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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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Report "Veltroni/Berlusconi"

Veltroni deve muovere la campagna. Attacco alla casta ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: IL PROGRAMMA PER ROMA Veltroni deve muovere la campagna. Attacco alla casta In Piemonte Walter Veltroni arriva al giro di boa del suo bustour e a Novara attacca la casta: "In Italia ci sono i salari più bassi e gli stipendi dei parlamentari più alti d'Europa. Dobbiamo uniformare il livello delle retribuzioni di deputati e senatori a quello degli altri paesi europei"

Rutelli-Veltroni, convergenza parallela ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ROMA I due campioni del Pd puntano entrambi sulla discontinuità Rutelli-Veltroni, convergenza parallela MARIO LAVIA Come Veltroni caratterizza la sua campagna nel segno del superamento/rottura con Prodi, così Rutelli connota la sua rispetto a Veltroni sindaco. L'equazione non prevede troppe incognite, per entrambi essendo chiaro che l'assillo è quello di incarnare la discontinuità.

Caos calmo ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quella di Veltroni è mera propaganda o ha qualche fondamento? "Stanno già litigando su tutto ? argomenta il leader del Pd ? sull'Europa, ad esempio, ci sono posizioni diverse, come sulla politica estera e interna". In effetti, suona già un po strano il fatto che quelle che dovrebbero essere componenti di una stessa forza politica (

Anche se gradualmente, senza cambi di strategia repentini, la campagna elettorale di Silvio Berlusco ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: se Veltroni è dato per sconfitto in partenza, l'elettore moderato, che non ha una passione smodata per le urne, potrebbe essere tentato di restarsene a casa. O altrimenti, quello che vuole a tutti i costi sbarrare la strada al Pd ma, nel contempo, si sente attratto ideologicamente dalla destra di Daniela Santanchè,

Bacchettate a Berlusconi e Veltroni ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Famiglia Cristiana Bacchettate a Berlusconi e Veltroni "Una classe politica rissosa e inadeguata per un Paese sempre più povero": è il duro giudizio del settimanale "Famiglia Cristiana" sull'attuale competizione elettorale. Il periodico cattolico stigmatizza il livello dei candidati in ogni schieramento.

[FIRMA]JACOPO IACOBONI Per la prima volta si attaccano sui soldi, cosa che finora non avevano mai ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: È anche la prima occasione in cui a Veltroni hanno fatto saltare i nervi. C'è riuscito, sorpresa, non Silvio Berlusconi, ma il postfascista Gianfranco Fini; però in una commedia degli equivoci - e un cortocircuito impressionante tra realtà (il palco piemontese di Veltroni) e realtà virtuale (gli studi tv dov'era ospite Fini) - che qui si prova a dipanare.

La Cei stronca la legge elettorale ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: lo spiega "Famiglia cristiana": "In un paese sempre più povero, Berlusconi non incanta più nessuno, Veltroni sbandiera sogni". Sulla presenza dei radicali nelle liste del Pd, Betori lascia trasparire lo scetticismo della Cei verso una parte politica che, tra Dico e testamento biologico, allarma parte dell'episcopato.

Per alcuni è un pettegolo, un seminatore di zizzania, un superficiale. Per altri è un gior ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Veltroni. Il buonismo è cafonalissimo ipocrita". Cafonal economico? Ricucci? "Ma no, Ricucci non è cafonal, è ruspante". Dagospia è un affare? "Dagospia è stata la mia terapia. Superati i cinquant'anni, avevo bisogno di riprendermi dalle vicissitudini che avevo avuto con la carta stampata dove facevo pagine e pagine di vita pettegola su l'

Gli strateghi del Partito democratico sono convinti che la partita elettorale si gioca tutta al Nord ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: contesto lo sforzo che sta facendo Veltroni con le candidature, i suoi discorsi e i raduni, per dare un segno diverso alla "questione settentrionale", rispetto a quello dato da Berlusconi e Bossi. Ma, a mio avviso, è uno sforzo che non si fonda su un'elaborazione politico-culturale con un respiro nazionale ed europeo: appare come una rincorsa all'avversario con una linea confusa.

"A 52 anni prendi la pensione" ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi ai suoi: attenti, non abbiamo già vinto "A 52 anni prendi la pensione" Fini accusa, Veltroni replica: la dò ai poveri, lui guadagna il doppio Fiammata sui costi della politica, con un duro scambio di battute tra Fini e Veltroni. Il leader di An, riprendendo la proposta di ridurre gli stipendi dei parlamentari avanzata nei giorni scorsi dal leader del Pd,

"Sono gay dalla cintura in su" ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Veltroni. Il buonismo è cafonalissimo ipocrita". Cafonal economico? Ricucci? "Ma no, Ricucci non è cafonal, è ruspante". Dagospia è un affare? "Dagospia è stata la mia terapia. Superati i cinquant'anni, avevo bisogno di riprendermi dalle vicissitudini che avevo avuto con la carta stampata dove facevo pagine e pagine di vita pettegola su l'

L'artista: "Io debuttai a Torino: porta bene" ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sfidato il vento gelido sventolano gli stendardi e li fanno garrire insieme a quelli del Pd trasformando il comizio di Veltroni in una festa anche perché il popolo di Walter (circa 10 mila persone) ha doppiato quello di Berlusconi. Il maestro della cerimonia è Renzo Arbore arrivato a sorpresa a dar manforte a "quel quattordicenne che faceva la comparsa in uno dei miei spettacoli in tv.

La rabbia dei 500 di Atitech "Noi, meno della monnezza" ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha tentato di arginare la sensazione di voler penalizzare Malpensa ("ci vuole gradualità nei tagli"), Berlusconi sta zitto e rinvia ai contatti riservati (ma smentiti dall'interessato) con Prodi. Per il Cavaliere parla Giulio Tremonti: "La trattativa dovrebbe proseguire, ma la Sea va ascoltata".

Berlusconi spera in un intervento degli imprenditori I suoi: "Ci lavora ancora, è il suo pallino da sempre" ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi obbedisce a un'esigenza tattica: chi governa è ancora Romano Prodi, che sia lui a maneggiare la patata Alitalia, scottandosi le dita e ustionando magari Veltroni, alle prese con la "questione settentrionale". Il calcolo non è nobile né generoso, ma siamo a 25 giorni dal voto.

"Poste allarme rosso collasso per le elezioni" ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni (in piazza) doppia Berlusconi Musical sul ghiaccio per raccontare 100 anni di Disney Il Grande Fratello dei gelosi I CONCORSI MIA FIGLIA E LA SCIENZA Tokio Hotel, concerto in forse Bill Kaulitz ha la bronchite Maurizio Tropeano Gianni Giacomino Marco Accossato Botte, insulti, bici rotte: la vita infernale dei portalettere Tredici denunciati Spiavano i partner con intercettazioni

Walter arriva con il pullman e brinderà con l'Asti spumante ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che già le aveva offerte in occasione del brindisi dello scorso anno durante la visita di Berlusconi. "Rispettiamo la par condicio dei brindisi. Il nostro Asti è il prodotto simbolo del territorio è ed giusto che anche i leader nazionali lo sappiano" fanno sapere dal Consorzio. Nel pomeriggio Veltroni sarà a Cuneo mentre in serata il pullman farà tappa a Sanremo.

Veltroni: rimettiamo in moto l'Italia ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni sorride a un parterre curiosamente bipolare: gente anziana e ragazzini. Molto rari i trenta-quarantenni. Ma del resto sono le 15, la gente lavora. In piazza ci sono lo stesso 6-700 persone, che Veltroni ipnotizza: "Gli stipendi dei parlamentari devono essere riportati alla media europea.

Veltroni: "Le vostre richieste saranno tra le nostre priorità" ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per Veltroni - ha detto basta con le alleanze contro". Berlusconi? Nel discorso di Veltroni, non c'è stato. Soltanto una risposta alla battute sul precariato: "Di precariato si può morire, non ci si può scherzare sopra". "E l'ultimo miglio - ha concluso Veltroni - votare Pd, votare Nicco e Perrin, è fare dell'Italia un Paese nuovo,

"Su Malpensa il Pdl ha tre facce" ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il discorso di Walter Veltroni alla Borsa Risi di Vercelli. E non poteva essere altrimenti, dopo la presentazione del Forum tematico nazionale e l'introduzione tutta vercellese all'incontro con le opere di Bellizzi e Bosio. "E necessario il ritorno a una dimensione agricola per ridare equilibrio al mondo in cui viviamo - ha esordito Veltroni -

Costi della politica, Fini attacca Veltroni ma è boomerang Lo accusa di prendere la pensione, ma il leader Pd l'ha devoluta in beneficenza. Berlusconi il politico più ricco ( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Fini attacca Veltroni ma è boomerang Lo accusa di prendere la pensione, ma il leader Pd l'ha devoluta in beneficenza. Berlusconi il politico più ricco Che fosse di gran lunga uno dei più ricchi parlamentari d'Italia era noto. Meno noto invece vedere che il suo reddito, con la politica, è quintuplicato.

Il giornalista dispari ( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: chi vota gli altri partiti del centrodestra fa il gioco di Veltroni. Rete. Presidente, "Veltroni l'ha accusato di aver stracciato il programma del Pd, non è vero, no?". Era una metafora ma Stalin non le capisce. Accuratamente evitato l'autogol su Alitalia. Presidente, lei ha fatto un logo... Eccolo: "Io difensore della libertà" numero verde 800.

La mia pensione? Ho aiutato chi ha bisogno Veltroni ribatte all'attacco personale di Fini sui costi della politica: ha perso un'occasione per tacere ( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Su Berlusconi, senza nominarlo, si concede una battuta: "Su Alitalia alle due non aveva ancora letto i giornali. gli conviene leggere direttamente quelli di domani". Poi a Torino, Veltroni parla anche di sicurezza del lavoro, e non è un caso che sul palco, tra applausi commossi, ci sia Antonio Boccuzzi, operaio sopravvissuto al rogo della Thyssen e candidato del Pd,

Brogli, tormentone preventivo ( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: magari quel ragazzaccio di Veltroni all'ultimo momento ce la fa, ed allora è meglio mettere le mani avanti. Rispolverando un consunto spauracchio. Quello dei brogli. I comunisti, ex o post che siano, Berlusconi ne è convinto da sempre e lo dice da altrettanto tempo, sono capaci di rovesciare il risultato elettorale nel chiuso del seggio.

Saremo noi l'ago della bilancia. Anche al Senato ( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Parla di Berlusconi? Veltroni voleva cambiare la legge elettorale. "Parlo di tutti e due gli schieramenti: il Pdl, il Pd. Non siamo nati per tifare Veltroni o Berlusconi, ma per rompere questo sistema, per agire anziché parlare. A questo progetto si è unita l'Udc di Casini".

Sicurezza, precariato e donne Così il Pd vuole cambiare l'Italia ( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sono le donne l'asso dello sviluppo sostiene Veltroni. Che qui tocca il punto di maggior distacco dal suo rivale Silvio Berlusconi. Il leader del Pdl invita a sposare un milionario: forse anche perché con il quoziente familiare alle donne stare a casa conviene. Il leader del Pd punta a rendere il lavoro compatibile con la famiglia.

Il governo preme sulla Moratti: via il ricorso Sea La richiesta di danni può far saltare la vendita. Alitalia perde un altro 30% in Borsa ( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni è tornato sull'argomento. "Alitalia non deve fallire - ha detto ieri ad Aosta -. È gravissimo sostenere questo perché ci sono migliaia di lavoratori che rischiano il posto di lavoro". "Non c'è nulla di male - ha continuato Veltroni - che ci sia una partnership internazionale.

E la mossa di cgil, cisl e uil spiazza il pd - goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: cresciuto proprio durante gli anni del governo Berlusconi e lo sappiamo bene. Che di Malpensa Formigoni e i sindaci di Milano si accorgono soltanto adesso. Ma il punto oggi è: cosa facciamo, tutti insieme, della compagnia di bandiera?". La posizione di Veltroni, prima del via al tavolo con il presidente di Air France Spinetta e i sindacati, era chiara: sì alla vendita ai francesi,

Veltroni contro la moratti: "parole gravi" - aldo fontanarosa ( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Economia Berlusconi: la nostra posizione è nota a chi conduce la trattativa. Il governo: dal Pdl nessuna comunicazione Veltroni contro la Moratti: "Parole gravi" Fini: aumentano le ombre. Bersani: se la vendita salta, la compagnia aerea collassa ALDO FONTANAROSA ROMA - Sostenere che Alitalia può anche fallire e che il suo crollo non sarebbe di per sé "

E tra i volti di piazza castello spunta a sorpresa renzo arbore - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni comprerei anche una macchina usata. Anzi, quando lascia il pullman quasi quasi me lo compro". L'introduzione è di due giovanissime: la bionda e la mora, studentesse illuminate sulla strada della politica. "Se non fosse piazza Castello potrebbe essere Sanremo", se la ride il solito cinico che non riesce a mettere da parte la tendenza sabauda a un pizzico di dissacrazione.

Viaggio nella campagna che non c'è "ma dopo pasqua ripartirà come sempre" - marco trabucco ( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a parte Veltroni, Casini, Berlusconi, Bertinotti, Boselli e Santanchè, si sta impegnando davvero. "Non potrebbe essere altrimenti - conferma Carlo Chiama, segretario torinese del Pd - il meccanismo che non prevede la preferenza fa sì che tutta la campagna sia imperniata sul partito e non sul candidato.

Il pdl scommette sulle donne "è la nostra stagione dei sindaci" - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è la nostra stagione dei sindaci" Berlusconi a Napoli il 9 aprile per il comizio finale, il 4 Fini e Veltroni ANGELO CAROTENUTO Scherzi del voto. "Sulla vicenda giudiziaria dei rifiuti, mi aspetto attacchi in campagna elettorale". Non è un politico del Pd a parlare, ma il candidato sindaco del centrodestra a Mondragone, Daniela Nugnes.

Il barbiere che indovina le elezioni "i sondaggi? mi fanno un baffo" - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se Veltroni lo annuncia, sposta tanti voti quanto l'Ici di Berlusconi". I giovani? "Anche loro sono preoccupati per la loro pensione, bisogna salvarla sempre". Oggi, a un mese dal voto, che cosa segnala il sondaggio umano di Emanuele? Lui gioca di forbici su una capigliatura consistente, come la sua, e sentenzia "6 a 4",

Tutti in corsa per fare il sindaco - simona poli massimo vanni ( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E se Veltroni e Berlusconi si sgolano nei loro tour nazionali per far passare l'idea della "svolta", della scheda leggera, dell'Italia a due scelte, in Toscana le cose vanno in tutt'altra direzione. Niente da fare, qui il messaggio non attacca, le liste si moltiplicano a frotte e così i candidati a primo cittadino,

Malpensa, 900 dipendenti senza lavoro da Pasqua ( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: proprio nel giorno in cui Walter Veltroni torna a visitare la Lombardia. Parte all'attacco la coordinatrice azzurra Mariastella Gelmini: "Se il governo pensa di scaricare le sue responsabilità su Sea, si sbaglia di grosso. L'azienda ha il dovere di tutelarsi, mentre Prodi e i suoi ministri avrebbero avuto il dovere di salvaguardare un investimento per il Paese.

Alitalia subbuglio nei poli ( da "Riformista, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Prodi ha preso atto con sollievo del fatto che la cautela elettorale di Veltroni, spaventato dall'effetto Malpensa sull'elettorato settentrionale, non si sia trasformata in pressing per "disturbare il manovratore", ma certo avrebbe preferito un sostegno maggiore alla "evidenza dei numeri": "Veltroni ha le sue ragioni, io le mie.

Veltroni-Fini, lite sulla <pensione> ( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi. Un ricordo va a Giovannino Agnelli, il figlio di Umberto: "Lo andai a trovare quando lavorava alla Piaggio - racconta Veltroni -. Abbiamo il dovere di realizzare i sogni e le idee di cui abbiamo discusso prima che morisse". Assente sul palco Emma Bonino, nonostante qui sia capolista al Senato.

Tonini: intervento opportuno Ma si dica che non è colpa nostra ( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Pd/2 Il cattolico veltroniano Tonini: intervento opportuno Ma si dica che non è colpa nostra ROMA - Onorevole Giorgio Tonini, cattolico veltroniano: monsignor Betori parla di politica e chiede di cambiare la legge elettorale. "Sono d'accordo: però bisogna che si parli chiaro sulle responsabilità di questa situazione.

Basescu: <In Italia Veltroni perderà> ( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In Italia Veltroni perderà" BUCAREST - Veltroni perderà le elezioni e Berlusconi, stando ai sondaggi, le vincerà. è una semplice constatazione, quella del presidente romeno Traian Basescu, ma si sente che non ha dimenticato gli attriti con l'allora sindaco di Roma quando a fine ottobre 2007 venne uccisa da un rom Giovanna Reggiani.

CHE c'è di meglio del ricorso alla cultura greca, alla suggestione del mito, alla evoc ( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: da Berlusconi a Veltroni - che si affollano sul teatrino nostrano, senza dimenticare i grandi del passato come De Gasperi, Togliatti e soprattutto il cugino Enrico Berlinguer; e suoi giudizi sono sì sempre pungenti e a tratti intinti nel sarcasmo, ma anche appassionati, pronunciati cioè da uno che di politica è vissuto e la politica ama sopra ogni altra cosa,

BUCAREST - Veltroni perderà le elezioni e Berlusconi le vincerà. Il presidente romeno Trai ( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract:

ROMA Ma come, io pongo un problema politico e quello mi attacca personalmente? , ( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e la conclusione è che sia Fini che Berlusconi han deciso di alzare i toni, di passare dal bon ton politico alla guerra guerreggiata senza risparmiare colpi. Non è sfuggito ai capi democratici che proprio il Cavaliere da qualche giorno continua a sciorinare accuse su Veltroni che "predica bene ma razzola male", che "dice bugie come sempre ha fatto la sinistra"

ROMA - Il voto dei cattolici è una delle grandi questioni aperte della campagna elettor ( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: esecutivo di Veltroni) sono rimaste fuori dalle liste Pd. Il convegno dei cattolici "democratici" ha prodotto due nuovi nomi: il giornalista Andrea Sarubbi e il filosofo Mauro Ceruti. In lista è entrato Pier Paolo Baretta, numero due della Cisl. I cristiano-sociali (Mimmo Lucà e Marcella Lucidi) sono però scivolati in zone non eleggibili.

CITTA' DEL VATICANO - Ai vescovi il Porcellum non è mai andato giù. La legge ( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se Berlusconi ripropone "il ritornello dell'abolizione dell'ICI", Veltroni, dall'altra parte, "sbandiera un sussidiario dei sogni". Insomma, una attitudine al fantastico da parte dei due partiti maggiori e il gioco è fatto: il programma dei due schieramenti, commenta il settimanale dei paolini, si equivalgono.

ROMA - Silvio Berlusconi batte tutti i record. A paragone i redditi del senatore Gianni Agne ( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Esattamente 470 volte di più del suo sfidante Walter Veltroni fermo a 296 mila euro. L'exploit del Cavaliere che quintuplica il reddito dichiarato nel 2005 pare sia dovuto soprattutto all'anno d'oro di "Telecinco", diventata la prima rete spagnola con un miliardo di euro di entrate pubblicitarie, e di "Endemol" la società del Grande Fratello e di altri format tv di grande successo.

ROMA - Torna Walter Veltroni sui costi della politica. Ed è scontro a distanza con Gianfranco F ( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni fa il gioco delle tre carte: in Parlamento incassa, nelle piazze ulula". Intanto Silvio Berlusconi dice: "Quando saremo al governo la legge sulla par condicio sarà una delle prime che abrogheremo". E Casini gli contesta: "Se questo è il problema principale di Berlusconi vuol dire che ha una visione diversa dagli italiani che hanno il problema delle pensioni e non arrivano

"senato a rischio, è una lotteria" l'esperto usa spaventa berlusconi - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Siamo sempre diversi punti avanti rispetto al partito di Veltroni", insiste Berlusconi avvertendo che i "piccoli" del centrodestra come l'Udc e la Destra "insieme non superano il 7%". Eppure le regioni dove il premio regionale per Palazzo Madama è in bilico, non sono affatto poche. Tant'è che l'ex premier invita a vigilare sui "brogli".

"questa legge dà un potere oligarchico" - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: prendendo di mira in particolare Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. "Mentre Berslusconi - nota il settimanale - ripropone il ritornello dell'abolizione dell'Ici, Veltroni sbandiera un sussidiario dei sogni. Più che ai problemi si bada con puntiglio alla ragioneria del voto. Con questa classe politica sarà difficile dare una risposta alle famiglie e ad una Italia sempre più povera"

Demoskopea-sky: 9 punti di distacco tra pd e pdl-lega ( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sommando i consensi Pd a quelli di Idv (data al 2,5%) Veltroni si assesta al 37%. Una differenza di nove punti rispetto al cartello Pdl-Lega-Mpa: infatti, Berlusconi totalizzerebbe il 46% (40,5% a Pdl, 5% alla Lega e lo 0,5% a Mpa). Sinistra Arcobaleno è data al 7,5% e la Destra al 2,5%. Il Ps di Boselli allo 0,5%.

Veltroni scopre la casta ( da "Manifesto, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: fatta dai consiglieri di Veltroni sui sondaggi elettorali. Nonostante il recupero, il Pd resta distante dal Popolo delle libertà di Berlusconi. Soprattutto perché non smuove una quota di circa il 30% di delusi dalla politica che, è l'analisi degli strateghi del Pd, potrebbe essere convinta attaccando la "casta" della politica o da altre proposte economiche in favore di ceti deboli,

Scripta manent ( da "Manifesto, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Solo due "curiosità": che poco sobriamente, a Como, "Berlusconi compra villa da 12 milioni", e che quel cinefilo di Veltroni liquida l'esperienza dell'Unione citando La corazzata Pothemkin , per suggerire sobriamente che quell'esperienza che ha raggirato milioni di elettori era "una cagata pazzesca".

Il governo chiede alla Sea di ritirare il ricorso miliardario contro Alitalia ( da "Manifesto, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi tace, Veltroni invece sfodera l'ennesimo 'ma anche. Per il leader del Pd è grave parlare di fallimento, la trattativa va conclusa, "ma vanno tutelati i lavoratori. E Dobbiamo trovare la strada per fare in modo che Malpensa diventi l'altro grande hub italiano.

SPINETTA AI SINDACATI NESSUNO CI OBBLIGA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: difendendo a spada tratta le ragioni di Malpensa anche a costo del fallimento dell'Alitalia (parole "gravissime", ha commentato il leader del Pd Walter Veltroni). In serata dalla Sea una flebile apertura: "La rinuncia non è proponibile. Ma la società è disponibile a valutare proposte di definizione stragiudiziale".

FAMIGLIA CRISTIANA: POLITICI INAFFIDABILI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E con questa classe politica sarà difficile dare una risposta all'allarme lanciato dal cardinal Bagnasco e alle domande delle famiglie italiane sempre più povere". È il nuovo attacco di Famiglia Cristiana che non salva nessun leader definendo "Berlusconi un incantatore e Veltroni un sognatore".

NEL RICHIAMO DELLA CEI SUL VOTO SI RIFLETTE L'IRRITAZIONE DEI GRUPPI CON IL CAVALIERE SPAZIO A CL, NEI DEMOCRATICI RESISTONO I TEODEM ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: esecutivo di Veltroni) sono rimaste fuori dalle liste Pd. Il convegno dei cattolici "democratici" ha prodotto due nuovi nomi: il giornalista Andrea Sarubbi e il filosofo Mauro Ceruti. In lista è entrato Pier Paolo Baretta, numero due della Cisl. I cristiano-sociali (Mimmo Lucà e Marcella Lucidi) sono però scivolati in zone non eleggibili.

CLAUDIO SARDO ROMA. DA QUINDICI ANNI IL SUD, ANZI L'INTERO PAESE, VIVE IN UNO STATO D& ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: di fronte alla crisi di Alitalia, gli alleati di Berlusconi stanno già mettendo in scena l'inesorabile conflitto di domani. Altro che equilibrio. La prospettiva è uno scontro continuo". Nella sua analisi sta dimenticando il Pd. "Veltroni ha avviato un nuovo percorso. Ma sono ancora molte e irrisolte le contraddizioni nel suo campo.

TERESA BARTOLI ROMA. TAGLIARE GLI STIPENDI DEI PARLAMENTARI DICE WALTER VELTRONI. LA PROPOSTA NON ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Udc Pier Ferdinando Casini che definisce quella di Veltroni "una denuncia ridicola": "Noi - spiega - abbiamo presentato con la Lega un emendamento per ridurre i compensi. I parlamentari ora candidati con Veltroni hanno votato contro. C'è quindi una colossale presa in giro". Veltroni replica: "Fini ha perso una buona occasione per stare zitto".

Alitalia, i politici dettano le ricette ma Air France serve piatti indigesti ( da "Panorama.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il leader del Pd Walter Veltroni ha affermato che "dobbiamo trovare una soluzione che limiti il più possibile l'impatto sociale e dobbiamo far decollare Malpensa, che deve riuscire a svilupparsi recuperando la sua funzione di hub italiano". Veltroni ha ribadito che è possibile avere in Italia due grandi hub, ma non della stessa compagnia aerea"

Come ti educo l'elettore ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Come previsto: parte l'escalation, come Berlusconi già fece nel 2006 arrivando a farsi "sentire" negli angoli della società italiana più remoti e distanti dalla politica. E si conferma l'opportunità di interventi specifici nelle regioni in bilico, ciò che Veltroni non ha ancora programmato di fare, che si sappia.

Berlusconi fa già danni e fa saltare la trattativa Alitalia ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: I sindacati, convocati di nuovo dall'Alitalia per stamattina, restano scettici, mentre Montezemolo parla di "una pessima immagine per il paese". Il leader del Pd Walter Veltroni ha auspicato che l'aeroporto di Malpensa sia il secondo hub italiano orientato alla clientela business. A PAGINA 3.

La casta e l'imbroglio elettorale ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dei quali avranno provato un brivido di piacere per lo scambio di accuse tra Fini e Veltroni sulle pensioni dei parlamentari. Finalmente un problema concreto, anche se sopravvalutato nelle sue quantità finanziarie, irrompe nella campagna elettorale. In effetti, l'irruzione ci sarebbe stata dopo Pasqua, con la presentazione da parte del Pd del suo programma sui costi della politica.

La campagna elettorale non interessa perché la gente sente che è artefatta ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è visto per Roma un manifesto di Berlusconi o di Veltroni. Solo facce più o meno incognite, candidate a cariche minori provinciali o comunali. La sera, in tv, cambiamo canale, la mattina, quando compriamo i giornali, guardiamo ad altro che non alle cronache politiche. Dicono che sia successo lo stesso anche in Francia, vi consta?


Articoli

Veltroni deve muovere la campagna. Attacco alla casta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ELEZIONI   DA ALITALIA ALLE PENSIONI, IL PDL SI DIVIDE SU TUTTO. RUTELLI: IL PROGRAMMA PER ROMA Veltroni deve muovere la campagna. Attacco alla casta In Piemonte Walter Veltroni arriva al giro di boa del suo bustour e a Novara attacca la casta: "In Italia ci sono i salari più bassi e gli stipendi dei parlamentari più alti d'Europa. Dobbiamo uniformare il livello delle retribuzioni di deputati e senatori a quello degli altri paesi europei". Bisogna tagliare i costi della politica: "Non va bene che con il finanziamento pubblico si sostengano 51 partiti politici e 31 organi di partito". Intanto aumentano a vista d'occhio le divisioni interne al Popolo delle libertà. A partire dalla vendita di Alitalia, questione che vede da una parte Fini che valuta positivamente il piano dei francesi (anche se in serata ridimensiona le dichiarazioni) e dall'altra la Lega e il Pdl lombardo che si oppongono strenuamente. Parti invertite invece per le pensioni: Brunetta e Berlusconi vorrebbero un inasprimento e un ritorno allo scalone Maroni. Ma è proprio l'ex ministro leghista a sconfessare l'ipotesi di una riduzione della spesa previdenziale. Anche Francesco Rutelli è in piena campagna elettorale. Il distacco con Alemanno resta molto alto. Ieri il candidato a sindaco di Roma del Pd ha presentato il suo programma che consta di 150 righe, "ad alta leggibilità ". Rutelli punta molto sulla concretezza e sull'innovazione, sulle tecnologie e l'ambiente.

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Rutelli-Veltroni, convergenza parallela (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA I due campioni del Pd puntano entrambi sulla discontinuità Rutelli-Veltroni, convergenza parallela MARIO LAVIA Come Veltroni caratterizza la sua campagna nel segno del superamento/rottura con Prodi, così Rutelli connota la sua rispetto a Veltroni sindaco. L'equazione non prevede troppe incognite, per entrambi essendo chiaro che l'assillo è quello di incarnare la discontinuità. Viaggiano dunque in parallelo, i dioscuri romani, convergendo sull'obiettivo. Mentre sul piano nazionale tutto questo è abbastanza spiegabile, su quello romano c'è da dire che a Rutelli non può bastare il ruolo di semplice "continuatore" dell'epoca veltroniana, perché, oltretutto, è lui il primo a rendersi conto che per vincere (e le speranze di chiudere il match al primo round restano alte) le lagnanze dei romani vanno ascoltate e i relativi problemi risolti. A tutti e due, dentro scenari diversi, tocca un ruolo di innovazione. Il vicepremier punta tutto sulla concretezza, in questo recuperando anche un tratto del primo Rutelli, persino pre-sindaco, quand'era un giovane ambientalista attento alle piccole cose della sua città. Non a caso, lo slogan del suo programma è "l'ossessione per il quotidiano": e qualcuno, con malizia, nota che metterà più attenzione alle buche per strada che alle Notti bianche. Come Veltroni, anche il vicepremier sta facendo una campagna elettorale fra la gente, la più capillare possibile. Entrambi stanno snobbando la tv. Rutelli è sparito dai pastoni dei tg e dai talk show, Veltroni, che pure gioca su un campo nazionale, evita, almeno per il momento. Se quest'ultimo se ne va in giro per l'Italia col pullman riempiendo le piazze, Rutelli piomba a sorpresa nei mercati e davanti alle scuole, senza preavviso, addirittura in bicicletta, come è successo sabato scorso a ponte Marconi, costringendo i malcapitati cronisti a seguirlo spingendo sui pedali. Non potrà dire come quel presidente della Nuova Zelanda di aver conosciuto "tutti" i suoi concittadini ma ci siamo quasi, si calcola che alla fine della campagna elettorale Rutelli si sarà rivolto direttamente a un milione di persone almeno. Ieri ha presentato un programma "in 150 righe", secco, "comprensibile a tutti". E ha detto: "Inizieremo una nuova stagione di cambiamento, con lealtà e spirito di squadra. Cercheremo una larga partecipazione e il coinvolgimento della società civile e delle realtà associative affinché possano essere informate e soprattutto partecipi dei processi decisionali". Scommette, Rutelli, sulla "profonda riorganizzazione della macchina capitolina", indispensabile per realizzare, realizzare, realizzare: in questa volontà del fare c'è molto del sindaco del 2000, l'anno magico del Giubileo, delle grandi opere, della concretezza elevata alla massima potenza. E Roma dovrà essere anche "una delle città più tecnologiche ed ecologiche del mondo". Ecologiche? Sì, il candidato sindaco del Pd ha annunciato che "in cinque anni a Roma saranno piantati mezzo milione di alberi". Ci sarà un effetto-Rutelli nel voto di Roma sulle politiche? Difficile dirlo. È possibile. L'indice winner parla chiaro, "20 punti in più di Alemanno", ha detto Rutelli stesso. Una sensazione che contagia con evidenza il campione della destra, che ogni giorno rilascia dichiarazioni "nazionali" magari vedendosi già ministro, come gli ha promesso Berlusconi. Il quale è stato trascinato sabato a Corviale, grande quartiere popolare noto per il famigerato serpentone. Non c'era quasi nessuno, a sentire il Cavaliere con Alemanno al fianco. Un flop clamoroso. Da ieri l'esponente della "fu" An cosa ha fatto? Un blitz al mercato. Come Rutelli.

