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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Veltroni/Berlusconi"

Veltroni deve muovere la campagna. Attacco alla casta ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: IL PROGRAMMA PER ROMA Veltroni deve muovere la campagna. Attacco alla casta In Piemonte Walter Veltroni arriva al giro di boa del suo bustour e a Novara attacca la casta: "In Italia ci sono i salari più bassi e gli stipendi dei parlamentari più alti d'Europa. Dobbiamo uniformare il livello delle retribuzioni di deputati e senatori a quello degli altri paesi europei"

[FIRMA]STEFANO LEPRI ROMA Una carta nuova se l'è giocata subito, stipendi più b ( da "Stampa, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: consigliere di Veltroni - ma intanto ricordo che nel programma già presentato qualcosa per i pensionati già c'era, il superamento del divieto di cumulo tra pensione e salario. Berlusconi continua a dire che il nostro programma è copiato dal loro, poi dice che rimette lo "scalone", dopo ancora fa marcia indietro.

Veltroni: così il Pd vuole rivalutare le pensioni basse ( da "Stampa, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi ha solo ripetuto il rito già visto della scrivania da Vespa e ora affida più alle folle del Palalido e alla tecnica "call and response" dei grandi concerti, che alle riprese patinate. Veltroni sembra impegnatissimo nel suo tour porta a porta, ma inteso non in senso "vespesco", ma di reale incontro con l'elettorato nel suo giro d'

[FIRMA]BEPPE MINELLO Le bandiere del Tibet per accogliere Walter Veltroni. La tappa torinese del ( da "Stampa, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La giornata di Veltroni, dopo le tappe di Verbania, Novara e Alessandria di ieri, prevede la mattinata ad Aosta e il pomeriggio prima a Biella e poi a Vercelli. A Torino, Veltroni troverà davanti al palco un vecchio amico come l'operaio Maviglia e la sua famiglia che lo ospitarono a pranzo quando, nell'autunno scorso,

Ad aspettarlo anche Paolo Beldì ( da "Stampa, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma cosa vi aspettate da Veltroni? "Una politica in favore dei giovani e coerenza col suo programma. Un dialogo con Berlusconi? Perchè no ma è auspicabile che dalle elezioni esca chiaramente un vincitore". Alessandro Giordano è un guru della politica novarese. Come vive questo momento?

Tibet, Resistenza e i danni del Ciarra ( da "Stampa, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni. Sono le 11 e tre minuti quando il pullman verde sfila in corso Mameli davanti a piazza Ranzoni. Il leader del Partito democratico raggiunge il palco, che dà le spalle a via San Vittore, tagliando in due la piazza. Un bagno di folla (un migliaio di persone) per una giornata ancora lunga, che lo porterà poi a Novara e Alessandria.

"Il socialismo non è morto" ( da "Stampa, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi) e a sinistra (Pd e Veltroni), accusandoli di voler oscurare la voce socialista, con, i primi, di dire le stesse cose del '94 e del '96, e, i secondi, di immaginare un paese che non esiste, del "volemose bene". La platea si scalda con un convinto applauso quando l'ex Ds ricorda il "No" detto da Boselli a Veltroni alla richiesta di sciogliere il partito per entrare a far

Veltroni: meno soldi ai parlamentari per allineare gli stipendi all'europa - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il teodem Luigi Bobba segnala a Veltroni "i sondaggi sul voto cattolico" che non sono incoraggianti per il Pd se metà dei praticanti preferisce Berlusconi. "Si tratta- sostiene Bobba - di non avere paura dell'identità". Ma sul rapporto con i cattolici Veltroni manda avanti il suo vice, Dario Franceschini, che nel pomeriggio incontra a Genova il presidente della Cei,

"rialzati italia" lo slogan più conosciuto "si può fare" ha il gradimento maggiore - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: si dicono coinvolti nella competizione Parallelismo tra Berlusconi e Veltroni: l'appeal cresce e poi cala nettamente FRANCESCO BEI ROMA - Il berlusconiano "Rialzati Italia" è lo slogan più conosciuto, ma il veltroniano "Si può fare" lo batte in gradimento. In ogni caso nessuna delle due campagne elettorali scalda troppo i cuori, riuscendo "molto" gradita ad appena un terzo dell'

"dopo il voto ripensiamo alle alleanze nelle giunte" - simona savoldi ( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: degli elettori indecisi e di coloro che non vogliono votare né Veltroni, né Berlusconi. I socialisti non moriranno come vuole il Pd". Più che contro il Pdl, è verso il Partito democratico che i candidati del partito socialista rivolgono le accuse più pesanti. "La candidatura dell'operaio della Thyssen - precisa Bonino - è un'operazione di sciacallaggio politico che va denunciato.

Veltroni raccoglie applausi nelle province "diffidenti" - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni raccoglie applausi nelle province "diffidenti" E il pullman del Pd oggi arriva in piazza Castello A Novara una firma sulla tesi La Destra "collabora" ad Alessandria PAOLO GRISERI DAL NOSTRO INVIATO ALESSANDRIA, - Oltre seimila persone nel Piemonte più diffidente verso il centrosinistra, quelle province fuori Torino che spesso accusano il capoluogo regionale di autoreferenzialità.

"maggiore tutela per i master solo così si evitano le fughe" ( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A Veltroni poi chiedo qualche cosa di più: l'Italia è un paese che ha bisogno di ritrovare fiducia in se stesso e nel futuro e, in questa campagna elettorale, con Berlusconi nell'inedita veste dell'iperrealista, c'è bisogno di qualcuno che sappia spendere parole di speranza, certo non velleitarie, ma concrete".

Politiche, i big che rischiano il posto - massimo lorello ( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Pdl di Berlusconi e Fini conquisterebbe il 40 per cento delle preferenze da mettere assieme all'11 per cento dell'Mpa in crescita costante. Il Pd di Veltroni si attesterebbe al 27-28 per cento con Idv al 3 per cento. L'Udc otterrebbe 9 punti percentuali, la Sinistra arcobaleno 6 e La Destra 2,5.

Franceschini, sacro e profano "qui si può vincere davvero" - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: vice segretario del Pd di Veltroni. Una giornata suddivisa tra il "sacro", l'incontro in Curia con l'arcivescovo di Genova e segretario della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco Pd, "il profano", nel senso del popolo del centrosinistra che Franceschini incontra alle cinque del pomeriggio in piazza Petrella, a Certosa e poi alla Spezia in serata.

Angius: "il voto utile è socialista" ( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: pantomima Veltroni-Berlusconi: non si è mai visto al mondo un leader che si presenta agli elettori e dice "io sono il più bravo, votate me, però se non votate me votate per il mio avversario": Via, cerchiamo di essere seri". E solo uno squallido gioco delle parti, sostiene Angius: "Il voto è sempre libero e proprio perché è libero molti decideranno di votare il partito socialista"

LETTERA APERTA ( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ho letto il tuo articolo relativo alle missioni militari italiane all'estero, quanto ha detto in proposito Silvio Berlusconi e anche, sulla linea del nostro ministro degli Esteri, il leader del Partito democratico Walter Veltroni. E ti debbo dire che io sono parzialmente, ma solo molto parzialmente, d'accordo con te: e cioè solo su nostro ritiro dal Libano.

Veltroni: in Italia i salari più bassi e le indennità più alte, e non va bene Dall'Alitalia alle pensioni sono divisi su tutto: ecco il vero programma del Pdl ( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Giù gli stipendi dei parlamentari" Veltroni: in Italia i salari più bassi e le indennità più alte, e non va bene Dall'Alitalia alle pensioni sono divisi su tutto: ecco il vero programma del Pdl Da Veltroni, nel suo tour elettorale in Piemonte, arriva uno stop netto ai costi, troppo alti, della politica.

Onda Pd, in un mese recuperati 12 punti Dal 5 febbraio ad oggi. E nei sondaggi il Pdl continua a frenare ( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: prima che fosse proposta la candidatura di Walter Veltroni a segretario, attorno al 21%. Pochi giorni dopo, il 30 ottobre, entrambi gli elementi (il partito nuovo e la presenza di Veltroni alla guida) erano fotografati da Swg. Tra quattro aspiranti premier (Berlusconi, Fini, Prodi e Veltroni), erano l'allora presidente di An e il segretario del Pd a ricevere una maggiore fiducia (

Stringere la cinghia, per primi i parlamentari Veltroni: non è giusto avere i salari più bassi d'Europa e i politici più pagati, serve sobrietà ( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dice Veltroni parlando, senza nominarlo ovviamente, di Berlusconi. Il leader del Pd cita "tre fatti delle ultime 72 ore", su cui, dice, "questi nostri avversari, scivolati, anzi schizzati a destra, hanno idee molto diverse tra loro: pensioni, con Berlusconi che ripesca il progetto Maroni ma viene stoppato da Maroni,

La campagna elettorale in tempi di magra ( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A parte il pullman di Veltroni e le uscite tv di Berlusconi, insomma a parte quello che sembra fatto apposta solo per la televisione, esiste ancora il "contatto con la gente"? Ricordo manifesti in strada, volantini nelle cassette della posta, cene per sostenere il tal candidato e palchi in piazza.

CANDIDATI GAY. Tanti nomi, poche certezze ( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: eleggibile in caso di vittoria di Veltroni alla Camera, cioè solo nel caso in cui scatti il premio di maggioranza per la coalizione PD-Italia del Valori", Benedino ringrazia i giovani. La raccolta di firme c'è stata anche nel suo caso, ma questa volta pro e non contro: "Un fatto inedito, perchè sul mio nome c'è stata la convergenza di ragazze e ragazzi molto differenti tra loro,

Ma sì, vigiliamo contro i brogli Prevenire è meglio di curare... Cara Unità, ( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E agli antipodi sono i due principali candidati, Veltroni e Berlusconi. Tutto ciò molto positivo, a mio parere. Non ci sono equivoci di sorta: se vince il Pd vince una certa idea di Paese, di vita, di stile. Se vince Berlusconi, vince tutt'altra idea. In queste settimane non ho sentito mezza battutaccia da parte di Veltroni.

Alitalia, pensioni, Libano Tutti contro tutti nel Pdl ( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dentro al neonato Popolo della Libertà sono "divisi su tutto", avverte Veltroni. Dall'uscita di Martino sulla missione in Libano alle pensioni fino alla vendita dell'Alitalia. È la questione all'ordine del giorno: la Lega, per difendere l'hub di Malpensa, boccia le condizioni poste da Air France per l'acquisto di Alitalia.

Il ciarpame di Ciarra e le lezioni di Santanchè ( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: contrapposta a Berlusconi che è "un nanetto", Walter Veltroni che è "finto", a Bertinotti "coerente" e a Casini "democristiano" impegnata a difendere a modo suo il pur sacrosanto concetto che il corpo di una donna non può essere merce di scambio. La linea del ragionamento della signora va diretto al tema.

Tra brogli e brogliacci entusiasmo alle stelle ( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dove viene violata la par condicio svuotandola di significato,dai due contenitori di Berlusconi e Veltroni". Ebbene, sto dalla parte di Casini. Che non sta più dalla parte di Berlusconi. Quando stava dalla parte di Berlusconi, per lui la par condicio non era poi un gran problema. Non capisco: dov'è il trucco?.

Arcigay invita a pranzo Veltroni e Berlusconi ( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: del Arcigay invita a pranzo Veltroni e Berlusconi Indovina chi viene a pranzo? Veltroni e Berlusconi, i leader dei due maggiori partiti in competizione, ha deciso di invitarli, uno alla volta, l'Arcigay perchè "non abbiamo ancora avuto il piacere di sapere se questi due soggetti affronteranno davvero e con decisione la questione dei diritti civili e di libertà delle persone lgbt"

Così cambia la politica ai tempi di internet - roberto zarriello ( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non siamo né con Veltroni, né con Berlusconi, siamo per una politica che abbia l'obiettivo di risolvere i problemi reali della gente. Il resto sono solo chiacchiere". Dal forum Bari Live (http://barilive. forumcommunity. net) si leva un coro di protesta contro "la politica che è sempre uguale".

Terrorismo, vertice al viminale allerta per pasqua ed elezioni - liana milella ( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dopo Berlusconi e Veltroni), quello dell'Idv Di Pietro, la Sinistra Arcobaleno, l'Unione democratica dei consumatori di Manzione e Bordon. Di Pietro minaccia perfino "una denuncia per palese omissione d'atti d'ufficio" se l'Authority per le telecomunicazioni, al suo secondo richiamo, non farà rispettare gli spazi che oggi sarebbero egemonizzati solo dai leadaer di Pdl e Pd.

La Santanchè: boicottiamo la Cina per aiutare il Tibet ( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: boicottiamo la Cina per aiutare il Tibet "Se Veltroni e Berlusconi non hanno il coraggio di parlare, lo faremo noi: boicottiamo le Olimpiadi". Daniela Santanchè, candidata premier della Destra, ieri ha manifestato di fronte alla Bank of China di via Santa Margherita contro lo "scempio dei diritti umani" che si sta svolgendo in Tibet.

<Piazze piene solo con noi> Comizi, sfida tra Pd e Pdl ( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dopo la partecipata tre giorni lombarda di Walter Veltroni alla fine della scorsa settimana e le contemporanee iniziative pubbliche di Silvio Berlusconi, tra i due schieramenti maggiori cominciano a scoccare le scintille. Con il centrosinistra a dover dimostrare che qualcosa è cambiato, e il centrodestra a dover difendere la sua roccaforte.

L'anello mancante tra il '68 e oggi ( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: elettorale e dalla prospettiva di accordo post-elettorale fra Veltroni e Berlusconi, al più ampio sfondo del passaggio dal modello della sovranità a quello della governamentalità che accompagna la trasformazione della politica moderna (e relative concezioni della rappresentanza e del conflitto) nella bio-politica contemporanea.

Lettere@ilmanifesto.it ( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Fini e Silvio Berlusconi dovrebbero saperne qualcosa per esperienza diretta e pronunciarsi nel merito, nel caso si ripetessero eventi del genere; e Walter Veltroni non può cavarsela con un generico "Voltiamo pagina" o peggio "Volemose bene". Franco Ajmar, Genova "Cacho" Caselli rettifica Sul giornale del 13 marzo è stato pubblicato un articolo a firma di Eleonora Martini intitolato:

Una crisi nel vuoto ( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi) l'Ici sulla prima casa, si può ridurre (Veltroni) la pressione fiscale ai lavoratori dipendenti. Ma è inutile se dalla crisi attuale non si matura un'ipotesi "riformista": questo mondo com'è, è destinato ad andare sempre peggio se non si mettono al primo posto i bisogni fondamentali dei più e non si rilancia un'

Ma la femmina ( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Berlusconi? "Alcune cose che fa mi piacciono, altre meno. Come Veltroni del resto". Ecco, è lei la candidata perfetta, ma questa volta finisce in taglio basso per rispetto alla nuova "precaria" del Pd. Si chiama Valentina Mercandel, bella, bionda, acconciatura birichina da maschietto: "La nostra Sharon Stone",

Contro il duopolio ( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che corre alle prossime elezioni alletato con il Pd di Veltroni, era accusato da un ex iscritto del suo partito, Mario Di Domenico, di essersi appropriato di oltre 20 milioni di euro di fondi pubblici, ma già il pm aveva ravvisato l'assenza di fatti penalmente rilevanti e aveva chiesto l'archiviazione.

<Così addio Nord> Il gelo di Veltroni con il governo ( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni con il governo ROMA - Il conto di Alitalia è salatissimo e nessuno vuol pagarlo in campagna elettorale. Se potessero, Berlusconi e Veltroni lascerebbero a Prodi il compito di pagar dazio. Ma sarà impossibile per entrambi tenersi fuori dalla mischia, perché stavolta il capo del Pd non potrà prendere le distanze dalla decisione del governo di vendere la compagnia ad Air France,

Quel filo rosso tra Veltroni e Marchionne ( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Marchionne si sono già sentiti telefonicamente, c'è feeling sulle cose italiane come sull'America, stella polare del Partito democratico (italiano). Hanno le stesse antipatie per Silvio Berlusconi e per George Bush. Marchionne non sopporta il Cavaliere, "non avrei mai fatto una simile battuta con la precaria",

Cattolici scettici sul Pd Binetti: colpa dei radicali ( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: chiaro che la figura di Veltroni incontra fra i laici un consenso maggiore di Berlusconi. Per questo dobbiamo subito offrire segnali forti e chiari sui valori che ci stanno a cuore, quelli cattolici. Non dobbiamo rischiare di trovarci scoperti". In sintesi, ieri la notizia era questa: secondo la Demos di Ilvo Diamanti il 50,

A Napoli rifiuti nell'urna E il Pd rischia il tracollo ( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se solo Veltroni fosse riuscito a portare Roberto Saviano nelle sue fila, ora ci sarebbe stato tutt'altro clima e un "botto" di voti in arrivo. Ma lo scrittore ha garbatamente rifiutato, o perché crede veramente nella sua "missione" o perché scendendo nell'agone politico non sarebbe stato più credibile.

Badescu: mi voleva Rutelli. Ma dopo Ceausescu mai a sinistra ( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E poi se pensiamo a Veltroni... ". Se pensiamo a Veltroni? "Ricordiamo come ha trattato i rumeni in novembre per quella brutta storia di omicidio. Ha scatenato una vera campagna d'odio". Lei che mestiere fa? "Bah, so cantare, ballare o recitare: direi che sono un'attrice".

Di FABIO ROSSI Era stato il colpo a sorpresa di Silvio Berlusconi nella campagna elettorale d ( da "Messaggero, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Di FABIO ROSSI Era stato il colpo a sorpresa di Silvio Berlusconi nella campagna elettorale del 2006. Ora, per il Popolo della libertà, l'abolizione dell'Ici è diventata una priorità assoluta, quasi un tormentone. "Finora sono state applicate da Veltroni miserevoli riduzioni: noi puntiamo all'abolizione totale dell'Ici sulla prima casa", ribadisce Gianni Alemanno.

Assedio Action da Berlusconi È polemica ( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Via Plebiscito Assedio Action da Berlusconi è polemica Una cinquantina di manifestanti di Action ha dato vita ad una protesta sotto la residenza di Berlusconi: le donne si sono vestite da spose, contro le frasi del leader del Pdl sulla precarietà. Dopo il sit-in, la polemica: "Rutelli e Veltroni prendano le distanze", hanno detto i vertici di Forza Italia. A PAGINA 5.

Action: spose precarie sotto casa Berlusconi ( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: da Berlusconi sono arrivate esternazioni medievali, è un candidato ridicolo". Il sit-in, però, ha scatenato la polemica politica. Antonio Tajani, presidente degli eurodeputati di Forza Italia, ha attaccato: "Rutelli e Veltroni abbiano il coraggio di prendere le distanze dai loro alleati di Action, che con le loro manifestazioni intolleranti cercano di alimentare lo scontro.

Casini: finita per sempre la stagione del Cavaliere ( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: condicio e lo sfacciato favoritismo di cui godono Veltroni e Berlusconi". Quando al quarto figlio in arrivo, che sarà maschio dopo tre femmine, Casini ha spiegato a Vanity Fair di sentirsi "un po fragile perché ho già 52 anni". La figlia diciottenne, dice, "voterà per me". "La seconda - quella fidanzata con "un ragazzo di sinistra" - per fortuna, non vota: così non rischio delusioni"

Bonaiuti: Veltroni copia tutto ( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: BREVI Bonaiuti: Veltroni copia tutto Il programma "Per forza Veltroni definisce il nostro linguaggio come già visto- attacca Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi -. Lo può ben dire lui che si è letto e riletto punto per punto il programma del Pdl e poi lo ha ricopiato diligentemente cercando, purtroppo, di spacciarlo per proprio,

Segue alitalia ( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni è stato il primo, nei mesi scorsi a pronunciarsi nettamente per la soluzione Air France. Ma proprio la consapevolezza, a Parigi, che la privatizzazione cade in un vuoto di governo e che né Berlusconi, né il candidato premier Pd se la vogliono trovare fra le mani, con il nuovo governo, deve aver ispirato la pesante revisione in peggio dell'

Targetti 1 il simposio organizzato dalla fondazione ( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: berlusconismo. Veltroni predica la necessità di una comprensione che va oltre i paradigmi della modernità. E scambiano questa certezza per fragilità L'Osservatorio sull'architettura della Fondazione Targetti in questi anni ha fatto un grande lavoro di promozione di questa disciplina ed è interessante valutare il percorso che è stato seguito sino a questo incontro di oggi dedicato

Aut aut altrimenti meglio restare governatore in lombardia ( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Walter Veltroni, rappresentano tutti segnali negativi, di instabilità, che di certo non incoraggiano l'abbandono della presidenza della regione più efficiente e ricca d'Italia. Quindi le esternazioni del Cavaliere, il quale in caso di vittoria assicura quattro donne ministro e al contempo conferma il rispetto della legge emanata dal precedente governo di centrosinistra

War room i ruoli tra i due sembrano invertiti ( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: scenografo ufficiale della nuova stagione del Pd veltroniano. Malfatto aveva esordito al Lingotto di Torino. Per la campagna elettorale, ha avuto da Veltroni poche regole d'ingaggio. Una su tutte: prendere "l'Italia", lasciata da Berlusconi (che invece punta sul "popolo"). "Nelle nostre scenografie - spiega - valorizziamo soprattutto alcuni elementi: il colore verde,

ROMA - Veltroni chiede di abbassare i costi della politica, lanciando un chiaro monito contr ( da "Messaggero, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: con Veltroni, i parlamentari che hanno messo a punto il nuovo piano, Morando e Tonini. Una grande folla si è assiepata nei teatri e nelle piazze del Piemonte, ma il leghista Calderoli ha lanciato una frecciata, dicendo che Veltroni "ha una tal nostalgia di Roma che, anche quando viene al Nord, si porta le comparse di Cinecittà a fare le truppe cammellate"

ROMA - Le istituzioni italiane sono le più costose in Europa. Gli stipendi d ( da "Messaggero, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La particolarità semmai è che a sollevare la questione dei costi della politica sia stato Walter Veltroni. Fin qui il "vecchio" centrosinistra sembrava il bersaglio principale dell'antipolitica, ma la strategia del leader Pd punta esattamente a strappare il vessillo del "nuovo" a Berlusconi. E la sortita di ieri sugli stipendi dei parlamentari sarà presto seguita da una proposta.

L'Ici? Occorre cancellarla ( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Finora sono state fatte da Veltroni delle riduzioni miserevoli dell'Ici, noi invece puntiamo all'abolizione. Berlusconi ha preso l'impegno che il primo Cdm del nuovo governo azzererà l'Ici sulla prima casa e aumenterà quella sulle case sfitte". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.

MENO ALBERGHI, PIÙ PIAZZE ( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nella pancia di Certosa, quartiere col cuore rosso, ha lasciato da parte il bon ton veltroniano nei confronti di Berlusconi per rassicurare la platea che, comunque, Silvio è brutto e cattivo e che non ha la statura politica (...) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Governare ora è la sfida più difficile ( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come Veltroni dice, "partito unico" capace di decidere chi partecipa al potere e chi non vi partecipa. Il potere è quello che conta, la società è quella che segue, la nazione è un'idea come la bandiera . Sarebbe tentante lasciare alla sinistra quello che tanto la tenta, il potere, per darle quella che essa aborra,

Falso mito: Nord Est ammaliato da Walter ( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: berlusconiano, però sarebbe nato un feeling, un'affinità elettiva (elettorale) fra Veltroni e il popolo degli imprenditori piccoli, medi a anche grandi, la schiera della "partita Iva", insomma fra il trasformista del Pd e i fabbricatori di ricchezza fin qui tacciati, dal centrosinistra, di egoismo e aridità fiscale.

La più anziana ( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Gioco della torre, chi butta giù: Veltroni o D'Alema? "Veltroni". Aldo Moro o Enrico Berlinguer? "Mi piacevano entrambi ma butto Moro". Don Camillo o Peppone? "Butto Peppone". Berlusconi o Bossi? "Berlusconi". Fini o Storace? "Fini". Isola deserta, con chi ci va: Napolitano o Paul Newman?

Il più giovane ( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Gioco della torre, chi butta giù: Walter Veltroni o Massimo D'Alema? "O Madonna santa. Veltroni è il segretario, D'Alema è l'emblema. Mi butto io". Aldo Moro o Enrico Berlinguer? "Moro... Eh, lo so, ma Berlinguer è Berlinguer". Don Camillo o Peppone? "Don Camillo". Silvio Berlusconi o Umberto Bossi?

Scommesse e sondaggi Veltroni perde punti Berlusconi ne guadagna ( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 18 pagina 7 Scommesse e sondaggi Veltroni perde punti Berlusconi ne guadagna di Adalberto Signore I bookmaker: il Cavaliere ha il 78,9% di probabilità di vincere, il Pd solo il 21,1% da Roma Altro che sondaggi. Se i bookmakers di Piccadilly Circus e Trafalgar Square lo davano vincente prima al 68% e ora addirittura al 78,9 vuol dire che con ogni probabilità c'

<Io, musulmano silurato Il Pd parla di immigrati ma segue logiche tribali> ( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Eppure è stato escluso dalle liste di Walter Veltroni: niente ricandidatura. "La mia non è una delusione individuale, non riguarda la mia persona. Nel Pd non c'è un solo candidato che sia rappresentativo del mondo islamico o di qualsiasi altra cultura o religione. Questa decisione è uno schiaffo all'Islam e alla questione dell'immigrazione.

Veltroni:"Salari bassi, eccetto quelli dei Parlamentari" ( da "Giornal.it" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha parlato per circa un'ora, in modo pacato e riflessivo, omettendo quasi sempre il nome di Berlusconi e chiamandolo semplicemente "il principale esponente dello schieramento avversario". Al termine del suo discorso si è intrattenuto ancora sul palco con i candidati locali e ha pazientemente firmato i depliant colorati di un pubblico ansioso di avvicinarlo.

Levata di scudi crociati ( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che corre alle prossime elezioni alletato con il Pd di Veltroni, era accusato da un ex iscritto del suo partito, Mario Di Domenico, di essersi appropriato di oltre 20 milioni di euro di fondi pubblici, ma già il pm aveva ravvisato l'assenza di fatti penalmente rilevanti e aveva chiesto l'archiviazione.

Un po' Veltroni ma anche un po' Grillo: così il Pd tenta di sedurre gli indecisi ( da "Panorama.it" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Interrogativi che per Veltroni dimostrano una sola cosa: il Pdl è un film già visto. Come dimostra, dice il mite Walter, anche l'ultimo allarme lanciato da Silvio Berlusconi sul rischio brogli: ''Tutto quello che dice la destra, a cominciare dai brogli, è un déjà vu, le stesse cose dal '942.

COSTI DELLE ISTITUZIONI, NELL'UE L'ITALIA BATTE TUTTI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sia stato Walter Veltroni. Fin qui il "vecchio" centrosinistra sembrava il bersaglio principale dell'antipolitica, ma la strategia del leader Pd punta esattamente a strappare il vessillo del "nuovo" a Berlusconi. E la sortita di ieri sugli stipendi e i servizi dei parlamentari da riportare agli standard europei sarà presto seguita da una dettagliata proposta.

VELTRONI: ABBASSARE GLI STIPENDI AI POLITICI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: svuotamento della par condicio e lo sfacciato favoritismo che vede uniti Berlusconi e Veltroni", dice Casini. Sui leader Pdl e Pd qualche frecciata: "Berlusconi? Non c'è un suo annuncio che non venga smentito da lui stesso. Veltroni? Tutti hanno capito chi tra me, il Cavaliere e Veltroni sia stato coraggioso". Al centro, Walter Veltroni A sinistra, Pier Ferdinando Casini e sotto,

BERLUSCONI AL PLEBISCITO? NON IL 4 APRILE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Senza contare che proprio il 4 e il 5 aprile ci sarà il tour campano di Walter Veltroni, con la seconda data dedicata a Napoli. Per il Pdl, il 4 aprile, in città ci sarà quindi soltanto Gianfranco Fini, sicuramente non sarà utilizzata piazza del Plebiscito (si pensa a un incontro in un teatro) e non sarà la data di chiusura della campagna elettorale del Popolo della Libertà.

Berlusconi: Veltroni è un prestigiatore di promesse mancate ( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 18 pagina 0 Berlusconi: Veltroni è un prestigiatore di promesse mancate di Redazione Dall'alleanza con Di Pietro ai rapporti con la sinistra estrema, fino allo svecchiamento delle liste. A Gente il leader del Pdl smaschera il candidato Pd: "Cerca di mettere in scena un gioco di prestigio" Roma - Walter Veltroni è "un ottimo comunicatore"

Verso le urne: ecco i "partiti". Ovvero quelli che hanno cambiato casacca ( da "Panorama.it" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: lasciatagli dai democratici guidati da Veltroni. A partire da [2] Lamberto Dini, che al Pd a dire il vero non aveva aderito mai. Ministro del Tesoro nel primo governo Berlusconi, poi premier di transizione voluto dal Presidente Scalfaro, poi segretario di Rinnovamento italiano (confluì nella Margherita nel 2001), già sostenitore dei governi Prodi ('96),

La battaglia del Nord ( da "Famiglia Cristiana" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Di Guglielmo Nardocci foto Giuliani POLITICA VELTRONI, BERLUSCONI E LA QUESTIONE SETTENTRIONALE LA BATTAGLIA DEL NORD La sfida decisiva in vista delle elezioni si gioca qui, dove gli imprenditori chiedono meno burocrazia e più coraggio. E proprio qui il leader del Pd va all'attacco. Pensioni, ripresa economica, prezzi e salari.


Articoli

Veltroni deve muovere la campagna. Attacco alla casta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ELEZIONI   DA ALITALIA ALLE PENSIONI, IL PDL SI DIVIDE SU TUTTO. RUTELLI: IL PROGRAMMA PER ROMA Veltroni deve muovere la campagna. Attacco alla casta In Piemonte Walter Veltroni arriva al giro di boa del suo bustour e a Novara attacca la casta: "In Italia ci sono i salari più bassi e gli stipendi dei parlamentari più alti d'Europa. Dobbiamo uniformare il livello delle retribuzioni di deputati e senatori a quello degli altri paesi europei". Bisogna tagliare i costi della politica: "Non va bene che con il finanziamento pubblico si sostengano 51 partiti politici e 31 organi di partito". Intanto aumentano a vista d'occhio le divisioni interne al Popolo delle libertà. A partire dalla vendita di Alitalia, questione che vede da una parte Fini che valuta positivamente il piano dei francesi (anche se in serata ridimensiona le dichiarazioni) e dall'altra la Lega e il Pdl lombardo che si oppongono strenuamente. Parti invertite invece per le pensioni: Brunetta e Berlusconi vorrebbero un inasprimento e un ritorno allo scalone Maroni. Ma è proprio l'ex ministro leghista a sconfessare l'ipotesi di una riduzione della spesa previdenziale. Anche Francesco Rutelli è in piena campagna elettorale. Il distacco con Alemanno resta molto alto. Ieri il candidato a sindaco di Roma del Pd ha presentato il suo programma che consta di 150 righe, "ad alta leggibilità ". Rutelli punta molto sulla concretezza e sull'innovazione, sulle tecnologie e l'ambiente. ALLE PAGINE 4 E 5.

