HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli   

DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

Torna all’indice mensile 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL  17-3-2008        #TOP



Report "Veltroni/Berlusconi"

Ma il loft non s'illude "Una gaffe dopo l'altra eppure resta davanti" ( da "Stampa, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tanto che lo stesso Veltroni ieri non l'ha cavalcato. Nessuna dichiarazione spigolosa, nessuna polemica come in altre occasioni, il caso Ciarrapico piuttosto che la battuta di Berlusconi sui precari. I dirigenti del Pd non si illudono che una o più uscite infelici del capo della coalizione avversa possano ribaltare l'esito delle urne fotografato dai sondaggi.

Scajola pigliatutto svuota La Destra e l'Udc ( da "Stampa, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Giovedì Veltroni sarà a Sanremo. Nel weekend è stata qui la Melandri. L'ultima cartolina ligure la ritrae, e si torna a sabato, a un insolito evento di sinistra genovese: la presentazione del libro-carteggio di Bettini con Ingrao a Genova, Auditorium del museo Galata.

TUTTO GIÀ VISTO ( da "Stampa, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e in maniera marcata quello di Veltroni che ne è stato l'inventore e l'apripista, puntano oggi a liberare la campagna elettorale dal più antico vizio della politica italiana, la partigianeria. La promessa nuova fatta a noi elettori è stata quella di una politica che si focalizza sul fare e non sull'odio, sul "per" e non sul "contro".

La metà degli elettori non vuole il duopolio ( da "Stampa, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: giorno considerato d'inizio il 18 febbraio), i sondaggi non mostrano novità rilevanti: tra Berlusconi e Veltroni ci sono 8 - 9 punti di distacco a favore del primo, la tendenza alla rimonta del leader del Pd s'è prima fermata e poi è ripartita, alla stessa velocità, più o meno, in cui s'è fermata e poi è ripartita la corsa del Cavaliere.

Berlusconi: occhio ai brogli, sono recidivi ( da "Stampa, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi ha citato infine il caso Ciarrapico: "Ci ridicolizzano non c'è niente di nuovo". Il Cavaliere ha attaccato Veltroni anche sul programma del Pd molto simile a quello del Pdl: "Veltroni dice che farà quello che vuol fare Berlusconi - ha detto il leader del Pdl - ma come si può credergli?

Berlusconi: "allarme brogli" ma sulle pensioni fa retromarcia - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma anche in questo quadro Berlusconi si sente di prendere qualche impegno, anche in risposta a quello che Veltroni ("Se credessi a quello che dice lo voterei anch'io") aveva detto sulla possibilità di diminuire le aliquote Irpef: "Diminuiremo la pressione fiscale, cambieremo il sistema introducendo il quoziente familiare", oltre naturalmente all'

Bonsai ( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la trovata non brillantissima di stracciare pubblicamente il programma di Veltroni. Non è vero, ha ripetuto ieri il suo portavoce, Paolo Bonaiuti: "Berlusconi non ha strappato alcun programma". E allora, cos'erano quelle pagine stracciate? Volevano dimostrare che "le 281 pagine del programma di Prodi non sono mai state rispettate ma considerate come carta straccia della sinistra".

Anche maroni boccia la controriforma "moratoria, lasciamo in pace gli operai" - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi "inopportuno" perché tra un mese si vota? "Lui viene sempre strumentalizzato. è come la storia della ragazza precaria: Veltroni è stato ignobile. Berlusconi ha comunque fatto bene a porre il problema delle risorse per le pensioni. Ma ai sindacati posso garantire che noi non faremo nulla senza il loro consenso"

Moro trent'anni dopo, lacrime e polemiche - rory cappelli ( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi rappresenta "il contrario di Moro". Mentre Bobo Craxi, al convegno promosso dal Partito socialista a Roma per ricordare Aldo Moro, ha detto che "Pisanu e Franceschini oggi si sono uniti, nella cinica ipocrisia, a Walter Veltroni, per un ricordo pieno di omissis sul ruolo negativo della Dc nella scellerata linea della fermezza adottata durante i 55 giorni del rapimento"

Veltroni e il nord - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: qualche mio amico simpatizzante della Lega ammette che Veltroni "parla diverso dai comunisti" perché "difende l'impresa"". è troppo presto per identificare nel Nord uno spostamento d'opinione significativo. Gli ambienti berlusconiani lasciano filtrare concessioni paternalistiche: "Veltroni è stato bravissimo, perché da Prodi ha ereditato 16 punti di svantaggio e li ha portati a 9"

Pd, via alla tre giorni di veltroni - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: via alla tre giorni di Veltroni Oggi nel Novarese e Alessandrino, domani sera in piazza Castello E venerdì 11 aprile sarà derby con Bertinotti: lui in collegamento da Roma, il presidente della Camera in piazza PAOLO GRISERI Tre giorni in Piemonte con una breve digressione, mercoledì, in bassa Lombardia.

De mita sfida gli ex alleati - conchita sannino ( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a dispetto della finta novità di Veltroni e della concezione padronale di Berlusconi". Sono le argomentazioni con le quali lo stesso De Mita apre oggi a Napoli la campagna elettorale, con un incontro pubblico alle 19 al teatro Augusteo. Settimana intensa di appuntamenti per i maggiori candidati del Pd.

La campagna che non c'è - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se è chiara e netta la mossa di Veltroni e del suo Pd di correre da solo e di imporre la partita a tutti gli altri, quasi come nel gioco di un castello di carte che fa cadere una ad una le altre posizioni, il resto si gioca in un campo aperto apparentemente sconosciuto. Ma frequentato più o meno dalle stesse facce.

Ma in tempo di voto contano più i prezzi del dio "relativo" - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: meno di un terzo dei cattolici praticanti vota per i partiti che sostengono Veltroni (Pd e Idv), oltre metà per i partiti che candidano Berlusconi (Pdl, Lega e Mpa). Allo svantaggio del Pd e degli alleati contribuisce, come abbiamo detto, l'eredità dei conflitti "etici" degli ultimi anni. Ma conta, in qualche misura, anche l'ingresso, nelle liste del Pd, dei radicali.

Tra i fedelissimi della messa pdl avanti di 20 punti sul pd - fabio bordignon ( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La distanza fra la coalizione che sostiene Berlusconi e quella guidata da Veltroni sale a nove punti fra i praticanti saltuari e sfiora i venti fra gli assidui. Esplicita è anche la relazione con il voto all'Udc, al 9% fra i praticanti assidui.

"meglio giulio del pd lui teme i mercati" ( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Bertinotti è convinto che in caso di vittoria di Berlusconi, il Pd e la sua parte faranno un'alleanza all'opposizione. Afferma di non "avere nostalgia del governo Prodi" che ha deluso sulle riforme. Poi elogia Giulio Tremonti e dice di preferirlo al Pd di Veltroni. "Tremonti è liberista. Ma la novità è che ora vede i rischi che la globalizzazione porta all'economia capitalistica.

Sorpresa dal tour di veltroni al nord "piazze piene, stavolta è caduto un muro" - alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: replicando a Berlusconi, rivendica l'originalità del programma: "è falso dire che il nostro somiglia al suo. Basta leggerlo..."). Veltroni, ex sindaco di Roma, con sorpresa degli sloveni presenti si trasforma in uno di loro, raccontando la storia della sua famiglia: "Metà dei miei ha il vostro sangue".

Previdenza, sindacati contro Berlusconi. Lui rismentisce e riparla di brogli Il Pd: è inaffidabile. Veltroni a Gorizia: questo paese non può essere governicchiato ( da "Unita, L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sindacati contro Berlusconi. Lui rismentisce e riparla di brogli Il Pd: è inaffidabile. Veltroni a Gorizia: questo paese non può essere governicchiato Prima dice che le pensioni vanno cambiate per tornare allo scalone di Maroni. Poi, dopo le dure prese di posizioni di sindacati ("È sbagliato rompere di nuovo ciò che si è fatto" spiega Bonanni della Cisl;

Così crea allarme fra i lavoratori: i conti Inps vanno bene ( da "Unita, L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come ha detto a più riprese Veltroni, non solo il sistema pensionistico non verrà nuovamente toccato, ma verrà affrontato il problema della rivalutazione delle pensioni in relazione all'andamento del costo della vita. Del resto io ho già provveduto - dopo 17 anni, tanto è il tempo trascorso dal 1992 - a rendere operativo con un decreto ministeriale il tavolo di concertazione sull'

La figlia Agnese: perdono i Br, ma devono dire la verità In tanti in Via Fani per l'omaggio del trentennale. E Pisanu polemizza con D'Alema ( da "Unita, L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per Walter Veltroni, segretario del Pd, chi ha sparato in via Fani "dovrebbe avere il buon gusto di evitare di riempire giornali e televisioni, se non per raccontare, ma quello l'avrebbe dovuto fare nelle aule di tribunale. Per prime le famiglie delle vittime hanno diritto di sapere una verità che ancora non è del tutto completa".

Berlusconi arranca e grida: allarme brogli Il Cavaliere mette le mani avanti. Poi fa il macho : le soubrette non le mettiamo in lista, ci facciamo altro ( da "Unita, L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ieri a Como, in piazza Duomo, durante un comizio Silvio Berlusconi ha messo in scena il solito show pescando nella valigia copioni già visti e tirando fuori qualche battuta quasi inedita sulle donne. IL Pdl a differenza di Walter Veltroni, dice, non mette in lista le soubrette, "con loro ci facciamo altro.

L'Italia non può essere governicchiata Veltroni a Gorizia e Trieste. Il nostro programma uguale al loro? E allora perché lo stracciano? ( da "Unita, L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ripete: "Non ci saranno larghe intese, chi vince governa, insieme si fanno solo le riforme istituzionali". Quanto ai brogli evocati da Berlusconi, Veltroni evita accuratamente commenti. C'è solo un riferimento indiretto: "Di là sentiamo un vecchio linguaggio, le stesse parole, vediamo le stesse facce,

Bertinotti: la sinistra forte è utile anche al Pd Il presidente della Camera: i democratici guardano al centro, non parlano delle crisi del Paese ( da "Unita, L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Veltroni dice di essere un riformista e non di sinistra, ed è vero - dice Bertinotti nel corso di un comizio a Rieti - e il Pd è una formazione di centrosinistra che guarda al centro. Ogni singolo voto per la Sinistra arcobaleno è un modo di "costringere" il Partito democratico a guardare a sinistra.

Partiti La comunicazione dei leader in campagna elettorale ( da "Riformista, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma in particolare per Veltroni) la scelta delle candidature appare la scelta di simboli per definire un territorio, per costruire una nuova identità. Tutto a favore di Veltroni, dunque? Apparentemente sì. Ma ? Veltroni deve risalire una china assai ardua: il consenso al PD, pur più elevato della somma dei voti dell'Ulivo alle ultime elezioni,

Roma la corsa al campidoglio si fa laboratorio nazionale ( da "Riformista, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nella rincorsa di Walter Veltroni alla "bella sconfitta" non peserà solo la percentuale che il candidato premier saprà guadagnare al suo partito, ma anche il risultato delle elezioni capitoline. Dalle quali indirettamente sortirà un giudizio sul Veltroni sindaco e sul suo "modello Roma".

VERSO LE ELEZIONI ( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: rischio irrilevante" e Walter Veltroni che si limita a scuotere la testa ma preferisce non rispondere ai cronisti che gli chiedono un commento. Solo il socialista Enrico Boselli fa un passo nella direzione del Cavaliere dicendo che "non fidarsi è sempre meglio". Mentre per Pier Ferdinando Casini, "siamo sempre agli stessi slogan".

Bossi: <Due ministri per Lombardia e Veneto> ( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quanto al viaggio di Walter Veltroni nel profondo Nord, il senatùr s'infervora: "La sinistra chiacchiera sul Nord, è come uno che entra al bar e dice "da bere per tutti... ma pagate voi"". Per Bossi, l'esempio è quello dei rifiuti di Napoli: "Adesso dicono che hanno trovato i soldi, chissà se dureranno tre giorni.

<Veltroni? Al Nord il clientelismo non funziona> ( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non è che lei ostenta tranquillità, ma è un po dispiaciuto per il fatto che Veltroni le ha scippato Calearo? "No, lasci perdere, quella storia mi mette tristezza". Per Veltroni o per Calearo? "Per tutti e due. Sono stato a pranzo con Calearo solo pochi giorni prima che annunciasse la candidatura nel Partito democratico".

<Pensioni da adeguare al costo della vita Più aiuti alle famiglie> ( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi lo prende e continua a parlare tenendolo in mano. Ironizza su Veltroni, perché "sembra sia stato colpito da un fulmine sulla via di Damasco". Insomma, quello che dice "è tutto sbagliato" e "mi chiedo come gli si può credere" dopo quello che "ha combinato il governo Prodi".

Boato: <Escluso dai veti Prc per fare spazio in lista a una candidata di 85 anni> ( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nel 1996 e 2006, a battere Berlusconi. Mentre non ci è riuscito Rutelli e, temo, non riuscirà Veltroni". Il Cav? "Una grande anomalia italiana". Dopo anni non lo ha ancora metabolizzato? "Non accetto la sua demonizzazione, ma il discorso sul predellino è più da Stato sudamericano che da democrazia matura".

Portaborse e travet della politica Ecco le <novità> dei democratici ( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tra i candidati schierati dal Pd il più alto numero di professionisti di partito da Roma Silvio Berlusconi, durante i comizi, ripete spesso che il Pd "è la continuità perché la maggioranza dei ministri è candidata" con il partito guidato da Walter Veltroni. In effetti a scorrere le liste compaiono i nomi di ben 17 componenti del governo Prodi.

Protesta sulle pensioni, Berlusconi frena ( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: già giocata dall'Udc e ripresa in questi giorni proprio dai tecnici di Veltroni ma ancora in via di formulazione. In zona Lega già Roberto Maroni nei giorni scorsi si era detto contrario al ripristino dello scalone. Spiega Alberto Brambilla, il tecnico vicino all'ex ministro del Lavoro (era il suo sottosegretario).

<Ora il rischio è l'esaurimento della spinta riformatrice> ( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e volete ce la facciano Berlusconi o Veltroni?". Ma perché Sarkozy ha perso consensi? Paga le 316 proposte di liberalizzazione della Commissione Attali o l'aver ceduto di schianto, al primo tentativo, con i tassisti? "Le due cose assieme. Più una terza che sarà banale ma ha avuto il suo peso: l'elettorato più tradizionalista non ha apprezzato lo stile di presidenza.

<Problema giusto risposta sbagliata> ( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nicola Rossi, uno dei più ascoltati economisti di Walter Veltroni e autore, insieme a Enrico Morando e Tiziano Treu, del programma del Partito democratico non si lascia trascinare nella facile polemica contro le ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi. E sostiene che il bubbone previdenziale c'è ancora.

ROMA Silvio Berlusconi smentisce di voler tornare alla riforma del sistema previdenziale ideata da ( da "Messaggero, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, non commenta, ma rispedisce al Pdl l'accusa di copiare il programma: "Adesso sono loro che cominciano a copiarci". Uno studio del Messaggero, rivela che la partita elettorale si gioca in quattro regioni: Lazio, Liguria, Abruzzo e Marche.

Veltroni sfida il Cavaliere <Siete voi che copiate> ( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Walter Veltroni si prende una rivincita sul copyright dei programmi. Al Palazzetto dello Sport di Trieste racconta che Silvio Berlusconi ha dichiarato: "è ingiusto non pagare le tasse". E lui, dal palco, gli risponde per le rime: "Mi complimento. Dopo anni e anni di ripetuti condoni arrivano alle nostre stesse posizioni.

<Ho perdonato, incontrerei Moretti> ( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mentre Berlusconi, dice, è "il contrario di Moro". Anche il leader Prc Bertinotti loda l'insegnamento di Moro: la politica deve saper interpretare "anche i moti più radicali ". E Veltroni accosta Moro e Berlinguer nella comune ricerca dell"interesse nazionale ", lodando però la linea della fermezza.

Berlusconi sulle pensioni: non le cambierò ( da "Messaggero, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dossier sulle quattro Regioni decisive per il voto. D'Alema: Pd erede di Moro Berlusconi sulle pensioni: non le cambierò Il Cavaliere lancia l'allarme brogli. Veltroni: il Pdl ci copia.

Capotondi: non corro, vorrei Silvio e Walter insieme ( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E di Berlusconi che pensa? "Alcune cose che fa mi piacciono, altre meno. Come Veltroni del resto". Nessuna differenza? "Mi stanno simpatici tutti e due. Anzi.. ". Anzi? "Sarebbe bellissimo se si potessero unire in un governo di grande centro. Avrebbero un consenso praticamente plebiscitario e finalmente questo paese potrebbe fare dei passi in avanti sul serio "

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-17 num: - pag: 3 categoria: AL... ( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni faceva l'impossibile per il cambiamento, e Stampete lo bollava come il vecchio. Un mago della comunicazione. Bene, chissà se per tutti questi meriti adesso le porte del Pd si spalancano al figlio, che si chiama Antonio - già consigliere nel Diciottesimo - ma, chissà perché, ha un soprannome che è identico al nome del padre,

D'Alema e Fini nel salotto di Marra ( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Non solo politica, però. Pochi giorni, infatti, Adnkronos International ha siglato un altro accordo di collaborazione nell'area mediorientale: il gruppo editoriale romano e la Bibliotheca di Alessandria, diretta da Ismail Serag El-Din, svilupperanno progetti per la produzione di notizie su vari supporti (

Berlusconi: urne, c'è il rischio brogli ( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E ricorda la prima fidanzata Berlusconi: urne, c'è il rischio brogli E scherza: soubrette in lista? No, servono ad altro, io ho le idee chiare "Il programma di Veltroni è la copia carbone del nostro. Walter sta tentando di fare un gioco di prestigio" DAL NOSTRO INVIATO COMO - "Occorre armare un esercito in difesa della libertà.

Marina a sorpresa: mi piace Luxuria è preparata e spiritosa ( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La figlia di Berlusconi sa anche rendere l'onore delle armi a "una parte delle sinistra", ovvero il Pd, che ha "finalmente preso atto che non si poteva più intossicare l'Italia con il veleno dell'antiberlusconismo". Tant'è che a cena con Veltroni ci andrebbe pure, "perché no?

ROMA Per la seconda volta, Silvio Berlusconi parla della riforma delle pensioni e della nece ( da "Messaggero, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il Cavaliere continua ad accusare Veltroni di aver copiato il programma del Pdl: "Se ci credessi, lo voterei", scherza. E fa battute anche sulle soubrette che lui avrebbe voluto canidare. "Macchè, con loro vorrei farci altro", assicura. Quindi, annuncia che si prepara a governare "con tanta umiltà", ricordando le sue proposte: le misure fiscali a favore delle famiglie,

ROMA - La terribile tragedia italiana , come la chiama il capo dello Stato Giorg ( da "Messaggero, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sono dovuti venire pure Berlusconi e Veltroni". "A volte", avverte il leader dell'Udc, "essere scomodi e prendere provvedimenti impopolari vuol dire fare gli interessi del Paese. Altrimenti si fa solo propaganda". Di fianco a lui, l'ex segretario Dc Ciriaco De Mita afferma che Moro è un esempio in un momento in cui "non si parla di politica ma si urlano i provvedimenti da prendere"

Silvio si rimangia le pensioni ( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tornato a bocciare i programmi economici e sociali di Berlusconi e Veltroni: "Sono lontani dai lavoratori: se Berlusconi dice una politica di destra, che comprime le esigenze di chi lavora, Veltroni non pronuncia parole sufficientemente diverse". Intanto va ricordato che il manifesto, in comune con altre forze della sinistra, aveva criticato non solo - come è ovvio - la riforma Maroni,

La Chiesa al suo posto ( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi aggiunge una prudente allusione ai tempi difficili che verranno - recessione, euro troppo alto, petrolio alle stelle - per cui (ma non lo dice) si stringerà la cinghia. Invece Veltroni gioca la carte delle buone maniere anche se ieri gli è sfuggito un "chi vince comanda", a prova che della democrazia hanno la stessa idea.

Tutte le figurine del Walter nazionalpopolare ( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è da almeno vent'anni il marchio di Veltroni. Proprio come le battutacce alla Bagaglino (talmente brutte che il giorno dopo scoppia sempre un casino) sono lo stile di Berlusconi. Definito da Veltroni come "il principale esponente dello schieramento avverso" con una perfidia retorica che non ha eguali nella politica italiana recente.

Lo stato (non bello) dell'arte politica ( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: opportunamente Rossana Rossanda ha riconosciuto a Walter Veltroni il merito non secondario di aver preso atto dell'insufficienza di una linea fondata sul "No". E sempre su queste colonne, con argomenti non molto dissimili, Mario Tronti ha sottolineato la capacità di iniziativa del Partito Democratico che, a differenza delle forze della Sinistra Arcobaleno, è riuscito indubbiamente -

Io voto Tarzan , il reality della fiction ( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma la mossa dello straccio pubblico del programma del Pd di Veltroni non è una gaffe. E il risultato di una ben pensata esibizione teatrale. L'ho vista bene. E studiata. Il modello sembra quello di Sinead O'Connor calva che brucia pubblicamente la foto di papa Wojtila. Lei è più fredda, Berlusconi è più furioso.

ANTICIPAZIONI ( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: candidato premier della Sinistra arcobaleno propone un patto d'opposizione a Veltroni P. 3 Il voto di Agamben Il confronto elettorale post-ideoologico tra Veltroni e Berlusconi visto dal filosofo della politica Giorgio Agamben P. 4/5 Ken il rosso ci riprova A maggio Londra torna al voto. Intervista al sindaco Livingstone, che fa il bilancio dei 5 anni vissuti in "prima linea" P.

Le elezioni di Agamben ( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi-Veltroni viene letto in una cornice teorica da Giorgio Agamben: per il quale a dominare la politica oggi è la "governamentalità", ossia la fine del conflitto come elemento costituzionale della democrazia Roberto Andreotti e Federico De Melis Nonostante gli inasprimenti degli ultimi giorni, questa campagna elettorale sembra accomunare Berlusconi e Veltroni nello sforzo

Un presepio di luminarie che si spegne all'alba ( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni/notti bianche Un "presepio" di luminarie che si spegne all'alba Gianfranco Capitta La "prematura" e improvvisa dipartita del governo con conseguente campagna elettorale, ha prodotto a Roma una curioso paradosso. La ferrea organizzazione veltroniana ha lasciato improvvisamente un vuoto di riferimento e di "copertura"

Candidati dalla memoria troppo corta ( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, come al solito, esagera: "Io amo Milano". Nientedimeno! E nessuno ride Riecco il consueto viavai preelettorale: tutti a Milano, tutti si profondono in lodi per Milano. Veltroni, come al solito, esagera: "Io amo Milano". Nientedimeno!

Maroni: "Veltroni? Al Nord il clientelismo non funziona" ( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non è che lei ostenta tranquillità, ma è un po dispiaciuto per il fatto che Veltroni le ha scippato Calearo? "No, lasci perdere, quella storia mi mette tristezza". Per Veltroni o per Calearo? "Per tutti e due. Sono stato a pranzo con Calearo solo pochi giorni prima che annunciasse la candidatura nel Partito democratico".

Boato fuori lista: "Al mio posto c'è una 85enne" ( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nel 1996 e 2006, a battere Berlusconi. Mentre non ci è riuscito Rutelli e, temo, non riuscirà Veltroni". Il Cav? "Una grande anomalia italiana". Dopo anni non lo ha ancora metabolizzato? "Non accetto la sua demonizzazione, ma il discorso sul predellino è più da Stato sudamericano che da democrazia matura".

I riciclati di Walter: portaborse e travet ( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tra i candidati schierati dal Pd il più alto numero di professionisti di partito Roma - Silvio Berlusconi, durante i comizi, ripete spesso che il Pd "è la continuità perché la maggioranza dei ministri è candidata" con il partito guidato da Walter Veltroni. In effetti a scorrere le liste compaiono i nomi di ben 17 componenti del governo Prodi.

Berlusconi lancia l'allarme brogli ( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: rischio irrilevante" e Walter Veltroni che si limita a scuotere la testa ma preferisce non rispondere ai cronisti che gli chiedono un commento. Solo il socialista Enrico Boselli fa un passo nella direzione del Cavaliere dicendo che "non fidarsi è sempre meglio". Mentre per Pier Ferdinando Casini, "siamo sempre agli stessi slogan".

Palazzo Madama, il gioco dei quattro poli ( da "Panorama" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il generale Veltroni dovrebbe lasciar perdere il campo di battaglia della Camera e dedicare i suoi sforzi sul Senato. Per fare cosa? Guardando i sondaggi, Veltroni non può impedire a Berlusconi di vincere con i voti ma può puntare a un quasi pareggio dei seggi grazie agli effetti paradossali del premio regionale (voluto dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi)

Io, Gianni, Donatella e la politica ( da "Panorama" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Perché con Silvio Berlusconi e non con Walter Veltroni? Perché mi è stato chiesto nella maniera giusta. Condivido il programma del Popolo della libertà. Ho sempre parlato di meritocrazia e di educazione. In Calabria, pur avendo accettato, con l'economista Andrea Monorchio, di fare l'advisor per una regione governata dal centrosinistra,

Non è un paese per nanetti ( da "Panorama" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per un tacito accordo figlio di antiche esasperazioni, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni hanno scelto di correre (quasi) da soli, lasciando i piccoli e le loro arroganze a fronteggiare le soglie riservate ai non coalizzati: 4 per cento alla Camera e un insuperabile 8 nell'altro ramo. È stata l'ecatombe dei troppo furbi.

Noi, i mariti delle quote rosa ( da "Panorama" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: battezzata da una coppia di padrini bipartisan: Walter Veltroni e Stefania Prestigiacomo. "Non mi preoccupa vivere con una donna che fa politica, Gloria mette una grande passione in tutto. Il massimo che faccio (se me lo permette) è darle qualche consiglio. Io sono un animo più razionale, lei è più impulsiva" spiega il giovane imprenditore a Panorama.

Obama, Fini e gli operai bianchi ( da "Panorama" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Può darsi che intendesse smontare con una battuta il "sogno americano" di Walter Veltroni o ribadire implicitamente che il centro-destra crede nella vittoria di John McCain. Può darsi che anche il leader di An, come Veltroni, ceda alla tentazione di trasporre nella politica italiana le contrapposizioni e gli schemi propri della vita politica degli Stati Uniti.

Rovine fumanti di un sogno ( da "Panorama" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sembra che i postcomunisti vogliano lasciare a Silvio Berlusconi l'onere di risolvere i problemi di un Paese in cui i sindacati e i comuni hanno diritto di invadere le vie di comunicazione. Walter Veltroni è fatto per perdere le elezioni, non per vincerle, è troppo incredibilmente leggero per assumere l'eredità del governo Prodi.

Perline ( da "Panorama" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni: "Come è possibile che l'unica forma di creatività che si richiede ai ragazzi sia il tema? Possibile che non esistano altre forme con cui possano esprimersi, come un racconto, una foto o un filmato? Se un ragazzo è bravo a scrivere racconti, perché questa sua capacità non conta nulla?

A Palazzo Madama, il gioco dei quattro poli ( da "Panorama.it" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il generale Veltroni dovrebbe lasciar perdere il campo di battaglia della Camera e dedicare i suoi sforzi sul Senato. Per fare cosa? Guardando i sondaggi, Veltroni non può impedire a Berlusconi di vincere con i voti ma può puntare a un quasi pareggio dei seggi grazie agli effetti paradossali del premio regionale (voluto dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi)

Veltroni: "Nel Pdl sono già divisi su tutto" ( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per il candidato leader del Partito democratico Walter Veltroni la "destra è divisa su tutto". A Verbania per la prima tappa piemontese del tour elettorale, Veltroni sottolinea le contraddizioni del principale schieramento avversario. L'attacco di Veltroni "Su Alitalia Fini ha detto sì ad Air France, Bossi no, che cosa avrebbero fatto se fossero stati al Governo".

Berlusconi frena sulle pensioni e lancia l'allarme brogli ( da "Panorama.it" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Tanto poi al governo ci va lui e non certo Veltroni, è il ragionamento sottostante. Ecco allora l'immancabile stoccatina all'avversario di questa campagna elettorale: "Se Veltroni fosse credibile e non lo è, lo voterei anche io". Così, dice, potrei finalmente godermi la vita. E invece, niente, gli toccherà prendere ancora una volta il Paese in mano e con umiltà governare.

Oops, Vasco stavolta ha toppato ( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nessuno di noi vuol fare la pelle a Veltroni e Berlusconi. Anzi oggi la rivoluzione oggi si fa costruendo e non più distruggendo". Bravo, questa è la frase giusta (anche se non nuovissima) che esprime lo spirito del tempo. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (8 votes, average: 4.


Articoli

Ma il loft non s'illude "Una gaffe dopo l'altra eppure resta davanti" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

TONINI Retroscena La reazione del Pd Ma il loft non s'illude "Una gaffe dopo l'altra eppure resta davanti" "E' inquietante che a sbagliare sia il leader della coalizione" AMEDEO LA MATTINA ROMA Imbarazzo, a dir poco, tra gli alleati per l'uscita di Berlusconi sulle pensioni e il ritorno alla riforma Maroni. La rettifica del Cavaliere ha rimesso sui binari giusti un argomento sensibilissimo che avrebbe rischiato di far perdere tanti voti al Pdl. Una marcia indietro dettata anche dal pressing di An e Lega sul candidato premier sulla base della constatazione che nel programma di governo non si parla di tornare alla Maroni. Ma al loft di Piazza Santa Anastasia sono convinti che questa "gaffe", insieme a tanti altri scivoloni dell'ex premier, potrebbe far perdere al centrodestra consenso e credibilità: anche se gli strateghi di Veltroni non si spingono al punto di credere che i passi falsi del Cavaliere possano determinare il terremoto da loro auspicato. Meglio insistere sulle nostre proposte che polemizzare, dicono al loft. "Non è il singolo episodio - spiega Giorgio Tonini - che fa la differenza, ma il loro modo ondivago e superficiale di affrontare temi come le missioni militari all'estero e ora il sistema pensionistico. E' una cosa inquietante perché a commettere questi errori non sono personaggi di secondo piano ma lo stesso leader di quello schieramento. I cittadini se ne rendono conto da soli. Questo - aggiunge il responsabile economico del Pd - ci fa gioco dal punto di vista elettorale. Poi vedremo il risultato finale". Insomma, i Democratici non esultano per l'incidente, non l'enfatizzano, tanto che lo stesso Veltroni ieri non l'ha cavalcato. Nessuna dichiarazione spigolosa, nessuna polemica come in altre occasioni, il caso Ciarrapico piuttosto che la battuta di Berlusconi sui precari. I dirigenti del Pd non si illudono che una o più uscite infelici del capo della coalizione avversa possano ribaltare l'esito delle urne fotografato dai sondaggi. Serve però ad accorciare le distanze, a centrare quantomeno un pareggio al Senato. "Serve - annota Ermete Realacci che cura la comunicazione del Pd - a rendere chiaro che da una parte c'è in campo una proposta nuova, una scommessa per il cambiamento, mentre dall'altra c'è una vecchia ricetta, un vecchio personaggio, un armamentario del passato come il ritorno alla riforma Maroni e alla litania dei brogli". Gli uomini di Berlusconi fanno spallucce, dicono che il Pd annaspa all'inseguimento, distorcendo le parole del Cavaliere. Ma gli alleati sono rimasti spiazzati nel leggere sui giornali e sentire in tv quelle affermazioni del leader del Pdl. Sembra che lo stesso Maroni abbia chiesto spiegazioni a Palazzo Grazioli. Calma, calma, sarà tutto chiarito, è stata la risposta. Da lì la rettifica e il sospiro di sollievo. "Le verità - afferma in serata Ignazio la russa - è che Berlusconi è sincero nel dire che non saranno rose e fiori. E' la scelta di non illudere gli elettori visto che sta arrivando una fase di recessione. Sul problema specifico delle pensioni non c'è nulla di deciso, anzi il ritorno alla Maroni non c'è nel programma". Appunto, aggiunge Gianni Alemanno, "non si può rimettere mano al sistema pensionistico: il vero problema sarà aumentare il potere d'acquisto dei pensionati".

Torna all'inizio


Scajola pigliatutto svuota La Destra e l'Udc (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Reportage ALLARME A SINISTRA Il Pdl cresce in Liguria, Storace scrive ai "traditori": vi distruggo Nei feudi di Claudio "Centristi con noi Con Bagnasco c'è assidua frequentazione Ma non useremo il tema dell'aborto" Rissa tra i postfascisti Ampia fetta del partito dell'ex Epurator rientra nel Pdl Buontempo al leader locale: "Venduto" JACOPO IACOBONI Scajola pigliatutto svuota La Destra e l'Udc Marta Vincenzi: attenti, la regione rossa ormai è disincantata INVIATO A GENOVA Cartoline dalla Liguria, La Destra s'è rimessa col Pdl. O almeno, una sua buona fetta. Storace s'è adirato, Buontempo s'è infuriato, la Santanchè s'è infastidita. Chi c'è dietro? Ovviamente, lui: Claudio Scajola. Le sette di sera di sabato, Genova, uscita dei magazzini del Cotone, dove Scajola ha appena presentato le candidature del Pdl in Liguria. Ringrazia Alfredo Biondi, che è rimasto fuori ma non se l'è legata al dito, saluta Fiamma Nirenstein, entra in macchina con sorriso inequivocabile. "Che scherzo gli ho fatto, eh?, l'Udc s'è squagliata, sono venuti più o meno tutti nel Pdl; e lunedì abbiamo chiuso questo accordo con La Destra d'Imperia, ho visto il loro capo, Massimiliano Iacobucci, sono dei bravi ragazzi, se n'erano andati con Storace quando sembrava che Fini volesse rompere con Berlusconi; ma non vogliono che i loro voti possano farci perdere. Così sono tornati". Teodoro er Pecora Buontempo ulula a Iacobucci cose carine tipo "venduto" o "bugiardo": "Non siamo noi ad essere andati da soli, è Berlusconi che ci ha chiesto lo scioglimento del partito per confluire in un cartello elettorale". In una delle più importanti regioni in bilico al Senato, quel due per cento potenziale che vale La Destra potrebbe risultare determinante. Ma è davvero tale? Difficile dirlo, nel 2006 c'era An che prese l'undici per cento al Senato, ma in zone come Bordighera e Sanremo toccava il 30, che sommato a Forza Italia raggiungeva cifre vicine all'80 per cento nel regno elettorale di re Claudio. Il quale ritiene che anche gran parte del voto cattolico dell'Udc (nel 2006, in Liguria, il 6 per cento) finirà dentro il Pdl: "L'Udc non c'è più; sono con noi i tre consiglieri comunali di Savona, tutti quelli di Imperia, tutti i consiglieri della provincia di Imperia, tutta Ventimiglia e Sanremo. Il segretario regionale dell'Udc si è dimesso, un po' per stima nei miei confronti, un po' per obiettiva vicinanza ideale con noi...". Lo scandalo degli aborti a Genova potrebbe fare il resto, orientando il voto cattolico lontano dal centrosinistra; Scajola promette: "Noi non cavalcheremo questa tragedia, ma è chiaro che io sono cattolico, ho ottimi rapporti con la Curia, li avevo con Tarcisio Bertone e li ho, sovente di frequentazione personale, con Angelo Bagnasco". Nel palazzo rosa dell'Arcivescovado, ovviamente silente, sussurrano di certo scollamento dalla sinistra di governo ligure; e se due più due fa quattro... Se fosse vera la previsione di Scajola (il voto Udc quasi per intero nel Pdl), di fatto in Liguria il partito di Silvio sarebbe vicino alle quote della Cdl nel 2006, il 46 per cento. Mentre il Pd, senza Rifondazione e sinistra radicale, si aggirerebbe intorno al 45. Naturalmente, senza contare il clima mutato: insomma, finisce che i fuorusciti della destra ligure fanno l'ago della bilancia. "Possiamo avere tra i 15 e i 18 onorevoli, di cui 5, forse 6 senatori", stima Scajola. Sarebbe bingo. Seconda cartolina, Bordighera, domenica ventosa ma cielo azzurro riflesso nel mare brilluccicante. Iacobucci, il capo locale della Destra, è un postfascista alla Gasparri, suo testimone di nozze, "destra moderna", dice, finito ironia della sorte con Storace, che adesso lascia con parole non diplomatiche. "Secondo me la Santanchè sotto sotto s'è pentita, un giorno dopo il voto gli dà un calcione e lo molla", commenta amaro davanti a un caffè. "Ancora l'altra settimana c'è stato un emissario del Pdl che, a casa della Santanchè a Milano, ha proposto una ricomposizione, magari una desistenza mascherata, insomma, qualcosa per non farci del male a vantaggio della sinistra; la Santanchè era tentata, avrebbe potuto fare il ministro, ma Storace niente, non ha voluto". I due si sono scritti lettere roventi. L'ex Epurator: "Vi distruggo". Vedremo anche a sinistra un qualche aiuto tecnico tra Pd e radical? Terza cartolina, a mezzogiorno Marta Vincenzi, nella cucina di casa alle prese con il ragù domenicale, aveva risposto: "Io non lo so. Me lo augurerei; dobbiamo essere attenti a quello che fa la destra, magari studiare qualcosa. In giro c'è disincanto, e Grillo che può pesare soprattutto contro di noi. Walter ha fatto bene a puntare sulle donne, la Pinotti, la mia amica Melandri, se riusciamo a conquistare il voto femminile ce la facciamo. Ma dobbiamo ricordarci sempre che anche la nostra Liguria rossa non è più così fidelizzata come nel novecento". Giovedì Veltroni sarà a Sanremo. Nel weekend è stata qui la Melandri. L'ultima cartolina ligure la ritrae, e si torna a sabato, a un insolito evento di sinistra genovese: la presentazione del libro-carteggio di Bettini con Ingrao a Genova, Auditorium del museo Galata. In altri tempi la sinistra la vedevi più facilmente all'Italsider di Sestri, l'altra sera Goffredo era a braccetto con Cesare Romiti. "Così due anni fa ho immaginato il nuovo partito", gli ha illustrato. "In fondo - gli ha risposto l'antico nemico - uomini come te, Fassino, Giuliano Ferrara, sapevano parlare col nostro mondo anche ai tempi del Pci". Figurarsi adesso, bisogna vedere se basterà, dinanzi a un Pdl che sembra la Cdl, e a una sinistra che s'aggrappa alla benedizione di Renzo Piano, "mi piace lavorare con te, Goffredo".

Torna all'inizio


TUTTO GIÀ VISTO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Lucia Annunziata TUTTO GIÀ VISTO C' è un problema grandissimo", dice Silvio Berlusconi: "Quello dei brogli". Non l'aveva forse già detto? Ma sì, era solo due anni fa, e la storia ci ha perseguitato fino a quasi l'anno scorso. Già visto. E la raccomandazione ai candidati del Pdl di richiamare sempre l'ombra di Stalin? Un classico del berlusconismo: già visto. Non che dall'altra parte non ci siano domande: il Ciarra, ad esempio, quanto conta? Davvero la sua presenza nel centro destra è una tale traumatica scoperta per il centro sinistra da indignarsi fino al cielo? E che crimine è stracciare un programma, come ha fatto Berlusconi? Non sarà mica, dopotutto, la Costituzione! Insomma, già visto, già visto. Non è vero che, come molti sostengono, i grandi temi sono fuori dalla campagna elettorale. C'è lo scontro sulla natura della crisi globale, e sulla politica estera italiana, sulla ricetta per la ripresa economica, e sull'analisi del capitalismo. Alla fine, tuttavia, fatte alcune eccezioni, si ripresentano nella veste di sempre, guardati attraverso i soliti occhiali. Facciamo l'esempio più paradossale che lo scontro in corso ci offre: entrambi i maggiori partiti, e in maniera marcata quello di Veltroni che ne è stato l'inventore e l'apripista, puntano oggi a liberare la campagna elettorale dal più antico vizio della politica italiana, la partigianeria. La promessa nuova fatta a noi elettori è stata quella di una politica che si focalizza sul fare e non sull'odio, sul "per" e non sul "contro". Propositi assolutamente condivisibili, e che hanno suscitato infatti molti entusiasmi in tutti. La verità del giorno per giorno ci svela però che quando la battaglia si accende, è per tornare sui soliti cliché. Nel centro sinistra, per quanto Veltroni provi con sforzo immane a segnare la sua diversità, i cuori si sono davvero accesi sul Ciarrapico, cioè sull'antifascismo. E se fra i due schieramenti si deve parlare di identità non ci sono né ricette sulla precarietà né promesse di detassazione che contino: il filo della divisione corre piuttosto sul nome di Calearo, in un rigurgito marxista che vuole, a destra come nella estrema sinistra, che stiano "padroni con i padroni e operai con operai". In politica estera, dopo tante disquisizioni sugli "interessi nazionali", si ricasca alla fine nei soliti schemi: con gli Usa il centro destra, con gli arabi il centro sinistra. Al punto che il centro destra, pur di sottolineare il suo punto, arriva a proporre di ri-inviare soldati italiani in Iraq, mentre Washington ha solo il problema di come ritirarli. E il centro sinistra gli risponde con la solita, speranzosa, litania del "dialogo come migliore strada". Interessante invece che l'unico accordo fra i due grandi partiti, l'opposizione al boicottaggio delle olimpiadi in Cina, si sia formato senza nessuna sottolineatura. Sulle donne nelle liste elettorali, si è detto fin troppo. Ma, giovani o vecchie che siano, possiamo smetterla, a questo punto di usarle come bandierine su un balcone? Abbiamo capito che fanno tendenza, ma che la Cgil, dopo l'ampiamente sfoggiata novità Marcegaglia, senta l'urgenza di annunciare l'intenzione (ripeto: "annunciare l'intenzione") di scegliere una donna come leader in futuro, è davvero un abuso della pazienza di tutti. Tutte sempre insieme (la presentazione delle candidate è sempre plurima), tutte sempre accanto al leader, con accuse incrociate fra Pd e Pdl su segretarie e veline (non cito quanto strasentite siano le battute), alla fine questo insistito modo di usarle come il volto del rinnovamento, sta cominciando a farle sembrare più come i polli di Renzo che come le facce di una rivoluzione alla finlandese. Infine, la giustizia: la grande desaparecida della campagna elettorale è forse la più banalizzata. Se ne parla infatti solo (e quanto già visto!) per evocare lo scontro politica-giudici. Ma non lamentiamoci, potrebbe andare peggio: questa fuga della politica dalla giustizia si tramuta poi nella cosiddetta società civile, ai casi del padre di Gravina, della Knox di Perugia, o di Alberto con la bicicletta. Già visto anche questo: solo che una volta si chiamavano fotoromanzi. Niente di nuovo sotto il sole, dunque. A quattro settimane dal voto, per spiegare la propria identità, il ripiegamento sulle opinioni di sempre rispunta ancora come la vera strategia elettorale. Né questa tentazione è un dettaglio. A dispetto, o forse proprio a causa, della continua evocazione del cambiamento, le vecchie culture, le vecchie ideologie, sfidate, criticate, strappate come manifesti dal muro, continuano a tornare in scena, e vi ci si riaccomoda dentro come un buon vecchio rifugio. Per ritrovare un po' di quella sicurezza cui il cambiamento sottrae.

