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Veltroni
deve muovere la campagna. Attacco alla casta
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
IL PROGRAMMA
PER ROMA Veltroni deve muovere la campagna. Attacco alla casta In Piemonte
Walter Veltroni arriva al giro di boa del suo bustour e a Novara attacca la
casta: "In Italia ci sono i salari più bassi e gli stipendi dei
parlamentari più alti d'Europa. Dobbiamo uniformare il livello delle
retribuzioni di deputati e senatori a quello degli altri paesi europei"
[FIRMA]STEFANO
LEPRI ROMA Una carta nuova se l'è giocata subito, stipendi più b
( da "Stampa,
La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
consigliere
di Veltroni - ma intanto ricordo che nel programma già presentato qualcosa per
i pensionati già c'era, il superamento del divieto di cumulo tra pensione e
salario. Berlusconi continua a dire che il nostro programma è copiato dal loro,
poi dice che rimette lo "scalone", dopo ancora fa marcia indietro.
Veltroni:
così il Pd vuole rivalutare le pensioni basse
( da "Stampa,
La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi ha
solo ripetuto il rito già visto della scrivania da Vespa e ora affida più alle
folle del Palalido e alla tecnica "call and response" dei grandi
concerti, che alle riprese patinate. Veltroni sembra impegnatissimo nel suo
tour porta a porta, ma inteso non in senso "vespesco", ma di reale
incontro con l'elettorato nel suo giro d'
[FIRMA]BEPPE
MINELLO Le bandiere del Tibet per accogliere Walter Veltroni. La tappa torinese
del ( da "Stampa, La"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La giornata
di Veltroni, dopo le tappe di Verbania, Novara e Alessandria di ieri, prevede
la mattinata ad Aosta e il pomeriggio prima a Biella e poi a Vercelli. A
Torino, Veltroni troverà davanti al palco un vecchio amico come l'operaio
Maviglia e la sua famiglia che lo ospitarono a pranzo quando, nell'autunno
scorso,
Ad
aspettarlo anche Paolo Beldì ( da "Stampa, La"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma cosa vi
aspettate da Veltroni? "Una politica in favore dei giovani e coerenza col
suo programma. Un dialogo con Berlusconi? Perchè no ma è auspicabile che dalle
elezioni esca chiaramente un vincitore". Alessandro Giordano è un guru
della politica novarese. Come vive questo momento?
Tibet,
Resistenza e i danni del Ciarra ( da "Stampa, La"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni. Sono le 11 e tre minuti quando il pullman verde sfila in corso Mameli
davanti a piazza Ranzoni. Il leader del Partito democratico raggiunge il palco,
che dà le spalle a via San Vittore, tagliando in due la piazza. Un bagno di
folla (un migliaio di persone) per una giornata ancora lunga, che lo porterà
poi a Novara e Alessandria.
"Il
socialismo non è morto" ( da "Stampa, La"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi) e
a sinistra (Pd e Veltroni), accusandoli di voler oscurare la voce socialista,
con, i primi, di dire le stesse cose del '94 e del '96, e, i secondi, di
immaginare un paese che non esiste, del "volemose bene". La platea si
scalda con un convinto applauso quando l'ex Ds ricorda il "No" detto
da Boselli a Veltroni alla richiesta di sciogliere il partito per entrare a far
Veltroni:
meno soldi ai parlamentari per allineare gli stipendi all'europa - paolo
griseri ( da "Repubblica, La"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il teodem
Luigi Bobba segnala a Veltroni "i sondaggi sul voto cattolico" che
non sono incoraggianti per il Pd se metà dei praticanti preferisce Berlusconi.
"Si tratta- sostiene Bobba - di non avere paura dell'identità". Ma
sul rapporto con i cattolici Veltroni manda avanti il suo vice, Dario
Franceschini, che nel pomeriggio incontra a Genova il presidente della Cei,
"rialzati
italia" lo slogan più conosciuto "si può fare" ha il gradimento
maggiore - francesco bei ( da "Repubblica, La"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
si dicono
coinvolti nella competizione Parallelismo tra Berlusconi e Veltroni: l'appeal
cresce e poi cala nettamente FRANCESCO BEI ROMA - Il berlusconiano
"Rialzati Italia" è lo slogan più conosciuto, ma il veltroniano
"Si può fare" lo batte in gradimento. In ogni caso nessuna delle due
campagne elettorali scalda troppo i cuori, riuscendo "molto" gradita
ad appena un terzo dell'
"dopo
il voto ripensiamo alle alleanze nelle giunte" - simona savoldi
( da "Repubblica,
La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
degli
elettori indecisi e di coloro che non vogliono votare né Veltroni, né
Berlusconi. I socialisti non moriranno come vuole il Pd". Più che contro
il Pdl, è verso il Partito democratico che i candidati del partito socialista
rivolgono le accuse più pesanti. "La candidatura dell'operaio della
Thyssen - precisa Bonino - è un'operazione di sciacallaggio politico che va
denunciato.
Veltroni
raccoglie applausi nelle province "diffidenti" - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
raccoglie applausi nelle province "diffidenti" E il pullman del Pd
oggi arriva in piazza Castello A Novara una firma sulla tesi La Destra
"collabora" ad Alessandria PAOLO GRISERI DAL NOSTRO INVIATO
ALESSANDRIA, - Oltre seimila persone nel Piemonte più diffidente verso il
centrosinistra, quelle province fuori Torino che spesso accusano il capoluogo
regionale di autoreferenzialità.
"maggiore
tutela per i master solo così si evitano le fughe"
( da "Repubblica,
La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
A Veltroni
poi chiedo qualche cosa di più: l'Italia è un paese che ha bisogno di ritrovare
fiducia in se stesso e nel futuro e, in questa campagna elettorale, con
Berlusconi nell'inedita veste dell'iperrealista, c'è bisogno di qualcuno che
sappia spendere parole di speranza, certo non velleitarie, ma concrete".
Politiche,
i big che rischiano il posto - massimo lorello
( da "Repubblica,
La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il Pdl di
Berlusconi e Fini conquisterebbe il 40 per cento delle preferenze da mettere
assieme all'11 per cento dell'Mpa in crescita costante. Il Pd di Veltroni si
attesterebbe al 27-28 per cento con Idv al 3 per cento. L'Udc otterrebbe 9
punti percentuali, la Sinistra arcobaleno 6 e La Destra 2,5.
Franceschini,
sacro e profano "qui si può vincere davvero" - wanda valli
( da "Repubblica,
La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
vice
segretario del Pd di Veltroni. Una giornata suddivisa tra il "sacro",
l'incontro in Curia con l'arcivescovo di Genova e segretario della Cei, il
cardinale Angelo Bagnasco Pd, "il profano", nel senso del popolo del
centrosinistra che Franceschini incontra alle cinque del pomeriggio in piazza
Petrella, a Certosa e poi alla Spezia in serata.
Angius:
"il voto utile è socialista"
( da "Repubblica,
La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
pantomima
Veltroni-Berlusconi: non si è mai visto al mondo un leader che si presenta agli
elettori e dice "io sono il più bravo, votate me, però se non votate me
votate per il mio avversario": Via, cerchiamo di essere seri". E solo
uno squallido gioco delle parti, sostiene Angius: "Il voto è sempre libero
e proprio perché è libero molti decideranno di votare il partito
socialista"
LETTERA
APERTA ( da "Giornale.it, Il"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ho letto il
tuo articolo relativo alle missioni militari italiane all'estero, quanto ha
detto in proposito Silvio Berlusconi e anche, sulla linea del nostro ministro
degli Esteri, il leader del Partito democratico Walter Veltroni. E ti debbo
dire che io sono parzialmente, ma solo molto parzialmente, d'accordo con te: e
cioè solo su nostro ritiro dal Libano.
Veltroni:
in Italia i salari più bassi e le indennità più alte, e non va bene
Dall'Alitalia alle pensioni sono divisi su tutto: ecco il vero programma del
Pdl ( da "Unita, L'"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del "Giù gli stipendi dei parlamentari"
Veltroni: in Italia i salari più bassi e le indennità più alte, e non va bene
Dall'Alitalia alle pensioni sono divisi su tutto: ecco il vero programma del
Pdl Da Veltroni, nel suo tour elettorale in Piemonte, arriva uno stop netto ai
costi, troppo alti, della politica.
Onda
Pd, in un mese recuperati 12 punti Dal 5 febbraio ad oggi. E nei sondaggi il
Pdl continua a frenare ( da "Unita, L'"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
prima che
fosse proposta la candidatura di Walter Veltroni a segretario, attorno al 21%.
Pochi giorni dopo, il 30 ottobre, entrambi gli elementi (il partito nuovo e la
presenza di Veltroni alla guida) erano fotografati da Swg. Tra quattro
aspiranti premier (Berlusconi, Fini, Prodi e Veltroni), erano l'allora
presidente di An e il segretario del Pd a ricevere una maggiore fiducia (
Stringere
la cinghia, per primi i parlamentari Veltroni: non è giusto avere i salari più
bassi d'Europa e i politici più pagati, serve sobrietà
( da "Unita,
L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dice Veltroni
parlando, senza nominarlo ovviamente, di Berlusconi. Il leader del Pd cita
"tre fatti delle ultime 72 ore", su cui, dice, "questi nostri
avversari, scivolati, anzi schizzati a destra, hanno idee molto diverse tra
loro: pensioni, con Berlusconi che ripesca il progetto Maroni ma viene stoppato
da Maroni,
La
campagna elettorale in tempi di magra
( da "Repubblica,
La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
A parte il
pullman di Veltroni e le uscite tv di Berlusconi, insomma a parte quello che
sembra fatto apposta solo per la televisione, esiste ancora il "contatto
con la gente"? Ricordo manifesti in strada, volantini nelle cassette della
posta, cene per sostenere il tal candidato e palchi in piazza.
CANDIDATI
GAY. Tanti nomi, poche certezze ( da "Unita, L'"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
eleggibile in
caso di vittoria di Veltroni alla Camera, cioè solo nel caso in cui scatti il
premio di maggioranza per la coalizione PD-Italia del Valori", Benedino
ringrazia i giovani. La raccolta di firme c'è stata anche nel suo caso, ma
questa volta pro e non contro: "Un fatto inedito, perchè sul mio nome c'è
stata la convergenza di ragazze e ragazzi molto differenti tra loro,
Ma
sì, vigiliamo contro i brogli Prevenire è meglio di curare... Cara Unità,
( da "Unita,
L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E agli
antipodi sono i due principali candidati, Veltroni e Berlusconi. Tutto ciò
molto positivo, a mio parere. Non ci sono equivoci di sorta: se vince il Pd
vince una certa idea di Paese, di vita, di stile. Se vince Berlusconi, vince
tutt'altra idea. In queste settimane non ho sentito mezza battutaccia da parte
di Veltroni.
Alitalia,
pensioni, Libano Tutti contro tutti nel Pdl
( da "Unita,
L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dentro al
neonato Popolo della Libertà sono "divisi su tutto", avverte
Veltroni. Dall'uscita di Martino sulla missione in Libano alle pensioni fino
alla vendita dell'Alitalia. È la questione all'ordine del giorno: la Lega, per
difendere l'hub di Malpensa, boccia le condizioni poste da Air France per
l'acquisto di Alitalia.
Il
ciarpame di Ciarra e le lezioni di Santanchè
( da "Unita,
L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
contrapposta
a Berlusconi che è "un nanetto", Walter Veltroni che è
"finto", a Bertinotti "coerente" e a Casini
"democristiano" impegnata a difendere a modo suo il pur sacrosanto
concetto che il corpo di una donna non può essere merce di scambio. La linea
del ragionamento della signora va diretto al tema.
Tra
brogli e brogliacci entusiasmo alle stelle
( da "Unita,
L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dove viene
violata la par condicio svuotandola di significato,dai due contenitori di
Berlusconi e Veltroni". Ebbene, sto dalla parte di Casini. Che non sta più
dalla parte di Berlusconi. Quando stava dalla parte di Berlusconi, per lui la
par condicio non era poi un gran problema. Non capisco: dov'è il trucco?.
Arcigay
invita a pranzo Veltroni e Berlusconi
( da "Unita,
L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
del Arcigay
invita a pranzo Veltroni e Berlusconi Indovina chi viene a pranzo? Veltroni e
Berlusconi, i leader dei due maggiori partiti in competizione, ha deciso di
invitarli, uno alla volta, l'Arcigay perchè "non abbiamo ancora avuto il
piacere di sapere se questi due soggetti affronteranno davvero e con decisione
la questione dei diritti civili e di libertà delle persone lgbt"
Così
cambia la politica ai tempi di internet - roberto zarriello
( da "Repubblica,
La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Non siamo né
con Veltroni, né con Berlusconi, siamo per una politica che abbia l'obiettivo
di risolvere i problemi reali della gente. Il resto sono solo
chiacchiere". Dal forum Bari Live (http://barilive. forumcommunity. net)
si leva un coro di protesta contro "la politica che è sempre uguale".
Terrorismo,
vertice al viminale allerta per pasqua ed elezioni - liana milella
( da "Repubblica,
La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dopo
Berlusconi e Veltroni), quello dell'Idv Di Pietro, la Sinistra Arcobaleno,
l'Unione democratica dei consumatori di Manzione e Bordon. Di Pietro minaccia
perfino "una denuncia per palese omissione d'atti d'ufficio" se
l'Authority per le telecomunicazioni, al suo secondo richiamo, non farà rispettare
gli spazi che oggi sarebbero egemonizzati solo dai leadaer di Pdl e Pd.
La
Santanchè: boicottiamo la Cina per aiutare il Tibet
( da "Corriere
della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
boicottiamo
la Cina per aiutare il Tibet "Se Veltroni e Berlusconi non hanno il
coraggio di parlare, lo faremo noi: boicottiamo le Olimpiadi". Daniela
Santanchè, candidata premier della Destra, ieri ha manifestato di fronte alla
Bank of China di via Santa Margherita contro lo "scempio dei diritti
umani" che si sta svolgendo in Tibet.
<Piazze
piene solo con noi> Comizi, sfida tra Pd e Pdl
( da "Corriere
della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dopo la
partecipata tre giorni lombarda di Walter Veltroni alla fine della scorsa
settimana e le contemporanee iniziative pubbliche di Silvio Berlusconi, tra i
due schieramenti maggiori cominciano a scoccare le scintille. Con il
centrosinistra a dover dimostrare che qualcosa è cambiato, e il centrodestra a
dover difendere la sua roccaforte.
L'anello
mancante tra il '68 e oggi ( da "Manifesto, Il"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
elettorale e
dalla prospettiva di accordo post-elettorale fra Veltroni e Berlusconi, al più
ampio sfondo del passaggio dal modello della sovranità a quello della
governamentalità che accompagna la trasformazione della politica moderna (e
relative concezioni della rappresentanza e del conflitto) nella bio-politica
contemporanea.
Lettere@ilmanifesto.it
( da "Manifesto,
Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Fini e Silvio
Berlusconi dovrebbero saperne qualcosa per esperienza diretta e pronunciarsi
nel merito, nel caso si ripetessero eventi del genere; e Walter Veltroni non
può cavarsela con un generico "Voltiamo pagina" o peggio
"Volemose bene". Franco Ajmar, Genova "Cacho" Caselli
rettifica Sul giornale del 13 marzo è stato pubblicato un articolo a firma di
Eleonora Martini intitolato:
Una
crisi nel vuoto ( da "Manifesto, Il"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi)
l'Ici sulla prima casa, si può ridurre (Veltroni) la pressione fiscale ai
lavoratori dipendenti. Ma è inutile se dalla crisi attuale non si matura
un'ipotesi "riformista": questo mondo com'è, è destinato ad andare
sempre peggio se non si mettono al primo posto i bisogni fondamentali dei più e
non si rilancia un'
Ma
la femmina ( da "Manifesto, Il"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E Berlusconi?
"Alcune cose che fa mi piacciono, altre meno. Come Veltroni del
resto". Ecco, è lei la candidata perfetta, ma questa volta finisce in
taglio basso per rispetto alla nuova "precaria" del Pd. Si chiama
Valentina Mercandel, bella, bionda, acconciatura birichina da maschietto:
"La nostra Sharon Stone",
Contro
il duopolio ( da "Manifesto, Il"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che corre
alle prossime elezioni alletato con il Pd di Veltroni, era accusato da un ex
iscritto del suo partito, Mario Di Domenico, di essersi appropriato di oltre 20
milioni di euro di fondi pubblici, ma già il pm aveva ravvisato l'assenza di
fatti penalmente rilevanti e aveva chiesto l'archiviazione.
<Così
addio Nord> Il gelo di Veltroni con il governo
( da "Corriere
della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni con
il governo ROMA - Il conto di Alitalia è salatissimo e nessuno vuol pagarlo in
campagna elettorale. Se potessero, Berlusconi e Veltroni lascerebbero a Prodi
il compito di pagar dazio. Ma sarà impossibile per entrambi tenersi fuori dalla
mischia, perché stavolta il capo del Pd non potrà prendere le distanze dalla
decisione del governo di vendere la compagnia ad Air France,
Quel
filo rosso tra Veltroni e Marchionne
( da "Manifesto,
Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e
Marchionne si sono già sentiti telefonicamente, c'è feeling sulle cose italiane
come sull'America, stella polare del Partito democratico (italiano). Hanno le
stesse antipatie per Silvio Berlusconi e per George Bush. Marchionne non
sopporta il Cavaliere, "non avrei mai fatto una simile battuta con la
precaria",
Cattolici
scettici sul Pd Binetti: colpa dei radicali
( da "Manifesto,
Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
chiaro che la
figura di Veltroni incontra fra i laici un consenso maggiore di Berlusconi. Per
questo dobbiamo subito offrire segnali forti e chiari sui valori che ci stanno
a cuore, quelli cattolici. Non dobbiamo rischiare di trovarci scoperti".
In sintesi, ieri la notizia era questa: secondo la Demos di Ilvo Diamanti il
50,
A
Napoli rifiuti nell'urna E il Pd rischia il tracollo
( da "Manifesto,
Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se solo
Veltroni fosse riuscito a portare Roberto Saviano nelle sue fila, ora ci
sarebbe stato tutt'altro clima e un "botto" di voti in arrivo. Ma lo
scrittore ha garbatamente rifiutato, o perché crede veramente nella sua
"missione" o perché scendendo nell'agone politico non sarebbe stato
più credibile.
Badescu:
mi voleva Rutelli. Ma dopo Ceausescu mai a sinistra
( da "Corriere
della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E poi se
pensiamo a Veltroni... ". Se pensiamo a Veltroni? "Ricordiamo come ha
trattato i rumeni in novembre per quella brutta storia di omicidio. Ha
scatenato una vera campagna d'odio". Lei che mestiere fa? "Bah, so
cantare, ballare o recitare: direi che sono un'attrice".
Di
FABIO ROSSI Era stato il colpo a sorpresa di Silvio Berlusconi nella campagna
elettorale d ( da "Messaggero, Il"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Di FABIO
ROSSI Era stato il colpo a sorpresa di Silvio Berlusconi nella campagna
elettorale del 2006. Ora, per il Popolo della libertà, l'abolizione dell'Ici è
diventata una priorità assoluta, quasi un tormentone. "Finora sono state
applicate da Veltroni miserevoli riduzioni: noi puntiamo all'abolizione totale
dell'Ici sulla prima casa", ribadisce Gianni Alemanno.
Assedio
Action da Berlusconi È polemica ( da "Corriere della Sera"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
REDAZIONALE
Via Plebiscito Assedio Action da Berlusconi è polemica Una cinquantina di
manifestanti di Action ha dato vita ad una protesta sotto la residenza di
Berlusconi: le donne si sono vestite da spose, contro le frasi del leader del
Pdl sulla precarietà. Dopo il sit-in, la polemica: "Rutelli e Veltroni
prendano le distanze", hanno detto i vertici di Forza Italia. A PAGINA 5.
Action:
spose precarie sotto casa Berlusconi
( da "Corriere
della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
da Berlusconi
sono arrivate esternazioni medievali, è un candidato ridicolo". Il sit-in,
però, ha scatenato la polemica politica. Antonio Tajani, presidente degli
eurodeputati di Forza Italia, ha attaccato: "Rutelli e Veltroni abbiano il
coraggio di prendere le distanze dai loro alleati di Action, che con le loro
manifestazioni intolleranti cercano di alimentare lo scontro.
Casini:
finita per sempre la stagione del Cavaliere
( da "Corriere
della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
condicio e lo
sfacciato favoritismo di cui godono Veltroni e Berlusconi". Quando al quarto
figlio in arrivo, che sarà maschio dopo tre femmine, Casini ha spiegato a
Vanity Fair di sentirsi "un po fragile perché ho già 52 anni". La
figlia diciottenne, dice, "voterà per me". "La seconda - quella
fidanzata con "un ragazzo di sinistra" - per fortuna, non vota: così
non rischio delusioni"
Bonaiuti:
Veltroni copia tutto ( da "Corriere della Sera"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
BREVI
Bonaiuti: Veltroni copia tutto Il programma "Per forza Veltroni definisce
il nostro linguaggio come già visto- attacca Paolo Bonaiuti, portavoce di
Berlusconi -. Lo può ben dire lui che si è letto e riletto punto per punto il
programma del Pdl e poi lo ha ricopiato diligentemente cercando, purtroppo, di
spacciarlo per proprio,
Segue
alitalia ( da "Riformista, Il"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni è stato
il primo, nei mesi scorsi a pronunciarsi nettamente per la soluzione Air
France. Ma proprio la consapevolezza, a Parigi, che la privatizzazione cade in
un vuoto di governo e che né Berlusconi, né il candidato premier Pd se la
vogliono trovare fra le mani, con il nuovo governo, deve aver ispirato la
pesante revisione in peggio dell'
Targetti
1 il simposio organizzato dalla fondazione
( da "Riformista,
Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
berlusconismo.
Veltroni predica la necessità di una comprensione che va oltre i paradigmi
della modernità. E scambiano questa certezza per fragilità L'Osservatorio
sull'architettura della Fondazione Targetti in questi anni ha fatto un grande
lavoro di promozione di questa disciplina ed è interessante valutare il
percorso che è stato seguito sino a questo incontro di oggi dedicato
Aut
aut altrimenti meglio restare governatore in lombardia
( da "Riformista,
Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Walter Veltroni, rappresentano tutti segnali negativi, di instabilità, che di
certo non incoraggiano l'abbandono della presidenza della regione più
efficiente e ricca d'Italia. Quindi le esternazioni del Cavaliere, il quale in
caso di vittoria assicura quattro donne ministro e al contempo conferma il
rispetto della legge emanata dal precedente governo di centrosinistra
War
room i ruoli tra i due sembrano invertiti
( da "Riformista,
Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
scenografo
ufficiale della nuova stagione del Pd veltroniano. Malfatto aveva esordito al
Lingotto di Torino. Per la campagna elettorale, ha avuto da Veltroni poche
regole d'ingaggio. Una su tutte: prendere "l'Italia", lasciata da
Berlusconi (che invece punta sul "popolo"). "Nelle nostre
scenografie - spiega - valorizziamo soprattutto alcuni elementi: il colore
verde,
ROMA
- Veltroni chiede di abbassare i costi della politica, lanciando un chiaro
monito contr ( da "Messaggero, Il"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con Veltroni,
i parlamentari che hanno messo a punto il nuovo piano, Morando e Tonini. Una
grande folla si è assiepata nei teatri e nelle piazze del Piemonte, ma il
leghista Calderoli ha lanciato una frecciata, dicendo che Veltroni "ha una
tal nostalgia di Roma che, anche quando viene al Nord, si porta le comparse di
Cinecittà a fare le truppe cammellate"
ROMA
- Le istituzioni italiane sono le più costose in Europa. Gli stipendi d
( da "Messaggero,
Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La
particolarità semmai è che a sollevare la questione dei costi della politica
sia stato Walter Veltroni. Fin qui il "vecchio" centrosinistra
sembrava il bersaglio principale dell'antipolitica, ma la strategia del leader
Pd punta esattamente a strappare il vessillo del "nuovo" a
Berlusconi. E la sortita di ieri sugli stipendi dei parlamentari sarà presto
seguita da una proposta.
L'Ici?
Occorre cancellarla ( da "Giornale.it, Il"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Finora
sono state fatte da Veltroni delle riduzioni miserevoli dell'Ici, noi invece
puntiamo all'abolizione. Berlusconi ha preso l'impegno che il primo Cdm del
nuovo governo azzererà l'Ici sulla prima casa e aumenterà quella sulle case
sfitte". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
MENO
ALBERGHI, PIÙ PIAZZE ( da "Giornale.it, Il"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nella pancia
di Certosa, quartiere col cuore rosso, ha lasciato da parte il bon ton
veltroniano nei confronti di Berlusconi per rassicurare la platea che,
comunque, Silvio è brutto e cattivo e che non ha la statura politica (...) ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Governare
ora è la sfida più difficile ( da "Giornale.it, Il"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come Veltroni
dice, "partito unico" capace di decidere chi partecipa al potere e
chi non vi partecipa. Il potere è quello che conta, la società è quella che
segue, la nazione è un'idea come la bandiera . Sarebbe tentante lasciare alla
sinistra quello che tanto la tenta, il potere, per darle quella che essa
aborra,
Falso
mito: Nord Est ammaliato da Walter
( da "Giornale.it,
Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
berlusconiano,
però sarebbe nato un feeling, un'affinità elettiva (elettorale) fra Veltroni e
il popolo degli imprenditori piccoli, medi a anche grandi, la schiera della
"partita Iva", insomma fra il trasformista del Pd e i fabbricatori di
ricchezza fin qui tacciati, dal centrosinistra, di egoismo e aridità fiscale.
La
più anziana ( da "Giornale.it, Il"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Gioco della
torre, chi butta giù: Veltroni o D'Alema? "Veltroni". Aldo Moro o
Enrico Berlinguer? "Mi piacevano entrambi ma butto Moro". Don Camillo
o Peppone? "Butto Peppone". Berlusconi o Bossi?
"Berlusconi". Fini o Storace? "Fini". Isola deserta, con
chi ci va: Napolitano o Paul Newman?
Il
più giovane ( da "Giornale.it, Il"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Gioco della
torre, chi butta giù: Walter Veltroni o Massimo D'Alema? "O Madonna santa.
Veltroni è il segretario, D'Alema è l'emblema. Mi butto io". Aldo Moro o
Enrico Berlinguer? "Moro... Eh, lo so, ma Berlinguer è Berlinguer".
Don Camillo o Peppone? "Don Camillo". Silvio Berlusconi o Umberto
Bossi?
Scommesse
e sondaggi Veltroni perde punti Berlusconi ne guadagna
( da "Giornale.it,
Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
18 pagina 7
Scommesse e sondaggi Veltroni perde punti Berlusconi ne guadagna di Adalberto
Signore I bookmaker: il Cavaliere ha il 78,9% di probabilità di vincere, il Pd
solo il 21,1% da Roma Altro che sondaggi. Se i bookmakers di Piccadilly Circus
e Trafalgar Square lo davano vincente prima al 68% e ora addirittura al 78,9
vuol dire che con ogni probabilità c'
<Io,
musulmano silurato Il Pd parla di immigrati ma segue logiche tribali>
( da "Giornale.it,
Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Eppure è
stato escluso dalle liste di Walter Veltroni: niente ricandidatura. "La
mia non è una delusione individuale, non riguarda la mia persona. Nel Pd non
c'è un solo candidato che sia rappresentativo del mondo islamico o di qualsiasi
altra cultura o religione. Questa decisione è uno schiaffo all'Islam e alla
questione dell'immigrazione.
Veltroni:"Salari
bassi, eccetto quelli dei Parlamentari"
( da "Giornal.it"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
parlato per circa un'ora, in modo pacato e riflessivo, omettendo quasi sempre
il nome di Berlusconi e chiamandolo semplicemente "il principale esponente
dello schieramento avversario". Al termine del suo discorso si è
intrattenuto ancora sul palco con i candidati locali e ha pazientemente firmato
i depliant colorati di un pubblico ansioso di avvicinarlo.
Levata
di scudi crociati ( da "Manifesto, Il"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che corre
alle prossime elezioni alletato con il Pd di Veltroni, era accusato da un ex
iscritto del suo partito, Mario Di Domenico, di essersi appropriato di oltre 20
milioni di euro di fondi pubblici, ma già il pm aveva ravvisato l'assenza di
fatti penalmente rilevanti e aveva chiesto l'archiviazione.
Un
po' Veltroni ma anche un po' Grillo: così il Pd tenta di sedurre gli indecisi
( da "Panorama.it"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Interrogativi
che per Veltroni dimostrano una sola cosa: il Pdl è un film già visto. Come
dimostra, dice il mite Walter, anche l'ultimo allarme lanciato da Silvio
Berlusconi sul rischio brogli: ''Tutto quello che dice la destra, a cominciare
dai brogli, è un déjà vu, le stesse cose dal '942.
COSTI
DELLE ISTITUZIONI, NELL'UE L'ITALIA BATTE TUTTI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sia stato
Walter Veltroni. Fin qui il "vecchio" centrosinistra sembrava il
bersaglio principale dell'antipolitica, ma la strategia del leader Pd punta
esattamente a strappare il vessillo del "nuovo" a Berlusconi. E la
sortita di ieri sugli stipendi e i servizi dei parlamentari da riportare agli
standard europei sarà presto seguita da una dettagliata proposta.
VELTRONI:
ABBASSARE GLI STIPENDI AI POLITICI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
svuotamento
della par condicio e lo sfacciato favoritismo che vede uniti Berlusconi e
Veltroni", dice Casini. Sui leader Pdl e Pd qualche frecciata:
"Berlusconi? Non c'è un suo annuncio che non venga smentito da lui stesso.
