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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL 17-4-2008      #TOP


Report "Veltroni/Berlusconi"

Sulla Lega continuiamo a sbagliare ( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: illude che il Carroccio condizionerà Berlusconi, non lo lascerà governare, lo farà cadere domani. Magari fosse così, troppo facile. Il Berlusconi terza edizione avrà qualche difficoltà ma ci vuol altro per fermarlo. Piuttosto, dato che Veltroni dice che non siamo stati capaci di parlare "all'Italia profonda", si potrebbe imparare qualcosa da com'è organizzata sul territorio la Lega.

Il dialogo Pdl-Pd parte male A Roma è allarme sindaco ( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Roma è allarme sindaco Scintille Veltroni-Berlusconi. Rutelli al 44, Alemanno è troppo vicino Oggi si aprono le trattative vere tra il Cavaliere e Bossi. Sulla composizione del governo e non soltanto. Ieri la Lega, forte del clamoroso exploit elettorale, ha presentato a Berlusconi una lunga lista di richieste: tre ministeri tra cui quello dell'interno e due presidenze di regioni:

Con Silvio riparte la commedia all'italiana ( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha raccolto un risultato dignitoso, ma il suo azzardo di correre da solo lo ha condannato alla scon tta e ha cancellato la sinistra radicale". Il New York Times si chiede "se gli italiani abbiano votato Berlusconi per ducia o come il minore dei mali, dopo due anni d'immobilismo del frammentato centrosinistra.

Se House vince in tv quanto in politica ( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ) Veltroni fa il buono per convivere con il male, non per sconfiggerlo (?). Dr House, al contrario, fa il cattivo per sconfiggere il male. E allora, non sarebbe male se Silvio Berlusconi desse un'occhiata a qualche puntata del nostro eroe" (editoriale di A.

Moratoria per la lotta alla fame nel mondo a Roma una città della scienza (non solo luci al Colosseo) ( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: con o senza intesa col governo Berlusconi p.v., dev'essere la lotta contro la fame nel mondo, nella scia della battaglia radicale degli anni Ottanta e della recente vittoriosa moratoria all'Onu contro la pena di morte. Sotto il sindaco Veltroni, gli eventi che segnarono quella moratoria venivano salutati con l'illuminazione del Colosseo.

Finocchiaro cede a Lombardo ( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: effetto traino di Veltroni e per la piena intesa con Sinistra arcobaleno guidata da Rita Borsellino. I più prudenti avevano fissato l'asticella al 36 per cento. Invece Sa si è fermata al 4,9, l'apporto della lista Finocchiaro si è limitato al 3,8, mentre il Pd ha accusato un arretramento di oltre 7 punti, passando dal precedente 26 per cento di Quercia e Dl all'

<Berlusconi inizia male> ( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Elezioni politiche 2008 DEMOCRATICI Veltroni non rinnega le scelte fatte e critica "l'idea di autosuf cienza" della maggioranza "Berlusconi inizia male" RUDY FRANCESCO CALVO "Abbiamo avuto un risultato importante. Non bisogna guardare solo all'incremento rispetto al 2006, ma considerare anche che partivamo da una situazione molto difficile".

Massimo ha visto Casini Ma il segretario non vuole scaricare la sinistra ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mentre Veltroni è un bipolarista convinto e su questa strada potrebbe aprire un dialogo con Berlusconi. Ecco che le strategie dentro il Pd si divaricano. Si è infatti aperta una discussione tra chi come D'Alema, Marini, Franceschini e Fioroni vogliono proseguire la rotta verso il centro e chi come Veltroni si tiene le mani libere anche per recuperare la sinistra.

Perché l'Italia non cresce Il nostro Paese cresce del 20% meno della media europ ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La novità più importante è stata la scelta di Veltroni e Berlusconi nell'asciugare molto le loro coalizioni per non essere frenati nell'azione di governo. Se l'elettorato apprezzerà questa scelta, il governo che uscirà dal voto avrà finalmente la forza per affrontare i tappi che bloccano la nostra crescita economica.

LA SFORTUNA DI CHIAMARSI WALTER ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni almeno resta a galla. Novellino, invece: colpito e affondato. E' la settimana degli eterni ritorni. A palazzo Chigi come al Toro. Per il secondo anno consecutivo, e dopo aver detto che non lo avrebbe richiamato mai, Urbano Cairo ha assunto l'allenatore che aveva licenziato l'anno precedente: Gianni De Biasi,

Finita l'era dei ricatti Questo governo deve lasciare il segno ( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni è un avversario credibile, credo onesto, ma in questo momento l'Italia aveva bisogno di un uomo capace ed efficiente come Berlusconi. Penso inoltre che il Cavaliere abbia la possibilità di dimostrare di non essere un uomo politico di passaggio, ma un personaggio destinato a lasciare il segno.

La stampa estera non guarda oltre il Terzo Valico ( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: si era già schierata in campagna elettorale con il Pd di Veltroni, parte all'attacco contro Silvio Berlusconi con i vecchi e polverosi refrain sull'inadeguatezza, "unfit" la chiama il settimanale britannico, del Cavaliere di guidare il nostro Paese fuori dalla secche che, dopo soli 20 mesi, il Governo Prodi ha infilato.

Di Pietro tradisce già Veltroni: non ci sciogliamo nel tuo partito ( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: delle Infrastrutture convoca per oggi un esecutivo nazionale e una conferenza stampa prima di aver discusso a quattr'occhi con Veltroni i dettagli del gruppo unico. Il pessimismo si respira in casa dell'Idv. "Abbiamo chiesto un incontro al Pd - rivela Leoluca Orlando -. La prossima settimana Donadi e io vedremo Veltroni e Franceschini. Poi Di Pietro incontrerà il leader del Pd".

Il Pd inizia a corteggiare l'Udc D'Alema invita a pranzo Casini ( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Alema nella sua casa e nei prossimi giorni vedrà anche Walter Veltroni. Ieri, secondo la Velina Rossa, agenzia vicina al ministro degli Esteri uscente, l'incontro è andato ben oltre i convenevoli. Si sarebbe delineata avviato un "discorso serio su un confronto per quel che riguarda l'attività parlamentare e la costruzione di progetti e iniziative in comune tra Pd e Udc".

Addio ai signor no, l'ambiente ringrazia ( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La questione della salvaguardia della salute ambientale è cara a tutti: alla Santanchè, a Fini, Bossi, Berlusconi, Casini, Di Pietro, Veltroni e, sono sicuro, anche a Bertinotti. A tutti noi, insomma. A tutti noi, ma non ai Verdi. Ce lo dicono i fatti. La protezione dell'ambiente è una questione scientifica. E la scienza, piaccia o no, non è democratica.

E nelle urne i partiti trovano un tesoro - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A cominciare dal Popolo della libertà di Berlusconi che beneficerà della fetta più consistente: 160 milioni. Seguito dal Pd di Veltroni con 141 milioni. Quindi la Lega, che grazie all'exploit elettorale passa dai 21 della passata legislatura a 35 milioni. L'Udc 24 milioni, Italia dei valori 18.

Segue dalla prima rutelli e alemanno si sfidano, Veltroni trema ( da "Riformista, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni trema A Roma il primo ballottaggio a tre Parola d'ordine del Pd: "Questa è la rivincita su Berlusconi" Dire che Veltroni è preoccupato sarebbe poco. Per lui giustificare la sconfitta a Roma sarebbe ben più complicato di quanto lo sia stato trovare delle ragioni di soddisfazione nel risultato nazionale,

Salvate il soldato fausto - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Suscitarlo e addomesticarlo. Berlusconi, se vuole, inviti pure a cena Bertinotti. Veltroni potrebbe rispondere allargandosi appunto verso Vendola, e magari offrirgli, che so?, la vicesegreteria, per una convivenza ben più duratura di una cena.

Falsa propaganda ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: riconoscendo con intelligenza di aver pagato sia l'appoggio a Prodi, sia la sua caduta e di aver ceduto voti sia al Pd e a Di Pietro, che all'astensionismo. In più, forse, sostenere per tutta la campagna elettorale che Veltroni e Berlusconi sono la stessa cosa non ha pagato perché è semplicemente falso. FRONTE DEL VIDEO.

La replica di Walter: Ho sempre difeso il suo lavoro, resteremo uniti Al Pd perplessità sui tempi della lettera. Marini al posto del Professore? Fassino proposto da Prodi al posto ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: almeno si sarebbe levato qualche argomento a Berlusconi...". Ma è una cattiveria che Veltroni non sottoscriverebbe e del resto il leader del Pd e il premier, in attesa dell'incontro, si sono chiariti. Veltroni ha ricordato che in campagna elettorale ha sempre difeso "le cose buone fatte da Prodi, il risanamento dei conti in primis, distinguendolo dalla fragilità della sua maggioranza"

L'amarezza del Professore Il mio progetto era diverso ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è stato attento a non intralciare Veltroni. Ha sperato con convinzione, anzi, che "Walter" potesse vincere, anche per evitare di far ricadere sul governo le colpe di un risultato negativo. Ma in quella frase - "io ho battuto per due volte Berlusconi" - si può leggere la distanza siderale tra la sua concezioni del Pd e quella del loft di piazza Sant'Anastasia.

Pd, Prodi lascia la presidenza: largo ai giovani L'annuncio a New York. Resto supporter leale . Avviso a Berlusconi: decido io il successore di Frattini ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per non fornire a Berlusconi un facile bersaglio, ma è stato al gioco senza entusiasmo e con un certo risentimento. L'incontro tra il premier uscente e Veltroni si farà nei prossimi giorni e, fa sapere una nota ufficiale dell'ufficio stampa Pd, "avverrà nello spirito di coesione e di grande unità che si è visto in questi mesi e che è confermato dalle stesse parole di Prodi"

Rutelli chiama Veltroni Tutti in campo per vincere ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Rutelli chiama Veltroni Tutti in campo per vincere di Mariagrazia Gerina/ Roma La rivincita, è quella la chiave con cui Rutelli chiama a raccolta tutto il centrosinistra, all'indomani della sconfitta politica, per non lasciare anche il Campidoglio alla destra.

All'Ambra di un varietà ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Comunque ha vinto Berlusconi e speriamo ci sia un buon governo". Per chi hai votato? "Veltroni. Stavolta ho deciso di dichiararlo, trovo ridicolo che in Italia non si possa dire per paura di essere ghettizzati". Ma, di nuovo: quale Paese vedi uscito dal responso delle urne?

Ho votato Veltroni e mi va di dirlo: perché bisogna aver sempre paura? Berlusconi ora può governare, lo faccia, speriamo bene ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Ho votato Veltroni e mi va di dirlo: perché bisogna aver sempre paura? Berlusconi ora può governare, lo faccia, speriamo bene".

LA BUGIA DI GNOCCHI: CON BERLUSCONI MI TOCCHERÀ SMETTERE DI FARE IL COMICO IN TV ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dopo il ritorno al governo di Berlusconi ho più possibilità di lavorare come calciatore che non come comico in televisione". Come faccia a lamentarsi senza essere nemmeno dipendente dell'Unità - sapete che il vincitore ha già provveduto a invitare Veltroni a disfarsi di una testata così velenosa e ingiuriosa - non è dato di capire.

Con i presidenti si riparte dal territorio In dieci municipi passano al primo turno i candidati del centrosinistra: e da lì si riparte per la rivincita romana ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quando ci fu la seconda vittoria di Berlusconi, andarono al secondo turno 17 Municipi su 19. E la sconfitta nazionale non era stata così complicata...". Anche allora, con Walter Veltroni impegnato contro Tajani, in molti si posero il problema di motivare al voto, poiché al secondo turno c'è tradizionalmente un calo di partecipazione: "L'altra volta,

Solo un quinto dei parlamentari è donna: il 21,1 per cento ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il segretario Walter Veltron, aveva parlato del 33%. A conti fatti il Pd dovrebbe contare - su 211 eletti - 59 deputate e - su 116 eletti - 38 senatrici. Insomma quasi il 30% contro il 18% dell'Ulivo. Negativo invece il dato del Pdl, che porta 54 donne alla Camera su 276 deputati (19,5%) e 13 donne al Senato su 147 senatori (8,

Alemanno: "feste in piazza per convincere i romani" - paolo g. brera ( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nel 2006 lo fu a vantaggio di Veltroni, ora si voterà in pieno ponte tra Liberazione e primo maggio". Feste rosse, pericolo imminente: "Parleremo coi tour operator, vediamo se fanno un pacchetto vacanze speciale" scherza, mai così sorridente. Finora è andata bene, anzi benissimo: "La speranza l'ho sempre avuta, ma certo oggi la possibilità di farcela è concreta e reale.

Pd-Udc, prove di intesa sul Campidoglio Faccia a faccia D'Alema-Casini, sul tavolo anche la riforma elettorale. Follini: l'alleanza si farà ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che nei prossimi giorni incontrerà anche Veltroni, è oggetto di pressing da parte del Pd per cui la capitale ha assunto il valore di una linea Maginot. Ma il discorso ha riguardato anche le prospettive della legislatura e il "dialogo" tra le due opposizioni che - su questo Casini è netto - per ora resteranno separate.

Incapaci di incidere sull'azione di governo. E l'abbiamo pagato ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ci ha massacrato e poi ha perso "Incapaci di incidere sull'azione di governo. E l'abbiamo pagato" di Eduardo Di Blasi / Roma Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale nel governo Prodi ed esponente di Rifondazione, nell'affrontare l'analisi della sconfitta elettorale, va subito al dunque: "Abbiamo pagato il fatto che,

Grillo dà la linea "liberi di scegliere" - simona casalini ( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E comunque non sono stato io a far vincere Berlusconi-Testa d'Asfalto, bensì Topo Gigio-Veltroni. E' lui che ha riportato in vita la salma. Avrebbe potuto prendere al volo il V-Day, quando in un giorno, dico un giorno, avevamo raccolto 500 mila firme per i nostri referendum e invece ci ha offeso".

Voglia di legalità, così la Lega raddoppia a Stalingrado ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E in effetti il voto dice che il partito di Veltroni è il primo della città con il 37,41% dei consensi contro il 32.99% del Pdl. Non è una conferma, è una conquista, perché dalla prima metà degli anni novanta era il partito di Berlusconi ad avere la maggioranza relativa. "Partivano da un 30% e grazie alla nostra capacità di coinvolgimento e siamo riusciti a crescere"

Il tradimento degli ex Ulivisti: 2,5 milioni non hanno votato ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pdci o Verdi ha votato Veltroni. Un numero enorme: il 36% di chi aveva scelto Prc (800mila persone), vota Pd, solo il 27% Sinistra Arcobaleno. Per i Verdi addirittura il 59% (500mila) passa a Veltroni, e solo l'8% sceglie Bertinotti. E ancora: il 47% dei Comunisti italiani sceglie il Pd, solo l'8,5% l'Arcobaleno.

M'illumino d'incenso ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni non lo sarà mai. Veltroni è un "cucciolo abbandonato sull'autostrada", Berlusconi un carismatico condottiero. La sinistra è arrogante, la destra è sincera. E perché ha vinto Berlusconi? Perché lui sa guardarti negli occhi: "perché una delle differenze che io stesso ho potuto notare fra i politici paludati della sinistra e i neofiti della nuova destra è che con i primi non

La Rai al tempo di Berlusconi ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dicendo no a una presidenza della Camera all'opposizione Berlusconi ha rinunciato a creare da subito e in termini concreti un clima di rispetto istituzionale più sereno e più civile fra chi ha vinto e chi ha perso le elezioni. La Dc lo faceva (ricordate Nilde Iotti, Ingrao, Napolitano?). Veltroni aveva preso l'impegno di farlo in caso di vittoria del Pd.

Basta piangere ora l'importante è Rutelli a Roma Cara Unità, dopo aver vi ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Milano Numeri da Pci e Dc e la strada di Veltroni è quella giusta Cara Unità, sembra d'essere tornati indietro di venti e più anni. Il risultato delle ultime elezioni politiche, quasi 34% al Partito Democratico, mi fa tornare in mente le percentuali del mai dimenticato Pci. Veltroni è tornato dopo tanti anni su quelle cifre, dall'altra parte la Coalizione di centro destra,

Non sparate sulla sinistra ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Io ho votato per Walter Veltroni e non ne sono pentita, però, lo confesso: non mi aspettavo certo la scomparsa dell'arcobaleno. Anzi, nella mia beata ingenuità, pensavo che la presenza di un ben delineato raggruppamento di sinistra avrebbe fatto bene al Piddì. Sono di nuovo caduta dal pero?

Rifondazione progressista - umberto de gregorio ( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La sinistra di Bertinotti perde consensi a favore di Veltroni, Veltroni (in realtà Bassolino) perde consensi a favore del centro e della destra; tutti i voti di Mastella passano dal fronte del centrosinistra a quello del centrodestra. E tuttavia il Pd, come somma algebrica di voti dei Ds e della Margherita, non perde posizioni.

"prodi se n'è fregato di noi io a votare non ci vado più" ( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: della rsu - poi intendiamoci, ho votato per Veltroni, ma in giro l'aria è cambiata e lo si sente soprattutto a livello di quartiere, chi lavora in fabbrica spesso vive a Cornigliano e i problemi che si lamentano in giro sono sempre gli stessi, non puoi più uscire la sera, ci sono gli zingari, e così via.

La Cgil orfana del voto amico ( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: L'operazione di rinnovamento e semplificazione di Veltroni ha compiuto il miracolo di far stravincere le destre e cancellare la Sinistra Arcobaleno. Lo scenario è cambiato, al governo è tornato il trio Berlusconi, Fini e Bossi. C'è qualcosa da ripensare nella Cgil? Oppure la concertazione si può fare proprio con tutti?

Berlusconi: Tempi duri ( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi: "Tempi duri" Il cavaliere annuncia "misure impopolari". Da Bossi prime difficoltà sul nuovo governo: vogliamo 4 ministri. Fini non gradisce e lancia Giulia Bongiorno alla giustizia. Prodi lascia la presidenza del Pd e gela Veltroni.

La marcia su Roma della destra sociale ( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: meno amato nelle periferie persino di Veltroni. Eppure l'apertura della campagna elettorale del Pdl a Corviale, ecomostro simbolo di degrado urbanistico prima che sociale, era stata quasi un flop. "Non c'erano truppe cammellate, tutto qui", ribatte Augello. Il quale nega anche qualunque appoggio dalle tifoserie.

Berlusconi ci prova ( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: di Walter Veltroni e Francersco Rutelli: "Mi rivolgo all'Udc e alla Destra e faccio appello al loro senso di responsabilità affinchè anche a Roma, come in altre città italiane, indirizzino il voto dei loro elettori verso i candidati del centro-destra. Sono convinto che tutti gli elettori che non si riconoscono nella sinistra non vogliano che la dialettica tra i partiti del centro-

Rutelli l'ottimista a caccia di alleati ( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Distacco pressoché identico a quello tra Veltroni e Tajani nel 2001. "Abbiamo vinto in dieci municipi. In tutti gli altri siamo in vantaggio a eccezione del XX, dove comunque non era mai accaduto che il centrodestra non vincesse al primo turno". Mostra le unghie Rutelli. Oltre ai numeri, ed è abile a mostrare solo quelli a suo favore.

ROMA Silvio Berlusconi avverte: la crisi internazionale costringerà il governo ad adottare mis ( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sulla questione Alitalia, poi, Berlusconi lascia intravedere un'apertura alla trattativa con Air France "se la compagnia italiana avesse pari dignità". Romano Prodi, sull'altro fronte, lascia la presidenza del Pd "per fare spazio dice ai giovani". Gelo di Veltroni.

Il boom leghista nell'Emilia rossa ( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nella 'rossa' Emilia - dove la coalizione guidata da Veltroni incassa il, 50% dei voti contro il 36% di Berlusconi - il Carroccio ha fatto il pieno. Il doppio dei voti di due anni fa a Bologna (persino a Marzabotto la Lega ha preso più voti della sinistra arcobaleno), il 9% a Modena, l'8% a Reggio Emilia, il 14% a Piacenza.

Il grande flusso verso destra ( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: perché la creatura di Veltroni è arrivata a quota 12.092.998. I conti non tornano ancora, e tornano ancor meno se si considera il successo di Di Pietro, che quasi raddoppia (da 877.052 a 1.593.675), incassando il suo antiberlusconismo e, presumibimente, attingendo a quello che era nel 2006 l'elettorato dell'Ulivo, dei Ds e della Margherita.

Berlusconi: farò scelte impopolari ( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Vertice sui ministri, Bossi protesta. Incontro segreto Cavaliere-Veltroni, è giallo. Il leader Pdl apre ad Air France Berlusconi: farò scelte impopolari Pd, Prodi lascia la presidenza: "Largo ai giovani". Tensione nel partito.

Caro Walter, lascio Prodi sbatte la porta ( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dal riconoscimento a Walter Veltroni di aver condotto "una campagna elettorale forte e coraggiosa". Dall'assicurazione che tutto era stato già deciso e non c'è nulla di più, solo la volontà di lasciare spazio alle "nuove leve". Ma quando da New York Romano Prodi conferma le voci che circolavano da martedì, smentite ieri stesso dal portavoce Silvio Sircana,

Caro manifesto, dobbiamo rimboccarci le maniche ( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Truccata dalla legge truffa con cui la coppia Veltroni-Berlusconi ci ha costretto a votare. Non c'è dubbio che i guasti del berlusconismo sono penetrati in profondità in tutti i settori della società italiana, e di questo si dovrà molto discutere per cercarne le cause. Ma a sinistra, tutti abbiamo votato per costrizione, di fronte a una scheda che non permetteva di scegliere,

Roma rischia tutto ( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: alla vigilia del primo successo di Berlusconi; si è replicato nel 2001, con il testa-a-testa tra Veltroni e Tajani, in contemporanea con la larga vittoria elettorale del centro-destra; si riconferma oggi, sulla scia del terzo passaggio berlusconiano. È una sceneggiatura che si replica sulla stesso palcoscenico e che, dallo stesso palcoscenico,

Consigli a Silvio per sorprendere <Eco alla Cultura>. <Arruola Illy> ( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se fossi Berlusconi farei Veltroni vice-presidente del Consiglio"; il nostro è un pragmatico esercizio creativo con un gruppo scelto di spiriti liberal-bipartisan. E allora ecco che l'economista Nicola Rossi suggerisce, per consolidare il processo di pacificazione, una mossa a sorpresa semplice-semplice, ma che potrebbe essere "eversiva"

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-17 num: - pag: 1 autore: di ... ( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni hanno avuto un primo colloquio riservato. Ed è un dettaglio se i due si siano visti l'altra sera a casa di Gianni Letta - come testimoniano i movimenti delle scorte addette alla sicurezza - o se si siano solo sentiti. CONTINUA A PAGINA 3.

Strappo di Prodi: lascio la presidenza del Pd ( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Rubata a Veltroni? C'è posto per tutti". E poi: ho battuto Berlusconi due volte, avanti i nuovi L'annuncio da New York coglie di sorpresa il Loft Presto l'incontro con il leader pd: ci vedremo, ma la mia è una scelta di vita DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK - La porta si chiude, e con un certo rumore.

Alitalia e commissario Ue Colloquio segreto con Walter ( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che invece Prodi rivendica e non vuol lasciare a Berlusconi. "Casa Letta" evoca la stagione della Bicamerale e dei rapporti tra il Cavaliere e D'Alema sulle riforme istituzionali. Ma il segno del colloquio dell'altro ieri tra Berlusconi e Veltroni è assai diverso rispetto a quello del '97, anche perché il tema della legge elettorale - ad esempio - sarebbe stato per ora accantonato.

I timori di Rutelli e il nodo alleanze D'Alema in missione da Casini ( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: invita Veltroni a "togliersi di mezzo". Non è tenero nemmeno con il modello Roma targato Veltroni, Andrea Romano. E le sue critiche cadono in un momento difficile per il Pd nella capitale. Rutelli non è passato al primo turno e mai la differenza di consensi tra un candidato sindaco di Roma del centrosinistra e il suo oppositore di destra è stata così bassa.

Il colpo d'occhio dice tutto: il Comune in bilico, la sfida sul filo del rasoio, France ( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il quasi cappotto del 2006 18 Municipi a uno fu anche il frutto del sessanta per cento di voti con cui Veltroni "passeggiò" su Alemanno ottenendo la rielezione al Campidoglio. Per Rutelli la situazione sembra diversa. L'ex vicepremier del Governo Prodi ottiene, in tutti i Municipi, meno voti di quelli conquistati dai candidati presidente del Centrosinistra.

ROMA Il Pd è soprattutto una sua creatura. Lui, Romano Prodi, l'ha vol ( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ovvero, Veltroni come leader designato dal popolo delle primarie andava più che bene, al Professore. Ma perchè - questi i suoi dubbi iniziali, mai sfociati però in aperta polemica - sceglierlo subito e senza passaggi intermedi, come quello di un coordinatore o di un facente funzioni?

Londra, domande fuori moda ( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: , fino a ieri, non lodava il tentativo di Veltroni? Perché ora lo irride? Che dire di E., che conosce la Lombardia come io conosco la Bessarabia: è diventato leghista in 48 ore? E il buon G.? Ieri diceva che Berlusconi era populista; ora l'ha promosso "popolare". Troppa fretta: peccato.

Dal nostro inviato NEW YORK - Lascia il Partito democratico, av ( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non è mancata tra i due staff di Veltroni e Prodi. Perchè l'annuncio della lettera ha colto di sorpresa il Professore convinto di dover incontrare Veltroni a giorni, come era stato stabilito. Quando il leader del Pd, vide recapitare quella lettera a ridosso dei giorni di Pasqua, cercò il Professore.

ROMA Lascia, Romano Prodi ma a modo suo, combattendo. L'ultima battaglia con Silvio Berlusconi ( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sul nome di Fassino si stanno impegnando a fondo sia Prodi che Veltroni, che ne ha parlato apertamente nella conferenza stampa dell'altro giorno, senza citare Fassino, ma facendo presente a Berlusconi che sul tema sostituzione Frattini "sarebbe auspicabile cominciare con il piede giusto e con le procedure giuste".

SE A VOTARE TORNA L'IDEOLOGIA ( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Alemanno conta su Storace, Ciocchetti, Baccini, Baldi (e sullo tsunami Berlusconi, ovviamente). C'è poco da pescare, oltre gli alleati, per l'ex leader della Margherita. Le liste civiche, i beautiful di supporto sono stati drasticamente ridimensionati: poco più del 3%. Solo due anni fa giungevano con Veltroni al 10,6%.

Dai parroci ai movimenti La Chiesa che esulta per il Pdl ( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: caro Veltroni, ma i valori dove sono? Mica per il Berlusconi o la Lega, però son contento che abbia vinto un partito che difenda i valori cristiani...". Ma c'è una Chiesa che al di là della distanza marcata dalla Cei del cardinale Angelo Bagnasco - la Chiesa non si schiera con nessuno ma ricorda i "valori irrinunciabili " - non ha fatto mistero di preferire lo schieramento vincente.

ROMA - Massimo D'Alema e Pier Ferdinando Casini si erano sentiti al telefono ( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Tuttavia a Casini il dossier delle riforme sta a cuore. È per lui vitale scongiurare un patto Berlusconi-Veltroni per una bipolarizzazione forzata. La porta del dialogo è aperta. E dopo D'Alema sarà probabilmente Veltroni a fare visita a Casini.

ROMA Un ballottaggio sul filo di lana, è quello che sembra profilarsi a Roma tra Rutel ( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: opposizione a Berlusconi. La sortita esplicita di Veltroni del giorno prima tendeva ad accreditare la mossa, a dare l'immagine di un Pd impegnato a dialogare a tutto campo. Non c'è solo Roma, nell'immediato. Ma bisogna costruire un rapporto in Parlamento che vede, sullo sfondo, come traguardo da condividere, la legge elettorale per evitare il referendum tra un anno (

Nord, le città della destra in cerca di soldi e stabilità ( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: verde stacca di sette punti Veltroni. E mentre il Pd guadagna circa quattro punti rispetto all'Ulivo, la Lega cresce dall'8,7% al 15,8% e Berlusconi cede quattro punti. Effetto del voto identitario, con sullo sfondo le proteste per il progetto della moschea che si sono intrecciate con la condanna per terrorismo all'ex imam.

Pd, a Sondrio le prime prove di rivincita ( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la candidatura di Veltroni, alla Camera, ha raccolto il 32% mentre quella di Silvio Berlusconi ha superato il 52%, con una Lega al 22% in crescita di dieci punti rispetto al dato di due anni fa. Quella stessa Lega che del resto, da sola, governa la Provincia con il presidente Fiorella Provera che nel 2004 vinse una prova di forza elettorale con il centrodestra.

Mazzarello attacca "troppi errori è stata una disfatta" - donatella alfonso ( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: del vertice veltroniano locale. "Ho la sensazione che si stia troppo indulgendo ad un giudizio consolatorio, per tradizione in Liguria la sinistra ha avuto risultati più alti che nelle altre regioni, anche quando abbiamo perso. Ma per un punto e poco più abbiamo perso al Senato, e quindi ci siamo visti sfuggire il premio di maggioranza,

E votami, razzista ( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il bipolarismo referendario tra Berlusconi e Veltroni, alimentato dai mass media; 2) L'astensionismo; 3) Il razzismo strisciante che imperversa nel Paese. Cioè: è da tre legislature che gli operai del Nord votano Lega; ora ha conquistato anche le roccheforti rosse più inespugnabili, e trattasi palesemente di elettori di estrema sinistra che li hanno mollati:

Addio signor no, l'ambiente ringrazia ( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La questione della salvaguardia della salute ambientale è cara a tutti: alla Santanchè, a Fini, Bossi, Berlusconi, Casini, Di Pietro, Veltroni e, sono sicuro, anche a Bertinotti. A tutti noi, insomma. A tutti noi, ma non ai Verdi. Ce lo dicono i fatti. La protezione dell'ambiente è una questione scientifica. E la scienza, piaccia o no, non è democratica.

"Nessun ricatto sulla giunta Ora la verifica" ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: infatti nelle ultime settimane il vero nemico di Veltroni eravamo noi e la sinistra, non certo Berlusconi". Tornando alla realtà locale, Rifondazione non vede all'orizzonte problemi per la tenuta della coalizione che appoggia il sindaco Bianchetto: "Come promesso chiederemo subito una verifica di maggioranza - aggiunge Albeltaro - e poi passeremo a due progetti in cui crediamo molto:

Pd, prodi lascia la presidenza "il voto non c'entra, avanti i nuovi" - marco marozzi ( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Africa a Veltroni? Ma non diciamo sciocchezze... Per dare una mano all'Africa c'è posto per Prodi, per Veltroni, per tutti". Insomma "in Africa" ci potrebbero andare tutti e due. Prodi sperava che la sua scelta venisse resa pubblica in ben altri condizioni di quelle che invece si è trovato davanti: il disastro del centrosinistra,

"potevamo dare l'annuncio insieme" ma ora walter punta sulla bindi - goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Diciamo né contro il Pd veltroniano ma neanche pro. La lettera è stata spedita molti giorni prima del 13 aprile, con considerazioni indipendenti dal risultato elettorale e diretta conseguenza della scelta annunciata di "non partecipare più alla politica attiva". "La carica di presidente dell'assemblea nazionale non è onorifica.

Storace con alemanno, stop degli ebrei - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, è andato al comitato Rutelli per mettere a punto la strategia. Veltroni farà campagna al fianco del candidato sindaco e di Nicola Zingaretti, anche lui al ballottaggio alla Provincia. Rutelli ha deciso di accettare la sfida tv su Rai e Mediaset lanciata da Alemanno: "Visto il mio chiaro vantaggio,

Sinistra arcobaleno, un voto su due al pd - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: del 2006 e raccoglie ovunque anche da Forza Italia e da An Statico il voto di Berlusconi e Fini che però portano a casa l'80 per cento del voto del 2006 SILVIO BUZZANCA ROMA - La sinistra si è liquefatta nelle urne e più o meno metà dei suoi voti sono finiti nel carniere di Walter Veltroni e Antonio Di Pietro. E qualche cosa ha raccolto il Pdl di Silvio Berlusconi.

Veltroni-Berlusconi: incontro segreto? Smentite chiare ( da "Panorama.it" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Prodi rivendica e non vuol lasciare a Berlusconi. "Casa Letta" evoca la stagione della Bicamerale, del "patto della crostata" e dei rapporti "normali" tra il Cavaliere e D'Alema sulle riforme istituzionali. Ma il segno del presunto colloquio dell'altro ieri tra Berlusconi e Veltroni è assai diverso rispetto a quello di qualche anno fa, anche perché il tema della legge elettorale,

Dialogo Pd-Pdl. Al loft in tanti ora studiano diplomazia ( da "Panorama.it" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: vittoria del Pdl e gli impegni confermati da Silvio Berlusconi a favore di un dialogo con il Pd costringono il partito di Walter Veltroni ad assumersi una responsabilità più difficile del previsto, perché la sconfitta è stata più netta di quanto si pensasse. Sconfitta che ha fatto riemergere le diverse anime del Partito democratico, interne agli ex Ds e alla cattolica Margherita.

I due volti del voto Fi: incremento Udc: ancora vivi ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il candidato alla Camera Gabriella Badano interviene infine sul vociferato inciucio tra Pdl e Pd: "Non parlerei di una coalizione occulta per metterci fuori gioco, ma piuttosto di una convergenza, in cui veniva detto che l'unico modo di battere Berlusconi era quello di votare Veltroni, dimenticando altre realtà".

In Rai il Pdl spegne i centristi ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per il rapporto personale con Berlusconi e l'amicizia siciliana con Lombardo). Se la vede brutta pure Tiberio Timperi, balzato sul palco di Veltroni all'ultimo minuto, al fianco del perdente pop numero uno Pippo Baudo, che oltre a fare i conti con i pessimi ascolti di un Festival di Sanremo ormai destinato a Paolo Bonolis, faticherà a resistere pure nella trincea domenicale.

In Italia il "mal di Palazzo" è inguaribile? ( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo Prodi.

Dialogo Berlusconi Veltroni. Al loft in tanti ora studiano diplomazia ( da "Panorama.it" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dialogo Berlusconi Veltroni. Al loft in tanti ora studiano diplomazia Posted By redazione On 17/4/2008 @ 10:53 In Apertura#1, NotiziaHome | No Comments di Stefano Vespa E ora si scoprono le carte. Se ci limitassimo alle dichiarazioni del prima e del dopo voto, sarebbe legittimo un minimo di ottimismo sulla possibilità che si arrivi presto alle riforme istituzionali.

RIFORME E NOMINE SILVIO-WALTER FACCIA A FACCIA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma il ministro dell'Interno non sembra interessato e Veltroni caldeggia la scelta di Fassino, nella rosa con Bersani, De Castro ed Enrico Letta. Berlusconi e Veltroni si risentiranno. Il leader del Pd ieri era soddisfatto del passo fatto. Non lo era altrettanto per le notizie che arrivavano dagli Usa.

PRESIDENZA PD, L'ULTIMO STRAPPO DI PRODI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E a chi gli chiedeva se, adesso, intenderà impegnarsi in prima persona per l'Africa, Prodi ha ribattuto: "Lo faccio dal 2001. Sull'Africa non sto rubando la scena a Walter Veltroni. C'è posto per tutti, per Veltroni, per me e anche per lei", risponde a un giornalista.

DIALOGO CON IL CENTRO, D'ALEMA VEDE CASINI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: oltre a Veltroni e Berlusconi, abbiano condito il tutto con un pressing esplicito o discreto, a seconda dei casi. D'Alema è andato a trovare Casini, ieri a casa di Pierferdi, per un appuntamento "già fissato da tempo", come è stato sottolineato. Pare proprio sia stato così: il ministro degli Esteri aveva già individuato strategicamente la necessità di aprire al più presto,

BERLUSCONI: FARò SCELTE IMPOPOLARI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Cavaliere: tempi duri in arrivo Berlusconi: farò scelte impopolari Incontro segreto con Veltroni su riforme e nomine. E D'Alema va da Casini "In arrivo tempi duri e misure impopolari". Silvio Berlusconi parla di tagli di enti, di privilegi da eliminare e delle spese inutili nella pubblica amministrazione.

LE DEBOLEZZE RIFORMISTE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, di una "rimonta" in atto nei confronti del centrodestra, molti elettori dei partiti confluiti nella Sinistra Arcobaleno hanno infatti ritenuto di dare un "voto utile" al Pd nella speranza che esso servisse a far scattare il premio di maggioranza per impedire la vittoria di Berlusconi, e l'entità di questo apporto risulta facilmente calcolabile se si analizzano i risultati

LE DEBOLEZZE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Su ciascuno di questi piani le scelte di Berlusconi sono state specularmene opposte a quelle di Veltroni. Il leader del Pdl ha infatti difeso puntigliosamente l'operato del suo precedente governo (così come d'altronde aveva fatto nel 2006), ha incentrato la sua campagna sul suo partito piuttosto che su di sé, enfatizzando allo stesso tempo il carattere "popolare"

Pd il balletto di smentite si esaurisce con il prof che conferma la sua uscita di scena. l'imbarazzo di walter ( da "Riformista, Il" del 17-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: I cinque nomi per la Commissione Dopo la batosta nazionale da Berlusconi, la batosta bis alle regionali e il passo falso dei candidati democrat a Roma, già regno del veltronismo, ci mancavano solo le dimissioni di Romano Prodi da presidente del Pd a complicare la già difficile gestione del post voto per Walter Veltroni.

Riletture Nel '75 il poeta parlava alla Fgci, ora nella periferia di Accattone ci gira Virzì ( da "Riformista, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La speranza, per lui, erano i giovani della Fgci, la generazione di Veltroni e D'Alema a cui è toccato di rifondare la sinistra, cercando di riagganciarla al cambiamento della società, che il Pci di allora non aveva saputo cogliere, quella stessa generazione che è andata incontro, lunedì, a una dura sconfitta.

Udc pier ferdinando e massimo a colloquio sul soccorso bianco al pd capitolino ( da "Riformista, Il" del 17-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Casini è un modo per far vedere a Berlusconi - ma anche a Veltroni - che sono molteplici le forze con le quali è necessario impostare una seria riforma elettorale. Prove di collaborazione per i lavori parlamentari, dunque, ma forse anche qualcosa di più. Non è mancato, infatti, chi ha paragonato l'incontro a quello di Gallipoli tra D'Alema e Buttiglione in vista del ribaltone del '

Segue dalla prima conversazione ( da "Riformista, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha danneggiato il voto utile di Veltroni. Bertinotti sarà ricordato per quello che ha cancellato la sinistra novecentesca. Lui era l'erede dell'arroganza togliattiana, dirigista. Ma almeno il Pci aveva i numeri, Bertinotti e i Berty boys no". In un certo senso, ridacchia Casarini, "questo voto ha sgombrato il nostro spazio dalla sinistra: noi abbiamo occupato tante case,

Ma quindi, signor sindaco, intendiamoci: possiamo rompere un tabù e titolare quest'intervi ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il lavoro fatto da Veltroni è del tutto positivo e pienamente condivisibile. E la linea economica e sociale indicata è quella che ci può consentire con pazienza di acquisire risultati positivi anche in questa parte del Paese". Un'ultima domanda, su tutt'altro: che le pare della batosta subita dalla Sinistra arcobaleno?

"Pronti a scelte impopolari" ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il futuro premier smentisce "Pronti a scelte impopolari" Berlusconi accelera, giallo su un incontro con Veltroni. Pd, Prodi si dimette Primo vertice ieri a Palazzo Grazioli dopo la vittoria elettorale, di Berlusconi con Fini, Bossi e il governatore siciliano Raffaele Lombardo, per definire il nuovo governo.

Ballottaggio Capitale. La strada per il Campidoglio passa da Casini ( da "Panorama.it" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 1] Silvio Berlusconi ci tiene personalmente a smentire l'incontro segreto con [2] Walter Veltroni. E lo ha fatto oggi prima di partire per la Sardegna dove incontrerà Putin: "Non ho incontrato Veltroni né ieri, né nei giorni scorsi". Stesse parole da parte del leader dell'opposizione, Veltroni: "Non ci siamo incontrati,

Berlusconi: "Presto misure impopolari". Incontro con Veltroni: raffica di smentite ( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Poi, in serata, incontra il leader del Pd, Walter Veltroni, per parlare del'affaire Alitalia e del commissario Ue. L'incontro (segreto) con Veltroni Voci di un incontro segretissimo tra il leader del Pdl Silvio Berlusconi ed il leader del Pd Walter Veltroni sono circolate con insistenza in tarda serata.

SONDAGGI E "PARTITI MALEDETTI" ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: caduto persino Veltroni, che pure aveva fatto del rispetto dell'avversario una delle novità fondamentali della sua campagna elettorale: qualche giorno prima del voto, sfidando Berlusconi a sottoscrivere quattro principi di "lealtà repubblicana", si è posto nella posizione di chi, in quanto depositario del bene, si sente autorizzato a fornire patenti di legittimità democratica all'

Alleanza scontata Alemanno-Storace E ora il Pd teme per il ballottaggio ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "C'è l'impegno di tutti, da Veltroni a D'Alema, da Marini a Di Pietro. Bisogna lavorare ventre a terra", racconta Gentiloni. Che insiste, come del resto ha fatto Rutelli, sulla dispersione del voto fra la decina di candidati, "causa vera della mancata vittoria al primo turno".

Di Pietro attacca il Pd: "Veltroni chiarisca" ( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni è dalla nostra parte, ma nel Pd c'è anche chi non civuole... Questo è un punto da chiarire, come è da chiare la collocazione futura della coalizione all'interno dei partiti europei. L'attacco a Berlusconi e l'appoggio a Beppe Grillo Di Pietro ipotizza un nuovo "editto bulgaro" contro Michele Santoro e il suo programma,

Trisilvio ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi si gode il trionfo. E accantona per ora le contraddizioni della sua maggioranza. Mentre Veltroni si prepara ad affrontare il cammino in salita del Partito democratico Nella serata di lunedì, mentre in televisione apparivano i numeri monumentali conquistati dalla macchina berlusconiana, e cominciava a diventare chiara una vittoria politica vistosa,

E ora un nuovo pd ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come sbraitava Berlusconi: Pd ultima incarnazione del Pci, Veltroni uomo di apparato, professionista della politica? "Se Berlusconi ha pensato di poter utilizzare questo logoro armamentario è perché nel Paese ha ancora una sua attualità", ragiona Parisi. I notabili al gran completo, da Massimo D'Alema a Giuseppe Fioroni,

Grand Prix Poltronissima ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: amico Veltroni. Giulio Tremonti Da macchina spara-slogan con il sorrisetto sprezzante a uomo del dialogo tutto minuetti e fairplay. L'ultima trasformazione del tributarista di Sondrio ha stupito molti avversari. Nulla di casuale, ovviamente. Il ministero dell'Economia non si discute, ma per ambire a mete più alte bisogna sembrare meno partigiani e limitare i sarcasmi.

Letta alla milanese ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni, Massimo D'Alema, Goffredo Bettini. Il secondo non ha un buon rapporto con Cesare Geronzi, ma con Giovanni Bazoli e Corrado Passera, i banchieri sinora più invisi a Berlusconi, invece sì. Tutti e due felpati e riservati (non come il Cavaliere chiacchierone) e ben inseriti nei salotti artisticamente corretti,

Il carroccio dei vincitori ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma dire che è un ritorno alle origini sarebbe rozzo: Berlusconi aveva 58 anni, e oggi 71; Bossi era un guerriero alla Braveheart, oggi porta le tracce dell'ictus del 2004. Eppure la Lega è radicata, ha creato una classe dirigente che a Roma, Veltroni compreso, non conoscono. E sottovalutano. Prendiamo un giovane.

Vietato giocare allo sfascio ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nella campagna elettorale di promesse ne hanno sparate tutti, a cominciare da Berlusconi. Però anche Veltroni è caduto nello stesso errore. Se qualcuno si prenderà la briga di rileggersi la sfilza di slogan del Pidì, avrà sotto gli occhi un fantozziano campionario di illusioni che nessun mago di Oz avrebbe potuto mutare in realtà.

Quando la sinistra ( da "Padania, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e di tutto il gruppo dirigente del Pd, non siate riusciti a dare a Berlusconi, Bossi, Fini, che una modesta maggioranza al Senato di solo 37 seggi. Non mi stupirò, se su wikipedia, nei prossimi giorni magari a cura dell'entourage berlusconiano, sarò a leggere che: il nuovista Veltroni Walter è sinonimo di capolavoro politico-strategico.

Sono felice del trionfo ( da "Padania, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E facile oggi dire che Veltroni ha sbagliato nello spacciarsi per il Barak Obama alla vaccinara, rispolverando motti del progressismo democratico statunitensi Usa vecchi di quarant anni: diceva una canzone di Bob Dylan che non è importante tanto sapere da dove viene il vento, ma che bisogna essere meteorologi, cioè saper prevedere da dove verrà il vento.

Caro Direttore siamo ( da "Padania, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che tanto scalpore ha destato in Uolter Veltroni e compagnia, ha centrato il bersaglio con la precisione di un orologio svizzero: impressionante!. Tutti gli elettori che hanno votato Lega, sono entrati nella cabina elettorale con il "fucile" (matita) sparando un solo colpo centrando al cuore il simbolo della speranza e della nuova rinascita.

La sparizione dei Verdi ( da "Stampa, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: una partecipazione condizionata alla lista di Veltroni. Saliti sul carro dei più perdenti, ai Verdi non è rimasto nulla. Inoltre, l'eccessivo uso dei niet del ministro dell'Ambiente: probabilmente giusti, dico da ambientalista, ma l'aria che tira, con propagande incrociate determinate e tutte mirate a permettere qualsiasi scempio, è implacabilmente e ciecamente antiambientalista,

Roma, Udc in bilico tra Rutelli e Alemanno ( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: campagna elettorale alternativa sia a Berlusconi che a Veltroni ma oggi la campagna elettorale è finita, c'è una maggioranza che governa ed è naturale e frutto di buonsenso che le opposizioni si coordinino". Primarie Udc "Il segretario regionale dell'Udc Luciano Ciocchetti e il segretario provinciale Mario Ferrante - riferisce una nota del partito - hanno convocato per sabato 19 aprile,

Casini, una strada obbligata ( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni dev'essere per forza "irritato" e se D'Alema pensa che si deve aprire a Casini, Veltroni deve per forza pensare che con Casini non si parla per nessun motivo. Non è così. Dialogare con Casini è una strada obbligata per il Partito democratico e questo lo sanno e lo pensano tutti quelli che contano al loft.


Articoli

Sulla Lega continuiamo a sbagliare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

(ch.g.) Si può indignarsi per i "fucili padani", irridere alle cerimonie celtiche, scuotere la testa quando parla Calderoli: va tutto bene in campagna elettorale, può far guadagnare qualche voto nei ballottaggi, è perfino eticamente giusto. Ma non aiuta a capire. Continuare a rappresentarci la Lega come una forza semi-eversiva, sostenuta dai voti di protesta di una base dura e arrabbiata, significa raccontarci solo una parte della verità, e di sicuro non ci sarà utile a superare lo stupore per il fatto che tanti operai e bravi compagni all'improvviso si mettono a votare il Carroccio. La Lega non è questo, e se lo è mai stata non lo è più. Noi da Roma non ce ne accorgiamo, ma al nord i leghisti non vengono associati all'idea delle bandiere verdi e delle smargiassate parlamentari. La Lega, dove è la Lega, è un concretissimo partito di sindaci, assessori e amministratori. Un partito che il giorno dopo il trionfo elettorale alle politiche non va in giro a brindare con le ampolle dell'acqua del Po, ma chiede la presidenza di Veneto e Lombardia, la verifica al comune di Milano, il ministero delle riforme e quello dell'interno. Che promette di impegnarsi non per un concetto astratto come la secessione, ma per qualcosa di concretissimo come il federalismo fiscale e avverte Berlusconi che tagliare l'Ici va bene, ma purché non paghino i sindaci. Un partito con le idee chiare su cosa vuole e quali interessi intende tutelare. Ma la giornata di ieri è illuminante anche riguardo a un altro modo sbagliato di guardare alla Lega. Quello di chi si illude che il Carroccio condizionerà Berlusconi, non lo lascerà governare, lo farà cadere domani. Magari fosse così, troppo facile. Il Berlusconi terza edizione avrà qualche difficoltà ma ci vuol altro per fermarlo. Piuttosto, dato che Veltroni dice che non siamo stati capaci di parlare "all'Italia profonda", si potrebbe imparare qualcosa da com'è organizzata sul territorio la Lega.

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Il dialogo Pdl-Pd parte male A Roma è allarme sindaco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La destra prepara il governo, la Lega chiede più potere e posti a Roma e nel Nord Il dialogo Pdl-Pd parte male A Roma è allarme sindaco Scintille Veltroni-Berlusconi. Rutelli al 44, Alemanno è troppo vicino Oggi si aprono le trattative vere tra il Cavaliere e Bossi. Sulla composizione del governo e non soltanto. Ieri la Lega, forte del clamoroso exploit elettorale, ha presentato a Berlusconi una lunga lista di richieste: tre ministeri tra cui quello dell'interno e due presidenze di regioni: la Lombardia e il Veneto. Sul piano delle riforme la Lega vuole il federalismo fiscale "entro l'anno", mentre ribadisce il suo fermo no ad ogni ipotesi di abolizione delle province, rilanciata ieri dal Pdl. A Milano intanto il Carroccio chiede una verifica politica alla Moratti entro giugno, con una robusta iniezione di assessorati, a partire da quello sulla sicurezza. Infine sull'abolizione dell'Ici Maroni ha intimato un secco altolà al Cavaliere: "Noi siamo d'accordo, a condizione che si provveda alle compensazioni per i comuni". Anche il confronto tra maggioranza e opposizione non inizia nel migliore dei modi. Walter Veltroni, che attribuisce la responsabilità della sconfitta allo scarso tempo a disposizione per recuperare il giudizio negativo degli elettori sul governo uscente, è rimasto "negativamente colpito" dalle prime esternazioni del Cavaliere in merito soprattutto alla legge elettorale, parse un netto passo indietro rispetto al dialogo intrapreso nella legislatura ormai tramontata. Il Pd annuncia la costituzione di un governo ombra e lancia un'offerta di dialogo alle altre forze d'opposizioni, parlamentari (l'Udc) e non (la Sinistra). A rafforzare la delusione rispetto ai dati elettorali, l'esito delle consultazioni in Friuli (sconfitto l'uscente Illy) e nella capitale, dove Rutelli si è fermato al 44,6 ed è costretto a giocarsi tutto al ballottaggio con Alemanno.

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Con Silvio riparte la commedia all'italiana (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'ITALIA VISTA DAGLI ALTRI Con Silvio riparte la commedia all'italiana "Silvio Berlusconi torna al potere, e con una maggioranza suf ciente a non fare la ne dell'ultimo governo Prodi", scrive El País, secondo il quale "il leader della destra ha ormai 71 anni e tre governi sulle spalle. Sarebbe consolatorio pensare che questo lo convincerà a non riproporre i suoi sforzi per salvare dal carcere sé e i suoi amici e mantenere i suoi privilegi". Per El Mundo "la sinistra ha pagato le sue divisioni e la pochezza dei suoi risultati al governo. Veltroni ha raccolto un risultato dignitoso, ma il suo azzardo di correre da solo lo ha condannato alla scon tta e ha cancellato la sinistra radicale". Il New York Times si chiede "se gli italiani abbiano votato Berlusconi per ducia o come il minore dei mali, dopo due anni d'immobilismo del frammentato centrosinistra. In un momento di bassa autostima nazionale, l'Italia ha scelto un uomo le cui commedie, scandali e capelli sempre più folti funzionano davanti alle telecamere". Secondo Le Figaro, "Berlusconi è sopravvissuto ai magistrati, ai fracassi in economia e anche al ridicolo, ed è sempre più il dominatore incontrastato del suo schieramento. La scon tta del 2006 sembrava la ne della sua corsa ma gli ha messo la voglia di rivincita". Le Monde è uno dei pochi a notare il tonfo della Sinistra Arcobaleno: "La sinistra radicale, vittima della sempli cazione e del voto utile come tutti gli altri partitini italiani, non aveva mai conosciuto una scon tta così dura da inquietare persino i suoi avversari. Pier Ferdinando Casini si è infatti detto preoccupato che una parte del paese non sia più rappresentata in parlamento ". Il Guardian, in ne, si consola con lo scarso entusiasmo generale: "Berlusconi ha preso il potere senza le aspettative che hanno accompagnato i suoi precedenti mandati. Forse un giorno i problemi dell'Italia diventeranno così evidenti che destra e sinistra saranno costrette a formare una coalizione per affrontarli".

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Se House vince in tv quanto in politica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L A T E L E D I P E N D E N T E Se House vince in tv quanto in politica STEFANIA CARINI Il nostro dottore Finalmente abbiamo il nostro dottore! Il modello House vince in tv quanto in politica. È di solo un mese fa il numero di Charta, rivista di Fondazione Futuro, dedicato al dottore che ci libera dal male: "Il Dr. House è tutto ciò che manca alla politica italiana (?) incarna il volto crudo e ruvido della decisione orientata a un criterio di verità, immerso nel pluralismo dei possibili della nostra società liquida, che non ammette tentennamenti, sfasature, retroazioni incapacitanti. Si decide punto e basta (?) Dr. House è, anzi, dovrebbe essere, un uomo politico, il leader che va di fronte a una nazione e racconta la verità, e raccontando la verità offre anche la sua soluzione dei problemi (?) Veltroni fa il buono per convivere con il male, non per sconfiggerlo (?). Dr House, al contrario, fa il cattivo per sconfiggere il male. E allora, non sarebbe male se Silvio Berlusconi desse un'occhiata a qualche puntata del nostro eroe" (editoriale di A. Mellone). Problem solver Non vogliamo un leader, ma un problem solver, come lo chiamano gli americani. House è proprio questo: risolve la malattia. Ma non è solo questo. House risolve il problema, ciò che ha davanti, è concreto, particolare (la singola malattia in quel paziente), ma non chiude anzi rilancia la questione, ciò che è irriducibile, astratto, universale (il tema etico sollevato dalla malattia). House non ha già in mano la soluzione né sa subito qual è il problema. Non decide punto e basta perché non sa qual è la verità, che cerca però confrontandosi con il suo staff. Solo dibattendosi nelle questioni plurali e liquide della nostra società, si può arrivare a risolvere il singolo problema. Ma questo non significa cancellare tutti quei possibili, altrimenti finirebbe quella ricerca così vivificante. House è cosciente di questo doppio binario. Cura la malattia, ma di fronte alla questione etica non si esprime né in maniera assolutista né in maniera relativista. La lascia aperta, aiutando i suoi sottoposti (e gli spettatori) a farsi un'idea, a formulare ipotesi, a smuoversi. Problemi non questioni In queste elezioni tutto si è giocato sui problemi non sulle questioni. La domanda è stata: chi sarà il miglior problem solver, Veltroni o Berlusconi? Chi non ha centrato questo punto ha perso. La Sinistra arcobaleno, ormai percepita come l'opposto del problem solver, simbolo di stasi e immobilità. E anche Giuliano Ferrara, che ha voluto fare di una questione come l'aborto il tema della sua lista. Ma di questioni astratte nessuno vuole più sentir parlare. Eppure non possiamo essere solo problem solver. Perché come ci insegna la tv, dobbiamo essere capaci di risolvere il particolare confrontandoci sempre sull'irriducibile. Se House è il modello, che lo sia in tutta la sua vivificante energia.

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Moratoria per la lotta alla fame nel mondo a Roma una città della scienza (non solo luci al Colosseo) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO Cara Europa, credo che uno dei primi impegni a cui dovrà indirizzarsi l'azione del Partito democratico, con o senza intesa col governo Berlusconi p.v., dev'essere la lotta contro la fame nel mondo, nella scia della battaglia radicale degli anni Ottanta e della recente vittoriosa moratoria all'Onu contro la pena di morte. Sotto il sindaco Veltroni, gli eventi che segnarono quella moratoria venivano salutati con l'illuminazione del Colosseo. Con Rutelli, che mi auguro mentre scrivo di veder salire al Campidoglio, pretendiamo anche altro. ALDO SANTONASTASI, ROMA Sono d'accordo con lei, caro Santonastasi. Ho già scritto ieri che della vecchia battaglia radicale degli anni Ottanta contro la fame nel mondo bisogna recuperare le linee più valide. Oggi che abbiamo in parlamento ? grazie all'operazione Veltroni-Pannella ? un presidio di cultura radicale liberale, che altrimenti sarebbe finita nella discarica della sinistra massimalista, del fondamentalismo verde, del comunismo nostalgico, del fascismo dalla mascella quadrata ? esiste una precondizione storico-culturale perché sia il Pd a farsi portavoce , anche con metodi "pannelliani", di quella moratoria: dando così unitarietà di iniziativa politica nazionale alla fatica e alla generosità di diecine di migliaia di volontari, missionari laici e religiosi, medici, filantropi, contro lo sfruttamento e la spaventosa sproporzione fra risorse e bocche da sfamare, invano denunciata da politologi come Giovanni Sartori sul Corriere della sera e demografi come Luigi De Marchi su Radio radicale. Fra le cose essenziali da fare, c'è la realizzazione a Roma di una grande Città della scienza, che diventi motore non solo di cultura scientifica in generale ma, nel caso che ci occupa, di ricerca e scoperta di nuove fonti energetiche. Ieri, per esempio, la Repubblica, col giocoso titolo "Ecco l'albero della benzina", ci ha spiegato quanto "olio di pirolisi" da usare come combustibile liquido può essere estratto da frutteti, residui di frumento e scarti di legno della penisola. L'Associazione delle energie agroforestali ci dice anche quanto costano, oggi, questi procedimenti. Non vorremmo prendere un abbaglio, come quello di Mussolini che voleva estrarre il ferro per i suoi cannoni dalla sabbia nera di Ostia. Francesco Rutelli, da ministro dei beni culturali, ha previsto un finanziamento adeguato a realizzare la Città della scienza nel centocinquantenario dell'unità d'Italia (2011). Essa si muoverà sulla scia del progetto Ruberti, ultimo ministro dell'università e della ricerca ad avere una visione strategica di quei settori. Qui nasce il problema politico. Dal Campidoglio, Rutelli dovrà evitare che , per gli eventuali debiti contratti da Berlusconi con l'antiscientismo, e per le diffidenze, a riguardo, dello stesso Pd, quei fondi destinati alla scienza vengano dirottati verso impegni meno ostici. Dobbiamo uscire dall'ambiguità di rendere omaggio verbale alla scienza e piegarci ai fideismi antiscientifici. Su temi come questi, si misurano la modernità non solo del Pd, ma di tutta la politica italiana; e la concretezza delle parole che spenderemo contro la fame nel mondo. Illuminiamo pure il Colosseo, ogni volta che una nave arriva in tempo a soccorrere gli affamati, ma soprattutto creiamo strutture solide e permanenti contro l'impoverimento e la strage (che, scriveva ieri Liberation in due intere pagine, ci impegneranno almeno per vent'anni).

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Finocchiaro cede a Lombardo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni politiche 2008 SICILIA   LA CANDIDATA DEL PD PRENDE POCO PIÙ DEL 30 PER CENTO Finocchiaro cede a Lombardo MASSIMO CICCARELLO Palermo Genovese si consola con il risultato del senato: "Il Pd ha preso più della somma di Ds e Margherita alle politiche del 2006". Ma il segretario della Sicilia ha più difficoltà a spiegare le percentuali di Anna Finocchiaro nella corsa a governatore: poco più del 30 per cento, contro il 65 abbondante di Raffaele Lombardo. Per il centrosinistra 11 punti in meno rispetto i 41 ottenuti da Rita Borsellino appena 23 mesi fa, e per il centrodestra 12 punti sopra i 53 presi da Totò Cuffaro. Sono cifre che il capogruppo all'assemblea regionale, Cracolici, definisce "catastrofiche". Che fosse una partita difficile si sapeva già alla vigilia, quando il Pdl ha accantonato la spaccatura con l'Udc e ha resuscitato la Cdl isolana facendo schizzare i sondaggi sopra i 20 punti di distacco. Ma in casa Pd c'era ottimismo sull'effetto traino di Veltroni e per la piena intesa con Sinistra arcobaleno guidata da Rita Borsellino. I più prudenti avevano fissato l'asticella al 36 per cento. Invece Sa si è fermata al 4,9, l'apporto della lista Finocchiaro si è limitato al 3,8, mentre il Pd ha accusato un arretramento di oltre 7 punti, passando dal precedente 26 per cento di Quercia e Dl all'attuale 18,8. Restando però il secondo partito dietro il 33,3 della corazzata Pdl, attestatasi 3,5 punti sopra la precedente sommatoria di Fi e An. Il Mpa ha ottenuto il 13,8, al quale si aggiungono il 4,5 e il 3,8 di due liste collegate. L'Udc, con 12,5, conferma il suo elettorato. La piazza d'onore dei riformisti non consola Franco Piro. "È il peggior risultato mai conseguito dal centrosinistra in Sicilia ? accusa ? il Pd paga il modo dissennato con cui sono state formate le liste alle nazionali e la sciatteria organizzativa degli attuali vertici siciliani". Pure per Beppe Lumia sono state un handicap "le liste deboli". Ed Enzo Bianco pensa che "sul risultato non brillante pesa un'inadeguata conduzione politica sulla quale saremo chiamati a riflettere". Genovese replica: "se questo risolvesse il problema sarei pronto a dimettermi". Adesso incombono le amministrative di metà giugno, con il rinnovo di 8 province ed oltre 100 comuni, fra cui Catania e Palermo. Bruno Marziano puntualizza che "l'esperienza ha dimostrato come il voto nelle amministrazioni locali abbia una dinamica a sé stante, rispetto quello nazionale e regionale". Tuttavia occorre ugualmente capire al più presto le ragioni della flessione. Non tutte possono essere riconducibili ad alcuni pezzi della Margherita passati nelle fila del Mpa. Una spiegazione di Finocchiaro è che "non ci abbiamo creduto tutti allo stesso modo, non ci abbiamo messo tutti lo stesso sforzo; c'è un 6 per cento che ha votato il Pd alle nazionali e Lombardo alle regionali". Nell'isola c'è da raccogliere l'eredità della Sinistra arcobaleno, che nemmeno in queste regionali è riuscita a superare lo sbarramento del 5 per cento. Alessandra Siragusa invita a "fare una riflessione sulla necessità di lavorare per la creazione di una nuova classe dirigente fortemente radicata nel territorio". Il Pd sarà l'unico gruppo di opposizione all'Ars. Con 19 seggi è il secondo più numeroso dopo quello berlusconiano, con 35. L'Udc ne ha 11, e il Mpa 15. Sono numeri che consentono all'asse centrista di non dover sottostare ai diktat del Pdl. Ma la tentazione di approfittare delle tensioni che esploderanno nel centrodestra è bocciata da Giovanni Burtone: "Faremo opposizione senza inciuci, in parlamento come in Sicilia".

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<Berlusconi inizia male> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni politiche 2008 DEMOCRATICI Veltroni non rinnega le scelte fatte e critica "l'idea di autosuf cienza" della maggioranza "Berlusconi inizia male" RUDY FRANCESCO CALVO "Abbiamo avuto un risultato importante. Non bisogna guardare solo all'incremento rispetto al 2006, ma considerare anche che partivamo da una situazione molto difficile". Walter Veltroni non rinnega le scelte che hanno preceduto e accompagnato la campagna elettorale e sul punto ha la solidarietà di tutto il gruppo dirigente riunito al loft, dov'è stata condotta "una discussione coesa, solidale, unitaria". Nessuna resa dei conti, quindi, dopo la sconfitta. Anzi, "partiamo da qui per impostare una nuova fase di espansione elettorale". Il segretario del Pd tiene il punto sulla composizione delle liste, sulle modalità della campagna elettorale, sulle scelte strategiche e analizza le ragioni che hanno portato a un risultato che è stato "molto rilevante" nelle grandi città, ma che ha dimostrato "la mancanza di una capacità d'espansione nella profondità del paese". Due i fattori principali che per Veltroni avrebbero frenato il Pd. Innanzi tutto, "pesa il giudizio sul governo ", come dimostra anche il risultato della Sinistra e degli altri ex alleati, che "hanno avuto un'emorragia di consensi molto forte", mentre Pd e Idv sono state le uniche forze dell'ex centrosinistra a incrementare i propri voti rispetto al 2006. Data la difficile condizione di partenza, quindi, "quello che non abbiamo avuto è stato il tempo" per far arrivare il messaggio del Pd a tutto il paese. Povertà, pressione fiscale, superamento della cultura del veto, sicurezza e immigrazione: "Su questi temi ? spiega Veltroni ? non siamo riusciti ad arrivare dove avremmo voluto, anche per una questione di tempi, perché serviva un cambio radicale in un tempo troppo breve". Da qui, comunque, si riparte. Il segretario del Pd dà un'idea di quali saranno le prime mosse dall'opposizione. "Abbiamo deciso di formare un governo ombra che sarà protagonista della dialettica parlamentare, facendo proposte alternative a quelle della maggioranza su ogni argomento di discussione". Lo shadow cabinet sarà formato solo da esponenti del Pd, ma il dialogo sarà aperto anche con le altre forze dell'opposizione. "In particolare con l'Udc ? sottolinea Veltroni ? con la quale ci auguriamo di avviare un confronto", ma anche con le forze rimaste escluse dal parlamento. A partire dalla Sinistra, la cui assenza è giudicata dal segretario del Pd "un limite" causato anche dalla legge elettorale, ma riconoscendo che il partito di Bertinotti "ha pagato un prezzo elevato anche per sua responsabilità, dato che ha minato l'attività dell'esecutivo, cercando di curvarla verso un carattere ideologico, che l'elettorato non ha apprezzato". Discorso diverso per quanto riguarda il confronto con la maggioranza. Veltroni è rimasto "negativamente colpito " dalle dichiarazioni rilasciate ieri dal premier in pectore Silvio Berlusconi. Non solo per la mancata assegnazione della presidenza di una delle due camere all'opposizione, ma anche per quella "certa idea di autosufficienza ", che "non fa certo vedere un buon inizio". Il segretario del Pd lancia a destra il dubbio che lo spoil system possa essere utilizzato anche per la scelta del sostituto di Frattini alla commissione europea e giudica "assolutamente non promettenti " anche le parole di Berlusconi sulla riforma elettorale, che dovrebbe limitarsi secondo il leader del Pdl all'estensione del premio di maggioranza nazionale anche al senato. "La metto nel novero dei brutti passi con cui si è iniziata questa fase successiva al voto", spiega Veltroni, e lascia intendere che il cammino condiviso delle riforme su questa strada si fa sempre più difficile.

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Massimo ha visto Casini Ma il segretario non vuole scaricare la sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'INCONTRO Massimo ha visto Casini Ma il segretario non vuole scaricare la sinistra L'incontro si è svolto presto di mattina. E' stato D'Alema ad andare a trovare Casini nella sua bella casa di via Panama. In città è ancora fresco il riverbero del risultato delle comunali che manda Rutelli a un rischiosissimo ballottaggio con Alemanno. E' molto fresca la ferita della vittoria straripante di Berlusconi che ha impedito all'Udc di essere l'ago della bilancia e inchiodato il Pd ad una difficile traversata nel deserto. Ora in Parlamento ci sono due opposizioni costrette a dialogare e più in là magari ad allearsi organicamente. E D'Alema ha fatto il primo passo con i centristi seguendo il suo sperimentato schema: aprire ai moderati come ha sempre fatto per costruire una nuova prospettiva strategica. Lo ha fatto nel '94 con Dini, poi con Prodi nel '96, con Marini e Rutelli nel 2001 via via fino alla fusione di Margherita e Ds nel Partito Democratico. Con Casini ieri, ovviamente, è ancora presto per parlare di accordi per il futuro. Ma un primo seme è stato piantato. L'Udc ha ancora una parte di elettorato e dirigenti (soprattutto i siciliani) molto sensibili ai legami con il Pdl. Ci sono in giro diversi ballottaggi che vedono i centristi in corsa con il centrodestra. Ma è Roma il cuore del problema. D'Alema ha chiesto esplicitamente all'ex presidente della Camera di sostenere Rutelli. Per il Pd riconquistare la capitale è la linea del Piave dopo la sconfitta alle Politiche e saldare ai propri voti quel 3% ottenuto dall'Udc è decisivo. Potrebbe essere questo il punto di partenza di future convergenze politiche a livello nazionale. Casini è stato franco e realista. A D'Alema ha spiegato che non bisogna correre. Che se dipendesse da lui sosterrebbe Rutelli. Ma il problema è che il suo elettorato, appunto, non risponderebbe automaticamente alle direttive del partito dopo una campagna elettorale in cui l'Udc ha criticato la gestione amministrativa di Veltroni e la continuità che Rutelli rappresenta. Meglio aspettare le consultazioni della base, che si faranno entro domani, per scegliere con chi schierarsi. Nel quartier generale dell'Udc prevedono (e si augurano) che l'indicazione sia a favore di Rutelli. Non potrebbero mai sostenere Alemanno apparentato con la Destra di Storace, con quelli che i centristi chiamano "fascisti". Ma Casini è pressato anche da Gianni Letta che per conto di Berlusconi, ieri lo ha chiamato per perorare la causa di Alemanno. "Saranno i nostri elettori a scegliere", è stata la sua risposta. Casini però deve guardare oltre, alla strategia politica. Con D'Alema hanno concordato sul fatto che non è così scontato che Berlusconi duri 5 anni. Intanto ci sarà un percorso di opposizione parlamentare comune e la necessità di trovare un'intesa anche sulle riforme, a cominciare dalla legge elettorale in vista del referendum del prossimo anno. Non può essere soltanto D'Alema a costruire questo rapporto con l'Udc. Deve essere lo stesso Veltroni a fare la prossima mossa. L'incontro tra i due potrebbe esserci in questi giorni. Nell'Udc dicono tra oggi e domani. Il problema è che sulla legge elettorale, come dice Buttiglione, "dialoghiamo con chiunque ci parli di sistema tedesco". Cosa che D'Alema ha fatto ieri. Mentre Veltroni è un bipolarista convinto e su questa strada potrebbe aprire un dialogo con Berlusconi. Ecco che le strategie dentro il Pd si divaricano. Si è infatti aperta una discussione tra chi come D'Alema, Marini, Franceschini e Fioroni vogliono proseguire la rotta verso il centro e chi come Veltroni si tiene le mani libere anche per recuperare la sinistra. "Ma abbiamo preso una strada che punta al centro - dice Marco Follini - e adesso non possiamo deragliare".