Torna all'inizio


La metà degli elettori non vuole il duopolio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Taccuino elettorale Marcello Sorgi La metà degli elettori non vuole il duopolio A lla fine della quarta settimana di campagna elettorale (giorno considerato d'inizio il 18 febbraio), i sondaggi non mostrano novità rilevanti: tra Berlusconi e Veltroni ci sono 8 - 9 punti di distacco a favore del primo, la tendenza alla rimonta del leader del Pd s'è prima fermata e poi è ripartita, alla stessa velocità, più o meno, in cui s'è fermata e poi è ripartita la corsa del Cavaliere. La presentazione delle liste, per entrambe, è stata contrassegnata da delusione dell'elettorato, sia per la qualità delle scelte che per quella delle esclusioni, senza contare i vari "casi" che si sono aperti. La campagna, solitaria era, e tale è rimasta, chiaro essendo come i futuri parlamentari arriveranno in Parlamento - se ci arriveranno, non per meriti propri e per ascolto guadagnato presso gli elettori, ma per designazione e grazie al risultato singolo dei candidati premier. Ciò spiega anche perché l'interesse verso queste elezioni non decolli e il livello degli ascolti dei programmi elettorali tv sia medio. Da un confronto delle cifre, tuttavia, si può ricavare un dato che, forse meglio di altri, può servire a misurare la temperatura bassa di questa campagna elettorale. Tutti i sondaggi, più o meno, confermano che la somma delle due maggiori partiti e delle due mini-coalizioni in corsa per il governo concentra l'80 per cento delle indicazioni di voto. Questo vuol dire che il restante 20 per cento, o giù di lì, va suddiviso tra le formazioni minori. E' evidente che un calo di questo indicatore servirebbe a segnalare che l'appello al voto utile di Berlusconi e Veltroni viene tenuto in considerazione, mentre un rialzo vorrebbe dire il contrario. All'interno di questo 20 per cento, al momento, la Sinistra Arcobaleno scende e la Destra sale: tra gli elettori di Bertinotti è dunque più diffusa che non tra quelli di Storace la consapevolezza che alla fine la partita si giocherà tra Pdl e Pd. Ma c'è un altro dato che, pur se non è propriamente sommabile a questo, è indicativo: gli indecisi sono ancora nell'ordine di un terzo. E il 30 per cento di incerti, più il 20 per cento di Bertinotti, Casini, Storace, Boselli e altri, fa metà degli elettori che, o devono ancora schierarsi, o hanno scelto di sottrarsi al gioco della torre tra Walter e Silvio.

Torna all'inizio


Berlusconi: occhio ai brogli, sono recidivi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

COMIZIO INFUOCATO A COMO. IL CAVALIERE LANCIA "L'ESERCITO DEI DIFENSORI DELLA LIBERTÀ" Berlusconi: occhio ai brogli, sono recidivi [FIRMA]MARCO CASTELNUOVO TORINO "C'è un problema grandissimo, che è quello dei brogli". Berlusconi rompe la pax che aveva contraddistinto questa prima fase della campagna elettorale, e va all'attacco degli avversari. "L'altra volta ci hanno portato via la vittoria, specie in regioni del Sud come la Campania e la Calabria dove dopo la mezzanotte non arrivarono più i voti". Secondo la ricostruzione di Berlusconi, "tutte le schede bianche sparirono ed ebbero in regalo la vittoria". Per questo, Berlusconi lancia l'idea di un esercito delle Libertà: "Chi se la sente - dice Berlusconi ai partecipanti - di passare il sabato a confrontarsi con i rappresentanti di lista della sinistra si può mettere in lista per far parte dell'esercito dei difensori della libertà". L'allarme lanciato da Como trova scettico l'ex alleato Casini: "Siamo sempre agli stessi slogan ed alle stesse chiacchiere della precedente campagna elettorale". E Veltroni? Il candidato premier del Pd non raccoglie provocazioni e preferisce non commentare l'allarme brogli. Ad una precisa domanda Veltroni si è limitato a scuotere la testa e dal palco ha assicurato che non intende consegnare al Paese "una campagna elettorale di contrapposizione". Il leader del Pdl ha poi accusato il centrosinistra di aver sfoderato tutto "l'armamentario vetero-stalinista" contro il Pdl: "Hanno detto che sono ammalato e non è vero, hanno detto che ho candidato delle soubrette, ma io con le soubrette farei altre cose anziché metterle in lista", ha dichiarato il Cavaliere strappando le risate generali della piazza. Berlusconi ha citato infine il caso Ciarrapico: "Ci ridicolizzano non c'è niente di nuovo". Il Cavaliere ha attaccato Veltroni anche sul programma del Pd molto simile a quello del Pdl: "Veltroni dice che farà quello che vuol fare Berlusconi - ha detto il leader del Pdl - ma come si può credergli? Se così fosse io voterei lui e andrei in gita al Baradello, il bar dove ho conosciuto la mia prima fidanzatina coi boccoli". Sul punto, però, Veltroni ha risposto e argomentato: "I programmi non si somigliano ma se non fosse così allora non vedo perchè abbia voluto strappare il programma del Pd. Ma al di là di questo non credo si somiglino affatto". E Veltroni porta subito tre esempi in cui c'è forte discordanza tra i due partiti. Al primo posto il candidato premier del Pd parla dei salari. "Noi vogliamo aumentare i salari e gli stipendi - ha detto - vediamo in Parlamento chi è d'accordo e chi no. E inoltre se siamo tutti d'accordo allora votiamo insieme il compenso minimo legale, come la misura capace di fronteggiare il tema della precarietà". Il terzo punto che secondo Veltroni mostra la differenza dei programmi riguarda l'Europa. "Votiamo sull'Europa - ha detto dal palco - e vediamo se la destra, con la Lega, ha la nostra stessa posizione. Loro hanno appena detto che si dovrebbero ritirare i soldati dalla missione di pace in Libano per mandarli in Iraq". La Lega, chiamata in causa, non ci sta. Bossi ieri sera a Vicenza ha attaccato il Pd: "La sinistra chiacchiera sul Nord - è come uno che entra al bar e dice "da bere per tutti... ma pagate voi"". Poi ha ribadito che ci saranno ministri per la Lombardia e per il Veneto, in caso di vittoria del Pdl.

Torna all'inizio


Berlusconi: "allarme brogli" ma sulle pensioni fa retromarcia - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi: "Allarme brogli" ma sulle pensioni fa retromarcia "Non candido le soubrette, con loro si fa altro" Coro di no dai sindacati sulla previdenza. Fini: dopo il voto basta monarchie GIANLUCA LUZI ROMA - Berlusconi ci ripensa. Sabato aveva accennato a voler tornare alla riforma Maroni delle pensioni, e "forse neanche basta". Ieri - dopo la sollevazione dei sindacati - ha accusato "la sinistra" di aver travisato le sue parole e di non avere questa intenzione: "Non l'ho mai detto. E' la solita strumentalizzazione frutto del tradizionale vizio stalinista". Così come in tema di tema di "armamentario vetero-stalinista", incalza il Cavaliere, "hanno detto che ho candidato delle soubrette. Ma io - replica Berlusconi con una allusione un po' grossière - con le soubrette farei altre cose anziché metterle in lista". Il Cavaliere - si sa - non resiste alle battute, soprattutto se un po' "grassocce", ma negli attacchi alla sinistra Berlusconi a Como ha rispolverato anche il cavallo di battaglia dei brogli elettorali. "C'è il problema gravissimo dei brogli elettorali. Nelle elezioni passate ci hanno portato via voti soprattutto in Campania e Calabria". Poi rivolto all'"esercito dei difensori della libertà" li esorta a scendere in campo: "Chi se la sente di trascorrere un fine settimana dimostrando capacità dialettica con i rappresentanti di lista della sinistra che sono dei professionisti dei brogli, è invitato a entrare nel nostro esercito dei difensori della libertà". Repertorio elettorale abbastanza scontato, mentre quello delle pensioni è un argomento che provoca sempre reazioni nervose. Come quelle dei sindacati che con Angeletti e Bonanni hanno vigorosamente bocciato l'ipotesi poi smentita dallo stesso Berlusconi. "Una delle peggiori idee che ho ascoltato negli ultimi tempi" è il verdetto del segretario Uil. "Sbagliato rompere ciò che si è fatto" ha aggiunto il leader della Cisl. "Grave errore tornare indietro" per il ministro del lavoro Damiano. "Come al solito - replica Berlusconi negando di voler tornare alla riforma Maroni - la sinistra si esercita nell'alterazione delle mie dichiarazioni. Ho detto che il problema principale delle pensioni è quello di mantenere intatto il potere d'acquisto dei pensionati valutando la possibilità di un loro adeguamento al costo della vita. So bene - conclude il leader del Pdl - che i sistemi pensionistici non si cambiano da un anno all'altro, tanto meno senza una consultazione sociale". Anche a Como Berlusconi non ha promesso miracoli. "C'è un senso di angoscia - ha premesso - a dover governare in questa situazione difficile, andremo al governo con tanta umiltà, con spirito di sacrificio. Non ho la bacchetta magica, c'è una crisi economica internazionale che avanza. Il paese soffre perché in questi due anni è stato governato al peggio". Ma anche in questo quadro Berlusconi si sente di prendere qualche impegno, anche in risposta a quello che Veltroni ("Se credessi a quello che dice lo voterei anch'io") aveva detto sulla possibilità di diminuire le aliquote Irpef: "Diminuiremo la pressione fiscale, cambieremo il sistema introducendo il quoziente familiare", oltre naturalmente all'abolizione totale dell'Ici. Per risolvere l'emergenza rifiuti "non so come faremo, ma so che ce la faremo". Ma dopo le elezioni Berlusconi si troverà anche a dover risolvere i problemi del Pdl. Fini scalpita e avverte il "sovrano" Berlusconi: "Dopo bisogna fare il partito, con le regole che devono essere rispettate. Non è più tempo di monarchia".

Torna all'inizio


Bonsai (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

BONSAI IL PROGRAMMA E' stupefacente che dopo 14 anni di politica Berlusconi non abbia ancora imparato che il suo vero sbaglio non è fare una gaffe, ma tentare di cancellarla accusando gli altri di fargli dire (o fare) ciò che non ha detto (o fatto). Prendiamo la trovata non brillantissima di stracciare pubblicamente il programma di Veltroni. Non è vero, ha ripetuto ieri il suo portavoce, Paolo Bonaiuti: "Berlusconi non ha strappato alcun programma". E allora, cos'erano quelle pagine stracciate? Volevano dimostrare che "le 281 pagine del programma di Prodi non sono mai state rispettate ma considerate come carta straccia della sinistra". Il discorso non farebbe una grinza, se Berlusconi avesse strappato il programma di Prodi, e non quello assai più breve di Veltroni. Lo rifaccia con il programma giusto: stracci con un solo gesto le 281 pagine di Prodi. Se ci riesce, gliela diamo vinta.

Torna all'inizio


Anche maroni boccia la controriforma "moratoria, lasciamo in pace gli operai" - rodolfo sala (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'ex ministro che varò lo "scalone" previdenziale: il tira e molla fa più danni di un po' di stabilità Anche Maroni boccia la controriforma "Moratoria, lasciamo in pace gli operai" RODOLFO SALA MILANO - Tornare allo scalone? Per carità, meglio non toccare nulla. Anzi: "Propongo che il prossimo governo si impegni a lasciare le cose come stanno per tutta la legislatura, in altre parole una moratoria di cinque anni". Lo dice il leghista Roberto Maroni, ex ministro del Welfare e padre della riforma delle pensioni che Berlusconi aveva annunciato di voler reintrodurre, salvo poi fare marcia indietro. Onorevole Maroni, che cosa pensa di questa uscita del Cavaliere? "Non esiste una riforma perfetta. La nostra era buona, e le modifiche del governo Prodi non l'hanno certo migliorata sul versante dei conti... ". Però? "Quelle modifiche sono state introdotte alla fine di una procedura complessa. Se davvero si pensa di cambiare qualcosa, bisognerebbe riadottare quelle regole, rimettere in piedi quel meccanismo di confronto e coinvolgimento di tutti gli attori". Altrimenti? "Meglio lasciare stare". Ma è solo una questione di metodo? "Ai lavoratori la politica deve una cosa: la garanzia di stare tranquilli, dopo tanti anni di tira e molla. L'unico cambiamento che si può fare è aumentare le minime, e dare incentivi per tenere al lavoro chi potrebbe andare in pensione. Ma sull'età pensionabile bisogna restare a ciò che è stato deciso con le modifiche alla mia riforma". Dunque non c'è bisogno di reintrodurre lo scalone? "Fa più danno annunciare ulteriori modifiche che lasciare le cose così come sono. Si finirebbe per far scappare la gente e i conti peggiorerebbero". Berlusconi ha sbagliato a lanciare l'allarme? "L'allarme lo condivido. Però nel nostro programma non si parla di modifiche normative al sistema previdenziale. Sono il primo a dire che la mia riforma era migliore di quella che hanno fatto dopo, ci mancherebbe. Ma sono anche convinto che adesso nulla può essere cambiato al di fuori delle regole seguite dal governo Prodi. E questo Berlusconi lo sa benissimo". Lei però con la proposta della moratoria mette dei paletti invalicabili. "è una proposta che avanzo a titolo personale". Nel dettaglio? "Penso al superbonus e a meccanismi che premiano chi decide di non andare in pensione pur avendo raggiunto l'età". Berlusconi "inopportuno" perché tra un mese si vota? "Lui viene sempre strumentalizzato. è come la storia della ragazza precaria: Veltroni è stato ignobile. Berlusconi ha comunque fatto bene a porre il problema delle risorse per le pensioni. Ma ai sindacati posso garantire che noi non faremo nulla senza il loro consenso". Ecco, lei invece è molto meno "inopportuno"... "La mia riforma fu approvata un mese prima delle europee. Né io né Berlusconi abbiamo paura a dire come stanno le cose. Noi non creiamo illusioni, queste cose le lasciamo volentieri alla sinistra".

Torna all'inizio


Moro trent'anni dopo, lacrime e polemiche - rory cappelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Cronaca Moro trent'anni dopo, lacrime e polemiche D'Alema: "Noi i veri eredi, Berlusconi il contrario". La figlia Agnese: "I br dicano tutta la verità" Bonisoli, membro del commando di via Fani, ai giovani "Il fine non giustifica i mezzi" RORY CAPPELLI ROMA - Marzo 1978, il 16, qualche minuto dopo le 9. Un commando di terroristi rapisce in via Fani il presidente della Dc, Aldo Moro. Uccide con un centinaio di colpi di mitra i cinque uomini della scorta, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Una scena terribile che divide la storia del novecento italiano e della sua politica: prima e dopo via Fani. E ieri, per i 30 anni da quel tragico mattino, come ogni anno da allora, proprio lì dove una lapide ricorda lo statista e i cinque agenti trucidati, si sono avvicendati politici e autorità che hanno deposto corone di fiori, si sono inginocchiati, si sono commossi. E hanno polemizzato. Il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema, in un articolo sull'Unità, ha parlato del Pd erede della "visione democratica di Moro" affermando anche che Berlusconi rappresenta "il contrario di Moro". Mentre Bobo Craxi, al convegno promosso dal Partito socialista a Roma per ricordare Aldo Moro, ha detto che "Pisanu e Franceschini oggi si sono uniti, nella cinica ipocrisia, a Walter Veltroni, per un ricordo pieno di omissis sul ruolo negativo della Dc nella scellerata linea della fermezza adottata durante i 55 giorni del rapimento". Il primo ad arrivare in via Fani ieri mattina, alle 8, è stato il presidente del Senato Franco Marini, in rappresentanza della presidenza della Repubblica (Giorgio Napolitano in questi giorni si trova in Cile): intorno qualche passante frettoloso, alcuni anziani che si fermavano a guardare le foto degli agenti, lo schieramento di poliziotti e di macchine fotografiche, le corone di fiori che alla fine della giornata si sarebbero contate a decine. E poi, via via, Fausto Bertinotti, Francesco Cossiga, Francesco Rutelli, Romano Prodi, Giuliano Amato, Giuseppe Pisanu, Pierluigi Castagnetti, Olga D'Antona, Dario Franceschini. Una delle figlie di Aldo Moro, Agnese - che presiede l'Accademia di Studi Storici intitolata a suo padre - intervenendo sulla giornata ha detto: "La verità credo che debba essere per tanti aspetti ancora ricostruita. In chi ha partecipato alla lotta armata dovrebbe nascere il senso di una responsabilità nei confronti della collettività e la forza e l'onestà di dire come sono andate le cose effettivamente". Le ha fatto eco Gianfranco Fini che ha affermato "che non tutte le pagine di quella vicenda sono state chiarite". Mentre da Bari, dove ha partecipato a una manifestazione elettorale insieme a Ciriaco De Mita, Pier Ferdinando Casini ha censurato i media che danno troppo spazio agli ex terroristi: "Questo doppiopesismo è una vergogna per la democrazia" ha detto. Sarà stato contento di sapere che l'ex Br Franco Bonisoli, che fece parte del commando di via Fani, ieri ha partecipato a un incontro con i giovani organizzato dalla diocesi di Milano al Palasesto di Sesto San Giovanni, cui ha partecipato anche il cardinale Dionigi Tettamanzi. "Ho accettato - ha detto Bonisoli - perché sarebbe stato più comodo stare in silenzio, piuttosto che affrontare il giudizio di questi giovani. Allora, nella nostra idea, ritenevamo la violenza l'unico mezzo necessario per combattere la realtà. Oggi dico: il fine non giustifica i mezzi". Cossiga, riferendosi all'articolo di Walter Veltroni apparso ieri su Repubblica, ha detto: "L'amico Veltroni mi ha dato il primo dei chiarimenti da me richiesti per confermarmi nella mia intenzione di votare per il Pd, lodando la linea della fermezza che certo portò all'uccisione di Aldo Moro, ma che salvò le istituzioni democratiche".

Torna all'inizio


Veltroni e il nord - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti VELTRONI E IL NORD (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Gli elettori "né di qua né di là" non nascondono la sorpresa. Trapela qualche cenno di attenzione. Anche per questo la base del Pd ritrova coraggio. Non si è più un'avanguardia sperduta fra la moltitudine nemica. Allora, avanti, "democrat", alla riscossa. Giovedì scorso, ad accogliere Veltroni a Mantova, in piazza Erbe, c'erano quattromila persone, e gli uomini della questura ammettevano che una folla così non si era mai vista da quando venne Karol Wojtyla. Bandiere del Pd, gente in festa, con il candidato Matteo Colaninno, "il giovane", salutato dai concittadini con calore. Allora, si può dire davvero che con la campagna sopra il Po è nato un leader politico davvero nazionale? E che per l'elettorato del Nord il Pd ha cambiato faccia? Finora a tastare il polso dell'elettore medio si avvertiva più che altro diffidenza. Non soltanto per la sinistra. Per lui, per il leader del Pd. Veltroni uguale Roma. Una "cosa" politica senza consistenza. La romanità ludica, le notti bianche, il cinema. Insomma l'effimero del terzo millennio. Mentre in quella che si definisce la parte d'Italia più sviluppata e moderna, nelle regioni del classico triangolo industriale, nel molecolare tessuto economico del Nordest, si guarda alla sostanza. E dov'è la sostanza del Pd? Va da sé che mobilitare il popolo a Mantova è facile: la sinistra ha una tradizione, è una Lombardia che sa di Emilia. Ma il tour nordico di Veltroni è andato piuttosto bene in generale, fino al successo milanese di sabato sera con il pienone nel quartiere popolare di San Siro. Sempre Matteo Colaninno confessa che riceve telefonate di consenso da imprenditori della sua provincia. "Perfino qualche mio amico simpatizzante della Lega ammette che Veltroni "parla diverso dai comunisti" perché "difende l'impresa"". è troppo presto per identificare nel Nord uno spostamento d'opinione significativo. Gli ambienti berlusconiani lasciano filtrare concessioni paternalistiche: "Veltroni è stato bravissimo, perché da Prodi ha ereditato 16 punti di svantaggio e li ha portati a 9". Come per dire che la campagna del Pd non cambierà granché gli equilibri, e soprattutto non scalfirà l'egemonia della destra nel Nord profondo. In effetti appare improbabile che il tour di Veltroni e la novità della sua proposta di politica economica possano spostare quote massicce di voto. C'è tutta un'antropologia da smontare. A Mantova, nella città della modernista Emma Marcegaglia, un imprenditore edile confessava: "Ho un grosso cantiere sulla riviera veneta; ero in una riunione con gli impiantisti, e su sedici persone mi sono accorto che ero l'unico ad avere votato Prodi". Va aggiunto che sarebbe un fraintendimento ulteriore concepire la campagna elettorale del Pd come uno sforzo personale del solo Veltroni, il leader contro tutto e tutti, la faccia diversa del centrosinistra alla caccia dell'elettorato perduto. Semmai, la rupture di "Walter", con l'abbandono della sinistra radicale, ha ridato una sensibile spinta a vari settori dell'elettorato di centrosinistra: perso per perso, tanto vale giocarsela, e giocarla con la "nostra" identità, la "nostra" cultura, il riformismo, la modernizzazione, la capacità di interpretare e presidiare il mercato, l'eredità del pragmatismo migliorista, l'ecosolidarismo di un cattolicesimo che in certe regioni del Nord è una specie di nobile minoranza, dunque disponibile all'impegno. L'iniziativa veltroniana è un investimento di medio e lungo termine. Il Nord è una concentrazione di interessi sedimentati e di culture politiche secolarizzate, che con il passare del tempo si sono fuse nel crogiuolo del berlusconismo. Ne è venuto fuori un impasto che sembra impenetrabile, tanto che la candidatura del falco della Federmeccanica, il confindustriale Massimo Calearo, è sembrata soprattutto una bizzarria, una trovata personale, "uno spot" come è sbottato Massimo Cacciari, e agli occhi degli imprenditori una dimostrazione di incoerenza (tanto che non è stata valutata appieno la capacità persuasiva di Veltroni, che ha convinto a candidarsi anche un moderato come l'appena eletto presidente della Camera di commercio di Bologna, Gian Carlo Sangalli). Ciò che si può dire per ora è che il leader del Pd ha aperto un fronte. Forse ha dischiuso un pertugio di dialogo anche con i ceti produttivi e con l'imprenditoria più moderna. Come dice e ripete Pier Luigi Bersani: "Il Nord non è solo un blocco intrecciato di destra e di interessi corporativi". Vale a dire: la lotta è durissima, la rincorsa è difficile perché ci sono decenni di incomprensioni con le istituzioni, di faccia a faccia con i "comunisti", di esasperazione per le rigidità burocratiche. Ma i nuovi imprenditori, quelli che battono la recessione e la concorrenza, non sono ideologicamente nemici della sinistra. Quindi si tratta di provare a inserire un cuneo nella stratificazione sociale e produttiva per selezionare gli interessi da valorizzare. Perché la rappresentanza e la protezione delle corporazioni la fa benissimo e la promette con credibilità Berlusconi, mentre non c'è nessuno a destra che politicamente abbia scommesso davvero sull'imprenditoria nuova, sui creatori e utilizzatori di tecnologia, sulle aree di ricerca e produzione di elevata competitività e di alto valore aggiunto. Per questo, se Veltroni ha una speranza nel Nord, dipende dalla sua capacità di presentarsi non tanto come il missionario della sinistra moderata in partibus infidelium, ma piuttosto come il portatore di una visione politica ed economica moderna: qualcuno in grado di interpretare con intelligenza i numerosi Nord che si muovono sopra e sotto la superficie del Nord.

Torna all'inizio


Pd, via alla tre giorni di veltroni - paolo griseri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Torino Pd, via alla tre giorni di Veltroni Oggi nel Novarese e Alessandrino, domani sera in piazza Castello E venerdì 11 aprile sarà derby con Bertinotti: lui in collegamento da Roma, il presidente della Camera in piazza PAOLO GRISERI Tre giorni in Piemonte con una breve digressione, mercoledì, in bassa Lombardia. Walter Veltroni comincia oggi la parte piemontese del suo tour elettorale. L'appuntamento clou sarà domani sera per il comizio delle 21 a Torino, in piazza Castello. Il palco sarà posizionato di fronte alla cancellata storica, nello stesso luogo in cui si trovava il podio di Silvio Berlusconi per il comizio di quindici giorni fa. Oggi il segretario del Pd è a Verbania dove in mattinata incontrerà i cittadini in piazza Ronzoni, nella zona di Intra. Nel pomeriggio due appuntamenti: a Novara, all'Arengo del Broletto, di fronte al municipio alle 15,30. All'ora dell'aperitivo invece trasferimento ad Alessandria per il comizio delle 18 in piazzetta della Lega. La comitiva ripartirà subito per la val d'Aosta dove il mattino successivo sono in programma manifestazioni e comizi. Nel pomeriggio di martedì comizi a Biella e Vercelli prima dell'arrivo a Torino. Quello di Veltroni sarà in realtà un ritorno nella città dalla quale lanciò, nell'autunno scorso, la sua candidatura a segretario del Pd. Anche se all'epoca non immaginava di doverci tornare tanto presto per la campagna elettorale. Mercoledì il pullman del leader democratico andrà a Pavia, Piacenza e Lodi e tornerà in Piemonte solo il giorno successivo: alle 10 ad Asti e alle 14 a Cuneo prima di dirigersi verso la Liguria. In occasione dei comizi i dirigenti locali del partito hanno organizzato iniziative locali. Domani pomeriggio a Vercelli si svolgerà una manifestazione con il ministro Paolo De Castro per lanciare la proposta di un "Forum nazionale agroalimentare". In serata invece, prima dell'arrivo del segretario del partito in Piazza Castello, i militanti torinesi del partito hanno organizzato quattro gazebo nella piazza per la distribuzione di materiale elettorale. Veltroni tornerà a Torino solo in videoconferenza, la sera dell'11 aprile, in piazza Carignano, quando il Pd installerà un maxischermo per il collegamento con Roma dove il segretario concluderà la campagna elettorale. Ma quella sera la piazza virtuale del leader democratico avrà un contraltare reale nella manifestazione di chiusura della campagna di Fausto Bertinotti. Il candidato premier di Sinistra Alternativa terminerà infatti a Torino il suo giro di comizi prima del silenzio che precede il voto. Il 26 marzo sarà invece a Torino il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, che terrà un comizio all'ora del cambio turno a Mirafiori prima di partecipare in serata a una manifestazione ad Ivrea. Ancora da fissare invece la data del comizio di Alfonso Pecoraro Scanio e quella del ritorno di Oliviero Diliberto prima del 13 aprile. Un ritorno da fissare è quello di Silvio Berlusconi che quindici giorni fa ha promesso di "tornare prima del voto".

Torna all'inizio


De mita sfida gli ex alleati - conchita sannino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Napoli De Mita sfida gli ex alleati E il Pdl recluta i "difensori del voto" con 50 euro Alle 17.30 Landolfi ad Avellino, alle 18 Follini a Salerno L'ex assessore regionale Di Lello attacca Bassolino sui rifiuti Alle 19 l'anziano leader, in lizza con l'Udc di Casini, è all'Augusteo CONCHITA SANNINO "Siamo ritornati". De Mita accelera il pressing sui fedelissimi di un tempo e già pensa al dopo. "Dopo le elezioni - avverte da Bari l'ex premier, capolista al Senato in Campania con l'Udc - faremo un grande movimento che recupererà la storia guardando al futuro". Anche perché, rincara l'ex leader dc, "il nuovo non sono le facce, ma il pensiero". Il nuovo, insiste, "è la rottura di Casini con il Pdl. Una novità utile e autentica; a dispetto della finta novità di Veltroni e della concezione padronale di Berlusconi". Sono le argomentazioni con le quali lo stesso De Mita apre oggi a Napoli la campagna elettorale, con un incontro pubblico alle 19 al teatro Augusteo. Settimana intensa di appuntamenti per i maggiori candidati del Pd. Il ministro uscente Luigi Nicolais annuncia che toccherà durante la sua campagna "tutti e 92 i comuni della provincia di Napoli". Nicolais, numero due nel collegio Campania 1, reduce dalle accese polemiche sulla sua eventuale corsa alla successione di Bassolino, ieri ha puntato solo su giovani e Mezzogiorno, inaugurando il suo viaggio da Ercolano, con il consigliere regionale Luisa Bossa, candidata alla Camera. "La ricetta per una per una politica a favore delle giovani generazioni è fatta di due parole chiave - sottolinea Nicolais - trasparenza e merito". A Salerno arriva oggi Marco Follini, alle 18 al Grand Hotel a chiudere i lavori dei segretari provinciale e regionale del Pd. La Bossa torna sulla pesante eredità dei rifiuti: "Dobbiamo ammettere senza infingimenti le responsabilità non marginali che pezzi di centrosinistra hanno avuto nel disastro. Però il centrodestra non se ne tiri fuori. Non siamo riusciti a contrastare anche gli interessi loschi della camorra e quelli di un'impresa del nord non solidale. Ma ora il nostro unico dovere è porvi rimedio progettando e realizzando la più grande bonifica europea". Promesse che gli avversari, dal Pdl al Partito socialista, rispediscono al mittente. "Tanti anni fa dissi a Bassolino di completare al più presto il termovalorizzatore e di far venire i militari. I soldati, però, sono arrivati nel 2008 ma per fare i netturbini. E in tutti questi anni è stato assunto tanto personale che non è servito a nulla". è l'affondo dell'ex assessore regionale Marco Di Lello, il socialista oggi candidato alla Camera in Campania 1, che ieri ha presentato il programma elettorale del Psi insieme con il candidato premier Enrico Boselli. "Così si è giunti a spendere 2 miliardi di euro per una crisi mai finita. Ma noi siamo diversi: non ci siamo seduti al banchetto, non siamo finiti nelle inchieste giudiziarie. Non ci sarebbe stata l'emergenza - prosegue Di Lello - se fossero stati sciolti i consorzi di bacino, se fossero stati realizzati i termovalorizzatori". Il Pdl riunisce invece oggi, nella sede di Forza Italia, tutti i consiglieri degli enti locali, si attendono solo tra 10 giorni le visite dei leader nazionali. Intanto il coordinatore regionale di Fi Nicola Cosentino è al lavoro per l'allestimento di un call-center elettorale e per l'arruolamento dei "difensori del voto", l'esercito di controllori voluti da Berlusconi. Cosentino sta valutando l'ipotesi di un gettone di 50 euro per ciascun "difensore", una proposta che già provoca discussioni. Ad Avellino, alle 17.30, hotel de la Ville, presentazione dei candidati del Pdl alla presenza dei parlamentari Giulia Cosenza e Mario Landolfi.

Torna all'inizio


La campagna che non c'è - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Genova LA CAMPAGNA CHE NON C'è (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) (segue dalla prima di cronaca) Così la Liguria avrà Berlusconi e Fini in testa alla lista del Popolo della Libertà per la Camera, Il Pd avrà Melandri-Pinotti in testa alla Camera e poi i Garofani. I Fassina, i Lusi prima degli altri volti noti e l'Udc-Rosa Bianca avrà, appunto Monteleone, e la Sinistra Arcobaleno avrà Licandro?. Vi piace questa campagna elettorale? E' appena cominciata e non sembra elettrizzante. A tanti cambiamenti nel corpo della politica non corrisponde l'interesse dell'opinione pubblica. Ilvo Diamanti ha fotografato bene l'ampiezza dell'incertezza che è trasversale profonda, quasi connaturata. Gli elettori-utenti passano dalle ondate dell'anti politica a questo sconquasso di novità e devono decifrare tra le macerie del vecchio i nuovi edifici dei partiti e delle coalizioni. Se è chiara e netta la mossa di Veltroni e del suo Pd di correre da solo e di imporre la partita a tutti gli altri, quasi come nel gioco di un castello di carte che fa cadere una ad una le altre posizioni, il resto si gioca in un campo aperto apparentemente sconosciuto. Ma frequentato più o meno dalle stesse facce. Con l'eccezione dei nuovi, dei catapultati, la cui collocazione corrisponde probabilmente a un disegno strategico di grande rinnovamento per i veltroniani, ma che sul territorio - tanto per citare il riferimento classico delle campagne elettorali e della politica in loco - ricade pesantemente. E il territorio genovese e ligure è attualmente soffre già abbastanza di suo. Lasciamo da parte le immani e diverse sofferenza del porto, tra inchieste, morti bianche, blocchi operativi dovuti alle ragioni più abissalmente distanti, dalle tempeste di vento ai crak del sistema informatico. La discontinuità nella gestione di Tursi, invocata un anno fa come la chiave di volta di una "nuova stagione" di sviluppo dalla sindaco Marta Vincenzi, sta involvendosi, non certo per responsabilità sua, nella direzione opposta a quella vagheggiata. Invece di proiettare la città verso orizzonti luminosi e trasparenti sembra oggettivamente impiombarla con zavorre perfino nuove rispetto a quelle previste e magari lasciate in eredità senza tanti complimenti dalla giunta precedente. Il bilancio comunale, le ristrettezze economiche sono una di queste zavorre che producono tagli pesanti nei settori chiave e tolgono il fiato a molte prospettive di sviluppo. Il Carlo Felice diventa un'emergenza permanente, la gestione delle società partecipate un rebus che nasconde scontri interni forti, la nuova giunta zoppica in molti assessorati e in altri non esiste a partire da quello chiave dell'Urbanistica, dove permane un grande blocco all'altro della Cultura, il cui orizzonte si profila solo ora attraverso la Fondazione. Insomma la città-territorio appare ferma, senza segni di cambiamento a quasi un anno dalle elezioni e sui suoi muri rimbombano solo annunci e polemiche. In regione l'assedio dell'emergenza sanità lascia morti, feriti, risanamenti pagati a carissimo prezzo e probabilmente qualche coda giudiziaria pronta a incendiarsi dopo il 13-14 aprile. Le infrastrutture non fanno passi avanti e il declino industriale sta per affrontare altre partite delicate, a incominciare da quella dell'Ilva che si aprirà questa mattina a Roma. Vi piace questa campagna elettorale? Oltre alle sfide del nuovo e alla partita a scacchi delle nuove posizioni nei partiti e nelle liste di tutto questo ed altro si dovrebbe parlare. C'è poco meno di un mese di tempo. Speriamo.

Torna all'inizio


Ma in tempo di voto contano più i prezzi del dio "relativo" - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ma in tempo di voto contano più i prezzi del Dio "relativo" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Nella difesa della famiglia, della vita, nel rapporto fra scienza e morale. Per questo è interessante capire in che misura la "questione cattolica" si rifletta sull'orientamento degli elettori, in vista del voto del 13-14 aprile. Il sondaggio condotto da Demos per "la Repubblica" suggerisce che le polemiche degli ultimi mesi non abbiano provocato fratture evidenti negli atteggiamenti dei cittadini. La fiducia nei confronti di Papa Benedetto XVI è sullo stesso livello di un anno fa. Anzi: è salita un poco. (Oggi è espressa da oltre il 55% degli italiani. Giovanni Paolo II era 20 punti sopra. Ma è difficile mettere a confronto un Papa-teologo con un Papa-pastore, icona della sofferenza). Il credito attribuito alla Chiesa: è calato lievemente, negli ultimi due anni (anch'esso si è attestato intorno al 55%), ma è risalito rispetto allo scorso novembre. L'insegnamento della Chiesa, inoltre, continua ad essere considerato importante, per la morale e per la vita delle persone. Ma si tratta di un riferimento. Che gli individui interpretano e praticano in modo autonomo, in base alla propria coscienza. Ciò conferma la religiosità flessibile degli italiani. Che trattano Dio in modo "relativo". Attribuendogli, però, uno spazio centrale nella loro vita. Nel loro orizzonte di valori. Lo vediamo anche nel rapporto con la politica. Da cui, secondo la maggioranza degli intervistati, la Chiesa dovrebbe tenersi fuori. Limitandosi a intervenire sulle questioni che riguardano da vicino la religione. Gran parte degli italiani ritiene, inoltre, che gli uomini politici si facciano influenzare troppo dalla Chiesa. Tuttavia, è diffusa anche la convinzione che, oggi, l'intervento ecclesiastico non sia eccessivo. Nell'ambito politico e legislativo. Nell'ambito scientifico e medico. Sui temi stessi che riguardano la vita e la morte. Tutte le materie che tante polemiche hanno sollevato, negli ultimi mesi. Insomma, la Chiesa non dovrebbe "fare politica". Però, secondo gran parte degli italiani, oggi ciò non avviene. L'intervento del Pontefice e dei vescovi su temi di rilievo sociale e morale non è considerato uno "sconfinamento". Se non presso un settore rilevante, ma, comunque, minoritario della società (fra il 26% e il 37%). Nella realtà, però, gli effetti delle posizioni assunte della gerarchia cattolica si colgono, evidenti, sugli orientamenti dei cittadini. Il 45% degli italiani si dice contrario al riconoscimento delle coppie di fatto, oggetto di due diversi progetti del governo dell'Unione, mai tradotti in legge (ma era il 34% nel 2006 e il 41% un anno fa). Una minoranza, ma molto ampia. Cresciuta, nel corso degli ultimi anni. Così come è ampia anche la "minoranza" contraria all'eutanasia (anche in questo caso, 45%: un anno fa era il 41%). Molto più ridotta è, invece, la componente degli italiani (30%) che ritengono giusto modificare l'attuale legge sull'aborto in senso più restrittivo. Le ragioni che hanno imposto questi temi all'attenzione dell'opinione pubblica, contribuendo a modificarne gli atteggiamenti, però, non vanno ridotti alla sola azione della Chiesa. Altri soggetti hanno contribuito a imporli all'agenda politica e dei partiti. (Lo ha ben chiarito Sandro Magister, sull'"Espresso"). Comitati, media, leader d'opinione. In molti casi laici. Come "Il Foglio" e Giuliano Ferrara. Inoltre, gli stessi partiti. Il centrodestra, ad esempio, ne ha fatto un argomento per marcare le distanze dal centrosinistra; e per allargarne le divisioni interne. Anche per questi motivi il voto dei cattolici si distribuisce in modo diseguale, fra i partiti. Certo, è finita l'epoca della Dc, che ne attraeva una larghissima maggioranza (lo ha rammentato ieri anche Piero Ignazi, sul Sole 24 Ore). Ma è finita anche la fase (1994-2001) in cui i cattolici votavano in modo proporzionale, tra gli schieramenti. Alle elezioni del 2006, infatti, la maggioranza dei cattolici (praticanti) ha votato per il centrodestra. Circa sei su dieci. Oggi, alla vigilia delle elezioni, la tendenza sembra confermata e, in qualche misura, accentuata. Anche se l'offerta politica è cambiata, con la formazione di due nuovi, grandi partiti. Infatti, meno di un terzo dei cattolici praticanti vota per i partiti che sostengono Veltroni (Pd e Idv), oltre metà per i partiti che candidano Berlusconi (Pdl, Lega e Mpa). Allo svantaggio del Pd e degli alleati contribuisce, come abbiamo detto, l'eredità dei conflitti "etici" degli ultimi anni. Ma conta, in qualche misura, anche l'ingresso, nelle liste del Pd, dei radicali. Ritenuti - dagli elettori - "i più lontani dai valori cattolici". Per quanto abbiano rinunciato al simbolo di partito: la loro identità culturale è troppo marcata. Non hanno bisogno di etichette per ribadirla. Tuttavia, anche questa "risacca" del voto cattolico, scivolato dal Pd, avviene in modo inerziale. Senza fratture. D'altronde, in questa campagna elettorale, il rapporto con la Chiesa, gli stessi temi etici sono rimasti sullo sfondo. Affidati alla rappresentanza di soggetti politici caratterizzati. Come la "Lista per la vita" di Giuliano Ferrara. Il fatto è che i cattolici (praticanti) oggi - nella società italiana, ma anche nei maggiori partiti - sono una minoranza. Influente, ma comunque una minoranza. Per questo i partiti preferiscono evocarne le domande. Ma senza enfatizzarle. Per evitare divisioni, che si riprodurrebbero anche al loro interno. La Chiesa stessa non ha interesse a fare campagna elettorale a sostegno di una specifica forza politica. Vista la presenza trasversale dei cattolici, nei principali partiti. Preferisce attendere. Per esercitare la sua influenza sul dibattito politico e sul processo legislativo. Dopo il voto. D'altronde, altri sono i problemi che attirano l'attenzione degli elettori, in questa fase. Le retribuzioni, la disoccupazione, le tasse. La sicurezza. In una lista di dieci tematiche da affrontare, gli italiani pongono "la tutela della vita, contro l'aborto" al nono posto (2,8%). La "difesa dell'identità religiosa" al decimo (2,7%). Fra i cattolici praticanti, questi due obiettivi di valore ottengono maggiore attenzione (li segnala circa il 3,5% degli intervistati). Ma restano, comunque, gli ultimi della lista. Il che, ovviamente, non ne svaluta il significato. Ma la rilevanza "congiunturale", in quanto temi da spendere in questa campagna elettorale. Che non sembra attraversata da una nuova, lacerante "questione cattolica". Ma, sin qui, da questioni e divinità minori. D'altra parte, in tempi come questi, bisogna accontentarsi.