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[FIRMA]STEFANO LEPRI ROMA Una carta nuova se l'è giocata subito, stipendi più b (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Assi per i parlamentari, parificati agli altri Paesi; un'altra la annuncia per dopo Pasqua, rivalutare le pensioni per chi è a riposo da almeno dieci anni. Il leader del Pd Walter Veltroni, proseguendo il suo giro d'Italia, prima a Novara e poi ad Alessandria, sostiene che la politica "deve dare un segnale di sobrietà": "Non possiamo più stare in un Paese con gli stipendi più bassi e le retribuzioni dei parlamentari più alte del resto d'Europa". Il momento è studiato, perché oggi saranno resi noti i dati sui redditi dei parlamentari. Nel confronto europeo, un deputato italiano guadagna il 70% più di uno tedesco, il 75% più di uno inglese, più del doppio di uno francese. Veltroni promette di ridurre anche "il finanziamento pubblico alle 51 formazioni politiche del nostro Paese, anche partiti che hanno uno o due rappresentanti" come pure ai "31 organi di comunicazione di partito". La Lega Nord gli ribatte di averlo sempre proposto. Quanto ai pensionati, che non erano compresi nei 12 punti già annunciati dal Partito democratico, gli esperti di Veltroni stanno cercando di calibrare l'estensione della proposta con le coperture finanziarie. Ma in che direzione muoversi è già chiaro. Tutto è partito da un incontro di Veltroni con i sindacati dei pensionati Cgil, Cisl e Uil, due settimane fa: dopo che il governo Prodi ha concesso la "quattordicesima" alle pensioni più basse, si era detto, occorreva pensare alla fascia subito superiore, da 645 euro in su, forse estendendo la quattordicesima. Chi è a riposo da tempo soffre del limitato recupero garantito dalla scala mobile: "Ci sono pensioni che un tempo erano abbastanza buone e che rispetto ad allora sono diventate basse" spiega Tiziano Treu, che era presidente della commissione Lavoro del Senato. Si guarda soprattutto a chi è in pensione "da almeno dieci anni"; e sono tanti, sono circa nove milioni di persone, quindi la spesa per aiutarli rischia di essere ingente, e occorre fare bene i conti. "Vogliamo trovare coperture finanziarie precise e certe, come per tutto il resto - insiste Enrico Morando, nella legislatura terminata presidente della commissione Bilancio del Senato, consigliere di Veltroni - ma intanto ricordo che nel programma già presentato qualcosa per i pensionati già c'era, il superamento del divieto di cumulo tra pensione e salario. Berlusconi continua a dire che il nostro programma è copiato dal loro, poi dice che rimette lo "scalone", dopo ancora fa marcia indietro...". I dettagli della proposta sono ancora in farsi. Oltre a rivalutare le pensioni vecchie, occorrerebbe migliorare il sistema di scala mobile, dopo che con l'accordo del luglio scorso lo si è ripristinato per intero fino a 2.180 euro mensili di pensione; vi accenna il ministro del Lavoro Cesare Damiano. Gli esperti del Pd studiano come tener conto che i beni acquistati dai pensionati non sono tutti quelli del "paniere" Istat, ma soltanto una parte, che probabilmente negli ultimi mesi è rincarata di più. Con la scala mobile attuale dal 1° gennaio 2008 le pensioni sono state adeguate dell'1,6%; un altro problema segnalato dai sindacati dei pensionati è che le più basse tra le pensioni "guadagnate" con i contributi sono ormai troppo poco al di sopra di quelle assistenziali, versate a chi di contributi non ne ha pagati. Dal centro-destra l'economista di Forza Italia Renato Brunetta afferma pure che la scala mobile va cambiata e che occorrono provvedimenti per le pensioni più basse, ma che occorre accelerare l'aumento dell'età pensionabile.

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Veltroni: così il Pd vuole rivalutare le pensioni basse (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'INTERVENTO PREVIDENZIALE A FAVORE DI CHI E' A RIPOSO DA DIECI ANNI Veltroni: così il Pd vuole rivalutare le pensioni basse [FIRMA]GIANLUCA NICOLETTI ROMA Alcuni sintomi dovrebbero forse far ripensare al ruolo di centralità della tv in campagna elettorale. Già non è un bel segno se i teledibattiti funzionano meglio quando qualcuno si alza e se ne va. Giorni fa Franco Turigliatto, ospite a "Porta a Porta", lasciò lo studio e la trasmissione si impennò del 6%. Ne beneficiarono Fiore e Ferrando in studio. Una settimana prima circa anche Enrico Boselli fece lo stesso beau geste; così andò bene a Santanchè, De Vita e D'Angeli. Venerdì sera a Primo piano invece Berlusconi guadagna un ascolto medio di poco superiore a quelli ottenuti da Casini (6 marzo) e Santanchè-Craxi (10 marzo). Potrebbe esser un monito per tutti a gettare il fard alle ortiche, magari per tornare a suscitare il fremito passionale dei comizi di piazza. In parte qualche sintomo di rigetto si avverte, anche nei due maggiori leader di partito. Entrambi, solo di riflesso, vedono la tv come protagonista. Berlusconi ha solo ripetuto il rito già visto della scrivania da Vespa e ora affida più alle folle del Palalido e alla tecnica "call and response" dei grandi concerti, che alle riprese patinate. Veltroni sembra impegnatissimo nel suo tour porta a porta, ma inteso non in senso "vespesco", ma di reale incontro con l'elettorato nel suo giro d'Italia. Persino disposto a spostare i comizi alla notte purché la piazza sia vivace. Ad aggravare la crisi matrimoniale tra politica e televisione invece è anche scattata la fase due della par condicio. Per le sue limitazioni il passaggio in tv è sempre più austero, salvo naturalmente i colpi di scena: "E' una campagna elettorale noiosissima - afferma Luigi Crespi, forse con nostalgia per i bei tempi della sua invenzione del contratto con gli Italiani -. La tv ha bisogno di drammatizzazioni, non possono esserci quando un leader si presenta solo. Parlano di modello americano solo quando fa comodo, la Clinton e Obama hanno già fatto 23 duelli". Non è forse un caso che l'attenuarsi mediatico di questa campagna elettorale segua a ruota la più clamorosa débâcle del Festival di Sanremo, da sempre cerimonia più solenne dell'anno liturgico televisivo. Su questa reciproca caduta di sostegno tra politica e tv è d'accordo Mario Abis a capo della Makno & Consulting: "E' una campagna fondamentalmente debole, ma riflette la debolezza della politica post moderna basata sulla comunicazione". Secondo Abis "è finita quell'epoca in cui la politica viene giudicata innovativa per la sua capacità comunicativa, ma è anche vicina la fine dei mass media tradizionali come strumento classico della formazione lineare dell'opinione pubblica". I primi a disinteressarsi della tv sono gli indecisi; è l'elettorato stabile che ha un rapporto liturgico con gli apparati storici della comunicazione politica in tv, da Jader Jacobelli a Vespa e Mentana. L'elettorato più giovane è quello che viene più colpito dal linguaggio della combinazione tra un medium e l'altro, dalla tv alla rete al cellulare: questi, secondo Abis, sono coloro che stanno portando maggiormente la politica dagli studi alle piazze. Un momento fatale per il politologo professor Edoardo Novelli: "Questa è la prima campagna elettorale in cui usciamo da linguaggi, comportamenti e formule propri del '900. Fino ad ora il modello era stato la campagna per le elezioni del '48. La contrapposizione tra De Gasperi e Togliatti generò stereotipi per demonizzare l'avversario che, in maniera più o meno cosciente, sono andati avanti fino alle ultime campagne. Oggi per la prima volta invece assistiamo a una campagna post-novecentesca, ma proprio perché così soft e sfumata non va bene nemmeno per la tv".

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[FIRMA]BEPPE MINELLO Le bandiere del Tibet per accogliere Walter Veltroni. La tappa torinese del (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Viaggio per l'Italia del segretario del Partito democratico, che dalle 21 alle 22,30 sarà in piazza Castello su un palco posizionato davanti alla cancellata di Palazzo Reale - lo stesso angolo occupato da Berlusconi nell'ultima sua visita torinese - sarà l'occasione per i democratici e i radicali di mostrare solidarietà al popolo tibetano. "Solidarietà non solo a chi sta protestando a rischio della vita, in difesa del diritto di autodeterminazione-, dicono gli organizzatori della manifestazione Pd -, ma anche della richiesta alle autorità cinesi perché cessi ogni forma di violenza e venga avviato il dialogo con la comunità tibetana e con il Dalai Lama". Anche i radicali, che ieri erano a Verbania e Novara, parteciperanno alla manifestazione: "Chiediamo a Veltroni di dire parole chiare sull'autonomia del Tibet e sulla necessità di una indagine internazionale sui fatti di Lhasa - dicono Mellano e Boni -. Il Partito democratico deve fare del rispetto dei diritti civili nel mondo uno dei pilastri della propria azione, a partire da questa campagna elettorale". La giornata di Veltroni, dopo le tappe di Verbania, Novara e Alessandria di ieri, prevede la mattinata ad Aosta e il pomeriggio prima a Biella e poi a Vercelli. A Torino, Veltroni troverà davanti al palco un vecchio amico come l'operaio Maviglia e la sua famiglia che lo ospitarono a pranzo quando, nell'autunno scorso, al Lingotto, lanciò la sua candidatura alla segreteria del nascente Pd. Subito dopo il comizio il segretario Pd dovrebbe lasciare Torino per gli appuntamenti di domani a Pavia, Piacenza e Lodi. Tornerà in Piemonte il giorno successivo per i comizi ad Asti e Cuneo. L'iniziativa di Pd e radicali sarà il culmine di una serie di prese di posizione che, ieri, hanno coinvolto tutti i palazzi della politica. Il deputato Pietro Marcenaro ha chiesto che, "anche nella situazione straordinaria di questa vigilia elettorale", la Camera venga messa al più presto nelle condizioni di discutere gli sviluppi della crisi in Tibet e il sottosegretario agli Esteri, Gianni Vernetti, chiede che "la Repubblica Popolare Cinese liberi i monaci arrestati e accolga una missione del Consiglio dei Diritti umani delle Nazioni Unite e della Croce Rossa". Sul fronte opposto, a muoversi è stato il vicepresidente del Consiglio comunale, Michele Coppola di Forza Italia, che ha presentato un ordine del giorno, fatto proprio dalla Sala Rossa, con il quale, tra le altre cose, si chiede "alla Cina di aprire un dialogo con il leader spirituale dei tibetani". Un altro ordine del giorno con il quale si chiede di fermare la repressione contro la popolazione tibetana, è stato presentato in Consiglio regionale da Giampiero Leo e Maria Cristina Spinosa (Fi e Verdi). Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato un presidio in piazza Castello, davanti alla Prefettura, domani alle 17,30.

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Ad aspettarlo anche Paolo Beldì (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La colonna sonora del tour di Veltroni "Mi fido di te", aspettando il leader nell'austera cornice del Broletto, in un assolato lunedì pomeriggio, assume i toni del "tormentone" per i sostenitori del Pd: età media sopra gli ...anta. L'orario infelice, (ma non c'era altra scelta), certo non favorisce chi lavora. C'è attesa, più che entusiasmo. Ci sono i vecchi compagni dei Ds e dell'ex Pci, ci sono le donne, tante donne e son loro le attiviste più convinte. Ci sono quelli della Margherita, e dell'ex Dc. No, niente bandiere rosse e neppure bianche ma solo quelle nuove col simbolo del Pd. Fuori, in piazza Duomo gli attivisti della Lega hanno improvvisato un gabezo che presidiano coi fazzoletti verdi. Poco più avanti il solito Oreste Strano col suo banchetto, stavolta per la raccolta firme contro la guerra. Dentro, nel cortile, i radicali con Natalie Pisano innalzano bandiere del Tibet insieme a quella radicale tansnazionale e uno striscione giallo "Tibet libero si può fare". Il leader, dal palco, li gratificherà. Ma c'è anche qualche giovane. Fabrizio Cerri 16 anni, secondo anno dell'Omar "Sono qui per seguire qualcosa di decisamente nuovo e devo ammettere che mi fa un certo effetto. Non è vero che tutti i giovani se ne fregano della politica". Lo confermano anche Jacopo, Francesco e Samuele, prima liceo al classico che se potessero voterebbero Pd, ma sono ancora giovani. Ma a scuola parlate di politica? "Fra di noi sì, con gli insegnanti poco. La nostra è una scuola tendenzialmente di destra". Ma cosa vi aspettate da Veltroni? "Una politica in favore dei giovani e coerenza col suo programma. Un dialogo con Berlusconi? Perchè no ma è auspicabile che dalle elezioni esca chiaramente un vincitore". Alessandro Giordano è un guru della politica novarese. Come vive questo momento? "Con convinzione. Non sono sicuro della vittoria ma la svolta in Italia non si misura con una campagna elettorale. Ci vogliono almeno due elezioni per raggiungere l'alternanza dopo 15 anni di transizione inconcludente. Il Pd e Veltroni stanno dando una grande spinta verso questa normalizzazione". Il leader arriva nel corile del Broletto che è ormai gremito. Ha il tempo di abbracciare il regista Paolo Beldì poi via sul palco. E adesso l'entusiasmo è grande e genuino. Introduce il giovane Giulio Brusorio, 23 anni lavoratore studente della Bocconi. Poi tocca a lui: toni pacati e distensivi. Si congederà cantando Fratelli d'Italia con le donne del partito che, a Novara, sono maggioranza.\.

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Tibet, Resistenza e i danni del Ciarra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni Il candidato premier del Pd in piazza Ranzoni Tibet, Resistenza e i danni del Ciarra CARLO BOLOGNA, IVAN FOSSATI VERBANIA Arriva puntuale, Walter Veltroni. Sono le 11 e tre minuti quando il pullman verde sfila in corso Mameli davanti a piazza Ranzoni. Il leader del Partito democratico raggiunge il palco, che dà le spalle a via San Vittore, tagliando in due la piazza. Un bagno di folla (un migliaio di persone) per una giornata ancora lunga, che lo porterà poi a Novara e Alessandria. Ci sono le bandiere del Pd e quelle dei Radicali: "Tibet libero, si può fare". Prima e dopo il comizio musica e parole di Jovanotti: "Mi fido di te", con intermezzo dell'inno di Mameli. Tocca ad Alessandra Gebbia, la candidata cusiana numero 22 alla Camera, introdurre il candidato premier. Un breve discorso che la riporta ai racconti del nonno: "La liberazione dal nazifascismo, la Repubblica dell'Ossola". I suoi nonni li ringrazia ancora "perché mi han permesso di essere qui" poi conclude con un "io temo il futuro incerto" e cede il passo a Veltroni. Che saluta e si scusa: "Siete meravigliosi: così tanti a quest'ora. Un momento più strano delle 11 di un lunedì mattina non si poteva trovere, dovrei provare con un comizio a mezzanotte. Ma 110 province in un mese son tante da girare". Il Vco è la numero 56. Salito sul bus verde a Fondotoce, Veltroni ha ammirato isole e montagne. Così parte dal turismo: "Com'è possibile - si è chiesto - che un Paese bello come il nostro abbia il mercato turistico a crescita zero?". Poi ha percorso la storia recente, partendo dalla rinascita post Seconda guerra. "Altroché sogno americano, è stato il sogno italiano. Con le officine, le botteghe fatte di tante umili e volenterose persone che hanno reso grande l'industria". Per gli esempi si affida alla Ducati: "Domina il mondo dopo essere stata fondata da tre amici con la passione per i motori". Il declino, lo vede dagli Anni 70 per arrivare "agli ultimi quindici anni di occasioni perse". Critica Berlusconi, ma non evita l'autocritica: "Ho voluto la svolta perché non era pensabile cambiare l'Italia con una maggioranza che andava da Dini e Mastella a Caruso". Applausi della piazza, e allora aggiunge: "Se Prodi ha fallito la colpa è dei vari Bertinotti, Salvi e Bordon. Ricordiamo che Prodi ci ha anche salvato, nello scetticismo generale, evitando che l'Italia fosse tagliata fuori dall'Europa". Il candidato locale di riferimento, Enrico Borghi, aveva anticipato annunci di Veltroni sui programmi di governo per il Vco, tangenziale di Verbania compresa. Invece niente, il leader dal palco non ha neanche citato i candidati del territorio. Guarda al mondo, al Tibet: "una repressione inaccettabile". Raccoglie consensi quando richiama la necessità di più sicurezza, certezza delle pene, rispetto - da parte di tutti - anche dei doveri. Nell'invitare a non votare per il Pdl ha tirato in ballo "quel personaggio voluto da Berlusconi apparso su tutti i giornali europei mentre saluta con la mano protesa in avanti e che qualche guaio l'ha fatto anche da queste parti", chiaro riferimento a Ciarrapico e alle terme di Bognanco. E chiude ricordando Giorgio Ambrosoli "l'eroe borghese che riposa poco distante da qui, che avrebbe potuto accucciarsi al potere, non lo fece". E pagò la sua onestà con la vita.

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"Il socialismo non è morto" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

SAVONAIN PIAZZA SISTO IL COMIZIO DI ANGIUS. CAVIGLIA: "SOLI CONTRO TUTTI" "Il socialismo non è morto" [FIRMA]ROBERTO PAVANELLO SAVONA Ha detto no al Pd, o forse è Veltroni che ha fatto in modo che ciò accadesse, fatto sta che adesso il Partito socialista correrà da solo in queste elezioni, ma per andare dove? Non rischia l'esclusione dal Parlamento e la conseguente estinzione politica? "Che fine faremo? - si chiede Paolo Caviglia, il segretario provinciale, nonché vicesindaco di Savona Paolo Caviglia - Andiamo soli contro tutti", visione condivisa dal senatore, ex Ds, Gavino Angius, candidato come capolista in Liguria alla Camera per il Partito Socialista, ieri a Savona per una tappa della sua campagna elettorale. Angius ha lanciato frecciate a destra (Pdl e Berlusconi) e a sinistra (Pd e Veltroni), accusandoli di voler oscurare la voce socialista, con, i primi, di dire le stesse cose del '94 e del '96, e, i secondi, di immaginare un paese che non esiste, del "volemose bene". La platea si scalda con un convinto applauso quando l'ex Ds ricorda il "No" detto da Boselli a Veltroni alla richiesta di sciogliere il partito per entrare a far parte del Pd: "Perché dovremmo sciogliere un partito ricco di storia e di gloria come il nostro? Cos'ha in più di noi l'Italia dei Valori, con i quali si sono invece alleati?". Caviglia ha detto che "Il Pd è un partito di centro, ma non possiamo mica stare tutti lì. Questa non è democrazia. In tutta Europa ci sono i socialisti e i conservatori, qua invece si punta alla grande ammucchiata" ed è chiara l'accusa a Veltroni di voler l'inciucio con Berlusconi, "A difendere le ragioni del riformismo siamo rimasti solo noi". Angius, che ha detto di non credere ai sondaggi che li destinerebbero praticamente alla scomparsa politica, ha rivendicato, dal palco di piazza Sisto, con forza lo stato di salute dei socialisti: "Il socialismo non è morto, come invece qualcuno nel Pd insiste a dire" e ha portato a testimonianza la vittoria di Zapatero, "nel cui programma non c'è nulla in Comune col Pd", quella dei socialisti nelle amministrative in Francia ed anche l'ultima dei Socialdemocratici in Germania. Il Consigliere socialista Roberto De Cia ha chiuso il comizio di Angius invitando alla campagna "porta per porta": "Coraggio - ha detto -, abbiamo ancora venti giorni di tempo. E sono sicuro che vinceremo". Renato Giusto, invece, anch'egli Consigliere socialista, ha posto l'attenzione sulla Sanità: "Come nel 1500 Genova ci portò via il porto, ora sta affossando il sistema sanitario savonese e tagliando i posti letto: il Santa Corona è stato deaziendalizzato e presto chiuderà l'ospedale di Cairo".

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Veltroni: meno soldi ai parlamentari per allineare gli stipendi all'europa - paolo griseri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni: meno soldi ai parlamentari per allineare gli stipendi all'Europa E Franceschini va a colloquio dal capo dei vescovi Il leader pd: non va bene avere i politici retribuiti meglio e i salari più bassi PAOLO GRISERI DAL NOSTRO INVIATO ALESSANDRIA - Un paese sobrio, un paese dove i parlamentari guadagnino di meno e gli operai guadagnino di più. è questa l'Italia che Walter Veltroni promette alla provincia piemontese, assai meno propensa del capoluogo regionale a concedere credito agli eredi del centrosinistra. Eppure una provincia che accorre e mostra interesse per la ricetta che il segretario del Pd propone in mattinata a Verbania (quasi al confine svizzero) e nel pomeriggio a Novara e Alessandria. "Se dobbiamo tirare la cinghia - sintetizza Veltroni - dobbiamo farlo tutti. Non è possibile essere contemporaneamente il paese con gli stipendi più bassi d'Europa e con i parlamentari più pagati del continente. Dobbiamo riequilibrare: dobbiamo aumentare stipendi e pensioni e dobbiamo riportare gli stipendi dei parlamentari ai livelli europei". In pratica, vanno tagliate le buste paga di deputati e senatori. Un linguaggio che colpisce al cuore gli artigiani e i piccoli imprenditori che costituiscono una delle anime economiche del nordovest. Al popolo delle partite iva Veltroni rende omaggio nel pomeriggio a Novara: "Sono persone che rischiano, magari ex operai che hanno deciso di investire e non dormono la notte per sapere se hanno accettato il mutuo giusto. Continuare a dipingerli come i padroni contro i quali organizzare la lotta di classe non ha senso. Anche per questo abbiamo rotto l'alleanza con la sinistra radicale, quella che affiggeva i manifesti con scritto: "Anche i ricchi piangono"". In soccorso della sua tesi di "un nuovo patto tra produttori", Veltroni invoca Olof Palme: "Diceva che non bisogna combattere contro la ricchezza ma contro la povertà". Nel programma del Pd la politica diventa "un servizio, oltreché una grande avventura umana". E il servizio "deve essere efficiente. Perché i cittadini sarebbero anche disposti a pagare i costi della politica se la politica risolvesse i problemi. Ma avere politici pagati molto e scarsamente efficienti è inaccettabile. Come è inaccettabile avere 51 gruppi parlamentari e 31 giornali di partito che vivono con la sovvenzione pubblica". Ammiccamenti al grillismo? Veltroni para in anticipo l'obiezione: "Non si tratta di cedere all'antipolitica ma di creare le condizioni perché i cittadini tornino ad amare la politica". Convincere i delusi, pescare nel grande serbatoio degli indecisi sarà l'obiettivo della seconda parte della campagna. Con una particolare attenzione ai cattolici. Accogliendolo a Novara, il teodem Luigi Bobba segnala a Veltroni "i sondaggi sul voto cattolico" che non sono incoraggianti per il Pd se metà dei praticanti preferisce Berlusconi. "Si tratta- sostiene Bobba - di non avere paura dell'identità". Ma sul rapporto con i cattolici Veltroni manda avanti il suo vice, Dario Franceschini, che nel pomeriggio incontra a Genova il presidente della Cei, Angelo Bagnasco: "Colloquio molto interessante ma privato", si limita a dichiarare il numero due del Pd. è chiaro che la convivenza tra cattolici e radicali nella stessa lista è stato uno degli argomenti di discussione: "Guardate quanti cattolici ci sono tra i nostri candidati", replica il numero due dei democratici.

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"rialzati italia" lo slogan più conosciuto "si può fare" ha il gradimento maggiore - francesco bei (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'Istituto Piepoli testa quanto piacciono le campagne elettorali di Pdl e Pd, ma anche dell'Udc e della Sinistra "Rialzati Italia" lo slogan più conosciuto "Si può fare" ha il gradimento maggiore Poco conosciuti gli slogan di Casini e Bertinotti. Pochi si dicono coinvolti nella competizione Parallelismo tra Berlusconi e Veltroni: l'appeal cresce e poi cala nettamente FRANCESCO BEI ROMA - Il berlusconiano "Rialzati Italia" è lo slogan più conosciuto, ma il veltroniano "Si può fare" lo batte in gradimento. In ogni caso nessuna delle due campagne elettorali scalda troppo i cuori, riuscendo "molto" gradita ad appena un terzo dell'elettorato. Se i sondaggi, come dice Shimon Peres, sono dei liquidi che vanno "annusati e non bevuti", l'ultima rivelazione dell'istituto Piepoli aiuta comunque a sentire un po' il profumo di questa campagna elettorale. Il rapporto risale al 10 marzo ed è basato su un campione rappresentativo della popolazione italiana dai 18 anni in su, segmentato per sesso, età e ripartizione geografica. I manifesti del Cavaliere - "La sinistra ha messo il Paese in ginocchio. Rialzati Italia!" - sono in assoluto i più conosciuti, con il 61% di notorietà. Seguono quelli del Pd - "Un'Italia moderna, si può fare" - con un indice di notorietà del 52%, quindi il casiniano "I veri valori non sono in vendita", con il 29% e, infine, lo slogan de la Sinistra l'Arcobaleno - "Fai una scelta di parte" - con il 26%. Se tuttavia si prende in considerazione non la semplice notorietà ma la percentuale di gradimento, la classifica si ribalta: primo il Pd con il 38%, secondo il Pdl con il 33%, a pari merito con l'Udc, ultima la Sinistra con il 27%. Quando si va a suddividere il campione secondo le preferenze elettorali, si scopre che lo slogan del Cavaliere è gradito "molto" o "abbastanza" dal 74% dei suoi elettori, mentre il 23% lo apprezza "poco" o "per nulla". In generale, considerando tutto il campione, l'andamento della campagna di Berlusconi mostra un andamento altalenante: nel sondaggio del 25 febbraio il gradimento era del 34%, nella rilevazione successiva del 3 marzo era salito al 50%, per poi precipitare nuovamente il 10 marzo al 36%. Quanto ai manifesti di Veltroni, li gradisce "molto" o "abbastanza" il 66% degli elettori del Pd, "poco" o "per nulla" il 29%. La campagna elettorale del "loft" ha un andamento simile a quella di Berlusconi, a V rovesciata: il 25 febbraio sembrava "convincente" al 39% del campione, il 3 marzo era lievemente risalita al 40% di gradimento, per poi ridiscendere il 10 marzo al 33%. L'Istituto Piepoli mette poi a confronto le campagne dei due principali competitor. In tre settimane "l'efficacia" della comunicazione del Pdl cresce dal 21% al 29% fino al 30%. Quella del Pd Passa dal 27% per poi scendere al 20% e risale un poco al 23% nell'ultima rilevazione del 10 marzo. Ma è significativa la percentuale di coloro che, alla domanda su quanto sia "efficace" la campagna del Pdl o del Pd, rispondono "nessuna delle due in particolare": è una quota molto alta del campione, che va dal 52% della prima settimana, al 44% fino al 40% del 10 marzo. Dati che si sovrappongono a quelli sul coinvolgimento (molto basso) dei cittadini, segno che nessuna delle varie strategie di comunicazione è finora riuscita ad abbattere il muro di indifferenza di gran parte dell'elettorato. Solo il 35% del campione si dice infatti "molto" o "abbastanza" coinvolto in questa campagna elettorale, contro un 63% che risponde "poco" o "per nulla", a cui va aggiunto un 2% di "senza opinione". Insomma, per quanti sforzi abbiano fatto, né BerlusconiVeltroni, né Casini o Bertinotti, sono stati capaci di mobilitare più di un terzo degli italiani. I restanti due terzi restano annoiati davanti alla televisione.

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"dopo il voto ripensiamo alle alleanze nelle giunte" - simona savoldi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Torino Il caso/1 I candidati socialisti all'attacco del Partito democratico "Dopo il voto ripensiamo alle alleanze nelle giunte" Critiche sulla Tav a Chiamparino "Le manifestazioni le deve fare l'opposizione" SIMONA SAVOLDI E' partita, sotto la Mole, la corsa elettorale solitaria dei socialisti. Il confronto con Pd e Pdl, sotto lo slogan del "voto libero", è una sfida per la sopravvivenza che rischia di spezzare l'alleanza con il partito di Veltroni negli enti locali. Nella sala dell'Antico Macello di via Pescatore, tra i nostalgici del garofano e gli ex Ds, trapela la volontà di giocare fino in fondo la partita. "Noi corriamo soli - spiega Alberto Nigra, ex segretario Pds, candidato alla Camera nel Piemonte 1 - e per la prima volta ci presentiamo uniti. I sondaggi non negano che siamo la forza politica con i più ampi margini di espansione". Nonostante ciò, la battaglia per evitare di essere spazzati via dal "bipartitismo" si annuncia infuocata. Il candidato premier, Enrico Boselli (capolista nel Piemonte 1) dovrà superare la soglia di sbarramento del 4 per cento. "La sfida che stiamo portando avanti è importante - sottolinea Gian Luigi Bonino, numero uno al Senato - C'è la possibilità concreta di superare la barriera del 4 per cento. La nostra base elettorale è del 2,5 e contiamo sui voti degli elettori indecisi e di coloro che non vogliono votare né Veltroni, né Berlusconi. I socialisti non moriranno come vuole il Pd". Più che contro il Pdl, è verso il Partito democratico che i candidati del partito socialista rivolgono le accuse più pesanti. "La candidatura dell'operaio della Thyssen - precisa Bonino - è un'operazione di sciacallaggio politico che va denunciato. In futuro è necessario ripensare alle alleanze locali per uscire dalle ambiguità". E ancora: "In Piemonte - sostiene Nigra - la legge del detersivo è ancora più evidente: voti uno e prendi 2. Sia votando Pdl che Pd, infatti, si eleggeranno esponenti di Forza Italia visto che anche le liste dei democratici ne sono infarcite". Nigra contesta l'idea di una marcia pro Tav lanciata da Chiampatrino: "Le manifestazioni vanno lasciate all'opposizione. Piuttosto se si deve protestare contro qualcuno Chiamparino e il Pd se la prendano con il loro alleato Di Pietro che da ministro non ha fatto fare un solo passo avanti". Li liste dei candidati sono rappresentanti delle realtà locali: impiegati, avvocati, medici, pubblicitari e due pensionati, il deputato uscente Enrico Buemi, molti amministratori locali (oltre a Bonino, il consigliere regionale Luigi Ricca, l'assessore provinciale Giovanni Ossola) qualche giovane (Davide Blanc, 29 anni cameriere, membro del movimento Lgbt) e poche donne (quattro sul totale dei candidati).

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Veltroni raccoglie applausi nelle province "diffidenti" - paolo griseri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Torino Veltroni raccoglie applausi nelle province "diffidenti" E il pullman del Pd oggi arriva in piazza Castello A Novara una firma sulla tesi La Destra "collabora" ad Alessandria PAOLO GRISERI DAL NOSTRO INVIATO ALESSANDRIA, - Oltre seimila persone nel Piemonte più diffidente verso il centrosinistra, quelle province fuori Torino che spesso accusano il capoluogo regionale di autoreferenzialità. Al termine della prima giornata in terra piemontese, Walter Veltroni può dirsi soddisfatto. Innanzitutto per i mille e più che hanno affollato piazza Ranzoni, sul lungolago di Verbania, alle 11 del mattino. "E vi garantisco che non è affatto scontato far riuscire una manifestazione elettorale in orari come questi", esclama il leader del Pd. Per chi conosce la zona è una sorpresa ancora più grande: nei territori dove per anni il centrodestra piemontese ha formato la sua classe dirigente, la folla e un certo entusiasmo per il segretario sembrano un buon auspicio per il Pd. Veltroni parla per più di un'ora in una splendida mattinata di sole: "E' incredibile che un paese come l'Italia ai primi posti nel mondo per le sue ricchezze naturali e artistiche sia agli ultimi posti in Europa per ricchezza prodotta". Ai verbanesi Veltroni promette dunque che la sua ricetta servirà anche a "realizzare una politica che valorizzi il turismo come risorsa". Promette "uno stato più semplice che non chieda sessanta autorizzazioni per aprire una carrozzeria", e qui tocca una corda sensibile per il popolo delle partite Iva e dei suv in leasing che popola le rive del lago. Al ristorante "La Cavallotta", alla periferia di Novara, il pullman scarica il leader del Pd e il suo seguito. Raggiunge la comitiva Marco, un ragazzo neolaureato: "Segretario, mi firmi la tesi, sono diventato dottore ieri". "In quale materia?". "Scienze politiche con una ricerca sui costi e i benefici delle Provincie". Tema spinoso, Veltroni mantiene la prudenza: "Questione da valutare con attenzione". E' pericoloso parlare di abolizione delle provincie in una regione dove ne sono nate due di recente. A Novara, nell'Arengo del Broletto, il cortile dello storico palazzo del municipio, Veltroni viene accolto dal capolista di Piemonte 2, Luigi Bobba e da circa duemila persone. Prima di salire sul palco Bobba commenta i sondaggi sul voto cattolico: "Non dobbiamo avere paura - dice il deputato teo-dem - di declinare in modo moderno il tema dell'indentità. Lo fa Obama, perché non possiamo farlo anche noi?" Sotto il palco ci sono anche il segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando, e l'assessore regionale al turismo, Giuliana Manica. . L'ultima tappa della giornata è ad Alessandria, città che solo lo scorso anno ha voltato le spalle al centrosinistra eleggendo sindaco un professore del partito di Berlusconi. Eppure ci sono tremila persone ad affollare la Piazzetta della Lega lombarda quando, alle sei di sera, partono le note dell'inno del Pd. In prima fila Maria Leddi, deputato uscente, Roberto Della Seta, candidato alla Camera, ex presidente di Legambiente, e l'assessore regionale ai trasporti Daniele Borioli. Veltroni parla della "politica del fare", dell'utilità di "aver abbandonato l'alleanza con la sinistra radicale che ora può sostenere liberamente le sue tesi senza impedire a noi di realizzare la nostra politica riformista" e fa riferimento "al tema molto importante delle infrastrutture". La questione della Tav sarà probabilmente affrontata questa sera nel comizio torinese di piazza Castello (l'appuntamento è alle 21). Ma è evidente che il tema provoca qualche divisione anche all'interno del Pd. A Della Seta non è piaciuta la proposta di Chiamparino per una marcia pro-Tav: "Non credo che sia utile mettere i sindaci con le spalle al muro", commenta l'ex presidente di Legambiente. Alle 20, quando l'autobus di Veltroni lascia Alessandria, l'entourage del segretario del Pd è molto soddisfatto. A far riuscire la manifestazione di Alessandria ha dato una mano indiretta anche Storace: "Abbiamo chiesto e ottenuto che la Destra togliesse le bandiere dal balcone della sua sede che si trova proprio nella piazza dove si è svolto il comizio", raccontano gli organizzatori. Che aggiungono: "Eravamo già in difficoltà per il fatto di aver organizzato la manifestazione in piazzetta della Lega e non volevamo aggravare la situazione. Quelli della Destra di Alessandria sono stati comprensivi". Oggi, prima del finale sotto la Mole, il tour tocca Biella e Vercelli.