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Caos calmo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

POPOLO DELLE LIBERTÀ Politica estera, economia, valori: ecco tutte le contraddizioni della destra Caos calmo RUDY FRANCESCO CALVO GIANNI DEL VECCHIO "Votare per la destra significa continuare gli ultimi quindici anni fatti di divisioni, frammentazioni, spaccature ". Quella di Veltroni è mera propaganda o ha qualche fondamento? "Stanno già litigando su tutto ? argomenta il leader del Pd ? sull'Europa, ad esempio, ci sono posizioni diverse, come sulla politica estera e interna". In effetti, suona già un po' strano il fatto che quelle che dovrebbero essere componenti di una stessa forza politica (il Popolo delle libertà) presentino perfino manifesti programmatici differenziati (basta dare un'occhiata ai relativi siti internet o ai quotidiani delle ultime settimane), non sempre coerenti con quello di riferimento comune. Sarebbe come se Fassino, Fioroni, Rutelli e chissà chi altro presentassero ciascuno un proprio programma. Roba che non succedeva nemmeno ai tempi dell'Unione. L'Italia nel mondo Le dichiarazioni dell'ex ministro della difesa Antonio Martino sul ritiro delle truppe italiane dal Libano, appena pochi giorni fa, ha aperto le polemiche nel Pdl sul ruolo internazionale dell'Italia. Berlusconi e Fini hanno corretto il tiro, puntando su una revisione delle regole d'ingaggio, ma precisando che i nostri soldati non si toccano. Ma la spaccatura si rinnova in queste ore sul Tibet. Perfino all'interno della (ex?) An. Alemanno nei suoi gazebo promuove una petizione per il boicottaggio delle prossime Olimpiadi di Pechino, Fini lo smentisce: "La repressione cinese in Tibet è intollerabile, ma non credo che debba autorizzare a chiedere il boicottaggio delle Olimpiadi". Dalla Lega, Calderoli si spinge perfino oltre Alemanno, invocando "il blocco immediato degli scambi commerciali" e la minaccia dell'embargo "come con Cuba". Dazi alla Cina La politica economica è forse il terreno su cui le posizioni all'interno del centrodestra sono le più variegate. A cominciare dalla politica commerciale. Nelle ultime settimane è emerso con forza il progressivo isolamento del fronte liberale e liberista all'interno del Pdl a scapito di chi invece intendere applicare una specie di neo-nazionalismo in materia di import-export. Il ministro dell'economia in pectore del centrodestra, Giulio Tremonti, è da tre anni ormai che ha indicato la strada: bisogna porre un argine all'invasione delle merci cinesi, lo si può fare solo facendo pressioni sull'Unione europea affinché adotti misure protezionistiche. Non a caso nel programma del Pdl è scritto chiaro e tondo che l'Italia cercherà di introdurre dazi e quote nei confronti di Pechino. Una posizione quella di Tremonti, no-global e catastrofista, fortemente condivisa da Bossi e dal gruppo dirigente della Lega e che ha trovato più di una sponda nel popolo di Alleanza nazionale. Tanto che i fautori del libero mercato e dell'apertura dell'Italia ai mercati internazionali segnano il passo. Insomma, tempi duri per i liberal della prima ora, come Brunetta, Martino o Della Vedova, che da soli rimangono a difendere le ragioni del Wto. Alitalia e Malpensa La presentazione dell'offerta di AirFrance ha fatto esplodere tutte le contraddizioni all'interno della coalizione. Mentre Berlusconi ha avuto un atteggiamento ondivago (prima contro i francesi, poi a favore, adesso attendista), non si è tirato indietro il numero due Gianfranco Fini, che ha dato una valutazione sostanzialmente positiva dell'offerta parigina. Mettendosi però di traverso al fronte lombardo anti-trasalpino, che va dal governatore Formigoni a Maroni e Calderoli e tutta la prima linea della Lega. Qui la querelle è tutta localistica: i francesi hanno promesso di puntare su Fiumicino come hub e ridimensionare Malpensa. Cosa che ovviamente va bene ad An (che tradizionalmente gode di un forte sostegno fra i lavoratori dell'aeroporto romano) ma non ai leghisti, che addirittura del salvataggio di Malpensa hanno fatto una bandiera di campagna elettorale. Pensioni Nonostante la smentita quasi di rito di Berlusconi ? che sabato a Cernobbio ha annunciato un ritorno allo scalone Maroni ? la possibilità che il centrodestra possa tornare a metter mano alle pensioni per stringere i cordoni della borsa è tutt'altro che tramontata. Bastava leggere ieri sul Messaggero le idee di Renato Brunetta a proposito. Prima di tutto bisogna alzare l'età pensionabile, gli scalini di Damiano non vanno bene. E poi si deve ridurre la spesa pensionistica, e quindi le pensioni, tramite l'aggiornamento verso il basso dei coefficienti di trasformazione. Idee che hanno fatto trasecolare proprio Maroni, che di converso ha provveduto a sconfessare non solo Brunetta ma la riforma da lui stesso pensata: "Lasciamo stare la previdenza per i prossimi cinque anni, impegniamoci a non cambiare nulla. Propongo una moratoria". I valori Il Pdl è un partito "anarchico, perché, in fondo, ognuno può fare quello che vuole". La frase di Berlusconi sull'anarchia valoriale nella nuova forza politica di centrodestra non è piaciuta molto a Famiglia cristiana, ma certo nemmeno a partiti che su "Dio, patria e famiglia" hanno fondato la propria storia o altri che portano come simbolo il Carroccio, evocativo della vittoria dei comuni guelfi a Legnano contro l'imperatore Federico Barbarossa. Per non parlare di singoli illustri del calibro di Ciarrapico e Mussolini. "Famiglia, difesa della vita, solidarietà e lotta alla droga. Sono solo alcuni dei valori cui si ispira il Pdl. Valori cristiani che sono alla base della nostra unione", tuona Gasparri. Ma c'è di più, perché questi sono "i valori del Partito popolare europeo". E lo dice uno che nel Ppe non ha mai messo piede.

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Anche se gradualmente, senza cambi di strategia repentini, la campagna elettorale di Silvio Berlusco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ni sta cambiando lentamente. Si stanno diradando le uscite del Cavaliere improntate alla "vittoria acquisita", "ai giochi già fatti", ma sia in pubblico sia in privato i suoi discorsi sono diventati più cauti. E il problema non sono i sondaggi che continuano ad assegnare al centro-destra un vantaggio tra i 7-9 punti, ma il timore che l'atmosfera del "successo scontato" provochi degli inconvenienti che potrebbero trasformarsi in guai. Ad esempio, se Veltroni è dato per sconfitto in partenza, l'elettore moderato, che non ha una passione smodata per le urne, potrebbe essere tentato di restarsene a casa. O altrimenti, quello che vuole a tutti i costi sbarrare la strada al Pd ma, nel contempo, si sente attratto ideologicamente dalla destra di Daniela Santanchè, potrebbe votare per quest'ultima nella convinzione che Berlusconi ha la vittoria in tasca. Sono rischi che, sia pure in maniera limitata, i sondaggi cominciano a segnalare (la Destra, ad esempio, è arrivata al 2,3%) e il Cavaliere comincia a tenerne conto. Sulla sua bocca sono scomparse le ipotesi sui possibili ministri. Per il momento il candidato del Pdl a Palazzo Chigi non ne vuole sentir parlare. "Intanto - spiega ai suoi - perché sono scaramantico. In secondo luogo perché bisogna vedere che piega prenderà l'ultima parte della campagna elettorale". Come pure le previsioni di vittoria si sono mitigate nei toni: se fino a qualche settimana fa parlava di un "vantaggio di dieci punti", ieri al Tg4 di Emilio Fede si è limitato a dire: "Siamo diversi punti avanti". Se Berlusconi si limita a queste lievi correzioni di rotta i suoi strateghi sono ancora più sulle spine. "Qui - osserva Mario Valducci - passata la Pasqua dobbiamo cambiare pagina e passo. Dire che abbiamo vinto non ci aiuta: il nostro elettorato affolla le urne solo se ha paura che la sinistra vinca altrimenti preferisce passare il week-end fuori o prendere l'aereo. Per vincere dobbiamo portarli a votare e convincerli che votare altri, magari Casini o Storace, significa aprire la strada a Veltroni. Specie al Senato dove se vogliamo governare con questa legge nelle regioni in cui siamo forti dobbiamo andare anche oltre il 55%. Ecco perché dobbiamo smetterla di dare l'immagine che abbiamo la vittoria in tasca, fare una campagna sul voto utile e cambiare i toni con Veltroni". Discorsi che ritornano anche sulla bocca del portavoce Paolo Bonaiuti: "Io - spiega - preferirei una campagna elettorale più improntata all'attacco". Solo che l'accelerazione il Cavaliere vuole imprimerla solo dopo Pasqua. Non per nulla, ad esempio, sulla vicenda della vendita dell'Alitalia all'Air France si sta muovendo con molta cautela. Ieri da Letizia Moratti a Roberto Formigoni, dal leghista Calderoli a qualche esponente di An, gli hanno chiesto di scendere in campo, ma lui ha resistito. Prima si è riparato dietro la trattativa di Letta: "E' lui che la sta conducendo". Poi, agli intimi, ha spiegato i motivi del suo silenzio rotto solo da qualche indiscrezione rivelata da qualche "difensore del voto" di giovane età che ha ricevuto ieri a Palazzo Grazioli. "Noi - ha fatto presente - non dobbiamo dimenticare che non siamo ancora al governo. Sono d'accordo sul fatto che la proposta che è stata avanzata da Air France è ridicola. Ma noi che interesse abbiamo a prendere una posizione in pubblico ora? Se diciamo "no" all'offerta ci potrebbero accusare un domani di aver decretato il fallimento della compagnia se i libri finissero in tribunale; se diamo l'"ok" mettiamo il nostro timbro su una trattativa che ci ha visto nel ruolo di comparse e che si è conclusa con una mezza svendita. Del resto anche Veltroni ha assunto una posizione defilata lasciando tutte le responsabilità a Prodi". Appunto, in ogni caso un "sì" o un "no" possono intervenire negativamente sul rush finale di questa campagna elettorale. E non c'è dubbio che il risultato del Senato e, quindi, di una maggioranza stabile anche a Palazzo Madama, si giocherà tutto nelle ultime settimane. Ci sarà bisogno soprattutto di una campagna elettorale mirata. Ieri a Palazzo Grazioli è stata fissata una serie di appuntamenti di peso nelle regioni che sono considerate a rischio per il Senato o perché sono in bilico, o perché il vantaggio del Pdl è modesto: Marche, Liguria, Sardegna, Lazio, Calabria, Abruzzo. E' su questi scacchieri che il Cavaliere concentrerà il suo impegno. In più ci saranno "blitz" anche nelle regioni dove il Pdl è più forte ma nelle quali ha bisogno di andare ben oltre il 55%: ad esempio, in Lombardia la tabella di marcia di Berlusconi prevede l'acquisizione di almeno 31 seggi. Un calendario approntato in tutta fretta anche per dare una risposta a chi nel gruppo dirigente del Pdl era preoccupato per una campagna elettorale che non è ancora decollata. Del resto con una legge elettorale come l'attuale, a lista bloccata, sull'esito del risultato pesa più il dinamismo e l'immagine del leader che non l'attivismo dei candidati. E proprio per scrollarsi di dosso la critica che qualcuno gli muove in questa campagna elettorale, cioè di essere pigro, il Cavaliere ha aperto la sua agenda e illustrato la sua giornata tipo: "Lavoro 20 ore al giorno. Mi sveglio alle 7,15 e vado a nanna alle 2 e 30. In media ho 15-20 appuntamenti quotidiani, di circa 20 minuti ognuno. Le telefonate, tra un appuntamento e l'altro, sono una cinquantina. Pranzi e cene sono riunioni di lavoro. E dopo cena correggo interviste e dichiarazioni. Così per sei giorni alla settimana. Sono in odore di santità".

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Bacchettate a Berlusconi e Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Famiglia Cristiana Bacchettate a Berlusconi e Veltroni "Una classe politica rissosa e inadeguata per un Paese sempre più povero": è il duro giudizio del settimanale "Famiglia Cristiana" sull'attuale competizione elettorale. Il periodico cattolico stigmatizza il livello dei candidati in ogni schieramento. "Tutti girano al largo, nessuno dice con chiarezza cosa vuol fare", scrive "Famiglia cristiana" sul problema del costo della vita. "Il Cavaliere tenta di tirar voti dalla sua parte col ritornello dell'abolizione dell'Ici. Ma ormai non incanta più nessuno: quei soldi i Comuni ce li sfileranno da un'altra tasca. Veltroni sbandiera un sussidiario dei sogni, dove ci sono i diritti della famiglia e quelli delle coppie di fatto, ma, furbescamente, rimane nel vago. Sarebbe bello, invece, sapere se qualcuno aumenterà le pensioni da fame o se le tariffe per le famiglie con figli diminuiranno. Certo, i miracoli non si fanno, ma nemmeno si promettono".

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[FIRMA]JACOPO IACOBONI Per la prima volta si attaccano sui soldi, cosa che finora non avevano mai (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Fatto. Cade l'ultimo tabù, si pigliano davvero a capelli; effetti collaterali dell'antipolitica. La giornata di ieri - che era cominciata con la pubblicazione dei redditi dei parlamentari - è finita con la prima rissa di questa campagna elettorale, la prima volta che ci si scanna (tra colleghi!) su quanto guadagni tu e quanto ingurgito io. È anche la prima occasione in cui a Veltroni hanno fatto saltare i nervi. C'è riuscito, sorpresa, non Silvio Berlusconi, ma il postfascista Gianfranco Fini; però in una commedia degli equivoci - e un cortocircuito impressionante tra realtà (il palco piemontese di Veltroni) e realtà virtuale (gli studi tv dov'era ospite Fini) - che qui si prova a dipanare. Che il Cavaliere guadagni 139.245.570 euro, sui quali ha pagato circa 60 milioni di euro di tasse, non ha stupito nessuno, ieri. Ma il capo dell'ex An ha cominciato a covare l'agguato al segretario del Pd fin dalla mattina, scorgendo i 296 mila euro lordi dichiarati da Veltroni. Così, ospite di Porta a porta, la missione che s'era data era palese: vi faccio vedere che il rinnovatore del Pd è in realtà un vero bramino, un privilegiato per eccellenza. "Ci deve essere un limite alla propaganda: il centrosinistra ha rifiutato in questa legislatura un provvedimento non solo nostro, ma anche dell'Arcobaleno per ridurre gli emolumenti dei parlamentari". Argomento analogo a quello usato da Casini sulla proposta di Walter di ridurre, appunto, gli stipendi agli onorevoli. Fini però è andato molto oltre: "Mi indigno perché Veltroni è un pensionato a 52 anni che percepisce 5216 euro netti al mese di pensione, poi magari ci dirà che li manda in Africa, ma non può dichiarare cose così ipocrite". Quella "faccia tosta", dice, "io non l'avrei avuta". Veltroni, per la prima volta, ha risposto. Lo si è visto deglutire davvero amaro, sul palco a Vercelli, prima di replicare, "Fini ha perso un'occasione di star zitto, fa finta di non saper che i deputati, quando smettono di fare i deputati, hanno un'indennità. Io avevo chiesto di non averla, ma non si poteva. Allora ho fatto una cosa da cui Fini potrebbe prendere insegnamento: quei soldi li ho spesi nelle cose in cui credo. Potrei dire molte cose sullo stile di vita di molti leader del centrodestra, ma non lo farò". E Fini euforico, sempre da Vespa, allargando ancora di più l'apertura delle "e" degli avverbi, in un surreale botta e risposta realtà-finzione: "La risposta di Veltroni ha dimostrato chiaramente che l'ho preso col sorcio in bocca". A complicare le cose ci si è messa una nota del Pd, secondo la quale W.V. prende in tutto "circa la metà" di quanto ha percepito per anni l'onorevole Fini "come parlamentare, vicepremier e ministro". E di quella somma, centomila euro Walter li ha versati al volontariato (5 mila euro alla Caritas, 25 mila a Sant'Egidio, 25 mila all'Amref per una scuola in Africa e 25 mila per un progetto di sostegno a ragazzi autistici). Se non bastasse, Veltroni, di sera in piazza Castello a Torino, ha fatto suo il contrattacco: "Fini guadagna il doppio di me. Quindi sono certo che domani Fini darà in beneficenza il doppio di me". Ora, Veltroni a 52 anni riceve da due un'indennità poiché questo prevedeva la legge prima della riforma Violante (del '99) per uno che avesse, come lui, 4 legislature italiane e una europea alle spalle. È vero che non è possibile rinunciare a questa "pensione" (centomila euro all'opera pia coprono un po' meno di quanto ricevuto in un biennio). Non risulta che Fini guadagni il doppio, non nel 2006. Se poi voleste paragonare i due, fareste una forzatura, poiché nei redditi di Veltroni ci sono tanti diritti d'autore, assenti in quelli di Fini: Veltroni nel 2006 ha dichiarato 296mila euro, Fini quasi 148mila. Solo 148mila vi pare strano? No, perché l'indennità parlamentare è di 20mila euro lordi, ma solo 12 mila tassabili; gli altri, 4200 e 4200, vanno rispettivamente alla diaria e a rimborsi per le spese di collegio. L'Italia dei portaborse e degli sprechi, sì; l'Italia di una nuova dilagante paranoia antipolitica.

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La Cei stronca la legge elettorale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTA'DEL VATICANO "La Chiesa non si schiera per nessun partito, ma non si possono separare i valori, scegliendone qualcuno e rinunciando ad altri". La Conferenza episcopale bolla l'attuale sistema elettorale come "un potere dell'oligarchia" e chiede agli elettori cattolici un "maggiore discernimento" nel valutare i programmi e le persone in lista, vista l'impossibilità di dare la preferenza ai propri candidati. In chiusura del Consiglio permanente, il vescovo Giuseppe Betori, numero due della Cei, entra nell'agone politico per invocare un "doveroso" cambiamento della legge elettorale (che serva a "ridare più democrazia al Paese e la possibilità ai cittadini di scegliere i loro rappresentanti") e per lanciare ai propri fedeli un appello alla difesa con il voto dei "valori irrinunciabili" della dottrina cattolica: "La difesa della vita, dal suo inizio al tramonto naturale, la tutela e il sostegno alla famiglia tradizionale basata sul matrimonio e l'impegno per il bene comune". I vescovi sono "molto preoccupati" per l'assenza nel dibattito pre-elettorale di temi decisivi come quelli della "formazione, della scuola e della famiglia". Un silenzio che rivela "lo scadimento del clima politico". Che i cattolici provino un malumore generalizzato nei confronti della classe politica "rissosa e inadeguata", del resto, lo spiega "Famiglia cristiana": "In un paese sempre più povero, Berlusconi non incanta più nessuno, Veltroni sbandiera sogni". Sulla presenza dei radicali nelle liste del Pd, Betori lascia trasparire lo scetticismo della Cei verso una parte politica che, tra Dico e testamento biologico, allarma parte dell'episcopato. "Bisogna soppesare il programma e la globalità delle persone di ogni lista elettorale - spiega Betori -. Occorre scegliere quelle che hanno maggior speranza di difendere i valori che i cattolici ritengono intangibili. I valori si tengono tutti insieme, non si possono separare il valore della solidarietà dal valore della vita". Il capogruppo dell'Udc Luca Volontè condivide l'affondo della Cei: "L'Italia rischia di diventare un paese eticamente insensibile". R Pier Ferdinando Casini: "Non c'è nessun appoggio a nessuno, la Cei è fuori dalla politica. Difendere l'identità cristiana dell'Italia è il presupposto per il dialogo". La sinistra laica, però, grida all'ingerenza. "Se la Chiesa si preoccupa persino della legge elettorale e scuote la comunità cattolica invitandola al voto coerente, scende nel campo della politica", protesta il socialista Bobo Craxi. "Ormai non c'è più limite all'interferenza dei vescovi", gli fa eco l'esponente della Sinistra Arcobaleno Carlo Leoni. "Tutto si giocherà su come i cattolici eletti sapranno essere coerenti con i riferimenti valoriali della Chiesa", precisa Betori con trasparente riferimento ai "cattolici adulti". La Cei propone il ripristino delle antiche ruote per neonati come rimedio ad "mentalità abortista senza confini, che non accetta nemmeno i limiti della legge". Il grido d'allarme riguarda anche la marginalità cattolica nella contesa. "Certo, preferiremmo che i candidati fossero tutti cattolici o, almeno, si ispirassero all'insegnamento della Chiesa - osserva il segretario generale della Cei -. Al momento tuttavia la presenza dei cattolici nelle liste rispecchia quello che le forze politiche danno come spazi ai cattolici. Occorre giudicare sulla coerenza ai valori". Per questo, ha promesso Betori, "andremo a vedere dopo il voto". Quanto alle convergenze "bipartisan" auspicate dal presidente Cei Bagnasco, sui salari e il costo della vita, l'episcopato "non vuole imporre formule di governo ma auspicano che tra i partiti possa esserci collaborazione per il bene della nazione".

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Per alcuni è un pettegolo, un seminatore di zizzania, un superficiale. Per altri è un gior (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nalista libero, informato, coraggioso. La maggior parte dei computer delle aziende e dei giornali italiani hanno il suo sito, Dagospia, perennemente aperto sui loro monitor. Lui, Roberto D'Agostino, incassa 300 mila visite al giorno e anche tante querele. "Soprattutto da altri giornalisti", si lamenta. Da chi per esempio? "Dal Corriere della Sera. Ostellino, Folli, Ermini..." Lo stesso Romiti... "Con lui ho risolto con una bella cena. Gli altri sono stati tremendi. Io mi aspettavo querele da banchieri, da politici, non da colleghi. E poi che cifre! Condannato a pagare 160 mila euro a Ostellino, per aver scritto che voleva tornare a dirigere il Corriere. Follia". La rubrica di Dagospia più famosa è Cafonal, la foto-cronaca di Umberto Pizzi delle cene dei salotti romani... "Il cafonalesimo è la cafoneria trasformata nel massimo rito sociale della comunicazione. Cafonal è l'esibizionismo pacchiano che travolge tutti. Tutti vogliono comunicare agli altri chi vorrebbero essere, tentando di far dimenticare chi sono veramente". Il campione del cafonal? "Il cafonal per eccellenza è Berlusconi, l'irresistibile parvenu brianzolo. Felice di aver messo un piedino nel salotto buono di Mediobanca. Quando Mediobanca non conta più niente, destinata ad essere inglobata dalle Generali". Altro cafonal? "Anna Finocchiaro. Atteggiamento da infermiera sadica ("Vieni qui, che ti infilo la supposta"). E poi va alla cene dell'Angiolillo con un groviglio di peli di un branco di lupacchiotti spiaccicati spacciati per un cappotto. E Veltroni. Il buonismo è cafonalissimo ipocrita". Cafonal economico? Ricucci? "Ma no, Ricucci non è cafonal, è ruspante". Dagospia è un affare? "Dagospia è stata la mia terapia. Superati i cinquant'anni, avevo bisogno di riprendermi dalle vicissitudini che avevo avuto con la carta stampata dove facevo pagine e pagine di vita pettegola su l'Espresso. Una rubrica chiamata Spia". Quali erano le tue fonti? "Feste tutte le notti. Anche tre a volta. Stare a casa a vedere la tv mi faceva passare la voglia di fare sesso. Alle cene conoscevo tutti e tutti mi raccontavano delle storie, anche i giornalisti. Mi dicevano: alla Rai è successo questo. Il giorno dopo sui giornali non c'era scritto niente. Non capivo per quale motivo loro non le scrivessero. E allora le scrivevo io. Poi ho commesso degli errori. Non ho capito che se scrivevo certe cose sull'avvocato Agnelli prima o poi pagavo". Che cosa hai scritto? "Una cazzata. Scrissi che ad Auckland Bertelli aveva detto che "l'Avvocato porta sfiga". Se avessi scritto "gufare" non sarebbe successo niente. Ma scrissi "porta sfiga". La parola sfiga è stata micidiale... Fine della mia rubrica sull'Espresso". Eri a spasso. "Barbara Palombelli mi consigliò: apri un sito, ti sfoghi e scrivi quello che ti pare". Tanto gossip anche su Dagospia... "All'inizio. Ma poi ho scoperto che l'economia e la finanza avevano preso il sopravvento sulla politica. Una settimana dopo aver lanciato il sito mi arrivò la notizia che Tatò, amministratore delegato dell'Enel, stava studiando lo sposalizio fra telefonini e televisione. Nel frattempo aveva fatto in modo che sua moglie Sonia Raule venisse nominata direttore dei programmi di Tele Montecarlo. Io all'epoca non ero così smaliziato da capire che dando la notizia avrei bruciato l'operazione. Titolai "Sonia e lumière" e successe un casino. Così capii che non erano le scopatine degli attori ad interessare i miei lettori, ma l'insieme gossip-potere- economia". I tuoi scoop? "Fui sbeffeggiato quando annunciai con due giorni di anticipo la nomina di Folli a direttore del Corriere. Nessuno ci credeva. Mi dicevano: "Così perdi credibilità"". Chi sono i tuoi informatori? "Il potere invisibile. Mi contattano persone insospettabili, quelle che muovono davvero il teatrino dei burattini". Non hai mai il sospetto di essere strumentalizzato? "Sempre". Cossiga è un tuo informatore? "E' di più. E' la guida spirituale di Dagospia. E' stato il primo a darmi fiducia. All'epoca della guerra da parte di Profumo e Geronzi a Maranghi per la conquista di Mediobanca, Cossiga scelse Dagospia come veicolo per picconare a difesa di Maranghi". Oltre Cossiga anche altri... Calabresi... Mieli... Rossella... "No. La verità è che tutti collaborano a Dagospia, in un modo o nell'altro". La tua vita. "Padre saldatore, madre bustaia. Sono nato in via dei Volsci, quella degli autonomi romani. Ho vissuto in quel quartiere fino a trentasette anni. Sono andato a lavorare a 18 anni, come ragioniere, alla Breda. Mia madre faceva i reggiseni su misura all'amante di un leader socialdemocratico. Ottenne una raccomandazione per la Cassa di Risparmio di Roma. Era il '68. Avevo 20 anni". Hai fatto il '68... "L'anno cruciale per me è stato il '64, Bandiera Gialla, Arbore, Boncompagni, Zaccagnini. Andavamo a via Asiago, nella sede Rai. Stavamo seduti lì, in studio, accanto a Lucio Battisti, Loredana Bertè, Renato Zero... E la sera andavamo al Piper. Una volta eravamo su una 500 con Renato Zero e avemmo un incidente. Finimmo dentro un negozio di pompe funebri in via Sicilia. Ci portarono al Policlinico. Zero, che allora non era ancora Zero, ma era già tutto truccato, capelli lunghissimi, pantacollant, lo ricoverarono direttamente al reparto femminile. La nostra passione era la letteratura anglo-americana. Ricordo il nostro incontro con Fernanda Pivano. Per noi era un mito. Ci presentammo io e Paolo Zaccagnini all'Hassler vestiti da Kerouac e Ginsberg de' noantri, gilet da mercatino dell'usato, jeans stracciati, capelli lunghissimi, proprio on the road. Entrammo ma non vedemmo nessuna signora beatnik. Dissi a Paolo: "Ci ha dato la buca". Poi il portiere: "La signora Pivano è quella signora bionda vicino al pianoforte". Rimanemmo a bocca aperta. Caschetto, tailleur, filo di perle, tacchetto basso. Era lei". Dagospia ti ha procurato un sacco di nemici. Celli. "La Rai per Dagospia è sempre una pacchia. Se ogni giorno faccio un articolo sulla Rai ho assicurati ventimila navigatori in più. Celli era il direttore generale della Rai. Litigare era inevitabile. Oggi siamo amici". Maria Angiolillo... "Ce l'ha con me perché scopro quando lei fa le sue cene di potere. Ma io le voglio bene. Per me è un mito di Roma, come Romolo e Remo. Quando la cito scrivo "Mariasaura Angiolillo, fondata nel 1918". E scrivo che accende il forno con la pietra focaia. Da piccola aveva come animali domestici due pterodattili". Afef... "Le sciure milanesi ce l'avevano con lei perché si era pappato Tronchetti Provera. Facevano a gara a mandarmi notizie. Linciaggio di carattere razzista con sottofondo di invidia. Afef giustamente si incazzò. Mi sono pentito di aver esagerato. Le ho chiesto scusa". Vittorio Sgarbi? "Su quello schiaffo ho campato per anni. Mi fermavano per strada e mi dicevano: "In quella mano c'ero anche io"". Perché lo schiaffo? "Eravamo all'Istruttoria di Ferrara. Sgarbi mi stava travolgendo con la sua parlantina. Ero in un angolo. Allora incalzai: "Professore de che? Sei un asino. Per tre volte hai fatto l'esame per la cattedra e per tre volte sei stato bocciato"". E lui? "Cominciò a urlare. Io gli ripetevo: "Asino. Bocciato tre volte. Asino. Bocciato tre volte". Artificio retorico. Ripetere, ripetere, ripetere. Ogni volta aumentavo il volume. Lui mi tirò in faccia la minerale. Io provai a spaccargli la bottiglia in testa, lui la bloccò, io lasciai e con la mano libera partì lo schiaffone". Avete fatto pace? "Mi offrirono un sacco di soldi per farlo in tv. Rifiutai sempre. Lui avrebbe voluto. Anche se continuava a considerarmi uno stronzo. E anche io". Raoul Bova? "E' un ingrato. Ho girato solo un film nella mia vita, un film sciagurato e trascendente, "Mutande pazze". E ho fatto debuttare Raoul Bova sul grande schermo. Una volta diventato famoso poteva anche, en passant, citare il fatto, no? Invece mai. Lo so, è una piccineria da parte mia. Mai una volta che avesse detto: "Ringrazio D'Agostino che mi ha scelto nel mucchio."". Stefano Folli... "Aveva dato la sua prima intervista da direttore del Corriere ad un mensile della destra post-fascista, e aveva parlato bene di Fini". Tu hai scritto: "Camerata Folli". "Gli ho telefonato per chiedergli scusa. Mi ha sbattuto la cornetta in faccia". Quanto tempo hai lavorato in banca? "Dodici anni. Ma intanto avevo cominciato a scrivere di musica. Ho fatto anche il disc-jockey al Titan, che era la prima discoteca rock per compagni sbandati ('77). Ho lavorato all'estate romana di Nicolini. Ho scritto per "Moda", il giornale di Vittorio Corona, dove mi inventai l'edonismo reaganiano, il look e quelle cosette lì". Michele Serra disse: "D'Agostino è tutto quello che io non sono, lui ama il look io la bellezza". "Infatti, il famigerato look ha stravinto anche a sinistra (il marinaretto D'Alema, il cachemirizzato Bertinotti, la chanellizzata Pollastrini). La bellezza serve ma non apparecchia la comunicazione. In fondo, cosa diceva Longanesi? "Il superficiale è l'unico essenziale"". Per chi voti? "Da Bertinotti ai radicali, da D'Alema a Rutelli, ho votato tutti. ma sempre a sinistra." Hai dato soprannomi a mezza Italia. "Pierfurby Casini, Daniela Santadeché, WalterEgo Veltroni, Marpionne". Fosti tu a definire Prodi "la mortadella dal volto umano". "E Cossiga il Gattosardo. De Benedetti è la Tigre di Compracem. Brass il Cinecologo dell'erotismo. Armani, Trenta e loden. Valentino è il Sarto Cesareo. Funari, la Forza dell'intestino. E Barbara, la Palomba". Non parli mai male della Palombelli. "Sono affetto da palombellismo. E' la mia ideologia politica, il cinismo romano (perché escludere, quando si può aggiungere?), l'andreottismo letta-letta (tra destra e sinistra, meglio il centro-tavola), la convinzione che qualsiasi problema si può risolvere attovagliati al Bolognese. Quello che oggi è tragedia, domani è farsa. Meglio evitare prese di posizione all'ultimo sangue". Di chi altri non parli male? "Di Cossiga, Boncompagni, Arbore. Renzo può anche stuprare la Angiolillo sugli scalini di Trinità dei Monti. Io scrivo che l'Angiolillo l'ha molestato oltre misura". Quali sono i salotti migliori secondo te? "Quelli che hanno il giusto mix. Il parrucchiere frocio, lo scrittore moscio, la poetessa lesbica, il compagno tradito dalla Storia, il prete mondano, l'imprenditore gagà. Deve esserci il poeta scalzo Valentino Zeichen ma anche Paolo Villaggio in pantofole, Lisa Vanzina e l'ultima zoccola della tv. Un salotto senza una bombastica sgallettata non è un salotto. Occorre farsi anche due risate". Qual è il giornalista che ti piace di più? "Filippo Ceccarelli. Scrive benissimo risparmiandoci il suo ego". Quello che non ti piace? "Mi irritano quelli che pur avendo talento, lo sprecano". Nomi. "Francesco Merlo. E' bravissimo. Ma perché spreca tutto quello spazio con i ricami? Che cos'è, il barocco siciliano?" C'è un pettegolezzo che non hai scritto? "L'ho scritto senza scriverlo. Quello di un esponente di primo piano di Forza Italia buttato fuori casa dalla moglie per aver messo incinta la sua amante. Ma siamo sotto elezioni. Ed è riuscito a farsi dare una proroga: farà fagotto il 15 aprile, ad urne aperte". La televisione che non ti piace? "Fabio Fazio. E' un trottolino amoroso. Veltroni in confronto è Attila. Marzullo è Jack lo Squartatore". Gioco della torre. Luca Sofri o Adriano Sofri? "Li butto tutti e due. Adriano Sofri ci racconterà mai quello che sa dell'assassinio di Calabresi?" Afef o Sonia Raule? "Afef è il massimo della simpatia maschile, tendenza finocchiona". Santanchè o Mussolini?" "Quando la duciona butta la bocca avanti è la commedia all'italiana che ti mangia" Cossiga o Andreotti? "Andreotti è dentro di noi. Ognuno di noi ha il suo pezzo di Andreotti". Travaglio o Santoro? "Travaglio è come il dottor House: elenca i misfatti delle persone con la freddezza di una Tac". Briatore o Della Valle? "Forza Briatore. Un gigante della comunicazione cazzona, quindi perfetta per i nostri tempi". Grasso o Dipollina? "Salvo Beniamino Placido. Grandissimo critico: ha applicato la cultura della contaminazione interdisciplinare alla tv". Il pettegolezzo è giornalismo? "E' l'unica forma di giornalismo. E di letteratura. Arbasino è stato un grande scrittore di gossip. "Fratelli d'Italia" è un libro di pettegolezzi. Come la "Ricerca del tempo perduto".". Il giornale più pettegolo in questo momento? "Tutta la stampa è piena di robaccia, che per me è roba buona. Io leggo e taglio di tutto. E pubblico. Forzando un po' il titolo. I quotidiani ammorbidiscono i titoli. Io li ravvivo. Prendi il Sole 24 Ore. Nemmeno quando cade il governo titolano "Prodi è caduto". Sono formidabili: riescono a fare titoli senza la minima asperità. Sono degli arrotondatori di titoli". Le cose peggiori che hanno detto su di te? "Quando facevo il lookologo a "Quelli della notte" dicevano tutti che ero gay". Sei gay? "No. Ma sono stato sempre di cultura gay. Sono frocissimo dalla cintura in su. Sono finocchio come è finocchia Afef, come è finocchia Irene Ghergo. La cultura etero è noiosissima". clsabelli@tin.it.

