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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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tARTICOLI DEL  16-4-2008      #TOP


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Quei 7 punti persi dal centrosinistra di ILVO DIAMANTI (La Repubblica 16-4-2008)

 

 

A leggere i titoli dei giornali di oggi c'è da stropicciarsi gli occhi. Pare di essere tornati indietro di 10-15 anni. Ai trionfi di Forza Italia e della Lega. Una marcia rapida verso il passato. Con la differenza che, allora, Lega e FI erano concorrenti. Alle elezioni del 1994: vinsero insieme, nel Polo delle Libertà. Ma FI cannibalizzò la Lega. Nel 1996 avvenne il contrario. La Lega corse da sola, contro il Polo. E sfondò, nel Nord, realizzando il maggiore risultato della sua storia. A spese di FI.
In queste elezioni, invece, la Lega si è affermata, anzi, ha trionfato alleandosi con FI e AN, confluiti nel Popolo della Libertà. L'ultima invenzione di Silvio Berlusconi. Non un leader, ma, come ha sottolineato Mauro Calise sul Mattino, "il capo". Un accordo vantaggioso per tutti. Il Pdl, nel Centrosud, ha, infatti, ampiamente recuperato i voti "ceduti", nel Nord, alla Lega. Che, peraltro, ha conquistato alla causa comune consensi che vanno molto al di là dei confini di centrodestra. Quanto alle forze politiche di centrosinistra, si tratta di una pesante sconfitta. Al di là delle attese. Disastrosa per la Sinistra Arcobaleno. Per capire perché e come sia avvenuto tutto ciò, conviene precisarne meglio le misure, le dinamiche, la geografia, la sociologia del risultato. In modo sommario e, necessariamente, approssimativo.

1. Il successo di Berlusconi è stato netto. La sua coalizione ha ottenuto oltre 17 milioni di voti alla Camera. Circa 3 milioni e mezzo in più dell'alleanza Pd e IdV, che sosteneva Veltroni. La quale prevale solo nelle regioni rosse (+14 punti percentuali). Inoltre, c'è equilibrio nelle regioni del Centrosud (Lazio, Abruzzo e Molise: +2 punti per il Cavaliere). Mentre nelle altre zone il successo di Berlusconi appare schiacciante: +17 punti nel Nordovest, +19 nel Nordest, +15 nel Mezzogiorno e nelle Isole. Difficile, per il centrosinistra, agitare la "questione settentrionale", questa volta. Perché altrettanto grave, per questa parte politica, risulta la "questione meridionale". D'altronde, nel Sud, la coalizione di Veltroni, rispetto al 2006, è cresciuta di un solo punto, grazie all'IdV.


2. Dal punto di vista territoriale, il Pdl è il primo partito in 67 province, il Pd in 35, la Lega in 6. Il Pd prevale nelle tradizionali regioni rosse (Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche). Inoltre, nelle nuove regioni "rosa" del Centrosud: Molise e Basilicata. Mentre crolla in alcune regioni dove, negli ultimi dieci anni, si era consolidato. Fra tutte: la Campania.

3. La Lega si impone ovunque, nel Nord padano. Ma soprattutto nelle sue zone di origine. Nelle zone pedemontane, che hanno conosciuto negli ultimi vent'anni una grande crescita dell'economia di piccola impresa. Supera il 30% in 5 province: Sondrio, Verona, Bergamo, Vicenza e Treviso. Ma in altre 20 va oltre il 15. Da Belluno a Cuneo, passando per Brescia, Como e Varese. La stessa mappa del '92. Che, a sua volta, riassume la propagazione del voto leghista dal 1983 in poi. La sorpresa di chi continua a sorprendersi dei successi della Lega, a intervalli regolari, è, quindi, fuori luogo. Oggi è il partito che ha più storia tra quelli presenti in Italia. Viene da lontano. Ha quasi 30 anni. È radicato. Governa città e province. Nel 1993 (qualcuno lo dimentica) conquistò Milano.

4. Il Pdl è partito più forte in quasi tutto il Mezzogiorno, isole comprese. Soprattutto in Sicilia, dove raggiunge livelli elevatissimi. Ma è forte anche nel Nordovest. Ripercorre e riproduce la geografia e la biografia dei soci fondatori. FI, che, fin dall'origine, ha ottenuto le migliori performance nel Nordovest, lungo l'asse che collega Milano alla Liguria Occidentale; nelle isole, soprattutto in Sicilia; nella fascia tirrenica del Mezzogiorno. An: che ha ereditato e rafforzato il bacino elettorale del Msi, nel Centrosud, lungo l'asse che unisce il Lazio alla Puglia.

5. Malgrado il profondo rinnovamento dell'offerta politica degli ultimi mesi, quindi, la geografia del voto non è cambiata. Le fedeltà politiche territoriali degli italiani appaiono più forti di ogni influenza mediatica. Più vischiose di ogni personalizzazione.
La novità, semmai, è che la Lega, per la prima volta, ottiene un risultato travolgente insieme al centrodestra. Non "sola contro tutti". Probabilmente perché, in questi anni, ha potuto operare all'opposizione. La posizione che sa sfruttare meglio.

6. Infine, l'Udc ha tenuto il suo segmento di voti. Limitato, ma comunque stabile. Le forze politiche della Sinistra Arcobaleno, invece, hanno subito un vero tracollo. Hanno perduto il 7% su base nazionale. Nel 2006, avevano ottenuto oltre il 10% dei voti validi. Alle elezioni dei giorni scorsi, insieme, poco più del 3%. Oltre due milioni e mezzo di voti in meno.

7. Una voragine aperta nel centrosinistra. Che la coalizione guidata da Veltroni ha colmato in minima parte. IdV ha sicuramente ottenuto un buon risultato. Il 4,4%. Quasi il doppio rispetto a due anni fa. Quanto al Pd, se consideriamo insieme i partiti che ne fanno parte (oltre a Ds e Margherita, anche i Radicali e la lista dei Consumatori), rispetto al 2006 si osserva una crescita molto ridotta: meno di 1 punto percentuale. Che si realizza soprattutto nelle zone rosse e nel Centrosud. Mentre nel Nord e nel Mezzogiorno è sostanzialmente fermo. Oppure perde qualcosa. In altri termini: il Pd ha intercettato i voti delle forze politiche che lo hanno promosso. Ma non è riuscito ad attrarre flussi aggiuntivi. Dal centro e soprattutto da sinistra.

8. Così, se consideriamo il bacino elettorale di destra e sinistra delineato dalla Cdl e dall'Unione nel 2006, oggi, il piatto della bilancia pende decisamente a destra. In particolare, i voti delle forze politiche di centrosinistra (l'Unione), rispetto a due anni fa, sono calati di quasi 7 punti percentuali. Esattamente quelli perduti dalla Sa. Finiti, evidentemente, altrove. Insieme a molti socialisti. Se osserviamo i primi flussi elettorali (elaborati da Ipsos su dati aggregati, utilizzando il modello di Goodman), ne abbiamo conferma. Su 10 elettori dei partiti di sinistra radicale, infatti, sembra che meno di 3 siano rimasti fedeli, altri 2 abbiano votato per il Pd e IdV, seguendo il richiamo del voto utile. La metà di essi, invece, si è divisa equamente, fra l'astensione e altre formazioni politiche. In minima parte di estrema sinistra, soprattutto di centrodestra. Per il Pdl, nel Mezzogiorno. Per la Lega, in molte zone del Nord.
Non ci soffermiamo sulle ragioni politiche di questa diaspora. Ci limitiamo, invece, a sottolineare come contribuisca a enfatizzare un problema di rappresentanza e di prospettiva, già evidente in passato. Come hanno mostrato le indagini di Demos, pubblicate su Repubblica nelle ultime settimane, il Pd prevale, sotto il profilo elettorale, fra gli impiegati pubblici e i pensionati. Mentre il Pdl supera, nettamente, il Pd fra gli imprenditori, i lavoratori autonomi e i dipendenti del privato. Infine, tra i giovani (soprattutto se lavorano).

Da ciò l'interrogativo. Quale futuro può attendere una forza politica riformista di centrosinistra asserragliata nelle tradizionali regioni rosse? Straniera nel Nord e spaesata nel Mezzogiorno? Se non riesce a parlare ai più giovani, alle classi produttive?
Ai ricchi e neppure ai più poveri?

(16 aprile 2008)


Una storia finita di Ernesto Galli Della Loggia  (Il Corriere della Sera 16-4-2008)

 

Ha ragione chi ha notato che il nuovo Parlamento italiano nato dalle elezioni di domenica e lunedì sarà l'unico dei principali parlamenti europei dove non troverà posto alcun partito che nel nome si richiami al socialismo o al comunismo. E questo accade nonostante che, come è noto, partiti con quei nomi abbiano segnato profondamente per decenni la storia della sinistra italiana e, insieme, la storia del Paese. Siamo di fronte, insomma, a una svolta profonda non solo del nostro sistema politico, ma della nostra intera vicenda nazionale, del lungo e tormentato configurarsi delle culture politiche italiane. Svolta tanto più significativa in quanto poi coincide con lo schierarsi elettorale a destra di tutto il Nord, cioè delle regioni più industriose, più ricche e più avanzate della penisola, un tempo, in molte zone, roccaforti della sinistra che aveva il socialismo o il comunismo nella propria insegna.

Da questo punto di vista è oltremodo indicativo il sorprendente successo della Lega in una regione come l'Emilia Romagna, con oltre il 7% dei voti alla Camera. In realtà la Prima Repubblica non è finita nel 1994, è finita ieri; e il terremoto che ha colpito la sinistra può essere interpretato come la conseguenza del modo miope e insufficiente con cui proprio la sinistra affrontò 15 anni fa la crisi di quella fase della democrazia italiana, non cogliendone né il significato né le implicazioni. E perciò riducendosi oggettivamente, allora e poi, a un ruolo di puro e semplice freno anziché di spinta e di direzione. Ciò che portò alla fine la Prima Repubblica fu essenzialmente la mancanza di alternativa di governo, il fatto che per svariati decenni a reggere il Paese fossero più o meno sempre le stesse forze. Uno degli effetti ne fu per l'appunto la vasta corruzione (da qui Mani Pulite), insieme alla progressiva decrepitezza dei meccanismi e degli strumenti amministrativi (per primi quelli dell'amministrazione statale) e all' inamovibilità castale delle élites del Paese in quasi tutti i campi. Inutile dire il motivo della mancanza per tanto tempo di una credibile alternativa di governo: la presenza all'opposizione di un Partito comunista il cui sfondo ideologico e la cui collocazione internazionale, essendo entrambi storicamente contigui alla vicenda bolscevico- sovietica, non lo legittimavano a governare una democrazia occidentale come l'Italia.

La fine dei partiti di governo della Prima Repubblica (Dc e Psi) per effetto delle inchieste giudiziarie di Di Pietro non ebbe l’effetto di spingere quelli che erano ormai i reduci del naufragio comunista a una revisione radicale della propria storia. E neppure li indusse a una rivisitazione altrettanto radicale di tutto l'impianto socio- statuale italiano, delle reti d'interesse, dei luoghi di potere accreditati, delle convenzioni bizantine, delle fame posticce di un regime ormai alle corde. Ebbe anzi un effetto paradossalmente pressoché opposto. Indusse gli ex comunisti a considerarsi quasi come i curatori testamentari di questo insieme di lasciti, facendosi catturare dalla tentazione di poterne addirittura diventare agevolmente gli eredi. Ciò che infatti cominciò fin da subito a verificarsi. Con la conseguenza però che abbagliati da questa facile conquista gli scampati al naufragio comunista non sentirono più l'urgente necessità, che invece avrebbero dovuto sentire, di buttare a mare alla svelta il proprio patrimonio ideologico, di ravvedersi senza esitazioni delle loro mille cantonate, di prendere coraggiosamente un nome e un abito nuovi. O, se lo fecero, presero a farlo con tempi politicamente biblici, dell'ordine degli anni.

Nel frattempo, come dicevo, orfano della protezione un tempo elargitagli dalla Dc e dal Psi, il potere tradizionale italiano cresciuto e prosperato sotto la Prima Repubblica si apriva volenterosamente a quelli che esso riteneva ormai i nuovi padroni della situazione. In breve tutto l'establisment economico- finanziario del Paese, tutta la cultura, tutta la burocrazia, tutti gli apparati di governo, dalla polizia alla magistratura, gran parte del vecchio cattolicesimo politico divennero o si dissero di sinistra. Ma proprio la massiccia operazione di riciclaggio e di «entrismo» da parte dei vertici della società italiana e dei suoi poteri, nell'area della sinistra ex Pci, insieme all'esasperante lentezza con cui procedeva la revisione ideologica di questa, hanno valso a porre il partito della sinistra ex comunista, nell'ultimo dodicennio, in una posizione sostanzialmente conservatrice. L’hanno reso di fatto il tutore massimo dell'esistente, incapace di comprendere i grandi fatti nuovi che si andavano producendo nel Paese, di rompere incrostazioni e tabù, restio a politiche animate da coraggio e da fantasia, timoroso infine di rompere le vecchie solidarietà frontiste. In vario modo questa parte, invece, se la sono aggiudicata fin dal 1994 le varie destre che allora videro la luce e/o che allora presero a ricomporsi.

Le quali, a cominciare da Berlusconi, hanno invece avuto facile gioco, esse sì, ad apparire fino ad oggi (e quale che fosse la realtà) tese al cambiamento, lontane dal potere costituito, prive di troppi pregiudizi ideologici, in sintonia con la pancia e con le esigenze più vere del Paese. Il merito indiscutibile di Walter Veltroni è stato quello di capire che sulla strada iniziata nel lontano 1993-94 la sinistra non poteva più procedere. Prendere le distanze dal governo Prodi ha voluto dire precisamente prendere visibilmente le distanze dalla tradizione. Da quella tradizione italiana che se da un lato era servita a far vivere il nome del socialismo e del comunismo, dall' altro però aveva reso sempre impossibile— ai partiti che ne portavano i nomi— qualunque autonomo ruolo politico innovativo alla guida del Paese. Veltroni ha capito che bisognava cancellare questa storia, la quale era stata anche tanta parte della storia della prima Prima Repubblica; che era finalmente giunto il momento di porre fine alla Prima Repubblica. Per farlo ha oggi dovuto pagare un prezzo assai alto, certo. Ma i conti veri, come sempre, si potranno fare solo alla fine.

16 aprile 2008


Report "Veltroni/Berlusconi"

Religione e laicità negli Usa, quello che ho chiesto al Papa ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.

La Lega stravince e già detta condizioni ( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Primo altolà a Berlusconi sulla legge elettorale La Lega stravince e già detta condizioni Carroccio primo partito in Lombardia e Veneto. Il Pdl apre a Veltroni sulle riforme, il Senatùr di traverso: "Si facciano anche senza il Pd". FRANCESCO LO SARDO Una delle due cariche istituzionali, tre ministeri di primo piano tra i quali il Viminale,

Tocca ancora a lui, stavolta senza alibi ( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il Cavaliere deve ringraziare Veltroni: grazie alle scelte fatte dal Pd, che lui ha dovuto rincorrere, e non certo a una legge elettorale che due anni fa fu imposta al paese in vista di una vittoria dell'Unione e non certo per rendere più stabile la legislatura, Berlusconi torna a palazzo Chigi nelle condizioni migliori.

Berlusconi torna a bordo del Carroccio ( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, comunque, è riuscito a compensare in grandissima parte la scissione dalla sinistra, mentre non è stato in grado, almeno a una prima analisi, di "sfondare" verso il centro. Quella che gli studiosi chiamano "volatilità" elettorale, cioè la facilità da parte degli elettori di passare da un partito a un altro,

Le muse inquietanti ( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come meravigliarsi che l'eterna destra maggioritaria di questo paese possa ancora riconoscersi in Berlusconi? Forse ha ragione la casalinga, il nostro problema si chiama caos e tristezza: e speriamo che Walter Veltroni, cui va comunque il nostro grazie, faccia il secondo miracolo, uscirne al più presto.

<Il Carroccio è concreto: chiederà posti, non la secessione> ( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni è stato bravo, ma per il Pd le cose al Nord possono cambiare solo se riuscirà a radicarsi. Eppure il viaggio era andato bene. Piazze piene, urne vuote? Prendo un caso che conosco, Vercelli, città in cui sono nato e dove torno ofni domenica a trovare mio padre, un anziano pensionato.

Tutti stretti attorno a Walter ( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Elezioni politiche 2008 LA SCONFITTA SERENA Veltroni augura buon lavoro a Berlusconi, "ma non so quanto durerà" Tutti stretti attorno a Walter MARIO LAVIA "Venite con me?". A Walter gli hanno risposto di sì e lo hanno seguito, tutto il gruppo dirigente ha accompagnato il segretario lì di fronte al loft, in quello che è stato soprannominato il loftone,

Tutto in mano a Berlusconi L'Italia diventa bipartitica ( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni ha telefonato al leader del Pdl riconoscendone la vittoria. Il Pd svolgerà il ruolo dell'opposizione forte di un consenso che si aggira alla camera sul 34 per cento. Veltroni, affiancato da tutto il gruppo dirigente, ha sottolineato che "c'è stata una grande rimonta del Pd che è "la più grande forza riformista che il paese abbia mai avuto"

Dove abbiamo sbagliato e dove no ( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni prima e Berlusconi poi hanno mostrato di aver colto per tempo la domanda più diffusa fra gli italiani, quella di una semplificazione del panorama politico e della polarizzazione fra due grandi formazioni entrambe vocate innanzi tutto al governo.

Il fascino della sera delle elezioni sul web ( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: roba tipo che Veltroni è meglio di Berlusconi o che essere nel campo del progresso democratico è meglio che ritrovarsi in quello del conservatorismo omoprovvidenziale. Ricordo benissimo il motivo di fascino che mi spinse il 4 marzo 1985 a entrare nella sezione di un partito, a tredici anni, anche allora alle soglie di una elezione primaverile.

Moratoria per la lotta alla fame nel mondo a Roma una città della scienza (non solo luci al Colosseo) ( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: con o senza intesa col governo Berlusconi p.v., dev'essere la lotta contro la fame nel mondo, nella scia della battaglia radicale degli anni Ottanta e della recente vittoriosa moratoria all'Onu contro la pena di morte. Sotto il sindaco Veltroni, gli eventi che segnarono quella moratoria venivano salutati con l'illuminazione del Colosseo.

Sulla Lega continuiamo a sbagliare ( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: illude che il Carroccio condizionerà Berlusconi, non lo lascerà governare, lo farà cadere domani. Magari fosse così, troppo facile. Il Berlusconi terza edizione avrà qualche difficoltà ma ci vuol altro per fermarlo. Piuttosto, dato che Veltroni dice che non siamo stati capaci di parlare "all'Italia profonda", si potrebbe imparare qualcosa da com'è organizzata sul territorio la Lega.

Di Pietro all'attacco ( da "Stampa, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ipotesi che Walter Veltroni non ha avuto il tempo neanche di accarezzare come idea, ma certo potrebbe rivelarsi ingombrante per il Pd non avere un proprio candidato ad una poltrona così prestigiosa e dover schierare un personaggio ingombrante come Di Pietro. E Maurizio Martina, leader del Pd lombardo, ha buon gioco a minimizzare: "Certo,

La Sinistra Arcobaleno? Tradita da simbolo, voto utile e astensionismo ( da "Stampa, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi che vince, il sindaco di Roma che si presenta senza l'ala radicale e che perde, ma poi? "Semplicemente il distacco in termini di voti e percentuali rispetto al 2001 è lo stesso - spiega Natale -. Veltroni non ha sfondato, ha preso centomila voti in più del 2006, pescandoli principalmente a sinistra.

Nessuno. L'unico problema: ci è mancato il tempo. L'anno prossimo ce l'avremmo fatta ( da "Stampa, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: così come il governo ombra di cui ha parlato Veltroni. Non mi piace il termine "governo ombra" perché mi ricorda esperienze passate, ma al di là di questo, che ci sia una squadra che marca visibilmente l'azione del governo credo sia una buona cosa". Un'ultima domanda. Veltroni ha detto che il Pd ha perso anche perché ha scontato un giudizio negativo sul governo Prodi:

Berlusconi: subito via l'ici ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Conferenza stampa del leader pdl: lista dei ministri pronta in una settimana. Autocritica e dimissioni nella Sinistra Arcobaleno Berlusconi: subito via l'Ici "A noi le due Camere". Veltroni: parte male, faremo il governo ombra SEGUE A PAGINA 2.

Torna sul palco silvio l'affabulatore "scusate il ritardo, stavo parlando col re" - sebastiano messina ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quando gli dicono che a Veltroni il suo inizio non è piaciuto. "Francamente, vi prego: fatemi domande sui problemi reali, non su questo teatrino della politica...". Ma poi riparte con un aneddoto sulla Thatcher, cita una battuta di Reagan, e per chiudere la questione della presidenza del Senato all'opposizione si passa lentamente l'indice sulla fronte,

Berlusconi: "le camere a noi non saremo ostaggi della lega" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quello annunciato da Veltroni, perché "ci sarebbe chiarezza di rapporti, non si perde tempo. Ci sentiamo, ci vediamo e discutiamo. Quindi sono positivamente impressionato da queste dichiarazioni di volontà". Al Pd, secondo Berlusconi oggi si offre "l'occasione di mostrarsi opposizione, come si usa dire, "della Regina", ossia preoccupata dei provvedimenti da condividere che vanno nell'

Il riformismo e il sonno della sinistra - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: con la candidatura di Veltroni, un'ottima occasione per voltare pagina. Credo che l'Italia sia fatta di pensionati, operai, impiegati, precari che hanno scelto la persona meno adatta a rappresentare i loro interessi. Non dovranno più lamentarsi per i contratti non rinnovati, per il costo della vita, per le scarse tutele sindacali.

L'eterno ritorno del cavaliere - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: altra parte la nettezza del successo di Berlusconi ha tolto di mezzo quel miraggio del pareggio che covavano da mesi molti che affollano la periferia della sinistra, pronti ad offrirsi da genio pontiere di un'intesa organica di governo tra Berlusconi e Veltroni. La questione è chiara, come abbiamo provato a dire prima del voto.

Quei sette punti persi dal centrosinistra - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il successo di Berlusconi è stato netto. La sua coalizione ha ottenuto oltre 17 milioni di voti alla Camera. Circa 3 milioni e mezzo in più dell'alleanza Pd e IdV, che sosteneva Veltroni. La quale prevale solo nelle regioni rosse (+14 punti percentuali). Inoltre, c'è equilibrio nelle regioni del Centrosud (Lazio, Abruzzo e Molise: +2 punti per il Cavaliere)

Brevi, schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ho puntato tutto su Veltroni. Ora alla delusione si aggiunge la tristezza per il fatto che, dopo sessant'anni, gli eredi dei socialisti e dei comunisti (protagonisti della nascita di un'Italia democratica) non andranno in Parlamento. Non sono più stati in grado di comunicare con i propri elettori, in parte astenuti, in parte spostati sulla Lega.

Pensioni, a chi gli aumenti ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'

Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'

L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'

Dal nanetto al "piccolo Ciarra" ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'

Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'

Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'

Walter e l'Italia "sapore di sale" ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'

Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'

I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse ma anche no ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'

"questo è un delitto politico ora serve tornare alle radici" - niccolo zancan ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Intanto Veltroni così categorico: per certi versi si è smarcato più di Berlusconi NICCOLO ZANCAN (segue dalla prima di cronaca) NIccolò zancan Gallino, quali sono le cause del disastro? "La questione del voto utile ha avuto un peso. Anch'io, a un certo punto, mi sono chiesto se non convenisse confluire in un partito più grosso per fare massa.

"e ora tutti con rutelli e zingaretti" - carlo picozza ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: governo e catalizzato dalle lusinghe del voto utile evocato Berlusconi e Veltroni. Adesso ripartiamo da qui, dall'esperienza di Roma". Dopo la sconfitta di Rc, c'è chi nel Pd non vuole Patrizia Sentinelli come vice di Rutelli in caso di vittoria del centrosinistra. "Francesco manterrà la parola sulla valorizzazione della Sinistra Arcobaleno nella squadra di governo della città",

In parlamento le novità sono rosa fuori il senatore della mortadella - antonella romano ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la lavoratrice del call center voluta da Veltroni, nona in lista, rimasta al palo dopo l'illusione di un posto da capolista. Tra i nuovi ingressi quello di Gabriella Giammanco, giornalista del Tg4 di origini bagheresi, il cui nome è stato caldeggiato direttamente da Berlusconi. La Sicilia porta a Palazzo Madama tredici senatori del Pdl, sette del Pd,

Il governo nei saloni del g 7 - ottavio lucarelli ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Bassolino e Veltroni si vergognino". Ieri Berlusconi non è tornato a chiedere le dimissioni di Bassolino, lo fanno da lunedì sera tutti suoi colonnelli campani, ma in conferenza stampa serale è tornato sulla questione immondizia. E di nuovo pesantemente: "I rifiuti di Napoli hanno rovinato la nostra immagine nel mondo".

Pagina IV - Napoli Pdl Silvio BERLUSCONI Gianfranco FINI Stefano CALDORO Alessandra MUSSOLINI Italo ... ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Giuseppina PICIERNO Walter VELTRONI Tino IANNUZZI Guglielmo VACCARO Costantino BOFFA Luciana PEDOTO Fulvio BONAVITACOLA Mario PEPE Stefano GRAZIANO (Antonio CUOMO) IDV Antonio DI PIETRO Aniello FORMISANO (Silvana MURA, Massimo DONADI o Francesco BARBATO) Silvana MURA o Americo PORFIDIA UDC Pierferdinando CASINI Ferdinando ADORNATO (Nunzio TESTA) (

Bassolino non si arrende - conchita sannino ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Da Veltroni in poi. Sassolini e recenti rospi compresi. "è un terremoto politico - analizza il governatore - . A Roma, e poi qui da noi, rifiuti o non rifiuti". "Qui ne abbiamo viste di tutti i colori, abbiamo fronteggiato una straordinaria concentrazione di fuoco, abbiamo incassato un'aggressione senza precedenti scatenata contro il territorio:

Inchiodati alle poltrone - massimo villone ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Fallisce il progetto di Veltroni e del Pd. Si dimostra velleitaria la scelta di una corsa in solitudine. La Sinistra Arcobaleno affonda. Berlusconi vince, la Lega trionfa. E la Campania passa alla destra. Forse sentiremo dire che in fondo Veltroni ha vinto o almeno non ha perso del tutto, perché ha raggiunto le percentuali sperate per il Pd.

Migliore lancia il contrordine "restiamo in giunta regionale" - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Su questo punto, Veltroni non ci ha tolto neppure un voto. è una critica che non aggredisce il nostro corpo sociale. Il dato negativo ci spinge alla riflessione, senza poterci prendere una pausa". La riflessione qual è? "Alcuni dati delle amministrative sono significativamente diversi da quelli del Parlamento".

Inchiodati alle poltrone - massimo villone ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che a Veltroni rimangono solo le larghe intese o, secondo un'opinione, l'inciucio. Un tempo la somma delle sinistre era vicina al 40 per cento. Oggi, la Sinistra Arcobaleno non è in Parlamento. Un fatto assai grave, e un disastro annunciato, che viene anzitutto dai troppi errori commessi.

Così si sono mossi centomila voti - maurizio bono ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per Veltroni" al 38,5, quasi 11 punti dal totale berlusconiano. Non sono trasferimenti di cui si può ricostruire l'itinerario esatto (per esempio ci sono di mezzo l'aumento di astensioni, i 30 mila voti del 2006 alla Rosa nel pugno "svaniti", il dimagrimento dell'Udc, la quasi sparizione del Psi), ma è guardando i risultati dei partiti maggiori zona per zona,

Esclusi illustri, corsa all'ultimo seggio - stefano rossi ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che grazie alla scelta del Lazio da parte di Veltroni, rientra alla Camera via Milano. Ma non sempre le cose vanno in questo modo. Primo degli esclusi al Senato per il Pd è il bresciano ex Udc Riccardo Conti, ex amministratore e tuttora azionista di minoranza di Estate Sei, proprietaria di parte dell'area ex Alfa di Arese.

Le due risposte a disagio e paura - ivan berni ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: scegliesse la proposta politica di Veltroni. Il dato ottenuto dal Pd a Milano è superiore a quello ottenuto dall'Ulivo (Ds e Margherita) alle politiche 2006 e ha manifestamente intercettato una fetta consistente del voto in fuga dal disastro della Sinistra arcobaleno. Quel 30 e più per cento da un lato è la base su cui costruire una nuova proposta riformista di governo del territorio,

Il malessere di una sconfitta - vittorio coletti ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sarebbe stato più decisivo il fatto che Valter Veltroni si rivolgesse al "Paese" e parlasse del "Paese", con una visione ecumenica e buonista dell'Italia, o il fatto che Berlusconi si rivolgesse all'"elettorato moderato", e parlasse degli "elettori di centrodestra", prospettando con calcolata ferocia il pericolo della vittoria di "quelli di sinistra".

L'amaro addio delle tute blu "ci hanno tradito e votiamo lega" - giuseppe filetto ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: così gli operai votano Berlusconi, delusi anche dai sindacati che fanno ciò che ordina il padrone: sono caduto da 5 metri mentre lavoravo e nessuno è venuto in ospedale a chiedere come stavo". Mastella, Prodi, Veltroni, Burlando, Vincenzi. Tutti in fila. D'altra parte "La gente vuole chiarezza, non confusione e promesse", per dirla come Paolo Cuceli.

Il malessere di una sconfitta - vittorio coletti ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: coeso e solidale di Veltroni, benedetto dal "ma anche"; dall'altro, il diffidente "elettorato di centrodestra" di Berlusconi, la cui preoccupazione principale è invece il "no" all'altra metà dell'Italia. I risultati ci dicono che il linguaggio del no, della demonizzazione ha contato di più e un episodio genovese può aiutare a capirlo meglio.

"facciamo un nuovo partito comunista" ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: partito comunista che sia alternativo al modello americano proposto sia da Berlusconi sia da Veltroni. Serve una vera e propria costituente comunista". Gruppi dirigenti azzerati? "E' una sconfitta che nessuno è riuscito a valutare. Di questa sono responsabili tutti i gruppi dirigenti e se ne dovrà tenere conto". Lei parla di un nuovo Pci ma gli italiani hanno creduto a Berlusconi.

Martini va da berlusconi con un dossier sulla toscana - simona poli ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che con Veltroni non è certo tenero: "Il Pd aveva tre obiettivi: battere Berlusconi, diventare il primo partito italiano, isolare e ridurre ai minimi termini la sinistra. Ha fallito i primi due, ha avuto successo sul terzo", commenta sarcastico. Se nella coalizione toscana di centrosinistra gli equilibri sono messi a dura prova,

Cofferati a bossi: "la moschea si farà" ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il giorno dopo le elezioni politiche che hanno incoronato Berlusconi a Roma, il sindaco "sceriffo" inviso alla sinistra radicale non polemizza con gli Arcobaleno, e preferisce tornare sul buon risultato del Pd sotto le torri. Con tanto di complimenti a Walter Veltroni: "E' stato straordinario. Ma ora c'è molto da fare perché comincia una stagione nuova".

Cgil apre l'autocritica a sinistra "operai e pensionati con la lega" - luca sancini valerio varesi ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e il sindacato rosso. Il motivo: la potente organizzazione dei metalmeccanici che tanti dispiaceri ha dato sul welfare al governo Prodi sarebbe diventata riserva di voti per Berlusconi e Bossi. "Nel momento in cui il malcontento degli operai e dei pensionati si riversa su forze come la Lega Nord - avverte il segretario della Camera del lavoro Cesare Melloni mettendo le mani

Il voto a bari città consola il pd - raffaele lorusso ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il partito di Veltroni ha di fatto svuotato la Sinistra l'Arcobaleno, che nel 2006 presentò i simboli di Rifondazione comunista, Verdi e Comunisti italiani e Socialisti. Nonostante tutto, però, il successo del Popolo della libertà è chiaro e assume dimensioni ampie: 47,5 per cento contro 31,1 del Pd alla Camera e 47,

L'udc adesso canta vittoria "il senato? un vero peccato" ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dove hanno pesato soprattutto il carisma di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, nello scudocrociato il radicamento del territorio dei candidati ha giocato un ruolo forse decisivo. Emblematico, da questo punto di vista, è il risultato di Lecce: il 9,6 per cento alla Camera e il 9,3 al Senato sono riconducibili alla presenza Salvatore Ruggeri e Gino Caroppo,

Poli bortone: "dopo il successo alla puglia tocca un ministero" - piero ricci ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Il rischio forte c'era, agevolata dal buon Veltroni che ha fatto di tutto per realizzare una cosa del genere. Dal suo punto vista, è un bene o no che non sia in Parlamento? "Potrebbe non essere un bene. Dipenderà da questo nuovo ruolo di sinistra extraparlamentare come se lo vorranno gestire.

Grillo: fossi silvio farei walter vicepremier ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La polemica Grillo: fossi Silvio farei Walter vicepremier ROMA - "Topo Gigio (Veltroni, ndr) è stato il miglior alleato del Pdl. Ha fatto cadere il governo: lui, non Mastella. Ha perso le elezioni in modo disastroso. Ha cancellato la sinistra e i verdi. Si può fare. Se fossi Berlusconi lo farei vicepresidente del Consiglio".

Francesco sulla linea maginot "ma la mia sarà la prima rivincita" - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lo staff di Veltroni dall'ex ministro: eviteremo salti all'indietro "Ho fiducia, il vantaggio delle prime sezioni scrutinate è importante" GIOVANNA VITALE ROMA - Alle otto e mezza della sera, l'aria sciupata di chi per cinque ore ha viaggiato sulle montagne russe, Francesco Rutelli esce dal suo ufficio e ammette davanti ai cronisti una realtà difficile da dire:

"intercettano il malcontento e vincono adesso anche il pd deve fare lo stesso" - roberto bianchin ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In cosa ha sbagliato Veltroni? "In nulla. Il Pd è un partito nuovo, è giovane, ha solo bisogno di tempo. Avessimo avuto qualche settimana di più, avremmo potuto spiegare meglio il senso della nostra proposta, far capire che sono caduti gli schemi e le barriere. Ma è comunque un ottimo inizio".

"sconfitti dal giudizio sul governo" e veltroni annuncia l'esecutivo ombra - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Sconfitti dal giudizio sul governo" e Veltroni annuncia l'esecutivo ombra Dialogo con l'Udc, attacco a Berlusconi: brutto inizio sulle Camere Il Partito democratico Il leader: 2,6 milioni i voti persi dal centrosinistra Parisi: in gioco il gruppo dirigente CARMELO LOPAPA ROMA - Punto e a capo.

Il pd come i democratici degli usa "così cresciamo nelle grandi città" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: se Veltroni avesse avuto più tempo sarebbe entrato nel paese profondo", è l'ottimistica valutazione di Weber. Fa il paio con l'opinione del sondaggista Nicola Piepoli di "Consortium", che però preferisce parlare di "nicchie di Berlusconi". Una sorta di "pozzi di consenso" a cui il Cavaliere attinge facilmente e che sono rappresentati dalle "

I leader si schierano con walter "ma sul rinnovamento serve prudenza" ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha proposto il governo ombra, ha parlato di un rapporto con l'altra e unica opposizione a Berlusconi che è l'Udc di Pier Ferdinando Casini. "Non dobbiamo inaugurare un patto di consultazione. Ma un dialogo costante sì". Più decisa la posizione di Enrico Letta: "Non c'è tempo da perdere, con l'Udc l'asse deve diventare subito una realtà.

Walter vacilla, poi incassa e rilancia "vado avanti, la strada giusta è questa" - alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: era Berlusconi. Le telecamere di Sky agganciano Veltroni di prima mattina, sono passate da poco le otto e il leader del Pd si presenta di nuovo tonico: "Certo, che ho dormito...". Ha già in mente che opposizione farà: dura e pura, senza sconti e con un governo ombra, "di stile anglosassone" che al Cavaliere non gliene farà passare una.

Bassolino: i rifiuti non c'entrano in campania il pd è cresciuto - conchita sannino ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Poi fa partire il primo sassolino per Veltroni: "è finito un ciclo politico, a Roma e qui da noi, rifiuti o non rifiuti. è un terremoto". Infine, da governatore prossimo all'uscita, fa volare il secondo sasso: "Giusta la scelta di andare da soli. "Liberi" ha detto Veltroni. Ora siamo liberi, ma di cosa?

"vedrò il cavaliere sulle riforme ci dimostrino la buona volontà" - goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni "è destinato ad aprire un ciclo nuovo della politica italiana e i cicli in Europa durano 5-10 anni. Da nessun parte alle prima difficoltà si rompono le righe". Dunque, si riparte da Walter, da una sconfitta che è figlia "del saldo negativo del governo di centrosinistra impossibile da ribaltare in così poco tempo"

"noi, cannibalizzati da veltroni ce la siamo anche andata a cercare" - antonello caporale ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma tre entità separate tra loro" "Noi, cannibalizzati da Veltroni ce la siamo anche andata a cercare" Mancava il senso di una proposta e Bertinotti è stato poco aggressivo con Walter L'Italia sembra il Billionaire, andrò a Cipro dove c'è un presidente comunista? ANTONELLO CAPORALE In casa del morto non si piange.

La lega conquista un milione 700 mila voti - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Infine bisogna tener contro di un effetto Veltroni nel Lazio. E di un altrettanto effetto Di Pietro nel Molise. Insomma, confrontare la cifra assoluta dei voti del Pd è complicato. Lo è meno per la Pdl. Rispetto al 2006 il Pdl, An e Forza Italia, perde 125 mila voti. Ovvero lo 0,9 per cento.

Euro-lite per la successione a frattini - alberto d'argenio ( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni boccia il candidato Tajani: "Scelta da spoils system" Euro-lite per la successione a Frattini ALBERTO D'ARGENIO BRUXELLES - Il duello tra Veltroni e Berlusconi sulle nomine istituzionali tracima in Europa: al centro delle polemiche la successione del vicepresidente della Commissione Ue, Franco Frattini,

Berlusconi inizia male e attacca l'Unità Veltroni annuncia: governo ombra Il Cavaliere si prende le presidenze di Camera e Senato. Riforma elettorale? Solo ritocchi Il leader Pd: h ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Berlusconi inizia male e attacca "l'Unità" Veltroni annuncia: governo ombra Il Cavaliere si prende le presidenze di Camera e Senato. "Riforma elettorale? Solo ritocchi" Il leader Pd: ha pesato il malcontento sul governo. Rutelli al ballottaggio, Illy perde in Friuli "La sinistra dovrebbe darsi una regolata con chi produce l'

Berlusconi: l'Unità va dismessa... Affonda contro il nostro giornale fuori dal coro. Veltroni: la democrazia è fatta così ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Berlusconi: "l'Unità va dismessa..." Affonda contro il nostro giornale fuori dal coro. Veltroni: la democrazia è fatta così di Natalia Lombardo/ Roma Il BERLUSCONI TERZO si è messo il doppiopetto e diffonde volontà di dialogo sulle riforme, ma precisa come la vede: "Dato che il Pd ha copiato molti punti del nostro programma,

Turco: non abbiamo capito gli umori profondi del Paese ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: accordo con Veltroni: il fatto che non sia rappresentata Sa in parlamento è una perdita per la democrazia. Per questo sarà necessario un rapporto costante con questa sinistra che rappresenta valori e persone preziose per il Paese. È necessario anche costruire un lavoro comune partendo da una convinzione: deve esserci l'unità di tutte le componenti della sinistra nel governo del paese.

Abbiamo le carte per vincere Rutelli: vantaggio significativo, ci consentirà di rinnovare il buon governo della capitale Sentinelli: dobbiamo lavorare e mobilitarci, sul territori ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E mostra ottimismo visto che la forbice è leggermente più larga di quella che separava Veltroni e Tajani nel 2001 (anno del secondo governo Berlusconi). Ora, appunto, l'importante è impegnarsi in queste due settimane per vincere. "Abbiamo già fatto stampare 60 mila manifesti a sostegno di Zingaretti e di Rutelli, ora torniamo nei quartieri", rilancia Smeriglio.

Rutelli e Zingaretti doppia sfida nei ballottaggi Primarie Udc per il secondo turno, il candidato sindaco: Fiducioso sull'elettorato di centro ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni; otto anni completati proprio in coincidenza delle elezioni politiche del 2001: anche allora Berlusconi vinse e proprio sulle Comunali si concentrò la rivalsa del centro sinistra. Al primo turno Veltroni ebbe il 48,3 contro il 45,1 dell'avversario: una forbice più stretta di quella registrata ieri.

Ave Silvio, morituri te salutant ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Boselli però dice che è tutta colpa di Veltroni: "Walter ha responsabilità gravissime" in concorso esterno ­ si suppone ­ con gli elettori. Ma ora anche lui minaccia "un congresso", mentre Bobo Craxi s'interroga: "Adesso dovremo capire quanta gente c'è dietro quello 0,7%". Pochina, a occhio e croce.

Veltroni: Con il Pdl il dialogo parte male Vigileremo su Berlusconi, faremo il governo ombra. Sul risultato ha pesato il giudizio sull'esecutivo Prodi ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lui ha telefonato a Berlusconi e si è detto disponibile al dialogo. Ma il futuro premier? "A ogni gesto corrispondono atti conseguenti", dice Veltroni, e l'avvertenza si riferisce a un altro terreno su cui Berlusconi sarebbe tentato di fare da solo: la nomina del commissario europeo, visto che Frattini lascerà Bruxelles per diventare ministro.

Compagni, abbiamo sbagliato... Va in onda il dramma della sinistra ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni anche se era ottant'anni che faceva politica in dieci giorni si è riciclato come nuovo...". Non mancano gli ammonimenti al Pd: ora non montatevi la testa. "Conosco moltissime persone - spiega un ragazzo - che hanno votato Pd con la logica del voto utile, ma che in passato avevano votato sempre Verdi o Comunisti Italiani.

La mappa del voto Pd: successo nelle città, difficoltà in provincia A Milano conquista il 32,2% a Roma oltre il 42. Il leader: Ora una nuova fase, recuperiamo l'Italia profonda ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come ha detto Veltroni, su cui adesso il lavoro dovrà proseguire. Segni più anche in regioni in bilico del centrosud dove ha vinto Berlusconi: in Abruzzo 33,9 contro il 30,7% del 2006, in Puglia 31,5 contro 26,7%. E la Sardegna: il Pd prende il 36,5%, Ds e Margherita nel 2006 si erano fermati al 30%.

I lettori: Niente processi a Walter Tutti uniti. Ma quante lacrime ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non può essere indifferente se non entusiasta della dittatura mediatica di Berlusconi. Veltroni deve partire da una catartica operazione di pulizia all'interno dello stesso partito democratico. Deve allontanare i mestieranti della politica, ce ne sono troppi. Un lavoro che deve partire dalla periferia. Davide Priori Il Pd e i suoi dirigenti devono trarne le conseguenze Primo.

Berlusconi perde voti al Nord, ma la Lega raddoppia Veltroni cresce rispetto all'Ulivo 2006. L'exploit Di Pietro: aumenta di oltre 400mila voti ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Berlusconi perde voti al Nord, ma la Lega raddoppia Veltroni cresce rispetto all'Ulivo 2006. L'exploit Di Pietro: aumenta di oltre 400mila voti di Vladimiro Frulletti / Roma IL PD che prende più voti dell'Ulivo 2006, Di Pietro che raddoppia, la Lega Nord che tocca i suoi massimi storici e il Pdl che al Nord lascia per strada parecchi consensi.

Prodi amaro: Il silenzio è dissenso L'ex premier in Usa. La maggioranza che non mi ha seguito è stata punita dalle urne ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: di Ninni Andriolo inviato a New York UN SILENZIO ELOQUENTE, dopo il giudizio di Veltroni sul governo. Romano Prodi non commenta ufficialmente il responso delle urne. "Preferisce concentrarsi sugli incontri che avrà al Consiglio di Sicurezza dell'Onu", spiegano i collaboratori, durante il volo che porta il Presidente del Consiglio da Roma a New York.

VENETO 1 PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Niccolò Ghedini, Alberto Giorgetti, Al ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni, Tino Iannuzzi, Guglielmo Vaccaro, Costantino Boffa, Luciana Pedoto, Fulvio Bonavitacola, Mario Pepe, Stefano Graziano. IDV:Antonio Di Pietro. UDC:Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa. PUGLIA PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Raffaele Fitto, Alfredo Mantovano, Antonio Leone, Donato Bruno,

ABRUZZO PD:Legnini Giovanni, Marini Franco IDV:Mascitelli Alfonso PDL:Di Ste ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni, Linda Lanzillotta, Barbara Pollastrini, Erminio Quartiani, Enrico Farinone, Marco Colombo, Emilia De Biasi, Emanuele Fiano, Vinicio Peluffo, Alessia Mosca, Roberto Zaccaria, Ercolino Duilio. LOMBARDIA 2 PD:Enrico Letta, Paolo Corsino, Paola Binetti, Antonio Misiani, Daniele Marantelli, Giovanni Sanga,

Una sinistra nel buio ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Pd di Veltroni, insomma, non ha sfondato al centro e, quel che è peggio, molti dei consensi che avrebbe dovuto intercettare sono volati addirittura in direzione della stessa Lega, non esattamente un esempio di cultura del "bene comune", anzi, dei veri diritti di cittadinanza.

Ha appena vinto e subito attacca l'Unità Cara Unità, Berlusconi ancora u ( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi aspetterei che Veltroni dicesse con chiarezza che un organo di stampa come l'Unità non è ai suoi ordini e che forse lui non c'è abituato (e ormai neanche noi) ma in una democrazia l'informazione dovrebbe controllare la politica e non viceversa. L'opposizione a quest'uomo deve essere dura, pena la definitiva perdita della democrazia (e siamo già sulla buona strada)

La sinistra radicale torna in piazza <La prova generale il 25 aprile> ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Visto che Veltroni nel programma si è dimenticato della Resistenza e del 25 aprile, ci penseremo noi". Secondo Farina, insomma, l'anniversario della Liberazione "come nel '94 sarà una grande chiamata in piazza per coloro che credono nella sinistra e che da queste elezioni sono usciti sottorappresentati e schiacciati".

Giunta verso il <rimpasto>. E il Pd cerca il capogruppo ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: cercando il modo per accontentare le anime interne al partito di Veltroni. Su Palazzo Marino, al momento la candidatura più forte rimane quella dell'ex coordinatore cittadino ds, Pierfrancesco Majorino, anche se la componente cattolica non si è ancora espressa e permangono alcune resistenze da parte dei consiglieri più slegati da appartenenze di partito.

Tognoli: il Ps non è l'erede del socialismo di Craxi ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Dei pezzi ne hanno presi tutti, Berlusconi, Veltroni. Perché sono idee che non respingono l'individualismo ma hanno grande attenzione per i valori della solidarietà". Dicono di voler mantenere viva la presenza socialista, nonostante la sconfitta. "Bene, lo facciano, ma non dimentichino la storia".

Il lumbard Castelli contro Martina (Pd) I partiti preparano la sfida al Pirellone ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il metodo delle primarie nel partito di Veltroni è previsto da statuto e peraltro sembra metabo-lizzato: l'investitura popolare ci vuole. Detto questo, il nome di Martina è quello che ricorre. Semmai è esistita, l'ipotesi di una candidatura Bersani "oggi non è realisticamente in campo", spiega qualcuno.

Sfida sul filo tra i due Poli Decisive le liste civiche ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A Sesto e Cinisello il duo Berlusconi-Bossi ha toccato il 43%, contro il 43-44% di Veltroni- Di Pietro. La Sinistra Arcobaleno si è fermata al 4,5%. A Cinisello, dove l'Arcobaleno esprime il sindaco, il vicesindaco e due assessori, la batosta costringerà ad un rimpasto di giunta.

<A noi le Camere. La Lega? Non comanderà> ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: anche presto" a un incontro con il veltroniano Bettini e definirsi "positivamente impressionato " dall'idea di Veltroni di un governo ombra che permetterebbe "un rapporto diretto, io da responsabile del governo, lui dell'opposizione, e anche tra ministri". Promette che confermerà i vertici delle grandi aziende pubbliche.

E il Pd <processa> la gestione Prodi ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Del resto, anche Veltroni è più d'accordo sulla prudenza da usare con Berlusconi: "Non dobbiamo dare nessuna idea di inciucio". E la buona fede del leader del centrodestra che si dice disponibile al dialogo si misurerà sulla base delle scelte future. Su quella del commissario europeo, per esempio.

Confalonieri: si cambia Giustizia e sindacato riforme senza scontri ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pensavo a Veltroni, comunque. Ecco, se Veltroni vuole... Si può fare. Si può cambiare l'Italia. Eppoi, lui e Berlusconi non si sono reciprocamente accusati di essersi copiati i programmi? Allora non sarebbe un problema approvare leggi che si apprezzano.

Veltroni: ora governo ombra Il Pdl? L'inizio non è buono ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dice Walter Veltroni che il Pd ripartirà da uno shadow cabinet, un governo ombra che avrà tanti ministri quanti saranno quelli dell'esecutivo Berlusconi e che su "ogni questione" aprirà con la maggioranza una dialettica in stile "europeo". Il segretario pubblicamente non lo ricorda, ma la stessa idea venne nel 1989 ad Achille Occhetto per contrastare l'

Il leader va in Israele Si chiude la fase dell'<equivicinanza> ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi che con Walter Veltroni, con il quale i rapporti sono buoni e al quale la comunità ebraica romana riconosce, per bocca del suo presidente Riccardo Pacifici, di aver contribuito a semplificare il sistema italiano "con l'esclusione dal Parlamento dell'estrema destra di Storace e della sinistra radicale dei Diliberto e di quanti bruciano le bandiere americane e israeliane

Ciampi: Bossi? La Lega è cambiata Subito riforme, Silvio non ha alibi ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Era una partita molto ardua, quella giocata da Walter Veltroni. Ha fatto un investimento sul futuro, che ha comunque prodotto un'innovazione importante, semplificando il nostro frammentato quadro politico e anche, per i toni da lui usati, disintossicando un po' il clima. Gliene va dato atto". Marzio Breda.

LA CAPITALE E IL VENTO DEL NORD ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni: Gianni Alemanno, che molto gossip politico descriveva svagato, con una poltrona da ministro già pronta nell'immancabile governo Berlusconi, e che invece s'è battuto fin qui con grande efficacia. Per la Provincia, a un Alfredo Antoniozzi dal profilo politico non proprio tagliente, lo schieramento veltroniano opponeva un quadro sostenuto dagli apparati e dalla gente:

Il forum di oggi ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Più del terzo successo di Berlusconi, più dell'avanzata di Bossi, più dell'incompiuta di Veltroni, gli Italians sembrano colpiti - ma non dispiaciuti - dal crollo dei piccoli partiti, Rifondazione & C in testa. Scrive Laura Sensi (laus@email.it): "Nella mia Toscana la Sinistra-Arcobaleno ha preso 4.

I grandi? Non guadagnano voti ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: opposizione ampliare il perimetro della propria coalizione per poter sperare di sconfiggere il Pdl alle prossime elezioni. Svp e socialisti hanno ottenuto circa 500.000 voti, che sommati ai 2 milioni dell'Udc quasi colmerebbero il divario tra i quasi 16,6 milioni della coalizione guidata da Berlusconi e i circa 13,7 milioni di quella guidata da Veltroni.

<Il ballottaggio? Sarà la rivincita> ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Così fu tra Rutelli e Fini nel 1993, così tra Veltroni e Tajani nel 2001, così, adesso, accadrà tra Rutelli e Alemanno (due del mattino, 1.841 sezioni su 2.600: Rutelli al 45,89, Alemanno al 40,52). è per questo che al quartier generale del candidato del centrosinistra, la domanda che si ripete è solamente una: e adesso?

Una storia finita ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il merito indiscutibile di Walter Veltroni è stato quello di capire che sulla strada iniziata nel lontano 1993-94 la sinistra non poteva più procedere. Prendere le distanze dal governo Prodi ha voluto dire precisamente prendere visibilmente le distanze dalla tradizione. Da quella tradizione italiana che se da un lato era servita a far vivere il nome del socialismo e del comunismo,

Tutti gli eletti del Lazio nel nuovo Parlamento ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pd - 16: Marianna Madia, Walter Veltroni, Paolo Gentiloni, Antonio Rugghia, Enrico Gasbarra, Michele Meta, Ileana Argentin, Massimo Pompili, Renzo Carella, Roberto Morassut, Roberto Giachetti, Walter Tocci, Maria Coscia, Giovanni Battista Bachelet, Pietro Tidei e Pierfausto Recchia.

E ora arriva il tempo dei cambiamenti per il governo e anche per noi ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 30, circa, Walter Veltroni ha telefonato a Silvio Berlusconi, prendendo atto della vittoria, indiscussa, dell'avversario. Secondo: per la prima, ripeto, per la prima volta in Italia, i dibattiti tv hanno potuto approfondire le ragioni del voto, sapendo per certo chi aveva vinto e chi aveva perso.

La carta di Francesco Recuperare a sinistra e nel mondo gay ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Hanno chiamato Veltroni e D'Alema? "Va beh... tanto, al ballottaggio, ci prenderemo la rivincita". Gianni Borgna, ex assessore alla Cultura della città: "D'altra parte, ai ballottaggi vincenti, siamo abituati. Ricordo un Rutelli- Fini, e poi un Veltroni-Tajani.

Rutelli va al ballottaggio per il Campidoglio ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: contribuito più alla causa di Veltroni alla Camera che alla conquista del Campidoglio. Al Pantheon, nel cuore della città, anche il Pdl attacca: sia l'avversario di oggi, Rutelli, sia lo sfidante di ieri, Veltroni; dice Alemanno: "Se questi primi dati dovessero essere confermati anche solo in parte, da Roma verrebbe una lezione: non si può fare politica senza tenere presente la realtà,

La Svp: <Ci stiamo leccando le ferite> ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sostenuta dallo stesso Pichler Rolle) e l'altra pro-Veltroni sponsorizzata dal senatore Oskar Peterlini. "Il nostro essere fuori dai blocchi - ha detto il segretario - è stato spiegato male e può essere stato interpretato in alcuni casi come un appello a votare per Berlusconi. Occorre un ripensamento radicale sul modo di comunicare con la base".

Elettori di sinistra in fuga verso il Pd La metamorfosi dei centristi ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il fenomeno è stato determinato sia dalle iniziative di Veltroni e Berlusconi in termini di offerta partitica, sia dalla consistente limitazione determinata dalle soglie di accesso al Parlamento previste dalla legge, sia, soprattutto, dalle scelte degli elettori. La vittima maggiore di questa tendenza è stata la Sinistra radicale.

Maglie nere e sobrietà <Così il Cavaliere ha capito l'Italia> ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Berlusconi lo ha capito? "Lo ha sentito. L'inconscio collettivo non è una invenzione di Jung, esiste, è quella somma di stati d'animo individuali che nel mondo anglosassone chiamano "sentimenti". Vede, Veltroni è stato bravissimo, però ci parlava di un Paese che non era l'Italia, è entrato in dissonanza con il sentimento collettivo"

Il secondo turno coinvolgerà anche molti municipi ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Va sottolineato che come accade per il voto capitolino anche nei municipi il centro-sinistra di Veltroni e Rutelli si appoggia alla Sinistra Arcobaleno, in un'allenza che sul piano nazionale hanno palesemente rifiutato. Ma andiamo con ordine, leggendo i dati finora in nostro possesso. Del risultato nella circoscrizione di Cassia-Vigna Clara abbiamo già detto.

In Ciociaria trionfo del Pdl: aria di crisi per gli enti locali a guida <rossa> ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, che da queste parti aveva puntato tutto sull'assessore regionale Francesco De Angelis non porta a casa neppure un parlamentare. A Frosinone città addirittura il partito di Berlusconi ha doppiato il Pd nel numero di voti. Per questo il capogruppo regionale di Forza Italia Alfredo Pallone ha chiesto le dimissioni del sindaco e del presidente della Provincia di Frosinone.

Il Principato di Seborga <elegge> il Cavaliere ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sono i risultati di Veltroni. L'Italia dei Valori va costante più o meno ovunque toccando l'8,2% nel comune di Pallare, nel savonese. Fuori dai due schieramenti i liguri non regalano molti proseliti: l'Udc è stabile ovunque intorno al 4% (tocca l'8,9 ad Isola del Cantone), mentre il Partito socialista è "tradito" dall'elettorato savonese dove solitamente raccoglieva buoni risultati:

Ichino: pronto a collaborare col governo ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ora eletto al Senato in Lombardia per il partito di Veltroni in un posto sicuro, aveva replicato che non avrebbe comunque accettato l'offerta, perché nel Pd "si trova più a suo agio" e perché "il programma del Pdl in tema di politiche del lavoro è di una povertà disarmante". Ma poi aveva portato, a sostegno della sua tesi, due argomenti non proprio decisivi: una (presunta)

<Subito l'abolizione dell'Ici e il bonus bebè> ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quindi il futuro premier racconta un aneddoto: "Ho saputo che una signora russa ha chiesto a un'alta autorità del suo Paese, guardando le foto mie e di Veltroni, quale fosse il più giovane dei due". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Prove tecniche di dialogo per le riforme bipartisan ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nemmeno nelle ore che hanno preceduto il voto, quando Berlusconi e Veltroni sono passati dal fioretto ai guantoni. E un segnale in questo senso il Cavaliere l'ha dato già lunedì sera, quando nella sua prima dichiarazione pubblica da premier in pectore si è detto disponibile a dialogare con l'opposizione sulle riforme.

Quelli che giuravano: <Vinceremo> ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stiamo andando alla grande" da Milano Quando Walter Veltroni diceva: "Noi siamo come la Nazionale del 1982: nessuno pensava che ce la potessimo fare, poi abbiamo vinto il Mondiale". E quando Fabio Mussi avvertiva: "La Sinistra rinnovata sono sicuro che avrà peso nel futuro del Paese". Era l'8 aprile, maledetti sondaggisti.

De Mita, fine corsa dopo 45 anni ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: cacciato dalla porta da Veltroni ed i suoi in ragione di un "rinnovamento" generazionale, ha tentato di rientrare dalla finestra dell'Udc, candidandosi nella sua Campania. Il partito di Casini e Tabacci ci credeva. Ben note le simpatie su cui l'ottantenne di Nusco poteva contare dall'Irpinia fino a Napoli.

Direttore Böhler, non ci sto! ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.

L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.

L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.

Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.

In memoria di Papa Wojtyla ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.

Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.

Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.

Milano, il leghismo che pesca a sinistra ( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: capogruppo del Pd a Palazzo Marino - ha capito la novità del progetto politico di Veltroni: è un buon segnale per il futuro". Maurizio Martina, neo segretario del Pd in Lombardia, azzarda una riflessione ancora più profonda: "La Lega nord ha fatto valere il suo essere forza di lotta e di governo con un'astuzia da riconoscere".

Un Berlusconi tranquillo ( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: risponde rapido alle domande, non polemizza con Veltroni - "preferisco non rispondere, parliamo dei problemi del paese" - riesce quasi sempre a frenare le battute e se non ci riesce si giustifica - "so che sarebbe più giusto restare uno stoccafisso, ma sono fatto così" - soprattutto tende la mano al dialogo.

Berlusconi ora fa lo statista ( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dopo la vittoria il Cavaliere indica il suo calendario politico: "Presidenze delle camere alla destra, dialogo sulle riforme". Veltroni: "Brutto inizio", poi tende la mano a sinistra, ma si allea con l'Udc. Sabato parte la resa dei conti nel PrcPAGINE 2, 3, 4, 5.

Bentornati falce e martello ( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che poi accusa Veltroni: "Bel risultato, il suo: Berlusconi ha vinto di dieci punti e la sinistra è praticamente scomparsa". dal Pdci, l'eruoparlamentare Marco Rizzo rincara: "La Sinistra arcobaleno è stata un'apocalisse. Bertinotti ha sbagliato tutto. Ora vogliamo ricostruire il partito di tutti i comunisti.