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"maggiore tutela per i master solo così si evitano le fughe" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Torino "Maggiore tutela per i master solo così si evitano le fughe" Franco Garelli (nella foto) è un sociologo e docente universitario presso la facoltà di Scienze Politiche di Torino: "L'Università italiana deve avere gli strumenti per valorizzare l'eccellenza. In genere negli atenei del centronord, ma non solo, riusciamo a dare agli studenti una buona formazione media, spesso migliore di quella che ricevono i loro coetanei all'estero. Poi però con i dottorati, i master non siamo in grado di dare vere chance ai migliori che infatti emigrano dove le possono trovare. A Veltroni poi chiedo qualche cosa di più: l'Italia è un paese che ha bisogno di ritrovare fiducia in se stesso e nel futuro e, in questa campagna elettorale, con Berlusconi nell'inedita veste dell'iperrealista, c'è bisogno di qualcuno che sappia spendere parole di speranza, certo non velleitarie, ma concrete". (m.trab.).

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Politiche, i big che rischiano il posto - massimo lorello (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Palermo Il Pdl può conquistare fino a 49 seggi in Sicilia tra Camera e Senato, la coalizione di Veltroni potrebbe toccare quota 24 Politiche, i big che rischiano il posto Sondaggio Demopolis: nel Pd in bilico anche Russo e Carra Tra gli incerti nel Popolo della libertà Cristaldi e Pagano In dubbio Luxuria MASSIMO LORELLO Il sondaggio dice che non c'è partita. L'indagine condotta dall'istituto Demopolis sulle intenzioni di voto per le politiche su un campione di 1.284 siciliani, rivela un distacco di circa venti punti percentuali tra le coalizioni Pdl-Mpa e Pd-Italia dei valori. Il Pdl di Berlusconi e Fini conquisterebbe il 40 per cento delle preferenze da mettere assieme all'11 per cento dell'Mpa in crescita costante. Il Pd di Veltroni si attesterebbe al 27-28 per cento con Idv al 3 per cento. L'Udc otterrebbe 9 punti percentuali, la Sinistra arcobaleno 6 e La Destra 2,5. Demopolis ha proiettato il responso del sondaggio sui seggi da attribuire e, di conseguenza, sui candidati da eleggere. Salta fuori così l'ipotesi che nel Pd non venga eletto il vicesegretario regionale Tonino Russo. Previsioni tutt'altro che ottimistiche anche nella Sinistra arcobaleno: Vladimir Luxuria, spedita nell'Isola in quota Prc, rischia la bocciatura perché l'unico seggio pronosticato da Demopolis nel collegio della Sicilia occidentale scatterebbe per il capolista Massimo Fundarò dei Verdi. Meno danni subirebbe l'Udc che riuscirebbe a mettere insieme da 3 a 5 seggi per Montecitorio e da 2 a 3 per Palazzo Madama. I suoi pezzi da novanta sono stati sistemati in posizioni più che sicure: non corrono rischi di trombatura, dunque, Salvatore Cuffaro, Saverio Romano e Calogero Mannino, mentre restano sulla corda Giuseppe Naro e Giuseppe Drago. Sono 54 i seggi per la Camera che complessivamente verranno assegnati in Sicilia. Nel collegio occidentale (che riguarda gli elettori delle province di Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani) il Pdl dovrebbe ottenere 12 seggi, mentre l'alleato Mpa dovrebbe fermarsi a 3. Da 2 a 3 sono i deputati che potrebbero scattare invece per l'Udc di Casini. La coalizione di centrosinistra composta da Pd e Italia dei valori si fermerebbe a 7-8 seggi, uno dei quali appannaggio dei dipietristi cioè del capolista Leoluca Orlando. A rischio nel partito di Veltroni la rielezione del teodem Enzo Carra che pure è stato dirottato in Sicilia per ottenere un seggio sicuro evidentemente non recuperabile altrove. Nel Pdl Nicolò Cristaldi e Alessandro Pagano sarebbero in posizione borderline. Stesso discorso, ma nelle liste dell'Mpa, per Ferdinando Latteri che ha abbandonato il Pd dopo essere stato escluso dalle liste veltroniane. Un posto certo in Parlamento, invece, lo otterrà Angelo Lombardo, al quarto posto della lista autonomista della Sicilia orientale, tre gradini sotto il fratello Raffaele. Nel collegio 2 (comprende gli elettori di Catania, Enna, Messina, Ragusa e Siracusa) il Pdl dovrebbe ottenere 13-14 seggi e l'Mpa tra 4 e 5. Pd e Idv non andrebbero oltre 7-8 seggi, mentre Udc e la Sinistra arcobaleno si dovrebbero accontentare di 1-2 seggi ciascuno. Nel Pd rischiano di restare fuori l'uscente Marilena Samperi e Salvatore Raiti che ad agosto ha lasciato il vertice regionale di Idv per aderire al partito di Veltroni. Anche al Senato, con il premio di maggioranza su base regionale, non c'è partita. Dei 26 seggi a disposizione, il Pdl dovrebbe conquistarne 10-12 e l'Mpa da 3 a 5. Il Pd dovrebbe accontentarsi di 8-9 senatori, mentre l'Udc non andrebbe oltre 2-3 eletti. Ipotesi, questa, considerata più che attendibile dagli stessi dirigenti scudocrociati: il capolista è Cuffaro, seguito da Giampiero D'Alia mentre in terza posizione è stato inserito Antonello Antinoro assai più interessato alla riconferma all'Assemblea regionale. "La nostra è una fotografia sulle odierne intenzioni di voto dei siciliani - afferma Pietro Vento, direttore di Demopolis - il risultato delle urne sarà condizionato dall'altissimo numero di coloro che ancora oggi esitano a indicare le proprie preferenze".

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Franceschini, sacro e profano "qui si può vincere davvero" - wanda valli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Genova Franceschini, sacro e profano "Qui si può vincere davvero" Un'ora di colloquio con il cardinale Bagnasco "Con il capo della Cei un incontro lungo e intenso, ma strettamente privato" WANDA VALLI Il sacro e il profano e una speranza di vittoria. Almeno in Liguria. Si potrebbe sintetizzare così la giornata in Liguria, in particolare a Genova, di Dario Franceschini, vice segretario del Pd di Veltroni. Una giornata suddivisa tra il "sacro", l'incontro in Curia con l'arcivescovo di Genova e segretario della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco Pd, "il profano", nel senso del popolo del centrosinistra che Franceschini incontra alle cinque del pomeriggio in piazza Petrella, a Certosa e poi alla Spezia in serata. La speranza di vittoria, invece, arriva dai sondaggi che danno la Liguria del Pd vincente in Senato, con ottime possibilità alla Camera. Anche se, spiegano subito, la cautela resta d'obbligo, non fosse altro per scaramanzia. Dario Franceschini, come primo impegno della mattina, va a palazzo Tursi a salutare due sindaci del Pd: Marta Vincenzi, di Genova e Sergio Chiamparino di Torino. Poi, verso mezzogiorno si incammina per via Garibaldi e via XXV Aprile, con Francesco Garofani, candidato alla Camera, Victor Rasetto, segretario provinciale del Pd di Genova e Roberta Pinotti, capolista al Senato. L'obiettivo è la Curia Arcivescovile, dove lo attende il Cardinal Bagnasco. Dario Franceschini entra da solo, resta a colloquio per oltre un'ora. Dopo c'è la colazione con Mario Tullo, il segretario regionale e candidato, e gli altri, lì vicino, da "Toto", in Centro Storico. Al pomeriggio l'incontro con i cronisti. Ma di quello che si sono detti, lui e il presidente della Cei, non trapela nulla. Franceschini, taglia corto con un sorriso: "E' stato un incontro molto lungo, molto interessante, di arricchimento personale, ma privato". Certo è singolare, che sia avvenuto a un mese dalla elezioni. Preoccupazioni nel Pd per il voto cattolico, che, secondo i sondaggi, andrebbe al 50 per cento al centrodestra?. Neppure. Perché, spiega Dario Franceschini " da anni i cattolici italiani votano liberamente, guardando i programmi, il valore dei candidati". E il Pd è nato proprio, aggiunge, come "luogo di incontro dei diversi riformismi". A Genova, da un'inchiesta di Repubblica, emerge che molti leader politici del cattolicesimo democratico, hanno scelto il centrosinistra, come alcuni sacerdoti, mentre la maggior parte del clero resta più favorevole al centro destra, pur nel silenzio ufficiale. Caso ligure o nazionale? Dario Franceschini la pensa diversamente. Da cattolico è convinto che anche "tra i sacerdoti ci sia pluralismo nelle scelte politiche e da decenni. Del resto la Chiesa si esprime facendo riferimento ai valori della dottrina, ma i vescovi hanno dichiarato ufficialmente una sostanziale neutralità". E su quella conta il Pd, per convincere altri moderati. Si arriva così al profano che sono gli incontri con la gente di Rivarolo, e, soprattutto, la campagna elettorale. Si torna a ponente per scongiurare del tutto l'avviso di disaffezione di una parte di Genova da sempre di sinistra, emersa durante le comunali? " No, abbiamo scelto una campagna il più possibile vicino alla gente, perché più persone incontri, più puoi ascoltare, capire, imparare". Soprattutto in una città, come Genova "da sempre molto attenta e dinamica". Dario Franceschini conferma poi che giovedì, 20 marzo, alla conferenza Stato - Regioni, il ministro Antonio Di Pietro porterà il regolamento per poter sfruttare l'extra gettito. Per la Liguria significa un Terzo Valico realizzabile in concreto. E si arriva al finale di partita tra i due schieramenti e le altre forze in campo. La Liguria, è considerata dal Pd una delle regioni chiave per la vittoria. I sondaggi sono puntati soprattutto sul Senato dove il premio di maggioranza, che andrà al partito che avrà preso un solo voto in più degli altri, è assegnato su base regionale e non nazionale come avviene alla Camera. Il vice segretario del Pd parte dai 17 punti di distacco tra Pd e Pdl di gennaio. Poi spiega: "Oggi anche i sondaggi di Berlusconi, i più sfavorevoli per noi, parlano di 8-9 punti di differenza. Vuol dire che è successo qualcosa di concreto, che il messaggio del Pd sta prendendo forza e nel prossimo mese credo arriveremo al sorpasso". In Liguria poi "i sondaggi sono largamente positivi, anche se vanno presi come tendenza". E, però, è la prima volta che arriva questa conferma. Sarà perché Franceschini si dichiara non scaramantico? SEGUE A PAGINA V.

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Angius: "il voto utile è socialista" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Genova Il Ps Scuola, lavoro e casa: il leader presenta la lista e delinea le emergenze Angius: "Il voto utile è socialista" "Una scuola pubblica che funzioni, un lavoro stabile per tutti, una casa per i giovani": sono queste le tre emergenze italiane secondo Gavino Angius, capolista alla Camera in Liguria per il Partito Socialista (dietro di lui l'ex vicequestore Angela Burlando e Roberto De Cia, mentre capolista al Senato è Giorgio Brero), che ieri mattina ha presentato una lista dove risaltano - tra gli altri - i nomi di Fabio Morchio ed Eugenio Pallestrini. "Siamo una forza del socialismo europeo - spiega il leader sardo - sorella di quelle che proprio ieri hanno vinto in Francia e Spagna". Attorniato da molti leader storici del socialismo ligure (da Morchio a Pennisi, da Merella a Pezzoli, da Catrambone a Oppedisano, da Lo Presti a Falvo), Angius ha polemizzato soprattutto sul cosiddetto "voto utile": "Faccio politica da tanto tempo, ma non mi ricordo mai di sondaggi che dicessero il vero. Ne ho letto uno che sostiene che il 25 per cento di quelli che voteranno non sa ancora per chi voterà. E, in una situazione come questa, c'è chi si azzarda a parlare di voto utile e voto sprecato. Per carità, il voto sprecato è quello dato alla pantomima Veltroni-Berlusconi: non si è mai visto al mondo un leader che si presenta agli elettori e dice "io sono il più bravo, votate me, però se non votate me votate per il mio avversario": Via, cerchiamo di essere seri". E' solo uno squallido gioco delle parti, sostiene Angius: "Il voto è sempre libero e proprio perché è libero molti decideranno di votare il partito socialista".

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LETTERA APERTA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 66 del 2008-03-18 pagina 39 LETTERA APERTA di Francesco Cossiga Caro Antonio Martino, ho letto il tuo articolo relativo alle missioni militari italiane all'estero, quanto ha detto in proposito Silvio Berlusconi e anche, sulla linea del nostro ministro degli Esteri, il leader del Partito democratico Walter Veltroni. E ti debbo dire che io sono parzialmente, ma solo molto parzialmente, d'accordo con te: e cioè solo su nostro ritiro dal Libano. Tu sai che io sono stato un "atlantista" convinto: adesso non riesco proprio a capire a che cosa serva la Nato, date le abissali differenze di posizione, e di impegno, di Stati Uniti, Canada, Regno Unito e ex-Paesi dell'Est da una parte, e Italia, Spagna e Germania dall'altra parte. Non sono certo un "pacifista", uno per la "pace senza se e senza ma": sulla linea di Agostino d'Ippona, di Tomaso d'Aquino, di Francisco de Vitoria o.p. e di Francisco Suarez S.J. io credo che la guerra possa essere giusta, anzi anche doverosa, perfino se "preventiva". Da tempo ormai penso che se Regno Unito e Francia, quando il Terzo Reich rioccupò la Ruhr, proclamò il riarmo e si annesse l'Austria, avessero invaso la Germania e rovesciato il regime nazista, avremo evitato molti milioni di morti: britannici, americani, canadesi, dell'Anzac, italiani, germanici e russi e di tutti gli altri Paesi europei, e la Shoah non sarebbe stata! Premesso che è una ipocrisia (e qui ha ragione la sinistra radicale) parlare di "operazioni di pace" in riferimento ad operazioni militari che, condotte con mezzi aerei e di terra anche "pesanti" e con migliaia di vittime, anche civili, sono vere e proprie operazioni di guerra, per essere "giusta" una guerra deve avere anche, secondo i canoni della filosofia classica che da tempo ho fatto miei, una ragionevole possibilità di successo: e non è così né per l'Irak né per l'Afghanistan. Il Kosovo? Ma se i nostri soldati non sanno neanche da che parte stanno: dei kosovari serbi o dei kosovari albanesi? Ed il Libano, Paese sull'orlo della guerra civile e religiosa, dove il fallimento della missione dell'Onu è palese, anche per il mandato dato dal Governo di Roma, al nostro contingente di "non disarmare" nessuno, di "non vedere e non sentire" e se necessario di "girarsi dall'altra parte", che ha portato al riarmo degli Hezbollah "alla grande", e che metterà i nostri militari nel pericolo di cadere sotto il fuoco incrociato delle milizie sciite e delle Forze di difesa israeliane! E poi: "le guerre le fanno" solo i Paesi che le possono fare, e cioè i Paesi i cui Governi, sia di destra che di sinistra, hanno dietro di sé popoli non divisi: ma questo non è per l'Italia che "bellicista" non è mai stata! E data la trionfante cultura dell'opzione per la "pace senza se e senza ma", non solo della sinistra radicale ma anche della massima parte dei cattolici. Via l'Italia dall'Afghanistan, via l'Italia dal Libano, no al ritorno in Irak, via l'Italia dal Kosovo, e forse anche: via l'Italia dalla Nato! E perché? Soprattutto perché: "Grazie,non posso!". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Veltroni: in Italia i salari più bassi e le indennità più alte, e non va bene Dall'Alitalia alle pensioni sono divisi su tutto: ecco il vero programma del Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Giù gli stipendi dei parlamentari" Veltroni: in Italia i salari più bassi e le indennità più alte, e non va bene Dall'Alitalia alle pensioni sono divisi su tutto: ecco il vero programma del Pdl Da Veltroni, nel suo tour elettorale in Piemonte, arriva uno stop netto ai costi, troppo alti, della politica. "Non possiamo più stare in un paese - dice il leader del Pd - con gli stipendi più bassi e le retribuzioni dei parlamentari più alte del resto d'Europa. Dobbiamo unificare le retribuzioni dei parlamentari agli altri paesi europei". Intanto a destra emergono in maniera sempre più evidente le divisioni programmatiche. Sulle pensioni è lo stesso Maroni a smentire Berlusconi. Su Alitalia Fini apre a AirFrance, proprio mentre Lega e Formigoni annunciano barricate. Miserendino, Ciarnelli, Lombardo, Collini, Di Blasi e Fantozzi alle pagine 2, 3 e 4.

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Onda Pd, in un mese recuperati 12 punti Dal 5 febbraio ad oggi. E nei sondaggi il Pdl continua a frenare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Onda Pd, in un mese recuperati 12 punti Dal 5 febbraio ad oggi. E nei sondaggi il Pdl continua a frenare di Eduardo Di Blasi / Roma NUMERI. Il 27 ottobre, a Milano, mentre il Pd certificava la propria nascita nell'assemblea costituente degli eletti delle primarie, la stima elettorale del nuovo soggetto (sondaggio Ipsos diffuso in quell'assise) lo dava al 28,8%, dopo averlo visto, nel giugno passato, prima che fosse proposta la candidatura di Walter Veltroni a segretario, attorno al 21%. Pochi giorni dopo, il 30 ottobre, entrambi gli elementi (il partito nuovo e la presenza di Veltroni alla guida) erano fotografati da Swg. Tra quattro aspiranti premier (Berlusconi, Fini, Prodi e Veltroni), erano l'allora presidente di An e il segretario del Pd a ricevere una maggiore fiducia (52%), con il Pd dato al 26% e Forza Italia al 26,5%. La vera svolta nei sondaggi la fotografò, due mesi più tardi, un sondaggio Ispo per Corriere della Sera. Era il 30 gennaio 2008, vale a dire dopo la caduta del governo Prodi e dopo l'apertura di Veltroni ad una corsa in solitaria verso il governo del Paese. La domanda di fondo del sondaggio era: se il Pd corresse da solo e non in coalizione lo voterebbe? Due, ovviamente, i risultati. Avesse corso da solo, il Pd avrebbe potuto cogliere un 33,5% di consensi; in coalizione con le forze dell'Unione si fermava 28,5%. Era prima che le forze politiche si scomponessero e si ricomponessero (era appena stato dato a Franco Marini il mandato esplorativo per evitare lo scioglimento delle Camere). Così il centrodestra unito raccoglieva un 51%. Cinque giorni dopo, il 5 febbraio, è Ipsos (per l'Espresso), a valutare l'appeal elettorale di partiti e leader. La domanda era: se si tornasse a votare a breve, lei per quale di questi partiti o liste voterebbe? Il Pd era al 27,5%; Fi 29,6%; An 14,5%; Udc 4,6%; Lega 5,8%. Uscì nello stesso giorno in cui il presidente del Senato, dopo infruttuose consultazioni, valutò di non avere lo spazio politico per la costruzione di un governo. E da qui che inizia il recupero. Dopo pochi giorni di campagna elettorale, il 10 febbraio, l'Ipr Marketing fotografava: Pd 30%; Idv 4%; Pdl 37%; Lega 6%; Udc 6%. Il partito Democratico cresceva. La scorsa settimana, sia Ispo per il Corriere della Sera, sia Ipr Marketing per Repubblica lo davano intorno al 36,5% (assieme a Idv e Radicali). Con il Pdl, Lega ed Mpa al 43,5%. I dati appaiono chiari. La Swg rileva all'11 marzo una forbice migliore (38-38,5%) per Pd-Idv, e un minore appeal del Pdl-Lega-Mpa (43-42,5%). E al Senato (dove i premi di maggioranza sono regionali) il distacco è ancora minore.

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Stringere la cinghia, per primi i parlamentari Veltroni: non è giusto avere i salari più bassi d'Europa e i politici più pagati, serve sobrietà (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Stringere la cinghia, per primi i parlamentari" Veltroni: non è giusto avere i salari più bassi d'Europa e i politici più pagati, serve sobrietà di Bruno Miserendinoinviato ad Alessandria "METTIAMOLA COSÌ: non è giusto un paese in cui ci sono i salari più bassi d'Europa, e gli stipendi dei parlamentari più alti d'Europa". Proposta: riportiamo il costo della politica italiana e quindi anche gli stipendi degli onorevoli, a una ragionevole media euro- pea. Sarebbe, dice Veltroni, "un segnale di sobrietà" utile al paese e alla stessa politica: "Se bisogna stringere la cinghia, lo si deve fare tutti assieme". Applausi, ovviamente. Li prende di mattina a Verbania, prima provincia piemontese del tour, li prende a Novara, città leghista. Qui il Carroccio ha preparato un gazebo con "Roma ladrona" proprio davanti alla manifestazione ma tutto scorre via liscio. Veltroni è accolto da 2-3000mila persone e ad Alessandria, nella piazzetta della Lega Lombarda (a volte guarda i nomi che coincidenza), saranno almeno in 4mila. Comparse di Cinecittà, come dice Calderoli? Lui gioca: "Qui in piazza non vedo figuranti vestiti da antichi romani..." No, non è la prima volta che Veltroni parla dei costi della politica e sempre, in tutte le 60 province girate l'applauso più grande scatta quando il leader del Pd rilancia la proposta di dimezzare i parlamentari. Veltroni però affonda sul tema perché il leit motiv dei discorsi è l'Italia che arranca. A quest'Italia che fatica ad arrivare a fine mese, "serve una scossa, un segnale". Salari, pensioni, precari, una politica snella che aiuti il paese a crescere, sono i temi su cui torna. Cita le cronache dei giornali "che raccontano di anziani che si vanno a vendere l'oro", ("non è ammissibile in un paese come il nostro"), ed è chiaro che sta per lanciare una proposta sulle pensioni più basse. Non è ancora pronta, Morando a Roma ci sta lavorando, ma arriverà, assicurano, dopo Pasqua. Rilancia la sfida sulla diminuzione delle tasse sugli stipendi, che si potrebbe fare subito ma che la Destra ha bloccato. Insomma, dice, serve un segnale in tempi in cui si annunciano, anche come regalo dell'amministrazione Bush, venti di recessione. "Dalla politica, in presenza di una macchina troppo grande e troppo costosa, deve arrivare un segnale non solo simbolico ma condiviso, un segnale che la riallacci alla società. Non va bene che con il finanziamento pubblici si finanzino 51 partiti politici, non va bene che si finanzino 31 organi e giornali di partito, serve un messaggio di sobrietà". L'affondo, ovviamente, tiene conto anche di un dato: c'è ancora una enorme massa di indecisi, è lì che si gioca la partita. Lui fiuta aria buona, questo giro al nord lo ha convinto che il messaggio del Pd su tasse salari e precari può fare breccia nel nord produttivo e diffidente. "Ho fiducia, vedo tanti giovani interessati", dice ai cronisti del pullman. Per questo stuzzica Lega e Destra, che danno segnali di nervosismo. Ai secessionisti del fine settimana, "quelli che poi fanno accordi nei ristoranti romani il lunedì", Veltroni ricorda che sono alleati anche della Lega Sud e che tutti insieme, compresi la Mussolini e quel tal signore (Ciarrapico ndr) che fa il saluto romano, sono la riedizione di un film di qualità non eccelsa. "Nessuno, anche volendo, ricorda una loro liberalizzazione". "Mi viene tristezza quando penso a quel contratto, di cui non è stato rispettato nulla...", dice Veltroni parlando, senza nominarlo ovviamente, di Berlusconi. Il leader del Pd cita "tre fatti delle ultime 72 ore", su cui, dice, "questi nostri avversari, scivolati, anzi schizzati a destra, hanno idee molto diverse tra loro: pensioni, con Berlusconi che ripesca il progetto Maroni ma viene stoppato da Maroni, sull'Alitalia, dove la Lega dice una cosa diversa rispetto ad An, sulla politica estera, dove c'è chi vuole tornare in Iraq, quando tutti se ne stanno andando". In compenso, dice Veltroni, una cosa li accomuna: "Sono sempre cupi, hanno sempre qualcuno e qualcosa da insultare Non arrabbiatevi se io non risponderò mai...". Noi invece, "vogliamo divertirci, convincere". Invita tutti a dare una mano, a confrontare i programmi: "Nel nostro le riduzioni dell'Irpef sono coperte, nel loro no", ripete. Se questo è il messaggio che deve passare nel profondo nord, ossia il nuovo Pd che chiede fiducia contro la vecchia Destra che si è fatta più destra, non basterà girare per le province del nord. Servirà molto di più, però il segnale buono è arrivato. E pochi ci credevano.

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La campagna elettorale in tempi di magra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VIII - Firenze La campagna elettorale in tempi di magra Non che la rimpianga, ma la campagna elettorale dove sta? A parte il pullman di Veltroni e le uscite tv di Berlusconi, insomma a parte quello che sembra fatto apposta solo per la televisione, esiste ancora il "contatto con la gente"? Ricordo manifesti in strada, volantini nelle cassette della posta, cene per sostenere il tal candidato e palchi in piazza. Sembra tutta roba d'antiquariato, eppure accadeva fino a pochi anni fa. Gli elettori? Oggi, forse, o hanno già le idee chiare o se ne fregano. A questo si aggiunga che, con i magri stipendi da precari in circolazione, chi si azzarderebbe a chiedere un contributo elettorale a qualcuno? Matilde Chiarelli.

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CANDIDATI GAY. Tanti nomi, poche certezze (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del CANDIDATI GAY. Tanti nomi, poche certezze di Delia Vaccarello I l gay pride 2007, che a Roma ha riempito piazza San Giovanni più del Family day, lasciava ben sperare. Il movimento omosex e trans aveva mostrato la propria consistenza. Ma il rapporto con i partiti alla prova delle candidature lo ha visto in tutt'altra forma. Se nella passata legislatura quattro scranni di Montecitorio erano occupati da gay, lesbiche, trans (Grillini, Luxuria, De Simone, Silvestri), la prossima potrebbe riservare qualche sorpresa. Franco Grillini, presidente onorario Arcigay, che si è dissociato dai Ds in vista della nascita del Pd, ha tutt'altro che la certezza di una rielezione. Candidato con i socialisti in Emilia e in Lombardia, mette alla prova la sua capacità rappresentativa del popolo "lgbt" correndo per la poltrona di sindaco di Roma. Alla Camera, invece, entrerà con buona certezza Paola Concia, candidata dal Pd al decimo posto in Puglia, regione sensibile alle tematiche omosex che ha già eletto Niki Vendola governatore. "Qui si respira un bellissimo clima - dice Paola Concia, nel vivo della campagna elettorale - i pugliesi sono frizzanti, hanno voglia di conquistare tante mete. Somigliano agli spagnoli. Lavorerò moltissimo con i giovani e con le donne, in perfetta sintonia con l'Arcigay locale che mi sostiene". Difficile fare pronostici per Luxuria, star della precedente campagna elettorale, candidata dalla Sinistra Arcobaleno al secondo posto nella Sicilia occidentale. Con una raccolta di firme duecento donne della stessa area hanno lamentato l'"imposizione" della candidata trans foggiana nelle liste dell'isola. Come dire: perchè a Roma non valorizzano le risorse siciliane? Luxuria, intanto, incassava il sostegno di tutta l'Arcigay della Trinacria, con Paolo Patanè e Agata Ruscica in testa che hanno espresso "sdegno" per la presa di posizione delle donne, lasciando intendere: Roma non è nuova alle azioni dall'alto, se "l'intrusa" non fosse stata una trans, ma una donna "biologica", avreste raccolto le firme contro? Anche Silvestri è finito in Sicilia, lasciando le temperature rigide di Brescia, sua città natale. Candidato della Sinistra Arcobaleno, compare al terzo posto nella lista per il Senato, in posizione assai incerta. In prima fila la collocazione di Titti De Simone. Sostenuta da Rifondazione comunista ormai da due legislature, la candidata lesbica emersa dopo lo storico Pride del 2000 a Roma è capolista per la Camera in Basilicata. C'è poi, sempre per la Sinistra Arcobaleno, la candidatura di Paolo Hutter in Lombardia, che lui stesso considera "di incoraggiamento" verso chi non fa politica attiva, e di sprone per alleggerire in territorio padano il cavaliere: "se la Sinistra Arcobaleno non superasse l'otto per cento, Berlusconi conquisterebbe più seggi". Al Nord troviamo Andrea Benedino, già portavoce insieme a Paola Concia di gayleft, la consulta che sosteneva i diritti omo nei Ds. Dal suo blog, dove dice di essere "candidato al dodicesimo posto nella lista del PD per la Camera nella circoscrizione del Piemonte 1, ultimo posto eleggibile in caso di vittoria di Veltroni alla Camera, cioè solo nel caso in cui scatti il premio di maggioranza per la coalizione PD-Italia del Valori", Benedino ringrazia i giovani. La raccolta di firme c'è stata anche nel suo caso, ma questa volta pro e non contro: "Un fatto inedito, perchè sul mio nome c'è stata la convergenza di ragazze e ragazzi molto differenti tra loro, con storie politiche diverse, molti dei quali arrivano dall'area cattolica della Margherita". Ancora, in Lombardia, corre Ivan Scalfarotto, nelle liste del Pd, incerto anche lui. Restano Fabio Omero, già segretario dei Ds di Trieste, quinto su sette candidati alla Camera nelle liste del Pd, e Antonio Soggia, candidato under 30 della Sinistra arcobaleno in Piemonte. Se la quasi certezza cade al momento su due teste, e la speranza su altre, c'è l'amarezza dei nomi attesi invano. Sergio Lo Giudice, già presidente nazionale Arcigay, è stato appellato dal resto del Carlino l'"escluso eccellente", e commenta: "speriamo che passi presto il tormentone, se no mi incoroneranno Re dei Trombati!". Assente dalla corsa nonostante i pronostici Alessandro Zan, l'inventore dei pacs alla padovana, noto per la bellezza da attore del neorealismo, nonché per le iniziative romane di mezzo inverno in favore dei diritti. L'ultima, "Un politico per due", l'ha condotta come presidente della Linfa, la Lega Italiana nuove famiglie, riscuotendo il consueto successo tra i politici e le coppie presenti. La Linfa, comunque, piazza la sua coordinatrice ligure, che se eletta si batterà senz'altro per i diritti delle coppie di fatto. È Cristina Morelli capolista al Senato in Liguria nelle file della Sinistra l'Arcobaleno. Nessuna candidatura sul fronte della Destra ed escluse molte personalità "sensibili", con vivo rammarico di Gaylib. "La conventio ad excludendum berlusconian-finiana ha deciso di lasciare fuori quasi tutti i personaggi d'area liberale che hanno a cuore anche il tema dei diritti gay e poi ha chiuso le liste", dichiara Daniele Priori, vicepresidente. Insomma, lesbiche, gay e trans nella società ci sono, ma in Parlamento forse non si vedranno abbastanza. Come mai? "Assenza di regia", dice Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay. "Se sono mancati sensibilità e strategie nei partiti" è anche vero che il movimento è apparso debole, "nella sostanza ognuno è andato per la propria strada". Un passaggio inevitabile? Per il futuro Mancuso si propone nuove strategie. Il movimento gay, stordito da un pride estremamente partecipato, ma restando schiacciato dall'assenza di una vera conquista sociale sul piano dei diritti, al momento delle candidature ha smesso di pensarsi come una collettività. E, com'è banalmente noto, da soli si vince molto poco. delia.vaccarello@tiscali.it PAOLA CONCIA è data per sicura nella corsa al Parlamento. Probabile Titti De Simone, capolista in Basilicata. Numerose le candidature omosex e trans, ma poche le speranze. Mancuso: "È mancata una regia".