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Gli strateghi del Partito democratico sono convinti che la partita elettorale si gioca tutta al Nord (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E anche le candidature "nuove" riguardano le circoscrizioni di quella parte del Paese: l'operaio della Thyssen a Torino, Calearo capolista a Venezia assieme ai segretari della Cgil e della Cisl, Colaninno in Lombardia, assieme a Ichino e a Veronesi ecc. Io non contesto lo sforzo che sta facendo Veltroni con le candidature, i suoi discorsi e i raduni, per dare un segno diverso alla "questione settentrionale", rispetto a quello dato da Berlusconi e Bossi. Ma, a mio avviso, è uno sforzo che non si fonda su un'elaborazione politico-culturale con un respiro nazionale ed europeo: appare come una rincorsa all'avversario con una linea confusa. Un ministro del Nord-Est! La prima domanda a cui occorre dare una risposta è questa: c'è una "questione settentrionale" che affondi le radici nella storia del Paese? Non credo. Le vicende storico-politiche del Piemonte, della Liguria, dell'Emilia sono diverse da quelle del Lombardo-Veneto. Non sottovaluto l'esigenza di dare una risposta allo sviluppo che c'è nel Nord e quindi ai temi legati all'intensità dei traffici, degli scambi, del lavoro e del pendolarismo degli italiani e degli immigrati. Questi e altri temi non costituiscono una "questione", ma attengono alla governabilità dello sviluppo che coinvolge anche l'opera delle regioni dove la destra governa: Lombardia e Veneto. E la domanda di più autonomia, di federalismo, che pure c'è, non ha basi politico-costituzionali dopo il rigetto, con il referendum, delle "riforme" attuate dal governo Berlusconi. E la "questione settentrionale" può risolversi in un contesto nazionale in cui il Mezzogiorno degrada sul piano economico, sociale e civile? La dualità che ha caratterizzato lo sviluppo del Paese non si è attenuata. Anzi. I dati diffusi dalla Svimez a fine febbraio confermano l'allargamento del divario Nord-Sud anche nel 2007 e nelle previsioni del 2008, con un differenziale di mezzo punto di crescita, a sfavore del Sud, in entrambi gli anni. La spesa pubblica in conto capitale ordinaria al Sud è attualmente al 23% rispetto al 30% programmati. Eppure recentemente il governatore della Banca d'Italia, Draghi, ha detto che "il Paese non si riprende se il Sud non decolla". Ma la "questione meridionale" è sparita dal dizionario politico. Del Sud si parla per la mondezza di Napoli, i cannoli mafiosi di Cuffaro, le vicende giudiziarie calabresi ecc. Temi, sia chiaro, che richiamano le pesanti responsabilità dei governi regionali del Mezzogiorno, che coinvolgono il centro-sinistra e sono parte integrante della "questione meridionale" di oggi. Non mi stupisce che la destra nei suoi programmi e nelle sue posizioni politiche non abbia un progetto nazionale in cui c'è il Sud. La destra in quelle regioni non ha più una classe dirigente degna di questo nome: il suo programma si identifica nel Ponte di Messina e in una banca. Ma anche per il Pd non c'è più il Sud come grande questione politica. E non c'è perché non è in grado di rinnovare i suoi gruppi dirigenti, che in passato avevano assolto una funzione di stimolo e rinnovamento, e via via, nelle regioni in cui è stata al governo o all'opposizione, si sono omologati al vecchio modo di governare e di far politica. Nel Sud c'è anche un nodo politico grosso come una casa di cui nessuno parla. In Campania, Calabria, Lucania, Puglia, Abruzzo governa il centrosinistra: Pd più Arcobaleno. In Sicilia, dove si svolgono le elezioni regionali, la stessa coalizione ha candidato per la presidenza, in ticket, Anna Finocchiaro e Rita Borsellino, le quali sono entrambe candidate al Senato, in Emilia: la prima con il Pd, la seconda con l'Arcobaleno. Voglio dire che il tema del governo nel Sud coinvolge il Pd e l'Arcobaleno. Nessuno fa un bilancio critico per il passato e per l'oggi e nessuno ci dice come si conciliano le politiche meridionali del Partito democratico e di Arcobaleno, ammesso che ci siano, ormai separati a Roma, con le politiche regionali dove le due formazioni sono insieme nei governi e insieme si presentano in Sicilia. Insomma, la confusione è grande e comunque vadano le elezioni le prospettive del Mezzogiorno sono preoccupanti. E, come dice Draghi, lo sono per il Paese.

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"A 52 anni prendi la pensione" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Improvvisa fiammata sui costi della politica accende la campagna elettorale. Berlusconi ai suoi: attenti, non abbiamo già vinto "A 52 anni prendi la pensione" Fini accusa, Veltroni replica: la dò ai poveri, lui guadagna il doppio Fiammata sui costi della politica, con un duro scambio di battute tra Fini e Veltroni. Il leader di An, riprendendo la proposta di ridurre gli stipendi dei parlamentari avanzata nei giorni scorsi dal leader del Pd, ha detto: "Sei un pensionato di 52 anni che prende 5216 euro netti al mese". Immediata replica dell'ex sindaco di Roma, che percepisce quei soldi come ex parlamentare: "Non è stato possibile rinunciare a quei soldi - ha detto -, ma li ho usati per le cose in cui credo". E ha aggiunto: "Fini guadagna il doppio di me". Nel clima arroventato della campagna elettorale, Berlusconi ammonisce i suoi: non abbiamo già vinto. DA PAGINA 4 A PAGINA 6.

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"Sono gay dalla cintura in su" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Per alcuni è un pettegolo, un seminatore di zizzania, un superficiale. Per altri è un giornalista libero, informato, coraggioso. La maggior parte dei computer delle aziende e dei giornali italiani hanno il suo sito, Dagospia, perennemente aperto sui loro monitor. Lui, Roberto D'Agostino, incassa 300 mila visite al giorno e anche tante querele. "Soprattutto da altri giornalisti", si lamenta. Da chi per esempio? "Dal Corriere della Sera. Ostellino, Folli, Ermini..." Lo stesso Romiti... "Con lui ho risolto con una bella cena. Gli altri sono stati tremendi. Io mi aspettavo querele da banchieri, da politici, non da colleghi. E poi che cifre! Condannato a pagare 160 mila euro a Ostellino, per aver scritto che voleva tornare a dirigere il Corriere. Follia". La rubrica di Dagospia più famosa è Cafonal, la foto-cronaca di Umberto Pizzi delle cene dei salotti romani... "Il cafonalesimo è la cafoneria trasformata nel massimo rito sociale della comunicazione. Cafonal è l'esibizionismo pacchiano che travolge tutti. Tutti vogliono comunicare agli altri chi vorrebbero essere, tentando di far dimenticare chi sono veramente". Il campione del cafonal? "Il cafonal per eccellenza è Berlusconi, l'irresistibile parvenu brianzolo. Felice di aver messo un piedino nel salotto buono di Mediobanca. Quando Mediobanca non conta più niente, destinata ad essere inglobata dalle Generali". Altro cafonal? "Anna Finocchiaro. Atteggiamento da infermiera sadica ("Vieni qui, che ti infilo la supposta"). E poi va alla cene dell'Angiolillo con un groviglio di peli di un branco di lupacchiotti spiaccicati spacciati per un cappotto. E Veltroni. Il buonismo è cafonalissimo ipocrita". Cafonal economico? Ricucci? "Ma no, Ricucci non è cafonal, è ruspante". Dagospia è un affare? "Dagospia è stata la mia terapia. Superati i cinquant'anni, avevo bisogno di riprendermi dalle vicissitudini che avevo avuto con la carta stampata dove facevo pagine e pagine di vita pettegola su l'Espresso. Una rubrica chiamata Spia". Quali erano le tue fonti? "Feste tutte le notti. Anche tre a volta. Stare a casa a vedere la tv mi faceva passare la voglia di fare sesso. Alle cene conoscevo tutti e tutti mi raccontavano delle storie, anche i giornalisti. Mi dicevano: alla Rai è successo questo. Il giorno dopo sui giornali non c'era scritto niente. Non capivo per quale motivo loro non le scrivessero. E allora le scrivevo io. Poi ho commesso degli errori. Non ho capito che se scrivevo certe cose sull'avvocato Agnelli prima o poi pagavo". Che cosa hai scritto? "Una cazzata. Scrissi che ad Auckland Bertelli aveva detto che "l'Avvocato porta sfiga". Se avessi scritto "gufare" non sarebbe successo niente. Ma scrissi "porta sfiga". La parola sfiga è stata micidiale... Fine della mia rubrica sull'Espresso". Eri a spasso. "Barbara Palombelli mi consigliò: apri un sito, ti sfoghi e scrivi quello che ti pare". Tanto gossip anche su Dagospia... "All'inizio. Ma poi ho scoperto che l'economia e la finanza avevano preso il sopravvento sulla politica. Una settimana dopo aver lanciato il sito mi arrivò la notizia che Tatò, amministratore delegato dell'Enel, stava studiando lo sposalizio fra telefonini e televisione. Nel frattempo aveva fatto in modo che sua moglie Sonia Raule venisse nominata direttore dei programmi di Tele Montecarlo. Io all'epoca non ero così smaliziato da capire che dando la notizia avrei bruciato l'operazione. Titolai "Sonia e lumière" e successe un casino. Così capii che non erano le scopatine degli attori ad interessare i miei lettori, ma l'insieme gossip-potere- economia". I tuoi scoop? "Fui sbeffeggiato quando annunciai con due giorni di anticipo la nomina di Folli a direttore del Corriere. Nessuno ci credeva. Mi dicevano: "Così perdi credibilità"". Chi sono i tuoi informatori? "Il potere invisibile. Mi contattano persone insospettabili, quelle che muovono davvero il teatrino dei burattini". Non hai mai il sospetto di essere strumentalizzato? "Sempre". Cossiga è un tuo informatore? "E' di più. E' la guida spirituale di Dagospia. E' stato il primo a darmi fiducia. All'epoca della guerra da parte di Profumo e Geronzi a Maranghi per la conquista di Mediobanca, Cossiga scelse Dagospia come veicolo per picconare a difesa di Maranghi". Oltre Cossiga anche altri... Calabresi... Mieli... Rossella... "No. La verità è che tutti collaborano a Dagospia, in un modo o nell'altro". La tua vita. "Padre saldatore, madre bustaia. Sono nato in via dei Volsci, quella degli autonomi romani. Ho vissuto in quel quartiere fino a trentasette anni. Sono andato a lavorare a 18 anni, come ragioniere, alla Breda. Mia madre faceva i reggiseni su misura all'amante di un leader socialdemocratico. Ottenne una raccomandazione per la Cassa di Risparmio di Roma. Era il '68. Avevo 20 anni". Hai fatto il '68... "L'anno cruciale per me è stato il '64, Bandiera Gialla, Arbore, Boncompagni, Zaccagnini. Andavamo a via Asiago, nella sede Rai. Stavamo seduti lì, in studio, accanto a Lucio Battisti, Loredana Bertè, Renato Zero... E la sera andavamo al Piper. Una volta eravamo su una 500 con Renato Zero e avemmo un incidente. Finimmo dentro un negozio di pompe funebri in via Sicilia. Ci portarono al Policlinico. Zero, che allora non era ancora Zero, ma era già tutto truccato, capelli lunghissimi, pantacollant, lo ricoverarono direttamente al reparto femminile. La nostra passione era la letteratura anglo-americana. Ricordo il nostro incontro con Fernanda Pivano. Per noi era un mito. Ci presentammo io e Paolo Zaccagnini all'Hassler vestiti da Kerouac e Ginsberg de' noantri, gilet da mercatino dell'usato, jeans stracciati, capelli lunghissimi, proprio on the road. Entrammo ma non vedemmo nessuna signora beatnik. Dissi a Paolo: "Ci ha dato la buca". Poi il portiere: "La signora Pivano è quella signora bionda vicino al pianoforte". Rimanemmo a bocca aperta. Caschetto, tailleur, filo di perle, tacchetto basso. Era lei". Dagospia ti ha procurato un sacco di nemici. Celli. "La Rai per Dagospia è sempre una pacchia. Se ogni giorno faccio un articolo sulla Rai ho assicurati ventimila navigatori in più. Celli era il direttore generale della Rai. Litigare era inevitabile. Oggi siamo amici". Maria Angiolillo... "Ce l'ha con me perché scopro quando lei fa le sue cene di potere. Ma io le voglio bene. Per me è un mito di Roma, come Romolo e Remo. Quando la cito scrivo "Mariasaura Angiolillo, fondata nel 1918". E scrivo che accende il forno con la pietra focaia. Da piccola aveva come animali domestici due pterodattili". Afef... "Le sciure milanesi ce l'avevano con lei perché si era pappato Tronchetti Provera. Facevano a gara a mandarmi notizie. Linciaggio di carattere razzista con sottofondo di invidia. Afef giustamente si incazzò. Mi sono pentito di aver esagerato. Le ho chiesto scusa". Vittorio Sgarbi? "Su quello schiaffo ho campato per anni. Mi fermavano per strada e mi dicevano: "In quella mano c'ero anche io"". Perché lo schiaffo? "Eravamo all'Istruttoria di Ferrara. Sgarbi mi stava travolgendo con la sua parlantina. Ero in un angolo. Allora incalzai: "Professore de che? Sei un asino. Per tre volte hai fatto l'esame per la cattedra e per tre volte sei stato bocciato"". E lui? "Cominciò a urlare. Io gli ripetevo: "Asino. Bocciato tre volte. Asino. Bocciato tre volte". Artificio retorico. Ripetere, ripetere, ripetere. Ogni volta aumentavo il volume. Lui mi tirò in faccia la minerale. Io provai a spaccargli la bottiglia in testa, lui la bloccò, io lasciai e con la mano libera partì lo schiaffone". Avete fatto pace? "Mi offrirono un sacco di soldi per farlo in tv. Rifiutai sempre. Lui avrebbe voluto. Anche se continuava a considerarmi uno stronzo. E anche io". Raoul Bova? "E' un ingrato. Ho girato solo un film nella mia vita, un film sciagurato e trascendente, "Mutande pazze". E ho fatto debuttare Raoul Bova sul grande schermo. Una volta diventato famoso poteva anche, en passant, citare il fatto, no? Invece mai. Lo so, è una piccineria da parte mia. Mai una volta che avesse detto: "Ringrazio D'Agostino che mi ha scelto nel mucchio."". Stefano Folli... "Aveva dato la sua prima intervista da direttore del Corriere ad un mensile della destra post-fascista, e aveva parlato bene di Fini". Tu hai scritto: "Camerata Folli". "Gli ho telefonato per chiedergli scusa. Mi ha sbattuto la cornetta in faccia". Quanto tempo hai lavorato in banca? "Dodici anni. Ma intanto avevo cominciato a scrivere di musica. Ho fatto anche il disc-jockey al Titan, che era la prima discoteca rock per compagni sbandati ('77). Ho lavorato all'estate romana di Nicolini. Ho scritto per "Moda", il giornale di Vittorio Corona, dove mi inventai l'edonismo reaganiano, il look e quelle cosette lì". Michele Serra disse: "D'Agostino è tutto quello che io non sono, lui ama il look io la bellezza". "Infatti, il famigerato look ha stravinto anche a sinistra (il marinaretto D'Alema, il cachemirizzato Bertinotti, la chanellizzata Pollastrini). La bellezza serve ma non apparecchia la comunicazione. In fondo, cosa diceva Longanesi? "Il superficiale è l'unico essenziale"". Per chi voti? "Da Bertinotti ai radicali, da D'Alema a Rutelli, ho votato tutti. ma sempre a sinistra." Hai dato soprannomi a mezza Italia. "Pierfurby Casini, Daniela Santadeché, WalterEgo Veltroni, Marpionne". Fosti tu a definire Prodi "la mortadella dal volto umano". "E Cossiga il Gattosardo. De Benedetti è la Tigre di Compracem. Brass il Cinecologo dell'erotismo. Armani, Trenta e loden. Valentino è il Sarto Cesareo. Funari, la Forza dell'intestino. E Barbara, la Palomba". Non parli mai male della Palombelli. "Sono affetto da palombellismo. E' la mia ideologia politica, il cinismo romano (perché escludere, quando si può aggiungere?), l'andreottismo letta-letta (tra destra e sinistra, meglio il centro-tavola), la convinzione che qualsiasi problema si può risolvere attovagliati al Bolognese. Quello che oggi è tragedia, domani è farsa. Meglio evitare prese di posizione all'ultimo sangue". Di chi altri non parli male? "Di Cossiga, Boncompagni, Arbore. Renzo può anche stuprare la Angiolillo sugli scalini di Trinità dei Monti. Io scrivo che l'Angiolillo l'ha molestato oltre misura". Quali sono i salotti migliori secondo te? "Quelli che hanno il giusto mix. Il parrucchiere frocio, lo scrittore moscio, la poetessa lesbica, il compagno tradito dalla Storia, il prete mondano, l'imprenditore gagà. Deve esserci il poeta scalzo Valentino Zeichen ma anche Paolo Villaggio in pantofole, Lisa Vanzina e l'ultima zoccola della tv. Un salotto senza una bombastica sgallettata non è un salotto. Occorre farsi anche due risate". Qual è il giornalista che ti piace di più? "Filippo Ceccarelli. Scrive benissimo risparmiandoci il suo ego". Quello che non ti piace? "Mi irritano quelli che pur avendo talento, lo sprecano". Nomi. "Francesco Merlo. E' bravissimo. Ma perché spreca tutto quello spazio con i ricami? Che cos'è, il barocco siciliano?" C'è un pettegolezzo che non hai scritto? "L'ho scritto senza scriverlo. Quello di un esponente di primo piano di Forza Italia buttato fuori casa dalla moglie per aver messo incinta la sua amante. Ma siamo sotto elezioni. Ed è riuscito a farsi dare una proroga: farà fagotto il 15 aprile, ad urne aperte". La televisione che non ti piace? "Fabio Fazio. E' un trottolino amoroso. Veltroni in confronto è Attila. Marzullo è Jack lo Squartatore". Gioco della torre. Luca Sofri o Adriano Sofri? "Li butto tutti e due. Adriano Sofri ci racconterà mai quello che sa dell'assassinio di Calabresi?" Afef o Sonia Raule? "Afef è il massimo della simpatia maschile, tendenza finocchiona". Santanchè o Mussolini?" "Quando la duciona butta la bocca avanti è la commedia all'italiana che ti mangia" Cossiga o Andreotti? "Andreotti è dentro di noi. Ognuno di noi ha il suo pezzo di Andreotti". Travaglio o Santoro? "Travaglio è come il dottor House: elenca i misfatti delle persone con la freddezza di una Tac". Briatore o Della Valle? "Forza Briatore. Un gigante della comunicazione cazzona, quindi perfetta per i nostri tempi". Grasso o Dipollina? "Salvo Beniamino Placido. Grandissimo critico: ha applicato la cultura della contaminazione interdisciplinare alla tv". Il pettegolezzo è giornalismo? "E' l'unica forma di giornalismo. E di letteratura. Arbasino è stato un grande scrittore di gossip. "Fratelli d'Italia" è un libro di pettegolezzi. Come la "Ricerca del tempo perduto".". Il giornale più pettegolo in questo momento? "Tutta la stampa è piena di robaccia, che per me è roba buona. Io leggo e taglio di tutto. E pubblico. Forzando un po' il titolo. I quotidiani ammorbidiscono i titoli. Io li ravvivo. Prendi il Sole 24 Ore. Nemmeno quando cade il governo titolano "Prodi è caduto". Sono formidabili: riescono a fare titoli senza la minima asperità. Sono degli arrotondatori di titoli". Le cose peggiori che hanno detto su di te? "Quando facevo il lookologo a "Quelli della notte" dicevano tutti che ero gay". Sei gay? "No. Ma sono stato sempre di cultura gay. Sono frocissimo dalla cintura in su. Sono finocchio come è finocchia Afef, come è finocchia Irene Ghergo. La cultura etero è noiosissima". clsabelli@tin.it.

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L'artista: "Io debuttai a Torino: porta bene" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Alla fine Maria Laganà è contenta anche se ha speso dieci euro per la bandiera del Tibet: "Spero che in qualche modo serva per difendere la causa dei diritti civili in Tibet". Maria si è avvolta nel vessillo di quel Paese lontano. Gli altri che hanno sfidato il vento gelido sventolano gli stendardi e li fanno garrire insieme a quelli del Pd trasformando il comizio di Veltroni in una festa anche perché il popolo di Walter (circa 10 mila persone) ha doppiato quello di Berlusconi. Il maestro della cerimonia è Renzo Arbore arrivato a sorpresa a dar manforte a "quel quattordicenne che faceva la comparsa in uno dei miei spettacoli in tv. Allora c'era il bianco e nero e lui faceva domande sui cantanti". Aggiunge: "Ho debuttato a Torino e mi ha portato fortuna, spero porti fortuna anche a Walter". Veltroni si fa accompagnare dalla musica di Jovanotti e di quell'esperienza in tv sembra aver conservato il gusto per la regia che concentra in due momenti quell'immagine del Pd interclassista che l'ex sindaco di Roma insegue. Primo fotogramma: sul palco prende la parola Antonio Boccuzzi, l'unico operaio scampato alla tragedia della ThyssenKrupp. Tocca a lui ricordare i compagni uccisi nell'acciaieria e l'ottavo che si è ucciso perché non riconfermato in un altro posto di lavoro: "Ti hanno negato la dignità". Secondo fotogramma: Veltroni che ricorda il ruolo della famiglia Agnelli per Torino e soprattutto il suo rapporto con Giovannino che "ho conosciuto quando era alla Piaggio". Ricorda: "Mi disse che per alcuni mesi aveva lavorato come operaio nell'azienda senza che si sapesse la sua identità. Trovai questo fatto straordinario e oggi dico che abbiamo il dovere di realizzare i sogni e le idee di cui abbiamo discusso prima che morisse". Delusi quanti si aspettavano una presa di posizione sulla Tav. L'arrivo di Veltroni sotto la Mole ha permesso al Pd di riallacciare quel rapporto con la gente che in tanti davano per perso. Da ieri sera scatterà la guerra dei numeri ma il leader del pd ha fatto il pieno. C'è Maria l'insegnante e poi c'è Michele Prinzi, classe 1928 convinto che "Walter farà qualcosa per i pensionati". E poi i giovani di "attiVati" che hanno declinato su un grande striscione lo slogan "Si può fare" nei vari dialetti dell'Italia. In mezzo al popolo dei democratici i candidati alle Politiche che si agitano per farsi riprendere da telecamere e notare da giornalisti e i rappresentanti delle istituzioni quasi scompaiono. Si notano il sindaco, Sergio Chiamparino che firma autografi e la presidente della Regione, Mercedes Bresso che annuncia: "Adesso Walter è il mio segretario". Ma per i politici stare lontano dai riflettori è difficile e così alla fine è un assalto al palco. Salgono il sindaco, il presidente Saitta, i segretari Morgando e Romeo, il ministro Damiano e poi altri candidati. Veltroni parla a braccio ma inizia a mostrare la fatica di questo lungo viaggio in bus (ieri tappa numero 62). Alle 22,30 in punto chiude il comizio fra gli applausi e l'Inno di Mameli dopo aver spedito giù dal palco il dottor Marco Calgaro a seguire uno spettatore che si era sentito male. Walter è influenzato e dormirà al Sitea ma oggi si rimetterà in marcia per Pavia e Lodi.

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La rabbia dei 500 di Atitech "Noi, meno della monnezza" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Nella grande sala al sesto piano della sede di Alitalia, periferia Ovest di Roma, ieri erano in cinquanta: tre sindacalisti per ciascuna delle nove sigle, tutta la prima fila di Alitalia e di Air France-Klm. L'ultima trattativa per le nozze più tormentate della storia sono iniziate così: scontri all'esterno, una pletora di parti in causa dentro. Jean-Cyril Spinetta, gessato grigio, camicia a righe blu e cravatta a pois tipo Cavaliere di Arcore, ha salutato in italiano. Poi, scusandosi - "sapete, mi sento più sicuro" - è passato al francese per mettere in chiaro le cose: "Siamo interessati ad Alitalia, ma nessuno ci obbliga ad acquistarla. Il piano è doloroso ma poi decollerà: sono convinto che l'operazione sarà un successo". I numeri sono peggiori delle attese: 2.250 esuberi (con scivoli e cassa integrazione) e spacchettamento di Alitalia Servizi, la società che racchiude le attività di terra. Circa 3.200 persone verrebbero assorbite da Alitalia, altri 4.400 (compresi i lavoratori Atitech in rivolta) rimarrebbero sotto l'ala pubblica di Fintecna che avrebbe l'80% delle quote. I sindacati lamentano che fra due anni la nuova Alitalia avrebbe 11.000 dei 17.000 dipendenti di oggi. La proposta è lontana da ciò che chiedevano e sono tutti insoddisfatti: dall'Anpac ai confederali fino agli autonomi di Sdl. "Siamo più vicini alla rottura che all'accordo", spiega Marco Veneziani della Uil. Ma non è una rottura vera e propria. Spinetta ha chiesto tempo per rivedere la proposta e dovrebbe proporre un nuovo incontro già oggi: "Mi appello alla lucidità senza la quale nessuna soluzione potrà essere trovata". "Aspettiamo la loro mossa", sintetizza Fabrizio Solari della Cgil. Nel frattempo il Governo spera e procede con gli atti formali. Il Tesoro ha spedito la lettera di accettazione dell'offerta di Air France-Klm; di tutte le condizioni poste dai franco-olandesi per l'acquisto di Alitalia il Tesoro ne ha eliminata una: l'impegno a farsi carico della causa da 1,25 miliardi di Sea per i tagli a Malpensa. Prodi, subito dopo aver dato il via libera a 80 milioni di euro per la cassa integrazione a Malpensa, ha chiesto formalmente all'azionista di maggioranza, il Comune di Milano, di ritirare la causa. Verso sera alcuni contatti separati fra Prodi, Berlusconi e Letizia Moratti hanno prodotto un comunicato: la Sea è pronta a valutare "proposte di definizione anche stragiudiziale della vertenza". In breve: la soluzione del rebus Alitalia resta complicata. A forza di rinvii l'ultimo carrozzone pubblico è finito nel tritacarne della campagna elettorale nella fase più delicata della vendita. Ogni dichiarazione ieri evidenziava tutto tranne che le speranze intime: un accordo e la vendita. La Lega ha attaccato a testa bassa "il piano che distrugge Malpensa", Fini ha cambiato idea ("il piano francese ha più ombre che luci"), Veltroni ha tentato di arginare la sensazione di voler penalizzare Malpensa ("ci vuole gradualità nei tagli"), Berlusconi sta zitto e rinvia ai contatti riservati (ma smentiti dall'interessato) con Prodi. Per il Cavaliere parla Giulio Tremonti: "La trattativa dovrebbe proseguire, ma la Sea va ascoltata". Intanto il titolo crolla. Stamattina un'azione Alitalia vale il 29% in meno di ieri, la metà di lunedì mattina: 0,27 euro. E' la reazione fisiologica ad un'offerta di acquisto da nove centesimi ad azione.

