HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di
|
DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
|
top ARTICOLI DEL 17-3-2008 #TOP
Ma
il loft non s'illude "Una gaffe dopo l'altra eppure resta davanti"
( da "Stampa,
La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
tanto che lo
stesso Veltroni ieri non l'ha cavalcato. Nessuna dichiarazione spigolosa,
nessuna polemica come in altre occasioni, il caso Ciarrapico piuttosto che la
battuta di Berlusconi sui precari. I dirigenti del Pd non si illudono che una o
più uscite infelici del capo della coalizione avversa possano ribaltare l'esito
delle urne fotografato dai sondaggi.
Scajola
pigliatutto svuota La Destra e l'Udc
( da "Stampa,
La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Giovedì
Veltroni sarà a Sanremo. Nel weekend è stata qui la Melandri. L'ultima
cartolina ligure la ritrae, e si torna a sabato, a un insolito evento di
sinistra genovese: la presentazione del libro-carteggio di Bettini con Ingrao a
Genova, Auditorium del museo Galata.
TUTTO
GIÀ VISTO ( da "Stampa, La"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e in maniera
marcata quello di Veltroni che ne è stato l'inventore e l'apripista, puntano
oggi a liberare la campagna elettorale dal più antico vizio della politica
italiana, la partigianeria. La promessa nuova fatta a noi elettori è stata
quella di una politica che si focalizza sul fare e non sull'odio, sul
"per" e non sul "contro".
La
metà degli elettori non vuole il duopolio
( da "Stampa,
La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
giorno
considerato d'inizio il 18 febbraio), i sondaggi non mostrano novità rilevanti:
tra Berlusconi e Veltroni ci sono 8 - 9 punti di distacco a favore del primo,
la tendenza alla rimonta del leader del Pd s'è prima fermata e poi è ripartita,
alla stessa velocità, più o meno, in cui s'è fermata e poi è ripartita la corsa
del Cavaliere.
Berlusconi:
occhio ai brogli, sono recidivi ( da "Stampa, La"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi ha
citato infine il caso Ciarrapico: "Ci ridicolizzano non c'è niente di
nuovo". Il Cavaliere ha attaccato Veltroni anche sul programma del Pd
molto simile a quello del Pdl: "Veltroni dice che farà quello che vuol
fare Berlusconi - ha detto il leader del Pdl - ma come si può credergli?
Berlusconi:
"allarme brogli" ma sulle pensioni fa retromarcia - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma anche in
questo quadro Berlusconi si sente di prendere qualche impegno, anche in
risposta a quello che Veltroni ("Se credessi a quello che dice lo voterei
anch'io") aveva detto sulla possibilità di diminuire le aliquote Irpef:
"Diminuiremo la pressione fiscale, cambieremo il sistema introducendo il
quoziente familiare", oltre naturalmente all'
Bonsai
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
la trovata
non brillantissima di stracciare pubblicamente il programma di Veltroni. Non è
vero, ha ripetuto ieri il suo portavoce, Paolo Bonaiuti: "Berlusconi non
ha strappato alcun programma". E allora, cos'erano quelle pagine
stracciate? Volevano dimostrare che "le 281 pagine del programma di Prodi
non sono mai state rispettate ma considerate come carta straccia della
sinistra".
Anche
maroni boccia la controriforma "moratoria, lasciamo in pace gli
operai" - rodolfo sala ( da "Repubblica, La"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
"inopportuno" perché tra un mese si vota? "Lui viene sempre
strumentalizzato. è come la storia della ragazza precaria: Veltroni è stato
ignobile. Berlusconi ha comunque fatto bene a porre il problema delle risorse
per le pensioni. Ma ai sindacati posso garantire che noi non faremo nulla senza
il loro consenso"
Moro
trent'anni dopo, lacrime e polemiche - rory cappelli
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
rappresenta "il contrario di Moro". Mentre Bobo Craxi, al convegno
promosso dal Partito socialista a Roma per ricordare Aldo Moro, ha detto che
"Pisanu e Franceschini oggi si sono uniti, nella cinica ipocrisia, a
Walter Veltroni, per un ricordo pieno di omissis sul ruolo negativo della Dc
nella scellerata linea della fermezza adottata durante i 55 giorni del
rapimento"
Veltroni
e il nord - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
qualche mio
amico simpatizzante della Lega ammette che Veltroni "parla diverso dai
comunisti" perché "difende l'impresa"". è troppo presto per
identificare nel Nord uno spostamento d'opinione significativo. Gli ambienti
berlusconiani lasciano filtrare concessioni paternalistiche: "Veltroni è
stato bravissimo, perché da Prodi ha ereditato 16 punti di svantaggio e li ha
portati a 9"
Pd,
via alla tre giorni di veltroni - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
via alla tre
giorni di Veltroni Oggi nel Novarese e Alessandrino, domani sera in piazza
Castello E venerdì 11 aprile sarà derby con Bertinotti: lui in collegamento da
Roma, il presidente della Camera in piazza PAOLO GRISERI Tre giorni in Piemonte
con una breve digressione, mercoledì, in bassa Lombardia.
De
mita sfida gli ex alleati - conchita sannino
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
a dispetto
della finta novità di Veltroni e della concezione padronale di
Berlusconi". Sono le argomentazioni con le quali lo stesso De Mita apre
oggi a Napoli la campagna elettorale, con un incontro pubblico alle 19 al
teatro Augusteo. Settimana intensa di appuntamenti per i maggiori candidati del
Pd.
La
campagna che non c'è - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se è chiara e
netta la mossa di Veltroni e del suo Pd di correre da solo e di imporre la
partita a tutti gli altri, quasi come nel gioco di un castello di carte che fa
cadere una ad una le altre posizioni, il resto si gioca in un campo aperto
apparentemente sconosciuto. Ma frequentato più o meno dalle stesse facce.
Ma
in tempo di voto contano più i prezzi del dio "relativo" - (segue
dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
meno di un
terzo dei cattolici praticanti vota per i partiti che sostengono Veltroni (Pd e
Idv), oltre metà per i partiti che candidano Berlusconi (Pdl, Lega e Mpa). Allo
svantaggio del Pd e degli alleati contribuisce, come abbiamo detto, l'eredità
dei conflitti "etici" degli ultimi anni. Ma conta, in qualche misura,
anche l'ingresso, nelle liste del Pd, dei radicali.
Tra
i fedelissimi della messa pdl avanti di 20 punti sul pd - fabio bordignon
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La distanza
fra la coalizione che sostiene Berlusconi e quella guidata da Veltroni sale a
nove punti fra i praticanti saltuari e sfiora i venti fra gli assidui.
Esplicita è anche la relazione con il voto all'Udc, al 9% fra i praticanti
assidui.
"meglio
giulio del pd lui teme i mercati"
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Bertinotti è
convinto che in caso di vittoria di Berlusconi, il Pd e la sua parte faranno
un'alleanza all'opposizione. Afferma di non "avere nostalgia del governo Prodi"
che ha deluso sulle riforme. Poi elogia Giulio Tremonti e dice di preferirlo al
Pd di Veltroni. "Tremonti è liberista. Ma la novità è che ora vede i
rischi che la globalizzazione porta all'economia capitalistica.
Sorpresa
dal tour di veltroni al nord "piazze piene, stavolta è caduto un
muro" - alessandra longo ( da "Repubblica, La"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
replicando a
Berlusconi, rivendica l'originalità del programma: "è falso dire che il
nostro somiglia al suo. Basta leggerlo..."). Veltroni, ex sindaco di Roma,
con sorpresa degli sloveni presenti si trasforma in uno di loro, raccontando la
storia della sua famiglia: "Metà dei miei ha il vostro sangue".
Previdenza,
sindacati contro Berlusconi. Lui rismentisce e riparla di brogli Il Pd: è
inaffidabile. Veltroni a Gorizia: questo paese non può essere governicchiato
( da "Unita,
L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sindacati
contro Berlusconi. Lui rismentisce e riparla di brogli Il Pd: è inaffidabile.
Veltroni a Gorizia: questo paese non può essere governicchiato Prima dice che
le pensioni vanno cambiate per tornare allo scalone di Maroni. Poi, dopo le
dure prese di posizioni di sindacati ("È sbagliato rompere di nuovo ciò
che si è fatto" spiega Bonanni della Cisl;
Così
crea allarme fra i lavoratori: i conti Inps vanno bene
( da "Unita,
L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come ha detto
a più riprese Veltroni, non solo il sistema pensionistico non verrà nuovamente
toccato, ma verrà affrontato il problema della rivalutazione delle pensioni in
relazione all'andamento del costo della vita. Del resto io ho già provveduto -
dopo 17 anni, tanto è il tempo trascorso dal 1992 - a rendere operativo con un
decreto ministeriale il tavolo di concertazione sull'
La
figlia Agnese: perdono i Br, ma devono dire la verità In tanti in Via Fani per
l'omaggio del trentennale. E Pisanu polemizza con D'Alema
( da "Unita,
L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per Walter
Veltroni, segretario del Pd, chi ha sparato in via Fani "dovrebbe avere il
buon gusto di evitare di riempire giornali e televisioni, se non per
raccontare, ma quello l'avrebbe dovuto fare nelle aule di tribunale. Per prime
le famiglie delle vittime hanno diritto di sapere una verità che ancora non è
del tutto completa".
Berlusconi
arranca e grida: allarme brogli Il Cavaliere mette le mani avanti. Poi fa il
macho : le soubrette non le mettiamo in lista, ci facciamo altro
( da "Unita,
L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ieri a Como,
in piazza Duomo, durante un comizio Silvio Berlusconi ha messo in scena il
solito show pescando nella valigia copioni già visti e tirando fuori qualche
battuta quasi inedita sulle donne. IL Pdl a differenza di Walter Veltroni,
dice, non mette in lista le soubrette, "con loro ci facciamo altro.
L'Italia
non può essere governicchiata Veltroni a Gorizia e Trieste. Il nostro programma
uguale al loro? E allora perché lo stracciano?
( da "Unita,
L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
ripete: "Non ci saranno larghe intese, chi vince governa, insieme si fanno
solo le riforme istituzionali". Quanto ai brogli evocati da Berlusconi,
Veltroni evita accuratamente commenti. C'è solo un riferimento indiretto:
"Di là sentiamo un vecchio linguaggio, le stesse parole, vediamo le stesse
facce,
Bertinotti:
la sinistra forte è utile anche al Pd Il presidente della Camera: i democratici
guardano al centro, non parlano delle crisi del Paese
( da "Unita,
L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Veltroni
dice di essere un riformista e non di sinistra, ed è vero - dice Bertinotti nel
corso di un comizio a Rieti - e il Pd è una formazione di centrosinistra che
guarda al centro. Ogni singolo voto per la Sinistra arcobaleno è un modo di
"costringere" il Partito democratico a guardare a sinistra.
Partiti
La comunicazione dei leader in campagna elettorale
( da "Riformista,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ma in
particolare per Veltroni) la scelta delle candidature appare la scelta di
simboli per definire un territorio, per costruire una nuova identità. Tutto a
favore di Veltroni, dunque? Apparentemente sì. Ma ? Veltroni deve risalire una
china assai ardua: il consenso al PD, pur più elevato della somma dei voti
dell'Ulivo alle ultime elezioni,
Roma
la corsa al campidoglio si fa laboratorio nazionale
( da "Riformista,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nella
rincorsa di Walter Veltroni alla "bella sconfitta" non peserà solo la
percentuale che il candidato premier saprà guadagnare al suo partito, ma anche
il risultato delle elezioni capitoline. Dalle quali indirettamente sortirà un
giudizio sul Veltroni sindaco e sul suo "modello Roma".
VERSO
LE ELEZIONI ( da "Giornale.it, Il"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
rischio
irrilevante" e Walter Veltroni che si limita a scuotere la testa ma
preferisce non rispondere ai cronisti che gli chiedono un commento. Solo il
socialista Enrico Boselli fa un passo nella direzione del Cavaliere dicendo che
"non fidarsi è sempre meglio". Mentre per Pier Ferdinando Casini,
"siamo sempre agli stessi slogan".
Bossi:
<Due ministri per Lombardia e Veneto>
( da "Giornale.it,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quanto al
viaggio di Walter Veltroni nel profondo Nord, il senatùr s'infervora: "La
sinistra chiacchiera sul Nord, è come uno che entra al bar e dice "da bere
per tutti... ma pagate voi"". Per Bossi, l'esempio è quello dei
rifiuti di Napoli: "Adesso dicono che hanno trovato i soldi, chissà se
dureranno tre giorni.
<Veltroni?
Al Nord il clientelismo non funziona>
( da "Giornale.it,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Non è che lei
ostenta tranquillità, ma è un po dispiaciuto per il fatto che Veltroni le ha
scippato Calearo? "No, lasci perdere, quella storia mi mette
tristezza". Per Veltroni o per Calearo? "Per tutti e due. Sono stato
a pranzo con Calearo solo pochi giorni prima che annunciasse la candidatura nel
Partito democratico".
<Pensioni
da adeguare al costo della vita Più aiuti alle famiglie>
( da "Giornale.it,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi lo
prende e continua a parlare tenendolo in mano. Ironizza su Veltroni, perché
"sembra sia stato colpito da un fulmine sulla via di Damasco".
Insomma, quello che dice "è tutto sbagliato" e "mi chiedo come
gli si può credere" dopo quello che "ha combinato il governo
Prodi".
Boato:
<Escluso dai veti Prc per fare spazio in lista a una candidata di 85
anni> ( da "Giornale.it, Il"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
nel 1996 e
Portaborse
e travet della politica Ecco le <novità> dei democratici
( da "Giornale.it,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
tra i
candidati schierati dal Pd il più alto numero di professionisti di partito da
Roma Silvio Berlusconi, durante i comizi, ripete spesso che il Pd "è la
continuità perché la maggioranza dei ministri è candidata" con il partito
guidato da Walter Veltroni. In effetti a scorrere le liste compaiono i nomi di
ben 17 componenti del governo Prodi.
Protesta
sulle pensioni, Berlusconi frena ( da "Corriere della Sera"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
già giocata
dall'Udc e ripresa in questi giorni proprio dai tecnici di Veltroni ma ancora
in via di formulazione. In zona Lega già Roberto Maroni nei giorni scorsi si
era detto contrario al ripristino dello scalone. Spiega Alberto Brambilla, il
tecnico vicino all'ex ministro del Lavoro (era il suo sottosegretario).
<Ora
il rischio è l'esaurimento della spinta riformatrice>
( da "Corriere
della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e volete ce
la facciano Berlusconi o Veltroni?". Ma perché Sarkozy ha perso consensi?
Paga le 316 proposte di liberalizzazione della Commissione Attali o l'aver
ceduto di schianto, al primo tentativo, con i tassisti? "Le due cose
assieme. Più una terza che sarà banale ma ha avuto il suo peso: l'elettorato
più tradizionalista non ha apprezzato lo stile di presidenza.
<Problema
giusto risposta sbagliata> ( da "Corriere della Sera"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nicola Rossi,
uno dei più ascoltati economisti di Walter Veltroni e autore, insieme a Enrico
Morando e Tiziano Treu, del programma del Partito democratico non si lascia
trascinare nella facile polemica contro le ultime dichiarazioni di Silvio
Berlusconi. E sostiene che il bubbone previdenziale c'è ancora.
ROMA
Silvio Berlusconi smentisce di voler tornare alla riforma del sistema
previdenziale ideata da ( da "Messaggero, Il"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il candidato
premier del Pd, Walter Veltroni, non commenta, ma rispedisce al Pdl l'accusa di
copiare il programma: "Adesso sono loro che cominciano a copiarci".
Uno studio del Messaggero, rivela che la partita elettorale si gioca in quattro
regioni: Lazio, Liguria, Abruzzo e Marche.
Veltroni
sfida il Cavaliere <Siete voi che copiate>
( da "Corriere
della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E Walter
Veltroni si prende una rivincita sul copyright dei programmi. Al Palazzetto
dello Sport di Trieste racconta che Silvio Berlusconi ha dichiarato: "è
ingiusto non pagare le tasse". E lui, dal palco, gli risponde per le rime:
"Mi complimento. Dopo anni e anni di ripetuti condoni arrivano alle nostre
stesse posizioni.
<Ho
perdonato, incontrerei Moretti>
( da "Corriere
della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Mentre
Berlusconi, dice, è "il contrario di Moro". Anche il leader Prc
Bertinotti loda l'insegnamento di Moro: la politica deve saper interpretare
"anche i moti più radicali ". E Veltroni accosta Moro e Berlinguer
nella comune ricerca dell"interesse nazionale ", lodando però la
linea della fermezza.
Berlusconi
sulle pensioni: non le cambierò ( da "Messaggero, Il"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dossier sulle
quattro Regioni decisive per il voto. D'Alema: Pd erede di Moro Berlusconi
sulle pensioni: non le cambierò Il Cavaliere lancia l'allarme brogli. Veltroni:
il Pdl ci copia.
Capotondi:
non corro, vorrei Silvio e Walter insieme
( da "Corriere
della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E di
Berlusconi che pensa? "Alcune cose che fa mi piacciono, altre meno. Come
Veltroni del resto". Nessuna differenza? "Mi stanno simpatici tutti e
due. Anzi.. ". Anzi? "Sarebbe bellissimo se si potessero unire in un
governo di grande centro. Avrebbero un consenso praticamente plebiscitario e
finalmente questo paese potrebbe fare dei passi in avanti sul serio "
Corriere
della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-17 num: - pag: 3
categoria: AL... ( da "Corriere della Sera"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
faceva l'impossibile per il cambiamento, e Stampete lo bollava come il vecchio.
Un mago della comunicazione. Bene, chissà se per tutti questi meriti adesso le
porte del Pd si spalancano al figlio, che si chiama Antonio - già consigliere
nel Diciottesimo - ma, chissà perché, ha un soprannome che è identico al nome
del padre,
D'Alema
e Fini nel salotto di Marra ( da "Corriere della Sera"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Silvio
Berlusconi e Walter Veltroni. Non solo politica, però. Pochi giorni, infatti,
Adnkronos International ha siglato un altro accordo di collaborazione nell'area
mediorientale: il gruppo editoriale romano e la Bibliotheca di Alessandria,
diretta da Ismail Serag El-Din, svilupperanno progetti per la produzione di
notizie su vari supporti (
Berlusconi:
urne, c'è il rischio brogli ( da "Corriere della Sera"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E ricorda la
prima fidanzata Berlusconi: urne, c'è il rischio brogli E scherza: soubrette in
lista? No, servono ad altro, io ho le idee chiare "Il programma di
Veltroni è la copia carbone del nostro. Walter sta tentando di fare un gioco di
prestigio" DAL NOSTRO INVIATO COMO - "Occorre armare un esercito in
difesa della libertà.
Marina
a sorpresa: mi piace Luxuria è preparata e spiritosa
( da "Corriere
della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La figlia di
Berlusconi sa anche rendere l'onore delle armi a "una parte delle
sinistra", ovvero il Pd, che ha "finalmente preso atto che non si
poteva più intossicare l'Italia con il veleno dell'antiberlusconismo".
Tant'è che a cena con Veltroni ci andrebbe pure, "perché no?
ROMA
Per la seconda volta, Silvio Berlusconi parla della riforma delle pensioni e
della nece ( da "Messaggero, Il"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il Cavaliere
continua ad accusare Veltroni di aver copiato il programma del Pdl: "Se ci
credessi, lo voterei", scherza. E fa battute anche sulle soubrette che lui
avrebbe voluto canidare. "Macchè, con loro vorrei farci altro",
assicura. Quindi, annuncia che si prepara a governare "con tanta
umiltà", ricordando le sue proposte: le misure fiscali a favore delle
famiglie,
ROMA
- La terribile tragedia italiana , come la chiama il capo dello Stato Giorg
( da "Messaggero,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sono dovuti
venire pure Berlusconi e Veltroni". "A volte", avverte il leader
dell'Udc, "essere scomodi e prendere provvedimenti impopolari vuol dire
fare gli interessi del Paese. Altrimenti si fa solo propaganda". Di fianco
a lui, l'ex segretario Dc Ciriaco De Mita afferma che Moro è un esempio in un
momento in cui "non si parla di politica ma si urlano i provvedimenti da
prendere"
Silvio
si rimangia le pensioni ( da "Manifesto, Il"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
tornato a
bocciare i programmi economici e sociali di Berlusconi e Veltroni: "Sono
lontani dai lavoratori: se Berlusconi dice una politica di destra, che comprime
le esigenze di chi lavora, Veltroni non pronuncia parole sufficientemente
diverse". Intanto va ricordato che il manifesto, in comune con altre forze
della sinistra, aveva criticato non solo - come è ovvio - la riforma Maroni,
La
Chiesa al suo posto ( da "Manifesto, Il"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
aggiunge una prudente allusione ai tempi difficili che verranno - recessione,
euro troppo alto, petrolio alle stelle - per cui (ma non lo dice) si stringerà
la cinghia. Invece Veltroni gioca la carte delle buone maniere anche se ieri
gli è sfuggito un "chi vince comanda", a prova che della democrazia
hanno la stessa idea.
Tutte
le figurine del Walter nazionalpopolare
( da "Manifesto,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è da almeno
vent'anni il marchio di Veltroni. Proprio come le battutacce alla Bagaglino
(talmente brutte che il giorno dopo scoppia sempre un casino) sono lo stile di
Berlusconi. Definito da Veltroni come "il principale esponente dello
schieramento avverso" con una perfidia retorica che non ha eguali nella
politica italiana recente.
Lo
stato (non bello) dell'arte politica
( da "Manifesto,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
opportunamente
Rossana Rossanda ha riconosciuto a Walter Veltroni il merito non secondario di
aver preso atto dell'insufficienza di una linea fondata sul "No". E
sempre su queste colonne, con argomenti non molto dissimili, Mario Tronti ha
sottolineato la capacità di iniziativa del Partito Democratico che, a
differenza delle forze della Sinistra Arcobaleno, è riuscito indubbiamente -
Io
voto Tarzan , il reality della fiction
( da "Manifesto,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma la mossa
dello straccio pubblico del programma del Pd di Veltroni non è una gaffe. E il
risultato di una ben pensata esibizione teatrale. L'ho vista bene. E studiata.
Il modello sembra quello di Sinead O'Connor calva che brucia pubblicamente la foto
di papa Wojtila. Lei è più fredda, Berlusconi è più furioso.
ANTICIPAZIONI
( da "Manifesto,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
candidato
premier della Sinistra arcobaleno propone un patto d'opposizione a Veltroni P.
3 Il voto di Agamben Il confronto elettorale post-ideoologico tra Veltroni e
Berlusconi visto dal filosofo della politica Giorgio Agamben P. 4/5 Ken il
rosso ci riprova A maggio Londra torna al voto. Intervista al sindaco
Livingstone, che fa il bilancio dei 5 anni vissuti in "prima linea"
P.
Le
elezioni di Agamben ( da "Manifesto, Il"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi-Veltroni
viene letto in una cornice teorica da Giorgio Agamben: per il quale a dominare
la politica oggi è la "governamentalità", ossia la fine del conflitto
come elemento costituzionale della democrazia Roberto Andreotti e Federico De Melis
Nonostante gli inasprimenti degli ultimi giorni, questa campagna elettorale
sembra accomunare Berlusconi e Veltroni nello sforzo
Un
presepio di luminarie che si spegne all'alba
( da "Manifesto,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni/notti
bianche Un "presepio" di luminarie che si spegne all'alba Gianfranco
Capitta La "prematura" e improvvisa dipartita del governo con
conseguente campagna elettorale, ha prodotto a Roma una curioso paradosso. La
ferrea organizzazione veltroniana ha lasciato improvvisamente un vuoto di
riferimento e di "copertura"
Candidati
dalla memoria troppo corta ( da "Giornale.it, Il"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni,
come al solito, esagera: "Io amo Milano". Nientedimeno! E nessuno
ride Riecco il consueto viavai preelettorale: tutti a Milano, tutti si
profondono in lodi per Milano. Veltroni, come al solito, esagera: "Io amo
Milano". Nientedimeno!
Maroni:
"Veltroni? Al Nord il clientelismo non funziona"
( da "Giornale.it,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Non è che lei
ostenta tranquillità, ma è un po dispiaciuto per il fatto che Veltroni le ha
scippato Calearo? "No, lasci perdere, quella storia mi mette
tristezza". Per Veltroni o per Calearo? "Per tutti e due. Sono stato
a pranzo con Calearo solo pochi giorni prima che annunciasse la candidatura nel
Partito democratico".
Boato
fuori lista: "Al mio posto c'è una 85enne"
( da "Giornale.it,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
nel 1996 e
I
riciclati di Walter: portaborse e travet
( da "Giornale.it,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
tra i
candidati schierati dal Pd il più alto numero di professionisti di partito Roma
- Silvio Berlusconi, durante i comizi, ripete spesso che il Pd "è la
continuità perché la maggioranza dei ministri è candidata" con il partito
guidato da Walter Veltroni. In effetti a scorrere le liste compaiono i nomi di
ben 17 componenti del governo Prodi.
Berlusconi
lancia l'allarme brogli ( da "Giornale.it, Il"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
rischio
irrilevante" e Walter Veltroni che si limita a scuotere la testa ma
preferisce non rispondere ai cronisti che gli chiedono un commento. Solo il
socialista Enrico Boselli fa un passo nella direzione del Cavaliere dicendo che
"non fidarsi è sempre meglio". Mentre per Pier Ferdinando Casini,
"siamo sempre agli stessi slogan".
Palazzo
Madama, il gioco dei quattro poli
( da "Panorama"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il generale
Veltroni dovrebbe lasciar perdere il campo di battaglia della Camera e dedicare
i suoi sforzi sul Senato. Per fare cosa? Guardando i sondaggi, Veltroni non può
impedire a Berlusconi di vincere con i voti ma può puntare a un quasi pareggio
dei seggi grazie agli effetti paradossali del premio regionale (voluto
dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi)
Io,
Gianni, Donatella e la politica ( da "Panorama"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Perché con
Silvio Berlusconi e non con Walter Veltroni? Perché mi è stato chiesto nella
maniera giusta. Condivido il programma del Popolo della libertà. Ho sempre
parlato di meritocrazia e di educazione. In Calabria, pur avendo accettato, con
l'economista Andrea Monorchio, di fare l'advisor per una regione governata dal
centrosinistra,
Non
è un paese per nanetti ( da "Panorama"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per un tacito
accordo figlio di antiche esasperazioni, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni
hanno scelto di correre (quasi) da soli, lasciando i piccoli e le loro
arroganze a fronteggiare le soglie riservate ai non coalizzati: 4 per cento
alla Camera e un insuperabile 8 nell'altro ramo. È stata l'ecatombe dei troppo
furbi.
Noi,
i mariti delle quote rosa ( da "Panorama"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
battezzata da
una coppia di padrini bipartisan: Walter Veltroni e Stefania Prestigiacomo.
"Non mi preoccupa vivere con una donna che fa politica, Gloria mette una
grande passione in tutto. Il massimo che faccio (se me lo permette) è darle
qualche consiglio. Io sono un animo più razionale, lei è più impulsiva"
spiega il giovane imprenditore a Panorama.
Obama,
Fini e gli operai bianchi ( da "Panorama"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Può darsi che
intendesse smontare con una battuta il "sogno americano" di Walter
Veltroni o ribadire implicitamente che il centro-destra crede nella vittoria di
John McCain. Può darsi che anche il leader di An, come Veltroni, ceda alla
tentazione di trasporre nella politica italiana le contrapposizioni e gli
schemi propri della vita politica degli Stati Uniti.
Rovine
fumanti di un sogno ( da "Panorama"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sembra che i
postcomunisti vogliano lasciare a Silvio Berlusconi l'onere di risolvere i
problemi di un Paese in cui i sindacati e i comuni hanno diritto di invadere le
vie di comunicazione. Walter Veltroni è fatto per perdere le elezioni, non per
vincerle, è troppo incredibilmente leggero per assumere l'eredità del governo
Prodi.
Perline
( da "Panorama"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni: "Come è possibile che l'unica forma di creatività che si
richiede ai ragazzi sia il tema? Possibile che non esistano altre forme con cui
possano esprimersi, come un racconto, una foto o un filmato? Se un ragazzo è
bravo a scrivere racconti, perché questa sua capacità non conta nulla?
A
Palazzo Madama, il gioco dei quattro poli
( da "Panorama.it"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il generale
Veltroni dovrebbe lasciar perdere il campo di battaglia della Camera e dedicare
i suoi sforzi sul Senato. Per fare cosa? Guardando i sondaggi, Veltroni non può
impedire a Berlusconi di vincere con i voti ma può puntare a un quasi pareggio
dei seggi grazie agli effetti paradossali del premio regionale (voluto
dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi)
Veltroni:
"Nel Pdl sono già divisi su tutto"
( da "Giornale.it,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per il
candidato leader del Partito democratico Walter Veltroni la "destra è
divisa su tutto". A Verbania per la prima tappa piemontese del tour
elettorale, Veltroni sottolinea le contraddizioni del principale schieramento
avversario. L'attacco di Veltroni "Su Alitalia Fini ha detto sì ad Air
France, Bossi no, che cosa avrebbero fatto se fossero stati al Governo".
Berlusconi
frena sulle pensioni e lancia l'allarme brogli
( da "Panorama.it"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Tanto poi al
governo ci va lui e non certo Veltroni, è il ragionamento sottostante. Ecco
allora l'immancabile stoccatina all'avversario di questa campagna elettorale:
"Se Veltroni fosse credibile e non lo è, lo voterei anche io". Così,
dice, potrei finalmente godermi la vita. E invece, niente, gli toccherà
prendere ancora una volta il Paese in mano e con umiltà governare.
Oops,
Vasco stavolta ha toppato ( da "Giornale.it, Il"
del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nessuno di
noi vuol fare la pelle a Veltroni e Berlusconi. Anzi oggi la rivoluzione oggi
si fa costruendo e non più distruggendo". Bravo, questa è la frase giusta
(anche se non nuovissima) che esprime lo spirito del tempo. Scritto in Varie
Commenti ( 17 ) " (8 votes, average: 4.
( da "Stampa, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
TONINI Retroscena La
reazione del Pd Ma il loft non s'illude "Una gaffe dopo l'altra eppure
resta davanti" "E' inquietante che a sbagliare sia il leader della
coalizione" AMEDEO LA MATTINA ROMA Imbarazzo, a dir poco, tra gli alleati
per l'uscita di Berlusconi sulle pensioni e il ritorno
alla riforma Maroni. La rettifica del Cavaliere ha rimesso sui binari giusti un
argomento sensibilissimo che avrebbe rischiato di far perdere tanti voti al
Pdl. Una marcia indietro dettata anche dal pressing di An e Lega sul candidato
premier sulla base della constatazione che nel programma di governo non si
parla di tornare alla Maroni. Ma al loft di Piazza Santa Anastasia sono
convinti che questa "gaffe", insieme a tanti altri scivoloni dell'ex
premier, potrebbe far perdere al centrodestra consenso e credibilità: anche se
gli strateghi di Veltroni non si spingono al punto di
credere che i passi falsi del Cavaliere possano determinare il terremoto da
loro auspicato. Meglio insistere sulle nostre proposte che polemizzare, dicono
al loft. "Non è il singolo episodio - spiega Giorgio Tonini - che fa la
differenza, ma il loro modo ondivago e superficiale di affrontare temi come le
missioni militari all'estero e ora il sistema pensionistico. E' una cosa
inquietante perché a commettere questi errori non sono personaggi di secondo
piano ma lo stesso leader di quello schieramento. I cittadini se ne rendono
conto da soli. Questo - aggiunge il responsabile economico del Pd - ci fa gioco
dal punto di vista elettorale. Poi vedremo il risultato finale". Insomma,
i Democratici non esultano per l'incidente, non l'enfatizzano, tanto che lo stesso Veltroni ieri non
l'ha cavalcato. Nessuna dichiarazione spigolosa, nessuna polemica come in altre
occasioni, il caso Ciarrapico piuttosto che la battuta di Berlusconi sui precari. I dirigenti del Pd non si illudono che una o più
uscite infelici del capo della coalizione avversa possano ribaltare l'esito
delle urne fotografato dai sondaggi. Serve però ad accorciare le
distanze, a centrare quantomeno un pareggio al Senato. "Serve - annota
Ermete Realacci che cura la comunicazione del Pd - a rendere chiaro che da una
parte c'è in campo una proposta nuova, una scommessa per il cambiamento, mentre
dall'altra c'è una vecchia ricetta, un vecchio personaggio, un armamentario del
passato come il ritorno alla riforma Maroni e alla litania dei brogli".
Gli uomini di Berlusconi fanno spallucce, dicono che
il Pd annaspa all'inseguimento, distorcendo le parole del Cavaliere. Ma gli
alleati sono rimasti spiazzati nel leggere sui giornali e sentire in tv quelle
affermazioni del leader del Pdl. Sembra che lo stesso Maroni abbia chiesto
spiegazioni a Palazzo Grazioli. Calma, calma, sarà tutto chiarito, è stata la
risposta. Da lì la rettifica e il sospiro di sollievo. "Le verità -
afferma in serata Ignazio la russa - è che Berlusconi
è sincero nel dire che non saranno rose e fiori. E' la scelta di non illudere
gli elettori visto che sta arrivando una fase di recessione. Sul problema
specifico delle pensioni non c'è nulla di deciso, anzi il ritorno alla Maroni
non c'è nel programma". Appunto, aggiunge Gianni Alemanno, "non si può
rimettere mano al sistema pensionistico: il vero problema sarà aumentare il
potere d'acquisto dei pensionati".
( da "Stampa, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Reportage ALLARME A
SINISTRA Il Pdl cresce in Liguria, Storace scrive ai "traditori": vi
distruggo Nei feudi di Claudio "Centristi con noi Con Bagnasco c'è assidua
frequentazione Ma non useremo il tema dell'aborto" Rissa tra i
postfascisti Ampia fetta del partito dell'ex Epurator rientra nel Pdl Buontempo
al leader locale: "Venduto" JACOPO IACOBONI Scajola pigliatutto
svuota La Destra e l'Udc Marta Vincenzi: attenti, la regione rossa ormai è
disincantata INVIATO A GENOVA Cartoline dalla Liguria, La Destra s'è rimessa
col Pdl. O almeno, una sua buona fetta. Storace s'è adirato, Buontempo s'è
infuriato, la Santanchè s'è infastidita. Chi c'è dietro? Ovviamente, lui:
Claudio Scajola. Le sette di sera di sabato, Genova, uscita dei magazzini del
Cotone, dove Scajola ha appena presentato le candidature del Pdl in Liguria.
Ringrazia Alfredo Biondi, che è rimasto fuori ma non se l'è legata al dito,
saluta Fiamma Nirenstein, entra in macchina con sorriso inequivocabile.
"Che scherzo gli ho fatto, eh?, l'Udc s'è squagliata, sono venuti più o
meno tutti nel Pdl; e lunedì abbiamo chiuso questo accordo con La Destra
d'Imperia, ho visto il loro capo, Massimiliano Iacobucci, sono dei bravi
ragazzi, se n'erano andati con Storace quando sembrava che Fini volesse rompere
con Berlusconi; ma non vogliono che i loro voti
possano farci perdere. Così sono tornati". Teodoro er Pecora Buontempo
ulula a Iacobucci cose carine tipo "venduto" o "bugiardo":
"Non siamo noi ad essere andati da soli, è Berlusconi
che ci ha chiesto lo scioglimento del partito per confluire in un cartello
elettorale". In una delle più importanti regioni in bilico al Senato, quel
due per cento potenziale che vale La Destra potrebbe risultare determinante. Ma
è davvero tale? Difficile dirlo, nel 2006 c'era An che prese l'undici per cento
al Senato, ma in zone come Bordighera e Sanremo toccava il 30, che sommato a
Forza Italia raggiungeva cifre vicine all'80 per cento nel regno elettorale di
re Claudio. Il quale ritiene che anche gran parte del voto cattolico dell'Udc
(nel
( da "Stampa, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Lucia Annunziata
TUTTO GIÀ VISTO C' è un problema grandissimo", dice Silvio Berlusconi: "Quello dei brogli". Non l'aveva forse
già detto? Ma sì, era solo due anni fa, e la storia ci ha perseguitato fino a
quasi l'anno scorso. Già visto. E la raccomandazione ai candidati del Pdl di
richiamare sempre l'ombra di Stalin? Un classico del berlusconismo: già visto.