Torna all'inizio


Tra i fedelissimi della messa pdl avanti di 20 punti sul pd - fabio bordignon (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tra i fedelissimi della messa Pdl avanti di 20 punti sul Pd Nella classifica dei problemi ritenuti prioritari la tutela della vita è solo al nono posto Ampie minoranze (45%) si dichiarano contro i diritti alle coppie di fatto e l'eutanasia Sondaggio Demos: il 51% vuole che la Chiesa non influenzi le scelte legislative FABIO BORDIGNON "Utili, ma poi ciascuno si deve regolare secondo coscienza": è questo il criterio prevalente, fra gli italiani, nel valutare le indicazioni della Chiesa sulle questioni che riguardano la vita, la morale, la sessualità. Il cattolicesimo rimane un riferimento forte per otto persone su dieci, ma in pochi considerano le prescrizioni della Chiesa vincolanti per i propri comportamenti. Viene accettato il suo intervento sulla vita pubblica, ma respinto il tentativo di orientare il processo legislativo. Dal punto di vista politico, si osserva invece un sensibile sbilanciamento "a destra" dei cattolici praticanti. E' quanto emerge da un'ampia indagine, realizzata da Demos per la Repubblica, che ha come focus le relazioni tra società, religione e politica. L'appartenenza alla religione cattolica si conferma un tratto caratterizzante della società italiana. Otto persone su dieci si definiscono cattoliche: un legame fondato sulla tradizione e sulla famiglia (50%), ancor prima che sulla fede (32%). L'ultimo decennio ha segnato, in generale, una contrazione della fiducia nella Chiesa, che comunque figura fra i soggetti sociali provvisti di maggiore credito (55%). L'indagine conferma, allo stesso tempo, la diffusione del "relativismo" in ambito etico e morale. L'insegnamento delle gerarchie ecclesiali viene ascoltato, ma subordinato ai convincimenti individuali. Nelle scelte che riguardano la dimensione morale (famiglia, vita, sessualità), le persone affermano di muoversi innanzitutto secondo coscienza. Basta osservare, del resto, le opinioni su alcune delle tematiche che, nell'ultima fase, hanno visto concentrarsi maggiormente lo sforzo della Chiesa. La coerenza con le posizioni assunte dal Vaticano è piuttosto bassa e le spaccature si insinuano anche nelle componenti sociali in cui l'appartenenza religiosa è più solida. La contrarietà all'eutanasia, ad esempio, accomuna il 45% delle persone interpellate e il 63% dei praticanti assidui, ma è sotto la media tra chi dichiara una frequenza saltuaria ai riti religiosi (40%). Orientamenti di questo tipo emergono anche prendendo in considerazione l'opposizione al riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto. Sul tema dell'aborto, la spinta verso la revisione in senso restrittivo della legge 194 ? al 30%, nella popolazione generale ? si attesta al 41% fra i praticanti assidui. Va precisato che l'interventismo della Chiesa genera malumori in una componente rilevante, ma comunque minoritaria, della società. Il tentativo di indirizzo esercitato dalle gerarchie viene ritenuto troppo pressante soprattutto quando investe la vita sessuale delle persone, mentre è maggiormente tollerato quando affronta i temi della vita e della morte. La Chiesa - sembrano suggerire i risultati - ha il diritto di esprimersi su questi temi, a patto che non cerchi di influenzare le scelte della politica: è di questo avviso il 51% dei rispondenti. Poco più bassa è la quota di intervistati che vede i politici italiani troppo inclini a farsi influenzare dalle pressioni della Chiesa (49%). Il sondaggio ha rilevato, inoltre, la rispondenza (percepita) fra i valori del cattolicesimo e l'azione dei principali partiti italiani. Il valore massimo di coerenza viene individuato per l'Udc, considerato dal 47% molto o abbastanza vicino ai valori cattolici. Seguono il Pdl, con il 40%, e il Pd con il 37%. La distanza maggiore si osserva, invece, nel caso della Sinistra Arcobaleno (12%) e dei Radicali (9%). Questo slittamento verso centro-destra è confermato peraltro, anche dalle indicazioni di voto. La distanza fra la coalizione che sostiene Berlusconi e quella guidata da Veltroni sale a nove punti fra i praticanti saltuari e sfiora i venti fra gli assidui. Esplicita è anche la relazione con il voto all'Udc, al 9% fra i praticanti assidui.

Torna all'inizio


"meglio giulio del pd lui teme i mercati" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Bertinotti "Meglio Giulio del Pd lui teme i mercati" ROMA - Il candidato premier della Sinistra Fausto Bertinotti è convinto che in caso di vittoria di Berlusconi, il Pd e la sua parte faranno un'alleanza all'opposizione. Afferma di non "avere nostalgia del governo Prodi" che ha deluso sulle riforme. Poi elogia Giulio Tremonti e dice di preferirlo al Pd di Veltroni. "Tremonti è liberista. Ma la novità è che ora vede i rischi che la globalizzazione porta all'economia capitalistica. Preferisco più un avversario intelligente in grado di avvertire i pericoli della recessione che un "vicino lontano" che fa finta di nulla".

Torna all'inizio


Sorpresa dal tour di veltroni al nord "piazze piene, stavolta è caduto un muro" - alessandra longo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A Trieste 55esima tappa del pullman. "Programma uguale al Pdl? Falso, basta leggerlo..." Sorpresa dal tour di Veltroni al Nord "Piazze piene, stavolta è caduto un muro" "Mio nonno veniva da qui, era un diplomatico e fu torturato dai fascisti" ALESSANDRA LONGO DAL NOSTRO INVIATO TRIESTE - E' buio quando il pullman verde della speranza veltroniana scivola via lungo la strada Costiera triestina, abbandona quell'ultimo lembo orientale d'Italia, terra di confine che ha vissuto i drammi del Novecento, e ora è alle prese con la meraviglia della pace, delle sbarre aperte con la Slovenia. Si brinda a bordo, al primo mese di tour, agli ottomila chilometri percorsi, alle 55 province toccate, metà di quelle che Walter Veltroni deve ancora visitare (scherza, stremato: "Se diventassi premier, state certi che non ne farò altre!"). E' andata. E' andata al meglio nel Nord Est e nel Lombardo Veneto delle partite Iva, della rabbia sorda contro Roma, del leghismo egoista e razzista. Poteva essere una via crucis. Tutti avevano messo in conto le difficoltà. E invece, a tour finito, rimangono negli occhi le piazze piene, i teatri gremiti, a ore impossibili, in giorni feriali. Anche ieri sera, prima a Gorizia, poi a Trieste (dove il segretario del Pd, replicando a Berlusconi, rivendica l'originalità del programma: "è falso dire che il nostro somiglia al suo. Basta leggerlo..."). Veltroni, ex sindaco di Roma, con sorpresa degli sloveni presenti si trasforma in uno di loro, raccontando la storia della sua famiglia: "Metà dei miei ha il vostro sangue". Nonno Kotnik, diplomatico, fu mandato da Lubiana a Roma, torturato dai nazisti in via Tasso, "con la nonna che ascoltava le sue urla nella stanza vicina". Di questo poi morì e ciò spiega perché il nipote Walter guarda con tenerezza le due giovani cittadine italiane di lingua slovena, Tjasha e Valentina (cui il leader appioppa una qualche somiglianza con Sharon Stone), che parlano nel loro idioma, ma poi cantano l'inno di Mameli. Cose solo 10 anni fa impensabili, qui la storia conta, è carne viva. "Adesso siamo tutti europei. Voi più degli altri". Li conquista, li trascina, si dà anche una spiegazione, per esempio per il successo strappato a Treviso, feudo dello sceriffo Gentilini: "Non mi sorprende il calore della gente in terra leghista. I cittadini non appartengono ai partiti, ma al loro cuore, al loro cervello". I suoi arrivi tra striscioni e applausi, le sue strette di mano, diventano un filmato, l'album provvisorio del viaggio, a cura di Nessuno Tv. Ecco la manifestazione di Udine, con le maschere del teatro che distribuiscono i posti a sedere come per un concerto di musica classica, ecco Pordenone dove il Palasport è affollato quasi fosse giornata di derby. E poi piazza dei Signori a Padova, "mai così piena da trent'anni", giurano i democratici locali; l'Auditorium di Vicenza, esaurito; il palazzo della Gran Guardia a Verona, città dell'altro muscoloso sceriffo Tosi, stracolmo, la gente in fila da ore per entrare; i 4000 di piazza delle Erbe, a Mantova, con Veltroni che guarda insù verso i balconi che affacciano sul raduno ("Saluto anche la galleria!"); i 5000 di Bergamo, "così tanti da rapire il cuore"; i militanti di Varese che non ci stanno nel teatro e allora il leader esce tra la folla e dà il contrordine: "Tutti in piazza!".; ancora Monza, e poi il quartiere di San Siro, a Milano, dove il comizio viene interrotto 50 volte e, a seguirlo, dietro le finestre, ci sono anche donne velate, figlie e mogli di immigrati. "Sorpresa meravigliosa, grazie Nord Est". Se poi tutto questo interesse si trasformi in voti alle elezioni è un altro discorso. Ma intanto la diffidenza si è rotta. "Questo dice una cosa molto semplice e bella: è caduto un muro di difficoltà e di distanza nel rapporto tra questa parte del Paese e il centrosinistra che, in passato, ha usato parole sbagliate e fatto anche errori". Che sia caduto il muro o, in via subordinata, si sia aperta una crepa, lo dimostra la qualità dell'accoglienza. A Padova, signore preoccupatissime per il raffreddore del segretario, salgono sul pullman: "Abbiamo comprato olii essenziali e caramelle balsamiche, potete farglieli avere?". Anche messaggi da consegnargli: "La mia sorellina era ricoverata all'oncologico di Roma. Lui venne in visita, lei confessò che le piaceva Carmen Consoli. Arrivò una telefonata della cantante e mia sorella fu felice per un giorno". Vedi facce sempre più attente. Saranno quegli incerti del voto che il leader Pd sta cercando con infinita pazienza? Il Nord Est guarda perlomeno con curiosità a questo strano ex Ds, così calmo nell'argomentare, così ardito da venire qui a dire "che la secessione non è nel nostro Dna culturale", così sicuro di poter cambiare l'Italia con "un patto tra produttori". Vicenza è la piazza della sintesi. Massimo Calearo fa lo spiritoso con i colleghi imprenditori: "Lo capite da soli che è in atto una vera e propria rivoluzione in politica. Veltroni è arrivato addirittura in anticipo di 5 minuti!". La puntualità: da queste parti l'apprezzano, assieme alla riduzione della pressione fiscale. Anche a Bolzano il pullman si materializza in orario: "Come vedete - scherza Veltroni - sono un romano puntuale". Piazze e teatri che non ringhiano d'odio nei confronti dell'avversario. A Cremona, pochi giorni fa, è il leader a fermare i fischi: "Noi non siamo così, siamo diversi". A seguire l'inno nazionale intonato da un violino.

Torna all'inizio


Previdenza, sindacati contro Berlusconi. Lui rismentisce e riparla di brogli Il Pd: è inaffidabile. Veltroni a Gorizia: questo paese non può essere governicchiato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Rischio brogli? Sì, sulle pensioni Previdenza, sindacati contro Berlusconi. Lui rismentisce e riparla di brogli Il Pd: è inaffidabile. Veltroni a Gorizia: questo paese non può essere governicchiato Prima dice che le pensioni vanno cambiate per tornare allo scalone di Maroni. Poi, dopo le dure prese di posizioni di sindacati ("È sbagliato rompere di nuovo ciò che si è fatto" spiega Bonanni della Cisl; "una delle peggiori idee ascoltate" va giù duro Angeleti della Uil) e Pd , ovviamente ritratta. Dice che la sinistra ha volutamente alterato le sue dichiarazioni. Berlusconi non riesce proprio a smentirsi. Del resto anche ieri, proprio mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano invitava la politica a abbassare i toni, il leader del Pdl ha di nuovo parlato del rischio di brogli elettorali e si è lasciato andare a volgari battute sulle soubrette: "Noi non le candidiamo, ci facciamo altro". "Ma l'Italia - avverte il leader del Pd Veltroni - si merita di più, non può essere governicchiata".Miserendino, Ventimiglia e Zegarelli alle pagine 2, 3 e 4.

Torna all'inizio


Così crea allarme fra i lavoratori: i conti Inps vanno bene (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del CESARE DAMIANO"Il capo del Pdl si documenti prima di parlare: le cifre dicono che grazie al lavoro del governo Prodi non c'è alcun motivo di accanirsi sulle pensioni" "Così crea allarme fra i lavoratori: i conti Inps vanno bene" di Angelo Faccinetto / Milano "Affermazioni pericolose". Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, giudica così le esternazioni - poi parzialmente corrette - di Berlusconi sulla necessità di mettere di nuovo mano alla riforma delle pensioni. Poi a l'Unità spiega: "Non ce n'è alcun bisogno, i conti dell'Inps, dopo le modifiche introdotte dal governo Prodi, sono notevolmente migliorati". Berlusconi dice che ci attendono tempi duri, che si dovrà tirare la cinghia. E che a farlo dovranno essere anzitutto i pensionati e i lavoratori prossimi alla pensione, tanto che ha parlato di ripristino della riforma Maroni col suo famoso scalone. E' vero che poi ha parzialmente ritrattato, dicendo che non si può far marcia indietro tutto d'un colpo, ma l'affermazione, nella sua gravità, resta. Perché, secondo lei, questa uscita? Come la valuta? "È un'affermazione intempestiva e dannosa sotto il profilo sociale. Ed è anche un'affermazione ingiustificata, se si prendono in considerazione i conti pensionistici. Intanto è la dimostrazione che di fronte alla previsione di una congiuntura economica negativa, come prima cosa, Berlusconi pensa di infierire nuovamente sulle pensioni. Ma non è solo questo. Dichiarazioni di tale tenore creano allarme tra i lavoratori, i quali pretendono, giustamente, un sistema che dia certezze e non sia sottoposto a continui cambiamenti peggiorativi. Tra l'altro, affermazioni tanto superficiali e affrettate spingono coloro che potrebbero andare in pensione ad affrettarsi a cogliere la prima occasione utile anziché prolungare la permanenza al lavoro, cosa che potrebbe migliorare tanto il loro risultato pensionistico quanto i conti dell'Inps". Che risultati produrrebbe un ritorno alla Maroni? "Un ritorno alla riforma varata dal centrodestra cancellerebbe quei cambiamenti - a cominciare dal superamento dello scalone - che hanno dato al sistema una maggiore equità consentendo di alzare l'età pensionabile in modo graduale. Ma vorrei anche dire che Berlusconi e il Pdl farebbero bene a documentarsi prima di parlare, perché i conti dell'Inps, dopo le modifiche introdotte dal governo Prodi, sono notevolmente migliorati andando nella direzione di un maggiore equilibrio". Può fare qualche cifra al riguardo? "Certo. Nel 2006 gli incassi derivanti dai soli contributi Inps sono risultati superiori ai 104 miliardi. Nel 2007 sono stati di 121 miliardi. I pagamenti, nel 2006, sono ammontati a circa 180 miliardi, nel 2007 hanno raggiunto quota 192. Il che dimostra che è migliorata la qualità delle pensioni. Questo, mentre il fabbisogno da parte dello Stato è diminuito, passando dai 75,1 miliardi del 2006 ai 70,6 miliardi dell'anno scorso. Considerando l'effetto prodotto dal trattamento di fine rapporto, al netto la differenza, cioè il risparmio è stato di 3,7 miliardi di euro. In un solo anno". A cosa è dovuto questo risultato? "È dovuto all'aumento dei contributi, ma anche al miglioramento dell'efficienza nel recupero dei crediti e nella lotta all'evasione contributiva e al lavoro nero. Nel 2002 gli incassi da recupero crediti furono pari a un miliardo e 942 milioni di euro, nel 2007 hanno raggiunto quota 4 miliardi e 314 milioni. I contributi evasi e accertati furono, sempre nel 2002, 602 milioni, nel 2007 un miliardo e 503 milioni. Vorrei anche segnalare i risultati della lotta all'evasione contributiva in agricoltura. Nel 2003 furono annullati 3.805 rapporti di lavoro, in quanto risultati fittizi. L'anno scorso, i rapporti di lavoro annullati sono stati 111.777. Gli importi risparmiati per le prestazioni non erogate a seguito di questi interventi sono stati di 7,9 milioni di euro nel 2003 e di 234,7 milioni nel 2007". È una conferma che, come ha affermato in passato, che sulle pensioni non c'è più necessità di intervenire? "Significa anzitutto che l'azione del governo, a seguito delle nuove normative in materia pensionistica e della lotta contro l'evasione contributiva, ha portato in un breve periodo di tempo a risultati straordinari, che non giustificano in alcun modo un nuovo accanimento nei confronti del sistema pensionistico. I lavoratori non meritano le dichiarazioni di Berlusconi e hanno diritto ad avere certezze. Se queste sono le intenzioni del Pdl c'è poco da stare allegri, perché si capisce perfettamente che le "lacrime e sangue" che il cavaliere annuncia verrebbero versate dai soliti noti. Cioè dai lavoratori e dai pensionati". Se a vincere le elezioni sarà il Pd cosa accadrà alle pensioni? I lavoratori potranno stare tranquilli? "Come sta scritto nel programma, e come ha detto a più riprese Veltroni, non solo il sistema pensionistico non verrà nuovamente toccato, ma verrà affrontato il problema della rivalutazione delle pensioni in relazione all'andamento del costo della vita. Del resto io ho già provveduto - dopo 17 anni, tanto è il tempo trascorso dal 1992 - a rendere operativo con un decreto ministeriale il tavolo di concertazione sull'indicizzazione delle rendite. Questo significa che il Pd ha a cuore fondamentalmente la diminuzione della pressione fiscale su retribuzioni e pensioni e una migliore indicizzazione di queste ultime".

Torna all'inizio


La figlia Agnese: perdono i Br, ma devono dire la verità In tanti in Via Fani per l'omaggio del trentennale. E Pisanu polemizza con D'Alema (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La figlia Agnese: perdono i Br, ma devono dire la verità In tanti in Via Fani per l'omaggio del trentennale. E Pisanu polemizza con D'Alema Silenzio, commozione, rabbia. Sono passati 30 anni dal sequestro di Aldo Moro e dell'uccisione dei 5 uomini della scorta dell'allora presidente della Democrazia Cristiana. E i familiari delle vittime chiedono ancora giustizia, di conoscere tutta la verità. Corone di fiori ieri sono state deposte in via Mario Fani, a Roma, il luogo dove il 16 marzo del 1978 un commando delle Brigate Rose sequestrò il presidente Dc. Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi, trucidati dalle Br, "non erano dei simboli, non erano dei boia. È doveroso che l'attenzione oggi si soffermi sulle persone che erano in via Fani: erano brave persone" ha detto Agnese Moro, la figlia dello statista dc al microfono del Gr1. E alla domanda se - dopo aver stretto la mano ad Alberto Franceschini - , stringerebbe la mano anche a Mario Moretti, mente ed esecutore della morte di suo padre, la figlia di Moro ha replicato: "Penso di sì. Credo dentro di me, di avere, è una parola grossa, comunque di aver un po'perdonato tutti. Però dovrebbero anche loro fare la loro parte. Da parte di chi ha partecipato alla lotta armata dovrebbe nascere il senso di una responsabilità nei confronti della collettività e quindi anche sentire la necessità di dire la verità su tutto quello che è successo in quegli anni". Politici e cittadini hanno reso omaggio alla lapide che ricorda la strage e il seguestro che segnarono il Paese. Sabato Massimo D'Alema ha rievocato in un'intervista all'Unità sul filo del ricordo personale quelle ore drammatiche e ha detto: la visione democratica del leader Dc "risiede nel Pd". E ancora: "Berlusconi è il contrario di Moro". Ne è nata subito una polemica. "La lezione di Moro appartiene a tutti gli italiani - ha replicato Giuseppe Pisanu, ex ministro dell'Interno ed ex democristiano -. Se dovessimo fare una rivendicazione di parte, faremmo un torto a Moro". Per Walter Veltroni, segretario del Pd, chi ha sparato in via Fani "dovrebbe avere il buon gusto di evitare di riempire giornali e televisioni, se non per raccontare, ma quello l'avrebbe dovuto fare nelle aule di tribunale. Per prime le famiglie delle vittime hanno diritto di sapere una verità che ancora non è del tutto completa". Veltroni - accompagnato da Dario Franceschini e Olga D'Antona - ha deposto due corone di alloro da parte del partito e dei parlamentari del Pd. Poi, ha esortato a "costruire una democrazia europea" consapevole del primato dell'interesse della nazione emerso nelle manifestazioni inscenate 30 anni fa, proprio contro il rapimento dello statista democristiano. Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in viaggio istituzionale all'estero, ha dedicato un pensiero a Moro. "Celebreremo Aldo Moro anche al Quirinale il 9 maggio - ha detto il Capo dello Stato -. Il giorno del suo assassinio è stato scelto come giorno del ricordo delle vittime del terrorismo".

Torna all'inizio


Berlusconi arranca e grida: allarme brogli Il Cavaliere mette le mani avanti. Poi fa il macho : le soubrette non le mettiamo in lista, ci facciamo altro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi arranca e grida: allarme brogli Il Cavaliere mette le mani avanti. Poi fa il "macho": le soubrette non le mettiamo in lista, ci facciamo altro di Maria Zegarelli / Roma TIMORI Il candidato premier del Pdl che un mese fa sentiva già la vittoria in tasca adesso vacilla. Ieri a Como, in piazza Duomo, durante un comizio Silvio Berlusconi ha messo in scena il solito show pescando nella valigia copioni già visti e tirando fuori qualche battuta quasi inedita sulle donne. IL Pdl a differenza di Walter Veltroni, dice, non mette in lista le soubrette, "con loro ci facciamo altro... ". Come nel 2006 - quando iniziò a vedere la vittoria sfuggire di mano - anche ieri è tornato a parlare dei brogli elettorali: "C'è un problema grandissimo che è quello dei brogli - dice platealmente - l'altra volta ci hanno portato via la vittoria, specie in regioni del Sud come la Campania e la Calabria dove dopo la mezzanotte non arrivarono più i voti". Poco importa se quelle elezioni furono guidate dal suo ministro degli Interni. Poi, lancia l'appello ai suoi elettori "ad entrare a fare parte dell'esercito dei difensori della libertà, perché gli avversari sono dei professionisti dei brogli". Subito dopo sente il dovere di smentire quanto dichiarato il giorno prima a proposito di pensioni e di scalone-Maroni: "Come al solito la sinistra si esercita nell'alterazione di mie dichiarazioni sulle pensioni a Cernobbio. Ho detto che il problema principale delle pensioni è quello di mantenere intatto il potere d'acquisto dei pensionati" a ripete mentre i sindacati sono sul piede di guerra. Rinnegata la frase sulle pensioni, passa alle promesse: "Abbasseremo le tasse, che Prodi ci ha consegnato al massimo". E il Caimano versione nonno annuncia che stavolta andrà al governo "con tanta umiltà, spirito di sacrificio e con la concretezza con cui abbiamo sempre lavorato. Vi garantisco che supereremo la paura e in alcuni casi l'angoscia per governare una situazione difficile". Non arriva "con la bacchetta per risolvere una situazione difficile". Ma aiuterà le famiglie, con l'introduzione del quoziente familiare, ai nuovi nati, agli studenti "libri gratis fino a 18 anni", ai pensionati. Il fido Fini, relegato al compito di ribadire la linea del capo ribadisce che sì "la necessità di garantire che il voto sia libero e espresso democraticamente va sottoscritta da tutti, specie alla luce delle polemiche che ci sono state nelle precedenti elezioni" e peccato sia caduto il governo, altrimenti "ne avremmo viste delle belle" dal lavoro dell'organismo parlamentare incaricato di controllare le schede. Intanto Berlusconi lancia l'affondo al Pd - da cui dice i suoi sondaggi lo distanziano del 10% -, un partito a corto di argomenti seri che tenta "di demonizzarci, tirando in ballo argomenti vetero-comunisti. Dicono che sono giovani e io vecchio hanno ragione, anagraficamente parlando. Ma io sono in politica da 14 anni e D'Alema che è il nuovo, da 25. Per non parlare poi dei giovanissimi Rutelli e Franceschini che sono in politica da 30 anni". Quanto a Veltroni, poi, "dice che farà quello che vuol fare Berlusconi. Ma come si può credergli? Se così fosse io voterei lui e andrei in gita al Baradello, il bar dove ho conosciuto la mia prima fidanzatina coi boccoli". Risate e applausi. Parola care a un certo elettorato nordista: meno clandestini più sicurezza. Sulla Campania sommersa dai rifiuti: "Non so ancora come venirne a capo, ma dovremo venirne a capo". Incredulità quando l'uomo dei paradisi fiscali e dei condoni riflette: "Abbiamo persone che non pagano le tasse e questo è ingiusto perché costringe chi le paga a pagare di più".

Torna all'inizio


L'Italia non può essere governicchiata Veltroni a Gorizia e Trieste. Il nostro programma uguale al loro? E allora perché lo stracciano? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "L'Italia non può essere governicchiata" Veltroni a Gorizia e Trieste. "Il nostro programma uguale al loro? E allora perché lo stracciano?" di Bruno Miserendino inviato a Trieste "IL NOSTRO PROGRAMMA copiato dal loro? Beh, allora non si capisce perché lo straccia.". Inevitabile, dopo Cernobbio. Berlusconi si è esercitato in ironie sulla somiglianza dei programmi e Veltroni, senza mai nominarlo ovviamente, lo incalza da Gori- zia e Trieste, nell'ultimo bagno di folla del nord est. Battute, colpi di fioretto, ma toni bassi. Tipo: "L'ha strappato e quindi non l'ha letto, se no si sarebbe accorto che è diverso. Se davvero i programmi fossero uguali, vorrebbe dire che sono pronti a votare subito la misura per abbassare le tasse sui salari, invece mi risulta che hanno detto no...". "Magari, aggiunge, sono pronti a votare il compenso minimo legale per i precari...". Va avanti così nelle due manifestazioni. Fino alla battuta nel palazzetto dello sport di Trieste, davanti a 3000 persone: "Piuttosto, vedo che sulle tasse ora iniziano a dire che è ingiusto non pagarle: bene, bene, ci fa piacere che la pensino come noi che abbiamo fatto la lotta all'evasione, perché loro finora hanno fatto i condoni...". Insomma Veltroni non ci sta a questa rappresentazione di comodo del Pd, che piace a molti a destra, a sinistra e anche al centro. Il succo del ragionamento è che Berlusconi avrebbe preferito che il Pd avesse un programma vecchia maniera, per bollarlo come il partito delle tasse, della diffidenza verso le piccole e medie imprese, e invece, dice Veltroni, il paese e il nord hanno capito "che siamo una cosa nuova e diversa dal passato". "Noi non siamo quelli di prima, e non c'è più la vecchia alleanza". E mentre annuncia che presto ci sarà una proposta per alzare le pensioni più basse, ce n'è anche per Casini, in quest'ultimo lembo di nord-est percorso col pullman. "Lo stimo, è un amico, ma per trovare qualche spazio gli è presa di andare in giro a dire che sente odore di inciucio. C'è un limite a tutto: è stato fino all'altro ieri in una coalizione di cui oggi dice tutto il male possibile. Si è fatto sbattere la porta in faccia, è stato trattato come quel personaggio della canzone di Jannacci, vengo anch'io, no tu no, se avesse avuto coraggio al momento della crisi del Governo Prodi non si sarebbe accucciato alla linea estremista della negazione di ogni possibile accordo per fare le riforme istituzionali". Veltroni ripete: "Non ci saranno larghe intese, chi vince governa, insieme si fanno solo le riforme istituzionali". Quanto ai brogli evocati da Berlusconi, Veltroni evita accuratamente commenti. C'è solo un riferimento indiretto: "Di là sentiamo un vecchio linguaggio, le stesse parole, vediamo le stesse facce, le stesse liste dei ministri, lo stesso programma". Semmai il problema è che il loro asse si è spostato a destra, anzi dice "sono schizzati a destra". "Hanno portato dentro anche la signora Mussolini e vorrebbero portare in parlamento un signore (Ciarrapico) che fa il saluto romano". Applausi. Veltroni rivendica invece con forza la diversità della sua campagna elettorale: "Sono contento di questo viaggio pazzesco, che nessuno ha mai fatto e vista la fatica capisco perché. Però bisognerebbe chiedersi perché questo avviene e come mai il nord est ci ha accolto con tanto calore...". Insomma, per il leader del Pd, la partecipazione in tutte le tappe del tour, e anche nelle regioni che non sono tradizionalmente di sinistra, dimostra che c'è un vento nuovo e che lo stesso Pd viene percepito come l'unica vera novità della campagna elettorale. "Guardate - esordisce sempre - è così dappertutto. E non succede a tutti". Aggiunta: "È stata capita la nostra scelta. Pensate che bello, non ci saranno più vertici di maggioranza, noi andiamo liberi, con un programma e un gruppo parlamentare". Questo proprio perchè "non si può stare in questo paese governicchiando". A Gorizia e Trieste, con scelta non casuale, Veltroni si è concesso un ricordo personale: "Qui ritrovo un po' della mia storia, avevo una nonna di parte materna cui non sapevo pronunciare il nome, Ivanka Kotnik. Mio nonno era sloveno, venne qui come diplomatico, fu fatto prigioniero e torturato dai nazisti in via Tasso. Mia nonna stava nella stanza accanto e sentiva le urla. Lui uscì provato da quell'esperienza e morì qualche tempo dopo". Lo dice non casualmente a Gorizia e Trieste, perché, aggiunge, "qui si sente meglio e di più il senso dell'Europa". Già, in queste terre di confine, segnate da odii e divisioni, non molti anni fa pochi si sarebbero aspettati che una manifestazione fosse aperta a Gorizia da e Trieste da due cittadine italiane di lingua slovena: Tjasha e Valentina, brave ed emozionate. E invece è accaduto, e come ha detto la vicepresidente della provincia di Gorizia Roberta Martin, "l'Europa ci ha aiutato a a superare diffidenze e paura e ad aprire i ponti del cuore". Magari ricordiamolo, fa capire Veltroni, a chi parla di Padania e predica ancora la secessione.

Torna all'inizio


Bertinotti: la sinistra forte è utile anche al Pd Il presidente della Camera: i democratici guardano al centro, non parlano delle crisi del Paese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Bertinotti: la sinistra forte è utile anche al Pd Il candidato premier in comizio a Rieti: ricordiamoci che il governo Prodi è caduto a destra Il presidente della Camera: i democratici guardano al centro, non parlano delle crisi del Paese Fausto Bertinotti si prepara a fare opposizione, che a vincere le elezioni sia il Pd o il Pdl. Ma proprio per questo, dice, il "voto utile" per chi vuole difendere gli interessi dei lavoratori è quello per la Sinistra arcobaleno. "Veltroni dice di essere un riformista e non di sinistra, ed è vero - dice Bertinotti nel corso di un comizio a Rieti - e il Pd è una formazione di centrosinistra che guarda al centro. Ogni singolo voto per la Sinistra arcobaleno è un modo di "costringere" il Partito democratico a guardare a sinistra. Se saremo tanti, se saremo massa critica, allora il Pd dovrà guardare a sinistra". Bertinotti non è tenero con la forza guidata da Veltroni. Quel partito, dice, non parla di crisi e avanza proposte vicine a quelle delle destre. L'errore di fondo è che il Pd accetta questo modello di sviluppo che ritiene di poter correggere: "È come cercare di svuotare il mare con un secchiello". A prova di ciò Bertinotti cita l'inserimento nelle liste del Pd di Calearo, "il falco della Federmeccanica che ha costretto i metalmeccanici, che hanno le retribuzioni basse che conosciamo, a cinquanta ore di sciopero, a togliersi cioè dalla busta paga il valore retributivo di cinquanta ore di sciopero. Questo dimostra di non aver capito qual è la situazione italiana". Circa il governo uscente, Bertinotti confessa di non avere nessuna "nostalgia di Prodi", che ha fatto bene alcune cose, come la politica estera, ma ha "sbagliato tutto sulla precarietà": "Ha fallito essenzialmente nel non aver portato avanti una chiara discontinuità con il governo Berlusconi, nell'aver lasciato sostanzialmente in atto la legge in vigore", dice aggiungendo che "per guadagnare una capacità di intervento bisogna superare la legge 30". Il candidato premier della Sinistra arcobaleno ci tiene a sottolineare che Prodi "è caduto da destra", ma ricorda anche che "la critica della sinistra è iniziata proprio con la discussione della riforma delle pensioni": "L'accordo con le parti sociali era bruttino, ma la parte sul mercato del lavoro era brutta e basta".

Torna all'inizio


Partiti La comunicazione dei leader in campagna elettorale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Una politica alla ricerca di una nuova identità Semplificazione e radicalizzazione dello scontro personale La campagna elettorale da poco cominciata si differenzia dalle precedenti per almeno due ragioni: s' inserisce in un clima diverso rispetto a quello che ha caratterizzato gli ultimi anni e sembra che la battaglia si combatta, quantomeno sul piano dei simboli e delle modalità, ad armi pari tra i due leader principali. Il clima diverso: sono cambiate le condizioni della campagna. La scelta di Veltroni e del Pd di presentarsi da solo alle elezioni ha profondamente modificato lo scenario politico in almeno due direzioni: la semplificazione da un lato, la radicalizzazione dello scontro personale dall'altro. Si tratta di due processi che si completano vicendevolmente. La semplificazione risponde ad un'esigenza fortemente sentita dalla larga parte degli elettori italiani. L'esasperazione per l'incapacità di decisione della politica, la permanente litigiosità spesso su aspetti che ai cittadini sembrano secondari se non addirittura incomprensibili, hanno fatto sì che la formazione di due grandi partiti sia stata accolta con sollievo, quando non con entusiasmo. La scelta tra due leader è oggi molto più evidente di quanto sia stato nelle scorse campagne. E' vero che anche allora c'erano due candidati forti. Ma il panorama era meno chiaro di quanto sia oggi. In sostanza uno, Berlusconi, era un "capo" riconosciuto, l'altro, Prodi, era il rappresentante di uno schieramento, percepito come composito, su cui non "comandava". Era costretto a mediare, a ricucire lacerazioni, a ricomporre divisioni. In questo è emblematico l'ultimo confronto Prodi/Berlusconi prima del voto 2006: l'uno dice "ICI", ed è chiaro a tutti di cosa si vada parlando, l'altro dice "cuneo fiscale", ed è difficile anche per gli addetti ai lavori. Il risultato è stato quello di una comunicazione diretta, chiara da una parte, e invece di una comunicazione mediata, qualche volta confusa, dall'altra. L'ultimo governo di centrosinistra ha incarnato questa situazione: il programma di 280 pagine, il numero ipertrofico di ministri e sottosegretari, la girandola delle dichiarazioni, delle smentite, delle critiche ha creato un diffusissimo malumore, quasi indipendentemente dai risultati concreti dell'azione di governo. Oggi le condizioni sono cambiate, in particolare nell'area del centrosinistra. Le armi pari: non si tratta della capacità di investimento. Non sappiamo quanto spenderanno i candidati. La differenza è rappresentata dal fatto che, per la prima volta, Berlusconi ha di fronte un candidato che domina con la stessa capacità l'universo mediatico. Ma, soprattutto, che sa comunicare simboli. Insomma, l'uno e l'altro competono su un terreno comune: la capacità evocativa. Per meglio discutere il tema, è forse il caso di procedere per parole chiave. La prima è senza dubbio ideologia (presa qui nel suo significato di falsa coscienza): tutte le campagne maggioritarie per le elezioni politiche, dal 1994 ad oggi, si sono fondate sullo scontro (e sul voto "contro"). Da un lato l'antiberlusconismo come collante, dall'altro lato la minaccia comunista. La comunicazione elettorale si riduce a poco più di questo. La battaglia si gioca sulla capacità di chiamata alle armi del proprio elettorato. In un paese diviso sostanzialmente in parti uguali vince chi è capace di portare più cittadini alle urne. Non si tratta di convincere ma di mobilitare. La seconda parola è sogno: il centrosinistra, come sembra assodato nella percezione diffusa, non vende sogni. Sempre a far data dagli anni '90, è questa area politica (in senso lato) che si prende in carico i temi del risanamento, prima con Amato e Ciampi, poi con Prodi e l'ingresso nell'euro. Il centrodestra, sempre per definizione, propone sogni. In questo senso è tipico il sentimento del 2001: siamo entrati nell'euro a prezzo di alti sacrifici, adesso basta, è ora di godersela. La terza parola è rinnovamento: il posizionamento di Berlusconi, peraltro assai efficace sino all'ultima campagna, è stato sempre fortemente collocato in quest'area: l'imprenditore, il non politico, ecc. Gli altri, il centrosinistra sono il vecchio, i politici di professione, così via. L'inizio della campagna elettorale sembra riposizionare tutti e (apparentemente) rendere superate queste parole. Ideologia: è più difficile definire un "di qua" e un "di là". Il PD, avversario principale di Berlusconi, è difficilmente assimilabile ai comunisti da un lato e dall'altro rappresenta uno smarcamento anche rispetto all'eredità del governo Prodi, Non a caso uno dei tasti su cui insiste il PDL è proprio il tentativo di ricollegare strettamente il PD a Prodi. Sogno: Berlusconi ha esplicitamente rinunciato a farne un tema di campagna. La situazione è difficile (e sembra tendere al peggioramento), l'economia è in crisi e segnata da caratteristiche recessive, nessuno crederebbe ai miracoli. Il sogno invece (quello di un paese "normale") sembrerebbe stare un po' più dalle parti di Veltroni. Rinnovamento: è il tasto centrale della campagna di Veltroni. Un partito nuovo, un leader giovane (almeno rispetto alle abitudini italiane), una coalizione ristretta e sostanzialmente diversa dall'Unione, un coraggio inusuale per la politica nazionale spesso caratterizzata da un eccessivo tatticismo. Di là un leader non nuovo, una coalizione non inedita, un partito ipotizzato ma non ancora fatto. Per entrambi (ma in particolare per Veltroni) la scelta delle candidature appare la scelta di simboli per definire un territorio, per costruire una nuova identità. Tutto a favore di Veltroni, dunque? Apparentemente sì. Ma ? Veltroni deve risalire una china assai ardua: il consenso al PD, pur più elevato della somma dei voti dell'Ulivo alle ultime elezioni, è ancora assai distante da quello del PDL. La percezione del coraggio implicito nella scelta di andare da soli è appannata non tanto dall'apparentamento con Di Pietro, quanto dall'inclusione dei radicali invisi ai cattolici sui temi etici, difficile da digerire per una parte dell'elettorato di sinistra sui temi economici. Qualche incrinatura dell'unità del PD si vede nel dibattito attuale e ogni divisione richiama l'esperienza recente della litigiosità insopportabile dell'Unione. E infine un macigno pesante. Il PD è meno credibile del PDL su alcune parole chiave che saranno i driver principali della campagna: sviluppo, benessere, competizione. Da ultimo, il nostro rimane pur sempre un paese diviso. Il superamento degli anni 90 è ancora agli inizi. Tuttavia i segnali di una capacità di incidere sull'elettorato da parte del PD ci sono, e sono piuttosto evidenti. Ma Berlusconi ha appena cominciato la sua campagna e vedremo quanto saprà mobilitare. Battaglia aperta, quindi, sulla quale allo stato dell'arte è difficile fare una previsione definitiva. AD Ipsos srl 17/03/2008.

