HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di
|
DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
|
top ARTICOLI DEL 19-3-2008 #TOP
Veltroni
deve muovere la campagna. Attacco alla casta
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
IL PROGRAMMA
PER ROMA Veltroni deve muovere la campagna. Attacco alla casta In Piemonte
Walter Veltroni arriva al giro di boa del suo bustour e a Novara attacca la
casta: "In Italia ci sono i salari più bassi e gli stipendi dei
parlamentari più alti d'Europa. Dobbiamo uniformare il livello delle
retribuzioni di deputati e senatori a quello degli altri paesi europei"
Rutelli-Veltroni,
convergenza parallela ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ROMA I due
campioni del Pd puntano entrambi sulla discontinuità Rutelli-Veltroni,
convergenza parallela MARIO LAVIA Come Veltroni caratterizza la sua campagna
nel segno del superamento/rottura con Prodi, così Rutelli connota la sua
rispetto a Veltroni sindaco. L'equazione non prevede troppe incognite, per
entrambi essendo chiaro che l'assillo è quello di incarnare la discontinuità.
Caos
calmo ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quella di
Veltroni è mera propaganda o ha qualche fondamento? "Stanno già litigando
su tutto ? argomenta il leader del Pd ? sull'Europa, ad esempio, ci sono
posizioni diverse, come sulla politica estera e interna". In effetti,
suona già un po strano il fatto che quelle che dovrebbero essere componenti di
una stessa forza politica (
Anche
se gradualmente, senza cambi di strategia repentini, la campagna elettorale di
Silvio Berlusco ( da "Stampa, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
se Veltroni è
dato per sconfitto in partenza, l'elettore moderato, che non ha una passione
smodata per le urne, potrebbe essere tentato di restarsene a casa. O
altrimenti, quello che vuole a tutti i costi sbarrare la strada al Pd ma, nel
contempo, si sente attratto ideologicamente dalla destra di Daniela Santanchè,
Bacchettate
a Berlusconi e Veltroni ( da "Stampa, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Famiglia
Cristiana Bacchettate a Berlusconi e Veltroni "Una classe politica rissosa
e inadeguata per un Paese sempre più povero": è il duro giudizio del
settimanale "Famiglia Cristiana" sull'attuale competizione
elettorale. Il periodico cattolico stigmatizza il livello dei candidati in ogni
schieramento.
[FIRMA]JACOPO
IACOBONI Per la prima volta si attaccano sui soldi, cosa che finora non avevano
mai ( da "Stampa, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
È anche la
prima occasione in cui a Veltroni hanno fatto saltare i nervi. C'è riuscito,
sorpresa, non Silvio Berlusconi, ma il postfascista Gianfranco Fini; però in
una commedia degli equivoci - e un cortocircuito impressionante tra realtà (il
palco piemontese di Veltroni) e realtà virtuale (gli studi tv dov'era ospite
Fini) - che qui si prova a dipanare.
La
Cei stronca la legge elettorale ( da "Stampa, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
lo spiega
"Famiglia cristiana": "In un paese sempre più povero, Berlusconi
non incanta più nessuno, Veltroni sbandiera sogni". Sulla presenza dei
radicali nelle liste del Pd, Betori lascia trasparire lo scetticismo della Cei
verso una parte politica che, tra Dico e testamento biologico, allarma parte
dell'episcopato.
Per
alcuni è un pettegolo, un seminatore di zizzania, un superficiale. Per altri è
un gior ( da "Stampa, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E Veltroni.
Il buonismo è cafonalissimo ipocrita". Cafonal economico? Ricucci?
"Ma no, Ricucci non è cafonal, è ruspante". Dagospia è un affare?
"Dagospia è stata la mia terapia. Superati i cinquant'anni, avevo bisogno
di riprendermi dalle vicissitudini che avevo avuto con la carta stampata dove
facevo pagine e pagine di vita pettegola su l'
Gli
strateghi del Partito democratico sono convinti che la partita elettorale si
gioca tutta al Nord ( da "Stampa, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
contesto lo
sforzo che sta facendo Veltroni con le candidature, i suoi discorsi e i raduni,
per dare un segno diverso alla "questione settentrionale", rispetto a
quello dato da Berlusconi e Bossi. Ma, a mio avviso, è uno sforzo che non si
fonda su un'elaborazione politico-culturale con un respiro nazionale ed
europeo: appare come una rincorsa all'avversario con una linea confusa.
"A
52 anni prendi la pensione" ( da "Stampa, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi ai
suoi: attenti, non abbiamo già vinto "A 52 anni prendi la pensione"
Fini accusa, Veltroni replica: la dò ai poveri, lui guadagna il doppio Fiammata
sui costi della politica, con un duro scambio di battute tra Fini e Veltroni.
Il leader di An, riprendendo la proposta di ridurre gli stipendi dei
parlamentari avanzata nei giorni scorsi dal leader del Pd,
"Sono
gay dalla cintura in su" ( da "Stampa, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E Veltroni.
Il buonismo è cafonalissimo ipocrita". Cafonal economico? Ricucci?
"Ma no, Ricucci non è cafonal, è ruspante". Dagospia è un affare?
"Dagospia è stata la mia terapia. Superati i cinquant'anni, avevo bisogno
di riprendermi dalle vicissitudini che avevo avuto con la carta stampata dove
facevo pagine e pagine di vita pettegola su l'
L'artista:
"Io debuttai a Torino: porta bene"
( da "Stampa,
La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sfidato il
vento gelido sventolano gli stendardi e li fanno garrire insieme a quelli del
Pd trasformando il comizio di Veltroni in una festa anche perché il popolo di
Walter (circa 10 mila persone) ha doppiato quello di Berlusconi. Il maestro
della cerimonia è Renzo Arbore arrivato a sorpresa a dar manforte a "quel
quattordicenne che faceva la comparsa in uno dei miei spettacoli in tv.
La
rabbia dei 500 di Atitech "Noi, meno della monnezza"
( da "Stampa,
La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
tentato di arginare la sensazione di voler penalizzare Malpensa ("ci vuole
gradualità nei tagli"), Berlusconi sta zitto e rinvia ai contatti
riservati (ma smentiti dall'interessato) con Prodi. Per il Cavaliere parla
Giulio Tremonti: "La trattativa dovrebbe proseguire, ma la Sea va
ascoltata".
Berlusconi
spera in un intervento degli imprenditori I suoi: "Ci lavora ancora, è il
suo pallino da sempre" ( da "Stampa, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
obbedisce a un'esigenza tattica: chi governa è ancora Romano Prodi, che sia lui
a maneggiare la patata Alitalia, scottandosi le dita e ustionando magari
Veltroni, alle prese con la "questione settentrionale". Il calcolo
non è nobile né generoso, ma siamo a 25 giorni dal voto.
"Poste
allarme rosso collasso per le elezioni"
( da "Stampa,
La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni (in
piazza) doppia Berlusconi Musical sul ghiaccio per raccontare 100 anni di
Disney Il Grande Fratello dei gelosi I CONCORSI MIA FIGLIA E LA SCIENZA Tokio
Hotel, concerto in forse Bill Kaulitz ha la bronchite Maurizio Tropeano Gianni
Giacomino Marco Accossato Botte, insulti, bici rotte: la vita infernale dei
portalettere Tredici denunciati Spiavano i partner con intercettazioni
Walter
arriva con il pullman e brinderà con l'Asti spumante
( da "Stampa,
La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che già le
aveva offerte in occasione del brindisi dello scorso anno durante la visita di
Berlusconi. "Rispettiamo la par condicio dei brindisi. Il nostro Asti è il
prodotto simbolo del territorio è ed giusto che anche i leader nazionali lo
sappiano" fanno sapere dal Consorzio. Nel pomeriggio Veltroni sarà a Cuneo
mentre in serata il pullman farà tappa a Sanremo.
Veltroni:
rimettiamo in moto l'Italia ( da "Stampa, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
sorride a un parterre curiosamente bipolare: gente anziana e ragazzini. Molto
rari i trenta-quarantenni. Ma del resto sono le 15, la gente lavora. In piazza
ci sono lo stesso 6-700 persone, che Veltroni ipnotizza: "Gli stipendi dei
parlamentari devono essere riportati alla media europea.
Veltroni:
"Le vostre richieste saranno tra le nostre priorità"
( da "Stampa,
La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per Veltroni
- ha detto basta con le alleanze contro". Berlusconi? Nel discorso di
Veltroni, non c'è stato. Soltanto una risposta alla battute sul precariato:
"Di precariato si può morire, non ci si può scherzare sopra". "E
l'ultimo miglio - ha concluso Veltroni - votare Pd, votare Nicco e Perrin, è
fare dell'Italia un Paese nuovo,
"Su
Malpensa il Pdl ha tre facce"
( da "Stampa,
La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il discorso
di Walter Veltroni alla Borsa Risi di Vercelli. E non poteva essere altrimenti,
dopo la presentazione del Forum tematico nazionale e l'introduzione tutta
vercellese all'incontro con le opere di Bellizzi e Bosio. "E necessario il
ritorno a una dimensione agricola per ridare equilibrio al mondo in cui viviamo
- ha esordito Veltroni -
Costi
della politica, Fini attacca Veltroni ma è boomerang Lo accusa di prendere la
pensione, ma il leader Pd l'ha devoluta in beneficenza. Berlusconi il politico
più ricco ( da "Unita, L'"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Fini attacca
Veltroni ma è boomerang Lo accusa di prendere la pensione, ma il leader Pd l'ha
devoluta in beneficenza. Berlusconi il politico più ricco Che fosse di gran
lunga uno dei più ricchi parlamentari d'Italia era noto. Meno noto invece
vedere che il suo reddito, con la politica, è quintuplicato.
Il
giornalista dispari ( da "Unita, L'"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
chi vota gli
altri partiti del centrodestra fa il gioco di Veltroni. Rete. Presidente,
"Veltroni l'ha accusato di aver stracciato il programma del Pd, non è
vero, no?". Era una metafora ma Stalin non le capisce. Accuratamente
evitato l'autogol su Alitalia. Presidente, lei ha fatto un logo... Eccolo:
"Io difensore della libertà" numero verde 800.
La
mia pensione? Ho aiutato chi ha bisogno Veltroni ribatte all'attacco personale
di Fini sui costi della politica: ha perso un'occasione per tacere
( da "Unita,
L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Su
Berlusconi, senza nominarlo, si concede una battuta: "Su Alitalia alle due
non aveva ancora letto i giornali. gli conviene leggere direttamente quelli di
domani". Poi a Torino, Veltroni parla anche di sicurezza del lavoro, e non
è un caso che sul palco, tra applausi commossi, ci sia Antonio Boccuzzi,
operaio sopravvissuto al rogo della Thyssen e candidato del Pd,
Brogli,
tormentone preventivo ( da "Unita, L'"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
magari quel
ragazzaccio di Veltroni all'ultimo momento ce la fa, ed allora è meglio mettere
le mani avanti. Rispolverando un consunto spauracchio. Quello dei brogli. I
comunisti, ex o post che siano, Berlusconi ne è convinto da sempre e lo dice da
altrettanto tempo, sono capaci di rovesciare il risultato elettorale nel chiuso
del seggio.
Saremo
noi l'ago della bilancia. Anche al Senato
( da "Unita,
L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Parla di
Berlusconi? Veltroni voleva cambiare la legge elettorale. "Parlo di tutti
e due gli schieramenti: il Pdl, il Pd. Non siamo nati per tifare Veltroni o
Berlusconi, ma per rompere questo sistema, per agire anziché parlare. A questo
progetto si è unita l'Udc di Casini".
Sicurezza,
precariato e donne Così il Pd vuole cambiare l'Italia
( da "Unita,
L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sono le donne
l'asso dello sviluppo sostiene Veltroni. Che qui tocca il punto di maggior
distacco dal suo rivale Silvio Berlusconi. Il leader del Pdl invita a sposare
un milionario: forse anche perché con il quoziente familiare alle donne stare a
casa conviene. Il leader del Pd punta a rendere il lavoro compatibile con la
famiglia.
Il
governo preme sulla Moratti: via il ricorso Sea La richiesta di danni può far
saltare la vendita. Alitalia perde un altro 30% in Borsa
( da "Unita,
L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Anche il
segretario del Partito Democratico Walter Veltroni è tornato sull'argomento.
"Alitalia non deve fallire - ha detto ieri ad Aosta -. È gravissimo
sostenere questo perché ci sono migliaia di lavoratori che rischiano il posto
di lavoro". "Non c'è nulla di male - ha continuato Veltroni - che ci
sia una partnership internazionale.
E
la mossa di cgil, cisl e uil spiazza il pd - goffredo de marchis
( da "Repubblica,
La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
cresciuto
proprio durante gli anni del governo Berlusconi e lo sappiamo bene. Che di
Malpensa Formigoni e i sindaci di Milano si accorgono soltanto adesso. Ma il
punto oggi è: cosa facciamo, tutti insieme, della compagnia di bandiera?".
La posizione di Veltroni, prima del via al tavolo con il presidente di Air
France Spinetta e i sindacati, era chiara: sì alla vendita ai francesi,
Veltroni
contro la moratti: "parole gravi" - aldo fontanarosa
( da "Repubblica,
La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Economia
Berlusconi: la nostra posizione è nota a chi conduce la trattativa. Il governo:
dal Pdl nessuna comunicazione Veltroni contro la Moratti: "Parole
gravi" Fini: aumentano le ombre. Bersani: se la vendita salta, la
compagnia aerea collassa ALDO FONTANAROSA ROMA - Sostenere che Alitalia può
anche fallire e che il suo crollo non sarebbe di per sé "
E
tra i volti di piazza castello spunta a sorpresa renzo arbore - (segue dalla
prima pagina) ( da "Repubblica, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
comprerei anche una macchina usata. Anzi, quando lascia il pullman quasi quasi
me lo compro". L'introduzione è di due giovanissime: la bionda e la mora,
studentesse illuminate sulla strada della politica. "Se non fosse piazza
Castello potrebbe essere Sanremo", se la ride il solito cinico che non
riesce a mettere da parte la tendenza sabauda a un pizzico di dissacrazione.
Viaggio
nella campagna che non c'è "ma dopo pasqua ripartirà come sempre" -
marco trabucco ( da "Repubblica, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
a parte
Veltroni, Casini, Berlusconi, Bertinotti, Boselli e Santanchè, si sta
impegnando davvero. "Non potrebbe essere altrimenti - conferma Carlo
Chiama, segretario torinese del Pd - il meccanismo che non prevede la
preferenza fa sì che tutta la campagna sia imperniata sul partito e non sul
candidato.
Il
pdl scommette sulle donne "è la nostra stagione dei sindaci" - angelo
carotenuto ( da "Repubblica, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è la nostra
stagione dei sindaci" Berlusconi a Napoli il 9 aprile per il comizio
finale, il 4 Fini e Veltroni ANGELO CAROTENUTO Scherzi del voto. "Sulla
vicenda giudiziaria dei rifiuti, mi aspetto attacchi in campagna
elettorale". Non è un politico del Pd a parlare, ma il candidato sindaco
del centrodestra a Mondragone, Daniela Nugnes.
Il
barbiere che indovina le elezioni "i sondaggi? mi fanno un baffo" -
wanda valli ( da "Repubblica, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se Veltroni
lo annuncia, sposta tanti voti quanto l'Ici di Berlusconi". I giovani?
"Anche loro sono preoccupati per la loro pensione, bisogna salvarla
sempre". Oggi, a un mese dal voto, che cosa segnala il sondaggio umano di
Emanuele? Lui gioca di forbici su una capigliatura consistente, come la sua, e
sentenzia "
Tutti
in corsa per fare il sindaco - simona poli massimo vanni
( da "Repubblica,
La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E se Veltroni
e Berlusconi si sgolano nei loro tour nazionali per far passare l'idea della
"svolta", della scheda leggera, dell'Italia a due scelte, in Toscana
le cose vanno in tutt'altra direzione. Niente da fare, qui il messaggio non
attacca, le liste si moltiplicano a frotte e così i candidati a primo
cittadino,
Malpensa,
900 dipendenti senza lavoro da Pasqua
( da "Corriere
della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
proprio nel
giorno in cui Walter Veltroni torna a visitare la Lombardia. Parte all'attacco
la coordinatrice azzurra Mariastella Gelmini: "Se il governo pensa di
scaricare le sue responsabilità su Sea, si sbaglia di grosso. L'azienda ha il
dovere di tutelarsi, mentre Prodi e i suoi ministri avrebbero avuto il dovere
di salvaguardare un investimento per il Paese.
Alitalia
subbuglio nei poli ( da "Riformista, Il"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Prodi ha
preso atto con sollievo del fatto che la cautela elettorale di Veltroni,
spaventato dall'effetto Malpensa sull'elettorato settentrionale, non si sia
trasformata in pressing per "disturbare il manovratore", ma certo
avrebbe preferito un sostegno maggiore alla "evidenza dei numeri":
"Veltroni ha le sue ragioni, io le mie.
Veltroni-Fini,
lite sulla <pensione> ( da "Corriere della Sera"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi.
Un ricordo va a Giovannino Agnelli, il figlio di Umberto: "Lo andai a
trovare quando lavorava alla Piaggio - racconta Veltroni -. Abbiamo il dovere
di realizzare i sogni e le idee di cui abbiamo discusso prima che
morisse". Assente sul palco Emma Bonino, nonostante qui sia capolista al
Senato.
Tonini:
intervento opportuno Ma si dica che non è colpa nostra
( da "Corriere
della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
REDAZIONALE
Pd/2 Il cattolico veltroniano Tonini: intervento opportuno Ma si dica che non è
colpa nostra ROMA - Onorevole Giorgio Tonini, cattolico veltroniano: monsignor
Betori parla di politica e chiede di cambiare la legge elettorale. "Sono
d'accordo: però bisogna che si parli chiaro sulle responsabilità di questa
situazione.
Basescu:
<In Italia Veltroni perderà>
( da "Corriere
della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
In Italia
Veltroni perderà" BUCAREST - Veltroni perderà le elezioni e Berlusconi,
stando ai sondaggi, le vincerà. è una semplice constatazione, quella del
presidente romeno Traian Basescu, ma si sente che non ha dimenticato gli
attriti con l'allora sindaco di Roma quando a fine ottobre 2007 venne uccisa da
un rom Giovanna Reggiani.
CHE
c'è di meglio del ricorso alla cultura greca, alla suggestione del mito, alla
evoc ( da "Messaggero, Il"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
da Berlusconi
a Veltroni - che si affollano sul teatrino nostrano, senza dimenticare i grandi
del passato come De Gasperi, Togliatti e soprattutto il cugino Enrico
Berlinguer; e suoi giudizi sono sì sempre pungenti e a tratti intinti nel
sarcasmo, ma anche appassionati, pronunciati cioè da uno che di politica è
vissuto e la politica ama sopra ogni altra cosa,
BUCAREST
- Veltroni perderà le elezioni e Berlusconi le vincerà. Il presidente romeno
Trai ( da "Messaggero, Il"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ROMA
Ma come, io pongo un problema politico e quello mi attacca personalmente? ,
( da "Messaggero,
Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e la
conclusione è che sia Fini che Berlusconi han deciso di alzare i toni, di
passare dal bon ton politico alla guerra guerreggiata senza risparmiare colpi.
Non è sfuggito ai capi democratici che proprio il Cavaliere da qualche giorno
continua a sciorinare accuse su Veltroni che "predica bene ma razzola
male", che "dice bugie come sempre ha fatto la sinistra"
ROMA
- Il voto dei cattolici è una delle grandi questioni aperte della campagna
elettor ( da "Messaggero, Il"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
esecutivo di
Veltroni) sono rimaste fuori dalle liste Pd. Il convegno dei cattolici
"democratici" ha prodotto due nuovi nomi: il giornalista Andrea
Sarubbi e il filosofo Mauro Ceruti. In lista è entrato Pier Paolo Baretta,
numero due della Cisl. I cristiano-sociali (Mimmo Lucà e Marcella Lucidi) sono
però scivolati in zone non eleggibili.
CITTA'
DEL VATICANO - Ai vescovi il Porcellum non è mai andato giù. La legge
( da "Messaggero,
Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se Berlusconi
ripropone "il ritornello dell'abolizione dell'ICI", Veltroni,
dall'altra parte, "sbandiera un sussidiario dei sogni". Insomma, una
attitudine al fantastico da parte dei due partiti maggiori e il gioco è fatto:
il programma dei due schieramenti, commenta il settimanale dei paolini, si
equivalgono.
ROMA
- Silvio Berlusconi batte tutti i record. A paragone i redditi del senatore
Gianni Agne ( da "Messaggero, Il"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Esattamente
470 volte di più del suo sfidante Walter Veltroni fermo a 296 mila euro.
L'exploit del Cavaliere che quintuplica il reddito dichiarato nel 2005 pare sia
dovuto soprattutto all'anno d'oro di "Telecinco", diventata la prima
rete spagnola con un miliardo di euro di entrate pubblicitarie, e di
"Endemol" la società del Grande Fratello e di altri format tv di
grande successo.
ROMA
- Torna Walter Veltroni sui costi della politica. Ed è scontro a distanza con
Gianfranco F ( da "Messaggero, Il"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni fa
il gioco delle tre carte: in Parlamento incassa, nelle piazze ulula".
Intanto Silvio Berlusconi dice: "Quando saremo al governo la legge sulla
par condicio sarà una delle prime che abrogheremo". E Casini gli contesta:
"Se questo è il problema principale di Berlusconi vuol dire che ha una
visione diversa dagli italiani che hanno il problema delle pensioni e non
arrivano
"senato
a rischio, è una lotteria" l'esperto usa spaventa berlusconi - claudio
tito ( da "Repubblica, La"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Siamo sempre
diversi punti avanti rispetto al partito di Veltroni", insiste Berlusconi
avvertendo che i "piccoli" del centrodestra come l'Udc e la Destra
"insieme non superano il 7%". Eppure le regioni dove il premio
regionale per Palazzo Madama è in bilico, non sono affatto poche. Tant'è che
l'ex premier invita a vigilare sui "brogli".
"questa
legge dà un potere oligarchico" - orazio la rocca
( da "Repubblica,
La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
prendendo di
mira in particolare Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. "Mentre
Berslusconi - nota il settimanale - ripropone il ritornello dell'abolizione
dell'Ici, Veltroni sbandiera un sussidiario dei sogni. Più che ai problemi si
bada con puntiglio alla ragioneria del voto. Con questa classe politica sarà
difficile dare una risposta alle famiglie e ad una Italia sempre più
povera"
Demoskopea-sky:
9 punti di distacco tra pd e pdl-lega
( da "Repubblica,
La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sommando i
consensi Pd a quelli di Idv (data al 2,5%) Veltroni si assesta al 37%. Una
differenza di nove punti rispetto al cartello Pdl-Lega-Mpa: infatti, Berlusconi
totalizzerebbe il 46% (40,5% a Pdl, 5% alla Lega e lo 0,5% a Mpa). Sinistra
Arcobaleno è data al 7,5% e la Destra al 2,5%. Il Ps di Boselli allo 0,5%.
Veltroni
scopre la casta ( da "Manifesto, Il"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
fatta dai
consiglieri di Veltroni sui sondaggi elettorali. Nonostante il recupero, il Pd
resta distante dal Popolo delle libertà di Berlusconi. Soprattutto perché non
smuove una quota di circa il 30% di delusi dalla politica che, è l'analisi
degli strateghi del Pd, potrebbe essere convinta attaccando la "casta"
della politica o da altre proposte economiche in favore di ceti deboli,
Scripta
manent ( da "Manifesto, Il"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Solo due
"curiosità": che poco sobriamente, a Como, "Berlusconi compra
villa da 12 milioni", e che quel cinefilo di Veltroni liquida l'esperienza
dell'Unione citando La corazzata Pothemkin , per suggerire sobriamente che
quell'esperienza che ha raggirato milioni di elettori era "una cagata pazzesca".
Il
governo chiede alla Sea di ritirare il ricorso miliardario contro Alitalia
( da "Manifesto,
Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
tace, Veltroni invece sfodera l'ennesimo 'ma anche. Per il leader del Pd è
grave parlare di fallimento, la trattativa va conclusa, "ma vanno tutelati
i lavoratori. E Dobbiamo trovare la strada per fare in modo che Malpensa
diventi l'altro grande hub italiano.
SPINETTA
AI SINDACATI NESSUNO CI OBBLIGA ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
difendendo a
spada tratta le ragioni di Malpensa anche a costo del fallimento dell'Alitalia
(parole "gravissime", ha commentato il leader del Pd Walter
Veltroni). In serata dalla Sea una flebile apertura: "La rinuncia non è
proponibile. Ma la società è disponibile a valutare proposte di definizione
stragiudiziale".
FAMIGLIA
CRISTIANA: POLITICI INAFFIDABILI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E con questa
classe politica sarà difficile dare una risposta all'allarme lanciato dal
cardinal Bagnasco e alle domande delle famiglie italiane sempre più
povere". È il nuovo attacco di Famiglia Cristiana che non salva nessun
leader definendo "Berlusconi un incantatore e Veltroni un sognatore".
NEL
RICHIAMO DELLA CEI SUL VOTO SI RIFLETTE L'IRRITAZIONE DEI GRUPPI CON IL
CAVALIERE SPAZIO A CL, NEI DEMOCRATICI RESISTONO I TEODEM
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
esecutivo di
Veltroni) sono rimaste fuori dalle liste Pd. Il convegno dei cattolici
"democratici" ha prodotto due nuovi nomi: il giornalista Andrea
Sarubbi e il filosofo Mauro Ceruti. In lista è entrato Pier Paolo Baretta,
numero due della Cisl. I cristiano-sociali (Mimmo Lucà e Marcella Lucidi) sono
però scivolati in zone non eleggibili.
CLAUDIO
SARDO ROMA. DA QUINDICI ANNI IL SUD, ANZI L'INTERO PAESE, VIVE IN UNO STATO
D& ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
di fronte
alla crisi di Alitalia, gli alleati di Berlusconi stanno già mettendo in scena
l'inesorabile conflitto di domani. Altro che equilibrio. La prospettiva è uno
scontro continuo". Nella sua analisi sta dimenticando il Pd.
"Veltroni ha avviato un nuovo percorso. Ma sono ancora molte e irrisolte
le contraddizioni nel suo campo.
TERESA
BARTOLI ROMA. TAGLIARE GLI STIPENDI DEI PARLAMENTARI DICE WALTER VELTRONI. LA
PROPOSTA NON ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Udc Pier
Ferdinando Casini che definisce quella di Veltroni "una denuncia
ridicola": "Noi - spiega - abbiamo presentato con la Lega un
emendamento per ridurre i compensi. I parlamentari ora candidati con Veltroni
hanno votato contro. C'è quindi una colossale presa in giro". Veltroni
replica: "Fini ha perso una buona occasione per stare zitto".
Alitalia,
i politici dettano le ricette ma Air France serve piatti indigesti
( da "Panorama.it"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il leader del
Pd Walter Veltroni ha affermato che "dobbiamo trovare una soluzione che
limiti il più possibile l'impatto sociale e dobbiamo far decollare Malpensa,
che deve riuscire a svilupparsi recuperando la sua funzione di hub
italiano". Veltroni ha ribadito che è possibile avere in Italia due grandi
hub, ma non della stessa compagnia aerea"
Come
ti educo l'elettore ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Come
previsto: parte l'escalation, come Berlusconi già fece nel 2006 arrivando a
farsi "sentire" negli angoli della società italiana più remoti e
distanti dalla politica. E si conferma l'opportunità di interventi specifici
nelle regioni in bilico, ciò che Veltroni non ha ancora programmato di fare,
che si sappia.
Berlusconi
fa già danni e fa saltare la trattativa Alitalia
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
I sindacati,
convocati di nuovo dall'Alitalia per stamattina, restano scettici, mentre
Montezemolo parla di "una pessima immagine per il paese". Il leader
del Pd Walter Veltroni ha auspicato che l'aeroporto di Malpensa sia il secondo
hub italiano orientato alla clientela business. A PAGINA 3.
La
casta e l'imbroglio elettorale ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dei quali
avranno provato un brivido di piacere per lo scambio di accuse tra Fini e
Veltroni sulle pensioni dei parlamentari. Finalmente un problema concreto,
anche se sopravvalutato nelle sue quantità finanziarie, irrompe nella campagna
elettorale. In effetti, l'irruzione ci sarebbe stata dopo Pasqua, con la
presentazione da parte del Pd del suo programma sui costi della politica.
La
campagna elettorale non interessa perché la gente sente che è artefatta
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è visto per
Roma un manifesto di Berlusconi o di Veltroni. Solo facce più o meno incognite,
candidate a cariche minori provinciali o comunali. La sera, in tv, cambiamo
canale, la mattina, quando compriamo i giornali, guardiamo ad altro che non
alle cronache politiche. Dicono che sia successo lo stesso anche in Francia, vi
consta?
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ELEZIONI DA
ALITALIA ALLE PENSIONI, IL PDL SI DIVIDE SU TUTTO. RUTELLI: IL PROGRAMMA PER ROMA Veltroni deve muovere la campagna. Attacco alla casta In Piemonte Walter Veltroni arriva al giro di boa del suo
bustour e a Novara attacca la casta: "In Italia ci sono i salari più bassi
e gli stipendi dei parlamentari più alti d'Europa. Dobbiamo uniformare il
livello delle retribuzioni di deputati e senatori a quello degli altri paesi europei".
Bisogna tagliare i costi della politica: "Non va bene che con il
finanziamento pubblico si sostengano 51 partiti politici e 31 organi di
partito". Intanto aumentano a vista d'occhio le divisioni interne al
Popolo delle libertà. A partire dalla vendita di Alitalia, questione che vede
da una parte Fini che valuta positivamente il piano dei francesi (anche se in
serata ridimensiona le dichiarazioni) e dall'altra la Lega e il Pdl lombardo
che si oppongono strenuamente. Parti invertite invece per le pensioni: Brunetta
e Berlusconi vorrebbero un inasprimento e un ritorno
allo scalone Maroni. Ma è proprio l'ex ministro leghista a sconfessare
l'ipotesi di una riduzione della spesa previdenziale. Anche Francesco Rutelli è
in piena campagna elettorale. Il distacco con Alemanno resta molto alto. Ieri
il candidato a sindaco di Roma del Pd ha presentato il suo programma che consta
di 150 righe, "ad alta leggibilità ". Rutelli punta molto sulla
concretezza e sull'innovazione, sulle tecnologie e l'ambiente.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA
I due campioni del Pd puntano entrambi sulla discontinuità Rutelli-Veltroni, convergenza
parallela MARIO LAVIA Come Veltroni caratterizza
la sua campagna nel segno del superamento/rottura con Prodi, così Rutelli
connota la sua rispetto a Veltroni sindaco.
