua
preferenza... "A tutti quelli il cui nome finisce per
"oni"". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
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N. 79 del 2008-04-02
pagina 8 Calearo, ora l'ex duro di Federmeccanica incita gli okkupanti di
Stefano Filippi L'imprenditore veneto ex centrodestra e ora capolista nel Pd
visita gli operai che da giorni presidiano un'azienda in crisi: "Tenete
duro, non mollate" Il falco che diventa colomba è come il ranocchio trasformato
in principe, roba da fratelli Grimm, una favola della buonanotte, l'ultima
speranziella per il più brutto degli scapoli. Ora al libro delle fiabe da
comodino va aggiunta la storia del "duro" di Federmeccanica che si
tramuta in paladino degli operai dopo il bacio di Walter Veltroni.
Perché qualche giorno fa nemmeno i 60 dipendenti rodigini della multinazionale
giapponese Ajinomoto credevano alle loro orecchie. Loro che da giorni occupano
l'azienda in crisi, si sono sentiti dire da Massimo Calearo: "Tenete duro,
non mollate". Continuate a okkupare. Un invito da sindacalista, che ci si
sarebbe aspettati da un Bertinotti. E invece è arrivato dall'imprenditore che
fino a poche settimane or sono era il presidente degli industriali meccanici,
che nel braccio di ferro per il rinnovo del contratto si era cucito addosso la
fama di falco, mentre adesso è una colomba che vola nell'empireo veltroniano. È
una metamorfosi completa, quella di Calearo. Fino al mese scorso aveva l'inno
di Forza Italia come suoneria del telefonino. Nel 2006 aveva organizzato nella
sua Vicenza l'assemblea di Confindustria che segnò la riscossa di Silvio Berlusconi. L'estate scorsa incitava allo sciopero fiscale
contro il governo rapace. Adesso invece ammette (Mattino di Padova di ieri) che
"quella mia frase era il raglio del mulo che stava per essere soffocato
dal peso eccessivo che trasportava". Proclama, senza troppo fair play, che
"la prima legge che proporrò è che il presidente della Repubblica sia alto
più di 1 metro e 71 cm, supertacchi compresi". E gira per le fabbriche
facendo l'agit-prop, incoraggiando la protesta dei lavoratori contro i padroni.
Così, tra le tappe del tour in Polesine, ha inserito anche la Ajinomoto
Bioitalia spa di Bottrighe (Rovigo), che produce amminoacidi per il settore
farmaceutico e alimentare, azienda controllata da una multinazionale
giapponese. Le maestranze sono riunite in assemblea permanente dal 27 febbraio,
il 14 marzo è stata annunciata la liquidazione, il rinnovo della cassa
integrazione è ancora incerto, per ora l'unico sbocco sembra la messa in
mobilità. In campagna elettorale la fabbrica è meta di un incessante
pellegrinaggio di politici. Calearo non ha voluto far mancare ai 60 dipendenti
il suo sprone: "Il vostro caso non è quello di un'azienda decotta che si
cerca di tenere in vita con le flebo ma una realtà industriale innovativa e
tecnologicamente avanzata. Per questo dovete tenere duro e non mollare perché
con il coinvolgimento delle autorità locali e nazionali si possa presto trovare
una soluzione positiva e soprattutto un compratore che possa rilevare
l'azienda". L'Ajinomoto Bioitalia è in crisi da anni, l'amministratore
Roberto Giordani ricorda che da 14 mesi si cerca invano un compratore "ma
finora tra azienda, parti sociali e istituzioni non c'è stato nessun
accordo". Piomba l'ex falco Calearo e promette che contatterà Bersani
perché "bisogna tener calda la questione e la Regione deve prolungare la
cassa integrazione a dicembre". "Voi non bloccate la produzione per un
aumento di stipendio - ha incitato l'imprenditore candidato - ma per
salvaguardare il posto. Dovete continuare a farlo fino a quando non troveremo
una cordata in grado di rilevare l'azienda. Gli elementi per crederci ci sono
tutti, c'è mercato, c'è prodotto, ci sono i clienti, presenterò questo caso
anche a livello nazionale perché si trovi una cordata interessata". Così
l'imprenditore berlusconiano diventato veltroniano, il
candidato democratico che ringrazia San Mastella di aver tolto di mezzo Prodi e
si augura che non sia rieletto Visco il dissanguatore (che gli aveva strappato
il "raglio del mulo"), continua il suo personalissimo slalom
elettorale oscillando tra i paletti di una pista che non gli è congeniale.
Un giorno va in videochat a sentenziare che "lo Statuto dei lavoratori va
certamente rivisto", un altro passa a distribuire pacche sulle spalle
delle maestranze in lotta come se si fosse appena tolto la tuta blu, mentre
evita di farsi vedere alla conferenza operaia del Pd a Brescia. "Volevamo
un candidato di discontinuità", dice il numero uno del Pd veneto, Paolo
Giaretta. L'hanno trovato. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 79 del 2008-04-02
pagina 8 "Con Illy indebitamento record in Friuli" di Mariateresa
Conti Renzo Tondo (Pdl): "Secondo uno studio della Bocconi in cinque anni
l'esposizione è cresciuta del 128%, roba da repubblica argentina" da Milano
"Avevo lasciato una Regione con un indebitamento accettabile. Adesso la
situazione è disastrosa, si è passati dai 706,36 milioni di euro del 2002 a
1.617,02 milioni di euro del 2008, più 128,9 per cento, roba da repubblica
argentina. Almeno si trattasse di indebitamento virtuoso. Invece qui, in questi
anni, non si è fatta neppure un'infrastruttura, solo immagine del presidente
con distribuzione di fondi a pioggia. Ma i friulani se ne rendono conto...
". Non lascia spazio a equivoci il biglietto da visita di Renzo Tondo,
deputato di Forza Italia uscente candidato del Pdl alla presidenza della
Regione Friuli-Venezia Giulia. Incarico non nuovo per Tondo che è già stato
presidente per due anni, prima del "caso Guerra" e dell'elezione di
Riccardo Illy. E proprio come anti-Illy l'onorevole Tondo si presenta,
consapevole com'è che in Friuli - dove il 13 e 14 aprile si vota pure per la
provincia di Udine - la partita più importante, quella per la guida della
Regione, si gioca tutta sulla capacità di convincere gli indecisi di area moderata,
stimati intorno all11 per cento. Una battaglia importante. Non a caso Silvio Berlusconi proprio a Udine, l'11 aprile, chiuderà la
campagna elettorale. "Quello che voglio far capire ai cittadini del Friuli
- dice Tondo - è che fare una scelta di campo è importante. Chi vota
centrodestra qui trova pienamente ragioni di coesione, sono con me l'Udc, i
Pensionati e anche la Destra, che pure non ha lista. Chi vota Illy deve invece
sapere che vota pure per Rifondazione comunista. Almeno Veltroni ha avuto il coraggio di smarcare Pecoraro Scanio, Giordano e
compagnia. Qui invece abbiamo persino l'assessorato alla Pace, concessione alla
Sinistra arcobaleno. Sa quale sarà il mio primo atto se diventerò presidente?
Lo abolirò, e istituirò un assessorato alla Sicurezza. Servono atti
concreti, non demagogia". Non teme che l'alleanza solo per le Regionali
con l'Udc possa creare confusione negli elettori? "Assolutamente no. Chi
vota centrodestra in Friuli trova un fronte coeso, non ci saranno
equivoci". Lei si presenta come l'anti-Illy... "Siamo del tutto
opposti, io sono figlio di questa terra, sono un piccolo imprenditore (ha un
ristorante e un'attività alberghiera, ndr) che conosce bene la realtà friulana.
Illy è un plutocrate prestato alla politica. Il dato relativo
all'indebitamento, ricavato dal bilancio regionale attraverso uno studio che
abbiamo commissionato ad un docente della Bocconi, mi sembra eloquente. La
corretta amministrazione, la pulizia morale sono tutte operazioni di immagine.
Illy è un grandissimo comunicatore, ma gratta gratta sta lasciando una
situazione disastrosa. In soli cinque anni ha realizzato da solo il 50 per
cento di indebitamento di tutta la storia della Regione. È una situazione
difficile". Scusi, onorevole Tondo, ma chi glielo fa fare? Lei era
deputato, poteva restare a Roma... "E probabilmente potevo diventare anche
sottosegretario. È quello che dice mia moglie. Ma mio padre mi ripeteva sempre:
"Nella vita devi fare quello che senti". Ecco, mi ha spinto a
candidarmi la voglia di stare in mezzo al mio popolo, il rispetto per la gente
della mia terra". Quali sono i principali problemi da affrontare? "Il
filo conduttore del mio lavoro si può schematizzare nelle tre "i":
internazionalizzazione, innovazione e infrastrutture. L'internazionalizzazione
di Illy è stata solo tartine e caviale, io invece lavorerò per le
infrastrutture nei Comuni, per fare di Trieste il porto d'Europa, per
l'apertura a Est con la Tav. Fare infrastrutture qui non è utile solo al
Friuli: questa regione non è più un punto di frontiera, ma è il centro
dell'Europa, la punta verso un mercato dell'Est che si sta aprendo e che
crescerà". Quali sono le principali infrastrutture sui cui puntare?
"Il passante di Mestre è già partito, e questo grazie a noi. C'è da ripensare
la rete ferroviaria. E poi il porto di Trieste, unico nel Mediterraneo, da
potenziare. È assurdo che le merci per arrivare a Vienna debbano passare da
Rotterdam. Infine, l'aeroporto. Occorre lavorare in sinergia con Venezia, e
creare un sistema di trasporti integrato con quello marittimo". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Bologna
L'intervento Al Pd non serve lo splitting ma una mutazione genetica FRANCO
CARINCI COME ormai ben noto al lettore, Loredana Dolci, segretaria regionale
dei Comunisti italiani, con lineare incoerenza, ha confessato che voterà per il
Pd; Mario Zani, leader storico del Pci-Pds-Ds, con consapevole
spregiudicatezza, ha dichiarato che privilegerà al Senato la Sinistra
Arcobaleno. Una doppia variante del voto "utile": ortodossa quella
della Dolci, per cui la partita deve essere condotta in una prospettiva
bipartitica (vota Pd contro Pdl); eterodossa quella di Zani, per cui la
scommessa deve essere giocata in una logica multipartitica (vota Pd per Montecitorio
e Sinistra Arcobaleno per Palazzo Madama contro Pdl). Zani l'ha fatta propria,
ma riprendendola da Gianfranco Pasquino, che di recente ha cercato di
nobilitarla dandole una dimensione non solo tattica, di ottenere un
"pareggio"; ma anche strategica, di assicurare una presenza della
Sinistra Arcobaleno in entrambi i rami del Parlamento. A me
sembra che tale variante eterodossa sia in dissonanza con quanto Veltroni proclama e predica: resuscita un anti-berlusconismo di maniera
che tutto permette ed assolve, peraltro rivelatosi largamente perdente; e dà
per affatto scontata una sconfitta, che non può essere rovesciata, ma solo
congelata con un revival di doppiezza togliattiana. Niente male: un Pd
nato per costituire una forza atta a governare o a fare un'opposizione
determinata ma costruttiva, finirebbe per puntare solo su una situazione di
stallo, drammatica per il Paese ed usurante per tutte le forze politiche. A dirla
con un pizzico di simpatetica ironia, una cosa forse comprensibile per politici
ed intellettuali, ma non per i comuni votanti alla ricerca di identità,
rappresentanza, coerenza fra il dire ed il fare. SEGUE A PAGINA IX.
( da "Manifesto, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Lettera Partito
socialista, non siamo inutili Non credo ci si possa rallegrare della situazione
della sinistra italiana. E' vero che Pd e Sinistra Arcobaleno gridano a tutta
gola che la situazione è nuova perché questa volta sono divisi e non sono più
uniti. Ma non è che questo di per sé assicuri quel ripensamento della vicenda
del governo Prodi 2 che invece si impone. Basta pensare al fatto che dal punto
di vista della composizione questo è stato il governo più a sinistra della
storia d'Italia (per la prima volta c'era tutta la sinistra alternativa) ma che
è stato altresì il governo che al momento della sua caduta registrava un tasso
di apprezzamento molto basso. In questo senso la presentazione di liste del
Partito socialista (che ricordiamo è l'unico a far parte attualmente del
Partito del socialismo europeo) può costituire una salutare provocazione
nell'ambito di tutto lo schieramento che va dal centro sinistra alla sinistra
italiana. Ci battiamo strenuamente per raggiungere quel 4% che, dopo che
qualsiasi altra forza politica ci aveva negato l'apparentamento, costituisce la
soglia per l'ingresso alla Camera dei deputati e quindi per avere voce nel
massimo organismo istituzionale e rappresentativo del nostro paese. Quello che
a me preme precisare è l'utilizzazione che faremmo del nostro successo se
raggiungiamo il 4%. Non certo un'utilizzazione solipsistica o parrocchiale.
Faremmo qualcosa di diverso e di ben più importante. Forti di un'affermazione
che smentirebbe la sottovalutazione operata nei nostri confronti dal Pd,
riproporremmo al Pd stesso non la difesa del "piccolo è bello" quanto
la riaffermazione di una "sinistra nuova" (Riccardo Lombardi), cioè a
dire una prospettiva unitaria non contro o a scavalco del socialismo europeo,
bensì coerente col socialismo europeo che sintetizzeremo col nome di Zapatero.
Solo l'affermazione del Partito socialista può provocare un processo di questo
genere e, ne sono convinto, può interessare anche ad importanti aree della
Sinistra Arcobaleno caratterizzate sia dall'interesse verso il socialismo
europeo che da un ambientalismo moderno. Pur militando in
campi diversi nessuno di noi si augura la vittoria di Berlusconi: del
resto la scelta di Veltroni di andare "da solo con Di Pietro" è stata sua, ma se
ad una vittoria di Berlusconi corrispondesse anche la sparizione del Partito socialista non
potremmo neanche avere quella prospettiva di rivincita che ho cercato
sommariamente di delineare. Come socialisti non balliamo da soli ma
lavoriamo per una prospettiva che a ben vedere riguarda tutta la sinistra
italiana. Valdo Spini.
( da "Manifesto, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Vespri Il grillismo
globale, tra fiction e realtà NormaRangeri Un ritorno ai vecchi tempi. Dopo il
replay del cavaliere contro "Santoro che continua impunemente a fare un
uso criminoso di una televisione pubblica pagata con i mezzi di tutti", in
prima serata, a Annozero, arriva la replica del giornalista, unico
sopravvissuto all'editto bulgaro (grazie alle sentenze della magistratura).
L'incombenza è riservata a Marco Travaglio, pronto a rinfrescare la memoria al
pubblico della tv sull'esistenza in Italia di un "caso Berlusconi".
Citando l'appello con il quale Sylos Labini, Galante Garrone e Norberto Bobbio,
nel 2001, si rivolgevano agli italiani per invitarli a votare contro Berlusconi, Travaglio elenca le ragioni che indussero i tre
intellettuali a schierarsi. Così risulta evidente come nessuna di quelle anomalie
si sia nel frattempo sciolta, ma, al contrario, rafforzata dall'espandersi del
potere berlusconiano (Mediobanca, Endemol...). E oggi, morti i grandi vecchi, a
raccoglierne il testimone restano poche e isolate voci (Antonio Di Pietro,
Furio Colombo, Eugenio Scalfari, Barbara Spinelli, Paolo Flores d'Arcais).
Parlando di Un paese in bilico (titolo della puntata), come succede da qualche
tempo nel programma di Santoro, l'arringa contro la partitocrazia è affidata a
Beppe Grillo, ai suoi comizi in giro per l'Italia. Ma, per quelle strane
alchimie del palinsesto, un esempio transoceanico del grillismo internettiano
era in onda su un canale Sky, con L'uomo dell'anno, (2006), un film del
democratico moderato Barry Levinson, con Robin Williams e Christopher Walken.
E' appunto la storia di un comico della tv, subissato da e-mail che lo incitano
a candidarsi alla presidenza degli Stati uniti. "Sono stufo della
partitocrazia", "se uno spende duecentomila dollari per la campagna
elettorale poi dovrà trovare il modo di ringraziare chi glieli ha dati",
dice il candidato Tom Dobbs, che se ne va in giro su un pullman, accompagnato
dallo staff dei suoi autori. Questa squadra di esperti di comunicazione
televisiva, vorrebbe vederlo sferrare battute cattive, come succede nel
talk-show, ma il comico-candidato resiste, vuole parlare solo di contenuti. E'
la parte più interessante del film. Grillo e Dobbs recitano lo stesso copione:
"Berlusconi e Veltroni sono uguali, come il loro programmi", "repubblicani e
democratici hanno gli stessi programmi". Alla fine Dobbs trionfa perché
rompe le righe, sale sul palco, occupa i minuti riservati agli altri due
candidati nel faccia a faccia finale, realizzando la simbiosi perfetta tra
piccolo schermo e politica, tra linguaggio comico e contenuto
elettorale. E la sua battuta sembra tutta nostra: "ma non è pazzesco che a
dare le notizie siano i comici?". nrangeri@ilmanifesto.it.
( da "Manifesto, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Duello
virtuale Silvio e Walter replicanti in tv Norma Rangeri Silvio Berlusconi e Walter Veltroni contro la
partita di Champions Roma-Manchester. Due appuntamenti televisivi con
l'emozione da una parte sola. Da separati in casa, uno dopo l'altro, i leader
dei due schieramenti si sono presentati al pubblico della prima serata di
Raidue, attori all'ennesima replica. Oltretutto, replica per replica, quella del Commissario
Montalbano, in onda contemporaneamente su Raiuno, prometteva contenuti più
forti. Sfumato il faccia a faccia per la clamorosa fuga dello showman,
tramontata l'illusione di assistere a un botta e risposta, i duellanti si sono
presentati davanti alle telecamere per la prima di una lunga serie di tribune
elettorali, come deciso dalla commissione parlamentare di vigilanza. "Uno
dopo l'altro come dal dentista", scherza Berlusconi.
La sfrenata autonomia degli organizzatori di questo tour televisivo si è però
impegnata nell'individuare dei giornalisti senza peli sulla lingua, veri
mastini del contraddittorio politico, uomini per nulla legati al carrozzone
della lottizzazione. Nello studio allestito con la fantasia di un ufficio
postale, benedetti dalla direttora di Rai-parlamento, Giuliana Del Bufalo (che
si autonomina casalinga di Voghera per sparare sulla par condicio, come usano
le casalinghe), a rivolgere le domande ai rappresentanti del popolo sono stati
scelti i direttori di Tg1 e Tg2. Il primo nominato dal defunto governo di
centrosinistra, l'altro delegato di An all'informazione. In compagnia di due
habitué del piccolo schermo, Marcello Sorgi e Stefano Folli. Si accenna alla
polemica con il Quirinale: "Con quale spirito tornerà a palazzo
Chigi?". Si osa addirittura: "che ne pensa del suo avversario?".
Berlusconi beve volentieri i due amabili aperitivi di
Folli e Mazza, sproloquia snocciolando "rialzati Italia", "il
tedesco paga 3000 euro per lo stato, noi 4500", prendendo la tangente
della digitalizzazione della pubblica amministrazione. Poi scivola felice sul
Tibet proposto da Riotta, e plana su Sorgi che lo interroga sulla sua voglia di
vincere. Con il candidato del Pd si replica. Se "il principale avversario
dello schieramento avverso" (Silvio), aveva ripetuto "alzati
Italia", Veltroni offre la variante
"l'Italia deve crescere", seguito da "non è possibile che a
crescere sia il Pil degli altri paesi", oppure "si deve votare per
l'apertura di un nuovo ciclo politico". Non bisognava attendere la
conferenza stampa di ieri per sapere quel che i due politici avevano da dire.
Tutto perfettamente normale. L'informazione televisiva è la camera di
compensazione della propaganda politica, naturale che il clou della campagna
elettorale, il momento più importante della comunicazione politica, si risolva
in una passerella dove megafonare slogan e promesse. La scena dello scontro a
distanza ne è l'imbarazzante epilogo, e i telegiornalisti che lanciano richiami
struggenti al Cavaliere perchè ci ripensi e alla fine si convinca al match, lo
è ancora di più. Così appare addirittura come un colpo di genio, l'espediente
escogitato da Enrico Mentana che a Matrix, l'11 aprile, monterà due interviste,
precedentemente registrate con Berlusconi e Veltroni. Politica virtuale al quadrato.
( da "Manifesto, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Uno schema in
crisi ovunque ora arriva da noi. Ma fuori tempo, gli schieramenti troppo simili
tra loro". "Il Cavaliere non è più l'autobiografia italiana. Walter
non mi convince, ma crea mobilitazione". Parla lo storico Giorgio Galli Un
bipartitismo finto e tardivo Gabriele Polo E' stato il teorico del
bipartitismo, per anni lo ha considerato il punto d'approdo più efficace per le
democrazie occidentali. Ora, Giorgio Galli, quel bipartitismo lo vede
annaspare: "E' in crisi profonda, sta perdendo di senso, perché gli
schieramenti che si affrontano in realtà sono sempre più simili tra loro, nelle
pratiche politiche e nei programmi. Pur dentro un sistema capitalistico
comunemente accettato, fino alla fine degli anni '70 i due schieramenti rappresentavano
modi diversi d'amministrare la realtà: da un lato accumulazione e
conservazione, dall'altro distribuzione e progresso. Ora questo schema non
funziona più, è andato progressivamente in tilt con l'era Reagan-Thatcher.