Torna all'inizio


Roma la corsa al campidoglio si fa laboratorio nazionale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Roma la corsa al campidoglio si fa laboratorio nazionale Sulla via di Rutelli l'onda Grillo e il nuovo Casini Non solo "quota 35". Nella rincorsa di Walter Veltroni alla "bella sconfitta" non peserà solo la percentuale che il candidato premier saprà guadagnare al suo partito, ma anche il risultato delle elezioni capitoline. Dalle quali indirettamente sortirà un giudizio sul Veltroni sindaco e sul suo "modello Roma". Francesco Rutelli lo sa bene. E, del resto, l'eredità veltroniana rappresenta per l'ex leader della Margherita al contempo un punto di forza (per i quasi quindici anni di continuità dell'amministrazione riformista nella capitale e per il bacino di consensi consolidato dal suo predecessore) e un possibile handicap. Non a caso Rutelli ha scelto una campagna dove il messaggio di novità, pur senza accenti da rupture , è evidente. L'insistenza su problemi come il decoro urbano, la sicurezza e l'ordinaria amministrazione testimonia la convinzione, da parte del vicepremier, che qualcosa si era incrinato nel rapporto tra una parte dell'opinione pubblica cittadina e il sindaco che ha interrotto a metà il secondo mandato per tentare la scalata a palazzo Chigi. E così Rutelli, pur stando bene attento a non mettere in cortocircuito la cura per gli eventi cultural-mondani e le buche nelle strade (annoso cavallo di battaglia del centrodestra), sta giocando un partita sul filo per non trovarsi troppo schiacciato sull'ultimo Veltroni. Con le dovute differenze - la popolarità dell'amministrazione capitolina di centrosinistra è di gran lunga superiore a quella del governo nazionale caduto due mesi fa - la situazione non è troppo diversa da quella che a livello nazionale ha visto Veltroni allontanare il più possibile da sé in campagna l'ombra del prodismo. La partita di Rutelli si gioca tutta sul tentativo di scongiurare il ballottaggio. Possibile. L'ostacolo principale non è tanto lo sfidante Gianni Alemanno, impegnato in una campagna strabica - un occhio alla competizione romana e un altro al quasi certo approdo ministeriale in caso di vittoria di Silvio Berlusconi - bensì l'incrocio di partite che rende le elezioni per il Campidoglio un vero e proprio laboratorio nazionale. Un film molto diverso da quello che si immaginava fino a qualche mese fa, quando la reconquista di Roma da parte del centrodestra sembrava a portata di mano. Questa speranza ha subito un altro duro colpo dall'avvio ufficiale della campagna di Alemanno. Sabato a Corviale, malandata periferia, solo poche centinaia di persone hanno assistito in piazza alla firma del "patto per Roma", presenti, oltre al candidato sindaco del Pdl, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Un flop che quest'ultimo ha derubricato in modo sorprendente ("Era una manifestazione localissima, ci aspettavamo questa presenza"), considerato che si trattava del primo atto della campagna per conquistare la capitale della nazione. Intanto, da Destra, Francesco Storace è già volato nei sondaggi oltre la doppia cifra e minaccia di inchiodare Alemanno a un risultato ancora più basso di quello di due anni fa, quando l'ex ministro delle Politiche agricole rimase bel al di sotto del 40 per cento. Non solo: la frammentazione del centrodestra, con ben due candidati centristi (Mario Baccini per la Rosa bianca e Luciano Ciocchetti per l'Udc), potrebbe avere conseguenze inedite soprattutto in caso di ballottaggio. Baccini, il cui pacchetto di voti a Roma non è trascurabile, è stato a un passo dal chiudere subito un accordo con Rutelli. E Ciocchetti non ha mai perso più di un minuto, ogni volta qual volta Alemanno ha dato per scontato il contributo dell'Udc in caso di ballottaggio, di sottolineare che non c'è nulla di automatico. Dichiarazione dovuta in campagna elettorale, ma dietro la quale c'è la possibilità che Pierferdinando Casini, legato a Rutelli da un solido rapporto, decida di fare della capitale il laboratorio del nuovo Udc "ago della bilancia", spostando sul candidato democrat i voti dell'eventuale secondo turno. Intanto sul Campidoglio ha investito anche Beppe Grillo, che sabato a piazza Navona ha raccolto ben più gente di quanta ve ne fosse a Corviale per i vertici del Pdl e, nel benedire lo corsa dell'aspirante sindaco Serenetta Monti e della lista "Amici di Grillo", ha piazzato un duro affondo su Rutelli: "Se lo eleggete vengo qui e vi mando un bel vaffa". Rutelli, per ora, non si sente minacciato dall'onda grillista. Ma un fatto è chiaro: è sul voto della capitale che il guru dell'antipolitca ha puntato la sua scommessa principale. 17/03/2008.

Torna all'inizio


VERSO LE ELEZIONI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 11 del 2008-03-17 pagina 3 VERSO LE ELEZIONI di Redazione nostro inviato a Como Non c'era più tornato su per mesi. Un po' perché il clima di dialogo e confronto di fine anno non era certo la cornice giusta per il refrain sulla "notte di spoglie e di brogli" che ha accompagnato il Cavaliere per tutto il 2006, un po' per evitare che andando avanti a ripeterlo la gente la considerasse una sorta di ossessione. Poi è successo quel che è successo - con la crisi di governo e lo scioglimento delle Camere - e Berlusconi ha deciso di tornare alla carica, perché "la questione è troppo importante per essere lasciata cadere". Già da qualche settimana, infatti, la querelle sui brogli è tornata all'ordine del giorno. Perché, spiegava qualche giorno fa a piazza del Popolo a Roma, "ho potuto verificare i verbali di voto e c'è da inorridire". E ancora: "Soprattutto al Sud, visto che in Campania, Puglia e Calabria è qualcosa di terrificante". Sul punto il Cavaliere ha affondato anche ieri, durante un comizio improvvisato a Como. Facendo però un passo in avanti, visto che non solo ha ricordato "la notte di brogli" del 2006 ma ha pure lanciato l'allarme per il voto del 13 e 14 aprile. "C'è un problema grandissimo, quello dei brogli", spiega. E invita i presenti in piazza Duomo a far parte dell'esercito dei "difensori del voto" che "sorveglieranno i seggi e lo spoglio". "Chi se la sente di passare il sabato a confrontarsi con i rappresentanti di lista della sinistra - dice - si può mettere in lista per far parte dell'esercito dei difensori della libertà". Una sponda Berlusconi la trova in Gianfranco Fini, che da Cosenza definisce quello dei brogli "un problema serio". "Noi - aggiunge - metteremo almeno un rappresentante di lista in ogni seggio, da Vipiteno a Lampedusa". D'altra parte, "si tratta di un lavoro di poche ore e poi andremo a festeggiare". Concorda pure Gianfranco Rotondi, perché "in alcune zone del Paese i brogli sono prosieguo della campagna elettorale". Freddo, invece, il centrosinistra. Con Fausto Bertinotti che parla di "rischio irrilevante" e Walter Veltroni che si limita a scuotere la testa ma preferisce non rispondere ai cronisti che gli chiedono un commento. Solo il socialista Enrico Boselli fa un passo nella direzione del Cavaliere dicendo che "non fidarsi è sempre meglio". Mentre per Pier Ferdinando Casini, "siamo sempre agli stessi slogan". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Bossi: <Due ministri per Lombardia e Veneto> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 11 del 2008-03-17 pagina 5 Bossi: "Due ministri per Lombardia e Veneto" di Redazione Il senatùr: "Non subiremo più la canaglia romana. La Cina? Io e Tremonti faremo introdurre i dazi" da Milano È pronto per rientrare al governo, ma è un Umberto Bossi di lotta quello che ogni giorno rilancia dai palchi della campagna elettorale del Nord l'antica e sempre nuova battaglia del Carroccio. "Se non otterremo il federalismo, la storia prende una strada più energica e più pericolosa", aveva avvertito venerdì scorso. "È l'ultima volta che parleremo di federalismo, poi cambieremo strategia; state pronti, non subiremo più la canaglia romana", ha ribadito ieri da Vicenza, aggiungendo che "la libertà non ce la dà Roma e il suo sindaco che giorno per giorno ci ha portato via il sangue". E così, lui prenderà il ministero delle Riforme che Tremonti e Berlusconi, dice, gli hanno offerto, ma vuole, e promette, di più, due ministri per la Lombardia e per il Veneto: "È cosa necessaria, perché il Nord, la Padania, deve essere rappresentata; abbiamo una cultura differente e i ministri servono per puntare alle infrastrutture". Quanto al viaggio di Walter Veltroni nel profondo Nord, il senatùr s'infervora: "La sinistra chiacchiera sul Nord, è come uno che entra al bar e dice "da bere per tutti... ma pagate voi"". Per Bossi, l'esempio è quello dei rifiuti di Napoli: "Adesso dicono che hanno trovato i soldi, chissà se dureranno tre giorni... ". E che dire della crescita dei prezzi? "Vai a Londra lowcost spendendo nulla, poi vai al supermercato e non puoi fare la spesa". Per non parlare dell'immigrazione: "Avanti immigrati, hanno detto, per votare comunista e comunque a sinistra". È ora di voltare pagina, avverte il leader della Lega. Introducendo i dazi, tanto per cominciare: "Gli imprenditori in sofferenza per concorrenza sleale Vanno aiutati: andrò in Europa con Giulio Tremonti, noi siamo i più cattivi, e faremo di tutto per introdurre i dazi". Dalla globalizzazione alla Cina il passo è breve e, avverte Bossi, "se fosse per la Padania le Olimpiadi di Pechino sarebbero da boicottare". C'è ancora spazio per ricordare Anna, la ventenne vicentina morta nei giorni scorsi che si è fatta seppellire con la camicia verde. "Per noi Anna - ha detto Bossi - è solo nata, non è mai morta. Ormai sono migliaia i padani che si fanno seppellire con i nostri simboli". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


<Veltroni? Al Nord il clientelismo non funziona> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 11 del 2008-03-17 pagina 5 "Veltroni? Al Nord il clientelismo non funziona" di Luca Telese Maroni attacca il segretario del Pd: "Offre poltrone in cambio di voti, ma la gente qui non si è dimenticata di Prodi e Visco" Allora, onorevole Maroni, è preoccupato? "E di cosa, scusi?". Di Veltroni, che sta battendo provincia per provincia tutto il Nord... "Ahhhhh!!!!!". Che cosa? "Ma no, quello è un romano che sta facendo un giro turistico". Nessuna preoccupazione? Ha detto che ama Milano... "Sì, lui ama Milano ma anche Roma; è un grande tifoso del federalismo, ma anche del centralismo; si entusiasma per la raccolta differenziata, ma anche per i rifiuti... ". Non è che lei ostenta tranquillità, ma è un po' dispiaciuto per il fatto che Veltroni le ha scippato Calearo? "No, lasci perdere, quella storia mi mette tristezza". Per Veltroni o per Calearo? "Per tutti e due. Sono stato a pranzo con Calearo solo pochi giorni prima che annunciasse la candidatura nel Partito democratico". È rimasto deluso da lei ed è corso verso Veltroni? "Macché, sono io che sono rimasto stupito di lui: ne diceva così tante e di tutti i colori su Prodi, su Visco e sul centrosinistra, che al momento del conto mi sentivo un moderato. Certo non potevo pensare che si candidasse nel partito di Prodi". E come se lo spiega? "Ahimè, con una tradizione italiana: è una delle tante operazioni Gattopardo che anziché far guadagnare voti ne fa perdere molti". È sicuro? "Guardi, li incontro tutti i giorni, sono gli operai che voteranno Lega, delusi dalla sinistra che arruola strumentalmente i padroni". Però, lo ammetta, vi sentite un po' scippati... "Nooooo... È lui che non capisco che cosa vada a fare, visto che fino a ieri propugnava lo sciopero legale. Quanto a Veltroni...". Beh, lui la mossa azzeccata l'ha fatta. "Ma che dice: dimostra ancora una volta di considerare il Nord come se fosse la periferia dell'Impero Romano. E si illude che qui da noi funzioni la logica clientelare dei Mastella e dei De Mita. Io ti do le poltrone e tu mi dai i voti. Beh, scoprirà dopo le elezioni che funziona solo da Roma in giù". E intanto il candidato premier del Pd ha anche detto che vuole un ministro veneto! "Se... Figurarsi. Ci dà il contentino". E se vincete voi ci sarà? "Guardi, lo sanno tutti che se fosse per me, si dovrebbero fare dodici ministri del Nord su dodici, anche perché un governo a trazione nordista andrebbe davvero veloce". E invece? "Non saranno sicuramente tutti, saranno un bel po'. Ma quello che conta è che le idee siano quelle giuste". Ciò non toglie che non mi ha ancora detto se è preoccupato per il tour di Veltroni. "Ma si è visto proprio ieri, per esempio, che le truppe cammellate che si portano in giro non possono impressionare nessuno". Perché ieri? "Perché quando si è spostato da Varese, dove aveva fatto il pieno, a Como...". Cosa è successo? "Eh, eh, eh, evidentemente i pullman delle truppe cammellate sono rimasti a secco e la sala non era piena". Insomma, Veltroni non la convince per niente. "Più che altro dimostra di quanto sia disperato il suo tentativo di rimonta. La gente del Nord non si è dimenticata di Prodi e di Visco". Però la campagna elettorale è molto combattuta... "Figurarsi, hanno montato un can can su quella balla di Berlusconi e della precaria. È davvero una vergogna, una strumentalizzazione totale, soprattutto perché fatta da chi ha aumentato la precarietà". E la Lega come la vede? "C'è l'aria migliore. Si respira entusiamo. Recuperiamo anche molti elettori di Forza Italia e di An, scontenti perché l'operazione del partito unico è stata fatta molto velocemente". Si preoccuperanno Fini e Berlusconi. "E invece no, perché non funziona così tra noi e Berlusconi, non c'è rivalità, teniamo i voti nell'alleanza e li useremo per fare il federalismo". E il fatto di avere alleata una Lega del Sud non vi preoccupa? "Anzi, è una cosa che ci aiuta. Una forza che spieghi al Sud che il federalismo non è contro il Sud ci aiuta a vincere". Insomma, lei sprizza ottimismo da tutti i pori. "Noto che, dopo una prima parte della campagna elettorale, la sinistra è costretta a inseguire. Veltroni è un buon illusionista, ma per far sparire il ricordo di Prodi non basterebbe neanche un miracolo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


<Pensioni da adeguare al costo della vita Più aiuti alle famiglie> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 11 del 2008-03-17 pagina 2 "Pensioni da adeguare al costo della vita Più aiuti alle famiglie" di Adalberto Signore Il Cavaliere a Como visita la comunità Cometa ("un'esperienza rigenerante") poi tiene un comizio in centro: "La sinistra ha alterato le mie parole sulla previdenza" nostro inviato a Como "Grazie per essere venuti ad accogliere il vecchio presidente...". Scherza Silvio Berlusconi, appena arrivato alla casa famiglia Cometa, che da vent'anni a Como ospita bambini disagiati e con problemi familiari. Il Cavaliere, però, nonostante telecamere e fotografi lo circondino immediatamente, non vuole rubare la scena. Così, si rivolge ai ragazzi che per l'occasione si sono anche improvvisati uomini del servizio d'ordine. "Il futuro - dice - è vostro, ma anche i vecchietti hanno intenzione di abitarlo ancora per un po', magari per renderlo più bello per tutti". Poi, già sull'ingresso, scherza con uno dei bambini. "Quanti anni hai?", chiede. "Sei". "Be', io alla tua età ne avevo quattro". Battute a parte, la visita alla Cometa - organizzata dall'azzurro Maurizio Lupi - deve aver fatto davvero breccia nel Cavaliere. Che non solo si dice "conquistato" ma assicura pure sostegno economico all'iniziativa. "Un'esperienza rigenerante, che consiglierei di fare a molti", spiega Berlusconi. Perché, aggiunge, "questo è un esempio da seguire" che racconta di una storia di "amore dove mamme e papà, fratelli e sorelle hanno deciso di aprire le porte di casa ad altri bambini e di accoglierli e curarli". Così, oltre a decidere di iscriversi "a forza tra i sostenitori" Berlusconi promette anche che il suo governo "stabilizzerà il 5 per mille per il volontariato". Va anche meglio ai tanti tifosi milanisti presenti, che incassano con entusiasmo un invito inaspettato: "Verrà un pullman per portarvi a Milanello a pranzare con i giocatori del Milan. E poi faremo una partita dimostrativa solo per voi. Che ne dite?". La risposta è scontata, la gioia è incontenibile. Poi, l'ultima promessa: "Tornerò presto, appena chiusa la partita della campagna elettorale, con Veronica e i miei figli per una cena". Il Cavaliere lascia la Cometa destinazione piazza Duomo. Ad aspettarlo il gazebo del Popolo della libertà e la solita folla di sostenitori. "Lavoreremo con umiltà, spirito di sacrificio ma sempre con ottimismo - dice su un palco improvvisato - e faremo tutto il possibile per sostenere il potere d'acquisto delle famiglie, aboliremo l'Ici sulla prima casa, aiuteremo i figli che nasceranno, garantiremo libri gratuiti fino a 18 anni e introdurremo il cosiddetto quoziente familiare in materia fiscale". Una signora gli consegna un ramoscello di ulivo in omaggio alla domenica delle Palme. Berlusconi lo prende e continua a parlare tenendolo in mano. Ironizza su Veltroni, perché "sembra sia stato colpito da un fulmine sulla via di Damasco". Insomma, quello che dice "è tutto sbagliato" e "mi chiedo come gli si può credere" dopo quello che "ha combinato il governo Prodi". E ancora: "Se fosse vero lo voterei anch'io. Poi andrei in gita al Baradello, dove tra l'altro ho incontrato la mia prima fidanzata". Poi torna anche sulla questione delle liste elettorali, perché "hanno detto che ho candidato delle soubrette" mentre "io con le soubrette farei altre cose anziché metterle in lista". Sulla riforma delle pensioni, invece, il Cavaliere frena. Se da Cernobbio aveva lasciato intendere che lo scalone poteva essere ritoccato, da Como se la prende contro "il vecchio vizio stalinista" di "alterare le dichiarazioni". "Ho detto solo - spiega - che il problema principale delle pensioni è quello di mantenere intatto il potere d'acquisto dei pensionati valutando la concreta possibilità in termini di spesa globale di un loro adeguamento al costo della vita". E ancora: "So bene che i sistemi pensionistici non si cambiano da un anno all'altro, tanto meno senza una consultazione sociale". Infine, l'ultimo affondo contro Romano Prodi che "ci lascia in dote un milione di tonnellate di spazzatura". Il Cavaliere confessa di non dormirci la notte, perché "un mese dopo che sarò a Palazzo Chigi" quella spazzatura "sarà tutta colpa mia". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Boato: <Escluso dai veti Prc per fare spazio in lista a una candidata di 85 anni> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 11 del 2008-03-17 pagina 8 Boato: "Escluso dai veti Prc per fare spazio in lista a una candidata di 85 anni" di Giancarlo Perna Esco dall'ascensore al piano dei segretari della Camera - parlamentari un gradino più su degli altri - e non so dove andare. "Eccomi", dice Marco Boato che, contraddicendo il nome, si è materializzato in silenzio. "Venga", e mi guida tra i meandri di Vicolo Valdina, ex monastero, oggi dépendance di Montecitorio. A ogni strettoia, il sessantatreenne deputato verde di Trento si inchioda e mi cede il passo. Con un balletto d'altri tempi, arriviamo in una prima stanza. "I collaboratori che sto per lasciare", dice, presentandomi una giovane signora e Luca Paci, ex direttore della Voce repubblicana che lavora con lui da un decennio. Luca mi consegna un malloppo di due kg. "Cos'è?", mi allarmo. "Il rapporto agli elettori di quello che ho fatto in questa legislatura", dice Boato e mi porta nel suo studio. "Fa ancora queste cose?", mi stupisco, sapendo che in genere i deputati, paracadutati a casaccio dai partiti, conoscono i loro collegi come io il Togo. "Sono di vecchia scuola: un deputato deve dare conto dei voti ricevuti", dice Boato e annuisce a se stesso. Ha una squadrata testa prussiana e radi capelli imbiancati. "È un Don Chisciotte", osservo. "Ipervitaminico" e indica la pancetta sotto giacca e cravatta. "La sua giornata tipo?". "Lavoro dalle 8 alle 24. Pranzo alla Camera. Ristorante una volta l'anno quando mia moglie viene da Trento". "Tedesca, da quel che ne so". "È luterana, ma è una santa (religione senza santi, ndr)", ride. "Con questa vita demenziale, ha la palma di secondo deputato più alacre", dico. Boato tace modesto. Aggiungo: "Perché un gioiello come lei non è stato ricandidato?". "La Sinistra arcobaleno si è posta la regola di non ricandidare chi, come me, ha più mandati. Naturalmente ha fatto molte deroghe, dal verde Pecoraro Scanio, ai rifondazionisti, Bertinotti e Folena", dice con tono neutro. "Per lei, invece, niente". "Prc mi ha messo il veto e, in nome del rinnovamento, ha proposto Lidia Menapace, 85 anni. Era già un maturo consigliere della Dc negli anni '60, quando io ero ragazzo", dice, stavolta con malizia. "Con l'esclusione, le è caduto il mondo addosso?". "Ho elaborato il lutto in tre minuti e in mezz'ora, d'accordo col mio partito, ho indicato la verde Klaudia Resche, 38 anni di Merano, come mia sostituta". "Ha fatto sei legislature. In effetti, possono bastare". "Difatti, quando l'ho saputo ho detto ironicamente: "Obbedisco", come fece Garibaldi a Bezzecca, località trentina. Ma sono sei legislature per modo di dire. Sono entrato e uscito. In tutto, ho 23 anni di Parlamento", e beve un caffè. "Debuttò nel '79 tra i radicali. Ammira ancora Marco Pannella?". "Figura straordinaria. Ma per continuare ad amare Pannella bisogna stargli a distanza di sicurezza. Quando dopo tre anni lasciai il Pr per fondare con Alex Langer i Verdi, scrissi a Marco e alla Bonino: "Non sono uscito per le vostre idee, ma per la vostra prassi. Nelle une siete liberali, nell'altra intolleranti"..." "Da radicale, partecipò al famoso ostruzionismo contro il fermo di polizia e detiene il record del più lungo discorso della storia parlamentare italiana". "Mondiale. Un giorno parlai 16 ore, il giorno dopo 18,5. Lo feci, come imponeva il regolamento, stando in piedi, senza potermi appoggiare, senza leggere e senza interruzioni per bisogni fisiologici". "Poi passò ai Verdi, che oggi significano Pecoraro. La imbarazza?". "Se significa solo Pecoraro, sì. Più volte gli ho detto che era interesse suo e dei Verdi fare emergere più facce. In qualsiasi partito, una faccia sola non funziona. Non sono stato ascoltato. E Pecoraro ha danneggiato se stesso e il partito". "Qual è la differenza tra il Parlamento che trovò e quello che lascia?". "Quando sono entrato, c'erano Francesco De Martino, Amendola, Andreotti, ecc. Figure che oggi sarebbero considerate il vecchio da cancellare". "Laudator temporis actis?". "Bella espressione di Papa Roncalli. Ma non è questo. Oggi più che il nuovo vedo il nuovismo; più della competenza, l'apparenza; più che la professionalità, l'improvvisazione". "Quali politici l'hanno colpita in questi trent'anni?". "Aldo Moro, anche se non l'ho conosciuto di persona, resta un gigante. Ma pure il liberale Aldo Bozzi, Almirante, Berlinguer e Craxi". "Degli attuali?". "Non vedo che leader di medio calibro. Fini, Casini, Tremonti, Bertinotti, Veltroni. Una marcia in più aveva D'Alema. Ma, da tempo, mi pare in difficoltà". Esausto per tanti riferimenti personali, contrari alla sua natura badiale, Boato si ri-idrata con mezza bottiglia di minerale ed è pronto per la seconda tornata. Lei ha fatto il '68 e ha scritto un libro, "Il '68 è morto? Viva il '68". Adesso pure Fini esalta il '68. Se anche gli avversari ne parlano bene, è davvero morto. "Ma il suo luogotenente, Gasparri, ha fatto una serie di convegni, invitando anche me, per distruggere il '68. Fini è una persona intellettualmente onesta che, a differenza dei suoi colonnelli, ha fatto un percorso di riflessione critica". È ancora nostalgico del '68? "Non ha senso esaltarlo in modo mitologico, ma nemmeno stroncarlo acriticamente". Lei ha fondato Lotta continua con Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Mauro Rostagno. Due assassini e un assassinato. Le dice qualcosa? "Si dice sempre che Lc è una lobby. Sofri è tuttora agli arresti. Langer si è suicidato. Rostagno è stato assassinato dalla mafia. Per essere una lobby potente, non c'è male". Qualcuno avrà pure ammazzato Calabresi. "Sofri l'ho sempre considerato innocente e ho ammirato il modo socratico con cui ha sopportato una sentenza ingiusta". Un altro di Lc, Erri De Luca, ha detto che, libero Sofri, rivelerà il vero assassino. Sofri è, di fatto, libero. Ma De Luca tace. "Mentre ho grande stima di Adriano che ha fatto spietata autocritica dell'estremismo politico, Erri mi sembra un millantatore, intriso della peggiore cultura degli anni '70. Ha il culto della violenza e pensa che tutti siano come lui". Lei è credente? "Ho il dono della fede fin da piccolo". Però, si batté per l'eutanasia di Welby che la Chiesa condanna. "Sono contrario all'eutanasia, ma anche all'accanimento terapeutico. Nei giorni scorsi ho lasciato il mio testamento biologico a mia moglie. Ho scritto: "Sono credente e amo la vita. Se cadrò in coma irreversibile decidi tu". Sperando che non mi tenga vivo artificialmente". Lei è pro aborto. "Considero l'aborto un disvalore. Più volte, anche perché purtroppo non abbiamo figli, mi sono dichiarato pronto ad aiutare chi avesse voluto evitare questa scelta. Per me, però, è un valore l'autodeterminazione della donna e la fine delle mammane". Al dunque, è un "cattolico adulto" che s'impipa della Chiesa. "Rispetto la Chiesa. Ma rivendico la mia autonomia laica di cattolico credente. Non tollero invece le varie Binetti che pretendono di parlare a nome di tutti i cattolici. Ma chi l'autorizza? Io no". Lei, garantista... "Ce l'ho nel sangue". Votò contro l'arresto preventivo di Previti. Con quali conseguenze tra i suoi? "Ma votai a favore delle sue dimissioni da deputato dopo la condanna. Garantista non significa innocentista. Quel voto contrario mi ha scatenato contro la canea dei giustizialisti professionali, i Travaglio, Flores d'Arcais, Beppe Grillo. Sono giornalmente tormentato da persone ispirate dai loro blog. Ma vado per la mia strada". Veltroni si è alleato con Di Pietro. "Trovo incoerente l'alleanza di Walter, che ostenta ogni giorno il suo riformismo, con un giustizialista di quel calibro". Che pensa di Veltroni? "Lo stimo. Ma non l'ho apprezzato quando, con le sue scelte, ha messo in crisi Prodi". Ohibò, difende Prodi? "Rimarrà come l'unico che sia riuscito due volte, nel 1996 e 2006, a battere Berlusconi. Mentre non ci è riuscito Rutelli e, temo, non riuscirà Veltroni". Il Cav? "Una grande anomalia italiana". Dopo anni non lo ha ancora metabolizzato? "Non accetto la sua demonizzazione, ma il discorso sul predellino è più da Stato sudamericano che da democrazia matura". Un plutarchesco parallelo tra il Cav e Veltroni? "In parte, sono l'uno lo specchio dell'altro. Si rincorrono sugli stessi temi e negli stessi deprecabili modi di fare le liste elettorali. Mi stupisce profondamente l'esclusione di Allam Fouad nel Pd e di Patrizia Tangheroni nel Pdl". Chi dei radicali le è rimasto nel cuore, Cicciobello Rutelli? "Rutelli ha completamente rimosso la sua esperienza radicale. Nel cuore ho Adelaide Aglietta. Ma è morta". Tornerà ogni tanto alla Camera per respirare il tempo che fu? "A Roma, verrò pochissimo. Ma ho la politica nelle ossa e continuerò a farla". Il suo primo atto da sfaccendato? "Un lavoro durissimo: liberare la casa di Trento dalle scartoffie che invadono anche la cucina. Lo devo fare. L'ho promesso a mia moglie". Soprassieda, tanto è una santa. "Anche la santità ha dei limiti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Portaborse e travet della politica Ecco le <novità> dei democratici (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 11 del 2008-03-17 pagina 10 Portaborse e travet della politica Ecco le "novità" dei democratici di Gian Maria De Francesco Dal portavoce del premier Sircana al caposegreteria del Campidoglio Verini: tra i candidati schierati dal Pd il più alto numero di professionisti di partito da Roma Silvio Berlusconi, durante i comizi, ripete spesso che il Pd "è la continuità perché la maggioranza dei ministri è candidata" con il partito guidato da Walter Veltroni. In effetti a scorrere le liste compaiono i nomi di ben 17 componenti del governo Prodi. In ordine rigorosamente alfabetico: Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Emma Bonino, Vannino Chiti, Massimo D'Alema, Cesare Damiano, Paolo De Castro, Giuseppe Fioroni, Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta, Giovanna Melandri, Luigi Nicolais, Arturo Parisi, Barbara Pollastrini, Francesco Rutelli, Giulio Santagata e Livia Turco. Con la pletora di sottosegretari ricandidati il computo si avvicinerebbe alle 70 unità. Ma queste elezioni si ricorderanno anche per la notevole presenza tra le file democrat di portavoce e segretari dei big del partito. A partire dagli spokesmen prodiani (Ricky Levi, Silvio Sircana, Sandra Zampa), dal caposegreteria di Piero Fassino (ovviamente ricandidato pure lui), Francesco Tempestini, passando per l'ex portavoce di Dario Franceschini (che non ha potuto rinunciare nemmeno al suo ex caposegreteria Alberto Losacco), Piero Martino e per quello di Veltroni, Vinicio Peluffo. Walter non ha potuto fare a meno anche del suo caposegreteria in Campidoglio, Walter Verini, e del responsabile del sito Internet Francesco Verducci (ex componente dell'esecutivo Ds) così come Beppe Fioroni ha piazzato in Campania la sua fedele segretaria, Luciana Pedoto. Meno fortunata Rosy Bindi che per il suo fido Salvatore Russillo non ha ottenuto un posto sicuro in Basilicata. Insomma, il carattere di novità delle liste Pd è un concetto relativo. Non solo perché Matteo Colaninno, Daniela Cardinale e Maria Anna Madia sono rispettivamente figli del patron di Piaggio, di un ex ministro delle Comunicazioni e di un organizzatore di una lista civica per Veltroni. O perché il "partito delle mogli", da Anna Serafini ad Anna Maria Carloni, è lungi dall'ammainare bandiera. Un dato di fatto rilevante è la tendenza a rigenerarsi (o per meglio dire riciclarsi) di una certa classe politica. Se si analizzano alcune posizioni "in bilico" nelle varie Regioni, si scoprono nomi che totalmente nuovi non sono, a prescindere dal fatto che abbiano più o meno varcato le soglie del Parlamento. Ad esempio, nel Lazio alla Camera al posto 15 è stato candidato Pietro Tidei. Già deputato nella XIV legislatura, già sindaco di Civitavecchia e di Santa Marinella, da 40 anni "signore dei voti" del Pci-Pds-Ds nell'Alto Lazio. Nel maggio 2006, dopo che era risultato il primo dei non eletti alla Camera, i suoi seguaci si piazzarono sotto il Botteghino reclamando per lui un posto da sottosegretario. Niente da fare, fu "risarcito" (si fa per dire) con la presidenza di Ferservizi, una controllata delle Fs gestite dal cigiellino Mauro Moretti. È andata meglio a Renzo Carella, consigliere regionale e dominus di Colleferro, candidato al posto numero 9. Lo stesso discorso vale per Alberto Tedesco al Senato in Puglia. Si definisce "socialista dall'età della ragione". In circa 30 anni di carriera l'attuale assessore alla Sanità della giunta Vendola è stato componente del Psi, del Nuovo Psi, dei Socialisti autonomisti, dello Sdi dopo Bertinoro e ora del Pd, anche questa è una novità. Anche l'operaio Iveco Alberto Tosa, candidato in Lombardia II non è proprio estraneo alla politica, essendo sindaco di Saviore dell'Adamello. In Veneto II si trova Lorenzo Biagi già candidato perdente alla presidenza della Provincia di Treviso. In Veneto I Daniela Sbrollini, segretario provinciale dei Ds vicentini e Angelo Guzzo, vicesegretario regionale della Margherita. In Lombardia I, con poche possibilità di farcela, c'è il giovane segretario milanese dei Ds, Pierfrancesco Majorino seguito dal suo omologo monzese Pippo Civati. In Lombardia II si trova Enrico Dioli, ex Cisl, ex presidente della provincia di Sondrio e numero uno della Margherita locale. Scendendo in Emilia si ritrova il sindaco di Imola, Massimo Marchignoli al posto numero 18 alla Camera, mentre la vicepresidente di Legacoop Bologna Rita Ghedini è "eleggibile" al Senato. In Umbria il giovane Carlo Emanuele Trappolino, già coordinatore dei Ds di Orvieto, dovrebbe farcela. In Toscana al numero 21 Tea Albini, in politica al '76 e assessore al Bilancio del Comune di Firenze. si trova quattro posti dietro Rosa De Pasquale, focolarina e candidata alle primarie del Pd. Un'Italia nuova si può fare. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Protesta sulle pensioni, Berlusconi frena (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-17 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Protesta sulle pensioni, Berlusconi frena I sindacati: no alla stretta. Il Cavaliere: non voglio una riforma ma adeguamenti Altolà dei sindacati: allo "scalone" non si torna. Bonanni (Cisl): assolutamente sbagliato riprendere a parlarne DAL NOSTRO INVIATO CERNOBBIO - Le pensioni tornano a far discutere e in zona elezioni diventano materia che scotta. L'annuncio di Silvio Berlusconi, sabato a Cernobbio, ancorché rettificato ieri, di "tornare come minimo alla riforma Maroni" e dunque ripristinando lo scalone dei 60 anni, ha innescato le ire dei sindacati e non solo. Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl e Luigi Angeletti della Uil hanno subito alzato gli steccati: "Sbagliato rompere ciò che è stato fatto, assolutamente sbagliato tornare a parlarne". Il ministro del Lavoro Cesare Damiano, anche lui al Forum della Confcommercio e padre della riforma dello scalone, ha commentato che quella del Cavaliere è "una proposta pericolosa perché induce i lavoratori a scappare il prima possibile proprio in una fase in cui i conti Inps sono tornati a migliorare con il fabbisogno calato nel 2007 di 3,7 miliardi di euro ". Ma il leader del Partito della libertà reagisce accusando la "sinistra stalinista di aver travisato le sue parole". E così la frase detta a margine del Forum e registrata da tutti i giornali - "Prodi ha disequilibrato i conti tanto che una volta vinte le elezioni ci toccherà mettere mano ancora alle pensioni ripristinando la Maroni, con tanto di scalone, e magari non basta neanche e si dovrà fare altro" - viene cancellata da una nuova versione diffusa nella tarda mattinata. "Ho detto - specifica Berlusconi in una nota - che il problema principale delle pensioni è quello di mantenere intatto il potere d'acquisto dei pensionati valutando la concreta possibilità in termini di spesa globale di un loro adeguamento al costo della vita, so bene che i sistemi pensionistici non si cambiano da un anno all'altro, tanto meno senza una consultazione sociale". Il resto per il Cavaliere non è altro che il "tradizionale vizio stalinista di attribuire agli avversari ciò che non hanno mai detto". Una rettifica che Massimo D'Alema ha colto al volo per affibbiare a Berlusconi il ruolo di creatore di "programmi variabili" mentre per Enrico Letta è un annuncio "profondamente sbagliato, basta con le pensioni, è un capitolo chiuso con il protocollo sul welfare del 23 luglio scorso, non è possibile rimettere la gente nell'insicurezza di programmare il suo futuro ". Critiche sono arrivate anche da la Destra con il suo leader Francesco Storace che osserva come quelli di Berlusconi siano annunci "tipici delle larghe intese perché cose del genere si possono fare solo con una maggioranza dell'80%". Il responsabile lavoro del Pdl Maurizio Sacconi entra nel merito della proposta berlusconiana di adeguare le pensioni al costo della vita. Per Sacconi, sarebbe auspicabile l'introduzione di un "paniere speciale per le pensioni più deboli". Una idea, a dire la verità, già giocata dall'Udc e ripresa in questi giorni proprio dai tecnici di Veltroni ma ancora in via di formulazione. In zona Lega già Roberto Maroni nei giorni scorsi si era detto contrario al ripristino dello scalone. Spiega Alberto Brambilla, il tecnico vicino all'ex ministro del Lavoro (era il suo sottosegretario). "Non ha senso intervenire - afferma - l'attuale legge prevede già da luglio 2009 l'innalzamento dell'età a 60 anni. Si potrebbe anticiparla a gennaio ma si tratta di guadagnare sei mesi, non di più". Altre sono le cose che, secondo Brambilla, andrebbero toccate: "Come la reversibilità, non è pensabile che una signora di 30 anni che sposa un pensionato di 65 abbia diritto per tutto il resto della vita alla sua pensione ". Roberto Bagnoli Riforme Berlusconi ammette: i sistemi pensionistici non si cambiano da un anno all'altro.

Torna all'inizio


<Ora il rischio è l'esaurimento della spinta riformatrice> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-17 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Intervista Bassanini, l'esperto della Commissione Attali "Ora il rischio è l'esaurimento della spinta riformatrice" MILANO - E adesso, professore? "A questo punto il rischio, ma spero di no, è la chirachizzazione di Sarkozy". Il francesismo non sarà bellissimo ma rende l'idea, "sa com'è, era Chirac a dire che i due errori del XX secolo sono stati comunismo e liberalismo! Ora non vorrei che la spinta all'innovazione si rivelasse una tigre di carta e l'effetto della sconfitta fosse un Sarkozy che rinuncia alla rupture, galleggia, cede alle resistenze conservatrici della sua parte e diventa un alibi pure per i vecchi elefanti nel partito socialista". Per Franco Bassanini, il costituzionalista ed ex ministro chiamato con Mario Monti a far parte della commissione Attali, sarebbe l'ultimo e più grave errore del presidente francese. "E diverrebbe un problema per tutti noi, la conservazione trasversale in Italia direbbe: ma come, non c'è riuscito lui con i poteri che ha, a fare le riforme, e volete ce la facciano Berlusconi o Veltroni?". Ma perché Sarkozy ha perso consensi? Paga le 316 proposte di liberalizzazione della Commissione Attali o l'aver ceduto di schianto, al primo tentativo, con i tassisti? "Le due cose assieme. Più una terza che sarà banale ma ha avuto il suo peso: l'elettorato più tradizionalista non ha apprezzato lo stile di presidenza..." L'effetto Carla Bruni? "Non tanto il fatto che dopo il divorzio si sia innamorato e risposato, ma il modo in cui l'ha fatto, il mostrarsi, le foto a Disneyland... Ha voluto compiere una rottura anche in questo, dissacrare una figura che da De Gaulle incarna la République. Ma ora vedo che si sta correggendo... " E le prime due cause? Troppe riforme o poche riforme? "Come dicevo si sommano, la contraddizione è apparente. Da una parte c'è un effetto normalissimo: le riforme radicali e coraggiose intaccano rendite di posizione, incrostazioni di interessi, monopoli e oligopoli. Se scorre il rapporto Attali vede esempi innumerevoli: commercianti, notai, farmacisti...Anche la soppressione dei dipartimenti colpisce un bel pezzo del ceto politico locale e nazionale. I criteri meritocratici non piacciono a burocrati e dipendenti pubblici. E così via: milioni di persone". Quindi, come si fa? "Si va avanti. L'impopolarità nel breve e medio termine è scontata. è ovvio che in una prima fase emergano gli interessi colpiti, perché ancora non si vedoCostituzionalista Franco Bassanini.