L'equazione non prevede troppe incognite, per entrambi essendo chiaro che
l'assillo è quello di incarnare la discontinuità. Viaggiano dunque in parallelo, i
dioscuri romani, convergendo sull'obiettivo. Mentre sul piano nazionale tutto
questo è abbastanza spiegabile, su quello romano c'è da dire che a Rutelli non
può bastare il ruolo di semplice "continuatore" dell'epoca
veltroniana, perché, oltretutto, è lui il primo a rendersi conto che per
vincere (e le speranze di chiudere il match al primo round restano alte) le
lagnanze dei romani vanno ascoltate e i relativi problemi risolti. A tutti e
due, dentro scenari diversi, tocca un ruolo di innovazione. Il vicepremier
punta tutto sulla concretezza, in questo recuperando anche un tratto del primo
Rutelli, persino pre-sindaco, quand'era un giovane ambientalista attento alle
piccole cose della sua città. Non a caso, lo slogan del suo programma è
"l'ossessione per il quotidiano": e qualcuno, con malizia, nota che
metterà più attenzione alle buche per strada che alle Notti bianche. Come Veltroni, anche il vicepremier sta facendo una campagna
elettorale fra la gente, la più capillare possibile. Entrambi stanno snobbando
la tv. Rutelli è sparito dai pastoni dei tg e dai talk show, Veltroni,
che pure gioca su un campo nazionale, evita, almeno per il momento. Se
quest'ultimo se ne va in giro per l'Italia col pullman riempiendo le piazze,
Rutelli piomba a sorpresa nei mercati e davanti alle scuole, senza preavviso,
addirittura in bicicletta, come è successo sabato scorso a ponte Marconi,
costringendo i malcapitati cronisti a seguirlo spingendo sui pedali. Non potrà
dire come quel presidente della Nuova Zelanda di aver conosciuto
"tutti" i suoi concittadini ma ci siamo quasi, si calcola che alla
fine della campagna elettorale Rutelli si sarà rivolto direttamente a un
milione di persone almeno. Ieri ha presentato un programma "in 150
righe", secco, "comprensibile a tutti". E ha detto:
"Inizieremo una nuova stagione di cambiamento, con lealtà e spirito di
squadra. Cercheremo una larga partecipazione e il coinvolgimento della società
civile e delle realtà associative affinché possano essere informate e
soprattutto partecipi dei processi decisionali". Scommette, Rutelli, sulla
"profonda riorganizzazione della macchina capitolina", indispensabile
per realizzare, realizzare, realizzare: in questa volontà del fare c'è molto
del sindaco del
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
POPOLO DELLE LIBERTÀ
Politica estera, economia, valori: ecco tutte le contraddizioni della destra
Caos calmo RUDY FRANCESCO CALVO GIANNI DEL VECCHIO "Votare per la destra
significa continuare gli ultimi quindici anni fatti di divisioni, frammentazioni,
spaccature ". Quella di Veltroni è mera
propaganda o ha qualche fondamento? "Stanno già litigando su tutto ?
argomenta il leader del Pd ? sull'Europa, ad esempio, ci sono posizioni
diverse, come sulla politica estera e interna". In effetti, suona già un
po' strano il fatto che quelle che dovrebbero essere componenti di una stessa
forza politica (il Popolo delle libertà) presentino perfino manifesti
programmatici differenziati (basta dare un'occhiata ai relativi siti internet o
ai quotidiani delle ultime settimane), non sempre coerenti con quello di
riferimento comune. Sarebbe come se Fassino, Fioroni, Rutelli e chissà chi
altro presentassero ciascuno un proprio programma. Roba che non succedeva
nemmeno ai tempi dell'Unione. L'Italia nel mondo Le dichiarazioni dell'ex
ministro della difesa Antonio Martino sul ritiro delle truppe italiane dal
Libano, appena pochi giorni fa, ha aperto le polemiche nel Pdl sul ruolo
internazionale dell'Italia. Berlusconi e Fini hanno
corretto il tiro, puntando su una revisione delle regole d'ingaggio, ma
precisando che i nostri soldati non si toccano. Ma la spaccatura si rinnova in
queste ore sul Tibet. Perfino all'interno della (ex?) An. Alemanno nei suoi
gazebo promuove una petizione per il boicottaggio delle prossime Olimpiadi di Pechino,
Fini lo smentisce: "La repressione cinese in Tibet è intollerabile, ma non
credo che debba autorizzare a chiedere il boicottaggio delle Olimpiadi".
Dalla Lega, Calderoli si spinge perfino oltre Alemanno, invocando "il
blocco immediato degli scambi commerciali" e la minaccia dell'embargo
"come con Cuba". Dazi alla Cina La politica economica è forse il
terreno su cui le posizioni all'interno del centrodestra sono le più variegate.
A cominciare dalla politica commerciale. Nelle ultime settimane è emerso con
forza il progressivo isolamento del fronte liberale e liberista all'interno del
Pdl a scapito di chi invece intendere applicare una specie di neo-nazionalismo
in materia di import-export. Il ministro dell'economia in pectore del
centrodestra, Giulio Tremonti, è da tre anni ormai che ha indicato la strada:
bisogna porre un argine all'invasione delle merci cinesi, lo si può fare solo
facendo pressioni sull'Unione europea affinché adotti misure protezionistiche.
Non a caso nel programma del Pdl è scritto chiaro e tondo che l'Italia cercherà
di introdurre dazi e quote nei confronti di Pechino. Una posizione quella di
Tremonti, no-global e catastrofista, fortemente condivisa da Bossi e dal gruppo
dirigente della Lega e che ha trovato più di una sponda nel popolo di Alleanza
nazionale. Tanto che i fautori del libero mercato e dell'apertura dell'Italia
ai mercati internazionali segnano il passo. Insomma, tempi duri per i liberal
della prima ora, come Brunetta, Martino o Della Vedova, che da soli rimangono a
difendere le ragioni del Wto. Alitalia e Malpensa La presentazione dell'offerta
di AirFrance ha fatto esplodere tutte le contraddizioni all'interno della
coalizione. Mentre Berlusconi ha avuto un
atteggiamento ondivago (prima contro i francesi, poi a favore, adesso
attendista), non si è tirato indietro il numero due Gianfranco Fini, che ha
dato una valutazione sostanzialmente positiva dell'offerta parigina. Mettendosi
però di traverso al fronte lombardo anti-trasalpino, che va dal governatore
Formigoni a Maroni e Calderoli e tutta la prima linea della Lega. Qui la
querelle è tutta localistica: i francesi hanno promesso di puntare su Fiumicino
come hub e ridimensionare Malpensa. Cosa che ovviamente va bene ad An (che
tradizionalmente gode di un forte sostegno fra i lavoratori dell'aeroporto
romano) ma non ai leghisti, che addirittura del salvataggio di Malpensa hanno
fatto una bandiera di campagna elettorale. Pensioni Nonostante la smentita
quasi di rito di Berlusconi ? che sabato a Cernobbio
ha annunciato un ritorno allo scalone Maroni ? la possibilità che il
centrodestra possa tornare a metter mano alle pensioni per stringere i cordoni
della borsa è tutt'altro che tramontata. Bastava leggere ieri sul Messaggero le
idee di Renato Brunetta a proposito. Prima di tutto bisogna alzare l'età
pensionabile, gli scalini di Damiano non vanno bene. E poi si deve ridurre la
spesa pensionistica, e quindi le pensioni, tramite l'aggiornamento verso il
basso dei coefficienti di trasformazione. Idee che hanno fatto trasecolare proprio
Maroni, che di converso ha provveduto a sconfessare non solo Brunetta ma la
riforma da lui stesso pensata: "Lasciamo stare la previdenza per i
prossimi cinque anni, impegniamoci a non cambiare nulla. Propongo una
moratoria". I valori Il Pdl è un partito "anarchico, perché, in
fondo, ognuno può fare quello che vuole". La frase di Berlusconi
sull'anarchia valoriale nella nuova forza politica di centrodestra non è
piaciuta molto a Famiglia cristiana, ma certo nemmeno a partiti che su
"Dio, patria e famiglia" hanno fondato la propria storia o altri che
portano come simbolo il Carroccio, evocativo della vittoria dei comuni guelfi a
Legnano contro l'imperatore Federico Barbarossa. Per non parlare di singoli
illustri del calibro di Ciarrapico e Mussolini. "Famiglia, difesa della
vita, solidarietà e lotta alla droga. Sono solo alcuni dei valori cui si ispira
il Pdl. Valori cristiani che sono alla base della nostra unione", tuona
Gasparri. Ma c'è di più, perché questi sono "i valori del Partito popolare
europeo". E lo dice uno che nel Ppe non ha mai messo piede.
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ni sta cambiando
lentamente. Si stanno diradando le uscite del Cavaliere improntate alla
"vittoria acquisita", "ai giochi già fatti", ma sia in
pubblico sia in privato i suoi discorsi sono diventati più cauti. E il problema
non sono i sondaggi che continuano ad assegnare al centro-destra un vantaggio
tra i 7-9 punti, ma il timore che l'atmosfera del "successo scontato"
provochi degli inconvenienti che potrebbero trasformarsi in guai. Ad esempio, se Veltroni è
dato per sconfitto in partenza, l'elettore moderato, che non ha una passione
smodata per le urne, potrebbe essere tentato di restarsene a casa. O
altrimenti, quello che vuole a tutti i costi sbarrare la strada al Pd ma, nel
contempo, si sente attratto ideologicamente dalla destra di Daniela Santanchè,
potrebbe votare per quest'ultima nella convinzione che Berlusconi
ha la vittoria in tasca. Sono rischi che, sia pure in maniera limitata, i
sondaggi cominciano a segnalare (la Destra, ad esempio, è arrivata al 2,3%) e
il Cavaliere comincia a tenerne conto. Sulla sua bocca sono scomparse le
ipotesi sui possibili ministri. Per il momento il candidato del Pdl a Palazzo
Chigi non ne vuole sentir parlare. "Intanto - spiega ai suoi - perché sono
scaramantico. In secondo luogo perché bisogna vedere che piega prenderà
l'ultima parte della campagna elettorale". Come pure le previsioni di
vittoria si sono mitigate nei toni: se fino a qualche settimana fa parlava di
un "vantaggio di dieci punti", ieri al Tg4 di Emilio Fede si è
limitato a dire: "Siamo diversi punti avanti". Se Berlusconi
si limita a queste lievi correzioni di rotta i suoi strateghi sono ancora più
sulle spine. "Qui - osserva Mario Valducci - passata la Pasqua dobbiamo
cambiare pagina e passo. Dire che abbiamo vinto non ci aiuta: il nostro
elettorato affolla le urne solo se ha paura che la sinistra vinca altrimenti
preferisce passare il week-end fuori o prendere l'aereo. Per vincere dobbiamo
portarli a votare e convincerli che votare altri, magari Casini o Storace,
significa aprire la strada a Veltroni. Specie al
Senato dove se vogliamo governare con questa legge nelle regioni in cui siamo
forti dobbiamo andare anche oltre il 55%. Ecco perché dobbiamo smetterla di
dare l'immagine che abbiamo la vittoria in tasca, fare una campagna sul voto
utile e cambiare i toni con Veltroni". Discorsi
che ritornano anche sulla bocca del portavoce Paolo Bonaiuti: "Io - spiega
- preferirei una campagna elettorale più improntata all'attacco". Solo che
l'accelerazione il Cavaliere vuole imprimerla solo dopo Pasqua. Non per nulla,
ad esempio, sulla vicenda della vendita dell'Alitalia all'Air France si sta
muovendo con molta cautela. Ieri da Letizia Moratti a Roberto Formigoni, dal
leghista Calderoli a qualche esponente di An, gli hanno chiesto di scendere in
campo, ma lui ha resistito. Prima si è riparato dietro la trattativa di Letta:
"E' lui che la sta conducendo". Poi, agli intimi, ha spiegato i
motivi del suo silenzio rotto solo da qualche indiscrezione rivelata da qualche
"difensore del voto" di giovane età che ha ricevuto ieri a Palazzo
Grazioli. "Noi - ha fatto presente - non dobbiamo dimenticare che non
siamo ancora al governo. Sono d'accordo sul fatto che la proposta che è stata
avanzata da Air France è ridicola. Ma noi che interesse abbiamo a prendere una
posizione in pubblico ora? Se diciamo "no" all'offerta ci potrebbero
accusare un domani di aver decretato il fallimento della compagnia se i libri
finissero in tribunale; se diamo l'"ok" mettiamo il nostro timbro su
una trattativa che ci ha visto nel ruolo di comparse e che si è conclusa con
una mezza svendita. Del resto anche Veltroni ha
assunto una posizione defilata lasciando tutte le responsabilità a Prodi".
Appunto, in ogni caso un "sì" o un "no" possono intervenire
negativamente sul rush finale di questa campagna elettorale. E non c'è dubbio
che il risultato del Senato e, quindi, di una maggioranza stabile anche a
Palazzo Madama, si giocherà tutto nelle ultime settimane. Ci sarà bisogno
soprattutto di una campagna elettorale mirata. Ieri a Palazzo Grazioli è stata
fissata una serie di appuntamenti di peso nelle regioni che sono considerate a
rischio per il Senato o perché sono in bilico, o perché il vantaggio del Pdl è
modesto: Marche, Liguria, Sardegna, Lazio, Calabria, Abruzzo. E' su questi
scacchieri che il Cavaliere concentrerà il suo impegno. In più ci saranno
"blitz" anche nelle regioni dove il Pdl è più forte ma nelle quali ha
bisogno di andare ben oltre il 55%: ad esempio, in Lombardia la tabella di marcia
di Berlusconi prevede l'acquisizione di almeno 31
seggi. Un calendario approntato in tutta fretta anche per dare una risposta a
chi nel gruppo dirigente del Pdl era preoccupato per una campagna elettorale
che non è ancora decollata. Del resto con una legge elettorale come l'attuale,
a lista bloccata, sull'esito del risultato pesa più il dinamismo e l'immagine
del leader che non l'attivismo dei candidati. E proprio per scrollarsi di dosso
la critica che qualcuno gli muove in questa campagna elettorale, cioè di essere
pigro, il Cavaliere ha aperto la sua agenda e illustrato la sua giornata tipo:
"Lavoro 20 ore al giorno. Mi sveglio alle 7,15 e vado a nanna alle 2 e
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Famiglia
Cristiana Bacchettate a Berlusconi e Veltroni "Una
classe politica rissosa e inadeguata per un Paese sempre più povero": è il
duro giudizio del settimanale "Famiglia Cristiana" sull'attuale
competizione elettorale. Il periodico cattolico stigmatizza il livello dei
candidati in ogni schieramento. "Tutti girano al largo, nessuno dice con chiarezza
cosa vuol fare", scrive "Famiglia cristiana" sul problema del
costo della vita. "Il Cavaliere tenta di tirar voti dalla sua parte col
ritornello dell'abolizione dell'Ici. Ma ormai non incanta più nessuno: quei soldi
i Comuni ce li sfileranno da un'altra tasca. Veltroni
sbandiera un sussidiario dei sogni, dove ci sono i diritti della famiglia e
quelli delle coppie di fatto, ma, furbescamente, rimane nel vago. Sarebbe
bello, invece, sapere se qualcuno aumenterà le pensioni da fame o se le tariffe
per le famiglie con figli diminuiranno. Certo, i miracoli non si fanno, ma
nemmeno si promettono".
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Fatto. Cade l'ultimo
tabù, si pigliano davvero a capelli; effetti collaterali dell'antipolitica. La
giornata di ieri - che era cominciata con la pubblicazione dei redditi dei
parlamentari - è finita con la prima rissa di questa campagna elettorale, la
prima volta che ci si scanna (tra colleghi!) su quanto guadagni tu e quanto
ingurgito io. È anche la prima occasione in cui a Veltroni hanno fatto saltare i nervi.
C'è riuscito, sorpresa, non Silvio Berlusconi, ma il postfascista Gianfranco Fini; però in una commedia degli
equivoci - e un cortocircuito impressionante tra realtà (il palco piemontese di
Veltroni) e realtà virtuale
(gli studi tv dov'era ospite Fini) - che qui si prova a dipanare. Che il
Cavaliere guadagni 139.245.570 euro, sui quali ha pagato circa 60 milioni di
euro di tasse, non ha stupito nessuno, ieri. Ma il capo dell'ex An ha
cominciato a covare l'agguato al segretario del Pd fin dalla mattina, scorgendo
i 296 mila euro lordi dichiarati da Veltroni. Così,
ospite di Porta a porta, la missione che s'era data era palese: vi faccio
vedere che il rinnovatore del Pd è in realtà un vero bramino, un privilegiato
per eccellenza. "Ci deve essere un limite alla propaganda: il
centrosinistra ha rifiutato in questa legislatura un provvedimento non solo
nostro, ma anche dell'Arcobaleno per ridurre gli emolumenti dei
parlamentari". Argomento analogo a quello usato da Casini sulla proposta
di Walter di ridurre, appunto, gli stipendi agli onorevoli. Fini però è andato
molto oltre: "Mi indigno perché Veltroni è un
pensionato a 52 anni che percepisce 5216 euro netti al mese di pensione, poi
magari ci dirà che li manda in Africa, ma non può dichiarare cose così
ipocrite". Quella "faccia tosta", dice, "io non l'avrei
avuta". Veltroni, per la prima volta, ha
risposto. Lo si è visto deglutire davvero amaro, sul palco a Vercelli, prima di
replicare, "Fini ha perso un'occasione di star zitto, fa finta di non
saper che i deputati, quando smettono di fare i deputati, hanno un'indennità.
Io avevo chiesto di non averla, ma non si poteva. Allora ho fatto una cosa da
cui Fini potrebbe prendere insegnamento: quei soldi li ho spesi nelle cose in
cui credo. Potrei dire molte cose sullo stile di vita di molti leader del
centrodestra, ma non lo farò". E Fini euforico, sempre da Vespa,
allargando ancora di più l'apertura delle "e" degli avverbi, in un
surreale botta e risposta realtà-finzione: "La risposta di Veltroni ha dimostrato chiaramente che l'ho preso col sorcio
in bocca". A complicare le cose ci si è messa una nota del Pd, secondo la
quale W.V. prende in tutto "circa la metà" di quanto ha percepito per
anni l'onorevole Fini "come parlamentare, vicepremier e ministro". E
di quella somma, centomila euro Walter li ha versati al volontariato (5 mila
euro alla Caritas, 25 mila a Sant'Egidio, 25 mila all'Amref per una scuola in
Africa e 25 mila per un progetto di sostegno a ragazzi autistici). Se non
bastasse, Veltroni, di sera in piazza Castello a
Torino, ha fatto suo il contrattacco: "Fini guadagna il doppio di me.
Quindi sono certo che domani Fini darà in beneficenza il doppio di me".
Ora, Veltroni a 52 anni riceve da due un'indennità
poiché questo prevedeva la legge prima della riforma Violante (del '99) per uno
che avesse, come lui, 4 legislature italiane e una europea alle spalle. È vero
che non è possibile rinunciare a questa "pensione" (centomila euro
all'opera pia coprono un po' meno di quanto ricevuto in un biennio). Non
risulta che Fini guadagni il doppio, non nel 2006. Se poi voleste paragonare i
due, fareste una forzatura, poiché nei redditi di Veltroni
ci sono tanti diritti d'autore, assenti in quelli di Fini: Veltroni
nel
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]GIACOMO
GALEAZZI CITTA'DEL VATICANO "La Chiesa non si schiera per nessun partito,
ma non si possono separare i valori, scegliendone qualcuno e rinunciando ad
altri". La Conferenza episcopale bolla l'attuale sistema elettorale come
"un potere dell'oligarchia" e chiede agli elettori cattolici un
"maggiore discernimento" nel valutare i programmi e le persone in
lista, vista l'impossibilità di dare la preferenza ai propri candidati. In
chiusura del Consiglio permanente, il vescovo Giuseppe Betori, numero due della
Cei, entra nell'agone politico per invocare un "doveroso" cambiamento
della legge elettorale (che serva a "ridare più democrazia al Paese e la
possibilità ai cittadini di scegliere i loro rappresentanti") e per
lanciare ai propri fedeli un appello alla difesa con il voto dei "valori
irrinunciabili" della dottrina cattolica: "La difesa della vita, dal
suo inizio al tramonto naturale, la tutela e il sostegno alla famiglia
tradizionale basata sul matrimonio e l'impegno per il bene comune". I
vescovi sono "molto preoccupati" per l'assenza nel dibattito
pre-elettorale di temi decisivi come quelli della "formazione, della
scuola e della famiglia". Un silenzio che rivela "lo scadimento del
clima politico". Che i cattolici provino un malumore generalizzato nei
confronti della classe politica "rissosa e inadeguata", del resto, lo spiega "Famiglia cristiana": "In un paese
sempre più povero, Berlusconi non incanta più nessuno, Veltroni sbandiera sogni". Sulla presenza dei radicali nelle liste
del Pd, Betori lascia trasparire lo scetticismo della Cei verso una parte
politica che, tra Dico e testamento biologico, allarma parte dell'episcopato.
"Bisogna soppesare il programma e la globalità delle persone di ogni lista
elettorale - spiega Betori -. Occorre scegliere quelle che hanno maggior
speranza di difendere i valori che i cattolici ritengono intangibili. I valori
si tengono tutti insieme, non si possono separare il valore della solidarietà
dal valore della vita". Il capogruppo dell'Udc Luca Volontè condivide l'affondo
della Cei: "L'Italia rischia di diventare un paese eticamente
insensibile". R Pier Ferdinando Casini: "Non c'è nessun appoggio a
nessuno, la Cei è fuori dalla politica. Difendere l'identità cristiana
dell'Italia è il presupposto per il dialogo". La sinistra laica, però,
grida all'ingerenza. "Se la Chiesa si preoccupa persino della legge
elettorale e scuote la comunità cattolica invitandola al voto coerente, scende
nel campo della politica", protesta il socialista Bobo Craxi. "Ormai
non c'è più limite all'interferenza dei vescovi", gli fa eco l'esponente
della Sinistra Arcobaleno Carlo Leoni. "Tutto si giocherà su come i
cattolici eletti sapranno essere coerenti con i riferimenti valoriali della
Chiesa", precisa Betori con trasparente riferimento ai "cattolici
adulti". La Cei propone il ripristino delle antiche ruote per neonati come
rimedio ad "mentalità abortista senza confini, che non accetta nemmeno i
limiti della legge". Il grido d'allarme riguarda anche la marginalità
cattolica nella contesa. "Certo, preferiremmo che i candidati fossero
tutti cattolici o, almeno, si ispirassero all'insegnamento della Chiesa -
osserva il segretario generale della Cei -. Al momento tuttavia la presenza dei
cattolici nelle liste rispecchia quello che le forze politiche danno come spazi
ai cattolici. Occorre giudicare sulla coerenza ai valori". Per questo, ha
promesso Betori, "andremo a vedere dopo il voto". Quanto alle
convergenze "bipartisan" auspicate dal presidente Cei Bagnasco, sui
salari e il costo della vita, l'episcopato "non vuole imporre formule di
governo ma auspicano che tra i partiti possa esserci collaborazione per il bene
della nazione".
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nalista libero,
informato, coraggioso. La maggior parte dei computer delle aziende e dei
giornali italiani hanno il suo sito, Dagospia, perennemente aperto sui loro
monitor. Lui, Roberto D'Agostino, incassa 300 mila visite al giorno e anche
tante querele. "Soprattutto da altri giornalisti", si lamenta. Da chi
per esempio? "Dal Corriere della Sera. Ostellino, Folli, Ermini..."
Lo stesso Romiti... "Con lui ho risolto con una bella cena. Gli altri sono
stati tremendi. Io mi aspettavo querele da banchieri, da politici, non da
colleghi. E poi che cifre! Condannato a pagare 160 mila euro a Ostellino, per
aver scritto che voleva tornare a dirigere il Corriere. Follia". La
rubrica di Dagospia più famosa è Cafonal, la foto-cronaca di Umberto Pizzi
delle cene dei salotti romani... "Il cafonalesimo è la cafoneria
trasformata nel massimo rito sociale della comunicazione. Cafonal è
l'esibizionismo pacchiano che travolge tutti. Tutti vogliono comunicare agli
altri chi vorrebbero essere, tentando di far dimenticare chi sono
veramente". Il campione del cafonal? "Il cafonal per eccellenza è Berlusconi, l'irresistibile parvenu brianzolo. Felice di
aver messo un piedino nel salotto buono di Mediobanca. Quando Mediobanca non
conta più niente, destinata ad essere inglobata dalle Generali". Altro
cafonal? "Anna Finocchiaro. Atteggiamento da infermiera sadica
("Vieni qui, che ti infilo la supposta"). E poi va alla cene
dell'Angiolillo con un groviglio di peli di un branco di lupacchiotti
spiaccicati spacciati per un cappotto. E Veltroni. Il buonismo è cafonalissimo
ipocrita". Cafonal economico? Ricucci? "Ma no, Ricucci non è cafonal,
è ruspante". Dagospia è un affare? "Dagospia è stata la mia terapia.
Superati i cinquant'anni, avevo bisogno di riprendermi dalle vicissitudini che
avevo avuto con la carta stampata dove facevo pagine e pagine di vita pettegola
su l'Espresso. Una rubrica chiamata Spia". Quali erano le tue
fonti? "Feste tutte le notti. Anche tre a volta. Stare a casa a vedere la
tv mi faceva passare la voglia di fare sesso. Alle cene conoscevo tutti e tutti
mi raccontavano delle storie, anche i giornalisti. Mi dicevano: alla Rai è
successo questo. Il giorno dopo sui giornali non c'era scritto niente. Non
capivo per quale motivo loro non le scrivessero. E allora le scrivevo io. Poi
ho commesso degli errori. Non ho capito che se scrivevo certe cose sull'avvocato
Agnelli prima o poi pagavo". Che cosa hai scritto? "Una cazzata.
Scrissi che ad Auckland Bertelli aveva detto che "l'Avvocato porta
sfiga". Se avessi scritto "gufare" non sarebbe successo niente.
Ma scrissi "porta sfiga". La parola sfiga è stata micidiale... Fine
della mia rubrica sull'Espresso". Eri a spasso. "Barbara Palombelli
mi consigliò: apri un sito, ti sfoghi e scrivi quello che ti pare". Tanto
gossip anche su Dagospia... "All'inizio. Ma poi ho scoperto che l'economia
e la finanza avevano preso il sopravvento sulla politica. Una settimana dopo
aver lanciato il sito mi arrivò la notizia che Tatò, amministratore delegato
dell'Enel, stava studiando lo sposalizio fra telefonini e televisione. Nel
frattempo aveva fatto in modo che sua moglie Sonia Raule venisse nominata
direttore dei programmi di Tele Montecarlo. Io all'epoca non ero così
smaliziato da capire che dando la notizia avrei bruciato l'operazione. Titolai
"Sonia e lumière" e successe un casino. Così capii che non erano le
scopatine degli attori ad interessare i miei lettori, ma l'insieme
gossip-potere- economia". I tuoi scoop? "Fui sbeffeggiato quando
annunciai con due giorni di anticipo la nomina di Folli a direttore del
Corriere. Nessuno ci credeva. Mi dicevano: "Così perdi credibilità"".
Chi sono i tuoi informatori? "Il potere invisibile. Mi contattano persone
insospettabili, quelle che muovono davvero il teatrino dei burattini". Non
hai mai il sospetto di essere strumentalizzato? "Sempre". Cossiga è
un tuo informatore? "E' di più. E' la guida spirituale di Dagospia. E'
stato il primo a darmi fiducia. All'epoca della guerra da parte di Profumo e
Geronzi a Maranghi per la conquista di Mediobanca, Cossiga scelse Dagospia come
veicolo per picconare a difesa di Maranghi". Oltre Cossiga anche altri...
Calabresi... Mieli... Rossella... "No. La verità è che tutti collaborano a
Dagospia, in un modo o nell'altro". La tua vita. "Padre saldatore,
madre bustaia. Sono nato in via dei Volsci, quella degli autonomi romani. Ho
vissuto in quel quartiere fino a trentasette anni. Sono andato a lavorare a 18
anni, come ragioniere, alla Breda. Mia madre faceva i reggiseni su misura
all'amante di un leader socialdemocratico. Ottenne una raccomandazione per la
Cassa di Risparmio di Roma. Era il '68. Avevo 20 anni". Hai fatto il
'68... "L'anno cruciale per me è stato il '64, Bandiera Gialla, Arbore,
Boncompagni, Zaccagnini. Andavamo a via Asiago, nella sede Rai. Stavamo seduti
lì, in studio, accanto a Lucio Battisti, Loredana Bertè, Renato Zero... E la
sera andavamo al Piper. Una volta eravamo su una 500 con Renato Zero e avemmo
un incidente. Finimmo dentro un negozio di pompe funebri in via Sicilia. Ci
portarono al Policlinico. Zero, che allora non era ancora Zero, ma era già
tutto truccato, capelli lunghissimi, pantacollant, lo ricoverarono direttamente
al reparto femminile. La nostra passione era la letteratura anglo-americana.
Ricordo il nostro incontro con Fernanda Pivano. Per noi era un mito. Ci
presentammo io e Paolo Zaccagnini all'Hassler vestiti da Kerouac e Ginsberg de'
noantri, gilet da mercatino dell'usato, jeans stracciati, capelli lunghissimi,
proprio on the road. Entrammo ma non vedemmo nessuna signora beatnik. Dissi a
Paolo: "Ci ha dato la buca". Poi il portiere: "La signora Pivano
è quella signora bionda vicino al pianoforte". Rimanemmo a bocca aperta.
Caschetto, tailleur, filo di perle, tacchetto basso. Era lei". Dagospia ti
ha procurato un sacco di nemici. Celli. "La Rai per Dagospia è sempre una
pacchia. Se ogni giorno faccio un articolo sulla Rai ho assicurati ventimila
navigatori in più. Celli era il direttore generale della Rai. Litigare era
inevitabile. Oggi siamo amici". Maria Angiolillo... "Ce l'ha con me
perché scopro quando lei fa le sue cene di potere. Ma io le voglio bene. Per me
è un mito di Roma, come Romolo e Remo. Quando la cito scrivo "Mariasaura
Angiolillo, fondata nel 1918". E scrivo che accende il forno con la pietra
focaia. Da piccola aveva come animali domestici due pterodattili". Afef...
"Le sciure milanesi ce l'avevano con lei perché si era pappato Tronchetti
Provera. Facevano a gara a mandarmi notizie. Linciaggio di carattere razzista
con sottofondo di invidia. Afef giustamente si incazzò. Mi sono pentito di aver
esagerato. Le ho chiesto scusa". Vittorio Sgarbi? "Su quello schiaffo
ho campato per anni. Mi fermavano per strada e mi dicevano: "In quella
mano c'ero anche io"". Perché lo schiaffo? "Eravamo
all'Istruttoria di Ferrara. Sgarbi mi stava travolgendo con la sua parlantina.