Veltroni? Tutti hanno capito chi tra me, il Cavaliere e Veltroni sia stato
coraggioso". Al centro, Walter Veltroni A sinistra, Pier Ferdinando Casini
e sotto,
BERLUSCONI
AL PLEBISCITO? NON IL 4 APRILE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Senza contare
che proprio il 4 e il 5 aprile ci sarà il tour campano di Walter Veltroni, con
la seconda data dedicata a Napoli. Per il Pdl, il 4 aprile, in città ci sarà
quindi soltanto Gianfranco Fini, sicuramente non sarà utilizzata piazza del
Plebiscito (si pensa a un incontro in un teatro) e non sarà la data di chiusura
della campagna elettorale del Popolo della Libertà.
Berlusconi:
Veltroni è un prestigiatore di promesse mancate
( da "Giornale.it,
Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
18 pagina 0
Berlusconi: Veltroni è un prestigiatore di promesse mancate di Redazione
Dall'alleanza con Di Pietro ai rapporti con la sinistra estrema, fino allo
svecchiamento delle liste. A Gente il leader del Pdl smaschera il candidato Pd:
"Cerca di mettere in scena un gioco di prestigio" Roma - Walter
Veltroni è "un ottimo comunicatore"
Verso
le urne: ecco i "partiti". Ovvero quelli che hanno cambiato casacca
( da "Panorama.it"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
lasciatagli
dai democratici guidati da Veltroni. A partire da [2] Lamberto Dini, che al Pd
a dire il vero non aveva aderito mai. Ministro del Tesoro nel primo governo
Berlusconi, poi premier di transizione voluto dal Presidente Scalfaro, poi
segretario di Rinnovamento italiano (confluì nella Margherita nel 2001), già
sostenitore dei governi Prodi ('96),
La
battaglia del Nord ( da "Famiglia Cristiana"
del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Di Guglielmo
Nardocci foto Giuliani POLITICA VELTRONI, BERLUSCONI E LA QUESTIONE
SETTENTRIONALE LA BATTAGLIA DEL NORD La sfida decisiva in vista delle elezioni
si gioca qui, dove gli imprenditori chiedono meno burocrazia e più coraggio. E
proprio qui il leader del Pd va all'attacco. Pensioni, ripresa economica,
prezzi e salari.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ELEZIONI DA
ALITALIA ALLE PENSIONI, IL PDL SI DIVIDE SU TUTTO. RUTELLI: IL PROGRAMMA PER ROMA Veltroni deve muovere la campagna. Attacco alla casta In Piemonte Walter Veltroni arriva al giro di boa del suo
bustour e a Novara attacca la casta: "In Italia ci sono i salari più bassi
e gli stipendi dei parlamentari più alti d'Europa. Dobbiamo uniformare il
livello delle retribuzioni di deputati e senatori a quello degli altri paesi
europei". Bisogna tagliare i costi della politica: "Non va
bene che con il finanziamento pubblico si sostengano 51 partiti politici e 31
organi di partito". Intanto aumentano a vista d'occhio le divisioni
interne al Popolo delle libertà. A partire dalla vendita di Alitalia, questione
che vede da una parte Fini che valuta positivamente il piano dei francesi
(anche se in serata ridimensiona le dichiarazioni) e dall'altra la Lega e il
Pdl lombardo che si oppongono strenuamente. Parti invertite invece per le
pensioni: Brunetta e Berlusconi vorrebbero un
inasprimento e un ritorno allo scalone Maroni. Ma è proprio l'ex ministro
leghista a sconfessare l'ipotesi di una riduzione della spesa previdenziale.
Anche Francesco Rutelli è in piena campagna elettorale. Il distacco con
Alemanno resta molto alto. Ieri il candidato a sindaco di Roma del Pd ha
presentato il suo programma che consta di 150 righe, "ad alta leggibilità
". Rutelli punta molto sulla concretezza e sull'innovazione, sulle
tecnologie e l'ambiente. ALLE PAGINE 4 E 5.
( da "Stampa, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Assi per i
parlamentari, parificati agli altri Paesi; un'altra la annuncia per dopo
Pasqua, rivalutare le pensioni per chi è a riposo da almeno dieci anni. Il
leader del Pd Walter Veltroni, proseguendo il suo giro
d'Italia, prima a Novara e poi ad Alessandria, sostiene che la politica
"deve dare un segnale di sobrietà": "Non possiamo più stare in
un Paese con gli stipendi più bassi e le retribuzioni dei parlamentari più alte
del resto d'Europa". Il momento è studiato, perché oggi saranno resi noti
i dati sui redditi dei parlamentari. Nel confronto europeo, un deputato
italiano guadagna il 70% più di uno tedesco, il 75% più di uno inglese, più del
doppio di uno francese. Veltroni promette di ridurre
anche "il finanziamento pubblico alle 51 formazioni politiche del nostro
Paese, anche partiti che hanno uno o due rappresentanti" come pure ai
"31 organi di comunicazione di partito". La Lega Nord gli ribatte di
averlo sempre proposto. Quanto ai pensionati, che non erano compresi nei 12
punti già annunciati dal Partito democratico, gli esperti di Veltroni
stanno cercando di calibrare l'estensione della proposta con le coperture
finanziarie. Ma in che direzione muoversi è già chiaro. Tutto è partito da un
incontro di Veltroni con i sindacati dei pensionati
Cgil, Cisl e Uil, due settimane fa: dopo che il governo Prodi ha concesso la
"quattordicesima" alle pensioni più basse, si era detto, occorreva
pensare alla fascia subito superiore, da 645 euro in su, forse estendendo la
quattordicesima. Chi è a riposo da tempo soffre del limitato recupero garantito
dalla scala mobile: "Ci sono pensioni che un tempo erano abbastanza buone
e che rispetto ad allora sono diventate basse" spiega Tiziano Treu, che
era presidente della commissione Lavoro del Senato. Si guarda soprattutto a chi
è in pensione "da almeno dieci anni"; e sono tanti, sono circa nove
milioni di persone, quindi la spesa per aiutarli rischia di essere ingente, e
occorre fare bene i conti. "Vogliamo trovare coperture finanziarie precise
e certe, come per tutto il resto - insiste Enrico Morando, nella legislatura
terminata presidente della commissione Bilancio del Senato, consigliere di Veltroni - ma intanto ricordo che nel programma già presentato qualcosa
per i pensionati già c'era, il superamento del divieto di cumulo tra pensione e
salario. Berlusconi
continua a dire che il nostro programma è copiato dal loro, poi dice che
rimette lo "scalone", dopo ancora fa marcia indietro...".
I dettagli della proposta sono ancora in farsi. Oltre a rivalutare le pensioni
vecchie, occorrerebbe migliorare il sistema di scala mobile, dopo che con
l'accordo del luglio scorso lo si è ripristinato per intero fino a 2.180 euro
mensili di pensione; vi accenna il ministro del Lavoro Cesare Damiano. Gli
esperti del Pd studiano come tener conto che i beni acquistati dai pensionati
non sono tutti quelli del "paniere" Istat, ma soltanto una parte, che
probabilmente negli ultimi mesi è rincarata di più. Con la scala mobile attuale
dal 1° gennaio 2008 le pensioni sono state adeguate dell'1,6%; un altro
problema segnalato dai sindacati dei pensionati è che le più basse tra le
pensioni "guadagnate" con i contributi sono ormai troppo poco al di
sopra di quelle assistenziali, versate a chi di contributi non ne ha pagati.
Dal centro-destra l'economista di Forza Italia Renato Brunetta afferma pure che
la scala mobile va cambiata e che occorrono provvedimenti per le pensioni più
basse, ma che occorre accelerare l'aumento dell'età pensionabile.
( da "Stampa, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'INTERVENTO
PREVIDENZIALE A FAVORE DI CHI E' A RIPOSO DA DIECI ANNI Veltroni:
così il Pd vuole rivalutare le pensioni basse [FIRMA]GIANLUCA NICOLETTI ROMA
Alcuni sintomi dovrebbero forse far ripensare al ruolo di centralità della tv
in campagna elettorale. Già non è un bel segno se i teledibattiti funzionano
meglio quando qualcuno si alza e se ne va. Giorni fa Franco Turigliatto, ospite
a "Porta a Porta", lasciò lo studio e la trasmissione si impennò del
6%. Ne beneficiarono Fiore e Ferrando in studio. Una settimana prima circa
anche Enrico Boselli fece lo stesso beau geste; così andò bene a Santanchè, De
Vita e D'Angeli. Venerdì sera a Primo piano invece Berlusconi
guadagna un ascolto medio di poco superiore a quelli ottenuti da Casini (6
marzo) e Santanchè-Craxi (10 marzo). Potrebbe esser un monito per tutti a
gettare il fard alle ortiche, magari per tornare a suscitare il fremito
passionale dei comizi di piazza. In parte qualche sintomo di rigetto si
avverte, anche nei due maggiori leader di partito. Entrambi, solo di riflesso,
vedono la tv come protagonista. Berlusconi ha solo ripetuto il rito già visto della scrivania da Vespa e
ora affida più alle folle del Palalido e alla tecnica "call and
response" dei grandi concerti, che alle riprese patinate. Veltroni sembra impegnatissimo nel suo
tour porta a porta, ma inteso non in senso "vespesco", ma di reale
incontro con l'elettorato nel suo giro d'Italia. Persino disposto a
spostare i comizi alla notte purché la piazza sia vivace. Ad aggravare la crisi
matrimoniale tra politica e televisione invece è anche scattata la fase due
della par condicio. Per le sue limitazioni il passaggio in tv è sempre più
austero, salvo naturalmente i colpi di scena: "E' una campagna elettorale
noiosissima - afferma Luigi Crespi, forse con nostalgia per i bei tempi della
sua invenzione del contratto con gli Italiani -. La tv ha bisogno di
drammatizzazioni, non possono esserci quando un leader si presenta solo.
Parlano di modello americano solo quando fa comodo, la Clinton e Obama hanno
già fatto 23 duelli". Non è forse un caso che l'attenuarsi mediatico di questa
campagna elettorale segua a ruota la più clamorosa débâcle del Festival di
Sanremo, da sempre cerimonia più solenne dell'anno liturgico televisivo. Su
questa reciproca caduta di sostegno tra politica e tv è d'accordo Mario Abis a
capo della Makno & Consulting: "E' una campagna fondamentalmente
debole, ma riflette la debolezza della politica post moderna basata sulla
comunicazione". Secondo Abis "è finita quell'epoca in cui la politica
viene giudicata innovativa per la sua capacità comunicativa, ma è anche vicina
la fine dei mass media tradizionali come strumento classico della formazione
lineare dell'opinione pubblica". I primi a disinteressarsi della tv sono
gli indecisi; è l'elettorato stabile che ha un rapporto liturgico con gli
apparati storici della comunicazione politica in tv, da Jader Jacobelli a Vespa
e Mentana. L'elettorato più giovane è quello che viene più colpito dal
linguaggio della combinazione tra un medium e l'altro, dalla tv alla rete al
cellulare: questi, secondo Abis, sono coloro che stanno portando maggiormente
la politica dagli studi alle piazze. Un momento fatale per il politologo
professor Edoardo Novelli: "Questa è la prima campagna elettorale in cui
usciamo da linguaggi, comportamenti e formule propri del '900. Fino ad ora il
modello era stato la campagna per le elezioni del '48. La contrapposizione tra
De Gasperi e Togliatti generò stereotipi per demonizzare l'avversario che, in
maniera più o meno cosciente, sono andati avanti fino alle ultime campagne.
Oggi per la prima volta invece assistiamo a una campagna post-novecentesca, ma
proprio perché così soft e sfumata non va bene nemmeno per la tv".
( da "Stampa, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Viaggio per l'Italia
del segretario del Partito democratico, che dalle 21 alle 22,30 sarà in piazza
Castello su un palco posizionato davanti alla cancellata di Palazzo Reale - lo
stesso angolo occupato da Berlusconi nell'ultima sua
visita torinese - sarà l'occasione per i democratici e i radicali di mostrare
solidarietà al popolo tibetano. "Solidarietà non solo a chi sta
protestando a rischio della vita, in difesa del diritto di autodeterminazione-,
dicono gli organizzatori della manifestazione Pd -, ma anche della richiesta
alle autorità cinesi perché cessi ogni forma di violenza e venga avviato il
dialogo con la comunità tibetana e con il Dalai Lama". Anche i radicali,
che ieri erano a Verbania e Novara, parteciperanno alla manifestazione:
"Chiediamo a Veltroni di dire parole chiare
sull'autonomia del Tibet e sulla necessità di una indagine internazionale sui
fatti di Lhasa - dicono Mellano e Boni -. Il Partito democratico deve fare del
rispetto dei diritti civili nel mondo uno dei pilastri della propria azione, a
partire da questa campagna elettorale". La giornata di
Veltroni, dopo le tappe di Verbania,
Novara e Alessandria di ieri, prevede la mattinata ad Aosta e il pomeriggio
prima a Biella e poi a Vercelli. A Torino, Veltroni troverà davanti al palco un vecchio amico come l'operaio
Maviglia e la sua famiglia che lo ospitarono a pranzo quando, nell'autunno
scorso, al Lingotto, lanciò la sua candidatura alla segreteria del
nascente Pd. Subito dopo il comizio il segretario Pd dovrebbe lasciare Torino
per gli appuntamenti di domani a Pavia, Piacenza e Lodi. Tornerà in Piemonte il
giorno successivo per i comizi ad Asti e Cuneo. L'iniziativa di Pd e radicali
sarà il culmine di una serie di prese di posizione che, ieri, hanno coinvolto
tutti i palazzi della politica. Il deputato Pietro Marcenaro ha chiesto che,
"anche nella situazione straordinaria di questa vigilia elettorale",
la Camera venga messa al più presto nelle condizioni di discutere gli sviluppi
della crisi in Tibet e il sottosegretario agli Esteri, Gianni Vernetti, chiede
che "la Repubblica Popolare Cinese liberi i monaci arrestati e accolga una
missione del Consiglio dei Diritti umani delle Nazioni Unite e della Croce
Rossa". Sul fronte opposto, a muoversi è stato il vicepresidente del
Consiglio comunale, Michele Coppola di Forza Italia, che ha presentato un
ordine del giorno, fatto proprio dalla Sala Rossa, con il quale, tra le altre
cose, si chiede "alla Cina di aprire un dialogo con il leader spirituale
dei tibetani". Un altro ordine del giorno con il quale si chiede di
fermare la repressione contro la popolazione tibetana, è stato presentato in
Consiglio regionale da Giampiero Leo e Maria Cristina Spinosa (Fi e Verdi).
Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato un presidio in piazza Castello, davanti alla
Prefettura, domani alle 17,30.
( da "Stampa, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La colonna sonora
del tour di Veltroni "Mi fido di te",
aspettando il leader nell'austera cornice del Broletto, in un assolato lunedì
pomeriggio, assume i toni del "tormentone" per i sostenitori del Pd:
età media sopra gli ...anta. L'orario infelice, (ma non c'era altra scelta),
certo non favorisce chi lavora. C'è attesa, più che entusiasmo. Ci sono i
vecchi compagni dei Ds e dell'ex Pci, ci sono le donne, tante donne e son loro
le attiviste più convinte. Ci sono quelli della Margherita, e dell'ex Dc. No,
niente bandiere rosse e neppure bianche ma solo quelle nuove col simbolo del
Pd. Fuori, in piazza Duomo gli attivisti della Lega hanno improvvisato un
gabezo che presidiano coi fazzoletti verdi. Poco più avanti il solito Oreste
Strano col suo banchetto, stavolta per la raccolta firme contro la guerra.
Dentro, nel cortile, i radicali con Natalie Pisano innalzano bandiere del Tibet
insieme a quella radicale tansnazionale e uno striscione giallo "Tibet
libero si può fare". Il leader, dal palco, li gratificherà. Ma c'è anche
qualche giovane. Fabrizio Cerri 16 anni, secondo anno dell'Omar "Sono qui
per seguire qualcosa di decisamente nuovo e devo ammettere che mi fa un certo
effetto. Non è vero che tutti i giovani se ne fregano della politica". Lo
confermano anche Jacopo, Francesco e Samuele, prima liceo al classico che se
potessero voterebbero Pd, ma sono ancora giovani. Ma a scuola parlate di
politica? "Fra di noi sì, con gli insegnanti poco. La nostra è una scuola
tendenzialmente di destra". Ma cosa vi aspettate da Veltroni? "Una politica in favore dei
giovani e coerenza col suo programma. Un dialogo con Berlusconi? Perchè no ma è auspicabile che dalle elezioni esca chiaramente
un vincitore". Alessandro Giordano è un guru della politica novarese. Come
vive questo momento? "Con convinzione. Non sono sicuro della
vittoria ma la svolta in Italia non si misura con una campagna elettorale. Ci
vogliono almeno due elezioni per raggiungere l'alternanza dopo 15 anni di
transizione inconcludente. Il Pd e Veltroni stanno
dando una grande spinta verso questa normalizzazione". Il leader arriva
nel corile del Broletto che è ormai gremito. Ha il tempo di abbracciare il
regista Paolo Beldì poi via sul palco. E adesso l'entusiasmo è grande e
genuino. Introduce il giovane Giulio Brusorio, 23 anni lavoratore studente della
Bocconi. Poi tocca a lui: toni pacati e distensivi. Si congederà cantando
Fratelli d'Italia con le donne del partito che, a Novara, sono maggioranza.\.
( da "Stampa, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elezioni Il
candidato premier del Pd in piazza Ranzoni Tibet, Resistenza e i danni del
Ciarra CARLO BOLOGNA, IVAN FOSSATI VERBANIA Arriva puntuale, Walter Veltroni. Sono le 11 e tre minuti quando il pullman verde sfila in corso
Mameli davanti a piazza Ranzoni. Il leader del Partito democratico raggiunge il
palco, che dà le spalle a via San Vittore, tagliando in due la piazza. Un bagno
di folla (un migliaio di persone) per una giornata ancora lunga, che lo porterà
poi a Novara e Alessandria. Ci sono le bandiere del Pd e quelle dei
Radicali: "Tibet libero, si può fare". Prima e dopo il comizio musica
e parole di Jovanotti: "Mi fido di te", con intermezzo dell'inno di
Mameli. Tocca ad Alessandra Gebbia, la candidata cusiana numero 22 alla Camera,
introdurre il candidato premier. Un breve discorso che la riporta ai racconti
del nonno: "La liberazione dal nazifascismo, la Repubblica
dell'Ossola". I suoi nonni li ringrazia ancora "perché mi han
permesso di essere qui" poi conclude con un "io temo il futuro
incerto" e cede il passo a Veltroni. Che saluta e
si scusa: "Siete meravigliosi: così tanti a quest'ora. Un momento più
strano delle 11 di un lunedì mattina non si poteva trovere, dovrei provare con
un comizio a mezzanotte. Ma 110 province in un mese son tante da girare".
Il Vco è la numero 56. Salito sul bus verde a Fondotoce, Veltroni
ha ammirato isole e montagne. Così parte dal turismo: "Com'è possibile -
si è chiesto - che un Paese bello come il nostro abbia il mercato turistico a
crescita zero?". Poi ha percorso la storia recente, partendo dalla
rinascita post Seconda guerra. "Altroché sogno americano, è stato il sogno
italiano. Con le officine, le botteghe fatte di tante umili e volenterose
persone che hanno reso grande l'industria". Per gli esempi si affida alla
Ducati: "Domina il mondo dopo essere stata fondata da tre amici con la
passione per i motori". Il declino, lo vede dagli Anni 70 per arrivare
"agli ultimi quindici anni di occasioni perse". Critica Berlusconi, ma non evita l'autocritica: "Ho voluto la
svolta perché non era pensabile cambiare l'Italia con una maggioranza che
andava da Dini e Mastella a Caruso". Applausi della piazza, e allora
aggiunge: "Se Prodi ha fallito la colpa è dei vari Bertinotti, Salvi e
Bordon. Ricordiamo che Prodi ci ha anche salvato, nello scetticismo generale,
evitando che l'Italia fosse tagliata fuori dall'Europa". Il candidato
locale di riferimento, Enrico Borghi, aveva anticipato annunci di Veltroni sui programmi di governo per il Vco, tangenziale di
Verbania compresa. Invece niente, il leader dal palco non ha neanche citato i
candidati del territorio. Guarda al mondo, al Tibet: "una repressione
inaccettabile". Raccoglie consensi quando richiama la necessità di più
sicurezza, certezza delle pene, rispetto - da parte di tutti - anche dei
doveri. Nell'invitare a non votare per il Pdl ha tirato in ballo "quel
personaggio voluto da Berlusconi apparso su tutti i
giornali europei mentre saluta con la mano protesa in avanti e che qualche
guaio l'ha fatto anche da queste parti", chiaro riferimento a Ciarrapico e
alle terme di Bognanco. E chiude ricordando Giorgio Ambrosoli "l'eroe
borghese che riposa poco distante da qui, che avrebbe potuto accucciarsi al
potere, non lo fece". E pagò la sua onestà con la vita.
( da "Stampa, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
SAVONAIN PIAZZA
SISTO IL COMIZIO DI ANGIUS. CAVIGLIA: "SOLI CONTRO TUTTI" "Il
socialismo non è morto" [FIRMA]ROBERTO PAVANELLO SAVONA Ha detto no al Pd,
o forse è Veltroni che ha fatto in modo che ciò
accadesse, fatto sta che adesso il Partito socialista correrà da solo in queste
elezioni, ma per andare dove? Non rischia l'esclusione dal Parlamento e la
conseguente estinzione politica? "Che fine faremo? - si chiede Paolo
Caviglia, il segretario provinciale, nonché vicesindaco di Savona Paolo
Caviglia - Andiamo soli contro tutti", visione condivisa dal senatore, ex
Ds, Gavino Angius, candidato come capolista in Liguria alla Camera per il
Partito Socialista, ieri a Savona per una tappa della sua campagna elettorale.
Angius ha lanciato frecciate a destra (Pdl e Berlusconi) e a sinistra (Pd e Veltroni), accusandoli di voler oscurare la voce socialista, con, i
primi, di dire le stesse cose del '94 e del '96, e, i secondi, di immaginare un
paese che non esiste, del "volemose bene". La platea si scalda con un
convinto applauso quando l'ex Ds ricorda il "No" detto da Boselli a Veltroni alla richiesta di sciogliere il
partito per entrare a far parte del Pd: "Perché dovremmo sciogliere
un partito ricco di storia e di gloria come il nostro? Cos'ha in più di noi
l'Italia dei Valori, con i quali si sono invece alleati?". Caviglia ha
detto che "Il Pd è un partito di centro, ma non possiamo mica stare tutti
lì. Questa non è democrazia. In tutta Europa ci sono i socialisti e i
conservatori, qua invece si punta alla grande ammucchiata" ed è chiara
l'accusa a Veltroni di voler l'inciucio con Berlusconi, "A difendere le ragioni del riformismo
siamo rimasti solo noi". Angius, che ha detto di non credere ai sondaggi
che li destinerebbero praticamente alla scomparsa politica, ha rivendicato, dal
palco di piazza Sisto, con forza lo stato di salute dei socialisti: "Il
socialismo non è morto, come invece qualcuno nel Pd insiste a dire" e ha
portato a testimonianza la vittoria di Zapatero, "nel cui programma non
c'è nulla in Comune col Pd", quella dei socialisti nelle amministrative in
Francia ed anche l'ultima dei Socialdemocratici in Germania. Il Consigliere
socialista Roberto De Cia ha chiuso il comizio di Angius invitando alla
campagna "porta per porta": "Coraggio - ha detto -, abbiamo
ancora venti giorni di tempo. E sono sicuro che vinceremo". Renato Giusto,
invece, anch'egli Consigliere socialista, ha posto l'attenzione sulla Sanità:
"Come nel 1500 Genova ci portò via il porto, ora sta affossando il sistema
sanitario savonese e tagliando i posti letto: il Santa Corona è stato
deaziendalizzato e presto chiuderà l'ospedale di Cairo".
( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni: meno soldi ai parlamentari per
allineare gli stipendi all'Europa E Franceschini va a colloquio dal capo dei
vescovi Il leader pd: non va bene avere i politici retribuiti meglio e i salari
più bassi PAOLO GRISERI DAL NOSTRO INVIATO ALESSANDRIA - Un paese sobrio, un
paese dove i parlamentari guadagnino di meno e gli operai guadagnino di più. è
questa l'Italia che Walter Veltroni promette alla
provincia piemontese, assai meno propensa del capoluogo regionale a concedere
credito agli eredi del centrosinistra. Eppure una provincia che accorre e
mostra interesse per la ricetta che il segretario del Pd propone in mattinata a
Verbania (quasi al confine svizzero) e nel pomeriggio a Novara e Alessandria. "Se
dobbiamo tirare la cinghia - sintetizza Veltroni -
dobbiamo farlo tutti. Non è possibile essere contemporaneamente il paese con
gli stipendi più bassi d'Europa e con i parlamentari più pagati del continente.
Dobbiamo riequilibrare: dobbiamo aumentare stipendi e pensioni e dobbiamo
riportare gli stipendi dei parlamentari ai livelli europei". In pratica,
vanno tagliate le buste paga di deputati e senatori. Un linguaggio che colpisce
al cuore gli artigiani e i piccoli imprenditori che costituiscono una delle
anime economiche del nordovest. Al popolo delle partite iva Veltroni
rende omaggio nel pomeriggio a Novara: "Sono persone che rischiano, magari
ex operai che hanno deciso di investire e non dormono la notte per sapere se
hanno accettato il mutuo giusto. Continuare a dipingerli come i padroni contro
i quali organizzare la lotta di classe non ha senso. Anche per questo abbiamo
rotto l'alleanza con la sinistra radicale, quella che affiggeva i manifesti con
scritto: "Anche i ricchi piangono"". In soccorso della sua tesi
di "un nuovo patto tra produttori", Veltroni
invoca Olof Palme: "Diceva che non bisogna combattere contro la ricchezza
ma contro la povertà". Nel programma del Pd la politica diventa "un
servizio, oltreché una grande avventura umana". E il servizio "deve
essere efficiente. Perché i cittadini sarebbero anche disposti a pagare i costi
della politica se la politica risolvesse i problemi. Ma avere politici pagati
molto e scarsamente efficienti è inaccettabile. Come è inaccettabile avere 51 gruppi
parlamentari e 31 giornali di partito che vivono con la sovvenzione
pubblica". Ammiccamenti al grillismo? Veltroni
para in anticipo l'obiezione: "Non si tratta di cedere all'antipolitica ma
di creare le condizioni perché i cittadini tornino ad amare la politica".
Convincere i delusi, pescare nel grande serbatoio degli indecisi sarà
l'obiettivo della seconda parte della campagna. Con una particolare attenzione
ai cattolici. Accogliendolo a Novara, il teodem Luigi Bobba
segnala a Veltroni "i
sondaggi sul voto cattolico" che non sono incoraggianti per il Pd se metà
dei praticanti preferisce Berlusconi. "Si tratta- sostiene Bobba - di non avere paura
dell'identità". Ma sul rapporto con i cattolici Veltroni manda avanti il suo vice, Dario Franceschini, che nel pomeriggio
incontra a Genova il presidente della Cei, Angelo Bagnasco:
"Colloquio molto interessante ma privato", si limita a dichiarare il
numero due del Pd. è chiaro che la convivenza tra cattolici e radicali nella
stessa lista è stato uno degli argomenti di discussione: "Guardate quanti
cattolici ci sono tra i nostri candidati", replica il numero due dei
democratici.
( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'Istituto Piepoli
testa quanto piacciono le campagne elettorali di Pdl e Pd, ma anche dell'Udc e
della Sinistra "Rialzati Italia" lo slogan più conosciuto "Si
può fare" ha il gradimento maggiore Poco conosciuti gli slogan di Casini e
Bertinotti. Pochi si dicono coinvolti nella competizione
Parallelismo tra Berlusconi
e Veltroni: l'appeal cresce
e poi cala nettamente FRANCESCO BEI ROMA - Il berlusconiano "Rialzati
Italia" è lo slogan più conosciuto, ma il veltroniano "Si può
fare" lo batte in gradimento. In ogni caso nessuna delle due campagne
elettorali scalda troppo i cuori, riuscendo "molto" gradita ad appena
un terzo dell'elettorato. Se i sondaggi, come dice Shimon Peres, sono
dei liquidi che vanno "annusati e non bevuti", l'ultima rivelazione
dell'istituto Piepoli aiuta comunque a sentire un po' il profumo di questa
campagna elettorale. Il rapporto risale al 10 marzo ed è basato su un campione
rappresentativo della popolazione italiana dai 18 anni in su, segmentato per
sesso, età e ripartizione geografica. I manifesti del Cavaliere - "La
sinistra ha messo il Paese in ginocchio. Rialzati Italia!" - sono in
assoluto i più conosciuti, con il 61% di notorietà. Seguono quelli del Pd -
"Un'Italia moderna, si può fare" - con un indice di notorietà del
52%, quindi il casiniano "I veri valori non sono in vendita", con il
29% e, infine, lo slogan de la Sinistra l'Arcobaleno - "Fai una scelta di
parte" - con il 26%. Se tuttavia si prende in considerazione non la
semplice notorietà ma la percentuale di gradimento, la classifica si ribalta:
primo il Pd con il 38%, secondo il Pdl con il 33%, a pari merito con l'Udc,
ultima la Sinistra con il 27%. Quando si va a suddividere il campione secondo
le preferenze elettorali, si scopre che lo slogan del Cavaliere è gradito "molto"
o "abbastanza" dal 74% dei suoi elettori, mentre il 23% lo apprezza
"poco" o "per nulla". In generale, considerando tutto il
campione, l'andamento della campagna di Berlusconi
mostra un andamento altalenante: nel sondaggio del 25 febbraio il gradimento era
del 34%, nella rilevazione successiva del 3 marzo era salito al 50%, per poi
precipitare nuovamente il 10 marzo al 36%. Quanto ai manifesti di Veltroni, li gradisce "molto" o
"abbastanza" il 66% degli elettori del Pd, "poco" o
"per nulla" il 29%. La campagna elettorale del "loft" ha un
andamento simile a quella di Berlusconi, a V
rovesciata: il 25 febbraio sembrava "convincente" al 39% del
campione, il 3 marzo era lievemente risalita al 40% di gradimento, per poi
ridiscendere il 10 marzo al 33%. L'Istituto Piepoli mette poi a confronto le
campagne dei due principali competitor. In tre settimane
"l'efficacia" della comunicazione del Pdl cresce dal 21% al 29% fino
al 30%. Quella del Pd Passa dal 27% per poi scendere al 20% e risale un poco al
23% nell'ultima rilevazione del 10 marzo. Ma è significativa la percentuale di
coloro che, alla domanda su quanto sia "efficace" la campagna del Pdl
o del Pd, rispondono "nessuna delle due in particolare": è una quota
molto alta del campione, che va dal 52% della prima settimana, al 44% fino al
40% del 10 marzo. Dati che si sovrappongono a quelli sul coinvolgimento (molto
basso) dei cittadini, segno che nessuna delle varie strategie di comunicazione
è finora riuscita ad abbattere il muro di indifferenza di gran parte dell'elettorato.