Questo manda in crisi l'essenza stessa della democrazia occidentale. Il
paradosso è che noi stiamo arrivando al bipartitismo proprio mentre perde
ovunque senso. Come al solito arriviamo in ritardo". Perché il
bipartitismo è diventato una dialettica simulata? Perché è entrato in crisi? La
democrazia occidentale cresce nell'incontro tra movimenti collettivi per
migliorare le condizioni di lavoro e di vita con intellettuali innovatori e
ribelli. Secondo me questi due soggetti sono cambiati profondamente e si sono
separati tra loro. I movimenti collettivi sulle condizioni materiali di lavoro
e di vita tendono a difendere piuttosto che a innovare. Sono diventati
prudenti, chiusi in se stessi. Tra gli intellettuali la tendenza a essere
integrati ha preso il sopravvento su quella a essere critici e ribelli. E poi,
al fondo, il progresso è un concetto non più universalmente accettato e
praticabile collettivamente. La crisi del progresso è la crisi della crescita
capitalistica? Sì. Paradossalmente gli intellettuali ribelli hanno pensato troppo
spesso che il capitalismo fosse in difficoltà, magari definitiva. Ora è in
difficoltà davvero e gli intellettuali tacciono. E' in crisi soprattutto perché
- come ha visto bene Marx sulla globalizzazione - nel momento in cui conquista
il mondo, perde la sua dinamicità economica e anche i movimenti collettivi
risentono di ciò, lo percepiscono e si ritraggono nella conservazione di ciò
che hanno. Di quel poco che hanno. Ma ci sono molti che hanno ben poco da
difendere, la precarietà della vita e del lavoro dovrebbe spingere al
cambiamento.. Il punto è che quando prevale l'idea che le condizioni di vita
non si possono migliorare - se non per via individuale e competitiva - chi ha
qualcosa da difendere lo fa, chi no si arrangia. E poi, c'è il problema della comunicazione
delle proprie aspirazioni. Il proletariato di fabbrica non sarà stato magari
l'erede della filosofia classica tedesca - e qui Marx è stato smentito - ma
aveva un luogo di aggregazione, di azione comune. Oggi questo c'è molto meno.
Se poi passa l'idea che le condizioni di vita non possono migliorare, subentra
la rassegnazione. L'idea della fine del progresso non porta con sé la
sollevazione o la ribellione, anzi. Insomma, il capitalismo non è più dinamico,
ha una tendenza alla stagnazione più che allo sviluppo, l'alternativa non è più
visibile, per di più c'è una sensazione di diffuso timore per il futuro. In
questa situazione c'è una peculiarità tutta italiana? Ce ne sono molte.
Potremmo parlare della lunga tradizione trasformista o del più recente sistema
televisivo in mano da un lato a un uomo solo e dall'altro lottizzato dai
partiti. Ma mi limito a indicare una specificità tutta nostra, cioè il peso
delle gerarchie ecclesiastiche. Della chiesa cattolica che non orienta tanto le
persone quanto il ceto politico, perché il ceto politico ne tiene
eccessivamente conto, al punto che Zapatero sembra un marziano qui da noi.
Veniamo agli schieramenti elettorali. Berlusconi
condiziona la vita politica da più di un decennio, come se tutto ruotasse
attorno a lui. E' così solo per effetto delle sue tv, o perché ha incarnato una
parte profonda della società italiana, magari la sua zona più grigia? Non credo
che Berlusconi rappresenti l'odierna autobiografia
italiana, ma è vero che può rispecchiare l'immaginario di piccoli e medi
imprenditori, operai o poveracci che sperano di avere successo, insomma i self
made man, o presunti tali. Per questo ha grandi risultati soprattutto al nord.
Difficile per la sinistra recuperare in questo bacino sociale e culturale, in questo
mondo che vive un'illusione di benessere individuale e nella paura di perderlo.
Dall'altra parte Veltroni sta
costruendo un partito in campagna elettorale. Cosa inedita. Sì, una situazione
particolare. A suo modo Berlusconi, quando è 'sceso in campo' ha fatto un'operazione analoga,
usando però come perno l'azienda. Veltroni invece
centra tutto sui comitati elettorali diffusi e una certa mobilitazione la crea.
Forse un precedente è il De Gaulle dell'Unione per la Nuova Repubblica. Di
certo Veltroni ha saputo trasformare un problema in
un'opportunità: costruire un nuovo soggetto sulla debolezza organizzativa e di
consenso degli apparati di partito, persino usando un po' il vento
dell'antipolitica e la critica ai partiti. E comunque vadano le elezioni il suo
argomento di partenza sarà l'aver recuperato una parte consistente della
distanza dal centrodestra. Ma in Italia può funzionare un modello obamiano? In
campagna elettorale sicuramente sì. Se poi raggiunge o supera il 35 per cento,
e Berlusconi ottiene una maggioranza risicata, si
pongono le premesse perché funzioni, anche nel lungo periodo. Ma è difficile
ipotizzare il futuro, d'altra parte ovunque i partiti tradizionali sono in
crisi. Mentre il bipartitismo si afferma da noi quasi fuori tempo massimo, questo
modello di partito leggero arriva come lo spirito del presente. L'Italia è
depressa, una mucillagine secondo il Censis: condivide questo ritratto? E' la
versione italiana di quella tendenza generale di cui parlavamo prima, la crisi
del progresso, il venir meno della convinzione che il futuro sarà sempre meglio
del presente. Forse noi ne risentiamo un po' di più, ma non siamo i soli malati
del mondo. Poi ci sono gli specifici politici. E qui insisto: uno dei fattori
più pesanti della nostra stasi è rappresentato dall'eccessivo spazio che viene
dato alla chiesa di Roma, anche sui media. Sarà mica una notizia da apertura
del tg che il papa ha fatto la via Crucis: la fa ogni anno. E' uno degli
aspetti di una scarsa cultura della cittadinanza: dal dopoguerra agli anni '70
eravamo in ascesa, poi ci siamo fermati. Politicamente e culturalmente. Per
insufficienza della classe dirigente? Ricordo sempre che quando c'è stata la
riunione tra Andreotti e la delegazione del Pci per la formazione di quello che
poi sarebbe stato il governo Dc sostenuto con il voto esterno dei comunisti,
Andreotti chiese in premessa se ci fossero delle obiezioni sulla sua persona.
Berlinguer rispose di no. Avrebbe dovuto dire sì. Che cosa resta in questo
paese dell'ipotesi socialista? Potrebbe rimanere il concetto del controllo del
potere. Del potere reale, cioè dei grandi gruppi economici. Senza quel
controllo dal basso viene meno la credibilità della democrazia rappresentativa.
In fondo, è un'eredità che deriva dal migliore pensiero liberale, secondo cui
la politica doveva controllare il potere dove stava davvero. Ha funzionato tra
l'800 e il '900 quando la gran parte del potere si concentrava negli stati ed
era un potere politico. E veniva messa in pratica attraverso il voto, arrivando
al suffragio universale. Adesso abbiamo grandi concentrazioni di potere
economico. Ma mentre sembra irrealizzabile o fallimentare la pianificazione
economica o la nazionalizzazione generalizzata, bisogna cercare il modo di
ottenere un controllo sulle concentrazioni di potere che veda la partecipazione
dei cittadini: è un problema di aggiornamento della democrazia e di sua futura
credibilità. Che poi è il tema della democrazia odierna, vista la profonda
crisi della rappresentanza. Il cittadino deve poter controllare il potere dove
si esercita concretamente. Se il potere sta nei grandi gruppi economici, deve
esercitare lì il suo controllo, perché lì vengono prese le decisioni che
riguardano la sua vita quotidiana. Altrimenti la sua percezione è che lo fanno
votare tante volte, ma inutilmente. E alla fine non vota più. Il meccanismo
della democrazia rappresentativa è nato in una società semplice dove l'80 per
cento delle risorse erano concentrate nell'agricoltura: è stata una macchina
ben costruita ed è i miracoloso che sia arrivata fino alla società
post-industriale. Ora siamo a un bivio. O si affidano le decisioni a un'élite
sempre più ristretta (potenzialmente autoritaria, castale) oppure dobbiamo dare
ai cittadini la possibilità di decidere, prima avendo le informazioni
necessarie e poi votando i cda dei gruppi che gestiscono i beni comuni. Se non
riusciamo in questo salto di qualità, rassegniamoci al declino della
democrazia. Per esempio, la politica fa la riforma sanitaria, ma poi chi
designa gli amministratori degli ospedali? Un tempo erano i partiti, oggi sono
piccoli gruppi di potere: Mastella l'ha fatto rozzamente, Formigoni qui in
Lombardia lo fa in maniera sistematica e "pulita": ma un ente
pubblico deve essere gestito pubblicamente, con il voto dei cittadini. E' un
percorso complesso, ma l'unico che può fare un salto di qualità alla
democrazia. Del resto, alle sue origini, è stato ostacolato anche il suffragio
universale, che poi per molto tempo ha funzionato bene. Il voto resta il
meccanismo di partecipazione da cui non si può prescindere. Solo che oggi va
articolato sui poteri reali. A proposito di voto. C'è qualcuno l'ha convinta
fino in fondo in questa campagna elettorale? Nessuno fino in fondo. Ma non
credo nemmeno che nessuno lo pretenda.
( da "Manifesto, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tesoretto Spenderlo
bene senza perdere tempo Galapagos Il tesoretto c'è e anche anche nel 2008
dovrebbe essere consistente: la conferma l'abbiamo avuta con i dati diffusi
negli ultimi due giorni. Lunedì gli uomini di Padoa Schioppa ci hanno fatto
sapere che anche in marzo le entrate fiscali sono andate molto bene (+10,1% sul
marzo 2007) nonostante il forte rallentamento dell'economia. Ieri, invece, ci
hanno detto che migliora il fabbisogno di cassa che in marzo risulta inferiore
di 4,9 miliardi a quello dello stesso mese dello scorso anno. Insomma, i conti
pubblici godono di una buona salute e quest'anno, salvo tracolli dell'economia
reale, il rapporto deficit/Pil potrebbe perfino essere inferiore a quello
(1,9%) del 2007 che a consuntivo è risultato inferiore di mezzo punto (oltre 8
miliardi di euro) a quanto concordato con la Ue. Ieri i dati Istat sulla
crescita delle retribuzioni contrattuali hanno confermato che i salari
seguitano a rincorrere vanamente l'inflazione ufficiale, senza mai riuscire a
sopravanzarla. Ma c'è di peggio: il dato nazionale sull'inflazione sottostima
il reale aumento dei prezzi dei prodotti che costituiscono il paniere dei
consumi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Insomma, l'erosione del
potere d'acquisto non si limita al 3,3% di marzo (correttamente segnalato
dall'Istat, come variazione media dei prezzi per l'intera collettività) ma si
avvicina a una percentuale almeno doppia che penalizza ancora di più il
"reddito fisso". Insomma, il vero problema è quello di un livello retributivo
"inadeguato", per dirla con le parole di Giorgio Napolitano. Che
oltretutto deprime la domanda interna e amplifica il rallentamento della
crescita economica e impone che il governo (benché in ordinaria
amministrazione) vari dei provvedimenti compensativi per chi a partire dal 2002
ha visto il potere d'acquisto ridursi progressivamente. Il deterioramento del
quadro congiunturale e la forte crescita dei prezzi erano visibili da parecchi
mesi. Ma il governo Prodi non si è mosso (a parte pochi spiccioli) e la
sinistra ha fatto ancora meno per convincerlo a imboccare un'altra strada. A
spuntarla nei mesi scorsi è stato Padoa Schioppa, accanito sostenitore del
risanamento dei conti pubblici. E la sinistra lo ha lasciato fare con
"l'attenuante generica" che i numeri "veri" sono stati
gelosamente custoditi dal ministro dell'economia che prometteva un futuro
migliore (la distribuzione del tesoretto) solo quando l'extra gettito fosse
consolidato. E la sinistra "antagonista" mandava giù il boccone
soddisfatta di poter contare qualcosa nella stanza dei bottoni, di nenniana
memoria. Ieri - dicono le cronache - in consiglio dei ministri
sull'alleggerimento del carico fiscale per i dipendenti (previsto dalla
finanziaria, ma non solo) si è discusso molto. Ma alla fine è uscita fuori una
soluzione molto politica, utile solo a Veltroni: concordare con l'opposizione riduzione fiscali sui carburanti e
sulle tariffe di gas e luce. Se Berlusconi non
accetterà, Veltroni farà festa, mentre la sinistra rimpiangerà (speriamo) di non
aver fatto cadere "da sinistra" il governo Prodi, ma di essersi
trovata di fronte, all'improvviso, a una situazione creata da un Clemente
qualsiasi.
( da "Manifesto, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scontro in Consiglio
dei ministri: per i rappresentanti della Sinistra è il momento di sostenere i
redditi di lavoratori dipendenti e pensionati, il ministro dell'Economia
resiste ma non convince nemmeno i moderati Chiti e D'Alema Padoa non molla il
tesoretto Offerta al Pdl Compromesso: Prodi propone di votare insieme un decreto
per contenere prezzi e tariffe dell'energia Roma Alle liti in Consiglio dei
ministri il governo Prodi era abituato e ieri sul carovita il copione è stato
rispettato con in più la libertà degli ultimi giorni di campagna elettorale.
Ministri contro, con Tommaso Padoa Schioppa rigido nel ruolo di custode dei
conti (che pure vanno bene) e i rappresentanti della Sinistra arcobaleno (che
dopo il passaggio del Pdci Bianchi al Pd sono rimasti in tre: Ferrero, Pecoraro
e Mussi) ostinati nel chiedere un segnale per le famiglie in crisi da
inflazione. La novità è che un paio di ministri del Pd si sono schierati con i
colleghi della sinistra. Vannino Chiti avrebbe fatto notare come l'intervento
di sostegno al reddito sia in realtà un impegno del governo. Sta scritto nella
finanziaria 2008: l'extragettito fiscale va destinato prima al conseguimento
degli obiettivi di riduzione del debito e subito dopo "le maggiori entrate
sono destinate alla riduzione della pressione fiscale nei confronti dei
lavoratori dipendenti". Anche Massimo D'Alema avrebbe preso la parola
sostenendo che si tratterebbe oltretutto di misure popolari, non da buttar via
per chi deve recuperare consensi elettorali. L'emergenza si chiama costi
dell'energia. L'aumento dell'inflazione registrato dall'Istat è trainato dal
costo del petrolio. Per la sinistra l'intervento del governo dovrebbe essere a
più ampio raggio e prevedere la destinazione di tutto il tesoretto alle
detrazioni per i lavoratori dipendenti e i pensionati. "I soldi ci sono,
bisogna destinare subito il tesoretto ai più deboli" ha detto il ministro
Paolo Ferrero, protagonista dello scontro con Padoa Schioppa - "un vivace
scambio di opinioni, secondo Ferrero, visto che Padoa "frena
moltissimo". "E' assurdo che si annunci questo o quello all'indomani
del voto del 13 aprile e non si dia invece corso a quanto stabilito con la
Finanziaria", ha detto Ferrero, "la lotta all'evasione ha dato i suoi
frutti ora bisogna ridistribuirli". Sulla stessa linea il ministro Fabio
Mussi: "Il Pd annuncia per maggio, in caso di vittoria, interventi per
minori entrate e maggiori spese per decine di miliardi di euro. Si potrà fare
qualcosa già adesso per le famiglie che non ce la fanno? Sono veramente
sorpreso dalla differenza tra gli annunci prossimi futuri e quello che non si
fa ora. Viene il sospetto che le promesse di Veltroni siano buone fino al 14 aprile". Ma è Padoa Schioppa il
vincitore dallo scontro in Consiglio dei ministri. Il governo al momento si
concentrerà sulla "sterilizzazione della quota fiscale di prezzi e
tariffe", come spiegato dal ministro Giulio Santagata nella conferenza
stampa di palazzo Chigi. Un intervento che si immagina limitato ai costi
dell'energia e che non dovrebbe incidere più di tanto sul tesoretto. Se un
intervento ci sarà, perché il governo intende prendere sul serio l'impegno al
solo disbrigo degli affari correnti e dunque Romano Prodi ha annunciato che
chiederà all'opposizione di votare insieme le misure anti inflazione che
dovrebbero essere contenute in un prossimo decreto. "Siamo un governo in
uscita", ha detto Santagata, "la decisione è quella di elaborare una
serie di possibilità e strumenti da proporre all'opposizione". Che al
momento però non sembra affatto disponibile. "Non so nulla di questo
decreto legge - ha detto a caldo Silvio Berlusconi -,
questo governo sui prezzi non ha fatto niente". E anche al di là dei toni
da campagna elettorale del cavaliere, il popolo delle libertà non può certo
permettersi di firmare un provvedimento con il centrosinistra ad urne quasi
aperte. Dall'altra parte Veltroni non inizierà certo
adesso a vantare la sua parentela prossima con il governo Prodi: un
provvedimento finalmente popolare però non gli farebbe certo male. A. Fab.
( da "Manifesto, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scripta manent Il
Massimo della Letizia Luca Fazio Fantascienza, ragazzi! Ma prima cominciamo da
una notizia cattiva (anzi idiota) che arriva dal capoluogo toscano, e da una
cattivissima che arriva dalle colline bolognesi, dove abita Michele Serra che
detesta Milano, sentimento più che legittimo ma che andrebbe nutrito
aggiornando il parco luoghi comuni, altrimenti finisce che uno si arrabbia per
niente. La prima la leggiamo su il Firenze (quotidiano del gruppo E Polis) e
protagonista è lui, Graziano Cioni, l'assessore alla Vivibilità della feroce
giunta guidata dal Pd: "Multe ai mendicanti per strada, la nuova battaglia
dello sceriffo". Per i democratici fiorentini, "la situazione
dell'accattonaggio è diventata insostenibile", soprattutto "dopo che
una donna non vedente si è ferita inciampando su un mendicante", per cui
"una norma porrà un divieto per chi mendica sdraiato in strada...".
In piedi? No comment (ci penserà Veltroni). No
comment anche per Michele Serra che su la Repubblica racconta Milano
ispirandosi all'assunto Napoli/mandolino con affondi poetici tra cui uno dei
più originali recita "i cittadini milanesi taciturni, le commesse ombrose
e restie al saluto...". Ok, arrivederci e grazie. Tiriamoci su
senza cambiare giornale, perché Bossi c'è ed ancora il re del cabaret: "Berlusconi va a Piacenza e vuole piacere, passa da Lodi e
vuole lodare". A proposito di lodare, come non accorgersi che dietro ai
reciproci salamelecchi per la vittoria dell'Expo si sta palesando qualcosa di
mostruso che assomiglia al Veltrusconi clonato da Newsweek ma è addirittura
peggio? Sembra l'invasione degli ultracorpi, ma provate un po' a guardare la
prima del Corriere della Sera...Donna Letizia riceve un bacio obliquo che
sembra un sussurro dal leader Massimo, e proprio di fianco Giannelli dipinge
una vignetta che guarda al futuro: Moratti, indicando Berlusconi
con il globo sulle spalle verso il 2015, dice "è Milano che regge le sorti
dell'Italia nel mondo", e D'Alema chiede se "reggerà fino al
2015". Forse da via Solferino, scherzando, vogliono suggerire che questo
Veltrusconi non gode di ottima salute, ecco perché si comincia a origliare
"dietro le quinte" del Pd per raccogliere i malumori del loft:
"Walter e il fuoco amico: non mi farà mettere all'angolo"; già, si
mastica amaro da quelle parti, "non si è mai vista una guerra in cui,
mentre l'esercito combatte, i colonnelli sparano al generale". A
rinfrancare la truppa ci pensa quel trascinatore di Dario Franceschini su La
Stampa: dice a Bersani (critico per la mosciaggine di Walter) che "Al Pd
basta essere nuovo e concreto". Jena, che fiuta puzza di cadavere, rincara
la dose: "Veltroni non intende polemizzare con
D'Alema che gli ha bocciato lo slogan e con Bersani che l'ha invitato a
cambiare passo. Però si è già comprato un giubbotto antiproiettile". Che
non servirebbe contro le granate di Boselli, che suggerisce un titolone così:
"Berlusconi ha già vinto ed è solo colpa di
Walter". Ma se così stanno le cose, vuol dire che non c'è più il futuro di
una volta, e allora - anche se gli ultracorpi non sono ancora maturi - ci si
può già sbizzarrire a riscrivere il titolo della sceneggiata, come fa l'Unità a
proposito dell'Expo: "Il successo bipartisan dà una mano a Milano e
all'Italia". A proposito di Grossa Coalizione, un consiglio al direttore
di Liberazione, che vorrebbe fare causa al Newsweek perché il marchio
"Veltrusconi è roba nostra": visto che è andata così (ormai lo sanno
tutti), perché non depositare il marchio del nuovo ultracorpo che si profila
all'orizzonte? Tipo: il Massimo della Letizia, o D'Alematti da legare?
Scherziamo. Silvio è giovane e non ha già vinto, e poi non è tutta colpa di
Walter.
( da "Manifesto, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Verba votant Bel
fioeu "Se uno vuol votare Casini, magari perché è un bel fioeu lo faccia
alla Camera, non al Senato". L'ultima scoperta di Berlusconi
sul voto disgiunto riporta in auge un vecchio lombardismo di repertorio. Già
nel 2000 il Cavaliere sponsorizzava l'ex sindaco di Milano Albertini così:
"E' un bon fioeu". Un bravo figlio. Mica bello però. "Bravo
figliolo" fu definito anche il presidente della provincia di Palermo
Musotto, che gli aveva appena combinato un gran casino dentro Forza Italia.
Capitò a Rutelli in campagna elettorale all'autodromo di Imola di venir
osannato così dalle signore presenti: "Sei proprio un bel figliolo".
