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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
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tARTICOLI DEL 17-4-2008 #TOP
Sulla
Lega continuiamo a sbagliare ( da "EUROPA ON-LINE"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: illude che il Carroccio condizionerà Berlusconi, non lo lascerà governare, lo farà cadere domani. Magari fosse così, troppo facile. Il Berlusconi terza edizione avrà qualche difficoltà ma ci vuol altro per fermarlo. Piuttosto, dato che Veltroni dice che non siamo stati capaci di parlare "all'Italia profonda", si potrebbe imparare qualcosa da com'è organizzata sul territorio la Lega.
Il
dialogo Pdl-Pd parte male A Roma è allarme sindaco
( da "EUROPA
ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Roma è allarme sindaco Scintille Veltroni-Berlusconi. Rutelli al 44, Alemanno è troppo vicino Oggi si aprono le trattative vere tra il Cavaliere e Bossi. Sulla composizione del governo e non soltanto. Ieri la Lega, forte del clamoroso exploit elettorale, ha presentato a Berlusconi una lunga lista di richieste: tre ministeri tra cui quello dell'interno e due presidenze di regioni:
Con
Silvio riparte la commedia all'italiana
( da "EUROPA
ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ha raccolto un risultato dignitoso, ma il suo azzardo di correre da solo lo ha condannato alla scon tta e ha cancellato la sinistra radicale". Il New York Times si chiede "se gli italiani abbiano votato Berlusconi per ducia o come il minore dei mali, dopo due anni d'immobilismo del frammentato centrosinistra.
Se
House vince in tv quanto in politica
( da "EUROPA
ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ) Veltroni fa il buono per convivere con il male, non per sconfiggerlo (?). Dr House, al contrario, fa il cattivo per sconfiggere il male. E allora, non sarebbe male se Silvio Berlusconi desse un'occhiata a qualche puntata del nostro eroe" (editoriale di A.
Moratoria
per la lotta alla fame nel mondo a Roma una città della scienza (non solo luci
al Colosseo) ( da "EUROPA ON-LINE"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: con o senza intesa col governo Berlusconi p.v., dev'essere la lotta contro la fame nel mondo, nella scia della battaglia radicale degli anni Ottanta e della recente vittoriosa moratoria all'Onu contro la pena di morte. Sotto il sindaco Veltroni, gli eventi che segnarono quella moratoria venivano salutati con l'illuminazione del Colosseo.
Finocchiaro
cede a Lombardo ( da "EUROPA ON-LINE"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: effetto traino di Veltroni e per la piena intesa con Sinistra arcobaleno guidata da Rita Borsellino. I più prudenti avevano fissato l'asticella al 36 per cento. Invece Sa si è fermata al 4,9, l'apporto della lista Finocchiaro si è limitato al 3,8, mentre il Pd ha accusato un arretramento di oltre 7 punti, passando dal precedente 26 per cento di Quercia e Dl all'
<Berlusconi
inizia male> ( da "EUROPA ON-LINE"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Elezioni politiche 2008 DEMOCRATICI Veltroni non rinnega le scelte fatte e critica "l'idea di autosuf cienza" della maggioranza "Berlusconi inizia male" RUDY FRANCESCO CALVO "Abbiamo avuto un risultato importante. Non bisogna guardare solo all'incremento rispetto al 2006, ma considerare anche che partivamo da una situazione molto difficile".
Massimo
ha visto Casini Ma il segretario non vuole scaricare la sinistra
( da "Stampa,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Mentre Veltroni è un bipolarista convinto e su questa strada potrebbe aprire un dialogo con Berlusconi. Ecco che le strategie dentro il Pd si divaricano. Si è infatti aperta una discussione tra chi come D'Alema, Marini, Franceschini e Fioroni vogliono proseguire la rotta verso il centro e chi come Veltroni si tiene le mani libere anche per recuperare la sinistra.
Perché
l'Italia non cresce Il nostro Paese cresce del 20% meno della media europ
( da "Stampa,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La novità più importante è stata la scelta di Veltroni e Berlusconi nell'asciugare molto le loro coalizioni per non essere frenati nell'azione di governo. Se l'elettorato apprezzerà questa scelta, il governo che uscirà dal voto avrà finalmente la forza per affrontare i tappi che bloccano la nostra crescita economica.
LA
SFORTUNA DI CHIAMARSI WALTER ( da "Stampa, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni almeno resta a galla. Novellino, invece: colpito e affondato. E' la settimana degli eterni ritorni. A palazzo Chigi come al Toro. Per il secondo anno consecutivo, e dopo aver detto che non lo avrebbe richiamato mai, Urbano Cairo ha assunto l'allenatore che aveva licenziato l'anno precedente: Gianni De Biasi,
Finita
l'era dei ricatti Questo governo deve lasciare il segno
( da "Giornale.it,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni è un avversario credibile, credo onesto, ma in questo momento l'Italia aveva bisogno di un uomo capace ed efficiente come Berlusconi. Penso inoltre che il Cavaliere abbia la possibilità di dimostrare di non essere un uomo politico di passaggio, ma un personaggio destinato a lasciare il segno.
La
stampa estera non guarda oltre il Terzo Valico
( da "Giornale.it,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: si era già schierata in campagna elettorale con il Pd di Veltroni, parte all'attacco contro Silvio Berlusconi con i vecchi e polverosi refrain sull'inadeguatezza, "unfit" la chiama il settimanale britannico, del Cavaliere di guidare il nostro Paese fuori dalla secche che, dopo soli 20 mesi, il Governo Prodi ha infilato.
Di
Pietro tradisce già Veltroni: non ci sciogliamo nel tuo partito
( da "Giornale.it,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: delle Infrastrutture convoca per oggi un esecutivo nazionale e una conferenza stampa prima di aver discusso a quattr'occhi con Veltroni i dettagli del gruppo unico. Il pessimismo si respira in casa dell'Idv. "Abbiamo chiesto un incontro al Pd - rivela Leoluca Orlando -. La prossima settimana Donadi e io vedremo Veltroni e Franceschini. Poi Di Pietro incontrerà il leader del Pd".
Il
Pd inizia a corteggiare l'Udc D'Alema invita a pranzo Casini
( da "Giornale.it,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Alema nella sua casa e nei prossimi giorni vedrà anche Walter Veltroni. Ieri, secondo la Velina Rossa, agenzia vicina al ministro degli Esteri uscente, l'incontro è andato ben oltre i convenevoli. Si sarebbe delineata avviato un "discorso serio su un confronto per quel che riguarda l'attività parlamentare e la costruzione di progetti e iniziative in comune tra Pd e Udc".
Addio
ai signor no, l'ambiente ringrazia
( da "Giornale.it,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La questione della salvaguardia della salute ambientale è cara a tutti: alla Santanchè, a Fini, Bossi, Berlusconi, Casini, Di Pietro, Veltroni e, sono sicuro, anche a Bertinotti. A tutti noi, insomma. A tutti noi, ma non ai Verdi. Ce lo dicono i fatti. La protezione dell'ambiente è una questione scientifica. E la scienza, piaccia o no, non è democratica.
E
nelle urne i partiti trovano un tesoro - carmelo lopapa
( da "Repubblica,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: A cominciare dal Popolo della libertà di Berlusconi che beneficerà della fetta più consistente: 160 milioni. Seguito dal Pd di Veltroni con 141 milioni. Quindi la Lega, che grazie all'exploit elettorale passa dai 21 della passata legislatura a 35 milioni. L'Udc 24 milioni, Italia dei valori 18.
Segue
dalla prima rutelli e alemanno si sfidano, Veltroni trema
( da "Riformista,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni trema A Roma il primo ballottaggio a tre Parola d'ordine del Pd: "Questa è la rivincita su Berlusconi" Dire che Veltroni è preoccupato sarebbe poco. Per lui giustificare la sconfitta a Roma sarebbe ben più complicato di quanto lo sia stato trovare delle ragioni di soddisfazione nel risultato nazionale,
Salvate
il soldato fausto - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Suscitarlo e addomesticarlo. Berlusconi, se vuole, inviti pure a cena Bertinotti. Veltroni potrebbe rispondere allargandosi appunto verso Vendola, e magari offrirgli, che so?, la vicesegreteria, per una convivenza ben più duratura di una cena.
Falsa
propaganda ( da "Unita, L'"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: riconoscendo con intelligenza di aver pagato sia l'appoggio a Prodi, sia la sua caduta e di aver ceduto voti sia al Pd e a Di Pietro, che all'astensionismo. In più, forse, sostenere per tutta la campagna elettorale che Veltroni e Berlusconi sono la stessa cosa non ha pagato perché è semplicemente falso. FRONTE DEL VIDEO.
La
replica di Walter: Ho sempre difeso il suo lavoro, resteremo uniti Al Pd
perplessità sui tempi della lettera. Marini al posto del Professore? Fassino
proposto da Prodi al posto ( da "Unita, L'"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: almeno si sarebbe levato qualche argomento a Berlusconi...". Ma è una cattiveria che Veltroni non sottoscriverebbe e del resto il leader del Pd e il premier, in attesa dell'incontro, si sono chiariti. Veltroni ha ricordato che in campagna elettorale ha sempre difeso "le cose buone fatte da Prodi, il risanamento dei conti in primis, distinguendolo dalla fragilità della sua maggioranza"
L'amarezza
del Professore Il mio progetto era diverso
( da "Unita,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è stato attento a non intralciare Veltroni. Ha sperato con convinzione, anzi, che "Walter" potesse vincere, anche per evitare di far ricadere sul governo le colpe di un risultato negativo. Ma in quella frase - "io ho battuto per due volte Berlusconi" - si può leggere la distanza siderale tra la sua concezioni del Pd e quella del loft di piazza Sant'Anastasia.
Pd,
Prodi lascia la presidenza: largo ai giovani L'annuncio a New York. Resto
supporter leale . Avviso a Berlusconi: decido io il successore di Frattini
( da "Unita,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: per non fornire a Berlusconi un facile bersaglio, ma è stato al gioco senza entusiasmo e con un certo risentimento. L'incontro tra il premier uscente e Veltroni si farà nei prossimi giorni e, fa sapere una nota ufficiale dell'ufficio stampa Pd, "avverrà nello spirito di coesione e di grande unità che si è visto in questi mesi e che è confermato dalle stesse parole di Prodi"
Rutelli
chiama Veltroni Tutti in campo per vincere
( da "Unita,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Stai consultando l'edizione del Rutelli chiama Veltroni Tutti in campo per vincere di Mariagrazia Gerina/ Roma La rivincita, è quella la chiave con cui Rutelli chiama a raccolta tutto il centrosinistra, all'indomani della sconfitta politica, per non lasciare anche il Campidoglio alla destra.
All'Ambra
di un varietà ( da "Unita, L'"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Comunque ha vinto Berlusconi e speriamo ci sia un buon governo". Per chi hai votato? "Veltroni. Stavolta ho deciso di dichiararlo, trovo ridicolo che in Italia non si possa dire per paura di essere ghettizzati". Ma, di nuovo: quale Paese vedi uscito dal responso delle urne?
Ho
votato Veltroni e mi va di dirlo: perché bisogna aver sempre paura? Berlusconi
ora può governare, lo faccia, speriamo bene
( da "Unita,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Stai consultando l'edizione del "Ho votato Veltroni e mi va di dirlo: perché bisogna aver sempre paura? Berlusconi ora può governare, lo faccia, speriamo bene".
LA
BUGIA DI GNOCCHI: CON BERLUSCONI MI TOCCHERÀ SMETTERE DI FARE IL COMICO IN TV
( da "Unita,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Dopo il ritorno al governo di Berlusconi ho più possibilità di lavorare come calciatore che non come comico in televisione". Come faccia a lamentarsi senza essere nemmeno dipendente dell'Unità - sapete che il vincitore ha già provveduto a invitare Veltroni a disfarsi di una testata così velenosa e ingiuriosa - non è dato di capire.
Con
i presidenti si riparte dal territorio In dieci municipi passano al primo turno
i candidati del centrosinistra: e da lì si riparte per la rivincita romana
( da "Unita,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: quando ci fu la seconda vittoria di Berlusconi, andarono al secondo turno 17 Municipi su 19. E la sconfitta nazionale non era stata così complicata...". Anche allora, con Walter Veltroni impegnato contro Tajani, in molti si posero il problema di motivare al voto, poiché al secondo turno c'è tradizionalmente un calo di partecipazione: "L'altra volta,
Solo
un quinto dei parlamentari è donna: il 21,1 per cento
( da "Unita,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il segretario Walter Veltron, aveva parlato del 33%. A conti fatti il Pd dovrebbe contare - su 211 eletti - 59 deputate e - su 116 eletti - 38 senatrici. Insomma quasi il 30% contro il 18% dell'Ulivo. Negativo invece il dato del Pdl, che porta 54 donne alla Camera su 276 deputati (19,5%) e 13 donne al Senato su 147 senatori (8,
Alemanno:
"feste in piazza per convincere i romani" - paolo g. brera
( da "Repubblica,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Nel 2006 lo fu a vantaggio di Veltroni, ora si voterà in pieno ponte tra Liberazione e primo maggio". Feste rosse, pericolo imminente: "Parleremo coi tour operator, vediamo se fanno un pacchetto vacanze speciale" scherza, mai così sorridente. Finora è andata bene, anzi benissimo: "La speranza l'ho sempre avuta, ma certo oggi la possibilità di farcela è concreta e reale.
Pd-Udc,
prove di intesa sul Campidoglio Faccia a faccia D'Alema-Casini, sul tavolo
anche la riforma elettorale. Follini: l'alleanza si farà
( da "Unita,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che nei prossimi giorni incontrerà anche Veltroni, è oggetto di pressing da parte del Pd per cui la capitale ha assunto il valore di una linea Maginot. Ma il discorso ha riguardato anche le prospettive della legislatura e il "dialogo" tra le due opposizioni che - su questo Casini è netto - per ora resteranno separate.
Incapaci
di incidere sull'azione di governo. E l'abbiamo pagato
( da "Unita,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ci ha massacrato e poi ha perso "Incapaci di incidere sull'azione di governo. E l'abbiamo pagato" di Eduardo Di Blasi / Roma Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale nel governo Prodi ed esponente di Rifondazione, nell'affrontare l'analisi della sconfitta elettorale, va subito al dunque: "Abbiamo pagato il fatto che,
Grillo
dà la linea "liberi di scegliere" - simona casalini
( da "Repubblica,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E comunque non sono stato io a far vincere Berlusconi-Testa d'Asfalto, bensì Topo Gigio-Veltroni. E' lui che ha riportato in vita la salma. Avrebbe potuto prendere al volo il V-Day, quando in un giorno, dico un giorno, avevamo raccolto 500 mila firme per i nostri referendum e invece ci ha offeso".
Voglia
di legalità, così la Lega raddoppia a Stalingrado
( da "Unita,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E in effetti il voto dice che il partito di Veltroni è il primo della città con il 37,41% dei consensi contro il 32.99% del Pdl. Non è una conferma, è una conquista, perché dalla prima metà degli anni novanta era il partito di Berlusconi ad avere la maggioranza relativa. "Partivano da un 30% e grazie alla nostra capacità di coinvolgimento e siamo riusciti a crescere"
Il
tradimento degli ex Ulivisti: 2,5 milioni non hanno votato
( da "Unita,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Pdci o Verdi ha votato Veltroni. Un numero enorme: il 36% di chi aveva scelto Prc (800mila persone), vota Pd, solo il 27% Sinistra Arcobaleno. Per i Verdi addirittura il 59% (500mila) passa a Veltroni, e solo l'8% sceglie Bertinotti. E ancora: il 47% dei Comunisti italiani sceglie il Pd, solo l'8,5% l'Arcobaleno.
M'illumino
d'incenso ( da "Unita, L'"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni non lo sarà mai. Veltroni è un "cucciolo abbandonato sull'autostrada", Berlusconi un carismatico condottiero. La sinistra è arrogante, la destra è sincera. E perché ha vinto Berlusconi? Perché lui sa guardarti negli occhi: "perché una delle differenze che io stesso ho potuto notare fra i politici paludati della sinistra e i neofiti della nuova destra è che con i primi non
La
Rai al tempo di Berlusconi ( da "Unita, L'"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Dicendo no a una presidenza della Camera all'opposizione Berlusconi ha rinunciato a creare da subito e in termini concreti un clima di rispetto istituzionale più sereno e più civile fra chi ha vinto e chi ha perso le elezioni. La Dc lo faceva (ricordate Nilde Iotti, Ingrao, Napolitano?). Veltroni aveva preso l'impegno di farlo in caso di vittoria del Pd.
Basta
piangere ora l'importante è Rutelli a Roma Cara Unità, dopo aver vi
( da "Unita,
L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Milano Numeri da Pci e Dc e la strada di Veltroni è quella giusta Cara Unità, sembra d'essere tornati indietro di venti e più anni. Il risultato delle ultime elezioni politiche, quasi 34% al Partito Democratico, mi fa tornare in mente le percentuali del mai dimenticato Pci. Veltroni è tornato dopo tanti anni su quelle cifre, dall'altra parte la Coalizione di centro destra,
Non
sparate sulla sinistra ( da "Unita, L'"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Io ho votato per Walter Veltroni e non ne sono pentita, però, lo confesso: non mi aspettavo certo la scomparsa dell'arcobaleno. Anzi, nella mia beata ingenuità, pensavo che la presenza di un ben delineato raggruppamento di sinistra avrebbe fatto bene al Piddì. Sono di nuovo caduta dal pero?
Rifondazione
progressista - umberto de gregorio
( da "Repubblica,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La sinistra di Bertinotti perde consensi a favore di Veltroni, Veltroni (in realtà Bassolino) perde consensi a favore del centro e della destra; tutti i voti di Mastella passano dal fronte del centrosinistra a quello del centrodestra. E tuttavia il Pd, come somma algebrica di voti dei Ds e della Margherita, non perde posizioni.
"prodi
se n'è fregato di noi io a votare non ci vado più"
( da "Repubblica,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: della rsu - poi intendiamoci, ho votato per Veltroni, ma in giro l'aria è cambiata e lo si sente soprattutto a livello di quartiere, chi lavora in fabbrica spesso vive a Cornigliano e i problemi che si lamentano in giro sono sempre gli stessi, non puoi più uscire la sera, ci sono gli zingari, e così via.
La
Cgil orfana del voto amico ( da "Manifesto, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: L'operazione di rinnovamento e semplificazione di Veltroni ha compiuto il miracolo di far stravincere le destre e cancellare la Sinistra Arcobaleno. Lo scenario è cambiato, al governo è tornato il trio Berlusconi, Fini e Bossi. C'è qualcosa da ripensare nella Cgil? Oppure la concertazione si può fare proprio con tutti?
Berlusconi:
Tempi duri ( da "Manifesto, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi: "Tempi duri" Il cavaliere annuncia "misure impopolari". Da Bossi prime difficoltà sul nuovo governo: vogliamo 4 ministri. Fini non gradisce e lancia Giulia Bongiorno alla giustizia. Prodi lascia la presidenza del Pd e gela Veltroni.
La
marcia su Roma della destra sociale
( da "Manifesto,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: meno amato nelle periferie persino di Veltroni. Eppure l'apertura della campagna elettorale del Pdl a Corviale, ecomostro simbolo di degrado urbanistico prima che sociale, era stata quasi un flop. "Non c'erano truppe cammellate, tutto qui", ribatte Augello. Il quale nega anche qualunque appoggio dalle tifoserie.
Berlusconi
ci prova ( da "Manifesto, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: di Walter Veltroni e Francersco Rutelli: "Mi rivolgo all'Udc e alla Destra e faccio appello al loro senso di responsabilità affinchè anche a Roma, come in altre città italiane, indirizzino il voto dei loro elettori verso i candidati del centro-destra. Sono convinto che tutti gli elettori che non si riconoscono nella sinistra non vogliano che la dialettica tra i partiti del centro-
Rutelli
l'ottimista a caccia di alleati ( da "Manifesto, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Distacco pressoché identico a quello tra Veltroni e Tajani nel 2001. "Abbiamo vinto in dieci municipi. In tutti gli altri siamo in vantaggio a eccezione del XX, dove comunque non era mai accaduto che il centrodestra non vincesse al primo turno". Mostra le unghie Rutelli. Oltre ai numeri, ed è abile a mostrare solo quelli a suo favore.
ROMA
Silvio Berlusconi avverte: la crisi internazionale costringerà il governo ad
adottare mis ( da "Messaggero, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sulla questione Alitalia, poi, Berlusconi lascia intravedere un'apertura alla trattativa con Air France "se la compagnia italiana avesse pari dignità". Romano Prodi, sull'altro fronte, lascia la presidenza del Pd "per fare spazio dice ai giovani". Gelo di Veltroni.
Il
boom leghista nell'Emilia rossa ( da "Manifesto, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Nella 'rossa' Emilia - dove la coalizione guidata da Veltroni incassa il, 50% dei voti contro il 36% di Berlusconi - il Carroccio ha fatto il pieno. Il doppio dei voti di due anni fa a Bologna (persino a Marzabotto la Lega ha preso più voti della sinistra arcobaleno), il 9% a Modena, l'8% a Reggio Emilia, il 14% a Piacenza.
Il
grande flusso verso destra ( da "Manifesto, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
perché la
creatura di Veltroni è arrivata a quota 12.092.998. I conti non tornano ancora,
e tornano ancor meno se si considera il successo di Di Pietro, che quasi
raddoppia (da
Berlusconi:
farò scelte impopolari ( da "Messaggero, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Vertice sui ministri, Bossi protesta. Incontro segreto Cavaliere-Veltroni, è giallo. Il leader Pdl apre ad Air France Berlusconi: farò scelte impopolari Pd, Prodi lascia la presidenza: "Largo ai giovani". Tensione nel partito.
Caro
Walter, lascio Prodi sbatte la porta
( da "Manifesto,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dal riconoscimento a Walter Veltroni di aver condotto "una campagna elettorale forte e coraggiosa". Dall'assicurazione che tutto era stato già deciso e non c'è nulla di più, solo la volontà di lasciare spazio alle "nuove leve". Ma quando da New York Romano Prodi conferma le voci che circolavano da martedì, smentite ieri stesso dal portavoce Silvio Sircana,
Caro
manifesto, dobbiamo rimboccarci le maniche
( da "Manifesto,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Truccata dalla legge truffa con cui la coppia Veltroni-Berlusconi ci ha costretto a votare. Non c'è dubbio che i guasti del berlusconismo sono penetrati in profondità in tutti i settori della società italiana, e di questo si dovrà molto discutere per cercarne le cause. Ma a sinistra, tutti abbiamo votato per costrizione, di fronte a una scheda che non permetteva di scegliere,
Roma
rischia tutto ( da "Manifesto, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: alla vigilia del primo successo di Berlusconi; si è replicato nel 2001, con il testa-a-testa tra Veltroni e Tajani, in contemporanea con la larga vittoria elettorale del centro-destra; si riconferma oggi, sulla scia del terzo passaggio berlusconiano. È una sceneggiatura che si replica sulla stesso palcoscenico e che, dallo stesso palcoscenico,
Consigli
a Silvio per sorprendere <Eco alla Cultura>. <Arruola Illy>
( da "Corriere
della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Se fossi Berlusconi farei Veltroni vice-presidente del Consiglio"; il nostro è un pragmatico esercizio creativo con un gruppo scelto di spiriti liberal-bipartisan. E allora ecco che l'economista Nicola Rossi suggerisce, per consolidare il processo di pacificazione, una mossa a sorpresa semplice-semplice, ma che potrebbe essere "eversiva"
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-17 num: - pag: 1
autore: di ... ( da "Corriere della Sera"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi e Veltroni hanno avuto un primo colloquio riservato. Ed è un dettaglio se i due si siano visti l'altra sera a casa di Gianni Letta - come testimoniano i movimenti delle scorte addette alla sicurezza - o se si siano solo sentiti. CONTINUA A PAGINA 3.
Strappo
di Prodi: lascio la presidenza del Pd
( da "Corriere
della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Rubata a Veltroni? C'è posto per tutti". E poi: ho battuto Berlusconi due volte, avanti i nuovi L'annuncio da New York coglie di sorpresa il Loft Presto l'incontro con il leader pd: ci vedremo, ma la mia è una scelta di vita DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK - La porta si chiude, e con un certo rumore.
Alitalia
e commissario Ue Colloquio segreto con Walter
( da "Corriere
della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che invece Prodi rivendica e non vuol lasciare a Berlusconi. "Casa Letta" evoca la stagione della Bicamerale e dei rapporti tra il Cavaliere e D'Alema sulle riforme istituzionali. Ma il segno del colloquio dell'altro ieri tra Berlusconi e Veltroni è assai diverso rispetto a quello del '97, anche perché il tema della legge elettorale - ad esempio - sarebbe stato per ora accantonato.
I
timori di Rutelli e il nodo alleanze D'Alema in missione da Casini
( da "Corriere
della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: invita Veltroni a "togliersi di mezzo". Non è tenero nemmeno con il modello Roma targato Veltroni, Andrea Romano. E le sue critiche cadono in un momento difficile per il Pd nella capitale. Rutelli non è passato al primo turno e mai la differenza di consensi tra un candidato sindaco di Roma del centrosinistra e il suo oppositore di destra è stata così bassa.
Il
colpo d'occhio dice tutto: il Comune in bilico, la sfida sul filo del rasoio,
France ( da "Messaggero, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il quasi cappotto del 2006 18 Municipi a uno fu anche il frutto del sessanta per cento di voti con cui Veltroni "passeggiò" su Alemanno ottenendo la rielezione al Campidoglio. Per Rutelli la situazione sembra diversa. L'ex vicepremier del Governo Prodi ottiene, in tutti i Municipi, meno voti di quelli conquistati dai candidati presidente del Centrosinistra.
ROMA
Il Pd è soprattutto una sua creatura. Lui, Romano Prodi, l'ha vol
( da "Messaggero,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ovvero, Veltroni come leader designato dal popolo delle primarie andava più che bene, al Professore. Ma perchè - questi i suoi dubbi iniziali, mai sfociati però in aperta polemica - sceglierlo subito e senza passaggi intermedi, come quello di un coordinatore o di un facente funzioni?
Londra,
domande fuori moda ( da "Corriere della Sera"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: , fino a ieri, non lodava il tentativo di Veltroni? Perché ora lo irride? Che dire di E., che conosce la Lombardia come io conosco la Bessarabia: è diventato leghista in 48 ore? E il buon G.? Ieri diceva che Berlusconi era populista; ora l'ha promosso "popolare". Troppa fretta: peccato.
Dal
nostro inviato NEW YORK - Lascia il Partito democratico, av
( da "Messaggero,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: non è mancata tra i due staff di Veltroni e Prodi. Perchè l'annuncio della lettera ha colto di sorpresa il Professore convinto di dover incontrare Veltroni a giorni, come era stato stabilito. Quando il leader del Pd, vide recapitare quella lettera a ridosso dei giorni di Pasqua, cercò il Professore.
ROMA
Lascia, Romano Prodi ma a modo suo, combattendo. L'ultima battaglia con Silvio
Berlusconi ( da "Messaggero, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sul nome di Fassino si stanno impegnando a fondo sia Prodi che Veltroni, che ne ha parlato apertamente nella conferenza stampa dell'altro giorno, senza citare Fassino, ma facendo presente a Berlusconi che sul tema sostituzione Frattini "sarebbe auspicabile cominciare con il piede giusto e con le procedure giuste".
SE
A VOTARE TORNA L'IDEOLOGIA ( da "Corriere della Sera"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Alemanno conta su Storace, Ciocchetti, Baccini, Baldi (e sullo tsunami Berlusconi, ovviamente). C'è poco da pescare, oltre gli alleati, per l'ex leader della Margherita. Le liste civiche, i beautiful di supporto sono stati drasticamente ridimensionati: poco più del 3%. Solo due anni fa giungevano con Veltroni al 10,6%.
Dai
parroci ai movimenti La Chiesa che esulta per il Pdl
( da "Corriere
della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: caro Veltroni, ma i valori dove sono? Mica per il Berlusconi o la Lega, però son contento che abbia vinto un partito che difenda i valori cristiani...". Ma c'è una Chiesa che al di là della distanza marcata dalla Cei del cardinale Angelo Bagnasco - la Chiesa non si schiera con nessuno ma ricorda i "valori irrinunciabili " - non ha fatto mistero di preferire lo schieramento vincente.
ROMA
- Massimo D'Alema e Pier Ferdinando Casini si erano sentiti al telefono
( da "Messaggero,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Tuttavia a Casini il dossier delle riforme sta a cuore. È per lui vitale scongiurare un patto Berlusconi-Veltroni per una bipolarizzazione forzata. La porta del dialogo è aperta. E dopo D'Alema sarà probabilmente Veltroni a fare visita a Casini.
ROMA
Un ballottaggio sul filo di lana, è quello che sembra profilarsi a Roma tra
Rutel ( da "Messaggero, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: opposizione a Berlusconi. La sortita esplicita di Veltroni del giorno prima tendeva ad accreditare la mossa, a dare l'immagine di un Pd impegnato a dialogare a tutto campo. Non c'è solo Roma, nell'immediato. Ma bisogna costruire un rapporto in Parlamento che vede, sullo sfondo, come traguardo da condividere, la legge elettorale per evitare il referendum tra un anno (
Nord,
le città della destra in cerca di soldi e stabilità
( da "Corriere
della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: verde stacca di sette punti Veltroni. E mentre il Pd guadagna circa quattro punti rispetto all'Ulivo, la Lega cresce dall'8,7% al 15,8% e Berlusconi cede quattro punti. Effetto del voto identitario, con sullo sfondo le proteste per il progetto della moschea che si sono intrecciate con la condanna per terrorismo all'ex imam.
Pd,
a Sondrio le prime prove di rivincita
( da "Corriere
della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: la candidatura di Veltroni, alla Camera, ha raccolto il 32% mentre quella di Silvio Berlusconi ha superato il 52%, con una Lega al 22% in crescita di dieci punti rispetto al dato di due anni fa. Quella stessa Lega che del resto, da sola, governa la Provincia con il presidente Fiorella Provera che nel 2004 vinse una prova di forza elettorale con il centrodestra.
Mazzarello
attacca "troppi errori è stata una disfatta" - donatella alfonso
( da "Repubblica,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: del vertice veltroniano locale. "Ho la sensazione che si stia troppo indulgendo ad un giudizio consolatorio, per tradizione in Liguria la sinistra ha avuto risultati più alti che nelle altre regioni, anche quando abbiamo perso. Ma per un punto e poco più abbiamo perso al Senato, e quindi ci siamo visti sfuggire il premio di maggioranza,
E
votami, razzista ( da "Giornale.it, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il bipolarismo referendario tra Berlusconi e Veltroni, alimentato dai mass media; 2) L'astensionismo; 3) Il razzismo strisciante che imperversa nel Paese. Cioè: è da tre legislature che gli operai del Nord votano Lega; ora ha conquistato anche le roccheforti rosse più inespugnabili, e trattasi palesemente di elettori di estrema sinistra che li hanno mollati:
Addio
signor no, l'ambiente ringrazia ( da "Giornale.it, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La questione della salvaguardia della salute ambientale è cara a tutti: alla Santanchè, a Fini, Bossi, Berlusconi, Casini, Di Pietro, Veltroni e, sono sicuro, anche a Bertinotti. A tutti noi, insomma. A tutti noi, ma non ai Verdi. Ce lo dicono i fatti. La protezione dell'ambiente è una questione scientifica. E la scienza, piaccia o no, non è democratica.
"Nessun
ricatto sulla giunta Ora la verifica"
( da "Stampa,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: infatti nelle ultime settimane il vero nemico di Veltroni eravamo noi e la sinistra, non certo Berlusconi". Tornando alla realtà locale, Rifondazione non vede all'orizzonte problemi per la tenuta della coalizione che appoggia il sindaco Bianchetto: "Come promesso chiederemo subito una verifica di maggioranza - aggiunge Albeltaro - e poi passeremo a due progetti in cui crediamo molto:
Pd,
prodi lascia la presidenza "il voto non c'entra, avanti i nuovi" -
marco marozzi ( da "Repubblica, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Africa a Veltroni? Ma non diciamo sciocchezze... Per dare una mano all'Africa c'è posto per Prodi, per Veltroni, per tutti". Insomma "in Africa" ci potrebbero andare tutti e due. Prodi sperava che la sua scelta venisse resa pubblica in ben altri condizioni di quelle che invece si è trovato davanti: il disastro del centrosinistra,
"potevamo
dare l'annuncio insieme" ma ora walter punta sulla bindi - goffredo de
marchis ( da "Repubblica, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Diciamo né contro il Pd veltroniano ma neanche pro. La lettera è stata spedita molti giorni prima del 13 aprile, con considerazioni indipendenti dal risultato elettorale e diretta conseguenza della scelta annunciata di "non partecipare più alla politica attiva". "La carica di presidente dell'assemblea nazionale non è onorifica.
Storace
con alemanno, stop degli ebrei - carmelo lopapa
( da "Repubblica,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, è andato al comitato Rutelli per mettere a punto la strategia. Veltroni farà campagna al fianco del candidato sindaco e di Nicola Zingaretti, anche lui al ballottaggio alla Provincia. Rutelli ha deciso di accettare la sfida tv su Rai e Mediaset lanciata da Alemanno: "Visto il mio chiaro vantaggio,
Sinistra
arcobaleno, un voto su due al pd - silvio buzzanca
( da "Repubblica,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: del 2006 e raccoglie ovunque anche da Forza Italia e da An Statico il voto di Berlusconi e Fini che però portano a casa l'80 per cento del voto del 2006 SILVIO BUZZANCA ROMA - La sinistra si è liquefatta nelle urne e più o meno metà dei suoi voti sono finiti nel carniere di Walter Veltroni e Antonio Di Pietro. E qualche cosa ha raccolto il Pdl di Silvio Berlusconi.
Veltroni-Berlusconi:
incontro segreto? Smentite chiare
( da "Panorama.it"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Prodi rivendica e non vuol lasciare a Berlusconi. "Casa Letta" evoca la stagione della Bicamerale, del "patto della crostata" e dei rapporti "normali" tra il Cavaliere e D'Alema sulle riforme istituzionali. Ma il segno del presunto colloquio dell'altro ieri tra Berlusconi e Veltroni è assai diverso rispetto a quello di qualche anno fa, anche perché il tema della legge elettorale,
Dialogo
Pd-Pdl. Al loft in tanti ora studiano diplomazia
( da "Panorama.it"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: vittoria del Pdl e gli impegni confermati da Silvio Berlusconi a favore di un dialogo con il Pd costringono il partito di Walter Veltroni ad assumersi una responsabilità più difficile del previsto, perché la sconfitta è stata più netta di quanto si pensasse. Sconfitta che ha fatto riemergere le diverse anime del Partito democratico, interne agli ex Ds e alla cattolica Margherita.
I
due volti del voto Fi: incremento Udc: ancora vivi
( da "Stampa,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il candidato alla Camera Gabriella Badano interviene infine sul vociferato inciucio tra Pdl e Pd: "Non parlerei di una coalizione occulta per metterci fuori gioco, ma piuttosto di una convergenza, in cui veniva detto che l'unico modo di battere Berlusconi era quello di votare Veltroni, dimenticando altre realtà".
In
Rai il Pdl spegne i centristi ( da "Stampa, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: per il rapporto personale con Berlusconi e l'amicizia siciliana con Lombardo). Se la vede brutta pure Tiberio Timperi, balzato sul palco di Veltroni all'ultimo minuto, al fianco del perdente pop numero uno Pippo Baudo, che oltre a fare i conti con i pessimi ascolti di un Festival di Sanremo ormai destinato a Paolo Bonolis, faticherà a resistere pure nella trincea domenicale.
In
Italia il "mal di Palazzo" è inguaribile?
( da "Giornale.it,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo Prodi.
Dialogo
Berlusconi Veltroni. Al loft in tanti ora studiano diplomazia
( da "Panorama.it"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Dialogo Berlusconi Veltroni. Al loft in tanti ora studiano diplomazia Posted By redazione On 17/4/2008 @ 10:53 In Apertura#1, NotiziaHome | No Comments di Stefano Vespa E ora si scoprono le carte. Se ci limitassimo alle dichiarazioni del prima e del dopo voto, sarebbe legittimo un minimo di ottimismo sulla possibilità che si arrivi presto alle riforme istituzionali.
RIFORME
E NOMINE SILVIO-WALTER FACCIA A FACCIA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma il ministro dell'Interno non sembra interessato e Veltroni caldeggia la scelta di Fassino, nella rosa con Bersani, De Castro ed Enrico Letta. Berlusconi e Veltroni si risentiranno. Il leader del Pd ieri era soddisfatto del passo fatto. Non lo era altrettanto per le notizie che arrivavano dagli Usa.
PRESIDENZA
PD, L'ULTIMO STRAPPO DI PRODI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E a chi gli chiedeva se, adesso, intenderà impegnarsi in prima persona per l'Africa, Prodi ha ribattuto: "Lo faccio dal 2001. Sull'Africa non sto rubando la scena a Walter Veltroni. C'è posto per tutti, per Veltroni, per me e anche per lei", risponde a un giornalista.
DIALOGO
CON IL CENTRO, D'ALEMA VEDE CASINI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: oltre a Veltroni e Berlusconi, abbiano condito il tutto con un pressing esplicito o discreto, a seconda dei casi. D'Alema è andato a trovare Casini, ieri a casa di Pierferdi, per un appuntamento "già fissato da tempo", come è stato sottolineato. Pare proprio sia stato così: il ministro degli Esteri aveva già individuato strategicamente la necessità di aprire al più presto,
BERLUSCONI:
FARò SCELTE IMPOPOLARI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il Cavaliere: tempi duri in arrivo Berlusconi: farò scelte impopolari Incontro segreto con Veltroni su riforme e nomine. E D'Alema va da Casini "In arrivo tempi duri e misure impopolari". Silvio Berlusconi parla di tagli di enti, di privilegi da eliminare e delle spese inutili nella pubblica amministrazione.
LE
DEBOLEZZE RIFORMISTE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, di una "rimonta" in atto nei confronti del centrodestra, molti elettori dei partiti confluiti nella Sinistra Arcobaleno hanno infatti ritenuto di dare un "voto utile" al Pd nella speranza che esso servisse a far scattare il premio di maggioranza per impedire la vittoria di Berlusconi, e l'entità di questo apporto risulta facilmente calcolabile se si analizzano i risultati
LE
DEBOLEZZE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Su ciascuno di questi piani le scelte di Berlusconi sono state specularmene opposte a quelle di Veltroni. Il leader del Pdl ha infatti difeso puntigliosamente l'operato del suo precedente governo (così come d'altronde aveva fatto nel 2006), ha incentrato la sua campagna sul suo partito piuttosto che su di sé, enfatizzando allo stesso tempo il carattere "popolare"
Pd
il balletto di smentite si esaurisce con il prof che conferma la sua uscita di
scena. l'imbarazzo di walter ( da "Riformista, Il"
del 17-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: I cinque nomi per la Commissione Dopo la batosta nazionale da Berlusconi, la batosta bis alle regionali e il passo falso dei candidati democrat a Roma, già regno del veltronismo, ci mancavano solo le dimissioni di Romano Prodi da presidente del Pd a complicare la già difficile gestione del post voto per Walter Veltroni.
Riletture
Nel '75 il poeta parlava alla Fgci, ora nella periferia di Accattone ci gira
Virzì ( da "Riformista, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La speranza, per lui, erano i giovani della Fgci, la generazione di Veltroni e D'Alema a cui è toccato di rifondare la sinistra, cercando di riagganciarla al cambiamento della società, che il Pci di allora non aveva saputo cogliere, quella stessa generazione che è andata incontro, lunedì, a una dura sconfitta.
Udc
pier ferdinando e massimo a colloquio sul soccorso bianco al pd capitolino
( da "Riformista,
Il" del 17-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Casini è un modo per far vedere a Berlusconi - ma anche a Veltroni - che sono molteplici le forze con le quali è necessario impostare una seria riforma elettorale. Prove di collaborazione per i lavori parlamentari, dunque, ma forse anche qualcosa di più. Non è mancato, infatti, chi ha paragonato l'incontro a quello di Gallipoli tra D'Alema e Buttiglione in vista del ribaltone del '
Segue
dalla prima conversazione ( da "Riformista, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ha danneggiato il voto utile di Veltroni. Bertinotti sarà ricordato per quello che ha cancellato la sinistra novecentesca. Lui era l'erede dell'arroganza togliattiana, dirigista. Ma almeno il Pci aveva i numeri, Bertinotti e i Berty boys no". In un certo senso, ridacchia Casarini, "questo voto ha sgombrato il nostro spazio dalla sinistra: noi abbiamo occupato tante case,
Ma
quindi, signor sindaco, intendiamoci: possiamo rompere un tabù e titolare
quest'intervi ( da "Stampa, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il lavoro fatto da Veltroni è del tutto positivo e pienamente condivisibile. E la linea economica e sociale indicata è quella che ci può consentire con pazienza di acquisire risultati positivi anche in questa parte del Paese". Un'ultima domanda, su tutt'altro: che le pare della batosta subita dalla Sinistra arcobaleno?
"Pronti
a scelte impopolari" ( da "Stampa, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il futuro premier smentisce "Pronti a scelte impopolari" Berlusconi accelera, giallo su un incontro con Veltroni. Pd, Prodi si dimette Primo vertice ieri a Palazzo Grazioli dopo la vittoria elettorale, di Berlusconi con Fini, Bossi e il governatore siciliano Raffaele Lombardo, per definire il nuovo governo.
Ballottaggio
Capitale. La strada per il Campidoglio passa da Casini
( da "Panorama.it"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: 1] Silvio Berlusconi ci tiene personalmente a smentire l'incontro segreto con [2] Walter Veltroni. E lo ha fatto oggi prima di partire per la Sardegna dove incontrerà Putin: "Non ho incontrato Veltroni né ieri, né nei giorni scorsi". Stesse parole da parte del leader dell'opposizione, Veltroni: "Non ci siamo incontrati,
Berlusconi:
"Presto misure impopolari". Incontro con Veltroni: raffica di
smentite ( da "Giornale.it, Il"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Poi, in serata, incontra il leader del Pd, Walter Veltroni, per parlare del'affaire Alitalia e del commissario Ue. L'incontro (segreto) con Veltroni Voci di un incontro segretissimo tra il leader del Pdl Silvio Berlusconi ed il leader del Pd Walter Veltroni sono circolate con insistenza in tarda serata.
SONDAGGI
E "PARTITI MALEDETTI" ( da "Stampa, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: caduto persino Veltroni, che pure aveva fatto del rispetto dell'avversario una delle novità fondamentali della sua campagna elettorale: qualche giorno prima del voto, sfidando Berlusconi a sottoscrivere quattro principi di "lealtà repubblicana", si è posto nella posizione di chi, in quanto depositario del bene, si sente autorizzato a fornire patenti di legittimità democratica all'
Alleanza
scontata Alemanno-Storace E ora il Pd teme per il ballottaggio
( da "Stampa,
La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "C'è l'impegno di tutti, da Veltroni a D'Alema, da Marini a Di Pietro. Bisogna lavorare ventre a terra", racconta Gentiloni. Che insiste, come del resto ha fatto Rutelli, sulla dispersione del voto fra la decina di candidati, "causa vera della mancata vittoria al primo turno".
Di
Pietro attacca il Pd: "Veltroni chiarisca"
( da "Giornale.it,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni è dalla nostra parte, ma nel Pd c'è anche chi non civuole... Questo è un punto da chiarire, come è da chiare la collocazione futura della coalizione all'interno dei partiti europei. L'attacco a Berlusconi e l'appoggio a Beppe Grillo Di Pietro ipotizza un nuovo "editto bulgaro" contro Michele Santoro e il suo programma,
Trisilvio
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi si gode il trionfo. E accantona per ora le contraddizioni della sua maggioranza. Mentre Veltroni si prepara ad affrontare il cammino in salita del Partito democratico Nella serata di lunedì, mentre in televisione apparivano i numeri monumentali conquistati dalla macchina berlusconiana, e cominciava a diventare chiara una vittoria politica vistosa,
E
ora un nuovo pd ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: come sbraitava Berlusconi: Pd ultima incarnazione del Pci, Veltroni uomo di apparato, professionista della politica? "Se Berlusconi ha pensato di poter utilizzare questo logoro armamentario è perché nel Paese ha ancora una sua attualità", ragiona Parisi. I notabili al gran completo, da Massimo D'Alema a Giuseppe Fioroni,
Grand
Prix Poltronissima ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: amico Veltroni. Giulio Tremonti Da macchina spara-slogan con il sorrisetto sprezzante a uomo del dialogo tutto minuetti e fairplay. L'ultima trasformazione del tributarista di Sondrio ha stupito molti avversari. Nulla di casuale, ovviamente. Il ministero dell'Economia non si discute, ma per ambire a mete più alte bisogna sembrare meno partigiani e limitare i sarcasmi.
Letta
alla milanese ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni, Massimo D'Alema, Goffredo Bettini. Il secondo non ha un buon rapporto con Cesare Geronzi, ma con Giovanni Bazoli e Corrado Passera, i banchieri sinora più invisi a Berlusconi, invece sì. Tutti e due felpati e riservati (non come il Cavaliere chiacchierone) e ben inseriti nei salotti artisticamente corretti,
Il
carroccio dei vincitori ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma dire che è un ritorno alle origini sarebbe rozzo: Berlusconi aveva 58 anni, e oggi 71; Bossi era un guerriero alla Braveheart, oggi porta le tracce dell'ictus del 2004. Eppure la Lega è radicata, ha creato una classe dirigente che a Roma, Veltroni compreso, non conoscono. E sottovalutano. Prendiamo un giovane.
Vietato
giocare allo sfascio ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Nella campagna elettorale di promesse ne hanno sparate tutti, a cominciare da Berlusconi. Però anche Veltroni è caduto nello stesso errore. Se qualcuno si prenderà la briga di rileggersi la sfilza di slogan del Pidì, avrà sotto gli occhi un fantozziano campionario di illusioni che nessun mago di Oz avrebbe potuto mutare in realtà.
Quando
la sinistra ( da "Padania, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: e di tutto il gruppo dirigente del Pd, non siate riusciti a dare a Berlusconi, Bossi, Fini, che una modesta maggioranza al Senato di solo 37 seggi. Non mi stupirò, se su wikipedia, nei prossimi giorni magari a cura dell'entourage berlusconiano, sarò a leggere che: il nuovista Veltroni Walter è sinonimo di capolavoro politico-strategico.
Sono
felice del trionfo ( da "Padania, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E facile oggi dire che Veltroni ha sbagliato nello spacciarsi per il Barak Obama alla vaccinara, rispolverando motti del progressismo democratico statunitensi Usa vecchi di quarant anni: diceva una canzone di Bob Dylan che non è importante tanto sapere da dove viene il vento, ma che bisogna essere meteorologi, cioè saper prevedere da dove verrà il vento.
Caro
Direttore siamo ( da "Padania, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che tanto scalpore ha destato in Uolter Veltroni e compagnia, ha centrato il bersaglio con la precisione di un orologio svizzero: impressionante!. Tutti gli elettori che hanno votato Lega, sono entrati nella cabina elettorale con il "fucile" (matita) sparando un solo colpo centrando al cuore il simbolo della speranza e della nuova rinascita.
La
sparizione dei Verdi ( da "Stampa, La"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: una partecipazione condizionata alla lista di Veltroni. Saliti sul carro dei più perdenti, ai Verdi non è rimasto nulla. Inoltre, l'eccessivo uso dei niet del ministro dell'Ambiente: probabilmente giusti, dico da ambientalista, ma l'aria che tira, con propagande incrociate determinate e tutte mirate a permettere qualsiasi scempio, è implacabilmente e ciecamente antiambientalista,
Roma,
Udc in bilico tra Rutelli e Alemanno
( da "Giornale.it,
Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: campagna elettorale alternativa sia a Berlusconi che a Veltroni ma oggi la campagna elettorale è finita, c'è una maggioranza che governa ed è naturale e frutto di buonsenso che le opposizioni si coordinino". Primarie Udc "Il segretario regionale dell'Udc Luciano Ciocchetti e il segretario provinciale Mario Ferrante - riferisce una nota del partito - hanno convocato per sabato 19 aprile,
Casini,
una strada obbligata ( da "EUROPA ON-LINE"
del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni dev'essere per forza "irritato" e se D'Alema pensa che si deve aprire a Casini, Veltroni deve per forza pensare che con Casini non si parla per nessun motivo. Non è così. Dialogare con Casini è una strada obbligata per il Partito democratico e questo lo sanno e lo pensano tutti quelli che contano al loft.
( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
(ch.g.) Si può
indignarsi per i "fucili padani", irridere alle cerimonie celtiche,
scuotere la testa quando parla Calderoli: va tutto bene in campagna elettorale,
può far guadagnare qualche voto nei ballottaggi, è perfino eticamente giusto.
Ma non aiuta a capire. Continuare a rappresentarci la Lega come una forza
semi-eversiva, sostenuta dai voti di protesta di una base dura e arrabbiata,
significa raccontarci solo una parte della verità, e di sicuro non ci sarà
utile a superare lo stupore per il fatto che tanti operai e bravi compagni
all'improvviso si mettono a votare il Carroccio. La Lega non è questo, e se lo
è mai stata non lo è più. Noi da Roma non ce ne accorgiamo, ma al nord i
leghisti non vengono associati all'idea delle bandiere verdi e delle smargiassate
parlamentari. La Lega, dove è la Lega, è un concretissimo partito di sindaci,
assessori e amministratori. Un partito che il giorno dopo il trionfo elettorale
alle politiche non va in giro a brindare con le ampolle dell'acqua del Po, ma
chiede la presidenza di Veneto e Lombardia, la verifica al comune di Milano, il
ministero delle riforme e quello dell'interno. Che promette di impegnarsi non
per un concetto astratto come la secessione, ma per qualcosa di concretissimo
come il federalismo fiscale e avverte Berlusconi che
tagliare l'Ici va bene, ma purché non paghino i sindaci. Un partito con le idee
chiare su cosa vuole e quali interessi intende tutelare. Ma la giornata di ieri
è illuminante anche riguardo a un altro modo sbagliato di guardare alla Lega.
Quello di chi si illude che il Carroccio condizionerà Berlusconi, non lo lascerà governare, lo farà cadere domani. Magari fosse
così, troppo facile. Il Berlusconi terza edizione avrà qualche difficoltà ma ci vuol altro per
fermarlo. Piuttosto, dato che Veltroni dice che non siamo stati
capaci di parlare "all'Italia profonda", si potrebbe imparare
qualcosa da com'è organizzata sul territorio la Lega.
( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La destra prepara il
governo, la Lega chiede più potere e posti a Roma e nel Nord Il dialogo Pdl-Pd
parte male A Roma è allarme sindaco Scintille Veltroni-Berlusconi. Rutelli al 44, Alemanno è troppo vicino Oggi si aprono le
trattative vere tra il Cavaliere e Bossi. Sulla composizione del governo e non
soltanto. Ieri la Lega, forte del clamoroso exploit elettorale, ha presentato a
Berlusconi una lunga lista di richieste: tre ministeri tra cui quello
dell'interno e due presidenze di regioni: la Lombardia e il Veneto. Sul
piano delle riforme la Lega vuole il federalismo fiscale "entro
l'anno", mentre ribadisce il suo fermo no ad ogni ipotesi di abolizione
delle province, rilanciata ieri dal Pdl. A Milano intanto il Carroccio chiede
una verifica politica alla Moratti entro giugno, con una robusta iniezione di
assessorati, a partire da quello sulla sicurezza. Infine sull'abolizione dell'Ici
Maroni ha intimato un secco altolà al Cavaliere: "Noi siamo d'accordo, a
condizione che si provveda alle compensazioni per i comuni". Anche il
confronto tra maggioranza e opposizione non inizia nel migliore dei modi.
Walter Veltroni, che attribuisce la responsabilità
della sconfitta allo scarso tempo a disposizione per recuperare il giudizio
negativo degli elettori sul governo uscente, è rimasto "negativamente
colpito" dalle prime esternazioni del Cavaliere in merito soprattutto alla
legge elettorale, parse un netto passo indietro rispetto al dialogo intrapreso
nella legislatura ormai tramontata. Il Pd annuncia la costituzione di un
governo ombra e lancia un'offerta di dialogo alle altre forze d'opposizioni,
parlamentari (l'Udc) e non (la Sinistra). A rafforzare la delusione rispetto ai
dati elettorali, l'esito delle consultazioni in Friuli (sconfitto l'uscente
Illy) e nella capitale, dove Rutelli si è fermato al 44,6 ed è costretto a
giocarsi tutto al ballottaggio con Alemanno.
( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'ITALIA VISTA DAGLI
ALTRI Con Silvio riparte la commedia all'italiana "Silvio Berlusconi torna al potere, e con una maggioranza suf ciente
a non fare la ne dell'ultimo governo Prodi", scrive El País, secondo il
quale "il leader della destra ha ormai 71 anni e tre governi sulle spalle.
Sarebbe consolatorio pensare che questo lo convincerà a non riproporre i suoi
sforzi per salvare dal carcere sé e i suoi amici e mantenere i suoi
privilegi". Per El Mundo "la sinistra ha pagato le sue divisioni e la
pochezza dei suoi risultati al governo. Veltroni ha
raccolto un risultato dignitoso, ma il suo azzardo di correre da solo lo ha
condannato alla scon tta e ha cancellato la sinistra radicale". Il New
York Times si chiede "se gli italiani abbiano votato Berlusconi per ducia o come il minore dei mali, dopo due anni d'immobilismo
del frammentato centrosinistra. In un momento di bassa autostima
nazionale, l'Italia ha scelto un uomo le cui commedie, scandali e capelli
sempre più folti funzionano davanti alle telecamere". Secondo Le Figaro,
"Berlusconi è sopravvissuto ai magistrati, ai
fracassi in economia e anche al ridicolo, ed è sempre più il dominatore
incontrastato del suo schieramento. La scon tta del 2006 sembrava la ne della
sua corsa ma gli ha messo la voglia di rivincita". Le Monde è uno dei
pochi a notare il tonfo della Sinistra Arcobaleno: "La sinistra radicale,
vittima della sempli cazione e del voto utile come tutti gli altri partitini
italiani, non aveva mai conosciuto una scon tta così dura da inquietare persino
i suoi avversari. Pier Ferdinando Casini si è infatti detto preoccupato che una
parte del paese non sia più rappresentata in parlamento ". Il Guardian, in
ne, si consola con lo scarso entusiasmo generale: "Berlusconi
ha preso il potere senza le aspettative che hanno accompagnato i suoi
precedenti mandati. Forse un giorno i problemi dell'Italia diventeranno così
evidenti che destra e sinistra saranno costrette a formare una coalizione per
affrontarli".
( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L A T E L E D I P E
N D E N T E Se House vince in tv quanto in politica STEFANIA CARINI Il nostro
dottore Finalmente abbiamo il nostro dottore! Il modello House vince in tv
quanto in politica. È di solo un mese fa il numero di Charta, rivista di
Fondazione Futuro, dedicato al dottore che ci libera dal male: "Il Dr.
House è tutto ciò che manca alla politica italiana (?) incarna il volto crudo e
ruvido della decisione orientata a un criterio di verità, immerso nel
pluralismo dei possibili della nostra società liquida, che non ammette
tentennamenti, sfasature, retroazioni incapacitanti. Si decide punto e basta
(?) Dr. House è, anzi, dovrebbe essere, un uomo politico, il leader che va di
fronte a una nazione e racconta la verità, e raccontando la verità offre anche
la sua soluzione dei problemi (?) Veltroni fa il buono
per convivere con il male, non per sconfiggerlo (?). Dr House, al contrario, fa
il cattivo per sconfiggere il male. E allora, non sarebbe male se Silvio Berlusconi desse un'occhiata a qualche puntata del nostro eroe"
(editoriale di A. Mellone). Problem solver Non vogliamo un leader, ma un
problem solver, come lo chiamano gli americani. House è proprio questo: risolve
la malattia. Ma non è solo questo. House risolve il problema, ciò che ha
davanti, è concreto, particolare (la singola malattia in quel paziente), ma non
chiude anzi rilancia la questione, ciò che è irriducibile, astratto, universale
(il tema etico sollevato dalla malattia). House non ha già in mano la soluzione
né sa subito qual è il problema. Non decide punto e basta perché non sa qual è la
verità, che cerca però confrontandosi con il suo staff. Solo dibattendosi nelle
questioni plurali e liquide della nostra società, si può arrivare a risolvere
il singolo problema. Ma questo non significa cancellare tutti quei possibili,
altrimenti finirebbe quella ricerca così vivificante. House è cosciente di
questo doppio binario. Cura la malattia, ma di fronte alla questione etica non
si esprime né in maniera assolutista né in maniera relativista. La lascia
aperta, aiutando i suoi sottoposti (e gli spettatori) a farsi un'idea, a
formulare ipotesi, a smuoversi. Problemi non questioni In queste elezioni tutto
si è giocato sui problemi non sulle questioni. La domanda è stata: chi sarà il
miglior problem solver, Veltroni o Berlusconi?
Chi non ha centrato questo punto ha perso. La Sinistra arcobaleno, ormai
percepita come l'opposto del problem solver, simbolo di stasi e immobilità. E
anche Giuliano Ferrara, che ha voluto fare di una questione come l'aborto il
tema della sua lista. Ma di questioni astratte nessuno vuole più sentir
parlare. Eppure non possiamo essere solo problem solver. Perché come ci insegna
la tv, dobbiamo essere capaci di risolvere il particolare confrontandoci sempre
sull'irriducibile. Se House è il modello, che lo sia in tutta la sua vivificante
energia.
( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, credo che uno dei primi impegni a cui dovrà indirizzarsi l'azione
del Partito democratico, con o senza intesa col governo Berlusconi p.v., dev'essere la lotta contro la fame nel mondo, nella scia
della battaglia radicale degli anni Ottanta e della recente vittoriosa
moratoria all'Onu contro la pena di morte. Sotto il sindaco Veltroni, gli eventi che segnarono quella moratoria venivano salutati con
l'illuminazione del Colosseo. Con Rutelli, che mi auguro mentre scrivo
di veder salire al Campidoglio, pretendiamo anche altro. ALDO SANTONASTASI,
ROMA Sono d'accordo con lei, caro Santonastasi. Ho già scritto ieri che della
vecchia battaglia radicale degli anni Ottanta contro la fame nel mondo bisogna
recuperare le linee più valide. Oggi che abbiamo in parlamento ? grazie
all'operazione Veltroni-Pannella ? un presidio di
cultura radicale liberale, che altrimenti sarebbe finita nella discarica della
sinistra massimalista, del fondamentalismo verde, del comunismo nostalgico, del
fascismo dalla mascella quadrata ? esiste una precondizione storico-culturale
perché sia il Pd a farsi portavoce , anche con metodi "pannelliani",
di quella moratoria: dando così unitarietà di iniziativa politica nazionale
alla fatica e alla generosità di diecine di migliaia di volontari, missionari
laici e religiosi, medici, filantropi, contro lo sfruttamento e la spaventosa
sproporzione fra risorse e bocche da sfamare, invano denunciata da politologi
come Giovanni Sartori sul Corriere della sera e demografi come Luigi De Marchi
su Radio radicale. Fra le cose essenziali da fare, c'è la realizzazione a Roma
di una grande Città della scienza, che diventi motore non solo di cultura
scientifica in generale ma, nel caso che ci occupa, di ricerca e scoperta di
nuove fonti energetiche. Ieri, per esempio, la Repubblica, col giocoso titolo
"Ecco l'albero della benzina", ci ha spiegato quanto "olio di
pirolisi" da usare come combustibile liquido può essere estratto da
frutteti, residui di frumento e scarti di legno della penisola. L'Associazione
delle energie agroforestali ci dice anche quanto costano, oggi, questi
procedimenti. Non vorremmo prendere un abbaglio, come quello di Mussolini che
voleva estrarre il ferro per i suoi cannoni dalla sabbia nera di Ostia.
Francesco Rutelli, da ministro dei beni culturali, ha previsto un finanziamento
adeguato a realizzare la Città della scienza nel centocinquantenario dell'unità
d'Italia (2011). Essa si muoverà sulla scia del progetto Ruberti, ultimo
ministro dell'università e della ricerca ad avere una visione strategica di
quei settori. Qui nasce il problema politico. Dal Campidoglio, Rutelli dovrà
evitare che , per gli eventuali debiti contratti da Berlusconi
con l'antiscientismo, e per le diffidenze, a riguardo, dello stesso Pd, quei
fondi destinati alla scienza vengano dirottati verso impegni meno ostici.
Dobbiamo uscire dall'ambiguità di rendere omaggio verbale alla scienza e
piegarci ai fideismi antiscientifici. Su temi come questi, si misurano la
modernità non solo del Pd, ma di tutta la politica italiana; e la concretezza
delle parole che spenderemo contro la fame nel mondo. Illuminiamo pure il
Colosseo, ogni volta che una nave arriva in tempo a soccorrere gli affamati, ma
soprattutto creiamo strutture solide e permanenti contro l'impoverimento e la
strage (che, scriveva ieri Liberation in due intere pagine, ci impegneranno
almeno per vent'anni).
( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elezioni politiche
2008 SICILIA LA CANDIDATA DEL PD PRENDE POCO PIÙ DEL 30 PER CENTO
Finocchiaro cede a Lombardo MASSIMO CICCARELLO Palermo Genovese si consola con
il risultato del senato: "Il Pd ha preso più della somma di Ds e
Margherita alle politiche del 2006". Ma il segretario della Sicilia ha più
difficoltà a spiegare le percentuali di Anna Finocchiaro nella corsa a governatore:
poco più del 30 per cento, contro il 65 abbondante di Raffaele Lombardo. Per il
centrosinistra 11 punti in meno rispetto i 41 ottenuti da Rita Borsellino
appena 23 mesi fa, e per il centrodestra 12 punti sopra i 53 presi da Totò
Cuffaro. Sono cifre che il capogruppo all'assemblea regionale, Cracolici,
definisce "catastrofiche". Che fosse una partita difficile si sapeva
già alla vigilia, quando il Pdl ha accantonato la spaccatura con l'Udc e ha
resuscitato la Cdl isolana facendo schizzare i sondaggi sopra i 20 punti di
distacco. Ma in casa Pd c'era ottimismo sull'effetto traino
di Veltroni e per la piena intesa con Sinistra arcobaleno guidata da Rita
Borsellino. I più prudenti avevano fissato l'asticella al 36 per cento. Invece
Sa si è fermata al 4,9, l'apporto della lista Finocchiaro si è limitato al 3,8,
mentre il Pd ha accusato un arretramento di oltre 7 punti, passando dal
precedente 26 per cento di Quercia e Dl all'attuale 18,8. Restando però
il secondo partito dietro il 33,3 della corazzata Pdl, attestatasi 3,5 punti
sopra la precedente sommatoria di Fi e An. Il Mpa ha ottenuto il 13,8, al quale
si aggiungono il 4,5 e il 3,8 di due liste collegate. L'Udc, con 12,5, conferma
il suo elettorato. La piazza d'onore dei riformisti non consola Franco Piro.
"È il peggior risultato mai conseguito dal centrosinistra in Sicilia ?
accusa ? il Pd paga il modo dissennato con cui sono state formate le liste alle
nazionali e la sciatteria organizzativa degli attuali vertici siciliani".
Pure per Beppe Lumia sono state un handicap "le liste deboli". Ed
Enzo Bianco pensa che "sul risultato non brillante pesa un'inadeguata
conduzione politica sulla quale saremo chiamati a riflettere". Genovese
replica: "se questo risolvesse il problema sarei pronto a dimettermi".
Adesso incombono le amministrative di metà giugno, con il rinnovo di 8 province
ed oltre 100 comuni, fra cui Catania e Palermo. Bruno Marziano puntualizza che
"l'esperienza ha dimostrato come il voto nelle amministrazioni locali
abbia una dinamica a sé stante, rispetto quello nazionale e regionale".
Tuttavia occorre ugualmente capire al più presto le ragioni della flessione.
Non tutte possono essere riconducibili ad alcuni pezzi della Margherita passati
nelle fila del Mpa. Una spiegazione di Finocchiaro è che "non ci abbiamo
creduto tutti allo stesso modo, non ci abbiamo messo tutti lo stesso sforzo;
c'è un 6 per cento che ha votato il Pd alle nazionali e Lombardo alle
regionali". Nell'isola c'è da raccogliere l'eredità della Sinistra
arcobaleno, che nemmeno in queste regionali è riuscita a superare lo
sbarramento del 5 per cento. Alessandra Siragusa invita a "fare una
riflessione sulla necessità di lavorare per la creazione di una nuova classe
dirigente fortemente radicata nel territorio". Il Pd sarà l'unico gruppo
di opposizione all'Ars. Con 19 seggi è il secondo più numeroso dopo quello
berlusconiano, con
( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elezioni
politiche 2008 DEMOCRATICI Veltroni non rinnega le
scelte fatte e critica "l'idea di autosuf cienza" della maggioranza
"Berlusconi inizia male" RUDY FRANCESCO
CALVO "Abbiamo avuto un risultato importante. Non bisogna guardare solo
all'incremento rispetto al 2006, ma considerare anche che partivamo da una
situazione molto difficile". Walter Veltroni non rinnega le scelte
che hanno preceduto e accompagnato la campagna elettorale e sul punto ha la
solidarietà di tutto il gruppo dirigente riunito al loft, dov'è stata condotta
"una discussione coesa, solidale, unitaria". Nessuna resa dei conti,
quindi, dopo la sconfitta. Anzi, "partiamo da qui per impostare una nuova
fase di espansione elettorale". Il segretario del Pd tiene il punto sulla
composizione delle liste, sulle modalità della campagna elettorale, sulle
scelte strategiche e analizza le ragioni che hanno portato a un risultato che è
stato "molto rilevante" nelle grandi città, ma che ha dimostrato
"la mancanza di una capacità d'espansione nella profondità del
paese". Due i fattori principali che per Veltroni
avrebbero frenato il Pd. Innanzi tutto, "pesa il giudizio sul governo
", come dimostra anche il risultato della Sinistra e degli altri ex
alleati, che "hanno avuto un'emorragia di consensi molto forte",
mentre Pd e Idv sono state le uniche forze dell'ex centrosinistra a
incrementare i propri voti rispetto al 2006. Data la difficile condizione di
partenza, quindi, "quello che non abbiamo avuto è stato il tempo" per
far arrivare il messaggio del Pd a tutto il paese. Povertà, pressione fiscale,
superamento della cultura del veto, sicurezza e immigrazione: "Su questi
temi ? spiega Veltroni ? non siamo riusciti ad
arrivare dove avremmo voluto, anche per una questione di tempi, perché serviva
un cambio radicale in un tempo troppo breve". Da qui, comunque, si
riparte. Il segretario del Pd dà un'idea di quali saranno le prime mosse
dall'opposizione. "Abbiamo deciso di formare un governo ombra che sarà
protagonista della dialettica parlamentare, facendo proposte alternative a
quelle della maggioranza su ogni argomento di discussione". Lo shadow
cabinet sarà formato solo da esponenti del Pd, ma il dialogo sarà aperto anche
con le altre forze dell'opposizione. "In particolare con l'Udc ?
sottolinea Veltroni ? con la quale ci auguriamo di
avviare un confronto", ma anche con le forze rimaste escluse dal
parlamento. A partire dalla Sinistra, la cui assenza è giudicata dal segretario
del Pd "un limite" causato anche dalla legge elettorale, ma
riconoscendo che il partito di Bertinotti "ha pagato un prezzo elevato
anche per sua responsabilità, dato che ha minato l'attività dell'esecutivo,
cercando di curvarla verso un carattere ideologico, che l'elettorato non ha
apprezzato". Discorso diverso per quanto riguarda il confronto con la
maggioranza. Veltroni è rimasto "negativamente
colpito " dalle dichiarazioni rilasciate ieri dal premier in pectore
Silvio Berlusconi. Non solo per la mancata
assegnazione della presidenza di una delle due camere all'opposizione, ma anche
per quella "certa idea di autosufficienza ", che "non fa certo
vedere un buon inizio". Il segretario del Pd lancia a destra il dubbio che
lo spoil system possa essere utilizzato anche per la scelta del sostituto di
Frattini alla commissione europea e giudica "assolutamente non promettenti
" anche le parole di Berlusconi sulla riforma
elettorale, che dovrebbe limitarsi secondo il leader del Pdl all'estensione del
premio di maggioranza nazionale anche al senato. "La metto nel novero dei
brutti passi con cui si è iniziata questa fase successiva al voto", spiega
Veltroni, e lascia intendere che il cammino condiviso
delle riforme su questa strada si fa sempre più difficile.