Non che dall'altra parte non ci siano domande: il Ciarra, ad esempio, quanto
conta? Davvero la sua presenza nel centro destra è una tale traumatica scoperta
per il centro sinistra da indignarsi fino al cielo? E che crimine è stracciare
un programma, come ha fatto Berlusconi? Non sarà mica,
dopotutto, la Costituzione! Insomma, già visto, già visto. Non è vero che, come
molti sostengono, i grandi temi sono fuori dalla campagna elettorale. C'è lo
scontro sulla natura della crisi globale, e sulla politica estera italiana,
sulla ricetta per la ripresa economica, e sull'analisi del capitalismo. Alla
fine, tuttavia, fatte alcune eccezioni, si ripresentano nella veste di sempre,
guardati attraverso i soliti occhiali. Facciamo l'esempio più paradossale che
lo scontro in corso ci offre: entrambi i maggiori partiti, e
in maniera marcata quello di Veltroni che ne è stato l'inventore
e l'apripista, puntano oggi a liberare la campagna elettorale dal più antico
vizio della politica italiana, la partigianeria. La promessa nuova fatta a noi
elettori è stata quella di una politica che si focalizza sul fare e non
sull'odio, sul "per" e non sul "contro". Propositi
assolutamente condivisibili, e che hanno suscitato infatti molti entusiasmi in
tutti. La verità del giorno per giorno ci svela però che quando la battaglia si
accende, è per tornare sui soliti cliché. Nel centro sinistra, per quanto Veltroni provi con sforzo immane a segnare la sua diversità,
i cuori si sono davvero accesi sul Ciarrapico, cioè sull'antifascismo. E se fra
i due schieramenti si deve parlare di identità non ci sono né ricette sulla
precarietà né promesse di detassazione che contino: il filo della divisione
corre piuttosto sul nome di Calearo, in un rigurgito marxista che vuole, a
destra come nella estrema sinistra, che stiano "padroni con i padroni e
operai con operai". In politica estera, dopo tante disquisizioni sugli
"interessi nazionali", si ricasca alla fine nei soliti schemi: con
gli Usa il centro destra, con gli arabi il centro sinistra. Al punto che il
centro destra, pur di sottolineare il suo punto, arriva a proporre di
ri-inviare soldati italiani in Iraq, mentre Washington ha solo il problema di
come ritirarli. E il centro sinistra gli risponde con la solita, speranzosa, litania
del "dialogo come migliore strada". Interessante invece che l'unico
accordo fra i due grandi partiti, l'opposizione al boicottaggio delle olimpiadi
in Cina, si sia formato senza nessuna sottolineatura. Sulle donne nelle liste
elettorali, si è detto fin troppo. Ma, giovani o vecchie che siano, possiamo
smetterla, a questo punto di usarle come bandierine su un balcone? Abbiamo
capito che fanno tendenza, ma che la Cgil, dopo l'ampiamente sfoggiata novità
Marcegaglia, senta l'urgenza di annunciare l'intenzione (ripeto:
"annunciare l'intenzione") di scegliere una donna come leader in
futuro, è davvero un abuso della pazienza di tutti. Tutte sempre insieme (la
presentazione delle candidate è sempre plurima), tutte sempre accanto al
leader, con accuse incrociate fra Pd e Pdl su segretarie e veline (non cito
quanto strasentite siano le battute), alla fine questo insistito modo di usarle
come il volto del rinnovamento, sta cominciando a farle sembrare più come i
polli di Renzo che come le facce di una rivoluzione alla finlandese. Infine, la
giustizia: la grande desaparecida della campagna elettorale è forse la più
banalizzata. Se ne parla infatti solo (e quanto già visto!) per evocare lo
scontro politica-giudici. Ma non lamentiamoci, potrebbe andare peggio: questa
fuga della politica dalla giustizia si tramuta poi nella cosiddetta società
civile, ai casi del padre di Gravina, della Knox di Perugia, o di Alberto con
la bicicletta. Già visto anche questo: solo che una volta si chiamavano
fotoromanzi. Niente di nuovo sotto il sole, dunque. A quattro settimane dal
voto, per spiegare la propria identità, il ripiegamento sulle opinioni di
sempre rispunta ancora come la vera strategia elettorale. Né questa tentazione
è un dettaglio. A dispetto, o forse proprio a causa, della continua evocazione
del cambiamento, le vecchie culture, le vecchie ideologie, sfidate, criticate,
strappate come manifesti dal muro, continuano a tornare in scena, e vi ci si
riaccomoda dentro come un buon vecchio rifugio. Per ritrovare un po' di quella
sicurezza cui il cambiamento sottrae.
( da "Stampa, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Taccuino elettorale
Marcello Sorgi La metà degli elettori non vuole il duopolio A lla fine della
quarta settimana di campagna elettorale (giorno considerato
d'inizio il 18 febbraio), i sondaggi non mostrano novità rilevanti: tra Berlusconi e Veltroni ci sono 8 - 9 punti di distacco a favore del primo, la tendenza
alla rimonta del leader del Pd s'è prima fermata e poi è ripartita, alla stessa
velocità, più o meno, in cui s'è fermata e poi è ripartita la corsa del
Cavaliere. La presentazione delle liste, per entrambe, è stata
contrassegnata da delusione dell'elettorato, sia per la qualità delle scelte
che per quella delle esclusioni, senza contare i vari "casi" che si
sono aperti. La campagna, solitaria era, e tale è rimasta, chiaro essendo come i
futuri parlamentari arriveranno in Parlamento - se ci arriveranno, non per
meriti propri e per ascolto guadagnato presso gli elettori, ma per designazione
e grazie al risultato singolo dei candidati premier. Ciò spiega anche perché
l'interesse verso queste elezioni non decolli e il livello degli ascolti dei
programmi elettorali tv sia medio. Da un confronto delle cifre, tuttavia, si
può ricavare un dato che, forse meglio di altri, può servire a misurare la
temperatura bassa di questa campagna elettorale. Tutti i sondaggi, più o meno,
confermano che la somma delle due maggiori partiti e delle due mini-coalizioni
in corsa per il governo concentra l'80 per cento delle indicazioni di voto.
Questo vuol dire che il restante 20 per cento, o giù di lì, va suddiviso tra le
formazioni minori. E' evidente che un calo di questo indicatore servirebbe a
segnalare che l'appello al voto utile di Berlusconi e Veltroni viene tenuto in considerazione, mentre un rialzo
vorrebbe dire il contrario. All'interno di questo 20 per cento, al momento, la
Sinistra Arcobaleno scende e la Destra sale: tra gli elettori di Bertinotti è
dunque più diffusa che non tra quelli di Storace la consapevolezza che alla
fine la partita si giocherà tra Pdl e Pd. Ma c'è un altro dato che, pur se non
è propriamente sommabile a questo, è indicativo: gli indecisi sono ancora
nell'ordine di un terzo. E il 30 per cento di incerti, più il 20 per cento di
Bertinotti, Casini, Storace, Boselli e altri, fa metà degli elettori che, o
devono ancora schierarsi, o hanno scelto di sottrarsi al gioco della torre tra
Walter e Silvio.
( da "Stampa, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
COMIZIO INFUOCATO A
COMO. IL CAVALIERE LANCIA "L'ESERCITO DEI DIFENSORI DELLA LIBERTÀ" Berlusconi: occhio ai brogli, sono recidivi [FIRMA]MARCO
CASTELNUOVO TORINO "C'è un problema grandissimo, che è quello dei
brogli". Berlusconi rompe la pax che aveva
contraddistinto questa prima fase della campagna elettorale, e va all'attacco
degli avversari. "L'altra volta ci hanno portato via la vittoria, specie
in regioni del Sud come la Campania e la Calabria dove dopo la mezzanotte non
arrivarono più i voti". Secondo la ricostruzione di Berlusconi,
"tutte le schede bianche sparirono ed ebbero in regalo la vittoria".
Per questo, Berlusconi lancia l'idea di un esercito
delle Libertà: "Chi se la sente - dice Berlusconi
ai partecipanti - di passare il sabato a confrontarsi con i rappresentanti di
lista della sinistra si può mettere in lista per far parte dell'esercito dei
difensori della libertà". L'allarme lanciato da Como trova scettico l'ex
alleato Casini: "Siamo sempre agli stessi slogan ed alle stesse
chiacchiere della precedente campagna elettorale". E Veltroni?
Il candidato premier del Pd non raccoglie provocazioni e preferisce non
commentare l'allarme brogli. Ad una precisa domanda Veltroni
si è limitato a scuotere la testa e dal palco ha assicurato che non intende
consegnare al Paese "una campagna elettorale di contrapposizione". Il
leader del Pdl ha poi accusato il centrosinistra di aver sfoderato tutto
"l'armamentario vetero-stalinista" contro il Pdl: "Hanno detto
che sono ammalato e non è vero, hanno detto che ho candidato delle soubrette,
ma io con le soubrette farei altre cose anziché metterle in lista", ha
dichiarato il Cavaliere strappando le risate generali della piazza. Berlusconi ha citato infine il caso Ciarrapico: "Ci ridicolizzano non
c'è niente di nuovo". Il Cavaliere ha attaccato Veltroni anche sul
programma del Pd molto simile a quello del Pdl: "Veltroni dice che
farà quello che vuol fare Berlusconi - ha detto il leader del
Pdl - ma come si può credergli? Se così fosse io voterei lui e andrei in
gita al Baradello, il bar dove ho conosciuto la mia prima fidanzatina coi
boccoli". Sul punto, però, Veltroni ha risposto e
argomentato: "I programmi non si somigliano ma se non fosse così allora
non vedo perchè abbia voluto strappare il programma del Pd. Ma al di là di
questo non credo si somiglino affatto". E Veltroni
porta subito tre esempi in cui c'è forte discordanza tra i due partiti. Al
primo posto il candidato premier del Pd parla dei salari. "Noi vogliamo
aumentare i salari e gli stipendi - ha detto - vediamo in Parlamento chi è
d'accordo e chi no. E inoltre se siamo tutti d'accordo allora votiamo insieme
il compenso minimo legale, come la misura capace di fronteggiare il tema della
precarietà". Il terzo punto che secondo Veltroni
mostra la differenza dei programmi riguarda l'Europa. "Votiamo sull'Europa
- ha detto dal palco - e vediamo se la destra, con la Lega, ha la nostra stessa
posizione. Loro hanno appena detto che si dovrebbero ritirare i soldati dalla
missione di pace in Libano per mandarli in Iraq". La Lega, chiamata in
causa, non ci sta. Bossi ieri sera a Vicenza ha attaccato il Pd: "La
sinistra chiacchiera sul Nord - è come uno che entra al bar e dice "da
bere per tutti... ma pagate voi"". Poi ha ribadito che ci saranno
ministri per la Lombardia e per il Veneto, in caso di vittoria del Pdl.
( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi: "Allarme brogli" ma
sulle pensioni fa retromarcia "Non candido le soubrette, con loro si fa
altro" Coro di no dai sindacati sulla previdenza. Fini: dopo il voto basta
monarchie GIANLUCA LUZI ROMA - Berlusconi ci ripensa.
Sabato aveva accennato a voler tornare alla riforma Maroni delle pensioni, e
"forse neanche basta". Ieri - dopo la sollevazione dei sindacati - ha
accusato "la sinistra" di aver travisato le sue parole e di non avere
questa intenzione: "Non l'ho mai detto. E' la solita strumentalizzazione
frutto del tradizionale vizio stalinista". Così come in tema di tema di
"armamentario vetero-stalinista", incalza il Cavaliere, "hanno
detto che ho candidato delle soubrette. Ma io - replica Berlusconi
con una allusione un po' grossière - con le soubrette farei altre cose anziché
metterle in lista". Il Cavaliere - si sa - non resiste alle battute,
soprattutto se un po' "grassocce", ma negli attacchi alla sinistra Berlusconi a Como ha rispolverato anche il cavallo di
battaglia dei brogli elettorali. "C'è il problema gravissimo dei brogli
elettorali. Nelle elezioni passate ci hanno portato via voti soprattutto in
Campania e Calabria". Poi rivolto all'"esercito dei difensori della
libertà" li esorta a scendere in campo: "Chi se la sente di
trascorrere un fine settimana dimostrando capacità dialettica con i
rappresentanti di lista della sinistra che sono dei professionisti dei brogli,
è invitato a entrare nel nostro esercito dei difensori della libertà".
Repertorio elettorale abbastanza scontato, mentre quello delle pensioni è un
argomento che provoca sempre reazioni nervose. Come quelle dei sindacati che
con Angeletti e Bonanni hanno vigorosamente bocciato l'ipotesi poi smentita
dallo stesso Berlusconi. "Una delle peggiori idee
che ho ascoltato negli ultimi tempi" è il verdetto del segretario Uil.
"Sbagliato rompere ciò che si è fatto" ha aggiunto il leader della
Cisl. "Grave errore tornare indietro" per il ministro del lavoro
Damiano. "Come al solito - replica Berlusconi
negando di voler tornare alla riforma Maroni - la sinistra si esercita
nell'alterazione delle mie dichiarazioni. Ho detto che il problema principale
delle pensioni è quello di mantenere intatto il potere d'acquisto dei
pensionati valutando la possibilità di un loro adeguamento al costo della vita.
So bene - conclude il leader del Pdl - che i sistemi pensionistici non si
cambiano da un anno all'altro, tanto meno senza una consultazione
sociale". Anche a Como Berlusconi non ha promesso
miracoli. "C'è un senso di angoscia - ha premesso - a dover governare in
questa situazione difficile, andremo al governo con tanta umiltà, con spirito
di sacrificio. Non ho la bacchetta magica, c'è una crisi economica
internazionale che avanza. Il paese soffre perché in questi due anni è stato
governato al peggio". Ma anche in questo quadro Berlusconi si sente di prendere qualche impegno, anche in risposta a quello
che Veltroni ("Se credessi a quello che dice lo voterei anch'io")
aveva detto sulla possibilità di diminuire le aliquote Irpef: "Diminuiremo
la pressione fiscale, cambieremo il sistema introducendo il quoziente
familiare", oltre naturalmente all'abolizione totale dell'Ici. Per
risolvere l'emergenza rifiuti "non so come faremo, ma so che ce la
faremo". Ma dopo le elezioni Berlusconi si
troverà anche a dover risolvere i problemi del Pdl. Fini scalpita e avverte il
"sovrano" Berlusconi: "Dopo bisogna
fare il partito, con le regole che devono essere rispettate. Non è più tempo di
monarchia".
( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
BONSAI IL PROGRAMMA
E' stupefacente che dopo 14 anni di politica Berlusconi
non abbia ancora imparato che il suo vero sbaglio non è fare una gaffe, ma
tentare di cancellarla accusando gli altri di fargli dire (o fare) ciò che non
ha detto (o fatto). Prendiamo la trovata non brillantissima
di stracciare pubblicamente il programma di Veltroni. Non è
vero, ha ripetuto ieri il suo portavoce, Paolo Bonaiuti: "Berlusconi non ha strappato alcun programma". E allora, cos'erano
quelle pagine stracciate? Volevano dimostrare che "le 281 pagine del
programma di Prodi non sono mai state rispettate ma considerate come carta
straccia della sinistra". Il discorso non farebbe una grinza, se Berlusconi avesse strappato il programma di Prodi, e non
quello assai più breve di Veltroni. Lo rifaccia con il
programma giusto: stracci con un solo gesto le 281 pagine di Prodi. Se ci
riesce, gliela diamo vinta.
( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'ex ministro che
varò lo "scalone" previdenziale: il tira e molla fa più danni di un
po' di stabilità Anche Maroni boccia la controriforma "Moratoria, lasciamo
in pace gli operai" RODOLFO SALA MILANO - Tornare allo scalone? Per carità,
meglio non toccare nulla. Anzi: "Propongo che il prossimo governo si
impegni a lasciare le cose come stanno per tutta la legislatura, in altre
parole una moratoria di cinque anni". Lo dice il leghista Roberto Maroni,
ex ministro del Welfare e padre della riforma delle pensioni che Berlusconi aveva annunciato di voler reintrodurre, salvo poi
fare marcia indietro. Onorevole Maroni, che cosa pensa di questa uscita del
Cavaliere? "Non esiste una riforma perfetta. La nostra era buona, e le
modifiche del governo Prodi non l'hanno certo migliorata sul versante dei
conti... ". Però? "Quelle modifiche sono state introdotte alla fine
di una procedura complessa. Se davvero si pensa di cambiare qualcosa,
bisognerebbe riadottare quelle regole, rimettere in piedi quel meccanismo di
confronto e coinvolgimento di tutti gli attori". Altrimenti? "Meglio
lasciare stare". Ma è solo una questione di metodo? "Ai lavoratori la
politica deve una cosa: la garanzia di stare tranquilli, dopo tanti anni di
tira e molla. L'unico cambiamento che si può fare è aumentare le minime, e dare
incentivi per tenere al lavoro chi potrebbe andare in pensione. Ma sull'età
pensionabile bisogna restare a ciò che è stato deciso con le modifiche alla mia
riforma". Dunque non c'è bisogno di reintrodurre lo scalone? "Fa più
danno annunciare ulteriori modifiche che lasciare le cose così come sono. Si
finirebbe per far scappare la gente e i conti peggiorerebbero". Berlusconi ha sbagliato a lanciare l'allarme?
"L'allarme lo condivido. Però nel nostro programma non si parla di
modifiche normative al sistema previdenziale. Sono il primo a dire che la mia
riforma era migliore di quella che hanno fatto dopo, ci mancherebbe. Ma sono
anche convinto che adesso nulla può essere cambiato al di fuori delle regole
seguite dal governo Prodi. E questo Berlusconi lo sa
benissimo". Lei però con la proposta della moratoria mette dei paletti
invalicabili. "è una proposta che avanzo a titolo personale". Nel
dettaglio? "Penso al superbonus e a meccanismi che premiano chi decide di
non andare in pensione pur avendo raggiunto l'età". Berlusconi
"inopportuno" perché tra un mese si vota? "Lui viene sempre
strumentalizzato. è come la storia della ragazza precaria: Veltroni è stato ignobile. Berlusconi ha
comunque fatto bene a porre il problema delle risorse per le pensioni. Ma ai
sindacati posso garantire che noi non faremo nulla senza il loro consenso".
Ecco, lei invece è molto meno "inopportuno"... "La mia riforma
fu approvata un mese prima delle europee. Né io né Berlusconi
abbiamo paura a dire come stanno le cose. Noi non creiamo illusioni, queste
cose le lasciamo volentieri alla sinistra".
( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cronaca Moro
trent'anni dopo, lacrime e polemiche D'Alema: "Noi i veri eredi, Berlusconi il contrario". La figlia Agnese: "I br
dicano tutta la verità" Bonisoli, membro del commando di via Fani, ai
giovani "Il fine non giustifica i mezzi" RORY CAPPELLI ROMA - Marzo
1978, il 16, qualche minuto dopo le 9. Un commando di terroristi rapisce in via
Fani il presidente della Dc, Aldo Moro. Uccide con un centinaio di colpi di
mitra i cinque uomini della scorta, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele
Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Una scena terribile che divide la
storia del novecento italiano e della sua politica: prima e dopo via Fani. E
ieri, per i 30 anni da quel tragico mattino, come ogni anno da allora, proprio
lì dove una lapide ricorda lo statista e i cinque agenti trucidati, si sono
avvicendati politici e autorità che hanno deposto corone di fiori, si sono
inginocchiati, si sono commossi. E hanno polemizzato. Il vicepremier e ministro
degli Esteri Massimo D'Alema, in un articolo sull'Unità, ha parlato del Pd
erede della "visione democratica di Moro" affermando anche che Berlusconi rappresenta "il contrario di Moro". Mentre Bobo Craxi,
al convegno promosso dal Partito socialista a Roma per ricordare Aldo Moro, ha
detto che "Pisanu e Franceschini oggi si sono uniti, nella cinica
ipocrisia, a Walter Veltroni, per un ricordo pieno di omissis sul ruolo negativo della Dc
nella scellerata linea della fermezza adottata durante i 55 giorni del
rapimento". Il primo ad arrivare in via Fani ieri mattina, alle 8,
è stato il presidente del Senato Franco Marini, in rappresentanza della
presidenza della Repubblica (Giorgio Napolitano in questi giorni si trova in
Cile): intorno qualche passante frettoloso, alcuni anziani che si fermavano a
guardare le foto degli agenti, lo schieramento di poliziotti e di macchine
fotografiche, le corone di fiori che alla fine della giornata si sarebbero
contate a decine. E poi, via via, Fausto Bertinotti, Francesco Cossiga,
Francesco Rutelli, Romano Prodi, Giuliano Amato, Giuseppe Pisanu, Pierluigi
Castagnetti, Olga D'Antona, Dario Franceschini. Una delle figlie di Aldo Moro,
Agnese - che presiede l'Accademia di Studi Storici intitolata a suo padre -
intervenendo sulla giornata ha detto: "La verità credo che debba essere
per tanti aspetti ancora ricostruita. In chi ha partecipato alla lotta armata
dovrebbe nascere il senso di una responsabilità nei confronti della collettività
e la forza e l'onestà di dire come sono andate le cose effettivamente". Le
ha fatto eco Gianfranco Fini che ha affermato "che non tutte le pagine di
quella vicenda sono state chiarite". Mentre da Bari, dove ha partecipato a
una manifestazione elettorale insieme a Ciriaco De Mita, Pier Ferdinando Casini
ha censurato i media che danno troppo spazio agli ex terroristi: "Questo
doppiopesismo è una vergogna per la democrazia" ha detto. Sarà stato
contento di sapere che l'ex Br Franco Bonisoli, che fece parte del commando di
via Fani, ieri ha partecipato a un incontro con i giovani organizzato dalla
diocesi di Milano al Palasesto di Sesto San Giovanni, cui ha partecipato anche
il cardinale Dionigi Tettamanzi. "Ho accettato - ha detto Bonisoli -
perché sarebbe stato più comodo stare in silenzio, piuttosto che affrontare il
giudizio di questi giovani. Allora, nella nostra idea, ritenevamo la violenza
l'unico mezzo necessario per combattere la realtà. Oggi dico: il fine non
giustifica i mezzi". Cossiga, riferendosi all'articolo di Walter Veltroni apparso ieri su Repubblica, ha detto: "L'amico
Veltroni mi ha dato il primo dei chiarimenti da me
richiesti per confermarmi nella mia intenzione di votare per il Pd, lodando la
linea della fermezza che certo portò all'uccisione di Aldo Moro, ma che salvò
le istituzioni democratiche".
( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti VELTRONI E
IL NORD (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Gli elettori "né di qua né di là"
non nascondono la sorpresa. Trapela qualche cenno di attenzione. Anche per
questo la base del Pd ritrova coraggio. Non si è più un'avanguardia sperduta
fra la moltitudine nemica. Allora, avanti, "democrat", alla riscossa.
Giovedì scorso, ad accogliere Veltroni a Mantova, in
piazza Erbe, c'erano quattromila persone, e gli uomini della questura
ammettevano che una folla così non si era mai vista da quando venne Karol
Wojtyla. Bandiere del Pd, gente in festa, con il candidato Matteo Colaninno,
"il giovane", salutato dai concittadini con calore. Allora, si può
dire davvero che con la campagna sopra il Po è nato un leader politico davvero
nazionale? E che per l'elettorato del Nord il Pd ha cambiato faccia? Finora a
tastare il polso dell'elettore medio si avvertiva più che altro diffidenza. Non
soltanto per la sinistra. Per lui, per il leader del Pd. Veltroni
uguale Roma. Una "cosa" politica senza consistenza. La romanità
ludica, le notti bianche, il cinema. Insomma l'effimero del terzo millennio.
Mentre in quella che si definisce la parte d'Italia più sviluppata e moderna,
nelle regioni del classico triangolo industriale, nel molecolare tessuto
economico del Nordest, si guarda alla sostanza. E dov'è la sostanza del Pd? Va
da sé che mobilitare il popolo a Mantova è facile: la sinistra ha una
tradizione, è una Lombardia che sa di Emilia. Ma il tour nordico di Veltroni è andato piuttosto bene in generale, fino al
successo milanese di sabato sera con il pienone nel quartiere popolare di San
Siro. Sempre Matteo Colaninno confessa che riceve telefonate di consenso da
imprenditori della sua provincia. "Perfino qualche mio
amico simpatizzante della Lega ammette che Veltroni
"parla diverso dai comunisti" perché "difende
l'impresa"". è troppo presto per identificare nel Nord uno
spostamento d'opinione significativo. Gli ambienti berlusconiani lasciano
filtrare concessioni paternalistiche: "Veltroni è stato
bravissimo, perché da Prodi ha ereditato 16 punti di svantaggio e li ha portati
a 9". Come per dire che la campagna del Pd non cambierà granché gli
equilibri, e soprattutto non scalfirà l'egemonia della destra nel Nord
profondo. In effetti appare improbabile che il tour di Veltroni
e la novità della sua proposta di politica economica possano spostare quote
massicce di voto. C'è tutta un'antropologia da smontare. A Mantova, nella città
della modernista Emma Marcegaglia, un imprenditore edile confessava: "Ho
un grosso cantiere sulla riviera veneta; ero in una riunione con gli
impiantisti, e su sedici persone mi sono accorto che ero l'unico ad avere
votato Prodi". Va aggiunto che sarebbe un fraintendimento ulteriore
concepire la campagna elettorale del Pd come uno sforzo personale del solo Veltroni, il leader contro tutto e tutti, la faccia diversa
del centrosinistra alla caccia dell'elettorato perduto. Semmai, la rupture di
"Walter", con l'abbandono della sinistra radicale, ha ridato una
sensibile spinta a vari settori dell'elettorato di centrosinistra: perso per
perso, tanto vale giocarsela, e giocarla con la "nostra" identità, la
"nostra" cultura, il riformismo, la modernizzazione, la capacità di
interpretare e presidiare il mercato, l'eredità del pragmatismo migliorista,
l'ecosolidarismo di un cattolicesimo che in certe regioni del Nord è una specie
di nobile minoranza, dunque disponibile all'impegno. L'iniziativa veltroniana è
un investimento di medio e lungo termine. Il Nord è una concentrazione di interessi
sedimentati e di culture politiche secolarizzate, che con il passare del tempo
si sono fuse nel crogiuolo del berlusconismo. Ne è venuto fuori un impasto che
sembra impenetrabile, tanto che la candidatura del falco della Federmeccanica,
il confindustriale Massimo Calearo, è sembrata soprattutto una bizzarria, una
trovata personale, "uno spot" come è sbottato Massimo Cacciari, e
agli occhi degli imprenditori una dimostrazione di incoerenza (tanto che non è
stata valutata appieno la capacità persuasiva di Veltroni,
che ha convinto a candidarsi anche un moderato come l'appena eletto presidente
della Camera di commercio di Bologna, Gian Carlo Sangalli). Ciò che si può dire
per ora è che il leader del Pd ha aperto un fronte. Forse ha dischiuso un
pertugio di dialogo anche con i ceti produttivi e con l'imprenditoria più
moderna. Come dice e ripete Pier Luigi Bersani: "Il Nord non è solo un
blocco intrecciato di destra e di interessi corporativi". Vale a dire: la
lotta è durissima, la rincorsa è difficile perché ci sono decenni di
incomprensioni con le istituzioni, di faccia a faccia con i
"comunisti", di esasperazione per le rigidità burocratiche. Ma i
nuovi imprenditori, quelli che battono la recessione e la concorrenza, non sono
ideologicamente nemici della sinistra. Quindi si tratta di provare a inserire
un cuneo nella stratificazione sociale e produttiva per selezionare gli
interessi da valorizzare. Perché la rappresentanza e la protezione delle
corporazioni la fa benissimo e la promette con credibilità Berlusconi,
mentre non c'è nessuno a destra che politicamente abbia scommesso davvero
sull'imprenditoria nuova, sui creatori e utilizzatori di tecnologia, sulle aree
di ricerca e produzione di elevata competitività e di alto valore aggiunto. Per
questo, se Veltroni ha una speranza nel Nord, dipende
dalla sua capacità di presentarsi non tanto come il missionario della sinistra
moderata in partibus infidelium, ma piuttosto come il portatore di una visione
politica ed economica moderna: qualcuno in grado di interpretare con
intelligenza i numerosi Nord che si muovono sopra e sotto la superficie del
Nord.
( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Torino
Pd, via alla tre giorni di Veltroni Oggi nel
Novarese e Alessandrino, domani sera in piazza Castello E venerdì 11 aprile
sarà derby con Bertinotti: lui in collegamento da Roma, il presidente della
Camera in piazza PAOLO GRISERI Tre giorni in Piemonte con una breve
digressione, mercoledì, in bassa Lombardia. Walter Veltroni
comincia oggi la parte piemontese del suo tour elettorale. L'appuntamento clou
sarà domani sera per il comizio delle
( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Napoli De
Mita sfida gli ex alleati E il Pdl recluta i "difensori del voto" con
50 euro Alle 17.30 Landolfi ad Avellino, alle 18 Follini a Salerno L'ex
assessore regionale Di Lello attacca Bassolino sui rifiuti Alle
( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Genova
LA CAMPAGNA CHE NON C'è (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) (segue dalla prima di
cronaca) Così la Liguria avrà Berlusconi e Fini in
testa alla lista del Popolo della Libertà per la Camera, Il Pd avrà
Melandri-Pinotti in testa alla Camera e poi i Garofani. I Fassina, i Lusi prima
degli altri volti noti e l'Udc-Rosa Bianca avrà, appunto Monteleone, e la
Sinistra Arcobaleno avrà Licandro?. Vi piace questa campagna elettorale? E'
appena cominciata e non sembra elettrizzante. A tanti cambiamenti nel corpo
della politica non corrisponde l'interesse dell'opinione pubblica. Ilvo
Diamanti ha fotografato bene l'ampiezza dell'incertezza che è trasversale
profonda, quasi connaturata. Gli elettori-utenti passano dalle ondate dell'anti
politica a questo sconquasso di novità e devono decifrare tra le macerie del
vecchio i nuovi edifici dei partiti e delle coalizioni. Se
è chiara e netta la mossa di Veltroni e del suo Pd di correre da
solo e di imporre la partita a tutti gli altri, quasi come nel gioco di un
castello di carte che fa cadere una ad una le altre posizioni, il resto si
gioca in un campo aperto apparentemente sconosciuto. Ma frequentato più o meno
dalle stesse facce. Con l'eccezione dei nuovi, dei catapultati, la cui
collocazione corrisponde probabilmente a un disegno strategico di grande
rinnovamento per i veltroniani, ma che sul territorio - tanto per citare il
riferimento classico delle campagne elettorali e della politica in loco -
ricade pesantemente. E il territorio genovese e ligure è attualmente soffre già
abbastanza di suo. Lasciamo da parte le immani e diverse sofferenza del porto,
tra inchieste, morti bianche, blocchi operativi dovuti alle ragioni più
abissalmente distanti, dalle tempeste di vento ai crak del sistema informatico.
La discontinuità nella gestione di Tursi, invocata un anno fa come la chiave di
volta di una "nuova stagione" di sviluppo dalla sindaco Marta Vincenzi,
sta involvendosi, non certo per responsabilità sua, nella direzione opposta a
quella vagheggiata. Invece di proiettare la città verso orizzonti luminosi e
trasparenti sembra oggettivamente impiombarla con zavorre perfino nuove
rispetto a quelle previste e magari lasciate in eredità senza tanti complimenti
dalla giunta precedente. Il bilancio comunale, le ristrettezze economiche sono
una di queste zavorre che producono tagli pesanti nei settori chiave e tolgono
il fiato a molte prospettive di sviluppo. Il Carlo Felice diventa un'emergenza
permanente, la gestione delle società partecipate un rebus che nasconde scontri
interni forti, la nuova giunta zoppica in molti assessorati e in altri non
esiste a partire da quello chiave dell'Urbanistica, dove permane un grande
blocco all'altro della Cultura, il cui orizzonte si profila solo ora attraverso
la Fondazione. Insomma la città-territorio appare ferma, senza segni di
cambiamento a quasi un anno dalle elezioni e sui suoi muri rimbombano solo
annunci e polemiche. In regione l'assedio dell'emergenza sanità lascia morti,
feriti, risanamenti pagati a carissimo prezzo e probabilmente qualche coda
giudiziaria pronta a incendiarsi dopo il 13-14 aprile. Le infrastrutture non
fanno passi avanti e il declino industriale sta per affrontare altre partite
delicate, a incominciare da quella dell'Ilva che si aprirà questa mattina a
Roma. Vi piace questa campagna elettorale? Oltre alle sfide del nuovo e alla
partita a scacchi delle nuove posizioni nei partiti e nelle liste di tutto
questo ed altro si dovrebbe parlare. C'è poco meno di un mese di tempo.
Speriamo.
( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ma in tempo di voto
contano più i prezzi del Dio "relativo" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
Nella difesa della famiglia, della vita, nel rapporto fra scienza e morale. Per
questo è interessante capire in che misura la "questione cattolica"
si rifletta sull'orientamento degli elettori, in vista del voto del 13-14
aprile. Il sondaggio condotto da Demos per "la Repubblica" suggerisce
che le polemiche degli ultimi mesi non abbiano provocato fratture evidenti
negli atteggiamenti dei cittadini. La fiducia nei confronti di Papa Benedetto
XVI è sullo stesso livello di un anno fa. Anzi: è salita un poco. (Oggi è
espressa da oltre il 55% degli italiani. Giovanni Paolo II era 20 punti sopra.
Ma è difficile mettere a confronto un Papa-teologo con un Papa-pastore, icona
della sofferenza). Il credito attribuito alla Chiesa: è calato lievemente,
negli ultimi due anni (anch'esso si è attestato intorno al 55%), ma è risalito
rispetto allo scorso novembre. L'insegnamento della Chiesa, inoltre, continua
ad essere considerato importante, per la morale e per la vita delle persone. Ma
si tratta di un riferimento. Che gli individui interpretano e praticano in modo
autonomo, in base alla propria coscienza. Ciò conferma la religiosità
flessibile degli italiani. Che trattano Dio in modo "relativo".
Attribuendogli, però, uno spazio centrale nella loro vita. Nel loro orizzonte
di valori. Lo vediamo anche nel rapporto con la politica. Da cui, secondo la
maggioranza degli intervistati, la Chiesa dovrebbe tenersi fuori. Limitandosi a
intervenire sulle questioni che riguardano da vicino la religione. Gran parte
degli italiani ritiene, inoltre, che gli uomini politici si facciano
influenzare troppo dalla Chiesa. Tuttavia, è diffusa anche la convinzione che,
oggi, l'intervento ecclesiastico non sia eccessivo. Nell'ambito politico e
legislativo. Nell'ambito scientifico e medico. Sui temi stessi che riguardano
la vita e la morte. Tutte le materie che tante polemiche hanno sollevato, negli
ultimi mesi. Insomma, la Chiesa non dovrebbe "fare politica". Però,
secondo gran parte degli italiani, oggi ciò non avviene. L'intervento del
Pontefice e dei vescovi su temi di rilievo sociale e morale non è considerato
uno "sconfinamento". Se non presso un settore rilevante, ma,
comunque, minoritario della società (fra il 26% e il 37%). Nella realtà, però,
gli effetti delle posizioni assunte della gerarchia cattolica si colgono,
evidenti, sugli orientamenti dei cittadini. Il 45% degli italiani si dice
contrario al riconoscimento delle coppie di fatto, oggetto di due diversi
progetti del governo dell'Unione, mai tradotti in legge (ma era il 34% nel 2006
e il 41% un anno fa). Una minoranza, ma molto ampia. Cresciuta, nel corso degli
ultimi anni. Così come è ampia anche la "minoranza" contraria
all'eutanasia (anche in questo caso, 45%: un anno fa era il 41%). Molto più
ridotta è, invece, la componente degli italiani (30%) che ritengono giusto
modificare l'attuale legge sull'aborto in senso più restrittivo. Le ragioni che
hanno imposto questi temi all'attenzione dell'opinione pubblica, contribuendo a
modificarne gli atteggiamenti, però, non vanno ridotti alla sola azione della
Chiesa. Altri soggetti hanno contribuito a imporli all'agenda politica e dei
partiti. (Lo ha ben chiarito Sandro Magister, sull'"Espresso").
Comitati, media, leader d'opinione. In molti casi laici. Come "Il
Foglio" e Giuliano Ferrara. Inoltre, gli stessi partiti. Il centrodestra,
ad esempio, ne ha fatto un argomento per marcare le distanze dal
centrosinistra; e per allargarne le divisioni interne. Anche per questi motivi
il voto dei cattolici si distribuisce in modo diseguale, fra i partiti. Certo,
è finita l'epoca della Dc, che ne attraeva una larghissima maggioranza (lo ha
rammentato ieri anche Piero Ignazi, sul Sole 24 Ore). Ma è finita anche la fase
(1994-2001) in cui i cattolici votavano in modo proporzionale, tra gli
schieramenti. Alle elezioni del 2006, infatti, la maggioranza dei cattolici
(praticanti) ha votato per il centrodestra. Circa sei su dieci. Oggi, alla
vigilia delle elezioni, la tendenza sembra confermata e, in qualche misura,
accentuata. Anche se l'offerta politica è cambiata, con la formazione di due
nuovi, grandi partiti. Infatti, meno di un terzo dei
cattolici praticanti vota per i partiti che sostengono Veltroni (Pd e Idv), oltre metà per i partiti che candidano Berlusconi (Pdl, Lega e Mpa). Allo svantaggio del Pd e degli alleati
contribuisce, come abbiamo detto, l'eredità dei conflitti "etici"
degli ultimi anni. Ma conta, in qualche misura, anche l'ingresso, nelle liste
del Pd, dei radicali. Ritenuti - dagli elettori - "i più lontani
dai valori cattolici". Per quanto abbiano rinunciato al simbolo di
partito: la loro identità culturale è troppo marcata. Non hanno bisogno di
etichette per ribadirla. Tuttavia, anche questa "risacca" del voto
cattolico, scivolato dal Pd, avviene in modo inerziale. Senza fratture.
D'altronde, in questa campagna elettorale, il rapporto con la Chiesa, gli
stessi temi etici sono rimasti sullo sfondo. Affidati alla rappresentanza di
soggetti politici caratterizzati. Come la "Lista per la vita" di
Giuliano Ferrara. Il fatto è che i cattolici (praticanti) oggi - nella società
italiana, ma anche nei maggiori partiti - sono una minoranza. Influente, ma
comunque una minoranza. Per questo i partiti preferiscono evocarne le domande.
Ma senza enfatizzarle. Per evitare divisioni, che si riprodurrebbero anche al
loro interno. La Chiesa stessa non ha interesse a fare campagna elettorale a
sostegno di una specifica forza politica. Vista la presenza trasversale dei
cattolici, nei principali partiti. Preferisce attendere. Per esercitare la sua
influenza sul dibattito politico e sul processo legislativo. Dopo il voto.
D'altronde, altri sono i problemi che attirano l'attenzione degli elettori, in
questa fase. Le retribuzioni, la disoccupazione, le tasse. La sicurezza. In una
lista di dieci tematiche da affrontare, gli italiani pongono "la tutela
della vita, contro l'aborto" al nono posto (2,8%). La "difesa
dell'identità religiosa" al decimo (2,7%). Fra i cattolici praticanti,
questi due obiettivi di valore ottengono maggiore attenzione (li segnala circa
il 3,5% degli intervistati). Ma restano, comunque, gli ultimi della lista. Il
che, ovviamente, non ne svaluta il significato. Ma la rilevanza
"congiunturale", in quanto temi da spendere in questa campagna
elettorale. Che non sembra attraversata da una nuova, lacerante "questione
cattolica". Ma, sin qui, da questioni e divinità minori. D'altra parte, in
tempi come questi, bisogna accontentarsi.
( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tra i fedelissimi
della messa Pdl avanti di 20 punti sul Pd Nella classifica dei problemi
ritenuti prioritari la tutela della vita è solo al nono posto Ampie minoranze
(45%) si dichiarano contro i diritti alle coppie di fatto e l'eutanasia
Sondaggio Demos: il 51% vuole che la Chiesa non influenzi le scelte legislative
FABIO BORDIGNON "Utili, ma poi ciascuno si deve regolare secondo
coscienza": è questo il criterio prevalente, fra gli italiani, nel
valutare le indicazioni della Chiesa sulle questioni che riguardano la vita, la
morale, la sessualità. Il cattolicesimo rimane un riferimento forte per otto
persone su dieci, ma in pochi considerano le prescrizioni della Chiesa
vincolanti per i propri comportamenti. Viene accettato il suo intervento sulla
vita pubblica, ma respinto il tentativo di orientare il processo legislativo.
Dal punto di vista politico, si osserva invece un sensibile sbilanciamento
"a destra" dei cattolici praticanti. E' quanto emerge da un'ampia
indagine, realizzata da Demos per la Repubblica, che ha come focus le relazioni
tra società, religione e politica. L'appartenenza alla religione cattolica si
conferma un tratto caratterizzante della società italiana. Otto persone su dieci
si definiscono cattoliche: un legame fondato sulla tradizione e sulla famiglia
(50%), ancor prima che sulla fede (32%). L'ultimo decennio ha segnato, in
generale, una contrazione della fiducia nella Chiesa, che comunque figura fra i
soggetti sociali provvisti di maggiore credito (55%). L'indagine conferma, allo
stesso tempo, la diffusione del "relativismo" in ambito etico e
morale. L'insegnamento delle gerarchie ecclesiali viene ascoltato, ma
subordinato ai convincimenti individuali. Nelle scelte che riguardano la
dimensione morale (famiglia, vita, sessualità), le persone affermano di
muoversi innanzitutto secondo coscienza. Basta osservare, del resto, le
opinioni su alcune delle tematiche che, nell'ultima fase, hanno visto
concentrarsi maggiormente lo sforzo della Chiesa. La coerenza con le posizioni
assunte dal Vaticano è piuttosto bassa e le spaccature si insinuano anche nelle
componenti sociali in cui l'appartenenza religiosa è più solida. La contrarietà
all'eutanasia, ad esempio, accomuna il 45% delle persone interpellate e il 63%
dei praticanti assidui, ma è sotto la media tra chi dichiara una frequenza
saltuaria ai riti religiosi (40%). Orientamenti di questo tipo emergono anche
prendendo in considerazione l'opposizione al riconoscimento dei diritti alle
coppie di fatto. Sul tema dell'aborto, la spinta verso la revisione in senso
restrittivo della legge 194 ? al 30%, nella popolazione generale ? si attesta
al 41% fra i praticanti assidui. Va precisato che l'interventismo della Chiesa
genera malumori in una componente rilevante, ma comunque minoritaria, della
società. Il tentativo di indirizzo esercitato dalle gerarchie viene ritenuto
troppo pressante soprattutto quando investe la vita sessuale delle persone,
mentre è maggiormente tollerato quando affronta i temi della vita e della
morte. La Chiesa - sembrano suggerire i risultati - ha il diritto di esprimersi
su questi temi, a patto che non cerchi di influenzare le scelte della politica:
è di questo avviso il 51% dei rispondenti. Poco più bassa è la quota di
intervistati che vede i politici italiani troppo inclini a farsi influenzare
dalle pressioni della Chiesa (49%). Il sondaggio ha rilevato, inoltre, la
rispondenza (percepita) fra i valori del cattolicesimo e l'azione dei
principali partiti italiani. Il valore massimo di coerenza viene individuato
per l'Udc, considerato dal 47% molto o abbastanza vicino ai valori cattolici.
Seguono il Pdl, con il 40%, e il Pd con il 37%. La distanza maggiore si
osserva, invece, nel caso della Sinistra Arcobaleno (12%) e dei Radicali (9%).
Questo slittamento verso centro-destra è confermato peraltro, anche dalle
indicazioni di voto. La distanza fra la coalizione che
sostiene Berlusconi e quella guidata da Veltroni sale a
nove punti fra i praticanti saltuari e sfiora i venti fra gli assidui.
Esplicita è anche la relazione con il voto all'Udc, al 9% fra i praticanti
assidui.
( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Bertinotti
"Meglio Giulio del Pd lui teme i mercati" ROMA - Il candidato premier
della Sinistra Fausto Bertinotti è convinto che in caso di
vittoria di Berlusconi, il Pd e la sua parte faranno un'alleanza all'opposizione.
Afferma di non "avere nostalgia del governo Prodi" che ha deluso
sulle riforme. Poi elogia Giulio Tremonti e dice di preferirlo al Pd di Veltroni. "Tremonti è liberista. Ma la novità è che ora vede i
rischi che la globalizzazione porta all'economia capitalistica.
Preferisco più un avversario intelligente in grado di avvertire i pericoli
della recessione che un "vicino lontano" che fa finta di nulla".
( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A Trieste 55esima
tappa del pullman. "Programma uguale al Pdl? Falso, basta
leggerlo..." Sorpresa dal tour di Veltroni al
Nord "Piazze piene, stavolta è caduto un muro" "Mio nonno veniva
da qui, era un diplomatico e fu torturato dai fascisti" ALESSANDRA LONGO
DAL NOSTRO INVIATO TRIESTE - E' buio quando il pullman verde della speranza
veltroniana scivola via lungo la strada Costiera triestina, abbandona quell'ultimo
lembo orientale d'Italia, terra di confine che ha vissuto i drammi del
Novecento, e ora è alle prese con la meraviglia della pace, delle sbarre aperte
con la Slovenia. Si brinda a bordo, al primo mese di tour, agli ottomila
chilometri percorsi, alle 55 province toccate, metà di quelle che Walter Veltroni deve ancora visitare (scherza, stremato: "Se
diventassi premier, state certi che non ne farò altre!"). E' andata. E'
andata al meglio nel Nord Est e nel Lombardo Veneto delle partite Iva, della rabbia
sorda contro Roma, del leghismo egoista e razzista. Poteva essere una via
crucis. Tutti avevano messo in conto le difficoltà. E invece, a tour finito,
rimangono negli occhi le piazze piene, i teatri gremiti, a ore impossibili, in
giorni feriali. Anche ieri sera, prima a Gorizia, poi a Trieste (dove il
segretario del Pd, replicando a Berlusconi,
rivendica l'originalità del programma: "è falso dire che il nostro
somiglia al suo. Basta leggerlo..."). Veltroni, ex
sindaco di Roma, con sorpresa degli sloveni presenti si trasforma in uno di
loro, raccontando la storia della sua famiglia: "Metà dei miei ha il
vostro sangue". Nonno Kotnik, diplomatico, fu mandato da Lubiana a
Roma, torturato dai nazisti in via Tasso, "con la nonna che ascoltava le
sue urla nella stanza vicina". Di questo poi morì e ciò spiega perché il
nipote Walter guarda con tenerezza le due giovani cittadine italiane di lingua
slovena, Tjasha e Valentina (cui il leader appioppa una qualche somiglianza con
Sharon Stone), che parlano nel loro idioma, ma poi cantano l'inno di Mameli.
Cose solo 10 anni fa impensabili, qui la storia conta, è carne viva.
"Adesso siamo tutti europei. Voi più degli altri". Li conquista, li
trascina, si dà anche una spiegazione, per esempio per il successo strappato a Treviso,
feudo dello sceriffo Gentilini: "Non mi sorprende il calore della gente in
terra leghista. I cittadini non appartengono ai partiti, ma al loro cuore, al
loro cervello". I suoi arrivi tra striscioni e applausi, le sue strette di
mano, diventano un filmato, l'album provvisorio del viaggio, a cura di Nessuno
Tv. Ecco la manifestazione di Udine, con le maschere del teatro che
distribuiscono i posti a sedere come per un concerto di musica classica, ecco
Pordenone dove il Palasport è affollato quasi fosse giornata di derby. E poi
piazza dei Signori a Padova, "mai così piena da trent'anni", giurano
i democratici locali; l'Auditorium di Vicenza, esaurito; il palazzo della Gran
Guardia a Verona, città dell'altro muscoloso sceriffo Tosi, stracolmo, la gente
in fila da ore per entrare; i 4000 di piazza delle Erbe, a Mantova, con Veltroni che guarda insù verso i balconi che affacciano sul
raduno ("Saluto anche la galleria!"); i 5000 di Bergamo, "così
tanti da rapire il cuore"; i militanti di Varese che non ci stanno nel
teatro e allora il leader esce tra la folla e dà il contrordine: "Tutti in
piazza!".; ancora Monza, e poi il quartiere di San Siro, a Milano, dove il
comizio viene interrotto 50 volte e, a seguirlo, dietro le finestre, ci sono
anche donne velate, figlie e mogli di immigrati. "Sorpresa meravigliosa,
grazie Nord Est". Se poi tutto questo interesse si trasformi in voti alle
elezioni è un altro discorso. Ma intanto la diffidenza si è rotta. "Questo
dice una cosa molto semplice e bella: è caduto un muro di difficoltà e di
distanza nel rapporto tra questa parte del Paese e il centrosinistra che, in
passato, ha usato parole sbagliate e fatto anche errori". Che sia caduto
il muro o, in via subordinata, si sia aperta una crepa, lo dimostra la qualità dell'accoglienza.
A Padova, signore preoccupatissime per il raffreddore del segretario, salgono
sul pullman: "Abbiamo comprato olii essenziali e caramelle balsamiche,
potete farglieli avere?". Anche messaggi da consegnargli: "La mia
sorellina era ricoverata all'oncologico di Roma. Lui venne in visita, lei
confessò che le piaceva Carmen Consoli. Arrivò una telefonata della cantante e
mia sorella fu felice per un giorno". Vedi facce sempre più attente.
Saranno quegli incerti del voto che il leader Pd sta cercando con infinita
pazienza? Il Nord Est guarda perlomeno con curiosità a questo strano ex Ds,
così calmo nell'argomentare, così ardito da venire qui a dire "che la
secessione non è nel nostro Dna culturale", così sicuro di poter cambiare
l'Italia con "un patto tra produttori". Vicenza è la piazza della
sintesi. Massimo Calearo fa lo spiritoso con i colleghi imprenditori: "Lo
capite da soli che è in atto una vera e propria rivoluzione in politica. Veltroni è arrivato addirittura in anticipo di 5
minuti!". La puntualità: da queste parti l'apprezzano, assieme alla
riduzione della pressione fiscale. Anche a Bolzano il pullman si materializza
in orario: "Come vedete - scherza Veltroni - sono
un romano puntuale". Piazze e teatri che non ringhiano d'odio nei
confronti dell'avversario. A Cremona, pochi giorni fa, è il leader a fermare i
fischi: "Noi non siamo così, siamo diversi". A seguire l'inno
nazionale intonato da un violino.
( da "Unita, L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Rischio brogli? Sì, sulle pensioni Previdenza, sindacati contro Berlusconi. Lui rismentisce e
riparla di brogli Il Pd: è inaffidabile. Veltroni a
Gorizia: questo paese non può essere governicchiato Prima dice che le pensioni
vanno cambiate per tornare allo scalone di Maroni. Poi, dopo le dure prese di
posizioni di sindacati ("È sbagliato rompere di nuovo ciò che si è
fatto" spiega Bonanni della Cisl; "una delle peggiori idee
ascoltate" va giù duro Angeleti della Uil) e Pd , ovviamente ritratta.
Dice che la sinistra ha volutamente alterato le sue dichiarazioni. Berlusconi non riesce proprio a smentirsi. Del resto anche
ieri, proprio mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano invitava
la politica a abbassare i toni, il leader del Pdl ha di nuovo parlato del
rischio di brogli elettorali e si è lasciato andare a volgari battute sulle
soubrette: "Noi non le candidiamo, ci facciamo altro". "Ma
l'Italia - avverte il leader del Pd Veltroni - si
merita di più, non può essere governicchiata".Miserendino, Ventimiglia e
Zegarelli alle pagine 2, 3 e 4.
( da "Unita, L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del CESARE DAMIANO"Il capo del Pdl si documenti prima di
parlare: le cifre dicono che grazie al lavoro del governo Prodi non c'è alcun
motivo di accanirsi sulle pensioni" "Così crea allarme fra i
lavoratori: i conti Inps vanno bene" di Angelo Faccinetto / Milano
"Affermazioni pericolose". Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano,
giudica così le esternazioni - poi parzialmente corrette - di Berlusconi sulla necessità di mettere di nuovo mano alla
riforma delle pensioni. Poi a l'Unità spiega: "Non ce n'è alcun bisogno, i
conti dell'Inps, dopo le modifiche introdotte dal governo Prodi, sono
notevolmente migliorati". Berlusconi dice che ci
attendono tempi duri, che si dovrà tirare la cinghia. E che a farlo dovranno
essere anzitutto i pensionati e i lavoratori prossimi alla pensione, tanto che
ha parlato di ripristino della riforma Maroni col suo famoso scalone. E' vero
che poi ha parzialmente ritrattato, dicendo che non si può far marcia indietro
tutto d'un colpo, ma l'affermazione, nella sua gravità, resta. Perché, secondo
lei, questa uscita? Come la valuta? "È un'affermazione intempestiva e
dannosa sotto il profilo sociale. Ed è anche un'affermazione ingiustificata, se
si prendono in considerazione i conti pensionistici. Intanto è la dimostrazione
che di fronte alla previsione di una congiuntura economica negativa, come prima
cosa, Berlusconi pensa di infierire nuovamente sulle
pensioni. Ma non è solo questo. Dichiarazioni di tale tenore creano allarme tra
i lavoratori, i quali pretendono, giustamente, un sistema che dia certezze e
non sia sottoposto a continui cambiamenti peggiorativi. Tra l'altro,
affermazioni tanto superficiali e affrettate spingono coloro che potrebbero
andare in pensione ad affrettarsi a cogliere la prima occasione utile anziché
prolungare la permanenza al lavoro, cosa che potrebbe migliorare tanto il loro
risultato pensionistico quanto i conti dell'Inps". Che risultati
produrrebbe un ritorno alla Maroni? "Un ritorno alla riforma varata dal
centrodestra cancellerebbe quei cambiamenti - a cominciare dal superamento
dello scalone - che hanno dato al sistema una maggiore equità consentendo di
alzare l'età pensionabile in modo graduale. Ma vorrei anche dire che Berlusconi e il Pdl farebbero bene a documentarsi prima di
parlare, perché i conti dell'Inps, dopo le modifiche introdotte dal governo
Prodi, sono notevolmente migliorati andando nella direzione di un maggiore
equilibrio". Può fare qualche cifra al riguardo? "Certo. Nel 2006 gli
incassi derivanti dai soli contributi Inps sono risultati superiori ai 104
miliardi. Nel 2007 sono stati di 121 miliardi. I pagamenti, nel 2006, sono
ammontati a circa 180 miliardi, nel 2007 hanno raggiunto quota 192. Il che dimostra
che è migliorata la qualità delle pensioni. Questo, mentre il fabbisogno da
parte dello Stato è diminuito, passando dai 75,1 miliardi del 2006 ai 70,6
miliardi dell'anno scorso. Considerando l'effetto prodotto dal trattamento di
fine rapporto, al netto la differenza, cioè il risparmio è stato di 3,7
miliardi di euro. In un solo anno". A cosa è dovuto questo risultato?
"È dovuto all'aumento dei contributi, ma anche al miglioramento
dell'efficienza nel recupero dei crediti e nella lotta all'evasione contributiva
e al lavoro nero. Nel 2002 gli incassi da recupero crediti furono pari a un
miliardo e 942 milioni di euro, nel 2007 hanno raggiunto quota 4 miliardi e 314
milioni. I contributi evasi e accertati furono, sempre nel 2002, 602 milioni,
nel 2007 un miliardo e 503 milioni. Vorrei anche segnalare i risultati della
lotta all'evasione contributiva in agricoltura. Nel 2003 furono annullati 3.805
rapporti di lavoro, in quanto risultati fittizi. L'anno scorso, i rapporti di
lavoro annullati sono stati 111.777. Gli importi risparmiati per le prestazioni
non erogate a seguito di questi interventi sono stati di 7,9 milioni di euro
nel 2003 e di 234,7 milioni nel 2007". È una conferma che, come ha
affermato in passato, che sulle pensioni non c'è più necessità di intervenire?
"Significa anzitutto che l'azione del governo, a seguito delle nuove
normative in materia pensionistica e della lotta contro l'evasione
contributiva, ha portato in un breve periodo di tempo a risultati straordinari,
che non giustificano in alcun modo un nuovo accanimento nei confronti del
sistema pensionistico. I lavoratori non meritano le dichiarazioni di Berlusconi e hanno diritto ad avere certezze. Se queste sono
le intenzioni del Pdl c'è poco da stare allegri, perché si capisce perfettamente
che le "lacrime e sangue" che il cavaliere annuncia verrebbero
versate dai soliti noti. Cioè dai lavoratori e dai pensionati". Se a
vincere le elezioni sarà il Pd cosa accadrà alle pensioni? I lavoratori
potranno stare tranquilli? "Come sta scritto nel programma, e come ha detto a più riprese Veltroni, non solo
il sistema pensionistico non verrà nuovamente toccato, ma verrà affrontato il
problema della rivalutazione delle pensioni in relazione all'andamento del
costo della vita. Del resto io ho già provveduto - dopo 17 anni, tanto è il
tempo trascorso dal 1992 - a rendere operativo con un decreto ministeriale il
tavolo di concertazione sull'indicizzazione delle rendite. Questo
significa che il Pd ha a cuore fondamentalmente la diminuzione della pressione fiscale
su retribuzioni e pensioni e una migliore indicizzazione di queste
ultime".
( da "Unita, L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del La figlia Agnese: perdono i Br, ma devono dire la verità In
tanti in Via Fani per l'omaggio del trentennale. E Pisanu polemizza con D'Alema
Silenzio, commozione, rabbia. Sono passati 30 anni dal sequestro di Aldo Moro e
dell'uccisione dei 5 uomini della scorta dell'allora presidente della
Democrazia Cristiana. E i familiari delle vittime chiedono ancora giustizia, di
conoscere tutta la verità. Corone di fiori ieri sono state deposte in via Mario
Fani, a Roma, il luogo dove il 16 marzo del 1978 un commando delle Brigate Rose
sequestrò il presidente Dc. Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino,
Giulio Rivera e Francesco Zizzi, trucidati dalle Br, "non erano dei
simboli, non erano dei boia. È doveroso che l'attenzione oggi si soffermi sulle
persone che erano in via Fani: erano brave persone" ha detto Agnese Moro,
la figlia dello statista dc al microfono del Gr1. E alla domanda se - dopo aver
stretto la mano ad Alberto Franceschini - , stringerebbe la mano anche a Mario
Moretti, mente ed esecutore della morte di suo padre, la figlia di Moro ha
replicato: "Penso di sì. Credo dentro di me, di avere, è una parola
grossa, comunque di aver un po'perdonato tutti. Però dovrebbero anche loro fare
la loro parte. Da parte di chi ha partecipato alla lotta armata dovrebbe
nascere il senso di una responsabilità nei confronti della collettività e
quindi anche sentire la necessità di dire la verità su tutto quello che è
successo in quegli anni". Politici e cittadini hanno reso omaggio alla
lapide che ricorda la strage e il seguestro che segnarono il Paese. Sabato
Massimo D'Alema ha rievocato in un'intervista all'Unità sul filo del ricordo
personale quelle ore drammatiche e ha detto: la visione democratica del leader
Dc "risiede nel Pd". E ancora: "Berlusconi
è il contrario di Moro". Ne è nata subito una polemica. "La lezione
di Moro appartiene a tutti gli italiani - ha replicato Giuseppe Pisanu, ex
ministro dell'Interno ed ex democristiano -. Se dovessimo fare una
rivendicazione di parte, faremmo un torto a Moro". Per
Walter Veltroni, segretario del Pd, chi ha sparato in via Fani "dovrebbe
avere il buon gusto di evitare di riempire giornali e televisioni, se non per
raccontare, ma quello l'avrebbe dovuto fare nelle aule di tribunale. Per prime
le famiglie delle vittime hanno diritto di sapere una verità che ancora non è
del tutto completa". Veltroni -
accompagnato da Dario Franceschini e Olga D'Antona - ha deposto due corone di
alloro da parte del partito e dei parlamentari del Pd. Poi, ha esortato a
"costruire una democrazia europea" consapevole del primato
dell'interesse della nazione emerso nelle manifestazioni inscenate 30 anni fa,
proprio contro il rapimento dello statista democristiano. Anche il presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano, in viaggio istituzionale all'estero, ha
dedicato un pensiero a Moro. "Celebreremo Aldo Moro anche al Quirinale il
9 maggio - ha detto il Capo dello Stato -. Il giorno del suo assassinio è stato
scelto come giorno del ricordo delle vittime del terrorismo".
( da "Unita, L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del Berlusconi arranca e grida: allarme brogli Il
Cavaliere mette le mani avanti. Poi fa il "macho": le soubrette non
le mettiamo in lista, ci facciamo altro di Maria Zegarelli / Roma TIMORI Il
candidato premier del Pdl che un mese fa sentiva già la vittoria in tasca
adesso vacilla. Ieri a Como, in piazza Duomo, durante un
comizio Silvio Berlusconi ha messo in scena il solito show pescando nella valigia copioni
già visti e tirando fuori qualche battuta quasi inedita sulle donne. IL Pdl a
differenza di Walter Veltroni, dice, non mette in lista le soubrette, "con loro ci
facciamo altro... ". Come nel 2006 - quando iniziò a vedere la
vittoria sfuggire di mano - anche ieri è tornato a parlare dei brogli
elettorali: "C'è un problema grandissimo che è quello dei brogli - dice
platealmente - l'altra volta ci hanno portato via la vittoria, specie in
regioni del Sud come la Campania e la Calabria dove dopo la mezzanotte non arrivarono
più i voti". Poco importa se quelle elezioni furono guidate dal suo
ministro degli Interni. Poi, lancia l'appello ai suoi elettori "ad entrare
a fare parte dell'esercito dei difensori della libertà, perché gli avversari
sono dei professionisti dei brogli". Subito dopo sente il dovere di
smentire quanto dichiarato il giorno prima a proposito di pensioni e di
scalone-Maroni: "Come al solito la sinistra si esercita nell'alterazione
di mie dichiarazioni sulle pensioni a Cernobbio. Ho detto che il problema
principale delle pensioni è quello di mantenere intatto il potere d'acquisto
dei pensionati" a ripete mentre i sindacati sono sul piede di guerra.
Rinnegata la frase sulle pensioni, passa alle promesse: "Abbasseremo le
tasse, che Prodi ci ha consegnato al massimo". E il Caimano versione nonno
annuncia che stavolta andrà al governo "con tanta umiltà, spirito di
sacrificio e con la concretezza con cui abbiamo sempre lavorato. Vi garantisco
che supereremo la paura e in alcuni casi l'angoscia per governare una
situazione difficile". Non arriva "con la bacchetta per risolvere una
situazione difficile". Ma aiuterà le famiglie, con l'introduzione del
quoziente familiare, ai nuovi nati, agli studenti "libri gratis fino a 18
anni", ai pensionati. Il fido Fini, relegato al compito di ribadire la
linea del capo ribadisce che sì "la necessità di garantire che il voto sia
libero e espresso democraticamente va sottoscritta da tutti, specie alla luce
delle polemiche che ci sono state nelle precedenti elezioni" e peccato sia
caduto il governo, altrimenti "ne avremmo viste delle belle" dal
lavoro dell'organismo parlamentare incaricato di controllare le schede. Intanto
Berlusconi lancia l'affondo al Pd - da cui dice i suoi
sondaggi lo distanziano del 10% -, un partito a corto di argomenti seri che
tenta "di demonizzarci, tirando in ballo argomenti vetero-comunisti.
Dicono che sono giovani e io vecchio hanno ragione, anagraficamente parlando.
Ma io sono in politica da 14 anni e D'Alema che è il nuovo, da 25. Per non parlare
poi dei giovanissimi Rutelli e Franceschini che sono in politica da 30
anni". Quanto a Veltroni, poi, "dice che
farà quello che vuol fare Berlusconi. Ma come si può
credergli? Se così fosse io voterei lui e andrei in gita al Baradello, il bar
dove ho conosciuto la mia prima fidanzatina coi boccoli". Risate e
applausi. Parola care a un certo elettorato nordista: meno clandestini più
sicurezza. Sulla Campania sommersa dai rifiuti: "Non so ancora come
venirne a capo, ma dovremo venirne a capo". Incredulità quando l'uomo dei
paradisi fiscali e dei condoni riflette: "Abbiamo persone che non pagano
le tasse e questo è ingiusto perché costringe chi le paga a pagare di
più".
( da "Unita, L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del "L'Italia non può essere governicchiata" Veltroni a Gorizia e Trieste. "Il nostro programma
uguale al loro? E allora perché lo stracciano?" di Bruno Miserendino
inviato a Trieste "IL NOSTRO PROGRAMMA copiato dal loro? Beh, allora non
si capisce perché lo straccia.". Inevitabile, dopo Cernobbio. Berlusconi si è esercitato in ironie sulla somiglianza dei
programmi e Veltroni, senza mai nominarlo ovviamente,
lo incalza da Gori- zia e Trieste, nell'ultimo bagno di folla del nord est.
Battute, colpi di fioretto, ma toni bassi. Tipo: "L'ha strappato e quindi
non l'ha letto, se no si sarebbe accorto che è diverso. Se davvero i programmi
fossero uguali, vorrebbe dire che sono pronti a votare subito la misura per
abbassare le tasse sui salari, invece mi risulta che hanno detto no...".
"Magari, aggiunge, sono pronti a votare il compenso minimo legale per i
precari...". Va avanti così nelle due manifestazioni. Fino alla battuta
nel palazzetto dello sport di Trieste, davanti a 3000 persone: "Piuttosto,
vedo che sulle tasse ora iniziano a dire che è ingiusto non pagarle: bene,
bene, ci fa piacere che la pensino come noi che abbiamo fatto la lotta
all'evasione, perché loro finora hanno fatto i condoni...". Insomma Veltroni non ci sta a questa rappresentazione di comodo del
Pd, che piace a molti a destra, a sinistra e anche al centro. Il succo del
ragionamento è che Berlusconi avrebbe preferito che il
Pd avesse un programma vecchia maniera, per bollarlo come il partito delle
tasse, della diffidenza verso le piccole e medie imprese, e invece, dice Veltroni, il paese e il nord hanno capito "che siamo
una cosa nuova e diversa dal passato". "Noi non siamo quelli di
prima, e non c'è più la vecchia alleanza". E mentre annuncia che presto ci
sarà una proposta per alzare le pensioni più basse, ce n'è anche per Casini, in
quest'ultimo lembo di nord-est percorso col pullman. "Lo stimo, è un amico,
ma per trovare qualche spazio gli è presa di andare in giro a dire che sente
odore di inciucio. C'è un limite a tutto: è stato fino all'altro ieri in una
coalizione di cui oggi dice tutto il male possibile. Si è fatto sbattere la
porta in faccia, è stato trattato come quel personaggio della canzone di
Jannacci, vengo anch'io, no tu no, se avesse avuto coraggio al momento della
crisi del Governo Prodi non si sarebbe accucciato alla linea estremista della
negazione di ogni possibile accordo per fare le riforme istituzionali". Veltroni ripete: "Non ci saranno larghe intese, chi vince governa,
insieme si fanno solo le riforme istituzionali". Quanto ai brogli evocati
da Berlusconi, Veltroni evita accuratamente commenti. C'è solo un riferimento indiretto:
"Di là sentiamo un vecchio linguaggio, le stesse parole, vediamo le stesse
facce, le stesse liste dei ministri, lo stesso programma". Semmai
il problema è che il loro asse si è spostato a destra, anzi dice "sono
schizzati a destra". "Hanno portato dentro anche la signora Mussolini
e vorrebbero portare in parlamento un signore (Ciarrapico) che fa il saluto
romano". Applausi. Veltroni rivendica invece con
forza la diversità della sua campagna elettorale: "Sono contento di questo
viaggio pazzesco, che nessuno ha mai fatto e vista la fatica capisco perché.
Però bisognerebbe chiedersi perché questo avviene e come mai il nord est ci ha
accolto con tanto calore...". Insomma, per il leader del Pd, la
partecipazione in tutte le tappe del tour, e anche nelle regioni che non sono tradizionalmente
di sinistra, dimostra che c'è un vento nuovo e che lo stesso Pd viene percepito
come l'unica vera novità della campagna elettorale. "Guardate - esordisce
sempre - è così dappertutto. E non succede a tutti". Aggiunta: "È stata
capita la nostra scelta. Pensate che bello, non ci saranno più vertici di
maggioranza, noi andiamo liberi, con un programma e un gruppo
parlamentare". Questo proprio perchè "non si può stare in questo
paese governicchiando". A Gorizia e Trieste, con scelta non casuale, Veltroni si è concesso un ricordo personale: "Qui
ritrovo un po' della mia storia, avevo una nonna di parte materna cui non
sapevo pronunciare il nome, Ivanka Kotnik. Mio nonno era sloveno, venne qui
come diplomatico, fu fatto prigioniero e torturato dai nazisti in via Tasso.
Mia nonna stava nella stanza accanto e sentiva le urla. Lui uscì provato da
quell'esperienza e morì qualche tempo dopo". Lo dice non casualmente a
Gorizia e Trieste, perché, aggiunge, "qui si sente meglio e di più il
senso dell'Europa". Già, in queste terre di confine, segnate da odii e
divisioni, non molti anni fa pochi si sarebbero aspettati che una
manifestazione fosse aperta a Gorizia da e Trieste da due cittadine italiane di
lingua slovena: Tjasha e Valentina, brave ed emozionate. E invece è accaduto, e
come ha detto la vicepresidente della provincia di Gorizia Roberta Martin,
"l'Europa ci ha aiutato a a superare diffidenze e paura e ad aprire i
ponti del cuore". Magari ricordiamolo, fa capire Veltroni,
a chi parla di Padania e predica ancora la secessione.
( da "Unita, L'" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Bertinotti: la sinistra forte è utile anche al Pd Il candidato
premier in comizio a Rieti: ricordiamoci che il governo Prodi è caduto a destra
Il presidente della Camera: i democratici guardano al centro, non parlano delle
crisi del Paese Fausto Bertinotti si prepara a fare opposizione, che a vincere
le elezioni sia il Pd o il Pdl. Ma proprio per questo, dice, il "voto utile"
per chi vuole difendere gli interessi dei lavoratori è quello per la Sinistra
arcobaleno. "Veltroni dice di
essere un riformista e non di sinistra, ed è vero - dice Bertinotti nel corso
di un comizio a Rieti - e il Pd è una formazione di centrosinistra che guarda
al centro. Ogni singolo voto per la Sinistra arcobaleno è un modo di
"costringere" il Partito democratico a guardare a sinistra. Se
saremo tanti, se saremo massa critica, allora il Pd dovrà guardare a
sinistra". Bertinotti non è tenero con la forza guidata da Veltroni. Quel partito, dice, non parla di crisi e avanza
proposte vicine a quelle delle destre. L'errore di fondo è che il Pd accetta
questo modello di sviluppo che ritiene di poter correggere: "È come
cercare di svuotare il mare con un secchiello". A prova di ciò Bertinotti
cita l'inserimento nelle liste del Pd di Calearo, "il falco della
Federmeccanica che ha costretto i metalmeccanici, che hanno le retribuzioni
basse che conosciamo, a cinquanta ore di sciopero, a togliersi cioè dalla busta
paga il valore retributivo di cinquanta ore di sciopero. Questo dimostra di non
aver capito qual è la situazione italiana". Circa il governo uscente,
Bertinotti confessa di non avere nessuna "nostalgia di Prodi", che ha
fatto bene alcune cose, come la politica estera, ma ha "sbagliato tutto
sulla precarietà": "Ha fallito essenzialmente nel non aver portato
avanti una chiara discontinuità con il governo Berlusconi,
nell'aver lasciato sostanzialmente in atto la legge in vigore", dice
aggiungendo che "per guadagnare una capacità di intervento bisogna
superare la legge 30". Il candidato premier della Sinistra arcobaleno ci
tiene a sottolineare che Prodi "è caduto da destra", ma ricorda anche
che "la critica della sinistra è iniziata proprio con la discussione della
riforma delle pensioni": "L'accordo con le parti sociali era
bruttino, ma la parte sul mercato del lavoro era brutta e basta".
( da "Riformista, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Una politica alla
ricerca di una nuova identità Semplificazione e radicalizzazione dello scontro
personale La campagna elettorale da poco cominciata si differenzia dalle
precedenti per almeno due ragioni: s' inserisce in un clima diverso rispetto a
quello che ha caratterizzato gli ultimi anni e sembra che la battaglia si
combatta, quantomeno sul piano dei simboli e delle modalità, ad armi pari tra i
due leader principali. Il clima diverso: sono cambiate le condizioni della
campagna. La scelta di Veltroni e del Pd di
presentarsi da solo alle elezioni ha profondamente modificato lo scenario
politico in almeno due direzioni: la semplificazione da un lato, la
radicalizzazione dello scontro personale dall'altro. Si tratta di due processi
che si completano vicendevolmente. La semplificazione risponde ad un'esigenza
fortemente sentita dalla larga parte degli elettori italiani. L'esasperazione
per l'incapacità di decisione della politica, la permanente litigiosità spesso
su aspetti che ai cittadini sembrano secondari se non addirittura
incomprensibili, hanno fatto sì che la formazione di due grandi partiti sia
stata accolta con sollievo, quando non con entusiasmo. La scelta tra due leader
è oggi molto più evidente di quanto sia stato nelle scorse campagne. E' vero che
anche allora c'erano due candidati forti. Ma il panorama era meno chiaro di
quanto sia oggi. In sostanza uno, Berlusconi, era un
"capo" riconosciuto, l'altro, Prodi, era il rappresentante di uno
schieramento, percepito come composito, su cui non "comandava". Era
costretto a mediare, a ricucire lacerazioni, a ricomporre divisioni. In questo
è emblematico l'ultimo confronto Prodi/Berlusconi
prima del voto 2006: l'uno dice "ICI", ed è chiaro a tutti di cosa si
vada parlando, l'altro dice "cuneo fiscale", ed è difficile anche per
gli addetti ai lavori. Il risultato è stato quello di una comunicazione
diretta, chiara da una parte, e invece di una comunicazione mediata, qualche
volta confusa, dall'altra. L'ultimo governo di centrosinistra ha incarnato
questa situazione: il programma di 280 pagine, il numero ipertrofico di
ministri e sottosegretari, la girandola delle dichiarazioni, delle smentite,
delle critiche ha creato un diffusissimo malumore, quasi indipendentemente dai
risultati concreti dell'azione di governo. Oggi le condizioni sono cambiate, in
particolare nell'area del centrosinistra. Le armi pari: non si tratta della
capacità di investimento. Non sappiamo quanto spenderanno i candidati. La
differenza è rappresentata dal fatto che, per la prima volta, Berlusconi ha di fronte un candidato che domina con la
stessa capacità l'universo mediatico. Ma, soprattutto, che sa comunicare
simboli. Insomma, l'uno e l'altro competono su un terreno comune: la capacità
evocativa. Per meglio discutere il tema, è forse il caso di procedere per
parole chiave. La prima è senza dubbio ideologia (presa qui nel suo significato
di falsa coscienza): tutte le campagne maggioritarie per le elezioni politiche,
dal 1994 ad oggi, si sono fondate sullo scontro (e sul voto "contro").
Da un lato l'antiberlusconismo come collante, dall'altro lato la minaccia
comunista. La comunicazione elettorale si riduce a poco più di questo. La
battaglia si gioca sulla capacità di chiamata alle armi del proprio elettorato.
In un paese diviso sostanzialmente in parti uguali vince chi è capace di
portare più cittadini alle urne. Non si tratta di convincere ma di mobilitare.