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Berlusconi spera in un intervento degli imprenditori I suoi: "Ci lavora ancora, è il suo pallino da sempre" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I silenzi a volte gridano. Quello impenetrabile del Cavaliere su Alitalia è in realtà una pista che aiuta a capire cosa ne sarà della compagnia di bandiera, di quanti ci lavorano e di Malpensa. Berlusconi pubblicamente tace perché gli conviene. Ha le mani legate. Spera in qualche salvezza che arrivi dal cielo. Una sola parola sarebbe di troppo (e di gaffe ultimamente ne ha combinate), dunque i suoi gli consigliano di cucirsi la bocca. Addirittura il portavoce, Bonaiuti, ha smentito poche innocue battute filtrate da un incontro a porte chiuse con un gruppo di giovanotti, enfaticamente ribattezzati "difensori del voto". Berlusconi obbedisce a un'esigenza tattica: chi governa è ancora Romano Prodi, che sia lui a maneggiare la patata Alitalia, scottandosi le dita e ustionando magari Veltroni, alle prese con la "questione settentrionale". Il calcolo non è nobile né generoso, ma siamo a 25 giorni dal voto. Del resto, i suoi avversari stanno comportandosi allo stesso modo: Veltroni pattina tra gli ostacoli, preoccupandosi di non sbattere. Ai francesi bisogna dire di sì, "ma anche". Salvare la partnership e pure Malpensa, la capra e i cavoli... Intanto Walter prova a scaricare sul centrodestra la responsabilità di scegliere tra l'offerta-capestro di Air France e la consegna in tribunale dei libri di Alitalia. L'aggancio provvidenziale (per Veltroni) si chiama Moratti. È lei, il sindaco di Milano targato Pdl, che può far saltare la trattativa, insistendo con l'azione legale lanciata dalla Sea, 1 miliardoe 200 milioni di danni per la Malpensa ridotta a cattedrale nel deserto. Se vanno in scena gli avvocati, i francesi se la danno a gambe. Astuti, i ministri Damiano e Bersani voltano i riflettori su donna Letizia, per segnalare che "in questo momento è lei ad avere in mano il bandolo della matassa, se intende far fallire Alitalia può farlo...". Fiducia ben riposta: la Moratti è "irremovibile", faceva sapere ieri sera da Parigi, la causa andrà avanti. Air France ritira l'offerta? Pazienza. La Lega plaude, il Cavaliere però non si associa, a costo di regalare voti padani al Carroccio. E qui scatta la spiegazione numero due del silenzio: Berlusconi ha le mani legate. Qualcuno si spinge a dire (ma non esiste benché minima prova) che si sia messo di mezzo addirittura Sarkozy, che Silvio non voglia deludere l'amico Nicolas prima ancora di tornare al governo. Di sicuro, tramite Gianni Letta, Berlusconi è vincolato con Prodi a un via libera di massima per la vendita ai cugini d'oltralpe. Anche qui per ragioni non particolarmente sincere, semmai con l'obiettivo di non doversi mai più impicciare di Alitalia casomai tornasse al governo, di liberarsi della grana finché regna Romano. Non a caso il Cavaliere rispondeva ieri sera ai cronisti: "Abbiamo comunicato in via riservata la nostra posizione a chi conduce le trattative...". Da prendere come prova, appunto, che Letta sta trattando. Però con tanta difficoltà. Svela una gola profonda di via del Plebiscito: "La proposta francese ha spiazzato tutti. Perfino Gianni se l'aspettava meno indecente". E in verità, non così indecente se l'attendevano pure sull'altra sponda, da Prodi per arrivare a Bertinotti, confidando almeno di salvare l'onore nazionale. La proposta, invece, è pessima. Talmente sgradevole nella forma e brutta nella sostanza da far rivivere ipotesi archiviate nel libro dei sogni, come la cordata nazionale. Dicono intorno a Berlusconi che lui non ha mollato la presa, "è un suo pallino, ancora ci sta lavorando". Spera che Marcegaglia smuova le acque, che Assolombarda faccia un passo serio, che chi ha i soldi li metta, che qualche personaggio (da Ligresti a Tronchetti Provera) sia invogliato dalle novità. Una in particolare: lo Stato italiano pronto ad accollarsi 5100 esuberi di Az Service, più gli altri 1800-2000 dipendenti che se ne andranno a casa, più un prezzo base crollato così in basso da doversi chinare a raccoglierlo... Dieci giorni per mettere insieme quel che resta della "razza Padana", sempre che ne esista una.

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"Poste allarme rosso collasso per le elezioni" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LA LINEA DEL PD VENARIA SANITÀ L'INCHIESTALA DENUNCIA DEI SINDACATI MENTRE L'AZIENDA NEGA LE GIACENZE DIECIMILA PERSONE PER IL LEADER PD, DOMANI SERA FINI AL TEATRO NUOVO LO SHOW Gianni Bussolati* L'ESIBIZIONE PREVISTA PER DOMENICA All'interno "Dibattito sulla Tav ma senza Ferrentino e Chiamparino" Biglietti falsi per la Reggia consigliere nei guai Scontro Molinette Bufera su Galanzino infermieri spaccati "Poste allarme rosso collasso per le elezioni" Veltroni (in piazza) doppia Berlusconi Musical sul ghiaccio per raccontare 100 anni di Disney Il Grande Fratello dei gelosi I CONCORSI MIA FIGLIA E LA SCIENZA Tokio Hotel, concerto in forse Bill Kaulitz ha la bronchite Maurizio Tropeano Gianni Giacomino Marco Accossato Botte, insulti, bici rotte: la vita infernale dei portalettere Tredici denunciati Spiavano i partner con intercettazioni telefoniche illegali Massimo Numa "Il collasso vero arriverà con le elezioni, con la pubblicità di santini e candidati". Ad annunciarlo è una leader delle Rsu delle Poste Italiane, Delia Fratucelli, il giorno dopo l'inchiesta sui ritardi nel recapito. Un suo documento verrà ripreso, assicura Rifondazione Comunista, in un'interrogazione in Comune. Ma intanto, sono molte le reazioni. Ieri Poste Italiane ha ufficialmente smentito che in Piemonte ci siano trenta tonnellate di posta in giacenza, così come annunciato dal leader regionale Slc Cisl Mauro Armandi. Ma i sindacati fanno quadrato e arrivano anche i rappresentanti nazionali a dar manforte: il nuovo accordo sul recapito è rimasto inattuato. Il sistema, però, funziona, dicono dall'azienda. I cittadini vengono tenuti in grande considerazione, così come dimostrato dalla procedura conciliatoria, servizio unico nel suo genere in Europa e che permette rimborsi per i disservizi. I portalettere, però, restano sul piede di guerra. Alle carenze di personale e ai ritmi infernali si aggiunge il pericolo: aggressioni da parte di utenti e animali, lutti, infortuni. Zanotti ALLE PAGINE 48 E 49 CONTINUA A PAGINA 59È iniziato con un omaggio a Torino e con il ricordo di Giovannino Agnelli il discorso di Walter Veltroni a piazza Castello davanti a circa diecimila persone, più o meno il doppio di quelle che avevano accolto, proprio davanti a Palazzo Madama, il leader del Pdl Silvio Berlusconi. Sul palco è salito anche Enzo Arbore, che ha spiegato di essere pronto a comprare il pullman con cui Veltroni sta girando l'Italia. Anche Antonio Boccuzzi ha preso la parola, ricordando che proprio ieri era il compleanno di Giuseppe De Masi, uno dei suoi compagni morti alla Thyssen. Minello A PAGINA 53Il cantante, Bill Kaulitz, ha la bronchite, il concerto è in forse: se mai dovesse saltare l'esibizione dei Tokio Hotel la sera di Pasqua, per la Torino under venti sarebbe una tragedia. Per ora, comunque, pare che lo show si possa tenere regolarmente. Domenica alle 21 la megastruttura piazzata dall'architetto Isozaki in corso Sebastopoli 123 ospiterà la prima delle tre date italiane dei tedeschi Tokio Hotel. Il finimondo. Diecimilaquattrocento biglietti venduti, ovvero tutto esaurito. Ferrari A PAGINA 67 Presentato alla Fnac il musical on ice della Disney che arriverà dal 16 al 20 aprile (per la prima volta in Italia) al Mazda Palace per celebrare i cent'anni di magìa del mito dei fumetti e dei cartoon. Platzer ALLE PAGINE 68 E 69.

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Walter arriva con il pullman e brinderà con l'Asti spumante (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Domani alle 10 al Politeama Walter arriva con il pullman e brinderà con l'Asti spumante Prosegue il giro piemontese di Walter Veltroni. Il pullman verde domani arriverà ad Asti. Il Pd astigiano sta lavorando per mettere a punto il momento forse più significativo della sua campagna elettorale. Il leader nazionale è atteso dalle 10 al Politeama: è previsto l'intervento di un giovane candidato e la presentazione di Roberto Peretti, il sindaco di Villanova in corsa con il Pd per la poltrona di presidente della Provincia. Prenderà poi la parola Veltroni che probabilmente non mancherà di sottolineare la particolarità della situzione astigiana per come si è arrivati al voto per le Provinciali e come si sta dipanando lo scrontro tra Armosino e Cotto. Al termine è previsto un brindisi con l'"Asti spumante". Le bottiglie saranno fornite dal Consorzio di tutela, che già le aveva offerte in occasione del brindisi dello scorso anno durante la visita di Berlusconi. "Rispettiamo la par condicio dei brindisi. Il nostro Asti è il prodotto simbolo del territorio è ed giusto che anche i leader nazionali lo sappiano" fanno sapere dal Consorzio. Nel pomeriggio Veltroni sarà a Cuneo mentre in serata il pullman farà tappa a Sanremo. Il 31 è invece previsto l'arrivo di Dario Franceschini, vice segretario Pd, e del leader regionale Gianfranco Morgando. In cantiere anche un dibattito sui temi del lavoro con il ministro Cesare Damiano e non è esclusa una tappa astigiana per i ministri Rosy Bindi e Stefano De Caro.\.

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Veltroni: rimettiamo in moto l'Italia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ELEZIONI. PIU' DI 600 PERSONE AL COMIZIO Veltroni: rimettiamo in moto l'Italia [FIRMA]GIUSEPPE BUFFA BIELLA "Abbiamo i salari più bassi e gli stipendi dei parlamentari più alti. Non va bene". E il Walter nazionale incassa l'applauso più lungo, in una piazza Santa Marta arroventata dal sole e piena di gente. Sta parlando a braccio da quasi un'ora, dopo essere arrivato con 30 minuti di ritardo e dopo aver sfilato in via Dal Pozzo, stringendo mani e salutando fans adoranti: "L'autografo", "Grande Walter", "Dio, che emozione". Veltroni sorride a un parterre curiosamente bipolare: gente anziana e ragazzini. Molto rari i trenta-quarantenni. Ma del resto sono le 15, la gente lavora. In piazza ci sono lo stesso 6-700 persone, che Veltroni ipnotizza: "Gli stipendi dei parlamentari devono essere riportati alla media europea. E riduciamoli pure, i parlamentari: da mille a 570". E' alla sessantesima tappa del suo giro d'Italia, per far capire agli elettori "che è possibile fare ciò che finora non s'è fatto: aprire una stagione riformista". Il vecchio governo? "Nella stessa coalizione c'erano Dini, Mastella e Caruso: come potevano cambiare l'Italia? Ora quel tempo è finito. Il Pd ha chiuso con la sinistra radicale. I nostri rivali, invece, che hanno fatto? Hanno chiuso col centro, e hanno imbarcato la Mussolini e Ciarrapico, che fa il saluto romano di chi approvò le leggi razziali". Altro applausone, in una città medaglia d'oro della Resistenza. Poi si sterza sull'economia: "Vogliamo un'Italia in cui un'azienda nasca in un giorno, con un'autocertificazione e un solo documento: quello dell'Asl sulla sicurezza del lavoro". Il Paese, insomma, deve "diventare semplice, perché è troppo complicato: è inaccettabile essere ultimi per crescita del Pil a causa della burocrazia". Nessun riferimento a Biella; molti, invece, all'attualità: il pirata della strada romano, che ha ucciso due ragazze, è già agli arresti domiciliari? "E' inaccettabile, in Italia chi sbaglia deve pagare. Io sono ipergarantista, ma sto coi più deboli, ossia con le vittime della violenza". Berlusconi, mai nominato (lo chiama "il principale esponente" del centrodestra), viene tirato in ballo due volte: per la battuta fatta alla precaria e per un precedente del 2006. "Disse che i figli degli operai e degli avvocati non potevano essere messi sullo stesso piano. E invece sì! Tutti devono partire dalle stesse basi". In un tripudio di applausi, affiancato dalla studentessa Marta Bruschi che l'ha presentato alla folla, Veltroni proclama che "l'Italia va rimessa in moto", e che non può essere affidata a un Pdl "che vuole vincere solo per gestire il potere", e che propone "gli stessi ministri di prima": "E' coi governi democratici che c'è stata crescita economica e lotta alle disuguaglianze. Lo dice la storia, e ogni giorno sento crescere il consenso intorno al Pd. Lasciamoci alle spalle gli ultimi 15 anni, e apriamo una stagione nuova". E alle 15,56 scatta l'ultimo, lunghissimo applauso.

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Veltroni: "Le vostre richieste saranno tra le nostre priorità" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL LEADER DEL PD.COMIZIO AD AOSTA Veltroni: "Le vostre richieste saranno tra le nostre priorità" [FIRMA]ALESSANDRO CAMERA AOSTA "Veltroni hai portato in Valle d'Aosta il sole". Un saluto arrivato dalla platea di un teatro Giacosa pieno da scoppiare, che ha dato la misura di quale è stata l'accoglienza che il Pd ha riservato ieri al candidato premier Walter Veltroni in visita in Valle durante quella che l'ex sindaco di Roma continua a definire "una splendida esperienza in un Paese meraviglioso" e che alla fine lo avrà portato in 110 province. Folla assiepata nel teatro, sotto i portici di via Xavier de Maistre, in piazza Chanoux intorno ai due pullman; applausi a ripetizione per tutti i sessanta minuti di un discorso nel quale Walter Veltroni ha toccato i temi nazionali, ma anche, e con largo spazio, i problemi cari ai valdostani, dall'"intesa" alle infrastrutture, dalla montagna al parlamentare europeo. E proprio questi quattro punti sono stati oggetto di un cordiale colloquio tra Veltroni e i parlamentari valdostani uscenti Roberto Nicco e Carlo Perrin, riproposti per la tornata elettorale del 13 e 14 aprile dall'Alleanza autonomista progressista. "La Valle d'Aosta - hanno detto Nicco e Perrin a Veltroni - ha bisogno della "intesa", di un parlamentare europeo, di finanziamenti per le infrastrutture e di una nuova legge sulla montagna. C'eravamo quasi arrivati, ma la crisi del governo Prodi voluta dal centrodestra li ha bloccati". Da Veltroni è arrivata la garanzia "che questi provvedimenti faranno parte delle priorità di un Pd al governo". Sul palco del "Giacosa", prima di lasciare Veltroni alla "standing ovation" del popolo del Pd valdostano, a salutare il candidato premier è stata Erika Guichardaz, giovane impiegata valdostana. "Io - ha detto -, da sempre lontana dalla politica, con la nascita del Pd ho scoperto la voglia di fare politica per contribuire a cambiare il Paese. Ho sentito soffiare il vento del riformismo e del rinnovamento. Cambiare si può e insieme si può fare". Presentato da un emozionato Raimondo Donzel, segretario regionale del Pd, Walter Veltroni per un'ora ha parlato di tutto. Al centro l'Italia, ma subito a lato c'era la Valle d'Aosta. E via con la politica internazionale (il "Giacosa" ha tributato un applauso alla causa del Tibet insanguinato), con il rischio recessione, con i bassi salari e le pensioni povere ("che - ha detto Veltroni - devono aumentare"), con le famiglie che non arrivano a fine mese ("e che - per Veltroni - devono essere aiutate"), dei costi della politica (Veltroni ha ribadito che è tempo di ridurre gli stipendi dei parlamentari) con l'Alitalia (che non deve fallire) e con Malpensa (cui deve essere dato del tempo per trovare soluzioni alternative). "Il Pd - per Veltroni - ha detto basta con le alleanze contro". Berlusconi? Nel discorso di Veltroni, non c'è stato. Soltanto una risposta alla battute sul precariato: "Di precariato si può morire, non ci si può scherzare sopra". "E' l'ultimo miglio - ha concluso Veltroni - votare Pd, votare Nicco e Perrin, è fare dell'Italia un Paese nuovo, europeo".

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"Su Malpensa il Pdl ha tre facce" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VERSO LE ELEZIONI. IL CANDIDATO PREMIER DEL PARTITO DEMOCRATICO A VERCELLI "Su Malpensa il Pdl ha tre facce" [FIRMA]GLORIA POZZO VERCELLI Parte dall'agricoltura, "tema cruciale per il futuro del paese", il discorso di Walter Veltroni alla Borsa Risi di Vercelli. E non poteva essere altrimenti, dopo la presentazione del Forum tematico nazionale e l'introduzione tutta vercellese all'incontro con le opere di Bellizzi e Bosio. "E' necessario il ritorno a una dimensione agricola per ridare equilibrio al mondo in cui viviamo - ha esordito Veltroni -: la salvaguardia dell'ambiente, l'alimentazione, i nuovi propellenti e la risposta allo squilibrio alimentare del pianeta passano da questo crocevia". E poi via con i grandi temi dell'attualità e del programma elettorale. Dalla crisi che dagli Usa si sta ripercuotendo in Europa ("il governo Bush ha lasciato spazio agli aspetti più negativi del liberismo"), alla situazione economica italiana: "In questo paese le tasse vanno pagate come in tutto il resto del mondo, ma con una riduzione della pressione fiscale, che deprime le possibilità di crescita". E si alza il primo, lungo, applauso nel salone gremito di circa mille persone. "Vogliamo un Paese più semplice e meno barocco, in cui un'azienda nasca in un giorno, con un'autocertificazione e un solo documento: quello dell'Asl sulla sicurezza del lavoro". E poi spazio alla formazione: "Scuola, università e ricerca sono il cuore del futuro". Il discorso prosegue toccando temi più specifici, come la questione Alitalia-Malpensa: "Non dimentichiamo che si parla innanzitutto di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. Non si può prendere alcuna decisione in merito senza valutarne l'impatto sociale". Ringrazia il ministro Damiano, alle sue spalle, che "proprio oggi ha chiuso l'intesa per gli ammortizzatori sociali dei lavoratori di Malpensa", e ricorda come nel centrodestra ci siano ben tre diverse posizioni in merito: "Dobbiamo pensare a cosa questa grande divisione ci potrà portare nei prossimi mesi: vogliamo lasciarci alla spalle questi ultimi 15 anni o vogliamo continuare così? Di certo non possiamo permettere la precarietà per milioni di ragazzi del nostro Paese". E parte l'applauso più lungo e più sentito, anche se l'età media della sala è innalzata dall'assenza di quei venti-trenteni di cui si sta parlando. "Mi sono preso la responsabilità di dire che il centro sinistra non poteva più stare insieme - prosegue -. Corriamo da soli come avviene in Inghilterra e Spagna, con un solo gruppo parlamentare e un solo programma: crescita economica ma anche lotta alla povertà e vicinanza a chi soffre". Fa riferimento al pirata della strada romano che ha ucciso due ragazze per parlare di giustizia: "Gli arresti domiciliari sono inaccettabili, chi sbaglia deve pagare". Berlusconi consiglia alla giovane precaria di sposare il figlio? "Io avrei risposto proponendo l'istituzione del compenso minimo legale". Chiude con "solidarietà al popolo tibetano" e una certezza: "Se si vuole voltare pagina, il Pd è la scelta giusta".

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Costi della politica, Fini attacca Veltroni ma è boomerang Lo accusa di prendere la pensione, ma il leader Pd l'ha devoluta in beneficenza. Berlusconi il politico più ricco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Costi della politica, Fini attacca Veltroni ma è boomerang Lo accusa di prendere la pensione, ma il leader Pd l'ha devoluta in beneficenza. Berlusconi il politico più ricco Che fosse di gran lunga uno dei più ricchi parlamentari d'Italia era noto. Meno noto invece vedere che il suo reddito, con la politica, è quintuplicato. Dai 28 milioni (di euro) del 2005 Berlusconi è passato nel 2006 a oltre 139 milioni (sempre in euro). Al Senato il record è invece del suo avvocato Ghedini (ovviamente di Forza Italia) con più di 1 milione e 200mila euro. Intanto Fini attacca Veltroni che vuol tagliare gli stipendi ai parlamentari: "Ha una pensione da 5mila euro". Ma è un boomerang perché il leader del Pd fa sapere che quei soldi vanno in beneficenza e chiede al presidente di An quanto delle sue varie indennità vanno in progetti per aiutare chi sta male. Miserendino, Zegarelli e Ciarnelli alle pagine 2, 3 e 4.

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Il giornalista dispari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il giornalista dispari "Presidente mi consenta, lo dico da giornalista: metta le mani sulla par condicio, sennò io mi dimetto...". Il Tg4 multato dall'Agcom? Ghe penserà Silvio: "È una legge liberticida, volevamo abolirla ma l'Udc ce l'ha impedito". Per la terza volta in tre settimane Emilio Fede offre il Tg4 alla voce di Berlusconi che pare l'"omino dell'acqua della Libertà" nell'imitazione di Fiorello. Il sorrisone di Silvio in Blu è fisso come un jolly sullo schermo. Fede lancia il do all'uomo orchestra e gli porge assist a raffica: Presidente, come funziona il sistema di voto? E vai! la palla sfonda Casini e Storace: chi vota gli altri partiti del centrodestra fa il gioco di Veltroni. Rete. Presidente, "Veltroni l'ha accusato di aver stracciato il programma del Pd, non è vero, no?". Era una metafora ma Stalin non le capisce. Accuratamente evitato l'autogol su Alitalia. Presidente, lei ha fatto un logo... Eccolo: "Io difensore della libertà" numero verde 800.... La pubblicità progresso anti brogli va in onda a raffica."Qui il numero lo chiamo io per difendere il mio lavoro", lamenta Emilio. Ma dai, male che va lo manterrà la moglie... n.l. Il Corsivo.

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La mia pensione? Ho aiutato chi ha bisogno Veltroni ribatte all'attacco personale di Fini sui costi della politica: ha perso un'occasione per tacere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "La mia pensione? Ho aiutato chi ha bisogno" Veltroni ribatte all'attacco personale di Fini sui costi della politica: ha perso un'occasione per tacere di Bruno Miserendino inviato a Torino A UN CERTO PUNTO, nella sala della Borsa del riso a Vercelli, Veltroni si rabbuia e indica un foglietto con la dichiarazione di Fini: "Io pensionato d'oro a 52 anni? Era prevedibile che non riuscissero a fare campagna elettorale in maniera diversa, ma devo dire che stavolta il leader di An ha perso una buona occasione per tacere, quei soldi li do a chi ha bisogno.". È la campagna elettorale dei colpi bassi, quella che Veltroni ha giurato di non voler fare. Irrompe e stavolta il leader del Pd è costretto a replicare perchè Fini, da Porta a Porta, gli dà dell'ipocrita e della "faccia tosta" per aver proposto di portare gli stipendi dei parlamentari alla media europea. L'ha messa così il leader di An: "C'è una cosa che mi indigna: chi è quel pensionato di 52 anni che percepisce 5.216 euro di pensione ogni mese? Credo che gli italiani debbano saperlo. È Walter Veltroni, anche se dirà che li usa per l'Africa.". In effetti è risaputo che Veltroni ha chiesto di rinunciare all'indennità prevista alla fine del mandato europeo, ma non essendo possibile, ha usato i soldi per finanziare progetti di vari organizzazioni a favore di poveri e bisognosi. Lui lo ricorda visibilmente irritato: "Con la mia pensione ho fatto una cosa da cui Fini potrebbe prendere insegnamento, con quei soldi ho cercato di fare cose che facessero bene al prossimo". Aggiunta: "Potete immaginare cosa potrei rispondere sul modo in cui vivono molti di loro. Mi aspettavo che commettessero questo errore, ma sono cascati male". Segue polemica durissima. Fini insiste: "Questo errore lo rifarò volentieri, l'ho preso col sorcio in bocca". Dal pullman che va da Vercelli a Torino, Veltroni spiega dove vanno quei soldi. Primo: ha ricevuto il trattamento "che hanno tutti i parlamentari europei quando cessano il mandato". Secondo: "la somma di questo trattamento più lo stipendio di sindaco di Roma è pari alla metà di quel che ha percepito per anni Fini come parlamentare, vicepremier e ministro". Veltroni ricorda di aver finanziato vari progetti: 25mila euro alla Caritas, 25mila a sant'Egidio, 25mila all'Amref per una scuola in Africa, 25mila per un progetto a favore di ragazzi autistici. Conclusione al veleno: "Siamo certi che Fini, guadagnando il doppio del segretario del Pd, avrà certamente contribuito con cifre doppie ad aiutare chi ha bisogno e sarà in grado di documentarle". La vera domanda è come mai la proposta di Veltroni di ridurre gli stipendi dei parlamentari alla media europea, abbia provocato tanta irritazione tra gli avversari e gli ex alleati. Dopo Fini, anche Casini e sinistra radicale, con accuse di demagogia e ipocrisia. Segno che la proposta ha colto nel segno. Ieri Veltroni ha girato la Val D'Aosta e altre tre province del Piemonte; l'applauso più convinto l'ha ricevuto sui costi della politica e quando ha ricordato: "Non è giusto un paese in cui i salari sono i più bassi d'Europa, mentre gli stipendi dei parlamentari sono i più alti". Il leit motiv è questo anche ad Aosta, Biella, Vercelli e infine piazza Castello a Torino, davanti a 10mila persone: la politica "deve dare un segnale di sobrietà quando la gente tira la cinghia" mentre la recessione americana rischia di avere pesanti ricadute anche in Italia. Per un giorno, osserva Veltroni, a destra e a sinistra hanno taciuto, poi, visto che la proposta di abbassare gli stipendi dei parlamentari ha avuto un riscontro chiaro nelle reazioni degli elettori, si è scatenato l'inferno. Lui insiste, attacca la l'amministrazione Bush, "caricatura del liberismo" che ha travolto regole e ora rischia di travolgere borse ed economie, ribadisce che il Pd lavora su tre fronti: salari, pensioni, precariato. E ricorda che su Alitalia a Destra hanno tre posizioni diverse, come sulle pensioni e persino sulla politica estera. Su Berlusconi, senza nominarlo, si concede una battuta: "Su Alitalia alle due non aveva ancora letto i giornali. gli conviene leggere direttamente quelli di domani". Poi a Torino, Veltroni parla anche di sicurezza del lavoro, e non è un caso che sul palco, tra applausi commossi, ci sia Antonio Boccuzzi, operaio sopravvissuto al rogo della Thyssen e candidato del Pd, che ricorda: "Fosse vivo, oggi sarebbe stato il compleanno del mio compagno Giuseppe De Masi". Il leader descrive un paese che cresce troppo poco, con una politica sempre più affannata in polemiche che il cittadino non capisce, dove nessuno, in campagna elettorale, parla di doveri. Veltroni infatti dedica in tutti i comizi uno spazio per la drammatica vicenda delle due ragazze irlandesi travolte sulle strisce a Roma da un pirata della strada. E accusa: "Giravano su Internet immagini delle sue spericolatezze, ed è già agli arresti domiciliari. Non può accadere in un paese civile. Chi sbaglia deve pagare".

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Brogli, tormentone preventivo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Brogli, tormentone preventivo di Marcella Ciarnelli Mettere le mani avanti. Non si sa mai. I sondaggi (i suoi) sono lì ad inorgoglire il Cavaliere che già pensa a chi premiare e chi no dei fedelissimi con un posto nel Palazzo. Ma qualcosa può non funzionare, magari quel ragazzaccio di Veltroni all'ultimo momento ce la fa, ed allora è meglio mettere le mani avanti. Rispolverando un consunto spauracchio. Quello dei brogli. I comunisti, ex o post che siano, Berlusconi ne è convinto da sempre e lo dice da altrettanto tempo, sono capaci di rovesciare il risultato elettorale nel chiuso del seggio. Al momento dello spoglio. Ed allora allarme rosso. Un mese prima? Sì un mese prima e fino alla scadenza. Ed anche oltre se ci sarà bisogno di una giustificazione del perchè gli italiani non si sono fatti convincere. "Rivolgo un invito a tutti i cittadini capaci di dialettica che stanno dalla nostra parte a mettersi a disposizione nelle sezioni elettorali per evitare che il voto venga cambiato dai professionisti dei brogli siccome, secondo i nostri esperti, nelle ultime elezioni ci sono stati sottratti quasi un milione di voti e noi non vorremmo che questo capitasse ancora". Il Cavaliere traccia il solco e Schifani lo difende. Al broglio, al broglio, grida Berlusconi. Il colonnello fa l'eco. "Nelle scorse elezioni al Senato, per cui è noto votano meno elettori, ci sono state più schede bianche rispetto a quelle della Camera. Il timore è che siano scomparse o siano state manipolate, anche se non c'è una prova concreta. Questa volta ci stiamo attrezzando con migliaia e migliaia difensori del voto" annuncia il capogruppo al Senato. E scende in campo, a suo modo, anche Beppe Pisanu. Sì proprio il ministro dell'Interno in carica all'epoca del milione di voti spariti secondo l'ardita e di parte interpretazione di Berlusconi, messo sotto accusa proprio perchè il Viminale non ci stette ad una vigilanza di parte. "Se si lancia un allarme preliminare non è male, servirà ad impegnare tutti ad evitarli ed a scongiurarli" spiega Pisanu con la cautela che gli è propria. Che non è di Gianni Alemanno, il candidato sindaco a Roma, che punta il dito sulle cinque schede che gli elettori della capitale si troveranno a dover votare. Troppe, si può fare confusione. "E poi ci sono presidenti e scrutatori di sinistra". Quindi c'è il rischio "di una sommatoria tra possibili errori e valutazioni discrezionali". A parlare di brogli è anche Pierferdinando Casini. Ma quelli che "rigurdano l'informazione: stanno facendo di tutto per non farci vedere in tv". Vigilare, bisogna vigilare. Silvio Berlusconi ha messo su le antenne. In questi giorni è più che mai impegnato a proporre ricette miracolose, a impegnarsi per il futuro, a conteggiare quanti saranno i senatori in più che gli consentiranno di poter gridare ad una vittoria piena. Il nodo è tutto lì. C'è chi gliene assegna una ventina con la Lega a condizionarlo. I sondaggi che lui ha sul tavolo non vanno oltre i dieci. Troppo pochi. Bisogna continuare a lavorare con lena. Dalla mattina alla sera. "Sono quasi in odore di santità" gigioneggia il Cavaliere modello Padre Pio. In Fondo a Destra.

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Saremo noi l'ago della bilancia. Anche al Senato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del MARIO BACCINIEx Udc, fondatore della Rosa Bianca e candidato a sindaco di Roma, per le politiche punta al 10% "Saremo noi l'ago della bilancia. Anche al Senato" di Natalia Lombardo/ Roma Mario Baccini, ex ministro nel governo Berlusconi, uscito dall'Udc ha creato la Rosa Bianca con Tabacci e Pezzotta. Alle politiche sono alleati con Casini. Come si sente ad avere abbandonato Berlusconi? "Io non ho abbandonato nessuno. Il movimento "Una Rosa per l'Italia" nasce perché quindici anni di bipolarismo hanno prodotto solo tifoserie. Sono uscito dalla logica della "casta"". Chi ci mette, nella "casta"? "Non chi fa politica da tanto tempo, ma chi insiste per votare con la stessa legge elettorale. Produrrà un risultato identico al precedente e porterà alla paralisi del paese. O quelli che, per un privilegio personale, evocano elezioni e scontri anziché pensare alle riforme possibili. Questa è la "casta"". Parla di Berlusconi? Veltroni voleva cambiare la legge elettorale. "Parlo di tutti e due gli schieramenti: il Pdl, il Pd. Non siamo nati per tifare Veltroni o Berlusconi, ma per rompere questo sistema, per agire anziché parlare. A questo progetto si è unita l'Udc di Casini". Casini si è "unito" a voi? Ma lei e Tabacci venite dall'Udc... "Sono uscito dall'Udc perché non ha rispettato il mandato congressuale". Quello di autonomia da Berlusconi? "Sì, rompere il bipolarismo, cambiare legge elettorale e creare un grande partito dei moderati. L'Udc ha scelto di allearsi di nuovo col centrodestra. Io sono rimasto dov'ero e ho fondato la Rosa Bianca con Tabacci e Pezzotta". Come nucleo di un Grande centro? "Siamo partiti senza paracadute, sapendo che ci sono grandi possibilità di non rientrare in Parlamento. Mi sarei potuto accomodare con qualche privilegio da una parte o dall'altra. Siamo coerenti, se andremo in Parlamento è perché l'avranno voluto i cittadini e non i partiti, macchine per macinare il finanziamento pubblico". Scusi, ma avete creato l'ennesimo partitino... "No, il nostro è un movimento. Abbiamo preso atto del rientro dell'Udc sulle nostre posizioni e realizzato la Costituente di una Unione di centro, per la buona politica, per modificare un sistema già nel prossimo Parlamento". Nel caso di pareggio al Senato chi appoggerete? "Saremo determinanti. I nostri gruppi parlamentari saranno l'ago della bilancia, daremo le carte anche sulle intese per le riforme". Insomma, se Tabacci era la spina nel fianco di Berlusconi, con lei e Pezzotta sarete la "spina nel fianco" al cubo, alla terza?... "Ma no, saremo il pungolo contro gli inciuci e i compromessi. Per riscrivere la legge elettorale, rimettendo le preferenze o le primarie per legge". A chi pensate di togliere voti? "Non si tratta di togliere voti, ma di recuperare consenso di blocchi sociali dei quali rappresentare i bisogni. Raccogliamo l'appello di Betori e della Cei". Quanto vi aspettate di ottenere? "In Italia c'è almeno un 10 per cento di persone che potrebbe votarci". Quindi pensate di superare l'8 % e entrare anche al Senato? "In molte regioni potremo avere una rappresentanza forte anche al Senato". Quali? "La Sicilia, il Veneto, il Lazio, la Campania, la Calabria, la Puglia". La Rosa può pescare voti sia dal Pdl che dal Pd, però. "Sono voti che ci hanno già rubato, distruggendo il ceto medio e la borghesia. Sono voti in libera uscita ora divisi da un bipolarismo appoggiato sulle estreme, a destra e a sinistra. Veltroni tenta di spostarsi al centro senza riuscirci. Berlusconi anche, ma la gente sa che sono sempre gli stessi attori". Berlusconi si è spostato a destra? "Si è decisamente spostato a destra". Lei si candida anche a sindaco di Roma e sfida Ciocchetti dell'Udc. Eppure alle politiche siete insieme. "Siamo due forze politiche distinte. Non corriamo insieme". Nel caso di un ballottaggio fra Rutelli e Alemanno chi appoggerebbe? "Io sono sceso in campo per vincere. Ora non penso alle alleanze". Rinviamo la domanda al 15 aprile? "Arrivederci".