Walter: con l'Udc patto d'opposizione ( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi, brutto inizio" Da Veltroni attacco light contro il vincitore: "Non ci dà una camera, logica da spoil system, si crede autosufficiente". Pronto l'esecutivo ombra dei democratici, come ai tempi del Pds di Occhetto Walter: con l'Udc patto d'opposizione Ma il segretario tiene aperta la porta al dialogo con il vincitore sulle riforme:

Cadute, conflitti e culture ( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e maggioranza senza precedenti di Berlusconi), è dipesa da qualcosa che va oltre la politica, oltre le responsabilità dei leader Veltroni e Bertinotti, e scopre un deficit di cultura. SEGUE A PAGINA 12 Un paese passivo, perfettamente malleabile dal potere. Penso in primo luogo allo scarto tra le previsioni (e il comportamento da candidato americano,

Torino, il Pd festeggia. Mirafiori, voti in fuga ( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma se c'è un luogo in cui il successo veltroniano avviene a tutto discapito della Sinistra Arcobaleno, questo luogo è proprio Torino. Terra bruciata a sinistra, vittima del voto utile contro Berlusconi e neanche un voto tolto alle destre che invece vanno avanti, la Lega al 6,5% raddoppia i voti.

Don Antonio regge, la Sinistra è lui ( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Qui il distacco tra Veltroni e Berlusconi va da 15 a quasi 20 punti. Al Senato infatti il Pd prende il 29,2, l'Idv 4,8, per un totale di 33,9, mentre il Pdl con il movimento per il Sud (2,3) arriva a un totale di 51,1. L'Udc è al 6,9, la Sa al 2,7. In Campania1 non va meglio con la coalizione di Veltroni al 35,1, contro un Pdl che giunge fino al 51,

Trionfo solo a Nusco, il tramonto di don Ciriaco ( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: orizzonte forse un riavvicinamento al Pd dopo le aperture di Veltroni. I bei tempi del post terremoto, quando piovevano i finanziamenti sull'Irpinia, sono troppo lontani e i più giovani riprendono a emigrare in cerca di lavoro. Quelli che restano si lasciano attrarre dalla politica patinata di Berlusconi e Veltroni (che ad Avellino prendono rispettivamente il 39,

La Sardegna torna al Cavaliere ( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che alle primarie per la scelta del leader sardo del partito di Veltroni, un anno fa, corse contro il governatore e lo sconfisse: "Un esito - dice - incoraggiante per il Pd, ma scoraggiante per la Sinistra Arcobaleno, che è un nostro partner decisivo in vista delle elezioni del 2009. Il Pd da solo non è in grado di vincere le regionali".

Caro manifesto, con queste elezioni non ce la siamo cavata ( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi ha vinto senza nemmeno dover fare della demagogia. Ne ha fatta di più Veltroni quando ha sparato promesse che dal governo aveva combattuto fino a un mese prima. Berlusconi ha persino affermato che prenderà misure impopolari. Francamente: gli credo.

L'onda del Pdl arriva in città: a Roma, ballottaggio tra Rutelli e Alemanno ( da "Panorama.it" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Una notizia che profuma di svolta storica in una città amministrata dal centrosinistra da quindici anni e nella quale nel 2006 Veltroni, al suo secondo mandato, aveva fatto man bassa di voti arrivando a superare il 61%, stracciando lo stesso Alemanno al primo turno. Una percentuale che già si immaginava fuori dalla portata del ministro dei Beni culturali nonché ex sindaco.

Il voto spiegato da Grillo: il trionfo di Berlusconi è colpa di Topo Gigio Veltroni ( da "Panorama.it" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il trionfo di Berlusconi è colpa di Topo Gigio Veltroni Posted By redazione On 16/4/2008 @ 8:35 In Apertura#4 | No Comments Tranne [1] Sonia Alfano in Sicilia (70mila voti, 2 per cento e la possibilità di entrare nell'Assemblea regionale "grazie" alla preferenza di Anna Finocchiaro per il Senato), le [2] liste civiche col [3] suo bollino non hanno sfondato.

Bestiario ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sarà Walter Veltroni, la sinistra regressista, messa nell'angolo, dovrà lasciare spazio all'antagonismo più ottuso, già oggi capace di vere e proprie campagne d'intimidazione, come s'è visto con Ferrara. Se vincerà Silvio Berlusconi, entrando per la terza volta a Palazzo Chigi, le stesse bande avranno un motivo in più per occupare le piazze contro il governo fascista del Caimano.

Caro manifesto con queste elezioni non ce la siamo cavata ( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: una ragione per convincerli a votare per il suo leader, Veltroni. Mi pare che gli elettori di centro sinistra siano disillusi, intorpiditi, svogliati. Berlusconi è stato in grado di accendere i propri elettori e, al di là delle ideologie, dei gusti e dell'opportunità della scelta, questa è una qualità fondamentale per un leader.

Il day after di Veltroni: nel loft tutti d'accordo. Lo schiaffo arriva da Napoli ( da "Panorama.it" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: it/italia - Il day after di Veltroni: nel loft tutti d'accordo. Lo schiaffo arriva da Napoli Posted By filippomaria_battaglia On 16/4/2008 @ 15:26 In Apertura#4, NotiziaHome | No Comments Passata la delusione, non è tempo per il Pd di ''rimorsi e recriminazioni'', secondo l'espressione di Piero Fassino.

Ricostruire insieme la sinistra ( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Caro Veltroni, da soli non 'si può fare'. L'alleanza di centrosinistra è indispensabile, certo deve essere una nuova alleanza. Da parte nostra, non abbiamo incalzato adeguatamente il Partito democratico nel momento della rottura con la sinistra. Ora guardiamo a noi.

Veltroni parte già all'attacco. E rispolvera il governo ombra ( da "Panorama.it" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: it/italia - Veltroni parte già all'attacco. E rispolvera il governo ombra Posted By redazione On 15/4/2008 @ 17:48 In Headlines, NotiziaHome | 2 Comments Walter Veltroni, il giorno dopo. Il leader del Pd incontra i giornalisti e analizza le prime ore del "Berlusconi tris".

Caro Walter, addio. Prodi lascia la presidenza del Pd ( da "Panorama.it" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non Veltroni lo scorso 13 aprile: entrambi travolti dallo tsunami del Cavaliere. Eppure non è bastato al professore l'invidiabile record per "Resistere, resistere, resistere". Nel giorno di Pasqua, secondo la vulgata ufficiale dei Democratici, ha preso carta e penna e ha scritto una lunga lettera al segretario Veltroni: "I ruoli di responsabilità"

Berlusconi: <Lega alleato ragionevole> ( da "Padania, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e tende una mano al Governo ombra annunciato mezz ora prima da Walter Veltroni. Berlusconi dà la disponibilità al dialogo malgrado il leader del Pd non sia stato tanto cortese nei suoi riguardi, avendo definito "un brutto inizio" l intenzione dichiarata dal futuro premier di tenersi le presidenze di entrambe le camere dopo essersi detto disponibile al confronto bipartisan.

<Subito il Federalismo fiscale> ( da "Padania, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a chi vuole uno Stato centralista o assistenzialista, come appunto vogliono Veltroni o D Alema. Ma i cittadini, con il loro voto, hanno detto esattamente il contrario e hanno scelto per il cambiamento, mandando per sempre a casa Veltroni e tutti gli altri, sinistra compresa". [Data pubblicazione: 16/04/2008].

LA VALANGA LEGHISTA CHE SCENDE A ROMA ( da "Padania, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non capire questo fattore come non l ha capito Veltroni significa non comprendere quello che vuole il Paese stesso". Quel Veltroni che quando si presentò in Svizzera qualche settimana fa nel corso del suo tour elettorale venne più volte fischiato, come ricordava meno di 48 ore fa dalla sala conferenze stampa allestita in via Bellerio lo stesso Senatur.

A sinistra inizia la resa dei conti: nel mirino finisce Veltroni ( da "Padania, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: esponente socialista che punta il dito pure contro Veltroni colpevole, a suo dire, di "aver consegnato per la seconda volta il Paese a Berlusconi". Il capo del Piddì, insomma avrebbe "investito scientificamente sulla sconfitta pensando che Berlusconi non duri e sperando che la prossima volta tocchi a lui".

Difficile nascondere il trionfo leghista? Allora lo demonizziamo ( da "Padania, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: giornale del malconcio partito veltroniano secondo cui Torna Berlusconi, comanda Bossi, il Pd sfiora il 34%, crolla l Arcobaleno . Dello stesso tono Europa, ex Margherita, che terrorizzata nota come sia Tutto in mano a Berlusconi, l Italia diventa bipartitca . Liberazione e il Manifesto, giornali della sinistra comunista, sottolineano la scomparsa della Falce e Martello.

Pdl, vertice da Berlusconi per il governo ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come annunciato dal leader del Pd Walter Veltroni. "Lo vedo con favore perché in questo modo su ogni provvedimento che avrà un responsabile di governo ci potrà essere un confronto non con una totalità di interlocutori ma con un solo preciso interlocutore dall'altra parte che dovrebbe portare a una dialettica molto più positiva e moderata".


Articoli

Religione e laicità negli Usa, quello che ho chiesto al Papa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vi scrivo da Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri. Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wap (white american protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di essere osservato". Scritto in Varie 1 Commento " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 66 ) " (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (21 votes, average: 2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 151 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 08 L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive Ho appena ricevuto un messaggio da parte del portavoce dell'arcidiocesi di Vienna: Dist.mo sig. Andrea Tornielli, "Il Giornale" Vienna, 9 aprile 2008 Egregio sig. Tornielli, in riferimento al Suo articolo "L'Ultima cena diventa un' orgia gay" nell'edizione del 8 aprile vorrei inviare una dichiarazione di Sua Eminenza il card. Schönborn pubblicata oggi. Distinti saluti, Erich Leitenberger Capoufficio stampa "Il museo diocesano di Vienna ha dedicato - sotto la responsabilita' del suo direttore Bernhard Böhler - una mostra all'artista austriaco Alfred Hrdlicka in occasione del ottantesimo compleanno dell'artista. Hrdlicka e' uno dei piu' importanti artisti austriaci viventi. Come pochi altri si e' dedicato alla tematica dell'uomo sofferente e maltrattato invitando alla "compassione" con la "Passione". Quella compassione la esprime in modo commovente nella sua opera. Le opere piu' conosciute in questo contesto sono "La danza macabra di Plötzensee" ed il grande memoriale dell'Olocausto sulla piazza dell'Albertina a Vienna. Per questo avevo dato il mio consenso ad una esposizione nel museo diocesano senza pero' conoscere dettagliatamente le opere da esporre. Hrdlicka si e' occupato durante tutta la sua vita molto intensamente di tematiche bibliche, soprattutto della passione di Cristo. Hrdlicka dice di se stesso di essere comunista ed ateo. Ciononostante nutre un interesse rovente per la Bibbia e - sono le sue stesse parole - un grande desiderio della fede. L'esposizione non vuol dire che il museo diocesano si identifichi con tutte le opere di Hrdlicka. In talune opere non bada alla soglia del rispetto assoluto del sacro. Ci sono delle opere di Hrdlicka che dal punto di vista del credente devono essere respinte. Va da se che mai avrei acconsentito all'esposizione di opere di natura blasfema o pornografica. Mi dispiace molto che una immagine di questo carattere - a mia insaputa - era esposta nel museo. L'opera che ha ferito delle persone nella loro fede e' stata tolta su mia disposizione il 20 marzo. Ciononostante ritengo un fatto positivo che artisti che non credono oppure che cercano ancora la risposta della fede si occupino di tematiche bibliche". Cristoph Card. Schönborn Cari amici, ho molta stima del cardinale arcivescovo di Vienna. E' positivo che sia intervenuto per far togliere l'opera blasfema. Devo però dire francamente che mi sarei aspettato qualcosa di più nella sua risposta: vorrei ricordare, senza nulla togliere all' "arte" di Hrdlicka (scusate le virgolette, ma io sono artisticamente molto ignorante e al solo pensiero di quel quadro mi vien da vomitare) che stiamo parlando di una rappresentazione dell'Ultima cena, durante la quale Gesù istituì l'eucaristia, il sacrificio che si rinnova ad ogni celebrazione: raffigurarla come un'orgia gay - per di più motivando questo fatto con l'assenza delle donne sulla scena! - lo trovo ributtante. L' "artista" si proclama ateo. Nessuno gli vieta di dipingere ciò che vuole e come vuole. Ma esporre quell'opera - come alcune altre presenti nella mostra - in un museo diocesano lo trovo un atto irresponsabile. E trovo pazzesco, scusate la franchezza, che i responsabili del museo diocesano non abbiano compreso l'assoluta sconvenienza di esporre scene così blasfeme in un luogo legato all'arcidiocesi. Nessuno nega che sia giusto confrontarsi con l'arte di chi non crede, nessuno afferma che solo un buon cattolico è anche un buon artista (ci mancherebbe!). Nessuno si scandalizza per un nudo (Michelangelo riempì il suo affresco nella Sistina si nudi, proprio sopra l'altare dove solitamente celebrava il Papa, successivamente "imbracati", cioè coperti con veli e brache). Ma qui si parla di ben altro, si parla di un'orgia omosessuale con protagonisti gli apostoli! Il sottoscritto, come tutti voi che siete intervenuti nel dibattito, non avrebbe neanche appeso quel quadro. Sicuramente né io né voi diventeremo mai responsabili di un museo diocesano. a.t. Scritto in Varie Commenti ( 161 ) " (26 votes, average: 3.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano Quello che è accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale) ha davvero dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in corso una mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi artisti austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, è stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del pasto consumato da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia omosessuale. Dopo ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il cardinale Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende la scelta e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo che il cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 224 ) " (21 votes, average: 4.05 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 328 ) " (23 votes, average: 3.91 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 269 ) " (30 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini. Cambio della guardia in vista nelle congregazioni romane: l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede, dovrebbe lasciare il Sant'Uffizio. Sembrava destinato alla Congregazione del culto divino, ma l'ipotesi, della quale avevo parlato su una precedente versione di questo post, sembra al momento rientrata e si riparla per lui della possibilità di andare alla guida della Congregazione dei santi o di quella dell'Educazione cattolica (nel primo caso, verrebbero accettate le dimissioni dell'attuale Prefetto, Saraiva Martins, nel secondo caso, verrebbe trasferito ad altro incarico il cardinale Grocolewski). Sembra invece deciso che a sostituire Amato all'ex Sant'Uffizio sarà monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Si parla anche della possibilità di richiamare a Roma il cardinale di Firenze Ennio Antonelli e forse il primate di Spagna Canizares. I "movimenti" dovrebbero iniziare a giugno, quando il cardinale Ruini lascerà l'incarico di Vicario del Papa: al suo posto dovrebbe arrivare l'attuale Prefetto della Segnatura, il cardinale Vallini. Scritto in Varie Commenti ( 206 ) " (23 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 228 ) " (24 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (166) Ultime discussioni cosimo de matteis: Vero, verissimo, super vero. L'obbedienza. L'obbedienza è una grande virtù. E non mi... cosimo de matteis: Intanto ben arrivato!!! Come avrai letto sul blog accompagniamo -noi tuoi lettori- con la... bruno frusca: Don Mazzolari : prete scomodo sì ma : Obbedientissimo in Cristo : - Quando, per le sue predicazioni e... Luisa: Il Papa è su suolo americano.accompagniamol o con le nostre preghiere ! Cherubino, il qualcuno, cioè... Raffaele Savigni: Ignoro le volgari allusioni di Pipìta: non sono io, ma lei che starnazza come un pennuto... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4 Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4 Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Padre Pio, accuse vecchissime e superate - 3 Emails Ultime news Allarme Bankitalia: "La crescita 2008 resterà debole"Congo, aereo precipita: 83 morti. 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La Lega stravince e già detta condizioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni politiche 2008 CENTRODESTRA Parte la carica ai ministeri. Primo altolà a Berlusconi sulla legge elettorale La Lega stravince e già detta condizioni Carroccio primo partito in Lombardia e Veneto. Il Pdl apre a Veltroni sulle riforme, il Senatùr di traverso: "Si facciano anche senza il Pd". FRANCESCO LO SARDO Una delle due cariche istituzionali, tre ministeri di primo piano tra i quali il Viminale, due viceministri "pesanti", la poltronissima di governatore della regione Lombardia. La Lega festeggia il suo exploit e si prepara all'incasso dopo aver fatto la parte del leone: il doppio dei consensi rispetto alle politiche del 2006 a livello nazionale, in Lombardia cifre oltre il tetto del 20 per cento, marcia trionfale in Veneto dove si arriva al 27 per cento. L'otto per cento al senato, oltre l'otto alla camera. Frutto di un lavoro capillare, di una campagna elettorale paese per paese, valle per valle, porta a porta, vecchio stile. Frutto del radicamento territoriale di un partito che, solo a livello comunale, esprime duecento sindaci in presa diretta con la pancia del norditalia: sul tema della sicurezza prima di tutto, come ammette il vicesindaco di Milano De Corato, di An: "L'esito elettorale indica che è necessario un segnale forte sulla sicurezza, dove coglie una domanda che non va elusa. Sono stati il buonismo e il pietismo ad aver alimentato e ampliato l'elettorato leghista...". Una domanda su cui per certi versi il Pdl aveva messo la sordina e alla quale Berlusconi viene ora richiamato all'ordine da Bossi: "Io sono amico di Berlusconi ? ha detto ieri sera il Senatùr che ha riunito i vertici leghisti nella sede di via Bellerio ? e quindi non mi piace sentir dire che ora lui è ostaggio della Lega. Noi facciamo patti, stiamo ai patti e chiediamo agli altri di rispettarli: se gli altri li rispettano non ci sono problemi ". Immigrazione e sicurezza insieme al federalismo: tre punti su cui il Carroccio promette fin d'ora di essere "inflessibile". I numeri leghisti non spaventano il Pdl, giura Beppe Pisanu: "Perchè mai dovrei spaventarmi se loro hanno l'otto e il Pdl il 38?". Lo sa benissimo, l'ex ministro degli interni di Berlusconi, il perchè. Avendo già sperimentato nell'ultimo governo Berlusconi "le prepotenze della Lega", come gli ricorda l'ex alleato Storace. Lo sa benissimo anche il Cavaliere che si troverà presto, conferma Renato Schifani, "a riprendere il confronto con l'opposizione sul tema delle riforme istituzionali, anzitutto su quella elettorale": col rischio di trovarsi da subito la Lega di traverso. "Le riforme si possono fare anche senza il Pd", dice già Bossi. Sì perchè se c'è una cosa su cui Veltroni e Berlusconi concordano, come i due big si sarebbero detti anche nella telefonata di ieri, è la positività del risultato sotto il profilo del sistema. ""Il Pdl ha una maggioranza larga alla camera e al senato. E abbiamo un parlamento bipolare, anzi ormai bipartitico ", sottolinea soddisfatto Pisanu. Sistema imperfetto però proprio per via dell'enorme peso che la Lega eserciterà nell'alleanza con il Pdl: che stando alle proiezioni è sì primo partito rispetto al Pd a livello nazionale, ma in molte realtà ha ottenuto meno voti della somma dei consensi di Forza Italia e An alle scorse elezioni politiche. Il soccorso verde della Lega, insomma, è la chiave ma anche la cifra vera della vittoria del Cavaliere: "Berlusconi viene trascinato al governo dalla Lega e questo ? è l'analisi di Umberto Bossi ? dimostra che la Lega ha quella forza politica che porta avanti la volontà popolare. Questo è il vero dato politico di queste elezioni". Resta tutta da analizzare l'affermazione del Pdl: Forza Italia e An hanno davvero tenuto entrambe o si è verificato, come si prevedeva, un collasso del partito di Fini che è stato coperto dalla tenuta di Berlusconi e dal supporto delle sue nuove invenzioni, come quella dei Circoli della libertà della Brambilla? I dati definitivi consentiranno una precisa radiografia di quanto è accaduto dietro la facciata del Pdl. "La destra in Italia pesa più del dieci per cento ed è tutta dentro il Pdl", è la tesi di Larussa. Ma è evidente che dal 12 e passa per cento delle scorse politiche, An ha perso colpi. "La Destra non ha eroso un tubo. L'uno o due per cento è fisiologico", faceva i conti Gasparri. Ma ieri sul punto, a destra, sono volati stracci: "Vi siete nascosti in casa Berlusconi", ha alzato i toni Storace di fronte ai primi dati. "E per quello zero-virgola- otto per cento che hai preso tu ? gli ha dato sulla voce Russa ? valeva la pena rompere con An?". Altre stecche, a parte qualche manganellata tra gli ex missini, non se ne sono sentite, man mano che i sondaggisti snocciolavano le proiezioni. I due giganti, i democratici e i pidiellini si sono osservati a distanza. E reciprocamente commentati con rispetto.

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Tocca ancora a lui, stavolta senza alibi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

(ch.g.) Ancora una volta l'Italia ha dato a Silvio Berlusconi quello che Silvio Berlusconi le chiedeva. Voleva la rivincita, l'ha avuta. Voleva un margine di vantaggio di sicurezza al senato, ce l'ha. Voleva sbarazzarsi dell'insopportabile Casini che non gli faceva mai realizzare tutto il programma, l'ha fatto. Probabile che gli elettori abbiano esaudito anche il più inconfessabile dei suoi desideri, quello di non essere troppo dipendente dalla pattuglia leghista: se non politicamente, il Pdl potrebbe essere numericamente autosufficiente anche al senato. Di questo risultato, un po', il Cavaliere deve ringraziare Veltroni: grazie alle scelte fatte dal Pd, che lui ha dovuto rincorrere, e non certo a una legge elettorale che due anni fa fu imposta al paese in vista di una vittoria dell'Unione e non certo per rendere più stabile la legislatura, Berlusconi torna a palazzo Chigi nelle condizioni migliori. Questa volta dunque non avrà alibi. Da domani, il Cavaliere non potrà più far finta di non averne voglia, come si è divertito a fare in campagna elettorale (tanto, quella parte di Italia con cui lui si capisce al volo capiva benissimo). Rimetterà insieme la sua squadra di ministri collaudati e vecchiotti che ha già detto di non ritenere di dover cambiare. Tocca di nuovo a loro, e sanno benissimo che non sarà una passeggiata. È evidente che il berlusconismo, comunque vadano le cose e per ragioni per così dire oggettive, è un fenomeno della politica che si avvia verso la sua fase conclusiva, mentre quella del Pd, a dispetto di una pesante sconfitta, resta una fase nascente. Berlusconi in campagna elettorale ha fatto capire poco delle sue vere intenzioni: ora dipende solo da lui decidere come concludere una parabola che comunque la si giudichi è un pezzo della storia di questo paese. Usare quest'altra occasione per partecipare all'avvio di una fase nuova ? coinvolgendo l'opposizione in un processo di riforma delle istituzioni con l'obiettivo di realizzare cambiamenti duraturi, per esempio ? oppure seguire gli spiriti animali che albergano tra i suoi (e non solo nella Lega) e regolare i conti con i nemici di sempre, che siano i magistrati o le istituzioni repubblicane. Gli ultimi giorni della campagna elettorale, da questo punto di vista, non sono stati rassicuranti. I ricordi dell'ultima legislatura berlusconiana lasciano ben poco spazio alla speranza. Ma il Cavaliere è un uomo pieno di sorprese. Quello che è certo è che, bene o male che vada, la responsabilità alla fine questa volta sarà solo sua. Dall'altra parte non ci saranno comunisti immaginari né un'opposizione in cerca di identità e costretta ad arroccarsi per non dividersi. I Democratici non cambieranno strada rispetto all'obiettivo di lavorare per una politica più matura e meno imbarbarita di quella che questo paese ha conosciuto finora. Ma del resto questo al Cavaliere dev'essere stato chiaro fin da ieri sera, quando al telefono ha sentito la voce di Walter Veltroni, il principale esponente dello schieramento a lui avverso, che lo chiamava per congratularsi della vittoria. Come si fa nei paesi contemporanei.

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Berlusconi torna a bordo del Carroccio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni politiche2008 I RISULTATI Lega determinante per la vittoria. Al Pd non bastano i voti di sinistra Berlusconi torna a bordo del Carroccio RUDY FRANCESCO CALVO Silvio Berlusconi sarà il prossimo presidente del consiglio. Non c'è stato nessun testa a testa alla camera, meno del previsto (solo Lazio e Liguria) sono state le regioni in bilico al senato. A differenza di quanto è successo nel 2006, non ci sono stati patemi d'animo sui dati forniti dagli istituti di ricerca. Gli exit polls forniti da Consortium alla Rai indicavano un distacco meno ampio rispetto a quello effettivo tra le due coalizioni, ma le prime proiezioni, cui si sono poi aggiunte quelle Ipsos per Mediaset, hanno subito corretto il tiro. Ha funzionato bene anche la macchina allestita dal Viminale, sia a livello centrale che periferico, permettendo in questo modo uno spoglio delle schede piuttosto rapido in tutte le regioni. A decretare il successo della coalizione di centrodestra è stata soprattutto la Lega nord, che vola ampiamente sopra l'8 per cento in entrambi i rami del parlamento. Un dato nazionale che si traduce in percentuali record nelle regioni settentrionali in cui si è presentato il movimento di Bossi, che ha quasi ovunque raddoppiato i propri consensi rispetto a due anni fa. A scapito, va detto, soprattutto del Pdl, che proprio in quelle regioni arretra, da qualche parte anche in maniera molto evidente: esemplare è il caso del Veneto, dove il Pdl perde rispetto alla somma tra Fi e An di due anni fa circa il 10 per cento dei voti (equivalente a un terzo dei propri consensi), mentre la Lega conquista un elettore su quattro. Gli elettori hanno indirizzato le proprie scelte in maniera preponderante verso i due poli che si contendevano la guida del paese, penalizzando le forze politiche esterne. La prima conseguenza che ne deriva sarà l'assenza in entrambi i rami del parlamento di una forza politica che si richiama esplicitamente alla tradizione post-comunista, lasciando al Pd il compito di occupare gli scranni più a sinistra degli emicicli. L'Arcobaleno di Bertinotti non è riuscito infatti a superare lo sbarramento del 4 per cento nazionale alla camera e in nessuna regione è andato oltre l'8 per cento al senato. Farà un certo effetto vedere seduti nei seggi che furono di Togliatti e Berlinguer personalità politiche di tutt'altro orientamento come Fioroni o Franceschini, tanto per fare un esempio. Si salva invece l'Udc, che supera il quorum alla camera e sfrutta il traino di Totò Cuffaro per portare a palazzo Madama due (o tre) senatori siciliani. Risultato deludente per La destra di Storace e Santanchè, mentre Boselli annuncia immediatamente le proprie dimissioni da segretario di un Ps elettoralmente inconsistente (sotto l'1 per cento). A conferma della tendenza bipolarista dell'elettorato, gran parte dei voti persi dalla Sa sono stati dirottati verso il Pd, anche se l'effetto "falce e martello" (cancellato dal simbolo di Bertinotti) ha premiato in parte le liste di Ferrando e Cannavò. Probabilmente, poi, un'analisi più attenta dimostrerà che anche l'astensionismo tra gli ex elettori di sinistra è stato particolarmente elevato. Veltroni, comunque, è riuscito a compensare in grandissima parte la scissione dalla sinistra, mentre non è stato in grado, almeno a una prima analisi, di "sfondare" verso il centro. Quella che gli studiosi chiamano "volatilità" elettorale, cioè la facilità da parte degli elettori di passare da un partito a un altro, si conferma come già successo in passato piuttosto elevata all'interno di aree politiche tra loro vicine (i due vecchi poli dell'Unione e della Cdl), mentre continua a resistere il muro che separa l'una dall'altra. Inizierà stamattina lo spoglio delle schede relative alle elezioni amministrative e alle regionali in Friuli-Venezia Giulia. Grande attenzione è rivolta soprattutto verso Roma, dove si è votato per il rinnovo del sindaco e del presidente della provincia: il centrosinistra sperava nel colpaccio già al primo turno, ma i risultati di ieri lasciano adesso qualche perplessità in più. Si è svolto invece nella notte lo scrutinio per le regionali siciliane. Raffaele Lombardo vince senza difficoltà contro Anna Finocchiaro, come appariva scontato già alla vigilia. Da verificare sarà piuttosto il peso interno delle forze politiche, soprattutto nella coalizione di maggioranza, che a differenza del quadro nazionale, comprende anche l'Udc di Totò Cuffaro.

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Le muse inquietanti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO "Votamos en medio del caos y de la tristeza", intitolava ieri El Pais una corrispondenza da Roma. Non era la dichiarazione del solito politico, da cui i giornali italiani ricavano i loro titoli, ma la confessione di una casalinga di 63 anni , Enrica Bollanti, che aveva votato al quartiere Trieste e sperava in Veltroni. Mi colpiva quella "tristezza", su cui mai noi giornalisti italiani avremmo fatto un titolo, e il caos, che sono le stimmate del popolo di centrosinistra. E forse il caos, che negli ultimi due anni ha dominato nel centrosinistra, nei prossimi segnerà il destino del paese. La Lega, che torna a veleggiare verso il 10 per cento dei voti conquistati nel 1992, fa irruzione anche fuori delle sue regioni tradizionali, comincia a invadere anche la "rossa" Emilia. Berlusconi, che nel '92 apparve come il razionalizzatore dell'autonomismo bossiano e dell'antipartitismo (che aveva trionfato con Segni nel referendum del 1993 e nell'invocazione "Di Pietro facci sognare") durò solo sette mesi: affondato a Natale non da Mani Pulite ma proprio da Bossi. Oggi Berlusconi è di nuovo in sella, ma come allora i dioscuri del separatismo e dell'antipolitica sono ancora col coltello dalla parte del manico: Bossi puntato sul Pdl, Di Pietro sul Pd. Sono durati, fra alti e bassi, quasi quindici anni, perché sono cambiate le repubbliche, si fa per dire, ma non il collante della classe politica nazionale : il privatismo, che l'ambasciatore Romano definì "il più solido dei vincoli " di una classe dirigente senza patriottismo. Dunque Berlusconi ? e con lui tutto il paese ? dovranno fare i conti col leghismo e l'antipolitica. La Lega tornerà a un federalismo aggressivo, Di Pietro rappresenterà l'antipolitica in forma di partito. Sono questi i due risultati forse meno scontati, insieme al battesimo del bipartitismo imposto da Veltroni: che fa del solo Pd il solo antagonista di Forza Italia- Pdl. Anche se restano aperti i problemi del centro, che dovrà fare la sua scelta tra i due protagonisti, e dell'ex An, che dovrà decidere l'eclissi totale o la subalternità a Berlusconi. Ma torniamo alle muse inquietanti, Bossi e Di Pietro, e ai loro programmi di guerra per il federalismo e contro la casta. Quale federalismo rilancerà Bossi, imponendolo a un governo Berlusconi che il senatur potrà prendere alla gola? Il federalismo può significare la nascita di una nuova Italia, più o meno su modello spagnolo o britannico, oppure la sua disintegrazione. È un problema che esiste dal 1943, dallo sbarco degli angloamericani nella penisola e l'esplosione del separatismo siciliano: cui seguono via via le crisi di frontiera in Val d'Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. L'autonomia speciale e il generale modello regionalista della Costituzione furono la terapia che ha assicurato ulteriori decenni all'unità d'Italia, di cui nel 2011 ricorrono i 150 anni. Ma non ha guarito l'Italia dai suoi mali localistici, castali, affaristici, diventati cronici per la perdita del senso della patria nella classe politica. Quei mali sono diventati nel Sud meridionalismo assistenziale e parassitario, nel Nord "sacro egoismo" o indipendentismo padano. Col voto di ieri, fra "caos y tristeza", il federalismo recupera tutto il pericolo che vi videro gli unitari dell'Ottocento e del Novecento fino a De Gasperi; la "questione settentrionale", mai capita dai "politici romani" (che in effetti sono i politici di tutta Italia concentrati a Roma per il banchetto comune), diventa nella Costituzione leghista di Assago scritta nel 1994 da Gianfranco Miglio, penisola jugoslavizzata, separazione di tre macroregioni (Padania, Etruria e Sud). Accantonata per la difficoltà di farla ingoiare all'Europa, essa può riemergere di fatto nel federalismo "avanzato" a cui non basteranno le teorie di Tremonti sui "valori" medievali a tagliare gli artigli. Coi nuovi rapporti interni fra Berlusconi forte, Fini debole e Bossi fortissimo, sarà quest'ultimo ad avere il coltello per il manico: come l'ebbe appunto nel 1994, coi ben noti risultati per il governo Berlusconi primo. Il Pd, che è il secondo partito d'Italia, è a sua volta condizionato dal forte risultato dell'Italia dei Valori. Di Pietro non rappresenta il "giustizialismo", come dicono i nemici dell'intervento dei giudici nella vita pubblica (intervennero anche contro il terrorismo, contro le mafie, contro le ruberie partitiche, sempre supplendo alla politica inerte o correa). Di Pietro purtroppo oggi è l'ala non aventiniana del grillismo. Il capo dell'antipolitica in parlamento. Saremmo ben lieti se la sua funzione fosse di stimolo al Pd per un intransigente controllo del governo e della maggioranza, sbarrando la strada a "incontri" men che legittimi e maturi. Il nostro timore ? ma ci auguriamo che nei dipietristi prevalga il buonsenso della vecchia Italia contadina ? è che l'antipolitica in parlamento si trasformi in logoramento delle istituzioni, che hanno bisogno di essere curate e rinnovate e non demonizzate: come invece lo furono nel 1922, non solo dal sopraggiunto Mussolini, ma da molti che sugli scranni parlamentari sedevano e addirittura si chiamavano "partito costituzionale". Attenti alla storia d'Italia. Di questo timore, che s'aggiunge a "caos y tristeza", dobbiamo esser grati anche alla sinistra arcaica che ha frantumato la maggioranza di Prodi ed è rimasta fuori gioco. Una sinistra tanto arcaica che riesce, in una specie di Walhalla nibelungico, a suicidarsi nell'astensionismo. Ieri mattina, non riuscivamo a credere a quel che stampava il manifesto, e cioè che i suoi lavoratori avrebbero dato il 42,25 alla Sinistra arcobaleno, il 19,7 al Pd-Di Pietro, l'8,45 a Sinistra critica e, udite, il 28,2 per cento al "non voterò". E se questo è il comportamento della sinistra colta, come meravigliarsi che l'eterna destra maggioritaria di questo paese possa ancora riconoscersi in Berlusconi? Forse ha ragione la casalinga, il nostro problema si chiama caos e tristezza: e speriamo che Walter Veltroni, cui va comunque il nostro grazie, faccia il secondo miracolo, uscirne al più presto.

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<Il Carroccio è concreto: chiederà posti, non la secessione> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni politiche 2008 INTERVISTA   LO STORICO GIUSEPPE BERTA SUL SUCCESSO DELLA LEGA: "TRA INTERESSI E SIMBOLI HANNO VINTO I PRIMI" "Il Carroccio è concreto: chiederà posti, non la secessione" GIOVANNI COCCONI "Nella contesa tra simboli e interessi ha vinto ancora una volta la dura materialità degli interessi". La spiega così, lo storico dell'industria Giuseppe Berta, la grande vittoria della Lega al Nord e il Pd che, ancora una volta, non sfonda nelle regioni sopra il Po. "Io l'ho detto una settimana fa al mio amico Sergio Chiamparino: hai commesso uno degli errori più grandi della tua carriera politica". Quale, professore? Lui, Penati, Illy, Cacciari avrebbero dovuto presentare una lista del Nord. Veltroni è stato bravo, ma per il Pd le cose al Nord possono cambiare solo se riuscirà a radicarsi. Eppure il viaggio era andato bene. Piazze piene, urne vuote? Prendo un caso che conosco, Vercelli, città in cui sono nato e dove torno ofni domenica a trovare mio padre, un anziano pensionato. Lui era curioso di vedere Veltroni, non lo aveva mai visto in vita sua, ne aveva letto sui giornali. Solo curiosità. E le candidature di Calearo e Colaninno? Non bastano, ci vuole un radicamento sul territorio che ancora non c'è. E questo spiega il successo della Lega. Guardavo i dati in Lombardia: per il Pd non c'è storia. Lei ha dedicato al Nord il suo ultimo libro appena uscito per Mondadori. Come spiega il successo del Carroccio: solo antipolitica? La Lega svolge questa funzione: prende una protesta che è antipolitica, che è nordista nel senso del malumore verso Roma, ma la sa quotare al mercato politico. Svolge una delicata funzione di cerniera. E Berlusconi lo ha capito benissimo. La frase dei fucili mira a intercettare un umore, a dargli forma e a traghettarlo in un contesto politico. Anche amministrativo. La Lega governa molte città... Certo. Però quando fa un passo più lungo della gamba corre dei rischi. Ora candiderà l'ex ministro Castelli alla presidenza della regione Lombardia: attenzione, rischia di essere un flop come quello di Formentini a Milano. Come si spiega il successo di un partito praticamente senza leader? La capacità di impastare elementi simbolici con interessi materiali. Nelle città che amministra la Lega non è così diversa dalle altre forze politiche, non si dà a comportamenti anti-sistema. La Lega ha già raggiunto e superato questi numeri negli anni '90 ma ha sempre bisogno della mediazione di Berlusconi. Senza il Cavaliere è più debole. Probabilmente la Lega al senato sarà determinante. Cosa chiederà in cambio? La mia percezione è che a livello nazionale non alzerà la posta più di tanto, a livello di territorio sì. I leghisti sono più lucidi di quello che sembrano: hanno una grandissima capacità negoziale, sono concreti, chiederanno posti, non la secessione. Anche perché dall'altra parte c'è la Sicilia e l'Mpa di Lombardo. Vuol dire che non creeranno problemi a Berlusconi premier? No, qualche problema glielo creeranno. Per esempio su Malpensa. Lì il corridodio è strettissimo: deve dimostrare che Air France non è l'unica soluzione possibile, che ne esiste un'altra, che Malpensa deve tornare a essere un hub intercontinentale. Il Pd al Nord dovrebbe riconoscere la Lega come interlocutore politico? A questo punto è difficile, forse avrebbe potuto farlo un tempo. Per riconquistare il Nord il Pd dovrà intraprendere, invece, un viaggio molto lungo. La mia idea è che l'area padana è ormai un'immensa megalopoli, un territorio omogeneo che va da Torino a Trieste. Veltroni ha fatto questo viaggio con le risorse simboliche di cui disponeva, in appena due mesi. Non poteva fare di più. Ora è tutto il Pd che deve capire se vuole rappresentare certi interessi e radicarsi davvero in questo territorio.

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Tutti stretti attorno a Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni politiche 2008 LA SCONFITTA SERENA Veltroni augura buon lavoro a Berlusconi, "ma non so quanto durerà" Tutti stretti attorno a Walter MARIO LAVIA "Venite con me?". A Walter gli hanno risposto di sì e lo hanno seguito, tutto il gruppo dirigente ha accompagnato il segretario lì di fronte al loft, in quello che è stato soprannominato il loftone, l'enorme spazio che fu il mercato ebraico del pesce, nel quale si sono accalcati per ore giornalisti e fotografi e staff televisivi. Alle 20 Veltroni ha dettato la linea: "Ho telefonato a Silvio Berlusconi per dargli atto della vittoria e augurargli buon lavoro ". Ai fianchi, dietro, c'erano tutti, D'Alema, Franceschini, Bersani, Fassino, Fioroni, Bindi, Realacci, la Finocchiaro, Bettini, Castagnetti, Melandri, Letta eccetera eccetera. L'applauso ? anzi: l'ovazione ? dei ragazzi e ragazze che hanno lavorato per i democrat, gli occhi lucidi della moglie Flavia, gli abbracci dello staff, tutti distrutti della fatica, quella che si sente dopo la battaglia, e per di più una battaglia non vinta, l'immagine dello stato maggiore stretto intorno al capo nel momento più difficile: una scena bella nella sua drammaticità. Tirato, Veltroni, come non lo si era visto mai in questo mese di piazze piene. Ma in fondo sereno: "Il risultato è chiaro: la destra governerà questo paese", e però "noi abbiamo avuto un risultato molto importante. Una grande rimonta, siamo la più grande forza riformista che questo paese abbia mai avuto". Che starà all'opposizione, (pronta a fare le riforme istituzionali insieme, "non ho cambiato idea"), e già si domanda fino a quando. Il leader è convinto che le contraddizioni nella maggioranza esploderanno, "avrà difficoltà, non so quanto durerà", soprattutto a causa della mina vagante-Lega. Con il sole sono tramontate anche le speranze, è stato più o meno verso le 18 che a sant'Anastasia tutti hanno avuto chiaro che le elezioni le aveva vinte la destra. Proprio intorno a quell'ora le voci di dentro dicevano che "si riparte da qui, da questo 35 per cento che è comunque una grande forza", così veniva eretta la linea del Piave veltroniana. Ma i volti parlavano chiaro, le fronti aggrottate e le labbra strette. Dove abbiamo sbagliato? La prima frase attribuita al leader, quell'"abbiamo fatto la cosa giusta", probabilmente ha risentito dei primissimi, positivi, exit poll. Ma in buona misura è uscita confermata dai dati successivi, se è vero, come ha detto un preoccupato Alfredo Reichlin, che "meno male che c'era il Pd a contenere il malessere che si è indirizzato verso la Lega". Per l'anziano esponente democrat ? uno che di sconfitte ne ha viste tante nella sua lunga vita politica ? senza il Pd ? sembra dire ? lo smottamento del paese a destra diverrebbe inarrestabile. Una grande forza, sì: 34, 35, 36 per cento, chissà se qualcosa in più. La destra vince ma un risultato così, all'esordio del Pd sulle schede, non era scontato. Ma che analisi si fa al loft? L'Italia tende a bipartitizzarsi: e in questo quadro il Pd si accredita come un'alternativa credibile a Berlusconi anche se la prospettiva immediata ? come sintetizza Antonello Soro ? è quella dell'"opposizione serena". In questo assestamento del sistema, il partito di Veltroni resta anzi l'unico bastione anti-destra, e nessuno potrà rimproverare al leader la scelta della rottura con una sinistra radicale che è sul punto di uscire dalla scena politica, ridotta ai minimi termini e inspendibile nel gioco parlamentare: una realtà che anche al loft si fatica a spiegare e che però conferma la giustezza dell'intuizione del segretario. "Il recupero c'è stato, anche se non è bastato", è ancora il ragionamento di Soro: col che si vuole significare che il gruppo dirigente dà atto al segretario di essere stato l'artefice di una campagna elettorale semplicemente straordinaria, che ha consentito un recupero di moltissimi punti. Il tempo a disposizione è stato troppo poco. Si attende adesso di vedere che tipo di dibattito si svilupperà nel gruppo dirigente, cosa diranno dalemiani ed ex popolari, rutelliani e bindiani: si prevede che tutti "faranno quadrato" attorno al leader. Ciascuno sarà nelle condizioni di sottolineare questo o quell'aspetto: insomma, nei prossimi mesi una discussione si aprirà. Ma partendo dalla realtà incontestabile che il Pd è un grande partito. Anche se di opposizione. Si discute ancora al loft, quando è sera da diverse ore. E sulla piazzetta di sant'Anastasia è sceso il freddo.

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Tutto in mano a Berlusconi L'Italia diventa bipartitica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Uno storico terremoto a sinistra, scompaiono dal parlamento comunisti e verdi Tutto in mano a Berlusconi L'Italia diventa bipartitica La destra vince largamente camera e senato. Davanti avrà solo Pd e Udc Il cartello Berlusconi-Bossi ha vinto le elezioni politiche, aggiudicandosi la maggioranza alla camera e anche al senato. Il Cavaliere ha dichiarato che farà il governo "in poco tempo" e ha assicurato di avere già in mente la squadra. Walter Veltroni ha telefonato al leader del Pdl riconoscendone la vittoria. Il Pd svolgerà il ruolo dell'opposizione forte di un consenso che si aggira alla camera sul 34 per cento. Veltroni, affiancato da tutto il gruppo dirigente, ha sottolineato che "c'è stata una grande rimonta del Pd che è "la più grande forza riformista che il paese abbia mai avuto". "La destra governerà il paese ? ha aggiunto ? ma non so quanto durerà". Bossi è entusiasta del risultato della Lega, il cui successo è determinante per la vittoria del Pdl: "La Lega è il partito dei lavoratori". Deludente il bottino dell'Udc, che avrà pochi senatori. Mentre nel campo della sinistra è un vero e proprio terremoto. Sinistra arcobaleno non entra nemmeno alla camera, a causa di un tracollo in questa misura imprevisto di fronte al quale Bertinotti ha scelto di lasciare. Per i partiti del cartello di Sa si apre ora una fase densa di incognite. Si è dimesso anche Enrico Boselli a causa del magro risultato del partito socialista. Malissimo la "lista pazza" di Giuliano Ferrara. Attesi oggi i risultati delle comunali di Roma e delle altre amministrative.

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Dove abbiamo sbagliato e dove no (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

STEFANO MENICHINI Abbiamo sbagliato molte cose. Molte analisi e previsioni. Abbiamo sbagliato a pensare che il quinto ritorno di Berlusconi sulla scena sarebbe stato forse vincente, ma non convincente, né comunque tale da riaprire una stagione di governo stabile della destra. Non sarà così, perché da oggi Berlusconi ha tutte le carte in mano e soltanto il dovere di corrispondere agli impegni assunti: perfino la maggioranza ampia al senato, che aveva chiesto, è sua. Il rapporto fra quest'uomo e l'Italia, a questo punto, assume effettivamente una dimensione storica. Sarà lui a decidere quando il proprio ciclo terminerà, e intanto tocca a lui decidere che tipo di rapporto instaurare con l'opposizione: se vorrà tener fede alle cose dette, avremo un assetto finalmente europeo occidentale pieno, con rapporti politici talmente chiari da consentire a tutti liberamente di decidere se partecipare o meno, per esempio, alle scelte di riforma delle istituzioni. Senza larghe intese, senza confusioni. Abbiamo poi sbagliato ad amplificare ? ma qui c'entrano l'entusiasmo e anche il dovere di una campagna elettorale ? la forza del recupero del Partito democratico rispetto alla deficitaria situazione ereditata dall'Unione. Rimaniamo convinti che Walter Veltroni abbia fatto esattamente ciò che andava fatto, e nel modo migliore date le circostanze. Anzi, tutto ci dice che se non fossero state fatte le scelte di rottura che sono state fatte, oggi saremmo di fronte a un disastro senza domani. Invece non è così. Terzo errore di analisi, che risale più indietro nel tempo: pensare che la drastica opzione riformista del Pd avrebbe lasciato spazio libero alla propria sinistra. Accade il contrario, con comunisti e verdi cancellati dal parlamento. La disfatta ha tali dimensioni da non potersi spiegare solo come effetto della polarizzazione antiberlusconiana: gli elettori hanno punito chi s'è chiamato fuori dalla sfida e dalla responsabilità di governare, dopo essersi mostrato insoddisfatto e insofferente quando ha avuto la chance di contare. Qualcosa su cui non abbiamo sbagliato però c'è: l'Italia sarà bipartitica. Molto si è scritto sulla distanza fra politica e cittadini. Stavolta però bisogna riconoscere che un paese intero ha apposto il sigillo alla forzatura operata dalle leadership di Pd e Pdl sia nei confronti del quadro politico (tagliare le rispettive alleanze), che nei confronti della stessa legge elettorale. Veltroni prima e Berlusconi poi hanno mostrato di aver colto per tempo la domanda più diffusa fra gli italiani, quella di una semplificazione del panorama politico e della polarizzazione fra due grandi formazioni entrambe vocate innanzi tutto al governo. Stasera ? in una sera che certo non è felice ? questa prospettiva ci appare per la prima volta irrevocabile. È un cambio di sistema, è la prima scossa che la politica è in grado di dare a se stessa da molto tempo. Ed è un fatto inequivocabilmente positivo, sia pure dentro una sconfitta politica, sia pure nel momento di prendere atto che in questa Italia divisa in due, le due parti non sono alla pari. A l t r e t - tanto irrevocabile, proprio perché strettamente connessa a questo dato di sistema essendone stata la levatrice, ci appare quindi la fondazione del Partito democratico di Walter Veltroni. Si sentono in queste ore voci rabbiose, accuse roventi, recriminazioni amare. A sinistra tutti coloro che hanno perso ? tranne la singola persona, inappuntabile, di Fausto Bertinotti ? scaricano su Veltroni le proprie colpe. Si capisce pure. Loro non possono vedere (ma nel Pd dovrà essere molto chiaro a tutti, da subito) che se le politiche progressiste e riformiste in Italia hanno ancora un futuro, dopo le ripetute delusioni impartite agli italiani dal centrosinistra, è proprio grazie alla nascita del Pd, ai suoi caratteri, a come Veltroni l'ha condotto. Iniziato solo pochi mesi fa, il lavoro è incompiuto. La prima metà dell'opera è stata chiamare al Pd tutti gli elettori di sinistra ormai perfettamente maturi, che non tollerano più nel 2008 di dover votare per chi in partenza vuole solo gratificarsi all'opposizione. Rimane il resto, che è molto. Cioè tornare pazientemente a rivolgersi all'altra Italia, a quell'Italia (certo non popolata da mascalzoni, evasori fiscali o creduloni) che ancora stavolta non s'è fidata del centrosinistra. Veltroni ha ricominciato a farlo ieri sera, con un gesto che non è solo di correttezza (quella mai dimostrata da Berlusconi in situazioni analoghe), ma è già fondativo della strategia del Pd. E della costruzione del suo domani.

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Il fascino della sera delle elezioni sul web (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

B L O G G E R I A Il fascino della sera delle elezioni sul web MARIO ADINOLFI Due motivi per amare la politica Ci sono un milione di motivi per cui ci si può appassionare di politica e io qui tralascerò di indicare quelli ovvi, roba tipo che Veltroni è meglio di Berlusconi o che essere nel campo del progresso democratico è meglio che ritrovarsi in quello del conservatorismo omoprovvidenziale. Ricordo benissimo il motivo di fascino che mi spinse il 4 marzo 1985 a entrare nella sezione di un partito, a tredici anni, anche allora alle soglie di una elezione primaverile. Anzi, i motivi erano due: la campagna elettorale e la sera delle elezioni. Una sospensione dell'anima La campagna elettorale è sempre bella e chi ha seguito la mia tramite il blog, sa che attraverso i vari quotidiani "diari del candidato", tra primarie e politiche, ho trascorso in questa particolare sospensione dell'anima 131 degli ultimi 266 giorni della mia vita. Certo, quando ti ritrovi a girare da Biella a Rende, da Pozzuoli a Follonica, da Copenhagen a Nizza, con un calcolo approssimativo di diciannovemila chilometri, la prima impressione che offri è che dovresti essere affaticato. E invece no. Chiaramente, appartenere ad un gruppo come quello di Generazione U, che ti permette si sentirti a casa e con amici veri in qualsiasi landa ti trovi, aiuta. Li ho sempre chiamati amici Non può pesarti correre a Giugliano per sostenere un giovane sindaco che merita di essere confermato o fare mezzanotte a Livorno con ragazze e ragazzi straordinari, dopo essere stati a Follonica a evocare Obama con la nostra "nuova leva" minorenne che trova anche il tempo di costruire un video per YouTube, che si affianca così al video della nostra delegazione in piazza per il Tibet Libero, ai reportage blog-fotografici dei mitici pietralatesi del Mare di Stelle, alla chat democratica con il circolo Pd Obama, alla videochat con Dario. Questa è la campagna elettorale e questo è un motivo di fascino della politica intesa alla nostra maniera, intesa con lo spirito che è ancora quello di quel tredicenne: stare in una comunità di donne e di uomini che condividono la tua visione del mondo. Su questo si fonda l'amicizia. Non a caso ho sempre chiamato le persone con cui dialogavo in spirito di militanza, "amici". Il futuro inizia comunque Dopo la campagna elettorale viene la sera delle elezioni, quella dei risultati che ti fanno gridare di gioia e quella che ti fa sprofondare nell'amarezza. È sempre una sera densa d'emozioni, lo sarà anche questa. Ne ricordo una del 1988, le mie prime elezioni da candidato per il "distretto scolastico", vittoria e record assoluto di preferenze. Ricordo la vittoria del 1996, quando convinsi il segretario del Ppi a prendere le nostre bandiere bianche e andare in piazza Santi Apostoli mentre Luigi Berlinguer si sgolava con un improprio "erano cinquant'anni che aspettavamo" e venne travolto all'applauso al nostro Gonfalone. Era nato l'Ulivo e aveva vinto, era l'inizio di tutto. La novità di questi mesi è che le campagne elettorali sono state vissute on line, anche con voi lettori di Europa, in una dimensione comunitaria che ha reso il mio sito non più mio, ma un territorio di confronto tra tante persone che hanno qualcosa da dire. E se va così, vincere o perdere alla fine è un dettaglio. Il futuro inizia comunque. www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it.

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Moratoria per la lotta alla fame nel mondo a Roma una città della scienza (non solo luci al Colosseo) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa, credo che uno dei primi impegni a cui dovrà indirizzarsi l'azione del Partito democratico, con o senza intesa col governo Berlusconi p.v., dev'essere la lotta contro la fame nel mondo, nella scia della battaglia radicale degli anni Ottanta e della recente vittoriosa moratoria all'Onu contro la pena di morte. Sotto il sindaco Veltroni, gli eventi che segnarono quella moratoria venivano salutati con l'illuminazione del Colosseo. Con Rutelli, che mi auguro mentre scrivo di veder salire al Campidoglio, pretendiamo anche altro. ALDO SANTONASTASI, ROMA Sono d'accordo con lei, caro Santonastasi. Ho già scritto ieri che della vecchia battaglia radicale degli anni Ottanta contro la fame nel mondo bisogna recuperare le linee più valide. Oggi che abbiamo in parlamento ? grazie all'operazione Veltroni-Pannella ? un presidio di cultura radicale liberale, che altrimenti sarebbe finita nella discarica della sinistra massimalista, del fondamentalismo verde, del comunismo nostalgico, del fascismo dalla mascella quadrata ? esiste una precondizione storico-culturale perché sia il Pd a farsi portavoce , anche con metodi "pannelliani", di quella moratoria: dando così unitarietà di iniziativa politica nazionale alla fatica e alla generosità di diecine di migliaia di volontari, missionari laici e religiosi, medici, filantropi, contro lo sfruttamento e la spaventosa sproporzione fra risorse e bocche da sfamare, invano denunciata da politologi come Giovanni Sartori sul Corriere della sera e demografi come Luigi De Marchi su Radio radicale. Fra le cose essenziali da fare, c'è la realizzazione a Roma di una grande Città della scienza, che diventi motore non solo di cultura scientifica in generale ma, nel caso che ci occupa, di ricerca e scoperta di nuove fonti energetiche. Ieri, per esempio, la Repubblica, col giocoso titolo "Ecco l'albero della benzina", ci ha spiegato quanto "olio di pirolisi" da usare come combustibile liquido può essere estratto da frutteti, residui di frumento e scarti di legno della penisola. L'Associazione delle energie agroforestali ci dice anche quanto costano, oggi, questi procedimenti. Non vorremmo prendere un abbaglio, come quello di Mussolini che voleva estrarre il ferro per i suoi cannoni dalla sabbia nera di Ostia. Francesco Rutelli, da ministro dei beni culturali, ha previsto un finanziamento adeguato a realizzare la Città della scienza nel centocinquantenario dell'unità d'Italia (2011). Essa si muoverà sulla scia del progetto Ruberti, ultimo ministro dell'università e della ricerca ad avere una visione strategica di quei settori. Qui nasce il problema politico. Dal Campidoglio, Rutelli dovrà evitare che , per gli eventuali debiti contratti da Berlusconi con l'antiscientismo, e per le diffidenze, a riguardo, dello stesso Pd, quei fondi destinati alla scienza vengano dirottati verso impegni meno ostici. Dobbiamo uscire dall'ambiguità di rendere omaggio verbale alla scienza e piegarci ai fideismi antiscientifici. Su temi come questi, si misurano la modernità non solo del Pd, ma di tutta la politica italiana; e la concretezza delle parole che spenderemo contro la fame nel mondo. Illuminiamo pure il Colosseo, ogni volta che una nave arriva in tempo a soccorrere gli affamati, ma soprattutto creiamo strutture solide e permanenti contro l'impoverimento e la strage (che, scriveva ieri Liberation in due intere pagine, ci impegneranno almeno per vent'anni).

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Sulla Lega continuiamo a sbagliare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

(ch.g.) Si può indignarsi per i "fucili padani", irridere alle cerimonie celtiche, scuotere la testa quando parla Calderoli: va tutto bene in campagna elettorale, può far guadagnare qualche voto nei ballottaggi, è perfino eticamente giusto. Ma non aiuta a capire. Continuare a rappresentarci la Lega come una forza semi-eversiva, sostenuta dai voti di protesta di una base dura e arrabbiata, significa raccontarci solo una parte della verità, e di sicuro non ci sarà utile a superare lo stupore per il fatto che tanti operai e bravi compagni all'improvviso si mettono a votare il Carroccio. La Lega non è questo, e se lo è mai stata non lo è più. Noi da Roma non ce ne accorgiamo, ma al nord i leghisti non vengono associati all'idea delle bandiere verdi e delle smargiassate parlamentari. La Lega, dove è la Lega, è un concretissimo partito di sindaci, assessori e amministratori. Un partito che il giorno dopo il trionfo elettorale alle politiche non va in giro a brindare con le ampolle dell'acqua del Po, ma chiede la presidenza di Veneto e Lombardia, la verifica al comune di Milano, il ministero delle riforme e quello dell'interno. Che promette di impegnarsi non per un concetto astratto come la secessione, ma per qualcosa di concretissimo come il federalismo fiscale e avverte Berlusconi che tagliare l'Ici va bene, ma purché non paghino i sindaci. Un partito con le idee chiare su cosa vuole e quali interessi intende tutelare. Ma la giornata di ieri è illuminante anche riguardo a un altro modo sbagliato di guardare alla Lega. Quello di chi si illude che il Carroccio condizionerà Berlusconi, non lo lascerà governare, lo farà cadere domani. Magari fosse così, troppo facile. Il Berlusconi terza edizione avrà qualche difficoltà ma ci vuol altro per fermarlo. Piuttosto, dato che Veltroni dice che non siamo stati capaci di parlare "all'Italia profonda", si potrebbe imparare qualcosa da com'è organizzata sul territorio la Lega.

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Di Pietro all'attacco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA Prima del corposo successo elettorale della sua Italia dei Valori, Antonio Di Pietro lo aveva confidato molto esplicitamente ai suoi: "Se Formigoni dovesse dimettersi da Presidente della Regione Lombardia, a me piacerebbe molto candidarmi per il Pirellone...". Un'ipotesi che Walter Veltroni non ha avuto il tempo neanche di accarezzare come idea, ma certo potrebbe rivelarsi ingombrante per il Pd non avere un proprio candidato ad una poltrona così prestigiosa e dover schierare un personaggio ingombrante come Di Pietro. E Maurizio Martina, leader del Pd lombardo, ha buon gioco a minimizzare: "Certo, ho sentito questa voce, ma come facciamo ad esaminare una qualsiasi ipotesi se ancora non sappiamo se Formigoni lascerà la Regione?". Per Tonino tornare nella "sua" Lombardia da leader politico è sempre stato un sogno coltivato e mai concretizzato. Da quelle parti il molisano Di Pietro ha lavorato in polizia, ha preso una (controversa) laurea, ha fatto il pm, ha insegnato diritto. Ma poi, dopo aver appeso la toga al chiodo, Tonino si è via via allontanato da Milano, ha fatto il ministro a Roma e qualche tempo fa dopo aver accarezzato e incoraggiato l'ipotesi di una corsa come sindaco di Milano, sembrava aver rinunciato ad ogni velleità politica nella sua regione d'adozione. Certo, resta da vedere se Roberto Formigoni diventerà ministro o presidente del Senato, trovandosi quindi costretto a dimettersi da presidente della Regione Lombardia. Il trasferimento a Roma di Formigoni è evento molto probabile, quasi certo, ma fino a quando non si concretizzerà tutto resterà fermo. Ma con i tempi che si è imposto Silvio Berlusconi l'impasse è destinata a durare pochi giorni. E quando la riserva sarà sciolta la corsa alla successione diventerà questione di prima grandezza perché il peso del Pirellone è paragonabile a quello di un ministero di "serie A". E dunque se Formigoni traslocherà a Roma a quel punto Di Pietro partirà all'attacco. Certo, l'analisi del voto in Lombardia è destinata a rendere più difficile l'"assalto" di Tonino: nel collegio Senato che comprende tutta la Regione, l'Italia dei Valori si è attestata su un decoroso 3,8% che però è leggermente inferiore dalla media ottenuta dai dipietristi in tutta Italia, mentre il Pd è riuscito a spuntare un significativo 31% in Lombardia-1, in quella che resta una roccaforte del centrodestra. E anche dall'altra parte della trincea non tutto sembra filare liscio. Mentre Ignazio La Russa, An, invoca "primarie" per scegliere il successore di Formigoni, la Lega punta tutte le sue carte sull'ex Guardasigilli Roberto Castelli. Dice Roberto Calderoli: "Castelli lo vedo in pole position, anche perché questa candidatura l'abbiamo chiesta agli alleati e ci hanno detto di sì!". \.