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Perché l'Italia non cresce Il nostro Paese cresce del 20% meno della media europ (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ea. Perché? Perché dopo la delocalizzazione di una parte del manifatturiero e dopo le privatizzazioni fatte solo per fare cassa il nostro sistema produttivo è più debole. Ma di ciò non ha colpe particolari la politica. La politica ha colpe per non aver avuto la forza di superare i veti sulla Tav, sul Terzo Valico e per ristrutturare i nostri porti in modo da ricevere quote maggiori del traffico dall'Estremo Oriente oltre che per darsi una nuova politica energetica dopo lo sciagurato referendum sul nucleare dell'87 che oggi ci fa pagare l'energia il 35% in più. La politica ha avuto responsabilità forti nel non fare le riforme necessarie a dare maggiore forza e funzionalità alla macchina pubblica e a diminuire la spesa pubblica non produttiva. Ma anche la pubblica opinione ha la sua responsabilità, ad esempio nello stare inerte di fronte ai veti antistorici di una minoranza sulla Tav. La novità più importante è stata la scelta di Veltroni e Berlusconi nell'asciugare molto le loro coalizioni per non essere frenati nell'azione di governo. Se l'elettorato apprezzerà questa scelta, il governo che uscirà dal voto avrà finalmente la forza per affrontare i tappi che bloccano la nostra crescita economica. MINO GIACHINO, TORINO SEGR. GEN. TRASPORTOAMICO Una morte annunciata La sinistra radicale lascia il Parlamento. È solo l'ufficializzazione di una morte annunciata. Da tempo le tute nobili degli operai avevano lasciato il posto alle fantasie colorate dei pullover in cachemire. IVANO CREPALDI TORINO Solo D'Alema ci potrà salvare Boselli e Diliberto erano stati buoni profeti: con Veltroni a guidare un partito mix di operai e imprenditori sarebbe stata una disfatta. Ma questo è solo l'inizio della fine, e non è difficile immaginare il Pd rincorrere per i corridoi di Camera e Senato pidiellini e leghisti per pietire un accordo sulle riforme. Guai però a perdere la fede: dalla disfatta ci salverà D'Alema, l'unico cranio politico delle sinistre capace di mettere al tappeto Berlusconi e C. Sotterranei della politica permettendo. GIANFRANCO MORTONI Stanchi di promesse demagogiche Nessuno ha ancora specificato bene che gli italiani hanno votato così perché sono stanchi di promesse demagogiche e politiche. Vogliono concretezza, lavoro e programmi per un futuro certo anche per i giovani. CARLA GIACHINO TORINO.

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LA SFORTUNA DI CHIAMARSI WALTER (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Massimo Gramellini LA SFORTUNA DI CHIAMARSI WALTER Mica facile in questi giorni chiamarsi Walter. Veltroni almeno resta a galla. Novellino, invece: colpito e affondato. E' la settimana degli eterni ritorni. A palazzo Chigi come al Toro. Per il secondo anno consecutivo, e dopo aver detto che non lo avrebbe richiamato mai, Urbano Cairo ha assunto l'allenatore che aveva licenziato l'anno precedente: Gianni De Biasi, il precario più fisso nella storia granata. Coerenza a parte, e i primi incoerenti siamo noi tifosi che continuiamo a delirare per dei miliardari, il presidente ha fatto bene a riprenderlo. Meglio ancora avrebbe fatto a non licenziarlo. De Biasi è il Giagnoni del Duemila e col Toro ha già ottenuto una promozione e una salvezza: se lo lasceranno finalmente in pace (un paio d'anni di tempo li ha avuti persino Prodi), prima del terzo licenziamento potrebbe atterrare in zona Uefa. Mi dispiace per Novellino. Cioè, non mi dispiace affatto. Cairo ha sbagliato i tempi (lo doveva cacciare prima della contestazione di martedì per fugare il sospetto che siano stati gli ultrà a decretarne la fine), ma non la logica della decisione: il Toro Novello giocava male, si rompeva sempre, correva poco e non mordeva mai. Il cambio di allenatore è la seconda buona notizia della via crucis granata. La prima era stata la squalifica di Recoba e Di Michele, che mi auguro De Biasi vorrà prolungare fino al termine del campionato, restituendo a capitan Rosina quel ruolo di seconda punta che l'inopinata campagna-acquisti estiva gli aveva sottratto. Ancora adesso non mi capacito di come sia stato possibile compiere una follia simile: tu hai fra le mani un talentino da 15 gol a campionato (parola di Zaccheroni e di tanti tecnici "neutrali") e, anziché valorizzarlo nel suo ruolo di attaccante alla Zola, affiancandogli un centravanti all'altezza, lo costringi a fare l'esterno, il rifinitore, il terzino, per affidarti a gente demotivata e a fine carriera? "Di Michele mi garantisce più profondità", si giustificava il rosinofobo Novellino, ma ignoro a quale profondità alludesse: forse di pensiero. So solo che se i soldi spesi per l'acquisto del fumoso DDM e per gli ingaggi di Ventola e Recoba fossero stati investiti in un centravanti appena decente, oggi il Toro sarebbe sotto braccio al Genoa o su di lì. E comunque anche la coppia Stellone-Rosina, sostenuta da un centrocampo agile e coraggioso, avrebbe fatto meglio delle cervellotiche formazioni di Novellino, che a un certo punto ha perso completamente il filo, mettendo in freezer i virgulti Bottone e Malonga per affidarsi alla combriccola di ex palermitani che Zamparini ci ha abilmente sbolognato a peso d'oro in questi anni. Il loro emblema è Barone, che qualcuno si ostina a definire campione del mondo, dimenticandosi che in Germania giocò solo due spezzoni, e nei turni preliminari. D'altronde basta guardarlo in faccia per capire che non potrà mai avere il furore agonistico che noi pretendiamo. Cairo ci ha salvato la vita, checché ne dicano i soloni dell'imprenditoria granata che tre anni fa non mossero un dito per prendere il Toro a costo zero. Sta imparando a suon di schiaffi il mestiere di presidente e ci darà delle soddisfazioni. Ma deve smetterla di andare in cerca di offerte speciali: puoi anche azzeccare un Sereni, ma per lo più prenderai solo fregature. E deve avere più coraggio. A differenza di Berlusconi, che agli esordi ebbe il fegato di affidare il Milan a un allenatore di serie B, lui tende a giudicare le persone da quello che hanno già fatto anziché da quello che potrebbero fare. E così finisce per privilegiare l'usato sicuro, che alla prova dei fatti si rivela usato stremato. Sarò ossessivo (altrimenti che tifoso sarei) ma tutte le disgrazie di quest'anno sono derivate da quel primo errore strategico: l'acquisto di Di Michele, che Novellino ha condiviso con Cairo e soprattutto con Antonelli, un altro che non ha mai creduto in Rosina seconda punta alla Zola. Ah, se gli esperti ogni tanto dessero retta ai tifosi! Ma come potevano immaginare che una squadra così lenta in difesa e a centrocampo potesse sopportare due o addirittura tre fantasisti, oltre a un centravanti? Era ovvio che Recoba e DDM avrebbero finito per snaturare Rosina, depauperando l'unico capitale umano del Toro. Il mercato futuro dovrà essere all'insegna dei giovani ed è riassumibile fin d'ora nello slogan: un Lanna di meno, un Rubin in più. Ma perché sia un mercato di serie A, occorre allenarsi bene con Inter e Roma per poi battere un Napoli senza più stimoli e festeggiare la salvezza. Se siete pessimisti, guardate il calendario: a 37 punti Livorno, Reggina e Empoli non ci arriveranno mai. Sarà pure una magra consolazione, ma il quartultimo posto non ce lo toglie nessuno.

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Finita l'era dei ricatti Questo governo deve lasciare il segno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 92 del 2008-04-17 pagina 42 Finita l'era dei ricatti Questo governo deve lasciare il segno di Redazione Sono fiero della vittoria e ancora di più per un dato certissimo: dopo sessant'anni i nani sono tornati nella foresta. Ringrazio di cuore tutti gli italiani che con la loro scelta hanno cancellato il cancro del nostro Paese: i micro-partiti, composti da fannulloni vissuti sulle spalle della gente. Ora tocca ai sindacati! Gioacchino Colpani e-mail Mi pare che dal voto esca un messaggio chiaro: alla gente interessano le idee più che le ideologie. Il popolo ha mostrato chiaramente che falce e martello sono tornati a significare ciò che sono sempre stati: strumenti di un lavoro duro e onesto, non già immagine di un vecchio (e triste) modo di intendere la politica. Lettera firmata - Pavia *** Un sincero "In bocca al lupo" al presidente Berlusconi per tutti i problemi che si trova ad affrontare e a dover risolvere. Vista la grinta che possiede e la qualità di coloro che lo circondano, sono sicuro che darà ottimi risultati al nostro Paese. Giuseppe Ravagan - Ferrara *** La grandissima vittoria del Pdl è la vittoria dell'Italia migliore, quella della libertà e della democrazia. A mio avviso il Pdl si presenta come vero successore della missione della Dc. Appare incomprensibile e sleale la scelta di chi come l'Udc si è chiamato fuori dalla sua casa naturale. Il Pdl aderirà sicuramente al Ppe, mentre si prospetta lungo e dubbio il cammino del Pd che attualmente appare l'ultima versione del Pci. P.B. e-mail *** Finalmente liberi. Silvio in sella, Uolter sconfitto alla grande, Prodi a fare il nonno e niente falce e martello in Parlamento. Per me e la mia famiglia è un ulteriore motivo di soddisfazione, perché non sentiremo più il nostro cognome svergognato da quello di un ministro che più lontano dalle tradizioni della famiglia non si può. Ovidio Gentiloni Lonate Ceppino (Varese) *** Credo che, pur con gli spaventosi problemi del nostro Paese, si aprirà un periodo di grandi possibilità per la politica italiana. Veltroni è un avversario credibile, credo onesto, ma in questo momento l'Italia aveva bisogno di un uomo capace ed efficiente come Berlusconi. Penso inoltre che il Cavaliere abbia la possibilità di dimostrare di non essere un uomo politico di passaggio, ma un personaggio destinato a lasciare il segno. Alfredo Micheletti e-mail *** Dopo veri tentativi di deberlusconizzazione dell'Italia, ora finalmente abbiamo un Parlamento debertinottizzato. Grazie Italia. Lettera firmata e-mail *** La Lega ha ottenuto un risultato trionfante grazie a una gran quantità di voti che molti hanno definito "di protesta". Non credo che protestare significhi scegliere il partito verso cui si nutre scarsa fiducia o con il quale non si condividano principi e mete da raggiungere. Nessuno si procura del male (in questo caso male politico) consapevolmente, ancor più se ha avuto il tempo per pensare, riflettere e infine decidere. Credo che il voto dato alla Lega sia un voto di cambiamento, di speranza; un voto che riflette la necessità di levarsi di dosso qualcosa che non va. E le forze politiche sconfitte ne devono prendere atto. Lettera firmata e-mail *** Un risultato tondo. Senza interpretazioni. Fino a ieri, dopo ogni tornata elettorale, quasi tutti avevano vinto e quasi nessuno aveva perso. Ogni schieramento politico era orgoglioso con qualche se. Oggi ormai no. La pagella è certa. I voti spiccano con chiarezza. Gli sconfitti hanno un nome e i vincitori sono lì da vedere. "L'Italia s'è... destra!". Lettera firmata e-mail *** Abbiamo tanto sentito discutere sulla legge elettorale che, sebbene abbia molti punti deboli e imperfezioni, è stata in grado di rendere la composizione del nuovo governo chiara, senza "sbavature". Riconosciamo a questa legge tanto presa di mira almeno un merito. Achille della Ragione e-mail *** I veri sconfitti sono i più influenti opinionisti (non facciamo nomi, anche se li conosciamo tutti) che ancora una volta hanno dimostrato di non essere così influenti come speravano. Paolo Radicati e-mail © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La stampa estera non guarda oltre il Terzo Valico (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 92 del 2008-04-17 pagina 2 La stampa estera non guarda oltre il Terzo Valico di Redazione Ci risiamo. Dopo nemmeno poche ore dalla conclusione dello scrutinio per le elezioni politiche certa stampa estera, guidata dall'inaffidabile, borioso e radical-chic settimanale inglese The Economist, che, è bene dirlo, si era già schierata in campagna elettorale con il Pd di Veltroni, parte all'attacco contro Silvio Berlusconi con i vecchi e polverosi refrain sull'inadeguatezza, "unfit" la chiama il settimanale britannico, del Cavaliere di guidare il nostro Paese fuori dalla secche che, dopo soli 20 mesi, il Governo Prodi ha infilato. Ma ancora più grave è il fatto che nonostante l'evidente e "per loro" imprevedibile sconfitta di "Obama-Veltroni" alcuni quotidiani italiani di chiara fede veltroniana come La Repubblica dedicano molto spazio con interviste e approfondimenti ai corrispondenti dall'Italia che hanno ancora una volta dimostrato la loro totale incapacità di capire ed analizzare un voto che invece a noi appare estremamente chiaro. Faccio alcuni esempi. Per John Peet, capo della redazione Europa del settimanale The Economist le motivazioni della vittoria di Silvio Berlusconi vanno ascritte solo al "suo predominio delle televisioni e perché è un bravo venditore di se stesso". Quindi nessun merito politico. È una storia vecchia a cui crede ormai solo il settimanale inglese insieme a Repubblica, Marco Travaglio e Pancho Pardi, (girotondino della prima ora, eletto nell'Idv di Di Pietro). Ebbene a confutare le affermazioni di John Peet ci sono i dati dell'Osservatorio di Pavia che dimostrano come Silvio Berlusconi e il Pdl hanno avuto meno spazio di Walter Veltroni, e ad esclusione del mitico Emilio Fede, nei telegiornali e nelle rubriche di approfondimento sia della Rai che delle reti Mediaset, che in alcuni casi non sono state certo tenere con il leader del Pdl. Confronti Mr. Peet, l'atteggiamento del TG1 e del TG3 nei confronti di Veltroni e ne tragga le conseguenze. Si tranquillizzi Mr. Peet, gli italiani sanno ragionare con la loro testa e hanno fatto una precisa scelta che ha punito sia le ideologie della sinistra radicale, che in 20 mesi di governo Prodi ha bloccato lo sviluppo del Paese e alzato la pressione fiscale ai massimi livelli europei, che il finto partito riformista, facendo perdere a Veltroni altri 2,5 milioni di voti. Ancora lo spagnolo El Pais che come noto ha una stretta collaborazione con La Repubblica e che quindi ha avuto spazio nell'edizione di ieri del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari è arrivato ad affermare, con un titolo in italiano, a proposito del successo chiaro del Pdl "Come è possibile?". "L'influenza del denaro e dei mezzi di comunicazione sulla politica italiana sono la base del populismo di Berlusconi". L'editorialista spagnolo arriva a definire il leader del Pdl "la corruzione personificata che raggiunge il cuore dello stato". Roba da matti!! E ancora come Jacques Julliard direttore del Nouvel Observateur che paragona la Lega di Bossi al Fronte Nazionale di Le Pen non capendo che la Lega non è un movimento xenofobo ma è espressione di un territorio e di liberi cittadini stufi delle vessazioni e del malgoverno delle tasse che ha raccolto i voti degli operai del Nord Italia. Analisi semplicistiche, polverose e anche un po' facilone e spesso anacronistiche. Potrei continuare ad oltranza ma non voglio annoiarvi oltre. Vorrei però permettermi di dare qualche suggerimento ai corrispondenti in Italia della stampa estera: anziché frequentare i salotti televisivi di Santoro o le affascinanti trattorie della Capitale in stile "Vacanze Romane" abbandonino questo atteggiamento tipico dei "migliori" un po' snob e radical chic, prendano penna e block notes o se credono il registratore o la telecamera vadano nella vera Italia cioè quell'Italia che lavora e che produce benessere, che esporta quanto il Pil della Grecia e che tutte le mattine si alza all'alba per assicurare i due terzi della ricchezza prodotta nel nostro Paese e che il Governo Prodi ha tartassato di imposte considerandoli i malfattori fiscali più beceri, e si renderanno conto che lì il voto ha espresso un malessere vero bocciando un falso partito riformista come il Pd che è espressione di quella parte di Governo dell'Ulivo di Prodi. Vadano, lorsignori in Val Susa per capire perché dopo solo 20 mesi il popolo dei "No Tav" che furono cavalcati, in modo becero, da quella stessa sinistra oggi le hanno voltato le spalle e sono favorevoli all'alta velocità tra Torino e Lione. Che poi è la stessa cosa accaduta in Liguria con quelli che non volevano il Terzo Valico, a costo di imprigionare per sempre la regione dividendola dal resto del mondo che produce. Ebbene, quest'Italia ha cancellato dal Parlamento la sinistra dei Pecoraro Scanio e dei Bertinotti e Giordano e dei Diliberto, dei Ministri che manifestavano in piazza contro le scelte del loro stesso Governo, con una sola speranza che questo nuovo mandato a Silvio Berlusconi, che, sia chiaro, non ha vinto facendo promesse mirabolanti ma annunciando anche la possibilità di decisioni impopolari, riesca a far rialzare un Paese prono e frustrato da un Governo Prodi che, come da sempre noi avevamo affermato, è stato schiavo della sinistra massimalista con l'unico obiettivo di mantenere potere, ad ogni costo e non di govenare. Facciano lorsignori un bel bagno di umiltà ed invitino i loro amici giornalisti di Repubblica a fare altrettanto. L'antiberlusconismo è come l'odio di classe che è rimasto, come un tarlo, solo nella testa di chi crede che "i migliori" albergano solo a sinistra. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Di Pietro tradisce già Veltroni: non ci sciogliamo nel tuo partito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 92 del 2008-04-17 pagina 7 Di Pietro tradisce già Veltroni: non ci sciogliamo nel tuo partito di Fabrizio Ravoni Il Pd chiede il rispetto dei patti: "Gruppo unico". Ma l'Italia dei Valori rivendica spazio e visibilità. E chiede che la nuova coalizione abbia entrambe le sigle da Roma Per tutta la campagna elettorale Walter Veltroni e Antonio Di Pietro non si sono mai sentiti. E ora il negoziato sul gruppo unico fra Pd e Italia dei Valori procede a rilento. Anzi, è quasi fermo. E l'ipotesi che si possa realizzare svanisce con il tempo. Al punto che il ministro delle Infrastrutture convoca per oggi un esecutivo nazionale e una conferenza stampa prima di aver discusso a quattr'occhi con Veltroni i dettagli del gruppo unico. Il pessimismo si respira in casa dell'Idv. "Abbiamo chiesto un incontro al Pd - rivela Leoluca Orlando -. La prossima settimana Donadi e io vedremo Veltroni e Franceschini. Poi Di Pietro incontrerà il leader del Pd". Al momento sono più le probabilità che i due gruppi restino separati, che quelle che facciano un gruppo unico. Gli uomini del loft vorrebbero farlo in tempi rapidi. Antonello Soro, al termine di un incontro con Donadi (capogruppo dell'Idv alla Camera), osserva: "L'Italia dei Valori ha assunto con noi l'impegno a promuovere un gruppo unico. E noi confermiamo la nostra disponibilità". Con un particolare. Le condizioni poste dal Pd non sono condivise dall'Idv. Per gli uomini di Veltroni i 43 parlamentari di Di Pietro devono confluire nel gruppo parlamentare del Partito democratico. Ma devono farlo "senza insegne". Cioè, devono portare acqua al Pd. Condizione piuttosto difficile da digerire per l'Idv. "Non possiamo accettare di scomparire", sottolinea Donadi. "Noi abbiamo portato 700mila voti aggiuntivi, il Pd 100mila", sottolinea Leoluca Orlando. E a microfoni spenti gli uomini vicini all'ex pm ricordano come Veltroni non abbia mai citato l'Italia dei Valori nei suoi comizi di campagna elettorale. Anche per queste ragioni, dalle parti del ministro delle Infrastrutture le idee sono un bel po' diverse da quelle del Pd. E pongono condizioni. La prima: il gruppo si deve chiamare Partito democratico-Italia dei Valori. Il secondo: chiedono che uno dei due capigruppo (di Camera e Senato) appartenga all'Idv. Il terzo: nell'ipotetico governo ombra di Veltroni deve avere un ruolo anche Di Pietro. Orlando dice chiaro e tondo che "non accettiamo diktat". Ed aggiunge che se non avranno uno dei due capigruppo "ci impuntiamo e finisce come la storia di Di Pietro a ministro della Giustizia". Polemica che ha animato parte della campagna elettorale, dopo il "no" del Pd a un'ipotesi del genere in caso di vittoria. E ricordano che l'ipotesi del gruppo unico nasceva in caso di vittoria elettorale. Ora, invece, che sono all'opposizione "potrebbe anche essere utile - come sottolinea Donadi - nella conferenza dei capigruppo, nell'ufficio di presidenza e nelle altre articolazioni della Camera, avere due gruppi". Diverse le motivazioni del Pd che spingono ad accelerare i tempi della creazione del gruppo unico. Dalle parti del loft, temono che se non "imbrigliano" Di Pietro, questi possa conservare autonomia al momento del voto. Per esempio, quando il governo Berlusconi proporrà investimenti in infrastrutture, è probabile che l'atteggiamento dell'ex pm sia diverso da quello che vorrà adottare il gruppo del Pd. Comportamento che - in parte - anticipa lo stesso Di Pietro nel suo blog. "Noi non faremo un'opposizione preconcetta, quella per cui bisogna dire "no" anche quando qualcosa di buono viene fatto. Ma vogliamo vedere che sia qualcosa di veramente buono per gli italiani e non sia una fregatura". Ed aggiunge: "Mai come in questo momento è necessario che l'Idv, con la sua identità e i suoi parlamentari sia vigile e attenta in Parlamento per evitare altre leggi ad personam". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il Pd inizia a corteggiare l'Udc D'Alema invita a pranzo Casini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 92 del 2008-04-17 pagina 12 Il Pd inizia a corteggiare l'Udc D'Alema invita a pranzo Casini di Antonio Signorini Temi sul tappeto: riforma elettorale e sostegno a Rutelli nel ballottaggio da Roma Proprio un ago della bilancia, no. I numeri usciti dalle urne - 5,6 per cento di suffragi e una pattuglia di 34 deputati e tre senatori - non lo permetterebbero. Però l'Udc inaugura la nuova stagione politica ponendosi nella posizione che gli è più congeniale: al centro. Incuneata tra Pd e il Pdl, pronta a cogliere i segnali di attenzione che arrivano dai due maxipartiti usciti dalle urne; per poi rilanciare. Con qualche preferenza per il centrosinistra, visto che ieri il leader Pier Ferdinando Casini ha incontrato Massimo D'Alema nella sua casa e nei prossimi giorni vedrà anche Walter Veltroni. Ieri, secondo la Velina Rossa, agenzia vicina al ministro degli Esteri uscente, l'incontro è andato ben oltre i convenevoli. Si sarebbe delineata avviato un "discorso serio su un confronto per quel che riguarda l'attività parlamentare e la costruzione di progetti e iniziative in comune tra Pd e Udc". D'Alema avrebbe rassicurato Casini sul sistema elettorale tedesco. E delineato un'intesa per evitare che si vada verso un sistema elettorale francese. La Velina è comunque parte in causa. E Rocco Buttiglione riporta l'indicatore della bilancia verso il centro: "Noi siamo favorevoli al dialogo con tutti". Suspense. E poi uno spiraglio lasciato a Veltroni, che nei giorni scorsi gli aveva spalancato la porta del dialogo. Bene che il leader del Pd "abbia regolato i conti a sinistra. Ora sia coerente e si proietti verso il centro". Se il terreno dell'intesa dovesse essere proprio quello della legge elettorale il paradosso è che il sistema che sta favorendo maggiormente l'Udc assomiglia molto al doppio turno alla francese, cioè quello per eleggere sindaci e consigli comunali. A Roma, per esempio, l'Udc sta tenendo appesi i due contendenti che andranno al ballottaggio per la poltrona da sindaco: Francesco Rutelli e Gianni Alemanno. Se per il Pdl i centristi non avranno dubbi (la pensa così Alessandra Mussolini) e Silvio Berlusconi preferisce appellarsi direttamente agli elettori, i contatti tra i partiti sono in corso. Anche se la decisione ultima per la Vela la prenderanno gli iscritti, convocati per domani a delle vere e proprie primarie. Il fatto è, spiegavano ieri esponenti del partito, che a così poca distanza da una campagna elettorale tutta giocata sulla differenza da sinistra e destra, sarebbe difficile spiegare un apparentamento con uno dei due schieramenti. Nella Roma-città, si dice che il cuore degli Udc locali batta per il centrodestra. Ma nella Roma-capitale, gli equilibri sembrano altri. Almeno secondo alcuni. L'interpretazione più maligna in questo senso arriva da Gianfranco Rotondi, leader della DcA, che mette insieme alcuni addendi - l'incontro con D'Alema e le frasi di Buttiglione - e tira le sue somme: "Casini si prepara a sostituire Prodi come leader di un centrosinistra nuovo". E Veltroni? "Ha fatto la sua parte, è stato bravissimo ma i laici non sono attrezzati per i miracoli e dalle parti del Pd e dell'Udc mi pare che siano in debito di fantasia e finiscono con il ritrovarsi sempre a Bologna". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Addio ai signor no, l'ambiente ringrazia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 92 del 2008-04-17 pagina 1 Addio ai signor no, l'ambiente ringrazia di Franco Battaglia C'è chi lamenta come perdita che si sarebbe dovuta evitare la scomparsa degli ambientalisti dal nuovo Parlamento, e c'è chi ribatte che i Verdi sono stati cancellati dai propri stessi elettori. Ma, a pensarci bene, i Verdi non avevano elettori neanche prima. Essi si trovarono nei governi passati solo grazie alle scellerate alleanze pre-elettorali, necessarie per dare forza di governo a chi tale forza mai ha avuto: ai Fassino e ai D'Alema, alle Finocchiaro e ai Veltroni. Il potere Verde, smisurato a fronte di quel loro 2% di sempre, fu ottenuto sempre grazie a quello ricattatorio che essi amavano, sempre, esercitare. La differenza tra il passato e oggi è che nel passato erano tollerati e oggi, finalmente, non più: non è escluso che molti di coloro che avrebbero inteso dare la fiducia a Bertinotti gli hanno invece voltato le spalle per essersi questi coi Verdi alleato. L'ambientalismo non è un'idea politica: lagnarsi dell'assenza in Parlamento di una voce specificamente ambientalista sarebbe come lagnarsi dell'assenza di un ipotetico partito salutista che vorrebbe giustificare la propria esistenza adducendo che altri ignorerebbero, o addirittura favorirebbero, le malattie. La questione della salvaguardia della salute ambientale è cara a tutti: alla Santanchè, a Fini, Bossi, Berlusconi, Casini, Di Pietro, Veltroni e, sono sicuro, anche a Bertinotti. A tutti noi, insomma. A tutti noi, ma non ai Verdi. Ce lo dicono i fatti. La protezione dell'ambiente è una questione scientifica. E la scienza, piaccia o no, non è democratica. Orbene, nel rinnegare la scienza, i Verdi hanno dimostrato di essere gli unici a remare contro la protezione dell'ambiente. Ci hanno fatto abbandonare il nucleare - prima fonte d'energia elettrica in Europa - costringendoci a inquinare con l'uso esagerato dei combustibili fossili. In nome di cosa? In nome di quel colossale falso scientifico che vorrebbe irrisolto il problema delle scorie radioattive: un problema, invece, perfettamente risolto, come peraltro dimostra il fatto che con quasi 60 reattori nucleari in casa, il problema dei rifiuti radioattivi mai è stato sollevato da alcun cittadino francese o giapponese. Invece molti cittadini della provincia di Napoli, sebbene governata da un Verde - o forse proprio per questo - non hanno più la forza di sollevare il problema dei rifiuti ordinari. In nome della protezione dalla leucemia infantile hanno promosso l'interramento dei cavi di trasmissione dell'energia elettrica, che invece sono innocui, con ciò sottraendo alle risorse per la lotta alla leucemia infantile un milione di euro per ogni chilometro di cavo interrato. Hanno preteso che fosse bloccata la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, il cui vero impatto ambientale è la sua assenza. Il loro Segretario nazionale ha ieri dichiarato di voler ripartire dalla difesa dei deboli. Lodevole proposito. Peccato che egli, in questi due anni, in nome di quell'altro colossale falso scientifico che ha la pretesa che il clima si possa governare, abbia impegnato denaro pubblico per la diffusione degli inutilissimi e dannosissimi pannelli fotovoltaici, che è il modo più garantito per definitivamente affossare i deboli: come se avesse impegnato denaro pubblico nella distribuzione di caviale Almas - 200 euro l'etto - per sfamare gli affamati. Insomma, non emetterei alcun lamento, neanche flebile, per l'assenza dal Parlamento dei Verdi o di forze ambientaliste: ambientalisti lo siamo tutti e in Parlamento ci siamo già. Solo i Verdi hanno dimostrato di non avere a cuore l'ambiente e, grazie a Dio, non sono in Parlamento. Franco Battaglia © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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E nelle urne i partiti trovano un tesoro - carmelo lopapa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia Ecco quanto incasseranno le otto formazioni che hanno superato l'1 per cento. A Pd e Pdl i tre quarti del totale E nelle urne i partiti trovano un tesoro 407 milioni di rimborsi. Ps beffato: per 9 mila voti in fumo 2 milioni La "torta" da dividere ammonta a un euro per ogni elettore iscritto nelle liste Sono ventuno i micropartiti che hanno mancato l'obiettivo e non riceveranno nulla CARMELO LOPAPA ROMA - C'è chi, come i socialisti, per un'inezia di 9 mila voti resta beffato e si dispera: fuori non solo dal Parlamento ma anche dal meccanismo di rimborsi elettorali milionari destinato ai partiti. E chi, come gli autonomisti di Raffaele Lombardo, per quella stessa inezia supera la soglia minima dell'1 per cento fissata dalla legge e passa all'incasso. Sommersi e salvati nella giostra della ripartizione dei fondi destinati nei prossimi cinque anni a tutti i partiti che alle politiche del 13 e 14 aprile hanno superato appunto lo sbarramento che consente di accedere ai fondi pubblici. Il giorno dopo si fa di conto, non solo nelle segreterie per la ripartizione dei seggi, ma anche nelle tesorerie dei partiti. La torta vale 407 milioni di euro. A tanto ammonta il budget fissato dalla legge in 1 euro all'anno per i cinque anni di legislatura, per ciascun iscritto nelle liste elettorali della Camera e del Senato. E siccome gli elettori della Camera sono 47.295.978 e quelli del Senato 43.257.208, il dato moltiplicato per cinque porterebbe il totale complessivo a oltre 452 milioni. Ma la Finanziaria Prodi, nel quadro dei tagli ai costi della politica, ha abbattuto il fondo del 10 per cento, portandolo a 407.488.386 euro. Già, ma chi attingerà al piatto del finanziamento pubblico? Ventuno micropartiti hanno mancato la soglia pur minima dell'1%, i loro voti sono stati inutili a fine dei rimborsi e dunque 1,6 milioni alla Camera e 1,2 al Senato andranno a vantaggio dei partiti che hanno superato il limite. A cominciare dal Popolo della libertà di Berlusconi che beneficerà della fetta più consistente: 160 milioni. Seguito dal Pd di Veltroni con 141 milioni. Quindi la Lega, che grazie all'exploit elettorale passa dai 21 della passata legislatura a 35 milioni. L'Udc 24 milioni, Italia dei valori 18. Per la Sinistra Arcobaleno è stato un tracollo anche sotto quel punto di vista, se si considera che a fronte dei 51 milioni che due anni fa si sono assicurati Prc, Pdci e Verdi, questa volta l'accredito ammonterà a poco più di 13 milioni di euro. Invece 9 milioni 629 mila andranno alla Destra di Storace e Santanché. Una vera beffa per i socialisti di Enrico Boselli. I loro 355.581 elettori alla Camera valgono lo 0.97 per cento. Un soffio sotto la soglia dell'1. Così, non solo non accederanno alla Camera e al Senato con i loro candidati, ben lontani dallo sbarramento fissato dal "Porcellum", ma per la sigla che per la prima volta non entrerà in Parlamento dopo 110 anni resteranno chiusi anche i cordoni della borsa. Il tutto per appena 8.942 voti mancanti. Tanti ne sarebbero bastati per raggiungere la fatidica quota 1 per cento e aver diritto a 2 milioni 128 mila euro. Se Boselli piange, il neo presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l'autonomia, può sorridere, eccome. Ha ottenuto l'1,2 per cento alla Camera e l'1,08 al Senato. Con un pugno di voti in meno non ce l'avrebbe fatta. E invece, porta in Parlamento una pur minima rappresentanza e soprattutto incassa 4 milioni 670 mila euro spalmati nei prossimi cinque anni. A questi fondi, per i partiti già presenti in Parlamento si sommeranno i rimborsi dovuti per la passata legislatura per i prossimi tre anni. Come dire, fino al 2011, che per i gruppi più forti e fortunati i rimborsi saranno doppi.

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Segue dalla prima rutelli e alemanno si sfidano, Veltroni trema (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue dalla prima rutelli e alemanno si sfidano, Veltroni trema A Roma il primo ballottaggio a tre Parola d'ordine del Pd: "Questa è la rivincita su Berlusconi" Dire che Veltroni è preoccupato sarebbe poco. Per lui giustificare la sconfitta a Roma sarebbe ben più complicato di quanto lo sia stato trovare delle ragioni di soddisfazione nel risultato nazionale, operazione che invece - con la benevolenza di quasi tutto il gruppo dirigente democratico - può dirsi quasi riuscita. I numeri, del resto, sono chiari: il Pdl è il primo partito a Roma; Alemanno, con i voti degli altri candidati della ex Cdl, è a un soffio dal 51 per cento; e il risultato del centrosinistra pro-Rutelli nella capitale è di cinque punti inferiore alla somma dei voti ottenuti dagli stessi partiti sulle schede di Camera e Senato. Certo, si può sostenere - e al Loft sono in tanti a farlo - che la terza candidatura di Rutelli non abbi accesso gli entusiasmi. Ma è difficile che il calo non sia interpretato anche come una parziale bocciatura del "modello Roma" veltroniano. L'operazione ballottaggio è partita in grande stile. Il pericolo numero è l'astensionismo, tradizionalmente molto alto al ballottaggio. Occorre motivare a fondo il proprio elettorato per trascinarlo alle urne in quello che peraltro sarà anche un week-end a rischio, sospeso tra le festività del 25 aprile e del primo maggio. La chiave per animare il popolo democrat è già stata scelta da Veltroni e Rutelli: "Le elezioni di Roma saranno l'occasione per la grande rivincita", sarà la parola d'ordine dei prossimi dieci giorni. In fondo, è la stessa tecnica utilizzata da Veltroni per superare al secondo turno Antonio Tajani nel 2001. Sette anni fa era un altro election day e la corsa di Veltroni al Campidoglio fu impostata tutta sull'orgoglio ferito della sinistra dopo la vittoria di Berlusconi. Riuscirà il bis? Rutelli ci crede: "Nel 2001 Walter al primo turno aveva un vantaggio sul suo sfidante di 64 mila voti, che si tradusse in una vittoria al secondo turno". Ma il candidato sindaco si appella anche ad altri precedenti, come il suo nel 1993 contro Fini: "Avevo 65 mila voti di vantaggio al primo turno, e questo poi vinsi". Stavolta i voti in più al primo giro sono 80 mila, "più dello stadio Olimpico", rivendica il vicepremier. Che cita a riprova della fiducia sull'esito del ballottaggio il dato sui municipi: "Già un milione e trecentomila romani sanno che saranno governati dal centrosinistra in dieci municipi della città". Rutelli ha anche annunciato che il duello tv si farà. Potrebbe aiutare chi insegue, ma resta pur sempre un potente incentivo alla partecipazione. Ma non solo Veltroni si è mosso per Roma. Ieri mattina Massimo D'Alema ha incontrato Pierferdinando Casini. A quel che trapela, i due hanno parlato di molte cose: patto tra opposizioni, riforma elettorale (i due leader sono tra i principali fautori del modello tedesco), future possibili convergenze elettorali. Ma il primo punto all'ordine del giorno è stato proprio il secondo turno delle comunali. A Rutelli, e al Pd romano di cui D'Alema ha molto a cuore le sorti, servono i voti del candidato Udc Luciano Ciocchetti. Si può fare? In teoria, come Casini ha annunciato in tv, saranno le primarie a decidere dove andranno i voti centristi. Ma è chiaro che le primarie possono essere bene indirizzate, se al vertice c'è la volontà politica. Un asse con Casini è la prima preoccupazione anche di Rutelli. Il quale però deve muoversi con grande cautela su questo terreno, perché nel nuovo scenario nazionale la coperta è cortissima, e a blandire troppo il centro c'è il rischio di perdere per strada altri voti laici e di sinistra-sinistra, determinanti per respingere l'arrembaggio di Alemanno. D'altra parte, come spiega l'ex margheritino Renzo Lusetti, "un patto con Ciocchetti ha senso, perché i suoi sono voti in buona parte guidabili, mentre quelli di Grillini, per esempio, rispondono molto meno a input dall'alto". Ma il jolly per Rutelli resta la lettera-appello ai romani di Veltroni. Perché quello romano è l'unico ballottaggio della storia in cui a correre sono tre candidati. (Cappe) 17/04/2008.

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Salvate il soldato fausto - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti SALVATE IL SOLDATO FAUSTO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E Walter Veltroni non lasci all'intelligenza di Giulio Tremonti la rappresentanza "sociale e culturale" ? come ha scritto ieri Ezio Mauro ? di quella "rete di valori, interessi, critiche, opposizioni presenti nel Paese e nella sua storia". Dovrebbe invece, Veltroni, lanciare un ponte alla sua sinistra, anche organizzativamente, magari chiamando, perché no?, Nichi Vendola nella plancia di comando. E' certamente vero che il comunismo in Italia era diventato il divertimento intellettuale di alcuni professori, la camicia di forza della sinistra incartapecorita. Ma ora che non c'è più Bertinotti, chi, in Parlamento, difenderà gli operai? Davvero il Partito democratico, senza ospitare, come tutti i partiti riformisti del mondo, una rappresentanza di sinistra radicale, basterà a coltivare e proteggere gli interessi dei gruppi sociali più deboli, dagli operai agli impiegati di concetto, dagli insegnanti ai venditori ambulanti, dai piccoli e sempre più terminali bottegai ai giovani disoccupati e sotto occupati? Chi darà cittadinanza politico istituzionale a questo lungo, largo e grosso proletariato italiano, colpevolmente confuso e ridotto solo agli operai di fabbrica? Per la verità, gli studi della Cgil e le riflessioni dei politologi già nel 2006 segnalavano l'affezione leghista degli operai del Nord, che infatti adesso hanno votato, in maggioranza, per la destra. E si sa che gli ultimi libri di Giulio Tremonti sono puntati contro il fantasma della povertà italiana, alimentata dall'euro forte e dall'ingresso della Cina nella globalizzazione. Tremonti denunzia "i salari italiani orientali erosi dai costi occidentali", propone aiuti alle fabbriche e alle industrie? Non so se è un discorso di sinistra. Sicuramente, in un universo senza più simboli, Tremonti, che è la mente economica non solo di Berlusconi ma anche della Lega, rischia davvero di rappresentare i produttori ? operai e imprenditori ? molto meglio del Pd e di occupare dunque il posto vuoto lasciato da Bertinotti sia nell'urna e sia nelle sezioni di partito, nella concertazione, nella società dei deboli. Veltroni ha dunque "una responsabilità in più". Secondo noi ha persino il dovere di richiamare a casa la sinistra radicale operaista, alla quale, troppo sbrigativamente, i rappresentanti degli imprenditori vorrebbero dare il colpo di grazia, con una spietatezza un po' ridicola. Insomma, la Confindustria dovrebbe evitare di cantare una vittoria che potrebbe essere quella di Pirro, o, se preferite, quella di Sansone che morì con tutti i filistei. La perdita di rappresentanza dei ceti deboli infatti potrebbe portare alla fine delle buone maniere nelle fabbriche, nelle strade, nel conflitto sociale. Non che sia davvero immaginabile un ritorno del terrorismo diffuso, come dice il solito autoreferenziale Cossiga, il quale pensa di compendiare in sé tutto il vissuto e tutto il vivibile: "Nihil novi sub Cossiga" (con la a lunga dell'ablativo). Ma può accadere che esplodano, come attorno alla spazzatura di Napoli, i plebeismi, il luddismo o nuove forme di criminal sindacalismo. E un'avvisaglia la si è avuta, per esempio, in Sicilia dove, la settimana scorsa, i braccianti, esasperati perché nessuno li sta ad ascoltare, hanno bloccato per ben tre giorni i caselli dell'autostrada Catania ? Messina. Secondo noi ad affossare e bastonare Bertinotti è stata soprattutto l'antimodernità dei vari Pecoraro Scanio, quel mondo reazionario che in nome della sacra lucertola immagina un'Italia contadina, non capisce che anche il treno fa landscape, che termovalorizzatori, ponti, autostrade e persino il nucleare sono elementi del paesaggio, sono l'ambiente storico che va difeso, vissuto e sviluppato. Marx era prometeico, industrialista, era contro le utopie rovesciate, contro il cammino all'indietro che, almeno, ai suoi tempi era sognato dal socialismo prescientifico e giustificato dal grado zero dello sviluppo tecnologico. Oggi invece l'utopia antisviluppo è sognata dalle caricature italiane del pensiero verde europeo, in un mondo nel quale la tecnologia è ubiquitaria: dalle lenti a contatto ai telefoni, dall'alimentazione all'ecologia stessa. Ebbene, non è immaginabile un Partito democratico che, liberatosi dell'antimodernità, non abbia dentro di sé gli operai, anche nella loro rappresentanza estremista. Né si può pensare a un Partito democratico senza i difensori del lavoro dipendente, di quello usurante, dei nuovi poveri (tra i quali, ripetiamo, ci sono gli insegnanti, che guadagnano meno degli operai qualificati). E poi ci sono intere regioni italiane che sono come piccole Albanie e che hanno bisogno di un pensiero di sinistra ma imprenditoriale, sviluppista ma solidaristico. Bisogna riconoscere per esempio che l'esperienza di Nichi Vendola è molto interessante. Da quando è al governo della Puglia, la cronaca quotidiana non è cronaca nera di scafisti, di morti ammazzati e di sacra corona unita, ma anche di leggi laiche e non estremiste sulla famiglia; e di sviluppo, con un primato nella produzione di energia, l'utilizzo del combustibile da rifiuti, il rigassificatore, il progetto pilota (nel mondo) dei distributori di idrogeno per autovetture. E ancora: gli aiuti regionali ai giovani che vanno a studiare all'estero con il patto che dopo due anni rientrino in Puglia. Al di là dei risultati, la direzione di marcia è quella giusta: giovani, sapere, sviluppo, tecnologie di ultima generazione, con l'idea vincente che la maniera migliore di difendere gli operai sia produrre ricchezza. Non rivendicarla, ma produrla. Non ci sono soviet senza elettrificazione. E però più che di falce e martello questa di Vendola è una sinistra che sembra fatta di libro e computer. Ora Veltroni potrebbe far sua la gentilezza di sinistra di Vendola e maritarla con la cultura di impresa, salvare i salari, aggredire il fantasma della povertà ma al tempo stesso progettare futuro: impianti a mare, ponti, città sull'acqua, investimenti internazionali. Parafrasando Gramsci: non contro il capitale ma per il capitale. Suscitarlo e addomesticarlo. Berlusconi, se vuole, inviti pure a cena Bertinotti. Veltroni potrebbe rispondere allargandosi appunto verso Vendola, e magari offrirgli, che so?, la vicesegreteria, per una convivenza ben più duratura di una cena.

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Falsa propaganda (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Falsa propaganda Maria Novella Oppo BERLUSCONI, DA CASA SUA, ha ringraziato telefonicamente Bruno Vespa e lo ha investito ancora una volta di un ruolo istituzionale che scavalca non solo le Camere, ma anche la presidenza della Repubblica. Rosi Bindi ha protestato, ma questo non ha incrinato il compiacimento del conduttore, da sempre culo e camicia (più culo che camicia, visto come scodinzola) con il cavaliere. Poi Mannheimer ha affrontato uno dei misteri più ingloriosi e drammatici del risultato elettorale, la scomparsa della Sinistra Arcobaleno, individuando i flussi centrifughi che hanno spinto fuori dal Parlamento i suoi rappresentanti. Intanto, su Raitre, Bianca Berlinguer si collegava con militanti toscani della stessa Sinistra, che cercavano di capire la sconfitta, riconoscendo con intelligenza di aver pagato sia l'appoggio a Prodi, sia la sua caduta e di aver ceduto voti sia al Pd e a Di Pietro, che all'astensionismo. In più, forse, sostenere per tutta la campagna elettorale che Veltroni e Berlusconi sono la stessa cosa non ha pagato perché è semplicemente falso. FRONTE DEL VIDEO.

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La replica di Walter: Ho sempre difeso il suo lavoro, resteremo uniti Al Pd perplessità sui tempi della lettera. Marini al posto del Professore? Fassino proposto da Prodi al posto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La replica di Walter: "Ho sempre difeso il suo lavoro, resteremo uniti" Al Pd perplessità sui tempi della lettera. Marini al posto del Professore? Fassino proposto da Prodi al posto di Frattini di Bruno Miserendino/ Roma SORPRESO NO, perché sapeva benissimo che dopo le elezioni Romano Prodi avrebbe ufficializzato la sua intenzione. Magari un po' perplesso per come è uscita la notizia della lettera, quello sì. Walter Veltroni non ha bisogno di grane e di polemiche in questo momento e tanto meno con Prodi, che resta un punto di riferimento per il Pd, e quindi avrebbe preferito una tempistica diversa. Ufficialmente, volge in positivo l'avvenimento: "Di questo (ossia le dimissioni ndr) avevamo concordemente deciso di riparlare insieme dopo il voto, ci vedremo presto e l'incontro avverrà nello spirito di grande unità che si è visto in questi mesi e che è confermato dalle parole di Prodi". In effetti il premier di apprezzare lo sforzo fatto da Veltroni in campagna elettorale, ma il fatto che la notizia della lettera sia uscita dopo che l'altro giorno lo stato maggiore del Pd ha addossato al governo buona parte delle responsabilità per la sconfitta elettorale, fa capire che un retrogusto di polemica c'è. Qualcuno nel Pd lo dice a mezza bocca: "Allora era meglio renderla nota prima del voto, almeno si sarebbe levato qualche argomento a Berlusconi...". Ma è una cattiveria che Veltroni non sottoscriverebbe e del resto il leader del Pd e il premier, in attesa dell'incontro, si sono chiariti. Veltroni ha ricordato che in campagna elettorale ha sempre difeso "le cose buone fatte da Prodi, il risanamento dei conti in primis, distinguendolo dalla fragilità della sua maggioranza". E il riferimento a questi due anni di governo come causa della sconfitta l'hanno fatto un po' tutti nel caminetto del dopo voto, senza però gettare nessuna croce addosso a Prodi. Realacci aggiunge una notazione: "Se il premier ha deciso di dimettersi è una scelta legittima, del resto ha tenuto un ruolo da padre onorario per sua scelta, nessuno gli ha vietato di fare politica". Insomma Veltroni vuole archiviare questa prima stagione del Pd senza inutili discussioni interne. Difficile infatti che il leader del Pd convinca Prodi a un ripensamento. E quando si incontreranno non è nemmeno detto che affrontino l'argomento del successore. Insieme alla lettera di Prodi ieri è uscita l'idea, di incerta paternità, che a succedere al premier alla presidenza del Pd possa essere Rosy Bindi. L'interessata ha smentito, spiegando che non ne ha mai saputo nulla, e a quanto si sa non ha gradito nemmeno che il suo nome sia stato fatto circolare. Perchè assomiglia alla vecchia tecnica usata per bruciare le candidature. In realtà i nomi possibili per la successione a Prodi non sono molti, e tra questi c'è il presidente del Senato Franco Marini. Però, sottolineano al Pd, la nomina del presidente non è una decisione del segretario, ci può essere un'indicazione condivisa, poi la ratifica spetta all'assemblea costituente. Quindi è un tema di cui si parlerà nelle prossime settimane, se Prodi non ritirerà le dimissioni. Sul capitolo nomine, del resto, ci sono anche altre questioni in ballo, a cominciare dalla personalità che dovrebbe sostituire Franco Frattini, parlamentare e candidato ministro, nel ruolo di commissario europeo. Qui Prodi ha avvertito che per legge la nomina la deve fare lui d'intesa con Berlusconi, a cui avrebbe proposto 5 nomi: Fassino, Amato, Letta, Bonino, De Castro. A quanto si sa la candidatura dell'ex segretario dei Ds troverebbe d'accordo l'interessato e anche Veltroni. Ma anche in questo caso la partita è complicata. Pare che Berlusconi sia disponibile solo su Amato, il quale peraltro non vorrebbe andare nel posto di Frattini. Proprio le prime esternazioni di Berlusconi in fatto di politica estera (il nuovo accenno al cambio delle regole d'ingaggio in Libano) preoccupano molto il Pd. È un tema di cui si è parlato pochissimo in campagna elettorale, e dove servirebbe la massima unità delle forze politiche. Invece è probabile che sarà un tema di scontro e in grande discontinuità con la stagione del governo Prodi. È presto per capire come si imposteranno davvero i rapporti tra nuova maggioranza e opposizione, ma tanti segnali dicono che Veltroni non farà sconti. È pronto a una battaglia politica propositiva ma molto ferma su tutti i temi che riguardano l'economia e i cittadini, resterà disponibile sulle riforme, ammesso che Berlusconi le voglia fare. Presto partirà una grande offensiva sui valori, per far capire al paese che c'è un'alternativa riformista e una visione diversa, più europea, meno cupa e demagogica, dei problemi della società, a cominciare da integrazione, immigrazione, sicurezza, solidarietà.

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L'amarezza del Professore Il mio progetto era diverso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del DIETRO L'ADDIODue volte sfiduciato da premier: il Pd non ha fatto diga L'amarezza del Professore "Il mio progetto era diverso" Ninni Andriolo L'ultimo Aventino del Professore si avvia in un clima mesto, in una sala di hotel a due passi dal palazzo dell'Onu. Si chiude qui l'epoca del ritorno di Romano Prodi, chiamato nel 2004 per guidare il centrosinistra alla riconquista di Palazzo Chigi. Quell'esperienza travagliata di governo, contrassegnata da successi economici e insuccessi d'immagine e di consenso, archiviata definitivamente dal voto, è durata meno di due anni ed è stata preceduta da un inizio simbolico. Da un episodio che, per l'atmosfera surreale che si respirava ieri, è riaffiorato prepotentemente alla memoria. Il palcoscenico di allora era un altro Hotel, quello di Canton, dove si consumava il dramma delle imminenti dimissioni di Angelo Rovati. Era il settembre del 2006 e il viaggio in Cina avrebbe dovuto dare il segno delle relazioni internazionale dell'ex Presidente della Commissione europea. Ma l'affare Telecom ruppe l'incantesimo e avviò una stagione di gaffe, non solo comunicative, di cui il passo indietro del consigliere economico - formalizzato in Piazza Tien an men, a Pechino - avrebbe costituito solo l'antipasto. Grande senso dello Stato, grande dedizione al lavoro, grandi risultati sul piano del risanamento, ma non comprensione piena della necessità di dialogare con il Paese e di rendere percepibili le difficoltà e il tragitto delle scelte di governo, anche di quelle più felici. Un bilancio schematico, certo, del dopo Bruxelles e del ritorno di Prodi. Una coalizione rissosa e disunita, si è detto. Ma, assieme, l'illusione prodiana che "i risultati parleranno da soli". Nell'epoca della comunicazione in tempo reale di tutto e su tutto, il Professore è apparso - a volte ingenerosamente - perfino alla sua maggioranza come "un galantuomo" ostinatamente lontano dai tempi della politica. Ed è lui, d'altra parte, a rendersene conto, quando confida che "farsi da parte" è quasi un dovere, perché "la mia epoca è finita". Il tempo è mancato e Prodi, come nel 2008, torna nell'Aventino bolognese nel quale si rifugia quando lo assalgono l'amarezza, o la convinzione del "complotto" incombente, o il senso un po' professorale della scarsa riconoscenza. "Lascio spazio al rinnovamento", spiega. Ma questa è solo una parte della verità. In realtà Prodi si ritiene ancora utile per il Paese e, sotto sotto, sospetta che la crisi del suo governo non fosse irrimediabile e che non ci sia stato un corale impegno, anche del Pd, per fare diga, per superare le difficoltà della prima parte della legislatura e mettere in moto le potenzialità utili ad affrontare la seconda. Prodi sospetta che il Pd che lui ha voluto, non lo abbia sostenuto fino alla fine. E la sua "epoca è finita" anche perché - malgrado il sostegno a Veltroni che "andava al voto libero e da solo" - il Pd che immaginava avrebbe dovuto costituire il perno di un centrosinistra unito e non qualcosa che rompesse i ponti con il resto dell'Unione. Il Pd che sognava il Professore era un illusorio Ulivo che si allargava fino a coincidere con i confini del centrosinistra, con poche eccezioni. E in nome di questa visione, che escludeva solo il Prc, Prodi ha scommesso per anni sull'asse con Bertinotti. Quel patto portò alla presidenza della Camera quel "Fausto" dal quale il Professore si sente adesso tradito, al pari dei "poteri forti" o di Mastella e Dini. Prodi, in campagna elettorale, è stato attento a non intralciare Veltroni. Ha sperato con convinzione, anzi, che "Walter" potesse vincere, anche per evitare di far ricadere sul governo le colpe di un risultato negativo. Ma in quella frase - "io ho battuto per due volte Berlusconi" - si può leggere la distanza siderale tra la sua concezioni del Pd e quella del loft di piazza Sant'Anastasia. E nel partito veltroniano, poi, Prodi sa di non potere ricoprire altro se non una carica di prestigio, ma solo onorifica. "Romano è fatto così - dicono i suoi - quando sta dentro le cose deve starci completamente. Quando è fuori è fuori". L'essersi posto in disparte - senza un richiamato in campo e a gran voce - durante lo scontro con Berlusconi, o la formazione delle liste Pd che "non lo hanno coinvolto", gli hanno fatto maturare la convinzione che la presidenza fosse solo un piedistallo dorato. Troppo per l'orgoglio di Prodi e per le sue testarde impuntature, meglio le mani libere. Si dimette senza polemiche ufficiali, ma marcando una distanza chiara. Se sia definitivo o no il suo rumoroso distacco dalla politica attiva, che contraddice il dignitoso riserbo delle scorse settimane, lo dirà il tempo. "La vita - ripete - non è fatta di passato, ma di futuro. Ora prendo qualche mese di vacanza, perché è da 20 anni che tiro". E poi? Questa volta, forse, l'Aventino bolognese chiuderà definitivamente l'era politica del Professore. Ma non si sa mai, guardando al passato!.

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Pd, Prodi lascia la presidenza: largo ai giovani L'annuncio a New York. Resto supporter leale . Avviso a Berlusconi: decido io il successore di Frattini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Pd, Prodi lascia la presidenza: largo ai giovani L'annuncio a New York. "Resto supporter leale". Avviso a Berlusconi: decido io il successore di Frattini di Ninni Andriolo inviato a New York PRODI STACCA l'ultima spina che lo collega alla politica attiva e si dimette dalla presidenza del Partito democratico. Spiega che la sua decisione punta a favorire il rinnovamento, obiettivo che lo aveva spinto a non ricandidarsi al Parlamento, e che motiva "una scelta coerente" che "esige scelte coerenti successive". Chiarisce che la lettera inviata a Veltroni non ha alcun rapporto con l'esito delle elezioni e, a conferma, ricorda di averla scritta già "il giorno di Pasqua". Il premier uscente è attento a dire parole utili a spegnere le voci sui dissensi con il leader del Pd e dà atto a Veltroni di aver condotto una "coraggiosa e forte" campagna elettorale. Ma è difficile non interpretare il suo gesto come una presa di distanza dal loft, dopo il "silenzio dissenso" dei giorni scorsi. Lo stupore che rimbalza da piazza Santa Anastasia all'Hotel Millennium Plaza di New York, dove Prodi ha deciso ieri - e all'improvviso - di ufficializzare la sua scelta, la dice lunga sulla difficile comunicazione, se non sulla tensione, che ha caratterizzato la giornata di ieri. Tensione aumentata dalle notizie - poi smentite decisamente - di una tempestosa telefonata tra il Premier e il presidente Pd. Provando a mettere ordine ai fatti, si può desumere che il Professore abbia fatto giungere la sua lettera a Veltroni tre settimane prima delle elezioni, proprio per evitare - così spiega Prodi - che potesse essere messa in relazione con un esito del voto positivo o meno per il Pd. Il leader Pd, a quel punto, avrebbe chiesto al Professore di ripensarci e avrebbe concordato un incontro dopo il 14 aprile. Il faccia a faccia si sarebbe dovuto tenere nei prossimi giorni, ma le dichiarazioni rilasciate da Veltroni prima del voto - "Prodi rimarrà presidente del Pd" - manifestavano la speranza di far desistere il premier uscente dall'intento di dimettersi. Il Professore, però, ieri mattina ha rotto gli indugi e ha dato alla sua scelta il senso di un non ritorno. Perché lo ha fatto? Sembra che sia stata la fuga di notizie rimbalzata sul Tg de La7 - che ipotizzava la candidatura di Rosy Bindi alla presidenza del Pd - ad aver spinto Prodi a rendere pubblico il passo che aveva in mente da tempo. Indiscrezioni, tra l'altro, smentite ripetutamente dal portavoce di Palazzo Chigi, Sircana. Il Professore si sarebbe convinto che quanto annunciato via tv fosse il frutto di un tiro mancino congegnato ai suoi danni, magari nel loft democratico. Una convinzione che, per la verità, non trova alcun riscontro nei fatti. Ma la vicenda la dice lunga sull'amarezza covata da Prodi fin dal giorno della sfiducia al suo governo, e che i numerosi attestati di stima - con i riconoscimenti che Veltroni gli ha tributato in più occasioni - non hanno smorzato più di tanto. Il premier, in realtà, si aspettava "scelte coerenti" che mostrassero nei fatti la volontà del Pd di non prendere le distanze dalla sua azione a Palazzo Chigi. Prodi, tra l'altro, ha compreso la necessità di mantenere un profilo defilato in campagna elettorale, per non fornire a Berlusconi un facile bersaglio, ma è stato al gioco senza entusiasmo e con un certo risentimento. L'incontro tra il premier uscente e Veltroni si farà nei prossimi giorni e, fa sapere una nota ufficiale dell'ufficio stampa Pd, "avverrà nello spirito di coesione e di grande unità che si è visto in questi mesi e che è confermato dalle stesse parole di Prodi". Ieri, però, il Professore ha dato il segnale irrevocabile delle dimissioni che anticipa la conferenza stampa congiunta con il leader democratico ipotizzata nelle settimane scorse. "Ho preso una decisione molto chiara, molto semplice, molto ferma e molto coerente - ha aggiunto - Non mi sono presentato alle elezioni, perché ritengo sia necessaria una nuova leva, un nuovo gruppo dirigente per portare avanti la crescita e il rafforzamento del Pd" del quale "continuerò a essere uno dei maggiori supporter, dando un contributo a livello di elaborazione e di riflessione". E ancora: "la mia è una decisione serena che avevo già preso proprio perché il Pd possa nascere forte e guardare al futuro. Una posizione coerente per il bene del futuro del Pd". Nessuna critica a Veltroni, tutt'altro. "La campagna elettorale di Walter è stata estremamente coraggiosa e forte - sottolinea Prodi - il Pd ha avuto una buona performance alle elezioni, ed ora deve rafforzarsi, lavorando sui programmi e consolidando il suo ruolo di unica alternativa riformista in Italia". Di questa funzione, ha concluso il Professore - allusione che fa trasparire la preoccupazione per le sorti di un Paese riconsegnato a Berlusconi - "ci sarà estremamente bisogno". Perché proprio adesso la scelta di ufficializzare le dimissioni? "Un giorno o l'altro non cambia - risponde Prodi - ma è chiaro che la decisione avrebbe avuto un significato diverso se fosse stata concretizzata durante la campagna elettorale". Intanto, però, pianta un paletto sulla strada di Berlusconi. Lo avvisa: "La nomina del nuovo commissario europeo spetta a me. Sia chiaro: nel momento in cui Frattini opta per il Parlamento, io per legge devo fare la nomina". Annuncia di aver proposto nei giorni scorsi 5 nomi (Amato, Padoa Schioppa, De Castro, Letta, Levi), rimasta senza risposta. E dal loft del Pd gli fanno eco: sarà certamente una scelta condivisa.

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Rutelli chiama Veltroni Tutti in campo per vincere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Rutelli chiama Veltroni Tutti in campo per vincere di Mariagrazia Gerina/ Roma La rivincita, è quella la chiave con cui Rutelli chiama a raccolta tutto il centrosinistra, all'indomani della sconfitta politica, per non lasciare anche il Campidoglio alla destra. "Tra me e Alemanno ci sono di mezzo 84mila voti, una città, l'intero Stadio Olimpico, un vantaggio superiore a quello da cui partiva Veltroni nel 2001, ma non abbiamo ancora vinto: programma e coalizione hanno consentito a Roma di essere anche in un contesto così difficile un'isola dove il centrosinistra prevale, ma ora per il bene della città dobbiamo mobilitare tutti i nostri elettori e convincere anche i romani che non ci hanno votato al primo turno", spiega il candidato sindaco dopo la lunga notte di scrutinio che gli consegna il 45,7% e un vantaggio di 5 punti ma rinvia al ballottaggio contro Alemanno (secondo con il 40,74% dei consensi) l'esito finale della sfida più importante dopo quella nazionale. Una battaglia che vede la Sinistra Arcobaleno, rappresentata dall'ex sottosegretaria agli Esteri Patrizia Sentinelli, accanto al Pd e chiama tutti a raccolta. Da Goffredo Bettini (che martedì ha già convocato una manifestazione a via dei Frentani) a Walter Verini, da Michele Meta a Enrico Gasbarra, i maggiorenti del partito romano sono già accorsi in massa al comitato elettorale per Rutelli, trasformato in un vero e proprio quartier generale del centrosinistra: riunioni, punti, tavoli per mettere a punto la strategia d'attacco. E presto scenderanno in campo anche Walter Veltroni e Massimo D'Alema, Franco Marini e Antonio Di Pietro, Anna Finocchiaro e Giovanna Melandri. In un crescendo di mobilitazione generale che culminerà con una grande manifestazione antifascista il 25 aprile. In ballo c'è il governo della capitale, tanto più prezioso ora che Palazzo Chigi è perduto, e quindici anni in cui Veltroni e Rutelli hanno resistito alle alternanze della politica nazionale, ricoprendo senza soluzioni di continuità la "quarta carica dello Stato" e conquistando insieme alle prime pagine dei quotidiani internazionali apprezzamenti per il cosiddetto modello Roma anche tra le fila dello schieramento politico avversario. Come testimonia la presenza del sottosegretario Gianni Letta nel cda dell'Auditorium e nei momenti salienti della vita istituzionale della capitale. Risultato: in anni e anni di opposizione la destra non ha mai battuto un colpo. Anzi, ha persino stentato fino all'ultimo ad individuare un candidato all'altezza del Campidoglio - come accande puntualmente dalla sconfitta di Fini nel '93 - per poi puntare in extremis sulla ricandidatura di Alemanno, già battuto da Veltroni nel 2006. "Gli consiglierei di farsi dare subito, senza perdere il turno, il ministero che gli hanno promesso in caso di sconfitta", lo sbeffeggia Rutelli, spostando poi l'attacco sul nodo politico centrale: l'alleanza di Alemanno con Storace, che a scrutinio chiuso vale 55.384 voti e porterebbe in dote un preziosissimo 3,3%. "L'impronta che una radicalizzazione a destra darebbe alla sfida per il Campidoglio non sfugge a nessuno", attacca Rutelli, pronto anche al confronto tv. A invocare l'appoggio degli avversari oltre ad Alemanno è stato ieri lo stesso Berlusconi, che, tentato di mettersi di nuovo sul piede di guerra - ma c'è tra i suoi chi glielo sconsiglia -, ha lanciato ieri appelli in stereofonia alla Destra e all'Udc. Ma se a Destra i primi cedimenti in favore di Alemanno sono arrivati prima ancora della chiusura dello scrutinio, per il partito di Casini, che al primo turno ha incassato 52.364 voti e pesa nel consenso appena meno di Storace (3,15%), decideranno le primarie, convocate per venerdì prossimo. A giudicare dalla campagna elettorale in cui l'Udc non ha risparmiato colpi né a Berlusconi né ad Alemanno, un apparentamento con il Pdl sembra davvero molto difficile. Nella scheda che i vertici del partito lasceranno scivolare nell'urna per decidere sarà contemplata anche la terza via della non belligeranza. E potrebbe essere quella la soluzione più consona alla linea di Casini. Di certo non sgradita a Rutelli, che per ora inquadra così la questione: "Per vincere, tenendo saldo il nostro programma, dobbiamo allargare la nostra capacità di dialogo con tutti gli elettori e con le forze politiche non ancora schierate". L'elenco è lungo. Parte dalla "amica di Beppe Grillo" Serenetta Monti, vera e propria rivelazione del primo turno con i suoi 44.185 voti (pari al 2,6%), che, corteggiata anche da Alemanno, ha indicato ai suoi elettori la via del voto libero. Passa per il "Rosa Bianca" Baccini, che ha conquistato 12.202 voti e potrebbe ora decidere l'apparentamento con il centrosinistra. E arriva al socialista Grillini, spina laica nel fianco di Rutelli al primo turno: "Non ho mai avuto tanto potere contrattuale - assicura, dopo aver raccolto 13.620 voti e lo 0,82% -, sto solo aspettando che qualcuno mi chiami". Quanto all'Udc, spiega Rutelli: "Ci parleremo, valuteremo, dobbiamo considerare con estremo rispetto i rapporti con tutti i candidati e certamente quelli con Ciocchetti". Anche la chiave anti-fascista potrebbe contare nel dialogo con i centristi. Insieme a quella anti-Lega di certo sarà uno degli argomenti chiave in mano al centrosinistra per rilanciare la mobilitazione verso la vittoria.

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All'Ambra di un varietà (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del All'Ambra di un varietà di Stefano Miliani S ketch, canzoni, balli, un'orchestra dal vivo, "un'ora di intrattenimento" televisivo, recita il comunicato stampa, ispirato "ai varietà anni '60-70". Chissà se c'è un velo di nostalgia per la tivù di allora. Forse che sì, forse che no. Intanto da mercoledì 23 aprile alle 21 e per sei settimane anche Mtv Italia - emittente finora aliena da simili tentazioni e votata a un pubblico giovanile - si tuffa nel varietà con Stasera niente Mtv. Tra ironia sulla tv stessa e citazioni - riportiamo sempre dalla nota stampa - della Carrà e della Cuccarini. La showgirl-conduttrice, oltre che una delle autrici, è Ambra Angiolini. La affiancano il comico Omar Fantini nel ruolo di un eterosessuale "discriminato" e l'attore Alessandro Sampaoli, avrà come ospiti musicali artisti come Alberto Fortis, la Pfm, Branduardi, Concato, Nada, l'uomo di Ambra (come lei ironicamente ricorda in conferenza stampa a Milano) Renga. La Angiolini balla - magari con un vestito a pois - canta, intervista ospiti e, via telefono, risponde al nostro giornale per introdurre lo show. Partiamo dall'inizio: che programma sarà? "Stasera niente Mtv arriva da un'idea corale di un gruppo di autori, tra cui io. Volevamo fare un programma di alleggerimento che non fosse satira politica né un talent show né un reality per trovare una collocazione un po' diversa da quello che già c'è e funziona". Ma il varietà televisivo negli ultimi tempi, in Rai e Mediaset, ha mostrato la corda. Il vostro è varietà? "Se si intende l'intrattenimento dove c'è una magia televisiva di un'ora tra sketch, balletti e cantanti, se questo è varietà anche il nostro spettacolo lo è. Ma se ho scelto Mtv è perché ha un altro pubblico che non cerca il varietà serioso per famiglie". Se l'emittente trasmette un programma così tende a "normalizzarsi" rispetto alle reti generaliste? "Questo andrebbe chiesto a Mtv. Però a loro andava di fare una prova che non è nel loro registro abituale, a me di lavorare in una rete che ha ancora voglia di provare formule che non ha. Il programma va ad affiancarsi a quelli di Fabio Volo e di Victoria Cabello occupando comunque un'altra fetta". Molti programmi tv vivono in base alla dittatura degli ascolti: voi quanti telespettatori vi aspettate? "Su Mtv come su La7 non mi pare ci sia quest'ansia da ascolti, c'è un margine di tranquillità e di crescita, basta vedere come hanno potuto lavorare Victoria con Very Victoria o Crozza. Mtv vive di pubblicità e il punto è rodarsi per almeno una stagione, partire, assestarsi..." Siccome stiamo parlando a ridosso delle elezioni, che Italia vedi? Berlusconi ha vinto, la Sinistra arcobaleno è scomparsa... "Innanzi tutto a prescindere dai risultati vivaddio che c'è una maggioranza ed è possibile governare. Poi trovo preoccupante che la Sinistra arcobaleno sia scomparsa, è un segnale poco sano perché è una forza politica tanto quanto lo è la destra. Spero rinasca. Comunque ha vinto Berlusconi e speriamo ci sia un buon governo". Per chi hai votato? "Veltroni. Stavolta ho deciso di dichiararlo, trovo ridicolo che in Italia non si possa dire per paura di essere ghettizzati". Ma, di nuovo: quale Paese vedi uscito dal responso delle urne? "Vedo stanchezza, sfiducia,ma vedo anche la ricerca di stabilità. Pensare che la Lega ha avuto voti anche al sud all'inizio è spiazzante, poi è un segnale: vuol dire che c'è bisogno di qualcuno che dia una sensazione di stabilità e loro evidentemente hanno fatto passare meglio questo concetto. D'altronde il Pd è appena nato, ha bisogno di rodaggio e anche se i titoli dei giornali parlano di delusione a mio parere ha ottenuto un grande risultato". Visto che siamo quasi in argomento: perché in "Stasera niente Mtv" non ci sarà satira politica? "Non credo ci si aspetti questo da me, non è il mio. Non per scelta politica ma perché non sono capace, non ho le carte in regola, può farla Sabina Guzzanti, è un'arte". TELEVISIONE La signora Angiolini passa al varietà, tra le maglie vergini di Mtv. Una novità e una scommessa: si può tornare a questo intrattenimento su una rete così giovane? Lei canterà e ballerà e farà interviste: "cercando la leggerezza".