Ero in un angolo. Allora incalzai: "Professore de che? Sei un asino. Per
tre volte hai fatto l'esame per la cattedra e per tre volte sei stato
bocciato"". E lui? "Cominciò a urlare. Io gli ripetevo:
"Asino. Bocciato tre volte. Asino. Bocciato tre volte". Artificio
retorico. Ripetere, ripetere, ripetere. Ogni volta aumentavo il volume. Lui mi
tirò in faccia la minerale. Io provai a spaccargli la bottiglia in testa, lui
la bloccò, io lasciai e con la mano libera partì lo schiaffone". Avete
fatto pace? "Mi offrirono un sacco di soldi per farlo in tv. Rifiutai
sempre. Lui avrebbe voluto. Anche se continuava a considerarmi uno stronzo. E
anche io". Raoul Bova? "E' un ingrato. Ho girato solo un film nella
mia vita, un film sciagurato e trascendente, "Mutande pazze". E ho
fatto debuttare Raoul Bova sul grande schermo. Una volta diventato famoso
poteva anche, en passant, citare il fatto, no? Invece mai. Lo so, è una
piccineria da parte mia. Mai una volta che avesse detto: "Ringrazio
D'Agostino che mi ha scelto nel mucchio."". Stefano Folli... "Aveva
dato la sua prima intervista da direttore del Corriere ad un mensile della
destra post-fascista, e aveva parlato bene di Fini". Tu hai scritto:
"Camerata Folli". "Gli ho telefonato per chiedergli scusa. Mi ha
sbattuto la cornetta in faccia". Quanto tempo hai lavorato in banca?
"Dodici anni. Ma intanto avevo cominciato a scrivere di musica. Ho fatto
anche il disc-jockey al Titan, che era la prima discoteca rock per compagni
sbandati ('77). Ho lavorato all'estate romana di Nicolini. Ho scritto per
"Moda", il giornale di Vittorio Corona, dove mi inventai l'edonismo
reaganiano, il look e quelle cosette lì". Michele Serra disse:
"D'Agostino è tutto quello che io non sono, lui ama il look io la
bellezza". "Infatti, il famigerato look ha stravinto anche a sinistra
(il marinaretto D'Alema, il cachemirizzato Bertinotti, la chanellizzata
Pollastrini). La bellezza serve ma non apparecchia la comunicazione. In fondo,
cosa diceva Longanesi? "Il superficiale è l'unico essenziale"".
Per chi voti? "Da Bertinotti ai radicali, da D'Alema a Rutelli, ho votato
tutti. ma sempre a sinistra." Hai dato soprannomi a mezza Italia.
"Pierfurby Casini, Daniela Santadeché, WalterEgo Veltroni,
Marpionne". Fosti tu a definire Prodi "la mortadella dal volto
umano". "E Cossiga il Gattosardo. De Benedetti è la Tigre di
Compracem. Brass il Cinecologo dell'erotismo. Armani, Trenta e loden. Valentino
è il Sarto Cesareo. Funari, la Forza dell'intestino. E Barbara, la
Palomba". Non parli mai male della Palombelli. "Sono affetto da
palombellismo. E' la mia ideologia politica, il cinismo romano (perché
escludere, quando si può aggiungere?), l'andreottismo letta-letta (tra destra e
sinistra, meglio il centro-tavola), la convinzione che qualsiasi problema si
può risolvere attovagliati al Bolognese. Quello che oggi è tragedia, domani è
farsa. Meglio evitare prese di posizione all'ultimo sangue". Di chi altri
non parli male? "Di Cossiga, Boncompagni, Arbore. Renzo può anche stuprare
la Angiolillo sugli scalini di Trinità dei Monti. Io scrivo che l'Angiolillo
l'ha molestato oltre misura". Quali sono i salotti migliori secondo te?
"Quelli che hanno il giusto mix. Il parrucchiere frocio, lo scrittore
moscio, la poetessa lesbica, il compagno tradito dalla Storia, il prete
mondano, l'imprenditore gagà. Deve esserci il poeta scalzo Valentino Zeichen ma
anche Paolo Villaggio in pantofole, Lisa Vanzina e l'ultima zoccola della tv.
Un salotto senza una bombastica sgallettata non è un salotto. Occorre farsi
anche due risate". Qual è il giornalista che ti piace di più? "Filippo
Ceccarelli. Scrive benissimo risparmiandoci il suo ego". Quello che non ti
piace? "Mi irritano quelli che pur avendo talento, lo sprecano".
Nomi. "Francesco Merlo. E' bravissimo. Ma perché spreca tutto quello
spazio con i ricami? Che cos'è, il barocco siciliano?" C'è un pettegolezzo
che non hai scritto? "L'ho scritto senza scriverlo. Quello di un esponente
di primo piano di Forza Italia buttato fuori casa dalla moglie per aver messo
incinta la sua amante. Ma siamo sotto elezioni. Ed è riuscito a farsi dare una
proroga: farà fagotto il 15 aprile, ad urne aperte". La televisione che
non ti piace? "Fabio Fazio. E' un trottolino amoroso. Veltroni
in confronto è Attila. Marzullo è Jack lo Squartatore". Gioco della torre.
Luca Sofri o Adriano Sofri? "Li butto tutti e due. Adriano Sofri ci
racconterà mai quello che sa dell'assassinio di Calabresi?" Afef o Sonia
Raule? "Afef è il massimo della simpatia maschile, tendenza
finocchiona". Santanchè o Mussolini?" "Quando la duciona butta
la bocca avanti è la commedia all'italiana che ti mangia" Cossiga o
Andreotti? "Andreotti è dentro di noi. Ognuno di noi ha il suo pezzo di
Andreotti". Travaglio o Santoro? "Travaglio è come il dottor House:
elenca i misfatti delle persone con la freddezza di una Tac". Briatore o
Della Valle? "Forza Briatore. Un gigante della comunicazione cazzona,
quindi perfetta per i nostri tempi". Grasso o Dipollina? "Salvo
Beniamino Placido. Grandissimo critico: ha applicato la cultura della
contaminazione interdisciplinare alla tv". Il pettegolezzo è giornalismo?
"E' l'unica forma di giornalismo. E di letteratura. Arbasino è stato un
grande scrittore di gossip. "Fratelli d'Italia" è un libro di
pettegolezzi. Come la "Ricerca del tempo perduto".". Il giornale
più pettegolo in questo momento? "Tutta la stampa è piena di robaccia, che
per me è roba buona. Io leggo e taglio di tutto. E pubblico. Forzando un po' il
titolo. I quotidiani ammorbidiscono i titoli. Io li ravvivo. Prendi il Sole 24
Ore. Nemmeno quando cade il governo titolano "Prodi è caduto". Sono
formidabili: riescono a fare titoli senza la minima asperità. Sono degli
arrotondatori di titoli". Le cose peggiori che hanno detto su di te?
"Quando facevo il lookologo a "Quelli della notte" dicevano
tutti che ero gay". Sei gay? "No. Ma sono stato sempre di cultura
gay. Sono frocissimo dalla cintura in su. Sono finocchio come è finocchia Afef,
come è finocchia Irene Ghergo. La cultura etero è noiosissima".
clsabelli@tin.it.
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E anche le
candidature "nuove" riguardano le circoscrizioni di quella parte del
Paese: l'operaio della Thyssen a Torino, Calearo capolista a Venezia assieme ai
segretari della Cgil e della Cisl, Colaninno in Lombardia, assieme a Ichino e a
Veronesi ecc. Io non contesto lo sforzo che sta facendo Veltroni con le candidature, i suoi
discorsi e i raduni, per dare un segno diverso alla "questione
settentrionale", rispetto a quello dato da Berlusconi e Bossi. Ma, a mio avviso, è uno sforzo che non si fonda su un'elaborazione
politico-culturale con un respiro nazionale ed europeo: appare come una
rincorsa all'avversario con una linea confusa. Un ministro del Nord-Est!
La prima domanda a cui occorre dare una risposta è questa: c'è una
"questione settentrionale" che affondi le radici nella storia del
Paese? Non credo. Le vicende storico-politiche del Piemonte, della Liguria,
dell'Emilia sono diverse da quelle del Lombardo-Veneto. Non sottovaluto
l'esigenza di dare una risposta allo sviluppo che c'è nel Nord e quindi ai temi
legati all'intensità dei traffici, degli scambi, del lavoro e del pendolarismo
degli italiani e degli immigrati. Questi e altri temi non costituiscono una
"questione", ma attengono alla governabilità dello sviluppo che
coinvolge anche l'opera delle regioni dove la destra governa: Lombardia e
Veneto. E la domanda di più autonomia, di federalismo, che pure c'è, non ha
basi politico-costituzionali dopo il rigetto, con il referendum, delle
"riforme" attuate dal governo Berlusconi. E
la "questione settentrionale" può risolversi in un contesto nazionale
in cui il Mezzogiorno degrada sul piano economico, sociale e civile? La dualità
che ha caratterizzato lo sviluppo del Paese non si è attenuata. Anzi. I dati
diffusi dalla Svimez a fine febbraio confermano l'allargamento del divario
Nord-Sud anche nel 2007 e nelle previsioni del 2008, con un differenziale di
mezzo punto di crescita, a sfavore del Sud, in entrambi gli anni. La spesa
pubblica in conto capitale ordinaria al Sud è attualmente al 23% rispetto al
30% programmati. Eppure recentemente il governatore della Banca d'Italia,
Draghi, ha detto che "il Paese non si riprende se il Sud non
decolla". Ma la "questione meridionale" è sparita dal dizionario
politico. Del Sud si parla per la mondezza di Napoli, i cannoli mafiosi di
Cuffaro, le vicende giudiziarie calabresi ecc. Temi, sia chiaro, che richiamano
le pesanti responsabilità dei governi regionali del Mezzogiorno, che
coinvolgono il centro-sinistra e sono parte integrante della "questione
meridionale" di oggi. Non mi stupisce che la destra nei suoi programmi e
nelle sue posizioni politiche non abbia un progetto nazionale in cui c'è il
Sud. La destra in quelle regioni non ha più una classe dirigente degna di
questo nome: il suo programma si identifica nel Ponte di Messina e in una
banca. Ma anche per il Pd non c'è più il Sud come grande questione politica. E
non c'è perché non è in grado di rinnovare i suoi gruppi dirigenti, che in
passato avevano assolto una funzione di stimolo e rinnovamento, e via via,
nelle regioni in cui è stata al governo o all'opposizione, si sono omologati al
vecchio modo di governare e di far politica. Nel Sud c'è anche un nodo politico
grosso come una casa di cui nessuno parla. In Campania, Calabria, Lucania, Puglia,
Abruzzo governa il centrosinistra: Pd più Arcobaleno. In Sicilia, dove si
svolgono le elezioni regionali, la stessa coalizione ha candidato per la
presidenza, in ticket, Anna Finocchiaro e Rita Borsellino, le quali sono
entrambe candidate al Senato, in Emilia: la prima con il Pd, la seconda con
l'Arcobaleno. Voglio dire che il tema del governo nel Sud coinvolge il Pd e
l'Arcobaleno. Nessuno fa un bilancio critico per il passato e per l'oggi e
nessuno ci dice come si conciliano le politiche meridionali del Partito
democratico e di Arcobaleno, ammesso che ci siano, ormai separati a Roma, con
le politiche regionali dove le due formazioni sono insieme nei governi e
insieme si presentano in Sicilia. Insomma, la confusione è grande e comunque
vadano le elezioni le prospettive del Mezzogiorno sono preoccupanti. E, come
dice Draghi, lo sono per il Paese.
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Improvvisa fiammata
sui costi della politica accende la campagna elettorale. Berlusconi ai suoi: attenti, non abbiamo già vinto "A 52 anni prendi
la pensione" Fini accusa, Veltroni replica: la dò ai poveri, lui guadagna il doppio Fiammata sui
costi della politica, con un duro scambio di battute tra Fini e Veltroni. Il leader di An, riprendendo
la proposta di ridurre gli stipendi dei parlamentari avanzata nei giorni scorsi
dal leader del Pd, ha detto: "Sei un pensionato di 52 anni che
prende 5216 euro netti al mese". Immediata replica dell'ex sindaco di
Roma, che percepisce quei soldi come ex parlamentare: "Non è stato
possibile rinunciare a quei soldi - ha detto -, ma li ho usati per le cose in
cui credo". E ha aggiunto: "Fini guadagna il doppio di me". Nel
clima arroventato della campagna elettorale, Berlusconi
ammonisce i suoi: non abbiamo già vinto. DA PAGINA
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Per alcuni è un
pettegolo, un seminatore di zizzania, un superficiale. Per altri è un
giornalista libero, informato, coraggioso. La maggior parte dei computer delle
aziende e dei giornali italiani hanno il suo sito, Dagospia, perennemente
aperto sui loro monitor. Lui, Roberto D'Agostino, incassa 300 mila visite al
giorno e anche tante querele. "Soprattutto da altri giornalisti", si
lamenta. Da chi per esempio? "Dal Corriere della Sera. Ostellino, Folli,
Ermini..." Lo stesso Romiti... "Con lui ho risolto con una bella
cena. Gli altri sono stati tremendi. Io mi aspettavo querele da banchieri, da
politici, non da colleghi. E poi che cifre! Condannato a pagare 160 mila euro a
Ostellino, per aver scritto che voleva tornare a dirigere il Corriere.
Follia". La rubrica di Dagospia più famosa è Cafonal, la foto-cronaca di
Umberto Pizzi delle cene dei salotti romani... "Il cafonalesimo è la cafoneria
trasformata nel massimo rito sociale della comunicazione. Cafonal è
l'esibizionismo pacchiano che travolge tutti. Tutti vogliono comunicare agli
altri chi vorrebbero essere, tentando di far dimenticare chi sono
veramente". Il campione del cafonal? "Il cafonal per eccellenza è Berlusconi, l'irresistibile parvenu brianzolo. Felice di
aver messo un piedino nel salotto buono di Mediobanca. Quando Mediobanca non
conta più niente, destinata ad essere inglobata dalle Generali". Altro
cafonal? "Anna Finocchiaro. Atteggiamento da infermiera sadica
("Vieni qui, che ti infilo la supposta"). E poi va alla cene
dell'Angiolillo con un groviglio di peli di un branco di lupacchiotti
spiaccicati spacciati per un cappotto. E Veltroni. Il buonismo è cafonalissimo
ipocrita". Cafonal economico? Ricucci? "Ma no, Ricucci non è cafonal,
è ruspante". Dagospia è un affare? "Dagospia è stata la mia terapia.
Superati i cinquant'anni, avevo bisogno di riprendermi dalle vicissitudini che
avevo avuto con la carta stampata dove facevo pagine e pagine di vita pettegola
su l'Espresso. Una rubrica chiamata Spia". Quali erano le tue
fonti? "Feste tutte le notti. Anche tre a volta. Stare a casa a vedere la
tv mi faceva passare la voglia di fare sesso. Alle cene conoscevo tutti e tutti
mi raccontavano delle storie, anche i giornalisti. Mi dicevano: alla Rai è
successo questo. Il giorno dopo sui giornali non c'era scritto niente. Non
capivo per quale motivo loro non le scrivessero. E allora le scrivevo io. Poi
ho commesso degli errori. Non ho capito che se scrivevo certe cose
sull'avvocato Agnelli prima o poi pagavo". Che cosa hai scritto? "Una
cazzata. Scrissi che ad Auckland Bertelli aveva detto che "l'Avvocato
porta sfiga". Se avessi scritto "gufare" non sarebbe successo
niente. Ma scrissi "porta sfiga". La parola sfiga è stata
micidiale... Fine della mia rubrica sull'Espresso". Eri a spasso.
"Barbara Palombelli mi consigliò: apri un sito, ti sfoghi e scrivi quello
che ti pare". Tanto gossip anche su Dagospia... "All'inizio. Ma poi
ho scoperto che l'economia e la finanza avevano preso il sopravvento sulla
politica. Una settimana dopo aver lanciato il sito mi arrivò la notizia che
Tatò, amministratore delegato dell'Enel, stava studiando lo sposalizio fra
telefonini e televisione. Nel frattempo aveva fatto in modo che sua moglie
Sonia Raule venisse nominata direttore dei programmi di Tele Montecarlo. Io
all'epoca non ero così smaliziato da capire che dando la notizia avrei bruciato
l'operazione. Titolai "Sonia e lumière" e successe un casino. Così
capii che non erano le scopatine degli attori ad interessare i miei lettori, ma
l'insieme gossip-potere- economia". I tuoi scoop? "Fui sbeffeggiato
quando annunciai con due giorni di anticipo la nomina di Folli a direttore del
Corriere. Nessuno ci credeva. Mi dicevano: "Così perdi
credibilità"". Chi sono i tuoi informatori? "Il potere
invisibile. Mi contattano persone insospettabili, quelle che muovono davvero il
teatrino dei burattini". Non hai mai il sospetto di essere
strumentalizzato? "Sempre". Cossiga è un tuo informatore? "E' di
più. E' la guida spirituale di Dagospia. E' stato il primo a darmi fiducia.
All'epoca della guerra da parte di Profumo e Geronzi a Maranghi per la
conquista di Mediobanca, Cossiga scelse Dagospia come veicolo per picconare a
difesa di Maranghi". Oltre Cossiga anche altri... Calabresi... Mieli...
Rossella... "No. La verità è che tutti collaborano a Dagospia, in un modo
o nell'altro". La tua vita. "Padre saldatore, madre bustaia. Sono
nato in via dei Volsci, quella degli autonomi romani. Ho vissuto in quel
quartiere fino a trentasette anni. Sono andato a lavorare a 18 anni, come
ragioniere, alla Breda. Mia madre faceva i reggiseni su misura all'amante di un
leader socialdemocratico. Ottenne una raccomandazione per la Cassa di Risparmio
di Roma. Era il '68. Avevo 20 anni". Hai fatto il '68... "L'anno
cruciale per me è stato il '64, Bandiera Gialla, Arbore, Boncompagni,
Zaccagnini. Andavamo a via Asiago, nella sede Rai. Stavamo seduti lì, in
studio, accanto a Lucio Battisti, Loredana Bertè, Renato Zero... E la sera
andavamo al Piper. Una volta eravamo su una 500 con Renato Zero e avemmo un
incidente. Finimmo dentro un negozio di pompe funebri in via Sicilia. Ci
portarono al Policlinico. Zero, che allora non era ancora Zero, ma era già
tutto truccato, capelli lunghissimi, pantacollant, lo ricoverarono direttamente
al reparto femminile. La nostra passione era la letteratura anglo-americana.
Ricordo il nostro incontro con Fernanda Pivano. Per noi era un mito. Ci
presentammo io e Paolo Zaccagnini all'Hassler vestiti da Kerouac e Ginsberg de'
noantri, gilet da mercatino dell'usato, jeans stracciati, capelli lunghissimi,
proprio on the road. Entrammo ma non vedemmo nessuna signora beatnik. Dissi a
Paolo: "Ci ha dato la buca". Poi il portiere: "La signora Pivano
è quella signora bionda vicino al pianoforte". Rimanemmo a bocca aperta.
Caschetto, tailleur, filo di perle, tacchetto basso. Era lei". Dagospia ti
ha procurato un sacco di nemici. Celli. "La Rai per Dagospia è sempre una
pacchia. Se ogni giorno faccio un articolo sulla Rai ho assicurati ventimila
navigatori in più. Celli era il direttore generale della Rai. Litigare era
inevitabile. Oggi siamo amici". Maria Angiolillo... "Ce l'ha con me
perché scopro quando lei fa le sue cene di potere. Ma io le voglio bene. Per me
è un mito di Roma, come Romolo e Remo. Quando la cito scrivo "Mariasaura
Angiolillo, fondata nel 1918". E scrivo che accende il forno con la pietra
focaia. Da piccola aveva come animali domestici due pterodattili". Afef...
"Le sciure milanesi ce l'avevano con lei perché si era pappato Tronchetti
Provera. Facevano a gara a mandarmi notizie. Linciaggio di carattere razzista
con sottofondo di invidia. Afef giustamente si incazzò. Mi sono pentito di aver
esagerato. Le ho chiesto scusa". Vittorio Sgarbi? "Su quello schiaffo
ho campato per anni. Mi fermavano per strada e mi dicevano: "In quella
mano c'ero anche io"". Perché lo schiaffo? "Eravamo
all'Istruttoria di Ferrara. Sgarbi mi stava travolgendo con la sua parlantina.
Ero in un angolo. Allora incalzai: "Professore de che? Sei un asino. Per
tre volte hai fatto l'esame per la cattedra e per tre volte sei stato
bocciato"". E lui? "Cominciò a urlare. Io gli ripetevo:
"Asino. Bocciato tre volte. Asino. Bocciato tre volte". Artificio
retorico. Ripetere, ripetere, ripetere. Ogni volta aumentavo il volume. Lui mi
tirò in faccia la minerale. Io provai a spaccargli la bottiglia in testa, lui
la bloccò, io lasciai e con la mano libera partì lo schiaffone". Avete
fatto pace? "Mi offrirono un sacco di soldi per farlo in tv. Rifiutai
sempre. Lui avrebbe voluto. Anche se continuava a considerarmi uno stronzo. E
anche io". Raoul Bova? "E' un ingrato. Ho girato solo un film nella
mia vita, un film sciagurato e trascendente, "Mutande pazze". E ho
fatto debuttare Raoul Bova sul grande schermo. Una volta diventato famoso
poteva anche, en passant, citare il fatto, no? Invece mai. Lo so, è una
piccineria da parte mia. Mai una volta che avesse detto: "Ringrazio
D'Agostino che mi ha scelto nel mucchio."". Stefano Folli...
"Aveva dato la sua prima intervista da direttore del Corriere ad un
mensile della destra post-fascista, e aveva parlato bene di Fini". Tu hai
scritto: "Camerata Folli". "Gli ho telefonato per chiedergli
scusa. Mi ha sbattuto la cornetta in faccia". Quanto tempo hai lavorato in
banca? "Dodici anni. Ma intanto avevo cominciato a scrivere di musica. Ho
fatto anche il disc-jockey al Titan, che era la prima discoteca rock per
compagni sbandati ('77). Ho lavorato all'estate romana di Nicolini. Ho scritto
per "Moda", il giornale di Vittorio Corona, dove mi inventai
l'edonismo reaganiano, il look e quelle cosette lì". Michele Serra disse:
"D'Agostino è tutto quello che io non sono, lui ama il look io la
bellezza". "Infatti, il famigerato look ha stravinto anche a sinistra
(il marinaretto D'Alema, il cachemirizzato Bertinotti, la chanellizzata
Pollastrini). La bellezza serve ma non apparecchia la comunicazione. In fondo,
cosa diceva Longanesi? "Il superficiale è l'unico essenziale"".
Per chi voti? "Da Bertinotti ai radicali, da D'Alema a Rutelli, ho votato
tutti. ma sempre a sinistra." Hai dato soprannomi a mezza Italia.
"Pierfurby Casini, Daniela Santadeché, WalterEgo Veltroni,
Marpionne". Fosti tu a definire Prodi "la mortadella dal volto
umano". "E Cossiga il Gattosardo. De Benedetti è la Tigre di
Compracem. Brass il Cinecologo dell'erotismo. Armani, Trenta e loden. Valentino
è il Sarto Cesareo. Funari, la Forza dell'intestino. E Barbara, la
Palomba". Non parli mai male della Palombelli. "Sono affetto da palombellismo.
E' la mia ideologia politica, il cinismo romano (perché escludere, quando si
può aggiungere?), l'andreottismo letta-letta (tra destra e sinistra, meglio il
centro-tavola), la convinzione che qualsiasi problema si può risolvere
attovagliati al Bolognese. Quello che oggi è tragedia, domani è farsa. Meglio
evitare prese di posizione all'ultimo sangue". Di chi altri non parli
male? "Di Cossiga, Boncompagni, Arbore. Renzo può anche stuprare la
Angiolillo sugli scalini di Trinità dei Monti. Io scrivo che l'Angiolillo l'ha
molestato oltre misura". Quali sono i salotti migliori secondo te?
"Quelli che hanno il giusto mix. Il parrucchiere frocio, lo scrittore
moscio, la poetessa lesbica, il compagno tradito dalla Storia, il prete
mondano, l'imprenditore gagà. Deve esserci il poeta scalzo Valentino Zeichen ma
anche Paolo Villaggio in pantofole, Lisa Vanzina e l'ultima zoccola della tv.
Un salotto senza una bombastica sgallettata non è un salotto. Occorre farsi
anche due risate". Qual è il giornalista che ti piace di più?
"Filippo Ceccarelli. Scrive benissimo risparmiandoci il suo ego".
Quello che non ti piace? "Mi irritano quelli che pur avendo talento, lo
sprecano". Nomi. "Francesco Merlo. E' bravissimo. Ma perché spreca
tutto quello spazio con i ricami? Che cos'è, il barocco siciliano?" C'è un
pettegolezzo che non hai scritto? "L'ho scritto senza scriverlo. Quello di
un esponente di primo piano di Forza Italia buttato fuori casa dalla moglie per
aver messo incinta la sua amante. Ma siamo sotto elezioni. Ed è riuscito a
farsi dare una proroga: farà fagotto il 15 aprile, ad urne aperte". La
televisione che non ti piace? "Fabio Fazio. E' un trottolino amoroso. Veltroni in confronto è Attila. Marzullo è Jack lo
Squartatore". Gioco della torre. Luca Sofri o Adriano Sofri? "Li
butto tutti e due. Adriano Sofri ci racconterà mai quello che sa
dell'assassinio di Calabresi?" Afef o Sonia Raule? "Afef è il massimo
della simpatia maschile, tendenza finocchiona". Santanchè o
Mussolini?" "Quando la duciona butta la bocca avanti è la commedia
all'italiana che ti mangia" Cossiga o Andreotti? "Andreotti è dentro
di noi. Ognuno di noi ha il suo pezzo di Andreotti". Travaglio o Santoro?
"Travaglio è come il dottor House: elenca i misfatti delle persone con la
freddezza di una Tac". Briatore o Della Valle? "Forza Briatore. Un
gigante della comunicazione cazzona, quindi perfetta per i nostri tempi".
Grasso o Dipollina? "Salvo Beniamino Placido. Grandissimo critico: ha
applicato la cultura della contaminazione interdisciplinare alla tv". Il
pettegolezzo è giornalismo? "E' l'unica forma di giornalismo. E di
letteratura. Arbasino è stato un grande scrittore di gossip. "Fratelli
d'Italia" è un libro di pettegolezzi. Come la "Ricerca del tempo
perduto".". Il giornale più pettegolo in questo momento? "Tutta
la stampa è piena di robaccia, che per me è roba buona. Io leggo e taglio di
tutto. E pubblico. Forzando un po' il titolo. I quotidiani ammorbidiscono i
titoli. Io li ravvivo. Prendi il Sole 24 Ore. Nemmeno quando cade il governo titolano
"Prodi è caduto". Sono formidabili: riescono a fare titoli senza la
minima asperità. Sono degli arrotondatori di titoli". Le cose peggiori che
hanno detto su di te? "Quando facevo il lookologo a "Quelli della
notte" dicevano tutti che ero gay". Sei gay? "No. Ma sono stato
sempre di cultura gay. Sono frocissimo dalla cintura in su. Sono finocchio come
è finocchia Afef, come è finocchia Irene Ghergo. La cultura etero è
noiosissima". clsabelli@tin.it.
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alla fine Maria
Laganà è contenta anche se ha speso dieci euro per la bandiera del Tibet:
"Spero che in qualche modo serva per difendere la causa dei diritti civili
in Tibet". Maria si è avvolta nel vessillo di quel Paese lontano. Gli
altri che hanno sfidato il vento gelido sventolano gli
stendardi e li fanno garrire insieme a quelli del Pd trasformando il comizio di
Veltroni in una festa anche
perché il popolo di Walter (circa 10 mila persone) ha doppiato quello di Berlusconi. Il maestro della cerimonia è
Renzo Arbore arrivato a sorpresa a dar manforte a "quel quattordicenne che
faceva la comparsa in uno dei miei spettacoli in tv. Allora c'era il
bianco e nero e lui faceva domande sui cantanti". Aggiunge: "Ho
debuttato a Torino e mi ha portato fortuna, spero porti fortuna anche a
Walter". Veltroni si fa accompagnare dalla musica
di Jovanotti e di quell'esperienza in tv sembra aver conservato il gusto per la
regia che concentra in due momenti quell'immagine del Pd interclassista che
l'ex sindaco di Roma insegue. Primo fotogramma: sul palco prende la parola
Antonio Boccuzzi, l'unico operaio scampato alla tragedia della ThyssenKrupp.
Tocca a lui ricordare i compagni uccisi nell'acciaieria e l'ottavo che si è
ucciso perché non riconfermato in un altro posto di lavoro: "Ti hanno
negato la dignità". Secondo fotogramma: Veltroni
che ricorda il ruolo della famiglia Agnelli per Torino e soprattutto il suo
rapporto con Giovannino che "ho conosciuto quando era alla Piaggio".
Ricorda: "Mi disse che per alcuni mesi aveva lavorato come operaio
nell'azienda senza che si sapesse la sua identità. Trovai questo fatto straordinario
e oggi dico che abbiamo il dovere di realizzare i sogni e le idee di cui
abbiamo discusso prima che morisse". Delusi quanti si aspettavano una
presa di posizione sulla Tav. L'arrivo di Veltroni
sotto la Mole ha permesso al Pd di riallacciare quel rapporto con la gente che
in tanti davano per perso. Da ieri sera scatterà la guerra dei numeri ma il
leader del pd ha fatto il pieno. C'è Maria l'insegnante e poi c'è Michele
Prinzi, classe 1928 convinto che "Walter farà qualcosa per i pensionati".