Torna all'inizio


<Problema giusto risposta sbagliata> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-17 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Centrosinistra / Nicola Rossi "Problema giusto risposta sbagliata" "Tornare allo scalone di Maroni sarebbe poco ragionevole per una lunga serie di ragioni ma pensare che il sistema previdenziale non abbia problemi è una pia illusione". Nicola Rossi, uno dei più ascoltati economisti di Walter Veltroni e autore, insieme a Enrico Morando e Tiziano Treu, del programma del Partito democratico non si lascia trascinare nella facile polemica contro le ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi. E sostiene che il bubbone previdenziale c'è ancora. E non se ne andrà finché il Paese non tornerà a crescere a un tasso di sviluppo oltre il 2 per cento l'anno. Tutti questi anni di discussione non sono serviti a niente? "Andiamo con ordine. Innanzitutto la modifica della legge Maroni è stata sacrosanta perché la sua introduzione aveva dei grossi problemi tecnici. Tuttavia restano due questioni da affrontare. Da un lato ci sono trattamenti previdenziali troppo bassi. Dall'altro lo schema della Dini, che ormai è stata varata 13 anni fa nel 1995, andrebbe adeguato alla nuova struttura del mercato del lavoro dove la precarietà e la discontinuità di versamenti contributivi è diffusissima. Anche se, bisogna ricordarlo, molto è stato fatto con il protocollo sul welfare ". C'è qualche altro "ma anche"? "Eh sì che c'è. Sono convinto che qualsiasi riforma previdenziale si faccia, sarà sempre insufficiente perché la madre di tutti i problemi del nostro Paese è un tasso di crescita troppo basso. E, infatti, non a caso questo problema è stato messo in testa al programma del Partito democratico". Allungando l'età non si risparmiano miliardi? "Non basta se non cresce l'economia nel suo complesso e almeno oltre il 2% del Pil. Allungare l'età previdenziale per cassa, come sembra la filosofia che sta alla base delle dichiarazioni di Berlusconi, non serve a molto. Lo si deve fare, semmai, per offrire alla società maggiore equità". Per crescere Corrado Passera ha lanciato la proposta di fare investimenti choc sulle infrastrutture. Lei cosa ne dice? "Se significa spendere in deficit, come prevede la ricetta keynesiana, non sono d'accordo. Se invece lo si fa intervenendo contestualmente sulla spesa pubblica, e magari drenando risorse con la cessione di parte del patrimonio dello Stato, allora sono con lui". R. Ba. Nicola Rossi, economista vicino a Veltroni \\ Due questioni: assegni bassi e un contributivo che non si adatta al mercato del lavoro.

Torna all'inizio


ROMA Silvio Berlusconi smentisce di voler tornare alla riforma del sistema previdenziale ideata da (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Maroni. "La sinistra mi mette in bocca cose mai pronunciate, ho solo detto che bisogna restituire potere d'acquisto alle pensioni", assicura. Tuttavia, l'ipotesi ventilata inquieta il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che la considera "una proposta pericolosa", e i sindacati. E il Cavaliere rivela anche di temere "brogli elettorali" e per questo lancia l'allarme ai militanti invitandoli ad andare nei seggi a controllare le procedure "come veri difensori della libertà". Il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, non commenta, ma rispedisce al Pdl l'accusa di copiare il programma: "Adesso sono loro che cominciano a copiarci". Uno studio del Messaggero, rivela che la partita elettorale si gioca in quattro regioni: Lazio, Liguria, Abruzzo e Marche.

Torna all'inizio


Veltroni sfida il Cavaliere <Siete voi che copiate> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-17 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Il Pd Attacco a Casini: gli voglio bene ma la smetta di insistere sull'inciucio Veltroni sfida il Cavaliere "Siete voi che copiate" Sul palco con una precaria: è la nostra Sharon Stone "Vediamo cosa farà il centrodestra in Parlamento su stipendi, precari e sulla politica europea" DAL NOSTRO INVIATO TRIESTE - Il giorno prima avevano parlato alla stessa platea, quella di Confcommercio a Cernobbio. Ora sono lontani, ma il duello continua. E Walter Veltroni si prende una rivincita sul copyright dei programmi. Al Palazzetto dello Sport di Trieste racconta che Silvio Berlusconi ha dichiarato: "è ingiusto non pagare le tasse". E lui, dal palco, gli risponde per le rime: "Mi complimento. Dopo anni e anni di ripetuti condoni arrivano alle nostre stesse posizioni. Allora vuol dire che sono loro a copiare il nostro programma". E giù l'applauso dei 3 mila e cinquecento che sono accorsi ad ascoltarlo. Posti esauriti al Palachiarbola per il leader del Pd. Lo precede Valentina Mercandel, laureata in Scienza dell'educazione e precaria, che paragona con una battuta a Sharon Stone, dopo aver ringraziato pubblicamente George Clooney dei complimenti che aveva rivolto alla sua politica qualche giorno fa. Siamo al giro di boa: 55 province su 110. Tanto che a celebrare l'evento c'è un apposito video montato da Nessuno Tv e Democratica Tv, le due televisioni che seguono ogni passo del suo tour d'Italia in pullman. Un girone di ritorno verso il 13 aprile che si consuma in questa terra dove tutto sa di confine. Poche ore prima, a Gorizia, parla prima di lui una ragazza in sloveno: insiste sulla necessità di costruire "ponti" e, fatto non indifferente, canta l'inno di Mameli. Veltroni ne approfitta per qualche minuto di lessico familiare, dato che il nonno era sloveno, poi riprende l'attacco sui programmi al "leader dello schieramento a noi contrapposto " (continua a non citare Berlusconi): "Ma se, come dice lui, il nostro è tanto simile al loro, perché a Milano si è messo a strapparlo?". La verità, secondo il segretario del Pd, è che "le loro proposte sono molto diverse". Per dimostrarlo lancia una sfida a Berlusconi su tre punti precisi: "Vediamo cosa faranno in Parlamento su alcune grandi questioni. Prima di tutto: noi abbiamo proposto l'aumento degli stipendi per rispondere all'inflazione reale, lui no. Per i precari abbiamo lanciato il salario minimo di mille euro, come esiste in tanti altri Paesi. E lui no. E sull'Europa, come si comporteranno? Basta pensare che hanno proposto di andarcene dal Libano e di tornare in Iraq, da dove se sono andati tutti via". In questa regione, collocata dal segretario locale del Pd, Bruno Zuech, "ad Est del Nord Est", tesse l'elogio del governatore Riccardo Illy definito "un valore aggiunto" e critica "i secessionisti del week-end, quelli che minacciano di separarsi dall'Italia parlando agli elettori del loro collegio, e poi, quando il martedì tornano a Roma, cambiano discorso". La strategia è ormai collaudata: Veltroni cerca di schiacciare il Pdl il più possibile agli estremi del suo schieramento, chiamandolo sempre "destra". Denuncia: "Avrebbero preferito che ci presentassimo con la coalizione eterogenea di sempre, ma abbiamo avuto coraggio scegliendo di correre da soli: dopo 15 anni non si poteva più andare avanti governicchiando ". Ma per la prima volta lancia anche frecce avvelenate contro Pier Ferdinando Casini: "Gli voglio bene, è un amico. Ma non capisco perché continua a insistere sull'inciucio tra noi e la destra, lui che dal '94 stava con loro e che se n'è andato solo dopo aver recitato il ritornello della celebre canzone di Enzo Jannacci "vengo anch'io, no tu no". Se avesse avuto coraggio avrebbe dovuto scegliere di fare le riforme prima di andare alle elezioni... ". Roberto Zuccolini Paragoni Dopo Perla Pavoncello, cui Silvio Berlusconi ha consigliato di sedurre il figlio, ieri è salita alla ribalta un'altra precaria. Valentina Mercandel, 32 anni, insegnante, è salita sul palco nel comizio di Walter Veltroni a Trieste ( foto Giovannini). Galante anche il leader del Pd, che l'ha paragonata a Sharon Stone (nel tondo).

Torna all'inizio


<Ho perdonato, incontrerei Moretti> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-03-17 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE L'anniversario di via Fani Veltroni: chi ha sparato dovrebbe evitare di riempire giornali e tv "Ho perdonato, incontrerei Moretti" Parla Agnese, figlia di Aldo Moro, 30 anni dopo il rapimento. Cossiga s'inginocchia Perruggini, uno dei familiari delle vittime: abbiamo il diritto di sapere la verità. D'Alema: la sua eredità nel Pd ROMA - In ginocchio dove Aldo Moro venne rapito. Trent'anni dopo il giorno in cui le Br rapirono l'ex premier dc per aprire una trattativa con lo Stato, l'allora ministro dell'Interno Cossiga che assieme all'allora presidente del Consiglio Andreotti la respinse, visibilmente toccato, si è inginocchiato sul luogo dell'agguato. Lì dove persero la vita gli agenti di scorta Oreste Leonardi, Francesco Zizzi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino e Giulio Rivera. A ricordare i loro nomi è stata ieri la figlia di Moro, Agnese. Dice di aver ormai "perdonato tutti" quindi anche l'ex br Mario Moretti, mente della strage ("Penso che ora gli stringerei la mano", come ha già fatto con l'ex br Alberto Franceschini) ma chiede ai terroristi di "dire la verità su tutto quello che è successo in quegli anni ". Le fa eco il leader del Pd Veltroni: "Penso che le persone che hanno ucciso Aldo Moro - dice -, un essere umano che era da 55 giorni segregato e fatto uscire solamente per portarlo nel luogo dove venne assassinato nel modo più vigliacco possibile, e chi ha sparato all'agente Iozzino (a terra qui), dovrebbero avere il buon gusto di evitare di riempire giornali e tv. Se non per raccontare, ma questo avrebbero dovuto farlo nelle aule del tribunale, una verità che ancora non è del tutto completa". D'accordo i familiari delle vittime: "Dai nostri cari uccisi non abbiamo avuto deleghe al perdono, ma abbiamo il diritto a sapere", dice Potito Perruggini Ciotta, nipote del brigadiere Ciotta ucciso dai terroristi. In via Fani ieri la politica si è data appuntamento. E dimenticando le ultime, drammatiche, parole di Moro ("il mio sangue ricadrà su di voi") ha riaperto la contesa sulla sua eredità politica. Massimo D'Alema sull'Unità rivendica al Pd la "visione democratica" del presidente dc. Mentre Berlusconi, dice, è "il contrario di Moro". Anche il leader Prc Bertinotti loda l'insegnamento di Moro: la politica deve saper interpretare "anche i moti più radicali ". E Veltroni accosta Moro e Berlinguer nella comune ricerca dell'"interesse nazionale ", lodando però la linea della fermezza. "Cinica ipocrisia", accusa Bobo Craxi ricordando come suo padre fu l'unico a proporre la trattativa con le Br per salvare Moro. Fiori in via Fani sono stati deposti dal presidente del Senato Marini, anche in rappresentanza del capo dello Stato Napolitano in Cile, dal premier Romano Prodi e dal ministro Amato, dai candidati sindaco di Roma Rutelli e Alemanno e da molti cittadini. Virginia Piccolillo Il ricordo I fiori deposti ieri davanti ai ritratti dei cinque agenti della scorta di Aldo Moro, uccisi in via Fani dalle Brigate rosse. A destra, Francesco Cossiga in ginocchio davanti alla lapide (Fotogramma).

Torna all'inizio


Berlusconi sulle pensioni: non le cambierò (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dossier sulle quattro Regioni decisive per il voto. D'Alema: Pd erede di Moro Berlusconi sulle pensioni: non le cambierò Il Cavaliere lancia l'allarme brogli. Veltroni: il Pdl ci copia.

Torna all'inizio


Capotondi: non corro, vorrei Silvio e Walter insieme (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-17 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Il caso L'attrice di "Notte prima degli esami" rinuncia a candidarsi con Rutelli: comunque lo voterò Capotondi: non corro, vorrei Silvio e Walter insieme ROMA - Cristiana Capotondi, allora? "Non posso candidarmi. Mi dispiace tantissimo per Rutelli". Ma che è successo? "Niente, c'è un problema con Rebecca, la fiction della Rai che va in onda il 7 e l'8 aprile su Rai uno. Rutelli, che conosco da quando era ministro, mi aveva proposto la sua lista degli under 30 per Roma. Ma per via della fiction non posso accettare". Par condicio? "Credo. Anche se forse per le comunali la legge non è proprio così. Però la Rai l'ha sempre applicata in questa maniera ". E dunque? "Ritiro la mia candidatura". Rutelli lo sa? "Ho parlato con il suo staff. Lui devo ancora incontrarlo. Comunque lo voterò". Scelta privata? "Privatissima". Nessuno l'ha influenzata? "Nessuno. Ho parlato con Alessio Boni, il coprotagonista della fiction, e con Riccardo Milani, il regista. Mi hanno risposto come Giancarlo Leone, Fabrizio Del Noce...". Ovvero? "Cristiana, fai come credi... Se mi fossi candidata, la fiction sarebbe dovuta slittare, probabilmente ad ottobre. E non mi sembrava giusto per il lavoro di tutti loro. Soprattutto quello di Enrico ". Enrico? "Lucherini. L'ufficio stampa della fiction. Si è dato davvero molto da fare". Ma lei che c'entra con la politica? "Niente. Come gli altri ragazzi della lista under 30. Ero stata chiamata per dare idee per i giovani a Roma". E che idee avrebbe dato? "Bah, per esempio di recuperare le professionalità artigianale di questa città: chi lavora la legna, il ferro, i metalli. Avrei fatto andare i "ragazzi a bottega", per non far perdere la creatività. Così come per le arti. E tutto con una fondazione che non avrebbe gravato sul Comune ma si sarebbe autofinanziata grazie alla quota associativa di aziende che si richiamano al mondo giovanile". Se l'avesse chiamata Gianni Alemanno invece di Rutelli? "Alemanno non lo conosco. E non mi ha chiamato. Ma sarei andata a sentire. Oggi non ha più senso dividere in destra o sinistra, ma bisogna guardare le persone, le cose che vogliono fare... ". E di Berlusconi che pensa? "Alcune cose che fa mi piacciono, altre meno. Come Veltroni del resto". Nessuna differenza? "Mi stanno simpatici tutti e due. Anzi.. ". Anzi? "Sarebbe bellissimo se si potessero unire in un governo di grande centro. Avrebbero un consenso praticamente plebiscitario e finalmente questo paese potrebbe fare dei passi in avanti sul serio ". Alessandra Arachi.

Torna all'inizio


Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-17 num: - pag: 3 categoria: AL... (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-17 num: - pag: 3 categoria: ALTRI OGGETTI un complimento, non c'era sarcasmo: Veltroni faceva l'impossibile per il cambiamento, e Stampete lo bollava come il vecchio. Un mago della comunicazione. Bene, chissà se per tutti questi meriti adesso le porte del Pd si spalancano al figlio, che si chiama Antonio - già consigliere nel Diciottesimo - ma, chissà perché, ha un soprannome che è identico al nome del padre, Nicolino. Chissà se è per far spazio alla corrente sua che nei Municipi (al Quinto, al Decimo), alcuni che erano stati espulsi dal Partito socialista perché colpevoli di sostenere Rutelli e non Grillini, si sono ritrovati consiglieri uscenti e non ricandidati dal Pd, cioè dal partito che, come loro, sostiene Rutelli. Chissà, magari non si tratta di favorire qualcuno della stessa corrente degli Stampete ma di aprire porte a cugini, a fratellini, a nipoti accolti al grido di "largo ai giovani". Sia chiaro: figli d'arte ci sono, eccome, anche a destra. A cominciare da Luca Gramazio, giovane consigliere del Pdl, proveniente dalla militanza dentro An. Il padre, Domenico, è uno dei pezzi da novanta della destra romana: detto "il pinguino". Eletto in Campidoglio per la prima volta addirittura nel 1979, deputato dal '94, quando per la prima volta l'ex Msi andò al governo col primo Berlusconi. Il figlio, Luca, è consigliere comunale uscente e cerca il bis. New entry assoluta, invece, è Laura Marsilio che ha un compito non di scarsa responsabilità: portare via il I Municipio, amministrato nell'ultima consigliatura da Giuseppe Lobefaro, al candidato del centrosinistra Orlando Corsetti. Laura è la sorella di Marco, altro elemento di spicco di Alleanza Nazionale: era capogruppo nell'aula Giulio Cesare, adesso corre per un seggio in parlamento. Non ha un incarico così delicato, ma sempre nel Pdl c'è un'altra figlia d'arte: si tratta di Flaminia Augello, figlia del senatore Andrea, il lizza per un posto da consigliere nel XVI Municipio, suo territorio di azione politica da diversi anni. Ma anche nell'Udc c'è qualche caso di figli illustri: è il caso di Mario Sbardella, figlio dello "squalo " Vittorio, uno dei capofila della Dc romana. Mario è in lizza per la presidenza dell'VIII Municipio, a Tor Bella Monaca. E al Campidoglio c'è Michele Gerace, figlio di Antonio detto "Luparetta", assessore all'Urbanistica nei primi anni '90 con la giunta Carraro. Alessandro Capponi Ernesto Menicucci.

Torna all'inizio


D'Alema e Fini nel salotto di Marra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-17 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Capitalisti della Capitale di PAOLO FOSCHI D'Alema e Fini nel salotto di Marra è scatenato Giuseppe "Pippo" Marra, in tempi di campagna elettorale. L'editore dell'Adnkronos e del network multimediale che ruota intorno all'agenzia di stampa da settimane organizza incontri con i candidati alle politiche. Nel Palazzo dell'Informazione di piazza Mastai, a Trastevere, ha ospitato fra gli altri personaggi come la senatrice del Pd Paola Binetti o come l'ex ministro di An Maurizio Gasparri. Ma vuole fare di più. E mercoledì sarà il turno - separatamente - del leader di An, Gianfranco Fini, e del ministro uscente degli Esteri, Massimo D'Alema. Qualcuno sussurra poi che Marra, amico di vecchia data del ex capo dello Stato Francesco Cossiga, starebbe lavorando al gran colpo finale: Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Non solo politica, però. Pochi giorni, infatti, Adnkronos International ha siglato un altro accordo di collaborazione nell'area mediorientale: il gruppo editoriale romano e la Bibliotheca di Alessandria, diretta da Ismail Serag El-Din, svilupperanno progetti per la produzione di notizie su vari supporti (Internet, tv, etc) e per il potenziamento dei contenuti digitali della struttura egiziana. L'Adnkronos già realizza servizi video e notiziari in lingua araba venduti, fra l'altro, anche ad Al Jazeera, la più famosa fra le emittenti tv nel mondo islamico. E con l'accordo in Egitto rilancia la sfida a Ansamed, il notiziario dell'Ansa dedicato ai paesi che si affacciano sul Mediterraneo. p_foschi@yahoo.it Giuseppe Marra.

Torna all'inizio


Berlusconi: urne, c'è il rischio brogli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-17 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il Pdl "Per vigilare sulle elezioni ci sarà l'esercito dei difensori della libertà". E ricorda la prima fidanzata Berlusconi: urne, c'è il rischio brogli E scherza: soubrette in lista? No, servono ad altro, io ho le idee chiare "Il programma di Veltroni è la copia carbone del nostro. Walter sta tentando di fare un gioco di prestigio" DAL NOSTRO INVIATO COMO - "Occorre armare un esercito in difesa della libertà. Bisogna evitare il bis del 2006, quando la sinistra buttò fuori i nostri rappresentanti di lista". Silvio Berlusconi rilancia la crociata contro i brogli. Sarà pure "la giornata che abbiamo dedicato alla famiglia". E sarà anche vero che "a guidare la nostra azione politica deve essere un sentimento di fratellanza e amore per gli altri". E certamente, la visita alla casa famiglia Cometa, dove quattro coppie che si ispirano all'insegnamento di don Giussani allevano non soltanto i loro 14 figli ma anche altri 28 ragazzi in affido, è stata senz'altro "un'esperienza rigenerante ". Però, quello di ieri a Como è stato il comizio di Silvio Berlusconi più aggressivo da diverso tempo a questa parte. Con l'appello alla mobilitazione dei "difensori del voto" contro i "veri e propri professionisti del broglio" e diversi attacchi a Walter Veltroni, indicato per nome e cognome. Il leader del Pdl nella prima parte del comizio si attiene al copione di queste settimane: la preoccupazione per un quadro internazionale instabile, la "situazione critica lasciata dal governo Prodi", la "vera angoscia " per l'emergenza rifiuti campana "che non so ancora come riusciremo a risolvere". Al punto che, mentre parla dell'aumento delle quotazioni del frumento, uno dei supporter quasi lo richiama gridando "Silvio, facci sognare". Poi, però, comincia a parlare di "un signore che in questi anni è stato su un altro pianeta" e con il suo pullman "ha trovato il modo di andare a mangiare a sbafo a casa di una famiglia diversa al giorno". Il programma di Veltroni, dice l'antagonista, "è la copia carbone del nostro". Dunque, "se si potesse credergli, lo voterei anch'io e me ne andrei in gita al Baradello", il colle simbolo di Como. "Tanto più – aggiunge l'ex premier – che è là che ho conosciuto la mia prima morosa". Sennonché, "credere a Walter Veltroni non si può. E' un bravissimo comunicatore, bravissimo. E sta tentando di fare un gioco di prestigio, quello di far credere di essere il nuovo". Al contrario, "basta guardare le liste e si scopre che ai primi posti ci sono tutti i ministri e i viceministri del governo ". Inoltre, "continuano le aggressioni nei miei confronti. Hanno detto che sono ammalato, che avrei candidato le soubrette... ". Qui Berlusconi si ferma: "Quando invece le soubrette servono ad altro. Voi lo sapete, io su questo ho le idee molto chiare...". Ma i toni da crociata arrivano appunto sui brogli. Berlusconi regge una grossa fronda di Ulivo ("Mica quello di Prodi") che gli ha consegnato un sostenitore: "Ricordatevi quel che è successo l'altra volta, quando dopo mezzanotte hanno smesso di affluire i dati, soprattutto dal Sud. Poi, tre ore dopo, hanno ripreso ad arrivare: ma erano scomparse tutte le schede bianche". Marco Cremonesi AComo Il leader del Popolo della libertà Silvio Berlusconi ieri in piazza Duomo durante un comizio elettorale: ha ribadito che "il Pdl resta avanti al Partito democratico di 10 punti" (Emmevi).

Torna all'inizio


Marina a sorpresa: mi piace Luxuria è preparata e spiritosa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-17 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Su "A" La figlia del Cavaliere si confessa Marina a sorpresa: mi piace Luxuria è preparata e spiritosa MILANO - Se non fosse già accasata, anche lei, come il fratello Pier Silvio, avrebbe potuto risolvere la vita a un precario: presidente di Mondadori e di Fininvest, Marina Berlusconi, primogenita del leader del Popolo della libertà, è la settima imprenditrice più importante del pianeta, Usa esclusi, secondo Fortune. Per Forbes è al 33Ë? posto tra le donne più influenti del mondo, questa volta intero. E infatti, anche se voterebbe per McCain, tra i democratici sceglie Hillary Clinton che "ammira ": "meno simpatica" di Obama ma "donna concreta", ha combattuto le sue battaglie "senza risparmiarsi, sudando, faticando ". Ama il merito e il coraggio Marina Berlusconi, come racconta in un'intervista a Maria Latella, direttore del settimanale "A ". Per questo è "incuriosita" da Vladimir Luxuria, che "era stata dipinta più o meno come un fenomeno da baraccone e invece mi pare una persona intelligente, preparata, ragionevole, con un grande senso dell'umorismo". "Non voglio fare comizi" mette le mani avanti la figlia dell'ex premier, che si divide tra il lavoro e la famiglia: il compagno Maurizio Vanadia e i due figli Gabriele di 5 anni e Silvio di 3. La scelta del nome del più piccolo però rivela subito l'ammirazione sconfinata verso il padre: "Mi piacerebbe leggere cosa scriveranno i libri di storia dei nostri nipoti - dice alla Latella -. Sono sicura che riconosceranno in Silvio Berlusconi il personaggio più importante di questi 15 anni, e anche dei prossimi". Tra i meriti: "è stato il primo a prendere impegni precisi con gli elettori e a sottoporsi poi alla verifica; ha garantito all'Italia un governo di ben 5 anni, che ha fatto molto in assoluto, moltissimo se paragonato a chi lo ha preceduto; ha rotto molti tabù". Non teme di sembrare eccessiva Marina, e su un'ipotetica somiglianza tra i modi di Sarkozy e di suo padre, non esita ad affermare che "per quanto mi riguarda, è davvero unico. Con tutto il rispetto, non c'è Sarkozy che tenga ". Salva però l'ex première dame dell'Eliseo Cécilia, che le "piace molto". La figlia di Berlusconi sa anche rendere l'onore delle armi a "una parte delle sinistra", ovvero il Pd, che ha "finalmente preso atto che non si poteva più intossicare l'Italia con il veleno dell'antiberlusconismo". Tant'è che a cena con Veltroni ci andrebbe pure, "perché no?" anche se si chiede se lui "non preferirebbe invitare qualcun altro della mia famiglia", alludendo all'invito del leader del Pd a Veronica Berlusconi di entrare nella sua squadra. Le gentilezze finiscono qui, perché a dire di Marina la sinistra è affetta da "una sindrome da autocritica cronica, che significa solo una cosa: non riescono ad azzeccarne una". Francesca Basso Famiglia Sopra, Marina Berlusconi, 41 anni, con i figli Silvio (che ha preso il nome del nonno), 3 anni, e Gabriele, 5 anni. Nell'intervista al direttore del settimanale "A" Maria Latella, in edicola mercoledì, la primogenita di Berlusconi parla del padre e della sua famiglia. A sinistra, in alto, la deputata di Rifondazione comunista Vladimir Luxuria. A lato, in basso, Cécilia Sarkozy, ex moglie del presidente francese.

Torna all'inizio


ROMA Per la seconda volta, Silvio Berlusconi parla della riforma delle pensioni e della nece (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIA TERRACINA ROMA Per la seconda volta, Silvio Berlusconi parla della riforma delle pensioni e della necessità di tornare allo "scalone" proposto dal leghista Maroni, quando era ministro del Lavoro nel governo del centrodestra e, per la seconda volta, ci ripensa. Anzi, al convegno di Confcommercio a Cernobbio, riflettendo ad alta voce, aveva perfino spiegato che "nemmeno quel sistema basta a riequilibrare il sistema pensionistico terremotato dal governo Prodi". Ma il giorno dopo, a mente fredda, assicura, come già aveva fatto all'inizio della campagna elettorale, di non aver mai detto di voler tornare all'antico. "Come al solito, la sinistra si esercita nell'alterazione di mie dichiarazioni sulle pensioni a Cernobbio- accusa- ho solo sottolineato che il problema principale delle pensioni è quello di mantenere intatto il potere d'acquisto dei pensionati valutando la concreta possibilità in termini di spesa globale di un loro adeguamento al costo della vita. So bene che i sistemi pensionistici non si cambiano da un anno all'altro, tanto meno senza una consultazione sociale. Il resto - conclude- è il tradizionale vizio stalinista di attribuire agli avversari ciò che non hanno mai detto". Dal palco di Como, il Cavaliere continua ad accusare Veltroni di aver copiato il programma del Pdl: "Se ci credessi, lo voterei", scherza. E fa battute anche sulle soubrette che lui avrebbe voluto canidare. "Macchè, con loro vorrei farci altro", assicura. Quindi, annuncia che si prepara a governare "con tanta umiltà", ricordando le sue proposte: le misure fiscali a favore delle famiglie, ossia il quoziente familiare, il buono per gli affitti per i meno abbienti, aiuti per i bambini che nascono, libri gratuiti fino ai 18 anni e l'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Ma, soprattutto, a meno di un mese dal 13 aprile, lancia l'allarme brogli elettorali. "C'è un problema grandissimo- accusa- quello dei brogli. Bisogna vigilare sugli scrutini che devono essere corretti, l'altra volta in Campania e in Calabria c'è stato un blocco degli scrutini e poi hanno vinto loro- ammonisce- è perciò necessario che ci sia un esercito dei difensori della libertà, che combatta i professionisti dei brogli che sono a sinistra". Per questo, rivolge ai militanti un appello alla vigilanza: "Chi se la sente di passare il sabato a confrontarsi con i rappresentanti di lista della sinistra si può mettere in nota",scandisce. Il pericolo ventilato dal leader del Pdl non sortisce effetti tra gli avversari. Il candidato premier del Partito democratico, Walter Veltroni, si limita a scuotere la testa e si rifiuta di commentare. E lo stesso fa il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, candidato premier per la Sinistra arcobaleno: "Non posso dire nulla in merito a cose che non hanno nessuna rilevanza nel corso di questa campagna elettorale", afferma da Rieti, dove ha aperto la campagna elettorale "ecocompatibile". Per il responsabile comunicazione del Pd, Ermete Realacci, "Berlusconi ci offre, 14 anni dopo, i soliti argomenti nella solita minestra riscaldata". E anche il leader dell' Udc, Pier Ferdinando casini sospira: "Brogli elettorali? Siamo sempre agli stessi slogan ed alle stesse chiacchiere della precedente campagna elettorale. Ma un gigantesco broglio c'è già e si vede. Quello della violazione palese della par condicio targato Pd-Pdl". Gianfranco Fini, invece, continua a preoccuparsi del futuro del Popolo della libertà e avverte: Se si vince uniti, bisogna continuare ad esserlo anche dopo perchè le responsabilità devono essere di tutti e non di pochi. Quindi- incalza- dopo bisogna fare il partito, con le regole che devono essere rispettate. Non è più tempo di monarchia".

Torna all'inizio


ROMA - La terribile tragedia italiana , come la chiama il capo dello Stato Giorg (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO NICOTRA ROMA - La "terribile tragedia italiana", come la chiama il capo dello Stato Giorgio Napolitano, è ancora viva nel ricordo dei leader politici. A trent'anni dal rapimento di Aldo Moro e dalla strage della scorta (Giulio Rivera, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Oreste Leonardi e Raffaele Iozzino), in via Fani sono in tanti. I presidenti di Camera e Senato, Fausto Bertinotti e Franco Marini, il leader del Pd Walter Veltroni e la delegazione di FI con Beppe Pisanu (nel '78 braccio destro del segretario Dc Benigno Zaccagnini). Ci sono il premier Romano Prodi, il ministro dell'Interno Giuliano Amato e i candidati a sindaco di Roma Francesco Rutelli (Pd) e Gianni Alemanno (Pdl). Commozione e memoria, dunque, ma anche riflessioni sull'eredità politica di Aldo Moro: sono in tanti a rivendicarla. Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema è convinto che il Pd incarni la "visione democratica" dello statista, mentre Silvio Berlusconi rappresenta proprio "il suo contrario". Pisanu ritiene un errore "rivendicare ideologicamente l'eredità" di Moro e ricorda "l'uomo del confronto, della pace sociale e politica". Pisanu parla del "sostanziale pareggio" del '76 tra Dc e Pci e dice che Moro volle un governo di solidarietà nazionale per evitare un traumatico ritorno al voto. Riflessione simile quella di Veltroni, secondo il quale Moro e Berlinguer furono i campioni di una politica che guarda agli interessi nazionali. "Un valore - osserva il leader Pd - da recuperare": forze che si battono nel conflitto per il governo devono collaborare quando si tratta di scrivere insieme le regole del gioco. L'ex sindaco stigmatizza la presenza degli ex terroristi in tv. Agli ex Br Veltroni chiede solo di dire la verità. E se il presidente di An Gianfranco Fini è sulla stessa linea e parla del "dovere di accertare ciò che ancora oggi è ignoto", il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini si schiera senza incertezze con le vittime: "I media danno la parola a carnefici e terroristi, un doppiopesismo che è una vergogna per la democrazia. Noi stiamo con le vittime". Casini ricorda proprio da Bari "la lezione di Moro" citando la sua celebre frase su "la stagione dei diritti che deve coincidere con quella dei doveri". "E' in queste parole", spiega il leader centrista, "tutta l'attualità della lezione di Moro". Da qui, sottolinea, discendono le due parole-chiave della stessa campagna elettorale Udc: responsabilità e verità. "Concetti", osserva ancora Casini, "cui dopo un avvio di campagna elettorale tutto all'insegna di slogan e promesse mirabolanti, sono dovuti venire pure Berlusconi e Veltroni". "A volte", avverte il leader dell'Udc, "essere scomodi e prendere provvedimenti impopolari vuol dire fare gli interessi del Paese. Altrimenti si fa solo propaganda". Di fianco a lui, l'ex segretario Dc Ciriaco De Mita afferma che Moro è un esempio in un momento in cui "non si parla di politica ma si urlano i provvedimenti da prendere".

Torna all'inizio


Silvio si rimangia le pensioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VERSO IL 13 APRILE Berlusconi fa retromarcia: "Non è vero che rivoglio lo scalone. Mi travisano i soliti stalinisti" Silvio si rimangia le pensioni Antonio Sciotto Roma Come è già accaduto diverse volte, Silvio Berlusconi si è rimangiato le sue dichiarazioni. Ieri è toccato al tema delle pensioni e all'annuncio, fatto sabato a Cernobbio davanti alla platea della Confcommercio, di voler restaurare la riforma Maroni non appena sarà tornato al governo. Insomma, rimettere lo scalone al posto degli "scalini" introdotti dal governo Prodi. Il capo del Pdl ha fatto retromarcia dopo le dichiarazioni del sindacato, abbastanza allarmate: "Come al solito - ha spiegato in una nota - la sinistra si esercita nell'alterazione di mie dichiarazioni. Io ho detto che il problema delle pensioni è quello di mantenere intatto il potere d'acquisto, valutando la possibilità di un loro adeguamento al costo della vita". "So bene che i sistemi pensionistici non si cambiano da un anno all'altro", ha dunque aggiunto per spazzare il campo dal timore di nuove strette, "tanto meno senza una consultazione sociale" (il Cavaliere adesso è diventato "concertativo"?). "Il resto - conclude - è il tradizionale vizio stalinista di attribuire agli avversari ciò che non hanno mai detto". In mattinata era stato il ministro del Lavoro Cesare Damiano, parlando anche lui a Cernobbio, a bocciare la "restaurazione" berlusconiana: "E' una idea molto pericolosa - ha spiegato alla platea dei commercianti - Questi annunci sono devastanti, perché si spingono le persone ad andare in pensione anziché allungare la loro vita lavorativa". Il ministro ha poi citato una serie di dati per dimostrare che i conti Inps starebbero migliorando grazie alla riforma Prodi: il bilancio dell'Inps avrebbe visto gli incassi passare da 104 miliardi nel 2006 a 121 nel 2007, mentre le pensioni pagate sono passate da 179 miliardi nel 2006 a 192 nel 2007, una cifra che per Damiano dimostra come "si paghino pensioni migliori". Inoltre, il fabbisogno è calato da 75 a 70 miliardi. Ma sono state soprattutto le affermazioni dei sindacati che devono aver convinto Berlusconi a uno dei suoi classici retrofront sulle "battute" o sulle "dichiarazioni travisate" dalla stampa "stalinista". Raffaele Bonanni, della Cisl, aveva detto che gli sembrava "sbagliato ricominciare a rompere ciò che si è fatto"; e poi ha rilanciato il suo refrain degli ultimi tempi, ovvero un futuro governo di larghe intese: "Spero si apra una costituente e che nella nuova legislatura le forze maggiori collaborino". Gli stessi toni da Luigi Angeletti, capo della Uil. Dalla Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti è tornato a bocciare i programmi economici e sociali di Berlusconi e Veltroni: "Sono lontani dai lavoratori: se Berlusconi dice una politica di destra, che comprime le esigenze di chi lavora, Veltroni non pronuncia parole sufficientemente diverse". Intanto va ricordato che il manifesto, in comune con altre forze della sinistra, aveva criticato non solo - come è ovvio - la riforma Maroni, ma anche gli "scalini" costruiti dal governo Prodi con le parti sociali, dato che non permettono un'uscita flessibile o con incentivi,ma introducono quote rigide e obbligatorie che aumentano forzosamente l'età. Ma soprattutto è sbagliato il presupposto delle ultime riforme, dato che i conti Inps non avevano un andamento così negativo, se non per il fatto che i costi dell'assistenza sono caricati sulla previdenza, senza un bilancio distinto e trasparente. Inoltre, va ricordato che il governo Prodi, e in particolare il Pd che tanto peso ha nei suoi equilibri, stanno tradendo persino il Protocollo del welfare, dato che si sta lasciando scadere la delega sui lavori usuranti: se non si agisse entro questa settimana, varando il decreto delegato, perderebbero i benefici di pensione anticipata oltre un milione di lavoratori che hanno avuto una carriera particolarmente gravosa. La scadenza del decreto è il 31 marzo, ma l'ultima seduta utile del consiglio dei ministri è quella di dopodomani, mercoledì 19: il tema non è stato ancora inserito nell'ordine del giorno.

Torna all'inizio


La Chiesa al suo posto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rossana Rossanda Che campagna elettorale! Poche idee, bassezze, graffi, scuse, perfino Vespa si annoia. Nel Popolo della Liberta gli slogan di sempre sono pieni di disprezzo per l'avversario. Berlusconi aggiunge una prudente allusione ai tempi difficili che verranno - recessione, euro troppo alto, petrolio alle stelle - per cui (ma non lo dice) si stringerà la cinghia. Invece Veltroni gioca la carte delle buone maniere anche se ieri gli è sfuggito un "chi vince comanda", a prova che della democrazia hanno la stessa idea. Lui però non mette in guardia dalle imminenti vacche magre: macché pericoli provenienti dall'esterno, sono state la sinistra e i centro-sinistra a sbagliare tutto, facendosi legare le mani dalla nefasta ideologia che contrapponeva padroni e operai, proprietari e spossessati, beni privati e beni pubblici. Usciamo da questa paralizzante menzogna! Lo pensa anche Galli della Loggia. Passate le redini in mani più giovani e refrattarie alle fantasie sociali l'Italia rifiorirà. Bankitalia e l'Ocse informano che abbiamo in Italia i salari più bassi dell'Europa, neanche la Grecia, ma solo Bertinotti raccoglie. Gli altri tacciono perché la Banca Centrale Europea comanda: guai ad alzarli, i salari, sarebbe l'inflazione. I salariati non hanno da fare che una cura dimagrante in attesa di tempi migliori. Eppure all'aeroporto mi hanno avvicinato due giovani, due facce pulite: Questo Veltroni, quale speranza per noi! E lei che ne pensa? Rispondo ridendo: Il peggio possibile. Sorpresa. Li guardo, due ragazzi cui il leader rinnovatore, le playstation e la tv assicurano che viviamo in un mondo senza conflitti, eccezion fatta per l'amore, la mafia e il terrorismo islamico. Che strada in salita li attende per rimediare alla devastazione di quel minimo di critica dell'economia e di spessore democratico cui eravamo arrivati. SEGUE A PAGINA 2 Non penso agli estremisti, ma a uno come Caffè, uno come Bobbio, miti persone serie, anch'esse consegnate da Silvio e Walter alle pattumiere della storia. Non stupisce che nella generale piattezza tornino a brillare le religioni con i loro lampi lontani, ma la vicina tentazione di una nuova egemonia. Non tutte, intendiamoci, da noi si agita la chiesa cattolica apostolica romana, cujus regio ejus religio. Ratzinger parla dallo schermo ogni due giorni più la domenica, negli altri predicano i cardinali Bertone e Bagnasco. Degli altri culti approda in tv solo il Dalai Lama, ma perché perseguitato dalla Cina. Non ci arrivano le sue parole. Non la sapienza dell'ebraismo, non quella dei protestanti: la comunità ebraica italiana si fa sentire solo in politica, i secondi sono avvezzi a essere ignorati. Silvio e Walter e Casini omaggiano più di ogni altro il Sacro soglio, ma con il ritorno del sacro hanno frascheggiato tutti. Politici e filosofi, maschi e femmine pensanti. Adesso che se ne vedono le conseguenze, più interventismo che spiritualità, proporrei alla sinistra di mettere fra le tre o quattro priorità un bel ritorno al laicismo. Eh sì. Si finisca di traccheggiare con "laicità sì, laicismo no". E' una distinzione inventata da poco, che in parole povere vuol dire: la Chiesa ingoi la separazione dallo stato nei termini costituzionali, purché applicata "con juicio" e con i consueti strappi sottobanco, tipo esenzione dalle tasse e accomodamenti con la scuola privata . Ma ad essa lo stato deve riconoscere la competenza sulla sfera morale e del costume. Il bieco laicismo la nega, una laicità come si deve è tenuta invece a riconoscere l'autorità del papa su questo terreno. Io penso che questa autorità non vada riconosciuta affatto. Prima di tutto, come si può parlare di etica, di scelte morali, là dove non esiste libertà di coscienza? Mi ha sorpreso che uno dei nostri amici più colti, Massimo Cacciari, abbia definito Karol Woytila come la più alta autorità "morale" dei suoi tempi. Si può parlare di fede, ed è vero che l'esperienza di fede può raggiungere grandi altezze, affascinanti, tragiche. Si può ammettere che sono spesso legati a una "rivelazione" gli squarci sapienziali che intemporalmente ci parlano. Ma fede e sapienzialità implicano una obbedienza che mette duri limiti al sapere critico e ai suoi strumenti, senza i quali non si darebbero né la modernità né un pensiero scientifico e tanto meno politico. Tanto più che a imporre limiti e veti sono le chiese, strutture del tutto terrestri e facilmente prevaricanti. Non hanno persuaso per secoli che il potere terreno fosse la mera proiezione della gerarchia teologica? Non a caso la rivoluzione francese è dovuta passare attraverso l'uccisione del re, autorità che si forgiava su quella celeste e ne era consacrata. Dalla secolarizzazione la chiesa cattolica apostolica romana non si è mai rimessa. Spento Giovanni XXIII è stato tutto un lento rimuovere quel che ad essa concedeva il Vaticano II. Con Ratzinger la rimozione è diventata precipitosa. Specie in Italia non deflette dal riguadagnare terreno. E' ridicola l'argomentazione che si fa perché il Vaticano ha la sua sede nel nostro paese. In realtà qui ha sede la classe politica borghese più cedevole d'Europa. Il Vaticano neppure tenta in Francia una incursione sulle leggi del 1905 (che sarebbero di utile lettura ai nostri politici) e Zapatero ha messo un alt secco al tentativo di intervenire sulle elezioni in Spagna. Da noi i governi ritirano le leggi appena i vescovi vi mettono il becco. La vicenda dei rapporti italiani fra stato e chiesa è fin paradossale. Il fascismo ha fatto il Concordato nel modo più cinico: nelle scuole elementari si cominciava con una preghiera ma poi si propinava in tutte le salse una paganissima romanità. Dopo il 1945, il Concordato sarebbe stato abolito se il miscrendente Togliatti non avesse scelto di lasciarlo in piedi per timore di una guerra di religione che isolasse i comunisti, e fu un errore, la guerra ci fu lo stesso, i comunisti furono scomunicati. Sarebbe stato il cattolico De Gasperi ad arginare le velleità integraliste di Gedda, cosa che Pio XII non gli perdonò. Sempre paradossalmente fu Craxi, primo ministro socialista, a confermare e rimaneggiare il Concordato, mentre il credente e praticante Scalfaro fu l'ultimo presidente della repubblica a non inchinarsi al santo soglio. Poi c'è stato il diluvio. Alla morte di Karol Woytila, un capo di stato dietro l'altro finirono in ginocchio, mentre i leader dei partiti di sinistra scoprivano di essere andati a scuola dai salesiani. L'Opus Dei usciva con fragore alla luce dalla clandestinità e la signora Binetti transitava direttamente al Partito democratico. Ecco dunque una bandiera da raccogliere da parte di una sinistra che voglia restare una cosa seria. Raccogliere bandiere lasciate cadere da qualcun altro ha un suono un po' sinistro, ma afferrare quelle sventolate della chiesa cinguettando con i vescovi è una patente regressione. Fino al ridicolo. Come definire altrimenti la decisione del comune di Roma di non celebrare unioni se non eterosessuali perché il Sacro Soglio è collocato sul suo territorio? Come lasciare che i vescovi mettano il veto a una legge del parlamento sottoposta a referendum senza invitare il Vaticano a restare al suo posto? Come assistere senza aprir bocca ai ripetuti tentativi di questo o quel primate di resuscitare il Non Expedit? Se è un affare interno della Chiesa affossare passo a passo il Vaticano II, umiliando una grande speranza dei credenti, sarà bene un affare interno dello stato legiferare senza interferenze sulla famiglia, sulla sessualità, sulla riproduzione, sul diritto di morire con dignità. Da questi terreni che ineriscono alla più intima libertà anche lo stato dovrebbe ritrarre il piede, rispettando le scelte della persona, e prima di tutto quella delle donne, da sempre ossessione e bersaglio d'una chiesa tutta maschile. Una grande mutazione sta venendo da esse e ne esce mutata anche la concezione della vita e della morte - uno stato moderno, attento, prudente segue questa evoluzione non lascia alla Chiesa di emettere una fatwa alla settimana. Certo, bisogna che abbia un'idea di che cosa sia un'etica pubblica, quella che matura discutendone in libertà e responsabilità, alle soglie del terzo millennio. Ma di questo i leader del "paese normale" non hanno cura. Loro hanno i "valori". Meno stato più mercato per i beni, meno repubblica più Vaticano. I "valori" di Berlusconi, quelli di Veltroni, quelli di Casini, quelli di Emma Mercegaglia, quelli del cardinal Bagnasco. Se ne fa un gran parlare. Un "valore" accompagna ogni vassallata, ogni porcheria. Se mi si permette (e anche se non mi si permette), molti di noi ne hanno abbastanza. Inciampiamo a ogni passo in valori di latta, mentre si torna a guardare con più disprezzo che un secolo fa alla vita e alla libertà di chi lavora nel frenetico accendersi e spegnersi di migliaia di imprese senza regole. Assimilati ormai ai poveri, cui si deve al più un briciolo di compassione. Se non è declino morale questo, travestito da affidamento ai principi della Borsa, della Confindustria e di oltretevere, la ragione non ha più corso.