La seconda parola è sogno: il centrosinistra, come sembra assodato nella
percezione diffusa, non vende sogni. Sempre a far data dagli anni '90, è questa
area politica (in senso lato) che si prende in carico i temi del risanamento,
prima con Amato e Ciampi, poi con Prodi e l'ingresso nell'euro. Il
centrodestra, sempre per definizione, propone sogni. In questo senso è tipico
il sentimento del 2001: siamo entrati nell'euro a prezzo di alti sacrifici,
adesso basta, è ora di godersela. La terza parola è rinnovamento: il
posizionamento di Berlusconi, peraltro assai efficace
sino all'ultima campagna, è stato sempre fortemente collocato in quest'area:
l'imprenditore, il non politico, ecc. Gli altri, il centrosinistra sono il
vecchio, i politici di professione, così via. L'inizio della campagna
elettorale sembra riposizionare tutti e (apparentemente) rendere superate
queste parole. Ideologia: è più difficile definire un "di qua" e un
"di là". Il PD, avversario principale di Berlusconi,
è difficilmente assimilabile ai comunisti da un lato e dall'altro rappresenta
uno smarcamento anche rispetto all'eredità del governo Prodi, Non a caso uno
dei tasti su cui insiste il PDL è proprio il tentativo di ricollegare
strettamente il PD a Prodi. Sogno: Berlusconi ha
esplicitamente rinunciato a farne un tema di campagna. La situazione è
difficile (e sembra tendere al peggioramento), l'economia è in crisi e segnata
da caratteristiche recessive, nessuno crederebbe ai miracoli. Il sogno invece
(quello di un paese "normale") sembrerebbe stare un po' più dalle
parti di Veltroni. Rinnovamento: è il tasto centrale
della campagna di Veltroni. Un partito nuovo, un
leader giovane (almeno rispetto alle abitudini italiane), una coalizione
ristretta e sostanzialmente diversa dall'Unione, un coraggio inusuale per la
politica nazionale spesso caratterizzata da un eccessivo tatticismo. Di là un
leader non nuovo, una coalizione non inedita, un partito ipotizzato ma non
ancora fatto. Per entrambi (ma in particolare per Veltroni) la scelta delle candidature appare la scelta di simboli per
definire un territorio, per costruire una nuova identità. Tutto a favore di Veltroni, dunque? Apparentemente sì. Ma ? Veltroni deve
risalire una china assai ardua: il consenso al PD, pur più elevato della somma
dei voti dell'Ulivo alle ultime elezioni, è ancora assai distante da
quello del PDL. La percezione del coraggio implicito nella scelta di andare da
soli è appannata non tanto dall'apparentamento con Di Pietro, quanto
dall'inclusione dei radicali invisi ai cattolici sui temi etici, difficile da
digerire per una parte dell'elettorato di sinistra sui temi economici. Qualche
incrinatura dell'unità del PD si vede nel dibattito attuale e ogni divisione
richiama l'esperienza recente della litigiosità insopportabile dell'Unione. E
infine un macigno pesante. Il PD è meno credibile del PDL su alcune parole
chiave che saranno i driver principali della campagna: sviluppo, benessere,
competizione. Da ultimo, il nostro rimane pur sempre un paese diviso. Il
superamento degli anni 90 è ancora agli inizi. Tuttavia i segnali di una
capacità di incidere sull'elettorato da parte del PD ci sono, e sono piuttosto
evidenti. Ma Berlusconi ha appena cominciato la sua
campagna e vedremo quanto saprà mobilitare. Battaglia aperta, quindi, sulla
quale allo stato dell'arte è difficile fare una previsione definitiva. AD Ipsos
srl 17/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Roma la corsa al
campidoglio si fa laboratorio nazionale Sulla via di Rutelli l'onda Grillo e il
nuovo Casini Non solo "quota 35". Nella rincorsa
di Walter Veltroni alla "bella sconfitta" non peserà solo la percentuale
che il candidato premier saprà guadagnare al suo partito, ma anche il risultato
delle elezioni capitoline. Dalle quali indirettamente sortirà un giudizio sul Veltroni sindaco e sul suo "modello Roma". Francesco
Rutelli lo sa bene. E, del resto, l'eredità veltroniana rappresenta per l'ex
leader della Margherita al contempo un punto di forza (per i quasi quindici
anni di continuità dell'amministrazione riformista nella capitale e per il
bacino di consensi consolidato dal suo predecessore) e un possibile handicap.
Non a caso Rutelli ha scelto una campagna dove il messaggio di novità, pur
senza accenti da rupture , è evidente. L'insistenza su problemi come il decoro
urbano, la sicurezza e l'ordinaria amministrazione testimonia la convinzione,
da parte del vicepremier, che qualcosa si era incrinato nel rapporto tra una
parte dell'opinione pubblica cittadina e il sindaco che ha interrotto a metà il
secondo mandato per tentare la scalata a palazzo Chigi. E così Rutelli, pur
stando bene attento a non mettere in cortocircuito la cura per gli eventi cultural-mondani
e le buche nelle strade (annoso cavallo di battaglia del centrodestra), sta
giocando un partita sul filo per non trovarsi troppo schiacciato sull'ultimo Veltroni. Con le dovute differenze - la popolarità
dell'amministrazione capitolina di centrosinistra è di gran lunga superiore a
quella del governo nazionale caduto due mesi fa - la situazione non è troppo
diversa da quella che a livello nazionale ha visto Veltroni
allontanare il più possibile da sé in campagna l'ombra del prodismo. La partita
di Rutelli si gioca tutta sul tentativo di scongiurare il ballottaggio.
Possibile. L'ostacolo principale non è tanto lo sfidante Gianni Alemanno,
impegnato in una campagna strabica - un occhio alla competizione romana e un
altro al quasi certo approdo ministeriale in caso di vittoria di Silvio Berlusconi - bensì l'incrocio di partite che rende le
elezioni per il Campidoglio un vero e proprio laboratorio nazionale. Un film
molto diverso da quello che si immaginava fino a qualche mese fa, quando la
reconquista di Roma da parte del centrodestra sembrava a portata di mano.
Questa speranza ha subito un altro duro colpo dall'avvio ufficiale della
campagna di Alemanno. Sabato a Corviale, malandata periferia, solo poche
centinaia di persone hanno assistito in piazza alla firma del "patto per
Roma", presenti, oltre al candidato sindaco del Pdl, Gianfranco Fini e
Silvio Berlusconi. Un flop che quest'ultimo ha
derubricato in modo sorprendente ("Era una manifestazione localissima, ci
aspettavamo questa presenza"), considerato che si trattava del primo atto
della campagna per conquistare la capitale della nazione. Intanto, da Destra,
Francesco Storace è già volato nei sondaggi oltre la doppia cifra e minaccia di
inchiodare Alemanno a un risultato ancora più basso di quello di due anni fa,
quando l'ex ministro delle Politiche agricole rimase bel al di sotto del 40 per
cento. Non solo: la frammentazione del centrodestra, con ben due candidati
centristi (Mario Baccini per la Rosa bianca e Luciano Ciocchetti per l'Udc),
potrebbe avere conseguenze inedite soprattutto in caso di ballottaggio.
Baccini, il cui pacchetto di voti a Roma non è trascurabile, è stato a un passo
dal chiudere subito un accordo con Rutelli. E Ciocchetti non ha mai perso più
di un minuto, ogni volta qual volta Alemanno ha dato per scontato il contributo
dell'Udc in caso di ballottaggio, di sottolineare che non c'è nulla di
automatico. Dichiarazione dovuta in campagna elettorale, ma dietro la quale c'è
la possibilità che Pierferdinando Casini, legato a Rutelli da un solido
rapporto, decida di fare della capitale il laboratorio del nuovo Udc "ago
della bilancia", spostando sul candidato democrat i voti dell'eventuale
secondo turno. Intanto sul Campidoglio ha investito anche Beppe Grillo, che
sabato a piazza Navona ha raccolto ben più gente di quanta ve ne fosse a
Corviale per i vertici del Pdl e, nel benedire lo corsa dell'aspirante sindaco
Serenetta Monti e della lista "Amici di Grillo", ha piazzato un duro
affondo su Rutelli: "Se lo eleggete vengo qui e vi mando un bel
vaffa". Rutelli, per ora, non si sente minacciato dall'onda grillista. Ma
un fatto è chiaro: è sul voto della capitale che il guru dell'antipolitca ha
puntato la sua scommessa principale. 17/03/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 11 del 2008-03-17
pagina 3 VERSO LE ELEZIONI di Redazione nostro inviato a Como Non c'era più tornato
su per mesi. Un po' perché il clima di dialogo e confronto di fine anno non era
certo la cornice giusta per il refrain sulla "notte di spoglie e di
brogli" che ha accompagnato il Cavaliere per tutto il 2006, un po' per
evitare che andando avanti a ripeterlo la gente la considerasse una sorta di
ossessione. Poi è successo quel che è successo - con la crisi di governo e lo
scioglimento delle Camere - e Berlusconi ha deciso di
tornare alla carica, perché "la questione è troppo importante per essere
lasciata cadere". Già da qualche settimana, infatti, la querelle sui
brogli è tornata all'ordine del giorno. Perché, spiegava qualche giorno fa a
piazza del Popolo a Roma, "ho potuto verificare i verbali di voto e c'è da
inorridire". E ancora: "Soprattutto al Sud, visto che in Campania,
Puglia e Calabria è qualcosa di terrificante". Sul punto il Cavaliere ha
affondato anche ieri, durante un comizio improvvisato a Como. Facendo però un
passo in avanti, visto che non solo ha ricordato "la notte di brogli"
del 2006 ma ha pure lanciato l'allarme per il voto del 13 e 14 aprile.
"C'è un problema grandissimo, quello dei brogli", spiega. E invita i
presenti in piazza Duomo a far parte dell'esercito dei "difensori del
voto" che "sorveglieranno i seggi e lo spoglio". "Chi se la
sente di passare il sabato a confrontarsi con i rappresentanti di lista della
sinistra - dice - si può mettere in lista per far parte dell'esercito dei
difensori della libertà". Una sponda Berlusconi
la trova in Gianfranco Fini, che da Cosenza definisce quello dei brogli
"un problema serio". "Noi - aggiunge - metteremo almeno un
rappresentante di lista in ogni seggio, da Vipiteno a Lampedusa". D'altra
parte, "si tratta di un lavoro di poche ore e poi andremo a festeggiare".
Concorda pure Gianfranco Rotondi, perché "in alcune zone del Paese i
brogli sono prosieguo della campagna elettorale". Freddo, invece, il
centrosinistra. Con Fausto Bertinotti che parla di "rischio
irrilevante" e Walter Veltroni che si limita a scuotere la
testa ma preferisce non rispondere ai cronisti che gli chiedono un commento.
Solo il socialista Enrico Boselli fa un passo nella direzione del Cavaliere
dicendo che "non fidarsi è sempre meglio". Mentre per Pier Ferdinando
Casini, "siamo sempre agli stessi slogan". © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 11 del 2008-03-17
pagina 5 Bossi: "Due ministri per Lombardia e Veneto" di Redazione Il
senatùr: "Non subiremo più la canaglia romana. La Cina? Io e Tremonti
faremo introdurre i dazi" da Milano È pronto per rientrare al governo, ma
è un Umberto Bossi di lotta quello che ogni giorno rilancia dai palchi della
campagna elettorale del Nord l'antica e sempre nuova battaglia del Carroccio.
"Se non otterremo il federalismo, la storia prende una strada più energica
e più pericolosa", aveva avvertito venerdì scorso. "È l'ultima volta
che parleremo di federalismo, poi cambieremo strategia; state pronti, non
subiremo più la canaglia romana", ha ribadito ieri da Vicenza, aggiungendo
che "la libertà non ce la dà Roma e il suo sindaco che giorno per giorno
ci ha portato via il sangue". E così, lui prenderà il ministero delle
Riforme che Tremonti e Berlusconi, dice, gli hanno
offerto, ma vuole, e promette, di più, due ministri per la Lombardia e per il
Veneto: "È cosa necessaria, perché il Nord, la Padania, deve essere
rappresentata; abbiamo una cultura differente e i ministri servono per puntare
alle infrastrutture". Quanto al viaggio di Walter Veltroni nel profondo Nord, il senatùr s'infervora: "La sinistra
chiacchiera sul Nord, è come uno che entra al bar e dice "da bere per
tutti... ma pagate voi"". Per Bossi, l'esempio è quello dei rifiuti
di Napoli: "Adesso dicono che hanno trovato i soldi, chissà se dureranno
tre giorni... ". E che dire della crescita dei prezzi? "Vai a
Londra lowcost spendendo nulla, poi vai al supermercato e non puoi fare la
spesa". Per non parlare dell'immigrazione: "Avanti immigrati, hanno
detto, per votare comunista e comunque a sinistra". È ora di voltare
pagina, avverte il leader della Lega. Introducendo i dazi, tanto per cominciare:
"Gli imprenditori in sofferenza per concorrenza sleale Vanno aiutati:
andrò in Europa con Giulio Tremonti, noi siamo i più cattivi, e faremo di tutto
per introdurre i dazi". Dalla globalizzazione alla Cina il passo è breve
e, avverte Bossi, "se fosse per la Padania le Olimpiadi di Pechino
sarebbero da boicottare". C'è ancora spazio per ricordare Anna, la
ventenne vicentina morta nei giorni scorsi che si è fatta seppellire con la
camicia verde. "Per noi Anna - ha detto Bossi - è solo nata, non è mai
morta. Ormai sono migliaia i padani che si fanno seppellire con i nostri
simboli". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 11 del 2008-03-17
pagina 5 "Veltroni? Al Nord il clientelismo non
funziona" di Luca Telese Maroni attacca il segretario del Pd: "Offre
poltrone in cambio di voti, ma la gente qui non si è dimenticata di Prodi e
Visco" Allora, onorevole Maroni, è preoccupato? "E di cosa,
scusi?". Di Veltroni, che sta battendo provincia
per provincia tutto il Nord... "Ahhhhh!!!!!". Che cosa? "Ma no,
quello è un romano che sta facendo un giro turistico". Nessuna
preoccupazione? Ha detto che ama Milano... "Sì, lui ama Milano ma anche Roma;
è un grande tifoso del federalismo, ma anche del centralismo; si entusiasma per
la raccolta differenziata, ma anche per i rifiuti... ". Non è che lei
ostenta tranquillità, ma è un po' dispiaciuto per il fatto che Veltroni le ha scippato Calearo? "No, lasci perdere,
quella storia mi mette tristezza". Per Veltroni o
per Calearo? "Per tutti e due. Sono stato a pranzo con Calearo solo pochi
giorni prima che annunciasse la candidatura nel Partito democratico". È
rimasto deluso da lei ed è corso verso Veltroni?
"Macché, sono io che sono rimasto stupito di lui: ne diceva così tante e
di tutti i colori su Prodi, su Visco e sul centrosinistra, che al momento del
conto mi sentivo un moderato. Certo non potevo pensare che si candidasse nel
partito di Prodi". E come se lo spiega? "Ahimè, con una tradizione
italiana: è una delle tante operazioni Gattopardo che anziché far guadagnare
voti ne fa perdere molti". È sicuro? "Guardi, li incontro tutti i
giorni, sono gli operai che voteranno Lega, delusi dalla sinistra che arruola
strumentalmente i padroni". Però, lo ammetta, vi sentite un po'
scippati... "Nooooo... È lui che non capisco che cosa vada a fare, visto
che fino a ieri propugnava lo sciopero legale. Quanto a Veltroni...".
Beh, lui la mossa azzeccata l'ha fatta. "Ma che dice: dimostra ancora una
volta di considerare il Nord come se fosse la periferia dell'Impero Romano. E
si illude che qui da noi funzioni la logica clientelare dei Mastella e dei De
Mita. Io ti do le poltrone e tu mi dai i voti. Beh, scoprirà dopo le elezioni che
funziona solo da Roma in giù". E intanto il candidato premier del Pd ha
anche detto che vuole un ministro veneto! "Se... Figurarsi. Ci dà il
contentino". E se vincete voi ci sarà? "Guardi, lo sanno tutti che se
fosse per me, si dovrebbero fare dodici ministri del Nord su dodici, anche
perché un governo a trazione nordista andrebbe davvero veloce". E invece?
"Non saranno sicuramente tutti, saranno un bel po'. Ma quello che conta è
che le idee siano quelle giuste". Ciò non toglie che non mi ha ancora detto
se è preoccupato per il tour di Veltroni. "Ma si
è visto proprio ieri, per esempio, che le truppe cammellate che si portano in
giro non possono impressionare nessuno". Perché ieri? "Perché quando
si è spostato da Varese, dove aveva fatto il pieno, a Como...". Cosa è
successo? "Eh, eh, eh, evidentemente i pullman delle truppe cammellate
sono rimasti a secco e la sala non era piena". Insomma, Veltroni
non la convince per niente. "Più che altro dimostra di quanto sia
disperato il suo tentativo di rimonta. La gente del Nord non si è dimenticata
di Prodi e di Visco". Però la campagna elettorale è molto combattuta...
"Figurarsi, hanno montato un can can su quella balla di Berlusconi
e della precaria. È davvero una vergogna, una strumentalizzazione totale,
soprattutto perché fatta da chi ha aumentato la precarietà". E la Lega
come la vede? "C'è l'aria migliore. Si respira entusiamo. Recuperiamo
anche molti elettori di Forza Italia e di An, scontenti perché l'operazione del
partito unico è stata fatta molto velocemente". Si preoccuperanno Fini e Berlusconi. "E invece no, perché non funziona così tra
noi e Berlusconi, non c'è rivalità, teniamo i voti
nell'alleanza e li useremo per fare il federalismo". E il fatto di avere
alleata una Lega del Sud non vi preoccupa? "Anzi, è una cosa che ci aiuta.
Una forza che spieghi al Sud che il federalismo non è contro il Sud ci aiuta a
vincere". Insomma, lei sprizza ottimismo da tutti i pori. "Noto che,
dopo una prima parte della campagna elettorale, la sinistra è costretta a inseguire.
Veltroni è un buon illusionista, ma per far sparire il
ricordo di Prodi non basterebbe neanche un miracolo". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 11 del 2008-03-17
pagina 2 "Pensioni da adeguare al costo della vita Più aiuti alle famiglie"
di Adalberto Signore Il Cavaliere a Como visita la comunità Cometa
("un'esperienza rigenerante") poi tiene un comizio in centro:
"La sinistra ha alterato le mie parole sulla previdenza" nostro
inviato a Como "Grazie per essere venuti ad accogliere il vecchio
presidente...". Scherza Silvio Berlusconi, appena
arrivato alla casa famiglia Cometa, che da vent'anni a Como ospita bambini
disagiati e con problemi familiari. Il Cavaliere, però, nonostante telecamere e
fotografi lo circondino immediatamente, non vuole rubare la scena. Così, si
rivolge ai ragazzi che per l'occasione si sono anche improvvisati uomini del
servizio d'ordine. "Il futuro - dice - è vostro, ma anche i vecchietti
hanno intenzione di abitarlo ancora per un po', magari per renderlo più bello
per tutti". Poi, già sull'ingresso, scherza con uno dei bambini.
"Quanti anni hai?", chiede. "Sei". "Be', io alla tua
età ne avevo quattro". Battute a parte, la visita alla Cometa -
organizzata dall'azzurro Maurizio Lupi - deve aver fatto davvero breccia nel
Cavaliere. Che non solo si dice "conquistato" ma assicura pure
sostegno economico all'iniziativa. "Un'esperienza rigenerante, che
consiglierei di fare a molti", spiega Berlusconi.
Perché, aggiunge, "questo è un esempio da seguire" che racconta di
una storia di "amore dove mamme e papà, fratelli e sorelle hanno deciso di
aprire le porte di casa ad altri bambini e di accoglierli e curarli".
Così, oltre a decidere di iscriversi "a forza tra i sostenitori" Berlusconi promette anche che il suo governo
"stabilizzerà il 5 per mille per il volontariato". Va anche meglio ai
tanti tifosi milanisti presenti, che incassano con entusiasmo un invito
inaspettato: "Verrà un pullman per portarvi a Milanello a pranzare con i
giocatori del Milan. E poi faremo una partita dimostrativa solo per voi. Che ne
dite?". La risposta è scontata, la gioia è incontenibile. Poi, l'ultima
promessa: "Tornerò presto, appena chiusa la partita della campagna
elettorale, con Veronica e i miei figli per una cena". Il Cavaliere lascia
la Cometa destinazione piazza Duomo. Ad aspettarlo il gazebo del Popolo della
libertà e la solita folla di sostenitori. "Lavoreremo con umiltà, spirito
di sacrificio ma sempre con ottimismo - dice su un palco improvvisato - e
faremo tutto il possibile per sostenere il potere d'acquisto delle famiglie,
aboliremo l'Ici sulla prima casa, aiuteremo i figli che nasceranno, garantiremo
libri gratuiti fino a 18 anni e introdurremo il cosiddetto quoziente familiare
in materia fiscale". Una signora gli consegna un ramoscello di ulivo in
omaggio alla domenica delle Palme. Berlusconi lo prende e continua a
parlare tenendolo in mano. Ironizza su Veltroni, perché
"sembra sia stato colpito da un fulmine sulla via di Damasco".
Insomma, quello che dice "è tutto sbagliato" e "mi chiedo come
gli si può credere" dopo quello che "ha combinato il governo
Prodi". E ancora: "Se fosse vero lo voterei anch'io. Poi
andrei in gita al Baradello, dove tra l'altro ho incontrato la mia prima
fidanzata". Poi torna anche sulla questione delle liste elettorali, perché
"hanno detto che ho candidato delle soubrette" mentre "io con le
soubrette farei altre cose anziché metterle in lista". Sulla riforma delle
pensioni, invece, il Cavaliere frena. Se da Cernobbio aveva lasciato intendere
che lo scalone poteva essere ritoccato, da Como se la prende contro "il
vecchio vizio stalinista" di "alterare le dichiarazioni".
"Ho detto solo - spiega - che il problema principale delle pensioni è
quello di mantenere intatto il potere d'acquisto dei pensionati valutando la
concreta possibilità in termini di spesa globale di un loro adeguamento al
costo della vita". E ancora: "So bene che i sistemi pensionistici non
si cambiano da un anno all'altro, tanto meno senza una consultazione sociale".
Infine, l'ultimo affondo contro Romano Prodi che "ci lascia in dote un
milione di tonnellate di spazzatura". Il Cavaliere confessa di non
dormirci la notte, perché "un mese dopo che sarò a Palazzo Chigi"
quella spazzatura "sarà tutta colpa mia". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 11 del 2008-03-17
pagina 8 Boato: "Escluso dai veti Prc per fare spazio in lista a una
candidata di 85 anni" di Giancarlo Perna Esco dall'ascensore al piano dei
segretari della Camera - parlamentari un gradino più su degli altri - e non so
dove andare. "Eccomi", dice Marco Boato che, contraddicendo il nome,
si è materializzato in silenzio. "Venga", e mi guida tra i meandri di
Vicolo Valdina, ex monastero, oggi dépendance di Montecitorio. A ogni strettoia,
il sessantatreenne deputato verde di Trento si inchioda e mi cede il passo. Con
un balletto d'altri tempi, arriviamo in una prima stanza. "I collaboratori
che sto per lasciare", dice, presentandomi una giovane signora e Luca
Paci, ex direttore della Voce repubblicana che lavora con lui da un decennio.
Luca mi consegna un malloppo di due kg. "Cos'è?", mi allarmo.
"Il rapporto agli elettori di quello che ho fatto in questa
legislatura", dice Boato e mi porta nel suo studio. "Fa ancora queste
cose?", mi stupisco, sapendo che in genere i deputati, paracadutati a
casaccio dai partiti, conoscono i loro collegi come io il Togo. "Sono di
vecchia scuola: un deputato deve dare conto dei voti ricevuti", dice Boato
e annuisce a se stesso. Ha una squadrata testa prussiana e radi capelli
imbiancati. "È un Don Chisciotte", osservo.
"Ipervitaminico" e indica la pancetta sotto giacca e cravatta.
"La sua giornata tipo?". "Lavoro dalle 8 alle 24. Pranzo alla
Camera. Ristorante una volta l'anno quando mia moglie viene da Trento".
"Tedesca, da quel che ne so". "È luterana, ma è una santa
(religione senza santi, ndr)", ride. "Con questa vita demenziale, ha
la palma di secondo deputato più alacre", dico. Boato tace modesto.
Aggiungo: "Perché un gioiello come lei non è stato ricandidato?".
"La Sinistra arcobaleno si è posta la regola di non ricandidare chi, come
me, ha più mandati. Naturalmente ha fatto molte deroghe, dal verde Pecoraro
Scanio, ai rifondazionisti, Bertinotti e Folena", dice con tono neutro. "Per
lei, invece, niente". "Prc mi ha messo il veto e, in nome del
rinnovamento, ha proposto Lidia Menapace, 85 anni. Era già un maturo
consigliere della Dc negli anni '60, quando io ero ragazzo", dice,
stavolta con malizia. "Con l'esclusione, le è caduto il mondo
addosso?". "Ho elaborato il lutto in tre minuti e in mezz'ora,
d'accordo col mio partito, ho indicato la verde Klaudia Resche, 38 anni di
Merano, come mia sostituta". "Ha fatto sei legislature. In effetti,
possono bastare". "Difatti, quando l'ho saputo ho detto ironicamente:
"Obbedisco", come fece Garibaldi a Bezzecca, località trentina. Ma
sono sei legislature per modo di dire. Sono entrato e uscito. In tutto, ho 23
anni di Parlamento", e beve un caffè. "Debuttò nel '79 tra i
radicali. Ammira ancora Marco Pannella?". "Figura straordinaria. Ma
per continuare ad amare Pannella bisogna stargli a distanza di sicurezza.
Quando dopo tre anni lasciai il Pr per fondare con Alex Langer i Verdi, scrissi
a Marco e alla Bonino: "Non sono uscito per le vostre idee, ma per la
vostra prassi. Nelle une siete liberali, nell'altra intolleranti"..."
"Da radicale, partecipò al famoso ostruzionismo contro il fermo di polizia
e detiene il record del più lungo discorso della storia parlamentare
italiana". "Mondiale. Un giorno parlai 16 ore, il giorno dopo 18,5.
Lo feci, come imponeva il regolamento, stando in piedi, senza potermi
appoggiare, senza leggere e senza interruzioni per bisogni fisiologici".
"Poi passò ai Verdi, che oggi significano Pecoraro. La imbarazza?".
"Se significa solo Pecoraro, sì. Più volte gli ho detto che era interesse
suo e dei Verdi fare emergere più facce. In qualsiasi partito, una faccia sola
non funziona. Non sono stato ascoltato. E Pecoraro ha danneggiato se stesso e
il partito". "Qual è la differenza tra il Parlamento che trovò e
quello che lascia?". "Quando sono entrato, c'erano Francesco De
Martino, Amendola, Andreotti, ecc. Figure che oggi sarebbero considerate il
vecchio da cancellare". "Laudator temporis actis?". "Bella
espressione di Papa Roncalli. Ma non è questo. Oggi più che il nuovo vedo il
nuovismo; più della competenza, l'apparenza; più che la professionalità,
l'improvvisazione". "Quali politici l'hanno colpita in questi
trent'anni?". "Aldo Moro, anche se non l'ho conosciuto di persona,
resta un gigante. Ma pure il liberale Aldo Bozzi, Almirante, Berlinguer e
Craxi". "Degli attuali?". "Non vedo che leader di medio
calibro. Fini, Casini, Tremonti, Bertinotti, Veltroni.
Una marcia in più aveva D'Alema. Ma, da tempo, mi pare in difficoltà".
Esausto per tanti riferimenti personali, contrari alla sua natura badiale,
Boato si ri-idrata con mezza bottiglia di minerale ed è pronto per la seconda
tornata. Lei ha fatto il '68 e ha scritto un libro, "Il '68 è morto? Viva
il '68". Adesso pure Fini esalta il '68. Se anche gli avversari ne parlano
bene, è davvero morto. "Ma il suo luogotenente, Gasparri, ha fatto una
serie di convegni, invitando anche me, per distruggere il '68. Fini è una
persona intellettualmente onesta che, a differenza dei suoi colonnelli, ha fatto
un percorso di riflessione critica". È ancora nostalgico del '68?
"Non ha senso esaltarlo in modo mitologico, ma nemmeno stroncarlo
acriticamente". Lei ha fondato Lotta continua con Adriano Sofri, Giorgio
Pietrostefani e Mauro Rostagno. Due assassini e un assassinato. Le dice
qualcosa? "Si dice sempre che Lc è una lobby. Sofri è tuttora agli
arresti. Langer si è suicidato. Rostagno è stato assassinato dalla mafia. Per
essere una lobby potente, non c'è male". Qualcuno avrà pure ammazzato
Calabresi. "Sofri l'ho sempre considerato innocente e ho ammirato il modo
socratico con cui ha sopportato una sentenza ingiusta". Un altro di Lc,
Erri De Luca, ha detto che, libero Sofri, rivelerà il vero assassino. Sofri è,
di fatto, libero. Ma De Luca tace. "Mentre ho grande stima di Adriano che
ha fatto spietata autocritica dell'estremismo politico, Erri mi sembra un
millantatore, intriso della peggiore cultura degli anni '
( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 11 del 2008-03-17
pagina 10 Portaborse e travet della politica Ecco le "novità" dei
democratici di Gian Maria De Francesco Dal portavoce del premier Sircana al
caposegreteria del Campidoglio Verini: tra i candidati
schierati dal Pd il più alto numero di professionisti di partito da Roma Silvio
Berlusconi, durante i comizi, ripete spesso che il Pd "è la continuità
perché la maggioranza dei ministri è candidata" con il partito guidato da Walter
Veltroni. In effetti a scorrere le liste compaiono i nomi di ben 17
componenti del governo Prodi. In ordine rigorosamente alfabetico: Pier
Luigi Bersani, Rosy Bindi, Emma Bonino, Vannino Chiti, Massimo D'Alema, Cesare
Damiano, Paolo De Castro, Giuseppe Fioroni, Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta,
Giovanna Melandri, Luigi Nicolais, Arturo Parisi, Barbara Pollastrini,
Francesco Rutelli, Giulio Santagata e Livia Turco. Con la pletora di
sottosegretari ricandidati il computo si avvicinerebbe alle 70 unità. Ma queste
elezioni si ricorderanno anche per la notevole presenza tra le file democrat di
portavoce e segretari dei big del partito. A partire dagli spokesmen prodiani
(Ricky Levi, Silvio Sircana, Sandra Zampa), dal caposegreteria di Piero Fassino
(ovviamente ricandidato pure lui), Francesco Tempestini, passando per l'ex
portavoce di Dario Franceschini (che non ha potuto rinunciare nemmeno al suo ex
caposegreteria Alberto Losacco), Piero Martino e per quello di Veltroni, Vinicio Peluffo. Walter non ha potuto fare a meno
anche del suo caposegreteria in Campidoglio, Walter Verini, e del responsabile
del sito Internet Francesco Verducci (ex componente dell'esecutivo Ds) così
come Beppe Fioroni ha piazzato in Campania la sua fedele segretaria, Luciana
Pedoto. Meno fortunata Rosy Bindi che per il suo fido Salvatore Russillo non ha
ottenuto un posto sicuro in Basilicata. Insomma, il carattere di novità delle
liste Pd è un concetto relativo. Non solo perché Matteo Colaninno, Daniela
Cardinale e Maria Anna Madia sono rispettivamente figli del patron di Piaggio,
di un ex ministro delle Comunicazioni e di un organizzatore di una lista civica
per Veltroni. O perché il "partito delle
mogli", da Anna Serafini ad Anna Maria Carloni, è lungi dall'ammainare
bandiera. Un dato di fatto rilevante è la tendenza a rigenerarsi (o per meglio
dire riciclarsi) di una certa classe politica. Se si analizzano alcune
posizioni "in bilico" nelle varie Regioni, si scoprono nomi che
totalmente nuovi non sono, a prescindere dal fatto che abbiano più o meno
varcato le soglie del Parlamento. Ad esempio, nel Lazio alla Camera al posto 15
è stato candidato Pietro Tidei. Già deputato nella XIV legislatura, già sindaco
di Civitavecchia e di Santa Marinella, da 40 anni "signore dei voti"
del Pci-Pds-Ds nell'Alto Lazio. Nel maggio 2006, dopo che era risultato il
primo dei non eletti alla Camera, i suoi seguaci si piazzarono sotto il
Botteghino reclamando per lui un posto da sottosegretario. Niente da fare, fu
"risarcito" (si fa per dire) con la presidenza di Ferservizi, una
controllata delle Fs gestite dal cigiellino Mauro Moretti. È andata meglio a
Renzo Carella, consigliere regionale e dominus di Colleferro, candidato al
posto numero 9. Lo stesso discorso vale per Alberto Tedesco al Senato in
Puglia. Si definisce "socialista dall'età della ragione". In circa 30
anni di carriera l'attuale assessore alla Sanità della giunta Vendola è stato
componente del Psi, del Nuovo Psi, dei Socialisti autonomisti, dello Sdi dopo Bertinoro
e ora del Pd, anche questa è una novità. Anche l'operaio Iveco Alberto Tosa,
candidato in Lombardia II non è proprio estraneo alla politica, essendo sindaco
di Saviore dell'Adamello. In Veneto II si trova Lorenzo Biagi già candidato
perdente alla presidenza della Provincia di Treviso. In Veneto I Daniela
Sbrollini, segretario provinciale dei Ds vicentini e Angelo Guzzo,
vicesegretario regionale della Margherita. In Lombardia I, con poche
possibilità di farcela, c'è il giovane segretario milanese dei Ds,
Pierfrancesco Majorino seguito dal suo omologo monzese Pippo Civati. In
Lombardia II si trova Enrico Dioli, ex Cisl, ex presidente della provincia di
Sondrio e numero uno della Margherita locale. Scendendo in Emilia si ritrova il
sindaco di Imola, Massimo Marchignoli al posto numero 18 alla Camera, mentre la
vicepresidente di Legacoop Bologna Rita Ghedini è "eleggibile" al
Senato. In Umbria il giovane Carlo Emanuele Trappolino, già coordinatore dei Ds
di Orvieto, dovrebbe farcela. In Toscana al numero 21 Tea Albini, in politica
al '76 e assessore al Bilancio del Comune di Firenze. si trova quattro posti
dietro Rosa De Pasquale, focolarina e candidata alle primarie del Pd. Un'Italia
nuova si può fare. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-17 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Protesta sulle pensioni, Berlusconi frena
I sindacati: no alla stretta. Il Cavaliere: non voglio una riforma ma
adeguamenti Altolà dei sindacati: allo "scalone" non si torna.
Bonanni (Cisl): assolutamente sbagliato riprendere a parlarne DAL NOSTRO
INVIATO CERNOBBIO - Le pensioni tornano a far discutere e in zona elezioni
diventano materia che scotta. L'annuncio di Silvio Berlusconi,
sabato a Cernobbio, ancorché rettificato ieri, di "tornare come minimo
alla riforma Maroni" e dunque ripristinando lo scalone dei 60 anni, ha
innescato le ire dei sindacati e non solo. Raffaele Bonanni, segretario
generale della Cisl e Luigi Angeletti della Uil hanno subito alzato gli steccati:
"Sbagliato rompere ciò che è stato fatto, assolutamente sbagliato tornare
a parlarne". Il ministro del Lavoro Cesare Damiano, anche lui al Forum
della Confcommercio e padre della riforma dello scalone, ha commentato che
quella del Cavaliere è "una proposta pericolosa perché induce i lavoratori
a scappare il prima possibile proprio in una fase in cui i conti Inps sono
tornati a migliorare con il fabbisogno calato nel 2007 di 3,7 miliardi di euro
". Ma il leader del Partito della libertà reagisce accusando la
"sinistra stalinista di aver travisato le sue parole". E così la
frase detta a margine del Forum e registrata da tutti i giornali - "Prodi
ha disequilibrato i conti tanto che una volta vinte le elezioni ci toccherà
mettere mano ancora alle pensioni ripristinando la Maroni, con tanto di
scalone, e magari non basta neanche e si dovrà fare altro" - viene
cancellata da una nuova versione diffusa nella tarda mattinata. "Ho detto
- specifica Berlusconi in una nota - che il problema
principale delle pensioni è quello di mantenere intatto il potere d'acquisto
dei pensionati valutando la concreta possibilità in termini di spesa globale di
un loro adeguamento al costo della vita, so bene che i sistemi pensionistici
non si cambiano da un anno all'altro, tanto meno senza una consultazione
sociale". Il resto per il Cavaliere non è altro che il "tradizionale
vizio stalinista di attribuire agli avversari ciò che non hanno mai
detto". Una rettifica che Massimo D'Alema ha colto al volo per affibbiare
a Berlusconi il ruolo di creatore di "programmi
variabili" mentre per Enrico Letta è un annuncio "profondamente
sbagliato, basta con le pensioni, è un capitolo chiuso con il protocollo sul
welfare del 23 luglio scorso, non è possibile rimettere la gente nell'insicurezza
di programmare il suo futuro ". Critiche sono arrivate anche da la Destra
con il suo leader Francesco Storace che osserva come quelli di Berlusconi siano annunci "tipici delle larghe intese
perché cose del genere si possono fare solo con una maggioranza dell'80%".
Il responsabile lavoro del Pdl Maurizio Sacconi entra nel merito della proposta
berlusconiana di adeguare le pensioni al costo della vita. Per Sacconi, sarebbe
auspicabile l'introduzione di un "paniere speciale per le pensioni più
deboli". Una idea, a dire la verità, già giocata
dall'Udc e ripresa in questi giorni proprio dai tecnici di Veltroni ma ancora in via di formulazione. In zona Lega già Roberto
Maroni nei giorni scorsi si era detto contrario al ripristino dello scalone.
Spiega Alberto Brambilla, il tecnico vicino all'ex ministro del Lavoro (era il
suo sottosegretario). "Non ha senso intervenire - afferma -
l'attuale legge prevede già da luglio
( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-17 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Intervista Bassanini, l'esperto della Commissione Attali "Ora
il rischio è l'esaurimento della spinta riformatrice" MILANO - E adesso,
professore? "A questo punto il rischio, ma spero di no, è la chirachizzazione
di Sarkozy". Il francesismo non sarà bellissimo ma rende l'idea, "sa
com'è, era Chirac a dire che i due errori del XX secolo sono stati comunismo e
liberalismo! Ora non vorrei che la spinta all'innovazione si rivelasse una
tigre di carta e l'effetto della sconfitta fosse un Sarkozy che rinuncia alla
rupture, galleggia, cede alle resistenze conservatrici della sua parte e
diventa un alibi pure per i vecchi elefanti nel partito socialista". Per
Franco Bassanini, il costituzionalista ed ex ministro chiamato con Mario Monti
a far parte della commissione Attali, sarebbe l'ultimo e più grave errore del
presidente francese. "E diverrebbe un problema per tutti noi, la
conservazione trasversale in Italia direbbe: ma come, non c'è riuscito lui con
i poteri che ha, a fare le riforme, e volete ce la facciano
Berlusconi o Veltroni?". Ma perché Sarkozy ha perso consensi? Paga le 316
proposte di liberalizzazione della Commissione Attali o l'aver ceduto di
schianto, al primo tentativo, con i tassisti? "Le due cose assieme. Più
una terza che sarà banale ma ha avuto il suo peso: l'elettorato più
tradizionalista non ha apprezzato lo stile di presidenza..."