L'espressione può intendersi in senso letterale. Ma non viene mai sola, specie
quando si scende a sud dove sfuma nel "bravo raghezzo" di Banfi
("Veltroni ha la faccia da bravo raghezzo",
ha detto di recente l'attore) e ha la rima che merita. "Bravo
ragazzo" è da sempre uno dei tic verbali di Cossiga, che negli anni ha
riservato l'ambiguo appellativo a: Nando Della Chiesa ("è un bravo ragazzo
ma ha le idee confuse"), Leoluca Orlando ("ma non ha capito quanto
danno ha fatto nella lotta contro la mafia"), Di Pietro ("ma non si può chiedergli di fare professione ideologica"),
Rutelli ("ma non sa nemmeno quello che dice") , Casini ("ma non
gli si può chiedere di fare qualcosa che intralci l'ascesa di Berlusconi"), Fini ("ma del tutto a digiuno di politica
estera"), Veltroni ("ma il suo vero mestiere è quello di operatore
cinematografico"). Alberto Piccinini.
( da "Manifesto, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il candidato
ambientalista: "Paul Ginsborg ha ragione. Basta con le scuse, l'unità è
irreversibile" Cento: "Dopo il voto avanti a sinistra" Matteo
Bartocci "Dopo il 13 aprile non ci sono più scuse per nessuno. Il progetto
della Sinistra arcobaleno deve andare avanti. Mi auguro che tutti partecipino
all'assemblea nazionale di Firenze organizzata da Paul Ginsborg e lo dichiarino
prima del voto. Io ci sarò". Paolo Cento, candidato ambientalista in
senato, accoglie le osservazioni dell'associazione "per una sinistra unita
e plurale": "Il risultato elettorale avrà un suo peso ma è importante
chiarire che il processo della Sinistra arcobaleno è irreversibile. E'
necessario quindi darsi da subito un momento di confronto sul futuro che finora
è mancato". Perché è mancato? Va dato atto ai gruppi dirigenti dei vari
partiti di aver fatto in due mesi un percorso che andava iniziato un anno fa.
La crisi di governo ci ha costretti ad accelerare e la fretta ha evidenziato
tutti i limiti e i ritardi che avevamo accumulato. Però dopo il voto non ci
possono più essere scuse per nessuno. Per questo confido molto nell'assemblea
del 19 aprile. Sei candidato in Emilia Romagna. Una di quelle regioni dove è
possibile il voto disgiunto del Pd a favore della Sinistra. E' un ragionamento
limpido e trasparente. Noi chiediamo il voto sia alla camera che al senato
perché solo con un risultato positivo si può ragionare serenamente sul dopo.
Sappiamo però che ci sono molti indecisi che sceglieranno il Pd alla camera per
battere le destre anche se il "voto utile" non ha senso, visto che la
scelta solitaria di Veltroni consegnerà Montecitorio a Berlusconi. Al
senato ogni voto per la Sinistra arcobaleno contribuisce a sottrarre seggi
decisivi al Pdl. Ed è positivo che qui in Emilia ci siano stati alcuni appelli
pubblici di questo tipo. Anche perché c'è il valore aggiunto rappresentato da
Rita Borsellino, una delle poche candidature indipendenti che intrecciano la
società civile e la lotta alla mafia. Il voto a Sinistra è l'unico voto
contro Berlusconi, dici. Anche perché Pd e Pdl già parlano
di dialogo sulle riforme? Il problema è molto semplice: dopo il 13 aprile il Pd
guarderà a sinistra o procederà al grande "inciucio" col
centrodestra? Ogni voto per noi rafforza l'autonomia della sinistra e impedisce
quelle grandi riforme economiche e istituzionali che Pd e Pdl rischiano di fare
insieme. Al di là di chi governerà formalmente, non escludo infatti che ci sarà
un governo di fatto, che attraverso le "larghe intese" affronti i
temi sociali e ambientali in un modo solo. Le candidature nel Pd di Ichino
rispetto all'articolo 18 o quelle di Calearo e Colaninno rendono evidente
l'obiettivo di smantellare la legislazione sociale. E il cosiddetto
"ambientalismo del fare" si occuperà del resto. Ogni voto per noi è
un investimento per il conflitto sociale. La battaglia non si fa solo in
parlamento. Visto che ti trovi in una regione rossa, che ne pensi dell'appalto
aggiudicato alle coop per la base di Vicenza? Lo abbiamo sempre detto: quella
base al Dal Molin non va fatta. L'esito dell'appalto dimostra che non porterà
nemmeno un beneficio economico alle popolazioni visto che arricchirà le grandi
imprese cooperative che gestiranno i lavori. Come sottosegretario fai parte di
un governo molto impopolare. E' una zavorra che avverti in campagna elettorale?
E' un peso collettivo. Il governo Prodi non ha risposto alle aspettative di
cambiamento sociale e civile del 2006. Gli elettori però ormai sono consapevoli
che si è chiusa la stagione delle coalizioni onnicomprensive. La sinistra ora
riconquista la propria autonomia, ha un programma chiaro e torna nella società
sapendo che i conflitti e le trasformazioni non si gestiscono per forza stando
al governo. Registro una percezione diffusa che il governo è stato messo in
crisi da chi lo voleva spostare più a destra: Dini, Fisichella e Mastella hanno
fatto il lavoro che il Pd non poteva fare direttamente.
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-02 num: - pag: 1 autore: di ALDO GRASSO categoria: REDAZIONALE I leader in tv
Gli inutili e tristi duelli a distanza N el duello televisivo a distanza, chi
ha vinto fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni? Ma c'è una domanda ancora più importante: servono questi duelli
a spostare voti? Francamente ho qualche dubbio. CONTINUA A PAGINA 8.
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-02 num: - pag: 1 autore: di
GIOVANNI SARTORI categoria: REDAZIONALE LA STRATEGIA DEL PD STRANE ELEZIONI
SENZA BATTAGLIA I n vita mia di elezioni in giro per il mondo ne ho viste
parecchie, se non altro per dovere professionale (le studiavo). Eppure la
campagna elettorale in corso non cessa di stupirmi: è sicuramente la più strana
che io abbia mai visto. Di regola, nelle democrazie "normali" le
elezioni sono il momento del combattimento, della guerra senza esclusione di
colpi. Ma subito dopo la guerra finisce. Abbastanza spesso chi ha perso
"concede" e si rallegra con il vincitore. Dopodiché il leader
sconfitto non passa a gestire in Parlamento una "opposizione-
rivincita" ma un'opposizione senza barricate che non subordina il bene del
Paese al bene della sua parte. In Italia abbiamo invece capovolto tutte queste
regole. Dalla seconda metà degli anni 90 il rapporto tra governo e opposizione
è sempre stato di guerra continua; dopodiché a Prodi subentra un Veltroni che combatte un'elezione quasi senza combatterla:
nomina il meno possibile il suo principale avversario, non risponde o risponde
debolmente (senza contrattaccare) ai suoi attacchi. Diciamo che questa è una
strategia irenica (in greco irene è pace). è una strategia vincente? Per chi si
trova a dover risalire una china di circa 7 punti percentuali di svantaggio
direi proprio di no. Non so chi abbia suggerito a Veltroni
la strategia soft, morbida e in sottotono, che ha perseguito sinora. Forse è Veltroni stesso che l'ha ricavata dai sondaggi, e cioè
dall'esistenza di un largo pubblico esasperato e stufo della litigiosità
continua dei nostri politici. Questa esasperazione c'è; ma i dati bisogna
saperli interpretare. Io, per esempio, li interpreto così: che mentre gli
italiani sono stufi della rissosità quotidiana, in tempo di elezioni hanno pur
sempre bisogno di un combattimento, di botte e risposte, atte a chiarire le
idee. Invece Veltroni batte le piazze illustrando il
suo programma. Uno sforzo generoso ma poco redditizio. Per rendersene conto
occorre identificare i criteri del voto. Che può essere: 1) retrospettivo,
punisce o premia il già fatto; 2) proiettivo o novitista, il votante spera e
crede in un candidato; 3) identificato, il voto fisso di chi sposa una fede o
bandiera a vita. Va da sé che il terzo tipo di voto ci interessa poco; così
come va da sé che il voto retrospettivo e proiettivo si mescolano anche se in
proporzioni diverse. Ed ecco un'ulteriore stranezza. Veltroni
gioca tutte le sue carte sul voto proiettivo, sulla novità. Così scarta il voto
punitivo, il consuntivo sul passato. Certo, risvegliare la memoria può essere
pericoloso anche per la sinistra. I1 breve governo Prodi non lascia un buon
ricordo, e la sinistra al governo è stata troppo di sinistra. Al che Veltroni può rispondere che il malgoverno e non-governo di Berlusconi per 5 anni di fila è stato molto peggiore, e che lui della
sinistra "troppo sinistra " si è liberato. Resta, però, che il voto
"in avanti " si impernia sulla credibilità e sull'affidabilità dei
candidati. E come si accerta questa credibilità? Ovviamente sulla base
delle promesse che in passato hanno mantenuto o tradito. La stranezza è,
allora, che Veltroni punta su una fiducia-sfiducia
sulla quale si imbavaglia. Regalando così al Cavaliere una verginità che non
merita. Temo che ormai sia tardi per rimediare. Ma forse non è tardi per dare
più grinta e mordente a una campagna elettorale troppo flaccida.
( da "Messaggero, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pa
separate) tra Veltroni e Berlusconi. Il leader Pdl
ha criticato l'ex Presidente Ciampi ("con lui forche caudine"). Il
segretario del Pd: "Così si torna indietro". Napolitano ha
commentato: "Parole gravi". Poi, in tv Berlusconi assicura che
avrà la maggioranza anche in Senato, mentre Veltroni spiega il suo
rinnovamento.
( da "Messaggero, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ad
aprire la polemica è stata una lettera di Berlusconi, anticipata
nei giorni scorsi, che sarà inviata agli elettori romani. Il Cavaliere
attaccava a testa bassa l'amministrazione di Roma targata Veltroni, parlando di
"disastro". Da qui la risposta di Bettini, braccio destro del
segretario del Pd.
( da "Messaggero, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
leader Pdl critica l'ex capo dello Stato. Poi telefonata di chiarimento al
Colle. Veltroni: così indietro di anni Tensione Berlusconi-Quirinale Il
Cavaliere: forche caudine con Ciampi. Napolitano: parole gravi.
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-02 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Par condicio L'Osservatorio di Pavia: Tg1 equilibrato sui leader
MILANO - Dopo le polemiche sugli "squilibri" nella presenza dei partiti
nei telegiornali, l'Osservatorio di Pavia promuove il Tg1. è la stessa testata
a far sapere che in tutte le edizioni del Tg1, dall'11 al 31 marzo, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni risultano alla pari con il 33,2 per cento dello spazio a loro
dedicato. Sempre in base ai dati dell'Osservatorio, seguono Casini dell'Udc
(10,5 per cento), Bertinotti della sinistra Arcobaleno (9,3), Boselli del
partito socialista (2,9) e Daniela Santanché della Destra (2,6). Gli
squilibri in vari tg erano emersi dai dati dell'Agcom, che ieri ha replicato
alla "contestazione tanto veemente quanto infondata" di Antonio Di
Pietro. Secondo il leader dell'Italia dei Valori, l'Autorità per le garanzie
nelle comunicazioni sarebbe "uno sperpero di denaro pubblico", come le
altre autorità che "tutelano solo i partiti". L'Agcom ha ribattuto di
aver preso "decine di decisioni atte a far rispettare la legge. è proprio
grazie agli interventi dell'Autorità che l'onorevole Di Pietro ha potuto fruire
di precisi spazi di recupero in tv". Ma Di pietro rilancia: "L'Agcom
è inutile perché non serve allo scopo. Essa sostiene che verifica tutte le
inadempienze in tema di par condicio. Ma è questo il punto: una volta fatti gli
accertamenti essa non è poi in grado di farli rispettare".
( da "Messaggero, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA - "Non
sono per niente la fotocopia di Bossi, che è un amico a cui voglio bene. Non mi
risulta che Bossi volesse bruciare il Colosseo anche perché il Colosseo è fatto
di pietre e marmi e non si possono bruciare. Quando non si hanno argomenti ci
si attacca a tutto". Così il leader del Pdl Silvio Berlusconi risponde a Goffredo Bettini. Il braccio destro di Walter Veltroni, in una lettera agli elettori romani (in risposta ad un'analoga
iniziativa del Cavaliere), aveva accusato Berlusconi e Bossi
di disprezzare Roma. L'ex premier ha dunque voluto replicare alle accuse del
Pd. Insieme a lui anche Paolo Bonaiuti: "Ormai la sinistra fa
polemiche su tutto, ma ciò vuol dire che non si discute più delle cifre e dei
dati e che si torna alla vecchia politica". Con il Cavaliere si schiera
tutta Forza Italia, e in particolare il vicecoordinatore azzurro Fabrizio
Cicchitto, secondo il quale Bettini "non fa altro che buttarla in
caciara". Critiche che evidentemente non hanno scoraggiato l'esponente del
Pd che è tornato alla carica e ha allargato il campo geografico dell'attacco
all'alleanza tra Lega e Pdl: "La destra è nordista. La destra considera il
Mezzorgiorno d'Italia un peso ed un problema, e non una terra meravigliosa,
piena di ricchezze e di talenti, che va solo organizzata meglio e sostenuta
nelle sue ambizioni di sviluppo".
( da "Messaggero, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIA TERRACINA
ROMA In serata, nella Conferenza stampa Rai, Silvio Berlusconi
appare di ottimo umore. Eppure, la giornata è stata densa di tensione a causa
di una frase, che ha pronunciato durante un "forum" a Il Tempo.
Argomento, "le istituzioni, che non sono certo dalla nostra parte, ma sono
occupate dalla sinistra", con un attacco all'ex presidente della
Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. "Sarà molto difficile svolgere il
compito del governo del Paese - sospira - e non si potranno fare leggi che poi
non devono passare sotto le forche caudine del Capo dello Stato. Mi ricordo con
Ciampi...". Tanto basta per far scattare la precisazione da parte del
Quirinale, che non ha gradito le allusioni del Cavaliere. "Sono parole
gravi", è il commento di Napolitano. Ma arriva anche una nota nella quale
si ribadisce che "la presidenza della Repubblica, chiunque ne fosse il titolare,
ha sempre esercitato una funzione di garanzia nell'ambito delle competenze
attribuitele dalla Costituzione senza mai sottoporre a interferenze improprie
le decisioni di alcun governo e considera grave che le si possano attribuire
pregiudizi ostili nei confronti di qualsiasi parte politica". Il disagio è
palpabile. Tanto che Berlusconi capisce che è meglio
raffreddare e distinguere. Per questo, stila un comunicato nel quale spiega:
"C'è una frase che potrebbe dare luogo ad interpretazioni. Mi riferivo al
fatto che in cinque anni di governo abbiamo avuto un rapporto dialettico con il
Capo dello Stato, Ciampi. Non c'entra niente Napolitano, con cui ho un ottimo
rapporto e a cui porto affetto e stima che so essere condivise". E più
tardi, il portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti, fa sapere che Berlusconi ha anche telefonato al presidente della
Repubblica "per chiarire il senso del suo intervento". Chiarimento
accettato, anche se il Quirinale ha tenuto a difendere sia la
"terzietà" dell'istituzione, sia l'operato di Ciampi. "Non c'è
mai stato accanimento contro chicchessia, la presidenza della Repubblica segue
soltanto la Costituzione", è la precisazione. L'incidente si è consumato
durante il "forum" del quotidiano romano. "Andiamo a palazzo Chigi
sapendo che non andiamo ad una festa", premette Berlusconi,
prima di attaccare il predecessore di Napolitano sulla difficoltà di fare certe
leggi e certe riforme. "Sappiamo che il Consiglio dei ministri non potrà
approvare nulla che non debba passare sotto le forche caudine di un Capo dello
Stato che sta dall'altra parte. Ricordo il rapporto con Ciampi",
ribadisce. Poi, la pioggia di precisazioni. Insomma, giornata complessa per
l'ex premier che in serata torna ad accusare "la sinistra di avere
occupato tutte le istituzioni", evitando però accuratamente ogni accenno
al Quirinale. In mattinata, mette invece in guardia dal rischio brogli
elettorali. "Li temiamo dovunque, sulla questione degli italiani
all'estero ci è arrivata la notizia di 150.000 schede in più che sono state stampate
in Argentina", denuncia. Poi, ammette che "sì, con questa legge il
risultato in Senato "è incerto perchè si decide su poche regioni che sono
in bilico", salvo poi ribadire, durante la conferenza stampa Rai, che
"il Pdl è comunque certissimo di vincere anche a palazzo Madama". E,
tuttavia, non dimentica il suo nuovo afflato bipartisan chiedendo la
collaborazione degli avversari sulla giustizia e sulle riforme. "Sulla
riforma dell'architettura istituzionale o su una profonda riforma dell'ordinamento
giudiziario, che bisogna riportare ad essere ordine come previsto nella
Costituzione, sarebbe opportuno fare un accordo bipartisan con
l'opposizione", spiega, pur ripetendo che "Di Pietro, con il quale Veltroni ha siglato l'accordo
elettorale, mi fa orrore perchè è il simbolo del giustizialismo". E in
televisione il leader del Pdl assicura massima apertura nei confronti degli ex
alleati dell'Udc di Casini, pur ricordando: "Noi non abbiamo deciso di
lasciar fuori alcun alleato, è stata una decisione loro". Poi però
torna a sottolineare "i mille ostacoli che i centristi opposero alle
riforme del mio governo". Tuttavia, la governabilità è la governabilità. E
allora meglio essere magnanimi. Eccolo quindi assicurare: "Se volessero
tornare con noi, le porte non sono aperte, ma spalancate".
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-02 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Berlusconi: la precarietà non è il male
assoluto E su Casini: se dovesse tornare per lui porte spalancate Confronto a
distanza a Saxa Rubra tra i due candidati premier. Berlusconi:
Walter ha dato una scossa ai sondaggi ROMA - Il minimo di distanza che li
separa è 20 metri. Ma nessuno dei due vede fisicamente l'altro. Berlusconi esce dagli studi di Saxa Rubra e pochi secondi dopo entra Veltroni. Ingressi separati. L'accordo con i rispettivi staff,
dall'azienda Rai, è stato rispettato. Nessuno dei due aveva voglia anche solo
di sfiorare l'avversario. Ieri sera chi sperava in un imprevisto, anche una
sola stretta di mano, è rimasto deluso. Tutto è filato via liscio come
l'olio: i due competitor negli stessi studi per almeno un'ora (Veltroni arriva poco dopo il Cavaliere, segue l'intervista a
Berlusconi da un monitor Rai) ma nessun contatto. Alla
fine è il leader del centrodestra a ironizzare sulla tempistica del mancato
incontro. Il leader del Pd sta per mettere un piede dentro, lui ha già un piede
fuori campo: "Sembra di essere dal dentista, avanti il prossimo.. ".
Ed è senza sorprese anche la trasmissione. Il leader del Pdl parla
dell'avversario in toni non polemici, lo elogia persino all'inizio, "ha
dato una scossa ai sondaggi, con buoni risultati per il suo partito, solo che
poi ha commesso alcuni errori drammatici, imbarcare i radicali e il peggio del
peggio giustizialista, ovvero Di Pietro, smentendo non solo quella cultura
liberale che ha sbandierato per mesi, ma anche la promessa di correre da
solo". Il concetto che il Cavaliere ripete sino all'ossessione è quello
delle "due sinistre": quella della "realtà", del governo
Prodi, e quella "delle parole", di Veltroni,
"che è anche un bravissimo comunicatore, ma vuole farci credere che la
prima non esiste, quando invece tutti i ministri del governo Prodi sono
candidati con lui". Conclusione: "I giochi di artificio del leader
del Pd sono finiti, Veltroni è intriso come gli altri
di una cultura che richiama l'ortodossia marxista, non è certo San Paolo
folgorato sulla via di Damasco". Davanti alle telecamere di Rai2, e ai
suoi "domandatori ", come chiama i giornalisti che lo intervistano,
il Cavaliere aggiunge che "se mai Casini dovesse tornare le porte sono
sempre aperte, anzi spalancate ". E torna su un argomento che nei giorni
scorsi è stato materia di critiche reciproche con il Pd, quello del precariato
giovanile: "Non mi sembra questo male assoluto che denuncia sempre la
sinistra, io la vedo in un altro modo. L'80% dei giovani che ottengono un
contratto a progetto vengono alla fine assunti a tempo indeterminato". Nel
pomeriggio è invece un forum nella redazione de Il Tempo l'appuntamento
principale. Berlusconi si dice preoccupato "per
il pericolo delle schede bianche", l'ipotesi che possano essere più del
previsto. Critica la scelta del Viminale, che "ha sbagliato a definire una
scheda elettorale con un lunghissima e indistinta teoria di simboli politici,
che genererà solo confusione". Quindi l'ormai ricorrente carico di
preoccupazione per la responsabilità di governo: "Andare a Palazzo Chigi
non sarà una festa, sarà come portare una croce pesante e dolorosa, tutti i
cittadini italiani dovrebbero essermi grati per quello che mi appresto a
fare". Quindi l'argomento forse più nuovo delle ultime ore di campagna
elettorale del Cavaliere: i costi della politica, la promessa di "abolire
le consulenze degli enti pubblici, le comunità montane, le inutili
Province". Insomma "faremo un bel bucato, una bella pulizia",
senza dimenticare di citare "che è stato Veltroni
ad aumentare in Campidoglio del 243% le spese per consulenze, facendole
lievitare a oltre dieci milioni di euro ". Marco Galluzzo.
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-02 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Su "A" Marcorè: stimo Mara
Carfagna MILANO - "Veltroni è un caterpillar, ma non so se voterò". Valerio Mastandrea,
protagonista del film Non pensarci, confida i suoi dubbi ad "A", il
settimanale diretto da Maria Latella, in edicola da oggi: "Ho votato
sempre a sinistra, Berlusconi non lo voterei mai. Nel 2006 ho votato Prc".