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La Sinistra Arcobaleno? Tradita da simbolo, voto utile e astensionismo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]MARCO CASTELNUOVO TORINO Rivoluzione copernicana? Mutamento storico? Terza repubblica? Forse, a vedere il nuovo Parlamento così come uscito dalle urne il 13 aprile. Ma in quanto a voti e scelte degli elettori cambia poco o nulla. "Per quanto riguarda i voti, siamo tornati al 2001. Quello che è cambiato è l'offerta politica, cioè come si sono presentati i partiti alle elezioni", spiega il professor Paolo Natale del Centro studi elettorali e incensato l'altra sera a "Porta a Porta" da Renato Mannheimer, come "l'unico ad aver previsto i risultati giusti". Similitudini con il 2001 ci sono, certo. Berlusconi che vince, il sindaco di Roma che si presenta senza l'ala radicale e che perde, ma poi? "Semplicemente il distacco in termini di voti e percentuali rispetto al 2001 è lo stesso - spiega Natale -. Veltroni non ha sfondato, ha preso centomila voti in più del 2006, pescandoli principalmente a sinistra. Per il resto tutto è rimasto uguale, tra i poli. Permane la fedeltà leggera". Che per i politologi significa uno spiccato senso di appartenenza alla coalizione a scapito dei singoli partiti. Insomma, si vota all'interno dello schieramento ma non si salta la barricata. Siamo ben lontani da quello "scongelamento" dei poli che Veltroni sperava di sfruttare. Il Pd non ha raccolto i voti dei moderati del centrodestra e dell'Udc. È così che l'ottima performance della Lega è da imputare principalmente "a un travaso di voti provenienti da Forza Italia". Anche se, a ben vedere, il Carroccio è l'eccezione che rappresenta la regola. "In effetti una piccola parte del nuovo elettorato lumbard è composto da ex elettori della sinistra radicale". La Lega costola della sinistra come disse D'Alema più di dieci anni fa? "Soprattutto in Emilia il risultato del partito di Bossi si spiega con un nuovo elettorato proveniente da comunisti italiani e verdi". La sinistra arcobaleno si è dissanguata sperperando circa il 75% dei propri voti. "L'elettorato della sinistra radicale si è scisso in tre parti sostanzialmente uguali: un terzo ha votato Bertinotti, un terzo ha scelto il Pd, il resto non ha votato. E non dimentichiamoci che parte della coalizione era formata dai verdi". E che? È un reato? "No, ma l'elettorato verde - ragiona Natale - è per tradizione più leggero. Non c'è in Italia un senso di appartenenza come in Germania. Secondo i dati, chi è più sensibile ai temi dell'ambientalismo si è trovato a disagio in una coalizione con gli eredi del partito comunista. Sono soprattutto loro ad aver "tradito"". I flussi elettorali spiegano chiaramente che c'è stato un massiccio ricorso al voto utile per premiare la governabilità, che il voto di protesta si è incanalato su Lega e Di Pietro ("Clamoroso il risultato del Carroccio a Genova, patria di Beppe Grillo" ricorda Natale) e che Veltroni è riuscito a frenare l'astensionismo di sinistra ma non a bloccarlo del tutto. Ecco perché la rimonta non si è concretizzata. E l'Udc? "L'Udc è un partito autenticamente centrista, ora". In effetti l'elettorato di Casini che anteponeva il Cavaliere allo scudo crociato se n'è andato con la costituzione del Pdl (si pensi alla corrente di Giovanardi). È rimasto un 55-60% di fedeli mentre un terzo dell'elettorato è migrato verso Berlusconi. L'Udc ha recuperato con alcuni voti di uscita dal Pd e con gli orfani dell'Udeur di Mastella". Già, Mastella. All'ex ministro della giustizia di Prodi si è sgretolato il partito: "l'elettorato Udeur si è concentrato su Casini e Berlusconi, che ha compensato anche in questo modo la piccola perdita di voti in direzione de La Destra". In effetti il gioco di sostituire Alleanza Nazionale come autentica forza di destra, non è riuscito a Santanché e Storace. "Solo il dieci per cento dell'elettorato di Fini ha cambiato per Storace. La sorpresa per il Pdl è stata anche questa: prima delle elezioni calcolavamo un tasso di fedeltà pari al 60% nei confronti del nuovo partito di Berlusconi. Invece i risultati dimostrano che oltre l'ottanta per cento dell'elettorato di Fi e An ha scelto di nuovo il Cavaliere". La conclusione è che da quattordici anni a questa parte il voto è un referendum pro o contro Berlusconi. E anche questa volta il Cavaliere l'ha spuntata.

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Nessuno. L'unico problema: ci è mancato il tempo. L'anno prossimo ce l'avremmo fatta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ERRORI? "Nessuno. L'unico problema: ci è mancato il tempo. L'anno prossimo ce l'avremmo fatta" Nel day after dei Democratici, appena uscita dal "caminetto" dei big riuniti al loft per l'analisi della sconfitta, Rosy Bindi confessa che "nessuno credeva che avremmo vinto in così poco tempo" ed è convinta che "l'anno prossimo ce l'avremmo fatta". La Bindi non intende quindi gettare la croce addosso al segretario, non chiede un congresso, ma rivendica "assolutamente sì, una gestione collegiale" del partito. E chiarisce che "se qualcuno pensa che ora il Pd debba sostituirsi alla sinistra in Parlamento si sbaglia, perché non possiamo snaturare il nostro profilo riformista". Sono stati commessi errori, visto come è andata? "Non credo ce ne siano stati, è chiaro che avremmo avuto bisogno di un anno in più per far crescere la stima del governo Prodi con la redistribuzione dei sacrifici fatti e per spiegare meglio il nostro progetto politico. Ma quando un Paese vota al 60% per la destra vuol dire che ci aspetta una sfida lunga: dobbiamo costruire il partito, radicarci e creare una sorta di resistenza culturale nei confronti di un voto così fortemente orientato a destra. Cioè ritrovare un dialogo a partire dalle paure e dai bisogni, ma con una sorta di pedagogia intorno ai valori dell'unità dell'accoglienza, dell'integrazione e della crescita equilibrata e solidale. E' una situazione che va capita, sapendo intercettare le domande profonde che vengono dal Paese e soprattutto dal Nord. Abbiamo cominciato a suscitare l'interesse dell'elettorato moderato ma non abbiamo sfondato, i dati parlano". C'è stata un eccessiva personalizzazione della campagna elettorale? "Mi chiedo come poteva essere altrimenti. E' chiaro che il messaggio mediatico è stato prevalentemente quello impresso da Veltroni che impersonava la sua proposta politica, ma siamo stati coinvolti tutti". E' pentita di aver polemizzato con lui sulla scelta di andare da soli? "No, anche perché poi ho riconosciuto che era quella giusta e i dati ce lo confermano. Se ci fossimo presentati come Unione non avremmo vinto e non avremmo un partito con questa impronta riformista. Resto ancora convinta però che quella scelta, comunicata troppo presto, non ha aiutato la sopravvivenza nel governo". E' d'accordo con Follini che scommette su un'alleanza in parlamento con l'Udc o ritiene che vada cercato un rapporto con la sinistra radicale? "Dobbiamo avere un rapporto corretto con l'altra opposizione, ma mi fermerei qui in questa fase. Per quanto riguarda la sinistra radicale, dobbiamo in qualche modo cercare di interpretare le domande di quell'elettorato dentro il nostro progetto riformista. Se qualcuno pensa che ora il Pd debba fare la parte della sinistra radicale si sbaglia". In che tempi si dovrà svolgere un congresso del partito? "Entro il 2009, e comunque prima di pensare ad un congresso si deve pensare a costruire il partito, con una gestione sempre più collegiale, senza nulla togliere alla leadership del segretario, che è stata confermata in queste elezioni. Dobbiamo radicarci fortemente rispettando quella pluralità che è la forza del Pd". Che peso avranno i prodiani negli organismi dirigenti? "Io ho fatto le primarie e faccio parte di questo... ufficio politico, come lo vogliamo chiamare? Era nata come unità di crisi e penso che quello sia un organismo di gestione collegiale, così come il governo ombra di cui ha parlato Veltroni. Non mi piace il termine "governo ombra" perché mi ricorda esperienze passate, ma al di là di questo, che ci sia una squadra che marca visibilmente l'azione del governo credo sia una buona cosa". Un'ultima domanda. Veltroni ha detto che il Pd ha perso anche perché ha scontato un giudizio negativo sul governo Prodi: che ne pensa? "E' una spiegazione un po' superficiale, credo che le ragioni siano ben più profonde. Ho sentito Romano dopo voto ed era molto dispiaciuto. Ma io gli ho ricordato che comunque lui Berlusconi lo ha battuto due volte e deve essere contento di quello che ha fatto per il Paese".

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Berlusconi: subito via l'ici (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Conferenza stampa del leader pdl: lista dei ministri pronta in una settimana. Autocritica e dimissioni nella Sinistra Arcobaleno Berlusconi: subito via l'Ici "A noi le due Camere". Veltroni: parte male, faremo il governo ombra SEGUE A PAGINA 2.

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Torna sul palco silvio l'affabulatore "scusate il ritardo, stavo parlando col re" - sebastiano messina (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Torna sul palco Silvio l'affabulatore "Scusate il ritardo, stavo parlando col re" Domanda dalla platea: "Perché piace tanto?". E lui: "Perché sono giovane" A un cronista: "Spero che dopo 15 anni abbiate capito che non mi fate fuori" SEBASTIANO MESSINA La voce è un po' afona e lui ha quasi il fiatone, ma Berlusconi è sempre Berlusconi. Quando sale sul palco, per la sua prima apparizione pubblica dopo la sua terza vittoria, si guarda intorno e finge di meravigliarsi di trovarsi in mezzo a così tanti giornalisti: "Impressionante questo spiegamento di forze. Sembra che abbiamo vinto le elezioni...". Gigioneggia, il vincitore. Non gli basta essere il più votato. Vuole essere anche il più simpatico, il più spiritoso, il più brillante uomo politico che la storia ricordi. Perciò oggi cercherà di non parlar male di nessuno, neanche di Prodi che per lui è il massimo. E questa conferenza stampa è destinata a diventare uno show per conquistare anche quelli che, chissà perché, stavolta non l'hanno votato. Per l'occasione, è stato affittato l'Auditorium della Tecnica, nel palazzo della Confindustria: nuovo partito, nuovi locali. Sede di lusso: hostess all'ingresso, guardie in abito scuro con le mani incrociate all'altezza della cintura, camerieri in livrea bianca con mostrine dorate. Per entrare, bisogna indossare un braccialetto giallo, di quelli che nei villaggi vacanze distinguono gli ospiti paganti dagli intrusi. Dentro, non ci sono solo i giornalisti ad aspettare il già predecessore e neo-successore di Romano Prodi. C'è la rossa Brambilla, alla quale Gasparri fa il baciamano davanti ai fotografi. C'è la prediletta Carfagna, ministra in pectore, che se ne rimane chissà perché in quarta fila. C'è Renato Brunetta, che saltella felice di qua e di là. C'è la Mussolini, che mamma Maria accarezza con lo sguardo dal fondo della sala. C'è Rotondi, con un audace abito grigio a scacchi ton sur ton. E poi, naturalmente, i big. Fini, serafico, ha una cravatta gialla. La Russa si accovaccia sui gradini. Formigoni, probabile presidente del Senato, si è presentato con una polo viola. Poi arriva lui. Al microfono, si sente un respiro più pesante del solito, come di uno che ha fatto le scale di corsa perché era in ritardo. E in effetti Berlusconi doveva essere qui un'ora fa. La giustificazione, però, è straordinaria: "Ho fatto tardi perché ho ricevuto le congratulazioni di Sarkozy, del re Juan Carlos, del premier Gordon Brown, del presidente degli Stati Uniti e anche di Vladimir Putin, che farà con me la sua ultima cena ufficiale da presidente: poi saremo colleghi, tutti e due primi ministri...". Come si fa, a non perdonare chi fa tardi per rispondere al re e a Bush? Parte un applauso (ci sono anche i giovani di Forza Italia, in sala), e il Cavaliere si guarda intorno sorridendo. E' tornato al vecchio doppiopetto grigio con camicia bianca e cravatta blu, il look del candidato è stato già sostituito dall'abito presidenziale. Appena alza una mano parte una raffica ovattata, decine di flash scattano insieme per cogliere l'attimo, e lui gioca un po' a vedere l'effetto che fa. Ogni tanto guarda verso la terza fila, verso la biondissima piemontese Laura Ravetto che sottolinea annuendo i passaggi che le piacciono di più. Qualche volta, distrattamente, si infila la mano destra nella giacca, alla maniera di Napoleone. Ostenta la calma del vincitore, e solo una volta perde la pazienza, quando gli dicono che a Veltroni il suo inizio non è piaciuto. "Francamente, vi prego: fatemi domande sui problemi reali, non su questo teatrino della politica...". Ma poi riparte con un aneddoto sulla Thatcher, cita una battuta di Reagan, e per chiudere la questione della presidenza del Senato all'opposizione si passa lentamente l'indice sulla fronte, come per dire: e che, c'è scritto Giocondo? La cronista del Tg1 gli chiede cosa pensi di una dichiarazione di Veltroni. Lui sembra perplesso, ha la sensazione che manchi qualcosa. "Mi vuole riformulare la domanda? Mi pare che ci fosse di mezzo un governo ombra". "Sì, è così" precisa la giornalista. "Ah ecco" replica lui, soddisfatto, e spiega che il governo ombra gli sta benissimo, perché si farà prima a capire se l'opposizione è d'accordo o no sulle decisioni del governo. Un'inviata spagnola si presenta: "Telecinco, Espana". Berlusconi la interrompe: "Conflitto di interessi pieno!". Risate. Una giornalista radiofonica tedesca si lancia in una domanda coraggiosa: "Perché lei piace così tanto agli italiani?". "Perché sono giovane!". La giornalista ride. "Dico sul serio" insiste il Cavaliere, "Ho saputo che una signora russa ha chiesto a un'alta autorità del suo paese, guardando le foto mie e di Veltroni, chi fosse il più giovane...". Applausi. "E comunque io non ho mai fatto pesare al mio avversario di avere vent'anni di esperienza più di lui". La giornalista insiste: "Ma il carisma sì". Lui si guarda intorno sorridendo, e magari pensa: fossero tutti così. "Ok, passi alla cassa". Risate. Non è finita. L'inviata dell'Unità gli chiede se non sia il caso di essere liberale anche con chi lo critica. Ma certo che lo sono, "nessuno vi ha impedito di stampare il giornale, e nessuno ve lo impedirà". Pausa. "Vi toglieremo solo il contributo dello Stato". Scherza, si capisce. Non scherza, quando dice a un altro cronista: "Spero che dopo 15 anni che tentate di farmi fuori abbiate capito che è impossibile". Sì, ormai l'hanno capito tutti. Berlusconi è come un tappo di sughero: inaffondabile.

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Berlusconi: "le camere a noi non saremo ostaggi della lega" - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi: "Le Camere a noi non saremo ostaggi della Lega" "Al primo consiglio aboliamo l'Ici, la legge elettorale funziona" Il vincitore "La bicamerale? Non serve. E alla legge elettorale basta un ritocco al Senato" "Chiuderemo le frontiere, rispedendo al loro paese gli extracomunitari" GIANLUCA LUZI ROMA - Berlusconi esclude definitivamente di dare una Camera all'opposizione, nega di essere "ostaggio" della Lega "che in 15 anni non ha mai comandato" e annuncia che nella riforma della Giustizia ci sarà la separazione delle carriere, "obiettivo imprescindibile". Conferma che al primo Consiglio dei ministri - che si terrà a Napoli per l'emergenza rifiuti- sarà abolita l'Ici. Quanto alla Bicamerale, "ho solo detto che è una buona base di partenza, ma non ce n'è bisogno, bastano le commissioni Affari costituzionali. E poi "questo sistema elettorale tanto vituperato ha funzionato bene". Ha bisogno solo di una modifica: il premio di maggioranza nazionale e non regionale. Prima conferenza stampa dopo la vittoria e Berlusconi non infierisce sugli sconfitti. Anzi, assicura che non cancellerà tutto quello che ha fatto il governo Prodi. "Penso che un governo non deve capovolgere l'attività del precedente governo. Penso che dobbiamo guardare avanti". Anche se "può darsi che emergano delle situazioni in cui occorre intervenire e noi non ci tireremo indietro". A partire dalla legge Bossi-Fini che "applicheremo chiudendo le frontiere" ai clandestini e "restituendo ai Paesi del Mediterraneo gli extracomunitari che dalle loro sponde sono venuti da noi". La sinistra estrema fuori dal Parlamento "è una conquista" prodotta "dagli elettori che hanno rifiutato la frammentazione". Con due partiti, Pdl ("forza politica per i prossimi decenni che entro la fine dell'anno diventerà un partito") e Pd, che "rappresentano l'85 per cento dei voti", comincia una stagione nuova anche senza bisogno di "una commissione Attali che ha dato risultati deludenti". Non quella stagione che avevano immaginato i fautori del pareggio, ma comunque qualcosa che avvicina il Parlamento italiano a quelli delle altre democrazie occidentali "senza estrema destra ed estrema sinistra". Per questo "vedo bene un governo ombra" come quello annunciato da Veltroni, perché "ci sarebbe chiarezza di rapporti, non si perde tempo. Ci sentiamo, ci vediamo e discutiamo. Quindi sono positivamente impressionato da queste dichiarazioni di volontà". Al Pd, secondo Berlusconi oggi si offre "l'occasione di mostrarsi opposizione, come si usa dire, "della Regina", ossia preoccupata dei provvedimenti da condividere che vanno nell'interesse del Paese". In concreto "se Veltroni e i suoi manterranno con coerenza le posizioni esposte nel loro programma, dove ci sono molti punti in sintonia con i nostri, su quei punti sarebbe molto bello vedere il loro voto aggiungersi al nostro". Questo si vedrà in Parlamento, intanto il dialogo sulle regole comuni, cioè sulle riforme istituzionali, comincia a prendere forma. Con i buoni uffici di Gianni Letta, comune amico, Berlusconi e Bettini, coordinatore del Pd, si incontreranno. "Ricordo a Bettini - ha confermato Berlusconi alla radio - che lui ha, attraverso un comune amico, un incontro con me che ho intenzione di fare e sarei lieto di farlo anche in fretta". E' molto difficile però che il dialogo si spinga fino a condividere la riforma della Giustizia che per Berlusconi deve separare le carriere di giudici e pm: "Essendo stato inquisito tantissime volte e sempre assolto non posso che dare un giudizio positivo dei giudici, non la stessa cosa dei pm". Più vicine, le posizioni, sulla lotta all'evasione fiscale: "Continueremo nel forte contrasto all'elusione e all'evasione fiscale. E' sommamente ingiusto nonostante le favole che raccontano su di noi, che ci siano cittadini che possano non pagare le tasse". Infine una promessa che dovrebbe, almeno in teoria, tranquillizzare l'Europa: "Siamo obbligati al rispetto delle regole europee. Lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo".

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Il riformismo e il sonno della sinistra - corrado augias (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

G entile Augias, ho trent'anni, al primo governo Berlusconi ne avevo 16. Pareva un'anomalia, l'Italia era per me liceale un paese dalle solide tradizioni democratiche, presto sarebbero tornati i "politici veri". Nei prossimi cinque anni vorrei trovare un lavoro stabile e magari fare un figlio. Quando domani il Parlamento sarà svuotato delle forze di sinistra io avrò paura, anche se il mio voto al Senato è andato al Pd. Cristina Marino cairn@hotmail.it G entile dott. Augias, sono piena di amarezza. Credo che l'Italia abbia avuto, con la candidatura di Veltroni, un'ottima occasione per voltare pagina. Credo che l'Italia sia fatta di pensionati, operai, impiegati, precari che hanno scelto la persona meno adatta a rappresentare i loro interessi. Non dovranno più lamentarsi per i contratti non rinnovati, per il costo della vita, per le scarse tutele sindacali. Valentina Delvai valentina.delvai@tin.it C aro Augias, la notte dei risultati ho scritto una poesia, è venuta giù da sola. Sarà nata da tante cose: paura dell'oscuro avvenire che si presenta; accorgersi che l'ignoranza è il più letale dei mali e che in Italia abbonda; che la nostra memoria collettiva si è ridotta a poche pagine, che a breve, a sentire Dell'Utri, verranno storpiate; che la gente ha trovato qualcosa di più divertente da fare che rispettare e onorare i valori a fatica riconquistati da tutte le persone che si sono battute e sono morte durante la Resistenza e grazie alle quali siamo qui liberi di scegliere la persona sbagliata. Virginia Canali virgycanali@hotmail.it N on è impossibile che Berlusconi si accinga all'incarico con animo diverso dal passato. Nella prima esperienza (1994) ha rimesso in sesto le sue aziende che erano allora sull'orlo della bancarotta; nella seconda (2001) ha accomodato una spaventosa situazione giudiziaria facendo votare leggi apposite; nella terza potrebbe voler recitare il ruolo dell'uomo di Stato anche per facilitare un'eventuale successiva ascesa al Quirinale. Se la sua natura glielo permetterà, il che non è detto, potremmo vedere in azione un Berlusconi diverso da quello che per quindici anni abbiamo conosciuto intento a spaccare il paese mettendo una metà degli italiani contro l'altra. Nel frattempo abbiamo visto nascere un partito riformista con una fisionomia e una forza che non ha precedenti nella storia della penisola; abbiamo avuto una semplificazione del quadro politico che molti di noi hanno invano invocato per anni; se riuscissimo anche a vedere una sinistra che si risveglia dal sonno e dal sogno, consapevole che a Berlino nel lontano 1989 è caduto un certo Muro, che nel 1992 sulla cupola più alta del Cremlino è stata ammainata una certa bandiera, che il mondo corre a una velocità pazzesca, il quadro potrebbe non essere del tutto negativo. Un po' ci credo, un po' ci devo credere a certe cose. Non è che ci sia molto altro da fare.

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L'eterno ritorno del cavaliere - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti L'ETERNO RITORNO DEL CAVALIERE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il Cavaliere l'ha aperta con la sua "discesa in campo", le televisioni, la calza sulla telecamera, il doppiopetto, la riesumazione decisiva di Fini dal sepolcro postfascista, ma anche un linguaggio di rottura, un'ostile difesa di se stesso dalla giustizia della Repubblica, la fondazione di una "destra reale" che il Paese non aveva mai conosciuto, frequentando a quelle latitudini soltanto fascismo o doroteismo. Quindici anni dopo lo stesso linguaggio che ci è sembrato stanco per tutta la campagna elettorale, lo stesso corpo del leader offerto come simulacro immutabile e salvifico della destra, la stessa retorica politica incentrata sul demiurgo hanno invece convinto ancora e nuovamente gli italiani, siglando il quindicennio. In mezzo, ci sono tre Presidenti della Repubblica, cinque Premier, due sconfitte e due vittorie per il Cavaliere, dunque un'intera stagione politica, che va sotto il nome in codice di Seconda Repubblica. Sopravvissuto a tutto, governi avversi e accuse di reati infamanti cancellati da un Parlamento trasformato in scudo servente e privato, partner internazionali che intanto hanno regnato e si sono ritirati, un conflitto d'interessi così perfetto da passare intatto attraverso le ere politiche, Berlusconi suggella il quindicennio con se stesso, unica vera misura dell'impresa, cifra suprema della destra, identificazione definitiva tra un leader e il destino della nazione, secondo la ricetta del più moderno populismo. Cos'è questa capacità di mordere nel profondo del Paese, e di tenerlo in pugno? In un'Italia che non ha mai nemmeno rivelato a se stessa la sua anima di destra, ombreggiandola sotto l'ambigua complessità democristiana, il Cavaliere ha creato un senso comune ribelle e d'ordine, rivoluzionario e conservatore, di rottura esterna e di garanzia interna, che lui muove e agita a seconda delle fasi e delle convenienze, in totale libertà: perché non deve rispondere ad una vera opinione pubblica nel partito (che non ha mai avuto un congresso dal 1994) e nel Paese, bastandogli un'adesione, un applauso, una vibrazione di consenso, come succede quando la politica si celebra in evento, i cittadini diventano spettatori e i leader si trasformano in moderni idoli, per usare la definizione di Bauman. Idoli tagliati a misura della nuova domanda che non crede più in forme di azione collettiva efficace, idoli "che non indicano la via, ma si offrono come esempi". Sta qui ? e lo dico indicando l'assoluta novità del fenomeno ? il fondamento del risorgente populismo berlusconiano, un populismo della modernità, che supera la cattiva prova di governo del quinquennio di destra a Palazzo Chigi, l'età avanzata, l'usura ripetitiva, la fatica del linguaggio ("sceverando", "mondialmente", "gerarchicizzare"), il gigantismo delle promesse, le ossessioni private trasformate in priorità della Repubblica, come il perenne regolamento di conti con la magistratura. E' un fenomeno che può allargarsi all'Europa, perché in tempi di globalizzazione e di disincanto civico può dare l'illusione di una semplificazione dei problemi, tagliando con la spada del leader i nodi che la politica si esercita con fatica a sciogliere. Ecco perché il populismo può fare da cornice coerente alle paure di cui la Lega è imprenditrice al Nord, rassicurando nella delega carismatica al leader lo spaesamento del Paese minuto, e il suo spavento popolare per ciò che non riesce a dominare. Così, l'Italia del voto sembra più alla ricerca di rassicurazione che di cambiamento. Ecco perché ha sottovalutato la portata dell'operazione veltroniana di rottura con la sinistra radicale, una scelta che ha dato identità e credibilità al riformismo del Partito Democratico, posizionandolo nell'area della sinistra di governo europea, e che ha ristrutturato in una sola mossa l'intero quadro politico e parlamentare. Ma la novità del Pd non è passata, anzi si è fermata e di fronte ai gravi problemi della parte più debole del Paese è sembrata "politicista". Eppure la semplificazione del gioco politico, con la riduzione drastica del numero dei partiti è in realtà la prima vera riforma della nuova legislatura, e corrisponde a un sentimento diffuso dei cittadini. Il risultato è un sistema incentrato su due grandi partiti che si contendono la guida del governo, che replicano nel nuovo secolo la coppia destra-sinistra secondo una nuova declinazione, ma restano alternativi. La vera sorpresa, nella scomparsa dal Parlamento di tutte le forze politiche sopravvissute al crollo della Prima Repubblica, è la sconfitta senza appello della sinistra radicale guidata da Bertinotti, che non entra alle Camere: probabilmente perché i cittadini ritengono i partiti dell'Arcobaleno responsabili del gioco di veti, attacchi, critiche e riserve che ha paralizzato e affogato nel dissenso il governo Prodi, e anche perché i militanti e i simpatizzanti non hanno creduto che l'accrocco della lista fosse davvero l'embrione di un nuovo partito-movimento, bensì un espediente puramente elettorale. Alcuni destini personali dei leader sembravano marciare dritti, da tempo, verso questo esito, sconnessi dalla pubblica opinione. La mancata presenza in Parlamento non solo di una tradizione, ma di una rete di valori, interessi, critiche, opposizioni presenti nel Paese e nella sua storia, indebolisce comunque il discorso pubblico italiano, atrofizza la rappresentanza, riduce il concetto stesso di sinistra. E crea, naturalmente, una responsabilità in più per il Partito Democratico, che deve re-imparare a declinare quel concetto, deve farsi carico di un'attenzione sociale e culturale più che politica, per non lasciare allo sbando e senza voce le domande più radicali del Paese. Ciò non muta affatto l'identità del Pd, che la leadership di Veltroni ha posizionato nel luogo politico più utile a intercettare consensi dal centro e da sinistra. Quei consensi sono arrivati in misura inferiore alle attese: ma bisogna tener conto dell'abisso di impopolarità che il Pd ha dovuto colmare prima di poter incominciare a competere, un giudizio negativo sulla coalizione che ha divorato il governo Prodi nelle sue lotte intestine. Veltroni doveva insieme ? in questa prima volta ? reggere quell'eredità e discostarsene, marcando il nuovo. Il risultato è la sconfitta, ma con una forza riformista del 33 per cento una quota mai raggiunta in passato (anche se bisogna ricordarsi che la sinistra così parla solo a un terzo del Paese) e un partito nuovo che ha retto il varo nella tempesta di una campagna elettorale troppo ravvicinata alla sua nascita. C'è lo strumento adatto ad una partita che il Paese non ha mai conosciuto, la sfida riformista per il cambiamento. Sarebbe un delitto se il cannibalismo tipico della sinistra si esercitasse adesso contro quello strumento e la sua leadership, ricominciando da zero un'altra volta, per procedere di fallimento in fallimento. Il riformismo, naturalmente, chiede comportamenti conformi anche dall'opposizione, impedisce a chi ne avesse la tentazione di giocare col tanto peggio tanto meglio. D'altra parte la nettezza del successo di Berlusconi ha tolto di mezzo quel miraggio del pareggio che covavano da mesi molti che affollano la periferia della sinistra, pronti ad offrirsi da genio pontiere di un'intesa organica di governo tra Berlusconi e Veltroni. La questione è chiara, come abbiamo provato a dire prima del voto. Chi ha vinto governa. La responsabilità, anzi il concorso di responsabilità è possibile e doveroso nell'ambito del Parlamento, alla luce del sole, dove si devono discutere con urgenza le necessarie riforme istituzionali. Su queste riforme, sulle regole, il Pd può mettere in campo e alla prova la sua cultura di governo anche dai banchi doverosi dell'opposizione. In questa distinzione netta, che lascia alla destra il compito esclusivo di governare, ci saranno occasioni di confronto e anche di concordanza, senza scandalo alcuno, perché senza confusione. La speranza, d'altra parte, è che Berlusconi ? giunto alla sua terza prova e liberato dal terrore di rendere conto alla giustizia repubblicana ? possa sentire l'ambizione di governare davvero, scoprendo l'interesse generale dopo l'abuso di interessi privatissimi. Se questo accadrà, sarà un bene per il Paese, che non ha più né tempo né occasioni da perdere. Quanto a "Repubblica", ha già fatto l'esperienza della destra, giocando la sua parte, e senza mai inseguire il ruolo di giornale di opposizione, perché non è un partito. Preferiamo semplicemente essere un giornale: con una certa idea dell'Italia, diversa da quella oggi dominante, un'idea certo di minoranza, e che tuttavia secondo noi merita di essere custodita e preservata.

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Quei sette punti persi dal centrosinistra - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti QUEI SETTE PUNTI PERSI DAL CENTROSINISTRA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E sfondò, nel Nord, realizzando il maggiore risultato della sua storia. A spese di FI. In queste elezioni, invece, la Lega si è affermata, anzi, ha trionfato alleandosi con FI e AN, confluiti nel Popolo della Libertà. L'ultima invenzione di Silvio Berlusconi. Non un leader, ma, come ha sottolineato Mauro Calise sul Mattino, "il capo". Un accordo vantaggioso per tutti. Il Pdl, nel Centrosud, ha, infatti, ampiamente recuperato i voti "ceduti", nel Nord, alla Lega. Che, peraltro, ha conquistato alla causa comune consensi che vanno molto al di là dei confini di centrodestra. Quanto alle forze politiche di centrosinistra, si tratta di una pesante sconfitta. Al di là delle attese. Disastrosa per la Sinistra Arcobaleno. Per capire perché e come sia avvenuto tutto ciò, conviene precisarne meglio le misure, le dinamiche, la geografia, la sociologia del risultato. In modo sommario e, necessariamente, approssimativo. 1. Il successo di Berlusconi è stato netto. La sua coalizione ha ottenuto oltre 17 milioni di voti alla Camera. Circa 3 milioni e mezzo in più dell'alleanza Pd e IdV, che sosteneva Veltroni. La quale prevale solo nelle regioni rosse (+14 punti percentuali). Inoltre, c'è equilibrio nelle regioni del Centrosud (Lazio, Abruzzo e Molise: +2 punti per il Cavaliere). Mentre nelle altre zone il successo di Berlusconi appare schiacciante: +17 punti nel Nordovest, +19 nel Nordest, +15 nel Mezzogiorno e nelle Isole. Difficile, per il centrosinistra, agitare la "questione settentrionale", questa volta. Perché altrettanto grave, per questa parte politica, risulta la "questione meridionale". D'altronde, nel Sud, la coalizione di Veltroni, rispetto al 2006, è cresciuta di un solo punto, grazie all'IdV. 2. Dal punto di vista territoriale, il Pdl è il primo partito in 67 province, il Pd in 35, la Lega in 6. Il Pd prevale nelle tradizionali regioni rosse (Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche). Inoltre, nelle nuove regioni "rosa" del Centrosud: Molise e Basilicata. Mentre crolla in alcune regioni dove, negli ultimi dieci anni, si era consolidato. Fra tutte: la Campania. 3. La Lega si impone ovunque, nel Nord padano. Ma soprattutto nelle sue zone di origine. Nelle zone pedemontane, che hanno conosciuto negli ultimi vent'anni una grande crescita dell'economia di piccola impresa. Supera il 30% in 5 province: Sondrio, Verona, Bergamo, Vicenza e Treviso. Ma in altre 20 va oltre il 15. Da Belluno a Cuneo, passando per Brescia, Como e Varese. La stessa mappa del '92. Che, a sua volta, riassume la propagazione del voto leghista dal 1983 in poi. La sorpresa di chi continua a sorprendersi dei successi della Lega, a intervalli regolari, è, quindi, fuori luogo. Oggi è il partito che ha più storia tra quelli presenti in Italia. Viene da lontano. Ha quasi 30 anni. è radicato. Governa città e province. Nel 1993 (qualcuno lo dimentica) conquistò Milano. 4. Il Pdl è partito più forte in quasi tutto il Mezzogiorno, isole comprese. Soprattutto in Sicilia, dove raggiunge livelli elevatissimi. Ma è forte anche nel Nordovest. Ripercorre e riproduce la geografia e la biografia dei soci fondatori. FI, che, fin dall'origine, ha ottenuto le migliori performance nel Nordovest, lungo l'asse che collega Milano alla Liguria Occidentale; nelle isole, soprattutto in Sicilia; nella fascia tirrenica del Mezzogiorno. An: che ha ereditato e rafforzato il bacino elettorale del Msi, nel Centrosud, lungo l'asse che unisce il Lazio alla Puglia. 5. Malgrado il profondo rinnovamento dell'offerta politica degli ultimi mesi, quindi, la geografia del voto non è cambiata. Le fedeltà politiche territoriali degli italiani appaiono più forti di ogni influenza mediatica. Più vischiose di ogni personalizzazione. La novità, semmai, è che la Lega, per la prima volta, ottiene un risultato travolgente insieme al centrodestra. Non "sola contro tutti". Probabilmente perché, in questi anni, ha potuto operare all'opposizione. La posizione che sa sfruttare meglio. 6. Infine, l'Udc ha tenuto il suo segmento di voti. Limitato, ma comunque stabile. Le forze politiche della Sinistra Arcobaleno, invece, hanno subito un vero tracollo. Hanno perduto il 7% su base nazionale. Nel 2006, avevano ottenuto oltre il 10% dei voti validi. Alle elezioni dei giorni scorsi, insieme, poco più del 3%. Oltre due milioni e mezzo di voti in meno. 7. Una voragine aperta nel centrosinistra. Che la coalizione guidata da Veltroni ha colmato in minima parte. IdV ha sicuramente ottenuto un buon risultato. Il 4,4%. Quasi il doppio rispetto a due anni fa. Quanto al Pd, se consideriamo insieme i partiti che ne fanno parte (oltre a Ds e Margherita, anche i Radicali e la lista dei Consumatori), rispetto al 2006 si osserva una crescita molto ridotta: meno di 1 punto percentuale. Che si realizza soprattutto nelle zone rosse e nel Centrosud. Mentre nel Nord e nel Mezzogiorno è sostanzialmente fermo. Oppure perde qualcosa. In altri termini: il Pd ha intercettato i voti delle forze politiche che lo hanno promosso. Ma non è riuscito ad attrarre flussi aggiuntivi. Dal centro e soprattutto da sinistra. 8. Così, se consideriamo il bacino elettorale di destra e sinistra delineato dalla Cdl e dall'Unione nel 2006, oggi, il piatto della bilancia pende decisamente a destra. In particolare, i voti delle forze politiche di centrosinistra (l'Unione), rispetto a due anni fa, sono calati di quasi 7 punti percentuali. Esattamente quelli perduti dalla Sa. Finiti, evidentemente, altrove. Insieme a molti socialisti. Se osserviamo i primi flussi elettorali (elaborati da Ipsos su dati aggregati, utilizzando il modello di Goodman), ne abbiamo conferma. Su 10 elettori dei partiti di sinistra radicale, infatti, sembra che meno di 3 siano rimasti fedeli, altri 2 abbiano votato per il Pd e IdV, seguendo il richiamo del voto utile. La metà di essi, invece, si è divisa equamente, fra l'astensione e altre formazioni politiche. In minima parte di estrema sinistra, soprattutto di centrodestra. Per il Pdl, nel Mezzogiorno. Per la Lega, in molte zone del Nord. Non ci soffermiamo sulle ragioni politiche di questa diaspora. Ci limitiamo, invece, a sottolineare come contribuisca a enfatizzare un problema di rappresentanza e di prospettiva, già evidente in passato. Come hanno mostrato le indagini di Demos, pubblicate su Repubblica nelle ultime settimane, il Pd prevale, sotto il profilo elettorale, fra gli impiegati pubblici e i pensionati. Mentre il Pdl supera, nettamente, il Pd fra gli imprenditori, i lavoratori autonomi e i dipendenti del privato. Infine, tra i giovani (soprattutto se lavorano). Da ciò l'interrogativo. Quale futuro può attendere una forza politica riformista di centrosinistra asserragliata nelle tradizionali regioni rosse? Straniera nel Nord e spaesata nel Mezzogiorno? Se non riesce a parlare ai più giovani, alle classi produttive? Ai ricchi e neppure ai più poveri?.

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Brevi, schede e richiami 1 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Aspettando i risultati in una casa di cura Pier Luigi Cova Bologna Ho passato la sera delle elezioni tenendo compagnia, da volontario, agli ospiti di una casa di accoglienza per parenti di malati che provengono da ogni parte d'Italia, prevalentemente dal Sud. Persone semplici, di scarso reddito, unite dalla sofferenza di gravissime malattie in famiglia. Avrei volentieri guardato con loro in tv qualche aggiornamento e commento sulle elezioni, ma tutti hanno cercato canali alternativi ("Non se ne può più"); durante la serata hanno deprecato le pensioni dei parlamentari, le ripetute rielezioni di molti, i senatori a vita, ma specialmente Prodi ("ha aumentato le tasse, non ha controllato i prezzi..."). Ribattere mi è sembrato di cattivo gusto, ma sono proprio le tasse che noi e loro paghiamo, a consentire a loro adesso, e a tutti quando servirà, di avere cure, trapianti, etc., forniti gratuitamente da uno dei sistemi sanitari pubblici migliori del mondo. In Italia per le elezioni e un ritorno sconsolato Enzo Carpentieri Roma Ho trascorso giorni bellissimi in questo Paese. Sono venuto per votare e trascorrere un po' di tempo nell'incanto della mia terra. Ho trovato il sole, l'aria profumata, il volto pulito di Walter. Ho creduto davvero che ce l'avremmo fatta. Ho ascoltato Zimmerman al San Carlo, ho preso il sole ad Ischia, mi sono commosso sotto la cupola del Pantheon. Poi ha vinto Berlusconi. Torno a Londra, dove vivo, pieno di sconcerto e di dolore. La Lega ha fatto il pieno per il problema immigrati Gaetano Moschini Milano Ho sentito molti commentatori dire che la Lega Nord ha fatto man bassa di voti perché molti italiani credono nel federalismo. Quei voti dicono, secondo me, chiaro e tondo che gli italiani sono stufi degli immigrati, clandestini e non. Molti credono che i nostri guai peggiori sono venuti dal problema immigrazione non controllato a dovere sin dai primi momenti. Zingari ed extracomunitari clandestini ci hanno portato via la serenità di vivere, la sicurezza e quantità incredibili di risorse economiche. Quelli che chi è più furbo viene sempre premiato Vera Zanette vera. zanette@libero. it Mi aspettavo stavolta un po' di coscienza da parte degli elettori e poi mi guardo intorno e credo che tutti quegli elettori abbiano votato chi prometteva più furberie, più scappatoie. Siamo davvero il popolo che chi è più furbo vince? chi è più veloce a fregarti il parcheggio e a passare avanti quando sei in coda? Guardo me, trentenne con una laurea e un master, nata e cresciuta in Veneto, nel Veneto produttivo, che è andata all'estero ad insegnare, che insegna e si occupa degli immigrati e dei loro figli, che mai riuscirà a farsi una casa e che spera che nei piccoli gesti di ogni giorno qualcosa cambi. Insegno ai miei alunni l'onestà sopra tutto il resto, la giustizia, l'uguaglianza, il senso civico e ho fiducia che qualcosa di quello che insegno, possa restare. Continuo a crederci. Mi auguro che questo nuovo governo tenga ben presente i valori della democrazia e della lealtà, dell'onestà e della giustizia che non sono né di destra, né di sinistra, che sono valori supremi di ogni democrazia, e che governi per gli italiani, per tutte le persone oneste che vivono in questo Paese. Mi resta questa speranza e basta, mista alla delusione Il primo voto, pensando a mio padre e mio nonno Michela Sartori michsart@hotmail. it Ho 20 anni. Domenica ho votato per la prima volta e come altri coetanei "di sinistra", mi sono turata il naso e ho votato il partito democratico. Vengo da una famiglia di tradizione socialista, mio nonno sindaco della sua città con il Psi e mio padre ex-sindacalista Cgil. Ho puntato tutto su Veltroni. Ora alla delusione si aggiunge la tristezza per il fatto che, dopo sessant'anni, gli eredi dei socialisti e dei comunisti (protagonisti della nascita di un'Italia democratica) non andranno in Parlamento. Non sono più stati in grado di comunicare con i propri elettori, in parte astenuti, in parte spostati sulla Lega. Così mentre l'Europa va avanti (si pensi al governo rosa di Zapatero), noi si rimane ancorati all'uomo che da Tangentopoli ad oggi ci ha rappresentato nel bene e soprattutto nel male.

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Pensioni, a chi gli aumenti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (18 votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 50 ) " (83 votes, average: 1.07 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (212 votes, average: 1.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 42 ) " (19 votes, average: 2.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (17 votes, average: 2.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (22 votes, average: 3.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 46 ) " (21 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (20 votes, average: 1.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (22 votes, average: 2.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (27) Ultime discussioni Alberto Taliani: Per liberté,egalité,fraternité: a propsito di deficit, conti pubblici e richiami di Almunia e... liberté,egalité, fraternité.: Caro Dottore Taliani Complimenti al centro destra da qualcuno che aveva dichiarato... Luca: E'la terza repubblica, è l'italia che a messo fuori dal parlamento le sinistre e le destre... Francesco G: Complimenti a Silvio, alla Lega, a tutto lo staff! Un grazie anche a Veltroni: scherzando con i miei... angelo: Più che della governabilità credo che gli italiani si sono preoccupati più per la loro sicurezza, per la... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Allarme Bankitalia: "La crescita 2008 resterà debole"Congo, aereo precipita: 83 morti. 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Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Pensioni, a chi gli aumenti. Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Walter e l'Italia "sapore di sale" Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (18 votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 50 ) " (83 votes, average: 1.07 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (212 votes, average: 1.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 42 ) " (19 votes, average: 2.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (17 votes, average: 2.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (22 votes, average: 3.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 46 ) " (21 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (20 votes, average: 1.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (22 votes, average: 2.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (27) Ultime discussioni Alberto Taliani: Per liberté,egalité,fraternité: a propsito di deficit, conti pubblici e richiami di Almunia e... liberté,egalité, fraternité.: Caro Dottore Taliani Complimenti al centro destra da qualcuno che aveva dichiarato... Luca: E'la terza repubblica, è l'italia che a messo fuori dal parlamento le sinistre e le destre... Francesco G: Complimenti a Silvio, alla Lega, a tutto lo staff! Un grazie anche a Veltroni: scherzando con i miei... angelo: Più che della governabilità credo che gli italiani si sono preoccupati più per la loro sicurezza, per la... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Allarme Bankitalia: "La crescita 2008 resterà debole"Congo, aereo precipita: 83 morti. 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Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Pensioni, a chi gli aumenti. Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Walter e l'Italia "sapore di sale" Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (18 votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 50 ) " (83 votes, average: 1.07 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (212 votes, average: 1.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 42 ) " (19 votes, average: 2.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (17 votes, average: 2.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (22 votes, average: 3.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 46 ) " (21 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (20 votes, average: 1.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (22 votes, average: 2.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (27) Ultime discussioni Alberto Taliani: Per liberté,egalité,fraternité: a propsito di deficit, conti pubblici e richiami di Almunia e... liberté,egalité, fraternité.: Caro Dottore Taliani Complimenti al centro destra da qualcuno che aveva dichiarato... Luca: E'la terza repubblica, è l'italia che a messo fuori dal parlamento le sinistre e le destre... Francesco G: Complimenti a Silvio, alla Lega, a tutto lo staff! Un grazie anche a Veltroni: scherzando con i miei... angelo: Più che della governabilità credo che gli italiani si sono preoccupati più per la loro sicurezza, per la... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Allarme Bankitalia: "La crescita 2008 resterà debole"Congo, aereo precipita: 83 morti. 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Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Pensioni, a chi gli aumenti. Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Walter e l'Italia "sapore di sale" Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Dal nanetto al "piccolo Ciarra" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (18 votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 50 ) " (83 votes, average: 1.07 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (212 votes, average: 1.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 42 ) " (19 votes, average: 2.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (17 votes, average: 2.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (22 votes, average: 3.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 46 ) " (21 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (20 votes, average: 1.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (22 votes, average: 2.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (27) Ultime discussioni Alberto Taliani: Per liberté,egalité,fraternité: a propsito di deficit, conti pubblici e richiami di Almunia e... liberté,egalité, fraternité.: Caro Dottore Taliani Complimenti al centro destra da qualcuno che aveva dichiarato... Luca: E'la terza repubblica, è l'italia che a messo fuori dal parlamento le sinistre e le destre... Francesco G: Complimenti a Silvio, alla Lega, a tutto lo staff! Un grazie anche a Veltroni: scherzando con i miei... angelo: Più che della governabilità credo che gli italiani si sono preoccupati più per la loro sicurezza, per la... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Allarme Bankitalia: "La crescita 2008 resterà debole"Congo, aereo precipita: 83 morti. 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Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Pensioni, a chi gli aumenti. Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Walter e l'Italia "sapore di sale" Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (18 votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 50 ) " (83 votes, average: 1.07 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (212 votes, average: 1.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 42 ) " (19 votes, average: 2.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (17 votes, average: 2.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (22 votes, average: 3.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 46 ) " (21 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (20 votes, average: 1.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (22 votes, average: 2.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (27) Ultime discussioni Alberto Taliani: Per liberté,egalité,fraternité: a propsito di deficit, conti pubblici e richiami di Almunia e... liberté,egalité, fraternité.: Caro Dottore Taliani Complimenti al centro destra da qualcuno che aveva dichiarato... Luca: E'la terza repubblica, è l'italia che a messo fuori dal parlamento le sinistre e le destre... Francesco G: Complimenti a Silvio, alla Lega, a tutto lo staff! Un grazie anche a Veltroni: scherzando con i miei... angelo: Più che della governabilità credo che gli italiani si sono preoccupati più per la loro sicurezza, per la... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Allarme Bankitalia: "La crescita 2008 resterà debole"Congo, aereo precipita: 83 morti. Salvi due missionari italianiPapa negli Stati Uniti: "Profonda vergogna per i preti pedofili"Cassazione: assunzione per i precari call centerBerlusconi: "Camera e Senato al Pdl Basta teatrini, ora risolviamo i problemi"Roma, Rutelli e Alemanno verso il ballottaggio Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille April 2008 M T W T F S S " Mar 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post April 2008 (3) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Pensioni, a chi gli aumenti. Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Walter e l'Italia "sapore di sale" Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (18 votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 50 ) " (83 votes, average: 1.07 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (212 votes, average: 1.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 42 ) " (19 votes, average: 2.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (17 votes, average: 2.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (22 votes, average: 3.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 46 ) " (21 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (20 votes, average: 1.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (22 votes, average: 2.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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Salvi due missionari italianiPapa negli Stati Uniti: "Profonda vergogna per i preti pedofili"Cassazione: assunzione per i precari call centerBerlusconi: "Camera e Senato al Pdl Basta teatrini, ora risolviamo i problemi"Roma, Rutelli e Alemanno verso il ballottaggio Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille April 2008 M T W T F S S " Mar 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post April 2008 (3) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Pensioni, a chi gli aumenti. Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Walter e l'Italia "sapore di sale" Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Walter e l'Italia "sapore di sale" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (18 votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 50 ) " (83 votes, average: 1.07 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (212 votes, average: 1.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 42 ) " (19 votes, average: 2.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (17 votes, average: 2.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (22 votes, average: 3.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 46 ) " (21 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (20 votes, average: 1.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (22 votes, average: 2.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (27) Ultime discussioni Alberto Taliani: Per liberté,egalité,fraternité: a propsito di deficit, conti pubblici e richiami di Almunia e... liberté,egalité, fraternité.: Caro Dottore Taliani Complimenti al centro destra da qualcuno che aveva dichiarato... Luca: E'la terza repubblica, è l'italia che a messo fuori dal parlamento le sinistre e le destre... Francesco G: Complimenti a Silvio, alla Lega, a tutto lo staff! Un grazie anche a Veltroni: scherzando con i miei... angelo: Più che della governabilità credo che gli italiani si sono preoccupati più per la loro sicurezza, per la... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Allarme Bankitalia: "La crescita 2008 resterà debole"Congo, aereo precipita: 83 morti. 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Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Pensioni, a chi gli aumenti. Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Walter e l'Italia "sapore di sale" Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (18 votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 50 ) " (83 votes, average: 1.07 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (212 votes, average: 1.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 42 ) " (19 votes, average: 2.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (17 votes, average: 2.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (22 votes, average: 3.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 46 ) " (21 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (20 votes, average: 1.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (22 votes, average: 2.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse ma anche no (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (18 votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 50 ) " (83 votes, average: 1.07 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (212 votes, average: 1.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 42 ) " (19 votes, average: 2.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (17 votes, average: 2.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (22 votes, average: 3.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 46 ) " (21 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (20 votes, average: 1.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (22 votes, average: 2.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (27) Ultime discussioni Alberto Taliani: Per liberté,egalité,fraternité: a propsito di deficit, conti pubblici e richiami di Almunia e... liberté,egalité, fraternité.: Caro Dottore Taliani Complimenti al centro destra da qualcuno che aveva dichiarato... Luca: E'la terza repubblica, è l'italia che a messo fuori dal parlamento le sinistre e le destre... Francesco G: Complimenti a Silvio, alla Lega, a tutto lo staff! Un grazie anche a Veltroni: scherzando con i miei... angelo: Più che della governabilità credo che gli italiani si sono preoccupati più per la loro sicurezza, per la... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Allarme Bankitalia: "La crescita 2008 resterà debole"Congo, aereo precipita: 83 morti. Salvi due missionari italianiPapa negli Stati Uniti: "Profonda vergogna per i preti pedofili"Cassazione: assunzione per i precari call centerBerlusconi: "Camera e Senato al Pdl Basta teatrini, ora risolviamo i problemi"Roma, Rutelli e Alemanno verso il ballottaggio Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille April 2008 M T W T F S S " Mar 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post April 2008 (3) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Pensioni, a chi gli aumenti. Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Walter e l'Italia "sapore di sale" Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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"questo è un delitto politico ora serve tornare alle radici" - niccolo zancan (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Torino Il sociologo Gallino: a partire dal nome, una serie di errori "Questo è un delitto politico ora serve tornare alle radici" I motivi del disastro? Intanto Veltroni così categorico: per certi versi si è smarcato più di Berlusconi NICCOLO ZANCAN (segue dalla prima di cronaca) NIccolò zancan Gallino, quali sono le cause del disastro? "La questione del voto utile ha avuto un peso. Anch'io, a un certo punto, mi sono chiesto se non convenisse confluire in un partito più grosso per fare massa. Ma poi, per coerenza, ho votato per la sinistra". Un'altra motivo? "Veltroni così categorico. Per certi versi neppure Berlusconi ha marcato le distanze dalla sinistra in modo altrettanto perentorio". L'astensionismo? "Un punto percentuale penso sia dovuto a quelli che hanno detto: "Tanto non cambia nulla"". L'hanno chiamato il partito dei no. Sinistra troppo massimalista? "Al contrario, mi pare che al governo sia stata una sinistra di un moderatismo socialdemocratico. Ed infatti i duri e puri di Rifondazione sono rimasti delusi". Il no alla Tav ha pesato? "Forse un po' a livello locale. Ma credo sia l'ultimo dei problemi". Qual è il primo? "Bisognava fare subito una costituente per un partito unitario. In Spagna e in Germania i socialisti sono al potere. In Francia contano per il 45 per cento. Mentre in Italia non si osa più neppure pronunciare il termine socialista...". Lei avrebbe candidato Ciro Argentino e Antonio Boccuzzi? "No. Mi è parso affrontare con leggerezza una questione terribile". è vero che gli operai hanno votato Lega? "Sto facendo due conti. Il lavoratori dipendenti con le famiglie arrivano a 30 milioni di elettori. Tolti il milione e ottocentomila voti intercettati della sinistra, resta una quota enorme di lavoratori dipendenti che hanno votato da altre parti. Credo in maggioranza per il Pdl". Un errore della Sinistra Arcobaleno? "Lasciare il tema della globalizzazione a Tremonti. Bisognava parlarne in modo ampio e concreto. Tocca molte persone. Penso alla fabbrichetta di Settimo Torinese che chiude perché adesso i rubinetti si comprano in Cina a 2 euro". Da domani? "Innanzitutto c'è il problema di farsi capire. Perché con la soppressione scientifica dei circoli e delle sezioni si è creato un vuoto impossibile da colmare in tre mesi di campagna elettorale". Investire nelle bocciofile? "La domanda è un po' irridente. Eppure a Torino, prima che scoppiasse tangentopoli, c'erano 500 associazioni culturali. Si parlava di tutto, erano incontri di grande vitalità". Cosa risponde a chi dice che è un'idea vecchia? "Di andare a dormire. Perché se uno mostra di saper parlare alla gente, come succede per i festival dell'economia, della filosofia e della scienza, arrivano centinaia di migliaia di persone". Da Bertinotti in giù. Si auspica un ricambio? "Non dico fuori tutti. Ma sicuramente ci vorrebbero un bel po' di volti nuovi". Qual potrebbe essere il nome del partito unitario della sinistra? "Non lo so. Però credo che la parola socialista non dovrebbe mancare".

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"e ora tutti con rutelli e zingaretti" - carlo picozza (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Roma Prc: l'alleanza non si discute "E ora tutti con Rutelli e Zingaretti" Sentinelli: dobbiamo mobilitarci per il Laboratorio Roma La sinistra CARLO PICOZZA "ora tutti uniti per Rutelli e Zingaretti, intorno al Laboratorio Roma che si conferma vincente contro una destra pericolosamente dilagante nel Paese". Quando intorno alle 20 è quasi certo che per il Campidoglio e la Provincia si andrà al ballottaggio, il segretario romano di Rifondazione comunista, Massimiliano Smeriglio, dà il via libera alla stampa di 30 mila manifesti ("Ferma la destra: il 27 e il 28 aprile vota Rutelli sindaco e Zingaretti presidente della provincia"). Saranno affissi in città e nell'hinterland già da questa mattina. "Il messaggio che arriva dalla capitale è univoco", commenta Smeriglio: "quando si sta dentro un'alleanza pluralistica si mantiene un campo democratico per arginare la destra che, invece, nel Paese è cresciuta grazie alle scelte di Veltroni". Un partito senza colpe il vostro? "Le nostre colpe", risponde Smeriglio, "le pagheremo a caro prezzo con il nuovo status di extraparlamentari: non siamo riusciti a parlare al nostro popolo, disilluso da due anni di governo e catalizzato dalle lusinghe del voto utile evocato Berlusconi e Veltroni. Adesso ripartiamo da qui, dall'esperienza di Roma". Dopo la sconfitta di Rc, c'è chi nel Pd non vuole Patrizia Sentinelli come vice di Rutelli in caso di vittoria del centrosinistra. "Francesco manterrà la parola sulla valorizzazione della Sinistra Arcobaleno nella squadra di governo della città", è convinto Smeriglio. "Non abbiamo dubbi: c'è un accordo di programma con il candidato sindaco". Meno sicura l'interessata: "Non lo so", dice Sentinelli. "Era solo un'ipotesi. Resta la mia disponibilità. Da qui al ballottaggio, comunque, c'è tempo per ragionare insieme". "Il dato delle provinciali", per il segretario regionale, Giancarlo Torricelli, "conferma che senza il ricatto del voto utile, la sinistra raddoppia i consensi. Questa è la base solida da cui ricominciare facendola valere anche nell'analisi del voto". Prima dello spoglio delle schede per le amministrative, volti tesi e sguardi cupi. Il giorno dopo i risultati di Camera e Senato è "lutto" nel quartier generale romano di Rifondazione. "Ci vorrà tempo per elaborarlo", ripetono tutti. Un po' d'acqua, nell'arsura di voti per il Parlamento, la porta lo scrutinio del voto amministrativo: "A Civitavecchia, su 51 seggi in 5 superiamo il 10 per cento", informa cauta nel primo pomeriggio, Rosa Rinaldi, sottosegretaria al Lavoro. Un po' per la tristezza della batosta, un po' per scaramanzia, nessuno gioisce. "Dopo i condizionamenti del voto utile, il voto libero ci ripaga", è il commento del consigliere comunale uscente Paolo Carrazza, di nuovo candidato. E via via ci si rincuora un po'. Resta lo smarrimento: "Cos'è che non abbiamo capito? Da dove ricominciamo?", chiede la consigliera comunale uscente Adriana Spera. Domanda didascalica: "è vero che c'è un'americanizzazione del voto, ma se ci fossimo presentati con i nostri simboli e alleati con la Sinistra critica, ce l'avremmo fatta. Casini docet". Dolori presenti. E fatiche in vista: "Il pericolo è davanti a noi: senza una rappresentanza parlamentare, con la recessione in campo, la disoccupazione e la precarizzazione del lavoro, si potrebbe andare verso una deriva drammatica". Sotto accusa è l'alleanza con i Verdi, "alcuni impresentabili", commenta un compagno di base. Ma "anche con qualche fuoruscito dai Ds", aggiunge un altro. C'è chi, però, come l'assessore regionale al Bilancio, Luigi Nieri e la senatrice uscente Loredana De Petris, insiste sulla "alleanza strategica della Sinistra Arcobaleno".