L'effetto Carla Bruni? "Non tanto il fatto che dopo il divorzio si sia
innamorato e risposato, ma il modo in cui l'ha fatto, il mostrarsi, le foto a
Disneyland... Ha voluto compiere una rottura anche in questo, dissacrare una
figura che da De Gaulle incarna la République. Ma ora vedo che si sta
correggendo... " E le prime due cause? Troppe riforme o poche riforme? "Come
dicevo si sommano, la contraddizione è apparente. Da una parte c'è un effetto
normalissimo: le riforme radicali e coraggiose intaccano rendite di posizione,
incrostazioni di interessi, monopoli e oligopoli. Se scorre il rapporto Attali
vede esempi innumerevoli: commercianti, notai, farmacisti...Anche la
soppressione dei dipartimenti colpisce un bel pezzo del ceto politico locale e
nazionale. I criteri meritocratici non piacciono a burocrati e dipendenti
pubblici. E così via: milioni di persone". Quindi, come si fa? "Si va
avanti. L'impopolarità nel breve e medio termine è scontata. è ovvio che in una
prima fase emergano gli interessi colpiti, perché ancora non si
vedoCostituzionalista Franco Bassanini.
( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-17 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Centrosinistra / Nicola Rossi "Problema giusto risposta
sbagliata" "Tornare allo scalone di Maroni sarebbe poco ragionevole
per una lunga serie di ragioni ma pensare che il sistema previdenziale non
abbia problemi è una pia illusione". Nicola Rossi, uno
dei più ascoltati economisti di Walter Veltroni e autore,
insieme a Enrico Morando e Tiziano Treu, del programma del Partito democratico
non si lascia trascinare nella facile polemica contro le ultime dichiarazioni
di Silvio Berlusconi. E sostiene che il bubbone previdenziale c'è ancora. E
non se ne andrà finché il Paese non tornerà a crescere a un tasso di sviluppo
oltre il 2 per cento l'anno. Tutti questi anni di discussione non sono serviti
a niente? "Andiamo con ordine. Innanzitutto la modifica della legge Maroni
è stata sacrosanta perché la sua introduzione aveva dei grossi problemi
tecnici. Tuttavia restano due questioni da affrontare. Da un lato ci sono
trattamenti previdenziali troppo bassi. Dall'altro lo schema della Dini, che
ormai è stata varata 13 anni fa nel 1995, andrebbe adeguato alla nuova
struttura del mercato del lavoro dove la precarietà e la discontinuità di
versamenti contributivi è diffusissima. Anche se, bisogna ricordarlo, molto è
stato fatto con il protocollo sul welfare ". C'è qualche altro "ma
anche"? "Eh sì che c'è. Sono convinto che qualsiasi riforma
previdenziale si faccia, sarà sempre insufficiente perché la madre di tutti i
problemi del nostro Paese è un tasso di crescita troppo basso. E, infatti, non
a caso questo problema è stato messo in testa al programma del Partito
democratico". Allungando l'età non si risparmiano miliardi? "Non
basta se non cresce l'economia nel suo complesso e almeno oltre il 2% del Pil.
Allungare l'età previdenziale per cassa, come sembra la filosofia che sta alla
base delle dichiarazioni di Berlusconi, non serve a
molto. Lo si deve fare, semmai, per offrire alla società maggiore equità".
Per crescere Corrado Passera ha lanciato la proposta di fare investimenti choc
sulle infrastrutture. Lei cosa ne dice? "Se significa spendere in deficit,
come prevede la ricetta keynesiana, non sono d'accordo. Se invece lo si fa
intervenendo contestualmente sulla spesa pubblica, e magari drenando risorse
con la cessione di parte del patrimonio dello Stato, allora sono con lui".
R. Ba. Nicola Rossi, economista vicino a Veltroni \\
Due questioni: assegni bassi e un contributivo che non si adatta al mercato del
lavoro.
( da "Messaggero, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Maroni. "La
sinistra mi mette in bocca cose mai pronunciate, ho solo detto che bisogna
restituire potere d'acquisto alle pensioni", assicura. Tuttavia, l'ipotesi
ventilata inquieta il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che la considera
"una proposta pericolosa", e i sindacati. E il Cavaliere rivela anche
di temere "brogli elettorali" e per questo lancia l'allarme ai
militanti invitandoli ad andare nei seggi a controllare le procedure "come
veri difensori della libertà". Il candidato premier
del Pd, Walter Veltroni, non commenta, ma rispedisce al Pdl l'accusa di copiare il
programma: "Adesso sono loro che cominciano a copiarci". Uno studio
del Messaggero, rivela che la partita elettorale si gioca in quattro regioni:
Lazio, Liguria, Abruzzo e Marche.
( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-17 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Il Pd Attacco a Casini: gli voglio bene ma la smetta di insistere
sull'inciucio Veltroni sfida il Cavaliere "Siete
voi che copiate" Sul palco con una precaria: è la nostra Sharon Stone
"Vediamo cosa farà il centrodestra in Parlamento su stipendi, precari e
sulla politica europea" DAL NOSTRO INVIATO TRIESTE - Il giorno prima
avevano parlato alla stessa platea, quella di Confcommercio a Cernobbio. Ora
sono lontani, ma il duello continua. E Walter Veltroni si prende una rivincita sul copyright dei programmi. Al
Palazzetto dello Sport di Trieste racconta che Silvio Berlusconi ha
dichiarato: "è ingiusto non pagare le tasse". E lui, dal palco, gli
risponde per le rime: "Mi complimento. Dopo anni e anni di ripetuti
condoni arrivano alle nostre stesse posizioni. Allora vuol dire che sono
loro a copiare il nostro programma". E giù l'applauso dei 3 mila e
cinquecento che sono accorsi ad ascoltarlo. Posti esauriti al Palachiarbola per
il leader del Pd. Lo precede Valentina Mercandel, laureata in Scienza
dell'educazione e precaria, che paragona con una battuta a Sharon Stone, dopo
aver ringraziato pubblicamente George Clooney dei complimenti che aveva rivolto
alla sua politica qualche giorno fa. Siamo al giro di boa: 55 province su 110.
Tanto che a celebrare l'evento c'è un apposito video montato da Nessuno Tv e
Democratica Tv, le due televisioni che seguono ogni passo del suo tour d'Italia
in pullman. Un girone di ritorno verso il 13 aprile che si consuma in questa
terra dove tutto sa di confine. Poche ore prima, a Gorizia, parla prima di lui
una ragazza in sloveno: insiste sulla necessità di costruire "ponti"
e, fatto non indifferente, canta l'inno di Mameli. Veltroni
ne approfitta per qualche minuto di lessico familiare, dato che il nonno era
sloveno, poi riprende l'attacco sui programmi al "leader dello
schieramento a noi contrapposto " (continua a non citare Berlusconi): "Ma se, come dice lui, il nostro è tanto
simile al loro, perché a Milano si è messo a strapparlo?". La verità,
secondo il segretario del Pd, è che "le loro proposte sono molto
diverse". Per dimostrarlo lancia una sfida a Berlusconi
su tre punti precisi: "Vediamo cosa faranno in Parlamento su alcune grandi
questioni. Prima di tutto: noi abbiamo proposto l'aumento degli stipendi per
rispondere all'inflazione reale, lui no. Per i precari abbiamo lanciato il
salario minimo di mille euro, come esiste in tanti altri Paesi. E lui no. E
sull'Europa, come si comporteranno? Basta pensare che hanno proposto di andarcene
dal Libano e di tornare in Iraq, da dove se sono andati tutti via". In
questa regione, collocata dal segretario locale del Pd, Bruno Zuech, "ad
Est del Nord Est", tesse l'elogio del governatore Riccardo Illy definito
"un valore aggiunto" e critica "i secessionisti del week-end,
quelli che minacciano di separarsi dall'Italia parlando agli elettori del loro
collegio, e poi, quando il martedì tornano a Roma, cambiano discorso". La
strategia è ormai collaudata: Veltroni cerca di
schiacciare il Pdl il più possibile agli estremi del suo schieramento,
chiamandolo sempre "destra". Denuncia: "Avrebbero preferito che
ci presentassimo con la coalizione eterogenea di sempre, ma abbiamo avuto
coraggio scegliendo di correre da soli: dopo 15 anni non si poteva più andare
avanti governicchiando ". Ma per la prima volta lancia anche frecce
avvelenate contro Pier Ferdinando Casini: "Gli voglio bene, è un amico. Ma
non capisco perché continua a insistere sull'inciucio tra noi e la destra, lui
che dal '94 stava con loro e che se n'è andato solo dopo aver recitato il
ritornello della celebre canzone di Enzo Jannacci "vengo anch'io, no tu
no". Se avesse avuto coraggio avrebbe dovuto scegliere di fare le riforme
prima di andare alle elezioni... ". Roberto Zuccolini Paragoni Dopo Perla
Pavoncello, cui Silvio Berlusconi ha consigliato di
sedurre il figlio, ieri è salita alla ribalta un'altra precaria. Valentina
Mercandel, 32 anni, insegnante, è salita sul palco nel comizio di Walter Veltroni a Trieste ( foto Giovannini). Galante anche il
leader del Pd, che l'ha paragonata a Sharon Stone (nel tondo).
( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-03-17 num: - pag: 21 categoria:
REDAZIONALE L'anniversario di via Fani Veltroni: chi
ha sparato dovrebbe evitare di riempire giornali e tv "Ho perdonato,
incontrerei Moretti" Parla Agnese, figlia di Aldo Moro, 30 anni dopo il
rapimento. Cossiga s'inginocchia Perruggini, uno dei familiari delle vittime:
abbiamo il diritto di sapere la verità. D'Alema: la sua eredità nel Pd ROMA -
In ginocchio dove Aldo Moro venne rapito. Trent'anni dopo il giorno in cui le
Br rapirono l'ex premier dc per aprire una trattativa con lo Stato, l'allora
ministro dell'Interno Cossiga che assieme all'allora presidente del Consiglio
Andreotti la respinse, visibilmente toccato, si è inginocchiato sul luogo
dell'agguato. Lì dove persero la vita gli agenti di scorta Oreste Leonardi,
Francesco Zizzi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino e Giulio Rivera. A ricordare
i loro nomi è stata ieri la figlia di Moro, Agnese. Dice di aver ormai
"perdonato tutti" quindi anche l'ex br Mario Moretti, mente della
strage ("Penso che ora gli stringerei la mano", come ha già fatto con
l'ex br Alberto Franceschini) ma chiede ai terroristi di "dire la verità
su tutto quello che è successo in quegli anni ". Le fa eco il leader del
Pd Veltroni: "Penso che le persone che hanno
ucciso Aldo Moro - dice -, un essere umano che era da 55 giorni segregato e
fatto uscire solamente per portarlo nel luogo dove venne assassinato nel modo
più vigliacco possibile, e chi ha sparato all'agente Iozzino (a terra qui),
dovrebbero avere il buon gusto di evitare di riempire giornali e tv. Se non per
raccontare, ma questo avrebbero dovuto farlo nelle aule del tribunale, una
verità che ancora non è del tutto completa". D'accordo i familiari delle
vittime: "Dai nostri cari uccisi non abbiamo avuto deleghe al perdono, ma
abbiamo il diritto a sapere", dice Potito Perruggini Ciotta, nipote del
brigadiere Ciotta ucciso dai terroristi. In via Fani ieri la politica si è data
appuntamento. E dimenticando le ultime, drammatiche, parole di Moro ("il
mio sangue ricadrà su di voi") ha riaperto la contesa sulla sua eredità
politica. Massimo D'Alema sull'Unità rivendica al Pd la "visione
democratica" del presidente dc. Mentre Berlusconi,
dice, è "il contrario di Moro". Anche il leader Prc Bertinotti loda
l'insegnamento di Moro: la politica deve saper interpretare "anche i moti
più radicali ". E Veltroni accosta Moro e
Berlinguer nella comune ricerca dell'"interesse nazionale ", lodando
però la linea della fermezza. "Cinica ipocrisia", accusa Bobo Craxi
ricordando come suo padre fu l'unico a proporre la trattativa con le Br per
salvare Moro. Fiori in via Fani sono stati deposti dal presidente del Senato
Marini, anche in rappresentanza del capo dello Stato Napolitano in Cile, dal
premier Romano Prodi e dal ministro Amato, dai candidati sindaco di Roma
Rutelli e Alemanno e da molti cittadini. Virginia Piccolillo Il ricordo I fiori
deposti ieri davanti ai ritratti dei cinque agenti della scorta di Aldo Moro,
uccisi in via Fani dalle Brigate rosse. A destra, Francesco Cossiga in
ginocchio davanti alla lapide (Fotogramma).
( da "Messaggero, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dossier
sulle quattro Regioni decisive per il voto. D'Alema: Pd erede di Moro Berlusconi sulle
pensioni: non le cambierò Il Cavaliere lancia l'allarme brogli. Veltroni: il Pdl ci
copia.
( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-17 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Il caso L'attrice di "Notte prima degli esami" rinuncia a
candidarsi con Rutelli: comunque lo voterò Capotondi: non corro, vorrei Silvio
e Walter insieme ROMA - Cristiana Capotondi, allora? "Non posso
candidarmi. Mi dispiace tantissimo per Rutelli". Ma che è successo?
"Niente, c'è un problema con Rebecca, la fiction della Rai che va in onda
il 7 e l'8 aprile su Rai uno. Rutelli, che conosco da quando era ministro, mi
aveva proposto la sua lista degli under 30 per Roma. Ma per via della fiction
non posso accettare". Par condicio? "Credo. Anche se forse per le
comunali la legge non è proprio così. Però la Rai l'ha sempre applicata in
questa maniera ". E dunque? "Ritiro la mia candidatura". Rutelli
lo sa? "Ho parlato con il suo staff. Lui devo ancora incontrarlo. Comunque
lo voterò". Scelta privata? "Privatissima". Nessuno l'ha
influenzata? "Nessuno. Ho parlato con Alessio Boni, il coprotagonista
della fiction, e con Riccardo Milani, il regista. Mi hanno risposto come
Giancarlo Leone, Fabrizio Del Noce...". Ovvero? "Cristiana, fai come
credi... Se mi fossi candidata, la fiction sarebbe dovuta slittare,
probabilmente ad ottobre. E non mi sembrava giusto per il lavoro di tutti loro.
Soprattutto quello di Enrico ". Enrico? "Lucherini. L'ufficio stampa
della fiction. Si è dato davvero molto da fare". Ma lei che c'entra con la
politica? "Niente. Come gli altri ragazzi della lista under 30. Ero stata
chiamata per dare idee per i giovani a Roma". E che idee avrebbe dato?
"Bah, per esempio di recuperare le professionalità artigianale di questa
città: chi lavora la legna, il ferro, i metalli. Avrei fatto andare i
"ragazzi a bottega", per non far perdere la creatività. Così come per
le arti. E tutto con una fondazione che non avrebbe gravato sul Comune ma si
sarebbe autofinanziata grazie alla quota associativa di aziende che si
richiamano al mondo giovanile". Se l'avesse chiamata Gianni Alemanno
invece di Rutelli? "Alemanno non lo conosco. E non mi ha chiamato. Ma
sarei andata a sentire. Oggi non ha più senso dividere in destra o sinistra, ma
bisogna guardare le persone, le cose che vogliono fare... ". E di Berlusconi che pensa? "Alcune cose che fa mi piacciono, altre meno.
Come Veltroni del resto". Nessuna differenza? "Mi stanno simpatici
tutti e due. Anzi.. ". Anzi? "Sarebbe bellissimo se si potessero
unire in un governo di grande centro. Avrebbero un consenso praticamente
plebiscitario e finalmente questo paese potrebbe fare dei passi in avanti sul
serio ". Alessandra Arachi.
( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-17 num: - pag: 3 categoria:
ALTRI OGGETTI un complimento, non c'era sarcasmo: Veltroni faceva
l'impossibile per il cambiamento, e Stampete lo bollava come il vecchio. Un
mago della comunicazione. Bene, chissà se per tutti questi meriti adesso le
porte del Pd si spalancano al figlio, che si chiama Antonio - già consigliere
nel Diciottesimo - ma, chissà perché, ha un soprannome che è identico al nome
del padre, Nicolino. Chissà se è per far spazio alla corrente sua che
nei Municipi (al Quinto, al Decimo), alcuni che erano stati espulsi dal Partito
socialista perché colpevoli di sostenere Rutelli e non Grillini, si sono
ritrovati consiglieri uscenti e non ricandidati dal Pd, cioè dal partito che,
come loro, sostiene Rutelli. Chissà, magari non si tratta di favorire qualcuno
della stessa corrente degli Stampete ma di aprire porte a cugini, a fratellini,
a nipoti accolti al grido di "largo ai giovani". Sia chiaro: figli
d'arte ci sono, eccome, anche a destra. A cominciare da Luca Gramazio, giovane
consigliere del Pdl, proveniente dalla militanza dentro An. Il padre, Domenico,
è uno dei pezzi da novanta della destra romana: detto "il pinguino".
Eletto in Campidoglio per la prima volta addirittura nel 1979, deputato dal
'94, quando per la prima volta l'ex Msi andò al governo col primo Berlusconi. Il figlio, Luca, è consigliere comunale uscente
e cerca il bis. New entry assoluta, invece, è Laura Marsilio che ha un compito
non di scarsa responsabilità: portare via il I Municipio, amministrato
nell'ultima consigliatura da Giuseppe Lobefaro, al candidato del centrosinistra
Orlando Corsetti. Laura è la sorella di Marco, altro elemento di spicco di
Alleanza Nazionale: era capogruppo nell'aula Giulio Cesare, adesso corre per un
seggio in parlamento. Non ha un incarico così delicato, ma sempre nel Pdl c'è
un'altra figlia d'arte: si tratta di Flaminia Augello, figlia del senatore
Andrea, il lizza per un posto da consigliere nel XVI Municipio, suo territorio di
azione politica da diversi anni. Ma anche nell'Udc c'è qualche caso di figli
illustri: è il caso di Mario Sbardella, figlio dello "squalo "
Vittorio, uno dei capofila della Dc romana. Mario è in lizza per la presidenza
dell'VIII Municipio, a Tor Bella Monaca. E al Campidoglio c'è Michele Gerace,
figlio di Antonio detto "Luparetta", assessore all'Urbanistica nei
primi anni '90 con la giunta Carraro. Alessandro Capponi Ernesto Menicucci.
( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-17 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Capitalisti della Capitale di PAOLO FOSCHI D'Alema e Fini nel
salotto di Marra è scatenato Giuseppe "Pippo" Marra, in tempi di
campagna elettorale. L'editore dell'Adnkronos e del network multimediale che
ruota intorno all'agenzia di stampa da settimane organizza incontri con i
candidati alle politiche. Nel Palazzo dell'Informazione di piazza Mastai, a
Trastevere, ha ospitato fra gli altri personaggi come la senatrice del Pd Paola
Binetti o come l'ex ministro di An Maurizio Gasparri. Ma vuole fare di più. E
mercoledì sarà il turno - separatamente - del leader di An, Gianfranco Fini, e
del ministro uscente degli Esteri, Massimo D'Alema. Qualcuno sussurra poi che
Marra, amico di vecchia data del ex capo dello Stato Francesco Cossiga,
starebbe lavorando al gran colpo finale: Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Non solo politica, però. Pochi giorni, infatti, Adnkronos
International ha siglato un altro accordo di collaborazione nell'area
mediorientale: il gruppo editoriale romano e la Bibliotheca di Alessandria,
diretta da Ismail Serag El-Din, svilupperanno progetti per la produzione di
notizie su vari supporti (Internet, tv, etc) e per il potenziamento dei
contenuti digitali della struttura egiziana. L'Adnkronos già realizza servizi
video e notiziari in lingua araba venduti, fra l'altro, anche ad Al Jazeera, la
più famosa fra le emittenti tv nel mondo islamico. E con l'accordo in Egitto
rilancia la sfida a Ansamed, il notiziario dell'Ansa dedicato ai paesi che si
affacciano sul Mediterraneo. p_foschi@yahoo.it Giuseppe Marra.
( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-17 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Il Pdl "Per vigilare sulle elezioni ci sarà l'esercito dei
difensori della libertà". E ricorda la prima fidanzata
Berlusconi: urne, c'è il rischio brogli E scherza: soubrette in lista? No,
servono ad altro, io ho le idee chiare "Il programma di Veltroni è la copia carbone del nostro. Walter sta tentando di fare un
gioco di prestigio" DAL NOSTRO INVIATO COMO - "Occorre armare un
esercito in difesa della libertà. Bisogna evitare il bis del 2006,
quando la sinistra buttò fuori i nostri rappresentanti di lista". Silvio Berlusconi rilancia la crociata contro i brogli. Sarà pure
"la giornata che abbiamo dedicato alla famiglia". E sarà anche vero
che "a guidare la nostra azione politica deve essere un sentimento di
fratellanza e amore per gli altri". E certamente, la visita alla casa
famiglia Cometa, dove quattro coppie che si ispirano all'insegnamento di don
Giussani allevano non soltanto i loro 14 figli ma anche altri 28 ragazzi in
affido, è stata senz'altro "un'esperienza rigenerante ". Però, quello
di ieri a Como è stato il comizio di Silvio Berlusconi
più aggressivo da diverso tempo a questa parte. Con l'appello alla
mobilitazione dei "difensori del voto" contro i "veri e propri
professionisti del broglio" e diversi attacchi a Walter Veltroni,
indicato per nome e cognome. Il leader del Pdl nella prima parte del comizio si
attiene al copione di queste settimane: la preoccupazione per un quadro
internazionale instabile, la "situazione critica lasciata dal governo
Prodi", la "vera angoscia " per l'emergenza rifiuti campana
"che non so ancora come riusciremo a risolvere". Al punto che, mentre
parla dell'aumento delle quotazioni del frumento, uno dei supporter quasi lo
richiama gridando "Silvio, facci sognare". Poi, però, comincia a
parlare di "un signore che in questi anni è stato su un altro
pianeta" e con il suo pullman "ha trovato il modo di andare a
mangiare a sbafo a casa di una famiglia diversa al giorno". Il programma
di Veltroni, dice l'antagonista, "è la copia
carbone del nostro". Dunque, "se si potesse credergli, lo voterei
anch'io e me ne andrei in gita al Baradello", il colle simbolo di Como.
"Tanto più – aggiunge l'ex premier – che è là che ho conosciuto la mia
prima morosa". Sennonché, "credere a Walter Veltroni
non si può. E' un bravissimo comunicatore, bravissimo. E sta tentando di fare
un gioco di prestigio, quello di far credere di essere il nuovo". Al
contrario, "basta guardare le liste e si scopre che ai primi posti ci sono
tutti i ministri e i viceministri del governo ". Inoltre, "continuano
le aggressioni nei miei confronti. Hanno detto che sono ammalato, che avrei
candidato le soubrette... ". Qui Berlusconi si
ferma: "Quando invece le soubrette servono ad altro. Voi lo sapete, io su
questo ho le idee molto chiare...". Ma i toni da crociata arrivano appunto
sui brogli. Berlusconi regge una grossa fronda di
Ulivo ("Mica quello di Prodi") che gli ha consegnato un sostenitore:
"Ricordatevi quel che è successo l'altra volta, quando dopo mezzanotte
hanno smesso di affluire i dati, soprattutto dal Sud. Poi, tre ore dopo, hanno
ripreso ad arrivare: ma erano scomparse tutte le schede bianche". Marco
Cremonesi AComo Il leader del Popolo della libertà Silvio Berlusconi
ieri in piazza Duomo durante un comizio elettorale: ha ribadito che "il
Pdl resta avanti al Partito democratico di 10 punti" (Emmevi).
( da "Corriere della Sera" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-17 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Su "A" La figlia del Cavaliere si confessa Marina a
sorpresa: mi piace Luxuria è preparata e spiritosa MILANO - Se non fosse già
accasata, anche lei, come il fratello Pier Silvio, avrebbe potuto risolvere la
vita a un precario: presidente di Mondadori e di Fininvest, Marina Berlusconi, primogenita del leader del Popolo della libertà,
è la settima imprenditrice più importante del pianeta, Usa esclusi, secondo
Fortune. Per Forbes è al 33Ë? posto tra le donne più influenti del mondo,
questa volta intero. E infatti, anche se voterebbe per McCain, tra i
democratici sceglie Hillary Clinton che "ammira ": "meno
simpatica" di Obama ma "donna concreta", ha combattuto le sue
battaglie "senza risparmiarsi, sudando, faticando ". Ama il merito e
il coraggio Marina Berlusconi, come racconta in
un'intervista a Maria Latella, direttore del settimanale "A ". Per
questo è "incuriosita" da Vladimir Luxuria, che "era stata
dipinta più o meno come un fenomeno da baraccone e invece mi pare una persona
intelligente, preparata, ragionevole, con un grande senso dell'umorismo".
"Non voglio fare comizi" mette le mani avanti la figlia dell'ex
premier, che si divide tra il lavoro e la famiglia: il compagno Maurizio Vanadia
e i due figli Gabriele di 5 anni e Silvio di 3. La scelta del nome del più
piccolo però rivela subito l'ammirazione sconfinata verso il padre: "Mi
piacerebbe leggere cosa scriveranno i libri di storia dei nostri nipoti - dice
alla Latella -. Sono sicura che riconosceranno in Silvio Berlusconi
il personaggio più importante di questi 15 anni, e anche dei prossimi".
Tra i meriti: "è stato il primo a prendere impegni precisi con gli
elettori e a sottoporsi poi alla verifica; ha garantito all'Italia un governo
di ben 5 anni, che ha fatto molto in assoluto, moltissimo se paragonato a chi
lo ha preceduto; ha rotto molti tabù". Non teme di sembrare eccessiva
Marina, e su un'ipotetica somiglianza tra i modi di Sarkozy e di suo padre, non
esita ad affermare che "per quanto mi riguarda, è davvero unico. Con tutto
il rispetto, non c'è Sarkozy che tenga ". Salva però l'ex première dame
dell'Eliseo Cécilia, che le "piace molto". La
figlia di Berlusconi sa anche rendere l'onore delle armi a "una parte delle
sinistra", ovvero il Pd, che ha "finalmente preso atto che non si
poteva più intossicare l'Italia con il veleno dell'antiberlusconismo".
Tant'è che a cena con Veltroni ci andrebbe pure, "perché no?" anche se si
chiede se lui "non preferirebbe invitare qualcun altro della mia
famiglia", alludendo all'invito del leader del Pd a Veronica Berlusconi di entrare nella sua squadra. Le gentilezze
finiscono qui, perché a dire di Marina la sinistra è affetta da "una
sindrome da autocritica cronica, che significa solo una cosa: non riescono ad
azzeccarne una". Francesca Basso Famiglia Sopra, Marina Berlusconi,
41 anni, con i figli Silvio (che ha preso il nome del nonno), 3 anni, e
Gabriele, 5 anni. Nell'intervista al direttore del settimanale "A"
Maria Latella, in edicola mercoledì, la primogenita di Berlusconi
parla del padre e della sua famiglia. A sinistra, in alto, la deputata di
Rifondazione comunista Vladimir Luxuria. A lato, in basso, Cécilia Sarkozy, ex
moglie del presidente francese.
( da "Messaggero, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIA TERRACINA
ROMA Per la seconda volta, Silvio Berlusconi parla
della riforma delle pensioni e della necessità di tornare allo
"scalone" proposto dal leghista Maroni, quando era ministro del
Lavoro nel governo del centrodestra e, per la seconda volta, ci ripensa. Anzi,
al convegno di Confcommercio a Cernobbio, riflettendo ad alta voce, aveva
perfino spiegato che "nemmeno quel sistema basta a riequilibrare il
sistema pensionistico terremotato dal governo Prodi". Ma il giorno dopo, a
mente fredda, assicura, come già aveva fatto all'inizio della campagna
elettorale, di non aver mai detto di voler tornare all'antico. "Come al
solito, la sinistra si esercita nell'alterazione di mie dichiarazioni sulle
pensioni a Cernobbio- accusa- ho solo sottolineato che il problema principale
delle pensioni è quello di mantenere intatto il potere d'acquisto dei
pensionati valutando la concreta possibilità in termini di spesa globale di un
loro adeguamento al costo della vita. So bene che i sistemi pensionistici non
si cambiano da un anno all'altro, tanto meno senza una consultazione sociale.
Il resto - conclude- è il tradizionale vizio stalinista di attribuire agli
avversari ciò che non hanno mai detto". Dal palco di Como, il Cavaliere continua ad accusare Veltroni di aver
copiato il programma del Pdl: "Se ci credessi, lo voterei", scherza.
E fa battute anche sulle soubrette che lui avrebbe voluto canidare.
"Macchè, con loro vorrei farci altro", assicura. Quindi, annuncia che
si prepara a governare "con tanta umiltà", ricordando le sue
proposte: le misure fiscali a favore delle famiglie, ossia il quoziente
familiare, il buono per gli affitti per i meno abbienti, aiuti per i bambini
che nascono, libri gratuiti fino ai 18 anni e l'abolizione dell'Ici sulla prima
casa. Ma, soprattutto, a meno di un mese dal 13 aprile, lancia l'allarme brogli
elettorali. "C'è un problema grandissimo- accusa- quello dei brogli.
Bisogna vigilare sugli scrutini che devono essere corretti, l'altra volta in
Campania e in Calabria c'è stato un blocco degli scrutini e poi hanno vinto
loro- ammonisce- è perciò necessario che ci sia un esercito dei difensori della
libertà, che combatta i professionisti dei brogli che sono a sinistra".
Per questo, rivolge ai militanti un appello alla vigilanza: "Chi se la
sente di passare il sabato a confrontarsi con i rappresentanti di lista della
sinistra si può mettere in nota",scandisce. Il pericolo ventilato dal
leader del Pdl non sortisce effetti tra gli avversari. Il candidato premier del
Partito democratico, Walter Veltroni, si limita a
scuotere la testa e si rifiuta di commentare. E lo stesso fa il presidente
della Camera, Fausto Bertinotti, candidato premier per la Sinistra arcobaleno:
"Non posso dire nulla in merito a cose che non hanno nessuna rilevanza nel
corso di questa campagna elettorale", afferma da Rieti, dove ha aperto la
campagna elettorale "ecocompatibile". Per il responsabile
comunicazione del Pd, Ermete Realacci, "Berlusconi
ci offre, 14 anni dopo, i soliti argomenti nella solita minestra
riscaldata". E anche il leader dell' Udc, Pier Ferdinando casini sospira:
"Brogli elettorali? Siamo sempre agli stessi slogan ed alle stesse
chiacchiere della precedente campagna elettorale. Ma un gigantesco broglio c'è
già e si vede. Quello della violazione palese della par condicio targato
Pd-Pdl". Gianfranco Fini, invece, continua a preoccuparsi del futuro del
Popolo della libertà e avverte: Se si vince uniti, bisogna continuare ad
esserlo anche dopo perchè le responsabilità devono essere di tutti e non di
pochi. Quindi- incalza- dopo bisogna fare il partito, con le regole che devono
essere rispettate. Non è più tempo di monarchia".
( da "Messaggero, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABRIZIO NICOTRA
ROMA - La "terribile tragedia italiana", come la chiama il capo dello
Stato Giorgio Napolitano, è ancora viva nel ricordo dei leader politici. A
trent'anni dal rapimento di Aldo Moro e dalla strage della scorta (Giulio Rivera,
Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Oreste Leonardi e Raffaele Iozzino), in via
Fani sono in tanti. I presidenti di Camera e Senato, Fausto Bertinotti e Franco
Marini, il leader del Pd Walter Veltroni e la
delegazione di FI con Beppe Pisanu (nel '78 braccio destro del segretario Dc
Benigno Zaccagnini). Ci sono il premier Romano Prodi, il ministro dell'Interno
Giuliano Amato e i candidati a sindaco di Roma Francesco Rutelli (Pd) e Gianni
Alemanno (Pdl). Commozione e memoria, dunque, ma anche riflessioni sull'eredità
politica di Aldo Moro: sono in tanti a rivendicarla. Il ministro degli Esteri
Massimo D'Alema è convinto che il Pd incarni la "visione democratica"
dello statista, mentre Silvio Berlusconi rappresenta
proprio "il suo contrario". Pisanu ritiene un errore
"rivendicare ideologicamente l'eredità" di Moro e ricorda
"l'uomo del confronto, della pace sociale e politica". Pisanu parla
del "sostanziale pareggio" del '76 tra Dc e Pci e dice che Moro volle
un governo di solidarietà nazionale per evitare un traumatico ritorno al voto.
Riflessione simile quella di Veltroni, secondo il
quale Moro e Berlinguer furono i campioni di una politica che guarda agli
interessi nazionali. "Un valore - osserva il leader Pd - da
recuperare": forze che si battono nel conflitto per il governo devono
collaborare quando si tratta di scrivere insieme le regole del gioco. L'ex
sindaco stigmatizza la presenza degli ex terroristi in tv. Agli ex Br Veltroni chiede solo di dire la verità. E se il presidente
di An Gianfranco Fini è sulla stessa linea e parla del "dovere di
accertare ciò che ancora oggi è ignoto", il leader dell'Udc Pier
Ferdinando Casini si schiera senza incertezze con le vittime: "I media
danno la parola a carnefici e terroristi, un doppiopesismo che è una vergogna
per la democrazia. Noi stiamo con le vittime". Casini ricorda proprio da
Bari "la lezione di Moro" citando la sua celebre frase su "la
stagione dei diritti che deve coincidere con quella dei doveri". "E'
in queste parole", spiega il leader centrista, "tutta l'attualità
della lezione di Moro". Da qui, sottolinea, discendono le due
parole-chiave della stessa campagna elettorale Udc: responsabilità e verità.
"Concetti", osserva ancora Casini, "cui dopo un avvio di
campagna elettorale tutto all'insegna di slogan e promesse mirabolanti, sono dovuti venire pure Berlusconi e Veltroni". "A volte", avverte il leader dell'Udc,
"essere scomodi e prendere provvedimenti impopolari vuol dire fare gli
interessi del Paese. Altrimenti si fa solo propaganda". Di fianco a lui,
l'ex segretario Dc Ciriaco De Mita afferma che Moro è un esempio in un momento
in cui "non si parla di politica ma si urlano i provvedimenti da
prendere".
( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO IL 13 APRILE Berlusconi fa retromarcia: "Non è vero che rivoglio lo
scalone. Mi travisano i soliti stalinisti" Silvio si rimangia le pensioni
Antonio Sciotto Roma Come è già accaduto diverse volte, Silvio Berlusconi si è rimangiato le sue dichiarazioni. Ieri è
toccato al tema delle pensioni e all'annuncio, fatto sabato a Cernobbio davanti
alla platea della Confcommercio, di voler restaurare la riforma Maroni non
appena sarà tornato al governo. Insomma, rimettere lo scalone al posto degli
"scalini" introdotti dal governo Prodi. Il capo del Pdl ha fatto retromarcia
dopo le dichiarazioni del sindacato, abbastanza allarmate: "Come al solito
- ha spiegato in una nota - la sinistra si esercita nell'alterazione di mie
dichiarazioni. Io ho detto che il problema delle pensioni è quello di mantenere
intatto il potere d'acquisto, valutando la possibilità di un loro adeguamento
al costo della vita". "So bene che i sistemi pensionistici non si
cambiano da un anno all'altro", ha dunque aggiunto per spazzare il campo
dal timore di nuove strette, "tanto meno senza una consultazione
sociale" (il Cavaliere adesso è diventato "concertativo"?).
"Il resto - conclude - è il tradizionale vizio stalinista di attribuire
agli avversari ciò che non hanno mai detto". In mattinata era stato il
ministro del Lavoro Cesare Damiano, parlando anche lui a Cernobbio, a bocciare
la "restaurazione" berlusconiana: "E' una idea molto pericolosa
- ha spiegato alla platea dei commercianti - Questi annunci sono devastanti,
perché si spingono le persone ad andare in pensione anziché allungare la loro
vita lavorativa". Il ministro ha poi citato una serie di dati per
dimostrare che i conti Inps starebbero migliorando grazie alla riforma Prodi:
il bilancio dell'Inps avrebbe visto gli incassi passare da 104 miliardi nel
( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rossana Rossanda Che
campagna elettorale! Poche idee, bassezze, graffi, scuse, perfino Vespa si
annoia. Nel Popolo della Liberta gli slogan di sempre sono pieni di disprezzo
per l'avversario. Berlusconi aggiunge una prudente allusione ai tempi difficili che verranno
- recessione, euro troppo alto, petrolio alle stelle - per cui (ma non lo dice)
si stringerà la cinghia. Invece Veltroni gioca la
carte delle buone maniere anche se ieri gli è sfuggito un "chi vince
comanda", a prova che della democrazia hanno la stessa idea. Lui
però non mette in guardia dalle imminenti vacche magre: macché pericoli
provenienti dall'esterno, sono state la sinistra e i centro-sinistra a
sbagliare tutto, facendosi legare le mani dalla nefasta ideologia che
contrapponeva padroni e operai, proprietari e spossessati, beni privati e beni
pubblici. Usciamo da questa paralizzante menzogna! Lo pensa anche Galli della
Loggia. Passate le redini in mani più giovani e refrattarie alle fantasie
sociali l'Italia rifiorirà. Bankitalia e l'Ocse informano che abbiamo in Italia
i salari più bassi dell'Europa, neanche la Grecia, ma solo Bertinotti
raccoglie. Gli altri tacciono perché la Banca Centrale Europea comanda: guai ad
alzarli, i salari, sarebbe l'inflazione. I salariati non hanno da fare che una
cura dimagrante in attesa di tempi migliori. Eppure all'aeroporto mi hanno
avvicinato due giovani, due facce pulite: Questo Veltroni,
quale speranza per noi! E lei che ne pensa? Rispondo ridendo: Il peggio
possibile. Sorpresa. Li guardo, due ragazzi cui il leader rinnovatore, le
playstation e la tv assicurano che viviamo in un mondo senza conflitti,
eccezion fatta per l'amore, la mafia e il terrorismo islamico. Che strada in
salita li attende per rimediare alla devastazione di quel minimo di critica dell'economia
e di spessore democratico cui eravamo arrivati. SEGUE A PAGINA 2 Non penso agli
estremisti, ma a uno come Caffè, uno come Bobbio, miti persone serie, anch'esse
consegnate da Silvio e Walter alle pattumiere della storia. Non stupisce che
nella generale piattezza tornino a brillare le religioni con i loro lampi
lontani, ma la vicina tentazione di una nuova egemonia. Non tutte,
intendiamoci, da noi si agita la chiesa cattolica apostolica romana, cujus
regio ejus religio. Ratzinger parla dallo schermo ogni due giorni più la
domenica, negli altri predicano i cardinali Bertone e Bagnasco. Degli altri
culti approda in tv solo il Dalai Lama, ma perché perseguitato dalla Cina. Non
ci arrivano le sue parole. Non la sapienza dell'ebraismo, non quella dei protestanti:
la comunità ebraica italiana si fa sentire solo in politica, i secondi sono
avvezzi a essere ignorati. Silvio e Walter e Casini omaggiano più di ogni altro
il Sacro soglio, ma con il ritorno del sacro hanno frascheggiato tutti.