Torna all'inizio


Tutte le figurine del Walter nazionalpopolare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni/kit Tutte le figurine del Walter nazionalpopolare Alberto Piccinini "Chi voterà per noi sa che, se vinceremo, il nostro paese potrà rivivere un tempo mai vissuto, se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Boom. Con la stessa nostalgia che anima la citazione costante di Martin Luther King: "Quarantacinque anni dopo il discorso di I have a dream quando Luther King sognava un bambino nero ed una bambina bianca tenuti per mano, Obama può correre per le presidenziali". Eccetera. Questo mix infernale di cultura popolare, nostalgia, canzoni, è da almeno vent'anni il marchio di Veltroni. Proprio come le battutacce alla Bagaglino (talmente brutte che il giorno dopo scoppia sempre un casino) sono lo stile di Berlusconi. Definito da Veltroni come "il principale esponente dello schieramento avverso" con una perfidia retorica che non ha eguali nella politica italiana recente. E di recente apostrofato (piuttosto genialmente) come "colui che si candidava per la prima volta mentre Roberto Baggio sbagliava un celebre rigore". Invece a Veltroni, a margine di un comizio l'altro giorno, può telefonare Enzo Bearzot (è successo l'altro ieri), il vecio che i Mondiali dell'82 li vinse eccome, per esprimere calorosi auguri. A proposito. In principio fu Pizzaballa, la figurina numero uno, l'introvabile effige del portiere dell'Atalanta che finì allegata all'Unità con l'intera collezione degli album Panini e venne accompagnata uno slogan che si fa risalire direttamente all'allora direttore del giornale: "Ti manca Pizzaballa?" Insomma col senno di poi, è proprio come diceva Cruyff: "Mi piace il calcio ma non quello di oggi". Da una parte il presidente del Milan, che da quindici anni vuole "fare l'Italia come il Milan", e che quando è di buon umore stima le vittore rossonere come "un atto di campagna elettorale". Dall'altra Veltroni. Nel suo pantheon alquanto vintage, del calcio d'oggi resta praticamente il solo Francesco Totti, politicamente inafferrabile e per questo ancor più significativo, a mandare un videomessaggio alla convention che saluta l'abbandono della carica di sindaco di Roma. E altre cose minori, molto tecniche, dolcemente provinciali, da pagine interne del Corriere dello Sport, come il lungo colloquio con l'allenatore Gianni Di Biasi a proposito della promozione del Modena dalla serie c alla serie a, riferito da Veltroni in un comizio in Emilia tanto per galvanizzare l'uditorio. Tutto si può fare. Come si sa, la passione dello juventino maniaco delle formazioni del tempo che fu, fiaccata dai lunghi anni passati al Campidoglio e definitivamente abbattuta da Calciopoli, si è trasferita sulla pallacanestro (Veltroni è presidente onorario della Lega Basket e tifoso della Virtus Roma). In un comizio a Fermo, ha scelto come set il palazzetto dello sport dove gioca la piccola Premiata Montegranaro, squadra rivelazione del campionato italiano, perché "investe su dei ragazzi italiani cercati con la cura di chi fa l'artigiano o l'imprenditore, e ha messo su una squadra che batte chiunque". Rilanciando così la sua idea del patto tra i produttori e della fine della lotta di classe. Però, dal punto di vista dello spogliatoio è tutto fin troppo facile.

Torna all'inizio


Lo stato (non bello) dell'arte politica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A sinistra Lo stato (non bello) dell'arte politica Giacomo Marramao Chiunque abbia frequentato il grande pensiero radicale della modernità - che, da Kant a Hegel, da Marx a Nietzsche, da Weber a Gramsci, non cessa di coinvolgerci e interrogarci - sa che è impossibile afferrare il cuore del presente senza sottrarlo al rumore dell'attualità. Per un paradosso connaturato alla condizione moderna, il senso del presente si dischiude solo a chi sia in grado di coglierne la piega "inattuale" per visualizzarlo come giuntura dinamica di passato e futuro, tensione trattenuta tra memoria e aspettativa, interludio sospeso tra un non-più e un non-ancora. E' un pathos della distanza che dobbiamo tenere ben vivo oggi, se vogliamo fornire una rappresentazione perspicua del presente della politica italiana e dello status della sinistra. SEGUE A PAGINA 2 Anche e in modo speciale in una temperie "attualizzante" per antonomasia come quella di una campagna elettorale. Nello stilare queste rapide "considerazioni inattuali" farò esclusivo riferimento all'area della sinistra politica, tenendo sullo sfondo il ben più vasto arcipelago delle culture, dei saperi e delle pratiche (giovanili e no) che nel contenitore semantico della Sinistra variamente, e talora conflittualmente, si riconoscono. Se il gap tra sinistra politica e sinistra delle pratiche è venuto negli ultimi anni crescendo, ciò è dovuto non solo al coefficiente particolarmente alto di autoreferenzialità del sistema politico italiano, ma più in generale a una scollatura tra dimensione materiale e dimensione simbolica. Si parla spesso, e con valide ragioni, di deficit culturale della sinistra. Ma qui è bene cominciare a tracciare chiare linee di demarcazione: quel deficit può essere colmato solo se la sinistra si dimostrerà capace di rigenerarsi perseguendo una logica opposta a quella "identitaria". Lasciamo pure il mito dell'Identità alle destre di ogni latitudine e cerchiamo di impegnarci sul piano della teoria e dell'analisi per un effettivo rinnovamento dei concetti e della "scatola degli attrezzi". Oggi come ieri, come più volte nel corso del tragico e formidabile secolo che abbiamo alle spalle, la posta in gioco di una cultura del cambiamento non può essere affidata a un depositum fidei ma alla capacità di saldare - all'altezza del presente - il lato oggettivo delle leggi di movimento del modo di produzione capitalistico (divenuto ormai materialmente globale) con un lato soggettivo chiamato a fare i conti con una struttura del tempo storico irriducibilmente multipla e non-lineare, immersa nella dimensione della contingenza e della scelta. Vediamo bene, adesso, come le retoriche della modernità e dell'innovazione che hanno impregnato il lessico della politica dopo il 1989 dipendessero da una diagnosi errata della nuova scena del mondo. Diagnosi immemore del monito di un intellettuale liberaldemocratico come Norberto Bobbio che, all'indomani della caduta del muro di Berlino, aveva avvertito come dal crollo del "socialismo reale" sarebbe scaturito un mondo ancora più diviso, in cui i problemi della diseguaglianza e dell'ingiustizia - liberati dai dispositivi di neutralizzazione e di controllo del duumvirato Usa-Urss - avrebbero manifestato tutta la loro crudezza e la loro portata dirompente. Sappiamo com'è andata. L'espandersi onnipervasivo del mercato globale ha indotto, assieme a una progressiva "deculturalizzazione" e presunzione di autosufficienza delle élite politiche, un effetto narcotizzante su larghi strati della popolazione, il cui potenziale materiale e simbolico (bisogni e desideri) è stato incanalato nei circuiti di una iperrealtà dominata dallo spettacolo della merce-informazione. Nella sindrome postdemocratica che contrassegna l'attuale stato delle cose in Occidente, i giochi trasversali delle corporazioni e delle "caste" si svolgono dentro l'orizzonte di una politica necessitata, i cui vincoli esogeni sono determinati ex ante dalle nuove "potestà indirette", rappresentate dalle agenzie economico-finanziarie o religiose. Di qui l'inevitabile trend di eutanasia della politica in comitato d'affari e gestione di risorse per conto terzi che caratterizza, in grado maggiore o minore, tutti i governi delle nostre società. Per paradossale che possa apparire, la vera antipolitica non è costituita oggi dalle forme di protesta sociale o di iniziativa civica, ma proprio dalla politica politicante, dalla Politica istituzionalmente intesa. E tuttavia... E tuttavia l'evidente difficoltà di traduzione politica di questi dati strutturali, di questo stato-delle-cose, può essere afferrata solo a partire dalla frattura che si è venuta a determinare tra "materiale" e "simbolico". Per suturarla, non basterà certo sintonizzarsi con "l'onda corta" dell'attualità, ma neppure con "l'onda media" del post-89 e della Seconda Repubblica. Occorrerà piuttosto riallacciarsi "all'onda lunga", risalendo al punto di svolta decisivo della nostra "contemporaneità": il passaggio dagli anni '60 ai '70. E' lungo quel crinale che, in una fase di cambiamenti economici e politici sempre più accelerati e intensi, ha avuto luogo un vero e proprio sovvertimento simbolico dell'esperienza del tempo che (come ho tentato di mostrare nei miei lavori a partire dai primi anni '80) ha finito per condurre da un lato all'entropia della progettualità politica e alla crisi del futuro, dall'altro - grazie soprattutto al pensiero della differenza sessuale - al ritorno al presente e alla scoperta del significato politico del corpo. Il destino del "politico" è andato così incontro a una sempre più marcata biforcazione: da un lato la politica delle pratiche agite in proprio dai soggetti (a partire dalla nuova soggettività delle donne); dall'altro la politica istituzionale, sempre più ridotta a routine amministrativa e gestione indifferenziata della risorsa consenso. La sindrome del "futuro passato" che caratterizza, a partire dal tornante degli anni '70, la nostra epoca delle "passioni tristi" ha ribaltato l'avvenire da oggetto di speranza in fattore di minaccia. "L'euristica della paura", che in quegli anni ipotecava pesantemente l'ancor nobile appello di Hans Jonas al principio-responsabilità, è servita nel frattempo da alibi per una vera e propria demonizzazione del conflitto. Nella spinta alla "normalizzazione" che caratterizza le democrazie occidentali, dissenso civile e opposizione sociale appaiono ormai anomalie intollerabili. Ma rimuovendo il conflitto anche nelle sue forme più dure e antagonistiche, la democrazia viene inevitabilmente svuotata di quella linfa vitale che la rende capace di percepire i sintomi di crisi e di rispondervi positivamente nella direzione del cambiamento. Ha ragione Rossana Rossanda: l'odierno paradigma normalizzante è anni-luce distante dal grande progetto politico della modernità, che dal primo al secondo Ottantanove, dalla presa della Bastiglia alla caduta del Muro di Berlino, non si era mai diviso sulla necessità del cambiamento ma solo sulle sue modalità "gradualiste" o "rivoluzionarie". Specchio di questo svuotamento è - da noi più che altrove - lo schermo televisivo. La sfera pubblica, ridotta all'agorà fittizia della televisione, ci propone una parodia dei conflitti: una messinscena in cui ciascuno dei contendenti interpreta, secondo copione, un ruolo prestabilito. Ma è proprio questa omologazione spettacolare, espressione triviale e ipermoderna della fine della storia, a produrre come suo alter ego una proliferazione endemica della "parte maledetta", che si traduce in una generalizzazione indifferenziata della figura del Nemico. Nella postdemocrazia non vige uno stato d'eccezione reale, ma uno stato d'eccezione "formattato", creato ad arte per rendere indiscernibili i profili dei veri conflitti, delle effettive linee antagonistiche. Nella produzione costante di stati emergenziali fittizi, ogni dissenso viene trasformato in potenziale terroristico: in fattore che minaccia dall'esterno il corpo sano dell'organismo sociale e la flexcurity della "società bene-ordinata". Inevitabile, in conclusione, la vecchia (ma oggi ancor più valida) domanda: Che fare? Ovvero: come organizzarsi e operare politicamente contro questo stato-di-cose? E ancora: è sufficiente criticare e operare contro, senza al tempo stesso pensare e progettare per? Molto opportunamente Rossana Rossanda ha riconosciuto a Walter Veltroni il merito non secondario di aver preso atto dell'insufficienza di una linea fondata sul "No". E sempre su queste colonne, con argomenti non molto dissimili, Mario Tronti ha sottolineato la capacità di iniziativa del Partito Democratico che, a differenza delle forze della Sinistra Arcobaleno, è riuscito indubbiamente - almeno per ora - a mettere in seria difficoltà Berlusconi facendo valere una logica di partito insieme unitaria ed efficace. Stendendo un velo pietoso sui criteri con cui sono state approntate le liste elettorali del Pd e della Sinistra, mi limito a notare che entrambe paiono ben lontane dal render conto delle ricchissime e multiformi esperienze di lavoro e di conoscenza, di saperi e di pratiche artistiche scientifiche tecniche, presenti tanto nella società italiana quanto nella vasta area democratica e di sinistra del nostro paese. Di fronte a queste realtà ancora non valorizzate dalla politica, occorre elaborare un progetto di ricomposizione, nella consapevolezza che il tempo della disseminazione è ormai esaurito e che la decostruzione, lungi dall'essere una pratica liberatoria, rischia ormai di trasformarsi in un'apologetica dell'esistente. Nell'epoca del confronto tra tecnica e corpo, ragioni della scienza e valori della vita, in cui temi un tempo impolitici si sono ribaltati in questioni cruciali di una Superpolitica, il futuro della sinistra in Italia e in Europa dipenderà dalla capacità di pensare a una ricomposizione del general intellect, dei talenti e delle potenze sociali, che non sia reductio ad Unum ma costruzione di una comunità relazionale e dinamica, tenuta insieme non dall'imperativo dell'identità ma dalla cifra della differenza. Ma, per far ciò, occorrerà intanto - guardando oltre l'attualità elettorale - disporsi a suturare la ferita tra "materiale" e "simbolico", da cui in ultima analisi dipende la difficoltà di tradurre in soggettività politica autonoma la diffusa insofferenza verso lo stato di cose esistente. Giacomo Marramao.

Torna all'inizio


Io voto Tarzan , il reality della fiction (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Allo specchio "Io voto Tarzan", il reality della fiction Marco Giusti "Io voto Tarzan" recita uno striscione attaccato sul muro di una casa occupata sulla Cristoforo Colombo a Roma. Chi è Tarzan? Un militante di Action che si candida con la Sinistra Arcobaleno, mi spiega un sapiente tassista. Finora mi sembra il candidato più interessante, anche se sono apparsi una serie di manifesti quasi irresistibili come ai bei tempi delle campagne elettorali della prima repubblica. Come un certo Casciani, vecchio signore con capelli bianchi e denti freschi alla Funari che si candida con Di Pietro con lo slogan "Il piacere di essere amici. + umanità - stress". O Ciocchetti, "Il sindaco vero" proposto da Casini per Roma. Torna pure il faccione di Boselli che sorride sopra la scritta zapateriana "La Spagna è socialista. Adesso noi". Sembra un titolo di un film con Celentano e Pozzetto. La foto del faccione di Rutelli funziona a tutta faccia, ma a mezza capa gli spunta un nasone che non gli conoscevamo. A proposito di mezzecape è spuntato anche un candidato che si chiama proprio Mezzacapo. Mostra rigorosamente mezza capa sorridente il grosso Zingaretti del Pd che promette Internet gratis a tutti i romani. Perfino Diliberto si lancia in un manifesto elettorale della Sinistra Arcobaleno, occupando però solo la zona alta. Pochissimi i manifesti elettorali al femminile. Il Pd lancia Ilaria Ceccarelli e Monica Cirinnà. Sono le sole donne, oltre alla Santanché, che vediamo per le strade italiane. Del resto perfino il comizio dell'8 marzo a Roma è stato aperto a Piazza Navona non da una donna, ma da Epifani, con un certo dispiacere delle ragazze presenti che si erano sgolate con il grande slogan "La 194 non si tocca, Vaticano giù le mani dalla gnocca". C'è un ritorno ai vecchi slogan sessantottini anche in un manifesto di Azione Giovani che recita "Vogliamo tutto. Studio. Lavoro. Occupazione". Ma la grafica, la sagoma nera di un ragazzo col megafono su un fondo giallino e la scritta "L'Acchiapasogni" fa un po' old fascio. Del resto una delle punte di questa campagna elettorale è stata la dichiarazione di fascismo di Ciarrapico. Non ne dubitavamo. Come non dubitavamo il relativo "ci serve, chi se ne frega" di Berlusconi, che sta macinando una serie di gaffe paurose non si capisce con quale risultato. Magari quello di distruggere il delfino Fini, che ancora campeggia in totale solitudine per le strade di una Milano distrutta dalle sconfitte in champions di Inter e Milan. Ma la mossa dello straccio pubblico del programma del Pd di Veltroni non è una gaffe. E' il risultato di una ben pensata esibizione teatrale. L'ho vista bene. E' studiata. Il modello sembra quello di Sinead O'Connor calva che brucia pubblicamente la foto di papa Wojtila. Lei è più fredda, Berlusconi è più furioso. Oggi nessuno potrebbe bruciare impunemente una foto di Papa Ratzinger. Ma forse nessuno oserebbe stracciare il programma del partito avversario. Tranne Berlusconi, che seguita il gioco dello scomparire per le strade, di dichiarare un fair play e poi muoversi mediaticamente con trovate schizofreniche per ravvivare tg e "Porta a Porta". Del resto non abbiamo mai visto tanti candidati che escono sbattendo la porta, forse giustamente, ma sembra più reality show la campagna in tv dei veri reality del momento che languono anche come ascolti. Va detto che gli ascolti ("Anno Zero", "Ballarò", "Porta a Porta") sembrano premiare rigorosamente il blablabla della politica, mentre i reality navigano nella più totale indifferenza. Solo lì possiamo vedere le belle precarie insultate da Berlusconi che risolve il problema del lavoro con lo sposare i figli dei ricchi. Ecco, forse più che reality è quasi fiction.

Torna all'inizio


ANTICIPAZIONI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi&pensioni Il leader del Pdl si rimangia l'annunciato ritorno allo scalone: "Sono stato frainteso". E ricomincia il tormentone brogli P. 3 Il "patto" di Bertinotti In caso di vittoria del Pdl il candidato premier della Sinistra arcobaleno propone un patto d'opposizione a Veltroni P. 3 Il voto di Agamben Il confronto elettorale post-ideoologico tra Veltroni e Berlusconi visto dal filosofo della politica Giorgio Agamben P. 4/5 Ken il rosso ci riprova A maggio Londra torna al voto. Intervista al sindaco Livingstone, che fa il bilancio dei 5 anni vissuti in "prima linea" P. 6.

Torna all'inizio


Le elezioni di Agamben (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il filosofo della politica spiega perché democrazia e post-ideologia si elidono Le elezioni di Agamben Il vuoto pneumatico che caratterizza oltre ogni apparenza il confronto Berlusconi-Veltroni viene letto in una cornice teorica da Giorgio Agamben: per il quale a dominare la politica oggi è la "governamentalità", ossia la fine del conflitto come elemento costituzionale della democrazia Roberto Andreotti e Federico De Melis Nonostante gli inasprimenti degli ultimi giorni, questa campagna elettorale sembra accomunare Berlusconi e Veltroni nello sforzo di presentarsi ciascuno come il vero interprete di una stagione a pieno titolo post-ideologica: nella quale il conflitto non avrebbe più bisogno di essere "rappresentato", in quanto appartenente a un'idea novecentesca, dunque superata, della società. Chiediamo al filosofo della politica Giorgio Agamben di fornirci una cornice teorica per leggere questa crisi. Il leader del Partito Democratico - ispirandosi, persino negli slogan, a Barack Obama - fa appello alla possibilità concreta, a portata di mano, di superare l'emergenza della politica e i recenti fallimenti della sinistra attraverso una volontà di coesistenza "oltre ogni conflitto", un po' new age. Quel che sembra definitivamente in crisi, allora, è il principio di rappresentanza... L'idea che la politica sia la rappresentazione - e, quindi, la mediazione - dei conflitti sociali ha certamente dominato la tradizione recente della sinistra. Ma non basta assolutamene a definire la politica e la democrazia. Occorre precisare qual è il rapporto fra la mediazione e il conflitto. Di fatto ormai da molti decenni l'idea dominante - e non solo in Italia - è che ogni conflitto possa essere governato, che non c'è conflitto che non possa trovare la sua mediazione. In questo senso si può dire che almeno a partire dalla fine della seconda guerra mondiale vi è soltanto socialdemocrazia. E questa non poteva che incontrarsi prima o poi col modello liberale, che era per eccellenza portatore di un'istanza di mediazione dei conflitti. Il modello di pensiero che oggi domina la politica è quello della governamentalità. Dev'essere chiaro, però, che governare (il termine deriva dal greco kybernes, il pilota di una nave) non significa determinare despoticamente gli eventi; al contrario, si tratta di lasciare che gli eventi si producano, per poi orientarli nella direzione più opportuna. È in questo senso che oggi tutto può essere governato, gestito e normalizzato. Di qui il primato dell'economia e del diritto sulla politica: dove tutto è normalizzabile e tutto è governabile, lo spazio della politica tende a scomparire. La democrazia è così diventata sinonimo di una gestione razionale degli uomini e delle cose, cioè di una oikonomia. Questo implica una trasformazione radicale della concettualità politica: le guerre diventano operazioni di polizia, la volontà popolare un sondaggio di opinione, le scelte politiche una questione di management, i cui modelli di riferimento sono la casa e l'impresa, e non la città. Dunque una 'silente' messa a morte del modello democratico occidentale... Sì, perché la tradizione democratica riposa, invece, sul principio che la politica è possibile solo se vi è da qualche parte un conflitto che non può essere mediato e governato. Non si tratta in alcun modo di un modello di disordine o di guerra civile permanente, al contrario: in questione sono i principi stessi che rendono possibile la democrazia. Nicole Loraux ha mostrato così che ad Atene la stasis, la guerra civile, funziona come una sorta di esteriorità, la cui possibilità fonda e mantiene la democrazia. Ma anche la tradizione della democrazia moderna si fonda sull'idea di un potere costituente che deve essere necessariamente esterno al potere costituito, e senza il quale la vita politica perde vitalità. Si ha democrazia quando il sistema giuridico-politico si mantiene in relazione dialettica con una esteriorità, che non è semplicemente esclusa. Se il potere costituito pretende, invece, di governare il potere costituente e di includerlo in sé, la base stessa della democrazia viene meno. Un caso flagrante è quello della costituzione europea, che, respinta dai popoli, è stata di recente approvata quasi di nascosto a Lisbona in forma di un accordo fra governi. Una costituzione senza potere costituente è del tutto priva di legittimità; ma, nella prospettiva governamentale, legittimità e legalità tendono a confondersi. La crisi di rappresentanza comporta sempre di più, dunque, una 'dislocazione' dei conflitti: i quali, inevitabilmente, finiscono per assumere forme altre - o di aperta ribellione o di chiusure corporative o anche di derive spiritualiste; mentre all''interno', nel ceto politico, si afferma la cultura del "voto utile". Comunque a vincere sono sempre più gli spiriti animali del Mercato. C'è ancora un modo per ridare centralità alla politica? La tendenza inarrestabile della macchina governamentale, sia essa nelle mani della destra o della sinistra, è che l'attività della macchina non incontra altri limiti che quelli interni alla macchina stessa. Anzi, nella prospettiva della governamentalità, destra e sinistra non possono che perdere i loro caratteri distintivi e tendere, come di fatto è avvenuto dovunque in occidente, verso una zona di indifferenza e di opacità. Che questo prenda la forma di una grande coalizione, com'è avvenuto in Germania e come si annuncia in Italia, o di un'alternanza fra due partiti quasi indistinguibili, non fa molta differenza. La cultura del "voto utile" si iscrive in questa prospettiva. Naturalmente, la negazione dell'esteriorità lascia un'ombra, o, come voi dite, produce una dislocazione dei conflitti. Queste ombre inassimilabili sono il terrorismo da una parte e l'integralismo religioso dall'altra, che tendono idealmente a coincidere. Benché il terrorismo si presenti a prima vista come qualcosa di assolutamente ingovernabile, esso non è esterno al sistema governamentale, ma ne costituisce, per così dire, il centro segreto. Credo che un'analisi della politica interna italiana durante gli anni di piombo e della politica estera degli Stati Uniti dopo l'11 settembre ne fornirebbe una prova eloquente. Il governo del terrorismo - cioè l'inclusione dell'ingovernabile - è, in questo senso, la forma-limite del sistema governamentale. L'ossessiva insistenza sulla sicurezza, divenuta oggi quasi l'unico slogan politico, va vista in questa prospettiva. Ed è significativo che l'ombra del terrorismo finisca col ricoprire lo stesso corpo sociale nel suo complesso, nel senso che i governi tendono oggi a trattare ogni cittadino come un terrorista in potenza, assoggettandolo in modo normale a quei dispositivi di sicurezza di tipo biometrico che erano stati inventati per i criminali recidivi. La sinistra, politicamente rappresentata di fatto dal solo Bertinotti, come può rispondere sul piano strategico a quello che lei chiama il problema della governamentalità? A quali riserve culturali 'buone' dovrebbe attingere? Bisogna che sia chiaro che il processo che ha portato le società occidentali verso il modello governamentale è ormai un fatto compiuto, che di questo processo la sinistra è stata parte essenziale e non sorprende che oggi lo accetti senza riserve. D'altra parte, il potere governamentale è qualcosa di cui sappiamo poco e che dobbiamo ancora imparare a conoscere. La tradizione del pensiero politico occidentale aveva preferito concentrarsi sui grandi temi della sovranità, dello Stato, del popolo, e ha liquidato il problema del governo sotto la rubrica "potere esecutivo", la cui importanza è unicamente strumentale, e che in sé non pone grandi problemi teorici. Le mie ricerche, come del resto quelle di Foucault, mostrano invece che il vero arcano della politica non è la sovranità, ma il governo; non il re, ma il ministro; non Dio, ma l'angelo; non la legge, ma la polizia. Professor Agamben, lei nel corso degli anni ha teorizzato quel genere di trasformazioni che portano in primo piano la "nuda vita", abbattendo ogni tipo di mediazione: scusi, ma come la mette Veltroni con la biopolitica? Cosa aspettarsi, in fin dei conti, da un governo light della 'trasformazione' della vita? Per quel che riguarda la biopolitica, cioè il fatto che in senso lato la posta in gioco nel potere sia oggi la gestione della vita biologica dei cittadini e non la loro vita politica, le cose non cambiano. La biopolitica si iscrive perfettamente nel paradigma governamentale, anzi acquista il suo vero senso proprio in questa prospettiva. Il fatto che il governo attuale abbia emanato leggi che prevedono la costituzione di un archivio del Dna va in questa direzione. È un errore credere che la nuda vita significhi soltanto Auschwitz e lo stato di eccezione; molto più interessante è che essa diventi oggi un'esperienza e un'economia quotidiana, e che una dimensione politica debba essere riguadagnata anche attraverso un corpo a corpo con essa. Il pontificato di Benedetto XVI ha lanciato una precisa sfida filosofica sui principi dell'organizzazione della società: e esercita una certa egemonia, almeno in Italia, anche per la mancanza di un profilo di pensiero 'forte' laico. Cosa comporterà questa disparità di valori in campo, sul piano non tanto politico-istituzionale, quanto proprio della filosofia politica? Occorre a questo proposito chiarire un equivoco della tradizione laica. Il vero problema non è che la Chiesa intervenga nella vita pubblica, ma che lo faccia troppo poco, e che si sia per così dire specializzata nella tutela della vita biologica e della famiglia (due cose, fra l'altro, che secondo la tradizione cristiana delle origini il cristiano deve essere pronto a sacrificare senza riserve). Invece di indignarsi perché il papa interviene nella sfera pubblica - cosa che è suo dovere fare -, gli si deve chiedere perché non prende posizione con la stessa energia per le infamie quotidiane, le guerre, le ingiustizie, la miseria, per le quali si limita a delle dichiarazioni generiche. È significativo che proprio quando lo Stato ha abbandonato la dimensione politica per la biopolitica, anche la Chiesa sembri voler limitare l'esercizio del potere spirituale alla sfera biologica.

Torna all'inizio


Un presepio di luminarie che si spegne all'alba (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni/notti bianche Un "presepio" di luminarie che si spegne all'alba Gianfranco Capitta La "prematura" e improvvisa dipartita del governo con conseguente campagna elettorale, ha prodotto a Roma una curioso paradosso. La ferrea organizzazione veltroniana ha lasciato improvvisamente un vuoto di riferimento e di "copertura" a molte pedine piazzate strategicamente dal sindaco d'Italia, che ora (nonostante l'efficienza e gli sforzi) brancolano come i classici "giapponesi nella giungla". E non può rassicurarli più di tanto l'arrivo imminente di Rutelli sindaco, che al ministero della cultura (nel gioco dei quattro cantoni che porta i due ineluttabilmente ad alternarsi) ha mostrato, con tutti i suoi limiti politici e confessionali, una iniziativa e una fantasia meno "sovietiche" del segretario Pd. C'è un "effetto domino", che sarebbe divertente perfino, se non fosse pericoloso dentro una città piuttosto sfasciata, ora modello di amministrazione nazionale. Quanto più infatti Veltroni si affanna, dietro il volto "impenetrabile", a espungere pregiudizi e retaggi del passato come "lotta di classe" o diritti fondamentali, vuole tenere saldamente in mano la situazione e le prospettive, anche di settori di vita collettiva su cui non proferisce parola. È il colmo che l'unico squarcio riguardante la "industria culturale" di questo paese, si è trovato a dirlo l'improvvido Berlusconi, a proposito di cosa possono valere i giornali, parlando di quelli pur localissimi di Ciarrapico. Da parte sua il segretario del Pd, così presente e ubiquo in questa campagna, sembra "parlare a" (e "di un") elettorato che poi è difficile riconoscere nelle persone che chiunque vede in giro. Una umanità ricca e problematica, fa fatica a riconoscersi nelle formule che vengono da lui proposte/imposte, senza molta dialettica. E senza rifarsi a quelle sociali più clamorose (come l'equivalenza lavoratore/imprenditore), c'è tutta una quotidianità che sembra rimossa o data per scontata nei discorsi di Veltroni. Un train de vie, comunque lo si voglia giudicare, che vive proprio di relazioni e di fantasie, necessarie per sopravvivere a una precarietà malefica. E che non si possono esaurire, per usare un esempio che è stato un must della politica veltroniana, con le notti bianche che alla lunga risultano dei puri presepi di luminarie destinate a spegnersi all'alba (quando non dal black out dell'Enel). Seppure con la stringatezza e la rapidità imposte da una campagna elettorale affrettata, tutti vorremmo suggestioni e progetti almeno abbozzati. Comici e canzoni, tradizionali alleati del leader Pd, marciano da soli nel gusto del pubblico, e non arrivano molto in là (viene da interrogarsi ora sul destino del povero Gigi Proietti, che avrebbe dovuto impostare la linea culturale del Teatro di Roma). Sarebbe bello che alle istituzioni culturali (dai teatri alle tv) si avesse il coraggio di proporre, fin d'ora, un ricambio vero, non solo generazionale, ma anche di nomi di artisti che un valore, per un pubblico nuovo e preparato, se lo sono già conquistati con il loro lavoro. Non come candidati e capilista che, a parte casi rari, sono solo "giovani" ma non si sa chi rappresentino (salvo scoprire dai giornali che sono "figli di" o "amici di"). Uscire dal salotto o dalla banda dei fedelissimi, sarebbe già un bel salto nel nuovo, oltre che "democratico".