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Ho votato Veltroni e mi va di dirlo: perché bisogna aver sempre paura? Berlusconi ora può governare, lo faccia, speriamo bene (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Ho votato Veltroni e mi va di dirlo: perché bisogna aver sempre paura? Berlusconi ora può governare, lo faccia, speriamo bene".

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LA BUGIA DI GNOCCHI: CON BERLUSCONI MI TOCCHERÀ SMETTERE DI FARE IL COMICO IN TV (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del LA BUGIA DI GNOCCHI: CON BERLUSCONI MI TOCCHERÀ SMETTERE DI FARE IL COMICO IN TV Primo: Gene è un bugiardo. Ma è anche vittimista e seminatore di veleni perché il povero Silvio non è neanche arrivato a Palazzo Chigi e quel balordo è già lì che piagnucola allo scopo di mettere in cattiva luce il nostro Napoleon. Al solito, se le agenzie non mentono, ecco cosa avrebbe detto quel derelitto: "Dopo il ritorno al governo di Berlusconi ho più possibilità di lavorare come calciatore che non come comico in televisione". Come faccia a lamentarsi senza essere nemmeno dipendente dell'Unità - sapete che il vincitore ha già provveduto a invitare Veltroni a disfarsi di una testata così velenosa e ingiuriosa - non è dato di capire. Gnocchi è un bugiardo perché non ha motivi di temere: Silvio ha sempre difeso la libertà in tv. Le bugie raccontate sul suo conto da Sabina Guzzanti, Enzo Biagi, Daniele Luttazzi, Santoro sono state ampiamente smentite dall'interessato e dalla maggioranza del popolo italiano che con il voto ha espressamente inteso risarcire questo splendido esemplare di maschio italico per tutte le cattiverie che questi birbanti niente dotati hanno messo in giro su di lui. Inoltre, se fosse un buon autore satirico Gnocchi saprebbe che mai la satira ha vissuto un'età dell'oro più mirabile di quella alimentata dalla presidenza del consiglio precedente il biennio prodiano. Silvio gli offre il suo corpo e Gnocchi protesta: ma gli diamo noi uno sberlotto a questo ingrato. Anzi: non lo vogliamo più vedere in tv. Madonna che ebrezza. Toni Jop.

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Con i presidenti si riparte dal territorio In dieci municipi passano al primo turno i candidati del centrosinistra: e da lì si riparte per la rivincita romana (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Con i presidenti si riparte dal territorio In dieci municipi passano al primo turno i candidati del centrosinistra: e da lì si riparte per la rivincita romana di Alessandro Ferrucci DA QUI SI PARTE, dicono in coro, i dieci minisindaci eletti al primo turno. Perché, "da qui", arriva il segnale che la mancata elezione al primo turno di Francesco Rutelli e Nicola Zingaretti è più legata alle dinamiche del voto politico nazionale che a quello del territorio. Sul territorio la riposta c'è stata, ed è forte: su diciannove municipi, dieci, appunto, sono già assegnati, mentre otto vanno al ballottaggio con un netto vantaggio del centro sinistra. E uno solo, il XX, vede Gaetano Rizzo sotto di nove punti rispetto Gianni Giocomini. Ma lì, niente di nuovo rispetto alla passata tornata elettorale. Per questo, adesso, la parola d'ordine di tutti è quella "di rimboccarsi le maniche per confermare gli altri municipi al ballottaggio e, soprattutto, la giunta comunale", afferma Bellini, neo Presidente del XVI Municipio. Con un altro dato positivo: "Nell'election day del 2001 - continua - , quando ci fu la seconda vittoria di Berlusconi, andarono al secondo turno 17 Municipi su 19. E la sconfitta nazionale non era stata così complicata...". Anche allora, con Walter Veltroni impegnato contro Tajani, in molti si posero il problema di motivare al voto, poiché al secondo turno c'è tradizionalmente un calo di partecipazione: "L'altra volta, dopo le politiche, votò solo il 65% degli aventi diritto; questa volta temo che si rischi di andare sotto il 60%" spiega Bottini, al ballottaggio per il II. E questo è il grande punto interrogativo sul quale sia Rutelli che Zingaretti hanno concentrato la loro attenzione, chiedendo a tutte le forze impegnate sul territorio di lavorare sodo per non disperdere la forza dimostrata in questa prima tornata. Con un ponte di mezzo, quello del 25 aprile, che potrebbe giocare a favore dell'astensione. "Lo so, è una battaglia da fare fino in fondo - ammette Giovanni Paris, eletto al XV con quasi il 53% -. Da parte mia sono pronto a mettere in campo tutte le forze, per portare avanti e perfezionare un progetto nato anni fa proprio con Rutelli, che capì l'importanza del decentramento per una città vasta come Roma: adesso i risultati si vedono, con la gente che riconosce il nostro lavoro, e ci vota". Così, gia ieri sera, c'è stata la prima riunione per studiare la strategia del prossimo futuro, mentre questa mattina alle 11 si riuniranno nuovamente tutti: "Non è il momento di festeggiare - conferma Giammarco Palmieri, eletto al VI -. Di essere contenti per il risultato personale, sì. Ma nient'altro. Adesso bisogna continuare e da domani (oggi, ndr) ci confronteremo per non disperdere ma per incrementare quello che è stato già fatto". Tutti in campo, quindi, per Francesco Rutelli Sindaco, e Nicola Zingaretti Presidente.

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Solo un quinto dei parlamentari è donna: il 21,1 per cento (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IMPARI OPPORTUNITÀ Solo un quinto dei parlamentari è donna: il 21,1 per cento Un passo in avanti, ma piccolo. Le donne che siederanno nei seggi della Camera saranno (più o meno, è ancora aperto il gioco delle opzioni) saranno 133, cioè l'21,1% . In Senato va peggio: 55, il 17,4%. L'Italia, secondo l'Inter-Parliamentary Union, passerà dal 67esimo al 50esimo posto nella classifica mondiale per presenza di donne in Parlamento. Nel 2006 le elette erano state 109 a Montecitorio (il 17,3%) e 45 a Palazzo Madama (il 14%). A rispettare i propositi è stato solo il Pd. "Porteremo in Parlamento 130 donne", aveva detto Giovanna Melandri in marzo. Il segretario Walter Veltron, aveva parlato del 33%. A conti fatti il Pd dovrebbe contare - su 211 eletti - 59 deputate e - su 116 eletti - 38 senatrici. Insomma quasi il 30% contro il 18% dell'Ulivo. Negativo invece il dato del Pdl, che porta 54 donne alla Camera su 276 deputati (19,5%) e 13 donne al Senato su 147 senatori (8,8%). Alla Camera le donne dell'Idv sono il 6,6%, per la Lega il 16,7 , per l'Udc il 5,6. Niente donne per gli altri. In Senato, le percentuali sono del 14,3 per l'Idv, 12 per la Lega Nord, niente per gli altri. "Rispetto alle ultime elezioni politiche, un piccolo miglioramento c'è stato - dice Valeria Ajovalasit, presidente nazionale di Arcidonna - Ma le donne elette al parlamento italiano continuano ad essere un'esigua minoranza. Le donne continuano ad essere escluse dalla vita politica. Solo un quinto dei parlamentari è femmina: un dato allarmante, che non può essere spiegato, come ha fatto Berlusconi, alla luce di una maggiore presenza di uomini in politica".

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Alemanno: "feste in piazza per convincere i romani" - paolo g. brera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Roma Il Centrodestra Il candidato del Pdl tra paura del bel tempo e progetti Alemanno: "Feste in piazza per convincere i romani" PAOLO G. BRERA A guardare avanti, va a vedere che il nemico è il bel tempo. "Ci aspettiamo un calo di affluenza, è fisiologico e potenzialmente determinante", dice Gianni Alemanno, godendosi il primo giorno da sfidante al ballottaggio. E argomenta: "Nel 2006 lo fu a vantaggio di Veltroni, ora si voterà in pieno ponte tra Liberazione e primo maggio". Feste rosse, pericolo imminente: "Parleremo coi tour operator, vediamo se fanno un pacchetto vacanze speciale" scherza, mai così sorridente. Finora è andata bene, anzi benissimo: "La speranza l'ho sempre avuta, ma certo oggi la possibilità di farcela è concreta e reale. Ho sentito dall'inizio che il clima era cambiato, ora ne siamo certi. Sarà una sfida all'ultimo voto, l'affluenza sarà decisiva. E chi non andrà a votare, poi non si lamenti". Tornerà anche Berlusconi, a tirare la volata. Alemanno punta sul confronto diretto, chiede un faccia a faccia in tv perché "i romani non hanno gradito il suo tentativo di sottrarsi" e lo ottiene: Rutelli accetta la sfida. Rilegge il definitivo del primo turno, è convinto di intercettare a sinistra i voti di chi vuole cambiare: "I romani - dice - non hanno votato in base a messaggi ideologici, hanno esercitato un giudizio sui fatti concreti". Altro che "l'arroganza e la supponenza della sinistra che ha evocato fantasmi confusi, tentando di usare le sciocchezze che dice Bossi e che non fanno male a nessuno". Non anticipa la giunta, ma spiega: "Ho in mente una squadra di assessori e commissari governativi per Roma capitale". E sulla promessa di Berlusconi di azzerare l'Ici sulla prima casa frena: "Servirà un decreto per l'assestamento di bilancio, e bisognerà vedere se sarà proprio abolita o se la decisione di quanto ridurla sarà lasciata ai Comuni". Intanto, è campagna elettorale bis: da venerdì arrivano le "Piazze della Libertà", eventi musicali e politici nei municipi con band giovanili e artisti di strada.

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Pd-Udc, prove di intesa sul Campidoglio Faccia a faccia D'Alema-Casini, sul tavolo anche la riforma elettorale. Follini: l'alleanza si farà (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Pd-Udc, prove di intesa sul Campidoglio Faccia a faccia D'Alema-Casini, sul tavolo anche la riforma elettorale. Follini: l'alleanza si farà di Federica Fantozzi / Roma INCONTRO D'Alema-Casini ieri mattina. Sul tavolo il secondo turno alle Comunali romane ma anche i rapporti tra le "due opposizioni" in una legislatura che sulla carta si annuncia lunga. Primo banco di prova: il referendum elettorale. E venerdì l'Udc terrà le pri- marie locali per decidere se appoggiare Alemanno o Rutelli nella corsa al Campidoglio. Berlusconi chiede con una nota a Via Due Macelli di sostenere il suo candidato, ma i centristi restano freddi. Raccontano che il Cavaliere non si sia neppure disturbato ad alzare il telefono, e dunque nisba. Sembra poi che esista già un accordo tra Mario Baccini e Rutelli: un pezzo di centro, dunque, è già sul carro di piazza Santa Anastasia. Resta da schierare quel 3,1% che ha raccolto al primo turno Ciocchetti. Ora il partito romano verrà sondato, ma un dirigente la pensa così: "Tra un fascista e un centrista cattolico chi crede che preferiamo?". Una soluzione che non metterebbe in difficoltà Casini potrebbe essere quella di inserire, sulla scheda, la casella che prevede "libertà di coscienza". Dando una blanda indicazione di voto (o di astensione). Alle 9,30 di ieri mattina il ministro degli Esteri uscente ha varcato il portone dei Parioli dove abita la famiglia Casini. Una cortesia verso i doveri paterni del leader centrista verso il neonato quartogenito. Oggetto del colloquio, blindatissimo, il ballottaggio romano: Casini, che nei prossimi giorni incontrerà anche Veltroni, è oggetto di pressing da parte del Pd per cui la capitale ha assunto il valore di una linea Maginot. Ma il discorso ha riguardato anche le prospettive della legislatura e il "dialogo" tra le due opposizioni che - su questo Casini è netto - per ora resteranno separate. Del resto, la posizione centrista è molto delicata e non consente manovre spericolate: in Sicilia, in Friuli, a Brescia sono alleati del centrodestra e un capovolgimento di posizione sarebbe fatale. Si ragiona dunque nel medio periodo: Casini ha già detto che farà un'opposizione "seria e costruttiva" verso la maggioranza ma "dialogante" con il Pd. E la partita sta tutta in questa forbice. Dove si incunea la principale aspettativa centrista: in caso di riforma elettorale condivisa, l'impegno del Pd a un proporzionale che non lo obblighi a schierarsi consentendogli quel famoso ruolo di ago della bilancia. Rocco Buttiglione è stato chiarissimo: "Dialoghiamo con chiunque ci parli di sistema tedesco". Proprio l'opzione "realisticamente" preferita da D'Alema nell'ultimo scorcio di legislatura. Il ministro è poi tradizionamente sostenitore dell'asse tra sinistra e centro moderato, dai tempi della Lista Dini, dei Popolari e della prima candidatura a premier di Romano Prodi. Né va dimenticato che, nei giorni convulsi tra la caduta del governo e il fallimento dell'esplorazione affidata da Napolitano a Marini, i contatti tra il titolare della Farnesina e il leader Udc erano pressochè quotidiani. E durante la riunione al loft, D'Alema ha suggerito di "intensificare" i rapporti con il terzo polo in nuce: "Dobbiamo avviare un confronto in Parlamento". L'avvicinamento sarà di lunga durata. Ma chi conosce bene l'Udc come Marco Follini non ha dubbi: "È un'operazione che ha bisogno di tempo. Si prepara e non si improvvisa, ma credo che dentro ci sia qualcosa di inesorabile".

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Incapaci di incidere sull'azione di governo. E l'abbiamo pagato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del PAOLO FERREROIl ministro di Rifondazione: molti dei nostri hanno pensato che non avessimo ruolo politico. Veltroni ci ha massacrato e poi ha perso "Incapaci di incidere sull'azione di governo. E l'abbiamo pagato" di Eduardo Di Blasi / Roma Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale nel governo Prodi ed esponente di Rifondazione, nell'affrontare l'analisi della sconfitta elettorale, va subito al dunque: "Abbiamo pagato il fatto che, non avendo realizzato il governo Prodi le cose che avevamo comunemente messo nel programma, molta della gente che ci aveva votato ha pensato che noi non avessimo un ruolo politico". Lei è stato ministro di quel governo... "Io credo che il problema fondamentale sia stato sulle politiche economiche. Il governo ha attuato un enorme programma di risanamento. Il rapporto deficit-Pil è passato dal 4,6% all'1,9%. Gli accordi di Maastricht ci obbligavano ad arrivare al 2,5%. Che vuol dire che nel 2007 si potevano spendere 8 miliardi di euro in riduzione delle tasse su stipendi e pensioni, misure degli anziani, e invece non si è fatto. La logica dei due tempi, prima il risanamento e poi si vede, che ha visto realizzato solo il primo tempo, è stata devastante per noi. Come l'accordo di luglio. La sinistra è stata schiacciata, e noi siamo usciti schiacciati anche dalle urne. Legato a questo c'è il fatto che il Pd ha lavorato a fare il pigliatutto a sinistra ed è riuscito nello splendido risultato di massacrare noi e di perdere a mani basse con Berlusconi". Tra i vostri elettori si contano molti astenuti, e diversi che hanno votato Lega... "Quando dico che non siamo riusciti a segnare l'utilità sociale della sinistra intendo anche questo...". Come farete adesso a ritrovare una funzione politica senza rappresentanza parlamentare? "Dobbiamo ripartire dal sociale. Perché credo che le contraddizioni sociali siano destinate ad aumentare: siamo in una fase non certo di sviluppo e la destra farà politiche non positive per le classi lavoratrici. Le contraddizioni sono destinate ad aumentare. Dobbiamo cominciare da lì. E penso che questa è una partita che ci giochiamo in diretta concorrenza con la destra, perché il rischio che abbiamo è che al peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro possano portare a dinamiche di guerra tra poveri o a soluzioni neocorporative in cui ognuno si aggiusta come può con il proprio datore di lavoro. Il nostro problema è nel costruire dei percorsi che invece diano uno sbocco nei termini di ripresa di un conflitto di classe, o, se vogliamo, di un conflitto del basso contro l'alto". Nichi Vendola afferma che il simbolo della Sa sia stato avvertito solo come un logo che copriva roba vecchia... "A me non convince la dialettica nuovo-vecchio come spiegazione. Credo che il nostro problema sia che non siamo riusciti a mostrare una nostra utilità sociale". Per rilanciare questa lotta del basso contro l'alto, questo simbolo può essere rimesso in campo? "Rimane intatto il problema dell'unità a sinistra e della valorizzazione di tutte le forme in cui si partecipa politicamente. Io ritengo si debba cercare un percorso partecipato e costruito perché è evidente che quello della Sa, così come l'abbiamo fatto, non ha funzionato. E credo si debba fare un percorso che parta più dal basso e più ragionato. Spesso viene fuori la parola "accelerazione". Io penso che le accelerazioni, quando si è pestato la testa contro il muro, non sono una buona soluzione. Così come ritengo sbagliato l'arroccamento. Sono due reazioni sbagliate alla sconfitta. C'è un problema di radicamento sociale, e di riflessione anche sulle forme. In questo quadro la mia idea è che le forze politiche che ci sono non siano un ostacolo ma una risorsa. E quindi credo sia sbagliato porre il tema dello scioglimento dei partiti o dell'unità "con chi ci sta"". Resta il problema dei tempi... "Dopo una scoppola del genere bisogna partire subito, e credo che l'appuntamento di sabato a Firenze, quello convocato da Ginsborg, così come il nostro comitato politico di sabato e domenica siano dei punti di passaggio importati". La strategia di Rifondazione di portare i movimenti al governo del Paese, lei la giudica fallita... "Naufragata. Per due elementi. Da una parte le forze della sinistra moderata non sono state coerenti con quanto scritto nel programma. I poteri forti su tutti i punti decisivi sono stati più forti di noi. Il secondo è che mi aspettavo che le organizzazioni sindacali giocassero un ruolo di difesa forte della loro parte". In che senso? "Penso alla redistribuzione del tesoretto, ma soprattutto all'accordo sul Welfare. Di fronte a un accordo sindacale che chiedevamo di migliorare, sono rimasto impressionato che le organizzazioni sindacali dicessero "non si tocca"". C'era stato il referendum dei lavoratori... "Ma se noi l'avessimo migliorato, secondo lei, quei 5 milioni di lavoratori che hanno votato "sì" avrebbero votato "no"?". Però il fatto che si fossero pronunciati significa in qualche modo che la pensavate in modo diverso... "E forse lo si vede anche dal voto di oggi. Nel senso che non mi sembra che il Pd tra i lavoratori sia andato quell'ira di dio. Chi a Mirafiori aveva fischiato Cgil, Cisl e Uil a dicembre 2006, non credo abbia votato tanto a sinistra".

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Grillo dà la linea "liberi di scegliere" - simona casalini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Roma Il capopopolo dei blog: "L'importante è essere in consiglio" Grillo dà la linea "Liberi di scegliere" SIMONA CASALINI "Siamo come un virus che ora è entrato nella vita della politica. A Roma portiamo la nostra Serenetta e in Sicilia dovrebbe riuscire a farcela Sonia Alfano. Anche a Treviso e a Velletri ci sono dei nostri in ballo. Già questo è un risultato fantastico, per una campagna fatta col porta a porta con ragazzi che conoscono la vita, precari di mille mestieri e nuovi tecnici del computer. E basta uno di noi nel Consiglio comunale di Roma per rivoluzionare la vecchia politica. Lei, Serenetta, dovrebbe essere dentro e non potrà più essere buttata fuori. Anche il Campidoglio sarà più trasparente, tutto sarà messo on line, si andrà nelle piazze, mai più decisioni prese alle spalle dei cittadini. E, per noi, è solo l'inizio". E' torrenziale ed euforico Beppe Grillo, "il comico", come l'ha liquidato Alemanno, il capopopolo del blog che aveva arringato la folla "vi sputo se votate Rutelli", e che però ieri era meno insultante. "Ah, ho detto questo? Beh, sul palco può capitare ma non volevo offendere nessuno. Ero molto incazzato per il sito del ministero Italia. it che ha bruciato milioni di soldi pubblici". Allora Grillo, la partita di Roma è tosta e già nel suo blog c'è chi se la prende con lei dicendo che ha contribuito a lasciare l'Italia in mano di Berlusconi. Farà una scelta di campo tra Rutelli e Alemanno? "Deciderà ogni votante, a me non interessa. Serenetta ha detto che lascerà libera scelta e così è giusto. Rutelli? E' un funzionarietto, andrà a gestire i parcheggi. Alemanno? Non so neanche chi è, per me non significa nulla. A noi loro non interessano, per quello che vogliamo creare, cioè la trasparenza della vita politica, basta uno di noi dentro. E comunque non sono stato io a far vincere Berlusconi-Testa d'Asfalto, bensì Topo Gigio-Veltroni. E' lui che ha riportato in vita la salma. Avrebbe potuto prendere al volo il V-Day, quando in un giorno, dico un giorno, avevamo raccolto 500 mila firme per i nostri referendum e invece ci ha offeso". Dunque nessuna indicazione verso nessuno dei due. Però ha già convocato per il 25 aprile un secondo V Day in decine di città italiane, inclusa Roma. Possibile che neanche a ridosso del voto romano si sbilancerà? "Guardi, né Rutelli né Alemanno rientrano nei miei pensieri. Senza offesa, eh, ma per me sono morti. Non è importante chi dei due sarà sindaco, invece è molto più importante l'ingresso della nostra Serenetta in Campidoglio, un soffio meraviglioso, fiato sul collo della vita politica cittadina con milioni di persone collegate nella rete".

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Voglia di legalità, così la Lega raddoppia a Stalingrado (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Voglia di legalità, così la Lega raddoppia a "Stalingrado" di Giampiero Rossi/ Sesto San Giovanni Tra Milano e Sesto San Giovanni non c'è soluzione di continuità. Ma Sesto non è Milano, è diversa. Certo, nella Stalingrado d'Italia non ci sono più le grandi fabbriche che sfidarono il Terzo Reich, ma la città medaglia d'oro resta ancora un caposaldo del lavoro, come dimostra il flusso di pendolari equamente distribuito nei due sensi, da e verso Milano. La storica capacità di ospitare l'innovazione e un patrimonio quasi irripetibile di aree dismesse ha permesso di affrontare il nuovo secolo con una nuova pelle. E una trasformazione urbanistica di qualità ha permesso di attirare le sedi di aziende multinazionali e anche l'università statale. E chi poteva immaginarselo ai tempi in cui il tempo era scandito dalle sirene della Falck, della Breda, della Marelli? Ma neanche queste trasformazioni economiche hanno cancellato da Sesto i tratti sociali e politici di sempre: "Una rete associativa e solidaristica formidabile, fatta di circoli, associazioni, teatri e iniziative d'ogni genere - spiega Giancarlo Pelucchi, dirigente della Cgil regionale e figlio del fondatore della storica Libreria Sestese - che rende questo Comune da tutto l'hinterland". Altro che dormitorio di Milano, insomma, Sesto è sveglissima e vivace, anche se gli operai sono assai meno. "Ma questa non è Liverpool - sottolinea ancora Pelucchi - qui c'è stato un graduale ricollocamento, la città è ripartita anche senza fabbriche". Come è possibile, allora, che anche qui le urne abbiano premiato la Lega e bocciato la sinistra? Anche le mura di Stalingrado stanno scricchiolando? "Leggete i numeri", è l'invito quasi sorpreso di Laura Barat, segretaria cittadina del Pd. E in effetti il voto dice che il partito di Veltroni è il primo della città con il 37,41% dei consensi contro il 32.99% del Pdl. Non è una conferma, è una conquista, perché dalla prima metà degli anni novanta era il partito di Berlusconi ad avere la maggioranza relativa. "Partivano da un 30% e grazie alla nostra capacità di coinvolgimento e siamo riusciti a crescere", insiste la dirigente democratica. Ma coinvolgere chi? "Il terreno di riferimento è sempre quello, la straordinaria rete associativa di sesto, anche se dovremo interrogarci su quella fetta di città che ha scelto la Lega". Ecco il punto: la Lega. Anche qui. È vero, ha rastrellato meno che nel resto della provincia (10.88%) ma è pur sempre un raddoppio. Che suona ancora più come uno schiaffo se accostato al drammatico ridimensionamento della sinistra, che dal 15% della somma di Prc, Pdci e verdi passa al 5,17% di un cartello che ha coinvolto anche fuoriusciti dei Ds del calibro di Antonio Pizzinato, ex leader Cgil e sestese eccellente. "Si capiva che le cose non andavano bene - dice lui stesso - quando negli ultimi giorni ai mercati vedevi la gente andare verso i leghisti, questa è stata la manifestazione elettorale del profondo malessere che vive molta gente. Ma dovremo ricostruire un soggetto della sinistra europea del ventunesimo secolo...". Qualcosa di simile era già accaduto nel 1994, con la prima ondata berlusconiana, ma poi la Lega ritornò a numeri meno ambiziosi. Ma che volti ha il malessere di una città di 80.000 abitanti che sta meglio di tante altre dal punto di vista economico e occupazionale e che vanta un livello di coesione sociale invidiabile? "La Lega interpreta a modo suo la preoccupazione della gente per la sicurezza - dice il sindaco Giorgio Oldrini - in una città dove il 12% della popolazione e il 20% degli iscritti alle scuole viene da tutto il mondo. Noi qui abbiamo portato da 9 a 16 milioni di euro la spesa sociale a sostegno della persona, i nostri asili e le nostre case popolari sono aperte a chi ne ha bisogno, indipendentemente dal passaporto, offriamo scuola, doposcuola, assistenza di ogni tipo agli immigrati e a tutti i cittadini che ne hanno bisogno. Però dico da "comunista di culla" - conclude indicando il prezioso ritratto di Marx, regalo di un ricco imprenditore - questo sforzo di solidarietà diventa insostenibile se non è accompagnato da risposte sul fronte della legalità e della sicurezza. Inutile girarci attorno. E sono convinto, come dimostra il voto, che il Pd si proprio la mescola di culture in grado di trovare questa sintesi senza cadere nella semplificazione leghista". E se questa sintesi non verrà prodotta in fretta continuerà l'avanzata della Lega e della destra anche a Stalingrado? "Dovremo darci da fare perché ciò non accada - dice pacato Giovanni Bianchi, segretario provinciale del Pd che rivendica l'invenzione del concetto di "sestesità" - ma quello che si è verificato, come nel 1994, è un fenomeno arrivato dall'alto, che investe la sfera mediatica e quindi ha attecchito anche in un territorio connotato come quello di Sesto. Ma ricordo anche che già nel 1996 Pizzinato ed io riconquistammo i collegi di Camera e Senato. Quindi - conclude - anche se a volte l'immagine mangia il territorio, dopo un po' il territorio torna se stesso".

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Il tradimento degli ex Ulivisti: 2,5 milioni non hanno votato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il tradimento degli ex Ulivisti: 2,5 milioni non hanno votato di Andrea Carugati / Roma Una marea di elettori della sinistra radicale ha scelto il "voto utile": un milione e mezzo di persone che nel 2006 avevano scelto Rifondazione, Pdci o Verdi ha votato Veltroni. Un numero enorme: il 36% di chi aveva scelto Prc (800mila persone), vota Pd, solo il 27% Sinistra Arcobaleno. Per i Verdi addirittura il 59% (500mila) passa a Veltroni, e solo l'8% sceglie Bertinotti. E ancora: il 47% dei Comunisti italiani sceglie il Pd, solo l'8,5% l'Arcobaleno. Sono i dati sui flussi elettorali elaborati da Carlo Buttaroni, della società Gpf di Milano. Che spiega: "Si tratta di voti contro Berlusconi". Gli elettori di estrema sinistra che non hanno scelto il Pd, si sono divisi equamente tra il voto all'Arcobaleno e l'astensione. Un altro esperto, il professor Paolo Natale dell'Università di Milano (che ha curato i flussi per la Ipsos di Pagnoncelli), quantifica nel 20% gli ex elettori di Prc, Verdi e Pdci che non hanno votato. I numeri dei due esperti danno risposta anche a un altro quesito: perché il Pd, nonostante questo afflusso imponenti di voti da sinistra, non ha sfondato? La risposta è l'astensionismo: secondo Buttaroni ben 2,5 milioni di elettori che nel 2006 avevano scelto l'Ulivo alla Camera (erano 11,9 milioni) non sono tornati a votare. Un numero enorme, e il fatto che il Pd alla fine abbia tenuto, con circa 100mila voti in più rispetto al 2006, è dovuto al fatto che "1,5 milioni di astensionisti di due anni fa", dice Buttaroni, sono tornati alle urne e hanno scelto Veltroni. Concorda Natale: "La sconfitta del Pd è dovuta all'astensionismo: proprio come era successo nel 2001 dopo cinque anni di governo di centrosinistra. È successo anche a destra nel 2005: gli italiani, se sono delusi del proprio partito, ne scelgono un altro della stessa area politica o non votano. C'è forte impermeabilità tra i due blocchi". Altro dato interessante: 280mila ulivisti di due anni fa hanno scelto Casini, mentre solo 160mila udiccini hanno fatto la scelta inverse. L'Udc beneficia anche di una certa quota di voti in uscita dall'Udeur. Circa 300mila voti della ex Rosa nel Pugno sono passati al Pd, con tutta probabilità voti radicali. Mentre una quota non irrilevante di ex ulivisti, circa il 4-5%, ha scelto l'alleato Antonio Di Pietro. Risultato: "La base elettorale del Pd, al di là delle intenzioni e anche dei messaggi dei leader, si è notevolmente spostata a sinistra", dice Buttaroni. Chi sono dunque quei 2,5 milioni di astensionisti che hanno regalato il governo a Berlusconi? Secondo Buttaroni non si tratta solo di ex Margherita, ma anche di ex Ds, "in pari misura". "Ortodossi dei due ex partiti che non si sono riconosciuti in quello nuovo, che avevano bisogno di più tempo per digerire l'identità e il lessico del nuovo partito". L'identikit dell'ex ulivista deluso è questo: 40-50 anni, residente in quella provincia profonda dove la novità di Veltroni non è penetrata, lontano dalle grandi città e anche dai capoluoghi, dove il voto, dice Buttaroni, "è più dipendente dalle reti interpersonali". Il Pd, infatti va bene tra i giovani e benissimo tra gli over 55, non nella fascia centrale di età che storicamente aveva premiato il centrosinistra. "È vero che il Pd è andato bene tra i giovani, sotto i 35 anni sono alla pari con il Pdl", spiega l'esperto. Dunque il Pd ha avuto le dinamiche di tutti i movimenti d'opinione nuovi, che vanno meglio nelle città, "mentre hanno funzionato meno bene le vecchie reti dei due ex partiti, quelle più importanti nei piccoli centri". Altro dato importante, rivelato sia da Buttaroni che dal professor Natale: una quota di elettori della sinistra radicale ha scelto la Lega: 200mila persone, l'8,7% dei rifondatori per Buttaroni, il 6% di tutta la sinistra radicale per Natale. Numeri non enormi in assoluto, ma concentrati nel Nord, in particolare "tra il Veneto e le province lombarde", dice Buttaroni. I due esperti non hanno dubbi: si tratta di fasce di "elettorato popolare della periferia urbana", operai veneti soprattutto. "Un segnale degno di attenzione perché potrebbe ancora crescere", dice Natale. A destra invece non ci sono stati particolari terremoti: il Pdl conferma la base elettorale di Forza Italia e An. Berlusconi si è tenuto più di 8 elettori su dieci, il resto l'ha ceduto a Bossi. I flussi maggiori nella destra sono quelli da Forza Italia alla Lega (circa 500mila persone) e da An alla destra (tra il 5 e il 7% dell'elettorato di Fini), un dato quest'ultimo inferiore alle aspettative. "Gli elettori di An sono stati più "fedeli" delle previsioni", spiega Natale. Buttaroni rivela anche un altro dato: circa 650mila elettori di An passati alla Lega. E l'Udc? Paga anch'essa un presso molto all'astensionismo (oltre il 25% dei suoi elettori per Buttaroni) e ha un saldo negativo con il Pdl: gli cede circa 550mila voti, e in cambio ne riceve solo 370mila da Fi.

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M'illumino d'incenso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del M'illumino d'incenso Roberto Cotroneo Segue dalla Prima Ha biascicato qualcosa, si è arrampicato su qualche specchio, ma non è uscito dall'empasse. E c'è da capirlo. Da ieri ha vinto lui, e da ieri, soprattutto i giornali a lui vicini hanno stappato le bottiglie. E questo va benissimo. Ma i botti sono troppi, e altro che odore di santità. Ancora di più. Mi illumino d'incenso, si potrebbe dire. D'un tratto Berlusconi è diventato una stella di prima grandezza, l'uomo della Provvidenza, il salvatore della Patria, il radioso sol dell'avvenire, il timoniere per eccellenza. Solo che l'incenso questa volta, per una serie di motivi ovvi, non era affatto richiesto, e dunque la carica dei giornali appare in tutta evidenza sproporzionata a quello che è avvenuto. Pierluigi Visci, direttore del Resto del Carlino ha poche parole, nette e chiare: "Un voto limpido. Gli italiani hanno chiesto un governo serio, compatto, con una definita maggioranza alla Camera e al Senato. Che governi per una intera legislatura, come fu tra il 2001 e il 2006. Anzi, meglio: con meno tensioni, meno polemiche. E nessun veto". Il voto è limpido, e naturalmente nessun veto. La Lega è ormai un partito ecumenico, che ha abolito dal suo vocabolario politico la parola: "veto". Ma il Carlino non si ferma alla limpidezza (il voto è chiaro, ma non è detto che sia limpido), ma indice un bel concorso tra i lettori. Una rubrica aperta a tutti e intitolata: "Caro Silvio, ecco cosa devi fare". E l'occhiello che recita: "Inviateci le vostre idee, suggerimenti e richieste al nuovo presidente del Consiglio". Per ora a nessuno è ancora venuto in mente nulla. Ma caro Silvio, contaci, saranno richieste, consigli d'amore, e chissà che altro. Peccato che stiamo parlando di un quotidiano di informazione italiano che dovrebbe invece monitorare il lavoro del governo, e l'efficacia dell'opposizione. Il giornale cugino, La Nazione, non è da meno. L'editoriale di ieri, firmato dal direttore Francesco Carrassi, ha toni dannunziani, e francamente commoventi: "La gente è stanca e delusa e chiede fatti concreti. La stagione dei rinvii, delle incertezze e delle chiacchiere è finita. Speriamo per sempre". Speriamo per sempre, basta incertezze, basta dubbi. Il presidente Berlusconi sarà il Barone Rosso del riscatto dalle chiacchiere, chiacchiere - per inciso - che non si capisce bene di chi siano. E quella stagione, di quel Prodi là e subito dopo di Veltroni, deve essere finita. Per sempre. Che in francese si legge pour toujours, e fa tanto Prévert, se non Peynet, e fa anche un po' innamorato, anche se di innamoramento politico si tratta. Ma questa è la stampa bellezza, e non puoi farci niente, avrebbe detto Humphrey Bogart. Lo dice anche Giuseppe Sanzotta sul Tempo che sul finire del suo editoriale, dopo aver recitato un de profundis per tutta la sinistra radicale, arrischia questa ipotesi: "È finita una stagione, quella del tutti uniti contro qualcuno. Adesso gli elettori pretendono coerenza, credibilità e soprattutto concretezza. Le battaglie ideologiche sono retaggi del secolo scorso". Si riferiva certamente a quelle di Berlusconi, che fino a qualche giorno fa dava del comunista a tutti. Ma è sempre la stampa, bellezza, e si illumina d'incenso. L'officiante su Liberal è Renzo Foa, che non contento della vittoria del suo amato Silvio, dice senza mezzi termini che: "Nel giorno in cui Silvio Berlusconi ha raccolto la sua terza vittoria, le sinistre italiane sono riuscite ad incassare ben quattro sconfitte". E qui ti coglie il panico. Quali? Foa è irremovibile, come un notaio da trasmissione televisiva, elenca: "Quella di Veltroni" (che ha un partito da 23 milioni di voti tra Camera e Senato, contro i 25 milioni della Pdl), "Quella di Prodi" (che non si è presentato, a quanto ci risulta), "Quella di Bertinotti" (che non ha rappresentanza con il 3,1 per cento), "Quella di Boselli" (che ha preso in tutto 530mila voti). Surreale, se non peggio. Ma è la stampa bellezza, e l'incenso ormai si trova in tutti i negozietti di chincaglierie finto indiane. È a buon mercato, e funziona sempre. Il Secolo d'Italia non può parlare troppo bene di Berlusconi, dopo quello che è stato detto da An nei mesi precedenti, e allora se la prende con la sinistra, che non è popolare ma è un'élite, genere "Caterina va in città" di Paolo Virzì. Straccioni chic, con vacanze a Capalbio, che non sentono il paese. Cosa che invece nel centrodestra è tutta un'altra storia. Tutto un rigurgito di verità, tutto un sentire. Marco Tarquinio su Avvenire con un editoriale che ha per occhiello una frase emblematica, "Segnali da leggere", la butta su Zapatero. "Si è esaurita la spinta propulsiva dello zapaterismo". Non dite che non è vero. Ha scritto proprio così. E ha aggiunto che quelli di sinistra, hanno distolto lo sguardo da "un'Italia reale delle famiglie e dei lavoratori, dalle sue pressanti domande, dalle paure e incertezze più sentite, dalle autentiche difficoltà, ma anche dalle sue passioni, dalla sua tenacia, e dalla generosità". Per fortuna che Berlusconi ha fatto sì che lo sguardo andasse nella direzione giusta. Anzi, di più, come spiega bene Gianni Baget Bozzo sul Giornale, Silvio Berlusconi ha fatto una rivoluzione culturale, e con veemenza assoluta. E dice: "I poteri forti che dominano il sistema culturale devono ora capire che la realtà incomincia da Berlusconi e che la sinistra è il sogno del passato di cui rimangono resti cancerogeni in tutto il Paese". Soave, Gianni Baget Bozzo. Epico Filippo Facci, che nell'editoriale accanto arriva a dire: "Nella storia non è ancora esistito un leader che abbia conquistato un popolo spingendolo a leggere il proprio programma". Nulla di paragonabile, e passatemi la battuta, alla geometrica potenza di Gianluigi Paragone su Libero. Leggete qui: "Il timone del Paese torna nuovamente nelle sue mani". E passi per il timone, che fa tanto Mao Tse Tung. Ma Paragone con l'incenso ha una dimestichezza insperata e direi persino necessaria: "Conosce la rotta e conosce la nave: tocca a lui approdare verso la modernità... Il centro-destra non può deludere la speranza di cambiamento". E no che non può. Non può davvero. Se la speranza di cambiamento inizia da tutto questo, il futuro sarà davvero illuminante. Per tutti noi. E un segnale preciso lo dà Il Riformista, che è l'unico giornale di sinistra in questo elenco. Francesco Bonami, in prima pagina, fa una disamina del voto, dei leader, e della sconfitta di Veltroni. Utilizza sapientemente tutti le metodologie della scuola di Francoforte, si capisce ovviamente che ha letto tutti i saggi di Cornel West, e che ha una capacità di centrare il problema degna della ruota della fortuna. Berlusconi è un vero leader, Veltroni non lo sarà mai. Veltroni è un "cucciolo abbandonato sull'autostrada", Berlusconi un carismatico condottiero. La sinistra è arrogante, la destra è sincera. E perché ha vinto Berlusconi? Perché lui sa guardarti negli occhi: "perché una delle differenze che io stesso ho potuto notare fra i politici paludati della sinistra e i neofiti della nuova destra è che con i primi non si riesce mai a incrociare lo sguardo mentre con i secondi gli occhi si incontrano e si scrutano". Addirittura si scrutano. A metà tra Clint Eastwood nei film di Sergio Leone e il mago Giucas Casella a Domenica In. Chi lo avrebbe mai immaginato che saremmo finiti così? roberto@robertocotroneo.it.

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La Rai al tempo di Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La Rai al tempo di Berlusconi Carlo Rognoni F ra poco più di un mese il consiglio di amministrazione della Rai termina il suo mandato. Come si intende nominare il prossimo cda? Ora la Rai non è una istituzione, non è importante come la presidenza di una Camera del parlamento, e tuttavia il governo del servizio pubblico è materia politicamente sensibile, soprattutto per chi è anche il maggior azionista del gruppo radiotelevisivo rivale. L'idea di aprire un tavolo di confronto per discutere di riforma elettorale e di riforme istituzionali, non avrebbe miglior avvio, se si cominciasse proprio dal servizio pubblico. Quale miglior prova di buona volontà che accettare di cambiare subito, insieme all'opposizione, i criteri di governance della Rai? C'è stato un appello accalorato e responsabile dei dirigenti della Rai a tutte le forze politiche perché a questo si impegnino. Veltroni ha messo nel suo programma di volere un amministratore unico. Nel programma del Pdl c'è scritto di "volere regole europee nel settore dei media". Le ragioni per mettere la questione Rai al centro di un primo confronto fra chi governa e chi sta all'opposizione - senza contare l'urgenza di una decisione, considerata la scadenza imminente del cda - sono almeno due e tutte e due di grandissimo peso. Primo, lo scenario dentro il quale si muove il sistema radiotelevisivo sta profondamente cambiando e la Rai, se non vuole fare la fine di una qualunque azienda pubblica decotta, deve emanciparsi dai lacci e laccioli della partitocrazia e imparare a navigare nel mare aperto della concorrenza, della multimedialità. Sono finiti i tempi delle rendite di posizione legate alla appartenenza a un duopolio. Secondo, sono sette anni che di fatto il centro destra governa la Rai. Si può pensare che per altri tre anni la maggioranza guidata da Berlusconi, che per di più si porta appresso l'etichetta di "mister conflitto di interessi", detti i ritmi di sviluppo dell'azienda? Che scelga gli uomini che devono dirigerla: magari in base alle appartenenze di bottega, un direttore a Fi, uno ad An e un altro alla Lega. Che elabori le strategie per il futuro, quando la Rai dovrà vedersela sempre di più non solo con la concorrenza di Mediaset e di Sky, ma soprattutto con la crescita della web tv e della banda larga, con l'arrivo della tv ad alta definizione, con il pay, gli abbonamenti a pagamento che si avviano a rappresentare un terzo di tutte le risorse del sistema? I risultati, d'altra parte, della passata gestione partitica sono sotto gli occhi di tutti e non sono affatto brillanti, soprattutto in termini di qualità e di credibilità del servizio pubblico. È tempo insomma che i partiti facciano un passo indietro: alla politica dovrebbe spettare solo il compito nobile di rilanciare e ridefinire la missione della Rai e controllare che questa missione sia rispettata. A una governance normale, da codice civile, con un amministratore delegato scelto sulla base di un curriculum professionale e non partitico, come hanno diritto tutte le aziende che si rispettino, il compito di costruire un domani per i dodici mila dipendenti Rai. Una prima porta per il dialogo è stata sbattuta in faccia all'opposizione. Dicendo no a una presidenza della Camera all'opposizione Berlusconi ha rinunciato a creare da subito e in termini concreti un clima di rispetto istituzionale più sereno e più civile fra chi ha vinto e chi ha perso le elezioni. La Dc lo faceva (ricordate Nilde Iotti, Ingrao, Napolitano?). Veltroni aveva preso l'impegno di farlo in caso di vittoria del Pd. Berlusconi ha altre priorità. Peccato. Eppure pensa e fa dire di se stesso: per la terza volta in 15 anni farò il premier e questa volta voglio lasciare un segno, voglio che si dica che non sono più un imprenditore prestato alla politica, voglio che si pensi di me come uno statista. Beh, la prima occasione è andata persa. La questione Rai potrebbe essere una seconda importante occasione. Speriamo che non si perda anche questa. Quante volte Berlusconi ci ricorda quanto sia stucchevole e noioso "il teatrino della politica". Di peggio forse c'è solo il teatrino della Rai: Raiuno a me, raidue a te... Del Noce di qua, Marano di là e Saccà chissà... E Bergamini in Parlamento!.

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Basta piangere ora l'importante è Rutelli a Roma Cara Unità, dopo aver vi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Basta piangere ora l'importante è Rutelli a Roma Cara Unità, dopo aver vissuto con molta tristezza la sconfitta elettorale, non per la sconfitta in sé, che obiettivamente era preventivata, ma per la grande differenza di seggi e percentuali che hanno consegnato l'Italia nuovamente alla finanza creativa e agli editti, faccio appello a tutti gli amici, ai cittadini democratici di Roma perchè si impegnino con tutte le loro forze per l'elezione di Francesco Rutelli a sindaco per dare una continuità all'eccellente lavoro di Walter Veltroni. Eugenio Rivaira, Firenze Razzisti e contenti: non è questa l'Italia che volevo Cara Unità, la settimana è passata. Oggi conosciamo (quasi) tutti i risultati. Io ne conosco uno, in particolare. La mia compagna è un'extracomunitaria con cittadinanza italiana che esercita (bene) in Italia la professione di medico da alcuni decenni. Oggi un paziente è arrivato in studio raggiante per i risultati elettorali. E le ha detto più o meno questo: "Adesso VOI dovete stare attenti...". Era un suo paziente, non un nuovo arrivato. Ecco, questo per me è il risultato elettorale più significativo. Questo è quanto hanno riportato a galla dal fondo marcio del barile, pur di garantirsi la vittoria. Propongo un giochino: sostituire alla parola "extracomunitaria" la parola "ebrea"... così, tanto per vedere l'effetto che fa. Ricorda qualcosa a qualcuno, o nessuno reagisce? Non mi piace. Non mi piace per niente. E non mi va di dovermi vergognare del mio paese. Non seguirò neppure gli approfondimenti in TV: so cosa ci aspetta nei prossimi cinque anni. Questo. Pino Modola Voti di sinistra alla Lega? Lo ritengo impossibile Cara Unità, non credo assolutamente che gli elettori di Rc, Pdci, Verdi e Sd abbiano votato Lega Nord come in tanti sostengono: ci sono troppe differenze nei valori. Io penso invece che i voti che dovevano andare alla Sinistra Arcobaleno sono confluiti nel Pd per via del "voto utile" in funzione anti-Berlusconi, e che, a sua volta il Pd abbia perso alla sua "destra" tutti i consensi che Prodi era riuscito a ottenere nel 2006 quando raccolse i delusi del precedente governo. Ecco, tutti i voti che aveva perso, Berlusconi, li ha semplicemente ripresi (nel Pdl al sud e nella Lega al nord). Sergio Fratini, Milano Numeri da Pci e Dc e la strada di Veltroni è quella giusta Cara Unità, sembra d'essere tornati indietro di venti e più anni. Il risultato delle ultime elezioni politiche, quasi 34% al Partito Democratico, mi fa tornare in mente le percentuali del mai dimenticato Pci. Veltroni è tornato dopo tanti anni su quelle cifre, dall'altra parte la Coalizione di centro destra, composta alla stregua della vecchia Democrazia Cristiana con i vecchi alleati. Ritengo che il risultato elettorale sia per noi buon punto di partenza: a novembre erano davvero venti i punti di differenza. Non dimentichiamo che l'Italia, da sempre, è un Paese di centro destra e quello che in alcune elezioni negli anni scorsi siamo riusciti a strappare è perchè c'era gente veramente in gamba, quali Prodi, Ciampi, Padoa-Schioppa. L'ultima coalizione, da Mastella a Turigliatto, era di quanto più assurdo mettere insieme, ma era l'unico modo per battere il centro-destra. La mossa di Veltroni, come dicevo, è sicuramente una buona base di partenza. Se si continua a lavorare come si è iniziato da ottobre, quando è nato il nuovo partito, i risultati non mancheranno. Pertanto, tanta fiducia nel futuro e soprattutto un augurio al "compagno" Walter al quale va il mio incoraggiamento per la strada intrapresa. Adolfo Taddei Abbiamo un partito nuovo ora ci vuole una Tv per comunicare in libertà Cara Unità, la nascita del Pd ed il suo risultato elettorale sono comunque una buona e sicura garanzia di libertà per il futuro del nostro Paese. Ora è necessario fare un altro passo avanti per mantenere viva la passione sul cammino dei prossimi anni. È giunto il tempo di pensare come muoversi nel settore dell'informazione. Le ultime elezioni confermano un dato che servono a poco gli appelli ma, puntare invece ad avere in tempo la conoscenza reale della gente. Personalmente non ho mai capito l'atteggiamento della sinistra in merito ai mezzi di informazione, pesano convinzioni sbagliate. Fra i temi da esaminare nel prossimo congresso è quello di adeguare l'informazione mediatica. Basta con la Tv di Stato, quell'idea va abbandonata: è ora di puntare seriamente su un nostro palinsesto per avere un adeguato sistema che ci permetta di fare circolare correttamente le nostre opinioni. Paolo Fanti Ricominciamo dal 25 aprile Abbiamo perso le elezioni, la sinistra radicale non è più rappresentata in Parlamento, i primi segnali dopo il voto purtroppo non sono incoraggianti. È un film già visto, che non avremmo voluto vedere più, ma questa è la Democrazia. Allora, come nel 2001, perché non celebriamo tutti insieme la Democrazia nell'anniversario a noi più caro, il 25 Aprile? Come nel 2001, tutti insieme in piazza il 25 Aprile. Ricominciamo da lì. I tempi sono stretti, ma questo, davvero, si può fare. Anzi, si deve fare! Fabio Alghisi, Settimo Milanese Solidarietà a l'Unità per gli attacchi di Berlusconi Cara Unità, di fronte agli attacchi che avete già ricevuto da Berlusconi, desidero darvi il mio sostegno (morale). Può apparire ben poco ma vista l'esperienza passata e quella che ci aspettarà il vostro ruolo non deve venire a mancare, se no saranno c.... amari!!!!. Grazie per il vostro costante e paziente impegno di salvaguardia dell'informazione e della democrazia in questo Paese! Paolo Boccacci La vendetta del signor B non si è fatta attendere Caro direttore, da cittadino non posso non essere solidale con il giornale che dirigete. La vendetta del signor Berlusconi non si è fatta attendere. Chi scrive non dimentica le malefatte (come le leggi ad personam) del soggetto che è stato eletto Presidente del Consiglio e pertanto condivido le opinioni del direttore Padellaro. Nell'esprimere solidarietà al giornale, porgo cordiali saluti. Stefano Rossi, cittadino amante dell'art.21 della Costituzione italiana.

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Non sparate sulla sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Non sparate sulla sinistra Lidia Ravera "Ha ragione chi ha notato che il nuovo Parlamento italiano nato dalle elezioni di domenica e lunedì sarà l'unico dei principali parlamenti europei dove non troverà posto alcun partito che nel nome si richiami al socialismo o al comunismo", scrive con pacata soddisfazione Ernesto Galli della Loggia su Il corriere della sera. Sacrosanto: chi l'ha notato, ha ragione. E chi non l'ha notato è un tantino distratto, se non mentalmente ritardato. È il dato più tristemente eccezionale di queste tristi consultazioni elettorali. È una svolta epocale: il Paese che ha avuto il più forte partito comunista d'Europa, vent'anni dopo la caduta del muro di Berlino, non ha più una sinistra rappresentata in parlamento. Non ha un deputato verde, ambientalista. Non un socialista rimasto socialista. Il "brain storming" che ha prodotto la nostra bella Costituzione, se si fa eccezione per i cattolici della allora nascente democrazia cristiana, si è dissolto: socialisti, repubblicani, comunisti. Spazzati via. La domanda è: dovremo fare senza? Non c'è un solo Paese civile che non abbia un partito Verde in Parlamento, essendo l'equilibrio ambientale uno dei più drammatici problemi per chi è capace di guardare avanti, per chi si preoccupa del futuro. E il socialismo/comunismo? Dobbiamo dare per scontato che l'operaio è leghista o possiamo sperare che ce ne sia ancora qualcuno più interessato a contare politicamente e a lottare per migliorare la sua condizione che a cancellare dal territorio nazionale le moschee e rimandare a casa gli immigrati? Io ho votato per Walter Veltroni e non ne sono pentita, però, lo confesso: non mi aspettavo certo la scomparsa dell'arcobaleno. Anzi, nella mia beata ingenuità, pensavo che la presenza di un ben delineato raggruppamento di sinistra avrebbe fatto bene al Piddì. Sono di nuovo caduta dal pero? Sì, sono di nuovo caduta dal pero. Ma allora sono proprio deficiente? Forse, o forse sono soltanto l'ennesima vittima della diffusa sindrome del "wishful thinking": si finisce di credere ciò che si desidera credere. E io desideravo credere che il Piddì avrebbe calamitato i moderati di centro stanchi delle barzellette di Berlusconi e la sinistra avrebbe calamitato quella minoranza di diessini che non avevano voglia di fondersi con i ragazzi della margherita. Una deficiente che scambia i suoi desideri per realtà. Faccio autocritica. Del resto: l'autocritica è nella nostra tradizione. E prima che la nostra tradizione faccia la fine di tutto il resto, invito tutti quelli che ne sono capaci, a una pausa di riflessione dal titolo: che cosa vuol dire oggi essere di sinistra? Dato che "la domandina" è ardua, per aiutarvi, vi consiglio un libro che io ho trovato illuminante: "Il mostro mite" di Raffaele Simone. Sottotitolo: perché l'Occidente non va a sinistra. L'ho letto tutto con grande piacere, ma è stimolante già dalla quarta di copertina: "Oggi la sinistra si trova a dover lottare con due avversari di temibile forza. Il primo è la natura penitenziale dello stare a sinistra: lo sforzo che comporta, la massa di sacrifici e rinunce che implica, il bisogno di farsi perdonare (o sforzarsi di dimenticare) la scia di sofferenze che la storia dei comunismi e dei socialismi porta con sé. Il secondo è il Mostro Mite, la faccia sorridente che il Leviatano ha assunto nell'era globale". Il mostro mite è "il paradigma di cultura delle masse del centro destra", "un'entità immateriale e invisibile" che incombe su di noi e crea le condizioni per la barbarie soft in cui stiamo lentamente sprofondando. E, a proposito di barbarie, perché Massimo Gramellini, che è un bravo giornalista e un uomo intelligente, si lascia andare, su la Stampa a un ingiustificato attacco di disprezzo per una presunta "casta intellettuale" (ma dov'è la casta? Gli intellettuali in questo Paese contano come il due di picche quando la briscola è quadri)? Sentite che livore: "In attesa che gli editorialisti girotondini, ieri stranamente silenti, lancino il consueto appello all'emigrazione di massa" pubblica una mail ricevuta da una professoressa amica sua che fulmina "le colleghe più di sinistra" mentre "si stringono nel cashmere quattro fili", alzano il sopracciglio, consultano il rolex e si abbagliano a vicenda coi loro anellini di brillanti, dopo "La Walterloo delle elezioni". Il sottotesto è: i ricchi sono di sinistra per chic, i poveri, che hanno bisogni reali, votano Lega. Siamo sicuri che le cose stiano proprio così? www.lidiaravera.it Fra le Righe.

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Rifondazione progressista - umberto de gregorio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XIV - Napoli RIFONDAZIONE PROGRESSISTA UMBERTO DE GREGORIO Q uello che è accaduto il 13 e 14 aprile all'interno del centrosinistra in Campania sembra essere questo: una rincorsa a destra. La sinistra di Bertinotti perde consensi a favore di Veltroni, Veltroni (in realtà Bassolino) perde consensi a favore del centro e della destra; tutti i voti di Mastella passano dal fronte del centrosinistra a quello del centrodestra. E tuttavia il Pd, come somma algebrica di voti dei Ds e della Margherita, non perde posizioni. Magra e macabra consolazione, perde pesantemente posizioni, nel suo complesso, l'area del centrosinistra (la vecchia "Unione"): mezzo milioni di voti (su tre milioni) si sposta da sinistra a destra. Questo è un dato, non un'opinione. Due riflessioni generali meritano approfondimento. La prima è: occorre interrogarsi seriamente su quanto ha pesato il caso Campania nella sconfitta del centrosinistra a livello nazionale. Difatti assistiamo a una ritirata storica dei grandi vecchi della politica campana, di coloro che avevano un peso specifico elevato a livello nazionale. Innanzitutto di Mastella, che scompare e consegna i suoi voti, nella sostanza, a Berlusconi. Poi di De Mita, che non riesce a far decollare il grande centro di Casini. Poi di Pecoraro Scanio, la cui popolarità in picchiata di certo è concausa dell'insuccesso dell'intera Sinistra Arcobaleno. E infine di Antonio Bassolino, che porta alla sconfitta il centrosinistra nel suo insieme nel territorio della Campania. Dov'è quella maggioranza che nel 2005 assegnava 39 seggi su 60 al centrosinistra? Qual è il senso storico, oggi, della giunta Bassolino, alla luce di un Parlamento nazionale orfano di De Mita, Mastella e Pecoraro Scanio? E tuttavia, grazie a tutto ciò, oggi in Campania esistono i presupposti per una rifondazione genetica e culturale dello schieramento progressista: questo lungo e difficile anno (o pochi mesi) che ci separano dal voto per l'elezione del nuovo governatore, devono essere "investiti" e non "sprecati" nella conservazione del mero esistente, in attività gestionali come se nulla fosse. Occorre un'analisi seria e franca delle cause che hanno nel giro di pochi anni trasformato il sogno bassoliniano nella catastrofe dei rifiuti. Non è utile per nessuno, oramai, continuare nel gioco al massacro "dimissioni prima o dopo" rispetto all'annunciata scadenza di fine anno. La questione è piuttosto: come attrezzarsi per la nuova scadenza elettorale? Quale la "mission" della giunta Bassolino in questi ultimi mesi di governo? La seconda riflessione è che, per il bene del territorio e per chiarezza politica, è opportuno instaurare un rapporto per quanto possibile costruttivo con Silvio Berlusconi; sfidarlo in positivo, incalzarlo sulle promesse in merito alla soluzione del problema rifiuti. Il dubbio è: sarà in grado una debole giunta regionale a termine di dialogare con un forte governo centrale? Forse sì, ma solo se manifesterà chiaramente la sua natura, d'essere appunto "a termine", "liquidatoria", di tipo quasi "istituzionale". Berlusconi ha costruito parte della sua vittoria indicando Bassolino come il nemico, come l'esempio dell'incapacità gestionale della cultura di governo della sinistra. Eppure il neo presidente del Consiglio, alla luce dei risultati elettorali (che lo vedono perdente al Nord rispetto alla Lega), non può forse permettersi di trascurare la questione Sud e in particolare quella simbolica e d'immagine "Napoli". è una chance, da giocarsi bene. Se la risposta del Pd in Campania al voto del 13 e 14 aprile sarà quella miope di minimizzare la sconfitta, di guardare vicino e di non pensare al futuro, allora non c'è prospettiva alcuna per il centrosinistra nel nostro territorio. Se viceversa si coglie l'occasione storica della sconfitta per ripensare se stessi, forse c'è ancora il tempo per un recupero. Che può non interessare personalmente Antonio Bassolino, ma che di certo interessa tutti coloro che in lui avevano creduto sino al 2005. Inutile nascondere la testa sotto il cuscino: la sconfitta non è solo di (o colpa di) Antonio Bassolino. In questo senso il caso Campania non fa eccezione, ma conferma la regola: sotto accusa è l'intera cultura di governo del centrosinistra. è il momento giusto per ripensare il proprio rapporto con il territorio, modificare il proprio linguaggio, reimpostare i propri parametri di analisi della realtà. Veltroni interpreta questa ansia di cambiamento. La Campania deve seguirlo.

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"prodi se n'è fregato di noi io a votare non ci vado più" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Genova Viaggio tra le tute blu: "Se vogliono capire, i politici vengano con noi a fare la spesa" "Prodi se n'è fregato di noi io a votare non ci vado più" "ECCO, basta che arrivi un assessore e siamo pronti a calarci le braghe. Ma cosa ci importa se vengono a parlare con noi, che ci accompagnino piuttosto al supermercato, così facciamo vedere loro che non si riesce più a fare la spesa". Capelli ricci, occhiali scuri, orecchino e soprattutto tanta rabbia in corpo: in mezzo alla strada, davanti alla stazione di Cornigliano, gli operai Ilva sono restii a togliere il blocco. E la voce di uno dà corpo al sentimento comune di tanti, quel sentimento che affonda le radici nell'antipolitica e che ha spinto tanti, anche fra le tute blu, ad abbandonare la sinistra per rifugiarsi nel non voto o magari, perché no, nella Lega. "E' iniziato a Brescia, adesso ci sono anche qua, sono iscritti alla Fiom, ma votano Lega - spiega Armando Palombo, della Rsu - e a spingere verso questa direzione c'è soprattutto la richiesta di sicurezza". "La verità è che io sono di sinistra, ma è la sinistra che non c'è più - chiosa Franco Barbi, della rsu - poi intendiamoci, ho votato per Veltroni, ma in giro l'aria è cambiata e lo si sente soprattutto a livello di quartiere, chi lavora in fabbrica spesso vive a Cornigliano e i problemi che si lamentano in giro sono sempre gli stessi, non puoi più uscire la sera, ci sono gli zingari, e così via. Ecco allora che prende corpo la Lega". Sono tramontati i tempi della mitica sezione Cabral, la sezione del Pci che all'Italsider di Cornigliano è arrivata a contare 1100 iscritti, oggi si è convertita in sezione del Pd, ma gli iscritti non sono più di un centinaio. E il popolo dei siderurgici ha cambiato radicalmente faccia. Se fino ai cortei degli anni scorsi si vedevano tanti giovani, ma accanto ai più anziani, gli operai "tradizionali", quelli che uscivano anche in corteo con le scarpe antifortunistiche e i giubbotti blu e nell'urna erano fedeli al Pci, oggi i "vecchi" sono stati di fatto cancellati dagli esodi dell'amianto, in pochi anni se ne sono andati in cinquecento, il ricambio generazionale si è completato e tra chi sfila in corteo sbucano sempre più spesso gli orecchini, i codini, o magari i giubbotti firmati e gli occhiali da sole scuri. Se in passato le tute blu si identificavano con i comunisti, oggi il mondo operaio è molto più variegato e non ha paura a cambiare cavallo. "Io alle scorse elezioni ho votato a sinistra - sbotta Claudio, entrato in fabbrica ormai da sei anni - è arrivato Prodi, ma cosa diavolo ha fatto per me? assolutamente niente. E allora questa volta a votare non ci sono andato, non mi fregano di nuovo". Nessuno pensa peraltro che il processo di riconversione messo in atto con l'accordo di programma venga in qualche modo favorito o danneggiato a seconda del governo che c'è in carica. "L'accordo di programma l'abbiamo firmato quando al governo c'era Berlusconi e ministro era Scajola - ricorda Antonio, che non vuol dire per chi ha votato, anche se probabilmente il cuore batte a destra - poi tanto tutto dipende da Riva, più che dal governo in carica". In questi giorni in fabbrica di elezioni si è parlato tutto sommato abbastanza poco, sia perché la mobilitazione dei partiti di sinistra non è più forte come una volta, sia perché le fila dei lavoratori sono svuotate dalla cassa integrazione, che oggi coinvolge quasi più di seicento lavoratori. "Ai miei tempi nella settimana prima delle elezioni ogni giorno c'erano leader politici, anche di diversi partiti, che facevano volantinaggio davanti ai cancelli della fabbrica - ricorda Franco Grondona, segretario generale della Fiom - questa volta, salvo qualche episodio sporadico, non si è visto nulla di tutto questo. E anche in fabbrica, vista la situazione, si parlava più dei problemi della cassa integrazione e dell'accordo di programma che non delle elezioni". "Io non riesco a capire un operaio che vota per un imprenditore come Berlusconi - sbotta ancora Barbi - eppure ci sono anche questi, in fabbrica la sinistra resiste ancora, ma è vero che le posizioni sono molto più diversificate di una volta". (n.c.).

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La Cgil orfana del voto amico (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sindacato La Cgil orfana del voto amico Loris Campetti Il vostro programma è il mio programma, e viceversa. L'ultimo congresso della Cgil era stato segnato dalla suggestione per l'incipiente governo Prodi, su cui il segretario generale del più grande sindacato italiano, Guglielmo Epifani, e la maggioranza del suo gruppo dirigente avevano investito con convinzione. Un mese dopo, il governo Prodi è arrivato. E' durato due anni e in questi due anni è cambiato il paese - gli orientamenti e le soggettività - ma è cambiata anche la Cgil. Con il governo Prodi l'atteggiamento del primo sindacato italiano è stato fin troppo generoso, rispetto alle questioni sociali su cui pure quel congresso aveva preso posizioni nette. La lotta alla precarietà, la difesa dei salari e delle pensioni, innanzitutto, avendo alle spalle, la Cgil, una grande mobilitazione culminata nella manifestazione al Circo Massimo con Cofferati e con la raccolta di cinque milioni di firme, mentre Cisl e Uil varavano la legge 30 con un accordo separato, senza e contro la Cgil. Ma erano altri tempi, era la stagione di Berlusconi in cui le piazze erano piene di lavoratori, di pacifisti, di no global, di società civile; erano i tempi in cui si parlava delle Camere del lavoro come case comuni della sinistra, luoghi aperti ad altre culture, ad altri movimenti e in fondo, a una grande speranza collettiva. E ad alleanze sociali e politiche che oggi potrebbero apparire quanto meno audaci. La logica del governo amico, più praticata che ideologizzata, ha toccato livelli particolarmente alti già nel primo anno del governo Prodi, quando una manifestazione - il 4 novembre del 2006 - sul tema caro alla Cgil della lotta alla precarietà, è stata trasformata dal gruppo dirigente di corso d'Italia in uno spartiacque tra buoni e cattivi, responsabili e irresponsabili. Non si può criticare un governo già attaccato dalle destre all'opposizione e da quelle al governo. In questo clima, con una precipitazione del confronto interno all'organizzazione, è iniziato un processo alle posizioni più radicali, meglio sarebbe dire più autonome, dentro e fuori il sindacato. La scelta della Cgil di siglare l'accordo con il governo e la Confindustria sul protoccolo sul welfare e di blindare il referendum tra i lavoratori e i pensionati, trasformandolo in un voto sul governo amico, ha approfondito il fossato non tanto con le sinistre interne, con la Fiom e le aree programmatiche Lavoro e società e Rete 28 Aprile, nonché con la nascitura Sinistra Arcobaleno, quanto piuttosto con la fascia più sofferente dei lavoratori. I fischi a Mirafiori, troppo presto rimossi, ai segretari generali delle tre confederazioni gridavano questa sofferenza, denunciavano una solitudine e una delusione per l'operato di un governo poco amico che aveva scelto la politica dei due tempi: prima il risanamento e poi la redistribuzione. Quei fischi rappresentavano un appello ai sindacati ad assumersi la responsabilità della difesa della loro gente, criticando un atteggiamento troppo accondiscendente verso una politica economica che invece di ridurre le ingiustizie sociali le aumentava. Poi è arrivato il Partito democratico, è caduto il governo Prodi ed è cominciata la campagna elettorale. Un pezzo di segreteria della Cgil è passata direttamente da corso d'Italia alle liste del Pd, mentre Epifani, Bonanni e Angeletti affiancavano Veltroni sul palco di Brescia. Se c'è il partito unico può ben esserci anche il sindacato unico, la cui vocazione è la concertazione con il governo e le controparti sociali. Per realizzare finalmente la riforma del sistema contrattuale, riducendo i contratti nazionali al puro recupero dell'inflazione e spostando sul secondo livello - nelle aziende dove si fa l'integrativo, una netta minoranza - gli aumenti salariali. Legati alla produttivita, naturalmente. Mentre comincia a passare l'idea che se i salari sono troppo bassi bisogna defiscalizzare gli straordinari e far lavorare più ore i salariati per incrementarne le buste-paga. Ma in Italia è successo qualcosa di straordinario. L'operazione di rinnovamento e semplificazione di Veltroni ha compiuto il miracolo di far stravincere le destre e cancellare la Sinistra Arcobaleno. Lo scenario è cambiato, al governo è tornato il trio Berlusconi, Fini e Bossi. C'è qualcosa da ripensare nella Cgil? Oppure la concertazione si può fare proprio con tutti? E i contratti nazionali vanno comunque sterilizzati? E il sindacato unico resta l'obiettivo? Se è così, ha ragione chi nella segreteria di Epifani sostiene che se la Sinistra è stata cancellata, non c'è ragione perché essa "resti sovrarappresentata" nella Cgil. In vista della Conferenza d'organizzazione, se dovesse passare questa logica, non potrebbe che accentuarsi la campagna di "bonifica" ai danni delle sinistre interne. C'è naturalmente un'altra strada possibile, che passa attraverso un'autocritica per aver mal sopportato e poi rimosso i fischi di Mirafiori. Per un difetto di autonomia nei confronti della politica, e non solo. Di becchini della sinistra ce ne sono già abbastanza, che si affiancano alla vocazione suicida della sinistra stessa, perché debba scendere in campo anche la Cgil. Che forse farebbe bene a guardare dentro il proprio corpo militante, ferito e deluso. E a chiedersi come mai, mentre la Cgil sosteneva il governo amico e poi il Pd sul palco di Brescia, la sua gente andava a votare per la Lega e Berlusconi, oppure neanche andava a votare. Sempre a Brescia. C'è ancora tempo per riaprire e far prendere aria alle Camere del lavoro.