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In parlamento le novità sono rosa fuori il senatore della mortadella - antonella romano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Palermo Entrano Vicari, Siragusa, Cardinale junior, la giornalista tv Giammanco. Escluso Strano In Parlamento le novità sono rosa fuori il senatore della mortadella Non ce l'ha fatta la ragazza del call center voluta da Veltroni. Ok Russo Galioto e Misuraca Sbarcano a Roma Drago e Pagano Porte chiuse per Piro, torna Latteri stavolta con l'Mpa ANTONELLA ROMANO Tra le new entry alla Camera ci sono l'ex sindaco di Cefalù Simona Vicari, la capogruppo del Pd al Comune Alessandra Siragusa, il coordinatore palermitano di Forza Italia Enzo Galioto, il numero due del Pd siciliano Tonino Russo, primo dei non eletti che subentra a Fioroni, e il forzista Dore Misuraca. Tra gli eletti c'è anche una neo-parlamentare di 27 anni: è Daniela Cardinale, figlia dell'ex ministro delle Comunicazioni Salvatore Cardinale, alla sua prima campagna elettorale, scelta al posto del padre per l'apertura del Pd ai volti nuovi al posto dei politici di lungo corso. Regola che non è servita a far spiccare il volo a Loredana Ilardi, la lavoratrice del call center voluta da Veltroni, nona in lista, rimasta al palo dopo l'illusione di un posto da capolista. Tra i nuovi ingressi quello di Gabriella Giammanco, giornalista del Tg4 di origini bagheresi, il cui nome è stato caldeggiato direttamente da Berlusconi. La Sicilia porta a Palazzo Madama tredici senatori del Pdl, sette del Pd, tre dell'Udc, due del Mpa e uno di Italia dei valori. A Montecitorio vanno invece, tra la circoscrizione Sicilia 1 e Sicilia 2, ventotto deputati del Pdl, quattordici del Pd, cinque dell'Udc, quattro dell'Mpa e due di Italia dei valori. Al Senato arriva anche Umberto Scapagnini, farmacologo e medico personale di Berlusconi, dimessosi dalla carica di sindaco di Catania. Dalla Sicilia, tra gli altri, tornano a Montecitorio anche esponenti del governo Prodi come Ricardo Franco Levi, Giuseppe Fioroni, eletto pure in Lazio, Angelo Capodicasa, Sergio D'Antoni ma anche componenti dell'ex governo Berlusconi come Stefania Prestigiacomo, Antonio Martino e l'ex presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè. Tra i big riconfermati nel Pdl il senatore Renato Schifani, l'ex ministro Enrico La Loggia e Angelino Alfano, alla sua terza legislatura. Alla Camera, per il Pdl, entra anche l'ex assessore regionale al Bilancio Alessandro Pagano. Rimane fuori, primo dei non eletti, Giacomo Terranova, l'amministratore delegato della Gesap. Se Salvatore Cuffaro è stato il più votato dei tre esponenti dell'Udc eletti nell'Isola per Palazzo Madama, per l'Udc alla Camera con Saverio Romano ci sono anche l'ex ministro Calogero Mannino e Giuseppe Ruvolo, mentre non ce la fa Nino Dina, eletto però all'Ars. In Sicilia 2 è riconfermata per il Pd Mariolina Samperi, mentre tra i "trombati" c'è Salvo Raiti, che aveva lasciato i dipietristi. Se Leoluca Orlando deciderà di optare per il seggio alla Camera nella circoscrizione Sicilia 2, entrerà in Sicilia 1 Ignazio Messina, ex sindaco di Sciacca. Così per l'Udc Lorenzo Cesa potrebbe lasciare il posto a Giuseppe Drago, nel 1998 presidente della Regione. Fra i "trombati" eccellenti l'ex senatore Nino Strano, primo dei non eletti, che dopo la sfiducia al governo Prodi brindò in aula con spumante e mortadella. E Franco Piro, primo dei non eletti al Senato per il Pd, che acccusa: "C'è una parola che definisce il risultato del Pd in Sicilia, senza infingimenti e senza inutili contorsioni: disastro". Per l'Udc, se Antinoro opterà per l'Ars, entrerà alla Camera al suo posto Salvatore Cintola, fedelissimo di Cuffaro. Giochi aperti in casa Mpa, dove diversi candidati erano in lista sia per le politiche che per le regionali. Oltre ai due senatori, Giovanni Pistorio e Vincenzo Oliva, sbarcano quattro deputati. Certi sono in tre: Carmelo Lo Monte, al suo secondo mandato, Ferdinando Latteri, rientrato nel centrodestra dopo la parentesi nel centrosinistra, e Roberto Commercio, presidente del Consiglio comunale di Catania. Il quarto dovrebbe essere l'uscente Riccardo Minardo. Il fratello di Lombardo, Angelo, dovrebbe optare invece per l'Assemblea regionale.

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Il governo nei saloni del g 7 - ottavio lucarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Napoli Il futuro premier ribadisce: primo Consiglio dei ministri a Napoli. Nel Palazzo Reale che ospitò i Sette Grandi Il governo nei saloni del G 7 Berlusconi: "Resto finché non risolvo la crisi rifiuti" "Porrò fine all'emergenza spazzatura entro due mesi. Rimango qui tre giorni a settimana, poi stabilirò una sede operativa" Il Cavaliere potrebbe essere ospite della moglie di Fede a Villa Lucia. Le indiscrezioni: Mara Carfagna nell'esecutivo, alle Pari opportunità OTTAVIO LUCARELLI "Risolverò l'emergenza rifiuti in due mesi. Terremo a Napoli il primo Consiglio dei ministri e non sarà una trasferta. Lo terremo per un fatto simbolico, per dimostrare come il governo ritenga la crisi rifiuti un fatto nazionale, ma poi stabilirò una sede operativa in città per tre giorni alla settimana e ne verrò via quando avrò la certezza di avere avviato concretamente la soluzione di questo problema che fa tanti danni al nostro turismo e alle esportazioni. Napoli, più che una trasferta, è un impegno preciso e di medio termine per il mio lavoro". A Palazzo Reale, nelle sale del G7 del '94, la riunione del Consiglio dei ministri. In prefettura la "sede operativa" mentre un tetto per la notte Silvio Berlusconi l'ha trovato a Villa Lucia, al Parco Grifeo, di proprietà di Diana De Feo, neo senatrice e moglie di Emilio Fede. Berlusconi conferma dalle prime ore del mattino l'impegno preso il 4 aprile in piazza del Plebiscito. Giorno in cui annunciò: "è fuori discussione la vittoria del Popolo della libertà a Napoli e in tutta la Campania. Mi rifiuto di pensare che dopo il malgoverno di questi anni i campani diano ancora fiducia alla sinistra che ha dimostrato di non saper governare. Bassolino e Veltroni si vergognino". Ieri Berlusconi non è tornato a chiedere le dimissioni di Bassolino, lo fanno da lunedì sera tutti suoi colonnelli campani, ma in conferenza stampa serale è tornato sulla questione immondizia. E di nuovo pesantemente: "I rifiuti di Napoli hanno rovinato la nostra immagine nel mondo". Un'immagine che Berlusconi vuole rilanciare ripartendo da Palazzo Reale. Mentre il suo staff guidato dal neo deputato Maurizio Iapicca, da venti anni uomo Mediaset a Napoli, ha già visionato le stanze del G7, oggi si terrà a Roma il vertice del centrodestra e tanti campani, piuttosto che a Palazzo Reale, sgomitano per entrare nel nuovo governo. In pole position per un ministero alle Pari opportunità c'è la salernitana Mara Carfagna, ex valletta e conduttrice, "pupilla" di Berlusconi al secondo mandato in Parlamento. Ma un ruolo nell'esecutivo lo avrà anche Barbara Contini, capolista Pdl al Senato in Campania ed ex governatrice a Nassiriya. Laureata all'Orientale di Napoli, la Contini è stata per nove anni funzionaria Onu a Tokyo. Nel pacchetto di mischia campano del Popolo della libertà ci sono poi i segretari nazionali di due partiti piccoli ma di antica tradizione che due anni fa correvano da soli e che stavolta, invece, hanno aderito al Pdl: l'irpino Gianfranco Rotondi (rieletto in testa di lista in Lombardia uno) della Democrazia cristiana, e il napoletano Stefano Caldoro del nuovo Psi ("i socialisti riformisti saranno in Parlamento, al contrario di quanto dichiarato"), quest'ultimo già ministro nella fase finale dell'ultimo governo Berlusconi e capolista di fatto in Campania 1 dietro i leader nazionali del centrodestra. Tra i "mastini" in corsa per poltrone di lusso ci sono il segretario regionale di Forza Italia Nicola Cosentino, Italo Bocchino e Mario Landolfi di An e Pasquale Giuliano, ex sottosegretario alla Giustizia. Lunedì il Popolo della libertà ha festeggiato fino a tarda sera in piazza Municipio. Oggi i leader locali si ritrovano alle 12 in un albergo del centro, da un mese quartier generale del Pdl, per rilanciare l'offensiva su Bassolino. Un'intera generazione di centrodestra, che chiede la "testa" del presidente della Regione, è tornata alla carica in serata con Cosentino definendo un "delirio" le ultime dichiarazioni di Bassolino sui suoi prossimi dodici mesi in Regione. "Pur di non rischiare di fare la fine del disoccupato come è successo ad altri - accusa Cosentino - ha evidentemente deciso di darsi all'arte della sceneggiata proponendosi come unica alternativa a se stesso. E, cosa estremamente sgradevole, delirando su un futuro che coinvolge i cittadini della Campania i quali solo ventiquattro ore prima gli hanno comunicato, nel più efficace e democratico dei modi, che non gradiscono affatto le sue attenzioni. Un delirio. Meglio farebbe Bassolino a lasciar perdere il futuro riservando le sue attenzioni all'unica cosa che i cittadini aspettano: le dimissioni".

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Pagina IV - Napoli Pdl Silvio BERLUSCONI Gianfranco FINI Stefano CALDORO Alessandra MUSSOLINI Italo ... (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Napoli Pdl Silvio BERLUSCONI Gianfranco FINI Stefano CALDORO Alessandra MUSSOLINI Italo BOCCHINO Luigi CESARO Paolo RUSSO Pina CASTIELLO Giampiero CATONE Massimo NICOLUCCI Marcello TAGLIALATELA Giuseppe SCALERA Gioacchino ALFANO Amedeo LABOCCETTA Maurizio IAPICCA Marcello DI CATERINA Daniela MELCHIORRE Alfonso PAPA (Gianfranco PAGLIA) (Maria Elena STASI) Mara CARFAGNA Nicola COSENTINO Mario LANDOLFI Giancarlo LEHNER Nunzia DE GIROLAMO Edmondo CIRIELLI Mario PEPE Marco MILANESE Giulia COSENZA Michaela BIANCOFIORE Gennaro MALGIERI Marco PUGLIESE Pasquale VESSA Gerardo SOGLIA (Nicola FORMICHELLA) (Anna FERRAZZANO) MPA Raffaele Lombardo (Antonio Milo) (Arturo Iannaccone) PD Massimo D'ALEMA Luigi NICOLAIS Giulio SANTAGATA Olga DI SERIO in D'ANTONA Donato MOSELLA Salvatore PICCOLO Luisa BOSSA Pasquale CIRIELLO Andrea SARUBBI Eugenio MAZZARELLA (Bruno Cesario) Giuseppina PICIERNO Walter VELTRONI Tino IANNUZZI Guglielmo VACCARO Costantino BOFFA Luciana PEDOTO Fulvio BONAVITACOLA Mario PEPE Stefano GRAZIANO (Antonio CUOMO) IDV Antonio DI PIETRO Aniello FORMISANO (Silvana MURA, Massimo DONADI o Francesco BARBATO) Silvana MURA o Americo PORFIDIA UDC Pierferdinando CASINI Ferdinando ADORNATO (Nunzio TESTA) (Michele PISACANE) Lorenzo CESA (Francesco PIONATI) (Domenico ZINZI) In parentesi coloro che possono subentrare in caso di opzione alternativa di chi li precede.

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Bassolino non si arrende - conchita sannino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VI - Napoli Bassolino non si arrende "Qui il Pd è in crescita, lavorerò ancora un anno" Abbiamo fronteggiato una straordinaria concentrazione di fuoco, un'aggressione senza precedenti contro il nostro territorio, e non siamo in macerie CONCHITA SANNINO Sorpresa, dice lui. "Il Pd di Napoli e della regione non è azzoppato, né polverizzato. Anzi guadagna punti, cresce". Antonio Bassolino inforca gli occhiali e snocciola dati, letture, moniti. Da Veltroni in poi. Sassolini e recenti rospi compresi. "è un terremoto politico - analizza il governatore - . A Roma, e poi qui da noi, rifiuti o non rifiuti". "Qui ne abbiamo viste di tutti i colori, abbiamo fronteggiato una straordinaria concentrazione di fuoco, abbiamo incassato un'aggressione senza precedenti scatenata contro il territorio: eppure il Pd in Campania non perde e non è in macerie, anzi tiene e cresce di alcuni punti. Sia rispetto al 2001, sia rispetto al 2006". E a chi, da destra, invoca nuovamente "immediate dimissioni", Bassolino risponde con un'alzata di spalle. "Siamo in democrazia, ognuno dice la sua. Resterò ancora un anno: sarà un lavoro di grande impegno svolto al servizio dei cittadini". Anche se fuori del Palazzo già ci si prepara alle primarie per il voto regionale del 2009, e il governatore lo sa. C'è perfino una data con cui cominciare a fare i conti: ottobre prossimo. Un discrimine che il segretario regionale del Pd, Tino Iannuzzi, ieri non conferma e non smentisce, nella sua conferenza di rito post-elezione (presenti anche i neo eletti parlamentari del Pd, Alfonso Andria, Teresa Armato, Luisa Bossa, Bruno Cesario). Ma è lo stesso Iannuzzi a parlare diffusamente già di "grande e leale confronto al nostro interno ed eventualmente con altre forze in vista della stagione importante delle primarie". Aggiungendo: "Solleciteremo ogni dialogo". Ma gli eventuali accordi, puntualizza Iannuzzi, "nasceranno su un patto: prima si scelgono gli obiettivi comuni per lo sviluppo e il rilancio della Campania, poi si converge sul metodo delle primarie. E infine ognuno mette in campo la propria proposta, e il proprio nome". è il futuro imminente. Ma avverrà dopo, suggerisce ieri l'ampia disamina del voto firmata nel pomeriggio da Antonio Bassolino. Il day-after non si poteva telecomandare da Roma. Le 17.30, sala giunta di Palazzo Santa Lucia. Cravatta rossa immancabile, giacca in tweed polvere. Appare un governatore in trincea ma apparentemente in forma, con accenti di sarcasmo misti a severa analisi. Aspettava questo momento, conferma chi gli è vicino. E lui lo ribadisce: "Per me era del tutto evidente che si andava verso una vittoria del Pdl". Però il governatore non sembra persuaso che un peso, in questa partita, lo abbia giocato anche la carrellata di immagini, più o meno strumentalizzate, del disastro Campania. Anzi, contrattacca: "Il risultato straordinario della Lega e di Forza Italia insieme, in tante aree del nord e del sud Italia, di diversi ceti sociali, va avanti da anni, con o senza i rifiuti in Campania. Va preso atto di questo, infrangiamo un tabù". E ricorda a chi "inneggia ai risultati straordinari del Pdl in Campania" che "non c'è niente di inedito. Nessuno ricorda, evidentemente, che già alle politiche del 2001 Forza Italia e An insieme portarono a casa il 48,06. Cioè un dato pressocché identico al 48,66 registrato oggi dal Pdl alla Camera, in Campania 1". Niente anticipo di valigie, dunque. Argomenta il governatore: "è come se io, dopo questa schiacciante vittoria del Pdl che porta Berlusconi a Palazzo Chigi, aspettassi il prossimo turno amministrativo per chiedere - se la coalizione di governo dovesse eventualmente perdere nei comuni - le dimissioni del Cavaliere. Ma voler rileggere tutto alla luce di un'elezione è frutto di una miopia, o di follia istituzionale. Invece noi lavoreremo ancora un anno qui in Regione. Con la giunta nuova e motivata. Con l'obiettivo primario di utilizzare al meglio i fondi europei e di rilanciare la Campania economicamente. Resto qui per compiere un lavoro saggio e intenso al servizio della cittadinanza". Bassolino non si sottrae alle domande. Poi consacra la Lega "ormai un grande partito di popolo, partito degli operai". Ripensa a quello che una volta si chiamava Pci, casa, pensiero e palestra dei giovani dirigenti come Bassolino, quante repubbliche fa. Invece torna al principio base: "Chi ha detto che in Campania non si era mai vista una tale affermazione del Pdl? Quante volte ho detto che ogni elezioni ha una sua storia a parte e che tutte le volte che scende in campo Berlusconi la partita cambia a 360 gradi?". A Berlusconi prossimo ospite, dice. "Benvenuto". Ma il primo banco di prova saranno i rifiuti. Il futuro premier vorrebbe risolvere la crisi via governo, Bassolino non intende rinunciare al rientro nella normalità, cioè sotto la gestione di Regione e Province. E oggi la giunta si riunisce a Palazzo Santa Lucia per parlare di questo. Sarà, forse, il primo concreto braccio di ferro. Anche per Antonio Marciano, responsabile dell'organizzazione del Pd ieri al tavolo della segreteria regionale c'è una sfida da raccogliere: "Più che esercitarci in una dannosa caccia alle responsabilità, guardiamo al dato elettorale con serietà. Per cogliere segnali di incoraggiamento verso il Partito democratico, e per avvertire il bisogno di definire i confini di un nuovo dialogo e di un nuovo percorso di alleanze".

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Inchiodati alle poltrone - massimo villone (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Napoli L'intervento Inchiodati alle poltrone MASSIMO VILLONE Alla fine, lo tsunami. Si conferma che fu scellerato chi scavò la fossa a Prodi. Fallisce il progetto di Veltroni e del Pd. Si dimostra velleitaria la scelta di una corsa in solitudine. La Sinistra Arcobaleno affonda. Berlusconi vince, la Lega trionfa. E la Campania passa alla destra. Forse sentiremo dire che in fondo Veltroni ha vinto o almeno non ha perso del tutto, perché ha raggiunto le percentuali sperate per il Pd. SEGUE A PAGINA IX.

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Migliore lancia il contrordine "restiamo in giunta regionale" - angelo carotenuto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Napoli Il capogruppo uscente di Rifondazione alla Camera smentisce l'ex senatore Sodano Migliore lancia il contrordine "Restiamo in giunta regionale" ANGELO CAROTENUTO Sul tracollo della Sinistra Arcobaleno ci sono "le impronte digitali e anche i canini" di chi invitava al voto utile. Gennaro Migliore, ex capogruppo alla Camera di Rifondazione, capolista di Sa a Campania 2, ne è certo. Così com'è fermo sul principio che "quando andiamo insieme, si può vincere; mentre se andiamo divisi, noi paghiamo caro, ma il Pd comunque non vince". Qual è l'effetto del ragionamento a livello locale? Eccolo. Dalla maggioranza che regge la giunta regionale di Antonio Bassolino, Rifondazione non esce più. "Non era previsto", puntualizza Migliore, correggendo gli annunci di Tommaso Sodano, capolista al Senato. Sono ore di tormenti, dentro il cartello che voleva fare il pieno di consensi a sinistra del Pd, e che invece dall'impatto col Pd esce sbriciolato. Da Roma, dove ha preso parte alla segreteria nazionale post-sconfitta, Migliore racconta di un partito che dentro di sé scopre "in alcuni la tentazione di fare retromarcia, in altri la voglia di proseguire nel percorso avviato". Migliore, per lei qual è la strada giusta? "Io sono perché prosegua un cammino unitario". Nonostante la sconfitta? "Sì. Con le correzioni del caso. Nel 2001 la Lega prese il 3.9 per cento alla Camera, mentre oggi vive il suo boom. Insomma, va consolidato il nostro zoccolo duro di elettori, dentro quelle questioni sociali in cui svolgiamo una funzione utile". Era così esiguo il vostro zoccolo duro? "C'è chi a noi chiede tanto e per noi vota poco. Faccio un esempio. Un precario guarda alle nostre idee però magari vota altrove, ritenendo che noi siamo presenti a prescindere. Invece in Parlamento non si va per diritto acquisito". Nessuna autocritica? "Ci mancherebbe. Non sono Pagnoncelli, ma nelle mie 70 iniziative elettorali, un'idea me l'ero fatta. Le critiche le sentivo". Quali erano? "Bisogna rendere più chiaro il legame sentimentale coi territori, con quella gente che ci ha visto subire troppo dal governo. Noi, il voto liquido non ce lo possiamo permettere". Lei dice: subire dal governo. Ma non eravate i "signori del no"? "Bah. Su questo punto, Veltroni non ci ha tolto neppure un voto. è una critica che non aggredisce il nostro corpo sociale. Il dato negativo ci spinge alla riflessione, senza poterci prendere una pausa". La riflessione qual è? "Alcuni dati delle amministrative sono significativamente diversi da quelli del Parlamento". La sua interpretazione? "Sul dato nazionale mi sembrano evidenti le impronte digitali di chi sosteneva la teoria del "voto utile". Anzi, le impronte e anche i canini". In genere a voi succedeva il contrario, come nel 2006, quando ad aprile Rifondazione prese a Napoli 50mila voti alle politiche, e un mese dopo 25mila alle comunali. Perché stavolta vi ha tradito il voto d'opinione? "Il Pd ha contrabbandato un testa a testa con Berlusconi che non c'era, chiedendo un voto utile. Alla fine è stato un voto inutile". Ora che rapporti immagina con il Pd in chiave locale? Rifondazione esce dalla maggioranza della Regione? "Perché dovremmo? Non era previsto". Non l'aveva annunciato l'ex senatore Sodano in campagna elettorale? "Era la posizione di un singolo, non del partito". Insomma, quell'annuncio è ormai "datato"? "Non lo so. Se ne discuterà. Decidono i vertici locali. Ora abbiamo un'urgenza". Quale? "Fare un grande lavoro per reinsediarci dentro la società".

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Inchiodati alle poltrone - massimo villone (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XI - Napoli INCHIODATI ALLE POLTRONE MASSIMO VILLONE E che Berlusconi invece ha perso o almeno non ha vinto del tutto, perché ha in casa la Lega. Ma la verità è che il centrosinistra si è fatto scippare il governo del paese; che Berlusconi ha ripreso il comando, e la mano di Bossi è sul timone; che a Veltroni rimangono solo le larghe intese o, secondo un'opinione, l'inciucio. Un tempo la somma delle sinistre era vicina al 40 per cento. Oggi, la Sinistra Arcobaleno non è in Parlamento. Un fatto assai grave, e un disastro annunciato, che viene anzitutto dai troppi errori commessi. Bisognava mettere in campo una sinistra nuova e competitiva, riformista e di governo, tale che non fosse possibile spingerla in una posizione di marginalità. Si è finiti a una sbiadita sommatoria di apparati e ceti politici, segnata da una egemonia vera o presunta di Rc, e da candidature troppo spesso evanescenti. La proposta politica era incerta, ed è stata in parte cannibalizzata da Veltroni nell'ultima parte della campagna elettorale. A chi mai parlava Sa? Per il Sud è notte fonda. Fin dalle prime dirette tv Bossi e i suoi hanno ribadito che il loro unico interesse è il federalismo fiscale. Per capirci: una quota delle risorse molto maggiore rispetto a oggi deve rimanere ai territori che le producono. è la proposta lombarda che ho già citato e commentato su queste pagine. Questo rimane un terreno decisivo, su cui il destino del Sud si gioca anche oltre l'orizzonte della legislatura che si apre. Eppure, la Campania, con il Sud, si sposta a destra. Nel 2005 il centrosinistra vince le regionali quasi al 62 per cento. Ma già nel 2006 il centrosinistra prevale nelle politiche appena per una manciata di voti, perdendo ben 12 punti a carico in specie di Margherita, Ds, Udeur. Oggi avanza Di Pietro, e il Pd - pur avendo perso De Mita - riprende qualcosa sulla somma di Ds e Margherita nel 2006. Nella sua conferenza stampa di ieri Bassolino argomenta un successo del Pd. Capiamo che vuole consolidarsi al timone. Ma, stando ai fatti, il recupero è a spese della sinistra, troppo omologata e assimilata per opporsi efficacemente al cannibalismo del Pd. è un mero riassestamento. Una sinistra diversa e combattiva avrebbe forse potuto, nella situazione campana, almeno in parte correggere la tendenza nazionale. Fa parte dei paradossi apparenti della politica che il tracollo della sinistra possa ora anche rafforzare Bassolino nel chiuso del bunker regionale. Ma alla fine il dato rimane. Nel 2005 un'ampia vittoria. Nel 2008 una pesante sconfitta. Si chiude qui un'epoca, avviata nel 1993. Accade nel segno degli errori romani e dell'immondizia campana. Ma è anche il bassolinismo che collassa, incapace di reggere un progetto politico efficiente e competitivo. Le reti di consenso clientelare, familistico e di clan implodono. La sinistra a sua volta collassa anche perché non sa per tempo distinguersi e cambiare strada. Nel Nord, il centrosinistra perde perché l'egoismo territoriale si sente meglio rappresentato nel campo opposto. Nel Sud, il centrosinistra perde perché non sa mettere in campo una proposta di buon governo, e di politica nuova e pulita. In un paese normale un disastro spedisce di volata a casa la dirigenza politica. Non qui, a Roma come a Napoli, con le nostre inaffondabili oligarchie. Nel 2001 si perde, ma tutti si inchiodano alle poltrone. Lo stesso accade con la vittoria dimezzata del 2006. Ancora gli stessi attori portano oggi alla sconfitta, aggravata in Campania dall'emergenza rifiuti. Puntiamo dunque a un ricambio vero, che non si risolva in qualche faccia tanto giovane quanto vuota, fatalmente agli ordini di chi comanda davvero. La politica è una cosa seria. Non si fa con improvvisazioni buone per lo spazio di un mattino. Come non fa una politica per il Sud il primo Consiglio dei ministri a Napoli. A pensarci, però, potremmo almeno chiedere a Berlusconi di caricare le macchine blu di ecoballe d'annata e sacchetti. Costerà meno che spedirli in Germania.

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Così si sono mossi centomila voti - maurizio bono (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Milano COSì SI SONO MOSSI CENTOMILA VOTI MAURIZIO BONO Già a inquadrare l'intera area municipale del voto, comunque, c'è un bel movimento. Su scala cittadina tra il 2006 e il 2008 si spostano masse ingenti di voti: circa 50mila (per comodità parliamo solo di Camera) volano via dal Pdl (nel 2006 Fi più An) e altrettanti atterrano sulla Lega. Quasi 60mila lasciano l'area Arcobaleno (Verdi, Rc, Pdci), ma al Pd ne arrivano 20mila (e sono i nuovi consensi che fanno passare dal 28,9 per cento dell'Ulivo all'attuale 33,7) e quasi altrettanti alla lista Di Pietro (che raddoppia arrivando al 4,8). Insieme, fanno i 40mila voti in più che hanno portano la lista "Per Veltroni" al 38,5, quasi 11 punti dal totale berlusconiano. Non sono trasferimenti di cui si può ricostruire l'itinerario esatto (per esempio ci sono di mezzo l'aumento di astensioni, i 30 mila voti del 2006 alla Rosa nel pugno "svaniti", il dimagrimento dell'Udc, la quasi sparizione del Psi), ma è guardando i risultati dei partiti maggiori zona per zona, che si può trarre qualche morale. Ricominciamo dal centro, dove quello della crescita della Lega (naturalmente in proporzione, i votanti della cerchia sono solo due terzi di quelli di Venezia-Città Studi - Lambrate) non è il solo record. C'è comunque anche quello dei consensi al Pdl: è la sola zona di Milano in cui ha sfondato il tetto del 40 per cento (il successo più contenuto è invece in zona 9, con il 34,32 e il Pd indietro di appena 0,75), e la coalizione di centrodestra il muro del 50 per cento. Ma in centro la flessione rispetto al totale di Forza Italia e An nel 2006 è anche la più marcata della città (meno 4,1), dopo quella registrata in zona 3 (meno 4,6). Mentre è da record cittadino anche l'aumento del Pd (più 6,56), Tirando qualche somma sugli umori delle strade eleganti: più leghismo, un po' meno identificazione col berlusconismo puro, minimo storico per la sinistra Arcobaleno (2,5). E probabile convergenza su Veltroni del voto radical-socialista che qui, è un'altra anomalia molto downtown, nel 2006 aveva toccato addirittura il 6 per cento con la Rosa nel pugno. Quasi un ritratto delle migliori intenzioni di recupero del Pd al centro, se non fosse per le proporzioni modeste (qui il record cittadino è in negativo, solo più 2,13 per cento) dell'effetto Di Pietro: le strade calcate dall'ex Pm di mani pulite ogni giorno per anni per andare a Palazzo non gli hanno tributato esattamente una standig ovation, 3,73 per cento dei suffragi. E in periferia? Nelle zone da 2 a 9 è più difficile fare deduzioni, perché sono abbastanza ampie da tenere assieme Porta Vercellina e Baggio (7), o le ville della Fiera e Quarto Oggiaro (8). Ma qualche tendenza c'è: se si sovrappone la mappa dei campi rom con quella dei risultati migliori della Lega, combaciano: 12,69 e 7 punti in più vicino a Triboniano e Bovisasca, 12,98 e più 7,18 nella zona tra via Idro e Lambrate, 12 e balzo del 7,7 verso Chiaravalle. Altre percentuali parlano probabilmente (come in centro) di insicurezza più generale. All'opposto ci sono zone ad alta intensità migratoria più regolare (6, Barona-Lorenteggio) dove la Lega è "solo" all'11, 6 ma il Pd è oltre il 34. E soprattutto, su scala più piccola delle zone, c'è un gruppetto di seggi che fa riflettere. Via Giusti, zona Sarpi, dove da tempo Lega e Pd si trovano improbabili alleati, nella diversità, su un punto: subito la zona a traffico limitato. Risultato al seggio 1507: Pd 205 voti, Idv 34, Pdl 145, Lega 69. Seggio 468: Pd 274, Idv 29, Pdl 191, lega 55. Seggio 416: Pd 183, Idv 21, Pdl 144, Lega 57. E chi ha portato a casa al centrosinistra quei risultati giura di non aver mai gridato "I cinesi tornino a casa loro", mentre parla spesso di integrazione.

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Esclusi illustri, corsa all'ultimo seggio - stefano rossi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VIII - Milano Esclusi illustri, corsa all'ultimo seggio De Corato spera nella rinuncia di Fini e Berlusconi, fuori Fontana Il prodiano Franco Monaco primo dei "bocciati" a Palazzo Madama, Renato Farina in lista d'attesa per la Camera Il Pdl riconferma gli eletti del 2006, ai centristi solo tre mentre il Pd ottiene due senatori in più ma perde cinque deputati STEFANO ROSSI La forza consegnata dagli elettori alla Lega si misura dai numeri del Senato. La Lombardia manda a Roma 30 senatori della maggioranza: 19 sono eletti nel Pdl ed è lo stesso numero di due anni fa, quando Forza Italia ne ebbe 14 e An 5. Il Carroccio, invece, raddoppia. Aveva 5 senatori nel 2006, come An, adesso ne manderà a Roma 11. Non a caso, i posti sicuri erano proprio cinque, quelli per Roberto Calderoli, Roberto Castelli e i parlamentari uscenti Giuseppe Leoni e Massimo Garavaglia, Cesarino Monti (senatore due legislature fa). A giocarsela c'erano i dirigenti locali e a sei di loro è andata bene. Il Pd ha due senatori in più dell'accoppiata Ds-Margherita nel 2006 (ma 5 deputati in meno in Lombardia). Buon risultato, dunque brucia ma non sorprende l'esclusione di Franco Monaco e di Carlo Fontana, ex sovrintendente della Scala. Basti pensare che si lamentava Marilena Adamo, in lista due posti più su di Fontana. Lei, la capogruppo del Pd in consiglio comunale, ha arpionato l'ultimo posto utile. Un colpo che non è riuscito al vicesindaco Riccardo De Corato, che nel Pdl è secondo fra i non eletti nel collegio Lombardia della Camera. Ma De Corato potrebbe entrare grazie alle opzioni dei capilista Berlusconi e Fini, presenti in tutti e tre i collegi lombardi. Se De Corato spera in una rinuncia di Berlusconi e Fini, altrettanto fanno Antonio Angelucci e Renato Farina nel collegio Lombardia 2. Il primo è il re delle cliniche romane, editore di Libero. Il secondo è l'opinionista dello stesso quotidiano - non più giornalista dopo la radiazione dall'ordine - che collaborava con il Sismi con il nome in codice di "Betulla". Quando l'opzione è rapida, l'ansia può sciogliersi in un ringraziamento. è quello agli elettori di Pierluigi Mantini, ex responsabile giustizia per la Margherita, che grazie alla scelta del Lazio da parte di Veltroni, rientra alla Camera via Milano. Ma non sempre le cose vanno in questo modo. Primo degli esclusi al Senato per il Pd è il bresciano ex Udc Riccardo Conti, ex amministratore e tuttora azionista di minoranza di Estate Sei, proprietaria di parte dell'area ex Alfa di Arese. A lui piacerebbe che il governatore Roberto Formigoni rimanesse in Regione ma a quanto pare non sarà così. E certo non si faranno da parte l'ex sottosegretario Alfredo Mantica, i discussi Marcello Dell'Utri e Romano Comincioli, Ombretta Colli (assessore comunale a Milano), il consigliere regionale Giancarlo Serafini e l'ex sindaco di Cava de' Tirreni Alfredo Messina. Infine una citazione per Savino Pezzotta, dell'Udc, che in campagna elettorale ha insistito sulla necessità di conquistarsi voto per voto di fronte a rivali delle altre liste già sicuri del posto. Ce l'ha fatta anche l'ex segretario Cisl, da domenica onorevole nel collegio Lombardia 2.

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Le due risposte a disagio e paura - ivan berni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Milano le Due risposte a disagio e paura IVAN BERNI E che ha alzato bandiera bianca nei confronti della camorra, assistendo impotente alla trasformazione di Napoli e della Campania in una gigantesca pattumiera a cielo aperto. Autotutela del Nord e protesta anticasta si sono fusi e incanalati in un voto che, anche nella refrattaria Milano, ha trovato nella Lega il suo sbocco diretto e più immediato. è come se Bossi e i suoi avessero riconquistato quell'alterità rispetto al sistema dei partiti che ne aveva decretato la straordinaria fortuna quindici anni fa, e che poi era andata dispersa fra chimere secessioniste e partecipazione ai governi Berlusconi. Un capitale che, tuttavia, i leghisti milanesi mostrano di voler spendere nel più brutale dei modi. "Sgomberi, sgomberi e sgomberi", ha già tuonato il neodeputato Matteo Salvini rivolto al sindaco Moratti, riducendo le istanze della Lega alla monomania razzista anti?rom. Preoccuparsi e tenere alto il livello di guardia è dunque legittimo e persino doveroso, soprattutto se si considera che dal Popolo delle libertà sarà assai improbabile che arrivi una qualche forma di contenimento dei pruriti leghisti. Da questo punto di vista, e non solo, aiuta il buon risultato ottenuto in città dal Partito democratico. Non era affatto scontato che un elettore su tre, nella città del Cavaliere, scegliesse la proposta politica di Veltroni. Il dato ottenuto dal Pd a Milano è superiore a quello ottenuto dall'Ulivo (Ds e Margherita) alle politiche 2006 e ha manifestamente intercettato una fetta consistente del voto in fuga dal disastro della Sinistra arcobaleno. Quel 30 e più per cento da un lato è la base su cui costruire una nuova proposta riformista di governo del territorio, in vista delle provinciali del 2009 e, probabilmente, delle regionali anticipate già questo autunno. Dall'altro è la dimostrazione che, in contrasto aperto con le scorciatoie securitarie e in odore di razzismo, esiste in città una forte cultura della convivenza e della solidarietà. Una cultura che non sottovaluta o considera marginale il tema della sicurezza, ma che considera indispensabile coniugarlo al rispetto delle persone, dei diritti fondamentali, del contesto sociale. Anche il Pd ha ottenuto un buon risultato perché molti elettori lo hanno considerato "altro" dalla cattiva politica di questi ultimi anni. Un investimento per tornare al governo di Milano e del paese, non per inseguire le ossessioni della Lega.

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Il malessere di una sconfitta - vittorio coletti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Genova L'intervento Il malessere di una sconfitta VITTORIO COLETTI QUALCHE giorno fa potevamo chiederci se, a determinare l'esito del voto, sarebbe stato più decisivo il fatto che Valter Veltroni si rivolgesse al "Paese" e parlasse del "Paese", con una visione ecumenica e buonista dell'Italia, o il fatto che Berlusconi si rivolgesse all'"elettorato moderato", e parlasse degli "elettori di centrodestra", prospettando con calcolata ferocia il pericolo della vittoria di "quelli di sinistra". SEGUE A PAGINA V.

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L'amaro addio delle tute blu "ci hanno tradito e votiamo lega" - giuseppe filetto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Genova Tra gli operai a Sestri: "Il sindacato fa quello che vuole il padrone, nessuno pensa più a noi" L'amaro addio delle tute blu "Ci hanno tradito e votiamo Lega" "Sono caduto da cinque metri mentre lavoravo e nessuno è venuto a trovarmi" GIUSEPPE FILETTO (segue dalla prima di cronaca) "Rimane la destra e basta - sentenzia Marcel Tosi - la sinistra non esiste più ed io che sono sempre stato di sinistra, senza alternativa non sono andato alle urne". Tosi, cassintegrato e 2 bambine da crescere, vive nello stesso quartiere di Fabio Di Leo, che non è andato a votare neppure lui: "Con mia moglie aspettiamo un bimbo e siamo preoccupati per il nostro ed il suo futuro". Stanno a Voltri, fino a domenica roccaforte rossa. A Voltri, Sampierdarena, San Fruttuoso, Quezzi "dormono" gli operai dell'Ilva: rimasti in 2158, di cui 614 cassintegrati, dopo la chiusura del "caldo". Molti votavano Rifondazione, Pdci, e coi pennarelli nei bagni delle acciaierie scrivevano "Lega a morte". Dallo spoglio di lunedì sera in questi quartieri la Sinistra Arcobaleno esce con le ossa rotte. Non c'è stato l'effetto risucchio del Pd, ma l'abbraccio con Bossi. A Cornigliano la classe operaia il gioeno dopo le elezioni ridiscende nell'inferno. "Perché questa sinistra non dà più niente - sentenzia Ivano Bonadies, sette anni "bruciati" in colata - così gli operai votano Berlusconi, delusi anche dai sindacati che fanno ciò che ordina il padrone: sono caduto da 5 metri mentre lavoravo e nessuno è venuto in ospedale a chiedere come stavo". Mastella, Prodi, Veltroni, Burlando, Vincenzi. Tutti in fila. D'altra parte "La gente vuole chiarezza, non confusione e promesse", per dirla come Paolo Cuceli. "Potevano essere più rigidi sugli immigrati - ripete uno dei giovani di Riva, assunto 4 anni fa - a Genova è il problema più grosso, perciò la gente vota destra, come faccio da anni". "Come a Sampierdarena, una valanga di voti alla Lega", osserva Paolo, 56 anni di cui 30 all'Ilva, orecchino al lobo sinistro, capelli argentati sulla schiena. Da ex sessantottino. La sicurezza è di destra? "Questo Paese deve avere una linea di lecito e di illecito - dice Maria Teresa Patrone, una delle ultime donne (se ne contano solo 4) rimaste in acciaieria - io non sono razzista ed ho votato Veltroni, ma la sinistra che difende tutti, non è credibile". Tessera della Fiom, voto alla Lega: "Ne abbiamo tanti", conferma Armando Palombo, delle Rsu. E la classe operaia, chi la difende? "Nessuno, perciò il giorno delle elezioni rimango a casa", confessa Daniele Tibaldi, 27 anni. E la sinistra? "Rispondo con una domanda: dov'è?", ribatte un collega che preferisce interrogare e scappare. Le gru smantellano le linee a caldo, tirano su la "zincatura", e la gente cambia casacca. O non vota. "Governo, Regione e Comune hanno cancellato l'altoforno e il lavoro - si sbraccia l'anonimo siderurgico - per la prima volta in vita mia mi sono astenuto". Come Giovanni Caviglia: "La sinistra non ha soddisfatto le aspettative degli operai, perciò non credo più a nulla". Lo hanno copiato i più giovani, assunti dopo il 2000. Molti coi capelli grigi hanno resistito: "Occorre ammettere che ci siamo confrontati male con la realtà di oggi", cerca di spiegare Giorgio Biasotto di 52 anni. Lui abita a San Fruttuoso, è militante di Rifondazione: "Ma la nostra generazione non è riuscita a trasmettere la coscienza di classe: vedo ragazzi-operai con auto da 35 mila euro, che pensano di essere dei piccoli Berlusca...".

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Il malessere di una sconfitta - vittorio coletti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Genova Il malessere di una sconfitta VITTORIO COLETTI (segue dalla prima di cronaca) Chiunque abbia sentito anche solo uno degli innumerevoli interventi televisivi o di piazza dei due leader sa che questa è stata la loro opposta firma stilistica. Da un lato, l'ottimistico "Paese" coeso e solidale di Veltroni, benedetto dal "ma anche"; dall'altro, il diffidente "elettorato di centrodestra" di Berlusconi, la cui preoccupazione principale è invece il "no" all'altra metà dell'Italia. I risultati ci dicono che il linguaggio del no, della demonizzazione ha contato di più e un episodio genovese può aiutare a capirlo meglio. Due anni fa, campagna elettorale 2006, alcuni docenti universitari, preoccupati che un rinnovo del mandato a Berlusconi mandasse definitivamente a fondo metà del Paese, tra cui loro stessi, la scuola, l'università, la cultura, si misero a distribuire in via Balbi volantini per il centrosinistra, nello sconcerto di non pochi colleghi e studenti. Poi si sa come è andata. Quella metà del Paese, già trascurata da Berlusconi, fu tartassata da Prodi, fornì con tasse e riduzione di servizi i denari necessari all'insaziabile altra metà, che intascò il cuneo fiscale senza neppure ringraziare. L'università dovette registrare un ministro più stizzito, indifferente e ostile della stessa Moratti, un'ulteriore contrazione di risorse, i docenti una crescita di insignificanza sociale, diminuzione di stipendi, aumenti di tasse ecc. Quei professori non sono tornati a fare volantinaggio in via Balbi. Temevano che, a furia di guardare il Paese ideale, la sinistra, specie quella riformista in cui si riconoscevano, avesse perso di vista il Paese reale, dei lavoratori dipendenti, dei grandi servizi pubblici, dei bisogni primari. E alcuni di loro hanno purtroppo deciso di non andare a votare. Non a tutti è bastato aver rivisto Berlusconi, le sue rinnovate gaffe, la sua innata impresentabilità istituzionale. Il riferimento esplicito al "suo" "elettorato", alla pancia del Paese, la qualifica sprezzante di "comunista" all'altra parte, ha più spinto chi ci si è riconosciuto a votare per lui di quanto non abbia indotto a votare contro chi se ne è sentito disgustato. Il risultato è che c'è stata una significativa crescita dell'astensionismo, quasi certamente ai danni della sinistra e che questa crescita è stata particolarmente forte in Liguria. Se si aggiunge che, nella nostra regione, il PDL ha fatto, anche su questo piano, una politica meno generalista e più attenta al dato particolare e locale nella scelta dei candidati di maggior spicco (Scajola, Musso, esponenti autorevoli con forte radicamento territoriale), si può spiegare anche la vittoria in Liguria, che per la prima volta toglie alla sinistra il primato regionale. La somma, a livello nazionale, è una tenuta modesta della sinistra ecumenica, il crollo di quella radicale e la vittoria della destra particolaristica e cattiva, col grande successo della Lega. Bisognerà farci i conti con questa realtà. Anzi, sarebbe stato meglio averli fatti prima.

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"facciamo un nuovo partito comunista" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina X - Firenze Frosini e Bruno, esponenti Pdci, dicono addio all'Arcobaleno "Facciamo un nuovo partito comunista" "L'esperienza a sinistra con le altre tre formazioni è finita. Il nuovo Pci per governare" ADDIO Sinistra Arcobaleno. I Comunisti del segretario toscano Nino Frosini e del consigliere regionale Edoardo Bruno annunciano di non volerne più sapere di Arcobaleni. Dopo il disastroso risultato uscito dalle urne, chiedono invece di ripartire dal Pci. Bruno, gettate a mare l'Arcobaleno? "Quella di questi giorni è una sconfitta che viene da lontano, causata da scelte scellerate, compiute fin dall'esperienza del governo Prodi a cominciare dal voto di fiducia sul welfare. La questione comunista non è stata risolta, non è stato chiarito cosa significa essere comunisti nel terzo millennio". Ha ancora un senso? "Oggi le contraddizioni sempre più acute, le differenze tra ricchi e poveri aumentano. E se la sconfitta elettorale sembra cancellare non solo la sinistra ma anche il partito comunista resta uno spazio". Per fare? "Rinnovare il progetto e i gruppi dirigenti per unire le forze comuniste e far nascere in Italia un nuovo partito comunista che sia alternativo al modello americano proposto sia da Berlusconi sia da Veltroni. Serve una vera e propria costituente comunista". Gruppi dirigenti azzerati? "E' una sconfitta che nessuno è riuscito a valutare. Di questa sono responsabili tutti i gruppi dirigenti e se ne dovrà tenere conto". Lei parla di un nuovo Pci ma gli italiani hanno creduto a Berlusconi. "Abbiamo abdicato alla speranza di cambiamento, al nord i lavoratori hanno votato la Lega". E per questo archiviate la Sinistra Arcobaleno? "Questo progetto era segnato fin dalla nascita e adesso non siamo noi a volerlo archiviare: l'hanno fatto gli elettori". Mai più con i Verdi? "Non so cosa faranno adesso, presumo che ci sarà una parte che confluirà nel Pd. Per quanto mi riguarda, l'esperienza della Sinistra Arcobaleno, durata quanto un temporale di primavera, è già conclusa. Altro che partito unico della sinistra. E' bene mettere in campo una forza comunista che ha come progetto di fondo il cambiamento della società". Quanti sarebbero disposti a seguire lei e Frosini? "La maggioranza del mio partito è sicuramente su questa posizione, gli iscritti la pensano così. Ma sia chiaro, l'obiettivo non può essere quello di creare una forza minoritaria. Io parlo di un nuovo Pci, di una forza che sappia anche candidarsi al governo del Paese. Non parlo di una forza minoritaria". (m.v.).

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Martini va da berlusconi con un dossier sulla toscana - simona poli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina X - Firenze Martini va da Berlusconi con un dossier sulla Toscana "Le grandi opere non si possono fermare" "Spero che certi toni vengano messi da parte per Arno, Isozaki, Comunale, Tav" "Il risultato non cambia il valore dell'esperienza di governo in Regione" SIMONA POLI Pd altissimo, oltre il 50 per cento con Di Pietro. Arcobaleno al 5 al Senato e ancora più basso alla Camera. Destra in crescita moderata. Con questi numeri in Toscana il presidente Claudio Martini può continuare a governare tranquillo, anche se il successo di Veltroni ha una dimensione locale e non nazionale. E' probabile che la Sinistra, senza più rappresentanti in Parlamento, non scelga la strada dello "scontro" dentro la maggioranza del consiglio regionale. Per esempio sulla riforma dei servizi pubblici, dove sull'articolo relativo alla gestione dell'acqua i gruppi di Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi e Sinistra democratica hanno un'idea diversa da quelle di Pd e Socialisti. Con un esito elettorale diverso a livello nazionale l'Arcobaleno avrebbe avuto maggior peso specifico, avrebbe forse insistito con la richiesta di un assessore in più o della vicepresidenza. Adesso invece la sua forza d'urto anche in Toscana appare inevitabilmente ridimensionata. Ma sono altre le preoccupazioni di Martini in questo momento: il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi rappresenta un potenziale stop alle realizzazioni in corso d'opera che durante la campagna elettorale Bonaiuti, Verdini e Bondi hanno annunciato di voler buttare per aria, in particolare a Firenze, come la tramvia, la Tav (già in fase di appalto), la loggia di Isozaki agli Uffizi, il nuovo Comunale. Riccardo Migliori, coordinatore di An, confida di pensare già a un "riorientamento" dei progetti. "Mi auguro che certi toni vengano messi da parte e prevalga la volontà di realizzare tutte le opere previste e ritenute prioritarie, senza mortificare le competenze locali", avverte Martini. "Penso in particolare alla realizzazione degli interventi sull'Arno, al sottopasso dell'alta velocità a Firenze, al completamento della Due Mari, alla terza corsia sull'A11. Appena il governo si sarà insediato, invierò a Berlusconi un dossier-Toscana". In attesa di capire se tra Firenze e Roma si potrà realizzare un dialogo, il presidente riflette sugli esiti del voto. "Mi spiace molto che la Sinistra non sieda in Parlamento. Ma questo risultato in Toscana non cambia il valore dell'esperienza di governo in corso in Regione, nei Comuni e nelle Province. L'alleanza deve continuare". L'Arcobaleno però attribuisce proprio al Pd la maggiore responsabilità della sconfitta. "Caro Veltroni, da soli non "si può fare". L'alleanza di centro-sinistra è indispensabile", dice Marco Montemagni dei Comunisti italiani. Auspica un rilancio della Sinistra con una nuova generazione di politici il leader di Sd Fabio Mussi, che con Veltroni non è certo tenero: "Il Pd aveva tre obiettivi: battere Berlusconi, diventare il primo partito italiano, isolare e ridurre ai minimi termini la sinistra. Ha fallito i primi due, ha avuto successo sul terzo", commenta sarcastico. Se nella coalizione toscana di centrosinistra gli equilibri sono messi a dura prova, non altrettanto si può dire del rapporto con l'opposizione, che dal risultato elettorale esce confermata e persino un po' più forte. Anche se, in numeri assoluti, il Pd cresce di 130 mila voti al Senato e di 40 mila alla Camera, l'effetto concreto della ripartizione dei seggi però crea una situazione di quasi parità nel nuovo Parlamento: 20 deputati al Pd, 16 al Pdl, 2 all'Udc. Al Senato 11 seggi al Pd e 7 al Pdl. Il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Maurizio Dinelli, lucchese, esalta il risultato della sua città: "Con il 40,2 per cento, cioè con un aumento di 2 punti rispetto al 2006, Lucca si conferma la roccaforte del Pdl. Un successo evidente se confrontato con i dati degli altri capoluoghi, di cui Firenze con il 26,8 segna il punto più basso". Forza Italia rivolge lo sguardo a quello che sta per avvenire in consiglio regionale, dove entro il 30 aprile (ma è quasi certo ormai un rinvio) si dovrebbe discutere la riforma elettorale e la riduzione del numero degli eletti. Il Pd propone 50 consiglieri e sbarramento al 4 per cento. Che risponderà il Pdl? Il leader azzurro Denis Verdini vede ancora più in là: "Da oggi lavoriamo per costruire anche in Toscana, un'alternativa possibile", dice. "L'esito delle urne consegna la fotografia di una regione che ha un grande desiderio di cambiamento. E' fallito il disegno del Pd di sfondare al centro".

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Cofferati a bossi: "la moschea si farà" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Bologna I commenti Analisi del voto del sindaco: grave che la Sinistra sia fuori dal Parlamento. Ma non è preoccupato dal Carroccio Cofferati a Bossi: "La moschea si farà" Sergio Cofferati non infierisce sugli sconfitti della sinistra radicale cancellata dal voto, ma consiglia loro "di riflettere sulle loro condizioni" e sul perché "non siano stati premiati dagli elettori". Il giorno dopo le elezioni politiche che hanno incoronato Berlusconi a Roma, il sindaco "sceriffo" inviso alla sinistra radicale non polemizza con gli Arcobaleno, e preferisce tornare sul buon risultato del Pd sotto le torri. Con tanto di complimenti a Walter Veltroni: "E' stato straordinario. Ma ora c'è molto da fare perché comincia una stagione nuova". Una stagione che potrebbe essere "nuova" anche a Bologna, dove il Pd, forte di un buon 55%, potrebbe decidere di correre con la sola Italia Dei Valori anche alle amministrative del 2009. "E' un ragionamento che faranno i partiti" si tira fuori il sindaco, che evita anche di commentare il calo di 10 punti degli Arcobaleno, da sempre in contrasto con la giunta. E' stato un errore? "Non parlo di errori politici. Dico però che evidentemente ci sono cose per le quali non sono stati premiati dagli elettori". Per ora comunque, il voto nazionale non avrà conseguenze in consiglio comunale. "Una parte della sinistra ha sottoscritto un documento di mandato che assicura una maggioranza. Non vedo cambiamenti". Quel che è certo, continua Cofferati, è che lo "splitting", cioè il voto disgiunto (alla Camera per il Pd e al Senato per Sinistra Arcobaleno) invocato da alcuni intellettuali tra cui l'europarlamentare Mauro Zani "ha funzionato, ma al contrario". Cioè spingendo l'elettorato radicale a togliere il voto all'Arcobaleno per il Pd. Più in generale, comunque, Cofferati considera una perdita l'assenza della sinistra dai banchi di Montecitorio e Palazzo Madama. "Penso sia sempre utile avere un Parlamento nel quale siano rappresentate le culture e le componenti della società. Poi se per errori politici o per errori politici ulteriormente enfatizzati dai limiti del modello elettorale ci sono culture che rimangono escluse, non è mai un bene". Nessun timore anche per l'exploit della Lega. "Qui il Carroccio - ragiona il sindaco - cresce meno che in tutte le altre città dell'Emilia Romagna ed in ogni caso sono voti che vengono ridistribuiti all'interno della destra. E' un voto politico, e non di protesta". E comunque, aggiunge, non ha nulla a che fare con il progetto della nuova moschea a San Donato: "Non cambiamo nulla e andiamo avanti". (s.b.).

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Cgil apre l'autocritica a sinistra "operai e pensionati con la lega" - luca sancini valerio varesi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Bologna Il giorno dopo lo tsunami elettorale. L'Arcobaleno: " Ma non rompiamo con Errani" Cgil apre l'autocritica a sinistra "Operai e pensionati con la Lega" "Il malcontento si riversa su forze della destra, nessuno se la può cavare dando la colpa all'altro" LUCA SANCINI VALERIO VARESI Il dopo elezioni nella Cgil è dedicato all'autocritica, mentre dalle prime analisi i flussi elettorali confermerebbero un'emorragia di "voti operai" da sinistra verso la Lega e il Pdl. E nel quartiere generale del Pd cresce lo sconcerto soprattutto verso la Fiom, preludio a un confronto tra il partito di Veltroni e il sindacato rosso. Il motivo: la potente organizzazione dei metalmeccanici che tanti dispiaceri ha dato sul welfare al governo Prodi sarebbe diventata riserva di voti per Berlusconi e Bossi. "Nel momento in cui il malcontento degli operai e dei pensionati si riversa su forze come la Lega Nord - avverte il segretario della Camera del lavoro Cesare Melloni mettendo le mani avanti - non ce la si può cavare addossando la colpa all'uno o all'altro. Anche la Cgil è chiamata a risponderne". Una sinistra divisa, pensano in via Marconi, faticherà sempre di più a intercettare il voto operaio. E' ancora presto per parlare di scambio di accuse tra Pd e Cgil, ma certo nei prossimi giorni questo sarà il tema. Soffia forte infatti il vento della Lega Nord, pure nelle fabbriche. Il "duro" della Fiom Bruno Papignani lo ammette: "Anche qui ci sono stati operai che hanno votato per Pdl e Lega". Poi aggiunge: "Tutti insieme siamo riusciti a fare un bel capolavoro, la sinistra non esiste più e il paese lo governa Berlusconi". La Camera del lavoro non aveva dato indicazioni tra Pd e Sinistra Arcobaleno, nessuno però si aspettava riflessioni sulla fuga a destra delle tute blu. Lo tsunami elettorale ha cambiato tutto. Costretti a coabitare a sinistra con un inquilino ingombrante come il Pd, i simpatizzanti della sinistra radicale vivono il momento più difficile da molti anni a questa parte indecisi se optare per la pura extraparlamentarità o ricucire mettendo assieme i cocci. "Mi sembra di essere tornato al '72 quando noi del Manifesto ci presentammo alle elezioni e non ottenemmo il quorum" ricorda Giordano Molinazzi, insegnante, rivivendo un incubo. "Ma allora c'era un movimento forte e un'azione politica si poteva svolgere anche lì". Ora il panorama è molto più avaro con lo spostamento in blocco dell'elettorato a destra. L'imperativo, a questo punto, è abbandonare le segreterie e ricominciare a intercettare i bisogni della gente. "Non faccio fatica a ricominciare - interviene Stefano Maruca della segreteria confederale Cgil - visto che sono un sindacalista e quindi ho un ruolo di rappresentanza sociale. Ma prima di ricominciare dal basso occorre che tutti noi ci riprendiamo dallo choc". Lo choc è fortissimo anche per lo scrittore Stefano Tassinari e per il coordinatore del centro stranieri Cgil Roberto Morgantini. "Sono sgomento, sento un dolore anche fisico" confessa quest'ultimo. "Adesso mi sento più insicuro e vedo con paura questo vuoto di rappresentanza in relazione ai bisogni dei più deboli". Tassinari non aveva mai vissuto l'esperienza della mancanza di rappresentanza: "Mi crea scompenso, provo un grande disagio e sono preoccupato per le sorti della cultura". Allo smarrimento dei militanti, si aggiungono le riflessioni dei dirigenti, tra analisi e prime rese dei conti. Comincia Rifondazione con Leonardo Masella e Roberto Sconciaforni: "Bertinotti è un pifferaio magico che ha portato il partito nel burrone" dicono chiedendo le immediate dimissioni della segreteria nazionale del partito e annunciando che la lunga camminata nel deserto la faranno da soli. Finita l'esperienza della Sinistra Arcobaleno, i ribelli del Prc chiederanno un congresso straordinario, "da convocare entro l'estate", e un ritorno alle radici di Rifondazione. "Facciamo mea culpa - hanno detto i due dirigenti - Non ci basta sostenere che il Pd ha mangiato i nostri voti. Ora dobbiamo tornare ad ascoltare le ragioni della nostra gente". Ma a parte le strategie interne e nazionali, per Masella e Sconciaforni è tempo di pensare alle ripercussioni locali del voto. Il Prc è in maggioranza con il Pd alla guida della Regione e, ha sostenuto Masella: "Ci resteremo sulla base del programma che abbiamo condiviso, pronti a uscire però non appena avremo sentore di un cambiamento di politica con una svolta liberista". Per Sconciaforni il dilemma è meno forte: "Noi siamo già fuori dalla giunta, lo abbiamo fatto non appena Cofferati ha avuto la sua svolta securitaria. E se sarà lui il candidato per il 2009, non lo appoggeremo più, ma andremo con un nostro candidato sindaco". Su questo fronte Daniela Guerra dei Verdi promette che si apriranno valutazioni a seconda del comportamento del Pd. "Se il modello è quello di Errani che concorda tutto con le forze in maggioranza va bene. Se, invece, l'idea è quella di andare in solitudine come nel caso di Draghetti-Venturi, noi non ci staremo". Per Katia Zanotti, Sd occorre "abbandonare l'idea del cartello elettorale e ricominciare a ricostruire la sinistra unita in vista delle amministrative del 2009". "A Bologna ci siamo presi l'impegno di sostenere la maggioranza - chiarisce Gianguido Naldi - perché se non si fa un tentativo di tenere assieme la sinistra si rischia di perdere".