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'INCONTRO Massimo
ha visto Casini Ma il segretario non vuole scaricare la sinistra L'incontro si
è svolto presto di mattina. E' stato D'Alema ad andare a trovare Casini nella
sua bella casa di via Panama. In città è ancora fresco il riverbero del
risultato delle comunali che manda Rutelli a un rischiosissimo ballottaggio con
Alemanno. E' molto fresca la ferita della vittoria straripante di Berlusconi che ha impedito all'Udc di essere l'ago della
bilancia e inchiodato il Pd ad una difficile traversata nel deserto. Ora in
Parlamento ci sono due opposizioni costrette a dialogare e più in là magari ad
allearsi organicamente. E D'Alema ha fatto il primo passo con i centristi
seguendo il suo sperimentato schema: aprire ai moderati come ha sempre fatto
per costruire una nuova prospettiva strategica. Lo ha fatto nel '94 con Dini,
poi con Prodi nel '96, con Marini e Rutelli nel 2001 via via fino alla fusione
di Margherita e Ds nel Partito Democratico. Con Casini ieri, ovviamente, è ancora
presto per parlare di accordi per il futuro. Ma un primo seme è stato piantato.
L'Udc ha ancora una parte di elettorato e dirigenti (soprattutto i siciliani)
molto sensibili ai legami con il Pdl. Ci sono in giro diversi ballottaggi che
vedono i centristi in corsa con il centrodestra. Ma è Roma il cuore del
problema. D'Alema ha chiesto esplicitamente all'ex presidente della Camera di
sostenere Rutelli. Per il Pd riconquistare la capitale è la linea del Piave
dopo la sconfitta alle Politiche e saldare ai propri voti quel 3% ottenuto
dall'Udc è decisivo. Potrebbe essere questo il punto di partenza di future
convergenze politiche a livello nazionale. Casini è stato franco e realista. A
D'Alema ha spiegato che non bisogna correre. Che se dipendesse da lui sosterrebbe
Rutelli. Ma il problema è che il suo elettorato, appunto, non risponderebbe
automaticamente alle direttive del partito dopo una campagna elettorale in cui
l'Udc ha criticato la gestione amministrativa di Veltroni
e la continuità che Rutelli rappresenta. Meglio aspettare le consultazioni
della base, che si faranno entro domani, per scegliere con chi schierarsi. Nel
quartier generale dell'Udc prevedono (e si augurano) che l'indicazione sia a
favore di Rutelli. Non potrebbero mai sostenere Alemanno apparentato con la
Destra di Storace, con quelli che i centristi chiamano "fascisti". Ma
Casini è pressato anche da Gianni Letta che per conto di Berlusconi,
ieri lo ha chiamato per perorare la causa di Alemanno. "Saranno i nostri
elettori a scegliere", è stata la sua risposta. Casini però deve guardare
oltre, alla strategia politica. Con D'Alema hanno concordato sul fatto che non
è così scontato che Berlusconi duri 5 anni. Intanto ci
sarà un percorso di opposizione parlamentare comune e la necessità di trovare
un'intesa anche sulle riforme, a cominciare dalla legge elettorale in vista del
referendum del prossimo anno. Non può essere soltanto D'Alema a costruire
questo rapporto con l'Udc. Deve essere lo stesso Veltroni
a fare la prossima mossa. L'incontro tra i due potrebbe esserci in questi
giorni. Nell'Udc dicono tra oggi e domani. Il problema è che sulla legge
elettorale, come dice Buttiglione, "dialoghiamo con chiunque ci parli di
sistema tedesco". Cosa che D'Alema ha fatto ieri. Mentre
Veltroni è un bipolarista convinto e su questa strada potrebbe aprire un
dialogo con Berlusconi. Ecco che le strategie dentro il Pd si divaricano. Si è infatti
aperta una discussione tra chi come D'Alema, Marini, Franceschini e Fioroni
vogliono proseguire la rotta verso il centro e chi come Veltroni si tiene le mani libere anche per recuperare la sinistra.
"Ma abbiamo preso una strada che punta al centro - dice Marco Follini - e
adesso non possiamo deragliare".
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ea. Perché? Perché dopo
la delocalizzazione di una parte del manifatturiero e dopo le privatizzazioni
fatte solo per fare cassa il nostro sistema produttivo è più debole. Ma di ciò
non ha colpe particolari la politica. La politica ha colpe per non aver avuto
la forza di superare i veti sulla Tav, sul Terzo Valico e per ristrutturare i
nostri porti in modo da ricevere quote maggiori del traffico dall'Estremo
Oriente oltre che per darsi una nuova politica energetica dopo lo sciagurato
referendum sul nucleare dell'87 che oggi ci fa pagare l'energia il 35% in più.
La politica ha avuto responsabilità forti nel non fare le riforme necessarie a
dare maggiore forza e funzionalità alla macchina pubblica e a diminuire la
spesa pubblica non produttiva. Ma anche la pubblica opinione ha la sua
responsabilità, ad esempio nello stare inerte di fronte ai veti antistorici di
una minoranza sulla Tav. La novità più importante è stata
la scelta di Veltroni e Berlusconi nell'asciugare molto le loro coalizioni per non essere frenati
nell'azione di governo. Se l'elettorato apprezzerà questa scelta, il governo
che uscirà dal voto avrà finalmente la forza per affrontare i tappi che
bloccano la nostra crescita economica. MINO GIACHINO, TORINO SEGR. GEN.
TRASPORTOAMICO Una morte annunciata La sinistra radicale lascia il Parlamento.
È solo l'ufficializzazione di una morte annunciata. Da tempo le tute nobili
degli operai avevano lasciato il posto alle fantasie colorate dei pullover in
cachemire. IVANO CREPALDI TORINO Solo D'Alema ci potrà salvare Boselli e Diliberto
erano stati buoni profeti: con Veltroni a guidare un
partito mix di operai e imprenditori sarebbe stata una disfatta. Ma questo è
solo l'inizio della fine, e non è difficile immaginare il Pd rincorrere per i
corridoi di Camera e Senato pidiellini e leghisti per pietire un accordo sulle
riforme. Guai però a perdere la fede: dalla disfatta ci salverà D'Alema,
l'unico cranio politico delle sinistre capace di mettere al tappeto Berlusconi e C. Sotterranei della politica permettendo.
GIANFRANCO MORTONI Stanchi di promesse demagogiche Nessuno ha ancora
specificato bene che gli italiani hanno votato così perché sono stanchi di
promesse demagogiche e politiche. Vogliono concretezza, lavoro e programmi per
un futuro certo anche per i giovani. CARLA GIACHINO TORINO.
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Massimo Gramellini LA
SFORTUNA DI CHIAMARSI WALTER Mica facile in questi giorni chiamarsi Walter. Veltroni almeno resta a galla. Novellino, invece: colpito e affondato. E'
la settimana degli eterni ritorni. A palazzo Chigi come al Toro. Per il secondo
anno consecutivo, e dopo aver detto che non lo avrebbe richiamato mai, Urbano
Cairo ha assunto l'allenatore che aveva licenziato l'anno precedente: Gianni De
Biasi, il precario più fisso nella storia granata. Coerenza a parte, e i
primi incoerenti siamo noi tifosi che continuiamo a delirare per dei
miliardari, il presidente ha fatto bene a riprenderlo. Meglio ancora avrebbe
fatto a non licenziarlo. De Biasi è il Giagnoni del Duemila e col Toro ha già
ottenuto una promozione e una salvezza: se lo lasceranno finalmente in pace (un
paio d'anni di tempo li ha avuti persino Prodi), prima del terzo licenziamento
potrebbe atterrare in zona Uefa. Mi dispiace per Novellino. Cioè, non mi
dispiace affatto. Cairo ha sbagliato i tempi (lo doveva cacciare prima della
contestazione di martedì per fugare il sospetto che siano stati gli ultrà a
decretarne la fine), ma non la logica della decisione: il Toro Novello giocava
male, si rompeva sempre, correva poco e non mordeva mai. Il cambio di
allenatore è la seconda buona notizia della via crucis granata. La prima era
stata la squalifica di Recoba e Di Michele, che mi auguro De Biasi vorrà
prolungare fino al termine del campionato, restituendo a capitan Rosina quel
ruolo di seconda punta che l'inopinata campagna-acquisti estiva gli aveva
sottratto. Ancora adesso non mi capacito di come sia stato possibile compiere
una follia simile: tu hai fra le mani un talentino da 15 gol a campionato
(parola di Zaccheroni e di tanti tecnici "neutrali") e, anziché
valorizzarlo nel suo ruolo di attaccante alla Zola, affiancandogli un
centravanti all'altezza, lo costringi a fare l'esterno, il rifinitore, il
terzino, per affidarti a gente demotivata e a fine carriera? "Di Michele
mi garantisce più profondità", si giustificava il rosinofobo Novellino, ma
ignoro a quale profondità alludesse: forse di pensiero. So solo che se i soldi
spesi per l'acquisto del fumoso DDM e per gli ingaggi di Ventola e Recoba
fossero stati investiti in un centravanti appena decente, oggi il Toro sarebbe
sotto braccio al Genoa o su di lì. E comunque anche la coppia Stellone-Rosina,
sostenuta da un centrocampo agile e coraggioso, avrebbe fatto meglio delle
cervellotiche formazioni di Novellino, che a un certo punto ha perso
completamente il filo, mettendo in freezer i virgulti Bottone e Malonga per
affidarsi alla combriccola di ex palermitani che Zamparini ci ha abilmente
sbolognato a peso d'oro in questi anni. Il loro emblema è Barone, che qualcuno
si ostina a definire campione del mondo, dimenticandosi che in Germania giocò
solo due spezzoni, e nei turni preliminari. D'altronde basta guardarlo in
faccia per capire che non potrà mai avere il furore agonistico che noi
pretendiamo. Cairo ci ha salvato la vita, checché ne dicano i soloni
dell'imprenditoria granata che tre anni fa non mossero un dito per prendere il
Toro a costo zero. Sta imparando a suon di schiaffi il mestiere di presidente e
ci darà delle soddisfazioni. Ma deve smetterla di andare in cerca di offerte
speciali: puoi anche azzeccare un Sereni, ma per lo più prenderai solo
fregature. E deve avere più coraggio. A differenza di Berlusconi,
che agli esordi ebbe il fegato di affidare il Milan a un allenatore di serie B,
lui tende a giudicare le persone da quello che hanno già fatto anziché da
quello che potrebbero fare. E così finisce per privilegiare l'usato sicuro, che
alla prova dei fatti si rivela usato stremato. Sarò ossessivo (altrimenti che
tifoso sarei) ma tutte le disgrazie di quest'anno sono derivate da quel primo
errore strategico: l'acquisto di Di Michele, che Novellino ha condiviso con
Cairo e soprattutto con Antonelli, un altro che non ha mai creduto in Rosina
seconda punta alla Zola. Ah, se gli esperti ogni tanto dessero retta ai tifosi!
Ma come potevano immaginare che una squadra così lenta in difesa e a
centrocampo potesse sopportare due o addirittura tre fantasisti, oltre a un
centravanti? Era ovvio che Recoba e DDM avrebbero finito per snaturare Rosina,
depauperando l'unico capitale umano del Toro. Il mercato futuro dovrà essere
all'insegna dei giovani ed è riassumibile fin d'ora nello slogan: un Lanna di
meno, un Rubin in più. Ma perché sia un mercato di serie A, occorre allenarsi
bene con Inter e Roma per poi battere un Napoli senza più stimoli e festeggiare
la salvezza. Se siete pessimisti, guardate il calendario: a 37 punti Livorno,
Reggina e Empoli non ci arriveranno mai. Sarà pure una magra consolazione, ma
il quartultimo posto non ce lo toglie nessuno.
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 92 del 2008-04-17
pagina 42 Finita l'era dei ricatti Questo governo deve lasciare il segno di
Redazione Sono fiero della vittoria e ancora di più per un dato certissimo:
dopo sessant'anni i nani sono tornati nella foresta. Ringrazio di cuore tutti
gli italiani che con la loro scelta hanno cancellato il cancro del nostro
Paese: i micro-partiti, composti da fannulloni vissuti sulle spalle della
gente. Ora tocca ai sindacati! Gioacchino Colpani e-mail Mi pare che dal voto
esca un messaggio chiaro: alla gente interessano le idee più che le ideologie.
Il popolo ha mostrato chiaramente che falce e martello sono tornati a
significare ciò che sono sempre stati: strumenti di un lavoro duro e onesto,
non già immagine di un vecchio (e triste) modo di intendere la politica.
Lettera firmata - Pavia *** Un sincero "In bocca al lupo" al
presidente Berlusconi per tutti i problemi che si trova
ad affrontare e a dover risolvere. Vista la grinta che possiede e la qualità di
coloro che lo circondano, sono sicuro che darà ottimi risultati al nostro
Paese. Giuseppe Ravagan - Ferrara *** La grandissima vittoria del Pdl è la
vittoria dell'Italia migliore, quella della libertà e della democrazia. A mio
avviso il Pdl si presenta come vero successore della missione della Dc. Appare
incomprensibile e sleale la scelta di chi come l'Udc si è chiamato fuori dalla
sua casa naturale. Il Pdl aderirà sicuramente al Ppe, mentre si prospetta lungo
e dubbio il cammino del Pd che attualmente appare l'ultima versione del Pci.
P.B. e-mail *** Finalmente liberi. Silvio in sella, Uolter sconfitto alla
grande, Prodi a fare il nonno e niente falce e martello in Parlamento. Per me e
la mia famiglia è un ulteriore motivo di soddisfazione, perché non sentiremo
più il nostro cognome svergognato da quello di un ministro che più lontano
dalle tradizioni della famiglia non si può. Ovidio Gentiloni Lonate Ceppino
(Varese) *** Credo che, pur con gli spaventosi problemi del nostro Paese, si
aprirà un periodo di grandi possibilità per la politica italiana. Veltroni è un avversario credibile, credo onesto, ma in questo momento
l'Italia aveva bisogno di un uomo capace ed efficiente come Berlusconi. Penso inoltre che il Cavaliere abbia la possibilità di
dimostrare di non essere un uomo politico di passaggio, ma un personaggio
destinato a lasciare il segno. Alfredo Micheletti e-mail *** Dopo veri
tentativi di deberlusconizzazione dell'Italia, ora finalmente abbiamo un
Parlamento debertinottizzato. Grazie Italia. Lettera firmata e-mail *** La Lega
ha ottenuto un risultato trionfante grazie a una gran quantità di voti che
molti hanno definito "di protesta". Non credo che protestare significhi
scegliere il partito verso cui si nutre scarsa fiducia o con il quale non si
condividano principi e mete da raggiungere. Nessuno si procura del male (in
questo caso male politico) consapevolmente, ancor più se ha avuto il tempo per
pensare, riflettere e infine decidere. Credo che il voto dato alla Lega sia un
voto di cambiamento, di speranza; un voto che riflette la necessità di levarsi
di dosso qualcosa che non va. E le forze politiche sconfitte ne devono prendere
atto. Lettera firmata e-mail *** Un risultato tondo. Senza interpretazioni.
Fino a ieri, dopo ogni tornata elettorale, quasi tutti avevano vinto e quasi
nessuno aveva perso. Ogni schieramento politico era orgoglioso con qualche se.
Oggi ormai no. La pagella è certa. I voti spiccano con chiarezza. Gli sconfitti
hanno un nome e i vincitori sono lì da vedere. "L'Italia s'è...
destra!". Lettera firmata e-mail *** Abbiamo tanto sentito discutere sulla
legge elettorale che, sebbene abbia molti punti deboli e imperfezioni, è stata
in grado di rendere la composizione del nuovo governo chiara, senza
"sbavature". Riconosciamo a questa legge tanto presa di mira almeno
un merito. Achille della Ragione e-mail *** I veri sconfitti sono i più
influenti opinionisti (non facciamo nomi, anche se li conosciamo tutti) che
ancora una volta hanno dimostrato di non essere così influenti come speravano.
Paolo Radicati e-mail © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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pagina 2 La stampa estera non guarda oltre il Terzo Valico di Redazione Ci
risiamo. Dopo nemmeno poche ore dalla conclusione dello scrutinio per le
elezioni politiche certa stampa estera, guidata dall'inaffidabile, borioso e
radical-chic settimanale inglese The Economist, che, è bene dirlo, si era già schierata in campagna elettorale con il Pd di Veltroni, parte all'attacco contro Silvio Berlusconi con i
vecchi e polverosi refrain sull'inadeguatezza, "unfit" la chiama il
settimanale britannico, del Cavaliere di guidare il nostro Paese fuori dalla
secche che, dopo soli 20 mesi, il Governo Prodi ha infilato. Ma ancora
più grave è il fatto che nonostante l'evidente e "per loro"
imprevedibile sconfitta di "Obama-Veltroni"
alcuni quotidiani italiani di chiara fede veltroniana come La Repubblica
dedicano molto spazio con interviste e approfondimenti ai corrispondenti
dall'Italia che hanno ancora una volta dimostrato la loro totale incapacità di
capire ed analizzare un voto che invece a noi appare estremamente chiaro.
Faccio alcuni esempi. Per John Peet, capo della redazione Europa del
settimanale The Economist le motivazioni della vittoria di Silvio Berlusconi vanno ascritte solo al "suo predominio delle
televisioni e perché è un bravo venditore di se stesso". Quindi nessun
merito politico. È una storia vecchia a cui crede ormai solo il settimanale
inglese insieme a Repubblica, Marco Travaglio e Pancho Pardi, (girotondino
della prima ora, eletto nell'Idv di Di Pietro). Ebbene a confutare le
affermazioni di John Peet ci sono i dati dell'Osservatorio di Pavia che
dimostrano come Silvio Berlusconi e il Pdl hanno avuto
meno spazio di Walter Veltroni, e ad esclusione del
mitico Emilio Fede, nei telegiornali e nelle rubriche di approfondimento sia
della Rai che delle reti Mediaset, che in alcuni casi non sono state certo
tenere con il leader del Pdl. Confronti Mr. Peet, l'atteggiamento del TG1 e del
TG3 nei confronti di Veltroni e ne tragga le
conseguenze. Si tranquillizzi Mr. Peet, gli italiani sanno ragionare con la
loro testa e hanno fatto una precisa scelta che ha punito sia le ideologie della
sinistra radicale, che in 20 mesi di governo Prodi ha bloccato lo sviluppo del
Paese e alzato la pressione fiscale ai massimi livelli europei, che il finto
partito riformista, facendo perdere a Veltroni altri
2,5 milioni di voti. Ancora lo spagnolo El Pais che come noto ha una stretta
collaborazione con La Repubblica e che quindi ha avuto spazio nell'edizione di
ieri del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari è arrivato ad affermare, con un
titolo in italiano, a proposito del successo chiaro del Pdl "Come è
possibile?". "L'influenza del denaro e dei mezzi di comunicazione
sulla politica italiana sono la base del populismo di Berlusconi".
L'editorialista spagnolo arriva a definire il leader del Pdl "la
corruzione personificata che raggiunge il cuore dello stato". Roba da
matti!! E ancora come Jacques Julliard direttore del Nouvel Observateur che
paragona la Lega di Bossi al Fronte Nazionale di Le Pen non capendo che la Lega
non è un movimento xenofobo ma è espressione di un territorio e di liberi cittadini
stufi delle vessazioni e del malgoverno delle tasse che ha raccolto i voti
degli operai del Nord Italia. Analisi semplicistiche, polverose e anche un po'
facilone e spesso anacronistiche. Potrei continuare ad oltranza ma non voglio
annoiarvi oltre. Vorrei però permettermi di dare qualche suggerimento ai
corrispondenti in Italia della stampa estera: anziché frequentare i salotti
televisivi di Santoro o le affascinanti trattorie della Capitale in stile
"Vacanze Romane" abbandonino questo atteggiamento tipico dei
"migliori" un po' snob e radical chic, prendano penna e block notes o
se credono il registratore o la telecamera vadano nella vera Italia cioè
quell'Italia che lavora e che produce benessere, che esporta quanto il Pil
della Grecia e che tutte le mattine si alza all'alba per assicurare i due terzi
della ricchezza prodotta nel nostro Paese e che il Governo Prodi ha tartassato
di imposte considerandoli i malfattori fiscali più beceri, e si renderanno
conto che lì il voto ha espresso un malessere vero bocciando un falso partito
riformista come il Pd che è espressione di quella parte di Governo dell'Ulivo
di Prodi. Vadano, lorsignori in Val Susa per capire perché dopo solo 20 mesi il
popolo dei "No Tav" che furono cavalcati, in modo becero, da quella
stessa sinistra oggi le hanno voltato le spalle e sono favorevoli all'alta
velocità tra Torino e Lione. Che poi è la stessa cosa accaduta in Liguria con
quelli che non volevano il Terzo Valico, a costo di imprigionare per sempre la
regione dividendola dal resto del mondo che produce. Ebbene, quest'Italia ha
cancellato dal Parlamento la sinistra dei Pecoraro Scanio e dei Bertinotti e
Giordano e dei Diliberto, dei Ministri che manifestavano in piazza contro le
scelte del loro stesso Governo, con una sola speranza che questo nuovo mandato
a Silvio Berlusconi, che, sia chiaro, non ha vinto
facendo promesse mirabolanti ma annunciando anche la possibilità di decisioni
impopolari, riesca a far rialzare un Paese prono e frustrato da un Governo
Prodi che, come da sempre noi avevamo affermato, è stato schiavo della sinistra
massimalista con l'unico obiettivo di mantenere potere, ad ogni costo e non di
govenare. Facciano lorsignori un bel bagno di umiltà ed invitino i loro amici
giornalisti di Repubblica a fare altrettanto. L'antiberlusconismo è come l'odio
di classe che è rimasto, come un tarlo, solo nella testa di chi crede che
"i migliori" albergano solo a sinistra. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
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pagina 7 Di Pietro tradisce già Veltroni: non ci
sciogliamo nel tuo partito di Fabrizio Ravoni Il Pd chiede il rispetto dei
patti: "Gruppo unico". Ma l'Italia dei Valori rivendica spazio e
visibilità. E chiede che la nuova coalizione abbia entrambe le sigle da Roma
Per tutta la campagna elettorale Walter Veltroni e
Antonio Di Pietro non si sono mai sentiti. E ora il negoziato sul gruppo unico
fra Pd e Italia dei Valori procede a rilento. Anzi, è quasi fermo. E l'ipotesi
che si possa realizzare svanisce con il tempo. Al punto che il ministro delle Infrastrutture convoca per oggi un esecutivo nazionale e
una conferenza stampa prima di aver discusso a quattr'occhi con Veltroni i dettagli del gruppo unico. Il pessimismo si respira in casa
dell'Idv. "Abbiamo chiesto un incontro al Pd - rivela Leoluca Orlando -.
La prossima settimana Donadi e io vedremo Veltroni e
Franceschini. Poi Di Pietro incontrerà il leader del Pd". Al
momento sono più le probabilità che i due gruppi restino separati, che quelle
che facciano un gruppo unico. Gli uomini del loft vorrebbero farlo in tempi
rapidi. Antonello Soro, al termine di un incontro con Donadi (capogruppo
dell'Idv alla Camera), osserva: "L'Italia dei Valori ha assunto con noi
l'impegno a promuovere un gruppo unico. E noi confermiamo la nostra disponibilità".
Con un particolare. Le condizioni poste dal Pd non sono condivise dall'Idv. Per
gli uomini di Veltroni i 43 parlamentari di Di Pietro
devono confluire nel gruppo parlamentare del Partito democratico. Ma devono
farlo "senza insegne". Cioè, devono portare acqua al Pd. Condizione
piuttosto difficile da digerire per l'Idv. "Non possiamo accettare di
scomparire", sottolinea Donadi. "Noi abbiamo portato 700mila voti
aggiuntivi, il Pd 100mila", sottolinea Leoluca Orlando. E a microfoni spenti
gli uomini vicini all'ex pm ricordano come Veltroni
non abbia mai citato l'Italia dei Valori nei suoi comizi di campagna
elettorale. Anche per queste ragioni, dalle parti del ministro delle
Infrastrutture le idee sono un bel po' diverse da quelle del Pd. E pongono
condizioni. La prima: il gruppo si deve chiamare Partito democratico-Italia dei
Valori. Il secondo: chiedono che uno dei due capigruppo (di Camera e Senato)
appartenga all'Idv. Il terzo: nell'ipotetico governo ombra di Veltroni deve avere un ruolo anche Di Pietro. Orlando dice
chiaro e tondo che "non accettiamo diktat". Ed aggiunge che se non
avranno uno dei due capigruppo "ci impuntiamo e finisce come la storia di
Di Pietro a ministro della Giustizia". Polemica che ha animato parte della
campagna elettorale, dopo il "no" del Pd a un'ipotesi del genere in
caso di vittoria. E ricordano che l'ipotesi del gruppo unico nasceva in caso di
vittoria elettorale. Ora, invece, che sono all'opposizione "potrebbe anche
essere utile - come sottolinea Donadi - nella conferenza dei capigruppo,
nell'ufficio di presidenza e nelle altre articolazioni della Camera, avere due
gruppi". Diverse le motivazioni del Pd che spingono ad accelerare i tempi
della creazione del gruppo unico. Dalle parti del loft, temono che se non
"imbrigliano" Di Pietro, questi possa conservare autonomia al momento
del voto. Per esempio, quando il governo Berlusconi
proporrà investimenti in infrastrutture, è probabile che l'atteggiamento
dell'ex pm sia diverso da quello che vorrà adottare il gruppo del Pd. Comportamento
che - in parte - anticipa lo stesso Di Pietro nel suo blog. "Noi non
faremo un'opposizione preconcetta, quella per cui bisogna dire "no"
anche quando qualcosa di buono viene fatto. Ma vogliamo vedere che sia qualcosa
di veramente buono per gli italiani e non sia una fregatura". Ed aggiunge:
"Mai come in questo momento è necessario che l'Idv, con la sua identità e
i suoi parlamentari sia vigile e attenta in Parlamento per evitare altre leggi
ad personam". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
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pagina 12 Il Pd inizia a corteggiare l'Udc D'Alema invita a pranzo Casini di
Antonio Signorini Temi sul tappeto: riforma elettorale e sostegno a Rutelli nel
ballottaggio da Roma Proprio un ago della bilancia, no. I numeri usciti dalle
urne - 5,6 per cento di suffragi e una pattuglia di 34 deputati e tre senatori
- non lo permetterebbero. Però l'Udc inaugura la nuova stagione politica
ponendosi nella posizione che gli è più congeniale: al centro. Incuneata tra Pd
e il Pdl, pronta a cogliere i segnali di attenzione che arrivano dai due
maxipartiti usciti dalle urne; per poi rilanciare. Con qualche preferenza per
il centrosinistra, visto che ieri il leader Pier Ferdinando Casini ha
incontrato Massimo D'Alema nella sua casa e nei prossimi
giorni vedrà anche Walter Veltroni. Ieri, secondo la Velina
Rossa, agenzia vicina al ministro degli Esteri uscente, l'incontro è andato ben
oltre i convenevoli. Si sarebbe delineata avviato un "discorso serio su un
confronto per quel che riguarda l'attività parlamentare e la costruzione di
progetti e iniziative in comune tra Pd e Udc". D'Alema avrebbe
rassicurato Casini sul sistema elettorale tedesco. E delineato un'intesa per
evitare che si vada verso un sistema elettorale francese. La Velina è comunque
parte in causa. E Rocco Buttiglione riporta l'indicatore della bilancia verso
il centro: "Noi siamo favorevoli al dialogo con tutti". Suspense. E
poi uno spiraglio lasciato a Veltroni, che nei giorni
scorsi gli aveva spalancato la porta del dialogo. Bene che il leader del Pd
"abbia regolato i conti a sinistra. Ora sia coerente e si proietti verso
il centro". Se il terreno dell'intesa dovesse essere proprio quello della
legge elettorale il paradosso è che il sistema che sta favorendo maggiormente l'Udc
assomiglia molto al doppio turno alla francese, cioè quello per eleggere
sindaci e consigli comunali. A Roma, per esempio, l'Udc sta tenendo appesi i
due contendenti che andranno al ballottaggio per la poltrona da sindaco:
Francesco Rutelli e Gianni Alemanno. Se per il Pdl i centristi non avranno
dubbi (la pensa così Alessandra Mussolini) e Silvio Berlusconi
preferisce appellarsi direttamente agli elettori, i contatti tra i partiti sono
in corso. Anche se la decisione ultima per la Vela la prenderanno gli iscritti,
convocati per domani a delle vere e proprie primarie. Il fatto è, spiegavano
ieri esponenti del partito, che a così poca distanza da una campagna elettorale
tutta giocata sulla differenza da sinistra e destra, sarebbe difficile spiegare
un apparentamento con uno dei due schieramenti. Nella Roma-città, si dice che
il cuore degli Udc locali batta per il centrodestra. Ma nella Roma-capitale,
gli equilibri sembrano altri. Almeno secondo alcuni. L'interpretazione più
maligna in questo senso arriva da Gianfranco Rotondi, leader della DcA, che
mette insieme alcuni addendi - l'incontro con D'Alema e le frasi di Buttiglione
- e tira le sue somme: "Casini si prepara a sostituire Prodi come leader
di un centrosinistra nuovo". E Veltroni? "Ha
fatto la sua parte, è stato bravissimo ma i laici non sono attrezzati per i
miracoli e dalle parti del Pd e dell'Udc mi pare che siano in debito di
fantasia e finiscono con il ritrovarsi sempre a Bologna". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
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pagina 1 Addio ai signor no, l'ambiente ringrazia di Franco Battaglia C'è chi
lamenta come perdita che si sarebbe dovuta evitare la scomparsa degli
ambientalisti dal nuovo Parlamento, e c'è chi ribatte che i Verdi sono stati
cancellati dai propri stessi elettori. Ma, a pensarci bene, i Verdi non avevano
elettori neanche prima. Essi si trovarono nei governi passati solo grazie alle
scellerate alleanze pre-elettorali, necessarie per dare forza di governo a chi
tale forza mai ha avuto: ai Fassino e ai D'Alema, alle Finocchiaro e ai Veltroni. Il potere Verde, smisurato a fronte di quel loro
2% di sempre, fu ottenuto sempre grazie a quello ricattatorio che essi amavano,
sempre, esercitare. La differenza tra il passato e oggi è che nel passato erano
tollerati e oggi, finalmente, non più: non è escluso che molti di coloro che
avrebbero inteso dare la fiducia a Bertinotti gli hanno invece voltato le
spalle per essersi questi coi Verdi alleato. L'ambientalismo non è un'idea
politica: lagnarsi dell'assenza in Parlamento di una voce specificamente
ambientalista sarebbe come lagnarsi dell'assenza di un ipotetico partito
salutista che vorrebbe giustificare la propria esistenza adducendo che altri
ignorerebbero, o addirittura favorirebbero, le malattie. La
questione della salvaguardia della salute ambientale è cara a tutti: alla
Santanchè, a Fini, Bossi, Berlusconi, Casini, Di Pietro, Veltroni e, sono sicuro, anche a Bertinotti. A tutti noi, insomma. A
tutti noi, ma non ai Verdi. Ce lo dicono i fatti. La protezione dell'ambiente è
una questione scientifica. E la scienza, piaccia o no, non è democratica.
Orbene, nel rinnegare la scienza, i Verdi hanno dimostrato di essere gli unici
a remare contro la protezione dell'ambiente. Ci hanno fatto abbandonare il
nucleare - prima fonte d'energia elettrica in Europa - costringendoci a
inquinare con l'uso esagerato dei combustibili fossili. In nome di cosa? In
nome di quel colossale falso scientifico che vorrebbe irrisolto il problema
delle scorie radioattive: un problema, invece, perfettamente risolto, come
peraltro dimostra il fatto che con quasi 60 reattori nucleari in casa, il
problema dei rifiuti radioattivi mai è stato sollevato da alcun cittadino
francese o giapponese. Invece molti cittadini della provincia di Napoli,
sebbene governata da un Verde - o forse proprio per questo - non hanno più la
forza di sollevare il problema dei rifiuti ordinari. In nome della protezione
dalla leucemia infantile hanno promosso l'interramento dei cavi di trasmissione
dell'energia elettrica, che invece sono innocui, con ciò sottraendo alle
risorse per la lotta alla leucemia infantile un milione di euro per ogni
chilometro di cavo interrato. Hanno preteso che fosse bloccata la costruzione
del ponte sullo Stretto di Messina, il cui vero impatto ambientale è la sua
assenza. Il loro Segretario nazionale ha ieri dichiarato di voler ripartire
dalla difesa dei deboli. Lodevole proposito. Peccato che egli, in questi due
anni, in nome di quell'altro colossale falso scientifico che ha la pretesa che
il clima si possa governare, abbia impegnato denaro pubblico per la diffusione
degli inutilissimi e dannosissimi pannelli fotovoltaici, che è il modo più
garantito per definitivamente affossare i deboli: come se avesse impegnato
denaro pubblico nella distribuzione di caviale Almas - 200 euro l'etto - per
sfamare gli affamati. Insomma, non emetterei alcun lamento, neanche flebile,
per l'assenza dal Parlamento dei Verdi o di forze ambientaliste: ambientalisti
lo siamo tutti e in Parlamento ci siamo già. Solo i Verdi hanno dimostrato di
non avere a cuore l'ambiente e, grazie a Dio, non sono in Parlamento. Franco
Battaglia © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia Ecco quanto
incasseranno le otto formazioni che hanno superato l'1 per cento. A Pd e Pdl i
tre quarti del totale E nelle urne i partiti trovano un tesoro 407 milioni di
rimborsi. Ps beffato: per 9 mila voti in fumo 2 milioni La "torta" da
dividere ammonta a un euro per ogni elettore iscritto nelle liste Sono ventuno
i micropartiti che hanno mancato l'obiettivo e non riceveranno nulla CARMELO
LOPAPA ROMA - C'è chi, come i socialisti, per un'inezia di 9 mila voti resta
beffato e si dispera: fuori non solo dal Parlamento ma anche dal meccanismo di
rimborsi elettorali milionari destinato ai partiti. E chi, come gli autonomisti
di Raffaele Lombardo, per quella stessa inezia supera la soglia minima dell'1
per cento fissata dalla legge e passa all'incasso. Sommersi e salvati nella
giostra della ripartizione dei fondi destinati nei prossimi cinque anni a tutti
i partiti che alle politiche del 13 e 14 aprile hanno superato appunto lo
sbarramento che consente di accedere ai fondi pubblici. Il giorno dopo si fa di
conto, non solo nelle segreterie per la ripartizione dei seggi, ma anche nelle
tesorerie dei partiti. La torta vale 407 milioni di euro. A tanto ammonta il
budget fissato dalla legge in 1 euro all'anno per i cinque anni di legislatura,
per ciascun iscritto nelle liste elettorali della Camera e del Senato. E
siccome gli elettori della Camera sono 47.295.978 e quelli del Senato
43.257.208, il dato moltiplicato per cinque porterebbe il totale complessivo a
oltre 452 milioni. Ma la Finanziaria Prodi, nel quadro dei tagli ai costi della
politica, ha abbattuto il fondo del 10 per cento, portandolo a 407.488.386
euro. Già, ma chi attingerà al piatto del finanziamento pubblico? Ventuno
micropartiti hanno mancato la soglia pur minima dell'1%, i loro voti sono stati
inutili a fine dei rimborsi e dunque 1,6 milioni alla Camera e 1,2 al Senato
andranno a vantaggio dei partiti che hanno superato il limite. A cominciare dal Popolo della libertà di Berlusconi che beneficerà della fetta più consistente: 160 milioni. Seguito
dal Pd di Veltroni con 141 milioni. Quindi la Lega, che grazie all'exploit elettorale
passa dai 21 della passata legislatura a 35 milioni. L'Udc 24 milioni, Italia
dei valori 18. Per la Sinistra Arcobaleno è stato un tracollo anche
sotto quel punto di vista, se si considera che a fronte dei 51 milioni che due
anni fa si sono assicurati Prc, Pdci e Verdi, questa volta l'accredito
ammonterà a poco più di 13 milioni di euro. Invece 9 milioni 629 mila andranno
alla Destra di Storace e Santanché. Una vera beffa per i socialisti di Enrico
Boselli. I loro 355.581 elettori alla Camera valgono lo 0.97 per cento. Un
soffio sotto la soglia dell'1. Così, non solo non accederanno alla Camera e al
Senato con i loro candidati, ben lontani dallo sbarramento fissato dal
"Porcellum", ma per la sigla che per la prima volta non entrerà in Parlamento
dopo 110 anni resteranno chiusi anche i cordoni della borsa. Il tutto per
appena 8.942 voti mancanti. Tanti ne sarebbero bastati per raggiungere la
fatidica quota 1 per cento e aver diritto a 2 milioni 128 mila euro. Se Boselli
piange, il neo presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo, leader del
Movimento per l'autonomia, può sorridere, eccome. Ha ottenuto l'1,2 per cento
alla Camera e l'1,08 al Senato. Con un pugno di voti in meno non ce l'avrebbe
fatta. E invece, porta in Parlamento una pur minima rappresentanza e
soprattutto incassa 4 milioni 670 mila euro spalmati nei prossimi cinque anni.
A questi fondi, per i partiti già presenti in Parlamento si sommeranno i
rimborsi dovuti per la passata legislatura per i prossimi tre anni. Come dire,
fino al 2011, che per i gruppi più forti e fortunati i rimborsi saranno doppi.
( da "Riformista, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue dalla prima
rutelli e alemanno si sfidano, Veltroni trema A Roma il primo ballottaggio a tre Parola d'ordine del Pd:
"Questa è la rivincita su Berlusconi" Dire che Veltroni è preoccupato sarebbe poco. Per lui giustificare la sconfitta a
Roma sarebbe ben più complicato di quanto lo sia stato trovare delle ragioni di
soddisfazione nel risultato nazionale, operazione che invece - con la
benevolenza di quasi tutto il gruppo dirigente democratico - può dirsi quasi
riuscita. I numeri, del resto, sono chiari: il Pdl è il primo partito a Roma;
Alemanno, con i voti degli altri candidati della ex Cdl, è a un soffio dal 51
per cento; e il risultato del centrosinistra pro-Rutelli nella capitale è di
cinque punti inferiore alla somma dei voti ottenuti dagli stessi partiti sulle
schede di Camera e Senato. Certo, si può sostenere - e al Loft sono in tanti a
farlo - che la terza candidatura di Rutelli non abbi accesso gli entusiasmi. Ma
è difficile che il calo non sia interpretato anche come una parziale bocciatura
del "modello Roma" veltroniano. L'operazione ballottaggio è partita
in grande stile. Il pericolo numero è l'astensionismo, tradizionalmente molto
alto al ballottaggio. Occorre motivare a fondo il proprio elettorato per
trascinarlo alle urne in quello che peraltro sarà anche un week-end a rischio,
sospeso tra le festività del 25 aprile e del primo maggio. La chiave per
animare il popolo democrat è già stata scelta da Veltroni
e Rutelli: "Le elezioni di Roma saranno l'occasione per la grande
rivincita", sarà la parola d'ordine dei prossimi dieci giorni. In fondo, è
la stessa tecnica utilizzata da Veltroni per superare
al secondo turno Antonio Tajani nel 2001. Sette anni fa era un altro election
day e la corsa di Veltroni al Campidoglio fu impostata
tutta sull'orgoglio ferito della sinistra dopo la vittoria di Berlusconi. Riuscirà il bis? Rutelli ci crede: "Nel
2001 Walter al primo turno aveva un vantaggio sul suo sfidante di 64 mila voti,
che si tradusse in una vittoria al secondo turno". Ma il candidato sindaco
si appella anche ad altri precedenti, come il suo nel 1993 contro Fini:
"Avevo 65 mila voti di vantaggio al primo turno, e questo poi vinsi".
Stavolta i voti in più al primo giro sono 80 mila, "più dello stadio
Olimpico", rivendica il vicepremier. Che cita a riprova della fiducia
sull'esito del ballottaggio il dato sui municipi: "Già un milione e
trecentomila romani sanno che saranno governati dal centrosinistra in dieci
municipi della città". Rutelli ha anche annunciato che il duello tv si
farà. Potrebbe aiutare chi insegue, ma resta pur sempre un potente incentivo
alla partecipazione. Ma non solo Veltroni si è mosso per
Roma. Ieri mattina Massimo D'Alema ha incontrato Pierferdinando Casini. A quel
che trapela, i due hanno parlato di molte cose: patto tra opposizioni, riforma
elettorale (i due leader sono tra i principali fautori del modello tedesco),
future possibili convergenze elettorali. Ma il primo punto all'ordine del
giorno è stato proprio il secondo turno delle comunali. A Rutelli, e al Pd
romano di cui D'Alema ha molto a cuore le sorti, servono i voti del candidato
Udc Luciano Ciocchetti. Si può fare? In teoria, come Casini ha annunciato in
tv, saranno le primarie a decidere dove andranno i voti centristi. Ma è chiaro
che le primarie possono essere bene indirizzate, se al vertice c'è la volontà
politica. Un asse con Casini è la prima preoccupazione anche di Rutelli. Il
quale però deve muoversi con grande cautela su questo terreno, perché nel nuovo
scenario nazionale la coperta è cortissima, e a blandire troppo il centro c'è
il rischio di perdere per strada altri voti laici e di sinistra-sinistra,
determinanti per respingere l'arrembaggio di Alemanno. D'altra parte, come
spiega l'ex margheritino Renzo Lusetti, "un patto con Ciocchetti ha senso,
perché i suoi sono voti in buona parte guidabili, mentre quelli di Grillini,
per esempio, rispondono molto meno a input dall'alto". Ma il jolly per
Rutelli resta la lettera-appello ai romani di Veltroni.
Perché quello romano è l'unico ballottaggio della storia in cui a correre sono
tre candidati. (Cappe) 17/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti SALVATE IL
SOLDATO FAUSTO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E Walter Veltroni
non lasci all'intelligenza di Giulio Tremonti la rappresentanza "sociale e
culturale" ? come ha scritto ieri Ezio Mauro ? di quella "rete di
valori, interessi, critiche, opposizioni presenti nel Paese e nella sua
storia". Dovrebbe invece, Veltroni, lanciare un
ponte alla sua sinistra, anche organizzativamente, magari chiamando, perché
no?, Nichi Vendola nella plancia di comando. E' certamente vero che il
comunismo in Italia era diventato il divertimento intellettuale di alcuni
professori, la camicia di forza della sinistra incartapecorita. Ma ora che non
c'è più Bertinotti, chi, in Parlamento, difenderà gli operai? Davvero il
Partito democratico, senza ospitare, come tutti i partiti riformisti del mondo,
una rappresentanza di sinistra radicale, basterà a coltivare e proteggere gli
interessi dei gruppi sociali più deboli, dagli operai agli impiegati di
concetto, dagli insegnanti ai venditori ambulanti, dai piccoli e sempre più
terminali bottegai ai giovani disoccupati e sotto occupati? Chi darà
cittadinanza politico istituzionale a questo lungo, largo e grosso proletariato
italiano, colpevolmente confuso e ridotto solo agli operai di fabbrica? Per la
verità, gli studi della Cgil e le riflessioni dei politologi già nel 2006
segnalavano l'affezione leghista degli operai del Nord, che infatti adesso
hanno votato, in maggioranza, per la destra. E si sa che gli ultimi libri di
Giulio Tremonti sono puntati contro il fantasma della povertà italiana,
alimentata dall'euro forte e dall'ingresso della Cina nella globalizzazione. Tremonti
denunzia "i salari italiani orientali erosi dai costi occidentali",
propone aiuti alle fabbriche e alle industrie? Non so se è un discorso di
sinistra. Sicuramente, in un universo senza più simboli, Tremonti, che è la
mente economica non solo di Berlusconi ma anche della
Lega, rischia davvero di rappresentare i produttori ? operai e imprenditori ?
molto meglio del Pd e di occupare dunque il posto vuoto lasciato da Bertinotti
sia nell'urna e sia nelle sezioni di partito, nella concertazione, nella società
dei deboli. Veltroni ha dunque "una
responsabilità in più". Secondo noi ha persino il dovere di richiamare a
casa la sinistra radicale operaista, alla quale, troppo sbrigativamente, i
rappresentanti degli imprenditori vorrebbero dare il colpo di grazia, con una
spietatezza un po' ridicola. Insomma, la Confindustria dovrebbe evitare di
cantare una vittoria che potrebbe essere quella di Pirro, o, se preferite,
quella di Sansone che morì con tutti i filistei. La perdita di rappresentanza
dei ceti deboli infatti potrebbe portare alla fine delle buone maniere nelle
fabbriche, nelle strade, nel conflitto sociale. Non che sia davvero
immaginabile un ritorno del terrorismo diffuso, come dice il solito
autoreferenziale Cossiga, il quale pensa di compendiare in sé tutto il vissuto
e tutto il vivibile: "Nihil novi sub Cossiga" (con la a lunga
dell'ablativo). Ma può accadere che esplodano, come attorno alla spazzatura di
Napoli, i plebeismi, il luddismo o nuove forme di criminal sindacalismo. E
un'avvisaglia la si è avuta, per esempio, in Sicilia dove, la settimana scorsa,
i braccianti, esasperati perché nessuno li sta ad ascoltare, hanno bloccato per
ben tre giorni i caselli dell'autostrada Catania ? Messina. Secondo noi ad
affossare e bastonare Bertinotti è stata soprattutto l'antimodernità dei vari
Pecoraro Scanio, quel mondo reazionario che in nome della sacra lucertola
immagina un'Italia contadina, non capisce che anche il treno fa landscape, che
termovalorizzatori, ponti, autostrade e persino il nucleare sono elementi del
paesaggio, sono l'ambiente storico che va difeso, vissuto e sviluppato. Marx
era prometeico, industrialista, era contro le utopie rovesciate, contro il
cammino all'indietro che, almeno, ai suoi tempi era sognato dal socialismo
prescientifico e giustificato dal grado zero dello sviluppo tecnologico. Oggi
invece l'utopia antisviluppo è sognata dalle caricature italiane del pensiero
verde europeo, in un mondo nel quale la tecnologia è ubiquitaria: dalle lenti a
contatto ai telefoni, dall'alimentazione all'ecologia stessa. Ebbene, non è
immaginabile un Partito democratico che, liberatosi dell'antimodernità, non
abbia dentro di sé gli operai, anche nella loro rappresentanza estremista. Né
si può pensare a un Partito democratico senza i difensori del lavoro
dipendente, di quello usurante, dei nuovi poveri (tra i quali, ripetiamo, ci
sono gli insegnanti, che guadagnano meno degli operai qualificati). E poi ci
sono intere regioni italiane che sono come piccole Albanie e che hanno bisogno
di un pensiero di sinistra ma imprenditoriale, sviluppista ma solidaristico.
Bisogna riconoscere per esempio che l'esperienza di Nichi Vendola è molto
interessante. Da quando è al governo della Puglia, la cronaca quotidiana non è
cronaca nera di scafisti, di morti ammazzati e di sacra corona unita, ma anche
di leggi laiche e non estremiste sulla famiglia; e di sviluppo, con un primato
nella produzione di energia, l'utilizzo del combustibile da rifiuti, il
rigassificatore, il progetto pilota (nel mondo) dei distributori di idrogeno
per autovetture. E ancora: gli aiuti regionali ai giovani che vanno a studiare
all'estero con il patto che dopo due anni rientrino in Puglia. Al di là dei
risultati, la direzione di marcia è quella giusta: giovani, sapere, sviluppo,
tecnologie di ultima generazione, con l'idea vincente che la maniera migliore
di difendere gli operai sia produrre ricchezza. Non rivendicarla, ma produrla.
Non ci sono soviet senza elettrificazione. E però più che di falce e martello
questa di Vendola è una sinistra che sembra fatta di libro e computer. Ora Veltroni potrebbe far sua la gentilezza di sinistra di
Vendola e maritarla con la cultura di impresa, salvare i salari, aggredire il
fantasma della povertà ma al tempo stesso progettare futuro: impianti a mare,
ponti, città sull'acqua, investimenti internazionali. Parafrasando Gramsci: non
contro il capitale ma per il capitale. Suscitarlo e
addomesticarlo. Berlusconi, se vuole, inviti pure a cena Bertinotti. Veltroni potrebbe rispondere allargandosi appunto verso Vendola, e magari
offrirgli, che so?, la vicesegreteria, per una convivenza ben più duratura di
una cena.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Falsa propaganda Maria Novella Oppo BERLUSCONI, DA CASA SUA, ha
ringraziato telefonicamente Bruno Vespa e lo ha investito ancora una volta di
un ruolo istituzionale che scavalca non solo le Camere, ma anche la presidenza
della Repubblica. Rosi Bindi ha protestato, ma questo non ha incrinato il
compiacimento del conduttore, da sempre culo e camicia (più culo che camicia,
visto come scodinzola) con il cavaliere. Poi Mannheimer ha affrontato uno dei
misteri più ingloriosi e drammatici del risultato elettorale, la scomparsa
della Sinistra Arcobaleno, individuando i flussi centrifughi che hanno spinto
fuori dal Parlamento i suoi rappresentanti. Intanto, su Raitre, Bianca
Berlinguer si collegava con militanti toscani della stessa Sinistra, che
cercavano di capire la sconfitta, riconoscendo con
intelligenza di aver pagato sia l'appoggio a Prodi, sia la sua caduta e di aver
ceduto voti sia al Pd e a Di Pietro, che all'astensionismo. In più, forse,
sostenere per tutta la campagna elettorale che Veltroni e Berlusconi sono la stessa cosa non ha pagato perché è semplicemente falso.
FRONTE DEL VIDEO.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del La replica di Walter: "Ho sempre difeso il suo lavoro, resteremo
uniti" Al Pd perplessità sui tempi della lettera. Marini al posto del
Professore? Fassino proposto da Prodi al posto di Frattini di Bruno
Miserendino/ Roma SORPRESO NO, perché sapeva benissimo che dopo le elezioni
Romano Prodi avrebbe ufficializzato la sua intenzione. Magari un po' perplesso
per come è uscita la notizia della lettera, quello sì. Walter Veltroni non ha bisogno di grane e di polemiche in questo
momento e tanto meno con Prodi, che resta un punto di riferimento per il Pd, e
quindi avrebbe preferito una tempistica diversa. Ufficialmente, volge in
positivo l'avvenimento: "Di questo (ossia le dimissioni ndr) avevamo
concordemente deciso di riparlare insieme dopo il voto, ci vedremo presto e
l'incontro avverrà nello spirito di grande unità che si è visto in questi mesi
e che è confermato dalle parole di Prodi". In effetti il premier di
apprezzare lo sforzo fatto da Veltroni in campagna
elettorale, ma il fatto che la notizia della lettera sia uscita dopo che
l'altro giorno lo stato maggiore del Pd ha addossato al governo buona parte
delle responsabilità per la sconfitta elettorale, fa capire che un retrogusto
di polemica c'è. Qualcuno nel Pd lo dice a mezza bocca: "Allora era meglio
renderla nota prima del voto, almeno si sarebbe levato
qualche argomento a Berlusconi...". Ma è una cattiveria che Veltroni non
sottoscriverebbe e del resto il leader del Pd e il premier, in attesa
dell'incontro, si sono chiariti. Veltroni ha
ricordato che in campagna elettorale ha sempre difeso "le cose buone fatte
da Prodi, il risanamento dei conti in primis, distinguendolo dalla fragilità
della sua maggioranza". E il riferimento a questi due anni di
governo come causa della sconfitta l'hanno fatto un po' tutti nel caminetto del
dopo voto, senza però gettare nessuna croce addosso a Prodi. Realacci aggiunge
una notazione: "Se il premier ha deciso di dimettersi è una scelta
legittima, del resto ha tenuto un ruolo da padre onorario per sua scelta,
nessuno gli ha vietato di fare politica". Insomma Veltroni
vuole archiviare questa prima stagione del Pd senza inutili discussioni
interne. Difficile infatti che il leader del Pd convinca Prodi a un
ripensamento. E quando si incontreranno non è nemmeno detto che affrontino
l'argomento del successore. Insieme alla lettera di Prodi ieri è uscita l'idea,
di incerta paternità, che a succedere al premier alla presidenza del Pd possa
essere Rosy Bindi. L'interessata ha smentito, spiegando che non ne ha mai
saputo nulla, e a quanto si sa non ha gradito nemmeno che il suo nome sia stato
fatto circolare. Perchè assomiglia alla vecchia tecnica usata per bruciare le
candidature. In realtà i nomi possibili per la successione a Prodi non sono
molti, e tra questi c'è il presidente del Senato Franco Marini. Però,
sottolineano al Pd, la nomina del presidente non è una decisione del
segretario, ci può essere un'indicazione condivisa, poi la ratifica spetta
all'assemblea costituente. Quindi è un tema di cui si parlerà nelle prossime
settimane, se Prodi non ritirerà le dimissioni. Sul capitolo nomine, del resto,
ci sono anche altre questioni in ballo, a cominciare dalla personalità che
dovrebbe sostituire Franco Frattini, parlamentare e candidato ministro, nel
ruolo di commissario europeo. Qui Prodi ha avvertito che per legge la nomina la
deve fare lui d'intesa con Berlusconi, a cui avrebbe
proposto 5 nomi: Fassino, Amato, Letta, Bonino, De Castro. A quanto si sa la
candidatura dell'ex segretario dei Ds troverebbe d'accordo l'interessato e
anche Veltroni. Ma anche in questo caso la partita è
complicata. Pare che Berlusconi sia disponibile solo
su Amato, il quale peraltro non vorrebbe andare nel posto di Frattini. Proprio
le prime esternazioni di Berlusconi in fatto di politica
estera (il nuovo accenno al cambio delle regole d'ingaggio in Libano)
preoccupano molto il Pd. È un tema di cui si è parlato pochissimo in campagna
elettorale, e dove servirebbe la massima unità delle forze politiche. Invece è
probabile che sarà un tema di scontro e in grande discontinuità con la stagione
del governo Prodi. È presto per capire come si imposteranno davvero i rapporti
tra nuova maggioranza e opposizione, ma tanti segnali dicono che Veltroni non farà sconti. È pronto a una battaglia politica
propositiva ma molto ferma su tutti i temi che riguardano l'economia e i
cittadini, resterà disponibile sulle riforme, ammesso che Berlusconi
le voglia fare. Presto partirà una grande offensiva sui valori, per far capire
al paese che c'è un'alternativa riformista e una visione diversa, più europea,
meno cupa e demagogica, dei problemi della società, a cominciare da
integrazione, immigrazione, sicurezza, solidarietà.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del DIETRO L'ADDIODue volte sfiduciato da premier: il Pd non ha fatto
diga L'amarezza del Professore "Il mio progetto era diverso" Ninni
Andriolo L'ultimo Aventino del Professore si avvia in un clima mesto, in una
sala di hotel a due passi dal palazzo dell'Onu. Si chiude qui l'epoca del
ritorno di Romano Prodi, chiamato nel 2004 per guidare il centrosinistra alla
riconquista di Palazzo Chigi. Quell'esperienza travagliata di governo,
contrassegnata da successi economici e insuccessi d'immagine e di consenso,
archiviata definitivamente dal voto, è durata meno di due anni ed è stata
preceduta da un inizio simbolico. Da un episodio che, per l'atmosfera surreale
che si respirava ieri, è riaffiorato prepotentemente alla memoria. Il
palcoscenico di allora era un altro Hotel, quello di Canton, dove si consumava
il dramma delle imminenti dimissioni di Angelo Rovati. Era il settembre del
2006 e il viaggio in Cina avrebbe dovuto dare il segno delle relazioni
internazionale dell'ex Presidente della Commissione europea. Ma l'affare
Telecom ruppe l'incantesimo e avviò una stagione di gaffe, non solo
comunicative, di cui il passo indietro del consigliere economico - formalizzato
in Piazza Tien an men, a Pechino - avrebbe costituito solo l'antipasto. Grande
senso dello Stato, grande dedizione al lavoro, grandi risultati sul piano del
risanamento, ma non comprensione piena della necessità di dialogare con il
Paese e di rendere percepibili le difficoltà e il tragitto delle scelte di
governo, anche di quelle più felici. Un bilancio schematico, certo, del dopo
Bruxelles e del ritorno di Prodi. Una coalizione rissosa e disunita, si è
detto. Ma, assieme, l'illusione prodiana che "i risultati parleranno da
soli". Nell'epoca della comunicazione in tempo reale di tutto e su tutto,
il Professore è apparso - a volte ingenerosamente - perfino alla sua maggioranza
come "un galantuomo" ostinatamente lontano dai tempi della politica.
Ed è lui, d'altra parte, a rendersene conto, quando confida che "farsi da
parte" è quasi un dovere, perché "la mia epoca è finita". Il
tempo è mancato e Prodi, come nel 2008, torna nell'Aventino bolognese nel quale
si rifugia quando lo assalgono l'amarezza, o la convinzione del
"complotto" incombente, o il senso un po' professorale della scarsa
riconoscenza. "Lascio spazio al rinnovamento", spiega. Ma questa è
solo una parte della verità. In realtà Prodi si ritiene ancora utile per il
Paese e, sotto sotto, sospetta che la crisi del suo governo non fosse
irrimediabile e che non ci sia stato un corale impegno, anche del Pd, per fare
diga, per superare le difficoltà della prima parte della legislatura e mettere
in moto le potenzialità utili ad affrontare la seconda. Prodi sospetta che il
Pd che lui ha voluto, non lo abbia sostenuto fino alla fine. E la sua
"epoca è finita" anche perché - malgrado il sostegno a Veltroni che "andava al voto libero e da solo" -
il Pd che immaginava avrebbe dovuto costituire il perno di un centrosinistra
unito e non qualcosa che rompesse i ponti con il resto dell'Unione. Il Pd che
sognava il Professore era un illusorio Ulivo che si allargava fino a coincidere
con i confini del centrosinistra, con poche eccezioni. E in nome di questa
visione, che escludeva solo il Prc, Prodi ha scommesso per anni sull'asse con
Bertinotti. Quel patto portò alla presidenza della Camera quel
"Fausto" dal quale il Professore si sente adesso tradito, al pari dei
"poteri forti" o di Mastella e Dini. Prodi, in campagna elettorale, è stato attento a non intralciare Veltroni. Ha
sperato con convinzione, anzi, che "Walter" potesse vincere, anche
per evitare di far ricadere sul governo le colpe di un risultato negativo. Ma
in quella frase - "io ho battuto per due volte Berlusconi" -
si può leggere la distanza siderale tra la sua concezioni del Pd e quella del
loft di piazza Sant'Anastasia. E nel partito veltroniano, poi, Prodi sa
di non potere ricoprire altro se non una carica di prestigio, ma solo
onorifica. "Romano è fatto così - dicono i suoi - quando sta dentro le
cose deve starci completamente. Quando è fuori è fuori". L'essersi posto
in disparte - senza un richiamato in campo e a gran voce - durante lo scontro
con Berlusconi, o la formazione delle liste Pd che
"non lo hanno coinvolto", gli hanno fatto maturare la convinzione che
la presidenza fosse solo un piedistallo dorato. Troppo per l'orgoglio di Prodi
e per le sue testarde impuntature, meglio le mani libere. Si dimette senza
polemiche ufficiali, ma marcando una distanza chiara. Se sia definitivo o no il
suo rumoroso distacco dalla politica attiva, che contraddice il dignitoso
riserbo delle scorse settimane, lo dirà il tempo. "La vita - ripete - non
è fatta di passato, ma di futuro. Ora prendo qualche mese di vacanza, perché è
da 20 anni che tiro". E poi? Questa volta, forse, l'Aventino bolognese
chiuderà definitivamente l'era politica del Professore. Ma non si sa mai, guardando
al passato!.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Pd, Prodi lascia la presidenza: largo ai giovani L'annuncio a
New York. "Resto supporter leale". Avviso a Berlusconi:
decido io il successore di Frattini di Ninni Andriolo inviato a New York PRODI
STACCA l'ultima spina che lo collega alla politica attiva e si dimette dalla
presidenza del Partito democratico. Spiega che la sua decisione punta a
favorire il rinnovamento, obiettivo che lo aveva spinto a non ricandidarsi al
Parlamento, e che motiva "una scelta coerente" che "esige scelte
coerenti successive". Chiarisce che la lettera inviata a Veltroni non ha alcun rapporto con l'esito delle elezioni e,
a conferma, ricorda di averla scritta già "il giorno di Pasqua". Il
premier uscente è attento a dire parole utili a spegnere le voci sui dissensi
con il leader del Pd e dà atto a Veltroni di aver
condotto una "coraggiosa e forte" campagna elettorale. Ma è difficile
non interpretare il suo gesto come una presa di distanza dal loft, dopo il
"silenzio dissenso" dei giorni scorsi. Lo stupore che rimbalza da
piazza Santa Anastasia all'Hotel Millennium Plaza di New York, dove Prodi ha
deciso ieri - e all'improvviso - di ufficializzare la sua scelta, la dice lunga
sulla difficile comunicazione, se non sulla tensione, che ha caratterizzato la
giornata di ieri. Tensione aumentata dalle notizie - poi smentite decisamente -
di una tempestosa telefonata tra il Premier e il presidente Pd. Provando a
mettere ordine ai fatti, si può desumere che il Professore abbia fatto giungere
la sua lettera a Veltroni tre settimane prima delle
elezioni, proprio per evitare - così spiega Prodi - che potesse essere messa in
relazione con un esito del voto positivo o meno per il Pd. Il leader Pd, a quel
punto, avrebbe chiesto al Professore di ripensarci e avrebbe concordato un
incontro dopo il 14 aprile. Il faccia a faccia si sarebbe dovuto tenere nei
prossimi giorni, ma le dichiarazioni rilasciate da Veltroni
prima del voto - "Prodi rimarrà presidente del Pd" - manifestavano la
speranza di far desistere il premier uscente dall'intento di dimettersi. Il
Professore, però, ieri mattina ha rotto gli indugi e ha dato alla sua scelta il
senso di un non ritorno. Perché lo ha fatto? Sembra che sia stata la fuga di
notizie rimbalzata sul Tg de La7 - che ipotizzava la candidatura di Rosy Bindi
alla presidenza del Pd - ad aver spinto Prodi a rendere pubblico il passo che
aveva in mente da tempo. Indiscrezioni, tra l'altro, smentite ripetutamente dal
portavoce di Palazzo Chigi, Sircana. Il Professore si sarebbe convinto che
quanto annunciato via tv fosse il frutto di un tiro mancino congegnato ai suoi
danni, magari nel loft democratico. Una convinzione che, per la verità, non
trova alcun riscontro nei fatti. Ma la vicenda la dice lunga sull'amarezza
covata da Prodi fin dal giorno della sfiducia al suo governo, e che i numerosi
attestati di stima - con i riconoscimenti che Veltroni
gli ha tributato in più occasioni - non hanno smorzato più di tanto. Il
premier, in realtà, si aspettava "scelte coerenti" che mostrassero
nei fatti la volontà del Pd di non prendere le distanze dalla sua azione a
Palazzo Chigi. Prodi, tra l'altro, ha compreso la necessità di mantenere un
profilo defilato in campagna elettorale, per non fornire a Berlusconi un facile bersaglio, ma è stato al gioco senza entusiasmo e con
un certo risentimento. L'incontro tra il premier uscente e Veltroni si farà nei prossimi giorni e, fa sapere una nota ufficiale
dell'ufficio stampa Pd, "avverrà nello spirito di coesione e di grande
unità che si è visto in questi mesi e che è confermato dalle stesse parole di
Prodi". Ieri, però, il Professore ha dato il segnale irrevocabile
delle dimissioni che anticipa la conferenza stampa congiunta con il leader
democratico ipotizzata nelle settimane scorse. "Ho preso una decisione
molto chiara, molto semplice, molto ferma e molto coerente - ha aggiunto - Non
mi sono presentato alle elezioni, perché ritengo sia necessaria una nuova leva,
un nuovo gruppo dirigente per portare avanti la crescita e il rafforzamento del
Pd" del quale "continuerò a essere uno dei maggiori supporter, dando
un contributo a livello di elaborazione e di riflessione". E ancora:
"la mia è una decisione serena che avevo già preso proprio perché il Pd
possa nascere forte e guardare al futuro. Una posizione coerente per il bene
del futuro del Pd". Nessuna critica a Veltroni,
tutt'altro. "La campagna elettorale di Walter è stata estremamente
coraggiosa e forte - sottolinea Prodi - il Pd ha avuto una buona performance
alle elezioni, ed ora deve rafforzarsi, lavorando sui programmi e consolidando
il suo ruolo di unica alternativa riformista in Italia". Di questa
funzione, ha concluso il Professore - allusione che fa trasparire la preoccupazione
per le sorti di un Paese riconsegnato a Berlusconi -
"ci sarà estremamente bisogno". Perché proprio adesso la scelta di
ufficializzare le dimissioni? "Un giorno o l'altro non cambia - risponde
Prodi - ma è chiaro che la decisione avrebbe avuto un significato diverso se
fosse stata concretizzata durante la campagna elettorale". Intanto, però,
pianta un paletto sulla strada di Berlusconi. Lo
avvisa: "La nomina del nuovo commissario europeo spetta a me. Sia chiaro:
nel momento in cui Frattini opta per il Parlamento, io per legge devo fare la
nomina". Annuncia di aver proposto nei giorni scorsi 5 nomi (Amato, Padoa
Schioppa, De Castro, Letta, Levi), rimasta senza risposta. E dal loft del Pd
gli fanno eco: sarà certamente una scelta condivisa.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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consultando l'edizione del Rutelli chiama Veltroni Tutti in campo
per vincere di Mariagrazia Gerina/ Roma La rivincita, è quella la chiave con
cui Rutelli chiama a raccolta tutto il centrosinistra, all'indomani della
sconfitta politica, per non lasciare anche il Campidoglio alla destra. "Tra me e Alemanno ci sono di
mezzo 84mila voti, una città, l'intero Stadio Olimpico, un vantaggio superiore
a quello da cui partiva Veltroni nel 2001, ma non
abbiamo ancora vinto: programma e coalizione hanno consentito a Roma di essere
anche in un contesto così difficile un'isola dove il centrosinistra prevale, ma
ora per il bene della città dobbiamo mobilitare tutti i nostri elettori e
convincere anche i romani che non ci hanno votato al primo turno", spiega
il candidato sindaco dopo la lunga notte di scrutinio che gli consegna il 45,7%
e un vantaggio di 5 punti ma rinvia al ballottaggio contro Alemanno (secondo
con il 40,74% dei consensi) l'esito finale della sfida più importante dopo
quella nazionale. Una battaglia che vede la Sinistra Arcobaleno, rappresentata
dall'ex sottosegretaria agli Esteri Patrizia Sentinelli, accanto al Pd e chiama
tutti a raccolta. Da Goffredo Bettini (che martedì ha già convocato una
manifestazione a via dei Frentani) a Walter Verini, da Michele Meta a Enrico
Gasbarra, i maggiorenti del partito romano sono già accorsi in massa al
comitato elettorale per Rutelli, trasformato in un vero e proprio quartier
generale del centrosinistra: riunioni, punti, tavoli per mettere a punto la
strategia d'attacco. E presto scenderanno in campo anche Walter Veltroni e Massimo D'Alema, Franco Marini e Antonio Di
Pietro, Anna Finocchiaro e Giovanna Melandri. In un crescendo di mobilitazione
generale che culminerà con una grande manifestazione antifascista il 25 aprile.