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Berlusconi: Tempi duri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi: "Tempi duri" Il cavaliere annuncia "misure impopolari". Da Bossi prime difficoltà sul nuovo governo: vogliamo 4 ministri. Fini non gradisce e lancia Giulia Bongiorno alla giustizia. Prodi lascia la presidenza del Pd e gela Veltroni. I Verdi tentati dal Loft PAGINE 4,5,6,7.

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La marcia su Roma della destra sociale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dal voto Rischio capitale Il Pdl rialza la testa e ora mira anche al Campidoglio. A favore dell'aspirante sindaco di An non solo i voti dei movimenti neofascisti. Il successo arriva dalle periferie ma anche, in parte, dal centrosinistra La marcia su Roma della destra sociale Eleonora Martini Roma Nel quartier generale di via Salandra, messo su nel giro di un mese a due passi dal ministero del Tesoro, l'aria è di festa. Tanto che ieri il comitato elettorale "per Gianni Alemanno sindaco di Roma" già di buona mattina era in vena di goliardate, come quella di far recapitare all'avversario Francesco Rutelli un panino gigante largo 80 centimetri e lungo due metri imbottito di cicoria. Tanto per ricordargli quel suo famoso discorso: "Per tre anni ho mangiato pane e cicoria per consegnare a Romano Prodi un centrosinistra capace di vincere". D'altra parte è comprensibile che siano tutti elettrizzati da un risultato che, almeno in queste proporzioni, non si aspettava davvero nessuno. Che si potesse arrivare al ballottaggio, sì, lo speravano un po' tutti. Ma che si potesse giungere a soli 5 punti percentuali di distacco - 40,7% contro 45,8% -, circa 80 mila elettori di differenza, dopo una campagna elettorale tutto sommato modesta e sotto tono, facendo proseliti non solo tra le fila dell'estrema destra ma andando addirittura a pescare anche nel bacino elettorale del centrosinistra, è una grazia ricevuta dal cielo. Ma non è a mo' di offerta votiva che Alemanno ha voluto offrire ieri a Benedetto XVI un pubblico messaggio di auguri per il suo ottantunesimo compleanno. Ora che diventare sindaco della capitale non è più una remota possibilità, non va trascurata nessuna fetta di elettorato. Anche perché, come spiega il senatore di An Andrea Augello, coordinatore della campagna elettorale di Gianni Alemanno, "questo è un voto che andrà studiato bene nei prossimi anni, visto che abbiamo praticamente cambiato elettorato rispetto a due anni fa". Augello parla di "un fenomeno molto particolare": "Abbiamo ottenuto 70 mila preferenze in più rispetto ai voti per le liste collegate, e onestamente non ci aspettavamo di andare al comune perfino meglio che alle politiche. Eppoi il centrosinistra rispetto a due anni fa ha perso a Roma 13 punti secchi. È evidente che molti hanno dato un voto disgiunto: Pd alla Camera o al Senato e Alemanno al comune". Di certo, il Pdl ottiene circa il 7% in più rispetto ai voti totalizzati nelle amministrative del 2006 da An e Fi insieme, pari a circa 100 mila voti. Mentre questa volta l'esponente della destra sociale stravince in quattro municipi: a parte i quartieri tradizionalmente di destra, ricchi e residenziali, come Parioli (II municipio) e Cassia (XX), negli altri casi si tratta di zone periferiche e popolari, come Lunghezza e Torre Maura (VIII) o Boccea, Casalotti, Primavalle (XVIII). Una campagna elettorale, quella di Alemanno, che ha fatto perno su due punti fondamentali, come spiega ancora il senatore Augello: "Abbiamo proposto una personalità nuova, che non è mai diventata un personaggio televisivo come Rutelli. Gianni si è mostrato dinamico, sportivo, quale è, e raramente si è presentato in giacca e cravatta per tenere comizi. È stato molto attivo nella concertazione, incontrando personalmente esponenti della Cgil, della cooperazione, dell'associazionismo. Il vecchio e il nuovo sono un fattore determinante in questa campagna elettorale, e Rutelli quasi subito è entrato nel cono d'ombra". Il secondo merito di Alemanno è stato il tono con cui ha affrontato i temi della sua agenda politica, a cominciare dalla sicurezza, eterno cavallo di battaglia: "Invece di fare i guardiani delle paure della gente - continua Augello - abbiamo dato vita ad eventi colorati, aperti, finalizzati all'aggregazione, partecipati anche da extracomunitari in regola, come quando abbiamo organizzato una grande catena umana a partire da una farmacia pluri rapinata di Viale Marconi". Non c'è dubbio però che ad aiutare Alemanno sia stato lo stesso Rutelli, meno amato nelle periferie persino di Veltroni. Eppure l'apertura della campagna elettorale del Pdl a Corviale, ecomostro simbolo di degrado urbanistico prima che sociale, era stata quasi un flop. "Non c'erano truppe cammellate, tutto qui", ribatte Augello. Il quale nega anche qualunque appoggio dalle tifoserie. Diventano quindi ora fondamentali i voti della Destra di Storace (che ha ottenuto il 3,3%), della Rosa Bianca (0,7%) di Baccini che deciderà oggi, e dell'Udc (3,1%) che venerdì consulterà i propri iscritti con elezioni primarie per decidere quale dei due candidati sostenere. Senza disdegnare l'elettorato di centrosinistra a cui Alemanno ha già teso la mano, e quello di Beppe Grillo, "stufo di un ceto politico che si ricicla in continuazione". La speranza è che il successo alle politiche faccia da traino, per questo lo stesso Berlusconi ha lanciato un appello agli elettori centristi e di estrema destra per un "voto utile al ballottaggio". Una modalità che in un primo momento aveva mandato su tutte le furie Storace, che rabbonito però da una telefonata di Alemanno, in serata ha annunciato il suo apparentamento col Pdl sia al comune che alla provincia. Prevedibile, anche se, come riconosce lo stesso Augello, "lo scontro ora non si gioca tanto sugli apparentamenti ma sulla realtà cittadina". Soprattutto, i veri nemici sono l'astensionismo, il ponte del 25 aprile e i fine settimana, che riducono la campagna elettorale a soli quattro giorni utili. E così Alemanno propone agli elettori di rinviare le vacanze al ponte del 1° maggio. In queste condizioni non bastano i concerti organizzati in varie piazze cittadine, diventa ora decisivo il palcoscenico televisivo. Dunque il faccia a faccia a cui non abbiamo assistito per le politiche, sarà invece godibile in tv tra Alemanno e Rutelli. Da Vespa o da Mentana?.

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Berlusconi ci prova (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Avances all'Udc Berlusconi ci prova Il dubbio di Ciocchetti Titolare del 3,1 per cento dei voti, anche il candidato dell'Udc Luciano Ciocchetti potrebbe essere decisivo nel portare Gianni Alemanno sul colle più alto di Roma. Silvio Berlusconi, che ha già annunciato una manifestazione nella capitale per i prossimi giorni, ha già lanciato un appello al rappresentante centrista, che come consigliere comunale è sempre stato nemico agguerrito di Walter Veltroni e Francersco Rutelli: "Mi rivolgo all'Udc e alla Destra e faccio appello al loro senso di responsabilità affinchè anche a Roma, come in altre città italiane, indirizzino il voto dei loro elettori verso i candidati del centro-destra. Sono convinto che tutti gli elettori che non si riconoscono nella sinistra non vogliano che la dialettica tra i partiti del centro-destra si risolva in un favore fatto alla sinistra". Ha affermato il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, in una dichiarazione. Per togliersi d'impaccio, Ciocchetti ha annunciato le primarie del partito: decideranno loro a chi debba andare il sostegno di quel decisivo 3,1%. Mussolini dimentica i rancori Fino all'altro ieri erano nemici giurati. Alessandra Mussolini e Francesco Storace si insultavano in pubbico così come in privato. Ora però, persino la Nipote dimentica i passati dissapori e pensa soprattutto al voto utile: "Sono certa che gli elettori romani e della provincia di Udc e Ld sapranno ragionare con la loro testa. Certamente, così facendo, non potranno che dare il loro voto a Gianni Alemanno ed Alfredo Antoniozzi, per liberare Roma e provincia dal giogo della sinistra". Ha dichiarato la leader di Azione sociale.

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Rutelli l'ottimista a caccia di alleati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dal voto Rischio capitale A Roma si preparano due settimane di grande battaglia mentre si delineano i nuovi schieramenti. Decisive le alleanze: il più corteggiato è l'Udc Ciocchetti. E la Lista Grillo lascia liberi i suoi elettori Rutelli l'ottimista a caccia di alleati L'ex ministro mostra le unghie in vista del ballottaggio: "Tra me e Alemanno più di 80 mila voti di differenza". E si riscopre antifascista: "Vuoi vedere che adesso, con Storace, si riuniscono i vecchi camerati?" Stefano Milani Roma "Consiglio a Gianni Alemanno di farsi dare 'sto ministero di cui si parla, così risparmia un turno". Il giorno dopo è il solito Rutelli. Affabile, sicuro di sè e dalla battuta sempre pronta. Nonostante l'umore un po' malconcio dopo la nottataccia elettorale passata davanti al computer a spulciare proiezioni, exit poll e voti. Quelli definitivi arriveranno solo alle prime ore dell'alba e non sono proprio incoraggianti per l'ex sindaco di Roma fermo al 45,7%, appena cinque punti sopra Alemanno. Dato sconfortante? Neanche per sogno. "Il centrodestra ha poco di cui rallegrarsi - attacca durante una conferenza stampa nel suo comitato elettorale - perché rispetto alle due elezioni in cui è arrivata al ballottaggio è indietro. Tra me e Alemanno ci sono 84.000 voti di differenza, più dello stadio Olimpico". Si riferisce al 1993, quando ottenne al primo turno 65mila voti in più di Fini, poi sconfitto quindici giorni dopo. Distacco pressoché identico a quello tra Veltroni e Tajani nel 2001. "Abbiamo vinto in dieci municipi. In tutti gli altri siamo in vantaggio a eccezione del XX, dove comunque non era mai accaduto che il centrodestra non vincesse al primo turno". Mostra le unghie Rutelli. Oltre ai numeri, ed è abile a mostrare solo quelli a suo favore. "45mila voti in più rispetto alle liste che mi hanno appoggiato, è un risultato straordinario", annuncia sorridente. Anche se la somma delle percentuali dell'intera coalizione è quasi 1% in più di quella presa dalla sua candidatura (46,6 contro 45,7). Rispetto al dato nazionale, invece, c'è stato un crollo verticale del Pd, passato dal 41% alla Camera al 34% in Campidoglio. Scende anche l'Italia dei Valori di Di Pietro (dal 4,8 al 3,3), mentre acquista quasi un punto percentuale la Sinistra Arcobaleno (4,5% il voto al comune). Ora però tutto si riazzera, il 27 e 28 aprile c'è il ballottaggio e i due schieramenti partono quasi alla pari. E se Berlusconi ha già detto che scenderà in campo per sostenere la candidatura di Alemanno, con Rutelli sono pronti a schierarsi tutti gli stati generali del Pd. Il rischio di perdere Roma dopo 15 anni di governo di centrosinistra è troppo alto, e così anche Veltroni dovrà fare gli straordinari. Ma a questo punto della partita più che delle parole dei big bisogna cominciare a lavorare sulle nuove alleanze. A destra non hanno perso tempo apparentandosi, com'era prevedibile, con la Destra di Storace (3,3%). Sodalizio che non ha sorpreso Rutelli, ma che gli ha tirato fuori un'anima antifascista che non pensavamo così accentuata. "Alemanno si è subito aggrappato a Storace, colui che ha detto a Fini "hai sbagliato ad andare a Gerusalemme a rendere omaggio alle vittime della Shoah". È evidente quindi che c'è una radicalizzazione a destra. Sono davvero molto curioso di vedere se i vecchi camerati si ritroveranno", ha detto ieri allarmato dal pericolo della "destra populista" su Roma. Ma adesso l'ex ministro dei Beni culturali ha altri pensieri: "Aprire un dialogo con tutte le forze politiche che non si sono ancora schierate per il secondo turno". L'ago della bilancia potrebbe essere Luciano Ciocchetti, candidato sindaco dell'Udc e che al primo turno ha portato a casa un dignitoso 3,1%. Ancora non ha deciso a chi andrà il suo voto. A decidere saranno le primarie tra gli iscritti dell'Udc. La consultazione è stata convocata per venerdì prossimo 18 aprile e con molta probabilità sulla scheda che avranno davanti i centristi comparirà anche una terza opzione oltre a quelle di Rutelli e Alemanno, ovvero la antica democristiana libertà di coscienza. Una terza via che ha non poche chance di prevalere e che sarebbe stata argomento di conversazione, ieri, tra Casini e D'Alema. La partita resta dunque aperta. Anche perché un altro ex Udc, ora passato alla Rosa Bianca, Mario Baccini "forte" del suo 0,70 ancora non ha sciolto i suoi dubbi. "Durante la riunione di oggi (ieri, ndr) i rappresentanti del partito mi hanno dato mandato pieno per decidere quali siano le condizioni migliori per apportare il nostro contributo alla città di Roma, decideremo a breve". L'orientamento però sembra quello di andare verso l'ex sindaco capitolino. Devono ancora decidere tutti i partiti minori e le liste civiche, che in termini elettorali equivalgono a quasi il 6%. In particolare i Grillini, non tanto e non solo intesi come i socialisti che hanno candidato al Campidoglio il leader dell'Arcigay Franco Grillini, fermo allo 0,7% e comunque orientato ad appoggiare Rutelli, quanto la Lista Civica di Beppe Grillo, la vera rivelazione uscita dalle urne capitoline domenica e lunedì, conquistando ben il 2,7% dei consensi. La loro candidata a sindaco, Serenetta Monti, ha ribadito anche ieri libertà di coscienza, non dando alcuna indicazione per il ballottaggio. Ma Rutelli è già pronto a corteggiarla.

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ROMA Silvio Berlusconi avverte: la crisi internazionale costringerà il governo ad adottare mis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ure impopolari. Incontro segreto con Veltroni dopo il risultato elettorale. Ma Bonaiuti smentisce, è giallo. Il Cavaliere è già alle prese con la formazione del nuovo governo. Tuttavia il primo incontro con gli altri leader della coalizione ha lasciato Bossi insoddisfatto: la Lega chiede per sé quattro ministri. Sulla questione Alitalia, poi, Berlusconi lascia intravedere un'apertura alla trattativa con Air France "se la compagnia italiana avesse pari dignità". Romano Prodi, sull'altro fronte, lascia la presidenza del Pd "per fare spazio dice ai giovani". Gelo di Veltroni.

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Il boom leghista nell'Emilia rossa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A Reggio Emilia il Carroccio arriva all'8,49%, un punto sopra la media nazionale Il boom leghista nell'Emilia rossa Il collasso a sinistra La contraddizione tra rappresentanza politica e sociale. E gli iscritti al sindacato che votano in massa per la Lega Sara Farolfi Tiene il centro sinistra, tiene il centrodestra, collassa la sinistra arcobaleno ed è boom della Lega. C'è chi dice che il 'modello emiliano' non esisteva già più quando così fu chiamato alla facoltà di economia dell'università di Modena, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80. Oggi "sembra una chimera", e c'è già chi parla di una 'via emiliana' al leghismo. Nella 'rossa' Emilia - dove la coalizione guidata da Veltroni incassa il, 50% dei voti contro il 36% di Berlusconi - il Carroccio ha fatto il pieno. Il doppio dei voti di due anni fa a Bologna (persino a Marzabotto la Lega ha preso più voti della sinistra arcobaleno), il 9% a Modena, l'8% a Reggio Emilia, il 14% a Piacenza. E poi su a salire con le percentuali mano a mano che si sale nei distretti a più alta densità operaia (e sindacale). Tra Sassuolo e Scandiano, nel distretto della ceramica, come anche nella bassa reggiana, tra i comuni di Guastalla, Boretto, Gualtieri e Brescello, si arriva a percentuali tra il 12 e il 14%. Nella provincia di Reggio Emilia, la Lega ha incassato, per la Camera, l'8,49%: un punto sopra la media nazionale. Nel centro storico della città i voti hanno superato il 10%. Accade in Emilia ciò che nel secolo scorso è successo nel nordest? L'uscita a destra da una condizione di crisi e trasformazione sociale, lo sgretolarsi della comunità e l'acuirsi di un sentimento di chiusura e di paura che reclama "sicurezza", non è storicamente una novità. Come non è una novità (vedi Bergamo o Brescia) la contraddizione tra rappresentanza politica e sociale: operai o delegati sindacali (della Fiom) che votano a destra, per intendersi. A Reggio Emilia, "i meno stupiti tra gli stupiti", si trovano nella locale Camera del lavoro (che conta in provincia 115 mila iscritti su 500 mila abitanti). "In termini qualitativi, di segnali e avvisaglie ce ne sono da tempo e si tratta di un'onda che rischia di travolgerci", dice Valerio Bondi, segretario della Fiom reggiana. In una città ad altissimo tasso di immigrazione (50 mila immigrati su 110 mila abitanti) e di inclusione sociale, nelle assemblee in fabbrica si parla sempre più spesso del problema degli "immigrati che ottengono dall'Inps l'indennità di ricongiungimento familiare", "della vita che a Palermo costa meno, ma i salari sono uguali", degli stranieri "che hanno vantaggi per l'assegnazione di case popolari". Poi magari vai in un'azienda come la Tecnogas e trovi una donna marocchina a guidare le fila della protesta. Non è un fatto di nord contro sud, di autoctoni contro stranieri. A Reggio l'immigrazione dal sud del paese è ancora oggi un fenomeno esplosivo e spesso gli stranieri (la maggior parte dei quali lavora in fabbrica) e gli operai che votano Lega sono iscritti allo stesso sindacato. Mettici la delusione per l'esperienza di governo del centro sinistra, mettici il fatto che le tasse locali hanno finito per mangiarsi la prima tranche dell'aumento contrattuale degli operai metalmeccanici. Fatto sta che nella culla del modello emiliano la sinistra crolla, il sindacato sembra tenere ancora, "anche se meno di quanto si pensi", sottolinea Tiziano Rinaldini (Cgil emilia Romagna). E con la contraddizione aperta di iscritti (operai soprattutto) che poi nell'urna votano in gran numero Lega.

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Il grande flusso verso destra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Collasso a sinistra La sconfitta nelle urne lascia le sue macerie. Quelle dei voti in transito dall'Arcobaleno verso il centro (e la Lega) e quelle del "pericolo disoccupazione" per i tanti militanti a tempo pieno del Palazzo Il grande flusso verso destra Come si sono mossi i voti nelle ultime elezioni rispetto a quelle precedenti? Dalla sinistra verso il Pd e da questo verso destra. Con Di Pietro e la Lega a far la parte dei divoratori. Un'analisi ragionata dei flussi elettorali Francesco Guerrero Voto mio, voto mio, dove sei fuggito? O da dove arrivi? La prima domanda vale soprattutto a sinistra, la seconda soprattutto per la destra e - in misura diversa - per il Pd. Stabilire, attraverso un'analisi dei flussi elettorali, la carta d'identità del voto non è cosa semplicissima, ma è utile per capire il segno del messaggio politico che gli elettori hanno voluto dare, ridefinendo drasticamente il panorama della rappresentanza politica. Proviamo a fare due conti, confrontando i risultati per l'elezione della Camera dei deputati di domenica e lunedì con quelli delle elezioni politiche del 2006. Il dato di partenza è quello della partecipazione. L'elettorato attivo (gli aventi diritto) è leggermente aumentato in due anni: da 47.160.264 a 47.543.119. L'astensionismo, invece è aumentato di parecchio. 7.699.104 gli elettori che non si sono recati alle urne nel 2006, quest'anno non ha votato il 18,9% degli aventi diritto, con un incremento assoluto di oltre un milione e mezzo. In crescita anche - ma non di moltissimo - il numero delle schede bianche e nulle: da 1.584.440 a 1.813.611. Il primo dato è, quindi quello della disaffezione politica, di una accresciuta non credibilità della proposta elettorale. Disaffezione non straordinaria - l'Italia resta ancora uno dei paesi in cui si vota di più - ma significativa. Soprattutto a sinistra. E poi vedremo perché. L'astensionismo non pesa a destra. In termini assoluti Il Pdl ottiene più di 13 milioni e mezzo di voti (13.628.865). Due anni fa Forza Italia e An, insieme avevano qualche suffragio in più: 13.756.102. Considerando il calo della partecipazione c'è da pensare che abbiano recuperato un po' dal centrosinistra. O all'Udc, che (pur essendo abbastanza stabile) perde 530.000 voti. Chi, invece, guadagna in termini assoluti (oltre che percentuali) è la Lega, vera vincitrice, con Di Pietro, delle elezioni: tra i fedeli di Bossi l'astensionismo è stato nullo, mentre i consensi sono quasi raddoppiati, da 1.747.730 a 3.024.522. Da dove vengono? Considerando i numeri che seguiranno c'è da pensare che questo mucchio di voti arrivi da destra, dal Pdl - che compensa il flusso negativo grazie a ciò che attinge dal centrosinistra - e in misura minore dallo "schieramento opposto". Qui entriamo nel campo delle considerazioni politiche e l'analisi del voto conferma uno spostamento a destra dell'asse politico. Spostamento confermato dai numeri. Perché il neonato Pd non raggiunge nel 2008 la somma dei voti dei partiti che lo componevano nel 2006, anno in cui L'Ulivo ottenne un po' meno di 12 milioni di suffragi, mentre La Rosa nel pugno (radicali più socialisti) sfiorarono il milione di consensi (990.694). La somma farebbe quasi 13 milioni, ma - anche considerando che i socialisti quest'anno sono andati da soli ottenendo 335.581 voti - nel conteggio qualcosa non va, perché la creatura di Veltroni è arrivata a quota 12.092.998. I conti non tornano ancora, e tornano ancor meno se si considera il successo di Di Pietro, che quasi raddoppia (da 877.052 a 1.593.675), incassando il suo antiberlusconismo e, presumibimente, attingendo a quello che era nel 2006 l'elettorato dell'Ulivo, dei Ds e della Margherita. Facciamo il punto politico del nostro ragionamento matematico. La Lega pesca dal bacino del Pdl, che compensa l'emmoragia prendendo voti al centrosinistra, cui attinge abbondantemente anche Di Pietro. Spostamento a destra evidente, ma come fa il Pd a superare comunque i 12 milioni di voti? Semplice, pescando a sinistra. L'arcobaleno è la vera cassaforte che molti hanno aperto e saccheggiato. Persino la Lega - basta sovrapporre ai numeri un'analisi sociale del voto al nord -, ma soprattutto il Pd. Infatti i partiti che hanno dato vita alla Sinistra-l'arcobaleno (Prc, Pdci e Verdi) due anni fa avevano quasi 4 milioni di voti (3.898.394), cui andrebbe anche aggiunta una quota impossibile da definire che Sinistra democratica (nel 2006 dentro i Ds) avrebbe dovuto portare con sé. Domenica e lunedì "il nuovo soggetto della sinistra" (i dati sono sempre riferiti alla Camera dei deputati) ha incassato 1.124.418 voti. Anche se ci aggiungiamo i 208.394 del Pcdl e i 167.673 di Sinistra critica (due anni fa i loro dirigenti stavano nel Prc), il saldo negativo è di poco inferiore a quota 2.400.000. Un disastro politico, una grande fuga elettorale. Un po' verso l'astensionismo (tamponato però dal voto di protesta a sinistra per Ferrando e Turigliatto), molto verso Veltroni, in nome del "voto utile": solo così si spiega il contenimento dell'insuccesso da parte del Pd. Fatti i conti tutto torna abbastanza. E i numeri confortano una semplice analisi politica: il (difficile) parto del Pd offre la vittoria a Berlusconi e uccide la Sinistra. Che, da parte sua, in questi due ultimi anni ha fatto di tutto per sparire.

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Berlusconi: farò scelte impopolari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vertice sui ministri, Bossi protesta. Incontro segreto Cavaliere-Veltroni, è giallo. Il leader Pdl apre ad Air France Berlusconi: farò scelte impopolari Pd, Prodi lascia la presidenza: "Largo ai giovani". Tensione nel partito.

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Caro Walter, lascio Prodi sbatte la porta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Addio amaro L'ex presidente del consiglio abbandona ogni carica all'interno del Pd. Dopo due anni di lavoro con la Farnesina, le Ong temono l'arrivo della destra, mentre Berlusconi lavora alla prima nomina: europea Caro Walter, lascio Prodi sbatte la porta Il professore offeso per i riferimenti agli errori del suo governo si dimette da presidente: "Una decisione nota" Micaela Bongi Lo schiaffo arriva avvolto in guanto di velluto. Ma è pur sempre uno schiaffo. Accompagnato da un sentimento di "gratitudine", dal riconoscimento a Walter Veltroni di aver condotto "una campagna elettorale forte e coraggiosa". Dall'assicurazione che tutto era stato già deciso e non c'è nulla di più, solo la volontà di lasciare spazio alle "nuove leve". Ma quando da New York Romano Prodi conferma le voci che circolavano da martedì, smentite ieri stesso dal portavoce Silvio Sircana, nel loft l'umore è nero. Il professore conferma: lascia la presidenza del Pd. La lettera al segretario l'aveva inviata già il giorno di Pasqua, aggiunge il premier uscente, ma "è chiaro che tutto avrebbe avuto un significato diverso se l'annuncio fosse stato dato durante la campagna elettorale". Il significato che nello stato maggiore del Partito democratico viene attribuito alle tempistica delle dimissioni è invece uno e uno solo: al professore non è andato giù che, per giustificare la deludente performance elettorale del partito, l'altro giorno Veltroni abbia di fatto messo sotto accusa il governo Prodi, facendo riferimento al giudizio degli elettori su quell'esperienza. Dal loft si cerca di tenere botta: con un comunicato si spiega che la lettera di Prodi era arrivata anche prima di Pasqua e che delle dimissioni lo stesso Veltroni e il premier uscente "avevano concordemente deciso di riparlare dopo il voto. L'incontro, previsto a breve - prosegue il comunicato - avverrà nello spirito di coesione e di grande unità che si è visto in questi mesi e che è confermato dalle parole di oggi di Prodi". In effetti il segretario sperava in un impatto più soft delle dimissioni, pur messe in conto. Ma è lo stesso Professore a ribattere: "Nessuna polemica, discuterò con Veltroni, ma una decisione è una decisione". Del Pd l'ex presidente resterà "supporte forte e leale". Il nome del possibile successore viene subito messo in pista: Franco Marini. E che si tratti di un'ipotesi concreta lo conferma Ermete Realacci, che pure poco prima aveva sostenuto di aver appreso delle dimissioni di Romano Prodi dalle agenzie di stampa aggiungendo "ci sono tutte le condizioni perché rimanga". Il presidente di palazzo Madama uscente, da parte sua smentisce di volere il posto di Prodi: intende fare solo il senatore, dichiara Marini. Fra i nomi per la presidenza del Pd si fa anche quello di Rosi Bindi. E' poi lo stesso Realacci a sottolineare che adesso andranno ripensati "ruoli e strutture, anche quella dell'esecutivo". Così come si dovrà discutere dei capigruppo: se per la camera sono schierati Pierluigi Bersani e Beppe Fioroni, ma c'è anche Antonello Soro che punta alla riconferma, per il senato Anna Finocchiaro potrebbe essere scalzata da qualche altro ex diessino (se a Montecitorio andrà un "popolare") di provata fede veltroniana, come Giorgio Tonini o Enrico Morando. Ma la delicata partita potrebbe essere rimandata: ora per il Pd è il momento di concentrarsi sul ballottaggio a Roma, dunque meglio non aprire discussioni. Nel frattempo, i democratici già muovono i primi passi verso l'Udc di Pier Ferdinando Casini. Ieri mattina Massimo D'Alema è andato a casa del leader centrista per parlare dei ballottaggi per il Campidoglio ma anche di legge elettorale. Un possibile terreno di confronto? "Dialoghiamo con chiunque ci parli di sistema tedesco", chiarisce Rocco Buttiglione. Un sistema per il quale proprio D'Alema si era speso nell'ultima parte della legislatura. Ma al di là della riforma elettorale, l'attenzione del Pd nei confronti dell'Udc è stata dichiarata dallo stesso Veltroni. E infatti anche il segretario nei prossimi giorni incontrerà Casini.

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Caro manifesto, dobbiamo rimboccarci le maniche (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Inaccettabile Cari direttori, da segretario del Prc tendo a tutelare sempre tutti i suoi iscritti e i suoi dirigenti. Il nostro dibattito interno può e deve essere seguito con la massima trasparenza e è giusto criticare anche aspramente le diverse posizioni in campo. Non lo è, invece, dileggiare le persone, come ha fatto ieri il manifesto a pagina 3 con l'articolo "I Berti-boys sull'orlo del baratro", tirando in ballo persino le relazioni private e personali. E' francamente inaccettabile, oltre che gravemente inquinante del nostro stesso dibattito congressuale, questo modo di seguire le nostre vicende interne. Esiste una civiltà, nel dibattito, che è storia comune e va sempre e comunque salvaguardata. Né ci si può comportare come dice Bertold Brecht in un suo famoso passo, dove scrive che "Noi che abbiamo combattuto per il mondo della gentilezza, noi non si poté essere gentili". Franco Giordano segretario nazionale del Prc Grazie Un grazie sentitissimo per quanti hanno "consentito" soprattutto con la loro "ispirazione e pratica astensionista", l'arrivo, della dittatura parafascista che, da tempo immemorabile, strisciava dentro la nostra Repubblica e che, però, ha visto la luce con una elezione democratica. Grazie particolarmente: ai democratici sinceri, lucidamente decisi a farsi annullare le schede; agli eroici "quasi-rivoluzionari" che hanno introdotto, coraggiosamente, nelle urne, le schede bianche; a tutti coloro che, ispirandosi alle idee forti della sinistra forte ma saggia, sono ricorsi alle più "immaginifiche" maniere per dare una mano al loro nobile Cavaliere che si è svenato per gli..."investimenti", in Italia e nel mondo, in : "titoli", bond, "azioni", "obbligazioni", "compartecipazioni", "scalate", insomma con investimenti sempre e unicamente...elettorali; ai veri osservanti fanatici dello spirito costituzionale, che sulle schede, in omaggio al dio Grillo, hanno immortalato il fatidico "vaffa". Gli astensionisti (democratici - excomunistispinti et similia!) che: - non potevano (e non dovevano!) tenere conto della raffinata corruzione in atto, silenziosa (mica tanto!), blanda (falso!), discreta (se così vi pare!) tuttavia guidata da strapoteri economici e da quelli, più discreti della corruzione profonda della comunicazione...; - non potevano tenere conto dell'esistenza degli pseudo separatisti-razzisti Boss-Calderoli-Castelli-Maroni; - pensavano, serenamente, che le disavventure napoletane e le intramontabili mafie non avevano l'urgenza di essere affrontate da un Parlamento democraticamente eletto, forte di una sinistra progressista, salda, proiettata anche oltre i nostri confini. Dopo questa serena, tranquilla disamina della pacata sconfitta di tutte le sinistre, il manifesto, che aveva serenamente avvertito dei rischi che si correvano presentandosi al voto frantumati e trascurando le aspettative degli operai, dei pensionati, dei precari, degli studenti, dei "poveri ormai ufficialmente registrati", della Sanità, delle donne, dei senza-tetto, dovrà continuare, a dibattere sulle cause che hanno provocato questa disfatta; dovrà raccogliere le critiche e i suggerimenti di un numero di lettori sempre maggiore, specialmente di quelli assetati di valutazioni esperte, obiettive, "veramente di sinistra"; si dovrà trasformare in una Agorà in cui i cittadini che si considerano appartenenti alla sinistra più avanzata, potranno dibattere, in libertà, sui progetti per un futuro di giustizia e di progresso. Eugenio Cicerchia Lettera aperta Berlusconi ha vinto e trovo doveroso rivolgere al vincitore un evviva, un augurio e, se mi è consentito, una sommessa preghiera. Vede, signor Presidente, in un paese variegato come il nostro, c'è chi è ricco di comprensione nei confronti degli evasori, chi impazzisce per i barzellettieri, chi adora i venditori di speranze, chi va in visibilio davanti alle prodezze di un seduttore, chi esalta gli sbeffeggiatori di magistrati, chi venera i ricchi senza chiedersi come lo siano diventati, chi apprezza oltre ogni dire i gesti "popolareschi", chi è convinto che il mondo sia più dei furbi che dei galantuomini. Tutte propensioni, legittime, s'intende signor Presidente, perché tutto ciò che viene dalla maggioranza è sacrosanto, ma durante il Suo mandato, che Le auguro lungo e ricco di soddisfazioni, abbia la compiacenza, La prego, di rivolgere un occhio benevolo verso quella minoranza che ha propensioni esattamente opposte. La ringrazio. Suo. Gino Spadon Un incontro per riflettere Un'indispensabile riflessione sullo spostamento a destra delle scelte elettorali non può essere limitata agli aspetti politico-partitici. Se sono in declino i valori della solidarietà e responsabilità collettiva, dei diritti sociali di tutti/e, dell'intercultura, della laicità e della pace, occorre interrogarsi sulle modalità con cui tali valori, in cui crediamo e su cui scommettiamo, sono stati vissuti e comunicati. La crescita culturale delle coscienze e della società è stata disattesa non solo dal mondo politico, il cui scollamento dalla vita reale è macroscopica, ma dagli stessi movimenti. La frammentazione non è solo politica ma anche sociale. Ognuno coltiva il proprio orticello. Le comunità di base rifletteranno su questi problemi nell'Incontro nazionale aperto che si terrà a Castel san Pietro (Bologna) nei giorni 25-27 aprile sul tema intrigante proprio per la situazione che si è creata con le elezioni: "società sobria equa solidale - culture e pratiche dal basso". Comunità cristiane di base italiane Kasaro e Kayr In Somalia c'è un detto che a volte quello che sembra un Kasaro (una sciagura) può trasformarsi in Kayr (un Bene). Ecco queste elezioni politiche sono un Kasaro su tutta la linea, per il duopolio, per la sinistra che non ha nemmeno un parlamentare, per gli inciuci che verranno. Abbiamo perso tutti delle sinistre varie. Anche chi non ha votato. Il Kayr, il bene cioè, sta in una cosa, secondo me, quella di avere la grande opportunità di ricominciare, di ricostruire, di credere davvero in qualcosa. Il Kayr sta in noi e nella volontà di non mollare a nessun costo. L'urna ha parlato chiaro. La sinistra, la nostra sinistra, non riesce più a parlare alla pancia della gente comune. Il paese che nel dopoguerra aveva il partito comunista più forte d'Europa ora è terreno di una destra cannibale e oscena. Perché questo? Facciamoci delle domande, vi prego. Non cerchiamo il capro espiatorio di turno o le facili scorciatoie, sarebbe come morire di morte violenta per la seconda volta. Facciamo un mea culpa collettivo, un mantra liberatorio, però poi rimbocchiamoci subito le maniche, dovremmo lavorare parecchio, lottare duro, mostrare i denti. E lo dovremmo fare insieme, uniti, tutti. Io ci credo e voi? Igiaba Responsabilità Cari amici del manifesto, ho votato sinistra arcobaleno alla Camera (e Partito democratico al Senato per cercare inutilmente di arginare Pdl e Lega). E' andata malissimo. Inutile e miope dare la colpa a Veltroni. Un'enorme responsabilità la portano le leadership della Sinistra Arcobaleno. Bertinotti ha coerentemente deciso di dimettersi ma lo stesso devono fare Giordano, Pecoraro Scanio e anche il signor Diliberto (altro che lasciare la Sinistra Arcobaleno!). Un altro bel pezzo di responsabilità la portano gli astensionisti e i settari che, per protesta o chissà che cosa, non hanno saputo guardare più in là del loro naso. La speranza di costruire dal basso una sinistra aperta e plurale (comunista, socialista, solidarista, altermondialista, ecologista, europeista, "femminista") resta in ogni caso l'unica prospettiva possibile per chi non si riconosce nel Pd. Roberto Cerchio, Torino Il braccio di riserva Per la prima volta, nell'Italia repubblicana, ci siamo trasformati in un corpo elettorale senza più un braccio, anche se si tratta solo del sinistro, quello che per antonomasia viene considerato di "riserva". Però un corpo così, con una protuberanza centrale e due tentacoli praticamente equivalenti e destinati a alternarsi, non può che risultare squilibrato e profondamente malato. Ecco, resta questa sorta di braccio con due mani, non è più al servizio del corpo ma che di esso si serve e si nutre. È stato un po' come vivere un lutto dopo un'agonia, che quando arriva ci trova sempre e comunque impreparati. Ma era utile, mi chiedo, allungare ancora i tempi e il travaglio di quest'agonia? A questo punto, credo sia stata meglio una sconfitta senza se e senza ma, che ci sta precipitando in un fondo di smarrimento da cui però è possibile almeno immaginare una qualunque ipotesi di risalita credibile, pulita, coerente. Meglio, forse, che restare appesi a quei sottili e infidi compromessi che rischiavano sempre più di trasformarci in ciò che aborriamo e combattiamo. La speranza è che di quel che s'è perso si possa rigenerare la parte più sana e che il manifesto possa svolgere un ruolo importante in questo delicato processo. Marco Cinque Sumud Cari compagni e care compagne, la parola araba sumud (fermezza, rimanere saldi) per i palestinesi e le palestinesi è più di una parola, è diventato il simbolo di una volontà di esistenza, di presenza, di identità, che da 60 anni si oppone al tentativo di cancellare l'idea di Palestina (non necessariamente il suo popolo) dalla storia. Oggi molti di noi si sentono cancellati, perché hanno perso rappresentanza in un Parlamento che dipinge questo paese come un covo di opportunisti, sfruttatori, razzisti, guerrafondai e (nella migliore delle ipotesi) di amministratori dell'esistente. Ma noi esistiamo ancora, e insieme a noi ci sono alcuni milioni di persone che ogni giorno "praticano" un'idea di paese diversa da chi tra poche settimane sarà in parlamento. Sono uomini e donne di ogni età che non si sono mai seduti a guardare, che non sono mai tornati a casa, che non amministrano ma "agiscono" ogni giorno per avere un orizzonte diverso dall'esistente. Uomini e donne che hanno pensato, pensano e continueranno a pensare che un paese migliore si costruisce attraverso la pratica, non solo con un voto. Questa pratica, questo modo diverso di stare nel mondo, può non essere rappresentato nel nostro Parlamento (e chissà se mai lo è stato), ma non è ancora scomparso dalla storia di questo paese; a noi la responsabilità, lo sforzo, di fare in modo che non succeda. Per cui da domani accanto alla necessaria analisi di cause e responsabilità, accanto ai programmi e alle strategie future, riprendiamo, riaffermiamo la nostra pratica. Facciamolo con più forza, riportando in strada chi si è ritirato nel privato, coinvolgendo chi ci passa accanto con poca convinzione, rinnovando anche il nostro agire. E' la migliore e più efficace forma di sumud. Ettore Acocella Associazione per la Pace La legge 30 riconfermata E' giunto il momento di ascoltare le ragioni più profonde del popolo della sinistra. Il progetto politico della Sinistra Arcobaleno è fallito. La costruzione di un nuovo soggetto politico non è la somma algebrica delle forze politiche che lo compongono. L'unità della sinistra non si costruisce cancellando le diverse identità politiche e culturali considerate come disvalori. È giunto il momento di riprendere il cammino interrotto per la costruzione di una vera sinistra comunista e anticapitalista, della costruzione di un nuovo partito comunista di massa. Negli ultimi due anni del governo Prodi, ho vissuto sulla mia pelle il significato della precarietà e gli effetti devastanti della legge 30 che interviene nei processi di esternalizzazione. Sono stato esternalizzato e per questa ragione ho chiesto il sostegno del mio partito. Ho chiesto a alcuni parlamentari del Prc e al compagno Bertinotti di promuovere iniziative parlamentari per arrestare questa nuova forma di precarizzazione del lavoro. Alle promesse iniziali, non sono seguite le iniziative parlamentari che avrebbero dovuto essere attuate, la legge 30 è stata riconfermata in blocco. L'incapacità di ascoltare e interpretare il disagio sociale da parte di un ceto politico autoreferenziale rappresenta una delle cause principali della disfatta della sinistra antagonista. Cordiali saluti Giuliano Della Foglia Una foto trucccata Ho già ricevuto molte lettere e telefonate disperate. Il loro dato comune è che "non c'è più niente da fare", "l'Italia è stata guastata in modo irrimediabile", "gli italiani hanno scelto il peggio, dunque è quello che si meritano, peggio per loro, e anche per noi". Qualcosa di simile al saragattiano (ma chi era costui?) "destino cinico e baro". E' un errore. La foto dell'Italia che emerge da queste elezioni è una foto truccata. Truccata dalla legge truffa con cui la coppia Veltroni-Berlusconi ci ha costretto a votare. Non c'è dubbio che i guasti del berlusconismo sono penetrati in profondità in tutti i settori della società italiana, e di questo si dovrà molto discutere per cercarne le cause. Ma a sinistra, tutti abbiamo votato per costrizione, di fronte a una scheda che non permetteva di scegliere, di fronte al ricatto del voto "utile". Veltroni ne ha fregati molti con questo trucco. Colpa loro? Anche, ma colpa derivata. Chi ha in mano il bastone dei media amici può fare questo e altro, e Veltroni li aveva e li ha amici (inutile parlare di Berlusconi). Non esiste più una sinistra? Un campo democratico della solidarietà, della giustizia sociale? Un campo pacifista, un campo operaio? Un campo giovanile e precario? Un campo veramente ambientalista, un campo che guarda a un'altra società, che non sia ostile all'Uomo e alla natura? Niente affatto! Esso esiste e è grande. Ma è stato privato della sua rappresentanza. Anche per colpa dei suoi dirigenti inetti, questo è certo, perché solo degli inetti potevano concepire una campagna elettorale come quella fatta dalla Sinistra Arcobaleno. Che ha ingannato i suoi elettori potenziali facendo loro credere che un centro sinistra sarebbe ancora stato possibile. E questi hanno votato Veltroni (ritenendo che fosse ancora di sinistra), oppure hanno dato voto disgiunto. Gli altri non sono andati a votare, per delusione, per sconcerto e per rabbia. Ma quei milioni di elettori di sinistra non sono spariti. Esistono. Non si vedono solo perché il gioco di prestigio funziona. Dobbiamo romperlo, prima di tutto noi. Dunque, cari compagni e cari amici, non facciamoci ingannare due volte. La frittata è venuta rotonda soprattutto perché la padella che ci hanno messo di fronte, senza possibilità di scelta, era rotonda. Ma la società italiana è piena di spigoli, che non tarderanno a farsi sentire. Naturalmente se non piangeremo di fronte a una fotografia ritoccata. Giulietto Chiesa giornalista e europarlamentare Come quelli del quarto stato Guardo Quarto Stato di Pellizza alla bella mostra al Quirinale e mi sento turbato dal di dentro da quelle facce, dalla forza che esprimono e da tutta la storia che quel quadro simboleggia. Mi accorgo che l'atteggiamento dei giovani che mi sono a fianco è diverso. Perplessità, risolini diciamo assenza assoluta di pathos. Sono giovani "normali", i più, non vestono "alternativo". Il grande cerchio è chiuso. La sinistra in Parlamento per la prima volta nella storia repubblicana non c'è più. E' forse rimasta come me legata a un pathos demodé e non ha saputo trasmettere difficili alternative. Anzi non ha saputo proprio trasmettere. L'unica cosa da fare è quella di approfittare della cacciata da palazzo per ritornare in mezzo alla gente a fare testimonianza, a parlare di diritti, di esclusioni, di solidarietà, di ambiente, di pace, a marciare come quelli del quadro. In fondo anche loro partivano da zero. Come noi oggi. Francesco Maria Mantero Nuovi modi di partecipazione Cari compagni del manifesto, sono uno di quelli che hanno votato Sa e che, insieme a amici, aveva aperto una delle "case" della Sinistra Arcobaleno, adesso in balia di strategie partitiche insondabili. Sa è sparita dal Parlamento perché è sparita dalla società. Il modo migliore per ripensarsi, e per pensare a come tornare in Parlamento, è quello di tornare nella società. Ci farà bene: tra la gente, nelle piazze, per le strade. Fuori dai talk-show. Credo anche che sia necessario azzerare le dirigenze, che hanno alimentato burocrazie parassitarie. Riguardo alla forma: ho contato 8 soggetti politici alla sinistra del Pd. Ora, il processo che ha portato alla Sa è stato troppo rapido, e fatto in tempi poco propizi. Ma credo sia importante ripartire con un dialogo tra tutte quelle forze di sinistra che credono in un'alternativa al modello dominante di società. Non m'interessa il simbolo, parlo di contenuti, nuovi modelli culturali, nuovi metodi di analisi sociale (perché, a quanto pare, la società italiana non la conosciamo mica bene...). E nuovi metodi di partecipazione dal basso. Solo così si potrà ritornare in Parlamento, dopo che saremo tornati nella società, accolti con un "Toh, chi si rivede!" Francesco Falco Minoranza La sinistra radicale non è implosa. La sinistra - tutta, ma proprio tutta! - ha lavorato da 30 anni al suo suicidio. Viviamo in un paese dove esiste una sola cultura, un solo modello dominante. Successo, bellezza, soldi, finto buonismo, carriera, omologazione. La sinistra paga e ha pagato i suoi profondi e enormi sensi di colpa per aver contribuito all'esistenza del '68 prima e del '77 poi. Anni dolorosi, in cui si sono fatti moltissimi errori ma dove c'era energia, voglia di cambiare, speranza per un mondo migliore e per un modello di esistenza diverso. Tutto cancellato per una speranza catartica. Espiamo gli errori annullando gli ideali, cercando di copiare gli altri con la presunzione di essere un po' migliori. Ridicoli e perdenti. Ho votato Sinistra Arcobaleno. Senza grande entusiasmo, senza grandi speranze. I risultati sono stati un vero shock ma poi ho pensato che sono felice di essere sparita dal Parlamento. Sono felice di essere diversa, incompresa, esclusa. Minoranza in via d'estinzione. Daniela Cipolla Il prezzo dell'alleanza Tralasciando l'ineffabile duo Prodi e Veltroni che incolpano dei loro disastri la sinistra (!?), Bertinotti ha pagato i suoi errori. Dopo la caduta del primo governo Prodi nel '96 non aveva più senso cercare l'alleanza col centro ma avrebbe dovuto costruire un'alternativa a entrambi gli altri schieramenti. Votare poi leggi guerrafondaie e contro gli interessi dei lavoratori gli ha fatto perdere ogni credibilità. Arrivare a dire che è sbagliato contestare Ferrara è addirittura ridicolo. Andrea Muccini Due errori Il secondo errore è stato non fare una seria analisi delle 2 esperienze di governo: da una posizione di governo del paese non è in questa fase storica possibile produrre alcuna modificazione del paradigma economico. Già questo sarebbe bastato a comprendere che anche solo radicalizzando le proprie posizioni il blocco della Sinistra Arcobaleno sarebbe sopravvissuta al naufragio abbattutosi salvando un manipolo di parlamentari. Primo errore: non aver compreso che il cammino intrapreso da Bertinotti sulla strada di una ridefinizione del rapporto movimenti-politica-partiti si era in realtà da tempo dotato di strumenti che sono poi risultati mortali. La dismissione delle sezioni e della struttura democratica della base interna al partito, la rincorsa del "parito leggero", le operazioni di marketing politico. Si è sacrificato tutto in nome di scelte discutibili senza capire che si stava recidendo il rapporto con il territorio e con le sue reti e interconnessioni sociali, si è recisa la stessa funzione educativa (intesa come interscambio, sia chiaro) che un partito comunista dovrebbe avere con la propria base e i propri elettori. Si è scelta l'omologazione agli altri continuando a negare l'evidenza e ribadendo un'alternatività che andava sbiadendo. Ripartire dai territori, ma rivendicando con forza la nostra identità comunista. Nel disastro è nato un fiore, ma bisogna sgombrare le macerie di una dirigenza incapace di vedere il proprio disastro. Bertinotti ha avuto il buon gusto (non scontato in questi tempi) di farsi da parte, ma i bertinottiani, saranno capaci di leggere i propri errori? Siamo alla resa dei conti. Da qui dipende la nostra sopravvivenza. Pietro Senigaglia Camminare contro vento Uno non dice: contrasteremo questo governo di razzisti, postfascisti e capitalisti imbroglioni con un'opposizione dura e intransigente. Dice invece: vogliamo dialogare con loro per le riforme. L'altro non dice: uniamoci per contrastare la deriva a destra del paese, voi in Parlamento, noi nelle piazze nelle fabbriche e nei movimenti. Dice solo: tutta colpa tua se noi non abbiamo più il nostro manipolo di parlamentari. I due personaggi che non dicono quel che vogliamo e dicono invece quel che non vogliamo, e che non serve alla causa della sinistra, dei giovani e dei lavoratori, rappresentano bene la nostra disfatta. Quando e se apriranno gli occhi ci sarà una nuova possibilità, altrimenti ne troveremo prima o poi degli altri che dicano e facciano la cosa giusta. Intanto coraggio compagni, stringere i denti e camminare contro vento. Vittorio Marletto, Bologna.

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Roma rischia tutto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sandro Medici E puntualmente si ripropone quello che ormai potremo definire lo scontro capitale. Ancora una volta, sull'esito delle elezioni comunali a Roma si incrociano le coordinate politiche nazionali, si definiscono gli assetti politici generali: o la destra completerà il suo sfondamento, conquistando anche la città che a lungo, e ripetutamente, gli ha voltato le spalle, o resisterà il laboratorio democratico romano, casamatta più volte assediata ma capace di resistere, forte di quanto consolidato e del modello di governo sperimentato. Era successo nel 1993, con la sfida Fini-Rutelli, alla vigilia del primo successo di Berlusconi; si è replicato nel 2001, con il testa-a-testa tra Veltroni e Tajani, in contemporanea con la larga vittoria elettorale del centro-destra; si riconferma oggi, sulla scia del terzo passaggio berlusconiano. È una sceneggiatura che si replica sulla stesso palcoscenico e che, dallo stesso palcoscenico, trasmetterà o meno un messaggio di speranza all'intero paese. C'è una forte suggestione in quest'ultima battaglia d'aprile: sembra di stare sulle Termopoli. Ma c'è anche sostanza politica. La capitale non è solo quella "magnifica preda" che la destra insegue invano. È anche il luogo dove si sono sviluppate le politiche amministrative più avanzate, che hanno emancipato la città da decenni di mediocrità e provincialismo, restituendola a quel prestigioso profilo internazionale che le spetta. Qui le forze democratiche collaudano pratiche politiche avanzate, misurandosi con forme di democrazia diretta e partecipazione sociale, superando le stesse esperienze di buon governo che tradizionalmente agiscono nelle regioni del centro Italia. Tra limiti e errori, certo, in presenza di ridondanze leaderistiche e anche di qualche arroganza culturale, tutte cose che infatti si stanno pagando in queste elezioni. Ma pur sempre con uno slancio e un'intelligenza politica che in questo paese sono merce assai rara. Azzerare tutto ciò, ripristinare quel clima spento e egoista in cui Roma ha desolatamente vissuto per decenni, per la destra significherebbe imprimere un definitivo sigillo sul paese e poggiare il suo tallone sull'anomalia politica che ancora è fuori dal suo controllo. Di più, avrebbe il valore di estendere sensibilmente la sua egemonia benpensante e violenta, quell'addensato di odio e sopraffazione, di disprezzo per chiunque non si conformi. Con tutta evidenza, Francesco Rutelli non è completamente riuscito a convincere gli elettori romani, soprattutto quelli di sinistra; non si spiegherebbero diversamente gli scostamenti tra il voto politico e quello comunale, e nemmeno tra quest'ultimo e i consensi provinciali e municipali. Ma il connotato antifascista che il ballottaggio tra lui e Alemanno assume perfino al di là delle intenzioni dei protagonisti, restituisce alla battaglia elettorale di fine mese il suo senso profondo. La politica oggi è anche una misura del simbolico. Che è talmente intenso in questa circostanza da indurre tutti a mobilitarsi.

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Consigli a Silvio per sorprendere <Eco alla Cultura>. <Arruola Illy> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-17 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Imprenditori e intellettuali pd Odifreddi: un laico all'Istruzione. Artoni: una mini Attali Consigli a Silvio per sorprendere "Eco alla Cultura". "Arruola Illy" SEGUE DALLA PRIMA Ma sappiamo che lo scenario è così complesso che forse uno sforzo di fantasia che porti a prendere in considerazione - con oculatezza e su temi condivisi - idee e personalità del campo avverso, potrebbe essere utile a tutti. Un po' quello che ha fatto il cugino d'Oltralpe Sarkozy che, per quanto vittorioso, si è guardato intorno e in spirito bipartisan ha chiamato le migliori menti dal mondo al capezzale di un Paese bloccato sulla via della modernizzazione, riunendole nella famosa commissione Attali, per cui sono stati chiamati anche due italiani di vaglia, Mario Monti e Franco Bassanini. L'intento non è quello provocatorio alla Grillo, che nel suo blog ha scritto: "Se fossi Berlusconi farei Veltroni vice-presidente del Consiglio"; il nostro è un pragmatico esercizio creativo con un gruppo scelto di spiriti liberal-bipartisan. E allora ecco che l'economista Nicola Rossi suggerisce, per consolidare il processo di pacificazione, una mossa a sorpresa semplice-semplice, ma che potrebbe essere "eversiva", e che gli è venuta in mente mentre, costretto a letto da un brutto incidente, si guardava tutti gli speech post-elettorali dei due leader: "Da una parte ci sarà il governo, dall'altra il governo- ombra annunciato da Veltroni; bene, costruiamo un meccanismo istituzionale agile per verificare subito che cosa è condiviso e cosa no. Basta che ognuno prenda sul serio il suo ruolo e che ogni ministro abbia una sola interfaccia e su tutti due direttori d'orchestra, Berlusconi e Veltroni. è chiaro che poi la responsabilità finale della scelta resta al governo". Più radicale la mossa proposta da Piergiorgio Odifreddi, matematico-divulgatore: "Visto che la cultura di sinistra è sempre più baciapile, apprezzerei che uno come Berlusconi - che tutto sommato è un laico - mettesse un vero laico al ministero della Pubblica istruzione. Altro che Bondi o Formigoni!". E allora? "Ormai sono così pochi e silenti i veri laici, quasi quasi mi propongo io, che sono appena uscito dal Pd. E se non gli vado bene, che mi sorprenda lui...". L'imprenditore Arturo Artom, che fa la spola fra l'Italia e la costa californiana, vorrebbe che Berlusconi questa volta facesse davvero la Thatcher, "risolvesse in un colpo solo il tema delle spesa pubblica e lo scandalo della pubblica.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-17 num: - pag: 1 autore: di ... (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-17 num: - pag: 1 autore: di FRANCESCO VERDERAMI Il retroscena Quel primo colloquio tra Walter e il Cavaliere I l dialogo è iniziato. Berlusconi e Veltroni hanno avuto un primo colloquio riservato. Ed è un dettaglio se i due si siano visti l'altra sera a casa di Gianni Letta - come testimoniano i movimenti delle scorte addette alla sicurezza - o se si siano solo sentiti. CONTINUA A PAGINA 3.

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Strappo di Prodi: lascio la presidenza del Pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-17 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Strappo di Prodi: lascio la presidenza del Pd Al vertice sull'Africa. "Rubata a Veltroni? C'è posto per tutti". E poi: ho battuto Berlusconi due volte, avanti i nuovi L'annuncio da New York coglie di sorpresa il Loft Presto l'incontro con il leader pd: ci vedremo, ma la mia è una scelta di vita DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK - La porta si chiude, e con un certo rumore. Romano Prodi esce definitivamente dalla scena politica italiana. Dopo aver perso il governo, aver rinunciato al Parlamento e aver detto addio a qualsiasi impegno nell'amata Bruxelles, si dimette anche dalla presidenza del Pd, creatura da lui sognata per 12 anni, costruita tra mille difficoltà e persa di vista durante una campagna elettorale interamente gestita da Veltroni. "Il Partito democratico dovrà cercarsi un altro presidente": a New York sono le 9 di mattina (le 3 del pomeriggio in Italia) quando l'uomo dell'Ulivo e dell'euro, alla sua ultima trasferta all'Onu da premier dimissionario, taglia anche l'unico filo rimasto con Roma e i suoi Palazzi. Fine dell'avventura. Un'avventura che va oltre le parole consegnate all'ufficialità: "La mia epoca è finita - confida Prodi agli amici -: per due volte ho battuto Berlusconi, ma per due volte non sono stato in grado di portare a termine il mio progetto di governo. Adesso basta. è giusto che si facciano avanti altri, nuove leve". Il Professore stacca la spina. E pur cercando di farlo nei modi e nei toni più vellutati possibili, spiegando di "aver comunicato la mia decisione a Veltroni con una lettera scritta il giorno di Pasqua proprio per evitare che la si potesse strumentalmente collegare alla campagna elettorale e al risultato del voto", non può evitare che il suo gesto si presti a una lettura a dir poco corrosiva nei confronti di Veltroni e di un gruppo dirigente che, al di là dei pronunciamenti di rito, ha di fatto trasformato quello che era il padre e fondatore del Pd in un illustre desaparecido. Un disegno, non si sa quanto pianificato a tavolino, al quale il Professore ha in realtà opposto una debolissima resistenza, in parte schiacciato dalla delusione per come era finito il suo progetto di governo, in parte sinceramente convinto che "il Paese, di cui il Pd rappresenta l'unica alternativa riformista, ha bisogno di nuova linfa", ma soprattutto consapevole che la decisione di non rientrare in Parlamento, così come quella di farsi sfiduciare alle Camere, "esigessero scelte coerenti successive". Ora, nella sala a specchi dell'hotel Millennium, atteso da una giornata dedicata all'Africa e alle sue piaghe, Prodi ce la mette tutta per smussare gli angoli del suo addio. Dice che "la campagna elettorale di Veltroni è stata coraggiosa". Che il Pd, nonostante la sconfitta, "ha avuto una buona performance ". E aggiunge anche che, del partito, "lui resterà un supporter leale". Quello che non dice, ma confida agli amici, è che "lui non è tipo da stare in mezzo al guado: o sto dentro le cose, e ci sto completamente; oppure sono fuori del tutto ". Ed è ciò che è avvenuto in campagna elettorale. Afferma un suo collaboratore: "Le scelte del partito sono passate sulla sua testa. E' Romano che si è fatto da parte? Può darsi. Ma ora lui ha deciso di tenersi le mani libere". Mai come oggi è palpabile la distanza tra il Prodi newyorkese e il loft veltroniano. La notizia delle dimissioni non doveva uscire adesso e con queste modalità. Veltroni, ricevuta a Pasqua la lettera del Professore, lo aveva infatti invitato a prendere tempo e al Corriere, giorni fa, si era detto certo che Prodi sarebbe rimasto presidente. Poi qualcosa non ha funzionato e l'altra sera sono cominciate a circolare voci sulle dimissioni. La cosa ha infastidito il premier, appena sbarcato negli States. Si è vociferato anche di una "tempestosa" telefonata con Veltroni, poi smentita dallo staff prodiano. Ora dal loft fanno sapere che presto tra i due ci sarà un incontro. Ghigno di Prodi: "Certo, ci vedremo, ma la decisione è presa, la mia è una scelta di vita". E a chi lo provoca, chiedendogli se intende rubare l'Africa a Veltroni, replica secco: "Sciocchezze, è dal 2001 che ci lavoro, c'è spazio per tutti...". Resta comunque l'impressione che qualcosa si sia rotto. E il Prodi che lascia l'Onu, per imbarcarsi sul volo per Roma, sembra ormai mentalmente lontano da Roma e dai suoi risiko di potere: "La vita non è fatta di passato, ma di futuro" dice sornione. Incarichi in vista? "Ora penso soltanto a qualche mese di vacanza: sono 20 anni che tiro". Francesco Alberti.

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Alitalia e commissario Ue Colloquio segreto con Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-17 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il retroscena Lontani sulla legge elettorale: per il capo pdl è "l'ultima delle preoccupazioni" Alitalia e commissario Ue Colloquio segreto con Walter Ma Prodi sfida il Cavaliere: sull'incarico europeo decido io Il confronto tra i leader nato per instaurare quelle che Veltroni chiama "regole della buona convivenza" SEGUE DALLA PRIMA è certo comunque che il futuro premier e il leader del Pd hanno iniziato a discutere sui rapporti tra maggioranza e opposizione. Il rendez-vous - secondo fonti autorevoli - non è servito solo ad affrontare la questione delle "regole del gioco". Al centro del colloquio ci sono stati infatti anche altri temi: dal "caso Alitalia" - che passa nelle mani del prossimo governo - fino al sostituto di Frattini alla Commissione europea, nomina che invece Prodi rivendica e non vuol lasciare a Berlusconi. "Casa Letta" evoca la stagione della Bicamerale e dei rapporti tra il Cavaliere e D'Alema sulle riforme istituzionali. Ma il segno del colloquio dell'altro ieri tra Berlusconi e Veltroni è assai diverso rispetto a quello del '97, anche perché il tema della legge elettorale - ad esempio - sarebbe stato per ora accantonato. "è l'ultima delle nostre preoccupazioni ", ha spiegato il leader del Pdl dopo il colloquio. è vero che sullo sfondo già si staglia lo scoglio referendario del prossimo anno, ma la tesi del futuro premier è che l'attuale sistema di voto vada "difeso, magari aggiornato con alcune modifiche, perché ha dimostrato di essere valido": "D'altronde, proprio con questa legge elettorale è stato sconfitto il disegno centrista ". Insomma, una "buona azione di governo", unita a una "buona relazione con l'opposizione" e all'avvio delle riforme, a detta del Cavaliere, depotenzierebbe l'appuntamento del 2009 fino a renderlo inoffensivo. E non c'è alcun dubbio che il rafforzamento del bipartitismo stia molto a cuore al leader democratico, convinto anche lui che non si debbano aprire varchi a eventuali terzi poli. Perciò l'incontro di ieri mattina tra Casini e D'Alema ha irritato l'inquilino del Loft, ed è parso ai dirigenti del centrodestra come "la risposta all'asse tra Berlusconi e Veltroni". Di qui l'interrogativo che si è posto Matteoli: "Il leader del Pdl è ben disposto, molto più che in passato, a dialogare con il Pd. Il punto è: con quale Pd?". Il timore che tra i democratici sia iniziata una resa dei conti dopo la sconfitta elettorale allarma la nuova maggioranza: "Quando Prodi ufficializza le sue dimissioni da presidente del Pd - prosegue Matteoli - e quasi lega questo annuncio al fatto che sarà lui a decidere il successore di Frattini in Europa, bisogna capire se dietro c'è un disegno. Siccome circola voce che alla Commissione voglia andarci D'Alema, se Prodi nominasse il ministro degli Esteri uscente farebbe un favore a Veltroni. Perché con D'Alema a Bruxelles, il leader del Pd avrebbe campo libero in Italia. Ma io non credo al buonismo di Prodi...". Infatti tra i possibili sostituti di Frattini si parla di Enrico Letta e soprattutto di Fassino. Una cosa però è certa: Berlusconi vuol garantirsi con il suo (ex) sfidante, quelle che proprio Veltroni chiama "le regole della buona convivenza". Raccontano che il Cavaliere abbia dato assicurazioni all'interlocutore, pronto a confrontarsi a patto che il dialogo non venga utilizzato per alimentare strumentalmente divisioni nel Pd. L'interesse a un solido rapporto politico oggi è reciproco: per Veltroni è un modo di consolidare il ruolo di capo indiscusso dell'opposizione, per Berlusconi è l'opportunità di governare senza l'ansia di dover fronteggiare in Parlamento una controparte barricadera e pregiudizialmente ostile. Perché in agenda ci sono molte questioni: l'Alitalia, certo, ma anche riforme in materia giudiziaria ed economica, che ieri - guarda caso - l'ambasciatore americano in Italia ha definito "necessarie". E nel Pdl è opinione comune che il dialogo con il Pd sia "necessario". Il segretario del Pri Nucara lo ha ribadito a Fini: "Teniamoci stretti Veltroni, ce n'è bisogno in vista di una fase difficile. è alto il rischio che abbia ragione Cossiga e che scoppino tensioni sociali, con la sinistra radicale fuori dal Parlamento ". Fini ha condiviso, ed è corso con la mente "al primo maggio", "alle piazze d'Italia piene di bandiere rosse": "E finché sarà così, va bene...". Va bene che Berlusconi e Veltroni abbiano iniziato a dialogare. Francesco Verderami #.

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I timori di Rutelli e il nodo alleanze D'Alema in missione da Casini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-17 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Dietro le quinte Decisa un'azione di sostegno all'ex sindaco: in campo Veltroni, Marini e Di Pietro I timori di Rutelli e il nodo alleanze D'Alema in missione da Casini Ma Cesa raffredda le speranze pd: l'Udc non può certo votare Francesco SEGUE DALLA PRIMA Il "rendez-vous" è a casa del leader dell'Udc. Il ministro degli Esteri è convinto che, "nonostante ci sia ormai in Italia una sorta di bipartitismo occorra avere un rapporto con il centro". E ritiene che sia un errore finire nella rete di Berlusconi aprendo con lui un dialogo (cosa che il segretario del partito, invece, seppur con grande prudenza, sta facendo). Curioso che sia D'Alema e non il leader del Pd ad avere l'incontro con l'ex presidente della Camera. Talmente curioso che alla fine viene messa una "pezza ": Casini vedrà anche Veltroni. Così D'Alema. Poi c'è Antonio Bassolino, che con il ministro degli Esteri ha un ottimo rapporto, che esorta il partito a cambiare rotta: "Sono necessarie nuove alleanze perché da soli si perde. Perciò bisogna portare avanti un confronto con il centro". Persino il sindaco di Firenze Leonardo Domenici che, almeno un tempo, era vicino a Veltroni è convinto che "non ci si possa sentire autosufficienti, ma che occorra aprire una nuova fase di rapporti e alleanze". E, ancora, c'è Romano Prodi che si dimette dalla presidenza del Pd. Lo aveva già deciso, ma non a caso lo ufficializza all'indomani della riunione del caminetto del Partito democratico in cui il giudizio sul suo governo non è stato di certo lusinghiero. I veltroniani non sono contenti di questa sortita del premier. Maliziosamente dicono: "Se almeno l'avesse fatta in campagna elettorale avremmo preso qualche voto in più". E il leader si difende: non ho mai attaccato Romano, semmai sono stati altri, i suoi ex ministri, a dare addosso al governo. Non finisce certamente qui. Su Liberal di ieri Andrea Romano, editorialista della Stampa, che un tempo faceva parte della Fondazione Italianieuropei di D'Alema, senza tante perifrasi, invita Veltroni a "togliersi di mezzo". Non è tenero nemmeno con il modello Roma targato Veltroni, Andrea Romano. E le sue critiche cadono in un momento difficile per il Pd nella capitale. Rutelli non è passato al primo turno e mai la differenza di consensi tra un candidato sindaco di Roma del centrosinistra e il suo oppositore di destra è stata così bassa. Perdere a Roma sarebbe una sconfitta per Rutelli, ma anche per l'ex sindaco Veltroni. Si cercano allora i voti dell'Udc. Casini, però, non può promettere niente. Anche perché il suo unico interlocutore non è il Pd: dopo l'incontro con D'Alema lo chiama Gianni Letta chiedendogli l'appoggio per Gianni Alemanno. Il numero uno dell'Udc demanda la pratica agli iscritti romani del suo partito: saranno loro a decidere con le primarie se sostenere Rutelli o Alemanno. Al quartier generale del Partito democratico, dove Goffredo Bettini si sta spendendo molto per aiutare l'ex leader della Margherita, sperano che Casini dia ai suoi elettori libertà di voto. Ma non sanno quel che, nel Transatlantico di Montecitorio, va spiegando Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc: "E come volete che votino i nostri? Certo non Rutelli". La sfida di Roma, quindi, per gli uomini del loft è diventata "una sfida nazionale". Perciò, per tenere iniziative a favore di Rutelli, scenderanno in campo i big nazionali: Veltroni, D'Alema, Marini, Di Pietro. In attesa di definire la "pratica capitolina", il segretario del Pd deve anche risolvere il problema del-l'assetto del suo partito. Piero Fassino vorrebbe fare il capogruppo e lo vorrebbe anche Bersani, ma il primo è disposto anche a sedersi sulla poltrona di commissario europeo. D'Alema non ha ancora fatto sapere che cosa intenda veramente fare. La poltrona di presidente del partito lasciata vacante da Prodi è stata già reclamata dagli ex ppi per Franco Marini. Lui nega di essere interessato all'oggetto e c'è chi sostiene che Veltroni preferirebbe una donna come Rosy Bindi. La quale Rosy Bindi è convinta che il suo nome sia stato fatto per bruciarlo. A testimonianza del clima dei sospetti che regna in questi giorni nel Pd. Maria Teresa Meli.