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Il voto a bari città consola il pd - raffaele lorusso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Bari Il voto a Bari città consola il Pd Meglio di Ds e Margherita insieme. Ma 30mila voti di distacco dal Pdl Malumori nella giunta comunale ma Cinzia Capano dovrebbe lasciare l'assessorato RAFFAELE LORUSSO Bari premia il Pdl, ma non boccia il Pd. La semplificazione del quadro politico e la campagna per il voto utile fanno crescere entrambe le formazioni. Risultati alla mano, se confrontato con i dati di Ulivo e Ds e Margherita del 2006, il balzo del Pd è stato più netto. Il partito di Veltroni ha di fatto svuotato la Sinistra l'Arcobaleno, che nel 2006 presentò i simboli di Rifondazione comunista, Verdi e Comunisti italiani e Socialisti. Nonostante tutto, però, il successo del Popolo della libertà è chiaro e assume dimensioni ampie: 47,5 per cento contro 31,1 del Pd alla Camera e 47,7 contro 31,6 del Pd al Senato. In termini assoluti, la vittoria del centrodestra è ancora più evidente: nel capoluogo amministrato da Michele Emiliano, segretario regionale del Pd, il partito di Berlusconi e Fini ha raccolto 93.212 voti alla Camera e 84.497 al Senato, contro i 61.095 e i 55.978 totalizzati dal Pd a Camera e Senato. Alla fine l'esultanza bipartisan non è ingiustificata, anche se quella del Pd ha il sapore amaro della consolazione. Il successo del Pdl è stato omogeneo: il distacco fra le due coalizioni non è mai sceso sotto i nove punti in nessuna sezione del capoluogo. Rispetto a due anni fa, la semplificazione del quadro politico è il dato più rilevante. Se nel 2006 l'Ulivo (somma di Ds e Margherita) aveva raggiunto il 27 per cento alla Camera e quest'anno il Pd è andato oltre, toccando il 31,1 per cento, non è soltanto perché i Socialisti autonomisti di Alberto Tedesco e i Radicali sono confluiti nel Pd. Nel risultato del partito di Veltroni c'è anche una buona fetta di voti che nel 2006 andarono all'estrema sinistra. Per dire: Rifondazione comunista toccò il 6,6 per cento; i Verdi l'1,9 per cento e i Comunisti italiani l'1,5 per cento. Un altro dato da tenere presente, soprattutto al Senato, è il valore aggiunto rappresentato dai Socialisti autonomisti di Alberto Tedesco. Nel 2006, quando l'assessore alla Sanità fu candidato al Senato con i Socialisti di Bobo Craxi, il risultato fu del 3,4 per cento. è chiaro che questa volta Tedesco ha portato in dote al Pd una parte consistente di quei consensi, che però non gli sono bastati per conquistare uno scranno a Palazzo Madama. Se a Bari la Sinistra arcobaleno si è fermata al 2,9 per cento, vuol dire che molti elettori hanno scelto il Pd o non sono andati alle urne oppure hanno premiato Di Pietro. Il balzo dell'ex pm di Mani pulite è notevole: alla Camera è passato dal 2,9 al 6,4 per cento; al Senato dal 3,5 al 6,2 per cento. In questo caso, oltre alla radicalità di certe posizioni, ha premiato l'alleanza con il Pd. Complessivamente, la coalizione Pd-Idv ha toccato il 37,5 per cento alla Camera e il 37,8 al Senato. Sull'altro fronte, l'alleanza Pdl-Mpa si è fermata al 48,4 alla Camera e al 48,8 al Senato. La crescita rispetto a due anni fa è evidente: nel 2006, infatti, alla Camera Forza Italia e An totalizzarono il 44 per cento (rispettivamente il 28,9 e il 15,1 per cento); al Senato raggiunsero invece il 43,7 per cento (rispettivamente il 28,1 e il 15,6). Come per il Pd, si sono riversati sul partito unico i voti di una parte dell'elettorato moderato: un po' di consensi dell'Udeur, scomparso dalla scena politica, e un po' dell'Udc. Il partito di Casini, confluito nell'Unione di centro insieme con la Rosa bianca di Savino Pezzotta, ha fatto un passo indietro nel capoluogo, salvo poi riscattarsi nel resto della provincia. Se nel 2006, quando era alleato con la Casa delle Libertà, a Bari raggiunse il 6,9 per cento alla Camera e il 6,8 al Senato, quest'anno si è dovuto accontentare del 5,6 per cento alla Camera e al Senato. Considerata la campagna per il voto utile di Pdl e Pdl, il risultato è di tutto rispetto. Praticamente ininfluenti i risultati degli altri partiti, con la sola eccezione della Destra di Storace e Santanché. Nel capoluogo ha raccolto 4.299 voti, pari al 2,1 per cento, forte della presenza nelle proprie liste di numerosi ex esponenti di Alleanza nazionale. Non è da escludere che il risultato del Pdl, da una parte, quello dell'Italia del valori dall'altra, possano creare qualche fibrillazione a Palazzo di Città. La richiesta di dimissioni del sindaco Michele Emiliano, avanzata da qualche settore del centrodestra, non ha ragione d'essere per la semplice ragione che ogni elezione ha una storia a sé. Nella coalizione del centrosinistra sarà però inevitabile una riflessione. Non soltanto per serrare i ranghi contro gli attacchi delle opposizioni, che con l'approssimarsi dell'appuntamento elettorale (nella primavera 2009) diventeranno prevedibilmente più frequenti. Ma anche e soprattutto per bloccare sul nascere inevitabili malumori. Forte del risultato elettorale, l'Italia dei valori presenterà il conto al sindaco: un assessorato per avere pari dignità con le altre forze della coalizione. Rimane poi da capire che cosa farà il sindaco con l'assessore Cinzia Capano: se le lascerà la delega al Bilancio anche dopo l'elezione in Parlamento aggiungerà un altro motivo di malumore. Negli ambienti del Pd si dà però per certo l'addio della neodeputata.

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L'udc adesso canta vittoria "il senato? un vero peccato" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Bari L'Udc adesso canta vittoria "Il Senato? Un vero peccato" Sanza scherza: ho dato tutta l'anima , sono uno stupido L'ex azzurro "Ho trovato un partito ai minimi e gli ho fatto rialzare la testa" "Ho dato tutta l'anima, ma non ho raggiunto il risultato per un'inezia: sono proprio stupido...". Angelo Sanza un po' si schermisce un po' non si da pace. Democristiano di lungo corso, tornato sotto lo Scudocrociato dopo una lunga militanza berlusconiana, si sente un po' come un pilota che ha finito la benzina a due passi dal traguardo. Sì, altri 180 voti, e, dopo che in Sicilia, anche in Puglia l'Unione di centro avrebbe raggiunto l'agognato 8 per cento al Senato, che avrebbe voluto dire elezione sicura. Rammarico a parte, rimane però un dato tutt'altro che secondario: dopo la Sicilia di Totò Cuffaro, la roccaforte dello Scudocrociato è proprio fra gli ulivi pugliesi. Qui, decisamente meglio che altrove, la formazione neocentrista nata dall'accordo fra Pier Ferdinando Casini e Savino Pezzotta, ha resistito ai colpi dei due giganti Pd-Pdl. Il 7,9 alla Camera, che vale quattro deputati, e il 7,8 per cento al Senato è il risultato di una campagna elettorale vecchio stile, poca televisione e molta piazza e contatto con la gente. L'orgoglio di un mondo democristiano che qui resiste da sempre agli smottamenti verso destra e verso sinistra, unita alla voglia di moderazione di una parte dell'elettorato cattolico, ha regalato all'Udc un risultato forse insperato. "Diciamo pure che questi dati sono figli di Angelo Sanza - si schermisce il parlamentare rimasto fuori da Palazzo Madama - Ho trovato un partito ai minimi termini e gli ho fatto rialzare la testa. Soprattutto a Brindisi e Taranto, dove non avevamo candidati del luogo". Più che fra gli elettori di Pd e Pdl, dove hanno pesato soprattutto il carisma di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, nello scudocrociato il radicamento del territorio dei candidati ha giocato un ruolo forse decisivo. Emblematico, da questo punto di vista, è il risultato di Lecce: il 9,6 per cento alla Camera e il 9,3 al Senato sono riconducibili alla presenza Salvatore Ruggeri e Gino Caroppo, che hanno battuto il Salento palmo a palmo. Lo stesso, a Foggia, hanno fatto Angelo Cera e Enrico Santaniello e i risultati - 9,2 alla Camera e 9,1 al Senato - hanno dato loro ragione. Il ragionamento, però, vale anche per Bari, dove il deputato uscente (e riconfermato) Tato Greco si è battuto fino a portare a casa il 7,2 per cento alla Camera e il 7,1 per cento al Senato; e per la Bat, dove il 6,9 per cento del Senato e il 7,1 per cento della Camera sono comunque al di sopra della media nazionale. La presenza di Nicola Giorgino - eletto alla Camera grazie alle rinunce di Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione - ha evitato un'emorragia verso Pd e Pdl. Diverso il discorso per Brindisi e Taranto, dove i dati finali sono comunque lusinghieri. Usciti di scena Cosimo Mele, travolto dallo scandalo a luci rosse, e Michele Tucci, il partito è andato alla ricerca di nuove alleanze. "A Brindisi - rivela Angelo Sanza - è stato decisivo il sostegno di Massimo Ferrarese, presidente degli industriali. A Taranto, invece, si è schierato con noi Luigi Blasi, presidente della squadra di calcio". Nonostante tutto, in Puglia, più che altrove, c'è un pezzo di società civile poco che non si lascia sedurre dal bipartitismo. Ci sono settori di Democrazia cristiana sopravvissuti ai terremoti della storia e delle urne, una parte dell'elettorato cattolico deluso dalla Margherita e - rivelano negli ambienti dello Scudocrociato - anche giovani sacerdoti attratti dal progetto centrista di Casini e Pezzotta. "C'è stato uno spostamento a destra - rileva Sanza - L'elettorato di Rifondazione ha votato per il Pd, molti cattolici del Pd hanno scelto noi, i cattolici che governano con An e Forza Italia hanno votato Pdl e alcuni elettori di An hanno premiato la Destra di Storace". Il difficile comincia però adesso. Risultato elettorale a parte, il partito è da rifondare. La missione l'ha già indicata Casini: massima libertà di manovra nelle alleanze. (r.lor.).

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Poli bortone: "dopo il successo alla puglia tocca un ministero" - piero ricci (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Bari La capolista al Senato del Pdl è indicata come papabile al dicastero delle Politiche agricole Poli Bortone: "Dopo il successo alla Puglia tocca un ministero" "Il federalismo della Lega non va demonizzato ma governato" PIERO RICCI Del Berlusconi I fu ministro all'Agricoltura. E lì potrebbe tornare visto che Adriana Poli Bortone, eletta al Senato, è in prima fila per far parte del Berlusconi III. Sarà ministro nel prossimo governo? "No. Non lo so proprio. Non credo". Nonostante in Puglia il Pdl abbia raggiunto una delle percentuali più alte? "Un riconoscimento certamente ci sarà. Non lo so se sarà per me o per qualcun altro. L'importante è che ci sia per la Puglia perché effettivamente abbiamo dato una grossa mano. Oltretutto è una forte indicazione per percorsi futuri. Fra un anno ci sono appuntamenti importanti. Quindi dobbiamo ricominciare. E proprio da Bari dove devo dire non pensavamo di ottenere quel risultato. Bari è stata una delle città con il risultato più interessante. Ma credo che la Puglia abbia dato una buona mano. Forse anche al di là, persino delle nostre stesse aspettative. In questa campagna elettorale non riuscivo ad avere l'idea esatta di quello che sarebbe venuto fuori". Anche che la sinistra sarebbe diventata extraparlamentare? "Il rischio forte c'era, agevolata dal buon Veltroni che ha fatto di tutto per realizzare una cosa del genere. Dal suo punto vista, è un bene o no che non sia in Parlamento? "Potrebbe non essere un bene. Dipenderà da questo nuovo ruolo di sinistra extraparlamentare come se lo vorranno gestire. Se vogliono avere come obiettivo quello di ritornare al governo, allora sapranno gestirselo bene quel ruolo. Se invece vorranno riprendente antiche abitudini, allora non agevolerà la democrazia che invece in questa campagna elettorale sia stata realmente voluta come democrazia dell'alternanza". La Puglia conferma la sua tendenza: preferisce il centrodestra e ne consolida la rappresentanza: anche senza l'Udc prende più voti di due anni fa. "Appunto. E dimostra come questo voto sia, non di protesta ma di consapevole volontà di cambiamento rispetto al governo della sinistra in Puglia. A questo si è aggiunto il fatto che le amministrazioni provinciali non hanno dato prove eccelse di governo. Come per l'amministrazione regionale: vive un periodo di stallo, di crisi interna, di incertezze che non sta producendo nulla sul territorio". Non si può sottovalutare l'exploit della Lega? "La Lega pone essenzialmente il tema del federalismo. Lo ripeto: il federalismo non va demonizzato ma vissuto nel modo giusto. E In Puglia si può applicare gradualmente. La Puglia è un ottimo terreno di sperimentazione. Ci sono un tessuto sociale, un tessuto economico che è abbastanza predisposto. C'è un'imprenditoria vivace. E poi la Puglia è la regione del Sud Est che deve connotarsi come regione a statuto speciale. è un peccato che ci siano ritardi da parte della giunta regionale che, secondo me, risentirà di questo risultato; vuoi per le richieste dell'Italia dei valori, vuoi per la presenza di assessori esterni che trovano ora sempre meno giustificazione. Penso che Confindustria abbia ragione quando nei suoi messaggi dice che il governo dovrebbe riappropriarsi della potestà sostitutiva di fronte all'inerzia di qualche Regione. E in Puglia sui fondi europei c'è inerzia". Ma le interessa più fare la presidente della Regione Puglia, o fare il ministro nel prossimo, imminente governo Berlusconi. "Ogni cosa ha un suo tempo".

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Grillo: fossi silvio farei walter vicepremier (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La polemica Grillo: fossi Silvio farei Walter vicepremier ROMA - "Topo Gigio (Veltroni, ndr) è stato il miglior alleato del Pdl. Ha fatto cadere il governo: lui, non Mastella. Ha perso le elezioni in modo disastroso. Ha cancellato la sinistra e i verdi. Si può fare. Se fossi Berlusconi lo farei vicepresidente del Consiglio". Non usa mezzi termini il comico Beppe Grillo dalle pagine del suo blog nell'addossare a Veltroni la responsabilità della sconfitta elettorale, accusando il leader del Pd di aver ''resuscitato'' Silvio Berlusconi. E, per questo, invita ironicamente il Cavaliere a nominarlo vicepremier. "Era l'autunno del 2007", scrive Grillo in un intervento intitolato "Loro non molleranno mai, noi neppure", "Testa d'Asfalto (così Grillo chiama Berlusconi) regalava la pasta a un centinaio di pensionati in periferia di Milano. Fini e Casini lo avevano abbandonato. Una vecchia gloria sul viale del tramonto. Topo Gigio-Veltroni ha fatto il miracolo - prosegue il comico - Il suo primo atto politico e' stato di riesumare una salma politica. Vi ricordate la foto della stretta di mano tra i due dopo una conversazione strettamente privata sulla nuova legge elettorale? Sembravano Garibaldi e Vittorio Emanuele II a Teano"."Anche per Berlusconi - avverte Grillo - non saranno tutte rose fiori". "Il punto di rottura - spiega il comico - sarà l'economia. Siamo in piena recessione e questo vuol dire meno posti di lavoro".

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Francesco sulla linea maginot "ma la mia sarà la prima rivincita" - giovanna vitale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Francesco sulla linea Maginot "Ma la mia sarà la prima rivincita" Lo staff di Veltroni dall'ex ministro: eviteremo salti all'indietro "Ho fiducia, il vantaggio delle prime sezioni scrutinate è importante" GIOVANNA VITALE ROMA - Alle otto e mezza della sera, l'aria sciupata di chi per cinque ore ha viaggiato sulle montagne russe, Francesco Rutelli esce dal suo ufficio e ammette davanti ai cronisti una realtà difficile da dire: "Si va verso il ballottaggio, una partita che ci permetterà di cogliere una rivincita importante dopo il voto delle politiche, delle regionali e delle amministrative". Il peggiore degli incubi che si avvera: le truppe del Popolo della Libertà acquartierate ovunque nel Lazio, Roma come un fortino assediato, l'ultima trincea da difendere per evitare la disfatta. è sereno nonostante tutto, il vicepremier. Sul volto i segni della tensione accumulata, il sorriso un po' forzato e tuttavia la convinzione che fra dieci giorni sarà di nuovo sindaco. Perché va così da tre lustri. Perché il centrosinistra unito, nella capitale, ha sempre trionfato. Perché "il vantaggio uscito finora da 150 sezioni su 2.600 è importante, determinate" dice raddoppiando gli aggettivi, "e ho fiducia che ci permetterà di vincere". L'esercito è pronto: intorno a lui, come a proteggerlo, c'è l'intero stato maggiore del Pd. Il braccio destro di Veltroni, Walter Verini, venuto a portare il sostegno del segretario; il coordinatore nazionale Goffredo Bettini che ammonisce severo: "In gioco c'è il futuro di Roma", si rischia "un ritorno indietro che giudicherei distruttivo e spaventoso rispetto a quello che qui si è riuscito faticosamente a costruire in questi anni". Veltroni e Bettini: proprio quelli che gli hanno chiesto di "fare il sacrificio", di tornare in Campidoglio per la terza volta, di correre per "tenere" la roccaforte dell'ex Ulivo. Fino all'ultimo Rutelli ha aspettato e sperato, asserragliato in una stanzetta del suo comitato elettorale insieme alla moglie Barbara e ai ministri Gentiloni e Lanzillotta. Fino all'ultimo ha guardato la schermata Internet che rimandava lo stillicidio dello spoglio reale. Lentissimo. A gruppi di dieci sezioni per volta. Però "delle proiezioni è meglio non fidarsi" ha continuato a ripetere mentre quella delle 18.30 lo dava appena 2 punti sopra l'avversario, "in questi giorni sono state particolarmente sballate, occorre prudenza". Ma quando è apparso chiaro che il muro del 50% s'era fatto invalicabile, ha preferito guardare in faccia la realtà. "Il ballottaggio ci permetterà di esprimere le idee, i progetti, i propositivi per continuare a migliorare questa città". Nella capitale non è ancora finita, l'avanzata di Berlusconi per interposto Alemanno si può fermare. Bisogna crederci. E combattere. Una previsione, più che un auspicio. Ribadita dalle tre del pomeriggio, quando è entrato di soppiatto dal retro per dribblare i taccuini e telecamere, fino a notte inoltrata. Sei lunghe ore come sospese: tra trepidazione e delusione. Entusiasmo quando le prime 17 sezioni hanno sputato il 51% delle schede pro-Rutelli, sconforto man mano che il distacco da Alemanno si assottigliava. Sempre in silenzio. Blindato in quella che i suoi collaboratori hanno subito ribattezzato war room, dentro solo gli uomini di stretta osservanza e gli amici più cari. Tutti gli altri - ex assessori, parlamentari vicini ma non tanto, candidati - fuori. In processione al santuario rutelliano, ma fermati sulla porta. Oltrepassata solo da un paio di sottosegretarie, Mazzonis e Lucidi. E dal suo capo di gabinetto al ministero, Guido Improta, per fornire l'analisi del voto nella Provincia di Roma scrutinata prima del Comune, dove Nicola Zingaretti correva con il centrosinistra unito. Come lui. E s'è fermato al 47.2. Al calar del sole l'ombra del secondo turno avvolge tutto. La diplomazia si mette al lavoro in vista degli apparentamenti. Resta un solo rammarico: l'election day che ha rimescolato le carte a vantaggio della valanga berlusconiana. E un precedente che fa ben sperare: "I dati di oggi sono molto simili a quelli del 2001" ragiona Rutelli, "quando alle Politiche vinse il centrodestra e Walter era candidato sindaco: anche lui al primo turno ebbe una percentuale del 48,3% contro Tajani che era arrivato al 45". Poi tutti sanno com'è finita. Veltroni sindaco per due volte di seguito. Roma di nuovo linea Maginot. E il candidato dice: "Si può fare". SEGUE A PAGINA 6.

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"intercettano il malcontento e vincono adesso anche il pd deve fare lo stesso" - roberto bianchin (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Effetto Calearo Ritardo storico L'analisi di Calearo, capolista democratico in Veneto: "Per il federalismo fiscale farei squadra con i leghisti" "Intercettano il malcontento e vincono adesso anche il Pd deve fare lo stesso" La mia candidatura ha pesato, checché ne dica Cacciari. A Vicenza solo noi e la Lega abbiamo eletto deputati Scontiamo un ritardo storico sui temi della sicurezza e del federalismo. Dobbiamo rimontare ROBERTO BIANCHIN DAL NOSTRO INVIATO VICENZA - Non si è ancora tolto la sciarpetta portafortuna a piccoli disegni bianchi e marroncini, e mantiene intatti l'ottimismo e l'entusiasmo del primo giorno. Come se avesse vinto. Nonostante i ventun punti che separano il Pd dal Pdl in Veneto: 32 a 53. "Ma per noi è un successo", dice deciso il neo deputato Massimo Calearo, l'ex "falco" di Federmeccanica messo a fare il capolista del Pd nella circoscrizione "Veneto 1", quella di Vicenza-Padova-Verona-Rovigo, la più difficile. Perché il Pd è diventato la seconda forza politica della Regione, e il primo partito della sua città, Vicenza, con il 32 per cento dei voti. Non accadeva dai tempi della Liberazione che un partito di centrosinistra fosse in testa nella città della Madonna di Monte Berico, dove la Dc di Rumor incassava maggioranze stellari. "Sarebbero bastati ancora quindici giorni di campagna elettorale e avremmo vinto - proclama sicuro - perché i dati sono stati confortanti. A soli sei mesi dalla nascita del Partito Democratico abbiamo demolito, mattone dopo mattone, il muro di diffidenza che c'era attorno al Pd. E ora per il Nord Est inizia una nuova fase". Però ha vinto Berlusconi. "Neanche per sogno. Ha vinto Bossi. è palese che Fi e An non hanno combinato granché. è il successo della Lega, che ha sfondato persino in Emilia Romagna, che ha fatto la differenza. Perché ha saputo parlare al cuore e alla pancia della gente, ha saputo offrire delle ricette per la malattia più diffusa nel Paese, che è la lontananza della politica dalla gente". In cosa ha sbagliato Veltroni? "In nulla. Il Pd è un partito nuovo, è giovane, ha solo bisogno di tempo. Avessimo avuto qualche settimana di più, avremmo potuto spiegare meglio il senso della nostra proposta, far capire che sono caduti gli schemi e le barriere. Ma è comunque un ottimo inizio". In Veneto però non c'è stato un gran risultato. "Non potevamo aspettarci di più. Ma qui abbiamo vinto. Il Pd è il primo partito di Vicenza e non era mai successo. E ho vinto anche nel mio paese, a Costabissara". Allora l'effetto Calearo c'è stato. "Checché ne dica Massimo Cacciari, c'è stato. Pensi che per la prima volta Vicenza non ha eletto parlamentari del Pdl, ma solo di Lega e del Pd". Sorpreso del successo leghista? "No. Sono contentissimo. Perché la Lega sa parlare alla gente, e dove governa ha amministrato bene. Non è Forza Italia, il partito-azienda, ed è lontana dall'ideologia di An che non rappresenta più nessuno: la Lega ha saputo intercettare il malcontento, noi dobbiamo fare altrettanto". Come? "Il centrosinistra sconta un ritardo storico sui temi della sicurezza e del federalismo. C'è un vecchio centrosinistra che ha perso nei due anni di governo e un nuovo centrosinistra che adesso deve pensare alla rimonta. Io vado a Roma per ridurre la burocrazia e fare il federalismo fiscale". Una lobby veneta? "Per fare squadra per il Veneto, formando un gruppo di parlamentari che combattano uniti al di là degli schieramenti".

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"sconfitti dal giudizio sul governo" e veltroni annuncia l'esecutivo ombra - carmelo lopapa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Sconfitti dal giudizio sul governo" e Veltroni annuncia l'esecutivo ombra Dialogo con l'Udc, attacco a Berlusconi: brutto inizio sulle Camere Il Partito democratico Il leader: 2,6 milioni i voti persi dal centrosinistra Parisi: in gioco il gruppo dirigente CARMELO LOPAPA ROMA - Punto e a capo. Si ricomincia dal governo, quello ombra però, che dirà la sua dai banchi dell'opposizione. Nel day after più amaro Walter Veltroni disegna il futuro che attende lui e il Pd, non prima di aver gettato lo sguardo al passato per confessare quel che fino al voto non ha potuto. E cioè che "a determinare la sconfitta di tutto il centrosinistra è stato anche il giudizio sul governo Prodi". Non la chiama zavorra, ma il senso un po' è quello. Solo, al fianco di Dario Franceschini su un palco allestito dentro l'ex mercato del pesce di fronte al loft, il leader del Pd consuma la prima uscita in pubblico per ragionare sulla sconfitta e sul domani. Bolla come "non promettenti" le parole di Berlusconi (che ora cita per nome e cognome) su legge elettorale e presidenze delle Camere. E intanto apre al dialogo con l'Udc di Casini in Parlamento e con la sinistra radicale rimasta fuori. Si parte dal governo ombra. La spara in inglese, Veltroni. Shadow cabinet, perché è in Gran Bretagna che la consuetudine affonda le radici. In Italia ci ha già provato Achille Occhetto nell'89 contro il sesto governo Andreotti, poi invano Rutelli dopo la sconfitta del 2001. "Lo comporranno solo esponenti del Pd e aiuterà a costruire una cultura democratica più matura" annuncia l'ex sindaco. Dentro, volti nuovi in linea con la filosofia veltroniana, gente con voglia di sbracciarsi e studiare dossier, soprattutto competenti. Squadra da definire ma accanto a figure portanti del Pd come Enrico Morando e Ermete Relacci, sussurrano al loft, comparirebbero il neo deputato lombardo Matteo Colaninno e componenti delle direzione quali Giorgio Tonini, l'imprenditrice Maria Paola Merloni, Federica Mogherini. Con la speranza del leader di coinvolgere un luminare come Umberto Veronesi. Obiettivo: "Vigilare sulla realizzazione di quel che è stato proposto in campagna elettorale dal Pdl e avanzare proposte". Veltroni non vuole regolare conti col passato. Ma una cosa sul governo Prodi la vuole dire. Sostiene che a determinare la sconfitta "di tutto il centrosinistra è stato anche il giudizio" su quell'esecutivo, dato che le forze che lo sostenevano hanno preso, complessivamente, più di 2 milioni e 600mila voti in meno, "perduti". Un giudizio che il ministro uscente Arturo Parisi non condivide e lo dice: "Il si può fare è alle nostre spalle, non ce l'abbiamo fatta. Ora è in gioco l'intero gruppo dirigente" dice, escludendo però dal novero il segretario. Ma sono "balle totali", a sentire Veltroni tornato sereno dopo il vertice mattutino con tutto il gruppo dirigente, le indiscrezioni sulle scintille tra ex Ds e Margherita. Ora è tempo di guardare al futuro. E allora, punto primo. Il Pd "discuterà con le altre forze di opposizione, in particolare con l'Udc, con la quale ci auguriamo di avviare un confronto" premette il leader. Punto secondo. Ci sarà "un confronto anche con le forze non entrate in Parlamento", con la sinistra radicale che pure Veltroni non ha intenzione di rappresentare alle Camere. Non si sente "affatto il killer della sinistra", loro pagano "per la responsabilità di aver minato costantemente il governo". Ecco perché non si pente di aver rotto con la Sinistra arcobaleno. è stata, insiste, "la scelta giusta". Berlusconi non gli è piaciuto, confessa anche questo. "Non promettenti" le prime uscite sulla legge elettorale da riformare solo in parte ed è rimasto "negativamente colpito" anche "dall'annuncio che le presidenze delle Camere andranno entrambe alla maggioranza e per un certo tono usato nei confronti di forze politiche di opposizione". E al Cavaliere che bacchetta ancora l'Unità ricorda che "gli attacchi personali sono sempre non brillanti, ma prima di guardare da un'altra parte occorre guardare in casa propria". E il riferimento ai giornali della famiglia Berlusconi è tutt'altro che casuale.

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Il pd come i democratici degli usa "così cresciamo nelle grandi città" - giovanna casadio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Weber: la campagna mediatica ha raggiunto solo i grandi centri. Piepoli: il Pdl ha le sue nicchie di consenso Il Pd come i democratici degli Usa "Così cresciamo nelle grandi città" GIOVANNA CASADIO ROMA - Sulla scrivania del suo ufficio, Walter Veltroni ha lasciato la cartellina con tutti i dati del Pd scorporati, regione per regione, province, circoscrizioni e quella sorpresa che arriva dalle città metropolitane: qui, il partito cresce dappertutto. Un po' quello che è successo ai Democratici americani nella sfida contro Bush. A Milano ad esempio, dai 187.449 mila elettori di Ds e Margherita al Senato del 2006 si è balzati a 241.747, il 9,1% in più e un risultato niente male -33,2% - nella capitale del Nord. Roma poi, ha raggiunto un 10,5% secco in più: in numero di consensi assoluti si è passati, sempre al Senato, dai 508.812 elettori diessini e diellini agli attuali 643.282 del Pd pari al 41,2%. Anche se non è bastato a Rutelli, andato al ballottaggio per il Campidoglio. Altro exploit, a Firenze: gli elettori due anni fa erano 91.871, oggi sono 105.809, in pratica un 48,2% capitalizzato, il 9,3% in più. Sono gli esempi che il segretario cita sommariamente in conferenza stampa e che ha elencato più dettagliatamente nel vertice di partito, poco prima. "Non ha risposto l'Italia profonda - si rammarica - Se avessimo avuto più tempo...". Cifre alla mano, sono infatti le città metropolitane a costituire una specie di zoccolo duro del nuovo partito, così come non manca l'altra sorpresa rappresentata dal Nord-est: a Venezia-Treviso-Belluno, triangolo delle Bermuda dell'Unione di Prodi, il Pd diventa primo partito con il 27,9% anche se per un decimale: il Pdl di Berlusconi eroso dalla Lega, si è fermato al 27,8%. Massimo Calearo, il presidente di Federmeccanica la cui candidatura come capolista al Senato sollevò un putiferio, ha trascinato a Vicenza-città il consenso al 33% (il dato provinciale per il Pd è del 25,7%). Colpa della "campagna inevitabilmente mediatica", osserva Roberto Weber presidente di Swg: dove Veltroni che è stato "acuto, intelligente, versatile", ha raggiunto la gente, "ha sfondato: il guaio è che il centrosinistra ha sempre avuto strutturalmente difficoltà nei centri minori". Insomma, maggiore è "l'espansione della mediaticità, internet, tv locali e più alto è il consenso". Weber cita i Ds di qualche anno fa e il loro successo laddove maggiore era la densità abitativa, quindi più scambi, opportunità di discussione, partecipazione. Segno che il Pd rischia di essere un partito di élite? "No, se Veltroni avesse avuto più tempo sarebbe entrato nel paese profondo", è l'ottimistica valutazione di Weber. Fa il paio con l'opinione del sondaggista Nicola Piepoli di "Consortium", che però preferisce parlare di "nicchie di Berlusconi". Una sorta di "pozzi di consenso" a cui il Cavaliere attinge facilmente e che sono rappresentati dalle "casalinghe che sentono Rete 4, Canale 5 e simili, presso le quali sale il brand berlusconiano". L'altra nicchia, sostiene Piepoli, è il voto dei cattolici praticanti che "la presenza dei Radicali ha deluso. Che il Pd sia presente nelle grandi città significa che è una forza "futurologica", vitale". Magari che rischia d'essere d'élite? "Dove ci sono i leader domani vanno tutti". Persino Napoli, martoriata dall'emergenza rifiuti, ha risposto bene: 35% di consensi, un più 5,4% che significa 161.111 elettori contro i 150.969 del 2006. Se la Regione è stata persa, e con un distacco consistente, è nell'hinterland napoletano e casertano che si sono verificati i picchi negativi. E poi, Torino (40,1%, più 6,6%); Genova (43,9% più 6,3%), per non parlare di Bologna (48,5% più 6,8%). Nelle quattro tradizionali regioni rosse, il Pd va oltre il 40%: 46,8% in Toscana; 45,7% in Emilia Romagna; 44,4% in Umbria; 41,4% nelle Marche.

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I leader si schierano con walter "ma sul rinnovamento serve prudenza" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nel vertice del loft riunione del gruppo dirigente. Marini: d'ora in poi serve gente che porti voti I leader si schierano con Walter "Ma sul rinnovamento serve prudenza" L'allarme di Parisi: un distacco così mette a rischio l'alternanza Il nodo della sostituzione alla Ue. Berlusconi non è propenso a ipotesi bipartisan Due ore di vertice con la richiesta di un maggior coinvolgimento di tutti nelle scelte ROMA - L'analisi cupa di Arturo Parisi: "L'ampiezza del distacco con Berlusconi mette in discussione il concetto stesso di alternanza". La prudenza di Franco Marini: "D'accordo, il rinnovamento del gruppo dirigente ci vuole ma con gente che prenda voti non con personaggi inventati". Massimo D'Alema che sposa la versione di Veltroni: "Abbiamo pagato il basso gradimento del nostro governo". Al Partito democratico non è ancora arrivato il momento del confronto vero e anche aspro sulla sconfitta elettorale. In due ore di vertice al loft nessuno ha mai usato la parola "collegialità" che nel gergo più volgare della politica significa: ok, tu continui a fare il segretario ma devi consultarci su tutte le decisioni. Una sorta di commissariamento. Veltroni va avanti, guida lui il partito e cercherà di arginare lo spettro che ha fin dall'inizio: la rinascita delle correnti. Ieri durante il "caminetto" al loft nessuno ha messo sotto processo Veltroni. Si è solo capito, tra le righe, dove andranno a parare le discussioni future. A cominciare da un tema che sta a cuore a Veltroni, lo svecchiamento del gruppo dirigente, le facce nuove, la scelta di politici che "nascano fuori dai vecchi schemi" e dalla dicotomia Ds-Margherita. Questo nuovo scatto in avanti è stato frenato dai big del Pd. Ma a Veltroni è stata riconosciuta la qualità di "una campagna elettorale condotta con coraggio e fatica". D'Alema ha ammesso che il distacco tra governo dell'Unione e cittadini era veramente difficile da colmare in pochi mesi. Ed è stato Parisi a ribattergli: "Ma Pd e governo dovevano andare insieme. Conto intorno a questo tavolo 6 ministri dell'esecutivo Prodi. O sbaglio?". Toni soft, però. "Vediamo i dati, analizziamo i flussi elettorali, i numeri territorio per territorio. Poi ci rivediamo". Veltroni ha proposto il governo ombra, ha parlato di un rapporto con l'altra e unica opposizione a Berlusconi che è l'Udc di Pier Ferdinando Casini. "Non dobbiamo inaugurare un patto di consultazione. Ma un dialogo costante sì". Più decisa la posizione di Enrico Letta: "Non c'è tempo da perdere, con l'Udc l'asse deve diventare subito una realtà. Non facciamo scivolare Casini verso il Cavaliere. Lui è stato coraggioso e noi dobbiamo stare dalla sua parte". I prodiani non sono d'accordo sulle accuse al governo, naturalmente. Per Parisi l'azione di Palazzo Chigi andava difesa, per Giulio Santagata il problema del centrosinistra non sono stati i provvedimenti dell'esecutivo guidato dal Professore, ma quell'idea di stabilità, di governabilità che per la seconda volta in quindici anni l'alleanza di sinistra non ha saputo dare al Paese. è anche su questo che si farà il confronto, ma avverte Piero Fassino, "noi non ripartiamo dalle recriminazioni, guardiamo avanti". Il primo scoglio del rinnovamento è dietro l'angolo, alla fine del mese il Pd dovrà scegliere i capigruppo di Camera e Senato, i due dirigenti chiamati a guidare l'opposizione in Parlamento. Un ruolo delicato. La partita è in alto mare. Anna Finocchiaro vanta una prelazione per la conferma a Palazzo Madama, strappata al momento di accettare la corsa disperata in Sicilia. Questo porterebbe all'automatica conferma dell'uscente Antonello Soro a Montecitorio. Ma finirà così? E sarebbe il segnale che vuole mandare Veltroni alla sua prima prova dopo il voto? L'altra partita riguarda il commissario europeo che dovrà sostituire Franco Frattini. Il segretario ne ha parlato ieri come di un segnale di disponibilità al dialogo che si aspetta dalla maggioranza. L'Uniokne europea aspetta un sostituto per i prossimi 10 mesi già nei prossimi giorni, al massimo il 29 aprile, quando si aprono le Camere. Ieri Palazzo Chigi ne ha parlato con Gianni Letta. Un primo giro di orizzonte. Il Pdl ha due suoi candidati: Giorgio La Malfa e Antonio Tajani. Nel Pd non sembrano in pista né D'Alema né Giuliano Amato. Prodi ha un candidato in testa ed è Enrico Letta, l'attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che potrebbe avere il gradimento del centrodestra. Il problema però è la vera disponibilità di Berlusconi a una nomina bipartisan. E in seconda battuta il fatto che ormai Enrico Letta ha una sua pattuglia di parlamentari. Può lasciarli per trasferirsi a Bruxelles? (g. d. m.).

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Walter vacilla, poi incassa e rilancia "vado avanti, la strada giusta è questa" - alessandra longo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il leader Pd promette un'opposizione senza sconti. "La sinistra? Un problema, ma il killer non sono io" Walter vacilla, poi incassa e rilancia "Vado avanti, la strada giusta è questa" La mattina al loft a esaminare i dati, pranza lì con una bistecca, poi il vertice del partito Telefona Cofferati e l'ambasciatore israeliano, i militanti scrivono: tieni duro ALESSANDRA LONGO ROMA - Figurarsi se non "ha dormito bene" e non è "sereno". Walter Veltroni non smentisce la sua fama di incassatore. La botta c'è stata e la notte di lunedì l'hanno visto tutti allontanarsi stanco e amareggiato dal quartier generale del Pd e andarsene a casa con moglie e figlie. Basta contatti con il mondo esterno, ancora un po' di televisione dura da digerire, i dati sempre più completi del sogno che non s'avvera e poi un riposo "senza incubi". Martedì 15, è già un'altra storia, siamo entrati di nuovo nell'era Berlusconi. Le telecamere di Sky agganciano Veltroni di prima mattina, sono passate da poco le otto e il leader del Pd si presenta di nuovo tonico: "Certo, che ho dormito...". Ha già in mente che opposizione farà: dura e pura, senza sconti e con un governo ombra, "di stile anglosassone" che al Cavaliere non gliene farà passare una. Quando arriva al loft ci sono ancora le tracce di quelle lunghe ore di veglia triste del giorno prima, bottiglie d'acqua minerale, bicchieri, carte piene di appunti, percentuali, analisi regione per regione dello tsunami italiano. Chiede un caffè, si chiude nel suo ufficio. Un'ora con Goffredo Bettini. Si discute, senza gioire, della scomparsa parlamentare della Sinistra arcobaleno. "Un problema, un fatto non positivo, un pezzo d'Italia non rappresentato". Veltroni ne parlerà anche nel pomeriggio, durante la conferenza stampa allestita nell'ex mercato del pesce vicino a piazza Santa Anastasia. Quella sinistra che non c'è più "mancherà alla democrazia italiana". Il leader del Pd però rifiuta di passare per il killer di Bertinotti e Diliberto: "Semmai sono loro che hanno creato problemi a noi". Si sparge la voce di una telefonata con la segretaria dei radicali Rita Bernardini. Ma una nota smentisce subito: no, non si sono parlati, né Walter attende, come qualcuno insinua, la chiamata di ringraziamento di un Pannella pentito di aver sospettato inganni che non ci sono stati, visto che il drappello dei suoi nove in lista ce l'ha fatta a farsi eleggere. E' l'ora di pranzo, il leader si fa portare una bistecca, "cotta bene, non al sangue", precisano i suoi collaboratori. Alle 14.30, accoglie personalmente i big del partito che arrivano alla spicciolata per la riunione di vertice. Ecco D'Alema, ecco il quasi ex presidente del Senato Franco Marini, Pierluigi Bersani, Paolo Gentiloni, Enrico Letta. Tre ore di colloquio, doppio giro di tavolo, analisi del voto e della sconfitta, anche per non dare l'idea che il Pd sia solo lui, un uomo solo. Si decide tutti insieme come andare avanti. C'è anche Dario Franceschini, più che un numero due, l'ombra di Veltroni. Ad un certo punto si affaccia Achille Serra, eletto per il Pd in Toscana. "Achille, scusa, ma ti devo chiedere di uscire. Siamo riuniti". Le regole: un prefetto le capisce e le rispetta. "Mi hanno cacciato - commenta ridendo - ma io non sapevo che era un comitato ristretto". Serra rimane in zona, si mette in prima fila alla conferenza stampa, accanto a Maria Pia Garavaglia, la storica vicesindaca di Veltroni al Campidoglio. Aspettando Walter lei ne parla estasiata: "Ha carattere, ha reagito bene, non era facile". Le donne del partito sono più attente, più solidali. "Walter rilancia sempre", osserva Rosi Bindi. "Walter è costruttivo, già ci ha ingaggiato per la sfida che ci attende: riconquistare, con umiltà, l'Italia più profonda", dice Giovanna Melandri. Salgono sul palco solo in due, lui e Franceschini, e annunciano il dopo-partita: "Sarà un'offensiva riformista a tutto campo". Si vede che l'ondata di piena è passata, che Veltroni, superata la delusione, si è registrato su un dato di realtà: ha vinto "inequivocabilmente" Berlusconi, la Lega ha intercettato il malessere, il Pd non ha avuto il tempo di rimediare "all'accumulo" di immagini negative prodotto dal governo Prodi. Parla chiaro, senza sconti, con durezza, da leader dell'opposizione di un nuovo partito. L'angelo custode Franceschini gli sta accanto. Insieme arrivano e insieme se ne vanno. Altro giro di riunioni. Intanto il fax del loft e l'indirizzo mail vanno in tilt. Scrive Rocco da Sesto San Giovanni, divenuta roccaforte leghista: "Walter, continua ad essere quello che sei, ti esprimo la mia solidale vicinanza, la vita ti sorriderà". E Margherita, 12 anni, da Spresiano, provincia di Treviso: "Non ti scoraggiare perché hai perso, non mollare...". Veltroni si fa stampare tutto: "Appena avrò un momento di calma, risponderò". Suona il telefono. Chiamano in sequenza l'ambasciatore israeliano, i sindaci di Firenze Leonardo Domenici, quello di Reggio Emilia, Graziano Delrio. Chiama anche Cofferati da Bologna: "Walter hai fatto un lavoro straordinario, si è comunque aperta una stagione nuova". Veltroni ringrazia: "Grazie Sergio, vado avanti, la nostra strada è questa".

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Bassolino: i rifiuti non c'entrano in campania il pd è cresciuto - conchita sannino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Bassolino: i rifiuti non c'entrano in Campania il Pd è cresciuto Il Governatore polemico: è finito un ciclo qui e a Roma Il Partito democratico "Liberi, ha detto Walter. Ora siamo liberi, ma di cosa? Anche di studiare nuove coalizioni" "Berlusconi in città per il primo consiglio dei ministri? Sarà il benvenuto" CONCHITA SANNINO NAPOLI - Le dimissioni restano post-datate. Antonio Bassolino conferma che non lascerà prima di un anno e si ritaglia una personale rivincita pur nella schiacciante vittoria del centrodestra. "Piaccia o no, malgrado l'eccezionale concentrazione di fuoco che abbiamo dovuto fronteggiare, il Pd in Campania, con il suo 29,1 per cento, cresce di alcuni punti rispetto alle politiche del 2001 e del 2006". Poi fa partire il primo sassolino per Veltroni: "è finito un ciclo politico, a Roma e qui da noi, rifiuti o non rifiuti. è un terremoto". Infine, da governatore prossimo all'uscita, fa volare il secondo sasso: "Giusta la scelta di andare da soli. "Liberi" ha detto Veltroni. Ora siamo liberi, ma di cosa? Anche di studiare nuove coalizioni. La politica è anche alleanza". Presidente Bassolino, al di là dei confronti aritmetici, la crisi rifiuti ha esercitato un peso. Forse ancor di più su scala nazionale. "Io vengo dalla vecchia "scuola" in cui i dati delle elezioni venivano studiati con serietà, erano sottoposti ad una lettura politica e sociale. Il Pd oggi in Campania guadagna posizioni sia rispetto al 2001, che al 2006. Sia alla Camera che al Senato. Se guardiamo la somma dei voti di Ds e Margherita del 2006 al Senato, qui cresciamo di 2,2. Significa 40mila voti, e ciò nonostante non avessimo con noi né De Mita, né i pezzi dei Ds diventati Sinistra Arcobaleno. A Napoli città, il Pd cresce addirittura di 5 punti rispetto a 2 anni fa: 35 per cento, più della media nazionale. Eppure il nostro capoluogo sembrava l'epicentro dell'inferno. Ma noi avevamo la percezione della risalita". Non pensa che invece le immagini di un pezzo d'Italia sotto l'immondizia abbiano irrobustito le posizioni della Lega? "Sul risultato della Lega va fatta una riflessione approfondita. E questo voto di vittoria netta, ben oltre le attese, rafforza alcune mie convinzioni. La Lega è ormai un partito di popolo. Che interpreta esigenze di ceti diversi, di gruppi sociali distinti. Votano per la Lega imprenditori grandi e anche molto piccoli, gli operai e le maestranze. Tanto per infrangere un tabù: in quelle aree, rifiuti o non rifiuti, è da tempo che la forza maggioritaria non è il centrosinistra, ma è rappresentata da Forza Italia e dalla Lega. E lo dimostra il fatto che tra gli operai, gli iscritti ai vecchi partiti della sinistra sono al lumicino". Resta tuttavia l'anomalia campana: un quadro politico che in Italia è liquefatto governa la regione già gravata da grandi difficoltà. "Attenzione, non lo dico per sterili difese. Si è consumato il vecchio quadro che andava da Rifondazione a Udeur. Ma in Italia. A Roma e qui da noi. Inoltre penso anche che sia un problema serio, sotto tutti i punti di vista, l'assenza della sinistra radicale dal Parlamento. Questo obbliga tutti noi, e in particolare il Pd e le forze politiche del centrosinistra, a un dialogo costante con quelle forze. E a una disamina coerente". Si riferisce al nodo delle prossime, inevitabili alleanze? "Veltroni ha fatto un gesto comprensibile: sciogliamo la coalizione prigioniera dei veti. "Siamo liberi". Ma questa libertà, suggerisce il voto, dobbiamo usarla anche per sperimentare nuove alleanze". Veltroni ha chiesto più volte "discontinuità". Lei lascerà tra un anno. Era davvero la scelta saggia? "Ho dialogato con Veltroni sempre, perfino su come gestire la serata in piazza del Plebiscito. Non sul palco, mi è stato detto. D'accordo. L'abbraccio solo in piazza, tra la gente. D'accordo. Poi comunque il nostro Pd è cresciuto. Resto un anno ancora per lavorare intensamente al servizio dei cittadini". Berlusconi terrà a Napoli il primo Consiglio dei ministri. Come lo accoglie? "Con un benvenuto, e con la massima collaborazione. Ora che la campagna elettorale è alle spalle, anche lui lavorerà per il rilancio della Campania".

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"vedrò il cavaliere sulle riforme ci dimostrino la buona volontà" - goffredo de marchis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Bettini, coordinatore dei Democratici: impossibile ribaltare il saldo negativo del governo "Vedrò il Cavaliere sulle riforme ci dimostrino la buona volontà" Tante spine da far dimenticare: Alitalia, l'indulto, i rifiuti, la Tav, il tesoretto e potrei continuare GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - "Parlare di errori sarebbe fuori luogo e ingeneroso". Anzi, per Goffredo Bettini, coordinatore del Partito democratico, Veltroni "è destinato ad aprire un ciclo nuovo della politica italiana e i cicli in Europa durano 5-10 anni. Da nessun parte alle prima difficoltà si rompono le righe". Dunque, si riparte da Walter, da una sconfitta che è figlia "del saldo negativo del governo di centrosinistra impossibile da ribaltare in così poco tempo". E Bettini ha già un appuntamento con Silvio Berlusconi per affrontare il tema delle riforme, come ha rivelato lo stesso Cavaliere ieri. Avevate in mente una sorta di larga intesa già prima del voto? "Ma no. Noi abbiamo sempre detto che il piano del governo è separato da quello delle regole del gioco, delle riforme. E abbiamo aggiunto che siamo disponibili a un dialogo serio ricordando che eravamo giunti già prima delle elezioni a un passo dall'accordo possibile". Però Berlusconi ha annunciato che prenderà la presidenza di entrambe le Camere. "Non è un buon inizio, desta parecchie preoccupazioni. Berlusconi dice anche questa legge elettorale non è così male ma va corretta soltanto per il premio di maggioranza al Senato. Quindi sia nel metodo sia nel merito i primi passi dimostrano una scarsissima considerazione delle opinioni e del peso dell'opposizione. Noi non gettiamo la spugna. Insisteremo nel dire che sarebbe opportuno affidare una presidenza all'opposizione e che questo rasserenerebbe il clima politico. Veltroni ha anche accennato a un'altra questione che riguarda il commissario alla Ue. Insomma, ci sono varie vie per dimostrare che la disponibilità della destra non è solo una chiacchiera". Allora l'incontro con il Cavaliere slitta? "Quello di Berlusconi era più un gesto di cortesia di fronte ai miei auguri di buon lavoro che un'iniziativa politica". Su quali temi potete incontrarvi in Parlamento con l'altra opposizione dell'Udc? "Innanzitutto faccio un apprezzamento per il modo in cui Casini ha condotto la campagna elettorale con notevole coraggio per la scelta di autonomia, ma anche per aver tenuto il punto su alcuni temi come 194 e immigrazione. Ora la collocazione di Casini all'opposizione rispetto a Berlusconi mi sembra netta". Il rapporto con l'Udc significa che il Pd torna a recitare il ruolo di partito della sinistra e basta? "Noi continueremo a mantenere saldamente il profilo riformista del Pd. Questa scelta ci ha consentito di avere un risultato rilevante e un recupero guidato da Veltroni che ci porta a 5 punti sopra il voto di Ds e Margherita nel 2006. Noi non dobbiamo rappresentare quelli che non ci sono in Parlamento. Detto questo, sappiamo che un pezzo di elettorato importante non ha una rappresentanza e quindi staremo molto attenti ai problemi reali di questa fetta del Paese". Quali errori vi hanno portato a una sconfitta così netta? "Noi siamo partiti da una condizione drammatica. Venti punti sotto, dicevano tutti i sondaggi. Tante spine da far dimenticare: Alitalia, l'indulto, i rifiuti, la Tav, il tesoretto e potrei continuare. Nonostante questo, abbiamo impiantato la più grande forza riformista che l'Italia abbia mai conosciuto. Siamo andati di gran lunga oltre il voto del 2006 e abbiamo suscitato nelle piazze nuove energie giovani che sono un enorme patrimonio democratico. Nella Capitale per dire siamo al 41 per cento il che conferma la bontà del modello Roma, altro che storie. Parlare di errori perciò è ingeneroso e fuori luogo". Volevate, di fronte a un buon risultato, rinnovare il gruppo dirigente del Pd. Adesso che succede? "Andiamo avanti. Accentuando molto la spinta al rinnovamento, che però non significa improvvisazione né apertura generica alla società civile. Significa spazio alle forze giovani oneste e competenti esterne o anche cresciute nei partiti e che in molti casi sono poco valorizzate anche perché meno adatte a costruire cordate o lobby".

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"noi, cannibalizzati da veltroni ce la siamo anche andata a cercare" - antonello caporale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'analisi del voto di Diliberto. "La nostra non era una coalizione, ma tre entità separate tra loro" "Noi, cannibalizzati da Veltroni ce la siamo anche andata a cercare" Mancava il senso di una proposta e Bertinotti è stato poco aggressivo con Walter L'Italia sembra il Billionaire, andrò a Cipro dove c'è un presidente comunista? ANTONELLO CAPORALE In casa del morto non si piange. "Le lacrime no, ma insomma l'emozione è stata forte". Oliviero Diliberto, il signor falce&martello, comunista dai toni aggressivi e amico delle iperboli, sta nella sua bottega, un ufficio al terzo piano del centro di Roma. La scrivania è libera da fogli, il telefono non squilla, tre compagni annoiati nell'anticamera. "In qualche modo ce la siamo andata a cercare". Troppo facile dirlo adesso. "Per quel che mi riguarda, e per lo spicchio di responsabilità che mi tocca, qualche segnale mi sono sforzato di darlo. Ho rinunciato alla candidatura, ho detto no alla poltrona". In zona Cesarini. E nessuno se ne è accorto. "Al governo non avevo indicato esponenti di partito". Professor Diliberto. "Insegnavo anche da deputato". Adesso avrà tutto il tempo per andare all'università. "Devo correre via? Sparire? Questo mi sta chiedendo? Non ha senso, e non aiuta la sinistra a riflettere sull'azzeramento parlamentare". Anche voi sotterrati dalla pernacchia sotto cui è rimasto anche il corpo di Giuliano Ferrara. "Non spernacchiati. Uccisi. C'è un nome e un cognome dell'assassino: Walter Veltroni. Ci ha cannibalizzati, ha distrutto la sinistra senza prelevare un solo voto al centro. Ha usato i diserbanti contro di noi, infliggendosi per di più una grave sconfitta. Consegnando il Paese al nostro nemico". Non sarà che l'Italia non ne può più di voi? "Berlusconi è un modello che sta divenendo un tratto endemico della nostra società: conservatrice, individualista, anche eversiva". E lei che voleva entrare al Billionaire facendosi esplodere col tritolo. "Scherzavo. Ma il Billionaire mi ha querelato. Non ho intenzioni suicide". L'Italia sta divenendo un mega-Billionaire. "Un poco Billionaire, sì". Vada all'estero, allora. "A Cipro, dove c'è un presidente comunista". E una bandiera con la falce e martello da issare. "Avessimo messo nel simbolo della Sinistra arcobaleno la falce e il martello! Non mi hanno ascoltato. Abbiamo bruciato un sacco di voti identitari". Ha lasciato Bertinotti da solo, nel giorno della sconfitta. Almeno un saluto. "La nostra non era una coalizione. Tre entità separate, poca comunanza. Abbiamo sbagliato campagna elettorale. Il conto, guardando alle cifre dei voti persi, è stato micidiale: tre milioni e ottocentomila italiani ci hanno votati due anni fa. Adesso solo un milione e 200mila". Ecatombe. "Mancava il senso di una proposta. Poi ci abbiamo messo del nostro". In effetti spesso in questi anni ci avete messo del vostro. "Comunque Bertinotti mi è sembrato poco aggressivo con Veltroni". Adesso tutti contro di lui. "No, si è caricato sulle spalle un peso davvero grande, con un cammino già segnato". Senta Diliberto: c'è anche un problema di soldi. "Senza deputati non riceveremo le indennità". Fate tutti contratti a progetto? "Nessun precario da noi". Licenziate quindi. "Ma quando mai?".

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La lega conquista un milione 700 mila voti - silvio buzzanca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La Lega conquista un milione 700 mila voti Tracollo della sinistra, ha perso il 62% dei suoi elettori I flussi elettorali L'analisi del Cattaneo. Boom per l'Idv, Pd oltre l'Ulivo, Pdl sotto la somma An-Fi SILVIO BUZZANCA ROMA - La coalizione di Silvio Berlusconi aumenta i suoi consensi non solo in termini percentuali, ma anche in valore assoluto. Fatti i conti sui numeri reali, uno studio dell'Istituto Cattaneo di Bologna registra che l'alleanza guidata dal Cavaliere ha portato a casa un milione e mezzo di voti in più rispetto al 2006. Ma sono conquistati quasi tutti dalla Lega che avanza di circa un milione e 400 mila voti. E un contributo di circa 300 mila voti lo porta anche l'Mpa di Lombardo. In percentuale significa che il centrodestra ha incrementato il suo bottino, sempre rispetto a due anni fa, del 10,1 per cento. In crescita però è anche il centrosinistra. I ricercatori del Cattaneo hanno messo a confronto i voti del Pd, dunque con i radicali dentro, Italia dei Valori e il Psi con quelli incamerati nel 2006 dall'Ulivo, Idv e la Rosa nel pugno. Il risultato è una crescita di 186.937 voti, pari all'1,3 per cento in più. Il Cattaneo è andato anche a guardare alle dinamiche dentro le coalizioni. E nota che il Pd, rispetto al risultato dell'Ulivo, ha portato a casa 105 mila voti in più. In percentuale significa solo un più 0,9 per cento. Ma bisogna ricordare, scrivono i ricercatori, che oggi nel Pd ci sono i radicali. Ma non gli scissionisti della Sinistra democratica. Inoltre il risultato va letto anche alla luce del calo della partecipazione. Infine bisogna tener contro di un effetto Veltroni nel Lazio. E di un altrettanto effetto Di Pietro nel Molise. Insomma, confrontare la cifra assoluta dei voti del Pd è complicato. Lo è meno per la Pdl. Rispetto al 2006 il Pdl, An e Forza Italia, perde 125 mila voti. Ovvero lo 0,9 per cento. Un sostanziale pareggio frutto del calo al Nord, meno 800 mila voti, e di un incremento al Sud. Da Campania e Sicilia sono arrivati 400 mila voti in più. Questi dati dunque danno sono più o meno stabili i due partiti a vocazione maggioritaria. Quelli che crescono in maniera impressionate sono gli alleati. Il centrodestra vince grazie al balzo in avanti della Lega. Grande passo avanti anche di Di Pietro che arriva quasi al raddoppio dei voti rispetto al 2006. L'Idv cresce di 716 mila voti. . In termini percentuali è un balzo dell'81,7 per cento rispetto al 2006. Il Cattaneo non si addentra ancora nell'analisi dei flussi, ma registra che il risultato di Veltroni "va interpretato anche alla luce del calo sia della sinistra sia del centro se il centrosinistra è riuscito a "fare il pieno" dei suoi voti del 2006, allora non è riuscito ad attirare verso di se flussi significativi da quei due elettorati; o viceversa, se vi è riuscito, allora non ha fatto il pieno dell'elettorato ulivista". Il metodo del confronto sui voti assoluti segnala infine che la Sinistra Arcobaleno ha perso qualcosa come 2.395.932 voti rispetto al 2006. Bertinotti e soci hanno visto sparire in un domenica il 61,5 per cento del bottino che avevano incamerato nel 2006. E, cosa preoccupante, il dato risulta omogeneo su tutto il territorio nazionale: da nord a sud. Non può cantare vittoria però neanche l'Udc che ha perso 529.916 mila voti. Ovvero a Casini è venuto a mancare il 20% degli elettori che lo avevano scelto nel 2006. Ma a differenza della sinistra, il voto centrista è a macchia di leopardocon metà delle perdite, circa 250 mila voti, in Lombardia. In Liguria, Lazio, Toscana e Umbria si arriva a un calo del 33 per cento rispetto al 2006. L'Udc tiene invece in Calabria, Basilicata. In Campania, "effetto De Mita" e assenza di Mastella, i centristi fanno segnare un più 17 per cento. Altri dato importante segnalato dal Cattaneo, è l'avanzata dell'estrema destra che rispetto al 2006 guadagna 507 mila voti. Con un picco nelle regione rosse dove i consensi triplicano. Infine un dato sull'astensione che sfiora il 20 per cento. Il dato più alto dal 1946 con una crescita del 3,1 per cento rispetto al 2006. Più o meno 9 milioni di elettori che sono rimasti a casa.

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Euro-lite per la successione a frattini - alberto d'argenio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il commissario alla Giustizia verso la Farnesina. Veltroni boccia il candidato Tajani: "Scelta da spoils system" Euro-lite per la successione a Frattini ALBERTO D'ARGENIO BRUXELLES - Il duello tra Veltroni e Berlusconi sulle nomine istituzionali tracima in Europa: al centro delle polemiche la successione del vicepresidente della Commissione Ue, Franco Frattini, in carica fino al 2009 ma in procinto di tornare alla Farnesina. Il Cavaliere pensa ad Antonio Tajani, soluzione respinta da Veltroni che chiede una scelta bipartisan. Complicando le cose, visto che a firmare la nomina del nuovo commissario dovrebbe essere il premier uscente Romano Prodi. In alternativa il 29 aprile, data in cui si formeranno le camere, Frattini lascerà Bruxelles creando un vuoto fino a quando si insedierà il nuovo governo. Ipotesi malvista in Europa, che chiede rapidità nella successione. "La soluzione ottimale - ha spiegato lo stesso Frattini - l'ha suggerita Amato: indicazione da parte del vincitore politico, cioè Berlusconi, e nomina dal governo in carica". Peccato che per Veltroni così facendo si cadrebbe in "una logica di spoils system". Ma un forte appoggio a Tajani è arrivato da Jean-Claude Juncker, premier lussemburghese e presidente dell'Eurogruppo: "Sarebbe un candidato eccellente e la possibilità che venga nominato è più di una voce di corridoio". Entusiasmo che si spiega facilmente, nonostante il conservatore Juncker sia molto vicino a Prodi: Tajani è europarlamentare dal 1994 e vicepresidente del Ppe. Titoli che gli garantirebbero l'appoggio dei popolari e di alcune fette degli altri schieramenti dell'Europarlamento, mantenendo inalterati gli equilibri politici all'interno della Commissione.