E poi i giovani di "attiVati" che hanno declinato su un grande
striscione lo slogan "Si può fare" nei vari dialetti dell'Italia. In
mezzo al popolo dei democratici i candidati alle Politiche che si agitano per
farsi riprendere da telecamere e notare da giornalisti e i rappresentanti delle
istituzioni quasi scompaiono. Si notano il sindaco, Sergio Chiamparino che
firma autografi e la presidente della Regione, Mercedes Bresso che annuncia:
"Adesso Walter è il mio segretario". Ma per i politici stare lontano
dai riflettori è difficile e così alla fine è un assalto al palco. Salgono il
sindaco, il presidente Saitta, i segretari Morgando e Romeo, il ministro
Damiano e poi altri candidati. Veltroni parla a
braccio ma inizia a mostrare la fatica di questo lungo viaggio in bus (ieri
tappa numero 62). Alle
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]ALESSANDRO
BARBERA ROMA Nella grande sala al sesto piano della sede di Alitalia, periferia
Ovest di Roma, ieri erano in cinquanta: tre sindacalisti per ciascuna delle
nove sigle, tutta la prima fila di Alitalia e di Air France-Klm. L'ultima
trattativa per le nozze più tormentate della storia sono iniziate così: scontri
all'esterno, una pletora di parti in causa dentro. Jean-Cyril Spinetta, gessato
grigio, camicia a righe blu e cravatta a pois tipo Cavaliere di Arcore, ha
salutato in italiano. Poi, scusandosi - "sapete, mi sento più sicuro"
- è passato al francese per mettere in chiaro le cose: "Siamo interessati
ad Alitalia, ma nessuno ci obbliga ad acquistarla. Il piano è doloroso ma poi
decollerà: sono convinto che l'operazione sarà un successo". I numeri sono
peggiori delle attese: 2.250 esuberi (con scivoli e cassa integrazione) e
spacchettamento di Alitalia Servizi, la società che racchiude le attività di
terra. Circa 3.200 persone verrebbero assorbite da Alitalia, altri 4.400 (compresi
i lavoratori Atitech in rivolta) rimarrebbero sotto l'ala pubblica di Fintecna
che avrebbe l'80% delle quote. I sindacati lamentano che fra due anni la nuova
Alitalia avrebbe 11.000 dei 17.000 dipendenti di oggi. La proposta è lontana da
ciò che chiedevano e sono tutti insoddisfatti: dall'Anpac ai confederali fino
agli autonomi di Sdl. "Siamo più vicini alla rottura che
all'accordo", spiega Marco Veneziani della Uil. Ma non è una rottura vera
e propria. Spinetta ha chiesto tempo per rivedere la proposta e dovrebbe
proporre un nuovo incontro già oggi: "Mi appello alla lucidità senza la
quale nessuna soluzione potrà essere trovata". "Aspettiamo la loro
mossa", sintetizza Fabrizio Solari della Cgil. Nel frattempo il Governo
spera e procede con gli atti formali. Il Tesoro ha spedito la lettera di
accettazione dell'offerta di Air France-Klm; di tutte le condizioni poste dai
franco-olandesi per l'acquisto di Alitalia il Tesoro ne ha eliminata una:
l'impegno a farsi carico della causa da 1,25 miliardi di Sea per i tagli a
Malpensa. Prodi, subito dopo aver dato il via libera a 80 milioni di euro per
la cassa integrazione a Malpensa, ha chiesto formalmente all'azionista di
maggioranza, il Comune di Milano, di ritirare la causa. Verso sera alcuni
contatti separati fra Prodi, Berlusconi e Letizia
Moratti hanno prodotto un comunicato: la Sea è pronta a valutare "proposte
di definizione anche stragiudiziale della vertenza". In breve: la
soluzione del rebus Alitalia resta complicata. A forza di rinvii l'ultimo carrozzone
pubblico è finito nel tritacarne della campagna elettorale nella fase più
delicata della vendita. Ogni dichiarazione ieri evidenziava tutto tranne che le
speranze intime: un accordo e la vendita. La Lega ha attaccato a testa bassa
"il piano che distrugge Malpensa", Fini ha cambiato idea ("il
piano francese ha più ombre che luci"), Veltroni ha tentato di arginare la sensazione di voler penalizzare
Malpensa ("ci vuole gradualità nei tagli"), Berlusconi sta zitto e rinvia ai contatti riservati (ma smentiti
dall'interessato) con Prodi. Per il Cavaliere parla Giulio Tremonti: "La
trattativa dovrebbe proseguire, ma la Sea va ascoltata". Intanto il
titolo crolla. Stamattina un'azione Alitalia vale il 29% in meno di ieri, la
metà di lunedì mattina: 0,27 euro. E' la reazione fisiologica ad un'offerta di
acquisto da nove centesimi ad azione.
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I silenzi a volte
gridano. Quello impenetrabile del Cavaliere su Alitalia è in realtà una pista
che aiuta a capire cosa ne sarà della compagnia di bandiera, di quanti ci
lavorano e di Malpensa. Berlusconi pubblicamente tace
perché gli conviene. Ha le mani legate. Spera in qualche salvezza che arrivi
dal cielo. Una sola parola sarebbe di troppo (e di gaffe ultimamente ne ha
combinate), dunque i suoi gli consigliano di cucirsi la bocca. Addirittura il
portavoce, Bonaiuti, ha smentito poche innocue battute filtrate da un incontro
a porte chiuse con un gruppo di giovanotti, enfaticamente ribattezzati
"difensori del voto". Berlusconi obbedisce a un'esigenza tattica: chi governa è ancora Romano
Prodi, che sia lui a maneggiare la patata Alitalia, scottandosi le dita e
ustionando magari Veltroni,
alle prese con la "questione settentrionale". Il calcolo non è nobile
né generoso, ma siamo a 25 giorni dal voto. Del resto, i suoi avversari
stanno comportandosi allo stesso modo: Veltroni
pattina tra gli ostacoli, preoccupandosi di non sbattere. Ai francesi bisogna
dire di sì, "ma anche". Salvare la partnership e pure Malpensa, la
capra e i cavoli... Intanto Walter prova a scaricare sul centrodestra la
responsabilità di scegliere tra l'offerta-capestro di Air France e la consegna
in tribunale dei libri di Alitalia. L'aggancio provvidenziale (per Veltroni) si chiama Moratti. È lei, il sindaco di Milano
targato Pdl, che può far saltare la trattativa, insistendo con l'azione legale
lanciata dalla Sea, 1 miliardoe 200 milioni di danni per la Malpensa ridotta a
cattedrale nel deserto. Se vanno in scena gli avvocati, i francesi se la danno
a gambe. Astuti, i ministri Damiano e Bersani voltano i riflettori su donna
Letizia, per segnalare che "in questo momento è lei ad avere in mano il
bandolo della matassa, se intende far fallire Alitalia può farlo...".
Fiducia ben riposta: la Moratti è "irremovibile", faceva sapere ieri
sera da Parigi, la causa andrà avanti. Air France ritira l'offerta? Pazienza.
La Lega plaude, il Cavaliere però non si associa, a costo di regalare voti
padani al Carroccio. E qui scatta la spiegazione numero due del silenzio: Berlusconi ha le mani legate. Qualcuno si spinge a dire (ma
non esiste benché minima prova) che si sia messo di mezzo addirittura Sarkozy,
che Silvio non voglia deludere l'amico Nicolas prima ancora di tornare al
governo. Di sicuro, tramite Gianni Letta, Berlusconi è
vincolato con Prodi a un via libera di massima per la vendita ai cugini
d'oltralpe. Anche qui per ragioni non particolarmente sincere, semmai con
l'obiettivo di non doversi mai più impicciare di Alitalia casomai tornasse al
governo, di liberarsi della grana finché regna Romano. Non a caso il Cavaliere
rispondeva ieri sera ai cronisti: "Abbiamo comunicato in via riservata la
nostra posizione a chi conduce le trattative...". Da prendere come prova,
appunto, che Letta sta trattando. Però con tanta difficoltà. Svela una gola
profonda di via del Plebiscito: "La proposta francese ha spiazzato tutti.
Perfino Gianni se l'aspettava meno indecente". E in verità, non così
indecente se l'attendevano pure sull'altra sponda, da Prodi per arrivare a
Bertinotti, confidando almeno di salvare l'onore nazionale. La proposta,
invece, è pessima. Talmente sgradevole nella forma e brutta nella sostanza da
far rivivere ipotesi archiviate nel libro dei sogni, come la cordata nazionale.
Dicono intorno a Berlusconi che lui non ha mollato la
presa, "è un suo pallino, ancora ci sta lavorando". Spera che
Marcegaglia smuova le acque, che Assolombarda faccia un passo serio, che chi ha
i soldi li metta, che qualche personaggio (da Ligresti a Tronchetti Provera)
sia invogliato dalle novità. Una in particolare: lo Stato italiano pronto ad
accollarsi 5100 esuberi di Az Service, più gli altri 1800-2000 dipendenti che
se ne andranno a casa, più un prezzo base crollato così in basso da doversi
chinare a raccoglierlo... Dieci giorni per mettere insieme quel che resta della
"razza Padana", sempre che ne esista una.
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LA LINEA DEL PD
VENARIA SANITÀ L'INCHIESTALA DENUNCIA DEI SINDACATI MENTRE L'AZIENDA NEGA LE
GIACENZE DIECIMILA PERSONE PER IL LEADER PD, DOMANI SERA FINI AL TEATRO NUOVO
LO SHOW Gianni Bussolati* L'ESIBIZIONE PREVISTA PER DOMENICA All'interno
"Dibattito sulla Tav ma senza Ferrentino e Chiamparino" Biglietti
falsi per la Reggia consigliere nei guai Scontro Molinette Bufera su Galanzino
infermieri spaccati "Poste allarme rosso collasso per le elezioni" Veltroni (in piazza) doppia Berlusconi Musical sul ghiaccio per
raccontare 100 anni di Disney Il Grande Fratello dei gelosi I CONCORSI MIA
FIGLIA E LA SCIENZA Tokio Hotel, concerto in forse Bill Kaulitz ha la bronchite
Maurizio Tropeano Gianni Giacomino Marco Accossato Botte, insulti, bici rotte:
la vita infernale dei portalettere Tredici denunciati Spiavano i partner con
intercettazioni telefoniche illegali Massimo Numa "Il collasso vero
arriverà con le elezioni, con la pubblicità di santini e candidati". Ad
annunciarlo è una leader delle Rsu delle Poste Italiane, Delia Fratucelli, il
giorno dopo l'inchiesta sui ritardi nel recapito. Un suo documento verrà
ripreso, assicura Rifondazione Comunista, in un'interrogazione in Comune. Ma
intanto, sono molte le reazioni. Ieri Poste Italiane ha ufficialmente smentito
che in Piemonte ci siano trenta tonnellate di posta in giacenza, così come
annunciato dal leader regionale Slc Cisl Mauro Armandi. Ma i sindacati fanno
quadrato e arrivano anche i rappresentanti nazionali a dar manforte: il nuovo
accordo sul recapito è rimasto inattuato. Il sistema, però, funziona, dicono
dall'azienda. I cittadini vengono tenuti in grande considerazione, così come
dimostrato dalla procedura conciliatoria, servizio unico nel suo genere in
Europa e che permette rimborsi per i disservizi. I portalettere, però, restano
sul piede di guerra. Alle carenze di personale e ai ritmi infernali si aggiunge
il pericolo: aggressioni da parte di utenti e animali, lutti, infortuni.
Zanotti ALLE PAGINE 48 E 49 CONTINUA A PAGINA 59È iniziato con un omaggio a
Torino e con il ricordo di Giovannino Agnelli il discorso di Walter Veltroni a piazza Castello davanti a circa diecimila
persone, più o meno il doppio di quelle che avevano accolto, proprio davanti a
Palazzo Madama, il leader del Pdl Silvio Berlusconi.
Sul palco è salito anche Enzo Arbore, che ha spiegato di essere pronto a
comprare il pullman con cui Veltroni sta girando
l'Italia. Anche Antonio Boccuzzi ha preso la parola, ricordando che proprio
ieri era il compleanno di Giuseppe De Masi, uno dei suoi compagni morti alla
Thyssen. Minello A PAGINA 53Il cantante, Bill Kaulitz, ha la bronchite, il
concerto è in forse: se mai dovesse saltare l'esibizione dei Tokio Hotel la
sera di Pasqua, per la Torino under venti sarebbe una tragedia. Per ora,
comunque, pare che lo show si possa tenere regolarmente. Domenica alle 21 la
megastruttura piazzata dall'architetto Isozaki in corso Sebastopoli 123
ospiterà la prima delle tre date italiane dei tedeschi Tokio Hotel. Il
finimondo. Diecimilaquattrocento biglietti venduti, ovvero tutto esaurito.
Ferrari A PAGINA 67 Presentato alla Fnac il musical on ice della Disney che
arriverà dal 16 al 20 aprile (per la prima volta in Italia) al Mazda Palace per
celebrare i cent'anni di magìa del mito dei fumetti e dei cartoon. Platzer ALLE
PAGINE 68 E 69.
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Domani alle 10 al
Politeama Walter arriva con il pullman e brinderà con l'Asti spumante Prosegue
il giro piemontese di Walter Veltroni. Il pullman
verde domani arriverà ad Asti. Il Pd astigiano sta lavorando per mettere a
punto il momento forse più significativo della sua campagna elettorale. Il
leader nazionale è atteso dalle 10 al Politeama: è previsto l'intervento di un
giovane candidato e la presentazione di Roberto Peretti, il sindaco di
Villanova in corsa con il Pd per la poltrona di presidente della Provincia.
Prenderà poi la parola Veltroni che probabilmente non
mancherà di sottolineare la particolarità della situzione astigiana per come si
è arrivati al voto per le Provinciali e come si sta dipanando lo scrontro tra
Armosino e Cotto. Al termine è previsto un brindisi con l'"Asti
spumante". Le bottiglie saranno fornite dal Consorzio di tutela, che già le aveva offerte in occasione del brindisi dello scorso
anno durante la visita di Berlusconi. "Rispettiamo la par condicio dei brindisi. Il nostro Asti
è il prodotto simbolo del territorio è ed giusto che anche i leader nazionali
lo sappiano" fanno sapere dal Consorzio. Nel pomeriggio Veltroni sarà a Cuneo mentre in serata
il pullman farà tappa a Sanremo. Il 31 è invece previsto l'arrivo di
Dario Franceschini, vice segretario Pd, e del leader regionale Gianfranco
Morgando. In cantiere anche un dibattito sui temi del lavoro con il ministro
Cesare Damiano e non è esclusa una tappa astigiana per i ministri Rosy Bindi e
Stefano De Caro.\.
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ELEZIONI. PIU' DI
600 PERSONE AL COMIZIO Veltroni: rimettiamo in moto
l'Italia [FIRMA]GIUSEPPE BUFFA BIELLA "Abbiamo i salari più bassi e gli
stipendi dei parlamentari più alti. Non va bene". E il Walter nazionale
incassa l'applauso più lungo, in una piazza Santa Marta arroventata dal sole e piena
di gente. Sta parlando a braccio da quasi un'ora, dopo essere arrivato con 30
minuti di ritardo e dopo aver sfilato in via Dal Pozzo, stringendo mani e
salutando fans adoranti: "L'autografo", "Grande Walter",
"Dio, che emozione". Veltroni sorride a un parterre curiosamente bipolare: gente anziana e
ragazzini. Molto rari i trenta-quarantenni. Ma del resto sono le 15, la gente
lavora. In piazza ci sono lo stesso 6-700 persone, che Veltroni ipnotizza: "Gli stipendi
dei parlamentari devono essere riportati alla media europea. E
riduciamoli pure, i parlamentari: da mille a 570". E' alla sessantesima
tappa del suo giro d'Italia, per far capire agli elettori "che è possibile
fare ciò che finora non s'è fatto: aprire una stagione riformista". Il
vecchio governo? "Nella stessa coalizione c'erano Dini, Mastella e Caruso:
come potevano cambiare l'Italia? Ora quel tempo è finito. Il Pd ha chiuso con
la sinistra radicale. I nostri rivali, invece, che hanno fatto? Hanno chiuso
col centro, e hanno imbarcato la Mussolini e Ciarrapico, che fa il saluto
romano di chi approvò le leggi razziali". Altro applausone, in una città
medaglia d'oro della Resistenza. Poi si sterza sull'economia: "Vogliamo
un'Italia in cui un'azienda nasca in un giorno, con un'autocertificazione e un
solo documento: quello dell'Asl sulla sicurezza del lavoro". Il Paese,
insomma, deve "diventare semplice, perché è troppo complicato: è
inaccettabile essere ultimi per crescita del Pil a causa della
burocrazia". Nessun riferimento a Biella; molti, invece, all'attualità: il
pirata della strada romano, che ha ucciso due ragazze, è già agli arresti
domiciliari? "E' inaccettabile, in Italia chi sbaglia deve pagare. Io sono
ipergarantista, ma sto coi più deboli, ossia con le vittime della
violenza". Berlusconi, mai nominato (lo chiama
"il principale esponente" del centrodestra), viene tirato in ballo
due volte: per la battuta fatta alla precaria e per un precedente del 2006.
"Disse che i figli degli operai e degli avvocati non potevano essere messi
sullo stesso piano. E invece sì! Tutti devono partire dalle stesse basi".
In un tripudio di applausi, affiancato dalla studentessa Marta Bruschi che l'ha
presentato alla folla, Veltroni proclama che
"l'Italia va rimessa in moto", e che non può essere affidata a un Pdl
"che vuole vincere solo per gestire il potere", e che propone
"gli stessi ministri di prima": "E' coi governi democratici che
c'è stata crescita economica e lotta alle disuguaglianze. Lo dice la storia, e
ogni giorno sento crescere il consenso intorno al Pd. Lasciamoci alle spalle
gli ultimi 15 anni, e apriamo una stagione nuova". E alle 15,56 scatta
l'ultimo, lunghissimo applauso.
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL LEADER DEL
PD.COMIZIO AD AOSTA Veltroni: "Le vostre
richieste saranno tra le nostre priorità" [FIRMA]ALESSANDRO CAMERA AOSTA
"Veltroni hai portato in Valle d'Aosta il
sole". Un saluto arrivato dalla platea di un teatro Giacosa pieno da
scoppiare, che ha dato la misura di quale è stata l'accoglienza che il Pd ha
riservato ieri al candidato premier Walter Veltroni in
visita in Valle durante quella che l'ex sindaco di Roma continua a definire
"una splendida esperienza in un Paese meraviglioso" e che alla fine
lo avrà portato in 110 province. Folla assiepata nel teatro, sotto i portici di
via Xavier de Maistre, in piazza Chanoux intorno ai due pullman; applausi a
ripetizione per tutti i sessanta minuti di un discorso nel quale Walter Veltroni ha toccato i temi nazionali, ma anche, e con largo
spazio, i problemi cari ai valdostani, dall'"intesa" alle
infrastrutture, dalla montagna al parlamentare europeo. E proprio questi
quattro punti sono stati oggetto di un cordiale colloquio tra Veltroni e i parlamentari valdostani uscenti Roberto Nicco e
Carlo Perrin, riproposti per la tornata elettorale del 13 e 14 aprile
dall'Alleanza autonomista progressista. "La Valle d'Aosta - hanno detto
Nicco e Perrin a Veltroni - ha bisogno della
"intesa", di un parlamentare europeo, di finanziamenti per le
infrastrutture e di una nuova legge sulla montagna. C'eravamo quasi arrivati,
ma la crisi del governo Prodi voluta dal centrodestra li ha bloccati". Da Veltroni è arrivata la garanzia "che questi
provvedimenti faranno parte delle priorità di un Pd al governo". Sul palco
del "Giacosa", prima di lasciare Veltroni
alla "standing ovation" del popolo del Pd valdostano, a salutare il
candidato premier è stata Erika Guichardaz, giovane impiegata valdostana.
"Io - ha detto -, da sempre lontana dalla politica, con la nascita del Pd
ho scoperto la voglia di fare politica per contribuire a cambiare il Paese. Ho
sentito soffiare il vento del riformismo e del rinnovamento. Cambiare si può e
insieme si può fare". Presentato da un emozionato Raimondo Donzel,
segretario regionale del Pd, Walter Veltroni per
un'ora ha parlato di tutto. Al centro l'Italia, ma subito a lato c'era la Valle
d'Aosta. E via con la politica internazionale (il "Giacosa" ha
tributato un applauso alla causa del Tibet insanguinato), con il rischio
recessione, con i bassi salari e le pensioni povere ("che - ha detto Veltroni - devono aumentare"), con le famiglie che non
arrivano a fine mese ("e che - per Veltroni -
devono essere aiutate"), dei costi della politica (Veltroni
ha ribadito che è tempo di ridurre gli stipendi dei parlamentari) con
l'Alitalia (che non deve fallire) e con Malpensa (cui deve essere dato del
tempo per trovare soluzioni alternative). "Il Pd - per Veltroni
- ha detto basta con le alleanze contro". Berlusconi?
Nel discorso di Veltroni, non c'è stato. Soltanto una
risposta alla battute sul precariato: "Di precariato si può morire, non ci
si può scherzare sopra". "E' l'ultimo miglio - ha concluso Veltroni - votare Pd, votare Nicco e Perrin, è fare
dell'Italia un Paese nuovo, europeo".
( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO LE ELEZIONI.
IL CANDIDATO PREMIER DEL PARTITO DEMOCRATICO A VERCELLI "Su Malpensa il
Pdl ha tre facce" [FIRMA]GLORIA POZZO VERCELLI Parte dall'agricoltura,
"tema cruciale per il futuro del paese", il discorso di Walter Veltroni alla Borsa Risi di Vercelli. E non poteva essere
altrimenti, dopo la presentazione del Forum tematico nazionale e l'introduzione
tutta vercellese all'incontro con le opere di Bellizzi e Bosio. "E'
necessario il ritorno a una dimensione agricola per ridare equilibrio al mondo
in cui viviamo - ha esordito Veltroni -: la
salvaguardia dell'ambiente, l'alimentazione, i nuovi propellenti e la risposta
allo squilibrio alimentare del pianeta passano da questo crocevia". E poi
via con i grandi temi dell'attualità e del programma elettorale. Dalla crisi
che dagli Usa si sta ripercuotendo in Europa ("il governo Bush ha lasciato
spazio agli aspetti più negativi del liberismo"), alla situazione
economica italiana: "In questo paese le tasse vanno pagate come in tutto
il resto del mondo, ma con una riduzione della pressione fiscale, che deprime
le possibilità di crescita". E si alza il primo, lungo, applauso nel
salone gremito di circa mille persone. "Vogliamo un Paese più semplice e
meno barocco, in cui un'azienda nasca in un giorno, con un'autocertificazione e
un solo documento: quello dell'Asl sulla sicurezza del lavoro". E poi
spazio alla formazione: "Scuola, università e ricerca sono il cuore del
futuro". Il discorso prosegue toccando temi più specifici, come la
questione Alitalia-Malpensa: "Non dimentichiamo che si parla innanzitutto
di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. Non si può prendere alcuna
decisione in merito senza valutarne l'impatto sociale". Ringrazia il
ministro Damiano, alle sue spalle, che "proprio oggi ha chiuso l'intesa
per gli ammortizzatori sociali dei lavoratori di Malpensa", e ricorda come
nel centrodestra ci siano ben tre diverse posizioni in merito: "Dobbiamo
pensare a cosa questa grande divisione ci potrà portare nei prossimi mesi:
vogliamo lasciarci alla spalle questi ultimi 15 anni o vogliamo continuare
così? Di certo non possiamo permettere la precarietà per milioni di ragazzi del
nostro Paese". E parte l'applauso più lungo e più sentito, anche se l'età
media della sala è innalzata dall'assenza di quei venti-trenteni di cui si sta
parlando. "Mi sono preso la responsabilità di dire che il centro sinistra
non poteva più stare insieme - prosegue -. Corriamo da soli come avviene in
Inghilterra e Spagna, con un solo gruppo parlamentare e un solo programma:
crescita economica ma anche lotta alla povertà e vicinanza a chi soffre".
Fa riferimento al pirata della strada romano che ha ucciso due ragazze per
parlare di giustizia: "Gli arresti domiciliari sono inaccettabili, chi
sbaglia deve pagare". Berlusconi consiglia alla
giovane precaria di sposare il figlio? "Io avrei risposto proponendo
l'istituzione del compenso minimo legale". Chiude con "solidarietà al
popolo tibetano" e una certezza: "Se si vuole voltare pagina, il Pd è
la scelta giusta".
( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Costi della politica, Fini attacca Veltroni ma è boomerang Lo accusa di
prendere la pensione, ma il leader Pd l'ha devoluta in beneficenza. Berlusconi il politico più ricco Che
fosse di gran lunga uno dei più ricchi parlamentari d'Italia era noto. Meno
noto invece vedere che il suo reddito, con la politica, è quintuplicato.
Dai 28 milioni (di euro) del 2005 Berlusconi è passato
nel
( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Il giornalista dispari "Presidente mi consenta, lo dico da
giornalista: metta le mani sulla par condicio, sennò io mi dimetto...". Il
Tg4 multato dall'Agcom? Ghe penserà Silvio: "È una legge liberticida,
volevamo abolirla ma l'Udc ce l'ha impedito". Per la terza volta in tre
settimane Emilio Fede offre il Tg4 alla voce di Berlusconi
che pare l'"omino dell'acqua della Libertà" nell'imitazione di
Fiorello. Il sorrisone di Silvio in Blu è fisso come un jolly sullo schermo.
Fede lancia il do all'uomo orchestra e gli porge assist a raffica: Presidente,
come funziona il sistema di voto? E vai! la palla sfonda Casini e Storace: chi vota gli altri partiti del centrodestra fa il gioco di Veltroni. Rete. Presidente, "Veltroni l'ha accusato di aver
stracciato il programma del Pd, non è vero, no?". Era una metafora ma
Stalin non le capisce. Accuratamente evitato l'autogol su Alitalia. Presidente,
lei ha fatto un logo... Eccolo: "Io difensore della libertà" numero
verde 800.... La pubblicità progresso anti brogli va in onda a
raffica."Qui il numero lo chiamo io per difendere il mio lavoro",
lamenta Emilio. Ma dai, male che va lo manterrà la moglie... n.l. Il Corsivo.
( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del "La mia pensione? Ho aiutato chi ha bisogno" Veltroni ribatte all'attacco personale di Fini sui costi
della politica: ha perso un'occasione per tacere di Bruno Miserendino inviato a
Torino A UN CERTO PUNTO, nella sala della Borsa del riso a Vercelli, Veltroni si rabbuia e indica un foglietto con la
dichiarazione di Fini: "Io pensionato d'oro a 52 anni? Era prevedibile che
non riuscissero a fare campagna elettorale in maniera diversa, ma devo dire che
stavolta il leader di An ha perso una buona occasione per tacere, quei soldi li
do a chi ha bisogno.". È la campagna elettorale dei colpi bassi, quella
che Veltroni ha giurato di non voler fare. Irrompe e
stavolta il leader del Pd è costretto a replicare perchè Fini, da Porta a
Porta, gli dà dell'ipocrita e della "faccia tosta" per aver proposto
di portare gli stipendi dei parlamentari alla media europea. L'ha messa così il
leader di An: "C'è una cosa che mi indigna: chi è quel pensionato di 52
anni che percepisce 5.216 euro di pensione ogni mese? Credo che gli italiani
debbano saperlo. È Walter Veltroni, anche se dirà che
li usa per l'Africa.". In effetti è risaputo che Veltroni
ha chiesto di rinunciare all'indennità prevista alla fine del mandato europeo,
ma non essendo possibile, ha usato i soldi per finanziare progetti di vari
organizzazioni a favore di poveri e bisognosi. Lui lo ricorda visibilmente
irritato: "Con la mia pensione ho fatto una cosa da cui Fini potrebbe
prendere insegnamento, con quei soldi ho cercato di fare cose che facessero
bene al prossimo". Aggiunta: "Potete immaginare cosa potrei
rispondere sul modo in cui vivono molti di loro. Mi aspettavo che commettessero
questo errore, ma sono cascati male". Segue polemica durissima. Fini
insiste: "Questo errore lo rifarò volentieri, l'ho preso col sorcio in
bocca". Dal pullman che va da Vercelli a Torino, Veltroni
spiega dove vanno quei soldi. Primo: ha ricevuto il trattamento "che hanno
tutti i parlamentari europei quando cessano il mandato". Secondo: "la
somma di questo trattamento più lo stipendio di sindaco di Roma è pari alla
metà di quel che ha percepito per anni Fini come parlamentare, vicepremier e
ministro". Veltroni ricorda di aver finanziato
vari progetti: 25mila euro alla Caritas, 25mila a sant'Egidio, 25mila all'Amref
per una scuola in Africa, 25mila per un progetto a favore di ragazzi autistici.
Conclusione al veleno: "Siamo certi che Fini, guadagnando il doppio del
segretario del Pd, avrà certamente contribuito con cifre doppie ad aiutare chi
ha bisogno e sarà in grado di documentarle". La vera domanda è come mai la
proposta di Veltroni di ridurre gli stipendi dei
parlamentari alla media europea, abbia provocato tanta irritazione tra gli
avversari e gli ex alleati. Dopo Fini, anche Casini e sinistra radicale, con
accuse di demagogia e ipocrisia. Segno che la proposta ha colto nel segno. Ieri
Veltroni ha girato la Val D'Aosta e altre tre province
del Piemonte; l'applauso più convinto l'ha ricevuto sui costi della politica e
quando ha ricordato: "Non è giusto un paese in cui i salari sono i più
bassi d'Europa, mentre gli stipendi dei parlamentari sono i più alti". Il
leit motiv è questo anche ad Aosta, Biella, Vercelli e infine piazza Castello a
Torino, davanti a 10mila persone: la politica "deve dare un segnale di
sobrietà quando la gente tira la cinghia" mentre la recessione americana
rischia di avere pesanti ricadute anche in Italia. Per un giorno, osserva Veltroni, a destra e a sinistra hanno taciuto, poi, visto
che la proposta di abbassare gli stipendi dei parlamentari ha avuto un
riscontro chiaro nelle reazioni degli elettori, si è scatenato l'inferno. Lui
insiste, attacca la l'amministrazione Bush, "caricatura del
liberismo" che ha travolto regole e ora rischia di travolgere borse ed
economie, ribadisce che il Pd lavora su tre fronti: salari, pensioni,
precariato. E ricorda che su Alitalia a Destra hanno tre posizioni diverse,
come sulle pensioni e persino sulla politica estera. Su Berlusconi, senza nominarlo, si concede
una battuta: "Su Alitalia alle due non aveva ancora letto i giornali. gli
conviene leggere direttamente quelli di domani". Poi a Torino, Veltroni parla anche di sicurezza del
lavoro, e non è un caso che sul palco, tra applausi commossi, ci sia Antonio
Boccuzzi, operaio sopravvissuto al rogo della Thyssen e candidato del Pd,
che ricorda: "Fosse vivo, oggi sarebbe stato il compleanno del mio
compagno Giuseppe De Masi". Il leader descrive un paese che cresce troppo
poco, con una politica sempre più affannata in polemiche che il cittadino non
capisce, dove nessuno, in campagna elettorale, parla di doveri. Veltroni infatti dedica in tutti i comizi uno spazio per la
drammatica vicenda delle due ragazze irlandesi travolte sulle strisce a Roma da
un pirata della strada. E accusa: "Giravano su Internet immagini delle sue
spericolatezze, ed è già agli arresti domiciliari. Non può accadere in un paese
civile. Chi sbaglia deve pagare".
( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Brogli, tormentone preventivo di Marcella Ciarnelli Mettere le
mani avanti. Non si sa mai. I sondaggi (i suoi) sono lì ad inorgoglire il
Cavaliere che già pensa a chi premiare e chi no dei fedelissimi con un posto
nel Palazzo. Ma qualcosa può non funzionare, magari quel
ragazzaccio di Veltroni
all'ultimo momento ce la fa, ed allora è meglio mettere le mani avanti.