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Ma sì, vigiliamo contro i brogli Prevenire è meglio di curare... Cara Unità, (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del On. Gabriella Carlucci Ma sì, vigiliamo contro i brogli Prevenire è meglio di curare... Cara Unità, il "vecchio" premier allerta- con toni in crescendo - su possibili brogli alle prossime elezioni e invita i suoi "vigilanti" ovviamente a ben vigilare; sia solo coincidenza con l'evidente constatazione che dove arriva Veltroni le piazze sono sempre piene di gente? Però per non aver poi dubbi di sorta sarà meglio giustamente (certo, se possibile) per questa volta ascoltare tanto autorevole consiglio Come dire: "prevenire è molto meglio che curare". Giuliano Perezzani Vogliamo un'Italia giusta moderna e giovane Berlusconi vada in pensione Cara Unità, leggo con soddisfazione che il mio Candidato Presidente riempie le piazze d'Italia, parla alla gente con umiltà e con sapienza dei nostri problemi. Spiega le difficoltà alle quali andremo incontro senza bugie o false promesse (e che non saranno mai mantenute). Noi donne sempre in lotta per i nostri diritti non dobbiamo permettere al "capo" dell'opposizione di offendere noi e i nostri figli, solo perché sono precari. Dobbiamo lottare per un'Italia giovane, innovativa, moderna, e che sappia affrontare con forze e capacità le difficoltà. Vogliamo un uomo giovane (Veltroni) che ci traghetti in questa nuova era. Che faccia sognare i nostri figli e renda fiduciosi i nostri nipoti. Infine sarebbe opportuno che il Cavaliere si ritirasse in pensione visto che lui ha l'età. Margherita Massa, Genova Altro che inciucio Pd e Pdl hanno progetti completamente diversi Cara Unità, giorno dopo giorno ci si rende sempre più conto di quanto siano antitetici ed assolutamente inconciliabili i progetti e lo stile del Pd e del Pdl. Altro che rischi di inciuci e cose simili. E agli antipodi sono i due principali candidati, Veltroni e Berlusconi. Tutto ciò molto positivo, a mio parere. Non ci sono equivoci di sorta: se vince il Pd vince una certa idea di Paese, di vita, di stile. Se vince Berlusconi, vince tutt'altra idea. In queste settimane non ho sentito mezza battutaccia da parte di Veltroni.Il leader Pd sta girando in lungo e in largo l'Italia per far conoscere progetti e programmi del partito. Io,a Bergamo, sono rimasto colpito dalla serietà elle proposte,dalla passione e dallo stile del leader. Che non ha mai citato l'avversario, non ha mai deriso alcuno. Si può dire la stessa cosa dell'altro? Ma davvero questo Paese sente il bisogno di un premier così "simpaticone", che magari riprenderà a far corna nei summit internazionali, a raccontare barzellette, offendere avversari politici, fare avances alle statiste straniere? Ed ora l'ultima. Invita i suoi a vigilare ai seggi, dove c''è rischio concreto di brogli da parte di presidenti che ne sanno una più del diavolo e che sono tutti comunisti. Pazzesco, arrivare a tanto. Ma forse è la paura, il constatare che quel pullman che va su e giù l'Italia semina speranze nuove e raccoglie credibilità ed entusiasmo. Forse si rende conto che c'è un'Italia che è in piedi ogni mattina, lavora, fatica, paga le tasse, fa studiare i propri figli. Ha una vita normale, con difficoltà gioie. Un'Italia così l'Italia che sceglierà il pullman di Veltroni per continuare ad andare avanti. È un Italia che non può più illudersi che tutti ci si possa muovere con jet personali. E toccare il cielo con un dito. Buon viaggio a tutti noi che abbiamo scelto il pullman per viaggiare, conoscerci, migliorarci. E rendere sempre migliore questo bellissimo Paese. Enzo Sciamò, Nembro (Bg) Rosi Bindi e il caso Moro Perché dimenticare la linea di Craxi e del Psi? Caro direttore, ho letto con interesse l'intervista a Rosi Bindi sulla vicenda Moro (Unità 17 marzo 2008) ed ho apprezzato il suo "pentimento". Rosi Bindi, all'epoca sostenitrice della linea della fermezza, oggi è giunta alla convinzione che bisognava salvare il leader d.c.: sia perché una vita umana è più importante della ragione di Stato e sia perché salvare Moro equivaleva a far vivere l'idea e il progetto di sbloccare la democrazia e attivare l'alternanza. "La Dc e il Pci - afferma - avrebbero dovuto salvare il progetto moroteo e gli stessi partiti. Non si sarebbe costretto il sistema politico italiano a 30 anni di ritardo", si sarebbe evitato "lo sconquasso del sistema politico". Tutto bene: meglio tardi. Però Rosi Bindi nlla sua analisi storico-politica avrebbe potuto ricordare che oltre alla Dc e al Pci vi era un'altra importante forza politica, i socialisti, e il suo leader Bettino Craxi i quali, in contrasto con i due principali partiti, si schierarono decisamente dalla parte dove ora giunge Rosi Bindi e si batterono per la trattativa con le Brigate Rosse allo scopo di liberare Moro. Se fosse stato ascoltato Craxi, si sarebbe evitato "lo sconquasso del sistema politico"?! A forza di rimuovere la presenza, l'importanza, il ruolo dei socialisti nella storia - si dà una visione incompleta, distorta della vicenda nazionale. Giuseppe Tamburrano Le soubrette del Capo: chi è il misogino Caro Direttore, volevo complimentarmi con Roberto Brunetti per quel piccolo, ma efficace, trattatato di misogenia che ha pubbligato sul giornale fondato da Antonio Gramsci. Il Brunetti, in poche righe, è riuscito ad inannellare il peggio del razzismo, del pregiudizio e del trito luogo comune riservato alle donne che s'impegnano in politica. Devo dire ch'è stato bravissimo a farci capire, usando sfumature e metafore, quale sia, probabilmente seguendo una sua filosofia di vita, la vera attitudine delle donne. Mi permetto un consiglio (speriamo che non fraintenda sapendomi così disponibile): rilegga, come ho fatto io di recente, la raccolta dei corsivi di Fortebraccio, potrebbe scoprire cos'è il rispetto dell'avversario e l'ironia. Per i problemi che ha con le donne, francamente non sò che fare, trovo strano, però, che Finocchiaro,Turco, Bindi, Lanzillotta, Pollastrini, Melandri, Binetti, Parente, Pennacchi, Merloni, D'Antona, Villeco Calipari, Garavaglia, Serafini, non abbiano qualche buon consiglio da dargli. Per inciso io non ho mai fatto la soubrette, di mestiere faccio la conduttrice televisiva e sono iscritta(sospesa per pubblicità) all'ordine dei giornalisti. Cordialmente Francamente non so perché l'onorevole Carletti si sia tanto offesa. Non ce l'avevo con le soubrette, ci mancherebbe. A quelle candidate, poi, va tutta la mia umana solidarietà. Io mi rileggo volentieri i corsivi di Fortebraccio, ma intanto l'onorevole Carletti potrebbe rileggersi il mio piccolo scritto: criticavo il suo Superiore, non le donne, alle quali vanno il mio rispetto, amore e deferenza. Ps. Lo dico senza intento razzista, giuro, ma: si scrive misoginia e non "misogenia"; pubblicato e non "pubbligato"; inanellare e non "inannellare"; so va senza accento; e la sua collega (onorevole) signora Villecco Calipari non si merita l'eliminazione di una "c". Con simpatia, Roberto Brunelli (e non Brunetti).

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Alitalia, pensioni, Libano Tutti contro tutti nel Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Alitalia, pensioni, Libano Tutti contro tutti nel Pdl di Natalia Lombardo/ Roma SCHIZOFRENIA Restano sempre la Casa della Libertà, nella quale ognuno fa quel che vuole: dentro al neonato Popolo della Libertà sono "divisi su tutto", avverte Veltroni. Dall'uscita di Martino sulla missione in Libano alle pensioni fino alla vendita dell'Alitalia. È la questione all'ordine del giorno: la Lega, per difendere l'hub di Malpensa, boccia le condizioni poste da Air France per l'acquisto di Alitalia. "Una proposta oscena", protestano Roberto Maroni e Roberto Calderoli, portando per una volta davvero uniti fra loro la voce di Umberto Bossi, dopo un vertice a Via Bellerio. Se il governo dirà sì, avvertono, "si assumerà la responsabilità di avere regalato Alitalia a costo zero e di avere danneggiato Malpensa". Silvio Berlusconi, profeta del liberismo in riposo a Arcore, tace. Eppure i due Roberti leghisti assicurano che "Berlusconi la pensa come noi su Alitalia e Malpensa". Perché non parla, allora? Meglio lasciare le grane in mano al governo uscente di Prodi... Gianfranco Fini, invece, corregge la rotta in giornata: la mattinata dà il via libera di An con un "giudizio tendenzialmente positivo"; prima di sera Fini intravede "luci e ombre": luce perché "Alitalia rischia di fallire", ombre sul piano industriale con molti esuberi e pochi investimenti. E il caso "Malpensa sia separato dall'accordo sulla vendita", dice guardando all'elettorato forte al Centro. Nel fine settimana Silvio ha lanciato e ritirato il sasso pensioni. Sabato agli imprenditori riuniti a Cernobbio Berlusconi ha prospettato un ritorno dello "scalone" Maroni, salvo fare una retromarcia il giorno dopo. Tutti l'hanno sentito, eppure smentisce: "Non l'ho mai detto, è la solita strumentalizzazione frutto del tradizionale vizio stalinista". Ma si accorge dell'uscita impopolare e recupera con toni da sindacalista: "Va mantenuto intatto il potere d'acquisto delle pensioni". Poi, da solo, tira un altro sasso: l'allarme "brogli". "Berlusconi ormai si smentisce da solo", punzecchia Casini. L'unica ad avere le idee chiare è la Lega, l'autore dello "scalone" contraddice Silvio: "Per carità, meglio non toccare nulla", avverte Maroni, che propone una "moratoria di cinque anni: il prossimo governo lasci le cose come stanno". Stavolta la palma del silenzio passa a Fini. Sulla scacchiera del Pdl viene cacciato dal gioco l'alfiere Antonio Martino, che si era spinto troppo in avanti per conto suo. Giovedì l'ex ministro della Difesa, forzista storico che aspira a tornare su quella poltrona salvo doversela battere con La Russa di An, ha liquidato la missione in Libano, annunciato l'invio di più uomini in Afghanistan e di "istruttori militari in Iraq". Il giorno prima anche Fini aveva detto che in Libano ci sono "troppi militari" e che andavano dirottati in Afghanistan. Dopo l'uscita di Martino, però, corregge il tiro. E soprattutto Berlusconi sconfessa il suo ex ministro: "Quella di Martino è una posizione personale", meglio che stia zitto, però annuncia: "cambieremo le regole d'ingaggio" della missione in Libano.

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Il ciarpame di Ciarra e le lezioni di Santanchè (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il ciarpame di "Ciarra" e le lezioni di Santanchè di Marcella Ciarnelli Sembra fin troppo facile prendersela con Giuseppe Ciarrapico, il nostalgico editore. I suoi colleghi di partito, Cavaliere in testa, ci hanno provato a tenerlo un po' in disparte (vedi assenza concordata alla convention dei candidati Pdl), a cercare di farne dimenticare la presenza in lista ma senza rinunciare alla potenzialità di convincimento. Il diretto interessato non ci sta a starsene in un cantuccio. A tacere. E va per la sua strada. Che continua ad essere segnata dall'arroganza del potere mista a disprezzo. In una ipotetica hit parade a contendergli il primo posto c'è la leader della Destra, Daniela Santanchè, che ancora ieri si è dilungata in una puntuale lezione su l'utilizzo che le donne devono imparare a fare della loro femminilità. "Non darla". Dunque il Ciarra a proposito della famiglia non ha dubbi, "è una sola, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, il resto non va preso in considerazione, è ciarpame". Sì, proprio così. Ciarpame. Chi se ne frega dei desideri, delle intenzioni, delle difficoltà di chi non può o non vuole sposarsi. Chi se ne frega se persone dello stesso sesso decidono di avere un progetto comune di vita e non sono in alcun modo tutelate. Ciarpame. Roba senza valore su cui uno come lui "non fascista ma guelfo" non può attardarsi più di tanto. "Sono cattolico, apostolico, romano e per me il Papa ha sempre ragione" ha confidato il nostro a "Petrus", che non è la marca di un amaro, ma il quotidiano on line sul pontificato di Benedetto XVI. La sua dedizione al Pontefice è totale. Era in prima fila quando si è trattato di dimostrargli tutta la solidarietà dopo lo "schiaffo" della Sapienza. "È la stella polare di tutto il mondo cristiano e non" conferma con enfasi il sostenitore di ben altro ciarpame che lui continua a rivendicare con nostalgico orgoglio. Lo dimostrano le sue iniziative editoriali pubblicizzate a pagamento sui maggiori giornali. Ecco i titoli. "Tempo di uomini, tempo di vivere" sui magnifici anni Trenta nei manifesti italiani più belli con una selezione che va dal cinema, allo sport, dalla moda alla politica, dalla guerra d'Africa alla guerra di Spagna. Ogni volume 80 euro. Prendendone due si risparmiano 10 euro. E sono 150. C'è anche "Tempo di uomini, tempo di morire" con i manifesti stampati durante gli anni 1940-45. Anche questo ce lo si può assicurare per 80 euro. Le edizioni Ciarrapico, insomma, provvedono a dimostare che "la storia siamo noi". Anzi a noi, col braccio teso. E c'è la Santanchè, quella "giusta" come si definisce lei, contrapposta a Berlusconi che è "un nanetto", Walter Veltroni che è "finto", a Bertinotti "coerente" e a Casini "democristiano" impegnata a difendere a modo suo il pur sacrosanto concetto che il corpo di una donna non può essere merce di scambio. La linea del ragionamento della signora va diretto al tema. "Io non l'ho mai data e dico a tutte le ragazze di non darla. Di darla solo per amore. Un mio grande sogno è rimettere al centro l'amore nella vita degli italiani". Amarcord Cicciolina. La sfida è lanciata a chi osi affermare il contrario. "Nessun uomo si può presentare davanti a me e dire che gliel'ho data" informa la signora che conferma, se ce ne fosse bisogno, di avere "una mentalità maschile in un corpo di donna". Che amarezza... In Fondo a Destra.

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Tra brogli e brogliacci entusiasmo alle stelle (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Tra brogli e brogliacci entusiasmo alle stelle Oliviero Beha Nel brogliaccio di questa campagna elettorale è tutto uno scoppiettare di emozioni. Anche di sapore prettamente architettonico, di architettura degli interni, di arredamento, di design. Dopo il clamore per il loft del Pd, che rispondeva alle Case/Ville della Libertà con o senza stallieri, ecco che anche "La Sinistra, l'Arcobaleno" inaugura il quartier generale, che dopo un dibattito senza respiro con il condominio (politico, non dello stabile) viene fissato non in una periferia degradata ma nei pressi di Via Veneto. Così, tanto per stare subito in partita. Ma sulla sede si può glissare, sulla libertà di informazione no. Per questo è arduo non stare dalla parte di Casini quando risponde al Migliore-di-Noi sui rischi di brogli elettorali."Altro che brogli", dice il leader estremista di centro dal suo (calta)girone infernale al Capopopolo della Libertà. "Il vero problema è l'accesso ai mezzi di comunicazione, segnatamente alla Tv, dove viene violata la par condicio svuotandola di significato,dai due contenitori di Berlusconi e Veltroni". Ebbene, sto dalla parte di Casini. Che non sta più dalla parte di Berlusconi. Quando stava dalla parte di Berlusconi, per lui la par condicio non era poi un gran problema. Non capisco: dov'è il trucco?.

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Arcigay invita a pranzo Veltroni e Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Arcigay invita a pranzo Veltroni e Berlusconi Indovina chi viene a pranzo? Veltroni e Berlusconi, i leader dei due maggiori partiti in competizione, ha deciso di invitarli, uno alla volta, l'Arcigay perchè "non abbiamo ancora avuto il piacere di sapere se questi due soggetti affronteranno davvero e con decisione la questione dei diritti civili e di libertà delle persone lgbt" ha affermato il presidente Aurelio Mancuso. Viene ribadita la disponibilità "in coerenza con il nostro spirito di servizio" a organizzare un pranzo in una famiglia arcobaleno formata da gay e lesbiche, con e senza figli, per renderli edotti su cosa rappresentano veramente nella struttura sociale. "Vedremo di non sfigurare con le portate, ovviamente se ci avvisano prima". Sarà anche vero che i sondaggi danno il suo partito vincente ma Franco Frattini, che pure la conferenza stampa con cui ha segnato il ritorno alla politica italiana l'ha fatta nella sede della stampa estera, non vuole sentire che lui sarà il prossimo ministro degli Esteri. "In Italia siamo scaramantici". Le corna le avrà fatte nella tasca, di nascosto. Non come il suo leader... Marcella Ciarnelli.

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Così cambia la politica ai tempi di internet - roberto zarriello (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina I - Bari Il fenomeno Così cambia la politica ai tempi di Internet ROBERTO ZARRIELLO E' come entrare in un bar e parlare di politica sorseggiando un caffé. C'è solo una particolare: la discussione su temi attuali e importanti come il lavoro precario, l'aumento dei prezzi e l'emergenza ambientale in Puglia avviene in una piazza che è virtuale. Più si avvicinano le elezioni e più su Internet si moltiplicano i forum, le chat e i siti in cui si discute di politica e soprattutto delle cose che non vanno. "Questa classe politica non ci interessa. Non siamo né con Veltroni, né con Berlusconi, siamo per una politica che abbia l'obiettivo di risolvere i problemi reali della gente. Il resto sono solo chiacchiere". Dal forum Bari Live (http://barilive. forumcommunity. net) si leva un coro di protesta contro "la politica che è sempre uguale". E allora capita che un gruppo di liberi cittadini usi il web anche per dialogare, protestare e, in alcuni casi, scendere in piazza. Come è accaduto ad Ortanova, in provincia di Foggia, dove migliaia di cittadini si sono riuniti per dire no alla costruzione della discarica. SEGUE A PAGINA II.

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Terrorismo, vertice al viminale allerta per pasqua ed elezioni - liana milella (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Terrorismo, vertice al Viminale allerta per Pasqua ed elezioni Napolitano: no alla politica urlata. Par condicio, è scontro Protesta di Casini e Di Pietro: legge grande ingiustizia, sono violati gli equilibri in tv LIANA MILELLA ROMA - Il Viminale vigila e fa il punto sui possibili rischi di terrorismo a ridosso di Pasqua e delle elezioni invitando tutti comunque, anche in assenza di un pericolo specifico, a tenere alta la guardia. Il capo dello Stato, da Santiago del Cile, per il secondo giorno consecutivo, manda segnali alla politica italiana perché "rifugga da esagerazioni e meschinità". Ma, a meno di un mese dal voto, torna lo scontro duro sulla suddivisione degli spazi in tv. Da fronti opposti protestano il leader centrista Casini (che però, secondo i dati del centro ascolto Rai, è il terzo più "visto" dopo Berlusconi e Veltroni), quello dell'Idv Di Pietro, la Sinistra Arcobaleno, l'Unione democratica dei consumatori di Manzione e Bordon. Di Pietro minaccia perfino "una denuncia per palese omissione d'atti d'ufficio" se l'Authority per le telecomunicazioni, al suo secondo richiamo, non farà rispettare gli spazi che oggi sarebbero egemonizzati solo dai leadaer di Pdl e Pd. Allarme terrorismo. Al Viminale la riunione del ministro dell'Interno Giuliano Amato e dei massimi vertici della sicurezza (dal capo della polizia Antonio Manganelli ai direttori dei servizi) è durata un'ora. è servita per una disamina delle possibili fonti di pericolo interno ed esterno che potrebbero esplodere durante le vacanze e soprattutto sotto elezioni. Per le festività il Viminale esorta gli italiani a evitare zone pericolose (come l'area del Magreb dove, il 22 febbraio, sono stati sequestrati due cittadini austriaci). In vista del voto, pur in assenza di pericoli specifici, investigatori e intelligence ricordano che in Italia esiste comunque un pericolo terrorismo sia islamico che endogeno. Quirinale. Giorgio Napolitano rilancia l'invito a tenere bassi i toni dello scontro politico. Nonostante sia in Cile e ricordi come all'estero sia solito evitare riferimenti insistenti ai fatti di casa nostra, tuttavia il presidente è in pena per i toni conflittuali della campagna elettorale. Eccolo invitare tutti a evitare "una politica esasperata e urlata". Perché, come aveva detto appena 24 ore prima, "se la politica si riduce a un gridare incessante e a uno scontro continuo le più colpite e le più vulnerabili sono le istituzioni". Non solo: la conseguenza è che i cittadini sono sempre più tentati "dall'allontanarsi non solo dai partiti ma anche dalla stessa politica". Par condicio. Mai sopita, la protesta esplode di nuovo con azioni concrete. Al garante per le telecomunicazioni si rivolgono sia Di Pietro che l'Ud per i consumatori. L'ex pm dice che la legge va rivista perché oggi "siamo di fronte a una "grande ingiustizia". Di qui un ricorso per una violazione che, comunque, va anche contro l'articolo 21 della Costituzione che garantisce equivalenza negli spazi. A dar ragione a Di Pietro c'è Sergio Bellucci della Sinistra Arcobaleno. Stesso ricorso per Roberto Manzione (Ud) che si dichiara "vittima di sistematiche esclusioni". Protesta anche Casini che interpreta la presunta violazione degli equilibri in tv ("C'è uno sfacciato favoritismo per Berlusconi e Veltroni) come una sorta di "broglio" pre-elettorale.

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La Santanchè: boicottiamo la Cina per aiutare il Tibet (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-18 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Olimpiadi La Santanchè: boicottiamo la Cina per aiutare il Tibet "Se Veltroni e Berlusconi non hanno il coraggio di parlare, lo faremo noi: boicottiamo le Olimpiadi". Daniela Santanchè, candidata premier della Destra, ieri ha manifestato di fronte alla Bank of China di via Santa Margherita contro lo "scempio dei diritti umani" che si sta svolgendo in Tibet. Mentre in consiglio comunale è stato approvato un documento per chiedere all'ambasciatore cinese di "consentire alla stampa di poter svolgere il proprio lavoro". Unico voto contrario, quello di Francesco Rizzati (Pdci).

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<Piazze piene solo con noi> Comizi, sfida tra Pd e Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-18 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE La polemica Scontro sulla partecipazione alle iniziative elettorali "Piazze piene solo con noi" Comizi, sfida tra Pd e Pdl Calderoli: comparse di Cinecittà per Veltroni. Martina: avete paura Il centrosinistra: in tre giorni incontrati 30 mila cittadini lombardi Forza Italia: cercano di far dimenticare Prodi Roberto Calderoli: "Truppe cammellate". Martina: "Siete preoccupati". La sfida per il Nord si accende. Dopo la partecipata tre giorni lombarda di Walter Veltroni alla fine della scorsa settimana e le contemporanee iniziative pubbliche di Silvio Berlusconi, tra i due schieramenti maggiori cominciano a scoccare le scintille. Con il centrosinistra a dover dimostrare che qualcosa è cambiato, e il centrodestra a dover difendere la sua roccaforte. E così, parte all'attacco Roberto Calderoli: "Veltroni ha una tal nostalgia di Roma che anche quando viene al Nord si porta le comparse di Cinecittà a fare le truppe cammellate. Che si spostano da una parte all'altra nel tentativo di non far sentire solo il povero Veltroni nelle piazze vuote". Aggiunge il vicepresidente del Senato: "Comunque, un risultato l'ha già ottenuto: ha perso in una sola settimana sei punti nelle quotazioni dei bookmakers inglesi". Mentre il coordinatore azzurro Mariastella Gelmini parla di un "roadshow con cui Veltroni cerca di negare e nascondere che cosa è davvero il Partito democratico. Peccato che il Pd è quel che si trova scritto con chiarezza nelle liste elettorali, dove compaiono tutti i ministri del governo Prodi e l'intero notabilato di Ds e Margherita. Sai che novità... ". La risposta viene dal segretario del Pd, Maurizio Martina: "Mi pare che le reazioni scomposte della destra sono la misura della loro preoccupazione e dimostrano che abbiamo colto nel segno. Le giornate di Veltroni in Lombardia sono state nel segno dell'assoluta novità. Con un entusiasmo e una partecipazione che sono andati oltre ogni ragionevole aspettativa. In tre giorni, almeno trentamila persone sono venute per capire, per vedere da vicino chi siamo. La destra si culli pure nella sua arroganza: la mia sensazione è che qui si giochi una partita tutt'alto che scontata". Aggiunge Martina: "Tra l'altro, non mi pare che le uscite pubbliche di Berlusconi e del Pdl abbiano fatto registrare partecipazioni da finale di Coppa. La verità è che la solita minestra non scalda più, chi si presenta da quindici anni con le stesse parola d'ordine sta cominciando a misurare la distanza che lo separa dai lombardi". Però, Giancarlo Pajetta diceva: "Piazze piene, urne vuote". "Diversamente da Calderoli - ribatte Martina - io non ho l'arroganza di pensare che un'iniziativa possa essere chissà che. Noi però ogni giorno misuriamo un attenzione crescente da parte di territori che con il vecchio centrosinistra non sono mai stati teneri. La rottura con la sinistra è stato riconosciuto come l'unico vero fatto nuovo della politica. Loro, sono il solito centrodestra. Che per giunta ora ha perso il centro". Marco Cremonesi.

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L'anello mancante tra il '68 e oggi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ida Dominijanni Dei molti spunti presenti sull'edizione straordinaria del manifesto di ieri, in gran parte dedicata ai problemi della politica culturale e della cultura politica del Pd e della sinistra, vorrei provare a rilanciarne due, relativi all'intervista di Federico De Melis e Roberto Andreotti a Giorgio Agamben e all'ampio intervento di Giacomo Marramao. Entrambi i punti toccano questioni cruciali che sottostanno, innominate, al cambiamento in corso nel nostro sistema politico. Ed entrambi possono concorrere a spiegare perché l'incertezza rispetto al voto di ampi strati della sinistra "sociale" (astenersi o votare, e per chi votare) non sia riconducibile all'alternativa fra il richiamo ricattatorio del "voto utile" al Pd e il richiamo identitario del "voto necessario" alla Sinistra Arcobaleno. Giorgio Agamben riporta la svolta post-ideologica dello scenario politico italiano, interpretata dal confronto pre-elettorale e dalla prospettiva di accordo post-elettorale fra Veltroni e Berlusconi, al più ampio sfondo del passaggio dal modello della sovranità a quello della governamentalità che accompagna la trasformazione della politica moderna (e relative concezioni della rappresentanza e del conflitto) nella bio-politica contemporanea. Compiutosi ormai questo passaggio, spiega Agamben, divenuta ormai prevalente la funzione della macchina del governo sul sistema politico-giuridico della sovranità tradizionale, lo spazio della politica e del conflitto tende a scomparire, e la democrazia cambia natura: niente più dialettica fra conflitto costituente e potere costituito, niente più mediazione della rappresentanza politica fra i due, ma solo gestione, amministrazione e management della vita, delle opinioni, dei flussi economici, delle banche dati; e ovviamente, niente più distinzioni dirimenti fra destra e sinistra. SEGUE A PAGINA 11 -------------------------------------------------------------------------------- 2 Il quadro - fatto salvo qualche dubbio sull'ipotesi di un'eclissi totale della sovranità a fronte del trionfo della governamentalità - è realistico; e portato a conseguenza, vanifica come residuale la battaglia - che in questa campagna elettorale sostiene la richiesta del voto per la Sinistra - per la sopravvivenza e il rafforzamento di una sinistra politica e della sua funzione rappresentativa. Ammettiamo che sia così, e assumiamo pure che questa sia l'analisi, esplicita o implicita, di quanti il 13 aprile decideranno di astenersi o di votare per un governo del meno peggio, ovvero di rafforzare Veltroni per indebolire Berlusconi. Resta comunque una domanda cruciale: come rilanciare, in questa situazione, le sorti del conflitto? Come si resiste e ci si oppone al potere governamentale, se non valgono più le forme di resistenza e opposizione al potere sovrano? A questa domanda Agamben non risponde, come non risponde la tradizione di studi foucaultiani cui egli fa esplicitamente riferimento e che pure ne è attraversata e tormentata, quanto ne è attraversata e tormentata, sovente senza risposte, quella parte della sinistra sociale che non crede più, per ragioni sistemiche e non di sfiducia contingente, in un rilancio della funzione di rappresentanza politica a sinistra. Soccorre a questo punto l'intervento di Marramao. Qui il quadro, altrettanto realistico, è quello della deriva di crisi della politica nel mondo globale post-89: espansione del mercato globale, aumento delle disuguaglianze e delle linee di conflitto a fronte della "favola bella" di un mondo unificato e pacificato, deculturalizzazione delle elite politiche e narcotizzazone televisiva della "audience" democratica, dominio delle agenzie economico-finanziarie e religiose sulla politica istituzionale (la vera "antipolitica", sottolinea Marramao), produzione artificiosa di uno stato d'emergenza permanente massmediaticamente alimentato. Ma lo stato di difficoltà in cui versa la sinistra, se si inscrive in questo quadro, non ne deriva tuttavia automaticamente o esaustivamente. Esso va ricondotto piuttosto, secondo Marramao, a due fattori interni alla soggettività e alla cultura della sinistra stessa: lo scollamento fra materiale e simbolico (e di conseguenza fra processi oggettivi e processi soggettivi), e il permanere, nella sinistra radicale soprattutto, di una logica politica (e affettiva, potremmo aggiungere, nel senso dell'affezione a ciò che si è o che si è stati) legata alla chiusura dell'identità più che all'apertura e al divenire della differenza. Due fattori tanto più rilevanti in quanto modificano la periodizzazione - e dunque la percezione - della crisi di oggi, spostandola dalla vulgata sulla "fine della prima repubblica" fra l'89 e i primi anni '90 alla stagione fra anni '60 e '70. E' allora che si produce, col '68 e il femminismo, una rivoluzione profonda della soggettività, che si gioca per l'appunto sul rapporto fra materiale e simbolico e che investe la definizione e le forme della politica con domande rimaste inevase: lungi dall'accoglierle, la politica si scinde da allora in politica istituzionale, sempre più svuotata di senso, e "politica delle pratiche agita in proprio dai soggetti". Da quella biforcazione, e dalla conseguente crisi della forma della mediazione, la politica (italiana e non solo) non si è mai più ripresa, né si darà rinascita della sinistra senza un riattraversamento di quella stagione che ne sappia cogliere e aggiornare le conseguenze, sul piano del pensiero e su quello delle pratiche. Vale la pena di rifletterci, mentre sia il quarantennale del '68 sia il trentennale dell'assassinio di Aldo Moro vanno in scena senza che nessuno, né dal lato della politica istituzionale né dal lato degli eredi del'68, li metta in relazione con il seguito della vicenda politica italiana. E mentre nel femminismo si fa strada l'ipotesi che la crisi della politica sia inestricabilmente connessa con la mancata risposta maschile al mutamento femminile. Soprattutto, varrebbe la pena di confrontare i travagli elettorali di queste settimane con questi quadri più ampi. Che ridisegnano la scena di oggi, il passato e la prospettiva di ciò che chiamiamo politica secondo linee più complesse e trasversali, ma anche più chiare e convincenti, di quelle che passano fra le formazioni politiche in campo. Ida Dominijanni.