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Berlusconi inizia male e attacca l'Unità Veltroni annuncia: governo ombra Il Cavaliere si prende le presidenze di Camera e Senato. Riforma elettorale? Solo ritocchi Il leader Pd: h (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi inizia male e attacca "l'Unità" Veltroni annuncia: governo ombra Il Cavaliere si prende le presidenze di Camera e Senato. "Riforma elettorale? Solo ritocchi" Il leader Pd: ha pesato il malcontento sul governo. Rutelli al ballottaggio, Illy perde in Friuli "La sinistra dovrebbe darsi una regolata con chi produce l'Unità. Le accuse nei miei confronti sono offensive". Riecco il solito Berlusconi, minaccioso anche quando sorride. L'ennesimo attacco al nostro giornale arriva dopo neppure 24 ore dalla vittoria elettorale in un'intervista a "Uno Mattina". Altro che toni nuovi, altro che "dialogo". Il futuro premier fa sapere di volersi prendere tutto - presidenza della Camera e presidenza del Senato - e che per la legge elettorale basterà qualche ritocco alla "porcata". "È un brutto inizio", commenta Walter Veltroni. Il leader del Pd annuncia che presenterà un governo-ombra, "un governo dell'opposizione". Elezioni amministrative: tra Rutelli e Alemanno si profila il ballottaggio a Roma, con il candidato del Pd in testa, mentre la destra vince anche in Friuli: il presidente Illy è stato battuto da Tondo, del Pdl. alle pagine 2- 20.

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Berlusconi: l'Unità va dismessa... Affonda contro il nostro giornale fuori dal coro. Veltroni: la democrazia è fatta così (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi: "l'Unità va dismessa..." Affonda contro il nostro giornale fuori dal coro. Veltroni: la democrazia è fatta così di Natalia Lombardo/ Roma Il BERLUSCONI TERZO si è messo il doppiopetto e diffonde volontà di dialogo sulle riforme, ma precisa come la vede: "Dato che il Pd ha copiato molti punti del nostro programma, se le sinistre volessero aggiungere il loro voto al nostro, sarebbe meraviglioso". Insomma, dialogo per il leader del Pdl vuol dire adesione alle sue proposte. E non serve neppure "riesumare" una Bicamerale, semmai è solo un "punto di partenza" per le riforme dello Stato tra le quali dare più potere al premier. Berlusconi conferma che il "Porcellum" elettorale funziona, il referendum è "inutile" o già perso. In compenso apre al dialogo con un "governo ombra" del Pd: "Ci sarebbe chiarezza di rapporti, non si perde tempo" i ministri competenti possono dialogare. Ma non si parli di dare la presidenza di una delle Camere all'opposizione. "Abbiamo vinto con nove punti in più, la sinistra si è tenuta le tre cariche istituzionali, e ora dovrei darne una? Ma siamo seri" e si passa due dita sulla fronte come dire: "e che c'ho scritto Giocondo?". Abbandonati gli show da giullare in blu della campagna elettorale, Silvio Berlusconi tenta di mostrare una statura da statista, impettito sul podio nella sala dell'Auditorium di Confindustria. In platea ci sono anche Fini e La Russa, con i quali ha studiato la scacchiera di governo da completare in settimana. Entro fine anno ci sarà il congresso del partito unitario. Berlusconi continua a martellare il bollino di garanzia per Bossi: "La Lega non ha mai comandato in cinque anni di governo. Possono usare iperboli e paradossi ma al tavolo delle decisioni sono molto ragionevoli". Sarà per il titolo di ieri (Torna Berlusconi, comanda Bossi") che il leader del Pdl attacca di nuovo l'Unità, suggerendo "a chi la produce di darsi una regolata: le accuse nei miei confronti sono offensive", ha detto ieri a "UnoMattina", chiedendo ai vertici del Pd di "dismettere certe posizioni di contrasto come quella fatta propria oggi dall'Unità". In conferenza stampa poniamo il problema e il leader del Pdl insiste: "Anche oggi - ieri- c'era molto veleno, molto fiele, un ribaltamento della realtà, come succede di solito in un giornale che, secondo me, non dovrebbe essere distribuito nelle piazze di Roma da D'Alema e da Veltroni". Gli stessi, ha aggiunto, "che se ne lavano le mani e dicono che per loro è un cruccio". Facciamo notare che un editore liberale, quale si dice, dovrebbe rispettare la libertà d'espressione, e Silvio ripiega nelle battute: "Infatti. Ha mai avuto notizia di attentati alla distribuzione?", poi con un sorrisone aggiunge, "quello che faremo semplicemente sarà togliere il finanziamento pubblico...". Ma no, "stia traquilla, era una battuta". E se la cava così con tutti i giornali di partito... "Non decido io la linea editoriale dei quotidiani", ribatte Veltroni "la democrazia è fatta così: se avessi avuto questa suscettibilità nei confronti degli attacchi personali che ho ricevuto, sarei stato di umore molto più scuro. Gli attacchi personali sono poco brillanti, ma prima di guardare da un'altra parte occorre guardare in casa propria". Il dialogo non è così facile. Anche per Berlusconi "non è un buon inizio" l'atteggiamento di Veltroni, e lancia una stoccata al riformismo del Pd: "Non è vero che la sinistra non c'è più in Parlamento, si chiama Pd, putroppo una parte è ancora legata all'ideologia". Il cavaliere aveva esultato per la scomparsa della sinistra ma si dice tanto "dispiaciuto" per Bertinotti che lo inviterà a cena per dirgli, "da Palazzo Chigi, che gli sono vicino". Poi ripete le promesse: taglio dell'Ici, pensioni, via il bollo auto (con molta cautela ), risolvere i problemi rifiuti e Alitalia. Pugno duro sugli immigrati con la Bossi-Fini, riesuma le "tre i" nella scuola con apprendistato in società private. "Imprescindibile" la separazione delle carriere per i pm. Silvio III non si cura delle critiche dall'estero: "parleranno i fatti". E già bastano le telefonate di auguri di Bush, Sarkozy, Angela Merkel. Gordon Brown. Il messaggio di Barroso, presidente della Commissione Ue. Rapporto privilegiato con Putin, che domani sarà da lui in Costa Smeralda. "Con Zapatero ci siamo fatti matte risate al telefono, spero di collaborare con lui". Governo rosa? "se l'è voluta lui...", è la solita battuta. Troppo rosa, in Italia non si può "perché c'è una prevalenza di uomini".È il Psoe a ricordare a Silvio che "in Italia le donne adatte ci sono".

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Turco: non abbiamo capito gli umori profondi del Paese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Turco: non abbiamo capito gli umori profondi del Paese di Maria Zegarelli/ Roma "Certo avremmo potuto ottenere un risultato migliore, ma il 33,2 alla Camera e il 33,7% al Senato non erano scontati considerando l'attuale fase economico-politico-sociale che attraversa il Paese. Sarebbe bastato un altro anno di governo Prodi per sconfiggere il berlusconismo e restituire fiducia ai cittadini". Livia Turco ha davanti i dati definiti delle elezioni, regione per regione ed è sulle percentuali della Lega che più si interroga. Il 33% può davvero ritenersi un buon risultato? "Penso che sia un risultato importante, anche se è ovvio che ci aspettavamo di più, ma non scontato. Il Pd è un nuovo partito, sei mesi di vita, con un nuovo simbolo che è comunque riuscito ad affermarsi al Senato con un 1.439.000 voti in più rispetto a Ds e Margherita insieme nel 2006 e alla Camera con 164636 voti in più. Sono convinta che se fosse proseguita la legislatura si sarebbero ottenuti i risultati dell'azione del governo Prodi in termini redistributivi. C'è un evidente disagio sociale, che noi avevamo percepito esattamente. A cui avrebbero dato una risposta i provvedimenti della Finanziaria Prodi se il governo avesse tenuto". Che idea si è fatta del paese durante questa campagna elettorale? "Di un Paese angosciato dal potere d'acquisto, dal reddito inadeguato rispetto al costo della vita". Lei parla di un Pd giovane, con un nuovo simbolo. C'è chi fa notare che anche il pdl in fondo è un nuovo partito con un nuovo simbolo. Eppure ha vinto... "Il Pdl è un cartello elettorale, non una forza politica giovane. È nato da una scelta solitaria durante un viaggio del Cavaliere. Casini si è ribellato al diktat mentre Fini si è adeguato tanto che An ha preferito dare i propri voti alla Lega. Il Pd ha avuto un percorso diverso, ha coinvolto 3,5 milioni di elettori per decidere il segretario, è passato attraverso i congressi Ds e Margherita, si è dato Statuto, Manifesto dei valori e codice Etico attraverso un ampio percorso partecipativo. E poi, guardiamoli i risultati: il Pdl rispetto al 2006 al Senato guadagna 73mila voti, alla Camera ne perde 123 mila. Il risultato strepitoso si chiama Lega Nord". Lo sfondamento del Pd al centro non c'è stato, né si è fatto il pieno di voti da sinistra. Come va interpretato questo dato? "L'elettorato che ha scelto Pd è composito: di sinistra, della Margherita, giovane, cattolico. Milioni di persone che guardano a noi con fiducia, anche se non abbiamo raggiunto il 35 o il 40% è comunque una forte affermazione. Non stiamo dicendo che abbiamo vinto le elezioni, le abbiamo perse visto che non governeremo il paese. Ma in questa sconfitta c'è una grande novità: un nuovo progetto politico che non finisce con le elezioni e che ha già svolto una funzione importante, la funzione di innovare la politica. Oggi non c'è soltanto una semplificazione della politica in parlamento, fortemente voluta dagli italiani, c'è un grande partito riformista, con il 33,7% al Senato e il 33,2% alla Camera. Il Pd si presenta come un robusto soggetto collettivo". Come si creano le condizioni per diventare non solo un grande partito riformista ma anche un partito maggioritario alle prossime elezioni? "Proseguendo sulla strada dell'innovazione programmatica, conquistando un maggior pezzo di società italiana. Per fare questo dobbiamo partire dal dato che arriva dalle urne: noi dobbiamo capire gli umori profondi della società. La vittoria della Lega, la riconferma di Berlusconi, mettono questa tema al centro delle nostre riflessioni. Il Pd dovrà lavorare per essere molto più in contatto con la vita delle persone, dovrà essere un partito fortemente strutturato, radicato, con una grande robustezza culturale e la capacità di condurre forti battaglie culturali. Non basta capire la società italiana, bisogna anche combattere le spinte più retrive che ci sono". La Lega ha spopolato. Altro che boomerang la storia dei fucili... "Conosco bene il Nord. La Lega è un partito popolare, che fa il porta a porta, parla alla gente, va ai mercati, Durante questa campagna elettorale ha fatto leva sul disagio sociale ed ha interpretato meglio di Sa il disagio degli operai, dei precari. ovviamente cavalcandolo, perché adesso voglio vedere come faranno, dovranno tirare fuori la bacchetta magica. Ma la presenza della Lega ci dice anche che dovremo essere più forti e combattivi sul piano culturale, non può passare l'idea che gli immigrati vanno bruciati e cacciati, che il Paese va diviso. Non c'è bisogno soltanto di un'azione riformista, ma di una vera azione culturale". La Lega più forte e la Sinistra Arcobaleno che non è più in parlamento. Questo cosa implica per la politica del Pd? "Intanto diciamo che il Pd è la sinistra. Poi, per quanto mi riguarda, sono d'accordo con Veltroni: il fatto che non sia rappresentata Sa in parlamento è una perdita per la democrazia. Per questo sarà necessario un rapporto costante con questa sinistra che rappresenta valori e persone preziose per il Paese. È necessario anche costruire un lavoro comune partendo da una convinzione: deve esserci l'unità di tutte le componenti della sinistra nel governo del paese. Non si può essere di governo e di opposizione nello stesso tempo. Quello è stato un errore e le urne lo hanno detto con chiarezza".

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Abbiamo le carte per vincere Rutelli: vantaggio significativo, ci consentirà di rinnovare il buon governo della capitale Sentinelli: dobbiamo lavorare e mobilitarci, sul territori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Abbiamo le carte per vincere" Rutelli: vantaggio significativo, ci consentirà di rinnovare il buon governo della capitale Sentinelli: dobbiamo lavorare e mobilitarci, sul territorio la coalizione funziona di Luciana Cimino Non è arrivata l'auspicata vittoria al primo turno ma al Comitato Rutelli il clima è rimasto sereno fino a tarda sera. "Occorre prudenza", dice il candidato sindaco parlando dei dati. Troppo poche le sezioni scrutinate, incredibilmente a rilento lo spoglio sul comune. Alle 21 però il secondo turno è ormai una cauta certezza. Senza drammi. "Il ballottaggio ci permetterà di rinnovare e consolidare il governo di Roma", insiste Francesco Rutelli. La parola d'ordine, anche per gli alleati di Sinistra Arcobaleno è "rivincita". "Sarebbe stato preferibile vincere al I turno - dice Patrizia Sentinelli, coordinatrice della campagna elettorale di Sa - ma ora è il momento di impegnarsi per non consegnare la città alla destra, come nel resto del paese". È arrivata in via Pacinotti con l'influenza e dopo una complicata riunione in segreteria nazionale di Prc, ma i primi risultati locali del suo "progetto politico", in controtendenza rispetto ai dati nazionali, la confortano: "lo abbiamo sempre detto: il livello territoriale va tenuto separato". E, infatti, i primi dati di Provincia e Comune restituiscono ossigeno e speranza a Sinistra Arcobaleno. "Siamo la seconda forza della coalizione. Questo non sembra essere in discussione e da qui si riparte". A conferma di quanto detto da mesi: "le alleanze sono più efficaci delle corse in solitaria". È la convinzione di tutta SA e Massimiliano Smeriglio, segretario romano di Rifondazione, la sottolinea: "quando vince la linea di Veltroni, il Pd è al palo e noi veniamo massacrati, mentre la destra dilaga". La paura che il ballottaggio porti ad accordi e apparentamenti con altre forze di centro non c'è: "Rutelli - dice Smeriglio - è un galantuomo e poi l'accordo programmatico e strategico non verrà messo in discussione". E Rutelli conferma in tarda serata: "il problema dell'apparentamento per ora non è il nostro ma di Alemanno che sarà costretto ad allearsi con personaggi scomodi". E mostra ottimismo visto che la forbice è leggermente più larga di quella che separava Veltroni e Tajani nel 2001 (anno del secondo governo Berlusconi). Ora, appunto, l'importante è impegnarsi in queste due settimane per vincere. "Abbiamo già fatto stampare 60 mila manifesti a sostegno di Zingaretti e di Rutelli, ora torniamo nei quartieri", rilancia Smeriglio. La forza della destra romana a sinistra non se la sono mai nascosta. Per questo, rivendica Sentinelli, "abbiamo fatto una campagna elettorale intensa che ha messo e metterà bene in evidenza i punti qualificanti del programma. Ora l'importante è convincere chi ci ha votato al primo turno a tornare alle urne il 27 e il 28 aprile, fermando ogni tentazione astensionista". E intanto si prepara una grande manifestazione per il 25 aprile. 25 APRILE Grande appuntamento in occasione della festa della Liberazione. Sul territorio le alleanze funzionano e la Sinistra arcobaleno respira attestandosi sopra il 5 per cento.

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Rutelli e Zingaretti doppia sfida nei ballottaggi Primarie Udc per il secondo turno, il candidato sindaco: Fiducioso sull'elettorato di centro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Rutelli e Zingaretti doppia sfida nei ballottaggi Primarie Udc per il secondo turno, il candidato sindaco: "Fiducioso sull'elettorato di centro" di Alessandro Ferrucci CONCENTRATI La doppietta, Comune e Provincia, è ancora a portata di mano e sia Rutelli che Zingaretti hanno una certezza sul ballottaggio: gran parte delle energie impiegate per le Politiche verranno dirottate su di loro; così come i rispettivi comitati elet- torali potranno fare fronte comune. Perché, nonostante il bel risultato del Pd a Roma (il 41%), l'elettorato da recuperare per tutti e due è proprio quello della Capitale, alla luce dei tanti voti ottenuti da Zingaretti in zone difficili per il centro sinistra, come le provincie. Tutto a partire da oggi. Perché il ballottaggio è un'altra cosa rispetto al primo turno: "qui si giudicano gli uomini", ricorda Zingaretti. E Rutelli lo sa bene: nel 1993 vinse al secondo turno contro Fini; mentre nel 1997 gli bastò la prima tornata su Pierluigi Borghini, una sorta di "agnello sacrificale", mandato alla sbaraglio dal centro destra, contro un Sindaco vincente. Otto anni che hanno creato le basi per il suo successore, Walter Veltroni; otto anni completati proprio in coincidenza delle elezioni politiche del 2001: anche allora Berlusconi vinse e proprio sulle Comunali si concentrò la rivalsa del centro sinistra. Al primo turno Veltroni ebbe il 48,3 contro il 45,1 dell'avversario: una forbice più stretta di quella registrata ieri. Al ballottaggio: 53% per l'attuale leader del Pd contro Tajani. E un sospiro di sollievo. Lo stesso che sia Rutelli che Zingaretti vogliono tirare anche questa volta, convinti che la Capitale e la Provincia raccolgono i frutti di un quindicennio di buona amministrazione. La città è cambiata, si è modernizzata e alla modernità, alla cura e alla manutenzione dei luoghi, al decoro urbano, alla chiusura della discarica di Malagrotta è indirizzato il programma di Rutelli, mentre nelle periferie c'è da portare servizi che ancora non ci sono. Zingaretti ha preso di petto il problema dei trasporti, dell'ingresso e dell'uscita da Roma, che ogni giorno assilla, oltre che molti romani, i 600-700mila pendolari che nella capitale lavorano e studiano. Con il rafforzamento dei trasporti ferroviari locali, con i corridoi della mobilità, già introdotti dalla giunta Gasbarra e da potenziare. Obiettivi da raggiungere per vincere la doppia sfida dei ballottaggi: intanto l'astensionismo a sinistra. Secondo alcuni studi, parziali, del voto c'è stato sì, un incremento netto dei votanti (circa il 14% rispetto alle precedenti), ma a mobilitarsi è stato l'elettorato di centro destra, a dispetto di una disaffezione dell'elettorato di sinistra. "Ha certo influito - riflette Nicola Zingaretti - il trend nazionale". L'Arcobaleno ha avuto a livello, al 5 e mezzo per cento, tanto che Patrizia Sentinelli sottolinea: "Siamo la seconda forza della coalizione". Vero. Intanto, però, Rutelli lancia segnali all'Udc, impegnata con le primarie per decidere chi appoggiare.

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Ave Silvio, morituri te salutant (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Ave Silvio, morituri te salutant Marco Travaglio Poteva andare peggio". "No". Così, nel 2001, Altan sintetizzava gli umori dell'elettorato di centrosinistra. Stavolta invece poteva andare peggio: poteva vincere Berlusconi e in più potevano tornare in Parlamento tutti gli artefici della sua terza, terrificante reincarnazione. Invece qualcu- no resta a casa. Mastella s'è subito riciclato commentatore tv grazie al Tg2, come le vecchie glorie del pallone che non riescono a trovarsi un mestiere. Tweed Berty s'è accomiatato dalla classe operaia all'Hard Rock Bar di via Veneto, mentre la Lega faceva man bassa di tute blu a Mirafiori e Sesto S.Giovanni; poi, fra una telefonata dell'affranto ambasciatore Mario d'Urso e un sospiro di Guia Suspisio, è passato a salutare Vespa e Mentana, per poi proseguire verso il circolo del bridge. Lui almeno s'è dimesso. Giordano invece no: Fausto gli ha intimato: "Mantieni responsabilità e rotta". Soprattutto rotta. Il piccolo segretario rifondarolo è dato "sull'orlo delle dimissioni", ma i pompieri sono già stati allertati e alla fine lo salveranno. Pecoraro Scanio, che a Natale inaugurava il nuovo hotel a 7 stelle in Galleria a Milano alla disperata ricerca del voto operaio, l'altro giorno inseguiva l'orso bruno misteriosamente scomparso dall'Adamello. Ora avrà molto tempo libero, ma di dimettersi in ci pensa neppure: anzi annuncia "un congresso straordinario dei Verdi", che è proprio quel che ci vuole "per una grande sinistra ecologista". Già prenotate alcune cabine telefoniche per ospitare l'evento. Diliberto intende "ripartire dalla falce e martello": ecco, proprio quel che mancava. Cesare Salvi invece vuole "riaprire un ragionamento col Partito socialista", anche se faticherà a rintracciarlo, perché purtroppo non esiste più (0,7%): scomparso dal Parlamento italiano dopo 116 anni di presenza ininterrotta. Quod non fecerunt Craxi fecerunt craxini. Boselli però dice che è tutta colpa di Veltroni: "Walter ha responsabilità gravissime" in concorso esterno ­ si suppone ­ con gli elettori. Ma ora anche lui minaccia "un congresso", mentre Bobo Craxi s'interroga: "Adesso dovremo capire quanta gente c'è dietro quello 0,7%". Pochina, a occhio e croce. Con le percentuali se la cavava meglio papà Bettino: quando chiedeva il 5%, arrivava subito l'architetto Larini e glielo portava, in contanti. Una prece anche per Willer Bordon, che tre mesi fa ballava spensierato con l'amico Dini sul Titanic del governo Prodi, contribuendo a mandarlo a picco: la sua Unione Democratica Consumatori ha strappato un eccellente 0,3%. S'è consumata, democraticamente. Da dietro un cumulo di monnezza si fa vivo pure il neoassessore bassoliniano Claudio Velardi, che esulta perché ­ testuale ­ "il risultato del Pd in Campania va al di là di ogni più rosea previsione": in effetti ha raccolto qualche voto in più dei lettori del Riformista. Totò Cardinale, che ha lasciato il seggio ereditario alla figlia Daniela, quella che "non leggo libro perché studio", assicura che la ragazza "ha contribuito a determinare il buon risultato del Pd, s'è fatta conoscere". Ma soprattutto riconoscere. Una prece per il Platinette Barbuto: 0,4%, 122 mila voti, un trionfo se si pensa che sono 15 volte i lettori del Foglio e un terzo dei telespettatori di Otto e mezzo. Intanto è già iniziata la corsa sul carro del vincitore, sport nazionale da un paio di millenni. Tutti a magnificare la "metamorfosi del Cavaliere" (quale?), il "nuovo profilo di statista", la prossima "fase costituente", magari con nuova Bicamerale. Nella notte Massimo Giannini di Repubblica dice addirittura che "il voto a Berlusconi condona i suoi processi e i conflitti d'interessi", come se si potessero mettere ai voti i reati e le illegalità, come se le urne sostituissero i tribunali, la Consulta e la Corte di giustizia europea. Emma Marcegaglia ha chiesto che "le imprese italiane ritrovino fiducia": soprattutto due, Mediaset e Mondadori, che infatti l'altra sera schizzavano in Borsa come non mai. Intanto lo "statista" tornava sui "brogli di Prodi nel 2006". Annunciava di esser "pronto ad accettare i voti dell'opposizione sulle riforme", bontà sua. E cenava con Tarak Ben Ammar, Confalonieri, Doris, Galliani, Fede, Adreani, Ermolli, senza dimenticare l'avvocato Ghedini e il medico personale Zangrillo: praticamente, il nuovo governo. Ora d'aria.

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Veltroni: Con il Pdl il dialogo parte male Vigileremo su Berlusconi, faremo il governo ombra. Sul risultato ha pesato il giudizio sull'esecutivo Prodi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni: "Con il Pdl il dialogo parte male" "Vigileremo su Berlusconi, faremo il governo ombra. Sul risultato ha pesato il giudizio sull'esecutivo Prodi" di Bruno Miserendino/ Roma NESSUNO si era fatto illusioni, ma il dialogo sulla riforme sembra già in salita. Il primo botta e risposta della legislatura tra Veltroni e Berlusconi arriva poco prima delle 18, quando il leader del Pd spiega che nei rapporti tra futura maggioranza e opposi- zione si rischia una falsa partenza. Il leader del Pd parla alla conferenza stampa sul dopo voto e attacca: "Sono rimasto negativamente colpito dall'annuncio di Berlusconi di assegnare entrambe le Camere alla maggioranza, dalla loro idea di autosufficienza, e dai suoi toni nei confronti di alcune forze politiche, questo spirito non corrisponde all'atteggiamento che abbiamo avuto noi nei loro confronti". Lui ha telefonato a Berlusconi e si è detto disponibile al dialogo. Ma il futuro premier? "A ogni gesto corrispondono atti conseguenti", dice Veltroni, e l'avvertenza si riferisce a un altro terreno su cui Berlusconi sarebbe tentato di fare da solo: la nomina del commissario europeo, visto che Frattini lascerà Bruxelles per diventare ministro. No, il Pd non farà sconti: "Non faremo l'opposizione alla regina, come suggerisce qualcuno, ma un'opposizione repubblicana". Nel senso che il Pd vigilerà, "nell'interesse dei cittadini", sulla realizzazione di quanto è stato promesso in campagna elettorale. "Non vogliamo che finisca - aggiunge Veltroni - come nel precedente quinquennio", quando il famoso contratto rimase lettera morta. Anche per fare questo tipo di opposizione, "sulla base del nostro programma", Veltroni annuncia la formazione di un governo ombra, "come si fa in molte democrazie occidentali, soprattutto quelle anglosassoni". Un esperimento tentato anche in passato, ai tempi di Occhetto, ma che oggi potrebbe essere più utile visto il bipartitismo di fatto certificato dalle elezioni. Sarà formato con lo stesso numero dei ministri di palazzo Chigi, in modo che su ogni questione ci possa essere interlocuzione e i cittadini possano confrontare le ricette. Tanto per cominciare il Pd rilancerà le sue proposte su pensioni e prezzi. A Berlusconi questa cosa del governo ombra piace, "perchè velocizza", ovviamente sulle riforme ha tutt'altre idee. Del resto, al partito democratico molti pensano che il futuro premier di fare le riforme non ha alcuna voglia, come si deduce anche dalle cose dette sulla legge elettorale attuale, cui basterebbero pochi aggiustamenti. "Dimentica - dice Veltroni - che ci sono suoi alleati che hanno promosso il referendum per abrogarla". Ma il giorno dopo Veltroni ha voglia soprattutto di lanciare due messaggi. Il primo è che il Pd è unito nell'analisi del voto, sulla strategia elettorale e soprattutto sulle prospettive. Il secondo è che vuole aprire un confronto con l'Udc e con quelle forze che sono rimaste fuori dal parlamento. "Non è un bene che queste non siano rappresentate", dice riferendosi alla sinistra radicale. A chi domanda se si sente il killer dell'Arcobaleno, Veltroni risponde che non è così e che il Pd non rappresenterà "chi non è in parlamento". "Pensate a cosa sarebbe successo se andavamo con la vecchia coalizione, visto che la sinistra radicale ha pagato un prezzo elevato anche per sue responsabilità, ossia per tutti gli atteggiamenti che hanno tolto autorevolezza al governo". "Questo - dice - gli elettori non l'hanno gradito". Però è chiaro che il Pd non resterà insensibile ai temi e alle sensibilità di una parte della sinistra. Errori da rimproverarsi? Veltroni dice di non vederne nella campagna elettorale del Pd, nè ha critiche postume da fare alle liste ("abbiamo presentato personalità di prestigio, se pensate a quelle dell'altra parte..."), giudica con Franceschini "balle" le divisioni all'interno del partito. La realtà, dice, è che nel voto ha drammaticamente "pesato il giudizio nei confronti del governo". Non c'è stato il tempo di radicare il nostro progetto in tutti gli strati della società, e sui grandi temi della lotta alla povertà, la pressione fiscale, la cultura del veto, la sicurezza e immigrazione "non siamo riusciti a comunicare il cambio culturale e programmatico effettuato dal Pd". "Su questi quattro temi non era facile comunicare un cambio radicale di programma e di ispirazione politica". "Partiamo di qui, da un risultato importante, nelle città e anche in tante zone del nord, per aprire una nuova stagione". Pd incapace di leggere l'Italia profonda, quella più sola, delusa, disagiata e esposta ai messaggi di Berlusconi e delle sue tv? Alla critica, rimbalzata appena i dati hanno dipinto un'Italia diversa da come si era immaginata, Veltroni risponde così: "Serve una grande offensiva culturale per il paese, bisogna aprire con coraggio un'offensiva su valori, integrazione, solidarietà". È un progetto di lunga lena, anche se lui dice di non sapere quanto durerà Berlusconi: "Vedo difficile che duri tanto una coalizione così composita e con la presenza ingombrante della Lega".

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Compagni, abbiamo sbagliato... Va in onda il dramma della sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Compagni, abbiamo sbagliato..." Va in onda il dramma della sinistra di Maria Vittoria Giannotti/ Firenze La sconfitta, il giorno dopo, brucia, se possibile, ancora di più. Come quelle ferite profonde che, sul momento, lasciano storditi e confusi, e poi, con il passare delle ore, cominciano a far male davvero. E così dopo una nottata a dir poco difficile, quello di ieri è stato senz'altro un pessimo risveglio per chi milita a sinistra, con tutte le sfumature del caso. Della serie, la Sinistra Arcobaleno è morta, il Pd ha perso e anch'io non mi sento bene. E allora, parliamone. A Firenze e in Toscana i delusi della Sinistra Arcobaleno si sono sfogati in diretta, sulle frequenze di una radio che è un autentico punto di riferimento per chi ha il cuore a sinistra: Controradio, network locale di Radio Popolare. Una diretta fiume, di tre ore. Tre ore a disposizione per riflettere, analizzare, fare il punto di una situazione che appare difficile, ma non disperata. Perché, nonostante tutto, c'è voglia di capire se e dove si è sbagliato e di ricominciare. A cimentarsi nell'ardua impresa, superando l'imbarazzo della diretta, sono state decine di persone, da tutta la Toscana. Uno, che ascoltava in streaming, ha chiamato perfino dalla Svezia. Studentesse e pensionati, militanti e lavoratori si sono confrontati, serenamente, concedendosi perfino qualche battuta, giusto per sdrammatizzare. "Per fare un'analisi reale - sostiene un fiorentino, con la voce arrochita dall'età e, forse, dalle sigarette - bisogna guardare a quello che succede al Nord: lì la sinistra è stata svuotata dalla Lega. E questo deve far riflettere un po' tutti noi che ci rifacciamo alla sinistra, su qual è davvero il pensiero dell'operaio che lavora in un'azienda metalmeccanica del Nord che magari è iscritto alla Cgil e alla Fiom e poi vota Lega". Analisi che, però, non convince. "No, guarda, non sono d'accordo - ribatte subito un concittadino, che a giudicare dalla voce ha parecchi anni di meno - io non ce la vedo proprio una persona di Rifondazione Comunista che all'improvviso si mette a votare Lega". C'è chi tira le somme per scoprire che il risultato è negativo. "Secondo me Rifondazione Comunista ha fatto troppo poco - sottolinea uno studente - e c'è una cosa che lo dimostra: la legge sul conflitto di interessi che non è stata fatta". C'è chi si angoscia perché, ora, la sinistra non avrà più voce in capitolo. "Il dramma - spiega una signora - è che io come sinistra non sono più rappresentata nel Parlamento. Cosa succederà a livello locale, come a Firenze o in Toscana, dove comunque il gruppo dirigente continuerà ad andare avanti per la sua strada senza più ascoltare quello che c'è a sinistra?". Ricominciare battendo sui punti di forza? Si può anche fare, ma si tratta di una mission impossible, sostiene un altro militante. "Il punto non sta tanto nel ripartire dal lavoro nel sociale e se siamo in grado di farlo o meno - argomenta - Il problema qui, che mi sembra stia sfuggendo a tutti, è che adesso mancheranno proprio le condizioni materiali per ricostruire. E lo dico sulla base della mia esperienza personale: una quindicina di anni fa sono stato impegnato nel passaggio da un movimento a un partito. Mancheranno le condizioni materiali per ripartire perché la politica si fa attraverso una voce autorevole che passa attraverso il parlamento altrimenti non vieni invitato in televisione e non vieni intervistato dai giornali e perdi visibilità". "Ricordiamoci anche - alleggerisce un ascoltatore, che tenta di spiegare la sconfitta in chiave mediatica - che Bertinotti ha avuto poco risalto in campagna elettorale. E poi dalla coalizione Arcobaleno, secondo me, è mancato l'elemento novità. Veltroni anche se era ottant'anni che faceva politica in dieci giorni si è riciclato come nuovo...". Non mancano gli ammonimenti al Pd: ora non montatevi la testa. "Conosco moltissime persone - spiega un ragazzo - che hanno votato Pd con la logica del voto utile, ma che in passato avevano votato sempre Verdi o Comunisti Italiani. E lo dico perché ho sentito dei toni da parte di esponenti del Pd che rischiano, in futuro, di essere fuorviati da questi risultati...". La chiusura, magistralmente antiberlusconiana, rischia di mettere d'accordo tutti. "Il popolo italiano, purtroppo, ha dimostrato il suo peggio in quest'occasione - sintetizza un pensionato - come del resto ha fatto altre volte. Insomma, il popolo italiano è un popolo per metà di destra e purtroppo quella metà prevale su quella di sinistra. Siamo un paese che non ci piace pagare la tasse e non ci piace pagare i debiti, vogliamo vivere al di sopra delle nostre possibilità. E chi non ce la fa vuole fare finta di poterlo fare. Berlusconi incarna questo. Vende favole e la gente ci vuole credere".

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La mappa del voto Pd: successo nelle città, difficoltà in provincia A Milano conquista il 32,2% a Roma oltre il 42. Il leader: Ora una nuova fase, recuperiamo l'Italia profonda (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La mappa del voto Pd: successo nelle città, difficoltà in provincia A Milano conquista il 32,2% a Roma oltre il 42. Il leader: "Ora una nuova fase, recuperiamo l'Italia profonda" di Andrea Carugati / Roma SUCCESSO nelle città, difficoltà nella provincia profonda, soprattutto al Nord. Questa la geografia del voto per i Pd. È lo stesso leader Veltroni, in conferenza stampa, a dire che la novità del suo partito, il mutamento politico e culturale è arrivato nelle città, ma non nella provincia profonda. Troppo poco il tempo a disposizione, per un partito nato 6 mesi fa, che partiva fortemente penalizzato dai sondaggi. Basti pensare che, nel febbraio 2008, quando è caduto il governo Prodi, tutta l'Unione totalizzava il 38% nelle intenzioni di voto, il risultato del solo Pd insieme all'Idv. E oggi la compagine dell'Unione, tutta insieme, perde 2,6 milioni di voti rispetto al 2006. Tra queste forze, le uniche a crescere sono Pd e Idv. Veltroni cita due esempi di grandi città, Milano e Roma, per dare l'idea del successo metropolitano del Pd: 33,2% nel capoluogo lombardo, nel 2006 Ds e Margherita si erano fermati al 24,1%; 41,2% a Roma, contro il 30,7% del 2006. Così anche Venezia, (38,8 contro 31,9%), Bologna (48,8% contro 41,8) e Firenze (48,2 contro 39%).E anche Napoli con un Pd al 35% contro il 29,6, e Palermo: 25,6% contro il 18,5% del 2006. Questo discorso non vale solo per le grandi città, ma anche per i capoluoghi di provincia, dove il Pd è più forte rispetto al resto del territorio. Qualche esempio: a Bergamo provincia 23%, in città 31%; Sondrio 21,8% in provincia e 29,2% in città, Lecco 28.2 contro 32,2%. A Verona provincia 23%, in città 29,6%; così a Brindisi, 31,5 contro 36,4%. Ancora: Treviso, roccaforte leghista: 31,7 in città, poco più del 24 in provincia. E Belluno, 28 in provincia e 33% in città. Come dire: il tour delle 110 province in pullman ha seminato parecchio, ma non è arrivato nella provincia profonda dove la comunicazione politica è prevalentemente televisiva. "Partiamo da qui per una nuova stagione di espansione elettorale per andare più avanti e più nel profondo della società italiana", ha spiegato Veltroni. Quanto al Nord, "ci sono risultati col segno più che invertono una tendenza, è la prova che il nostro nuovo linguaggio ha cominciato a farsi strada. Ci vorrà tempo perché c'è un accumulo di immagini da rimuovere, un lavoro non breve". Alla Camera l'aumento rispetto al 2006 è costante in quasi tutte le regioni, tranne il Veneto dove c'è un calo di un paio di decimali e il Molise dove c'è un travaso di voti a favore dell'alleato di Pietro. Tre punti in più in Sardegna, Liguria e Basilicata, 6 in Calabria, 7 nel Lazio 1, 4% in più nel Lazio 2. In Campania l'aumento medio nelle due circoscrizioni è dello 0,6%: il Pd tiene nonostante la crisi rifiuti. Nel complesso, in tutta Italia, rispetto al 2006 il Pd ottiene circa 140mila voti, l'1,9%. A fare la parte del leone è il Lazio, che da solo porta in dote 144mila voti in più, grazie all'effetto Veltroni. E si conferma, dopo il successo nelle iscrizioni, una delle regioni-chiave del partito oltre alle tradizionali Emilia e Toscana. La nota più dolente è il Veneto I: nonostante il capolista Massimo Calearo, il Pd perde lo 0,5% rispetto all'Ulivo del 2006. Più forte l'incremento al Senato: 9 punti nel Lazio, 5 in Piemonte, 6 in Lombardia, Sicilia e Friuli, 8 in Toscana, Umbria e Calabria, 2 in Campania e Sicilia. In termini percentuali la regione record per palazzo Madama è la Toscana con il 47,1%, seguita dall'Emilia Romagna al 45,4. Così i risultati del Senato al Nord: Piemonte 33,2%, Lombardia 28,2%, Veneto 27,2% contro il 23,4% del 2006, Friuli 32% contro il 26,9%, Liguria 38,3 contro il 32,5. Segni più, come ha detto Veltroni, su cui adesso il lavoro dovrà proseguire. Segni più anche in regioni in bilico del centrosud dove ha vinto Berlusconi: in Abruzzo 33,9 contro il 30,7% del 2006, in Puglia 31,5 contro 26,7%. E la Sardegna: il Pd prende il 36,5%, Ds e Margherita nel 2006 si erano fermati al 30%. In totale, al Senato, il Pd supera la somma di Ds e Margherita nel 2006 del 5,2%, quasi un milione di voti in più.

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I lettori: Niente processi a Walter Tutti uniti. Ma quante lacrime (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del I lettori: "Niente processi a Walter Tutti uniti. Ma quante lacrime... " Ho pianto per la disperazione Ho 20 anni e ieri ho pianto. ho pianto per delusione, perché io ci credevo che "si potesse fare", e per disperazione, perché non concepisco l'idea che si possa far tornare al potere il magnate delle tv e l'uomo che ha asservito le leggi dello stato ai suoi bisogni, una persona che disprezza i Presidenti della Repubblica e che si è alleata con gente che nel 2008 parla di Roma ladrona e di fucili. ho pianto perché credevo che gli italiani avessero voglia di voltar pagina dopo gli ultimi 14 di scandali e polemiche, invece tanti hanno preferito affidarsi al male conosciuto piuttosto che a un possibile - ma ancora sconosciuto - bene. Mi sono consolata pensando che il progetto di Veltroni è appena cominciato e lo scossone che ha dato alla politica italiana darà presto i suoi frutti. Verena Guidi, Poggio Berni, Rn È andata male, ma bisogna ripartire subito Vivo a Torino, sono uno studente universitario e ho 24 anni. È stato un brutto colpo, per la terza volta in 14 anni il Cavaliere ha giocato al meglio le sue carte: comunicazione e sorriso ammaliante. Ma ciò che è ancor più preoccupante è la notevole crescita della Lega Nord. Mai come quest'anno ho seguito tanto la politica, ascoltato e letto le interviste dei vari leader dei rispettivi partiti e ho cercato di farlo nel modo più obiettivo possibile. Ho notato con piacere il modo in cui Walter Veltroni ha condotto questa campagna elettorale evitando il più possibile critiche al suo rivale concentrandosi sulla risoluzione dei tanti problemi che affliggono il nostro paese. Voglio rivolgere un appello ai componenti del Pd. Continuate con questa filosofia! Lasciamo da parte i continui bruschi attacchi verbali e sostituiamoli con critiche costruttive con tanto di soluzioni alternative. Facciamo vedere come è fatta e come lavora una grande opposizione. Giuseppe D'Emilio, Torino Troppe liti nel governo È stato facile per Berlusconi Inutile nascondere la delusione, obiettivamente non ho mai pensato di vincere. Come si poteva, due anni di governo litigioso insicuro e troppo preso dalla mania di sanare i debiti, da subito si dovevano fare delle cose per le classi sociali che in maggioranza rappresentiamo, invece no. Troppo impegnati a provare di essere giusti equilibrati, a spiegare alla gente poi faremo poi daremo, dateci tempo... forse non ci siamo ancora resi conto che la nostra è una società consumistica, e questo è il processo da gestire (naturalmente con giusta causa ) mi riferisco alle riforme, anche qui non fatte, sempre litigando. Siamo stati manna per Berlusconi e le sue tv, per cui bastava solo attendere, non c'è niente da meravigliarsi. Giovanni da Genova È stato inutile il mio voto disgiunto Pensavo di aver fatto bene a separare la mia preferenza tra camera e senato... La sinistra non può smettere di esistere, già con i risultati delle amministrative la differenza non sarà così netta e spero che Pd e Rifondazione (soprattutto) riescano a far sentire la propria voce. Nel frattempo propongo una scommessa: entro quanto tempo la Lega chiederà a Napolitano di dimettersi in quanto rappresentante di un partito non più presente nel parlamento italiano? Devo riconoscere a Maroni una frase che giudico corretta: loro hanno vinto sul territorio perché hanno saputo "intercettare" le richieste della gente su sicurezza e salari. Sul primo punto imputo alla sinistra tutta di aver lasciato che questo problema, ormai avvertito da grandissima parte della popolazione, rimanesse inascoltato e ormai in gestione alla Lega. Massimiliano Basso, Milano Dimenticati i bisogni della classe operaia La perdita del consenso del mondo proletario è la causa della sconfitta elettorale di tutta la sinistra. Il perché di questa perdita di consenso è la base per la riconquista politica del paese. Secondo il mio modesto parere è la perdita di comprensione dei reali bisogni della classe operaia la base di tutto. Il Pd si deve fare laboratorio di idee che vengano dalla base e non frutto di considerazioni verticistiche. Giovanni Frassinesi, Firenze Adesso opposizione onesta e costruttiva Comunque sia finita, grazie Walter per avermi fatto sentire ancora una volta libero. Adesso è il momento di fermarsi e restare a guardare le mosse del governo, ed intervenire in maniera sempre garbata e onesta come hai manifestato durante tutta la campagna e com'è peraltro nostra prerogativa. La grancassa, la chiamata alle armi le lasciamo ad altri uomini, che san di spettacolo. Mauro da Lucca Pesa ancora in conflitto di interessi Sono tanti i responsabili del trionfo berlusconiano e del ritorno al potere della destra più bieca. In primis gli italiani che "quando si ricordano d'essere italiani, son fascisti" e che vedono in Berlusconi uno di loro, lo sciupafemmine che vorrebbero essere, il mariuolo che riesce a truffare e a scansare i tribunali, l'incorreggibile evasore fiscale che è nell'animo della maggioranza degli italici, il magliaro tanto popolare, il barzallettiere da caserma, il vivi e lascia vivere sin che si può "fottendosene" di tutti e di tutto, importante è salvaguardare il proprio interesse etc. Ma queste cose si fa fatica ad ammetterle e così non si capisce perché anche gli operai, certi impiegati e le cassiere e tutti quelli che non hanno visto il vento nuovo che spirava lo hanno rivoluto. In secundis un problema che i governi di centrosinistra non hanno voluto affrontare e risolvere: il conflitto d'interesse. Ma c'è ancora qualcuno tra i dirigenti del Pd che crede che la tv e l'informazione non contino? Non si può competere contro un bombardamento di un tale "grande fratello". Il mondo è cambiato, l'Italia è cambiata e forse sarebbe il caso di ricordarlo anche ai geniali Salvi, Mussi, Bertinotti, Rizzo e compagnia. Nino Raviotta Il Pd ricominci dalla periferia La delusione è molta e palpabile in chi sperava in una nuova stagione col Pd. D'altro canto da un popolo che ha perso quasi tutti i valori di civiltà, che ha dimenticato la dittatura fascista e la guerra, le leggi razziali, cosa ci si poteva aspettare? Un popolo che apprezza ed elegge chi inneggia all'eroismo di un mafioso condannato all'ergastolo, che sorride alle gravi provocazioni fuciliere di Bossi e Lombardo, non può essere indifferente se non entusiasta della dittatura mediatica di Berlusconi. Veltroni deve partire da una catartica operazione di pulizia all'interno dello stesso partito democratico. Deve allontanare i mestieranti della politica, ce ne sono troppi. Un lavoro che deve partire dalla periferia. Davide Priori Il Pd e i suoi dirigenti devono trarne le conseguenze Primo. Sostenere L'Unità. Che nel nuovo panorama politico diventa l'unica voce dell'opposizione di sinistra istituzionale. L'antiberlusconismo potrà venir meno solo quando finirà quella enorme anomalia italiana rappresentata da Berlusconi, dal suo conflitto di interessi e dalla sua concezione privatistica della politica. Secondo. Diamo atto a Veltroni di aver fatto la cosa giusta e facciamo lo sconto di tutte le difficoltà di partenza. Però il punto di arrivo non è soddisfacente né per il Paese né per il Pd, che alla luce dei numeri ha semplicemente riunificato i voti Ds+sinistra, fallendo non solo la conquista del nord territoriale e del centro politico, ma persino la tenuta dei voti cattolici e moderati che sembrano perduti verso l'Udc. Un partito e un leader che vogliono essere seri e "moderni" devono prenderne atto e tirarne delle conseguenze. Felice Cappelluti Verso la Lega anche tanti artigiani Ciascuno di noi sapeva che i terribili guasti ereditati dal governo di centrosinistra in termini di consenso popolare erano insuperabili. Tuttavia ci abbiamo sperato. Grazie al Pd e alla strategia di Veltroni, abbiamo scongiurato il disastro toccato alla sinistra radicale che ha ritenuto si dovesse perseguire una linea politica che appare ed è vecchia in quanto -soprattutto- è incapace di guardare ai cambiamenti intervenuti nella nostra società. Dopo le elezioni perse, siamo parte di un grande Partito riformista che, però, deve ancora definire con precisione una identità che divenga chiaramente consapevolezza comune. Il primo compito, quindi, è quello di mantenere e consolidare il consenso che si è riusciti a polarizzare sul Pd, avendo la consapevolezza che almeno il dieci per cento di tale consenso è stato dato con "riserva" su alcuni aspetti dell'identità che non sono emersi appieno o che appaiono opachi. Mi riferisco ai temi della laicità, dei diritti civili, del lavoro. Occorrerà, inoltre, non indulgere in tentazioni "nordiste", sull'onda del pericoloso successo della Lega. Certo, la Lega è affar nostro perché è anche frutto dei nostri errori del passato anche recente. E, soprattutto, perché il suo elettorato non è fatto solo dalla parte più becera e ottusa della borghesia settentrionale, ma da tanti artigiani, commercianti, operai, piccoli e medi imprenditori le cui difficoltà sono state e sono strumentalizzate e trasformate in cieca protesta. Domenico D'Agostino, Venezia Bene il Pd. Sinistra ko per il caso Campania Considero positivo il risultato del Pd: credo che nessuno potesse immaginare, all'inizio della campagna elettorale, che l'alleanza Pd-Idv andasse oltre il 38%, quindi rafforzando l'elettorato del 2006. Purtroppo questa tenuta non è stata accompagnata da una affermazione dell'Arcobaleno, che avrebbe messo in discussione l'attribuzione di alcuni seggi senatoriali e resa più complicato il percorso del Pdl. Al riguardo, secondo me il crollo dell'Arcobaleno è legato alla presenza dei Verdi, forza poco credibile in ragione del suo leader e della rovinosa situazione in Campania. Alessandro Bartolozzi Contiamo nelle capacità di Walter Io ho sempre mal accettato di correre da soli noi del Pd, poi tutte queste autocritiche sul governo litigioso , invece di mettere in grossa evidenza (nei pocchi momenti a nostra disposizione) in modo chiaro le cose positive che il governo Prodi ha fatto ed era in procinto di fare. È Mastella che ha fatto cadere il Governo. La dialettica interna (anche se a volte molto eccessivamente esternalizzata) è il sale della democrazia e può contribuire a migliorare le scelte da fare. Detto questo bisogna guardare avanti e smetterla di farsi del male. A questo punto non ci rimane che contare nelle capacità di Veltroni, per evitare il peggio. Ivana Facchini Ripartiremo daccapo Non ho più parole da spendere, mi sono spesa tanto, svolantinando, cercando di parlare con la gente, non ho più parole per esprimere la mia amarezza. Siamo un popolo analfabeta, alfabetizzato dalla televisione degli anni 50-60, e non abbiamo un minimo di spirito critico per capire le cose, se siamo arrivati a pensare che la Lega possa rappresentare i lavoratori al posto della sinistra. Che una destra xenofoba, razzista, mafiosa, populista, demagogica ci possa governare, non ho più parole... ho già ringraziato i vari vaffa grillo, rifondazione che ha remato sempre contro Prodi, (che è l'unico che ha sempre sconfitto Berlusconi, e lo hanno sempre buttato giù appena sanati i conti dello Stato...), e tutti quelli che si sento orgogliosi di essere padani e pregare il dio po... (la chiesa non ha mai detto niente a proposito di questo disgustoso rito pagano... ). Niente da fare, torneremo in piazza, dobbiamo ripartire di nuovo da capo. Silvana Erasmi, Parma Per batterlo bisogna che... governi Secondo me, non c'è da stupirsi. Berlusconi è lo specchio collettivo dell'individuale che c'è negli italiani: una tipologia di persona egoista e senza scrupoli... Ma per uscire dall'incantesimo, bisogna che lui governi e che stia lì fino allo smascheramento finale. Che magari arriverà proprio attraverso Bossi... così come la caduta di Prodi è arrivata (come nel '96) da Bertinotti. Questo è l'unico modo per l'Italia di evolvere e per liberarsi definitivamente di lui. Francesca da Bologna Si perde con una sinistra vecchia e divisa Ancora una volta, secondo me, Berlusconi si è giovato di una Sinistra che si è presentata divisa, dopo aver governato divisa. Si è pagato lo scotto di due anni di "No" grazie ai vari Pecoraro Scanio, Diliberto, Mussi, Bertinotti che hanno continuato ad avere una visione politica dell'800. Non si può governare e remare nel contempo contro se stessi; non si può pretendere che un cespuglio abbia lo stesso valore di un albero; non si può pretendere di rappresentare l'intera classe dei lavoratori pur valendo l'1%; non si può pensare che la classe lavorativa sia identica a quella dell'800. Antonello Selvaggi, Taranto Tremo pensando al futuro del mio paese Eccoci dunque di fronte ad una debacle senza precedenti. In cuor mio sono convinto che Walter abbia fatto tutto il possibile e lo ha fatto intelligentemente, costringendo spesso il principale esponente del partito avversario alla rincorsa. Eppure... neanche il coraggio, la franchezza, la risolutezza e l'entusiasmo che ha messo in questa campagna elettorale è bastato. Sono scosso e tremo al pensiero di come questo nostro paese potrebbe diventare. Non ci sono neanche i numeri per un'opposizione efficace. Luca Minguzzi Non si sperava neanche di superare il 35 per cento Il risultato del Pd è un successo. Mai avevo sperato si potesse fare qualcosa di più. Il 34-35% dei voti è un dato superato nella storia solo dalla Dc dei tempi d'oro ed eguaglia, forse migliora, il miglior risultato del Pci di Berlinguer. L'Italia è ancora abituata alle conseguenze elettorali del sistema proporzionale e non percepisce i pericoli che si annidano dietro un maggioritario in cui uno dei due schieramenti è rappresentato dalla destra più sprovveduta che esista in un paese cosiddetto democratico. Ciò che mi preoccupa di più di questa destra è infatti la totale assenza di persone all'altezza del compito di governare. Elisabetta Bongiasca Bisogna tornare all'attivismo in piazza La costernazione si declina con la consapevolezza che a noi Italiani piace credere più alle regalie dei potenti che alla forza di un progetto di legalità. Il raccapriccio nasce dalla consapevolezza che ora più che mai saremo nelle mani di Bossi... (e dei Calderoli, Borghezio, Castelli) Non potevamo fare di meglio, è comunque un risultato eccezionale. L'importante ora è tornare a fare attivismo di massa nelle strade, oltre ad influire quanto più possibile in Parlamento. Maurizio Corradi I voti si prendono a sinistra Prodi ko per la destra La sconfitta c'è stata e netta. I voti per diventare partito di maggioranza andavano e vanno presi dal versante della sinistra, cui invece si sono volutamente ascrivere tutte le responsabilità del fallimento del governo Prodi, ignorando che questo è invece caduto per mano di personaggi ora al servizio del vincitore. Romano Zarantonello Non prendiamocela con Veltroni Viene voglia di andare via, di lasciare questo paese per non sopportare le feste sguaiate dei vari Gasparri, Schifani e allegra compagnia... Rabbrividisco al pensiero di ciò che diranno le altre nazioni di noi. L'amarezza è tanta, ma allo stesso tempo c'è la consapevolezza che la strada intrapresa dal Pd è quella giusta, oggi si sono gettate le basi per la vittoria di domani. Veltroni non sia dilapidato in inutili processi sommari. Francesco Parrinello Un po' di ascolto per la sinistra Spero solo una cosa che il Pd non passi il tempo a scannarsi al proprio interno e che non insegua la Lega, ma la contrasti. Per favore non cerchiamo di conquistare il nord dando addosso agli stranieri e dicendo che il federalismo fiscale è buono e bello. Io ho votato Pd al Senato e Sa alla Camera e non penso di essere stata la sola a fare questa scelta, mi piacerebbe da parte del Pd un po' di ascolto anche nei confronti di chi è ancora di sinistra e non è cattolico. Emma Porro Non abbiamo difeso operai e insegnanti Sono un operaio della Fiat, lavoro in catena di montaggio alla Magneti Marelli di Bologna. Oggi è finito il 900. Dopo un lungo travaglio durato quasi vent'anni, oggi, 15 marzo 2008, il 900 è proprio finito. Non un solo partito della tradizione politica italiana siederà in parlamento: non più i socialisti, non più i comunisti, non più i democristiani. Purtroppo il risultato elettorale è stato catastrofico. Tante le spiegazioni. Quella che mi sembra più convincente è questa: la sinistra al governo non ha avuto il coraggio di tutelare il proprio elettorato. Attenta come era ad accreditarsi con Merryl Linch, Moody's ecc., piuttosto di mettere una piccolissima tassa sulle rendite ha preferito fare cassa coi ticket sulla sanità scontentando una fascia enorme di popolazione. Sulla precarietà ha fatto poco e non è stata di conseguenza credibile nell'ultimo appello elettorale. Non ha nemmeno dato qualche segnale di rispetto o di attenzione ai suoi elettori. La gente non sa nemmeno che cosa sia la Banca centrale europea, nemmeno sa cosa sia Merryl Linch. Il centrodestra quando va al governo i suoi li tutela: condono edilizio e fiscale, depenalizzazione del falso in bilancio, rientro dei capitali dall'estero ecc. E noi? Cosa abbiamo offerto ai lavoratori dipendenti? Cosa agli insegnanti e agli operai?Gianni Bortolini (a cura di Paola Zanca).

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Berlusconi perde voti al Nord, ma la Lega raddoppia Veltroni cresce rispetto all'Ulivo 2006. L'exploit Di Pietro: aumenta di oltre 400mila voti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi perde voti al Nord, ma la Lega raddoppia Veltroni cresce rispetto all'Ulivo 2006. L'exploit Di Pietro: aumenta di oltre 400mila voti di Vladimiro Frulletti / Roma IL PD che prende più voti dell'Ulivo 2006, Di Pietro che raddoppia, la Lega Nord che tocca i suoi massimi storici e il Pdl che al Nord lascia per strada parecchi consensi. Guardando dentro i numeri assoluti delle elezioni e confrontandoli rispetto a quelli di due anni si scoprono qualche sorprese. Il non voto Ad esempio che ai conteggi finali mancano quasi 2 milioni di voti validi. Erano 38milioni e 153mila nel 2006, sono 36 e 452mila oggi. Colpa delle astensioni. Si è votato di meno: dall'83,6 del 2006 all'80,5 di domenica e lunedì. Stanno sopra la media nazionale le regioni del nord, eccetto Liguria e Valle D'Aosta, e del centro con il record di votanti dell'Emilia Romagna (86,2%). Stanno sotto le regioni del sud dove la maglia nera della partecipazione spetta alla Calabria col 71,4%. Il Pd sale, Di Pietro raddoppia va generalmente bene ovunque. Rispetto a due anni fa conta 12 milioni di voti alla Camera e 11 milioni al Senato dove ne guadagna circa 1milione 400mila rispetto alla somma Ds e Margherita del 2006. Ma per Veltroni il grande balzo lo fa Di Pietro che aumenta di oltre 700mila voti alla Camera e 400mila al Senato superando il milione e mezzo di voti a Montecitorio e 1milione e 400 al Senato. Così l'ex pm ha 12 deputati (da 16 a 28) e 4 senatori (da 10 a 14) in più. Invece il Pd perde 9 deputati scendendo da 220 (ma c'erano anche i mussiani) a 211 e guadagna 15 senatori (da 101 a 116. Il Pd rispetto all'Ulivo 2006 sale di molto nel Lazio 1, cioè Roma, dove guadagna più di 100mila voti cioè oltre il 7%. Anche se la punta più alta è in Toscana col 46,8%. Poche le eccezioni a parte il clamoroso Molise. Nella terra di Tonino il Pd perde 27mila voti (meno 12%), mentre l'Italia dei Valori ne aumenta di 37mila (più 19%). I numeri negativi vengono dal Piemonte, dalla Liguria e dal Sud. Il Pdl invece vince andando indietro: perde rispetto alla somma di Forza Italia e An (più i vari Rotondi, Mussolini e Pensionati) circa 1 milione di voti alla Camera e ben 400mila al Senato. Passi indietro che si registrano soprattutto al Nord. Meno 90mila in Piemonte; quasi 400mila in Lombardia e Veneto. Per fortuna di Berlusconi però c'è la Lega che in tutto il nord avanza più del doppio rispetto alle perdite del Pdl. Fa più 170mila in Piemonte; più 580mila in Lombardia; più 470mila in Veneto. Una crescita che arriva giù giù fino all'Emilia dove tocca l'8%. Il Pdl invece fa da solo nel sud: o avanza come in Campania (più 250mila voti), in Calabria (più 100mila) e in Sicilia (più 140mila), o , quando gli va male, non perde nulla. Senza poi contare che almeno in casa l'autonomista siciliano Raffaele Lombardo va bene: oltre la metà dei suoi 410mila voti li prende nella sua Sicilia.Alla fine il Pdl conta 64 deputati e 22 senatori in più di quelli che avevano Forza Italia e An. Lombardo elegge 8 deputati e 2 senatori. Ma il vero exploit è della Lega Nord: Bossi conquista 60 deputati (34 in più) e 25 senatori (13 in più). L'Udc si difende e resta in parlamento anche se rispetto a due anni fa perde quasi 500mila voti che gli costano 3 deputati e ben 18 senatori. Da 2milioni e mezzo alla camera del 2006 scende a 2milioni. A Palazzo Madama ne porta solo 3 e tutti grazie ai quasi 240mila voti presi da Totò Cuffaro nella sua Sicilia. La Sinistra Arcobaleno invece è scomparsa. Partiva dai quasi 3milioni e 900mila voti (Prc più Pdci, più Verdi) del 2006. Ha ridotto la sua forza a meno di un terzo: 1milione e 124mila voti. Non l'hanno rivotata oltre 2milioni e 700mila persone. Andare a chiedergli perché sarebbe già un buon inizio.