Solo il 35% del campione si dice infatti "molto" o
"abbastanza" coinvolto in questa campagna elettorale, contro un 63%
che risponde "poco" o "per nulla", a cui va aggiunto un 2%
di "senza opinione". Insomma, per quanti sforzi abbiano fatto, né Berlusconi né Veltroni, né Casini o
Bertinotti, sono stati capaci di mobilitare più di un terzo degli italiani. I
restanti due terzi restano annoiati davanti alla televisione.
( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Torino
Il caso/1 I candidati socialisti all'attacco del Partito democratico "Dopo
il voto ripensiamo alle alleanze nelle giunte" Critiche sulla Tav a
Chiamparino "Le manifestazioni le deve fare l'opposizione" SIMONA
SAVOLDI E' partita, sotto la Mole, la corsa elettorale solitaria dei
socialisti. Il confronto con Pd e Pdl, sotto lo slogan del "voto
libero", è una sfida per la sopravvivenza che rischia di spezzare
l'alleanza con il partito di Veltroni negli enti
locali. Nella sala dell'Antico Macello di via Pescatore, tra i nostalgici del
garofano e gli ex Ds, trapela la volontà di giocare fino in fondo la partita.
"Noi corriamo soli - spiega Alberto Nigra, ex segretario Pds, candidato
alla Camera nel Piemonte 1 - e per la prima volta ci presentiamo uniti. I
sondaggi non negano che siamo la forza politica con i più ampi margini di
espansione". Nonostante ciò, la battaglia per evitare di essere spazzati
via dal "bipartitismo" si annuncia infuocata. Il candidato premier,
Enrico Boselli (capolista nel Piemonte 1) dovrà superare la soglia di
sbarramento del 4 per cento. "La sfida che stiamo portando avanti è
importante - sottolinea Gian Luigi Bonino, numero uno al Senato - C'è la
possibilità concreta di superare la barriera del 4 per cento. La nostra base
elettorale è del 2,5 e contiamo sui voti degli elettori
indecisi e di coloro che non vogliono votare né Veltroni, né Berlusconi. I socialisti non moriranno come vuole il Pd". Più che
contro il Pdl, è verso il Partito democratico che i candidati del partito
socialista rivolgono le accuse più pesanti. "La candidatura dell'operaio
della Thyssen - precisa Bonino - è un'operazione di sciacallaggio politico che
va denunciato. In futuro è necessario ripensare alle alleanze locali per
uscire dalle ambiguità". E ancora: "In Piemonte - sostiene Nigra - la
legge del detersivo è ancora più evidente: voti uno e prendi 2. Sia votando Pdl
che Pd, infatti, si eleggeranno esponenti di Forza Italia visto che anche le
liste dei democratici ne sono infarcite". Nigra contesta l'idea di una
marcia pro Tav lanciata da Chiampatrino: "Le manifestazioni vanno lasciate
all'opposizione. Piuttosto se si deve protestare contro qualcuno Chiamparino e
il Pd se la prendano con il loro alleato Di Pietro che da ministro non ha fatto
fare un solo passo avanti". Li liste dei candidati sono rappresentanti
delle realtà locali: impiegati, avvocati, medici, pubblicitari e due
pensionati, il deputato uscente Enrico Buemi, molti amministratori locali
(oltre a Bonino, il consigliere regionale Luigi Ricca, l'assessore provinciale
Giovanni Ossola) qualche giovane (Davide Blanc, 29 anni cameriere, membro del
movimento Lgbt) e poche donne (quattro sul totale dei candidati).
( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Torino Veltroni raccoglie applausi nelle
province "diffidenti" E il pullman del Pd oggi arriva in piazza
Castello A Novara una firma sulla tesi La Destra "collabora" ad
Alessandria PAOLO GRISERI DAL NOSTRO INVIATO ALESSANDRIA, - Oltre seimila
persone nel Piemonte più diffidente verso il centrosinistra, quelle province
fuori Torino che spesso accusano il capoluogo regionale di autoreferenzialità.
Al termine della prima giornata in terra piemontese, Walter Veltroni
può dirsi soddisfatto. Innanzitutto per i mille e più che hanno affollato
piazza Ranzoni, sul lungolago di Verbania, alle 11 del mattino. "E vi
garantisco che non è affatto scontato far riuscire una manifestazione
elettorale in orari come questi", esclama il leader del Pd. Per chi
conosce la zona è una sorpresa ancora più grande: nei territori dove per anni
il centrodestra piemontese ha formato la sua classe dirigente, la folla e un
certo entusiasmo per il segretario sembrano un buon auspicio per il Pd. Veltroni parla per più di un'ora in una splendida mattinata
di sole: "E' incredibile che un paese come l'Italia ai primi posti nel
mondo per le sue ricchezze naturali e artistiche sia agli ultimi posti in
Europa per ricchezza prodotta". Ai verbanesi Veltroni
promette dunque che la sua ricetta servirà anche a "realizzare una
politica che valorizzi il turismo come risorsa". Promette "uno stato
più semplice che non chieda sessanta autorizzazioni per aprire una
carrozzeria", e qui tocca una corda sensibile per il popolo delle partite
Iva e dei suv in leasing che popola le rive del lago. Al ristorante "La
Cavallotta", alla periferia di Novara, il pullman scarica il leader del Pd
e il suo seguito. Raggiunge la comitiva Marco, un ragazzo neolaureato:
"Segretario, mi firmi la tesi, sono diventato dottore ieri". "In
quale materia?". "Scienze politiche con una ricerca sui costi e i
benefici delle Provincie". Tema spinoso, Veltroni
mantiene la prudenza: "Questione da valutare con attenzione". E'
pericoloso parlare di abolizione delle provincie in una regione dove ne sono
nate due di recente. A Novara, nell'Arengo del Broletto, il cortile dello
storico palazzo del municipio, Veltroni viene accolto
dal capolista di Piemonte 2, Luigi Bobba e da circa duemila persone. Prima di
salire sul palco Bobba commenta i sondaggi sul voto cattolico: "Non
dobbiamo avere paura - dice il deputato teo-dem - di declinare in modo moderno
il tema dell'indentità. Lo fa Obama, perché non possiamo farlo anche noi?"
Sotto il palco ci sono anche il segretario regionale del Pd, Gianfranco
Morgando, e l'assessore regionale al turismo, Giuliana Manica. . L'ultima tappa
della giornata è ad Alessandria, città che solo lo scorso anno ha voltato le
spalle al centrosinistra eleggendo sindaco un professore del partito di Berlusconi. Eppure ci sono tremila persone ad affollare la
Piazzetta della Lega lombarda quando, alle sei di sera, partono le note
dell'inno del Pd. In prima fila Maria Leddi, deputato uscente, Roberto Della
Seta, candidato alla Camera, ex presidente di Legambiente, e l'assessore
regionale ai trasporti Daniele Borioli. Veltroni parla
della "politica del fare", dell'utilità di "aver abbandonato
l'alleanza con la sinistra radicale che ora può sostenere liberamente le sue
tesi senza impedire a noi di realizzare la nostra politica riformista" e
fa riferimento "al tema molto importante delle infrastrutture". La
questione della Tav sarà probabilmente affrontata questa sera nel comizio
torinese di piazza Castello (l'appuntamento è alle 21). Ma è evidente che il
tema provoca qualche divisione anche all'interno del Pd. A Della Seta non è
piaciuta la proposta di Chiamparino per una marcia pro-Tav: "Non credo che
sia utile mettere i sindaci con le spalle al muro", commenta l'ex
presidente di Legambiente. Alle 20, quando l'autobus di Veltroni
lascia Alessandria, l'entourage del segretario del Pd è molto soddisfatto. A
far riuscire la manifestazione di Alessandria ha dato una mano indiretta anche
Storace: "Abbiamo chiesto e ottenuto che la Destra togliesse le bandiere
dal balcone della sua sede che si trova proprio nella piazza dove si è svolto
il comizio", raccontano gli organizzatori. Che aggiungono: "Eravamo
già in difficoltà per il fatto di aver organizzato la manifestazione in
piazzetta della Lega e non volevamo aggravare la situazione. Quelli della Destra
di Alessandria sono stati comprensivi". Oggi, prima del finale sotto la
Mole, il tour tocca Biella e Vercelli.
( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Torino
"Maggiore tutela per i master solo così si evitano le fughe" Franco
Garelli (nella foto) è un sociologo e docente universitario presso la facoltà di
Scienze Politiche di Torino: "L'Università italiana deve avere gli
strumenti per valorizzare l'eccellenza. In genere negli atenei del centronord,
ma non solo, riusciamo a dare agli studenti una buona formazione media, spesso
migliore di quella che ricevono i loro coetanei all'estero. Poi però con i
dottorati, i master non siamo in grado di dare vere chance ai migliori che
infatti emigrano dove le possono trovare. A Veltroni poi chiedo qualche cosa di più:
l'Italia è un paese che ha bisogno di ritrovare fiducia in se stesso e nel
futuro e, in questa campagna elettorale, con Berlusconi nell'inedita veste dell'iperrealista, c'è bisogno di qualcuno
che sappia spendere parole di speranza, certo non velleitarie, ma
concrete". (m.trab.).
( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Palermo
Il Pdl può conquistare fino a 49 seggi in Sicilia tra Camera e Senato, la
coalizione di Veltroni potrebbe toccare quota 24
Politiche, i big che rischiano il posto Sondaggio Demopolis: nel Pd in bilico
anche Russo e Carra Tra gli incerti nel Popolo della libertà Cristaldi e Pagano
In dubbio Luxuria MASSIMO LORELLO Il sondaggio dice che non c'è partita.
L'indagine condotta dall'istituto Demopolis sulle intenzioni di voto per le
politiche su un campione di 1.284 siciliani, rivela un distacco di circa venti
punti percentuali tra le coalizioni Pdl-Mpa e Pd-Italia dei valori. Il Pdl di Berlusconi e Fini conquisterebbe il 40 per cento delle preferenze da
mettere assieme all'11 per cento dell'Mpa in crescita costante. Il Pd di Veltroni si attesterebbe al 27-28 per
cento con Idv al 3 per cento. L'Udc otterrebbe 9 punti percentuali, la Sinistra
arcobaleno 6 e La Destra 2,5. Demopolis ha proiettato il responso del
sondaggio sui seggi da attribuire e, di conseguenza, sui candidati da eleggere.
Salta fuori così l'ipotesi che nel Pd non venga eletto il vicesegretario
regionale Tonino Russo. Previsioni tutt'altro che ottimistiche anche nella
Sinistra arcobaleno: Vladimir Luxuria, spedita nell'Isola in quota Prc, rischia
la bocciatura perché l'unico seggio pronosticato da Demopolis nel collegio
della Sicilia occidentale scatterebbe per il capolista Massimo Fundarò dei
Verdi. Meno danni subirebbe l'Udc che riuscirebbe a mettere insieme da
( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Genova
Franceschini, sacro e profano "Qui si può vincere davvero" Un'ora di
colloquio con il cardinale Bagnasco "Con il capo della Cei un incontro
lungo e intenso, ma strettamente privato" WANDA VALLI Il sacro e il
profano e una speranza di vittoria. Almeno in Liguria. Si potrebbe sintetizzare
così la giornata in Liguria, in particolare a Genova, di Dario Franceschini, vice segretario del Pd di Veltroni. Una giornata suddivisa tra il "sacro", l'incontro in
Curia con l'arcivescovo di Genova e segretario della Cei, il cardinale Angelo
Bagnasco Pd, "il profano", nel senso del popolo del centrosinistra
che Franceschini incontra alle cinque del pomeriggio in piazza Petrella, a
Certosa e poi alla Spezia in serata. La speranza di vittoria, invece,
arriva dai sondaggi che danno la Liguria del Pd vincente in Senato, con ottime
possibilità alla Camera. Anche se, spiegano subito, la cautela resta d'obbligo,
non fosse altro per scaramanzia. Dario Franceschini, come primo impegno della
mattina, va a palazzo Tursi a salutare due sindaci del Pd: Marta Vincenzi, di
Genova e Sergio Chiamparino di Torino. Poi, verso mezzogiorno si incammina per
via Garibaldi e via XXV Aprile, con Francesco Garofani, candidato alla Camera,
Victor Rasetto, segretario provinciale del Pd di Genova e Roberta Pinotti,
capolista al Senato. L'obiettivo è la Curia Arcivescovile, dove lo attende il
Cardinal Bagnasco. Dario Franceschini entra da solo, resta a colloquio per
oltre un'ora. Dopo c'è la colazione con Mario Tullo, il segretario regionale e
candidato, e gli altri, lì vicino, da "Toto", in Centro Storico. Al
pomeriggio l'incontro con i cronisti. Ma di quello che si sono detti, lui e il
presidente della Cei, non trapela nulla. Franceschini, taglia corto con un
sorriso: "E' stato un incontro molto lungo, molto interessante, di
arricchimento personale, ma privato". Certo è singolare, che sia avvenuto
a un mese dalla elezioni. Preoccupazioni nel Pd per il voto cattolico, che,
secondo i sondaggi, andrebbe al 50 per cento al centrodestra?. Neppure. Perché,
spiega Dario Franceschini " da anni i cattolici italiani votano
liberamente, guardando i programmi, il valore dei candidati". E il Pd è
nato proprio, aggiunge, come "luogo di incontro dei diversi
riformismi". A Genova, da un'inchiesta di Repubblica, emerge che molti
leader politici del cattolicesimo democratico, hanno scelto il centrosinistra,
come alcuni sacerdoti, mentre la maggior parte del clero resta più favorevole
al centro destra, pur nel silenzio ufficiale. Caso ligure o nazionale? Dario
Franceschini la pensa diversamente. Da cattolico è convinto che anche "tra
i sacerdoti ci sia pluralismo nelle scelte politiche e da decenni. Del resto la
Chiesa si esprime facendo riferimento ai valori della dottrina, ma i vescovi
hanno dichiarato ufficialmente una sostanziale neutralità". E su quella
conta il Pd, per convincere altri moderati. Si arriva così al profano che sono
gli incontri con la gente di Rivarolo, e, soprattutto, la campagna elettorale.
Si torna a ponente per scongiurare del tutto l'avviso di disaffezione di una
parte di Genova da sempre di sinistra, emersa durante le comunali? " No,
abbiamo scelto una campagna il più possibile vicino alla gente, perché più
persone incontri, più puoi ascoltare, capire, imparare". Soprattutto in
una città, come Genova "da sempre molto attenta e dinamica". Dario
Franceschini conferma poi che giovedì, 20 marzo, alla conferenza Stato -
Regioni, il ministro Antonio Di Pietro porterà il regolamento per poter
sfruttare l'extra gettito. Per la Liguria significa un Terzo Valico
realizzabile in concreto. E si arriva al finale di partita tra i due
schieramenti e le altre forze in campo. La Liguria, è considerata dal Pd una
delle regioni chiave per la vittoria. I sondaggi sono puntati soprattutto sul
Senato dove il premio di maggioranza, che andrà al partito che avrà preso un
solo voto in più degli altri, è assegnato su base regionale e non nazionale
come avviene alla Camera. Il vice segretario del Pd parte dai 17 punti di
distacco tra Pd e Pdl di gennaio. Poi spiega: "Oggi anche i sondaggi di Berlusconi, i più sfavorevoli per noi, parlano di 8-9 punti
di differenza. Vuol dire che è successo qualcosa di concreto, che il messaggio
del Pd sta prendendo forza e nel prossimo mese credo arriveremo al
sorpasso". In Liguria poi "i sondaggi sono largamente positivi, anche
se vanno presi come tendenza". E, però, è la prima volta che arriva questa
conferma. Sarà perché Franceschini si dichiara non scaramantico? SEGUE A PAGINA
V.
( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Genova
Il Ps Scuola, lavoro e casa: il leader presenta la lista e delinea le emergenze
Angius: "Il voto utile è socialista" "Una scuola pubblica che
funzioni, un lavoro stabile per tutti, una casa per i giovani": sono
queste le tre emergenze italiane secondo Gavino Angius, capolista alla Camera
in Liguria per il Partito Socialista (dietro di lui l'ex vicequestore Angela
Burlando e Roberto De Cia, mentre capolista al Senato è Giorgio Brero), che ieri
mattina ha presentato una lista dove risaltano - tra gli altri - i nomi di
Fabio Morchio ed Eugenio Pallestrini. "Siamo una forza del socialismo
europeo - spiega il leader sardo - sorella di quelle che proprio ieri hanno
vinto in Francia e Spagna". Attorniato da molti leader storici del
socialismo ligure (da Morchio a Pennisi, da Merella a Pezzoli, da Catrambone a
Oppedisano, da Lo Presti a Falvo), Angius ha polemizzato soprattutto sul
cosiddetto "voto utile": "Faccio politica da tanto tempo, ma non
mi ricordo mai di sondaggi che dicessero il vero. Ne ho letto uno che sostiene
che il 25 per cento di quelli che voteranno non sa ancora per chi voterà. E, in
una situazione come questa, c'è chi si azzarda a parlare di voto utile e voto
sprecato. Per carità, il voto sprecato è quello dato alla pantomima Veltroni-Berlusconi: non si è mai
visto al mondo un leader che si presenta agli elettori e dice "io sono il
più bravo, votate me, però se non votate me votate per il mio avversario":
Via, cerchiamo di essere seri". E' solo uno squallido gioco delle parti,
sostiene Angius: "Il voto è sempre libero e proprio perché è libero molti
decideranno di votare il partito socialista".
( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 66 del 2008-03-18
pagina 39 LETTERA APERTA di Francesco Cossiga Caro Antonio Martino, ho letto il tuo articolo relativo alle missioni militari italiane
all'estero, quanto ha detto in proposito Silvio Berlusconi e anche, sulla linea del nostro ministro degli Esteri, il leader
del Partito democratico Walter Veltroni. E ti debbo dire che io sono parzialmente, ma solo molto
parzialmente, d'accordo con te: e cioè solo su nostro ritiro dal Libano.
Tu sai che io sono stato un "atlantista" convinto: adesso non riesco
proprio a capire a che cosa serva la Nato, date le abissali differenze di
posizione, e di impegno, di Stati Uniti, Canada, Regno Unito e ex-Paesi dell'Est
da una parte, e Italia, Spagna e Germania dall'altra parte. Non sono certo un
"pacifista", uno per la "pace senza se e senza ma": sulla
linea di Agostino d'Ippona, di Tomaso d'Aquino, di Francisco de Vitoria o.p. e
di Francisco Suarez S.J. io credo che la guerra possa essere giusta, anzi anche
doverosa, perfino se "preventiva". Da tempo ormai penso che se Regno
Unito e Francia, quando il Terzo Reich rioccupò la Ruhr, proclamò il riarmo e
si annesse l'Austria, avessero invaso la Germania e rovesciato il regime
nazista, avremo evitato molti milioni di morti: britannici, americani,
canadesi, dell'Anzac, italiani, germanici e russi e di tutti gli altri Paesi
europei, e la Shoah non sarebbe stata! Premesso che è una ipocrisia (e qui ha
ragione la sinistra radicale) parlare di "operazioni di pace" in
riferimento ad operazioni militari che, condotte con mezzi aerei e di terra
anche "pesanti" e con migliaia di vittime, anche civili, sono vere e
proprie operazioni di guerra, per essere "giusta" una guerra deve
avere anche, secondo i canoni della filosofia classica che da tempo ho fatto
miei, una ragionevole possibilità di successo: e non è così né per l'Irak né
per l'Afghanistan. Il Kosovo? Ma se i nostri soldati non sanno neanche da che
parte stanno: dei kosovari serbi o dei kosovari albanesi? Ed il Libano, Paese
sull'orlo della guerra civile e religiosa, dove il fallimento della missione
dell'Onu è palese, anche per il mandato dato dal Governo di Roma, al nostro
contingente di "non disarmare" nessuno, di "non vedere e non
sentire" e se necessario di "girarsi dall'altra parte", che ha
portato al riarmo degli Hezbollah "alla grande", e che metterà i
nostri militari nel pericolo di cadere sotto il fuoco incrociato delle milizie
sciite e delle Forze di difesa israeliane! E poi: "le guerre le
fanno" solo i Paesi che le possono fare, e cioè i Paesi i cui Governi, sia
di destra che di sinistra, hanno dietro di sé popoli non divisi: ma questo non
è per l'Italia che "bellicista" non è mai stata! E data la trionfante
cultura dell'opzione per la "pace senza se e senza ma", non solo
della sinistra radicale ma anche della massima parte dei cattolici. Via
l'Italia dall'Afghanistan, via l'Italia dal Libano, no al ritorno in Irak, via
l'Italia dal Kosovo, e forse anche: via l'Italia dalla Nato! E perché?
Soprattutto perché: "Grazie,non posso!". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del "Giù gli stipendi dei parlamentari" Veltroni: in Italia i
salari più bassi e le indennità più alte, e non va bene Dall'Alitalia alle
pensioni sono divisi su tutto: ecco il vero programma del Pdl Da Veltroni, nel suo tour
elettorale in Piemonte, arriva uno stop netto ai costi, troppo alti, della
politica.
"Non possiamo più stare in un paese - dice il leader del Pd - con gli
stipendi più bassi e le retribuzioni dei parlamentari più alte del resto
d'Europa. Dobbiamo unificare le retribuzioni dei parlamentari agli altri paesi
europei". Intanto a destra emergono in maniera sempre più evidente le
divisioni programmatiche. Sulle pensioni è lo stesso Maroni a smentire Berlusconi. Su Alitalia Fini apre a AirFrance, proprio
mentre Lega e Formigoni annunciano barricate. Miserendino, Ciarnelli, Lombardo,
Collini, Di Blasi e Fantozzi alle pagine 2, 3 e 4.
( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Onda Pd, in un mese recuperati 12 punti Dal 5 febbraio ad oggi.
E nei sondaggi il Pdl continua a frenare di Eduardo Di Blasi / Roma NUMERI. Il
27 ottobre, a Milano, mentre il Pd certificava la propria nascita nell'assemblea
costituente degli eletti delle primarie, la stima elettorale del nuovo soggetto
(sondaggio Ipsos diffuso in quell'assise) lo dava al 28,8%, dopo averlo visto,
nel giugno passato, prima che fosse proposta la candidatura
di Walter Veltroni a
segretario, attorno al 21%. Pochi giorni dopo, il 30 ottobre, entrambi gli
elementi (il partito nuovo e la presenza di Veltroni alla guida) erano fotografati da Swg. Tra quattro aspiranti
premier (Berlusconi, Fini,
Prodi e Veltroni), erano
l'allora presidente di An e il segretario del Pd a ricevere una maggiore
fiducia (52%), con il Pd dato al 26% e Forza Italia al 26,5%. La vera
svolta nei sondaggi la fotografò, due mesi più tardi, un sondaggio Ispo per
Corriere della Sera. Era il 30 gennaio 2008, vale a dire dopo la caduta del
governo Prodi e dopo l'apertura di Veltroni ad una
corsa in solitaria verso il governo del Paese. La domanda di fondo del
sondaggio era: se il Pd corresse da solo e non in coalizione lo voterebbe? Due,
ovviamente, i risultati. Avesse corso da solo, il Pd avrebbe potuto cogliere un
33,5% di consensi; in coalizione con le forze dell'Unione si fermava 28,5%. Era
prima che le forze politiche si scomponessero e si ricomponessero (era appena
stato dato a Franco Marini il mandato esplorativo per evitare lo scioglimento
delle Camere). Così il centrodestra unito raccoglieva un 51%. Cinque giorni
dopo, il 5 febbraio, è Ipsos (per l'Espresso), a valutare l'appeal elettorale
di partiti e leader. La domanda era: se si tornasse a votare a breve, lei per
quale di questi partiti o liste voterebbe? Il Pd era al 27,5%; Fi 29,6%; An
14,5%; Udc 4,6%; Lega 5,8%. Uscì nello stesso giorno in cui il presidente del
Senato, dopo infruttuose consultazioni, valutò di non avere lo spazio politico
per la costruzione di un governo. E da qui che inizia il recupero. Dopo pochi
giorni di campagna elettorale, il 10 febbraio, l'Ipr Marketing fotografava: Pd
30%; Idv 4%; Pdl 37%; Lega 6%; Udc 6%. Il partito Democratico cresceva. La
scorsa settimana, sia Ispo per il Corriere della Sera, sia Ipr Marketing per
Repubblica lo davano intorno al 36,5% (assieme a Idv e Radicali). Con il Pdl,
Lega ed Mpa al 43,5%. I dati appaiono chiari. La Swg rileva all'11 marzo una
forbice migliore (38-38,5%) per Pd-Idv, e un minore appeal del Pdl-Lega-Mpa
(43-42,5%). E al Senato (dove i premi di maggioranza sono regionali) il
distacco è ancora minore.
( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Stringere la cinghia, per primi i parlamentari" Veltroni: non è giusto avere i salari più bassi d'Europa e i
politici più pagati, serve sobrietà di Bruno Miserendinoinviato ad Alessandria
"METTIAMOLA COSÌ: non è giusto un paese in cui ci sono i salari più bassi
d'Europa, e gli stipendi dei parlamentari più alti d'Europa". Proposta:
riportiamo il costo della politica italiana e quindi anche gli stipendi degli
onorevoli, a una ragionevole media euro- pea. Sarebbe, dice Veltroni,
"un segnale di sobrietà" utile al paese e alla stessa politica:
"Se bisogna stringere la cinghia, lo si deve fare tutti assieme".
Applausi, ovviamente. Li prende di mattina a Verbania, prima provincia
piemontese del tour, li prende a Novara, città leghista. Qui il Carroccio ha
preparato un gazebo con "Roma ladrona" proprio davanti alla manifestazione
ma tutto scorre via liscio. Veltroni è accolto da
2-3000mila persone e ad Alessandria, nella piazzetta della Lega Lombarda (a
volte guarda i nomi che coincidenza), saranno almeno in 4mila. Comparse di
Cinecittà, come dice Calderoli? Lui gioca: "Qui in piazza non vedo
figuranti vestiti da antichi romani..." No, non è la prima volta che Veltroni parla dei costi della politica e sempre, in tutte
le 60 province girate l'applauso più grande scatta quando il leader del Pd
rilancia la proposta di dimezzare i parlamentari. Veltroni
però affonda sul tema perché il leit motiv dei discorsi è l'Italia che arranca.
A quest'Italia che fatica ad arrivare a fine mese, "serve una scossa, un
segnale". Salari, pensioni, precari, una politica snella che aiuti il
paese a crescere, sono i temi su cui torna. Cita le cronache dei giornali
"che raccontano di anziani che si vanno a vendere l'oro", ("non
è ammissibile in un paese come il nostro"), ed è chiaro che sta per
lanciare una proposta sulle pensioni più basse. Non è ancora pronta, Morando a
Roma ci sta lavorando, ma arriverà, assicurano, dopo Pasqua. Rilancia la sfida
sulla diminuzione delle tasse sugli stipendi, che si potrebbe fare subito ma
che la Destra ha bloccato. Insomma, dice, serve un segnale in tempi in cui si
annunciano, anche come regalo dell'amministrazione Bush, venti di recessione.
"Dalla politica, in presenza di una macchina troppo grande e troppo
costosa, deve arrivare un segnale non solo simbolico ma condiviso, un segnale
che la riallacci alla società. Non va bene che con il finanziamento pubblici si
finanzino 51 partiti politici, non va bene che si finanzino 31 organi e
giornali di partito, serve un messaggio di sobrietà". L'affondo,
ovviamente, tiene conto anche di un dato: c'è ancora una enorme massa di indecisi,
è lì che si gioca la partita. Lui fiuta aria buona, questo giro al nord lo ha
convinto che il messaggio del Pd su tasse salari e precari può fare breccia nel
nord produttivo e diffidente. "Ho fiducia, vedo tanti giovani
interessati", dice ai cronisti del pullman. Per questo stuzzica Lega e
Destra, che danno segnali di nervosismo. Ai secessionisti del fine settimana,
"quelli che poi fanno accordi nei ristoranti romani il lunedì", Veltroni ricorda che sono alleati anche della Lega Sud e che
tutti insieme, compresi la Mussolini e quel tal signore (Ciarrapico ndr) che fa
il saluto romano, sono la riedizione di un film di qualità non eccelsa.