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Lettere@ilmanifesto.it (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Lettere@ilmanifesto.it Lettera aperta alla stampa V"orremmo ragionare sul caso del ginecologo suicida perché ciò che è accaduto ha messo in evidenza diversi aspetti: il primo è che è assolutamente necessario ed urgente che la legge 194 venga applicata nella sua interezza, potenziata in modo da restituirci la rassicurante certezza del suo pieno rispetto, dai tempi di attesa ridotti, all'iter meno faticoso, al sacrosanto diritto alla privacy. Ciò che però ci fa orrore constatare è la discendenza diretta della campagna mediatica in relazione alla vicenda del noto ginecologo a quella più generalizzata di criminalizzazione delle donne che sostengono la legge o che vi fanno ricorso. (...) Non riteniamo valga la pena di commentare l'uscita di Ferrara che ha utilizzato la scritta che campeggiava sul campo di sterminio di Auschiwtz, per fare un gioco di parole macabro e violento. (...) È tutto il resto che è aberrante, i giornali, i dibattiti, il cosiddetto senso comune. Leggiamoli i nostri giornali: oggi ci stanno fornendo così tanti dettagli sulle donne indagate che pensiamo che più di mezza Genova le abbia riconosciute, esponendo al pubblico ludibrio le motivazioni che le hanno portate all'aborto. Le donne sono le vere colpevoli, così prive di senso etico, di uno straccio di morale, loro che per mostrarsi ignude su spiagge lontane non esitano ad uccidere un bambino, loro che per coprire un adulterio trucidano il figlio del peccato. Vecchie parole, vecchi pensieri, vecchie ipocrisie ma ancora così radicate da indurre le donne a cercare il modo di sottrarsi a questi processi. E' nostro parere che stiate dando un pessimo contributo sia culturale, che professionale alla vostra categoria e a tutti coloro che acquistano e leggono i vostri giornali. (...) La decenza, la cultura, la Legge, impongono il rispetto, almeno della privacy delle persone coinvolte in questa come in altre vicende. Peccato non averne trovato traccia nei vostri articoli. (...) Ma abbiamo fiducia e vi proponiamo: riparliamone insieme, d'altro canto oltre che essere l'altra metà del cielo siamo anche l'altra metà degli acquirenti dei vostri giornali. Le donne della Rete194 Il Tg3 discrimina Continua la vergognosa campagna di disinformazione del Tg3 nei confronti della Sinistra Arcobaleno. Ancora domenica scorsa, il Tg delle 14,30 ha dato voce alle varie formazioni politiche evitando di inserirla. E' sicuramente una forza politica che, se presente nei vari servizi giornalistici, darebbe filo da torcere al partito di Veltroni. E' questo, devo dedurre, che si vuole evitare? Elio Lauria Veltroni ignora Bolzaneto "Le torture a Bolzaneto e la notte della democrazia" (G.D'Avanzo, La Repubblica del 17/3) non sembrano entrare nemmeno di striscio nella campagna elettorale: eppure Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi dovrebbero saperne qualcosa per esperienza diretta e pronunciarsi nel merito, nel caso si ripetessero eventi del genere; e Walter Veltroni non può cavarsela con un generico "Voltiamo pagina" o peggio "Volemose bene". Franco Ajmar, Genova "Cacho" Caselli rettifica Sul giornale del 13 marzo è stato pubblicato un articolo a firma di Eleonora Martini intitolato: "Cacho Caselli, dai golpisti al Pdl" ove si afferma che il mio assistito Juan Esteban Caselli fu "funzionario durante la dittatura dei generali Viola e Bignone" e si riferiscono le dichiarazioni rese "da Luciano Neri, uno dei responsabili del Coordinamento nazionale del Pd per gli italiani nel mondo" sulle accuse formulate contro Juan Esteban Caselli da Domingo Cavallo, già ministro dell'economia. (...) Dall'articolo in questione si deduce la violazione del limite della verità dei fatti narrati: Juan Esteban Caselli nega formalmente di aver mai rivestito non meglio precisati incarichi di funzionario governativo durante la dittatura dei generali Viola e Bignone; nega anche ogni proprio personale coinvolgimento nei fatti oggetto delle accuse descritte nell'articolo. (...) Rivolgo all'editrice il manifesto la diffida ad astenersi, per l'avvenire, dal compimento di qualsiasi ulteriore pubblicazione di contenuto diffamatorio in danno al mio assistito. Avv. Carmine Stingone.

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Una crisi nel vuoto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Galapagos Il capitalismo globale se la passa male e, per l'ex presidente della Fed Alan Greenspan, quella attuale è la peggiore crisi del dopoguerra. Ma in Italia nessuno sembra accorgesene. Basta guardare i programmi elettorali. Il comunismo non sarà all'ordine del giorno, ma in questa fase di crisi di sistema c'è un vuoto di idee e proposte. Circa 90 anni fa Rosa Luxemburg fece una analisi straordinaria di quella fase di globalizzazione, dell'apertura ai mercati di approvvigionamento di materie prime da parte dei paesi industrializzati e della creazione di mercati di sbocco per la sovraproduzione degli stessi paesi. Negli ultimi anni la situazione si è modificata: i paesi emergenti sono diventati, oltre a un enorme serbatoio di domanda, un fornitore straordinario di prodotti per i paesi del primo mondo. A questo punto la contraddizione della sovraproduzione si è riprodotta. Con una aggravante: mentre ai tempi dell'Urss il proletario occidentale beneficiava (con il boom dello stato sociale) dei vantaggi della guerra fredda, da anni con l'Urss sparita, lo stato sociale si è progressivamente ridotto, fino quasi ad annullarsi in alcuni paesi nei quali (come gli Usa) regge solo un po' di flexsecurity sotto forma di sussidi di disoccupazione. La crisi attuale nasce proprio dal trionfo della globalizzazione e del liberismo. E non a caso il primo paese nel quale è esplosa sono gli Stati uniti, mentre per ora - a fatica - la vecchia Europa regge. Collateralmente è esplosa la crisi della finanza che dovrebbe garantire tra l'altro - con i fondi pensione - anche il futuro di centinaia di milioni di persone. Negli ultimi 10 anni la finanza creativa ha conosciuto - senza controlli - un autentico boom: il giro d'affari che movimenta è centinaia di volte superiore al Pil mondiale. Lo è praticamente esentasse con un meccanismo diabolico che consente con pochi spicci di muovere miliardi. La finanza esalta il ciclo economico: quando le cose vanno bene le fa andare ancora meglio, ma quando qualcosa non va, l'economia reale subisce contraccolpi micidiali. Di organismi di controllo ne esistono decine (dalla banche centrali, alle varie autorità tipo la Sec e la Consob) ma la speculazione è andata liscia, negli ultimi anni ha fatto quello che voleva e i risultati sono ora sotto gli occhi di tutti. Insomma, parlare di finanza, significa parlare - più o meno direttamente - di economia reale, della vita delle persone costrette ad accettare i mutui subprime a tassi altissimi per poter comprarsi casa. Senza contare che la crisi della finanza porterà un vecchiaia grama per una moltitudine di futuri pensionati. Ma torniamo ai programmi e alla politica: si può anche abolire (Berlusconi) l'Ici sulla prima casa, si può ridurre (Veltroni) la pressione fiscale ai lavoratori dipendenti. Ma è inutile se dalla crisi attuale non si matura un'ipotesi "riformista": questo mondo com'è, è destinato ad andare sempre peggio se non si mettono al primo posto i bisogni fondamentali dei più e non si rilancia un'ipotesi di controllo della produzione e della distribuzione del reddito.

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Ma la femmina (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scripta manent Ma la femmina Luca Fazio La battuta, la smentita della battuta. I bisticci da mocciosi, tu copi il programma, e no il ricopione sei tu...E poi, quando il gioco si fa duro (le pensioni), la stanca riedizione di ciò che avevamo già sentito: le toccano, non le toccano, le ritoccano (zzz...). Morale: le elezioni faticano a guadagnare visibilità sui giornali. Un problema per chi deve riempire le pagine, una sciagura per chi le deve leggere, perché per vendere la politica la strategia è sempre la stessa: tanto gossip, e (scusate, ma bisogna abbassare i toni), tanta femmina. E' stufa anche Lucia Annunziata che su La Stampa, sotto il titolo "Tutto già visto", scrive sulle donne: "Ma, giovani o vecchie che siano, possiamo smetterla, a questo punto di usarle come bandierine su un balcone?". Non le sopporta "tutte insieme, tutte sempre accanto al leader", perché "questo insistito modo di usarle come il volto del rinnovamento sta cominciando a farle sembrare più come i polli di Renzo...". Il principale imputato per la Repubblica è Berlusconi, "in quei doppi sensi del Cavaliere il sesso come gerovital della politica". Filippo Ceccarelli sa che lui "si diverte" e che "chi ci casca è perduto", però ci casca lo stesso e rievoca le guasconate priapesche di Silvio ai Telegatti, "che l'ex modella di Armani definì poi in maniera indiscutibilmente cruda ma efficace: "Ubriaco di fica"". A proposito (di volti nuovi), interessante l'intervista, con foto, che in taglio basso fa da contorno all'incontinenza del "capo": parla Elisa Alloro, una bionda trombata all'ultimo minuto che parla di sé in terza persona: "Fossi stata Berlusconi avrei detto: candidiamo Elisa Alloro. Puntiamo anche su di lei, vediamo cosa sa fare" ("E vediamo!", fa il simpatico l'intervistatore). Anche l'Unità attacca il "macho" ricamando un corsivo sull'ultima battutaccia, "le soubrette noi non le mettiamo in lista, ci facciamo altro". Maligna Brunelli (Roberto): "Ora, a parte che vengono i brividi ad immaginarsi l'uomo di Arcore che farebbe quelle cose lì alle procaci malcapitate, registriamo il deferente silenzio non solo di tutte le donne del centrodestra, ma anche di quelle donne politiche del Pdl che hanno tratto la loro notorietà e mosso i loro primi passi proprio nel rutilante mondo dello spettacolo: la Mara Carfagna, la Gabriella Carlucci, la Elisabetta Gardini...". E le donne corteggiate dal Pd? Sul Corriere della Sera, come Cristiana Capotondi, attrice di Notte prima degli esami. Lei ha dovuto rinunciare alla candidatura per Rutelli poiché ha una parte in una fiction che va in onda poco prima delle elezioni (ma lo vota). L'intervista è un capolavoro. Che c'entra lei con la politica? "Niente. Come gli altri ragazzi della lista under 30 ero stata chiamata per dare idee". Quali? "Bah, per esempio di recuperare le professioni artigianali di questa città: chi lavora la legna, il ferro, i metalli". E Alemanno? "Non lo conosco, ma sarei andata a sentire...Non ha più senso dividere in destra o sinistra". E Berlusconi? "Alcune cose che fa mi piacciono, altre meno. Come Veltroni del resto". Ecco, è lei la candidata perfetta, ma questa volta finisce in taglio basso per rispetto alla nuova "precaria" del Pd. Si chiama Valentina Mercandel, bella, bionda, acconciatura birichina da maschietto: "La nostra Sharon Stone", commenta con tono pacato quel galante di Veltroni. Dispiace per le altre, ma la prima donna è Marina, la 33esima più influente del mondo secondo Forbes. Ci ha dato una notizia ferale che è passata sotto silenzio. Le piace Luxuria (cavoli suoi), apprezza il Pd perché non intossica più con l'antiberlusconismo (cavoli nostri) e adora suo padre: "Il libri di storia riconosceranno in Berlusconi il personaggio più importante di questi 15 anni, e anche dei prossimi". Alla faccia della fine del patriarcato.

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Contro il duopolio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Levata di scudi crociati De Mita: l'Udc come il Pri che fu "L'Udc punta a un risultato elettorale che metta in crisi i due blocchi Pd-Pdl, è una sfida a un sistema politico ingessato". Parola di Ciriaco De Mita, mallevadore della nuova Dc che (forse) verrà. "Adesso non vado nell'Udc, sono nelle liste dell'Udc - spiega De Mita puntando tutto sul dopo - noi ci muoviamo per dare vita in autunno alla costituente di un partito che recuperando le radici dei cattolici popolari sia strumento utile per affrontare il futuro. Sono quello che ero, torno dove ero, è singolare meravigliarsene". In questo contesto bloccato "l'Udc si pone nel ruolo che una volta era del Pri, "che con scarsa rappresentanza elettorale è stato il centro dell'equilibrio politico, mentre partiti di larga consistenza non contavano". Remo Gaspari sceglie Casini L'ex ministro democristiano Remo Gaspari sostiene l'Udc. Lo ha detto lo stesso notabile ex Dc e grande patron della balena bianca in abruzzo a una manifestazione per Pierferdinando Casini a Lanciano in cui è stato l'ospite d'onore. Due i motivi principali dell'endorsement centrista: il modello elettorale tedesco e la politica per la famiglia. Il gazebo di Riello Il presidente di Confindustria Veneto, Andrea Riello, propone di allestire "un gazebo permanente davanti al parlamento, per ricordare la questione della rappresentanza del Nordest". Perché "il territorio cresce a ritmi importanti e la cultura della gente veneta, che tende a lavorare e lavorare, porta a dimenticarsi che si sta lavorando molto anche per gli altri. E nel momento in cui dobbiamo iniziare a tirare la cinghia cominciamo a vedere che il ritorno sul territorio in termini di infrastrutture è di gran lungo inferiore a quello che hanno altre regioni meno virtuose". Di Pietro, accuse archiviate Il giudice per le indagini prleliminari di Roma ha archiviato ieri l'accusa di appropriazione indebita, falso in atto pubblico e truffa aggravata ai danni dello stato a carico di Antonio DI Pietro. Il leader dell'Italia dei valori, che corre alle prossime elezioni alletato con il Pd di Veltroni, era accusato da un ex iscritto del suo partito, Mario Di Domenico, di essersi appropriato di oltre 20 milioni di euro di fondi pubblici, ma già il pm aveva ravvisato l'assenza di fatti penalmente rilevanti e aveva chiesto l'archiviazione. L'inchiesta era stata avviata nel 2006 su denuncia di Di Domenico. Polemico l'ex pm sul suo blog: "Due giorni prima del voto del 2006 Il Giornale di Berlusconi ha sparato in prima pagina 'Di Pietro indagato'. Adesso sono stato io a chiedere di esser giudicato prima del prossimo voto per le politiche, ma sicuramente la notizia dell'archiviazione non sarà messa in prima pagina".

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<Così addio Nord> Il gelo di Veltroni con il governo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-18 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Retroscena "Così addio Nord" Il gelo di Veltroni con il governo ROMA - Il conto di Alitalia è salatissimo e nessuno vuol pagarlo in campagna elettorale. Se potessero, Berlusconi e Veltroni lascerebbero a Prodi il compito di pagar dazio. Ma sarà impossibile per entrambi tenersi fuori dalla mischia, perché stavolta il capo del Pd non potrà prendere le distanze dalla decisione del governo di vendere la compagnia ad Air France, e perché il Cavaliere dovrà risolvere la "grana" della Sea sulla quale ha voce in capitolo. Così da ieri è iniziato un formidabile giro di scaricabarile, gioco nel quale il destino di Alitalia si è incrociato con i tatticismi dei due sfidanti, timorosi per le loro sorti nelle urne. Raccontano che al termine di un colloquio con il segretario della Cgil, Epifani, Veltroni fosse molto preoccupato per le "condizioni capestro" poste dalla società francese: il rischio del tracollo di Malpensa e il possibile taglio di 8000 posti di lavoro mettono a repentaglio l'immagine del Pd che ha appena offerto al Nord e lo espongono all'attacco della Sinistra Arcobaleno sul tema dell'occupazione. è forte l'irritazione del leader democratico verso Prodi, responsabile - a suo dire - di aver "lasciato la regia della trattativa a Padoa-Schioppa", come se la partita non avesse una "forte valenza politica" oltre che economica. Perciò ieri sera Veltroni ha mandato in avanscoperta Tonini, responsabile economico del partito, per invitare il governo a "tutelare il patrimonio professionale di Alitalia". Al leader democratico non potrà bastare il fatto che l'alleato Di Pietro sia sceso in campo a difesa di Malpensa. C'è un fianco che d'improvviso è rimasto scoperto nella sua rete: la "svolta" del presidente designato di Confindustria, Emma Marcegaglia, che si è detta favorevole a una moratoria per l'hub lombardo, tesi finora sostenuta solo dalla Lega e dal governatore della Lombardia, Formigoni. è il segno delle forti pressioni degli imprenditori locali. è il segno per Veltroni che la partita al Nord torna a complicarsi. Ma anche per Berlusconi la vendita di Alitalia non sarà un passaggio indolore. Fino a qualche tempo fa il Cavaliere era rimasto aperto alle due opzioni: quella francese e quella di Air One. Sono noti i suoi rapporti con Toto, intravisto a Palazzo Grazioli durante le trattative per le liste del Pdl. Ma da giorni quel progetto è tramontato. Ne è testimone anche Gasparri che ha "incontrato casualmente " l'ad di Banca Intesa, Passera, per strada a Roma: "Gli ho chiesto se Air One aveva ancora margini per acquistare Alitalia e lui ha allargato le braccia in modo eloquente". Rimasta solo Air France, Prodi ha spinto su Gianni Letta perché Berlusconi si esprimesse anzitempo sulla vendita della società ai transalpini. Ma ieri dal braccio destro del Cavaliere non è arrivata la risposta che il Professore si attendeva. è vero che Berlusconi non vuol trovarsi il dossier Alitalia sulla scrivania nel caso tornasse a Palazzo Chigi, però punta a lasciare la patata bollente all'attuale governo: "Non pensiate di avere il suo consenso ufficiale", è stato il messaggio consegnato da Gianni Letta, nonostante gli affidamenti dati in precedenza. Il punto è che il Cavaliere non vuole né può uscire così allo scoperto, per evitare di lasciare alla Lega la bandiera di Malpensa, "perché se dicessimo sì ad Air France - spiega l'azzurro Lupi - verremmo fatti a pezzi in Lombardia". L'altro motivo è che Berlusconi vuole evitare il putiferio dentro Forza Italia. In realtà Formigoni è già sul piede di guerra, inviperito con "Gianni", a cui il Cavaliere aveva affidato la mediazione. E sebbene ieri si trovasse in Israele, il governatore non ha mancato di fare arrivare le sue lamentele all'orecchio di "Silvio ": "Non avete visto che l'offerta di Air France è inaccettabile? Non avete visto cos'è successo in Borsa? Come hanno reagito i sindacati e Confindustria? Bisogna dire no alla proposta". Così nel quartier generale azzurro si fa strada la vecchia opzione: far saltare l'intesa con Air France e portare Alitalia in amministrazione straordinaria. "Magari si rilancia come Parmalat". Magari se Veltroni e Berlusconi dicessero qualcosa in campagna elettorale... 49,9 per cento. La quota del capitale Alitalia messa in vendita dal Tesoro Gianni Letta Francesco Verderami.

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Quel filo rosso tra Veltroni e Marchionne (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Quel filo "rosso" tra Veltroni e Marchionne Francesco Paternò La Fiat è sempre stata governativa, come i banchieri. Però, in attesa del voto, la Fiat e i principali banchieri del paese sono saliti sul pulmann di Walter Veltroni. Dove s'intruppano con imprenditori come Massimo Calearo, Matteo Colaninno ed Emma Marcegaglia, quasi la nuova sinistra del paese. Stasera a Torino Veltroni fa tappa elettorale e non è escluso che incontri Sergio Marchionne, l'amministratore delegato della Fiat. Tra i due c'è un sottile filo rosso (?), anche se il top manager non si è visto in coda al voto nelle primarie per Romano Prodi, come hanno fatto Alessandro Profumo, numero uno di Unicredit Group, Pietro Modiano, direttore generale di Intesa San Paolo e, più discreti, Giovanni Bazoli e Corrado Passera, presidente e amministratore delegato di Intesa SanPaolo, o i "soliti" di Montepaschi. Tutti comunisti, a confronto con la maggior parte dei lavoratori della Val Trompia. Veltroni e Marchionne si sono già sentiti telefonicamente, c'è feeling sulle cose italiane come sull'America, stella polare del Partito democratico (italiano). Hanno le stesse antipatie per Silvio Berlusconi e per George Bush. Marchionne non sopporta il Cavaliere, "non avrei mai fatto una simile battuta con la precaria", è anche una questione di culture, in Svizzera ha imparato a essere "una persona seria, disciplinata", dal Canada dove è cresciuto ha appreso l'approccio anglosassone, "una volta che si prende un impegno si porta a termine", altro che pacche sulle spalle e corna dietro la testa alla Silvio. Dell'America degli ultimi "brutti otto anni", Marchionne dice che è "penosa", "rinchiusa in se stessa". Spera che alle presidenziali arrivino John Mcain, per il quale ha "ammirazione", e soprattutto Obama, perché il paese "ha bisogno di qualcosa di nuovo". Come Veltroni, tifa per il candidato nero (Massimo D'Alema, per inciso, è per Hillary Clinton), insomma due teste un voto. Ma tra il capo della più grande azienda del paese e il capo del Partito democratico il feeling è ancora più spesso fra le cose di casa. Il primo apprezza del secondo un certo decisionismo e un certo agire fuori dagli schemi, come un Calearo in lista per esempio. Sul lavoro, Marchionne dice che l'ultimo contratto per i metameccanici è stato un "compromesso su cose vecchie", lui avrebbe preferito altre strade, essendo disposto ad "accettare qualsiasi marchingegno per creare le condizioni per essere più competitivi". Veltroni lamenta la mancanza di "una stagione riformista", il sistema paese è fermo, Marchionne gli risponde a distanza che "in Italia non è facile fare attività industriale, si vede anche dai fondi stranieri che vengono poco a investire". Invece che a Teano potrebbero incontrarsi a Termini Imerese, in Sicilia, dove c'è la fabbrica Fiat in cui il gruppo porterà nel 2009 una seconda produzione. Per la Fiat, la Regione dovrebbe impegnarsi seriamente dopo gli ultimi giri di valzer di Totò Cuffaro, chissà se ci fosse a Palermo un'Anna Finocchiaro. Marchionne torna oggi a Torino, ieri in Svizzera ha presieduto l'assemblea di Sgs, società di revisione, per la quale nel 2008 vede "ragionevoli opportunità di crescita nel 2008", nonostante la bufera internazionale sui titoli - ma "le borse hanno perso ogni rapporto con la realtà" - con un impatto sull'industria destinato, nelle sue previsioni, a scendere dopo l'estate. L'ad di Fiat dice che il suo numero di cellulare tra i politici "lo hanno in pochi", di non aver "mai ricevuto richiesta di favori" o, nel caso, fa finta di non capire. Magari Walter lo chiama oggi stesso, mica è per un favore, è la campagna elettorale, bellezza.

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Cattolici scettici sul Pd Binetti: colpa dei radicali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Gli elettori "che vanno alla messa" non si fidano di Walter, almeno secondo i sondaggi. E i teodem riprendono fiato: Pannella e i suoi sono un elemento di instabilità. E guai a Zapatero testimonial dei democratici. "Sarebbe un errore" Cattolici scettici sul Pd Binetti: colpa dei radicali Daniela Preziosi Roma Tutta colpa dei radicali. Se i cattolici, come diceva ieri la Repubblica, ma il giorno prima il Sole 24 Ore, sono scettici nei confronti del Pd e per il momento si orientano verso il porto sicuro - sicuro per cosa non è chiaro - del centrodestra, è a causa dell'accordo con i radicali. "Diciamo la verità, i radicali per il Pd sono un elemento di instabilità strutturale". La capitana dei teodem Paola Binetti spiega così il presunto fenomeno descritto dai sondaggi. Ma non se la prende solo con Marco Pannella, che continua il suo sciopero della fame e a Porta a porta ieri affermava con orgoglio di pesare "più di Colaninno", sui temi etici. Pannella "ringraziando Iddio è fuori", dice Binetti. Ma di problemi strutturali, per lei, nel Pd ce n'è parecchi altri. La senatrice alza il tiro fin verso il candidato premier. "E' chiaro che la figura di Veltroni incontra fra i laici un consenso maggiore di Berlusconi. Per questo dobbiamo subito offrire segnali forti e chiari sui valori che ci stanno a cuore, quelli cattolici. Non dobbiamo rischiare di trovarci scoperti". In sintesi, ieri la notizia era questa: secondo la Demos di Ilvo Diamanti il 50,6 dei cattolici praticanti voterebbe per il centrodestra, il 31,6 per il Pd, l'8,9 per l'Udc, il 4,2 per Sinistra arcobaleno. Attenzione al dato, anche se riferito a una quota pari al 30 per cento dell'elettorato, e comunque virtuale e relativo a un campione di poco più di 1300 persone. Secondo il sondaggio, tra i non praticanti è il Pd a prevalere, con il 44,8 per cento contro il 34,8 dell'alleanza che fa capo a Berlusconi; alla Sinistra Arcobaleno va il 10,3 e a Casini il 4,3. Stesse differenze su una serie di altre domande, come quella sul peso degli interventi della Chiesa sul dibattito politico: tra i non praticanti l'intervento è eccessivo per il 58,1 per cento, tra i praticanti solo il 21,7 ammette la Chiesa interviene troppo. I dati di Demos sono molto sfumati, ma alla fine il senso è uno: il Pd non sfonda fra i cattolici, nonostante gli sforzi di Walter Veltroni e della imponete componente cattolica che esprime il vicesegretario, Dario Franceschini. L'imbarazzo nel loft di Sant'Anastasia è palpabile. Il Pd deve dare sin da subito delle "rassicurazioni" ai cattolici, per non perderne il voto che invece potrebbe essere "decisivo", come nel 2006, scrive Pierluigi Castagnetti oggi su Europa. Subito dopo le urne i cattolici del Pd dovranno avviare un "approfondimento", il che non vuol dire assumere un atteggiamento "accomodante" verso i vertici ecclesiastici: alla politica servono "cattolici in piedi", non tradizionalisti. Eppure i piano inclinato, spiega Castagnetti, è iniziato con il referendum sulla legge 40 e oggi giunge fino all'allargamento dell'alleanza ai radicali. Dario Franceschini si attesta invece su una linea del Piave. Quella di verificare con soddisfazione che nel Pd "la presenza di parlamentari cattolici è "quantitativamente non paragonabile con nessuna forza politica italiana". E anche se la Chiesa non dà "alcuna indicazione di voto", non si può negare che "nel Pd convivono culture e posizioni diverse, anche sui temi più difficili. Il tentativo è quello di provare ad ascoltarsi". Parole a cui però non dà un gran peso Paola Binetti, che si gioca fino in fondo la sua battaglia interna. "A dirlo con sincerità, non so quale sia nel mondo cattolico l'appeal di Dario Franceschini. Certo, è meno di quello di Castagnetti, o Enrico Letta. Meno persino il contributo gioioso e positivo di Renzo Lusetti, che certo non può essere considerato un moralista bacchettone. Comunque sia, l'importante è che i cattolici nel Pd parlino a voce alta. Che il loro apporto non resti implicito e nelle retrovie, come vorrebbe qualcuno. Che siano in grado di spiegare che la laicità del Pd non è anticlericalismo né aggressione ai cattolici. Che la coerenza del Pd sia fare quel che si dice, dire quel che si fa". Un esempio? Binetti lo dice chiaro e tondo: "Mi è giunta voce che Zapatero doveva venire a chiudere la nostra campagna elettorale. Ci mancherebbe. Sarebbe stato un regalo non tanto a Berlusconi, ma a Casini. Un fatto simbolico, che ci avrebbe danneggiato moltissimo. Queste idee non dovrebbero neanche andare in giro".

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A Napoli rifiuti nell'urna E il Pd rischia il tracollo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La monnezza connection, le vie dell'arte senza turisti e pochi manifesti elettorali. E l'"ingombrante" Bassolino che pensa alle europee del 2009. Come la sinistra campana si prepara al voto. E alla resa dei conti del 14 aprile A Napoli rifiuti nell'urna E il Pd rischia il tracollo Tra gli ex Ds c'è imbarazzo per il fallimento nel governo della Regione. E De Mita da Nusco prepara la rivincita. La Sinistra arcobaleno spera nell'8%, ma sarà dura Francesca Pilla Napoli Pochi manifesti elettorali e molti cumuli di spazzatura, le vie dell'arte senza turisti e le candidature calate dall'alto, Massimo D'Alema capolista e la retroguardia di Bassolino a fargli le scarpe. Saranno la monnezza o il risultato nazionale del Pd a far cadere, dopo 15 anni e un premio di maggioranza nel 2006, la Campania "rossa"? Se solo Veltroni fosse riuscito a portare Roberto Saviano nelle sue fila, ora ci sarebbe stato tutt'altro clima e un "botto" di voti in arrivo. Ma lo scrittore ha garbatamente rifiutato, o perché crede veramente nella sua "missione" o perché scendendo nell'agone politico non sarebbe stato più credibile. E in ogni caso per Walter significa essere sconfitti (i sondaggi sono neri come Ciarrapico) contro il Pdl in una regione dove si ammette di aver fallito, amministrativamente e politicamente. Nella militanza come nella dirigenza del Pd c'è un silenzio imbarazzato per la Caporetto dei rifiuti. Quanto peserà il munnezzagate alle politiche? Diego Belliazzi per un momento abbassa lo sguardo, prende una pausa: "E' una battaglia difficile e in salita, ma emergerà la verità, non può essere premiato chi è fuggito. Ora si impone una tregua, dopo il voto si dovrà aprire una nuova fase". Belliazzi è il consigliere provinciale under 40, uno di quelli che potrebbe sostituire la vecchia guardia e che negli anni ha avuto un ruolo di primo piano nei Ds. Uno di quelli consapevoli che con lo scandalo rifiuti si è riusciti lì dove un centrodestra impresentabile aveva fallito a più tornate. Ma lui ci prova: "Il casalese Nicola Cosentino (coordinatore regionale di Fi, oggi candidato Pdl dietro la soubrette Mara Carfagna, ndr) potrebbe raccontare molte cose sullo smaltimento nel suo territorio". La vendetta degli ex Le responsabilità pesano su chi ha governato e ci ha messo la faccia. Appare quasi strumentale puntare il dito contro i cinque anni di Berlusconi: diossina, Fibe e sacchetti neri sono percepiti come una questione indigena. Sulle disgrazie di Bassolino si consuma la battaglia intestina tra i fedelissimi e gli ex, tra chi è rimasto e chi ha voltato le spalle. Tra Andrea Cozzolino ed Ennio Cascetta, gli assessori che rimettono insieme i dirigenti del rinascimento napoletano il ministro uscente Luigi Nicolais, secondo in lista dopo D'Alema, che invece capeggia il partito delle dimissioni e vorrebbe ereditare il patrimonio di Antonio. Senza dimenticare il fantasma che si aggira in Irpinia, quel Ciriaco De Mita più vivo che mai a tuonare contro tutti i suoi discepoli traditori e a rimettere in sesto un nuovo grande centro. Clemente Mastella è sepolto e il nonno di Nusco, che corre con Casini al senato contro Follini, è uno che la sa lunga, aspetta lungo il fiume che gli passi davanti il cadavere del Pd per poi tornarci insieme, da vincitore, alle regionali. E il presidente della Campania? Resiste, punta sui cantieri dei fondi europei 2007-2013 e fa finta di non sentire le richieste di dimissioni. A quanto pare la sua campagna elettorale è per le europee. Il partito di Veltroni non gli negherebbe la candidatura, mentre già si fanno i nomi per la successione: dal sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, con cui si è firmato l'armistizio-inceneritore, a Guido Trombetti, uomo di scienza e di consensi. Nicolais per ora non c'è, non rivolge la parola a Bassolino, aspettando il 13 aprile e un anno di riposizionamenti. D'Alema, uno dei pochi alleati del governatore rimasti a Roma, è arrivato a siglare il cessate il fuoco. In altri tempi Antonio avrebbe dettato la "lista" e il Pd avrebbe potuto usare i voti "utili" dei suoi uomini, la campagna elettorale porta a porta. Così invece la partita si giocherà con i messaggi nazionali lanciati da Porta a porta. Mentre la destra sfodera uno scontato duetto Berlusconi-Fini in Campania 1 e 2, con Alessandra Mussolini che siederà a Montecitorio grazie ai napoletani, nel Pd rincorrono la speranza di recuperare terreno. Over the rainbow Caffè arabo di Piazza Bellini, centro storico di Napoli, quello di Omar della comunità palestinese. Rituale la battuta di Luciano Russo, leader della Contrabbanda, colonna sonora ai cortei di sinistra: "Statt' accuort' che i miei amici israeliani stanno per aprire un caffè affianco al tuo". Cattivo gusto? Piace, si ride, è uno scherzo. Birre ad ogni tavolo, qui ci passa l'intera sinistra, critica e arcobaleno. Cobas, Rifondazione, i candidati di Turigliatto, gli ex-ragazzi no global, il Pdci, i Verdi (pochi), gli artisti, gli attori, vino e Pampero. Arturo Scotto, 29 anni, è stato il deputato più giovane della scorsa legislatura, sinistra Ds, oggi è il capolista di Bertinotti, ancora in categoria juniores ma superato dalle Walter's angels (come Pina Picierno): "Peppe De Cristofaro, Tommaso Pellegrino e io insieme non arriviamo a cento anni, che in sé non è un motivo politico per votarci, ma il fatto che siamo cresciuti e siamo radicati in questo territorio sì". Eppure pesa la decisione di non essere usciti dalla giunta regionale, sebbene Scotto sostenga che dopo le politiche ci sarà un big bang. Lui ha seguito Mussi e a quanto pare la fusione è avvenuta con serenità in questa regione, anche se dietro le quinte chissà. Per quanto gli riguarda è stata una rottura personale: iscritto nel Pds a 14 anni, circolo Togliatti di Torre del Greco, arriva nel '92 quando Bassolino solleva la questione morale e caccia Nello Formisano, attualmente capogruppo dell'Idv al Senato. Oggi in Campania la parola "morale" è stata censurata: "Una fase si è sicuramente chiusa - dice - e ci troviamo di fronte una crisi tripla, quella di governo nazionale, del Mezzogiorno e di delegittimazione di un'intera classe politica". L'Arcobaleno si augura di trovare risposte a questi vuoti, di toccare o superare quota 8%, magari rubando consensi al Pd perché a sinistra sono convinti che pagheranno molto la vicenda rifiuti, mentre la destra non sfonderà. Ma ogni volta che Pecoraro Scanio appare in tv, l'indice di gradimento cala.