Rispolverando un consunto spauracchio. Quello dei brogli. I comunisti, ex o
post che siano, Berlusconi
ne è convinto da sempre e lo dice da altrettanto tempo, sono capaci di
rovesciare il risultato elettorale nel chiuso del seggio. Al momento
dello spoglio. Ed allora allarme rosso. Un mese prima? Sì un mese prima e fino
alla scadenza. Ed anche oltre se ci sarà bisogno di una giustificazione del
perchè gli italiani non si sono fatti convincere. "Rivolgo un invito a
tutti i cittadini capaci di dialettica che stanno dalla nostra parte a mettersi
a disposizione nelle sezioni elettorali per evitare che il voto venga cambiato
dai professionisti dei brogli siccome, secondo i nostri esperti, nelle ultime
elezioni ci sono stati sottratti quasi un milione di voti e noi non vorremmo
che questo capitasse ancora". Il Cavaliere traccia il solco e Schifani lo
difende. Al broglio, al broglio, grida Berlusconi. Il
colonnello fa l'eco. "Nelle scorse elezioni al Senato, per cui è noto
votano meno elettori, ci sono state più schede bianche rispetto a quelle della
Camera. Il timore è che siano scomparse o siano state manipolate, anche se non
c'è una prova concreta. Questa volta ci stiamo attrezzando con migliaia e
migliaia difensori del voto" annuncia il capogruppo al Senato. E scende in
campo, a suo modo, anche Beppe Pisanu. Sì proprio il ministro dell'Interno in
carica all'epoca del milione di voti spariti secondo l'ardita e di parte
interpretazione di Berlusconi, messo sotto accusa
proprio perchè il Viminale non ci stette ad una vigilanza di parte. "Se si
lancia un allarme preliminare non è male, servirà ad impegnare tutti ad
evitarli ed a scongiurarli" spiega Pisanu con la cautela che gli è
propria. Che non è di Gianni Alemanno, il candidato sindaco a Roma, che punta
il dito sulle cinque schede che gli elettori della capitale si troveranno a
dover votare. Troppe, si può fare confusione. "E poi ci sono presidenti e
scrutatori di sinistra". Quindi c'è il rischio "di una sommatoria tra
possibili errori e valutazioni discrezionali". A parlare di brogli è anche
Pierferdinando Casini. Ma quelli che "rigurdano l'informazione: stanno
facendo di tutto per non farci vedere in tv". Vigilare, bisogna vigilare.
Silvio Berlusconi ha messo su le antenne. In questi
giorni è più che mai impegnato a proporre ricette miracolose, a impegnarsi per
il futuro, a conteggiare quanti saranno i senatori in più che gli consentiranno
di poter gridare ad una vittoria piena. Il nodo è tutto lì. C'è chi gliene
assegna una ventina con la Lega a condizionarlo. I sondaggi che lui ha sul
tavolo non vanno oltre i dieci. Troppo pochi. Bisogna continuare a lavorare con
lena. Dalla mattina alla sera. "Sono quasi in odore di santità"
gigioneggia il Cavaliere modello Padre Pio. In Fondo a Destra.
( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del MARIO BACCINIEx Udc, fondatore della Rosa Bianca e candidato a
sindaco di Roma, per le politiche punta al 10% "Saremo noi l'ago della
bilancia. Anche al Senato" di Natalia Lombardo/ Roma Mario Baccini, ex
ministro nel governo Berlusconi, uscito dall'Udc ha
creato la Rosa Bianca con Tabacci e Pezzotta. Alle politiche sono alleati con
Casini. Come si sente ad avere abbandonato Berlusconi?
"Io non ho abbandonato nessuno. Il movimento "Una Rosa per
l'Italia" nasce perché quindici anni di bipolarismo hanno prodotto solo
tifoserie. Sono uscito dalla logica della "casta"". Chi ci
mette, nella "casta"? "Non chi fa politica da tanto tempo, ma
chi insiste per votare con la stessa legge elettorale. Produrrà un risultato
identico al precedente e porterà alla paralisi del paese. O quelli che, per un
privilegio personale, evocano elezioni e scontri anziché pensare alle riforme
possibili. Questa è la "casta"". Parla di Berlusconi? Veltroni voleva cambiare la legge elettorale. "Parlo di tutti e due
gli schieramenti: il Pdl, il Pd. Non siamo nati per tifare Veltroni o Berlusconi, ma per rompere questo sistema, per agire anziché parlare. A
questo progetto si è unita l'Udc di Casini". Casini si è
"unito" a voi? Ma lei e Tabacci venite dall'Udc... "Sono uscito
dall'Udc perché non ha rispettato il mandato congressuale". Quello di
autonomia da Berlusconi? "Sì, rompere il
bipolarismo, cambiare legge elettorale e creare un grande partito dei moderati.
L'Udc ha scelto di allearsi di nuovo col centrodestra. Io sono rimasto dov'ero
e ho fondato la Rosa Bianca con Tabacci e Pezzotta". Come nucleo di un
Grande centro? "Siamo partiti senza paracadute, sapendo che ci sono grandi
possibilità di non rientrare in Parlamento. Mi sarei potuto accomodare con
qualche privilegio da una parte o dall'altra. Siamo coerenti, se andremo in
Parlamento è perché l'avranno voluto i cittadini e non i partiti, macchine per
macinare il finanziamento pubblico". Scusi, ma avete creato l'ennesimo
partitino... "No, il nostro è un movimento. Abbiamo preso atto del rientro
dell'Udc sulle nostre posizioni e realizzato la Costituente di una Unione di
centro, per la buona politica, per modificare un sistema già nel prossimo
Parlamento". Nel caso di pareggio al Senato chi appoggerete? "Saremo
determinanti. I nostri gruppi parlamentari saranno l'ago della bilancia, daremo
le carte anche sulle intese per le riforme". Insomma, se Tabacci era la
spina nel fianco di Berlusconi, con lei e Pezzotta
sarete la "spina nel fianco" al cubo, alla terza?... "Ma no,
saremo il pungolo contro gli inciuci e i compromessi. Per riscrivere la legge
elettorale, rimettendo le preferenze o le primarie per legge". A chi
pensate di togliere voti? "Non si tratta di togliere voti, ma di
recuperare consenso di blocchi sociali dei quali rappresentare i bisogni.
Raccogliamo l'appello di Betori e della Cei". Quanto vi aspettate di
ottenere? "In Italia c'è almeno un 10 per cento di persone che potrebbe
votarci". Quindi pensate di superare l'8 % e entrare anche al Senato?
"In molte regioni potremo avere una rappresentanza forte anche al
Senato". Quali? "La Sicilia, il Veneto, il Lazio, la Campania, la
Calabria, la Puglia". La Rosa può pescare voti sia dal Pdl che dal Pd,
però. "Sono voti che ci hanno già rubato, distruggendo il ceto medio e la
borghesia. Sono voti in libera uscita ora divisi da un bipolarismo appoggiato
sulle estreme, a destra e a sinistra. Veltroni tenta
di spostarsi al centro senza riuscirci. Berlusconi
anche, ma la gente sa che sono sempre gli stessi attori". Berlusconi si è spostato a destra? "Si è decisamente
spostato a destra". Lei si candida anche a sindaco di Roma e sfida
Ciocchetti dell'Udc. Eppure alle politiche siete insieme. "Siamo due forze
politiche distinte. Non corriamo insieme". Nel caso di un ballottaggio fra
Rutelli e Alemanno chi appoggerebbe? "Io sono sceso in campo per vincere.
Ora non penso alle alleanze". Rinviamo la domanda al 15 aprile?
"Arrivederci".
( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Sicurezza, precariato e donne Così il Pd vuole cambiare l'Italia
di Bianca Di Giovanni/ Roma Ciascuno faccia la sua parte: anche i politici. È
una delle parole chiave del "Veltroni-pensiero".
Non si tratta tanto (o solo) di risparmiare, quanto di ridare credibilità alla
politica. Come? Con una raffica di misure che puntano a smantellare una fitta
rete di privilegi. Per esempio: applicare il metodo contributivo anche alle
pensioni dei parlamentari. Oppure eliminare dai compensi di deputati e senatori
quello relativo alla segreteria. Cancellare i "portaborse" e
istituire uffici che offrano servizi a più parlamentari. Questa
"piccola" rivoluzione consentirebbe di ridurre di un terzo l'attuale
remunerazione di senatori e deputati. Al loft è già pronto un decalogo contro
la Casta, che sarà diffuso nei prossimi giorni. Una società più equa e meno
diseguale: questo uno dei problemi da affrontare nell'Italia del Terzo
Millennio. Più dignità ai lavoratori con il riconoscimento del merito e con un
giusto compenso. Per questo si punta a sostenere i redditi più bassi, cioè a
garantire un compenso minimo. Per i dipendenti si pensa alla riduzione del
cuneo fiscale sul salario. Per i precari si punta a sperimentare un compenso
minimo fissato con l'accordo delle parti sociali con l'obiettivo di raggiungere
1.000 /1.100 euro netti mensili. Questa misura (che sarà la prima nel futuro
governo) ha già provocato reazioni (negative) in Confindustria. Emma
Marcegaglia ha parlato di "rigidità". Strano che quando i lavoratori
accettano la sfida della concorrenza e ne chiedono una ricompensa si parli di
rigidità: non si fa lo stesso con i manager. Lotta alla precarietà comunque non
vuol dire solo più soldi in tasca, ma anche più diritti. Per questo si vuole
estendere a tutti i lavoratori le tutele fondamentali, secondo il principio
della carta dei diritti. Ovvero: maternità, malattia, ferie. Non c'è solo
l'economia, c'è anche la vita con tutti i suoi "colori". Per questo
nell'alfabeto veltroniano trovano spazio slogan come dare credito alla
creatività dei ragazzi. Che vuol dire offrire la possibilità di prestiti a
condizioni vantaggiose per chi inizia un'attività. Una parola che non può
mancare nel "dizionario democratico" è la crescita. Negli ultimi 12
anni abbiamo perso 11 punti di prodotto interno lordo rispetto agli altri Paesi
europei: 170 miliardi in meno rispetto a Francia, Germania e Gran Bretagna. Il
ritardo sta in due parole: le donne e il Mezzogiorno. Metà del Paese bloccato
dalla mancanza di infrastrutture. L'altra metà del cielo bloccata dalla
mancanza di aiuti alla famiglia e all'occupazione. Sono le
donne l'asso dello sviluppo sostiene Veltroni. Che qui tocca il punto di maggior distacco dal suo rivale
Silvio Berlusconi. Il
leader del Pdl invita a sposare un milionario: forse anche perché con il
quoziente familiare alle donne stare a casa conviene. Il leader del Pd punta a
rendere il lavoro compatibile con la famiglia. Di qui, incentivi fiscali
alle aziende che assumono donne, ma anche per chi eroga servizi alle famiglie.
Ancora: asili nido a orario continuato e per tutto l'anno, per i genitori la
dote fiscale per ciascun figlio. Una società più severa non può fare a meno di
più sicurezza: più poliziotti, più mezzi alle forze dell'ordine, ma anche più
tecnologia. Per esempio la rete a larga banda consente di dotare i cittadini
più esposti di congegni d'allarme poco costosi e molto funzionali.
( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Il governo preme sulla Moratti: via il ricorso Sea La richiesta
di danni può far saltare la vendita. Alitalia perde un altro 30% in Borsa di
Roberto Rossi/ Roma CAUSA Più della vertenza sindacale sarà il nodo relativo a
Malpensa a decidere il destino di Alitalia. La richiesta di danni per 1,250
miliardi di euro che Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi, ha
avanzato nei confronti della compagnia italiana è la spada di Damocle che pende
sulla trattativa con Air France. Ne sono convinti i francesi, che hanno chiesto
garanzie al governo perché la richiesta rientri, ne è convinto lo stesso
Palazzo Chigi che ieri ha inviato una nota alla società. Poche righe nelle
quali si chiede che "Sea ponga in essere ogni comportamento coerente con
la finalità di favorire la positiva conclusione dell'accordo tra Air France e
Alitalia ritirando il ricorso presentato contro quest'ultima". Poche righe
che aprono di fatto un braccio di ferro tra l'esecutivo - che ieri ha siglato
un accordo con le istituzioni locali lombarde sulla realizzazione del programma
di gestione della crisi occupazionale di Malpensa - e il sindaco di Milano
Letizia Moratti (il Comune è il principale azionista di Sea). La Moratti, in
un'intervista, ha spiegato che la società aeroportuale avrebbe portato avanti
l'azione risarcitoria. Anche a costo di far fallire Alitalia. "Prima di
arrivare al fallimento - ha detto la Moratti - è sempre doveroso cercare
un'altra soluzione, sebbene neppure il fallimento significhi di per sè una
catastrofe". Una posizione che ha scatenato la reazione del governo. Il
ministro del Lavoro Cesare Damiano, dopo aver firmato un accordo per le casse
integrazioni di Malpensa con le istituzioni locali e la stessa società
aeroportuale, ha fatto sapere che "alla decisione di revoca il governo
subordinerà ogni ulteriore iniziativa". In serata, poi, in una nota la Sea
ha parzialmente aperto uno spiraglio alla trattativa. Secondo la società la
rinuncia da parte di Sea "al diritto fatto valere in giudizio non è
proponibile", ma in ogni caso la società è "disponibile a valutare
proposte di definizione anche stragiudiziale della vertenza, a condizione che
venga riconosciuto il danno che Sea stessa sta subendo per effetto degli
inadempimenti di Alitalia, e che si creino i presupposti di mercato per un
nuovo sviluppo dell'aeroporto di Malpensa". E tra i presupposti la Sea ha
chiesto la parità intercontinentale tra Milano e Roma. Attorno alla Moratti, e
alle posizioni della Lega, si è spostato una fetta del Popolo delle Libertà.
Dopo giorni di tentennamenti, anche il leader di An, Gianfranco Fini, ha
bocciato in maniera definitiva il piano di Air France. "Ieri - ha detto
Fini - ho parlato di luci ed ombre. Oggi vedo che le luci sono più deboli e le
ombre sono più forti". Resta da chiarire, invece, che cosa pensa Silvio Berlusconi. Dopo aver definito il piano di Air France uno
"smacco per il Paese", l'ex premier ha dichiarato di aver fatto
conoscere "la nostra posizione in via riservata a chi sta conducendo la
trattativa". Un'affermazione smentitta da Palazzo Chigi che ha precisato
di non aver ricevuto "nessuna comunicazione". Anche
il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni è tornato sull'argomento. "Alitalia non deve fallire - ha
detto ieri ad Aosta -. È gravissimo sostenere questo perché ci sono migliaia di
lavoratori che rischiano il posto di lavoro". "Non c'è nulla di male
- ha continuato Veltroni -
che ci sia una partnership internazionale. Ma ci sono due varianti che
devono essere tenute in conto: non deve esserci un prezzo sociale troppo alto e
bisogna discutere seriamente del destino di Malpensa". Che per Veltroni può essere "l'altro grande hub italiano".
E per questo ci vuole "gradualità nel processo di dismissione dei
voli". In attesa di definire il caso Malpensa, ieri il governo ha aderito
formalmente all'offerta di Air France in sette punti. Tra questi anche alcune
garanzie chieste ad Air France in relazione alla politica aerea, allo status
della linea aerea, alla salvaguardia dell'identità nazionale, alla presenza di
un consigliere di nomina di un rappresentante italiano nel cda del gruppo
Af-Klm. Inoltre il Tesoro ha precisato che gli impegni non saranno vincolanti
in caso di migliore offerta. Offerta alla quale la Borsa però non crede. A
Piazza Affari Alitalia ha subito un nuovo tonfo (-29,3% a 0,27 euro). Il titolo
sta di fatto avvicinandosi ai 10 centesimi messi sul piatto da Air France. Il
che vuol dire che il mercato scommette sulla vittoria francese. Con o senza
ricorso della Sea.
( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia Il partito
di Veltroni vuole evitare di forzare la scelta a
favore dei francesi: "Ora serve una soluzione bipartisan" E la mossa
di Cgil, Cisl e Uil spiazza il Pd Il "loft" spinge per il dialogo:
"Non possiamo restare con il cerino acceso in mano" GOFFREDO DE
MARCHIS ROMA - "Certo, l'offerta di Air France è particolarmente dura. Mai
come in questo momento c'è bisogno di una scelta condivisa, centrodestra e
centrosinistra devono decidere insieme". Walter Veltroni
non nasconde la sua preoccupazione per la vicenda Alitalia, che è drammatica di
suo e s'incrocia con la campagna elettorale. Ecco perché soprattutto oggi e in
questo particolare passaggio vale la pena spendere la parola dialogo, puntare a
una via d'uscita bipartisan. Per il Partito democratico, partito di governo ma
che vuole essere nuovo rispetto all'esperienza Prodi, c'è un doppio problema da
fronteggiare: il ridimensionamento di Malpensa (con i voti del Nord in ballo) e
le condizioni per l'acquisto poste dal gruppo franco-olandese che vengono
respinte dai sindacati, compresi quelli vicini al Pd, e coinvolgono migliaia di
lavoratori. Dunque, la parola d'ordine per il momento è fare finta di niente
anche quando il Popolo delle libertà cavalca strumentalmente il no ad Air
France. Su Alitalia è necessario cercare davvero un confronto con il Pdl,
proprio come si fa o si dovrebbe fare sulle riforme istituzionali e la legge
elettorale. Il responsabile economico del Pd Giorgio Tonini infatti ragiona sul
futuro: "Noi potremmo dire che il buco dell'Alitalia è cresciuto proprio durante gli anni del governo Berlusconi e lo sappiamo bene. Che di
Malpensa Formigoni e i sindaci di Milano si accorgono soltanto adesso. Ma il
punto oggi è: cosa facciamo, tutti insieme, della compagnia di bandiera?".
La posizione di Veltroni,
prima del via al tavolo con il presidente di Air France Spinetta e i sindacati,
era chiara: sì alla vendita ai francesi, fare di Malpensa un secondo hub
italiano, evitare a tutti i costi il fallimento di Alitalia. Ma ora le sigle
dei lavoratori sono scese sul piede di guerra, attaccano il governo e Tonini
ammette che il progetto con cui Air France si è presentata nella sede della
compagnia "complica la situazione". "Non possiamo forzare una
scelta su Air France contro la metà del Paese", spiega Tonini che ricorda
anche la particolarità del momento. "Il governo è in carica e ha lavorato
a lungo su questa trattativa, ma non ha la fiducia delle Camere". Ora che
si profila il niet dei sindacati (e fra le sigle alcune hanno come riferimento
il Partito democratico, a cominciare dalla Cgil) il tema diventa ancora più
caldo. Per questo Veltroni teme che si voglia
"lasciare il cerino" in mano al Partito democratico. E si appella
perché "non si cavalchi in maniera cinica una questione
delicatissima". Ma la posizione di Berlusconi qual
è? Per dialogare bisognerebbe cominciare da lì. Lo spiega a muso duro Achille
Passoni, segretario confederale della Cgil e candidato in posizione sicura per
il Pd in Toscana (l'altro cigiellino nelle liste Democratiche è Paolo Nerozzi).
"Non vengano a chiedere il senso di responsabilità solo al sindacato. Lo
devono dimostrare tutti, l'azienda e i lavoratori", dice Passoni. Da
sindacalista Passoni osserva che "il ricatto di Air France è
altissimo". Da futuro deputato ammette l'utilità di un tavolo, capisce che
per Alitalia la soluzione passa per un accordo bipartisan, che non spacchi la
politica e il Paese. "Ma Fini e la Lega - aggiunge - fino a poche ore fa
sostenevano tesi opposte. E soprattutto non abbiamo ancora capito come la pensa
Berlusconi".
( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia
Berlusconi: la nostra
posizione è nota a chi conduce la trattativa. Il governo: dal Pdl nessuna
comunicazione Veltroni contro la Moratti: "Parole
gravi" Fini: aumentano le ombre. Bersani: se la vendita salta, la
compagnia aerea collassa ALDO FONTANAROSA ROMA - Sostenere che Alitalia può
anche fallire e che il suo crollo non sarebbe di per sé "una catastrofe", come ha fatto
Letizia Moratti nell'intervista a Repubblica di martedì, "è una cosa
gravissima". "Non sono affatto d'accordo con il sindaco di
Milano", dice Walter Veltroni, "perché qui
ci sono in ballo migliaia di posti di lavoro". Veltroni
quindi si augura che la Sea (società che gestisce Malpensa, controllata dal
Comune di Milano) rinunci alla causa da 1,25 miliardi contro Alitalia, accusata
di voler penalizzare l'aeroporto lombardo. La causa è un enorme ostacolo alla
vendita di Alitalia ad Air France. E se la vendita salta", spiega il
ministro Bersani, "si determina un solo effetto: il collasso della
compagnia aerea, il suo effettivo fallimento". Il rischio, in verità, non
spaventa troppo due altri ministri: Antonio Di Pietro dice che "un governo
in scadenza non dovrebbe decidere", mentre Bianchi (Trasporti) accusa ora
Air France di dettare "clausole vessatorie", inaccettabili. In questo
nuovo scenario, che cosa pensano i capi del Popolo del Libertà? Tre giorni fa,
da Catanzaro, Fini aveva aperto ad Air France. Il suo parere sulla trattativa
era "tendenzialmente positivo". Ieri invece l'ex ministro degli
Esteri ha scelto il fronte del no: "Aumentano le ombre. Air France offre
appena 10 centesimi per azione di Alitalia contro i 35 ipotizzati a dicembre;
gli esuberi salgono a 7.000, mentre il piano di rilancio della nostra compagnia
è scarso. Ha ragione la Cisl: il governo porta avanti la trattativa in modo
demenziale". E se lo stop della Lega resta scontato ("Air France
valuta Alitalia 130 milioni", dice Calderoli, "la metà del costo di
un jumbo"), Berlusconi si ritrova al centro di un
giallo. A ora di pranzo, il Cavaliere rifiuta ogni commento sul caso
"perché - spiega - non ho letto i giornali". In serata poi assicura
di aver comunicato le sue idee, ma in via riservata, "a chi porta avanti
le trattative". Palazzo Chigi precisa di non aver ricevuto alcun segnale.
Resta agli atti che il capo del Popolo delle Libertà non ha espresso un no alla
trattativa con i francesi, almeno in pubblico. Se questa scelta del Cavaliere
può essere letta come una apertura ad Air France, lo si capirà nelle prossime
ore.
( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Torino
Bandiere del partito, ma anche del Tibet. Diecimila persone, battute e
applausi. Poi tocca a Boccuzzi E tra i volti di piazza Castello spunta a
sorpresa Renzo Arbore (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) A Renzo Arbore il ruolo del
mattatore: "Da Veltroni comprerei
anche una macchina usata. Anzi, quando lascia il pullman quasi quasi me lo
compro". L'introduzione è di due giovanissime: la bionda e la mora,
studentesse illuminate sulla strada della politica. "Se non fosse piazza
Castello potrebbe essere Sanremo", se la ride il solito cinico che non
riesce a mettere da parte la tendenza sabauda a un pizzico di dissacrazione.
Ma dopo Arbore è Boccuzzi, cambio di scena. Arriva l'attacco a Berlusconi: "La battuta del Cavaliere sulle donne
precarie che devono cercarsi il ricco da sposare è un'offesa a tutti noi".
La piazza applaude, diecimila persone è il verdetto finale, le bandiere si
agitano senza sosta, i cellulari catturano immagini. Quelle bianco-rosso-verdi
del Pd, ma anche quelle del Tibet, portate in piazza in quantità dall'entourage
del sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti. A chiacchierare con i suoi in
attesa dell'inizio. Più defilati i radicali, anche loro avvolti dalle bandiere
tibetane. Sotto il palco, in posizione di maggiore visibilità, i Moderati di
Portas. Missione (impossibile?), mandare il leader Giacomo a Roma: "Si può
senz'altro fare". Fra i più entusiasti i cinquanta arrivati in pullman da
Piossasco. Due giorni fa hanno fondato il circolo, adesso sono in piazza con
due ore di anticipo per non perdere il contatto diretto con l'atmosfera più
calda. Lì accanto tre giovanissimi, due già convinti, il terzo no. Si chiama
Mattia ed è venuto perché è il suo primo voto e non sa proprio dove sbattere la
testa. "Oggi da Veltroni, giovedì vado a sentire
Fini. Poi decido. Si fa così, no? Cerco di capire cosa ci possono offrire, non
è facile". E a proposito di giovani, per la piazza si aggira Claudio
Ferrentino, che oltre ad essere un attivista convinto del Pd è pure il figlio
del presidente della comunità montana Antonio. è uno dei quattro ragazzi che
dovrebbe salire sul pullman di Veltroni a salutarlo,
come avviene a ogni tappa. Ogni volta la stessa scena. I ragazzi si
entusiasmano e chiamano casa chiedendo a Walter di mandare un saluto a casa.
"E se Claudio gli passasse papà Antonio, schierato per la Sinistra
democratica? Potrebbe nascere un bel dibattito sulle infrastrutture",
sfottono gli amici. Claudio è carico, sfoggia la sua felpa
"Attivati", slogan lanciato a misura di giovani. L'iniziativa è nazionale,
spiega, ma a Torino "è passata dal virtuale al reale. Apriamo una piccola
sede e siamo già in 120". I giovani ci sono e qualcuno invece della spilla
con il simbolo del Pd, chiede malizioso se al gazebo distribuiscono anche i
preservativi marchiati con il logo del partito. Su un lato la
"Politica", ovvero i politici. Che si raggruppano e poi si
sparpagliano in piccolo sottogruppi. Correnti dell'ultima ora? Da piemontese
doc il segretario Gianfranco Morgando non si sente proprio a suo agio in questo
clima un po' yankee, ma il tour piemontese se lo è fatto tutto e gli è sembrato
ottimo. Il vicesegretario Roberto Tricarico scommette con il segretario una
cena sul numero delle persone presenti. Lui punta su ventimila. Troppo
ottimista, gli toccherà pagare. C'è il notaio Francesca Cilluffo, dodicesima
nella lista del Piemonte 1, che ha lasciato il marito a casa e guardare i
bambini. E c'è il presidente del Consiglio regionale Davide Gariglio che
l'accoglie con un gran sorriso. Pietro Marcenaro ha il braccio al collo per una
frattura ma non rinuncia a farsi largo fra la folla. Il presidente regionale
del partito Sergio Soave ha l'aria divertita. I momenti peggiori per lui
sembrano passati, adesso si va al raccolto. "Si può fare". Molti
altri, tanti. Assessori comunali, il sindaco di Settimo Aldo Corgiat, Sergio
Chiamparino. Dicono che il parcheggio del Comune sia pieno di auto di
consiglieri dell'opposizione e la battuta circola: "Forse in incognito ci
sono anche loro. Spiano, provano a copiare". Veltroni
comincia a parlare e il primo riferimento è a un torinese, Giovannino Agnelli.
(s.str.).
( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Torino
Da destra a sinistra, politici divisi su un rito che sembra limitato ai big
nazionali Viaggio nella campagna che non c'è "Ma dopo Pasqua ripartirà
come sempre" Maccanti, giovane leghista: "Noi del Carroccio battiamo
sempre piazze e mercati" MARCO TRABUCCO (segue dalla prima di cronaca) Al
punto che l'altro giorno la stessa Emma Bonino, capolista del Pd al Senato in
Piemonte ha dichiarato: "Perché non faccio campagna elettorale?
"Nessuno mi ha chiesto nulla, per ora. Ho offerto delle disponibilità, ma
non mi pare che per il momento siano state raccolte". Forse perché
nessuno, a parte Veltroni, Casini, Berlusconi, Bertinotti, Boselli e Santanchè, si sta impegnando davvero.
"Non potrebbe essere altrimenti - conferma Carlo Chiama, segretario
torinese del Pd - il meccanismo che non prevede la preferenza fa sì che tutta
la campagna sia imperniata sul partito e non sul candidato. Così non c'è
più lo stimolo a girare a fare campagne personali. E quei pochi che le fanno
risultato invisibili. è un fatto grave che fa venir meno il rapporto diretto
tra elettore ed eletto". "Confermo: non essendoci l'impegno dei
singoli candidati la campagna elettorale è ormai in gran parte televisiva -
dice Osvaldo Napoli, parlamentare di Forza Italia - Ed è quella dei grandi
leader. Io però continuo a lavorare come se esistesse ancora il collegio
elettorale, mando lettere a tutti i capifamiglia, giro per mercati organizzo
serate. Se non servirà questa volta potrebbe servire in futuro con un nuovo
sistema elettorale". Diversa l'opinione di Agostino Ghiglia segretario
provinciale (e candidato alle politiche) per An: "No la campagna elettorale
non è scomparsa: è solo addormentata: c'è stato poco tempo adesso c'è Pasqua
che rende inutile molto impegno: ma subito dopo, vedrete ripartirà come un
tempo. Per lo meno noi del Pdl qui a Torino non lasceremo nulla al caso perché
vogliamo recuperare consensi dopo il minimo storico raggiunto con le elezioni
comunali del 2006. Vogliamo iniziare ad abbattere il totem Chiamparino. Che poi
qualche candidato sicuro dell'elezione non abbia granché voglia di consumare
scarpe è sicuro". Anche Monica Cerutti, candidata della Sinistra
Arcobaleno nega la morte della "campagna": "Forse è morto il
comizio classico. E certo il sistema elettorale è fatto per mettere in luce
solo i leader nazionali. Ma il lavoro porta a porta è scomparso: forse è meno
visibile anche perché adesso si può usare la rete, le email. Noi come partito
lavoriamo molto sul passa parola". Alberto Goffi, segretario regionale (e
candidato al Parlamento) dell'Udc è sulla stessa linea: "è vero che in
giro si vede pochissima gente a far campagna elettorale. Noi però abbiamo
scelto di candidare molti amministratori locali perché così sono loro i primi a
promuoverci sul territorio. Poi abbiamo diviso la provincia di Torino in 24
zone e io, Vietti e Scanderebech le giriamo a turno tutte, due al giorno.
Insomma i metodi non sono poi così diversi da quelli di un tempo". Elena
Maccanti è una giovane candidata della Lega Nord alla Camera e contesta
l'assunto: "Non è poi così vero, almeno per noi del Carroccio: anche
perché noi nelle piazze e sui mercati ci siamo tutti i giorni, tutto l'anno. E
in giro ci sono già i nostri manifesti: i ragazzi partono tutte le notti, è
ancora gente entusiasta, che ci crede, la nostra". Protesta invece il
candidato socialista Alberto Nigra: "Più che della scomparsa della campagna
elettorale bisognerebbe parlare della nostra scomparsa, dalla campagna,
oscurati dai media in particolare dalle tv. Reagiremo comunque con una campagna
stile Anni Cinquanta, l'epoca della bella politica: comizi volanti nelle
piazze, distribuzione massiccia porta a porta. la nostra sfida è farci
conoscere da più gente possibile".
( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Napoli I
vertici del centrodestra presentano i candidati nelle città in cui si vota
anche per il Comune Il Pdl scommette sulle donne "è la
nostra stagione dei sindaci" Berlusconi a Napoli il 9 aprile per il comizio finale, il 4 Fini e Veltroni ANGELO CAROTENUTO Scherzi del
voto. "Sulla vicenda giudiziaria dei rifiuti, mi aspetto attacchi in
campagna elettorale". Non è un politico del Pd a parlare, ma il candidato
sindaco del centrodestra a Mondragone, Daniela Nugnes. In quel Popolo
della libertà che presenta i suoi candidati per le amministrative dell'Election
Day, accanto a Nicola Cosentino che ribadisce "l'esperienza finita di
Bassolino", c'è persino chi l'effetto rifiuti lo teme e non lo cavalca.