Torna all'inizio


Candidati dalla memoria troppo corta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 11 del 2008-03-17 pagina 0 Candidati dalla memoria troppo corta di Carlo Maria Lomartire Riecco il consueto viavai preelettorale: tutti a Milano, tutti si profondono in lodi per Milano. Veltroni, come al solito, esagera: "Io amo Milano". Nientedimeno! E nessuno ride Riecco il consueto viavai preelettorale: tutti a Milano, tutti si profondono in lodi per Milano. Veltroni, come al solito, esagera: "Io amo Milano". Nientedimeno! E nessuno ride. Ci veniva d'estate col papà che lavorava al neonato Tg della Rai, poi prontamente trasferito a Roma. In campagna elettorale, col gran parlare e scrivere che si fa di Nord e di questione settentrionale, tutti amano Milano. Almeno Berlusconi c'è nato. Da tanto amore elettorale naturalmente sgorgano tante promesse elettorali. E poi? Poi, a elezioni consumate, succede molto poco, ahinoi. Anche se mandiamo a Roma decine di deputati e sentori, ministri e sottosegretari milanesi. E non per cattiva volontà o perché le dichiarazioni d'amore siano mendaci (in qualche caso anche) ma per uno strano complesso che affligge i politici milanesi, di destra o di sinistra: temono come la peste l'accusa di "localismo", "campanilismo", di non avere una "visione nazionale". Risultato: i problemi di Milano finiscono sempre in fondo alla lista. I romani, fortunati loro, non hanno questi complessi, ottenendo dal governo tutto quello che chiedono e anche di più. L'esempio più significativo: la famosa legge per "Roma capitale" che concede al Campidoglio fondi, finanziamenti, privilegi, eccezioni ed esenzioni che Milano o qualsiasi altra città italiana si sogna. Ebbene, quella legge fu graziosamente elargita da un presidente del Consiglio milanesissimo, Bettino Craxi. E così fino a Prodi, che non ha saputo fare nulla di più dell'inutile "tavolo per Milano", clamorosamente ignorato, per esempio, nella vicenda Alitalia-Malpensa. Non ci resta che sperare, dunque, che stavolta a Roma ci vada gente senza complessi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Maroni: "Veltroni? Al Nord il clientelismo non funziona" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 11 del 2008-03-17 pagina 0 Maroni: "Veltroni? Al Nord il clientelismo non funziona" di Luca Telese Il capogruppo della Lega alla Camera attacca il segretario del Pd: "Offre poltrone in cambio di voti, ma la gente qui non si è dimenticata di Prodi e Visco". Il pullman di Walter? "Un romano che fa un giro turistico. Ci considera la periferia dell'Impero" Allora, onorevole Maroni, è preoccupato? "E di cosa, scusi?". Di Veltroni, che sta battendo provincia per provincia tutto il Nord... "Ahhhhh!!!!!". Che cosa? "Ma no, quello è un romano che sta facendo un giro turistico". Nessuna preoccupazione? Ha detto che ama Milano... "Sì, lui ama Milano ma anche Roma; è un grande tifoso del federalismo, ma anche del centralismo; si entusiasma per la raccolta differenziata, ma anche per i rifiuti... ". Non è che lei ostenta tranquillità, ma è un po' dispiaciuto per il fatto che Veltroni le ha scippato Calearo? "No, lasci perdere, quella storia mi mette tristezza". Per Veltroni o per Calearo? "Per tutti e due. Sono stato a pranzo con Calearo solo pochi giorni prima che annunciasse la candidatura nel Partito democratico". è rimasto deluso da lei ed è corso verso Veltroni? "Macché, sono io che sono rimasto stupito di lui: ne diceva così tante e di tutti i colori su Prodi, su Visco e sul centrosinistra, che al momento del conto mi sentivo un moderato. Certo non potevo pensare che si candidasse nel partito di Prodi". E come se lo spiega? "Ahimè, con una tradizione italiana: è una delle tante operazioni Gattopardo che anziché far guadagnare voti ne fa perdere molti". è sicuro? "Guardi, li incontro tutti i giorni, sono gli operai che voteranno Lega, delusi dalla sinistra che arruola strumentalmente i padroni". Però, lo ammetta, vi sentite un po' scippati... "Nooooo... è lui che non capisco che cosa vada a fare, visto che fino a ieri propugnava lo sciopero legale. Quanto a Veltroni...". Beh, lui la mossa azzeccata l'ha fatta. "Ma che dice: dimostra ancora una volta di considerare il Nord come se fosse la periferia dell'Impero Romano. E si illude che qui da noi funzioni la logica clientelare dei Mastella e dei De Mita. Io ti do le poltrone e tu mi dai i voti. Beh, scoprirà dopo le elezioni che funziona solo da Roma in giù". E intanto il candidato premier del Pd ha anche detto che vuole un ministro veneto! "Se... Figurarsi. Ci dà il contentino". E se vincete voi ci sarà? "Guardi, lo sanno tutti che se fosse per me, si dovrebbero fare dodici ministri del Nord su dodici, anche perché un governo a trazione nordista andrebbe davvero veloce". E invece? "Non saranno sicuramente tutti, saranno un bel po'. Ma quello che conta è che le idee siano quelle giuste". Ciò non toglie che non mi ha ancora detto se è preoccupato per il tour di Veltroni. "Ma si è visto proprio ieri, per esempio, che le truppe cammellate che si portano in giro non possono impressionare nessuno". Perché ieri? "Perché quando si è spostato da Varese, dove aveva fatto il pieno, a Como...". Cosa è successo? "Eh, eh, eh, evidentemente i pullman delle truppe cammellate sono rimasti a secco e la sala non era piena". Insomma, Veltroni non la convince per niente. "Più che altro dimostra di quanto sia disperato il suo tentativo di rimonta. La gente del Nord non si è dimenticata di Prodi e di Visco". Però la campagna elettorale è molto combattuta... "Figurarsi, hanno montato un can can su quella balla di Berlusconi e della precaria. è davvero una vergogna, una strumentalizzazione totale, soprattutto perché fatta da chi ha aumentato la precarietà". E la Lega come la vede? "C'è l'aria migliore. Si respira entusiamo. Recuperiamo anche molti elettori di Forza Italia e di An, scontenti perché l'operazione del partito unico è stata fatta molto velocemente". Si preoccuperanno Fini e Berlusconi. "E invece no, perché non funziona così tra noi e Berlusconi, non c'è rivalità, teniamo i voti nell'alleanza e li useremo per fare il federalismo". E il fatto di avere alleata una Lega del Sud non vi preoccupa? "Anzi, è una cosa che ci aiuta. Una forza che spieghi al Sud che il federalismo non è contro il Sud ci aiuta a vincere". Insomma, lei sprizza ottimismo da tutti i pori. "Noto che, dopo una prima parte della campagna elettorale, la sinistra è costretta a inseguire. Veltroni è un buon illusionista, ma per far sparire il ricordo di Prodi non basterebbe neanche un miracolo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Boato fuori lista: "Al mio posto c'è una 85enne" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 11 del 2008-03-17 pagina 8 Boato fuori lista: "Al mio posto c'è una 85enne" di Giancarlo Perna Il deputato verde: "La Sinistra arcobaleno mi ha lasciato a casa in nome del rinnovamento ma manda in campo l'ex dc Menapace" Esco dall'ascensore al piano dei segretari della Camera - parlamentari un gradino più su degli altri - e non so dove andare. "Eccomi", dice Marco Boato che, contraddicendo il nome, si è materializzato in silenzio. "Venga", e mi guida tra i meandri di Vicolo Valdina, ex monastero, oggi dépendance di Montecitorio. A ogni strettoia, il sessantatreenne deputato verde di Trento si inchioda e mi cede il passo. Con un balletto d'altri tempi, arriviamo in una prima stanza. "I collaboratori che sto per lasciare", dice, presentandomi una giovane signora e Luca Paci, ex direttore della Voce repubblicana che lavora con lui da un decennio. Luca mi consegna un malloppo di due kg. "Cos'è?", mi allarmo. "Il rapporto agli elettori di quello che ho fatto in questa legislatura", dice Boato e mi porta nel suo studio. "Fa ancora queste cose?", mi stupisco, sapendo che in genere i deputati, paracadutati a casaccio dai partiti, conoscono i loro collegi come io il Togo. "Sono di vecchia scuola: un deputato deve dare conto dei voti ricevuti", dice Boato e annuisce a se stesso. Ha una squadrata testa prussiana e radi capelli imbiancati. "è un Don Chisciotte", osservo. "Ipervitaminico" e indica la pancetta sotto giacca e cravatta. "La sua giornata tipo?". "Lavoro dalle 8 alle 24. Pranzo alla Camera. Ristorante una volta l'anno quando mia moglie viene da Trento". "Tedesca, da quel che ne so". "è luterana, ma è una santa (religione senza santi, ndr)", ride. "Con questa vita demenziale, ha la palma di secondo deputato più alacre", dico. Boato tace modesto. Aggiungo: "Perché un gioiello come lei non è stato ricandidato?". "La Sinistra arcobaleno si è posta la regola di non ricandidare chi, come me, ha più mandati. Naturalmente ha fatto molte deroghe, dal verde Pecoraro Scanio, ai rifondazionisti, Bertinotti e Folena", dice con tono neutro. "Per lei, invece, niente". "Prc mi ha messo il veto e, in nome del rinnovamento, ha proposto Lidia Menapace, 85 anni. Era già un maturo consigliere della Dc negli anni '60, quando io ero ragazzo", dice, stavolta con malizia. "Con l'esclusione, le è caduto il mondo addosso?". "Ho elaborato il lutto in tre minuti e in mezz'ora, d'accordo col mio partito, ho indicato la verde Klaudia Resche, 38 anni di Merano, come mia sostituta". "Ha fatto sei legislature. In effetti, possono bastare". "Difatti, quando l'ho saputo ho detto ironicamente: “Obbedisco”, come fece Garibaldi a Bezzecca, località trentina. Ma sono sei legislature per modo di dire. Sono entrato e uscito. In tutto, ho 23 anni di Parlamento", e beve un caffè. "Debuttò nel '79 tra i radicali. Ammira ancora Marco Pannella?". "Figura straordinaria. Ma per continuare ad amare Pannella bisogna stargli a distanza di sicurezza. Quando dopo tre anni lasciai il Pr per fondare con Alex Langer i Verdi, scrissi a Marco e alla Bonino: “Non sono uscito per le vostre idee, ma per la vostra prassi. Nelle une siete liberali, nell'altra intolleranti”..." "Da radicale, partecipò al famoso ostruzionismo contro il fermo di polizia e detiene il record del più lungo discorso della storia parlamentare italiana". "Mondiale. Un giorno parlai 16 ore, il giorno dopo 18,5. Lo feci, come imponeva il regolamento, stando in piedi, senza potermi appoggiare, senza leggere e senza interruzioni per bisogni fisiologici". "Poi passò ai Verdi, che oggi significano Pecoraro. La imbarazza?". "Se significa solo Pecoraro, sì. Più volte gli ho detto che era interesse suo e dei Verdi fare emergere più facce. In qualsiasi partito, una faccia sola non funziona. Non sono stato ascoltato. E Pecoraro ha danneggiato se stesso e il partito". "Qual è la differenza tra il Parlamento che trovò e quello che lascia?". "Quando sono entrato, c'erano Francesco De Martino, Amendola, Andreotti, ecc. Figure che oggi sarebbero considerate il vecchio da cancellare". "Laudator temporis actis?". "Bella espressione di Papa Roncalli. Ma non è questo. Oggi più che il nuovo vedo il nuovismo; più della competenza, l'apparenza; più che la professionalità, l'improvvisazione". "Quali politici l'hanno colpita in questi trent'anni?". "Aldo Moro, anche se non l'ho conosciuto di persona, resta un gigante. Ma pure il liberale Aldo Bozzi, Almirante, Berlinguer e Craxi". "Degli attuali?". "Non vedo che leader di medio calibro. Fini, Casini, Tremonti, Bertinotti, Veltroni. Una marcia in più aveva D'Alema. Ma, da tempo, mi pare in difficoltà". Esausto per tanti riferimenti personali, contrari alla sua natura badiale, Boato si ri-idrata con mezza bottiglia di minerale ed è pronto per la seconda tornata. Lei ha fatto il '68 e ha scritto un libro, "Il '68 è morto? Viva il '68". Adesso pure Fini esalta il '68. Se anche gli avversari ne parlano bene, è davvero morto. "Ma il suo luogotenente, Gasparri, ha fatto una serie di convegni, invitando anche me, per distruggere il '68. Fini è una persona intellettualmente onesta che, a differenza dei suoi colonnelli, ha fatto un percorso di riflessione critica". è ancora nostalgico del '68? "Non ha senso esaltarlo in modo mitologico, ma nemmeno stroncarlo acriticamente". Lei ha fondato Lotta continua con Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Mauro Rostagno. Due assassini e un assassinato. Le dice qualcosa? "Si dice sempre che Lc è una lobby. Sofri è tuttora agli arresti. Langer si è suicidato. Rostagno è stato assassinato dalla mafia. Per essere una lobby potente, non c'è male". Qualcuno avrà pure ammazzato Calabresi. "Sofri l'ho sempre considerato innocente e ho ammirato il modo socratico con cui ha sopportato una sentenza ingiusta". Un altro di Lc, Erri De Luca, ha detto che, libero Sofri, rivelerà il vero assassino. Sofri è, di fatto, libero. Ma De Luca tace. "Mentre ho grande stima di Adriano che ha fatto spietata autocritica dell'estremismo politico, Erri mi sembra un millantatore, intriso della peggiore cultura degli anni '70. Ha il culto della violenza e pensa che tutti siano come lui". Lei è credente? "Ho il dono della fede fin da piccolo". Però, si batté per l'eutanasia di Welby che la Chiesa condanna. "Sono contrario all'eutanasia, ma anche all'accanimento terapeutico. Nei giorni scorsi ho lasciato il mio testamento biologico a mia moglie. Ho scritto: “Sono credente e amo la vita. Se cadrò in coma irreversibile decidi tu”. Sperando che non mi tenga vivo artificialmente". Lei è pro aborto. "Considero l'aborto un disvalore. Più volte, anche perché purtroppo non abbiamo figli, mi sono dichiarato pronto ad aiutare chi avesse voluto evitare questa scelta. Per me, però, è un valore l'autodeterminazione della donna e la fine delle mammane". Al dunque, è un "cattolico adulto" che s'impipa della Chiesa. "Rispetto la Chiesa. Ma rivendico la mia autonomia laica di cattolico credente. Non tollero invece le varie Binetti che pretendono di parlare a nome di tutti i cattolici. Ma chi l'autorizza? Io no". Lei, garantista... "Ce l'ho nel sangue". Votò contro l'arresto preventivo di Previti. Con quali conseguenze tra i suoi? "Ma votai a favore delle sue dimissioni da deputato dopo la condanna. Garantista non significa innocentista. Quel voto contrario mi ha scatenato contro la canea dei giustizialisti professionali, i Travaglio, Flores d'Arcais, Beppe Grillo. Sono giornalmente tormentato da persone ispirate dai loro blog. Ma vado per la mia strada". Veltroni si è alleato con Di Pietro. "Trovo incoerente l'alleanza di Walter, che ostenta ogni giorno il suo riformismo, con un giustizialista di quel calibro". Che pensa di Veltroni? "Lo stimo. Ma non l'ho apprezzato quando, con le sue scelte, ha messo in crisi Prodi". Ohibò, difende Prodi? "Rimarrà come l'unico che sia riuscito due volte, nel 1996 e 2006, a battere Berlusconi. Mentre non ci è riuscito Rutelli e, temo, non riuscirà Veltroni". Il Cav? "Una grande anomalia italiana". Dopo anni non lo ha ancora metabolizzato? "Non accetto la sua demonizzazione, ma il discorso sul predellino è più da Stato sudamericano che da democrazia matura". Un plutarchesco parallelo tra il Cav e Veltroni? "In parte, sono l'uno lo specchio dell'altro. Si rincorrono sugli stessi temi e negli stessi deprecabili modi di fare le liste elettorali. Mi stupisce profondamente l'esclusione di Allam Fouad nel Pd e di Patrizia Tangheroni nel Pdl". Chi dei radicali le è rimasto nel cuore, Cicciobello Rutelli? "Rutelli ha completamente rimosso la sua esperienza radicale. Nel cuore ho Adelaide Aglietta. Ma è morta". Tornerà ogni tanto alla Camera per respirare il tempo che fu? "A Roma, verrò pochissimo. Ma ho la politica nelle ossa e continuerò a farla". Il suo primo atto da sfaccendato? "Un lavoro durissimo: liberare la casa di Trento dalle scartoffie che invadono anche la cucina. Lo devo fare. L'ho promesso a mia moglie". Soprassieda, tanto è una santa. "Anche la santità ha dei limiti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


I riciclati di Walter: portaborse e travet (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 11 del 2008-03-17 pagina 10 I riciclati di Walter: portaborse e travet di Gian Maria De Francesco Dal portavoce del premier Sircana al caposegreteria del Campidoglio Verini: tra i candidati schierati dal Pd il più alto numero di professionisti di partito Roma - Silvio Berlusconi, durante i comizi, ripete spesso che il Pd "è la continuità perché la maggioranza dei ministri è candidata" con il partito guidato da Walter Veltroni. In effetti a scorrere le liste compaiono i nomi di ben 17 componenti del governo Prodi. In ordine rigorosamente alfabetico: Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Emma Bonino, Vannino Chiti, Massimo D'Alema, Cesare Damiano, Paolo De Castro, Giuseppe Fioroni, Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta, Giovanna Melandri, Luigi Nicolais, Arturo Parisi, Barbara Pollastrini, Francesco Rutelli, Giulio Santagata e Livia Turco. Con la pletora di sottosegretari ricandidati il computo si avvicinerebbe alle 70 unità. Ma queste elezioni si ricorderanno anche per la notevole presenza tra le file democrat di portavoce e segretari dei big del partito. A partire dagli spokesmen prodiani (Ricky Levi, Silvio Sircana, Sandra Zampa), dal caposegreteria di Piero Fassino (ovviamente ricandidato pure lui), Francesco Tempestini, passando per l'ex portavoce di Dario Franceschini (che non ha potuto rinunciare nemmeno al suo ex caposegreteria Alberto Losacco), Piero Martino e per quello di Veltroni, Vinicio Peluffo. Walter non ha potuto fare a meno anche del suo caposegreteria in Campidoglio, Walter Verini, e del responsabile del sito Internet Francesco Verducci (ex componente dell'esecutivo Ds) così come Beppe Fioroni ha piazzato in Campania la sua fedele segretaria, Luciana Pedoto. Meno fortunata Rosy Bindi che per il suo fido Salvatore Russillo non ha ottenuto un posto sicuro in Basilicata. Insomma, il carattere di novità delle liste Pd è un concetto relativo. Non solo perché Matteo Colaninno, Daniela Cardinale e Maria Anna Madia sono rispettivamente figli del patron di Piaggio, di un ex ministro delle Comunicazioni e di un organizzatore di una lista civica per Veltroni. O perché il "partito delle mogli", da Anna Serafini ad Anna Maria Carloni, è lungi dall'ammainare bandiera. Un dato di fatto rilevante è la tendenza a rigenerarsi (o per meglio dire riciclarsi) di una certa classe politica. Se si analizzano alcune posizioni "in bilico" nelle varie Regioni, si scoprono nomi che totalmente nuovi non sono, a prescindere dal fatto che abbiano più o meno varcato le soglie del Parlamento. Ad esempio, nel Lazio alla Camera al posto 15 è stato candidato Pietro Tidei. Già deputato nella XIV legislatura, già sindaco di Civitavecchia e di Santa Marinella, da 40 anni "signore dei voti" del Pci-Pds-Ds nell'Alto Lazio. Nel maggio 2006, dopo che era risultato il primo dei non eletti alla Camera, i suoi seguaci si piazzarono sotto il Botteghino reclamando per lui un posto da sottosegretario. Niente da fare, fu "risarcito" (si fa per dire) con la presidenza di Ferservizi, una controllata delle Fs gestite dal cigiellino Mauro Moretti. è andata meglio a Renzo Carella, consigliere regionale e dominus di Colleferro, candidato al posto numero 9. Lo stesso discorso vale per Alberto Tedesco al Senato in Puglia. Si definisce "socialista dall'età della ragione". In circa 30 anni di carriera l'attuale assessore alla Sanità della giunta Vendola è stato componente del Psi, del Nuovo Psi, dei Socialisti autonomisti, dello Sdi dopo Bertinoro e ora del Pd, anche questa è una novità. Anche l'operaio Iveco Alberto Tosa, candidato in Lombardia II non è proprio estraneo alla politica, essendo sindaco di Saviore dell'Adamello. In Veneto II si trova Lorenzo Biagi già candidato perdente alla presidenza della Provincia di Treviso. In Veneto I Daniela Sbrollini, segretario provinciale dei Ds vicentini e Angelo Guzzo, vicesegretario regionale della Margherita. In Lombardia I, con poche possibilità di farcela, c'è il giovane segretario milanese dei Ds, Pierfrancesco Majorino seguito dal suo omologo monzese Pippo Civati. In Lombardia II si trova Enrico Dioli, ex Cisl, ex presidente della provincia di Sondrio e numero uno della Margherita locale. Scendendo in Emilia si ritrova il sindaco di Imola, Massimo Marchignoli al posto numero 18 alla Camera, mentre la vicepresidente di Legacoop Bologna Rita Ghedini è "eleggibile" al Senato. In Umbria il giovane Carlo Emanuele Trappolino, già coordinatore dei Ds di Orvieto, dovrebbe farcela. In Toscana al numero 21 Tea Albini, in politica al '76 e assessore al Bilancio del Comune di Firenze. si trova quattro posti dietro Rosa De Pasquale, focolarina e candidata alle primarie del Pd. Un'Italia nuova si può fare. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Berlusconi lancia l'allarme brogli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 11 del 2008-03-17 pagina 0 Berlusconi lancia l'allarme brogli di Adalberto Signore Il leader del Pdl: ho visto i verbali, c'è da inorridire. Chiarimento sulle pensioni: "Vanno adeguate al costo della vita. Più aiuti alle famiglie" Como - Non c'era più tornato su per mesi. Un po' perché il clima di dialogo e confronto di fine anno non era certo la cornice giusta per il refrain sulla "notte di spoglie e di brogli" che ha accompagnato il Cavaliere per tutto il 2006, un po' per evitare che andando avanti a ripeterlo la gente la considerasse una sorta di ossessione. Poi è successo quel che è successo - con la crisi di governo e lo scioglimento delle Camere - e Berlusconi ha deciso di tornare alla carica, perché "la questione è troppo importante per essere lasciata cadere". Già da qualche settimana, infatti, la querelle sui brogli è tornata all'ordine del giorno. Perché, spiegava qualche giorno fa a piazza del Popolo a Roma, "ho potuto verificare i verbali di voto e c'è da inorridire". E ancora: "Soprattutto al Sud, visto che in Campania, Puglia e Calabria è qualcosa di terrificante". Sul punto il Cavaliere ha affondato anche ieri, durante un comizio improvvisato a Como. Facendo però un passo in avanti, visto che non solo ha ricordato "la notte di brogli" del 2006 ma ha pure lanciato l'allarme per il voto del 13 e 14 aprile. "C'è un problema grandissimo, quello dei brogli", spiega. E invita i presenti in piazza Duomo a far parte dell'esercito dei "difensori del voto" che "sorveglieranno i seggi e lo spoglio". "Chi se la sente di passare il sabato a confrontarsi con i rappresentanti di lista della sinistra - dice - si può mettere in lista per far parte dell'esercito dei difensori della libertà". Una sponda Berlusconi la trova in Gianfranco Fini, che da Cosenza definisce quello dei brogli "un problema serio". "Noi - aggiunge - metteremo almeno un rappresentante di lista in ogni seggio, da Vipiteno a Lampedusa". D'altra parte, "si tratta di un lavoro di poche ore e poi andremo a festeggiare". Concorda pure Gianfranco Rotondi, perché "in alcune zone del Paese i brogli sono prosieguo della campagna elettorale". Freddo, invece, il centrosinistra. Con Fausto Bertinotti che parla di "rischio irrilevante" e Walter Veltroni che si limita a scuotere la testa ma preferisce non rispondere ai cronisti che gli chiedono un commento. Solo il socialista Enrico Boselli fa un passo nella direzione del Cavaliere dicendo che "non fidarsi è sempre meglio". Mentre per Pier Ferdinando Casini, "siamo sempre agli stessi slogan". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Palazzo Madama, il gioco dei quattro poli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Palazzo Madama, il gioco dei quattro poli MARIO SECHI Verso il voto Grazie all'attuale premio di maggioranza su base regionale e alla soglia di sbarramento, a Palazzo Madama potrebbe realizzarsi un paradosso: la maggioranza dei voti potrebbe trasformarsi in un pareggio dei seggi. E vincere meno nettamente in alcune regioni potrebbe convenire. Vincere male nelle regioni rosse. Se l'obiettivo del Partito democratico fosse quello di ripetere al Senato, ma rovesciato, lo scenario della scorsa legislatura, Walter Veltroni dovrebbe augurarsi un'affermazione meno brillante del previsto nelle roccheforti della sinistra. È uno degli strani effetti speciali prodotti dalla legge elettorale e dal riassetto della geografia politica in questa consultazione. Chiuse le liste, i partiti tornano a occuparsi della materia reale del contendere: i voti e gli effetti che la nascita delle due galassie (Pd e Pdl) e di altre piccole costellazioni (Udc+Rosa bianca e Sinistra arcobaleno) avrà sulla distribuzione dei posti in Parlamento. Partiamo da quest'ultimo aspetto. Nelle elezioni del 2006 solo due coalizioni presero seggi e nessuna delle altre 19 liste riuscì ad assicurarsi un posto a Montecitorio e a Palazzo Madama. Allora l'Unione e la Casa delle libertà si spartirono la torta. Due anni dopo, la crostata sul tavolo è sempre la stessa, ma le coalizioni in grado di conquistare seggi teoricamente sono quattro: Pdl, Pd, Sinistra Arcobaleno e Udc. I sondaggi mostrano in netto vantaggio il Popolo della libertà sul Partito democratico e disegnano un Parlamento dove né Fausto Bertinotti né Pier Ferdinando Casini possono influenzare più di tanto l'esito finale. Ma la corsa è ancora lunga e probabilmente questo distacco (oggi intorno ai 10-9 punti) si ridurrà in vista della data del voto. La vittoria del Pdl per ora non sembra in discussione, ma se fosse in corso una guerra, il generale Veltroni dovrebbe lasciar perdere il campo di battaglia della Camera e dedicare i suoi sforzi sul Senato. Per fare cosa? Guardando i sondaggi, Veltroni non può impedire a Berlusconi di vincere con i voti ma può puntare a un quasi pareggio dei seggi grazie agli effetti paradossali del premio regionale (voluto dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi) e degli sbarramenti. Non stravincere nelle regioni rosse e affermarsi in quelle in bilico per il Pd sarebbe la ricetta migliore per pareggiare al Senato e poi giocarsi un secondo tempo nel confronto con il Pdl di Berlusconi. Si tratta di scenari all'attenzione dei due grandi partiti: le simulazioni tengono conto dell'attuale dinamica dei voti e del gradimento degli elettori. Il paradosso è che la coalizione di Berlusconi (Pdl+Lega+Mpa) con un vantaggio di 2,5-3 milioni di voti al Senato potrebbe trovarsi di fronte a due scenari diversi, proprio per effetto degli sbarramenti dei premi della legge elettorale (vedere la tabella in alto). In pratica il Pdl, che è in testa nei sondaggi, ha di fronte a sé quattro categorie di regioni: 1. Le regioni dove vince con il 55 per cento degli eletti, come Lombardia (26 seggi), Veneto (15) e Sicilia (15), o anche di più (in questo caso i seggi diventano 29, 16, 16) e questo dipende dal risultato dei terzi poli, cioè se superano l'8 per cento. 2. Le regioni dove la vittoria è sicura ma i seggi non variano: Piemonte (12 seggi), Friuli Venezia Giulia (4), Campania (17) e Puglia (12). 3. Le regioni incerte: quelle dove il Pd è in vantaggio (Liguria, Marche e Abruzzo) e quelle dove il Pdl è in testa (Lazio, Calabria e Sardegna). Regioni dove si può conquistare il massimo dei posti in palio, o perdere e vedersi attribuiti tutti i seggi destinati all'opposizione oppure vedersi costretti a dividerli con Udc e Sinistra arcobaleno. 4. Le regioni perse: Emilia-Romagna, Toscana e Umbria per il Pdl sono out e i seggi per gli sconfitti probabilmente saranno da dividere con Bertinotti. La previsione migliore consegna un'affermazione netta del Pdl e un Parlamento dove ci sono solo due grandi partiti. Sarà questa la fotografia di Camera e Senato la sera del 14 aprile? "Al momento, sulla base dei sondaggi, è plausibile pensare che il Senato assuma una conformazione quasi perfettamente bipartitica con due grossi gruppi parlamentari" prevede il costituzionalista Salvatore Vassallo, candidato in Emilia-Romagna alla Camera per il Pd. Fondamentale sarà il risultato finale di Bertinotti e Casini: se superassero la soglia dell'8 per cento in alcune regioni, il Senato potrebbe ritrovarsi con una maggioranza risicata. Vassallo illustra questa possibilità, per ora solo teorica: "Certo, c'è un possibile paradosso: il Senato rischia di rimanere in bilico se uno dei due principali partiti perde voti rispetto ai concorrenti interni, cioè se il Pdl cede troppi voti al centro in alcune regioni in cui vince e se il Pd cede voti alla Sinistra arcobaleno nelle regioni dove è forte. Paradossalmente, il Pd avrebbe un vantaggio (se volesse giocare sull'incertezza del risultato) a vincere peggio in Toscana, Umbria, Emilia e Marche a vantaggio della Sinistra arcobaleno. Il Pd in quel caso comunque otterrebbe il premio, però i seggi residui verrebbero divisi tra sinistra e Pdl e in questo modo nell'aggregato nazionale il Pdl rischierebbe di restare sotto la maggioranza o comunque di arrivare in una situazione di quasi pareggio". Situazione da brivido che Gaetano Quagliariello, professore di teoria e storia dei partiti politici alla Luiss di Roma, candidato al Senato in Toscana per il Pdl, non vede alle porte: "Non credo a questa ipotesi e la tendenza di questa campagna elettorale non lo fa pensare. Se è sempre più chiaro che votare per il governo significa votare per il Pdl o per il Pd, dobbiamo ancor più impegnarci a far capire agli elettori che in alcune regioni votare per un piccolo partito di centro o di destra significa gettare il voto dalla finestra. Né la Destra della Santanchè e di Storace né il centro di Casini e Baccini hanno la possibilità di superare la soglia dell'8 per cento nelle regioni decisive, mentre un voto al Pdl può servire a dare stabilità e forza a un'esperienza di governo. In ogni caso noi non potremmo mai fare quello che ha fatto la sinistra, cioè non considerare per pregiudizio ideologico la realtà dei fatti". La partita finale non sarà semplice. Berlusconi e Veltroni devono confrontarsi con le forze intermedie che possono intercettare i loro voti e sono a un bivio. Per affermare il modello bipartitico a cui si ispirano devono tagliare i cespugli sul piano politico (cosa fatta, in parte) ma anche sul piano elettorale, perché in caso contrario a perderci sarebbero entrambi. Il Cavaliere avrebbe il problema a Palazzo Madama di una vittoria netta di voti e un quasi pareggio di seggi, mentre Veltroni di fronte a un risultato deludente vedrebbe il suo modello di Pd e la sua leadership traballare al primo giro di giostra.

Torna all'inizio


Io, Gianni, Donatella e la politica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Io, Gianni, Donatella e la politica SILVIA GRILLI Discese in campo a sorpresa Il carbone di suo padre, l'azienda di moda, la crisi dopo l'omicidio del fratello: Santo Versace racconta come è arrivato a candidarsi.e Santo Versace, presidente della Versace, si candida alla Camera in Calabria con Silvio Berlusconi. Perché? La politica è sempre stata la mia passione. Mio padre prevedeva che avrei fatto politica. Ma quando c'è stata la possibilità di fare la moda con Gianni ho lasciato. Nel 1967 non presi più la tessera socialista. Suo padre da che parte politica stava? Tutta la mia famiglia è sempre stata socialista: mio nonno, il padre di mia madre, era un anarchico socialista. Non l'ho mai conosciuto: è morto 11 anni prima che nascessi. Io sono e resto socialista. Per me è il momento di fare un altro servizio militare, un servizio civile che è la politica. Ho vissuto 31 anni in Calabria, 31 in giro per il mondo, ora vorrei occuparmi del nostro Sud. Perché con Silvio Berlusconi e non con Walter Veltroni? Perché mi è stato chiesto nella maniera giusta. Condivido il programma del Popolo della libertà. Ho sempre parlato di meritocrazia e di educazione. In Calabria, pur avendo accettato, con l'economista Andrea Monorchio, di fare l'advisor per una regione governata dal centrosinistra, non ho potuto dare alcun contributo perché non mi è stato richiesto. La politica deve diventare la più alta forma di carità. L'ho ripetuto fino alla noia in questi ultimi dieci anni, in particolare negli ultimi cinque, perché prima, dopo la morte di Gianni, sono stato in crisi. Racconti la sua crisi dopo l'omicidio. Per me, fratello maggiore, vedere Gianni morire in questa maniera è stato un trauma pazzesco. Poi ci sono state le battaglie verso tutti gli speculatori e i millantatori, finite con la sentenza del marzo 2002 dell'alta corte di Sydney dove il mondo ha conosciuto la trasparenza di Gianni e della famiglia Versace. È stato un lungo percorso per venirne fuori. Sono stati cinque anni difficili. Le accuse di collusioni mafiose della Versace. Non è mai esistito niente. C'è un certo razzismo verso i calabresi. Se fossimo nati in Lombardia, piuttosto che a Parigi, o a Biella, questo non sarebbe mai successo. Dopo la morte di suo fratello avete subito venduto la villa del delitto, Casa Casuarina a Miami. Gianni aveva già deciso che non la voleva più. Ci è andato una volta di troppo. Crede davvero, come hanno concluso le indagini, che sia stato un folle a uccidere suo fratello? Sì, com'è successo per John Lennon, perché Gianni era un personaggio celebre e purtroppo ci sono troppi pazzi in giro. Dopo la morte di Gianni l'azienda ha cercato di ritrovare un'identità. Una tragedia di quel tipo ha bisogno di maturazione. Anche per Donatella è stato faticoso. Non è facile essere lo specchio di una persona, passare dall'essere accanto a Gianni a essere al posto di Gianni con tutto quello che ne consegue. E ormai Donatella fa una sfilata più bella dell'altra. Ci è voluto tempo. Abbiamo attraversato tre vite, noi. Alla Versace è arrivato come amministratore delegato Giancarlo Di Risio e Donatella ha trovato la sua strada. Questo ha permesso a lei di avere tempo per recuperare la sua passione politica? L'azienda resta la mia vita fondamentale. Io sono il presidente fondatore della Versace. Quando si fondò la Versace, dal notaio andai da solo: avevo la procura di Gianni e la procura di Donatella. Alla prima sfilata che facemmo come Gianni Versace, nel marzo 1978, Donatella era ancora studentessa universitaria. Lascerebbe l'azienda per la politica? Mai. L'azienda è parte della mia vita e le aziende non si lasciano mai. A che età ha cominciato a lavorare? Con mio padre, quando avevo sei anni. Si parla sempre dell'attività di mia madre, la sartoria. Ma mio padre nel 1950 aveva un'altra attività: il commercio di carbone vegetale al dettaglio e all'ingrosso, l'unica fonte di energia che ci fosse in Calabria. Vendevamo il carbone a 36 lire il chilo e la tabellina del 36, che va da 36 a 360, passando per 72, 108, 144, 180, 216, 252, 288, 324, non l'ho mai dimenticata: mezzo chilo era 18 lire. E io ero un bambino sempre sporco di carbone. Poi, man mano che crebbe l'economia, crebbe anche l'attività di mio padre, che cominciò a vestire le case per intero. Oggi noi "vestiamo" case e alberghi dalla A alla Z con le linee Gianni Versace, ma mio padre già vestiva le case, dalla camera da letto alla camera da pranzo, alla cucina. Dopo il carbone ha incrociato la moda. Prima ho fatto tante altre cose. La pallacanestro, a 16 anni, quando ero in serie B nel quintetto base. Nel 1963 mi iscrissi a economia e commercio a Messina. Il primo lavoro fuori dalle aziende di famiglia fu in banca, al Credito italiano di Reggio Calabria. Dopo sei mesi me ne ero già andato. Dovevo fare il militare e presentai la domanda per diventare ufficiale, fui preso come ufficiale di cavalleria. A Roma feci la guardia al Quirinale. Allora era Giuseppe Saragat il presidente. Poi andai a Palmanova, in prima linea, a 20 minuti di carro armato dal Patto di Varsavia. Intanto la sua famiglia, sua sorella Donatella, suo fratello Gianni, che strada prendevano? Donatella è molto più giovane di noi. Una volta Paris Match (settimanale francese, ndr) pubblicò una foto dove c'erano mia madre, mio padre, io, Gianni e una bambina bellissima. Quella bambina non è Donatella. La foto è del 1950 e lei era la mia sorellina più grande, Tinuccia Fortunata Versace, nata nel 1943 e morta nel 1953. Donatella nacque due anni dopo la morte di Tinuccia. I miei genitori hanno subito provato a fare un'altra figlia e per fortuna è nata una bambina. I suoi hanno lavorato fino all'ultimo? Mio padre ha lavorato fin quando ha avuto la forza, e mia madre fino a due giorni prima di morire. Il loro esempio ci ha inchiodati. Mio padre ha sempre detto: "I problemi nella vita si risolvono facilmente con tre parole: lavorare, lavorare, lavorare. Tu lavori e non ci sono problemi". E Gianni intanto? Quando mi congedai dal militare, nel gennaio 1972, tornai a Reggio Calabria e lo trovai eccitatissimo: il suo sogno era fare i disegni, i modelli. Anche da piccolo ha sempre gattonato fra pizzi e merletti, è nato in sartoria. Aveva convinto mia madre ad aprire, accanto alla sartoria, la boutique che c'è ancora, in via Tommaso Gulli a Reggio Calabria. Andava in giro a comprare: conobbe i più grandi della moda. Quando tornai a Reggio, Gianni disse: "Mi offrono di fare la collezione Florentine Flower". Ho trattato io il primo contratto di Gianni, ebbi il coraggio di chiedere la cifra che prendeva Walter Albini, il signore del prêt-à-porter di lusso, un genio. Mi dissero: "Va bene". Il 5 febbraio 1972 Gianni partì da Reggio Calabria e non si fermò più. Venne a Milano perché si rese conto che era la sede deputata per la moda. E fu una cavalcata. Lei l'ha sempre seguito? Sempre. Dal 1972, da quando Gianni ha cominciato, ho fatto sempre i contratti. Era consulente per le aziende: la Callaghan, la Complice. Fino a quando decidemmo di impostare la Gianni Versace. Nel 1976, gli amici nostri, gli industriali Aldo Girombelli e Paolo Zanetti Greppi della Callaghan, mi dissero: siamo disponibili a fare la Gianni Versace, però dell'organizzazione devi occuparti tu. Non crede che questa sua candidatura possa avere contraccolpi negativi sul marchio Versace? Ne abbiamo parlato in famiglia. Santo Versace sente il dovere, visto che gli è stato chiesto nella maniera giusta, di impegnarsi. Non è l'azienda, è Santo Versace. Come ha conosciuto Silvio Berlusconi? Bruno Ermolli (l'imprenditore, ndr) mi fece incontrare il presidente molto prima di decidere di scendere in politica. E ora sulla decisione finale di candidarmi ha influito Ermolli, ma anche Roberto Formigoni. Il mio impegno sarà verso tutte le persone che hanno il problema di arrivare a fine mese. Le fasce deboli che non possono comprare i suoi abiti. I miei vestiti non sei obbligato a comprarli. Nella moda il tuo stile personale te lo puoi fare a costo bassissimo perché l'importante è averlo, uno stile proprio. Io di una donna, prima di tutto, guardo gli occhi, lo sguardo. Poi il sorriso. Poi ci parlo e non mi ricordo mai come era vestita. Ma quindi voi vendete. Sì, noi vendiamo sogni.

Torna all'inizio


Non è un paese per nanetti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Non è un paese per nanetti STEFANO BRUSADELLI Svolte Oltre a Mastella saranno in molti a non trovare posto nel prossimo Parlamento. Da Bordon a Turigliatto, tutti i "disubbidienti" dell'ultimo governo resteranno fuori. E lo stesso Dini... Una maligna soddisfazione, adesso, Enzo Bianco non riesce a trattenerla. "Nel mio studio a Palazzo Madama" confida "ormai è tutto un andirivieni di senatori dei piccoli partiti che si siedono con aria affranta e ripetono la stessa litania: "Caro Enzo, che sciocchezza abbiamo fatto a far le barricate contro la tua bozza"". Bianco è il presidente della commissione Affari costituzionali. Tra la fine del 2007 e l'inizio del 2008 tentò invano di far approvare una riforma della legge elettorale con una soglia di sbarramento al 5 per cento in entrambi i rami del Parlamento. I "nanetti" alzarono le barricate, convinti che a loro convenisse tornare a votare con il "Porcellum", dove le soglie di sbarramento per le forze coalizzate sono il 2 per cento alla Camera e il 3 al Senato. È andata a finire che, per un tacito accordo figlio di antiche esasperazioni, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni hanno scelto di correre (quasi) da soli, lasciando i piccoli e le loro arroganze a fronteggiare le soglie riservate ai non coalizzati: 4 per cento alla Camera e un insuperabile 8 nell'altro ramo. È stata l'ecatombe dei troppo furbi. Dopo il voto, a Montecitorio sopravviveranno solo cinque gruppi: il Pdl berlusconiano, la Lega, il Pd veltroniano, la Sinistra arcobaleno di Fausto Bertinotti e l'Unione di centro di Pier Ferdinando Casini. Al Senato, con le due ultime formazioni che nei sondaggi oscillano pericolosamente sopra e sotto il barrage, potrebbero essercene anche di meno. Non era mai accaduto. Nella prima legislatura repubblicana, quella del '48, c'erano otto gruppi. Nella legislatura che sta morendo a Montecitorio i gruppi erano arrivati a 14, a Palazzo Madama a 11. Una babele, insostenibile per qualunque sana democrazia. "Le conferenze dei capigruppo" racconta il presidente dei deputati del Pd, Antonello Soro, "si erano trasformate in estenuanti liturgie dove più il gruppo era minuscolo e più il suo rappresentante strabordava e minacciava. Il calendario dei lavori, dove ognuno pretendeva di infilare la propria legge di bandiera, materializzava la patologia. Come i dibattiti in aula, soprattutto se trasmessi in tv, durante i quali gruppi e gruppetti si iscrivevano tutti a parlare, e il più a lungo possibile". Gli stessi personaggi che fino a pochi giorni fa si compiacevano di far ballare la maggioranza a ogni votazione importante e attiravano sciami di cronisti al minimo sospiro ora assomigliano ai dignitari in fuga dopo l'assalto al Palazzo. "Per la prima volta" racconta un deputato di lungo corso come Pino Pisicchio, ora nell'Italia dei valori, "si sono visti colleghi preoccupati non di trovare un posto in lista, ma addirittura di trovare un altro partito dove sistemarsi, a pochi giorni dal voto. Tutti alla ricerca di un Caronte che li traghettasse verso l'agognata salvezza. Ma quasi tutti, come nel famoso quadro di Arnold Böcklin, si sono visti traghettare all'Isola dei morti". Il bollettino della disfatta, effettivamente, fa impressione. Quasi tutti i Pierini della 15ª legislatura sono fuori dalle liste, o ripresentati dentro liste senza speranza; o nella migliore delle ipotesi resi politicamente inoffensivi. L'Udeur di Clemente Mastella, partito simbolo del nomadismo politico e responsabile della crisi di governo, si è liquefatto. Il leader spera nelle europee 2009, ma non ha più truppe. Il capogruppo al Senato, Tommaso Barbato, si è ricoverato nel Mpa di Raffaele Lombardo con qualche speranza, l'altro capogruppo, Mauro Fabris, confidava nel Pdl ma è rimasto a piedi. Nuccio Cusumano, che invece scelse Romano Prodi, è stato ripagato dal Pd con un incerto decimo posto al Senato in Sicilia. Dopo l'ennesimo salto della quaglia Lamberto Dini si ritrova sterilizzato: avrà quattro seggi nel Pdl ma tre alla Camera, dove risulteranno ininfluenti perché lì chi vince disporrà di una maggioranza blindata di 340 deputati. La coppia terribile Willer Bordon-Roberto Manzione, ex margheritini ("Votiamo contro Prodi, sì, no, forse"), si è costruito un minipartito, l'Unione dei consumatori. Nessuna speranza per il Parlamento, tutt'al più Bordon farà l'assessore se Francesco Rutelli riuscirà a diventare sindaco di Roma. Pure lo Sdi di Enrico Boselli è destinato all'estinzione: Veltroni aveva offerto ospitalità nel Pd a patto di avere facce nuove, la vecchia guardia si è opposta e ora contempla smarrita il disastro. Addio rendite di posizione consentite dall'incerta maggioranza del Senato, che trasformava ogni Carneade in primattore. L'inquieta trimurti teodem, incubo del Pd con i suoi "distinguo" sulla bioetica (Paola Binetti, Luigi Bobba, Emanuele Baio Dossi), è smembrata: i primi due passano alla Camera, sterilizzati pure loro. Domenico Fisichella, altro gran viaggiatore tra i poli, è fuori: il Pd lo ha bocciato, il Pdl non lo ha raccolto. Finiranno fuori dal Parlamento anche i puri e duri dell'ultrasinistra, che si erano fatti eleggere per poi scoprire che la rivoluzione non si può fare. Tutti, dopo la rottura con la casa madre, si sono fatti il loro simbolino. Franco Turigliatto e Salvatore Cannavò (ex rifondaroli) hanno messo su Sinistra critica. Marco Ferrando, altro ex Prc, guida il Partito comunista dei lavoratori. Fernando Rossi, ex compagno di strada di Oliviero Diliberto, ha varato la lista Per il bene comune. Quanto all'Udc di Casini, instancabile sperimentatore di "equilibri più avanzati", ha evitato solo per il rotto della cuffia la sorte mastelliana grazie a un accordo con la Rosa bianca di Savino Pezzotta. Ma ha perso pezzi importanti: l'ex ministro Carlo Giovanardi è con Berlusconi, insieme a Emerenzio Barbieri e a Giuseppe Galati; altri due ex, Mario Baccini e Bruno Tabacci, stanno con Pezzotta. E la speranza di vendere a peso d'oro i propri (pochi) senatori in caso di pareggio è un'utopia: in quello scenario Berlusconi preferirà fare un accordo con Veltroni piuttosto che andare a Canossa dall'ex presidente della Camera. Come ammoniva il duca de La Rochefoucauld, "si può essere più furbi di un altro, ma non più furbi di tutti gli altri".