In ballo c'è il governo della capitale, tanto più prezioso ora che Palazzo
Chigi è perduto, e quindici anni in cui Veltroni e
Rutelli hanno resistito alle alternanze della politica nazionale, ricoprendo
senza soluzioni di continuità la "quarta carica dello Stato" e
conquistando insieme alle prime pagine dei quotidiani internazionali
apprezzamenti per il cosiddetto modello Roma anche tra le fila dello
schieramento politico avversario. Come testimonia la presenza del
sottosegretario Gianni Letta nel cda dell'Auditorium e nei momenti salienti
della vita istituzionale della capitale. Risultato: in anni e anni di
opposizione la destra non ha mai battuto un colpo. Anzi, ha persino stentato
fino all'ultimo ad individuare un candidato all'altezza del Campidoglio - come
accande puntualmente dalla sconfitta di Fini nel '93 - per poi puntare in
extremis sulla ricandidatura di Alemanno, già battuto da Veltroni
nel 2006. "Gli consiglierei di farsi dare subito, senza perdere il turno,
il ministero che gli hanno promesso in caso di sconfitta", lo sbeffeggia
Rutelli, spostando poi l'attacco sul nodo politico centrale: l'alleanza di
Alemanno con Storace, che a scrutinio chiuso vale 55.384 voti e porterebbe in
dote un preziosissimo 3,3%. "L'impronta che una radicalizzazione a destra
darebbe alla sfida per il Campidoglio non sfugge a nessuno", attacca
Rutelli, pronto anche al confronto tv. A invocare l'appoggio degli avversari
oltre ad Alemanno è stato ieri lo stesso Berlusconi,
che, tentato di mettersi di nuovo sul piede di guerra - ma c'è tra i suoi chi
glielo sconsiglia -, ha lanciato ieri appelli in stereofonia alla Destra e
all'Udc. Ma se a Destra i primi cedimenti in favore di Alemanno sono arrivati
prima ancora della chiusura dello scrutinio, per il partito di Casini, che al
primo turno ha incassato 52.364 voti e pesa nel consenso appena meno di Storace
(3,15%), decideranno le primarie, convocate per venerdì prossimo. A giudicare
dalla campagna elettorale in cui l'Udc non ha risparmiato colpi né a Berlusconi né ad Alemanno, un apparentamento con il Pdl
sembra davvero molto difficile. Nella scheda che i vertici del partito
lasceranno scivolare nell'urna per decidere sarà contemplata anche la terza via
della non belligeranza. E potrebbe essere quella la soluzione più consona alla
linea di Casini. Di certo non sgradita a Rutelli, che per ora inquadra così la
questione: "Per vincere, tenendo saldo il nostro programma, dobbiamo
allargare la nostra capacità di dialogo con tutti gli elettori e con le forze
politiche non ancora schierate". L'elenco è lungo. Parte dalla "amica
di Beppe Grillo" Serenetta Monti, vera e propria rivelazione del primo
turno con i suoi 44.185 voti (pari al 2,6%), che, corteggiata anche da
Alemanno, ha indicato ai suoi elettori la via del voto libero. Passa per il
"Rosa Bianca" Baccini, che ha conquistato 12.202 voti e potrebbe ora
decidere l'apparentamento con il centrosinistra. E arriva al socialista
Grillini, spina laica nel fianco di Rutelli al primo turno: "Non ho mai
avuto tanto potere contrattuale - assicura, dopo aver raccolto 13.620 voti e lo
0,82% -, sto solo aspettando che qualcuno mi chiami". Quanto all'Udc,
spiega Rutelli: "Ci parleremo, valuteremo, dobbiamo considerare con
estremo rispetto i rapporti con tutti i candidati e certamente quelli con
Ciocchetti". Anche la chiave anti-fascista potrebbe contare nel dialogo
con i centristi. Insieme a quella anti-Lega di certo sarà uno degli argomenti
chiave in mano al centrosinistra per rilanciare la mobilitazione verso la
vittoria.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del All'Ambra di un varietà di Stefano Miliani S ketch, canzoni,
balli, un'orchestra dal vivo, "un'ora di intrattenimento" televisivo,
recita il comunicato stampa, ispirato "ai varietà anni '60-70".
Chissà se c'è un velo di nostalgia per la tivù di allora. Forse che sì, forse
che no. Intanto da mercoledì 23 aprile alle 21 e per sei settimane anche Mtv
Italia - emittente finora aliena da simili tentazioni e votata a un pubblico
giovanile - si tuffa nel varietà con Stasera niente Mtv. Tra ironia sulla tv
stessa e citazioni - riportiamo sempre dalla nota stampa - della Carrà e della
Cuccarini. La showgirl-conduttrice, oltre che una delle autrici, è Ambra
Angiolini. La affiancano il comico Omar Fantini nel ruolo di un eterosessuale
"discriminato" e l'attore Alessandro Sampaoli, avrà come ospiti
musicali artisti come Alberto Fortis, la Pfm, Branduardi, Concato, Nada, l'uomo
di Ambra (come lei ironicamente ricorda in conferenza stampa a Milano) Renga.
La Angiolini balla - magari con un vestito a pois - canta, intervista ospiti e,
via telefono, risponde al nostro giornale per introdurre lo show. Partiamo
dall'inizio: che programma sarà? "Stasera niente Mtv arriva da un'idea
corale di un gruppo di autori, tra cui io. Volevamo fare un programma di
alleggerimento che non fosse satira politica né un talent show né un reality
per trovare una collocazione un po' diversa da quello che già c'è e
funziona". Ma il varietà televisivo negli ultimi tempi, in Rai e Mediaset,
ha mostrato la corda. Il vostro è varietà? "Se si intende
l'intrattenimento dove c'è una magia televisiva di un'ora tra sketch, balletti
e cantanti, se questo è varietà anche il nostro spettacolo lo è. Ma se ho
scelto Mtv è perché ha un altro pubblico che non cerca il varietà serioso per
famiglie". Se l'emittente trasmette un programma così tende a
"normalizzarsi" rispetto alle reti generaliste? "Questo andrebbe
chiesto a Mtv. Però a loro andava di fare una prova che non è nel loro registro
abituale, a me di lavorare in una rete che ha ancora voglia di provare formule
che non ha. Il programma va ad affiancarsi a quelli di Fabio Volo e di Victoria
Cabello occupando comunque un'altra fetta". Molti programmi tv vivono in
base alla dittatura degli ascolti: voi quanti telespettatori vi aspettate?
"Su Mtv come su La7 non mi pare ci sia quest'ansia da ascolti, c'è un
margine di tranquillità e di crescita, basta vedere come hanno potuto lavorare
Victoria con Very Victoria o Crozza. Mtv vive di pubblicità e il punto è
rodarsi per almeno una stagione, partire, assestarsi..." Siccome stiamo
parlando a ridosso delle elezioni, che Italia vedi? Berlusconi
ha vinto, la Sinistra arcobaleno è scomparsa... "Innanzi tutto a
prescindere dai risultati vivaddio che c'è una maggioranza ed è possibile
governare. Poi trovo preoccupante che la Sinistra arcobaleno sia scomparsa, è
un segnale poco sano perché è una forza politica tanto quanto lo è la destra.
Spero rinasca. Comunque ha vinto Berlusconi e
speriamo ci sia un buon governo". Per chi hai votato? "Veltroni. Stavolta ho deciso di dichiararlo, trovo ridicolo che in Italia
non si possa dire per paura di essere ghettizzati". Ma, di nuovo: quale
Paese vedi uscito dal responso delle urne? "Vedo stanchezza,
sfiducia,ma vedo anche la ricerca di stabilità. Pensare che la Lega ha avuto
voti anche al sud all'inizio è spiazzante, poi è un segnale: vuol dire che c'è
bisogno di qualcuno che dia una sensazione di stabilità e loro evidentemente
hanno fatto passare meglio questo concetto. D'altronde il Pd è appena nato, ha
bisogno di rodaggio e anche se i titoli dei giornali parlano di delusione a mio
parere ha ottenuto un grande risultato". Visto che siamo quasi in
argomento: perché in "Stasera niente Mtv" non ci sarà satira
politica? "Non credo ci si aspetti questo da me, non è il mio. Non per
scelta politica ma perché non sono capace, non ho le carte in regola, può farla
Sabina Guzzanti, è un'arte". TELEVISIONE La signora Angiolini passa al
varietà, tra le maglie vergini di Mtv. Una novità e una scommessa: si può
tornare a questo intrattenimento su una rete così giovane? Lei canterà e
ballerà e farà interviste: "cercando la leggerezza".
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del "Ho votato Veltroni e mi va di
dirlo: perché bisogna aver sempre paura? Berlusconi ora può
governare, lo faccia, speriamo bene".
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del LA BUGIA DI GNOCCHI: CON BERLUSCONI MI TOCCHERÀ SMETTERE DI FARE
IL COMICO IN TV Primo: Gene è un bugiardo. Ma è anche vittimista e seminatore
di veleni perché il povero Silvio non è neanche arrivato a Palazzo Chigi e quel
balordo è già lì che piagnucola allo scopo di mettere in cattiva luce il nostro
Napoleon. Al solito, se le agenzie non mentono, ecco cosa avrebbe detto quel
derelitto: "Dopo il ritorno al governo di Berlusconi ho più possibilità di lavorare come calciatore che non come
comico in televisione". Come faccia a lamentarsi senza essere nemmeno
dipendente dell'Unità - sapete che il vincitore ha già provveduto a invitare Veltroni a disfarsi di una testata così velenosa e ingiuriosa - non è
dato di capire. Gnocchi è un bugiardo perché non ha motivi di temere: Silvio
ha sempre difeso la libertà in tv. Le bugie raccontate sul suo conto da Sabina
Guzzanti, Enzo Biagi, Daniele Luttazzi, Santoro sono state ampiamente smentite
dall'interessato e dalla maggioranza del popolo italiano che con il voto ha
espressamente inteso risarcire questo splendido esemplare di maschio italico
per tutte le cattiverie che questi birbanti niente dotati hanno messo in giro
su di lui. Inoltre, se fosse un buon autore satirico Gnocchi saprebbe che mai
la satira ha vissuto un'età dell'oro più mirabile di quella alimentata dalla
presidenza del consiglio precedente il biennio prodiano. Silvio gli offre il
suo corpo e Gnocchi protesta: ma gli diamo noi uno sberlotto a questo ingrato.
Anzi: non lo vogliamo più vedere in tv. Madonna che ebrezza. Toni Jop.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Con i presidenti si riparte dal territorio In dieci municipi
passano al primo turno i candidati del centrosinistra: e da lì si riparte per
la rivincita romana di Alessandro Ferrucci DA QUI SI PARTE, dicono in coro, i
dieci minisindaci eletti al primo turno. Perché, "da qui", arriva il
segnale che la mancata elezione al primo turno di Francesco Rutelli e Nicola
Zingaretti è più legata alle dinamiche del voto politico nazionale che a quello
del territorio. Sul territorio la riposta c'è stata, ed è forte: su diciannove
municipi, dieci, appunto, sono già assegnati, mentre otto vanno al ballottaggio
con un netto vantaggio del centro sinistra. E uno solo, il XX, vede Gaetano
Rizzo sotto di nove punti rispetto Gianni Giocomini. Ma lì, niente di nuovo
rispetto alla passata tornata elettorale. Per questo, adesso, la parola
d'ordine di tutti è quella "di rimboccarsi le maniche per confermare gli
altri municipi al ballottaggio e, soprattutto, la giunta comunale",
afferma Bellini, neo Presidente del XVI Municipio. Con un altro dato positivo:
"Nell'election day del 2001 - continua - , quando ci
fu la seconda vittoria di Berlusconi, andarono al secondo
turno 17 Municipi su 19. E la sconfitta nazionale non era stata così
complicata...". Anche allora, con Walter Veltroni impegnato
contro Tajani, in molti si posero il problema di motivare al voto, poiché al
secondo turno c'è tradizionalmente un calo di partecipazione: "L'altra
volta, dopo le politiche, votò solo il 65% degli aventi diritto; questa
volta temo che si rischi di andare sotto il 60%" spiega Bottini, al
ballottaggio per il II. E questo è il grande punto interrogativo sul quale sia
Rutelli che Zingaretti hanno concentrato la loro attenzione, chiedendo a tutte
le forze impegnate sul territorio di lavorare sodo per non disperdere la forza
dimostrata in questa prima tornata. Con un ponte di mezzo, quello del 25
aprile, che potrebbe giocare a favore dell'astensione. "Lo so, è una
battaglia da fare fino in fondo - ammette Giovanni Paris, eletto al XV con
quasi il 53% -. Da parte mia sono pronto a mettere in campo tutte le forze, per
portare avanti e perfezionare un progetto nato anni fa proprio con Rutelli, che
capì l'importanza del decentramento per una città vasta come Roma: adesso i
risultati si vedono, con la gente che riconosce il nostro lavoro, e ci
vota". Così, gia ieri sera, c'è stata la prima riunione per studiare la
strategia del prossimo futuro, mentre questa mattina alle 11 si riuniranno
nuovamente tutti: "Non è il momento di festeggiare - conferma Giammarco
Palmieri, eletto al VI -. Di essere contenti per il risultato personale, sì. Ma
nient'altro. Adesso bisogna continuare e da domani (oggi, ndr) ci confronteremo
per non disperdere ma per incrementare quello che è stato già fatto".
Tutti in campo, quindi, per Francesco Rutelli Sindaco, e Nicola Zingaretti
Presidente.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del IMPARI OPPORTUNITÀ Solo un quinto dei parlamentari è donna: il
21,1 per cento Un passo in avanti, ma piccolo. Le donne che siederanno nei
seggi della Camera saranno (più o meno, è ancora aperto il gioco delle opzioni)
saranno 133, cioè l'21,1% . In Senato va peggio: 55, il 17,4%. L'Italia,
secondo l'Inter-Parliamentary Union, passerà dal 67esimo al 50esimo posto nella
classifica mondiale per presenza di donne in Parlamento. Nel 2006 le elette
erano state
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Roma Il
Centrodestra Il candidato del Pdl tra paura del bel tempo e progetti Alemanno:
"Feste in piazza per convincere i romani" PAOLO G. BRERA A guardare
avanti, va a vedere che il nemico è il bel tempo. "Ci aspettiamo un calo
di affluenza, è fisiologico e potenzialmente determinante", dice Gianni
Alemanno, godendosi il primo giorno da sfidante al ballottaggio. E argomenta:
"Nel 2006 lo fu a vantaggio di Veltroni, ora si voterà in pieno ponte tra Liberazione e primo
maggio". Feste rosse, pericolo imminente: "Parleremo coi tour
operator, vediamo se fanno un pacchetto vacanze speciale" scherza, mai
così sorridente. Finora è andata bene, anzi benissimo: "La speranza l'ho
sempre avuta, ma certo oggi la possibilità di farcela è concreta e reale.
Ho sentito dall'inizio che il clima era cambiato, ora ne siamo certi. Sarà una
sfida all'ultimo voto, l'affluenza sarà decisiva. E chi non andrà a votare, poi
non si lamenti". Tornerà anche Berlusconi, a
tirare la volata. Alemanno punta sul confronto diretto, chiede un faccia a
faccia in tv perché "i romani non hanno gradito il suo tentativo di
sottrarsi" e lo ottiene: Rutelli accetta la sfida. Rilegge il definitivo
del primo turno, è convinto di intercettare a sinistra i voti di chi vuole
cambiare: "I romani - dice - non hanno votato in base a messaggi
ideologici, hanno esercitato un giudizio sui fatti concreti". Altro che
"l'arroganza e la supponenza della sinistra che ha evocato fantasmi
confusi, tentando di usare le sciocchezze che dice Bossi e che non fanno male a
nessuno". Non anticipa la giunta, ma spiega: "Ho in mente una squadra
di assessori e commissari governativi per Roma capitale". E sulla promessa
di Berlusconi di azzerare l'Ici sulla prima casa
frena: "Servirà un decreto per l'assestamento di bilancio, e bisognerà
vedere se sarà proprio abolita o se la decisione di quanto ridurla sarà
lasciata ai Comuni". Intanto, è campagna elettorale bis: da venerdì
arrivano le "Piazze della Libertà", eventi musicali e politici nei
municipi con band giovanili e artisti di strada.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Pd-Udc, prove di intesa sul Campidoglio Faccia a faccia D'Alema-Casini,
sul tavolo anche la riforma elettorale. Follini: l'alleanza si farà di Federica
Fantozzi / Roma INCONTRO D'Alema-Casini ieri mattina. Sul tavolo il secondo
turno alle Comunali romane ma anche i rapporti tra le "due
opposizioni" in una legislatura che sulla carta si annuncia lunga. Primo
banco di prova: il referendum elettorale. E venerdì l'Udc terrà le pri- marie
locali per decidere se appoggiare Alemanno o Rutelli nella corsa al
Campidoglio. Berlusconi chiede con una nota a Via Due
Macelli di sostenere il suo candidato, ma i centristi restano freddi.
Raccontano che il Cavaliere non si sia neppure disturbato ad alzare il
telefono, e dunque nisba. Sembra poi che esista già un accordo tra Mario
Baccini e Rutelli: un pezzo di centro, dunque, è già sul carro di piazza Santa
Anastasia. Resta da schierare quel 3,1% che ha raccolto al primo turno
Ciocchetti. Ora il partito romano verrà sondato, ma un dirigente la pensa così:
"Tra un fascista e un centrista cattolico chi crede che preferiamo?".
Una soluzione che non metterebbe in difficoltà Casini potrebbe essere quella di
inserire, sulla scheda, la casella che prevede "libertà di
coscienza". Dando una blanda indicazione di voto (o di astensione). Alle
9,30 di ieri mattina il ministro degli Esteri uscente ha varcato il portone dei
Parioli dove abita la famiglia Casini. Una cortesia verso i doveri paterni del
leader centrista verso il neonato quartogenito. Oggetto del colloquio,
blindatissimo, il ballottaggio romano: Casini, che nei
prossimi giorni incontrerà anche Veltroni, è
oggetto di pressing da parte del Pd per cui la capitale ha assunto il valore di
una linea Maginot. Ma il discorso ha riguardato anche le prospettive della
legislatura e il "dialogo" tra le due opposizioni che - su questo
Casini è netto - per ora resteranno separate. Del resto, la posizione
centrista è molto delicata e non consente manovre spericolate: in Sicilia, in
Friuli, a Brescia sono alleati del centrodestra e un capovolgimento di
posizione sarebbe fatale. Si ragiona dunque nel medio periodo: Casini ha già
detto che farà un'opposizione "seria e costruttiva" verso la
maggioranza ma "dialogante" con il Pd. E la partita sta tutta in
questa forbice. Dove si incunea la principale aspettativa centrista: in caso di
riforma elettorale condivisa, l'impegno del Pd a un proporzionale che non lo
obblighi a schierarsi consentendogli quel famoso ruolo di ago della bilancia.
Rocco Buttiglione è stato chiarissimo: "Dialoghiamo con chiunque ci parli
di sistema tedesco". Proprio l'opzione "realisticamente"
preferita da D'Alema nell'ultimo scorcio di legislatura. Il ministro è poi
tradizionamente sostenitore dell'asse tra sinistra e centro moderato, dai tempi
della Lista Dini, dei Popolari e della prima candidatura a premier di Romano
Prodi. Né va dimenticato che, nei giorni convulsi tra la caduta del governo e
il fallimento dell'esplorazione affidata da Napolitano a Marini, i contatti tra
il titolare della Farnesina e il leader Udc erano pressochè quotidiani. E
durante la riunione al loft, D'Alema ha suggerito di "intensificare"
i rapporti con il terzo polo in nuce: "Dobbiamo avviare un confronto in
Parlamento". L'avvicinamento sarà di lunga durata. Ma chi conosce bene
l'Udc come Marco Follini non ha dubbi: "È un'operazione che ha bisogno di
tempo. Si prepara e non si improvvisa, ma credo che dentro ci sia qualcosa di
inesorabile".
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del PAOLO FERREROIl ministro di Rifondazione: molti dei nostri hanno
pensato che non avessimo ruolo politico. Veltroni ci ha
massacrato e poi ha perso "Incapaci di incidere sull'azione di governo. E
l'abbiamo pagato" di Eduardo Di Blasi / Roma Paolo Ferrero, ministro della
Solidarietà Sociale nel governo Prodi ed esponente di Rifondazione,
nell'affrontare l'analisi della sconfitta elettorale, va subito al dunque: "Abbiamo
pagato il fatto che, non avendo realizzato il governo Prodi le cose che
avevamo comunemente messo nel programma, molta della gente che ci aveva votato
ha pensato che noi non avessimo un ruolo politico". Lei è stato ministro
di quel governo... "Io credo che il problema fondamentale sia stato sulle
politiche economiche. Il governo ha attuato un enorme programma di risanamento.
Il rapporto deficit-Pil è passato dal 4,6% all'1,9%. Gli accordi di Maastricht
ci obbligavano ad arrivare al 2,5%. Che vuol dire che nel 2007 si potevano
spendere 8 miliardi di euro in riduzione delle tasse su stipendi e pensioni,
misure degli anziani, e invece non si è fatto. La logica dei due tempi, prima
il risanamento e poi si vede, che ha visto realizzato solo il primo tempo, è stata
devastante per noi. Come l'accordo di luglio. La sinistra è stata schiacciata,
e noi siamo usciti schiacciati anche dalle urne. Legato a questo c'è il fatto
che il Pd ha lavorato a fare il pigliatutto a sinistra ed è riuscito nello
splendido risultato di massacrare noi e di perdere a mani basse con Berlusconi". Tra i vostri elettori si contano molti
astenuti, e diversi che hanno votato Lega... "Quando dico che non siamo
riusciti a segnare l'utilità sociale della sinistra intendo anche
questo...". Come farete adesso a ritrovare una funzione politica senza
rappresentanza parlamentare? "Dobbiamo ripartire dal sociale. Perché credo
che le contraddizioni sociali siano destinate ad aumentare: siamo in una fase
non certo di sviluppo e la destra farà politiche non positive per le classi
lavoratrici. Le contraddizioni sono destinate ad aumentare. Dobbiamo cominciare
da lì. E penso che questa è una partita che ci giochiamo in diretta concorrenza
con la destra, perché il rischio che abbiamo è che al peggioramento delle
condizioni di vita e di lavoro possano portare a dinamiche di guerra tra poveri
o a soluzioni neocorporative in cui ognuno si aggiusta come può con il proprio
datore di lavoro. Il nostro problema è nel costruire dei percorsi che invece
diano uno sbocco nei termini di ripresa di un conflitto di classe, o, se
vogliamo, di un conflitto del basso contro l'alto". Nichi Vendola afferma
che il simbolo della Sa sia stato avvertito solo come un logo che copriva roba
vecchia... "A me non convince la dialettica nuovo-vecchio come
spiegazione. Credo che il nostro problema sia che non siamo riusciti a mostrare
una nostra utilità sociale". Per rilanciare questa lotta del basso contro
l'alto, questo simbolo può essere rimesso in campo? "Rimane intatto il problema
dell'unità a sinistra e della valorizzazione di tutte le forme in cui si
partecipa politicamente. Io ritengo si debba cercare un percorso partecipato e
costruito perché è evidente che quello della Sa, così come l'abbiamo fatto, non
ha funzionato. E credo si debba fare un percorso che parta più dal basso e più
ragionato. Spesso viene fuori la parola "accelerazione". Io penso che
le accelerazioni, quando si è pestato la testa contro il muro, non sono una
buona soluzione. Così come ritengo sbagliato l'arroccamento. Sono due reazioni
sbagliate alla sconfitta. C'è un problema di radicamento sociale, e di
riflessione anche sulle forme. In questo quadro la mia idea è che le forze
politiche che ci sono non siano un ostacolo ma una risorsa. E quindi credo sia
sbagliato porre il tema dello scioglimento dei partiti o dell'unità "con
chi ci sta"". Resta il problema dei tempi... "Dopo una scoppola
del genere bisogna partire subito, e credo che l'appuntamento di sabato a
Firenze, quello convocato da Ginsborg, così come il nostro comitato politico di
sabato e domenica siano dei punti di passaggio importati". La strategia di
Rifondazione di portare i movimenti al governo del Paese, lei la giudica
fallita... "Naufragata. Per due elementi. Da una parte le forze della sinistra
moderata non sono state coerenti con quanto scritto nel programma. I poteri
forti su tutti i punti decisivi sono stati più forti di noi. Il secondo è che
mi aspettavo che le organizzazioni sindacali giocassero un ruolo di difesa
forte della loro parte". In che senso? "Penso alla redistribuzione
del tesoretto, ma soprattutto all'accordo sul Welfare. Di fronte a un accordo
sindacale che chiedevamo di migliorare, sono rimasto impressionato che le
organizzazioni sindacali dicessero "non si tocca"". C'era stato
il referendum dei lavoratori... "Ma se noi l'avessimo migliorato, secondo
lei, quei 5 milioni di lavoratori che hanno votato "sì" avrebbero
votato "no"?". Però il fatto che si fossero pronunciati
significa in qualche modo che la pensavate in modo diverso... "E forse lo
si vede anche dal voto di oggi. Nel senso che non mi sembra che il Pd tra i
lavoratori sia andato quell'ira di dio. Chi a Mirafiori aveva fischiato Cgil,
Cisl e Uil a dicembre 2006, non credo abbia votato tanto a sinistra".
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Roma Il
capopopolo dei blog: "L'importante è essere in consiglio" Grillo dà
la linea "Liberi di scegliere" SIMONA CASALINI "Siamo come un
virus che ora è entrato nella vita della politica. A Roma portiamo la nostra
Serenetta e in Sicilia dovrebbe riuscire a farcela Sonia Alfano. Anche a Treviso
e a Velletri ci sono dei nostri in ballo. Già questo è un risultato fantastico,
per una campagna fatta col porta a porta con ragazzi che conoscono la vita,
precari di mille mestieri e nuovi tecnici del computer. E basta uno di noi nel
Consiglio comunale di Roma per rivoluzionare la vecchia politica. Lei,
Serenetta, dovrebbe essere dentro e non potrà più essere buttata fuori. Anche
il Campidoglio sarà più trasparente, tutto sarà messo on line, si andrà nelle
piazze, mai più decisioni prese alle spalle dei cittadini. E, per noi, è solo
l'inizio". E' torrenziale ed euforico Beppe Grillo, "il comico",
come l'ha liquidato Alemanno, il capopopolo del blog che aveva arringato la
folla "vi sputo se votate Rutelli", e che però ieri era meno
insultante. "Ah, ho detto questo? Beh, sul palco può capitare ma non
volevo offendere nessuno. Ero molto incazzato per il sito del ministero Italia.
it che ha bruciato milioni di soldi pubblici". Allora Grillo, la partita
di Roma è tosta e già nel suo blog c'è chi se la prende con lei dicendo che ha
contribuito a lasciare l'Italia in mano di Berlusconi.
Farà una scelta di campo tra Rutelli e Alemanno? "Deciderà ogni votante, a
me non interessa. Serenetta ha detto che lascerà libera scelta e così è giusto.
Rutelli? E' un funzionarietto, andrà a gestire i parcheggi. Alemanno? Non so
neanche chi è, per me non significa nulla. A noi loro non interessano, per
quello che vogliamo creare, cioè la trasparenza della vita politica, basta uno
di noi dentro. E comunque non sono stato io a far vincere Berlusconi-Testa d'Asfalto, bensì Topo Gigio-Veltroni. E' lui
che ha riportato in vita la salma. Avrebbe potuto prendere al volo il V-Day,
quando in un giorno, dico un giorno, avevamo raccolto 500 mila firme per i
nostri referendum e invece ci ha offeso". Dunque nessuna
indicazione verso nessuno dei due. Però ha già convocato per il 25 aprile un
secondo V Day in decine di città italiane, inclusa Roma. Possibile che neanche
a ridosso del voto romano si sbilancerà? "Guardi, né Rutelli né Alemanno
rientrano nei miei pensieri. Senza offesa, eh, ma per me sono morti. Non è
importante chi dei due sarà sindaco, invece è molto più importante l'ingresso
della nostra Serenetta in Campidoglio, un soffio meraviglioso, fiato sul collo
della vita politica cittadina con milioni di persone collegate nella
rete".
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Voglia di legalità, così la Lega raddoppia a
"Stalingrado" di Giampiero Rossi/ Sesto San Giovanni Tra Milano e
Sesto San Giovanni non c'è soluzione di continuità. Ma Sesto non è Milano, è
diversa. Certo, nella Stalingrado d'Italia non ci sono più le grandi fabbriche
che sfidarono il Terzo Reich, ma la città medaglia d'oro resta ancora un
caposaldo del lavoro, come dimostra il flusso di pendolari equamente
distribuito nei due sensi, da e verso Milano. La storica capacità di ospitare
l'innovazione e un patrimonio quasi irripetibile di aree dismesse ha permesso
di affrontare il nuovo secolo con una nuova pelle. E una trasformazione
urbanistica di qualità ha permesso di attirare le sedi di aziende multinazionali
e anche l'università statale. E chi poteva immaginarselo ai tempi in cui il
tempo era scandito dalle sirene della Falck, della Breda, della Marelli? Ma
neanche queste trasformazioni economiche hanno cancellato da Sesto i tratti
sociali e politici di sempre: "Una rete associativa e solidaristica
formidabile, fatta di circoli, associazioni, teatri e iniziative d'ogni genere
- spiega Giancarlo Pelucchi, dirigente della Cgil regionale e figlio del
fondatore della storica Libreria Sestese - che rende questo Comune da tutto
l'hinterland". Altro che dormitorio di Milano, insomma, Sesto è
sveglissima e vivace, anche se gli operai sono assai meno. "Ma questa non
è Liverpool - sottolinea ancora Pelucchi - qui c'è stato un graduale
ricollocamento, la città è ripartita anche senza fabbriche". Come è
possibile, allora, che anche qui le urne abbiano premiato la Lega e bocciato la
sinistra? Anche le mura di Stalingrado stanno scricchiolando? "Leggete i
numeri", è l'invito quasi sorpreso di Laura Barat, segretaria cittadina
del Pd. E in effetti il voto dice che il partito di Veltroni è il primo della città con il 37,41% dei consensi contro il
32.99% del Pdl. Non è una conferma, è una conquista, perché dalla prima metà
degli anni novanta era il partito di Berlusconi ad
avere la maggioranza relativa. "Partivano da un 30% e grazie alla nostra
capacità di coinvolgimento e siamo riusciti a crescere", insiste la
dirigente democratica. Ma coinvolgere chi? "Il terreno di riferimento è
sempre quello, la straordinaria rete associativa di sesto, anche se dovremo
interrogarci su quella fetta di città che ha scelto la Lega". Ecco il
punto: la Lega. Anche qui. È vero, ha rastrellato meno che nel resto della
provincia (10.88%) ma è pur sempre un raddoppio. Che suona ancora più come uno
schiaffo se accostato al drammatico ridimensionamento della sinistra, che dal
15% della somma di Prc, Pdci e verdi passa al 5,17% di un cartello che ha
coinvolto anche fuoriusciti dei Ds del calibro di Antonio Pizzinato, ex leader
Cgil e sestese eccellente. "Si capiva che le cose non andavano bene - dice
lui stesso - quando negli ultimi giorni ai mercati vedevi la gente andare verso
i leghisti, questa è stata la manifestazione elettorale del profondo malessere
che vive molta gente. Ma dovremo ricostruire un soggetto della sinistra europea
del ventunesimo secolo...". Qualcosa di simile era già accaduto nel 1994,
con la prima ondata berlusconiana, ma poi la Lega ritornò a numeri meno
ambiziosi. Ma che volti ha il malessere di una città di 80.000 abitanti che sta
meglio di tante altre dal punto di vista economico e occupazionale e che vanta
un livello di coesione sociale invidiabile? "La Lega interpreta a modo suo
la preoccupazione della gente per la sicurezza - dice il sindaco Giorgio
Oldrini - in una città dove il 12% della popolazione e il 20% degli iscritti
alle scuole viene da tutto il mondo. Noi qui abbiamo portato da
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del Il tradimento degli ex Ulivisti: 2,5 milioni non hanno votato di Andrea
Carugati / Roma Una marea di elettori della sinistra radicale ha scelto il
"voto utile": un milione e mezzo di persone che nel 2006 avevano
scelto Rifondazione, Pdci o Verdi ha votato Veltroni. Un numero enorme: il 36% di chi aveva scelto Prc (800mila
persone), vota Pd, solo il 27% Sinistra Arcobaleno. Per i Verdi addirittura il
59% (500mila) passa a Veltroni, e solo l'8% sceglie Bertinotti. E ancora: il 47% dei Comunisti
italiani sceglie il Pd, solo l'8,5% l'Arcobaleno. Sono i dati sui flussi
elettorali elaborati da Carlo Buttaroni, della società Gpf di Milano. Che
spiega: "Si tratta di voti contro Berlusconi".
Gli elettori di estrema sinistra che non hanno scelto il Pd, si sono divisi
equamente tra il voto all'Arcobaleno e l'astensione. Un altro esperto, il
professor Paolo Natale dell'Università di Milano (che ha curato i flussi per la
Ipsos di Pagnoncelli), quantifica nel 20% gli ex elettori di Prc, Verdi e Pdci
che non hanno votato. I numeri dei due esperti danno risposta anche a un altro
quesito: perché il Pd, nonostante questo afflusso imponenti di voti da
sinistra, non ha sfondato? La risposta è l'astensionismo: secondo Buttaroni ben
2,5 milioni di elettori che nel 2006 avevano scelto l'Ulivo alla Camera (erano
11,9 milioni) non sono tornati a votare. Un numero enorme, e il fatto che il Pd
alla fine abbia tenuto, con circa 100mila voti in più rispetto al 2006, è
dovuto al fatto che "1,5 milioni di astensionisti di due anni fa",
dice Buttaroni, sono tornati alle urne e hanno scelto Veltroni.
Concorda Natale: "La sconfitta del Pd è dovuta all'astensionismo: proprio
come era successo nel 2001 dopo cinque anni di governo di centrosinistra. È successo
anche a destra nel 2005: gli italiani, se sono delusi del proprio partito, ne
scelgono un altro della stessa area politica o non votano. C'è forte
impermeabilità tra i due blocchi". Altro dato interessante: 280mila
ulivisti di due anni fa hanno scelto Casini, mentre solo 160mila udiccini hanno
fatto la scelta inverse. L'Udc beneficia anche di una certa quota di voti in
uscita dall'Udeur. Circa 300mila voti della ex Rosa nel Pugno sono passati al
Pd, con tutta probabilità voti radicali. Mentre una quota non irrilevante di ex
ulivisti, circa il 4-5%, ha scelto l'alleato Antonio Di Pietro. Risultato:
"La base elettorale del Pd, al di là delle intenzioni e anche dei messaggi
dei leader, si è notevolmente spostata a sinistra", dice Buttaroni. Chi
sono dunque quei 2,5 milioni di astensionisti che hanno regalato il governo a Berlusconi? Secondo Buttaroni non si tratta solo di ex
Margherita, ma anche di ex Ds, "in pari misura". "Ortodossi dei
due ex partiti che non si sono riconosciuti in quello nuovo, che avevano
bisogno di più tempo per digerire l'identità e il lessico del nuovo
partito". L'identikit dell'ex ulivista deluso è questo: 40-50 anni,
residente in quella provincia profonda dove la novità di Veltroni
non è penetrata, lontano dalle grandi città e anche dai capoluoghi, dove il
voto, dice Buttaroni, "è più dipendente dalle reti interpersonali".
Il Pd, infatti va bene tra i giovani e benissimo tra gli over 55, non nella
fascia centrale di età che storicamente aveva premiato il centrosinistra.
"È vero che il Pd è andato bene tra i giovani, sotto i 35 anni sono alla
pari con il Pdl", spiega l'esperto. Dunque il Pd ha avuto le dinamiche di
tutti i movimenti d'opinione nuovi, che vanno meglio nelle città, "mentre
hanno funzionato meno bene le vecchie reti dei due ex partiti, quelle più
importanti nei piccoli centri". Altro dato importante, rivelato sia da
Buttaroni che dal professor Natale: una quota di elettori della sinistra
radicale ha scelto la Lega: 200mila persone, l'8,7% dei rifondatori per Buttaroni,
il 6% di tutta la sinistra radicale per Natale. Numeri non enormi in assoluto,
ma concentrati nel Nord, in particolare "tra il Veneto e le province
lombarde", dice Buttaroni. I due esperti non hanno dubbi: si tratta di
fasce di "elettorato popolare della periferia urbana", operai veneti
soprattutto. "Un segnale degno di attenzione perché potrebbe ancora
crescere", dice Natale. A destra invece non ci sono stati particolari
terremoti: il Pdl conferma la base elettorale di Forza Italia e An. Berlusconi si è tenuto più di 8 elettori su dieci, il resto
l'ha ceduto a Bossi. I flussi maggiori nella destra sono quelli da Forza Italia
alla Lega (circa 500mila persone) e da An alla destra (tra il 5 e il 7%
dell'elettorato di Fini), un dato quest'ultimo inferiore alle aspettative.
"Gli elettori di An sono stati più "fedeli" delle
previsioni", spiega Natale. Buttaroni rivela anche un altro dato: circa
650mila elettori di An passati alla Lega. E l'Udc? Paga anch'essa un presso
molto all'astensionismo (oltre il 25% dei suoi elettori per Buttaroni) e ha un
saldo negativo con il Pdl: gli cede circa 550mila voti, e in cambio ne riceve
solo 370mila da Fi.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del M'illumino d'incenso Roberto Cotroneo Segue dalla Prima Ha
biascicato qualcosa, si è arrampicato su qualche specchio, ma non è uscito
dall'empasse. E c'è da capirlo. Da ieri ha vinto lui, e da ieri, soprattutto i
giornali a lui vicini hanno stappato le bottiglie. E questo va benissimo. Ma i
botti sono troppi, e altro che odore di santità. Ancora di più. Mi illumino
d'incenso, si potrebbe dire. D'un tratto Berlusconi è
diventato una stella di prima grandezza, l'uomo della Provvidenza, il salvatore
della Patria, il radioso sol dell'avvenire, il timoniere per eccellenza. Solo
che l'incenso questa volta, per una serie di motivi ovvi, non era affatto
richiesto, e dunque la carica dei giornali appare in tutta evidenza
sproporzionata a quello che è avvenuto. Pierluigi Visci, direttore del Resto
del Carlino ha poche parole, nette e chiare: "Un voto limpido. Gli
italiani hanno chiesto un governo serio, compatto, con una definita maggioranza
alla Camera e al Senato. Che governi per una intera legislatura, come fu tra il
2001 e il 2006. Anzi, meglio: con meno tensioni, meno polemiche. E nessun
veto". Il voto è limpido, e naturalmente nessun veto. La Lega è ormai un
partito ecumenico, che ha abolito dal suo vocabolario politico la parola:
"veto". Ma il Carlino non si ferma alla limpidezza (il voto è chiaro,
ma non è detto che sia limpido), ma indice un bel concorso tra i lettori. Una
rubrica aperta a tutti e intitolata: "Caro Silvio, ecco cosa devi
fare". E l'occhiello che recita: "Inviateci le vostre idee,
suggerimenti e richieste al nuovo presidente del Consiglio". Per ora a
nessuno è ancora venuto in mente nulla. Ma caro Silvio, contaci, saranno
richieste, consigli d'amore, e chissà che altro. Peccato che stiamo parlando di
un quotidiano di informazione italiano che dovrebbe invece monitorare il lavoro
del governo, e l'efficacia dell'opposizione. Il giornale cugino, La Nazione,
non è da meno. L'editoriale di ieri, firmato dal direttore Francesco Carrassi,
ha toni dannunziani, e francamente commoventi: "La gente è stanca e delusa
e chiede fatti concreti. La stagione dei rinvii, delle incertezze e delle
chiacchiere è finita. Speriamo per sempre". Speriamo per sempre, basta
incertezze, basta dubbi. Il presidente Berlusconi sarà
il Barone Rosso del riscatto dalle chiacchiere, chiacchiere - per inciso - che
non si capisce bene di chi siano. E quella stagione, di quel Prodi là e subito
dopo di Veltroni, deve essere finita. Per sempre. Che
in francese si legge pour toujours, e fa tanto Prévert, se non Peynet, e fa
anche un po' innamorato, anche se di innamoramento politico si tratta. Ma
questa è la stampa bellezza, e non puoi farci niente, avrebbe detto Humphrey
Bogart. Lo dice anche Giuseppe Sanzotta sul Tempo che sul finire del suo
editoriale, dopo aver recitato un de profundis per tutta la sinistra radicale,
arrischia questa ipotesi: "È finita una stagione, quella del tutti uniti
contro qualcuno. Adesso gli elettori pretendono coerenza, credibilità e
soprattutto concretezza. Le battaglie ideologiche sono retaggi del secolo
scorso". Si riferiva certamente a quelle di Berlusconi,
che fino a qualche giorno fa dava del comunista a tutti. Ma è sempre la stampa,
bellezza, e si illumina d'incenso. L'officiante su Liberal è Renzo Foa, che non
contento della vittoria del suo amato Silvio, dice senza mezzi termini che:
"Nel giorno in cui Silvio Berlusconi ha raccolto
la sua terza vittoria, le sinistre italiane sono riuscite ad incassare ben quattro
sconfitte". E qui ti coglie il panico. Quali? Foa è irremovibile, come un
notaio da trasmissione televisiva, elenca: "Quella di Veltroni"
(che ha un partito da 23 milioni di voti tra Camera e Senato, contro i 25
milioni della Pdl), "Quella di Prodi" (che non si è presentato, a
quanto ci risulta), "Quella di Bertinotti" (che non ha rappresentanza
con il 3,1 per cento), "Quella di Boselli" (che ha preso in tutto
530mila voti). Surreale, se non peggio. Ma è la stampa bellezza, e l'incenso
ormai si trova in tutti i negozietti di chincaglierie finto indiane. È a buon
mercato, e funziona sempre. Il Secolo d'Italia non può parlare troppo bene di Berlusconi, dopo quello che è stato detto da An nei mesi
precedenti, e allora se la prende con la sinistra, che non è popolare ma è
un'élite, genere "Caterina va in città" di Paolo Virzì. Straccioni
chic, con vacanze a Capalbio, che non sentono il paese. Cosa che invece nel
centrodestra è tutta un'altra storia. Tutto un rigurgito di verità, tutto un
sentire. Marco Tarquinio su Avvenire con un editoriale che ha per occhiello una
frase emblematica, "Segnali da leggere", la butta su Zapatero.
"Si è esaurita la spinta propulsiva dello zapaterismo". Non dite che
non è vero. Ha scritto proprio così. E ha aggiunto che quelli di sinistra,
hanno distolto lo sguardo da "un'Italia reale delle famiglie e dei
lavoratori, dalle sue pressanti domande, dalle paure e incertezze più sentite,
dalle autentiche difficoltà, ma anche dalle sue passioni, dalla sua tenacia, e
dalla generosità". Per fortuna che Berlusconi ha
fatto sì che lo sguardo andasse nella direzione giusta. Anzi, di più, come
spiega bene Gianni Baget Bozzo sul Giornale, Silvio Berlusconi
ha fatto una rivoluzione culturale, e con veemenza assoluta. E dice: "I
poteri forti che dominano il sistema culturale devono ora capire che la realtà
incomincia da Berlusconi e che la sinistra è il sogno
del passato di cui rimangono resti cancerogeni in tutto il Paese". Soave,
Gianni Baget Bozzo. Epico Filippo Facci, che nell'editoriale accanto arriva a
dire: "Nella storia non è ancora esistito un leader che abbia conquistato
un popolo spingendolo a leggere il proprio programma". Nulla di
paragonabile, e passatemi la battuta, alla geometrica potenza di Gianluigi
Paragone su Libero. Leggete qui: "Il timone del Paese torna nuovamente
nelle sue mani". E passi per il timone, che fa tanto Mao Tse Tung. Ma
Paragone con l'incenso ha una dimestichezza insperata e direi persino
necessaria: "Conosce la rotta e conosce la nave: tocca a lui approdare
verso la modernità... Il centro-destra non può deludere la speranza di
cambiamento". E no che non può. Non può davvero. Se la speranza di
cambiamento inizia da tutto questo, il futuro sarà davvero illuminante. Per
tutti noi. E un segnale preciso lo dà Il Riformista, che è l'unico giornale di
sinistra in questo elenco. Francesco Bonami, in prima pagina, fa una disamina
del voto, dei leader, e della sconfitta di Veltroni.
Utilizza sapientemente tutti le metodologie della scuola di Francoforte, si
capisce ovviamente che ha letto tutti i saggi di Cornel West, e che ha una
capacità di centrare il problema degna della ruota della fortuna. Berlusconi è un vero leader, Veltroni non lo
sarà mai. Veltroni è un "cucciolo abbandonato sull'autostrada", Berlusconi un carismatico condottiero. La sinistra è arrogante, la destra è
sincera. E perché ha vinto Berlusconi? Perché lui sa guardarti
negli occhi: "perché una delle differenze che io stesso ho potuto notare
fra i politici paludati della sinistra e i neofiti della nuova destra è che con
i primi non si riesce mai a incrociare lo sguardo mentre con i secondi
gli occhi si incontrano e si scrutano". Addirittura si scrutano. A metà
tra Clint Eastwood nei film di Sergio Leone e il mago Giucas Casella a Domenica
In. Chi lo avrebbe mai immaginato che saremmo finiti così?
roberto@robertocotroneo.it.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del La Rai al tempo di Berlusconi Carlo
Rognoni F ra poco più di un mese il consiglio di amministrazione della Rai
termina il suo mandato. Come si intende nominare il prossimo cda? Ora la Rai
non è una istituzione, non è importante come la presidenza di una Camera del
parlamento, e tuttavia il governo del servizio pubblico è materia politicamente
sensibile, soprattutto per chi è anche il maggior azionista del gruppo
radiotelevisivo rivale. L'idea di aprire un tavolo di confronto per discutere
di riforma elettorale e di riforme istituzionali, non avrebbe miglior avvio, se
si cominciasse proprio dal servizio pubblico. Quale miglior prova di buona
volontà che accettare di cambiare subito, insieme all'opposizione, i criteri di
governance della Rai? C'è stato un appello accalorato e responsabile dei
dirigenti della Rai a tutte le forze politiche perché a questo si impegnino. Veltroni ha messo nel suo programma di volere un
amministratore unico. Nel programma del Pdl c'è scritto di "volere regole
europee nel settore dei media". Le ragioni per mettere la questione Rai al
centro di un primo confronto fra chi governa e chi sta all'opposizione - senza
contare l'urgenza di una decisione, considerata la scadenza imminente del cda -
sono almeno due e tutte e due di grandissimo peso. Primo, lo scenario dentro il
quale si muove il sistema radiotelevisivo sta profondamente cambiando e la Rai,
se non vuole fare la fine di una qualunque azienda pubblica decotta, deve
emanciparsi dai lacci e laccioli della partitocrazia e imparare a navigare nel
mare aperto della concorrenza, della multimedialità. Sono finiti i tempi delle
rendite di posizione legate alla appartenenza a un duopolio. Secondo, sono
sette anni che di fatto il centro destra governa la Rai. Si può pensare che per
altri tre anni la maggioranza guidata da Berlusconi,
che per di più si porta appresso l'etichetta di "mister conflitto di
interessi", detti i ritmi di sviluppo dell'azienda? Che scelga gli uomini
che devono dirigerla: magari in base alle appartenenze di bottega, un direttore
a Fi, uno ad An e un altro alla Lega. Che elabori le strategie per il futuro,
quando la Rai dovrà vedersela sempre di più non solo con la concorrenza di
Mediaset e di Sky, ma soprattutto con la crescita della web tv e della banda
larga, con l'arrivo della tv ad alta definizione, con il pay, gli abbonamenti a
pagamento che si avviano a rappresentare un terzo di tutte le risorse del
sistema? I risultati, d'altra parte, della passata gestione partitica sono
sotto gli occhi di tutti e non sono affatto brillanti, soprattutto in termini
di qualità e di credibilità del servizio pubblico. È tempo insomma che i
partiti facciano un passo indietro: alla politica dovrebbe spettare solo il
compito nobile di rilanciare e ridefinire la missione della Rai e controllare
che questa missione sia rispettata. A una governance normale, da codice civile,
con un amministratore delegato scelto sulla base di un curriculum professionale
e non partitico, come hanno diritto tutte le aziende che si rispettino, il
compito di costruire un domani per i dodici mila dipendenti Rai. Una prima
porta per il dialogo è stata sbattuta in faccia all'opposizione. Dicendo no a una presidenza della Camera all'opposizione Berlusconi ha rinunciato a creare da subito e in termini concreti un clima
di rispetto istituzionale più sereno e più civile fra chi ha vinto e chi ha
perso le elezioni. La Dc lo faceva (ricordate Nilde Iotti, Ingrao,
Napolitano?). Veltroni aveva preso l'impegno di farlo in caso di vittoria del Pd.
Berlusconi ha altre priorità. Peccato. Eppure pensa e
fa dire di se stesso: per la terza volta in 15 anni farò il premier e questa
volta voglio lasciare un segno, voglio che si dica che non sono più un imprenditore
prestato alla politica, voglio che si pensi di me come uno statista. Beh, la
prima occasione è andata persa. La questione Rai potrebbe essere una seconda
importante occasione. Speriamo che non si perda anche questa. Quante volte Berlusconi ci ricorda quanto sia stucchevole e noioso
"il teatrino della politica". Di peggio forse c'è solo il teatrino
della Rai: Raiuno a me, raidue a te... Del Noce di qua, Marano di là e Saccà
chissà... E Bergamini in Parlamento!.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Basta piangere ora l'importante è Rutelli a Roma Cara Unità,
dopo aver vissuto con molta tristezza la sconfitta elettorale, non per la
sconfitta in sé, che obiettivamente era preventivata, ma per la grande
differenza di seggi e percentuali che hanno consegnato l'Italia nuovamente alla
finanza creativa e agli editti, faccio appello a tutti gli amici, ai cittadini
democratici di Roma perchè si impegnino con tutte le loro forze per l'elezione
di Francesco Rutelli a sindaco per dare una continuità all'eccellente lavoro di
Walter Veltroni. Eugenio Rivaira, Firenze Razzisti e
contenti: non è questa l'Italia che volevo Cara Unità, la settimana è passata.
Oggi conosciamo (quasi) tutti i risultati. Io ne conosco uno, in particolare.
La mia compagna è un'extracomunitaria con cittadinanza italiana che esercita
(bene) in Italia la professione di medico da alcuni decenni. Oggi un paziente è
arrivato in studio raggiante per i risultati elettorali. E le ha detto più o
meno questo: "Adesso VOI dovete stare attenti...". Era un suo
paziente, non un nuovo arrivato. Ecco, questo per me è il risultato elettorale
più significativo. Questo è quanto hanno riportato a galla dal fondo marcio del
barile, pur di garantirsi la vittoria. Propongo un giochino: sostituire alla
parola "extracomunitaria" la parola "ebrea"... così, tanto
per vedere l'effetto che fa. Ricorda qualcosa a qualcuno, o nessuno reagisce?
Non mi piace. Non mi piace per niente. E non mi va di dovermi vergognare del
mio paese. Non seguirò neppure gli approfondimenti in TV: so cosa ci aspetta
nei prossimi cinque anni. Questo. Pino Modola Voti di sinistra alla Lega? Lo
ritengo impossibile Cara Unità, non credo assolutamente che gli elettori di Rc,
Pdci, Verdi e Sd abbiano votato Lega Nord come in tanti sostengono: ci sono
troppe differenze nei valori. Io penso invece che i voti che dovevano andare
alla Sinistra Arcobaleno sono confluiti nel Pd per via del "voto
utile" in funzione anti-Berlusconi, e che, a sua
volta il Pd abbia perso alla sua "destra" tutti i consensi che Prodi
era riuscito a ottenere nel 2006 quando raccolse i delusi del precedente
governo. Ecco, tutti i voti che aveva perso, Berlusconi,
li ha semplicemente ripresi (nel Pdl al sud e nella Lega al nord). Sergio
Fratini, Milano Numeri da Pci e Dc e la strada di Veltroni è quella giusta Cara Unità, sembra d'essere tornati indietro di
venti e più anni. Il risultato delle ultime elezioni politiche, quasi 34% al
Partito Democratico, mi fa tornare in mente le percentuali del mai dimenticato
Pci. Veltroni è tornato dopo tanti anni su quelle cifre, dall'altra parte la
Coalizione di centro destra, composta alla stregua della vecchia
Democrazia Cristiana con i vecchi alleati. Ritengo che il risultato elettorale
sia per noi buon punto di partenza: a novembre erano davvero venti i punti di differenza.
Non dimentichiamo che l'Italia, da sempre, è un Paese di centro destra e quello
che in alcune elezioni negli anni scorsi siamo riusciti a strappare è perchè
c'era gente veramente in gamba, quali Prodi, Ciampi, Padoa-Schioppa. L'ultima
coalizione, da Mastella a Turigliatto, era di quanto più assurdo mettere
insieme, ma era l'unico modo per battere il centro-destra. La mossa di Veltroni, come dicevo, è sicuramente una buona base di
partenza. Se si continua a lavorare come si è iniziato da ottobre, quando è
nato il nuovo partito, i risultati non mancheranno. Pertanto, tanta fiducia nel
futuro e soprattutto un augurio al "compagno" Walter al quale va il
mio incoraggiamento per la strada intrapresa. Adolfo Taddei Abbiamo un partito
nuovo ora ci vuole una Tv per comunicare in libertà Cara Unità, la nascita del
Pd ed il suo risultato elettorale sono comunque una buona e sicura garanzia di
libertà per il futuro del nostro Paese. Ora è necessario fare un altro passo
avanti per mantenere viva la passione sul cammino dei prossimi anni. È giunto
il tempo di pensare come muoversi nel settore dell'informazione. Le ultime
elezioni confermano un dato che servono a poco gli appelli ma, puntare invece
ad avere in tempo la conoscenza reale della gente. Personalmente non ho mai
capito l'atteggiamento della sinistra in merito ai mezzi di informazione,
pesano convinzioni sbagliate. Fra i temi da esaminare nel prossimo congresso è
quello di adeguare l'informazione mediatica. Basta con la Tv di Stato,
quell'idea va abbandonata: è ora di puntare seriamente su un nostro palinsesto
per avere un adeguato sistema che ci permetta di fare circolare correttamente
le nostre opinioni. Paolo Fanti Ricominciamo dal 25 aprile Abbiamo perso le
elezioni, la sinistra radicale non è più rappresentata in Parlamento, i primi
segnali dopo il voto purtroppo non sono incoraggianti. È un film già visto, che
non avremmo voluto vedere più, ma questa è la Democrazia. Allora, come nel
2001, perché non celebriamo tutti insieme la Democrazia nell'anniversario a noi
più caro, il 25 Aprile? Come nel 2001, tutti insieme in piazza il 25 Aprile.
Ricominciamo da lì. I tempi sono stretti, ma questo, davvero, si può fare.
Anzi, si deve fare! Fabio Alghisi, Settimo Milanese Solidarietà a l'Unità per
gli attacchi di Berlusconi Cara Unità, di fronte agli
attacchi che avete già ricevuto da Berlusconi,
desidero darvi il mio sostegno (morale). Può apparire ben poco ma vista
l'esperienza passata e quella che ci aspettarà il vostro ruolo non deve venire
a mancare, se no saranno c.... amari!!!!. Grazie per il vostro costante e
paziente impegno di salvaguardia dell'informazione e della democrazia in questo
Paese! Paolo Boccacci La vendetta del signor B non si è fatta attendere Caro direttore,
da cittadino non posso non essere solidale con il giornale che dirigete. La
vendetta del signor Berlusconi non si è fatta
attendere. Chi scrive non dimentica le malefatte (come le leggi ad personam)
del soggetto che è stato eletto Presidente del Consiglio e pertanto condivido
le opinioni del direttore Padellaro. Nell'esprimere solidarietà al giornale,
porgo cordiali saluti. Stefano Rossi, cittadino amante dell'art.21 della
Costituzione italiana.
( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Non sparate sulla sinistra Lidia Ravera "Ha ragione chi ha notato
che il nuovo Parlamento italiano nato dalle elezioni di domenica e lunedì sarà
l'unico dei principali parlamenti europei dove non troverà posto alcun partito
che nel nome si richiami al socialismo o al comunismo", scrive con pacata
soddisfazione Ernesto Galli della Loggia su Il corriere della sera. Sacrosanto:
chi l'ha notato, ha ragione. E chi non l'ha notato è un tantino distratto, se
non mentalmente ritardato. È il dato più tristemente eccezionale di queste
tristi consultazioni elettorali. È una svolta epocale: il Paese che ha avuto il
più forte partito comunista d'Europa, vent'anni dopo la caduta del muro di
Berlino, non ha più una sinistra rappresentata in parlamento. Non ha un
deputato verde, ambientalista. Non un socialista rimasto socialista. Il
"brain storming" che ha prodotto la nostra bella Costituzione, se si
fa eccezione per i cattolici della allora nascente democrazia cristiana, si è
dissolto: socialisti, repubblicani, comunisti. Spazzati via. La domanda è:
dovremo fare senza? Non c'è un solo Paese civile che non abbia un partito Verde
in Parlamento, essendo l'equilibrio ambientale uno dei più drammatici problemi
per chi è capace di guardare avanti, per chi si preoccupa del futuro. E il
socialismo/comunismo? Dobbiamo dare per scontato che l'operaio è leghista o
possiamo sperare che ce ne sia ancora qualcuno più interessato a contare
politicamente e a lottare per migliorare la sua condizione che a cancellare dal
territorio nazionale le moschee e rimandare a casa gli immigrati? Io ho votato per Walter Veltroni e non ne
sono pentita, però, lo confesso: non mi aspettavo certo la scomparsa
dell'arcobaleno. Anzi, nella mia beata ingenuità, pensavo che la presenza di un
ben delineato raggruppamento di sinistra avrebbe fatto bene al Piddì. Sono di nuovo
caduta dal pero? Sì, sono di nuovo caduta dal pero. Ma allora sono
proprio deficiente? Forse, o forse sono soltanto l'ennesima vittima della
diffusa sindrome del "wishful thinking": si finisce di credere ciò
che si desidera credere. E io desideravo credere che il Piddì avrebbe
calamitato i moderati di centro stanchi delle barzellette di Berlusconi
e la sinistra avrebbe calamitato quella minoranza di diessini che non avevano
voglia di fondersi con i ragazzi della margherita. Una deficiente che scambia i
suoi desideri per realtà. Faccio autocritica. Del resto: l'autocritica è nella
nostra tradizione. E prima che la nostra tradizione faccia la fine di tutto il
resto, invito tutti quelli che ne sono capaci, a una pausa di riflessione dal
titolo: che cosa vuol dire oggi essere di sinistra? Dato che "la
domandina" è ardua, per aiutarvi, vi consiglio un libro che io ho trovato
illuminante: "Il mostro mite" di Raffaele Simone. Sottotitolo: perché
l'Occidente non va a sinistra. L'ho letto tutto con grande piacere, ma è
stimolante già dalla quarta di copertina: "Oggi la sinistra si trova a
dover lottare con due avversari di temibile forza. Il primo è la natura
penitenziale dello stare a sinistra: lo sforzo che comporta, la massa di
sacrifici e rinunce che implica, il bisogno di farsi perdonare (o sforzarsi di
dimenticare) la scia di sofferenze che la storia dei comunismi e dei socialismi
porta con sé. Il secondo è il Mostro Mite, la faccia sorridente che il
Leviatano ha assunto nell'era globale". Il mostro mite è "il
paradigma di cultura delle masse del centro destra", "un'entità
immateriale e invisibile" che incombe su di noi e crea le condizioni per
la barbarie soft in cui stiamo lentamente sprofondando. E, a proposito di
barbarie, perché Massimo Gramellini, che è un bravo giornalista e un uomo
intelligente, si lascia andare, su la Stampa a un ingiustificato attacco di
disprezzo per una presunta "casta intellettuale" (ma dov'è la casta?
Gli intellettuali in questo Paese contano come il due di picche quando la
briscola è quadri)? Sentite che livore: "In attesa che gli editorialisti
girotondini, ieri stranamente silenti, lancino il consueto appello
all'emigrazione di massa" pubblica una mail ricevuta da una professoressa
amica sua che fulmina "le colleghe più di sinistra" mentre "si
stringono nel cashmere quattro fili", alzano il sopracciglio, consultano
il rolex e si abbagliano a vicenda coi loro anellini di brillanti, dopo
"La Walterloo delle elezioni". Il sottotesto è: i ricchi sono di sinistra
per chic, i poveri, che hanno bisogni reali, votano Lega. Siamo sicuri che le
cose stiano proprio così? www.lidiaravera.it Fra le Righe.
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XIV - Napoli
RIFONDAZIONE PROGRESSISTA UMBERTO DE GREGORIO Q uello che è accaduto il 13 e 14
aprile all'interno del centrosinistra in Campania sembra essere questo: una rincorsa
a destra. La sinistra di Bertinotti perde consensi a favore
di Veltroni, Veltroni (in realtà Bassolino) perde consensi a favore del centro e della
destra; tutti i voti di Mastella passano dal fronte del centrosinistra a quello
del centrodestra. E tuttavia il Pd, come somma algebrica di voti dei Ds e della
Margherita, non perde posizioni. Magra e macabra consolazione, perde
pesantemente posizioni, nel suo complesso, l'area del centrosinistra (la
vecchia "Unione"): mezzo milioni di voti (su tre milioni) si sposta
da sinistra a destra. Questo è un dato, non un'opinione. Due riflessioni
generali meritano approfondimento. La prima è: occorre interrogarsi seriamente
su quanto ha pesato il caso Campania nella sconfitta del centrosinistra a
livello nazionale. Difatti assistiamo a una ritirata storica dei grandi vecchi
della politica campana, di coloro che avevano un peso specifico elevato a
livello nazionale. Innanzitutto di Mastella, che scompare e consegna i suoi
voti, nella sostanza, a Berlusconi. Poi di De Mita,
che non riesce a far decollare il grande centro di Casini. Poi di Pecoraro
Scanio, la cui popolarità in picchiata di certo è concausa dell'insuccesso
dell'intera Sinistra Arcobaleno. E infine di Antonio Bassolino, che porta alla
sconfitta il centrosinistra nel suo insieme nel territorio della Campania.
Dov'è quella maggioranza che nel 2005 assegnava 39 seggi su 60 al
centrosinistra? Qual è il senso storico, oggi, della giunta Bassolino, alla
luce di un Parlamento nazionale orfano di De Mita, Mastella e Pecoraro Scanio?
E tuttavia, grazie a tutto ciò, oggi in Campania esistono i presupposti per una
rifondazione genetica e culturale dello schieramento progressista: questo lungo
e difficile anno (o pochi mesi) che ci separano dal voto per l'elezione del
nuovo governatore, devono essere "investiti" e non
"sprecati" nella conservazione del mero esistente, in attività
gestionali come se nulla fosse. Occorre un'analisi seria e franca delle cause
che hanno nel giro di pochi anni trasformato il sogno bassoliniano nella
catastrofe dei rifiuti. Non è utile per nessuno, oramai, continuare nel gioco
al massacro "dimissioni prima o dopo" rispetto all'annunciata
scadenza di fine anno. La questione è piuttosto: come attrezzarsi per la nuova
scadenza elettorale? Quale la "mission" della giunta Bassolino in
questi ultimi mesi di governo? La seconda riflessione è che, per il bene del
territorio e per chiarezza politica, è opportuno instaurare un rapporto per
quanto possibile costruttivo con Silvio Berlusconi;
sfidarlo in positivo, incalzarlo sulle promesse in merito alla soluzione del
problema rifiuti. Il dubbio è: sarà in grado una debole giunta regionale a
termine di dialogare con un forte governo centrale? Forse sì, ma solo se
manifesterà chiaramente la sua natura, d'essere appunto "a termine",
"liquidatoria", di tipo quasi "istituzionale". Berlusconi ha costruito parte della sua vittoria indicando
Bassolino come il nemico, come l'esempio dell'incapacità gestionale della
cultura di governo della sinistra. Eppure il neo presidente del Consiglio, alla
luce dei risultati elettorali (che lo vedono perdente al Nord rispetto alla
Lega), non può forse permettersi di trascurare la questione Sud e in
particolare quella simbolica e d'immagine "Napoli". è una chance, da
giocarsi bene. Se la risposta del Pd in Campania al voto del 13 e 14 aprile
sarà quella miope di minimizzare la sconfitta, di guardare vicino e di non
pensare al futuro, allora non c'è prospettiva alcuna per il centrosinistra nel
nostro territorio. Se viceversa si coglie l'occasione storica della sconfitta
per ripensare se stessi, forse c'è ancora il tempo per un recupero. Che può non
interessare personalmente Antonio Bassolino, ma che di certo interessa tutti
coloro che in lui avevano creduto sino al 2005. Inutile nascondere la testa
sotto il cuscino: la sconfitta non è solo di (o colpa di) Antonio Bassolino. In
questo senso il caso Campania non fa eccezione, ma conferma la regola: sotto
accusa è l'intera cultura di governo del centrosinistra. è il momento giusto per
ripensare il proprio rapporto con il territorio, modificare il proprio
linguaggio, reimpostare i propri parametri di analisi della realtà. Veltroni interpreta questa ansia di cambiamento. La Campania
deve seguirlo.