Politici e filosofi, maschi e femmine pensanti. Adesso che se ne vedono le
conseguenze, più interventismo che spiritualità, proporrei alla sinistra di
mettere fra le tre o quattro priorità un bel ritorno al laicismo. Eh sì. Si
finisca di traccheggiare con "laicità sì, laicismo no". E' una
distinzione inventata da poco, che in parole povere vuol dire: la Chiesa ingoi
la separazione dallo stato nei termini costituzionali, purché applicata
"con juicio" e con i consueti strappi sottobanco, tipo esenzione
dalle tasse e accomodamenti con la scuola privata . Ma ad essa lo stato deve
riconoscere la competenza sulla sfera morale e del costume. Il bieco laicismo
la nega, una laicità come si deve è tenuta invece a riconoscere l'autorità del
papa su questo terreno. Io penso che questa autorità non vada riconosciuta
affatto. Prima di tutto, come si può parlare di etica, di scelte morali, là
dove non esiste libertà di coscienza? Mi ha sorpreso che uno dei nostri amici
più colti, Massimo Cacciari, abbia definito Karol Woytila come la più alta
autorità "morale" dei suoi tempi. Si può parlare di fede, ed è vero
che l'esperienza di fede può raggiungere grandi altezze, affascinanti,
tragiche. Si può ammettere che sono spesso legati a una "rivelazione"
gli squarci sapienziali che intemporalmente ci parlano. Ma fede e sapienzialità
implicano una obbedienza che mette duri limiti al sapere critico e ai suoi
strumenti, senza i quali non si darebbero né la modernità né un pensiero
scientifico e tanto meno politico. Tanto più che a imporre limiti e veti sono
le chiese, strutture del tutto terrestri e facilmente prevaricanti. Non hanno
persuaso per secoli che il potere terreno fosse la mera proiezione della
gerarchia teologica? Non a caso la rivoluzione francese è dovuta passare
attraverso l'uccisione del re, autorità che si forgiava su quella celeste e ne
era consacrata. Dalla secolarizzazione la chiesa cattolica apostolica romana
non si è mai rimessa. Spento Giovanni XXIII è stato tutto un lento rimuovere
quel che ad essa concedeva il Vaticano II. Con Ratzinger la rimozione è
diventata precipitosa. Specie in Italia non deflette dal riguadagnare terreno.
E' ridicola l'argomentazione che si fa perché il Vaticano ha la sua sede nel
nostro paese. In realtà qui ha sede la classe politica borghese più cedevole d'Europa.
Il Vaticano neppure tenta in Francia una incursione sulle leggi del 1905 (che
sarebbero di utile lettura ai nostri politici) e Zapatero ha messo un alt secco
al tentativo di intervenire sulle elezioni in Spagna. Da noi i governi ritirano
le leggi appena i vescovi vi mettono il becco. La vicenda dei rapporti italiani
fra stato e chiesa è fin paradossale. Il fascismo ha fatto il Concordato nel
modo più cinico: nelle scuole elementari si cominciava con una preghiera ma poi
si propinava in tutte le salse una paganissima romanità. Dopo il 1945, il
Concordato sarebbe stato abolito se il miscrendente Togliatti non avesse scelto
di lasciarlo in piedi per timore di una guerra di religione che isolasse i
comunisti, e fu un errore, la guerra ci fu lo stesso, i comunisti furono
scomunicati. Sarebbe stato il cattolico De Gasperi ad arginare le velleità
integraliste di Gedda, cosa che Pio XII non gli perdonò. Sempre paradossalmente
fu Craxi, primo ministro socialista, a confermare e rimaneggiare il Concordato,
mentre il credente e praticante Scalfaro fu l'ultimo presidente della
repubblica a non inchinarsi al santo soglio. Poi c'è stato il diluvio. Alla
morte di Karol Woytila, un capo di stato dietro l'altro finirono in ginocchio,
mentre i leader dei partiti di sinistra scoprivano di essere andati a scuola
dai salesiani. L'Opus Dei usciva con fragore alla luce dalla clandestinità e la
signora Binetti transitava direttamente al Partito democratico. Ecco dunque una
bandiera da raccogliere da parte di una sinistra che voglia restare una cosa
seria. Raccogliere bandiere lasciate cadere da qualcun altro ha un suono un po'
sinistro, ma afferrare quelle sventolate della chiesa cinguettando con i
vescovi è una patente regressione. Fino al ridicolo. Come definire altrimenti la
decisione del comune di Roma di non celebrare unioni se non eterosessuali
perché il Sacro Soglio è collocato sul suo territorio? Come lasciare che i
vescovi mettano il veto a una legge del parlamento sottoposta a referendum
senza invitare il Vaticano a restare al suo posto? Come assistere senza aprir
bocca ai ripetuti tentativi di questo o quel primate di resuscitare il Non
Expedit? Se è un affare interno della Chiesa affossare passo a passo il
Vaticano II, umiliando una grande speranza dei credenti, sarà bene un affare
interno dello stato legiferare senza interferenze sulla famiglia, sulla
sessualità, sulla riproduzione, sul diritto di morire con dignità. Da questi
terreni che ineriscono alla più intima libertà anche lo stato dovrebbe ritrarre
il piede, rispettando le scelte della persona, e prima di tutto quella delle
donne, da sempre ossessione e bersaglio d'una chiesa tutta maschile. Una grande
mutazione sta venendo da esse e ne esce mutata anche la concezione della vita e
della morte - uno stato moderno, attento, prudente segue questa evoluzione non
lascia alla Chiesa di emettere una fatwa alla settimana. Certo, bisogna che
abbia un'idea di che cosa sia un'etica pubblica, quella che matura discutendone
in libertà e responsabilità, alle soglie del terzo millennio. Ma di questo i
leader del "paese normale" non hanno cura. Loro hanno i
"valori". Meno stato più mercato per i beni, meno repubblica più
Vaticano. I "valori" di Berlusconi, quelli
di Veltroni, quelli di Casini, quelli di Emma
Mercegaglia, quelli del cardinal Bagnasco. Se ne fa un gran parlare. Un
"valore" accompagna ogni vassallata, ogni porcheria. Se mi si
permette (e anche se non mi si permette), molti di noi ne hanno abbastanza.
Inciampiamo a ogni passo in valori di latta, mentre si torna a guardare con più
disprezzo che un secolo fa alla vita e alla libertà di chi lavora nel frenetico
accendersi e spegnersi di migliaia di imprese senza regole. Assimilati ormai ai
poveri, cui si deve al più un briciolo di compassione. Se non è declino morale
questo, travestito da affidamento ai principi della Borsa, della Confindustria
e di oltretevere, la ragione non ha più corso.
( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni/kit Tutte le figurine del Walter
nazionalpopolare Alberto Piccinini "Chi voterà per noi sa che, se
vinceremo, il nostro paese potrà rivivere un tempo mai vissuto, se non negli
anni Sessanta con il primo centrosinistra". Boom. Con la stessa nostalgia
che anima la citazione costante di Martin Luther King: "Quarantacinque
anni dopo il discorso di I have a dream quando Luther King sognava un bambino
nero ed una bambina bianca tenuti per mano, Obama può correre per le
presidenziali". Eccetera. Questo mix infernale di cultura popolare,
nostalgia, canzoni, è da almeno vent'anni il marchio di Veltroni. Proprio come le battutacce alla Bagaglino (talmente brutte che
il giorno dopo scoppia sempre un casino) sono lo stile di Berlusconi. Definito da Veltroni come "il principale
esponente dello schieramento avverso" con una perfidia retorica che non ha
eguali nella politica italiana recente. E di recente apostrofato
(piuttosto genialmente) come "colui che si candidava per la prima volta
mentre Roberto Baggio sbagliava un celebre rigore". Invece a Veltroni, a margine di un comizio l'altro giorno, può
telefonare Enzo Bearzot (è successo l'altro ieri), il vecio che i Mondiali
dell'82 li vinse eccome, per esprimere calorosi auguri. A proposito. In
principio fu Pizzaballa, la figurina numero uno, l'introvabile effige del
portiere dell'Atalanta che finì allegata all'Unità con l'intera collezione
degli album Panini e venne accompagnata uno slogan che si fa risalire
direttamente all'allora direttore del giornale: "Ti manca
Pizzaballa?" Insomma col senno di poi, è proprio come diceva Cruyff:
"Mi piace il calcio ma non quello di oggi". Da una parte il
presidente del Milan, che da quindici anni vuole "fare l'Italia come il
Milan", e che quando è di buon umore stima le vittore rossonere come
"un atto di campagna elettorale". Dall'altra Veltroni.
Nel suo pantheon alquanto vintage, del calcio d'oggi resta praticamente il solo
Francesco Totti, politicamente inafferrabile e per questo ancor più
significativo, a mandare un videomessaggio alla convention che saluta
l'abbandono della carica di sindaco di Roma. E altre cose minori, molto
tecniche, dolcemente provinciali, da pagine interne del Corriere dello Sport,
come il lungo colloquio con l'allenatore Gianni Di Biasi a proposito della
promozione del Modena dalla serie c alla serie a, riferito da Veltroni in un comizio in Emilia tanto per galvanizzare
l'uditorio. Tutto si può fare. Come si sa, la passione dello juventino maniaco
delle formazioni del tempo che fu, fiaccata dai lunghi anni passati al
Campidoglio e definitivamente abbattuta da Calciopoli, si è trasferita sulla
pallacanestro (Veltroni è presidente onorario della Lega
Basket e tifoso della Virtus Roma). In un comizio a Fermo, ha scelto come set
il palazzetto dello sport dove gioca la piccola Premiata Montegranaro, squadra
rivelazione del campionato italiano, perché "investe su dei ragazzi
italiani cercati con la cura di chi fa l'artigiano o l'imprenditore, e ha messo
su una squadra che batte chiunque". Rilanciando così la sua idea del patto
tra i produttori e della fine della lotta di classe. Però, dal punto di vista
dello spogliatoio è tutto fin troppo facile.
( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A sinistra Lo stato
(non bello) dell'arte politica Giacomo Marramao Chiunque abbia frequentato il
grande pensiero radicale della modernità - che, da Kant a Hegel, da Marx a
Nietzsche, da Weber a Gramsci, non cessa di coinvolgerci e interrogarci - sa
che è impossibile afferrare il cuore del presente senza sottrarlo al rumore
dell'attualità. Per un paradosso connaturato alla condizione moderna, il senso
del presente si dischiude solo a chi sia in grado di coglierne la piega
"inattuale" per visualizzarlo come giuntura dinamica di passato e
futuro, tensione trattenuta tra memoria e aspettativa, interludio sospeso tra
un non-più e un non-ancora. E' un pathos della distanza che dobbiamo tenere ben
vivo oggi, se vogliamo fornire una rappresentazione perspicua del presente
della politica italiana e dello status della sinistra. SEGUE A PAGINA 2 Anche e
in modo speciale in una temperie "attualizzante" per antonomasia come
quella di una campagna elettorale. Nello stilare queste rapide
"considerazioni inattuali" farò esclusivo riferimento all'area della
sinistra politica, tenendo sullo sfondo il ben più vasto arcipelago delle
culture, dei saperi e delle pratiche (giovanili e no) che nel contenitore
semantico della Sinistra variamente, e talora conflittualmente, si riconoscono.
Se il gap tra sinistra politica e sinistra delle pratiche è venuto negli ultimi
anni crescendo, ciò è dovuto non solo al coefficiente particolarmente alto di
autoreferenzialità del sistema politico italiano, ma più in generale a una
scollatura tra dimensione materiale e dimensione simbolica. Si parla spesso, e
con valide ragioni, di deficit culturale della sinistra. Ma qui è bene
cominciare a tracciare chiare linee di demarcazione: quel deficit può essere
colmato solo se la sinistra si dimostrerà capace di rigenerarsi perseguendo una
logica opposta a quella "identitaria". Lasciamo pure il mito
dell'Identità alle destre di ogni latitudine e cerchiamo di impegnarci sul
piano della teoria e dell'analisi per un effettivo rinnovamento dei concetti e
della "scatola degli attrezzi". Oggi come ieri, come più volte nel
corso del tragico e formidabile secolo che abbiamo alle spalle, la posta in
gioco di una cultura del cambiamento non può essere affidata a un depositum
fidei ma alla capacità di saldare - all'altezza del presente - il lato
oggettivo delle leggi di movimento del modo di produzione capitalistico
(divenuto ormai materialmente globale) con un lato soggettivo chiamato a fare i
conti con una struttura del tempo storico irriducibilmente multipla e non-lineare,
immersa nella dimensione della contingenza e della scelta. Vediamo bene,
adesso, come le retoriche della modernità e dell'innovazione che hanno
impregnato il lessico della politica dopo il 1989 dipendessero da una diagnosi
errata della nuova scena del mondo. Diagnosi immemore del monito di un
intellettuale liberaldemocratico come Norberto Bobbio che, all'indomani della
caduta del muro di Berlino, aveva avvertito come dal crollo del
"socialismo reale" sarebbe scaturito un mondo ancora più diviso, in
cui i problemi della diseguaglianza e dell'ingiustizia - liberati dai
dispositivi di neutralizzazione e di controllo del duumvirato Usa-Urss -
avrebbero manifestato tutta la loro crudezza e la loro portata dirompente.
Sappiamo com'è andata. L'espandersi onnipervasivo del mercato globale ha
indotto, assieme a una progressiva "deculturalizzazione" e
presunzione di autosufficienza delle élite politiche, un effetto narcotizzante
su larghi strati della popolazione, il cui potenziale materiale e simbolico
(bisogni e desideri) è stato incanalato nei circuiti di una iperrealtà dominata
dallo spettacolo della merce-informazione. Nella sindrome postdemocratica che
contrassegna l'attuale stato delle cose in Occidente, i giochi trasversali
delle corporazioni e delle "caste" si svolgono dentro l'orizzonte di
una politica necessitata, i cui vincoli esogeni sono determinati ex ante dalle
nuove "potestà indirette", rappresentate dalle agenzie
economico-finanziarie o religiose. Di qui l'inevitabile trend di eutanasia
della politica in comitato d'affari e gestione di risorse per conto terzi che
caratterizza, in grado maggiore o minore, tutti i governi delle nostre società.
Per paradossale che possa apparire, la vera antipolitica non è costituita oggi
dalle forme di protesta sociale o di iniziativa civica, ma proprio dalla
politica politicante, dalla Politica istituzionalmente intesa. E tuttavia... E
tuttavia l'evidente difficoltà di traduzione politica di questi dati
strutturali, di questo stato-delle-cose, può essere afferrata solo a partire
dalla frattura che si è venuta a determinare tra "materiale" e
"simbolico". Per suturarla, non basterà certo sintonizzarsi con
"l'onda corta" dell'attualità, ma neppure con "l'onda
media" del post-89 e della Seconda Repubblica. Occorrerà piuttosto
riallacciarsi "all'onda lunga", risalendo al punto di svolta decisivo
della nostra "contemporaneità": il passaggio dagli anni '60 ai '70.
E' lungo quel crinale che, in una fase di cambiamenti economici e politici
sempre più accelerati e intensi, ha avuto luogo un vero e proprio sovvertimento
simbolico dell'esperienza del tempo che (come ho tentato di mostrare nei miei
lavori a partire dai primi anni '80) ha finito per condurre da un lato
all'entropia della progettualità politica e alla crisi del futuro, dall'altro -
grazie soprattutto al pensiero della differenza sessuale - al ritorno al
presente e alla scoperta del significato politico del corpo. Il destino del
"politico" è andato così incontro a una sempre più marcata
biforcazione: da un lato la politica delle pratiche agite in proprio dai
soggetti (a partire dalla nuova soggettività delle donne); dall'altro la
politica istituzionale, sempre più ridotta a routine amministrativa e gestione
indifferenziata della risorsa consenso. La sindrome del "futuro passato"
che caratterizza, a partire dal tornante degli anni '70, la nostra epoca delle
"passioni tristi" ha ribaltato l'avvenire da oggetto di speranza in
fattore di minaccia. "L'euristica della paura", che in quegli anni
ipotecava pesantemente l'ancor nobile appello di Hans Jonas al
principio-responsabilità, è servita nel frattempo da alibi per una vera e
propria demonizzazione del conflitto. Nella spinta alla
"normalizzazione" che caratterizza le democrazie occidentali,
dissenso civile e opposizione sociale appaiono ormai anomalie intollerabili. Ma
rimuovendo il conflitto anche nelle sue forme più dure e antagonistiche, la
democrazia viene inevitabilmente svuotata di quella linfa vitale che la rende
capace di percepire i sintomi di crisi e di rispondervi positivamente nella
direzione del cambiamento. Ha ragione Rossana Rossanda: l'odierno paradigma
normalizzante è anni-luce distante dal grande progetto politico della
modernità, che dal primo al secondo Ottantanove, dalla presa della Bastiglia
alla caduta del Muro di Berlino, non si era mai diviso sulla necessità del
cambiamento ma solo sulle sue modalità "gradualiste" o
"rivoluzionarie". Specchio di questo svuotamento è - da noi più che
altrove - lo schermo televisivo. La sfera pubblica, ridotta all'agorà fittizia
della televisione, ci propone una parodia dei conflitti: una messinscena in cui
ciascuno dei contendenti interpreta, secondo copione, un ruolo prestabilito. Ma
è proprio questa omologazione spettacolare, espressione triviale e ipermoderna
della fine della storia, a produrre come suo alter ego una proliferazione
endemica della "parte maledetta", che si traduce in una
generalizzazione indifferenziata della figura del Nemico. Nella postdemocrazia
non vige uno stato d'eccezione reale, ma uno stato d'eccezione
"formattato", creato ad arte per rendere indiscernibili i profili dei
veri conflitti, delle effettive linee antagonistiche. Nella produzione costante
di stati emergenziali fittizi, ogni dissenso viene trasformato in potenziale
terroristico: in fattore che minaccia dall'esterno il corpo sano dell'organismo
sociale e la flexcurity della "società bene-ordinata". Inevitabile,
in conclusione, la vecchia (ma oggi ancor più valida) domanda: Che fare?
Ovvero: come organizzarsi e operare politicamente contro questo stato-di-cose?
E ancora: è sufficiente criticare e operare contro, senza al tempo stesso
pensare e progettare per? Molto opportunamente Rossana
Rossanda ha riconosciuto a Walter Veltroni il merito
non secondario di aver preso atto dell'insufficienza di una linea fondata sul
"No". E sempre su queste colonne, con argomenti non molto dissimili,
Mario Tronti ha sottolineato la capacità di iniziativa del Partito Democratico
che, a differenza delle forze della Sinistra Arcobaleno, è riuscito indubbiamente
- almeno per ora - a mettere in seria difficoltà Berlusconi
facendo valere una logica di partito insieme unitaria ed efficace. Stendendo un
velo pietoso sui criteri con cui sono state approntate le liste elettorali del
Pd e della Sinistra, mi limito a notare che entrambe paiono ben lontane dal
render conto delle ricchissime e multiformi esperienze di lavoro e di
conoscenza, di saperi e di pratiche artistiche scientifiche tecniche, presenti
tanto nella società italiana quanto nella vasta area democratica e di sinistra
del nostro paese. Di fronte a queste realtà ancora non valorizzate dalla
politica, occorre elaborare un progetto di ricomposizione, nella consapevolezza
che il tempo della disseminazione è ormai esaurito e che la decostruzione,
lungi dall'essere una pratica liberatoria, rischia ormai di trasformarsi in
un'apologetica dell'esistente. Nell'epoca del confronto tra tecnica e corpo,
ragioni della scienza e valori della vita, in cui temi un tempo impolitici si
sono ribaltati in questioni cruciali di una Superpolitica, il futuro della
sinistra in Italia e in Europa dipenderà dalla capacità di pensare a una
ricomposizione del general intellect, dei talenti e delle potenze sociali, che
non sia reductio ad Unum ma costruzione di una comunità relazionale e dinamica,
tenuta insieme non dall'imperativo dell'identità ma dalla cifra della
differenza. Ma, per far ciò, occorrerà intanto - guardando oltre l'attualità
elettorale - disporsi a suturare la ferita tra "materiale" e
"simbolico", da cui in ultima analisi dipende la difficoltà di
tradurre in soggettività politica autonoma la diffusa insofferenza verso lo
stato di cose esistente. Giacomo Marramao.
( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Allo specchio
"Io voto Tarzan", il reality della fiction Marco Giusti "Io voto
Tarzan" recita uno striscione attaccato sul muro di una casa occupata
sulla Cristoforo Colombo a Roma. Chi è Tarzan? Un militante di Action che si
candida con la Sinistra Arcobaleno, mi spiega un sapiente tassista. Finora mi
sembra il candidato più interessante, anche se sono apparsi una serie di
manifesti quasi irresistibili come ai bei tempi delle campagne elettorali della
prima repubblica. Come un certo Casciani, vecchio signore con capelli bianchi e
denti freschi alla Funari che si candida con Di Pietro con lo slogan "Il
piacere di essere amici. + umanità - stress". O Ciocchetti, "Il
sindaco vero" proposto da Casini per Roma. Torna pure il faccione di
Boselli che sorride sopra la scritta zapateriana "La Spagna è socialista.
Adesso noi". Sembra un titolo di un film con Celentano e Pozzetto. La foto
del faccione di Rutelli funziona a tutta faccia, ma a mezza capa gli spunta un
nasone che non gli conoscevamo. A proposito di mezzecape è spuntato anche un
candidato che si chiama proprio Mezzacapo. Mostra rigorosamente mezza capa
sorridente il grosso Zingaretti del Pd che promette Internet gratis a tutti i
romani. Perfino Diliberto si lancia in un manifesto elettorale della Sinistra
Arcobaleno, occupando però solo la zona alta. Pochissimi i manifesti elettorali
al femminile. Il Pd lancia Ilaria Ceccarelli e Monica Cirinnà. Sono le sole
donne, oltre alla Santanché, che vediamo per le strade italiane. Del resto
perfino il comizio dell'8 marzo a Roma è stato aperto a Piazza Navona non da
una donna, ma da Epifani, con un certo dispiacere delle ragazze presenti che si
erano sgolate con il grande slogan "La 194 non si tocca, Vaticano giù le
mani dalla gnocca". C'è un ritorno ai vecchi slogan sessantottini anche in
un manifesto di Azione Giovani che recita "Vogliamo tutto. Studio. Lavoro.
Occupazione". Ma la grafica, la sagoma nera di un ragazzo col megafono su
un fondo giallino e la scritta "L'Acchiapasogni" fa un po' old
fascio. Del resto una delle punte di questa campagna elettorale è stata la
dichiarazione di fascismo di Ciarrapico. Non ne dubitavamo. Come non dubitavamo
il relativo "ci serve, chi se ne frega" di Berlusconi,
che sta macinando una serie di gaffe paurose non si capisce con quale
risultato. Magari quello di distruggere il delfino Fini, che ancora campeggia
in totale solitudine per le strade di una Milano distrutta dalle sconfitte in
champions di Inter e Milan. Ma la mossa dello straccio pubblico del programma
del Pd di Veltroni non è una gaffe. E' il risultato di
una ben pensata esibizione teatrale. L'ho vista bene. E' studiata. Il modello
sembra quello di Sinead O'Connor calva che brucia pubblicamente la foto di papa
Wojtila. Lei è più fredda, Berlusconi è più furioso.
Oggi nessuno potrebbe bruciare impunemente una foto di Papa Ratzinger. Ma forse
nessuno oserebbe stracciare il programma del partito avversario. Tranne Berlusconi, che seguita il gioco dello scomparire per le
strade, di dichiarare un fair play e poi muoversi mediaticamente con trovate
schizofreniche per ravvivare tg e "Porta a Porta". Del resto non
abbiamo mai visto tanti candidati che escono sbattendo la porta, forse
giustamente, ma sembra più reality show la campagna in tv dei veri reality del
momento che languono anche come ascolti. Va detto che gli ascolti ("Anno
Zero", "Ballarò", "Porta a Porta") sembrano premiare
rigorosamente il blablabla della politica, mentre i reality navigano nella più
totale indifferenza. Solo lì possiamo vedere le belle precarie insultate da Berlusconi che risolve il problema del lavoro con lo sposare
i figli dei ricchi. Ecco, forse più che reality è quasi fiction.
( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi&pensioni Il leader del Pdl si
rimangia l'annunciato ritorno allo scalone: "Sono stato frainteso". E
ricomincia il tormentone brogli P. 3 Il "patto" di Bertinotti In caso
di vittoria del Pdl il candidato premier della Sinistra
arcobaleno propone un patto d'opposizione a Veltroni P. 3 Il
voto di Agamben Il confronto elettorale post-ideoologico tra Veltroni e Berlusconi visto dal filosofo della politica Giorgio Agamben P. 4/5 Ken il
rosso ci riprova A maggio Londra torna al voto. Intervista al sindaco
Livingstone, che fa il bilancio dei 5 anni vissuti in "prima linea"
P. 6.
( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il filosofo della
politica spiega perché democrazia e post-ideologia si elidono Le elezioni di
Agamben Il vuoto pneumatico che caratterizza oltre ogni apparenza il confronto Berlusconi-Veltroni viene letto in una cornice teorica da Giorgio Agamben: per il
quale a dominare la politica oggi è la "governamentalità", ossia la
fine del conflitto come elemento costituzionale della democrazia Roberto
Andreotti e Federico De Melis Nonostante gli inasprimenti degli ultimi giorni,
questa campagna elettorale sembra accomunare Berlusconi e Veltroni nello sforzo di presentarsi ciascuno come il vero
interprete di una stagione a pieno titolo post-ideologica: nella quale il
conflitto non avrebbe più bisogno di essere "rappresentato", in
quanto appartenente a un'idea novecentesca, dunque superata, della società.
Chiediamo al filosofo della politica Giorgio Agamben di fornirci una cornice
teorica per leggere questa crisi. Il leader del Partito Democratico -
ispirandosi, persino negli slogan, a Barack Obama - fa appello alla possibilità
concreta, a portata di mano, di superare l'emergenza della politica e i recenti
fallimenti della sinistra attraverso una volontà di coesistenza "oltre
ogni conflitto", un po' new age. Quel che sembra definitivamente in crisi,
allora, è il principio di rappresentanza... L'idea che la politica sia la
rappresentazione - e, quindi, la mediazione - dei conflitti sociali ha
certamente dominato la tradizione recente della sinistra. Ma non basta
assolutamene a definire la politica e la democrazia. Occorre precisare qual è
il rapporto fra la mediazione e il conflitto. Di fatto ormai da molti decenni
l'idea dominante - e non solo in Italia - è che ogni conflitto possa essere
governato, che non c'è conflitto che non possa trovare la sua mediazione. In
questo senso si può dire che almeno a partire dalla fine della seconda guerra
mondiale vi è soltanto socialdemocrazia. E questa non poteva che incontrarsi
prima o poi col modello liberale, che era per eccellenza portatore di
un'istanza di mediazione dei conflitti. Il modello di pensiero che oggi domina
la politica è quello della governamentalità. Dev'essere chiaro, però, che
governare (il termine deriva dal greco kybernes, il pilota di una nave) non
significa determinare despoticamente gli eventi; al contrario, si tratta di
lasciare che gli eventi si producano, per poi orientarli nella direzione più
opportuna. È in questo senso che oggi tutto può essere governato, gestito e
normalizzato. Di qui il primato dell'economia e del diritto sulla politica:
dove tutto è normalizzabile e tutto è governabile, lo spazio della politica tende
a scomparire. La democrazia è così diventata sinonimo di una gestione razionale
degli uomini e delle cose, cioè di una oikonomia. Questo implica una
trasformazione radicale della concettualità politica: le guerre diventano
operazioni di polizia, la volontà popolare un sondaggio di opinione, le scelte
politiche una questione di management, i cui modelli di riferimento sono la
casa e l'impresa, e non la città. Dunque una 'silente' messa a morte del
modello democratico occidentale... Sì, perché la tradizione democratica riposa,
invece, sul principio che la politica è possibile solo se vi è da qualche parte
un conflitto che non può essere mediato e governato. Non si tratta in alcun
modo di un modello di disordine o di guerra civile permanente, al contrario: in
questione sono i principi stessi che rendono possibile la democrazia. Nicole
Loraux ha mostrato così che ad Atene la stasis, la guerra civile, funziona come
una sorta di esteriorità, la cui possibilità fonda e mantiene la democrazia. Ma
anche la tradizione della democrazia moderna si fonda sull'idea di un potere
costituente che deve essere necessariamente esterno al potere costituito, e
senza il quale la vita politica perde vitalità. Si ha democrazia quando il
sistema giuridico-politico si mantiene in relazione dialettica con una
esteriorità, che non è semplicemente esclusa. Se il potere costituito pretende,
invece, di governare il potere costituente e di includerlo in sé, la base
stessa della democrazia viene meno. Un caso flagrante è quello della costituzione
europea, che, respinta dai popoli, è stata di recente approvata quasi di
nascosto a Lisbona in forma di un accordo fra governi. Una costituzione senza
potere costituente è del tutto priva di legittimità; ma, nella prospettiva
governamentale, legittimità e legalità tendono a confondersi. La crisi di
rappresentanza comporta sempre di più, dunque, una 'dislocazione' dei
conflitti: i quali, inevitabilmente, finiscono per assumere forme altre - o di
aperta ribellione o di chiusure corporative o anche di derive spiritualiste;
mentre all''interno', nel ceto politico, si afferma la cultura del "voto
utile". Comunque a vincere sono sempre più gli spiriti animali del
Mercato. C'è ancora un modo per ridare centralità alla politica? La tendenza
inarrestabile della macchina governamentale, sia essa nelle mani della destra o
della sinistra, è che l'attività della macchina non incontra altri limiti che
quelli interni alla macchina stessa. Anzi, nella prospettiva della
governamentalità, destra e sinistra non possono che perdere i loro caratteri
distintivi e tendere, come di fatto è avvenuto dovunque in occidente, verso una
zona di indifferenza e di opacità. Che questo prenda la forma di una grande
coalizione, com'è avvenuto in Germania e come si annuncia in Italia, o di
un'alternanza fra due partiti quasi indistinguibili, non fa molta differenza.
La cultura del "voto utile" si iscrive in questa prospettiva.
Naturalmente, la negazione dell'esteriorità lascia un'ombra, o, come voi dite,
produce una dislocazione dei conflitti. Queste ombre inassimilabili sono il
terrorismo da una parte e l'integralismo religioso dall'altra, che tendono
idealmente a coincidere. Benché il terrorismo si presenti a prima vista come
qualcosa di assolutamente ingovernabile, esso non è esterno al sistema
governamentale, ma ne costituisce, per così dire, il centro segreto. Credo che
un'analisi della politica interna italiana durante gli anni di piombo e della
politica estera degli Stati Uniti dopo l'11 settembre ne fornirebbe una prova
eloquente. Il governo del terrorismo - cioè l'inclusione dell'ingovernabile -
è, in questo senso, la forma-limite del sistema governamentale. L'ossessiva
insistenza sulla sicurezza, divenuta oggi quasi l'unico slogan politico, va
vista in questa prospettiva. Ed è significativo che l'ombra del terrorismo
finisca col ricoprire lo stesso corpo sociale nel suo complesso, nel senso che
i governi tendono oggi a trattare ogni cittadino come un terrorista in potenza,
assoggettandolo in modo normale a quei dispositivi di sicurezza di tipo
biometrico che erano stati inventati per i criminali recidivi. La sinistra,
politicamente rappresentata di fatto dal solo Bertinotti, come può rispondere
sul piano strategico a quello che lei chiama il problema della
governamentalità? A quali riserve culturali 'buone' dovrebbe attingere? Bisogna
che sia chiaro che il processo che ha portato le società occidentali verso il
modello governamentale è ormai un fatto compiuto, che di questo processo la
sinistra è stata parte essenziale e non sorprende che oggi lo accetti senza
riserve. D'altra parte, il potere governamentale è qualcosa di cui sappiamo
poco e che dobbiamo ancora imparare a conoscere. La tradizione del pensiero
politico occidentale aveva preferito concentrarsi sui grandi temi della sovranità,
dello Stato, del popolo, e ha liquidato il problema del governo sotto la
rubrica "potere esecutivo", la cui importanza è unicamente
strumentale, e che in sé non pone grandi problemi teorici. Le mie ricerche,
come del resto quelle di Foucault, mostrano invece che il vero arcano della
politica non è la sovranità, ma il governo; non il re, ma il ministro; non Dio,
ma l'angelo; non la legge, ma la polizia. Professor Agamben, lei nel corso
degli anni ha teorizzato quel genere di trasformazioni che portano in primo
piano la "nuda vita", abbattendo ogni tipo di mediazione: scusi, ma
come la mette Veltroni con la biopolitica? Cosa
aspettarsi, in fin dei conti, da un governo light della 'trasformazione' della
vita? Per quel che riguarda la biopolitica, cioè il fatto che in senso lato la
posta in gioco nel potere sia oggi la gestione della vita biologica dei
cittadini e non la loro vita politica, le cose non cambiano. La biopolitica si
iscrive perfettamente nel paradigma governamentale, anzi acquista il suo vero
senso proprio in questa prospettiva. Il fatto che il governo attuale abbia
emanato leggi che prevedono la costituzione di un archivio del Dna va in questa
direzione. È un errore credere che la nuda vita significhi soltanto Auschwitz e
lo stato di eccezione; molto più interessante è che essa diventi oggi
un'esperienza e un'economia quotidiana, e che una dimensione politica debba
essere riguadagnata anche attraverso un corpo a corpo con essa. Il pontificato
di Benedetto XVI ha lanciato una precisa sfida filosofica sui principi
dell'organizzazione della società: e esercita una certa egemonia, almeno in
Italia, anche per la mancanza di un profilo di pensiero 'forte' laico. Cosa
comporterà questa disparità di valori in campo, sul piano non tanto
politico-istituzionale, quanto proprio della filosofia politica? Occorre a
questo proposito chiarire un equivoco della tradizione laica. Il vero problema
non è che la Chiesa intervenga nella vita pubblica, ma che lo faccia troppo
poco, e che si sia per così dire specializzata nella tutela della vita
biologica e della famiglia (due cose, fra l'altro, che secondo la tradizione
cristiana delle origini il cristiano deve essere pronto a sacrificare senza
riserve). Invece di indignarsi perché il papa interviene nella sfera pubblica -
cosa che è suo dovere fare -, gli si deve chiedere perché non prende posizione
con la stessa energia per le infamie quotidiane, le guerre, le ingiustizie, la
miseria, per le quali si limita a delle dichiarazioni generiche. È
significativo che proprio quando lo Stato ha abbandonato la dimensione politica
per la biopolitica, anche la Chiesa sembri voler limitare l'esercizio del
potere spirituale alla sfera biologica.
( da "Manifesto, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni/notti bianche Un
"presepio" di luminarie che si spegne all'alba Gianfranco Capitta La
"prematura" e improvvisa dipartita del governo con conseguente
campagna elettorale, ha prodotto a Roma una curioso paradosso. La ferrea
organizzazione veltroniana ha lasciato improvvisamente un vuoto di riferimento
e di "copertura" a molte pedine piazzate strategicamente dal sindaco
d'Italia, che ora (nonostante l'efficienza e gli sforzi) brancolano come i
classici "giapponesi nella giungla". E non può rassicurarli più di
tanto l'arrivo imminente di Rutelli sindaco, che al ministero della cultura
(nel gioco dei quattro cantoni che porta i due ineluttabilmente ad alternarsi)
ha mostrato, con tutti i suoi limiti politici e confessionali, una iniziativa e
una fantasia meno "sovietiche" del segretario Pd. C'è un
"effetto domino", che sarebbe divertente perfino, se non fosse
pericoloso dentro una città piuttosto sfasciata, ora modello di amministrazione
nazionale. Quanto più infatti Veltroni si affanna,
dietro il volto "impenetrabile", a espungere pregiudizi e retaggi del
passato come "lotta di classe" o diritti fondamentali, vuole tenere
saldamente in mano la situazione e le prospettive, anche di settori di vita
collettiva su cui non proferisce parola. È il colmo che l'unico squarcio
riguardante la "industria culturale" di questo paese, si è trovato a
dirlo l'improvvido Berlusconi, a proposito di cosa
possono valere i giornali, parlando di quelli pur localissimi di Ciarrapico. Da
parte sua il segretario del Pd, così presente e ubiquo in questa campagna,
sembra "parlare a" (e "di un") elettorato che poi è
difficile riconoscere nelle persone che chiunque vede in giro. Una umanità
ricca e problematica, fa fatica a riconoscersi nelle formule che vengono da lui
proposte/imposte, senza molta dialettica. E senza rifarsi a quelle sociali più
clamorose (come l'equivalenza lavoratore/imprenditore), c'è tutta una
quotidianità che sembra rimossa o data per scontata nei discorsi di Veltroni. Un train de vie, comunque lo si voglia giudicare,
che vive proprio di relazioni e di fantasie, necessarie per sopravvivere a una
precarietà malefica. E che non si possono esaurire, per usare un esempio che è
stato un must della politica veltroniana, con le notti bianche che alla lunga
risultano dei puri presepi di luminarie destinate a spegnersi all'alba (quando
non dal black out dell'Enel). Seppure con la stringatezza e la rapidità imposte
da una campagna elettorale affrettata, tutti vorremmo suggestioni e progetti
almeno abbozzati. Comici e canzoni, tradizionali alleati del leader Pd,
marciano da soli nel gusto del pubblico, e non arrivano molto in là (viene da
interrogarsi ora sul destino del povero Gigi Proietti, che avrebbe dovuto
impostare la linea culturale del Teatro di Roma). Sarebbe bello che alle istituzioni
culturali (dai teatri alle tv) si avesse il coraggio di proporre, fin d'ora, un
ricambio vero, non solo generazionale, ma anche di nomi di artisti che un
valore, per un pubblico nuovo e preparato, se lo sono già conquistati con il
loro lavoro. Non come candidati e capilista che, a parte casi rari, sono solo
"giovani" ma non si sa chi rappresentino (salvo scoprire dai giornali
che sono "figli di" o "amici di"). Uscire dal salotto o
dalla banda dei fedelissimi, sarebbe già un bel salto nel nuovo, oltre che
"democratico".
( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 11 del 2008-03-17
pagina 0 Candidati dalla memoria troppo corta di Carlo Maria Lomartire Riecco
il consueto viavai preelettorale: tutti a Milano, tutti si profondono in lodi
per Milano. Veltroni, come al solito, esagera: "Io amo Milano".
Nientedimeno! E nessuno ride Riecco il consueto viavai preelettorale: tutti a
Milano, tutti si profondono in lodi per Milano. Veltroni, come al
solito, esagera: "Io amo Milano". Nientedimeno! E nessuno
ride. Ci veniva d'estate col papà che lavorava al neonato Tg della Rai, poi
prontamente trasferito a Roma. In campagna elettorale, col gran parlare e
scrivere che si fa di Nord e di questione settentrionale, tutti amano Milano.
Almeno Berlusconi c'è nato. Da tanto amore elettorale
naturalmente sgorgano tante promesse elettorali. E poi? Poi, a elezioni
consumate, succede molto poco, ahinoi. Anche se mandiamo a Roma decine di
deputati e sentori, ministri e sottosegretari milanesi. E non per cattiva
volontà o perché le dichiarazioni d'amore siano mendaci (in qualche caso anche)
ma per uno strano complesso che affligge i politici milanesi, di destra o di
sinistra: temono come la peste l'accusa di "localismo",
"campanilismo", di non avere una "visione nazionale".
Risultato: i problemi di Milano finiscono sempre in fondo alla lista. I romani,
fortunati loro, non hanno questi complessi, ottenendo dal governo tutto quello
che chiedono e anche di più. L'esempio più significativo: la famosa legge per
"Roma capitale" che concede al Campidoglio fondi, finanziamenti,
privilegi, eccezioni ed esenzioni che Milano o qualsiasi altra città italiana
si sogna. Ebbene, quella legge fu graziosamente elargita da un presidente del
Consiglio milanesissimo, Bettino Craxi. E così fino a Prodi, che non ha saputo
fare nulla di più dell'inutile "tavolo per Milano", clamorosamente
ignorato, per esempio, nella vicenda Alitalia-Malpensa. Non ci resta che
sperare, dunque, che stavolta a Roma ci vada gente senza complessi. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 11 del 2008-03-17
pagina 0 Maroni: "Veltroni? Al Nord il
clientelismo non funziona" di Luca Telese Il capogruppo della Lega alla
Camera attacca il segretario del Pd: "Offre poltrone in cambio di voti, ma
la gente qui non si è dimenticata di Prodi e Visco". Il pullman di Walter?
"Un romano che fa un giro turistico. Ci considera la periferia
dell'Impero" Allora, onorevole Maroni, è preoccupato? "E di cosa,
scusi?". Di Veltroni, che sta battendo provincia
per provincia tutto il Nord... "Ahhhhh!!!!!". Che cosa? "Ma no,
quello è un romano che sta facendo un giro turistico". Nessuna
preoccupazione? Ha detto che ama Milano... "Sì, lui ama Milano ma anche
Roma; è un grande tifoso del federalismo, ma anche del centralismo; si
entusiasma per la raccolta differenziata, ma anche per i rifiuti... ". Non
è che lei ostenta tranquillità, ma è un po' dispiaciuto per il fatto che Veltroni le ha scippato Calearo? "No, lasci perdere,
quella storia mi mette tristezza". Per Veltroni o
per Calearo? "Per tutti e due. Sono stato a pranzo con Calearo solo pochi
giorni prima che annunciasse la candidatura nel Partito democratico". è
rimasto deluso da lei ed è corso verso Veltroni?
"Macché, sono io che sono rimasto stupito di lui: ne diceva così tante e
di tutti i colori su Prodi, su Visco e sul centrosinistra, che al momento del conto
mi sentivo un moderato. Certo non potevo pensare che si candidasse nel partito
di Prodi". E come se lo spiega? "Ahimè, con una tradizione italiana:
è una delle tante operazioni Gattopardo che anziché far guadagnare voti ne fa
perdere molti". è sicuro? "Guardi, li incontro tutti i giorni, sono
gli operai che voteranno Lega, delusi dalla sinistra che arruola
strumentalmente i padroni". Però, lo ammetta, vi sentite un po'
scippati... "Nooooo... è lui che non capisco che cosa vada a fare, visto
che fino a ieri propugnava lo sciopero legale. Quanto a Veltroni...".
Beh, lui la mossa azzeccata l'ha fatta. "Ma che dice: dimostra ancora una
volta di considerare il Nord come se fosse la periferia dell'Impero Romano. E
si illude che qui da noi funzioni la logica clientelare dei Mastella e dei De
Mita. Io ti do le poltrone e tu mi dai i voti. Beh, scoprirà dopo le elezioni
che funziona solo da Roma in giù". E intanto il candidato premier del Pd
ha anche detto che vuole un ministro veneto! "Se... Figurarsi. Ci dà il
contentino". E se vincete voi ci sarà? "Guardi, lo sanno tutti che se
fosse per me, si dovrebbero fare dodici ministri del Nord su dodici, anche
perché un governo a trazione nordista andrebbe davvero veloce". E invece?
"Non saranno sicuramente tutti, saranno un bel po'. Ma quello che conta è
che le idee siano quelle giuste". Ciò non toglie che non mi ha ancora
detto se è preoccupato per il tour di Veltroni.
"Ma si è visto proprio ieri, per esempio, che le truppe cammellate che si
portano in giro non possono impressionare nessuno". Perché ieri?
"Perché quando si è spostato da Varese, dove aveva fatto il pieno, a
Como...". Cosa è successo? "Eh, eh, eh, evidentemente i pullman delle
truppe cammellate sono rimasti a secco e la sala non era piena". Insomma, Veltroni non la convince per niente. "Più che altro
dimostra di quanto sia disperato il suo tentativo di rimonta. La gente del Nord
non si è dimenticata di Prodi e di Visco". Però la campagna elettorale è
molto combattuta... "Figurarsi, hanno montato un can can su quella balla
di Berlusconi e della precaria. è davvero una
vergogna, una strumentalizzazione totale, soprattutto perché fatta da chi ha
aumentato la precarietà". E la Lega come la vede? "C'è l'aria
migliore. Si respira entusiamo. Recuperiamo anche molti elettori di Forza
Italia e di An, scontenti perché l'operazione del partito unico è stata fatta
molto velocemente". Si preoccuperanno Fini e Berlusconi.
"E invece no, perché non funziona così tra noi e Berlusconi,
non c'è rivalità, teniamo i voti nell'alleanza e li useremo per fare il
federalismo". E il fatto di avere alleata una Lega del Sud non vi
preoccupa? "Anzi, è una cosa che ci aiuta. Una forza che spieghi al Sud
che il federalismo non è contro il Sud ci aiuta a vincere". Insomma, lei
sprizza ottimismo da tutti i pori. "Noto che, dopo una prima parte della
campagna elettorale, la sinistra è costretta a inseguire. Veltroni
è un buon illusionista, ma per far sparire il ricordo di Prodi non basterebbe
neanche un miracolo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 11 del 2008-03-17
pagina 8 Boato fuori lista: "Al mio posto c'è una 85enne" di
Giancarlo Perna Il deputato verde: "La Sinistra arcobaleno mi ha lasciato
a casa in nome del rinnovamento ma manda in campo l'ex dc Menapace" Esco
dall'ascensore al piano dei segretari della Camera - parlamentari un gradino
più su degli altri - e non so dove andare. "Eccomi", dice Marco Boato
che, contraddicendo il nome, si è materializzato in silenzio.
"Venga", e mi guida tra i meandri di Vicolo Valdina, ex monastero,
oggi dépendance di Montecitorio. A ogni strettoia, il sessantatreenne deputato
verde di Trento si inchioda e mi cede il passo. Con un balletto d'altri tempi,
arriviamo in una prima stanza. "I collaboratori che sto per
lasciare", dice, presentandomi una giovane signora e Luca Paci, ex
direttore della Voce repubblicana che lavora con lui da un decennio. Luca mi
consegna un malloppo di due kg. "Cos'è?", mi allarmo. "Il
rapporto agli elettori di quello che ho fatto in questa legislatura", dice
Boato e mi porta nel suo studio. "Fa ancora queste cose?", mi
stupisco, sapendo che in genere i deputati, paracadutati a casaccio dai
partiti, conoscono i loro collegi come io il Togo. "Sono di vecchia
scuola: un deputato deve dare conto dei voti ricevuti", dice Boato e
annuisce a se stesso. Ha una squadrata testa prussiana e radi capelli
imbiancati. "è un Don Chisciotte", osservo.
"Ipervitaminico" e indica la pancetta sotto giacca e cravatta.
"La sua giornata tipo?". "Lavoro dalle 8 alle 24. Pranzo alla
Camera. Ristorante una volta l'anno quando mia moglie viene da Trento".
"Tedesca, da quel che ne so". "è luterana, ma è una santa
(religione senza santi, ndr)", ride. "Con questa vita demenziale, ha
la palma di secondo deputato più alacre", dico. Boato tace modesto.
Aggiungo: "Perché un gioiello come lei non è stato ricandidato?".
"La Sinistra arcobaleno si è posta la regola di non ricandidare chi, come
me, ha più mandati. Naturalmente ha fatto molte deroghe, dal verde Pecoraro
Scanio, ai rifondazionisti, Bertinotti e Folena", dice con tono neutro.
"Per lei, invece, niente". "Prc mi ha messo il veto e, in nome
del rinnovamento, ha proposto Lidia Menapace, 85 anni. Era già un maturo
consigliere della Dc negli anni '60, quando io ero ragazzo", dice,
stavolta con malizia. "Con l'esclusione, le è caduto il mondo
addosso?". "Ho elaborato il lutto in tre minuti e in mezz'ora,
d'accordo col mio partito, ho indicato la verde Klaudia Resche, 38 anni di
Merano, come mia sostituta". "Ha fatto sei legislature. In effetti,
possono bastare". "Difatti, quando l'ho saputo ho detto ironicamente:
“Obbedisco”, come fece Garibaldi a Bezzecca, località trentina. Ma sono sei
legislature per modo di dire. Sono entrato e uscito. In tutto, ho 23 anni di
Parlamento", e beve un caffè. "Debuttò nel '79 tra i radicali. Ammira
ancora Marco Pannella?". "Figura straordinaria. Ma per continuare ad
amare Pannella bisogna stargli a distanza di sicurezza. Quando dopo tre anni
lasciai il Pr per fondare con Alex Langer i Verdi, scrissi a Marco e alla Bonino:
“Non sono uscito per le vostre idee, ma per la vostra prassi. Nelle une siete
liberali, nell'altra intolleranti”..." "Da radicale, partecipò al
famoso ostruzionismo contro il fermo di polizia e detiene il record del più
lungo discorso della storia parlamentare italiana". "Mondiale. Un
giorno parlai 16 ore, il giorno dopo 18,5. Lo feci, come imponeva il
regolamento, stando in piedi, senza potermi appoggiare, senza leggere e senza
interruzioni per bisogni fisiologici". "Poi passò ai Verdi, che oggi
significano Pecoraro. La imbarazza?". "Se significa solo Pecoraro,
sì. Più volte gli ho detto che era interesse suo e dei Verdi fare emergere più
facce. In qualsiasi partito, una faccia sola non funziona. Non sono stato
ascoltato. E Pecoraro ha danneggiato se stesso e il partito". "Qual è
la differenza tra il Parlamento che trovò e quello che lascia?".
"Quando sono entrato, c'erano Francesco De Martino, Amendola, Andreotti,
ecc. Figure che oggi sarebbero considerate il vecchio da cancellare".
"Laudator temporis actis?". "Bella espressione di Papa Roncalli.
Ma non è questo. Oggi più che il nuovo vedo il nuovismo; più della competenza,
l'apparenza; più che la professionalità, l'improvvisazione". "Quali
politici l'hanno colpita in questi trent'anni?". "Aldo Moro, anche se
non l'ho conosciuto di persona, resta un gigante. Ma pure il liberale Aldo
Bozzi, Almirante, Berlinguer e Craxi". "Degli attuali?".
"Non vedo che leader di medio calibro. Fini, Casini, Tremonti, Bertinotti,
Veltroni. Una marcia in più aveva D'Alema. Ma, da
tempo, mi pare in difficoltà". Esausto per tanti riferimenti personali,
contrari alla sua natura badiale, Boato si ri-idrata con mezza bottiglia di
minerale ed è pronto per la seconda tornata. Lei ha fatto il '68 e ha scritto
un libro, "Il '68 è morto? Viva il '68". Adesso pure Fini esalta il
'68. Se anche gli avversari ne parlano bene, è davvero morto. "Ma il suo
luogotenente, Gasparri, ha fatto una serie di convegni, invitando anche me, per
distruggere il '68. Fini è una persona intellettualmente onesta che, a
differenza dei suoi colonnelli, ha fatto un percorso di riflessione
critica". è ancora nostalgico del '68? "Non ha senso esaltarlo in
modo mitologico, ma nemmeno stroncarlo acriticamente". Lei ha fondato
Lotta continua con Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Mauro Rostagno. Due
assassini e un assassinato. Le dice qualcosa? "Si dice sempre che Lc è una
lobby. Sofri è tuttora agli arresti. Langer si è suicidato. Rostagno è stato
assassinato dalla mafia. Per essere una lobby potente, non c'è male".
Qualcuno avrà pure ammazzato Calabresi. "Sofri l'ho sempre considerato
innocente e ho ammirato il modo socratico con cui ha sopportato una sentenza
ingiusta". Un altro di Lc, Erri De Luca, ha detto che, libero Sofri,
rivelerà il vero assassino. Sofri è, di fatto, libero. Ma De Luca tace.
"Mentre ho grande stima di Adriano che ha fatto spietata autocritica
dell'estremismo politico, Erri mi sembra un millantatore, intriso della
peggiore cultura degli anni '
( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 11 del 2008-03-17
pagina 10 I riciclati di Walter: portaborse e travet di Gian Maria De Francesco
Dal portavoce del premier Sircana al caposegreteria del Campidoglio Verini: tra i candidati schierati dal Pd il più alto numero di
professionisti di partito Roma - Silvio Berlusconi,
durante i comizi, ripete spesso che il Pd "è la continuità perché la
maggioranza dei ministri è candidata" con il partito guidato da Walter Veltroni. In effetti a scorrere le liste compaiono i nomi di ben 17
componenti del governo Prodi. In ordine rigorosamente alfabetico: Pier
Luigi Bersani, Rosy Bindi, Emma Bonino, Vannino Chiti, Massimo D'Alema, Cesare
Damiano, Paolo De Castro, Giuseppe Fioroni, Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta,
Giovanna Melandri, Luigi Nicolais, Arturo Parisi, Barbara Pollastrini,
Francesco Rutelli, Giulio Santagata e Livia Turco. Con la pletora di
sottosegretari ricandidati il computo si avvicinerebbe alle 70 unità. Ma queste
elezioni si ricorderanno anche per la notevole presenza tra le file democrat di
portavoce e segretari dei big del partito. A partire dagli spokesmen prodiani
(Ricky Levi, Silvio Sircana, Sandra Zampa), dal caposegreteria di Piero Fassino
(ovviamente ricandidato pure lui), Francesco Tempestini, passando per l'ex
portavoce di Dario Franceschini (che non ha potuto rinunciare nemmeno al suo ex
caposegreteria Alberto Losacco), Piero Martino e per quello di Veltroni, Vinicio Peluffo. Walter non ha potuto fare a meno
anche del suo caposegreteria in Campidoglio, Walter Verini, e del responsabile
del sito Internet Francesco Verducci (ex componente dell'esecutivo Ds) così
come Beppe Fioroni ha piazzato in Campania la sua fedele segretaria, Luciana
Pedoto. Meno fortunata Rosy Bindi che per il suo fido Salvatore Russillo non ha
ottenuto un posto sicuro in Basilicata. Insomma, il carattere di novità delle
liste Pd è un concetto relativo. Non solo perché Matteo Colaninno, Daniela
Cardinale e Maria Anna Madia sono rispettivamente figli del patron di Piaggio,
di un ex ministro delle Comunicazioni e di un organizzatore di una lista civica
per Veltroni. O perché il "partito delle
mogli", da Anna Serafini ad Anna Maria Carloni, è lungi dall'ammainare
bandiera. Un dato di fatto rilevante è la tendenza a rigenerarsi (o per meglio
dire riciclarsi) di una certa classe politica. Se si analizzano alcune
posizioni "in bilico" nelle varie Regioni, si scoprono nomi che
totalmente nuovi non sono, a prescindere dal fatto che abbiano più o meno
varcato le soglie del Parlamento. Ad esempio, nel Lazio alla Camera al posto 15
è stato candidato Pietro Tidei. Già deputato nella XIV legislatura, già sindaco
di Civitavecchia e di Santa Marinella, da 40 anni "signore dei voti"
del Pci-Pds-Ds nell'Alto Lazio. Nel maggio 2006, dopo che era risultato il
primo dei non eletti alla Camera, i suoi seguaci si piazzarono sotto il
Botteghino reclamando per lui un posto da sottosegretario. Niente da fare, fu
"risarcito" (si fa per dire) con la presidenza di Ferservizi, una
controllata delle Fs gestite dal cigiellino Mauro Moretti. è andata meglio a
Renzo Carella, consigliere regionale e dominus di Colleferro, candidato al
posto numero 9. Lo stesso discorso vale per Alberto Tedesco al Senato in
Puglia. Si definisce "socialista dall'età della ragione". In circa 30
anni di carriera l'attuale assessore alla Sanità della giunta Vendola è stato
componente del Psi, del Nuovo Psi, dei Socialisti autonomisti, dello Sdi dopo
Bertinoro e ora del Pd, anche questa è una novità. Anche l'operaio Iveco
Alberto Tosa, candidato in Lombardia II non è proprio estraneo alla politica,
essendo sindaco di Saviore dell'Adamello. In Veneto II si trova Lorenzo Biagi
già candidato perdente alla presidenza della Provincia di Treviso. In Veneto I
Daniela Sbrollini, segretario provinciale dei Ds vicentini e Angelo Guzzo, vicesegretario
regionale della Margherita. In Lombardia I, con poche possibilità di farcela,
c'è il giovane segretario milanese dei Ds, Pierfrancesco Majorino seguito dal
suo omologo monzese Pippo Civati. In Lombardia II si trova Enrico Dioli, ex
Cisl, ex presidente della provincia di Sondrio e numero uno della Margherita
locale. Scendendo in Emilia si ritrova il sindaco di Imola, Massimo Marchignoli
al posto numero 18 alla Camera, mentre la vicepresidente di Legacoop Bologna
Rita Ghedini è "eleggibile" al Senato. In Umbria il giovane Carlo
Emanuele Trappolino, già coordinatore dei Ds di Orvieto, dovrebbe farcela. In
Toscana al numero 21 Tea Albini, in politica al '76 e assessore al Bilancio del
Comune di Firenze. si trova quattro posti dietro Rosa De Pasquale, focolarina e
candidata alle primarie del Pd. Un'Italia nuova si può fare. © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 11 del 2008-03-17
pagina 0 Berlusconi lancia l'allarme brogli di
Adalberto Signore Il leader del Pdl: ho visto i verbali, c'è da inorridire.
Chiarimento sulle pensioni: "Vanno adeguate al costo della vita. Più aiuti
alle famiglie" Como - Non c'era più tornato su per mesi. Un po' perché il
clima di dialogo e confronto di fine anno non era certo la cornice giusta per
il refrain sulla "notte di spoglie e di brogli" che ha accompagnato
il Cavaliere per tutto il 2006, un po' per evitare che andando avanti a
ripeterlo la gente la considerasse una sorta di ossessione. Poi è successo quel
che è successo - con la crisi di governo e lo scioglimento delle Camere - e Berlusconi ha deciso di tornare alla carica, perché "la
questione è troppo importante per essere lasciata cadere". Già da qualche
settimana, infatti, la querelle sui brogli è tornata all'ordine del giorno.
Perché, spiegava qualche giorno fa a piazza del Popolo a Roma, "ho potuto
verificare i verbali di voto e c'è da inorridire". E ancora:
"Soprattutto al Sud, visto che in Campania, Puglia e Calabria è qualcosa
di terrificante". Sul punto il Cavaliere ha affondato anche ieri, durante
un comizio improvvisato a Como. Facendo però un passo in avanti, visto che non
solo ha ricordato "la notte di brogli" del 2006 ma ha pure lanciato
l'allarme per il voto del 13 e 14 aprile. "C'è un problema grandissimo,
quello dei brogli", spiega. E invita i presenti in piazza Duomo a far
parte dell'esercito dei "difensori del voto" che "sorveglieranno
i seggi e lo spoglio". "Chi se la sente di passare il sabato a
confrontarsi con i rappresentanti di lista della sinistra - dice - si può
mettere in lista per far parte dell'esercito dei difensori della libertà".
Una sponda Berlusconi la trova in Gianfranco Fini, che
da Cosenza definisce quello dei brogli "un problema serio". "Noi
- aggiunge - metteremo almeno un rappresentante di lista in ogni seggio, da
Vipiteno a Lampedusa". D'altra parte, "si tratta di un lavoro di
poche ore e poi andremo a festeggiare". Concorda pure Gianfranco Rotondi,
perché "in alcune zone del Paese i brogli sono prosieguo della campagna
elettorale". Freddo, invece, il centrosinistra. Con Fausto Bertinotti che
parla di "rischio irrilevante" e Walter Veltroni che si limita a scuotere la testa ma preferisce non rispondere
ai cronisti che gli chiedono un commento. Solo il socialista Enrico Boselli fa
un passo nella direzione del Cavaliere dicendo che "non fidarsi è sempre
meglio". Mentre per Pier Ferdinando Casini, "siamo sempre agli stessi
slogan". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Panorama" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Palazzo Madama, il
gioco dei quattro poli MARIO SECHI Verso il voto Grazie all'attuale premio di
maggioranza su base regionale e alla soglia di sbarramento, a Palazzo Madama
potrebbe realizzarsi un paradosso: la maggioranza dei voti potrebbe
trasformarsi in un pareggio dei seggi. E vincere meno nettamente in alcune
regioni potrebbe convenire. Vincere male nelle regioni rosse. Se l'obiettivo
del Partito democratico fosse quello di ripetere al Senato, ma rovesciato, lo
scenario della scorsa legislatura, Walter Veltroni
dovrebbe augurarsi un'affermazione meno brillante del previsto nelle
roccheforti della sinistra. È uno degli strani effetti speciali prodotti dalla
legge elettorale e dal riassetto della geografia politica in questa
consultazione. Chiuse le liste, i partiti tornano a occuparsi della materia
reale del contendere: i voti e gli effetti che la nascita delle due galassie
(Pd e Pdl) e di altre piccole costellazioni (Udc+Rosa bianca e Sinistra
arcobaleno) avrà sulla distribuzione dei posti in Parlamento. Partiamo da
quest'ultimo aspetto. Nelle elezioni del 2006 solo due coalizioni presero seggi
e nessuna delle altre 19 liste riuscì ad assicurarsi un posto a Montecitorio e
a Palazzo Madama. Allora l'Unione e la Casa delle libertà si spartirono la
torta. Due anni dopo, la crostata sul tavolo è sempre la stessa, ma le
coalizioni in grado di conquistare seggi teoricamente sono quattro: Pdl, Pd,
Sinistra Arcobaleno e Udc. I sondaggi mostrano in netto vantaggio il Popolo
della libertà sul Partito democratico e disegnano un Parlamento dove né Fausto
Bertinotti né Pier Ferdinando Casini possono influenzare più di tanto l'esito
finale. Ma la corsa è ancora lunga e probabilmente questo distacco (oggi
intorno ai 10-9 punti) si ridurrà in vista della data del voto. La vittoria del
Pdl per ora non sembra in discussione, ma se fosse in corso una guerra, il generale Veltroni dovrebbe lasciar perdere il
campo di battaglia della Camera e dedicare i suoi sforzi sul Senato. Per fare
cosa? Guardando i sondaggi, Veltroni non può impedire a Berlusconi di vincere con i voti ma può puntare a un quasi pareggio dei
seggi grazie agli effetti paradossali del premio regionale (voluto dall'allora
presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi) e degli sbarramenti.
Non stravincere nelle regioni rosse e affermarsi in quelle in bilico per il Pd
sarebbe la ricetta migliore per pareggiare al Senato e poi giocarsi un secondo
tempo nel confronto con il Pdl di Berlusconi. Si
tratta di scenari all'attenzione dei due grandi partiti: le simulazioni tengono
conto dell'attuale dinamica dei voti e del gradimento degli elettori. Il
paradosso è che la coalizione di Berlusconi
(Pdl+Lega+Mpa) con un vantaggio di 2,5-3 milioni di voti al Senato potrebbe
trovarsi di fronte a due scenari diversi, proprio per effetto degli sbarramenti
dei premi della legge elettorale (vedere la tabella in alto). In pratica il
Pdl, che è in testa nei sondaggi, ha di fronte a sé quattro categorie di
regioni: 1. Le regioni dove vince con il 55 per cento degli eletti, come Lombardia
(26 seggi), Veneto (15) e Sicilia (15), o anche di più (in questo caso i seggi
diventano 29, 16, 16) e questo dipende dal risultato dei terzi poli, cioè se
superano l'8 per cento. 2. Le regioni dove la vittoria è sicura ma i seggi non
variano: Piemonte (12 seggi), Friuli Venezia Giulia (4), Campania (17) e Puglia
(12). 3. Le regioni incerte: quelle dove il Pd è in vantaggio (Liguria, Marche
e Abruzzo) e quelle dove il Pdl è in testa (Lazio, Calabria e Sardegna).
Regioni dove si può conquistare il massimo dei posti in palio, o perdere e
vedersi attribuiti tutti i seggi destinati all'opposizione oppure vedersi
costretti a dividerli con Udc e Sinistra arcobaleno. 4. Le regioni perse:
Emilia-Romagna, Toscana e Umbria per il Pdl sono out e i seggi per gli sconfitti
probabilmente saranno da dividere con Bertinotti. La previsione migliore
consegna un'affermazione netta del Pdl e un Parlamento dove ci sono solo due
grandi partiti. Sarà questa la fotografia di Camera e Senato la sera del 14
aprile? "Al momento, sulla base dei sondaggi, è plausibile pensare che il
Senato assuma una conformazione quasi perfettamente bipartitica con due grossi
gruppi parlamentari" prevede il costituzionalista Salvatore Vassallo,
candidato in Emilia-Romagna alla Camera per il Pd. Fondamentale sarà il
risultato finale di Bertinotti e Casini: se superassero la soglia dell'8 per
cento in alcune regioni, il Senato potrebbe ritrovarsi con una maggioranza
risicata. Vassallo illustra questa possibilità, per ora solo teorica:
"Certo, c'è un possibile paradosso: il Senato rischia di rimanere in
bilico se uno dei due principali partiti perde voti rispetto ai concorrenti
interni, cioè se il Pdl cede troppi voti al centro in alcune regioni in cui
vince e se il Pd cede voti alla Sinistra arcobaleno nelle regioni dove è forte.
Paradossalmente, il Pd avrebbe un vantaggio (se volesse giocare sull'incertezza
del risultato) a vincere peggio in Toscana, Umbria, Emilia e Marche a vantaggio
della Sinistra arcobaleno. Il Pd in quel caso comunque otterrebbe il premio,
però i seggi residui verrebbero divisi tra sinistra e Pdl e in questo modo
nell'aggregato nazionale il Pdl rischierebbe di restare sotto la maggioranza o
comunque di arrivare in una situazione di quasi pareggio". Situazione da
brivido che Gaetano Quagliariello, professore di teoria e storia dei partiti
politici alla Luiss di Roma, candidato al Senato in Toscana per il Pdl, non
vede alle porte: "Non credo a questa ipotesi e la tendenza di questa
campagna elettorale non lo fa pensare. Se è sempre più chiaro che votare per il
governo significa votare per il Pdl o per il Pd, dobbiamo ancor più impegnarci
a far capire agli elettori che in alcune regioni votare per un piccolo partito
di centro o di destra significa gettare il voto dalla finestra. Né la Destra
della Santanchè e di Storace né il centro di Casini e Baccini hanno la
possibilità di superare la soglia dell'8 per cento nelle regioni decisive,
mentre un voto al Pdl può servire a dare stabilità e forza a un'esperienza di
governo. In ogni caso noi non potremmo mai fare quello che ha fatto la
sinistra, cioè non considerare per pregiudizio ideologico la realtà dei
fatti". La partita finale non sarà semplice. Berlusconi
e Veltroni devono confrontarsi con le forze intermedie
che possono intercettare i loro voti e sono a un bivio. Per affermare il
modello bipartitico a cui si ispirano devono tagliare i cespugli sul piano
politico (cosa fatta, in parte) ma anche sul piano elettorale, perché in caso
contrario a perderci sarebbero entrambi. Il Cavaliere avrebbe il problema a
Palazzo Madama di una vittoria netta di voti e un quasi pareggio di seggi,
mentre Veltroni di fronte a un risultato deludente
vedrebbe il suo modello di Pd e la sua leadership traballare al primo giro di
giostra.
( da "Panorama" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Io, Gianni,
Donatella e la politica SILVIA GRILLI Discese in campo a sorpresa Il carbone di
suo padre, l'azienda di moda, la crisi dopo l'omicidio del fratello: Santo
Versace racconta come è arrivato a candidarsi.e Santo Versace, presidente della
Versace, si candida alla Camera in Calabria con Silvio Berlusconi.
Perché? La politica è sempre stata la mia passione. Mio padre prevedeva che
avrei fatto politica. Ma quando c'è stata la possibilità di fare la moda con
Gianni ho lasciato. Nel 1967 non presi più la tessera socialista. Suo padre da
che parte politica stava? Tutta la mia famiglia è sempre stata socialista: mio
nonno, il padre di mia madre, era un anarchico socialista. Non l'ho mai
conosciuto: è morto 11 anni prima che nascessi. Io sono e resto socialista. Per
me è il momento di fare un altro servizio militare, un servizio civile che è la
politica. Ho vissuto 31 anni in Calabria,
( da "Panorama" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Non è un paese per
nanetti STEFANO BRUSADELLI Svolte Oltre a Mastella saranno in molti a non
trovare posto nel prossimo Parlamento. Da Bordon a Turigliatto, tutti i
"disubbidienti" dell'ultimo governo resteranno fuori. E lo stesso
Dini... Una maligna soddisfazione, adesso, Enzo Bianco non riesce a
trattenerla. "Nel mio studio a Palazzo Madama" confida "ormai è
tutto un andirivieni di senatori dei piccoli partiti che si siedono con aria
affranta e ripetono la stessa litania: "Caro Enzo, che sciocchezza abbiamo
fatto a far le barricate contro la tua bozza"". Bianco è il
presidente della commissione Affari costituzionali. Tra la fine del 2007 e
l'inizio del 2008 tentò invano di far approvare una riforma della legge
elettorale con una soglia di sbarramento al 5 per cento in entrambi i rami del
Parlamento. I "nanetti" alzarono le barricate, convinti che a loro
convenisse tornare a votare con il "Porcellum", dove le soglie di
sbarramento per le forze coalizzate sono il 2 per cento alla Camera e il 3 al
Senato. È andata a finire che, per un tacito accordo figlio
di antiche esasperazioni, Silvio Berlusconi e
Walter Veltroni hanno scelto di correre (quasi) da soli, lasciando i piccoli e
le loro arroganze a fronteggiare le soglie riservate ai non coalizzati: 4 per
cento alla Camera e un insuperabile 8 nell'altro ramo. È stata l'ecatombe dei
troppo furbi. Dopo il voto, a Montecitorio sopravviveranno solo cinque
gruppi: il Pdl berlusconiano, la Lega, il Pd veltroniano, la Sinistra
arcobaleno di Fausto Bertinotti e l'Unione di centro di Pier Ferdinando Casini.
Al Senato, con le due ultime formazioni che nei sondaggi oscillano
pericolosamente sopra e sotto il barrage, potrebbero essercene anche di meno.
Non era mai accaduto. Nella prima legislatura repubblicana, quella del '48,
c'erano otto gruppi. Nella legislatura che sta morendo a Montecitorio i gruppi
erano arrivati a
( da "Panorama" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Noi, i mariti delle
quote rosa ROMANA LIUZZO Coppie & politica Viaggio tra le soddisfazioni (e
qualche frustrazione) dei compagni delle candidate. Con tanto di sorpresa: una
dichiarazione di matrimonio. "Giovanna, vuoi sposarmi?". Una proposta
di nozze a sorpresa, dalle colonne di Panorama, dopo 16 anni di convivenza e
una figlia piccola, Maddalena. La Giovanna di cui è innamorato l'avvocato
romano Marco Morielli di cognome fa Melandri, classe 1962, bionda e scattante
ministro allo Sport del governo Prodi. Candidata anche in questa tornata
elettorale. Ma come la pensano i mariti delle aspiranti al Parlamento? La vita
cambierà accanto a donne impegnate? Avvocati, imprenditori, impiegati,
ginecologi, ingegneri, consulenti finanziari: la schiera dei mariti presi alla
sprovvista dalle quote rosa è destinata ad aumentare in questa legislatura.
Nessuno li ha mai sentiti dire: "Lei non sa chi è mia moglie". Ma
adesso che le loro dolci metà arriveranno sui più alti scranni, i principi
consorti dovranno seguire strategie precise di vita quotidiana. E se il "signor
Melandri" è disposto anche a cucinare per la futura moglie, pur di vederla
più serena, e a farle un massaggino antistress sul collo, Nereo Destro, marito
di Giustina, candidata in Veneto 1 per il Pdl, ex sindaco di Padova, tiene a
chiarire: "Mia moglie è molto occupata, ma io pure. Dirigo da quarant'anni
la Ariston Cavi, 29 mila metri quadrati coperti e 200 dipendenti a Montecchio,
su e giù tutti i giorni con Padova. La differenza con Giustina è che io non
faccio la spesa né cucino". Un po' maschilista? "Diciamo vecchio
stampo. Anche nell'educazione dei figli, Leopoldo e Andrea. Siamo sposati da 35
anni ma non ho mai frequentato l'ambiente politico". Laura Ravetto
(Lombardia 2, Pdl) ha un fidanzato avvocato che somiglia vagamente a Maurizio
Raggio. Stefano Grassari, origine bolognese, adottato da Milano, ha un grande
studio, in via del Lauro, con palestra per i suoi dipendenti. Racconta a
Panorama: "Il colpo di fulmine con Laura è scoccato a una festa tra amici.
Lei è un'entusiasta, io sono più disincantato, ma non le do troppi consigli,
non potrei mai sostituirmi a Silvio Berlusconi.