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Il colpo d'occhio dice tutto: il Comune in bilico, la sfida sul filo del rasoio, France (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di LUCA LIPPERA Il colpo d'occhio dice tutto: il Comune in bilico, la sfida sul filo del rasoio, Francesco Rutelli costretto al ballottaggio. Nella battaglia per i Municipi, il Centrosinistra conquista al primo colpo dieci presidenti su diciannove. Ma il trionfo di due anni fa, quando piantò subito la bandiera dell'Ulivo in ben diciotto delle ex Circoscrizioni, è solo una pagina sbiadita nel libro dei ricordi capitolini. Il Centrodestra, che allora perse quasi ovunque, salvando solo il XX, conquista il "secondo turno" in ben nove dei miniparlamenti in cui è divisa la città. I romani decreteranno vinti e vincitori tornando alle urne il 27 e il 28 aprile. La battaglia guardate le mappe si giocherà soprattutto in periferia: l'area centrale è in mano alla coalizione del Pd ma ora sembra sotto assedio. La sfida per i Municipi, ovviamente, avrà un peso non irrilevante nella lotta tra Alemanno e Rutelli per il Campidoglio. Il Partito Democratico, alleato a Roma con la Sinistra Arcobaleno, ha riconquistato tra gli altri il I (Centro Storico), il IX (Appio Latino), l'XI (Ostiense-Ardeatino), il VI (Pigneto-Acqua Bullicante) e il X (Tuscolano) guidato dall'ex di Rifondazione Comunista Sandro Medici. Antonella De Giusti ha strappato la vittoria al primo turno nel XVII (Prati-Borgo) per un soffio, lo 0,01 per cento, e il Centrodestra ha presentato un ricorso per alcune schede contestate. Si vedrà. Ma intanto sono chiare alcune cose. Le due mappe qui sotto rivelano quanto siano cambiati, al di là del risultato complessivo, gli equilibri nella città. Basta guardare, c'è poco da aggiungere. Il quasi cappotto del 2006 18 Municipi a uno fu anche il frutto del sessanta per cento di voti con cui Veltroni "passeggiò" su Alemanno ottenendo la rielezione al Campidoglio. Per Rutelli la situazione sembra diversa. L'ex vicepremier del Governo Prodi ottiene, in tutti i Municipi, meno voti di quelli conquistati dai candidati presidente del Centrosinistra. Un esempio per capire. Gianni Paris, rieletto alla testa del XV (Marconi-Magliana), raggiunge il 53,03 per cento dei consensi. L'ex Sindaco si ferma, nella stessa, zona al 45,71. Nel XIII (Ostia, Casal Palocco) ottiene il 4,61 per cento in meno di Paolo Orneli, il portacolori del suo schieramento. Il traino che si manifestò due anni fa sembra aver perso forza e velocità. Il voto di domenica e lunedì scorsi riporta di fatto Roma al 2001. Silvio Berlusconi, anche allora, vinse le Elezioni Politiche e il risultato per i Municipi fu tutt'altro che "bulgaro": dodici andarono all'Ulivo (allora si chiamava così), sette al Centrodestra. Un altro dato balza agli occhi. Anche nelle zone in cui ha già conquistato il Governo locale, si è assottigliata quasi ovunque la distanza tra lo schieramento di Centrosinistra e gli avversari. Per il Popolo della Libertà, comunque, la partita sarà tutt'altro che facile. Il II Municipio (Salario-Trieste), l'VIII (Torre Angela-Tor Bella Monaca), il XII (Eur-Spinaceto), il XVIII (Boccea) e il XX (Cassia) sembrano, teoricamente, a portata di vittoria. Gli altri cinque sono una mission quasi impossible. Anche se il ballottaggio per il Comune potrebbe scatenare, dai sotterranei politici della metropoli, energie incontrollabili e insospettate.

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ROMA Il Pd è soprattutto una sua creatura. Lui, Romano Prodi, l'ha vol (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO AJELLO ROMA Il Pd è soprattutto una sua creatura. Lui, Romano Prodi, l'ha voluto per primo. E lui l'ha voluto più di tutti quanti. Anche se, per la nascita del nuovo partito, avrebbe preferito un ritmo più lento e più scadenzato. Ovvero, Veltroni come leader designato dal popolo delle primarie andava più che bene, al Professore. Ma perchè - questi i suoi dubbi iniziali, mai sfociati però in aperta polemica - sceglierlo subito e senza passaggi intermedi, come quello di un coordinatore o di un facente funzioni? E poi, eleggendo al volo Super-Walter, non si poteva rischiare di creare un doppione con il premier in carica e un fattore di disturbo all'azione del governo prodiano già difficile e tormentata? Ma l'accelerazione ci fu, e anche la giusta, ovvia e naturale presidenza del nuovo partito a Prodi. Che ora la lascia, a ennesima riprova del suo totale non attaccamento alle poltrone e della sua concezione della politica come servizio e non come vitalizio. Da febbraio ad oggi, questo è il terzo addio di Romano Prodi. Alla Costituente del Pd, in febbraio, annunciò che non si sarebbe più candidato alle elezioni. Un mese più tardi, il 9 marzo, proclamò il proprio addio alla politica, "almeno a quella italiana". E ora, l'ultimo passo indietro. In polemica con Walter, che ha cercato di tenere il Prof. - il cui esecutivo ancora ieri al Loft veniva indicato dai maggiorenti del Pd come la causa principale della sconfitta del 13 e 14 aprile - lontano dalla campagna elettorale? La propaganda berlusconiana ha infierito, in questi mesi, dicendo che il Pd si sarebbe comportato con Prodi come i comunisti sovietici. I quali facevano sparire dalle foto di gruppo con Stalin, ritoccandole machiavellicamente, i dirigenti caduti in disgrazia. Una sorta di oscuramento, ma non truce e in una certa misura (ma non troppa!) anche condiviso "obtorto collo" dalla vittima, in effetti il Prof. lo ha patito in questi due mesi precedenti al voto. Ed è spuntato su un palco - insieme a Walter - solo nel comizio di chiusura della campagna elettorale a Bologna. Mentre non s'è visto negli altri luoghi della battaglia, dove c'erano i big del suo partito che spesso, o sempre, più o meno sottovoce dicevano quanto fosse arduo per loro far risalire la china al centro-sinistra, dopo "la cattiva prova" del governo prodiano. Il Prof. era a conoscenza di questi sfoghi "ingenerosissimi". Ma è stato assente e, soprattutto, silente pur di non mettere i bastoni fra le ruote al Pd. Che comunque gli era lontano dagli occhi e forse cominciava ad essergli lontano anche dal cuore o se non dal suo da quello di uno degli amici più cari, Angelo Rovati, che con Prodi ha fondato il Pd ma poi ha votato Udc. Sarebbe, insomma, troppo semplice dire che Romano ha lasciato il Pd per astio verso Veltroni. Anzi, il segretario del Pd è uno dei pochi che Prodi (furibondo per esempio con Bertinotti che lo definì "il più grande poeta morente") cerca di salvare nella sua profonda amarezza. Ma in generale, del centro-sinistra questo pensa l'ex premier: "Io sono l'unico che ha battuto due volte Berlusconi, e m'hanno cacciato!". E comunque, ora Prodi lascia la presidenza del Pd perchè profondamente deluso, se non addirittura stomacato, dalla politica italiana. Lascia questo incarico onorario, per essere ancora libero di avere un nuovo ruolo internazionale all'Onu o ai vertici dell'Europa e per essere libero di togliersi, semmai, qualche sassolino dalle scarpe. L'altra volta, quando fu defenestrato nel 1998, fece scrivere al "Mulino", la rivista bolognese che egli considera una seconda casa, che era stata ordita ai suoi danni un'"operazione politica spietata". Insomma, si trattò a suo dire - o dei suoi amici - di un complotto dalemian-mariniano. Stavolta, sulla rabbia domina il rammarico nella vita da ex di Prodi. Il quale non spara ancora sassolini né medita terribili vendette ("Il Vindice di Bruxelles", lo soprannominò Cossiga dieci anni fa) e tuttavia difficilmente riuscirebbe a restare a proprio agio e in posizione di vertice dentro il Pd, nei confronti del quale prova una punta di estraneità in quanto s'è sentito messo ai margini. Gli dispiace, e assai, la rimozione che quel partito ha operato ai danni del suo governo ("Eppure abbiamo risanato i conti dello Stato..."), come fosse una cosa di cui vergognarsi. Di fatto, in occasione dell'addio numero uno (quello alla ricandidatura) e dell'addio numero due (quello alla politica italiana) il Prof. sembrava voler mantenere un unico ruolo, quello di padre nobile del Pd. Ma il corso della campagna elettorale gli ha fatto cambiare idea: "Non ce l'ho con Walter, ha lavorato bene. Ma sono stufo della grandinata di critiche, che non smerttono di piovermi addosso!".

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Londra, domande fuori moda (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-17 num: - pag: 48 categoria: REDAZIONALE Italians di Beppe Severgnini Londra, domande fuori moda L unch all'Economist, quattordicesimo piano. Solita Londra grigio-azzurra, solite poltrone rosse, soliti amici incuriositi, solite notizie italiane: Berlusconi vince le elezioni. Ma non è la solita storia, provo a spiegare. L'Italia è più ansiosa e l'uomo più cauto. Se vuol abitare nell'unica casa che non può comprare (il Quirinale), dovrà rassicurare chi non può sedurre. Ha cinque anni di tempo: probabilmente, ci proverà. Se ci provasse, quassù lo aspettano a colazione. Per adesso, in Italia, atmosfera strana. I ventiquattro liberali rimasti si sentono come nella notte di San Lorenzo: sopra passano le stelle cadenti, tutte da sinistra a destra. Ma M., fino a ieri, non lodava il tentativo di Veltroni? Perché ora lo irride? Che dire di E., che conosce la Lombardia come io conosco la Bessarabia: è diventato leghista in 48 ore? E il buon G.? Ieri diceva che Berlusconi era populista; ora l'ha promosso "popolare". Troppa fretta: peccato. E' comprensibile che tanti italiani, stanchi dei petulanti no-no-no di certa sinistra, abbiano scelto il centrodestra. Non è sorprendente, per chiunque sia passato nella Stazione Centrale, che i milanesi siano più interessati alla sicurezza che al dibattito interculturale. Ma le domande restano. Non saranno più di moda, ma restano. Questa, per esempio. Il prossimo capo del governo è un gigante dei media che s'atteggia a play-boy, in perenne conflitto con la magistratura. Ormai è più che tollerabile: è normale. In un'altra democrazia occidentale non sarebbe così. Ma gli italiani - bisogna prenderne atto - se ne sono fatti una ragione. Domanda Lorella Ghiotti dalla Germania (lorell a.ghiotti@ccit-aachen.eu): "Perché?". Buona domanda: sto cercando la risposta da 14 anni. Butto lì, fate voi. L'onnipresenza dei conflitti d'interesse (assessori, giornalisti, insegnanti, medici, accademici... chi più ne ha, più ne metta). L'antica tradizione in materia (nelle Signorie il popolo diceva "E' ovvio che il signore si faccia i suoi interessi. Basta che pensi un po' anche ai miei!"). L'urgenza di altre questioni (se una ha un contratto a termine e due figli a tempo pieno, la proprietà dei media importa sì e no). L'assenza di alternative (Di', Liberto: come avete fatto a non capire?). Il fascino del Cavaliere, profumato di Peron, Putin e Frank Sinatra (conservazione e rivoluzione, polso fermo, lunghe notti, belle donne, strani amici). Poi c'è quest'opinione arrivata da Parigi, apparsa ieri su Italians: "Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare (...). In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri. Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta". L'autore? De Tocqueville. Non aveva sposato una modella mora, ma era pure lui un francese importante. www.corriere.it/italians www.beppesevergnini.com \\ In Europa tante questioni dietro il risultato del voto risultano incomprensibili.

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Dal nostro inviato NEW YORK - Lascia il Partito democratico, av (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FABRIZIO RIZZI dal nostro inviato NEW YORK - Lascia il Partito democratico, "avanti altri". E' un addio definitivo alla politica attiva. Non c'è rammarico, forse un po' di nostalgia. Perchè del Pd, Romano Prodi, ne è stato il fondatore, anzi l'ideatore. Ma a Pasqua, quando l'esito delle elezioni non si profilava nella sua drammatica dimensione d'arresto, e nessuno conosceva se il tour in Italia di Walter Veltroni avesse capovolto le grigie previsioni, il Professore aveva messo per iscritto, in una lettera, la volontà di abbandonare la presidenza dell'assemblea costituente del Pd. Una "dead-line" fissata per il giorno in cui si sarebbe conosciuto il risultato delle urne. Ora non sa ancora che cosa farà. "Non ho fatto progetti e stamattina non ci ho pensato". Adesso con Walter avrà un incontro "chiarificatore", il più presto possibile, è la richiesta. Prodi puntualizza, con fermezza: "Certamente ne discuteremo, ma non discuteremo della decisione che ho preso". Lo strappo è avvenuto, senza colpi di coda o cannonate. Il premier getta acqua sul fuoco. "Non cerchiamo di trovare polemiche, perchè non ce ne sono. E', semplicemente, una scelta di vita". In realtà nel suo staff precisano: "Pensa che la sua epoca politica sia finita. Ha vinto per due volte contro Berlusconi e per due volte non ha concluso il progetto". L'amico, Angelo Rovati, è telegrafico: "E' una delusione per le elezioni". Una telefonata tra i due leader in tarda mattinata c'è stata. Se le prime versioni davano toni alti, accesi durante un breve colloquio telefonico, più tardi, le rispettive segreterie hanno negato qualsiasi dissapore o incomprensione. Prima di salire nell'aula del Palazzo di Vetro e affrontare temi, come la fame dell'Africa ("ma su questo - precisa - non ruberò la scena a Veltroni, c'è posto per tutti"), che gli stanno a cuore, il premier decide di cambiare programma e mettere fine alle rivelazioni sulla sua uscita dalla tolda di comando del Pd. Se ne va dal palazzo dell'Onu e chiama i giornalisti in una sala dell'hotel "Millenium Plaza". E' emozionato quando affronta l'argomento. L'emozione si traduce in un lapsus, chiama "Partito popolare" il Pd. Ma la correzione è rapida. Ripassa gli ultimi spezzoni della storia. "Il mio impegno nel Pd è una scelta coerente. Dopo la crisi di governo, ho preso la decisione di non presentarmi alle elezioni politiche, perchè ritengo necessario che nuove leve dirigenti portino avanti la crescita del Pd". Non accusa Veltroni di sbagli, di abbagli. La campagna elettorale che ha condotto "è stata estremamente coraggiosa e forte", mentre il Pd ha "ha avuto una buona performance, ora deve rafforzarsi, lavorando sui programmi e consolidando il suo ruolo di unica alternativa riformista in Italia". Tutte cose scritte, messe nero su bianco. Il rinnovamento è la base per il nuovo partito, di cui vuole restare "supporter forte e leale, cercando di lavorare su riflessioni e proposte". Tutto qui, un semplice supporter, nient'altro. Ed in questo passaggio si riassume il dramma che attraversa il vertice del Pd, con la volontà di Prodi di non lasciare in terra morti e feriti, ma di prendere le distanze, senza creare scossoni. Ma sulla "talpa", ovvero la responsabilità di chi ha fatto uscire l'indiscrezione, qualche tensione, non è mancata tra i due staff di Veltroni e Prodi. Perchè l'annuncio della lettera ha colto di sorpresa il Professore convinto di dover incontrare Veltroni a giorni, come era stato stabilito. Quando il leader del Pd, vide recapitare quella lettera a ridosso dei giorni di Pasqua, cercò il Professore. I due si parlarono a lungo, come tante altre volte. Veltroni non voleva che abbandonasse il Pd, infatti ne ha sempre elogiato, durante i comizi, l'azione riformatrice del governo. Nel corso di un forum al "Corriere", dando l'annuncio, "Prodi continuerà a fare il presidente del Pd", probabilmente cercava di forzarne le resistenze. Non c'è riuscito. Ed è un giallo la smentita che Silvio Sircana ha fatto fino a pochi minuti prima per mettere a tacere i "rumors". Prodi difende il suo portavoce: "I miei collaboratori non sapevano della lettera, perchè era un fatto personale. Non hanno detto bugie".

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ROMA Lascia, Romano Prodi ma a modo suo, combattendo. L'ultima battaglia con Silvio Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La ingaggia sul nome del successore alla Ue in sostituzione di Franco Frattini eletto in Parlamento e già designato ministro degli Esteri prossimo venturo. Il Cavaliere vorrebbe - dicono - nominare Antonio Tajani al posto di Frattini, ma il Professore cui spetta più che voce in capitolo sulla nomina, si inalbera: "Avevo proposto una rosa di cinque nomi a Berlusconi, ma non mi ha mai risposto". I cinque petali, in ordine alfabetico, sono: Giuliano Amato, Emma Bonino, Paolo De Castro, Piero Fassino, Enrico Letta. Sul nome del ministro dell'Interno ci sarebbe, pare, una convergenza più o meno immediata, bipartisan, solo che l'interessato non è interessato a occupare quella poltrona. Il candidato vero, in realtà, è Piero Fassino, ultimo leader dei Ds, grande esperto di questioni europee con una grossa rete di contatti e conoscenze maturata in anni di lavoro di politica estera, di partito e governativa. Sul nome di Fassino si stanno impegnando a fondo sia Prodi che Veltroni, che ne ha parlato apertamente nella conferenza stampa dell'altro giorno, senza citare Fassino, ma facendo presente a Berlusconi che sul tema sostituzione Frattini "sarebbe auspicabile cominciare con il piede giusto e con le procedure giuste". Anche Letta, a quel che raccontano, potrebbe avere delle chances. Quel che è certo è che prosegue il braccio di ferro non solo sui nomi, ma su chi debba nominare chi. "Spetta a me", ribadisce Prodi. "No, a Berlusconi", è la tesi di altri. Si schierano anche in Europa. Per Graham Watson presidente degli europarlamentari liberaldemocratici, la nomina spetta al governo Prodi. Per altre fonti europee, probabilmente più vicine alla realtà politico-istituzionale, la nomina andrebbe fatta di comune accordo tra il governo uscente e quello entrante. Facile a dirsi, ovviamente. La designazione del candidato per la sostituzione di Frattini, spiegano a Bruxelles, cade a metà strada tra le competenze del premier in carica e le aspirazioni di chi, avendo vinto le elezioni, si prepara a prendere il suo posto. "Dal punto di vista formale, Prodi ha ragione a dire che la nomina del successore designato spetta a lui e al suo governo", rilevano fonti autorevoli a Bruxelles, interpellate dall'Ansa. "Dal punto di vista politico è però difficile che il primo ministro in carica di una coalizione sconfitta non si concerti con il capo della coalizione uscita vittoriosa dalle elezioni per trovare un nome che abbia anche il suo gradimento". Frattini ha chiesto e ottenuto dal presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Durao Barroso, di poter godere di ferie non remunerate, di fatto un prolungamento del suo congedo elettorale, fino al 28 di aprile. n.b.m.

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SE A VOTARE TORNA L'IDEOLOGIA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-17 num: - pag: 1 autore: di GIUSEPPE PULLARA categoria: REDAZIONALE FINE APRILE ALLE URNE SE A VOTARE TORNA L'IDEOLOGIA Sembra un ritorno storico: oggi, come nel 1993, Rutelli si trova ancora a duellare per il Campidoglio contro un esponente della destra. Allora fu il leader Gianfranco Fini, ora è il suo "colonnello " Alemanno. E la gara, come quindici anni fa, si conclude al ballottaggio. Pare di assistere alla chiusura di un cerchio. Rutelli fece ricorso, per il secondo round, agli elettori che avevano preferito Renato Nicolini: truppe fresche, pronte, disponibili. E infine vinse. Si disse: "Roma è una città di destra che ha votato a sinistra". Oggi la domanda è: una città spostata ormai sul centrosinistra voterà a destra? E in subordine: a quali truppe ausiliarie farà appello Rutelli per guadagnare 5 punti e superare il 50 per cento? Alemanno conta su Storace, Ciocchetti, Baccini, Baldi (e sullo tsunami Berlusconi, ovviamente). C'è poco da pescare, oltre gli alleati, per l'ex leader della Margherita. Le liste civiche, i beautiful di supporto sono stati drasticamente ridimensionati: poco più del 3%. Solo due anni fa giungevano con Veltroni al 10,6%. La categoria è quasi assente alle spalle di Alemanno. è il segno formale della definitiva chiusura del ciclo della "società civile" che fa politica: la "gente comune" vota per i politici e non per gli "esterni". Come fanno le donne, che non votano per le donne. Questa volta è successo un caso del tutto inatteso: l'elettore che vota per il partito ma non per il candidato. Rutelli ha raccolto meno voti della sua coalizione (-1%): ecco un elemento in sé negativo che si trasforma in un motivo di speranza, peraltro insufficiente, per il ballottaggio. Il nome di Alemanno ha avuto l'effetto opposto: un punto in più della coalizione può indicare una generale propensione positiva degli elettori che saranno decisivi a fine mese? Scacciata da tempo dalla porta l'ideologia potrebbe rientrare (con la "i" minuscola) dalla finestra e decidere lo scontro. Come nel '93, quando poi alla fine i renitenti, gli incerti, i sofisti dei due campi si sentirono richiamati all'ordine: o di qua o di là.

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Dai parroci ai movimenti La Chiesa che esulta per il Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-17 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Dai parroci ai movimenti La Chiesa che esulta per il Pdl Don Bellò: è un delitto far festa? Don Cardinetti: mi sono rallegrato Viaggio nel mondo ecclesiale che non ha fatto mistero di preferire la vittoria del centrodestra MILANO - Non che abbondino personaggi come don Giovanni Bellò, 72 anni, parroco di Semonzo di Borso del Grappa, uno che ha già dato millecinquecento euro al bar del paese per pagare da bere a tutti quando morirà e nel frattempo, il giorno della caduta di Prodi, ha stappato una bottiglia di vin santo, "è forse un delitto far festa?". Le sue idee non le ha mai nascoste: "Cosa vuole che le dica, sono incapace di tacere, l'ho detto pure nell'omelia di domenica: caro Veltroni, ma i valori dove sono? Mica per il Berlusconi o la Lega, però son contento che abbia vinto un partito che difenda i valori cristiani...". Ma c'è una Chiesa che al di là della distanza marcata dalla Cei del cardinale Angelo Bagnasco - la Chiesa non si schiera con nessuno ma ricorda i "valori irrinunciabili " - non ha fatto mistero di preferire lo schieramento vincente. O almeno lo ha fatto capire. O ancora cerca di vederne il lato positivo, senza indulgere agli eccessi leghisti, tipo il volantinaggio davanti alle parrocchie contro il cardinale Tettamanzi dopo che la Curia milanese aveva denunciato che "si è scesi abbondantemente sotto il rispetto dei diritti umani " negli sgomberi dei Rom. Del resto Avvenire segnalava ieri la sconfitta dello "zapaterismo d'Italia", compreso il "Pd impannellato", che tra "Dico e manipolazioni della vita nascente e morente" ha finito per "distogliere lo sguardo dall'Italia reale di famiglie e lavoratori". Valori, problemi concreti. Ci son parroci come don Mario Cardinetti, a Cava Manara nel Pavese, che rivelano le loro simpatie leghiste ("Diciamo che mi sono rallegrato") e altri tipo don Giuseppe, sacerdote in un paese operaio come Chiampo, che senza tifare spiega il 41 per cento leghista allargando le braccia: "Da anni dico: vediamo le persone e scegliamo il meno peggio. Io non intervengo, non ce n'è bisogno, la gente è matura e sceglie da sé. Non c'è da me-ravigliarsi, qui la Lega ha lavorato bene, si sono mostrate persone serie che mantengono la parola ". Il Carroccio sfonda nelle zone che furono bianche, il direttore dell'Eco di Bergamo, Ettore Ongis, riassume: "La Bergamasca rimane cattolica e il voto alla Lega, sia pure alla sua maniera, esprime un popolarismo, una vicinanza alla gente, che può riconoscersi in talune espressioni del mondo cattolico ". Così la Lega cerca di accreditarsi, "il 39 per cento dei nostri elettori è cattolico praticante. Ho portato Bossi alla messa di Pasqua", rivela Giuseppe Leoni ad Avvenire. Don Pietro Giola, parroco di San Michele a Varese, conferma: "Mi hanno chiamato ed ecco lì il Leoni con Bossi in prima fila! Leoni lo conosco, è un buon diavolo, una persona onesta che parla come noi, mica come Bertinotti... Bossi non l'avevo mai visto ma qualche reminiscenza ce l'ha, ha riconosciuto un'immagine di Giotto che proiettavo in Chiesa, "quella è la cappella degli Scrovegni!" ". Certo, il Lombardia ha il suo peso CL, movimento ecclesiale che non si è espresso ma al quale fa riferimento il fior fiore del Pdl, Formigoni in testa. "Berlusconi oltre De Gasperi", titola il settimanale ciellino Tempi, "ora l'Italia può svoltare". Giorgio Vittadini, fondatore della Compagnia delle opere, parla di "voto del popolo contro l'establishment ". In Romagna un discepolo di don Giussani come monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro, ha diffuso un messaggio durissimo contro l'accordo fra Pd e radicali: "Aveva ragione il più acuto studioso di problemi del comunismo e del cattolicesimo in Italia, Augusto Del Noce, che ne Il suicidio della rivoluzione e Il Cattocomunista diceva che i comunisti per arrivare al potere avrebbero venduto i loro valori fondamentali per trasformarsi in un grande partito radicale di massa. L'ingresso di rappresentanti del Partito radicale nelle liste del Pd compie questa sostanziale identificazione della forza egemone della sinistra con questa mentalità della quale, tutto si può dire, meno che sia una mentalità del popolo e al servizio del popolo. Le conseguenze di questa mia posizione sono così evidenti che non vale nemmeno la pena di esplicitarle". Gian Guido Vecchi La copertina "Berluscolor", così titola in copertina l'ultimo numero del settimanale "Tempi", vicino a Comunione e Liberazione. Il periodico diretto da Luigi Amicone sottolinea il successo del Pdl e quello personale del Cavaliere: "Berlusconi oltre De Gasperi", sentenzia, e profetizza: "Ora l'Italia può svoltare" Critico con il Pd Monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino.

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ROMA - Massimo D'Alema e Pier Ferdinando Casini si erano sentiti al telefono (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO SARDO ROMA - Massimo D'Alema e Pier Ferdinando Casini si erano sentiti al telefono la sera di lunedì, a vittoria di Berlusconi già acquisita. La visita del vicepremier a casa Casini è stata fissata allora. Ma non avrebbe avuto lo stesso rilievo se Walter Veltroni, nel frattempo, non avesse lanciato un segnale pubblico a favore del dialogo con l'Udc. Casini ha fin qui percepito ostilità da parte del leader Pd. Ha visto materializzarsi il "Veltrusconi" ben prima delle elezioni, nell'avversione alla riforma elettorale sul modello tedesco. D'Alema invece ha da tempo idee più vicine a quelle di Casini sulle riforme istituzionali. E non fa mistero di cercare il dialogo anche per verificare la possibilità di intese future. Ora l'Udc è "corteggiata". Innanzitutto per il ballottaggio di Roma, dove i suoi elettori potrebbe essere determinanti. Tanto che, dopo la visita di D'Alema, anche Gianni Letta ha cercato Casini al telefono. Per il Pd la sconfitta in Campidoglio sarebbe ben più pesante, anche sul piano simbolico, perché colpirebbe la sua leadership. Ma il Pd ha anche una ragione in più: cerca un raccordo tra le opposizioni per aumentarne la forza, nella società se non nel Parlamento. D'Alema e Casini ieri hanno parlato di questo. Ovviamente il vicepremier spera che l'Udc a Roma concluda la sua consultazione interna senza alcun accordo con Gianni Alemanno. E a Casini ha detto che, se il Centro confermerà la sua autonomia politica, darà più forza nel Pd a chi si oppone ad una riforma in senso bipartitico e ad un asse con Berlusconi. Il modello tedesco - pochi partiti ma autonomi - resta per D'Alema il sistema più rispondente alla realtà italiana. Casini ha escluso coordinamenti o "omologazioni" delle opposizioni. L'autonomia dell'Udc si esprimerà anche con posizioni diverse dal Pd in Parlamento: "Sono pronto a sostenere i provvedimenti del governo a favore della famiglia o di riduzione fiscale" ha detto il leader centrista. Tuttavia a Casini il dossier delle riforme sta a cuore. È per lui vitale scongiurare un patto Berlusconi-Veltroni per una bipolarizzazione forzata. La porta del dialogo è aperta. E dopo D'Alema sarà probabilmente Veltroni a fare visita a Casini.

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ROMA Un ballottaggio sul filo di lana, è quello che sembra profilarsi a Roma tra Rutel (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO RIZZA ROMA Un ballottaggio sul filo di lana, è quello che sembra profilarsi a Roma tra Rutelli e Alemanno. E' così che si spiega il corteggiamento tambureggiante al centro moderato, la visita di D'Alema da Casini, il pressing di Berlusconi sugli elettori dell'Udc e quello più discreto e lontano dai riflettori di Gianni Letta che chiede a Pierferdi di appoggiare Alemanno. Partita apertissima, che può somigliare a quella di Illy in Friuli, dove l'indicazione centrista si è rivelata determinante per i successo del candidato del Pdl. Partita piena di incognite, per ora inestricabili: dove andranno i voti di Storace? Dove quelli della Sinistra Arcobaleno, sballottata nell'orgoglio e irritata con le scelte veltroniane, in un misto di disinteresse, di desiderio di vendetta e di voglia di riscatto? I centristi hanno un pacchetto che si potrebbe rivelare utilissimo, se non decisivo: il 3,15% di Ciocchetti e lo 0,73% di Baccini. Poi c'è lo 0,78 del solitario Baldi; e che farà la grillina Monti con il suo 2,66%, ammesso che li possa governare? Storace ha un utile 3,33%. Se si dovessero sommare alcune di queste percentuali, apparirebbe chiarissimo come il vantaggio di cinque punti vantato da Rutelli su Alemanno (45,8 contro 40,5) sarebbe recuperabile. Il Partito delle libertà conta sull'effetto trascinamento della vittoria alle politiche, che potrebbe risucchiare le preferenze dell'elettorato moderato; il Pd conta sulla voglia di riscossa di un elettorato bastonato e che potrebbe ripartire da Rutelli. La partita romana è con tutta evidenza un caso nazionale, per gli uni e per gli altri, e questo spiega il pressing che i due grandi partiti stanno mettendo in atto in queste ore. Primo destinatario Casini. Dicono sia difficile che le primarie di venerdì dell'Udc, decise per capire come votare a Roma, possano dare un risultato netto e pendere a favore dell'uno o dell'altro. Può anche succedere che alla fine prevalga una ragion politica, che si tradurrebbe nella libertà di voto, che precede una scelta di equidistanza. Casini potrebbe non avere interesse a schierarsi, troppo fresche sono le ferite dell'aspra campagna elettorale contro Berlusconi, e troppo diverse sono le scelte programmatiche e ideali rispetto al Pd. Lui ripete: "Non mi muovo dal Ppe, sono alternativo alla sinistra". I centristi possono fare da ago della bilancia, se solo vogliono, ma sembra troppo presto per convincerli a farlo esplicitamente adesso. D'Alema è andato a trovare Casini, per un appuntamento già fissato da tempo, e pare proprio sia così: il ministro degli Esteri aveva già individuato strategicamente la necessità di aprire, dopo il voto, il dialogo con i centristi e con la sinistra, ancor più necessario in caso di sconfitta per fare fronte comune dall'opposizione a Berlusconi. La sortita esplicita di Veltroni del giorno prima tendeva ad accreditare la mossa, a dare l'immagine di un Pd impegnato a dialogare a tutto campo. Non c'è solo Roma, nell'immediato. Ma bisogna costruire un rapporto in Parlamento che vede, sullo sfondo, come traguardo da condividere, la legge elettorale per evitare il referendum tra un anno (il sistema tedesco); una serie di regole istituzionali condivise da cambiare; e un fronte moderato-riformista da opporre a Berlusconi ove le sue scelte si rivelassero troppo condizionate dalla Lega e, quindi, osteggiate dall'opposizione. La politica si fa guardando avanti, ci si prepara a tutte le evenienze. Su Casini il Pdl ha usato una strategia diversa. Berlusconi non ha rivolto subito il suo appello direttamente al leader ma, di sponda, agli elettori dell'Udc e della destra, in modo che "non consentano il prevalere della sinistra". Al bon ton ci ha pensato Gianni Letta che ha telefonato a Casini per perorare direttamente e a voce la causa di Alemanno, la necessità di far fronte comune per togliere al Pd la roccaforte romana, un segnale che sarebbe nefasto per l'opposizione e significherebbe mettere una ciliegina, e che ciliegina, sulla torta della vittoria. Poi, a sera, Berlusconi ha rilanciato l'appello, stavolta direttamente a Udc e Destra. Casini non ha risposto sì né a D'Alema né a Letta, si tiene stretti i voti del Centro in attesa di capire quali margini politici i due forni saranno in grado di garantire. La scelta dei moderati potrebbe essere determinante. Difficilmente infatti Alemanno potrebbe imbarcare i voti di Storace senza scoprirsi troppo a destra e facendo imbestialire gli ebrei romani, che ieri hanno già lanciato un altolà inequivocabile: guai a sentire puzza di fascismo al ballottaggio. Sfida incerta, con l'incubo dell'assentesimo che può modificare i rapporti di forza, forse più delle alleanze dell'ultimo minuto.

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Nord, le città della destra in cerca di soldi e stabilità (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-04-17 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE I casi Da Genova a Venezia, come sono maturate le scelte che hanno cambiato la geografia politica Nord, le città della destra in cerca di soldi e stabilità Artigiani e commercianti dietro la svolta G li armatori di Genova, gli agricoltori di Parma, i commercianti di Venezia, i piccoli imprenditori di Verona, i giovani di Cremona. Categorie e corpi sociali diversi che, ancora una volta, hanno innalzato la bandiera della libertà economica, issata sulle banchine del porto di Genova, sulle ciminiere di Porto Marghera, sulle cattedrali delle città venete. Città che sono il tessuto connettivo della questione settentrionale, di quel Nord impaurito e ostile alla sinistra che salda l'insicurezza sociale alla vivacità dei commerci, che teme la globalizzazione ma è pronto a cavalcarla, sfruttando le promesse di Lega e Pdl: dal federalismo fiscale alla detassazione degli straordinari, dalle riforme delle infrastrutture all'abolizione dell'Ici. Cipriani testimonial a Venezia Qui non ci sono moschee né campi rom. Eppure la Lega cresce. Nei sestieri veneziani è al 12 per cento, a Jesolo arriva al 30. Marco Michielli, presidente di Confturismo e Federalberghi: "Il Pd è stato troppo attento alla grande industria, come il Pdl. E infatti hanno piazzato Riello e Calearo, trascurando altre categorie". Errore grave a Venezia, dove il centrodestra aveva un testimonial eccellente, Arrigo Cipriani: "Ho votato Lega al Senato e il centrodestra alla Camera". Non che il titolare dell'Harry's bar sia di destra: "Ci sono persone che hanno fatto bene anche nel Pd". Né condivide slanci xenofobi o derive securitarie: "Ma no, qui io e i miei colleghi abbiamo votato Lega perché vogliamo il federalismo fiscale. Siamo una terra ricca, con imprese che hanno grandi capacità e che arrancano anche a causa dei prelievi statali". I veneziani sono stanchi, dice Cipriani: "Siamo una città decimata, chiusa in se stessa, offesa dalla massa di turisti che si riversa qui ogni giorno ". Non ha difficoltà ad ammettere, Cipriani, che è stato anche un voto di protesta: "Contro questa sinistra che parla di decoro e non fa nulla, se non gli editti declamanti dagli altoparlanti dei vaporini. Il veneziano è stufo, non ha più voglia di pensare, di discutere. Vuole concretezza ". Il record veronese della Lega Silvio Berlusconi lo definì "un po' rozzo, ma efficace". Efficace lo è stato di sicuro, se è vero che da queste parti si parla di "effetto Tosi" per definire il boom della Lega, arrivata a Verona al 32 per cento e a percentuali stellari nella Treviso di Gianpaolo Dozzo, ministro in pectore. Un sindaco forte, che non basta a spiegare il vento del Nord. Il presidente dei piccoli imprenditori, Alberto Aldegheri, la mette così: "Hanno promesso cose che stanno realizzando. C'è voglia di gente concreta". Ancora più esplicito il presidente della Confartigianato, Ferdinando Albini: "Il governo ci ha fatti passare per evasori fiscali, per quelli che hanno mandato in malore l'Italia". Magari è anche vero che qualcuno non paga le tasse, ma gli artigiani si sentono umiliati e offesi e la Lega conforta: "Ha ben poco di folcloristico. In passato l'ho anche criticata, ma ora Tosi mantiene le strade pulite e garantisce la sicurezza". E poi le infrastrutture: "Ferrovie e autostrade in Veneto sono disastrose. Stamattina parlavo con un collega che doveva andare a Roma: prima prendeva l'aereo, ora Alitalia ha sospeso i voli da Verona". Genova, la cena di Castelli A Genova il Pd ha tenuto bene. Ma il crollo della sinistra ha portato con sé la crescita impetuosa della Lega, più 93 per cento alla Camera. La rappresentazione scenica del nuovo clima si poteva cogliere qualche giorno prima del voto. Niente sagre paesane, ma una cena in un ristorante di classe, presenti l'ex Guardasigilli Roberto Castelli e ben 120 tra imprenditori, avvocati, commercialisti e persino nobili cittadini. Platea nella quale spiccava Claudio Gemme, ad dell'Ansaldo. Gemme risponde al telefono da Mosca, dove sta inaugurando una nuova filiale: "Come imprenditori non ci siamo sentiti molto supportati dalla politica. La Lega ha un programma serio, vicino alle aziende e molto focalizzato sull'industria: sulle risorse energetiche, la necessità manodopera qualificata, il costo ridotto delle ore straordinarie". Bossi si scaglia da sempre contro la globalizzazione e invoca dazi. Gemme non crede affatto che la Lega sia ripiegata su se stessa: "Anche Castelli ce lo ha detto: è giusto e necessario che le aziende italiane esportino i loro prodotti nel mondo. C'è un mercato enorme che ci aspetta". Quanto al protezionismo, "è ovvio che importare prodotti di bassa qualità dalla Cina, impoverisce il nostro Paese. Dobbiamo evitare anche di comprare energia dall'estero. Serve aiuto. Del resto anche i coreani e i brasiliani godono di sostegni per noi impensabili, come premi all'esportazione". Altro cavallo di battaglia della Lega è il no ai clandestini e il freno all'immigrazione: "L'Ansaldo utilizza manodopera che arriva da tutto il mondo. Nelle mie aziende lavorano rumeni, iracheni. Tutti specialisti, gente che lavora. Non credo che la Lega sia contraria a questa immigrazione". La borghesia agraria di Cremona A Cremona, due anni fa, fu testa a testa. La spuntò per 700 voti e uno 0,7% il centrodestra. Oggi, due anni dopo, il blocco azzurro-verde stacca di sette punti Veltroni. E mentre il Pd guadagna circa quattro punti rispetto all'Ulivo, la Lega cresce dall'8,7% al 15,8% e Berlusconi cede quattro punti. Effetto del voto identitario, con sullo sfondo le proteste per il progetto della moschea che si sono intrecciate con la condanna per terrorismo all'ex imam. Ma almeno due dati rendono più complesso il quadro. Una massiccia adesione silenziosa alla Lega da parte della borghesia agraria, che nelle scorse legislature sembrava fidelizzata da Forza Italia - che aveva nel grande agricoltore Giovanni Jacini un personaggio carismatico - e dall'An di Gianni Alemanno. Ora la borghesia agricola cremonese si è in parte riconosciuta nell'antico simbolo che negli anni '90 era vicino al 20 per cento e che poi ha flirtato con il leader dei Cobas del latte Giovanni Robusti. Ma a segnare la svolta, a Cremona, c'è anche il piccolo esercito dei Giovani Padani. Sono 80, tantissimi relativamente ai numeri della città, guidati da un ventiquattrenne laureando in informatica, Fabio Grassani: "Siamo tutti tra i 17 e i 28 anni e per noi è la prima esperienza politica. Cosa vogliamo? Sicurezza e federalismo". Pavia, Abelli protagonista A Pavia, come a Cremona, il Comune è amministrato dal centrosinistra. E le politiche sembrano l'occasione perfetta per chiedere il conto alla sindaca Piera Capitelli. Attaccata da sinistra per la mano dura usata contro i Rom e criticata da destra per i ritardi, in molti, sulle sponde del Ticino, pensano che al centro del voto ci siano anzitutto dinamiche locali. Difficile,.

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Pd, a Sondrio le prime prove di rivincita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-04-17 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE In controtendenza Pd, a Sondrio le prime prove di rivincita MILANO - "La vittoria di Sondrio, tutt'altro che scontata, è un segnale di cui dobbiamo tenere conto". Le parole degli esponenti democratici sono rimaste sospese perché la conta, al primo turno delle Comunali del capoluogo Valtellinese, si è fermata al 49%, e la festa per la riconquista della Valtellina è quantomeno rinviata agli esiti del ballottaggio. Ma resta il fatto che, in un quadro complicato per il partito che in Lombardia è guidato da Maurizio Martina, il principale segnale di speranza, di controtendenza rispetto alla marea verde-azzurra, arriva proprio dalla città natale di Giulio Tremonti. "In diverse città lombarde siamo il primo partito", ha detto Martina, menzionando anche la "sua" Bergamo, e registrando una crescita percentuale rispetto alla somma Ds-Margherita di due anni fa. Il caso di Sondrio però è diverso, perché si tratterebbe proprio di una vittoria, per quanto lontana dal cuore dell'impero. Nella città il centrodestra ha governato dal 2003 al 2007, anno in cui è arrivato il commissario prefettizio. Quanto alle politiche, la candidatura di Veltroni, alla Camera, ha raccolto il 32% mentre quella di Silvio Berlusconi ha superato il 52%, con una Lega al 22% in crescita di dieci punti rispetto al dato di due anni fa. Quella stessa Lega che del resto, da sola, governa la Provincia con il presidente Fiorella Provera che nel 2004 vinse una prova di forza elettorale con il centrodestra. Forse anche per questo, riprendersi Sondrio è importante, per il Pd valtellinese. E di riconquista, in effetti, si tratterebbe, tanto più che per l'occasione il centrosinistra è tornato a una candidatura ampiamente sperimentata. A chi aveva già amministrato il Comune per un decennio, dal 1994 al 2003. Il candidato sindaco che ha sfiorato la vittoria al primo turno si chiama Alcide Molteni, è un medico noto e stimato in città, ed è sostenuto dall'intera coalizione della vecchia Unione. Ha fatto una campagna forte del buon senso, parlando una lingua chiara all'elettorato valtellinese. "La prospettiva di sviluppo dell'intera Provincia - dichiarava in campagna elettorale - non può non rifondarsi sugli elementi che ci hanno qualificato e che nella mondializzazione dovremo ancora maggiormente esaltare. Ambiente, qualità della vita, produzioni fortemente tipicizzate". A differenza del suo avversario, Aldo Faggi, che prende poco meno del 33% fatto registrare dalla sua coalizione, Molteni fa segnare oltre due punti in più rispetto al suo schieramento. Oggi come ai tempi del suo primo mandato, si trova di fronte una Provincia e un territorio dai tratti particolarissimi, in cui risulta esasperato il carattere che unifica tutto il tessuto produttivo del Nord-Nordest. Basti pensare che, il 95% delle imprese valtellinesi, ha meno di tre dipendenti. Il tessuto tipico dell'elettorato che ha sancito l'ennesimo trionfo leghista. Ma forse è ancora forte, nella cittadinanza del capoluogo, la memoria di un movimento dei cento sindaci che, a metà degli anni novanta, su e giù per l'Italia, sembrò a molti il vero embrione del partito unico del centrosinistra che sarebbe arrivato, e per altre vie, oltre un decennio più tardi. Uno di quei cento, appunto, era Alcide Molteni. J. T.

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Mazzarello attacca "troppi errori è stata una disfatta" - donatella alfonso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XI - Genova Il caso L'ex senatore: inutile cercare alibi Mazzarello attacca "Troppi errori è stata una disfatta" "Liste sbagliate ma anche poco dialogo con la gente, alla base della sconfitta" DONATELLA ALFONSO "IL PROBLEMA non è che siamo andati bene o male. Il problema è che abbiamo perso". Non usa giri di parole Graziano Mazzarello, uno degli esclusi più illustri dalle liste del Pd, nonostante una legislatura e mezza di impegno nelle file uliviste alla Camera e al Senato. E lancia un avvertimento chiaro a Claudio Burlando: "I limiti dell'azione regionale ci sono e la sconfitta lo dimostra. Ora vanno recuperati e superati, parlando chiaro anche verso gli alleati: per vincere alle Regionali non basta dirsi che ce la faremo". La mia, assicura Mazzarello, non è la critica dell'ex, ma di chi conosce da una vita il popolo già comunista, poi diessino e ora Pd. E quindi ha più facilità a capire cos'è successo; al di là delle valutazioni di "tenuta" del vertice veltroniano locale. "Ho la sensazione che si stia troppo indulgendo ad un giudizio consolatorio, per tradizione in Liguria la sinistra ha avuto risultati più alti che nelle altre regioni, anche quando abbiamo perso. Ma per un punto e poco più abbiamo perso al Senato, e quindi ci siamo visti sfuggire il premio di maggioranza, che era la posta in gioco. Questo non va, non può andarci bene: qualcosa non ha funzionato, e quando negli ultimi giorni sentivo la dirigenza locale del Pd dirsi soddisfatta dei sondaggi, mi chiedevo se fossero veri. Perché sentivo la gente, sentivo l'aria che tirava, e tutto questo ottimismo proprio non lo vedevo". Un attacco diretto a Mario Tullo, segretario regionale già messo in discussione da Mario Margini? "Non voglio attaccare Tullo. Ma dire che bisogna fare una riflessione, sì. Non siamo stati capace di leggere la realtà intorno a noi, e questa è una colpa grave, per una sinistra che è sempre stata sul territorio. La Lega eccede nelle posizioni, ma ha risposto a delle istanze che arrivavano anche dal nostro elettorato, le paure per l'immigrazione clandestina, la rabbia per troppe tasse e redditi troppo bassi. E partiamo da un altro elemento: le liste. Abbiamo perso voti alla Spezia, siamo stati superati a Savona, dove Berlusconi nel suo comizio ha insistito proprio sul problema delle liste "paracadutate"... Perché non c'erano né un nome spezzino né uno savonese, nella lista del Senato, quella considerata strategica?" Ma non basta la composizione delle liste a spiegare la sconfitta. "No di certo. Abbiamo fatto tutto il possibile per convincere il centro moderato? E per tenere con noi quegli esponenti, come Monteleone e Paladini, che sono stati eletti in altre liste? E soprattutto: ci rendiamo conto o no che c'è stato un ritardo nel verificare e correggere i limiti del governo regionale? E ora dobbiamo capirlo e agire, prima che sia troppo tardi".

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E votami, razzista (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 92 del 2008-04-17 pagina 0 E votami, razzista di Filippo Facci Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Verdi e Sinistra democratica non saranno in Parlamento. è giusto? No, secondo me. Da proporzionalista-utopista sarei favorevole a che ogni minoranza fosse rappresentata. Non ha tutti i torti il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti, nell'osservare che i diversi sistemi elettorali ora vedono l'estrema sinistra nelle province e nelle città ma appunto in Parlamento no. Non so se tuttavia abbiate ascoltato le spiegazioni che la Sinistra Arcobaleno si è data circa la propria sconfitta: fa capire esattamente perché ha perso. Anzitutto dice: in Italia è scomparsa la sinistra, in Italia è rimasto un partito di centrodestra e uno di centro. La sinistra, cioè, sarebbero solo loro. Le ragioni della sconfitta, poi, sarebbero tre: 1) Il bipolarismo referendario tra Berlusconi e Veltroni, alimentato dai mass media; 2) L'astensionismo; 3) Il razzismo strisciante che imperversa nel Paese. Cioè: è da tre legislature che gli operai del Nord votano Lega; ora ha conquistato anche le roccheforti rosse più inespugnabili, e trattasi palesemente di elettori di estrema sinistra che li hanno mollati: ma loro, ora, anziché cercare di recuperarli e di capire, li insultano e gli danno di razzisti. Oggi, sul manifesto, per la prima volta, è comparso un titolo come questo: "Il leghismo che pesca a sinistra". Alleluja. Ci stanno arrivando. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Addio signor no, l'ambiente ringrazia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 92 del 2008-04-17 pagina 0 Addio signor no, l'ambiente ringrazia di Franco Battaglia C'è chi lamenta come perdita che si sarebbe dovuta evitare la scomparsa degli ambientalisti dal nuovo Parlamento, e c'è chi ribatte che i Verdi sono stati cancellati dai propri stessi elettori. Ma, a pensarci bene, i Verdi non avevano elettori neanche prima. Essi si trovarono nei governi passati solo grazie alle scellerate alleanze pre-elettorali, necessarie per dare forza di governo a chi tale forza mai ha avuto: ai Fassino e ai D'Alema, alle Finocchiaro e ai Veltroni. Il potere Verde, smisurato a fronte di quel loro 2% di sempre, fu ottenuto sempre grazie a quello ricattatorio che essi amavano, sempre, esercitare. La differenza tra il passato e oggi è che nel passato erano tollerati e oggi, finalmente, non più: non è escluso che molti di coloro che avrebbero inteso dare la fiducia a Bertinotti gli hanno invece voltato le spalle per essersi questi coi Verdi alleato. L'ambientalismo non è un'idea politica: lagnarsi dell'assenza in Parlamento di una voce specificamente ambientalista sarebbe come lagnarsi dell'assenza di un ipotetico partito salutista che vorrebbe giustificare la propria esistenza adducendo che altri ignorerebbero, o addirittura favorirebbero, le malattie. La questione della salvaguardia della salute ambientale è cara a tutti: alla Santanchè, a Fini, Bossi, Berlusconi, Casini, Di Pietro, Veltroni e, sono sicuro, anche a Bertinotti. A tutti noi, insomma. A tutti noi, ma non ai Verdi. Ce lo dicono i fatti. La protezione dell'ambiente è una questione scientifica. E la scienza, piaccia o no, non è democratica. Orbene, nel rinnegare la scienza, i Verdi hanno dimostrato di essere gli unici a remare contro la protezione dell'ambiente. Ci hanno fatto abbandonare il nucleare - prima fonte d'energia elettrica in Europa - costringendoci a inquinare con l'uso esagerato dei combustibili fossili. In nome di cosa? In nome di quel colossale falso scientifico che vorrebbe irrisolto il problema delle scorie radioattive: un problema, invece, perfettamente risolto, come peraltro dimostra il fatto che con quasi 60 reattori nucleari in casa, il problema dei rifiuti radioattivi mai è stato sollevato da alcun cittadino francese o giapponese. Invece molti cittadini della provincia di Napoli, sebbene governata da un Verde - o forse proprio per questo - non hanno più la forza di sollevare il problema dei rifiuti ordinari. In nome della protezione dalla leucemia infantile hanno promosso l'interramento dei cavi di trasmissione dell'energia elettrica, che invece sono innocui, con ciò sottraendo alle risorse per la lotta alla leucemia infantile un milione di euro per ogni chilometro di cavo interrato. Hanno preteso che fosse bloccata la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, il cui vero impatto ambientale è la sua assenza. Il loro Segretario nazionale ha ieri dichiarato di voler ripartire dalla difesa dei deboli. Lodevole proposito. Peccato che egli, in questi due anni, in nome di quell'altro colossale falso scientifico che ha la pretesa che il clima si possa governare, abbia impegnato denaro pubblico per la diffusione degli inutilissimi e dannosissimi pannelli fotovoltaici, che è il modo più garantito per definitivamente affossare i deboli: come se avesse impegnato denaro pubblico nella distribuzione di caviale Almas - 200 euro l'etto - per sfamare gli affamati. Insomma, non emetterei alcun lamento, neanche flebile, per l'assenza dal Parlamento dei Verdi o di forze ambientaliste: ambientalisti lo siamo tutti e in Parlamento ci siamo già. Solo i Verdi hanno dimostrato di non avere a cuore l'ambiente e, grazie a Dio, non sono in Parlamento. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"Nessun ricatto sulla giunta Ora la verifica" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

COSSATO. IL DOPO ELEZIONI "Nessun ricatto sulla giunta Ora la verifica" [FIRMA]RENATO MORESCHI COSSATO A pochi giorni dalle elezioni e dalla vittoria del centrodestra, la sinistra antagonista riflette sul tracollo alle urne. Nel secondo centro della provincia, tradizionalmente una roccaforte "rossa", la sconfitta ha assunto dimensioni a dir poco preoccupanti soprattutto per le conseguenze che potranno avere sulla coalizione al governo del Comune: il blocco della Sinistra arcobaleno è passata dal 10,3 per cento del 2006 a uno striminzito 2,7% del 13-14 aprile. Il dato però non scoraggia Marco Albeltaro consigliere comunale di Rifondazione che posta le valutazioni su altri livelli: "La situazione è nettamente migliorata alle amministrative: mi riferisco ad esempio a realtà come Orbassano e Asti. E' vero invece che il nostro progetto va ripensato ripartendo dai partiti; sul voto ha pesato la veemenza degli attacchi portati dal Pd, infatti nelle ultime settimane il vero nemico di Veltroni eravamo noi e la sinistra, non certo Berlusconi". Tornando alla realtà locale, Rifondazione non vede all'orizzonte problemi per la tenuta della coalizione che appoggia il sindaco Bianchetto: "Come promesso chiederemo subito una verifica di maggioranza - aggiunge Albeltaro - e poi passeremo a due progetti in cui crediamo molto: un registro delle coppie di fatto e delle unioni civili e un intervento per ridare slancio alla raccolta differenziata dei rifiuti. Proporremo questi due punti in Consiglio con il ricorso alla mozione". Rifondazione precisa che non vuole ricattare o peggio far cadere Bianchetto ma rilanciare l'azione della coalizione. E' critica anche la componente dei Verdi, come spiega Alfredo Barausse: "Sul progetto nazionale a mio avviso bisognava tenere almeno per una fase transitoria i simboli dei partiti, per non disorientare l'elettorato. Su Cossato bisogna trovare la collegialità e tornare a lavorare sui problemi che pesano sulla gente. Il Partito democratico ha fatto della città una sola questione di potere è ora di tornare con più umiltà a servire Cossato. La proposta su un piatto d'argento di Belletti di applicare sui rifiuti la tariffa puntuale facendo la sperimentazione proprio su Cossato, deve essere presa al volo". Alla luce dei recenti dati elettorali sembrano ridimensionarsi, e di molto, le aspettative di Marco Abate (ora assessore provinciale ai Trasporti), uno dei potenziali candidati alla guida della città. Albeltaro non pone pregiudizi sulla presunta discesa in campo dell'assessore ai trasporti: "Non accetto liste di proscrizione per la scelta del candidato sindaco di Cossato: partiremo dai programmi, come abbiamo sempre fatto in passato, per poi unire le energie su un candidato più rappresentativo di tutta la coalizione. Abate se vorrà lanciarsi in questa sfida, partirà al pari di altri candidati".

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Pd, prodi lascia la presidenza "il voto non c'entra, avanti i nuovi" - marco marozzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pd, Prodi lascia la presidenza "Il voto non c'entra, avanti i nuovi" "Deciso a Pasqua. L'Africa? Non rubo la scena a Walter" Il Partito democratico Il premier uscente incontrerà il leader del Pd, "ma una decisione è una decisione" MARCO MAROZZI DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK - Romano Prodi ha dato l'ultimo addio alla politica attiva: si è dimesso dalla presidenza dell'Assemblea costituente del Partito democratico. Lo ha fatto con una lettera preparata nei giorni di Pasqua, inviata il 23 marzo a Walter Veltroni. "Perché fosse chiarissimo che non dipendeva dai risultati elettorali. E perché è necessaria una nuova leva, un nuovo gruppo dirigente - dice - . Io sarò sempre un supporter leale e forte per le riflessioni necessarie al Pd". Attento ad allontanare l'impressione di una presa di distanza, dopo che per tutta la campagna elettorale è stato steso un sostanziale silenzio su di lui e il suo governo, impugnati dagli avversari come armi contro il centrosinistra. "Non cerchiamo di trovarci polemiche - dice infatti il premier uscente - perchè non ce ne sono. Ci sono invece doverose scelte di vita". E tuttavia poco più tardi parte la frecciata al leader del Pd. Accade dopo l'intervento di Prodi all'Onu nella riunione tra Consiglio di sicurezza e Unione africana. I giornalisti lo stuzzicano con una battuta. "Ho rubato l'Africa a Veltroni? Ma non diciamo sciocchezze... Per dare una mano all'Africa c'è posto per Prodi, per Veltroni, per tutti". Insomma "in Africa" ci potrebbero andare tutti e due. Prodi sperava che la sua scelta venisse resa pubblica in ben altri condizioni di quelle che invece si è trovato davanti: il disastro del centrosinistra, lui costretto a raccontare il proprio addio nella sala di un hotel a New York, durante l'ultima missione all'estero. Mentre da Roma il suo portavoce Silvio Sircana, neosenatore a Napoli, era costretto a smentire la notizia delle dimissioni anticipata da Antonello Piroso durante il tg del La7. E mentre il premier a New York allestiva una conferenza stampa improvvisata di prima mattina per - diceva - non sviare l'attenzione dalla sua giornata all'Onu: la ricerca di "pace e sviluppo per l'Africa". Nella notte americana vi erano state telefonate per sapere come era uscita la notizia. Prodi ha preso molto, molto male l'improvvisata italiana. Anche se a New York ha avuto ancora una volta parole di elogio per Veltroni. Da parte sua il leader del Pd, per raffreddare un clima, ieri subito dopo l'annuncio americano ha fatto sapere che "a breve" vedrà Prodi. Delle dimissioni, dice l'ufficio stampa Pd, lui e il presidente del Consiglio dimissionario avevano "concordemente deciso di riparlare insieme dopo il voto". "L'incontro avverrà nello spirito di coesione e di grande unità che si è visto in questi mesi e che è confermato dalle parole di oggi di Prodi". Strategia concordata. Con qualche fatica e qualche voce fuori dal coro, come quella di Angelo Rovati, consigliere di Prodi, dimessosi per il caso Telecom però rimasto sempre vicino al Professore, da lui inserito fra i saggi del Pd, ma che ha raccontato di aver votato alla Camera per Casini. Rovati parla di "delusione" di Prodi. Il leader del Pd ha già cercato a più riprese di far rientrare le dimissioni. Senza successo. "Certamente discuterò assieme a Veltroni - ha detto Prodi ai cronisti - ma una decisione è una decisione. C'è stata una ondata di rinnovamento e poi quando qualcuno opta proprio per il rinnovamento viene visto come una anomalia. Ci dovrebbe essere una certa coerenza". Rosi Bindi definisce "senza fondamento" la possibilità che vada lei alla presidenza, incarico ritagliato per il professore-fondatore dell'Ulivo e di cui per statuto non vi è alcun automatismo nè obbligatorietà. Franco Marini resta nel vago: farò il senatore. E mentre Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, rende "l'onore delle armi" a Prodi, il Professore spera in un incarico internazionale, reso però molto difficile dal voto italiano. Mentre ha visto con qualche amarezza e insieme comprensione storico-politica che il suo amico Putin sarà il primo a incontrare Berlusconi. Più possibile un ritorno del Professore all'attività privata di grande calibro. Anche se lo staff sconfitto con lui a Palazzo Chigi, da lui mandato in Parlamento, lo spinge a insistere in Italia. "I ruoli di responsabilità nel Pd adesso spettano ad altri" taglia via lui. "Nella lettera ho ribadito che il mio impegno sarebbe terminato il giorno delle elezioni". "La campagna elettorale di Walter Veltroni è stata estremamente coraggiosa e forte. - saluta da New York - Il Pd ha avuto una buona performance alle elezioni, ed ora deve rafforzarsi, lavorando sui programmi e consolidando il suo ruolo di unica alternativa riformista in Italia. Ce ne sarà estremamente bisogno. Io rimarrò nel partito con la mia capacità intellettuale e tutta la mia disponibilità".

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"potevamo dare l'annuncio insieme" ma ora walter punta sulla bindi - goffredo de marchis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il leader Pd stupito, aveva concordato un altro percorso. Casini a D'Alema: non torneremo mai col Pdl "Potevamo dare l'annuncio insieme" ma ora Walter punta sulla Bindi I prodiani: non si resta presidente di un partito che ti attacca. Anche Marini in corsa GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Non ha gradito l'insistenza sul gap da recuperare rispetto al suo governo, confermata pubblicamente anche nelle ore successive al voto. E i prodiani più fedeli non possono fare a meno di sottolineare l'amarezza del Professore: "Non si resta presidente di un partito che attacca te e il tuo lavoro tutti i giorni". Lo strappo dunque era inevitabile anche se avviene in un clima di collaborazione, senza la volontà di sfasciare tutto. Il fatto che la lettera di dimissioni di Romano Prodi dalla presidenza del Partito democratico sia partita il 23 marzo dimostra la "neutralità" del suo gesto. Diciamo né contro il Pd veltroniano ma neanche pro. La lettera è stata spedita molti giorni prima del 13 aprile, con considerazioni indipendenti dal risultato elettorale e diretta conseguenza della scelta annunciata di "non partecipare più alla politica attiva". "La carica di presidente dell'assemblea nazionale non è onorifica. è votata dai membri di quell'organismo ed è un ruolo attivo. Le dimissioni sono l'effetto di una volontà già espressa chiaramente", spiega Giulio Santagata, ministro del Programma vicino al Professore. Però la ferita c'è. Quando si erano sentiti dopo l'arrivo della missiva, Walter Veltroni aveva concordato con il premier tutt'altro timing: un incontro dopo il voto, non per convincerlo a rimanere perché non si insiste con una persona che ha preso una decisione irrevocabile, ma piuttosto utile a non far esplodere il caso a urne calde. A maggior ragione dopo la sconfitta, questo "caso" il segretario del Pd voleva evitarlo. E pensava a un "annuncio congiunto" per offrire l'immagine di un partito che non rompeva con il suo fondatore. "Perché non c'è dubbio che le dimissioni di Prodi - spiega Giorgio Tonini - sono destinate ad provocare un contraccolpo psicologico sul nostro popolo. Che è anche il popolo ulivista, quello di Prodi". Veltroni per tutta la campagna elettorale ha mantenuto l'equilibrio sul filo che andava dalla netta presa di distanza rispetto all'esecutivo alla difesa del Professore accerchiato da alleati impresentabili. Ha rotto con la Sinistra anche per marcare la discontinuità da quell'esperienza. è dopo il voto che, dal loft, Palazzo Chigi e la sua eredità sono stati indicati come ragione principale dell'evidente insuccesso. "L'amarezza di Prodi è comprensibile. Ma proprio lui è stato tra i primi a capire che bisognava salvare il salvabile e che il Pd andava tutelato rispetto all'immagine negativa del governo", dice Tonini. Non stupisce che ora Veltroni pensi per la successione a Rosy Bindi, dirigente molto legata al premier. E sicuramente ben vista dal popolo ulivista evocato da Tonini, di cui è da tempo una paladina. L'altro concorrente è Franco Marini, anche lui fondatore del Pd, forte dell'esperienza istituzionale al Senato. Ma c'è tempo per la presidenza. Andrà convocata infatti l'assemblea nazionale e lì si voterà. Prima vengono le presidenze dei gruppi parlamentari, vero banco di prova della tenuta della linea e della leadership veltroniana. Secondo lo schema di Veltroni dovrebbero essere promossi nomi nuovi ma esperti. Tanto più che in Parlamento c'è da organizzare un'opposizione capace di dialogare con l'altro gruppo fuori dalla maggioranza, l'Udc. Ieri mattina Pier Ferdinando Casini e Massimo D'Alema hanno aperto le danze di questo rapporto. Incontro riservato tra i due a casa dell'ex numero uno della Camera. Dal Pd fanno sapere che presto anche Veltroni incontrerà ufficialmente (in via privata è già successo?) Casini. Intanto il ministro degli Esteri che fino all'ultimo, nella scorsa legislatura, aveva tenuto i contatti con l'Udc per arrivare a una riforma elettorale, comincia a stringere i bulloni. Si sa che i due leader sono d'accordo sul sistema tedesco, diverso dal sistema cavalcato da altri dirigenti del Pd fino a pochi mesi fa. Ma c'è tempo per questa discussione. D'Alema ha portato a casa soprattutto la garanzia che Casini non scivolerà verso il Pdl. Nel Partito democratico Enrico Letta e Marco Follini avevano sollecitato un'immediata iniziativa verso i centristi, per paura che una mossa analoga la facesse Berlusconi. "Ma noi - ha assicurato Casini - non torneremo mai col Cavaliere, questo è poco ma sicuro". Dunque la strada obbligata per l'Udc è un rapporto con i Democratici. E molti dirigenti Pd sono convinti che lo stesso valga per loro.

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Storace con alemanno, stop degli ebrei - carmelo lopapa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Storace con Alemanno, stop degli ebrei Pacifici: "Se c'è l'alleanza con i nostalgici del fascismo, al ballottaggio diremo la nostra" Il Campidoglio Appello di Berlusconi "Udc e Destra votino il nostro candidato". L'exploit della lista Grillo: sfiora il 3 % CARMELO LOPAPA ROMA - Non varrà un tempo supplementare rispetto alle Politiche, ma il ballottaggio di Roma del 27-28 aprile è la partita che adesso nessuno vuole perdere. Non il Pd di Francesco Rutelli, fermatosi al 45,8%, che parla di "sfida senza precedenti". Né Gianni Alemanno e il Pdl berlusconiano che hanno raggiunto il 40,7%. Da ieri, dalla sua, il sostegno di Francesco Storace, acerrimo nemico fino a tre giorni fa. Un'intesa che ha subito fatto insorgere la Comunità ebraica, pronta a intervenire in campagna elettorale per dire la sua. "Quando in un paese democratico una forza politica mette tra i suoi valori il fascismo, sentiamo il dovere di fare appello a quelle decine di milioni italiani che si riconoscono nel centrodestra e nel centrosinistra per condannare chi ha atteggiamenti nostalgici nei confronti del fascismo" dichiara Riccardo Pacifici, neo presidente della Comunità ebraica romana. Rievoca le leggi razziali e le "ferite del nazifascismo". Quindi punta il dito contro la Santanché: "Un conto è quando atteggiamenti razzisti o xenofobi oppure ostili all'esistenza di Israele arrivano da un singolo deputato, un altro quando giungono da chi si è candidato premier. Come nel caso della Santanchè". Una tegola su Alemanno e Pdl. I riflettori intanto si accendono sull'Udc che, col 3,1% conseguito da Luciano Ciocchetti, si ritrova subito al bivio: stare da una parte o dall'altra. Ieri Gianni Letta ha contattato Pier Ferdinando Casini per perorare la causa di Alemanno. Il Cavaliere tiene a piazzare la bandierina sul Campidoglio e lancia un appello al "voto" utile agli elettori centristi e della Destra: "Non potranno consentire il prevalere della sinistra". Il primo sì lo ha incassato appunto dalla Destra. Storace (3,3 al primo turno) ha annunciato l'"apparentamento formale in alternativa alla sinistra". Casini, dopo aver fatto il punto con i suoi, ha riscontrato una certa riluttanza dei dirigenti romani ad accordarsi col centrosinistra contro il quale, poche settimane fa in occasione dell'approvazione del piano regolatore, i consiglieri comunali centristi si sono incatenati in aula. Ma nulla è scontato e domani l'Udc terrà le primarie per sondare la base. Il Pd non vuole perdere la città roccaforte del centrosinistra negli ultimi 15 anni. Il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, è andato al comitato Rutelli per mettere a punto la strategia. Veltroni farà campagna al fianco del candidato sindaco e di Nicola Zingaretti, anche lui al ballottaggio alla Provincia. Rutelli ha deciso di accettare la sfida tv su Rai e Mediaset lanciata da Alemanno: "Visto il mio chiaro vantaggio, al mio posto Berlusconi avrebbe risposto di no". Tranquillo sull'esito del confronto: "Consiglierei ad Alemanno di farsi dare subito il ministero di cui si parla, almeno si risparmia un turno. Secondo i dati definitivi sono 84 mila voti di vantaggio, pari a una città". L'ex leader della Margherita crede nel dialogo con l'Udc, pronto a dialogare con Casini e Ciocchetti. Non lo ha sorpreso la svolta della Destra: "Sono curioso di vedere come ricucirà un'alleanza con chi ha criticato Fini per essere andato a Gerusalemme, i vecchi camerati si ritroveranno". Non scioglie ancora il nodo la vera sorpresa di questa tornata, Serenetta Monti, che con la lista Amici di Beppe Grillo si è attestata a un inatteso 2,7%, pari a 40.473 voti ("Sfruttando il solo canale di Internet" sottolinea). Ma è assai difficile che quei voti approderanno alla sponda Alemanno.