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Genova
Viaggio tra le tute blu: "Se vogliono capire, i politici vengano con noi a
fare la spesa" "Prodi se n'è fregato di noi io a votare non ci vado
più" "ECCO, basta che arrivi un assessore e siamo pronti a calarci le
braghe. Ma cosa ci importa se vengono a parlare con noi, che ci accompagnino
piuttosto al supermercato, così facciamo vedere loro che non si riesce più a
fare la spesa". Capelli ricci, occhiali scuri, orecchino e soprattutto
tanta rabbia in corpo: in mezzo alla strada, davanti alla stazione di
Cornigliano, gli operai Ilva sono restii a togliere il blocco. E la voce di uno
dà corpo al sentimento comune di tanti, quel sentimento che affonda le radici
nell'antipolitica e che ha spinto tanti, anche fra le tute blu, ad abbandonare
la sinistra per rifugiarsi nel non voto o magari, perché no, nella Lega.
"E' iniziato a Brescia, adesso ci sono anche qua, sono iscritti alla Fiom,
ma votano Lega - spiega Armando Palombo, della Rsu - e a spingere verso questa
direzione c'è soprattutto la richiesta di sicurezza". "La verità è
che io sono di sinistra, ma è la sinistra che non c'è più - chiosa Franco
Barbi, della rsu - poi intendiamoci, ho votato per Veltroni, ma in giro l'aria è cambiata e lo si sente soprattutto a
livello di quartiere, chi lavora in fabbrica spesso vive a Cornigliano e i problemi
che si lamentano in giro sono sempre gli stessi, non puoi più uscire la sera,
ci sono gli zingari, e così via. Ecco allora che prende corpo la
Lega". Sono tramontati i tempi della mitica sezione Cabral, la sezione del
Pci che all'Italsider di Cornigliano è arrivata a contare 1100 iscritti, oggi
si è convertita in sezione del Pd, ma gli iscritti non sono più di un
centinaio. E il popolo dei siderurgici ha cambiato radicalmente faccia. Se fino
ai cortei degli anni scorsi si vedevano tanti giovani, ma accanto ai più
anziani, gli operai "tradizionali", quelli che uscivano anche in
corteo con le scarpe antifortunistiche e i giubbotti blu e nell'urna erano
fedeli al Pci, oggi i "vecchi" sono stati di fatto cancellati dagli
esodi dell'amianto, in pochi anni se ne sono andati in cinquecento, il ricambio
generazionale si è completato e tra chi sfila in corteo sbucano sempre più
spesso gli orecchini, i codini, o magari i giubbotti firmati e gli occhiali da
sole scuri. Se in passato le tute blu si identificavano con i comunisti, oggi
il mondo operaio è molto più variegato e non ha paura a cambiare cavallo.
"Io alle scorse elezioni ho votato a sinistra - sbotta Claudio, entrato in
fabbrica ormai da sei anni - è arrivato Prodi, ma cosa diavolo ha fatto per me?
assolutamente niente. E allora questa volta a votare non ci sono andato, non mi
fregano di nuovo". Nessuno pensa peraltro che il processo di riconversione
messo in atto con l'accordo di programma venga in qualche modo favorito o
danneggiato a seconda del governo che c'è in carica. "L'accordo di
programma l'abbiamo firmato quando al governo c'era Berlusconi
e ministro era Scajola - ricorda Antonio, che non vuol dire per chi ha votato,
anche se probabilmente il cuore batte a destra - poi tanto tutto dipende da Riva,
più che dal governo in carica". In questi giorni in fabbrica di elezioni
si è parlato tutto sommato abbastanza poco, sia perché la mobilitazione dei
partiti di sinistra non è più forte come una volta, sia perché le fila dei
lavoratori sono svuotate dalla cassa integrazione, che oggi coinvolge quasi più
di seicento lavoratori. "Ai miei tempi nella settimana prima delle
elezioni ogni giorno c'erano leader politici, anche di diversi partiti, che
facevano volantinaggio davanti ai cancelli della fabbrica - ricorda Franco
Grondona, segretario generale della Fiom - questa volta, salvo qualche episodio
sporadico, non si è visto nulla di tutto questo. E anche in fabbrica, vista la
situazione, si parlava più dei problemi della cassa integrazione e dell'accordo
di programma che non delle elezioni". "Io non riesco a capire un
operaio che vota per un imprenditore come Berlusconi -
sbotta ancora Barbi - eppure ci sono anche questi, in fabbrica la sinistra
resiste ancora, ma è vero che le posizioni sono molto più diversificate di una
volta". (n.c.).
( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sindacato La Cgil
orfana del voto amico Loris Campetti Il vostro programma è il mio programma, e
viceversa. L'ultimo congresso della Cgil era stato segnato dalla suggestione
per l'incipiente governo Prodi, su cui il segretario generale del più grande
sindacato italiano, Guglielmo Epifani, e la maggioranza del suo gruppo
dirigente avevano investito con convinzione. Un mese dopo, il governo Prodi è
arrivato. E' durato due anni e in questi due anni è cambiato il paese - gli
orientamenti e le soggettività - ma è cambiata anche la Cgil. Con il governo
Prodi l'atteggiamento del primo sindacato italiano è stato fin troppo generoso,
rispetto alle questioni sociali su cui pure quel congresso aveva preso
posizioni nette. La lotta alla precarietà, la difesa dei salari e delle
pensioni, innanzitutto, avendo alle spalle, la Cgil, una grande mobilitazione
culminata nella manifestazione al Circo Massimo con Cofferati e con la raccolta
di cinque milioni di firme, mentre Cisl e Uil varavano la legge 30 con un
accordo separato, senza e contro la Cgil. Ma erano altri tempi, era la stagione
di Berlusconi in cui le piazze erano piene di
lavoratori, di pacifisti, di no global, di società civile; erano i tempi in cui
si parlava delle Camere del lavoro come case comuni della sinistra, luoghi
aperti ad altre culture, ad altri movimenti e in fondo, a una grande speranza
collettiva. E ad alleanze sociali e politiche che oggi potrebbero apparire
quanto meno audaci. La logica del governo amico, più praticata che
ideologizzata, ha toccato livelli particolarmente alti già nel primo anno del
governo Prodi, quando una manifestazione - il 4 novembre del 2006 - sul tema
caro alla Cgil della lotta alla precarietà, è stata trasformata dal gruppo
dirigente di corso d'Italia in uno spartiacque tra buoni e cattivi, responsabili
e irresponsabili. Non si può criticare un governo già attaccato dalle destre
all'opposizione e da quelle al governo. In questo clima, con una precipitazione
del confronto interno all'organizzazione, è iniziato un processo alle posizioni
più radicali, meglio sarebbe dire più autonome, dentro e fuori il sindacato. La
scelta della Cgil di siglare l'accordo con il governo e la Confindustria sul
protoccolo sul welfare e di blindare il referendum tra i lavoratori e i
pensionati, trasformandolo in un voto sul governo amico, ha approfondito il
fossato non tanto con le sinistre interne, con la Fiom e le aree programmatiche
Lavoro e società e Rete 28 Aprile, nonché con la nascitura Sinistra Arcobaleno,
quanto piuttosto con la fascia più sofferente dei lavoratori. I fischi a
Mirafiori, troppo presto rimossi, ai segretari generali delle tre
confederazioni gridavano questa sofferenza, denunciavano una solitudine e una
delusione per l'operato di un governo poco amico che aveva scelto la politica
dei due tempi: prima il risanamento e poi la redistribuzione. Quei fischi
rappresentavano un appello ai sindacati ad assumersi la responsabilità della
difesa della loro gente, criticando un atteggiamento troppo accondiscendente
verso una politica economica che invece di ridurre le ingiustizie sociali le
aumentava. Poi è arrivato il Partito democratico, è caduto il governo Prodi ed
è cominciata la campagna elettorale. Un pezzo di segreteria della Cgil è
passata direttamente da corso d'Italia alle liste del Pd, mentre Epifani, Bonanni
e Angeletti affiancavano Veltroni sul palco di
Brescia. Se c'è il partito unico può ben esserci anche il sindacato unico, la
cui vocazione è la concertazione con il governo e le controparti sociali. Per
realizzare finalmente la riforma del sistema contrattuale, riducendo i
contratti nazionali al puro recupero dell'inflazione e spostando sul secondo
livello - nelle aziende dove si fa l'integrativo, una netta minoranza - gli
aumenti salariali. Legati alla produttivita, naturalmente. Mentre comincia a passare
l'idea che se i salari sono troppo bassi bisogna defiscalizzare gli
straordinari e far lavorare più ore i salariati per incrementarne le
buste-paga. Ma in Italia è successo qualcosa di straordinario. L'operazione di rinnovamento e semplificazione di Veltroni ha compiuto il miracolo di far stravincere le destre e
cancellare la Sinistra Arcobaleno. Lo scenario è cambiato, al governo è tornato
il trio Berlusconi, Fini e Bossi. C'è qualcosa da ripensare nella Cgil? Oppure la
concertazione si può fare proprio con tutti? E i contratti nazionali
vanno comunque sterilizzati? E il sindacato unico resta l'obiettivo? Se è così,
ha ragione chi nella segreteria di Epifani sostiene che se la Sinistra è stata
cancellata, non c'è ragione perché essa "resti sovrarappresentata"
nella Cgil. In vista della Conferenza d'organizzazione, se dovesse passare
questa logica, non potrebbe che accentuarsi la campagna di "bonifica"
ai danni delle sinistre interne. C'è naturalmente un'altra strada possibile,
che passa attraverso un'autocritica per aver mal sopportato e poi rimosso i
fischi di Mirafiori. Per un difetto di autonomia nei confronti della politica,
e non solo. Di becchini della sinistra ce ne sono già abbastanza, che si
affiancano alla vocazione suicida della sinistra stessa, perché debba scendere
in campo anche la Cgil. Che forse farebbe bene a guardare dentro il proprio
corpo militante, ferito e deluso. E a chiedersi come mai, mentre la Cgil
sosteneva il governo amico e poi il Pd sul palco di Brescia, la sua gente andava
a votare per la Lega e Berlusconi, oppure neanche
andava a votare. Sempre a Brescia. C'è ancora tempo per riaprire e far prendere
aria alle Camere del lavoro.
( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi: "Tempi duri" Il
cavaliere annuncia "misure impopolari". Da Bossi prime difficoltà sul
nuovo governo: vogliamo 4 ministri. Fini non gradisce e lancia Giulia Bongiorno
alla giustizia. Prodi lascia la presidenza del Pd e gela Veltroni. I Verdi tentati dal Loft PAGINE
4,5,6,7.
( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dal voto Rischio
capitale Il Pdl rialza la testa e ora mira anche al Campidoglio. A favore
dell'aspirante sindaco di An non solo i voti dei movimenti neofascisti. Il
successo arriva dalle periferie ma anche, in parte, dal centrosinistra La
marcia su Roma della destra sociale Eleonora Martini Roma Nel quartier generale
di via Salandra, messo su nel giro di un mese a due passi dal ministero del
Tesoro, l'aria è di festa. Tanto che ieri il comitato elettorale "per
Gianni Alemanno sindaco di Roma" già di buona mattina era in vena di
goliardate, come quella di far recapitare all'avversario Francesco Rutelli un panino
gigante largo
( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Avances all'Udc Berlusconi ci prova Il dubbio di Ciocchetti Titolare del 3,1
per cento dei voti, anche il candidato dell'Udc Luciano Ciocchetti potrebbe
essere decisivo nel portare Gianni Alemanno sul colle più alto di Roma. Silvio Berlusconi, che ha già annunciato una manifestazione nella
capitale per i prossimi giorni, ha già lanciato un appello al rappresentante
centrista, che come consigliere comunale è sempre stato nemico agguerrito di Walter Veltroni e Francersco Rutelli: "Mi rivolgo all'Udc e alla Destra e
faccio appello al loro senso di responsabilità affinchè anche a Roma, come in
altre città italiane, indirizzino il voto dei loro elettori verso i candidati
del centro-destra. Sono convinto che tutti gli elettori che non si riconoscono
nella sinistra non vogliano che la dialettica tra i partiti del centro-destra
si risolva in un favore fatto alla sinistra". Ha affermato il leader del
Pdl, Silvio Berlusconi, in una dichiarazione. Per
togliersi d'impaccio, Ciocchetti ha annunciato le primarie del partito:
decideranno loro a chi debba andare il sostegno di quel decisivo 3,1%.
Mussolini dimentica i rancori Fino all'altro ieri erano nemici giurati.
Alessandra Mussolini e Francesco Storace si insultavano in pubbico così come in
privato. Ora però, persino la Nipote dimentica i passati dissapori e pensa
soprattutto al voto utile: "Sono certa che gli elettori romani e della
provincia di Udc e Ld sapranno ragionare con la loro testa. Certamente, così
facendo, non potranno che dare il loro voto a Gianni Alemanno ed Alfredo
Antoniozzi, per liberare Roma e provincia dal giogo della sinistra". Ha
dichiarato la leader di Azione sociale.
( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dal voto Rischio
capitale A Roma si preparano due settimane di grande battaglia mentre si delineano
i nuovi schieramenti. Decisive le alleanze: il più corteggiato è l'Udc
Ciocchetti. E la Lista Grillo lascia liberi i suoi elettori Rutelli l'ottimista
a caccia di alleati L'ex ministro mostra le unghie in vista del ballottaggio:
"Tra me e Alemanno più di 80 mila voti di differenza". E si riscopre
antifascista: "Vuoi vedere che adesso, con Storace, si riuniscono i vecchi
camerati?" Stefano Milani Roma "Consiglio a Gianni Alemanno di farsi
dare 'sto ministero di cui si parla, così risparmia un turno". Il giorno
dopo è il solito Rutelli. Affabile, sicuro di sè e dalla battuta sempre pronta.
Nonostante l'umore un po' malconcio dopo la nottataccia elettorale passata
davanti al computer a spulciare proiezioni, exit poll e voti. Quelli definitivi
arriveranno solo alle prime ore dell'alba e non sono proprio incoraggianti per
l'ex sindaco di Roma fermo al 45,7%, appena cinque punti sopra Alemanno. Dato
sconfortante? Neanche per sogno. "Il centrodestra ha poco di cui
rallegrarsi - attacca durante una conferenza stampa nel suo comitato elettorale
- perché rispetto alle due elezioni in cui è arrivata al ballottaggio è
indietro. Tra me e Alemanno ci sono 84.000 voti di differenza, più dello stadio
Olimpico". Si riferisce al 1993, quando ottenne al primo turno 65mila voti
in più di Fini, poi sconfitto quindici giorni dopo. Distacco
pressoché identico a quello tra Veltroni e Tajani
nel 2001. "Abbiamo vinto in dieci municipi. In tutti gli altri siamo in
vantaggio a eccezione del XX, dove comunque non era mai accaduto che il
centrodestra non vincesse al primo turno". Mostra le unghie Rutelli. Oltre
ai numeri, ed è abile a mostrare solo quelli a suo favore. "45mila
voti in più rispetto alle liste che mi hanno appoggiato, è un risultato
straordinario", annuncia sorridente. Anche se la somma delle percentuali
dell'intera coalizione è quasi 1% in più di quella presa dalla sua candidatura
(46,6 contro 45,7). Rispetto al dato nazionale, invece, c'è stato un crollo
verticale del Pd, passato dal 41% alla Camera al 34% in Campidoglio. Scende
anche l'Italia dei Valori di Di Pietro (dal 4,8 al 3,3), mentre acquista quasi
un punto percentuale la Sinistra Arcobaleno (4,5% il voto al comune). Ora però
tutto si riazzera, il 27 e 28 aprile c'è il ballottaggio e i due schieramenti
partono quasi alla pari. E se Berlusconi ha già detto
che scenderà in campo per sostenere la candidatura di Alemanno, con Rutelli
sono pronti a schierarsi tutti gli stati generali del Pd. Il rischio di perdere
Roma dopo 15 anni di governo di centrosinistra è troppo alto, e così anche Veltroni dovrà fare gli straordinari. Ma a questo punto
della partita più che delle parole dei big bisogna cominciare a lavorare sulle
nuove alleanze. A destra non hanno perso tempo apparentandosi, com'era
prevedibile, con la Destra di Storace (3,3%). Sodalizio che non ha sorpreso
Rutelli, ma che gli ha tirato fuori un'anima antifascista che non pensavamo
così accentuata. "Alemanno si è subito aggrappato a Storace, colui che ha
detto a Fini "hai sbagliato ad andare a Gerusalemme a rendere omaggio alle
vittime della Shoah". È evidente quindi che c'è una radicalizzazione a
destra. Sono davvero molto curioso di vedere se i vecchi camerati si
ritroveranno", ha detto ieri allarmato dal pericolo della "destra
populista" su Roma. Ma adesso l'ex ministro dei Beni culturali ha altri
pensieri: "Aprire un dialogo con tutte le forze politiche che non si sono
ancora schierate per il secondo turno". L'ago della bilancia potrebbe
essere Luciano Ciocchetti, candidato sindaco dell'Udc e che al primo turno ha
portato a casa un dignitoso 3,1%. Ancora non ha deciso a chi andrà il suo voto.
A decidere saranno le primarie tra gli iscritti dell'Udc. La consultazione è
stata convocata per venerdì prossimo 18 aprile e con molta probabilità sulla
scheda che avranno davanti i centristi comparirà anche una terza opzione oltre
a quelle di Rutelli e Alemanno, ovvero la antica democristiana libertà di
coscienza. Una terza via che ha non poche chance di prevalere e che sarebbe
stata argomento di conversazione, ieri, tra Casini e D'Alema. La partita resta
dunque aperta. Anche perché un altro ex Udc, ora passato alla Rosa Bianca,
Mario Baccini "forte" del suo 0,70 ancora non ha sciolto i suoi
dubbi. "Durante la riunione di oggi (ieri, ndr) i rappresentanti del
partito mi hanno dato mandato pieno per decidere quali siano le condizioni
migliori per apportare il nostro contributo alla città di Roma, decideremo a
breve". L'orientamento però sembra quello di andare verso l'ex sindaco
capitolino. Devono ancora decidere tutti i partiti minori e le liste civiche,
che in termini elettorali equivalgono a quasi il 6%. In particolare i Grillini,
non tanto e non solo intesi come i socialisti che hanno candidato al
Campidoglio il leader dell'Arcigay Franco Grillini, fermo allo 0,7% e comunque
orientato ad appoggiare Rutelli, quanto la Lista Civica di Beppe Grillo, la
vera rivelazione uscita dalle urne capitoline domenica e lunedì, conquistando
ben il 2,7% dei consensi. La loro candidata a sindaco, Serenetta Monti, ha
ribadito anche ieri libertà di coscienza, non dando alcuna indicazione per il
ballottaggio. Ma Rutelli è già pronto a corteggiarla.
( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ure impopolari.
Incontro segreto con Veltroni dopo il risultato
elettorale. Ma Bonaiuti smentisce, è giallo. Il Cavaliere è già alle prese con
la formazione del nuovo governo. Tuttavia il primo incontro con gli altri
leader della coalizione ha lasciato Bossi insoddisfatto: la Lega chiede per sé
quattro ministri. Sulla questione Alitalia, poi, Berlusconi lascia intravedere un'apertura alla trattativa con Air France
"se la compagnia italiana avesse pari dignità". Romano Prodi,
sull'altro fronte, lascia la presidenza del Pd "per fare spazio dice ai
giovani". Gelo di Veltroni.
( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A Reggio Emilia il
Carroccio arriva all'8,49%, un punto sopra la media nazionale Il boom leghista
nell'Emilia rossa Il collasso a sinistra La contraddizione tra rappresentanza
politica e sociale. E gli iscritti al sindacato che votano in massa per la Lega
Sara Farolfi Tiene il centro sinistra, tiene il centrodestra, collassa la sinistra
arcobaleno ed è boom della Lega. C'è chi dice che il 'modello emiliano' non
esisteva già più quando così fu chiamato alla facoltà di economia
dell'università di Modena, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80.
Oggi "sembra una chimera", e c'è già chi parla di una 'via emiliana'
al leghismo. Nella 'rossa' Emilia - dove la coalizione
guidata da Veltroni incassa il, 50% dei voti contro il 36% di Berlusconi - il Carroccio ha fatto il pieno. Il doppio dei voti di due anni
fa a Bologna (persino a Marzabotto la Lega ha preso più voti della sinistra
arcobaleno), il 9% a Modena, l'8% a Reggio Emilia, il 14% a Piacenza. E
poi su a salire con le percentuali mano a mano che si sale nei distretti a più
alta densità operaia (e sindacale). Tra Sassuolo e Scandiano, nel distretto
della ceramica, come anche nella bassa reggiana, tra i comuni di Guastalla,
Boretto, Gualtieri e Brescello, si arriva a percentuali tra il 12 e il 14%.
Nella provincia di Reggio Emilia, la Lega ha incassato, per la Camera, l'8,49%:
un punto sopra la media nazionale. Nel centro storico della città i voti hanno
superato il 10%. Accade in Emilia ciò che nel secolo scorso è successo nel
nordest? L'uscita a destra da una condizione di crisi e trasformazione sociale,
lo sgretolarsi della comunità e l'acuirsi di un sentimento di chiusura e di
paura che reclama "sicurezza", non è storicamente una novità. Come
non è una novità (vedi Bergamo o Brescia) la contraddizione tra rappresentanza
politica e sociale: operai o delegati sindacali (della Fiom) che votano a
destra, per intendersi. A Reggio Emilia, "i meno stupiti tra gli
stupiti", si trovano nella locale Camera del lavoro (che conta in
provincia 115 mila iscritti su 500 mila abitanti). "In termini
qualitativi, di segnali e avvisaglie ce ne sono da tempo e si tratta di un'onda
che rischia di travolgerci", dice Valerio Bondi, segretario della Fiom
reggiana. In una città ad altissimo tasso di immigrazione (50 mila immigrati su
110 mila abitanti) e di inclusione sociale, nelle assemblee in fabbrica si
parla sempre più spesso del problema degli "immigrati che ottengono
dall'Inps l'indennità di ricongiungimento familiare", "della vita che
a Palermo costa meno, ma i salari sono uguali", degli stranieri "che
hanno vantaggi per l'assegnazione di case popolari". Poi magari vai in
un'azienda come la Tecnogas e trovi una donna marocchina a guidare le fila
della protesta. Non è un fatto di nord contro sud, di autoctoni contro
stranieri. A Reggio l'immigrazione dal sud del paese è ancora oggi un fenomeno
esplosivo e spesso gli stranieri (la maggior parte dei quali lavora in
fabbrica) e gli operai che votano Lega sono iscritti allo stesso sindacato.
Mettici la delusione per l'esperienza di governo del centro sinistra, mettici
il fatto che le tasse locali hanno finito per mangiarsi la prima tranche
dell'aumento contrattuale degli operai metalmeccanici. Fatto sta che nella
culla del modello emiliano la sinistra crolla, il sindacato sembra tenere
ancora, "anche se meno di quanto si pensi", sottolinea Tiziano Rinaldini
(Cgil emilia Romagna). E con la contraddizione aperta di iscritti (operai
soprattutto) che poi nell'urna votano in gran numero Lega.
( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Collasso a sinistra
La sconfitta nelle urne lascia le sue macerie. Quelle dei voti in transito
dall'Arcobaleno verso il centro (e la Lega) e quelle del "pericolo
disoccupazione" per i tanti militanti a tempo pieno del Palazzo Il grande
flusso verso destra Come si sono mossi i voti nelle ultime elezioni rispetto a
quelle precedenti? Dalla sinistra verso il Pd e da questo verso destra. Con Di
Pietro e la Lega a far la parte dei divoratori. Un'analisi ragionata dei flussi
elettorali Francesco Guerrero Voto mio, voto mio, dove sei fuggito? O da dove
arrivi? La prima domanda vale soprattutto a sinistra, la seconda soprattutto
per la destra e - in misura diversa - per il Pd. Stabilire, attraverso
un'analisi dei flussi elettorali, la carta d'identità del voto non è cosa
semplicissima, ma è utile per capire il segno del messaggio politico che gli
elettori hanno voluto dare, ridefinendo drasticamente il panorama della
rappresentanza politica. Proviamo a fare due conti, confrontando i risultati
per l'elezione della Camera dei deputati di domenica e lunedì con quelli delle
elezioni politiche del 2006. Il dato di partenza è quello della partecipazione.
L'elettorato attivo (gli aventi diritto) è leggermente aumentato in due anni:
da
( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Vertice
sui ministri, Bossi protesta. Incontro segreto Cavaliere-Veltroni, è giallo. Il
leader Pdl apre ad Air France Berlusconi: farò scelte
impopolari Pd, Prodi lascia la presidenza: "Largo ai giovani".
Tensione nel partito.
( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Addio amaro L'ex
presidente del consiglio abbandona ogni carica all'interno del Pd. Dopo due
anni di lavoro con la Farnesina, le Ong temono l'arrivo della destra, mentre Berlusconi lavora alla prima nomina: europea Caro Walter,
lascio Prodi sbatte la porta Il professore offeso per i riferimenti agli errori
del suo governo si dimette da presidente: "Una decisione nota"
Micaela Bongi Lo schiaffo arriva avvolto in guanto di velluto. Ma è pur sempre
uno schiaffo. Accompagnato da un sentimento di "gratitudine", dal riconoscimento a Walter Veltroni di aver
condotto "una campagna elettorale forte e coraggiosa".
Dall'assicurazione che tutto era stato già deciso e non c'è nulla di più, solo
la volontà di lasciare spazio alle "nuove leve". Ma quando da New
York Romano Prodi conferma le voci che circolavano da martedì, smentite ieri stesso
dal portavoce Silvio Sircana, nel loft l'umore è nero. Il professore
conferma: lascia la presidenza del Pd. La lettera al segretario l'aveva inviata
già il giorno di Pasqua, aggiunge il premier uscente, ma "è chiaro che
tutto avrebbe avuto un significato diverso se l'annuncio fosse stato dato
durante la campagna elettorale". Il significato che nello stato maggiore
del Partito democratico viene attribuito alle tempistica delle dimissioni è
invece uno e uno solo: al professore non è andato giù che, per giustificare la
deludente performance elettorale del partito, l'altro giorno Veltroni
abbia di fatto messo sotto accusa il governo Prodi, facendo riferimento al
giudizio degli elettori su quell'esperienza. Dal loft si cerca di tenere botta:
con un comunicato si spiega che la lettera di Prodi era arrivata anche prima di
Pasqua e che delle dimissioni lo stesso Veltroni e il
premier uscente "avevano concordemente deciso di riparlare dopo il voto.
L'incontro, previsto a breve - prosegue il comunicato - avverrà nello spirito
di coesione e di grande unità che si è visto in questi mesi e che è confermato
dalle parole di oggi di Prodi". In effetti il segretario sperava in un
impatto più soft delle dimissioni, pur messe in conto. Ma è lo stesso
Professore a ribattere: "Nessuna polemica, discuterò con Veltroni, ma una decisione è una decisione". Del Pd
l'ex presidente resterà "supporte forte e leale". Il nome del
possibile successore viene subito messo in pista: Franco Marini. E che si
tratti di un'ipotesi concreta lo conferma Ermete Realacci, che pure poco prima
aveva sostenuto di aver appreso delle dimissioni di Romano Prodi dalle agenzie
di stampa aggiungendo "ci sono tutte le condizioni perché rimanga".
Il presidente di palazzo Madama uscente, da parte sua smentisce di volere il
posto di Prodi: intende fare solo il senatore, dichiara Marini. Fra i nomi per
la presidenza del Pd si fa anche quello di Rosi Bindi. E' poi lo stesso
Realacci a sottolineare che adesso andranno ripensati "ruoli e strutture,
anche quella dell'esecutivo". Così come si dovrà discutere dei capigruppo:
se per la camera sono schierati Pierluigi Bersani e Beppe Fioroni, ma c'è anche
Antonello Soro che punta alla riconferma, per il senato Anna Finocchiaro
potrebbe essere scalzata da qualche altro ex diessino (se a Montecitorio andrà
un "popolare") di provata fede veltroniana, come Giorgio Tonini o
Enrico Morando. Ma la delicata partita potrebbe essere rimandata: ora per il Pd
è il momento di concentrarsi sul ballottaggio a Roma, dunque meglio non aprire
discussioni. Nel frattempo, i democratici già muovono i primi passi verso l'Udc
di Pier Ferdinando Casini. Ieri mattina Massimo D'Alema è andato a casa del
leader centrista per parlare dei ballottaggi per il Campidoglio ma anche di
legge elettorale. Un possibile terreno di confronto? "Dialoghiamo con
chiunque ci parli di sistema tedesco", chiarisce Rocco Buttiglione. Un
sistema per il quale proprio D'Alema si era speso nell'ultima parte della
legislatura. Ma al di là della riforma elettorale, l'attenzione del Pd nei
confronti dell'Udc è stata dichiarata dallo stesso Veltroni.
E infatti anche il segretario nei prossimi giorni incontrerà Casini.
( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Inaccettabile Cari
direttori, da segretario del Prc tendo a tutelare sempre tutti i suoi iscritti e
i suoi dirigenti. Il nostro dibattito interno può e deve essere seguito con la
massima trasparenza e è giusto criticare anche aspramente le diverse posizioni
in campo. Non lo è, invece, dileggiare le persone, come ha fatto ieri il
manifesto a pagina 3 con l'articolo "I Berti-boys sull'orlo del
baratro", tirando in ballo persino le relazioni private e personali. E'
francamente inaccettabile, oltre che gravemente inquinante del nostro stesso
dibattito congressuale, questo modo di seguire le nostre vicende interne.
Esiste una civiltà, nel dibattito, che è storia comune e va sempre e comunque
salvaguardata. Né ci si può comportare come dice Bertold Brecht in un suo
famoso passo, dove scrive che "Noi che abbiamo combattuto per il mondo
della gentilezza, noi non si poté essere gentili". Franco Giordano
segretario nazionale del Prc Grazie Un grazie sentitissimo per quanti hanno
"consentito" soprattutto con la loro "ispirazione e pratica
astensionista", l'arrivo, della dittatura parafascista che, da tempo
immemorabile, strisciava dentro la nostra Repubblica e che, però, ha visto la
luce con una elezione democratica. Grazie particolarmente: ai democratici
sinceri, lucidamente decisi a farsi annullare le schede; agli eroici
"quasi-rivoluzionari" che hanno introdotto, coraggiosamente, nelle
urne, le schede bianche; a tutti coloro che, ispirandosi alle idee forti della
sinistra forte ma saggia, sono ricorsi alle più "immaginifiche"
maniere per dare una mano al loro nobile Cavaliere che si è svenato per gli..."investimenti",
in Italia e nel mondo, in : "titoli", bond, "azioni",
"obbligazioni", "compartecipazioni", "scalate",
insomma con investimenti sempre e unicamente...elettorali; ai veri osservanti
fanatici dello spirito costituzionale, che sulle schede, in omaggio al dio
Grillo, hanno immortalato il fatidico "vaffa". Gli astensionisti
(democratici - excomunistispinti et similia!) che: - non potevano (e non
dovevano!) tenere conto della raffinata corruzione in atto, silenziosa (mica
tanto!), blanda (falso!), discreta (se così vi pare!) tuttavia guidata da
strapoteri economici e da quelli, più discreti della corruzione profonda della
comunicazione...; - non potevano tenere conto dell'esistenza degli pseudo
separatisti-razzisti Boss-Calderoli-Castelli-Maroni; - pensavano, serenamente,
che le disavventure napoletane e le intramontabili mafie non avevano l'urgenza
di essere affrontate da un Parlamento democraticamente eletto, forte di una
sinistra progressista, salda, proiettata anche oltre i nostri confini. Dopo
questa serena, tranquilla disamina della pacata sconfitta di tutte le sinistre,
il manifesto, che aveva serenamente avvertito dei rischi che si correvano
presentandosi al voto frantumati e trascurando le aspettative degli operai, dei
pensionati, dei precari, degli studenti, dei "poveri ormai ufficialmente
registrati", della Sanità, delle donne, dei senza-tetto, dovrà continuare,
a dibattere sulle cause che hanno provocato questa disfatta; dovrà raccogliere
le critiche e i suggerimenti di un numero di lettori sempre maggiore,
specialmente di quelli assetati di valutazioni esperte, obiettive,
"veramente di sinistra"; si dovrà trasformare in una Agorà in cui i
cittadini che si considerano appartenenti alla sinistra più avanzata, potranno
dibattere, in libertà, sui progetti per un futuro di giustizia e di progresso.
Eugenio Cicerchia Lettera aperta Berlusconi ha vinto e
trovo doveroso rivolgere al vincitore un evviva, un augurio e, se mi è
consentito, una sommessa preghiera. Vede, signor Presidente, in un paese
variegato come il nostro, c'è chi è ricco di comprensione nei confronti degli
evasori, chi impazzisce per i barzellettieri, chi adora i venditori di
speranze, chi va in visibilio davanti alle prodezze di un seduttore, chi esalta
gli sbeffeggiatori di magistrati, chi venera i ricchi senza chiedersi come lo
siano diventati, chi apprezza oltre ogni dire i gesti "popolareschi",
chi è convinto che il mondo sia più dei furbi che dei galantuomini. Tutte
propensioni, legittime, s'intende signor Presidente, perché tutto ciò che viene
dalla maggioranza è sacrosanto, ma durante il Suo mandato, che Le auguro lungo
e ricco di soddisfazioni, abbia la compiacenza, La prego, di rivolgere un
occhio benevolo verso quella minoranza che ha propensioni esattamente opposte.
La ringrazio. Suo. Gino Spadon Un incontro per riflettere Un'indispensabile
riflessione sullo spostamento a destra delle scelte elettorali non può essere
limitata agli aspetti politico-partitici. Se sono in declino i valori della
solidarietà e responsabilità collettiva, dei diritti sociali di tutti/e,
dell'intercultura, della laicità e della pace, occorre interrogarsi sulle
modalità con cui tali valori, in cui crediamo e su cui scommettiamo, sono stati
vissuti e comunicati. La crescita culturale delle coscienze e della società è
stata disattesa non solo dal mondo politico, il cui scollamento dalla vita
reale è macroscopica, ma dagli stessi movimenti. La frammentazione non è solo
politica ma anche sociale. Ognuno coltiva il proprio orticello. Le comunità di
base rifletteranno su questi problemi nell'Incontro nazionale aperto che si
terrà a Castel san Pietro (Bologna) nei giorni 25-27 aprile sul tema intrigante
proprio per la situazione che si è creata con le elezioni: "società sobria
equa solidale - culture e pratiche dal basso". Comunità cristiane di base
italiane Kasaro e Kayr In Somalia c'è un detto che a volte quello che sembra un
Kasaro (una sciagura) può trasformarsi in Kayr (un Bene). Ecco queste elezioni
politiche sono un Kasaro su tutta la linea, per il duopolio, per la sinistra
che non ha nemmeno un parlamentare, per gli inciuci che verranno. Abbiamo perso
tutti delle sinistre varie. Anche chi non ha votato. Il Kayr, il bene cioè, sta
in una cosa, secondo me, quella di avere la grande opportunità di ricominciare,
di ricostruire, di credere davvero in qualcosa. Il Kayr sta in noi e nella
volontà di non mollare a nessun costo. L'urna ha parlato chiaro. La sinistra,
la nostra sinistra, non riesce più a parlare alla pancia della gente comune. Il
paese che nel dopoguerra aveva il partito comunista più forte d'Europa ora è
terreno di una destra cannibale e oscena. Perché questo? Facciamoci delle
domande, vi prego. Non cerchiamo il capro espiatorio di turno o le facili
scorciatoie, sarebbe come morire di morte violenta per la seconda volta.
Facciamo un mea culpa collettivo, un mantra liberatorio, però poi
rimbocchiamoci subito le maniche, dovremmo lavorare parecchio, lottare duro,
mostrare i denti. E lo dovremmo fare insieme, uniti, tutti. Io ci credo e voi?
Igiaba Responsabilità Cari amici del manifesto, ho votato sinistra arcobaleno
alla Camera (e Partito democratico al Senato per cercare inutilmente di
arginare Pdl e Lega). E' andata malissimo. Inutile e miope dare la colpa a Veltroni. Un'enorme responsabilità la portano le leadership
della Sinistra Arcobaleno. Bertinotti ha coerentemente deciso di dimettersi ma
lo stesso devono fare Giordano, Pecoraro Scanio e anche il signor Diliberto
(altro che lasciare la Sinistra Arcobaleno!). Un altro bel pezzo di
responsabilità la portano gli astensionisti e i settari che, per protesta o
chissà che cosa, non hanno saputo guardare più in là del loro naso. La speranza
di costruire dal basso una sinistra aperta e plurale (comunista, socialista,
solidarista, altermondialista, ecologista, europeista, "femminista")
resta in ogni caso l'unica prospettiva possibile per chi non si riconosce nel
Pd. Roberto Cerchio, Torino Il braccio di riserva Per la prima volta,
nell'Italia repubblicana, ci siamo trasformati in un corpo elettorale senza più
un braccio, anche se si tratta solo del sinistro, quello che per antonomasia
viene considerato di "riserva". Però un corpo così, con una
protuberanza centrale e due tentacoli praticamente equivalenti e destinati a
alternarsi, non può che risultare squilibrato e profondamente malato. Ecco,
resta questa sorta di braccio con due mani, non è più al servizio del corpo ma
che di esso si serve e si nutre. È stato un po' come vivere un lutto dopo
un'agonia, che quando arriva ci trova sempre e comunque impreparati. Ma era utile,
mi chiedo, allungare ancora i tempi e il travaglio di quest'agonia? A questo
punto, credo sia stata meglio una sconfitta senza se e senza ma, che ci sta
precipitando in un fondo di smarrimento da cui però è possibile almeno
immaginare una qualunque ipotesi di risalita credibile, pulita, coerente.
Meglio, forse, che restare appesi a quei sottili e infidi compromessi che
rischiavano sempre più di trasformarci in ciò che aborriamo e combattiamo. La
speranza è che di quel che s'è perso si possa rigenerare la parte più sana e
che il manifesto possa svolgere un ruolo importante in questo delicato
processo. Marco Cinque Sumud Cari compagni e care compagne, la parola araba
sumud (fermezza, rimanere saldi) per i palestinesi e le palestinesi è più di
una parola, è diventato il simbolo di una volontà di esistenza, di presenza, di
identità, che da 60 anni si oppone al tentativo di cancellare l'idea di
Palestina (non necessariamente il suo popolo) dalla storia. Oggi molti di noi
si sentono cancellati, perché hanno perso rappresentanza in un Parlamento che
dipinge questo paese come un covo di opportunisti, sfruttatori, razzisti,
guerrafondai e (nella migliore delle ipotesi) di amministratori dell'esistente.
Ma noi esistiamo ancora, e insieme a noi ci sono alcuni milioni di persone che
ogni giorno "praticano" un'idea di paese diversa da chi tra poche
settimane sarà in parlamento. Sono uomini e donne di ogni età che non si sono
mai seduti a guardare, che non sono mai tornati a casa, che non amministrano ma
"agiscono" ogni giorno per avere un orizzonte diverso dall'esistente.
Uomini e donne che hanno pensato, pensano e continueranno a pensare che un
paese migliore si costruisce attraverso la pratica, non solo con un voto.
Questa pratica, questo modo diverso di stare nel mondo, può non essere
rappresentato nel nostro Parlamento (e chissà se mai lo è stato), ma non è
ancora scomparso dalla storia di questo paese; a noi la responsabilità, lo
sforzo, di fare in modo che non succeda. Per cui da domani accanto alla
necessaria analisi di cause e responsabilità, accanto ai programmi e alle
strategie future, riprendiamo, riaffermiamo la nostra pratica. Facciamolo con
più forza, riportando in strada chi si è ritirato nel privato, coinvolgendo chi
ci passa accanto con poca convinzione, rinnovando anche il nostro agire. E' la
migliore e più efficace forma di sumud. Ettore Acocella Associazione per la
Pace La legge 30 riconfermata E' giunto il momento di ascoltare le ragioni più
profonde del popolo della sinistra. Il progetto politico della Sinistra
Arcobaleno è fallito. La costruzione di un nuovo soggetto politico non è la
somma algebrica delle forze politiche che lo compongono. L'unità della sinistra
non si costruisce cancellando le diverse identità politiche e culturali
considerate come disvalori. È giunto il momento di riprendere il cammino
interrotto per la costruzione di una vera sinistra comunista e anticapitalista,
della costruzione di un nuovo partito comunista di massa. Negli ultimi due anni
del governo Prodi, ho vissuto sulla mia pelle il significato della precarietà e
gli effetti devastanti della legge 30 che interviene nei processi di
esternalizzazione. Sono stato esternalizzato e per questa ragione ho chiesto il
sostegno del mio partito. Ho chiesto a alcuni parlamentari del Prc e al
compagno Bertinotti di promuovere iniziative parlamentari per arrestare questa
nuova forma di precarizzazione del lavoro. Alle promesse iniziali, non sono
seguite le iniziative parlamentari che avrebbero dovuto essere attuate, la
legge 30 è stata riconfermata in blocco. L'incapacità di ascoltare e
interpretare il disagio sociale da parte di un ceto politico autoreferenziale
rappresenta una delle cause principali della disfatta della sinistra
antagonista. Cordiali saluti Giuliano Della Foglia Una foto trucccata Ho già
ricevuto molte lettere e telefonate disperate. Il loro dato comune è che
"non c'è più niente da fare", "l'Italia è stata guastata in modo
irrimediabile", "gli italiani hanno scelto il peggio, dunque è quello
che si meritano, peggio per loro, e anche per noi". Qualcosa di simile al
saragattiano (ma chi era costui?) "destino cinico e baro". E' un
errore. La foto dell'Italia che emerge da queste elezioni è una foto truccata. Truccata dalla legge truffa con cui la coppia Veltroni-Berlusconi ci ha costretto a votare. Non c'è dubbio che i guasti del
berlusconismo sono penetrati in profondità in tutti i settori della società
italiana, e di questo si dovrà molto discutere per cercarne le cause. Ma a
sinistra, tutti abbiamo votato per costrizione, di fronte a una scheda che non
permetteva di scegliere, di fronte al ricatto del voto
"utile". Veltroni ne ha fregati molti con
questo trucco. Colpa loro? Anche, ma colpa derivata. Chi ha in mano il bastone
dei media amici può fare questo e altro, e Veltroni li
aveva e li ha amici (inutile parlare di Berlusconi).
Non esiste più una sinistra? Un campo democratico della solidarietà, della
giustizia sociale? Un campo pacifista, un campo operaio? Un campo giovanile e
precario? Un campo veramente ambientalista, un campo che guarda a un'altra
società, che non sia ostile all'Uomo e alla natura? Niente affatto! Esso esiste
e è grande. Ma è stato privato della sua rappresentanza. Anche per colpa dei
suoi dirigenti inetti, questo è certo, perché solo degli inetti potevano
concepire una campagna elettorale come quella fatta dalla Sinistra Arcobaleno.
Che ha ingannato i suoi elettori potenziali facendo loro credere che un centro
sinistra sarebbe ancora stato possibile. E questi hanno votato Veltroni (ritenendo che fosse ancora di sinistra), oppure
hanno dato voto disgiunto. Gli altri non sono andati a votare, per delusione,
per sconcerto e per rabbia. Ma quei milioni di elettori di sinistra non sono
spariti. Esistono. Non si vedono solo perché il gioco di prestigio funziona.
Dobbiamo romperlo, prima di tutto noi. Dunque, cari compagni e cari amici, non
facciamoci ingannare due volte. La frittata è venuta rotonda soprattutto perché
la padella che ci hanno messo di fronte, senza possibilità di scelta, era
rotonda. Ma la società italiana è piena di spigoli, che non tarderanno a farsi
sentire. Naturalmente se non piangeremo di fronte a una fotografia ritoccata.
Giulietto Chiesa giornalista e europarlamentare Come quelli del quarto stato
Guardo Quarto Stato di Pellizza alla bella mostra al Quirinale e mi sento
turbato dal di dentro da quelle facce, dalla forza che esprimono e da tutta la
storia che quel quadro simboleggia. Mi accorgo che l'atteggiamento dei giovani
che mi sono a fianco è diverso. Perplessità, risolini diciamo assenza assoluta
di pathos. Sono giovani "normali", i più, non vestono
"alternativo". Il grande cerchio è chiuso. La sinistra in Parlamento
per la prima volta nella storia repubblicana non c'è più. E' forse rimasta come
me legata a un pathos demodé e non ha saputo trasmettere difficili alternative.
Anzi non ha saputo proprio trasmettere. L'unica cosa da fare è quella di
approfittare della cacciata da palazzo per ritornare in mezzo alla gente a fare
testimonianza, a parlare di diritti, di esclusioni, di solidarietà, di
ambiente, di pace, a marciare come quelli del quadro. In fondo anche loro
partivano da zero. Come noi oggi. Francesco Maria Mantero Nuovi modi di
partecipazione Cari compagni del manifesto, sono uno di quelli che hanno votato
Sa e che, insieme a amici, aveva aperto una delle "case" della
Sinistra Arcobaleno, adesso in balia di strategie partitiche insondabili. Sa è
sparita dal Parlamento perché è sparita dalla società. Il modo migliore per
ripensarsi, e per pensare a come tornare in Parlamento, è quello di tornare
nella società. Ci farà bene: tra la gente, nelle piazze, per le strade. Fuori
dai talk-show. Credo anche che sia necessario azzerare le dirigenze, che hanno
alimentato burocrazie parassitarie. Riguardo alla forma: ho contato 8 soggetti
politici alla sinistra del Pd. Ora, il processo che ha portato alla Sa è stato
troppo rapido, e fatto in tempi poco propizi. Ma credo sia importante ripartire
con un dialogo tra tutte quelle forze di sinistra che credono in un'alternativa
al modello dominante di società. Non m'interessa il simbolo, parlo di
contenuti, nuovi modelli culturali, nuovi metodi di analisi sociale (perché, a
quanto pare, la società italiana non la conosciamo mica bene...). E nuovi
metodi di partecipazione dal basso. Solo così si potrà ritornare in Parlamento,
dopo che saremo tornati nella società, accolti con un "Toh, chi si
rivede!" Francesco Falco Minoranza La sinistra radicale non è implosa. La
sinistra - tutta, ma proprio tutta! - ha lavorato da 30 anni al suo suicidio. Viviamo
in un paese dove esiste una sola cultura, un solo modello dominante. Successo,
bellezza, soldi, finto buonismo, carriera, omologazione. La sinistra paga e ha
pagato i suoi profondi e enormi sensi di colpa per aver contribuito
all'esistenza del '68 prima e del '77 poi. Anni dolorosi, in cui si sono fatti
moltissimi errori ma dove c'era energia, voglia di cambiare, speranza per un
mondo migliore e per un modello di esistenza diverso. Tutto cancellato per una
speranza catartica. Espiamo gli errori annullando gli ideali, cercando di
copiare gli altri con la presunzione di essere un po' migliori. Ridicoli e
perdenti. Ho votato Sinistra Arcobaleno. Senza grande entusiasmo, senza grandi
speranze. I risultati sono stati un vero shock ma poi ho pensato che sono
felice di essere sparita dal Parlamento. Sono felice di essere diversa,
incompresa, esclusa. Minoranza in via d'estinzione. Daniela Cipolla Il prezzo
dell'alleanza Tralasciando l'ineffabile duo Prodi e Veltroni
che incolpano dei loro disastri la sinistra (!?), Bertinotti ha pagato i suoi
errori. Dopo la caduta del primo governo Prodi nel '96 non aveva più senso
cercare l'alleanza col centro ma avrebbe dovuto costruire un'alternativa a
entrambi gli altri schieramenti. Votare poi leggi guerrafondaie e contro gli
interessi dei lavoratori gli ha fatto perdere ogni credibilità. Arrivare a dire
che è sbagliato contestare Ferrara è addirittura ridicolo. Andrea Muccini Due
errori Il secondo errore è stato non fare una seria analisi delle 2 esperienze
di governo: da una posizione di governo del paese non è in questa fase storica
possibile produrre alcuna modificazione del paradigma economico. Già questo
sarebbe bastato a comprendere che anche solo radicalizzando le proprie
posizioni il blocco della Sinistra Arcobaleno sarebbe sopravvissuta al
naufragio abbattutosi salvando un manipolo di parlamentari. Primo errore: non
aver compreso che il cammino intrapreso da Bertinotti sulla strada di una
ridefinizione del rapporto movimenti-politica-partiti si era in realtà da tempo
dotato di strumenti che sono poi risultati mortali. La dismissione delle
sezioni e della struttura democratica della base interna al partito, la
rincorsa del "parito leggero", le operazioni di marketing politico.
Si è sacrificato tutto in nome di scelte discutibili senza capire che si stava
recidendo il rapporto con il territorio e con le sue reti e interconnessioni
sociali, si è recisa la stessa funzione educativa (intesa come interscambio,
sia chiaro) che un partito comunista dovrebbe avere con la propria base e i
propri elettori. Si è scelta l'omologazione agli altri continuando a negare
l'evidenza e ribadendo un'alternatività che andava sbiadendo. Ripartire dai
territori, ma rivendicando con forza la nostra identità comunista. Nel disastro
è nato un fiore, ma bisogna sgombrare le macerie di una dirigenza incapace di
vedere il proprio disastro. Bertinotti ha avuto il buon gusto (non scontato in
questi tempi) di farsi da parte, ma i bertinottiani, saranno capaci di leggere
i propri errori? Siamo alla resa dei conti. Da qui dipende la nostra
sopravvivenza. Pietro Senigaglia Camminare contro vento Uno non dice:
contrasteremo questo governo di razzisti, postfascisti e capitalisti
imbroglioni con un'opposizione dura e intransigente. Dice invece: vogliamo
dialogare con loro per le riforme. L'altro non dice: uniamoci per contrastare
la deriva a destra del paese, voi in Parlamento, noi nelle piazze nelle
fabbriche e nei movimenti. Dice solo: tutta colpa tua se noi non abbiamo più il
nostro manipolo di parlamentari. I due personaggi che non dicono quel che
vogliamo e dicono invece quel che non vogliamo, e che non serve alla causa
della sinistra, dei giovani e dei lavoratori, rappresentano bene la nostra
disfatta. Quando e se apriranno gli occhi ci sarà una nuova possibilità,
altrimenti ne troveremo prima o poi degli altri che dicano e facciano la cosa
giusta. Intanto coraggio compagni, stringere i denti e camminare contro vento.
Vittorio Marletto, Bologna.
( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sandro Medici E
puntualmente si ripropone quello che ormai potremo definire lo scontro capitale.
Ancora una volta, sull'esito delle elezioni comunali a Roma si incrociano le
coordinate politiche nazionali, si definiscono gli assetti politici generali: o
la destra completerà il suo sfondamento, conquistando anche la città che a
lungo, e ripetutamente, gli ha voltato le spalle, o resisterà il laboratorio
democratico romano, casamatta più volte assediata ma capace di resistere, forte
di quanto consolidato e del modello di governo sperimentato. Era successo nel
1993, con la sfida Fini-Rutelli, alla vigilia del primo
successo di Berlusconi; si è replicato nel 2001, con il testa-a-testa tra Veltroni e Tajani, in contemporanea con la larga vittoria elettorale del
centro-destra; si riconferma oggi, sulla scia del terzo passaggio
berlusconiano. È una sceneggiatura che si replica sulla stesso palcoscenico e
che, dallo stesso palcoscenico, trasmetterà o meno un messaggio di
speranza all'intero paese. C'è una forte suggestione in quest'ultima battaglia
d'aprile: sembra di stare sulle Termopoli. Ma c'è anche sostanza politica. La
capitale non è solo quella "magnifica preda" che la destra insegue
invano. È anche il luogo dove si sono sviluppate le politiche amministrative
più avanzate, che hanno emancipato la città da decenni di mediocrità e provincialismo,
restituendola a quel prestigioso profilo internazionale che le spetta. Qui le
forze democratiche collaudano pratiche politiche avanzate, misurandosi con
forme di democrazia diretta e partecipazione sociale, superando le stesse
esperienze di buon governo che tradizionalmente agiscono nelle regioni del
centro Italia. Tra limiti e errori, certo, in presenza di ridondanze
leaderistiche e anche di qualche arroganza culturale, tutte cose che infatti si
stanno pagando in queste elezioni. Ma pur sempre con uno slancio e
un'intelligenza politica che in questo paese sono merce assai rara. Azzerare
tutto ciò, ripristinare quel clima spento e egoista in cui Roma ha
desolatamente vissuto per decenni, per la destra significherebbe imprimere un
definitivo sigillo sul paese e poggiare il suo tallone sull'anomalia politica
che ancora è fuori dal suo controllo. Di più, avrebbe il valore di estendere
sensibilmente la sua egemonia benpensante e violenta, quell'addensato di odio e
sopraffazione, di disprezzo per chiunque non si conformi. Con tutta evidenza,
Francesco Rutelli non è completamente riuscito a convincere gli elettori
romani, soprattutto quelli di sinistra; non si spiegherebbero diversamente gli
scostamenti tra il voto politico e quello comunale, e nemmeno tra quest'ultimo
e i consensi provinciali e municipali. Ma il connotato antifascista che il
ballottaggio tra lui e Alemanno assume perfino al di là delle intenzioni dei
protagonisti, restituisce alla battaglia elettorale di fine mese il suo senso
profondo. La politica oggi è anche una misura del simbolico. Che è talmente
intenso in questa circostanza da indurre tutti a mobilitarsi.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-17 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Imprenditori e intellettuali pd Odifreddi: un laico all'Istruzione.
Artoni: una mini Attali Consigli a Silvio per sorprendere "Eco alla
Cultura". "Arruola Illy" SEGUE DALLA PRIMA Ma sappiamo che lo
scenario è così complesso che forse uno sforzo di fantasia che porti a prendere
in considerazione - con oculatezza e su temi condivisi - idee e personalità del
campo avverso, potrebbe essere utile a tutti. Un po' quello che ha fatto il
cugino d'Oltralpe Sarkozy che, per quanto vittorioso, si è guardato intorno e
in spirito bipartisan ha chiamato le migliori menti dal mondo al capezzale di
un Paese bloccato sulla via della modernizzazione, riunendole nella famosa
commissione Attali, per cui sono stati chiamati anche due italiani di vaglia,
Mario Monti e Franco Bassanini. L'intento non è quello provocatorio alla
Grillo, che nel suo blog ha scritto: "Se fossi Berlusconi farei Veltroni vice-presidente del Consiglio"; il nostro è un pragmatico
esercizio creativo con un gruppo scelto di spiriti liberal-bipartisan. E allora
ecco che l'economista Nicola Rossi suggerisce, per consolidare il processo di
pacificazione, una mossa a sorpresa semplice-semplice, ma che potrebbe essere
"eversiva", e che gli è venuta in mente mentre, costretto a
letto da un brutto incidente, si guardava tutti gli speech post-elettorali dei
due leader: "Da una parte ci sarà il governo, dall'altra il governo- ombra
annunciato da Veltroni; bene, costruiamo un meccanismo
istituzionale agile per verificare subito che cosa è condiviso e cosa no. Basta
che ognuno prenda sul serio il suo ruolo e che ogni ministro abbia una sola
interfaccia e su tutti due direttori d'orchestra, Berlusconi
e Veltroni. è chiaro che poi la responsabilità finale
della scelta resta al governo". Più radicale la mossa proposta da
Piergiorgio Odifreddi, matematico-divulgatore: "Visto che la cultura di
sinistra è sempre più baciapile, apprezzerei che uno come Berlusconi
- che tutto sommato è un laico - mettesse un vero laico al ministero della
Pubblica istruzione. Altro che Bondi o Formigoni!". E allora? "Ormai
sono così pochi e silenti i veri laici, quasi quasi mi propongo io, che sono
appena uscito dal Pd. E se non gli vado bene, che mi sorprenda lui...".
L'imprenditore Arturo Artom, che fa la spola fra l'Italia e la costa californiana,
vorrebbe che Berlusconi questa volta facesse davvero
la Thatcher, "risolvesse in un colpo solo il tema delle spesa pubblica e
lo scandalo della pubblica.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-17 num: - pag: 1 autore: di
FRANCESCO VERDERAMI Il retroscena Quel primo colloquio tra Walter e il
Cavaliere I l dialogo è iniziato. Berlusconi e Veltroni hanno avuto un primo colloquio riservato. Ed è un dettaglio se i
due si siano visti l'altra sera a casa di Gianni Letta - come testimoniano i
movimenti delle scorte addette alla sicurezza - o se si siano solo sentiti.
CONTINUA A PAGINA 3.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-17 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE
Strappo di Prodi: lascio la presidenza del Pd Al vertice sull'Africa. "Rubata a Veltroni? C'è posto per tutti".
E poi: ho battuto Berlusconi due volte, avanti i nuovi L'annuncio da New York coglie di
sorpresa il Loft Presto l'incontro con il leader pd: ci vedremo, ma la mia è
una scelta di vita DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK - La porta si chiude, e con un
certo rumore. Romano Prodi esce definitivamente dalla scena politica
italiana. Dopo aver perso il governo, aver rinunciato al Parlamento e aver detto
addio a qualsiasi impegno nell'amata Bruxelles, si dimette anche dalla
presidenza del Pd, creatura da lui sognata per 12 anni, costruita tra mille
difficoltà e persa di vista durante una campagna elettorale interamente gestita
da Veltroni. "Il Partito democratico dovrà
cercarsi un altro presidente": a New York sono le 9 di mattina (le 3 del
pomeriggio in Italia) quando l'uomo dell'Ulivo e dell'euro, alla sua ultima
trasferta all'Onu da premier dimissionario, taglia anche l'unico filo rimasto
con Roma e i suoi Palazzi. Fine dell'avventura. Un'avventura che va oltre le
parole consegnate all'ufficialità: "La mia epoca è finita - confida Prodi
agli amici -: per due volte ho battuto Berlusconi, ma
per due volte non sono stato in grado di portare a termine il mio progetto di
governo. Adesso basta. è giusto che si facciano avanti altri, nuove leve".
Il Professore stacca la spina. E pur cercando di farlo nei modi e nei toni più
vellutati possibili, spiegando di "aver comunicato la mia decisione a Veltroni con una lettera scritta il giorno di Pasqua proprio
per evitare che la si potesse strumentalmente collegare alla campagna
elettorale e al risultato del voto", non può evitare che il suo gesto si
presti a una lettura a dir poco corrosiva nei confronti di Veltroni
e di un gruppo dirigente che, al di là dei pronunciamenti di rito, ha di fatto
trasformato quello che era il padre e fondatore del Pd in un illustre
desaparecido. Un disegno, non si sa quanto pianificato a tavolino, al quale il
Professore ha in realtà opposto una debolissima resistenza, in parte
schiacciato dalla delusione per come era finito il suo progetto di governo, in
parte sinceramente convinto che "il Paese, di cui il Pd rappresenta
l'unica alternativa riformista, ha bisogno di nuova linfa", ma soprattutto
consapevole che la decisione di non rientrare in Parlamento, così come quella
di farsi sfiduciare alle Camere, "esigessero scelte coerenti
successive". Ora, nella sala a specchi dell'hotel Millennium, atteso da
una giornata dedicata all'Africa e alle sue piaghe, Prodi ce la mette tutta per
smussare gli angoli del suo addio. Dice che "la campagna elettorale di Veltroni è stata coraggiosa". Che il Pd, nonostante la
sconfitta, "ha avuto una buona performance ". E aggiunge anche che,
del partito, "lui resterà un supporter leale". Quello che non dice,
ma confida agli amici, è che "lui non è tipo da stare in mezzo al guado: o
sto dentro le cose, e ci sto completamente; oppure sono fuori del tutto ".
Ed è ciò che è avvenuto in campagna elettorale. Afferma un suo collaboratore:
"Le scelte del partito sono passate sulla sua testa. E' Romano che si è
fatto da parte? Può darsi. Ma ora lui ha deciso di tenersi le mani
libere". Mai come oggi è palpabile la distanza tra il Prodi newyorkese e
il loft veltroniano. La notizia delle dimissioni non doveva uscire adesso e con
queste modalità. Veltroni, ricevuta a Pasqua la
lettera del Professore, lo aveva infatti invitato a prendere tempo e al
Corriere, giorni fa, si era detto certo che Prodi sarebbe rimasto presidente. Poi
qualcosa non ha funzionato e l'altra sera sono cominciate a circolare voci
sulle dimissioni. La cosa ha infastidito il premier, appena sbarcato negli
States. Si è vociferato anche di una "tempestosa" telefonata con Veltroni, poi smentita dallo staff prodiano. Ora dal loft
fanno sapere che presto tra i due ci sarà un incontro. Ghigno di Prodi:
"Certo, ci vedremo, ma la decisione è presa, la mia è una scelta di
vita". E a chi lo provoca, chiedendogli se intende rubare l'Africa a Veltroni, replica secco: "Sciocchezze, è dal 2001 che
ci lavoro, c'è spazio per tutti...". Resta comunque l'impressione che
qualcosa si sia rotto. E il Prodi che lascia l'Onu, per imbarcarsi sul volo per
Roma, sembra ormai mentalmente lontano da Roma e dai suoi risiko di potere:
"La vita non è fatta di passato, ma di futuro" dice sornione.
Incarichi in vista? "Ora penso soltanto a qualche mese di vacanza: sono 20
anni che tiro". Francesco Alberti.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-17 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena Lontani sulla legge elettorale: per il capo pdl è
"l'ultima delle preoccupazioni" Alitalia e commissario Ue Colloquio
segreto con Walter Ma Prodi sfida il Cavaliere: sull'incarico europeo decido io
Il confronto tra i leader nato per instaurare quelle che Veltroni
chiama "regole della buona convivenza" SEGUE DALLA PRIMA è certo
comunque che il futuro premier e il leader del Pd hanno iniziato a discutere
sui rapporti tra maggioranza e opposizione. Il rendez-vous - secondo fonti
autorevoli - non è servito solo ad affrontare la questione delle "regole
del gioco". Al centro del colloquio ci sono stati infatti anche altri
temi: dal "caso Alitalia" - che passa nelle mani del prossimo governo
- fino al sostituto di Frattini alla Commissione europea, nomina che invece Prodi rivendica e non vuol lasciare a Berlusconi. "Casa Letta" evoca la stagione della Bicamerale e dei
rapporti tra il Cavaliere e D'Alema sulle riforme istituzionali. Ma il segno
del colloquio dell'altro ieri tra Berlusconi e Veltroni è assai diverso rispetto a quello del '97, anche perché il tema
della legge elettorale - ad esempio - sarebbe stato per ora accantonato.
"è l'ultima delle nostre preoccupazioni ", ha spiegato il leader del
Pdl dopo il colloquio. è vero che sullo sfondo già si staglia lo scoglio
referendario del prossimo anno, ma la tesi del futuro premier è che l'attuale
sistema di voto vada "difeso, magari aggiornato con alcune modifiche,
perché ha dimostrato di essere valido": "D'altronde, proprio con
questa legge elettorale è stato sconfitto il disegno centrista ". Insomma,
una "buona azione di governo", unita a una "buona relazione con
l'opposizione" e all'avvio delle riforme, a detta del Cavaliere, depotenzierebbe
l'appuntamento del 2009 fino a renderlo inoffensivo. E non c'è alcun dubbio che
il rafforzamento del bipartitismo stia molto a cuore al leader democratico,
convinto anche lui che non si debbano aprire varchi a eventuali terzi poli.
Perciò l'incontro di ieri mattina tra Casini e D'Alema ha irritato l'inquilino
del Loft, ed è parso ai dirigenti del centrodestra come "la risposta
all'asse tra Berlusconi e Veltroni".
Di qui l'interrogativo che si è posto Matteoli: "Il leader del Pdl è ben
disposto, molto più che in passato, a dialogare con il Pd. Il punto è: con
quale Pd?". Il timore che tra i democratici sia iniziata una resa dei
conti dopo la sconfitta elettorale allarma la nuova maggioranza: "Quando
Prodi ufficializza le sue dimissioni da presidente del Pd - prosegue Matteoli -
e quasi lega questo annuncio al fatto che sarà lui a decidere il successore di
Frattini in Europa, bisogna capire se dietro c'è un disegno. Siccome circola
voce che alla Commissione voglia andarci D'Alema, se Prodi nominasse il
ministro degli Esteri uscente farebbe un favore a Veltroni.
Perché con D'Alema a Bruxelles, il leader del Pd avrebbe campo libero in
Italia. Ma io non credo al buonismo di Prodi...". Infatti tra i possibili
sostituti di Frattini si parla di Enrico Letta e soprattutto di Fassino. Una
cosa però è certa: Berlusconi vuol garantirsi con il
suo (ex) sfidante, quelle che proprio Veltroni chiama
"le regole della buona convivenza". Raccontano che il Cavaliere abbia
dato assicurazioni all'interlocutore, pronto a confrontarsi a patto che il
dialogo non venga utilizzato per alimentare strumentalmente divisioni nel Pd.
L'interesse a un solido rapporto politico oggi è reciproco: per Veltroni è un modo di consolidare il ruolo di capo
indiscusso dell'opposizione, per Berlusconi è
l'opportunità di governare senza l'ansia di dover fronteggiare in Parlamento
una controparte barricadera e pregiudizialmente ostile. Perché in agenda ci
sono molte questioni: l'Alitalia, certo, ma anche riforme in materia
giudiziaria ed economica, che ieri - guarda caso - l'ambasciatore americano in
Italia ha definito "necessarie". E nel Pdl è opinione comune che il
dialogo con il Pd sia "necessario". Il segretario del Pri Nucara lo
ha ribadito a Fini: "Teniamoci stretti Veltroni,
ce n'è bisogno in vista di una fase difficile. è alto il rischio che abbia
ragione Cossiga e che scoppino tensioni sociali, con la sinistra radicale fuori
dal Parlamento ". Fini ha condiviso, ed è corso con la mente "al
primo maggio", "alle piazze d'Italia piene di bandiere rosse":
"E finché sarà così, va bene...". Va bene che Berlusconi
e Veltroni abbiano iniziato a dialogare. Francesco
Verderami #.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-17 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Dietro le quinte Decisa un'azione di sostegno all'ex sindaco: in
campo Veltroni, Marini e Di Pietro I timori di Rutelli
e il nodo alleanze D'Alema in missione da Casini Ma Cesa raffredda le speranze
pd: l'Udc non può certo votare Francesco SEGUE DALLA PRIMA Il
"rendez-vous" è a casa del leader dell'Udc. Il ministro degli Esteri
è convinto che, "nonostante ci sia ormai in Italia una sorta di
bipartitismo occorra avere un rapporto con il centro". E ritiene che sia
un errore finire nella rete di Berlusconi aprendo con
lui un dialogo (cosa che il segretario del partito, invece, seppur con grande
prudenza, sta facendo). Curioso che sia D'Alema e non il leader del Pd ad avere
l'incontro con l'ex presidente della Camera. Talmente curioso che alla fine
viene messa una "pezza ": Casini vedrà anche Veltroni.