L'amore a distanza dà qualche problema ma ci vediamo tutte le settimane. Una
passione comune? Il golf e i viaggi. L'ultimo in Argentina". Grassari si
dichiara "non geloso" e si vede presto papà di "almeno due
figli". La moglie Laura lo sa? C'è un misterioso fidanzato nella vita
dell'avvocato Giulia Bongiorno, candidata di An con il Pdl. "È troppo
presto per farlo parlare" racconta lei, sorridendo, a Panorama. Discreto
ma presente è Melchiorre Fidelbo, ginecologo catanese marito dell'ex ministro
del governo Prodi Anna Finocchiaro. Stanno insieme da più di vent'anni e pare
soffrano a vivere distanti. Lui rimpiange di non poterla accompagnare a
comprare i vestiti dato che "adora vederla sfilare", lei lo ricambia
affermando che gli uomini devono avere il petto villoso come il suo. C'è chi
accetta di vivere la lontananza anche se con un pizzico di malinconia e chi
pone la compagna di fronte a una scelta. "O me o la politica". è
accaduto tempo fa a Katia Bellillo, che dette il benservito al coniuge e scelse
la politica. Ha retto alla vita movimentata il marito di Livia Turco, Agostino
Loprevite, così come quello dell'ex ministro per le Pari opportunità Stefania
Prestigiacomo. "No, lui non vuole apparire, grazie" risponde a
Panorama la moglie del notaio Angelo Bellucci. Il "signor
Prestigiacomo", come qualcuno lo ha maliziosamente definito, in realtà non
si sente affatto il numero due della famiglia. Un dato che ama ricordare anche
ai suoi concittadini (vive a Siracusa) viste le due lettere gigantesche, A e B,
iniziali del suo nome che troneggiano sul palazzetto che la coppia possiede a
Ortigia. Un marito giusto è un fattore indispensabile per il successo. E non è
neppure vero che due coniugi da copertina in famiglia siano troppi. Linda
Lanzillotta, ex ministro per gli Affari sociali, ha detto una volta scherzando:
"Quel che mi manca è una moglie senza grilli per la testa". Ma per un
Franco Bassanini, che a farsi da parte non pensa neppure, sono tanti gli uomini
che vivono nell'ombra. Serenamente rassegnato è Mauro Floriani, fisico atletico
da divisa, anche se ha lasciato la Guardia di finanza per le Ferrovie. Sposato
con Alessandra Mussolini, dice spesso: "Sapevo a cosa andavo incontro. Se
uno sposa la nipote del Duce e di Sophia Loren, deve pur mettere in conto un
po' di esposizione. Non cucino, ma pago le bollette, quando me ne
ricordo". Un po' di pace l'ha trovata Luciano Fonti, ingegnere, marito
dell'ex senatrice della Margherita Carla Rocchi. "Quando facevo politica
pesavo 40 chili in più. Adesso basta. Sono presidente dell'Ente protezione
animali: non torno indietro nemmeno morta". E anche il coniuge appare più
sereno perché in casa, con la ritrovata forma fisica, abbonda biancheria intima
di pizzo. Altro che politica... Marito schivo quello di Anna Teresa Formisano,
capolista udc nel Lazio (2): Pasquale Forcina, direttore di banca in provincia
di Frosinone. Ha detto molte volte alla moglie, sposata 37 anni fa:
"Cambia lavoro, non ti stressare così". Per farla rilassare le cucina
(fa pure la spesa) le orecchiette con le cime di rapa o le cozze con il
pecorino. La aspetta coltivando l'orto nella loro casa di Cassino. "In
particolare pomodori" dice la candidata udc Formisano. Che ricorda ancora
il regalo più bello che le ha fatto il marito: un cd di Mia Martini. In casa
infatti hanno un hobby: il karaoke. Single per scelta è Cristina De Luca, ex
sottosegretario agli Affari sociali, pd. "Tanto prima o poi il marito mi
avrebbe messo di fronte a una scelta. Così ho scelto io. Ma ho la casa sempre
piena di amici e come antistress cucino l'orata al cartoccio ripiena di funghi
porcini". Un ottimo cuoco è anche Ciro Di Nucci, promotore finanziario,
proprietario del ristorante La Zagara a Roma, consorte di Antonella Sambruni,
candidata della Destra (Lazio e Campania). "La incoraggio e il suo impegno
politico non mi spaventa, se la vedo stanca le preparo le pielle (una specie di
pane, ndr) ripiene di pesce o verdura". Ernesto Mocci è quel che si dice
un ragazzo che non passa inosservato: alto, biondo, occhi azzurri. E cervello.
Imprenditore (consulente in finanza straordinaria), ha sposato Gloria Porcella,
responsabile delle donne di Forza Italia del Lazio, nel 1995, dopo un
fidanzamento di due anni. Da poco hanno anche una bambina, Alice, battezzata da una coppia di padrini bipartisan: Walter Veltroni e Stefania Prestigiacomo. "Non mi preoccupa vivere con una
donna che fa politica, Gloria mette una grande passione in tutto. Il massimo
che faccio (se me lo permette) è darle qualche consiglio. Io sono un animo più
razionale, lei è più impulsiva" spiega il giovane imprenditore a Panorama.
"A casa aiuto, ma solo per la bambina. Però dicono che sia un buon
marito".
( da "Panorama" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'EUROPEO Obama,
Fini e gli operai bianchi SERGIO ROMANO Negli Usa, che pure hanno fatto molti
progressi, il proletariato nero fa fatica a emergere. E per molti elettori la
razza conta nel voto. Questo potrebbe lanciare Hillary. Nel corso di una
trasmissione televisiva durante la quale si è parlato di elezioni americane,
Gianfranco Fini, leader di An e vicario di Silvio Berlusconi
nel Pdl, ha detto: "Non credo che gli Usa siano pronti a una presidenza
Obama, non foss'altro perché è nero". Qualche giornale ha parlato di gaffe
e ha scritto che la battuta ha uno sgradevole sapore razzista. Fini è il numero
due di una formazione politica impegnata in una campagna elettorale. Può darsi che intendesse smontare con una battuta il "sogno
americano" di Walter Veltroni o ribadire implicitamente
che il centro-destra crede nella vittoria di John McCain. Può darsi che anche
il leader di An, come Veltroni, ceda alla tentazione di trasporre nella politica italiana le
contrapposizioni e gli schemi propri della vita politica degli Stati Uniti.
Ma le sue parole, una volta spogliate delle loro intenzioni vere o presunte,
hanno il merito di strappare il velo di retorica che avvolge le elezioni
americane. Gli Stati Uniti non sono più il paese del 1941, quando i soldati
neri venivano inquadrati in battaglioni omogenei comandati da ufficiali
bianchi. E non sono più il paese degli anni Cinquanta, prima delle riforme
volute da John F. Kennedy e Lyndon Johnson, quando ancora vigeva, negli stati
del Sud, il regime della più rigorosa apartheid. Ma il pregiudizio razziale
sopravvive in certe zone della società ed è alimentato, fra l'altro, da alcune
statistiche: la percentuale di neri nelle carceri, il numero delle famiglie
nere che hanno un solo genitore (quasi sempre la madre), il confronto tra il
livello scolastico dei neri e quello degli asiatici. Esiste ormai una borghesia
nera, educata e benestante. Ma esiste ancora, nonostante i grandi progressi
degli ultimi decenni, un "lumpenproletariat" nero che fatica a
emergere dai ghetti delle grandi città ed è stato rapidamente scavalcato, nella
scala sociale, dalla irresistibile avanzata dei "latinos". Questa
situazione avrà probabilmente qualche effetto sulla campagna elettorale. Il
governatore democratico della Pennsylvania, partigiano di Hillary Clinton, ha
detto pochi giorni fa parole sorprendentemente simili a quelle di Fini:
"Vi sono qui dei conservatori bianchi, e credo che vi siano bianchi
probabilmente non pronti a votare per un candidato afroamericano". È
interessante osservare che i conservatori bianchi a cui allude il governatore
Ed Rendell appartengono in buona parte alla classe operaia. Secondo un
sondaggio condotto prima delle elezioni primarie dell'Ohio, un elettore
democratico su cinque ha confessato che la razza sarebbe stata, al momento del
voto, un fattore importante. Non è escluso quindi che in Pennsylvania (dove si
voterà il 22 aprile) la partita venga vinta da Hillary Clinton. E non è escluso
che alla convenzione, se vi sarà un testa a testa, Clinton venga considerata
più adatta di Barack Obama a unificare il partito e a raccogliere il massimo
dei consensi. Torniamo all'Italia. Lo scandalo suscitato dalle parole di Fini
dimostra ancora una volta che vi sono numerose circostanze in cui la
correttezza politica e l'ortodossia delle idee correnti contano più di
un'analisi realistica e spregiudicata. Ogni critica della politica israeliana
può essere considerata antisemitismo. Ogni cenno all'esistenza di un problema
razziale negli Stati Uniti può essere considerato razzismo. Non è sorprendente
che le analisi, quando sono fondate su queste premesse, si rivelino spesso
sbagliate.
( da "Panorama" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CONTROCAMPO Rovine
fumanti di un sogno GIANNI BAGET BOZZO Il leader storico dei socialisti Felipe
Gonzalez volle che il partito abbandonasse il riferimento al marxismo come sua
ideologia. Quando mai il partito determinante della sinistra italiana, il Pci,
fece una scelta simile? Riuscì a fare della sua identità italiana il fondamento
istituzionale della Repubblica e a pensarsi come l'unica forza della democrazia
in un'Italia corrotta dal capitalismo e dalla Chiesa. Il Pci non rinunciò mai all'idea
di essere un'eccezione nella storia del comunismo e fuori da quella della
socialdemocrazia. L'idea comunista di essere tutta la sinistra, pur non
essendolo, condusse alla maggioranza dell'Ulivo più Unione, fuori della storia
europea, fuori della realtà italiana. Oggi di questa storia rimangono le rovine
fumanti della "monnezza" napoletana: e il leader storico dei
postcomunisti, Massimo D'Alema, si candida per sostenere l'innocenza del leader
storico comunista del Mezzogiorno Antonio Bassolino perché, essendo un
comunista storico, non può che essere innocente. Sembra che
i postcomunisti vogliano lasciare a Silvio Berlusconi l'onere
di risolvere i problemi di un Paese in cui i sindacati e i comuni hanno diritto
di invadere le vie di comunicazione. Walter Veltroni è fatto
per perdere le elezioni, non per vincerle, è troppo incredibilmente leggero per
assumere l'eredità del governo Prodi. La sinistra svanisce nel disastro
del sogno, abbandonando il primo per vivere il secondo. Se si guarda bene è
ancora una scelta rivoluzionaria, ancora la volontà di costituirsi in riserva
della Repubblica (bagetbozzo@ragionpolitica.it).
( da "Panorama" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Perline perline
ENZINO MEUCCI "La Stampa"/1, 3 marzo 2008. Walter
Veltroni: "Come è possibile che l'unica forma di creatività che si
richiede ai ragazzi sia il tema? Possibile che non esistano altre forme con cui
possano esprimersi, come un racconto, una foto o un filmato? Se un ragazzo è
bravo a scrivere racconti, perché questa sua capacità non conta nulla?".
"La Stampa"/2, 4 marzo 2008. Massimo Cacciari (riferendosi a quanto
affermato da Veltroni): "Lasciamo perdere la
fantasia e altre puttanate. Così va a finire che gli studenti si montano la
testa e magari si sentono tutti Leopardi". "L'Unità", 6 gennaio
2008. Furio Colombo: "Questa che stiamo discutendo, anche se in apparenza
riguarda, ci dicono, le vite innocenti di nascituri, in realtà è niente altro
che la voce e la volontà di Silvio Berlusconi,
travestita da voce e volontà di Dio (.). Qui si gioca una sola vita: quella di
un secondo governo Berlusconi". "Corriere
della sera", 8 gennaio 2008. Ciriaco De Mita: "Non solo la Iervolino
non doveva essere eletta, ma non doveva essere neppure candidata. (.) Purtroppo
trovare un napoletano puro che rispetti le regole è sempre più difficile".
"Corriere della sera", 4 maggio 2006. Vladimir Luxuria: "Pier
Ferdinando Casini è il più bello della Camera". "Corriere della
sera", 14 maggio 2005 Romano Prodi: "Quando si scrive un libro non si
dice mai prima come andrà a finire: beh, questo del governo è come un romanzo,
non un romanzo giallo, ma d'amore. Quindi tutto finirà bene, certamente si
sposeranno".
( da "Panorama.it" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - A Palazzo Madama, il gioco dei quattro poli
Posted By redazione On 17/3/2008 @ 11:00 In Apertura#1 | No Comments di Mario
Sechi Vincere male nelle regioni rosse. Se l'obiettivo del Partito democratico
fosse quello di ripetere al Senato, ma rovesciato, lo scenario della scorsa
legislatura, Walter Veltroni dovrebbe augurarsi
un'affermazione meno brillante del previsto nelle roccheforti della sinistra. È
uno degli strani effetti speciali prodotti dalla legge elettorale e dal
riassetto della geografia politica in questa consultazione. Chiuse le liste, i
partiti tornano a occuparsi della materia reale del contendere: i voti e gli
effetti che la nascita delle due galassie (Pd e Pdl) e di altre piccole
costellazioni (Udc+Rosa bianca e Sinistra arcobaleno) avrà sulla distribuzione
dei posti in Parlamento. Partiamo da quest'ultimo aspetto. Nelle elezioni del
2006 solo due coalizioni presero seggi e nessuna delle altre 19 liste riuscì ad
assicurarsi un posto a Montecitorio e a Palazzo Madama. Allora l'Unione e la
Casa delle libertà si spartirono la torta. Due anni dopo, la crostata sul
tavolo è sempre la stessa, ma le coalizioni in grado di conquistare seggi
teoricamente sono quattro: Pdl, Pd, Sinistra Arcobaleno e Udc. I sondaggi
mostrano in netto vantaggio il Popolo della libertà sul Partito democratico e
disegnano un Parlamento dove né Fausto Bertinotti né Pier Ferdinando Casini
possono influenzare più di tanto l'esito finale. Ma la corsa è ancora lunga e
probabilmente questo distacco (oggi intorno ai 10-9 punti) si ridurrà in vista
della data del voto. La vittoria del Pdl per ora non sembra in discussione, ma
se fosse in corso una guerra, il generale Veltroni dovrebbe lasciar perdere il campo di battaglia della Camera e
dedicare i suoi sforzi sul Senato. Per fare cosa? Guardando i sondaggi, Veltroni non può impedire a Berlusconi di
vincere con i voti ma può puntare a un quasi pareggio dei seggi grazie agli
effetti paradossali del premio regionale (voluto dall'allora presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi) e degli sbarramenti. Non stravincere
nelle regioni rosse e affermarsi in quelle in bilico per il Pd sarebbe la
ricetta migliore per pareggiare al Senato e poi giocarsi un secondo tempo nel
confronto con il Pdl di Berlusconi. Si tratta di
scenari all'attenzione dei due grandi partiti: le simulazioni tengono conto
dell'attuale dinamica dei voti e del gradimento degli elettori. Il paradosso è
che la coalizione di Berlusconi (Pdl+Lega+Mpa) con un
vantaggio di 2,5-3 milioni di voti al Senato potrebbe trovarsi di fronte a due
scenari diversi, proprio per effetto degli sbarramenti dei premi della legge
elettorale. In pratica il Pdl, che è in testa nei sondaggi, ha di fronte a sé
quattro categorie di regioni: 1. Le regioni dove vince con il 55 per cento
degli eletti, come Lombardia (26 seggi), Veneto (15) e Sicilia (15), o anche di
più (in questo caso i seggi diventano 29, 16, 16) e questo dipende dal
risultato dei terzi poli, cioè se superano l'8 per cento. 2. Le regioni dove la
vittoria è sicura ma i seggi non variano: Piemonte (12 seggi), Friuli Venezia
Giulia (4), Campania (17) e Puglia (12). 3. Le regioni incerte: quelle dove il
Pd è in vantaggio (Liguria, Marche e Abruzzo) e quelle dove il Pdl è in testa
(Lazio, Calabria e Sardegna). Regioni dove si può conquistare il massimo dei
posti in palio, o perdere e vedersi attribuiti tutti i seggi destinati
all'opposizione oppure vedersi costretti a dividerli con Udc e Sinistra
arcobaleno. 4. Le regioni perse: Emilia-Romagna, Toscana e Umbria per il Pdl
sono out e i seggi per gli sconfitti probabilmente saranno da dividere con
Bertinotti. La previsione migliore consegna un'affermazione netta del Pdl e un
Parlamento dove ci sono solo due grandi partiti. Sarà questa la fotografia di Camera
e Senato la sera del 14 aprile? "Al momento, sulla base dei sondaggi, è
plausibile pensare che il Senato assuma una conformazione quasi perfettamente
bipartitica con due grossi gruppi parlamentari" prevede il
costituzionalista Salvatore Vassallo, candidato in Emilia-Romagna alla Camera
per il Pd. Fondamentale sarà il risultato finale di Bertinotti e Casini: se
superassero la soglia dell'8 per cento in alcune regioni, il Senato potrebbe
ritrovarsi con una maggioranza risicata. Vassallo illustra questa possibilità,
per ora solo teorica: "Certo, c'è un possibile paradosso: il Senato
rischia di rimanere in bilico se uno dei due principali partiti perde voti
rispetto ai concorrenti interni, cioè se il Pdl cede troppi voti al centro in
alcune regioni in cui vince e se il Pd cede voti alla Sinistra arcobaleno nelle
regioni dove è forte. Paradossalmente, il Pd avrebbe un vantaggio (se volesse
giocare sull'incertezza del risultato) a vincere peggio in Toscana, Umbria,
Emilia e Marche a vantaggio della Sinistra arcobaleno. Il Pd in quel caso
comunque otterrebbe il premio, però i seggi residui verrebbero divisi tra
sinistra e Pdl e in questo modo nell'aggregato nazionale il Pdl rischierebbe di
restare sotto la maggioranza o comunque di arrivare in una situazione di quasi
pareggio". Situazione da brivido che Gaetano Quagliariello, professore di
teoria e storia dei partiti politici alla Luiss di Roma, candidato al Senato in
Toscana per il Pdl, non vede alle porte: "Non credo a questa ipotesi e la
tendenza di questa campagna elettorale non lo fa pensare. Se è sempre più
chiaro che votare per il governo significa votare per il Pdl o per il Pd,
dobbiamo ancor più impegnarci a far capire agli elettori che in alcune regioni
votare per un piccolo partito di centro o di destra significa gettare il voto
dalla finestra. Né la Destra della Santanchè e di Storace né il centro di
Casini e Baccini hanno la possibilità di superare la soglia dell'8 per cento
nelle regioni decisive, mentre un voto al Pdl può servire a dare stabilità e forza
a un'esperienza di governo. In ogni caso noi non potremmo mai fare quello che
ha fatto la sinistra, cioè non considerare per pregiudizio ideologico la realtà
dei fatti". La partita finale non sarà semplice. Berlusconi
e Veltroni devono confrontarsi con le forze intermedie
che possono intercettare i loro voti e sono a un bivio. Per affermare il
modello bipartitico a cui si ispirano devono tagliare i cespugli sul piano
politico (cosa fatta, in parte) ma anche sul piano elettorale, perché in caso
contrario a perderci sarebbero entrambi. Il Cavaliere avrebbe il problema a
Palazzo Madama di una vittoria netta di voti e un quasi pareggio di seggi,
mentre Veltroni di fronte a un risultato deludente
vedrebbe il suo modello di Pd e la sua leadership traballare al primo giro di
giostra.
( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 11 del 2008-03-17
pagina 0 Veltroni: "Nel Pdl sono già divisi su
tutto" di Redazione Il leader del Pd attacca il centrodestra:
"Dall'Alitalia alle pensioni alla politica estera sono divisi su tutti i
grandi temi della campagna elettorale". E già pensa a una manifestazione
in notturna Verbania - Dall'Alitalia alle pensioni alla politica estera, per il candidato leader del Partito democratico Walter Veltroni la "destra è divisa su tutto". A Verbania per la prima
tappa piemontese del tour elettorale, Veltroni
sottolinea le contraddizioni del principale schieramento avversario. L'attacco
di Veltroni "Su Alitalia Fini ha detto sì ad Air France, Bossi no, che
cosa avrebbero fatto se fossero stati al Governo". E ancora:
"Sulle pensioni Berlusconi ha detto che bisogna
tornare alla legge Maroni e tutti i suoi alleati hanno detto no, a cominciare
dallo stesso Maroni". E infine: "L'ex ministro Martino ha proposto di
togliere i militari dal Libano e inviarli di nuovo in Iraq e tutti gli altri
hanno detto di no". Per concludere: "Stiamo parlando di persone che
dovrebbero governare questo Paese". Non ci va giù leggero l'ex sindaco di
Roma che accusa il Popolo della Libertà di essere diviso in tutto e per tutti e
invita, quindi, gli italiani a non votare a destra : "Questo
significherebbe continuare questi 15 anni di confusione e di divisione. Noi
invece siamo una forza che vuole unire e che, grazie alla nostra scelta
coraggiosa, non dovrà più mediare". Manifestazione di mezzanotte L'ultima
pensata di Veltroni? Una manifestazione elettorale a
mezzanotte. "Questa è la 56esima provincia che visitiamo - ha spiegato
questa mattina davanti a centinaia di persone - ogni volta incontro moltissima
gente. Devo ammettere che un appuntamento elettorale alle 11 del mattino di un
lunedì è quanto di più strano... si possa vedere. Voglio vedere se facendo una
manifestazione a mezzanotte ci saranno tante persone". E promette:
"Faremo anche questo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Panorama.it" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Berlusconi frena
sulle pensioni e lancia l'allarme brogli Posted By redazione On 17/3/2008 @
8:15 In Headlines | No Comments In difesa sulle pensioni, in attacco sui
brogli. Doppio ruolo per Silvio Berlusconi. Ieri, da
Cernobbio, aveva fatto intendere di voler rivedere lo scalone, ritoccandolo
all'insù. Meno di ventiquattro ore ed è arrivata la scontata levata di scudi
dei sindacati. Poco dopo il Cavaliere frena. "So bene che i sistemi
pensionistici non si cambiano da un anno all'altro, tanto meno - assicura - senza
una consultazione sociale. Come al solito, la sinistra si esercita
nell'alterazione di mie dichiarazioni". Vecchio vizio
"stalinista". Sulle elezioni e il rischio brogli, l'ex premier invece
rispolvera un vecchia convinzione, ma con molta determinazione. Da Piazza
Duomo, dove si trovava per un comizio, ha lanciato l'allarme: "C'è un
problema grandissimo e per evitare il bis del 2006, quando la sinistra buttò
fuori i nostri rappresentanti di lista, occorre armare un esercito in difesa
della liberta"'. È l'una e mezza della domenica delle palme, l'ora
dell'aperitivo prima del pranzo, e così la piazza è piena a metà ma i comaschi
che sono venuti per il presidente lo acclamano, lo incitano a più riprese,
ripetono le parole d'ordine che li convincono di più. Ma è anche il week-end
dei gazebo per la famiglia e l'ex premier non vuole che l'attualità rubi la
scena: incalzato, sulle prime non replica sulle pensioni. Il commento arriverà
dopo, con una nota. Non parla di Alitalia ("lasciamo stare, non è il
momento"), glissa anche sul capitolo Tibet e Olimpiadi. Il Popolo delle
libertà applaude quando attacca a testa bassa la sinistra. Ma a fare breccia
sono soprattutto i temi cari al Nord: la sicurezza ("ci sono clandestini a
iosa e troppi pochi soldi", è la constatazione); i ritardi sulle
infrastrutture e l'energia; i rifiuti. Berlusconi
confessa di non dormirci la notte: un milione di tonnellate di spazzatura. A
tanto ammonta la "dote" del governo Prodi. Il Cavaliere lo sa infatti
come vanno le cose in politica: "Un mese dopo che sarò a Palazzo
Chigi" pronostica "quella spazzatura sarà tutta mia". Ergo,
spiega, una soluzione va trovata. Poi, le tasse. Berlusconi
avrà anche inaugurato la stagione del realismo ma a farsi scippare la lotta per
abbattere il peso del fisco non ci sta. E così promette di tagliare la
pressione fiscale, laddove è possibile; ricorda che introdurrà il quoziente
familiare, una vera e propria rivoluzione; e non dimentica la casa. "Ogni
padre di famiglia ha a cuore di lasciarne una ai propri figli". Via l'Ici,
quindi, ok ai buoni affitti e a un piano per l'edilizia. E se qui la sinistra
copia, pazienza perché "quando vengono copiate le cose buone sono
felice", dice tra il bonario e il sarcastico. Tanto
poi al governo ci va lui e non certo Veltroni, è il
ragionamento sottostante. Ecco allora l'immancabile stoccatina all'avversario
di questa campagna elettorale: "Se Veltroni fosse
credibile e non lo è, lo voterei anche io". Così, dice, potrei finalmente
godermi la vita. E invece, niente, gli toccherà prendere ancora una volta il
Paese in mano e con umiltà governare. "Vi garantisco che supereremo
le difficoltà", afferma cercando di mostrare un volto meno pessimista. Sì,
perché io ormai "sono un vecchietto", si lascia andare. Ma non poi
così tanto, si corregge a scanso di equivoci: "Questa mattina ho
incontrato un compagno di scuola, che mi ha detto: 'Ormai abbiamo un'età. Ma io
gli ho risposto: 'Parla per tè". Musica per le orecchie della platea di
Como: "Ecco Bravo, resta con noi", gli replicano i suoi fan. Il VIDEO
servizio:.
( da "Giornale.it, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Ci si deve
accontentare". E' uno dei versi de "Il mondo che vorrei", il
nuovo singolo di Vasco Rossi che preannuncia il nuovo album, il nuovo tour e la
solita vagonata di articoli, spot, servizi che implacabilmente si spalmerà per
tutta l'estate. Per ritornare sul mercato, Vasco ha scelto la solita ballatona
rock con un assolo di chitarra strepitoso e tutto il solito corredo di versi
sofferti, di predizioni esistenziali, di rimpianti impossibili. Esatto: il
solito corredo. L'ho ascoltato per due giorni, sperando che mi accendesse
qualche emozione. Invece poco o nulla. Stavolta al pezzo di Vasco manca l'x
factor, non ha quella marcia in più che sa distinguerlo da tutti gli altri e
che lo ha trasformato in un punto di riferimento per quelle due o tre generazioni
che ancora oggi parlano con le sue parole. E' un bel pezzo, per carità. Ma,
parlando di Vasco, è un pezzo prevedibile e perciò noioso. Molto noioso.
Sentiremo l'album, di cui dicono faville. E speriamo sia così, altrimenti sai
che delusione. Scritto in Varie Non commentato " (2 votes, average: 5 out
of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo articolo a un amico 15Mar 08 Bravi, così si protegge
Britney (e impariamo anche noi) Poi uno dice gli Stati Uniti. Il Los Angeles
Times di venerdì ha riportato una notizia (poi ripresa anche dall'agenzia
Reuters) che noi italiani dovremmo imparare a memoria. Ricordate i due ricoveri
di Britney Spears in rapida sequenza a gennaio?? Allora ci fu una clamorosa fuga
di notizie e per alcuni giorni tutti furono rapidamente informati delle
condizioni di salute della ragazza, con l'inevitabile imprecisione che tutti i
pettegolezzi si portano dietro. Bene, adesso il Medical Center dell'Ucla, dove
la popstar fu messa sotto controllo perché dava di matto, ha annunciato, o
perlomeno fatto intendere, che sta per licenziare (esatto: licenziare) tredici
dipendenti, aprire procedimenti disciplinari contro altri sei e intentare cause
giudiziarie contro ben sei medici che avrebbero avuto accesso ai computer dove
erano stati inserite le cartelle mediche della Spears. Insomma, pugno duro.
Adesso per fortuna Britney Spears sta meglio e sembra che si sia rimessa in
forma dopo quello che è stato per lei un inferno orribilmente martoriato dalla
stampa. Però ci sono questi strascichi che sono molto indicativi anche per noi
italiani, non solo per i fans dell'(ex) lolita del pop. Dopo la rivelazione del
Los Angeles Times, invece di frignare o smentire, il Medical Center ha
semplicemente emesso un comunicato stampa in cui confermava che l'ospedale ha
"misure stringenti per proteggere la privacy dei pazienti". Ossia:
chi ha sbagliato, paghi e non perdiamo altro tempo. Proviamo a pensare a quello
che sarebbe successo in Italia (ed è successo, come nel caso di Lucio Battisti
o, anni prima, di Kurt Cobain) se un cantante fosse finito pubblicamente in
ospedale. Non solo la prevedibile fuga di notizie, che purtroppo non è
giustificabile ma è difficilmente arginabile. Ma poi il disinteresse delle autorità
ospedaliere, che non avrebbero preso nessun provvedimento. Né tantomeno si
sarebbero mossi i magistrati. D'altronde in Italia accede sempre così ed è per
questo che, nonostante una legge molto restrittiva, non esiste più la privacy.
Non ci sono conseguenze, mai. Se uno viola la privacy, la fa franca. E se, per
un caso improbabile, viene individuato, può star tranquillo perché ci vogliono
anni prima di fare il processo. Vabbè, senza esondare su altre spiagge, il caso
di Britney Spears stavolta dà una buona notizia. Dalle punizioni decise dal
Medical Center arriva anche una bella lezione: ci sono limiti privati che
neppure il diritto all'informazione può superare. Uno di questi è la salute. E
basta vedere quello che proprio in questi giorni accade in Italia (il caso del
ginecologo suicida e la spregevole fuga di notizie) per rendersi conto di
quanto abbiamo ancora da imparare. Scritto in Varie Commenti ( 5 ) " (5
votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 Bjork,
il Tibet, l'(in)tolleranza cinese e i nostri silenzi L'altro giorno durante un
concerto in Cina, Bjork ha chiassosamente protestato a favore dell'indipendenza
del Tibet, invitando il pubblico a cantare il coro "Tibet! Tibet!"
Apriti cielo. Le autorità cinesi, che sono clamorosamente intolleranti, hanno
reagito spiegando senza mezzi termini che "Bjork ha infranto le leggi del
nostro paese e ferito i sentimenti del popolo cinese". Pensa un po'. Quindi
in futuro "stringeremo i controlli sugli artisti stranieri che abbiano in
programma spettacoli in Cina affinché episodi del genere non si verifichino
più". Naturalmente sulla stampa italiana (la stessa che non ha protestato
contro il silenzio del ministro radicale e libertario Emma Bonino in visita a
Pechino) le notizie in merito a questo scandalo sono uscite, quando sono
uscite, piccole così. Però pazienza per i giornali. Ma mi chiedo dove siano le
organizzazioni umanitarie che di solito strillano molto quando a violare le
regole sono altri stati (ad esempio gli Stati Uniti). In Cina succede di tutto
e il caso di Bjork è davvero una goccia nella palude marcia dei diritti umani e
politici violati laggiù. Eppure silenzio. Complimenti. Scritto in Varie Commenti
( 23 ) " (9 votes, average: 4.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo
Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 29Feb 08 Jovanotti è un passo avanti Ieri Jovanotti è arrivato in sala
stampa per presentare la sua apparizione del venerdì al Festival. Ha parlato
per oltre mezz'ora e non importa neppure riportare tutte le frasi che ha
inanellato. Ha parlato di musica, di politica, ha presentato il suo ospite Ben
Haper, ha divagato su tanti argomenti e sempre con competenza. Ma non è questo
che importa. Jovanotti è un uomo sereno e quando ha parlato delle sue canzoni
ha semplicemente spiegato che: "Io penso alla mia donna, all'amore che
provo per lei e scrivo quello che c'è intorno a questo sentimento". Credo
che non ci sia niente di più poetico. E se penso che l'ha detto così
d'improvviso davanti a una sala stampa di giornalisti iene scatenate lo trovo
quasi commovente. Stavolta Jovanotti mi ha commosso. Bravo. Scritto in Varie
Commenti ( 30 ) " (11 votes, average: 4.82 out of 5) Loading ... Il Blog
di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 27Feb 08 Soluzione all'italiana: Bertè squalificata ma
canta Soluzione all'italiana al Festival di Sanremo. Loredana Bertè ha cantato
un brano già pubblicato (nel 1988) e quindi è stata squalificata. Lo ha
annunciato Pippo Baudo adesso in conferenza stampa. Però lei continuerà ad
esibirsi all'Ariston, sostanzialmente per evitare un altro caso Tenco. La
solita soluzione all'italiana che però non riesco a criticare (vista la
situazione). Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (6 votes, average: 5 out
of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Il caso Bertè (e il caso
strano) Ieri sul palco è stata travolgente e senza dubbio ha smentito tutti
(anche quelli come me che temevano un'esibizione sottotono). Certo, Loredana
Bertè è stata la più rock del festival, rock nel senso di Celentano: vitale e
controcorrente. Però è anche vero che mi fa un po' tristezza star qui a
complimentarmi con la Bertè solo perché sul palco dell'Ariston non ha dato di
matto come in altre sedi televisive. E' un pensiero che non mi piace. Di sicuro
oggi si parlerà di un'altra cosa. Questa: la sua canzone Musica e parole
sarebbe una vecchia canzone del 1988 intitolata "Ultimo segreto",
tratta dall'album "Sesto senso" prodotto da Tulio De Piscopo e
Alberto Radius. Il brano fu cantato da Ornella Ventura e, caso strano, l'autore
è sempre Alberto Radius e la casa discografica, la NAR, è la stessa di 20 anni
fa (ha solo modificato nome e organico). Insomma, ci sono tante coincidenze
troppo strane. Ho già raffrontato i due brani e in effetti sono molto, ma molto
simili. Chissà se qualcuno prenderà decisioni in merito. Ma il caso è molto
strano. Il discografico della Bertè ha ammesso praticamente che si tratta di
una "cover". E Baudo ha detto che nel pomeriggio si riunirà la
commissione per valutare. Aspettiamo. Di certo, se è così, alla Bertè non
rimanerrebbe che ritirarsi. Scritto in Varie Commenti ( 5 ) " (8 votes,
average: 4.88 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Feb 08 Lasciare
stare Tricarico Ieri notte ho tremato quando Chiambretti e Baudo si sono
avvicinati a Tricarico che stava per cantare. Tricarico è di una sensibilità
estrema, è indifeso, vulnerabile oltre ogni immaginazione. E la vicinanza di
Pippo e Piero, che sono stati impietosi, lo ha messo talmente in imbarazzo da
fargli rovinare la canzone. La sua interpretazione è stata la peggiore della
serata, nonostante il brano sia senza dubbio un bel brano che probabilmente
sboccerà bene anche nelle radio. E quindi la nota buona della giornata oggi è
negli occhi di Tricarico quando ha iniziato a cantare la sua "Vita
tranquilla". Erano così sperduti, così ingenui, così puri da meritarsi
l'applauso seduta stante. Forza Tricarico. Scritto in Varie Commenti ( 125 )
" (9 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano
© 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
24Feb 08 La rivoluzione di Chiambretti Bravo Pierino. Oggi la frase più bella
del Festival è la sua. In una intervista a Marinella Venegoni della Stampa, che
gli ha chiesto se Pippo lo avesse catechizzato sulla par condicio pre
elettorale, lui ha risposto: "No, Pippo mi ha tranquillizzato. Nessuno di noi vuol fare la pelle a Veltroni e Berlusconi. Anzi oggi la rivoluzione oggi si fa costruendo e non più
distruggendo". Bravo, questa è la frase giusta (anche se non nuovissima)
che esprime lo spirito del tempo. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (8
votes, average: 4.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Feb
08 Pippo fa tredici, Sanremo farà tardi, io farò notte Inizia il Festival di
Sanremo ed eccomi qui come inviato. Non mi ricordo più: sarà la settima o
l'ottava volta. Da domenica, giorno della conferenza stampa di presentazione,
inizia il rito più amato dagli italiani: parlare male del Festival che però è
un punto di riferimento. Anche solo per dire "io non lo guardo neanche per
un minuto", tutti ne parlano almeno una volta e ci sono pochi altri eventi
che raggiungono una coralità così ampia da sfuggire le singole categorie.
Sanremo è come un discorso di Bush alla nazione: é lo stato dell'Italia, una
foto delle sue condizioni. Ok, ok: dopo aver ascoltato le canzoni del Festival
di quest'anno, l'Italia non sta benissimo. Però per tutta la settimana su
questo blog parlerò solo delle cose più belle dell'Ariston, quelle che mi hanno
emozionato (se ce ne saranno) o perlomeno colpito. Tanto le cose brutte le
direte voi che mi scrivete e io vi aspetterò a braccia aperte. Intanto, io
comincio così: poco fa ho parlato con Anna Tatangelo e mi è piaciuta molto la
sua determinazione entusiasta. Dite quello che volete, ma ce ne fossero.
Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (9 votes, average: 5 out of 5) Loading
... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia
questo articolo a un amico 10Feb 08 Questa è bella, Venditti ha l'ansia
Domenica è stata la giornata dell'ansia. Nell'intervista che andrà in onda a
"La storia siamo noi" su Raidue, Fiorello ammette che lo chiamano
"ansiolin" perché quando sta per intervistare qualche big gli viene
il nodo in gola. E, in una surreale intervista al Messaggero, Antonello
Venditti - che ha 59 anni e non è un pivello esordiente - annuncia che non sarà
al Festival di Sanremo perché "ci ho pensato, ma andarci a fare il
superospite mi crea un disagio cosmico". E vabbè, uno pensa, può
succedere. Poi però lui aggiunge: "Per andarci ci vuole fegato, a me
invece viene l'ansia, non lo vivo come una festa". Ma accidenti, a dar
retta a queste parole sembra che finora Venditti sia stato un recluso ai limiti
dell'eremitaggio. E invece lo sapete tutti: non è così. Allora viene da pensare
che la versione non sia proprio quella autentica. Forse a Venditti dà fastidio
l'ordine di apparizione sul palco, che si preannuncia alfabetico e che quindi
lo obbligherebbe a salire molto tardi?? Oppure il cachet non era all'altezza
delle sue attese?? Comunque sia, la giustificazione che ha dato fa ridere.
Venditti, quello che è in classifica da trentacinque anni, che è già stato al
Festival, che ha suonato migliaia di concerti, è paralizzato dall'ansia??
Sarebbe come se un pilota di Formula Uno si ritirasse perché è infastidito dal
rumore dei motori. Suvvia, Venditti. Pazienza le canzoni, ma le scuse devono
essere almeno originali. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (20 votes,
average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Paolo Giordano © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi
sono Paolo Giordano scrive di musica leggera sul Giornale. Vive a Milano e ha
sempre il volume alto. Tutti gli articoli di Paolo Giordano su ilGiornale.it
contatti Categorie Varie (73) Ultime discussioni Sally: Rispondo a Ladylindy:
Il paragone con Lennon era limite. Mi commuovo raramente ma quando mi succede è
sempre... tokio hotel: i tokio hotel fanno pena nn sanno cantate e nn sanno
suonare gli detesto Paolo84: Ciao a tutti. Devo dire che sono contento che
almeno in America ci sono leggi giuste sulla privacy, e mi... Paolo Giordano:
Certo, le indiscrezioni sono il pane del giornalismo. Ma in certi casi la
soluzione per contenerle è... Sally: Ciao Paolo, bentrovato. Non sono molto
d'accordo sul discorso che se uno vuole riesce a sfuggire al... I più inviati I
Tokio Hotel in Italia a febbraio - 1 Emails Occhio, cari genitori, i Tokio
Hotel sono diventati maggiorenni - 1 Emails Questa è bella, Venditti ha l'ansia
- 1 Emails Ultime notizie Mutui, allarme dell'Ocse e dell'FmiLa Fed taglia
ancora i tassi: euro a 1,59Veltroni: "Nel Pdl
sono già divisi su tutto"Marcegaglia: tagliare la spesa
improduttivaAlitalia, Prodi a Sea: ritiri richiesta danniTibet, centinaia di
morti. Appello Usa Blog amici Il blog di Ferruccio Gattuso Il blog di Gaia Il
blog di Marinella Venegoni Vocalizzo rotante Siti amici Rockol.it March