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Badescu: mi voleva Rutelli. Ma dopo Ceausescu mai a sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-18 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Candidata con Alemanno L'attrice rumena: Berlusconi sulle soubrette? Mi stupisce che abbia il tempo di fare quelle cose Badescu: mi voleva Rutelli. Ma dopo Ceausescu mai a sinistra ROMA - Ramona Badescu, lei si candida con Alemanno per il Comune di Roma... " Già, vorrei portare la mia esperienza di persona straniera fortunata a favore degli stranieri. Dei rumeni, i miei connazionali". Con la lista del centrodestra? "Ho preferito". In che senso? "Mi aveva chiamato anche Rutelli. Però...". Però? "Dopo l'esperienza comunista di Ceausescu, non ce l'ho fatta ad accettare ". Ma Rutelli mica è comunista... "Vabbè, però mi sono ritrovata molto meglio nel programma di Alemanno. E poi se pensiamo a Veltroni... ". Se pensiamo a Veltroni? "Ricordiamo come ha trattato i rumeni in novembre per quella brutta storia di omicidio. Ha scatenato una vera campagna d'odio". Lei che mestiere fa? "Bah, so cantare, ballare o recitare: direi che sono un'attrice". Ma anche una soubrette? "Anche. L'importante non sono i termini, ma sapere trasmettere le emozioni". E cosa dice allora della battuta di Berlusconi sulle soubrette? "Quale?". Ha detto: io non candiderei le soubrette, con loro ci farei altre cose.. "Perché Berlusconi ha tempo di fare anche altre cose, oltre a tutte quelle che fa già?". Risposta diplomatica... "Grazie. La diplomazia è fondamentale in politica. Per questo adoro Giulio Andreotti". Che vorrebbe fare per Roma se venisse eletta? "Un numero verde bilingue italo- rumeno da mettere in Campidoglio. Perché credo sia fondamentale partire dalla comunicazione per arrivare a una migliore integrazione. Ma non solo...". Cos'altro? "Il traffico. Al ministro dei Trasporti rumeno, per risolvere il problema del traffico a Bucarest ho consigliato di fare un accordo con una ditta di motorini italiani...". E per il traffico di Roma? "Ci devo pensare". Ramona Badescu è nata a Craiova, in Romania. Dal 1996 è cittadina italiana Alessandra Arachi.

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Di FABIO ROSSI Era stato il colpo a sorpresa di Silvio Berlusconi nella campagna elettorale d (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABIO ROSSI Era stato il colpo a sorpresa di Silvio Berlusconi nella campagna elettorale del 2006. Ora, per il Popolo della libertà, l'abolizione dell'Ici è diventata una priorità assoluta, quasi un tormentone. "Finora sono state applicate da Veltroni miserevoli riduzioni: noi puntiamo all'abolizione totale dell'Ici sulla prima casa", ribadisce Gianni Alemanno. Il candidato sindaco del Pdl ricorda che "l'impegno di Berlusconi sarà quello di azzerare l'Ici sulla prima casa nel primo consiglio dei ministri. Parte del gettito sarà recuperato dall'aumento dell'imposta sulle case sfitte e da altre forme di equilibrio - sottolinea Alemanno - La prima casa è un diritto e non può essere tassata". L'ex ministro ieri ha visitato il cantiere del futuro mercato Trionfale, attualmente ancora ospitato nei vecchi banchi di via Andrea Doria. Su una superficie di circa 9.800 metri quadrati saranno realizzati i 275 nuovi box per gli operatori. "I lavori dovevano durare 18 mesi, sono invece quattro anni che vanno avanti e anche l'ultima data annunciata per la consegna, quella di maggio-giugno, è destinata a fallire - attacca Alemanno - I servizi tecnici del Comune di Roma sono stati abbandonati, tutta la struttura comunale è al collasso". L'ex ministro contesta anche il progetto architettonico del nuovo mercato "Questa è una struttura ultramoderna in uno dei quartieri storici di Roma, caratterizzata da un'architettura povera di fine '800 - argomenta Alemanno - Il nuovo mercato sarà dunque "modello Ara Pacis", devastante per la zona. La progettazione è sbagliata, e gli operatori lamentano box troppo stretti e poco funzionali". Questo, peraltro, non è l'unico problema riscontrato dal candidato sindaco nella sua visita: "Chiamerò il responsabile del cantiere per segnalare che, entrando senza autorizzazione, abbiamo trovato tutti gli operai senza casco - sottolinea Alemanno - Tra qualche giorno ci sarà un'ispezione. Questo atteggiamento deriva anche da cattive abitudini delle maestranze, che considerano ingombrante l'uso del casco". Il tour in via Andrea Doria è servito anche a fare un punto della situazione del commercio nei mercati rionali romani, partendo proprio dall'analisi di quello del Trionfale: "Deve essere lanciato un piano di promozione per i mercati rionali che sono il cuore pulsante della città e che invece perdono clientela a fronte della crescita dei grandi centri commerciali", dice Alemanno, dopo aver incontrato gli operatori del settore. Secondo quanto riferito da una delle responsabili del mercato rionale, Roberta Bellini, in questi anni circa il 30 per cento degli operatori di via Andrea Doria avrebbe chiuso i battenti. "Manca la sicurezza e il decoro - dice un'altra operatrice - I venditori non sono protetti e i vigili urbani devono essere messi in condizione di poterli difendere ed intervenire contro gli ambulanti abusivi. La solidarietà è importante, ma questa città ha bisogno anche di decoro, pulizia e sicurezza". Nel pomeriggio, a poche centinaia di metri di distanza, Alemanno battezza la lista "Il popolo della vita", espressione del movimento del Trifoglio per le prossime Comunali, con una forte connotazione anti-abortista. "Ho ritenuto un errore che il Pdl non abbia accettato di apparentarsi con la lista di Ferrara perché vale la pena fare una battaglia convinta a favore del valore della vita - sostiene il candidato sindaco - Per questo sono contento che la lista "Il popolo della vita", a Roma, sia apparentata con il Pdl". Alemanno parla di "emergenza vita troppo forte nella contemporaneità. Sono da sempre favorevole alla moratoria contro la pena di morte - sottolinea - ma se dobbiamo rispettare la vita dei peggiori criminali, a maggior ragione dobbiamo rispettare quella delle creature più indifese che esistano: i nascituri. Sono necessarie operazioni di prevenzione per allontanare la cultura della morte. Dobbiamo fare di Roma la capitale della vita". Il candidato sindaco conferma i timori del Pdl su eventuali brogli elettorali: "Siamo preoccupati perché a Roma si vota con cinque schede e con tre sistemi di votazione diversi, in una città governata per 15 anni da un'amministrazione di sinistra - sostiene Alemanno - C'è stata una sedimentazione di presidenti e scrutatori schierati da una parte". l'ex ministro annuncia "un incontro specifico con il commissario straordinarie Morcone, quando saremo più vicini al voto".

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Assedio Action da Berlusconi È polemica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-03-18 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Via Plebiscito Assedio Action da Berlusconi è polemica Una cinquantina di manifestanti di Action ha dato vita ad una protesta sotto la residenza di Berlusconi: le donne si sono vestite da spose, contro le frasi del leader del Pdl sulla precarietà. Dopo il sit-in, la polemica: "Rutelli e Veltroni prendano le distanze", hanno detto i vertici di Forza Italia. A PAGINA 5.

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Action: spose precarie sotto casa Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-18 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE La protesta Action: spose precarie sotto casa Berlusconi Si sono presentati in 50, la maggior parte donne col velo da sposa, ed hanno scelto un obiettivo non a caso: la residenza romana di Silvio Berlusconi, in via del Plebiscito. Esplicito il messaggio: protestare contro le parole del leader del Pdl, che aveva invitato la precaria Perla Pavoncello a "sposare mio figlio oppure un milionario". Loro, quelli di Action, hanno deciso di manifestare in maniera del tutto inusuale: con la "mascherata" carnevalesca e un volantino sul quale c'era scritto "tuo figlio non lo sposeremo mai". La protesta è durata circa mezz'ora, prima dell'intervento delle forze dell'ordine che hanno identificato quattro azionisti di Action. "Ma la precarietà - hanno spiegato i manifestanti - è una questione molto seria: da Berlusconi sono arrivate esternazioni medievali, è un candidato ridicolo". Il sit-in, però, ha scatenato la polemica politica. Antonio Tajani, presidente degli eurodeputati di Forza Italia, ha attaccato: "Rutelli e Veltroni abbiano il coraggio di prendere le distanze dai loro alleati di Action, che con le loro manifestazioni intolleranti cercano di alimentare lo scontro. Dopo le violenze di Nunzio D'Erme, Rutelli si sceglie "Tarzan" delle occupazioni abusive come alleato. Il Pd non corre da solo ma in cattiva compagnia". E Fabrizio Cicchitto rincara la dose: "Rutelli e Rifondazione continuano a mantenere questo gruppo di facinorosi".

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Casini: finita per sempre la stagione del Cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-18 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Su "Vanity Fair" Casini: finita per sempre la stagione del Cavaliere MILANO - "Vincerà le elezioni, ma è chiaro che la sua stagione è finita per sempre". Pier Ferdinando Casini, intervistato da Vanity Fair, spiega che in fondo deve dire grazie a Berlusconi: "Da tempo provavo disagio a replicare una commedia di cui non ero convinto". La rottura è stata un sollievo e ora Casini si prepara a fare un'opposizione "sul modello di quella del Pri di Ugo La Malfa". In una conferenza stampa, ieri, ha spiegato che "sull'Alitalia, Pdl e Pd hanno le idee confuse, mentre noi siamo con chiarezza per il mercato". Il leader dell'Udc ha anche denunciato "lo svuotamento della par condicio e lo sfacciato favoritismo di cui godono Veltroni e Berlusconi". Quando al quarto figlio in arrivo, che sarà maschio dopo tre femmine, Casini ha spiegato a Vanity Fair di sentirsi "un po' fragile perché ho già 52 anni". La figlia diciottenne, dice, "voterà per me". "La seconda - quella fidanzata con "un ragazzo di sinistra" - per fortuna, non vota: così non rischio delusioni". Udc Pier Ferdinando Casini.

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Bonaiuti: Veltroni copia tutto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-18 num: - pag: 11 categoria: BREVI Bonaiuti: Veltroni copia tutto Il programma "Per forza Veltroni definisce il nostro linguaggio come già visto- attacca Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi -. Lo può ben dire lui che si è letto e riletto punto per punto il programma del Pdl e poi lo ha ricopiato diligentemente cercando, purtroppo, di spacciarlo per proprio, come sempre fa la sinistra".

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Segue alitalia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue alitalia "Abbiamo le spalle larghe - ha proseguito Epifani - sia per sostenere un accordo che per dire che non ci sono le condizioni". La durissima dichiarazione di metà giornata di Antonio Di Pietro, che ha tuonato contro una soluzione che "umilia" Malpensa e che è un danno per il paese, non va letta, in questo senso, come l'ennesima sortita incontrollata, fuori linea rispetto alla posizione ufficiale del Pd. È vero, Veltroni è stato il primo, nei mesi scorsi a pronunciarsi nettamente per la soluzione Air France. Ma proprio la consapevolezza, a Parigi, che la privatizzazione cade in un vuoto di governo e che né Berlusconi, né il candidato premier Pd se la vogliono trovare fra le mani, con il nuovo governo, deve aver ispirato la pesante revisione in peggio dell'ultimissima offerta Air France-Klm, da parte dei suoi vertici. Veltroni si è riposizionato dunque su una linea più morbida, di ascolto del sindacato. In questo senso vanno considerate le dichiarazioni di due esponenti di picco del Pd, il ministro degli Esteri D'Alema e la responsabile per le Pari opportunità, Pollastrini. "Il tempo è tiranno", ha commentato la ministra, "ma resto convinta che la valutazione debba essere approfondita". Più chiaro ancora il vicepresidente del Consiglio, che ha affermato che "i sindacati faranno le loro valutazioni: ascolteremo con grande interesse e rispetto. D'altronde - ha aggiunto - l'offerta di Air France è condizionata all'accoglimento da parte dei sindacati. Evidentemente neppure Air France vuole il conflitto con i lavoratori". E la sede per riaprire la discussione sul destino di Alitalia, dopo l'incontro con i sindacati di oggi, potrebbe essere il Cdm convocato per domani. Ma soprattutto, è eloquente il recente silenzio del probabile prossimo presidente del Consiglio Berlusconi, su questo dossier. Sopo una serie di dichiarazioni a favore della "soluzione italiana", volte soprattutto a tutelare Malpensa, cioè a presidiare il nord, ha aperto alla possibilità di separare i destini dell'hub milanese da quelli di Alitalia. Ed è plausibile che il Cav, alla prospettiva di ereditare il fallimento della ex compagnia di bandiera con tutte le conseguenze del caso (paese bloccato dagli scioperi e sindacati in piazza), stia facendo un tifo sfegatato per Romano Prodi, in queste ore. Tonia Mastrobuoni 18/03/2008.

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Targetti 1 il simposio organizzato dalla fondazione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Targetti 1 il simposio organizzato dalla fondazione Il valore architettonico del "ma anche" La postmodernità è stata ridotta a soluzioni posticce, volgarotte e cartonate proposte dal berlusconismo. Veltroni predica la necessità di una comprensione che va oltre i paradigmi della modernità. E scambiano questa certezza per fragilità L'Osservatorio sull'architettura della Fondazione Targetti in questi anni ha fatto un grande lavoro di promozione di questa disciplina ed è interessante valutare il percorso che è stato seguito sino a questo incontro di oggi dedicato al rapporto tra Architettura e Politica. Si può infatti notare chiaramente come l'Osservatorio abbia di volta in volta dato sempre maggior attenzione alle molteplici e non sempre evidenti relazioni che passano tra una specifica opera dell'architetto presentato e le trasformazioni del suo contesto sociale. Vogliamo vedere in questo il paradigma in atto di un cambiamento che porta a superare quella visione incentrata sulla celebrazione del singolo archistar per provare ad aprire una nuova fase in cui tornino di attualità le relazioni tra le parti e i possibili equilibri fra diversi approcci e sistemi. Questo passaggio non può che essere centrato sulla Polis, termine che contiene sia l'architettura sia la politica, due mondi che non possono prescindere l'uno dall'altro, anche se in questi anni hanno cercato di ignorarsi per convenienza, presi da una certa autoreferenzialità che qualcuno vuole ancora chiamare "autonomia" per nobilitare quella che invece è stata una palese catastrofe gestionale del nostro territorio. Che l'architettura torni a interessarsi di politica ci sembra un segnale davvero importante, tanto più se lo si fa, finalmente, con modalità nuove che superino le verbosità degli anni Sessanta. Una serie di nuovi temi sono già emersi: nuovi principi di governance che immaginino rapporti diversi tra cittadinanza e territorio; un nuovo approccio con il consumo energetico e nuove forme di abitare che rispondano a nuovi modi di vivere e di organizzare le comunità e gli individui. Altri temi, dalla rottamazione di un patrimonio edilizio superato sino un approccio positivo con l'intervento nel nostro ricco patrimonio storico, si intravedono già all'orizzonte come imminenti e irrinunciabili. Parallelamente a questi segnali di interesse dell'architettura per la politica scorgiamo segnali positivi che vanno anche della politica verso l'architettura. Segnali che ci sembrano di due tipi: il primo riguarda il fatto che la politica sta capendo che l'architettura, qualsiasi forma assuma, è necessariamente espressione della società - di un potere, se vogliamo - per cui la sua esistenza non va vissuta come un problema meramente amministrativo, ma come una risorsa per esprimersi. Il secondo segnale è più complesso e, ci sentiamo di dire, molto più interessante perché riguarda l'identità culturale della città oltre che della nostra società. Ogni teoria, ogni riflessione, dal pensiero puro alle arti, passando per l'architettura, da decenni si basa sull'assioma che non esistano più certezze, roccaforti ideologiche che rimandino a identità precise, a verità certe e che sia nell'equilibrio precario tra diversità tra varie posizioni in cui ci muoviamo. È in questo stato di incertezza che si consuma la vera partita del contemporaneo. Si voglia usare o meno il termine scabroso di postmoderno, non si può più fare finta che il campo d'azione del nostro tempo sia sempre fuori da questa area descritta da Frederic Jameson, dove tutti i piani sono infinitamente mobili e labili. In un'Italia in cui le uniche attenzioni per i fenomeni della postmodernità si sono ridotte alle soluzioni posticce, valgarotte e cartonate proposte dal berlusconismo - che crediamo si possa oramai dire che sia stato un fenomeno culturale incapace di costruire proposte nella sfera politica e quindi anche in quella architettonica - il "ma anche" veltroniano, che molti scambiano ancora per fragilità, è il segnale più forte che arriva al paese da una quindicina d'anni a questa parte. Il futuro del paese, dell'economia, della cultura italiana e della sua architettura non può crescere senza la comprensione che ci troviamo oltre i paradigmi della modernità e che questo spazio complesso è praticabile solo se si accetta l'indeterminatezza e la fragilità del tutto. Architetto, docente di teoria della progettazione all'Univ. di Trieste 18/03/2008.

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Aut aut altrimenti meglio restare governatore in lombardia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Aut aut altrimenti meglio restare governatore in lombardia Formigoni a Roma solo se ha la Farnesina Al grattacielo Pirelli le scommesse sono iniziate più di un mese fa. Nelle ultime settimane, però, sembra già pregustare vittoria chi si a suo tempo si giocò le possibilità per Roberto Formigoni di restare presidente della regione Lombardia dopo il voto del 14 aprile. Certo, il governatore sarà capolista al Senato per il Popolo della Libertà, ma le quote che lo danno in partenza per un pesante ministero in un nuovo governo di centrodestra sono in costante diminuzione. Perché più ci si avvicina alle elezioni più prendono il sopravvento diversi fattori concomitanti. Innanzitutto l'esito del voto. Una vittoria risicata del centrodestra; l'esigenza di un nuova legge elettorale con la possibilità di ritornare alle urne; l'insistente voce di un inciucio tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, rappresentano tutti segnali negativi, di instabilità, che di certo non incoraggiano l'abbandono della presidenza della regione più efficiente e ricca d'Italia. Quindi le esternazioni del Cavaliere, il quale in caso di vittoria assicura quattro donne ministro e al contempo conferma il rispetto della legge emanata dal precedente governo di centrosinistra che riduce a 12 gli attuali 26. E sui ministeri pesanti (Economia, Interni ed Esteri) il cerchio continua a restringersi. Per questo motivo si parla spesso del Welfare o della Sanità, posizioni in cui Formigoni potrebbe far valere il concetto di sussidiarietà sviluppato in questi anni in Lombardia, ma che alla fin fine non rappresentano dicasteri davvero così importanti per lui. Già nelle precedente tornata elettorale, quando eletto decise di ritornare al trentunesimo piano del Pirelli, in un'intervista a Repubblica ricordava: "La mia posizione qui in Lombardia vale almeno tre ministeri". Potrebbe esserci però una terza possibilità: una candidatura forte alla presidenza del Senato. Un posto di tutto rispetto non c'è dubbio. Occupato in passato da esponenti di rilievo: Amintore Fanfani, Marcello Pera, oggi Franco Marini. È la seconda carica più importante dello Stato. Anche qui però le incertezze sono ancora troppe. Ma a parte l'esito elettorale e l'esiguità dei posti in ministeri importanti, c'è un'altra questione non trascurabile: il vuoto di potere che si verrebbe a creare in Lombardia in caso di abbandono del governatore ciellino. Uno spazio in cui la Lega Nord non vede l'ora di entrare, (vedi le candidature di Roberto Castelli, Roberto Maroni e pure di Umberto Bossi via Libero ) ma che spaventa non poco quel tessuto economico/politico affermatosi in questi anni nella luce delle garanzie formigoniane. A essere preoccupati, infatti, non sono solo la gran parte dei dipendenti che lavorano ai piani del grattacielo disegnato da Giò Ponti, ma pure le quasi ventimila imprese iscritte alla Compagnia della Opere, braccio economico di Comunione e Liberazione. Così come ci fanno più di un pensiero i direttori generali e sanitari dei più importanti ospedali lombardi (tra cui il Niguarda di Milano), insieme al personale di svariati enti economici locali, (Fiera, Gefi, Innotec, Mediocredito Lombardo ecc.) dove gli uomini di cielle hanno posizioni nevralgiche. In sostanza, un Formigoni a Roma indebolirebbe molto quel sistema di potere diffuso e centralizzato che fa capo al governatore della Lombardia da quasi quindici anni. Ci sarebbe inoltre da affrontare la riorganizzazione di un equilibrio politico consolidato, in una regione come la Lombardia dove spesso hanno fatto fatica a coincidere gli interessi di Gemonio e Arcore, cioè di Bossi e Berlusconi. Non solo. Preoccupa pure la partenza dell'uomo che in questi anni ha affiancato Formigoni nella gestione della sanità lombarda: Gian Carlo Abelli, potente politico pavese di estrazione democristiana e vero deus ex macchina di alcune riforme che hanno segnato le politiche della giunta lombarda negli ultimi tre mandati. È evidente che uno dei due dovrà rimanere a Milano fino al termine del mandato nel 2010, per salvaguardare gli interessi intrecciati tra regione, sanità, infrastrutture, urbanistica, palazzo Marino e di tutte gli altri enti locali guidati dal centrodestra. Non c'è dubbio, la questione è delicata: di mezzo c'è la carriera politica del "celeste", espressione politica del messaggio di Don Luigi Giussani, fondatore di Cl. E c'è pure l'equilibrio politico/economico della regione che da sola contribuisce al 10 per cento del Pil nazionale. È bene pure non dimenticare il detto secolare: "Chi entra Papa in conclave ne esce cardinale". Formigoni è stato dato in partenza per Roma ancor prima della caduta del governo Prodi. Un po' troppo presto, forse, perché in fin dei conti, tra i luminosi corridoi di via Fabio Filzi, non sarebbe nemmeno una sorpresa rivivere quello che già accadde due anni fa, quando Formigoni scelse la regione invece che un posto da senatore a palazzo Madama. I tempi però sono cambiati. Il "giochetto", come amano definirlo esponenti di centrosinistra, questa volta sarà difficile da diluire. Formigoni stesso non vuole ricaderci di nuovo. Ritornando sul posto di rilievo nelle stanze romane, il governatore è stato chiaro, sia pubblicamente che in privato con il leader del Pdl Berlusconi: a Roma vengo solo per un incarico di valore, sennò me ne resto a Milano. "Se le cose andranno bene - ha ammesso nei giorni scorsi in un intervista ad Andrea Montanari su Repubblica - sono poche le posizioni di peso nel governo. Due o tre. Solo così potrà andare avanti la mia esperienza a Roma". La richiesta è di un ministero pesante insomma, che non significa altro che piazzale della Farnesina. Agli Esteri, dove il padrone di casa adesso è Massimo D'Alema. Berlusconi sembra infatti aver già scelto i suoi uomini negli altri due dicasteri pesanti, sia agli Interni che all'Economia: Franco Frattini per il primo e Giulio Tremonti per il secondo. Come detto Istruzione e Welfare sono di certo possibili, ma vale quello detto in precedenza: restare presidente della regione Lombardia assicura più visibilità,e più potere. Su un possibile ruolo alla Farnesina poi sono troppe le incognite e i parere contrastanti. La visita in questi giorni in Israele fa tornare a galla i trascorsi di Formigoni in Medio Oriente. Tra cui l'amicizia con Tareq Aziz, l'ex primo ministro cattolico iracheno referente per il programma di aiuti avviato dalle Nazioni Unite al termine del primo conflitto tra Iraq e Usa. I vecchi (buoni) rapporti con l'establishment di Saddam Hussein e la contrarietà alle due guerre del golfo, sono tutte prese di posizione mai digerite dagli Stati Uniti. E per fare il ministro degli Esteri non è certo un ottimo biglietto da visita avere incomprensioni con la Casa Bianca. Meglio, per esempio, Gianfranco Fini, uno che ha già dimestichezza con le stanze della Farnesina, avendo rimpiazzato nel 2004, a metà dell'ultimo governo di centrodestra, proprio Frattini, dirottato in Europa e dall'Europa ritornato per correre ad aprile. 18/03/2008.

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War room i ruoli tra i due sembrano invertiti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

War room i ruoli tra i due sembrano invertiti Le piazze piene di Walter gasano i Democrat Silvio lascia Hollywood per lo stile minimal Con la telecamera ben piazzata, il pullman che fende la folla è il simbolo di una scenografia vincente Nonostante sia letteralmente "sotto gli occhi di tutti", la rivoluzione è stata praticamente silenziosa. Il borsino pre-elettorale dei sondaggisti dà Silvio in netto vantaggio su Walter. Eppure Walter, a cominciare nelle tappe nordiste del suo tour elettorale, parla di fronte a piazze - avrebbero detto un tempo a Tutto il calcio minuto per minuto - "gremite in ogni ordine di posto". Al contrario Silvio, che a sentire gli istituti demoscopici sarebbe già con un piede e mezzo a palazzo Chigi, è accerchiato più che altro da "gruppi di persone", non arriva più "dall'alto" e - soprattutto - ha sostituito le vecchie location pseudo-hollywoodiane con l'accoppiata gazebo&tavolini. Se Walter va avanti a colpi di passaggi tivvù che lo vedono al centro di adunanze di massa, Silvio opta per scenografie minimal, volontariamente "sgarrupate", che sembrano prese in prestito dalla cinematografia iraniana. Al loft gongolano per la gran folla che segue Veltroni anche nei luoghi dov'era prevedibile un'accoglienza meno calorosa. Per esempio in Trentino. "Una cosa impressionante: a Trento non ricordo una manifestazione politica con così tanta gente per le strade e in piazza, nell'ordine delle migliaia", ha giurato Giorgio Tonini. Idem in Piemonte e Lombardia. La gente accorsa in massa ad ascoltare il segretario democrat a Varese ha sorpreso anche gli addetti ai lavori del loft (il portavoce di Veltroni Roberto Roscani ha ricevuto i complimenti anche degli opinionisti non proprio vicini al Pd: ad esempio Gianluigi Paragone, firma di Libero , l'ha chiamato per dirgli che in piazza c'erano anche alcuni dei suoi familiari più stretti). Chi si nasconde dietro il successo mediatico di Walter? Oltre ai "soliti noti" (e quindi al team che parte da Verini e arriva a Roscani, passando per Novelli), c'è anche un architetto: Roberto Malfatto, scenografo ufficiale della nuova stagione del Pd veltroniano. Malfatto aveva esordito al Lingotto di Torino. Per la campagna elettorale, ha avuto da Veltroni poche regole d'ingaggio. Una su tutte: prendere "l'Italia", lasciata da Berlusconi (che invece punta sul "popolo"). "Nelle nostre scenografie - spiega - valorizziamo soprattutto alcuni elementi: il colore verde, una bandiera italiana che sta sempre accanto al podio e l'inno nazionale, che alla fine viene cantato da tutti. Questi "ingredienti" garantiscono il coinvolgimento delle persone che partecipano ai comizi, sia in piazza che al teatro". Clima permettendo, Veltroni cerca di moltiplicare le iniziative all'aperto ("Per far vedere le bellezze del nostro paese, come abbiamo fatto a Spello", sottolinea Malfatto) e segue un canovaccio che tiene conto di diversi livelli comunicativi. Non c'è solo l'adunata di piazza, ma anche le visite nei luoghi di lavoro e alle famiglie. "E poi - sottolinea lo scenografo del loft - c'è sempre tanta gente anche perché è davvero facile riuscire a scambiare quattro chiacchiere con Walter". Strategico anche l'utilizzo dei pullman: arrivano in piazza aprendo - a favor di telecamere - una folla che pare moltiplicarsi. All'oceanico Walter, Silvio risponde riponendo in soffitta soggetti, sceneggiature, dialoghi e scenografie delle sue vecchie campagne elettorali. Quelle incentrate sul "leader calato dall'alto". Il perché della rivoluzione, spiegano dalla war room del Cavaliere, è tutto nel cambio della ragione sociale berlusconiana. "Forza Italia non c'è più, ora c'è il Popolo delle libertà. Il primo brand era concentrato su Berlusconi: tutto quello aveva intorno, in campagna elettorale, serviva a valorizzare lui e soltanto lui. Ora, invece, il protagonista è il popolo italiano, a cui Silvio parla "dal basso". Gli bastano un gazebo o un palco che sembra improvvisato per rivolgersi alla sua gente". E i responsabili del dossier immagine? A sentire le voci di dentro del Pdl, pare che - su questo versante - la palma del "più ascoltato" (dal Cavaliere, s'intende) rimanga sempre nelle mani di Roberto Gasparotti. 18/03/2008.