Così D'Alema. Poi c'è Antonio Bassolino, che con il ministro degli Esteri ha un
ottimo rapporto, che esorta il partito a cambiare rotta: "Sono necessarie
nuove alleanze perché da soli si perde. Perciò bisogna portare avanti un
confronto con il centro". Persino il sindaco di Firenze Leonardo Domenici
che, almeno un tempo, era vicino a Veltroni è convinto
che "non ci si possa sentire autosufficienti, ma che occorra aprire una
nuova fase di rapporti e alleanze". E, ancora, c'è Romano Prodi che si
dimette dalla presidenza del Pd. Lo aveva già deciso, ma non a caso lo
ufficializza all'indomani della riunione del caminetto del Partito democratico
in cui il giudizio sul suo governo non è stato di certo lusinghiero. I
veltroniani non sono contenti di questa sortita del premier. Maliziosamente
dicono: "Se almeno l'avesse fatta in campagna elettorale avremmo preso
qualche voto in più". E il leader si difende: non ho mai attaccato Romano,
semmai sono stati altri, i suoi ex ministri, a dare addosso al governo. Non finisce
certamente qui. Su Liberal di ieri Andrea Romano, editorialista della Stampa,
che un tempo faceva parte della Fondazione Italianieuropei di D'Alema, senza
tante perifrasi, invita Veltroni a
"togliersi di mezzo". Non è tenero nemmeno con il modello Roma
targato Veltroni, Andrea Romano. E le sue critiche cadono in un momento difficile
per il Pd nella capitale. Rutelli non è passato al primo turno e mai la
differenza di consensi tra un candidato sindaco di Roma del centrosinistra e il
suo oppositore di destra è stata così bassa. Perdere a Roma sarebbe una
sconfitta per Rutelli, ma anche per l'ex sindaco Veltroni.
Si cercano allora i voti dell'Udc. Casini, però, non può promettere niente.
Anche perché il suo unico interlocutore non è il Pd: dopo l'incontro con D'Alema
lo chiama Gianni Letta chiedendogli l'appoggio per Gianni Alemanno. Il numero
uno dell'Udc demanda la pratica agli iscritti romani del suo partito: saranno
loro a decidere con le primarie se sostenere Rutelli o Alemanno. Al quartier
generale del Partito democratico, dove Goffredo Bettini si sta spendendo molto
per aiutare l'ex leader della Margherita, sperano che Casini dia ai suoi
elettori libertà di voto. Ma non sanno quel che, nel Transatlantico di
Montecitorio, va spiegando Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc: "E come
volete che votino i nostri? Certo non Rutelli". La sfida di Roma, quindi,
per gli uomini del loft è diventata "una sfida nazionale". Perciò,
per tenere iniziative a favore di Rutelli, scenderanno in campo i big nazionali:
Veltroni, D'Alema, Marini, Di Pietro. In attesa di
definire la "pratica capitolina", il segretario del Pd deve anche
risolvere il problema del-l'assetto del suo partito. Piero Fassino vorrebbe
fare il capogruppo e lo vorrebbe anche Bersani, ma il primo è disposto anche a
sedersi sulla poltrona di commissario europeo. D'Alema non ha ancora fatto
sapere che cosa intenda veramente fare. La poltrona di presidente del partito
lasciata vacante da Prodi è stata già reclamata dagli ex ppi per Franco Marini.
Lui nega di essere interessato all'oggetto e c'è chi sostiene che Veltroni preferirebbe una donna come Rosy Bindi. La quale
Rosy Bindi è convinta che il suo nome sia stato fatto per bruciarlo. A
testimonianza del clima dei sospetti che regna in questi giorni nel Pd. Maria
Teresa Meli.
( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di LUCA LIPPERA Il
colpo d'occhio dice tutto: il Comune in bilico, la sfida sul filo del rasoio,
Francesco Rutelli costretto al ballottaggio. Nella battaglia per i Municipi, il
Centrosinistra conquista al primo colpo dieci presidenti su diciannove. Ma il
trionfo di due anni fa, quando piantò subito la bandiera dell'Ulivo in ben
diciotto delle ex Circoscrizioni, è solo una pagina sbiadita nel libro dei
ricordi capitolini. Il Centrodestra, che allora perse quasi ovunque, salvando
solo il XX, conquista il "secondo turno" in ben nove dei
miniparlamenti in cui è divisa la città. I romani decreteranno vinti e
vincitori tornando alle urne il 27 e il 28 aprile. La battaglia guardate le
mappe si giocherà soprattutto in periferia: l'area centrale è in mano alla
coalizione del Pd ma ora sembra sotto assedio. La sfida per i Municipi,
ovviamente, avrà un peso non irrilevante nella lotta tra Alemanno e Rutelli per
il Campidoglio. Il Partito Democratico, alleato a Roma con la Sinistra
Arcobaleno, ha riconquistato tra gli altri il I (Centro Storico), il IX (Appio
Latino), l'XI (Ostiense-Ardeatino), il VI (Pigneto-Acqua Bullicante) e il X
(Tuscolano) guidato dall'ex di Rifondazione Comunista Sandro Medici. Antonella
De Giusti ha strappato la vittoria al primo turno nel XVII (Prati-Borgo) per un
soffio, lo 0,01 per cento, e il Centrodestra ha presentato un ricorso per
alcune schede contestate. Si vedrà. Ma intanto sono chiare alcune cose. Le due
mappe qui sotto rivelano quanto siano cambiati, al di là del risultato
complessivo, gli equilibri nella città. Basta guardare, c'è poco da aggiungere.
Il quasi cappotto del 2006 18 Municipi a uno fu anche il
frutto del sessanta per cento di voti con cui Veltroni
"passeggiò" su Alemanno ottenendo la rielezione al Campidoglio. Per
Rutelli la situazione sembra diversa. L'ex vicepremier del Governo Prodi
ottiene, in tutti i Municipi, meno voti di quelli conquistati dai candidati
presidente del Centrosinistra. Un esempio per capire. Gianni Paris,
rieletto alla testa del XV (Marconi-Magliana), raggiunge il 53,03 per cento dei
consensi. L'ex Sindaco si ferma, nella stessa, zona al 45,71. Nel XIII (Ostia,
Casal Palocco) ottiene il 4,61 per cento in meno di Paolo Orneli, il
portacolori del suo schieramento. Il traino che si manifestò due anni fa sembra
aver perso forza e velocità. Il voto di domenica e lunedì scorsi riporta di
fatto Roma al 2001. Silvio Berlusconi, anche allora,
vinse le Elezioni Politiche e il risultato per i Municipi fu tutt'altro che
"bulgaro": dodici andarono all'Ulivo (allora si chiamava così), sette
al Centrodestra. Un altro dato balza agli occhi. Anche nelle zone in cui ha già
conquistato il Governo locale, si è assottigliata quasi ovunque la distanza tra
lo schieramento di Centrosinistra e gli avversari. Per il Popolo della Libertà,
comunque, la partita sarà tutt'altro che facile. Il II Municipio
(Salario-Trieste), l'VIII (Torre Angela-Tor Bella Monaca), il XII
(Eur-Spinaceto), il XVIII (Boccea) e il XX (Cassia) sembrano, teoricamente, a
portata di vittoria. Gli altri cinque sono una mission quasi impossible. Anche
se il ballottaggio per il Comune potrebbe scatenare, dai sotterranei politici
della metropoli, energie incontrollabili e insospettate.
( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO AJELLO ROMA
Il Pd è soprattutto una sua creatura. Lui, Romano Prodi, l'ha voluto per primo.
E lui l'ha voluto più di tutti quanti. Anche se, per la nascita del nuovo
partito, avrebbe preferito un ritmo più lento e più scadenzato. Ovvero, Veltroni come leader designato dal popolo delle primarie andava più che
bene, al Professore. Ma perchè - questi i suoi dubbi iniziali, mai sfociati
però in aperta polemica - sceglierlo subito e senza passaggi intermedi, come
quello di un coordinatore o di un facente funzioni? E poi, eleggendo al
volo Super-Walter, non si poteva rischiare di creare un doppione con il premier
in carica e un fattore di disturbo all'azione del governo prodiano già
difficile e tormentata? Ma l'accelerazione ci fu, e anche la giusta, ovvia e
naturale presidenza del nuovo partito a Prodi. Che ora la lascia, a ennesima
riprova del suo totale non attaccamento alle poltrone e della sua concezione
della politica come servizio e non come vitalizio. Da febbraio ad oggi, questo
è il terzo addio di Romano Prodi. Alla Costituente del Pd, in febbraio,
annunciò che non si sarebbe più candidato alle elezioni. Un mese più tardi, il
9 marzo, proclamò il proprio addio alla politica, "almeno a quella
italiana". E ora, l'ultimo passo indietro. In polemica con Walter, che ha
cercato di tenere il Prof. - il cui esecutivo ancora ieri al Loft veniva
indicato dai maggiorenti del Pd come la causa principale della sconfitta del 13
e 14 aprile - lontano dalla campagna elettorale? La propaganda berlusconiana ha
infierito, in questi mesi, dicendo che il Pd si sarebbe comportato con Prodi
come i comunisti sovietici. I quali facevano sparire dalle foto di gruppo con
Stalin, ritoccandole machiavellicamente, i dirigenti caduti in disgrazia. Una
sorta di oscuramento, ma non truce e in una certa misura (ma non troppa!) anche
condiviso "obtorto collo" dalla vittima, in effetti il Prof. lo ha
patito in questi due mesi precedenti al voto. Ed è spuntato su un palco -
insieme a Walter - solo nel comizio di chiusura della campagna elettorale a
Bologna. Mentre non s'è visto negli altri luoghi della battaglia, dove c'erano
i big del suo partito che spesso, o sempre, più o meno sottovoce dicevano
quanto fosse arduo per loro far risalire la china al centro-sinistra, dopo
"la cattiva prova" del governo prodiano. Il Prof. era a conoscenza di
questi sfoghi "ingenerosissimi". Ma è stato assente e, soprattutto,
silente pur di non mettere i bastoni fra le ruote al Pd. Che comunque gli era
lontano dagli occhi e forse cominciava ad essergli lontano anche dal cuore o se
non dal suo da quello di uno degli amici più cari, Angelo Rovati, che con Prodi
ha fondato il Pd ma poi ha votato Udc. Sarebbe, insomma, troppo semplice dire
che Romano ha lasciato il Pd per astio verso Veltroni.
Anzi, il segretario del Pd è uno dei pochi che Prodi (furibondo per esempio con
Bertinotti che lo definì "il più grande poeta morente") cerca di
salvare nella sua profonda amarezza. Ma in generale, del centro-sinistra questo
pensa l'ex premier: "Io sono l'unico che ha battuto due volte Berlusconi, e m'hanno cacciato!". E comunque, ora Prodi
lascia la presidenza del Pd perchè profondamente deluso, se non addirittura
stomacato, dalla politica italiana. Lascia questo incarico onorario, per essere
ancora libero di avere un nuovo ruolo internazionale all'Onu o ai vertici
dell'Europa e per essere libero di togliersi, semmai, qualche sassolino dalle
scarpe. L'altra volta, quando fu defenestrato nel 1998, fece scrivere al
"Mulino", la rivista bolognese che egli considera una seconda casa,
che era stata ordita ai suoi danni un'"operazione politica spietata".
Insomma, si trattò a suo dire - o dei suoi amici - di un complotto
dalemian-mariniano. Stavolta, sulla rabbia domina il rammarico nella vita da ex
di Prodi. Il quale non spara ancora sassolini né medita terribili vendette
("Il Vindice di Bruxelles", lo soprannominò Cossiga dieci anni fa) e
tuttavia difficilmente riuscirebbe a restare a proprio agio e in posizione di
vertice dentro il Pd, nei confronti del quale prova una punta di estraneità in
quanto s'è sentito messo ai margini. Gli dispiace, e assai, la rimozione che
quel partito ha operato ai danni del suo governo ("Eppure abbiamo risanato
i conti dello Stato..."), come fosse una cosa di cui vergognarsi. Di
fatto, in occasione dell'addio numero uno (quello alla ricandidatura) e
dell'addio numero due (quello alla politica italiana) il Prof. sembrava voler
mantenere un unico ruolo, quello di padre nobile del Pd. Ma il corso della
campagna elettorale gli ha fatto cambiare idea: "Non ce l'ho con Walter,
ha lavorato bene. Ma sono stufo della grandinata di critiche, che non smerttono
di piovermi addosso!".
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-17 num: - pag: 48 categoria:
REDAZIONALE Italians di Beppe Severgnini Londra, domande fuori moda L unch
all'Economist, quattordicesimo piano. Solita Londra grigio-azzurra, solite
poltrone rosse, soliti amici incuriositi, solite notizie italiane: Berlusconi vince le elezioni. Ma non è la solita storia,
provo a spiegare. L'Italia è più ansiosa e l'uomo più cauto. Se vuol abitare
nell'unica casa che non può comprare (il Quirinale), dovrà rassicurare chi non
può sedurre. Ha cinque anni di tempo: probabilmente, ci proverà. Se ci
provasse, quassù lo aspettano a colazione. Per adesso, in Italia, atmosfera
strana. I ventiquattro liberali rimasti si sentono come nella notte di San
Lorenzo: sopra passano le stelle cadenti, tutte da sinistra a destra. Ma M., fino a ieri, non lodava il tentativo di Veltroni? Perché ora lo irride? Che dire di E., che conosce la Lombardia
come io conosco la Bessarabia: è diventato leghista in 48 ore? E il buon G.?
Ieri diceva che Berlusconi era populista; ora l'ha promosso "popolare". Troppa
fretta: peccato. E' comprensibile che tanti italiani, stanchi dei
petulanti no-no-no di certa sinistra, abbiano scelto il centrodestra. Non è
sorprendente, per chiunque sia passato nella Stazione Centrale, che i milanesi
siano più interessati alla sicurezza che al dibattito interculturale. Ma le
domande restano. Non saranno più di moda, ma restano. Questa, per esempio. Il
prossimo capo del governo è un gigante dei media che s'atteggia a play-boy, in
perenne conflitto con la magistratura. Ormai è più che tollerabile: è normale.
In un'altra democrazia occidentale non sarebbe così. Ma gli italiani - bisogna
prenderne atto - se ne sono fatti una ragione. Domanda Lorella Ghiotti dalla
Germania (lorell a.ghiotti@ccit-aachen.eu): "Perché?". Buona domanda:
sto cercando la risposta da 14 anni. Butto lì, fate voi. L'onnipresenza dei
conflitti d'interesse (assessori, giornalisti, insegnanti, medici, accademici...
chi più ne ha, più ne metta). L'antica tradizione in materia (nelle Signorie il
popolo diceva "E' ovvio che il signore si faccia i suoi interessi. Basta
che pensi un po' anche ai miei!"). L'urgenza di altre questioni (se una ha
un contratto a termine e due figli a tempo pieno, la proprietà dei media
importa sì e no). L'assenza di alternative (Di', Liberto: come avete fatto a
non capire?). Il fascino del Cavaliere, profumato di Peron, Putin e Frank
Sinatra (conservazione e rivoluzione, polso fermo, lunghe notti, belle donne,
strani amici). Poi c'è quest'opinione arrivata da Parigi, apparsa ieri su
Italians: "Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più
rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in
cui gli uomini si lasciano trascinare (...). In casi del genere, non sarà
neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi
a privarsene volentieri. Se un individuo abile e ambizioso riesce a
impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada
aperta". L'autore? De Tocqueville. Non aveva sposato una modella mora, ma
era pure lui un francese importante. www.corriere.it/italians
www.beppesevergnini.com \\ In Europa tante questioni dietro il risultato del
voto risultano incomprensibili.
( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FABRIZIO RIZZI dal
nostro inviato NEW YORK - Lascia il Partito democratico, "avanti
altri". E' un addio definitivo alla politica attiva. Non c'è rammarico,
forse un po' di nostalgia. Perchè del Pd, Romano Prodi, ne è stato il
fondatore, anzi l'ideatore. Ma a Pasqua, quando l'esito delle elezioni non si
profilava nella sua drammatica dimensione d'arresto, e nessuno conosceva se il
tour in Italia di Walter Veltroni avesse capovolto le
grigie previsioni, il Professore aveva messo per iscritto, in una lettera, la
volontà di abbandonare la presidenza dell'assemblea costituente del Pd. Una
"dead-line" fissata per il giorno in cui si sarebbe conosciuto il
risultato delle urne. Ora non sa ancora che cosa farà. "Non ho fatto progetti
e stamattina non ci ho pensato". Adesso con Walter avrà un incontro
"chiarificatore", il più presto possibile, è la richiesta. Prodi
puntualizza, con fermezza: "Certamente ne discuteremo, ma non discuteremo
della decisione che ho preso". Lo strappo è avvenuto, senza colpi di coda
o cannonate. Il premier getta acqua sul fuoco. "Non cerchiamo di trovare
polemiche, perchè non ce ne sono. E', semplicemente, una scelta di vita".
In realtà nel suo staff precisano: "Pensa che la sua epoca politica sia
finita. Ha vinto per due volte contro Berlusconi e per
due volte non ha concluso il progetto". L'amico, Angelo Rovati, è
telegrafico: "E' una delusione per le elezioni". Una telefonata tra i
due leader in tarda mattinata c'è stata. Se le prime versioni davano toni alti,
accesi durante un breve colloquio telefonico, più tardi, le rispettive
segreterie hanno negato qualsiasi dissapore o incomprensione. Prima di salire
nell'aula del Palazzo di Vetro e affrontare temi, come la fame dell'Africa
("ma su questo - precisa - non ruberò la scena a Veltroni,
c'è posto per tutti"), che gli stanno a cuore, il premier decide di
cambiare programma e mettere fine alle rivelazioni sulla sua uscita dalla tolda
di comando del Pd. Se ne va dal palazzo dell'Onu e chiama i giornalisti in una
sala dell'hotel "Millenium Plaza". E' emozionato quando affronta
l'argomento. L'emozione si traduce in un lapsus, chiama "Partito
popolare" il Pd. Ma la correzione è rapida. Ripassa gli ultimi spezzoni
della storia. "Il mio impegno nel Pd è una scelta coerente. Dopo la crisi
di governo, ho preso la decisione di non presentarmi alle elezioni politiche,
perchè ritengo necessario che nuove leve dirigenti portino avanti la crescita
del Pd". Non accusa Veltroni di sbagli, di
abbagli. La campagna elettorale che ha condotto "è stata estremamente
coraggiosa e forte", mentre il Pd ha "ha avuto una buona performance,
ora deve rafforzarsi, lavorando sui programmi e consolidando il suo ruolo di
unica alternativa riformista in Italia". Tutte cose scritte, messe nero su
bianco. Il rinnovamento è la base per il nuovo partito, di cui vuole restare
"supporter forte e leale, cercando di lavorare su riflessioni e
proposte". Tutto qui, un semplice supporter, nient'altro. Ed in questo
passaggio si riassume il dramma che attraversa il vertice del Pd, con la
volontà di Prodi di non lasciare in terra morti e feriti, ma di prendere le
distanze, senza creare scossoni. Ma sulla "talpa", ovvero la
responsabilità di chi ha fatto uscire l'indiscrezione, qualche tensione, non è mancata tra i due staff di Veltroni e Prodi.
Perchè l'annuncio della lettera ha colto di sorpresa il Professore convinto di
dover incontrare Veltroni a giorni, come era stato stabilito. Quando il leader del Pd,
vide recapitare quella lettera a ridosso dei giorni di Pasqua, cercò il
Professore. I due si parlarono a lungo, come tante altre volte. Veltroni non voleva che abbandonasse il Pd, infatti ne ha
sempre elogiato, durante i comizi, l'azione riformatrice del governo. Nel corso
di un forum al "Corriere", dando l'annuncio, "Prodi continuerà a
fare il presidente del Pd", probabilmente cercava di forzarne le
resistenze. Non c'è riuscito. Ed è un giallo la smentita che Silvio Sircana ha
fatto fino a pochi minuti prima per mettere a tacere i "rumors".
Prodi difende il suo portavoce: "I miei collaboratori non sapevano della
lettera, perchè era un fatto personale. Non hanno detto bugie".
( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La ingaggia sul nome
del successore alla Ue in sostituzione di Franco Frattini eletto in Parlamento
e già designato ministro degli Esteri prossimo venturo. Il Cavaliere vorrebbe -
dicono - nominare Antonio Tajani al posto di Frattini, ma il Professore cui
spetta più che voce in capitolo sulla nomina, si inalbera: "Avevo proposto
una rosa di cinque nomi a Berlusconi, ma non mi ha mai
risposto". I cinque petali, in ordine alfabetico, sono: Giuliano Amato,
Emma Bonino, Paolo De Castro, Piero Fassino, Enrico Letta. Sul nome del
ministro dell'Interno ci sarebbe, pare, una convergenza più o meno immediata,
bipartisan, solo che l'interessato non è interessato a occupare quella
poltrona. Il candidato vero, in realtà, è Piero Fassino, ultimo leader dei Ds,
grande esperto di questioni europee con una grossa rete di contatti e
conoscenze maturata in anni di lavoro di politica estera, di partito e governativa.
Sul nome di Fassino si stanno impegnando a fondo sia Prodi
che Veltroni, che ne ha parlato apertamente nella conferenza stampa
dell'altro giorno, senza citare Fassino, ma facendo presente a Berlusconi che sul tema sostituzione Frattini "sarebbe auspicabile
cominciare con il piede giusto e con le procedure giuste". Anche
Letta, a quel che raccontano, potrebbe avere delle chances. Quel che è certo è
che prosegue il braccio di ferro non solo sui nomi, ma su chi debba nominare
chi. "Spetta a me", ribadisce Prodi. "No, a Berlusconi",
è la tesi di altri. Si schierano anche in Europa. Per Graham Watson presidente
degli europarlamentari liberaldemocratici, la nomina spetta al governo Prodi.
Per altre fonti europee, probabilmente più vicine alla realtà politico-istituzionale,
la nomina andrebbe fatta di comune accordo tra il governo uscente e quello
entrante. Facile a dirsi, ovviamente. La designazione del candidato per la
sostituzione di Frattini, spiegano a Bruxelles, cade a metà strada tra le
competenze del premier in carica e le aspirazioni di chi, avendo vinto le
elezioni, si prepara a prendere il suo posto. "Dal punto di vista formale,
Prodi ha ragione a dire che la nomina del successore designato spetta a lui e
al suo governo", rilevano fonti autorevoli a Bruxelles, interpellate
dall'Ansa. "Dal punto di vista politico è però difficile che il primo
ministro in carica di una coalizione sconfitta non si concerti con il capo
della coalizione uscita vittoriosa dalle elezioni per trovare un nome che abbia
anche il suo gradimento". Frattini ha chiesto e ottenuto dal presidente
della Commissione Ue, Josè Manuel Durao Barroso, di poter godere di ferie non
remunerate, di fatto un prolungamento del suo congedo elettorale, fino al 28 di
aprile. n.b.m.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-17 num: - pag: 1 autore: di
GIUSEPPE PULLARA categoria: REDAZIONALE FINE APRILE ALLE URNE SE A VOTARE TORNA
L'IDEOLOGIA Sembra un ritorno storico: oggi, come nel 1993, Rutelli si trova
ancora a duellare per il Campidoglio contro un esponente della destra. Allora
fu il leader Gianfranco Fini, ora è il suo "colonnello " Alemanno. E
la gara, come quindici anni fa, si conclude al ballottaggio. Pare di assistere
alla chiusura di un cerchio. Rutelli fece ricorso, per il secondo round, agli
elettori che avevano preferito Renato Nicolini: truppe fresche, pronte,
disponibili. E infine vinse. Si disse: "Roma è una città di destra che ha
votato a sinistra". Oggi la domanda è: una città spostata ormai sul centrosinistra
voterà a destra? E in subordine: a quali truppe ausiliarie farà appello Rutelli
per guadagnare 5 punti e superare il 50 per cento? Alemanno
conta su Storace, Ciocchetti, Baccini, Baldi (e sullo tsunami Berlusconi, ovviamente). C'è poco da pescare, oltre gli alleati, per l'ex
leader della Margherita. Le liste civiche, i beautiful di supporto sono stati
drasticamente ridimensionati: poco più del 3%. Solo due anni fa giungevano con Veltroni al 10,6%. La categoria è quasi assente alle spalle di
Alemanno. è il segno formale della definitiva chiusura del ciclo della
"società civile" che fa politica: la "gente comune" vota
per i politici e non per gli "esterni". Come fanno le donne, che non
votano per le donne. Questa volta è successo un caso del tutto inatteso: l'elettore
che vota per il partito ma non per il candidato. Rutelli ha raccolto meno voti
della sua coalizione (-1%): ecco un elemento in sé negativo che si trasforma in
un motivo di speranza, peraltro insufficiente, per il ballottaggio. Il nome di
Alemanno ha avuto l'effetto opposto: un punto in più della coalizione può
indicare una generale propensione positiva degli elettori che saranno decisivi
a fine mese? Scacciata da tempo dalla porta l'ideologia potrebbe rientrare (con
la "i" minuscola) dalla finestra e decidere lo scontro. Come nel '93,
quando poi alla fine i renitenti, gli incerti, i sofisti dei due campi si
sentirono richiamati all'ordine: o di qua o di là.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-17 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Dai parroci ai movimenti La Chiesa che esulta per il Pdl Don Bellò:
è un delitto far festa? Don Cardinetti: mi sono rallegrato Viaggio nel mondo
ecclesiale che non ha fatto mistero di preferire la vittoria del centrodestra
MILANO - Non che abbondino personaggi come don Giovanni Bellò, 72 anni, parroco
di Semonzo di Borso del Grappa, uno che ha già dato millecinquecento euro al
bar del paese per pagare da bere a tutti quando morirà e nel frattempo, il
giorno della caduta di Prodi, ha stappato una bottiglia di vin santo, "è
forse un delitto far festa?". Le sue idee non le ha mai nascoste:
"Cosa vuole che le dica, sono incapace di tacere, l'ho detto pure
nell'omelia di domenica: caro Veltroni, ma i
valori dove sono? Mica per il Berlusconi o la Lega, però son
contento che abbia vinto un partito che difenda i valori cristiani...". Ma
c'è una Chiesa che al di là della distanza marcata dalla Cei del cardinale
Angelo Bagnasco - la Chiesa non si schiera con nessuno ma ricorda i
"valori irrinunciabili " - non ha fatto mistero di preferire lo
schieramento vincente. O almeno lo ha fatto capire. O ancora cerca di
vederne il lato positivo, senza indulgere agli eccessi leghisti, tipo il
volantinaggio davanti alle parrocchie contro il cardinale Tettamanzi dopo che
la Curia milanese aveva denunciato che "si è scesi abbondantemente sotto
il rispetto dei diritti umani " negli sgomberi dei Rom. Del resto Avvenire
segnalava ieri la sconfitta dello "zapaterismo d'Italia", compreso il
"Pd impannellato", che tra "Dico e manipolazioni della vita
nascente e morente" ha finito per "distogliere lo sguardo dall'Italia
reale di famiglie e lavoratori". Valori, problemi concreti. Ci son parroci
come don Mario Cardinetti, a Cava Manara nel Pavese, che rivelano le loro
simpatie leghiste ("Diciamo che mi sono rallegrato") e altri tipo don
Giuseppe, sacerdote in un paese operaio come Chiampo, che senza tifare spiega
il 41 per cento leghista allargando le braccia: "Da anni dico: vediamo le
persone e scegliamo il meno peggio. Io non intervengo, non ce n'è bisogno, la
gente è matura e sceglie da sé. Non c'è da me-ravigliarsi, qui la Lega ha
lavorato bene, si sono mostrate persone serie che mantengono la parola ".
Il Carroccio sfonda nelle zone che furono bianche, il direttore dell'Eco di
Bergamo, Ettore Ongis, riassume: "La Bergamasca rimane cattolica e il voto
alla Lega, sia pure alla sua maniera, esprime un popolarismo, una vicinanza
alla gente, che può riconoscersi in talune espressioni del mondo cattolico
". Così la Lega cerca di accreditarsi, "il 39 per cento dei nostri
elettori è cattolico praticante. Ho portato Bossi alla messa di Pasqua",
rivela Giuseppe Leoni ad Avvenire. Don Pietro Giola, parroco di San Michele a
Varese, conferma: "Mi hanno chiamato ed ecco lì il Leoni con Bossi in
prima fila! Leoni lo conosco, è un buon diavolo, una persona onesta che parla
come noi, mica come Bertinotti... Bossi non l'avevo mai visto ma qualche
reminiscenza ce l'ha, ha riconosciuto un'immagine di Giotto che proiettavo in
Chiesa, "quella è la cappella degli Scrovegni!" ". Certo, il
Lombardia ha il suo peso CL, movimento ecclesiale che non si è espresso ma al
quale fa riferimento il fior fiore del Pdl, Formigoni in testa. "Berlusconi oltre De Gasperi", titola il settimanale
ciellino Tempi, "ora l'Italia può svoltare". Giorgio Vittadini,
fondatore della Compagnia delle opere, parla di "voto del popolo contro
l'establishment ". In Romagna un discepolo di don Giussani come monsignor
Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro, ha diffuso un messaggio durissimo
contro l'accordo fra Pd e radicali: "Aveva ragione il più acuto studioso
di problemi del comunismo e del cattolicesimo in Italia, Augusto Del Noce, che
ne Il suicidio della rivoluzione e Il Cattocomunista diceva che i comunisti per
arrivare al potere avrebbero venduto i loro valori fondamentali per
trasformarsi in un grande partito radicale di massa. L'ingresso di
rappresentanti del Partito radicale nelle liste del Pd compie questa
sostanziale identificazione della forza egemone della sinistra con questa
mentalità della quale, tutto si può dire, meno che sia una mentalità del popolo
e al servizio del popolo. Le conseguenze di questa mia posizione sono così
evidenti che non vale nemmeno la pena di esplicitarle". Gian Guido Vecchi
La copertina "Berluscolor", così titola in copertina l'ultimo numero
del settimanale "Tempi", vicino a Comunione e Liberazione. Il
periodico diretto da Luigi Amicone sottolinea il successo del Pdl e quello
personale del Cavaliere: "Berlusconi oltre De
Gasperi", sentenzia, e profetizza: "Ora l'Italia può svoltare"
Critico con il Pd Monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino.
( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - Massimo D'Alema e Pier Ferdinando Casini si erano sentiti al telefono la
sera di lunedì, a vittoria di Berlusconi già
acquisita. La visita del vicepremier a casa Casini è stata fissata allora. Ma
non avrebbe avuto lo stesso rilievo se Walter Veltroni,
nel frattempo, non avesse lanciato un segnale pubblico a favore del dialogo con
l'Udc. Casini ha fin qui percepito ostilità da parte del leader Pd. Ha visto
materializzarsi il "Veltrusconi" ben prima delle elezioni,
nell'avversione alla riforma elettorale sul modello tedesco. D'Alema invece ha
da tempo idee più vicine a quelle di Casini sulle riforme istituzionali. E non
fa mistero di cercare il dialogo anche per verificare la possibilità di intese
future. Ora l'Udc è "corteggiata". Innanzitutto per il ballottaggio
di Roma, dove i suoi elettori potrebbe essere determinanti. Tanto che, dopo la
visita di D'Alema, anche Gianni Letta ha cercato Casini al telefono. Per il Pd
la sconfitta in Campidoglio sarebbe ben più pesante, anche sul piano simbolico,
perché colpirebbe la sua leadership. Ma il Pd ha anche una ragione in più:
cerca un raccordo tra le opposizioni per aumentarne la forza, nella società se
non nel Parlamento. D'Alema e Casini ieri hanno parlato di questo. Ovviamente
il vicepremier spera che l'Udc a Roma concluda la sua consultazione interna
senza alcun accordo con Gianni Alemanno. E a Casini ha detto che, se il Centro
confermerà la sua autonomia politica, darà più forza nel Pd a chi si oppone ad
una riforma in senso bipartitico e ad un asse con Berlusconi.
Il modello tedesco - pochi partiti ma autonomi - resta per D'Alema il sistema
più rispondente alla realtà italiana. Casini ha escluso coordinamenti o
"omologazioni" delle opposizioni. L'autonomia dell'Udc si esprimerà
anche con posizioni diverse dal Pd in Parlamento: "Sono pronto a sostenere
i provvedimenti del governo a favore della famiglia o di riduzione
fiscale" ha detto il leader centrista. Tuttavia a
Casini il dossier delle riforme sta a cuore. È per lui vitale scongiurare un
patto Berlusconi-Veltroni per una bipolarizzazione forzata. La porta del dialogo è aperta.
E dopo D'Alema sarà probabilmente Veltroni a fare
visita a Casini.
( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO RIZZA
ROMA Un ballottaggio sul filo di lana, è quello che sembra profilarsi a Roma
tra Rutelli e Alemanno. E' così che si spiega il corteggiamento tambureggiante
al centro moderato, la visita di D'Alema da Casini, il pressing di Berlusconi sugli elettori dell'Udc e quello più discreto e
lontano dai riflettori di Gianni Letta che chiede a Pierferdi di appoggiare
Alemanno. Partita apertissima, che può somigliare a quella di Illy in Friuli,
dove l'indicazione centrista si è rivelata determinante per i successo del
candidato del Pdl. Partita piena di incognite, per ora inestricabili: dove
andranno i voti di Storace? Dove quelli della Sinistra Arcobaleno, sballottata
nell'orgoglio e irritata con le scelte veltroniane, in un misto di
disinteresse, di desiderio di vendetta e di voglia di riscatto? I centristi
hanno un pacchetto che si potrebbe rivelare utilissimo, se non decisivo: il
3,15% di Ciocchetti e lo 0,73% di Baccini. Poi c'è lo 0,78 del solitario Baldi;
e che farà la grillina Monti con il suo 2,66%, ammesso che li possa governare?
Storace ha un utile 3,33%. Se si dovessero sommare alcune di queste
percentuali, apparirebbe chiarissimo come il vantaggio di cinque punti vantato
da Rutelli su Alemanno (45,8 contro 40,5) sarebbe recuperabile. Il Partito
delle libertà conta sull'effetto trascinamento della vittoria alle politiche,
che potrebbe risucchiare le preferenze dell'elettorato moderato; il Pd conta
sulla voglia di riscossa di un elettorato bastonato e che potrebbe ripartire da
Rutelli. La partita romana è con tutta evidenza un caso nazionale, per gli uni
e per gli altri, e questo spiega il pressing che i due grandi partiti stanno
mettendo in atto in queste ore. Primo destinatario Casini. Dicono sia difficile
che le primarie di venerdì dell'Udc, decise per capire come votare a Roma,
possano dare un risultato netto e pendere a favore dell'uno o dell'altro. Può
anche succedere che alla fine prevalga una ragion politica, che si tradurrebbe
nella libertà di voto, che precede una scelta di equidistanza. Casini potrebbe
non avere interesse a schierarsi, troppo fresche sono le ferite dell'aspra
campagna elettorale contro Berlusconi, e troppo
diverse sono le scelte programmatiche e ideali rispetto al Pd. Lui ripete:
"Non mi muovo dal Ppe, sono alternativo alla sinistra". I centristi
possono fare da ago della bilancia, se solo vogliono, ma sembra troppo presto
per convincerli a farlo esplicitamente adesso. D'Alema è andato a trovare
Casini, per un appuntamento già fissato da tempo, e pare proprio sia così: il ministro
degli Esteri aveva già individuato strategicamente la necessità di aprire, dopo
il voto, il dialogo con i centristi e con la sinistra, ancor più necessario in
caso di sconfitta per fare fronte comune dall'opposizione a
Berlusconi. La sortita esplicita di Veltroni del
giorno prima tendeva ad accreditare la mossa, a dare l'immagine di un Pd
impegnato a dialogare a tutto campo. Non c'è solo Roma, nell'immediato. Ma
bisogna costruire un rapporto in Parlamento che vede, sullo sfondo, come
traguardo da condividere, la legge elettorale per evitare il referendum tra un
anno (il sistema tedesco); una serie di regole istituzionali condivise
da cambiare; e un fronte moderato-riformista da opporre a Berlusconi
ove le sue scelte si rivelassero troppo condizionate dalla Lega e, quindi,
osteggiate dall'opposizione. La politica si fa guardando avanti, ci si prepara
a tutte le evenienze. Su Casini il Pdl ha usato una strategia diversa. Berlusconi non ha rivolto subito il suo appello direttamente
al leader ma, di sponda, agli elettori dell'Udc e della destra, in modo che
"non consentano il prevalere della sinistra". Al bon ton ci ha
pensato Gianni Letta che ha telefonato a Casini per perorare direttamente e a
voce la causa di Alemanno, la necessità di far fronte comune per togliere al Pd
la roccaforte romana, un segnale che sarebbe nefasto per l'opposizione e
significherebbe mettere una ciliegina, e che ciliegina, sulla torta della
vittoria. Poi, a sera, Berlusconi ha rilanciato
l'appello, stavolta direttamente a Udc e Destra. Casini non ha risposto sì né a
D'Alema né a Letta, si tiene stretti i voti del Centro in attesa di capire
quali margini politici i due forni saranno in grado di garantire. La scelta dei
moderati potrebbe essere determinante. Difficilmente infatti Alemanno potrebbe
imbarcare i voti di Storace senza scoprirsi troppo a destra e facendo
imbestialire gli ebrei romani, che ieri hanno già lanciato un altolà
inequivocabile: guai a sentire puzza di fascismo al ballottaggio. Sfida
incerta, con l'incubo dell'assentesimo che può modificare i rapporti di forza,
forse più delle alleanze dell'ultimo minuto.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-04-17 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE I casi Da Genova a Venezia, come sono maturate le scelte che hanno cambiato
la geografia politica Nord, le città della destra in cerca di soldi e stabilità
Artigiani e commercianti dietro la svolta G li armatori di Genova, gli
agricoltori di Parma, i commercianti di Venezia, i piccoli imprenditori di
Verona, i giovani di Cremona. Categorie e corpi sociali diversi che, ancora una
volta, hanno innalzato la bandiera della libertà economica, issata sulle
banchine del porto di Genova, sulle ciminiere di Porto Marghera, sulle
cattedrali delle città venete. Città che sono il tessuto connettivo della
questione settentrionale, di quel Nord impaurito e ostile alla sinistra che
salda l'insicurezza sociale alla vivacità dei commerci, che teme la
globalizzazione ma è pronto a cavalcarla, sfruttando le promesse di Lega e Pdl:
dal federalismo fiscale alla detassazione degli straordinari, dalle riforme
delle infrastrutture all'abolizione dell'Ici. Cipriani testimonial a Venezia
Qui non ci sono moschee né campi rom. Eppure la Lega cresce. Nei sestieri
veneziani è al 12 per cento, a Jesolo arriva al 30. Marco Michielli, presidente
di Confturismo e Federalberghi: "Il Pd è stato troppo attento alla grande
industria, come il Pdl. E infatti hanno piazzato Riello e Calearo, trascurando
altre categorie". Errore grave a Venezia, dove il centrodestra aveva un
testimonial eccellente, Arrigo Cipriani: "Ho votato Lega al Senato e il
centrodestra alla Camera". Non che il titolare dell'Harry's bar sia di
destra: "Ci sono persone che hanno fatto bene anche nel Pd". Né
condivide slanci xenofobi o derive securitarie: "Ma no, qui io e i miei
colleghi abbiamo votato Lega perché vogliamo il federalismo fiscale. Siamo una
terra ricca, con imprese che hanno grandi capacità e che arrancano anche a
causa dei prelievi statali". I veneziani sono stanchi, dice Cipriani: "Siamo
una città decimata, chiusa in se stessa, offesa dalla massa di turisti che si
riversa qui ogni giorno ". Non ha difficoltà ad ammettere, Cipriani, che è
stato anche un voto di protesta: "Contro questa sinistra che parla di
decoro e non fa nulla, se non gli editti declamanti dagli altoparlanti dei
vaporini. Il veneziano è stufo, non ha più voglia di pensare, di discutere.
Vuole concretezza ". Il record veronese della Lega Silvio Berlusconi lo definì "un po' rozzo, ma efficace".
Efficace lo è stato di sicuro, se è vero che da queste parti si parla di
"effetto Tosi" per definire il boom della Lega, arrivata a Verona al
32 per cento e a percentuali stellari nella Treviso di Gianpaolo Dozzo,
ministro in pectore. Un sindaco forte, che non basta a spiegare il vento del
Nord. Il presidente dei piccoli imprenditori, Alberto Aldegheri, la mette così:
"Hanno promesso cose che stanno realizzando. C'è voglia di gente
concreta". Ancora più esplicito il presidente della Confartigianato,
Ferdinando Albini: "Il governo ci ha fatti passare per evasori fiscali,
per quelli che hanno mandato in malore l'Italia". Magari è anche vero che
qualcuno non paga le tasse, ma gli artigiani si sentono umiliati e offesi e la
Lega conforta: "Ha ben poco di folcloristico. In passato l'ho anche
criticata, ma ora Tosi mantiene le strade pulite e garantisce la
sicurezza". E poi le infrastrutture: "Ferrovie e autostrade in Veneto
sono disastrose. Stamattina parlavo con un collega che doveva andare a Roma:
prima prendeva l'aereo, ora Alitalia ha sospeso i voli da Verona". Genova,
la cena di Castelli A Genova il Pd ha tenuto bene. Ma il crollo della sinistra
ha portato con sé la crescita impetuosa della Lega, più 93 per cento alla
Camera. La rappresentazione scenica del nuovo clima si poteva cogliere qualche
giorno prima del voto. Niente sagre paesane, ma una cena in un ristorante di
classe, presenti l'ex Guardasigilli Roberto Castelli e ben 120 tra
imprenditori, avvocati, commercialisti e persino nobili cittadini. Platea nella
quale spiccava Claudio Gemme, ad dell'Ansaldo. Gemme risponde al telefono da
Mosca, dove sta inaugurando una nuova filiale: "Come imprenditori non ci
siamo sentiti molto supportati dalla politica. La Lega ha un programma serio,
vicino alle aziende e molto focalizzato sull'industria: sulle risorse
energetiche, la necessità manodopera qualificata, il costo ridotto delle ore
straordinarie". Bossi si scaglia da sempre contro la globalizzazione e
invoca dazi. Gemme non crede affatto che la Lega sia ripiegata su se stessa: "Anche
Castelli ce lo ha detto: è giusto e necessario che le aziende italiane
esportino i loro prodotti nel mondo. C'è un mercato enorme che ci
aspetta". Quanto al protezionismo, "è ovvio che importare prodotti di
bassa qualità dalla Cina, impoverisce il nostro Paese. Dobbiamo evitare anche
di comprare energia dall'estero. Serve aiuto. Del resto anche i coreani e i
brasiliani godono di sostegni per noi impensabili, come premi
all'esportazione". Altro cavallo di battaglia della Lega è il no ai
clandestini e il freno all'immigrazione: "L'Ansaldo utilizza manodopera
che arriva da tutto il mondo. Nelle mie aziende lavorano rumeni, iracheni.
Tutti specialisti, gente che lavora. Non credo che la Lega sia contraria a
questa immigrazione". La borghesia agraria di Cremona A Cremona, due anni
fa, fu testa a testa. La spuntò per 700 voti e uno 0,7% il centrodestra. Oggi,
due anni dopo, il blocco azzurro-verde stacca di sette
punti Veltroni. E mentre il Pd guadagna circa quattro punti rispetto all'Ulivo,
la Lega cresce dall'8,7% al 15,8% e Berlusconi cede
quattro punti. Effetto del voto identitario, con sullo sfondo le proteste per
il progetto della moschea che si sono intrecciate con la condanna per
terrorismo all'ex imam. Ma almeno due dati rendono più complesso il
quadro. Una massiccia adesione silenziosa alla Lega da parte della borghesia
agraria, che nelle scorse legislature sembrava fidelizzata da Forza Italia -
che aveva nel grande agricoltore Giovanni Jacini un personaggio carismatico - e
dall'An di Gianni Alemanno. Ora la borghesia agricola cremonese si è in parte
riconosciuta nell'antico simbolo che negli anni '90 era vicino al 20 per cento
e che poi ha flirtato con il leader dei Cobas del latte Giovanni Robusti. Ma a
segnare la svolta, a Cremona, c'è anche il piccolo esercito dei Giovani Padani.
Sono 80, tantissimi relativamente ai numeri della città, guidati da un
ventiquattrenne laureando in informatica, Fabio Grassani: "Siamo tutti tra
i 17 e i 28 anni e per noi è la prima esperienza politica. Cosa vogliamo? Sicurezza
e federalismo". Pavia, Abelli protagonista A Pavia, come a Cremona, il
Comune è amministrato dal centrosinistra. E le politiche sembrano l'occasione
perfetta per chiedere il conto alla sindaca Piera Capitelli. Attaccata da
sinistra per la mano dura usata contro i Rom e criticata da destra per i
ritardi, in molti, sulle sponde del Ticino, pensano che al centro del voto ci
siano anzitutto dinamiche locali. Difficile,.
( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-04-17 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE In controtendenza Pd, a Sondrio le prime prove di rivincita MILANO
- "La vittoria di Sondrio, tutt'altro che scontata, è un segnale di cui
dobbiamo tenere conto". Le parole degli esponenti democratici sono rimaste
sospese perché la conta, al primo turno delle Comunali del capoluogo
Valtellinese, si è fermata al 49%, e la festa per la riconquista della
Valtellina è quantomeno rinviata agli esiti del ballottaggio. Ma resta il fatto
che, in un quadro complicato per il partito che in Lombardia è guidato da
Maurizio Martina, il principale segnale di speranza, di controtendenza rispetto
alla marea verde-azzurra, arriva proprio dalla città natale di Giulio Tremonti.
"In diverse città lombarde siamo il primo partito", ha detto Martina,
menzionando anche la "sua" Bergamo, e registrando una crescita
percentuale rispetto alla somma Ds-Margherita di due anni fa. Il caso di
Sondrio però è diverso, perché si tratterebbe proprio di una vittoria, per
quanto lontana dal cuore dell'impero. Nella città il centrodestra ha governato
dal 2003 al 2007, anno in cui è arrivato il commissario prefettizio. Quanto
alle politiche, la candidatura di Veltroni, alla
Camera, ha raccolto il 32% mentre quella di Silvio Berlusconi ha
superato il 52%, con una Lega al 22% in crescita di dieci punti rispetto al
dato di due anni fa. Quella stessa Lega che del resto, da sola, governa la
Provincia con il presidente Fiorella Provera che nel 2004 vinse una prova di
forza elettorale con il centrodestra. Forse anche per questo,
riprendersi Sondrio è importante, per il Pd valtellinese. E di riconquista, in
effetti, si tratterebbe, tanto più che per l'occasione il centrosinistra è
tornato a una candidatura ampiamente sperimentata. A chi aveva già amministrato
il Comune per un decennio, dal 1994 al 2003. Il candidato sindaco che ha
sfiorato la vittoria al primo turno si chiama Alcide Molteni, è un medico noto
e stimato in città, ed è sostenuto dall'intera coalizione della vecchia Unione.
Ha fatto una campagna forte del buon senso, parlando una lingua chiara
all'elettorato valtellinese. "La prospettiva di sviluppo dell'intera
Provincia - dichiarava in campagna elettorale - non può non rifondarsi sugli
elementi che ci hanno qualificato e che nella mondializzazione dovremo ancora
maggiormente esaltare. Ambiente, qualità della vita, produzioni fortemente
tipicizzate". A differenza del suo avversario, Aldo Faggi, che prende poco
meno del 33% fatto registrare dalla sua coalizione, Molteni fa segnare oltre
due punti in più rispetto al suo schieramento. Oggi come ai tempi del suo primo
mandato, si trova di fronte una Provincia e un territorio dai tratti
particolarissimi, in cui risulta esasperato il carattere che unifica tutto il
tessuto produttivo del Nord-Nordest. Basti pensare che, il 95% delle imprese
valtellinesi, ha meno di tre dipendenti. Il tessuto tipico dell'elettorato che
ha sancito l'ennesimo trionfo leghista. Ma forse è ancora forte, nella
cittadinanza del capoluogo, la memoria di un movimento dei cento sindaci che, a
metà degli anni novanta, su e giù per l'Italia, sembrò a molti il vero embrione
del partito unico del centrosinistra che sarebbe arrivato, e per altre vie,
oltre un decennio più tardi. Uno di quei cento, appunto, era Alcide Molteni. J.
T.
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XI - Genova
Il caso L'ex senatore: inutile cercare alibi Mazzarello attacca "Troppi
errori è stata una disfatta" "Liste sbagliate ma anche poco dialogo
con la gente, alla base della sconfitta" DONATELLA ALFONSO "IL
PROBLEMA non è che siamo andati bene o male. Il problema è che abbiamo perso".
Non usa giri di parole Graziano Mazzarello, uno degli esclusi più illustri
dalle liste del Pd, nonostante una legislatura e mezza di impegno nelle file
uliviste alla Camera e al Senato. E lancia un avvertimento chiaro a Claudio
Burlando: "I limiti dell'azione regionale ci sono e la sconfitta lo
dimostra. Ora vanno recuperati e superati, parlando chiaro anche verso gli
alleati: per vincere alle Regionali non basta dirsi che ce la faremo". La
mia, assicura Mazzarello, non è la critica dell'ex, ma di chi conosce da una
vita il popolo già comunista, poi diessino e ora Pd. E quindi ha più facilità a
capire cos'è successo; al di là delle valutazioni di "tenuta" del vertice veltroniano locale. "Ho la sensazione che si
stia troppo indulgendo ad un giudizio consolatorio, per tradizione in Liguria
la sinistra ha avuto risultati più alti che nelle altre regioni, anche quando
abbiamo perso. Ma per un punto e poco più abbiamo perso al Senato, e quindi ci
siamo visti sfuggire il premio di maggioranza, che era la posta in
gioco. Questo non va, non può andarci bene: qualcosa non ha funzionato, e
quando negli ultimi giorni sentivo la dirigenza locale del Pd dirsi soddisfatta
dei sondaggi, mi chiedevo se fossero veri. Perché sentivo la gente, sentivo
l'aria che tirava, e tutto questo ottimismo proprio non lo vedevo". Un
attacco diretto a Mario Tullo, segretario regionale già messo in discussione da
Mario Margini? "Non voglio attaccare Tullo. Ma dire che bisogna fare una
riflessione, sì. Non siamo stati capace di leggere la realtà intorno a noi, e
questa è una colpa grave, per una sinistra che è sempre stata sul territorio.
La Lega eccede nelle posizioni, ma ha risposto a delle istanze che arrivavano
anche dal nostro elettorato, le paure per l'immigrazione clandestina, la rabbia
per troppe tasse e redditi troppo bassi. E partiamo da un altro elemento: le
liste. Abbiamo perso voti alla Spezia, siamo stati superati a Savona, dove Berlusconi nel suo comizio ha insistito proprio sul problema
delle liste "paracadutate"... Perché non c'erano né un nome spezzino
né uno savonese, nella lista del Senato, quella considerata strategica?"
Ma non basta la composizione delle liste a spiegare la sconfitta. "No di
certo. Abbiamo fatto tutto il possibile per convincere il centro moderato? E
per tenere con noi quegli esponenti, come Monteleone e Paladini, che sono stati
eletti in altre liste? E soprattutto: ci rendiamo conto o no che c'è stato un
ritardo nel verificare e correggere i limiti del governo regionale? E ora
dobbiamo capirlo e agire, prima che sia troppo tardi".
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 92 del 2008-04-17
pagina 0 E votami, razzista di Filippo Facci Rifondazione comunista, Comunisti
italiani, Verdi e Sinistra democratica non saranno in Parlamento. è giusto? No,
secondo me. Da proporzionalista-utopista sarei favorevole a che ogni minoranza
fosse rappresentata. Non ha tutti i torti il direttore di Liberazione, Piero
Sansonetti, nell'osservare che i diversi sistemi elettorali ora vedono
l'estrema sinistra nelle province e nelle città ma appunto in Parlamento no.
Non so se tuttavia abbiate ascoltato le spiegazioni che la Sinistra Arcobaleno
si è data circa la propria sconfitta: fa capire esattamente perché ha perso.
Anzitutto dice: in Italia è scomparsa la sinistra, in Italia è rimasto un
partito di centrodestra e uno di centro. La sinistra, cioè, sarebbero solo
loro. Le ragioni della sconfitta, poi, sarebbero tre: 1) Il
bipolarismo referendario tra Berlusconi e Veltroni, alimentato dai mass media; 2) L'astensionismo; 3) Il razzismo
strisciante che imperversa nel Paese. Cioè: è da tre legislature che gli operai
del Nord votano Lega; ora ha conquistato anche le roccheforti rosse più
inespugnabili, e trattasi palesemente di elettori di estrema sinistra che li
hanno mollati: ma loro, ora, anziché cercare di recuperarli e di capire,
li insultano e gli danno di razzisti. Oggi, sul manifesto, per la prima volta,
è comparso un titolo come questo: "Il leghismo che pesca a sinistra".
Alleluja. Ci stanno arrivando. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 92 del 2008-04-17
pagina 0 Addio signor no, l'ambiente ringrazia di Franco Battaglia C'è chi
lamenta come perdita che si sarebbe dovuta evitare la scomparsa degli
ambientalisti dal nuovo Parlamento, e c'è chi ribatte che i Verdi sono stati
cancellati dai propri stessi elettori. Ma, a pensarci bene, i Verdi non avevano
elettori neanche prima. Essi si trovarono nei governi passati solo grazie alle
scellerate alleanze pre-elettorali, necessarie per dare forza di governo a chi
tale forza mai ha avuto: ai Fassino e ai D'Alema, alle Finocchiaro e ai Veltroni. Il potere Verde, smisurato a fronte di quel loro
2% di sempre, fu ottenuto sempre grazie a quello ricattatorio che essi amavano,
sempre, esercitare. La differenza tra il passato e oggi è che nel passato erano
tollerati e oggi, finalmente, non più: non è escluso che molti di coloro che
avrebbero inteso dare la fiducia a Bertinotti gli hanno invece voltato le
spalle per essersi questi coi Verdi alleato. L'ambientalismo non è un'idea
politica: lagnarsi dell'assenza in Parlamento di una voce specificamente
ambientalista sarebbe come lagnarsi dell'assenza di un ipotetico partito
salutista che vorrebbe giustificare la propria esistenza adducendo che altri
ignorerebbero, o addirittura favorirebbero, le malattie. La
questione della salvaguardia della salute ambientale è cara a tutti: alla
Santanchè, a Fini, Bossi, Berlusconi, Casini, Di Pietro, Veltroni e, sono sicuro, anche a Bertinotti. A tutti noi, insomma. A
tutti noi, ma non ai Verdi. Ce lo dicono i fatti. La protezione dell'ambiente è
una questione scientifica. E la scienza, piaccia o no, non è democratica.
Orbene, nel rinnegare la scienza, i Verdi hanno dimostrato di essere gli unici
a remare contro la protezione dell'ambiente. Ci hanno fatto abbandonare il
nucleare - prima fonte d'energia elettrica in Europa - costringendoci a
inquinare con l'uso esagerato dei combustibili fossili. In nome di cosa? In
nome di quel colossale falso scientifico che vorrebbe irrisolto il problema
delle scorie radioattive: un problema, invece, perfettamente risolto, come
peraltro dimostra il fatto che con quasi 60 reattori nucleari in casa, il
problema dei rifiuti radioattivi mai è stato sollevato da alcun cittadino
francese o giapponese. Invece molti cittadini della provincia di Napoli,
sebbene governata da un Verde - o forse proprio per questo - non hanno più la
forza di sollevare il problema dei rifiuti ordinari. In nome della protezione
dalla leucemia infantile hanno promosso l'interramento dei cavi di trasmissione
dell'energia elettrica, che invece sono innocui, con ciò sottraendo alle
risorse per la lotta alla leucemia infantile un milione di euro per ogni
chilometro di cavo interrato. Hanno preteso che fosse bloccata la costruzione
del ponte sullo Stretto di Messina, il cui vero impatto ambientale è la sua
assenza. Il loro Segretario nazionale ha ieri dichiarato di voler ripartire
dalla difesa dei deboli. Lodevole proposito. Peccato che egli, in questi due
anni, in nome di quell'altro colossale falso scientifico che ha la pretesa che
il clima si possa governare, abbia impegnato denaro pubblico per la diffusione
degli inutilissimi e dannosissimi pannelli fotovoltaici, che è il modo più
garantito per definitivamente affossare i deboli: come se avesse impegnato
denaro pubblico nella distribuzione di caviale Almas - 200 euro l'etto - per
sfamare gli affamati. Insomma, non emetterei alcun lamento, neanche flebile,
per l'assenza dal Parlamento dei Verdi o di forze ambientaliste: ambientalisti
lo siamo tutti e in Parlamento ci siamo già. Solo i Verdi hanno dimostrato di
non avere a cuore l'ambiente e, grazie a Dio, non sono in Parlamento. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
COSSATO. IL DOPO
ELEZIONI "Nessun ricatto sulla giunta Ora la verifica" [FIRMA]RENATO
MORESCHI COSSATO A pochi giorni dalle elezioni e dalla vittoria del
centrodestra, la sinistra antagonista riflette sul tracollo alle urne. Nel
secondo centro della provincia, tradizionalmente una roccaforte
"rossa", la sconfitta ha assunto dimensioni a dir poco preoccupanti
soprattutto per le conseguenze che potranno avere sulla coalizione al governo
del Comune: il blocco della Sinistra arcobaleno è passata dal 10,3 per cento
del
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pd, Prodi lascia la
presidenza "Il voto non c'entra, avanti i nuovi" "Deciso a
Pasqua. L'Africa? Non rubo la scena a Walter" Il Partito democratico Il
premier uscente incontrerà il leader del Pd, "ma una decisione è una
decisione" MARCO MAROZZI DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK - Romano Prodi ha
dato l'ultimo addio alla politica attiva: si è dimesso dalla presidenza
dell'Assemblea costituente del Partito democratico. Lo ha fatto con una lettera
preparata nei giorni di Pasqua, inviata il 23 marzo a Walter Veltroni.
"Perché fosse chiarissimo che non dipendeva dai risultati elettorali. E
perché è necessaria una nuova leva, un nuovo gruppo dirigente - dice - . Io
sarò sempre un supporter leale e forte per le riflessioni necessarie al
Pd". Attento ad allontanare l'impressione di una presa di distanza, dopo
che per tutta la campagna elettorale è stato steso un sostanziale silenzio su
di lui e il suo governo, impugnati dagli avversari come armi contro il
centrosinistra. "Non cerchiamo di trovarci polemiche - dice infatti il
premier uscente - perchè non ce ne sono. Ci sono invece doverose scelte di
vita". E tuttavia poco più tardi parte la frecciata al leader del Pd. Accade
dopo l'intervento di Prodi all'Onu nella riunione tra Consiglio di sicurezza e
Unione africana. I giornalisti lo stuzzicano con una battuta. "Ho rubato
l'Africa a Veltroni? Ma non diciamo
sciocchezze... Per dare una mano all'Africa c'è posto per Prodi, per Veltroni, per tutti". Insomma "in Africa" ci potrebbero
andare tutti e due. Prodi sperava che la sua scelta venisse resa pubblica in
ben altri condizioni di quelle che invece si è trovato davanti: il disastro del
centrosinistra, lui costretto a raccontare il proprio addio nella sala
di un hotel a New York, durante l'ultima missione all'estero. Mentre da Roma il
suo portavoce Silvio Sircana, neosenatore a Napoli, era costretto a smentire la
notizia delle dimissioni anticipata da Antonello Piroso durante il tg del La7.
E mentre il premier a New York allestiva una conferenza stampa improvvisata di
prima mattina per - diceva - non sviare l'attenzione dalla sua giornata
all'Onu: la ricerca di "pace e sviluppo per l'Africa". Nella notte
americana vi erano state telefonate per sapere come era uscita la notizia.
Prodi ha preso molto, molto male l'improvvisata italiana. Anche se a New York
ha avuto ancora una volta parole di elogio per Veltroni.
Da parte sua il leader del Pd, per raffreddare un clima, ieri subito dopo
l'annuncio americano ha fatto sapere che "a breve" vedrà Prodi. Delle
dimissioni, dice l'ufficio stampa Pd, lui e il presidente del Consiglio
dimissionario avevano "concordemente deciso di riparlare insieme dopo il
voto". "L'incontro avverrà nello spirito di coesione e di grande
unità che si è visto in questi mesi e che è confermato dalle parole di oggi di
Prodi". Strategia concordata. Con qualche fatica e qualche voce fuori dal
coro, come quella di Angelo Rovati, consigliere di Prodi, dimessosi per il caso
Telecom però rimasto sempre vicino al Professore, da lui inserito fra i saggi
del Pd, ma che ha raccontato di aver votato alla Camera per Casini. Rovati
parla di "delusione" di Prodi. Il leader del Pd ha già cercato a più
riprese di far rientrare le dimissioni. Senza successo. "Certamente
discuterò assieme a Veltroni - ha detto Prodi ai
cronisti - ma una decisione è una decisione. C'è stata una ondata di
rinnovamento e poi quando qualcuno opta proprio per il rinnovamento viene visto
come una anomalia. Ci dovrebbe essere una certa coerenza". Rosi Bindi
definisce "senza fondamento" la possibilità che vada lei alla
presidenza, incarico ritagliato per il professore-fondatore dell'Ulivo e di cui
per statuto non vi è alcun automatismo nè obbligatorietà. Franco Marini resta
nel vago: farò il senatore. E mentre Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, rende "l'onore delle armi" a Prodi, il
Professore spera in un incarico internazionale, reso però molto difficile dal
voto italiano. Mentre ha visto con qualche amarezza e insieme comprensione
storico-politica che il suo amico Putin sarà il primo a incontrare Berlusconi. Più possibile un ritorno del Professore
all'attività privata di grande calibro. Anche se lo staff sconfitto con lui a
Palazzo Chigi, da lui mandato in Parlamento, lo spinge a insistere in Italia.
"I ruoli di responsabilità nel Pd adesso spettano ad altri" taglia
via lui. "Nella lettera ho ribadito che il mio impegno sarebbe terminato
il giorno delle elezioni". "La campagna elettorale di Walter Veltroni è stata estremamente coraggiosa e forte. - saluta
da New York - Il Pd ha avuto una buona performance alle elezioni, ed ora deve
rafforzarsi, lavorando sui programmi e consolidando il suo ruolo di unica
alternativa riformista in Italia. Ce ne sarà estremamente bisogno. Io rimarrò
nel partito con la mia capacità intellettuale e tutta la mia
disponibilità".
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il leader Pd
stupito, aveva concordato un altro percorso. Casini a D'Alema: non torneremo
mai col Pdl "Potevamo dare l'annuncio insieme" ma ora Walter punta
sulla Bindi I prodiani: non si resta presidente di un partito che ti attacca.
Anche Marini in corsa GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Non ha gradito l'insistenza
sul gap da recuperare rispetto al suo governo, confermata pubblicamente anche
nelle ore successive al voto. E i prodiani più fedeli non possono fare a meno
di sottolineare l'amarezza del Professore: "Non si resta presidente di un
partito che attacca te e il tuo lavoro tutti i giorni". Lo strappo dunque
era inevitabile anche se avviene in un clima di collaborazione, senza la
volontà di sfasciare tutto. Il fatto che la lettera di dimissioni di Romano
Prodi dalla presidenza del Partito democratico sia partita il 23 marzo dimostra
la "neutralità" del suo gesto. Diciamo né contro
il Pd veltroniano ma neanche pro. La lettera è stata spedita molti giorni prima
del 13 aprile, con considerazioni indipendenti dal risultato elettorale e
diretta conseguenza della scelta annunciata di "non partecipare più alla
politica attiva". "La carica di presidente dell'assemblea nazionale
non è onorifica. è votata dai membri di quell'organismo ed è un ruolo
attivo. Le dimissioni sono l'effetto di una volontà già espressa
chiaramente", spiega Giulio Santagata, ministro del Programma vicino al
Professore. Però la ferita c'è. Quando si erano sentiti dopo l'arrivo della
missiva, Walter Veltroni aveva concordato con il
premier tutt'altro timing: un incontro dopo il voto, non per convincerlo a
rimanere perché non si insiste con una persona che ha preso una decisione
irrevocabile, ma piuttosto utile a non far esplodere il caso a urne calde. A
maggior ragione dopo la sconfitta, questo "caso" il segretario del Pd
voleva evitarlo. E pensava a un "annuncio congiunto" per offrire
l'immagine di un partito che non rompeva con il suo fondatore. "Perché non
c'è dubbio che le dimissioni di Prodi - spiega Giorgio Tonini - sono destinate
ad provocare un contraccolpo psicologico sul nostro popolo. Che è anche il
popolo ulivista, quello di Prodi". Veltroni per
tutta la campagna elettorale ha mantenuto l'equilibrio sul filo che andava
dalla netta presa di distanza rispetto all'esecutivo alla difesa del Professore
accerchiato da alleati impresentabili. Ha rotto con la Sinistra anche per
marcare la discontinuità da quell'esperienza. è dopo il voto che, dal loft,
Palazzo Chigi e la sua eredità sono stati indicati come ragione principale
dell'evidente insuccesso. "L'amarezza di Prodi è comprensibile. Ma proprio
lui è stato tra i primi a capire che bisognava salvare il salvabile e che il Pd
andava tutelato rispetto all'immagine negativa del governo", dice Tonini.
Non stupisce che ora Veltroni pensi per la successione
a Rosy Bindi, dirigente molto legata al premier. E sicuramente ben vista dal
popolo ulivista evocato da Tonini, di cui è da tempo una paladina. L'altro
concorrente è Franco Marini, anche lui fondatore del Pd, forte dell'esperienza
istituzionale al Senato. Ma c'è tempo per la presidenza. Andrà convocata
infatti l'assemblea nazionale e lì si voterà. Prima vengono le presidenze dei
gruppi parlamentari, vero banco di prova della tenuta della linea e della
leadership veltroniana. Secondo lo schema di Veltroni
dovrebbero essere promossi nomi nuovi ma esperti. Tanto più che in Parlamento c'è
da organizzare un'opposizione capace di dialogare con l'altro gruppo fuori
dalla maggioranza, l'Udc. Ieri mattina Pier Ferdinando Casini e Massimo D'Alema
hanno aperto le danze di questo rapporto. Incontro riservato tra i due a casa
dell'ex numero uno della Camera. Dal Pd fanno sapere che presto anche Veltroni incontrerà ufficialmente (in via privata è già
successo?) Casini. Intanto il ministro degli Esteri che fino all'ultimo, nella
scorsa legislatura, aveva tenuto i contatti con l'Udc per arrivare a una
riforma elettorale, comincia a stringere i bulloni. Si sa che i due leader sono
d'accordo sul sistema tedesco, diverso dal sistema cavalcato da altri dirigenti
del Pd fino a pochi mesi fa. Ma c'è tempo per questa discussione. D'Alema ha
portato a casa soprattutto la garanzia che Casini non scivolerà verso il Pdl.