"Nessuno, anche volendo, ricorda una loro liberalizzazione". "Mi
viene tristezza quando penso a quel contratto, di cui non è stato rispettato
nulla...", dice Veltroni parlando, senza nominarlo ovviamente, di Berlusconi. Il leader del Pd cita
"tre fatti delle ultime 72 ore", su cui, dice, "questi nostri
avversari, scivolati, anzi schizzati a destra, hanno idee molto diverse tra
loro: pensioni, con Berlusconi che ripesca il progetto Maroni ma viene stoppato da Maroni,
sull'Alitalia, dove la Lega dice una cosa diversa rispetto ad An, sulla
politica estera, dove c'è chi vuole tornare in Iraq, quando tutti se ne stanno
andando". In compenso, dice Veltroni, una cosa li
accomuna: "Sono sempre cupi, hanno sempre qualcuno e qualcosa da insultare
Non arrabbiatevi se io non risponderò mai...". Noi invece, "vogliamo
divertirci, convincere". Invita tutti a dare una mano, a confrontare i
programmi: "Nel nostro le riduzioni dell'Irpef sono coperte, nel loro no",
ripete. Se questo è il messaggio che deve passare nel profondo nord, ossia il
nuovo Pd che chiede fiducia contro la vecchia Destra che si è fatta più destra,
non basterà girare per le province del nord. Servirà molto di più, però il
segnale buono è arrivato. E pochi ci credevano.
( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VIII -
Firenze La campagna elettorale in tempi di magra Non che la rimpianga, ma la
campagna elettorale dove sta? A parte il pullman di Veltroni e le uscite tv di Berlusconi, insomma a parte quello che
sembra fatto apposta solo per la televisione, esiste ancora il "contatto
con la gente"? Ricordo manifesti in strada, volantini nelle cassette della
posta, cene per sostenere il tal candidato e palchi in piazza. Sembra
tutta roba d'antiquariato, eppure accadeva fino a pochi anni fa. Gli elettori?
Oggi, forse, o hanno già le idee chiare o se ne fregano. A questo si aggiunga
che, con i magri stipendi da precari in circolazione, chi si azzarderebbe a
chiedere un contributo elettorale a qualcuno? Matilde Chiarelli.
( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del CANDIDATI GAY. Tanti nomi, poche certezze di Delia Vaccarello I
l gay pride 2007, che a Roma ha riempito piazza San Giovanni più del Family
day, lasciava ben sperare. Il movimento omosex e trans aveva mostrato la
propria consistenza. Ma il rapporto con i partiti alla prova delle candidature
lo ha visto in tutt'altra forma. Se nella passata legislatura quattro scranni
di Montecitorio erano occupati da gay, lesbiche, trans (Grillini, Luxuria, De
Simone, Silvestri), la prossima potrebbe riservare qualche sorpresa. Franco
Grillini, presidente onorario Arcigay, che si è dissociato dai Ds in vista
della nascita del Pd, ha tutt'altro che la certezza di una rielezione.
Candidato con i socialisti in Emilia e in Lombardia, mette alla prova la sua
capacità rappresentativa del popolo "lgbt" correndo per la poltrona
di sindaco di Roma. Alla Camera, invece, entrerà con buona certezza Paola
Concia, candidata dal Pd al decimo posto in Puglia, regione sensibile alle
tematiche omosex che ha già eletto Niki Vendola governatore. "Qui si
respira un bellissimo clima - dice Paola Concia, nel vivo della campagna
elettorale - i pugliesi sono frizzanti, hanno voglia di conquistare tante mete.
Somigliano agli spagnoli. Lavorerò moltissimo con i giovani e con le donne, in
perfetta sintonia con l'Arcigay locale che mi sostiene". Difficile fare
pronostici per Luxuria, star della precedente campagna elettorale, candidata
dalla Sinistra Arcobaleno al secondo posto nella Sicilia occidentale. Con una
raccolta di firme duecento donne della stessa area hanno lamentato
l'"imposizione" della candidata trans foggiana nelle liste
dell'isola. Come dire: perchè a Roma non valorizzano le risorse siciliane?
Luxuria, intanto, incassava il sostegno di tutta l'Arcigay della Trinacria, con
Paolo Patanè e Agata Ruscica in testa che hanno espresso "sdegno" per
la presa di posizione delle donne, lasciando intendere: Roma non è nuova alle
azioni dall'alto, se "l'intrusa" non fosse stata una trans, ma una
donna "biologica", avreste raccolto le firme contro? Anche Silvestri
è finito in Sicilia, lasciando le temperature rigide di Brescia, sua città
natale. Candidato della Sinistra Arcobaleno, compare al terzo posto nella lista
per il Senato, in posizione assai incerta. In prima fila la collocazione di
Titti De Simone. Sostenuta da Rifondazione comunista ormai da due legislature,
la candidata lesbica emersa dopo lo storico Pride del
( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del On. Gabriella Carlucci Ma sì, vigiliamo contro i brogli
Prevenire è meglio di curare... Cara Unità, il "vecchio" premier
allerta- con toni in crescendo - su possibili brogli alle prossime elezioni e
invita i suoi "vigilanti" ovviamente a ben vigilare; sia solo
coincidenza con l'evidente constatazione che dove arriva Veltroni
le piazze sono sempre piene di gente? Però per non aver poi dubbi di sorta sarà
meglio giustamente (certo, se possibile) per questa volta ascoltare tanto
autorevole consiglio Come dire: "prevenire è molto meglio che
curare". Giuliano Perezzani Vogliamo un'Italia giusta moderna e giovane Berlusconi vada in pensione Cara Unità, leggo con
soddisfazione che il mio Candidato Presidente riempie le piazze d'Italia, parla
alla gente con umiltà e con sapienza dei nostri problemi. Spiega le difficoltà
alle quali andremo incontro senza bugie o false promesse (e che non saranno mai
mantenute). Noi donne sempre in lotta per i nostri diritti non dobbiamo
permettere al "capo" dell'opposizione di offendere noi e i nostri
figli, solo perché sono precari. Dobbiamo lottare per un'Italia giovane,
innovativa, moderna, e che sappia affrontare con forze e capacità le
difficoltà. Vogliamo un uomo giovane (Veltroni) che ci
traghetti in questa nuova era. Che faccia sognare i nostri figli e renda
fiduciosi i nostri nipoti. Infine sarebbe opportuno che il Cavaliere si
ritirasse in pensione visto che lui ha l'età. Margherita Massa, Genova Altro
che inciucio Pd e Pdl hanno progetti completamente diversi Cara Unità, giorno
dopo giorno ci si rende sempre più conto di quanto siano antitetici ed
assolutamente inconciliabili i progetti e lo stile del Pd e del Pdl. Altro che
rischi di inciuci e cose simili. E agli antipodi sono i due
principali candidati, Veltroni e Berlusconi.
Tutto ciò molto positivo, a mio parere. Non ci sono equivoci di sorta: se vince
il Pd vince una certa idea di Paese, di vita, di stile. Se vince Berlusconi, vince tutt'altra idea. In
queste settimane non ho sentito mezza battutaccia da parte di Veltroni.Il leader Pd sta girando
in lungo e in largo l'Italia per far conoscere progetti e programmi del
partito. Io,a Bergamo, sono rimasto colpito dalla serietà elle proposte,dalla
passione e dallo stile del leader. Che non ha mai citato l'avversario, non ha
mai deriso alcuno. Si può dire la stessa cosa dell'altro? Ma davvero questo
Paese sente il bisogno di un premier così "simpaticone", che magari
riprenderà a far corna nei summit internazionali, a raccontare barzellette,
offendere avversari politici, fare avances alle statiste straniere? Ed ora
l'ultima. Invita i suoi a vigilare ai seggi, dove c''è rischio concreto di
brogli da parte di presidenti che ne sanno una più del diavolo e che sono tutti
comunisti. Pazzesco, arrivare a tanto. Ma forse è la paura, il constatare che
quel pullman che va su e giù l'Italia semina speranze nuove e raccoglie
credibilità ed entusiasmo. Forse si rende conto che c'è un'Italia che è in
piedi ogni mattina, lavora, fatica, paga le tasse, fa studiare i propri figli.
Ha una vita normale, con difficoltà gioie. Un'Italia così l'Italia che
sceglierà il pullman di Veltroni per continuare ad
andare avanti. È un Italia che non può più illudersi che tutti ci si possa
muovere con jet personali. E toccare il cielo con un dito. Buon viaggio a tutti
noi che abbiamo scelto il pullman per viaggiare, conoscerci, migliorarci. E
rendere sempre migliore questo bellissimo Paese. Enzo Sciamò, Nembro (Bg) Rosi
Bindi e il caso Moro Perché dimenticare la linea di Craxi e del Psi? Caro
direttore, ho letto con interesse l'intervista a Rosi Bindi sulla vicenda Moro
(Unità 17 marzo 2008) ed ho apprezzato il suo "pentimento". Rosi Bindi,
all'epoca sostenitrice della linea della fermezza, oggi è giunta alla
convinzione che bisognava salvare il leader d.c.: sia perché una vita umana è
più importante della ragione di Stato e sia perché salvare Moro equivaleva a
far vivere l'idea e il progetto di sbloccare la democrazia e attivare
l'alternanza. "La Dc e il Pci - afferma - avrebbero dovuto salvare il
progetto moroteo e gli stessi partiti. Non si sarebbe costretto il sistema
politico italiano a 30 anni di ritardo", si sarebbe evitato "lo
sconquasso del sistema politico". Tutto bene: meglio tardi. Però Rosi
Bindi nlla sua analisi storico-politica avrebbe potuto ricordare che oltre alla
Dc e al Pci vi era un'altra importante forza politica, i socialisti, e il suo
leader Bettino Craxi i quali, in contrasto con i due principali partiti, si
schierarono decisamente dalla parte dove ora giunge Rosi Bindi e si batterono
per la trattativa con le Brigate Rosse allo scopo di liberare Moro. Se fosse
stato ascoltato Craxi, si sarebbe evitato "lo sconquasso del sistema politico"?!
A forza di rimuovere la presenza, l'importanza, il ruolo dei socialisti nella
storia - si dà una visione incompleta, distorta della vicenda nazionale.
Giuseppe Tamburrano Le soubrette del Capo: chi è il misogino Caro Direttore,
volevo complimentarmi con Roberto Brunetti per quel piccolo, ma efficace,
trattatato di misogenia che ha pubbligato sul giornale fondato da Antonio
Gramsci. Il Brunetti, in poche righe, è riuscito ad inannellare il peggio del
razzismo, del pregiudizio e del trito luogo comune riservato alle donne che
s'impegnano in politica. Devo dire ch'è stato bravissimo a farci capire, usando
sfumature e metafore, quale sia, probabilmente seguendo una sua filosofia di
vita, la vera attitudine delle donne. Mi permetto un consiglio (speriamo che
non fraintenda sapendomi così disponibile): rilegga, come ho fatto io di
recente, la raccolta dei corsivi di Fortebraccio, potrebbe scoprire cos'è il
rispetto dell'avversario e l'ironia. Per i problemi che ha con le donne,
francamente non sò che fare, trovo strano, però, che Finocchiaro,Turco, Bindi,
Lanzillotta, Pollastrini, Melandri, Binetti, Parente, Pennacchi, Merloni,
D'Antona, Villeco Calipari, Garavaglia, Serafini, non abbiano qualche buon
consiglio da dargli. Per inciso io non ho mai fatto la soubrette, di mestiere
faccio la conduttrice televisiva e sono iscritta(sospesa per pubblicità)
all'ordine dei giornalisti. Cordialmente Francamente non so perché l'onorevole
Carletti si sia tanto offesa. Non ce l'avevo con le soubrette, ci mancherebbe. A
quelle candidate, poi, va tutta la mia umana solidarietà. Io mi rileggo
volentieri i corsivi di Fortebraccio, ma intanto l'onorevole Carletti potrebbe
rileggersi il mio piccolo scritto: criticavo il suo Superiore, non le donne,
alle quali vanno il mio rispetto, amore e deferenza. Ps. Lo dico senza intento
razzista, giuro, ma: si scrive misoginia e non "misogenia";
pubblicato e non "pubbligato"; inanellare e non
"inannellare"; so va senza accento; e la sua collega (onorevole)
signora Villecco Calipari non si merita l'eliminazione di una "c".
Con simpatia, Roberto Brunelli (e non Brunetti).
( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Alitalia, pensioni, Libano Tutti contro tutti nel Pdl di Natalia
Lombardo/ Roma SCHIZOFRENIA Restano sempre la Casa della Libertà, nella quale
ognuno fa quel che vuole: dentro al neonato Popolo della
Libertà sono "divisi su tutto", avverte Veltroni. Dall'uscita di Martino sulla missione in Libano alle pensioni
fino alla vendita dell'Alitalia. È la questione all'ordine del giorno: la Lega,
per difendere l'hub di Malpensa, boccia le condizioni poste da Air France per
l'acquisto di Alitalia. "Una proposta oscena", protestano
Roberto Maroni e Roberto Calderoli, portando per una volta davvero uniti fra
loro la voce di Umberto Bossi, dopo un vertice a Via Bellerio. Se il governo
dirà sì, avvertono, "si assumerà la responsabilità di avere regalato
Alitalia a costo zero e di avere danneggiato Malpensa". Silvio Berlusconi, profeta del liberismo in riposo a Arcore, tace.
Eppure i due Roberti leghisti assicurano che "Berlusconi
la pensa come noi su Alitalia e Malpensa". Perché non parla, allora?
Meglio lasciare le grane in mano al governo uscente di Prodi... Gianfranco
Fini, invece, corregge la rotta in giornata: la mattinata dà il via libera di
An con un "giudizio tendenzialmente positivo"; prima di sera Fini
intravede "luci e ombre": luce perché "Alitalia rischia di
fallire", ombre sul piano industriale con molti esuberi e pochi
investimenti. E il caso "Malpensa sia separato dall'accordo sulla vendita",
dice guardando all'elettorato forte al Centro. Nel fine settimana Silvio ha
lanciato e ritirato il sasso pensioni. Sabato agli imprenditori riuniti a
Cernobbio Berlusconi ha prospettato un ritorno dello
"scalone" Maroni, salvo fare una retromarcia il giorno dopo. Tutti
l'hanno sentito, eppure smentisce: "Non l'ho mai detto, è la solita
strumentalizzazione frutto del tradizionale vizio stalinista". Ma si
accorge dell'uscita impopolare e recupera con toni da sindacalista: "Va
mantenuto intatto il potere d'acquisto delle pensioni". Poi, da solo, tira
un altro sasso: l'allarme "brogli". "Berlusconi
ormai si smentisce da solo", punzecchia Casini. L'unica ad avere le idee
chiare è la Lega, l'autore dello "scalone" contraddice Silvio:
"Per carità, meglio non toccare nulla", avverte Maroni, che propone
una "moratoria di cinque anni: il prossimo governo lasci le cose come
stanno". Stavolta la palma del silenzio passa a Fini. Sulla scacchiera del
Pdl viene cacciato dal gioco l'alfiere Antonio Martino, che si era spinto
troppo in avanti per conto suo. Giovedì l'ex ministro della Difesa, forzista
storico che aspira a tornare su quella poltrona salvo doversela battere con La
Russa di An, ha liquidato la missione in Libano, annunciato l'invio di più
uomini in Afghanistan e di "istruttori militari in Iraq". Il giorno
prima anche Fini aveva detto che in Libano ci sono "troppi militari"
e che andavano dirottati in Afghanistan. Dopo l'uscita di Martino, però,
corregge il tiro. E soprattutto Berlusconi sconfessa
il suo ex ministro: "Quella di Martino è una posizione personale",
meglio che stia zitto, però annuncia: "cambieremo le regole
d'ingaggio" della missione in Libano.
( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Il ciarpame di "Ciarra" e le lezioni di Santanchè di
Marcella Ciarnelli Sembra fin troppo facile prendersela con Giuseppe
Ciarrapico, il nostalgico editore. I suoi colleghi di partito, Cavaliere in
testa, ci hanno provato a tenerlo un po' in disparte (vedi assenza concordata
alla convention dei candidati Pdl), a cercare di farne dimenticare la presenza
in lista ma senza rinunciare alla potenzialità di convincimento. Il diretto
interessato non ci sta a starsene in un cantuccio. A tacere. E va per la sua
strada. Che continua ad essere segnata dall'arroganza del potere mista a
disprezzo. In una ipotetica hit parade a contendergli il primo posto c'è la
leader della Destra, Daniela Santanchè, che ancora ieri si è dilungata in una
puntuale lezione su l'utilizzo che le donne devono imparare a fare della loro
femminilità. "Non darla". Dunque il Ciarra a proposito della famiglia
non ha dubbi, "è una sola, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna,
il resto non va preso in considerazione, è ciarpame". Sì, proprio così.
Ciarpame. Chi se ne frega dei desideri, delle intenzioni, delle difficoltà di
chi non può o non vuole sposarsi. Chi se ne frega se persone dello stesso sesso
decidono di avere un progetto comune di vita e non sono in alcun modo tutelate.
Ciarpame. Roba senza valore su cui uno come lui "non fascista ma
guelfo" non può attardarsi più di tanto. "Sono cattolico, apostolico,
romano e per me il Papa ha sempre ragione" ha confidato il nostro a
"Petrus", che non è la marca di un amaro, ma il quotidiano on line
sul pontificato di Benedetto XVI. La sua dedizione al Pontefice è totale. Era
in prima fila quando si è trattato di dimostrargli tutta la solidarietà dopo lo
"schiaffo" della Sapienza. "È la stella polare di tutto il mondo
cristiano e non" conferma con enfasi il sostenitore di ben altro ciarpame
che lui continua a rivendicare con nostalgico orgoglio. Lo dimostrano le sue
iniziative editoriali pubblicizzate a pagamento sui maggiori giornali. Ecco i
titoli. "Tempo di uomini, tempo di vivere" sui magnifici anni Trenta
nei manifesti italiani più belli con una selezione che va dal cinema, allo
sport, dalla moda alla politica, dalla guerra d'Africa alla guerra di Spagna.
Ogni volume 80 euro. Prendendone due si risparmiano 10 euro. E sono
( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Tra brogli e brogliacci entusiasmo alle stelle Oliviero Beha Nel
brogliaccio di questa campagna elettorale è tutto uno scoppiettare di emozioni.
Anche di sapore prettamente architettonico, di architettura degli interni, di arredamento,
di design. Dopo il clamore per il loft del Pd, che rispondeva alle Case/Ville
della Libertà con o senza stallieri, ecco che anche "La Sinistra,
l'Arcobaleno" inaugura il quartier generale, che dopo un dibattito senza
respiro con il condominio (politico, non dello stabile) viene fissato non in
una periferia degradata ma nei pressi di Via Veneto. Così, tanto per stare
subito in partita. Ma sulla sede si può glissare, sulla libertà di informazione
no. Per questo è arduo non stare dalla parte di Casini quando risponde al
Migliore-di-Noi sui rischi di brogli elettorali."Altro che brogli",
dice il leader estremista di centro dal suo (calta)girone infernale al
Capopopolo della Libertà. "Il vero problema è l'accesso ai mezzi di
comunicazione, segnatamente alla Tv, dove viene violata la
par condicio svuotandola di significato,dai due contenitori di Berlusconi e Veltroni". Ebbene, sto dalla parte di Casini. Che non sta più dalla
parte di Berlusconi. Quando
stava dalla parte di Berlusconi, per lui la par condicio non era poi un gran problema. Non
capisco: dov'è il trucco?.
( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Arcigay invita a pranzo Veltroni e Berlusconi Indovina chi viene a pranzo? Veltroni e Berlusconi,
i leader dei due maggiori partiti in competizione, ha deciso di invitarli, uno
alla volta, l'Arcigay perchè "non abbiamo ancora avuto il piacere di
sapere se questi due soggetti affronteranno davvero e con decisione la
questione dei diritti civili e di libertà delle persone lgbt" ha
affermato il presidente Aurelio Mancuso. Viene ribadita la disponibilità
"in coerenza con il nostro spirito di servizio" a organizzare un
pranzo in una famiglia arcobaleno formata da gay e lesbiche, con e senza figli,
per renderli edotti su cosa rappresentano veramente nella struttura sociale.
"Vedremo di non sfigurare con le portate, ovviamente se ci avvisano
prima". Sarà anche vero che i sondaggi danno il suo partito vincente ma
Franco Frattini, che pure la conferenza stampa con cui ha segnato il ritorno
alla politica italiana l'ha fatta nella sede della stampa estera, non vuole
sentire che lui sarà il prossimo ministro degli Esteri. "In Italia siamo
scaramantici". Le corna le avrà fatte nella tasca, di nascosto. Non come
il suo leader... Marcella Ciarnelli.
( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina I - Bari Il
fenomeno Così cambia la politica ai tempi di Internet ROBERTO ZARRIELLO E' come
entrare in un bar e parlare di politica sorseggiando un caffé. C'è solo una
particolare: la discussione su temi attuali e importanti come il lavoro
precario, l'aumento dei prezzi e l'emergenza ambientale in Puglia avviene in
una piazza che è virtuale. Più si avvicinano le elezioni e più su Internet si
moltiplicano i forum, le chat e i siti in cui si discute di politica e
soprattutto delle cose che non vanno. "Questa classe politica non ci
interessa. Non siamo né con Veltroni, né con Berlusconi, siamo per una politica che abbia l'obiettivo di risolvere i
problemi reali della gente. Il resto sono solo chiacchiere". Dal forum
Bari Live (http://barilive. forumcommunity. net) si leva un coro di protesta
contro "la politica che è sempre uguale". E allora capita che
un gruppo di liberi cittadini usi il web anche per dialogare, protestare e, in
alcuni casi, scendere in piazza. Come è accaduto ad Ortanova, in provincia di
Foggia, dove migliaia di cittadini si sono riuniti per dire no alla costruzione
della discarica. SEGUE A PAGINA II.
( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Terrorismo, vertice
al Viminale allerta per Pasqua ed elezioni Napolitano: no alla politica urlata.
Par condicio, è scontro Protesta di Casini e Di Pietro: legge grande
ingiustizia, sono violati gli equilibri in tv LIANA MILELLA ROMA - Il Viminale
vigila e fa il punto sui possibili rischi di terrorismo a ridosso di Pasqua e
delle elezioni invitando tutti comunque, anche in assenza di un pericolo
specifico, a tenere alta la guardia. Il capo dello Stato, da Santiago del Cile,
per il secondo giorno consecutivo, manda segnali alla politica italiana perché
"rifugga da esagerazioni e meschinità". Ma, a meno di un mese dal
voto, torna lo scontro duro sulla suddivisione degli spazi in tv. Da fronti
opposti protestano il leader centrista Casini (che però, secondo i dati del
centro ascolto Rai, è il terzo più "visto" dopo Berlusconi e Veltroni), quello dell'Idv Di Pietro, la Sinistra Arcobaleno, l'Unione
democratica dei consumatori di Manzione e Bordon. Di Pietro minaccia perfino
"una denuncia per palese omissione d'atti d'ufficio" se l'Authority
per le telecomunicazioni, al suo secondo richiamo, non farà rispettare gli spazi
che oggi sarebbero egemonizzati solo dai leadaer di Pdl e Pd. Allarme
terrorismo. Al Viminale la riunione del ministro dell'Interno Giuliano Amato e
dei massimi vertici della sicurezza (dal capo della polizia Antonio Manganelli
ai direttori dei servizi) è durata un'ora. è servita per una disamina delle
possibili fonti di pericolo interno ed esterno che potrebbero esplodere durante
le vacanze e soprattutto sotto elezioni. Per le festività il Viminale esorta
gli italiani a evitare zone pericolose (come l'area del Magreb dove, il 22
febbraio, sono stati sequestrati due cittadini austriaci). In vista del voto,
pur in assenza di pericoli specifici, investigatori e intelligence ricordano
che in Italia esiste comunque un pericolo terrorismo sia islamico che endogeno.
Quirinale. Giorgio Napolitano rilancia l'invito a tenere bassi i toni dello
scontro politico. Nonostante sia in Cile e ricordi come all'estero sia solito
evitare riferimenti insistenti ai fatti di casa nostra, tuttavia il presidente
è in pena per i toni conflittuali della campagna elettorale. Eccolo invitare
tutti a evitare "una politica esasperata e urlata". Perché, come
aveva detto appena 24 ore prima, "se la politica si riduce a un gridare
incessante e a uno scontro continuo le più colpite e le più vulnerabili sono le
istituzioni". Non solo: la conseguenza è che i cittadini sono sempre più
tentati "dall'allontanarsi non solo dai partiti ma anche dalla stessa
politica". Par condicio. Mai sopita, la protesta esplode di nuovo con
azioni concrete. Al garante per le telecomunicazioni si rivolgono sia Di Pietro
che l'Ud per i consumatori. L'ex pm dice che la legge va rivista perché oggi
"siamo di fronte a una "grande ingiustizia". Di qui un ricorso
per una violazione che, comunque, va anche contro l'articolo 21 della
Costituzione che garantisce equivalenza negli spazi. A dar ragione a Di Pietro
c'è Sergio Bellucci della Sinistra Arcobaleno. Stesso ricorso per Roberto
Manzione (Ud) che si dichiara "vittima di sistematiche esclusioni".
Protesta anche Casini che interpreta la presunta violazione degli equilibri in
tv ("C'è uno sfacciato favoritismo per Berlusconi
e Veltroni) come una sorta di "broglio"
pre-elettorale.
( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-18 num: - pag: 4
categoria: REDAZIONALE Olimpiadi La Santanchè: boicottiamo
la Cina per aiutare il Tibet "Se Veltroni e Berlusconi
non hanno il coraggio di parlare, lo faremo noi: boicottiamo le
Olimpiadi". Daniela Santanchè, candidata premier della Destra, ieri ha
manifestato di fronte alla Bank of China di via Santa Margherita contro lo
"scempio dei diritti umani" che si sta svolgendo in Tibet.
Mentre in consiglio comunale è stato approvato un documento per chiedere
all'ambasciatore cinese di "consentire alla stampa di poter svolgere il
proprio lavoro". Unico voto contrario, quello di Francesco Rizzati (Pdci).
( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-18 num: - pag: 4 categoria:
REDAZIONALE La polemica Scontro sulla partecipazione alle iniziative elettorali
"Piazze piene solo con noi" Comizi, sfida tra Pd e Pdl Calderoli:
comparse di Cinecittà per Veltroni. Martina: avete
paura Il centrosinistra: in tre giorni incontrati 30 mila cittadini lombardi
Forza Italia: cercano di far dimenticare Prodi Roberto Calderoli: "Truppe
cammellate". Martina: "Siete preoccupati". La sfida per il Nord
si accende. Dopo la partecipata tre giorni lombarda di
Walter Veltroni alla fine
della scorsa settimana e le contemporanee iniziative pubbliche di Silvio Berlusconi, tra i due schieramenti
maggiori cominciano a scoccare le scintille. Con il centrosinistra a dover
dimostrare che qualcosa è cambiato, e il centrodestra a dover difendere la sua
roccaforte. E così, parte all'attacco Roberto Calderoli: "Veltroni ha una tal nostalgia di Roma che anche quando viene
al Nord si porta le comparse di Cinecittà a fare le truppe cammellate. Che si
spostano da una parte all'altra nel tentativo di non far sentire solo il povero
Veltroni nelle piazze vuote". Aggiunge il
vicepresidente del Senato: "Comunque, un risultato l'ha già ottenuto: ha
perso in una sola settimana sei punti nelle quotazioni dei bookmakers
inglesi". Mentre il coordinatore azzurro Mariastella Gelmini parla di un
"roadshow con cui Veltroni cerca di negare e
nascondere che cosa è davvero il Partito democratico. Peccato che il Pd è quel
che si trova scritto con chiarezza nelle liste elettorali, dove compaiono tutti
i ministri del governo Prodi e l'intero notabilato di Ds e Margherita. Sai che
novità... ". La risposta viene dal segretario del Pd, Maurizio Martina:
"Mi pare che le reazioni scomposte della destra sono la misura della loro
preoccupazione e dimostrano che abbiamo colto nel segno. Le giornate di Veltroni in Lombardia sono state nel segno dell'assoluta
novità. Con un entusiasmo e una partecipazione che sono andati oltre ogni
ragionevole aspettativa. In tre giorni, almeno trentamila persone sono venute
per capire, per vedere da vicino chi siamo. La destra si culli pure nella sua
arroganza: la mia sensazione è che qui si giochi una partita tutt'alto che
scontata". Aggiunge Martina: "Tra l'altro, non mi pare che le uscite
pubbliche di Berlusconi e del Pdl abbiano fatto
registrare partecipazioni da finale di Coppa. La verità è che la solita
minestra non scalda più, chi si presenta da quindici anni con le stesse parola
d'ordine sta cominciando a misurare la distanza che lo separa dai
lombardi". Però, Giancarlo Pajetta diceva: "Piazze piene, urne
vuote". "Diversamente da Calderoli - ribatte Martina - io non ho
l'arroganza di pensare che un'iniziativa possa essere chissà che. Noi però ogni
giorno misuriamo un attenzione crescente da parte di territori che con il
vecchio centrosinistra non sono mai stati teneri. La rottura con la sinistra è
stato riconosciuto come l'unico vero fatto nuovo della politica. Loro, sono il
solito centrodestra. Che per giunta ora ha perso il centro". Marco Cremonesi.
( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ida Dominijanni Dei
molti spunti presenti sull'edizione straordinaria del manifesto di ieri, in
gran parte dedicata ai problemi della politica culturale e della cultura
politica del Pd e della sinistra, vorrei provare a rilanciarne due, relativi
all'intervista di Federico De Melis e Roberto Andreotti a Giorgio Agamben e
all'ampio intervento di Giacomo Marramao. Entrambi i punti toccano questioni
cruciali che sottostanno, innominate, al cambiamento in corso nel nostro
sistema politico. Ed entrambi possono concorrere a spiegare perché l'incertezza
rispetto al voto di ampi strati della sinistra "sociale" (astenersi o
votare, e per chi votare) non sia riconducibile all'alternativa fra il richiamo
ricattatorio del "voto utile" al Pd e il richiamo identitario del "voto
necessario" alla Sinistra Arcobaleno. Giorgio Agamben riporta la svolta
post-ideologica dello scenario politico italiano, interpretata dal confronto
pre-elettorale e dalla prospettiva di accordo
post-elettorale fra Veltroni e Berlusconi,
al più ampio sfondo del passaggio dal modello della sovranità a quello della
governamentalità che accompagna la trasformazione della politica moderna (e
relative concezioni della rappresentanza e del conflitto) nella bio-politica
contemporanea. Compiutosi ormai questo passaggio, spiega Agamben,
divenuta ormai prevalente la funzione della macchina del governo sul sistema
politico-giuridico della sovranità tradizionale, lo spazio della politica e del
conflitto tende a scomparire, e la democrazia cambia natura: niente più
dialettica fra conflitto costituente e potere costituito, niente più mediazione
della rappresentanza politica fra i due, ma solo gestione, amministrazione e
management della vita, delle opinioni, dei flussi economici, delle banche dati;
e ovviamente, niente più distinzioni dirimenti fra destra e sinistra. SEGUE A
PAGINA 11
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2 Il quadro - fatto salvo qualche dubbio sull'ipotesi di un'eclissi totale
della sovranità a fronte del trionfo della governamentalità - è realistico; e
portato a conseguenza, vanifica come residuale la battaglia - che in questa
campagna elettorale sostiene la richiesta del voto per la Sinistra - per la
sopravvivenza e il rafforzamento di una sinistra politica e della sua funzione
rappresentativa. Ammettiamo che sia così, e assumiamo pure che questa sia
l'analisi, esplicita o implicita, di quanti il 13 aprile decideranno di
astenersi o di votare per un governo del meno peggio, ovvero di rafforzare Veltroni per indebolire Berlusconi.
Resta comunque una domanda cruciale: come rilanciare, in questa situazione, le
sorti del conflitto? Come si resiste e ci si oppone al potere governamentale,
se non valgono più le forme di resistenza e opposizione al potere sovrano? A
questa domanda Agamben non risponde, come non risponde la tradizione di studi
foucaultiani cui egli fa esplicitamente riferimento e che pure ne è
attraversata e tormentata, quanto ne è attraversata e tormentata, sovente senza
risposte, quella parte della sinistra sociale che non crede più, per ragioni
sistemiche e non di sfiducia contingente, in un rilancio della funzione di
rappresentanza politica a sinistra. Soccorre a questo punto l'intervento di
Marramao. Qui il quadro, altrettanto realistico, è quello della deriva di crisi
della politica nel mondo globale post-89: espansione del mercato globale,
aumento delle disuguaglianze e delle linee di conflitto a fronte della
"favola bella" di un mondo unificato e pacificato,
deculturalizzazione delle elite politiche e narcotizzazone televisiva della
"audience" democratica, dominio delle agenzie economico-finanziarie e
religiose sulla politica istituzionale (la vera "antipolitica",
sottolinea Marramao), produzione artificiosa di uno stato d'emergenza
permanente massmediaticamente alimentato. Ma lo stato di difficoltà in cui
versa la sinistra, se si inscrive in questo quadro, non ne deriva tuttavia
automaticamente o esaustivamente. Esso va ricondotto piuttosto, secondo
Marramao, a due fattori interni alla soggettività e alla cultura della sinistra
stessa: lo scollamento fra materiale e simbolico (e di conseguenza fra processi
oggettivi e processi soggettivi), e il permanere, nella sinistra radicale
soprattutto, di una logica politica (e affettiva, potremmo aggiungere, nel
senso dell'affezione a ciò che si è o che si è stati) legata alla chiusura
dell'identità più che all'apertura e al divenire della differenza. Due fattori
tanto più rilevanti in quanto modificano la periodizzazione - e dunque la
percezione - della crisi di oggi, spostandola dalla vulgata sulla "fine
della prima repubblica" fra l'89 e i primi anni '90 alla stagione fra anni
'60 e '70. E' allora che si produce, col '68 e il femminismo, una rivoluzione
profonda della soggettività, che si gioca per l'appunto sul rapporto fra
materiale e simbolico e che investe la definizione e le forme della politica
con domande rimaste inevase: lungi dall'accoglierle, la politica si scinde da
allora in politica istituzionale, sempre più svuotata di senso, e "politica
delle pratiche agita in proprio dai soggetti". Da quella biforcazione, e
dalla conseguente crisi della forma della mediazione, la politica (italiana e
non solo) non si è mai più ripresa, né si darà rinascita della sinistra senza
un riattraversamento di quella stagione che ne sappia cogliere e aggiornare le
conseguenze, sul piano del pensiero e su quello delle pratiche. Vale la pena di
rifletterci, mentre sia il quarantennale del '68 sia il trentennale
dell'assassinio di Aldo Moro vanno in scena senza che nessuno, né dal lato
della politica istituzionale né dal lato degli eredi del'68, li metta in
relazione con il seguito della vicenda politica italiana. E mentre nel
femminismo si fa strada l'ipotesi che la crisi della politica sia
inestricabilmente connessa con la mancata risposta maschile al mutamento
femminile. Soprattutto, varrebbe la pena di confrontare i travagli elettorali
di queste settimane con questi quadri più ampi. Che ridisegnano la scena di
oggi, il passato e la prospettiva di ciò che chiamiamo politica secondo linee
più complesse e trasversali, ma anche più chiare e convincenti, di quelle che
passano fra le formazioni politiche in campo. Ida Dominijanni.
( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Lettere@ilmanifesto.it
Lettera aperta alla stampa V"orremmo ragionare sul caso del ginecologo
suicida perché ciò che è accaduto ha messo in evidenza diversi aspetti: il
primo è che è assolutamente necessario ed urgente che la legge 194 venga
applicata nella sua interezza, potenziata in modo da restituirci la
rassicurante certezza del suo pieno rispetto, dai tempi di attesa ridotti,
all'iter meno faticoso, al sacrosanto diritto alla privacy. Ciò che però ci fa
orrore constatare è la discendenza diretta della campagna mediatica in
relazione alla vicenda del noto ginecologo a quella più generalizzata di
criminalizzazione delle donne che sostengono la legge o che vi fanno ricorso.
(...) Non riteniamo valga la pena di commentare l'uscita di Ferrara che ha
utilizzato la scritta che campeggiava sul campo di sterminio di Auschiwtz, per
fare un gioco di parole macabro e violento. (...) È tutto il resto che è
aberrante, i giornali, i dibattiti, il cosiddetto senso comune. Leggiamoli i
nostri giornali: oggi ci stanno fornendo così tanti dettagli sulle donne
indagate che pensiamo che più di mezza Genova le abbia riconosciute, esponendo
al pubblico ludibrio le motivazioni che le hanno portate all'aborto. Le donne
sono le vere colpevoli, così prive di senso etico, di uno straccio di morale,
loro che per mostrarsi ignude su spiagge lontane non esitano ad uccidere un
bambino, loro che per coprire un adulterio trucidano il figlio del peccato.
Vecchie parole, vecchi pensieri, vecchie ipocrisie ma ancora così radicate da
indurre le donne a cercare il modo di sottrarsi a questi processi. E' nostro
parere che stiate dando un pessimo contributo sia culturale, che professionale
alla vostra categoria e a tutti coloro che acquistano e leggono i vostri
giornali. (...) La decenza, la cultura, la Legge, impongono il rispetto, almeno
della privacy delle persone coinvolte in questa come in altre vicende. Peccato
non averne trovato traccia nei vostri articoli. (...) Ma abbiamo fiducia e vi
proponiamo: riparliamone insieme, d'altro canto oltre che essere l'altra metà
del cielo siamo anche l'altra metà degli acquirenti dei vostri giornali. Le
donne della Rete194 Il Tg3 discrimina Continua la vergognosa campagna di
disinformazione del Tg3 nei confronti della Sinistra Arcobaleno. Ancora
domenica scorsa, il Tg delle
( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Galapagos Il
capitalismo globale se la passa male e, per l'ex presidente della Fed Alan
Greenspan, quella attuale è la peggiore crisi del dopoguerra. Ma in Italia
nessuno sembra accorgesene. Basta guardare i programmi elettorali. Il comunismo
non sarà all'ordine del giorno, ma in questa fase di crisi di sistema c'è un
vuoto di idee e proposte. Circa 90 anni fa Rosa Luxemburg fece una analisi
straordinaria di quella fase di globalizzazione, dell'apertura ai mercati di
approvvigionamento di materie prime da parte dei paesi industrializzati e della
creazione di mercati di sbocco per la sovraproduzione degli stessi paesi. Negli
ultimi anni la situazione si è modificata: i paesi emergenti sono diventati,
oltre a un enorme serbatoio di domanda, un fornitore straordinario di prodotti
per i paesi del primo mondo. A questo punto la contraddizione della
sovraproduzione si è riprodotta. Con una aggravante: mentre ai tempi dell'Urss
il proletario occidentale beneficiava (con il boom dello stato sociale) dei
vantaggi della guerra fredda, da anni con l'Urss sparita, lo stato sociale si è
progressivamente ridotto, fino quasi ad annullarsi in alcuni paesi nei quali
(come gli Usa) regge solo un po' di flexsecurity sotto forma di sussidi di
disoccupazione. La crisi attuale nasce proprio dal trionfo della globalizzazione
e del liberismo. E non a caso il primo paese nel quale è esplosa sono gli Stati
uniti, mentre per ora - a fatica - la vecchia Europa regge. Collateralmente è
esplosa la crisi della finanza che dovrebbe garantire tra l'altro - con i fondi
pensione - anche il futuro di centinaia di milioni di persone. Negli ultimi 10
anni la finanza creativa ha conosciuto - senza controlli - un autentico boom:
il giro d'affari che movimenta è centinaia di volte superiore al Pil mondiale.
Lo è praticamente esentasse con un meccanismo diabolico che consente con pochi
spicci di muovere miliardi. La finanza esalta il ciclo economico: quando le
cose vanno bene le fa andare ancora meglio, ma quando qualcosa non va,
l'economia reale subisce contraccolpi micidiali. Di organismi di controllo ne
esistono decine (dalla banche centrali, alle varie autorità tipo la Sec e la
Consob) ma la speculazione è andata liscia, negli ultimi anni ha fatto quello
che voleva e i risultati sono ora sotto gli occhi di tutti. Insomma, parlare di
finanza, significa parlare - più o meno direttamente - di economia reale, della
vita delle persone costrette ad accettare i mutui subprime a tassi altissimi
per poter comprarsi casa. Senza contare che la crisi della finanza porterà un
vecchiaia grama per una moltitudine di futuri pensionati. Ma torniamo ai
programmi e alla politica: si può anche abolire (Berlusconi) l'Ici sulla prima casa, si può ridurre (Veltroni) la pressione fiscale ai
lavoratori dipendenti. Ma è inutile se dalla crisi attuale non si matura
un'ipotesi "riformista": questo mondo com'è, è destinato ad andare
sempre peggio se non si mettono al primo posto i bisogni fondamentali dei più e
non si rilancia un'ipotesi di controllo della produzione e della
distribuzione del reddito.
( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scripta manent Ma la
femmina Luca Fazio La battuta, la smentita della battuta. I bisticci da
mocciosi, tu copi il programma, e no il ricopione sei tu...E poi, quando il
gioco si fa duro (le pensioni), la stanca riedizione di ciò che avevamo già
sentito: le toccano, non le toccano, le ritoccano (zzz...). Morale: le elezioni
faticano a guadagnare visibilità sui giornali. Un problema per chi deve
riempire le pagine, una sciagura per chi le deve leggere, perché per vendere la
politica la strategia è sempre la stessa: tanto gossip, e (scusate, ma bisogna
abbassare i toni), tanta femmina. E' stufa anche Lucia Annunziata che su La
Stampa, sotto il titolo "Tutto già visto", scrive sulle donne:
"Ma, giovani o vecchie che siano, possiamo smetterla, a questo punto di
usarle come bandierine su un balcone?". Non le sopporta "tutte
insieme, tutte sempre accanto al leader", perché "questo insistito
modo di usarle come il volto del rinnovamento sta cominciando a farle sembrare
più come i polli di Renzo...". Il principale imputato per la Repubblica è Berlusconi, "in quei doppi sensi del Cavaliere il sesso
come gerovital della politica". Filippo Ceccarelli sa che lui "si
diverte" e che "chi ci casca è perduto", però ci casca lo stesso
e rievoca le guasconate priapesche di Silvio ai Telegatti, "che l'ex
modella di Armani definì poi in maniera indiscutibilmente cruda ma efficace:
"Ubriaco di fica"". A proposito (di volti nuovi), interessante
l'intervista, con foto, che in taglio basso fa da contorno all'incontinenza del
"capo": parla Elisa Alloro, una bionda trombata all'ultimo minuto che
parla di sé in terza persona: "Fossi stata Berlusconi
avrei detto: candidiamo Elisa Alloro. Puntiamo anche su di lei, vediamo cosa sa
fare" ("E vediamo!", fa il simpatico l'intervistatore). Anche
l'Unità attacca il "macho" ricamando un corsivo sull'ultima
battutaccia, "le soubrette noi non le mettiamo in lista, ci facciamo
altro". Maligna Brunelli (Roberto): "Ora, a parte che vengono i
brividi ad immaginarsi l'uomo di Arcore che farebbe quelle cose lì alle procaci
malcapitate, registriamo il deferente silenzio non solo di tutte le donne del
centrodestra, ma anche di quelle donne politiche del Pdl che hanno tratto la
loro notorietà e mosso i loro primi passi proprio nel rutilante mondo dello
spettacolo: la Mara Carfagna, la Gabriella Carlucci, la Elisabetta
Gardini...". E le donne corteggiate dal Pd? Sul Corriere della Sera, come
Cristiana Capotondi, attrice di Notte prima degli esami. Lei ha dovuto
rinunciare alla candidatura per Rutelli poiché ha una parte in una fiction che
va in onda poco prima delle elezioni (ma lo vota). L'intervista è un
capolavoro. Che c'entra lei con la politica? "Niente. Come gli altri
ragazzi della lista under 30 ero stata chiamata per dare idee". Quali?
"Bah, per esempio di recuperare le professioni artigianali di questa
città: chi lavora la legna, il ferro, i metalli". E Alemanno? "Non lo
conosco, ma sarei andata a sentire...Non ha più senso dividere in destra o
sinistra". E Berlusconi? "Alcune cose che fa mi piacciono, altre meno. Come Veltroni del resto". Ecco, è lei la
candidata perfetta, ma questa volta finisce in taglio basso per rispetto alla
nuova "precaria" del Pd. Si chiama Valentina Mercandel, bella,
bionda, acconciatura birichina da maschietto: "La nostra Sharon
Stone", commenta con tono pacato quel galante di Veltroni.
Dispiace per le altre, ma la prima donna è Marina, la 33esima più influente del
mondo secondo Forbes. Ci ha dato una notizia ferale che è passata sotto
silenzio. Le piace Luxuria (cavoli suoi), apprezza il Pd perché non intossica
più con l'antiberlusconismo (cavoli nostri) e adora suo padre: "Il libri
di storia riconosceranno in Berlusconi il personaggio
più importante di questi 15 anni, e anche dei prossimi". Alla faccia della
fine del patriarcato.
( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Levata di scudi
crociati De Mita: l'Udc come il Pri che fu "L'Udc punta a un risultato
elettorale che metta in crisi i due blocchi Pd-Pdl, è una sfida a un sistema
politico ingessato". Parola di Ciriaco De Mita, mallevadore della nuova Dc
che (forse) verrà. "Adesso non vado nell'Udc, sono nelle liste dell'Udc -
spiega De Mita puntando tutto sul dopo - noi ci muoviamo per dare vita in
autunno alla costituente di un partito che recuperando le radici dei cattolici
popolari sia strumento utile per affrontare il futuro. Sono quello che ero,
torno dove ero, è singolare meravigliarsene". In questo contesto bloccato
"l'Udc si pone nel ruolo che una volta era del Pri, "che con scarsa
rappresentanza elettorale è stato il centro dell'equilibrio politico, mentre
partiti di larga consistenza non contavano". Remo Gaspari sceglie Casini
L'ex ministro democristiano Remo Gaspari sostiene l'Udc. Lo ha detto lo stesso
notabile ex Dc e grande patron della balena bianca in abruzzo a una
manifestazione per Pierferdinando Casini a Lanciano in cui è stato l'ospite
d'onore. Due i motivi principali dell'endorsement centrista: il modello
elettorale tedesco e la politica per la famiglia. Il gazebo di Riello Il
presidente di Confindustria Veneto, Andrea Riello, propone di allestire "un
gazebo permanente davanti al parlamento, per ricordare la questione della
rappresentanza del Nordest". Perché "il territorio cresce a ritmi
importanti e la cultura della gente veneta, che tende a lavorare e lavorare,
porta a dimenticarsi che si sta lavorando molto anche per gli altri. E nel
momento in cui dobbiamo iniziare a tirare la cinghia cominciamo a vedere che il
ritorno sul territorio in termini di infrastrutture è di gran lungo inferiore a
quello che hanno altre regioni meno virtuose". Di Pietro, accuse
archiviate Il giudice per le indagini prleliminari di Roma ha archiviato ieri
l'accusa di appropriazione indebita, falso in atto pubblico e truffa aggravata
ai danni dello stato a carico di Antonio DI Pietro. Il leader dell'Italia dei
valori, che corre alle prossime elezioni alletato con il Pd
di Veltroni, era accusato
da un ex iscritto del suo partito, Mario Di Domenico, di essersi appropriato di
oltre 20 milioni di euro di fondi pubblici, ma già il pm aveva ravvisato
l'assenza di fatti penalmente rilevanti e aveva chiesto l'archiviazione.
L'inchiesta era stata avviata nel 2006 su denuncia di Di Domenico. Polemico
l'ex pm sul suo blog: "Due giorni prima del voto del 2006 Il Giornale di Berlusconi ha sparato in prima pagina 'Di Pietro indagato'.
Adesso sono stato io a chiedere di esser giudicato prima del prossimo voto per
le politiche, ma sicuramente la notizia dell'archiviazione non sarà messa in
prima pagina".
( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-18 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Retroscena "Così addio Nord" Il gelo di Veltroni con il governo ROMA - Il conto
di Alitalia è salatissimo e nessuno vuol pagarlo in campagna elettorale. Se
potessero, Berlusconi e Veltroni lascerebbero a Prodi il compito
di pagar dazio. Ma sarà impossibile per entrambi tenersi fuori dalla mischia,
perché stavolta il capo del Pd non potrà prendere le distanze dalla decisione
del governo di vendere la compagnia ad Air France, e perché il Cavaliere
dovrà risolvere la "grana" della Sea sulla quale ha voce in capitolo.
Così da ieri è iniziato un formidabile giro di scaricabarile, gioco nel quale
il destino di Alitalia si è incrociato con i tatticismi dei due sfidanti,
timorosi per le loro sorti nelle urne. Raccontano che al termine di un colloquio
con il segretario della Cgil, Epifani, Veltroni fosse
molto preoccupato per le "condizioni capestro" poste dalla società
francese: il rischio del tracollo di Malpensa e il possibile taglio di 8000
posti di lavoro mettono a repentaglio l'immagine del Pd che ha appena offerto
al Nord e lo espongono all'attacco della Sinistra Arcobaleno sul tema
dell'occupazione. è forte l'irritazione del leader democratico verso Prodi,
responsabile - a suo dire - di aver "lasciato la regia della trattativa a Padoa-Schioppa",
come se la partita non avesse una "forte valenza politica" oltre che
economica. Perciò ieri sera Veltroni ha mandato in
avanscoperta Tonini, responsabile economico del partito, per invitare il
governo a "tutelare il patrimonio professionale di Alitalia". Al
leader democratico non potrà bastare il fatto che l'alleato Di Pietro sia sceso
in campo a difesa di Malpensa. C'è un fianco che d'improvviso è rimasto
scoperto nella sua rete: la "svolta" del presidente designato di
Confindustria, Emma Marcegaglia, che si è detta favorevole a una moratoria per
l'hub lombardo, tesi finora sostenuta solo dalla Lega e dal governatore della
Lombardia, Formigoni. è il segno delle forti pressioni degli imprenditori
locali. è il segno per Veltroni che la partita al Nord
torna a complicarsi. Ma anche per Berlusconi la
vendita di Alitalia non sarà un passaggio indolore. Fino a qualche tempo fa il
Cavaliere era rimasto aperto alle due opzioni: quella francese e quella di Air
One. Sono noti i suoi rapporti con Toto, intravisto a Palazzo Grazioli durante
le trattative per le liste del Pdl. Ma da giorni quel progetto è tramontato. Ne
è testimone anche Gasparri che ha "incontrato casualmente " l'ad di
Banca Intesa, Passera, per strada a Roma: "Gli ho chiesto se Air One aveva
ancora margini per acquistare Alitalia e lui ha allargato le braccia in modo
eloquente". Rimasta solo Air France, Prodi ha spinto su Gianni Letta
perché Berlusconi si esprimesse anzitempo sulla
vendita della società ai transalpini. Ma ieri dal braccio destro del Cavaliere
non è arrivata la risposta che il Professore si attendeva. è vero che Berlusconi non vuol trovarsi il dossier Alitalia sulla
scrivania nel caso tornasse a Palazzo Chigi, però punta a lasciare la patata
bollente all'attuale governo: "Non pensiate di avere il suo consenso
ufficiale", è stato il messaggio consegnato da Gianni Letta, nonostante
gli affidamenti dati in precedenza. Il punto è che il Cavaliere non vuole né
può uscire così allo scoperto, per evitare di lasciare alla Lega la bandiera di
Malpensa, "perché se dicessimo sì ad Air France - spiega l'azzurro Lupi -
verremmo fatti a pezzi in Lombardia". L'altro motivo è che Berlusconi vuole evitare il putiferio dentro Forza Italia.
In realtà Formigoni è già sul piede di guerra, inviperito con
"Gianni", a cui il Cavaliere aveva affidato la mediazione. E sebbene
ieri si trovasse in Israele, il governatore non ha mancato di fare arrivare le
sue lamentele all'orecchio di "Silvio ": "Non avete visto che
l'offerta di Air France è inaccettabile? Non avete visto cos'è successo in
Borsa? Come hanno reagito i sindacati e Confindustria? Bisogna dire no alla
proposta". Così nel quartier generale azzurro si fa strada la vecchia
opzione: far saltare l'intesa con Air France e portare Alitalia in
amministrazione straordinaria. "Magari si rilancia come Parmalat".
Magari se Veltroni e Berlusconi
dicessero qualcosa in campagna elettorale... 49,9 per cento. La quota del
capitale Alitalia messa in vendita dal Tesoro Gianni Letta Francesco Verderami.
( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Quel filo "rosso"
tra Veltroni e Marchionne Francesco Paternò La Fiat è
sempre stata governativa, come i banchieri. Però, in attesa del voto, la Fiat e
i principali banchieri del paese sono saliti sul pulmann di Walter Veltroni. Dove s'intruppano con imprenditori come Massimo
Calearo, Matteo Colaninno ed Emma Marcegaglia, quasi la nuova sinistra del
paese. Stasera a Torino Veltroni fa tappa elettorale e
non è escluso che incontri Sergio Marchionne, l'amministratore delegato della
Fiat. Tra i due c'è un sottile filo rosso (?), anche se il top manager non si è
visto in coda al voto nelle primarie per Romano Prodi, come hanno fatto
Alessandro Profumo, numero uno di Unicredit Group, Pietro Modiano, direttore
generale di Intesa San Paolo e, più discreti, Giovanni Bazoli e Corrado
Passera, presidente e amministratore delegato di Intesa SanPaolo, o i
"soliti" di Montepaschi. Tutti comunisti, a confronto con la maggior
parte dei lavoratori della Val Trompia. Veltroni e Marchionne si sono già sentiti telefonicamente, c'è feeling
sulle cose italiane come sull'America, stella polare del Partito democratico
(italiano). Hanno le stesse antipatie per Silvio Berlusconi e per George Bush. Marchionne non sopporta il Cavaliere,
"non avrei mai fatto una simile battuta con la precaria", è anche
una questione di culture, in Svizzera ha imparato a essere "una persona
seria, disciplinata", dal Canada dove è cresciuto ha appreso l'approccio
anglosassone, "una volta che si prende un impegno si porta a
termine", altro che pacche sulle spalle e corna dietro la testa alla
Silvio. Dell'America degli ultimi "brutti otto anni", Marchionne dice
che è "penosa", "rinchiusa in se stessa". Spera che alle
presidenziali arrivino John Mcain, per il quale ha "ammirazione", e
soprattutto Obama, perché il paese "ha bisogno di qualcosa di nuovo".
Come Veltroni, tifa per il candidato nero (Massimo
D'Alema, per inciso, è per Hillary Clinton), insomma due teste un voto. Ma tra
il capo della più grande azienda del paese e il capo del Partito democratico il
feeling è ancora più spesso fra le cose di casa. Il primo apprezza del secondo
un certo decisionismo e un certo agire fuori dagli schemi, come un Calearo in
lista per esempio. Sul lavoro, Marchionne dice che l'ultimo contratto per i
metameccanici è stato un "compromesso su cose vecchie", lui avrebbe
preferito altre strade, essendo disposto ad "accettare qualsiasi
marchingegno per creare le condizioni per essere più competitivi". Veltroni lamenta la mancanza di "una stagione
riformista", il sistema paese è fermo, Marchionne gli risponde a distanza
che "in Italia non è facile fare attività industriale, si vede anche dai
fondi stranieri che vengono poco a investire". Invece che a Teano
potrebbero incontrarsi a Termini Imerese, in Sicilia, dove c'è la fabbrica Fiat
in cui il gruppo porterà nel 2009 una seconda produzione. Per la Fiat, la
Regione dovrebbe impegnarsi seriamente dopo gli ultimi giri di valzer di Totò
Cuffaro, chissà se ci fosse a Palermo un'Anna Finocchiaro. Marchionne torna
oggi a Torino, ieri in Svizzera ha presieduto l'assemblea di Sgs, società di
revisione, per la quale nel 2008 vede "ragionevoli opportunità di crescita
nel 2008", nonostante la bufera internazionale sui titoli - ma "le
borse hanno perso ogni rapporto con la realtà" - con un impatto sull'industria
destinato, nelle sue previsioni, a scendere dopo l'estate. L'ad di Fiat dice
che il suo numero di cellulare tra i politici "lo hanno in pochi", di
non aver "mai ricevuto richiesta di favori" o, nel caso, fa finta di
non capire. Magari Walter lo chiama oggi stesso, mica è per un favore, è la
campagna elettorale, bellezza.
( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Gli elettori
"che vanno alla messa" non si fidano di Walter, almeno secondo i
sondaggi. E i teodem riprendono fiato: Pannella e i suoi sono un elemento di
instabilità. E guai a Zapatero testimonial dei democratici. "Sarebbe un
errore" Cattolici scettici sul Pd Binetti: colpa dei radicali Daniela
Preziosi Roma Tutta colpa dei radicali. Se i cattolici, come diceva ieri la
Repubblica, ma il giorno prima il Sole 24 Ore, sono scettici nei confronti del
Pd e per il momento si orientano verso il porto sicuro - sicuro per cosa non è
chiaro - del centrodestra, è a causa dell'accordo con i radicali. "Diciamo
la verità, i radicali per il Pd sono un elemento di instabilità
strutturale". La capitana dei teodem Paola Binetti spiega così il presunto
fenomeno descritto dai sondaggi. Ma non se la prende solo con Marco Pannella,
che continua il suo sciopero della fame e a Porta a porta ieri affermava con
orgoglio di pesare "più di Colaninno", sui temi etici. Pannella "ringraziando
Iddio è fuori", dice Binetti. Ma di problemi strutturali, per lei, nel Pd
ce n'è parecchi altri. La senatrice alza il tiro fin verso il candidato
premier. "E' chiaro che la figura di Veltroni incontra fra i laici un
consenso maggiore di Berlusconi. Per questo dobbiamo subito offrire segnali forti e chiari sui
valori che ci stanno a cuore, quelli cattolici. Non dobbiamo rischiare di
trovarci scoperti". In sintesi, ieri la notizia era questa: secondo la
Demos di Ilvo Diamanti il 50,6 dei cattolici praticanti voterebbe per il
centrodestra, il 31,6 per il Pd, l'8,9 per l'Udc, il 4,2 per Sinistra
arcobaleno. Attenzione al dato, anche se riferito a una quota pari al 30 per
cento dell'elettorato, e comunque virtuale e relativo a un campione di poco più
di 1300 persone. Secondo il sondaggio, tra i non praticanti è il Pd a
prevalere, con il 44,8 per cento contro il 34,8 dell'alleanza che fa capo a Berlusconi; alla Sinistra Arcobaleno va il 10,3 e a Casini
il 4,3. Stesse differenze su una serie di altre domande, come quella sul peso
degli interventi della Chiesa sul dibattito politico: tra i non praticanti
l'intervento è eccessivo per il 58,1 per cento, tra i praticanti solo il 21,7
ammette la Chiesa interviene troppo. I dati di Demos sono molto sfumati, ma
alla fine il senso è uno: il Pd non sfonda fra i cattolici, nonostante gli
sforzi di Walter Veltroni e della imponete componente
cattolica che esprime il vicesegretario, Dario Franceschini. L'imbarazzo nel
loft di Sant'Anastasia è palpabile. Il Pd deve dare sin da subito delle
"rassicurazioni" ai cattolici, per non perderne il voto che invece
potrebbe essere "decisivo", come nel 2006, scrive Pierluigi
Castagnetti oggi su Europa. Subito dopo le urne i cattolici del Pd dovranno
avviare un "approfondimento", il che non vuol dire assumere un
atteggiamento "accomodante" verso i vertici ecclesiastici: alla
politica servono "cattolici in piedi", non tradizionalisti. Eppure i
piano inclinato, spiega Castagnetti, è iniziato con il referendum sulla legge
40 e oggi giunge fino all'allargamento dell'alleanza ai radicali. Dario
Franceschini si attesta invece su una linea del Piave. Quella di verificare con
soddisfazione che nel Pd "la presenza di parlamentari cattolici è
"quantitativamente non paragonabile con nessuna forza politica
italiana". E anche se la Chiesa non dà "alcuna indicazione di
voto", non si può negare che "nel Pd convivono culture e posizioni
diverse, anche sui temi più difficili. Il tentativo è quello di provare ad ascoltarsi".