Sostiene Veltroni Neri Marcorè, che vede "troppi
nani e ballerine. Ma bisogna anche distinguere: la Carfagna fa politica con
serietà".
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-02 num: - pag: 9 categoria:
ALTRI OGGETTI drammatizzato la precarietà dei giovani, non ha irriso
l'avversario (senza mai nominarlo), ha parlato di valori, di rinnovamento, non
ha rinunciato al "ma anche", ha proclamato una lotta alla mafia. Berlusconi è stato misurato (non si è mai abbandonato all'affronto
folcloristico), è sembrato abbastanza disteso, quasi fosse già investito da
doveri istituzionali. Come nel caso del salvataggio di Alitalia. Si è congedato
con una battuta felice: "Avanti il prossimo, sembra di essere dal
dentista". Veltroni si è smarcato da Berlusconi
ricordando anche la differenza di età, ha invocato una netta discontinuità con
il passato. Impossibile sapere ora quale pubblico abbia seguito le due
conferenze stampa ma l'impressione è che qualche voto in più di Berlusconi l'abbia portato a casa. Ma in tv vige una regola ferrea,
così riassumibile: all'umiliata location corrisponde un umiliato interprete,
cui corrisponde un umiliato spettatore. Mi spiego: la conferenza stampa della
Tribuna elettorale, diretta da Giuliana Del Bufalo, era immersa in un'atmosfera
di mestizia, di ufficiosità, la perfetta rappresentazione della par condicio.
Che è un capitolo umiliante dell'informazione tv; segno di immaturità delle
istituzioni. Per non saper essere leali, ci facciamo del male. Era triste la
"casalinga" Del Bufalo, erano tristi i quattro moschettieri e i due
candidati, eravamo tristi noi tutti. Sembrava di essere in uno studio
dentistico. Aldo Grasso Incontri digitali in videochat oggi alle 12. Inviate le
vostre domande già dalle 8 Roberto Maroni.
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-02 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Il commento Duelli a distanza inutili è la mestizia da par condicio
SEGUE DALLA PRIMA Come ormai è appurato, la tv incide solo sugli indecisi. I
convinti si convincono sempre di più quando appare il loro leader. Berlusconi ha usato un tipo di comunicazione poco consona
agli indecisi, i quali hanno soprattutto bisogno di sognare. è stato sul
generico (contro il "voto inutile", i punti del Pil, il suo status di
"fungibile"), ha attaccato il governo Prodi, la sinistra, l'avversario (Veltroni è stato gratificato di
"illusionista" ma anche di "buon comunicatore"), nelle
risposte ai giornalisti ("domandatori" li ha definiti) è sempre sceso
in particolari tecnici, tipo lista della spesa. Veltroni si è
presentato dando del tu a tutti: "Ciao Marcello (Sorgi), ciao Gianni
(Riotta), ciao Mauro (Mazza), ciao Stefano (Folli), ciao Giuliana (Del
Bufalo)". Dimostrando un eccesso di contiguità con persone che dovrebbero
invece tenerlo d'occhio. Ha sapientemente.
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-02 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Il caso Il numero due del Pd favorevole alla proposta. La
Gagliardi: sono intristita, la scuola è trattata in modo sciocco e ridicolo
"In piedi quando entra il prof", Franceschini apre al Cavaliere
"è un gesto intelligente e dovuto". No da Mussi: idea di Sarkozy, ma
l'autorità non si impone ROMA - Tutti in piedi, entra il professore. A proporre
di tornare a una certa formalità a scuola è Silvio Berlusconi,
intervistato nella videochat del Corriere. è una questione di "rispetto
", per l'ex premier e candidato del Pdl, che però precisa di non sentirsi
un "parruccone". L'idea di tornare al saluto solenne non è una
novità. Fece scalpore in Francia Nicolas Sarkozy che propose, durante la
campagna elettorale, di ritornare al "lei" tra insegnanti e alunni. A
Parigi stanno mettendo a punto un vero e proprio piano per i ragazzi che
prevede oltre alla Marsigliese anche alcune regole di comportamento. La proposta
di Berlusconi sembra avere un appeal bipartisan.
Questione di un po' di educazione, secondo il vicesegretario del Pd Dario
Franceschini, che - interrogato a Porta a porta sull'idea del Cavaliere - si
sbilancia: "Alzarsi in piedi è una cosa intelligente e dovuta nei
confronti di chi come il maestro o il professore, in molti casi, è una
personalità importante nella formazione di un ragazzo". Anche se, ammette
Franceschini, "non si può introdurre con decreto". Non è così
propenso a metter gli alunni sull'attenti il ministro dell'Università Fabio
Mussi, candidato con la Sinistra Arcobaleno: "Lo propose Sarkozy e ora mi
sembra che persino quando entra lui non si alza in piedi più nessuno.
L'autorità non si impone e l'autorevolezza neppure, in una società in cui la
scuola ha perso il senso della sua missione, della nobiltà del suo
compito". Ma Mussi non è contrario solo alla proposta berlusconiana. è
anche più seccato per "la disinvoltura con cui tutti i candidati lanciano
i loro fuochi d'artificio": si riferisce all'idea veltroniana di abolire
le tasse universitarie. "Mi sono battuto per mantenerle come sono, nella
media europea peraltro, e per avere più soldi per la ricerca e l'Università.
Valgono un miliardo e mezzo di euro, come pensa di
recuperarlo Veltroni, in un Paese dove non si riescono neppure a pagare tutte le
borse di studio dovute?". Anche Rina Gagliardi, storica firma di
Liberazione e senatrice di Rifondazione, è "intristita" da come la
scuola viene trattata in questa campagna elettorale: "Sciocca e ridicola.
Bisogna che gli insegnanti tornino a essere rispettati dalla società per il
loro ruolo, bisogna ricostruire un clima culturale di ammirazione nei confronti
della scuola e di quanti hanno in mano la testa dei nostri figli". Sono
polemici i sindacati: se si vuole ridare credito e autorevolezza alla scuola
"la cosa più urgente da fare è riconoscere il valore del lavoro degli
insegnanti, anche attraverso l'incremento degli stipendi", chiede Massimo
di Menna, della Uil. Silvio Berlusconi ha una
"visione da fiaba della scuola ", protesta Enrico Panini della Cgil.
Mentre la Gilda è più possibilista: "C'è bisogno di rimettere a posto
l'educazione e il rispetto, senza ovviamente tornare all'autoritarismo - dice
Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda- ma ogni maestro e professore può
scegliere i mezzi e le forme migliori per insegnare l'educazione". Gianna
Fregonara.
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-02 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Veltroni: chi si astiene poi non può
lamentarsi "No a grandi coalizioni, insieme solo per le riforme" Il
leader del Pd: avrei voluto fare il duello televisivo. La par condicio? Non
c'entra niente ROMA - Stringere la mano all'avversario negli studi Rai?
"No grazie" declinava Walter Veltroni al
mattino, a chi gli chiedeva se a Saxa Rubra avrebbe incrociato il favorito.
Perché concedere la foto opportunity a chi ha rifiutato un (vero) duello
televisivo? "Bertinotti e Casini lo hanno fatto, perché noi no? La par
condicio non c'entra niente". In Rai, alle nove e dieci della sera, Walter
Veltroni ci arriva scortato dai fedelissimi Verini, Roscani, Coldagelli,
Martino e Ilaria Capitani, in tempo per studiarsi Berlusconi in
diretta tv in una saletta riservata, sgranocchiando salatini. Il Cavaliere esce
ed entra lui, la sigla non è allegra ma lo sfidante sorride, si lancia a passo
spedito verso i giornalisti che lo aspettano al varco dietro al tavolone rosso
Ferrari e li saluta per nome con il tu, ciao Stefano (Folli), ciao
Gianni (Riotta), ciao Mauro (Mazza), ciao Marcello (Sorgi). La quinta stretta
di mano è per la moderatrice Giuliana Del Bufalo, nella parte "casalinga
di Voghera ". Come posso chiamarla, segretario? "Eccellenza",
rompe il ghiaccio il leader pd, in look fotocopia di quello sfoggiato da Berlusconi, abito blu, camicia celeste, cravatta bluette a
simil-pallini. Capelli pettinatissimi, si nota l'abbronzatura conquistata sul
palco dei comizi mentre gli spettatori non vedono l'immancabile mocassino
elettorale, che ha toccato il suolo di 87 province. Duello a distanza su Rai
Due, in sfortunata coincidenza con la sfida Roma-Manchester. Stasera per chi
tifa? "E che domanda, quando c'è una squadra italiana che gioca non si
discute neanche". Gli chiedono della soglia 35 per cento fissata da Goffredo
Bettini, al di sotto della quale la sua leadership potrebbe vacillare. E Veltroni: "Noi le elezioni le vogliamo vincere...
Grazie al nostro coraggio politico ora siamo lì, a una incollatura gli uni
dagli altri". Ma quando la domanda è insidiosa, la risposta è necessariamente
evasiva. A Napoli vorrà Bassolino sul palco? "Sinceramente al palco ancora
non ho pensato". Rimarca che la crescita del Paese è la sua priorità,
chiarisce che non intende aumentare le tasse sulle rendite finanziarie, prende
a modello di governo la conquista bipartisan dell'Expo di Milano, loda Letizia
Moratti però i complimenti di Berlusconi, che ne ha
riconosciuto le doti di "grande affabulatore", non li ricambia. E se
pure il Cavaliere "picchierà agli occhi", lui porgerà l'altra
guancia. La grande coalizione? "No, questo Paese non ha bisogno di
un'altra transizione ". Difende Prodi e punzecchia D'Alema. Poco efficace
lo slogan Si può fare? "è una valutazione estetica e come tale
opinabile". Se qualcuno lo vede stanco è perché arriva da una giornata
infernale in cui si è paragonato a Martin Luther King, si è scagliato contro i
"seminatori di odio" del Pdl, ha visto crescere "quasi
plasticamente " il consenso per il Pd, ha accolto sul pullman Serena
Dandini e si è appellato agli italiani indecisi: "Se ti astieni non puoi
lamentarti se le cose vanno in un certo modo ". L'ultimo appello è una
chiamata alle urne: "Italiani, andate a votare...". Monica Guerzoni.
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-04-02 num: - pag: 46 categoria:
REDAZIONALE # Novità Giuseppe: "La collaborazione Chiesa-comunisti mi
affascina". Francesco: "No alla pancia, sì ai baffi stalinisti"
Povia e Baccini rifanno Guareschi I due cantanti interpretano Don Camillo e
Peppone nel video "Uniti" Il clip, che ripropone la saga del parroco
e del sindaco comunista, è ispirato al brano che Baudo non ha voluto a Sanremo
MILANO - Don Camillo e Peppone, la saga del parroco e del sindaco comunista in
un paesino della Bassa, creata da Giovanni Guareschi e poi amplificata dalla
fortunata serie cinematografica interpretata da Fernandel e Gino Cervi, rivive
in un sorprendente video realizzato da Giuseppe Povia e Francesco Baccini su un
brano che Baudo non volle a Sanremo. "Uniti" è il titolo della
canzone che viene illustrata dai due cantautori-amici facendo parlare-cantare
Povia in abito talare e cappello da arciprete dal pulpito di una chiesetta di
paese, e Baccini dalla tribuna d'un comizio comunista con tanto di fazzoletto
rosso e baffi alla Stalin. Enunciano concetti contrapposti dai rispettivi
pulpiti, ma poi si siedono al tavolo di un'osteria davanti a due bicchieri
(vino per il compagno, acqua per il Don) e cercano insieme soluzioni. "Lo
spirito di questa collaborazione chiesa-comunisti mi ha sempre affascinato -
spiega Povia -. I film di Don Camillo e Peppone me li fece scoprire mia madre.
Così, dopo aver scritto con Baccini il brano "Uniti", abbiamo cercato
una situazione che simboleggiasse il contrasto fra due poteri forti e opposti,
ma anche la necessità che tesi e antitesi a un certo punto si incontrassero
nell'interesse comune. Perché era il buon senso che ispirava Don Camillo e
Peppone che da una parte si insultavano, ma nei punti importanti collaboravano.
Nella realtà il giusto e lo sbagliato sono assai difficile da distinguere: è
evidente che il giudizio sull'aborto cambia se a praticarlo è una ragazzina di
16 anni che ha fatto un sbaglio o una donna in carriera che vuol solo
salvaguardare il tenore di vita". "Ecco - prosegue Povia - tutti
abbiamo degli scopi, ma è da come li conseguiamo che si misura il nostro
valore. Più in generale la canzone e il video sostengono che bisogna dialogare
sulle cose che ci uniscono e non su quelle che dividono. Solo così si
costruisce. Oggi siamo un Paese che assomiglia a una casa che crolla e
all'interno gli abitanti litigano e basta. Io non mi vergogno di dire che mi
batto per 3 cose: famiglia, ricerca e sanità. Mi piace
un'Italia con Veltroni da una parte e Fini- Berlusconi
dall'altra che si accordano per risanare il debito senza troppe
chiacchiere". A un certo punto il prete e il comunista si scambiano di
bicchieri: il prete beve vino il sindaco acqua. "Più aumentano i mezzi di
comunicazione, più sparisce la comunicazione. In quel contesto il prete
e il comunista si scontrano in un dialogo che però è totale e costruttivo".
Baccini, nei panni di Peppone: "Mi sono rifiutato di metter su la pancia
finta, ma sui baffi stalinisti non ho lesinato - scherza -. Mi sono divertito a
rappresentare un contesto umano e comunicativo, una chiesetta, un paesino,
affetti familiari, incontrato con un parlamento che sembra una classe delle
medie dove si lanciano aeroplanini di carta. Il video cade in una campagna
elettorale che per fortuna ha toni diversi dal passato e dove l'idea
dell'unione per risolvere le emergenze sembra farsi strada. Ma il messaggio è
chiaro: la Chiesa e la sinistra sono dalla parte dei deboli, e questo le può
unire". Amici Giuseppe Povia e Francesco Baccini in una scena del
videoclip di "Uniti", canzone scartata allo scorso Sanremo Mario
Luzzatto Fegiz.
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-02 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Lettera aperta Bettini scrive ai romani "Silvio non è
credibile" "Cari elettori romani, Berlusconi vi ha
scritto cercando di demolire il lavoro per Roma che per sette anni Veltroni ha svolto con tanta passione, generosità e produttività. Sono
sicuro che tanto malanimo sarà da voi naturalmente respinto". Inizia così
una lettera aperta a tutti i cittadini romani scritta da Goffredo Bettini,
coordinatore nazionale del Pd, e pubblicata sul sito del partito. "è così
grottesco il quadro che la destra di Berlusconi e
Alessandra Mussolini fa di Roma- si legge- che non ci sarebbe bisogno di
rispondere. Noi confidiamo sulla saggezza del popolo romano che ha espresso
sempre un gradimento per il sindaco che va oltre il 70%". Bettini
sottolinea come "con Veltroni Roma è enormemente
cresciuta e migliorata, il Pil è cresciuto il doppio della media italiana.
L'occupazione è aumentata di 184.000 persone, più di quanto sia aumentata in
tutto il territorio nazionale nei 5 anni nei quali ha governato Berlusconi. Sono nate nuove imprese, più di 3 volte rispetto
al resto del Paese". "Il turismo- sottolinea l'esponente pd- ha avuto
un balzo in avanti enorme, grazie anche alle notti bianche e alla Festa del
Cinema. L'Ici è la più bassa tra le grandi città. C'è in campo la costruzione
di una rete di metropolitane. Dal 2001 sono aumentati del 137% gli asili nido.
E la spesa per i disabili del 95%. Infine ci sono oltre 100.000 persone
assistite in più. Per l'emergenza abitativa sono stati dati circa 75.0000
buoni-casa e si sta realizzando un piano per l'affitto o vendita di 10.000 case
popolari entro il 2011". Bettini continua così: "Certo la crescita di
Roma crea ogni giorno nuovi problemi. E fa bene Rutelli ogni giorno a segnalare
il suo impegno per realizzare quella "rivoluzione" del quotidiano che
può migliorare ancora la vita concreta dei romani. I romani hanno potuto
toccare con mano l'atteggiamento della destra a fronte di questo sforzo serio e
quotidiano di cambiare la città. Solo "No". No al Prg, no
all'Auditorium, no alla cultura, no ai parcheggi, no a più taxi. No, solo no.
In nome di che? Di un altro progetto?". "Si sta vedendo - prosegue
Bettini - qual è il loro progetto. Odiano il cinema e la grande cultura ma
piace loro il gioco d'azzardo. Per parlare di Roma occorre credibilità. Come
può avere credibilità agli occhi dei romani Berlusconi
che è la fotocopia di Bossi? Bossi disprezza Roma. Voleva bruciare il Colosseo,
la definisce ladrona, ha intenzione di colpirla e indebolirla. Berlusconi non può che seguirlo su questa strada. Anche se
sarà in contraddizione con i suoi elogi al Sindaco di qualche anno fa. Perchè
Bossi comanderà ed è decisivo nella sua alleanza di governo. Vi arriverà la
lettera di Berlusconi dunque, ma sono fiducioso che
per la destra saranno soldi (tanti!) buttati". Stratega Goffredo Bettini.
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-02 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Pd Il coordinatore: "La destra dà un quadro grottesco di
Roma" Dopo Silvio, Bettini: guerra di lettere Dopo la lettera di Berlusconi, anche Goffredo Bettini - coordinatore nazionale
del Pd - scrive ai romani. E la sua, naturalmente, è una risposta al leader del
Pdl: "Berlusconi - si legge nella missiva - ha cercato di demolire il lavoro per Roma che per sette anni Veltroni ha svolto con tanta passione. Sono sicuro che tanto malanimo
sarà da voi respinto e che i loro saranno soldi buttati". Bettini insiste:
"Il quadro che la destra dà di Roma è grottesco. Berlusconi è la
fotocopia di Bossi, che voleva bruciare il Colosseo. Odiano il cinema e
la grande cultura". A PAGINA 2 Servizio.
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-02 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Pdl L'opera dovrebbe collegare tutta la provincia. Il leader di An:
niente pedaggio "Un secondo anello per il Raccordo" Alemanno: una
nuova infrastruttura lunga 120 chilometri per liberare Roma Tre anni per il
progetto, cinque per i lavori: spesa prevista di 5,7 miliardi di euro Per il
candidato alla Provincia Alfredo Antoniozzi "il Gra, ormai, non basta più:
serve una nuova opera per il traffico" Era il 18 marzo del 2004, cantiere
della terza corsia del Raccordo Anulare, altezza Castel Giubileo. Quel giorno,
a sorpresa, Silvio Berlusconi - all'epoca presidente
del Consiglio - tirò fuori dal cilindro l'ennesimo colpo: "Costruiremo
anche il secondo raccordo anulare ". Oggi, quattro anni dopo, quel
progetto torna d'attualità, rilanciato dalla componente di Forza Italia dentro
al Pdl e inserito nel programma del candidato alla Provincia Alfredo Antoniozzi
e di Gianni Alemanno per il Campidoglio. La premessa, sostanzialmente, è
questa: visto che il Gra non basta più, visto che Roma fuori dall'anello è una
realtà e che i paesi limitrofi alla capitale sono cresciuti a dismisura, serve
un altro "cerchio ", più grande e più esterno. Si chiamerà, qualora
il progetto andasse in porto, "Nia" (Nuova Infrastruttura Anulare) e
dovrebbe collegare tutta la Provincia di Roma. Dalla Cisterna-Valmontone alla
Fiano-San Cesareo fino alla Civitavecchia- Orte, passando per quella
Civitavecchia-Roma-Latina che dovrebbe chiudere una sorta di quadrilatero
intorno alla capitale. "Il Raccordo - dice Antoniozzi - è diventato ormai
un'arteria cittadina, ed è sempre bloccato. Nel 2010 ci transiteranno circa 133
mila veicoli al giorno, di cui l'86% costituito da auto. Con la Nia, le
diminuzioni del flusso veicolare possono arrivare al 36%". Progetto
ambizioso, di certo. Sia come costi che come lavori. Si tratterebbe di
un'arteria da 120 chilometri di lunghezza, 40 di diametro, con 20 svincoli e 7
interconnessioni col sistema autostradale esistente. Costerebbe 5.710 milioni
di euro, tutto compreso: progettazione, lavori, espropri, compensazione
ambientale. Il 40% dei 120 chilometri sarebbero all'aperto, il 30% viadotti, il
20% gallerie artificiali e il 10% gallerie naturali. L'opera, da realizzare a
10 km dal Gra, servirebbe anche da snodo intermodale: dove la Nia incrocia le
linee ferroviarie sono previste delle stazioni di scambio. Come finanziare il
tutto? Alemanno ha smentito uno degli elementi di polemica di questi giorni:
"Sia chiaro: non faremo pagare il pedaggio, nemmeno sul Gra. è stata la
disinformazione di sinistra a mettere in giro questa voce ". I soldi
arriverebbero per due vie: l'aumento del pedaggio sulla rete autostradale
esistente, oppure finanziamenti europei. Per i tempi di realizzazione, si parla
di almeno 8 anni: 3 di progettazione, 5 di lavori. "Vogliamo - ha detto
Alemanno - liberare i pendolari dalle tre ore che in media passano in macchina
per andare a lavoro. Non si possono lasciare incompiute grandi opere solo per
un ambientalismo ideologico: il tempo perso nel traffico, si traduce in
maggiore inquinamento. La cura del ferro non basta, se non viene legata al
trasporto su gomma, che avrà sempre un'incidenza preponderante ". Sarcastico Bruno Astorre, assessore ai Lavori pubblici della
Regione: "Il nuovo raccordo? Un bel pesce d'aprile...". In serata,
Alemanno non ha risparmiato una frecciata ai suoi avversari: "Rutelli e Veltroni sono come gli specchi rotti: portano 7 anni di mali...".