Torna all'inizio


Noi, i mariti delle quote rosa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Noi, i mariti delle quote rosa ROMANA LIUZZO Coppie & politica Viaggio tra le soddisfazioni (e qualche frustrazione) dei compagni delle candidate. Con tanto di sorpresa: una dichiarazione di matrimonio. "Giovanna, vuoi sposarmi?". Una proposta di nozze a sorpresa, dalle colonne di Panorama, dopo 16 anni di convivenza e una figlia piccola, Maddalena. La Giovanna di cui è innamorato l'avvocato romano Marco Morielli di cognome fa Melandri, classe 1962, bionda e scattante ministro allo Sport del governo Prodi. Candidata anche in questa tornata elettorale. Ma come la pensano i mariti delle aspiranti al Parlamento? La vita cambierà accanto a donne impegnate? Avvocati, imprenditori, impiegati, ginecologi, ingegneri, consulenti finanziari: la schiera dei mariti presi alla sprovvista dalle quote rosa è destinata ad aumentare in questa legislatura. Nessuno li ha mai sentiti dire: "Lei non sa chi è mia moglie". Ma adesso che le loro dolci metà arriveranno sui più alti scranni, i principi consorti dovranno seguire strategie precise di vita quotidiana. E se il "signor Melandri" è disposto anche a cucinare per la futura moglie, pur di vederla più serena, e a farle un massaggino antistress sul collo, Nereo Destro, marito di Giustina, candidata in Veneto 1 per il Pdl, ex sindaco di Padova, tiene a chiarire: "Mia moglie è molto occupata, ma io pure. Dirigo da quarant'anni la Ariston Cavi, 29 mila metri quadrati coperti e 200 dipendenti a Montecchio, su e giù tutti i giorni con Padova. La differenza con Giustina è che io non faccio la spesa né cucino". Un po' maschilista? "Diciamo vecchio stampo. Anche nell'educazione dei figli, Leopoldo e Andrea. Siamo sposati da 35 anni ma non ho mai frequentato l'ambiente politico". Laura Ravetto (Lombardia 2, Pdl) ha un fidanzato avvocato che somiglia vagamente a Maurizio Raggio. Stefano Grassari, origine bolognese, adottato da Milano, ha un grande studio, in via del Lauro, con palestra per i suoi dipendenti. Racconta a Panorama: "Il colpo di fulmine con Laura è scoccato a una festa tra amici. Lei è un'entusiasta, io sono più disincantato, ma non le do troppi consigli, non potrei mai sostituirmi a Silvio Berlusconi. L'amore a distanza dà qualche problema ma ci vediamo tutte le settimane. Una passione comune? Il golf e i viaggi. L'ultimo in Argentina". Grassari si dichiara "non geloso" e si vede presto papà di "almeno due figli". La moglie Laura lo sa? C'è un misterioso fidanzato nella vita dell'avvocato Giulia Bongiorno, candidata di An con il Pdl. "È troppo presto per farlo parlare" racconta lei, sorridendo, a Panorama. Discreto ma presente è Melchiorre Fidelbo, ginecologo catanese marito dell'ex ministro del governo Prodi Anna Finocchiaro. Stanno insieme da più di vent'anni e pare soffrano a vivere distanti. Lui rimpiange di non poterla accompagnare a comprare i vestiti dato che "adora vederla sfilare", lei lo ricambia affermando che gli uomini devono avere il petto villoso come il suo. C'è chi accetta di vivere la lontananza anche se con un pizzico di malinconia e chi pone la compagna di fronte a una scelta. "O me o la politica". è accaduto tempo fa a Katia Bellillo, che dette il benservito al coniuge e scelse la politica. Ha retto alla vita movimentata il marito di Livia Turco, Agostino Loprevite, così come quello dell'ex ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo. "No, lui non vuole apparire, grazie" risponde a Panorama la moglie del notaio Angelo Bellucci. Il "signor Prestigiacomo", come qualcuno lo ha maliziosamente definito, in realtà non si sente affatto il numero due della famiglia. Un dato che ama ricordare anche ai suoi concittadini (vive a Siracusa) viste le due lettere gigantesche, A e B, iniziali del suo nome che troneggiano sul palazzetto che la coppia possiede a Ortigia. Un marito giusto è un fattore indispensabile per il successo. E non è neppure vero che due coniugi da copertina in famiglia siano troppi. Linda Lanzillotta, ex ministro per gli Affari sociali, ha detto una volta scherzando: "Quel che mi manca è una moglie senza grilli per la testa". Ma per un Franco Bassanini, che a farsi da parte non pensa neppure, sono tanti gli uomini che vivono nell'ombra. Serenamente rassegnato è Mauro Floriani, fisico atletico da divisa, anche se ha lasciato la Guardia di finanza per le Ferrovie. Sposato con Alessandra Mussolini, dice spesso: "Sapevo a cosa andavo incontro. Se uno sposa la nipote del Duce e di Sophia Loren, deve pur mettere in conto un po' di esposizione. Non cucino, ma pago le bollette, quando me ne ricordo". Un po' di pace l'ha trovata Luciano Fonti, ingegnere, marito dell'ex senatrice della Margherita Carla Rocchi. "Quando facevo politica pesavo 40 chili in più. Adesso basta. Sono presidente dell'Ente protezione animali: non torno indietro nemmeno morta". E anche il coniuge appare più sereno perché in casa, con la ritrovata forma fisica, abbonda biancheria intima di pizzo. Altro che politica... Marito schivo quello di Anna Teresa Formisano, capolista udc nel Lazio (2): Pasquale Forcina, direttore di banca in provincia di Frosinone. Ha detto molte volte alla moglie, sposata 37 anni fa: "Cambia lavoro, non ti stressare così". Per farla rilassare le cucina (fa pure la spesa) le orecchiette con le cime di rapa o le cozze con il pecorino. La aspetta coltivando l'orto nella loro casa di Cassino. "In particolare pomodori" dice la candidata udc Formisano. Che ricorda ancora il regalo più bello che le ha fatto il marito: un cd di Mia Martini. In casa infatti hanno un hobby: il karaoke. Single per scelta è Cristina De Luca, ex sottosegretario agli Affari sociali, pd. "Tanto prima o poi il marito mi avrebbe messo di fronte a una scelta. Così ho scelto io. Ma ho la casa sempre piena di amici e come antistress cucino l'orata al cartoccio ripiena di funghi porcini". Un ottimo cuoco è anche Ciro Di Nucci, promotore finanziario, proprietario del ristorante La Zagara a Roma, consorte di Antonella Sambruni, candidata della Destra (Lazio e Campania). "La incoraggio e il suo impegno politico non mi spaventa, se la vedo stanca le preparo le pielle (una specie di pane, ndr) ripiene di pesce o verdura". Ernesto Mocci è quel che si dice un ragazzo che non passa inosservato: alto, biondo, occhi azzurri. E cervello. Imprenditore (consulente in finanza straordinaria), ha sposato Gloria Porcella, responsabile delle donne di Forza Italia del Lazio, nel 1995, dopo un fidanzamento di due anni. Da poco hanno anche una bambina, Alice, battezzata da una coppia di padrini bipartisan: Walter Veltroni e Stefania Prestigiacomo. "Non mi preoccupa vivere con una donna che fa politica, Gloria mette una grande passione in tutto. Il massimo che faccio (se me lo permette) è darle qualche consiglio. Io sono un animo più razionale, lei è più impulsiva" spiega il giovane imprenditore a Panorama. "A casa aiuto, ma solo per la bambina. Però dicono che sia un buon marito".

Torna all'inizio


Obama, Fini e gli operai bianchi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'EUROPEO Obama, Fini e gli operai bianchi SERGIO ROMANO Negli Usa, che pure hanno fatto molti progressi, il proletariato nero fa fatica a emergere. E per molti elettori la razza conta nel voto. Questo potrebbe lanciare Hillary. Nel corso di una trasmissione televisiva durante la quale si è parlato di elezioni americane, Gianfranco Fini, leader di An e vicario di Silvio Berlusconi nel Pdl, ha detto: "Non credo che gli Usa siano pronti a una presidenza Obama, non foss'altro perché è nero". Qualche giornale ha parlato di gaffe e ha scritto che la battuta ha uno sgradevole sapore razzista. Fini è il numero due di una formazione politica impegnata in una campagna elettorale. Può darsi che intendesse smontare con una battuta il "sogno americano" di Walter Veltroni o ribadire implicitamente che il centro-destra crede nella vittoria di John McCain. Può darsi che anche il leader di An, come Veltroni, ceda alla tentazione di trasporre nella politica italiana le contrapposizioni e gli schemi propri della vita politica degli Stati Uniti. Ma le sue parole, una volta spogliate delle loro intenzioni vere o presunte, hanno il merito di strappare il velo di retorica che avvolge le elezioni americane. Gli Stati Uniti non sono più il paese del 1941, quando i soldati neri venivano inquadrati in battaglioni omogenei comandati da ufficiali bianchi. E non sono più il paese degli anni Cinquanta, prima delle riforme volute da John F. Kennedy e Lyndon Johnson, quando ancora vigeva, negli stati del Sud, il regime della più rigorosa apartheid. Ma il pregiudizio razziale sopravvive in certe zone della società ed è alimentato, fra l'altro, da alcune statistiche: la percentuale di neri nelle carceri, il numero delle famiglie nere che hanno un solo genitore (quasi sempre la madre), il confronto tra il livello scolastico dei neri e quello degli asiatici. Esiste ormai una borghesia nera, educata e benestante. Ma esiste ancora, nonostante i grandi progressi degli ultimi decenni, un "lumpenproletariat" nero che fatica a emergere dai ghetti delle grandi città ed è stato rapidamente scavalcato, nella scala sociale, dalla irresistibile avanzata dei "latinos". Questa situazione avrà probabilmente qualche effetto sulla campagna elettorale. Il governatore democratico della Pennsylvania, partigiano di Hillary Clinton, ha detto pochi giorni fa parole sorprendentemente simili a quelle di Fini: "Vi sono qui dei conservatori bianchi, e credo che vi siano bianchi probabilmente non pronti a votare per un candidato afroamericano". È interessante osservare che i conservatori bianchi a cui allude il governatore Ed Rendell appartengono in buona parte alla classe operaia. Secondo un sondaggio condotto prima delle elezioni primarie dell'Ohio, un elettore democratico su cinque ha confessato che la razza sarebbe stata, al momento del voto, un fattore importante. Non è escluso quindi che in Pennsylvania (dove si voterà il 22 aprile) la partita venga vinta da Hillary Clinton. E non è escluso che alla convenzione, se vi sarà un testa a testa, Clinton venga considerata più adatta di Barack Obama a unificare il partito e a raccogliere il massimo dei consensi. Torniamo all'Italia. Lo scandalo suscitato dalle parole di Fini dimostra ancora una volta che vi sono numerose circostanze in cui la correttezza politica e l'ortodossia delle idee correnti contano più di un'analisi realistica e spregiudicata. Ogni critica della politica israeliana può essere considerata antisemitismo. Ogni cenno all'esistenza di un problema razziale negli Stati Uniti può essere considerato razzismo. Non è sorprendente che le analisi, quando sono fondate su queste premesse, si rivelino spesso sbagliate.

Torna all'inizio


Rovine fumanti di un sogno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CONTROCAMPO Rovine fumanti di un sogno GIANNI BAGET BOZZO Il leader storico dei socialisti Felipe Gonzalez volle che il partito abbandonasse il riferimento al marxismo come sua ideologia. Quando mai il partito determinante della sinistra italiana, il Pci, fece una scelta simile? Riuscì a fare della sua identità italiana il fondamento istituzionale della Repubblica e a pensarsi come l'unica forza della democrazia in un'Italia corrotta dal capitalismo e dalla Chiesa. Il Pci non rinunciò mai all'idea di essere un'eccezione nella storia del comunismo e fuori da quella della socialdemocrazia. L'idea comunista di essere tutta la sinistra, pur non essendolo, condusse alla maggioranza dell'Ulivo più Unione, fuori della storia europea, fuori della realtà italiana. Oggi di questa storia rimangono le rovine fumanti della "monnezza" napoletana: e il leader storico dei postcomunisti, Massimo D'Alema, si candida per sostenere l'innocenza del leader storico comunista del Mezzogiorno Antonio Bassolino perché, essendo un comunista storico, non può che essere innocente. Sembra che i postcomunisti vogliano lasciare a Silvio Berlusconi l'onere di risolvere i problemi di un Paese in cui i sindacati e i comuni hanno diritto di invadere le vie di comunicazione. Walter Veltroni è fatto per perdere le elezioni, non per vincerle, è troppo incredibilmente leggero per assumere l'eredità del governo Prodi. La sinistra svanisce nel disastro del sogno, abbandonando il primo per vivere il secondo. Se si guarda bene è ancora una scelta rivoluzionaria, ancora la volontà di costituirsi in riserva della Repubblica (bagetbozzo@ragionpolitica.it).

Torna all'inizio


Perline (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Perline perline ENZINO MEUCCI "La Stampa"/1, 3 marzo 2008. Walter Veltroni: "Come è possibile che l'unica forma di creatività che si richiede ai ragazzi sia il tema? Possibile che non esistano altre forme con cui possano esprimersi, come un racconto, una foto o un filmato? Se un ragazzo è bravo a scrivere racconti, perché questa sua capacità non conta nulla?". "La Stampa"/2, 4 marzo 2008. Massimo Cacciari (riferendosi a quanto affermato da Veltroni): "Lasciamo perdere la fantasia e altre puttanate. Così va a finire che gli studenti si montano la testa e magari si sentono tutti Leopardi". "L'Unità", 6 gennaio 2008. Furio Colombo: "Questa che stiamo discutendo, anche se in apparenza riguarda, ci dicono, le vite innocenti di nascituri, in realtà è niente altro che la voce e la volontà di Silvio Berlusconi, travestita da voce e volontà di Dio (.). Qui si gioca una sola vita: quella di un secondo governo Berlusconi". "Corriere della sera", 8 gennaio 2008. Ciriaco De Mita: "Non solo la Iervolino non doveva essere eletta, ma non doveva essere neppure candidata. (.) Purtroppo trovare un napoletano puro che rispetti le regole è sempre più difficile". "Corriere della sera", 4 maggio 2006. Vladimir Luxuria: "Pier Ferdinando Casini è il più bello della Camera". "Corriere della sera", 14 maggio 2005 Romano Prodi: "Quando si scrive un libro non si dice mai prima come andrà a finire: beh, questo del governo è come un romanzo, non un romanzo giallo, ma d'amore. Quindi tutto finirà bene, certamente si sposeranno".

Torna all'inizio


A Palazzo Madama, il gioco dei quattro poli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - A Palazzo Madama, il gioco dei quattro poli Posted By redazione On 17/3/2008 @ 11:00 In Apertura#1 | No Comments di Mario Sechi Vincere male nelle regioni rosse. Se l'obiettivo del Partito democratico fosse quello di ripetere al Senato, ma rovesciato, lo scenario della scorsa legislatura, Walter Veltroni dovrebbe augurarsi un'affermazione meno brillante del previsto nelle roccheforti della sinistra. È uno degli strani effetti speciali prodotti dalla legge elettorale e dal riassetto della geografia politica in questa consultazione. Chiuse le liste, i partiti tornano a occuparsi della materia reale del contendere: i voti e gli effetti che la nascita delle due galassie (Pd e Pdl) e di altre piccole costellazioni (Udc+Rosa bianca e Sinistra arcobaleno) avrà sulla distribuzione dei posti in Parlamento. Partiamo da quest'ultimo aspetto. Nelle elezioni del 2006 solo due coalizioni presero seggi e nessuna delle altre 19 liste riuscì ad assicurarsi un posto a Montecitorio e a Palazzo Madama. Allora l'Unione e la Casa delle libertà si spartirono la torta. Due anni dopo, la crostata sul tavolo è sempre la stessa, ma le coalizioni in grado di conquistare seggi teoricamente sono quattro: Pdl, Pd, Sinistra Arcobaleno e Udc. I sondaggi mostrano in netto vantaggio il Popolo della libertà sul Partito democratico e disegnano un Parlamento dove né Fausto Bertinotti né Pier Ferdinando Casini possono influenzare più di tanto l'esito finale. Ma la corsa è ancora lunga e probabilmente questo distacco (oggi intorno ai 10-9 punti) si ridurrà in vista della data del voto. La vittoria del Pdl per ora non sembra in discussione, ma se fosse in corso una guerra, il generale Veltroni dovrebbe lasciar perdere il campo di battaglia della Camera e dedicare i suoi sforzi sul Senato. Per fare cosa? Guardando i sondaggi, Veltroni non può impedire a Berlusconi di vincere con i voti ma può puntare a un quasi pareggio dei seggi grazie agli effetti paradossali del premio regionale (voluto dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi) e degli sbarramenti. Non stravincere nelle regioni rosse e affermarsi in quelle in bilico per il Pd sarebbe la ricetta migliore per pareggiare al Senato e poi giocarsi un secondo tempo nel confronto con il Pdl di Berlusconi. Si tratta di scenari all'attenzione dei due grandi partiti: le simulazioni tengono conto dell'attuale dinamica dei voti e del gradimento degli elettori. Il paradosso è che la coalizione di Berlusconi (Pdl+Lega+Mpa) con un vantaggio di 2,5-3 milioni di voti al Senato potrebbe trovarsi di fronte a due scenari diversi, proprio per effetto degli sbarramenti dei premi della legge elettorale. In pratica il Pdl, che è in testa nei sondaggi, ha di fronte a sé quattro categorie di regioni: 1. Le regioni dove vince con il 55 per cento degli eletti, come Lombardia (26 seggi), Veneto (15) e Sicilia (15), o anche di più (in questo caso i seggi diventano 29, 16, 16) e questo dipende dal risultato dei terzi poli, cioè se superano l'8 per cento. 2. Le regioni dove la vittoria è sicura ma i seggi non variano: Piemonte (12 seggi), Friuli Venezia Giulia (4), Campania (17) e Puglia (12). 3. Le regioni incerte: quelle dove il Pd è in vantaggio (Liguria, Marche e Abruzzo) e quelle dove il Pdl è in testa (Lazio, Calabria e Sardegna). Regioni dove si può conquistare il massimo dei posti in palio, o perdere e vedersi attribuiti tutti i seggi destinati all'opposizione oppure vedersi costretti a dividerli con Udc e Sinistra arcobaleno. 4. Le regioni perse: Emilia-Romagna, Toscana e Umbria per il Pdl sono out e i seggi per gli sconfitti probabilmente saranno da dividere con Bertinotti. La previsione migliore consegna un'affermazione netta del Pdl e un Parlamento dove ci sono solo due grandi partiti. Sarà questa la fotografia di Camera e Senato la sera del 14 aprile? "Al momento, sulla base dei sondaggi, è plausibile pensare che il Senato assuma una conformazione quasi perfettamente bipartitica con due grossi gruppi parlamentari" prevede il costituzionalista Salvatore Vassallo, candidato in Emilia-Romagna alla Camera per il Pd. Fondamentale sarà il risultato finale di Bertinotti e Casini: se superassero la soglia dell'8 per cento in alcune regioni, il Senato potrebbe ritrovarsi con una maggioranza risicata. Vassallo illustra questa possibilità, per ora solo teorica: "Certo, c'è un possibile paradosso: il Senato rischia di rimanere in bilico se uno dei due principali partiti perde voti rispetto ai concorrenti interni, cioè se il Pdl cede troppi voti al centro in alcune regioni in cui vince e se il Pd cede voti alla Sinistra arcobaleno nelle regioni dove è forte. Paradossalmente, il Pd avrebbe un vantaggio (se volesse giocare sull'incertezza del risultato) a vincere peggio in Toscana, Umbria, Emilia e Marche a vantaggio della Sinistra arcobaleno. Il Pd in quel caso comunque otterrebbe il premio, però i seggi residui verrebbero divisi tra sinistra e Pdl e in questo modo nell'aggregato nazionale il Pdl rischierebbe di restare sotto la maggioranza o comunque di arrivare in una situazione di quasi pareggio". Situazione da brivido che Gaetano Quagliariello, professore di teoria e storia dei partiti politici alla Luiss di Roma, candidato al Senato in Toscana per il Pdl, non vede alle porte: "Non credo a questa ipotesi e la tendenza di questa campagna elettorale non lo fa pensare. Se è sempre più chiaro che votare per il governo significa votare per il Pdl o per il Pd, dobbiamo ancor più impegnarci a far capire agli elettori che in alcune regioni votare per un piccolo partito di centro o di destra significa gettare il voto dalla finestra. Né la Destra della Santanchè e di Storace né il centro di Casini e Baccini hanno la possibilità di superare la soglia dell'8 per cento nelle regioni decisive, mentre un voto al Pdl può servire a dare stabilità e forza a un'esperienza di governo. In ogni caso noi non potremmo mai fare quello che ha fatto la sinistra, cioè non considerare per pregiudizio ideologico la realtà dei fatti". La partita finale non sarà semplice. Berlusconi e Veltroni devono confrontarsi con le forze intermedie che possono intercettare i loro voti e sono a un bivio. Per affermare il modello bipartitico a cui si ispirano devono tagliare i cespugli sul piano politico (cosa fatta, in parte) ma anche sul piano elettorale, perché in caso contrario a perderci sarebbero entrambi. Il Cavaliere avrebbe il problema a Palazzo Madama di una vittoria netta di voti e un quasi pareggio di seggi, mentre Veltroni di fronte a un risultato deludente vedrebbe il suo modello di Pd e la sua leadership traballare al primo giro di giostra.

Torna all'inizio


Veltroni: "Nel Pdl sono già divisi su tutto" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 11 del 2008-03-17 pagina 0 Veltroni: "Nel Pdl sono già divisi su tutto" di Redazione Il leader del Pd attacca il centrodestra: "Dall'Alitalia alle pensioni alla politica estera sono divisi su tutti i grandi temi della campagna elettorale". E già pensa a una manifestazione in notturna Verbania - Dall'Alitalia alle pensioni alla politica estera, per il candidato leader del Partito democratico Walter Veltroni la "destra è divisa su tutto". A Verbania per la prima tappa piemontese del tour elettorale, Veltroni sottolinea le contraddizioni del principale schieramento avversario. L'attacco di Veltroni "Su Alitalia Fini ha detto sì ad Air France, Bossi no, che cosa avrebbero fatto se fossero stati al Governo". E ancora: "Sulle pensioni Berlusconi ha detto che bisogna tornare alla legge Maroni e tutti i suoi alleati hanno detto no, a cominciare dallo stesso Maroni". E infine: "L'ex ministro Martino ha proposto di togliere i militari dal Libano e inviarli di nuovo in Iraq e tutti gli altri hanno detto di no". Per concludere: "Stiamo parlando di persone che dovrebbero governare questo Paese". Non ci va giù leggero l'ex sindaco di Roma che accusa il Popolo della Libertà di essere diviso in tutto e per tutti e invita, quindi, gli italiani a non votare a destra : "Questo significherebbe continuare questi 15 anni di confusione e di divisione. Noi invece siamo una forza che vuole unire e che, grazie alla nostra scelta coraggiosa, non dovrà più mediare". Manifestazione di mezzanotte L'ultima pensata di Veltroni? Una manifestazione elettorale a mezzanotte. "Questa è la 56esima provincia che visitiamo - ha spiegato questa mattina davanti a centinaia di persone - ogni volta incontro moltissima gente. Devo ammettere che un appuntamento elettorale alle 11 del mattino di un lunedì è quanto di più strano... si possa vedere. Voglio vedere se facendo una manifestazione a mezzanotte ci saranno tante persone". E promette: "Faremo anche questo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Berlusconi frena sulle pensioni e lancia l'allarme brogli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Berlusconi frena sulle pensioni e lancia l'allarme brogli Posted By redazione On 17/3/2008 @ 8:15 In Headlines | No Comments In difesa sulle pensioni, in attacco sui brogli. Doppio ruolo per Silvio Berlusconi. Ieri, da Cernobbio, aveva fatto intendere di voler rivedere lo scalone, ritoccandolo all'insù. Meno di ventiquattro ore ed è arrivata la scontata levata di scudi dei sindacati. Poco dopo il Cavaliere frena. "So bene che i sistemi pensionistici non si cambiano da un anno all'altro, tanto meno - assicura - senza una consultazione sociale. Come al solito, la sinistra si esercita nell'alterazione di mie dichiarazioni". Vecchio vizio "stalinista". Sulle elezioni e il rischio brogli, l'ex premier invece rispolvera un vecchia convinzione, ma con molta determinazione. Da Piazza Duomo, dove si trovava per un comizio, ha lanciato l'allarme: "C'è un problema grandissimo e per evitare il bis del 2006, quando la sinistra buttò fuori i nostri rappresentanti di lista, occorre armare un esercito in difesa della liberta"'. È l'una e mezza della domenica delle palme, l'ora dell'aperitivo prima del pranzo, e così la piazza è piena a metà ma i comaschi che sono venuti per il presidente lo acclamano, lo incitano a più riprese, ripetono le parole d'ordine che li convincono di più. Ma è anche il week-end dei gazebo per la famiglia e l'ex premier non vuole che l'attualità rubi la scena: incalzato, sulle prime non replica sulle pensioni. Il commento arriverà dopo, con una nota. Non parla di Alitalia ("lasciamo stare, non è il momento"), glissa anche sul capitolo Tibet e Olimpiadi. Il Popolo delle libertà applaude quando attacca a testa bassa la sinistra. Ma a fare breccia sono soprattutto i temi cari al Nord: la sicurezza ("ci sono clandestini a iosa e troppi pochi soldi", è la constatazione); i ritardi sulle infrastrutture e l'energia; i rifiuti. Berlusconi confessa di non dormirci la notte: un milione di tonnellate di spazzatura. A tanto ammonta la "dote" del governo Prodi. Il Cavaliere lo sa infatti come vanno le cose in politica: "Un mese dopo che sarò a Palazzo Chigi" pronostica "quella spazzatura sarà tutta mia". Ergo, spiega, una soluzione va trovata. Poi, le tasse. Berlusconi avrà anche inaugurato la stagione del realismo ma a farsi scippare la lotta per abbattere il peso del fisco non ci sta. E così promette di tagliare la pressione fiscale, laddove è possibile; ricorda che introdurrà il quoziente familiare, una vera e propria rivoluzione; e non dimentica la casa. "Ogni padre di famiglia ha a cuore di lasciarne una ai propri figli". Via l'Ici, quindi, ok ai buoni affitti e a un piano per l'edilizia. E se qui la sinistra copia, pazienza perché "quando vengono copiate le cose buone sono felice", dice tra il bonario e il sarcastico. Tanto poi al governo ci va lui e non certo Veltroni, è il ragionamento sottostante. Ecco allora l'immancabile stoccatina all'avversario di questa campagna elettorale: "Se Veltroni fosse credibile e non lo è, lo voterei anche io". Così, dice, potrei finalmente godermi la vita. E invece, niente, gli toccherà prendere ancora una volta il Paese in mano e con umiltà governare. "Vi garantisco che supereremo le difficoltà", afferma cercando di mostrare un volto meno pessimista. Sì, perché io ormai "sono un vecchietto", si lascia andare. Ma non poi così tanto, si corregge a scanso di equivoci: "Questa mattina ho incontrato un compagno di scuola, che mi ha detto: 'Ormai abbiamo un'età. Ma io gli ho risposto: 'Parla per tè". Musica per le orecchie della platea di Como: "Ecco Bravo, resta con noi", gli replicano i suoi fan. Il VIDEO servizio:.

Torna all'inizio


Oops, Vasco stavolta ha toppato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Ci si deve accontentare". E' uno dei versi de "Il mondo che vorrei", il nuovo singolo di Vasco Rossi che preannuncia il nuovo album, il nuovo tour e la solita vagonata di articoli, spot, servizi che implacabilmente si spalmerà per tutta l'estate. Per ritornare sul mercato, Vasco ha scelto la solita ballatona rock con un assolo di chitarra strepitoso e tutto il solito corredo di versi sofferti, di predizioni esistenziali, di rimpianti impossibili. Esatto: il solito corredo. L'ho ascoltato per due giorni, sperando che mi accendesse qualche emozione. Invece poco o nulla. Stavolta al pezzo di Vasco manca l'x factor, non ha quella marcia in più che sa distinguerlo da tutti gli altri e che lo ha trasformato in un punto di riferimento per quelle due o tre generazioni che ancora oggi parlano con le sue parole. E' un bel pezzo, per carità. Ma, parlando di Vasco, è un pezzo prevedibile e perciò noioso. Molto noioso. Sentiremo l'album, di cui dicono faville. E speriamo sia così, altrimenti sai che delusione. Scritto in Varie Non commentato " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Mar 08 Bravi, così si protegge Britney (e impariamo anche noi) Poi uno dice gli Stati Uniti. Il Los Angeles Times di venerdì ha riportato una notizia (poi ripresa anche dall'agenzia Reuters) che noi italiani dovremmo imparare a memoria. Ricordate i due ricoveri di Britney Spears in rapida sequenza a gennaio?? Allora ci fu una clamorosa fuga di notizie e per alcuni giorni tutti furono rapidamente informati delle condizioni di salute della ragazza, con l'inevitabile imprecisione che tutti i pettegolezzi si portano dietro. Bene, adesso il Medical Center dell'Ucla, dove la popstar fu messa sotto controllo perché dava di matto, ha annunciato, o perlomeno fatto intendere, che sta per licenziare (esatto: licenziare) tredici dipendenti, aprire procedimenti disciplinari contro altri sei e intentare cause giudiziarie contro ben sei medici che avrebbero avuto accesso ai computer dove erano stati inserite le cartelle mediche della Spears. Insomma, pugno duro. Adesso per fortuna Britney Spears sta meglio e sembra che si sia rimessa in forma dopo quello che è stato per lei un inferno orribilmente martoriato dalla stampa. Però ci sono questi strascichi che sono molto indicativi anche per noi italiani, non solo per i fans dell'(ex) lolita del pop. Dopo la rivelazione del Los Angeles Times, invece di frignare o smentire, il Medical Center ha semplicemente emesso un comunicato stampa in cui confermava che l'ospedale ha "misure stringenti per proteggere la privacy dei pazienti". Ossia: chi ha sbagliato, paghi e non perdiamo altro tempo. Proviamo a pensare a quello che sarebbe successo in Italia (ed è successo, come nel caso di Lucio Battisti o, anni prima, di Kurt Cobain) se un cantante fosse finito pubblicamente in ospedale. Non solo la prevedibile fuga di notizie, che purtroppo non è giustificabile ma è difficilmente arginabile. Ma poi il disinteresse delle autorità ospedaliere, che non avrebbero preso nessun provvedimento. Né tantomeno si sarebbero mossi i magistrati. D'altronde in Italia accede sempre così ed è per questo che, nonostante una legge molto restrittiva, non esiste più la privacy. Non ci sono conseguenze, mai. Se uno viola la privacy, la fa franca. E se, per un caso improbabile, viene individuato, può star tranquillo perché ci vogliono anni prima di fare il processo. Vabbè, senza esondare su altre spiagge, il caso di Britney Spears stavolta dà una buona notizia. Dalle punizioni decise dal Medical Center arriva anche una bella lezione: ci sono limiti privati che neppure il diritto all'informazione può superare. Uno di questi è la salute. E basta vedere quello che proprio in questi giorni accade in Italia (il caso del ginecologo suicida e la spregevole fuga di notizie) per rendersi conto di quanto abbiamo ancora da imparare. Scritto in Varie Commenti ( 5 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 Bjork, il Tibet, l'(in)tolleranza cinese e i nostri silenzi L'altro giorno durante un concerto in Cina, Bjork ha chiassosamente protestato a favore dell'indipendenza del Tibet, invitando il pubblico a cantare il coro "Tibet! Tibet!" Apriti cielo. Le autorità cinesi, che sono clamorosamente intolleranti, hanno reagito spiegando senza mezzi termini che "Bjork ha infranto le leggi del nostro paese e ferito i sentimenti del popolo cinese". Pensa un po'. Quindi in futuro "stringeremo i controlli sugli artisti stranieri che abbiano in programma spettacoli in Cina affinché episodi del genere non si verifichino più". Naturalmente sulla stampa italiana (la stessa che non ha protestato contro il silenzio del ministro radicale e libertario Emma Bonino in visita a Pechino) le notizie in merito a questo scandalo sono uscite, quando sono uscite, piccole così. Però pazienza per i giornali. Ma mi chiedo dove siano le organizzazioni umanitarie che di solito strillano molto quando a violare le regole sono altri stati (ad esempio gli Stati Uniti). In Cina succede di tutto e il caso di Bjork è davvero una goccia nella palude marcia dei diritti umani e politici violati laggiù. Eppure silenzio. Complimenti. Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (9 votes, average: 4.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb 08 Jovanotti è un passo avanti Ieri Jovanotti è arrivato in sala stampa per presentare la sua apparizione del venerdì al Festival. Ha parlato per oltre mezz'ora e non importa neppure riportare tutte le frasi che ha inanellato. Ha parlato di musica, di politica, ha presentato il suo ospite Ben Haper, ha divagato su tanti argomenti e sempre con competenza. Ma non è questo che importa. Jovanotti è un uomo sereno e quando ha parlato delle sue canzoni ha semplicemente spiegato che: "Io penso alla mia donna, all'amore che provo per lei e scrivo quello che c'è intorno a questo sentimento". Credo che non ci sia niente di più poetico. E se penso che l'ha detto così d'improvviso davanti a una sala stampa di giornalisti iene scatenate lo trovo quasi commovente. Stavolta Jovanotti mi ha commosso. Bravo. Scritto in Varie Commenti ( 30 ) " (11 votes, average: 4.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Soluzione all'italiana: Bertè squalificata ma canta Soluzione all'italiana al Festival di Sanremo. Loredana Bertè ha cantato un brano già pubblicato (nel 1988) e quindi è stata squalificata. Lo ha annunciato Pippo Baudo adesso in conferenza stampa. Però lei continuerà ad esibirsi all'Ariston, sostanzialmente per evitare un altro caso Tenco. La solita soluzione all'italiana che però non riesco a criticare (vista la situazione). Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (6 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Il caso Bertè (e il caso strano) Ieri sul palco è stata travolgente e senza dubbio ha smentito tutti (anche quelli come me che temevano un'esibizione sottotono). Certo, Loredana Bertè è stata la più rock del festival, rock nel senso di Celentano: vitale e controcorrente. Però è anche vero che mi fa un po' tristezza star qui a complimentarmi con la Bertè solo perché sul palco dell'Ariston non ha dato di matto come in altre sedi televisive. E' un pensiero che non mi piace. Di sicuro oggi si parlerà di un'altra cosa. Questa: la sua canzone Musica e parole sarebbe una vecchia canzone del 1988 intitolata "Ultimo segreto", tratta dall'album "Sesto senso" prodotto da Tulio De Piscopo e Alberto Radius. Il brano fu cantato da Ornella Ventura e, caso strano, l'autore è sempre Alberto Radius e la casa discografica, la NAR, è la stessa di 20 anni fa (ha solo modificato nome e organico). Insomma, ci sono tante coincidenze troppo strane. Ho già raffrontato i due brani e in effetti sono molto, ma molto simili. Chissà se qualcuno prenderà decisioni in merito. Ma il caso è molto strano. Il discografico della Bertè ha ammesso praticamente che si tratta di una "cover". E Baudo ha detto che nel pomeriggio si riunirà la commissione per valutare. Aspettiamo. Di certo, se è così, alla Bertè non rimanerrebbe che ritirarsi. Scritto in Varie Commenti ( 5 ) " (8 votes, average: 4.88 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Feb 08 Lasciare stare Tricarico Ieri notte ho tremato quando Chiambretti e Baudo si sono avvicinati a Tricarico che stava per cantare. Tricarico è di una sensibilità estrema, è indifeso, vulnerabile oltre ogni immaginazione. E la vicinanza di Pippo e Piero, che sono stati impietosi, lo ha messo talmente in imbarazzo da fargli rovinare la canzone. La sua interpretazione è stata la peggiore della serata, nonostante il brano sia senza dubbio un bel brano che probabilmente sboccerà bene anche nelle radio. E quindi la nota buona della giornata oggi è negli occhi di Tricarico quando ha iniziato a cantare la sua "Vita tranquilla". Erano così sperduti, così ingenui, così puri da meritarsi l'applauso seduta stante. Forza Tricarico. Scritto in Varie Commenti ( 125 ) " (9 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Feb 08 La rivoluzione di Chiambretti Bravo Pierino. Oggi la frase più bella del Festival è la sua. In una intervista a Marinella Venegoni della Stampa, che gli ha chiesto se Pippo lo avesse catechizzato sulla par condicio pre elettorale, lui ha risposto: "No, Pippo mi ha tranquillizzato. Nessuno di noi vuol fare la pelle a Veltroni e Berlusconi. Anzi oggi la rivoluzione oggi si fa costruendo e non più distruggendo". Bravo, questa è la frase giusta (anche se non nuovissima) che esprime lo spirito del tempo. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (8 votes, average: 4.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Feb 08 Pippo fa tredici, Sanremo farà tardi, io farò notte Inizia il Festival di Sanremo ed eccomi qui come inviato. Non mi ricordo più: sarà la settima o l'ottava volta. Da domenica, giorno della conferenza stampa di presentazione, inizia il rito più amato dagli italiani: parlare male del Festival che però è un punto di riferimento. Anche solo per dire "io non lo guardo neanche per un minuto", tutti ne parlano almeno una volta e ci sono pochi altri eventi che raggiungono una coralità così ampia da sfuggire le singole categorie. Sanremo è come un discorso di Bush alla nazione: é lo stato dell'Italia, una foto delle sue condizioni. Ok, ok: dopo aver ascoltato le canzoni del Festival di quest'anno, l'Italia non sta benissimo. Però per tutta la settimana su questo blog parlerò solo delle cose più belle dell'Ariston, quelle che mi hanno emozionato (se ce ne saranno) o perlomeno colpito. Tanto le cose brutte le direte voi che mi scrivete e io vi aspetterò a braccia aperte. Intanto, io comincio così: poco fa ho parlato con Anna Tatangelo e mi è piaciuta molto la sua determinazione entusiasta. Dite quello che volete, ma ce ne fossero. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (9 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Feb 08 Questa è bella, Venditti ha l'ansia Domenica è stata la giornata dell'ansia. Nell'intervista che andrà in onda a "La storia siamo noi" su Raidue, Fiorello ammette che lo chiamano "ansiolin" perché quando sta per intervistare qualche big gli viene il nodo in gola. E, in una surreale intervista al Messaggero, Antonello Venditti - che ha 59 anni e non è un pivello esordiente - annuncia che non sarà al Festival di Sanremo perché "ci ho pensato, ma andarci a fare il superospite mi crea un disagio cosmico". E vabbè, uno pensa, può succedere. Poi però lui aggiunge: "Per andarci ci vuole fegato, a me invece viene l'ansia, non lo vivo come una festa". Ma accidenti, a dar retta a queste parole sembra che finora Venditti sia stato un recluso ai limiti dell'eremitaggio. E invece lo sapete tutti: non è così. Allora viene da pensare che la versione non sia proprio quella autentica. Forse a Venditti dà fastidio l'ordine di apparizione sul palco, che si preannuncia alfabetico e che quindi lo obbligherebbe a salire molto tardi?? Oppure il cachet non era all'altezza delle sue attese?? Comunque sia, la giustificazione che ha dato fa ridere. Venditti, quello che è in classifica da trentacinque anni, che è già stato al Festival, che ha suonato migliaia di concerti, è paralizzato dall'ansia?? Sarebbe come se un pilota di Formula Uno si ritirasse perché è infastidito dal rumore dei motori. Suvvia, Venditti. Pazienza le canzoni, ma le scuse devono essere almeno originali. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (20 votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Paolo Giordano scrive di musica leggera sul Giornale. Vive a Milano e ha sempre il volume alto. Tutti gli articoli di Paolo Giordano su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (73) Ultime discussioni Sally: Rispondo a Ladylindy: Il paragone con Lennon era limite. Mi commuovo raramente ma quando mi succede è sempre... tokio hotel: i tokio hotel fanno pena nn sanno cantate e nn sanno suonare gli detesto Paolo84: Ciao a tutti. Devo dire che sono contento che almeno in America ci sono leggi giuste sulla privacy, e mi... Paolo Giordano: Certo, le indiscrezioni sono il pane del giornalismo. Ma in certi casi la soluzione per contenerle è... Sally: Ciao Paolo, bentrovato. Non sono molto d'accordo sul discorso che se uno vuole riesce a sfuggire al... I più inviati I Tokio Hotel in Italia a febbraio - 1 Emails Occhio, cari genitori, i Tokio Hotel sono diventati maggiorenni - 1 Emails Questa è bella, Venditti ha l'ansia - 1 Emails Ultime notizie Mutui, allarme dell'Ocse e dell'FmiLa Fed taglia ancora i tassi: euro a 1,59Veltroni: "Nel Pdl sono già divisi su tutto"Marcegaglia: tagliare la spesa improduttivaAlitalia, Prodi a Sea: ritiri richiesta danniTibet, centinaia di morti. Appello Usa Blog amici Il blog di Ferruccio Gattuso Il blog di Gaia Il blog di Marinella Venegoni Vocalizzo rotante Siti amici Rockol.it March 2008 M T W T F S S " Feb 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio degli post March 2008 (3) February 2008 (13) January 2008 (12) December 2007 (2) November 2007 (2) October 2007 (16) September 2007 (7) August 2007 (16) July 2007 (2) Trackback recenti Recent Posts Oops, Vasco stavolta ha toppato Bravi, così si protegge Britney (e impariamo anche noi) Bjork, il Tibet, l'(in)tolleranza cinese e i nostri silenzi Jovanotti è un passo avanti Soluzione all'italiana: Bertè squalificata ma canta Il caso Bertè (e il caso strano) Lasciare stare Tricarico La rivoluzione di Chiambretti Pippo fa tredici, Sanremo farà tardi, io farò notte Questa è bella, Venditti ha l'ansia Pagine About Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Paolo Giordano © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

Torna all'inizio