Parole a cui però non dà un gran peso Paola Binetti, che si gioca fino in fondo
la sua battaglia interna. "A dirlo con sincerità, non so quale sia nel
mondo cattolico l'appeal di Dario Franceschini. Certo, è meno di quello di
Castagnetti, o Enrico Letta. Meno persino il contributo gioioso e positivo di
Renzo Lusetti, che certo non può essere considerato un moralista bacchettone.
Comunque sia, l'importante è che i cattolici nel Pd parlino a voce alta. Che il
loro apporto non resti implicito e nelle retrovie, come vorrebbe qualcuno. Che
siano in grado di spiegare che la laicità del Pd non è anticlericalismo né
aggressione ai cattolici. Che la coerenza del Pd sia fare quel che si dice,
dire quel che si fa". Un esempio? Binetti lo dice chiaro e tondo: "Mi
è giunta voce che Zapatero doveva venire a chiudere la nostra campagna
elettorale. Ci mancherebbe. Sarebbe stato un regalo non tanto a Berlusconi, ma a Casini. Un fatto simbolico, che ci avrebbe
danneggiato moltissimo. Queste idee non dovrebbero neanche andare in
giro".
( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La monnezza
connection, le vie dell'arte senza turisti e pochi manifesti elettorali. E
l'"ingombrante" Bassolino che pensa alle europee del 2009. Come la
sinistra campana si prepara al voto. E alla resa dei conti del 14 aprile A
Napoli rifiuti nell'urna E il Pd rischia il tracollo Tra gli ex Ds c'è
imbarazzo per il fallimento nel governo della Regione. E De Mita da Nusco
prepara la rivincita. La Sinistra arcobaleno spera nell'8%, ma sarà dura
Francesca Pilla Napoli Pochi manifesti elettorali e molti cumuli di spazzatura,
le vie dell'arte senza turisti e le candidature calate dall'alto, Massimo
D'Alema capolista e la retroguardia di Bassolino a fargli le scarpe. Saranno la
monnezza o il risultato nazionale del Pd a far cadere, dopo 15 anni e un premio
di maggioranza nel 2006, la Campania "rossa"? Se
solo Veltroni fosse
riuscito a portare Roberto Saviano nelle sue fila, ora ci sarebbe stato
tutt'altro clima e un "botto" di voti in arrivo. Ma lo scrittore ha
garbatamente rifiutato, o perché crede veramente nella sua "missione"
o perché scendendo nell'agone politico non sarebbe stato più credibile.
E in ogni caso per Walter significa essere sconfitti (i sondaggi sono neri come
Ciarrapico) contro il Pdl in una regione dove si ammette di aver fallito,
amministrativamente e politicamente. Nella militanza come nella dirigenza del
Pd c'è un silenzio imbarazzato per la Caporetto dei rifiuti. Quanto peserà il
munnezzagate alle politiche? Diego Belliazzi per un momento abbassa lo sguardo,
prende una pausa: "E' una battaglia difficile e in salita, ma emergerà la
verità, non può essere premiato chi è fuggito. Ora si impone una tregua, dopo
il voto si dovrà aprire una nuova fase". Belliazzi è il consigliere
provinciale under 40, uno di quelli che potrebbe sostituire la vecchia guardia
e che negli anni ha avuto un ruolo di primo piano nei Ds. Uno di quelli
consapevoli che con lo scandalo rifiuti si è riusciti lì dove un centrodestra
impresentabile aveva fallito a più tornate. Ma lui ci prova: "Il casalese
Nicola Cosentino (coordinatore regionale di Fi, oggi candidato Pdl dietro la
soubrette Mara Carfagna, ndr) potrebbe raccontare molte cose sullo smaltimento
nel suo territorio". La vendetta degli ex Le responsabilità pesano su chi
ha governato e ci ha messo la faccia. Appare quasi strumentale puntare il dito
contro i cinque anni di Berlusconi: diossina, Fibe e
sacchetti neri sono percepiti come una questione indigena. Sulle disgrazie di
Bassolino si consuma la battaglia intestina tra i fedelissimi e gli ex, tra chi
è rimasto e chi ha voltato le spalle. Tra Andrea Cozzolino ed Ennio Cascetta,
gli assessori che rimettono insieme i dirigenti del rinascimento napoletano il
ministro uscente Luigi Nicolais, secondo in lista dopo D'Alema, che invece
capeggia il partito delle dimissioni e vorrebbe ereditare il patrimonio di
Antonio. Senza dimenticare il fantasma che si aggira in Irpinia, quel Ciriaco
De Mita più vivo che mai a tuonare contro tutti i suoi discepoli traditori e a
rimettere in sesto un nuovo grande centro. Clemente Mastella è sepolto e il
nonno di Nusco, che corre con Casini al senato contro Follini, è uno che la sa
lunga, aspetta lungo il fiume che gli passi davanti il cadavere del Pd per poi
tornarci insieme, da vincitore, alle regionali. E il presidente della Campania?
Resiste, punta sui cantieri dei fondi europei 2007-2013 e fa finta di non
sentire le richieste di dimissioni. A quanto pare la sua campagna elettorale è
per le europee. Il partito di Veltroni non gli
negherebbe la candidatura, mentre già si fanno i nomi per la successione: dal
sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, con cui si è firmato
l'armistizio-inceneritore, a Guido Trombetti, uomo di scienza e di consensi.
Nicolais per ora non c'è, non rivolge la parola a Bassolino, aspettando il 13
aprile e un anno di riposizionamenti. D'Alema, uno dei pochi alleati del
governatore rimasti a Roma, è arrivato a siglare il cessate il fuoco. In altri
tempi Antonio avrebbe dettato la "lista" e il Pd avrebbe potuto usare
i voti "utili" dei suoi uomini, la campagna elettorale porta a porta.
Così invece la partita si giocherà con i messaggi nazionali lanciati da Porta a
porta. Mentre la destra sfodera uno scontato duetto Berlusconi-Fini
in Campania 1 e 2, con Alessandra Mussolini che siederà a Montecitorio grazie
ai napoletani, nel Pd rincorrono la speranza di recuperare terreno. Over the
rainbow Caffè arabo di Piazza Bellini, centro storico di Napoli, quello di Omar
della comunità palestinese. Rituale la battuta di Luciano Russo, leader della
Contrabbanda, colonna sonora ai cortei di sinistra: "Statt' accuort' che i
miei amici israeliani stanno per aprire un caffè affianco al tuo". Cattivo
gusto? Piace, si ride, è uno scherzo. Birre ad ogni tavolo, qui ci passa
l'intera sinistra, critica e arcobaleno. Cobas, Rifondazione, i candidati di
Turigliatto, gli ex-ragazzi no global, il Pdci, i Verdi (pochi), gli artisti,
gli attori, vino e Pampero. Arturo Scotto, 29 anni, è stato il deputato più
giovane della scorsa legislatura, sinistra Ds, oggi è il capolista di
Bertinotti, ancora in categoria juniores ma superato dalle Walter's angels
(come Pina Picierno): "Peppe De Cristofaro, Tommaso Pellegrino e io
insieme non arriviamo a cento anni, che in sé non è un motivo politico per
votarci, ma il fatto che siamo cresciuti e siamo radicati in questo territorio
sì". Eppure pesa la decisione di non essere usciti dalla giunta regionale,
sebbene Scotto sostenga che dopo le politiche ci sarà un big bang. Lui ha
seguito Mussi e a quanto pare la fusione è avvenuta con serenità in questa regione,
anche se dietro le quinte chissà. Per quanto gli riguarda è stata una rottura
personale: iscritto nel Pds a 14 anni, circolo Togliatti di Torre del Greco,
arriva nel '92 quando Bassolino solleva la questione morale e caccia Nello
Formisano, attualmente capogruppo dell'Idv al Senato. Oggi in Campania la
parola "morale" è stata censurata: "Una fase si è sicuramente
chiusa - dice - e ci troviamo di fronte una crisi tripla, quella di governo
nazionale, del Mezzogiorno e di delegittimazione di un'intera classe
politica". L'Arcobaleno si augura di trovare risposte a questi vuoti, di
toccare o superare quota 8%, magari rubando consensi al Pd perché a sinistra
sono convinti che pagheranno molto la vicenda rifiuti, mentre la destra non
sfonderà. Ma ogni volta che Pecoraro Scanio appare in tv, l'indice di
gradimento cala.
( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-18 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Candidata con Alemanno L'attrice rumena: Berlusconi
sulle soubrette? Mi stupisce che abbia il tempo di fare quelle cose Badescu: mi
voleva Rutelli. Ma dopo Ceausescu mai a sinistra ROMA - Ramona Badescu, lei si
candida con Alemanno per il Comune di Roma... " Già, vorrei portare la mia
esperienza di persona straniera fortunata a favore degli stranieri. Dei rumeni,
i miei connazionali". Con la lista del centrodestra? "Ho
preferito". In che senso? "Mi aveva chiamato anche Rutelli.
Però...". Però? "Dopo l'esperienza comunista di Ceausescu, non ce
l'ho fatta ad accettare ". Ma Rutelli mica è comunista... "Vabbè, però
mi sono ritrovata molto meglio nel programma di Alemanno. E
poi se pensiamo a Veltroni...
". Se pensiamo a Veltroni? "Ricordiamo come ha trattato i rumeni in novembre per
quella brutta storia di omicidio. Ha scatenato una vera campagna d'odio".
Lei che mestiere fa? "Bah, so cantare, ballare o recitare: direi che sono
un'attrice". Ma anche una soubrette? "Anche. L'importante non
sono i termini, ma sapere trasmettere le emozioni". E cosa dice allora
della battuta di Berlusconi sulle soubrette?
"Quale?". Ha detto: io non candiderei le soubrette, con loro ci farei
altre cose.. "Perché Berlusconi ha tempo di fare
anche altre cose, oltre a tutte quelle che fa già?". Risposta
diplomatica... "Grazie. La diplomazia è fondamentale in politica. Per
questo adoro Giulio Andreotti". Che vorrebbe fare per Roma se venisse
eletta? "Un numero verde bilingue italo- rumeno da mettere in Campidoglio.
Perché credo sia fondamentale partire dalla comunicazione per arrivare a una
migliore integrazione. Ma non solo...". Cos'altro? "Il traffico. Al
ministro dei Trasporti rumeno, per risolvere il problema del traffico a
Bucarest ho consigliato di fare un accordo con una ditta di motorini
italiani...". E per il traffico di Roma? "Ci devo pensare".
Ramona Badescu è nata a Craiova, in Romania. Dal 1996 è cittadina italiana
Alessandra Arachi.
( da "Messaggero, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di
FABIO ROSSI Era stato il colpo a sorpresa di Silvio Berlusconi nella campagna
elettorale del 2006. Ora, per il Popolo della libertà, l'abolizione dell'Ici è
diventata una priorità assoluta, quasi un tormentone. "Finora sono state
applicate da Veltroni miserevoli riduzioni: noi puntiamo
all'abolizione totale dell'Ici sulla prima casa", ribadisce Gianni
Alemanno. Il
candidato sindaco del Pdl ricorda che "l'impegno di Berlusconi
sarà quello di azzerare l'Ici sulla prima casa nel primo consiglio dei
ministri. Parte del gettito sarà recuperato dall'aumento dell'imposta sulle
case sfitte e da altre forme di equilibrio - sottolinea Alemanno - La prima
casa è un diritto e non può essere tassata". L'ex ministro ieri ha
visitato il cantiere del futuro mercato Trionfale, attualmente ancora ospitato
nei vecchi banchi di via Andrea Doria. Su una superficie di circa
( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-03-18 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Via Plebiscito Assedio Action da Berlusconi è polemica Una cinquantina di
manifestanti di Action ha dato vita ad una protesta sotto la residenza di Berlusconi: le donne si sono vestite da
spose, contro le frasi del leader del Pdl sulla precarietà. Dopo il sit-in, la
polemica: "Rutelli e Veltroni prendano le distanze", hanno detto i vertici di Forza
Italia. A PAGINA 5.
( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-18 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE La protesta Action: spose precarie sotto casa Berlusconi
Si sono presentati in 50, la maggior parte donne col velo da sposa, ed hanno
scelto un obiettivo non a caso: la residenza romana di Silvio Berlusconi, in via del Plebiscito. Esplicito il messaggio:
protestare contro le parole del leader del Pdl, che aveva invitato la precaria
Perla Pavoncello a "sposare mio figlio oppure un milionario". Loro,
quelli di Action, hanno deciso di manifestare in maniera del tutto inusuale:
con la "mascherata" carnevalesca e un volantino sul quale c'era scritto
"tuo figlio non lo sposeremo mai". La protesta è durata circa
mezz'ora, prima dell'intervento delle forze dell'ordine che hanno identificato
quattro azionisti di Action. "Ma la precarietà - hanno spiegato i
manifestanti - è una questione molto seria: da Berlusconi sono arrivate esternazioni
medievali, è un candidato ridicolo". Il sit-in, però, ha scatenato la
polemica politica. Antonio Tajani, presidente degli eurodeputati di Forza
Italia, ha attaccato: "Rutelli e Veltroni abbiano il coraggio di prendere le distanze dai loro alleati di
Action, che con le loro manifestazioni intolleranti cercano di alimentare lo
scontro. Dopo le violenze di Nunzio D'Erme, Rutelli si sceglie
"Tarzan" delle occupazioni abusive come alleato. Il Pd non corre da
solo ma in cattiva compagnia". E Fabrizio Cicchitto rincara la dose:
"Rutelli e Rifondazione continuano a mantenere questo gruppo di
facinorosi".
( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-18 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Su "Vanity Fair" Casini: finita per sempre la stagione
del Cavaliere MILANO - "Vincerà le elezioni, ma è chiaro che la sua
stagione è finita per sempre". Pier Ferdinando Casini, intervistato da
Vanity Fair, spiega che in fondo deve dire grazie a Berlusconi:
"Da tempo provavo disagio a replicare una commedia di cui non ero
convinto". La rottura è stata un sollievo e ora Casini si prepara a fare
un'opposizione "sul modello di quella del Pri di Ugo La Malfa". In
una conferenza stampa, ieri, ha spiegato che "sull'Alitalia, Pdl e Pd
hanno le idee confuse, mentre noi siamo con chiarezza per il mercato". Il
leader dell'Udc ha anche denunciato "lo svuotamento della par condicio e
lo sfacciato favoritismo di cui godono Veltroni e Berlusconi". Quando al quarto figlio in arrivo, che
sarà maschio dopo tre femmine, Casini ha spiegato a Vanity Fair di sentirsi
"un po' fragile perché ho già 52 anni". La figlia diciottenne, dice,
"voterà per me". "La seconda - quella fidanzata con "un
ragazzo di sinistra" - per fortuna, non vota: così non rischio
delusioni". Udc Pier Ferdinando Casini.
( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-18 num: - pag: 11 categoria: BREVI Bonaiuti: Veltroni copia tutto Il programma "Per forza Veltroni definisce il nostro linguaggio
come già visto- attacca Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi -. Lo può ben dire lui che si è letto e riletto punto per punto
il programma del Pdl e poi lo ha ricopiato diligentemente cercando, purtroppo,
di spacciarlo per proprio, come sempre fa la sinistra".
( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue alitalia
"Abbiamo le spalle larghe - ha proseguito Epifani - sia per sostenere un
accordo che per dire che non ci sono le condizioni". La durissima
dichiarazione di metà giornata di Antonio Di Pietro, che ha tuonato contro una
soluzione che "umilia" Malpensa e che è un danno per il paese, non va
letta, in questo senso, come l'ennesima sortita incontrollata, fuori linea
rispetto alla posizione ufficiale del Pd. È vero, Veltroni è stato il primo, nei mesi scorsi a pronunciarsi nettamente per
la soluzione Air France. Ma proprio la consapevolezza, a Parigi, che la
privatizzazione cade in un vuoto di governo e che né Berlusconi, né il candidato premier Pd se la vogliono trovare fra le mani,
con il nuovo governo, deve aver ispirato la pesante revisione in peggio dell'ultimissima
offerta Air France-Klm, da parte dei suoi vertici. Veltroni
si è riposizionato dunque su una linea più morbida, di ascolto del sindacato.
In questo senso vanno considerate le dichiarazioni di due esponenti di picco
del Pd, il ministro degli Esteri D'Alema e la responsabile per le Pari
opportunità, Pollastrini. "Il tempo è tiranno", ha commentato la
ministra, "ma resto convinta che la valutazione debba essere
approfondita". Più chiaro ancora il vicepresidente del Consiglio, che ha
affermato che "i sindacati faranno le loro valutazioni: ascolteremo con
grande interesse e rispetto. D'altronde - ha aggiunto - l'offerta di Air France
è condizionata all'accoglimento da parte dei sindacati. Evidentemente neppure
Air France vuole il conflitto con i lavoratori". E la sede per riaprire la
discussione sul destino di Alitalia, dopo l'incontro con i sindacati di oggi,
potrebbe essere il Cdm convocato per domani. Ma soprattutto, è eloquente il
recente silenzio del probabile prossimo presidente del Consiglio Berlusconi, su questo dossier. Sopo una serie di
dichiarazioni a favore della "soluzione italiana", volte soprattutto
a tutelare Malpensa, cioè a presidiare il nord, ha aperto alla possibilità di
separare i destini dell'hub milanese da quelli di Alitalia. Ed è plausibile che
il Cav, alla prospettiva di ereditare il fallimento della ex compagnia di
bandiera con tutte le conseguenze del caso (paese bloccato dagli scioperi e
sindacati in piazza), stia facendo un tifo sfegatato per Romano Prodi, in
queste ore. Tonia Mastrobuoni 18/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Targetti 1 il
simposio organizzato dalla fondazione Il valore architettonico del "ma
anche" La postmodernità è stata ridotta a soluzioni posticce, volgarotte e
cartonate proposte dal berlusconismo. Veltroni predica la necessità di una
comprensione che va oltre i paradigmi della modernità. E scambiano questa
certezza per fragilità L'Osservatorio sull'architettura della Fondazione
Targetti in questi anni ha fatto un grande lavoro di promozione di questa
disciplina ed è interessante valutare il percorso che è stato seguito sino a
questo incontro di oggi dedicato al rapporto tra Architettura e
Politica. Si può infatti notare chiaramente come l'Osservatorio abbia di volta
in volta dato sempre maggior attenzione alle molteplici e non sempre evidenti
relazioni che passano tra una specifica opera dell'architetto presentato e le
trasformazioni del suo contesto sociale. Vogliamo vedere in questo il paradigma
in atto di un cambiamento che porta a superare quella visione incentrata sulla
celebrazione del singolo archistar per provare ad aprire una nuova fase in cui
tornino di attualità le relazioni tra le parti e i possibili equilibri fra
diversi approcci e sistemi. Questo passaggio non può che essere centrato sulla
Polis, termine che contiene sia l'architettura sia la politica, due mondi che
non possono prescindere l'uno dall'altro, anche se in questi anni hanno cercato
di ignorarsi per convenienza, presi da una certa autoreferenzialità che
qualcuno vuole ancora chiamare "autonomia" per nobilitare quella che
invece è stata una palese catastrofe gestionale del nostro territorio. Che
l'architettura torni a interessarsi di politica ci sembra un segnale davvero
importante, tanto più se lo si fa, finalmente, con modalità nuove che superino
le verbosità degli anni Sessanta. Una serie di nuovi temi sono già emersi:
nuovi principi di governance che immaginino rapporti diversi tra cittadinanza e
territorio; un nuovo approccio con il consumo energetico e nuove forme di abitare
che rispondano a nuovi modi di vivere e di organizzare le comunità e gli
individui. Altri temi, dalla rottamazione di un patrimonio edilizio superato
sino un approccio positivo con l'intervento nel nostro ricco patrimonio
storico, si intravedono già all'orizzonte come imminenti e irrinunciabili.
Parallelamente a questi segnali di interesse dell'architettura per la politica
scorgiamo segnali positivi che vanno anche della politica verso l'architettura.
Segnali che ci sembrano di due tipi: il primo riguarda il fatto che la politica
sta capendo che l'architettura, qualsiasi forma assuma, è necessariamente
espressione della società - di un potere, se vogliamo - per cui la sua
esistenza non va vissuta come un problema meramente amministrativo, ma come una
risorsa per esprimersi. Il secondo segnale è più complesso e, ci sentiamo di
dire, molto più interessante perché riguarda l'identità culturale della città
oltre che della nostra società. Ogni teoria, ogni riflessione, dal pensiero
puro alle arti, passando per l'architettura, da decenni si basa sull'assioma
che non esistano più certezze, roccaforti ideologiche che rimandino a identità
precise, a verità certe e che sia nell'equilibrio precario tra diversità tra
varie posizioni in cui ci muoviamo. È in questo stato di incertezza che si
consuma la vera partita del contemporaneo. Si voglia usare o meno il termine
scabroso di postmoderno, non si può più fare finta che il campo d'azione del
nostro tempo sia sempre fuori da questa area descritta da Frederic Jameson, dove
tutti i piani sono infinitamente mobili e labili. In un'Italia in cui le uniche
attenzioni per i fenomeni della postmodernità si sono ridotte alle soluzioni
posticce, valgarotte e cartonate proposte dal berlusconismo - che crediamo si
possa oramai dire che sia stato un fenomeno culturale incapace di costruire
proposte nella sfera politica e quindi anche in quella architettonica - il
"ma anche" veltroniano, che molti scambiano ancora per fragilità, è
il segnale più forte che arriva al paese da una quindicina d'anni a questa
parte. Il futuro del paese, dell'economia, della cultura italiana e della sua
architettura non può crescere senza la comprensione che ci troviamo oltre i
paradigmi della modernità e che questo spazio complesso è praticabile solo se si
accetta l'indeterminatezza e la fragilità del tutto. Architetto, docente di
teoria della progettazione all'Univ. di Trieste 18/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Aut aut altrimenti
meglio restare governatore in lombardia Formigoni a Roma solo se ha la
Farnesina Al grattacielo Pirelli le scommesse sono iniziate più di un mese fa.
Nelle ultime settimane, però, sembra già pregustare vittoria chi si a suo tempo
si giocò le possibilità per Roberto Formigoni di restare presidente della
regione Lombardia dopo il voto del 14 aprile. Certo, il governatore sarà
capolista al Senato per il Popolo della Libertà, ma le quote che lo danno in
partenza per un pesante ministero in un nuovo governo di centrodestra sono in
costante diminuzione. Perché più ci si avvicina alle elezioni più prendono il
sopravvento diversi fattori concomitanti. Innanzitutto l'esito del voto. Una
vittoria risicata del centrodestra; l'esigenza di un nuova legge elettorale con
la possibilità di ritornare alle urne; l'insistente voce di un inciucio tra
Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, rappresentano tutti segnali
negativi, di instabilità, che di certo non incoraggiano l'abbandono della
presidenza della regione più efficiente e ricca d'Italia. Quindi le
esternazioni del Cavaliere, il quale in caso di vittoria assicura quattro donne
ministro e al contempo conferma il rispetto della legge emanata dal precedente
governo di centrosinistra che riduce a 12 gli attuali 26. E sui
ministeri pesanti (Economia, Interni ed Esteri) il cerchio continua a
restringersi. Per questo motivo si parla spesso del Welfare o della Sanità,
posizioni in cui Formigoni potrebbe far valere il concetto di sussidiarietà
sviluppato in questi anni in Lombardia, ma che alla fin fine non rappresentano
dicasteri davvero così importanti per lui. Già nelle precedente tornata elettorale,
quando eletto decise di ritornare al trentunesimo piano del Pirelli, in
un'intervista a Repubblica ricordava: "La mia posizione qui in Lombardia
vale almeno tre ministeri". Potrebbe esserci però una terza possibilità:
una candidatura forte alla presidenza del Senato. Un posto di tutto rispetto
non c'è dubbio. Occupato in passato da esponenti di rilievo: Amintore Fanfani,
Marcello Pera, oggi Franco Marini. È la seconda carica più importante dello
Stato. Anche qui però le incertezze sono ancora troppe. Ma a parte l'esito
elettorale e l'esiguità dei posti in ministeri importanti, c'è un'altra
questione non trascurabile: il vuoto di potere che si verrebbe a creare in
Lombardia in caso di abbandono del governatore ciellino. Uno spazio in cui la
Lega Nord non vede l'ora di entrare, (vedi le candidature di Roberto Castelli,
Roberto Maroni e pure di Umberto Bossi via Libero ) ma che spaventa non poco
quel tessuto economico/politico affermatosi in questi anni nella luce delle
garanzie formigoniane. A essere preoccupati, infatti, non sono solo la gran
parte dei dipendenti che lavorano ai piani del grattacielo disegnato da Giò
Ponti, ma pure le quasi ventimila imprese iscritte alla Compagnia della Opere,
braccio economico di Comunione e Liberazione. Così come ci fanno più di un
pensiero i direttori generali e sanitari dei più importanti ospedali lombardi
(tra cui il Niguarda di Milano), insieme al personale di svariati enti
economici locali, (Fiera, Gefi, Innotec, Mediocredito Lombardo ecc.) dove gli
uomini di cielle hanno posizioni nevralgiche. In sostanza, un Formigoni a Roma
indebolirebbe molto quel sistema di potere diffuso e centralizzato che fa capo
al governatore della Lombardia da quasi quindici anni. Ci sarebbe inoltre da
affrontare la riorganizzazione di un equilibrio politico consolidato, in una
regione come la Lombardia dove spesso hanno fatto fatica a coincidere gli
interessi di Gemonio e Arcore, cioè di Bossi e Berlusconi.