Ernesto Menicucci.
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-02 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Alemanno con Bossi e Tremonti Polemica sul manifesto del Pd:
"Una vergogna chiamarci nemici" è polemica elettorale, sugli ultimi
manifesti del Pd affissi in tutta Roma. Il messaggio, infatti, è quanto meno
"politicamente scorretto": c'è una foto, nella quale il candidato
sindaco del Pdl Alemanno è affiancato a Umberto Bossi e Giulio Tremonti, con
l'inequivocabile slogan "Sempre con i nemici di Roma". Ed è quel
termine, "nemico", a far discutere. Alemanno ha replicato: "Chi
usa l'aggettivo nemico per definire l'avversario politico è una persona
dominata dalla paura e dall'angoscia, che preferisce rozze campagne di
istigazione all'odio al confronto sui programmi. Mi
dispiace che Rutelli abbia perduto la testa autorizzando questo plumbeo
manifesto. Ognuno ha il suo stile: il mio è quello di considerare il mio
antagonista soltanto un avversario con il quale misurarsi con lealtà". E
Antonio Tajani ha aggiunto: "Berlusconi, con la
sua lettera, ha fatto saltare i nervi a Veltroni".
( da "Messaggero, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi: "Il merito maggiore spetta a
Letizia" Veltroni: "Milano
è l'Italia, il Paese prima di tutto".
( da "Messaggero, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ilano Expo 2015. E
alla presidenza è stato confermato il sindaco di Milano Letizia Moratti, reduce
dal successo di Parigi. Che come primo atto del suo insediamento ringrazia il
governo e il presidente Romano Prodi: "La collaborazione è stata continua,
c'è stata una linea diretta con Prodi anche a notte fonda, quando magari
eravamo dall'altra parte del mondo". Ringraziamenti anche per Massimo
D'Alema per la rete di relazioni diplomatiche, per Emma Bonino e "i voti
ottenuti nell'area del Maghreb", per il sottosegretario Craxi che "ha
girato tutto il mondo in cerca di voti". Quello che ha portato alla
vittoria di Milano, afferma la Moratti, "è stato un gioco di squadra".
E la squadra è tutta in prima fila al termine della prima riunione del Comitato
svoltasi a Palazzo Chigi. Come la lady di ferro, anche il presidente del
Consiglio Romano Prodi dice che è ora di mettere da parte i festeggiamenti.
"La vittoria è un chiaro successo dell'Italia, ora si volta pagina e ci si
mette subito al lavoro. Sette anni sono sufficienti ma non sono troppi",
mette in guardia. A proposito di relazioni internazionali rileva come i
rapporti con la Turchia non siano stati intaccati dalla delusione per la
sconfitta di Smirne. "E' molto importante che l'amicizia con il presidente
turco Gul non si sia rotta dopo il voto - dice Prodi - al contrario, mi ha
anche invitato per una visita". D'Alema rivendica nel sopravvento della
candidatura di Milano "un risultato della politica estera fatta negli
ultimi due anni dal nostro Paese" e di un successo "merito
dell'intero sistema Paese" parla Gianfranco Fini, mentre il governatore
lombardo Formigoni evidenzia "l'unità dell'Italia per vincere al di fuori
dei colori politici". E anche il centrista Pierferdinando Casini invita a
"non farci del male con liti penose e provincialismi pre-elettorali".
Ma Silvio Berlusconi sulla vicenda Expo non accetta
compromessi. Due giorni fa aveva sostenuto che non era una vittoria del governo
Prodi, ieri ha prima accusato i giornali di aver "strumentalizzato"
la sua reazione, per poi ribadire: "Il governo avrà fatto del suo meglio,
ma non ha un merito esclusivo, anche perché il merito maggiore spetta a Letizia
Moratti, che per mesi ha svolto una campagna promozionale ed è anche merito mio
che, sotto la regia di Letizia Moratti, ho fatto degli interventi invitando
anche dei commissari ad Arcore". Emma Bonino si indigna: "Sapevamo
benissimo - sostiene il ministro radicale - che se vinceva Milano sarebbe stata
una vittoria della città, mentre se perdeva sarebbe stata colpa del governo.
Nonostante ciò abbiamo perseguito l'obiettivo con assoluta determinazione, in
una campagna intensa e motivata cui abbiamo dato fino all'ultimo minuto utile e
all'ultima telefonata utile". "Milano è tutta l'Italia. Il Paese
viene prima di tutto", torna sulla polemica il leader
del Pd Walter Veltroni. D'Alema rincara la dose: "Quando si è convocati in
Nazionale, ci si mette la maglietta azzurra e si vince con l'Italia. Alcuni
giocatori riescono a giocare solo con addosso la maglietta della loro
squadra". Critico invece il cantante Celentano: "L'Expo 2015 sarà il
"colpo di grazia" per Milano, vibrato - scrive sul suo blog -
dagli "archi-carnefici contemporanei", cioè le grandi firme
dell'architettura. C.Gu.
( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Cavaliere si
presenta in studio con tecnici di fiducia. E per Veltroni
quattro assistenti "Avanti il prossimo, come dal dentista" per i
leader una staffetta a distanza Walter alla Del Bufalo: "Puoi chiamarmi
come vuoi, anche eccellenza..." Accordi ferrei per evitare l'incontro
degli sfidanti nei corridoi di Saxa Rubra (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) CONCITA DE
GREGORIO Le telecamere inquadrano Berlusconi che esce
dalla porta sul retro mentre Veltroni entra da quella
davanti, i quattro giornalisti chiamati a intervistarli restano seduti ai loro
posti così come Giuliana Del Bufalo direttore di Rai Parlamento nella sua
giacchetta rossa intonata al tavolo. Sembra una seduta di laurea, senza
applausi però. "Sembra il dentista", si innervosisce Berlusconi scontento fin dal principio per via della
polemica del giorno, quella che lo oppone al Quirinale: "Sono sempre i
giornalisti a strumentalizzare", si lamenta con gli intervistatori un
attimo prima di iniziare: "Anche sulle donne ero stato così attento,
l'altro giorno, a dire che sono domine e padrone della casa". Perseguitato
dalla stampa nemica, ecco come si sente Berlusconi, e
poi circondato da istituzioni ostili: "Confermo, non è un'opinione è la
realtà: sono tutte a sinistra". Inoltre un dettaglio tecnico per lui non
secondario: "Chi va in onda dopo di me avrà il vantaggio di avermi già
ascoltato". Alla stessa ora su altro canale va in onda Roma-Manchester,
circostanza che potrebbe minimizzare la portata della contesa. Niente affatto
invece. Nervosissimo lo staff di Berlusconi presidia
il territorio di Saxa Rubra fin dalle otto, ci sono accordi ferrei per non fare
incontrare i leader e per tenere lontana la stampa non-Rai, la palazzina B dove
si svolge la trasmissione in diretta è trasformata in una specie di Città
proibita alla quale si accede solo fino a mezz'ora prima e su visita guidata,
accompagnati e controllati da alti funzionari. Una troupe di Ballarò gira gli
esterni. David Sassoli e Maurizio Mannoni si affacciano dalle rispettive stanze
scendono a vedere che succede. Tutto il paese Rai esce nei vialetti. Si
vedranno? Si parleranno? Non è mai successo in campagna elettorale: sarà oggi?
Escluso, non è oggi. Veltroni non ha manifestato il desiderio di intrattenersi con Berlusconi, verrà dunque fatto accomodare qui dove ora c'è un maggiordomo
in livrea che prepara le pizzette e poi fatto salire al primo piano dalla scala
di destra. Berlusconi non ha fatto sapere di volersi fermare a stringere la mano a Veltroni perciò l'auto lo raccoglierà subito fuori dall'uscita
secondaria. Nessuno dei due ha bisogno di trucco. Berlusconi
arriva già truccato da casa, non si fida di mani ignote né di luci non devote.
Ecco difatti l'ispettore dei faretti, già operatore Mediaset oggi alto
collaboratore del leader. Ecco il regista al seguito quello che firmò negli
anni d'oro Colpo Grosso. Ecco il fotografo personale del leader che si presenta
declinando le generalità: Anticoli Livio. Causa traffico partita arriva con un
filo di ritardo persino il Suv Chevrolet con vetri oscurati e sei body guard
con auricolare a bordo che apre la strada alla berlina del leader del Popolo
delle libertà. Cinque minuti alle nove, si comincia. Berlusconi
ha un tappeto di capelli compatti che gli disegnano sul cranio una sagoma come
quella di Diabolik ed ha cambiato cravatta. Non è più quella a pois degli
ultimi dieci anni, questa è azzurro acceso quasi viola con disegni cachemire
rossi, devono avergli detto che è più giovanile. Tuttavia il taglio della
giacca l'impostazione oratoria, i lunghi monologhi e i sorrisi forzati ne
denunciano ciò che anche Veltroni fra poco non
mancherà di ricordare: l'età, lo stile da imprenditore anni Cinquanta quello
che dice con orrore "la sinistra è radicata nell'ortodossia marxista"
e poi si rivolge a Bonaiuti, suo sottoposto già sottosegretario alla presidenza
del Consiglio, spazientendosi davanti ai microfoni aperti: "Ma dov'è
Bonauti quando serve deve sempre andare al bagno". Nel merito rilevante
solo il passaggio sui precari, che secondo Berlusconi
in Italia non esistono: sono appena il 12 per cento e quasi tutti (per
l'esattezza l'80 per cento del 12) destinati ad essere assunti a tempo
indeterminato. "I giovani siano imprenditori di se stessi", fine
della questione. Unica notizia politica: le porte aperte a Casini ove mai
decidesse di tornare. Lo scambio di accuse ascoltato fin qui esi vede che era
per gioco. Veltroni arriva che Berlusconi
sta già parlando da un quarto d'ora. Lo accompagnano in quattro: Roscani,
Verini, Coldagelli e Martino. Al loft c'è una squadra che sta seguendo la
trasmissione, pronta ad intervenire in caso di bisogno di notizie o
suggerimenti. Non mangia pizzette, non passa al trucco, sale al primo piano a
guardare la tv. Ha una giacca più chiara e una cravatta più scura del suo
avversario. I bottoni della camicia slacciati. Se Berlusconi
esce stizzito dicendo sembra di essere dal dentista avanti il prossimo anche
lui entra con una battuta, "ciao Giuliana, come mi devi chiamare? Come
vuoi, anche eccellenza". è disinvolto, parla a bassa voce, guarda in
camera. Dice che i precari esistono, che l'immondizia a Napoli non è un
problema di ieri e l'Alitalia neppure. Parla di talenti, di semplicità e di una
Bocconi al sud per fare una gioventù migliore. E' contento, quando esce.
"Per me vinciamo, ma vinciamo perché abbiamo un lavoro da fare e io mi
fido degli italiani. Davvero: mi fido di loro. La cosa peggiore che può
capitare a questo paese è di continuare cosi".
( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Vinco di
sicuro". "Ci sarà la sorpresa" In tv Berlusconi minimizza sui precari. Veltroni: invece è
il dramma più grande Il duello Ma il Cavaliere ripete l'appello a "non
disperdere i voti sulle forze minori" GIOVANNA CASADIO GIANLUCA LUZI ROMA
- Comincia con un appello a "non disperdere il voto sulle forze
minori" la tribuna elettorale di Silvio Berlusconi.
Inizia con una promessa quella di Veltroni: "Le
famiglie sono in difficoltà, bisogna intervenire sui prezzi e sui salari",
un impegno: "Non intendiamo aumentare le rendite finanziarie" e una
conferma che smentisce l'ipotesi delle larghe intese: "Chi prende un
seggio in più governa, poi le riforme istituzionali si fanno insieme". Ma
non manca un avviso al suo avversario: "Noi vogliamo vincere. Penso che il
risultato elettorale ci darà delle grandi sorprese: ho ricordato già in passato
che nel 2006 i punti di distanza erano 6 e poi si è visto come è andata a
finire". Berlusconi alle nove di sera, Veltroni a seguire, alle nove e cinquanta. Non quel faccia a
faccia che ormai è sfumato ma il confronto più ravvicinato possibile nello
stesso studio tv. Il primo appello, la raccomandazione agli elettori del
centrodestra a non votare l'Udc di Casini - anche se non l'ha citato il
destinatario è evidente - è ormai un classico di questa campagna elettorale del
Cavaliere: "Ogni voto non dato al Pdl ma alle forze minori è un regalo a Veltroni" e già qualche ora prima aveva ammesso che pur
essendo convinto di avere la maggioranza, tuttavia la legge elettorale in
vigore (e che lui non ha voluto cambiare) "non rende sicura al Senato una
larga maggioranza". La "colpa" è dell'Udc, ma "se volessero
tornare con noi, le porte non sono aperte, ma spalancate". I cattolici
guardano con una certa apprensione sia al centrodestra che al centrosinistra. Veltroni li rassicura: "Da loro punti di vista vitali
per la politica". Il leader del Pd - nel confronto a distanza - insiste
sui temi economici. "La priorità è intervenire sui prezzi, sui salari,
sugli stipendi e sulle pensioni". E le risorse "per questo ci sono:
si potrebbero usare quattro miliardi di extragettito". Parole, fiction,
gioco di prestigio, obietta il Cavaliere. "Esistono due sinistre: quella
della realtà dei fatti, delle tasse, degli extracomunitari, dei rifiuti. Poi
c'è un'altra sinistra, quella di Veltroni, delle
promesse e delle parole, un grande gioco di prestigio per far dimenticare il
governo Prodi e un passato che ritorna con gli stessi personaggi
dell'ortodossia marxista. Veltroni si è speso da par
suo e ha dato qualche scossa ai sondaggi, poi però ha commesso degli errori. Ha
detto: andremo da soli ma ha preso i radicali e si è apparentato con quello che
considero il peggio del peggio, cioè Di Pietro. Quindi ha mancato la
promessa". Veltroni invece difende Prodi, ma non
l'Unione "da Dini a Caruso". "Io penso che vada salvaguardato il
lavoro di un uomo di Stato come Prodi, ma non la maggioranza che aveva, perché
con quello schieramento non si poteva pensare ad una stagione riformista".
Ma nonostante le asprezze della campagna elettorale, Veltroni
cerca di mantenersi lontano dalla rissa, anche evitando di chiamare per nome il
suo avversario. "Perché nei comizi non cito Berlusconi
per nome? - spiega il leader del Pd - Per uscire da questo quindicennio, perchè
è un modo, un gesto simbolico se volete, per fare la campagna elettorale del
2008 e non quella del 1994". Per il leader Pd "questo è un paese
invecchiato e stanco. Ha bisogno di liberarsi da una specie di scimmia che
porta sulle spalle e da un sistema politico goffo e inconcludente fondato sulla
cultura del veto". Berlusconi tuttavia rispolvera
le sua accuse al governo di centrosinistra da cui "avrò a Palazzo Chigi
una situazione difficile e una eredità pesante. Non dubito che noi avremo una
maggioranza vasta al Senato, però sulle riforme istituzionali e sulla riforma
del sistema giudiziario un accordo bipartisan sarebbe opportuno. E dato che Veltroni ha saccheggiato il nostro programma, se lo mantiene
non sarebbe male se aggiungesse il loro voto al nostro. Quando è toccato a noi
lo abbiamo fatto". A tutti e due i contendenti è stata fatta la domanda
sulla precarietà e il lavoro dei giovani. Diversissime le risposte. "Si
deve partire dalla scuola e dalla ricerca anche con incentivi alle aziende per
l'innovazione. - premette il Cavaliere - Ma non avverto gli allarmi della
sinistra sulla precarietà come un male. Da quando il mio governo ha cambiato i
contratti a termine, i lavori a tempo determinato cioè i contratti a diciotto
mesi, all'ottanta per cento sono diventati a tempo indeterminato". Per Veltroni, "al contrario di quanto pensa il leader del
principale schieramento avverso, la precarietà è il dramma più grande di questo
Paese". Per i giovani "il futuro è una minaccia. Dobbiamo ridargli
speranza". E per uscire dal dramma si deve seguire la strada europea:
"In 23 paesi europei su 27 esiste il compenso minimo legale come noi lo
proponiamo. Noi inoltre sosterremo fiscalmente le imprese che stabilizzano i
lavoratori. Certo, le imprese hanno il diritto di valutare i lavoratori
attraverso l'apprendistato ma non possiamo accettare la reiterazione infinita
dei contratti di collaborazione".
( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il figlio di Mentana
in lista per Rutelli negli "under 30" ROMA - Mentre
il padre cerca ancora di convincere Berlusconi e Veltroni a sfidarsi nel suo studio di Matrix, il figlio ventenne si
candida alle amministrative di Roma con il centrosinistra. Stefano Mentana,
classe 1987, figlio di Enrico, cercherà di conquistare un seggio nei municipi
IX e XVII per la lista Under 30 di Rutelli. Bruno, occhi celesti,
studente universitario, Mentana jr non è nuovo all'esperienza politica: già
iscritto alla sinistra giovanile, ora nei giovani democratici, è uno dei
dirigenti dell'associazione Kanimambo, impegnata per l'Africa e promossa dalla
giunta Veltroni. Con il quale Mentana jr ha fatto un
viaggio di istruzione ad Auschwitz. (gio.vi.).
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Si capisce che quasi
quasi Berlusconi avrebbe preferito che Milano lo
perdesse, l'Expo 2015, per poi mettere la pietra tombale sui fallimenti di
Prodi. Per lui il paese è tutto spazzatura, mozzarelle avariate e il più
pesante discredito internazionale possibile. Successi nazionali, per altri
quindici giorni, non sono graditi. Poi sarà tutto un trionfo. Non ci
lamentiamo, in fondo a essere onesti veniamo ripagati della stessa m o n e t a
che abbiamo usato contro tante analoghe defaillance del centrodestra, quando ci
saremmo fatti tagliare una mano piuttosto che riconoscere a
Berlusconi anche un solo merito. In questo senso, la campagna del 2008 non
è qualitativamente diversa da quelle che l'hanno preceduta. Le due parti si
rinfacciano continuità col passato: Berlusconi è
sempre ostaggio di Bossi e Veltroni è sempre un paravento
dietro al quale si nascondono comunisti e aguzzini dei contribuenti. Lo
smarcamento di Casini non ha portato grandi novità, visto che si limita
pigramente a ripetere entrambe le accuse contro entrambe le parti. Veltroni resiste all'invito ad "alzare la voce",
non vuole correre il rischio di precipitare nella denigrazione dell'avversario.
Lo si può capire: siccome da destra non vengono proposte specifiche di
soluzione dei problemi del paese, anche criticarle diventa impossibile e ogni
polemica finisce sul personale, proprio come quelle di Berlusconi.