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Prodi amaro: Il silenzio è dissenso L'ex premier in Usa. La maggioranza che non mi ha seguito è stata punita dalle urne (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Prodi amaro: "Il silenzio è dissenso" L'ex premier in Usa. "La maggioranza che non mi ha seguito è stata punita dalle urne..." di Ninni Andriolo inviato a New York UN SILENZIO ELOQUENTE, dopo il giudizio di Veltroni sul governo. Romano Prodi non commenta ufficialmente il responso delle urne. "Preferisce concentrarsi sugli incontri che avrà al Consiglio di Sicurezza dell'Onu", spiegano i collaboratori, durante il volo che porta il Presidente del Consiglio da Roma a New York. Il Professore, in realtà, è amareggiato, deluso da un percorso politico che ha riportato Berlusconi a Palazzo Chigi. "Il silenzio è dissenso in questo caso", lasciano cadere lì dallo staff. Ed è chiaro che non si riferiscono "al rispetto che si deve per il voto degli italiani". Anche Prodi, però, aveva sperato nel miracolo, in una rimonta che portasse il Partito democratico "fino alla vittoria". Così non è stato e gli spettri del recente passato tornano a riaffiorare con insistenza. Come il rammarico per quello che il suo entourage definisce "il cammino interrotto del governo che se fosse stato completato avrebbe dato buoni frutti, utili a superare le incomprensioni dei primi anni di risanamento dei conti". Gli "italiani avrebbero capito" e "la redistribuzione avrebbe prodotto sviluppo e maggiore equità sociale". L'amarezza, in sostanza, è riservata a una maggioranza che "non lo ha seguito fino in fondo, si è disunita e alla fine è stata punita dalle urne". Obiettivi che il Professore non crede voglia raggiungere Berlusconi, che ha con lo Stato e con il bene pubblico un rapporto opposto al suo. "Io Berlusconi l'ho battuto due volte", ricordava giovedì scorso il premier davanti ai centomila che invadevano Piazza Maggiore per godersi l'abbraccio tra "Romano e Walter". E il concetto, in queste ore, è stato ripetuto più volte. Ma il Cavaliere è stato battuto due volte e due volte è ritornato in sella. Mentre il Professore due volte vincitore è stato costretto a far le valigie sempre prima del tempo. Materia di riflessione anche per un premier che qualche errore l'avrà pure commesso, posto che gli sbagli non sono sempre e comunque colpa degli altri. Ma l'amarezza di Prodi, se non addirittura la rabbia, è rivolta "a chi ha contribuito a minare la stabilità dell'esecutivo e si ritrova adesso fuori del Parlamento", ai Mastella o ai Bertinotti dai quali si sarebbe aspettato una solidarietà di maggioranza che invece è mancata. Non è il premier comunque che pronuncia apertamente parole di condanna nei confronti di chi, alla fine, "ha pagato un duro prezzo, rimanendo fuori dai giochi". Ligio alla consegna del riserbo che deve mantenere "chi ricopre ancora una carica istituzionale", Prodi non apre apertamente alcun contenzioso. Ma le confidenze dei suoi collaboratori descrivono un clima. Come il sarcasmo riservato da Silvio Sircana a Bertinotti, nella serata difficile del voto, mentre lo spoglio decretava la sconfitta della Sinistra Arcobaleno alla Camera e al Senato. "E adesso - spiegava il portavoce del governo - a Fausto non resta che bere un bel brodino con il suo poeta morente...". Un'allusione a quell'intervista in cui il Presidente della Camera, citando Flaiano, dava in realtà una sorta di ben servito a Romano Prodi e al suo governo. Non l'unica, né la prima dichiarazione al cianuro spedita da Palazzo Madama a Palazzo Chigi. Ma sul volo per New York, in realtà, il Professore evita di dare sfogo all'amarezza su "ciò che si poteva fare e non si è riusciti a fare per questo Paese, perché non c'è stato tempo" e si concentra sui temi dei conflitti in Africa, sull'impennata dei prezzi dei prodotti agricoli e sui biocarburanti che saranno al centro della sua missione all'Onu e che "sono rimasti lontani dalla campagna elettorale italiana". Oggi il premier parteciperà alla riunione del Consiglio di Sicurezza, poi incontrerà per un faccia a faccia il presidente delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, infine i leader della Somalia e del Sudafrica. "La gente ha capito chi logorava l'esecutivo - ha ripetuto Prodi in questi giorni allo staff - e proprio su quei leader rissosi e minacciosi la volontà popolare ha fatto cadere la mannaia del consenso". La campagna elettorale del Pd? I commenti sono sempre quelli: "Walter ha fatto un ottimo lavoro, oggi il Partito democratico è una realtà con la quale tutti devono fare i conti". Qualora ci fosse qualche motivo di disappunto, il Professore se lo tiene per sé e ben stretto. Almeno per il momento.

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VENETO 1 PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Niccolò Ghedini, Alberto Giorgetti, Al (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del VENETO 1 PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Niccolò Ghedini, Alberto Giorgetti, Aldo Brancher, Francesco De Luca, Filippo Ascierto, Marino Zorzato, Lorena Milanato. LEGA:Umberto Bossi, Stefano Stefani, Matteo Bragantini, Manuela Dal Lago, Francesca Martini, Massimo Bitonci, Paola Goisis, Alessandro Montagnoli, Manuela Lanzarin, Emanuela Munerato. UDC:Pier Ferdinando Casini, Roberto Rao. PD:Massimo Calearo, Alessandro Naccarato, Anna Miotto, Federica Mogherini, Giampaolo Fogliardi, Gian Pietro Dal Moro, Federico Testa, Daniela Sbrollini. IDV:Antonio Di Pietro. VENETO 2 PD:Rosy Bindi, Andrea Martella, Pier Paolo Baretta, Simonetta Rubinato, Rodolfo Viola, Delia Murer. IDV:Antonio Di Pietro. LEGA:Umberto Bossi, Gianpaolo Dozzo, Guido Dussin, Corrado Callegari, Luciano Dussin, Franco Gidoni. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Renato Brunetta, Adolfo Urso, Fabio Gava, Valentino Valentini. UDC:Rocco Buttiglione. FRIULI VENEZIA GIULIA LEGA:Umberto Bossi, Fulvio Follegot. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Franco Frattini, Roberto Menia, Roberto Antonione. UDC:Pier Ferdinando Casini. PD:Cesare Damiano, Alessandro Maran, Ivano Strizzolo, Ettore Rosato. IDV:Antonio Di Pietro. VALLE D'AOSTA AUT.LIB. DEMOCRATIE:Roberto Nicco. TRENTINO ALTO ADIGE LEGA:Umberto Bossi. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Manuela Di Centa. PD:Gianclaudio Bressa, Laura Froner, Marialuisa Gnecchi. SVP:Siegfried Brugger, Karl Zeller EMILIA ROMAGNA PD:Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini, Donata Lenzi, Maurizio Migliavacca, Pierluigi Castagnetti, Carmen Motta, Ivano Miglioli, Salvatore Vassallo, Maino Marchi, Sandra Zampa, Massimo Marchignoli, Antonio La Forgia, Alessandro Bratti, Gabriele Albonetti, Marco Beltrandi, Elisa Marchioni, Sandro Brandolini, Manuela Ghizzoni, Gianluca Benamati, Paola De Micheli. IDV:Antonio Di Pietro, Silvana Mura. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Michela Vittoria Brambilla, Pietro Lunardi, Tommaso Foti, Giancarlo Mazzuca, Fabio Garagnani, Enzo Raisi, Giorgio Lainati, Anna Maria Bernini, Emerenzio Barbieri, Sergio Pizzolante, Francesco Biava, Isabella Bertolini, Giuliano Cazzola. UDC:Pier Ferdinando Casini, Michele Vietti. LEGA:Umberto Bossi, Angelo Alessandri, Gianluca Pini, Fabio Rainieri. TOSCANA UDC:Francesco Bosi Luisa Capitanio. PD:Michele Ventura, Rosy Bindi, Giovanni Cuperlo, Paolo Fontanelli, Antonello Giacomelli, Franco Ceccuzzi, Ermete Realacci, Donella Mattesini, Alberto Fluvi, Lido Scarpetti, Andrea Lulli, Andrea Rigoni, Raffaella Mariani, Luca Sani, Silvia Velo, Rosa De Pasquale, Maria Grazia Gatti, Rolando Nannicini, Susanna Cenni. IDV:Fabio Evangelisti. PDL:Paolo Bonaiuti, Elio Vito, Riccardo Migliori, Denis Verdini, Marco Martinelli, Deborah Bergamin, Massimo Parisi, Flavia Perina, Riccardo Mazzoni, Roberto Tortoli, Maurizio Bianconi, Monica Faenzi, Gabriele Toccafondi, Lucio Barani, Alessio Bonciani. LEGA:Luca Paolini. UMBRIA PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Roberto Speciale, Pietro Laffranco. PD:Marina Sereni, Gianpiero Bocci, Walter Verini, Sandro Gozi, Carlo Trappolino. MARCHE PD:Maria Merloni, Oriano Giovanelli, Lapo Pistelli. Luciano Agostini, Massimo Vannucci, Letizia De Torre, Mario Cavallaro. IDV:Antonio Di Pietro. UDC:Pier Ferdinando Casini LEGA:Umberto Bossi. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Giorgio La Malfa, Remigio Ceroni, Carlo Ciccioli, Simone Baldelli. LAZIO 1 UDC:Pier Ferdinando Casini, Mario Baccini. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Giovanni Alemanno, Fabrizio Cicchitto, Francesco Giro, Giulia Bongiorno, Sestino Giacomoni, Giuseppe Consolo, Mario Pescante, Antonio Mazzocchi, Beatrice Lorenzin, Silvano Moffa, Melania De Nichilo, Francesco Proietti, Fiorella Ceccacci, Vincenzo Piso, Paolo Guzzanti, Giorgio Simeoni, Domenico Di Virgilio, Marco Marsilio. PD:Maria Anna Madia, Walter Veltroni, Paolo Gentiloni, Giovanna Melandri, Enrico Gasbarra, Michele Meta, Ileana Argentin, Massimo Pompili, Renzo Carella, Roberto Morassut, Roberto Giachetti, Walter Tocci, Maria Coscia, Giovanni Bachelet, Pietro Tidei, Pierfausto Recchia. IDV:Antonio Di Pietro, Jean Leonard Touadi. LAZIO 2 UDC:Pier Ferdinando Casini. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Rocco Crimi, Giorgia Meloni, Eugenia Roccella, Fabio Rampelli, Gianfranco Conte, Cosimo Ventucci, Francesco Aracri. PD:Donatella Ferranti, Giuseppe Fioroni, Ugo Sposetti, Maria Teresa Amici, Matteo Mecacci. ABRUZZO PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Maurizio Scelli, Carla Castellani, Sabatino Aracu, Paola Pelino, Marcello De Angelis. UDC:Pier Ferdinando Casini. PD:Livia turco, Giovanni Lolli, Lanfranco Tenaglia, Tommaso Ginobile, Vittoria D'Incecco. MOLISE PDL:Silvio Berlusconi, Sabrina De Camillis. IDV:Antonio Di Pietro. CAMPANIA 1 IDV:Antonio Di Pietro, Aniello Formisano. PD:Massimo D'Alema, Luigi Nicolais, Giulio Santagata, Olga D'Antona, Donato Mosella, Salvatore Piccolo, Luisa Bossa, Pasquale Ciriello, Andrea Sarubbi, Eugenio Mazzarella. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Stefano Caldoro, Alessandra Mussolini, Italo Bocchino, Luigi Cesaro, Paolo Russo, Giuseppina Castiello, Giampiero Catone, Massimo Nicolucci, Marcello Taglialatela, Giuseppe Scalera, Gioacchino Alfano, Amedeo Laboccetta, Maurizio Iapicca, Marcello Di Caterina, Daniela Melchiorre, Alfonso Papa. MPA:Raffaele Lombardo. UDC:Pier Ferdinando Casini, Ferdinando Adornato CAMPANIA 2 MPA:Raffaele Lombardo. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Maria Carfagna, Nicola Cosentino, Mario Landolfi, Giancarlo Lehner, Nunzia De Girolamo, Edmondo Cirielli, Mario Pepe, Marco Milanese, Giulia Cosenza, Michela Biancofiore, Gennaro Malgieri, Marco Pugliese, Pasquale Vessa, Gerardo Soglia. PD:Pina Picierno, Walter Veltroni, Tino Iannuzzi, Guglielmo Vaccaro, Costantino Boffa, Luciana Pedoto, Fulvio Bonavitacola, Mario Pepe, Stefano Graziano. IDV:Antonio Di Pietro. UDC:Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa. PUGLIA PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Raffaele Fitto, Alfredo Mantovano, Antonio Leone, Donato Bruno, Luigi Vitali, Antonio Buonfiglio, Pietro Franzoso, Luigi Lazzari, Francesco Divella, Simeone Di Cagno, Gabriella Carlucci, Ugo Lisi, Italo Tanoni, Elvira Savino, Carmine Patarino, Vincenzo Barba, Antonio Distaso, Souad Sbai, Giuseppe Calderisi, Barbara Mannucci, Francesco Sisto. MPA:Raffaele Lombardo. UDC:Lorenzo Cesa, Rocco Buttiglione, Salvatore Ruggeri, Angelo Cera. PD:Massimo D'Alema, Margherita Mastromauro, Gerolamo Grassi, Michele Bordo, Teresa Bellanova, Cinzia Capano, Alberto Losacco, Ludovico Vico, Anna Paola Concia, Antonio Gaglione, Lorenzo Ria, Giuseppina Servodio, Dario Ginefra. IDV:Antonio Di Pietro, Pierfelice Zazzera. BASILICATA PD:Salvatore Margiotta, Antonio Luongo, Elisabetta Zamparutti. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Donato Lamorte. CALABRIA PD:Marco Minniti, Rosa Maria Calipari, Nicodemo Oliverio, Francesco Laratta, Doris Lo Moro, Maria Grazia Laganà Fortugno, Cesare Marini. IDV:Antonio Di Pietro. UDC:Pier Ferdinando Casini, Giuseppe Naro. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Francesco Nucara, Santo Versace, Giovanni Dima, Giancarlo Pittella, Jole Santelli, Angela Napoli, Consolata Golfo, Giuseppe Galati, Ida D'Ippolito. MPA:Raffaele Lombardo. SICILIA 1 PD:Giuseppe Fioroni, Alessandra Siragusa, Angelo Capodicasa, Sergio D'Antoni, Pierdomenico Martino, Daniela Cardinale, Enzo Carra. IDV:Leoluca Orlando. UDC:Pier Ferdinando Casini, Francesco Saverio Romano, Calogero Mannino. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Giovanni Miccichè, Angelino Alfano, Giuseppe Scalia, Enrico La Loggia, Giuseppe Fallica, Salvatore Misuraca, Antonino Lo Presti, Giuseppe Marinello, Gaspare Giudice, Vincenzo Fontana, Nicolò Cristaldi. MPA: Raffaele Lombardo SICILIA 2 PD:Giuseppe Beretta, Walter Veltroni, Francantonio Genovese, Rita Bernardini, Franco Ricardo Levi, Marco Causi, Giovanni Burtone. IDV:Leoluca Orlando. UDC:Lorenzo Cesa, Giuseppe Naro. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Antonio Martino, Stefania Prestigiacomo, Carmelo Briguglio, Umberto Scapagnini, Francesco Stagno d'Alcontres, Francesco Catanoso Genovese, Giuseppe Palumbo, Antonino Germanà, Benedetto Granata, Antonino Minardo, Gianfranco Grimaldi, Barbara Saltamartini, Vincenzo Gibiino. MPA:Raffaele Lombardo, Lino Leanza, Carmelo Lo Monte. SARDEGNA PD:Arturo Parisi, Amalia Schirru, Paolo Fadda, Caterina Pes, Giulio Calvisi, Siro Marrocu, Guido Melis. IDV:Antonio Di Pietro UDC:Pier Ferdinando Casini. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Mauro Pili, Bruno Murgia, Salvatore Cicu, Giuseppe Cossiga, Carmelo Porcu, Pietro Testoni, Settimo Nizzi. LIGURIA PD:Giovanna Melandri, Andrea Orlando, Francesco Saverio Garofani, Mario Tullo, Massimo Zunino, Sabina Rossa. IDV:Antonio Di Pietro. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Claudio Scajola, Fiamma Nirenstein, Sandro Biasiotti, Gabriella Mondello, Eugenio Minasso. LEGA:Umberto Bossi, Eugenio Minasso. UDC:Pier Ferdinando Casini.

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ABRUZZO PD:Legnini Giovanni, Marini Franco IDV:Mascitelli Alfonso PDL:Di Ste (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del ABRUZZO PD:Legnini Giovanni, Marini Franco IDV:Mascitelli Alfonso PDL:Di Stefano Fabrizio, Pastore Andrea, Piccone Filippo Tancredi BASILICATA PD:Bubbico Filippo, Chiurazzi Carlo, Latorre Nicola IDV:Belisario Felice PDL:Digilio Egidio,Latronico Cosimo, Viceconte Guido CALABRIA PDL:Bevilacqua Francesco, Caligiuri Battista, Gentile Antonio, Palma Nitto, Speziali Vincenzo, Valentino Giuseppe PD:Bianchi Dorina, Bruno Francesco, De Sena Luigi, Mazzuconi Daniela CAMPANIA PD:Andria Alfonso, Armato Teresa, Carloni Anna Maria, Chiaromonte Franca, De Luca Vincenzo, Follini Marco Incostante Maria, Musi Adriano, Sircana Silvio, Villari Riccardo IDV: Di Nardo Aniello, Russo Giacinto. PDL:Calabrò Raffaele, Compagna Luigi, Contini Barbara Coronella Gennaro, De Feo Diana, De Gregorio Sergio, Espostio Giuseppe, Fasano Vincenzo, Giuliano Pasquale Izzo Cosimo, Lauro Raffaele, Nespoli Vincenzo Paravia Antonio, Pontone Francesco, Sarro Carlo, Sibilia Cosimo, Vetrella Sergio, Viespoli Pasquale. EMILIA ROMAGNA PD:Barbolini Giuliano, Bastico Mariangela, Bertuzzi Maria Teresa, Finocchiaro Anna, Ghedini Rita, Mercatali Widmer, Pignedoli Leana, Sangalli Giancarlo Soliani Albertina, Vitali Walter, Zavoli Sergio IDV:Li Gotti Luigi. PDL:Balboni Alberto, Berselli Filippo, Bettamio Giampaolo Bianconi Laura, Germontani Maria Ida, Giovanardi Carlo, Palmizio Elio. LEGA:Castelli Roberto, Torri Giovanni. FRIULI VENEZIA GIULIA PDL:Camber Giulio, Collinoi Giovanni, Saro Giuseppe. LEGA:Calderoli Roberto. PD:Blazina Tamara, Pegorer Carlo, Pertoldi Flavio LAZIO PD:Cosentino Lionello, Del Vecchio Mauro, D'Ubaldo Lucio Finocchiaro Anna, Garavaglia M. Pia, Gasbarri Mario, Marini Franco, Mario Ignazio, Milana Riccardo, Ranucci Raffaele, Zanda Luigi IDV:Pedica Stefano. PDL:Allegrini Laura, Augello Andrea, Barelli Paolo, Ciarrapico Giuseppe, Cicolani Angelo Maria Cursi Cesare, Cutrufo Mauro, De Angelis Candido, De Lillo Stefano, Dini Lamberto, Fazzone Claudio, Gasparri Maurizio, Gramazio Domenico, Pera Marcello, Tofani Oreste. LIGURIA PDL:Bornacin Giorgio, Boscetto Gabriele, Musso Enrico, Orsi Franco. LEGA:Castelli Roberto PD Gustavino Claudio, Lusi Luigi, Pinotti Roberta LOMBARDIA PD:Adamo Marilena, Baio Emanuela, Bassoli Fiorenza Bosone Daniele, Ceruti Mauro, D'Ambrosio Gerardo Fontana Cinzia, Galperti Guido, Ichino Pietro, Roilo Giorgio, Rossi Paolo, Rusconi Antonio, Treu Tiziano, Veronesi Umberto, Vimercati Luigi IDV:Astorre Giuseppe, Carlino Giuseppe. PDL:Butti Alessio, Caliendo Giacomo, Cantoni Gianpiero, Carrara Valerio, Caruso Antonino, Colli Ombretta Comincioli Romano, Dell'Utri Marcello, Formigoni Roberto, Gamba Pierfrencesco, Mantica Alfredo, Mantovani Mario, Messin Alfredo, Possa Guido, Sciascia Salvatore, Scotti Luigi, Serafini Giancarlo, Tomassini Antonio, Valditara Giuseppe. LEGA:Bodega Lorenzo, Calderoli Roberto, Castelli Roberto Garavaglia Massimo, Leoni Giuseppe, Mauro Rosa, Mazzatorta Sandro, Monti Cesarino, Mura Roberto, Rizzi Fabio, Valli Armando. MARCHE PDL:Baldassari Mario, Casoli Francesco, Piscitelli Salvatore. PD:Amati Silvana, Magistrelli Marina, Morri Fabrizio, Rossi Nicola, Tonini Giorgio MOLISE IDV:Astore Giuseppe. PDL:Di Giacomo Ulisse PIEMONTE IDV:Bugnano Patrizia. PDL: Fluttero Andrea, Ghigo Enzo, Malan Lucio, Martinat Ugo, Menardi Giuseppe, Piccioni Lorenzo, Pichetto Fratin Gilberto, Rizzotti Maria, Scarabosio Aldo Zanetta Walter. LEGA:Calderoli Roberto, Davico Michelino, Montani Enrico. PD:Biondelli Franca, Bonino Emma, Ceccanti Stefano Della Seta Roberto, Leddi Maria, Marcenaro Pietro, Marino Maura, Negri Magda PUGLIA PD:Carofiglio Giovanni, De Castro Paolo, Latorre Nicola, Maritati Alberto, Mongiello Colomba, Poretti Donatella, Procacci Giovanni, Tomaselli Salvatore IDV:Belisario Felice. PDL:Amoruso Francesco, Azzolini Antonio, Costa Rosario, D'Ambrosio Lettieri Luigi, Gallo Cosimo, Grillo Luigi, Licastro Scardino Simonetta, Mazzaracchio Salvatore, Morra Carmelo, Nessa Pasquale, Poli Bortone Adriana, Saccomanno Michele. SARDEGNA PDL:Delogu Mariano, Massidda Piergiorgio, Pisanu Giuseppe Saltamartini Filippo, Sanciu Fedele. PD:Cabras Antonello, Sanna Francesco, Sbarbati Luciana, Scanu Gian Piero SICILIA IDV:Giambrone Fabio. PDL: Alicata Bruno, Battaglia Antonio, Centaro Roberto D'Alì Antonio, Ferrara Francesco, Firrarello Giuseppe, Fleres Salvatore, Galioto Vincenzo, Nania Domenico, Schifani Renato, Stancanelli Raffaele, Vicari Simona, Vizzini Carlo. MPA:Oliva Vincenzo, Pistorio Giovanni. PD:Adragna Benedetto, Bianco Enzo, Crisafulli Vladimiro Garraffa Costantino, Lumia Giuseppe, Papania Antonio Serafini Anna Maria. UDC:Antinoro Antonello, Cuffaro Salvatore, D'Alia Giampiero TOSCANA PD:Chiti Vannino, Della Monica Silvia, Filippi Marco, Franco Vittoria, Granaiola Manuela, Livi Bacci Massimo, Marcucci Andrea, Passoni Achille, Perduca Marco, Serra Achille IDV:Pardi Pancho. PDL:Amato Pietro, Baldini Massimo, Bondi Sandro, Matteoli Altero, Mugnai Franco, Quagliariello Gaetano, Totaro Achille. TRENTINO ALTO ADIGE PDL:De Eccher Cristiano, Divina Sergio, Santini Giacomo. SVP:Pinzger Manfred, Thaler Ausserhofer Helga SVP-INS.:Molinari Claudio, Peterlini Oskar UMBRIA PDL:Asciutti Franco, Benedetti Valentini, Spadoni Urbani Ada. PD:Agostini Mauro, Di Girolamo Leopoldo, Fioroni Anna Rita, Rutelli Francesco VALLE D'AOSTA VALLEE D'AOSTE:Fosson Antonio VENETO PD:Casson Felice, Donaggio Cecilia, Fistarol Maurizio Garavaglia Mariapia, Giaretta Paolo, Morando Enrico Nerozzi Paolo, Stradiotto Marco. IDV:Lannutti Elio PDL:Albertini Maria, Bonfrisco Anna, Castro Maurizio Galan Giancarlo, Ramponi Luigi, Sacconi Maurizio Saia Maurizio, Scarpa Bonazza Paolo. LEGA:Bricolo Federico, Cagnin Luciano, Filippi Alberto Franco Paolo, Stiffoni Piergiorgio, Vaccari Gianvittore, Vallardi Gianpaolo. PIEMONTE 1 LEGA:Umberto Bossi, Roberto Cota, Stefano Allasia. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Guido Crosetto, Margherita Boniver, Maurizio Leo, Osvaldo Napoli, Maria Grazia Siliquini, Benedetto Della Vedova, Manuela Repetti. UDC:Pier Ferdinando Casini. PD:Piero Fassino, Anna Rossomando, Antonio Boccuzzi, Giorgio Merlo, Marco Calgaro, Gianni Vernetti, Stefano Esposito, Giacomo Antonio Portas, Domenico Lucà. IDV:Antonio Di Pietro, Giuseppe Giulietti. PIEMONTE 2 PD:Luigi Bobba, Cesare Damiano, Mario Lovelli, Mario Barbi, Massimo Fiorio, Elisabetta Rampi. IDV:Antonio Di Pietro. UDC:Pier Ferdinando Casini. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Lucio Stanca, Marco Zacchera, Maria Teresa Armosino, Enrico Costa, Alessandro Ruben, Giuseppe Vegas, Roberto Rosso, Francesco Stradella. LEGA:Umberto Bossi, Roberto Cota, Gianluca Buonanno, Roberto Simonetti, Maria Pastore. LOMBARDIA 1 UDC:Bruno Tabacci. LEGA:Umberto Bossi, Giancarlo Giorgetti, Ettore Pirovano, Paolo Grimoldi, Matteo Salvini, Giacomo Chiappori, Claudio D'amico, Laura Molteni. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Ignazio La Russa, Stefania Craxi, Gabriella Anastasia, Gianfranco Rotondi, Andrea Ronchi, Mario Carlo Valducci, Paolo Romani, Maurizio Lupi, Cristiana Muscardini, Luigi Casero, Francesco Colucci, Gaetano Pecorella, Paola Frassinetti, Valentina Aprea, Mariella Bocciardo. IDV: Antonio Di Pietro, Silvana Mura. PD:Matteo Colaninno, Walter Veltroni, Linda Lanzillotta, Barbara Pollastrini, Erminio Quartiani, Enrico Farinone, Marco Colombo, Emilia De Biasi, Emanuele Fiano, Vinicio Peluffo, Alessia Mosca, Roberto Zaccaria, Ercolino Duilio. LOMBARDIA 2 PD:Enrico Letta, Paolo Corsino, Paola Binetti, Antonio Misiani, Daniele Marantelli, Giovanni Sanga, Lucia Codurelli, Renzo Lusetti, Pierangelo Ferrari, Chiara Braga. IDV:Antonio Di Pietro, Silvana Mura. UDC:Savino Pezzotta, Lorenzo Cesa. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Giulio Tremonti, Mariastella Gelmini, Raffaello Vignali, Mirco Tremaglia, Gregorio Fontana, Stefano Saglia, Antonio Palmieri, Adriano Paroli, Laura Ravetto, Viviana Beccalossi, Giuseppe Romele, Giorgio Jannone, Massimo Maria Berruti. LEGA:Umberto Bossi, Roberto Maroni, Giacomo Stucchi, Davide Caparini, Marco Reguzzoni, Daniele Molgara, Nicola Molteni, Marco Rondini, Carolina Lussana, Silvana Comaroli, JonnY Crosio, Pierguido Vanalli, Erica Rivolta, Raffaele Volpi. LOMBARDIA 3 LEGA:Umberto Bossi, Andrea Gibelli, Giovanni Fava. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Gian Carlo Abelli, Massimo Corsaro, Maurizio Bernardo, Chiara Moroni. PD:Antonio Soro, Luciano Pizzetti, Maurizio Turco, Angelo Zucchi, Marco Carra. UDC:Pier Ferdinando Casini.

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Una sinistra nel buio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Una sinistra nel buio Fulvio Abbate Sul serio, il destino della sinistra, la sua stessa esistenza, la questione del radicamento, se ancora c'è, in questo Paese è un problema altrui, dei Bertinotti, dei Giordano, dei Pecoraro Scanio, dei Mussi e perfino dei Boselli, gli sconfitti, pietosamente sconfitti? Davvero, in nome di un convincimento politico "centrista", possiamo pensare che presenza e la vitalità, se ancora c'è, di una forza innanzitutto culturale possa essere archiviato nelle brevi distanze di una consultazione elettorale che, altrove, ha visto la vittoria, sì di Silvio Berlusconi, ma anche di una forza di regresso altrettanto culturale come la Lega di Bossi, di Calderoli e di Maroni? Non si tratta di una discussione metafisica, da scuola quadri delle Frattocchie, semmai resta il dubbio che, ben oltre il dato schiacciante del Popolo della Libertà, il dato più problematico e perfino storicamente pregnante investe l'assenza in parlamento di una rappresentanza politica che marchi il proprio potenziale simbolico, qualcosa che stia lì a rappresentare ciò che un poeta chiamava "L'epopea degli umili". Il cinismo, il convincimento che soltanto un ricorso a una maggiore "modernità" come si è visto non ha pagato. Il Pd di Veltroni, insomma, non ha sfondato al centro e, quel che è peggio, molti dei consensi che avrebbe dovuto intercettare sono volati addirittura in direzione della stessa Lega, non esattamente un esempio di cultura del "bene comune", anzi, dei veri diritti di cittadinanza. Non voglio dire che Veltroni e Franceschini, gli ex Ds e l'ex Margherita, o perfino gli ex democristiani, debbano farsi carico del problema, eppure, fossi in loro, ben oltre la richiesta di discontinuità, un pensierino sul nocciolo della questione, fossi in loro, lo farei, e ben oltre certi discorsi allarmanti che abbiamo ascoltato l'altra sera a botta calda insieme alle prime proiezioni, ovvero che c'è adesso da temere una deriva eversiva da parte degli "orfani" dei seggi cosiddetti "comunisti", di un antagonismo radicale che appartiene comunque al paesaggio politico e antropologico di un Paese per la terza volta implacabilmente "berlusconiano". Forse l'ho già detto, ma non credo che una simile riflessione possa muovere da quel personale politico, professionisti della politica non meno degli altri, che fino all'altro ieri erano certi della propria rendita di posizione, e penso ancora alle ombre ormai spettrali dei Bertinotti e ai suoi compagni d'avventura, meglio dei suoi soci di disfatta, di pietoso sfacelo. D'altronde, c'è da chiedersi presso quale ufficio di collocamento della visibilità e della pregnanza politico e propagandistica gli ormai "extraparlamentari" abbiano ricevuto il suggerimento di condurre una campagna elettorale sotto lo slogan della "scelta di parte", un qualcosa che prim'ancora dell'arroccamento sa di afasia, sa di nulla, visto che non è riuscito a mostrare nessuna delle priorità che una forza, ripeto, cosiddetta "di sinistra" dovrebbe indicare: case scuole ospedali e, su tutto, autentici diritti di cittadinanza, la capacità di approssimarsi alle esigenze del paese reale, lo stesso che dovrebbe convincersi della tua necessità, altro che discussione sulla presenza della falce e martello nel simbolo, come invece fa adesso assai penosamente Oliviero Diliberto magari semplicemente per non riconsegnare le chiavi del suo partito e dedicarsi all'hobby che più gli è caro, il collezionismo di libri rari. Resta il fatto che in prospettiva, al di là delle urgenze dell'agenda politica, della necessità di opporre una resistenza ai tempi bui che già s'intuiscono, ogni discorso non può che riguardare le medie, se non lunghe, distanze. Per il momento basterebbe infatti soltanto un gesto: che i protagonisti della disfatta della sinistra ("radicale", secondo certi osservatori) si facessero appunto da parte. Possibilmente senza neppure provare a spiegare il perché di questa, visto che la propria inadeguatezza appare già nell'ordine delle cose, nei cocci sparsi della casa crollata prima ancora che fosse ultimata la soletta. Esatto, che raggiungano presto un'altra abitazione. Possibilmente, privata. f.abbate@tiscali.it Sagome.

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Ha appena vinto e subito attacca l'Unità Cara Unità, Berlusconi ancora u (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Ha appena vinto e subito attacca l'Unità Cara Unità, Berlusconi ancora una volta attacca pesantemente l'Unità che resta una delle poche voci libere in questo Paese frequentato da nani, ballerine, maggiordomi e 007. Ci si potrà sedere a un tavolo per concertare le regole della partita e le riforme istituzionali, ma non pensi di appiattire la nostra voce. Ogni lettore del nostro giornale si impegnerà strenuamente per difendere la sua autonomia. Renato Roberti, Arezzo Non è abituato a una voce libera che lo critica Cara Unità, Berlusconi ha inviato un messaggio piuttosto arrogante, com'è nel suo stile, al leader del Pd: gli ha praticamente detto di dissociarsi dalle legittime critiche di un quotidiano nei suoi confronti altrimenti salta il dialogo sulle riforme. Fermo restando che con un tipo così inaffidabile e scorretto io non ci organizzerei neanche un pic nic (ricordate la bicamerale?), mi aspetterei che Veltroni dicesse con chiarezza che un organo di stampa come l'Unità non è ai suoi ordini e che forse lui non c'è abituato (e ormai neanche noi) ma in una democrazia l'informazione dovrebbe controllare la politica e non viceversa. L'opposizione a quest'uomo deve essere dura, pena la definitiva perdita della democrazia (e siamo già sulla buona strada). Riusciremo a resistere? Giuseppina Tobaldi Luciano Moggi e il contrassegno per i disabili Ho deciso di scrivere al Signor Luciano Moggi dopo che "Striscia la Notizia" ha trasmesso il servizio sull'utilizzo improprio del contrassegno per disabili. Ecco la lettera che ho spedito: Gentilissimo Signor Luciano Moggi, sono il Dott. Luca Faccio da Bassano del Grappa (VI) Le scrivo per esprimerle il mio disappunto per l'utilizzo improprio del contrassegno per i disabili per sostare con l'auto in determinati spazi. Il rilascio di tale permesso si ottiene presentando agli uffici della polizia municipale del comune di residenza il certificato d'invalidità rilasciato da un' apposita commissione medica che attesta la disabilità . Dal servizio mandato in onda il giorno 8/4/2008 da "Striscia la Notizia" non si evidenzia nessuna disabilità di conseguenza non è giusto che lei usi il tagliando in questione. Se l'utilizzare tale permesso voleva essere un modo per "sostenere" le persone disabili le posso assicurare che ci sono mille altri modi per farlo, non crede? Il tagliando permette a chi ne ha diritto di sostare vicino a banche, ospedali e uffici vari o dove siano presenti gli appositi spazi. Le posso assicurare che avendo una disabilità di tipo motorio trovo molto spesso persone che occupano il posto per disabili anche se non hanno il contrassegno o altri che non hanno alcuna disabilità e magari espongono il tagliando di un loro parente defunto e io che invece ne ho diritto devo cercare un nuovo parcheggio che non sempre si trova o se si trova è distante rispetto al luogo di destinazione. Essendo certo che lei ha compreso la gravità del suo gesto vorrei ricordarle che "sbagliare è umano ma perseverare è diabolico" perciò confido sul fatto che tale errore non si ripeta più da parte sua ed inoltre la invito, essendo lei un personaggio pubblico, a denunciare tali abusi e a invitare lei stesso tutte le persone a non compiere mai errori simili. Cordiali saluti Luca Faccio e-mail: info@lucafaccio.it Blog: www.lucafaccio.it L'Italia va a destra? E noi difendiamo la società solidale Una indispensabile riflessione sullo spostamento a destra delle scelte elettorali non può essere limitata agli aspetti politico-partitici. Se sono in declino i valori della solidarietà e responsabilità collettiva, dei diritti sociali di tutti/e, dell'intercultura, della laicità e della pace, occorre interrogarsi sulle modalità con cui tali valori, in cui crediamo e su cui scommettiamo, sono stati vissuti e comunicati. La crescita culturale delle coscienze e della società è stata disattesa non solo dal mondo politico, il cui scollamento dalla vita reale è macroscopica, ma dagli stessi movimenti. La frammentazione non è solo politica ma anche sociale. Ognuno coltiva il proprio orticello. Le comunità di base rifletteranno su questi problemi nell'Incontro nazionale aperto che si terrà a Castel san Pietro (Bologna) nei giorni 25-27 aprile sul tema intrigante proprio per la situazione che si è creata con le elezioni: "società sobria equa solidale - culture e pratiche dal basso". Le comunità cristiane di base italiane Pena di morte in Usa: cosa insegnano sei mesi di "moratoria" Sono più di sei mesi che gli americani non ammazzano nessuno. Non parlo ovviamene dell'Iraq, dell'Afghanistan o dei licei statunitensi, ma del braccio della morte, dove da lungo tempo il boia non si prendeva una vacanza. Dal 25 settembre scorso, quando Michael Richard è stato ucciso perché la Corte Suprema del Texas chiude alle 17.00, non ci sono più state esecuzioni negli Stati Uniti d'America. La ragione di questa moratoria non dichiarata risiede nella svogliatezza con cui la Corte Suprema Federale sta meditando sulla costituzionalità dell'uccisione con la siringa avvelenata e, quando la Corte riflette, non è permesso ci siano esecuzioni, non fosse altro che per ribadirne l'autorità. I forcaioli dicono da sempre che la pena di morte è un deterrente unico per il crimine e che ogni esecuzione salva la vita di dozzine di persone. Se fosse vero nei mesi scorsi avremmo dovuto assistere ad un vero e proprio mattatoio. Invece non è stato così: gli omicidi, in quel Paese, avvengono più o meno come un anno fa. Non solo. Dopo un picco di 98 esecuzioni nel 1999, abbiamo assistito a una brusca discesa del numero delle uccisioni statali, scese a 53 del 2006 e a 42 nell'anno scorso. Anche il numero di condanne a morte si è ridotto dalle 300 del 1998 a poco più di un centinaio (le esecuzioni sono prodotte da condanne di dieci, venti o anche trent'anni fa). Tutto questo non ha minimamente influito sul tasso di omicidio americano che è rimasto estremamente stabile, attestandosi un po' al di sotto del sei per centomila. Tasso questo che, pur essendo tre volte quello canadese e sei volte quello italiano, è ben più basso di quello degli anni passati, quando arrivava al dieci per centomila e gli omicidi riuscivano ad essere 25.000 l'anno. Le statistiche dimostrano, al di là del ragionevole dubbio, che gli stati americani senza esecuzioni non hanno nulla da invidiare a quelli che ammazzano i loro concittadini e che i loro tassi di omicidio sono normalmente più bassi. In altre parole non sono la pena di morte e le esecuzioni a frenare gli assassini. Claudio Giusti, Forlì.

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La sinistra radicale torna in piazza <La prova generale il 25 aprile> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-16 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE E lunedì c'è lo sfratto del Leoncavallo La sinistra radicale torna in piazza "La prova generale il 25 aprile" "Ripartire dalle lotte". E dal 25 aprile. La suggestione è forte: per la prima volta dal 1946, le forze della sinistra non saranno presenti in parlamento. La tentazione è altrettanto forte: affidare alla piazza una prima risposta. Iniziare da quel giorno a fortissima valenza simbolica una nuova stagione "extraparlamentare" di lotte sociali. Nelle prossime ore, tutti i movimenti della sinistra discuteranno della manifestazione. E una prima iniziativa è già stata convocata: dalle 18, nel piazzale del cimitero Maggiore, si daranno appuntamento molte delle realtà antagoniste per una serata dal titolo "Partigiani in ogni quartiere ". Il segretario di Rifondazione comunista Alfio Nicotra ricorda tra l'altro le parole di Marcello Dell'Utri: "Se dovessimo vincere le elezioni, i libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati ". E a Milano - tradizionalmente la più importante delle piazze del 25 aprile - si può aggiungere il recente sfratto dell'associazione partigiani dal palazzo di via Mascagni che occupava sin dal 1946. E infine, a far sognare, c'è il precedente del 1994. Quando mezzo milione di persone sfidò la pioggia battente per sfilare "in onore" di Silvio Berlusconi appena eletto premier per la prima volta. Nicotra certamente non parla di fazzoletti sul viso e di altro armamentario anni Settanta. Però, allarga le braccia: "Certamente la sinistra dovrà tornare a vivere nelle piazze, nelle lotte della società. La centralità della piazza, dell'essere visibili, sarà una strada obbligata". Anche perché "c'è la recessione, c'è il carovita, c'è una condizione reale di malessere a cui noi abbiamo pagato un prezzo salatissimo. E che dobbiamo tornare ad affrontare nell'unico modo possibile: rilanciando l'attività sul territorio, la partecipazione, l'ascolto di tutti i compagni". Eppure, lo stesso Nicotra è il primo ad ammettere che il clima "non è quello del 1994. E l'antiberlusconismo non ha il potere mobi-litante di allora". Daniele Farina, il primo esponente lombardo dei centri sociali ad entrare in parlamento nel 2006, parla di "un clima per noi di grande preoccupazione " e ricorda che - prima del 25 aprile - per la sinistra antagonista c'è un altro appuntamento: lo sfratto del Leoncavallo previsto per il 21 aprile. La comunicazione sul sito del "Leo" si conclude in questo modo: "Attenderemo, dalle 9.00, l'arrivo dell'ufficiale giudiziario. Se non sarà concesso l'uso della forza pubblica ci notificherà un rinvio dello sfratto. Altrimenti, è tutta un'altra storia... ". Quanto al 25 aprile, il volantino che sarà diffuso a partire da oggi incomincia più o meno così: "Visto che Veltroni nel programma si è dimenticato della Resistenza e del 25 aprile, ci penseremo noi". Secondo Farina, insomma, l'anniversario della Liberazione "come nel '94 sarà una grande chiamata in piazza per coloro che credono nella sinistra e che da queste elezioni sono usciti sottorappresentati e schiacciati". Si cambia centro sociale, e dal "Cantiere" di via Monterosa il portavoce Luca Corradini alza le spalle e ricorda come già lo scorso anno i "disobbedienti " tentarono di fischiare il passaggio di Fausto Bertinotti: "In tempi non sospetti siamo scesi da quel treno (Rifondazione, ndr) che viaggiava diritto verso il vuoto. La guerra è ancora guerra, i migranti son stati gestiti per decreto, l'antiproibizionismo è scomparso dalla discussione, e abbiamo assisito ai decreti sicurezza e al Dal Molin". E dunque? "Dunque per noi incomincia una scia di manifestazioni per rilanciare la partecipazione dal basso". M. Cre.

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Giunta verso il <rimpasto>. E il Pd cerca il capogruppo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-16 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Cosa cambia Palazzo Marino: la Colli va a Roma, pronto Gallera. Ma non è escluso un ricambio più ampio Giunta verso il "rimpasto". E il Pd cerca il capogruppo E adesso? La versione soft del rimpasto di Palazzo Marino prevede soltanto uno scambio interno a Forza Italia fra Ombretta Colli, che si era impegnata a lasciare il posto in giunta una volta eletta al Senato, e un consigliere promosso, probabilmente Giulio Gallera che per la verità neppure terrebbe molto alle deleghe sul Decentramento. L'altra ipotesi, quella strong, prevede una generale messa a punto della squadra e piacerebbe agli azzurri, alla Lega e, molto meno, al sindaco Moratti. Le sorti di questo rimpasto dipendono comunque molto dalle vicende regionali: se davvero si andrà al voto autunnale per sostituire Formigoni, infatti, alcuni consiglieri comunali di Forza Italia, già penalizzati al momento della formazione della squadra di giunta e delle definizione delle liste per le Politiche appena finite, potrebbero ambire al posto al Pirellone. Della questione si parlerà nel fine settimana a Palazzo Marino, quando le sorti della Regione potrebbero essere meglio delineate, con i vertici del centrodestra che incontreranno Letizia Moratti. Nel frattempo, il voto si porta a Roma i capigruppo di Lega e Pd, Matteo Salvini e Marilena Adamo, la Colli e il vicesindaco Riccardo De Corato: partenza, quest'ultima, che è rimasta in bilico fino a notte fonda. Il Pdl conquista infatti a Milano 16 deputati: e se la professoressa di casa Berlusconi, Elena Centemero (posto numero 17) è salvata dall'annunciata rinuncia di Gianfranco Fini, che opta per l'Emilia, per garantire la nomina a De Corato deve fare un passo indietro addirittura Silvio Berlusconi. La situazione è stata spiegata al premier la scorsa notte: e Berlusconi, per quanto ci tenga ogni volta a ribadire il suo stretto legame con Milano, ha alla fine convenuto di optare per il Molise. Novità in vista anche in casa Pd. I capigruppo in Comune e in Regione hanno staccato il biglietto per Roma: Marilena Adamo e Guido Galperti, entrambi eletti senatori, si dimetteranno prim dell'estate e si aprirà la pratica della successione. Una pratica che andrà gestita in modo congiunta, tenendo anche presente il fatto che a breve termine si dovrebbe anche sostituire il coordinatore provinciale, dal momento che Giovanni Bianchi ha sempre dichiarato la volontà di fare il passo indietro dopo il voto. Di questo si comincerà a discutere lunedì sera durante la direzione Pd. Sarà quindi necessario trovare un equilibrio fra queste nomine, cercando il modo per accontentare le anime interne al partito di Veltroni. Su Palazzo Marino, al momento la candidatura più forte rimane quella dell'ex coordinatore cittadino ds, Pierfrancesco Majorino, anche se la componente cattolica non si è ancora espressa e permangono alcune resistenze da parte dei consiglieri più slegati da appartenenze di partito. Circolano, in alternativa, i nomi di Davide Corritore ed Ettore Martinelli. "L'importante ora - taglia corto la Adamo - è non limitare la nostra analisi del voto ad un dibattito intero su chi va dove. Dobbiamo analizzare questi dati e, soprattutto, trovare una strada per continuare a tenere la parte nuova e giovane che ha lavorato in questa campagna elettorale, aderendo al Pd con l'entusiasmo e la freschezza di cui abbiamo un grande bisogno". In aula Lasciano Palazzo Marino i capigruppo di Lega e Pd, Matteo Salvini e Marilena Adamo, Ombretta Colli e Riccardo De Corato E. So.

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Tognoli: il Ps non è l'erede del socialismo di Craxi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-16 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE La sconfitta "L'idea non scompare, vanno recuperate le radici" Tognoli: il Ps non è l'erede del socialismo di Craxi L'accusa dell'ex sindaco: dimenticata la storia Il più vecchio partito italiano esce dal Parlamento. "Ma un'idea liberal socialista non scompare". Era il 1958 quando Carlo Tognoli si iscrisse al Psi. Aveva vent'anni. A 37 venne eletto sindaco di Milano. "Bettino Craxi non era ancora segretario ", precisa. L'errore dei socialisti? "Dimenticare la storia. Hanno voluto rifondare il socialismo senza ricordare cosa è stato ". Cioè? "In questa campagna elettorale non ho sentito alcun riferimento ai nomi più importanti, Nenni, campione dell'autonomia socialista, Saragat, campione del socialismo democratico e Craxi di quello liberale". Appartengono al passato. "Un partito che ha una storia, ha un passato. Ai comunisti dà fastidio ricordare Berlinguer e Togliatti, ai socialisti non dovrebbe dare fastidio ricordare chi ha avuto un peso nella storia del Psi". Quindi? "Lo dico con affetto: in questo nuovo partito ho visto un residuato bellico. Hanno cambiato anche il garofano, hanno preso una rosa....". Un tentativo malfatto? "Un errore dopo l'altro. Dopo il passo di Boselli presso Veltroni nel tentativo di portare i socialisti nella coalizione, è mancato l'appello a tutti i socialisti ". A quali socialisti? "Ce ne sono. Credo che due su tre votino per Forza Italia". Lei cos'è? "Rimango socialista liberale. Quello di Craxi. Di Bettino ...meglio mettergli il nome". Ora l'idea di socialismo è confinata in un limbo? "Dei pezzi ne hanno presi tutti, Berlusconi, Veltroni. Perché sono idee che non respingono l'individualismo ma hanno grande attenzione per i valori della solidarietà". Dicono di voler mantenere viva la presenza socialista, nonostante la sconfitta. "Bene, lo facciano, ma non dimentichino la storia". Si sente orfano? "Ho le mie idee, non le abbandono, ne sono orgoglioso. Non è che se uno non ha partito non ha idee". Cosa si augura? "Che i socialisti non facciano dimenticare da dove provengono. Siano essi nel centrodestra o nel centrosinistra". Umberto Veronesi? "Meritava di diventare senatore a vita. Nessuno l'ha proposto. Ha fatto bene a candidarsi. In fondo è anche lui un socialista liberale. Dico queste cose sperando di non nuocergli. E' un amico e lo ammiro". Ex sindaco Carlo Tognoli Paola D'Amico pdamico@corriere.it.

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Il lumbard Castelli contro Martina (Pd) I partiti preparano la sfida al Pirellone (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-16 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il lumbard Castelli contro Martina (Pd) I partiti preparano la sfida al Pirellone Ma An frena: primarie per scegliere il candidato. Formigoni verso la presidenza del Senato Anche Di Pietro sta accarezzando l'idea di proporsi come candidato per la presidenza del Pirellone Roberto Castelli contro Maurizio Martina. Il cartellone del big match d'autunno sembra pronto: a sfidarsi per il dopo Formigoni saranno con ogni probabilità l'ex Guardasigilli padano e il giovane segretario del Pd lombardo. è vero che, nel Pdl, Alleanza nazionale insiste con la richiesta di primarie per eleggere il candidato. Mentre sul fronte opposto, l'ex ministro Antonio Di Pietro sta accarezzando l'idea di proporsi per la sfida. In ogni caso, una sicurezza c'è. Se il presidente della Regione sarà un leghista, come tutto fa pensare, il suo vice ha già un nome e un cognome: Giancarlo Abelli. Non tanto per il fatto che nel suo feudo pavese l'assessore alla Famiglia del Pirellone ha fatto segnare al Pdl il suo risultato massimo (38,22%). Quanto per il ruolo di equilibrio tra le diverse anime del Pdl che gli viene universalmente riconosciuto. E così, Abelli dovrà rifare per tornare a Milano le valigie appena fatte per andare a Roma da deputato. A imprimere l'accelerazione, ieri, Roberto Calderoli: "Abbiamo chiesto la presidenza della Regione e ci è stato risposto di sì". Aggiungendo di vedere Castelli "in pole position " per la designazione. Pochi minuti dopo, ecco il capodelegazione in giunta Davide Boni: "Sul Pirellone sventola la bandiera verde. Ormai si lavora in funzione di un accordo già chiuso". E pazienza per le primarie chieste da Ignazio La Russa: "La Russa può dire quel che vuole, l'accordo è a un livello più alto. Da una parte Silvio Berlusconi, dall'altra Umberto Bossi". E così, la Lega si trasforma nel miglior alleato di Roberto Formigoni: la sua richiesta di un ruolo di rilievo - il più probabile resta la presidenza del Senato - è sostenuta dalla determinazione del Carroccio nell'ottenere la presidenza della Lombardia. Una conquista dal valore simbolico incalcolabile a cui le camicie verdi difficilmente rinunceranno. Una soluzione definitiva al tormentone potrebbe arrivare oggi, al pranzo romano tra Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Gianfranco Fini. Anche se c'è chi avvisa: fino al 29 aprile, data di convocazione delle Camere, la partita resterà aperta. Altrettanto incerta è la fisionomia degli altri avvicendamenti: alla volta di Montecitorio sono in partenza anche la vicepresidente Viviana Beccalossi e Massimo Corsaro, entrambi di An. Tra le ipotesi, quella di far entrare in giunta da subito Roberto Castelli, a mo' di "riscaldamento ". Tra le certezze, l'approvazione già la prossima settimana dell'assestamento di bilancio del Pirellone. Dall'altra parte della barricata, la cautela è massima. Nessuno si sbilancia a candidare ufficialmente Maurizio Martina alla difficile sfida: "In questo momento, sarebbe controproducente ". E peraltro, il metodo delle primarie nel partito di Veltroni è previsto da statuto e peraltro sembra metabo-lizzato: l'investitura popolare ci vuole. Detto questo, il nome di Martina è quello che ricorre. Semmai è esistita, l'ipotesi di una candidatura Bersani "oggi non è realisticamente in campo", spiega qualcuno. E il giovane segretario bergamasco riunisce in sé diverse virtù: è giovane, potrebbe essere designato rapidamente, rappresenta una netta discontinuità con il passato e al tempo stesso un investimento su una risorsa interna al partito. Il che, potrebbe evitare l'affannosa corsa al candidato esterno destinato a evaporare un minuto dopo le elezioni: il copione seguito dal centrosinistra da tre lustri a questa parte. Maurizio Martina Coordinatore Pd Marco Cremonesi.

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Sfida sul filo tra i due Poli Decisive le liste civiche (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-16 num: - pag: 6 categoria: BREVI Sfida sul filo tra i due Poli Decisive le liste civiche Testa a testa e ballottaggio tra centrosinistra (unito) e l'alleanza di centrodestra formata da Pdl, Lega, Udc e Lista civica. Con gli altri due contendenti, a capo di due liste civiche, che potrebbero essere determinanti. Questo il risultato a Bresso, cittadina di 27 mila abitanti. Tra quindici giorni, gli elettori dovranno scegliere tra Fortunato Zinni, Pd, 67 anni, assessore uscente al Bilancio, che ha raccolto 7.918 voti, pari al 45,25% dei consensi e lo sfidante Roberto Cassamagnaghi, 59 anni, ex manager di Mediobanca, a capo della lista civica Per Bresso Cassamagnaghi e appoggiato da Pdl, Lega e Udc (7.476 voti, il 42,72%). Non c'è stata vittoria al primo turno per il centrosinistra, come accaduto al sindaco uscente, Giuseppe Manni. L'ex assessore Raimondo Valenti ha ottenuto il 6,88% (1.204 voti) con la lista Bresso Vale. Aldo Piatti, di Un ponte per Bresso, si è attestato al 5,14%, con 900 voti. Probabile l'appoggio di Piatti a Zinni. Nel voto per le politiche, il Pd si conferma primo partito a Sesto San Giovanni e a Cinisello Balsamo: sia al Senato che alla Camera ha raccolto il 37% dei consensi, ma è tallonato dal Pdl, che insieme alla Lega raccoglie più o meno gli stessi consensi di Pd e Idv. A Sesto e Cinisello il duo Berlusconi-Bossi ha toccato il 43%, contro il 43-44% di Veltroni- Di Pietro. La Sinistra Arcobaleno si è fermata al 4,5%. A Cinisello, dove l'Arcobaleno esprime il sindaco, il vicesindaco e due assessori, la batosta costringerà ad un rimpasto di giunta. F. Ba.

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<A noi le Camere. La Lega? Non comanderà> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE "A noi le Camere. La Lega? Non comanderà" Berlusconi: via l'Ici al primo consiglio. Rapporto diretto con il Pd, ma no a una commissione Attali Il leader del Pdl: la gente mi ama perché sono giovane. Presto un incontro con Bettini e inviterò a cena Bertinotti ROMA - Ritrova sorriso, sicurezza e battute. Si mostra disponibile nei confronti dell'opposizione, tanto da evitare polemiche dirette ("Non facciamo il teatrino"), dirsi disponibile "anche presto" a un incontro con il veltroniano Bettini e definirsi "positivamente impressionato " dall'idea di Veltroni di un governo ombra che permetterebbe "un rapporto diretto, io da responsabile del governo, lui dell'opposizione, e anche tra ministri". Promette che confermerà i vertici delle grandi aziende pubbliche. Evoca scelte difficili ma elenca anche i provvedimenti che "allevieranno" la vita degli italiani, dall'abrogazione dell'Ici all'adeguamento al costo della vita delle pensioni minime. Si propone come consolatore della sinistra esclusa, al quale Bertinotti - che già invita a "cena per dargli la mia solidarietà " -, potrà sempre rivolgersi "per avere ascolto", e come capo del governo che, dopo due esperienze a palazzo Chigi, ha ormai imparato tutto, e non sbaglierà: "Spero che dopo 15 anni che tentate di farmi fuori, abbiate capito che è impossibile...", scherza rivolto ai giornalisti. E' insomma un Silvio Berlusconi molto sicuro di sé quello che si presenta assieme a tutto lo stato maggiore del Pdl nella sua prima conferenza stampa da vincitore. Un vincitore che ci tiene a far sapere come tutti i leader stranieri lo abbiano chiamato congratulandosi, e questo anche perché, è il messaggio che manda chiaro in casa e fuori, il suo governo (che sarà "pronto" in pochi giorni), sarà efficiente con ministri "esperti" e rodati, ed efficace perché le linee guida sono chiare e non ci saranno deragliamenti: "La Lega non ha mai comandato nei 5 anni del nostro governo, sarà leale" anche se il Carroccio manterrà i suoi gruppi e la sua autonomia, ed è "giusto così", mentre il Pdl si avvia a tappe forzate a trasformarsi nel vero partito unico "dei moderati e dei liberali ". Se il quadro è così stabile e la bipolarizzazione ormai un fatto, si capisce come Berlusconi possa aprire al Pd per fare riforme condivise, ma "non serve una Bicamerale, basta la commissione Affari costituzionali " e non serve nemmeno stravolgere la legge elettorale, il referendum "non passerà" e sarà sufficiente modificare il meccanismo che attribuisce il premio di maggioranza al Senato. Tantomeno si deve stilare un programma di riforme sul modello di quello della francese commissione Attali "la cui fama non è stata pari al risultato", giudizio - giura- condiviso "anche da qualcuno al di là delle Alpi...". Piuttosto l'opposizione, - che non può pretendere che la maggioranza "con 9 punti di vantaggio" e dopo l'esempio del governo Prodi conceda all'opposizione la presidenza di una Camera perché, mima il premier in pectore toccandosi la fronte, lui non è scemo - farebbe "il bene proprio e quello del Paese " se tenesse fede al proprio programma e votasse con il Pdl quei provvedimenti che risultano comuni, quasi "sovrapponibili ". Magari non sulla giustizia, visto che sul punto Berlusconi è netto: "La separazione delle carriere è un obiettivo imprescindibile". Contrario Silvio Berlusconi e la domanda sulla Camera al Pd La festa Bagno di folla per il Cavaliere davanti a Palazzo Grazioli Paola Di Caro GUARDA La conferenza stampa www.corriere.it.

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E il Pd <processa> la gestione Prodi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE La reazione del Loft Autocritica anche dai ministri del Professore. Dal leader accuse su "tasse e linea in tema di sicurezza" E il Pd "processa" la gestione Prodi Il segretario: la fragilità dell'esecutivo ha contato. Parisi: rinnovare il gruppo dirigente Marini critico: bisogna scegliere candidature che portino voti. E D'Alema chiede cautela sui rapporti col Cavaliere ROMA - Sul banco degli imputati non c'è Walter Veltroni, ma il governo Prodi. "Alle elezioni ha pesato il giudizio negativo del Paese su questi venti mesi" ammettono i dirigenti del Partito democratico. Anche i ministri. Solo Bersani è più cauto: "Noi abbiamo fatto il risanamento e per questo non ti applaudono". Nella riunione del caminetto del Pd che si tiene nel primo pomeriggio nessuno critica il segretario. Lo stesso Parisi ammette: "La leadership non è in discussione". Anche se poi aggiunge: "Però va fatto un dibattito approfondito sul tipo di partito che vogliamo e bisogna portare avanti il rinnovamento del gruppo dirigente". Solo Marini, che incarna i malumori degli ex ppi, la butta là: "Il problema è che bisogna scegliere candidature che portino i voti". Ma è solo una frase che qualcuno, in quella stanza neanche nota. D'Alema parla del futuro. Secondo lui occorre intensificare "i rapporti con l'Udc". E con Berlusconi bisogna andare con i piedi di piombo, perché il Cavaliere cambia idea spesso e volentieri. Al ministro della Farnesina un tam tam attribuisce una presa di posizione di questo tipo: il segretario non cambia, però ha da cambiare la linea. Ma è un'indiscrezione che viene smentita dai dalemiani doc. Del resto, anche Veltroni è più d'accordo sulla prudenza da usare con Berlusconi: "Non dobbiamo dare nessuna idea di inciucio". E la buona fede del leader del centrodestra che si dice disponibile al dialogo si misurerà sulla base delle scelte future. Su quella del commissario europeo, per esempio. Dicono infatti che Veltroni non vedrebbe di cattivo occhio D'Alema per quel ruolo. Dunque, il segretario non è in discussione. Tanto più che tutti sanno che risalire la china era un'impresa improba. "La fragilità del nostra esperienza di governo ha contato", ammette Veltroni. Come hanno contato "le tasse". E "il tema della sicurezza, nonostante la correzione di rotta che abbiamo fatto". Insomma, l'eredità Prodi non è stata ininfluente: i rapporti tra il Paese e il governo sono stati "difficili". Il segretario ha fatto l'impossibile, ma più di questo non poteva fare. Ma ciò non seda i malumori. Soprattutto nell'area dell'ex ppi. Castagnetti è convinto che occorra fare del-l'autocritica: "Abbiamo da rimproverarci il fatto di non aver capito quel che stava succedendo nel Paese. E comunque non abbiamo sfondato al centro". E coloro che furono popolari hanno anche un altro timore: "Questo Pd mi sembra il Pci della seconda metà degli anni 70. Ma così non va bene: i nostri elettori rischiano di andarsene" spiega il senatore Riccardo Villari. Che non ascolta quello che, poco più in là nel Transatlantico, sta dicendo Vincenzo Vita (sinistra per Veltroni), che è stato eletto deputato: "Ora toccherà a noi creare una grande sinistra nel Pd". Comunque il partito va avanti. Dopo il caminetto si tiene una riunione ristretta con Veltroni. Bisognerà decidere gli organismi dirigenti. E i capigruppo: Finocchiaro e Soro potrebbero essere sostituiti da Marini e Bersani. Se la prima, grazie ai buoni rapporti con D'Alema, verrà riconfermata, allora alla Camera potrebbe andare Fioroni. Maria Teresa Meli Lo "score" Il leader del Pd Walter Veltroni ha sottolineato come i dati elettorali mostrino, nonostante la sconfitta, una crescita dei voti assoluti del Pd rispetto a quelli dell'Ulivo nel 2006. A novembre i sondaggi lo davano al 25%, contro il 34% ottenuto.