Non solo. Preoccupa pure la partenza dell'uomo che in questi anni ha affiancato
Formigoni nella gestione della sanità lombarda: Gian Carlo Abelli, potente
politico pavese di estrazione democristiana e vero deus ex macchina di alcune
riforme che hanno segnato le politiche della giunta lombarda negli ultimi tre
mandati. È evidente che uno dei due dovrà rimanere a Milano fino al termine del
mandato nel 2010, per salvaguardare gli interessi intrecciati tra regione,
sanità, infrastrutture, urbanistica, palazzo Marino e di tutte gli altri enti
locali guidati dal centrodestra. Non c'è dubbio, la questione è delicata: di
mezzo c'è la carriera politica del "celeste", espressione politica
del messaggio di Don Luigi Giussani, fondatore di Cl. E c'è pure l'equilibrio
politico/economico della regione che da sola contribuisce al 10 per cento del
Pil nazionale. È bene pure non dimenticare il detto secolare: "Chi entra
Papa in conclave ne esce cardinale". Formigoni è stato dato in partenza
per Roma ancor prima della caduta del governo Prodi. Un po' troppo presto,
forse, perché in fin dei conti, tra i luminosi corridoi di via Fabio Filzi, non
sarebbe nemmeno una sorpresa rivivere quello che già accadde due anni fa,
quando Formigoni scelse la regione invece che un posto da senatore a palazzo
Madama. I tempi però sono cambiati. Il "giochetto", come amano definirlo
esponenti di centrosinistra, questa volta sarà difficile da diluire. Formigoni
stesso non vuole ricaderci di nuovo. Ritornando sul posto di rilievo nelle
stanze romane, il governatore è stato chiaro, sia pubblicamente che in privato
con il leader del Pdl Berlusconi: a Roma vengo solo
per un incarico di valore, sennò me ne resto a Milano. "Se le cose
andranno bene - ha ammesso nei giorni scorsi in un intervista ad Andrea
Montanari su Repubblica - sono poche le posizioni di peso nel governo. Due o
tre. Solo così potrà andare avanti la mia esperienza a Roma". La richiesta
è di un ministero pesante insomma, che non significa altro che piazzale della
Farnesina. Agli Esteri, dove il padrone di casa adesso è Massimo D'Alema. Berlusconi sembra infatti aver già scelto i suoi uomini
negli altri due dicasteri pesanti, sia agli Interni che all'Economia: Franco
Frattini per il primo e Giulio Tremonti per il secondo. Come detto Istruzione e
Welfare sono di certo possibili, ma vale quello detto in precedenza: restare presidente
della regione Lombardia assicura più visibilità,e più potere. Su un possibile
ruolo alla Farnesina poi sono troppe le incognite e i parere contrastanti. La
visita in questi giorni in Israele fa tornare a galla i trascorsi di Formigoni
in Medio Oriente. Tra cui l'amicizia con Tareq Aziz, l'ex primo ministro
cattolico iracheno referente per il programma di aiuti avviato dalle Nazioni
Unite al termine del primo conflitto tra Iraq e Usa. I vecchi (buoni) rapporti
con l'establishment di Saddam Hussein e la contrarietà alle due guerre del
golfo, sono tutte prese di posizione mai digerite dagli Stati Uniti. E per fare
il ministro degli Esteri non è certo un ottimo biglietto da visita avere
incomprensioni con la Casa Bianca. Meglio, per esempio, Gianfranco Fini, uno
che ha già dimestichezza con le stanze della Farnesina, avendo rimpiazzato nel
( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
War room i ruoli tra
i due sembrano invertiti Le piazze piene di Walter gasano i Democrat Silvio
lascia Hollywood per lo stile minimal Con la telecamera ben piazzata, il
pullman che fende la folla è il simbolo di una scenografia vincente Nonostante
sia letteralmente "sotto gli occhi di tutti", la rivoluzione è stata
praticamente silenziosa. Il borsino pre-elettorale dei sondaggisti dà Silvio in
netto vantaggio su Walter. Eppure Walter, a cominciare nelle tappe nordiste del
suo tour elettorale, parla di fronte a piazze - avrebbero detto un tempo a
Tutto il calcio minuto per minuto - "gremite in ogni ordine di
posto". Al contrario Silvio, che a sentire gli istituti demoscopici
sarebbe già con un piede e mezzo a palazzo Chigi, è accerchiato più che altro
da "gruppi di persone", non arriva più "dall'alto" e -
soprattutto - ha sostituito le vecchie location pseudo-hollywoodiane con
l'accoppiata gazebo&tavolini. Se Walter va avanti a colpi di passaggi tivvù
che lo vedono al centro di adunanze di massa, Silvio opta per scenografie
minimal, volontariamente "sgarrupate", che sembrano prese in prestito
dalla cinematografia iraniana. Al loft gongolano per la gran folla che segue Veltroni anche nei luoghi dov'era prevedibile un'accoglienza
meno calorosa. Per esempio in Trentino. "Una cosa impressionante: a Trento
non ricordo una manifestazione politica con così tanta gente per le strade e in
piazza, nell'ordine delle migliaia", ha giurato Giorgio Tonini. Idem in
Piemonte e Lombardia. La gente accorsa in massa ad ascoltare il segretario
democrat a Varese ha sorpreso anche gli addetti ai lavori del loft (il
portavoce di Veltroni Roberto Roscani ha ricevuto i
complimenti anche degli opinionisti non proprio vicini al Pd: ad esempio
Gianluigi Paragone, firma di Libero , l'ha chiamato per dirgli che in piazza
c'erano anche alcuni dei suoi familiari più stretti). Chi si nasconde dietro il
successo mediatico di Walter? Oltre ai "soliti noti" (e quindi al
team che parte da Verini e arriva a Roscani, passando per Novelli), c'è anche un
architetto: Roberto Malfatto, scenografo ufficiale della
nuova stagione del Pd veltroniano. Malfatto aveva esordito al Lingotto di
Torino. Per la campagna elettorale, ha avuto da Veltroni poche regole d'ingaggio. Una su tutte: prendere
"l'Italia", lasciata da Berlusconi (che invece punta sul "popolo"). "Nelle nostre
scenografie - spiega - valorizziamo soprattutto alcuni elementi: il colore
verde, una bandiera italiana che sta sempre accanto al podio e l'inno
nazionale, che alla fine viene cantato da tutti. Questi "ingredienti"
garantiscono il coinvolgimento delle persone che partecipano ai comizi, sia in
piazza che al teatro". Clima permettendo, Veltroni
cerca di moltiplicare le iniziative all'aperto ("Per far vedere le
bellezze del nostro paese, come abbiamo fatto a Spello", sottolinea
Malfatto) e segue un canovaccio che tiene conto di diversi livelli
comunicativi. Non c'è solo l'adunata di piazza, ma anche le visite nei luoghi
di lavoro e alle famiglie. "E poi - sottolinea lo scenografo del loft -
c'è sempre tanta gente anche perché è davvero facile riuscire a scambiare
quattro chiacchiere con Walter". Strategico anche l'utilizzo dei pullman:
arrivano in piazza aprendo - a favor di telecamere - una folla che pare
moltiplicarsi. All'oceanico Walter, Silvio risponde riponendo in soffitta
soggetti, sceneggiature, dialoghi e scenografie delle sue vecchie campagne
elettorali. Quelle incentrate sul "leader calato dall'alto". Il
perché della rivoluzione, spiegano dalla war room del Cavaliere, è tutto nel
cambio della ragione sociale berlusconiana. "Forza Italia non c'è più, ora
c'è il Popolo delle libertà. Il primo brand era concentrato su Berlusconi: tutto quello aveva intorno, in campagna
elettorale, serviva a valorizzare lui e soltanto lui. Ora, invece, il protagonista
è il popolo italiano, a cui Silvio parla "dal basso". Gli bastano un
gazebo o un palco che sembra improvvisato per rivolgersi alla sua gente".
E i responsabili del dossier immagine? A sentire le voci di dentro del Pdl,
pare che - su questo versante - la palma del "più ascoltato" (dal
Cavaliere, s'intende) rimanga sempre nelle mani di Roberto Gasparotti.
18/03/2008.
( da "Messaggero, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABRIZIO RIZZI
ROMA - Veltroni chiede di abbassare i costi della
politica, lanciando un chiaro monito contro gli alti stipendi dei parlamentari.
"La politica non deve essere una macchina troppo grande e costosa, deve
dare un segnale di sobrietà, non solo simbolico, per riallacciarla alla
società". Non ci può essere una così forte differenza in un Paese dove i
lavoratori hanno i salari più bassi. "In un Paese che stringe la cinghia,
lo si deve fare tutti insieme". E proporrà subito dopo Pasqua, martedì 25
marzo, un piano per alzare le pensioni dei più poveri. In Piemonte, sull'asse
Verbania, Novara e Alessandria, il leader del Pd, denuncia la sproporzione, nei
trattamenti economici, dei politici italiani rispetto ai loro colleghi europei.
"Non possiamo più stare in un Paese con gli stipendi più bassi e le
retribuzioni dei parlamentari più alte del resto d'Europa. Dobbiamo unificarle
agli altri Paesi europei". Serve, dunque, un messaggio di sobrietà.
"Non va bene che con il finanziamento pubblico" si distribuiscano
soldi a "51 partiti politici, non va bene che si finanzino 31 organi e
giornali di partito". Un'affermazione che non è fatta "per indulgere
nell'anti-politica", ma per una ragione di logica, "perchè la
politica deve recuperare sobrietà ed efficienza". I più poveri soffrono,
le pensioni non riescono più a soddisfare i bisogni delle famiglie numerose. Il
Pd presenterà martedì 25, subito dopo Pasqua, le nuove proposte "capaci di
dare alle pensioni più basse la possibilità di reggere, altrimenti anche gli
aumenti dei generi di prima necessità rischiano di mandare in crisi le famiglie
dei pensionati". Al "Loft" ci saranno, con Veltroni, i parlamentari che hanno messo
a punto il nuovo piano, Morando e Tonini. Una grande folla si è assiepata nei
teatri e nelle piazze del Piemonte, ma il leghista Calderoli ha lanciato una
frecciata, dicendo che Veltroni "ha una tal nostalgia di Roma che, anche quando viene al
Nord, si porta le comparse di Cinecittà a fare le truppe cammellate".
Veltroni gli ha risposto, indirettamente, da Verbania,
con una sfida: "Devo ammettere che un appuntamento elettorale alle 11 del
mattino di un lunedì è quanto di più strano si possa vedere. Voglio vedere se,
facendo una manifestazione a mezzanotte, ci saranno tante persone. Faremo anche
questo". Sono piovute altre critiche dal Pdl. Paolo Bonaiuti insiste:
"Ci copia tutto, proprio tutto". Altrettanto ha sostenuto Gianfranco
Fini secondo il quale "diversa è la credibilità del centrodestra".
Perchè quando il leader parla di certezza della pena non ha la stessa
credibilità della destra. "Che cos'ha fatto Veltroni
quand'era al governo? Chiedete a Visco". Veltroni
non vuole replicare agli attacchi del Pdl che è diviso su tutto. "Tutto
quello che dice la destra, dal '
( da "Messaggero, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - Le istituzioni italiane sono le più costose in Europa. Gli stipendi dei
parlamentari i più alti. Anche da qui hanno tratto alimento le polemiche sulla
"casta" e il fuoco dell'"antipolitica". Non era pensabile
che tutto ciò sarebbe rimasto fuori dalla campagna elettorale, dopo che quel
ribollire di sfiducia e ostilità verso i partiti aveva persino evocato
l'immagine di un altro '92, il rivolgimento che segnò il passaggio dalla Prima
alla Seconda Repubblica. La particolarità semmai è che a
sollevare la questione dei costi della politica sia stato Walter Veltroni. Fin qui il "vecchio"
centrosinistra sembrava il bersaglio principale dell'antipolitica, ma la
strategia del leader Pd punta esattamente a strappare il vessillo del
"nuovo" a Berlusconi. E la sortita di ieri sugli stipendi dei parlamentari sarà
presto seguita da una proposta. Eppure qualcosa si è fatto in questa
legislatura, dopo il dilagare dell'avversione alla casta. A realizzare le prime
(pur limitate) riforme sono stati soprattutto i questori di Camera e Senato. Il
taglio ai vitalizi (a partire dalla prossima legislatura, ma il divieto di
riscatto dei contributi mancanti colpisce pure i neoeletti nel 2006).
L'eliminazione delle spese di viaggio all'estero per motivi di studio. Il
blocco degli stipendi al livello del gennaio 2007. La riduzione del bilancio di
Montecitorio per la prima volta nella Repubblica. Ovviamente per limare i costi
fino a portarli a misura dei principali Paesi europei sono necessari interventi
più radicali. Ad esempio, quella riduzione del numero dei parlamentari (alla
Camera i deputati sono 630, all'Assemblée national francese 577, al Bundestag
614, al Congreso spagnolo 350) che tutti sottoscrivono ma che è stata ancora
rinviata, insieme al dossier delle riforme costituzionali. L'antipolitica si
fonda spesso su demogagia e approssimazione. Tuttavia è innagabile che i costi
delle nostre istituzioni sono in vetta all'Europa. Il bilancio della Camera
supera di poco il miliardo di euro. Quello dell'Assemblée national arriva a 552
milioni. Quello del Bundestag a 560. La Camera dei Comuni tocca quota 702,
mentre il Congreso spagnolo è sotto i 200 milioni. È vero che spesso i
parlamentari all'estero godono di servizi migliori. In Germania i deputati
hanno a disposizione un alloggio a Berlino e l'ufficio con personale statale.
Lo stipendio però è dimezzato rispetto ad un nostro parlamentare. Nell'ultima
sua relazione il coordinatore dei questori della Camera, Gabriele Albonetti, ha
riportato una tabella con il costo giornaliero di una seduta d'assemblea:
ebbene, l'esborso della Camera è in pratica la metà di quello del Bundestag
(dove il numero delle sedute è molto inferiore). Un adeguamento ai livelli
europei potrebbe servire anche a migliorare la qualità del lavoro legislativo,
se combinato con una riforma dei regolamenti parlamentari. In ogni caso, lo
studio comparato del think-tank Vision sui Parlamenti in Europa ha messo in
evidenza come il funzionamento dell'istituzione in Italia ha il costo medio più
alto sia che venga rapportato al singolo eletto (1.531.952 euro per
parlamentare italiano contro 861 mila in Germania e 845 mila in Francia), sia
che venga rapportato al singolo cittadino (16,3 euro per gli italiani contro
gli 8,3 dei francesi, i 6,3 dei tedeschi, i 2,1 degli spagnoli).
( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 66 del 2008-03-18
pagina
( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 66 del 2008-03-18
pagina 1 MENO ALBERGHI, PIÙ PIAZZE di Massimiliano Lussana Certo, un vecchio
adagio popolare, sempre adatto alla politica, ammonisce: "Piazze piene,
urne vuote". Ed è qualcosa di più scientifico di un sondaggio: è dai tempi
del Fronte Popolare del 1948 che la ricetta è infallibile. Anche perchè i
moderati, da sempre, preferiscono evitare piazze e piazzate e, proprio dal
1948, preferiscono palesarsi il giorno delle elezioni. Però. Però è vero che,
in campagna elettorale, lo dice la parola stessa, bisogna andare in campagna. E
che girare le piazze, muoversi, guardarsi attorno, serve a capire. Serve anche
a noi giornalisti, troppo spesso trasformati in topi di redazione,
asserragliati nei nostri uffici, abbarbicati alle nostre scrivanie, schiavi dei
nostri telefoni. A Genova, ad esempio, la stragrande maggioranza dei cronisti
affolla le conferenze stampa dei leader di passaggio in Liguria per porre a
tutti le stesse identiche domande ("è vero che siete avanti nei
sondaggi?"; "è vero che siete in rimonta?"; "è giusto boicottare
le Olimpiadi?"; "cosa pensa del caso del ginecologo suicida?" e
simili). Ma la vita è fuori. La vita è per strada. Personalmente, come sempre,
giro i comizi come una trottola. Perchè - così come viaggiare sui mezzi
pubblici - è il miglior modo per cercare di capire la politica, è il miglior
modo di incontrarvi, di incontrarci, di parlare con le persone (non con la
gggente), di sentire da vicino i problemi. Credo che dovrebbero farlo tutti i
politici, non solo in campagna elettorale. Soprattutto, credo che ascoltare i
comizi e i commenti ai comizi - in particolare quelli di politici di cui si
condivide poco o niente sul piano delle idee, dei programmi o della credibilità
di idee e programmi - sia un'ottima cartina di tornasole anche per cercare di
capire meglio e in anticipo cosa succederà. E così, nelle ultime settimane,
sono stato in rapida successione, fra l'altro, ad ascoltare il leader del
Partito democratico Walter Veltroni a piazza
Matteotti, il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano a piazza
Baracca a Sestri Ponente e, ieri, il vice di Walter Dario Franceschini in via
Piombino a Certosa. E forse non è un caso se ieri ero l'unico giornalista
presente; se a Sestri e a Matteotti c'era con me un cavallo di razza come
Raffaele Niri de La Repubblica-Il Lavoro e se (limitatamente a Veltroni) ha fatto la sua apparizione anche Gigi Leone, er
mejo fico der bigoncio dell'affaticata squadra del Secolo XIX. Il resto, non
pervenuto. Gli assenti, come sempre, come ovunque, hanno torto. Perchè, ad
esempio, ieri, davanti a un pubblico nè oceanico, nè trascurabile - che
sembrava più numeroso perchè gli organizzatori del Pd sono stati furbi ed hanno
messo il palchetto per Franceschini nella strettoia di via Piombino, così da
far apparire la piazzetta ancor più affollata - Franceschini ha detto un paio
di cose che devono far riflettere: da un lato, ha esaltato Romano Prodi,
parlando di "azione straordinaria del governo, altro che volerlo
rimuovere"; dall'altro, ha fatto vedere l'altra faccia del Pd. Nella pancia di Certosa, quartiere col cuore rosso, ha lasciato
da parte il bon ton veltroniano nei confronti di Berlusconi per rassicurare la platea che, comunque, Silvio è brutto e
cattivo e che non ha la statura politica (...) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 66 del 2008-03-18
pagina 0 Governare ora è la sfida più difficile di Gianni Baget Bozzo Perché Berlusconi parla in modo così cauto, diverso dal Berlusconi di sempre? Perché allora c'era molto da sperare,
oggi c'è molto da temere. Non si va al governo a cuor leggero quando si ha
dinanzi l'immondizia napoletana e il timore che esso possa nascere in altre
parti d'Italia. La sinistra si è preoccupata di conquistare il potere non di
governare l'Italia: il suo maggior successo sperato in queste elezioni è quello
di creare un partito democristiano e comunista assieme, un vero mostro mirabile
la cui essenza non può che essere definita con il termine
"maggioritario"; cioè, come Veltroni dice, "partito unico"
capace di decidere chi partecipa al potere e chi non vi partecipa. Il potere è
quello che conta, la società è quella che segue, la nazione è un'idea come la
bandiera . Sarebbe tentante lasciare alla sinistra quello che tanto la tenta,
il potere, per darle quella che essa aborra, cioè il governo effettivo
della situazione. L'antico principio liberista del "lasciar fare" è
apparso chiaro nella vicenda napoletana in cui Bassolino è rimasto intoccabile.
Il sistema di potere è legittimo e legittimante e quindi il resto è la
conseguenza; il potere non si tocca qualunque cosa accada. Il governo Berlusconi del
( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 66 del 2008-03-18
pagina 0 Falso mito: Nord Est ammaliato da Walter di Salvatore Scarpino Per
rendere più suggestivo il suo cinico tour elettorale fra il Veneto e il
Piemonte, passando per la Lombardia, Walter Veltroni
si è inventato un'epica che non c'è. Il viaggio avventuroso del cavaliere
solitario che caracolla contro il drago della questione settentrionale, non per
ucciderlo, ma per titillarlo e blandirlo, per farne anzi uno sciocco animale da
circo disposto a propagandare il Pd. Veltroni adora
gli effetti speciali, per certe sue propensioni cinematografiche non disdegna
di apparire come il protagonista di una post-moderna saga nordica, ma forse nel
profondo è consapevole di non essere sufficientemente credibile. Ed ecco che in
suo aiuto accorrono i ragazzi del coro, i signori della retorica, i fabbricanti
di effimeri miti mediatici che stanno ad Omero come le pulci stanno agli
elefanti. La retorica, la madre di tutti gli inganni, l'arte delle metafore
sgangherate, dell'esagerazione sistematica e senza vergogna. I maestri di
retorica sono tanti e tutti insonni. Fra i più arditi si è segnalato, ieri
mattina su Repubblica, Edmondo Berselli, con un articolo vibrante ed evocativo
il cui titolo ci illumina con un'immarcescibile certezza: "L'ex sindaco
piace al Nord". Un articolo caldo, ben intonato, nel quale si sostiene che
il Settentrione è ancora, nella "pancia", berlusconiano,
però sarebbe nato un feeling, un'affinità elettiva (elettorale) fra Veltroni e il popolo degli imprenditori
piccoli, medi a anche grandi, la schiera della "partita Iva", insomma
fra il trasformista del Pd e i fabbricatori di ricchezza fin qui tacciati, dal
centrosinistra, di egoismo e aridità fiscale. Nella prosa berselliana
l'ipotesi del nuovo feeling è adombrata con abilità: non è ancora una certezza,
ma è in progress, si sa come vanno le cose del mondo. La prova? La memorabile
giornata di Mantova: Veltroni accolto da una folla che
non si vedeva dalla visita di Papa Wojtyla, Matteo Colaninno "il
giovane" (ha già diritto a essere nominato come i grandi romani) avvolto
dal calore dei plaudenti. Che giornata! Ci fosse stato il Duca di Mantova si
sarebbe schierato anche lui, con giullari, banchieri e cortigiani, col Pd,
perché in tempo di "ma-anchismo" pure i nobili di sangue hanno
diritto a essere intruppati nel gran carrozzone veltroniano, con operai,
padroni delle ferriere, precarie e suonatori avventizi di piffero. Come ogni
elaborazione retorica, l'articolo lascia intravedere una profezia: che Veltroni possa essere la stella nova, non il rappresentante
delle corporazioni proprietarie e padronali, ma colui che ha scommesso
sull'"imprenditoria nuova, sui creatori e utilizzatori di
tecnologia". Toccante, no? Peccato che la retorica sia spesso la madre di
tutte le bufale. Veltroni è stato accolto nel Nord,
che è civile con tutti, dal calore degli apparati suoi e dei suoi candidati ad
effetto. Ma ipotizzare che il Nord possa voltare le spalle a se stesso per amor
di "nuovismo" è irrealistico. Il Nord non è una terra di smemorati, i
suoi cittadini hanno subìto in maniera diretta e pesante i danni inferti da
Prodi, che di Veltroni resta il mandante, anche se è
relegato nella landa del non-ricordo. La questione settentrionale è stata
esacerbata dal centrosinistra con inadempienze gravi. L'ultimo uovo di serpente
è il caso Malpensa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 66 del 2008-03-18
pagina 6 la più anziana di Francesco Cramer "Votai Pci, Dp, Prc e Bossi.
Newman o Napolitano? Ovvio, scelgo Paul" da Milano I capelli bianchi come
la neve, gli occhi vispi da ragazzina, la battuta pronta di chi ne ha viste
tante, la voglia di parlare manco fosse un grillo parlante: proprio come il
nome della lista con cui corre, per il Senato, in tutt'Italia (No Euro - Lega
Padana - Grilli Parlanti). Giuditta Cavenaghi da Crema è la candidata più
anziana alle prossime elezioni politiche. Lei rappresenta gli ottuagenari, cosa
promette ai suoi coetanei? "Di non trattarli come fossero dei numeri, come
accade ora. Io comunque rappresento tutti". Quanto è importante far largo
ai giovani? "Tanto. Abbiamo lavorato per loro ed è da loro che abbiamo in
prestito il mondo". Quante volte ha votato? "Sempre, tranne quando
qualche acciacco me l'ha impedito. Ho votato Pci e Democrazia Proletaria. Poi
mi sono avvicinata alla Lega del Bossi, ma quando s'è alleato con Berlusconi ho votato Rifondazione. Poi mia figlia s'è
iscritta alla Lega Padana e l'ho seguita. Mi sono candidata dal 2001, alle
politiche e alle amministrative. Ci riprovo". Cosa direbbe al suo collega
più giovane, che ha appena compiuto 25 anni? "Di essere esempio di
innocenza per i veterani corrotti del Palazzo". L'ultima mail mandata?
"Mail? Che è? Ah... Internet... Mai andata su Internet". Fa il
riposino dopo pranzo? "Sempre". Si è mai fatta uno spinello? "Mi
hanno appena spiegato che è una droga... Mai. Però le assicuro: già ai tempi
del Duce tra vip e politici girava molta droga. Allora andava il papavero da
oppio e tutti sapevano". Quanto ha preso alla maturità? "Ho fatto le
elementari". Domande di storia: data della marcia su Roma? "C'ero.
Ero ragazza ma capivo: vedevo il buono e il brutto di quell'esperienza" Il
nome del primo presidente della Repubblica? "Einaudi, quello liberale. Non
lo conosceva quasi nessuno". La data del crollo del muro di Berlino.
"È stato un bene e un male. Troppo traumatico per Paesi non ancora pronti
alla democrazia". La data della strage di Bologna. "Lo sanno tutti
che sono stati i servizi segreti". Ultimo libro letto? "La
casta". Ultimo film visto al cinema? "Natale sul Nilo, con Boldi e De
Sica". Il primo e l'ultimo bacio? "Al mio primo e unico marito,
Rinaldo, scomparso da quasi 40 anni". Il costo di un litro di latte?
"Siamo arrivati... Dunque... Duemila lire abbondanti". E un litro di
benzina? "Non guido ma so che ogni settimana a mio figlio escono anche
100mila lire...". Voterebbe il suo collega più giovane? "Certo, se
fosse anche lui un grillo parlante come noi". Perché fa politica?
"Per mettere un tetto agli stipendi dei parlamentari: non più di 5 mila
euro lordi". Cosa farebbe con lo stipendio da parlamentare? "Un fondo
comune per aiutare chi ha bisogno. Gli eletti potranno prendere solo 2.500 euro
al mese, non di più". Gioco della torre, chi butta
giù: Veltroni o D'Alema?
"Veltroni". Aldo
Moro o Enrico Berlinguer? "Mi piacevano entrambi ma butto Moro". Don
Camillo o Peppone? "Butto Peppone". Berlusconi o Bossi? "Berlusconi". Fini o Storace? "Fini". Isola deserta, con chi
ci va: Napolitano o Paul Newman? "Paul Newman". Mario
Borghezio o Mel Gibson? "Mel Gibson". Chi vince le elezioni?
"Io. Con la Lega Padana, ah... ah... No, scherzo. Le vincerà Gianni Letta
e faranno un governo di larghe intese. Manderanno Fini al Senato e D'Alema alla
Camera... Vedrà che ho indovinato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 66 del 2008-03-18
pagina 6 il più giovane di Paola Setti "A Walter dico: facci il miracolo.
Brambilla o Binetti? Ovvio, la rossa" da Milano Con i suoi 25 anni
compiuti tre mesi fa esatti, Amedeo Cortese è il più giovane candidato
d'Italia. La sua corsa per la conquista di un seggio alla Camera inizia con il
Pd dalla Campania, terra di santi e di rifiuti. Lei rappresenta i
venticinquenni, cosa promette ai suoi coetanei? "Di abbattere le barriere
che ostruiscono l'ingresso ai circuiti economici, sociali e culturali".
Quanto è importante tenersi i vecchi in lista? "Viva la saggezza se non si
tramuta in ossessiva gerontocrazia". Cosa direbbe alla sua collega più
anziana, che ha 96 anni suonati? "Il futuro è mio, fatti da parte".
Quante volte ha votato? "Due volte alle politiche, tre alle
amministrative, una alle europee, fanno già sette". Per chi? "Per i
Ds finché li ho trovati sulla scheda, poi per l'Ulivo". L'ultima lettera
imbucata con francobollo? "Esistono ancora i francobolli?".
L'importanza del riposino dopo pranzo. "Pranzo? Concetto aleatorio".
Si è mai fatto uno spinello? "Non ancora". Quanto ha preso alla
maturità? "Cento centesimi". Domande di storia. La data della marcia
su Roma? "22 ottobre del 1924, ma forse era il 1922". Il nome del
primo presidente della Repubblica? "Enrico De Nicola, ma anche Luigi
Einaudi". La data della caduta del muro di Berlino. "1989". La
data della strage di Bologna. "Primo o 2 agosto 1980". Ultimo libro
letto. "L'autore è Abraham Joshua, il titolo non me lo ricordo perché sono
emozionato". L'ultimo film visto al cinema? "Fuoco amico". Il
primo bacio? "A 15 anni". L'ultimo? "La campagna elettorale mi
distrae dagli impegni del venticinquenne...". Il costo di un litro di
latte? "Dipende. Fresco 1,50 euro, a lunga conservazione costa meno".
E un litro di benzina? "Dipende. A Napoli 1,47 euro, c'è l'accisa
regionale". Voterebbe la sua collega più anziana? "Se riesce a
convincermi". Perché fa politica? "Perché non so fare altro, anzi no,
perché è un dovere di ogni cittadino". Le piace? "Non è quello che
voglio fare nella vita". Cosa farebbe con lo stipendio da parlamentare?
"Il 50 per cento devo darlo per forza al partito. Con l'altro 50 voglio
fare una rete di giovani... E poi sì, cambio la macchina". Gioco della torre, chi butta giù: Walter Veltroni o Massimo D'Alema? "O
Madonna santa. Veltroni è
il segretario, D'Alema è l'emblema. Mi butto io". Aldo Moro o Enrico
Berlinguer? "Moro... Eh, lo so, ma Berlinguer è Berlinguer". Don
Camillo o Peppone? "Don Camillo". Silvio Berlusconi o Umberto Bossi? "Bossi, Berlusconi
almeno ti strappa un sorriso". Gianfranco Fini o Francesco Storace?
"Butto Storace". Isola deserta, con chi ci va: Anna Finocchiaro o
Sharon Stone? "Sharon Stone, sull'isola non si parla di politica, si fa
altro". Paola Binetti o Maria Vittoria Brambilla? "Ovvio: Brambilla
la rossa". Daniela Santanchè o Flavio Briatore? "E che ce vado
affa'?". Chi vince le elezioni? "Walter Veltroni".
E lei rischia di essere eletto? "Se Veltroni ci
fa il miracolo, come San Gennaro. Yes, we can. Anzi: se po' fa'". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 66 del 2008-03-18 pagina 7 Scommesse e sondaggi Veltroni perde punti Berlusconi ne guadagna di Adalberto Signore I bookmaker: il Cavaliere ha il
78,9% di probabilità di vincere, il Pd solo il 21,1% da Roma Altro che
sondaggi. Se i bookmakers di Piccadilly Circus e Trafalgar Square lo davano
vincente prima al 68% e ora addirittura al 78,9 vuol dire che con ogni
probabilità c'è qualcosa di più di semplici umori o intenzioni di voto.