L'immondizia logora chi ce l'ha, e a Mondragone lo scandalo della società mista
Eco4 e dei suoi appalti oscuri ha travolto la giunta di centrodestra. Con
quella storia, sia chiaro, Daniela Nugnes non c'entra: "Ero assessore alle
Attività produttive". In quota An, partito che ruppe con la coalizione e
lasciò la giunta: gli intercettati accennavano anche al deputato Landolfi (ma
la sua voce non compare mai). Eppure se Cosentino pensando alla Iervolino dice
che "la corresponsabilità è pure dei sindaci", e se "la
differenziata a Mondragone è ferma al 7%", come ammette la candidata
Nugnes, ecco apparecchiato in casa sua il timore di un boomerang chiamato
immondizia. "Gli attacchi ci saranno, ma i problemi giudiziari sono
personali e non politici. Spero solo che De Gennaro ci autorizzi a portar via
dalle strade le 1.000 tonnellate di rifiuti. Faccio il candidato a Mondragone,
non a Cortina d'Ampezzo". Una stagione di sindaci. Ecco cosa sogna il Pdl,
dopo la vittoria Cdl della primavera scorsa. "Sul territorio - dice
Bobbio, coordinatore provinciale di An - abbiamo anticipato le scelte nazionali
senza guardare a logiche di partito". Nei 15 Comuni al voto sopra i 15mila
abitanti, come sottolinea Cosentino, "la sinistra va divisa e noi sempre uniti".
Così uniti da annettere spesso pure chi sta dall'altra parte. L'Udc appoggia il
Pdl in 6 casi, mentre a Qualiano il centrodestra corre con l'Idv, sorvolando
volentieri sull'orrore che Berlusconi dichiara di
provare per Di Pietro (già amministrano insieme a Torre del Greco). Tre dei
candidati inoltre sono freschi di "arruolamento": Enrico Sica
(Pontecagnano) e Giovanni Pianese (Giugliano) che siedono in consiglio
regionale coi voti di Margherita e Udc; Pasquale Giacobbe (Pozzuoli) che è il
primo dei non eletti per la Margherita. Per benedire i suoi candidati, al
Parlamento e ai Comuni, Berlusconi sarà in piazza
Plebiscito il 9 aprile. L'appuntamento era fissato per il 4, giorno invece in
cui saranno a Napoli l'alleato Fini e l'avversario Veltroni.
Oltre a Daniela Nugnes, altre due donne candidate: Giovanna Magliano a Campagna
e Fiorella Bilancio a Grumo, dove il simbolo del Pd non sarà sulla scheda e
dove come avversario torna in corsa l'ex sindaco Di Lorenzo. "è stato al
Comune per 15 anni - dice Bilancio - ora punta al ventennio, manco fosse
Mussolini. Con me c'è una lista civica di sole donne". Grumo non ha
rifiuti in strada. Programma? "Premiare i cittadini virtuosi abbattendo la
Tarsu". Un nome noto il Pdl lo mette in campo a Melito, Antonio Amente,
sindaco due volte, l'ultima tra '99 e 2003: il consiglio che lo sosteneva fu
sciolto per condizionamenti esterni della malavita negli ultimi 7 mesi.
"Mi hanno sollecitato a rientrare", dice. Priorità? "Affidare
edilizia e urbanistica a degli esperti". Ma sugli abbattimenti delle case
abusive, non prende impegni: "Vedremo? E poi differenziata porta a porta,
e un concorso per 30 vigili". Un concorso per vigili se lo augura anche
Stefano Ferrara, candidato a Casoria al grido di "pulizia, ordine e sicurezza".
Ma la sorpresa vera sta a Somma Vesuviana, dove il Pdl ricandida Raffaele
Allocca, sindaco dimissionario, sempre sul filo della sfiducia. I problemi con
il consiglio? "Superati". è il sindaco che cancellò piazza De
Martino. Ribadisce: "Ora si chiama piazza Vittorio Emanuele III".
Quando scoppiò il caso, promise di intestare al leader socialista un'altra
piazza in tempi brevi. "Sì, lo promisi". Ed è tutto come allora.
( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Genova
Nel suo storico negozio in vico dei Caprettari sono passati anche Prodi,
Fassino e D'Alema Il barbiere che indovina le elezioni "I sondaggi? Mi
fanno un baffo" "Siamo
( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Firenze
Tutti in corsa per fare il sindaco Si moltiplicano i candidati alle
amministrative del 13 aprile SIMONA POLI MASSIMO VANNI Viva la semplificazione?
Non certo a giudicare dal sovraffollamento di aspiranti sindaci che si sono
messi in corsa in queste amministrative del 13 e 14 aprile, quelle per cui gli
elettori di tredici comuni toscani e una provincia sono chiamati alle urne
negli stessi giorni delle elezioni politiche. E se Veltroni e Berlusconi si sgolano nei loro tour nazionali per far passare l'idea della
"svolta", della scheda leggera, dell'Italia a due scelte, in Toscana
le cose vanno in tutt'altra direzione. Niente da fare, qui il messaggio non
attacca, le liste si moltiplicano a frotte e così i candidati a primo
cittadino, basti pensare che Impruneta ne ha cinque e non è certo una
megalopoli. Per non parlare delle spaccature interne, anche se il termine non
va più di moda. Massa, dove negli ultimi quindici anni si sono avvicendati tre
sindaci, è un caso di scuola. Il Pd si presenta diviso: insieme ad Italia dei
Valori e Partito Socialista, che correranno insieme, candida a sindaco
l'uscente Fabrizio Neri (ex Margherita) e alla Provincia il presidente uscente
Osvaldo Angeli (ex Ds). Ma un'altra parte del Pd tifa al Comune per Roberto
Pucci - che ha già fatto il sindaco e da sei anni è direttore in Regione di
Toscana Promozione - e per la Provincia l'ex assessore Narciso Buffoni. Perché?
Divisioni e dissapori che si trascinano da anni, dinamiche imperscrutabili,
ruggini di vecchia data. Pucci e Buffoni non sono usciti dal Pd ma non potranno
usare il simbolo del partito che ufficialmente non li sostiene. Delle divisioni
gongola il factotum di Berlusconi Sandro Bondi, ex
sindaco comunista di Fivizzano, che spera di strappare la vittoria alla
provincia di Massa. In compenso a Pisa si frammenta pure la Sinistra Arcobaleno
e i Comunisti si buttano in una corsa solitaria candidando la 32enne Lucia
Mango contro Carlo Scaramuzzino, sostenuto da Verdi, Sd e Prc. Il tutto per la
gioia di Marco Filippeschi del Pd, incoronato in piazza da Veltroni,
che potrebbe anche sperare di farcela al primo turno. A Viareggio, pochi
chilometri di distanza da Massa ma tutta un'altra aria, le amministrative sono
anche un pretesto per divertirsi un po' e parlare di buon cibo. Qui i candidati
del Pd al completo hanno partecipato alla stesura di un libro, che verrà
presentato sabato alle 11 alla Libreria Lungomare in passeggiata, intitolato
"La ricetta per Viareggio", curato da Cristiana Gemignani e dedicato
a chi pensa "che lo stomaco sia vicino al cuore". Sfogliare per
credere: in ogni pagina il nome di un candidato, la descrizione del suo piatto
preferito e la foto della mamma davanti ai fornelli, compresa quella dell'aspirante
sindaco Andrea Palestini che dalla signora Giuseppina si fa coccolare con il
risotto alla Trabaccolara seppie e bieta. E poi dicono che la politica deve
fare la cura dimagrante. (ha collaborato Ernesto Ferrara).
( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-19 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Malpensa, 900 dipendenti senza lavoro da Pasqua Scatta
la cassintegrazione. "Pronti a trattare sulla richiesta danni, ma Malpensa
va rilanciata" La Sea: indispensabile che il Governo proceda a una rapida
ed efficace rinegoziazione degli accordi bilaterali Sea è "disponibile a
valutare proposte di definizione anche stragiudiziale della vertenza ". Ma
attenzione: soltanto "a condizione che venga riconosciuto il danno che Sea
stessa sta subendo per effetto degli inadempimenti di Alitalia e che si creino
i presupposti di mercato per un nuovo sviluppo dell'aeroporto di Malpensa
". è il cuore della nota che Sea ha rilasciato ieri sera al termine di una
giornata difficile, segnata dal deflagrare della vicenda della causa da 1,2
miliardi promossa contro Alitalia per le inadempienze degli ultimi anni, oltre
che dalla firma per due anni di ammortizzatori sociali che renderanno la Pasqua
amara a 900 dipendenti Sea (350 nella holding, 550 nell'handling). Dato che Air
France ha posto come condizione per l'acquisto di Alitalia il ritiro della
causa o una manleva del governo sulle sue possibili conseguenze, non è
difficile immaginare che l'atmosfera nella palazzina direzionale di Linate ieri
sia stata incandescente. Per quanto riguarda il rilancio di Malpensa, nel
comunicato Sea si legge che "è indispensabile che il Governo, come più
volte promesso, proceda a una rapida ed efficace rinegoziazione degli accordi
bilaterali internazionali ", garantendo in ogni caso "una parità di
accesso intercontinentale fra Milano e Roma". Fermo restando che
"appare degna di miglior sorte la dichiarazione del Governo secondo cui
"il destino di migliaia di lavoratori di tutta Italia dipende dalle
decisioni di Sea"". Dal punto di vista politico, il nodo è tutto lì.
Fino a questo momento la vicenda Malpensa era rimasta relativamente fuori dalla
campagna elettorale, gestita con cautela da entrambi i partiti maggiori,
entrambi con più di qualcosa da farsi perdonare. Ma la condizione posta da Air
France costringe le parti a venire allo scoperto, e nessuna vuole rimanere con
il cerino in mano. E così, mentre l'appena riconfermato presidente dell'Unione
commercianti Carlo Sangalli incalza ("è necessario agire in tempi rapidi.
Lo chiede con urgenza il mondo delle imprese "), Malpensa scoppia come una
bomba nella campagna elettorale, proprio nel giorno in cui
Walter Veltroni torna a
visitare la Lombardia. Parte all'attacco la coordinatrice azzurra Mariastella
Gelmini: "Se il governo pensa di scaricare le sue responsabilità su Sea,
si sbaglia di grosso. L'azienda ha il dovere di tutelarsi, mentre Prodi e i
suoi ministri avrebbero avuto il dovere di salvaguardare un investimento per il
Paese. Un dovere che è stato scandalosamente ignorato". Le risponde
a distanza il pari grado del Pd, Maurizio Martina: "Chi soffia sul fuoco
rischia di creare ulteriori danni, e sarebbe il momento di un sussulto di
responsabilità da parte di tutti. La vicenda di Alitalia viene da lontano,
soprattutto da cinque anni di governi Berlusconi che
hanno portato Alitalia al prefallimento ". E se il vicesindaco Riccardo De
Corato lamenta che "chi deve tirare fuori i soldi per Malpensa ancora una
volta è la città di Milano, che ha il 90% delle azioni Sea", lo riprende
secco il presidente della Provincia Filippo Penati: "Veramente, è Milano
che ha preso a Sea, De Corato vicesindaco, uno sconcertante superdividendo che
sarebbe stato meglio speso per migliorare l'aeroporto". Marco Cremonesi.
( da "Riformista, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alitalia subbuglio
nei poli I numeri di Prodi "Non è svendita" Veltroni
resta cauto, Fini ci ripensa, Silvio no comment "Il caso Alitalia è il
record mondiale dell'ipocrisia", è sbottato a un certo punto ieri
Pierluigi Bersani. Il ministro dello Sviluppo economico ce l'aveva con i
"soloni" del centrodestra contrari alla svendita ad Air France,
"che sono poi gli stessi che nel 2001 hanno preso in mano un'Alitalia in
pareggio e ci hanno consegnato un anno e mezzo fa una situazione
pre-fallimentare". Curiosamente, un pensiero molto simile a quello di
Bersani ha attraversato la mente di Romano Prodi, irritato però da certi
imbarazzi del Pd - il malumore del Veltroni
"nordista" e il subitaneo smarcamento dell'alleato Di Pietro - almeno
quanto dagli attacchi del centrodestra. E poi c'è la faccenda delle cifre:
"Chi dice che abbiamo venduto Alitalia a 120 milioni di euro o è in
malafede o è uno stupido", ha tuonato ieri il Prof con più di un
interlocutore, imbestialito dopo aver letto e sentito parlare di
"svendita", "quattro soldi" e "piatti di lenticchie".
Un miliardo e sei. Secondo i calcoli di palazzo Chigi l'esborso complessivo di
Air France per aggiudicarsi la compagnia di bandiera supera il miliardo e
seicento milioni di euro, che comprendono i centoventi milioni del "prezzo
di cartellino" e il miliardo e mezzo di debiti che la società di Spinetta
si accolla. "E questa sarebbe una svendita? La verità è che il mio è
l'unico governo che in 25 anni ha avuto il coraggio di affrontare la
questione", ha rivendicato il premier parlando con i suoi. A palazzo
Chigi, peraltro, la controfferta italiana di Toto non è mai stata considerata
una valida alternativa, e non solo perché ancora oggi dieci volte più bassa di
quella dei francesi. Prodi ha preso atto con sollievo del
fatto che la cautela elettorale di Veltroni, spaventato dall'effetto Malpensa sull'elettorato
settentrionale, non si sia trasformata in pressing per "disturbare il
manovratore", ma certo avrebbe preferito un sostegno maggiore alla
"evidenza dei numeri": "Veltroni ha le sue ragioni, io le mie. Ci sono dei momenti - ha
proseguito il Prof nel suo sfogo privato - in cui le responsabilità di governo
sono più importanti di qualunque ragionamento sui tempi e le opportunità".
Che è poi il senso della dichiarazione per l'esterno affidata a Giulio Santagata:
"Sulla vicenda Alitalia - ha detto il ministro per il Programma - il
governo non si è sottratto dall'onere di assumere una decisione difficile e
complicata con l'obiettivo di salvare la compagnia di bandiera".
Sarkozismo vs. leghismo. Giornata molto nervosa su tutti i fronti, del resto,
il day after del via libera del Tesoro all'offerta transalpina. Dove si
registra un numero elevato di smarcamenti, autosmarcamenti e silenzi. Silvio Berlusconi oppone un no comment ai cronisti al seguito, ma
il suo entourage spiega che prepara già le mosse per stoppare la vendita. La
Lega continua ad agitare l'ascia di guerra. Spiega Roberto Calderoli: "A
noi Alitalia interessa poco o nulla. Quello che ci interessa è che venga
salvaguardata Malpensa". Il candidato sindaco a Roma Gianni Alemanno non
fa a tempo a smentire il suo leader Gianfranco Fini, che fino a ventiquattro
ore pareva sarkozianamente a fianco di Air France, che lo stesso Fini, finita
la registrazione di Porta a porta , blinda la linea: "Tutto il Pdl è contro
il piano francese", assicura. Contrordine? Fini giura di no: "Non
vedo dov'è la notizia. Ho detto già ieri che ci sono luci e ombre sul piano Air
France. Ogni giorno le luci sono più deboli, le ombre più forti". 2
Stefano Cappellini 19/03/2008.
( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-19 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Il Pd Il segretario: obbligato dalla legge ad accettarli, ho dato
100 mila euro in beneficenza Veltroni-Fini, lite sulla
"pensione" Il leader di An: prende 5.216 euro al mese. La replica: tu
guadagni il doppio Il ricordo di Giovannino Agnelli: vorrei realizzare i sogni
e le idee di cui discutemmo insieme DAL NOSTRO INVIATO TORINO - Gli portano la
notizia di agenzia direttamente sul palco, mentre parla. Fini che lo chiama
"ipocrita" a Porta a porta: "Veltroni
propone di ridurre l'indennità ai parlamentari: lui che a 52 anni percepisce
una pensione di 5.216 euro netti al mese". Veltroni
brandisce il foglio: "Fini ha perso un'occasione per stare zitto. Avevo
chiesto di poter rifiutare quei soldi ma non è possibile. Così li ho spesi
nelle cose in cui credo". L'argomento gli toglie il buonumore, che era
stato indotto dalla piazza colma di Varese. La polemica lo coglie alla Borsa
risi di Vercelli. Alle spalle di Veltroni, Damiano e
Luigi Bobba. All'uscita viene ancora interrogato. Tutta la pensione donata, dal
2004? "Ho dato 100.000 euro in beneficenza". Fini da Roma insiste:
"L'ho preso con il sorcio in bocca. Doveva dire: premesso che percepisco
5.200 euro di pensione e li uso per fare del bene, bisogna ridurre il vitalizio
ai parlamentari. Se così avesse fatto non starei qui a polemizzare". Non
finisce qui, salta il proposito di non fare polemiche dirette. Il Pd scende
nell'arena e precisa "che Veltroni prende la
pensione da quando non è più parlamentare europeo (2004). Che la somma di
questo trattamento più lo stipendio da sindaco di Roma è circa la metà di
quanto ha percepito per anni Fini come parlamentare, vicepremier e ministro.
Che Veltroni in questi anni ha finanziato con 25.000
euro la Caritas, con 25.000 Sant'Egidio, con
( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-19 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Pd/2 Il cattolico veltroniano Tonini: intervento
opportuno Ma si dica che non è colpa nostra ROMA - Onorevole Giorgio Tonini,
cattolico veltroniano: monsignor Betori parla di politica e chiede di cambiare
la legge elettorale. "Sono d'accordo: però bisogna che si parli chiaro
sulle responsabilità di questa situazione. Non l'abbiamo voluta noi ma Berlusconi e il centrodestra". Non che l'Unione si sia
spesa per cambiare le liste bloccate... "Si può discutere se la soluzione
sia quella delle preferenze". I socialisti dicono che la Cei che parla di
legge elettorale commette un'ingerenza. "Ci sono voci autorevoli, come i
commercianti o Confindustria che propongono i loro decaloghi, non si capisce
perché la Chiesa non possa interloquire. Anzi per una volta parla di una
questione di etica pubblica e non privata". In questa campagna elettorale
i temi di etica non ci sono. "è vero prevalgono gli aspetti di tipo
economico. Trovo ragionevole che ci si concentri su questi temi". Quando
la Chiesa parla di valori, i politici del centrodestra sono i primi ad
applaudire, mentre nel Pd si coglie un po' di imbarazzo. "Mi sembra che
quando monsignor Bagnasco la settimana scorsa ha parlato della ricerca di un
clima di collaborazione nella politica, sia stato molto in sintonia con quel
cambio di stile che il Pd ha introdotto nella politica italiana: per i
cattolici è molto importante aiutare il Paese a trovare una via per uscire
dalla crisi". Monsignor Betori dice che la causa dei fatti di Genova è una
cultura abortista. è d'accordo? "Condannando i fatti di Genova
indirettamente difende la legge 194 e fa appello alla legge come argine alla
banalizzazione dell'aborto o alla ripresa della piaga dell'aborto clandestino:
su questo ci può essere convergenza con noi del Pd". G. Fre.
( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-19 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE In breve IL PRESIDENTE ROMENO Basescu: "In
Italia Veltroni
perderà" BUCAREST - Veltroni perderà le elezioni e Berlusconi, stando ai sondaggi, le vincerà. è una semplice constatazione,
quella del presidente romeno Traian Basescu, ma si sente che non ha dimenticato
gli attriti con l'allora sindaco di Roma quando a fine ottobre 2007 venne
uccisa da un rom Giovanna Reggiani. Basescu nega ogni strascico di
quella vicenda, ma non fa sconti e sottolinea diritti e doveri dei romeni in
Italia - cittadini europei - e affonda delicatamente il fioretto in quella che
il ministro degli Esteri, Adrian Cioroianu, definisce "permissività"
italiana in tema di baraccopoli e mendicanti. "Le tante baracche che sono
spuntate a Roma in questi anni sarebbero impensabili a Bucarest", sottolinea
Cioroianu. Ma che vinca la destra o la sinistra i rapporti con l'Italia
"rimarranno ottimi".
( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CARLO FUSI CHE
c'è di meglio del ricorso alla cultura greca, alla suggestione del mito, alla
evocatività delle profezie e dei vaticini che ci riportano ad un passato che
sembra archeologico e invece è la chiave giusta per inquadrare vicende e uomini
della politica italiana, da parte di un uomo che calca da cinquant'anni il
palcoscenico di quel teatrino (la definizione è sua)? Niente. E infatti
Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica, si diverte a farlo con un
libretto - ma il diminutivo è per le forme, non per la sostanza - edito da
Rubettino e che già nel titolo fa capire dove si va a parare: Mi chiamo
Cassandra (160 pagine, 9 euro). In verità la profetessa condannata a non essere
mai creduta è solo una faccia della medaglia. L'altra è la vecchia Pizia,
veggente che molto fiuto ebbe nel predire le disgrazie dei potenti
dell'antichità. Insieme formano un binomio, solo apparentemente paradossale,
che bene descrive il Cossiga pensiero. E infatti il presidente emerito, che
nella vita politica dell'Italia post-guerra ha ricoperto praticamente tutti i
ruoli possibili, da sottosegretario a ministro, a presidente del Consiglio e
del Senato, fa colloquiare (meglio sarebbe dire: battibeccare) Cassandra e la
Pizia proprio allo scopo di mettere in luce i tratti salienti della sua
personalità di uomo e di personaggio politico. Nel libro, che contiene una
raccolta di pensieri, pronunciamenti e interviste degli ultimi anni, Cossiga
fornisce descrizioni e valutazioni dei principali leader - da Prodi a D'Alema, da Berlusconi
a Veltroni - che si
affollano sul teatrino nostrano, senza dimenticare i grandi del passato come De
Gasperi, Togliatti e soprattutto il cugino Enrico Berlinguer; e suoi giudizi
sono sì sempre pungenti e a tratti intinti nel sarcasmo, ma anche appassionati,
pronunciati cioè da uno che di politica è vissuto e la politica ama sopra ogni
altra cosa, e proprio per questo coglie con un filo di tristezza le
tante, troppe magagne che attorcigliano l'Italia; frutto di tante, troppe
occasioni perse. Un esempio? "La Bicamerale presieduta da D'Alema fu,
temo, un'irripetibile occasione per aggiustare le cose". Il tono,
tuttavia, è tutt'altro che moraleggiante: non sarebbe in linea col personaggio.
Ironico certo, e disincantato pure. Così alcuni degli elementi più gustosi sono
le note a piè pagina che Cossiga sciorina. Come quando consiglia
all'ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, "di non mettere in
imbarazzo i membri del governo e i leader dei partiti di maggioranza
organizzando ricevimenti a Villa Taverna. E se proprio intende organizzarli,
inviti solo i ministri "tecnici" nel campo delle relazioni internazionali".
Oppure quando sussurra: "Ho sentito dire che il governo avrebbe fatto un
accordo, tramite il Sisde di Pollari, con gli Hezbollah e l'Iran, prima
dell'invio dei rinforzi alla missione Unifil (in Libano, n.d.r.) al fine di
garantire la sicurezza del nostro contingente. Verosimile è, vero non so".
Dalle 160 paginette, insomma, emerge il profilo più vero di Cossiga, e la
dicotomia tra la profetessa e la veggente di un universo classico e sempre
attuale lo spiega bene: "Siamo due, eppure siamo una - spiega
Cassandra-Cossiga a Cossiga-Pizia - e non cercate di risolvere il dilemma. E
finchè ci saremo, continueremo a con la nostra lotta, il bianco e nero di una
medesima mente, Cassandra a lamentarsi perchè nessuno le vuole dare ascolto; la
Pizia sogghignante perchè tutti hanno fiducia in lei, sebbene quasi sempre lei
tiri ad indovinare".
( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
An Basescu non
dimentica gli attriti con l'ex sindaco di Roma, e fa un pronostico sulle
prossime elezioni.
( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di NINO BERTOLONI
MELI ROMA "Ma come, io pongo un problema politico e quello mi attacca
personalmente?", chiede e si chiede Walter Veltroni
dopo l'affondo di Gianfranco Fini in tv che punta il dito su pensioni percepite
o devolute. E' un Veltroni per nulla
"buonista", anzi irritato assai, quello che apprende dalle terre
piemontesi dove si trova che il leader di An davanti alle telecamere di Porta a
porta non ha trovato di meglio che ammiccare alla pensione che l'ex sindaco
intascherebbe, "Veltroni è un ipocrita", ha
sentenziato Fini. "Eh no, adesso basta fair play", fa sapere da
Novara il leader del Pd, "Fini ha perso una buona occasione per
tacere". Si cerca di capire il perché e il per come, se è un episodio di
guerriglia pre elettorale magari isolato o se c'è dell'altro, e la conclusione è che sia Fini che Berlusconi han deciso di alzare i toni, di passare dal bon ton politico
alla guerra guerreggiata senza risparmiare colpi. Non è sfuggito ai capi
democratici che proprio il Cavaliere da qualche giorno continua a sciorinare
accuse su Veltroni che
"predica bene ma razzola male", che "dice bugie come sempre ha
fatto la sinistra", che "è bravo a fare promesse che poi non
potrà mantenere", e via attaccando. "Adesso basta con il fair
play", ha ripetuto il leader Pd. La pensione maturata per l'attività di
parlamentare dal 1987 al 2001 la voleva "congelare" fino ai 60 anni,
ma dalla Camera risposero "non si può", e allora il sindaco decise di
devolverla. Si annuncia d'ora in poi una campagna elettorale assai meno all'insegna
del "serenamente, pacatamente". Veltroni con
i suoi l'ha spiegato senza giri di parole: "Io ho posto un problema vero e
sentito dei costi della politica, non ho mica detto che Berlusconi
e Fini guadagnano troppo, ma il capo di An non ha trovato di meglio che
attaccarmi personalmente, ha voluto fare una polemica su una non polemica, sono
nervosi, capiscono che l'esito elettorale non è scontato". E giù un
comunicato tra il duro e l'ironico dove si ricordano i tempi recenti del triplo
incarico di Fini (parlamentare, ministro degli Esteri e vice premier) e si
aggiunge sarcasticamente che "sicuramente Fini avrà devoluto almeno
duecentomila euro in opere di bene, visto che percepiva almeno il doppio di Veltroni che ne ha devoluti almeno centomila". L'ex
sindaco ha anche voluto far sapere a tutti da dove provengono i suoi attuali
introiti, in una parola come campa. Nel 2007, quand'era ancora primo cittadino
di Roma, ha percepito in tutto 290 mila euro così suddivisi: 160 mila lo
stipendio da sindaco; 65 mila euro circa la pensione da ex parlamentare non
intascata e devoluta; il resto sono diritti d'autore per libri. E per oggi non
è esclusa anche una conferenza stampa sul tema.
( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - Il voto dei cattolici è una delle grandi questioni aperte della campagna
elettorale. Si moltiplicano gli studi, i sondaggi. E i leader calibrano i loro
messaggi per questa fetta di società - i credenti praticanti pesano tra il 20 e
il 30% - che nel quindicennio della Seconda Repubblica ha mostrato una
consistente mobilità elettorale e che sicuramente sarà determinante anche nel
risultato del 14 aprile. Tuttavia, i candidati dell'associazionismo cattolico
sono stati falcidiati nelle liste appena compilate. Innanzitutto nelle liste di
Pd e Pdl. Anche da qui nasce la protesta della Cei per un meccanismo elettorale
che impedisce all'elettore di esprimere la preferenza, di scegliere il
"suo" deputato, e nega dunque ai cattolici organizzati di incidere
negli equilibri interni e nelle dinamiche dei partiti. Tra i vescovi italiani,
come è noto, la rottura tra Berlusconi e l'Udc di
Casini aveva già destato un generale allarme. La lettura prevalente è stata
quella dell'espulsione di una compenente, che faceva esplicito riferimento
all'identità cristiana. Ora le liste del Pdl hanno fatto crescere
l'irritazione. Non ha trovato posto Maria Burani Procaccini, responsabile
famiglia di Forza Italia, tra i protagonisti della legge 40 (e la Burani ha
anche sbattuto la porta, annunciando il passaggio all'Udc). Ma lo stesso
Riccardo Pedrizzi, responsabile famiglia di An, è rimasto fuori dalla lista. E
così Patrizia Paoletti Tangheroni, ufficiale di collegamento tra Fi e l'area
del no-profit. È stato escluso pure Domenico Di Virgilio, presidente dei medici
cattolici. Va detto che, in parallelo a questi tagli, si è rafforzata la
posizione di Cl dentro il partito di Berlusconi. Oltre
a Roberto Formigoni sono in lista Maurizio Lupi, Raffaello Vignali (presidente
della Compagnia delle Opere) e il giornalista Renato Farina, star indiscussa
del Meeting. Si può dire che Cl si è consolidata come hanno fatto i teo-dem in
casa Pd. Luigi Bobba (ex presidente Acli) e Paola Binetti sono stati trasferiti
dal Senato alla Camera, ma mantengono una forte visibilità. Non è stato così
per altre espressioni dell'associazionismo, più orientate verso sinistra. Edo
Patriarca (ex portavoce del terzo Settore) e Sergio Marelli (presidente delle
Ong italiane) erano pronti a candidarsi, ma non hanno trovato posto. Pure
Cristina De Luca (Agesci), Wilma Mazzocco (Terzo settore) e Maria Grazia Guida
(direttrice della Casa della Carità di Milano e componente dell'esecutivo di Veltroni) sono rimaste fuori dalle liste Pd. Il convegno dei cattolici
"democratici" ha prodotto due nuovi nomi: il giornalista Andrea Sarubbi
e il filosofo Mauro Ceruti. In lista è entrato Pier Paolo Baretta, numero due
della Cisl. I cristiano-sociali (Mimmo Lucà e Marcella Lucidi) sono però
scivolati in zone non eleggibili. Restano, certo, i popolari come
ossatura dei cattolici nel Pd. Non si può dire però che queste esclusioni non
siano state notate nel mondo di riferimento. Tanto più se combinate con
l'accordo con i radicali. L'Udc nel frattempo ha potenziato il suo profilo di
partito di ispirazione cristiana. Alla conferma di Luisa Santolini (Forum delle
famiglie) e Luca Marconi (Rinnovamento nello Spirito) si è aggiunto l'arrivo di
Savino Pezzotta (portavoce del Family day dopo essere stato segretario della
Cisl). Ma naturalmente, nonostante la simpatia verso l'Udc, non può diventare il
Centro il solo partito di riferimento. Per questo, senza le preferenze, senza
cattolici presenti attivamente nei diversi partiti e collegati con movimenti
sociali, rischia di indebolirsi l'intera strategia della Cei. Anche se è vero -
e questo comincia ad essere motivo di autocritica - che negli ultimi dieci la
vivacità e la forza dell'associazionismo cattolico si è molto ridotta.
( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FRANCA
GIANSOLDATI CITTA' DEL VATICANO - Ai vescovi il Porcellum non è mai andato giù.
La legge elettorale con la quale si andrà alle urne il 13 aprile, in passato, è
stata più volte criticata dall'Avvenire, ma mai direttamente dai vertici della
Conferenza episcopale. L'auspicio formulato, quasi un appello "al nuovo
Parlamento", è stato esplicitato dal segretario generale, monsignor
Giuseppe Betori a conclusione dei lavori del Consiglio Permanente della Cei.
Parole calibrate che riflettono il diffuso disagio del mondo cattolico di non
potere più scegliere direttamente i propri candidati. Bisognerebbe
"tornare a dare un po' di democrazia a questo Paese" perchè senza il
sistema delle preferenze "c'è un potere oligarchico di fatto". La
speranza è che "il prossimo Parlamento possa cambiare la legge elettorale
e ridare la scelta ai cittadini". La Chiesa a poche settimane dalle
elezioni torna a ribadire la sua linea di neutralità. "Non si schiera per
nessun partito". Tuttavia i richiami alla coerenza sono inevitabili e
valgono sia per gli elettori che per i candidati e, a maggior ragione, per chi
sarà eletto. La bussola cui fare riferimento è costituita da quei valori
irrinunciabili declinati decine e decine di volte da Benedetto XVI, dunque la
difesa della vita dall'inizio alla fine, la famiglia e il matrimonio tra uomo e
donna, il bene comune. Ma come comportarsi di fronte a liste elettorali, come
quelle del Partito Democratico, che presentano anche candidati radicali ostili
ai valori cattolici? L'arcivescovo alla domanda risponde sicuro, suggerendo di
"soppesare prima il programma e la globalità delle persone di ogni lista
elettorale, per poi scegliere quelle che hanno maggior speranza di difendere i
valori che i cattolici ritengono intangibili". Ma attenzione. I valori si
devono "tenere tutti assieme", evitando di disgiungere la difesa
della vita dal valore della solidarietà. La campagna elettorale, intanto,
procede spedita sebbene troppo spesso, lamentano i vescovi, si assistono a
cadute di stile. "E' necessario svelenire il clima". Ulteriore
elemento di preoccupazione è costituito dall'assenza dal dibattito
pre-elettorale del tema della scuola. "Trovo preoccupante questa mancanza,
tanto quanto lo è la marginalità a cui è relegato il tema della famiglia".
Un analogo appunto proviene da Famiglia Cristiana che, in un editoriale, va giù
duro: da questa "classe politica, rissosa e inadeguata per un Paese sempre
più povero", sarà difficile trovare risposte ai problemi reali degli
italiani. Se Berlusconi ripropone "il ritornello dell'abolizione dell'ICI", Veltroni, dall'altra parte,
"sbandiera un sussidiario dei sogni". Insomma, una attitudine al
fantastico da parte dei due partiti maggiori e il gioco è fatto: il programma
dei due schieramenti, commenta il settimanale dei paolini, si equivalgono.
"Piu' che ai problemi si bada con puntiglio alla ragioneria del
voto". In serata, tra le reazioni politiche alle indicazioni di Betori sul
voto cattolico, spicca quella del Prc di Giordano. "Hanno lo sgradevole
sapore di una precettazione e suonano come un brutto richiamo all'ordine".
Per i comunisti si tratta dell'ennesima ingerenza. "C'è un tentativo di
condizionare pesantemente le scelte dello Stato laico". Di segno opposto
il commento del candidato premier dell'Udc, Pierferdinando Casini: "Al
primo posto della nostra campagna elettorale c'é l'impegno a difendere
l'identità cristiana del nostro popolo. Non ci dobbiamo vergognare di
difenderla, perché in questo modo difendiamo noi stessi, la nostra storia, le
nostre radici e i valori che ci hanno lasciato i nostri genitori".
( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO STANGANELLI
ROMA - Silvio Berlusconi batte tutti i record. A
paragone i redditi del senatore Gianni Agnelli, che a suo tempo fecero epoca,
appaiono oggi come quelli di un travet dell'industria di fronte a quelli del
patron di Mediaset e dintorni. Il leader del Pdl ha infatti dichiarato nel 2006
un imponibile di 139 milioni 219 mila euro. Esattamente 470
volte di più del suo sfidante Walter Veltroni fermo a 296 mila euro. L'exploit del Cavaliere che quintuplica
il reddito dichiarato nel 2005 pare sia dovuto soprattutto all'anno d'oro di
"Telecinco", diventata la prima rete spagnola con un miliardo di euro
di entrate pubblicitarie, e di "Endemol" la società del Grande
Fratello e di altri format tv di grande successo. Dalla denuncia di Berlusconi, resa nota ieri assieme a quelle di tutti i
parlamentari e i membri del governo, risulta che le tasse pagate dall'ex
premier nello stesso anno ammontano a poco meno di 60 milioni di euro.
Ovviamente surclassati dal Cavaliere anche tutti gli altri aspiranti premier,
con Daniela Santanchè al terzo posto - 237 mila euro l'imponibile - che stacca
di pochissimo Fausto Bertinotti attestato a quota 233 mila. Da questo livello
di reddito il presidente della Camera può guardare dall'alto in basso, ma per
meno di 4 mila euro, il suo omologo del Senato, Franco Marini a quota 229 mila.
Tornando ai leader in corsa per palazzo Chigi, in quinta posizione troviamo
Pier Ferdinando Casini con 176 mila euro, mentre decisamente staccato, in
termini di soldi se non di voti, è Enrico Boselli fermo a 126 mila. Mentre tra
i leader di partito l'ultimo in classifica risulta essere il segretario Prc
Franco Giordano con 124 mila euro di imponibile. Tutt'altra storia per quanto
riguarda il governo, la cui classifica in termini di prosperità non è guidata
dal premier Prodi ma dal ministro dell'Economia Padoa Schioppa con 552 mila
euro, che supera Giuliano Amato, secondo a quota 414 mila, seguito dalll'ex
Guardasigilli Clemente Mastella con la cospicua cifra di 312 mila euro che lo
pone alla testa assieme a Lamberto Dini (554 mila euro) della speciale
classifica dei pugnalatori, in Senato, del Professore. Massimo D'Alema si
posiziona 17esimo con 166 mila euro e Livia Turco chiude la classifica dei
ministri con 119 mila. Mentre Prodi lo si trova solo al nono posto tra i più
agiati del suo esecutivo con 217 mila euro. D'altra parte le performance
reddituali più cospicue non si registrano dalle parti di palazzo Chigi, bensì
in Parlamento dove una pattuglia di avvocati e commercialisti, liberi da
impegni di governo, ha potuto continuare le proprie attività professionali
producendosi in risultati milionari o assai vicini a questa quota. E' il caso
alla Camera di Giuseppe Consolo (An) con 3 milioni 443 mila euro, seguito dal
socialista Angelo Piazza con 1 milione 823 mila, dall'avvocato di Andreotti
Giulia Bongiorno (An) 1 milione 618 mila, e dal terzetto, tutto di Forza Italia
composto da Maurizio Paniz, Giulio Tremonti e Gaetano Pecorella, che vantano
introiti per 1 milione 274 mila euro, 1 milione 188 mila e 960 mila. Non
dissimile il quadro al Senato dove in testa alla classifica troviamo l'avvocato
di Berlusconi Niccolò Ghedini con 1 milione 223 mila
euro seguito dal commercialista leghista Dario Fruscio con 1 milione 102 mila.
Terzo l'imprenditore pugliese Vincenzo Barba e il notaio Aldo Scarabosio
entrambi di FI sopra gli 800 mila euro. Per incontrare un senatore della
maggioranza bisogna scendere al quinto posto dove si colloca l'avvocato Guido
Calvi (Pd) con la cospicua cifra di 751 mila euro. Sempre in Senato, conquista
la pole position della classifica rosa dei redditi in Parlamento Marina
Magistrelli (Pd) con 286 mila euro. Al contrario, a distinguersi per parsimonia
di dichiarazione è il "senador" Luigi Pallaro: solo 84 mila euro il
suo reddito, ma si tratta di quello italiano, in quanto il grosso dell'assai
consistente ricchezza di Pallaro viene prodotto in Argentina. Altra sorpresa,
se si spulcia il fondo della classifica dei parlamentari più poveri, notando al
penultimo posto il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, con un imponibile
di 29 mila 529 euro, il quale vanta però un reddito lordo di 234 mila euro che
si riduce all'esigua cifra precedente attraverso una serie di detrazioni. Il
che fa legittimamente opinare siano il risultato della consulenza prestata a
Calderoli dal sullodato collega del Carroccio e fiscalista principe, Dario
Fruscio.
( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di PAOLA OREFICE
ROMA - Torna Walter Veltroni sui costi della politica.
Ed è scontro a distanza con Gianfranco Fini. Si accusano a vicenda. Va giù duro
il leader di An che dà dell'ipocrita a Veltroni. E gli
dice pure di avere "una faccia tosta" perchè prende una pensione da
parlamentare ("a soli 52 anni") di 5 mila 216 euro. Ma il candidato
premier del Pd ribatte: "Con i soldi della mia pensione ho cercato di fare
cose che facessero del bene al prossimo", visto che "ho chiesto di
non avere questa indennità ma non si poteva". Coglie la palla al balzo
Fini e controbatte, "la sua risposta dimostra che l'ho preso col sorcio in
bocca". A questo punto è l'ufficio stampa del Pd a replicare a Fini. Gli
ricorda puntigliosamente che lui prende il doppio rispetto al segretario del Pd
sia come parlamentare che come vicepremier e ministro. Inoltre Veltroni, dicono a piazza Sant'Anastasia, "con le sue
risorse ha finanziato più di centomila euro per progetti e associazioni del
volontariato: 25 mila euro alla Caritas, 25 mila euro a Sant'Egidio, 25 mila
all'Amref per una scuola in Africa e 25 mila euro per un progetto di sostegno a
ragazzi autistici". Non solo, Antonello Soro - capogruppo del Pd alla
Camera - spiega in dettaglio i tagli ai costi della politica che il governo
Prodi e il Parlamento ha effettuato. Ed elenca, tra l'altro, "riduzione
del 30% del trattamento complessivo dei ministri, dei sottosegretari" e
"congelamento per 5 anni dell'adeguamento retributivo dell'indennità dei
parlamentari". Ma non ci sta Pier Ferdinando Casini. Il candidato premier
dell'Unione di centro accusa Veltroni di fare una
"denuncia ridicola" e una "presa in giro colossale".
"Noi - spiega Casini - abbiamo presentato insieme alla Lega un emendamento
per ridurre i compensi dei parlamentari. I parlamentari che adesso sono
candidati con Veltroni hanno votato contro. C'è quindi
una colossale presa in giro. È una campagna elettorale basata sulla plastica
facciale, ma spero che la gente sia nelle condizioni di capire". Conferma
il leghista Roberto Calderoli che dà "del marziano" a Veltroni e ricorda che "nella riforma costituzionale
realizzata nella passata legislatura dalla Lega si riducevano già il numero e
gli stipendi dei parlamentari" ma ci fu "il voto contrario
dell'opposizione di sinistra". D'accordo con Veltroni
è il presidente del Senato, Franco Marini, che fa presente come "da un
anno e mezzo Camera e Senato hanno messo in piedi un'azione di riduzione sia
dei trattamenti di fine lavoro sia sulle spese generali". Invece Luciano
Violante spiega che "equiparare lo stipendio dei parlamentari italiani a
quello dei colleghi europei è giusto, anche se i parlamentari italiani lavorano
molto più degli altri". Chiede Giovanni Russo Spena della Sinistra
Arcobaleno che gli "stipendi dei parlamentari siano legati al quinto
livello del contratto dei metalmeccanici". E il segretario de La Destra
Francesco Storace dice: "Veltroni fa il gioco delle tre carte: in Parlamento incassa, nelle piazze
ulula". Intanto Silvio Berlusconi dice: "Quando saremo al governo la legge sulla par condicio
sarà una delle prime che abrogheremo". E Casini gli contesta: "Se
questo è il problema principale di Berlusconi vuol dire che ha una visione diversa dagli italiani che hanno il
problema delle pensioni e non arrivano a fine mese. Cosa ci dobbiamo
aspettare se dovesse vincere le elezioni? Intanto il Tg4 paga per la violazione
alla par condicio e si fa un'altra bella intervista a Berlusconi
in solitaria".
( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Senato a
rischio, è una lotteria" l'esperto Usa spaventa Berlusconi
E uno studio di Palazzo Chigi ipotizza un successo minimo Naccarato: "Il
Pdl ora è avanti di 4 senatori, al massimo può arrivare a 10" CLAUDIO TITO
ROMA - Lo ha fatto anche due anni fa. Quando tutti assegnavano la vittoria
piena all'Unione. E pure stavolta Silvio Berlusconi ha
deciso di non affidarsi solo ai sondaggisti italiani. Ha chiamato il suo uomo
di fiducia negli Usa e gli ha commissionato una serie di ricerche ad ampio
spettro. Con campioni numericamente elevati, e soprattutto mirati sul punto
debole di questa tornata elettorale: il Senato. Così, proprio come era accaduto
nel 2006, pure in questo caso l'ultimo dossier messo sotto gli occhi del
Cavaliere ha proposto un risultato che in pochi a Via del Plebiscito si
aspettavano: Palazzo Madama per il Popolo delle libertà rappresenta una partita
ad altissimo rischio. Il vantaggio sul Pd la scorsa settimana sarebbe infatti
sceso a soli sei senatori. Certo, come tutte le ricerche demoscopiche va
calcolata anche la classica "forchetta". Che aggiunge altri 3 o 4
senatori. Dati che hanno comunque confermato all'ex premier che quella della
Camera Alta può diventare una vera "lotteria". Se, infatti, a
Montecitorio il vantaggio del fronte berlusconiano sul Partito Democratico
resta consistente - superiore ai sei punti percentuali anche per gli
"americani" -, sulla scacchiera del Senato la prevalenza si fa
decisamente meno netta. Numeri che hanno fatto di nuovo scattare l'allarme in
casa Pdl. Con lo spettro del pareggio, o meglio della mancata vittoria, che si
aggira nelle stanze di Via del Plebiscito. Tant'è che il Cavaliere ha chiesto
di sondare l'elettorato con campioni statistici a largo raggio anche dopo
Pasqua. Berlusconi non ha voluto rivelare il nome
della agenzia che sta effettuando i sondaggi. Sebbene dal
( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Questa legge
dà un potere oligarchico" Monsignor Betori: cambiare le norme elettorali,
i cattolici votino con discernimento Bobo Craxi: "La Chiesa ha abbandonato
il principio di non ingerenza" "Contenuti poveri e scarsa attenzione
a scuola e giovani nei partiti" ORAZIO LA ROCCA CITTà DEL VATICANO -
"Cambiare subito l'attuale legge elettorale". è questo il primo
compito a cui dovrà, "necessariamente", far fronte il nuovo
Parlamento che uscirà dal voto di aprile. Il suggerimento arriva
dall'arcivescovo Giuseppe Betori, segretario generale della Cei (Conferenza
episcopale italiana) nel corso della conferenza stampa tenuta ieri alla Radio
Vaticana a conclusione del Consiglio permanente episcopale. Secondo il presule,
ridare al Paese una nuova legge elettorale è il "primo dovere" che
dovranno affrontare i nuovi eletti di entrambi gli schieramenti che saranno
eletti, perché solo "cambiando l'attuale sistema elettorale si potrà
ridare, finalmente, ai cittadini un reale potere di scelta". Una simile
riforma sarebbe perlomeno - a parere del vescovo - "auspicabile per
cercare di dare più democrazia al Paese, visto che attualmente il sistema
elettorale non è rispettoso della scelta dei cittadini e dà un potere
oligarchico". Parole altrettante severe, il presule ha avuto anche per i
programmi dei partiti e per il dibattito elettorale in corso. In entrambi i
casi Betori parla di "povertà di contenuti" e di "scarsa
attenzione, in particolare, sulla scuola e sulla formazione dei giovani",
trovando - casualmente - una immediata eco nel settimanale Famiglia Cristiana
che nell'editoriale del prossimo numero critica "candidati e
programmi" e parla di "classe politica impreparata e rissosa", prendendo di mira in particolare Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. "Mentre Berslusconi - nota il settimanale - ripropone il
ritornello dell'abolizione dell'Ici, Veltroni sbandiera un sussidiario dei sogni. Più che ai problemi si bada
con puntiglio alla ragioneria del voto. Con questa classe politica sarà
difficile dare una risposta alle famiglie e ad una Italia sempre più
povera". Quanto all'atteggiamento "politico" della Cei,
il vescovo segretario generale assicura che i presuli "non si
schierano", che "non danno indicazioni di voto", ma che
vigileranno "attentamente" sulle "attenzioni e sulla
coerenza" che i politici cattolici ("sia i candidati che quelli che
saranno eletti dopo la consultazione elettorale") osserveranno nei
confronti di quei "valori non negoziabili" che stanno tanto a cuore
alla Chiesa. E vale a dire - ricorda Betori - "no all'aborto, no all'eutanasia,
difesa della vita fin dal primo concepimento, famiglia basata sul matrimonio
tra un uomo e una donna, attenzione agli ultimi e ai più bisognosi". I
vescovi italiani si augurano, però, che il dibattito tra le forze politiche
"torni ad essere alto e costruttivo" e che "tutte le parti in
causa contribuiscano a svelenire il clima elettorale". "La Cei ha
abbandonato il principio di non ingerenza", commenta Bobo Craxi (Partito
socialista), il quale non ha gradito "l'invito fatto da monsignor Betori ai
cattolici ad un voto coerente". Il presidente del Senato Franco Marini
apprezza, invece, l'esortazione della Cei "a cambiare questa legge
elettorale perché non dà il giusto peso al cittadino ed è elemento di
instabilità". Per il Pdl, entusiasta il commento di Maurizio Lupi secondo
il quale come sempre dalla Cei arriva un richiamo di alto profilo per chi è
impegnato in politica, cattolici e non".
( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Demoskopea-Sky: 9
punti di distacco tra Pd e Pdl-Lega ROMA - Perde un punto l'Unione di centro di
Casini rispetto ai rilievi della settimana scorsa: dal 7 al 6%. Il Pd cresce di
un punto quindi passa al 34,5%. Non è un grosso balzo in avanti ma un recupero
dei consensi che i sondaggi (Demoskopea) avevano accreditato al Pd il 28
febbraio, poi c'era stata una leggera flessione. Sommando i
consensi Pd a quelli di Idv (data al 2,5%) Veltroni si assesta al 37%. Una differenza di nove punti rispetto al
cartello Pdl-Lega-Mpa: infatti, Berlusconi totalizzerebbe il 46% (40,5% a Pdl, 5% alla Lega e lo 0,5% a
Mpa). Sinistra Arcobaleno è data al 7,5% e la Destra al 2,5%. Il Ps di Boselli
allo 0,5%. Nota: il sondaggio è stato eseguito da Demoskopea il 13 e 17
marzo 2008 con metodo C.A.T.I su un campione di 1004 casi rappresentativo della
popolazione italiana dai 18 anni in su, segmentato per sesso, età, Grandi
ripartizioni geografiche e ampiezza centri. è stato eseguito nel rispetto del
codice deontologico ASSIRM e ESOMAR, la ricerca è pubblicata sul sito
www.sondaggipoliticoelettorali.it.
( da "Manifesto, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il segretario punta
ai delusi dalla politica Fini lo attacca: sei un pensionato di lusso Con Renzo
Arbore al fianco, Walter Veltroni ha iniziato il suo
comizio di ieri sera a Torino ricordando Giovannino Agnelli, il figlio morto
prematuramente dell'ex presidente della Fiat Gianni. Nella sua tappa a nordest
il segretario del partito democratico ha puntato sulla necessità di ridurre i
costi della politica. "Bisogna dare un segno di sobrietà, riducendo gli
stipendi dei parlamentari per adeguarli a quelli europei". Il messaggio si
spiega con un'analisi preoccupata fatta dai consiglieri di Veltroni sui sondaggi elettorali.
Nonostante il recupero, il Pd resta distante dal Popolo delle libertà di Berlusconi. Soprattutto perché non
smuove una quota di circa il 30% di delusi dalla politica che, è l'analisi
degli strateghi del Pd, potrebbe essere convinta attaccando la
"casta" della politica o da altre proposte economiche in favore di
ceti deboli, casalinghe e pensionati. A tutti loro Veltroni
scriverà una lettera personale dopo la pasqua. Ma proprio sui privilegi è stato
attaccato da Fini che a Porta a Porta gli ha rinfacciato di essere a 52 anni in
pensione (dal parlamento europeo) con oltre 5mila euro al mese. "Soldi -
ha replicato Veltroni - usati in beneficenza".
( da "Manifesto, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scripta manent Così
Fantozzi Luca Fazio Lo si nota di più se viene e si mette in disparte o se non
viene per niente? Chissà. Complesse strategie di comunicazione, ma intanto il
rompicapo fa impazzire il loft del Pd. Prendiamo i giornali di ieri, con le
prime pagine farcite di "panico", "crolli" e
"paura" per la Borsa: nemmeno una fotografia di Berlusconi,
un virgolettato, niente. Solo una piccola foto su l'Unità , ma non fa testo: è
l'unico quotidiano che ha il coraggio di aprire con una piccola promessa fuori
tempo massimo, "Giù gli stipendi dei parlamentari". Questo
l'argomento scivoloso con cui il leader del Pd si è guadagnato la ribalta in
assenza della sua irresistibile spalla. Bel copione (nel senso che sembra
Grillo l'anno scorso). "Stringere la cinghia, per primi i
parlamentari", è nell'operosa Alessandria che Walter borbotta di sobrietà.
"Mettiamola così: non è giusto un paese in cui ci sono i salari più bassi
d'Europa, e gli stipendi dei parlamentari più alti d'Europa, se bisogna
stringere la cinghia, lo si deve fare tutti insieme". Se invece a qualche
sobrio venisse in mente di adeguare i salari dei lavoratori a quelli europei,
allora bisognerebbe interrogare Ichino, Calearo & Co.laninno. Domanda
irricevibile, a meno di non chiedere a Liberazione , che gioca sporco con un
primo piano di Walter che proprio non si può guardare: "Divento pazzo se
mi parlate di lotta di classe", e sotto uno dei suoi tormentoni preferiti:
"Chi sono oggi i padroni di cui parlano? Ci sono milioni di persone, di
piccoli e medi imprenditori che spesso sono ex operai diventati artigiani. Noi
crediamo che l'Italia debba fare un patto tra produttori sia per la crescita,
sia per combattere la diseguaglianza". Sia, sia. la Repubblica si incarica
di zittire le malelingue: "Ma non voglio inseguire Grillo". Solo due "curiosità": che poco sobriamente, a Como,
"Berlusconi compra
villa da 12 milioni", e che quel cinefilo di Veltroni liquida l'esperienza dell'Unione citando La corazzata Pothemkin
, per suggerire sobriamente che quell'esperienza che ha raggirato milioni di
elettori era "una cagata pazzesca". Fantozzata a parte,
andremmo a sbattere per un colpo di sonno senza il Corriere della Sera , che
impagina la politica come un rotocalco a colori. Una foto tessera non si nega a
nessuno, neanche alla sinistra. Bertinotti: "Credo che il governo sulle
unioni civili si sia impegnato troppo poco". Crede. E Luxuria che dice
"grazie alla figlia di Berlusconi" per le
belle parole che le ha dedicato su Vanity Fair . Però lo scatto del giorno è
per Ramona Badescu, attrice rumena candidata per Alemanno: "Mi voleva
Rutelli. Ma dopo Ceausescu mai a sinistra". Ha le idee confuse ma le
espone con chiarezza alla perfida Arachi, che si diverte come una pazza con le
sue interviste al femminile. Se Rutelli è troppo dittatore, Veltroni
è peggio: "Ricordiamo come ha trattato i rumeni per quella brutta storia
di omicidio, ha scatenato una campagna d'odio". Le sta a cuore il
traffico. "Al ministro dei trasporti rumeno ho consigliato di fare un
accordo con una ditta di motorini italiani...". A Roma? "Ci devo
pensare". Nel frattempo, prima di incartare il pesce con i giornali del
giorno prima, rubiamo qualche riga a la Repubblica per sollevare una piccola
questione che c'entra poco con la campagna elettorale. Titolo in prima:
"Lo stato colpevole". Valerio Onida torna sulle torture di Bolzaneto
per dire che "uno Stato che vessa e maltratta le persone private della
libertà non è uno Stato democratico. Una polizia che usa la forza non per
impedire i reati, ma per commetterne, non può essere considerata forza
dell'ordine". E ancora: "Un governo degno di questo nome non potrebbe
mantenere tranquillamente nei ranghi delle forze dell'ordine coloro che
risulteranno aver commesso questi fatti, senza perdere ancora una volta di
credibilità". Parole forti che scuoteranno la politica, ne daremo conto
domani.
( da "Manifesto, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il sindaco di
Milano, Letizia Moratti, è disposta a far fallire la compagnia di bandiera
piuttosto che rinunciare alla difesa a oltranza di Malpensa. L'esecutivo fa la
voce grossa ma è debole Giorgio Salvetti Milano Milano contro Roma.
Centrodestra contro centrosinistra. Parigi contro tutti e tutti contro i
lavoratori. In picchiata con Alitalia, ciò che rimane del governo Prodi è
costretto a gestire e ad avallare una vicenda ormai più grande di lui. O si
vende Alitalia a Air France, a qualsiasi condizione, o Alitalia fallisce. A
ricatto il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha risposto con un altro
ricatto. E' decisa a non ritirare il ricorso contro Alitalia per il mancato
rispetto degli accordi su Malpensa presentato da Sea, la società che gestisce
gli aeroporti milanesi controllata dal Comune di Milano. Sea chiede 1,25
miliardi di euro di risarcimento, dieci volte di più di quanto Air France è
disposta a pagare per tutta l'Alitalia. Con una nota del ministro del Lavoro
(che ieri ha siglato un accordo per la gestione occupazionale dei lavoratori di
Malpensa), il governo ha chiesto a Sea di ritirare il ricorso. "Se Sea non
lo farà - ha scritto Damiano - non potrà che assumersi le responsabilità
conseguenti". Siamo al braccio di ferro ma è Sea, a questo punto, a
ritrovarsi in mano le carte per impedire la vendita a Air-France. Lo ha ammesso
anche Pierluigi Bersani. "Se Sea vuole ha la possibilità di far fallire
Alitalia, ma non so se questo possa giovare al sistema aeroportuale
lombardo". Di tutt'altro avviso il sindaco di Milano. "Il presidente
Prodi mi ha chiamato due volte - ha dichiarato a la Repubblica Letizia Moratti
- gli ho chiarito che Sea non può rinunciare a un contropartita
economica". E poco importa se il ricorso di Sea porterà Alitalia al
fallimento. "Sono fallite anche Swissair e Delta ma gli aerei non ha
smesso di volare. Air France ha avanzato pretese tali da farmi dubitare che
voglia concluedere davvero l'acquisto di Alitalia". E ancora. "Se c'è
la volontà delle parti sono pronta ad avviare una trattativa per una transazione
purchè ci sia garantito il giusto indennizzo". L'esecutivo, tramite il
ministro Damiano, ha però fatto sapere che "il governo subordinerà alla
decisione di revoca ogni ulteriore iniziativa". Come dire, prima di poter
intavolare qualsiasi trattativa Sea deve ritirate quel ricorso. Ma Moratti non
molla. E al suo fianco si è schierato il governatore lombardo Formigoni.
"Il governo, messo in ginocchio da Air France, ora si accorge di Malpensa
e chiede ai lombardi di risolvere il problema. Hanno predicato che la soluzione
era quella di separare le sorti di Malpensa da quelle di Alitalia, ora si sono
accorti che sono parte di un'unica partita". Il rapporto tra Alitalia e
Malpensa è malato sin dall'inzio, prima Malpensa doveva salvare Alitalia, poi è
successo il contrario, e ora il gioco si ribalta di nuovo. Il ministro Bersani
ricorda al centrodestra e ai dirigenti di Sea, già dirigenti di Alitalia, le
proprie responsabilità. "Se siamo a questo punto è prima di tutto colpa
loro". Ma da due anni governa il centrosinistra e l'esanime governo Prodi
a questo punto non ha la forza né per imporre la propria decisione al nord
ribelle, né per rinegoziare le condizioni imposte da Air France. Per alcuni
commentatori la svendita di Alitalia è talmente clamorosa da apparire
addirittura come un favore ai francesi in cambio di qualche possibile affare
italiano in Francia. La svendita, però, è criticata anche da alcuni ministri
del governo Prodi. Per il ministro dei trasporti Bianchi, quella di Air France
"è un diktat pieno di clausole vessatorie. Poiché l'obiettivo primario
resta quello non solo di evitare il fallimento di Alitalia ma di rilanciarne il
ruolo e l'immagine, credo si debba lavorare sia per chiedere di modificare in
modo significativo l'offerta di Af, sia per acquisire nuove e più costruttive
offerte di altri operatori". Critico anche il ministro delle
infrastrutture Di Pietro. "Questa materia così delicata - ha detto - non
può essere affrontata né decisa da un governo in scadenza. E' stato un errore
aver lasciato mandato agli amministratori di Alitalia a trattare il caso. Hanno
solo l'interesse a piazzare il prodotto". I leghisti la mettono sulla
geografia e Calderoli parla di governo "nordofobico". Berlusconi tace, Veltroni invece
sfodera l'ennesimo 'ma anche'. Per il leader del Pd è grave parlare di
fallimento, la trattativa va conclusa, "ma vanno tutelati i lavoratori. E
Dobbiamo trovare la strada per fare in modo che Malpensa diventi l'altro grande
hub italiano. Alitalia non può avere due hub, ma l'Italia forse sì".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Spinetta ai
sindacati "Nessuno ci obbliga" GIUSY FRANZESE Roma. Veloci verso
l'occhio del ciclone. Dritti verso il buco nero. Alitalia non riesce a
invertire la rotta e a bordo è sempre più caos: gli schieramenti politici si
rimpallano responsabilità e accuse, i sindacati denunciano esorbitanti esuberi,
i lavoratori tremano, il governo si divide, gli amministratori lombardi si
impuntano sulla vicenda del risarcimento miliardario dovuto alla società che
gestisce Malpensa. Intanto i francesi ricordano: vogliamo una decisione entro
il 31 marzo. E avvertono: "Non siamo obbligati ad acquisire
Alitalia". È stata un'altra giornata campale quella di ieri per la
compagnia di bandiera. Con pessime notizie in arrivo sia da Milano che da Roma.