Nel Partito democratico Enrico Letta e Marco Follini avevano sollecitato
un'immediata iniziativa verso i centristi, per paura che una mossa analoga la
facesse Berlusconi. "Ma noi - ha assicurato
Casini - non torneremo mai col Cavaliere, questo è poco ma sicuro". Dunque
la strada obbligata per l'Udc è un rapporto con i Democratici. E molti
dirigenti Pd sono convinti che lo stesso valga per loro.
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Storace con
Alemanno, stop degli ebrei Pacifici: "Se c'è l'alleanza con i nostalgici
del fascismo, al ballottaggio diremo la nostra" Il Campidoglio Appello di Berlusconi "Udc e Destra votino il nostro
candidato". L'exploit della lista Grillo: sfiora il 3 % CARMELO LOPAPA
ROMA - Non varrà un tempo supplementare rispetto alle Politiche, ma il
ballottaggio di Roma del 27-28 aprile è la partita che adesso nessuno vuole
perdere. Non il Pd di Francesco Rutelli, fermatosi al 45,8%, che parla di
"sfida senza precedenti". Né Gianni Alemanno e il Pdl berlusconiano
che hanno raggiunto il 40,7%. Da ieri, dalla sua, il sostegno di Francesco
Storace, acerrimo nemico fino a tre giorni fa. Un'intesa che ha subito fatto
insorgere la Comunità ebraica, pronta a intervenire in campagna elettorale per
dire la sua. "Quando in un paese democratico una forza politica mette tra
i suoi valori il fascismo, sentiamo il dovere di fare appello a quelle decine
di milioni italiani che si riconoscono nel centrodestra e nel centrosinistra
per condannare chi ha atteggiamenti nostalgici nei confronti del fascismo"
dichiara Riccardo Pacifici, neo presidente della Comunità ebraica romana.
Rievoca le leggi razziali e le "ferite del nazifascismo". Quindi
punta il dito contro la Santanché: "Un conto è quando atteggiamenti
razzisti o xenofobi oppure ostili all'esistenza di Israele arrivano da un
singolo deputato, un altro quando giungono da chi si è candidato premier. Come
nel caso della Santanchè". Una tegola su Alemanno e Pdl. I riflettori
intanto si accendono sull'Udc che, col 3,1% conseguito da Luciano Ciocchetti,
si ritrova subito al bivio: stare da una parte o dall'altra. Ieri Gianni Letta
ha contattato Pier Ferdinando Casini per perorare la causa di Alemanno. Il
Cavaliere tiene a piazzare la bandierina sul Campidoglio e lancia un appello al
"voto" utile agli elettori centristi e della Destra: "Non
potranno consentire il prevalere della sinistra". Il primo sì lo ha
incassato appunto dalla Destra. Storace (3,3 al primo turno) ha annunciato
l'"apparentamento formale in alternativa alla sinistra". Casini, dopo
aver fatto il punto con i suoi, ha riscontrato una certa riluttanza dei
dirigenti romani ad accordarsi col centrosinistra contro il quale, poche
settimane fa in occasione dell'approvazione del piano regolatore, i consiglieri
comunali centristi si sono incatenati in aula. Ma nulla è scontato e domani
l'Udc terrà le primarie per sondare la base. Il Pd non vuole perdere la città
roccaforte del centrosinistra negli ultimi 15 anni. Il
braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, è andato al comitato Rutelli per mettere a
punto la strategia. Veltroni farà campagna al fianco del candidato sindaco e di Nicola
Zingaretti, anche lui al ballottaggio alla Provincia. Rutelli ha deciso di
accettare la sfida tv su Rai e Mediaset lanciata da Alemanno: "Visto il
mio chiaro vantaggio, al mio posto Berlusconi
avrebbe risposto di no". Tranquillo sull'esito del confronto:
"Consiglierei ad Alemanno di farsi dare subito il ministero di cui si
parla, almeno si risparmia un turno. Secondo i dati definitivi sono 84 mila
voti di vantaggio, pari a una città". L'ex leader della Margherita crede
nel dialogo con l'Udc, pronto a dialogare con Casini e Ciocchetti. Non lo ha
sorpreso la svolta della Destra: "Sono curioso di vedere come ricucirà
un'alleanza con chi ha criticato Fini per essere andato a Gerusalemme, i vecchi
camerati si ritroveranno". Non scioglie ancora il nodo la vera sorpresa di
questa tornata, Serenetta Monti, che con la lista Amici di Beppe Grillo si è
attestata a un inatteso 2,7%, pari a 40.473 voti ("Sfruttando il solo
canale di Internet" sottolinea). Ma è assai difficile che quei voti
approderanno alla sponda Alemanno.
( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sinistra Arcobaleno,
un voto su due al Pd Il travaso anche verso il Pdl. La Lega prende a tutti i
partiti I flussi elettorali Di Pietro conserva il 26,1% del
2006 e raccoglie ovunque anche da Forza Italia e da An Statico il voto di Berlusconi e Fini che però portano a casa l'80 per cento del voto del 2006
SILVIO BUZZANCA ROMA - La sinistra si è liquefatta nelle urne e più o meno metà
dei suoi voti sono finiti nel carniere di Walter Veltroni e Antonio
Di Pietro. E qualche cosa ha raccolto il Pdl di Silvio Berlusconi. I dati arrivano da una prima ricerca condotta da
Consortium per Rai e Sky sui flussi elettorali. E i numeri non lasciano dubbi
su dove sono finiti i voti che Bertinotti, Diliberto e Pecoraro Scanio avevano
nel 2006. Il 40, 3 per cento dei voti di Rifondazione è passato al Pd. E il 6,3
per cento ha preso la via dell'Italia dei Valori. Il totale fa 46,9 per cento.
Ancora più alto il dato che riguarda il Pdci. Il 48,1 per cento dei voti è
finito a Veltroni e il 6,4 per cento a Di Pietro.
Complessivamente si tratta del 55,5 per cento dei consensi dei comunisti
italiani. Infine i Verdi. Al Pd è andato il 45,1 per cento e all'Idv l'11,3 per
cento. La somma fa 56,4 per cento. Secondo Piepoli, è rimasto fedele a
Bertinotti il 38,4 degli elettori, a Diliberto il 20 per cento e a Pecoraro
Scanio il 24,8 per cento. Ma ci sono voti migrati persino verso Berlusconi. Il 5,1 per cento dei rifondaroli, il 5,6 per
cento dei comunisti e addirittura l'8 per cento dei verdi il 13 aprile ha
scelto il Cavaliere. Infine, il tracollo è completato dal flusso di voti in
uscita che si è diretto a sinistra. Marco Ferrando e il Partito comunista dei
lavoratori hanno portato via solo lo 0,4 per cento a Rifondazione e l'1 per
cento ai Verdi. Ma hanno "succhiato" l'11 per cento al partito di
Diliberto. Sinistra Critica di Franco Turigliatto ha portato via il 5,4 per
cento a Bertinotti, il
( da "Panorama.it" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia - http://blog.panorama.it/italia
- Veltroni-Berlusconi:
incontro segreto? Smentite chiare Posted By redazione On 17/4/2008 @ 10:51 In
Headlines | No Comments La parola d'ordine è: non ci risulta. Gli stati
maggiori del Pd e del Pdl si sono affrettati a smentire la notizia trapelata
mercoledì sera di un incontro segreto tra Silvio Berlusconi
e Walter Veltroni per concordare una linea condivisa
su alcune questioni di interesse nazionale. Un rendez-vous vero e proprio,
sotto forma di faccia a faccia tra i due leader, potrebbe non esserci stato,
tuttavia è molto accreditata l'ipotesi che tra i due un colloquio su temi
impellenti, quali il futuro di Alitalia o la nomina del commissario italiano
nella Ue, vi sia comunque stato. Via telefono o attraverso i contatti tra le
rispettive "diplomazie". La nota dell'ufficio stampa del Pd precisa
in ogni caso che nessun incontro o colloquio è in programma tra il segretrio
del partito e il leader del Pdl. Secondo gli addetti alla comunicazione del
Loft, le voci riportate dai giornali "sono prive di fondamento".
Anche il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini,
prende le distanze e, parlando con Maurizio Belpietro a Panorama del giorno, su
Canale 5, spiega che "di solito Walter mi informa se avvengono questi
incontri, io non ne so nulla e quindi presuppongo che l'incontro non ci sia
stato". "Nel futuro potrebbe esserci certamente" ha però
aggiunto Bettini, "non credo che sia una cosa didsdicevole che il capo
dell'opposizione incontri il capo del governo, credo accada in tutti i Paesi
democratici. Non starei tanto appresso agli incontri, ma alla sostanza delle
posizioni". Sul fronte opposto tocca a Paolo Bonaiuti, portavoce del
futuro premier, smentire che l'incontro si sia effettivamente svolto. "Ma
quale incontro, ma quando, ma dove?", ha detto al telefono Bonaiuti.
"Non c'è stato nessun incontro e non riesco a capire neanche come sia nata
questa voce". Nonostante la smentita del portavoce e l'impossibilità di
verificare l'indiscrezione con le fonti ufficiali del Pd, in alcuni ambienti
parlamentari - riporta l'Ansa - si è insistito sul fatto che i due leader si
siano effettivamente incontrati. Il faccia a faccia, sempre secondo gli stessi
ambienti, sarebbe avvenuto la sera di martedì, dopo la conferenza stampa tenuta
da Berlusconi all'auditorium della tecnica, all'Eur.
Sempre secondo le voci raccolte l'incontro sarebbe avvenuto a casa di Gianni
Letta, e vi avrebbe partecipato anche lo stesso Bettini. Al centro del
colloquio ci sono stati infatti anche altri temi: dal "caso Alitalia",
che passa nelle mani del prossimo governo, fino al sostituto di Frattini alla
Commissione europea, nomina che invece Prodi rivendica e
non vuol lasciare a Berlusconi. "Casa Letta" evoca la stagione della Bicamerale, del
"patto della crostata" e dei rapporti "normali" tra il
Cavaliere e D'Alema sulle riforme istituzionali. Ma il segno del presunto
colloquio dell'altro ieri tra Berlusconi e Veltroni è assai diverso rispetto a quello di qualche anno fa, anche
perché il tema della legge elettorale, ad esempio, sarebbe stato per ora
accantonato.
( da "Panorama.it" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Dialogo Pd-Pdl. Al loft in tanti ora studiano
diplomazia Posted By redazione On 17/4/2008 @ 10:53 In Apertura#1, NotiziaHome
| No Comments di Stefano Vespa E ora si scoprono le carte. Se ci limitassimo
alle dichiarazioni del prima e del dopo voto, sarebbe legittimo un minimo di
ottimismo sulla possibilità che si arrivi presto alle riforme istituzionali. La
larga vittoria del Pdl e gli impegni confermati da Silvio Berlusconi a favore di un dialogo con il Pd costringono il partito di
Walter Veltroni ad assumersi una responsabilità più difficile del previsto,
perché la sconfitta è stata più netta di quanto si pensasse. Sconfitta che ha
fatto riemergere le diverse anime del Partito democratico, interne agli ex Ds e
alla cattolica Margherita. Può apparire strano, ma la maggiore
disponibilità al dialogo potrebbe arrivare dagli ex diessini. Conosciuto ormai
anche dal grande pubblico, Goffredo Bettini, coordinatore del Pd e braccio
destro di Veltroni, sembra destinato a rivestire
ufficialmente i panni dell'alter ego (a sinistra) di Gianni Letta. Non a caso Berlusconi già martedì
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Reazioni I
socialisti invitano a "voltare pagina" Sinistra polemica I due volti
del voto Fi: incremento Udc: ancora vivi ENRICO FERRARI IMPERIA Dopo i numeri, le
parole. Da destra e da sinistra si commentano i risultati delle elezioni
politiche. Osserva Antonello Ranise, coordinatore cittadino di Forza Italia:
"I risultati elettorali conseguiti dal PdL a Imperia capoluogo forse non
saranno brillantissimi, ma hanno comunque registrato un incremento sia alla
Camera che al Senato, se si tiene conto della somma dei voti ottenuti da Forza
Italia e An. In alcuni seggi di Porto Maurizio, zona di via Cascione, dove si
erano manifestati scontenti, l'aumento è stato addirittura del 4 per
cento". Claudio Risso, diventato capogruppo dell'Udc in Consiglio comunale
a Imperia dopo le recenti defezioni dei suoi ex compagni di partito, ci tiene a
far sapere che "l'Udc è viva e vegeta". E aggiunge: "Contro di noi
è stata scatenata una campagna denigratoria. Il partito che secondo alcuni
"non esiste più" è nonostante tutto riuscito a mantenere il 4 per
cento a livello nazionale, diventando la quarta forza in Parlamento e
continuando a tenere alti i valori della famiglia e della correttezza. Su
Imperia abbiamo perso il 2 per cento, ma anche Forza Italia è calata del 2 per
cento. Sono voti trasbordati dalla Lega e non da chi è fuoriuscito dall'Udc.
Noi continuiamo a lavorare con serietà, grazie anche a giovani come Barla,
consigliere della 2ª Circoscrizione. Ci sarà da fare un riassestamento, ma a
livello locale teniamo. In Comune continueremo ad appoggiare l'amministrazione
Sappa fino alla scadenza del mandato elettorale". Una stoccata al
"transfuga" Adolfo: "Non ha spostato nulla dal punto di vista
del bacino elettorale, ha spostato solo se stesso. Non condivido le sue
osservazioni sul fatto che se n'è andato dall'Udc perché non c'erano candidati
sul territorio: nel 2006 il candidato era lui ma dalle altre parti nessuno si
era strappato le vesti per questo". Il segretario provinciale del Partito
Socialista, Mauro Gradi, invita a "voltare pagina". Dice: "La
forza reale è quella riportata nei collegi esteri (3,1%) e confermata alle
contestuali elezioni amministrative: oltre il 3% di media nazionale. La stessa
percentuale conseguita alle ultime elezioni provinciali di Imperia (3,0%).
Archiviate le aspre polemiche che hanno accompagnato la competizione elettorale
nell'ambito dell'ex Unione e al di là dei numeri che nel nostro caso, come in quello
di Bertinotti, hanno espresso un risultato "drogato" dall'uragano
veltrusconiano del voto utile: se il grande sconfitto, cioè, Walter Veltroni, riconoscesse di aver sbagliato, dovremmo tutti
quanti voltare pagina e ricostruire, in questo paese, una coalizione di
Centro-Sinistra rinnovata e semplificata a tre anime: Pd, Partito
Socialista-Radicali Italiani, Sinistra Arcobaleno". Proprio per la
Sinistra Arcobaleno, il candidato alla Camera Gabriella
Badano interviene infine sul vociferato inciucio tra Pdl e Pd: "Non
parlerei di una coalizione occulta per metterci fuori gioco, ma piuttosto di
una convergenza, in cui veniva detto che l'unico modo di battere Berlusconi era quello di votare Veltroni,
dimenticando altre realtà".
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il teleborsino di viale
Mazzini LA SVOLTA In Rai il Pdl spegne i centristi LE MANOVRE SULLA TV Linea
soft Il Cavaliere vuole evitare epurazioni selvagge: meglio prorogare i
direttori e il presidente Petruccioli A rischio Angela Buttiglione e Luca
Sardella, che ha scritto l'inno dell'Udc Sale il leghista Marano, Saccà può
tornare Paragone o Mellone papabili "anti Santoro" 1. Luca Sardella,
conduttore Rai dal look eccentrico. A fine marzo è tornato in tv con un
programma di giardinaggio, "Garden". Ha scritto l'inno dell'Udc. 2.
Angela Buttiglione, giornalista, volto storico della Rai, sorella
dell'esponente Udc Rocco, dirige i telegiornali regionali. 3. Cristiano
Malgioglio, cantante, autore musicale e showman coinvolto nella vicenda
Vallettopoli, vicino ad An. 4. Eleonora Daniele, già concorrente del
"Grande fratello", conduce Unomattina su Raiuno al fianco di Luca
Giurato.[FIRMA]PAOLO MARTINI ROMA Volendo andare per massimi sistemi, si sente
parlare di un clima nuovo. Il terzo regno di Berlusconi
nell'etere italiano rinasce non sotto il segno del "non faremo
prigionieri", ma di un'idea alquanto tardo-fanfaniana della Rai come
possibile fabbrica del consenso per il nuovo "cantiere Italia". Che
vuol dire, almeno stando ai beneinformati, prorogare tutto, dal presidente-garante
Claudio Petruccioli ai direttori di oggi, in attesa di varare una riforma,
magari con spirito un po' bipartisan. Ma l'archetipo politico-berlusconiano
prevederebbe un'altra mossa chiave: un padre-padrone da catapultare in Rai,
come fu Ettore Bernabei ai tempi di Amintore Fanfani. Vedremo quale personaggio
avrà stavolta il proconsolato di Arcore alla Rai (nella legislatura precedente
era la fidatissima Deborah Bergamini). I primi nomi che si fanno ovviamente
sono sempre i più facili, a partire dagli attuali direttori del Tg5, nonchè
pluri ex Rai, Clemente Mimun (peraltro non tanto felicemente innestato a
Mediaset) e di Raiuno Fabrizio Del Noce. Ma lasciando i massimi sistemi, è ad
andare per piccoli segnali che ci si può davvero divertire. E tracciare la
prima, provvisoria mappa della nuova Rai. Manager già molto potenti alla Rai di
sicuro avvenire, come il combattivo Guido Paglia delle relazioni esterne o
l'avvocato velista-previtista Gianfranco Comanducci, ma anche stelle e stelline
del varietà. Impigliati nei Casini Si è aperta ufficialmente la caccia di
corridoio agli uomini di Casini e amici. Dal consigliere d'amministrazione già
"ago della bilancia" Marco Staderini alla sorellissima-direttore dei
700 giornalisti delle testate regionali Angela Buttiglione. Ma ci sono anche
personaggi curiosi, come quel presentatore della vecchia fattoria sempre col
cappello in testa, Luca Sardella, che pensava di arrivare chissà dove avendo
scritto la canzone-inno del partito casiniano. Ora Sardella rischia di perdere
il posticino che gli avevano concesso su Raidue dalle parti di Michele Guardì
(che si considera invece inossidabile, per il rapporto
personale con Berlusconi e l'amicizia siciliana con Lombardo). Se la vede brutta pure
Tiberio Timperi, balzato sul palco di Veltroni
all'ultimo minuto, al fianco del perdente pop numero uno Pippo Baudo, che oltre
a fare i conti con i pessimi ascolti di un Festival di Sanremo ormai destinato
a Paolo Bonolis, faticherà a resistere pure nella trincea domenicale. Oh
quante belle dame! Anche il reginetto della tv trash del pomeriggio Michele
Cucuzza deve aver calcolato male i tempi della svolta democratica, col pamphlet
sui ragazzi di Locri. Ora incalzano per il suo posto Massimo Gilletti e la
nuova stellina delnociana Caterina Balivo. Sono poi noti la vicinanza con gli
ambienti di Fini del redivivo Cristiano Malgioglio e della nuova divetta
mattiniera Eleonora Daniele. Per quanto riguarda la Lega esulta ovviamente
Antonio Marano, il direttore di Raidue che ha resistito per mesi all'assalto minolesco-prodiano
e s'è persino ammalato dalla gioia il giorno dopo le elezioni. La presa della
Lega, che è ormai totale alla Rai di Milano, non si vede solo da un concerto
estivo in dialetto comasco con il cantautore del folk padano Van Der Sfroos, o
dall'ascesa del milanesissimo e feltriano conduttore del pomeriggio Milo
Infante all'Italia sul Due (un contenitore che in parte è ancora sotto il
controllo degli uomini Udc). Marano vuol dire anche la pattuglia dei vari
conduttori genere radio milanese pop, Facchinetti jr, Nicola Savino, il
cantautore Enrico Ruggeri e così via. Ma soprattutto la tv di Marano è Simona
Ventura, e un rapporto consolidato con la Magnolia di Giorgio Gori, che pure è
considerato il produttore più vicino ai Democratici: così si salverà di nuovo
anche il reality "L'Isola dei Famosi". Conflittini d'interessi A
proposito di produttori esterni, ora è la Endemol il vero scudo dell'odiato
numero uno, Fabio Fazio. È l'ultimo vero asso nella manica della tv
veltroniana, e più che mai dopo lo spot al bar della Rai di
"Ualter-Obama" con George Clooney, i berlusconiani vedono come il
fumo negli occhi il successo di Fazio. Ma Piersilvio Berlusconi
ha appena voluto portare in zona Mediaset la casa di produzione dei fratelli
Marco e Paolo Bassetti, che alla Rai è legata con un mega-contratto proprio per
"Che Tempo che fa", oltre che per "Affari Tuoi" e altri
show. Analogo discorso si può fare per l'ormai mitico agente-unico del nuovo
divismo Beppe Caschetto, un galantone di genere "comunista emiliano"
che ha in scuderia anche Fazio e Luciana Littizzetto. Del resto, sono quasi
tutti suoi i personaggi, dalle Iene ad Alessia Marcuzzi, da Italia 1 al Grande
fratello, che garantiscono la tenuta residuale della tv generalista
berlusconiana sul pubblico giovanile. Agostino santo subito Ma negli snodi del
potere reale della tv, la partita aperta più clamorosa potrebbe essere quella
di Agostino Saccà: l'ex direttore generale fu rimosso dalla fiction Rai in
seguito alla nota vicenda giudiziaria d'attricette&senatori che ha visto
coinvolto lo stesso Berlusconi. Dall'11 febbraio
ormai, Saccà reclama anche dalla Rai l'archiviazione del suo procedimento
disciplinare "per assoluta inconsistenza delle prove". Berlusconi l'ha difeso a spada tratta pubblicamente: "È
un grandissimo professionista della tv e gli sono amico da vent'anni".
Saccà potrebbe dunque tornare persino numero uno, ma lui in realtà, a dieci
mesi dalla pensione, sogna ancora di far partire la sua nuova società di
produzione esterna. Nella tv del 2008 ci sarà spazio anche per altre novità.
S'è vista la sera della vittoria, per esempio, la nascita della stella Giorgio
Mulè, rotondo e pacioso conduttore di una diretta elettorale da 15% per Studio
aperto di Italia 1. E per un siciliano come Mulè predestinato a Canale 5, è
pure sempre in corsa come volto teleberlusconiano Maurizio Belpietro (TgUno?).
Mentre s'intravede all'orizzonte dei possibili nuovi Santoro una curiosa
antinomia: in area Lega c'è il volto decisamente molto sudista di Gianluigi
Paragone, che ha diretto per due anni "La Padania"; mentre dal fronte
più a destra dei nuovi popolari spiccano gli occhi azzurri e il piglio sicuro
di Angelo Mellone, alle prime prove televisive. Molto ascoltato anche da Fini,
Mellone viene sfottuto dal suo amico e compagno d'avventure alpinistiche Gianni
Alemanno proprio per via di quell'aria così insolita, da ariano
"hitlerjugend" di casa nella curva degli ultrà della Lazio.
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Riflettando ancora
sul risultato delle elezioni, trovo che sia stata confermata la regola secondo
cui in Italia i politici che entrano nel Palazzo perdono il contatto con la
realtà. Era accaduto in parte anche con il governo Berlusconi
nel 2001-2006 quando il governo tardò a prendere piena coscienza di alcuni
problemi che invece erano molto sentiti dalla gente (ed esempio il caro euro),
ma con il governo Prodi questo fenomeno ha assunto dimensioni impressionanti.
La sconfitta della Sinistra arcobaleno infatti nasce dall'incapacità di capire
il Paese. Bertinotti si è evidentemente lasciato inebriare dalla presidenza
della Camera e in campagna elettorale ha descritto un'Italia che non c'era. Non
ha capito l'esperazione degli abitanti delle zone popolari per l'immigrazione
incontrollata e l'aumento della criminalità e anziché proporre correttivi in tv
diceva che bisognava allargare ulteriormente le maglie e mostrarsi ancor più
accoglienti, senza distinguere tra italiani poveri e immigrati appena arrivati
nella concessione delle case popolari (ne abbiamo parlato su questo blog). Nel
commentare la sconfitta ha detto di aver commesso un grave errore: quello di
non essere andato di fronte ai cancelli delle grandi fabbriche, dimostrando una
volta di più il senso della propria estraneità dal tessuto produttivo: le
grandi fabbriche erano una realtà degli anni Sessanta-Settanta non quella di oggi.
E ancora: Pecoraro Scanio è riuscito in un'impresa senza precedenti. Mentre in
tutto il mondo i verdi resistono e spesso guadagnano consensi in Italia sono
spariti in appena due anni. E la ragione è la stessa: anziché preoccuparsi del
problemi reali della gente (inquinamento e rifiuti di Napolil, ad esempio),
Pecoraro ha fatto una campagna demagogica in cui scegliendo l'alleanza con i
comunisti è passato il peggior messaggio possibile: verdi uguale rossi. Piccola
divagazione: in questo contesto devo dire che anche la stampa si è mostrata
troppo "palazzo dipendente" e infatti si è fatta sorprendere dai
risultati. Quasi nessuno dei grandi mezzi di informazione aveva intuito il
trionfo della Lega, né il tracollo della sinistra radicale, né il raddoppio di
Di Pietro. Quanti articoli sono stati pubblicati per spiegare in campagna
elettorale il disagio del nord, soprattutto nelle province venete e lombarde?
Pochi, in compenso abbiamo letto paginate sulla lista di Ferrara, che poi ha
ottenuto lo 0,4%. Direi che un'autocritica è doverosa se vogliamo raccontare
davvero l'Italia dobbiamo staccarci un po' dalle logiche del Palazzo e della
politica romana: noi giornalisti abbiamo imparato la lezione? Tornando al dopo
elezioni, ora gli occhi sono puntati sul nuovo governo e mi chiedo: vista
l'ampia maggioranza, Berlusconi Fini e Bossi
riusciranno a gestire il Paese senza perdere il contatto con il Paese, come
peraltro avviene in molti altri Paesi? Zapatero è appena stato rieletto, la
Merkel è più che mai favorita, Blair ottenne tre mandati consecutivi, Chirac e
Schroeder due. Perché all'estero è possibile e in Italia no? Il mal di Palazzo
è guaribile? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 3 ) " (Nessun voto)
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Invia questo articolo a un amico 15Apr 08 Vince il centrodestra, ma l'Italia è
ancora unita? Ha vinto il centrodestra, ma in prospettiva il risultato più
significativo mi sembra il travolgente successo della Lega in tutto il Nord,
con punte in Veneto (dove ottiene gli stessi voti del PdL), in Lombardia (al
20%) e con risultati oltre le aspettative in tutte le regioni, inclusa l'Emilia
Romagna (7%, quasi il doppio rispetto a due anni fa). Qual è il significato di
questa affermazione che né giornali né radio né tv avevano pronosticato? E'
solo un voto di protesta contro Prodi? Secondo me no: ho l'impressione che sia
il primo segnale di una frattura dell'identità nazionale e che questo fine
settimana sia cominciato un processo che, se non affrontato con saggezza e
lungimiranza, potrebbe portare nel medio periodo alla divisione dell'Italia in
due o tre blocchi autonomi o addirittura indipendenti. Due i fattori
scatenanti. Primo, la crisi dei rifiuti di Napoli ha provocato in molti
abitanti del nord il sentimento di una divisione civica ormai incolmabile.
Quello spettacolo indecente li ha traumatizzati e indignati e per la prima
volta non è scattata la solidarietà nazionale: nessuna delle grandi regioni del
nord ha accettato di smaltire la spazzatura campana. per la prima volta
un'istituzione ha sancito con un gesto formale la possibilità di una divisione.
E la storia insegna che quando viene a mancare la solidarietà tra le regioni,
l'unità nazionale è a rischio. Secondo, la rivolta dei comuni veneti partita da
Cittadella. Anche in questo caso si è consumata una rottura istituzionale molto
forte: per la prima volta un'autorità locale si è ribellata all'autorità
centrale proponendo una soluzione autonoma a un problema quello
dell'immigrazione e della sicurezza che è diventato centrale nel Nord. Oggi
siamo in una situazione paradossale in cui l'Unione europea sottrae crescenti
fette di sovranità agli Stati senza però creare un contesto istituzionale che
permetta a uno Stato federale europeo di sostituirsi a quelli nazionali. Ne
risulta un sistema ibrido che genera aspettative destinate a essere frustrate:
la gente pretende che lo Stato risolva problemi concreti come quelli economici,
sulla sicurezza e sull'immigrazione, ma i governi centrali non hanno più gli
strumenti per gestirli. E siccome questa ambiguità è destinata a protrarsi nel
tempo, i cittadini (in Italia, ma anche in altri Paesi come la Spagna)
reagiranno rifugiandosi nelle uniche autorità che riconoscono con certezza,
quelle locali. Gli effetti della globalizzazione e della crisi economica
accentueranno questi meccanismi di autodifesa. Attenzione, sul lungo periodo lo
sfaldamento dell'Italia non è più un'ipotesi inverosimile. Scritto in
democrazia, Italia Commenti ( 51 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Apr 08 Quello stile di
"Repubblica". La Repubblica ama dividere i giornalisti tra buoni e
cattivi. I buoni naturalmente sono coloro che lavorano per il quotidiano
fondato da Scalfari più certe firme della casta degli ex sessantottini. Tutti
gli altri sono cattivi e dunque meritano disprezzo o al più indifferenza.
Repubblica, quando si tratta di giornalismo, non è mai oggettiva, sale in
cattedra, dà lezioni con piglio da maestrina. Io sono di scuola montanelliana e
Repubblica è lontanissima dal mio mondo di riferimento, ma negli ultimi tempi
ho avuto occasione di saggiare la sua arte. La prima volta in occasione dell'uscita
del mio saggio Gli stregoni della notizia, che suscitò un certo interesse sulla
stampa. Fu recensito trasversalmente: dal Corriere della Sera alla Padania, da
Panorama al Manifesto. Anche Repubblica ne parlò, ma a modo suo. Pubblicò un
inserto di quattro pagine sullo spin con diverse citazioni tratte chiaramente
dal mio libro, senza però che venissi menzionato, fatta salva una minuscola
segnalazione generica tra le opere librarie che trattano il tema. Eleganti,
vero? L'altro ieri si sono ripetuti. Ho trascorso gli ultimi tre giorni al
Festival internazionale di giornalismo di Perugia, splendida manifestazione a
cui partecipano 150 grandi firme, davanti a un pubblico enorme, composto per lo
più da giovani. Ho provato immenso piacere nel moderare una sessione in memoria
di Montanelli, a cui hanno partecipato Mario Cervi, Ugo Tramballi e Marco
Travaglio. Giovedì ho avuto il privilegio di dibattere di media e giornalismo
con i due ospiti più importanti del festival, Alastair Campbell, lo spin doctor
di Blair, e Carl Bernstein, il mitico cronista della Washington Post che firmò,
con Bob Woodward, l'inchiesta del Watergate. Gli organizzatori avevano letto il
mio saggio e hanno pensato che fossi l'interlocutore giusto per discutere con
questi due colossi. Insomma, sono stati molto cortesi con me. Repubblica ieri
ha dedicato all'evento un articolo di cronaca, a firma di Dario Pappalardo.
Tutto bene, con una particolarità: né io nè il moderatore Angelo Mellone,
editorialista del Messagero, siamo stati citati. E nello sforzo di eclissare la
nostra presenza, il collega del quotidiano romano ha dovuto compiere qualche
acrobazia, ad esempio scrivendo che Campbell e Bernstein si sono "scrutati
con rispettoso sospetto" e che hanno deciso di "non interpretare
ruoli antagonisti". Rispettoso sospetto? Non interpretare ruoli
antagonisti? La sorpresa di questo incontro è che Campbell il comunicatore più
brillante e spregiudicato d'Europa ovvero "il diavolo" - e Woodward
il simbolo del giornalismo d'inchiesta - anziché duellare, come pareva logico,
si sono trovati in piena sintonia, scambiandosi elogi e che pertanto la mia è
risultata la voce fuori dal coro. Ne è risultata una discussione franca,
accesa, appassionante, ben animata da Mellone che ha alimentato il confronto
anziché adeguarsi al cinguettio di Campbell e Bernstein; il tutto di fronte a
oltre 500 persone. Ma di questo i lettori di Repubblica sono stati tenuti
all'oscuro. Pappalardo è riuscito persino a citare una mia frase
virgolettandola, ma ancora una volta, senza menzionarmi. Scrive: "Guai a
chi indica Bernstein come il "giornalista che ha fatto dimettere Richard
Nixon"". Sono così diventato un'entità astratta, il signor Chi. E
tutto questo, verosimilmente, per evitare di parlare di due giornali
concorrenti, il Giornale e il Messaggero. Ma non me ne stupisco: è lo stile
della casa, snob e prevaricatore. Scritto in giornalismo Commenti ( 28 ) "
(7 voti, il voto medio è: 4.14 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 10Apr 08 Vi è piaciuta la campagna elettorale? La campagna elettorale
è agli sgoccioli e a quanto pare il numero degli indecisi resta molto alto.
Personalmente non ne sono stupito. Se dovessi indicare il tema che ha caretterizzato
la campagna non saprei indicarlo. Certo c'è stato il caso Alitalia, ma sebbene
importante - e su questo blog ne abbiamo parlato spesso - non può essere
considerato decisivo per orientare il voto di tutti gli italiani. Più che in
passato ho l'impressione che alla fine i leader dei vari schieramenti abbiano
preferito puntare su slogan tutto sommato prevedibili e duellare sull'ultima
polemica del giorno anziché sviluppare proposte organiche. Sebbene
Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo
costretti ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce
Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il
governo Prodi. Chi sceglie Partito democratico e Italia dei Valori alla
fine invoca lo sbarramento contro il Cavaliere. Giro a voi la domanda: vi è
piaciuta la campagna elettorale? Non chiedo per chi abbiate intenzione di
votare (il voto è segreto), ma sarebbe interessante capire qual è la ragione o
il tema che più vi motiva ad andare alle urne. E a chi fosse ancora incerto,
suggerisco di fare due test, segnalati qualche tempo fa da Alessando Gilioli
sul suo blog. Sono semplici e divertenti, permettono di confrontare le vostre
idee con quelle dei principali partiti. Li trovate qui e qui In ogni caso buon
voto a tutti. Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 27 ) " (2 voti, il
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08
Islam e Occidente, l'integrazione è un crimine? Sul Giornale di oggi è uscita
una mia intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in gran parte
dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di
integrazione. Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal
premier turco Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in
Italia è passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito
islamico Akp e considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli
stranieri è un crimine contro l'umanità". Questa la risposta di
Finkielkraut, che critica la tendenza a bollare come islamofobica qualunque
critica un po' energica al mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di
imporre i nostri costumi, ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle
democrazie europee: parità tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai
matrimoni forzati. Questi sono principi non negoziabili. Non è islamofobia
"sottomettere" le popolazioni musulmane al rispetto dei diritti
dell'uomo e far valere le regole della civiltà europea". Ha ragione
Finkielkraut, occorre obbligare gli islamici immigrati in Occidente? O bisogna
rassegnarsi alle idee di Erdogan, che rivendica il diritto di vivere in un
Paese senza adeguarsi alle sue regole civiche e dunque senza vera integrazione,
come in fondo propone il comunitarismo? Scritto in notizie nascoste,
immigrazione, islam, turchia Commenti ( 38 ) " (5 voti, il voto medio è: 5
su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come
si può davvero aiutare il Tibet Ieri ho avuto il privilegio di incontrare
Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama,
che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho
tratto un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali
e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet.
Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire
chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei
Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di
apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come
ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e
sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli
atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno
smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa
eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva,
mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono
d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi
giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi
rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la
richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché
non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 26 ) " (6 voti, il voto medio
è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché
l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche
suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo
non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando
questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto di
ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche
il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è
lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali
governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari
fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare
l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le
implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga,
impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non
accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per
favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan,
ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la
presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta
instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga.
Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto
l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa
sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci
contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente,
sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare
contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi.
Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E
sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo
di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi
criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità
dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai
attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali.
Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da
qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi
sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a
prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte
sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un
comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo
sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli
italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di
vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto
di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra
domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando:
la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che
incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato
faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità
l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al
crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato.
Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 147 ) " (7 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08
Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per
l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che
una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa.
Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto
internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa
Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di
decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole
24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di
volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con
l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa
non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot
Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi:
saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi
commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del
nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a
sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia
Commenti ( 32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama?
Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di
Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore
straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo.
Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo
e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa
davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe,
perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna
elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia,
peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di
Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito
nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente
se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo
che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno
in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo
ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte
di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli
suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della
speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo
contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati
Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da
Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato?
Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) "
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28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche
passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà
fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di
cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione
degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la
Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date
prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati
extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali
applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe
mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la
nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai
primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le
misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra
poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma
istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle
periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata
dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle
regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è
extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani
più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono
traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia.
Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani
che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per
risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che
propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo
che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9
voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
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( da "Panorama.it" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Dialogo Berlusconi Veltroni. Al loft in tanti ora studiano diplomazia Posted By redazione On
17/4/2008 @ 10:53 In Apertura#1, NotiziaHome | No Comments di Stefano Vespa E
ora si scoprono le carte. Se ci limitassimo alle dichiarazioni del prima e del
dopo voto, sarebbe legittimo un minimo di ottimismo sulla possibilità che si
arrivi presto alle riforme istituzionali. La larga vittoria del Pdl e
gli impegni confermati da Silvio Berlusconi a favore
di un [1] dialogo con il Pd costringono il partito di Walter Veltroni
ad assumersi una responsabilità più difficile del previsto, perché la sconfitta
è stata più netta di quanto si pensasse. [2] Sconfitta che ha fatto riemergere
le diverse anime del Partito democratico, interne agli ex Ds e alla cattolica
Margherita. Può apparire strano, ma la maggiore disponibilità al dialogo
potrebbe arrivare dagli ex diessini. Conosciuto ormai anche dal grande
pubblico, [3] Goffredo Bettini, coordinatore del Pd e braccio destro di Veltroni, sembra destinato a rivestire ufficialmente i panni
dell'alter ego (a sinistra) di Gianni Letta. Non a caso Berlusconi
già martedì
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Riforme e nomine
Silvio-Walter faccia a faccia Amarezza del leader Pd per la fuga di notizie su
Prodi: "E pensare che io invece l'ho difeso" TERESA BARTOLI Roma. Un
faccia a faccia riservato, per mettere fine allo scontro e arrivare al reciproco
riconoscimento tra futuro premier e capo dell'opposizione: Silvio Berlusconi ha visto Walter Veltroni
martedì sera a casa di Gianni Letta che compiva gli anni. Hanno parlato anche
dei prossimi appuntamenti, dalle riforme alla nomina del successore di Franco
Frattini alla commissione europea. Nella cinquina proposta da Romano Prodi, il
Cavaliere non avrebbe dubbi nello scegliere Giuliano Amato. Ma il ministro dell'Interno non sembra interessato e Veltroni caldeggia la scelta di Fassino, nella rosa con Bersani, De
Castro ed Enrico Letta. Berlusconi e Veltroni si risentiranno. Il leader del Pd ieri era soddisfatto del passo
fatto. Non lo era altrettanto per le notizie che arrivavano dagli Usa.
"E dire che io l'ho sempre difeso. Ho sempre distinto tra governo e
maggioranza litigiosa" diceva leggendo l'agenzia che confermava le
dimissioni di Prodi dalla presidenza del Pd. Decisione a lui nota sin da Pasqua
ma che i due - incontrandosi a Bologna per la chiusura della campagna
elettorale - avevano deciso di discutere solo dopo il voto. Veltroni
non ha sentito alle sue spalle chi, velenoso, sibilava "l'avesse
annunciate prima, forse prendevamo qualche voto in più". Era già al
telefono con Prodi che gli spiegava "caro Walter, la cosa era di dominio
pubblico, non potevo più smentire. Ma ho confermato stima per te e
soddisfazione per il voto al Pd". Le parole di Prodi hanno dato corpo ai
sospetti serpeggiati nel loft. Lo sgambetto non arrivava direttamente dal
Professore ma da ambienti a lui legati, "da qualche pasdaran". Per
dirla con nome e cognome, i veltroniani sono convinti che ci sia lo zampino di
Arturo Parisi, l'unico l'altro giorno a mettere a verbale del vertice Pd una
presa di distanza dalle critiche al governo - "per altro arrivate dai ministri
presenti, nessuno escluso, che sottolineavano il non fatto per la caduta
dell'esecutivo" dice un uomo del segretario - e a rispolverare i dubbi
sulla scelta di andare da soli. Non è stato l'unico elemento di preoccupazione
nella giornata di Veltroni. L'ufficio stampa ha dovuto
far sapere che l'incontro tra D'Alema e Casini era noto al segretario, che
vedrà presto il leader dell'Udc ed esponenti della Sinistra mentre prepara,
forse per lunedì, a Milano la riunione dei segretari regionali. Già martedì
D'Alema aveva predicato il dialogo con l'Udc. Ieri ha preso l'iniziativa, anche
per discutere del ballottaggio per Roma. Riconquistare il Campidoglio è un
imperativo, l'ultima frontiera sulla quale tutti i leader si impegneranno allo
spasimo. Eppure, agli occhi dei veltroniani, la fretta con cui si è mosso
D'Alema qualche sospetto l'ha ingenerato. E un dirigente ex popolare che vuole
restare anonimo ammonisce: "Guai a dare l'impressione di una tutela o,
peggio ancora, di un dualismo al vertice. È vitale. dobbiamo essere
uniti". Lo dice anche Sergio Chiamparino, il sindaco di Torino, dove il Pd
è al 40 per cento: "Non devono riemergere divisioni personali o tra
correnti. Dal voto è uscito un Pd al 34 per cento, vetta toccata dal Pci, che
era il Pci, solo dopo la morte di Berlinguer, alle europee. Dunque, non bisogna
dividersi". Anche perché - dice - "se c'è una cosa che le elezioni
hanno sancito inequivocabilmente, è la leadership di Veltroni".
Veltroni, comunque, riorganizzerà il partito. Al posto
dell'esecutivo di giovani, un organismo collegiale con i big. Caselle da
riempire, assieme a quelle istituzionali e del governo ombra. Troppo presto per
fare nomi anche se l'area dalemiana vorrebbe Bersani alla guida dei deputati il
che porterebbe un ex Margherita al Senato (non Marini che vuol fare solo il
senatore e dunque non punta nemmeno al posto di Prodi).
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Presidenza Pd,
l'ultimo strappo di Prodi NINO SPAMPINATO New York. "Lascio perché ritengo
che sia necessario fare posto alle nuove leve: il Partito democratico dovrà
cercarsi un altro presidente". L'annuncio con cui ieri Romano Prodi ha
ufficializzato le dimissioni dalla presidenza del Pd avrà destato sorpresa,
nonostante il giorno prima fossero già circolate delle indiscrezioni, ma il
presidente del Consiglio uscente l'ha definita una scelta "coerente e
conseguente" a quella di non candidarsi alle elezioni per un seggio nel
nuovo Parlamento. Tanto più che a Walter Veltroni
l'aveva già comunicata con una lettera scritta lo scorso 23 marzo, il giorno di
Pasqua ("Perché proprio a Pasqua? Perché quel giorno mi sentivo
tranquillo" ha risposto a chi gli chiedeva spiegazioni sulla data).
Eppure, la decisione è stata ufficializzata soltanto ieri da New York, in un
breve incontro con i giornalisti convocato prima di intervenire alla riunione
del Consiglio di sicurezza dell'Onu dedicata ai rapporti tra Nazioni Unite e
Unione Africana, "perché fosse chiaro che questa scelta non dipendesse in
alcun modo dal risultato del voto: inoltre - ha aggiunto Prodi - se fosse stata
comunicata durante la campagna elettorale, avrebbe assunto un significato
diverso". Scelta definitiva, su cui il Professore non intende tornare
indietro, anche se al rientro a Roma ne parlerà con Veltroni:
"Certamente ci incontreremo, ma la mia è una decisione presa. È una
posizione molto semplice e chiara, senza alcuna polemica" ha ribadito,
tornando sulla questione dopo l'intervento al Palazzo di vetro. Prodi ha
assicurato di averne parlato per tempo con lo stesso Veltroni,
con cui si era anche complimentato per "la campagna elettorale forte e
coerente che stava conducendo", che ha portato il Partito democratico ad
ottenere "una buona performance alle elezioni". Del resto, è stato il
ragionamento di Prodi, i motivi di questa decisione stavano già nella volontà
di non candidarsi: "Continuerò a dare un contributo leale, da supporter
forte, ma non da dirigente: il Pd dovrà cercarsi un altro presidente e
rafforzarsi per continuare ad essere l'unica seria alternativa riformista
dell'Italia, perché in futuro ce ne sarà estremamente bisogno". Finché
sarà in carica da premier, però, Prodi intende portare a termine al meglio il
suo lavoro, come ha confermato intervenendo sulla questione della nomina del
nuovo vice presidente della Commissione Europea che dovrà sostituire Franco
Frattini destinato a entrare nella squadra del nuovo governo: Prodi ha
auspicato che possa essere una scelta condivisa con i leader del Popolo delle
Libertà, ma ha rivendicato "il diritto e il dovere" di proporre dei
nomi. "È mia volontà che il Commissario sia scelto insieme, ma nel momento
in cui Frattini opta per il Parlamento italiano, io devo fare la nomina per
legge". Prodi ha aggiunto di aver tentato ripetutamente di contattare Berlusconi per concordare una nomina bipartisan, ma senza
aver ricevuto risposte né dal Cavaliere né da Gianni Letta: "Ho fatto una
rosa di quattro-cinque nomi, ma non mi ha richiamato nessuno: non vorrei
saperlo dai giornali, perché ho il diritto e il dovere di discuterne
insieme". Il premier ieri era a New York per il suo ultimo impegno internazionale
da premier, il Consiglio di sicurezza Onu sulla pace in Africa. Nel suo
intervento, il Professore ha ribadito la necessità di rinsaldare i rapporti tra
le Nazioni Unite e l'Unione Africana, anche dal punto di vista economico:
"Non faremo mancare il nostro contributo di idee e risorse nel
proseguimento di questo processo". E a chi gli
chiedeva se, adesso, intenderà impegnarsi in prima persona per l'Africa, Prodi
ha ribattuto: "Lo faccio dal 2001. Sull'Africa non sto rubando la scena a
Walter Veltroni. C'è posto per tutti, per Veltroni, per me e
anche per lei", risponde a un giornalista.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dialogo con il
centro, D'Alema vede Casini CLAUDIO RIZZA Roma. Pier Ferdinando Casini non ha
interesse a schierarsi, troppo fresche sono le ferite dell'aspra campagna
elettorale contro Berlusconi, e troppo diverse sono le
scelte programmatiche e ideali rispetto al Pd. Lui ripete: "Non mi muovo
dal Ppe, sono alternativo alla sinistra". I centristi possono fare da ago
della bilancia, se solo vogliono, ma sembra troppo presto per convincerli a
farlo esplicitamente adesso. I voti del centro moderato fanno gola. Soprattutto
adesso con il ballottaggio romano, che rischia di diventare il simbolo della
vittoria tracimante berlusconiana o l'icona dell'inizio di una riscossa della
sinistra. E non è un caso che D'Alema e Gianni Letta, oltre
a Veltroni e Berlusconi, abbiano condito il tutto con un pressing esplicito o discreto,
a seconda dei casi. D'Alema è andato a trovare Casini, ieri a casa di
Pierferdi, per un appuntamento "già fissato da tempo", come è stato
sottolineato. Pare proprio sia stato così: il ministro degli Esteri aveva già
individuato strategicamente la necessità di aprire al più presto, dopo
il voto, il dialogo con i centristi e con la sinistra. Lo stesso sostengono gli
ex della Margherita circa la necessità del dialogo ancor più necessario in caso
di sconfitta per fare fronte comune contro Berlusconi.
La sortita esplicita di Veltroni del giorno prima
tendeva proprio ad accreditare la mossa, a dare l'immagine di un Pd unito e
solidale, impegnato a dialogare a tutto campo. E a cementare il confronto in
seno all'opposizione, coprendo quel fronte moderato che al Pd è sfuggito nelle
urne. Non c'è solo Roma, nell'immediato. Ma bisogna costruire un rapporto in
Parlamento che vede, sullo sfondo, come traguardo da condividere, la legge
elettorale per evitare il referendum tra un anno (il sistema tedesco); una
serie di regole istituzionali condivise da cambiare; e un fronte
moderato-riformista da opporre a Berlusconi ove le sue
scelte si rivelassero troppo condizionate dalla Lega e, quindi, osteggiate
dall'opposizione. La politica si fa guardando avanti, ci si prepara a tutte le
evenienze. Su Casini il Pdl ha usato una strategia diversa. Berlusconi
non ha rivolto subito il suo appello direttamente al leader ma, bypassandolo,
agli elettori dell'Udc e della destra, in modo che "non consentano il
prevalere della sinistra". Come spesso succede, al bon ton ci ha pensato
Gianni Letta che ha telefonato a Casini per perorare direttamente e a voce la
causa di Alemanno, e la necessità di far fronte comune per togliere al Pd la
roccaforte romana, un segnale che sarebbe nefasto per l'opposizione e
significherebbe mettere una ciliegina, e che ciliegina, sulla torta della
vittoria. Poi, a sera, Berlusconi ha ripetuto il suo
appello, stavolta direttamente rivolto a Udc e Destra. Casini non ha risposto
sì né a D'Alema né a Letta, si tiene stretti i voti del Centro in attesa di
capire quali margini politici i due forni saranno in grado di garantire. La
scelta dei moderati potrebbe essere decisiva e trascinare altri compagni di
viaggio. Ma è improbabile che le primarie di venerdì dell'Udc, decise per
capire come votare a Roma, se Rutelli o Alemanno, possano dare un risultato
netto e pendere a favore dell'uno o dell'altro. Molto più facile che alla fine
prevalga la ragion politica, cioé la "libertà di voto".
Difficilmente, infatti, Alemanno potrebbe imbarcare i voti di Storace senza
scoprirsi troppo a destra e facendo imbestialire gli ebrei romani, che ieri
hanno già lanciato un altolà inequivocabile, aprendo il fuoco di sbarramento:
guai a sentire puzza di fascismo al ballottaggio. La sfida romana si annuncia
incerta, con l'incubo dell'assentesimo da ballottaggio che può modificare i
rapporti di forza, forse più delle alleanze dell'ultimo minuto. Ma è iniziata
anche una partita più di prospettiva che si dipanerà nei prossimi mesi e che
aspetta, per coagularsi, di vedere come il Cavaliere sarà capace di governare.
Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini con il ministro degli Esteri uscente,
Massimo D'Alema.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Primo vertice dei
leader Pdl, pressing di Bossi sui ministri. Il Cavaliere:
tempi duri in arrivo Berlusconi: farò scelte impopolari Incontro segreto con Veltroni su riforme e nomine. E D'Alema va da Casini "In arrivo
tempi duri e misure impopolari". Silvio Berlusconi parla
di tagli di enti, di privilegi da eliminare e delle spese inutili nella
pubblica amministrazione. Il Cavaliere anticipa che prima andranno
controllati i conti e proprio per questo a giugno si insedierà una "due
diligence" con il compito di definire l'effettiva situazione dei conti
lasciata dalla sinistra. Nel corso di un primo vertice con Fini, Bossi e
Lombardo, Berlusconi ha annunciato che la formazione
del nuovo governo sarà effettuata rispettando i tempi stabiliti dalla
Costituzione. Sui ministri pressing di Bossi. Intanto c'è stato un incontro
riservato tra Berlusconi e Veltroni.
Hanno parlato dei prossimi appuntamenti, compresa la nomina del successore di
Franco Frattini alla commissione europea. D'Alema ha incontrato Casini.
BARTOLI, CONTI, MILANESIO PAPPALARDO E RIZZA ALLE PAGINE 2, 3, 4 E 6.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'ANALISI Le
debolezze riformiste Roberto Gualtieri Gran parte dei commenti al risultato
elettorale del 13 e 14 aprile hanno enfatizzato la novità positiva della
nascita di un sistema politico di tipo europeo imperniato su due grandi partiti
e fortemente semplificato. Questa analisi è apparsa finora prevalente anche nei
commenti dei dirigenti del Pd, che pur riconoscendo la sconfitta hanno
giudicato lusinghiero, anche se inferiore alle aspettative, il risultato del
loro partito, sottolineando l'incremento di consensi ottenuto rispetto al 2006
e addebitando la vittoria di Berlusconi soprattutto
all'exploit della Lega. Si tratta di una lettura che trova scarso riscontro
nella realtà dei numeri. L'incremento del Pd rispetto al 2006 è infatti numericamente
assai esiguo (1,9% in percentuale e solo 162.000 voti in cifra assoluta) e
politicamente molto fragile. Non solo perché quel 33,1% comprende anche i
radicali (che nel 2008 sono confluiti nelle liste del Pd mentre nel 2006 erano
presenti in quelle della Rosa nel pugno), ma soprattutto perché risulta
fortemente "drogato" dall'effetto "bipartitizzante" indotto
dal combinato disposto del premio di maggioranza e della scelta di "andare
da soli". Di fronte alla prospettiva, più volte abilmente evocata da Veltroni, di una "rimonta" in atto nei confronti del
centrodestra, molti elettori dei partiti confluiti nella Sinistra Arcobaleno
hanno infatti ritenuto di dare un "voto utile" al Pd nella speranza che
esso servisse a far scattare il premio di maggioranza per impedire la vittoria
di Berlusconi, e l'entità di questo apporto risulta facilmente calcolabile se
si analizzano i risultati delle elezioni amministrative svoltesi in
concomitanza con quelle politiche in numerose zone del Paese, dove il Pd è
andato molto male anche rispetto ai precedenti risultati dell'Ulivo e di Ds e
Margherita. SEGUE A PAGINA 20.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Le debolezze... Il
Partito democratico ha dunque guadagnato a sinistra dei voti che in assenza del
vincolo del "voto utile" difficilmente sarebbero arrivati, e che non
possono quindi essere considerati il segno di una repentina quanto definitiva
evoluzione riformista dell'elettorato della sinistra radicale.
Contemporaneamente, esso ha subìto una sensibile emorragia di consensi verso il
centro dello schieramento politico, dove invece ha sfondato Silvio Berlusconi. Se infatti nel 2006 i partiti dell'Unione
avevano ottenuto il 49,81% dei voti (contro il 49,74 del centrodestra), nel
2008 le stesse forze (per di più non apparentate) hanno raccolto circa il
42,5%, con una riduzione largamente superiore al maggior numero di astenuti e
quindi imputabile solo in parte ad un "astensionismo di sinistra".
Questo deflusso di consensi è stato intercettato quasi interamente dalla coalizione
costruita da Silvio Berlusconi ed ha premiato non solo
la Lega ma (specialmente al Sud) anche il Popolo della libertà, che ha visto
aumentare i propri voti dell'1,1% rispetto alla precedente somma di Forza
Italia e An pur in presenza della scissione della Destra e di un incremento
così considerevole del partito di Bossi. Lo sfondamento al centro del Pdl, la
cui entità non ha precedenti in un corpo elettorale stabile come quello
italiano, è stato sicuramente favorito dalla scarsa popolarità del governo
Prodi, che ha pagato in misura molto pesante un'interruzione anticipata della
legislatura che ha gli impedito di cogliere i frutti del risanamento
finanziario. Ma a determinarlo hanno pesato anche altri fattori. È probabile
che la scelta di Veltroni di non difendere l'operato
del governo dell'Unione e non rivendicarne i non pochi successi abbia
incentivato il "rompete le righe" degli elettori di centrosinistra.
Inoltre, in una campagna elettorale segnata dall'assenza di un capillare lavoro
sul territorio e tutta incentrata sulla figura del leader, il profilo poco
nitido della proposta programmatica del Pd ha finito con il far prevalere un
messaggio di tipo identitario, che non a caso ha consolidato un blocco molto
simile a quello raccoltosi intorno ai "progressisti" di Achille
Occhetto nel 1994. Un risultato al quale hanno concorso con ogni probabilità da
un lato la convinzione (illusoria) che ci si trovasse in un'elezione di tipo
presidenzialistico, e che in quei casi l'elemento determinante sia costituito
dalle qualità personali del leader; dall'altro il tentativo di intercettare
consensi moderati attraverso un'innovazione programmatica più ispirata al main
stream liberista di marca anglosassone (assai poco espansivo nella società
italiana) che al centrismo popolare di stampo continentale. Su ciascuno di questi piani le scelte di Berlusconi sono state specularmene opposte a quelle di Veltroni. Il leader del Pdl ha infatti difeso puntigliosamente l'operato
del suo precedente governo (così come d'altronde aveva fatto nel 2006), ha
incentrato la sua campagna sul suo partito piuttosto che su di sé, enfatizzando
allo stesso tempo il carattere "popolare" e non elitario del
suo messaggio, e infine ha corretto il suo tradizionale liberismo compiendo sul
piano programmatico una svolta centrista e "sociale" in parte analoga
a quella realizzata dalla Cdu di Angela Merkel. Il nuovo bipolarismo uscito
dalle urne il 13 e 14 aprile è dunque fortemente squilibrato a favore del Pdl
ed appare al momento tutt'altro che stabilizzato. Se per Berlusconi
la strada per la costruzione di un vero partito moderato di tipo europeo resta
lunga e richiede di affrontare la difficile sfida del governo e quella
ineludibile del rapporto con l'Udc, per il dirigenti del Pd l'obiettivo di dare
vita a un grande partito riformista è ancora da raggiungere. E imporrebbe per
prima cosa una seria analisi della sconfitta che evitasse qualsiasi tentazione
autoconsolatoria. Roberto Gualtieri.
( da "Riformista, Il" del 17-04-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pd il balletto di
smentite si esaurisce con il prof che conferma la sua uscita di scena.
l'imbarazzo di walter Dimissioni a orologeria, sul Loft un'altra tegola
Irritazione tra i veltrones: "Perché ha fatto uscire la notizia?".
Sospetti su Parisi (per spianare la via a Bindi?). I cinque
nomi per la Commissione Dopo la batosta nazionale da Berlusconi, la
batosta bis alle regionali e il passo falso dei candidati democrat a Roma, già
regno del veltronismo, ci mancavano solo le dimissioni di Romano Prodi da
presidente del Pd a complicare la già difficile gestione del post voto per
Walter Veltroni. E pensare poi che, di tutte le rogne, l'addio del Prof
era l'unica già messa in preventivo, perché la lettera di dimissioni del
premier giace in un cassetto del Loft, il quartier generale del Pd a piazza
Sant'Anastasia, da quasi un mese. Da quando cioè Prodi ha buttato giù poche
righe per comunicare al leader la decisione di rinunciare all'incarico in
"coerenza con la scelta di non ricandidarmi al Parlamento", datando
la lettera alla maniera cattolica: "Pasqua, 23 marzo 2008". Veltroni, ricevuta la comunicazione, ha sudato freddo. Fosse
uscita la notizia in piena campagna elettorale, per almeno un paio di giorni
non si sarebbe parlato d'altro. "Parliamone dopo le elezioni", ha
proposto al Prof con l'idea magari di provare a far rientrare l'addio. I due si
sono così accordati per rendere pubblico l'annuncio solo dopo il voto. Intanto,
depositando in anticipo la missiva, entrambi si garantivano che il gesto non
sarebbe stato vissuto come una presa di distanza da un eventuale sconfitta del
Pd, poi puntualmente arrivata. Dell'esistenza della lettera erano in pochissimi
a sapere, eppure la voce ha cominciato a circolare. Una prima smentita del
portavoce prodiano Silvio Sircana, l'altra notte, non ha impedito ieri al tg di
La7, prima emittente a dar conto delle voci, di rilanciare con decisione la
notizia, subendo una nuova smentita di Sircana: "Ribadisco, non esiste
alcuna lettera". All'ora di pranzo anche l'ufficio stampa del Pd,
contattato a stretto giro dal Riformista , confermava questa versione: "Veltroni non ha mai ricevuto niente". Finché, un'oretta
dopo l'ultima smentita, Prodi ha deciso di scoprire le carte da New York, dove
il premier si trova per la seduta per la seduta del Consiglio di sicurezza Onu
allargata ai leader africani. Parlando coi giornalisti al seguito, Prodi ha
vuotato il sacco. Ha confermato dimissioni e lettera. E ha messo in imbarazzo Veltroni. Che non si è consolato ascoltando le parole con
cui il Prof ha elogiato la campagna elettorale veltroniana ("estremamente
coraggiosa e forte") e il risultato del Pd ("una buona
performance") prima di precisare: "Rimarrò un supporter forte e leale
del Partito democratico anche se non in un ruolo di responsabilità, in quanto
questo spetta ad altri affinché il Pd possa nascere forte e guardare al futuro,
perché questo è il suo problema". Improvvisamente, al rimbalzare in Italia
delle parole di Prodi, anche al Loft si sono ricordati della missiva nel
cassetto. In pochi minuti l'ufficio stampa del Pd ha diffuso una nota,
confermando che Veltroni "aveva ricevuto prima di
Pasqua una lettera dal presidente del Consiglio Romano Prodi. Di questo avevano
concordemente deciso di riparlare insieme dopo il voto. L'incontro, previsto a
breve, avverrà nello spirito di coesione e di grande unità che si è visto in
questi mesi e che è confermato dalle parole di oggi di Prodi". Nonostante
le reciproche rassicurazioni, un caso Prodi c'è comunque. Il Prof non si è fatto
scrupoli a smentire tutto e tutti, rompendo il patto di silenzio (ormai
compromesso dalla fuga di notizie) e salutando Veltroni
da New York. "Perché ha deciso di fare uscire così la notizia?", si
interroga il Loft. "Non abbiamo fatto uscire noi la notizia", giurano
i prodiani. E i sospetti si sono appuntati su Arturo Parisi, tra i pochi a
sapere della lettera, o su qualcuno a lui vicino. Ma perché fare uscire la
notizia? Per mettere in difficoltà Veltroni? Per
spianare la via a Rosy Bindi, candidata alla sostituzione, sebbene il favorito
sia Franco Marini? Non servono però dietrologie a spiegare l'irritazione del
segretario: del Pd il Prof non è solo il presidente, ma il fondatore e padre
nobile. Il suo disimpegno totale rappresenta comunque un problema politico per
un Veltroni ancora alle prese con i delicati
ballottaggi di Roma e provincia. D'altra parte, sarebbe un errore leggere la
vicenda solo in un'ottica interna al Pd. Certo, il Prof è deluso e arrabbiato
per il modo in cui è stato attaccato e sconfessato il suo governo, ma ciò non
basta a spiegare una rottura così plateale e in fondo inutile, dato che la
carica di presidente dell'Assemblea costituente è un ruolo simbolico e
onorario. Più facile invece che il passo indietro abbia a che fare con la futura
carriera di Prodi, e non quella da "nonno". Il Prof vuole chiudere a
palazzo Chigi nominando il successore di Franco Frattini alla Commissione
europea. "Ho dato una rosa di 5 nomi a Berlusconi",
ha rivelato ieri. Ovvero: Enrico Letta, Giuliano Amato, Piero Fassino, Paolo De
Castro, Emma Bonino (ma l'unico gradito al Cavaliere, Amato, non ne vuol
sapere). Quindi comincerà il "dopo". Ha già ricevuto un paio di
offerte di lavoro da aziende private. Chi ha parlato con Prodi giura però che
non è tentato dalla prospettiva del "business". Piuttosto, si vede
impegnato in un ruolo da grande inviato internazionale, magari per conto
proprio dell'Onu. "L'Africa è la sua passione attuale", si spiega nel
suo entourage. E guarda caso proprio il continente nero è al centro del suo
ultimo impegno da premier. Lui, a domanda specifica dei cronisti a New York,
non risponde. Ma sarebbe il colmo, se alla fine fosse Prodi a trasferirsi in
Africa al posto di Veltroni. Stefano Cappellini.
( da "Riformista, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Riletture Nel '75 il
poeta parlava alla Fgci, ora nella periferia di Accattone ci gira Virzì La
profezia di Pasolini si è avverata: l'umile Italia è andata a destra La
sorpresa di queste elezioni non è tanto la vittoria di Berlusconi
a valanga, o la sinistra radicale che resta fuori dal parlamento, o il Partito
socialista che scompare dopo 116 anni di storia. La vera novità è che
"l'Umile Italia" descritta da Pierpaolo Pasolini nelle Ceneri di
Gramsci o Trasumanar e organizzar , è passata con il centro destra e la Lega.
Suonano come una profezia le parole pronunciate da Pasolini alla festa
dell'Unità di Roma al Pincio nel settembre del 1975, due mesi prima del suo
assassinio, quando il poeta denunciò la "borghesizzazione" e
l'"omologazione" del proletariato, la perdita dei suoi valori
originali, della dimensione di classe, dei circoli ricreativi, della Casa della
Cultura, e fu per questo attaccato dal Pci e da intellettuali di sinistra del
calibro di Italo Calvino, che non volevano arrendersi di fronte alla realtà.
Una realtà "piccolo borghese, fascista, democristiana", secondo
Pasolini, un insieme di aspirazioni destinate a cancellare qualsiasi ansia di
cambiamento, e fondate, per Pasolini, sulla "smania del consumo, la moda,
l'informazione (soprattutto, in maniera impotente, la televisione)", l'
ansia di emulare i valori borghesi (soprattutto quelli materiali) perdendo le
proprie radici culturali e la propria storia. A tutto questo, trent'anni fa la
sinistra avrebbe dovuto opporsi, secondo il poeta. Non lo fece anche perché non
poteva. Per questo Pasolini se ne allontanò. La speranza,
per lui, erano i giovani della Fgci, la generazione di Veltroni e D'Alema a cui è toccato di rifondare la sinistra, cercando di
riagganciarla al cambiamento della società, che il Pci di allora non aveva
saputo cogliere, quella stessa generazione che è andata incontro, lunedì, a una
dura sconfitta. Chissà cosa direbbe, oggi, il poeta, dell'Emilia dei
film di Bertolucci diventata leghista, delle roccaforti operaie passate al
centrodestra, del suo Friuli Venezia Giulia e dell'idea di Cacciari, che solo
un nuovo radicamento nei territori perduti come il Nord Est, un tentativo
autentico di interloquire con le nuove realtà, e non una riproposizione dei
temi di destra in chiave riformista, avrebbe potuto riaccreditare la sinistra
nella società italiana trasformata. Così, mentre i dirigenti e i candidati del
Pd in campagna elettorale parlavano dei loro sogni, anche a Roma la
"Piccola Shangai", i Colli Aniene teatro delle storie dei Ragazzi di
Vita, o l'Idroscalo di Ostia avvolto dai nuovi quartieri suburbani delle
villette a schiera con antenne paraboliche e centri benessere, dove Pasolini
trovò la morte il 2 novembre del '75, passavano al centrodestra. La periferia
pasoliniana di Accattone è diventata lo scenario vuoto dell'ultimo film di
Virzì sul precariato. E la profezia del poeta è diventata la sua maledizione.