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Sicurezza, precariato e donne Così il Pd vuole cambiare l'Italia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Sicurezza, precariato e donne Così il Pd vuole cambiare l'Italia di Bianca Di Giovanni/ Roma Ciascuno faccia la sua parte: anche i politici. È una delle parole chiave del "Veltroni-pensiero". Non si tratta tanto (o solo) di risparmiare, quanto di ridare credibilità alla politica. Come? Con una raffica di misure che puntano a smantellare una fitta rete di privilegi. Per esempio: applicare il metodo contributivo anche alle pensioni dei parlamentari. Oppure eliminare dai compensi di deputati e senatori quello relativo alla segreteria. Cancellare i "portaborse" e istituire uffici che offrano servizi a più parlamentari. Questa "piccola" rivoluzione consentirebbe di ridurre di un terzo l'attuale remunerazione di senatori e deputati. Al loft è già pronto un decalogo contro la Casta, che sarà diffuso nei prossimi giorni. Una società più equa e meno diseguale: questo uno dei problemi da affrontare nell'Italia del Terzo Millennio. Più dignità ai lavoratori con il riconoscimento del merito e con un giusto compenso. Per questo si punta a sostenere i redditi più bassi, cioè a garantire un compenso minimo. Per i dipendenti si pensa alla riduzione del cuneo fiscale sul salario. Per i precari si punta a sperimentare un compenso minimo fissato con l'accordo delle parti sociali con l'obiettivo di raggiungere 1.000 /1.100 euro netti mensili. Questa misura (che sarà la prima nel futuro governo) ha già provocato reazioni (negative) in Confindustria. Emma Marcegaglia ha parlato di "rigidità". Strano che quando i lavoratori accettano la sfida della concorrenza e ne chiedono una ricompensa si parli di rigidità: non si fa lo stesso con i manager. Lotta alla precarietà comunque non vuol dire solo più soldi in tasca, ma anche più diritti. Per questo si vuole estendere a tutti i lavoratori le tutele fondamentali, secondo il principio della carta dei diritti. Ovvero: maternità, malattia, ferie. Non c'è solo l'economia, c'è anche la vita con tutti i suoi "colori". Per questo nell'alfabeto veltroniano trovano spazio slogan come dare credito alla creatività dei ragazzi. Che vuol dire offrire la possibilità di prestiti a condizioni vantaggiose per chi inizia un'attività. Una parola che non può mancare nel "dizionario democratico" è la crescita. Negli ultimi 12 anni abbiamo perso 11 punti di prodotto interno lordo rispetto agli altri Paesi europei: 170 miliardi in meno rispetto a Francia, Germania e Gran Bretagna. Il ritardo sta in due parole: le donne e il Mezzogiorno. Metà del Paese bloccato dalla mancanza di infrastrutture. L'altra metà del cielo bloccata dalla mancanza di aiuti alla famiglia e all'occupazione. Sono le donne l'asso dello sviluppo sostiene Veltroni. Che qui tocca il punto di maggior distacco dal suo rivale Silvio Berlusconi. Il leader del Pdl invita a sposare un milionario: forse anche perché con il quoziente familiare alle donne stare a casa conviene. Il leader del Pd punta a rendere il lavoro compatibile con la famiglia. Di qui, incentivi fiscali alle aziende che assumono donne, ma anche per chi eroga servizi alle famiglie. Ancora: asili nido a orario continuato e per tutto l'anno, per i genitori la dote fiscale per ciascun figlio. Una società più severa non può fare a meno di più sicurezza: più poliziotti, più mezzi alle forze dell'ordine, ma anche più tecnologia. Per esempio la rete a larga banda consente di dotare i cittadini più esposti di congegni d'allarme poco costosi e molto funzionali.

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Il governo preme sulla Moratti: via il ricorso Sea La richiesta di danni può far saltare la vendita. Alitalia perde un altro 30% in Borsa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il governo preme sulla Moratti: via il ricorso Sea La richiesta di danni può far saltare la vendita. Alitalia perde un altro 30% in Borsa di Roberto Rossi/ Roma CAUSA Più della vertenza sindacale sarà il nodo relativo a Malpensa a decidere il destino di Alitalia. La richiesta di danni per 1,250 miliardi di euro che Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi, ha avanzato nei confronti della compagnia italiana è la spada di Damocle che pende sulla trattativa con Air France. Ne sono convinti i francesi, che hanno chiesto garanzie al governo perché la richiesta rientri, ne è convinto lo stesso Palazzo Chigi che ieri ha inviato una nota alla società. Poche righe nelle quali si chiede che "Sea ponga in essere ogni comportamento coerente con la finalità di favorire la positiva conclusione dell'accordo tra Air France e Alitalia ritirando il ricorso presentato contro quest'ultima". Poche righe che aprono di fatto un braccio di ferro tra l'esecutivo - che ieri ha siglato un accordo con le istituzioni locali lombarde sulla realizzazione del programma di gestione della crisi occupazionale di Malpensa - e il sindaco di Milano Letizia Moratti (il Comune è il principale azionista di Sea). La Moratti, in un'intervista, ha spiegato che la società aeroportuale avrebbe portato avanti l'azione risarcitoria. Anche a costo di far fallire Alitalia. "Prima di arrivare al fallimento - ha detto la Moratti - è sempre doveroso cercare un'altra soluzione, sebbene neppure il fallimento significhi di per sè una catastrofe". Una posizione che ha scatenato la reazione del governo. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano, dopo aver firmato un accordo per le casse integrazioni di Malpensa con le istituzioni locali e la stessa società aeroportuale, ha fatto sapere che "alla decisione di revoca il governo subordinerà ogni ulteriore iniziativa". In serata, poi, in una nota la Sea ha parzialmente aperto uno spiraglio alla trattativa. Secondo la società la rinuncia da parte di Sea "al diritto fatto valere in giudizio non è proponibile", ma in ogni caso la società è "disponibile a valutare proposte di definizione anche stragiudiziale della vertenza, a condizione che venga riconosciuto il danno che Sea stessa sta subendo per effetto degli inadempimenti di Alitalia, e che si creino i presupposti di mercato per un nuovo sviluppo dell'aeroporto di Malpensa". E tra i presupposti la Sea ha chiesto la parità intercontinentale tra Milano e Roma. Attorno alla Moratti, e alle posizioni della Lega, si è spostato una fetta del Popolo delle Libertà. Dopo giorni di tentennamenti, anche il leader di An, Gianfranco Fini, ha bocciato in maniera definitiva il piano di Air France. "Ieri - ha detto Fini - ho parlato di luci ed ombre. Oggi vedo che le luci sono più deboli e le ombre sono più forti". Resta da chiarire, invece, che cosa pensa Silvio Berlusconi. Dopo aver definito il piano di Air France uno "smacco per il Paese", l'ex premier ha dichiarato di aver fatto conoscere "la nostra posizione in via riservata a chi sta conducendo la trattativa". Un'affermazione smentitta da Palazzo Chigi che ha precisato di non aver ricevuto "nessuna comunicazione". Anche il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni è tornato sull'argomento. "Alitalia non deve fallire - ha detto ieri ad Aosta -. È gravissimo sostenere questo perché ci sono migliaia di lavoratori che rischiano il posto di lavoro". "Non c'è nulla di male - ha continuato Veltroni - che ci sia una partnership internazionale. Ma ci sono due varianti che devono essere tenute in conto: non deve esserci un prezzo sociale troppo alto e bisogna discutere seriamente del destino di Malpensa". Che per Veltroni può essere "l'altro grande hub italiano". E per questo ci vuole "gradualità nel processo di dismissione dei voli". In attesa di definire il caso Malpensa, ieri il governo ha aderito formalmente all'offerta di Air France in sette punti. Tra questi anche alcune garanzie chieste ad Air France in relazione alla politica aerea, allo status della linea aerea, alla salvaguardia dell'identità nazionale, alla presenza di un consigliere di nomina di un rappresentante italiano nel cda del gruppo Af-Klm. Inoltre il Tesoro ha precisato che gli impegni non saranno vincolanti in caso di migliore offerta. Offerta alla quale la Borsa però non crede. A Piazza Affari Alitalia ha subito un nuovo tonfo (-29,3% a 0,27 euro). Il titolo sta di fatto avvicinandosi ai 10 centesimi messi sul piatto da Air France. Il che vuol dire che il mercato scommette sulla vittoria francese. Con o senza ricorso della Sea.

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E la mossa di cgil, cisl e uil spiazza il pd - goffredo de marchis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia Il partito di Veltroni vuole evitare di forzare la scelta a favore dei francesi: "Ora serve una soluzione bipartisan" E la mossa di Cgil, Cisl e Uil spiazza il Pd Il "loft" spinge per il dialogo: "Non possiamo restare con il cerino acceso in mano" GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - "Certo, l'offerta di Air France è particolarmente dura. Mai come in questo momento c'è bisogno di una scelta condivisa, centrodestra e centrosinistra devono decidere insieme". Walter Veltroni non nasconde la sua preoccupazione per la vicenda Alitalia, che è drammatica di suo e s'incrocia con la campagna elettorale. Ecco perché soprattutto oggi e in questo particolare passaggio vale la pena spendere la parola dialogo, puntare a una via d'uscita bipartisan. Per il Partito democratico, partito di governo ma che vuole essere nuovo rispetto all'esperienza Prodi, c'è un doppio problema da fronteggiare: il ridimensionamento di Malpensa (con i voti del Nord in ballo) e le condizioni per l'acquisto poste dal gruppo franco-olandese che vengono respinte dai sindacati, compresi quelli vicini al Pd, e coinvolgono migliaia di lavoratori. Dunque, la parola d'ordine per il momento è fare finta di niente anche quando il Popolo delle libertà cavalca strumentalmente il no ad Air France. Su Alitalia è necessario cercare davvero un confronto con il Pdl, proprio come si fa o si dovrebbe fare sulle riforme istituzionali e la legge elettorale. Il responsabile economico del Pd Giorgio Tonini infatti ragiona sul futuro: "Noi potremmo dire che il buco dell'Alitalia è cresciuto proprio durante gli anni del governo Berlusconi e lo sappiamo bene. Che di Malpensa Formigoni e i sindaci di Milano si accorgono soltanto adesso. Ma il punto oggi è: cosa facciamo, tutti insieme, della compagnia di bandiera?". La posizione di Veltroni, prima del via al tavolo con il presidente di Air France Spinetta e i sindacati, era chiara: sì alla vendita ai francesi, fare di Malpensa un secondo hub italiano, evitare a tutti i costi il fallimento di Alitalia. Ma ora le sigle dei lavoratori sono scese sul piede di guerra, attaccano il governo e Tonini ammette che il progetto con cui Air France si è presentata nella sede della compagnia "complica la situazione". "Non possiamo forzare una scelta su Air France contro la metà del Paese", spiega Tonini che ricorda anche la particolarità del momento. "Il governo è in carica e ha lavorato a lungo su questa trattativa, ma non ha la fiducia delle Camere". Ora che si profila il niet dei sindacati (e fra le sigle alcune hanno come riferimento il Partito democratico, a cominciare dalla Cgil) il tema diventa ancora più caldo. Per questo Veltroni teme che si voglia "lasciare il cerino" in mano al Partito democratico. E si appella perché "non si cavalchi in maniera cinica una questione delicatissima". Ma la posizione di Berlusconi qual è? Per dialogare bisognerebbe cominciare da lì. Lo spiega a muso duro Achille Passoni, segretario confederale della Cgil e candidato in posizione sicura per il Pd in Toscana (l'altro cigiellino nelle liste Democratiche è Paolo Nerozzi). "Non vengano a chiedere il senso di responsabilità solo al sindacato. Lo devono dimostrare tutti, l'azienda e i lavoratori", dice Passoni. Da sindacalista Passoni osserva che "il ricatto di Air France è altissimo". Da futuro deputato ammette l'utilità di un tavolo, capisce che per Alitalia la soluzione passa per un accordo bipartisan, che non spacchi la politica e il Paese. "Ma Fini e la Lega - aggiunge - fino a poche ore fa sostenevano tesi opposte. E soprattutto non abbiamo ancora capito come la pensa Berlusconi".

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Veltroni contro la moratti: "parole gravi" - aldo fontanarosa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia Berlusconi: la nostra posizione è nota a chi conduce la trattativa. Il governo: dal Pdl nessuna comunicazione Veltroni contro la Moratti: "Parole gravi" Fini: aumentano le ombre. Bersani: se la vendita salta, la compagnia aerea collassa ALDO FONTANAROSA ROMA - Sostenere che Alitalia può anche fallire e che il suo crollo non sarebbe di per sé "una catastrofe", come ha fatto Letizia Moratti nell'intervista a Repubblica di martedì, "è una cosa gravissima". "Non sono affatto d'accordo con il sindaco di Milano", dice Walter Veltroni, "perché qui ci sono in ballo migliaia di posti di lavoro". Veltroni quindi si augura che la Sea (società che gestisce Malpensa, controllata dal Comune di Milano) rinunci alla causa da 1,25 miliardi contro Alitalia, accusata di voler penalizzare l'aeroporto lombardo. La causa è un enorme ostacolo alla vendita di Alitalia ad Air France. E se la vendita salta", spiega il ministro Bersani, "si determina un solo effetto: il collasso della compagnia aerea, il suo effettivo fallimento". Il rischio, in verità, non spaventa troppo due altri ministri: Antonio Di Pietro dice che "un governo in scadenza non dovrebbe decidere", mentre Bianchi (Trasporti) accusa ora Air France di dettare "clausole vessatorie", inaccettabili. In questo nuovo scenario, che cosa pensano i capi del Popolo del Libertà? Tre giorni fa, da Catanzaro, Fini aveva aperto ad Air France. Il suo parere sulla trattativa era "tendenzialmente positivo". Ieri invece l'ex ministro degli Esteri ha scelto il fronte del no: "Aumentano le ombre. Air France offre appena 10 centesimi per azione di Alitalia contro i 35 ipotizzati a dicembre; gli esuberi salgono a 7.000, mentre il piano di rilancio della nostra compagnia è scarso. Ha ragione la Cisl: il governo porta avanti la trattativa in modo demenziale". E se lo stop della Lega resta scontato ("Air France valuta Alitalia 130 milioni", dice Calderoli, "la metà del costo di un jumbo"), Berlusconi si ritrova al centro di un giallo. A ora di pranzo, il Cavaliere rifiuta ogni commento sul caso "perché - spiega - non ho letto i giornali". In serata poi assicura di aver comunicato le sue idee, ma in via riservata, "a chi porta avanti le trattative". Palazzo Chigi precisa di non aver ricevuto alcun segnale. Resta agli atti che il capo del Popolo delle Libertà non ha espresso un no alla trattativa con i francesi, almeno in pubblico. Se questa scelta del Cavaliere può essere letta come una apertura ad Air France, lo si capirà nelle prossime ore.

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E tra i volti di piazza castello spunta a sorpresa renzo arbore - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Torino Bandiere del partito, ma anche del Tibet. Diecimila persone, battute e applausi. Poi tocca a Boccuzzi E tra i volti di piazza Castello spunta a sorpresa Renzo Arbore (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) A Renzo Arbore il ruolo del mattatore: "Da Veltroni comprerei anche una macchina usata. Anzi, quando lascia il pullman quasi quasi me lo compro". L'introduzione è di due giovanissime: la bionda e la mora, studentesse illuminate sulla strada della politica. "Se non fosse piazza Castello potrebbe essere Sanremo", se la ride il solito cinico che non riesce a mettere da parte la tendenza sabauda a un pizzico di dissacrazione. Ma dopo Arbore è Boccuzzi, cambio di scena. Arriva l'attacco a Berlusconi: "La battuta del Cavaliere sulle donne precarie che devono cercarsi il ricco da sposare è un'offesa a tutti noi". La piazza applaude, diecimila persone è il verdetto finale, le bandiere si agitano senza sosta, i cellulari catturano immagini. Quelle bianco-rosso-verdi del Pd, ma anche quelle del Tibet, portate in piazza in quantità dall'entourage del sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti. A chiacchierare con i suoi in attesa dell'inizio. Più defilati i radicali, anche loro avvolti dalle bandiere tibetane. Sotto il palco, in posizione di maggiore visibilità, i Moderati di Portas. Missione (impossibile?), mandare il leader Giacomo a Roma: "Si può senz'altro fare". Fra i più entusiasti i cinquanta arrivati in pullman da Piossasco. Due giorni fa hanno fondato il circolo, adesso sono in piazza con due ore di anticipo per non perdere il contatto diretto con l'atmosfera più calda. Lì accanto tre giovanissimi, due già convinti, il terzo no. Si chiama Mattia ed è venuto perché è il suo primo voto e non sa proprio dove sbattere la testa. "Oggi da Veltroni, giovedì vado a sentire Fini. Poi decido. Si fa così, no? Cerco di capire cosa ci possono offrire, non è facile". E a proposito di giovani, per la piazza si aggira Claudio Ferrentino, che oltre ad essere un attivista convinto del Pd è pure il figlio del presidente della comunità montana Antonio. è uno dei quattro ragazzi che dovrebbe salire sul pullman di Veltroni a salutarlo, come avviene a ogni tappa. Ogni volta la stessa scena. I ragazzi si entusiasmano e chiamano casa chiedendo a Walter di mandare un saluto a casa. "E se Claudio gli passasse papà Antonio, schierato per la Sinistra democratica? Potrebbe nascere un bel dibattito sulle infrastrutture", sfottono gli amici. Claudio è carico, sfoggia la sua felpa "Attivati", slogan lanciato a misura di giovani. L'iniziativa è nazionale, spiega, ma a Torino "è passata dal virtuale al reale. Apriamo una piccola sede e siamo già in 120". I giovani ci sono e qualcuno invece della spilla con il simbolo del Pd, chiede malizioso se al gazebo distribuiscono anche i preservativi marchiati con il logo del partito. Su un lato la "Politica", ovvero i politici. Che si raggruppano e poi si sparpagliano in piccolo sottogruppi. Correnti dell'ultima ora? Da piemontese doc il segretario Gianfranco Morgando non si sente proprio a suo agio in questo clima un po' yankee, ma il tour piemontese se lo è fatto tutto e gli è sembrato ottimo. Il vicesegretario Roberto Tricarico scommette con il segretario una cena sul numero delle persone presenti. Lui punta su ventimila. Troppo ottimista, gli toccherà pagare. C'è il notaio Francesca Cilluffo, dodicesima nella lista del Piemonte 1, che ha lasciato il marito a casa e guardare i bambini. E c'è il presidente del Consiglio regionale Davide Gariglio che l'accoglie con un gran sorriso. Pietro Marcenaro ha il braccio al collo per una frattura ma non rinuncia a farsi largo fra la folla. Il presidente regionale del partito Sergio Soave ha l'aria divertita. I momenti peggiori per lui sembrano passati, adesso si va al raccolto. "Si può fare". Molti altri, tanti. Assessori comunali, il sindaco di Settimo Aldo Corgiat, Sergio Chiamparino. Dicono che il parcheggio del Comune sia pieno di auto di consiglieri dell'opposizione e la battuta circola: "Forse in incognito ci sono anche loro. Spiano, provano a copiare". Veltroni comincia a parlare e il primo riferimento è a un torinese, Giovannino Agnelli. (s.str.).

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Viaggio nella campagna che non c'è "ma dopo pasqua ripartirà come sempre" - marco trabucco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Torino Da destra a sinistra, politici divisi su un rito che sembra limitato ai big nazionali Viaggio nella campagna che non c'è "Ma dopo Pasqua ripartirà come sempre" Maccanti, giovane leghista: "Noi del Carroccio battiamo sempre piazze e mercati" MARCO TRABUCCO (segue dalla prima di cronaca) Al punto che l'altro giorno la stessa Emma Bonino, capolista del Pd al Senato in Piemonte ha dichiarato: "Perché non faccio campagna elettorale? "Nessuno mi ha chiesto nulla, per ora. Ho offerto delle disponibilità, ma non mi pare che per il momento siano state raccolte". Forse perché nessuno, a parte Veltroni, Casini, Berlusconi, Bertinotti, Boselli e Santanchè, si sta impegnando davvero. "Non potrebbe essere altrimenti - conferma Carlo Chiama, segretario torinese del Pd - il meccanismo che non prevede la preferenza fa sì che tutta la campagna sia imperniata sul partito e non sul candidato. Così non c'è più lo stimolo a girare a fare campagne personali. E quei pochi che le fanno risultato invisibili. è un fatto grave che fa venir meno il rapporto diretto tra elettore ed eletto". "Confermo: non essendoci l'impegno dei singoli candidati la campagna elettorale è ormai in gran parte televisiva - dice Osvaldo Napoli, parlamentare di Forza Italia - Ed è quella dei grandi leader. Io però continuo a lavorare come se esistesse ancora il collegio elettorale, mando lettere a tutti i capifamiglia, giro per mercati organizzo serate. Se non servirà questa volta potrebbe servire in futuro con un nuovo sistema elettorale". Diversa l'opinione di Agostino Ghiglia segretario provinciale (e candidato alle politiche) per An: "No la campagna elettorale non è scomparsa: è solo addormentata: c'è stato poco tempo adesso c'è Pasqua che rende inutile molto impegno: ma subito dopo, vedrete ripartirà come un tempo. Per lo meno noi del Pdl qui a Torino non lasceremo nulla al caso perché vogliamo recuperare consensi dopo il minimo storico raggiunto con le elezioni comunali del 2006. Vogliamo iniziare ad abbattere il totem Chiamparino. Che poi qualche candidato sicuro dell'elezione non abbia granché voglia di consumare scarpe è sicuro". Anche Monica Cerutti, candidata della Sinistra Arcobaleno nega la morte della "campagna": "Forse è morto il comizio classico. E certo il sistema elettorale è fatto per mettere in luce solo i leader nazionali. Ma il lavoro porta a porta è scomparso: forse è meno visibile anche perché adesso si può usare la rete, le email. Noi come partito lavoriamo molto sul passa parola". Alberto Goffi, segretario regionale (e candidato al Parlamento) dell'Udc è sulla stessa linea: "è vero che in giro si vede pochissima gente a far campagna elettorale. Noi però abbiamo scelto di candidare molti amministratori locali perché così sono loro i primi a promuoverci sul territorio. Poi abbiamo diviso la provincia di Torino in 24 zone e io, Vietti e Scanderebech le giriamo a turno tutte, due al giorno. Insomma i metodi non sono poi così diversi da quelli di un tempo". Elena Maccanti è una giovane candidata della Lega Nord alla Camera e contesta l'assunto: "Non è poi così vero, almeno per noi del Carroccio: anche perché noi nelle piazze e sui mercati ci siamo tutti i giorni, tutto l'anno. E in giro ci sono già i nostri manifesti: i ragazzi partono tutte le notti, è ancora gente entusiasta, che ci crede, la nostra". Protesta invece il candidato socialista Alberto Nigra: "Più che della scomparsa della campagna elettorale bisognerebbe parlare della nostra scomparsa, dalla campagna, oscurati dai media in particolare dalle tv. Reagiremo comunque con una campagna stile Anni Cinquanta, l'epoca della bella politica: comizi volanti nelle piazze, distribuzione massiccia porta a porta. la nostra sfida è farci conoscere da più gente possibile".

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Il pdl scommette sulle donne "è la nostra stagione dei sindaci" - angelo carotenuto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Napoli I vertici del centrodestra presentano i candidati nelle città in cui si vota anche per il Comune Il Pdl scommette sulle donne "è la nostra stagione dei sindaci" Berlusconi a Napoli il 9 aprile per il comizio finale, il 4 Fini e Veltroni ANGELO CAROTENUTO Scherzi del voto. "Sulla vicenda giudiziaria dei rifiuti, mi aspetto attacchi in campagna elettorale". Non è un politico del Pd a parlare, ma il candidato sindaco del centrodestra a Mondragone, Daniela Nugnes. In quel Popolo della libertà che presenta i suoi candidati per le amministrative dell'Election Day, accanto a Nicola Cosentino che ribadisce "l'esperienza finita di Bassolino", c'è persino chi l'effetto rifiuti lo teme e non lo cavalca. L'immondizia logora chi ce l'ha, e a Mondragone lo scandalo della società mista Eco4 e dei suoi appalti oscuri ha travolto la giunta di centrodestra. Con quella storia, sia chiaro, Daniela Nugnes non c'entra: "Ero assessore alle Attività produttive". In quota An, partito che ruppe con la coalizione e lasciò la giunta: gli intercettati accennavano anche al deputato Landolfi (ma la sua voce non compare mai). Eppure se Cosentino pensando alla Iervolino dice che "la corresponsabilità è pure dei sindaci", e se "la differenziata a Mondragone è ferma al 7%", come ammette la candidata Nugnes, ecco apparecchiato in casa sua il timore di un boomerang chiamato immondizia. "Gli attacchi ci saranno, ma i problemi giudiziari sono personali e non politici. Spero solo che De Gennaro ci autorizzi a portar via dalle strade le 1.000 tonnellate di rifiuti. Faccio il candidato a Mondragone, non a Cortina d'Ampezzo". Una stagione di sindaci. Ecco cosa sogna il Pdl, dopo la vittoria Cdl della primavera scorsa. "Sul territorio - dice Bobbio, coordinatore provinciale di An - abbiamo anticipato le scelte nazionali senza guardare a logiche di partito". Nei 15 Comuni al voto sopra i 15mila abitanti, come sottolinea Cosentino, "la sinistra va divisa e noi sempre uniti". Così uniti da annettere spesso pure chi sta dall'altra parte. L'Udc appoggia il Pdl in 6 casi, mentre a Qualiano il centrodestra corre con l'Idv, sorvolando volentieri sull'orrore che Berlusconi dichiara di provare per Di Pietro (già amministrano insieme a Torre del Greco). Tre dei candidati inoltre sono freschi di "arruolamento": Enrico Sica (Pontecagnano) e Giovanni Pianese (Giugliano) che siedono in consiglio regionale coi voti di Margherita e Udc; Pasquale Giacobbe (Pozzuoli) che è il primo dei non eletti per la Margherita. Per benedire i suoi candidati, al Parlamento e ai Comuni, Berlusconi sarà in piazza Plebiscito il 9 aprile. L'appuntamento era fissato per il 4, giorno invece in cui saranno a Napoli l'alleato Fini e l'avversario Veltroni. Oltre a Daniela Nugnes, altre due donne candidate: Giovanna Magliano a Campagna e Fiorella Bilancio a Grumo, dove il simbolo del Pd non sarà sulla scheda e dove come avversario torna in corsa l'ex sindaco Di Lorenzo. "è stato al Comune per 15 anni - dice Bilancio - ora punta al ventennio, manco fosse Mussolini. Con me c'è una lista civica di sole donne". Grumo non ha rifiuti in strada. Programma? "Premiare i cittadini virtuosi abbattendo la Tarsu". Un nome noto il Pdl lo mette in campo a Melito, Antonio Amente, sindaco due volte, l'ultima tra '99 e 2003: il consiglio che lo sosteneva fu sciolto per condizionamenti esterni della malavita negli ultimi 7 mesi. "Mi hanno sollecitato a rientrare", dice. Priorità? "Affidare edilizia e urbanistica a degli esperti". Ma sugli abbattimenti delle case abusive, non prende impegni: "Vedremo? E poi differenziata porta a porta, e un concorso per 30 vigili". Un concorso per vigili se lo augura anche Stefano Ferrara, candidato a Casoria al grido di "pulizia, ordine e sicurezza". Ma la sorpresa vera sta a Somma Vesuviana, dove il Pdl ricandida Raffaele Allocca, sindaco dimissionario, sempre sul filo della sfiducia. I problemi con il consiglio? "Superati". è il sindaco che cancellò piazza De Martino. Ribadisce: "Ora si chiama piazza Vittorio Emanuele III". Quando scoppiò il caso, promise di intestare al leader socialista un'altra piazza in tempi brevi. "Sì, lo promisi". Ed è tutto come allora.

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Il barbiere che indovina le elezioni "i sondaggi? mi fanno un baffo" - wanda valli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Genova Nel suo storico negozio in vico dei Caprettari sono passati anche Prodi, Fassino e D'Alema Il barbiere che indovina le elezioni "I sondaggi? Mi fanno un baffo" "Siamo 6 a 4 per Berlusconi, ma non è finita. A Genova la sinistra al 10 per cento" WANDA VALLI L'uomo dei sondaggi umani, lavora in centro storico nella Barberia di vico dei Caprettari, comperata dal Fai (Fondo italiano per l'ambiente) per salvaguardare gli interni in puro liberty, affidata a lui per la gestione, dal 1992. Si chiama Emanuele Giugno, taglia e sfuma capigliature da quasi mezzo secolo e, per diletto, prepara pronostici politici. Umani, perché a lui non servono proiezioni matematiche, statistiche, confronti. Mannheimer e Pagnoncelli, con grafici, tabelle e interviste incrociate, gli fanno un baffo. A Emanuele Giugno basta un po' di tempo, quello che serve per mettere a proprio agio la gente, per parlare e guardarla in faccia, mentre lavora di forbici in quello splendore di negozio piccolo piccolo, con le piastrelle azzurre o giallo oro, che sanno di moresco. Finora ha sempre azzeccato il risultato, anche nel 2006, quando "la promessa all'ultimo secondo di Berlusconi di togliere l'Ici sulla prima casa, gli ha portato secco un milione di voti". Era il giorno del duello finale Prodi-Berlusconi a "Porta a Porta" di Bruno Vespa, un altro che se passa da Genova va da lui a farsi sistemare la capigliatura. Anzi, è Emanuele che gli ha cambiato il look, grazie alla sua specializzazione professionale: "mi occupo di chi ha pochi capelli, il segreto è uno solo, scalare molto sui lati per far risaltare meno il vuoto sulla testa". Nella Barberia, si è visto Fassino: "gli ho detto, mangi un po' è così magro", nel 2006 sono venuti a visitare il negozio Prodi e la moglie Flavia, e poi Massimo D'Alema: "lui arriva con Marco Buscaglia, quando c'è il Nautico un salto lo fa, s'informa di come va". Se ci sono elezioni chiede pronostici? "ma certo, così, per sapere un po'". Il suo vanto è aver curato chiome illustri, da Totò a Beppe Grillo, passando per un giovane Celentano e di avere la bottega a disposizione di tutti. La politica? "Quella è una faccenda di cuore". Ormai lo chiamano "il sondaggista della sinistra", in realtà i pronostici sono diventati una scommessa, una sfida con se stesso. Tanto che annuncia "se sbaglio quelli della Liguria, metto fuori un cartello con scritto, chiuso causa sondaggi". Eppure, confessa, "stavolta la partita è più difficile". Così da oggi prepara i suoi strumenti, un foglio diviso in due, per destra e sinistra, e tanti puntini per i voti. Il metodo ha il suo cuore pulsante nel negozio: "così non ce ne sono più molti, gli altri sono saloni pieni di lavoranti, ti senti un estraneo. Invece qui, parlo con le persone, mi prendo il tempo che occorre, capisco cosa vogliono, guardandoli negli occhi. Se raccontano una cosa e ne pensano un'altra, gli occhi li smascherano". Che cosa vuole la gente adesso?. La risposta è sicura, l'ha già detta a quelli del Pd: "pensione minima pulita, senza tasse, così uno qualche soldo può rimetterlo in circolo. Se Veltroni lo annuncia, sposta tanti voti quanto l'Ici di Berlusconi". I giovani? "Anche loro sono preoccupati per la loro pensione, bisogna salvarla sempre". Oggi, a un mese dal voto, che cosa segnala il sondaggio umano di Emanuele? Lui gioca di forbici su una capigliatura consistente, come la sua, e sentenzia "6 a 4", dove il 6 sta per Berlusconi e il 4 per Veltroni "sta sfondando e sta recuperando, ma per adesso va così". Come finirà? "Difficile, è ancora presto, azzardo: chi vince avrà uno o due punti di scarto, non di più". Poi spiega: "In un giorno, per esempio, ho avuto 8 clienti per Veltroni e 2 per Berlusconi, la gente si è scocciata molto per la battuta sulla precaria che deve sposare un milionario, era una cosa detta così, è ovvio, ma lui ha perso un bel po' di voti". Arriviamo a Genova e la Liguria, terreno di casa. Il Pd? "Qui va bene, sono tranquillo". La Sinistra? "A Genova un 10 per cento lo prende, un po' di falce e martello è rimasta, in Italia Bertinotti ha sempre un seguito, ma gli operai ormai non credono più". SEGUE A PAGINA V.