A Piazza Affari il titolo ha fatto registrare un altro tonfo: -29,3%, facendo
scendere il prezzo delle azioni a 27 centesimi. A fine contrattazione erano
passate di mano circa 61 milioni di azioni, ovvero il 5% del capitale del
gruppo. In due giorni Alitalia ha visto volatizzare il 50% del suo valore
complessivo (l'altro ieri aveva perso il 26%). A Roma non è andata meglio. La
tensione si tagliava a fette al quartier generale della Magliana. Fuori, le
proteste dei lavoratori napoletani di Atitech, sfociate in scontri e
tafferugli, con tanto di feriti portati via dall'ambulanza. Dentro, ai piani
alti, il gelo e la fermezza delle parole dell'amministratore delegato di Air
France, Jean-Cyril Spinetta che, insieme con Maurizio Prato, ad di Alitalia, ha
incontrato le nove sigle sindacali di categoria per illustrare il piano. Spinetta
lo ha ammesso: "È un piano doloroso". Ma - ha aggiunto - "poi
decollerà e Alitalia potrà tornare alla profittabilità". Non ha dubbi il
manager francese: "L'integrazione sarà un successo". Esattamente come
è accaduto con Klm. Mettendosi insieme, francesi olandesi e italiani
diventeranno "i campioni europei". Spinetta ha comunque ribadito che
è indispensabile la collaborazione dei sindacati e dei lavoratori. E ha chiesto
un impegno scritto entro il 31 marzo. Anzi tre accordi: uno con i piloti, uno
con gli assistenti di volo, uno con il personale di terra. Un obiettivo per ora
non proprio a portata di mano. Buona parte dei timori dei sindacati, infatti,
si sono rivelati fondati. Perché è vero che il piano di Air France fissa
l'asticella degli esuberi a 1.600 unità (500 tra i piloti, 600 tra gli
assistenti di volo e 500 tra il personale di terra), ma è anche vero che questo
è il destino di Az fly. L'uscita dal settore cargo - che i francesi confermano
entro il 2010 - porterà ad altri esuberi. E poi c'è la vicenda Az service, che
si presenta ben più complessa: i francesi hanno intenzione di tenersi solo
3.300 dipendenti su un totale di 7.600. Il resto rimarrà in capo alla Fintecna
(controllata dal Tesoro). In pratica Az service verrebbe scorporata: le attività
di manutenzione leggera e parte dei servizi di handling aeroportuale rimarranno
nel gruppo che si costituirà con la fusione di Air France-Klm e Alitalia. Le
altre attività, tra cui quelle di manutenzione pesante degli stabilimenti
Atitech di Napoli, resteranno ad Az service che avrà un nuovo assetto azionario
con una quota dell'80% in mano alla Fintecna. Il loro destino? Prato ha cercato
di rassicurare: "Non ci saranno licenziamenti ma solo soluzioni non
traumatiche". Parole che, però, lasciano integri tutti i dubbi e le
preoccupazioni dei sindacati. Che infatti, per ora, hanno scandito un sonoro no
all'intera operazione. Nei prossimi giorni, forse già domani, ci sarà un nuovo
round. Intanto monta il caso Malpensa. Un problema particolarmente sentito dalla
Lega Nord. E da ieri ufficialmente anche nell'agenda di Berlusconi.
Il Cavaliere ha fatto sapere di aver comunicato la sua posizione alle parti che
trattano (cosa smentita categoricamente da Palazzo Chigi) facendo trapelare che
la vicenda lo preoccupa non poco, fino al punto da definire l'offerta Air
France, uno "smacco per l'Italia". Posizione condivisa anche da Fini
che ha aggiustato il tiro rispetto alle dichiarazioni dei giorni scorsi.
"Oggi vedo più ombre che luci" ha detto. Al centro dell'attenzione il
risarcimento danni di un miliardo e 250 milioni avanzato dalla Sea ad Alitalia.
Air France non ne vuole sentir parlare. Ieri il governo ha chiuso l'accordo per
la gestione della crisi occupazionale dello scalo lombardo con il via libera
agli ammortizzatori sociali. Ma ha ribadito la richiesta alla Sea (avanzata già
l'altro ieri da Prodi) di rinunciare al risarcimento. In mattinata il sindaco
di Milano, Letizia Moratti, si era detta contraria, difendendo
a spada tratta le ragioni di Malpensa anche a costo del fallimento
dell'Alitalia (parole "gravissime", ha commentato il leader del Pd
Walter Veltroni). In serata
dalla Sea una flebile apertura: "La rinuncia non è proponibile. Ma la
società è disponibile a valutare proposte di definizione stragiudiziale".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Famiglia cristiana:
politici inaffidabili "Nessun politico coglie la gravità della situazione
italiana. E con questa classe politica sarà difficile dare
una risposta all'allarme lanciato dal cardinal Bagnasco e alle domande delle
famiglie italiane sempre più povere". È il nuovo attacco di Famiglia
Cristiana che non salva nessun leader definendo "Berlusconi un incantatore e Veltroni un sognatore".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nel richiamo della
Cei sul voto si riflette l'irritazione dei gruppi Con il Cavaliere spazio a Cl,
nei democratici resistono i teodem Roma. Il voto dei cattolici è una delle
grandi questioni aperte della campagna elettorale. Si moltiplicano gli studi, i
sondaggi. E i leader calibrano i loro messaggi per questa fetta di società - i
credenti praticanti pesano tra il 20 e il 30% - che nel quindicennio della
seconda Repubblica ha mostrato una consistente mobilità elettorale e che
sicuramente sarà determinante anche nel risultato del 14 aprile. Tuttavia, i
candidati dell'associazionismo cattolico sono stati falcidiati nelle liste
appena compilate. Innanzitutto nelle liste di Pd e Pdl. Anche da qui nasce la
protesta della Cei per un meccanismo elettorale che impedisce all'elettore di
esprimere la preferenza, di scegliere il "suo" deputato, e nega
dunque ai cattolici organizzati di incidere negli equilibri interni e nelle
dinamiche dei partiti. Tra i vescovi italiani, come è noto, la rottura tra Berlusconi e l'Udc di Casini aveva già destato un generale
allarme. La lettura prevalente è stata quella dell'espulsione di una
componente, che faceva esplicito riferimento all'identità cristiana. Ora le
liste del Pdl hanno fatto crescere l'irritazione. Non ha trovato posto Maria
Burani Procaccini, responsabile famiglia di Forza Italia, tra i protagonisti
della legge 40 (e la Burani ha anche sbattuto la porta, annunciando il
passaggio all'Udc). Ma lo stesso Riccardo Pedrizzi, responsabile famiglia di
An, è rimasto fuori dalla lista. E così Patrizia Paoletti Tangheroni, ufficiale
di collegamento tra Fi e l'area del no-profit. È stato escluso pure Domenico Di
Virgilio, presidente dei medici cattolici. Va detto che, in parallelo a questi
tagli, si è rafforzata la posizione di Cl dentro il partito di Berlusconi. Oltre a Roberto Formigoni sono in lista Maurizio
Lupi, Raffaello Vignali (presidente della Compagnia delle Opere) e il
giornalista Renato Farina, star indiscussa del Meeting. Si può dire che Cl si è
consolidata come hanno fatto i teodem in casa Pd. Luigi Bobba (ex presidente
Acli) e Paola Binetti sono stati trasferiti dal Senato alla Camera, ma
mantengono una forte visibilità. Non è stato così per altre espressioni
dell'associazionismo, più orientate verso sinistra. Edo Patriarca (ex portavoce
del terzo Settore) e Sergio Marelli (presidente delle Ong italiane) erano
pronti a candidarsi, ma non hanno trovato posto. Pure Cristina De Luca
(Agesci), Wilma Mazzocco (Terzo settore) e Maria Grazia Guida (direttrice della
Casa della Carità di Milano e componente dell'esecutivo di Veltroni) sono rimaste fuori dalle liste
Pd. Il convegno dei cattolici "democratici" ha prodotto due nuovi
nomi: il giornalista Andrea Sarubbi e il filosofo Mauro Ceruti. In lista è
entrato Pier Paolo Baretta, numero due della Cisl. I cristiano-sociali (Mimmo
Lucà e Marcella Lucidi) sono però scivolati in zone non eleggibili.
Restano, certo, i popolari come ossatura dei cattolici nel Pd. Non si può dire
però che queste esclusioni non siano state notate nel mondo di riferimento.
Tanto più se combinate con l'accordo con i radicali. L'Udc nel frattempo ha
potenziato il suo profilo di partito di ispirazione cristiana. Alla conferma di
Luisa Santolini (Forum delle famiglie) e Luca Marconi (Rinnovamento nello
Spirito) si è aggiunto l'arrivo di Savino Pezzotta (portavoce del Family day
dopo essere stato segretario della Cisl). Naturalmente, nonostante la simpatia
verso l'Udc, non può diventare il Centro il solo partito di riferimento. Per
questo, senza le preferenze, senza cattolici presenti attivamente nei diversi
partiti e collegati con movimenti sociali, rischia di indebolirsi l'intera
strategia della Cei. Anche se è vero - e questo comincia ad essere motivo di
autocritica - che negli ultimi dieci la vivacità e la forza
dell'associazionismo cattolico si è molto ridotta. cla.sa.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CLAUDIO SARDO Roma.
"Da quindici anni il Sud, anzi l'intero Paese, vive in uno stato
d'emergenza. Il problema non è se la questione meridionale sia stata
soppiantata o meno da una questione settentrionale. Il problema vero è che è
stata rimossa la questione democristiana. Solo la Dc è stata capace di
garantire un equilibrio tra Nord e Sud in termini di sviluppo e di crescita
civile. E da quando quel modello è entrato in crisi, negli anni '80, nessuno ha
trovato più una soluzione". Ferdinando Adornato, fondatore dei circoli
Liberal, è candidato Udc in due regioni del Mezzogiorno, la Campania e
l'Abruzzo. Che senso ha parlare ancora oggi di questione democristiana? Non è
soltanto nostalgia? "Nient'affatto. È la metafora di un equilibrio
necessario nell'azione di governo, a cui però Pdl e Pd sembrano aver
rinunciato. A dire il vero Berlusconi aveva tentato un
nuovo compromesso, ponendo Forza Italia come collante di una coalizione che
aveva la Lega al Nord e l'Udc al Sud. Ora però ha fatto saltare l'equilibrio
rinunciando al centro e ai moderati. Credo che pagherà questo spostamento verso
destra e verso la Lega in termini di voti. Ma soprattutto pagherà se dovesse
tornare a Palazzo Chigi: non si può governare un Paese così complesso
radicalizzando posizioni e interessi rappresentati". Berlusconi
potrebbe affidare al partito di Fini il compito di bilanciare le spinte
leghiste. "Ma An non c'è più. Peraltro non è mai stata in grado di
rappresentare la questione democristiana. Non si tratta solo di giustapporre
gli interessi del Sud a quelli del Nord. Trovare un equilibrio vuol dire creare
sinergie e sviluppare quello spirito di solidarietà che oggi sembra smarrito in
un Paese, dove lo scaricabarile è diventato lo sport nazionale. Purtroppo, di fronte alla crisi di Alitalia, gli alleati di Berlusconi stanno già mettendo in scena
l'inesorabile conflitto di domani. Altro che equilibrio. La prospettiva è uno
scontro continuo". Nella sua analisi sta dimenticando il Pd. "Veltroni ha avviato un nuovo percorso.
Ma sono ancora molte e irrisolte le contraddizioni nel suo campo. E
resta il peso di una classe dirigente - penso a Bassolino e alla Iervolino -
che cerca disperatamente di sottrarsi alle responsabilità nella catastrofica
gestione dei rifiuti". Tornando alla questione democristiana, bisogna
considerare che quel modello di intervento pubblico poi degenerò. "Negli
anni '80 la Dc avrebbe dovuto rinnovare se stessa. Il tentativo ci fu. Ma non
riuscì. L'Italia aveva bisogno di una nuova Dc liberale. Che riorganizzasse
l'intervento pubblico. Aprendo al liberalismo, premiando talenti, merito,
energie nuove". Un partito liberale di massa. Non era il sogno di Berlusconi? "Era il suo sogno. E ha anche cercato di
realizzarlo per qualche tempo. Ma la rottura con il centro ha segnato la sua
rinuncia definitiva. Da tempo, con i circoli Liberal, sono impegnato alla
costruzione di un nuovo, grande partito dei moderati in Italia. Ora penso che
questo progetto possa ripartire solo dal centro. Peraltro, comunque finiscano
le elezioni, il dopo-Berlusconi mi pare già
cominciato...". Il Sud però non ha solo bisogno di liberalismo. Ha bisogno
anche di politiche pubbliche serie e mirate. "E chi l'ha detto che serie
politiche pubbliche non possono essere anche liberali? Prendiamo ad esempio la
scuola e la sanità: sono il cuore del welfare e, al tempo stesso, uno dei punti
di crisi della credibilità dello Stato. Perché non introdurre elementi di
liberalizzazione, utilizzando i buoni-scuola e i buoni-salute? Il bene pubblico
non cessa di essere tale perché lo gestisce un privato. E per liberalizzare ci
vuole uno Stato e un governo autorevoli e presenti". Per rilanciare lo
sviluppo però sono necessari interventi diretti. Il flusso dei fondi comunitari
fino al 2013 sarà molto consistente ma probabilmente sarà anche l'ultimo.
"Guai a perderlo. O smarrirlo nei mille rivoli del clientelismo. Io sono
federalista. Ma penso che in questi anni abbiamo solo moltiplicato la
burocrazia centrale in tante burocrazie regionali. Il Sud ha bisogno di
infrastrutture. Di grandi progetti. Ma non solo il Ponte sullo Stretto. Oggi
deve essere lo Stato in prima persona, il governo centrale, magari dopo aver
discusso con le Regioni, a decidere i progetti. Altrimenti il Sud non avrà ciò
gli serve. È il Sud la chiave di volta del futuro italiano".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
TERESA BARTOLI Roma.
Tagliare gli stipendi dei parlamentari dice Walter Veltroni.
La proposta non è nuova ma, ribadita nel giorno in cui vengono pubblicati i
conti in tasca agli onorevoli, provoca la stoccata di Gianfranco Fini contro
l'"ipocrita" leader del Pd che "a 52 anni prende 5.216 euro di
pensione". "La spendo per fare del bene al prossimo" è la
risposta a stretto giro mentre sinistra e Udc accusano i democratici di essersi
opposti, con l'ultima finanziaria, a far diventare legge quel taglio di
stipendio che propongono oggi. È un Veltroni molto
irritato quello che a Novara apprende del "colpo basso" sferratogli
da Fini in tv senza possibilità di contraddittorio. Probabilmente oggi terrà
una conferenza stampa ma già ieri, coi suoi, in un giro di telefonate con Roma,
commentava quel che "ormai è evidente": "Fini e Berlusconi hanno rotto il fair play, cercano di alzare i
toni e accendere la campagna perché noi recuperiamo". "Ho fatto una
proposta su cui tutti dovrebbero essere d'accordo e mi attaccano" diceva a
sera. "In Italia - aveva detto ad Aosta in mattinata - ci sono 51 partiti
e 31 giornali organi di partito finanziati con risorse pubbliche. Si può
ampiamente ridurre questo uso esasperato delle risorse, che serve solo per
sostenere una frammentazione politica e comunicativa inopportuna. Siamo in una
situazione economica molto difficile. Oggi la gente pensa che si possa
scivolare in basso rispetto alla propria posizione sociale mentre, dal
dopoguerra ad oggi, aveva sempre creduto in un miglioramento. La politica deve
dare un segno di sobrietà". Gianfranco Fini, a Porta a Porta, affonda il
coltello accusandolo di ipocrisia: "Chi è in Italia il pensionato che
prende 5.216 euro netti al mese di pensione? Si chiama Walter Veltroni. Certo, lui dirà che li manda in Africa, ma non si
possono fare dichiarazioni così ipocrite". Quanto all'indennità, Fini
condivide la proposta di taglio ma accusa il Pd di essersi opposto
all'emendamento che, nell'ultima finanziaria, a quello mirava. Stessa accusa
arriva dal leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che
definisce quella di Veltroni "una denuncia ridicola": "Noi - spiega - abbiamo
presentato con la Lega un emendamento per ridurre i compensi. I parlamentari
ora candidati con Veltroni
hanno votato contro. C'è quindi una colossale presa in giro". Veltroni replica: "Fini ha perso
una buona occasione per stare zitto". Spiega che aveva chiesto,
scaduto il mandato parlamentare, di rinunciare al vitalizio. Non essendo stato
possibile, "quei soldi li ho spesi nelle cose in cui credo, ho cercato di
fare cose che facessero bene al prossimo". Da An arriva la controreplica.
"L'ho preso con il sorcio in bocca" dice Fini mentre Andrea Ronchi
accusa: "Se Veltroni avesse detto prima che
percepiva una pensione di 5.216 euro avrebbe fatto più bella figura". Dal
Pd la contro-stoccata: "Proprio Fini, che guadagna il doppio di Veltroni". Veltroni (che ieri
sera a Torino ha trovato Renzo arbore ad introdurlo sul palco) è attaccato
anche dalla Sinistra arcobaleno. "Propone di ridurre la paga dei
parlamentari, meglio tardi che mai" dice Cesare Salvi ricordando però,
come il capogruppo di Rifondazione alla Camera Gennaro Migliore, il no del Pd
al taglio in Finanziaria.
( da "Panorama.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia -
http://blog.panorama.it/economia - Alitalia, i politici dettano le ricette ma
Air France serve piatti indigesti Posted By redazione On 19/3/2008 @ 15:00 In
Apertura#2, NotiziaHome | No Comments Ore decisive, e convulse, per Alitalia.
in attesa del cda convocato per domani pomeriggio . Dopo la riunione-fiume di
ieri, che si è conclusa sostanzialmente con un nulla di fatto, potrebbe partire
nelle prossime ore una trattativa con i sindacati. La convocazione per un nuovo
incontro - fissato per domattina - è arrivata stamane, al termine di un lungo
consulto tra il numero uno di Air France-Klm e il management di via della
Magliana: Spinetta e Prato si sono poi intrattenuti a palazzo Chigi per circa
un'ora e mezza. E proprio nella sede del governo, durante il Consiglio dei
Ministri, l'esecutivo ha affrontato il caso Alitalia in una "discussione
informale". Il titolare dell'Economia, secondo quanto riferito, avrebbe
accennato al rischio commissariamento per la compagnia aerea: "Il ministro
Padoa-Schioppa - ha detto Vannino Chiti, responsabile dei rapporti col
Parlamento - ha fatto una relazione al consiglio su Alitalia. C'è grandissima
preoccupazione, è evidente che in questa situazione c'è il rischio che si vada
all'amministrazione straordinaria". Il caso Alitalia, intanto, continua ad
animare il dibattito politico: il leader del Pd Walter Veltroni ha affermato che "dobbiamo
trovare una soluzione che limiti il più possibile l'impatto sociale e dobbiamo
far decollare Malpensa, che deve riuscire a svilupparsi recuperando la sua
funzione di hub italiano". Veltroni ha ribadito che è possibile avere in Italia due grandi hub, ma
non della stessa compagnia aerea". Affinché questo avvenga - ha
aggiunto - "occorre una certa gradualità". Per Silvio Berlusconi, invece, "svendono Alitalia, la nostra
compagnia di bandiera, a un quinto del suo valore di mercato. E stanno cercando
di chiudere Malpensa, il porto dell'Italia sul mondo". In una lettera
indirizzata agli elettori lombardi, pubblicata da dal quotidiano 'Libero', il
candidato premier del Pdl ha inoltre sottolineato: "È sempre la solita
storia: l'invidia per chi produce ricchezza provata da chi, come Veltroni, non ha mai lavorato un giorno in vita sua".
Non si esprime invece nel dettaglio il presidente di Confindustria: "Non
da oggi il caso, purtroppo, è un pessimo segnale, una pessima immagine del
Paese. Preferisco non commentare", ha detto Luca Cordero di Montezemolo
mentre per il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, è Air France ora a dover
fare la "prima mossa". Intanto a piazza Affari, il titolo ha
registrato ancora un ribasso. Stamane, non ha fatto prezzo per circa un'ora,
per eccesso di ribasso, poi ha aperto con un prezzo di 0,208 euro (-24,6%).
Dopo aver toccato un minimo a 0,199 euro il titolo segna ora 0,215 euro, con un
-22,1%. Continua così il riallineamento del prezzo a quello offerto da Air
France con il concambio pari a circa 0,10 euro. LEGGI ANCHE: [1] Se la salvezza
dipende da Sea - [2] Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI: [3] Il comunicato di Air
France - [4] Il comunicato dell'Anpac - [5] La lettera di Air France-Klm ad
Alitalia - [6] La lettera di Alitalia al Ministero dell'Economia. Guarda la [7]
GALLERY degli scontri tra polizia e manifestanti prima del vertice Alitalia.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pare che Berlusconi non sia sicuro del risultato elettorale, e questo
spiega sia la sterzata polemica di queste ore che la decisione di concedere
qualche partecipazione straordinaria nelle regioni dove il premio per il senato
è conteso. Come previsto: parte l'escalation, come Berlusconi già fece nel 2006 arrivando a
farsi "sentire" negli angoli della società italiana più remoti e
distanti dalla politica. E si conferma l'opportunità di interventi specifici
nelle regioni in bilico, ciò che Veltroni non ha ancora programmato di fare, che si sappia.
Bisognerà vedere fino a che punto l'assalto di Berlusconi
cancellerà la tattica fin qui seguita di "educare" il proprio
elettorato all'idea che dopo il 14 aprile una collaborazione con il Pd potrebbe
rivelarsi inevitabile. Anche perché fino ad adesso dal Pd non era venuto il
reciproco. In effetti, dallo slogan della rimonta fino ai grandi successi nelle
mobilitazioni di piazza, il messaggio di Veltroni non
contempla che due ipotesi, una auspicata e l'altra di ripiego: la vittoria
clamorosa, oppure la sconfitta con però grandi percentuali sulle quali fondare
il rapido riscatto. Non spetta al candidato premier, certamente non adesso,
prendere in considerazione scenari intermedi. Larghe intese o cose simili. Fa
bene a tenersene lontano (anche se si tratta di ipotesi con scadenza trenta
giorni da oggi). Chi guardi le cose da fuori, invece, non può che interrogarsi
sul rapporto fra il clima che si determina e le aspettative che si suscitano
ora, e le responsabilità che potrebbero rivelarsi inevitabili domani. Ieri
Europa, guardando alle piazze di Veltroni, proponeva
un azzardato paragone fra il Pd e il Pci di trent'anni fa. Non bisogna
esagerare. Però quel Pci, carico com'era di investimenti emozionali collettivi,
pagò poi un prezzo elevato all'ineluttabilità della solidarietà nazionale. E la
faceva con la Dc, non con Berlusconi e Fini. Se da
adesso in poi la polemica ricalcherà i toni della zuffa di queste ore su
stipendi e pensioni dei politici, ci sarà poco di cui discutere pacatamente
dopo il 14 aprile.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Spinetta conferma il
piano e chiede garanzie alla politica. La destra gli risponde no Berlusconi fa già danni e fa saltare la trattativa Alitalia
Chiude le porte in faccia ad Air France e spalanca quelle del fallimento Silvio
Berlusconi chiama gli imprenditori italiani alla
guerra santa contro l'invasore francese, spalancando per Alitalia le porte del
commissariamento. Al termine di una giornata convulsa nel corso della quale il
numero uno di Air France Spinetta ha precisato che i margini della trattativa
sono inesistenti e che oltre al sì dei sindacati l'operazione deve avere il
consenso di questo e del prossimo governo, il candidato premier del Pdl chiude
le porte in faccia ad Air France. "Mi auguro che si presenti un gruppo di
imprenditori italiani coraggiosi ? ha detto Berlusconi
ai microfoni del Tg5 bollando come irricevibile l'offerta Air France ? per evitare
una fine così ingloriosa della nostra compagnia di bandiera".
"Inutile dire così ? ribatte Prodi ? Se Berlusconi
non è d'accordo trovi un'altra soluzione ". I
sindacati, convocati di nuovo dall'Alitalia per stamattina, restano scettici,
mentre Montezemolo parla di "una pessima immagine per il paese". Il
leader del Pd Walter Veltroni ha auspicato che l'aeroporto di Malpensa sia il secondo hub
italiano orientato alla clientela business. A PAGINA 3.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO Gli
italiani, si sa, sono stanchi di una campagna elettorale dove i futuri deputati
e senatori sono dei "predestinati"(se non dalla Grazia, dai segretari
dei partiti che hanno fatto le liste); e dove i temi reali sfuggono di fronte
all'inaudita monotonia con cui i politici ripetono che la gente non arriva alla
fine del mese: come se la gente non lo spesse assai meglio di loro e non si
chiedesse semmai cosa intenda fare la politica affinché al 30 possano arrivarci
tutti gli italiani. Molti dei quali avranno provato un
brivido di piacere per lo scambio di accuse tra Fini e Veltroni sulle pensioni dei
parlamentari. Finalmente un problema concreto, anche se sopravvalutato nelle
sue quantità finanziarie, irrompe nella campagna elettorale. In effetti,
l'irruzione ci sarebbe stata dopo Pasqua, con la presentazione da parte del Pd
del suo programma sui costi della politica. Per quello scambio di
accuse, invece, è stato anticipato a ieri sera e i lettori troveranno un
servizio ad hoc sul tema. Ma quelle accuse finiane a Veltroni,
d'avere una pensione di 5000 euro a 52 anni, non c'entra niente coi problemi
della casta. Prima di tutto perché formulata da Fini, uno dei più tetragoni
esponenti della casta stessa, e non solo sul piano partitocratrico retributivo,
ma anche su quello dei comportamenti. Secondo, perché Veltroni
aveva spiegato alla platea di Torino che la sua pensione di ex parlamentare ?
cui egli non può rinunciare per legge, come un prestatore d'opera non può
rinunciare alla retribuzione o al riposo settimanale ? veniva in parte donata
alle fondazioni assistenziali, in cui il leader del Pd ha fiducia. Terzo,
perché riducendo la questione della casta a un attacco al numero 1 del Pd, da
parte del numero 2 del partito berlusconiano cui "assicura esperienza ed
equilibrio", come scrive Il Foglio con la nota mancanza di limiti, Fini
tradisce (direbbero gli ex camerati fascisti) anche il senso di quel problema
della Casta che Stella e Rizzo dipinsero nel loro bestseller: col quale il
secolo di Mosca e Pareto sulla questione della classe dirigente si conclude in
pochade, per colpa non degli autori ma dell'oggetto. La trasformazione della
classe politica in casta, la corruzione della casta da legislativa ad
affaristica, da democratica a oligarchica, sono il frutto della fine della
politica, databile agli anni Ottanta, poco dopo la morte di Moro e il declino
di Berlinguer, antesignano della "questione morale". La degenerazione
del servizio pubblico in rampantismo, la trasformazione della lotta per
l'indirizzo del governo in gara sull'Italia da bere (e da mangiare), la tacita
e poi aperta e infine sfacciata conversione all'" arricchitevi" di
Luigi Filippo da parte di "un milione di stipendiati politici",
secondo i calcoli di Claudio Martelli, hanno trasformato la politica in
malaffare: testimoniata da Tangentopoli e Mani pulite, al di là degli eccessi
di protagonismo e di sovversivismo di alcuni magistrati. È caduta la prima
repubblica su quel problema. Ma non Fini, passato tranquillo di onda in onde
come un surfista. Per stare alla biografia, Fini, nato nel 1952, entra in
parlamento del
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO
RISPONDE Cara Europa, a venti giorni, credo, dalla data delle elezioni, non s'è visto per Roma un manifesto di Berlusconi o di Veltroni. Solo facce più o meno incognite, candidate a cariche minori
provinciali o comunali. La sera, in tv, cambiamo canale, la mattina, quando
compriamo i giornali, guardiamo ad altro che non alle cronache politiche.
Dicono che sia successo lo stesso anche in Francia, vi consta? EMANUELE
ROSSETTO, ROMA Sì, è così, caro Rossetto. In Francia l'effetto show del
postgollista che colleziona bellissime donne (una marcia in più, se restasse in
privato) è finito in pochi mesi. In Italia l'effetto Silvio dura da quindici
anni, quello Benito durò venti, perché siamo gregge per tradizione e cambiamo
solo per tragedie o per forza d'inerzia. Ora siamo in fase inerziale e sono
previste altissime astensioni, anche se non proprio di livello francese dove,
al secondo turno comunale, hanno sfiorato il 40 per cento e un anno fa per
scegliere fra Sarkozy e Ségolène il 20. Dal 40 si sale al 60 e anche 65 fra i
18- 30enni delle banlieue. Il risultato è che non ha vinto la sinistra ma ha
perso la destra. La lezione non avrà alcun effetto in Italia, per un'infinità
di ragioni. Ultima, la ciliegina della legge elettorale. I cittadini non
eleggono più i parlamentari, come invece eleggevano noi quando eravamo
sollecitati dai partiti a conquistare preferenze alla lista col nostro
personale prestigio (me lo ricordava, proprio in questi termini, un ex collega
deputato, ora membro del Csm). Oggi senatori e deputati sono nominati dai
segretari dei partiti, gli elettori si limitano a servire lor signori andando
in cabina a mettere una croce sul simbolo. I giornali berlusconiani, prima
Libero e poi il Giornale, hanno pubblicato collegio per collegio gli elenchi
degli eletti, dei pochissimi incerti, dei molti esclusi. Per esempio, qui nel
Lazio 1 (Roma) eleggeremo 40 deputati e ogni lista presenta 40 nomi. Se i
sondaggi danno al partito "X" 15 seggi, saranno nominati i primi 15,
il 16 e il 17 potrebbero subentrare in caso di altrui opzioni per altri
collegi; tutti gli altri, dal 18 al 40, non hanno speranza. E allora chi la fa
la campagna elettorale? Non i primi 15, che sono già nominati; non i due
incerti (perché non da loro dipende l'eventuale opzione altrui); non i 18-22
che non hanno alcuna speranza. Nessuno dunque fa campagna elettorale, perché
sarebbe una fatica da idioti. Monsignor Betori, il pierino della conferenza
episcopale, dice che questa legge va riformata. Bravo monsignore, adesso lo
dice, dopo due anni di polemiche e dopo aver assicurato alla nuova legislatura,
con idonee esclusioni, una maggioranza clericale? Intanto la democrazia è
morta. È morta nei legislatori, che non hanno altro interesse alle istituzioni
che per lo stipendio. È morta nei cittadini, perché o non andremo a votare o,
se i drogati di cabina (come me) voteranno ancora, sarà senza aver mosso un
dito per il baraccone pseudoelettorale. Chi ha coscienza civica cercherà di
obbedirle facendo in altro modo il dovere di cittadino. Per esempio, lavorando
di più, non speculando sulle "moratorie" tipo aborto, non latitando
nelle marce antimafia (Bari), non profittando delle opportunity del
Liechtenstein, polemizzando contro la viltà che si manifesta in tutto, dalle
benevolenze verso la Cina al logo bugiardello per i 150 anni dell'unità
nazionale, con tre bandiere tricolori tutte uguali e che uguali non furono per
niente. Leggere il sussidiario.