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Sinistra arcobaleno, un voto su due al pd - silvio buzzanca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sinistra Arcobaleno, un voto su due al Pd Il travaso anche verso il Pdl. La Lega prende a tutti i partiti I flussi elettorali Di Pietro conserva il 26,1% del 2006 e raccoglie ovunque anche da Forza Italia e da An Statico il voto di Berlusconi e Fini che però portano a casa l'80 per cento del voto del 2006 SILVIO BUZZANCA ROMA - La sinistra si è liquefatta nelle urne e più o meno metà dei suoi voti sono finiti nel carniere di Walter Veltroni e Antonio Di Pietro. E qualche cosa ha raccolto il Pdl di Silvio Berlusconi. I dati arrivano da una prima ricerca condotta da Consortium per Rai e Sky sui flussi elettorali. E i numeri non lasciano dubbi su dove sono finiti i voti che Bertinotti, Diliberto e Pecoraro Scanio avevano nel 2006. Il 40, 3 per cento dei voti di Rifondazione è passato al Pd. E il 6,3 per cento ha preso la via dell'Italia dei Valori. Il totale fa 46,9 per cento. Ancora più alto il dato che riguarda il Pdci. Il 48,1 per cento dei voti è finito a Veltroni e il 6,4 per cento a Di Pietro. Complessivamente si tratta del 55,5 per cento dei consensi dei comunisti italiani. Infine i Verdi. Al Pd è andato il 45,1 per cento e all'Idv l'11,3 per cento. La somma fa 56,4 per cento. Secondo Piepoli, è rimasto fedele a Bertinotti il 38,4 degli elettori, a Diliberto il 20 per cento e a Pecoraro Scanio il 24,8 per cento. Ma ci sono voti migrati persino verso Berlusconi. Il 5,1 per cento dei rifondaroli, il 5,6 per cento dei comunisti e addirittura l'8 per cento dei verdi il 13 aprile ha scelto il Cavaliere. Infine, il tracollo è completato dal flusso di voti in uscita che si è diretto a sinistra. Marco Ferrando e il Partito comunista dei lavoratori hanno portato via solo lo 0,4 per cento a Rifondazione e l'1 per cento ai Verdi. Ma hanno "succhiato" l'11 per cento al partito di Diliberto. Sinistra Critica di Franco Turigliatto ha portato via il 5,4 per cento a Bertinotti, il 3,8 a Diliberto e il 2 per cento agli ambientalisti. Questi i calcoli di Consortium dei voti in uscita dalla Sinistra Arcobaleno. Quelli sui voti in entrata gli fanno dire che siamo di fronte ad un Pdl "conservatore", un Pd "statico", un Di Pietro "raccattatore" e una Lega "vampira". E l'Udc, invece può essere definita "rimescolatrice". In concreto vuol dire che il 26 per cento dei voti di Di Pietro sono di elettori che lo avevano votato nel 2006. Il 36,3 per cento arriva invece da elettori che avevano votato l'Ulivo. Il 4,8 per cento aveva votato Forza Italia e il 3,5 per cento An. Un 6,4 per cento dichiara di avere votato nel 2006 Rifondazione e il 2,2 i Verdi. Insomma l'ex pm riceve contributi un po' da tutti. Il Pd presenta invece un nucleo "forte" del 63,9 per cento che conferma la scelta fatta nel 2006. Il 6,6 per cento è composto da elettori in arrivo da Rifondazione, il 2,2 viene dal Pdci, l'1,5 dai Verdi. Di Pietro cede invece solo l'1,6 per cento. E l'1,7 viene da chi nel 2006 aveva scelto la Rosa nel Pugno. Come se gli elettori radicali avessero accolto in gran parte l'appello di Pannella a votare Pd. Questo apporto radicale sarebbe dietro anche al grande rimescolamento al centro. Il partito di Casini, infatti, avrebbe incassato il 13,6 per cento di voti da ex elettori ulivisti. Rifugiatisi da Casini forse per paura del "laicismo " radicale. Ma i centristi hanno portato via voti anche a Forza Italia, il 15,5 per cento, e ad An, il 7,2 per cento. E per completare la rivoluzione dell'elettorato centrista bisogna sottolineare che solo il 34,4 per cento del voto Udc arriva da elettori centristi del 2006. Infine Casini si è portato a casa un 2,4 per cento di voti da elettori orfani di Mastella. Grande movimento anche fra gli elettori leghisti. Le indagini dell'Istituto Cattaneo dicono che Forza Italia e An hanno perso circa 800 mila nel Nord. Un dato confermato dagli studi di Piepoli. Nel bottino di Bossi il 30,3 per cento arriva da elettori che nel 2006 aveva votato Berlusconi e Fini: il 18,9 da Forza Italia e l'11,4 da An. Dati, come gli altri, sottostimati di uno o due punti, perché il 5,5 per cento del campione non ha dichiarato per chi ha votato. A dimostrazione della mobilità del voto leghista c'è da notare che solo il 45,4 per cento de risultato di è una conferma del voto del 2006. E ne conto un 2,9 per cento arriva da elettori ulivisti del 2006. Alla mobilità leghista corrisponde la fedeltà, la staticità del voto del Pdl. Quasi l'80 per cento del voto del Pdl è una conferma del 2006. In percentuale il 62 per cento proviene da elettori che nel 2006 avevano scelto il Cavaliere. E il 17,1 dei finiani.

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Veltroni-Berlusconi: incontro segreto? Smentite chiare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Veltroni-Berlusconi: incontro segreto? Smentite chiare Posted By redazione On 17/4/2008 @ 10:51 In Headlines | No Comments La parola d'ordine è: non ci risulta. Gli stati maggiori del Pd e del Pdl si sono affrettati a smentire la notizia trapelata mercoledì sera di un incontro segreto tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni per concordare una linea condivisa su alcune questioni di interesse nazionale. Un rendez-vous vero e proprio, sotto forma di faccia a faccia tra i due leader, potrebbe non esserci stato, tuttavia è molto accreditata l'ipotesi che tra i due un colloquio su temi impellenti, quali il futuro di Alitalia o la nomina del commissario italiano nella Ue, vi sia comunque stato. Via telefono o attraverso i contatti tra le rispettive "diplomazie". La nota dell'ufficio stampa del Pd precisa in ogni caso che nessun incontro o colloquio è in programma tra il segretrio del partito e il leader del Pdl. Secondo gli addetti alla comunicazione del Loft, le voci riportate dai giornali "sono prive di fondamento". Anche il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, prende le distanze e, parlando con Maurizio Belpietro a Panorama del giorno, su Canale 5, spiega che "di solito Walter mi informa se avvengono questi incontri, io non ne so nulla e quindi presuppongo che l'incontro non ci sia stato". "Nel futuro potrebbe esserci certamente" ha però aggiunto Bettini, "non credo che sia una cosa didsdicevole che il capo dell'opposizione incontri il capo del governo, credo accada in tutti i Paesi democratici. Non starei tanto appresso agli incontri, ma alla sostanza delle posizioni". Sul fronte opposto tocca a Paolo Bonaiuti, portavoce del futuro premier, smentire che l'incontro si sia effettivamente svolto. "Ma quale incontro, ma quando, ma dove?", ha detto al telefono Bonaiuti. "Non c'è stato nessun incontro e non riesco a capire neanche come sia nata questa voce". Nonostante la smentita del portavoce e l'impossibilità di verificare l'indiscrezione con le fonti ufficiali del Pd, in alcuni ambienti parlamentari - riporta l'Ansa - si è insistito sul fatto che i due leader si siano effettivamente incontrati. Il faccia a faccia, sempre secondo gli stessi ambienti, sarebbe avvenuto la sera di martedì, dopo la conferenza stampa tenuta da Berlusconi all'auditorium della tecnica, all'Eur. Sempre secondo le voci raccolte l'incontro sarebbe avvenuto a casa di Gianni Letta, e vi avrebbe partecipato anche lo stesso Bettini. Al centro del colloquio ci sono stati infatti anche altri temi: dal "caso Alitalia", che passa nelle mani del prossimo governo, fino al sostituto di Frattini alla Commissione europea, nomina che invece Prodi rivendica e non vuol lasciare a Berlusconi. "Casa Letta" evoca la stagione della Bicamerale, del "patto della crostata" e dei rapporti "normali" tra il Cavaliere e D'Alema sulle riforme istituzionali. Ma il segno del presunto colloquio dell'altro ieri tra Berlusconi e Veltroni è assai diverso rispetto a quello di qualche anno fa, anche perché il tema della legge elettorale, ad esempio, sarebbe stato per ora accantonato.

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Dialogo Pd-Pdl. Al loft in tanti ora studiano diplomazia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Dialogo Pd-Pdl. Al loft in tanti ora studiano diplomazia Posted By redazione On 17/4/2008 @ 10:53 In Apertura#1, NotiziaHome | No Comments di Stefano Vespa E ora si scoprono le carte. Se ci limitassimo alle dichiarazioni del prima e del dopo voto, sarebbe legittimo un minimo di ottimismo sulla possibilità che si arrivi presto alle riforme istituzionali. La larga vittoria del Pdl e gli impegni confermati da Silvio Berlusconi a favore di un dialogo con il Pd costringono il partito di Walter Veltroni ad assumersi una responsabilità più difficile del previsto, perché la sconfitta è stata più netta di quanto si pensasse. Sconfitta che ha fatto riemergere le diverse anime del Partito democratico, interne agli ex Ds e alla cattolica Margherita. Può apparire strano, ma la maggiore disponibilità al dialogo potrebbe arrivare dagli ex diessini. Conosciuto ormai anche dal grande pubblico, Goffredo Bettini, coordinatore del Pd e braccio destro di Veltroni, sembra destinato a rivestire ufficialmente i panni dell'alter ego (a sinistra) di Gianni Letta. Non a caso Berlusconi già martedì 15, a Radio anch'io, gli ha confermato l'appuntamento preso "tramite un comune amico", Gianni Letta appunto. Bettini ha il mandato di Veltroni, che fin dalla sera di lunedì 14 aveva confermato la disponibilità al confronto. Ma nel Pd chi rema a favore e chi contro? Tra i primi rispunta, inevitabile, la figura di Massimo D'Alema, primo interlocutore del Cavaliere fin dai tempi della Bicamerale. Un importante ruolo da ufficiale di collegamento potrebbe dunque averlo il fido dalemiano Nicola Latorre, rieletto senatore. In questo contesto potrebbe essere importante anche Mauro Masi, alto funzionario dello Stato dalle esperienze e amicizie bipartisan, capo di gabinetto del vicepremier uscente D'Alema, ma nel 2005 nominato da Berlusconi segretario generale di Palazzo Chigi, casella che potrebbe ricoprire nuovamente. Dopo il voto il sottosegretario uscente alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, ha scelto il riserbo, ma si sa come la pensa. Il 5 aprile, al Workshop Ambrosetti di Cernobbio, l'esponente della ex Margherita lanciò un patto sulle riforme a prescindere da chi avrebbe vinto: legge elettorale, fine del bicameralismo perfetto, riforma delle autorità indipendenti e della Costituzione nella parte in cui vanno riportate allo Stato centrale alcune competenze. Sul piano tecnico da tempo gli esperti del Pdl, come Gaetano Quagliariello, si confrontano con i costituzionalisti dell'opposizione Salvatore Vassallo e Stefano Ceccanti. Quest'ultimo, sull'Unità del 15 aprile, ha ribadito che il Pd deve "trovare le necessarie intese per stabilizzare il sistema istituzionale, andando a vedere i possibili veti della Lega". La disponibilità di altri sembra inferiore. Arturo Parisi, prodiano della prima ora, rinfaccia a Berlusconi i mancati accordi degli anni Novanta. Né recentemente Dario Franceschini ha parlato di dialogo, mentre è Enzo Bianco a insistere su una nuova legge elettorale. Sono giorni di analisi e anche di scelte: il Pd non ha molto tempo per lanciare segnali veri.

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I due volti del voto Fi: incremento Udc: ancora vivi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Reazioni I socialisti invitano a "voltare pagina" Sinistra polemica I due volti del voto Fi: incremento Udc: ancora vivi ENRICO FERRARI IMPERIA Dopo i numeri, le parole. Da destra e da sinistra si commentano i risultati delle elezioni politiche. Osserva Antonello Ranise, coordinatore cittadino di Forza Italia: "I risultati elettorali conseguiti dal PdL a Imperia capoluogo forse non saranno brillantissimi, ma hanno comunque registrato un incremento sia alla Camera che al Senato, se si tiene conto della somma dei voti ottenuti da Forza Italia e An. In alcuni seggi di Porto Maurizio, zona di via Cascione, dove si erano manifestati scontenti, l'aumento è stato addirittura del 4 per cento". Claudio Risso, diventato capogruppo dell'Udc in Consiglio comunale a Imperia dopo le recenti defezioni dei suoi ex compagni di partito, ci tiene a far sapere che "l'Udc è viva e vegeta". E aggiunge: "Contro di noi è stata scatenata una campagna denigratoria. Il partito che secondo alcuni "non esiste più" è nonostante tutto riuscito a mantenere il 4 per cento a livello nazionale, diventando la quarta forza in Parlamento e continuando a tenere alti i valori della famiglia e della correttezza. Su Imperia abbiamo perso il 2 per cento, ma anche Forza Italia è calata del 2 per cento. Sono voti trasbordati dalla Lega e non da chi è fuoriuscito dall'Udc. Noi continuiamo a lavorare con serietà, grazie anche a giovani come Barla, consigliere della 2ª Circoscrizione. Ci sarà da fare un riassestamento, ma a livello locale teniamo. In Comune continueremo ad appoggiare l'amministrazione Sappa fino alla scadenza del mandato elettorale". Una stoccata al "transfuga" Adolfo: "Non ha spostato nulla dal punto di vista del bacino elettorale, ha spostato solo se stesso. Non condivido le sue osservazioni sul fatto che se n'è andato dall'Udc perché non c'erano candidati sul territorio: nel 2006 il candidato era lui ma dalle altre parti nessuno si era strappato le vesti per questo". Il segretario provinciale del Partito Socialista, Mauro Gradi, invita a "voltare pagina". Dice: "La forza reale è quella riportata nei collegi esteri (3,1%) e confermata alle contestuali elezioni amministrative: oltre il 3% di media nazionale. La stessa percentuale conseguita alle ultime elezioni provinciali di Imperia (3,0%). Archiviate le aspre polemiche che hanno accompagnato la competizione elettorale nell'ambito dell'ex Unione e al di là dei numeri che nel nostro caso, come in quello di Bertinotti, hanno espresso un risultato "drogato" dall'uragano veltrusconiano del voto utile: se il grande sconfitto, cioè, Walter Veltroni, riconoscesse di aver sbagliato, dovremmo tutti quanti voltare pagina e ricostruire, in questo paese, una coalizione di Centro-Sinistra rinnovata e semplificata a tre anime: Pd, Partito Socialista-Radicali Italiani, Sinistra Arcobaleno". Proprio per la Sinistra Arcobaleno, il candidato alla Camera Gabriella Badano interviene infine sul vociferato inciucio tra Pdl e Pd: "Non parlerei di una coalizione occulta per metterci fuori gioco, ma piuttosto di una convergenza, in cui veniva detto che l'unico modo di battere Berlusconi era quello di votare Veltroni, dimenticando altre realtà".

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In Rai il Pdl spegne i centristi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il teleborsino di viale Mazzini LA SVOLTA In Rai il Pdl spegne i centristi LE MANOVRE SULLA TV Linea soft Il Cavaliere vuole evitare epurazioni selvagge: meglio prorogare i direttori e il presidente Petruccioli A rischio Angela Buttiglione e Luca Sardella, che ha scritto l'inno dell'Udc Sale il leghista Marano, Saccà può tornare Paragone o Mellone papabili "anti Santoro" 1. Luca Sardella, conduttore Rai dal look eccentrico. A fine marzo è tornato in tv con un programma di giardinaggio, "Garden". Ha scritto l'inno dell'Udc. 2. Angela Buttiglione, giornalista, volto storico della Rai, sorella dell'esponente Udc Rocco, dirige i telegiornali regionali. 3. Cristiano Malgioglio, cantante, autore musicale e showman coinvolto nella vicenda Vallettopoli, vicino ad An. 4. Eleonora Daniele, già concorrente del "Grande fratello", conduce Unomattina su Raiuno al fianco di Luca Giurato.[FIRMA]PAOLO MARTINI ROMA Volendo andare per massimi sistemi, si sente parlare di un clima nuovo. Il terzo regno di Berlusconi nell'etere italiano rinasce non sotto il segno del "non faremo prigionieri", ma di un'idea alquanto tardo-fanfaniana della Rai come possibile fabbrica del consenso per il nuovo "cantiere Italia". Che vuol dire, almeno stando ai beneinformati, prorogare tutto, dal presidente-garante Claudio Petruccioli ai direttori di oggi, in attesa di varare una riforma, magari con spirito un po' bipartisan. Ma l'archetipo politico-berlusconiano prevederebbe un'altra mossa chiave: un padre-padrone da catapultare in Rai, come fu Ettore Bernabei ai tempi di Amintore Fanfani. Vedremo quale personaggio avrà stavolta il proconsolato di Arcore alla Rai (nella legislatura precedente era la fidatissima Deborah Bergamini). I primi nomi che si fanno ovviamente sono sempre i più facili, a partire dagli attuali direttori del Tg5, nonchè pluri ex Rai, Clemente Mimun (peraltro non tanto felicemente innestato a Mediaset) e di Raiuno Fabrizio Del Noce. Ma lasciando i massimi sistemi, è ad andare per piccoli segnali che ci si può davvero divertire. E tracciare la prima, provvisoria mappa della nuova Rai. Manager già molto potenti alla Rai di sicuro avvenire, come il combattivo Guido Paglia delle relazioni esterne o l'avvocato velista-previtista Gianfranco Comanducci, ma anche stelle e stelline del varietà. Impigliati nei Casini Si è aperta ufficialmente la caccia di corridoio agli uomini di Casini e amici. Dal consigliere d'amministrazione già "ago della bilancia" Marco Staderini alla sorellissima-direttore dei 700 giornalisti delle testate regionali Angela Buttiglione. Ma ci sono anche personaggi curiosi, come quel presentatore della vecchia fattoria sempre col cappello in testa, Luca Sardella, che pensava di arrivare chissà dove avendo scritto la canzone-inno del partito casiniano. Ora Sardella rischia di perdere il posticino che gli avevano concesso su Raidue dalle parti di Michele Guardì (che si considera invece inossidabile, per il rapporto personale con Berlusconi e l'amicizia siciliana con Lombardo). Se la vede brutta pure Tiberio Timperi, balzato sul palco di Veltroni all'ultimo minuto, al fianco del perdente pop numero uno Pippo Baudo, che oltre a fare i conti con i pessimi ascolti di un Festival di Sanremo ormai destinato a Paolo Bonolis, faticherà a resistere pure nella trincea domenicale. Oh quante belle dame! Anche il reginetto della tv trash del pomeriggio Michele Cucuzza deve aver calcolato male i tempi della svolta democratica, col pamphlet sui ragazzi di Locri. Ora incalzano per il suo posto Massimo Gilletti e la nuova stellina delnociana Caterina Balivo. Sono poi noti la vicinanza con gli ambienti di Fini del redivivo Cristiano Malgioglio e della nuova divetta mattiniera Eleonora Daniele. Per quanto riguarda la Lega esulta ovviamente Antonio Marano, il direttore di Raidue che ha resistito per mesi all'assalto minolesco-prodiano e s'è persino ammalato dalla gioia il giorno dopo le elezioni. La presa della Lega, che è ormai totale alla Rai di Milano, non si vede solo da un concerto estivo in dialetto comasco con il cantautore del folk padano Van Der Sfroos, o dall'ascesa del milanesissimo e feltriano conduttore del pomeriggio Milo Infante all'Italia sul Due (un contenitore che in parte è ancora sotto il controllo degli uomini Udc). Marano vuol dire anche la pattuglia dei vari conduttori genere radio milanese pop, Facchinetti jr, Nicola Savino, il cantautore Enrico Ruggeri e così via. Ma soprattutto la tv di Marano è Simona Ventura, e un rapporto consolidato con la Magnolia di Giorgio Gori, che pure è considerato il produttore più vicino ai Democratici: così si salverà di nuovo anche il reality "L'Isola dei Famosi". Conflittini d'interessi A proposito di produttori esterni, ora è la Endemol il vero scudo dell'odiato numero uno, Fabio Fazio. È l'ultimo vero asso nella manica della tv veltroniana, e più che mai dopo lo spot al bar della Rai di "Ualter-Obama" con George Clooney, i berlusconiani vedono come il fumo negli occhi il successo di Fazio. Ma Piersilvio Berlusconi ha appena voluto portare in zona Mediaset la casa di produzione dei fratelli Marco e Paolo Bassetti, che alla Rai è legata con un mega-contratto proprio per "Che Tempo che fa", oltre che per "Affari Tuoi" e altri show. Analogo discorso si può fare per l'ormai mitico agente-unico del nuovo divismo Beppe Caschetto, un galantone di genere "comunista emiliano" che ha in scuderia anche Fazio e Luciana Littizzetto. Del resto, sono quasi tutti suoi i personaggi, dalle Iene ad Alessia Marcuzzi, da Italia 1 al Grande fratello, che garantiscono la tenuta residuale della tv generalista berlusconiana sul pubblico giovanile. Agostino santo subito Ma negli snodi del potere reale della tv, la partita aperta più clamorosa potrebbe essere quella di Agostino Saccà: l'ex direttore generale fu rimosso dalla fiction Rai in seguito alla nota vicenda giudiziaria d'attricette&senatori che ha visto coinvolto lo stesso Berlusconi. Dall'11 febbraio ormai, Saccà reclama anche dalla Rai l'archiviazione del suo procedimento disciplinare "per assoluta inconsistenza delle prove". Berlusconi l'ha difeso a spada tratta pubblicamente: "È un grandissimo professionista della tv e gli sono amico da vent'anni". Saccà potrebbe dunque tornare persino numero uno, ma lui in realtà, a dieci mesi dalla pensione, sogna ancora di far partire la sua nuova società di produzione esterna. Nella tv del 2008 ci sarà spazio anche per altre novità. S'è vista la sera della vittoria, per esempio, la nascita della stella Giorgio Mulè, rotondo e pacioso conduttore di una diretta elettorale da 15% per Studio aperto di Italia 1. E per un siciliano come Mulè predestinato a Canale 5, è pure sempre in corsa come volto teleberlusconiano Maurizio Belpietro (TgUno?). Mentre s'intravede all'orizzonte dei possibili nuovi Santoro una curiosa antinomia: in area Lega c'è il volto decisamente molto sudista di Gianluigi Paragone, che ha diretto per due anni "La Padania"; mentre dal fronte più a destra dei nuovi popolari spiccano gli occhi azzurri e il piglio sicuro di Angelo Mellone, alle prime prove televisive. Molto ascoltato anche da Fini, Mellone viene sfottuto dal suo amico e compagno d'avventure alpinistiche Gianni Alemanno proprio per via di quell'aria così insolita, da ariano "hitlerjugend" di casa nella curva degli ultrà della Lazio.

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In Italia il "mal di Palazzo" è inguaribile? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Riflettando ancora sul risultato delle elezioni, trovo che sia stata confermata la regola secondo cui in Italia i politici che entrano nel Palazzo perdono il contatto con la realtà. Era accaduto in parte anche con il governo Berlusconi nel 2001-2006 quando il governo tardò a prendere piena coscienza di alcuni problemi che invece erano molto sentiti dalla gente (ed esempio il caro euro), ma con il governo Prodi questo fenomeno ha assunto dimensioni impressionanti. La sconfitta della Sinistra arcobaleno infatti nasce dall'incapacità di capire il Paese. Bertinotti si è evidentemente lasciato inebriare dalla presidenza della Camera e in campagna elettorale ha descritto un'Italia che non c'era. Non ha capito l'esperazione degli abitanti delle zone popolari per l'immigrazione incontrollata e l'aumento della criminalità e anziché proporre correttivi in tv diceva che bisognava allargare ulteriormente le maglie e mostrarsi ancor più accoglienti, senza distinguere tra italiani poveri e immigrati appena arrivati nella concessione delle case popolari (ne abbiamo parlato su questo blog). Nel commentare la sconfitta ha detto di aver commesso un grave errore: quello di non essere andato di fronte ai cancelli delle grandi fabbriche, dimostrando una volta di più il senso della propria estraneità dal tessuto produttivo: le grandi fabbriche erano una realtà degli anni Sessanta-Settanta non quella di oggi. E ancora: Pecoraro Scanio è riuscito in un'impresa senza precedenti. Mentre in tutto il mondo i verdi resistono e spesso guadagnano consensi in Italia sono spariti in appena due anni. E la ragione è la stessa: anziché preoccuparsi del problemi reali della gente (inquinamento e rifiuti di Napolil, ad esempio), Pecoraro ha fatto una campagna demagogica in cui scegliendo l'alleanza con i comunisti è passato il peggior messaggio possibile: verdi uguale rossi. Piccola divagazione: in questo contesto devo dire che anche la stampa si è mostrata troppo "palazzo dipendente" e infatti si è fatta sorprendere dai risultati. Quasi nessuno dei grandi mezzi di informazione aveva intuito il trionfo della Lega, né il tracollo della sinistra radicale, né il raddoppio di Di Pietro. Quanti articoli sono stati pubblicati per spiegare in campagna elettorale il disagio del nord, soprattutto nelle province venete e lombarde? Pochi, in compenso abbiamo letto paginate sulla lista di Ferrara, che poi ha ottenuto lo 0,4%. Direi che un'autocritica è doverosa se vogliamo raccontare davvero l'Italia dobbiamo staccarci un po' dalle logiche del Palazzo e della politica romana: noi giornalisti abbiamo imparato la lezione? Tornando al dopo elezioni, ora gli occhi sono puntati sul nuovo governo e mi chiedo: vista l'ampia maggioranza, Berlusconi Fini e Bossi riusciranno a gestire il Paese senza perdere il contatto con il Paese, come peraltro avviene in molti altri Paesi? Zapatero è appena stato rieletto, la Merkel è più che mai favorita, Blair ottenne tre mandati consecutivi, Chirac e Schroeder due. Perché all'estero è possibile e in Italia no? Il mal di Palazzo è guaribile? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 3 ) " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Apr 08 Vince il centrodestra, ma l'Italia è ancora unita? Ha vinto il centrodestra, ma in prospettiva il risultato più significativo mi sembra il travolgente successo della Lega in tutto il Nord, con punte in Veneto (dove ottiene gli stessi voti del PdL), in Lombardia (al 20%) e con risultati oltre le aspettative in tutte le regioni, inclusa l'Emilia Romagna (7%, quasi il doppio rispetto a due anni fa). Qual è il significato di questa affermazione che né giornali né radio né tv avevano pronosticato? E' solo un voto di protesta contro Prodi? Secondo me no: ho l'impressione che sia il primo segnale di una frattura dell'identità nazionale e che questo fine settimana sia cominciato un processo che, se non affrontato con saggezza e lungimiranza, potrebbe portare nel medio periodo alla divisione dell'Italia in due o tre blocchi autonomi o addirittura indipendenti. Due i fattori scatenanti. Primo, la crisi dei rifiuti di Napoli ha provocato in molti abitanti del nord il sentimento di una divisione civica ormai incolmabile. Quello spettacolo indecente li ha traumatizzati e indignati e per la prima volta non è scattata la solidarietà nazionale: nessuna delle grandi regioni del nord ha accettato di smaltire la spazzatura campana. per la prima volta un'istituzione ha sancito con un gesto formale la possibilità di una divisione. E la storia insegna che quando viene a mancare la solidarietà tra le regioni, l'unità nazionale è a rischio. Secondo, la rivolta dei comuni veneti partita da Cittadella. Anche in questo caso si è consumata una rottura istituzionale molto forte: per la prima volta un'autorità locale si è ribellata all'autorità centrale proponendo una soluzione autonoma a un problema quello dell'immigrazione e della sicurezza che è diventato centrale nel Nord. Oggi siamo in una situazione paradossale in cui l'Unione europea sottrae crescenti fette di sovranità agli Stati senza però creare un contesto istituzionale che permetta a uno Stato federale europeo di sostituirsi a quelli nazionali. Ne risulta un sistema ibrido che genera aspettative destinate a essere frustrate: la gente pretende che lo Stato risolva problemi concreti come quelli economici, sulla sicurezza e sull'immigrazione, ma i governi centrali non hanno più gli strumenti per gestirli. E siccome questa ambiguità è destinata a protrarsi nel tempo, i cittadini (in Italia, ma anche in altri Paesi come la Spagna) reagiranno rifugiandosi nelle uniche autorità che riconoscono con certezza, quelle locali. Gli effetti della globalizzazione e della crisi economica accentueranno questi meccanismi di autodifesa. Attenzione, sul lungo periodo lo sfaldamento dell'Italia non è più un'ipotesi inverosimile. Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 51 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Apr 08 Quello stile di "Repubblica". La Repubblica ama dividere i giornalisti tra buoni e cattivi. I buoni naturalmente sono coloro che lavorano per il quotidiano fondato da Scalfari più certe firme della casta degli ex sessantottini. Tutti gli altri sono cattivi e dunque meritano disprezzo o al più indifferenza. Repubblica, quando si tratta di giornalismo, non è mai oggettiva, sale in cattedra, dà lezioni con piglio da maestrina. Io sono di scuola montanelliana e Repubblica è lontanissima dal mio mondo di riferimento, ma negli ultimi tempi ho avuto occasione di saggiare la sua arte. La prima volta in occasione dell'uscita del mio saggio Gli stregoni della notizia, che suscitò un certo interesse sulla stampa. Fu recensito trasversalmente: dal Corriere della Sera alla Padania, da Panorama al Manifesto. Anche Repubblica ne parlò, ma a modo suo. Pubblicò un inserto di quattro pagine sullo spin con diverse citazioni tratte chiaramente dal mio libro, senza però che venissi menzionato, fatta salva una minuscola segnalazione generica tra le opere librarie che trattano il tema. Eleganti, vero? L'altro ieri si sono ripetuti. Ho trascorso gli ultimi tre giorni al Festival internazionale di giornalismo di Perugia, splendida manifestazione a cui partecipano 150 grandi firme, davanti a un pubblico enorme, composto per lo più da giovani. Ho provato immenso piacere nel moderare una sessione in memoria di Montanelli, a cui hanno partecipato Mario Cervi, Ugo Tramballi e Marco Travaglio. Giovedì ho avuto il privilegio di dibattere di media e giornalismo con i due ospiti più importanti del festival, Alastair Campbell, lo spin doctor di Blair, e Carl Bernstein, il mitico cronista della Washington Post che firmò, con Bob Woodward, l'inchiesta del Watergate. Gli organizzatori avevano letto il mio saggio e hanno pensato che fossi l'interlocutore giusto per discutere con questi due colossi. Insomma, sono stati molto cortesi con me. Repubblica ieri ha dedicato all'evento un articolo di cronaca, a firma di Dario Pappalardo. Tutto bene, con una particolarità: né io nè il moderatore Angelo Mellone, editorialista del Messagero, siamo stati citati. E nello sforzo di eclissare la nostra presenza, il collega del quotidiano romano ha dovuto compiere qualche acrobazia, ad esempio scrivendo che Campbell e Bernstein si sono "scrutati con rispettoso sospetto" e che hanno deciso di "non interpretare ruoli antagonisti". Rispettoso sospetto? Non interpretare ruoli antagonisti? La sorpresa di questo incontro è che Campbell il comunicatore più brillante e spregiudicato d'Europa ovvero "il diavolo" - e Woodward il simbolo del giornalismo d'inchiesta - anziché duellare, come pareva logico, si sono trovati in piena sintonia, scambiandosi elogi e che pertanto la mia è risultata la voce fuori dal coro. Ne è risultata una discussione franca, accesa, appassionante, ben animata da Mellone che ha alimentato il confronto anziché adeguarsi al cinguettio di Campbell e Bernstein; il tutto di fronte a oltre 500 persone. Ma di questo i lettori di Repubblica sono stati tenuti all'oscuro. Pappalardo è riuscito persino a citare una mia frase virgolettandola, ma ancora una volta, senza menzionarmi. Scrive: "Guai a chi indica Bernstein come il "giornalista che ha fatto dimettere Richard Nixon"". Sono così diventato un'entità astratta, il signor Chi. E tutto questo, verosimilmente, per evitare di parlare di due giornali concorrenti, il Giornale e il Messaggero. Ma non me ne stupisco: è lo stile della casa, snob e prevaricatore. Scritto in giornalismo Commenti ( 28 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.14 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Apr 08 Vi è piaciuta la campagna elettorale? La campagna elettorale è agli sgoccioli e a quanto pare il numero degli indecisi resta molto alto. Personalmente non ne sono stupito. Se dovessi indicare il tema che ha caretterizzato la campagna non saprei indicarlo. Certo c'è stato il caso Alitalia, ma sebbene importante - e su questo blog ne abbiamo parlato spesso - non può essere considerato decisivo per orientare il voto di tutti gli italiani. Più che in passato ho l'impressione che alla fine i leader dei vari schieramenti abbiano preferito puntare su slogan tutto sommato prevedibili e duellare sull'ultima polemica del giorno anziché sviluppare proposte organiche. Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo Prodi. Chi sceglie Partito democratico e Italia dei Valori alla fine invoca lo sbarramento contro il Cavaliere. Giro a voi la domanda: vi è piaciuta la campagna elettorale? Non chiedo per chi abbiate intenzione di votare (il voto è segreto), ma sarebbe interessante capire qual è la ragione o il tema che più vi motiva ad andare alle urne. E a chi fosse ancora incerto, suggerisco di fare due test, segnalati qualche tempo fa da Alessando Gilioli sul suo blog. Sono semplici e divertenti, permettono di confrontare le vostre idee con quelle dei principali partiti. Li trovate qui e qui In ogni caso buon voto a tutti. Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 27 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 Islam e Occidente, l'integrazione è un crimine? Sul Giornale di oggi è uscita una mia intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in gran parte dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di integrazione. Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal premier turco Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in Italia è passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito islamico Akp e considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli stranieri è un crimine contro l'umanità". Questa la risposta di Finkielkraut, che critica la tendenza a bollare come islamofobica qualunque critica un po' energica al mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di imporre i nostri costumi, ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle democrazie europee: parità tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai matrimoni forzati. Questi sono principi non negoziabili. Non è islamofobia "sottomettere" le popolazioni musulmane al rispetto dei diritti dell'uomo e far valere le regole della civiltà europea". Ha ragione Finkielkraut, occorre obbligare gli islamici immigrati in Occidente? O bisogna rassegnarsi alle idee di Erdogan, che rivendica il diritto di vivere in un Paese senza adeguarsi alle sue regole civiche e dunque senza vera integrazione, come in fondo propone il comunitarismo? Scritto in notizie nascoste, immigrazione, islam, turchia Commenti ( 38 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come si può davvero aiutare il Tibet Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva, mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 26 ) " (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto di ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali. Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando: la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato. Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 147 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.71 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (13) democrazia (16) francia (15) germania (2) giornalismo (31) gli usa e il mondo (23) globalizzazione (3) immigrazione (19) islam (12) Italia (80) medio oriente (8) notizie nascoste (27) presidenziali usa (6) russia (9) svizzera (3) turchia (12) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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Mi sono sempre chiesto se per diventare... Damy: Credo ognuno di noi ha diritto di difendersi dagli invasori;la lega difende dai ladri di Roma centrale.. certo... Ultime news An error has occured; the feed is probably down. Try again later. Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog megliotardichemai Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. Gatti, tutto per capire le insidie della droga Italiani per Ron Paul, un bel blog sulle elezioni Usa USI, Università della Svizzera Italiana Siti di Informazione Comincialitalia, il primo quotidiano italiano dei cittadini il blog di Di Ricco, un giornalista italiano in Libano il sito di Fausto Biloslavo il sito di Radio 3 Mondo Jones, un eccellente giornalista inglese La zanzara di Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo Prima Pagina, la rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it April 2008 M T W T F S S " Mar 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post April 2008 (8) March 2008 (16) February 2008 (14) January 2008 (15) December 2007 (14) November 2007 (21) October 2007 (24) September 2007 (24) August 2007 (32) July 2007 (15) Recent Trackbacks Haramlik: E per smettere di fumare, una bella Cristoterapia Il Blog di Marcello Foa: Attenti, in Veneto è iniziata la rivolta dei comuni I più votati I mutui subprime, la frode della Casta delle banche - 24 Votes E la sicurezza? 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Dialogo Berlusconi Veltroni. Al loft in tanti ora studiano diplomazia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Dialogo Berlusconi Veltroni. Al loft in tanti ora studiano diplomazia Posted By redazione On 17/4/2008 @ 10:53 In Apertura#1, NotiziaHome | No Comments di Stefano Vespa E ora si scoprono le carte. Se ci limitassimo alle dichiarazioni del prima e del dopo voto, sarebbe legittimo un minimo di ottimismo sulla possibilità che si arrivi presto alle riforme istituzionali. La larga vittoria del Pdl e gli impegni confermati da Silvio Berlusconi a favore di un [1] dialogo con il Pd costringono il partito di Walter Veltroni ad assumersi una responsabilità più difficile del previsto, perché la sconfitta è stata più netta di quanto si pensasse. [2] Sconfitta che ha fatto riemergere le diverse anime del Partito democratico, interne agli ex Ds e alla cattolica Margherita. Può apparire strano, ma la maggiore disponibilità al dialogo potrebbe arrivare dagli ex diessini. Conosciuto ormai anche dal grande pubblico, [3] Goffredo Bettini, coordinatore del Pd e braccio destro di Veltroni, sembra destinato a rivestire ufficialmente i panni dell'alter ego (a sinistra) di Gianni Letta. Non a caso Berlusconi già martedì 15, a Radio anch'io, gli ha confermato l'appuntamento preso "tramite un comune amico", Gianni Letta appunto. Bettini ha il mandato di Veltroni, che fin dalla sera di lunedì 14 aveva confermato la disponibilità al confronto. Ma nel Pd chi rema a favore e chi contro? Tra i primi rispunta, inevitabile, la figura di Massimo D'Alema, primo interlocutore del Cavaliere fin dai tempi della [4] Bicamerale. Un importante ruolo da ufficiale di collegamento potrebbe dunque averlo il fido dalemiano Nicola Latorre, rieletto senatore. In questo contesto potrebbe essere importante anche Mauro Masi, alto funzionario dello Stato dalle esperienze e amicizie bipartisan, capo di gabinetto del vicepremier uscente D'Alema, ma nel 2005 nominato da Berlusconi segretario generale di Palazzo Chigi, casella che potrebbe ricoprire nuovamente. Dopo il voto il sottosegretario uscente alla presidenza del Consiglio, [5] Enrico Letta, ha scelto il riserbo, ma si sa come la pensa. Il 5 aprile, al Workshop Ambrosetti di Cernobbio, l'esponente della ex Margherita lanciò un patto sulle riforme a prescindere da chi avrebbe vinto: legge elettorale, fine del bicameralismo perfetto, riforma delle autorità indipendenti e della Costituzione nella parte in cui vanno riportate allo Stato centrale alcune competenze. Sul piano tecnico da tempo gli esperti del Pdl, come Gaetano Quagliariello, si confrontano con i costituzionalisti dell'opposizione Salvatore Vassallo e Stefano Ceccanti. Quest'ultimo, sull'Unità del 15 aprile, ha ribadito che il Pd deve "trovare le necessarie intese per stabilizzare il sistema istituzionale, andando a vedere i possibili veti della Lega". La disponibilità di altri sembra inferiore. Arturo Parisi, prodiano della prima ora, rinfaccia a Berlusconi i mancati accordi degli anni Novanta. Né recentemente Dario Franceschini ha parlato di dialogo, mentre è Enzo Bianco a insistere su una nuova legge elettorale. Sono giorni di analisi e anche di scelte: il Pd non ha molto tempo per lanciare segnali veri.

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RIFORME E NOMINE SILVIO-WALTER FACCIA A FACCIA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Riforme e nomine Silvio-Walter faccia a faccia Amarezza del leader Pd per la fuga di notizie su Prodi: "E pensare che io invece l'ho difeso" TERESA BARTOLI Roma. Un faccia a faccia riservato, per mettere fine allo scontro e arrivare al reciproco riconoscimento tra futuro premier e capo dell'opposizione: Silvio Berlusconi ha visto Walter Veltroni martedì sera a casa di Gianni Letta che compiva gli anni. Hanno parlato anche dei prossimi appuntamenti, dalle riforme alla nomina del successore di Franco Frattini alla commissione europea. Nella cinquina proposta da Romano Prodi, il Cavaliere non avrebbe dubbi nello scegliere Giuliano Amato. Ma il ministro dell'Interno non sembra interessato e Veltroni caldeggia la scelta di Fassino, nella rosa con Bersani, De Castro ed Enrico Letta. Berlusconi e Veltroni si risentiranno. Il leader del Pd ieri era soddisfatto del passo fatto. Non lo era altrettanto per le notizie che arrivavano dagli Usa. "E dire che io l'ho sempre difeso. Ho sempre distinto tra governo e maggioranza litigiosa" diceva leggendo l'agenzia che confermava le dimissioni di Prodi dalla presidenza del Pd. Decisione a lui nota sin da Pasqua ma che i due - incontrandosi a Bologna per la chiusura della campagna elettorale - avevano deciso di discutere solo dopo il voto. Veltroni non ha sentito alle sue spalle chi, velenoso, sibilava "l'avesse annunciate prima, forse prendevamo qualche voto in più". Era già al telefono con Prodi che gli spiegava "caro Walter, la cosa era di dominio pubblico, non potevo più smentire. Ma ho confermato stima per te e soddisfazione per il voto al Pd". Le parole di Prodi hanno dato corpo ai sospetti serpeggiati nel loft. Lo sgambetto non arrivava direttamente dal Professore ma da ambienti a lui legati, "da qualche pasdaran". Per dirla con nome e cognome, i veltroniani sono convinti che ci sia lo zampino di Arturo Parisi, l'unico l'altro giorno a mettere a verbale del vertice Pd una presa di distanza dalle critiche al governo - "per altro arrivate dai ministri presenti, nessuno escluso, che sottolineavano il non fatto per la caduta dell'esecutivo" dice un uomo del segretario - e a rispolverare i dubbi sulla scelta di andare da soli. Non è stato l'unico elemento di preoccupazione nella giornata di Veltroni. L'ufficio stampa ha dovuto far sapere che l'incontro tra D'Alema e Casini era noto al segretario, che vedrà presto il leader dell'Udc ed esponenti della Sinistra mentre prepara, forse per lunedì, a Milano la riunione dei segretari regionali. Già martedì D'Alema aveva predicato il dialogo con l'Udc. Ieri ha preso l'iniziativa, anche per discutere del ballottaggio per Roma. Riconquistare il Campidoglio è un imperativo, l'ultima frontiera sulla quale tutti i leader si impegneranno allo spasimo. Eppure, agli occhi dei veltroniani, la fretta con cui si è mosso D'Alema qualche sospetto l'ha ingenerato. E un dirigente ex popolare che vuole restare anonimo ammonisce: "Guai a dare l'impressione di una tutela o, peggio ancora, di un dualismo al vertice. È vitale. dobbiamo essere uniti". Lo dice anche Sergio Chiamparino, il sindaco di Torino, dove il Pd è al 40 per cento: "Non devono riemergere divisioni personali o tra correnti. Dal voto è uscito un Pd al 34 per cento, vetta toccata dal Pci, che era il Pci, solo dopo la morte di Berlinguer, alle europee. Dunque, non bisogna dividersi". Anche perché - dice - "se c'è una cosa che le elezioni hanno sancito inequivocabilmente, è la leadership di Veltroni". Veltroni, comunque, riorganizzerà il partito. Al posto dell'esecutivo di giovani, un organismo collegiale con i big. Caselle da riempire, assieme a quelle istituzionali e del governo ombra. Troppo presto per fare nomi anche se l'area dalemiana vorrebbe Bersani alla guida dei deputati il che porterebbe un ex Margherita al Senato (non Marini che vuol fare solo il senatore e dunque non punta nemmeno al posto di Prodi).

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PRESIDENZA PD, L'ULTIMO STRAPPO DI PRODI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Presidenza Pd, l'ultimo strappo di Prodi NINO SPAMPINATO New York. "Lascio perché ritengo che sia necessario fare posto alle nuove leve: il Partito democratico dovrà cercarsi un altro presidente". L'annuncio con cui ieri Romano Prodi ha ufficializzato le dimissioni dalla presidenza del Pd avrà destato sorpresa, nonostante il giorno prima fossero già circolate delle indiscrezioni, ma il presidente del Consiglio uscente l'ha definita una scelta "coerente e conseguente" a quella di non candidarsi alle elezioni per un seggio nel nuovo Parlamento. Tanto più che a Walter Veltroni l'aveva già comunicata con una lettera scritta lo scorso 23 marzo, il giorno di Pasqua ("Perché proprio a Pasqua? Perché quel giorno mi sentivo tranquillo" ha risposto a chi gli chiedeva spiegazioni sulla data). Eppure, la decisione è stata ufficializzata soltanto ieri da New York, in un breve incontro con i giornalisti convocato prima di intervenire alla riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu dedicata ai rapporti tra Nazioni Unite e Unione Africana, "perché fosse chiaro che questa scelta non dipendesse in alcun modo dal risultato del voto: inoltre - ha aggiunto Prodi - se fosse stata comunicata durante la campagna elettorale, avrebbe assunto un significato diverso". Scelta definitiva, su cui il Professore non intende tornare indietro, anche se al rientro a Roma ne parlerà con Veltroni: "Certamente ci incontreremo, ma la mia è una decisione presa. È una posizione molto semplice e chiara, senza alcuna polemica" ha ribadito, tornando sulla questione dopo l'intervento al Palazzo di vetro. Prodi ha assicurato di averne parlato per tempo con lo stesso Veltroni, con cui si era anche complimentato per "la campagna elettorale forte e coerente che stava conducendo", che ha portato il Partito democratico ad ottenere "una buona performance alle elezioni". Del resto, è stato il ragionamento di Prodi, i motivi di questa decisione stavano già nella volontà di non candidarsi: "Continuerò a dare un contributo leale, da supporter forte, ma non da dirigente: il Pd dovrà cercarsi un altro presidente e rafforzarsi per continuare ad essere l'unica seria alternativa riformista dell'Italia, perché in futuro ce ne sarà estremamente bisogno". Finché sarà in carica da premier, però, Prodi intende portare a termine al meglio il suo lavoro, come ha confermato intervenendo sulla questione della nomina del nuovo vice presidente della Commissione Europea che dovrà sostituire Franco Frattini destinato a entrare nella squadra del nuovo governo: Prodi ha auspicato che possa essere una scelta condivisa con i leader del Popolo delle Libertà, ma ha rivendicato "il diritto e il dovere" di proporre dei nomi. "È mia volontà che il Commissario sia scelto insieme, ma nel momento in cui Frattini opta per il Parlamento italiano, io devo fare la nomina per legge". Prodi ha aggiunto di aver tentato ripetutamente di contattare Berlusconi per concordare una nomina bipartisan, ma senza aver ricevuto risposte né dal Cavaliere né da Gianni Letta: "Ho fatto una rosa di quattro-cinque nomi, ma non mi ha richiamato nessuno: non vorrei saperlo dai giornali, perché ho il diritto e il dovere di discuterne insieme". Il premier ieri era a New York per il suo ultimo impegno internazionale da premier, il Consiglio di sicurezza Onu sulla pace in Africa. Nel suo intervento, il Professore ha ribadito la necessità di rinsaldare i rapporti tra le Nazioni Unite e l'Unione Africana, anche dal punto di vista economico: "Non faremo mancare il nostro contributo di idee e risorse nel proseguimento di questo processo". E a chi gli chiedeva se, adesso, intenderà impegnarsi in prima persona per l'Africa, Prodi ha ribattuto: "Lo faccio dal 2001. Sull'Africa non sto rubando la scena a Walter Veltroni. C'è posto per tutti, per Veltroni, per me e anche per lei", risponde a un giornalista.

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DIALOGO CON IL CENTRO, D'ALEMA VEDE CASINI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dialogo con il centro, D'Alema vede Casini CLAUDIO RIZZA Roma. Pier Ferdinando Casini non ha interesse a schierarsi, troppo fresche sono le ferite dell'aspra campagna elettorale contro Berlusconi, e troppo diverse sono le scelte programmatiche e ideali rispetto al Pd. Lui ripete: "Non mi muovo dal Ppe, sono alternativo alla sinistra". I centristi possono fare da ago della bilancia, se solo vogliono, ma sembra troppo presto per convincerli a farlo esplicitamente adesso. I voti del centro moderato fanno gola. Soprattutto adesso con il ballottaggio romano, che rischia di diventare il simbolo della vittoria tracimante berlusconiana o l'icona dell'inizio di una riscossa della sinistra. E non è un caso che D'Alema e Gianni Letta, oltre a Veltroni e Berlusconi, abbiano condito il tutto con un pressing esplicito o discreto, a seconda dei casi. D'Alema è andato a trovare Casini, ieri a casa di Pierferdi, per un appuntamento "già fissato da tempo", come è stato sottolineato. Pare proprio sia stato così: il ministro degli Esteri aveva già individuato strategicamente la necessità di aprire al più presto, dopo il voto, il dialogo con i centristi e con la sinistra. Lo stesso sostengono gli ex della Margherita circa la necessità del dialogo ancor più necessario in caso di sconfitta per fare fronte comune contro Berlusconi. La sortita esplicita di Veltroni del giorno prima tendeva proprio ad accreditare la mossa, a dare l'immagine di un Pd unito e solidale, impegnato a dialogare a tutto campo. E a cementare il confronto in seno all'opposizione, coprendo quel fronte moderato che al Pd è sfuggito nelle urne. Non c'è solo Roma, nell'immediato. Ma bisogna costruire un rapporto in Parlamento che vede, sullo sfondo, come traguardo da condividere, la legge elettorale per evitare il referendum tra un anno (il sistema tedesco); una serie di regole istituzionali condivise da cambiare; e un fronte moderato-riformista da opporre a Berlusconi ove le sue scelte si rivelassero troppo condizionate dalla Lega e, quindi, osteggiate dall'opposizione. La politica si fa guardando avanti, ci si prepara a tutte le evenienze. Su Casini il Pdl ha usato una strategia diversa. Berlusconi non ha rivolto subito il suo appello direttamente al leader ma, bypassandolo, agli elettori dell'Udc e della destra, in modo che "non consentano il prevalere della sinistra". Come spesso succede, al bon ton ci ha pensato Gianni Letta che ha telefonato a Casini per perorare direttamente e a voce la causa di Alemanno, e la necessità di far fronte comune per togliere al Pd la roccaforte romana, un segnale che sarebbe nefasto per l'opposizione e significherebbe mettere una ciliegina, e che ciliegina, sulla torta della vittoria. Poi, a sera, Berlusconi ha ripetuto il suo appello, stavolta direttamente rivolto a Udc e Destra. Casini non ha risposto sì né a D'Alema né a Letta, si tiene stretti i voti del Centro in attesa di capire quali margini politici i due forni saranno in grado di garantire. La scelta dei moderati potrebbe essere decisiva e trascinare altri compagni di viaggio. Ma è improbabile che le primarie di venerdì dell'Udc, decise per capire come votare a Roma, se Rutelli o Alemanno, possano dare un risultato netto e pendere a favore dell'uno o dell'altro. Molto più facile che alla fine prevalga la ragion politica, cioé la "libertà di voto". Difficilmente, infatti, Alemanno potrebbe imbarcare i voti di Storace senza scoprirsi troppo a destra e facendo imbestialire gli ebrei romani, che ieri hanno già lanciato un altolà inequivocabile, aprendo il fuoco di sbarramento: guai a sentire puzza di fascismo al ballottaggio. La sfida romana si annuncia incerta, con l'incubo dell'assentesimo da ballottaggio che può modificare i rapporti di forza, forse più delle alleanze dell'ultimo minuto. Ma è iniziata anche una partita più di prospettiva che si dipanerà nei prossimi mesi e che aspetta, per coagularsi, di vedere come il Cavaliere sarà capace di governare. Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini con il ministro degli Esteri uscente, Massimo D'Alema.

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BERLUSCONI: FARò SCELTE IMPOPOLARI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Primo vertice dei leader Pdl, pressing di Bossi sui ministri. Il Cavaliere: tempi duri in arrivo Berlusconi: farò scelte impopolari Incontro segreto con Veltroni su riforme e nomine. E D'Alema va da Casini "In arrivo tempi duri e misure impopolari". Silvio Berlusconi parla di tagli di enti, di privilegi da eliminare e delle spese inutili nella pubblica amministrazione. Il Cavaliere anticipa che prima andranno controllati i conti e proprio per questo a giugno si insedierà una "due diligence" con il compito di definire l'effettiva situazione dei conti lasciata dalla sinistra. Nel corso di un primo vertice con Fini, Bossi e Lombardo, Berlusconi ha annunciato che la formazione del nuovo governo sarà effettuata rispettando i tempi stabiliti dalla Costituzione. Sui ministri pressing di Bossi. Intanto c'è stato un incontro riservato tra Berlusconi e Veltroni. Hanno parlato dei prossimi appuntamenti, compresa la nomina del successore di Franco Frattini alla commissione europea. D'Alema ha incontrato Casini. BARTOLI, CONTI, MILANESIO PAPPALARDO E RIZZA ALLE PAGINE 2, 3, 4 E 6.

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LE DEBOLEZZE RIFORMISTE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'ANALISI Le debolezze riformiste Roberto Gualtieri Gran parte dei commenti al risultato elettorale del 13 e 14 aprile hanno enfatizzato la novità positiva della nascita di un sistema politico di tipo europeo imperniato su due grandi partiti e fortemente semplificato. Questa analisi è apparsa finora prevalente anche nei commenti dei dirigenti del Pd, che pur riconoscendo la sconfitta hanno giudicato lusinghiero, anche se inferiore alle aspettative, il risultato del loro partito, sottolineando l'incremento di consensi ottenuto rispetto al 2006 e addebitando la vittoria di Berlusconi soprattutto all'exploit della Lega. Si tratta di una lettura che trova scarso riscontro nella realtà dei numeri. L'incremento del Pd rispetto al 2006 è infatti numericamente assai esiguo (1,9% in percentuale e solo 162.000 voti in cifra assoluta) e politicamente molto fragile. Non solo perché quel 33,1% comprende anche i radicali (che nel 2008 sono confluiti nelle liste del Pd mentre nel 2006 erano presenti in quelle della Rosa nel pugno), ma soprattutto perché risulta fortemente "drogato" dall'effetto "bipartitizzante" indotto dal combinato disposto del premio di maggioranza e della scelta di "andare da soli". Di fronte alla prospettiva, più volte abilmente evocata da Veltroni, di una "rimonta" in atto nei confronti del centrodestra, molti elettori dei partiti confluiti nella Sinistra Arcobaleno hanno infatti ritenuto di dare un "voto utile" al Pd nella speranza che esso servisse a far scattare il premio di maggioranza per impedire la vittoria di Berlusconi, e l'entità di questo apporto risulta facilmente calcolabile se si analizzano i risultati delle elezioni amministrative svoltesi in concomitanza con quelle politiche in numerose zone del Paese, dove il Pd è andato molto male anche rispetto ai precedenti risultati dell'Ulivo e di Ds e Margherita. SEGUE A PAGINA 20.

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LE DEBOLEZZE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Le debolezze... Il Partito democratico ha dunque guadagnato a sinistra dei voti che in assenza del vincolo del "voto utile" difficilmente sarebbero arrivati, e che non possono quindi essere considerati il segno di una repentina quanto definitiva evoluzione riformista dell'elettorato della sinistra radicale. Contemporaneamente, esso ha subìto una sensibile emorragia di consensi verso il centro dello schieramento politico, dove invece ha sfondato Silvio Berlusconi. Se infatti nel 2006 i partiti dell'Unione avevano ottenuto il 49,81% dei voti (contro il 49,74 del centrodestra), nel 2008 le stesse forze (per di più non apparentate) hanno raccolto circa il 42,5%, con una riduzione largamente superiore al maggior numero di astenuti e quindi imputabile solo in parte ad un "astensionismo di sinistra". Questo deflusso di consensi è stato intercettato quasi interamente dalla coalizione costruita da Silvio Berlusconi ed ha premiato non solo la Lega ma (specialmente al Sud) anche il Popolo della libertà, che ha visto aumentare i propri voti dell'1,1% rispetto alla precedente somma di Forza Italia e An pur in presenza della scissione della Destra e di un incremento così considerevole del partito di Bossi. Lo sfondamento al centro del Pdl, la cui entità non ha precedenti in un corpo elettorale stabile come quello italiano, è stato sicuramente favorito dalla scarsa popolarità del governo Prodi, che ha pagato in misura molto pesante un'interruzione anticipata della legislatura che ha gli impedito di cogliere i frutti del risanamento finanziario. Ma a determinarlo hanno pesato anche altri fattori. È probabile che la scelta di Veltroni di non difendere l'operato del governo dell'Unione e non rivendicarne i non pochi successi abbia incentivato il "rompete le righe" degli elettori di centrosinistra. Inoltre, in una campagna elettorale segnata dall'assenza di un capillare lavoro sul territorio e tutta incentrata sulla figura del leader, il profilo poco nitido della proposta programmatica del Pd ha finito con il far prevalere un messaggio di tipo identitario, che non a caso ha consolidato un blocco molto simile a quello raccoltosi intorno ai "progressisti" di Achille Occhetto nel 1994. Un risultato al quale hanno concorso con ogni probabilità da un lato la convinzione (illusoria) che ci si trovasse in un'elezione di tipo presidenzialistico, e che in quei casi l'elemento determinante sia costituito dalle qualità personali del leader; dall'altro il tentativo di intercettare consensi moderati attraverso un'innovazione programmatica più ispirata al main stream liberista di marca anglosassone (assai poco espansivo nella società italiana) che al centrismo popolare di stampo continentale. Su ciascuno di questi piani le scelte di Berlusconi sono state specularmene opposte a quelle di Veltroni. Il leader del Pdl ha infatti difeso puntigliosamente l'operato del suo precedente governo (così come d'altronde aveva fatto nel 2006), ha incentrato la sua campagna sul suo partito piuttosto che su di sé, enfatizzando allo stesso tempo il carattere "popolare" e non elitario del suo messaggio, e infine ha corretto il suo tradizionale liberismo compiendo sul piano programmatico una svolta centrista e "sociale" in parte analoga a quella realizzata dalla Cdu di Angela Merkel. Il nuovo bipolarismo uscito dalle urne il 13 e 14 aprile è dunque fortemente squilibrato a favore del Pdl ed appare al momento tutt'altro che stabilizzato. Se per Berlusconi la strada per la costruzione di un vero partito moderato di tipo europeo resta lunga e richiede di affrontare la difficile sfida del governo e quella ineludibile del rapporto con l'Udc, per il dirigenti del Pd l'obiettivo di dare vita a un grande partito riformista è ancora da raggiungere. E imporrebbe per prima cosa una seria analisi della sconfitta che evitasse qualsiasi tentazione autoconsolatoria. Roberto Gualtieri.

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Pd il balletto di smentite si esaurisce con il prof che conferma la sua uscita di scena. l'imbarazzo di walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 17-04-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pd il balletto di smentite si esaurisce con il prof che conferma la sua uscita di scena. l'imbarazzo di walter Dimissioni a orologeria, sul Loft un'altra tegola Irritazione tra i veltrones: "Perché ha fatto uscire la notizia?". Sospetti su Parisi (per spianare la via a Bindi?). I cinque nomi per la Commissione Dopo la batosta nazionale da Berlusconi, la batosta bis alle regionali e il passo falso dei candidati democrat a Roma, già regno del veltronismo, ci mancavano solo le dimissioni di Romano Prodi da presidente del Pd a complicare la già difficile gestione del post voto per Walter Veltroni. E pensare poi che, di tutte le rogne, l'addio del Prof era l'unica già messa in preventivo, perché la lettera di dimissioni del premier giace in un cassetto del Loft, il quartier generale del Pd a piazza Sant'Anastasia, da quasi un mese. Da quando cioè Prodi ha buttato giù poche righe per comunicare al leader la decisione di rinunciare all'incarico in "coerenza con la scelta di non ricandidarmi al Parlamento", datando la lettera alla maniera cattolica: "Pasqua, 23 marzo 2008". Veltroni, ricevuta la comunicazione, ha sudato freddo. Fosse uscita la notizia in piena campagna elettorale, per almeno un paio di giorni non si sarebbe parlato d'altro. "Parliamone dopo le elezioni", ha proposto al Prof con l'idea magari di provare a far rientrare l'addio. I due si sono così accordati per rendere pubblico l'annuncio solo dopo il voto. Intanto, depositando in anticipo la missiva, entrambi si garantivano che il gesto non sarebbe stato vissuto come una presa di distanza da un eventuale sconfitta del Pd, poi puntualmente arrivata. Dell'esistenza della lettera erano in pochissimi a sapere, eppure la voce ha cominciato a circolare. Una prima smentita del portavoce prodiano Silvio Sircana, l'altra notte, non ha impedito ieri al tg di La7, prima emittente a dar conto delle voci, di rilanciare con decisione la notizia, subendo una nuova smentita di Sircana: "Ribadisco, non esiste alcuna lettera". All'ora di pranzo anche l'ufficio stampa del Pd, contattato a stretto giro dal Riformista , confermava questa versione: "Veltroni non ha mai ricevuto niente". Finché, un'oretta dopo l'ultima smentita, Prodi ha deciso di scoprire le carte da New York, dove il premier si trova per la seduta per la seduta del Consiglio di sicurezza Onu allargata ai leader africani. Parlando coi giornalisti al seguito, Prodi ha vuotato il sacco. Ha confermato dimissioni e lettera. E ha messo in imbarazzo Veltroni. Che non si è consolato ascoltando le parole con cui il Prof ha elogiato la campagna elettorale veltroniana ("estremamente coraggiosa e forte") e il risultato del Pd ("una buona performance") prima di precisare: "Rimarrò un supporter forte e leale del Partito democratico anche se non in un ruolo di responsabilità, in quanto questo spetta ad altri affinché il Pd possa nascere forte e guardare al futuro, perché questo è il suo problema". Improvvisamente, al rimbalzare in Italia delle parole di Prodi, anche al Loft si sono ricordati della missiva nel cassetto. In pochi minuti l'ufficio stampa del Pd ha diffuso una nota, confermando che Veltroni "aveva ricevuto prima di Pasqua una lettera dal presidente del Consiglio Romano Prodi. Di questo avevano concordemente deciso di riparlare insieme dopo il voto. L'incontro, previsto a breve, avverrà nello spirito di coesione e di grande unità che si è visto in questi mesi e che è confermato dalle parole di oggi di Prodi". Nonostante le reciproche rassicurazioni, un caso Prodi c'è comunque. Il Prof non si è fatto scrupoli a smentire tutto e tutti, rompendo il patto di silenzio (ormai compromesso dalla fuga di notizie) e salutando Veltroni da New York. "Perché ha deciso di fare uscire così la notizia?", si interroga il Loft. "Non abbiamo fatto uscire noi la notizia", giurano i prodiani. E i sospetti si sono appuntati su Arturo Parisi, tra i pochi a sapere della lettera, o su qualcuno a lui vicino. Ma perché fare uscire la notizia? Per mettere in difficoltà Veltroni? Per spianare la via a Rosy Bindi, candidata alla sostituzione, sebbene il favorito sia Franco Marini? Non servono però dietrologie a spiegare l'irritazione del segretario: del Pd il Prof non è solo il presidente, ma il fondatore e padre nobile. Il suo disimpegno totale rappresenta comunque un problema politico per un Veltroni ancora alle prese con i delicati ballottaggi di Roma e provincia. D'altra parte, sarebbe un errore leggere la vicenda solo in un'ottica interna al Pd. Certo, il Prof è deluso e arrabbiato per il modo in cui è stato attaccato e sconfessato il suo governo, ma ciò non basta a spiegare una rottura così plateale e in fondo inutile, dato che la carica di presidente dell'Assemblea costituente è un ruolo simbolico e onorario. Più facile invece che il passo indietro abbia a che fare con la futura carriera di Prodi, e non quella da "nonno". Il Prof vuole chiudere a palazzo Chigi nominando il successore di Franco Frattini alla Commissione europea. "Ho dato una rosa di 5 nomi a Berlusconi", ha rivelato ieri. Ovvero: Enrico Letta, Giuliano Amato, Piero Fassino, Paolo De Castro, Emma Bonino (ma l'unico gradito al Cavaliere, Amato, non ne vuol sapere). Quindi comincerà il "dopo". Ha già ricevuto un paio di offerte di lavoro da aziende private. Chi ha parlato con Prodi giura però che non è tentato dalla prospettiva del "business". Piuttosto, si vede impegnato in un ruolo da grande inviato internazionale, magari per conto proprio dell'Onu. "L'Africa è la sua passione attuale", si spiega nel suo entourage. E guarda caso proprio il continente nero è al centro del suo ultimo impegno da premier. Lui, a domanda specifica dei cronisti a New York, non risponde. Ma sarebbe il colmo, se alla fine fosse Prodi a trasferirsi in Africa al posto di Veltroni. Stefano Cappellini.

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Riletture Nel '75 il poeta parlava alla Fgci, ora nella periferia di Accattone ci gira Virzì (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Riletture Nel '75 il poeta parlava alla Fgci, ora nella periferia di Accattone ci gira Virzì La profezia di Pasolini si è avverata: l'umile Italia è andata a destra La sorpresa di queste elezioni non è tanto la vittoria di Berlusconi a valanga, o la sinistra radicale che resta fuori dal parlamento, o il Partito socialista che scompare dopo 116 anni di storia. La vera novità è che "l'Umile Italia" descritta da Pierpaolo Pasolini nelle Ceneri di Gramsci o Trasumanar e organizzar , è passata con il centro destra e la Lega. Suonano come una profezia le parole pronunciate da Pasolini alla festa dell'Unità di Roma al Pincio nel settembre del 1975, due mesi prima del suo assassinio, quando il poeta denunciò la "borghesizzazione" e l'"omologazione" del proletariato, la perdita dei suoi valori originali, della dimensione di classe, dei circoli ricreativi, della Casa della Cultura, e fu per questo attaccato dal Pci e da intellettuali di sinistra del calibro di Italo Calvino, che non volevano arrendersi di fronte alla realtà. Una realtà "piccolo borghese, fascista, democristiana", secondo Pasolini, un insieme di aspirazioni destinate a cancellare qualsiasi ansia di cambiamento, e fondate, per Pasolini, sulla "smania del consumo, la moda, l'informazione (soprattutto, in maniera impotente, la televisione)", l' ansia di emulare i valori borghesi (soprattutto quelli materiali) perdendo le proprie radici culturali e la propria storia. A tutto questo, trent'anni fa la sinistra avrebbe dovuto opporsi, secondo il poeta. Non lo fece anche perché non poteva. Per questo Pasolini se ne allontanò. La speranza, per lui, erano i giovani della Fgci, la generazione di Veltroni e D'Alema a cui è toccato di rifondare la sinistra, cercando di riagganciarla al cambiamento della società, che il Pci di allora non aveva saputo cogliere, quella stessa generazione che è andata incontro, lunedì, a una dura sconfitta. Chissà cosa direbbe, oggi, il poeta, dell'Emilia dei film di Bertolucci diventata leghista, delle roccaforti operaie passate al centrodestra, del suo Friuli Venezia Giulia e dell'idea di Cacciari, che solo un nuovo radicamento nei territori perduti come il Nord Est, un tentativo autentico di interloquire con le nuove realtà, e non una riproposizione dei temi di destra in chiave riformista, avrebbe potuto riaccreditare la sinistra nella società italiana trasformata. Così, mentre i dirigenti e i candidati del Pd in campagna elettorale parlavano dei loro sogni, anche a Roma la "Piccola Shangai", i Colli Aniene teatro delle storie dei Ragazzi di Vita, o l'Idroscalo di Ostia avvolto dai nuovi quartieri suburbani delle villette a schiera con antenne paraboliche e centri benessere, dove Pasolini trovò la morte il 2 novembre del '75, passavano al centrodestra. La periferia pasoliniana di Accattone è diventata lo scenario vuoto dell'ultimo film di Virzì sul precariato. E la profezia del poeta è diventata la sua maledizione. 17/04/2008.

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Udc pier ferdinando e massimo a colloquio sul soccorso bianco al pd capitolino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 17-04-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Udc pier ferdinando e massimo a colloquio sul soccorso bianco al pd capitolino Casini annusa D'Alema, ma non è ancora un remake di Gallipoli Nel faccia-faccia, da tempo in agenda, avvenuto ieri mattina tra Casini e D'Alema si è parlato di Roma. Ma non solo. Al centro della colazione, soprattutto i temi nazionali e la collaborazione da mettere in campo tra Pd e Udc nell'attività parlamentare prossima futura. In primis , il dialogo sulla riforma elettorale. D'Alema è consapevole come l'ipotesi del modello tedesco piaccia parecchio alla leadership dell'Udc e parlarne con Casini è un modo per far vedere a Berlusconi - ma anche a Veltroni - che sono molteplici le forze con le quali è necessario impostare una seria riforma elettorale. Prove di collaborazione per i lavori parlamentari, dunque, ma forse anche qualcosa di più. Non è mancato, infatti, chi ha paragonato l'incontro a quello di Gallipoli tra D'Alema e Buttiglione in vista del ribaltone del '94. "Casini si prepara a sostituire Prodi come leader di un centrosinistra nuovo?", si è domandato ieri Rotondi. Forse troppo. Di certo c'è che l'incontro è stato anche un primo "annusarsi" in vista dell'imminente ballottaggio Rutelli-Alemanno al Campidoglio. E visto che Berlusconi non risulta abbia chiamato Casini (e pare non sia intenzionato a farlo) tentare di portare i voti dell'Udc a Rutelli non è un gioco impervio. Se è vero, infatti, che l'Udc ha preso diversi voti anche dai cattolici che alle scorse politiche avevano scelto i Ds, è altrettanto vero che al ballottaggio questi stessi voti potrebbero tornare a Rutelli e, in questo caso, Alemanno avrebbe poche speranze di vittoria. La situazione, però, non è facile. Certo: c'è Luciano Ciocchetti che porta in dote un 3,3 per cento di voti dell'Udc per nulla irrilevante. E c'è Mario Baccini che con la sua Rosa Bianca porta un misero 0,7 per cento che però, sommato ai voti di Ciocchetti, fa in tutto un 4 per cento netto. E la cosa non è da poco per Roma. Anzi: è una percentuale che sia Rutelli che Alemanno sanno essere decisiva. E, infatti, entrambi hanno iniziato da subito le consultazioni per convincere i candidati per il Campidoglio di Udc e Rosa Bianca a indicare ai rispettivi elettori il proprio nome per il ballottaggio. Tuttavia, Udc e Rosa Bianca hanno deciso di prendere tempo. Ciocchetti, in particolare, anche per non rischiare un'indicazione diretta, ha convocato per venerdì le primarie dell'Udc dalle quali dovrebbe uscire il nome da sostenere. Una scelta, di fatto, nel segno della neutralità perché in questo modo in via dei Due Macelli si potrà sempre dire: "Non siamo stati noi a indicare ai nostri elettori chi votare, ma sono stati loro che liberamente hanno deciso chi li avrebbe potuti rappresentare meglio". Rocco Buttiglione al Riformista ammette che "non è una scelta facile". Dice: "Occorre prima valutare i programmi per non disperdere quel centro autonomo a cui con tanta fatica si è comunque riusciti a garantire un'esistenza. La scelta di indicare Rutelli potrebbe essere vista come l'ennesima rivalsa nei confronti di Berlusconi. Ma la campagna elettorale oggi è finita e non so quanto sia corretta questa linea. D'altra parte, scegliere Alemanno potrebbe essere letto come un segnale di apertura verso Berlusconi ma in nessun modo si vuole un ritorno all'ovile". E poi, "prima d'altro, c'è la valutazione di cosa sia meglio per Roma e non è una valutazione facile". Casini è anche con le diverse anime del suo partito che in qualche modo deve fare i conti. I rapporti con Rutelli sono buoni e fare confluire i propri voti verso la sua lista civica sarebbe in fondo una cosa naturale. Ma altri non la pensano alla stessa maniera. C'è, ad esempio, Dino Gasperini, capogruppo dell'Udc al Campidoglio, che ha sempre mantenuto in questi anni una linea di opposizione forte e decisa a Veltroni (più forte e decisa dei suoi compagni d'opposizione di Forza Italia) e difficilmente potrebbe decidersi per Rutelli. A meno che quest'ultimo non dimostri una volontà di distacco da quella sinistra antagonista che anch'essa, tuttavia, è capace di catalizzare voti decisivi.