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Tutti in corsa per fare il sindaco - simona poli massimo vanni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Firenze Tutti in corsa per fare il sindaco Si moltiplicano i candidati alle amministrative del 13 aprile SIMONA POLI MASSIMO VANNI Viva la semplificazione? Non certo a giudicare dal sovraffollamento di aspiranti sindaci che si sono messi in corsa in queste amministrative del 13 e 14 aprile, quelle per cui gli elettori di tredici comuni toscani e una provincia sono chiamati alle urne negli stessi giorni delle elezioni politiche. E se Veltroni e Berlusconi si sgolano nei loro tour nazionali per far passare l'idea della "svolta", della scheda leggera, dell'Italia a due scelte, in Toscana le cose vanno in tutt'altra direzione. Niente da fare, qui il messaggio non attacca, le liste si moltiplicano a frotte e così i candidati a primo cittadino, basti pensare che Impruneta ne ha cinque e non è certo una megalopoli. Per non parlare delle spaccature interne, anche se il termine non va più di moda. Massa, dove negli ultimi quindici anni si sono avvicendati tre sindaci, è un caso di scuola. Il Pd si presenta diviso: insieme ad Italia dei Valori e Partito Socialista, che correranno insieme, candida a sindaco l'uscente Fabrizio Neri (ex Margherita) e alla Provincia il presidente uscente Osvaldo Angeli (ex Ds). Ma un'altra parte del Pd tifa al Comune per Roberto Pucci - che ha già fatto il sindaco e da sei anni è direttore in Regione di Toscana Promozione - e per la Provincia l'ex assessore Narciso Buffoni. Perché? Divisioni e dissapori che si trascinano da anni, dinamiche imperscrutabili, ruggini di vecchia data. Pucci e Buffoni non sono usciti dal Pd ma non potranno usare il simbolo del partito che ufficialmente non li sostiene. Delle divisioni gongola il factotum di Berlusconi Sandro Bondi, ex sindaco comunista di Fivizzano, che spera di strappare la vittoria alla provincia di Massa. In compenso a Pisa si frammenta pure la Sinistra Arcobaleno e i Comunisti si buttano in una corsa solitaria candidando la 32enne Lucia Mango contro Carlo Scaramuzzino, sostenuto da Verdi, Sd e Prc. Il tutto per la gioia di Marco Filippeschi del Pd, incoronato in piazza da Veltroni, che potrebbe anche sperare di farcela al primo turno. A Viareggio, pochi chilometri di distanza da Massa ma tutta un'altra aria, le amministrative sono anche un pretesto per divertirsi un po' e parlare di buon cibo. Qui i candidati del Pd al completo hanno partecipato alla stesura di un libro, che verrà presentato sabato alle 11 alla Libreria Lungomare in passeggiata, intitolato "La ricetta per Viareggio", curato da Cristiana Gemignani e dedicato a chi pensa "che lo stomaco sia vicino al cuore". Sfogliare per credere: in ogni pagina il nome di un candidato, la descrizione del suo piatto preferito e la foto della mamma davanti ai fornelli, compresa quella dell'aspirante sindaco Andrea Palestini che dalla signora Giuseppina si fa coccolare con il risotto alla Trabaccolara seppie e bieta. E poi dicono che la politica deve fare la cura dimagrante. (ha collaborato Ernesto Ferrara).

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Malpensa, 900 dipendenti senza lavoro da Pasqua (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-19 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Malpensa, 900 dipendenti senza lavoro da Pasqua Scatta la cassintegrazione. "Pronti a trattare sulla richiesta danni, ma Malpensa va rilanciata" La Sea: indispensabile che il Governo proceda a una rapida ed efficace rinegoziazione degli accordi bilaterali Sea è "disponibile a valutare proposte di definizione anche stragiudiziale della vertenza ". Ma attenzione: soltanto "a condizione che venga riconosciuto il danno che Sea stessa sta subendo per effetto degli inadempimenti di Alitalia e che si creino i presupposti di mercato per un nuovo sviluppo dell'aeroporto di Malpensa ". è il cuore della nota che Sea ha rilasciato ieri sera al termine di una giornata difficile, segnata dal deflagrare della vicenda della causa da 1,2 miliardi promossa contro Alitalia per le inadempienze degli ultimi anni, oltre che dalla firma per due anni di ammortizzatori sociali che renderanno la Pasqua amara a 900 dipendenti Sea (350 nella holding, 550 nell'handling). Dato che Air France ha posto come condizione per l'acquisto di Alitalia il ritiro della causa o una manleva del governo sulle sue possibili conseguenze, non è difficile immaginare che l'atmosfera nella palazzina direzionale di Linate ieri sia stata incandescente. Per quanto riguarda il rilancio di Malpensa, nel comunicato Sea si legge che "è indispensabile che il Governo, come più volte promesso, proceda a una rapida ed efficace rinegoziazione degli accordi bilaterali internazionali ", garantendo in ogni caso "una parità di accesso intercontinentale fra Milano e Roma". Fermo restando che "appare degna di miglior sorte la dichiarazione del Governo secondo cui "il destino di migliaia di lavoratori di tutta Italia dipende dalle decisioni di Sea"". Dal punto di vista politico, il nodo è tutto lì. Fino a questo momento la vicenda Malpensa era rimasta relativamente fuori dalla campagna elettorale, gestita con cautela da entrambi i partiti maggiori, entrambi con più di qualcosa da farsi perdonare. Ma la condizione posta da Air France costringe le parti a venire allo scoperto, e nessuna vuole rimanere con il cerino in mano. E così, mentre l'appena riconfermato presidente dell'Unione commercianti Carlo Sangalli incalza ("è necessario agire in tempi rapidi. Lo chiede con urgenza il mondo delle imprese "), Malpensa scoppia come una bomba nella campagna elettorale, proprio nel giorno in cui Walter Veltroni torna a visitare la Lombardia. Parte all'attacco la coordinatrice azzurra Mariastella Gelmini: "Se il governo pensa di scaricare le sue responsabilità su Sea, si sbaglia di grosso. L'azienda ha il dovere di tutelarsi, mentre Prodi e i suoi ministri avrebbero avuto il dovere di salvaguardare un investimento per il Paese. Un dovere che è stato scandalosamente ignorato". Le risponde a distanza il pari grado del Pd, Maurizio Martina: "Chi soffia sul fuoco rischia di creare ulteriori danni, e sarebbe il momento di un sussulto di responsabilità da parte di tutti. La vicenda di Alitalia viene da lontano, soprattutto da cinque anni di governi Berlusconi che hanno portato Alitalia al prefallimento ". E se il vicesindaco Riccardo De Corato lamenta che "chi deve tirare fuori i soldi per Malpensa ancora una volta è la città di Milano, che ha il 90% delle azioni Sea", lo riprende secco il presidente della Provincia Filippo Penati: "Veramente, è Milano che ha preso a Sea, De Corato vicesindaco, uno sconcertante superdividendo che sarebbe stato meglio speso per migliorare l'aeroporto". Marco Cremonesi.

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Alitalia subbuglio nei poli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Alitalia subbuglio nei poli I numeri di Prodi "Non è svendita" Veltroni resta cauto, Fini ci ripensa, Silvio no comment "Il caso Alitalia è il record mondiale dell'ipocrisia", è sbottato a un certo punto ieri Pierluigi Bersani. Il ministro dello Sviluppo economico ce l'aveva con i "soloni" del centrodestra contrari alla svendita ad Air France, "che sono poi gli stessi che nel 2001 hanno preso in mano un'Alitalia in pareggio e ci hanno consegnato un anno e mezzo fa una situazione pre-fallimentare". Curiosamente, un pensiero molto simile a quello di Bersani ha attraversato la mente di Romano Prodi, irritato però da certi imbarazzi del Pd - il malumore del Veltroni "nordista" e il subitaneo smarcamento dell'alleato Di Pietro - almeno quanto dagli attacchi del centrodestra. E poi c'è la faccenda delle cifre: "Chi dice che abbiamo venduto Alitalia a 120 milioni di euro o è in malafede o è uno stupido", ha tuonato ieri il Prof con più di un interlocutore, imbestialito dopo aver letto e sentito parlare di "svendita", "quattro soldi" e "piatti di lenticchie". Un miliardo e sei. Secondo i calcoli di palazzo Chigi l'esborso complessivo di Air France per aggiudicarsi la compagnia di bandiera supera il miliardo e seicento milioni di euro, che comprendono i centoventi milioni del "prezzo di cartellino" e il miliardo e mezzo di debiti che la società di Spinetta si accolla. "E questa sarebbe una svendita? La verità è che il mio è l'unico governo che in 25 anni ha avuto il coraggio di affrontare la questione", ha rivendicato il premier parlando con i suoi. A palazzo Chigi, peraltro, la controfferta italiana di Toto non è mai stata considerata una valida alternativa, e non solo perché ancora oggi dieci volte più bassa di quella dei francesi. Prodi ha preso atto con sollievo del fatto che la cautela elettorale di Veltroni, spaventato dall'effetto Malpensa sull'elettorato settentrionale, non si sia trasformata in pressing per "disturbare il manovratore", ma certo avrebbe preferito un sostegno maggiore alla "evidenza dei numeri": "Veltroni ha le sue ragioni, io le mie. Ci sono dei momenti - ha proseguito il Prof nel suo sfogo privato - in cui le responsabilità di governo sono più importanti di qualunque ragionamento sui tempi e le opportunità". Che è poi il senso della dichiarazione per l'esterno affidata a Giulio Santagata: "Sulla vicenda Alitalia - ha detto il ministro per il Programma - il governo non si è sottratto dall'onere di assumere una decisione difficile e complicata con l'obiettivo di salvare la compagnia di bandiera". Sarkozismo vs. leghismo. Giornata molto nervosa su tutti i fronti, del resto, il day after del via libera del Tesoro all'offerta transalpina. Dove si registra un numero elevato di smarcamenti, autosmarcamenti e silenzi. Silvio Berlusconi oppone un no comment ai cronisti al seguito, ma il suo entourage spiega che prepara già le mosse per stoppare la vendita. La Lega continua ad agitare l'ascia di guerra. Spiega Roberto Calderoli: "A noi Alitalia interessa poco o nulla. Quello che ci interessa è che venga salvaguardata Malpensa". Il candidato sindaco a Roma Gianni Alemanno non fa a tempo a smentire il suo leader Gianfranco Fini, che fino a ventiquattro ore pareva sarkozianamente a fianco di Air France, che lo stesso Fini, finita la registrazione di Porta a porta , blinda la linea: "Tutto il Pdl è contro il piano francese", assicura. Contrordine? Fini giura di no: "Non vedo dov'è la notizia. Ho detto già ieri che ci sono luci e ombre sul piano Air France. Ogni giorno le luci sono più deboli, le ombre più forti". 2 Stefano Cappellini 19/03/2008.

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Veltroni-Fini, lite sulla <pensione> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-19 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Il Pd Il segretario: obbligato dalla legge ad accettarli, ho dato 100 mila euro in beneficenza Veltroni-Fini, lite sulla "pensione" Il leader di An: prende 5.216 euro al mese. La replica: tu guadagni il doppio Il ricordo di Giovannino Agnelli: vorrei realizzare i sogni e le idee di cui discutemmo insieme DAL NOSTRO INVIATO TORINO - Gli portano la notizia di agenzia direttamente sul palco, mentre parla. Fini che lo chiama "ipocrita" a Porta a porta: "Veltroni propone di ridurre l'indennità ai parlamentari: lui che a 52 anni percepisce una pensione di 5.216 euro netti al mese". Veltroni brandisce il foglio: "Fini ha perso un'occasione per stare zitto. Avevo chiesto di poter rifiutare quei soldi ma non è possibile. Così li ho spesi nelle cose in cui credo". L'argomento gli toglie il buonumore, che era stato indotto dalla piazza colma di Varese. La polemica lo coglie alla Borsa risi di Vercelli. Alle spalle di Veltroni, Damiano e Luigi Bobba. All'uscita viene ancora interrogato. Tutta la pensione donata, dal 2004? "Ho dato 100.000 euro in beneficenza". Fini da Roma insiste: "L'ho preso con il sorcio in bocca. Doveva dire: premesso che percepisco 5.200 euro di pensione e li uso per fare del bene, bisogna ridurre il vitalizio ai parlamentari. Se così avesse fatto non starei qui a polemizzare". Non finisce qui, salta il proposito di non fare polemiche dirette. Il Pd scende nell'arena e precisa "che Veltroni prende la pensione da quando non è più parlamentare europeo (2004). Che la somma di questo trattamento più lo stipendio da sindaco di Roma è circa la metà di quanto ha percepito per anni Fini come parlamentare, vicepremier e ministro. Che Veltroni in questi anni ha finanziato con 25.000 euro la Caritas, con 25.000 Sant'Egidio, con 25.000 l'Amref per una scuola in Africa e con 25.000 un progetto di sostegno a ragazzi autistici". Conclusione: "Sarà nostra cura sapere quanto hanno versato in beneficenza i parlamentari del Pdl che godono del trattamento di fine mandato e siamo certi che Fini, guadagnando il doppio del segretario del Pd avrà certamente contribuito con cifre doppie delle sue ad aiutare chi è meno fortunato". La giornata si conclude in una piazza Castello a Torino più piena di quando venne, a marzo, Berlusconi. Un ricordo va a Giovannino Agnelli, il figlio di Umberto: "Lo andai a trovare quando lavorava alla Piaggio - racconta Veltroni -. Abbiamo il dovere di realizzare i sogni e le idee di cui abbiamo discusso prima che morisse". Assente sul palco Emma Bonino, nonostante qui sia capolista al Senato. Al suo fianco Antonio Boccuzzi, candidato alla Camera, sopravvissuto della Thyssen. Il sindaco Chiamparino. E Renzo Arbore. è la fine di una giornata di sole ad Aosta e a Biella, di staffilate a Vercelli. Veltroni dice che vuole iniziare il primo ciclo riformatore in Italia e che non avrà l'alibi di Bertinotti e di Mastella per non realizzare ciò che promette. Salario a precari, occupazione femminile, un giorno per aprire un'impresa. Tutto il giorno, con lui, la moglie Flavia, che nota: "Mi colpisce che tutti cantano l'Inno di Mameli alla fine dei comizi. E lo sanno! Come ci fosse stata una voglia repressa, in tutti questi anni...". Andrea Garibaldi.

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Tonini: intervento opportuno Ma si dica che non è colpa nostra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-19 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Pd/2 Il cattolico veltroniano Tonini: intervento opportuno Ma si dica che non è colpa nostra ROMA - Onorevole Giorgio Tonini, cattolico veltroniano: monsignor Betori parla di politica e chiede di cambiare la legge elettorale. "Sono d'accordo: però bisogna che si parli chiaro sulle responsabilità di questa situazione. Non l'abbiamo voluta noi ma Berlusconi e il centrodestra". Non che l'Unione si sia spesa per cambiare le liste bloccate... "Si può discutere se la soluzione sia quella delle preferenze". I socialisti dicono che la Cei che parla di legge elettorale commette un'ingerenza. "Ci sono voci autorevoli, come i commercianti o Confindustria che propongono i loro decaloghi, non si capisce perché la Chiesa non possa interloquire. Anzi per una volta parla di una questione di etica pubblica e non privata". In questa campagna elettorale i temi di etica non ci sono. "è vero prevalgono gli aspetti di tipo economico. Trovo ragionevole che ci si concentri su questi temi". Quando la Chiesa parla di valori, i politici del centrodestra sono i primi ad applaudire, mentre nel Pd si coglie un po' di imbarazzo. "Mi sembra che quando monsignor Bagnasco la settimana scorsa ha parlato della ricerca di un clima di collaborazione nella politica, sia stato molto in sintonia con quel cambio di stile che il Pd ha introdotto nella politica italiana: per i cattolici è molto importante aiutare il Paese a trovare una via per uscire dalla crisi". Monsignor Betori dice che la causa dei fatti di Genova è una cultura abortista. è d'accordo? "Condannando i fatti di Genova indirettamente difende la legge 194 e fa appello alla legge come argine alla banalizzazione dell'aborto o alla ripresa della piaga dell'aborto clandestino: su questo ci può essere convergenza con noi del Pd". G. Fre.

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Basescu: <In Italia Veltroni perderà> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-19 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE In breve IL PRESIDENTE ROMENO Basescu: "In Italia Veltroni perderà" BUCAREST - Veltroni perderà le elezioni e Berlusconi, stando ai sondaggi, le vincerà. è una semplice constatazione, quella del presidente romeno Traian Basescu, ma si sente che non ha dimenticato gli attriti con l'allora sindaco di Roma quando a fine ottobre 2007 venne uccisa da un rom Giovanna Reggiani. Basescu nega ogni strascico di quella vicenda, ma non fa sconti e sottolinea diritti e doveri dei romeni in Italia - cittadini europei - e affonda delicatamente il fioretto in quella che il ministro degli Esteri, Adrian Cioroianu, definisce "permissività" italiana in tema di baraccopoli e mendicanti. "Le tante baracche che sono spuntate a Roma in questi anni sarebbero impensabili a Bucarest", sottolinea Cioroianu. Ma che vinca la destra o la sinistra i rapporti con l'Italia "rimarranno ottimi".

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CHE c'è di meglio del ricorso alla cultura greca, alla suggestione del mito, alla evoc (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CARLO FUSI CHE c'è di meglio del ricorso alla cultura greca, alla suggestione del mito, alla evocatività delle profezie e dei vaticini che ci riportano ad un passato che sembra archeologico e invece è la chiave giusta per inquadrare vicende e uomini della politica italiana, da parte di un uomo che calca da cinquant'anni il palcoscenico di quel teatrino (la definizione è sua)? Niente. E infatti Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica, si diverte a farlo con un libretto - ma il diminutivo è per le forme, non per la sostanza - edito da Rubettino e che già nel titolo fa capire dove si va a parare: Mi chiamo Cassandra (160 pagine, 9 euro). In verità la profetessa condannata a non essere mai creduta è solo una faccia della medaglia. L'altra è la vecchia Pizia, veggente che molto fiuto ebbe nel predire le disgrazie dei potenti dell'antichità. Insieme formano un binomio, solo apparentemente paradossale, che bene descrive il Cossiga pensiero. E infatti il presidente emerito, che nella vita politica dell'Italia post-guerra ha ricoperto praticamente tutti i ruoli possibili, da sottosegretario a ministro, a presidente del Consiglio e del Senato, fa colloquiare (meglio sarebbe dire: battibeccare) Cassandra e la Pizia proprio allo scopo di mettere in luce i tratti salienti della sua personalità di uomo e di personaggio politico. Nel libro, che contiene una raccolta di pensieri, pronunciamenti e interviste degli ultimi anni, Cossiga fornisce descrizioni e valutazioni dei principali leader - da Prodi a D'Alema, da Berlusconi a Veltroni - che si affollano sul teatrino nostrano, senza dimenticare i grandi del passato come De Gasperi, Togliatti e soprattutto il cugino Enrico Berlinguer; e suoi giudizi sono sì sempre pungenti e a tratti intinti nel sarcasmo, ma anche appassionati, pronunciati cioè da uno che di politica è vissuto e la politica ama sopra ogni altra cosa, e proprio per questo coglie con un filo di tristezza le tante, troppe magagne che attorcigliano l'Italia; frutto di tante, troppe occasioni perse. Un esempio? "La Bicamerale presieduta da D'Alema fu, temo, un'irripetibile occasione per aggiustare le cose". Il tono, tuttavia, è tutt'altro che moraleggiante: non sarebbe in linea col personaggio. Ironico certo, e disincantato pure. Così alcuni degli elementi più gustosi sono le note a piè pagina che Cossiga sciorina. Come quando consiglia all'ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, "di non mettere in imbarazzo i membri del governo e i leader dei partiti di maggioranza organizzando ricevimenti a Villa Taverna. E se proprio intende organizzarli, inviti solo i ministri "tecnici" nel campo delle relazioni internazionali". Oppure quando sussurra: "Ho sentito dire che il governo avrebbe fatto un accordo, tramite il Sisde di Pollari, con gli Hezbollah e l'Iran, prima dell'invio dei rinforzi alla missione Unifil (in Libano, n.d.r.) al fine di garantire la sicurezza del nostro contingente. Verosimile è, vero non so". Dalle 160 paginette, insomma, emerge il profilo più vero di Cossiga, e la dicotomia tra la profetessa e la veggente di un universo classico e sempre attuale lo spiega bene: "Siamo due, eppure siamo una - spiega Cassandra-Cossiga a Cossiga-Pizia - e non cercate di risolvere il dilemma. E finchè ci saremo, continueremo a con la nostra lotta, il bianco e nero di una medesima mente, Cassandra a lamentarsi perchè nessuno le vuole dare ascolto; la Pizia sogghignante perchè tutti hanno fiducia in lei, sebbene quasi sempre lei tiri ad indovinare".

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BUCAREST - Veltroni perderà le elezioni e Berlusconi le vincerà. Il presidente romeno Trai (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

An Basescu non dimentica gli attriti con l'ex sindaco di Roma, e fa un pronostico sulle prossime elezioni.

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ROMA Ma come, io pongo un problema politico e quello mi attacca personalmente? , (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di NINO BERTOLONI MELI ROMA "Ma come, io pongo un problema politico e quello mi attacca personalmente?", chiede e si chiede Walter Veltroni dopo l'affondo di Gianfranco Fini in tv che punta il dito su pensioni percepite o devolute. E' un Veltroni per nulla "buonista", anzi irritato assai, quello che apprende dalle terre piemontesi dove si trova che il leader di An davanti alle telecamere di Porta a porta non ha trovato di meglio che ammiccare alla pensione che l'ex sindaco intascherebbe, "Veltroni è un ipocrita", ha sentenziato Fini. "Eh no, adesso basta fair play", fa sapere da Novara il leader del Pd, "Fini ha perso una buona occasione per tacere". Si cerca di capire il perché e il per come, se è un episodio di guerriglia pre elettorale magari isolato o se c'è dell'altro, e la conclusione è che sia Fini che Berlusconi han deciso di alzare i toni, di passare dal bon ton politico alla guerra guerreggiata senza risparmiare colpi. Non è sfuggito ai capi democratici che proprio il Cavaliere da qualche giorno continua a sciorinare accuse su Veltroni che "predica bene ma razzola male", che "dice bugie come sempre ha fatto la sinistra", che "è bravo a fare promesse che poi non potrà mantenere", e via attaccando. "Adesso basta con il fair play", ha ripetuto il leader Pd. La pensione maturata per l'attività di parlamentare dal 1987 al 2001 la voleva "congelare" fino ai 60 anni, ma dalla Camera risposero "non si può", e allora il sindaco decise di devolverla. Si annuncia d'ora in poi una campagna elettorale assai meno all'insegna del "serenamente, pacatamente". Veltroni con i suoi l'ha spiegato senza giri di parole: "Io ho posto un problema vero e sentito dei costi della politica, non ho mica detto che Berlusconi e Fini guadagnano troppo, ma il capo di An non ha trovato di meglio che attaccarmi personalmente, ha voluto fare una polemica su una non polemica, sono nervosi, capiscono che l'esito elettorale non è scontato". E giù un comunicato tra il duro e l'ironico dove si ricordano i tempi recenti del triplo incarico di Fini (parlamentare, ministro degli Esteri e vice premier) e si aggiunge sarcasticamente che "sicuramente Fini avrà devoluto almeno duecentomila euro in opere di bene, visto che percepiva almeno il doppio di Veltroni che ne ha devoluti almeno centomila". L'ex sindaco ha anche voluto far sapere a tutti da dove provengono i suoi attuali introiti, in una parola come campa. Nel 2007, quand'era ancora primo cittadino di Roma, ha percepito in tutto 290 mila euro così suddivisi: 160 mila lo stipendio da sindaco; 65 mila euro circa la pensione da ex parlamentare non intascata e devoluta; il resto sono diritti d'autore per libri. E per oggi non è esclusa anche una conferenza stampa sul tema.

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ROMA - Il voto dei cattolici è una delle grandi questioni aperte della campagna elettor (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO SARDO ROMA - Il voto dei cattolici è una delle grandi questioni aperte della campagna elettorale. Si moltiplicano gli studi, i sondaggi. E i leader calibrano i loro messaggi per questa fetta di società - i credenti praticanti pesano tra il 20 e il 30% - che nel quindicennio della Seconda Repubblica ha mostrato una consistente mobilità elettorale e che sicuramente sarà determinante anche nel risultato del 14 aprile. Tuttavia, i candidati dell'associazionismo cattolico sono stati falcidiati nelle liste appena compilate. Innanzitutto nelle liste di Pd e Pdl. Anche da qui nasce la protesta della Cei per un meccanismo elettorale che impedisce all'elettore di esprimere la preferenza, di scegliere il "suo" deputato, e nega dunque ai cattolici organizzati di incidere negli equilibri interni e nelle dinamiche dei partiti. Tra i vescovi italiani, come è noto, la rottura tra Berlusconi e l'Udc di Casini aveva già destato un generale allarme. La lettura prevalente è stata quella dell'espulsione di una compenente, che faceva esplicito riferimento all'identità cristiana. Ora le liste del Pdl hanno fatto crescere l'irritazione. Non ha trovato posto Maria Burani Procaccini, responsabile famiglia di Forza Italia, tra i protagonisti della legge 40 (e la Burani ha anche sbattuto la porta, annunciando il passaggio all'Udc). Ma lo stesso Riccardo Pedrizzi, responsabile famiglia di An, è rimasto fuori dalla lista. E così Patrizia Paoletti Tangheroni, ufficiale di collegamento tra Fi e l'area del no-profit. È stato escluso pure Domenico Di Virgilio, presidente dei medici cattolici. Va detto che, in parallelo a questi tagli, si è rafforzata la posizione di Cl dentro il partito di Berlusconi. Oltre a Roberto Formigoni sono in lista Maurizio Lupi, Raffaello Vignali (presidente della Compagnia delle Opere) e il giornalista Renato Farina, star indiscussa del Meeting. Si può dire che Cl si è consolidata come hanno fatto i teo-dem in casa Pd. Luigi Bobba (ex presidente Acli) e Paola Binetti sono stati trasferiti dal Senato alla Camera, ma mantengono una forte visibilità. Non è stato così per altre espressioni dell'associazionismo, più orientate verso sinistra. Edo Patriarca (ex portavoce del terzo Settore) e Sergio Marelli (presidente delle Ong italiane) erano pronti a candidarsi, ma non hanno trovato posto. Pure Cristina De Luca (Agesci), Wilma Mazzocco (Terzo settore) e Maria Grazia Guida (direttrice della Casa della Carità di Milano e componente dell'esecutivo di Veltroni) sono rimaste fuori dalle liste Pd. Il convegno dei cattolici "democratici" ha prodotto due nuovi nomi: il giornalista Andrea Sarubbi e il filosofo Mauro Ceruti. In lista è entrato Pier Paolo Baretta, numero due della Cisl. I cristiano-sociali (Mimmo Lucà e Marcella Lucidi) sono però scivolati in zone non eleggibili. Restano, certo, i popolari come ossatura dei cattolici nel Pd. Non si può dire però che queste esclusioni non siano state notate nel mondo di riferimento. Tanto più se combinate con l'accordo con i radicali. L'Udc nel frattempo ha potenziato il suo profilo di partito di ispirazione cristiana. Alla conferma di Luisa Santolini (Forum delle famiglie) e Luca Marconi (Rinnovamento nello Spirito) si è aggiunto l'arrivo di Savino Pezzotta (portavoce del Family day dopo essere stato segretario della Cisl). Ma naturalmente, nonostante la simpatia verso l'Udc, non può diventare il Centro il solo partito di riferimento. Per questo, senza le preferenze, senza cattolici presenti attivamente nei diversi partiti e collegati con movimenti sociali, rischia di indebolirsi l'intera strategia della Cei. Anche se è vero - e questo comincia ad essere motivo di autocritica - che negli ultimi dieci la vivacità e la forza dell'associazionismo cattolico si è molto ridotta.

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CITTA' DEL VATICANO - Ai vescovi il Porcellum non è mai andato giù. La legge (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FRANCA GIANSOLDATI CITTA' DEL VATICANO - Ai vescovi il Porcellum non è mai andato giù. La legge elettorale con la quale si andrà alle urne il 13 aprile, in passato, è stata più volte criticata dall'Avvenire, ma mai direttamente dai vertici della Conferenza episcopale. L'auspicio formulato, quasi un appello "al nuovo Parlamento", è stato esplicitato dal segretario generale, monsignor Giuseppe Betori a conclusione dei lavori del Consiglio Permanente della Cei. Parole calibrate che riflettono il diffuso disagio del mondo cattolico di non potere più scegliere direttamente i propri candidati. Bisognerebbe "tornare a dare un po' di democrazia a questo Paese" perchè senza il sistema delle preferenze "c'è un potere oligarchico di fatto". La speranza è che "il prossimo Parlamento possa cambiare la legge elettorale e ridare la scelta ai cittadini". La Chiesa a poche settimane dalle elezioni torna a ribadire la sua linea di neutralità. "Non si schiera per nessun partito". Tuttavia i richiami alla coerenza sono inevitabili e valgono sia per gli elettori che per i candidati e, a maggior ragione, per chi sarà eletto. La bussola cui fare riferimento è costituita da quei valori irrinunciabili declinati decine e decine di volte da Benedetto XVI, dunque la difesa della vita dall'inizio alla fine, la famiglia e il matrimonio tra uomo e donna, il bene comune. Ma come comportarsi di fronte a liste elettorali, come quelle del Partito Democratico, che presentano anche candidati radicali ostili ai valori cattolici? L'arcivescovo alla domanda risponde sicuro, suggerendo di "soppesare prima il programma e la globalità delle persone di ogni lista elettorale, per poi scegliere quelle che hanno maggior speranza di difendere i valori che i cattolici ritengono intangibili". Ma attenzione. I valori si devono "tenere tutti assieme", evitando di disgiungere la difesa della vita dal valore della solidarietà. La campagna elettorale, intanto, procede spedita sebbene troppo spesso, lamentano i vescovi, si assistono a cadute di stile. "E' necessario svelenire il clima". Ulteriore elemento di preoccupazione è costituito dall'assenza dal dibattito pre-elettorale del tema della scuola. "Trovo preoccupante questa mancanza, tanto quanto lo è la marginalità a cui è relegato il tema della famiglia". Un analogo appunto proviene da Famiglia Cristiana che, in un editoriale, va giù duro: da questa "classe politica, rissosa e inadeguata per un Paese sempre più povero", sarà difficile trovare risposte ai problemi reali degli italiani. Se Berlusconi ripropone "il ritornello dell'abolizione dell'ICI", Veltroni, dall'altra parte, "sbandiera un sussidiario dei sogni". Insomma, una attitudine al fantastico da parte dei due partiti maggiori e il gioco è fatto: il programma dei due schieramenti, commenta il settimanale dei paolini, si equivalgono. "Piu' che ai problemi si bada con puntiglio alla ragioneria del voto". In serata, tra le reazioni politiche alle indicazioni di Betori sul voto cattolico, spicca quella del Prc di Giordano. "Hanno lo sgradevole sapore di una precettazione e suonano come un brutto richiamo all'ordine". Per i comunisti si tratta dell'ennesima ingerenza. "C'è un tentativo di condizionare pesantemente le scelte dello Stato laico". Di segno opposto il commento del candidato premier dell'Udc, Pierferdinando Casini: "Al primo posto della nostra campagna elettorale c'é l'impegno a difendere l'identità cristiana del nostro popolo. Non ci dobbiamo vergognare di difenderla, perché in questo modo difendiamo noi stessi, la nostra storia, le nostre radici e i valori che ci hanno lasciato i nostri genitori".