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ROMA - Veltroni chiede di abbassare i costi della politica, lanciando un chiaro monito contr (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO RIZZI ROMA - Veltroni chiede di abbassare i costi della politica, lanciando un chiaro monito contro gli alti stipendi dei parlamentari. "La politica non deve essere una macchina troppo grande e costosa, deve dare un segnale di sobrietà, non solo simbolico, per riallacciarla alla società". Non ci può essere una così forte differenza in un Paese dove i lavoratori hanno i salari più bassi. "In un Paese che stringe la cinghia, lo si deve fare tutti insieme". E proporrà subito dopo Pasqua, martedì 25 marzo, un piano per alzare le pensioni dei più poveri. In Piemonte, sull'asse Verbania, Novara e Alessandria, il leader del Pd, denuncia la sproporzione, nei trattamenti economici, dei politici italiani rispetto ai loro colleghi europei. "Non possiamo più stare in un Paese con gli stipendi più bassi e le retribuzioni dei parlamentari più alte del resto d'Europa. Dobbiamo unificarle agli altri Paesi europei". Serve, dunque, un messaggio di sobrietà. "Non va bene che con il finanziamento pubblico" si distribuiscano soldi a "51 partiti politici, non va bene che si finanzino 31 organi e giornali di partito". Un'affermazione che non è fatta "per indulgere nell'anti-politica", ma per una ragione di logica, "perchè la politica deve recuperare sobrietà ed efficienza". I più poveri soffrono, le pensioni non riescono più a soddisfare i bisogni delle famiglie numerose. Il Pd presenterà martedì 25, subito dopo Pasqua, le nuove proposte "capaci di dare alle pensioni più basse la possibilità di reggere, altrimenti anche gli aumenti dei generi di prima necessità rischiano di mandare in crisi le famiglie dei pensionati". Al "Loft" ci saranno, con Veltroni, i parlamentari che hanno messo a punto il nuovo piano, Morando e Tonini. Una grande folla si è assiepata nei teatri e nelle piazze del Piemonte, ma il leghista Calderoli ha lanciato una frecciata, dicendo che Veltroni "ha una tal nostalgia di Roma che, anche quando viene al Nord, si porta le comparse di Cinecittà a fare le truppe cammellate". Veltroni gli ha risposto, indirettamente, da Verbania, con una sfida: "Devo ammettere che un appuntamento elettorale alle 11 del mattino di un lunedì è quanto di più strano si possa vedere. Voglio vedere se, facendo una manifestazione a mezzanotte, ci saranno tante persone. Faremo anche questo". Sono piovute altre critiche dal Pdl. Paolo Bonaiuti insiste: "Ci copia tutto, proprio tutto". Altrettanto ha sostenuto Gianfranco Fini secondo il quale "diversa è la credibilità del centrodestra". Perchè quando il leader parla di certezza della pena non ha la stessa credibilità della destra. "Che cos'ha fatto Veltroni quand'era al governo? Chiedete a Visco". Veltroni non vuole replicare agli attacchi del Pdl che è diviso su tutto. "Tutto quello che dice la destra, dal '94 a oggi, a cominciare dai brogli, è dejà-vue. Se finirà con un pareggio in Senato, la colpa non potrà essere attribuita alla classe politica in genere, avrà nomi e cognomi". Ovvero, quelli di Berlusconi che non ha voluto la riforma elettorale. Le contraddizioni del Pdl sono sotto gli occhi di tutti. "Sono già divisi su tutto. Su Alitalia, Fini ha detto sì ad Air France, Bossi no. Che cosa avrebbero fatto se fossero al governo?". E sulle pensioni le divergenze coinvolgono sia il Cavaliere che il capo leghista. "Berlusconi ha detto che vuole tornare alla legge Maroni. Tutti i suoi alleati, hanno detto no, a cominciare dallo stesso Maroni". E la politica estera è un ulteriore terreno di divisioni. Il Pd ha sostenuto che, se andrà "al governo, chiederà di togliere i militari dal Libano e rimandarli in Iraq. Questo vuol dire che sono divisi su tutto, significa che votare a destra è continuare con questi 15 anni di divisioni e confusione". Infine un appello, convincere gli indecisi. "Se tutti i tre milioni e mezzo di italiani che hanno votato alle primarie, si danno da fare, non ce n'è per nessuno...".

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ROMA - Le istituzioni italiane sono le più costose in Europa. Gli stipendi d (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO SARDO ROMA - Le istituzioni italiane sono le più costose in Europa. Gli stipendi dei parlamentari i più alti. Anche da qui hanno tratto alimento le polemiche sulla "casta" e il fuoco dell'"antipolitica". Non era pensabile che tutto ciò sarebbe rimasto fuori dalla campagna elettorale, dopo che quel ribollire di sfiducia e ostilità verso i partiti aveva persino evocato l'immagine di un altro '92, il rivolgimento che segnò il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. La particolarità semmai è che a sollevare la questione dei costi della politica sia stato Walter Veltroni. Fin qui il "vecchio" centrosinistra sembrava il bersaglio principale dell'antipolitica, ma la strategia del leader Pd punta esattamente a strappare il vessillo del "nuovo" a Berlusconi. E la sortita di ieri sugli stipendi dei parlamentari sarà presto seguita da una proposta. Eppure qualcosa si è fatto in questa legislatura, dopo il dilagare dell'avversione alla casta. A realizzare le prime (pur limitate) riforme sono stati soprattutto i questori di Camera e Senato. Il taglio ai vitalizi (a partire dalla prossima legislatura, ma il divieto di riscatto dei contributi mancanti colpisce pure i neoeletti nel 2006). L'eliminazione delle spese di viaggio all'estero per motivi di studio. Il blocco degli stipendi al livello del gennaio 2007. La riduzione del bilancio di Montecitorio per la prima volta nella Repubblica. Ovviamente per limare i costi fino a portarli a misura dei principali Paesi europei sono necessari interventi più radicali. Ad esempio, quella riduzione del numero dei parlamentari (alla Camera i deputati sono 630, all'Assemblée national francese 577, al Bundestag 614, al Congreso spagnolo 350) che tutti sottoscrivono ma che è stata ancora rinviata, insieme al dossier delle riforme costituzionali. L'antipolitica si fonda spesso su demogagia e approssimazione. Tuttavia è innagabile che i costi delle nostre istituzioni sono in vetta all'Europa. Il bilancio della Camera supera di poco il miliardo di euro. Quello dell'Assemblée national arriva a 552 milioni. Quello del Bundestag a 560. La Camera dei Comuni tocca quota 702, mentre il Congreso spagnolo è sotto i 200 milioni. È vero che spesso i parlamentari all'estero godono di servizi migliori. In Germania i deputati hanno a disposizione un alloggio a Berlino e l'ufficio con personale statale. Lo stipendio però è dimezzato rispetto ad un nostro parlamentare. Nell'ultima sua relazione il coordinatore dei questori della Camera, Gabriele Albonetti, ha riportato una tabella con il costo giornaliero di una seduta d'assemblea: ebbene, l'esborso della Camera è in pratica la metà di quello del Bundestag (dove il numero delle sedute è molto inferiore). Un adeguamento ai livelli europei potrebbe servire anche a migliorare la qualità del lavoro legislativo, se combinato con una riforma dei regolamenti parlamentari. In ogni caso, lo studio comparato del think-tank Vision sui Parlamenti in Europa ha messo in evidenza come il funzionamento dell'istituzione in Italia ha il costo medio più alto sia che venga rapportato al singolo eletto (1.531.952 euro per parlamentare italiano contro 861 mila in Germania e 845 mila in Francia), sia che venga rapportato al singolo cittadino (16,3 euro per gli italiani contro gli 8,3 dei francesi, i 6,3 dei tedeschi, i 2,1 degli spagnoli).

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L'Ici? Occorre cancellarla (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 66 del 2008-03-18 pagina 2 L'Ici? Occorre cancellarla di Redazione "L'obiettivo non è la riduzione dell'Ici ma la sua eliminazione". Così Alemanno replica a Rutelli sulla tassazione immobiliare. "Finora sono state fatte da Veltroni delle riduzioni miserevoli dell'Ici, noi invece puntiamo all'abolizione. Berlusconi ha preso l'impegno che il primo Cdm del nuovo governo azzererà l'Ici sulla prima casa e aumenterà quella sulle case sfitte". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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MENO ALBERGHI, PIÙ PIAZZE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 66 del 2008-03-18 pagina 1 MENO ALBERGHI, PIÙ PIAZZE di Massimiliano Lussana Certo, un vecchio adagio popolare, sempre adatto alla politica, ammonisce: "Piazze piene, urne vuote". Ed è qualcosa di più scientifico di un sondaggio: è dai tempi del Fronte Popolare del 1948 che la ricetta è infallibile. Anche perchè i moderati, da sempre, preferiscono evitare piazze e piazzate e, proprio dal 1948, preferiscono palesarsi il giorno delle elezioni. Però. Però è vero che, in campagna elettorale, lo dice la parola stessa, bisogna andare in campagna. E che girare le piazze, muoversi, guardarsi attorno, serve a capire. Serve anche a noi giornalisti, troppo spesso trasformati in topi di redazione, asserragliati nei nostri uffici, abbarbicati alle nostre scrivanie, schiavi dei nostri telefoni. A Genova, ad esempio, la stragrande maggioranza dei cronisti affolla le conferenze stampa dei leader di passaggio in Liguria per porre a tutti le stesse identiche domande ("è vero che siete avanti nei sondaggi?"; "è vero che siete in rimonta?"; "è giusto boicottare le Olimpiadi?"; "cosa pensa del caso del ginecologo suicida?" e simili). Ma la vita è fuori. La vita è per strada. Personalmente, come sempre, giro i comizi come una trottola. Perchè - così come viaggiare sui mezzi pubblici - è il miglior modo per cercare di capire la politica, è il miglior modo di incontrarvi, di incontrarci, di parlare con le persone (non con la gggente), di sentire da vicino i problemi. Credo che dovrebbero farlo tutti i politici, non solo in campagna elettorale. Soprattutto, credo che ascoltare i comizi e i commenti ai comizi - in particolare quelli di politici di cui si condivide poco o niente sul piano delle idee, dei programmi o della credibilità di idee e programmi - sia un'ottima cartina di tornasole anche per cercare di capire meglio e in anticipo cosa succederà. E così, nelle ultime settimane, sono stato in rapida successione, fra l'altro, ad ascoltare il leader del Partito democratico Walter Veltroni a piazza Matteotti, il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano a piazza Baracca a Sestri Ponente e, ieri, il vice di Walter Dario Franceschini in via Piombino a Certosa. E forse non è un caso se ieri ero l'unico giornalista presente; se a Sestri e a Matteotti c'era con me un cavallo di razza come Raffaele Niri de La Repubblica-Il Lavoro e se (limitatamente a Veltroni) ha fatto la sua apparizione anche Gigi Leone, er mejo fico der bigoncio dell'affaticata squadra del Secolo XIX. Il resto, non pervenuto. Gli assenti, come sempre, come ovunque, hanno torto. Perchè, ad esempio, ieri, davanti a un pubblico nè oceanico, nè trascurabile - che sembrava più numeroso perchè gli organizzatori del Pd sono stati furbi ed hanno messo il palchetto per Franceschini nella strettoia di via Piombino, così da far apparire la piazzetta ancor più affollata - Franceschini ha detto un paio di cose che devono far riflettere: da un lato, ha esaltato Romano Prodi, parlando di "azione straordinaria del governo, altro che volerlo rimuovere"; dall'altro, ha fatto vedere l'altra faccia del Pd. Nella pancia di Certosa, quartiere col cuore rosso, ha lasciato da parte il bon ton veltroniano nei confronti di Berlusconi per rassicurare la platea che, comunque, Silvio è brutto e cattivo e che non ha la statura politica (...) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Governare ora è la sfida più difficile (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 66 del 2008-03-18 pagina 0 Governare ora è la sfida più difficile di Gianni Baget Bozzo Perché Berlusconi parla in modo così cauto, diverso dal Berlusconi di sempre? Perché allora c'era molto da sperare, oggi c'è molto da temere. Non si va al governo a cuor leggero quando si ha dinanzi l'immondizia napoletana e il timore che esso possa nascere in altre parti d'Italia. La sinistra si è preoccupata di conquistare il potere non di governare l'Italia: il suo maggior successo sperato in queste elezioni è quello di creare un partito democristiano e comunista assieme, un vero mostro mirabile la cui essenza non può che essere definita con il termine "maggioritario"; cioè, come Veltroni dice, "partito unico" capace di decidere chi partecipa al potere e chi non vi partecipa. Il potere è quello che conta, la società è quella che segue, la nazione è un'idea come la bandiera . Sarebbe tentante lasciare alla sinistra quello che tanto la tenta, il potere, per darle quella che essa aborra, cioè il governo effettivo della situazione. L'antico principio liberista del "lasciar fare" è apparso chiaro nella vicenda napoletana in cui Bassolino è rimasto intoccabile. Il sistema di potere è legittimo e legittimante e quindi il resto è la conseguenza; il potere non si tocca qualunque cosa accada. Il governo Berlusconi del 2001 ha già affrontato il passaggio dalla lira all'euro, da esso non negoziato. Fu una mannaia per il ceto medio italiano che si trovò a pagare il prezzo del cambio della moneta come causa di un impensabile trasferimento dei redditi e già ebbe dinnanzi il fatto nuovissimo dell'emergere delle grandi economie asiatiche come chiavi del sistema economico e finanziario. Ciò pone problemi sulla struttura del commercio mondiale ma pone il sistema Italia in competizione con gli altri sistemi economici; i vantaggi delle nazioni come sistema di appartenenza divengono titoli per l'economia e per le esportazioni. Il sistema industriale italiano ha retto la prova. E se avessimo potuto continuare con le grandi opere, con il rilancio del sistema Italia senza asprezze fiscali, senza veti ambientali, senza il blocco degli enti locali ai termovalorizzatori e ai rigassificatori, se insomma il potere di veto al progresso del sistema non fosse stato la parola d'ordine di tutte le amministrazioni regionali e del governo di sinistra, non saremmo divenuti l'incubo dell'Europa. Il governo della Casa delle libertà aveva in mente un'idea sintetica: far crescere l'Italia, il governo della sinistra ha bloccato ogni iniziativa e posto il veto su ogni opera nel territorio. Il governo Berlusconi ha fatto una buona riforma delle pensioni, e la si è voluta cambiare, dimenticando il fatto che l'ipertutela di chi ha già lavorato diviene drammatica per le giovani generazioni. Abbiamo fatto dei giovani un popolo non protetto dal sistema sociale come mai prima era accaduto. Oggi l'unica offerta che si può fare è quella di portare al governo una forza politica che ha il concetto della nazione, della società come un sistema che deve essere promosso nel suo insieme e fatto crescere in ogni sua parte; altrimenti rischiamo l'emarginazione dal grande mondo della società globalizzata. Dopo due anni del governo dell'estrema sinistra, il cui obbiettivo di fare lo stato sociale in un solo paese come se la globalizzazione non fosse avvenuta, affrontiamo ora il problema di rilanciare l'Italia in situazioni assai più difficili di quelle che erano presenti nelle elezioni del 2006. Sono problemi che gli italiani conoscono bene e sanno che non basta l'ottimismo della volontà a vincere sfide anche se esso è necessario. Ci vuole il coraggio della ragione che si fa carico del sistema paese. Non possiamo fare della campagna elettorale il mercato delle illusioni, gli elettori del Popolo della libertà non ci crederebbero. Ma una forza politica trova il suo valore quando affronta problemi che sono maggiori delle sue possibilità attuali ed è obbligata ad aumentare il suo potenziale per far fronte alla sfida del reale. Per questo il tono del leader del Popolo della libertà, se indugia agli scherzi per rallegrare l'atmosfera, non nasconde che l'impegno a guidare un governo nella situazione più difficile del dopoguerra deve essere accompagnato dalla chiara coscienza che la realtà non scherza ma ci misura. bagetbozzo@ragionpolitica.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Falso mito: Nord Est ammaliato da Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 66 del 2008-03-18 pagina 0 Falso mito: Nord Est ammaliato da Walter di Salvatore Scarpino Per rendere più suggestivo il suo cinico tour elettorale fra il Veneto e il Piemonte, passando per la Lombardia, Walter Veltroni si è inventato un'epica che non c'è. Il viaggio avventuroso del cavaliere solitario che caracolla contro il drago della questione settentrionale, non per ucciderlo, ma per titillarlo e blandirlo, per farne anzi uno sciocco animale da circo disposto a propagandare il Pd. Veltroni adora gli effetti speciali, per certe sue propensioni cinematografiche non disdegna di apparire come il protagonista di una post-moderna saga nordica, ma forse nel profondo è consapevole di non essere sufficientemente credibile. Ed ecco che in suo aiuto accorrono i ragazzi del coro, i signori della retorica, i fabbricanti di effimeri miti mediatici che stanno ad Omero come le pulci stanno agli elefanti. La retorica, la madre di tutti gli inganni, l'arte delle metafore sgangherate, dell'esagerazione sistematica e senza vergogna. I maestri di retorica sono tanti e tutti insonni. Fra i più arditi si è segnalato, ieri mattina su Repubblica, Edmondo Berselli, con un articolo vibrante ed evocativo il cui titolo ci illumina con un'immarcescibile certezza: "L'ex sindaco piace al Nord". Un articolo caldo, ben intonato, nel quale si sostiene che il Settentrione è ancora, nella "pancia", berlusconiano, però sarebbe nato un feeling, un'affinità elettiva (elettorale) fra Veltroni e il popolo degli imprenditori piccoli, medi a anche grandi, la schiera della "partita Iva", insomma fra il trasformista del Pd e i fabbricatori di ricchezza fin qui tacciati, dal centrosinistra, di egoismo e aridità fiscale. Nella prosa berselliana l'ipotesi del nuovo feeling è adombrata con abilità: non è ancora una certezza, ma è in progress, si sa come vanno le cose del mondo. La prova? La memorabile giornata di Mantova: Veltroni accolto da una folla che non si vedeva dalla visita di Papa Wojtyla, Matteo Colaninno "il giovane" (ha già diritto a essere nominato come i grandi romani) avvolto dal calore dei plaudenti. Che giornata! Ci fosse stato il Duca di Mantova si sarebbe schierato anche lui, con giullari, banchieri e cortigiani, col Pd, perché in tempo di "ma-anchismo" pure i nobili di sangue hanno diritto a essere intruppati nel gran carrozzone veltroniano, con operai, padroni delle ferriere, precarie e suonatori avventizi di piffero. Come ogni elaborazione retorica, l'articolo lascia intravedere una profezia: che Veltroni possa essere la stella nova, non il rappresentante delle corporazioni proprietarie e padronali, ma colui che ha scommesso sull'"imprenditoria nuova, sui creatori e utilizzatori di tecnologia". Toccante, no? Peccato che la retorica sia spesso la madre di tutte le bufale. Veltroni è stato accolto nel Nord, che è civile con tutti, dal calore degli apparati suoi e dei suoi candidati ad effetto. Ma ipotizzare che il Nord possa voltare le spalle a se stesso per amor di "nuovismo" è irrealistico. Il Nord non è una terra di smemorati, i suoi cittadini hanno subìto in maniera diretta e pesante i danni inferti da Prodi, che di Veltroni resta il mandante, anche se è relegato nella landa del non-ricordo. La questione settentrionale è stata esacerbata dal centrosinistra con inadempienze gravi. L'ultimo uovo di serpente è il caso Malpensa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La più anziana (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 66 del 2008-03-18 pagina 6 la più anziana di Francesco Cramer "Votai Pci, Dp, Prc e Bossi. Newman o Napolitano? Ovvio, scelgo Paul" da Milano I capelli bianchi come la neve, gli occhi vispi da ragazzina, la battuta pronta di chi ne ha viste tante, la voglia di parlare manco fosse un grillo parlante: proprio come il nome della lista con cui corre, per il Senato, in tutt'Italia (No Euro - Lega Padana - Grilli Parlanti). Giuditta Cavenaghi da Crema è la candidata più anziana alle prossime elezioni politiche. Lei rappresenta gli ottuagenari, cosa promette ai suoi coetanei? "Di non trattarli come fossero dei numeri, come accade ora. Io comunque rappresento tutti". Quanto è importante far largo ai giovani? "Tanto. Abbiamo lavorato per loro ed è da loro che abbiamo in prestito il mondo". Quante volte ha votato? "Sempre, tranne quando qualche acciacco me l'ha impedito. Ho votato Pci e Democrazia Proletaria. Poi mi sono avvicinata alla Lega del Bossi, ma quando s'è alleato con Berlusconi ho votato Rifondazione. Poi mia figlia s'è iscritta alla Lega Padana e l'ho seguita. Mi sono candidata dal 2001, alle politiche e alle amministrative. Ci riprovo". Cosa direbbe al suo collega più giovane, che ha appena compiuto 25 anni? "Di essere esempio di innocenza per i veterani corrotti del Palazzo". L'ultima mail mandata? "Mail? Che è? Ah... Internet... Mai andata su Internet". Fa il riposino dopo pranzo? "Sempre". Si è mai fatta uno spinello? "Mi hanno appena spiegato che è una droga... Mai. Però le assicuro: già ai tempi del Duce tra vip e politici girava molta droga. Allora andava il papavero da oppio e tutti sapevano". Quanto ha preso alla maturità? "Ho fatto le elementari". Domande di storia: data della marcia su Roma? "C'ero. Ero ragazza ma capivo: vedevo il buono e il brutto di quell'esperienza" Il nome del primo presidente della Repubblica? "Einaudi, quello liberale. Non lo conosceva quasi nessuno". La data del crollo del muro di Berlino. "È stato un bene e un male. Troppo traumatico per Paesi non ancora pronti alla democrazia". La data della strage di Bologna. "Lo sanno tutti che sono stati i servizi segreti". Ultimo libro letto? "La casta". Ultimo film visto al cinema? "Natale sul Nilo, con Boldi e De Sica". Il primo e l'ultimo bacio? "Al mio primo e unico marito, Rinaldo, scomparso da quasi 40 anni". Il costo di un litro di latte? "Siamo arrivati... Dunque... Duemila lire abbondanti". E un litro di benzina? "Non guido ma so che ogni settimana a mio figlio escono anche 100mila lire...". Voterebbe il suo collega più giovane? "Certo, se fosse anche lui un grillo parlante come noi". Perché fa politica? "Per mettere un tetto agli stipendi dei parlamentari: non più di 5 mila euro lordi". Cosa farebbe con lo stipendio da parlamentare? "Un fondo comune per aiutare chi ha bisogno. Gli eletti potranno prendere solo 2.500 euro al mese, non di più". Gioco della torre, chi butta giù: Veltroni o D'Alema? "Veltroni". Aldo Moro o Enrico Berlinguer? "Mi piacevano entrambi ma butto Moro". Don Camillo o Peppone? "Butto Peppone". Berlusconi o Bossi? "Berlusconi". Fini o Storace? "Fini". Isola deserta, con chi ci va: Napolitano o Paul Newman? "Paul Newman". Mario Borghezio o Mel Gibson? "Mel Gibson". Chi vince le elezioni? "Io. Con la Lega Padana, ah... ah... No, scherzo. Le vincerà Gianni Letta e faranno un governo di larghe intese. Manderanno Fini al Senato e D'Alema alla Camera... Vedrà che ho indovinato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il più giovane (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 66 del 2008-03-18 pagina 6 il più giovane di Paola Setti "A Walter dico: facci il miracolo. Brambilla o Binetti? Ovvio, la rossa" da Milano Con i suoi 25 anni compiuti tre mesi fa esatti, Amedeo Cortese è il più giovane candidato d'Italia. La sua corsa per la conquista di un seggio alla Camera inizia con il Pd dalla Campania, terra di santi e di rifiuti. Lei rappresenta i venticinquenni, cosa promette ai suoi coetanei? "Di abbattere le barriere che ostruiscono l'ingresso ai circuiti economici, sociali e culturali". Quanto è importante tenersi i vecchi in lista? "Viva la saggezza se non si tramuta in ossessiva gerontocrazia". Cosa direbbe alla sua collega più anziana, che ha 96 anni suonati? "Il futuro è mio, fatti da parte". Quante volte ha votato? "Due volte alle politiche, tre alle amministrative, una alle europee, fanno già sette". Per chi? "Per i Ds finché li ho trovati sulla scheda, poi per l'Ulivo". L'ultima lettera imbucata con francobollo? "Esistono ancora i francobolli?". L'importanza del riposino dopo pranzo. "Pranzo? Concetto aleatorio". Si è mai fatto uno spinello? "Non ancora". Quanto ha preso alla maturità? "Cento centesimi". Domande di storia. La data della marcia su Roma? "22 ottobre del 1924, ma forse era il 1922". Il nome del primo presidente della Repubblica? "Enrico De Nicola, ma anche Luigi Einaudi". La data della caduta del muro di Berlino. "1989". La data della strage di Bologna. "Primo o 2 agosto 1980". Ultimo libro letto. "L'autore è Abraham Joshua, il titolo non me lo ricordo perché sono emozionato". L'ultimo film visto al cinema? "Fuoco amico". Il primo bacio? "A 15 anni". L'ultimo? "La campagna elettorale mi distrae dagli impegni del venticinquenne...". Il costo di un litro di latte? "Dipende. Fresco 1,50 euro, a lunga conservazione costa meno". E un litro di benzina? "Dipende. A Napoli 1,47 euro, c'è l'accisa regionale". Voterebbe la sua collega più anziana? "Se riesce a convincermi". Perché fa politica? "Perché non so fare altro, anzi no, perché è un dovere di ogni cittadino". Le piace? "Non è quello che voglio fare nella vita". Cosa farebbe con lo stipendio da parlamentare? "Il 50 per cento devo darlo per forza al partito. Con l'altro 50 voglio fare una rete di giovani... E poi sì, cambio la macchina". Gioco della torre, chi butta giù: Walter Veltroni o Massimo D'Alema? "O Madonna santa. Veltroni è il segretario, D'Alema è l'emblema. Mi butto io". Aldo Moro o Enrico Berlinguer? "Moro... Eh, lo so, ma Berlinguer è Berlinguer". Don Camillo o Peppone? "Don Camillo". Silvio Berlusconi o Umberto Bossi? "Bossi, Berlusconi almeno ti strappa un sorriso". Gianfranco Fini o Francesco Storace? "Butto Storace". Isola deserta, con chi ci va: Anna Finocchiaro o Sharon Stone? "Sharon Stone, sull'isola non si parla di politica, si fa altro". Paola Binetti o Maria Vittoria Brambilla? "Ovvio: Brambilla la rossa". Daniela Santanchè o Flavio Briatore? "E che ce vado affa'?". Chi vince le elezioni? "Walter Veltroni". E lei rischia di essere eletto? "Se Veltroni ci fa il miracolo, come San Gennaro. Yes, we can. Anzi: se po' fa'". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Scommesse e sondaggi Veltroni perde punti Berlusconi ne guadagna (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 66 del 2008-03-18 pagina 7 Scommesse e sondaggi Veltroni perde punti Berlusconi ne guadagna di Adalberto Signore I bookmaker: il Cavaliere ha il 78,9% di probabilità di vincere, il Pd solo il 21,1% da Roma Altro che sondaggi. Se i bookmakers di Piccadilly Circus e Trafalgar Square lo davano vincente prima al 68% e ora addirittura al 78,9 vuol dire che con ogni probabilità c'è qualcosa di più di semplici umori o intenzioni di voto. Perché una cosa è ragionare sui numeri ed analizzare flussi elettorali in base a cento o mille interviste telefoniche a campione, altra è avere a che fare con sterline sonanti. Insomma, è piuttosto difficile che un'agenzia tanto nota come Odds Bestbetting possa prendere una cantonata di tali proporzioni, con conseguente e ingente danno economico. Come andava dicendo qualche tempo fa Giulio Tremonti, i bookmakers con i soldi "non scherzano mai". E secondo tutte le agenzie inglesi di scommesse, note per il fatto che è possibile puntare non solo su eventi sportivi ma praticamente su quasi tutto lo scibile umano, Silvio Berlusconi ha già vinto la partita delle urne contro Walter Veltroni. Secondo la media delle quote di tutti i bookmakers inglesi pubblicata su bestbetting.com, le probabilità che il Cavaliere torni per la terza volta a Palazzo Chigi sono infatti pari al 78,9 contro il 21,1 del segretario del Partito democratico. Per capirci, la vittoria di Berlusconi è quotata 1,34 mentre quella di Veltroni 5. In soldoni significa che scommettendo un euro sull'ex premier in caso di vittoria si guadagnano 34 centesimi mentre puntando la stessa cifra sull'ex sindaco di Roma si incassano ben 5 euro. Ma quel che colpisce non sono solo le quote, ma pure come la forbice si è andata allargando negli ultimi venti giorni circa. Che se in Italia hanno visto un Veltroni impegnatissimo sul fronte della campagna elettorale, tra il lancio giornaliero di candidati di bandiera da mettere in lista e lunghi tour de force in pullman, in Inghilterra hanno registrato un deciso crollo delle quotazioni del leader del Pd. Che sempre da Odds Bestbetting solo il 24 febbraio era dato al 32% contro il 68 del Cavaliere. E se Veltroni ha perso nelle quote 10,9 punti percentuali, Berlusconi ne ha guadagnati altrettanti nonostante la scelta di una campagna elettorale prudente nella quale non c'è una volta che non sottolinei la sua preoccupazione per lo stato dell'economia italiana. Insomma, nonostante tutto stia facendo Berlusconi fuorché vendere "un nuovo miracolo italiano", i sondaggi continuano a non registrare variazioni sostanziali tra Pdl e Pd mentre i bookmakers londinesi si sono decisamente spostati sul primo. A proposito di sondaggi, quello pubblicato ieri sul sito di Luigi Crespi registra 8 punti di vantaggio per il centrodestra (43% contro 35). Con il Pdl al 35, la Lega al 5,5, l'Mpa al 2,5, il Pd al 32 e l'Idv al 3. Secondo un sondaggio della Digis per Sky Tg24, poi, il Cavaliere batte Veltroni anche nell'appeal come premier: 47% contro 40. Una rilevazione, anche questa, che conferma (seppure di 6,5 punti) il vantaggio del centrodestra in termini di intenzioni di voto: 44,7% contro 38,2. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Io, musulmano silurato Il Pd parla di immigrati ma segue logiche tribali> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 66 del 2008-03-18 pagina 8 "Io, musulmano silurato Il Pd parla di immigrati ma segue logiche tribali" di Francesca Angeli da Roma "Il Popolo della Libertà ha acceso una luce sulla via dell'integrazione e del dialogo tra le religioni. Il Partito democratico l'ha spenta". Onorevole Khaled Fouad Allam, lei era stato eletto con la Margherita nel 2006. Ha collaborato attivamente con il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, e la Consulta Islamica. Eppure è stato escluso dalle liste di Walter Veltroni: niente ricandidatura. "La mia non è una delusione individuale, non riguarda la mia persona. Nel Pd non c'è un solo candidato che sia rappresentativo del mondo islamico o di qualsiasi altra cultura o religione. Questa decisione è uno schiaffo all'Islam e alla questione dell'immigrazione. In una lettera indirizzata a Romano Prodi, come garante del Pd, ho messo nero su bianco tutta la mia preoccupazione: il partito di Veltroni rischia di diventare un trompe l'oeil, un paesaggio finto, una vernice senza consistenza". Perché non l'hanno ricandidata? "Purtroppo la ragione è una sola. La più banale ed ovvia: sono rimasti prigionieri del vecchio modo di fare politica. Hanno costruito le liste sulla base di logiche tribali. Io sono un outsider, non appartengo ad alcuna tribù e dunque sono rimasto fuori. Ma insisto: il problema non sono io, ma il fatto che non c'è nessuno, nemmeno uno. Si tratta di un grave errore politico che tra l'altro ho segnalato qualche giorno fa anche a Strasburgo, dove ero stato invitato a parlare per un seminario". Quali osservazioni ha portato all'attenzione del Parlamento Europeo? "L'assurdo politico di un partito che si presenta come nuovo, anzi come il nuovo in assoluto, e che invece esclude dalla sua prospettiva tutto il discorso del multiculturalismo. Ma come fa il Pd a guardare al futuro? Veltroni non può fare soltanto discorsi teorici ma deve dimostrare con le sue scelte politiche che il suo è un partito davvero nuovo. Appena si è saputo della mia esclusione ho ricevuto centinaia di testimonianze di solidarietà. E sa chi mi ha chiamato per primo? Gianfranco Fini". Il Popolo della Libertà ha candidato Souad Sbai, leader delle donne marocchine, e l'ha presentata insieme a Fiamma Nirenstein, ebrea, ed Eugenia Roccella, le portavoce del Family day. "Conosco bene Souad Sbai, una donna coraggiosa, forte. Aver schierato insieme quelle tre donne è stato importante. Un gesto simbolico e la politica ha bisogno di simboli: vedere insieme quelle tre donne è stato come accendere una luce all'orizzonte. Il Pd invece l'ha spenta. Sono sicuro che pagheranno caro questo errore, in termini politici naturalmente". Ma lei sarebbe disponibile a collaborare con il governo Berlusconi, se il Pdl vincesse le elezioni? "Certo. Non ho preclusioni di carattere ideologico. Su questioni come l'ambiente ad esempio ed ancor di più come l'immigrazione parlare di destra e di sinistra non ha davvero senso. Sono pronto a mettere tutta la mia esperienza a disposizione del centrodestra per affrontare e risolvere questioni tanto gravi e complesse". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Veltroni:"Salari bassi, eccetto quelli dei Parlamentari" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornal.it" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"La politica deve rimettersi in sintonia con il Paese". Questa una delle dichiarazioni con cui Walter Veltroni ha strappato un applauso in Piazzetta della Lega, gremita di simpatizzanti e semplici osservatori che, ieri sera, ha dato il benvenuto al Segretario del Partito Democratico e candidato premier alle prossime elezioni politiche di aprile. Alessandria era la cinquattottesima tappa del suo Tour per la provincie italiane, ma Veltroni ha dichiarato di non essere affatto stanco, anzi, di essere "carico" come non mai. Un colpo d'occhio notevole, con tante bandiere, e un'età media dei partecipanti un pochino sopra la media. Nessuna grande ovazione quando, sulle note di una canzone di Jovanotti, il Segretario del PD è apparso sul palco, bensì una forte e costante attenzione per le sue parole e lo slogan "Si può fare" ben in vista. "L'Italia è il Paese con i salari più bassi ma con gli stipendi dei Parlamentari più alti di tutta l'Europa: ridurre questi ultimi al livello degli stipendi dei parlamentari europei non sarebbe di certo un male", ha continuato Veltroni. A precedere il suo discorso è stata una giovane alessandrina di 26 anni, Valentina Della Volpe (laurea in giurisprudenza), che, salita sul palco visibilmente emozionata, ha consegnato al candidato premier una targa ricordo e una cravatta. Veltroni ha parlato per circa un'ora, in modo pacato e riflessivo, omettendo quasi sempre il nome di Berlusconi e chiamandolo semplicemente "il principale esponente dello schieramento avversario". Al termine del suo discorso si è intrattenuto ancora sul palco con i candidati locali e ha pazientemente firmato i depliant colorati di un pubblico ansioso di avvicinarlo.