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Segue dalla prima conversazione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue dalla prima conversazione Casarini fa l'elogio della Lega E gioisce per la fine di Fausto "Non posso negare una certa contentezza - esordisce Casarini - per il disastro della Sinistra arcobaleno. Un partito inutile, non è vero che l'ha danneggiato il voto utile di Veltroni. Bertinotti sarà ricordato per quello che ha cancellato la sinistra novecentesca. Lui era l'erede dell'arroganza togliattiana, dirigista. Ma almeno il Pci aveva i numeri, Bertinotti e i Berty boys no". In un certo senso, ridacchia Casarini, "questo voto ha sgombrato il nostro spazio dalla sinistra: noi abbiamo occupato tante case, ma la sinistra aveva occupato i nostri spazi. Ora c'è stato uno sgombero". A proposito di sgomberi, sul destino del Leoncavallo, sotto sfratto nei prossimi giorni, Casarini è ancora più diretto: "Ma il Leoncavallo non era un centro sociale. Era una sezione di Rifondazione. Farina si è venduto mani e piedi a Rifondazione". Che cosa è successo il 13 aprile? Casarini sottoscrive le parole di "Bobo Maroni: è caduto il muro di Berlino e la sua ombra lunga che aveva trasformato la sinistra da materialista a mistica. Al crocifisso sostituiva la falce e il martello. Ma il cachemire di Bertinotti era la negazione del materialismo marxista. Avevano illuso di poterci governare, e invece non è così. Ci aveva rivenduto alle camere e alle telecamere. La sinistra è finita quando Bertinotti ha venduto il movimento per un piatto di lenticchie, alla Camera". Servono nuove forme di politica: territoriale, locale, reale. Il modello? Per Casarini può esserlo la Lega. "La Lega è il fatto politico più interessante. Non è un voto di protesta, come si ostinano a dire a sinistra: i leghisti vogliono governare. E non si dica che è la versione lombarda e veneta del Ku Klux Klan. Non ci sono ronde padane che inseguono immigrati per accopparli. Ci sarà anche il folklore di Borghezio, ma è un atteggiamento, e non va demonizzato". Anche perché, butta lì Casarini, "la sinistra, per ideologia, accetta Hamas, la sua rivendicazione territoriale, la sua mistica, ma non accetta la Lega, che è uguale ad Hamas, ma senza violenza. Si dialoga con Hamas ma non con la Lega?". La Lega, "soprattutto quella di Maroni", precisa, "è un laboratorio politico per il territorio. Una risposta alla crisi della globalizzazione e della rappresentanza nazionale, costruita sulla percezione vicina alla gente: immigrazione, certo, ma anche tasse, Cina e nuove forme di lavoro. La Lega ha la caratteristica necessaria per questa crisi in atto: è un partito di scopo, un partito di contrattazione. E questa novità ha pagato. La Lega, pur alleandosi, è cresciuta". Per Casarini, il movimento, più che confluire o irrompere in un partito, deve chiarire la sua anima post-fordista: "Serve una visione post-socialista. Abbiamo vinto noi perché la sinistra diceva che nelle grandi fabbriche c'era ancora il fordismo. Invece oggi c'è solo il post-fordismo. Il movimento infatti è nato a Seattle, all'ombra della Boeing e della Microsoft, non di Mirafiori. Questo avremmo dovuto capirlo prima". E invece c'è persino chi ha usato i partiti come "scorciatoie", racconta Casarini, un fiume in piena. "Caruso? Ognuno porta le sue croci. Io non mi sono mai candidato perché non credo nella rappresentanza. E non ci credono neanche quelli che votano". Bisogna costruire, per Casarini, un'"alternativa alla Lega, un partito territoriale, che sappia ascoltare la gente e fare progetti concreti". Un pragmatismo che ci chiarisce in un esempio. "Berlusconi andrà a Napoli con il primo Consiglio dei ministri? Ecco, più che fare proteste, e scontri, anche quelli, per carità, bisogna portare avanti proposte concrete, come quelle della raccolta differenziata per integrarli all'apertura di termovalorizzatori. Lui dirà che ne aprirà cento, ma non fanno nulla se non si cambia la raccolta". Altro esempio, più politico, sono le frizioni tra Forza Italia in Veneto, "perché è in questione Galan, con la Lega che vuole la presidenza e Forza Italia che se gli dà Lombardia e Veneto li perde". E poi "Vicenza, dove il no-Dal Molin ha preso il 5%. Qui possiamo essere l'ago della bilancia, in favore del centro-sinistra, che lì, a differenza del Pd nazionale, è critico sul Dal Molin". Dopo la scomparsa del "comunismo" e la potabilità sociale del leghismo, la novità di queste elezioni, per Casarini, è la scomparsa dell'anti-berlusconismo. "In queste settimane per il libro tutti mi hanno rotto con questa storia del berlusconismo. Ma era una semplificazione mistica. Una roba assurda con cui tutti c'hanno mangiato. Ora la penso come Giorgio Gaber che sfotteva le divisioni dentro la sinistra e le false contrapposizioni. È finita quella roba lì. Bisogna tornare all'analisi materialista e smetterla con l'agitare il diavolo". (l.mastrantonio).

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Ma quindi, signor sindaco, intendiamoci: possiamo rompere un tabù e titolare quest'intervi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sta "cari amici del Pd, la Padania esiste"? Sergio Cofferati ci pensa un attimo perché, come un fulmine, forse gli ripassano per la mente i dubbi che ebbe prima di sgombrare un campo di immigrati e dire "cari compagni, la sicurezza non è un valore della destra" (affermazione oggi scontata, ma allora accompagnata da fischi e accuse di tradimento); o quando, non troppi mesi dopo, decise di sperimentare lì - a Bologna - la "vocazione maggioritaria" del Pd, rompendo la sua alleanza con la cosiddetta sinistra radicale. Dunque, Cofferati ci pensa. E poi si apre in un calda risata. "Ma certo che sì, la Padania siamo noi. Guardi che io son di lì, nato a Sesto e Uniti, provincia di Cremona, in mezzo ai contadini...". Ci vorrà forse del tempo perché anche quest'affermazione - "la Padania esiste" - venga digerita come ineluttabilmente vera. Ma per Sergio Cofferati è importante che ciò avvenga: e che il Pd ne tragga ogni conseguenza, in termini di analisi politica, proposta istituzionale e assetto organizzativo. La Padania esiste, e lo dimostrano perfino i risultati elettorali: se è così, non ha senso negarlo sol perché ne ha parlato prima la Lega... Ed è soprattutto della Lega - oltre che della Sinistra Arcobaleno - che Sergio Cofferati parla in questa sua intervista dopo il voto del 13 aprile. Però che c'entra, scusi, la Padania col risultato elettorale? "C'entra perché credo che ormai occorra analizzare anche i risultati elettorali non più regione per regione ma area per area. Se noi osservassimo le cose un po' più dall'alto, ci accorgeremmo che quel che accade sulla sponda destra del Po succede anche sulla sponda sinistra...". Sarà. Ma che c'entra col voto? "In grandi aree del nord ci sono ormai elementi di uniformità dettati dalla struttura economica e sociale: e per queste due vie, producono risultati elettorali. Se si guarda la pianura... Cremona e Reggio Emilia, oppure Mantova e Ferrara - che sono città di regioni diverse - hanno una strutture economica, sociale e risultati elettorali del tutto simili". Tutto questo per dir cosa? "Che gli elementi di identità territoriale non sono più rappresentati dai confini geografici e regionali. Le persone si muovono... Il Po divide, fa da separazione per alcuni tratti, ma è una separazione geografica che non ha più alcuna corrispondenza né economica né sociale. Per venire al concreto: io penso che non ci possa organizzare efficacemente sul piano della rappresentanza considerando invalicabili i confini geografici. Di più: credo che ormai sia in divenire anche una questione di carattere istituzionale. Dunque, quando penso alla dimensione territoriale del futuro Pd, penso a due cose assieme: agli antichi insediamenti ottocenteschi della rappresentanza politica - luogo per luogo, paese per paese - e ai modernissimi scavalcamenti di confini geografici e regionali ormai fittizi. L'Emilia Romagna è parte del nord e ha caratteristiche di sviluppo, in alcune sue zone, simili a quelle della Lombardia. La collina emiliano romagnola ha forti elementi di somiglianza con la collina bergamasca e bresciana; e la pianura lombarda con la pianura emiliano romagnola. Un partito deve prendere come riferimento queste grandi aree. E' inevitabile. Non farlo non ci aiuterà né a capire il nord né a radicare il Pd in queste aree decisive del Paese". Dove invece la Lega si espande di elezione in elezione... "E continuerà a farlo, soprattutto se non aggiorniamo la nostra analisi. La Lega non è un un partito che intercetta un voto di protesta: questo è un argomento senza fondamento, ha ragione Maroni. La Lega è un partito con una linea politica di destra, raccoglie consensi sulla base della sua linea che è proposta e sperimentata, per altro, anche in ruoli e attività istituzionali. Naturalmente, io non condivido quella linea, e la contrasto. Ma se torniamo alla tesi che quelli alla Lega sono voti di protesta, commettiamo un errore clamoroso". E crede che sia questo quel che sta accadendo? "In parte sì. E sono stupito. Così come mi stupisce sentir dire che "anche gli operai votano Lega", come fosse una scoperta. Posso farle un esempio?". Naturalmente. "A parte il fatto che quando un partito supera certe soglie di consenso il suo radicamento è necessariamente interclassista, vorrei ricordare il 1994, cioè la crisi del primo governo Berlusconi. Il sindacato protestò per la riforma delle pensioni proposta, ma la crisi l'aprì Bossi in Parlamento. E lo fece perché l'acuirsi del contrasto tra sindacato e governo mandò in sofferenza la base sociale ed elettorale della Lega, che già allora era fatta anche da operai. E se devo dirle, anzi, la situazione di oggi mi sembra somigli molto a quella che ricordavo". Cioè, vede possibili problemi tra Lega e Popolo della Libertà? "La linea della Lega ha evidenti elementi di diversità rispetto a quella di Berlusconi. In materia economica guarda alle piccole imprese, con tratti protezionistici, e dunque altro che liberismo. Nel sociale è molto attenta ai temi del welfare, e quanto alla globalizzazione... Considerati i rapporti che ha con la Lega, credo non sia un caso che Tremonti sia approdato alle teorizzazioni cui è giunto. Comunque, questo riguarda loro. Ciò premesso, il lavoro fatto da Veltroni è del tutto positivo e pienamente condivisibile. E la linea economica e sociale indicata è quella che ci può consentire con pazienza di acquisire risultati positivi anche in questa parte del Paese". Un'ultima domanda, su tutt'altro: che le pare della batosta subita dalla Sinistra arcobaleno? Magari ne sarà contento, considerati i suoi rapporti a Bologna con Rifondazione... "Considero l'assenza in Parlamento di quella sinistra un fatto profondamente negativo, prodotto dai loro errori politici enfatizzati da una pessima legge elettorale da cambiare. Credo che, a differenza del 1996, stavolta Rifondazione avesse scelto con convinzione la strada della partecipazione al governo. Hanno però sottovalutato le difficoltà di stare in una ampia coalizione. In un quadro così, la necessità della mediazione bisogna darla per scontata: e della mediazione non puoi cogliere sempre e solo gli aspetti negativi. Ora spero riflettano. E mi auguro che dalla riflessione emerga la voglia di riprovarci piuttosto che quella di rifugiarsi per sempre all'opposizione in nome di una scelta puramente identitaria".

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"Pronti a scelte impopolari" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vertice con Fini e Bossi: non c'è intesa sulle richieste della Lega. Colloquio con Walter a casa Letta? Il futuro premier smentisce "Pronti a scelte impopolari" Berlusconi accelera, giallo su un incontro con Veltroni. Pd, Prodi si dimette Primo vertice ieri a Palazzo Grazioli dopo la vittoria elettorale, di Berlusconi con Fini, Bossi e il governatore siciliano Raffaele Lombardo, per definire il nuovo governo. Manca un'intesa sul Viminale e sul ruolo di Formigoni, che lascerà la Regione Lombardia. Il Cavaliere annuncia che dovrà fare scelte impopolari. Giallo su un incontro - smentito - tra il futuro premier e il leader del Pd, Veltroni, a casa Letta su riforme, nomine e Alitalia. Intanto, Prodi si è dimesso da presidente del Pd. DA PAG. 2 A PAG 15.

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Ballottaggio Capitale. La strada per il Campidoglio passa da Casini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Ballottaggio Capitale. La strada per il Campidoglio passa da Casini Posted By vasco_pirri_ardizzone On 17/4/2008 @ 15:08 In Apertura#1 | No Comments [1] Silvio Berlusconi ci tiene personalmente a smentire l'incontro segreto con [2] Walter Veltroni. E lo ha fatto oggi prima di partire per la Sardegna dove incontrerà Putin: "Non ho incontrato Veltroni né ieri, né nei giorni scorsi". Stesse parole da parte del leader dell'opposizione, Veltroni: "Non ci siamo incontrati, né abbiamo parlato per telefono. E' una balla spaziale". Insomma, che il fantomatico incontro ci sia stato o meno, che abbiano gustato una crostata in casa Letta o no, l'importante per i due leader - a pochi giorni dal fondamentale ballottaggio di Roma - è ancora digrignare i denti. Poi potranno riprendere il dialogo. Un dialogo che passa per i centristi dell'[3] Udc. Non è un caso infatti che ieri il premier in pectore abbia fatto un appello accorato agli elettori del centro affinché votino [4] Gianni Alemanno al ballottaggio per il Campidoglio contro [5] Francesco Rutelli: "Sarebbe strano" spiegava il Cavaliere "che votassero per Rutelli che ha un programma lontanissimo da loro". Ma non è solo Berlusconi a corteggiare Casini. Ieri, il primo a rompere il ghiaccio era stato Massimo D'Alema suonando, di primo mattino, alla porta di casa Casini a Roma. Stamattina [6] Casini e Rutelli hanno avuto un fitto conciliabolo a margine di un'assemblea di Confcooperative. E all'ora dell'aperitivo prima di pranzo Veltroni ha fatto il bis alla Camera. Al termine del faccia a faccia Veltroni è stato chiaro: "Nel rispetto delle diversità tra il Pd e l'Udc, che ci sono, si deve e si possono trovare punti di convergenza nei differenti modi di fare opposizione". Di più, l'ex sindaco di Roma per difendere l'ultima roccaforte del centrosinistra non ha usato giri di parole o contorsionismi: "A Casini ho detto che su Roma auspico il sostegno dell'Udc alla candidatura di Rutelli". La risposta di Casini? In pieno stile democristiano: "Ho spiegato a Veltroni che all'interno del partito ci sono opinioni diverse e che la scelta verrà fatta direttamente dai nostri impegnati su Roma". Si annuncia quindi un ballottaggio all'ultimo voto. Anche se Rutelli parte con un vantaggio superiore agli 80 mila voti. Molto importanti, visto che l'affluenza, di solito, nei secondi turni si abbassa. E quindi con il calare dei votanti, le rimonte sono più complicate. L'ex presidente della Margherita oltre al netto [7] no dato dalla comunità Ebraica romana ad Alemanno - incassa l'appoggio di [8] Franco Grillini che a Panorama.it rivela: "Dovrei sentire Rutelli oggi. Io non voglio che vinca la destra a Roma. Sono pronto all'apparentamento se c'è una segnale e una disponibilità. Non avrò ottenuto molti voti (0,8%), ma questa è una battaglia che verrà vinta sul filo del rasoio". [9] Michele Baldi della lista "Per Roma Baldi Sindaco", che ha preso circa 13mila voti ha lasciato intuire che c'è possibilità di dialogo con Rutelli. Se Grillini appoggia Rutelli, invece i grillini sono molto dubbiosi. Nei [10] meetup, classico luogo di incontro web dei sostenitori di [11] Beppe Grillo, crescono i dubbi contro Rutelli. Esimi esperti di politica - si legge in un post - mi dicono che in cambio di voti a Rutelli (mi viene da vomitare) si potrebbe però (come si dice) battere cassa e quindi far firmare un impegno da parte sua in caso di rielezione a sindaco per far realizzare dei punti del nostro programma: o stiamo fuori da queste logiche e continuiamo la nostra lotta partecipata senza nessun compromesso e quindi si continua con la partecipazione e il coinvolgimento; oppure sfruttiamo (ma sarà vero?) a nostri fini (comunque partecipati) questo momento come cassa di risonanza per la nostra Lista civica. Ne vogliamo parlare?". Certamente i 40 mila e rotti (il 2,7%) voti di protesta e quindi difficilmente indirizzabili con un diktat - di [12] Serenetta Monti saranno decisivi. Al quartier generale di Alemanno si gioisce per la messa in cascina del [13] sostegno de [14] La Destra di Storace. Voti (3,3%) che però non bastano per arrivare a superare la soglia del 50,1%. Nei prossimi 10 giorni è previsto un tour in diciannove piazze romane per provare a raccogliere il massimo dei consensi. [15] Mario Baccini, che non ha certo avuto un risultato esaltante con il suo 0,7%, ha allestito oggi le primarie per far votare i propri elettori per decidere chi appoggiare. Ecco spiegati i contatti frenetici che si stanno svolgendo in queste ore ai massimi livelli politici: perché i 50mila voti di [16] Luciano Ciocchetti dell'Udc sono davvero fondamentali. Il VIDEO servizio:.

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Berlusconi: "Presto misure impopolari". Incontro con Veltroni: raffica di smentite (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 92 del 2008-04-17 pagina 0 Berlusconi: "Presto misure impopolari". Incontro con Veltroni: raffica di smentite di Redazione L'indiscrezione è emersa da ambienti parlamentari ma è stata smentita da Bonaiuti e Bettini. Al centro dell'incontro , che sarebbe avvenuto a casa di Gianni Letta, il nodo Alitalia e il commissario Ue. Il Cavaliere agli alleati: "Ci saranno momenti difficili e servirà un forte rinnovamento" Roma - "Ci saranno momenti difficili, servirà un forte rinnovamento per fare le riforme necessarie che avranno anche contenuti di impopolarità". Silvio Berlusconi, al termine del vertice con i leader di Pdl, Lega e Mpa a Palazzo Grazioli non nasconde le difficoltà insite nella nuova esperienza di governo che attende la coalizione di centrodestra dopo la vittoria alle ultime elezioni politiche. Poi, in serata, incontra il leader del Pd, Walter Veltroni, per parlare del'affaire Alitalia e del commissario Ue. L'incontro (segreto) con Veltroni Voci di un incontro segretissimo tra il leader del Pdl Silvio Berlusconi ed il leader del Pd Walter Veltroni sono circolate con insistenza in tarda serata. L'indiscrezione è emersa da ambienti parlamentari ma è stata smentita dal portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti. "Ma quale incontro, ma quando, ma dove?", ha detto al telefono Bonaiuti. "Non c'è stato nessun incontro - ha aggiunto il portavoce - tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni e non riesco a capire neacnhe come sia nata questa voce". Dura smentita anche dal oordinatore del Pd Goffredo Bettini: "Di solito Veltroni mi informa se avvengono questi incontri, io non ne so nulla e quindi presuppongo che l'incontro non ci sia stato". Nonostante la smentita dei due portavoce e l'impossibilità di verificare l'indiscrezione con le fonti ufficiali del Pd, in alcuni ambienti parlamentari si è insistito sul fatto che i due leader si siano effettivamente incontrati. Il faccia a faccia, sempre secondo gli stessi ambienti, sarebbe avvenuto la sera di martedì, dopo la conferenza stampa tenuta da Berlusconi all'uditorium della tecnica, all'Eur. Sempre secondo le voci raccolte, l'incontro sarebbe avvenuto a casa di Gianni Letta, e vi avrebbe partecipato anche il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini. Berlusconi: nessun incontro "Non ho incontrato Walter Veltroni nè ieri nè nei giorni scorsi". Lo ha detto Silvio Berlusconi sottolineando di essere dispiaciuto per il fatto che "giornali importanti abbiano continuato a dire cose non vere" nonostante la smentita. E anche Veltroni smentisce: "E' una balla spaziale" dice ai giornalisti che, al termine dell'incontro con il leader dell'Udc, gli chiedono se è vero che si sia incontrato con Silvio Berlusconi martedì sera. "Non so davvero da dove sia uscita questa cosa. Non è vera nè l'una nè l'altra, nè che ci sia stata una conversazione telefonica nè che ci siamo incontrati", afferma Veltroni. La squadra di governo "Mi sono spinto già troppo avanti sui nomi - spiega il Cavaliere - la Costituzione italiana prevede che sia il Capo dello Stato a nominare i ministri su proposta del presidente del Consiglio: io non sono ancora presidente del Consiglio". Berlusconi ha solo confermato che nell'esecutivo "ci saranno quattro donne". Berlusconi si mostra favorevole all'ipotesi che coloro che ricopriranno incarichi di governo nel suo prossimo esecutivo si dimettano da senatore o da deputato. "Ci sono diverse opportunità a questo riguardo per permettere ad alcuni candidati che non sono stati eletti" di entrare in parlamento. Per il Cavaliere non sarà "un'imposizione tassativa, ma il suggerimento di una possibilità per chi fa parte del governo in modo da dare anche ad altri la possibilità di entrare". "Se in qualche materia c'è qualcuno di particolarmente esperto - rivela il Cavaliere - anche se non strettamente parte del nostro schieramento, non avremmo nessuna difficoltà ad averlo con noi". Attuazione del programma "Il cantiere per lo stretto del Ponte di Messina può riaprire in fretta. Ho cominciato a interessarmi al dossier - rivela Berlusconi - già da stanotte e non lo avevo fatto prima solo per questioni scaramantiche". A chi gli chiede se siano vere le voci che parlano di un suo interim per i primi mesi di governo alla Farnesina, Berlusconi si limita a rispondere che "il presidente del Consiglio è un protagonista della politica estera. Ci siamo trovati benissimo io e Gianfranco Fini - ricorda - e lavorando insieme abbiamo aumentato la credibilità e il rispetto per il nostro Paese. Già in questi giorni i colleghi hanno assistito alle numerose telefonate che mi sono state rivolte da capi di stato e premier internazionali. Credo di aver fissato già un ventina di incontri". L'Italia rivedrà le regole di ingaggio del proprio contingente impegnato in Libano con le forze multinazionali. "Ho sentito il presidente del Libano - fa sapere il leader del Pdl -. Ho garantito continuità e attenzione alla situazione del Libano e il nostro sostegno alla democrazia di quel Paese con responsabilità. Riesamineremo le regole di ingaggio delle nostre forze armate per la situazione dei nostri militari, abbastanza particolare, ovvero che non hanno possibilità di reazione davanti ai fatti in cui si trovano". Roma, appello a elettori Udc e Destra "Per noi è importante avere la guida della capitale, perché non crediamo che la parte politica che ha causato il male possa essere protagonista della guarigione e sappiamo che cambierebbe il sindaco ma la squadra sarebbe la stessa". Berlusconi lancia un appello al 'voto utile' al ballottaggio rivolgendosi direttamente agli elettori di Udc e Destra: "non potranno consentire il prevalere della sinistra" nel ballottaggio al Comune di Roma e in quello per la Provincia. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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SONDAGGI E "PARTITI MALEDETTI" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Luca Ricolfi SONDAGGI E "PARTITI MALEDETTI" IL risultato elettorale ha preso alla sprovvista un po' tutti, ma fra i cosiddetti osservatori - giornalisti, commentatori, studiosi, sondaggisti - lo sgomento è particolarmente acuto. Possibile che nessuno avesse intuito che cosa bolliva nella pentola della società italiana? Come mai, a due soli anni dalla catastrofe del 2006, la maggior parte degli exit-poll e dei sondaggi non sono riusciti a prevedere il risultato finale? Ma soprattutto: perché, nelle previsioni, la sinistra è spesso sopravvalutata e la destra sottovalutata? Nel 2006 i sondaggi prevedevano una comoda vittoria di Prodi, mentre il risultato è stato un pareggio quasi perfetto. Nel 2008 i sondaggi degli ultimi giorni prevedevano una vittoria risicata di Berlusconi, o addirittura un pareggio, mentre il risultato finale è stato un trionfo della destra. Perché? La risposta più onesta è che non lo sappiamo, e possiamo solo fare delle congetture. Fra le molte ragioni che possono aver determinato questi due scacchi consecutivi, tuttavia, ve n'è una che a me pare più importante delle altre. Gli psicologi sociali la chiamano "desiderabilità sociale", Marcello Veneziani parecchi anni fa parlò - più crudamente - di "razzismo etico". In breve si tratta di questo: quando una persona viene intervistata le sue risposte non sono influenzate solo da quel che l'intervistato pensa, ma anche da quel che l'ambiente intorno a lui gli suggerisce di pensare. Proprio così. La società, il gruppo di riferimento, i media definiscono continuamente ciò che è bene, ciò che è appropriato, ciò che è corretto, ciò che è "in". Simmetricamente definiscono ciò che è male, ciò che è inappropriato, ciò che è scorretto, ciò che è "out". Se in una società le istituzioni richiamano continuamente determinati valori (ad esempio la solidarietà) e stigmatizzano sistematicamente determinati atteggiamenti (ad esempio l'ostilità verso gli immigrati), una parte degli intervistati preferisce non rivelare le proprie preferenze se esse sembrano confliggere con ciò che è considerato socialmente desiderabile. Che centra tutto questo con il voto di domenica? C'entra, ma bisogna far intervenire nel discorso il razzismo etico. Una parte della società italiana è afflitta da razzismo etico, nel senso che considera moralmente inferiore chi vota per forze politiche cui essa - la parte sana del Paese - non riconosce piena legittimità democratica. Specie fra coloro che esercitano professioni artistiche o intellettuali dichiararsi di destra, o peggio votare un partito come la Lega, o Forza Italia, o la Destra provoca imbarazzo, sdegno, costernazione, incredulità. Di fronte a certe persone, confessare di aver insidiato una bambina è meno imbarazzante che confessare di aver votato per il partito di Calderoli. Questo sentimento di disapprovazione non è quasi mai esplicito, ma genera un clima che definirei di intimidazione dolce. Tutti possono dire e fare quel che vogliono, ma sanno anche che - in molti contesti - saranno giudicati severamente se confesseranno di aver votato determinati partiti. In breve, c'è una parte del Paese che si sente nella posizione di giudicare gli altri, e c'è una parte del Paese che - proprio per questo - si sente permanentemente sotto esame. In questo diabolico meccanismo è caduto persino Veltroni, che pure aveva fatto del rispetto dell'avversario una delle novità fondamentali della sua campagna elettorale: qualche giorno prima del voto, sfidando Berlusconi a sottoscrivere quattro principi di "lealtà repubblicana", si è posto nella posizione di chi, in quanto depositario del bene, si sente autorizzato a fornire patenti di legittimità democratica all'avversario politico (da questo punto di vista le posizioni girotondine appaiono molto più coerenti, o meno insincere: chi pensa che Bossi e Berlusconi siano due pericoli mortali per la democrazia, giustamente considera un errore politico la linea del pieno rispetto dell'avversario). Può sembrare incredibile, ma le ricerche degli studiosi dimostrano che - quando è intervistata - la gente si vergogna di un sacco di cose, comprese le più innocenti (ad esempio guardare parecchia televisione). Del resto ce l'aveva già spiegato Altan molti anni fa, con la famosa vignetta in cui il militante di sinistra confessa a se stesso: "A volte mi vengono delle idee che non condivido". Se le cose stanno così, il fallimento dei sondaggi diventa meno inspiegabile. Nella cultura italiana i luoghi comuni della sinistra "politicamente corretta" sono diffusi in modo leggero ma capillare. Per molti cittadini progressisti o illuminati se voti Forza Italia come minimo sei un affarista, un mafioso, o un abbindolato. Se voti Lega sei una persona rozza, egoista e intollerante. Se voti i post-fascisti non hai diritto di sedere al desco dei veri democratici. Se sei di sinistra e ti capita di comprare il Giornale ti guardano come se avessi acquistato un rotocalco pornografico (è successo a me). Insomma, non è sempre e ovunque così ma lo è spesso, specie nei luoghi che contano. Molti elettori di destra se ne infischiano, ma una parte non trascurabile di essi preferisce tenere coperte le proprie carte. Sul lavoro, nelle cene, al bar, ma anche nei sondaggi. Se pensi di votare un partito "democratico" o pienamente sdoganato non hai seri timori a rivelare la tua scelta, ma se hai in animo di votare un "partito maledetto" - ossia un partito di cui i "sinceri democratici" dicono tutto il male possibile - puoi essere tentato di non scoprirti, magari dichiarandoti indeciso, o astensionista, o sostenitore di un partito né carne né pesce (è per questo che, in passato, i Verdi erano sempre sopravvalutati nei sondaggi). Qualche anno fa mi è capitato di scrivere, anche sulla base di una analisi degli atteggiamenti dell'elettorato italiano, che il "complesso dei migliori" era una delle grandi malattie della cultura di sinistra. Il fatto che ancor oggi tante persone preferiscano non rivelare il loro voto quando esso si indirizza verso i "partiti maledetti" mi fa pensare che, nonostante Veltroni (o grazie a lui?), da quella malattia l'Italia non sia ancora uscita.

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Alleanza scontata Alemanno-Storace E ora il Pd teme per il ballottaggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]MARIA GRAZIA BRUZZONE ROMA I dati definitivi non hanno aggiunto molto. A Rutelli va il 45,8%, ad Alemanno il 40,7%. Meno di 100.000 voti di distanza, esattamente "84.000 di vantaggio, che sono più dello Stadio Olimpico", dice Rutelli in conferenza stampa. Il miraggio di una vittoria al primo turno è svanito e al quartier generale del Pd ci si prepara alla battaglia del 27. Si è appena conclusa una riunione col cooordinatore nazionale Bettini, quello del Lazio Meta, il candidato alla Provincia Zingaretti (al ballottaggio anche lui) e l'ex presidente Gasbarra. Più Paolo Gentiloni, l'ex ministro da sempre braccio destro di Rutelli. Che il voto di Roma e provincia si sia caricato di un valore simbolico, non lo nega nessuno. "Possiamo togliere alla sinistra la capitale", ha annunciato Berlusconi. "Possiamo invertire il trend e dare subito un segnale di ripresa senza aspettare le europee o le prossime amministrative", ha appena sostenuto Rutelli. Il suo schieramento, che include Idv e Sinistra Arcobaleno, ha già conquistato 10 dei 19 municipi romani, "e negli altri 9 abbiamo una netta maggioranza, spiega Riccardo Milana, segretario del Pd romano. Già. Ma nell'altro quartier generale, non lontano da via Veneto, fanno notare malignamente che proprio qui sta il problema. "Roma ha dato al Pd molti più voti alle politiche e ai municipi che a Rutelli", spiegano. Alludendo malignamente al fatto che "il problema per loro sembra sia proprio la persona dell'ex sindaco in sé". Una questione spinosa quanto imbarazzante di cui si sarebbero accorti con allarme anche i democratici. Tanto che in soccorso al candidato sindaco stanno arrivando tutti i big del partito. "C'è l'impegno di tutti, da Veltroni a D'Alema, da Marini a Di Pietro. Bisogna lavorare ventre a terra", racconta Gentiloni. Che insiste, come del resto ha fatto Rutelli, sulla dispersione del voto fra la decina di candidati, "causa vera della mancata vittoria al primo turno". Adesso è l'ora degli apparentamenti (che vanno ufficialmente dichiarati entro domenica prossima). E Alemannno guarda a 360 gradi: "Contatterò Storace, Ciocchetti e Baccini", annuncia. Vale a dire la Destra (che ha preso il 3,3%), l'Udc (3,1%) e la lista Rosa Bianca (0,7%). Ma si dice disponibile a parlare anche con la lista Beppe Grillo, arrivata al 2,7%, per quanto Grillo stesso abbia escluso apparentamenti. Dopo di che, "conto soprattutto sui cittadini e sul loro disagio", dice Alemanno. Che è cattolico praticante, al punto che sabato scorso è andato in pellegrinaggio, a piedi e prima dell'alba, fino al santuario del Divino Amore. L'alleanza con la Destra sembra scontata, tanto che Rutelli si dice "curioso di vedere il ritrovarsi fra camerati". Quanto all'Udc, "ha fatto con noi un'opposizione a Veltroni così dura, che mi pare difficile vadano di là", spiegano nello staff del candidato Pdl. "Hanno fatto opposizione anche a Prodi in Parlamento, ma poi hanno scelto la strada dell'autonomia dal centrodestra e hanno deciso di fare alleanze locali volta per volta", replica Gentiloni, che ritiene un apparentamento con Casini "ragionevole e assai probabile. Le condizioni ci sono: Rutelli è un candidato forte, facile che vinca, e l'Udc è un partito di governo, ha le carte in regola per essere un ottimo sindaco ed è di garanzia per loro". "Vogliamo proprio vedere Casini alleato di "Tarzan" (Andrea Alzetta, ndr), il consigliere comunale di Rifondazione che occupa le case e ha avuto più preferenze in assoluto", ribattono dal Pdl.

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Di Pietro attacca il Pd: "Veltroni chiarisca" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 92 del 2008-04-17 pagina 0 Di Pietro attacca il Pd: "Veltroni chiarisca" di Redazione Il leader dell'Idv tira dritto e annuncia che darà il via a un gruppo parlamentare autonomo: "L'accordo si fa sui contenuti e non sui contenitori". Poi accusa: "Il governo ombra? L'ho saputo dai giornali. Il Pd prenda atto: 43 parlamentari non si fagocitano" Roma - L'Italia dei Valori avrebbe intenzione di dar vita ad un gruppo parlamentare autonomo, ma senza che questa scelta rappresenti "uno strappo con il Pd". Antonio Di Pietro annuncia lealtà e appoggio a veltroni come leader della coalizione, ma detta le condizioni per la (futura) costituzione di un partito unico. E chiede al termine dell'esecutivo nazionale del partito un incontro con Veltroni e con il Partito democratico. Le due ipotesi dell'ex pm L'accordo si fa sui "contenuti e non sui contenitori". Quindi se il Pd vuole fare i gruppi parlamentari unitari con l'Idv, occorre spiegare quale sarà la loro funzione e quali programmi dovranno realizzare. Per adesso Antonio Di Pietro tira dritto e annuncia che, alla Camera e al Senato, darà il via a un gruppo parlamentare autonomo. "Poi - aggiunge laconico - si vedrà". Il principio, puntualizza il leader dell'Italia dei valori nel corso di una conferenza stampa, indetta al termine dell'esecutivo nazionale, vale anche per il governo ombra annunciato da Walter Veltroni senza neppure interpellare l'alleato. Di Pietro assicura che, rispetto all'accordo elettorale siglato con Veltroni prima del 13 e 14 aprile, "nulla è cambiato": "Vogliamo solo essere sicuri che il programma venga attuato ed è bene che ogni decisione venga presa insieme tra me e Veltroni e che poi, queste decisioni, vengano comunicate insieme e non da soli come è accaduto". "Il Pd prenda atto: 43 parlamentari non si fagocitano" "Invitiamo il Pd a riconoscere l'esistenza di questa alleanza, è bene che si prenda atto che questa coalizione esiste e non è mai esistita la presenza di un unico partito, a destra e a sinistra, da solo alle elezioni". Di Pietro insiste sul fatto che "è necessario sapere cosa vuole fare questo gruppo unitario e con chi vuole farlo perchè 43 parlamentari (tanti sono gli eletti dell'Idv, ndr) non possono essere annessi o confluire o disperdere la fiducia dei loro elettori facendosi fagocitare da un altro partito". "Nel governo ombra vogliamo contare" "Scegliendo la persona si individua anche un percorso. Per questo noi vogliamo sapere chi fa cosa nel governo ombra. Sull'informazione se il ministro ombra lo fa Follini è diverso se lo fa Giulietti. Sulla giustizia, se lo fa Lumia è diverso se lo fa un condannato in giudicato". Va giù duro, Di Pietro e critica Walter Veltroni per aver proposto il governo ombra senza averlo informato: "L'abbiamo appreso dai giornali e nessuno ci aveva detto nulla" mentre "un governo, anche se ombra, deve essere condiviso". Noi, prosegue l'ex pm, "vogliamo un gruppo unitario sui contenuti da cui deve scaturire una squadra unitaria per portare avanti le battaglie con scelte condivise. Vogliamo decisioni comuni e condivise sul governo-ombra ma anche sulle commissioni e sul ruolo che avremo". "Nel Pd c'è chi non ci vuole" Di Pietro insiste: Veltroni è dalla nostra parte, ma nel Pd c'è anche chi non civuole... Questo è un punto da chiarire, come è da chiare la collocazione futura della coalizione all'interno dei partiti europei. L'attacco a Berlusconi e l'appoggio a Beppe Grillo Di Pietro ipotizza un nuovo "editto bulgaro" contro Michele Santoro e il suo programma, AnnoZero, del quale sarà ospite questa sera: "La trasmissione Annozero e il giornalista Marco Travaglio - scrive sul suo blog il ministro uscente - sono già stati oggetto di attenzioni verbali da parte di Silvio Berlusconi. Sarò ospite di Santoro, seguite il programma, potrebbe essere una delle ultime occasioni". Il leader Idv assicura poi il sostegno del suo partito all'iniziativa di Beppe Grillo per un'informazione libera: "Il 25 aprile Beppe Grillo raccoglierà le firme per tre referendum per una libera informazione in un libero Stato. I referendum chiedono l'abolizione dell'ordine dei giornalisti, del finanziamento pubblico all'editoria e della legge Gasparri sulle radiotelevisioni". Veltroni: "Nessun tradimento" Veltroni non griderà al tradimento se il partito di Di Pietro deciderà di dar vita ad un proprio gruppo parlamentare, distinto da quello del Pd. La scelta di "separarsi", nell'organizzazione pratica all'interno dei due rami del Parlamento, non sarà quindi interpretata, al loft, come un venir meno al patto sottoscritto, né Veltroni teme un danno di immagine. è vero, ricorda una fonte del Pd, che il segretario ha utilizzato il tema del gruppo unico come uno dei cavalli di battaglia in campagna elettorale, ma è altrettanto vero che la cosa aveva un determinato impatto, una certa forza e ragion d'essere in caso di vittoria e, quindi, di guida del Paese. Altrettanto non vale all'opposizione. Dunque, fermo restando che Idv e Pd hanno sottoscritto il programma e sarà quello la base da cui partire per l'azione comune all'opposizione, non c'è da gridare allo scandalo se l'Idv chiede più visibilità. Anzi, con una maggioranza così schiacciante del Pdl, e il ruolo in fondo di unica grande opposizione in Parlamento, forse è addirittura favorevole che ci sia il modo per dare più voce alla minoranza. Questo, a quanto si apprende, il ragionamento del leader del Pd, quando i suoi collaboratori gli hanno letto le prime agenzie che vanno verso una conferma della volontà dell'ex pm di presentarsi all'appuntamento parlamentare con un proprio gruppo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Trisilvio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PRIMO PIANO Trisilvio Di edmondo berselli L'euforia della vittoria. Il tono da statista. Berlusconi si gode il trionfo. E accantona per ora le contraddizioni della sua maggioranza. Mentre Veltroni si prepara ad affrontare il cammino in salita del Partito democratico Nella serata di lunedì, mentre in televisione apparivano i numeri monumentali conquistati dalla macchina berlusconiana, e cominciava a diventare chiara una vittoria politica vistosa, Silvio Berlusconi abbandonava le vesti del 'joker', il fantasista del gesto dell'ombrello e delle boutade sulla bellezza delle donne di destra, e provava a interpretare qualcosa di simile al ruolo dello statista. Il trionfo elettorale consentiva in effetti esercizi di understatement elegantissimi. Secondo i suoi sostenitori, dietro una lunghissima cravatta rosa Gianfranco Fini dissimulava l'euforia, felicissimo comunque di avere azzeccato per la prima volta una decisione politica strategica. Eh già, si capisce: ancora poche ore prima, nei minuti degli exit poll pazzi, si poteva dare ragione ai malevoli che lo avevano accusato di avere svenduto An per uno strapuntino alla Camera. Adesso, invece, aria di contenuta e sobria soddisfazione. Corretta semmai psicologicamente dall'essere stato confinato nel ruolo del comprimario, o del servitor cortese, in seguito all'avanzata impetuosa e 'barbarica' della Lega. Tuttavia è vero che l'aria euforizzante della vittoria e la sicurezza sull'entità numerica della rappresentanza al Senato consente di mettere per il momento nel cassetto il sospetto che la grande alleanza di centrodestra sia in realtà un coacervo difficilmente gestibile. Un grande conoscitore della realtà italiana profonda, Giuseppe De Rita, sostiene che alle forze del Pdl e più in particolare alla Lega riesce più agevole contemperare sul piano locale "comunità di interessi" apparentemente in conflitto: "Il caso Malpensa è esemplare. Qualcuno deve contemperare le esigenze dei piloti d'aereo con quelle degli inservienti dell'aeroporto. La Lega ci riesce, il Pd no". Eppure l'eclettismo del centrodestra è acrobatico. Se si tratta di una vittoria "bavarese", come sostiene Stefano Folli, è una Baviera 'de noantri'. In altri tempi si sarebbe detto che il carrozzone berlusconiano non può, nel lungo periodo, reggere le proprie contraddizioni. Conta poco avere firmato un programma. Riesce difficile capire come possono convivere, al momento delle future scelte di governo, i vecchi liberisti e liberali di Forza Italia e i neoprotezionisti guidati da Giulio Tremonti. Come si potrà liberalizzare l'economia e le professioni avendo davanti l'opposizione di Fini, portatore e rappresentante di un trito pensiero nazionalcorporativo. E ancora: il secessionismo 'bavarese' della Lega deve fronteggiare le clientele vecchie e nuove pilotate dall'autonomista Raffaele Lombardo, che da sempre chiede "fiscalità di vantaggio" per la Sicilia. Ma chi vince, almeno nell'immediato, ha sempre ragione. Può esibire sorrisi e coscienza istituzionale. I problemi sono dall'altra parte. Il miracolo possibile di Veltroni è avvenuto, ma purtroppo è avvenuto a rovescio. Verso la mezzanotte del 'Black Monday', il numero due del Pd, Dario Franceschini, commentava con una desolazione perplessa: "Mah. è difficile capire che cosa potevamo fare in più per convincere il Paese". In realtà nel Pd, e si capisce, sono tutti sotto choc. Fino alle ultime ore, e fino agli exit poll, era circolata la sensazione di un possibile testa a testa, una conclusione al fotofinish. Non era soltanto un'illusione mediatica, la fiducia nella profezia che si autoavvera, il rilancio su sondaggi sempre in crescita che si poteva tramutare in una rimonta effettiva. Veltroni e gli uomini a lui più vicini ci avevano creduto davvero e trasmettevano sicurezza. Avevano visto le piazze piene del Nord, i teatri stracolmi, la gente entusiasta; e folle immense nel Sud, giovani, mobilitazioni mai viste. E allora? E allora, dice Ilvo Diamanti, risulta ancora più vera la registrazione del 2006 che esistono "due piccole Italie", di formato differente e di ispirazione opposta, ma il cui perimetro per ora non è scalfibile. Anche negli ultimi sondaggi si poteva notare che le appartenenze ai blocchi di sinistra e destra erano "granitiche" (il sondaggista Piepoli dixit). La sconfitta del Partito democratico, se ne deduce, viene da lontano. Secondo i funambolismi culturali di Giulio Tremonti, che affonda il coltello nelle carni del governo uscente, la responsabilità è tutta di Romano Prodi, colpevole di non avere capito i rischi fatali della globalizzazione, e anzi, di essere stato uno dei colpevoli "di una globalizzazione fatta in otto anni anziché in decenni". Al di là delle grandi visioni geopolitiche e geoeconomiche, il tentativo di fare dimenticare le asprezze del governo uscente era difficile. "Veltroni era inseguito dall'ombra lunga di Prodi", dice Giovanni Sartori. Cioè dall'impopolarità determinata dalle scelte del risanamento. "Soprattutto la prima legge finanziaria del governo dell'Unione", ha commentato il direttore del 'Sole 24 Ore' Ferruccio de Bortoli, "ha colpito e quindi inimicato ceti, come certi settori del lavoro dipendente qualificato, che si erano schierati per il centrosinistra". Il risanamento, come aveva ricordato il governatore Mario Draghi, era avvenuto tutto dal lato delle entrate. La Confindustria era convinta che la bonifica dei conti non fosse strutturale, ma dipendesse largamente dal ciclo economico. In meno parole: tasse, tasse, tasse. Una redistribuzione sostanzialmente fallita, almeno nella percezione popolare, con la convinzione che alla fine il governo di centrosinistra ha dato i soldi alle imprese, con il taglio del cuneo fiscale, senza riuscire a farli vedere ai lavoratori: "Quando i poveri danno i soldi ai ricchi il diavolo balla", aveva commentato ironicamente un anziano socialista in una lettera ai giornali. E una sostanziale sottovalutazione del costo della vita in aumento, e delle tariffe in crescita. Veltroni ha sempre riconosciuto con lealtà che il lavoro di Prodi, ancorché impopolare, era stato quello di un "uomo di Stato". Ma l'uscita stessa di scena, da parte di Prodi era stata una cerimonia crepuscolare, venata di malinconia. Finiva una fase. Uno dei protagonisti di quindici anni della vita politica italiana se ne andava verso la sua condizione di "nonno". Una certificazione precoce di senilità, mentre il quasi settantaduenne Silvio Berlusconi sfidava anche nell'abbigliamento le convenzioni della politica classica, doppiopetto scuro e chissà cosa sotto ("Ahò, me sembra il cantante dei Dik Dik", sarebbe stato il commento confidenziale di 'Walter' ai suoi collaboratori). Ma soprattutto il punto di svolta era stato la grande 'rupture' di Veltroni, il cambiamento radicale di schema politico. Per quindici anni, Arturo Parisi in veste di ideologo e Romano Prodi come braccio operativo avevano fatto tutto il possibile, e anche qualcosa oltre il possibile, per tenere insieme l'alleanza 'larga' del centrosinistra, estesa fino a Rifondazione comunista e a tutta l'area della sinistra alternativa. Con un solo gesto, e dopo avere cercato una muta intesa con l'interlocutore, il non più demonizzato Berlusconi, Veltroni ha azzerato il 'format' precedente e ha annunciato lo slogan del 'correre da soli'. Non era l'inciucio, e nemmeno la premessa del 'Veltrusconi': si trattava semplicemente di una iniziativa lucida, ma che puntava su una sola carta: far dimenticare Prodi, trasformare il Pd nel 'partito a vocazione maggioritaria' che Veltroni aveva in mente almeno da un anno, reinventare un partito di centrosinistra con l'ambizione di sfondare al centro. Legittimato dal voto delle primarie, il leader del Pd sapeva che si trattava di un azzardo totale. Ed è stato anche sfortunato: il mancato accordo fra Berlusconi e Pier Ferdinando Casini ha ricostituito un filtro interposto al centro del sistema politico, con l'Unione di centro che ha drenato anche elettori cattolici del centrosinistra, preoccupati per il reclutamento della pattuglia radicale, e non più garantiti nemmeno dal "cattolico adulto" Prodi. Ma per tentare in ogni caso lo sfondamento al centro, Veltroni aveva l'obbligo di rivolgersi credibilmente ai ceti sequestrati da Berlusconi e dalla Lega. E qui sono cominciati i guai. Perché il leader del Pd ha condotto una campagna brillante, ma non è riuscito a rivolgere un messaggio consistente e convincente alle imprese, al Nord, agli imprenditori, alle partite Iva, a quella che di solito si definisce la parte più moderna e produttiva della società italiana. Le candidature di Colaninno e Calearo hanno avuto l'aspetto di fioriture effimere, rondini senza primavera. Adesso si capisce che le piazze piene erano un'illusione percettiva. Ma occorre mettere a fuoco le ragioni di questa illusione. Infatti Veltroni è riuscito a trasmettere segnali coerenti sul piano simbolico e dei valori: la laicità, il rispetto delle coppie di fatto, la tolleranza, la cultura, l'apertura; e poi i valori vecchi ma stabilmente al centro della mentalità della sinistra riflessiva, ossia la convivenza civica, la lealtà repubblicana, la fedeltà costituzionale. Tutto questo però è servito soprattutto a mobilitare il consenso dei sostenitori tradizionali, senza scalfire la rocciosità delle forze avverse. "Veltroni ha fatto una buona campagna sui simboli", commenta lo storico Giuseppe Berta, che ha appena pubblicato da Mondadori un libro sul Nord industriale che tutti gli esponenti politici del Pd farebbero bene a leggere con attenzione, "ma si dà il caso che in questo momento fossero in gioco gli interessi". Quindi al Partito democratico è riuscita almeno parzialmente una mobilitazione politica che ancora una volta ha capitalizzato la paura antiberlusconiana; ma non c'è stato un messaggio davvero mobilitante e trasversale sulla modernizzazione del Paese. è mancata quel senso di "modernizzazione bruciante" di cui aveva parlato uno dei padri del Pd, Michele Salvati, e che sarebbe stato necessario per garantirsi il via libera degli establishment. Berlusconi parlava del bollo auto, commenta il direttore di 'Quattroruote', Mauro Tedeschini, "mentre Veltroni parlava dei diritti, dei ricercatori, dell'università, dei sentimenti civili; e non ha mai detto una parola sul costo della benzina, tanto per dire". Tutto molto elevato ma sfasato rispetto ai ragionamenti terra terra dell'avversario ("Parliamo dei precari", gli chiede Enrico Mentana a 'Matrix'; "No, parliamo degli anziani", risponde Berlusconi, mostrando una significativa consapevolezza dei target elettorali e demografici). Tuttavia a questo punto la sconfitta del Pd è una sconfitta multipla, e sono da valutare con attenzione tutte le sue possibili implicazioni. A cominciare dalla più sanguinosa: vale a dire l'amputazione della sinistra alternativa dal sistema politico, con il tragico fallimento della Sinistra Arcobaleno. Un fallimento che ricade largamente sulle spalle di Fausto Bertinotti, già partecipe a suo tempo della liquidazione del Psiup (che non fece il quorum alle elezioni del 1972, e si guadagnò la sigla di 'Partito scomparso in un pomeriggio'). Ma il Psiup era un partito del 2 per cento. La sparizione traumatica della Sinistra Arcobaleno significa la mancata rappresentanza di un abbondante 10 per cento dell'elettorato e di un partito importante, ancora dotato di strutture sul territorio, di organizzazione e di militanti impegnati nel lavoro politico e nelle istituzioni locali come Rifondazione comunista. E implica conseguenze ancora non prevedibili per il Pd. In questo momento molti sono propensi a riconoscere a Veltroni un ruolo decisivo nella semplificazione del sistema politico: peccato, aggiungono i critici, che la semplificazione si sia realizzata con l'abrogazione di un pezzo della sinistra. L'abolizione della sinistra critica non era ovviamente nelle intenzioni di Veltroni. Anche perché essa ha una conseguenza immediata. Comporta infatti una riconsiderazione della strategia complessiva del Pd. "Hanno fatto un deserto e l'hanno chiamato un partito", sogghigna a denti stretti qualche vecchio compagno di Rifondazione. Si pone infatti davanti al Pd una domanda semplice e imbarazzante: ma il Pd è un partito competitivo? Oppure è un'Italia geneticamente di minoranza, a cui è preclusa proprio l'intenzione maggioritaria che si era autoattribuito? "Veltroni ha aperto il vaso di Pandora", dice Salvati. Traduzione: ha avuto coraggio, ma ha scatenato forze che forse a sinistra nessuno è in grado di controllare. "Ma non vorrei che adesso cominciasse la caccia al leader sconfitto, perché non possiamo permetterci una nuova ondata di masochismo". E allora? Nessuno in questo momento se la sente di passare all'attacco. Ma nelle prossime settimane, quando apparirà chiaro il deficit strategico del Pd, privato anche di un raggio di alleanze possibili, occorrerà mettere a fuoco una risposta. Si parlerà di fare un congresso. Ma intanto, dice Gianfranco Brunelli, anima del 'Regno' e prezioso tessitore di relazioni politiche nel mondo cattolico, "prima sarà meglio fare un partito, visto che la struttura del Pd è provvisoria". E poi: riconsiderare i rapporti con il mondo cattolico, proiettarsi sulla riforma elettorale, sull'appuntamento del referendum, sulla tappa delle elezioni europee. Qualcuno dice che, come nei migliori remake, adesso Massimo D'Alema presenterà il conto. Qualcun altro già vede una diarchia 'garante', con D'Alema e Marini a coprire Veltroni. Forse mai una sconfitta è stata carica di conseguenze potenziali come questa. Probabilmente il Partito democratico comincia domani. n CAMERA 2008 2006 Popolo della libertà 37,6 36% (Forza Italia 23,7 - An 12,3 ) Lega Nord 8,3 4,6% MPA 1,1 - Partito democratico 33,2 31,3% (L'Ulivo) Italia dei Valori 4,4 2,3% Sinistra Arcobaleno 3,1 10,2% (Rifondazione 5,8 - Comunisti italiani 2,3 - Verdi 2,1) Unione di centro 5,6 6,8% (Udc) Partito socialista 1,0 - La Destra 2,4 - SENATO 2008 2006 Popolo della libertà 38,1 36% (Forza Italia 23,7 - An 12,3 ) Lega Nord 8,1 4,6% MPA 1,1 - Partito democratico 33,7 27,7% (Ds 17,2 - la Margherita 10,5) Italia dei Valori 4,3 2,8% Sinistra Arcobaleno 3,2 11,3% (Rifondazione 7,2 - Comunisti italiani + Verdi 4,1) Unione di centro 5,7 6,6% Partito socialista 0,9 - La Destra 2,1 - AL NORD UNA SINISTRA PREISTORICA Colloquio con Massimo Cacciari di Paolo Forcellini Quali errori ha commesso il centrosinistra? Ne abbiamo parlato con Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, dirigente del Pd e Cassandra inascoltata. Walter Veltroni ha dato spazioa imprenditori del Nord. Non è bastato. Dov'è lo sbaglio? "Non si è trattato di mosse errate quanto insufficienti. La questione settentrionale non era aggirabile con qualche ottima candidatura, come quella di Colaninno o quella, meno brillante, di Calearo. Sono scorciatoie: o il Pd comprende che al Nord si deve dare una struttura autonoma, dal punto di vista della leadership e dei programmi, radicata territorialmente e socialmente, oppure rimarremo minoritari. Anche nel momento della formazione del Pd, con Penati, Illy, Chiamparino, abbiamo cercato di spiegare che il partito doveva nascere federale, con due facce, una nazional-popolare e una settentrionale. Questo discorso non passa. Invece il centrodestra l'ha compreso: Fini 'sopporta' l'autonomia leghista nel Lombardo-Veneto. In realtà gli elettorati di Lega e Forza Italia sono contigui: un popolo formato da miriadi di microimprese, commercianti, moltissimi operai incazzati e anche settori dell'imprenditoria organizzata. Un popolo interclassista". Veltroni, decidendo di 'andare da solo', ha buttato alle ortiche l'unica chance per la sinistra di andare al governo. è così? "Per carità, non andando da solo il Pd avrebbe abortito al sesto mese. Adesso bene o male c'è un patrimonio, il Pd, che ha avuto un buon risultato da cui ripartire, certo per una lunga marcia. In compagnia avremmo perso peggio: non si sarebbero sommati per niente i voti presi oggi dal Pd con quelli della sinistra radicale". La dissoluzione della sinistra radicale è un fatto solo negativo o mostra un elettorato più maturo che vuole votare solo forze con una cultura di governo? "Anche all'interno della Sinistra Arcobaleno, penso ai verdi, ci sono componenti che vogliono governare e non solo protestare. Non è però l'aspetto decisivo. Piuttosto quella sinistra ha scontato la sua visione preistorica della realtà sociale del Nord. Si è manifestata come una forza conservatrice, staccata dalle trasformazioni sociali. Ciò è certo negativo perché una presenza radicale dentro una politica di centrosinistra è fisiologica, è bene che vi sia rappresentata. C'è nella socialdemocrazia tedesca, nei laburisti, in Francia, con Zapatero. L'anomalia italiana sta nel fatto che tali componenti, anziché riconoscersi all'interno di una grande forza di governo, vogliono fare da sole". L'affermazione di Di Pietro indica che ci voleva un po' più di 'giustizialismo' da parte del Pd? "Non direi. Idv è un 'partito ad obiettivo'. Una parte di elettorato del centrosinistra, pur accettando la logica maggioritaria, vuole dare un'immagine autonoma rispetto al soggetto egemone della coalizione. Niente di male. Lo stesso avviene per la Lega".

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E ora un nuovo pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PRIMO PIANO e ora un nuovo pd di marco damilano La leadership di Veltroni non si tocca. Ma la sconfitta è stata collettiva. E l'intero gruppo dirigente del partito deve essere rimesso in discussione. L'analisi del ministro uscente Per mesi è stato all'interno del Pd un avversario tenace di Walter Veltroni, ma all'indomani della sconfitta elettorale Arturo Parisi non ha nessuna voglia di processi e di rese dei conti. "Il 'si può fare' è alle nostre spalle. Non ce l'abbiamo fatta, purtroppo. E ora sarebbe facile infierire su chi porta per intero la titolarità della campagna elettorale, e lo dico con simpatia per Walter, ma qui è in gioco un intero gruppo dirigente. è stata una sconfitta collettiva, corale". Il ministro della Difesa analizza lo tsumami del 14 aprile con l'occhio del politologo abituato a destreggiarsi tra dati e flussi elettorali. "Da studioso vorrei riservarmi tutto il tempo di cui ho necessità per non dire cose superficiali. Ma abbiamo qui i dati assoluti, i più sicuri. E i numeri assoluti ci dicono che il centrosinistra rispetto al 2006 ha perso per strada più di tre milioni di voti. è difficile non definirla una disfatta. Cosa è davvero accaduto? Che fine hanno fatto questi tre milioni di persone? Si sono astenuti? Hanno votato scheda bianca? Si sono trasferiti in parte dalla Sinistra Arcobaleno al Pd? Lo vedremo quando saranno disponibili i flussi. Qualcosa, però, si può dire fin da oggi". Il professore sardo ripercorre come in un film le scelte compiute fin qui dal Pd di Veltroni. Scorrono le immagini: le primarie per l'elezione del leader, la scelta di dialogare con Silvio Berlusconi sulla legge elettorale. E poi la decisione di correre da soli alle elezioni spezzando l'alleanza con la sinistra radicale su cui si era retto (malamente) il governo Prodi. "La scomposizione dell'Unione nasce dalla scelta di Bertinotti", ricorda Parisi, che di quell'alleanza è stato tessitore quando Prodi era ancora a Bruxelles come presidente della Commissione europea. E c'è stato un momento in cui il sogno dell'inventore dell'Ulivo, la nascita di un soggetto politico in cui tutto il centrosinistra potesse ritrovarsi, è sembrato a portata di mano: le primarie dell'ottobre 2005, quando Bertinotti gareggiò con Prodi per la scelta del candidato premier. "Dopo quel momento Bertinotti non è stato coerente. O non ha mai creduto nel progetto o lo ha abbandonato subito e ha arretrato fino al punto più basso, quando in campagna elettorale ha fatto scrivere sui manifesti che lui voleva rappresentare solo una parte, la sua, e non l'interesse generale. Non era credibile, non è stato creduto". Tutta colpa di Fausto, allora? Non esattamente: "La separazione tra il Pd e la sinistra è stata consensuale, non certo l'esito di un confronto politico forte. è stato un separarsi con l'idea di ritrovarsi. Motivato dall'idea che per il Pd i voti non conquistati a sinistra potessero essere compensati, per così dire, a destra. La linea del Pd, in questa campagna elettorale, ha scommesso in modo dichiarato sulla possibilità di intercettare i voti di centro, anche a costo di perdere il contatto con una componente importante del centrosinistra e di non coinvolgere gli elettori schierati a sinistra. L'idea che, alla fine, il saldo fosse positivo. Non è stato così: la linea non ha incontrato i fatti". La linea, come la chiama Parisi, per alcuni notabili del Pd ha gli occhiali da miope e il sorriso accattivante di Veltroni. Ma il ministro della Difesa rifiuta questa equazione: "Non mi piace questo atteggiamento sciacallesco. Veltroni si è assunto il rischio politico in prima persona e ha svolto la campagna in prima persona. Le sconfitte sono onorevoli se ti batti per la vittoria, Veltroni si è battuto, nessuno può prenderne le distanze. Non so se per tutti sia onorevole, ma per Walter è una sconfitta onorevolissima". Però qualcosa da dire Parisi ce l'ha. La prima riguarda l'atteggiamento tenuto nei confronti del governo Prodi: "La difesa di quello che avevamo fatto doveva avvenire non solo sulla persona di Romano, ma anche sui risultati del governo che ci venivano contestati. Invece la risposta è stata necessariamente imbarazzata e contraddittoria". Il secondo affondo è sulla gestione del partito. "Lo dico senza ironia, pacatamente e serenamente: dobbiamo svolgere quel ragionamento politico che fin qui non c'è stato. Un ragionamento rispettoso dei fatti e delle persone. Le primarie che hanno eletto Veltroni non sono state un confronto sul futuro, ma una somma di passati. Poi ci sono state due assemblee costituenti senza possibilità di discutere per via della campagna elettorale in arrivo. Il risultato è che il Pd non è potuto nascere". è la richiesta di un congresso straordinario del Pd o perfino di un cambio di leadership? "Le ritualità sono inutili, sono un punto di arrivo", risponde Parisi: "Guai a muoverci dalle parti dei nostri ombelichi o a voler addirittura sostituire i titolari degli ombelichi. O scende in campo un progetto alternativo o discutere di leadership sarebbe il colpo finale. La sconfitta diventerebbe una disfatta". Veltroni non si tocca, ma tutto il resto deve essere rimesso in discussione: linea politica, progetto e soprattutto gruppo dirigente. Gira e rigira, il ministro della Difesa batte sempre sullo stesso tasto: "In questi mesi non siamo riusciti a rappresentare nella sua pienezza la novità del nuovo partito. Veltroni ha caricato tutta la novità sulle sue spalle, sulla sua leadership e sulla simbologia, per me indovinata: l'inno nazionale, la bandiera, il tricolore nel simbolo parlano del Pd come di un partito dell'Italia e degli italiani". Un leader solo al comando, solo sul palco, solo il suo nome sui manifestini verdi sventolati in tutta Italia da folle enormi. "Sì, ma poi le persone che non salivano sul palco c'erano tutte, erano lì, la gente sapeva che erano nelle liste. Siamo rimasti a metà del guado. Abbiamo insistito sul nuovismo, ma poi noi del vecchio c'eravamo tutti, lo dice chi tra i vecchi si sente l'ultimo arrivato". Una mancanza di credibilità, anche personale, come sbraitava Berlusconi: Pd ultima incarnazione del Pci, Veltroni uomo di apparato, professionista della politica? "Se Berlusconi ha pensato di poter utilizzare questo logoro armamentario è perché nel Paese ha ancora una sua attualità", ragiona Parisi. I notabili al gran completo, da Massimo D'Alema a Giuseppe Fioroni, da Dario Franceschini ad Anna Finocchiaro, a Franco Marini accorso al capezzale del Pd alla fine della serata elettorale, poche ore dopo i primi risultati sono tornati a salire sul palco accanto a Veltroni: un gesto di solidarietà, forse di assunzione di responsabilità, ma anche un segno di tutela di una leadership che sembrava fortissima e che oggi, all'improvviso, appare fragile. "Il gruppo dirigente è chiamato a un profondo rinnovamento del personale politico: il passaggio di generazione avviato da Veltroni deve continuare. Il gruppo dirigente non può trasformare la vicenda in una questione personale di Veltroni, né risolvere il tutto con i vecchi caminetti delle correnti. Bisogna saper leggere i segni dei tempi. Sono persone troppo avvertite per non capirlo". Una nuova leva di giovani leader, da costruire fin da ora. E il futuro personale del leader sconfitto? Sarà ancora lui il candidato premier quando si tornerà a votare? Troppo presto per dirlo, ma un ultimo consiglio Parisi lo vuole dare: "Veltroni non può che essere al servizio del progetto di cui fa parte, lo invito a spendersi per questo. Walter ha detto bene in questi mesi: progetti lunghi e una classe dirigente che realizzi questi progetti. Faccio appello ai quarantenni: scendete in campo. E non fatelo solo in virtù dei vostri quarant'anni. Non so se esistono nel Pd, so che in Italia ci sono questi quarantenni che parlano poco di sé e molto del Paese". AAA, giovani leader cercasi. n.