17/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 17-04-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Udc pier ferdinando e
massimo a colloquio sul soccorso bianco al pd capitolino Casini annusa D'Alema,
ma non è ancora un remake di Gallipoli Nel faccia-faccia, da tempo in agenda,
avvenuto ieri mattina tra Casini e D'Alema si è parlato di Roma. Ma non solo.
Al centro della colazione, soprattutto i temi nazionali e la collaborazione da
mettere in campo tra Pd e Udc nell'attività parlamentare prossima futura. In
primis , il dialogo sulla riforma elettorale. D'Alema è consapevole come
l'ipotesi del modello tedesco piaccia parecchio alla leadership dell'Udc e
parlarne con Casini è un modo per far vedere a Berlusconi - ma anche a Veltroni - che sono molteplici le
forze con le quali è necessario impostare una seria riforma elettorale. Prove
di collaborazione per i lavori parlamentari, dunque, ma forse anche qualcosa di
più. Non è mancato, infatti, chi ha paragonato l'incontro a quello di Gallipoli
tra D'Alema e Buttiglione in vista del ribaltone del '94. "Casini
si prepara a sostituire Prodi come leader di un centrosinistra nuovo?", si
è domandato ieri Rotondi. Forse troppo. Di certo c'è che l'incontro è stato
anche un primo "annusarsi" in vista dell'imminente ballottaggio
Rutelli-Alemanno al Campidoglio. E visto che Berlusconi
non risulta abbia chiamato Casini (e pare non sia intenzionato a farlo) tentare
di portare i voti dell'Udc a Rutelli non è un gioco impervio. Se è vero,
infatti, che l'Udc ha preso diversi voti anche dai cattolici che alle scorse
politiche avevano scelto i Ds, è altrettanto vero che al ballottaggio questi
stessi voti potrebbero tornare a Rutelli e, in questo caso, Alemanno avrebbe
poche speranze di vittoria. La situazione, però, non è facile. Certo: c'è
Luciano Ciocchetti che porta in dote un 3,3 per cento di voti dell'Udc per
nulla irrilevante. E c'è Mario Baccini che con la sua Rosa Bianca porta un
misero 0,7 per cento che però, sommato ai voti di Ciocchetti, fa in tutto un 4
per cento netto. E la cosa non è da poco per Roma. Anzi: è una percentuale che
sia Rutelli che Alemanno sanno essere decisiva. E, infatti, entrambi hanno
iniziato da subito le consultazioni per convincere i candidati per il
Campidoglio di Udc e Rosa Bianca a indicare ai rispettivi elettori il proprio
nome per il ballottaggio. Tuttavia, Udc e Rosa Bianca hanno deciso di prendere
tempo. Ciocchetti, in particolare, anche per non rischiare un'indicazione
diretta, ha convocato per venerdì le primarie dell'Udc dalle quali dovrebbe
uscire il nome da sostenere. Una scelta, di fatto, nel segno della neutralità
perché in questo modo in via dei Due Macelli si potrà sempre dire: "Non
siamo stati noi a indicare ai nostri elettori chi votare, ma sono stati loro
che liberamente hanno deciso chi li avrebbe potuti rappresentare meglio".
Rocco Buttiglione al Riformista ammette che "non è una scelta
facile". Dice: "Occorre prima valutare i programmi per non disperdere
quel centro autonomo a cui con tanta fatica si è comunque riusciti a garantire
un'esistenza. La scelta di indicare Rutelli potrebbe essere vista come
l'ennesima rivalsa nei confronti di Berlusconi. Ma la
campagna elettorale oggi è finita e non so quanto sia corretta questa linea.
D'altra parte, scegliere Alemanno potrebbe essere letto come un segnale di
apertura verso Berlusconi ma in nessun modo si vuole
un ritorno all'ovile". E poi, "prima d'altro, c'è la valutazione di
cosa sia meglio per Roma e non è una valutazione facile". Casini è anche
con le diverse anime del suo partito che in qualche modo deve fare i conti. I
rapporti con Rutelli sono buoni e fare confluire i propri voti verso la sua lista
civica sarebbe in fondo una cosa naturale. Ma altri non la pensano alla stessa
maniera. C'è, ad esempio, Dino Gasperini, capogruppo dell'Udc al Campidoglio,
che ha sempre mantenuto in questi anni una linea di opposizione forte e decisa
a Veltroni (più forte e decisa dei suoi compagni
d'opposizione di Forza Italia) e difficilmente potrebbe decidersi per Rutelli.
A meno che quest'ultimo non dimostri una volontà di distacco da quella sinistra
antagonista che anch'essa, tuttavia, è capace di catalizzare voti decisivi.
( da "Riformista, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue dalla prima conversazione
Casarini fa l'elogio della Lega E gioisce per la fine di Fausto "Non posso
negare una certa contentezza - esordisce Casarini - per il disastro della
Sinistra arcobaleno. Un partito inutile, non è vero che l'ha
danneggiato il voto utile di Veltroni. Bertinotti sarà ricordato
per quello che ha cancellato la sinistra novecentesca. Lui era l'erede
dell'arroganza togliattiana, dirigista. Ma almeno il Pci aveva i numeri,
Bertinotti e i Berty boys no". In un certo senso, ridacchia Casarini,
"questo voto ha sgombrato il nostro spazio dalla sinistra: noi abbiamo
occupato tante case, ma la sinistra aveva occupato i nostri spazi. Ora
c'è stato uno sgombero". A proposito di sgomberi, sul destino del
Leoncavallo, sotto sfratto nei prossimi giorni, Casarini è ancora più diretto:
"Ma il Leoncavallo non era un centro sociale. Era una sezione di
Rifondazione. Farina si è venduto mani e piedi a Rifondazione". Che cosa è
successo il 13 aprile? Casarini sottoscrive le parole di "Bobo Maroni: è
caduto il muro di Berlino e la sua ombra lunga che aveva trasformato la
sinistra da materialista a mistica. Al crocifisso sostituiva la falce e il
martello. Ma il cachemire di Bertinotti era la negazione del materialismo
marxista. Avevano illuso di poterci governare, e invece non è così. Ci aveva
rivenduto alle camere e alle telecamere. La sinistra è finita quando Bertinotti
ha venduto il movimento per un piatto di lenticchie, alla Camera". Servono
nuove forme di politica: territoriale, locale, reale. Il modello? Per Casarini
può esserlo la Lega. "La Lega è il fatto politico più interessante. Non è
un voto di protesta, come si ostinano a dire a sinistra: i leghisti vogliono
governare. E non si dica che è la versione lombarda e veneta del Ku Klux Klan.
Non ci sono ronde padane che inseguono immigrati per accopparli. Ci sarà anche
il folklore di Borghezio, ma è un atteggiamento, e non va demonizzato".
Anche perché, butta lì Casarini, "la sinistra, per ideologia, accetta
Hamas, la sua rivendicazione territoriale, la sua mistica, ma non accetta la
Lega, che è uguale ad Hamas, ma senza violenza. Si dialoga con Hamas ma non con
la Lega?". La Lega, "soprattutto quella di Maroni", precisa,
"è un laboratorio politico per il territorio. Una risposta alla crisi
della globalizzazione e della rappresentanza nazionale, costruita sulla
percezione vicina alla gente: immigrazione, certo, ma anche tasse, Cina e nuove
forme di lavoro. La Lega ha la caratteristica necessaria per questa crisi in
atto: è un partito di scopo, un partito di contrattazione. E questa novità ha
pagato. La Lega, pur alleandosi, è cresciuta". Per Casarini, il movimento,
più che confluire o irrompere in un partito, deve chiarire la sua anima
post-fordista: "Serve una visione post-socialista. Abbiamo vinto noi
perché la sinistra diceva che nelle grandi fabbriche c'era ancora il fordismo.
Invece oggi c'è solo il post-fordismo. Il movimento infatti è nato a Seattle,
all'ombra della Boeing e della Microsoft, non di Mirafiori. Questo avremmo
dovuto capirlo prima". E invece c'è persino chi ha usato i partiti come
"scorciatoie", racconta Casarini, un fiume in piena. "Caruso?
Ognuno porta le sue croci. Io non mi sono mai candidato perché non credo nella
rappresentanza. E non ci credono neanche quelli che votano". Bisogna
costruire, per Casarini, un'"alternativa alla Lega, un partito
territoriale, che sappia ascoltare la gente e fare progetti concreti". Un
pragmatismo che ci chiarisce in un esempio. "Berlusconi
andrà a Napoli con il primo Consiglio dei ministri? Ecco, più che fare
proteste, e scontri, anche quelli, per carità, bisogna portare avanti proposte
concrete, come quelle della raccolta differenziata per integrarli all'apertura
di termovalorizzatori. Lui dirà che ne aprirà cento, ma non fanno nulla se non
si cambia la raccolta". Altro esempio, più politico, sono le frizioni tra
Forza Italia in Veneto, "perché è in questione Galan, con la Lega che
vuole la presidenza e Forza Italia che se gli dà Lombardia e Veneto li
perde". E poi "Vicenza, dove il no-Dal Molin ha preso il 5%. Qui possiamo
essere l'ago della bilancia, in favore del centro-sinistra, che lì, a
differenza del Pd nazionale, è critico sul Dal Molin". Dopo la scomparsa
del "comunismo" e la potabilità sociale del leghismo, la novità di
queste elezioni, per Casarini, è la scomparsa dell'anti-berlusconismo. "In
queste settimane per il libro tutti mi hanno rotto con questa storia del
berlusconismo. Ma era una semplificazione mistica. Una roba assurda con cui
tutti c'hanno mangiato. Ora la penso come Giorgio Gaber che sfotteva le divisioni
dentro la sinistra e le false contrapposizioni. È finita quella roba lì.
Bisogna tornare all'analisi materialista e smetterla con l'agitare il
diavolo". (l.mastrantonio).
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sta "cari amici
del Pd, la Padania esiste"? Sergio Cofferati ci pensa un attimo perché,
come un fulmine, forse gli ripassano per la mente i dubbi che ebbe prima di
sgombrare un campo di immigrati e dire "cari compagni, la sicurezza non è
un valore della destra" (affermazione oggi scontata, ma allora
accompagnata da fischi e accuse di tradimento); o quando, non troppi mesi dopo,
decise di sperimentare lì - a Bologna - la "vocazione maggioritaria"
del Pd, rompendo la sua alleanza con la cosiddetta sinistra radicale. Dunque,
Cofferati ci pensa. E poi si apre in un calda risata. "Ma certo che sì, la
Padania siamo noi. Guardi che io son di lì, nato a Sesto e Uniti, provincia di
Cremona, in mezzo ai contadini...". Ci vorrà forse del tempo perché anche
quest'affermazione - "la Padania esiste" - venga digerita come ineluttabilmente
vera. Ma per Sergio Cofferati è importante che ciò avvenga: e che il Pd ne
tragga ogni conseguenza, in termini di analisi politica, proposta istituzionale
e assetto organizzativo. La Padania esiste, e lo dimostrano perfino i risultati
elettorali: se è così, non ha senso negarlo sol perché ne ha parlato prima la
Lega... Ed è soprattutto della Lega - oltre che della Sinistra Arcobaleno - che
Sergio Cofferati parla in questa sua intervista dopo il voto del 13 aprile.
Però che c'entra, scusi, la Padania col risultato elettorale? "C'entra
perché credo che ormai occorra analizzare anche i risultati elettorali non più
regione per regione ma area per area. Se noi osservassimo le cose un po' più
dall'alto, ci accorgeremmo che quel che accade sulla sponda destra del Po succede
anche sulla sponda sinistra...". Sarà. Ma che c'entra col voto? "In
grandi aree del nord ci sono ormai elementi di uniformità dettati dalla
struttura economica e sociale: e per queste due vie, producono risultati
elettorali. Se si guarda la pianura... Cremona e Reggio Emilia, oppure Mantova
e Ferrara - che sono città di regioni diverse - hanno una strutture economica,
sociale e risultati elettorali del tutto simili". Tutto questo per dir
cosa? "Che gli elementi di identità territoriale non sono più rappresentati
dai confini geografici e regionali. Le persone si muovono... Il Po divide, fa
da separazione per alcuni tratti, ma è una separazione geografica che non ha
più alcuna corrispondenza né economica né sociale. Per venire al concreto: io
penso che non ci possa organizzare efficacemente sul piano della rappresentanza
considerando invalicabili i confini geografici. Di più: credo che ormai sia in
divenire anche una questione di carattere istituzionale. Dunque, quando penso
alla dimensione territoriale del futuro Pd, penso a due cose assieme: agli
antichi insediamenti ottocenteschi della rappresentanza politica - luogo per
luogo, paese per paese - e ai modernissimi scavalcamenti di confini geografici
e regionali ormai fittizi. L'Emilia Romagna è parte del nord e ha
caratteristiche di sviluppo, in alcune sue zone, simili a quelle della
Lombardia. La collina emiliano romagnola ha forti elementi di somiglianza con
la collina bergamasca e bresciana; e la pianura lombarda con la pianura
emiliano romagnola. Un partito deve prendere come riferimento queste grandi
aree. E' inevitabile. Non farlo non ci aiuterà né a capire il nord né a
radicare il Pd in queste aree decisive del Paese". Dove invece la Lega si
espande di elezione in elezione... "E continuerà a farlo, soprattutto se
non aggiorniamo la nostra analisi. La Lega non è un un partito che intercetta
un voto di protesta: questo è un argomento senza fondamento, ha ragione Maroni.
La Lega è un partito con una linea politica di destra, raccoglie consensi sulla
base della sua linea che è proposta e sperimentata, per altro, anche in ruoli e
attività istituzionali. Naturalmente, io non condivido quella linea, e la
contrasto. Ma se torniamo alla tesi che quelli alla Lega sono voti di protesta,
commettiamo un errore clamoroso". E crede che sia questo quel che sta
accadendo? "In parte sì. E sono stupito. Così come mi stupisce sentir dire
che "anche gli operai votano Lega", come fosse una scoperta. Posso
farle un esempio?". Naturalmente. "A parte il fatto che quando un partito
supera certe soglie di consenso il suo radicamento è necessariamente
interclassista, vorrei ricordare il 1994, cioè la crisi del primo governo Berlusconi. Il sindacato protestò per la riforma delle
pensioni proposta, ma la crisi l'aprì Bossi in Parlamento. E lo fece perché
l'acuirsi del contrasto tra sindacato e governo mandò in sofferenza la base
sociale ed elettorale della Lega, che già allora era fatta anche da operai. E
se devo dirle, anzi, la situazione di oggi mi sembra somigli molto a quella che
ricordavo". Cioè, vede possibili problemi tra Lega e Popolo della Libertà?
"La linea della Lega ha evidenti elementi di diversità rispetto a quella
di Berlusconi. In materia economica guarda alle
piccole imprese, con tratti protezionistici, e dunque altro che liberismo. Nel
sociale è molto attenta ai temi del welfare, e quanto alla globalizzazione...
Considerati i rapporti che ha con la Lega, credo non sia un caso che Tremonti
sia approdato alle teorizzazioni cui è giunto. Comunque, questo riguarda loro.
Ciò premesso, il lavoro fatto da Veltroni è del
tutto positivo e pienamente condivisibile. E la linea economica e sociale
indicata è quella che ci può consentire con pazienza di acquisire risultati
positivi anche in questa parte del Paese". Un'ultima domanda, su
tutt'altro: che le pare della batosta subita dalla Sinistra arcobaleno?
Magari ne sarà contento, considerati i suoi rapporti a Bologna con
Rifondazione... "Considero l'assenza in Parlamento di quella sinistra un
fatto profondamente negativo, prodotto dai loro errori politici enfatizzati da
una pessima legge elettorale da cambiare. Credo che, a differenza del 1996,
stavolta Rifondazione avesse scelto con convinzione la strada della
partecipazione al governo. Hanno però sottovalutato le difficoltà di stare in
una ampia coalizione. In un quadro così, la necessità della mediazione bisogna
darla per scontata: e della mediazione non puoi cogliere sempre e solo gli
aspetti negativi. Ora spero riflettano. E mi auguro che dalla riflessione
emerga la voglia di riprovarci piuttosto che quella di rifugiarsi per sempre
all'opposizione in nome di una scelta puramente identitaria".
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Vertice con Fini e
Bossi: non c'è intesa sulle richieste della Lega. Colloquio con Walter a casa
Letta? Il futuro premier smentisce "Pronti a scelte
impopolari" Berlusconi accelera, giallo su un incontro con Veltroni. Pd,
Prodi si dimette Primo vertice ieri a Palazzo Grazioli dopo la vittoria
elettorale, di Berlusconi con Fini, Bossi e il governatore siciliano Raffaele Lombardo,
per definire il nuovo governo. Manca un'intesa sul Viminale e sul ruolo
di Formigoni, che lascerà la Regione Lombardia. Il Cavaliere annuncia che dovrà
fare scelte impopolari. Giallo su un incontro - smentito - tra il futuro
premier e il leader del Pd, Veltroni, a casa Letta su
riforme, nomine e Alitalia. Intanto, Prodi si è dimesso da presidente del Pd.
DA PAG.
( da "Panorama.it" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Ballottaggio Capitale. La strada per il
Campidoglio passa da Casini Posted By vasco_pirri_ardizzone On 17/4/2008 @
15:08 In Apertura#1 | No Comments [1] Silvio Berlusconi ci tiene personalmente a smentire l'incontro segreto con [2]
Walter Veltroni. E lo ha fatto oggi prima di partire per la Sardegna dove
incontrerà Putin: "Non ho incontrato Veltroni né ieri,
né nei giorni scorsi". Stesse parole da parte del leader dell'opposizione,
Veltroni: "Non ci siamo incontrati, né abbiamo parlato per
telefono. E' una balla spaziale". Insomma, che il fantomatico incontro ci
sia stato o meno, che abbiano gustato una crostata in casa Letta o no,
l'importante per i due leader - a pochi giorni dal fondamentale ballottaggio di
Roma - è ancora digrignare i denti. Poi potranno riprendere il dialogo. Un
dialogo che passa per i centristi dell'[3] Udc. Non è un caso infatti che ieri
il premier in pectore abbia fatto un appello accorato agli elettori del centro
affinché votino [4] Gianni Alemanno al ballottaggio per il Campidoglio contro
[5] Francesco Rutelli: "Sarebbe strano" spiegava il Cavaliere
"che votassero per Rutelli che ha un programma lontanissimo da loro".
Ma non è solo Berlusconi a corteggiare Casini. Ieri,
il primo a rompere il ghiaccio era stato Massimo D'Alema suonando, di primo
mattino, alla porta di casa Casini a Roma. Stamattina [6] Casini e Rutelli
hanno avuto un fitto conciliabolo a margine di un'assemblea di Confcooperative.
E all'ora dell'aperitivo prima di pranzo Veltroni ha
fatto il bis alla Camera. Al termine del faccia a faccia Veltroni
è stato chiaro: "Nel rispetto delle diversità tra il Pd e l'Udc, che ci
sono, si deve e si possono trovare punti di convergenza nei differenti modi di fare
opposizione". Di più, l'ex sindaco di Roma per difendere l'ultima
roccaforte del centrosinistra non ha usato giri di parole o contorsionismi:
"A Casini ho detto che su Roma auspico il sostegno dell'Udc alla
candidatura di Rutelli". La risposta di Casini? In pieno stile
democristiano: "Ho spiegato a Veltroni che
all'interno del partito ci sono opinioni diverse e che la scelta verrà fatta
direttamente dai nostri impegnati su Roma". Si annuncia quindi un
ballottaggio all'ultimo voto. Anche se Rutelli parte con un vantaggio superiore
agli 80 mila voti. Molto importanti, visto che l'affluenza, di solito, nei
secondi turni si abbassa. E quindi con il calare dei votanti, le rimonte sono
più complicate. L'ex presidente della Margherita oltre al netto [7] no dato
dalla comunità Ebraica romana ad Alemanno - incassa l'appoggio di [8] Franco
Grillini che a Panorama.it rivela: "Dovrei sentire Rutelli oggi. Io non
voglio che vinca la destra a Roma. Sono pronto all'apparentamento se c'è una
segnale e una disponibilità. Non avrò ottenuto molti voti (0,8%), ma questa è
una battaglia che verrà vinta sul filo del rasoio". [9] Michele Baldi
della lista "Per Roma Baldi Sindaco", che ha preso circa 13mila voti
ha lasciato intuire che c'è possibilità di dialogo con Rutelli. Se Grillini
appoggia Rutelli, invece i grillini sono molto dubbiosi. Nei [10] meetup,
classico luogo di incontro web dei sostenitori di [11] Beppe Grillo, crescono i
dubbi contro Rutelli. Esimi esperti di politica - si legge in un post - mi
dicono che in cambio di voti a Rutelli (mi viene da vomitare) si potrebbe però
(come si dice) battere cassa e quindi far firmare un impegno da parte sua in
caso di rielezione a sindaco per far realizzare dei punti del nostro programma:
o stiamo fuori da queste logiche e continuiamo la nostra lotta partecipata
senza nessun compromesso e quindi si continua con la partecipazione e il
coinvolgimento; oppure sfruttiamo (ma sarà vero?) a nostri fini (comunque
partecipati) questo momento come cassa di risonanza per la nostra Lista civica.
Ne vogliamo parlare?". Certamente i 40 mila e rotti (il 2,7%) voti di
protesta e quindi difficilmente indirizzabili con un diktat - di [12] Serenetta
Monti saranno decisivi. Al quartier generale di Alemanno si gioisce per la
messa in cascina del [13] sostegno de [14] La Destra di Storace. Voti (3,3%)
che però non bastano per arrivare a superare la soglia del 50,1%. Nei prossimi
10 giorni è previsto un tour in diciannove piazze romane per provare a
raccogliere il massimo dei consensi. [15] Mario Baccini, che non ha certo avuto
un risultato esaltante con il suo 0,7%, ha allestito oggi le primarie per far
votare i propri elettori per decidere chi appoggiare. Ecco spiegati i contatti
frenetici che si stanno svolgendo in queste ore ai massimi livelli politici:
perché i 50mila voti di [16] Luciano Ciocchetti dell'Udc sono davvero
fondamentali. Il VIDEO servizio:.
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 92 del 2008-04-17
pagina 0 Berlusconi: "Presto misure
impopolari". Incontro con Veltroni: raffica di smentite
di Redazione L'indiscrezione è emersa da ambienti parlamentari ma è stata
smentita da Bonaiuti e Bettini. Al centro dell'incontro , che sarebbe avvenuto
a casa di Gianni Letta, il nodo Alitalia e il commissario Ue. Il Cavaliere agli
alleati: "Ci saranno momenti difficili e servirà un forte
rinnovamento" Roma - "Ci saranno momenti difficili, servirà un forte
rinnovamento per fare le riforme necessarie che avranno anche contenuti di
impopolarità". Silvio Berlusconi, al termine del
vertice con i leader di Pdl, Lega e Mpa a Palazzo Grazioli non nasconde le
difficoltà insite nella nuova esperienza di governo che attende la coalizione
di centrodestra dopo la vittoria alle ultime elezioni politiche. Poi, in serata, incontra il leader del Pd, Walter Veltroni, per parlare del'affaire Alitalia e del commissario Ue.
L'incontro (segreto) con Veltroni Voci di un incontro segretissimo tra il leader del Pdl Silvio Berlusconi ed il leader del Pd Walter Veltroni sono
circolate con insistenza in tarda serata. L'indiscrezione è emersa da
ambienti parlamentari ma è stata smentita dal portavoce del Cavaliere, Paolo
Bonaiuti. "Ma quale incontro, ma quando, ma dove?", ha detto al
telefono Bonaiuti. "Non c'è stato nessun incontro - ha aggiunto il
portavoce - tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni e non riesco a capire neacnhe come sia nata questa
voce". Dura smentita anche dal oordinatore del Pd Goffredo Bettini:
"Di solito Veltroni mi informa se avvengono
questi incontri, io non ne so nulla e quindi presuppongo che l'incontro non ci
sia stato". Nonostante la smentita dei due portavoce e l'impossibilità di
verificare l'indiscrezione con le fonti ufficiali del Pd, in alcuni ambienti
parlamentari si è insistito sul fatto che i due leader si siano effettivamente
incontrati. Il faccia a faccia, sempre secondo gli stessi ambienti, sarebbe
avvenuto la sera di martedì, dopo la conferenza stampa tenuta da Berlusconi all'uditorium della tecnica, all'Eur. Sempre
secondo le voci raccolte, l'incontro sarebbe avvenuto a casa di Gianni Letta, e
vi avrebbe partecipato anche il braccio destro di Veltroni,
Goffredo Bettini. Berlusconi: nessun incontro
"Non ho incontrato Walter Veltroni nè ieri nè nei
giorni scorsi". Lo ha detto Silvio Berlusconi
sottolineando di essere dispiaciuto per il fatto che "giornali importanti
abbiano continuato a dire cose non vere" nonostante la smentita. E anche Veltroni smentisce: "E' una balla spaziale" dice
ai giornalisti che, al termine dell'incontro con il leader dell'Udc, gli
chiedono se è vero che si sia incontrato con Silvio Berlusconi
martedì sera. "Non so davvero da dove sia uscita questa cosa. Non è vera
nè l'una nè l'altra, nè che ci sia stata una conversazione telefonica nè che ci
siamo incontrati", afferma Veltroni. La squadra
di governo "Mi sono spinto già troppo avanti sui nomi - spiega il
Cavaliere - la Costituzione italiana prevede che sia il Capo dello Stato a
nominare i ministri su proposta del presidente del Consiglio: io non sono
ancora presidente del Consiglio". Berlusconi ha
solo confermato che nell'esecutivo "ci saranno quattro donne". Berlusconi si mostra favorevole all'ipotesi che coloro che
ricopriranno incarichi di governo nel suo prossimo esecutivo si dimettano da
senatore o da deputato. "Ci sono diverse opportunità a questo riguardo per
permettere ad alcuni candidati che non sono stati eletti" di entrare in
parlamento. Per il Cavaliere non sarà "un'imposizione tassativa, ma il
suggerimento di una possibilità per chi fa parte del governo in modo da dare
anche ad altri la possibilità di entrare". "Se in qualche materia c'è
qualcuno di particolarmente esperto - rivela il Cavaliere - anche se non
strettamente parte del nostro schieramento, non avremmo nessuna difficoltà ad
averlo con noi". Attuazione del programma "Il cantiere per lo stretto
del Ponte di Messina può riaprire in fretta. Ho cominciato a interessarmi al
dossier - rivela Berlusconi - già da stanotte e non lo
avevo fatto prima solo per questioni scaramantiche". A chi gli chiede se
siano vere le voci che parlano di un suo interim per i primi mesi di governo
alla Farnesina, Berlusconi si limita a rispondere che
"il presidente del Consiglio è un protagonista della politica estera. Ci
siamo trovati benissimo io e Gianfranco Fini - ricorda - e lavorando insieme
abbiamo aumentato la credibilità e il rispetto per il nostro Paese. Già in
questi giorni i colleghi hanno assistito alle numerose telefonate che mi sono
state rivolte da capi di stato e premier internazionali. Credo di aver fissato
già un ventina di incontri". L'Italia rivedrà le regole di ingaggio del
proprio contingente impegnato in Libano con le forze multinazionali. "Ho
sentito il presidente del Libano - fa sapere il leader del Pdl -. Ho garantito
continuità e attenzione alla situazione del Libano e il nostro sostegno alla democrazia
di quel Paese con responsabilità. Riesamineremo le regole di ingaggio delle
nostre forze armate per la situazione dei nostri militari, abbastanza
particolare, ovvero che non hanno possibilità di reazione davanti ai fatti in
cui si trovano". Roma, appello a elettori Udc e Destra "Per noi è
importante avere la guida della capitale, perché non crediamo che la parte
politica che ha causato il male possa essere protagonista della guarigione e
sappiamo che cambierebbe il sindaco ma la squadra sarebbe la stessa". Berlusconi lancia un appello al 'voto utile' al ballottaggio
rivolgendosi direttamente agli elettori di Udc e Destra: "non potranno
consentire il prevalere della sinistra" nel ballottaggio al Comune di Roma
e in quello per la Provincia. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Luca Ricolfi
SONDAGGI E "PARTITI MALEDETTI" IL risultato elettorale ha preso alla
sprovvista un po' tutti, ma fra i cosiddetti osservatori - giornalisti,
commentatori, studiosi, sondaggisti - lo sgomento è particolarmente acuto.
Possibile che nessuno avesse intuito che cosa bolliva nella pentola della
società italiana? Come mai, a due soli anni dalla catastrofe del 2006, la
maggior parte degli exit-poll e dei sondaggi non sono riusciti a prevedere il
risultato finale? Ma soprattutto: perché, nelle previsioni, la sinistra è
spesso sopravvalutata e la destra sottovalutata? Nel 2006 i sondaggi
prevedevano una comoda vittoria di Prodi, mentre il risultato è stato un
pareggio quasi perfetto. Nel 2008 i sondaggi degli ultimi giorni prevedevano
una vittoria risicata di Berlusconi, o addirittura un
pareggio, mentre il risultato finale è stato un trionfo della destra. Perché?
La risposta più onesta è che non lo sappiamo, e possiamo solo fare delle
congetture. Fra le molte ragioni che possono aver determinato questi due
scacchi consecutivi, tuttavia, ve n'è una che a me pare più importante delle
altre. Gli psicologi sociali la chiamano "desiderabilità sociale",
Marcello Veneziani parecchi anni fa parlò - più crudamente - di "razzismo
etico". In breve si tratta di questo: quando una persona viene
intervistata le sue risposte non sono influenzate solo da quel che
l'intervistato pensa, ma anche da quel che l'ambiente intorno a lui gli
suggerisce di pensare. Proprio così. La società, il gruppo di riferimento, i
media definiscono continuamente ciò che è bene, ciò che è appropriato, ciò che
è corretto, ciò che è "in". Simmetricamente definiscono ciò che è
male, ciò che è inappropriato, ciò che è scorretto, ciò che è "out".
Se in una società le istituzioni richiamano continuamente determinati valori
(ad esempio la solidarietà) e stigmatizzano sistematicamente determinati
atteggiamenti (ad esempio l'ostilità verso gli immigrati), una parte degli
intervistati preferisce non rivelare le proprie preferenze se esse sembrano
confliggere con ciò che è considerato socialmente desiderabile. Che centra
tutto questo con il voto di domenica? C'entra, ma bisogna far intervenire nel
discorso il razzismo etico. Una parte della società italiana è afflitta da
razzismo etico, nel senso che considera moralmente inferiore chi vota per forze
politiche cui essa - la parte sana del Paese - non riconosce piena legittimità
democratica. Specie fra coloro che esercitano professioni artistiche o
intellettuali dichiararsi di destra, o peggio votare un partito come la Lega, o
Forza Italia, o la Destra provoca imbarazzo, sdegno, costernazione,
incredulità. Di fronte a certe persone, confessare di aver insidiato una
bambina è meno imbarazzante che confessare di aver votato per il partito di
Calderoli. Questo sentimento di disapprovazione non è quasi mai esplicito, ma
genera un clima che definirei di intimidazione dolce. Tutti possono dire e fare
quel che vogliono, ma sanno anche che - in molti contesti - saranno giudicati
severamente se confesseranno di aver votato determinati partiti. In breve, c'è
una parte del Paese che si sente nella posizione di giudicare gli altri, e c'è
una parte del Paese che - proprio per questo - si sente permanentemente sotto
esame. In questo diabolico meccanismo è caduto persino Veltroni, che pure aveva fatto del rispetto dell'avversario una delle
novità fondamentali della sua campagna elettorale: qualche giorno prima del
voto, sfidando Berlusconi a sottoscrivere quattro principi di "lealtà
repubblicana", si è posto nella posizione di chi, in quanto depositario
del bene, si sente autorizzato a fornire patenti di legittimità democratica
all'avversario politico (da questo punto di vista le posizioni
girotondine appaiono molto più coerenti, o meno insincere: chi pensa che Bossi
e Berlusconi siano due pericoli mortali per la
democrazia, giustamente considera un errore politico la linea del pieno
rispetto dell'avversario). Può sembrare incredibile, ma le ricerche degli
studiosi dimostrano che - quando è intervistata - la gente si vergogna di un sacco
di cose, comprese le più innocenti (ad esempio guardare parecchia televisione).
Del resto ce l'aveva già spiegato Altan molti anni fa, con la famosa vignetta
in cui il militante di sinistra confessa a se stesso: "A volte mi vengono
delle idee che non condivido". Se le cose stanno così, il fallimento dei
sondaggi diventa meno inspiegabile. Nella cultura italiana i luoghi comuni
della sinistra "politicamente corretta" sono diffusi in modo leggero
ma capillare. Per molti cittadini progressisti o illuminati se voti Forza
Italia come minimo sei un affarista, un mafioso, o un abbindolato. Se voti Lega
sei una persona rozza, egoista e intollerante. Se voti i post-fascisti non hai
diritto di sedere al desco dei veri democratici. Se sei di sinistra e ti capita
di comprare il Giornale ti guardano come se avessi acquistato un rotocalco
pornografico (è successo a me). Insomma, non è sempre e ovunque così ma lo è
spesso, specie nei luoghi che contano. Molti elettori di destra se ne
infischiano, ma una parte non trascurabile di essi preferisce tenere coperte le
proprie carte. Sul lavoro, nelle cene, al bar, ma anche nei sondaggi. Se pensi
di votare un partito "democratico" o pienamente sdoganato non hai
seri timori a rivelare la tua scelta, ma se hai in animo di votare un
"partito maledetto" - ossia un partito di cui i "sinceri
democratici" dicono tutto il male possibile - puoi essere tentato di non
scoprirti, magari dichiarandoti indeciso, o astensionista, o sostenitore di un
partito né carne né pesce (è per questo che, in passato, i Verdi erano sempre
sopravvalutati nei sondaggi). Qualche anno fa mi è capitato di scrivere, anche
sulla base di una analisi degli atteggiamenti dell'elettorato italiano, che il
"complesso dei migliori" era una delle grandi malattie della cultura
di sinistra. Il fatto che ancor oggi tante persone preferiscano non rivelare il
loro voto quando esso si indirizza verso i "partiti maledetti" mi fa
pensare che, nonostante Veltroni (o grazie a lui?), da
quella malattia l'Italia non sia ancora uscita.
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]MARIA GRAZIA
BRUZZONE ROMA I dati definitivi non hanno aggiunto molto. A Rutelli va il
45,8%, ad Alemanno il 40,7%. Meno di 100.000 voti di distanza, esattamente
"84.000 di vantaggio, che sono più dello Stadio Olimpico", dice
Rutelli in conferenza stampa. Il miraggio di una vittoria al primo turno è
svanito e al quartier generale del Pd ci si prepara alla battaglia del 27. Si è
appena conclusa una riunione col cooordinatore nazionale Bettini, quello del
Lazio Meta, il candidato alla Provincia Zingaretti (al ballottaggio anche lui)
e l'ex presidente Gasbarra. Più Paolo Gentiloni, l'ex ministro da sempre
braccio destro di Rutelli. Che il voto di Roma e provincia si sia caricato di
un valore simbolico, non lo nega nessuno. "Possiamo togliere alla sinistra
la capitale", ha annunciato Berlusconi.
"Possiamo invertire il trend e dare subito un segnale di ripresa senza
aspettare le europee o le prossime amministrative", ha appena sostenuto
Rutelli. Il suo schieramento, che include Idv e Sinistra Arcobaleno, ha già
conquistato 10 dei 19 municipi romani, "e negli altri 9 abbiamo una netta
maggioranza, spiega Riccardo Milana, segretario del Pd romano. Già. Ma
nell'altro quartier generale, non lontano da via Veneto, fanno notare
malignamente che proprio qui sta il problema. "Roma ha dato al Pd molti
più voti alle politiche e ai municipi che a Rutelli", spiegano. Alludendo
malignamente al fatto che "il problema per loro sembra sia proprio la
persona dell'ex sindaco in sé". Una questione spinosa quanto imbarazzante
di cui si sarebbero accorti con allarme anche i democratici. Tanto che in
soccorso al candidato sindaco stanno arrivando tutti i big del partito. "C'è l'impegno di tutti, da Veltroni a
D'Alema, da Marini a Di Pietro. Bisogna lavorare ventre a terra", racconta
Gentiloni. Che insiste, come del resto ha fatto Rutelli, sulla dispersione del
voto fra la decina di candidati, "causa vera della mancata vittoria al
primo turno". Adesso è l'ora degli apparentamenti (che vanno
ufficialmente dichiarati entro domenica prossima). E Alemannno guarda a 360
gradi: "Contatterò Storace, Ciocchetti e Baccini", annuncia. Vale a
dire la Destra (che ha preso il 3,3%), l'Udc (3,1%) e la lista Rosa Bianca
(0,7%). Ma si dice disponibile a parlare anche con la lista Beppe Grillo,
arrivata al 2,7%, per quanto Grillo stesso abbia escluso apparentamenti. Dopo
di che, "conto soprattutto sui cittadini e sul loro disagio", dice
Alemanno. Che è cattolico praticante, al punto che sabato scorso è andato in
pellegrinaggio, a piedi e prima dell'alba, fino al santuario del Divino Amore.
L'alleanza con la Destra sembra scontata, tanto che Rutelli si dice
"curioso di vedere il ritrovarsi fra camerati". Quanto all'Udc,
"ha fatto con noi un'opposizione a Veltroni così
dura, che mi pare difficile vadano di là", spiegano nello staff del
candidato Pdl. "Hanno fatto opposizione anche a Prodi in Parlamento, ma
poi hanno scelto la strada dell'autonomia dal centrodestra e hanno deciso di
fare alleanze locali volta per volta", replica Gentiloni, che ritiene un
apparentamento con Casini "ragionevole e assai probabile. Le condizioni ci
sono: Rutelli è un candidato forte, facile che vinca, e l'Udc è un partito di
governo, ha le carte in regola per essere un ottimo sindaco ed è di garanzia
per loro". "Vogliamo proprio vedere Casini alleato di
"Tarzan" (Andrea Alzetta, ndr), il consigliere comunale di
Rifondazione che occupa le case e ha avuto più preferenze in assoluto",
ribattono dal Pdl.
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 92 del 2008-04-17
pagina 0 Di Pietro attacca il Pd: "Veltroni
chiarisca" di Redazione Il leader dell'Idv tira dritto e annuncia che darà
il via a un gruppo parlamentare autonomo: "L'accordo si fa sui contenuti e
non sui contenitori". Poi accusa: "Il governo ombra? L'ho saputo dai
giornali. Il Pd prenda atto: 43 parlamentari non si fagocitano" Roma -
L'Italia dei Valori avrebbe intenzione di dar vita ad un gruppo parlamentare
autonomo, ma senza che questa scelta rappresenti "uno strappo con il
Pd". Antonio Di Pietro annuncia lealtà e appoggio a veltroni come leader
della coalizione, ma detta le condizioni per la (futura) costituzione di un
partito unico. E chiede al termine dell'esecutivo nazionale del partito un
incontro con Veltroni e con il Partito democratico. Le
due ipotesi dell'ex pm L'accordo si fa sui "contenuti e non sui
contenitori". Quindi se il Pd vuole fare i gruppi parlamentari unitari con
l'Idv, occorre spiegare quale sarà la loro funzione e quali programmi dovranno
realizzare. Per adesso Antonio Di Pietro tira dritto e annuncia che, alla
Camera e al Senato, darà il via a un gruppo parlamentare autonomo. "Poi -
aggiunge laconico - si vedrà". Il principio, puntualizza il leader
dell'Italia dei valori nel corso di una conferenza stampa, indetta al termine
dell'esecutivo nazionale, vale anche per il governo ombra annunciato da Walter Veltroni senza neppure interpellare l'alleato. Di Pietro
assicura che, rispetto all'accordo elettorale siglato con Veltroni
prima del 13 e 14 aprile, "nulla è cambiato": "Vogliamo solo
essere sicuri che il programma venga attuato ed è bene che ogni decisione venga
presa insieme tra me e Veltroni e che poi, queste
decisioni, vengano comunicate insieme e non da soli come è accaduto".
"Il Pd prenda atto: 43 parlamentari non si fagocitano"
"Invitiamo il Pd a riconoscere l'esistenza di questa alleanza, è bene che si
prenda atto che questa coalizione esiste e non è mai esistita la presenza di un
unico partito, a destra e a sinistra, da solo alle elezioni". Di Pietro
insiste sul fatto che "è necessario sapere cosa vuole fare questo gruppo
unitario e con chi vuole farlo perchè 43 parlamentari (tanti sono gli eletti
dell'Idv, ndr) non possono essere annessi o confluire o disperdere la fiducia
dei loro elettori facendosi fagocitare da un altro partito". "Nel
governo ombra vogliamo contare" "Scegliendo la persona si individua
anche un percorso. Per questo noi vogliamo sapere chi fa cosa nel governo
ombra. Sull'informazione se il ministro ombra lo fa Follini è diverso se lo fa
Giulietti. Sulla giustizia, se lo fa Lumia è diverso se lo fa un condannato in
giudicato". Va giù duro, Di Pietro e critica Walter Veltroni
per aver proposto il governo ombra senza averlo informato: "L'abbiamo
appreso dai giornali e nessuno ci aveva detto nulla" mentre "un
governo, anche se ombra, deve essere condiviso". Noi, prosegue l'ex pm,
"vogliamo un gruppo unitario sui contenuti da cui deve scaturire una
squadra unitaria per portare avanti le battaglie con scelte condivise. Vogliamo
decisioni comuni e condivise sul governo-ombra ma anche sulle commissioni e sul
ruolo che avremo". "Nel Pd c'è chi non ci vuole" Di Pietro
insiste: Veltroni è dalla nostra parte, ma nel Pd c'è anche chi non civuole...
Questo è un punto da chiarire, come è da chiare la collocazione futura della
coalizione all'interno dei partiti europei. L'attacco a Berlusconi e l'appoggio a Beppe Grillo Di Pietro ipotizza un nuovo
"editto bulgaro" contro Michele Santoro e il suo programma,
AnnoZero, del quale sarà ospite questa sera: "La trasmissione Annozero e
il giornalista Marco Travaglio - scrive sul suo blog il ministro uscente - sono
già stati oggetto di attenzioni verbali da parte di Silvio Berlusconi.
Sarò ospite di Santoro, seguite il programma, potrebbe essere una delle ultime
occasioni". Il leader Idv assicura poi il sostegno del suo partito
all'iniziativa di Beppe Grillo per un'informazione libera: "Il 25 aprile
Beppe Grillo raccoglierà le firme per tre referendum per una libera
informazione in un libero Stato. I referendum chiedono l'abolizione dell'ordine
dei giornalisti, del finanziamento pubblico all'editoria e della legge Gasparri
sulle radiotelevisioni". Veltroni: "Nessun
tradimento" Veltroni non griderà al tradimento se
il partito di Di Pietro deciderà di dar vita ad un proprio gruppo parlamentare,
distinto da quello del Pd. La scelta di "separarsi",
nell'organizzazione pratica all'interno dei due rami del Parlamento, non sarà
quindi interpretata, al loft, come un venir meno al patto sottoscritto, né Veltroni teme un danno di immagine. è vero, ricorda una
fonte del Pd, che il segretario ha utilizzato il tema del gruppo unico come uno
dei cavalli di battaglia in campagna elettorale, ma è altrettanto vero che la
cosa aveva un determinato impatto, una certa forza e ragion d'essere in caso di
vittoria e, quindi, di guida del Paese. Altrettanto non vale all'opposizione.
Dunque, fermo restando che Idv e Pd hanno sottoscritto il programma e sarà
quello la base da cui partire per l'azione comune all'opposizione, non c'è da
gridare allo scandalo se l'Idv chiede più visibilità. Anzi, con una maggioranza
così schiacciante del Pdl, e il ruolo in fondo di unica grande opposizione in
Parlamento, forse è addirittura favorevole che ci sia il modo per dare più voce
alla minoranza. Questo, a quanto si apprende, il ragionamento del leader del
Pd, quando i suoi collaboratori gli hanno letto le prime agenzie che vanno
verso una conferma della volontà dell'ex pm di presentarsi all'appuntamento
parlamentare con un proprio gruppo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PRIMO PIANO
Trisilvio Di edmondo berselli L'euforia della vittoria. Il tono da statista. Berlusconi si gode il trionfo. E accantona per ora le contraddizioni della
sua maggioranza. Mentre Veltroni si prepara ad affrontare il cammino in salita del Partito
democratico Nella serata di lunedì, mentre in televisione apparivano i numeri
monumentali conquistati dalla macchina berlusconiana, e cominciava a diventare
chiara una vittoria politica vistosa, Silvio Berlusconi
abbandonava le vesti del 'joker', il fantasista del gesto dell'ombrello e delle
boutade sulla bellezza delle donne di destra, e provava a interpretare qualcosa
di simile al ruolo dello statista. Il trionfo elettorale consentiva in effetti
esercizi di understatement elegantissimi. Secondo i suoi sostenitori, dietro
una lunghissima cravatta rosa Gianfranco Fini dissimulava l'euforia,
felicissimo comunque di avere azzeccato per la prima volta una decisione
politica strategica. Eh già, si capisce: ancora poche ore prima, nei minuti
degli exit poll pazzi, si poteva dare ragione ai malevoli che lo avevano
accusato di avere svenduto An per uno strapuntino alla Camera. Adesso, invece,
aria di contenuta e sobria soddisfazione. Corretta semmai psicologicamente
dall'essere stato confinato nel ruolo del comprimario, o del servitor cortese,
in seguito all'avanzata impetuosa e 'barbarica' della Lega. Tuttavia è vero che
l'aria euforizzante della vittoria e la sicurezza sull'entità numerica della
rappresentanza al Senato consente di mettere per il momento nel cassetto il
sospetto che la grande alleanza di centrodestra sia in realtà un coacervo
difficilmente gestibile. Un grande conoscitore della realtà italiana profonda,
Giuseppe De Rita, sostiene che alle forze del Pdl e più in particolare alla
Lega riesce più agevole contemperare sul piano locale "comunità di
interessi" apparentemente in conflitto: "Il caso Malpensa è
esemplare. Qualcuno deve contemperare le esigenze dei piloti d'aereo con quelle
degli inservienti dell'aeroporto. La Lega ci riesce, il Pd no". Eppure
l'eclettismo del centrodestra è acrobatico. Se si tratta di una vittoria
"bavarese", come sostiene Stefano Folli, è una Baviera 'de noantri'.
In altri tempi si sarebbe detto che il carrozzone berlusconiano non può, nel
lungo periodo, reggere le proprie contraddizioni. Conta poco avere firmato un
programma. Riesce difficile capire come possono convivere, al momento delle
future scelte di governo, i vecchi liberisti e liberali di Forza Italia e i
neoprotezionisti guidati da Giulio Tremonti. Come si potrà liberalizzare
l'economia e le professioni avendo davanti l'opposizione di Fini, portatore e
rappresentante di un trito pensiero nazionalcorporativo. E ancora: il
secessionismo 'bavarese' della Lega deve fronteggiare le clientele vecchie e
nuove pilotate dall'autonomista Raffaele Lombardo, che da sempre chiede
"fiscalità di vantaggio" per la Sicilia. Ma chi vince, almeno nell'immediato,
ha sempre ragione. Può esibire sorrisi e coscienza istituzionale. I problemi
sono dall'altra parte. Il miracolo possibile di Veltroni
è avvenuto, ma purtroppo è avvenuto a rovescio. Verso la mezzanotte del 'Black
Monday', il numero due del Pd, Dario Franceschini, commentava con una
desolazione perplessa: "Mah. è difficile capire che cosa potevamo fare in
più per convincere il Paese". In realtà nel Pd, e si capisce, sono tutti
sotto choc. Fino alle ultime ore, e fino agli exit poll, era circolata la
sensazione di un possibile testa a testa, una conclusione al fotofinish. Non
era soltanto un'illusione mediatica, la fiducia nella profezia che si
autoavvera, il rilancio su sondaggi sempre in crescita che si poteva tramutare
in una rimonta effettiva. Veltroni e gli uomini a lui
più vicini ci avevano creduto davvero e trasmettevano sicurezza. Avevano visto
le piazze piene del Nord, i teatri stracolmi, la gente entusiasta; e folle
immense nel Sud, giovani, mobilitazioni mai viste. E allora? E allora, dice
Ilvo Diamanti, risulta ancora più vera la registrazione del 2006 che esistono
"due piccole Italie", di formato differente e di ispirazione opposta,
ma il cui perimetro per ora non è scalfibile. Anche negli ultimi sondaggi si
poteva notare che le appartenenze ai blocchi di sinistra e destra erano
"granitiche" (il sondaggista Piepoli dixit). La sconfitta del Partito
democratico, se ne deduce, viene da lontano. Secondo i funambolismi culturali
di Giulio Tremonti, che affonda il coltello nelle carni del governo uscente, la
responsabilità è tutta di Romano Prodi, colpevole di non avere capito i rischi
fatali della globalizzazione, e anzi, di essere stato uno dei colpevoli
"di una globalizzazione fatta in otto anni anziché in decenni". Al di
là delle grandi visioni geopolitiche e geoeconomiche, il tentativo di fare
dimenticare le asprezze del governo uscente era difficile. "Veltroni era inseguito dall'ombra lunga di Prodi", dice
Giovanni Sartori. Cioè dall'impopolarità determinata dalle scelte del
risanamento. "Soprattutto la prima legge finanziaria del governo
dell'Unione", ha commentato il direttore del 'Sole 24 Ore' Ferruccio de
Bortoli, "ha colpito e quindi inimicato ceti, come certi settori del
lavoro dipendente qualificato, che si erano schierati per il centrosinistra".
Il risanamento, come aveva ricordato il governatore Mario Draghi, era avvenuto
tutto dal lato delle entrate. La Confindustria era convinta che la bonifica dei
conti non fosse strutturale, ma dipendesse largamente dal ciclo economico. In
meno parole: tasse, tasse, tasse. Una redistribuzione sostanzialmente fallita,
almeno nella percezione popolare, con la convinzione che alla fine il governo
di centrosinistra ha dato i soldi alle imprese, con il taglio del cuneo
fiscale, senza riuscire a farli vedere ai lavoratori: "Quando i poveri
danno i soldi ai ricchi il diavolo balla", aveva commentato ironicamente
un anziano socialista in una lettera ai giornali. E una sostanziale
sottovalutazione del costo della vita in aumento, e delle tariffe in crescita. Veltroni ha sempre riconosciuto con lealtà che il lavoro di
Prodi, ancorché impopolare, era stato quello di un "uomo di Stato".
Ma l'uscita stessa di scena, da parte di Prodi era stata una cerimonia
crepuscolare, venata di malinconia. Finiva una fase. Uno dei protagonisti di
quindici anni della vita politica italiana se ne andava verso la sua condizione
di "nonno". Una certificazione precoce di senilità, mentre il quasi
settantaduenne Silvio Berlusconi sfidava anche
nell'abbigliamento le convenzioni della politica classica, doppiopetto scuro e
chissà cosa sotto ("Ahò, me sembra il cantante dei Dik Dik", sarebbe
stato il commento confidenziale di 'Walter' ai suoi collaboratori). Ma
soprattutto il punto di svolta era stato la grande 'rupture' di Veltroni, il cambiamento radicale di schema politico. Per
quindici anni, Arturo Parisi in veste di ideologo e Romano Prodi come braccio
operativo avevano fatto tutto il possibile, e anche qualcosa oltre il
possibile, per tenere insieme l'alleanza 'larga' del centrosinistra, estesa
fino a Rifondazione comunista e a tutta l'area della sinistra alternativa. Con
un solo gesto, e dopo avere cercato una muta intesa con l'interlocutore, il non
più demonizzato Berlusconi, Veltroni
ha azzerato il 'format' precedente e ha annunciato lo slogan del 'correre da
soli'. Non era l'inciucio, e nemmeno la premessa del 'Veltrusconi': si trattava
semplicemente di una iniziativa lucida, ma che puntava su una sola carta: far
dimenticare Prodi, trasformare il Pd nel 'partito a vocazione maggioritaria'
che Veltroni aveva in mente almeno da un anno,
reinventare un partito di centrosinistra con l'ambizione di sfondare al centro.
Legittimato dal voto delle primarie, il leader del Pd sapeva che si trattava di
un azzardo totale. Ed è stato anche sfortunato: il mancato accordo fra Berlusconi e Pier Ferdinando Casini ha ricostituito un
filtro interposto al centro del sistema politico, con l'Unione di centro che ha
drenato anche elettori cattolici del centrosinistra, preoccupati per il
reclutamento della pattuglia radicale, e non più garantiti nemmeno dal
"cattolico adulto" Prodi. Ma per tentare in ogni caso lo sfondamento
al centro, Veltroni aveva l'obbligo di rivolgersi
credibilmente ai ceti sequestrati da Berlusconi e
dalla Lega. E qui sono cominciati i guai. Perché il leader del Pd ha condotto
una campagna brillante, ma non è riuscito a rivolgere un messaggio consistente
e convincente alle imprese, al Nord, agli imprenditori, alle partite Iva, a
quella che di solito si definisce la parte più moderna e produttiva della
società italiana. Le candidature di Colaninno e Calearo hanno avuto l'aspetto
di fioriture effimere, rondini senza primavera. Adesso si capisce che le piazze
piene erano un'illusione percettiva. Ma occorre mettere a fuoco le ragioni di questa
illusione. Infatti Veltroni è riuscito a trasmettere
segnali coerenti sul piano simbolico e dei valori: la laicità, il rispetto
delle coppie di fatto, la tolleranza, la cultura, l'apertura; e poi i valori
vecchi ma stabilmente al centro della mentalità della sinistra riflessiva,
ossia la convivenza civica, la lealtà repubblicana, la fedeltà costituzionale.
Tutto questo però è servito soprattutto a mobilitare il consenso dei
sostenitori tradizionali, senza scalfire la rocciosità delle forze avverse. "Veltroni ha fatto una buona campagna sui simboli",
commenta lo storico Giuseppe Berta, che ha appena pubblicato da Mondadori un
libro sul Nord industriale che tutti gli esponenti politici del Pd farebbero
bene a leggere con attenzione, "ma si dà il caso che in questo momento
fossero in gioco gli interessi". Quindi al Partito democratico è riuscita
almeno parzialmente una mobilitazione politica che ancora una volta ha
capitalizzato la paura antiberlusconiana; ma non c'è stato un messaggio davvero
mobilitante e trasversale sulla modernizzazione del Paese. è mancata quel senso
di "modernizzazione bruciante" di cui aveva parlato uno dei padri del
Pd, Michele Salvati, e che sarebbe stato necessario per garantirsi il via
libera degli establishment. Berlusconi parlava del
bollo auto, commenta il direttore di 'Quattroruote', Mauro Tedeschini,
"mentre Veltroni parlava dei diritti, dei
ricercatori, dell'università, dei sentimenti civili; e non ha mai detto una
parola sul costo della benzina, tanto per dire". Tutto molto elevato ma
sfasato rispetto ai ragionamenti terra terra dell'avversario ("Parliamo
dei precari", gli chiede Enrico Mentana a 'Matrix'; "No, parliamo
degli anziani", risponde Berlusconi, mostrando
una significativa consapevolezza dei target elettorali e demografici). Tuttavia
a questo punto la sconfitta del Pd è una sconfitta multipla, e sono da valutare
con attenzione tutte le sue possibili implicazioni. A cominciare dalla più
sanguinosa: vale a dire l'amputazione della sinistra alternativa dal sistema politico,
con il tragico fallimento della Sinistra Arcobaleno. Un fallimento che ricade
largamente sulle spalle di Fausto Bertinotti, già partecipe a suo tempo della
liquidazione del Psiup (che non fece il quorum alle elezioni del 1972, e si
guadagnò la sigla di 'Partito scomparso in un pomeriggio'). Ma il Psiup era un
partito del 2 per cento. La sparizione traumatica della Sinistra Arcobaleno
significa la mancata rappresentanza di un abbondante 10 per cento
dell'elettorato e di un partito importante, ancora dotato di strutture sul
territorio, di organizzazione e di militanti impegnati nel lavoro politico e
nelle istituzioni locali come Rifondazione comunista. E implica conseguenze
ancora non prevedibili per il Pd. In questo momento molti sono propensi a riconoscere
a Veltroni un ruolo decisivo nella semplificazione del
sistema politico: peccato, aggiungono i critici, che la semplificazione si sia
realizzata con l'abrogazione di un pezzo della sinistra. L'abolizione della
sinistra critica non era ovviamente nelle intenzioni di Veltroni.
Anche perché essa ha una conseguenza immediata. Comporta infatti una
riconsiderazione della strategia complessiva del Pd. "Hanno fatto un
deserto e l'hanno chiamato un partito", sogghigna a denti stretti qualche
vecchio compagno di Rifondazione. Si pone infatti davanti al Pd una domanda
semplice e imbarazzante: ma il Pd è un partito competitivo? Oppure è un'Italia
geneticamente di minoranza, a cui è preclusa proprio l'intenzione maggioritaria
che si era autoattribuito? "Veltroni ha aperto il
vaso di Pandora", dice Salvati. Traduzione: ha avuto coraggio, ma ha
scatenato forze che forse a sinistra nessuno è in grado di controllare.
"Ma non vorrei che adesso cominciasse la caccia al leader sconfitto,
perché non possiamo permetterci una nuova ondata di masochismo". E allora?
Nessuno in questo momento se la sente di passare all'attacco. Ma nelle prossime
settimane, quando apparirà chiaro il deficit strategico del Pd, privato anche
di un raggio di alleanze possibili, occorrerà mettere a fuoco una risposta. Si
parlerà di fare un congresso. Ma intanto, dice Gianfranco Brunelli, anima del
'Regno' e prezioso tessitore di relazioni politiche nel mondo cattolico,
"prima sarà meglio fare un partito, visto che la struttura del Pd è
provvisoria". E poi: riconsiderare i rapporti con il mondo cattolico,
proiettarsi sulla riforma elettorale, sull'appuntamento del referendum, sulla
tappa delle elezioni europee. Qualcuno dice che, come nei migliori remake,
adesso Massimo D'Alema presenterà il conto. Qualcun altro già vede una diarchia
'garante', con D'Alema e Marini a coprire Veltroni.
Forse mai una sconfitta è stata carica di conseguenze potenziali come questa.
Probabilmente il Partito democratico comincia domani. n CAMERA 2008 2006 Popolo
della libertà 37,6 36% (Forza Italia 23,7 - An 12,3 ) Lega Nord 8,3 4,6% MPA
1,1 - Partito democratico 33,2 31,3% (L'Ulivo) Italia dei Valori 4,4 2,3%
Sinistra Arcobaleno 3,1 10,2% (Rifondazione 5,8 - Comunisti italiani 2,3 -
Verdi 2,1) Unione di centro 5,6 6,8% (Udc) Partito socialista 1,0 - La Destra
2,4 - SENATO 2008 2006 Popolo della libertà 38,1 36% (Forza Italia 23,7 - An
12,3 ) Lega Nord 8,1 4,6% MPA 1,1 - Partito democratico 33,7 27,7% (Ds 17,2 -
la Margherita 10,5) Italia dei Valori 4,3 2,8% Sinistra Arcobaleno 3,2 11,3%
(Rifondazione 7,2 - Comunisti italiani + Verdi 4,1) Unione di centro 5,7 6,6%
Partito socialista 0,9 - La Destra 2,1 - AL NORD UNA SINISTRA PREISTORICA
Colloquio con Massimo Cacciari di Paolo Forcellini Quali errori ha commesso il
centrosinistra? Ne abbiamo parlato con Massimo Cacciari, sindaco di Venezia,
dirigente del Pd e Cassandra inascoltata. Walter Veltroni
ha dato spazioa imprenditori del Nord. Non è bastato. Dov'è lo sbaglio?
"Non si è trattato di mosse errate quanto insufficienti. La questione
settentrionale non era aggirabile con qualche ottima candidatura, come quella
di Colaninno o quella, meno brillante, di Calearo. Sono scorciatoie: o il Pd
comprende che al Nord si deve dare una struttura autonoma, dal punto di vista
della leadership e dei programmi, radicata territorialmente e socialmente,
oppure rimarremo minoritari. Anche nel momento della formazione del Pd, con
Penati, Illy, Chiamparino, abbiamo cercato di spiegare che il partito doveva
nascere federale, con due facce, una nazional-popolare e una settentrionale.
Questo discorso non passa. Invece il centrodestra l'ha compreso: Fini
'sopporta' l'autonomia leghista nel Lombardo-Veneto. In realtà gli elettorati
di Lega e Forza Italia sono contigui: un popolo formato da miriadi di microimprese,
commercianti, moltissimi operai incazzati e anche settori dell'imprenditoria
organizzata. Un popolo interclassista". Veltroni,
decidendo di 'andare da solo', ha buttato alle ortiche l'unica chance per la
sinistra di andare al governo. è così? "Per carità, non andando da solo il
Pd avrebbe abortito al sesto mese. Adesso bene o male c'è un patrimonio, il Pd,
che ha avuto un buon risultato da cui ripartire, certo per una lunga marcia. In
compagnia avremmo perso peggio: non si sarebbero sommati per niente i voti
presi oggi dal Pd con quelli della sinistra radicale". La dissoluzione
della sinistra radicale è un fatto solo negativo o mostra un elettorato più
maturo che vuole votare solo forze con una cultura di governo? "Anche
all'interno della Sinistra Arcobaleno, penso ai verdi, ci sono componenti che
vogliono governare e non solo protestare. Non è però l'aspetto decisivo.
Piuttosto quella sinistra ha scontato la sua visione preistorica della realtà
sociale del Nord. Si è manifestata come una forza conservatrice, staccata dalle
trasformazioni sociali. Ciò è certo negativo perché una presenza radicale
dentro una politica di centrosinistra è fisiologica, è bene che vi sia
rappresentata. C'è nella socialdemocrazia tedesca, nei laburisti, in Francia,
con Zapatero. L'anomalia italiana sta nel fatto che tali componenti, anziché
riconoscersi all'interno di una grande forza di governo, vogliono fare da
sole". L'affermazione di Di Pietro indica che ci voleva un po' più di
'giustizialismo' da parte del Pd? "Non direi. Idv è un 'partito ad
obiettivo'. Una parte di elettorato del centrosinistra, pur accettando la
logica maggioritaria, vuole dare un'immagine autonoma rispetto al soggetto
egemone della coalizione. Niente di male. Lo stesso avviene per la Lega".
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PRIMO PIANO e ora un
nuovo pd di marco damilano La leadership di Veltroni
non si tocca. Ma la sconfitta è stata collettiva. E l'intero gruppo dirigente
del partito deve essere rimesso in discussione. L'analisi del ministro uscente
Per mesi è stato all'interno del Pd un avversario tenace di Walter Veltroni, ma all'indomani della sconfitta elettorale Arturo
Parisi non ha nessuna voglia di processi e di rese dei conti. "Il 'si può
fare' è alle nostre spalle. Non ce l'abbiamo fatta, purtroppo. E ora sarebbe
facile infierire su chi porta per intero la titolarità della campagna
elettorale, e lo dico con simpatia per Walter, ma qui è in gioco un intero
gruppo dirigente. è stata una sconfitta collettiva, corale". Il ministro
della Difesa analizza lo tsumami del 14 aprile con l'occhio del politologo
abituato a destreggiarsi tra dati e flussi elettorali. "Da studioso vorrei
riservarmi tutto il tempo di cui ho necessità per non dire cose superficiali.
Ma abbiamo qui i dati assoluti, i più sicuri. E i numeri assoluti ci dicono che
il centrosinistra rispetto al
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PRIMO PIANO Grand
Prix Poltronissima di francesco bonazzi e marco damilano Politici navigati e
attricette. Eminenze grigie ed ex spioni. Manager e banchieri. Ecco il chi è
dei candidati agli incarichi che contano Spioni e attrici di fiction, aspiranti
statisti e magliette verdi, vecchie volpi democristiane e pura specie
berlusconiana, nata e crescita nell'era del Cavaliere. C'è di tutto, alla corte
di Silvio III, monarca dell'Italia 2008. Ecco il catalogo di chi è destinato a
salire ai vertici del comando nei prossimi anni: nel governo, nelle banche,
nell'impresa. E, naturalmente, in tv. Governanti Gianni Letta In questi anni ha
fatto scuola: nel Pdl in tanti sognano di assomigliargli. E lui è pronto al
salto: resterà accanto a Silvio a Palazzo Chigi come vicepremier. Con
l'incarico di dialogare con l'amico Veltroni. Giulio Tremonti Da macchina spara-slogan con il sorrisetto
sprezzante a uomo del dialogo tutto minuetti e fairplay. L'ultima
trasformazione del tributarista di Sondrio ha stupito molti avversari. Nulla di
casuale, ovviamente. Il ministero dell'Economia non si discute, ma per ambire a
mete più alte bisogna sembrare meno partigiani e limitare i sarcasmi.