In questo senso, la sortita di ieri sulla delegificazione (con tutte le
potenzialità e anche i limiti che evidenzia oggi su Europa Montesquieu, ma
siamo in battaglia...) è perfetta: non va contro nessuno, se non contro
un'Italia arcaica e inefficiente. Peccato solo che una di quelle leggi da
abolire o riscrivere (la par condicio tv, altro frutto amaro del bipolarismo da
caserma) limiti molto le possibilità di Veltroni di
far conoscere proposte forti come questa al grande pubblico, l'unico veramente
interessato.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'agenda Pd: casa,
spese per la salute, libri scolastici, università, bonus per i consumi Si apre
la bagarre televisiva, Veltroni formato famiglia
Tribune elettorali e prime serate tv servono alla rimonta democratica Negli
ultimi giorni di campagna elettorale il leader del Pd Walter Veltroni
accelera sulle proposte a sostegno della famiglia, a cominciare dalle famiglie
meno abbienti. E lo fa nel giorno in cui si apre in tv il confronto elettorale,
sebbene a distanza, con Berlusconi. Ieri sera le due conferenze stampa televisive tra i principali
candidati hanno dato il via al rush finale, che il Pd si giocherà sui temi
della famiglia. A cominciare dal piano casa, illustrato ieri mattina dallo
stesso Veltroni all'Ance, che parte dalla necessità di 100 mila alloggi popolari
per 3 miliardi di euro di investimenti ma prevede anche aumenti di detrazioni
sugli affitti per gli inquilini e l'introduzione di un'aliquota secca al 20%
per i proprietari. Sempre ieri Veltroni ha presentato
la proposta del Partito democratico per la sanità che prevede l'ammodernamento
degli ospedali, l'abbattimento delle liste d'attesa, un fondo per
l'odontoiatria. Ma allo studio vi sarebbero anche misure a sostegno del potere
d'acquisto, con un bonus per le famiglie in difficoltà. A PAGINA 3.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DESTRA LA
LEGA: "NO AL VOTO AGLI IMMIGRATI O IL GOVERNO CADE". QUELLA DEL PDL,
PERÒ, NON È UNA BOUTADE. VELTRONI: "È GIÀ PARTITA LA
SARABANDA". Berlusconi IV già in pre-crisi e non è teatro: ecco perché il nodo è serio
FRANCESCO LO SARDO Nota Veltroni che "la legislatura deve ancora cominciare e già è partita
la sarabanda nel centrodestra sugli immigrati". In effetti fa
impressione sentire prima dei risultati elettorali e prima della formazione di
un governo, le grida della Lega contro un'ipotesi di voto agli immigrati. Urla
che sono giunte ieri al loro diapason: "Se il futuro governo dovesse
prendere in considerazione un disegno di legge del genere, per la Lega
finirebbe il giorno dopo", è l'efficace sintesi del leghista Mario
Borghezio, che traduce in un concetto chiaro il senso ultimo dei secchi altolà
al Cavaliere (e a Fini) già pronunciati sulla questione da Bossi, Calderoli,
Maroni, Castelli. Ma è molto più di una "sarabanda " quel che sta
accadendo a destra sul nodo dell'immigrazione: s'è infatti aperta la prima
seria frattura politica tra Pdl e Lega e la prima divaricazione tra
l'autonomista Lombardo (sulla linea Berlusconi- Fini)
e il Carroccio finora considerato, a destra, l'alleato privilegiato dell'Mpa
siciliano. A chi poi pensa che il Cavaliere, che ha innescato la polemica con
le sue aperture al voto agli immigrati, si sia lasciato andare a una delle sue
solite boutade, va detto che le cose non stanno così. La promessa di una
"discussione sulla concessione del voto amministrativo ai cittadini stranieri"
che si farà ha detto Berlusconi "prossimamente
con il mio governo", è stata pronunciata solennemente in un intervento
sabato scorso alla Giornata della legalità a Parma, promossa dal Pdl e dal
Movimento nuovi italiani: uno dei partiti alleati del Cavaliere, che nel 2006
aveva appoggiato Di Pietro, che a sentire il vicepresidente Marco Angelelli
"ha un bacino di 160mila voti" e che ha al primo punto del programma
"l'acquisizione di tutti i diritti politici" per chi regolarmente
lavori e risieda in Italia. Lo scontro Lega-Pdl sul voto agli immigrati è però
solo il sintomo di un malessere più grave della destra su un tema dai profili
complessi. L'apertura del Cavaliere sposa una vecchia posizione di Fini ed è
stata rilanciata intenzionalmente, non come sortita estemporanea. Mai e poi mai
finora il Cavaliere avrebbe osato contrariare la Lega. Oggi invece si mette
sulla stessa lunghezza d'onda del numero due del Pdl Fini che, forte di un
affidavit da parte di ambienti confindustriali, sta guidando una sorta di
virata soft del centrodestra sul nodo immigrazione. Berlusconi
non cerca grane con Bossi: così due giorni fa ha dato rassicurazioni a
Calderoli. Ma non c'è dubbio che il cavallo di battaglia di espulsioni a
raffica sia stato rimesso nella stalla dal Pdl. Ai roboanti proclami di
ripulire l'Italia dall'immigrazione clandestina e di fronteggiare l'emergenza
di immigrati, anche comunitari, privi di mezzi di sostentamento è stata messa
la sordina: un conto è tuonare dall'opposizione, altro è predisporsi a
governare il fenomeno in un contesto legislativo europeo che consente ai
governi nazionali ristretti margini di manovra. Se n'è accorta la Destra di
Storace che infatti picchia duro, non solo dicendo "no" al voto agli
immigrati. "La legge Bossi-Fini è blanda e non va bene ? spiega Daniela
Santanchè ? e non funziona la parte sulle espulsioni, che non si riescono a
fare". La svolta soft, che apre falle sull'elettorato di destra, viene
contestata anche dall'interno del Pdl. Capofila dei duri è Maurizio Gasparri,
che ha ribadito la sua "personale contrarietà" al voto agli
immigrati. L'altra novità dello scontro che si consuma in queste ore è la
profonda divaricazione tra Lega e l'Mpa: "Quando ci si integra in una
comunità e si fa il proprio dovere ? dice Lombardo ? è naturale che l'altra
faccia della medaglia comprenda i diritti, prima di tutto quello del
voto". È l'opinione espressa da Fini il 25 febbraio, contro cui la Lega
era già insorta. "Prepariamoci a una legislatura ? se la ride l'ex alleato
Casini ? in cui se Bossi che è trainante s'arrabbia ci saranno scossoni".
O crisi. E il nodo dell'immigrazione, a destra, tornerà presto a galla.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
È come se fosse
suonata la patarina, anche se la campana del palazzo Senatorio sul Campidoglio
non è più quella originaria da tanto tempo. Però l'hanno sentita in tutta
Italia, chi fa politica. Il suo suono annuncia quella che potrebbe essere la
svolta delle elezioni 2008: non solo Rutelli a un soffio dall'elezione a
sindaco al primo turno, come Zingaretti alla Provincia, ma soprattutto (per i
non romani) il senato del Lazio al Pd. Che con l'aggiunta dei possibili quorum
di Udc e Sa, vorrebbe dire la falcidia dei senatori di Berlusconi (che qui due anni fa conquistò il premio e 17 seggi che ora
verrebbero più che dimezzati, come spiega Mario Lavia oggi su Europa). Tre
giorni fa, transitando nel Lazio per il suo tour, Veltroni ha dato
questo annuncio, attribuendone merito a Rutelli e Zingaretti. La
propaganda ha però stavolta dietro di sé valutazioni precise: la destra nella
regione è partita avanti, è stata rimontata e già superata, seppur di poco. Una
forte mobilitazione può dare il colpo definitivo. In coerenza con la propria
strategia nazionale, il leader del Pd non dedicherà al Lazio e a Roma una cura
specifica. C'è anche un motivo in più: l'opportunità di non calpestarsi i piedi
con colui che a Roma corre per il sindaco dovendo inevitabilmente segnare
qualche differenza rispetto al predecessore. Eppure c'è un nesso, tra la
campagna nazionale di Veltroni e la battaglia romana.
Si spingono a vicenda. Insieme possono sfociare in una più che possibile
vittoria al senato che cambierebbe il destino dell'intera legislatura. Non
sarebbe il frutto del caso. La destra politica romana è inesistente e
frantumata ? sia pure in una città intrinsecamente di destra ? perché quindici
anni di amministrazione progressista l'hanno minata perfino sui suoi temi
(crescita economica, sicurezza) oltre che per una incomparabile visione
generale della missione della città. Se questo avrà una simile ripercussione
nazionale ? in un momento in cui risaltano solo questioni meridionali e
settentrionali ? si capirà meglio quanto conta il "modello Roma".
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DEMOCRATICI
Il richiamo di Bersani mentre per Veltroni "la
rimonta è in corso" Cambio passo? "Già fatto" MARIO LAVIA
Un'intervista, un titolo magari un po' forzato ("Caro Walter, è ora di
cambiare passo"), e gli ingredienti per un caso-Bersani ci potevano stare.
Qualche giorno dopo il D'Alema che giudica "moscio" lo slogan
veltroniano del "si può fare", poi... Ma "figurarsi se polemizziamo a 15
giorni dal voto", protestano i bersaniani. E lui stesso, in serata:
"I titoli non li faccio io". In effetti non pare il momento più
giusto proprio ora che ? come ha ripetuto ieri Veltroni
? "la rimonta è in corso". Per farla breve, la "bomba" non
esplode. Ad una lettura più attenta ? si fa notare ? il discorso del ministro
per lo sviluppo non va inteso come l'antipasto di una resa dai conti post-13
aprile in caso di un risultato negativo ma come la sottolineatura di
un'esigenza, "fatichiamo ad arrivare ad una certa fascia di elettorato e
per questo dobbiamo essere capaci di un colpo di reni". Magari ci si
poteva attendere un richiamo alle ragioni della sinistra e per questa via una
opinione problematica sulla scelta di rompere con la sinistra radicale. Niente
di tutto questo, invece: bisogna "corteggiare" di più i moderati,
insistere sulla novità del Pd, che è "la risposta a una politica
sputtanata". Un discorso che a Veltroni va più
che bene, lui che ha impostato tutta la sua azione all'insegna della
"novità" del Pd, a partire dall'andare da soli, e dai contenuti
ultra-riformisti del suo programma. E dal ministro riceve pure una specie di
polizza sulla vita: "Nella storia chi vince ha sempre ragione ma chi perde
non sempre ha torto". Dopodiché non è un mistero che nel circuito
politico- mediatico la questione del "che succede" se il Pd va male
sia posta da giorni. Si discetta sull'"asticella", fissata giorni fa
da Bettini al 35 per cento. Veltroni tutto questo lo
sa, ha già detto la sua, e di tutto ha voglia tranne che di cimentarsi in una
surreale discussione sul dopo-voto. Il candidato premier continua a sprizzare
ottimismo da tutti i pori: "Il suo cambio di passo è questo ", dicono
i suoi. Risulta che venerdì scorso abbia colpito qualche suo interlocutore:
"Guardate che vinciamo ". Al senato? "Anche alla camera".
Pare che ne abbia parlato con diversi osservatori, fra cui Eugenio Scalfari,
che per conto suo aveva raggiunto la medesima convinzione, illustrata poi
domenica in tv dalla Annunziata. Da Viterbo, ieri Veltroni
ha scandito: "Abbiamo messo in moto un'onda gigantesca, la rimonta è in
corso e possiamo dare un'ultima grande spinta". Al loft ci si comincia a
credere sul serio. Il Democratic day di domenica è andato benissimo: non è solo
pullman, la campagna dem. "Non lo so, certo è che ovunque Walter riscuote
un successo enorme ? dice Giorgio Tonini ? ieri alla Confcooperative c'è stata
una standing ovation, un entusiasmo che non credevo". Una platea
certamente non ostile ma che nemmeno fa sconti. "È vero che la macchina
del partito funziona un po' a macchia di leopardo ? dice ancora Tonini ? questo
dipende da questa legge elettorale, dal fatto che non ci sono i collegi, che
non si capisce come bisogna farla, questa campagna elettorale, che il Pd è nato
solo pochi mesi fa... Se vinciamo? Io dico che la nostra maggiore colpa sarebbe
quella di ritenere che i giochi sono fatti. Di non crederci Ma insomma se di là
non c'è uno straccio di proposta e di idea perché il paese non dovrebbe credere
a noi?". Walter è gasatissimo. Chi lo conosce sa che quando si mette a
sparare battute è buon segno, e ieri ne ha avute per tutti. Per Berlusconi: "Ho letto che gli hanno fatto una domanda
su internet e lui l'ha scambiata per una partita di calcio tra l'Inter ed una
squadra straniera... ". Per Fini: "Alla manifestazione a Palermo non
c'era nessuno e il presidente di An si è innervosito e ha cacciato via
tutti". Per Casini, il più tenace oppositore del Cavaliere al punto che
"ormai gli manca solo l'eskimo ".
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO
RISPONDE Cara Europa, domenica mi ha entusiasmato Eugenio
Scalfari su Repubblica contro il Tg1 e altri telegiornali pubblici già al
guinzaglio del berlusconismo; e per la certezza espressa che il Pd vincerà le
elezioni. Forse per il piacere della lettura, mi è sfuggito un articolo di Veltroni sullo stesso numero, in cui esalta il ruolo della cultura sia
come qualità morale degli italiani, sia per la sua stessa produttività
materiale. Da "creativo", sarei interessato a leggere
l'articolo, anche se procurarsi un arretrato del giornale pare operazione
complessa. ANDREA SINISCALCHI, CASERTA Caro Siniscalchi, è buona norma
conservare il giornale 2 ? 3 giorni, non bastano quattro righe di annuncio in
prima pagina (come è stato per l'articolo di Veltroni)
a richiamare l'attenzione del lettore. Walter dice una cosa che a me sta a
cuore più d'ogni altra, ma che non è entrata nella campagna elettorale: che la
cultura è la partenza di ogni politica alta. Come diceva Malraux, essa è ciò
che ha fatto dell'uomo qualcosa di diverso da un accidente dell'evoluzione.
L'attuale struttura politico-culturale in Italia non risponde a questa
esigenza. Veltroni constata nel giro delle 110
province che la tv ci racconta un'Italia diversa da quella che è: ci racconta il
reality invece della realtà, parla non di noi ma del nostro avatar (il nostro
alter ego che ci costruiamo col ricorso all'elettronica, l'io fittizio col
quale confidiamo). Tutto è innaturale nella tv di Rai e Mediaset, proprio nel
paese dove è la cultura "l'unicità italiana". È solo essa che
avvicina i giovani, con la loro creatività, alla problematica del nostro (loro)
tempo e del futuro. "Nella spinta verso il cambiamento, non si può fare a
meno di spalancare spazi alle nuove idee, alle nuove arti, alle espressioni
della nostra contemporaneità, alle ragazze e ai ragazzi curiosi del mondo e che
vogliono raccontarsi con ogni forma di comunicazione". Oltre che orgoglio
e benessere spirituale, la creatività è opportunità di lavoro, che va definita,
sia stabilizzando i profili professionali (l'artista, il creativo,
l'imprenditore culturale, lo sperimentatore), sia disboscando la foresta
normativa e burocratica che soffoca l'albero della creatività con le liane
delle mezze maniche. Chi fa cultura dev'essere sottratto alla precarietà e alla
necessità di trovarsi "prima" qualcosa per l'affitto e il pranzo. Il
nuovo governo ? e solo il Pd può fare un governo che senta e pensi così ? deve
essere convinto che la ricchezza del paese non si misura soltanto in Pil, che "l'artista
e il creativo vanno considerati produttori" anche agli effetti
retributivi, produttori della "specificità italiana" (non solo moda e
design); che l'Expo 2015 di Milano, coi suoi 44 miliardi di euro e 70 mila
posti di lavoro dev'essere nuova rispetto alle precedenti creando anche (come
vuole nel suo gergo complicato De Rita) "reti brevi e lunghe" invece
di Olimpi di ferro o di cristallo, ma creando nuovo rinascimento, dopo le
rapine della politica e l'abbandono della cultura alle sue sole capacità e alla
spesso connessa bohème. Sì, mi piacerebbe che Veltroni
facesse di quell'articolo una lettera da un milione di copie e la mandasse ad
altrettanti italiani interessati a conoscerla.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
RITARDI
POSITIVI I COMMENTI ALLA PROPOSTA DI VELTRONI ESPRESSI DA CONFARTIGIANATO, CNA
E CONFCOMMERCIO "Era ora". La piccola impresa attende da anni
l'abolizione di lacci e lacciuoli RAFFAELLA CASCIOLI Mezzo punto di Pil
all'anno: tanto varrebbe l'abrogazione e la semplificazione legislativa
proposta ieri dal leader del Pd, Walter Veltroni,
entro il 2010. I lacci e lacciuoli lamentati in questi ultimi anni con sempre
maggiore intensità dalle imprese costrette a correre con il freno a mano tirato
potrebbero essere almeno in parte eliminati da quella che il candidato premier
del Pd preannuncia essere "una vasta operazione di semplificazione dalla
quale risulterà anche una riduzione dei costi per le imprese pari a 9-9,5
miliardi". Per il mondo della piccola imprese potrebbe essere senza dubbio
quella boccata d'ossigeno richiesta ormai da tempo. Il presidente di
Confartigianato, Giorgio Guerrini, dichiara a Europa che "l'impegno di Veltroni a sfoltire drasticamente la giungla di leggi
italiane non può che avere il mio commento positivo. Mi auguro però che, ancora
una volta, non si tratti di annunci. Le nostre imprese non ne possono più di
promesse. Vogliamo i fatti. Ne va della nostra capacità competitiva rispetto
alle altre imprese europee". Positivo anche il giudizio del segretario
generale di Cna, Sergio Silvestrini, secondo cui la proposta del leader del Pd
"non può che essere accolta con molta soddisfazione
anche perché dimostra attenzione da parte di Veltroni alle
richieste del mondo delle imprese che noi abbiamo avanzato anche recentemente.
D'altronde l'esigenza di intervenire su questo terreno è stata sottolineata
anche da Berlusconi nei giorni scorsi a riprova dell'assoluta necessità di mettere
mano al problema". Anche Luigi Taranto, direttore generale di
Confcommercio, spiega ad Europa che la Confederazione "trova importante
ogni iniziativa che si proponga di affrontare con determinazione la questione
della semplificazione normativa ed amministrativa, facendo proprio l'obiettivo
comunitario di ridurre del 25%, entro il 2012, gli oneri imputabili alla
legislazione in vigore e che, nel nostro paese, gravano sulle imprese dei
servizi per oltre 8 miliardi di euro all'anno". Taranto ha insistito
"sulla necessità di un dipartimento presso la presidenza del consiglio
dedicato alle politiche per le pmi, oltre che sulla possibilità di delegare
funzioni amministrative non discrezionali all'iniziativa organizzata dei
privati. Questioni che ci sembrano emergere anche nella proposta illustrata da Veltroni e Bassanini". Secondo un recente studio di
Confartigianato, infatti, gli oneri burocratici della furia normativa italiana
(che ha prodotto tra il 1990 e il 2004 3.455 leggi nazionali contro una media
di 1.215 registrata nello stesso periodo in Francia, Germania, Spagna e Regno
Unito) raggiungono i 15 miliardi di euro l'anno per le imprese. Di questi oltre
11 miliardi di euro è a carico delle piccole imprese. "Ridurre il peso
della burocrazia è la nostra priorità ? ha spiegato Guerrini ? lo abbiamo
sottolineato anche lo scorso 6 marzo durante l'incontro tra Confartigianato e
l'onorevole Veltroni. "A burocrazia zero",
le piccole imprese recupererebbero più della metà del gap di produttività che
oggi scontano rispetto alla media della produttività di Francia, Germania e
Spagna". Il differenziale tra il nostro paese e la media europea
considerata su Francia, Germania, Irlanda, Spagna e Regno Unito su molti
capitoli rappresenta la cartina di tornasole della più lenta crescita del
sistema Italia. Secondo lo studio di Confartigianato, ad esempio, il tempo
necessario per pagare le tasse in Italia è oltre il doppio della media europea:
360 ore contro le 161 continentali; senza contare che un gap simile si
riscontra anche sulla tassazione dei profitti che, in Italia, è pari al 30,8% contro
il 17,8% della media comunitaria. La riduzione del divario in molti casi, però,
può essere ottenuta a costo zero. Basti pensare che il numero delle procedure
per registrare una proprietà è in Italia il doppio della media europea: 8 atti
contro i 4,8 comunitari. Ed ancora è schiacciante il gap tra i chilometri di
nuove autostrade realizzati nel decennio 1993- 2003 in Italia pari a 91 e la
media europea a cinque paesi pari a 1.532. Per questo Confartigianato sta
chiedendo a più riprese che per ogni nuova normativa si preveda la valutazione
d'impatto sulle pmi; si realizzi una seria politica di semplificazione
burocrativa, senza informatizzare l'inutile; si superi la frammentazione di
competenza e di responsabilità istituzionali sulla materia; si privatizzi e si
liberalizzi l'istruttoria amministrativa consentendo alle piccole imprese di
accedere alla pubblica amministrazione attraverso le agenzie per le imprese.
Anche la Cna ha sottolineato la necessità di passare dall'amministrazione che
autorizza all'impresa responsabile della propria attività. Per Silvestrini
occorre passare "da una legislazione prescrittiva a una legislazione
precettiva".
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 79 del 2008-04-02
pagina 2 Il candidato dei Democratici prende le distanze dal governo: "Ha
faticato con le categorie produttive. Va apprezzato il lavoro del premier, però
la sua maggioranza non era riformista". Poi si inceppa su Bassolino di
Laura Cesaretti da Roma Esordisce da par suo, stringendo la mano a ogni
giornalista presente e salutandolo per nome, "Ciao Marcello",
"Ciao Stefano". "Mi chiami eccellenza", scherza quando la
direttrice delle Tribune, Giuliana Del Bufalo, gli chiede "come la devo chiamare?".
D'altronde anche Berlusconi, seduto poco prima in
quello stesso salotto catodico, gli aveva riconosciuto di essere "un
grandissimo comunicatore". Quello che va in onda non è l'agognato
confronto col Cavaliere, ma è la diretta tv che apre il rush finale della
campagna elettorale, e si capisce che Walter Veltroni
ci tenga a cominciare bene. Nonostante qualche nervosismo ben mascherato dietro
al sorriso tranquillo. Che si spegne un po' quando gli viene rigirata una delle
sue spine nel fianco, la Campania di Bassolino. "Lo vorrà sul palco del
suo comizio a Napoli?", chiede perfido il direttore del Tg2 Mauro Mazza, e
lui non se l'aspetta ed esita, non dice né sì né no: "Francamente non ho
pensato al palco". Poi gioca in difesa: l'immondizia "non nasce da
oggi", proprio come la crisi di Alitalia, e quindi
nessuno - compreso Berlusconi - può "permettersi di fischiettare". Quanto a
Bassolino, si capisce che Veltroni vorrebbe (dire che si deve
dimettere) ma non può, perché i voti e il sistema di potere del Governatore
contano e Bassolino ha difensori importanti nel Pd. E allora dice no
"alla crocefissione", anche perché ci sono "responsabilità
diffuse". Ma "gli amministratori devono stare lì finché dura
l'emergenza, e poi si deve aprire una fase nuova". La parola dimissioni
non viene pronunciata. Tira un sospiro di sollievo quando da Napoli si passa a
Milano e al suo Expò: quello sì che "è un modello di come ci si deve
comportare, lavorando tutti insieme per il bene del Paese". Perché, spiega
patriottico, "right or wrong, it's my country". Ha sulle spalle
un'eredità pesante, Veltroni, e non è facile prenderne
le distanze senza fare strappi violenti. E così, dopo la domanda su Bassolino
arriva puntuale quella su Prodi, e su cosa si può salvare del prodismo. E anche
questa non è una risposta facile. "Prodi ha trovato un Paese devastato, al
di là delle chiacchiere", ricorda. E ha fatto "il risanamento
finanziario" necessario, dunque "il suo lavoro di uomo di Stato va
salvaguardato". Ciò che va buttato, invece è l'Unione, la maggioranza che
aveva", una coalizione che "faticava a comunicare con le categorie
produttive perché metteva in manifesti con scritto che i ricchi devono
piangere". E d'altronde, riconosce a Prodi, "se si è inventato, e io
ero con lui, il Partito democratico, è perché sapeva che non si può governare
così, con queste coalizioni che noi abbiamo cercato di superare". Come?