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ROMA - Silvio Berlusconi batte tutti i record. A paragone i redditi del senatore Gianni Agne (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO STANGANELLI ROMA - Silvio Berlusconi batte tutti i record. A paragone i redditi del senatore Gianni Agnelli, che a suo tempo fecero epoca, appaiono oggi come quelli di un travet dell'industria di fronte a quelli del patron di Mediaset e dintorni. Il leader del Pdl ha infatti dichiarato nel 2006 un imponibile di 139 milioni 219 mila euro. Esattamente 470 volte di più del suo sfidante Walter Veltroni fermo a 296 mila euro. L'exploit del Cavaliere che quintuplica il reddito dichiarato nel 2005 pare sia dovuto soprattutto all'anno d'oro di "Telecinco", diventata la prima rete spagnola con un miliardo di euro di entrate pubblicitarie, e di "Endemol" la società del Grande Fratello e di altri format tv di grande successo. Dalla denuncia di Berlusconi, resa nota ieri assieme a quelle di tutti i parlamentari e i membri del governo, risulta che le tasse pagate dall'ex premier nello stesso anno ammontano a poco meno di 60 milioni di euro. Ovviamente surclassati dal Cavaliere anche tutti gli altri aspiranti premier, con Daniela Santanchè al terzo posto - 237 mila euro l'imponibile - che stacca di pochissimo Fausto Bertinotti attestato a quota 233 mila. Da questo livello di reddito il presidente della Camera può guardare dall'alto in basso, ma per meno di 4 mila euro, il suo omologo del Senato, Franco Marini a quota 229 mila. Tornando ai leader in corsa per palazzo Chigi, in quinta posizione troviamo Pier Ferdinando Casini con 176 mila euro, mentre decisamente staccato, in termini di soldi se non di voti, è Enrico Boselli fermo a 126 mila. Mentre tra i leader di partito l'ultimo in classifica risulta essere il segretario Prc Franco Giordano con 124 mila euro di imponibile. Tutt'altra storia per quanto riguarda il governo, la cui classifica in termini di prosperità non è guidata dal premier Prodi ma dal ministro dell'Economia Padoa Schioppa con 552 mila euro, che supera Giuliano Amato, secondo a quota 414 mila, seguito dalll'ex Guardasigilli Clemente Mastella con la cospicua cifra di 312 mila euro che lo pone alla testa assieme a Lamberto Dini (554 mila euro) della speciale classifica dei pugnalatori, in Senato, del Professore. Massimo D'Alema si posiziona 17esimo con 166 mila euro e Livia Turco chiude la classifica dei ministri con 119 mila. Mentre Prodi lo si trova solo al nono posto tra i più agiati del suo esecutivo con 217 mila euro. D'altra parte le performance reddituali più cospicue non si registrano dalle parti di palazzo Chigi, bensì in Parlamento dove una pattuglia di avvocati e commercialisti, liberi da impegni di governo, ha potuto continuare le proprie attività professionali producendosi in risultati milionari o assai vicini a questa quota. E' il caso alla Camera di Giuseppe Consolo (An) con 3 milioni 443 mila euro, seguito dal socialista Angelo Piazza con 1 milione 823 mila, dall'avvocato di Andreotti Giulia Bongiorno (An) 1 milione 618 mila, e dal terzetto, tutto di Forza Italia composto da Maurizio Paniz, Giulio Tremonti e Gaetano Pecorella, che vantano introiti per 1 milione 274 mila euro, 1 milione 188 mila e 960 mila. Non dissimile il quadro al Senato dove in testa alla classifica troviamo l'avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini con 1 milione 223 mila euro seguito dal commercialista leghista Dario Fruscio con 1 milione 102 mila. Terzo l'imprenditore pugliese Vincenzo Barba e il notaio Aldo Scarabosio entrambi di FI sopra gli 800 mila euro. Per incontrare un senatore della maggioranza bisogna scendere al quinto posto dove si colloca l'avvocato Guido Calvi (Pd) con la cospicua cifra di 751 mila euro. Sempre in Senato, conquista la pole position della classifica rosa dei redditi in Parlamento Marina Magistrelli (Pd) con 286 mila euro. Al contrario, a distinguersi per parsimonia di dichiarazione è il "senador" Luigi Pallaro: solo 84 mila euro il suo reddito, ma si tratta di quello italiano, in quanto il grosso dell'assai consistente ricchezza di Pallaro viene prodotto in Argentina. Altra sorpresa, se si spulcia il fondo della classifica dei parlamentari più poveri, notando al penultimo posto il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, con un imponibile di 29 mila 529 euro, il quale vanta però un reddito lordo di 234 mila euro che si riduce all'esigua cifra precedente attraverso una serie di detrazioni. Il che fa legittimamente opinare siano il risultato della consulenza prestata a Calderoli dal sullodato collega del Carroccio e fiscalista principe, Dario Fruscio.

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ROMA - Torna Walter Veltroni sui costi della politica. Ed è scontro a distanza con Gianfranco F (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di PAOLA OREFICE ROMA - Torna Walter Veltroni sui costi della politica. Ed è scontro a distanza con Gianfranco Fini. Si accusano a vicenda. Va giù duro il leader di An che dà dell'ipocrita a Veltroni. E gli dice pure di avere "una faccia tosta" perchè prende una pensione da parlamentare ("a soli 52 anni") di 5 mila 216 euro. Ma il candidato premier del Pd ribatte: "Con i soldi della mia pensione ho cercato di fare cose che facessero del bene al prossimo", visto che "ho chiesto di non avere questa indennità ma non si poteva". Coglie la palla al balzo Fini e controbatte, "la sua risposta dimostra che l'ho preso col sorcio in bocca". A questo punto è l'ufficio stampa del Pd a replicare a Fini. Gli ricorda puntigliosamente che lui prende il doppio rispetto al segretario del Pd sia come parlamentare che come vicepremier e ministro. Inoltre Veltroni, dicono a piazza Sant'Anastasia, "con le sue risorse ha finanziato più di centomila euro per progetti e associazioni del volontariato: 25 mila euro alla Caritas, 25 mila euro a Sant'Egidio, 25 mila all'Amref per una scuola in Africa e 25 mila euro per un progetto di sostegno a ragazzi autistici". Non solo, Antonello Soro - capogruppo del Pd alla Camera - spiega in dettaglio i tagli ai costi della politica che il governo Prodi e il Parlamento ha effettuato. Ed elenca, tra l'altro, "riduzione del 30% del trattamento complessivo dei ministri, dei sottosegretari" e "congelamento per 5 anni dell'adeguamento retributivo dell'indennità dei parlamentari". Ma non ci sta Pier Ferdinando Casini. Il candidato premier dell'Unione di centro accusa Veltroni di fare una "denuncia ridicola" e una "presa in giro colossale". "Noi - spiega Casini - abbiamo presentato insieme alla Lega un emendamento per ridurre i compensi dei parlamentari. I parlamentari che adesso sono candidati con Veltroni hanno votato contro. C'è quindi una colossale presa in giro. È una campagna elettorale basata sulla plastica facciale, ma spero che la gente sia nelle condizioni di capire". Conferma il leghista Roberto Calderoli che dà "del marziano" a Veltroni e ricorda che "nella riforma costituzionale realizzata nella passata legislatura dalla Lega si riducevano già il numero e gli stipendi dei parlamentari" ma ci fu "il voto contrario dell'opposizione di sinistra". D'accordo con Veltroni è il presidente del Senato, Franco Marini, che fa presente come "da un anno e mezzo Camera e Senato hanno messo in piedi un'azione di riduzione sia dei trattamenti di fine lavoro sia sulle spese generali". Invece Luciano Violante spiega che "equiparare lo stipendio dei parlamentari italiani a quello dei colleghi europei è giusto, anche se i parlamentari italiani lavorano molto più degli altri". Chiede Giovanni Russo Spena della Sinistra Arcobaleno che gli "stipendi dei parlamentari siano legati al quinto livello del contratto dei metalmeccanici". E il segretario de La Destra Francesco Storace dice: "Veltroni fa il gioco delle tre carte: in Parlamento incassa, nelle piazze ulula". Intanto Silvio Berlusconi dice: "Quando saremo al governo la legge sulla par condicio sarà una delle prime che abrogheremo". E Casini gli contesta: "Se questo è il problema principale di Berlusconi vuol dire che ha una visione diversa dagli italiani che hanno il problema delle pensioni e non arrivano a fine mese. Cosa ci dobbiamo aspettare se dovesse vincere le elezioni? Intanto il Tg4 paga per la violazione alla par condicio e si fa un'altra bella intervista a Berlusconi in solitaria".

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"senato a rischio, è una lotteria" l'esperto usa spaventa berlusconi - claudio tito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Senato a rischio, è una lotteria" l'esperto Usa spaventa Berlusconi E uno studio di Palazzo Chigi ipotizza un successo minimo Naccarato: "Il Pdl ora è avanti di 4 senatori, al massimo può arrivare a 10" CLAUDIO TITO ROMA - Lo ha fatto anche due anni fa. Quando tutti assegnavano la vittoria piena all'Unione. E pure stavolta Silvio Berlusconi ha deciso di non affidarsi solo ai sondaggisti italiani. Ha chiamato il suo uomo di fiducia negli Usa e gli ha commissionato una serie di ricerche ad ampio spettro. Con campioni numericamente elevati, e soprattutto mirati sul punto debole di questa tornata elettorale: il Senato. Così, proprio come era accaduto nel 2006, pure in questo caso l'ultimo dossier messo sotto gli occhi del Cavaliere ha proposto un risultato che in pochi a Via del Plebiscito si aspettavano: Palazzo Madama per il Popolo delle libertà rappresenta una partita ad altissimo rischio. Il vantaggio sul Pd la scorsa settimana sarebbe infatti sceso a soli sei senatori. Certo, come tutte le ricerche demoscopiche va calcolata anche la classica "forchetta". Che aggiunge altri 3 o 4 senatori. Dati che hanno comunque confermato all'ex premier che quella della Camera Alta può diventare una vera "lotteria". Se, infatti, a Montecitorio il vantaggio del fronte berlusconiano sul Partito Democratico resta consistente - superiore ai sei punti percentuali anche per gli "americani" -, sulla scacchiera del Senato la prevalenza si fa decisamente meno netta. Numeri che hanno fatto di nuovo scattare l'allarme in casa Pdl. Con lo spettro del pareggio, o meglio della mancata vittoria, che si aggira nelle stanze di Via del Plebiscito. Tant'è che il Cavaliere ha chiesto di sondare l'elettorato con campioni statistici a largo raggio anche dopo Pasqua. Berlusconi non ha voluto rivelare il nome della agenzia che sta effettuando i sondaggi. Sebbene dal 2001 in poi tutti ricordano che si è costantemente affidato - nei passaggi più delicati - al "guru" della Virginia, Frank Luntz. L'esperto che ha seguito pure le campagne elettorali di George Bush e che con la sua società, la "Luntz Maslansky Strategic Research", cura l'immagine di colossi multinazionali come Coca-Cola, Bbc, Microsoft, At&T, McDonald's. Non è un caso che sia il capo di Forza Italia che Gianfranco Fini stiano sempre più battendo il tasto sul cosiddetto "voto utile", in particolare quello del Senato. "Siamo sempre diversi punti avanti rispetto al partito di Veltroni", insiste Berlusconi avvertendo che i "piccoli" del centrodestra come l'Udc e la Destra "insieme non superano il 7%". Eppure le regioni dove il premio regionale per Palazzo Madama è in bilico, non sono affatto poche. Tant'è che l'ex premier invita a vigilare sui "brogli". Sta di fatto che una vittoria dimezzata costituisce il vero cruccio del Cavaliere. Che non vuole farsi mettere sulla graticola "come ha fatto Prodi in questi due anni". Sa che una maggioranza di pochi senatori potrebbe essere un boomerang considerando la presenza a Palazzo Madama dei senatori a vita. I quali, potrebbero non ostacolare la nascita del quarto esecutivo Berlusconi, ma non costituiscono per il Pdl una garanzia di governabilità. Soprattutto nel caso in cui il Parlamento venisse chiamato a votare provvedimenti impopolari. Il fantasma del "pareggio", però, si tramuta in speranza nelle stanze del Pd. Che di recente ha iniziato a scommetterci. Soprattutto dopo aver letto un rapporto messo a punto negli uffici di Palazzo Chigi. E che di fatto conferma proprio la tendenza marcata dal "sondaggio americano". "C'è uno studio del mio Dipartimento presso la presidenza del consiglio - rivela Paolo Naccarato, sottosegretario alle Riforme e candidato democratico in Basilicata - secondo cui se anche Berlusconi ottiene il massimo risultato, comunque la sua maggioranza non va oltre i 10 i senatori. Questa è una legge elettorale che naturalmente porta al pareggio e sarà così anche stavolta". Non solo. Secondo la stessa ricerca, elaborata in base ai sondaggi delle ultime settimane e ai precedenti delle scorse tornate elettorali, "al momento il Cavaliere ha solo quattro senatori di vantaggio". Una distanza che in larga parte si gioca in tre regioni: Lazio, Liguria e Abruzzo. Perderle, equivale per il Pdl a compromettere la vittoria. Senza contare che nel centrosinistra iniziano a non dare più persa la Campania, nonostante i sondaggi attribuiscano a Berlusconi una prevalenza più che netta. "Io però - va ad esempio dicendo Massimo D'Alema, candidato proprio a Napoli - sono convinto che ce la possiamo ancora giocare. Bassolino, vedrete, sarà di nuovo determinante". Una sensazione basata pure sul "siluramento" da parte dell'ex premier di alcuni forzisti dotati di un buon bacino di voti come Alfredo Vito o Antonio Martusciello. "Insomma - dice apertamente Antonello Soro, capogruppo Pd alla Camera - adesso nessuno può nascondere che il pareggio è diventato il nostro obiettivo".

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"questa legge dà un potere oligarchico" - orazio la rocca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Questa legge dà un potere oligarchico" Monsignor Betori: cambiare le norme elettorali, i cattolici votino con discernimento Bobo Craxi: "La Chiesa ha abbandonato il principio di non ingerenza" "Contenuti poveri e scarsa attenzione a scuola e giovani nei partiti" ORAZIO LA ROCCA CITTà DEL VATICANO - "Cambiare subito l'attuale legge elettorale". è questo il primo compito a cui dovrà, "necessariamente", far fronte il nuovo Parlamento che uscirà dal voto di aprile. Il suggerimento arriva dall'arcivescovo Giuseppe Betori, segretario generale della Cei (Conferenza episcopale italiana) nel corso della conferenza stampa tenuta ieri alla Radio Vaticana a conclusione del Consiglio permanente episcopale. Secondo il presule, ridare al Paese una nuova legge elettorale è il "primo dovere" che dovranno affrontare i nuovi eletti di entrambi gli schieramenti che saranno eletti, perché solo "cambiando l'attuale sistema elettorale si potrà ridare, finalmente, ai cittadini un reale potere di scelta". Una simile riforma sarebbe perlomeno - a parere del vescovo - "auspicabile per cercare di dare più democrazia al Paese, visto che attualmente il sistema elettorale non è rispettoso della scelta dei cittadini e dà un potere oligarchico". Parole altrettante severe, il presule ha avuto anche per i programmi dei partiti e per il dibattito elettorale in corso. In entrambi i casi Betori parla di "povertà di contenuti" e di "scarsa attenzione, in particolare, sulla scuola e sulla formazione dei giovani", trovando - casualmente - una immediata eco nel settimanale Famiglia Cristiana che nell'editoriale del prossimo numero critica "candidati e programmi" e parla di "classe politica impreparata e rissosa", prendendo di mira in particolare Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. "Mentre Berslusconi - nota il settimanale - ripropone il ritornello dell'abolizione dell'Ici, Veltroni sbandiera un sussidiario dei sogni. Più che ai problemi si bada con puntiglio alla ragioneria del voto. Con questa classe politica sarà difficile dare una risposta alle famiglie e ad una Italia sempre più povera". Quanto all'atteggiamento "politico" della Cei, il vescovo segretario generale assicura che i presuli "non si schierano", che "non danno indicazioni di voto", ma che vigileranno "attentamente" sulle "attenzioni e sulla coerenza" che i politici cattolici ("sia i candidati che quelli che saranno eletti dopo la consultazione elettorale") osserveranno nei confronti di quei "valori non negoziabili" che stanno tanto a cuore alla Chiesa. E vale a dire - ricorda Betori - "no all'aborto, no all'eutanasia, difesa della vita fin dal primo concepimento, famiglia basata sul matrimonio tra un uomo e una donna, attenzione agli ultimi e ai più bisognosi". I vescovi italiani si augurano, però, che il dibattito tra le forze politiche "torni ad essere alto e costruttivo" e che "tutte le parti in causa contribuiscano a svelenire il clima elettorale". "La Cei ha abbandonato il principio di non ingerenza", commenta Bobo Craxi (Partito socialista), il quale non ha gradito "l'invito fatto da monsignor Betori ai cattolici ad un voto coerente". Il presidente del Senato Franco Marini apprezza, invece, l'esortazione della Cei "a cambiare questa legge elettorale perché non dà il giusto peso al cittadino ed è elemento di instabilità". Per il Pdl, entusiasta il commento di Maurizio Lupi secondo il quale come sempre dalla Cei arriva un richiamo di alto profilo per chi è impegnato in politica, cattolici e non".

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Demoskopea-sky: 9 punti di distacco tra pd e pdl-lega (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Demoskopea-Sky: 9 punti di distacco tra Pd e Pdl-Lega ROMA - Perde un punto l'Unione di centro di Casini rispetto ai rilievi della settimana scorsa: dal 7 al 6%. Il Pd cresce di un punto quindi passa al 34,5%. Non è un grosso balzo in avanti ma un recupero dei consensi che i sondaggi (Demoskopea) avevano accreditato al Pd il 28 febbraio, poi c'era stata una leggera flessione. Sommando i consensi Pd a quelli di Idv (data al 2,5%) Veltroni si assesta al 37%. Una differenza di nove punti rispetto al cartello Pdl-Lega-Mpa: infatti, Berlusconi totalizzerebbe il 46% (40,5% a Pdl, 5% alla Lega e lo 0,5% a Mpa). Sinistra Arcobaleno è data al 7,5% e la Destra al 2,5%. Il Ps di Boselli allo 0,5%. Nota: il sondaggio è stato eseguito da Demoskopea il 13 e 17 marzo 2008 con metodo C.A.T.I su un campione di 1004 casi rappresentativo della popolazione italiana dai 18 anni in su, segmentato per sesso, età, Grandi ripartizioni geografiche e ampiezza centri. è stato eseguito nel rispetto del codice deontologico ASSIRM e ESOMAR, la ricerca è pubblicata sul sito www.sondaggipoliticoelettorali.it.

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Veltroni scopre la casta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il segretario punta ai delusi dalla politica Fini lo attacca: sei un pensionato di lusso Con Renzo Arbore al fianco, Walter Veltroni ha iniziato il suo comizio di ieri sera a Torino ricordando Giovannino Agnelli, il figlio morto prematuramente dell'ex presidente della Fiat Gianni. Nella sua tappa a nordest il segretario del partito democratico ha puntato sulla necessità di ridurre i costi della politica. "Bisogna dare un segno di sobrietà, riducendo gli stipendi dei parlamentari per adeguarli a quelli europei". Il messaggio si spiega con un'analisi preoccupata fatta dai consiglieri di Veltroni sui sondaggi elettorali. Nonostante il recupero, il Pd resta distante dal Popolo delle libertà di Berlusconi. Soprattutto perché non smuove una quota di circa il 30% di delusi dalla politica che, è l'analisi degli strateghi del Pd, potrebbe essere convinta attaccando la "casta" della politica o da altre proposte economiche in favore di ceti deboli, casalinghe e pensionati. A tutti loro Veltroni scriverà una lettera personale dopo la pasqua. Ma proprio sui privilegi è stato attaccato da Fini che a Porta a Porta gli ha rinfacciato di essere a 52 anni in pensione (dal parlamento europeo) con oltre 5mila euro al mese. "Soldi - ha replicato Veltroni - usati in beneficenza".

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Scripta manent (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scripta manent Così Fantozzi Luca Fazio Lo si nota di più se viene e si mette in disparte o se non viene per niente? Chissà. Complesse strategie di comunicazione, ma intanto il rompicapo fa impazzire il loft del Pd. Prendiamo i giornali di ieri, con le prime pagine farcite di "panico", "crolli" e "paura" per la Borsa: nemmeno una fotografia di Berlusconi, un virgolettato, niente. Solo una piccola foto su l'Unità , ma non fa testo: è l'unico quotidiano che ha il coraggio di aprire con una piccola promessa fuori tempo massimo, "Giù gli stipendi dei parlamentari". Questo l'argomento scivoloso con cui il leader del Pd si è guadagnato la ribalta in assenza della sua irresistibile spalla. Bel copione (nel senso che sembra Grillo l'anno scorso). "Stringere la cinghia, per primi i parlamentari", è nell'operosa Alessandria che Walter borbotta di sobrietà. "Mettiamola così: non è giusto un paese in cui ci sono i salari più bassi d'Europa, e gli stipendi dei parlamentari più alti d'Europa, se bisogna stringere la cinghia, lo si deve fare tutti insieme". Se invece a qualche sobrio venisse in mente di adeguare i salari dei lavoratori a quelli europei, allora bisognerebbe interrogare Ichino, Calearo & Co.laninno. Domanda irricevibile, a meno di non chiedere a Liberazione , che gioca sporco con un primo piano di Walter che proprio non si può guardare: "Divento pazzo se mi parlate di lotta di classe", e sotto uno dei suoi tormentoni preferiti: "Chi sono oggi i padroni di cui parlano? Ci sono milioni di persone, di piccoli e medi imprenditori che spesso sono ex operai diventati artigiani. Noi crediamo che l'Italia debba fare un patto tra produttori sia per la crescita, sia per combattere la diseguaglianza". Sia, sia. la Repubblica si incarica di zittire le malelingue: "Ma non voglio inseguire Grillo". Solo due "curiosità": che poco sobriamente, a Como, "Berlusconi compra villa da 12 milioni", e che quel cinefilo di Veltroni liquida l'esperienza dell'Unione citando La corazzata Pothemkin , per suggerire sobriamente che quell'esperienza che ha raggirato milioni di elettori era "una cagata pazzesca". Fantozzata a parte, andremmo a sbattere per un colpo di sonno senza il Corriere della Sera , che impagina la politica come un rotocalco a colori. Una foto tessera non si nega a nessuno, neanche alla sinistra. Bertinotti: "Credo che il governo sulle unioni civili si sia impegnato troppo poco". Crede. E Luxuria che dice "grazie alla figlia di Berlusconi" per le belle parole che le ha dedicato su Vanity Fair . Però lo scatto del giorno è per Ramona Badescu, attrice rumena candidata per Alemanno: "Mi voleva Rutelli. Ma dopo Ceausescu mai a sinistra". Ha le idee confuse ma le espone con chiarezza alla perfida Arachi, che si diverte come una pazza con le sue interviste al femminile. Se Rutelli è troppo dittatore, Veltroni è peggio: "Ricordiamo come ha trattato i rumeni per quella brutta storia di omicidio, ha scatenato una campagna d'odio". Le sta a cuore il traffico. "Al ministro dei trasporti rumeno ho consigliato di fare un accordo con una ditta di motorini italiani...". A Roma? "Ci devo pensare". Nel frattempo, prima di incartare il pesce con i giornali del giorno prima, rubiamo qualche riga a la Repubblica per sollevare una piccola questione che c'entra poco con la campagna elettorale. Titolo in prima: "Lo stato colpevole". Valerio Onida torna sulle torture di Bolzaneto per dire che "uno Stato che vessa e maltratta le persone private della libertà non è uno Stato democratico. Una polizia che usa la forza non per impedire i reati, ma per commetterne, non può essere considerata forza dell'ordine". E ancora: "Un governo degno di questo nome non potrebbe mantenere tranquillamente nei ranghi delle forze dell'ordine coloro che risulteranno aver commesso questi fatti, senza perdere ancora una volta di credibilità". Parole forti che scuoteranno la politica, ne daremo conto domani.

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Il governo chiede alla Sea di ritirare il ricorso miliardario contro Alitalia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, è disposta a far fallire la compagnia di bandiera piuttosto che rinunciare alla difesa a oltranza di Malpensa. L'esecutivo fa la voce grossa ma è debole Giorgio Salvetti Milano Milano contro Roma. Centrodestra contro centrosinistra. Parigi contro tutti e tutti contro i lavoratori. In picchiata con Alitalia, ciò che rimane del governo Prodi è costretto a gestire e ad avallare una vicenda ormai più grande di lui. O si vende Alitalia a Air France, a qualsiasi condizione, o Alitalia fallisce. A ricatto il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha risposto con un altro ricatto. E' decisa a non ritirare il ricorso contro Alitalia per il mancato rispetto degli accordi su Malpensa presentato da Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi controllata dal Comune di Milano. Sea chiede 1,25 miliardi di euro di risarcimento, dieci volte di più di quanto Air France è disposta a pagare per tutta l'Alitalia. Con una nota del ministro del Lavoro (che ieri ha siglato un accordo per la gestione occupazionale dei lavoratori di Malpensa), il governo ha chiesto a Sea di ritirare il ricorso. "Se Sea non lo farà - ha scritto Damiano - non potrà che assumersi le responsabilità conseguenti". Siamo al braccio di ferro ma è Sea, a questo punto, a ritrovarsi in mano le carte per impedire la vendita a Air-France. Lo ha ammesso anche Pierluigi Bersani. "Se Sea vuole ha la possibilità di far fallire Alitalia, ma non so se questo possa giovare al sistema aeroportuale lombardo". Di tutt'altro avviso il sindaco di Milano. "Il presidente Prodi mi ha chiamato due volte - ha dichiarato a la Repubblica Letizia Moratti - gli ho chiarito che Sea non può rinunciare a un contropartita economica". E poco importa se il ricorso di Sea porterà Alitalia al fallimento. "Sono fallite anche Swissair e Delta ma gli aerei non ha smesso di volare. Air France ha avanzato pretese tali da farmi dubitare che voglia concluedere davvero l'acquisto di Alitalia". E ancora. "Se c'è la volontà delle parti sono pronta ad avviare una trattativa per una transazione purchè ci sia garantito il giusto indennizzo". L'esecutivo, tramite il ministro Damiano, ha però fatto sapere che "il governo subordinerà alla decisione di revoca ogni ulteriore iniziativa". Come dire, prima di poter intavolare qualsiasi trattativa Sea deve ritirate quel ricorso. Ma Moratti non molla. E al suo fianco si è schierato il governatore lombardo Formigoni. "Il governo, messo in ginocchio da Air France, ora si accorge di Malpensa e chiede ai lombardi di risolvere il problema. Hanno predicato che la soluzione era quella di separare le sorti di Malpensa da quelle di Alitalia, ora si sono accorti che sono parte di un'unica partita". Il rapporto tra Alitalia e Malpensa è malato sin dall'inzio, prima Malpensa doveva salvare Alitalia, poi è successo il contrario, e ora il gioco si ribalta di nuovo. Il ministro Bersani ricorda al centrodestra e ai dirigenti di Sea, già dirigenti di Alitalia, le proprie responsabilità. "Se siamo a questo punto è prima di tutto colpa loro". Ma da due anni governa il centrosinistra e l'esanime governo Prodi a questo punto non ha la forza né per imporre la propria decisione al nord ribelle, né per rinegoziare le condizioni imposte da Air France. Per alcuni commentatori la svendita di Alitalia è talmente clamorosa da apparire addirittura come un favore ai francesi in cambio di qualche possibile affare italiano in Francia. La svendita, però, è criticata anche da alcuni ministri del governo Prodi. Per il ministro dei trasporti Bianchi, quella di Air France "è un diktat pieno di clausole vessatorie. Poiché l'obiettivo primario resta quello non solo di evitare il fallimento di Alitalia ma di rilanciarne il ruolo e l'immagine, credo si debba lavorare sia per chiedere di modificare in modo significativo l'offerta di Af, sia per acquisire nuove e più costruttive offerte di altri operatori". Critico anche il ministro delle infrastrutture Di Pietro. "Questa materia così delicata - ha detto - non può essere affrontata né decisa da un governo in scadenza. E' stato un errore aver lasciato mandato agli amministratori di Alitalia a trattare il caso. Hanno solo l'interesse a piazzare il prodotto". I leghisti la mettono sulla geografia e Calderoli parla di governo "nordofobico". Berlusconi tace, Veltroni invece sfodera l'ennesimo 'ma anche'. Per il leader del Pd è grave parlare di fallimento, la trattativa va conclusa, "ma vanno tutelati i lavoratori. E Dobbiamo trovare la strada per fare in modo che Malpensa diventi l'altro grande hub italiano. Alitalia non può avere due hub, ma l'Italia forse sì".

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SPINETTA AI SINDACATI NESSUNO CI OBBLIGA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Spinetta ai sindacati "Nessuno ci obbliga" GIUSY FRANZESE Roma. Veloci verso l'occhio del ciclone. Dritti verso il buco nero. Alitalia non riesce a invertire la rotta e a bordo è sempre più caos: gli schieramenti politici si rimpallano responsabilità e accuse, i sindacati denunciano esorbitanti esuberi, i lavoratori tremano, il governo si divide, gli amministratori lombardi si impuntano sulla vicenda del risarcimento miliardario dovuto alla società che gestisce Malpensa. Intanto i francesi ricordano: vogliamo una decisione entro il 31 marzo. E avvertono: "Non siamo obbligati ad acquisire Alitalia". È stata un'altra giornata campale quella di ieri per la compagnia di bandiera. Con pessime notizie in arrivo sia da Milano che da Roma. A Piazza Affari il titolo ha fatto registrare un altro tonfo: -29,3%, facendo scendere il prezzo delle azioni a 27 centesimi. A fine contrattazione erano passate di mano circa 61 milioni di azioni, ovvero il 5% del capitale del gruppo. In due giorni Alitalia ha visto volatizzare il 50% del suo valore complessivo (l'altro ieri aveva perso il 26%). A Roma non è andata meglio. La tensione si tagliava a fette al quartier generale della Magliana. Fuori, le proteste dei lavoratori napoletani di Atitech, sfociate in scontri e tafferugli, con tanto di feriti portati via dall'ambulanza. Dentro, ai piani alti, il gelo e la fermezza delle parole dell'amministratore delegato di Air France, Jean-Cyril Spinetta che, insieme con Maurizio Prato, ad di Alitalia, ha incontrato le nove sigle sindacali di categoria per illustrare il piano. Spinetta lo ha ammesso: "È un piano doloroso". Ma - ha aggiunto - "poi decollerà e Alitalia potrà tornare alla profittabilità". Non ha dubbi il manager francese: "L'integrazione sarà un successo". Esattamente come è accaduto con Klm. Mettendosi insieme, francesi olandesi e italiani diventeranno "i campioni europei". Spinetta ha comunque ribadito che è indispensabile la collaborazione dei sindacati e dei lavoratori. E ha chiesto un impegno scritto entro il 31 marzo. Anzi tre accordi: uno con i piloti, uno con gli assistenti di volo, uno con il personale di terra. Un obiettivo per ora non proprio a portata di mano. Buona parte dei timori dei sindacati, infatti, si sono rivelati fondati. Perché è vero che il piano di Air France fissa l'asticella degli esuberi a 1.600 unità (500 tra i piloti, 600 tra gli assistenti di volo e 500 tra il personale di terra), ma è anche vero che questo è il destino di Az fly. L'uscita dal settore cargo - che i francesi confermano entro il 2010 - porterà ad altri esuberi. E poi c'è la vicenda Az service, che si presenta ben più complessa: i francesi hanno intenzione di tenersi solo 3.300 dipendenti su un totale di 7.600. Il resto rimarrà in capo alla Fintecna (controllata dal Tesoro). In pratica Az service verrebbe scorporata: le attività di manutenzione leggera e parte dei servizi di handling aeroportuale rimarranno nel gruppo che si costituirà con la fusione di Air France-Klm e Alitalia. Le altre attività, tra cui quelle di manutenzione pesante degli stabilimenti Atitech di Napoli, resteranno ad Az service che avrà un nuovo assetto azionario con una quota dell'80% in mano alla Fintecna. Il loro destino? Prato ha cercato di rassicurare: "Non ci saranno licenziamenti ma solo soluzioni non traumatiche". Parole che, però, lasciano integri tutti i dubbi e le preoccupazioni dei sindacati. Che infatti, per ora, hanno scandito un sonoro no all'intera operazione. Nei prossimi giorni, forse già domani, ci sarà un nuovo round. Intanto monta il caso Malpensa. Un problema particolarmente sentito dalla Lega Nord. E da ieri ufficialmente anche nell'agenda di Berlusconi. Il Cavaliere ha fatto sapere di aver comunicato la sua posizione alle parti che trattano (cosa smentita categoricamente da Palazzo Chigi) facendo trapelare che la vicenda lo preoccupa non poco, fino al punto da definire l'offerta Air France, uno "smacco per l'Italia". Posizione condivisa anche da Fini che ha aggiustato il tiro rispetto alle dichiarazioni dei giorni scorsi. "Oggi vedo più ombre che luci" ha detto. Al centro dell'attenzione il risarcimento danni di un miliardo e 250 milioni avanzato dalla Sea ad Alitalia. Air France non ne vuole sentir parlare. Ieri il governo ha chiuso l'accordo per la gestione della crisi occupazionale dello scalo lombardo con il via libera agli ammortizzatori sociali. Ma ha ribadito la richiesta alla Sea (avanzata già l'altro ieri da Prodi) di rinunciare al risarcimento. In mattinata il sindaco di Milano, Letizia Moratti, si era detta contraria, difendendo a spada tratta le ragioni di Malpensa anche a costo del fallimento dell'Alitalia (parole "gravissime", ha commentato il leader del Pd Walter Veltroni). In serata dalla Sea una flebile apertura: "La rinuncia non è proponibile. Ma la società è disponibile a valutare proposte di definizione stragiudiziale".