Perché una cosa è ragionare sui numeri ed analizzare flussi elettorali in base
a cento o mille interviste telefoniche a campione, altra è avere a che fare con
sterline sonanti. Insomma, è piuttosto difficile che un'agenzia tanto nota come
Odds Bestbetting possa prendere una cantonata di tali proporzioni, con
conseguente e ingente danno economico. Come andava dicendo qualche tempo fa
Giulio Tremonti, i bookmakers con i soldi "non scherzano mai". E
secondo tutte le agenzie inglesi di scommesse, note per il fatto che è
possibile puntare non solo su eventi sportivi ma praticamente su quasi tutto lo
scibile umano, Silvio Berlusconi ha già vinto la
partita delle urne contro Walter Veltroni. Secondo la
media delle quote di tutti i bookmakers inglesi pubblicata su bestbetting.com,
le probabilità che il Cavaliere torni per la terza volta a Palazzo Chigi sono
infatti pari al 78,9 contro il 21,1 del segretario del Partito democratico. Per
capirci, la vittoria di Berlusconi è quotata 1,34
mentre quella di Veltroni
( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 66 del 2008-03-18
pagina 8 "Io, musulmano silurato Il Pd parla di immigrati ma segue logiche
tribali" di Francesca Angeli da Roma "Il Popolo della Libertà ha
acceso una luce sulla via dell'integrazione e del dialogo tra le religioni. Il
Partito democratico l'ha spenta". Onorevole Khaled Fouad Allam, lei era stato
eletto con la Margherita nel
( da "Giornal.it" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"La politica
deve rimettersi in sintonia con il Paese". Questa una delle dichiarazioni
con cui Walter Veltroni ha strappato un applauso in
Piazzetta della Lega, gremita di simpatizzanti e semplici osservatori che, ieri
sera, ha dato il benvenuto al Segretario del Partito Democratico e candidato
premier alle prossime elezioni politiche di aprile. Alessandria era la
cinquattottesima tappa del suo Tour per la provincie italiane, ma Veltroni ha dichiarato di non essere affatto stanco, anzi,
di essere "carico" come non mai. Un colpo d'occhio notevole, con
tante bandiere, e un'età media dei partecipanti un pochino sopra la media.
Nessuna grande ovazione quando, sulle note di una canzone di Jovanotti, il
Segretario del PD è apparso sul palco, bensì una forte e costante attenzione
per le sue parole e lo slogan "Si può fare" ben in vista.
"L'Italia è il Paese con i salari più bassi ma con gli stipendi dei
Parlamentari più alti di tutta l'Europa: ridurre questi ultimi al livello degli
stipendi dei parlamentari europei non sarebbe di certo un male", ha
continuato Veltroni. A precedere il suo discorso è stata
una giovane alessandrina di 26 anni, Valentina Della Volpe (laurea in
giurisprudenza), che, salita sul palco visibilmente emozionata, ha consegnato
al candidato premier una targa ricordo e una cravatta. Veltroni ha parlato per circa un'ora, in modo pacato e riflessivo,
omettendo quasi sempre il nome di Berlusconi e chiamandolo semplicemente "il principale esponente dello
schieramento avversario". Al termine del suo discorso si è intrattenuto
ancora sul palco con i candidati locali e ha pazientemente firmato i depliant
colorati di un pubblico ansioso di avvicinarlo.
( da "Manifesto, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Contro il duopolio
Levata di scudi crociati De Mita: l'Udc come il Pri che fu "L'Udc punta a
un risultato elettorale che metta in crisi i due blocchi Pd-Pdl, è una sfida a
un sistema politico ingessato". Parola di Ciriaco De Mita, mallevadore della
nuova Dc che (forse) verrà. "Adesso non vado nell'Udc, sono nelle liste
dell'Udc - spiega De Mita puntando tutto sul dopo - noi ci muoviamo per dare
vita in autunno alla costituente di un partito che recuperando le radici dei
cattolici popolari sia strumento utile per affrontare il futuro. Sono quello
che ero, torno dove ero, è singolare meravigliarsene". In questo contesto
bloccato "l'Udc si pone nel ruolo che una volta era del Pri, "che con
scarsa rappresentanza elettorale è stato il centro dell'equilibrio politico,
mentre partiti di larga consistenza non contavano". Remo Gaspari sceglie
Casini L'ex ministro democristiano Remo Gaspari sostiene l'Udc. Lo ha detto lo
stesso notabile ex Dc e grande patron della balena bianca in abruzzo a una
manifestazione per Pierferdinando Casini a Lanciano in cui è stato l'ospite
d'onore. Due i motivi principali dell'endorsement centrista: il modello
elettorale tedesco e la politica per la famiglia. Il gazebo di Riello Il
presidente di Confindustria Veneto, Andrea Riello, propone di allestire
"un gazebo permanente davanti al parlamento, per ricordare la questione
della rappresentanza del Nordest". Perché "il territorio cresce a
ritmi importanti e la cultura della gente veneta, che tende a lavorare e
lavorare, porta a dimenticarsi che si sta lavorando molto anche per gli altri.
E nel momento in cui dobbiamo iniziare a tirare la cinghia cominciamo a vedere
che il ritorno sul territorio in termini di infrastrutture è di gran lungo
inferiore a quello che hanno altre regioni meno virtuose". Di Pietro,
accuse archiviate Il giudice per le indagini prleliminari di Roma ha archiviato
ieri l'accusa di appropriazione indebita, falso in atto pubblico e truffa
aggravata ai danni dello stato a carico di Antonio DI Pietro. Il leader dell'Italia
dei valori, che corre alle prossime elezioni alletato con
il Pd di Veltroni, era
accusato da un ex iscritto del suo partito, Mario Di Domenico, di essersi
appropriato di oltre 20 milioni di euro di fondi pubblici, ma già il pm aveva
ravvisato l'assenza di fatti penalmente rilevanti e aveva chiesto
l'archiviazione. L'inchiesta era stata avviata nel 2006 su denuncia di
Di Domenico. Polemico l'ex pm sul suo blog: "Due giorni prima del voto del
2006 Il Giornale di Berlusconi ha sparato in prima
pagina 'Di Pietro indagato'. Adesso sono stato io a chiedere di esser giudicato
prima del prossimo voto per le politiche, ma sicuramente la notizia
dell'archiviazione non sarà messa in prima pagina".
( da "Panorama.it" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Un po' Veltroni ma
anche un po' Grillo: così il Pd tenta di sedurre gli indecisi Posted By
redazione On 18/3/2008 @ 8:22 In Apertura#1 | 1 Comment Non sarà demagogia, men
che meno qualunquismo, e lui ci tiene a precisare. Eppure l'ultima proposta
lanciata da Walter Veltroni rientra tutta nella
strategia di chi punta a [1] conquistare indecisi e delusi del Palazzo con
l'idea, sempre di gran fascino tra la gente stanca della Casta, di ridurre e il
numero dei parlamentari e di abbassare loro gli stipendi, parificandoli agli
altri Paesi. [2] 56esima tappa del giro d'Italia del leader del Pd: prima
Novara, poi Alessandria. È dalle piccole e produttive città del Piemonte che Veltroni sostiene la necessità "di un segnale di
sobrietà": "Non possiamo più stare in un Paese con gli stipendi più
bassi e le retribuzioni dei parlamentari più alte del resto d'Europa". Il
momento è voluto, studiato: proprio in questi giorni saranno resi noti i dati
sui redditi dei parlamentari. Nel confronto europeo, un deputato italiano guadagna
il 70% più di uno tedesco, il 75% più di uno inglese, più del doppio di uno
francese. Veltroni promette di ridurre anche "il
finanziamento pubblico alle 51 formazioni politiche del nostro Paese, anche
partiti che hanno uno o due rappresentanti" come pure ai "31 organi
di comunicazione di partito". Ma le proposte nel segno di Grillo non
finiscono qui: il segretario del Pd insiste: ''Dopo Pasqua presenteremo una
proposta capace di dare alle pensioni più basse la possibilità di reggere''.
Eppure la Lega Nord, che a Novara ha allestito, a pochi passi dal comizio del
leader del Pd, un gazebo con manifesti contro, gli ribatte di averlo sempre
proposto. Eppure i sondaggi indicano che la distanza tra Pd e Pdl resta ampia.
Ma [3] Veltroni spera di ridurla, giorno dopo giorno,
macinando chilometri di strada, convinto che la rimonta deve passare attraverso
dubbiosi e scettici, cittadini che guardano con distacco alla politica e che
nell'ultimo anno hanno anche applaudito [4] le tirate antipolitiche di Beppe
Grillo (a cui si sente molto vicino l'alleato principe del segretario, [5]
Antonio di Pietro) . E infatti: "Ci sono ancora tante persone
indecise" afferma l'ex sindaco di Roma mobilitando la piazza,
"parlerò a loro, anche quando andrò in tv. E se tutti coloro che hanno
partecipato alle primarie si danno da fare, non ce n'è per nessuno. Siamo noi
che possiamo spostare l'esito del voto". Per scuotere questa fetta di
elettorato, che in genere decide negli ultimi dieci giorni di campagna
elettorale e che fa la differenza in regioni in bilico come il Lazio o
l'Abruzzo, Veltroni usa un mix di argomenti, che
dimostrino che il Pd è nuovo anche negli argomenti e che soprattutto parla il
linguaggio dei cittadini e usa [6] le parole d'ordine dei grillini: pensioni,
caro vita, costi della politica. Temi sui quali nei prossimi giorni, al loft,
si cimenterà un gruppo di lavoro per coniare slogan e proposte in vista della
fase più accesa della campagna elettorale (subito dopo Pasqua) e mettere,
perché no, in agenda anche un appuntamento in notturna. Magari sullo stile
delle tanto rinomate Notti Bianche romane. Nel frattempo, l'ex sindaco
capitolino, progetta e colpisce. Fedele alla linea di non replicare agli
attacchi, non rinuncia però, a criticare gli avversari. Duramente: ''La destra
è già divisa su tutto: Fini ha detto sì ad [7] Air France, Bossi invece ha
detto no. Sono divisi anche sulle pensioni. Che sarebbe successo se fossero
stati al governo?''. Interrogativi che per Veltroni
dimostrano una sola cosa: il Pdl è un film già visto. Come dimostra, dice il
mite Walter, anche l'ultimo allarme lanciato da Silvio Berlusconi
sul rischio brogli: ''Tutto quello che dice la destra, a cominciare dai brogli,
è un déjà vu, le stesse cose dal '942'. E con questi contenuti Veltroni spera di fare breccia in chi cerca nella politica
messaggi nuovi.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Costi delle
istituzioni, nell'Ue l'Italia batte tutti Per portare le spese ai livelli dei
partner europei è necessario anzitutto ridurre i parlamentari CLAUDIO SARDO
Roma. Le istituzioni italiane sono le più costose in Europa. Gli stipendi dei
parlamentari i più alti. Anche da qui hanno tratto alimento le polemiche sulla
"casta" e il fuoco dell'"antipolitica". Non era pensabile
che tutto ciò sarebbe rimasto fuori dalla campagna elettorale, dopo che quel
ribollire di sfiducia e ostilità verso i partiti aveva persino evocato
l'immagine di un altro '92, il rivolgimento che segnò il passaggio dalla Prima
alla Seconda Repubblica. La particolarità semmai è che a sollevare la questione
dei "costi della politica" sia stato Walter Veltroni. Fin qui il "vecchio"
centrosinistra sembrava il bersaglio principale dell'antipolitica, ma la
strategia del leader Pd punta esattamente a strappare il vessillo del
"nuovo" a Berlusconi. E la sortita di ieri sugli stipendi e i servizi dei parlamentari
da riportare agli standard europei sarà presto seguita da una dettagliata
proposta. Eppure qualcosa si è fatto in questa legislatura, dopo il
dilagare dell'avversione alla casta. A realizzare le prime (pur limitate)
riforme sono stati soprattutto i questori di Camera e Senato. Il taglio ai
vitalizi (a partire dalla prossima legislatura, anche se il divieto di riscatto
dei contributi mancanti colpisce pure i neoeletti nel 2006). L'eliminazione
delle spese di viaggio all'estero per motivi di studio. Il blocco delle
indennità (cioè degli stipendi) al livello del 1° gennaio 2007. La riduzione
del bilancio di Montecitorio per la prima volta nella Repubblica. Ovviamente,
per limare i costi fino a portarli a misura dei principali Paesi europei sono
necessari interventi più radicali. Ad esempio, quella riduzione del numero dei
parlamentari (alla Camera i deputati sono 630, all'Assemblée national francese
577, al Bundestag 614, al Congreso spagnolo 350) che tutti sottoscrivono ma che
è stata ancora rimandata, insieme al dossier delle riforme costituzionali.
L'antipolitica si fonda spesso su demogagia e approssimazione. Tuttavia è
innagabile che i costi delle istituzioni hanno fatto raggiungere all'Italia le
vette europee. Il bilancio della Camera supera di poco il miliardo di euro.
Quello dell'Assemblée national arriva a 552 milioni. Quello del Bundestag a
560. La Camera dei Comuni tocca quota 702, mentre il Congreso spagnolo è sotto
i 200 milioni. È vero che spesso i parlamentari all'estero godono di servizi
migliori. In Germania i deputati hanno un alloggio in affitto a Berlino e
l'ufficio con personale statale. Lo stipendio però è praticamente dimezzato
rispetto ad un nostro parlamentare. Nell'ultima relazione del coordinatore dei
questori della Camera, Gabriele Albonetti, è riportata una tabella con il costo
giornaliero di una seduta d'assemblea: ebbene, l'esborso della Camera è in
pratica la metà di quello del Bundestag (dove il numero delle sedute è molto
inferiore a quello italiano). Un adeguamento ai livelli europei peraltro può
servire anche migliorare la qualità del lavoro legislativo, se combinato con
una riforma dei regolamenti parlamentari. In ogni caso, uno studio comparato
del think-tank "Vision" sui Parlamenti in Europa ha messo in evidenza
il record nazionale: il funzionamento dell'istituzione ha il costo medio più
alto sia che venga rapportato ad ogni singolo eletto (1.531.952 euro per
parlamentare italiano contro gli 861 mila in Germania e gli 845 mila in
Francia), sia che venga rapportato al singolo cittadino (16,3 euro per gli
italiani contro gli 8,3 dei francesi, i 6,3 dei tedeschi, i 2,1 degli
spagnoli).
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni: abbassare gli stipendi ai
politici MARIA PAOLA MILANESIO Roma. Silvio Berlusconi
ha già detto di volerli dimezzare nei primi tre mesi di governo. Anche per
Walter Veltroni quei mille parlamentari sono troppi ed
eccessivo è il loro stipendio, "il più alto in Europa", mentre i
salari degli italiani sono "tra i più bassi". "Se dobbiamo
tirare la cinghia bisogna farlo tutti assieme. Non va bene che con i soldi
pubblici si finanzino 51 forze politiche e si diano fondi a 31 giornali e
organi di partito. Bisogna tornare a una politica di sobrietà", ha detto
ieri il candidato premier del Pd, al suo primo giorno in Piemonte. Terra
difficile anche questa, poco incline a mostrare simpatia alla sinistra (fa
eccezione Torino), ma che Veltroni conta di
conquistare convincendo i delusi, gli incerti e rimarcando le contraddizioni
dell'avversario. Il governo Berlusconi? "Non ha
realizzato quasi nulla di quanto promesso". L'allarme brogli da parte del
Cavaliere? "Tutto quello che dice la destra, dal '
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi al Plebiscito? Non il 4 aprile Era
tutto già praticamente organizzato ma, con tanto di giallo, l'appuntamento del
4 aprile in piazza Plebiscito con Silvio Berlusconi e
Gianfranco Fini non si terrà. "Non è in agenda" la laconica
spiegazione che arriva da Roma, un vero e proprio giallo per il fatto che
l'organizzazione stava andando avanti nel preparare treni speciali e autobus
(circa cinquecento i pullman previsti non solo dalle città della Campania). Il
presidente del Pdl evidentemente non era stato informato e, al riscontro
decisivo, per gli organizzatori campani non c'è stata altra scelta che cambiare
l'intero programma. Senza contare che proprio il 4 e il 5
aprile ci sarà il tour campano di Walter Veltroni, con la seconda data dedicata a Napoli. Per il Pdl, il 4 aprile,
in città ci sarà quindi soltanto Gianfranco Fini, sicuramente non sarà
utilizzata piazza del Plebiscito (si pensa a un incontro in un teatro) e non
sarà la data di chiusura della campagna elettorale del Popolo della Libertà.
In queste ore si cerca, infatti, una data libera nell'agenda di Silvio Berlusconi. Il giorno individuato dovrebbe essere il 9
aprile. Condizionale d'obbligo, considerando anche quanto accaduto. Silvio Berlusconi sarebbe a Napoli da solo e, così come il 12
luglio del 2007, il palco di piazza Plebiscito ospiterà unicamente il discorso
del leader nazionale, senza spazio per altri esponenti del Pdl. Blindatissima
la piazza, la scenografia sarà ridotta rispetto al precedente comizio di Berlusconi a Napoli. A luglio furono contate cinquantamila
presenze, l'obiettivo (quale che sia la data) è superare questo numero, senza
contare l'inevitabile guerra dei numeri che si scatenerà. A pochi giorni dalla
fine della campagna elettorale l'appuntamento di piazza Plebiscito sarà, di
fatto, l'evento centrale dello sprint lanciato dal Pdl. Giulio Tremonti,
Claudio Scajola e Sandro Bondi saranno altri ospiti d'onore per iniziative che
si collocheranno a cavallo della presenza di Berlusconi.
sa.sa.
( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 66 del 2008-03-18 pagina 0 Berlusconi: Veltroni è un
prestigiatore di promesse mancate di Redazione Dall'alleanza con Di Pietro ai
rapporti con la sinistra estrema, fino allo svecchiamento delle liste. A Gente
il leader del Pdl smaschera il candidato Pd: "Cerca di mettere in scena un
gioco di prestigio" Roma - Walter Veltroni è "un ottimo comunicatore". A Gente il leader
del Pdl, Silvio Berlusconi, punta il dito contro il
candidato Pd accusandolo di "aver contro di sè tutto il passato della
sinistra e tutto il presente del governo Prodi". Insomma, "cerca di
mettere in scena un gioco di prestigio, quello di far dimenticare" sia la
sinistra che Prodi. Le promesse (mancate) di Veltroni
"Mi sembra poi - osserva il Cavaliere - che abbia commesso l'imperdonabile
errore di assumere impegni che non ha mantenuto. Aveva detto: andremo da soli.
E invece ha incamerato i radicali e tutti si domandano come faranno dei
mangiapreti ad andare d'accordo con i cattolici integralisti quali i cosiddetti
teodem. Poi si è apparentato con il campione delle manette, Di Pietro. Quindi
non da solo ma, quel che è peggio, male accompagnato". Secondo problema di
Veltroni, dice Berlusconi,
"aveva promesso: romperò con la sinistra estrema, quella che ancora vuole
chiamarsi, con orgoglio, comunista. E invece si è alleato con loro in tutte le
elezioni amministrative, dimostrando di non voler rompere con il passato".
Berlusconi evidenzia, poi, una terza promessa
disattesa dall'ex sindaco di Roma: "aveva promesso che il Pd sarebbe stato
un partito nuovo con una nuova classe dirigente - spiega il Cavaliere - e
invece quando ha presentato le liste si è visto che portano in posizione
privilegiata tutti i ministri, i viceministri, i sottosegretari del governo
Prodi, tutta la vecchia nomenclatura del Partito comunista". Insomma,
"tre promesse, tre finte, tre impegni mancati, tre delusioni". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Panorama.it" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Verso le urne: ecco i "partiti".
Ovvero quelli che hanno cambiato casacca Posted By filippomaria_battaglia On
18/3/2008 @ 17:12 In Apertura#3 | No Comments Dal Pd al Pdl e viceversa, senza
colpo ferire. Mai come in questa vigilia di voto, tra aspiranti deputati e
senatori uscenti, la pattuglia di chi ha cambiato casacca è stata così folta e
composita. E soprattutto trasversale, formando nel Parlamento un gruppo che,
quanto a numeri, ha ben poco da invidiare a quelli dei partiti in gara per la
tornata di aprile. Nelle liste del [1] Popolo della Libertà hanno ad esempio
trovato spazio alcuni dei moderati scontenti del ruolo (e della visibilità) lasciatagli dai democratici guidati da Veltroni. A partire da [2] Lamberto Dini, che al Pd a dire il vero non
aveva aderito mai. Ministro del Tesoro nel primo governo Berlusconi, poi premier di transizione
voluto dal Presidente Scalfaro, poi segretario di Rinnovamento italiano
(confluì nella Margherita nel 2001), già sostenitore dei governi Prodi ('96),
D'Alema ('98) e Amato (di cui è stato ministro degli Esteri, fino al 2001). Da
ultimo, dopo la creazione del nuovo gruppo, i [3] Liberaldemocratici e dopo la
caduta del secondo esecutivo Prodi, rieccolo nel centrodestra, sciolto nel [4]
nuovo progetto di Silvio Berlusconi. La trasmigrazione
ha riguardato, tra gli altri, anche [5] Carlo Giovanardi, ex ministro dei
Rapporti con il Parlamento, che ha abbandonato l'Udc per approdare, con i suoi
[6] Popolari Liberali, al Pdl. Percorso contrario di Ferdinando Adornato che ha
fatto la scelta opposta: dalle fila dei l[7] iberal (con tanto di fondazione e
quotidiano) di FI ai centristi di Pier Ferdinando Casini. Ma il centrosinistra
non è messo meglio. La reception del loft di Veltroni
ha accolto tra le sue larghe braccia [8] il dissidente dell'Udeur Nuccio
Cusumano che tentò di salvare il governo Prodi dissociandosi dalla linea di
Mastella e compagni. [9] Per quella scelta ricevette insulti e oltraggi, ma
adesso incassa un posto abbastanza sicuro per il Senato (è candidato al decimo
posto in Sicilia). Il più feroce dei suoi oppositori, [10] Tommaso Barbato,
anche lui ex Udeur, colpevole di un'aggresione (con sputo vero o presunto che
fosse) nei confronti dell'ex compagno di partito, ha trovato ora asilo
nell'[11] Mpa di Raffaele Lombardo, in lista anche lui per uno scranno a
Palazzo Madama. Sempre tra gli autonomisti siciliani è passato anche il [12]
deputato uscente [13] Ferdinando Latteri (foto sopra), chirurgo e già rettore
dell'Università di Catania[14] . Dopo un trascorso "azzurro" nel
partito di Berlusconi, qualche anno fa era approdato
alla Margherita, candidandosi anche alle primarie per la presidenza della
Regione Sicilia (perdendo, contro Rita Borsellino). Ha aderito al Partito
Democratico (di cui è stato Presidente della Commissione Statuto nell'isola) ed
ora, dopo il "niet" di Veltroni , è finito
sotto le insegne di Lombardo: correrà candidato alla Camera in entrambe le
circoscrizioni isolane. Ma il punto più significativo l'ha forse raggiunto
Mimmo Russo, consigliere comunale palermtiano in corsa alle prossime elezioni
regionali. In alcuni manifesti il suo volto compare con il simbolo di An, in
altri con quello dell'Mpa. Un errore di un tipografo distratto? Niente affatto.
Semplicemente, il passaggio da un partito all'altro è stato così repentino da
cogliere di sorpresa tutti, stamperia compresa. Così, il poco tempo a
disposizione non è stato sufficiente a coprire coi nuovi simboli i vecchi
manifesti.
( da "Famiglia Cristiana" del 18-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di
Guglielmo Nardocci foto Giuliani POLITICA VELTRONI, BERLUSCONI E LA QUESTIONE
SETTENTRIONALE LA BATTAGLIA DEL NORD La sfida decisiva in vista delle elezioni
si gioca qui, dove gli imprenditori chiedono meno burocrazia e più coraggio. E
proprio qui il leader del Pd va all'attacco. Pensioni, ripresa economica,
prezzi e salari.
Di tutto, di più. Dai salotti ai comizi, fino ai cenacoli molto "in"
come quello che ogni anno la Confcommercio organizza a Cernobbio. Berlusconi e Veltroni giocano nel
Nord la battaglia decisiva, con il sindaco di Roma all'attacco nelle zone dove
il suo avversario si sente più forte e più tranquillo. Quando, alla fine di
questa settimana, il pullman del sindaco di Roma volgerà la prua verso le
regioni meridionali, gli indicatori dei vari istituti di sondaggio ci diranno
se avrà strappato qualcosa all'avversario, abbastanza da venirne lanciato verso
l'ultimo scorcio di campagna elettorale, oppure se le distanze dal Cavaliere di
Arcore resteranno immutate in questa Italia che dibatte da anni la questione
del Nord, avendo derubricato a semplice problema inesistente il Meridione.
"E per forza si parla della questione del Nord, quella del Sud è bella e
risolta perché l'intero Meridione è nelle mani delle varie mafie, come ha ben
documentato Saviano nel suo libro Gomorra, lì lo Stato non c'è più. Ma
attenzione, le mafie hanno capito molto meglio dei nostri governanti che in
Europa e nel mondo non si va con il tricolore, ma come italiani.
L'internazionalizzazione del sistema criminale è da manuale". È sempre
provocatorio Piero Bassetti - uno dei pochi intellettuali politici italiani ad
aver scavato a fondo la questione dell'unità nazionale: "Che non c'è più e
sarebbe meglio ce ne rendessimo conto. La spazzatura di Napoli è colpa dello
Stato; 150 anni fa Napoli era capitale, faceva le prime ferrovie, grande scuola
giuridica, città internazionale. Guardate ora cos'è. Hanno dovuto mandare
l'esercito e l'ex capo della polizia. Gli inglesi, sempre avanti a tutti, vanno
in Europa e nel mondo in modo articolato: inglesi, scozzesi, gallesi,
irlandesi". In questa foto e nella precedente due momenti dell'apertura
della campagna elettorale del leader del Popolo della libertà Silvio Berlusconi a Milano. Una straordinaria creatività Veneti,
lombardi, emiliani, piemontesi. Mariano Magnabosco, vicentino, ex presidente
nazionale del Consiglio dei periti industriali, un sospetto che Bassetti abbia
ragione ce l'ha, avendo passato più di trent'anni della sua vita a fare il
consulente delle imprese che nel Veneto ormai sono migliaia e quasi tutte
proiettate su tutti i mercati del mondo: "Quello che c'è qui lo abbiamo
creato dal dopoguerra in poi, tirando fuori doti di creatività che neanche noi
sapevamo di avere. La maggior parte dei nostri imprenditori è assai diffidente
verso la capacità dello Stato di dare risposte. Sarà forse per la grande
tradizione cattolica di queste parti che ci ha insegnato che lo Stato organizza
le tasse, non le condizioni di lavoro e di impresa. Io non credo che qui il
messaggio di Veltroni riuscirà a sedurre più di tanto.
C'è molta diffidenza. Un imprenditore che si avvale della mia consulenza stava
costruendo il secondo capannone, ma pur avendo avuto le autorizzazioni è fermo
da due anni perché non si è fidato del Governo di Centrosinistra".
Giuseppe Trabucchi, invece, prototipo di un Nord poliedrico essendo al tempo
stesso sindaco di Illasi, un centro agricolo del Veronese, avvocato a Padova,
professore universitario a Verona e produttore di un Amarone leggendario in
Valpolicella, vede in Berlusconi "un politico che
alla fine frena perché fa solo l'illusionista. L'abbiamo già provato per cinque
anni. La destra non ha il coraggio delle sfide e qui è forte perché trova una
sinistra poco incline ad ascoltare la piccola e media impresa. Ma vince pure
perché non sfida la pigrizia dei veneti. Il veneto non analizza il problema,
guarda i suoi interessi e quando alza la testa dalle cose che fa, perché
qualcuno gli dice che c'è criminalità, reagisce così: "Se non siamo sicuri
allora votiamo la destra". Io, invece, faccio la rivoluzione; da sindaco
vado a spiegare che un fabbricato costruito in sicurezza conviene al
proprietario. Ma loro niente. Spingo a investire sulla qualità, perché sennò i
cinesi ci vincono". In questa foto e nella precedente la tappa di Vicenza
nel viaggio del pullman del candidato premier del Partito democratico Walter Veltroni. Decisioni più veloci "Io faccio il sindaco
perché la rivoluzione si fa dentro le istituzioni dettando regole che
sprovincializzano, fanno capire che la convenienza è altrove da quello che
pensavano". Folletto geniale e creativo, Trabucchi ha vinto nel suo Comune
con il Centrosinistra, e non gli pare poco. Almeno finché dura. Arialdo
Mecucci, imprenditore. Arialdo Mecucci, 58 anni, la moglie Orazia sindaco di
Solferino della Battaglia, il percorso dal Belpaese verso i mercati globali
l'ha fatto in due tappe. Prima è emigrato in Lombardia dal Lazio con un diploma
di geometra in mano, poi è andato a far la gavetta nelle strade infuocate
dell'Arabia Saudita. Ha imparato la lezione e ora è proprietario di tre
fabbriche. "Sto qui, in Europa e nel mondo. E se mi dicono italiano, sì
sono italiano. Produco segnaletica per strade mica spaghetti e mandolini! Dalla
politica mi aspetto decisioni più celeri, meno burocrazia, meno
"melina". Questa legge elettorale di certo non aiuta, perché se
davvero c'è il rischio di un altro pareggio, sarebbe davvero triste. Ma noi ci
siamo, sono i Governi che passano". Giuseppe Trabucchi, sindaco di Illasi.
Piero Magliozzi, quarant'anni, la moglie Stefania direttore finanziario di una
grande società di trasporti, è un altro di quelli che è transitato con facilità
dal lavoro dipendente a socio di impresa: "Al Nord succede, non c'è uno
stress mentale particolare. Io guardo alla politica con attenzione, non
eccessiva, ma sono interessato, anche se per la verità non ho ancora deciso da
che parte stare. Mi è piaciuto, comunque, il gesto di Veltroni
di rischiare da solo senza il condizionamento della sinistra estrema. In un
mondo così asfittico, un gesto così qualche significato ce l'ha. Insomma, c'è
qualcuno che è disposto a rischiare senza paracadute ed è possibile che dietro
uno stimolo così si muova la generazione che fino a ora è rimasta fuori dalle
leve di comando".