Con quello che Veltroni rivendica come "un atto
di coraggio", la rottura con la sinistra radicale e la scelta di
"andare da soli", per uscire "dagli schemi di questo
quindicennio" e produrre "uno choc di innovazione". Vincere,
spiega, "è un mezzo, non un fine. Eravamo a 22 punti di differenza, ora
siamo lì, a un'incollatura, e grazie a una scelta di coraggio politico. Ci sarà
un solo gruppo parlamentare, ed è una cosa che non è mai successa in Italia, e
per la prima volta se vince il Pd non ci saranno più quei terribili vertici di
maggioranza che divertono voi giornalisti ma per i cittadini sono
micidiali". Dunque, è il messaggio ai tanti indecisi, bisogna votare
"per aprire un nuovo ciclo politico", come succede "in tutte le
democrazie europee". E coglie l'occasione per ricordare che la novità è
lui, non il "vecchio" Berlusconi: "Io
ho più o meno l'età di tutti i premier europei". Ripete il suo no alle
larghe intese, "chi ha un voto di più deve governare", ma poi
"le regole del gioco si discutono insieme", e le riforme andranno
fatte. E le prese di distanza che arrivano da dentro il Pd? La critica di
D'Alema allo slogan "moscio" è "una valutazione estetica, quindi
opinabile, perché quello slogan ha funzionato e nelle piazze viene
ripetuto", assicura Veltroni. Quanto alla
richiesta di un "colpo di reni" di Bersani, "c'è una totale
condivisione della campagna, nessuna contraddizione tra noi. E penso - conclude
ottimista - che il risultato elettorale ci darà grandi sorprese. È successo
anche nel 2006, con i sondaggi che davano Berlusconi
sotto di 6 punti che all'improvviso cambiarono". Ma quella volta il
Cavaliere perse. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Riformista, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue walter di
Peppino Caldarola Riprendiamo il filo del discorso appena iniziato. Veltroni già fa sapere che sul 35% dobbiamo trattarlo come
un vincitore. Si è anche lui, come D'Alema da giovane, convertito alla
religione più aggressiva dopo l'islamismo radicale, il narcisismo radicale. I
critici di Walter faranno obiezioni serie. Due in particolare. La rottura con
la sinistra i cui numeri servono per governare. Il mancato sfondamento al
centro. Molto fumo e poco arrosto. Questo il senso sia delle frasi di D'Alema
sulla propaganda moscia, sia di Bersani sullo scarso coraggio verso i moderati.
Veltroni sarà in una morsa. Il partito che voleva
costruire non si potrà più fare. Ceccanti e Vassallo potranno abbonarsi alla
Settimana Enigmistica per affrontare le lunghe giornate parlamentari. Veltroni potrà sopravvivere. Gestione collegiale in vista
del congresso, congresso unitario - a parte qualche pazzo - con esito ancora
più collegiale, un buon posto alle europee e in Europa. La
mossa del cavallo la può fare Berlusconi. Il probabile vincitore
come governerà? I suoi lo spingeranno a far da solo. L'appetito vien mangiando.
Il Cavaliere, invece, ha deciso di fare lo "splendido" e aprirà in
parte all'opposizione. Ma aprirà a Veltroni? Un mese
fa la risposta sarebbe stata semplice. Cioè un sonoro sì. Oggi non è
così certo. Berlusconi è uomo concreto, ti pesa. Veltroni è stato pesato in queste settimane e hanno creduto
di capire che nel suo partito conta poco. Di più. L'alleanza con Di Pietro ha
aperto due scenari, secondo i consulenti del Cavaliere. Va con Di Pietro perché
è rimasto il vero capo e fondatore del Correntone o perché non è libero di
liberarsi dell'ex pm? Di Pietro porterà pochi voti ma avrà allontanato il
Cavaliere da Veltroni. Tutte queste cose D'Alema le
sa. Tiriamo le fila di questo ragionamento. Veltroni e
il suo Pd perdono, anche dignitosamente, ma subito dopo a sinistra si apre un
Ambaradan. Veltroni ce la fa a sopravvivere. Resterà
cinque anni a fare il capo dell'opposizione? Credo di no. Credo a due cose.
Penso che il Pd non regga unito a cinque anni di opposizione. Credo che Veltroni si cercherà un altro mestiere più spettacolare.
Come diceva nel V secolo a.C. Eraclito? Il destino dell'uomo è il suo
carattere. E nel carattere di Walter c'è il ripudio della sconfitta.
02/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Manovre dalemiani
scontenti, d'alema prudente. Marini difende il leader. Parisi: non si cono
sconfitte onorevoli Che cosa sarà del Pd dopo il 14 aprile Veltroni resta comunque, ma dovrà essere meno liquido. Malumori per la
campagna al centro, si torna a sinistra C'è malumore nel Pd sull'esito della
sfida a Silvio Berlusconi? Serpeggia la tentazione di rinfacciare a Walter Veltroni le scelte su alleanze (quelle strette e quelle sciolte), candidature
(dal caso Madia al metodo Calearo) e relativo posizionamento? E le
critiche più o meno velate alla campagna veltroniana arrivate negli ultimi
giorni da parte di alcuni leader (D'Alema, Bersani) preparano il terreno per
una messa in discussione della leadership il 14 aprile? Se si gira il pacchetto
di domande a Walter Veltroni, si ottiene una risposta
lapidaria: "Il problema non si pone, perché vinceremo", assicura il
candidato premier a tutti i suoi interlocutori. Ma che il tema sia di dominio
al Loft e nelle piazze dove si svolge la campagna elettorale è dimostrato
dall'intervento di Franco Marini, il quale oltre che presidente del Senato, è
grande azionista del Pd: "Ma come è possibile - ha detto ieri Marini -
mettere in discussione la leadership di Veltroni?
Questa cosa proprio non esiste, perché Veltroni sta
facendo una campagna elettorale straordinaria, con un impegno e una efficacia
che non si vedevano da tempo". 3 Stefano Cappellini 02/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Visti dalla Spagna
Todos hablan de los precarios Denuncia Roberto Saviano que en esta campaña
nadie habla de lo realmente importante: la mafia. Veltroni le manda
una carta a través de Il Mattino y desde Sicilia lanza a la mafia un curioso
mensaje antielectoral: "No nos votéis, os destruiremos". Berlusconi lo oye, y se suma: "Más antimafia somos nosotros". Es
buffo cómo salen y qué poco tiempo duran los temas importantes a escena en esta
campaña electoral. De la Iglesia casi nadie habla, tampoco, quizá porque
nadie la considera políticamente importante, o porque todos la consideran
demasiado importante, o tal vez porque nadie lo pide. En España no haría falta:
allí es nuestro subject favorito, da y quita más votos que la economía. Casi
todos hablan, en cambio, de los precarios. Están de moda, incluso se hacen
películas sobre ellos. Pero los precarios se quejan de que todos hablan de
ellos en campaña y fuera de lla nadie hace nada por ellos. Christian y Rosanna,
de 35 años, precarios perpetuos, no votarán el día 13. Dicen que el filme de
Virzì es una banalización de una tragedia real, que impone la mediocridad como
forma de vida, y consideran que no se sienten defendidos "ni por
Bertinotti, ni por la Cgil, ni por Veltroni, ni por Berlusconi". La impresión que se tiene desde fuera,
cuando se habla con los ciudadanos corrientes, es que la política italiana ha
perdido el senso della realtá, o quizá que tiene un sentido de la realidad
demasiado acusado, tan agudo que se convierte en miedo, en un ejercicio
defensivo, paralizador. Quizá todos son conscientes de que para cambiar tantas
cosas como hace falta cambiar no vale con hacer tal o cual ley, poner tal o
cual candidato o ministro, sino que es necesario un verdadero cambio de
cultura, de mentalidad, de civilización. Una revolución para acabar con la
precariedad de la política y del trabajo, del Estado y del pensamiento. Pero,
si ya no creemos en la revolución y en Occidente todo está precarizado, salvo
la Mafia, la Iglesia y las grandes corporaciones, ¿quién nos desprecarizará?
l'autore è il corrispondente in Italia di El Pais 02/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue par condicio
Il microfono deve - ripeto: deve - essere porto "a prescindere",
anche se in quel giorno il politico di turno ha poco o nulla da dire. Non
importa. Vale solo la quantità di secondi che gli viene assicurata, e amen: la
democrazia dell'informazione è salva. Insomma, la politica (tutta la
politica!), che non ha saputo, potuto o voluto risolvere il problema del
conflitto d'interessi - con gli annessi e i connessi: antitrust, concessioni,
governance della Rai - ha scaricato sulle spalle dei giornalisti la
"scimmia" della par condicio. Che in queste elezioni, sullo sfondo di
una legge "porcella" (nata in un assetto bipolare diventato in corso
d'opera una sottospecie di modello tedesco all'amatriciana), si è trasformata
in un accrocchio grottesco e avvilente per i giornalisti e la loro professione.
Tanto valeva mettere un videobox in piazza, far sfilare i candidati davanti a
un microfono, e poi trasmettere il pregevole manufatto dentro il tg. Così,
senza mediazione giornalistica alcuna. Che è poi il sogno neanche tanto
recondito di più di un politico. Corollario di questo hellzapoppin: tutti lì a
leggere le tabelle dell'Agcom e a estrapolare i dati come vengono, o come
servono per emettere le solite fatwe su chi sia più o meno
berlusconiano, veltroniano o veltrusconiano. Con episodi comici: Eugenio
Scalfari che attacca il Tg1 perché avrebbe criticato la par condicio. Riotta
che fa replicare il segretario di redazione: il commento critico era sullo stop
alla diffusione dei sondaggi (rilievi ragionevoli, aggiungo io: capirei un
divieto a 72 o 96 ore prima, ma addirittura a due settimane dal voto,
perché altrimenti il cittadino, trattati alla stregua di un minus habens,
potrebbe farsi influenzare, via!). E Barbapapà che chiosa: vabbe', se non è
zuppa è pan bagnato. Sublime. Oppure Carlo Rognoni, già direttore di giornali e
ora consigliere Rai, che insolentisce Corradino Mineo dandogli dello
"sgangherato" filo berlusconiano -no, dico: Corradino Mineo - e La7
("è pazzesco, è la più squilibrata quando sembra la più libera"). E
questo perché, nella settimana dal 10 al 17 marzo, era stato rilevato uno
squilibrio a favore del PdL. Peccato che, in base ai calcoli complessivi tra il
6 febbraio e il 26 marzo, il tg de La7 risulti essere il più equilibrato tra i
due principali contendenti, con un divario inferiore al 4 per cento (a favore
di Veltroni: negli altri Tg il gap -pro Walter o pro
Silvio- è di gran lunga superiore, arrivando in qualche caso al 10). Ps. Tra
tante voci (dal sen fuggite), un solo silenzio: quello del sindacato dei
giornalisti, sempre pronto a ergersi a difesa della libertà di espressione e
dell'articolo 21 della Costituzione. Che in questa campagna elettorale
fortunatamente agli sgoccioli è tutelata per tutti, tranne che per noi della
tv. Ppss: ieri l'Agcom ha denunciato gli attacchi di Di Pietro come
"veementi e infondati" (iniziati già lo scorso 8 febbraio, quando a
Torino il leader dell'Idv annunciò che tra i punti cardini della sua azione
politica anche dopo le elezioni ci sarebbe stato "il conflitto d'interessi
all'interno dell'Agcom"), ma è vero che già a metà marzo il presidente
Corrado Calabrò aveva scritto un'accorata lettera in tal senso al Capo dello
Stato? Si attende cortese smentita. Antonello Piroso, direttore del Tg de La7
02/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tg1 perché lo scontro
Scalfari-Riotta Caccia ai "traditori" tra gli amici di Prodi Ultima
lettera in basso a destra. La vera notizia, ieri su Repubblica , era a pagina
trentaquattro. Una manciata di righe vergate dal segretario di redazione del
Tg1, Pino Caserta, nome sconosciuto ai più, per rispondere al piccato
editoriale scalfariano di domenica scorsa, in cui il fondatore di Repubblica ha
sparato ad alzo zero contro il telegiornale diretto dall'ex prodiano, ormai,
Gianni Riotta. Motivo? Secondo Scalfari, grazie al caso Alitalia il Cavaliere
ha avuto sul Tg1 il doppio tempo riservato al suo competitor elettorale. Non
solo: i servizi non avrebbero spiegato gli effetti sulla Borsa degli annunci
berlusconiani sulla misteriosa cordata italiana, ossia turbativa di mercato con
false notizie. Perdipiù, ha poi concluso Scalfari, in precedenza il
telegiornale di Riotta ha anche criticato la legge sulla par condicio senza
tenere conto del conflitto d'interessi del proprietario di Mediaset datosi alla
politica. Risultato: senza badare alla sua reputazione, Riotta si sta
riposizionando in previsione di una scontata vittoria elettorale del
centrodestra. Insomma, una querelle tutta interna a un preciso campo politico
che risalta ancora di più se si pensa che più di dieci giorni fa lo stesso
Riotta aveva portato a casa uno scoop notevole: un'intervista a Carlo De
Benedetti, presidente tra l'altro del gruppo Espresso-Repubblica . A Riotta,
l'Ingegnere aveva consegnato tre messaggi forti: le critiche pesanti a Prodi
per la trattativa Alitalia, l'elogio a Montezemolo per la Confindustria
schierata contro la mafia (strano, visti i rapporti mai buoni tra i due),
infine i pericoli che derivano dalla sindrome del ventinovismo. Riassumendo: da un lato la Tessera Numero Uno del Pd veltroniano (l'Ingegnere),
dall'altro l'ultimo strenuo difensore del prodismo (il Fondatore). E in mezzo
Riotta che starebbe transitando da una sponda all'altra. La verità, infatti, è
che in previsione del regime change di metà aprile, il coté prodiano starebbe
censendo tutti i "traditori". Tutti coloro, cioè, che pur
avendo goduto della stima dell'attuale premier ancora in carica (tra questi,
Riotta, nominato al Tg1), adesso sarebbero pronti per farsi risucchiare dalla
trappola berlusconian-veltroniana della Grande coalizione o quantomeno a cedere
alle sirene di un eventuale berlusconismo inclusivo travestito da commissione
bipartisan modello Attali. Un cruccio, questo, che accomunerebbe il Professore,
Padoa-Schioppa, Scalfari ma anche il banchiere Giovanni Bazoli (e qui si aprirebbe
un ragionamento su Via Solferino se il recente Patto Rcs non avesse blindato
Mieli), tutti allergici alla prospettiva che quelle che ritengono le migliori
intelligenze del paese collaborino dopo il voto con il nemico di Arcore. Non a
caso, l'attacco a Riotta, negli ambienti neoattaliani di casa nostra, viene
interpretato come un monito alle altre "intelligenze", anche
finanziarie, in procinto di "tradire". Ovviamente il presunto
riposizionamento del direttore del Tg1 non è passato inosservato dalle parti di
Palazzo Grazioli, residenza romana del Cavaliere. Ma qui il discorso si
appiattisce sugli scenari post-elettorali per viale Mazzini, ancora da
definire. Le varianti prese in considerazione sono due: vittoria netta del Pdl
e quasi pareggio per via del Senato. In ogni caso, l'asse Fi-An del Pdl dà per
scontata la partenza di Riotta. Nella prima ipotesi, vittoria netta, lo schema
prevederebbe a fine giugno l'insediamento della nuova Vigilanza Rai con Paolo
Gentiloni presidente. Poi a luglio il nuovo cda, dove non è esclusa la
riconferma di Claudio Petruccioli alla guida del consiglio. A questo punto per
assegnare le tre direzioni più pesanti (generale, Raiuno e Tg1) bisognerà
vedere di che colore sarà la casella di viceministro delle Comunicazioni (con il
ritorno della Bassanini le tlc perderanno il rango di ministero). Al momento il
posto viene dato in quota ad An o Lega. Ergo, alla direzione generale andrebbe
un berlusconiano. Fonti informate sostengono che Berlusconi
prediligerebbe come al solito una soluzione esterna (il Cattaneo di turno per
intenderci). Se poi dovesse ripiegare su quella interna, anche per motivi
economici, il nome è uno solo: Fabrizio Del Noce, da sei anni alla testa di
Raiuno. 02/04/2008.
( da "Manifesto, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cento: "Dopo il
voto avanti a sinistra" Il candidato ambientalista: "Paul Ginsborg ha
ragione. Basta con le scuse, l'unità è irreversibile" Matteo Bartocci
"Dopo il 13 aprile non ci sono più scuse per nessuno. Il progetto della Sinistra
arcobaleno deve andare avanti. Mi auguro che tutti partecipino all'assemblea
nazionale di Firenze organizzata da Paul Ginsborg e lo dichiarino prima del
voto. Io ci sarò". Paolo Cento, candidato ambientalista in senato,
accoglie le osservazioni dell'associazione "per una sinistra unita e
plurale": "Il risultato elettorale avrà un suo peso ma è importante
chiarire che il processo della Sinistra arcobaleno è irreversibile. E'
necessario quindi darsi da subito un momento di confronto sul futuro che finora
è mancato". Perché è mancato? Va dato atto ai gruppi dirigenti dei vari
partiti di aver fatto in due mesi un percorso che andava iniziato un anno fa.
La crisi di governo ci ha costretti ad accelerare e la fretta ha evidenziato
tutti i limiti e i ritardi che avevamo accumulato. Però dopo il voto non ci
possono più essere scuse per nessuno. Per questo confido molto nell'assemblea
del 19 aprile. Sei candidato in Emilia Romagna. Una di quelle regioni dove è
possibile il voto disgiunto del Pd a favore della Sinistra. E' un ragionamento
limpido e trasparente. Noi chiediamo il voto sia alla camera che al senato
perché solo con un risultato positivo si può ragionare serenamente sul dopo.
Sappiamo però che ci sono molti indecisi che sceglieranno il Pd alla camera per
battere le destre anche se il "voto utile" non ha senso, visto che la
scelta solitaria di Veltroni consegnerà Montecitorio a Berlusconi. Al
senato ogni voto per la Sinistra arcobaleno contribuisce a sottrarre seggi
decisivi al Pdl. Ed è positivo che qui in Emilia ci siano stati alcuni appelli
pubblici di questo tipo. Anche perché c'è il valore aggiunto rappresentato da
Rita Borsellino, una delle poche candidature indipendenti che intrecciano la
società civile e la lotta alla mafia. Il voto a Sinistra è l'unico voto
contro Berlusconi, dici. Anche perché Pd e Pdl già
parlano di dialogo sulle riforme? Il problema è molto semplice: dopo il 13
aprile il Pd guarderà a sinistra o procederà al grande "inciucio" col
centrodestra? Ogni voto per noi rafforza l'autonomia della sinistra e impedisce
quelle grandi riforme economiche e istituzionali che Pd e Pdl rischiano di fare
insieme. Al di là di chi governerà formalmente, non escludo infatti che ci sarà
un governo di fatto, che attraverso le "larghe intese" affronti i
temi sociali e ambientali in un modo solo. Le candidature nel Pd di Ichino
rispetto all'articolo 18 o quelle di Calearo e Colaninno rendono evidente
l'obiettivo di smantellare la legislazione sociale. E il cosiddetto
"ambientalismo del fare" si occuperà del resto. Ogni voto per noi è
un investimento per il conflitto sociale. La battaglia non si fa solo in
parlamento. Visto che ti trovi in una regione rossa, che ne pensi dell'appalto
aggiudicato alle coop per la base di Vicenza? Lo abbiamo sempre detto: quella
base al Dal Molin non va fatta. L'esito dell'appalto dimostra che non porterà
nemmeno un beneficio economico alle popolazioni visto che arricchirà le grandi
imprese cooperative che gestiranno i lavori. Come sottosegretario fai parte di
un governo molto impopolare. E' una zavorra che avverti in campagna elettorale?
E' un peso collettivo. Il governo Prodi non ha risposto alle aspettative di
cambiamento sociale e civile del 2006. Gli elettori però ormai sono consapevoli
che si è chiusa la stagione delle coalizioni onnicomprensive. La sinistra ora
riconquista la propria autonomia, ha un programma chiaro e torna nella società
sapendo che i conflitti e le trasformazioni non si gestiscono per forza stando
al governo. Registro una percezione diffusa che il governo è stato messo in crisi
da chi lo voleva spostare più a destra: Dini, Fisichella e Mastella hanno fatto
il lavoro che il Pd non poteva fare direttamente.
( da "Panorama.it" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Berlusconi contro Veltroni in televisione. Ma a distanza Posted By
vasco_pirri_ardizzone On 2/4/2008 @ 10:29 In Apertura#1 | No Comments
Precarietà, caro vita, [1] Alitalia, emergenza rifiuti, alleanze elettorali.
Sono alcuni dei temi protagonisti del confronto televisivo a distanza che è
andato in onda ieri sera su Rai Due, nel corso della trasmissione Conferenza
Stampa, tra i candidati premier del Popolo della Libertà e del Partito
Democratico, [2] Silvio Berlusconi e [3] Walter Veltroni. Poco meno di cinquanta minuti a testa, in rapida
successione, con cinque giornalisti a fare da "arbitri": Giuliana Del
Bufalo, direttrice della [4] Testata Servizi Parlamentari della Rai, Gianni
Riotta, direttore del Tg1, Mauro Mazza, direttore del Tg2, e gli editorialisti
de La Stampa, Marcello Sorgi, e del Sole-24 Ore Stefano Folli. Non sono mancati
gli attacchi polemici incrociati. Berlusconi ha
definito Veltroni "un affabulatore", ma a
suo dire "gli italiani non sono così creduloni e ingenui. Dopo i giochi
d'artificio - ha aggiunto - si vede la sinistra vera, quella che ci lascia
un'eredità drammatica". L'ex sindaco di Roma è invece tornato sulle
dichiarazioni del Cavaliere in merito al Quirinale. "Quella di oggi è una
brutta smentita" ha detto Veltroni.