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Grand Prix Poltronissima (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PRIMO PIANO Grand Prix Poltronissima di francesco bonazzi e marco damilano Politici navigati e attricette. Eminenze grigie ed ex spioni. Manager e banchieri. Ecco il chi è dei candidati agli incarichi che contano Spioni e attrici di fiction, aspiranti statisti e magliette verdi, vecchie volpi democristiane e pura specie berlusconiana, nata e crescita nell'era del Cavaliere. C'è di tutto, alla corte di Silvio III, monarca dell'Italia 2008. Ecco il catalogo di chi è destinato a salire ai vertici del comando nei prossimi anni: nel governo, nelle banche, nell'impresa. E, naturalmente, in tv. Governanti Gianni Letta In questi anni ha fatto scuola: nel Pdl in tanti sognano di assomigliargli. E lui è pronto al salto: resterà accanto a Silvio a Palazzo Chigi come vicepremier. Con l'incarico di dialogare con l'amico Veltroni. Giulio Tremonti Da macchina spara-slogan con il sorrisetto sprezzante a uomo del dialogo tutto minuetti e fairplay. L'ultima trasformazione del tributarista di Sondrio ha stupito molti avversari. Nulla di casuale, ovviamente. Il ministero dell'Economia non si discute, ma per ambire a mete più alte bisogna sembrare meno partigiani e limitare i sarcasmi. Franco Frattini L'ex ministro degli Esteri di Silvio II ha lasciato la Commissione europea per prenotare un posto al governo. Il Cavaliere lo ha annunciato in diretta tv, la notte delle elezioni: tornerà alla Farnesina, per costruirsi un futuro da delfino. Aspirante Gianni Letta. Claudio Scajola Duro e pragmatico, di un vecchio lupo Dc come 'Sciaboletta' il Cavaliere ha sempre bisogno. Per il sire di Arcore presidia lo scivoloso comparto sicurezza (polizia, carabinieri e barbe finte) in concorrenza con Frattini. In cambio di tanta fatica ha ottenuto mano libera nella sua Liguria, dove comanda come fosse l'Abruzzo di Remo Gaspari. Altero Matteoli L'uomo forte di An, come ambientalista, ha un cuore di cemento e infatti ha un sogno: essere il primo ministro dell'Ambiente e delle Infrastrutture insieme. Il progetto tenta molto il Cavaliere. Certo, di più osè ci sarebbe solo Dell'Utri all'Antimafia. Marco Reguzzoni L'ex presidente della Provincia di Varese è il giovane leone padano più amato dall'Umberto Bossi, fin dai tempi dell'ictus. La scelta di spedirlo a Roma non è stata indolore, Varese è il cuore della Lega. Per l'ingegnere di Busto Arsizio la candidatura alla Camera è stato un sacrificio che potrebbe essere ripagato con un posto da mastino al governo. Giulia Bongiorno è la new entry di An: potrebbe diventare ministro della Giustizia, alle prese con le intercettazioni da vietare. Da avvocato di Giulio Andreotti a legale di Gianfranco Fini, per cui cura affari pubblici e privati, le querele e la separazione dalla moglie Daniela. Mara Carfagna Alla convention delle donne del Pdl si è presentata con un nuovo taglio di capelli e col piglio del leader. "La donna è il fulcro della famiglia", ha proclamato con gli occhi spiritati: "Fare un figlio è un atto di generosità verso la nazione". Idee non proprio avanzate, da rivedere in caso di incarico governativo. Stefania Prestigiacomo Nel precedente governo Berlusconi, dopo la bocciatura delle quote rosa, finì con lei in lacrime nel Consiglio dei ministri e Bonaiuti che la consolava. Oggi è certa di ritornare ministro, con la sicurezza della veterana. Roberto Formigoni è già stato nel governo come sottosegretario all'Ambiente. Ora che è un azzimato signore di 61 anni il governatore lombardo ritenta il salto nazionale. Si prepara il ministero dell'Istruzione. Oppure la presidenza di Palazzo Madama: l'anticipo del Senato delle regioni che piace tanto anche alla Lega. Maurizio Lupi Le sue quotazioni sono salite dopo aver accompagnato Magdi Cristiano Allam dal papa come padrino di battesimo. Seguace di don Luigi Giussani, intimo di monsignor Rino Fisichella, vorrebbe fare il vice-ministro dei Trasporti. Francesco Giro Deputato del Lazio, molto legato a Letta, si è segnalato per aver ripreso con una telecamerina gli spacciatori a Trastevere. I maligni in Forza Italia temono che Berlusconi gli assegni un posto da sottosegretario agli Interni: con l'incarico, questa volta, di tenere d'occhio i colleghi. Non caso, lo chiamano lo Spione. Maristella Gelmini Avvocato trentaquattrenne, coordinatrice lombarda di Forza Italia, ben sponsorizzata dalla lobby ciellina per un incarico di governo, viceministro o sottosegretario. Michela Vittoria Brambilla La rossa presidente dei Circoli della libertà vorrebbe portare la società civile nel governo. Con un'idea meravigliosa: un ministero del Made in Italy per rilanciare l'immagine dell'Italia nel mondo. Dalle autoreggenti alle autocandidature. Giorgia Meloni Leader dei giovani di An, 31 anni, già vicepresidente della Camera, con i big al governo potrebbe assumere la reggenza del partito di via della Scrofa, in vista dell'abbraccio con i berluscones e con le ragazze di Silvio. Con cui non va d'accordo: militante lei, fru fru quelle. Diversità antropologica. Paolo Bonaiuti Portavoce di Silvio, per il grande pubblico è il signore con i capelli color Berlusconi che annuisce in tv piantato sulle spalle del Cavaliere. Ora, a quasi 70 anni, vorrebbe fare il ministro dei Beni culturali: per dimostrare la sua passione per le belle arti ha dichiarato guerra al tram che passerà intorno al battistero di Firenze, la sua città. Adolfo Urso Moderato di An, può ambire a un dicastero economico, ma il suo sogno nel cassetto si chiama Rai. Se volesse presiederla dovrebbe dimettersi da deputato e forse neppure basterebbe. Ma una poltrona da viceministro delle Comunicazioni è a portata di mano. Roberto Maroni L'eterno erede di Bossi piace anche a sinistra perché non ce l'ha con gli operai e non santificherebbe subito l'ex stalliere di Arcore Vittorio Mangano. Un ministero di peso lo acchiappa sicuro. A meno che il Senatùr lo incateni in via Bellerio con una poltrona da comandante supremo. In seconda, ovviamente. Roberto Calderoli Come uomo immagine non è il massimo. Ma l'ex ministro ha doti indiscusse di capo d'Aula. L'astuzia e l'efficienza con cui guidava Palazzo Madama da vicepresidente del Senato gli sono state universalmente riconosciute. Chissà che non venga promosso. Roberto Cota L'avvocato trentanovenne che guida la Lega in Piemonte è una macchina da voti certificata. Ex sottosegretario alle Attività produttive, pur di allontanarlo dalla regione, in Forza Italia sono pronti a spalancargli le porte di Roma. Nicolò Pollari L'ex capo del Sismi gode ancora della piena stima di tutto il centrodestra. I guai giudiziari per le vicende Abu Omar e Pio Pompa sono probabilmente destinati a finire in nulla per la compatta copertura che tutti i governi gli hanno assicurato. La riforma dei servizi è una grande incompiuta, i suoi ex collaboratori sono più o meno ai loro posti e Pollari potrebbe essere il primo Mister Sicurezza italiano. Con rango di viceministro o sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Banchieri e imprenditori Corrado Passera Pare che tutti lo cerchino e tutti lo vogliano. E il numero uno di Intesa-San Paolo passa la vita a smentire salti in politica o nella finanza italo-francese (Generali, l'ultima voce). Se però qualcuno gli offrisse la guida dell'Eni, non è detto che il 'patriota' che voleva salvare Alitalia a mezzo di Air One sappia resistere alla tentazione di dire 'sì'. Diana Bracco Presidente di Assolombarda, amministratore del colosso farmaceutico, il suo nome è rimbalzato sui giornali nella cordata italiana per Alitalia. Di certo è una grande amica del Cavaliere che voleva candidarla alle elezioni. E ora potrebbe inserirla, a sorpresa, nella lista dei ministri con un ruolo di primo piano. Giorgio Squinzi Il presidente di Federchimica era l'uomo che Berlusconi avrebbe voluto issare sulla poltrona più alta di viale dell'Astronomia. Ora Emma Marcegaglia sta tentando di coinvolgerlo nel nuovo corso confindustriale. La disponibilità a rischiare la faccia nel salvataggio Alitalia alla vigilia delle elezioni ne fa una sicura riserva della Repubblica (di Arcore). Ennio Doris L'uomo con la banca intorno non si occuperà mai di politica, almeno finché c'è in campo il suo socio più famoso: Berlusconi Silvio. Ma è ben piazzato in Mediobanca e Generali. Chi meglio di lui potrebbe aiutare l'amico nelle future battaglie finanziarie? Ubaldo Livolsi Il consulente-banchiere più vicino al Cavaliere, ex numero uno della Fininvest, è un vulcano di progetti finanziari. è l'Angelo Rovati di Silvio con una fondamentale differenza: da bravo siciliano non gli esce di bocca una parola che è una. Cesare Geronzi Come per Pollari, non c'è praticamente nessun politico di peso che non gli debba qualcosa. Certo, anche il presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca è inseguito dalla giustizia, ma questo in Italia non è più un problema. Anzi, le disavventure giudiziarie forgiano e completano un vero leader. Così Geronzi attende serafico che la prescrizione faccia il suo corso, per uscire indenne dai processi Cirio e Parmalat. Boiardi Paolo Scaroni Con Berlusconi e Tremonti, il gran capo dell'Eni ha un rapporto di ferro. Il problema è: cosa gli possono offrire più del cane a sei zampe? L'unico intralcio può venirgli dall'inchiesta sulla vendita di Wind a Sawiris. Ma per uno che si è rialzato alla grande da Tangentopoli non è certo un problema da perderci il sonno. Flavio Cattaneo Guida il monopolista Terna con una mano. Con l'altra rischia d'impalmare l'eroina dei precari e della sinistra Sabrina Ferilli. In più, ha trent'anni di meno dei suoi colleghi. Insomma, deve solo saper scegliere la poltrona giusta. Pierfrancesco Guarguaglini Alla guida del polo italiano della Difesa, il numero uno di Finmeccanica ha la stima di tutto l'arco costituzionale, solidi agganci internazionali e discreta immagine sui mercati, nonostante un eloquio livornese non proprio da Harvard. Candidabile a tutto. Roberto Poli Il commercialista più fidato del Cavaliere, l'uomo che da anni tenta di risolvere i complicati problemi ereditari di Re Silvio, per inciso è anche presidente dell'Eni. Lo davano in uscita, ora sarà lui a scegliere che fare. Raiset Agostino Saccà "Lei mi ha lasciato una libertà culturale totale", giurava al telefono con il Cavaliere don Agostino, "lo dico senza piangeria". Ha resistito a indagini giudiziarie e a procedimenti disciplinari della Rai. E ora il "vuoto" che lamentava nella società italiana dopo la sconfitta del suo boss alle elezioni del 2006 è finalmente colmato. Anche per lui. Fabrizio Del Noce Sopravvissuto a Celentano, a 'Striscia la notizia', ai flop del sabato sera e di Sanremo, potrebbe lasciare Raiuno per la poltronissima di viale Mazzini, la direzione generale. Maurizio Belpietro Folgorato dalle telecamere, da anni sogna una carriera da anchorman: direttore di un tg con ampia facoltà di incursioni video. Un Gianni Riotta con la giacca e il ringhio: ora o mai più. Guido Paglia Avvistato nei tristi aperitivi di An, dove si esalta il futurismo e si tuona contro l'egemonia culturale della sinistra, il capo della corrente berlusconian-finiana della Rai, oggi alle relazioni istituzionali, assapora altri cinque anni di potere, magari da una poltrona nel cda. Gianluigi Paragone L'ex direttore della 'Padania' imperversa su tutti i canali. Direttore di un tg Rai in quota Lega o di un tg Mediaset, per portare il verbo del Nord nelle case del resto d'Italia. Emilio Carelli Negli ultimi due anni il suo tg su Sky è stato il canale preferito di Romano Prodi, ma questo non va ricordato al Cavaliere. Nel cuore, è rimasto sempre un uomo Mediaset: in caso di ritorno a casa sarebbe accolto a braccia aperte. Clemente Mimun Per ora resterà al Tg5, almeno fino alla nomina del nuovo cda Rai. Ama la prima linea, ma la direzione di Raiuno al posto di Del Noce sembra fatta apposta per lui, secondo la linea di successione decisa ad Arcore. Deborah Bergamini "Voglio cambiare il mondo", proclama la neo-deputata. Nell'attesa, ha incassato dalla Rai una liquidazione principesca. E si prepara a controllare viale Mazzini dalla commissione parlamentare di vigilanza. Evelina Manna, Elena Russo Le ragazze della fiction che stavano nel cuore di Silvio ("Sono dilaniato dalle richieste") nella ormai storica telefonata con Saccà. Pronte a invadere le serate Rai. Bruno Vespa Intoccabile. Dalla seconda serata di Raiuno non se ne va neppure a cannonate. E c'è chi teme perfino l'allargamento ad altre fasce orarie. Vespa for ever. n.

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Letta alla milanese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PRIMO PIANO letta alla milanese Di denise pardo Gran tessitore. Ospite fisso ad Arcore. Così Bruno Ermolli è diventato la sentinella di Berlusconi al Nord. E l'ambasciatore presso i poteri forti Egitto, croce e delizia per Bruno Ermolli, diplomato ragioniere, promosso, anni dopo, cavaliere (del Lavoro), gran feluca berlusconiana dei poteri del Nord con le mani in molte paste, con il futuro governo destinato a imprese sempre più poderose. La grana più grossa potrebbe arrivargli proprio dalla terra del caro amico Naguib Sawiris, detto il Faraone per quanto è tycoon, l'acquirente di Wind che Ermolli introdusse a Silvio Berlusconi. Tommaso Pompei, ex ad della società telefonica, in un incontro anonimo con i giornalisti della trasmissione 'Report', parlando della vendita di Wind, finita nel mirino della magistratura, delle ricche provvigioni e dei personaggi coinvolti nella vicenda, ha sostenuto che Ermolli avrebbe avuto la sua parte sostanziosa. 'Report' non ha mandato in onda l'intera testimonianza. Ma i nastri hanno allertato la Procura di Roma e Pompei, interrogato lo scorso settembre, è ora indagato per falsa informazione al pm perché le risposte fornite in un primo incontro ai magistrati sono state ben diverse dagli scenari delineati a 'Report'. Per Ermolli, al momento, nulla. Poi si vedrà. Questa, la croce. Legata a doppio filo, per le recondite armonie e disarmonie del fato, alla delizia che l'Egitto, ancora l'Egitto, ha regalato al cavaliere del Cavaliere. L'appoggio e il voto alla candidatura di Milano all'Expo 2015 assicurato dalla missione di Ermolli al Cairo. Sotto i gelsomini di Zamalek, quartiere alto e coloniale della capitale egiziana, gli incontri con Sawiris e i gran ciambellani di Mubarak hanno dato l'ultimo impulso alla scelta finale. Smirne battuta, Milano vincitrice. E per Ermolli, catapultato sul podio dei vittoriosi, balzato alla ribalta nazionale anche per l'incarico del Cavaliere di occuparsi di una fantomatica nonché pre elettorale cordata anti Air France, la delizia suprema, l'innalzamento più alto nei gironi berlusconiani. L'esser definito, coram populo, il Gianni Letta della finanza, il Gianni Letta del Nord. Anche se non si sa quanto al suddetto, già consacrato dal Capo dei Capi come "un dono di Dio per l'Italia", questo paragone possa aver fatto un gran piacere. Due uomini in barca, o meglio nell'arca della quinta volta del Cavaliere. Due uomini nevralgici nella nuova era berlusconiana, vere centrali di smistamento di cordate e persone al momento della grande pioggia delle nomine pubbliche. Gianni Letta è unicum nel suo essere istituzionale e onnipotente quando si tratta di difendere gli interessi della Ditta. Braccio destro e sinistro di Berlusconi, è capace di trasformarsi, quando serve, anche in complice degli amici dei nemici nella Roma dell'ingloba et impera. Un passo dietro a lui, si sta piazzando Ermolli, 69 anni, esemplare berlusconiano meno rifinito, lombardo di Varese, presidente di Sin&rgetica, società di consulenza di impresa e management, e di Promos, azienda speciale della Camera di Commercio di Milano, sommerso da una micidiale montagna di cariche berlusconiane. Primo suggeritore di Arcore, punto di riferimento dei poteri borghesi e finanziari nelle grandi partite di Piazza Affari che stanno a cuore alle due vite del Cavaliere, capo del governo e proprietario di un'impero dagli interessi giganteschi. Consigliere d'amministrazione di Mediaset, di Mondadori, di Mediolanum, del Censis, del Politecnico di Milano, Ermolli, tutti i lunedì che ha fatto Dio, a mezzogiorno e mezzo ha un impegno improrogabile. è l'ospite fisso del desco di Arcore, di quelle colazioni intime del Cavaliere (dove c'era sempre mamma Rosa) con i figli Marina e Piersilvio e con i fedelissimi: Fedele Confalonieri, a volte Giuliano Adreani, Paolo Bonaiuti e Gianni Letta, quando l'eccezionalità e la gravità del momento non possono prescindere dalla sua presenza. Colazioni che hanno un rito: dopo il caffè, il tête-à-tête di Berlusconi con l'amico Bruno. L'arrivo di Ermolli nel fantastico mondo del Cavaliere è opera di Confalonieri. All'inizio degli anni Novanta, è lui a presentare a Sua Emittenza l'efficiente ma anonimo titolare, vicino a Gianni De Michelis e a Letizia Moratti, della società Sin&rgetica. Grazie al magico tocco berlusconiano, Ermolli si trasforma poco a poco in uno snodo di rapporti, affari e incarichi. Con tanto di attico spettacolare in via Borgonuovo e di due ville a Saint Tropez, perché, come insegna il Cavaliere in Sardegna, una è troppo poco. Ermolli mette le tende ad Arcore. La prima missione è la riorganizzazione della Standa. Dopo, è la volta di Fininvest, dove una giovane Marina fa i primi passi al suo fianco. La fiducia del Cavaliere, la successiva discesa in campo e l'attrazione fatale di enti, società e imprese pronte a baciare le pantofole berlusconiane sono un formidabile volano. Sin&rgetica colleziona consulenze: Telecom, Enel, Eni, Banca Intesa. Per Forza Italia, Ermolli studia profili dei candidati azzurri e astrusi metodi di controllo della loro produttività politica. Con Gabriele Albertini a Palazzo Marino, sparge uomini di fiducia al Comune e alla Provincia. è il dominus della Camera di Commercio di Milano, forziere molto ben fornito e politicamente ghiotto, con cui firma alleanze e pingui accordi di trading, diventando presidente di Promos. è la sentinella del Cavaliere (ma con una consulenza firmata da Tronchetti Provera) quando Telecom, vecchia brama del leader Pdl, divorzia da Hopa. Nel 2000 guida gli yankees berlusconiani nell'assalto alla Fondazione Cariplo e al suo presidente Giuseppe Guzzetti. Perde. Ma oggi, da consigliere d'amministrazione, monitora attentamente gli equilibri. Gli amici del cuore sono il finanziere Francesco Micheli, l'industriale farmaceutico Sergio Dompè, il presidente di Atm, l'azienda di trasporti milanese, Elio Catania (nella passata stagione berlusconiana discusso capo delle Ferrovie), l'ex ministro Lucio Stanca. Ermolli è intimo dei Doris, dei Ligresti e dei Cabassi che, oggi, gioiscono pensando agli affari d'oro immobiliari dell'Expo (totale degli investimenti previsti: 20 miliardi). Il legame con Tronchetti Provera (che, nel 2001, fa il piacere di sollevare Fininvest dal problema Edilnord) è stretto, quello con Paolo Scaroni, ad Eni, di più. Oltre a Berlusconi, due i chiodi fissi di Ermolli: i Paesi arabi del Mediterraneo con cui stringere legami d'affari (come il fondo l'Euromed) e l'occhio vigile sul 'Corriere della Sera'. Al tempo in cui Stefano Ricucci scala via Solferino, Ermolli fa il medium dell'incontro tra il Cavaliere e l'odontotecnico di Zagarolo. Oggi, inonda di affettuose attenzioni Giuseppe Rotelli, il re delle cliniche, azionista del 10 per cento di Rcs, poco meno di Fiat. E non manca di ritagliarsi il tempo per i colloqui riservati con Paolo Mieli e con Ferruccio de Bortoli: all'uno fa capire che rimarrà a lungo alla direzione del 'Corriere'. All'altro, che se fosse in suo potere, avrebbe già destinato a lui la poltrona del successore. Un emulo di Gianni Letta, anche in questo. Tutti e due inappuntabili, anche dopo ore di lavoro. Impeccabili, quasi inamidati nel vestire e nella cura delle chiome (folte, in barba al loro capo), perfettamente allineati all'estetica berlusconiana, il gentiluomo di Sua Santità (è l'ultimo strepitoso incarico di Letta) e il ragioniere di Varese sono uomini di grande intesa. Il primo è l'interlocutore privilegiato di 'the other place': Walter Veltroni, Massimo D'Alema, Goffredo Bettini. Il secondo non ha un buon rapporto con Cesare Geronzi, ma con Giovanni Bazoli e Corrado Passera, i banchieri sinora più invisi a Berlusconi, invece sì. Tutti e due felpati e riservati (non come il Cavaliere chiacchierone) e ben inseriti nei salotti artisticamente corretti, dove si misura il livello del potere. Consigliere dell'Auditorium veltronian-bettiniano e della Festa del Cinema Letta, più melomane Ermolli, presidente del Comitato per le celebrazioni di Giacomo Puccini e vice presidente della Scala. Quando sulla direzione di Riccardo Muti il teatro si era spaccato in due, e aveva vinto la posizione di Ermolli (che non si disperava per l'addio del Maestro), Confalonieri, sconfitto, aveva commentato, molto snob, che un ragioniere che si occupava di organigrammi non poteva gestire la Scala. Intanto, da febbraio Ermolli è diventato senior advisor di Jp Morgan e appare tra i reggenti della sede di Milano della Banca d'Italia del governatore Mario Draghi che, prima di Palazzo Koch, era a Goldman Sachs, la banca d'affari più grande del mondo. Dove, poco dopo di lui, in una sorta di sliding doors, Letta è entrato nell'advisory board. Un intreccio niente male. Un asso nella manica dell'influenza finanziaria berlusconiana. Ma anche un'altra forma di conflitto d'interessi. In questi ultimi anni (insieme a Lehman Brothers e Morgan Stanley), Goldman Sachs e Jp Morgan hanno partecipato alle grandi privatizzazioni, al collocamento dei titoli di Stato. Con Berlusconi a Palazzo Chigi e con il legame dei mammasantissima Letta (che, una volta al governo, dovrà inevitabilmente dimettersi) ed Ermolli, le due banche potrebbero essere più che favorite per finanziare o privatizzare enti pubblici ed essere scelte come advisor di imprese controllate dallo Stato. Roma, il Palazzo e la politica a Letta. Milano e i grandi business a Ermolli. Con Alitalia lo scenario si è delineato bene. All'ombra del Cupolone, ecco il primo a mediare con il governo e con Jean Cyril Spinetta, plenipotenziario Air France-Klm che negli stessi giorni trattava con il caro nipote Enrico. Nella capitale lombarda, il presidente di Sin&rgetica a sondare gli imprenditori amici per una cordata alternativa. Con l'esplosione elettorale della Lega e con la crescita dell'influenza ermolliana, il Nord batterà più che mai i pugni per avere visibilità e rappresentanza nelle partite Eni, Enel, Poste, Rai e nelle centinaia di società controllate dal governo. E per dire la sua sulla soluzione di Alitalia. Nell'ennesimo replay del Paese in mano a Berlusconi, il nuovo prodotto del marchio di Arcore debutterà su scala nazionale. Dopo il gentiluomo di Sua Santità, "dono di Dio all'Italia", il ragionier cortese ed emolliente, longa mano finanziaria del Cavaliere. n.

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Il carroccio dei vincitori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PRIMO PIANO il carroccio dei vincitori Di ENRICO AROSIO Ha creato una classe dirigente. Riconquistato le città. Attirato i giovani. E ora la Lega presenta il conto a Roma su federalismo e sicurezza Franz Josef Bossi? Nella lettura di Giulio Tremonti, il più federalista nel clan di Berlusconi, la Lega incarnerà il partito bavarese rispetto al Pdl, come in Germania il rapporto tra Csu e Cdu. Paragone suggestivo. La Lega è un partito territoriale (il futuro ministro Roberto Maroni lo ripete come un mantra: "Volete capirlo? Non siamo un partito ideologico ma territoriale"). La Lombardia ricorda la Baviera: un mix economico di leadership terziaria, finanza, media, servizi (Monaco e Milano), agrindustria e nuove tecnologie (aerospaziali in Baviera, biomedicali in Lombardia), turismo, sport e una solida koiné alpina e subalpina. Paragone stretto, però: perché la Lega va ben oltre la Lombardia. Oggi abbraccia tutto il Nord con l'eccezione di Trentino-Alto Adige e Val d'Aosta. Col 26 per cento in Veneto fa quasi le scarpe al Pdl; cresce tumultuosa in Piemonte (12,3 al Senato), Friuli-Venezia Giulia (13), Emilia-Romagna (7,1) e Liguria (6,6). E se a Verona ha il 27 per cento, a Sesto San Giovanni, che di rosso ormai ha solo le insegne di Auchan, raddoppia e va al 10,9. "Nessuna sorpresa", gongola Gian Paolo Gobbo, sindaco di Treviso e segretario della Lega Nord-Liga Veneta: "Il Veneto è identitario, come altre regioni del Nord-Est. Di fronte alla crisi totale dello Stato e alla litigiosità del governo Prodi e al senso d'incertezza economica, il Nord ha ripreso a votarci. è stato il Veneto, con la Lombardia, a tener duro sulla devoluzione. Aggiungo il nostro lavoro sul territorio. I sindaci e amministratori cresciuti in questi anni, ben al di là delle esperienze di Treviso, Vicenza, Verona, dimostrano che la Lega non è solo un partito di lotta, ma anche di governo". La Lega, ha dichiarato Tremonti, "è tornata nelle città". Nelle piccole e medie senz'altro, e il 12,3 a Milano è notevole perché il partito era sparito, ridotto a un solo consigliere comunale su 60. La Lega di Bossi (ma ricordiamo la definizione di Wikipedia: "Una confederazione di movimenti politici autonomisti") interrompe il ripiegamento nella provincia ex bianca e nelle valli subalpine, e come i partigiani ad aprile 1945 discende in pianura. I numeri ricordano le politiche del 1994: 8,3 alla Camera, oltre 3 milioni di voti. Ma dire che è un ritorno alle origini sarebbe rozzo: Berlusconi aveva 58 anni, e oggi 71; Bossi era un guerriero alla Braveheart, oggi porta le tracce dell'ictus del 2004. Eppure la Lega è radicata, ha creato una classe dirigente che a Roma, Veltroni compreso, non conoscono. E sottovalutano. Prendiamo un giovane. Mentre i giornali narravano Marianna Madia e Mara Carfagna, prendiamo uno che a Roma è un signor Nessuno, Paolo Grimoldi, 31 anni, di Monza, coordinatore del Movimento giovani padani, che nella vita civile si occupa di abbigliamento e in quella politica è deputato. Grimoldi fa due ragionamenti interessanti: "Da quindici anni ripetiamo che con il federalismo avremo libri di testo gratuiti nelle scuole, più mezzi per la polizia locale e i vigili del fuoco, più servizi per i disabili, uffici comunali più snelli, valore al merito e non alla raccomandazione. Quando la gente sta bene, tutto entra da un orecchio ed esce dall'altro. Quando fatica ad arrivare a fine mese, ecco che la Lega funziona". E il secondo punto? "La Lega attira i giovani. Siamo il terzo partito nazionale nel voto giovanile, e il primo al Nord". No, non è più la Lega del "localismo plebeo", come la definiva Giorgio Bocca dieci anni fa. Quella delle "pallottole a trecento lire", dell'ampolla del dio Po, del "tricolore nel cesso"; almeno si spera, perché quest'ultimo gesto costò a Bossi l'ostilità della classe dirigente, della borghesia moderata e riformista, degli intellettuali. Tuttora la Lega è deficitaria e marginale nell'industria culturale, nelle università e nei media. E però già nel 1998, quando Bocca scriveva il pamphlet 'Voglio scendere!', e definiva la Padania "uno Stato immaginario che dovrebbe avere per capitale Milano, la seconda città pugliese dopo Bari", osservava acutamente: "La Lega è l'unico fatto nuovo della politica italiana. Quando credi di averla capita è già diventata un'altra cosa, sempre confusa: antifascista ma autoritaria, federalista ma secessionista, antitaliana ma antieuropea". Contraddizioni risolte? Forse no. La Lega militante non rinuncia allo stile populista. 'La Padania', il sito Internet del partito e Radio Padania insistono sugli slogan di lotta. "La fine di Roma ladrona". La vignetta del terrone mafioso con gli occhiali scuri: "Appadania? Nummepiace", buffo mix di siculo e romano. Sulla homepage (www.leganord.info) il 'Pensiero di Miglio', Gianfranco Miglio, il professore alla Star Trek che contava le galline in tedesco. Ma soprattutto che teorizzava la tripartizione dell'Italia in macroregioni: Padania, Etruria e Sud. Ebbene, il federalismo spinto di Miglio sta sulla homepage, i nazionalisti di Gianfranco Fini, per quel che contano, meno di prima, sono avvertiti. Anche se pochi ricordano che con Miglio il primo a parlare di Padania fu Guido Fanti del Pci, allora presidente dell'Emilia-Romagna, nel 1975, in chiave di alleanza tra territori omogenei e nella cornice dell'eurocomunismo di Berlinguer. L'ambiguità resta: fin dove si spingerà la Lega? Marco Reguzzoni, dirigente tra i più vicini a Bossi, davanti alle telecamere prima auspica "uno Stato federale", poi "uno Stato più federale". C'è differenza. Per il resto, ripetono tutti, dal Senatur a Maroni: "C'è il programma" (come Bertinotti rispetto a Prodi nel 2006). Che cosa dice il programma? Alla Lega Nord, che ha fallito sinora la piena devoluzione federale, bocciata dal referendum nel 2006, interessano cinque punti, ardui da negoziare a cominciare dal primo. Il federalismo, uno Stato federale in tre macroregioni (riecco Miglio, che si credeva sorpassato) dotate di poteri legislativi, amministrativi e giudiziari. Il fisco, con il 90 per cento del gettito, una quota altissima, da versare alle Regioni. L'immigrazione: più potere ai sindaci sulla gestione degli immigrati e moratoria sulla costruzione di nuove moschee. La sicurezza, con la polizia locale equiparata a polizia di Stato e carabinieri, e gli stranieri tenuti a dimostrare un reddito minimo. Le infrastrutture: salvare Malpensa, realizzare la Tav, la Pedemontana, sviluppare gli assi ferroviari e stradali del Sempione, Gottardo e Brennero, regionalizzare le autostrade. Sul punto è perfetto il berlusconiano piemontese Enzo Ghigo: "La vittoria del Pdl e la sonora sconfitta della Sinistra Arcobaleno aprono la strada alla Tav". Si aggiunga l'Expo 2015. In tutto il Nord, dal 14 sera, si ode il rombo delle scavatrici, lo stridore delle gru e presto, chissà, il fruscio delle mazzette. Morale: come s'integrerà alla prova del governo la "secessione dolce", per dirla col sociologo Aldo Bonomi? Risponde lo storico Giuseppe Berta: "Bossi ha sfondato anche in Piemonte, dove non ha personalità di spicco. La Lega si colloca dunque allo snodo tra politica e antipolitica. La simpatia per Bossi si lega a istinti prepolitici, non del tutto razionali, ed è soprattutto Berlusconi che trasforma questi istinti in consenso organizzato e gestione". L'elettorato sta mutando? "Nella Lega il voto popolare prevale ma si allarga al ceto medio; Berlusconi è forte tra professionisti, commercianti, imprenditori. Il potere di coalizione tra i due funziona: l'amalgama è migliore in provincia, dove gli interessi si incrociano". Certo la Lega è, sin dall'exploit nel 1992, quasi sempre deludente nei ruoli di governo: da Formentini a Speroni, da Pivetti a Castelli. Oggi punta alle presidenze di Lombardia e Veneto, le regioni più dinamiche. "Ma è facile compattarsi sulla paura dei rom. Voglio vederli", dice Berta, "di fronte a temi complessi come Malpensa, la Tav, Milano e l'Expo, Torino e il Corridoio 5, Genova e il Terzo valico". Per riprendere Tremonti, che sarà uno dei guru del quinquennio: non è facile gestire le paure e le speranze. n.

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Vietato giocare allo sfascio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

OPINIONI BESTIARIO Vietato giocare allo sfascio di Giampaolo Pansa Ora i due blocchi smettano di farsi la guerriglia. E il ricorso alla piazza renderà solo più forte il vincitore Mamma mia, che facce! Stravolte, deformate, quasi irriconoscibili. Espressioni sbaruate, direbbero al mio paese: segnate dallo spavento e tramortite per lo choc da sconfitta inattesa. Parlo degli onorevoli del Partito Democratico e della Sinistra Arcobaleno che mi è capitato di incontrare subito dopo la legnata del 13 aprile. Non faccio nomi, per cortesia. I visi dei parlamentari della Sinistra regressista erano i più sfatti. Ma bisogna capirli. Per loro si apre un abisso: niente più Camera, niente più Senato, una carriera da ricostruire, un'altra professione da cercare. Eppure dovevano aspettarselo il kappaò in arrivo. L'Italia è sempre stata un paese moderato, di centro-destra: altrimenti non avrebbe votato per quarant'anni la Democrazia Cristiana. Per di più, oggi, è un paese impoverito, impaurito, invelenito con i partiti. A chi doveva affidarsi una nazione così afflitta da tanti guai? Come succede quasi sempre, anche l'Italia del 2008 si è gettata nelle braccia della forza più affine (il partito di Silvio Berlusconi e di Gianfranco Fini) e di un partito anti-partito (la Lega). Infine ha cancellato la sinistra più antica, capace soltanto di un'asfissiante verbosità. E guidata, per l'appunto, dal mitico Parolaio Rosso. Può non piacerci, ma l'Italia del 2008 vuole alcune cose e spera che il Cavaliere riesca a dargliele. Per prima cosa, cerca il ripristino dell'ordine e dell'autorità. Da tempo non se ne vede il segno. Il governo Prodi è stato ucciso dal disordine anarchico del proprio campo, dai colpi di pugnale fra alleati. E quando si esce dai palazzi romani, lo spettacolo è anche più inquietante. Chi non è gradito alle sinistre ultrà non può parlare in pubblico, non può comiziare, non può neppure guidare una lista elettorale. Lo stile di Walter Veltroni era una garanzia che tutta questa baraonda finisse. Però gli elettori non gli hanno creduto. In più, l'Italia del 2008 pretende la sicurezza perduta. Anche il centro-sinistra, ma soprattutto la sinistra regressista, hanno sempre snobbato questa richiesta. Ma chi vive fra i cittadini senza potere, vede con chiarezza che cosa accade dovunque. La gente, soprattutto la più modesta, ha paura. Si sente alla mercè di troppe bande criminali, capaci di assalire anche l'abitazione più povera. Molte di queste bande sono di extracomunitari clandestini, che in tante zone sono diventati i padroni di un paese dal quale dovrebbero essere cacciati. Ecco un problema pesante, da risolvere subito. Tanti elettori hanno pensato che il Pidì di Veltroni non l'avrebbe mai fatto. Infine l'Italia del 2008 vuole un governo che non la prenda in giro con una montagna di promesse, ma si assuma pochi impegni e poi cerchi di mantenerli. Nella campagna elettorale di promesse ne hanno sparate tutti, a cominciare da Berlusconi. Però anche Veltroni è caduto nello stesso errore. Se qualcuno si prenderà la briga di rileggersi la sfilza di slogan del Pidì, avrà sotto gli occhi un fantozziano campionario di illusioni che nessun mago di Oz avrebbe potuto mutare in realtà. E ancora una volta gli elettori hanno scelto il mago di Arcore. Mago per mago, meglio affidarsi al più collaudato e al più ricco. Il Bestiario si aspetta poco o nulla dal governo del Cavaliere. L'Italia è un malato grave che ha bisogno di medicine amarissime e di un medico spietato. Tante volte abbiamo scritto che Silvio ama troppo piacere per mettersi il camice del primario impietoso. Tuttavia il suo terzo governo dovrà ingaggiare una battaglia che non può permettersi di perdere, pena il collasso totale del paese. Pure chi non l'ha votato, deve augurarsi che ce la faccia. Sperare nella sconfitta del Cavaliere sarebbe da suicidi. E non credo che Veltroni e il suo Pidì siano tanto irresponsabili da giocare allo sfascio. Da oggi siamo di fronte a una partita doppia, quella della nuova maggioranza e della nuova opposizione. E la posta è la stessa: salvare l'Italia da una crisi fatale. Il Bestiario continua a pensare che, prima o poi, l'estrema difficoltà del compito richiederà un governo di salvezza nazionale, che veda insieme Silvio e Walter. Ma per non precludersi questa strada, è indispensabile che i due blocchi smettano di farsi la stupida guerriglia che in questi anni ha avvelenato il clima politico. Oso sperare che il Pidì di Veltroni sia consapevole di questa necessità. Il voto del 13 aprile ha dimostrato che fare di Berlusconi il Mostro, il Demonio, il Mafioso, il Caimano, il nuovo Mussolini in doppiopetto di Caraceni, il Grande Corruttore, non è servito a nulla. Anche dipingerlo come un ostaggio della Lega è uno gioco a perdere. Il Pidì dovrà evitare queste trappole. E avrà anche l'obbligo di rammentarsi che il ricorso alla piazza avrà un solo effetto: quello di rendere più forte il vincitore.

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Quando la sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abbiamo svuotato il Parlamento... GUALTIERO RONCISVALLE Quando la sinistra voleva dilazionare i tempi delle elezioni per riformulare la legge elettorale che, secondo loro, provocava blocchi istituzionali dipendenti da una possibilità di eccessivo accumulo di sigle, partiti, accorpamenti, camorrie, intrallazzi, giochetti, inciuci, ricatti ed accanimenti terapeutici voluti artatamente per arrivare al pensionamento,scrissi: "...Come se la maxi-frammentazione politica fosse un problema del centrodestra! È stata la cupidigia degli infatuati del potere, la voluttà carnale del velluto delle poltrone parlamentari, l'inebriamento dei salotti da belle epoque a far unire, contra naturam, specie eterozigote, partorendo forme ibridate abominevoli. La genetica insegna che da simili accoppiamenti si partoriscono ibridi sterili, forme che non generano alcunché, che non potranno mai sopravvivere a sé stesse, avendo inevitabilmente come futuro una sicura infertile vita. La forzatura è stata compiuta dalla sinistra-centro-gruppuscoli vari no-global, accatastandosi l'un sull'altro per arrivare alla maggioranza di potere... Non possono ora venire ad allarmare che la legge non funziona. La dinamite serve a scavare le montagne, ma se te l'accendi sotto la poltrona, non te la puoi prendere con detta polvere o col centrodestra se ti rompe il culo! No, mio caro Presidente, questa dilazione non serve assolutamente a niente, se non a rinforzare nuovamente quell'accozzaglia di presuntuosi arroganti che ha fatto dell' Italia la pattumiera d'Europa". E Berlusconi ha dimostrato quello che asseriva: che la legge funziona perfettamente bene, tanto che il parlamento si è svuotato completamente in un botto di tanta gente inutile e costosissima! La sinistra ha perso e basta FELICE CARPUSI VISOMBALA Ho sentito dire da Diliberto che la sinistra avrebbe perso perché ha abbandonato falce e martello. Ma come possiamo pensare di aver avuto al Governo persone del genere tanto convinte della stupidità di una parte degli italiani? Di fronte ad affermazioni del genere o Diliberto ha pienamente ragione ed è perfettamente vero che i suoi elettori sono dei quasi analfabeti che, se non trovano la parola comunismo e il relativo simbolo, finisce che votano Berlusconi, oppure gli elettori non accettano di essere considerati alla stregua di chi non è neanche in grado di decidere secondo i programmi. Le dame della sinistra in lutto stretto LUCIO DI NISIO Montesilvano Porta a Porta. Ci sono Rosy Bindi e Livia Turco, in lutto stretto, le quali schizzano astio e disappunto. Due vecchie galline, una della quali non fa neppure le uova, che assieme fanno un pessimo brodo, anzi si imbrodano. Lega, attenta a questo successo! I. ALIBENI Recco In cima ai pensieri di Bossi e dei sui generali c'è il federalismo fiscale. Ma chi se ne frega! Siamo invasi da torme di delinquenti extracomunitari e ora anche comunitari, nelle nostre città alla sera cala il coprifuoco, fanno affari d'oro produttori e installatori di porte e finestre blindate, proliferano i vigilantes, le forze dell'ordine non sono in grado per numero, quantità e qualità dei mezzi a loro disposizione, di fronteggiare e arginare una sanguinaria e spietata delinquenza straniera che purtroppo sta facendo scuola anche tra i nostri delinquenti. Abbiamo perso, insieme alla sicurezza, anche la nostra libertà. Chi più chi meno, tutti i partiti politici, spesso solo strumentalmente a fini elettoralistici, sono concordi nel rilevare la estrema delicatezza e pericolosità del fenomeno immigrazione. Solo la Lega Nord e recentemente anche la Destra di Storace, ne hanno fatto un pilastro della loro politica, dai cretini definita razzista (ma si è visto poi che fine hanno fatto), riuscendo a ottenere una valanga di voti. Sono circa 5 milioni di elettori, quasi tutti concentrati nel Nord Italia di cui sarà bene che tengano conto. Sono milioni di voti di gente concreta, pratica: primum vivére, deinde philosophari. Ci liberino anzitutto dagli extracomunitari clandestini, rispediscano in patria i romeni senza casa, lavoro e mezzi di sussistenza, facciano leggi severe, le facciano rispettare e facciano scontare le pene inflitte e poi parleremo di federalismi. È stupido avere più risorse se poi devono essere destinate esclusivamente al rafforzamento delle forze dell'ordine e al mantenimento di torme di desperados che o li mantieni o delinquono. Stia attenta la Lega a interpretare male il suo successo. Un voto di speranza LETTERA FIRMATA I comunisti sono spariti. La Lega trionfa. Ho sentito parlare di voto di protesta. Non credo che protestare significhi darsi la zappa sui piedi. Questo avviene se la furia scatta all improvviso. Quando, invece, c è tempo di ragionare, nessuno si procura del male scientemente. Male politico. Credo che il voto dato alla Lega sia un voto di cambiamento, di speranza. Un voto che riflette la necessità di scrollarsi di dosso qualcosa che non va. Le forze politiche sconfitte ne devono prendere atto. Veltroni oggi ha mostrato il suo vero volto MG.T. Genova Per favore, ora Berlusconi lasci perdere ogni scrupolo etico-politico, e si comporti con l'arroganza, la prepotenza, la sfacciatagggine e spudoratezza delle sinistre, che quando vincono, anche se di strettissima misura, fanno man bassa di tutte le poltrone, cariche istituzionali e manageriali possibili ed immaginabili. Avevano la presidenza della Repubblica ma si sono arraffati anche la presidenza delle due Camere. Oggi, che hanno ancora il Presidente della Repubblica, di cinquantennale militanza comunista, dopo una simile sonora sconfitta pretenderebbero anche la presidenza di una Camera. È durato troppo lo sforzo del fair play politico di Veltroni, passate le elezioni e intronato dalla sconfitta, eccolo tornare il vecchio militante comunista tutto propaganda, calunnia, menzogna, arroganza, prepotenza e spudoratezza. La sinistra ha chiuso, ha finito, non è più nemmeno vecchia, ormai è antica, un pericoloso aggeggio da buttare alle ortiche. Veltroni l'ha capito ed ha cercato di infinocchiare gli italiani scopiazzando il programma di Berlusconi. Non c'è riuscito e ora ha ripreso gli abiti e le abitudini di sempre. Buon sangue non mente. Si raccoglie ciò che si semina DUCCIO Taro Il motivo di gioia e lieto evento, non sono la scontata vittoria del Pdl, ma la scomparsa dei comunisti dal Parlamento italiano. Chi di demagogìa colpisce di demagogìa perisce. Quando gli operai, gli impegati e i pensionati non tiravano la fine del mese, loro, chiusi in una dorata torre di avorio, si delettavano in gay, in aborti, in staminali, in fecondazione assistita, in rom e in inammissibile indulgenza verso i mariuoli. C'è un limite a tutto. I veri deboli non sono i giovani immigrati, che in qualche modo se la cavano sempre, non disdegnando sgarri alla legge, ma i vecchi e i bambini nostrani. Seguono i cittadini a reddito fisso, fisso in tutti i sensi; fisso nel senso di immobile. Assolutamente. Di che si sono preoccupati? Di dare la pensione a chi viene in Italia senza lavoro. Ora fanno i sorpresi e gli indignati e se la prendono con la Lega per il suo straordinario exploit, non accorgendosi, i tristanzoli, che sono stati loro stessi gli artefici di questo risultato. Non di sola assistenza vive l'uomo... Un capolavoro di strategia politica MARIANO VELLER Arzignano Complimenti Walter, per il quasi magnifico sorpasso, aver perso "solamente" per 9 lunghezze, dimostra la tua superiore leadership. Sicuramente, i lavoratori, gli antifascisti, i democratici, i giovani, tutti coloro che in questi lunghi anni hanno lavorato, lottato, sognato, sofferto per un'Italia migliore e possibile, dove non fosse negato a loro un futuro degno di essere vissuto, ti daranno eterna riconoscenza, per il tuo, complice tutto il PD, capolavoro strategico-politico. Capolavoro rivelatosi completamente il 14 aprile 2008. Certamente rammarica che malgrado i tuoi sovrumani sforzi, e di tutto il gruppo dirigente del Pd, non siate riusciti a dare a Berlusconi, Bossi, Fini, che una modesta maggioranza al Senato di solo 37 seggi. Non mi stupirò, se su wikipedia, nei prossimi giorni magari a cura dell'entourage berlusconiano, sarò a leggere che: il nuovista Veltroni Walter è sinonimo di capolavoro politico-strategico. Il gaudente trio, B-B-F con gratitudine si felicitano, consapevoli che per ottenere l'attuale risultato, se tu non ci fossi, avrebbero dovuto inventarti. Caro Walter ti ringrazio sentitamente per il tuo acume politico, che non mi farà morire democristiano, ma probabilmente e più splendidamente berloscuniano. Complimenti e grazie ancora, per averci fatto rivivere (temo non solo per 5 anni) i fasti berlusconiani. Veltroni sei unico, un faro nel mondo. Il tuo infinitamente grato estimatore Mariano. [Data pubblicazione: 17/04/2008].

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Sono felice del trionfo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Distinguere i lavoratori dai fannulloni LUCA PAGLIA Sono felice del trionfo della Lega. Da sempre sono suo fedele sostenitore. Come dipendente statale mi auguro che i politici leghisti al governo non cadano nel tranello di indicare tutti i dipendenti statali come lazzaroni comunisti. È uno stereotipo che non vogliamo più sentire. Tra i dipendenti statali ci sono lavoratori leghisti che si danno da fare e che fanno valere le loro idee nei confronti di colleghi scansafatiche. Per favore non generalizzate, ma distinguete enti del nord efficienti dagli enti del sud inefficienti. Distinguete lavoratori da fannulloni. Ricordatevi di noi minoranza leghista nel mondo degli enti pubblici. Se il governo decidesse di imporre il blocco delle assunzioni nel settore pubblico, lo faccia nel sud italia, dove i dipendenti sono più del triplo dei padani impiegati nel settore. Oggi il vento spira da Nordest ROBERTO CIAMBETTI Consigliere Regionale Liga Veneta-Lega Nord Il 13 e 14 aprile ha cancellato, d un tratto, i vecchi schemi della politica italiana: il Parlamento non sarà più la sede di rissosi partiti e partitini, mentre anche la sinistra e la destra conservatrice dovranno iniziare a fare i conti con la questione lombardo-veneta allargata a tutto il nord, dalla Valle d Aosta al Friuli Venezia Giulia: federalismo subito e subito forte azione di tutela del potere d acquisto di stipendi e salari. E presto per dire se, con il nuovo scenario, le nuove formazioni politiche, e tutti gli attori sociali, metteranno da parte anche vecchi vizi, primo fra tutti l incapacità di guardare dentro di sé e capire dove si sia sbagliato nel proporsi agli elettori, oppure l essere subalterni alle logiche interne per cui bisogna premiare nani e ballerine, servi sciocchi e yes-men. E facile oggi dire che Veltroni ha sbagliato nello spacciarsi per il Barak Obama alla vaccinara, rispolverando motti del progressismo democratico statunitensi Usa vecchi di quarant anni: diceva una canzone di Bob Dylan che non è importante tanto sapere da dove viene il vento, ma che bisogna essere meteorologi, cioè saper prevedere da dove verrà il vento. Ciò valeva per Veltroni, ciò vale oggi per la coalizione vincente alle elezioni. La fiducia data dagli elettori al centrodestra contiene un messaggio chiaro: o si governa, si fanno le riforme, o la prossima volta saranno guai. Per tutti, s intende. Ciò imporrà alle forze di governo la necessità di scelte dolorose, come l azzeramento delle forme di assistenzialismo parassitario, ma anche il coraggio di basarsi su personale capace, da inserire, in ruoli chiave, al centro come nelle periferie: essere capaci non significa avere in tasca la tessera giusta. Prevedere da dove verrà il vento domani e agire di conseguenza. A leggere bene il voto in Veneto si comprende come ad essere stati sconfitti sono state le burocrazie di partito, gli apparati, i generali senza soldati; la Lega, senza televisioni, senza giornali, senza l esercito di yes-men infilati nei posti chiave, senza poteri forti, ha riscosso un successo clamoroso, frutto di un grande bagno di umiltà, di tanti incontri pubblici, di volantinaggi, dello stare in mezzo alla gente e tra la gente. Io devo dire grazie a tanti militanti, al loro lavoro, al loro impegno: ritornando alla metafora meteorologica, magari ci siamo affidati alla saggezza contadina, ai proverbi e abbiamo dato tuttavia uno sguardo a barometro, termometro e igrometro, senza presunzione. Tante volte nei giorni scorsi, leggendo i grandi giornali o ascoltando le reti televisive nazionali si aveva l impressione di sentire o leggere la descrizione di un Paese che non esiste, quasi che nessuno capisse veramente il vento che spirava. Mi è così tornata alla mente quella battuta di don Lorenzo Milani, a proposito di un insegnante di pedagogia all università che contestava il metodo di insegnamento del religioso fiorentino, per cui il priore di Barbiana spiegava che quell insegnante non aveva bisogno di conoscere i ragazzi e i loro problemi, perché i giovani, quel professore, li conosceva a memoria, avendoli studiati nei libri. Nei libri, ma non nella realtà. Il successo della Lega sta nell aver incontrato tanta gente e aver dato voce alle loro ansie, alle loro speranze. Senza la pretesa di parlar forbito, o senza la pretesa d aver sempre e comunque ragione: anche questo è un segnale forte che esce dalle urne e che nessuno, ad iniziare dai leghisti, deve dimenticare: il vento, del resto, si sa, è mutevole e quando giunge dai quadranti meridionali, di norma, porta maltempo. Oggi spira da nord, nordest, quasi una bora, che spazza le nuvole e porta bel tempo. Caro Berlusconi ascoltami... GINO SPADON Caro Berlusconi, ha vinto e trovo doveroso rivolgere al vincitore un evviva, un augurio e, se mi è consentito, una sommessa preghiera. Vede, signor Presidente, in un Paese variegato come il nostro, c è chi è ricco di comprensione nei confronti degli evasori, c è chi impazzisce per i barzellettieri, c è chi adora i venditori di speranze, c è chi va in visibilio davanti alle prodezze di un seduttore, c è chi esalta gli sbeffeggiatori di magistrati, c è chi venera i ricchi senza chiedersi come lo siano diventati, c è chi apprezza oltre ogni dire i gesti popolareschi , c è chi è convinto che il mondo sia più dei furbi che dei galantuomini. Tutte propensioni legittime, s intende signor Presidente, perché tutto ciò che viene dalla maggioranza è sacrosanto, ma durante il suo mandato, che le auguro lungo e ricco di soddisfazioni, abbia la compiacenza, la prego, di rivolgere un occhio benevolo verso quella minoranza che ha propensioni esattamente opposte. La ringrazio. E adesso mettiamoci al lavoro CLAUDIO NEGRI Albairate (MI) Un grazie infinito ad Umberto Bossi condottiero indomito, ai parlamentari, agli amministratori, agli attivisti, alla Lega Nord tutta. Questa mattina recandomi come di consueto ad acquistare il nostro quotidiano l'edicolante mi ha accolto con un innocente sfottò :"eccoli qua i vincitori!". A quel bonario sberleffo alcuni astanti si sono girati verso di me che, raccolto il quotidiano dalla rastrelliera, lo aprivo in bella mostra; confesso che in quel momento mi sono sentito semplicemente orgoglioso. Orgoglioso di aderire ad un movimento politico le cui idee e la cui coerenza vengono finalmente capite e giustamente premiate. Ora su le maniche e, come cita un vecchio detto contadino delle mie parti, .. "sota a munch che per spasà l'è tardi!" Auguri a tutti. Mantenere le promesse è vitale ANGELO MANDARA Torino Spett. la Padania, chi l'avrebbe detto... Prodi meglio di Veltroni (stando ai risultati). A meno che non si voglia vedere il Partito Democratico in chiave prospettica nel tempo, in quanto, un domani il neo Pd potrebbe assorbire tutti gli elettori dispersi della Sinistra, che ora hanno rinunciato al voto. Certo il disboscamento della Sinistra operato da Veltroni ha prodotto un record assoluto, quello di far sparire la Sinistra dallo scenario parlamentare. Fatta da un ex-Pci... è tutto dire! Ma a ben guardare, consideriamo un momento l'attuale e tanto vituperato sistema elettorale, forse, senza volerlo ha messo tutto in ordine... lasciando sulla scena soltanto due partiti, con un terzo (Casini)... non del tutto incomodo. Questo sistema elettorale, dovrà, comunque, essere corretto nelle future liste, che dovranno prevedere la libera votazione dei candidati. Che dire... tanto tuonò che piovvè e Berlusconi ha ripreso il suo scettro. Ma ora, lo vorrò vedere il Cavaliere dalle tante promesse, che se si realizzassero... ci farà tutti ricchi! Ora non ci saranno più alibi (Casini, Senato ecc.). Un grazie a tutta la Lega LOREDANA SETTI Come già vi ho scritto sabato 12/4/08 abbiamo ricevuto il segno divino. I celti son tornati . Un grazie di cuore a tutti quelli che lavorano per la Lega Nord partendo da Bossi fino giù ai militanti dei gazebo. Federalismo subito. Un abbraccio a tutti. [Data pubblicazione: 17/04/2008].

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Caro Direttore siamo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Convertiti alla Lega BULLA e MAGRI Bergamo Caro Direttore siamo Bulla e Magri da Bergamo, siamo due elettori sempre stati a sinistra, abbiamo dato la fiducia alla Lega, come le avevo già scritto un mese fa, siamo rimasti delusi dal Governo Prodi e vista la buona campagna elettorale di quest anno (non oscena come quella di 2 anni fa) abbiamo deciso di votarvi. aAvete la maggioranza assoluta, ricordatevi il lavoro sta mancando, la sicurezza difetta, c è troppa criminalità in particolare da extacomunitari, troppo permissivismo con la religione islamica, i salarisono bassi, e abbiamo necessità di un vero federalismo, anche perché a breve ci sono le amministrative e bisogna raddoppiare i voti. Il fucile di Bossi centra l obiettivo BARTOLOMEO PICARO Caldogno (Vi) Egregio signor direttore, il popolo sovrano, il giorno 13 - 14 aprile 2008 (pioggia compiacente) imbracciando il tanto vituperato e demonizzato "fucile" denunciato dall'on. Bossi, che tanto scalpore ha destato in Uolter Veltroni e compagnia, ha centrato il bersaglio con la precisione di un orologio svizzero: impressionante!. Tutti gli elettori che hanno votato Lega, sono entrati nella cabina elettorale con il "fucile" (matita) sparando un solo colpo centrando al cuore il simbolo della speranza e della nuova rinascita. Il voto democratico del "popolo sovrano" ha liberato l'on. Berlusconi definitivamente dall'atroce ossessionante incubo impersonificato dall'agguerrito e pimpante gruppetto del reparto geriatrico, onnipresente, compiacente e favorevole alle direttive impartite dalla sinistra e determinante nelle decisioni impopolari. Scongiurata questa calamità che tanta devastazione ha causato, l'on. Berlusconi non deve illudersi o illuderci (colpa imperdonabile se ci illude) di governare in tutta serenità senza poter contare con ferrea determinazione sulla lealtà della sua coalizione. Personalmente pretendo che il mio voto, dato alla coalizione vincente, venga rispettato e non tradito. Non possiamo più accettare il ripetersi di comportamenti insensati come quelli manifestati nella passata legislatura, sfociati in beghe da cortile e chicchirichì fuori progranmma, che permisero sciaguratamente anche per breve tempo (per nostra fortuna) a Prodi di governare generando conseguenze disastrose. Carissimo Direttore la cabala non poteva in alcun modo essere favorevole a Uolter: 110 provincie attraversate in pullman per la sua campagna elettorale - 110 tasse approvate dal suo partito durante il governo Prodi. Il numero 110 per il signor Uolter é veramente un numero jellato. Possibilità di fare piccoli investimenti FABIO SÌCARI Bergamo Dopo gli applausi, i fatti. Berlusconi ha trionfato, tanto di cappello. Ora, però, mi aspetto cose concrete. E senza traccheggiare. Ne cito una. Che mi riguarda e che mi accomuna a milioni di cittadini. La busta paga. Mille euro al mese, a volte anche meno, sono un pugno nello stomaco. Occorre rimediare. La bacchetta magica lasciamola ai maghi. Noi abbiamo bisogno di futuro. L energia del futuro è anche la concreta possibilità di fare dei piccoli investimenti. Un po di quattrini anche a noi, signori governanti. Grazie. Ridateci il vecchio esame di Stato MARCELLO LANDI Domodossola Appello al centrodestra: nel congratularmi per la bella vittoria, rivolgo un appello, da docente di filosofia in un Liceo: restituite alle scuole, per favore, l'esame di Stato con la commissione interna, come l'evevate concepito nella scorsa legislatura! Il sistema elaborato dal Ministro Fioroni, che non è affatto più serio, è invece macchinoso, ingiusto perché diverso da scuola a scuola e, credo, anche più costoso per lo Stato. Ora non possiamo permetterci errori LEONE Come ho sempre pensato, le idee della Lega Nord alla fine hanno vinto, contro tutto e tutti. L'ipocrisia e la perfidia dei nemici della Lega si sono sciolte come neve al sole, spazzate dal cuore e dalla testa del popolo padano che finalmente ha capito. E può essere solo l'inizio di ben altri successi futuri! Ora i dirigenti della Lega non possono fare nessun errore. In politica, non va regalato niente, ad avversari e alleati! Bisogna prendere tutto quello che si deve e si può anche perché, (solamente) nel caso della Lega, è potere che va direttamente al popolo! Quindi noi pretendiamo Ministeri di peso, governatori di Regioni, direttori di telegiornali ecc. perché senza uomini, le idee fanno più fatica a correre e le riforme anche. Assieme alle riforme di governo, la Lega deve cambiare il pensiero politico generale. Ora che il popolo ha cancellato il comunismo dal parlamento, bisogna distruggere rapidamente tutti quei veleni e quei virus che i comunisti hanno sparso per tutto il secolo scorso, forti di un'ideologia che si basava su menzogne e sull'uso ingannevole della dialettica oltre che su una formidabile organizzazione supportata da associazioni (corpi intermedi) in grado di intimidire e minacciare chiunque. Inoltre lealtà a Berlusconi ma anche attenzione a ciò che già si intravede nel Pdl (d'accordo il Pd!) di trasformare il bipolarismo in bipartitismo, assolutamente da contrastare perché non vogliamo il sistema americano che è pesssimo e partiti radicati come Lega e altri non possono sparire per sistemi elettorali truffaldini, ciò anche a costo di mettere a rischio il governo. Bossi sia chiaro con Berlusconi, la Lega può mettersi di traverso se il suo tentativo di coagulare tutti nel suo partito è solo il primo passo per successivi cambiamenti della legge elettorale atti a neutralizzare la forza della Lega! Viva la Lega, viva il Veneto, viva la Padania. Pensioni d oro, che vergogna! LUIGI DI RAUSO Roma Caro Direttore, Vorrei esprimere tutta la mia indignazione per le dichiarazioni di Fassino ieri sera a Porta a Porta ,quando ha detto che uno degli errori è stato quello di non aver risposto alle istanze dei pensionati che guadagnano 516 Euro al mese. Proprio lui ha l'impudenza di dire questo quando tra lui e sua moglie guadagnano 40000 Euro al mese. Ce ne vuole di faccia tosta. Che vergogna, che spudoratezza. Perché non ha proposto di ridurrre lo stipendio dei parlamentari ai livelli minimi europei e di abolire la pensione dopo 2 anni e mezzo? Si è presentato di nuovo con sua moglie? Tanto adesso erano loro che gestivano tutti i candidati. Io ho una pensione dopo 42 anni di lavoro effettivo: si devono solo vergognare. Voi avrete il coraggio di parlarne? Credo di no, come non l'ha avuto Vespa che è un altro servo del potere. La Romagna ha risposto coi voti ALBERTO Finalmente anche in questo gulag sovietico che è la Romagna si è levata una brezza che mi fa respirare meglio, la Lega Nord ha ottenuto un importante affermazione. Qui la vita è molto difficile per un giovane federalista con tanta voglia di fare, si viene allontanati da ogni attività materiale, sociale e culturale. Comunque sono molto felice. Grazie. Un leghista della prima ora LUCIANO GELMI Sono uno dei primi aderenti alla Lega col numero 474 trascinatomi da mia madre che, allora novantenne circa, era iscritta ancora prima di me ed è stata citata da voi in quanto era una fervente attivista nella casa di riposo dove viveva; allora, come tuttora vivo nel primo Comune conquistato in Italia dalla Lega, ed allora non era facile essere leghisti in quanto guardati con sospetto da Carabinieri, Finanza e quant'altri. . Ovviamente quindi sono orgoglioso del successo ottenuto oggi. Ora, come tutti gli altri che hanno votato Lega, mi aspetto le tre cose che ritengo indispensabili per poter continuare a vivere e ripetere il successo e cioè federalismo fiscale - sicurezza - espulsione immediata clandestini. Desidero poi porre una domanda e relativa proposta da girare a chi assumerà i poteri per farlo: la maggior parte dei carcerati per reati è di extracomunitari e io (noi) mi rifiuto di pagare di tasca mia il loro mantenimento in carcere, non si potrebbero consegnare alla polizia del loro Paese d'origine con copia della sentenza e se la vedano loro se ospitarli nelle loro patri galere o farne quello che vogliono ma nel loro Paese? Se le loro prigioni sono peggiori delle nostre affari loro: troppo facile delinquere sapendo che, per male che vada, finiranno nelle carceri italiane piuttosto ospitali! Si otterrebbe il doppio vantaggio di alleggerire le spese dell'amministrazione carceraria e l'espulsione dal nostro territorio. In quanto poi a quelli che sbarcano clandestinamente si abbordano in mare consegnando loro viveri e bevande e li si respingono senza far toccare terra. Basterebbe farlo per tre volte che alla quarta non arrivano più perché capiscono che l'aria è cambiata. Sistemiamo la giunta milanese ANGELO MANDELLI Milano Caro direttore, visto il successo della Lega, sarebbe ora che si facesse un rimpasto nella giunta di Milano. E che questo rimpasto comportasse, fra le altre cose, la revoca delle deleghe all' assessore Sgarbi. Non tanto per i suoi insulti alla Lega, ma soprattutto per la sua politica culturale devastante a favore di graffitari, leoncavallini e a sostegno di tutte le peggiori provocazioni di dubbio gusto (imbrattamento di piazze e fontane, mostre con riferimenti blasfemi e pornografici, mostre escrementizie, pupazzi nudi nei parchi, ecc.). L' Italia "dei valori" (quelli veri) non ha certo bisogno di personaggi simili. [Data pubblicazione: 17/04/2008].

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La sparizione dei Verdi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Legittime, opportune e necessarie le dimissioni di Alfonso Pecoraro Scanio: gli va imputata, come leader, la sparizione di ogni presenza verde nel nuovo Parlamento: caso unico, mi pare, in Europa. Poteva restare e risorgere, una pattuglia verde, grazie a una partecipazione condizionata alla lista di Veltroni. Saliti sul carro dei più perdenti, ai Verdi non è rimasto nulla. Inoltre, l'eccessivo uso dei niet del ministro dell'Ambiente: probabilmente giusti, dico da ambientalista, ma l'aria che tira, con propagande incrociate determinate e tutte mirate a permettere qualsiasi scempio, è implacabilmente e ciecamente antiambientalista, fino all'odio - una politica meno rigida avrebbe salvato il salvabile. E adesso Berlusconi, immensamente distante da ogni istanza ambientalista, propone addirittura il taglio del ministero dell'Ambiente, stand di degustazioni a vuoto dei suoi precedenti governi. Se ne infischierà olimpicamente delle norme europee (del resto sempre più permissive e inadeguate) e procederà, tra gli applausi del chiaro e dell'oscuro imprenditoriale, in un laissez faire dogmatico verso le distruzioni di bellezza salvamondo e di qualità del vivere superstiti in un'Italia indifferente a che le si faccia a pezzi. Resta qualche fantasma, tra cui mi metto, che guarda impotente, che denuncia senza risposta. L'Affare, dappertutto, prevarrà scioltamente sulla Vita. GUIDO CERONETTI.

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Roma, Udc in bilico tra Rutelli e Alemanno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 92 del 2008-04-17 pagina 0 Roma, Udc in bilico tra Rutelli e Alemanno di Redazione Al ballottaggio Storace darà il proprio appoggio ad Alemanno. Prima D'Alema, poi Veltroni: i democratici fanno la corte ai centristi. Casini annuncia: "Decideranno i leader locali". Sabato primarie nel partito Roma - Seduti in prima fila, uno accanto all'altro, all'assemblea 2008 di Confcooperative ci sono il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini e il candidato a sindaco di Roma Francesco Rutelli. I due, mentre parla il presidente di Confcooperative Luigi Marino, parlano a loro volta "fitto, fitto". è probabile, che oltre a commentare il dato nazionale uscito dalle urne, Casini e Rutelli stiano discutendo anche del ballottaggio alla poltrona più ambita del Campidoglio. Lo stesso Rutelli, martedì 15, commentando il voto a Roma aveva mostrato interesse verso un possibile sostegno dell'Udc, che aveva candidato Luciano Ciocchetti, al ballottaggio. Verso il ballottaggio I punti di scarto fra il candidato sindaco Pdl, Gianni Alemanno, e l'ex vicepremier, Francesco Rutelli, sono pochi e a favore di quest'ultimo. Ma il candidato democratico sente il fiato sul collo. E ha paura. Da qui l'appello all'Udc per un voto utile che lo sostenga. Già ieri un primo incontro con tra il leader centrista, Pierferdinando Casini, e l'attuale numero uno della farnesina. Il pressing è sfrenato. "D'Alema l'ho letto sui giornali. Però so, perché ne abbiamo parlato, che ci sono stati dei colloqui per quanto riguarda Roma", rivela il coordinatore del Pd, Goffredo Bettini, a Panorama del giorno riferendosi alle voci di un incontro tra Casini e D'Alema per ottenere l'appoggio dell'Udc a sostegno della corsa di Francesco Rutelli al Campidoglio. "Ritengono la battaglia di Roma molto importante, veramente molto importante. Abbiamo - continua Bettini - un buon candidato. Dal punto vista programmatico abbiamo un candidato che è molto più affine, molto più vicino alle posizioni di Casini e dell'Udc". Il colloquio Veltroni-Casini A scendere in campo in favore di Rutelli ci pensa anche l'ex sindaco di Roma, Walter Veltroni, che in mattinata ha incontrato Casini a Montecitorio. E il segretario Udc si lascia andare. "La scelta se appoggiare Rutelli o Alemanno ai ballottaggi verrà fatta dai nostri che sono impegnati su Roma". Che non svela, ma già ha trovato un accordo con Veltroni in parlamento. "Abbiamo esaminato la situazione parlando della necessità di un coordinamento delle opposizioni nei lavori parlamentari. La nostra posizione è diversa da quella del Pd: io ho fatto una campagna elettorale alternativa sia a Berlusconi che a Veltroni ma oggi la campagna elettorale è finita, c'è una maggioranza che governa ed è naturale e frutto di buonsenso che le opposizioni si coordinino". Primarie Udc "Il segretario regionale dell'Udc Luciano Ciocchetti e il segretario provinciale Mario Ferrante - riferisce una nota del partito - hanno convocato per sabato 19 aprile, dalle 11 alle 13 all'Hotel Aran un'assemblea pubblica dei candidati e dirigenti romani e provinciali dell'Udc per una valutazione del voto amministrativo. A seguire, dalle 14 alle 19, si svolgeranno le consultazioni primarie per decidere quale posizione il partito assumerà rispetto ai ballottaggi sia al comune di Roma che alla Provincia. Gli elettori saranno chiamati ad esprimere la propria preferenza rispetto alle seguenti possibilità: sostenere Alemanno e Antoniozzi, sostenere Rutelli e Zingaretti, oppure, terza ipotesi, l'elettore potrà chiedere al partito di lasciare libertà di scelta. L'esito del voto sarà reso noto nella serata di sabato, a scrutini conclusi". L'appoggio di Storace ad Alemanno A impensierire Rutelli è stato l'endorsement del leader de La Destra, Francesco Storace, per Alemanno. "La Destra è orientata ad appoggiare Gianni Alemanno, il candidato del Pdl, nel ballottaggio per la carica di sindaco di Roma", spiega Storace che domani chiederà la formalizzazione di questa scelta. "Al termine di una riunione con Teodoro Buontempo, l'onorevole Luca Romagnoli, il portavoce del Lazio de La Destra, Livio Proietti - ha dichiarato Storace in una nota - abbiamo deciso che domani chiederò delega al Comitato politico nazionale di autorizzare la proposta di apparentamento formale per il Comune e la Provincia di Roma in alternativa alla sinistra". Lo stesso Berlusconi ha lanciato un appello al "voto utile" rivolgendosi anche all'Udc: "Faccio appello al loro senso di responsabilità affinchè anche a Roma, come in altre città italiane, indirizzino il voto dei loro elettori verso i candidati del centro-destra. Sono convinto che tutti gli elettori che non si riconoscono nella sinistra non vogliano che la dialettica tra i partiti del centro-destra si risolva in un favore fatto alla sinistra". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Casini, una strada obbligata (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 17-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CHIARA GELONI Noi giornalisti schematizziamo sempre troppo, così se D'Alema vede Casini, Veltroni dev'essere per forza "irritato" e se D'Alema pensa che si deve aprire a Casini, Veltroni deve per forza pensare che con Casini non si parla per nessun motivo. Non è così. Dialogare con Casini è una strada obbligata per il Partito democratico e questo lo sanno e lo pensano tutti quelli che contano al loft. È così non per astratti disegni ideologici e nemmeno solo per via dell'importantissimo ballottaggio di Roma, ma per la forma concreta che ha assunto da lunedì il sistema politico italiano, anche grazie all'azione del Pd. È così e non vuol dire che le differenze non esistano più, che da domani tarallucci e vino, e soprattutto non vuol dire che il Partito democratico abbia rinunciato a essere un partito di laici e cattolici per diventare da un giorno all'altro un partito di ex comunisti che dialoga coi cattolici. È un discorso che è bene affrontare con chiarezza, perché è questa la preoccupazione che anima alcuni, anche se non tutti, gli ex popolari. Questa componente è stata essenziale alla nascita del Pd come un partito davvero nuovo e non uno dei tanti nuovi partiti. L'orgoglio degli ex Ppi per il cammino fatto e la volontà di non inquinarne la coerenza e l'originalità sono preoccupazioni giuste di cui tutto il Pd si deve fare carico. Con questa preoccupazione gli ex popolari hanno investito sull'idea veltroniana di un partito grande e inclusivo, autonomo, capace di attrarre voti da tutte le direzioni. E per questa ragione hanno diffidato degli schemi "tedeschi" che rischiavano di imprigionare il Pd in un "centrosinistra- col-trattino" in stile anni Novanta. Dopo aver fatto tanta strada, è giusto non voler tornare indietro. Però adesso siamo andati avanti. Il Pd è nato, ha rivendicato la sua autonomia, ha sfidato Berlusconi a viso aperto, ha combattuto la sua battaglia di fronte al paese. Ha perso. Ma ha messo in moto un grande cambiamento, che ha trasformato il frammentatissimo panorama della passata legislatura in quello fin troppo monolitico della prossima. Questo è avvenuto anche grazie alla scelta ? obbligata? e va bene, adesso non è molto importante stabilirlo ? di Casini, che ha rotto una più che decennale alleanza di centrodestra. È in questa "nuova stagione" che il Pd deve fare politica. Sarebbe incomprensibile, una volta preso il largo, ammainare le vele per paura di incontrare qualche tempesta. Quale sarà il ruolo dei cattolici nel Partito democratico saranno i cattolici del Partito democratico a stabilirlo, un giorno dopo l'altro, nella vita del partito nuovo: con la loro capacità di contribuire a guidare il partito, anche nell'incontro con altri cattolici che hanno fatto un percorso diverso dal loro. Restando essenziali come nel momento della sua nascita, e non per concessione di qualcuno, ma con la forza dei fatti e della politica. Non si fa politica con la paura, quella verso gli avversari o, peggio, quella verso i propri compagni di strada: la politica è mettersi alla testa del cambiamento e guidarlo. E non si fa opposizione chiudendosi in un fortino: i "democristiani" nel parlamento italiano di opposizione ne hanno fatta poca, ma questo errore non l'hanno compiuto mai.

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