Franco Frattini L'ex ministro degli Esteri di Silvio II ha lasciato la
Commissione europea per prenotare un posto al governo. Il Cavaliere lo ha
annunciato in diretta tv, la notte delle elezioni: tornerà alla Farnesina, per
costruirsi un futuro da delfino. Aspirante Gianni Letta. Claudio Scajola Duro e
pragmatico, di un vecchio lupo Dc come 'Sciaboletta' il Cavaliere ha sempre
bisogno. Per il sire di Arcore presidia lo scivoloso comparto sicurezza
(polizia, carabinieri e barbe finte) in concorrenza con Frattini. In cambio di
tanta fatica ha ottenuto mano libera nella sua Liguria, dove comanda come fosse
l'Abruzzo di Remo Gaspari. Altero Matteoli L'uomo forte di An, come
ambientalista, ha un cuore di cemento e infatti ha un sogno: essere il primo
ministro dell'Ambiente e delle Infrastrutture insieme. Il progetto tenta molto
il Cavaliere. Certo, di più osè ci sarebbe solo Dell'Utri all'Antimafia. Marco
Reguzzoni L'ex presidente della Provincia di Varese è il giovane leone padano
più amato dall'Umberto Bossi, fin dai tempi dell'ictus. La scelta di spedirlo a
Roma non è stata indolore, Varese è il cuore della Lega. Per l'ingegnere di
Busto Arsizio la candidatura alla Camera è stato un sacrificio che potrebbe
essere ripagato con un posto da mastino al governo. Giulia Bongiorno è la new
entry di An: potrebbe diventare ministro della Giustizia, alle prese con le
intercettazioni da vietare. Da avvocato di Giulio Andreotti a legale di
Gianfranco Fini, per cui cura affari pubblici e privati, le querele e la separazione
dalla moglie Daniela. Mara Carfagna Alla convention delle donne del Pdl si è
presentata con un nuovo taglio di capelli e col piglio del leader. "La
donna è il fulcro della famiglia", ha proclamato con gli occhi spiritati:
"Fare un figlio è un atto di generosità verso la nazione". Idee non
proprio avanzate, da rivedere in caso di incarico governativo. Stefania
Prestigiacomo Nel precedente governo Berlusconi, dopo
la bocciatura delle quote rosa, finì con lei in lacrime nel Consiglio dei
ministri e Bonaiuti che la consolava. Oggi è certa di ritornare ministro, con
la sicurezza della veterana. Roberto Formigoni è già stato nel governo come
sottosegretario all'Ambiente. Ora che è un azzimato signore di 61 anni il
governatore lombardo ritenta il salto nazionale. Si prepara il ministero
dell'Istruzione. Oppure la presidenza di Palazzo Madama: l'anticipo del Senato
delle regioni che piace tanto anche alla Lega. Maurizio Lupi Le sue quotazioni
sono salite dopo aver accompagnato Magdi Cristiano Allam dal papa come padrino
di battesimo. Seguace di don Luigi Giussani, intimo di monsignor Rino
Fisichella, vorrebbe fare il vice-ministro dei Trasporti. Francesco Giro
Deputato del Lazio, molto legato a Letta, si è segnalato per aver ripreso con
una telecamerina gli spacciatori a Trastevere. I maligni in Forza Italia temono
che Berlusconi gli assegni un posto da sottosegretario
agli Interni: con l'incarico, questa volta, di tenere d'occhio i colleghi. Non
caso, lo chiamano lo Spione. Maristella Gelmini Avvocato trentaquattrenne,
coordinatrice lombarda di Forza Italia, ben sponsorizzata dalla lobby ciellina
per un incarico di governo, viceministro o sottosegretario. Michela Vittoria
Brambilla La rossa presidente dei Circoli della libertà vorrebbe portare la
società civile nel governo. Con un'idea meravigliosa: un ministero del Made in
Italy per rilanciare l'immagine dell'Italia nel mondo. Dalle autoreggenti alle
autocandidature. Giorgia Meloni Leader dei giovani di An, 31 anni, già
vicepresidente della Camera, con i big al governo potrebbe assumere la reggenza
del partito di via della Scrofa, in vista dell'abbraccio con i berluscones e
con le ragazze di Silvio. Con cui non va d'accordo: militante lei, fru fru
quelle. Diversità antropologica. Paolo Bonaiuti Portavoce di Silvio, per il
grande pubblico è il signore con i capelli color Berlusconi
che annuisce in tv piantato sulle spalle del Cavaliere. Ora, a quasi 70 anni,
vorrebbe fare il ministro dei Beni culturali: per dimostrare la sua passione
per le belle arti ha dichiarato guerra al tram che passerà intorno al
battistero di Firenze, la sua città. Adolfo Urso Moderato di An, può ambire a
un dicastero economico, ma il suo sogno nel cassetto si chiama Rai. Se volesse
presiederla dovrebbe dimettersi da deputato e forse neppure basterebbe. Ma una
poltrona da viceministro delle Comunicazioni è a portata di mano. Roberto
Maroni L'eterno erede di Bossi piace anche a sinistra perché non ce l'ha con
gli operai e non santificherebbe subito l'ex stalliere di Arcore Vittorio
Mangano. Un ministero di peso lo acchiappa sicuro. A meno che il Senatùr lo
incateni in via Bellerio con una poltrona da comandante supremo. In seconda,
ovviamente. Roberto Calderoli Come uomo immagine non è il massimo. Ma l'ex
ministro ha doti indiscusse di capo d'Aula. L'astuzia e l'efficienza con cui
guidava Palazzo Madama da vicepresidente del Senato gli sono state
universalmente riconosciute. Chissà che non venga promosso. Roberto Cota
L'avvocato trentanovenne che guida la Lega in Piemonte è una macchina da voti
certificata. Ex sottosegretario alle Attività produttive, pur di allontanarlo
dalla regione, in Forza Italia sono pronti a spalancargli le porte di Roma.
Nicolò Pollari L'ex capo del Sismi gode ancora della piena stima di tutto il
centrodestra. I guai giudiziari per le vicende Abu Omar e Pio Pompa sono
probabilmente destinati a finire in nulla per la compatta copertura che tutti i
governi gli hanno assicurato. La riforma dei servizi è una grande incompiuta, i
suoi ex collaboratori sono più o meno ai loro posti e Pollari potrebbe essere
il primo Mister Sicurezza italiano. Con rango di viceministro o sottosegretario
alla presidenza del Consiglio. Banchieri e imprenditori Corrado Passera Pare
che tutti lo cerchino e tutti lo vogliano. E il numero uno di Intesa-San Paolo
passa la vita a smentire salti in politica o nella finanza italo-francese
(Generali, l'ultima voce). Se però qualcuno gli offrisse la guida dell'Eni, non
è detto che il 'patriota' che voleva salvare Alitalia a mezzo di Air One sappia
resistere alla tentazione di dire 'sì'. Diana Bracco Presidente di
Assolombarda, amministratore del colosso farmaceutico, il suo nome è rimbalzato
sui giornali nella cordata italiana per Alitalia. Di certo è una grande amica
del Cavaliere che voleva candidarla alle elezioni. E ora potrebbe inserirla, a
sorpresa, nella lista dei ministri con un ruolo di primo piano. Giorgio Squinzi
Il presidente di Federchimica era l'uomo che Berlusconi
avrebbe voluto issare sulla poltrona più alta di viale dell'Astronomia. Ora
Emma Marcegaglia sta tentando di coinvolgerlo nel nuovo corso confindustriale.
La disponibilità a rischiare la faccia nel salvataggio Alitalia alla vigilia
delle elezioni ne fa una sicura riserva della Repubblica (di Arcore). Ennio
Doris L'uomo con la banca intorno non si occuperà mai di politica, almeno
finché c'è in campo il suo socio più famoso: Berlusconi
Silvio. Ma è ben piazzato in Mediobanca e Generali. Chi meglio di lui potrebbe
aiutare l'amico nelle future battaglie finanziarie? Ubaldo Livolsi Il
consulente-banchiere più vicino al Cavaliere, ex numero uno della Fininvest, è
un vulcano di progetti finanziari. è l'Angelo Rovati di Silvio con una
fondamentale differenza: da bravo siciliano non gli esce di bocca una parola
che è una. Cesare Geronzi Come per Pollari, non c'è praticamente nessun
politico di peso che non gli debba qualcosa. Certo, anche il presidente del
consiglio di sorveglianza di Mediobanca è inseguito dalla giustizia, ma questo
in Italia non è più un problema. Anzi, le disavventure giudiziarie forgiano e
completano un vero leader. Così Geronzi attende serafico che la prescrizione
faccia il suo corso, per uscire indenne dai processi Cirio e Parmalat. Boiardi
Paolo Scaroni Con Berlusconi e Tremonti, il gran capo
dell'Eni ha un rapporto di ferro. Il problema è: cosa gli possono offrire più
del cane a sei zampe? L'unico intralcio può venirgli dall'inchiesta sulla
vendita di Wind a Sawiris. Ma per uno che si è rialzato alla grande da
Tangentopoli non è certo un problema da perderci il sonno. Flavio Cattaneo
Guida il monopolista Terna con una mano. Con l'altra rischia d'impalmare
l'eroina dei precari e della sinistra Sabrina Ferilli. In più, ha trent'anni di
meno dei suoi colleghi. Insomma, deve solo saper scegliere la poltrona giusta.
Pierfrancesco Guarguaglini Alla guida del polo italiano della Difesa, il numero
uno di Finmeccanica ha la stima di tutto l'arco costituzionale, solidi agganci
internazionali e discreta immagine sui mercati, nonostante un eloquio livornese
non proprio da Harvard. Candidabile a tutto. Roberto Poli Il commercialista più
fidato del Cavaliere, l'uomo che da anni tenta di risolvere i complicati
problemi ereditari di Re Silvio, per inciso è anche presidente dell'Eni. Lo
davano in uscita, ora sarà lui a scegliere che fare. Raiset Agostino Saccà
"Lei mi ha lasciato una libertà culturale totale", giurava al
telefono con il Cavaliere don Agostino, "lo dico senza piangeria". Ha
resistito a indagini giudiziarie e a procedimenti disciplinari della Rai. E ora
il "vuoto" che lamentava nella società italiana dopo la sconfitta del
suo boss alle elezioni del 2006 è finalmente colmato. Anche per lui. Fabrizio
Del Noce Sopravvissuto a Celentano, a 'Striscia la notizia', ai flop del sabato
sera e di Sanremo, potrebbe lasciare Raiuno per la poltronissima di viale
Mazzini, la direzione generale. Maurizio Belpietro Folgorato dalle telecamere,
da anni sogna una carriera da anchorman: direttore di un tg con ampia facoltà
di incursioni video. Un Gianni Riotta con la giacca e il ringhio: ora o mai
più. Guido Paglia Avvistato nei tristi aperitivi di An, dove si esalta il
futurismo e si tuona contro l'egemonia culturale della sinistra, il capo della
corrente berlusconian-finiana della Rai, oggi alle relazioni istituzionali,
assapora altri cinque anni di potere, magari da una poltrona nel cda. Gianluigi
Paragone L'ex direttore della 'Padania' imperversa su tutti i canali. Direttore
di un tg Rai in quota Lega o di un tg Mediaset, per portare il verbo del Nord
nelle case del resto d'Italia. Emilio Carelli Negli ultimi due anni il suo tg
su Sky è stato il canale preferito di Romano Prodi, ma questo non va ricordato
al Cavaliere. Nel cuore, è rimasto sempre un uomo Mediaset: in caso di ritorno
a casa sarebbe accolto a braccia aperte. Clemente Mimun Per ora resterà al Tg5,
almeno fino alla nomina del nuovo cda Rai. Ama la prima linea, ma la direzione
di Raiuno al posto di Del Noce sembra fatta apposta per lui, secondo la linea
di successione decisa ad Arcore. Deborah Bergamini "Voglio cambiare il
mondo", proclama la neo-deputata. Nell'attesa, ha incassato dalla Rai una
liquidazione principesca. E si prepara a controllare viale Mazzini dalla
commissione parlamentare di vigilanza. Evelina Manna, Elena Russo Le ragazze
della fiction che stavano nel cuore di Silvio ("Sono dilaniato dalle
richieste") nella ormai storica telefonata con Saccà. Pronte a invadere le
serate Rai. Bruno Vespa Intoccabile. Dalla seconda serata di Raiuno non se ne
va neppure a cannonate. E c'è chi teme perfino l'allargamento ad altre fasce
orarie. Vespa for ever. n.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PRIMO PIANO letta alla
milanese Di denise pardo Gran tessitore. Ospite fisso ad Arcore. Così Bruno
Ermolli è diventato la sentinella di Berlusconi al
Nord. E l'ambasciatore presso i poteri forti Egitto, croce e delizia per Bruno
Ermolli, diplomato ragioniere, promosso, anni dopo, cavaliere (del Lavoro),
gran feluca berlusconiana dei poteri del Nord con le mani in molte paste, con
il futuro governo destinato a imprese sempre più poderose. La grana più grossa
potrebbe arrivargli proprio dalla terra del caro amico Naguib Sawiris, detto il
Faraone per quanto è tycoon, l'acquirente di Wind che Ermolli introdusse a
Silvio Berlusconi. Tommaso Pompei, ex ad della società
telefonica, in un incontro anonimo con i giornalisti della trasmissione
'Report', parlando della vendita di Wind, finita nel mirino della magistratura,
delle ricche provvigioni e dei personaggi coinvolti nella vicenda, ha sostenuto
che Ermolli avrebbe avuto la sua parte sostanziosa. 'Report' non ha mandato in
onda l'intera testimonianza. Ma i nastri hanno allertato la Procura di Roma e
Pompei, interrogato lo scorso settembre, è ora indagato per falsa informazione
al pm perché le risposte fornite in un primo incontro ai magistrati sono state
ben diverse dagli scenari delineati a 'Report'. Per Ermolli, al momento, nulla.
Poi si vedrà. Questa, la croce. Legata a doppio filo, per le recondite armonie
e disarmonie del fato, alla delizia che l'Egitto, ancora l'Egitto, ha regalato
al cavaliere del Cavaliere. L'appoggio e il voto alla candidatura di Milano
all'Expo 2015 assicurato dalla missione di Ermolli al Cairo. Sotto i gelsomini
di Zamalek, quartiere alto e coloniale della capitale egiziana, gli incontri
con Sawiris e i gran ciambellani di Mubarak hanno dato l'ultimo impulso alla
scelta finale. Smirne battuta, Milano vincitrice. E per Ermolli, catapultato
sul podio dei vittoriosi, balzato alla ribalta nazionale anche per l'incarico
del Cavaliere di occuparsi di una fantomatica nonché pre elettorale cordata
anti Air France, la delizia suprema, l'innalzamento più alto nei gironi
berlusconiani. L'esser definito, coram populo, il Gianni Letta della finanza,
il Gianni Letta del Nord. Anche se non si sa quanto al suddetto, già consacrato
dal Capo dei Capi come "un dono di Dio per l'Italia", questo paragone
possa aver fatto un gran piacere. Due uomini in barca, o meglio nell'arca della
quinta volta del Cavaliere. Due uomini nevralgici nella nuova era
berlusconiana, vere centrali di smistamento di cordate e persone al momento
della grande pioggia delle nomine pubbliche. Gianni Letta è unicum nel suo
essere istituzionale e onnipotente quando si tratta di difendere gli interessi
della Ditta. Braccio destro e sinistro di Berlusconi,
è capace di trasformarsi, quando serve, anche in complice degli amici dei
nemici nella Roma dell'ingloba et impera. Un passo dietro a lui, si sta
piazzando Ermolli, 69 anni, esemplare berlusconiano meno rifinito, lombardo di
Varese, presidente di Sin&rgetica, società di consulenza di impresa e
management, e di Promos, azienda speciale della Camera di Commercio di Milano,
sommerso da una micidiale montagna di cariche berlusconiane. Primo suggeritore
di Arcore, punto di riferimento dei poteri borghesi e finanziari nelle grandi
partite di Piazza Affari che stanno a cuore alle due vite del Cavaliere, capo
del governo e proprietario di un'impero dagli interessi giganteschi.
Consigliere d'amministrazione di Mediaset, di Mondadori, di Mediolanum, del
Censis, del Politecnico di Milano, Ermolli, tutti i lunedì che ha fatto Dio, a
mezzogiorno e mezzo ha un impegno improrogabile. è l'ospite fisso del desco di
Arcore, di quelle colazioni intime del Cavaliere (dove c'era sempre mamma Rosa)
con i figli Marina e Piersilvio e con i fedelissimi: Fedele Confalonieri, a
volte Giuliano Adreani, Paolo Bonaiuti e Gianni Letta, quando l'eccezionalità e
la gravità del momento non possono prescindere dalla sua presenza. Colazioni
che hanno un rito: dopo il caffè, il tête-à-tête di Berlusconi
con l'amico Bruno. L'arrivo di Ermolli nel fantastico mondo del Cavaliere è
opera di Confalonieri. All'inizio degli anni Novanta, è lui a presentare a Sua
Emittenza l'efficiente ma anonimo titolare, vicino a Gianni De Michelis e a
Letizia Moratti, della società Sin&rgetica. Grazie al magico tocco
berlusconiano, Ermolli si trasforma poco a poco in uno snodo di rapporti,
affari e incarichi. Con tanto di attico spettacolare in via Borgonuovo e di due
ville a Saint Tropez, perché, come insegna il Cavaliere in Sardegna, una è
troppo poco. Ermolli mette le tende ad Arcore. La prima missione è la
riorganizzazione della Standa. Dopo, è la volta di Fininvest, dove una giovane
Marina fa i primi passi al suo fianco. La fiducia del Cavaliere, la successiva
discesa in campo e l'attrazione fatale di enti, società e imprese pronte a
baciare le pantofole berlusconiane sono un formidabile volano. Sin&rgetica
colleziona consulenze: Telecom, Enel, Eni, Banca Intesa. Per Forza Italia,
Ermolli studia profili dei candidati azzurri e astrusi metodi di controllo
della loro produttività politica. Con Gabriele Albertini a Palazzo Marino,
sparge uomini di fiducia al Comune e alla Provincia. è il dominus della Camera
di Commercio di Milano, forziere molto ben fornito e politicamente ghiotto, con
cui firma alleanze e pingui accordi di trading, diventando presidente di
Promos. è la sentinella del Cavaliere (ma con una consulenza firmata da
Tronchetti Provera) quando Telecom, vecchia brama del leader Pdl, divorzia da
Hopa. Nel 2000 guida gli yankees berlusconiani nell'assalto alla Fondazione
Cariplo e al suo presidente Giuseppe Guzzetti. Perde. Ma oggi, da consigliere
d'amministrazione, monitora attentamente gli equilibri. Gli amici del cuore
sono il finanziere Francesco Micheli, l'industriale farmaceutico Sergio Dompè,
il presidente di Atm, l'azienda di trasporti milanese, Elio Catania (nella
passata stagione berlusconiana discusso capo delle Ferrovie), l'ex ministro
Lucio Stanca. Ermolli è intimo dei Doris, dei Ligresti e dei Cabassi che, oggi,
gioiscono pensando agli affari d'oro immobiliari dell'Expo (totale degli
investimenti previsti: 20 miliardi). Il legame con Tronchetti Provera (che, nel
2001, fa il piacere di sollevare Fininvest dal problema Edilnord) è stretto,
quello con Paolo Scaroni, ad Eni, di più. Oltre a Berlusconi,
due i chiodi fissi di Ermolli: i Paesi arabi del Mediterraneo con cui stringere
legami d'affari (come il fondo l'Euromed) e l'occhio vigile sul 'Corriere della
Sera'. Al tempo in cui Stefano Ricucci scala via Solferino, Ermolli fa il
medium dell'incontro tra il Cavaliere e l'odontotecnico di Zagarolo. Oggi, inonda
di affettuose attenzioni Giuseppe Rotelli, il re delle cliniche, azionista del
10 per cento di Rcs, poco meno di Fiat. E non manca di ritagliarsi il tempo per
i colloqui riservati con Paolo Mieli e con Ferruccio de Bortoli: all'uno fa
capire che rimarrà a lungo alla direzione del 'Corriere'. All'altro, che se
fosse in suo potere, avrebbe già destinato a lui la poltrona del successore. Un
emulo di Gianni Letta, anche in questo. Tutti e due inappuntabili, anche dopo
ore di lavoro. Impeccabili, quasi inamidati nel vestire e nella cura delle
chiome (folte, in barba al loro capo), perfettamente allineati all'estetica
berlusconiana, il gentiluomo di Sua Santità (è l'ultimo strepitoso incarico di
Letta) e il ragioniere di Varese sono uomini di grande intesa. Il primo è
l'interlocutore privilegiato di 'the other place': Walter Veltroni, Massimo D'Alema, Goffredo Bettini. Il secondo non ha un buon
rapporto con Cesare Geronzi, ma con Giovanni Bazoli e Corrado Passera, i
banchieri sinora più invisi a Berlusconi, invece sì. Tutti e due
felpati e riservati (non come il Cavaliere chiacchierone) e ben inseriti nei
salotti artisticamente corretti, dove si misura il livello del potere.
Consigliere dell'Auditorium veltronian-bettiniano e della Festa del Cinema
Letta, più melomane Ermolli, presidente del Comitato per le celebrazioni di
Giacomo Puccini e vice presidente della Scala. Quando sulla direzione di
Riccardo Muti il teatro si era spaccato in due, e aveva vinto la posizione di
Ermolli (che non si disperava per l'addio del Maestro), Confalonieri,
sconfitto, aveva commentato, molto snob, che un ragioniere che si occupava di
organigrammi non poteva gestire la Scala. Intanto, da febbraio Ermolli è
diventato senior advisor di Jp Morgan e appare tra i reggenti della sede di Milano
della Banca d'Italia del governatore Mario Draghi che, prima di Palazzo Koch,
era a Goldman Sachs, la banca d'affari più grande del mondo. Dove, poco dopo di
lui, in una sorta di sliding doors, Letta è entrato nell'advisory board. Un
intreccio niente male. Un asso nella manica dell'influenza finanziaria
berlusconiana. Ma anche un'altra forma di conflitto d'interessi. In questi
ultimi anni (insieme a Lehman Brothers e Morgan Stanley), Goldman Sachs e Jp
Morgan hanno partecipato alle grandi privatizzazioni, al collocamento dei
titoli di Stato. Con Berlusconi a Palazzo Chigi e con
il legame dei mammasantissima Letta (che, una volta al governo, dovrà
inevitabilmente dimettersi) ed Ermolli, le due banche potrebbero essere più che
favorite per finanziare o privatizzare enti pubblici ed essere scelte come
advisor di imprese controllate dallo Stato. Roma, il Palazzo e la politica a
Letta. Milano e i grandi business a Ermolli. Con Alitalia lo scenario si è
delineato bene. All'ombra del Cupolone, ecco il primo a mediare con il governo
e con Jean Cyril Spinetta, plenipotenziario Air France-Klm che negli stessi
giorni trattava con il caro nipote Enrico. Nella capitale lombarda, il
presidente di Sin&rgetica a sondare gli imprenditori amici per una cordata
alternativa. Con l'esplosione elettorale della Lega e con la crescita
dell'influenza ermolliana, il Nord batterà più che mai i pugni per avere
visibilità e rappresentanza nelle partite Eni, Enel, Poste, Rai e nelle
centinaia di società controllate dal governo. E per dire la sua sulla soluzione
di Alitalia. Nell'ennesimo replay del Paese in mano a Berlusconi,
il nuovo prodotto del marchio di Arcore debutterà su scala nazionale. Dopo il
gentiluomo di Sua Santità, "dono di Dio all'Italia", il ragionier
cortese ed emolliente, longa mano finanziaria del Cavaliere. n.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PRIMO PIANO il
carroccio dei vincitori Di ENRICO AROSIO Ha creato una classe dirigente.
Riconquistato le città. Attirato i giovani. E ora la Lega presenta il conto a
Roma su federalismo e sicurezza Franz Josef Bossi? Nella lettura di Giulio
Tremonti, il più federalista nel clan di Berlusconi,
la Lega incarnerà il partito bavarese rispetto al Pdl, come in Germania il
rapporto tra Csu e Cdu. Paragone suggestivo. La Lega è un partito territoriale
(il futuro ministro Roberto Maroni lo ripete come un mantra: "Volete
capirlo? Non siamo un partito ideologico ma territoriale"). La Lombardia
ricorda la Baviera: un mix economico di leadership terziaria, finanza, media,
servizi (Monaco e Milano), agrindustria e nuove tecnologie (aerospaziali in
Baviera, biomedicali in Lombardia), turismo, sport e una solida koiné alpina e
subalpina. Paragone stretto, però: perché la Lega va ben oltre la Lombardia.
Oggi abbraccia tutto il Nord con l'eccezione di Trentino-Alto Adige e Val
d'Aosta. Col 26 per cento in Veneto fa quasi le scarpe al Pdl; cresce
tumultuosa in Piemonte (12,3 al Senato), Friuli-Venezia Giulia (13),
Emilia-Romagna (7,1) e Liguria (6,6). E se a Verona ha il 27 per cento, a Sesto
San Giovanni, che di rosso ormai ha solo le insegne di Auchan, raddoppia e va
al 10,9. "Nessuna sorpresa", gongola Gian Paolo Gobbo, sindaco di
Treviso e segretario della Lega Nord-Liga Veneta: "Il Veneto è
identitario, come altre regioni del Nord-Est. Di fronte alla crisi totale dello
Stato e alla litigiosità del governo Prodi e al senso d'incertezza economica,
il Nord ha ripreso a votarci. è stato il Veneto, con la Lombardia, a tener duro
sulla devoluzione. Aggiungo il nostro lavoro sul territorio. I sindaci e
amministratori cresciuti in questi anni, ben al di là delle esperienze di Treviso,
Vicenza, Verona, dimostrano che la Lega non è solo un partito di lotta, ma
anche di governo". La Lega, ha dichiarato Tremonti, "è tornata nelle
città". Nelle piccole e medie senz'altro, e il
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
OPINIONI BESTIARIO
Vietato giocare allo sfascio di Giampaolo Pansa Ora i due blocchi smettano di
farsi la guerriglia. E il ricorso alla piazza renderà solo più forte il
vincitore Mamma mia, che facce! Stravolte, deformate, quasi irriconoscibili.
Espressioni sbaruate, direbbero al mio paese: segnate dallo spavento e
tramortite per lo choc da sconfitta inattesa. Parlo degli onorevoli del Partito
Democratico e della Sinistra Arcobaleno che mi è capitato di incontrare subito
dopo la legnata del 13 aprile. Non faccio nomi, per cortesia. I visi dei
parlamentari della Sinistra regressista erano i più sfatti. Ma bisogna capirli.
Per loro si apre un abisso: niente più Camera, niente più Senato, una carriera
da ricostruire, un'altra professione da cercare. Eppure dovevano aspettarselo
il kappaò in arrivo. L'Italia è sempre stata un paese moderato, di centro-destra:
altrimenti non avrebbe votato per quarant'anni la Democrazia Cristiana. Per di
più, oggi, è un paese impoverito, impaurito, invelenito con i partiti. A chi
doveva affidarsi una nazione così afflitta da tanti guai? Come succede quasi
sempre, anche l'Italia del 2008 si è gettata nelle braccia della forza più
affine (il partito di Silvio Berlusconi e di
Gianfranco Fini) e di un partito anti-partito (la Lega). Infine ha cancellato la
sinistra più antica, capace soltanto di un'asfissiante verbosità. E guidata,
per l'appunto, dal mitico Parolaio Rosso. Può non piacerci, ma l'Italia del
2008 vuole alcune cose e spera che il Cavaliere riesca a dargliele. Per prima
cosa, cerca il ripristino dell'ordine e dell'autorità. Da tempo non se ne vede
il segno. Il governo Prodi è stato ucciso dal disordine anarchico del proprio
campo, dai colpi di pugnale fra alleati. E quando si esce dai palazzi romani,
lo spettacolo è anche più inquietante. Chi non è gradito alle sinistre ultrà
non può parlare in pubblico, non può comiziare, non può neppure guidare una
lista elettorale. Lo stile di Walter Veltroni era una
garanzia che tutta questa baraonda finisse. Però gli elettori non gli hanno
creduto. In più, l'Italia del 2008 pretende la sicurezza perduta. Anche il
centro-sinistra, ma soprattutto la sinistra regressista, hanno sempre snobbato
questa richiesta. Ma chi vive fra i cittadini senza potere, vede con chiarezza
che cosa accade dovunque. La gente, soprattutto la più modesta, ha paura. Si
sente alla mercè di troppe bande criminali, capaci di assalire anche
l'abitazione più povera. Molte di queste bande sono di extracomunitari
clandestini, che in tante zone sono diventati i padroni di un paese dal quale dovrebbero
essere cacciati. Ecco un problema pesante, da risolvere subito. Tanti elettori
hanno pensato che il Pidì di Veltroni non l'avrebbe
mai fatto. Infine l'Italia del 2008 vuole un governo che non la prenda in giro
con una montagna di promesse, ma si assuma pochi impegni e poi cerchi di
mantenerli. Nella campagna elettorale di promesse ne hanno
sparate tutti, a cominciare da Berlusconi. Però anche Veltroni è caduto nello stesso errore. Se qualcuno si prenderà la briga
di rileggersi la sfilza di slogan del Pidì, avrà sotto gli occhi un fantozziano
campionario di illusioni che nessun mago di Oz avrebbe potuto mutare in realtà.
E ancora una volta gli elettori hanno scelto il mago di Arcore. Mago per mago,
meglio affidarsi al più collaudato e al più ricco. Il Bestiario si aspetta poco
o nulla dal governo del Cavaliere. L'Italia è un malato grave che ha bisogno di
medicine amarissime e di un medico spietato. Tante volte abbiamo scritto che
Silvio ama troppo piacere per mettersi il camice del primario impietoso.
Tuttavia il suo terzo governo dovrà ingaggiare una battaglia che non può
permettersi di perdere, pena il collasso totale del paese. Pure chi non l'ha
votato, deve augurarsi che ce la faccia. Sperare nella sconfitta del Cavaliere
sarebbe da suicidi. E non credo che Veltroni e il suo
Pidì siano tanto irresponsabili da giocare allo sfascio. Da oggi siamo di
fronte a una partita doppia, quella della nuova maggioranza e della nuova
opposizione. E la posta è la stessa: salvare l'Italia da una crisi fatale. Il
Bestiario continua a pensare che, prima o poi, l'estrema difficoltà del compito
richiederà un governo di salvezza nazionale, che veda insieme Silvio e Walter.
Ma per non precludersi questa strada, è indispensabile che i due blocchi
smettano di farsi la stupida guerriglia che in questi anni ha avvelenato il
clima politico. Oso sperare che il Pidì di Veltroni
sia consapevole di questa necessità. Il voto del 13 aprile ha dimostrato che
fare di Berlusconi il Mostro, il Demonio, il Mafioso,
il Caimano, il nuovo Mussolini in doppiopetto di Caraceni, il Grande
Corruttore, non è servito a nulla. Anche dipingerlo come un ostaggio della Lega
è uno gioco a perdere. Il Pidì dovrà evitare queste trappole. E avrà anche
l'obbligo di rammentarsi che il ricorso alla piazza avrà un solo effetto:
quello di rendere più forte il vincitore.
( da "Padania, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abbiamo svuotato il
Parlamento... GUALTIERO RONCISVALLE Quando la sinistra voleva dilazionare i
tempi delle elezioni per riformulare la legge elettorale che, secondo loro,
provocava blocchi istituzionali dipendenti da una possibilità di eccessivo
accumulo di sigle, partiti, accorpamenti, camorrie, intrallazzi, giochetti,
inciuci, ricatti ed accanimenti terapeutici voluti artatamente per arrivare al
pensionamento,scrissi: "...Come se la maxi-frammentazione politica fosse
un problema del centrodestra! È stata la cupidigia degli infatuati del potere,
la voluttà carnale del velluto delle poltrone parlamentari, l'inebriamento dei
salotti da belle epoque a far unire, contra naturam, specie eterozigote,
partorendo forme ibridate abominevoli. La genetica insegna che da simili
accoppiamenti si partoriscono ibridi sterili, forme che non generano alcunché,
che non potranno mai sopravvivere a sé stesse, avendo inevitabilmente come
futuro una sicura infertile vita. La forzatura è stata compiuta dalla
sinistra-centro-gruppuscoli vari no-global, accatastandosi l'un sull'altro per
arrivare alla maggioranza di potere... Non possono ora venire ad allarmare che
la legge non funziona. La dinamite serve a scavare le montagne, ma se te
l'accendi sotto la poltrona, non te la puoi prendere con detta polvere o col
centrodestra se ti rompe il culo! No, mio caro Presidente, questa dilazione non
serve assolutamente a niente, se non a rinforzare nuovamente quell'accozzaglia
di presuntuosi arroganti che ha fatto dell' Italia la pattumiera d'Europa".
E Berlusconi ha dimostrato quello che asseriva: che la
legge funziona perfettamente bene, tanto che il parlamento si è svuotato
completamente in un botto di tanta gente inutile e costosissima! La sinistra ha
perso e basta FELICE CARPUSI VISOMBALA Ho sentito dire da Diliberto che la
sinistra avrebbe perso perché ha abbandonato falce e martello. Ma come possiamo
pensare di aver avuto al Governo persone del genere tanto convinte della
stupidità di una parte degli italiani? Di fronte ad affermazioni del genere o
Diliberto ha pienamente ragione ed è perfettamente vero che i suoi elettori
sono dei quasi analfabeti che, se non trovano la parola comunismo e il relativo
simbolo, finisce che votano Berlusconi, oppure gli
elettori non accettano di essere considerati alla stregua di chi non è neanche
in grado di decidere secondo i programmi. Le dame della sinistra in lutto
stretto LUCIO DI NISIO Montesilvano Porta a Porta. Ci sono Rosy Bindi e Livia
Turco, in lutto stretto, le quali schizzano astio e disappunto. Due vecchie
galline, una della quali non fa neppure le uova, che assieme fanno un pessimo
brodo, anzi si imbrodano. Lega, attenta a questo successo! I. ALIBENI Recco In
cima ai pensieri di Bossi e dei sui generali c'è il federalismo fiscale. Ma chi
se ne frega! Siamo invasi da torme di delinquenti extracomunitari e ora anche
comunitari, nelle nostre città alla sera cala il coprifuoco, fanno affari d'oro
produttori e installatori di porte e finestre blindate, proliferano i
vigilantes, le forze dell'ordine non sono in grado per numero, quantità e
qualità dei mezzi a loro disposizione, di fronteggiare e arginare una
sanguinaria e spietata delinquenza straniera che purtroppo sta facendo scuola
anche tra i nostri delinquenti. Abbiamo perso, insieme alla sicurezza, anche la
nostra libertà. Chi più chi meno, tutti i partiti politici, spesso solo
strumentalmente a fini elettoralistici, sono concordi nel rilevare la estrema
delicatezza e pericolosità del fenomeno immigrazione. Solo la Lega Nord e
recentemente anche la Destra di Storace, ne hanno fatto un pilastro della loro
politica, dai cretini definita razzista (ma si è visto poi che fine hanno
fatto), riuscendo a ottenere una valanga di voti. Sono circa 5 milioni di
elettori, quasi tutti concentrati nel Nord Italia di cui sarà bene che tengano
conto. Sono milioni di voti di gente concreta, pratica: primum vivére, deinde
philosophari. Ci liberino anzitutto dagli extracomunitari clandestini,
rispediscano in patria i romeni senza casa, lavoro e mezzi di sussistenza, facciano
leggi severe, le facciano rispettare e facciano scontare le pene inflitte e poi
parleremo di federalismi. È stupido avere più risorse se poi devono essere
destinate esclusivamente al rafforzamento delle forze dell'ordine e al
mantenimento di torme di desperados che o li mantieni o delinquono. Stia
attenta la Lega a interpretare male il suo successo. Un voto di speranza
LETTERA FIRMATA I comunisti sono spariti. La Lega trionfa. Ho sentito parlare
di voto di protesta. Non credo che protestare significhi darsi la zappa sui
piedi. Questo avviene se la furia scatta all improvviso. Quando, invece, c è
tempo di ragionare, nessuno si procura del male scientemente. Male politico.
Credo che il voto dato alla Lega sia un voto di cambiamento, di speranza. Un
voto che riflette la necessità di scrollarsi di dosso qualcosa che non va. Le
forze politiche sconfitte ne devono prendere atto. Veltroni
oggi ha mostrato il suo vero volto MG.T. Genova Per favore, ora Berlusconi lasci perdere ogni scrupolo etico-politico, e si comporti
con l'arroganza, la prepotenza, la sfacciatagggine e spudoratezza delle
sinistre, che quando vincono, anche se di strettissima misura, fanno man bassa
di tutte le poltrone, cariche istituzionali e manageriali possibili ed
immaginabili. Avevano la presidenza della Repubblica ma si sono arraffati anche
la presidenza delle due Camere. Oggi, che hanno ancora il Presidente della
Repubblica, di cinquantennale militanza comunista, dopo una simile sonora
sconfitta pretenderebbero anche la presidenza di una Camera. È durato troppo lo
sforzo del fair play politico di Veltroni, passate le
elezioni e intronato dalla sconfitta, eccolo tornare il vecchio militante
comunista tutto propaganda, calunnia, menzogna, arroganza, prepotenza e
spudoratezza. La sinistra ha chiuso, ha finito, non è più nemmeno vecchia,
ormai è antica, un pericoloso aggeggio da buttare alle ortiche. Veltroni l'ha capito ed ha cercato di infinocchiare gli
italiani scopiazzando il programma di Berlusconi. Non
c'è riuscito e ora ha ripreso gli abiti e le abitudini di sempre. Buon sangue
non mente. Si raccoglie ciò che si semina DUCCIO Taro Il motivo di gioia e
lieto evento, non sono la scontata vittoria del Pdl, ma la scomparsa dei
comunisti dal Parlamento italiano. Chi di demagogìa colpisce di demagogìa
perisce. Quando gli operai, gli impegati e i pensionati non tiravano la fine
del mese, loro, chiusi in una dorata torre di avorio, si delettavano in gay, in
aborti, in staminali, in fecondazione assistita, in rom e in inammissibile
indulgenza verso i mariuoli. C'è un limite a tutto. I veri deboli non sono i
giovani immigrati, che in qualche modo se la cavano sempre, non disdegnando
sgarri alla legge, ma i vecchi e i bambini nostrani. Seguono i cittadini a
reddito fisso, fisso in tutti i sensi; fisso nel senso di immobile.
Assolutamente. Di che si sono preoccupati? Di dare la pensione a chi viene in
Italia senza lavoro. Ora fanno i sorpresi e gli indignati e se la prendono con
la Lega per il suo straordinario exploit, non accorgendosi, i tristanzoli, che
sono stati loro stessi gli artefici di questo risultato. Non di sola assistenza
vive l'uomo... Un capolavoro di strategia politica MARIANO VELLER Arzignano
Complimenti Walter, per il quasi magnifico sorpasso, aver perso
"solamente" per 9 lunghezze, dimostra la tua superiore leadership.
Sicuramente, i lavoratori, gli antifascisti, i democratici, i giovani, tutti
coloro che in questi lunghi anni hanno lavorato, lottato, sognato, sofferto per
un'Italia migliore e possibile, dove non fosse negato a loro un futuro degno di
essere vissuto, ti daranno eterna riconoscenza, per il tuo, complice tutto il
PD, capolavoro strategico-politico. Capolavoro rivelatosi completamente il 14
aprile 2008. Certamente rammarica che malgrado i tuoi sovrumani sforzi, e di tutto il gruppo dirigente del Pd, non siate riusciti a dare
a Berlusconi, Bossi, Fini, che una modesta maggioranza al Senato di solo 37
seggi. Non mi stupirò, se su wikipedia, nei prossimi giorni magari a cura
dell'entourage berlusconiano, sarò a leggere che: il nuovista Veltroni Walter è sinonimo di capolavoro politico-strategico. Il
gaudente trio, B-B-F con gratitudine si felicitano, consapevoli che per
ottenere l'attuale risultato, se tu non ci fossi, avrebbero dovuto inventarti.
Caro Walter ti ringrazio sentitamente per il tuo acume politico, che non mi
farà morire democristiano, ma probabilmente e più splendidamente berloscuniano.
Complimenti e grazie ancora, per averci fatto rivivere (temo non solo per 5
anni) i fasti berlusconiani. Veltroni sei unico, un faro
nel mondo. Il tuo infinitamente grato estimatore Mariano. [Data pubblicazione:
17/04/2008].
( da "Padania, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Distinguere i
lavoratori dai fannulloni LUCA PAGLIA Sono felice del trionfo della Lega. Da
sempre sono suo fedele sostenitore. Come dipendente statale mi auguro che i
politici leghisti al governo non cadano nel tranello di indicare tutti i
dipendenti statali come lazzaroni comunisti. È uno stereotipo che non vogliamo
più sentire. Tra i dipendenti statali ci sono lavoratori leghisti che si danno
da fare e che fanno valere le loro idee nei confronti di colleghi scansafatiche.
Per favore non generalizzate, ma distinguete enti del nord efficienti dagli
enti del sud inefficienti. Distinguete lavoratori da fannulloni. Ricordatevi di
noi minoranza leghista nel mondo degli enti pubblici. Se il governo decidesse
di imporre il blocco delle assunzioni nel settore pubblico, lo faccia nel sud
italia, dove i dipendenti sono più del triplo dei padani impiegati nel settore.
Oggi il vento spira da Nordest ROBERTO CIAMBETTI Consigliere Regionale Liga
Veneta-Lega Nord Il 13 e 14 aprile ha cancellato, d un tratto, i vecchi schemi
della politica italiana: il Parlamento non sarà più la sede di rissosi partiti
e partitini, mentre anche la sinistra e la destra conservatrice dovranno
iniziare a fare i conti con la questione lombardo-veneta allargata a tutto il
nord, dalla Valle d Aosta al Friuli Venezia Giulia: federalismo subito e subito
forte azione di tutela del potere d acquisto di stipendi e salari. E presto per
dire se, con il nuovo scenario, le nuove formazioni politiche, e tutti gli
attori sociali, metteranno da parte anche vecchi vizi, primo fra tutti l
incapacità di guardare dentro di sé e capire dove si sia sbagliato nel proporsi
agli elettori, oppure l essere subalterni alle logiche interne per cui bisogna
premiare nani e ballerine, servi sciocchi e yes-men. E
facile oggi dire che Veltroni ha sbagliato nello spacciarsi per il Barak Obama alla vaccinara,
rispolverando motti del progressismo democratico statunitensi Usa vecchi di
quarant anni: diceva una canzone di Bob Dylan che non è importante tanto sapere
da dove viene il vento, ma che bisogna essere meteorologi, cioè saper prevedere
da dove verrà il vento. Ciò valeva per Veltroni,
ciò vale oggi per la coalizione vincente alle elezioni. La fiducia data dagli elettori
al centrodestra contiene un messaggio chiaro: o si governa, si fanno le
riforme, o la prossima volta saranno guai. Per tutti, s intende. Ciò imporrà
alle forze di governo la necessità di scelte dolorose, come l azzeramento delle
forme di assistenzialismo parassitario, ma anche il coraggio di basarsi su
personale capace, da inserire, in ruoli chiave, al centro come nelle periferie:
essere capaci non significa avere in tasca la tessera giusta. Prevedere da dove
verrà il vento domani e agire di conseguenza. A leggere bene il voto in Veneto
si comprende come ad essere stati sconfitti sono state le burocrazie di
partito, gli apparati, i generali senza soldati; la Lega, senza televisioni,
senza giornali, senza l esercito di yes-men infilati nei posti chiave, senza
poteri forti, ha riscosso un successo clamoroso, frutto di un grande bagno di
umiltà, di tanti incontri pubblici, di volantinaggi, dello stare in mezzo alla
gente e tra la gente. Io devo dire grazie a tanti militanti, al loro lavoro, al
loro impegno: ritornando alla metafora meteorologica, magari ci siamo affidati
alla saggezza contadina, ai proverbi e abbiamo dato tuttavia uno sguardo a
barometro, termometro e igrometro, senza presunzione. Tante volte nei giorni
scorsi, leggendo i grandi giornali o ascoltando le reti televisive nazionali si
aveva l impressione di sentire o leggere la descrizione di un Paese che non
esiste, quasi che nessuno capisse veramente il vento che spirava. Mi è così
tornata alla mente quella battuta di don Lorenzo Milani, a proposito di un
insegnante di pedagogia all università che contestava il metodo di insegnamento
del religioso fiorentino, per cui il priore di Barbiana spiegava che quell
insegnante non aveva bisogno di conoscere i ragazzi e i loro problemi, perché i
giovani, quel professore, li conosceva a memoria, avendoli studiati nei libri.
Nei libri, ma non nella realtà. Il successo della Lega sta nell aver incontrato
tanta gente e aver dato voce alle loro ansie, alle loro speranze. Senza la
pretesa di parlar forbito, o senza la pretesa d aver sempre e comunque ragione:
anche questo è un segnale forte che esce dalle urne e che nessuno, ad iniziare
dai leghisti, deve dimenticare: il vento, del resto, si sa, è mutevole e quando
giunge dai quadranti meridionali, di norma, porta maltempo. Oggi spira da nord,
nordest, quasi una bora, che spazza le nuvole e porta bel tempo. Caro Berlusconi ascoltami... GINO SPADON Caro Berlusconi,
ha vinto e trovo doveroso rivolgere al vincitore un evviva, un augurio e, se mi
è consentito, una sommessa preghiera. Vede, signor Presidente, in un Paese
variegato come il nostro, c è chi è ricco di comprensione nei confronti degli
evasori, c è chi impazzisce per i barzellettieri, c è chi adora i venditori di
speranze, c è chi va in visibilio davanti alle prodezze di un seduttore, c è
chi esalta gli sbeffeggiatori di magistrati, c è chi venera i ricchi senza
chiedersi come lo siano diventati, c è chi apprezza oltre ogni dire i gesti
popolareschi , c è chi è convinto che il mondo sia più dei furbi che dei
galantuomini. Tutte propensioni legittime, s intende signor Presidente, perché
tutto ciò che viene dalla maggioranza è sacrosanto, ma durante il suo mandato,
che le auguro lungo e ricco di soddisfazioni, abbia la compiacenza, la prego,
di rivolgere un occhio benevolo verso quella minoranza che ha propensioni
esattamente opposte. La ringrazio. E adesso mettiamoci al lavoro CLAUDIO NEGRI
Albairate (MI) Un grazie infinito ad Umberto Bossi condottiero indomito, ai
parlamentari, agli amministratori, agli attivisti, alla Lega Nord tutta. Questa
mattina recandomi come di consueto ad acquistare il nostro quotidiano
l'edicolante mi ha accolto con un innocente sfottò :"eccoli qua i
vincitori!". A quel bonario sberleffo alcuni astanti si sono girati verso
di me che, raccolto il quotidiano dalla rastrelliera, lo aprivo in bella
mostra; confesso che in quel momento mi sono sentito semplicemente orgoglioso.
Orgoglioso di aderire ad un movimento politico le cui idee e la cui coerenza
vengono finalmente capite e giustamente premiate. Ora su le maniche e, come
cita un vecchio detto contadino delle mie parti, .. "sota a munch che per
spasà l'è tardi!" Auguri a tutti. Mantenere le promesse è vitale ANGELO
MANDARA Torino Spett. la Padania, chi l'avrebbe detto... Prodi meglio di Veltroni (stando ai risultati). A meno che non si voglia
vedere il Partito Democratico in chiave prospettica nel tempo, in quanto, un
domani il neo Pd potrebbe assorbire tutti gli elettori dispersi della Sinistra,
che ora hanno rinunciato al voto. Certo il disboscamento della Sinistra operato
da Veltroni ha prodotto un record assoluto, quello di
far sparire la Sinistra dallo scenario parlamentare. Fatta da un ex-Pci... è
tutto dire! Ma a ben guardare, consideriamo un momento l'attuale e tanto
vituperato sistema elettorale, forse, senza volerlo ha messo tutto in ordine...
lasciando sulla scena soltanto due partiti, con un terzo (Casini)... non del
tutto incomodo. Questo sistema elettorale, dovrà, comunque, essere corretto
nelle future liste, che dovranno prevedere la libera votazione dei candidati.
Che dire... tanto tuonò che piovvè e Berlusconi ha
ripreso il suo scettro. Ma ora, lo vorrò vedere il Cavaliere dalle tante
promesse, che se si realizzassero... ci farà tutti ricchi! Ora non ci saranno
più alibi (Casini, Senato ecc.). Un grazie a tutta la Lega LOREDANA SETTI Come
già vi ho scritto sabato 12/4/08 abbiamo ricevuto il segno divino. I celti son
tornati . Un grazie di cuore a tutti quelli che lavorano per la Lega Nord
partendo da Bossi fino giù ai militanti dei gazebo. Federalismo subito. Un
abbraccio a tutti. [Data pubblicazione: 17/04/2008].
( da "Padania, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Convertiti alla Lega
BULLA e MAGRI Bergamo Caro Direttore siamo Bulla e Magri da Bergamo, siamo due
elettori sempre stati a sinistra, abbiamo dato la fiducia alla Lega, come le
avevo già scritto un mese fa, siamo rimasti delusi dal Governo Prodi e vista la
buona campagna elettorale di quest anno (non oscena come quella di 2 anni fa)
abbiamo deciso di votarvi. aAvete la maggioranza assoluta, ricordatevi il
lavoro sta mancando, la sicurezza difetta, c è troppa criminalità in particolare
da extacomunitari, troppo permissivismo con la religione islamica, i salarisono
bassi, e abbiamo necessità di un vero federalismo, anche perché a breve ci sono
le amministrative e bisogna raddoppiare i voti. Il fucile di Bossi centra l
obiettivo BARTOLOMEO PICARO Caldogno (Vi) Egregio signor direttore, il popolo
sovrano, il giorno 13 - 14 aprile 2008 (pioggia compiacente) imbracciando il
tanto vituperato e demonizzato "fucile" denunciato dall'on. Bossi, che tanto scalpore ha destato in Uolter Veltroni e
compagnia, ha centrato il bersaglio con la precisione di un orologio svizzero:
impressionante!. Tutti gli elettori che hanno votato Lega, sono entrati nella
cabina elettorale con il "fucile" (matita) sparando un solo colpo
centrando al cuore il simbolo della speranza e della nuova rinascita. Il
voto democratico del "popolo sovrano" ha liberato l'on. Berlusconi definitivamente dall'atroce ossessionante incubo
impersonificato dall'agguerrito e pimpante gruppetto del reparto geriatrico,
onnipresente, compiacente e favorevole alle direttive impartite dalla sinistra
e determinante nelle decisioni impopolari. Scongiurata questa calamità che
tanta devastazione ha causato, l'on. Berlusconi non
deve illudersi o illuderci (colpa imperdonabile se ci illude) di governare in
tutta serenità senza poter contare con ferrea determinazione sulla lealtà della
sua coalizione. Personalmente pretendo che il mio voto, dato alla coalizione
vincente, venga rispettato e non tradito. Non possiamo più accettare il
ripetersi di comportamenti insensati come quelli manifestati nella passata
legislatura, sfociati in beghe da cortile e chicchirichì fuori progranmma, che
permisero sciaguratamente anche per breve tempo (per nostra fortuna) a Prodi di
governare generando conseguenze disastrose. Carissimo Direttore la cabala non
poteva in alcun modo essere favorevole a Uolter: 110 provincie attraversate in
pullman per la sua campagna elettorale - 110 tasse approvate dal suo partito
durante il governo Prodi. Il numero 110 per il signor Uolter é veramente un
numero jellato. Possibilità di fare piccoli investimenti FABIO SÌCARI Bergamo
Dopo gli applausi, i fatti. Berlusconi ha trionfato,
tanto di cappello. Ora, però, mi aspetto cose concrete. E senza traccheggiare. Ne
cito una. Che mi riguarda e che mi accomuna a milioni di cittadini. La busta
paga. Mille euro al mese, a volte anche meno, sono un pugno nello stomaco.
Occorre rimediare. La bacchetta magica lasciamola ai maghi. Noi abbiamo bisogno
di futuro. L energia del futuro è anche la concreta possibilità di fare dei
piccoli investimenti. Un po di quattrini anche a noi, signori governanti.
Grazie. Ridateci il vecchio esame di Stato MARCELLO LANDI Domodossola Appello
al centrodestra: nel congratularmi per la bella vittoria, rivolgo un appello,
da docente di filosofia in un Liceo: restituite alle scuole, per favore,
l'esame di Stato con la commissione interna, come l'evevate concepito nella
scorsa legislatura! Il sistema elaborato dal Ministro Fioroni, che non è affatto
più serio, è invece macchinoso, ingiusto perché diverso da scuola a scuola e,
credo, anche più costoso per lo Stato. Ora non possiamo permetterci errori
LEONE Come ho sempre pensato, le idee della Lega Nord alla fine hanno vinto,
contro tutto e tutti. L'ipocrisia e la perfidia dei nemici della Lega si sono
sciolte come neve al sole, spazzate dal cuore e dalla testa del popolo padano
che finalmente ha capito. E può essere solo l'inizio di ben altri successi
futuri! Ora i dirigenti della Lega non possono fare nessun errore. In politica,
non va regalato niente, ad avversari e alleati! Bisogna prendere tutto quello
che si deve e si può anche perché, (solamente) nel caso della Lega, è potere
che va direttamente al popolo! Quindi noi pretendiamo Ministeri di peso,
governatori di Regioni, direttori di telegiornali ecc. perché senza uomini, le
idee fanno più fatica a correre e le riforme anche. Assieme alle riforme di
governo, la Lega deve cambiare il pensiero politico generale. Ora che il popolo
ha cancellato il comunismo dal parlamento, bisogna distruggere rapidamente
tutti quei veleni e quei virus che i comunisti hanno sparso per tutto il secolo
scorso, forti di un'ideologia che si basava su menzogne e sull'uso ingannevole
della dialettica oltre che su una formidabile organizzazione supportata da
associazioni (corpi intermedi) in grado di intimidire e minacciare chiunque.
Inoltre lealtà a Berlusconi ma anche attenzione a ciò
che già si intravede nel Pdl (d'accordo il Pd!) di trasformare il bipolarismo
in bipartitismo, assolutamente da contrastare perché non vogliamo il sistema
americano che è pesssimo e partiti radicati come Lega e altri non possono
sparire per sistemi elettorali truffaldini, ciò anche a costo di mettere a
rischio il governo. Bossi sia chiaro con Berlusconi,
la Lega può mettersi di traverso se il suo tentativo di coagulare tutti nel suo
partito è solo il primo passo per successivi cambiamenti della legge elettorale
atti a neutralizzare la forza della Lega! Viva la Lega, viva il Veneto, viva la
Padania. Pensioni d oro, che vergogna! LUIGI DI RAUSO Roma Caro Direttore,
Vorrei esprimere tutta la mia indignazione per le dichiarazioni di Fassino ieri
sera a Porta a Porta ,quando ha detto che uno degli errori è stato quello di
non aver risposto alle istanze dei pensionati che guadagnano 516 Euro al mese.
Proprio lui ha l'impudenza di dire questo quando tra lui e sua moglie
guadagnano 40000 Euro al mese. Ce ne vuole di faccia tosta. Che vergogna, che
spudoratezza. Perché non ha proposto di ridurrre lo stipendio dei parlamentari
ai livelli minimi europei e di abolire la pensione dopo 2 anni e mezzo? Si è
presentato di nuovo con sua moglie? Tanto adesso erano loro che gestivano tutti
i candidati. Io ho una pensione dopo 42 anni di lavoro effettivo: si devono solo
vergognare. Voi avrete il coraggio di parlarne? Credo di no, come non l'ha
avuto Vespa che è un altro servo del potere. La Romagna ha risposto coi voti
ALBERTO Finalmente anche in questo gulag sovietico che è la Romagna si è levata
una brezza che mi fa respirare meglio, la Lega Nord ha ottenuto un importante
affermazione. Qui la vita è molto difficile per un giovane federalista con
tanta voglia di fare, si viene allontanati da ogni attività materiale, sociale
e culturale. Comunque sono molto felice. Grazie. Un leghista della prima ora
LUCIANO GELMI Sono uno dei primi aderenti alla Lega col numero 474 trascinatomi
da mia madre che, allora novantenne circa, era iscritta ancora prima di me ed è
stata citata da voi in quanto era una fervente attivista nella casa di riposo
dove viveva; allora, come tuttora vivo nel primo Comune conquistato in Italia
dalla Lega, ed allora non era facile essere leghisti in quanto guardati con
sospetto da Carabinieri, Finanza e quant'altri. . Ovviamente quindi sono
orgoglioso del successo ottenuto oggi. Ora, come tutti gli altri che hanno
votato Lega, mi aspetto le tre cose che ritengo indispensabili per poter
continuare a vivere e ripetere il successo e cioè federalismo fiscale -
sicurezza - espulsione immediata clandestini. Desidero poi porre una domanda e
relativa proposta da girare a chi assumerà i poteri per farlo: la maggior parte
dei carcerati per reati è di extracomunitari e io (noi) mi rifiuto di pagare di
tasca mia il loro mantenimento in carcere, non si potrebbero consegnare alla
polizia del loro Paese d'origine con copia della sentenza e se la vedano loro
se ospitarli nelle loro patri galere o farne quello che vogliono ma nel loro
Paese? Se le loro prigioni sono peggiori delle nostre affari loro: troppo
facile delinquere sapendo che, per male che vada, finiranno nelle carceri
italiane piuttosto ospitali! Si otterrebbe il doppio vantaggio di alleggerire
le spese dell'amministrazione carceraria e l'espulsione dal nostro territorio.
In quanto poi a quelli che sbarcano clandestinamente si abbordano in mare
consegnando loro viveri e bevande e li si respingono senza far toccare terra.
Basterebbe farlo per tre volte che alla quarta non arrivano più perché
capiscono che l'aria è cambiata. Sistemiamo la giunta milanese ANGELO MANDELLI
Milano Caro direttore, visto il successo della Lega, sarebbe ora che si facesse
un rimpasto nella giunta di Milano. E che questo rimpasto comportasse, fra le
altre cose, la revoca delle deleghe all' assessore Sgarbi. Non tanto per i suoi
insulti alla Lega, ma soprattutto per la sua politica culturale devastante a
favore di graffitari, leoncavallini e a sostegno di tutte le peggiori
provocazioni di dubbio gusto (imbrattamento di piazze e fontane, mostre con
riferimenti blasfemi e pornografici, mostre escrementizie, pupazzi nudi nei
parchi, ecc.). L' Italia "dei valori" (quelli veri) non ha certo
bisogno di personaggi simili. [Data pubblicazione: 17/04/2008].
( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Legittime, opportune
e necessarie le dimissioni di Alfonso Pecoraro Scanio: gli va imputata, come leader,
la sparizione di ogni presenza verde nel nuovo Parlamento: caso unico, mi pare,
in Europa. Poteva restare e risorgere, una pattuglia verde, grazie a una partecipazione condizionata alla lista di Veltroni. Saliti sul carro dei più perdenti, ai Verdi non è rimasto
nulla. Inoltre, l'eccessivo uso dei niet del ministro dell'Ambiente:
probabilmente giusti, dico da ambientalista, ma l'aria che tira, con propagande
incrociate determinate e tutte mirate a permettere qualsiasi scempio, è
implacabilmente e ciecamente antiambientalista, fino all'odio - una
politica meno rigida avrebbe salvato il salvabile. E adesso Berlusconi,
immensamente distante da ogni istanza ambientalista, propone addirittura il
taglio del ministero dell'Ambiente, stand di degustazioni a vuoto dei suoi
precedenti governi. Se ne infischierà olimpicamente delle norme europee (del
resto sempre più permissive e inadeguate) e procederà, tra gli applausi del
chiaro e dell'oscuro imprenditoriale, in un laissez faire dogmatico verso le
distruzioni di bellezza salvamondo e di qualità del vivere superstiti in
un'Italia indifferente a che le si faccia a pezzi. Resta qualche fantasma, tra
cui mi metto, che guarda impotente, che denuncia senza risposta. L'Affare,
dappertutto, prevarrà scioltamente sulla Vita. GUIDO CERONETTI.
( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 92 del 2008-04-17
pagina 0 Roma, Udc in bilico tra Rutelli e Alemanno di Redazione Al
ballottaggio Storace darà il proprio appoggio ad Alemanno. Prima D'Alema, poi Veltroni: i democratici fanno la corte ai centristi. Casini
annuncia: "Decideranno i leader locali". Sabato primarie nel partito
Roma - Seduti in prima fila, uno accanto all'altro, all'assemblea 2008 di
Confcooperative ci sono il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini e il
candidato a sindaco di Roma Francesco Rutelli. I due, mentre parla il presidente
di Confcooperative Luigi Marino, parlano a loro volta "fitto, fitto".
è probabile, che oltre a commentare il dato nazionale uscito dalle urne, Casini
e Rutelli stiano discutendo anche del ballottaggio alla poltrona più ambita del
Campidoglio. Lo stesso Rutelli, martedì 15, commentando il voto a Roma aveva
mostrato interesse verso un possibile sostegno dell'Udc, che aveva candidato
Luciano Ciocchetti, al ballottaggio. Verso il ballottaggio I punti di scarto
fra il candidato sindaco Pdl, Gianni Alemanno, e l'ex vicepremier, Francesco
Rutelli, sono pochi e a favore di quest'ultimo. Ma il candidato democratico
sente il fiato sul collo. E ha paura. Da qui l'appello all'Udc per un voto
utile che lo sostenga. Già ieri un primo incontro con tra il leader centrista,
Pierferdinando Casini, e l'attuale numero uno della farnesina. Il pressing è
sfrenato. "D'Alema l'ho letto sui giornali. Però so, perché ne abbiamo
parlato, che ci sono stati dei colloqui per quanto riguarda Roma", rivela
il coordinatore del Pd, Goffredo Bettini, a Panorama del giorno riferendosi
alle voci di un incontro tra Casini e D'Alema per ottenere l'appoggio dell'Udc
a sostegno della corsa di Francesco Rutelli al Campidoglio. "Ritengono la
battaglia di Roma molto importante, veramente molto importante. Abbiamo -
continua Bettini - un buon candidato. Dal punto vista programmatico abbiamo un
candidato che è molto più affine, molto più vicino alle posizioni di Casini e
dell'Udc". Il colloquio Veltroni-Casini A
scendere in campo in favore di Rutelli ci pensa anche l'ex sindaco di Roma,
Walter Veltroni, che in mattinata ha incontrato Casini
a Montecitorio. E il segretario Udc si lascia andare. "La scelta se
appoggiare Rutelli o Alemanno ai ballottaggi verrà fatta dai nostri che sono
impegnati su Roma". Che non svela, ma già ha trovato un accordo con Veltroni in parlamento. "Abbiamo esaminato la
situazione parlando della necessità di un coordinamento delle opposizioni nei
lavori parlamentari. La nostra posizione è diversa da quella del Pd: io ho fatto
una campagna elettorale alternativa sia a Berlusconi che a Veltroni ma oggi la campagna elettorale è finita, c'è una maggioranza che
governa ed è naturale e frutto di buonsenso che le opposizioni si
coordinino". Primarie Udc "Il segretario regionale dell'Udc Luciano
Ciocchetti e il segretario provinciale Mario Ferrante - riferisce una nota del
partito - hanno convocato per sabato 19 aprile, dalle 11 alle 13
all'Hotel Aran un'assemblea pubblica dei candidati e dirigenti romani e
provinciali dell'Udc per una valutazione del voto amministrativo. A seguire,
dalle 14 alle 19, si svolgeranno le consultazioni primarie per decidere quale
posizione il partito assumerà rispetto ai ballottaggi sia al comune di Roma che
alla Provincia. Gli elettori saranno chiamati ad esprimere la propria
preferenza rispetto alle seguenti possibilità: sostenere Alemanno e Antoniozzi,
sostenere Rutelli e Zingaretti, oppure, terza ipotesi, l'elettore potrà
chiedere al partito di lasciare libertà di scelta. L'esito del voto sarà reso noto
nella serata di sabato, a scrutini conclusi". L'appoggio di Storace ad
Alemanno A impensierire Rutelli è stato l'endorsement del leader de La Destra,
Francesco Storace, per Alemanno. "La Destra è orientata ad appoggiare
Gianni Alemanno, il candidato del Pdl, nel ballottaggio per la carica di
sindaco di Roma", spiega Storace che domani chiederà la formalizzazione di
questa scelta. "Al termine di una riunione con Teodoro Buontempo,
l'onorevole Luca Romagnoli, il portavoce del Lazio de La Destra, Livio Proietti
- ha dichiarato Storace in una nota - abbiamo deciso che domani chiederò delega
al Comitato politico nazionale di autorizzare la proposta di apparentamento
formale per il Comune e la Provincia di Roma in alternativa alla
sinistra". Lo stesso Berlusconi ha lanciato un
appello al "voto utile" rivolgendosi anche all'Udc: "Faccio
appello al loro senso di responsabilità affinchè anche a Roma, come in altre
città italiane, indirizzino il voto dei loro elettori verso i candidati del
centro-destra. Sono convinto che tutti gli elettori che non si riconoscono
nella sinistra non vogliano che la dialettica tra i partiti del centro-destra
si risolva in un favore fatto alla sinistra". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CHIARA GELONI Noi giornalisti
schematizziamo sempre troppo, così se D'Alema vede Casini, Veltroni
dev'essere per forza "irritato" e se D'Alema pensa che si deve aprire
a Casini, Veltroni deve per forza pensare che con Casini non si parla per nessun
motivo. Non è così. Dialogare con Casini è una strada obbligata per il Partito
democratico e questo lo sanno e lo pensano tutti quelli che contano al loft.
È così non per astratti disegni ideologici e nemmeno solo per via
dell'importantissimo ballottaggio di Roma, ma per la forma concreta che ha
assunto da lunedì il sistema politico italiano, anche grazie all'azione del Pd.
È così e non vuol dire che le differenze non esistano più, che da domani
tarallucci e vino, e soprattutto non vuol dire che il Partito democratico abbia
rinunciato a essere un partito di laici e cattolici per diventare da un giorno
all'altro un partito di ex comunisti che dialoga coi cattolici. È un discorso
che è bene affrontare con chiarezza, perché è questa la preoccupazione che
anima alcuni, anche se non tutti, gli ex popolari. Questa componente è stata
essenziale alla nascita del Pd come un partito davvero nuovo e non uno dei
tanti nuovi partiti. L'orgoglio degli ex Ppi per il cammino fatto e la volontà
di non inquinarne la coerenza e l'originalità sono preoccupazioni giuste di cui
tutto il Pd si deve fare carico. Con questa preoccupazione gli ex popolari
hanno investito sull'idea veltroniana di un partito grande e inclusivo,
autonomo, capace di attrarre voti da tutte le direzioni. E per questa ragione
hanno diffidato degli schemi "tedeschi" che rischiavano di
imprigionare il Pd in un "centrosinistra- col-trattino" in stile anni
Novanta. Dopo aver fatto tanta strada, è giusto non voler tornare indietro.
Però adesso siamo andati avanti. Il Pd è nato, ha rivendicato la sua autonomia,
ha sfidato Berlusconi a viso aperto, ha combattuto la
sua battaglia di fronte al paese. Ha perso. Ma ha messo in moto un grande
cambiamento, che ha trasformato il frammentatissimo panorama della passata
legislatura in quello fin troppo monolitico della prossima. Questo è avvenuto
anche grazie alla scelta ? obbligata? e va bene, adesso non è molto importante
stabilirlo ? di Casini, che ha rotto una più che decennale alleanza di
centrodestra. È in questa "nuova stagione" che il Pd deve fare
politica. Sarebbe incomprensibile, una volta preso il largo, ammainare le vele
per paura di incontrare qualche tempesta. Quale sarà il ruolo dei cattolici nel
Partito democratico saranno i cattolici del Partito democratico a stabilirlo,
un giorno dopo l'altro, nella vita del partito nuovo: con la loro capacità di
contribuire a guidare il partito, anche nell'incontro con altri cattolici che
hanno fatto un percorso diverso dal loro. Restando essenziali come nel momento
della sua nascita, e non per concessione di qualcuno, ma con la forza dei fatti
e della politica. Non si fa politica con la paura, quella verso gli avversari
o, peggio, quella verso i propri compagni di strada: la politica è mettersi
alla testa del cambiamento e guidarlo. E non si fa opposizione chiudendosi in
un fortino: i "democristiani" nel parlamento italiano di opposizione
ne hanno fatta poca, ma questo errore non l'hanno compiuto mai.