"Attaccare il capo dello Stato presente e passato e poi dovere smentire ci
riporta indietro in questo quattordicennio". Poi, i due leader hanno
elencato le priorità dei loro programmi. Berlusconi ha
sottolineato che non ci "saranno ricette miracoliste".
"Applicheremo solo la ricetta liberale, con meno tasse su famiglie,
imprese, lavoro - ha spiegato - per fare ripartire l'economia e fare rialzare
il Paese messo in ginocchio dalla sinistra". Dopo avere indicato "il
ritardo infrastrutturale, gli alti costi dell'energia, l'alta evasione fiscale"
tra le criticità del sistema Italia, Berlusconi ha
ribadito due interventi prioritari contro il carovita in caso di vittoria alle
urne ("l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e la detassazione degli
straordinari") e ha lanciato la proposta di "adeguare al costo della
vita le pensioni sotto i mille euro al mese". Per Veltroni
è prioritario "intervenire sui prezzi, e per aumentare il potere
d'acquisto di salari, stipendi e pensioni. Per la copertura finanziaria si
potrebbero usare quattro miliardi di extra-gettito". "Non intendiamo
aumentare le rendite finanziarie - ha poi sottolineato -, ma puntiamo a mettere
sullo stesso piano la tassazione sui conti correnti dei cittadini e certi
benefit sulle stock option". Tra le priorità programmatiche anche
"stabilità di governo, forte innovazione, passaggio generazionale, lotta
contro ogni forma di disuguaglianza, produrre ricchezza e distribuirla
equamente". Un tema che ha dato vita ad un botta e risposta a distanza è
stato quello della precarietà. A una domanda sui giovani, Berlusconi
ha replicato di non avvertire "l'allarme della sinistra che vede la
precarietà come il male assoluto della nostra gioventù". Per Veltroni invece "la precarietà è il dramma più grande
del Paese". Parlando dell'ipotesi del pareggio al Senato, l'ex sindaco di
Roma si è detto contrario a un governo di larghe intese. "Questo paese non
ha bisogno di un'altra transizione - ha detto -. Ha bisogno di un governo. Chi
prende un voto in più governa. Sono contrario a grandi coalizioni. Ci si mette
insieme solo per le regole del gioco, le riforme istituzionali bisognerà farle
in ogni caso". Berlusconi si è detto sicuro che
il Pdl avrà la maggioranza al Senato, ma ha aperto alla possibilità, in caso di
vittoria alle elezioni, di accordi con l'opposizione sulle riforme, ad esempio
"dell'architettura istituzionale dello Stato e dell'ordinamento
giudiziario". Il resto del dibattito ha visto i due rivali ribadire
posizioni espresse più volte in questi giorni di campagna elettorale, ad
esempio su Alitalia, con Berlusconi che ha
rilanciato l'idea della cordata italiana e Veltroni che ha
sottolineato che si tratta di un problema che ha radici lontane. Tra qualche
cenno alla crisi economica internazionale (Veltroni) e alla
vicenda del Tibet (Berlusconi), durante le due "Conferenze Stampa" si è parlato poco
di politica estera. Infine il teatrino della politica: Berlusconi ha lasciato le "porte aperte, anzi
spalancate" nel caso in cui l'Udc e altre forze moderate vogliano in
futuro allearsi con il Pdl, mentre Veltroni è tornato
a criticare la maggioranza eterogenea che sosteneva il governo Prodi ("non
permetteva politiche riformiste"), e ha sottolineato ancora
"l'innovazione" della scelta del Pd di correre da solo. Il VIDEO
servizio:.
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 79 del 2008-04-02 pagina 0 Duello tv, Berlusconi:
"Noi liberali veri" Veltroni: "Salvo Prodi, non
l'Unione" di Adalberto Signore Duello virtuale su Rai2. Il leader Pdl:
"La legge elettorale non garantisce una larga maggioranza al Senato però
siamo sicuri di vincere". E sull'Udc: "Le porte restano aperte".
Il candidato dei Democratici prende le distanze dal governo: "Apprezzo il
lavoro del premier" Roma - La chiude come suo solito la tribuna politica
su Raidue, rigorosamente in diretta e con il consueto e noioso susseguirsi di
domande cronometro alla mano. "Sembra di essere dal dentista. Avanti il
prossimo...", fa capolino con la mano che saluta quando è ormai già in
piedi e sta per lasciare la poltrona al suo avversario. Per Walter Veltroni, d'altra parte, Silvio Berlusconi
non ha parole troppo tenere pure nell'appello al voto che lancia a chiusura del
suo intervento: "Noi siamo liberali da sempre. Non credo, invece, che gli
italiani possano credere a chi nelle vita pur facendo politica di mestiere ha
sbagliato tutto e adesso, come San Paolo sulla via di Damasco, è cambiato
diventando veramente liberale". Ancora: "Credo che dei liberali di
accatto siano meno credibili di chi è liberale da sempre". Torna poi sul
confronto tv con Veltroni, che ieri incrocia per un
attimo negli studi di Saxa Rubra: "è assurdo che i due principali
candidati per il governo del Paese debbano essere estratti a sorte per una
sovrapposizione e successione come quella di stasera, invece di potersi
effettivamente incontrare. Purtroppo la legge lo impedisce perché se dessi a Veltroni la chance di incontrarmi, dovrei darla a tutti gli
altri tredici candidati premier". Un Berlusconi,
quello che apre il ciclo delle tribune politiche sulla Rai, che insiste
nell'essere "cauto" e "prudente" rispetto alla situazione
economica. D'altra parte, solo qualche ora prima durante il forum nella sede de
Il Tempo a piazza Colonna, più d'una volta aveva rivolto lo sguardo verso
Palazzo Chigi: "In questi due anni, quando lo guardavo da fuori tiravo un
sospiro di sollievo. Ma ora mi toccherà ritornarci". D'altra parte,
"non vado certo a una festa né a un pranzo di nozze" ma "a
prendermi una croce molto pesante" e "credo che questo i cittadini lo
capiscano". L'ex premier parla pure della legge elettorale che "non
rende sicura una larga maggioranza al Senato" perché "tutto si decide
in poche regioni in bilico". Anche se i sondaggi "ci dicono che
abbiamo un vantaggio tale che ci consentirà di governare". Insomma,
"non dubito che avremo la maggioranza a Palazzo Madama". Semmai, è il
non detto del Cavaliere, il punto è capire quanto sarà ampia la forbice di
senatori di vantaggio. Alle larghe intese, però, dice di "no" perché
"il Veltrusconi è solo una brutta parola e svuotata di significato".
Del resto, quella del "governo di buon senso" con Cacciari alla
Cultura e Monti allo Sviluppo economico si è rivelata essere solo una bufala da
pesce d'aprile. Su una cosa, però, Silvio Berlusconi
apre al centrosinistra: sull'opportunità di portare avanti insieme una riforma
del sistema giudiziario. "Per risolvere la grande palla al piede del
Paese, quella della giustizia, c'è bisogno di una grande riforma da fare in
accordo con l'opposizione. Altrimenti - spiega in mattinata ai microfoni di
Radio24 - non si riuscirà a vincere questo potere dello Stato che, non è un
caso se uso la parola potere, non è più solo un ordine". Di più, è una
"metastasi italiana" visto che "una parte dei Pm usa il proprio
potere per fini politici". La domanda sullo stato dei rapporti con Pier
Ferdinando Casini è d'obbligo e Berlusconi torna a
ripetere che non è stato lui a lasciarlo fuori. Insomma, "una
decisione" dell'Udc. Detto questo, "se volessero tornare con noi le
porte non sono aperte, ma spalancate". Il Cavaliere torna poi sulle nomine
dei vertici di Eni, Enel, Finmeccanica e Terna per dire che non è sua
intenzione cambiarli: "Mi pare che questi enti siano egregiamente
condotti. Ci sono dei cambiamenti, per esempio il presidente di Eni ha deciso
di lasciare, anche se l'Eni mi sembra faccia dei risultati straordinari. La
stessa cosa posso dire di Enel e assolutamente di Finmeccanica e Terna".
Sul fronte fiscale, poi, ribadisce l'impegno a non aumentare la tassazione
sulle rendite finanziarie. "è la sinistra che vuole innalzarle al 20%. Noi
- dice - le lasceremo così come sono". Decisamente contrario, invece, al
boicottaggio delle Olimpiadi in Cina che, anzi, dovrebbero essere "una
grande occasione per la presenza del mondo occidentale dentro una situazione
che cerca faticosamente di uscire dal totalitarismo". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Panorama.it" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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http://blog.panorama.it/italia - Berlusconi contro Veltroni in televisione. Ma a (minima) distanza Posted By
vasco_pirri_ardizzone On 2/4/2008 @ 10:29 In Apertura#2 | 1 Comment Precarietà,
caro vita, [1] Alitalia, emergenza rifiuti, alleanze elettorali. Sono alcuni
dei temi protagonisti del confronto televisivo a distanza che è andato in onda
ieri sera su Rai Due, nel corso della trasmissione Conferenza Stampa, tra i candidati
premier del Popolo della Libertà e del Partito Democratico, [2] Silvio Berlusconi e [3] Walter Veltroni.
Poco meno di cinquanta minuti a testa, in rapida successione, con cinque
giornalisti a fare da "arbitri": Giuliana Del Bufalo, direttrice
della [4] Testata Servizi Parlamentari della Rai, Gianni Riotta, direttore del
Tg1, Mauro Mazza, direttore del Tg2, e gli editorialisti de La Stampa, Marcello
Sorgi, e del Sole-24 Ore Stefano Folli. Non sono mancati gli attacchi polemici
incrociati. Berlusconi ha definito Veltroni
"un affabulatore", ma a suo dire "gli italiani non sono così
creduloni e ingenui. Dopo i giochi d'artificio - ha aggiunto - si vede la
sinistra vera, quella che ci lascia un'eredità drammatica". L'ex sindaco
di Roma è invece tornato [5] sulle dichiarazioni del Cavaliere in merito al
Quirinale. "Quella di oggi è una brutta smentita" ha detto Veltroni. "Attaccare il capo dello Stato presente e
passato e poi dovere smentire ci riporta indietro in questo
quattordicennio". Poi, i due leader hanno elencato le priorità dei loro
programmi. Berlusconi ha sottolineato che non ci
"saranno ricette miracoliste". "Applicheremo solo la ricetta
liberale, con meno tasse su famiglie, imprese, lavoro - ha spiegato - per fare
ripartire l'economia e fare rialzare il Paese messo in ginocchio dalla
sinistra". Dopo avere indicato "il ritardo infrastrutturale, gli alti
costi dell'energia, l'alta evasione fiscale" tra le criticità del sistema
Italia, Berlusconi ha ribadito due interventi
prioritari contro il carovita in caso di vittoria alle urne ("l'abolizione
dell'Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari") e ha
lanciato la proposta di "adeguare al costo della vita le pensioni sotto i
mille euro al mese". Per Veltroni è prioritario
"intervenire sui prezzi, e per aumentare il potere d'acquisto di salari,
stipendi e pensioni. Per la copertura finanziaria si potrebbero usare quattro
miliardi di extra-gettito". "Non intendiamo aumentare le rendite
finanziarie - ha poi sottolineato -, ma puntiamo a mettere sullo stesso piano
la tassazione sui conti correnti dei cittadini e certi benefit sulle stock
option". Tra le priorità programmatiche anche "stabilità di governo,
forte innovazione, passaggio generazionale, lotta contro ogni forma di
disuguaglianza, produrre ricchezza e distribuirla equamente". Un tema che
ha dato vita ad un botta e risposta a distanza è stato quello della precarietà.
A una domanda sui giovani, Berlusconi ha replicato di
non avvertire "l'allarme della sinistra che vede la precarietà come il
male assoluto della nostra gioventù". Per Veltroni
invece "la precarietà è il dramma più grande del Paese". Parlando
dell'ipotesi del pareggio al Senato, l'ex sindaco di Roma si è detto contrario
a un governo di larghe intese. "Questo paese non ha bisogno di un'altra
transizione - ha detto -. Ha bisogno di un governo. Chi prende un voto in più
governa. Sono contrario a grandi coalizioni. Ci si mette insieme solo per le
regole del gioco, le riforme istituzionali bisognerà farle in ogni caso". Berlusconi si è detto sicuro che il Pdl avrà la maggioranza
al Senato, ma ha aperto alla possibilità, in caso di vittoria alle elezioni, di
accordi con l'opposizione sulle riforme, ad esempio "dell'architettura
istituzionale dello Stato e dell'ordinamento giudiziario". Il resto del
dibattito ha visto i due rivali ribadire posizioni espresse più volte in questi
giorni di campagna elettorale, ad esempio su Alitalia, con Berlusconi che ha rilanciato l'idea della cordata italiana e Veltroni che ha sottolineato che si tratta di un problema che ha radici
lontane. Tra qualche cenno alla crisi economica internazionale (Veltroni) e alla vicenda del Tibet (Berlusconi),
durante le due "Conferenze Stampa" si è parlato poco di politica
estera. Infine il teatrino della politica: Berlusconi
ha lasciato le "porte aperte, anzi spalancate" nel caso in cui l'Udc
e altre forze moderate vogliano in futuro allearsi con il Pdl, mentre Veltroni è tornato a criticare la maggioranza eterogenea che
sosteneva il governo Prodi ("non permetteva politiche riformiste"), e
ha sottolineato ancora "l'innovazione" della scelta del Pd di correre
da solo. Il VIDEO servizio:.
( da "Panorama.it" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Duello tv virtuale, scontro reale. Pd e Pdl litigano sullo share Posted By redazione On 2/4/2008 @
14:17 In Apertura#2 | No Comments Walter Veltroni meglio di
Silvio Berlusconi [1] nella prima e unica conferenza stampa dei due leader su
Raidue: è il risultato degli ascolti tv di ieri. Per Berlusconi, in
onda dalle 21:06 alle 21:40 gli spettatori sono stati 3.100.000 con share
dell'11.02%; per Veltroni, subito dopo, dalle
21:49 alle 22.35, 3.836.000 di audience e uno share del 13,91%. Ma è subito
polemica. Gli ascolti di ieri sera per le due conferenze stampa di Silvio Berlusconi e Walter Veltroni
mostrano che "il Paese è stanco di sentir dire le stesse cose da quindici
anni, gli stessi toni. E probabilmente è più incuriosito di sentire ciò che può
riguardare il futuro e non il passato". Così, Walter Veltroni,
che nel corso di una conferenza stampa sui prezzi, nella sede della Margherita,
ha commentato gli ascolti tv che definisce"sorprendenti: per il leader del
Pdl" spiega Veltroni "gli spettatori sono
stati 3 milioni 100, lo share è stato dell'11,02%. Per la mia conferenza stampa
gli spettatori sono stati 3 milioni 836, lo share 13,91%. Questi dati
confermano un clima che noi avvertiamo, la fiducia crescente e la sensazione
che stia cambiando qualcosa". "Come si fa a dire, come fa Veltroni, 'ho avuto uno share più alto e perciò gli italiani
vogliono qualcosa di nuovo'?". Gianfranco Fini contesta le dichiarazioni
del candidato premier del Pd: "Questo dimostra che Veltroni
non ha veramente più argomenti -Ma non gli passa per la testa che la fascia
oraria in cui lui è andato in onda era forse migliore di quella di Berlusconi e che c'era Roma-Manchester? Continui pure con
questi argomenti e il 14 sera avrà un'amara sorpresa". "Povero Veltroni, l'unica cosa a cui riesce ad attaccarsi ormai è il
numero dei telespettatori che ieri sera hanno seguito il confronto televisivo a
distanza con Berlusconi", commenta invece il
leghista Roberto Calderoli. Che, ironicamente, spara a zero contro il candidato
dei Democratici accusandolo di aver "coinvolto i telespettatori orfani del
Grande Fratello che vedono in lui un futuro personaggio che, chiuso con la
politica, si potrà collocare sull'Isola dei Famosi, e gli irritati tifosi della
Roma i quali, dopo che la partita con il Manchester aveva un destino segnato,
avranno cambiato canale". "Purtroppo per il nostro Obama di
Trastevere, però" continua l'esponente del Carroccio "il 14 aprile
non si conteranno i dati dello share ma i voti, dopo di che si potrà preparare
per l'Isola dei Famosi oppure per sfruttare, almeno una volta nella vita, il
suo diploma di perito cinematrografico per andare a Cinecittà e organizzare il
prossimo Grande Fratello?". Il VIDEO servizio:.
( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 79 del 2008-04-02
pagina 0 Duello tv, scontro tra Veltroni e Berlusconi di Redazione Veltroni ha la meglio su Berlusconi nella prima e unica conferenza stampa dei due leader su Raidue.
Il candidato dei Democratici: "Il paese guarda al futuro". Fini:
"Avrà un'amara sorpresa" Roma - Walter Veltroni meglio su
Silvio Berlusconi nella prima e unica conferenza stampa dei due leader su Raidue:
è il risultato degli ascolti tv di ieri. Per Berlusconi,
in onda dalle 21:06 alle 21:40 gli spettatori sono stati 3.100.000 con share
dell'11.02%; per Veltroni, subito dopo, dalle 21:49
alle 22.35, 3.836.000, share 13,91%. Ma è subito polemica. Veltroni:
"Il paese guarda al futuro" Gli ascolti di ieri sera per le due
conferenze stampa di Silvio Berlusconi e Walter Veltroni mostrano che "il Paese è stanco di sentir dire
le stesse cose da quindici anni, gli stessi toni. E probabilmente è più incuriosito
di sentire ciò che può riguardare il futuro e non il passato". Così,
Walter Veltroni, che nel corso di una conferenza
stampa sui prezzi, nella sede della Margherita, ha commentato gli ascolti tv
che definisce"sorprendenti: per il leader del Pdl - spiega Veltroni - gli spettatori sono stati 3 milioni 100, lo share
è stato dell'11,02%. Per la mia conferenza stampa gli spettatori sono stati 3
milioni 836, lo share 13,91%. Questi dati confermano un clima che noi
avvertiamo, la fiducia crescente e la sensazione che stia cambiando
qualcosa". Fini: "Avrà un'amara sorpresa" "Come si fa a
dire, come fa Veltroni, 'ho avuto uno share più alto e
perciò gli italiani vogliono qualcosa di nuovo'?". Gianfranco Fini
contesta le dichiarazioni del candidato premier del Pd: "Questo dimostra
che Veltroni non ha veramente più argomenti -Ma non
gli passa per la testa che la fascia oraria in cui lui è andato in onda era
forse migliore di quella di Berlusconi e che c'era
Roma-Manchester? Continui pure con questi argomenti e il 14 sera avrà un'amara
sorpresa". Calderoli: "Il voto parlerà chiaro" "Povero Veltroni, l'unica cosa a cui riesce ad attaccarsi ormai è il
numero dei telespettatori che ieri sera hanno seguito il confronto televisivo a
distanza con Berlusconi". Il leghista Roberto
Calderoli spara a zero contro il candidato dei Democratici accusandolo di aver
"coinvolto i telespettatori orfani del Grande Fratello che vedono in lui
un futuro personaggio che, chiuso con la politica, si potrà collocare
sull'Isola dei Famosi, e gli irritati tifosi della Roma i quali, dopo che la
partita con il Manchester aveva un destino segnato, avranno cambiato
canale". "Purtroppo per il nostro Obama di Trastevere, però -
ironizza il'esponente del Carroccio - il 14 aprile non si conteranno i dati
dello share ma i voti, dopo di che si potrà preparare per l'Isola dei Famosi
oppure per sfruttare, almeno una volta nella vita, il suo diploma di perito
cinematrografico per andare a Cinecittà e organizzare il prossimo Grande
Fratello?". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
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21,05 Telefilm SENZA
TRACCIA con Anthony La Paglia 22,40 Telefilm E-RING con Benjamin Bratt 21
Telefilm COLD CASE con Kathryn Morris 22,35 Sport SABATO SPRINT con Enrico
Varriale 21,05 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti 0,40 Attualità
PROTESTANTESIMO con Enrico Varriale 21,05 Attualità ANNOZERO con Michele
Santoro 22,50 Telefilm CRIMINAL MINDS con Thomas Gibson 21 Attualità ELEZIONI
POLITICHE con W. Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità
ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE
con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De
Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 02-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Un brivido dalla
pseudo-Dc, violenze contro Ferrara. Solo Veltroni fa proposte vere Campagna di pizze, uova, pomodori e mortadelle
Le elezioni naufragano, fra rischi di rinvio e aggressioni squadristiche Walter
Veltroni ha completato ieri la sua ennesima giornata di folla (in
Sardegna) e di proposte concrete (il bonus di 600 euro per i consumi delle
famiglie meno abbienti, anticipato da Europa martedì). Ma la fatica di
condurre una campagna elettorale "normale" si fa improba, in un paese
che appare travolto dall'irrazionalità. La giornata è stata dominata dalla sentenza
del Consiglio di stato che, riammettendo la pseudo- Dc inventata da Pizza e
sostenuta da Berlusconi per sabotare l'Udc, ha messo a
rischio il regolare svolgimento delle elezioni il 13 e 14 aprile. Il Viminale è
ricorso in Cassazione, tutti i partiti chiedono il rispetto dei tempi, anche Berlusconi che è all'origine del pasticcio. Notizia più
drammatica da Bologna, dopo molti militanti dei gruppi femministi e antagonisti
di sinistra hanno aggredito il comizio di Giuliano Ferrara, tirandogli uova,
pomodori e mortadelle e costringendolo a lasciare il palco senza parlare dopo
aver travolto un cordone di polizia. ALLE PAGINE 2, 3 E 4.