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Levata di scudi crociati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Contro il duopolio Levata di scudi crociati De Mita: l'Udc come il Pri che fu "L'Udc punta a un risultato elettorale che metta in crisi i due blocchi Pd-Pdl, è una sfida a un sistema politico ingessato". Parola di Ciriaco De Mita, mallevadore della nuova Dc che (forse) verrà. "Adesso non vado nell'Udc, sono nelle liste dell'Udc - spiega De Mita puntando tutto sul dopo - noi ci muoviamo per dare vita in autunno alla costituente di un partito che recuperando le radici dei cattolici popolari sia strumento utile per affrontare il futuro. Sono quello che ero, torno dove ero, è singolare meravigliarsene". In questo contesto bloccato "l'Udc si pone nel ruolo che una volta era del Pri, "che con scarsa rappresentanza elettorale è stato il centro dell'equilibrio politico, mentre partiti di larga consistenza non contavano". Remo Gaspari sceglie Casini L'ex ministro democristiano Remo Gaspari sostiene l'Udc. Lo ha detto lo stesso notabile ex Dc e grande patron della balena bianca in abruzzo a una manifestazione per Pierferdinando Casini a Lanciano in cui è stato l'ospite d'onore. Due i motivi principali dell'endorsement centrista: il modello elettorale tedesco e la politica per la famiglia. Il gazebo di Riello Il presidente di Confindustria Veneto, Andrea Riello, propone di allestire "un gazebo permanente davanti al parlamento, per ricordare la questione della rappresentanza del Nordest". Perché "il territorio cresce a ritmi importanti e la cultura della gente veneta, che tende a lavorare e lavorare, porta a dimenticarsi che si sta lavorando molto anche per gli altri. E nel momento in cui dobbiamo iniziare a tirare la cinghia cominciamo a vedere che il ritorno sul territorio in termini di infrastrutture è di gran lungo inferiore a quello che hanno altre regioni meno virtuose". Di Pietro, accuse archiviate Il giudice per le indagini prleliminari di Roma ha archiviato ieri l'accusa di appropriazione indebita, falso in atto pubblico e truffa aggravata ai danni dello stato a carico di Antonio DI Pietro. Il leader dell'Italia dei valori, che corre alle prossime elezioni alletato con il Pd di Veltroni, era accusato da un ex iscritto del suo partito, Mario Di Domenico, di essersi appropriato di oltre 20 milioni di euro di fondi pubblici, ma già il pm aveva ravvisato l'assenza di fatti penalmente rilevanti e aveva chiesto l'archiviazione. L'inchiesta era stata avviata nel 2006 su denuncia di Di Domenico. Polemico l'ex pm sul suo blog: "Due giorni prima del voto del 2006 Il Giornale di Berlusconi ha sparato in prima pagina 'Di Pietro indagato'. Adesso sono stato io a chiedere di esser giudicato prima del prossimo voto per le politiche, ma sicuramente la notizia dell'archiviazione non sarà messa in prima pagina".

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Un po' Veltroni ma anche un po' Grillo: così il Pd tenta di sedurre gli indecisi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Un po' Veltroni ma anche un po' Grillo: così il Pd tenta di sedurre gli indecisi Posted By redazione On 18/3/2008 @ 8:22 In Apertura#1 | 1 Comment Non sarà demagogia, men che meno qualunquismo, e lui ci tiene a precisare. Eppure l'ultima proposta lanciata da Walter Veltroni rientra tutta nella strategia di chi punta a [1] conquistare indecisi e delusi del Palazzo con l'idea, sempre di gran fascino tra la gente stanca della Casta, di ridurre e il numero dei parlamentari e di abbassare loro gli stipendi, parificandoli agli altri Paesi. [2] 56esima tappa del giro d'Italia del leader del Pd: prima Novara, poi Alessandria. È dalle piccole e produttive città del Piemonte che Veltroni sostiene la necessità "di un segnale di sobrietà": "Non possiamo più stare in un Paese con gli stipendi più bassi e le retribuzioni dei parlamentari più alte del resto d'Europa". Il momento è voluto, studiato: proprio in questi giorni saranno resi noti i dati sui redditi dei parlamentari. Nel confronto europeo, un deputato italiano guadagna il 70% più di uno tedesco, il 75% più di uno inglese, più del doppio di uno francese. Veltroni promette di ridurre anche "il finanziamento pubblico alle 51 formazioni politiche del nostro Paese, anche partiti che hanno uno o due rappresentanti" come pure ai "31 organi di comunicazione di partito". Ma le proposte nel segno di Grillo non finiscono qui: il segretario del Pd insiste: ''Dopo Pasqua presenteremo una proposta capace di dare alle pensioni più basse la possibilità di reggere''. Eppure la Lega Nord, che a Novara ha allestito, a pochi passi dal comizio del leader del Pd, un gazebo con manifesti contro, gli ribatte di averlo sempre proposto. Eppure i sondaggi indicano che la distanza tra Pd e Pdl resta ampia. Ma [3] Veltroni spera di ridurla, giorno dopo giorno, macinando chilometri di strada, convinto che la rimonta deve passare attraverso dubbiosi e scettici, cittadini che guardano con distacco alla politica e che nell'ultimo anno hanno anche applaudito [4] le tirate antipolitiche di Beppe Grillo (a cui si sente molto vicino l'alleato principe del segretario, [5] Antonio di Pietro) . E infatti: "Ci sono ancora tante persone indecise" afferma l'ex sindaco di Roma mobilitando la piazza, "parlerò a loro, anche quando andrò in tv. E se tutti coloro che hanno partecipato alle primarie si danno da fare, non ce n'è per nessuno. Siamo noi che possiamo spostare l'esito del voto". Per scuotere questa fetta di elettorato, che in genere decide negli ultimi dieci giorni di campagna elettorale e che fa la differenza in regioni in bilico come il Lazio o l'Abruzzo, Veltroni usa un mix di argomenti, che dimostrino che il Pd è nuovo anche negli argomenti e che soprattutto parla il linguaggio dei cittadini e usa [6] le parole d'ordine dei grillini: pensioni, caro vita, costi della politica. Temi sui quali nei prossimi giorni, al loft, si cimenterà un gruppo di lavoro per coniare slogan e proposte in vista della fase più accesa della campagna elettorale (subito dopo Pasqua) e mettere, perché no, in agenda anche un appuntamento in notturna. Magari sullo stile delle tanto rinomate Notti Bianche romane. Nel frattempo, l'ex sindaco capitolino, progetta e colpisce. Fedele alla linea di non replicare agli attacchi, non rinuncia però, a criticare gli avversari. Duramente: ''La destra è già divisa su tutto: Fini ha detto sì ad [7] Air France, Bossi invece ha detto no. Sono divisi anche sulle pensioni. Che sarebbe successo se fossero stati al governo?''. Interrogativi che per Veltroni dimostrano una sola cosa: il Pdl è un film già visto. Come dimostra, dice il mite Walter, anche l'ultimo allarme lanciato da Silvio Berlusconi sul rischio brogli: ''Tutto quello che dice la destra, a cominciare dai brogli, è un déjà vu, le stesse cose dal '942'. E con questi contenuti Veltroni spera di fare breccia in chi cerca nella politica messaggi nuovi.

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COSTI DELLE ISTITUZIONI, NELL'UE L'ITALIA BATTE TUTTI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Costi delle istituzioni, nell'Ue l'Italia batte tutti Per portare le spese ai livelli dei partner europei è necessario anzitutto ridurre i parlamentari CLAUDIO SARDO Roma. Le istituzioni italiane sono le più costose in Europa. Gli stipendi dei parlamentari i più alti. Anche da qui hanno tratto alimento le polemiche sulla "casta" e il fuoco dell'"antipolitica". Non era pensabile che tutto ciò sarebbe rimasto fuori dalla campagna elettorale, dopo che quel ribollire di sfiducia e ostilità verso i partiti aveva persino evocato l'immagine di un altro '92, il rivolgimento che segnò il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. La particolarità semmai è che a sollevare la questione dei "costi della politica" sia stato Walter Veltroni. Fin qui il "vecchio" centrosinistra sembrava il bersaglio principale dell'antipolitica, ma la strategia del leader Pd punta esattamente a strappare il vessillo del "nuovo" a Berlusconi. E la sortita di ieri sugli stipendi e i servizi dei parlamentari da riportare agli standard europei sarà presto seguita da una dettagliata proposta. Eppure qualcosa si è fatto in questa legislatura, dopo il dilagare dell'avversione alla casta. A realizzare le prime (pur limitate) riforme sono stati soprattutto i questori di Camera e Senato. Il taglio ai vitalizi (a partire dalla prossima legislatura, anche se il divieto di riscatto dei contributi mancanti colpisce pure i neoeletti nel 2006). L'eliminazione delle spese di viaggio all'estero per motivi di studio. Il blocco delle indennità (cioè degli stipendi) al livello del 1° gennaio 2007. La riduzione del bilancio di Montecitorio per la prima volta nella Repubblica. Ovviamente, per limare i costi fino a portarli a misura dei principali Paesi europei sono necessari interventi più radicali. Ad esempio, quella riduzione del numero dei parlamentari (alla Camera i deputati sono 630, all'Assemblée national francese 577, al Bundestag 614, al Congreso spagnolo 350) che tutti sottoscrivono ma che è stata ancora rimandata, insieme al dossier delle riforme costituzionali. L'antipolitica si fonda spesso su demogagia e approssimazione. Tuttavia è innagabile che i costi delle istituzioni hanno fatto raggiungere all'Italia le vette europee. Il bilancio della Camera supera di poco il miliardo di euro. Quello dell'Assemblée national arriva a 552 milioni. Quello del Bundestag a 560. La Camera dei Comuni tocca quota 702, mentre il Congreso spagnolo è sotto i 200 milioni. È vero che spesso i parlamentari all'estero godono di servizi migliori. In Germania i deputati hanno un alloggio in affitto a Berlino e l'ufficio con personale statale. Lo stipendio però è praticamente dimezzato rispetto ad un nostro parlamentare. Nell'ultima relazione del coordinatore dei questori della Camera, Gabriele Albonetti, è riportata una tabella con il costo giornaliero di una seduta d'assemblea: ebbene, l'esborso della Camera è in pratica la metà di quello del Bundestag (dove il numero delle sedute è molto inferiore a quello italiano). Un adeguamento ai livelli europei peraltro può servire anche migliorare la qualità del lavoro legislativo, se combinato con una riforma dei regolamenti parlamentari. In ogni caso, uno studio comparato del think-tank "Vision" sui Parlamenti in Europa ha messo in evidenza il record nazionale: il funzionamento dell'istituzione ha il costo medio più alto sia che venga rapportato ad ogni singolo eletto (1.531.952 euro per parlamentare italiano contro gli 861 mila in Germania e gli 845 mila in Francia), sia che venga rapportato al singolo cittadino (16,3 euro per gli italiani contro gli 8,3 dei francesi, i 6,3 dei tedeschi, i 2,1 degli spagnoli).

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VELTRONI: ABBASSARE GLI STIPENDI AI POLITICI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni: abbassare gli stipendi ai politici MARIA PAOLA MILANESIO Roma. Silvio Berlusconi ha già detto di volerli dimezzare nei primi tre mesi di governo. Anche per Walter Veltroni quei mille parlamentari sono troppi ed eccessivo è il loro stipendio, "il più alto in Europa", mentre i salari degli italiani sono "tra i più bassi". "Se dobbiamo tirare la cinghia bisogna farlo tutti assieme. Non va bene che con i soldi pubblici si finanzino 51 forze politiche e si diano fondi a 31 giornali e organi di partito. Bisogna tornare a una politica di sobrietà", ha detto ieri il candidato premier del Pd, al suo primo giorno in Piemonte. Terra difficile anche questa, poco incline a mostrare simpatia alla sinistra (fa eccezione Torino), ma che Veltroni conta di conquistare convincendo i delusi, gli incerti e rimarcando le contraddizioni dell'avversario. Il governo Berlusconi? "Non ha realizzato quasi nulla di quanto promesso". L'allarme brogli da parte del Cavaliere? "Tutto quello che dice la destra, dal '94 a oggi, è già visto". "Per forza che dice così! Prima si è letto e riletto il programma di Berlusconi e poi lo ha ricopiato", ribatte Paolo Bonaniuti, portavoce del Cavaliere. Veltroni non replica, convinto che alzare i toni della polemica non serva, ma aiuti molto di più evidenziare i punti deboli dell'avversario. "Noi vogliamo unire l'Italia, abbiamo fatto una scelta coraggiosa. La destra, invece, è divisa su tutto, dall'Alitalia alle pensioni. Votarli vorrebbe dire continuare gli ultimi 15 anni di frammentazione", dice prospettando immobilismo anche per il futuro. "Inventi pure inesistenti divisioni al nostro interno e mostrerà ogni giorno di più di non avere soluzioni alternative ai problemi del Paese", fa saper Altero Matteoli, An. Veltroni, invece, è sicuro che con il Pd al governo sarà tutt'altra musica, perché per la prima volta "votando per un partito, si può avere il governo di un partito, come in Spagna e Inghilterra". "Sull'Unione io ho detto ciò che tutti pensavano, un po' come Fantozzi sul film la Corazzata Pothemkin". Che il leader del Pd senta la fine della coalizione che ha sorretto Prodi come una liberazione è cosa nota. "Divento pazzo quando li sento parlare di lotta di classe contro i padroni", ha detto ieri. Ma se la scelta di correre da soli - così i sondaggi - ha premiato il Pd, resta da superare lo scoglio del voto cattolico che guarderebbe con maggiore interesse al Pdl. "Nel nostro partito convivono culture e posizioni diverse. Lo scontro tra i due maggiori partiti fa soffrire sia il centro sia la sinistra radicale. Questi ultimi paventano un governo delle larghe intese, mentre Pier Ferdinando Casini, il candidato premier dell'Unione di centro, tuona contro "il vero broglio". "È lo svuotamento della par condicio e lo sfacciato favoritismo che vede uniti Berlusconi e Veltroni", dice Casini. Sui leader Pdl e Pd qualche frecciata: "Berlusconi? Non c'è un suo annuncio che non venga smentito da lui stesso. Veltroni? Tutti hanno capito chi tra me, il Cavaliere e Veltroni sia stato coraggioso". Al centro, Walter Veltroni A sinistra, Pier Ferdinando Casini e sotto, una seduta della Camera.

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BERLUSCONI AL PLEBISCITO? NON IL 4 APRILE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi al Plebiscito? Non il 4 aprile Era tutto già praticamente organizzato ma, con tanto di giallo, l'appuntamento del 4 aprile in piazza Plebiscito con Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini non si terrà. "Non è in agenda" la laconica spiegazione che arriva da Roma, un vero e proprio giallo per il fatto che l'organizzazione stava andando avanti nel preparare treni speciali e autobus (circa cinquecento i pullman previsti non solo dalle città della Campania). Il presidente del Pdl evidentemente non era stato informato e, al riscontro decisivo, per gli organizzatori campani non c'è stata altra scelta che cambiare l'intero programma. Senza contare che proprio il 4 e il 5 aprile ci sarà il tour campano di Walter Veltroni, con la seconda data dedicata a Napoli. Per il Pdl, il 4 aprile, in città ci sarà quindi soltanto Gianfranco Fini, sicuramente non sarà utilizzata piazza del Plebiscito (si pensa a un incontro in un teatro) e non sarà la data di chiusura della campagna elettorale del Popolo della Libertà. In queste ore si cerca, infatti, una data libera nell'agenda di Silvio Berlusconi. Il giorno individuato dovrebbe essere il 9 aprile. Condizionale d'obbligo, considerando anche quanto accaduto. Silvio Berlusconi sarebbe a Napoli da solo e, così come il 12 luglio del 2007, il palco di piazza Plebiscito ospiterà unicamente il discorso del leader nazionale, senza spazio per altri esponenti del Pdl. Blindatissima la piazza, la scenografia sarà ridotta rispetto al precedente comizio di Berlusconi a Napoli. A luglio furono contate cinquantamila presenze, l'obiettivo (quale che sia la data) è superare questo numero, senza contare l'inevitabile guerra dei numeri che si scatenerà. A pochi giorni dalla fine della campagna elettorale l'appuntamento di piazza Plebiscito sarà, di fatto, l'evento centrale dello sprint lanciato dal Pdl. Giulio Tremonti, Claudio Scajola e Sandro Bondi saranno altri ospiti d'onore per iniziative che si collocheranno a cavallo della presenza di Berlusconi. sa.sa.

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Berlusconi: Veltroni è un prestigiatore di promesse mancate (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 66 del 2008-03-18 pagina 0 Berlusconi: Veltroni è un prestigiatore di promesse mancate di Redazione Dall'alleanza con Di Pietro ai rapporti con la sinistra estrema, fino allo svecchiamento delle liste. A Gente il leader del Pdl smaschera il candidato Pd: "Cerca di mettere in scena un gioco di prestigio" Roma - Walter Veltroni è "un ottimo comunicatore". A Gente il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, punta il dito contro il candidato Pd accusandolo di "aver contro di sè tutto il passato della sinistra e tutto il presente del governo Prodi". Insomma, "cerca di mettere in scena un gioco di prestigio, quello di far dimenticare" sia la sinistra che Prodi. Le promesse (mancate) di Veltroni "Mi sembra poi - osserva il Cavaliere - che abbia commesso l'imperdonabile errore di assumere impegni che non ha mantenuto. Aveva detto: andremo da soli. E invece ha incamerato i radicali e tutti si domandano come faranno dei mangiapreti ad andare d'accordo con i cattolici integralisti quali i cosiddetti teodem. Poi si è apparentato con il campione delle manette, Di Pietro. Quindi non da solo ma, quel che è peggio, male accompagnato". Secondo problema di Veltroni, dice Berlusconi, "aveva promesso: romperò con la sinistra estrema, quella che ancora vuole chiamarsi, con orgoglio, comunista. E invece si è alleato con loro in tutte le elezioni amministrative, dimostrando di non voler rompere con il passato". Berlusconi evidenzia, poi, una terza promessa disattesa dall'ex sindaco di Roma: "aveva promesso che il Pd sarebbe stato un partito nuovo con una nuova classe dirigente - spiega il Cavaliere - e invece quando ha presentato le liste si è visto che portano in posizione privilegiata tutti i ministri, i viceministri, i sottosegretari del governo Prodi, tutta la vecchia nomenclatura del Partito comunista". Insomma, "tre promesse, tre finte, tre impegni mancati, tre delusioni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Verso le urne: ecco i "partiti". Ovvero quelli che hanno cambiato casacca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Verso le urne: ecco i "partiti". Ovvero quelli che hanno cambiato casacca Posted By filippomaria_battaglia On 18/3/2008 @ 17:12 In Apertura#3 | No Comments Dal Pd al Pdl e viceversa, senza colpo ferire. Mai come in questa vigilia di voto, tra aspiranti deputati e senatori uscenti, la pattuglia di chi ha cambiato casacca è stata così folta e composita. E soprattutto trasversale, formando nel Parlamento un gruppo che, quanto a numeri, ha ben poco da invidiare a quelli dei partiti in gara per la tornata di aprile. Nelle liste del [1] Popolo della Libertà hanno ad esempio trovato spazio alcuni dei moderati scontenti del ruolo (e della visibilità) lasciatagli dai democratici guidati da Veltroni. A partire da [2] Lamberto Dini, che al Pd a dire il vero non aveva aderito mai. Ministro del Tesoro nel primo governo Berlusconi, poi premier di transizione voluto dal Presidente Scalfaro, poi segretario di Rinnovamento italiano (confluì nella Margherita nel 2001), già sostenitore dei governi Prodi ('96), D'Alema ('98) e Amato (di cui è stato ministro degli Esteri, fino al 2001). Da ultimo, dopo la creazione del nuovo gruppo, i [3] Liberaldemocratici e dopo la caduta del secondo esecutivo Prodi, rieccolo nel centrodestra, sciolto nel [4] nuovo progetto di Silvio Berlusconi. La trasmigrazione ha riguardato, tra gli altri, anche [5] Carlo Giovanardi, ex ministro dei Rapporti con il Parlamento, che ha abbandonato l'Udc per approdare, con i suoi [6] Popolari Liberali, al Pdl. Percorso contrario di Ferdinando Adornato che ha fatto la scelta opposta: dalle fila dei l[7] iberal (con tanto di fondazione e quotidiano) di FI ai centristi di Pier Ferdinando Casini. Ma il centrosinistra non è messo meglio. La reception del loft di Veltroni ha accolto tra le sue larghe braccia [8] il dissidente dell'Udeur Nuccio Cusumano che tentò di salvare il governo Prodi dissociandosi dalla linea di Mastella e compagni. [9] Per quella scelta ricevette insulti e oltraggi, ma adesso incassa un posto abbastanza sicuro per il Senato (è candidato al decimo posto in Sicilia). Il più feroce dei suoi oppositori, [10] Tommaso Barbato, anche lui ex Udeur, colpevole di un'aggresione (con sputo vero o presunto che fosse) nei confronti dell'ex compagno di partito, ha trovato ora asilo nell'[11] Mpa di Raffaele Lombardo, in lista anche lui per uno scranno a Palazzo Madama. Sempre tra gli autonomisti siciliani è passato anche il [12] deputato uscente [13] Ferdinando Latteri (foto sopra), chirurgo e già rettore dell'Università di Catania[14] . Dopo un trascorso "azzurro" nel partito di Berlusconi, qualche anno fa era approdato alla Margherita, candidandosi anche alle primarie per la presidenza della Regione Sicilia (perdendo, contro Rita Borsellino). Ha aderito al Partito Democratico (di cui è stato Presidente della Commissione Statuto nell'isola) ed ora, dopo il "niet" di Veltroni , è finito sotto le insegne di Lombardo: correrà candidato alla Camera in entrambe le circoscrizioni isolane. Ma il punto più significativo l'ha forse raggiunto Mimmo Russo, consigliere comunale palermtiano in corsa alle prossime elezioni regionali. In alcuni manifesti il suo volto compare con il simbolo di An, in altri con quello dell'Mpa. Un errore di un tipografo distratto? Niente affatto. Semplicemente, il passaggio da un partito all'altro è stato così repentino da cogliere di sorpresa tutti, stamperia compresa. Così, il poco tempo a disposizione non è stato sufficiente a coprire coi nuovi simboli i vecchi manifesti.

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La battaglia del Nord (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Famiglia Cristiana" del 18-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di Guglielmo Nardocci foto Giuliani POLITICA VELTRONI, BERLUSCONI E LA QUESTIONE SETTENTRIONALE LA BATTAGLIA DEL NORD La sfida decisiva in vista delle elezioni si gioca qui, dove gli imprenditori chiedono meno burocrazia e più coraggio. E proprio qui il leader del Pd va all'attacco. Pensioni, ripresa economica, prezzi e salari. Di tutto, di più. Dai salotti ai comizi, fino ai cenacoli molto "in" come quello che ogni anno la Confcommercio organizza a Cernobbio. Berlusconi e Veltroni giocano nel Nord la battaglia decisiva, con il sindaco di Roma all'attacco nelle zone dove il suo avversario si sente più forte e più tranquillo. Quando, alla fine di questa settimana, il pullman del sindaco di Roma volgerà la prua verso le regioni meridionali, gli indicatori dei vari istituti di sondaggio ci diranno se avrà strappato qualcosa all'avversario, abbastanza da venirne lanciato verso l'ultimo scorcio di campagna elettorale, oppure se le distanze dal Cavaliere di Arcore resteranno immutate in questa Italia che dibatte da anni la questione del Nord, avendo derubricato a semplice problema inesistente il Meridione. "E per forza si parla della questione del Nord, quella del Sud è bella e risolta perché l'intero Meridione è nelle mani delle varie mafie, come ha ben documentato Saviano nel suo libro Gomorra, lì lo Stato non c'è più. Ma attenzione, le mafie hanno capito molto meglio dei nostri governanti che in Europa e nel mondo non si va con il tricolore, ma come italiani. L'internazionalizzazione del sistema criminale è da manuale". È sempre provocatorio Piero Bassetti - uno dei pochi intellettuali politici italiani ad aver scavato a fondo la questione dell'unità nazionale: "Che non c'è più e sarebbe meglio ce ne rendessimo conto. La spazzatura di Napoli è colpa dello Stato; 150 anni fa Napoli era capitale, faceva le prime ferrovie, grande scuola giuridica, città internazionale. Guardate ora cos'è. Hanno dovuto mandare l'esercito e l'ex capo della polizia. Gli inglesi, sempre avanti a tutti, vanno in Europa e nel mondo in modo articolato: inglesi, scozzesi, gallesi, irlandesi". In questa foto e nella precedente due momenti dell'apertura della campagna elettorale del leader del Popolo della libertà Silvio Berlusconi a Milano. Una straordinaria creatività Veneti, lombardi, emiliani, piemontesi. Mariano Magnabosco, vicentino, ex presidente nazionale del Consiglio dei periti industriali, un sospetto che Bassetti abbia ragione ce l'ha, avendo passato più di trent'anni della sua vita a fare il consulente delle imprese che nel Veneto ormai sono migliaia e quasi tutte proiettate su tutti i mercati del mondo: "Quello che c'è qui lo abbiamo creato dal dopoguerra in poi, tirando fuori doti di creatività che neanche noi sapevamo di avere. La maggior parte dei nostri imprenditori è assai diffidente verso la capacità dello Stato di dare risposte. Sarà forse per la grande tradizione cattolica di queste parti che ci ha insegnato che lo Stato organizza le tasse, non le condizioni di lavoro e di impresa. Io non credo che qui il messaggio di Veltroni riuscirà a sedurre più di tanto. C'è molta diffidenza. Un imprenditore che si avvale della mia consulenza stava costruendo il secondo capannone, ma pur avendo avuto le autorizzazioni è fermo da due anni perché non si è fidato del Governo di Centrosinistra". Giuseppe Trabucchi, invece, prototipo di un Nord poliedrico essendo al tempo stesso sindaco di Illasi, un centro agricolo del Veronese, avvocato a Padova, professore universitario a Verona e produttore di un Amarone leggendario in Valpolicella, vede in Berlusconi "un politico che alla fine frena perché fa solo l'illusionista. L'abbiamo già provato per cinque anni. La destra non ha il coraggio delle sfide e qui è forte perché trova una sinistra poco incline ad ascoltare la piccola e media impresa. Ma vince pure perché non sfida la pigrizia dei veneti. Il veneto non analizza il problema, guarda i suoi interessi e quando alza la testa dalle cose che fa, perché qualcuno gli dice che c'è criminalità, reagisce così: "Se non siamo sicuri allora votiamo la destra". Io, invece, faccio la rivoluzione; da sindaco vado a spiegare che un fabbricato costruito in sicurezza conviene al proprietario. Ma loro niente. Spingo a investire sulla qualità, perché sennò i cinesi ci vincono". In questa foto e nella precedente la tappa di Vicenza nel viaggio del pullman del candidato premier del Partito democratico Walter Veltroni. Decisioni più veloci "Io faccio il sindaco perché la rivoluzione si fa dentro le istituzioni dettando regole che sprovincializzano, fanno capire che la convenienza è altrove da quello che pensavano". Folletto geniale e creativo, Trabucchi ha vinto nel suo Comune con il Centrosinistra, e non gli pare poco. Almeno finché dura. Arialdo Mecucci, imprenditore. Arialdo Mecucci, 58 anni, la moglie Orazia sindaco di Solferino della Battaglia, il percorso dal Belpaese verso i mercati globali l'ha fatto in due tappe. Prima è emigrato in Lombardia dal Lazio con un diploma di geometra in mano, poi è andato a far la gavetta nelle strade infuocate dell'Arabia Saudita. Ha imparato la lezione e ora è proprietario di tre fabbriche. "Sto qui, in Europa e nel mondo. E se mi dicono italiano, sì sono italiano. Produco segnaletica per strade mica spaghetti e mandolini! Dalla politica mi aspetto decisioni più celeri, meno burocrazia, meno "melina". Questa legge elettorale di certo non aiuta, perché se davvero c'è il rischio di un altro pareggio, sarebbe davvero triste. Ma noi ci siamo, sono i Governi che passano". Giuseppe Trabucchi, sindaco di Illasi. Piero Magliozzi, quarant'anni, la moglie Stefania direttore finanziario di una grande società di trasporti, è un altro di quelli che è transitato con facilità dal lavoro dipendente a socio di impresa: "Al Nord succede, non c'è uno stress mentale particolare. Io guardo alla politica con attenzione, non eccessiva, ma sono interessato, anche se per la verità non ho ancora deciso da che parte stare. Mi è piaciuto, comunque, il gesto di Veltroni di rischiare da solo senza il condizionamento della sinistra estrema. In un mondo così asfittico, un gesto così qualche significato ce l'ha. Insomma, c'è qualcuno che è disposto a rischiare senza paracadute ed è possibile che dietro uno stimolo così si muova la generazione che fino a ora è rimasta fuori dalle leve di comando".

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