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FAMIGLIA CRISTIANA: POLITICI INAFFIDABILI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Famiglia cristiana: politici inaffidabili "Nessun politico coglie la gravità della situazione italiana. E con questa classe politica sarà difficile dare una risposta all'allarme lanciato dal cardinal Bagnasco e alle domande delle famiglie italiane sempre più povere". È il nuovo attacco di Famiglia Cristiana che non salva nessun leader definendo "Berlusconi un incantatore e Veltroni un sognatore".

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NEL RICHIAMO DELLA CEI SUL VOTO SI RIFLETTE L'IRRITAZIONE DEI GRUPPI CON IL CAVALIERE SPAZIO A CL, NEI DEMOCRATICI RESISTONO I TEODEM (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nel richiamo della Cei sul voto si riflette l'irritazione dei gruppi Con il Cavaliere spazio a Cl, nei democratici resistono i teodem Roma. Il voto dei cattolici è una delle grandi questioni aperte della campagna elettorale. Si moltiplicano gli studi, i sondaggi. E i leader calibrano i loro messaggi per questa fetta di società - i credenti praticanti pesano tra il 20 e il 30% - che nel quindicennio della seconda Repubblica ha mostrato una consistente mobilità elettorale e che sicuramente sarà determinante anche nel risultato del 14 aprile. Tuttavia, i candidati dell'associazionismo cattolico sono stati falcidiati nelle liste appena compilate. Innanzitutto nelle liste di Pd e Pdl. Anche da qui nasce la protesta della Cei per un meccanismo elettorale che impedisce all'elettore di esprimere la preferenza, di scegliere il "suo" deputato, e nega dunque ai cattolici organizzati di incidere negli equilibri interni e nelle dinamiche dei partiti. Tra i vescovi italiani, come è noto, la rottura tra Berlusconi e l'Udc di Casini aveva già destato un generale allarme. La lettura prevalente è stata quella dell'espulsione di una componente, che faceva esplicito riferimento all'identità cristiana. Ora le liste del Pdl hanno fatto crescere l'irritazione. Non ha trovato posto Maria Burani Procaccini, responsabile famiglia di Forza Italia, tra i protagonisti della legge 40 (e la Burani ha anche sbattuto la porta, annunciando il passaggio all'Udc). Ma lo stesso Riccardo Pedrizzi, responsabile famiglia di An, è rimasto fuori dalla lista. E così Patrizia Paoletti Tangheroni, ufficiale di collegamento tra Fi e l'area del no-profit. È stato escluso pure Domenico Di Virgilio, presidente dei medici cattolici. Va detto che, in parallelo a questi tagli, si è rafforzata la posizione di Cl dentro il partito di Berlusconi. Oltre a Roberto Formigoni sono in lista Maurizio Lupi, Raffaello Vignali (presidente della Compagnia delle Opere) e il giornalista Renato Farina, star indiscussa del Meeting. Si può dire che Cl si è consolidata come hanno fatto i teodem in casa Pd. Luigi Bobba (ex presidente Acli) e Paola Binetti sono stati trasferiti dal Senato alla Camera, ma mantengono una forte visibilità. Non è stato così per altre espressioni dell'associazionismo, più orientate verso sinistra. Edo Patriarca (ex portavoce del terzo Settore) e Sergio Marelli (presidente delle Ong italiane) erano pronti a candidarsi, ma non hanno trovato posto. Pure Cristina De Luca (Agesci), Wilma Mazzocco (Terzo settore) e Maria Grazia Guida (direttrice della Casa della Carità di Milano e componente dell'esecutivo di Veltroni) sono rimaste fuori dalle liste Pd. Il convegno dei cattolici "democratici" ha prodotto due nuovi nomi: il giornalista Andrea Sarubbi e il filosofo Mauro Ceruti. In lista è entrato Pier Paolo Baretta, numero due della Cisl. I cristiano-sociali (Mimmo Lucà e Marcella Lucidi) sono però scivolati in zone non eleggibili. Restano, certo, i popolari come ossatura dei cattolici nel Pd. Non si può dire però che queste esclusioni non siano state notate nel mondo di riferimento. Tanto più se combinate con l'accordo con i radicali. L'Udc nel frattempo ha potenziato il suo profilo di partito di ispirazione cristiana. Alla conferma di Luisa Santolini (Forum delle famiglie) e Luca Marconi (Rinnovamento nello Spirito) si è aggiunto l'arrivo di Savino Pezzotta (portavoce del Family day dopo essere stato segretario della Cisl). Naturalmente, nonostante la simpatia verso l'Udc, non può diventare il Centro il solo partito di riferimento. Per questo, senza le preferenze, senza cattolici presenti attivamente nei diversi partiti e collegati con movimenti sociali, rischia di indebolirsi l'intera strategia della Cei. Anche se è vero - e questo comincia ad essere motivo di autocritica - che negli ultimi dieci la vivacità e la forza dell'associazionismo cattolico si è molto ridotta. cla.sa.

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CLAUDIO SARDO ROMA. DA QUINDICI ANNI IL SUD, ANZI L'INTERO PAESE, VIVE IN UNO STATO D& (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CLAUDIO SARDO Roma. "Da quindici anni il Sud, anzi l'intero Paese, vive in uno stato d'emergenza. Il problema non è se la questione meridionale sia stata soppiantata o meno da una questione settentrionale. Il problema vero è che è stata rimossa la questione democristiana. Solo la Dc è stata capace di garantire un equilibrio tra Nord e Sud in termini di sviluppo e di crescita civile. E da quando quel modello è entrato in crisi, negli anni '80, nessuno ha trovato più una soluzione". Ferdinando Adornato, fondatore dei circoli Liberal, è candidato Udc in due regioni del Mezzogiorno, la Campania e l'Abruzzo. Che senso ha parlare ancora oggi di questione democristiana? Non è soltanto nostalgia? "Nient'affatto. È la metafora di un equilibrio necessario nell'azione di governo, a cui però Pdl e Pd sembrano aver rinunciato. A dire il vero Berlusconi aveva tentato un nuovo compromesso, ponendo Forza Italia come collante di una coalizione che aveva la Lega al Nord e l'Udc al Sud. Ora però ha fatto saltare l'equilibrio rinunciando al centro e ai moderati. Credo che pagherà questo spostamento verso destra e verso la Lega in termini di voti. Ma soprattutto pagherà se dovesse tornare a Palazzo Chigi: non si può governare un Paese così complesso radicalizzando posizioni e interessi rappresentati". Berlusconi potrebbe affidare al partito di Fini il compito di bilanciare le spinte leghiste. "Ma An non c'è più. Peraltro non è mai stata in grado di rappresentare la questione democristiana. Non si tratta solo di giustapporre gli interessi del Sud a quelli del Nord. Trovare un equilibrio vuol dire creare sinergie e sviluppare quello spirito di solidarietà che oggi sembra smarrito in un Paese, dove lo scaricabarile è diventato lo sport nazionale. Purtroppo, di fronte alla crisi di Alitalia, gli alleati di Berlusconi stanno già mettendo in scena l'inesorabile conflitto di domani. Altro che equilibrio. La prospettiva è uno scontro continuo". Nella sua analisi sta dimenticando il Pd. "Veltroni ha avviato un nuovo percorso. Ma sono ancora molte e irrisolte le contraddizioni nel suo campo. E resta il peso di una classe dirigente - penso a Bassolino e alla Iervolino - che cerca disperatamente di sottrarsi alle responsabilità nella catastrofica gestione dei rifiuti". Tornando alla questione democristiana, bisogna considerare che quel modello di intervento pubblico poi degenerò. "Negli anni '80 la Dc avrebbe dovuto rinnovare se stessa. Il tentativo ci fu. Ma non riuscì. L'Italia aveva bisogno di una nuova Dc liberale. Che riorganizzasse l'intervento pubblico. Aprendo al liberalismo, premiando talenti, merito, energie nuove". Un partito liberale di massa. Non era il sogno di Berlusconi? "Era il suo sogno. E ha anche cercato di realizzarlo per qualche tempo. Ma la rottura con il centro ha segnato la sua rinuncia definitiva. Da tempo, con i circoli Liberal, sono impegnato alla costruzione di un nuovo, grande partito dei moderati in Italia. Ora penso che questo progetto possa ripartire solo dal centro. Peraltro, comunque finiscano le elezioni, il dopo-Berlusconi mi pare già cominciato...". Il Sud però non ha solo bisogno di liberalismo. Ha bisogno anche di politiche pubbliche serie e mirate. "E chi l'ha detto che serie politiche pubbliche non possono essere anche liberali? Prendiamo ad esempio la scuola e la sanità: sono il cuore del welfare e, al tempo stesso, uno dei punti di crisi della credibilità dello Stato. Perché non introdurre elementi di liberalizzazione, utilizzando i buoni-scuola e i buoni-salute? Il bene pubblico non cessa di essere tale perché lo gestisce un privato. E per liberalizzare ci vuole uno Stato e un governo autorevoli e presenti". Per rilanciare lo sviluppo però sono necessari interventi diretti. Il flusso dei fondi comunitari fino al 2013 sarà molto consistente ma probabilmente sarà anche l'ultimo. "Guai a perderlo. O smarrirlo nei mille rivoli del clientelismo. Io sono federalista. Ma penso che in questi anni abbiamo solo moltiplicato la burocrazia centrale in tante burocrazie regionali. Il Sud ha bisogno di infrastrutture. Di grandi progetti. Ma non solo il Ponte sullo Stretto. Oggi deve essere lo Stato in prima persona, il governo centrale, magari dopo aver discusso con le Regioni, a decidere i progetti. Altrimenti il Sud non avrà ciò gli serve. È il Sud la chiave di volta del futuro italiano".

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TERESA BARTOLI ROMA. TAGLIARE GLI STIPENDI DEI PARLAMENTARI DICE WALTER VELTRONI. LA PROPOSTA NON (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

TERESA BARTOLI Roma. Tagliare gli stipendi dei parlamentari dice Walter Veltroni. La proposta non è nuova ma, ribadita nel giorno in cui vengono pubblicati i conti in tasca agli onorevoli, provoca la stoccata di Gianfranco Fini contro l'"ipocrita" leader del Pd che "a 52 anni prende 5.216 euro di pensione". "La spendo per fare del bene al prossimo" è la risposta a stretto giro mentre sinistra e Udc accusano i democratici di essersi opposti, con l'ultima finanziaria, a far diventare legge quel taglio di stipendio che propongono oggi. È un Veltroni molto irritato quello che a Novara apprende del "colpo basso" sferratogli da Fini in tv senza possibilità di contraddittorio. Probabilmente oggi terrà una conferenza stampa ma già ieri, coi suoi, in un giro di telefonate con Roma, commentava quel che "ormai è evidente": "Fini e Berlusconi hanno rotto il fair play, cercano di alzare i toni e accendere la campagna perché noi recuperiamo". "Ho fatto una proposta su cui tutti dovrebbero essere d'accordo e mi attaccano" diceva a sera. "In Italia - aveva detto ad Aosta in mattinata - ci sono 51 partiti e 31 giornali organi di partito finanziati con risorse pubbliche. Si può ampiamente ridurre questo uso esasperato delle risorse, che serve solo per sostenere una frammentazione politica e comunicativa inopportuna. Siamo in una situazione economica molto difficile. Oggi la gente pensa che si possa scivolare in basso rispetto alla propria posizione sociale mentre, dal dopoguerra ad oggi, aveva sempre creduto in un miglioramento. La politica deve dare un segno di sobrietà". Gianfranco Fini, a Porta a Porta, affonda il coltello accusandolo di ipocrisia: "Chi è in Italia il pensionato che prende 5.216 euro netti al mese di pensione? Si chiama Walter Veltroni. Certo, lui dirà che li manda in Africa, ma non si possono fare dichiarazioni così ipocrite". Quanto all'indennità, Fini condivide la proposta di taglio ma accusa il Pd di essersi opposto all'emendamento che, nell'ultima finanziaria, a quello mirava. Stessa accusa arriva dal leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che definisce quella di Veltroni "una denuncia ridicola": "Noi - spiega - abbiamo presentato con la Lega un emendamento per ridurre i compensi. I parlamentari ora candidati con Veltroni hanno votato contro. C'è quindi una colossale presa in giro". Veltroni replica: "Fini ha perso una buona occasione per stare zitto". Spiega che aveva chiesto, scaduto il mandato parlamentare, di rinunciare al vitalizio. Non essendo stato possibile, "quei soldi li ho spesi nelle cose in cui credo, ho cercato di fare cose che facessero bene al prossimo". Da An arriva la controreplica. "L'ho preso con il sorcio in bocca" dice Fini mentre Andrea Ronchi accusa: "Se Veltroni avesse detto prima che percepiva una pensione di 5.216 euro avrebbe fatto più bella figura". Dal Pd la contro-stoccata: "Proprio Fini, che guadagna il doppio di Veltroni". Veltroni (che ieri sera a Torino ha trovato Renzo arbore ad introdurlo sul palco) è attaccato anche dalla Sinistra arcobaleno. "Propone di ridurre la paga dei parlamentari, meglio tardi che mai" dice Cesare Salvi ricordando però, come il capogruppo di Rifondazione alla Camera Gennaro Migliore, il no del Pd al taglio in Finanziaria.

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Alitalia, i politici dettano le ricette ma Air France serve piatti indigesti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia - http://blog.panorama.it/economia - Alitalia, i politici dettano le ricette ma Air France serve piatti indigesti Posted By redazione On 19/3/2008 @ 15:00 In Apertura#2, NotiziaHome | No Comments Ore decisive, e convulse, per Alitalia. in attesa del cda convocato per domani pomeriggio . Dopo la riunione-fiume di ieri, che si è conclusa sostanzialmente con un nulla di fatto, potrebbe partire nelle prossime ore una trattativa con i sindacati. La convocazione per un nuovo incontro - fissato per domattina - è arrivata stamane, al termine di un lungo consulto tra il numero uno di Air France-Klm e il management di via della Magliana: Spinetta e Prato si sono poi intrattenuti a palazzo Chigi per circa un'ora e mezza. E proprio nella sede del governo, durante il Consiglio dei Ministri, l'esecutivo ha affrontato il caso Alitalia in una "discussione informale". Il titolare dell'Economia, secondo quanto riferito, avrebbe accennato al rischio commissariamento per la compagnia aerea: "Il ministro Padoa-Schioppa - ha detto Vannino Chiti, responsabile dei rapporti col Parlamento - ha fatto una relazione al consiglio su Alitalia. C'è grandissima preoccupazione, è evidente che in questa situazione c'è il rischio che si vada all'amministrazione straordinaria". Il caso Alitalia, intanto, continua ad animare il dibattito politico: il leader del Pd Walter Veltroni ha affermato che "dobbiamo trovare una soluzione che limiti il più possibile l'impatto sociale e dobbiamo far decollare Malpensa, che deve riuscire a svilupparsi recuperando la sua funzione di hub italiano". Veltroni ha ribadito che è possibile avere in Italia due grandi hub, ma non della stessa compagnia aerea". Affinché questo avvenga - ha aggiunto - "occorre una certa gradualità". Per Silvio Berlusconi, invece, "svendono Alitalia, la nostra compagnia di bandiera, a un quinto del suo valore di mercato. E stanno cercando di chiudere Malpensa, il porto dell'Italia sul mondo". In una lettera indirizzata agli elettori lombardi, pubblicata da dal quotidiano 'Libero', il candidato premier del Pdl ha inoltre sottolineato: "È sempre la solita storia: l'invidia per chi produce ricchezza provata da chi, come Veltroni, non ha mai lavorato un giorno in vita sua". Non si esprime invece nel dettaglio il presidente di Confindustria: "Non da oggi il caso, purtroppo, è un pessimo segnale, una pessima immagine del Paese. Preferisco non commentare", ha detto Luca Cordero di Montezemolo mentre per il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, è Air France ora a dover fare la "prima mossa". Intanto a piazza Affari, il titolo ha registrato ancora un ribasso. Stamane, non ha fatto prezzo per circa un'ora, per eccesso di ribasso, poi ha aperto con un prezzo di 0,208 euro (-24,6%). Dopo aver toccato un minimo a 0,199 euro il titolo segna ora 0,215 euro, con un -22,1%. Continua così il riallineamento del prezzo a quello offerto da Air France con il concambio pari a circa 0,10 euro. LEGGI ANCHE: [1] Se la salvezza dipende da Sea - [2] Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI: [3] Il comunicato di Air France - [4] Il comunicato dell'Anpac - [5] La lettera di Air France-Klm ad Alitalia - [6] La lettera di Alitalia al Ministero dell'Economia. Guarda la [7] GALLERY degli scontri tra polizia e manifestanti prima del vertice Alitalia.

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Come ti educo l'elettore (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pare che Berlusconi non sia sicuro del risultato elettorale, e questo spiega sia la sterzata polemica di queste ore che la decisione di concedere qualche partecipazione straordinaria nelle regioni dove il premio per il senato è conteso. Come previsto: parte l'escalation, come Berlusconi già fece nel 2006 arrivando a farsi "sentire" negli angoli della società italiana più remoti e distanti dalla politica. E si conferma l'opportunità di interventi specifici nelle regioni in bilico, ciò che Veltroni non ha ancora programmato di fare, che si sappia. Bisognerà vedere fino a che punto l'assalto di Berlusconi cancellerà la tattica fin qui seguita di "educare" il proprio elettorato all'idea che dopo il 14 aprile una collaborazione con il Pd potrebbe rivelarsi inevitabile. Anche perché fino ad adesso dal Pd non era venuto il reciproco. In effetti, dallo slogan della rimonta fino ai grandi successi nelle mobilitazioni di piazza, il messaggio di Veltroni non contempla che due ipotesi, una auspicata e l'altra di ripiego: la vittoria clamorosa, oppure la sconfitta con però grandi percentuali sulle quali fondare il rapido riscatto. Non spetta al candidato premier, certamente non adesso, prendere in considerazione scenari intermedi. Larghe intese o cose simili. Fa bene a tenersene lontano (anche se si tratta di ipotesi con scadenza trenta giorni da oggi). Chi guardi le cose da fuori, invece, non può che interrogarsi sul rapporto fra il clima che si determina e le aspettative che si suscitano ora, e le responsabilità che potrebbero rivelarsi inevitabili domani. Ieri Europa, guardando alle piazze di Veltroni, proponeva un azzardato paragone fra il Pd e il Pci di trent'anni fa. Non bisogna esagerare. Però quel Pci, carico com'era di investimenti emozionali collettivi, pagò poi un prezzo elevato all'ineluttabilità della solidarietà nazionale. E la faceva con la Dc, non con Berlusconi e Fini. Se da adesso in poi la polemica ricalcherà i toni della zuffa di queste ore su stipendi e pensioni dei politici, ci sarà poco di cui discutere pacatamente dopo il 14 aprile.

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Berlusconi fa già danni e fa saltare la trattativa Alitalia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Spinetta conferma il piano e chiede garanzie alla politica. La destra gli risponde no Berlusconi fa già danni e fa saltare la trattativa Alitalia Chiude le porte in faccia ad Air France e spalanca quelle del fallimento Silvio Berlusconi chiama gli imprenditori italiani alla guerra santa contro l'invasore francese, spalancando per Alitalia le porte del commissariamento. Al termine di una giornata convulsa nel corso della quale il numero uno di Air France Spinetta ha precisato che i margini della trattativa sono inesistenti e che oltre al sì dei sindacati l'operazione deve avere il consenso di questo e del prossimo governo, il candidato premier del Pdl chiude le porte in faccia ad Air France. "Mi auguro che si presenti un gruppo di imprenditori italiani coraggiosi ? ha detto Berlusconi ai microfoni del Tg5 bollando come irricevibile l'offerta Air France ? per evitare una fine così ingloriosa della nostra compagnia di bandiera". "Inutile dire così ? ribatte Prodi ? Se Berlusconi non è d'accordo trovi un'altra soluzione ". I sindacati, convocati di nuovo dall'Alitalia per stamattina, restano scettici, mentre Montezemolo parla di "una pessima immagine per il paese". Il leader del Pd Walter Veltroni ha auspicato che l'aeroporto di Malpensa sia il secondo hub italiano orientato alla clientela business. A PAGINA 3.

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La casta e l'imbroglio elettorale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO Gli italiani, si sa, sono stanchi di una campagna elettorale dove i futuri deputati e senatori sono dei "predestinati"(se non dalla Grazia, dai segretari dei partiti che hanno fatto le liste); e dove i temi reali sfuggono di fronte all'inaudita monotonia con cui i politici ripetono che la gente non arriva alla fine del mese: come se la gente non lo spesse assai meglio di loro e non si chiedesse semmai cosa intenda fare la politica affinché al 30 possano arrivarci tutti gli italiani. Molti dei quali avranno provato un brivido di piacere per lo scambio di accuse tra Fini e Veltroni sulle pensioni dei parlamentari. Finalmente un problema concreto, anche se sopravvalutato nelle sue quantità finanziarie, irrompe nella campagna elettorale. In effetti, l'irruzione ci sarebbe stata dopo Pasqua, con la presentazione da parte del Pd del suo programma sui costi della politica. Per quello scambio di accuse, invece, è stato anticipato a ieri sera e i lettori troveranno un servizio ad hoc sul tema. Ma quelle accuse finiane a Veltroni, d'avere una pensione di 5000 euro a 52 anni, non c'entra niente coi problemi della casta. Prima di tutto perché formulata da Fini, uno dei più tetragoni esponenti della casta stessa, e non solo sul piano partitocratrico retributivo, ma anche su quello dei comportamenti. Secondo, perché Veltroni aveva spiegato alla platea di Torino che la sua pensione di ex parlamentare ? cui egli non può rinunciare per legge, come un prestatore d'opera non può rinunciare alla retribuzione o al riposo settimanale ? veniva in parte donata alle fondazioni assistenziali, in cui il leader del Pd ha fiducia. Terzo, perché riducendo la questione della casta a un attacco al numero 1 del Pd, da parte del numero 2 del partito berlusconiano cui "assicura esperienza ed equilibrio", come scrive Il Foglio con la nota mancanza di limiti, Fini tradisce (direbbero gli ex camerati fascisti) anche il senso di quel problema della Casta che Stella e Rizzo dipinsero nel loro bestseller: col quale il secolo di Mosca e Pareto sulla questione della classe dirigente si conclude in pochade, per colpa non degli autori ma dell'oggetto. La trasformazione della classe politica in casta, la corruzione della casta da legislativa ad affaristica, da democratica a oligarchica, sono il frutto della fine della politica, databile agli anni Ottanta, poco dopo la morte di Moro e il declino di Berlinguer, antesignano della "questione morale". La degenerazione del servizio pubblico in rampantismo, la trasformazione della lotta per l'indirizzo del governo in gara sull'Italia da bere (e da mangiare), la tacita e poi aperta e infine sfacciata conversione all'" arricchitevi" di Luigi Filippo da parte di "un milione di stipendiati politici", secondo i calcoli di Claudio Martelli, hanno trasformato la politica in malaffare: testimoniata da Tangentopoli e Mani pulite, al di là degli eccessi di protagonismo e di sovversivismo di alcuni magistrati. È caduta la prima repubblica su quel problema. Ma non Fini, passato tranquillo di onda in onde come un surfista. Per stare alla biografia, Fini, nato nel 1952, entra in parlamento del 1983, a soli 31 anni (quando si dice: largo ai giovani?) e vi rimane, come deputato del Msi, per tutta la nona, decima e undicesima legislatura; poi, ribattezzato An, si fa la dodicesima, tredicesima, quattordicesima e quindicesima legislatura. In totale passa alla camera 23 dei suoi 54 anni di vita; e, siccome il 13 aprile sarà eletto per la sedicesima legislatura, se ne farà altri cinque, e al termine avrà 59 anni di cui 28 in camera. "Con la buona salute", dicevano i nostri contadini a chi s'abboffava un po' troppo alla mensa comune. Naturalmente, chi scrive non partecipa all'infatuazione dominante per cui le categorie del giovanilismo e del sessismo diventano fondamenti della classe dirigente, e la competenza, magari coi capelli ingrigiti o anche bianchi, no. Queste sono le pecette di una classe politica che non ha saputo impedire la crisi della politica, la corruzione della politica, la trasformazione dei politici in casta: e alla fine si fa il lifting con ritocchi formali. Mentre Berlusconi irride alle istituzioni dichiarando che su mille parlamentari ne servono trenta che ci capiscano e gli altri premono i bottoni. E mentre i giornali berlusconiani parlano di papponi e magnaccia senza distinguere fra destra e sinistra, ben sapendo tuttavia che questa apparente neutralità lavora per l'antipolitica, e che l'antipolitica porta al bivio se astenersi o votare Berlusconi, che è l'antipolitica politicamente strutturata. Siamo all'estrema resa dei conti di un fenomeno italiano fondamentale: quel melting pop nazionale che seguì al miracolo economico dopo la ricostruzione, superando classi e divisioni sociali, si è trasferito, sì, nella classe politica non più riservata agli oligarchi, ma vi si è trasferita con tutti i difetti di incultura e di voracità che erano propri di una società cresciuta troppo in fretta: come quei ragazzini del Nord-Est che a 15 anni abbandonavano la scuola per fare gli imprenditori o i dirigenti d'azienda; e quindi con un carico di ignoranza che non aiuta ad acquistare sensibilità morale, ma solo a cercare l'ulteriore arricchimento. I privilegi della casta politica sono gli stessi delle corporazioni, della finanza rampante, dell'imprenditoria assistita, delle cupole degli ordini, dei fuorilegge dell'obbiezione di coscienza (pensate ai cucchiai d'oro), delle sanguisughe delle autonomie locali, degli esentasse o altrimenti privilegiati in nome dei bacini elettorali (mafiosi o ingenui) da contrattare con questo o quel "benefattore". Il senso della Casta, intendiamo della denuncia di Stella e Rizzo, e delle minori altre caste (giornalistica compresa) denunciate da altri autori, era o voleva essere questo: e cioè denudare la protervia dell'ignoranza complessiva del melting pop, che si ritrova più oscena che mai nelle sue rappresentanze che hanno responsabilità verso la cittadinanza: in primo luogo verso i più deboli, che la follia della non politica, produttrice di un debito pubblico di 1596 miliardi di euro a oggi, e quindi di impotenza, ne fa dei predestinati a ulteriore povertà. Specie se i governanti continueranno a fare i "creativi", ad aumentare il debito, a trasformare il processo alla casta in zagaglia barbara ad personam. Che qualcuno chiama "esperienza ed equilibrio".

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La campagna elettorale non interessa perché la gente sente che è artefatta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 19-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa, a venti giorni, credo, dalla data delle elezioni, non s'è visto per Roma un manifesto di Berlusconi o di Veltroni. Solo facce più o meno incognite, candidate a cariche minori provinciali o comunali. La sera, in tv, cambiamo canale, la mattina, quando compriamo i giornali, guardiamo ad altro che non alle cronache politiche. Dicono che sia successo lo stesso anche in Francia, vi consta? EMANUELE ROSSETTO, ROMA Sì, è così, caro Rossetto. In Francia l'effetto show del postgollista che colleziona bellissime donne (una marcia in più, se restasse in privato) è finito in pochi mesi. In Italia l'effetto Silvio dura da quindici anni, quello Benito durò venti, perché siamo gregge per tradizione e cambiamo solo per tragedie o per forza d'inerzia. Ora siamo in fase inerziale e sono previste altissime astensioni, anche se non proprio di livello francese dove, al secondo turno comunale, hanno sfiorato il 40 per cento e un anno fa per scegliere fra Sarkozy e Ségolène il 20. Dal 40 si sale al 60 e anche 65 fra i 18- 30enni delle banlieue. Il risultato è che non ha vinto la sinistra ma ha perso la destra. La lezione non avrà alcun effetto in Italia, per un'infinità di ragioni. Ultima, la ciliegina della legge elettorale. I cittadini non eleggono più i parlamentari, come invece eleggevano noi quando eravamo sollecitati dai partiti a conquistare preferenze alla lista col nostro personale prestigio (me lo ricordava, proprio in questi termini, un ex collega deputato, ora membro del Csm). Oggi senatori e deputati sono nominati dai segretari dei partiti, gli elettori si limitano a servire lor signori andando in cabina a mettere una croce sul simbolo. I giornali berlusconiani, prima Libero e poi il Giornale, hanno pubblicato collegio per collegio gli elenchi degli eletti, dei pochissimi incerti, dei molti esclusi. Per esempio, qui nel Lazio 1 (Roma) eleggeremo 40 deputati e ogni lista presenta 40 nomi. Se i sondaggi danno al partito "X" 15 seggi, saranno nominati i primi 15, il 16 e il 17 potrebbero subentrare in caso di altrui opzioni per altri collegi; tutti gli altri, dal 18 al 40, non hanno speranza. E allora chi la fa la campagna elettorale? Non i primi 15, che sono già nominati; non i due incerti (perché non da loro dipende l'eventuale opzione altrui); non i 18-22 che non hanno alcuna speranza. Nessuno dunque fa campagna elettorale, perché sarebbe una fatica da idioti. Monsignor Betori, il pierino della conferenza episcopale, dice che questa legge va riformata. Bravo monsignore, adesso lo dice, dopo due anni di polemiche e dopo aver assicurato alla nuova legislatura, con idonee esclusioni, una maggioranza clericale? Intanto la democrazia è morta. È morta nei legislatori, che non hanno altro interesse alle istituzioni che per lo stipendio. È morta nei cittadini, perché o non andremo a votare o, se i drogati di cabina (come me) voteranno ancora, sarà senza aver mosso un dito per il baraccone pseudoelettorale. Chi ha coscienza civica cercherà di obbedirle facendo in altro modo il dovere di cittadino. Per esempio, lavorando di più, non speculando sulle "moratorie" tipo aborto, non latitando nelle marce antimafia (Bari), non profittando delle opportunity del Liechtenstein, polemizzando contro la viltà che si manifesta in tutto, dalle benevolenze verso la Cina al logo bugiardello per i 150 anni dell'unità nazionale, con tre bandiere tricolori tutte uguali e che uguali non furono per niente. Leggere il sussidiario.

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