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Confalonieri: si cambia Giustizia e sindacato riforme senza scontri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il personaggio "Bravo Mentana a fermare Silvio" Confalonieri: si cambia Giustizia e sindacato riforme senza scontri "In Parlamento niente più fascisti o comunisti" ROMA - Ieri ha chiamato Walter Veltroni "e l'ho sentito un po' abbattuto ". Eppure Fedele Confalonieri ritiene che il leader democratico un "risultato lusinghiero" l'abbia comunque ottenuto, quello di costruire insieme a Silvio Berlusconi le fondamenta di un nuovo sistema bipolare: "Niente più fascisti e comunisti in Parlamento, è una novità storica". Ora l'auspicio del presidente di Mediaset è che il dialogo - pur nel rispetto dei ruoli - si concretizzi, "d'altronde i rapporti non si sono deteriorati in campagna elettorale ". A evitare che accadesse "ha contribuito l'atteggiamento delle nostre tv" e cita ad esempio "l'imparzialità di Enrico Mentana nel duello finale": "Mi sono complimentato con il conduttore di Matrix quando ha stoppato Berlusconi al termine della trasmissione. Ha fatto bene. Silvio voleva solo spiegare il sistema di voto, ma se non fosse stato fermato si sarebbe attirato critiche pesanti". C'è nell'ecumenismo di Confalonieri il desiderio che tra i due non s'interrompa il confronto, "perché servono le riforme e se Massimo D'Alema facesse un'opposizione costruttiva...". Come D'Alema? "E chi ha parlato di D'Alema... Ho detto D'Alema? Mah - sorride - chissà come mi è venuto in mente il suo nome. Pensavo a Veltroni, comunque. Ecco, se Veltroni vuole... Si può fare. Si può cambiare l'Italia. Eppoi, lui e Berlusconi non si sono reciprocamente accusati di essersi copiati i programmi? Allora non sarebbe un problema approvare leggi che si apprezzano. Non sarebbe inciucio". Ma è in carico al Cavaliere l'onere maggiore ora che ha vinto le elezioni, "toccherà a Berlusconi saper scegliere una buona squadra di governo, dare segnali concreti. Sono certo che lo farà". L'agenda delle "emergenze nazionali" non comprende solo i rifiuti e Alitalia, anche se Confalonieri sulla compagnia di bandiera dice che "Berlusconi si sta applicando e riuscirà nell'intrapresa, perché in lui si combinano il talento politico e quello dell'imprenditore". Ma ci sono anche altre priorità: "La riforma della giustizia, per esempio, andrà affrontata. Però non potrà esser fatta contro i magistrati, perché la maggior parte è gente seria, mica ci sono solo toghe rosse. E sul fronte del lavoro, va cambiato il modo in cui si firmano i contratti, ed è vero che i sindacati sono diventati asfissianti, ma anche in questo caso non si può agire contro di loro. Ecco perché la scelta dei ministri sarà decisiva". C'è da cambiare il Paese, senza entrare in conflitto con il Paese. Anche perché "il fatto che la sinistra radicale sia rimasta fuori dal Parlamento, non è una bella cosa. Bertinotti aveva guidato quell'area con intelligenza. Ora c'è il rischio che si verifichi quanto paventa Cossiga. E prima ancora di un rigurgito del terrorismo, penso alle tensioni sociali, ai disordini di piazza". Guarda avanti Confalonieri, per evitare di voltarsi indietro. Altrimenti gli verrebbe da dire che il Cavaliere, prima di battere Veltroni, "ha vinto contro il razzismo culturale, contro quelli dalla puzza sotto il naso, quelli che da 14 anni lo scherniscono in Italia e all'estero. Ma come si è permesso l'Economist di dare del buffone a un leader capace di tornare a vincere per la terza volta? L'ho detto anche al direttore della rivista. Il fatto è che si continuano a usare questi stereotipi in Italia: "Berlusconi, il mafioso, il padrino...". E i giornalisti stranieri - per raccontare il nostro Paese - si comportano come Hemingway, che scriveva di rivoluzione dalla stanza di un hotel di lusso. Perché non ci si oppone a questi cliché? Perché non si capisce che così veniamo trattati come uno Stato africano ai tempi del colonialismo? L'Italia come il Congo belga: arrivano da fuori e prendono quello che vogliono". Si può affrontare un "argomento doloroso" con il sorriso e il presidente di Mediaset si sforza di mostrarlo per non "rovinare il clima". Sa bene che il Cavaliere a volte offre il fianco, come quando in campagna elettorale ha puntato contro il Quirinale: "Il fatto è che la politica è il trionfo dell'ipocrisia e lui non è un ipocrita. E queste cosiddette gaffe lo rendono popolare, nel senso di popolano. Invece arriva Scalfari e lo bolla come peronista, arriva Sartori e gli dà del populista. Lo stesso si fa con Bossi: lui ha imposto il tema del federalismo nell'agenda politica italiana. è vero, in certi casi esagera verbalmente, ma non è possibile che quelli con la puzza sotto il naso ne parlino come di uno che legge un libro ogni tanto". Meglio guardare avanti per non soffermarsi su quel che è stato, sulla rottura tra il Cavaliere e Casini - per esempio - a cui Confalonieri dedica una considerazione: "La grandezza di un uomo si misura dalla capacità di comprendere la grandezza di chi ti sta accanto". Insomma, a Casini, "ma non solo a lui", è mancata la capacità di "riconoscere il talento di Berlusconi, la sua rivoluzione culturale. Quella volta che si issò sul predellino dell'auto lo paragonai a Lenin, oggi vorrei evitare ma mi viene in mente il Grande timoniere, lui che chiama "la rossa", Michela Brambilla, e la lancia in politica come l'ultima moglie di Mao. Ora però che è arrivato a Palazzo Chigi, Silvio sa che deve far bene. Non l'avevo mai sentito dire "lacrime, sudore e sangue"". L'amico di Silvio Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset Francesco Verderami PER SAPERE DI PIù Speciale elezioni www.corriere.it.

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Veltroni: ora governo ombra Il Pdl? L'inizio non è buono (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Veltroni: ora governo ombra Il Pdl? L'inizio non è buono Il leader del Pd: nessuna Waterloo. Confronto con l'Udc "La coalizione vittoriosa è fragile, difficile che arrivi a fine legislatura". E sulla Sinistra: paga il prezzo di aver minato Prodi ROMA - Lo dice in inglese, fedele allo stile british della sua sfortunata campagna. Dice Walter Veltroni che il Pd ripartirà da uno shadow cabinet, un governo ombra che avrà tanti ministri quanti saranno quelli dell'esecutivo Berlusconi e che su "ogni questione" aprirà con la maggioranza una dialettica in stile "europeo". Il segretario pubblicamente non lo ricorda, ma la stessa idea venne nel 1989 ad Achille Occhetto per contrastare l'Andreotti sesto e chissà se il precedente è di buon auspicio. Il giorno dopo la disfatta il capo dell'opposizione arriva in sala stampa col sorriso, l'aria di chi ha "ben dormito" e non ha nulla da rimproverarsi. Non accoglie critiche, non ammette errori, rivendica la "novità" delle sue liste e la scelta di correre da solo: "Il riformismo italiano ha un partito del 33-34 per cento che si candida a governare il Paese ". Addossa il peso della sconfitta al defunto governo Prodi e al poco tempo per la rimonta. E promette un'opposizione "repubblicana " quanto energica, con la speranza che la terza vita governativa di Berlusconi sia la più breve possibile: "Il Pdl è fragile, difficile che arrivi a fine legislatura ". La sconfitta è stata bruciante eppure nel chiuso dell'ufficio politico i big del Pd hanno deciso che arretrare non si può e allora Veltroni attacca e dichiara che l'avvio del Cavaliere non è stato affatto bipartisan. "Una certa idea di autosufficienza", l'intenzione di tenersi la presidenza delle due Camere nonché "un certo tono" nei confronti dell'opposizione lo hanno negativamente colpito. "Non fanno vedere un buon inizio... Berlusconi dice che la legge elettorale va bene così? Lo metto nel novero delle cose brutte". Lo sconfitto teme che il Pdl decida di fare da sé anche sulla nomina del successore di Frattini e avvisa il vincitore, "vorrei sapere se vale la logica dello spoils system che non valse quando toccò a noi nominare il commissario europeo...". Berlusconi stia attento, è il senso dell'avvertimento, perché "a ogni azione corrisponderà una azione opposta e contraria". Il nuovo governo rispetti le istituzioni, ammonisce Veltroni e si impegna a "vigilare perché le promesse elettorali siano attuate". E cruciale è il tema delle alleanze. Se a sinistra del Pd è terra bruciata l'ex sindaco giura che non è lui il "killer" dell'Arcobaleno, la Sinistra ha pagato "un prezzo alto" perché "ha minato la compattezza del governo Prodi ". L'assenza dal Parlamento di Giordano, Diliberto, Mussi e Pecoraro è "un grave danno alla democrazia", Veltroni apre al dialogo con gli ex compagni ma quando gli chiedono se pensa a una confluenza nel Pd chiude la porta: "No, sarebbe irrispettoso e sbagliato". è al centro che guarda la vocazione maggioritaria del Pd, è "in particolare" all'Udc di Pier Ferdinando Casini che Veltroni rivolge un chiaro invito al "confronto". Il segretario ha portato grafici e tabelle, vuol convincere che la rimonta c'è stata e che il pullman democratico non si è schiantato a "Waterloo". Nello staff del segretario il titolo del Riformista è stato giudicato "impietoso" e il leader prova a smentirlo, dice che al Nord il Pd ha invertito la tendenza e nelle grandi città i voti al Senato sono aumentati, però riconosce che bisogna fare di più, "dobbiamo penetrare in profondità nella società italiana". Il risultato del Pdl è "inequivocabile " e Veltroni deve ammetterlo, però sottolinea che rispetto al 2006 Berlusconi e Fini assieme hanno perso 804 mila voti e che c'è stato un "massiccio spostamento verso la Lega", il partito che più ha saputo intercettare il malessere degli italiani su temi come tasse e immigrati. Il Pd ripartirà da qui: pensioni, prezzi, precarietà ma anche valori. Al fianco di Veltroni c'è il suo secondo Dario Franceschini, come a dire che non esiste al vertice del Pd contrasto alcuno tra l'anima ex ds e quella ex dl. "Divisioni? Balle totali - scaccia le ombre il segretario -. Il Pd è coeso, unitario, solidale... ". Monica Guerzoni GUARDA L'intervento di Veltroni www.corriere.it.

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Il leader va in Israele Si chiude la fase dell'<equivicinanza> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Strategia L'obiettivo: ribadire la "discontinuità" da Prodi Il leader va in Israele Si chiude la fase dell'"equivicinanza" ROMA - E' stato uno dei primi annunci, a poche ore dalla vittoria elettorale: Silvio Berlusconi, stuzzicato da Clemente Mimun a Matrix, lunedì sera, ha confermato che la sua prima missione all'estero sarà in Israele, per celebrare i 60 anni dalla fondazione dello Stato ebraico: "Olmert mi ha invitato, sarò lietissimo di essere presente, per dare supporto all'unica democrazia del Medioriente". Un messaggio non nuovo per Berlusconi, che in un colpo solo rilancia la politica estera, assente dalla campagna elettorale se non per un weekend di dichiarazioni più o meno confuse sulle missioni militari, cancella "l'incidente" Ciarrapico, che con le sue dichiarazioni nostalgiche sul fascismo aveva inquietato una parte degli ebrei italiani. Il presidente del consiglio in pectore già in campagna elettorale aveva voluto più volte dichiarare la discontinuità della sua politica estera dall'"equivicinanza" tra Israele e palestinesi professata dal ministro degli Esteri uscente Massimo D'Alema. E ieri sera è arrivata la risposta da parte dell'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir, che ha espresso "soddisfazione " per la sua partecipazione alle celebrazioni a Gerusalemme e ha confermato la telefonata di congratulazioni di Olmert. E' vero che l'ambasciatore Meir l'altra sera si è congratulato sia con Berlusconi che con Walter Veltroni, con il quale i rapporti sono buoni e al quale la comunità ebraica romana riconosce, per bocca del suo presidente Riccardo Pacifici, di aver contribuito a semplificare il sistema italiano "con l'esclusione dal Parlamento dell'estrema destra di Storace e della sinistra radicale dei Diliberto e di quanti bruciano le bandiere americane e israeliane in piazza". Oltre al l'omaggio di Matrix, quello che è piaciuto molto è la scelta di Franco Frattini agli Esteri: "Fu lui nel 2003 durante la presidenza italiana dell'Unione Europea a far inserire Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche. Con lui l'Italia ha posto il veto più di una volta alle risoluzioni antiisraeliane nelle organizzazioni internazionali", ricorda Fiamma Nirenstein, neo-eletta parlamentare del Pdl oltre che firma di spicco sulle questioni mediorientali. Del resto non sarà un caso che il voto degli italiani all'estero in Israele ha dato un risultato più che certo: 73,2 al Popolo delle Libertà e il 19,8 al Partito democratico. Quello che in questi due anni non è piaciuto a gran parte degli ebrei italiani è stata la "neutralità " di D'Alema (la definizione è della Nirenstein) sulle questioni mediorientali. Al suo esordio alla Farnesina lo definirono un "pericolo". Alla celebrazione della festa nazionale, a Roma l'anno scorso, Prodi e D'Alema furono trattati con una certa freddezza, e a chiudere dal palco fu tra gli applausi l'ex ministro Gianfranco Fini come se fosse ancora in carica. Tra l'altro c'era stata la foto di D'Alema a braccetto a Beirut con un parlamentare di Hezbollah. Poi ancora le dichiarazioni sulla necessità di dialogare con Hamas anche prima che accetti di riconoscere Israele, che avevano provocato l'indignazione del Le reazioni Alla notizia l'ambasciatore Meir ha reagito con "soddisfazione". Nel mirino la "neutralità" dalemiana.

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Ciampi: Bossi? La Lega è cambiata Subito riforme, Silvio non ha alibi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE L'intervista L'ex capo dello Stato: sorpreso dal successo del centrodestra Ciampi: Bossi? La Lega è cambiata Subito riforme, Silvio non ha alibi Presidente Ciampi, dopo i risultati del voto possiamo dichiarare chiusa la Seconda Repubblica? "Prima, Seconda o Terza Repubblica sono definizioni che per me non hanno molto senso. Di sicuro, sia pur senza storicizzare su quei canoni la stagione che si apre adesso, siamo entrati in una fase più matura per la politica e le istituzioni. Credo che si possa riconoscerlo per almeno due motivi: 1) dalla campagna elettorale a ieri, tutto si è svolto nel massimo ordine e, sostanzialmente, nel rispetto dei diritti di ciascuno; 2) il bipolarismo si è consolidato, anche se a prezzo di dolorose esclusioni dal Parlamento". Allude alla scomparsa della sinistra cosiddetta "radicale"? "Sì. Partiti che offrivano, se non una vera e propria camera di compensazione del conflitto sociale, comunque un riferimento di rappresentanza per le frange più estreme. La loro uscita di scena rischia di aprire incognite pericolose". Si aspettava un'affermazione così netta del centrodestra? "Eravamo tutti influenzati dall'idea che la legge elettorale non potesse consentire un simile scenario, dunque sono rimasto piuttosto sorpreso. Ora, i numeri incassati dai vincitori sono tali da legittimare non solo l'incarico a governare (per quello basta una preferenza in più), ma a farlo avendo alle spalle una larga maggioranza e con un'intera legislatura come orizzonte. Davanti a questa opportunità, che naturalmente vale per il centrodestra come per il centrosinistra, nessuno potrà accampare alibi. Le difficoltà sono enormi, ma l'Italia ha in sé le capacità per esprimersi al meglio, ciò che negli ultimi anni non era invece riuscita a fare". Quel deficit d'iniziativa che ha penalizzato l'esecutivo Prodi, imploso su se stesso anche per non aver avviato soluzioni strutturali? "Per la verità il Paese è bloccato da tempo, già da prima del biennio del centrosinistra. Certo, tra il 2006 e il 2008 la tenuta di Palazzo Chigi si è retta soltanto su fragilissimi fili ed era messa alla prova ogni giorno da compromessi, strappi, condizionamenti e mediazioni. Perciò quel governo ha sempre avuto il fiato corto e, nonostante la pazienza negoziale del premier, alla fine è caduto". Quale dovrebbe essere la "missione " di Berlusconi? "L'emergenza assoluta è sul fronte dell'economia e su quello sociale, con riferimento particolare alle famiglie che si ritrovano a far quadrare i loro bilanci in condizioni di maggiori ristrettezze... Non possiamo permetterci ancora una posizione di retroguardia in Europa. Ma va accelerato pure il risanamento dei conti pubblici, che a cavallo del 2000 ha avuto una battuta d'arresto e che solo di recente era stato rimesso in moto. Servono poi programmi urgenti per rilanciare sviluppo e competitività, con investimenti su ricerca e istruzione pubblica. Il tutto tenendo conto di uno scenario mondiale globalizzato che presenta problemi di una profondità sconvolgente e destinati ad accentuarsi (vedi il fortissimo aumento dei prezzi delle materie prime alimentari, come grano e riso), con il rischio di conseguenze geopolitiche imprevedibili e preoccupanti. Dal dopoguerra non si è mai presentata una situazione così complessa, tale da richiedere una collaborazione internazionale in grado di produrre scelte politico-finanziarie lungimiranti e coerenti". Non andrebbero messe nell'agenda delle priorità anche le riforme istituzionali? "Ovvio che sì. Durante la campagna elettorale sono uscite indicazioni importanti per una responsabilità bipartisan su questa materia, per riforme condivise, mirate a rafforzare le istituzioni e a snellire la macchina dello Stato. I leader dei due fronti si sono impegnati a farle, nelle settimane scorse. Le facciano. Ma nei confini dei due princìpi chiave della Carta costituzionale: libertà dei cittadini e unità del Paese". C'è chi teme che Bossi, forte del boom elettorale, tenga in ostaggio il governo e punti a una secessione di fatto. "Non vedo questo pericolo, non ci credo. Anche la Lega ha avuto una sua evoluzione. Ricordo alcune mie tappe, da Varese alla Val Brembana, e i dialoghi con tanti sindaci leghisti presenti con la loro fascia tricolore. Quel Nord rivendica un diritto sul quale siamo tutti d'accordo: il federalismo fiscale, che certo non nega i fondamentali diritti di solidarietà verso le parti più deboli dell'Italia. E qui non intendo una politica degli oboli, ma della solidarietà, così come è chiaramente affermata nella nostra Costituzione". Dall'entourage di Berlusconi stavolta nessuno ha fatto echeggiare il grido "non faremo prigionieri". E' cambiato anche lui? "Le sue prime dichiarazioni dimostrano che è consapevole della gravità della sfida. E' vero, viviamo da 15 anni in una situazione politica complessa e di conflitto a volte artificialmente esasperato, al di là dell'obiettiva gravità dei problemi. Oggi servono soluzioni strutturali, che si possono costruire a patto di rianimare le volontà positive degli italiani, a partire da uno spirito di orgoglio e fiducia collettivi. Ripeto: i problemi interni e internazionali sono seri, ma dico no alla sfiducia e un no ancor più forte all'indifferenza. Sta a Berlusconi fare una buona squadra di ministri (e molti politici che non avevano esperienza ora ce l'hanno) e rendere più coesa l'Italia, che ha bisogno di essere governata con efficacia. Spero anche che il futuro premier mantenga saldo il nostro ancoraggio all'Europa, fuori dalla quale saremmo perduti ". E della sconfitta del Partito democratico, che cosa pensa? Era davvero scontata? "Era una partita molto ardua, quella giocata da Walter Veltroni. Ha fatto un investimento sul futuro, che ha comunque prodotto un'innovazione importante, semplificando il nostro frammentato quadro politico e anche, per i toni da lui usati, disintossicando un po' il clima. Gliene va dato atto". Marzio Breda.

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LA CAPITALE E IL VENTO DEL NORD (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-16 num: - pag: 1 autore: di GOFFREDO BUCCINI categoria: REDAZIONALE UN VOTO DOPO IL VOTO LA CAPITALE E IL VENTO DEL NORD Solo un mese fa il risultato di ieri sera sembrava impensabile: che il Popolo della libertà potesse rimettere in questione la leadership politica romana, da quindici anni saldamente nelle mani del centrosinistra, appariva un'ipotesi lontana e stravagante. Per il Campidoglio il Pd, appoggiato qui a Roma dalla sinistra radicale, tornava a innalzare un vessillo prestigioso come Francesco Rutelli, già due volte sulla poltrona che fu di Petroselli e Argan, sindaco del Giubileo, ricordato con simpatia da molti concittadini. Contro di lui, un candidato che aveva perso, e male, appena due anni fa contro Walter Veltroni: Gianni Alemanno, che molto gossip politico descriveva svagato, con una poltrona da ministro già pronta nell'immancabile governo Berlusconi, e che invece s'è battuto fin qui con grande efficacia. Per la Provincia, a un Alfredo Antoniozzi dal profilo politico non proprio tagliente, lo schieramento veltroniano opponeva un quadro sostenuto dagli apparati e dalla gente: Nicola Zingaretti, bettiniano di ferro, che bene aveva fatto da segretario regionale Ds, forte peraltro della buona eredità di Gasbarra. Tutto scontato, dunque? Al tempo. Fino a ieri sera, perfino di fronte alla valanga Pdl nel voto nazionale, Alemanno era stato più che cauto: Roma è storia a sé, aveva detto. Ed è bene ricordarlo, stiamo ancora parlando di un quadro nel quale, in controtendenza con gran parte d'Italia, lo schieramento democratico è in vantaggio. Ma l'idea imprevista del ballottaggio, con queste due settimane in più che serviranno ai romani per decidere gli inquilini del Campidoglio e di Palazzo Valentini, apre un gioco politico e psicologico di cui è difficile al momento prevedere gli esiti. Già la Destra, cancellata dal Parlamento, annuncia che i suoi voti potrebbero tornare in gioco accanto ai candidati Pdl. L'Udc farà i suoi giochi, pare con le primarie. E, se è plausibile che lo smacco imprevisto spinga la sinistra romana a compattarsi dietro il Pd, è anche possibile che veleni e voglia di "vendetta " tra antichi sodali si traducano in una sorta di cupio dissolvi dentro la coalizione rutelliana. A ciò si aggiunga che i prossimi 15 giorni vedranno il vento del nord di Berlusconi e Bossi soffiare negli uffici, nei giornali, dentro la società civile con la consueta voglia di saltare sul carro del vincitore. I tempi supplementari di Roma saranno una partita vera, le grandi manovre sono già incominciate.

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Il forum di oggi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-16 num: - pag: 52 categoria: REDAZIONALE Il forum di oggi Italians di Beppe Severgnini I nanetti e l'appeal neo-operaio della Lega Biancaneve sarebbe disperata: strage di nanetti. Più del terzo successo di Berlusconi, più dell'avanzata di Bossi, più dell'incompiuta di Veltroni, gli Italians sembrano colpiti - ma non dispiaciuti - dal crollo dei piccoli partiti, Rifondazione & C in testa. Scrive Laura Sensi (laus@email.it): "Nella mia Toscana la Sinistra-Arcobaleno ha preso 4.5% alla Camera e 5.1% al Senato. Si può imputare all'appeal neo-operaio della Lega"? Eh, no. www.corriere.it/solferino/severgnini/.

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I grandi? Non guadagnano voti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-16 num: - pag: 52 autore: di FILIPPO ANDREATTA categoria: REDAZIONALE SORPRESE NELL'URNA I grandi? Non guadagnano voti G ran parte delle discussioni politiche riguardanti le elezioni si basano sui dati in percentuale, che fotografano i rapporti di forza all'interno del ceto politico. Ma se si vuole comprendere l'atteggiamento politico degli italiani, allora bisogna ricorrere ai dati sul numero di votanti, che sono invece in generale trascurati e che in questa occasione offrono alcuni spunti di lettura che si discostano dall'opinione comune che sta emergendo. Sembra infatti che i due principali partiti, nonostante i loro progressi percentuali, abbiano avuto un concreto consenso popolare inferiore al previsto. Cominciando dal partito che ha trionfato alle elezioni, si può notare che il Pdl ha ottenuto poco più di 13,6 milioni di voti, mentre alle elezioni di due anni fa, nelle quali era stato sconfitto, Forza Italia e An avevano ottenuto quasi 13,8 milioni, mentre Alternativa Sociale, la lista Dc-Psi e il Partito Pensionati, che si sono presentati nelle file del Pdl, avevano ottenuto circa 800.000 voti (senza contare che alcuni esponenti dell'Udeur erano candidati e hanno presumibilmente raccolto parte dei 500.000 voti che questa lista raccoglieva tradizionalmente). Questo significa che il Pdl ha perso quasi un milione di voti rispetto alle elezioni precedenti, e quasi 1,8 milioni rispetto alla somma di An e Forza Italia alle elezioni del 2001. La vittoria del Pdl è stata quindi strategica (nel senso di alleanze più ricche di voti in partenza) piuttosto che elettorale. Nella coalizione guidata da Berlusconi, oltre al Mpa che ha ottenuto 410.000 voti, il vero vincitore è la Lega, che sfiora il raddoppio dei 1,7 milioni di voti del 2006 portandoli a 3 milioni. Anche il risultato nel centrosinistra può apparire sorprendente. Nonostante una campagna elettorale brillante, e un piccolo progresso percentuale, anche il Pd di Veltroni non ha sfondato nell'elettorato, ottenendo 12 milioni di voti contro gli 11,9 dell'Ulivo nel 2006, a cui bisogna sommare una parte dei 990.000 voti ottenuti allora dalla Rosa nel pugno e oggi portati in dote dai radicali. Nel 2001, Ds e Margherita ottennero 11,2 milioni mentre nel 1996 Ds, Lista Dini e Ppi ottennero 12 milioni di voti. E' evidente che il Pd deve incrementare il tasso di novità della propria proposta politica se intende discostarsi in futuro da queste cifre. Anche nel caso del centrosinistra, il partito minore della coalizione, l'Italia dei valori, sfiora un raddoppio, da 877.000 a quasi 1,6 milioni, superando il proprio picco del 2001 di 1,4 milioni. Per quanto riguarda le altre liste, mentre l'Udc ha tenuto, con una perdita di circa 500.000 voti rispetto ai 2,6 del 2006, la vera e storica emorragia è avvenuta per la Sinistra Arcobaleno che con 1,1 milioni di voti riduce considerevolmente i risultati delle tre liste che sono confluite (Prc, Pdci e Verdi) che avevano ottenuto quasi 3,9 milioni di voti alle ultime consultazioni. Questi dati ci dicono che il consenso, almeno per i principali partiti, è molto più stabile di quanto percepito dal ceto politico e suggerisce due considerazioni. Da un lato, per quanto riguarda la riforma del sistema elettorale, è molto più importante scegliere un meccanismo che sproporzionalizzi il sistema in termini di rapporti tra le coalizioni, piuttosto che al loro interno, adottando quindi un sistema maggioritario (magari uninominale per eliminare anche l'aberrazione delle nomine nelle liste bloccate). Dall'altro lato, per quanto riguarda le alleanze nella nuova geografia elettorale, è necessario per l'opposizione ampliare il perimetro della propria coalizione per poter sperare di sconfiggere il Pdl alle prossime elezioni. Svp e socialisti hanno ottenuto circa 500.000 voti, che sommati ai 2 milioni dell'Udc quasi colmerebbero il divario tra i quasi 16,6 milioni della coalizione guidata da Berlusconi e i circa 13,7 milioni di quella guidata da Veltroni.

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<Il ballottaggio? Sarà la rivincita> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-16 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE "Il ballottaggio? Sarà la rivincita" Rutelli: "è una partita aperta" Al via le strategie per le alleanze Rutelli in vantaggio ora si decideranno le alleanze per il secondo turno. Al via le manovre per gli apparentamenti "E adesso?". Sono da poco passate le nove, al comitato Rutelli proiezioni e dati ufficiali danno risultati molto diversi eppure, in sintesi, dicono la stessa cosa: ballottaggio. Così fu tra Rutelli e Fini nel 1993, così tra Veltroni e Tajani nel 2001, così, adesso, accadrà tra Rutelli e Alemanno (due del mattino, 1.841 sezioni su 2.600: Rutelli al 45,89, Alemanno al 40,52). è per questo che al quartier generale del candidato del centrosinistra, la domanda che si ripete è solamente una: e adesso? Perché, adesso, bisogna affrontarlo, il ballottaggio. E vincerlo. Il punto è: basterà la coalizione del primo turno? Sarà necessario allargare l'alleanza? E verso quale direzione? Forse, sia verso il centro sia verso sinistra. Ipotesi, al momento. Anche perché il voto del 28 aprile cadrà tre giorni dopo la festa della Liberazione, anche perché Roma è città che, al momento della scelta, negli ultimi quindici anni non ha mai tradito, anche perché si potrebbe puntare sulla voglia di rivalsa di un elettorato travolto dal trionfo berlusconiano. Com'è ovvio, però, le diplomazie sono al lavoro, già da giorni. Gli accordi sono lontani dall'essere chiusi. Ma le trattative ci sono. Non a caso il segretario romano di Rifondazione comunista Massimiliano Smeriglio diceva: "Se serviranno nuove alleanze siamo disponibili a verificare tutto, ma siamo convinti che non verrà messa in discussione l'asse dell'alleanza". E diceva altro, anche: "Rutelli è un gentiluomo. Abbiamo stretto un accordo programmatico fra Sinistra e Pd. Contano i numeri, ma contano anche i programmi ". Chiaro, no? La possibilità di allargare l'alleanza c'è, noi non poniamo veti, siamo disponibili, purché il programma non venga stravolto. Vacillano assessorati e poltrone, adesso, ma il centrosinistra ha, al momento, altre urgenze. Una: vincere il ballottaggio, tenere Roma, conquistare il Campidoglio. In una parola: resistere. Le dichiarazioni di Rutelli, quando il ballottaggio sembra scontato, puntano proprio sull'idea di rimotivare il popolo di centrosinistra: "Quello che è ragionevole aspettarsi è che si vada a un ballottaggio che ci permetterà di esprimere le idee, i progetti e i grandi propositi per continuare a migliorare questa città. è una partita aperta, ma questo potrà permettere non soltanto di rinnovare e consolidare il governo di Roma, ma anche di cogliere una rivincita importante dopo il voto delle elezioni politiche, regionali e amministrative". Messaggio cristallino: Roma può essere la rivincita del centrosinistra. Il punto è: basterà? In attesa di dare una risposta, le diplomazie del Pd sono al lavoro. Com'è noto, si punta al centro: ben sapendo, però, che Baccini e Ciocchetti chiederanno in cambio. E il prezzo non sarà esattamente d'occasione. Ma per "non spostare l'asse", come chiedeva Smeriglio, si potrebbe cercare di bilanciare le nuove forze in entrata dal centro, con un accordo con quella sinistra che non ha seguito Bertinotti nell'Arcobaleno. "Per governare una città gli accordi con la sinistra si possono fare è stato detto da più parti in questa campagna elettorale - perché non si parla di politica estera... ". Per questo, ieri sera, c'era un'altra domanda che qualcuno rivolgeva a qualcun altro, lì nel silenzio teso del quartier generale: "Ma Sinistra Critica quanto ha preso?". Alessandro Capponi.

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Una storia finita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-16 num: - pag: 52 autore: di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA categoria: REDAZIONALE IL PARLAMENTO SENZA SINISTRA Una storia finita SEGUE DALLA PRIMA Ebbe anzi un effetto paradossalmente pressoché opposto. Indusse gli ex comunisti a considerarsi quasi come i curatori testamentari di questo insieme di lasciti, facendosi catturare dalla tentazione di poterne addirittura diventare agevolmente gli eredi. Ciò che infatti cominciò fin da subito a verificarsi. Con la conseguenza però che abbagliati da questa facile conquista gli scampati al naufragio comunista non sentirono più l'urgente necessità, che invece avrebbero dovuto sentire, di buttare a mare alla svelta il proprio patrimonio ideologico, di ravvedersi senza esitazioni delle loro mille cantonate, di prendere coraggiosamente un nome e un abito nuovi. O, se lo fecero, presero a farlo con tempi politicamente biblici, dell'ordine degli anni. Nel frattempo, come dicevo, orfano della protezione un tempo elargitagli dalla Dc e dal Psi, il potere tradizionale italiano cresciuto e prosperato sotto la Prima Repubblica si apriva volenterosamente a quelli che esso riteneva ormai i nuovi padroni della situazione. In breve tutto l'establisment economico- finanziario del Paese, tutta la cultura, tutta la burocrazia, tutti gli apparati di governo, dalla polizia alla magistratura, gran parte del vecchio cattolicesimo politico divennero o si dissero di sinistra. Ma proprio la massiccia operazione di riciclaggio e di "entrismo" da parte dei vertici della società italiana e dei suoi poteri, nell'area della sinistra ex Pci, insieme all'esasperante lentezza con cui procedeva la revisione ideologica di questa, hanno valso a porre il partito della sinistra ex comunista, nell'ultimo dodicennio, in una posizione sostanzialmente conservatrice. L'hanno reso di fatto il tutore massimo dell'esistente, incapace di comprendere i grandi fatti nuovi che si andavano producendo nel Paese, di rompere incrostazioni e tabù, restio a politiche animate da coraggio e da fantasia, timoroso infine di rompere le vecchie solidarietà frontiste. In vario modo questa parte, invece, se la sono aggiudicata fin dal 1994 le varie destre che allora videro la luce e/o che allora presero a ricomporsi. Le quali, a cominciare da Berlusconi, hanno invece avuto facile gioco, esse sì, ad apparire fino ad oggi (e quale che fosse la realtà) tese al cambiamento, lontane dal potere costituito, prive di troppi pregiudizi ideologici, in sintonia con la pancia e con le esigenze più vere del Paese. Il merito indiscutibile di Walter Veltroni è stato quello di capire che sulla strada iniziata nel lontano 1993-94 la sinistra non poteva più procedere. Prendere le distanze dal governo Prodi ha voluto dire precisamente prendere visibilmente le distanze dalla tradizione. Da quella tradizione italiana che se da un lato era servita a far vivere il nome del socialismo e del comunismo, dall' altro però aveva reso sempre impossibile - ai partiti che ne portavano i nomi - qualunque autonomo ruolo politico innovativo alla guida del Paese. Veltroni ha capito che bisognava cancellare questa storia, la quale era stata anche tanta parte della storia della prima Prima Repubblica; che era finalmente giunto il momento di porre fine alla Prima Repubblica. Per farlo ha oggi dovuto pagare un prezzo assai alto, certo. Ma i conti veri, come sempre, si potranno fare solo alla fine.

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Tutti gli eletti del Lazio nel nuovo Parlamento (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-16 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Camera e Senato Tutti gli eletti del Lazio nel nuovo Parlamento CAMERA - LAZIO 1 Pdl - 20: Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Giovanni Alemanno, Fabrizio Cicchitto, Francesco Giro, Giulia Bongiorno, Sestino Giacomoni, Giuseppe Consolo, Mario Pescante, Antonio Mazzocchi, Beatrice Lorenzin, Silvano Moffa, Melania de Nichilo Rizzoli, Francesco Proietti Cosimi, Fiorella Ceccacci, Vincenzo Piso, Paolo Guzzanti, Giorgio Simeoni, Domenico di Virgilio e Marco Marsilio. Pd - 16: Marianna Madia, Walter Veltroni, Paolo Gentiloni, Antonio Rugghia, Enrico Gasbarra, Michele Meta, Ileana Argentin, Massimo Pompili, Renzo Carella, Roberto Morassut, Roberto Giachetti, Walter Tocci, Maria Coscia, Giovanni Battista Bachelet, Pietro Tidei e Pierfausto Recchia. Udc -2: Pier Ferdinando Casini e Mario Baccini. Idv - 2: Antonio Di Pietro e Jean Leonard Touadi. CAMERA - LAZIO 2 Pdl - 9: Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Rocco Crimi, Giorgia Meloni, Maria Eugenia Roccella, Fabio Rampelli, Gianfranco Conte, Cosimo Ventucci e Francesco Aracri. Pd - 5: Donatella Ferranti, Giuseppe Fioroni, Ugo Sposetti, Maria Teresa Amici e Matteo Mecacci. Udc - 1: Per Ferdinando Casini. SENATO Pdl - 15: Marcello Pera, Maurizio Gasparri, Lamberto Dini, Cesare Cursi, Mauro Cutrufo, Andrea Augello, Claudio Fazzone, Oreste Tofani, Angelo Maria Cicolani, Laura Allegrini, Giuseppe Ciarrapico, Domenico Gramazio, Paolo Barelli, Candido de Angelis e Stefano de Lillo. Pd - 11: Vincenzo Vita, Francesca Marinaro, Mauro Del Vecchio, Luigi Zanda, Ignazio Marino, Roberto Di Giovanpaolo, Raffaele Ranucci, Riccardo Milana, Mario Gasbarri, Lucio D'Ubaldo e Lionello Cosentino. Idv - 1: Stefano Pedica.

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E ora arriva il tempo dei cambiamenti per il governo e anche per noi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Lettere - data: 2008-04-16 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE La scelta di Maria Latella E ora arriva il tempo dei cambiamenti per il governo e anche per noi Cara Maria Latella Era inevitabile che a Roma il Pdl prendesse tanti voti. Era inevitabile perché nonostante la popolarità del sindaco Veltroni, il governo Prodi ha lavorato contro Roma. Penso in particolare alla lotta del ministro Bersani contro i taxisti. Come si dice, chi è causa del suo mal pianga se stesso. Lettera firmata Lettera che sospetto inviata da uno dei molti taxisti infuriati per le duemila licenze di nuovi taxi concesse dal Comune di Roma. Le ragioni del voto verranno analizzate nei prossimi giorni. Nel Lazio, al Senato il Pdl ha la maggioranza, secondo i dati forniti dal Viminale. E' un dato in parte sorprendente giacchè nel Lazio, Regione, Provincia e Comune hanno da tempo una guida di centro sinistra. Su questo dato altri rifletteranno. A me vengono in mente alcune cose che non riguardano vincitori e vinti, ma tutti noi. Noi cittadini. Primo: alle 20.30, circa, Walter Veltroni ha telefonato a Silvio Berlusconi, prendendo atto della vittoria, indiscussa, dell'avversario. Secondo: per la prima, ripeto, per la prima volta in Italia, i dibattiti tv hanno potuto approfondire le ragioni del voto, sapendo per certo chi aveva vinto e chi aveva perso. Mi sembrano due dati significativi. E incoraggianti per quanti credono nella necessità di un rapido adeguamento dell'Italia agli standard europei. Per ora, per questa sera, mi fermerei qui, in attesa di commentare con voi domani i risultati elettorali che più direttamente riguarderanno Roma. Nel frattempo, vi anticipo una piccola novità che ci riguarda: tra qualche giorno passerò la mano. "La città ne parla" avrà in me un'attenta lettrice, ma il dialogo con voi continuerà con un nuovo interlocutore. A domani, intanto. mlatella@rcs.it.

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La carta di Francesco Recuperare a sinistra e nel mondo gay (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE L'attesa Il comitato elettorale deluso dalle percentuali La carta di Francesco Recuperare a sinistra e nel mondo gay L'ex sindaco in cerca di nuove alleanze ROMA - Quando Francesco Rutelli è preoccupato, si vede. Mette su una faccia lunga, amareggiata, un po' sordiana (dalla maschera, mitica, di Alberto Sordi, ndr). Barbara Palombelli, questa faccia la conosce bene. Meno male che ci sono le mogli, in certi momenti. E gli amici. è un comitato elettorale tetro, buio, angusto. "Antico mulino biondo ", quartiere Ostiense, pozzanghere melmose alla fine del ponte di ferro: Roma è piena di posti così. La stanza dove il candidato sindaco Rutelli aspetta (spera?) d'essere rieletto per la terza volta (già al Campidoglio dal 1993 al 2001) è in fondo al corridoio di archi a volta, con i mattoncini, con le faccette tenere ed emozionate dei candidati al consiglio comunale, con Paolo Gentiloni e Linda Lanzillotta - vecchia fidata guardia d'onore dei bei tempi andati della Margherita - che camminano avanti e indietro, si fermano, chiedono, riflettono, scuotono la testa, allargano le braccia, sospirano e poi vengono avanti a capo chino, con un filo di voce: "è più dura del previsto, purtroppo". Gentiloni è uno misurato, responsabile. Non sorrise nemmeno il giorno che Prodi lo nominò ministro delle Comunicazioni: "Cerchiamo di tenere la bandiera del Pd alta, facciamo barricate a Roma... ma, certo, se le percentuali sono queste...". I numeri, le percentuali: si andrà avanti nella notte, è sicuro. Ma per capirci: il rischio terribile e concreto, possibilissimo, è che il consenso espresso nei confronti di Rutelli sia piuttosto (se non abbastanza o addirittura parecchio) più basso del dato raccolto a Roma, nella tornata politica, dall'intero centrosinistra. Cerchiamo di capirci. A mezza sera, Rutelli naviga - nelle proiezioni - intorno al 45%; Alemanno insegue con circa quattro punti di ritardo. Non casualmente, Massimo Brutti, ex senatore diessino uscente e capolista del Pd al consiglio comunale, un tipo allergico alla menzogna politica, considera: "Aspettiamo... e speriamo... e auguriamoci che...". Luigi Zanda va via fingendo serenità: "Il ballottaggio era nelle cose... ". Magari non con queste percentuali. "Mah...". Forbice stretta, ballottaggio incerto. "Eppure tra Alemanno e Francesco c'è una tale differenza di statura politica che...". La voce di Zanda in dissolvenza. Ma come ansiosa, nervosa, incerta. Lui che va via e sul megaschermo collegato con Sky, ecco Berlusconi in diretta. Piccola folla di militanti che qui ascolta in atmosfera da funerale. Cronisti che si lamentano perché la sala stampa non è dotata di televisioni, manca l'acqua, si va al bagno scortati da uomini della sicurezza comprensivi e muscolosi. Nel percorso, s'incrocia la Lanzillotta: "I dati sono preoccupanti. Ma noi manteniamo la calma, capito?". Capito. Però Rutelli è di là, che fa calcoli, in solitudine. Hanno chiamato Veltroni e D'Alema? "Va beh... tanto, al ballottaggio, ci prenderemo la rivincita". Gianni Borgna, ex assessore alla Cultura della città: "D'altra parte, ai ballottaggi vincenti, siamo abituati. Ricordo un Rutelli- Fini, e poi un Veltroni-Tajani... Certo, però, un ballottaggio è sempre un'incognita...". Così, nella notte, s'apre l'intricato capitolo alleanze. A sinistra, Rutelli può guardare a "Sinistra critica" e a Franco Grillini (socialisti, gay, trans, transgender). Ma se cerca al centro, trova gli incompatibili Luciano Ciocchetti (Udc) e Mario Baccini (La rosa bianca). Allearsi, lo intuite, non sarà facile (e già adesso i più perfidi ironizzano: il cardinal Camillo Ruini, che con Rutelli è in grandi rapporti, cosa suggerisce?). Fabrizio Roncone Il ritorno Francesco Rutelli è già stato sindaco di Roma dal 1993 al 2001.

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Rutelli va al ballottaggio per il Campidoglio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Rutelli va al ballottaggio per il Campidoglio Meno consensi delle Politiche. Alemanno chiama gli elettori del fronte avversario Alla Camera la capitale ha portato a Pd, Idv e Sinistra arcobaleno quasi il 50%; l'ex sindaco ha preso 5 punti in meno ROMA - Poco dopo le sette della sera, durante la conferenza stampa di Berlusconi, Alemanno si avvicina a Fini e gli sussurra all'orecchio i dati della seconda proiezione, poi glieli mostra trascritti su un foglietto e Fini sorride, accarezza l'aria con un gesto ampio come il consenso che sembra arrivare da Roma; alla stessa ora, al quartier generale di Rutelli, si fa di conto e i conti non tornano: alla Camera, Roma ha portato a Pd, Idv e Sinistra Arcobaleno una percentuale che sfiora il cinquanta per cento; a questo punto, poco dopo le sette della sera, appare chiaro che Rutelli non è riuscito a cavalcare l'onda che fa della Capitale, ormai da quindici anni, una città di centrosinistra. A Roma si va dunque al ballottaggio (trenta per cento delle sezioni scrutinate, Rutelli al 46 e Alemanno al 40) ma il risultato parziale è tutto fuorché un pareggio: in serata, nel centro di Roma, dopo il comizio di Berlusconi al Pantheon, i clacson delle auto suonano a festa; invece, verso le nove, nel quartier generale di Rutelli parte la controffensiva. L'operazione politica è chiara e semplice, trasformare il ballottaggio in una rivincita totale, su Berlusconi e sui risultati che, un po' ovunque in Italia, premiano il Pdl: "è una partita aperta, certo - dice Rutelli - ma questo potrà permettere non soltanto di rinnovare e consolidare il governo di Roma, ma anche di cogliere una rivincita importante dopo il voto delle elezioni politiche, regionali e amministrative ". Come dire: da Roma partirà la riscossa. Un modo per motivare quell'elettorato che, fin qui, sembra aver contribuito più alla causa di Veltroni alla Camera che alla conquista del Campidoglio. Al Pantheon, nel cuore della città, anche il Pdl attacca: sia l'avversario di oggi, Rutelli, sia lo sfidante di ieri, Veltroni; dice Alemanno: "Se questi primi dati dovessero essere confermati anche solo in parte, da Roma verrebbe una lezione: non si può fare politica senza tenere presente la realtà, solo con l'ipocrisia ". Gianfranco Fini sposta l'obiettivo sul futuro immediato, sul ballottaggio: "C'è bisogno di un supplemento di mobilitazione perché c'è davvero la possibilità concreta di un en plein". E Alemanno fa partire un appello agli elettori, i suoi e tutti, inclusi quelli di centrosinistra: "Penso all'Udc, che in questi anni ha portato avanti una dura opposizione contro Veltroni" ma anche e soprattutto "a tutte le altre liste, inclusi agli elettori di centrosinistra". Alemanno dice che "c'è la possibilità di cambiare Roma, non è in gioco né la destra né la sinistra, ma il cambiamento e quindi serve una svolta. Facciamola insieme". Difficile immaginare quale contributo potrà arrivargli dagli elettori del centrosinistra, ma è semplice prevedere quello che potrebbe arrivargli da La Destra. Francesco Storace lascia intendere che non gli interessa trattare per ottenere incarichi e poltrone ("Il mio problema non è un assessorato") e che però presto si deciderà. Inutile al momento il pressing del candidato alla presidenza della Provincia, Teodoro Buontempo: "Domani - dice Storace - comunicherò le mie decisioni all'esecutivo". In molti danno per scontato il sì di Storace, mentre il centrosinistra potrebbe scegliere di allargare la coalizione verso il centro, visto che il segretario romano del Prc, Massimiliano Smeriglio, ha accolto l'ipotesi senza drammi: "Se serviranno nuove alleanze siamo disponibili a verificarle". Per Casini l'Udc deciderà chi sostenere al ballottaggio "con le primarie". Goffredo Bettini (Pd) fa notare che Rutelli "ha staccato il suo avversario. Il ballottaggio renderà chiaro ai romani il pericolo, la vittoria della destra sarebbe distruttiva. Ora si deciderà il futuro di Roma". Sfidante Gianni Alemanno, candidato del Pdl al Comune di Roma, sfiderà Rutelli al ballottaggio Alessandro Capponi.

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La Svp: <Ci stiamo leccando le ferite> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Il caso Alto Adige La Svp: "Ci stiamo leccando le ferite" MILANO - La SÜdtiroler volkspartei, storico partito delle minoranze tedesche e ladine dell'Alto Adige, per la prima volta nella sua storia (cominciata nel 1945) è scesa sotto la soglia del 50%. Alla Camera ha infatti conquistato il 44.3%, contro il 53,4 del 2006. "Wahl-Desaster fuer die Svp", ossia "Voto-disastro per la la Svp", ha titolato il quotidiano altoatesino in lingua tedesca. "Ci stiamo leccando le ferite", ha risposto il segretario Elmar Pichler Rolle. Che poi ha cercato di spiegare l'emorragia dei voti con lo scontro fra le due posizioni che si sono fronteggiate nella Svp: una a favore della linea fuori dai blocchi (sostenuta dallo stesso Pichler Rolle) e l'altra pro-Veltroni sponsorizzata dal senatore Oskar Peterlini. "Il nostro essere fuori dai blocchi - ha detto il segretario - è stato spiegato male e può essere stato interpretato in alcuni casi come un appello a votare per Berlusconi. Occorre un ripensamento radicale sul modo di comunicare con la base". Elmar Pichler Rolle, 48 anni, è l'obmann (il segretario politico) della SÜdtiroler volkspartei dal 2004 ed è stato riconfermato vicesindaco di Bolzano nel 2005.

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Elettori di sinistra in fuga verso il Pd La metamorfosi dei centristi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 20 autore: di RENATO MANNHEIMER categoria: REDAZIONALE L'analisi dei flussi Il fenomeno della Lega con i suoi sostenitori "trasversali" Elettori di sinistra in fuga verso il Pd La metamorfosi dei centristi Il comportamento elettorale di domenica e lunedì ha messo in luce due tendenze diffuse, assai significative e tali, secondo alcuni, da sconvolgere l'assetto politico tradizionale e dare inizio, forse, alla "terza Repubblica". 1) La polarizzazione, vale a dire la concentrazione del voto in un numero esiguo di partiti, ciò che porterà alla costituzione di pochi gruppi parlamentari e, auspicabilmente, ad un miglior funzionamento di Camera e Senato. Il fenomeno è stato determinato sia dalle iniziative di Veltroni e Berlusconi in termini di offerta partitica, sia dalla consistente limitazione determinata dalle soglie di accesso al Parlamento previste dalla legge, sia, soprattutto, dalle scelte degli elettori. La vittima maggiore di questa tendenza è stata la Sinistra radicale. Le prime stime sui flussi di voto suggeriscono infatti che solo una minoranza degli elettori al 2006 per i partiti della Sinistra l'Arcobaleno abbia riconfermato oggi la propria fiducia alla formazione di Bertinotti. Gran parte dei restanti ha voluto dare un voto "utile" o "punire" la Sinistra estrema per avere in qualche misura ostacolato l'azione del passato governo Prodi. Quella del "no" a molte questioni e decisioni è stata, evidentemente, una politica che gli elettori non hanno apprezzato. Un'altra quota significativa di ex votanti per le componenti della Sinistra radicale ha voluto manifestare invece il proprio disagio rifugiandosi nell' astensione. Ma c'è anche chi ha scelto una diversa radicalità, optando per la Lega e, soprattutto, per Di Pietro. Chi ha guadagnato maggiormente dalla disfatta della Sinistra l'Arcobaleno è stato il Pd. Che ha tuttavia ceduto una parte consistente dei propri voti del 2006 all'Udc. Quest' ultima ha dunque visto al suo interno un ricambio notevole, tanto che il suo elettorato attuale parrebbe composto solo per due terzi dai suoi votanti "storici" del 2006. 2) La radicalizzazione. Si tratta di un aspetto forse un po' trascurato nei primi commenti, ma connotante fortemente i risultati, tanto da essere, secondo alcuni, addirittura prevalente. Non è un caso, infatti, che i successi più eclatanti in entrambi gli schieramenti siano legati all'affermazione di forze, appunto, più radicali, come l'Idv e la Lega. L'exploit di quest'ultima mostra come si sia andato estendendo anche nel nostro Paese un segmento di elettorato slegato dalla tradizionale contrapposizione sinistra/ destra. La Lega è infatti da questo punto di vista "trasversale", tanto che la maggioranza dei suoi elettori tende a definirsi, talvolta sbrigativamente, di "centro ". Lo è anche nella composizione sociale, che vede accomunati, in nome degli interessi territoriali, percepiti come prevalenti, gli strati più diversi: operai, imprenditori, casalinghe, disoccupati. Insomma, il sistema politico italiano è cambiato di colpo, quasi rivoluzionandosi. Si è semplificato, ha visto accentuarsi le componenti radicali e, specialmente, vede l'affermarsi di una forza territoriale che è giunta a costituire, sulla base dei consensi ricevuti, il terzo partito del Paese. L'Udc Il suo bacino attuale parrebbe composto solo per due terzi da quello "storico" del 2006.

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Maglie nere e sobrietà <Così il Cavaliere ha capito l'Italia> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-04-16 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE La campagna Alessandro Amadori Maglie nere e sobrietà "Così il Cavaliere ha capito l'Italia" MILANO - "Ha notato quei maglioncini neri? Quel vestire più modesto, un po' tetro, meno aziendale? L'atteggiamento più maturo, intimista, quasi mesto? In certi momenti faceva tenerezza, veniva voglia di votarlo...". Il berlusconismo trionfa anche con Berlusconi sottotono? "Eh no! Qui sta il suo genio! Berlusconi ha un rapporto quasi messianico con l'opinione pubblica e anche stavolta ha interpretato l'umore del Paese...". Alessandro Amadori, psicologo e fondatore di "Coesis Research", autore di due libri ("Mi consenta" 1 e 2) di analisi del fenomeno Berlusconi, vede nel successo del Pdl l'ultima e più funambolica evoluzione del berlusconismo, "gli amici di An si arrabbieranno, ma ho la sensazione che il Pdl sia al momento dominato dalla figura del Cavaliere, lo stesso Fini ha prudentemente assunto un ruolo defilato...". Che è successo? "Negli ultimi tempi abbiamo fatto una quantità di focus group tra gli elettori in giro per l'Italia, e il sentimento dominante non era né l'antipolitica né la rabbia né niente del genere. Era la paura. C'è un Paese spaventato che teme di perdere il benessere e diventare, lentamente, l'Argentina d'Europa". E Berlusconi lo ha capito? "Lo ha sentito. L'inconscio collettivo non è una invenzione di Jung, esiste, è quella somma di stati d'animo individuali che nel mondo anglosassone chiamano "sentimenti". Vede, Veltroni è stato bravissimo, però ci parlava di un Paese che non era l'Italia, è entrato in dissonanza con il sentimento collettivo". La mestizia invece ha funzionato? "In un certo senso sì. Berlusconi ha fatto una campagna elettorale stranissima, irriconoscibile. è comparso meno, non ha tirato fuori fuochi d'artificio né ha festeggiato, ha parlato di lacrime e sangue, anche la sua fisicità più sofferente era in armonia con il resto. E ha vinto in modo uniforme in tutta Italia perché uniforme è quel sentimento ". Ne parla come di Zelig... "Il berlusconismo è come il peronismo o il gaullismo. Fenomeni diversissimi ma che hanno in comune una leadership messianica che sta con il proprio Paese in rapporto simbiotico. Sa interpretarne l'anima di volta in volta, sa evolversi". Ora il berlusconismo pare essersi consolidato, no? "Berlusconi è irripetibile, non c'è un caso analogo nella storia repubblicana, e in questo senso lo è anche il berlusconismo. Però... ". Però? "C'è un tratto comune a tutti i partiti che impropriamente sono definiti conservatori: il pragmatismo. Col tempo anche la dimensione del "sogno" di Forza Italia è sfumata, per lasciare spazio all'immagine di chi sa risolvere i problemi concreti. Questa è l'eredità destinata a durare". \\ è un fenomeno analogo al peronismo o al gaullismo: un rapporto simbiotico con la società G. G. V.

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Il secondo turno coinvolgerà anche molti municipi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 91 del 2008-04-16 pagina 2 Il secondo turno coinvolgerà anche molti municipi di Redazione Storico successo per il centrodestra che dovrebbe evitare il ballottaggio alla Cassia-Vigna Clara Qui, come è successo per il voto per il sindaco, le sorprese non mancano. Solo in due municipi su 19 la coalizione che appoggia Rutelli supera il cinquanta per cento dei consensi, mentre il ballottaggio sembra scongiurato anche nel XX (già appannaggio nella passata consiliatura del centro-destra). Va sottolineato che come accade per il voto capitolino anche nei municipi il centro-sinistra di Veltroni e Rutelli si appoggia alla Sinistra Arcobaleno, in un'allenza che sul piano nazionale hanno palesemente rifiutato. Ma andiamo con ordine, leggendo i dati finora in nostro possesso. Del risultato nella circoscrizione di Cassia-Vigna Clara abbiamo già detto. Per il partito di Berlusconi e Fini alla Camera hanno votato il 48,4 per cento degli elettori mentre per il Alemanno si è espresso oltre il 50 per cento degli elettori. Se si potessero proiettare i risultati per la Camera e per il Comune sul voto municipale, quindi, si potrebbe scongiurare il ballottaggio anche nel VI Municipio (Tuscolano) e nell'XI (Ardeatino). In entrambi i casi il quorum del 50 per cento dei voti viene superato di poche centinaia di voti dalla coalizione di centro-sinistra. Con questi primi risultati appare evidente che il ballottaggio potrebbe riguardare la maggior parte dei candidati ai municipi della Capitale e, dal momento in cui il secondo turno per il Campidoglio appare una granitica certezza, il voto per i municipi conserva una sua strategica importanza. "A Roma abbiamo avuto risultati straordinari. La città si è svegliata e abbiamo recuperato 100mila voti rispetto al 2006". A parlare è il coordinatore regionale di Forza Italia, Francesco Giro. Il successo, secondo Giro, "non si è fermato soltanto a Roma ma si è registrato anche nella sua provincia e nelle altre città del regione come nella provincia di Latina dove i risultati, sfiorando il 55%, sono al di sopra di ogni aspettativa". Una volta accertato, dati alla mano (Rutelli fermo al 46 per cento con Alemanno al 40) il secondo turno per la scelta del sindaco, la battaglia per la scelta dei mini-sindaci acquista un valore ulteriore. Basti pensare ad alcuni risultati che di certo faranno discutere: come il risultato nell'VIII (Tor Bella Monaca) dove Alemanno passerebbe il primo turno davanti al suo avversario; o il mancato raggiungimento del quorum necessario per evitare il ballottaggio nel primo Municipio, dove il centro-sinistra d'antan si fermerebbe al 48 per cento. Gli apparentamenti possibili al secondo turno, poi, potrebbero dare il colpo di grazia alle speranze degli uomini di Rutelli. L'ex sindaco ha già infatti raccolto tutto ciò che poteva raccogliere mentre Alemano e gli aspiranti mini-sindaci del centro-destra hanno ancora margine di manovra. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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In Ciociaria trionfo del Pdl: aria di crisi per gli enti locali a guida <rossa> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 91 del 2008-04-16 pagina 2 In Ciociaria trionfo del Pdl: aria di crisi per gli enti locali a guida "rossa" di Redazione Il Pdl fa "strike" anche in provincia di Frosinone, un ciclone di voti che può avere conseguenze anche sugli enti locali, dalla Provincia al Comune del capoluogo, retti da quel centrosinistra che in Ciociaria si è sciolto come neve al sole. Sia alla Camera sia al Senato il Pdl ciociaro ha sfiorato la soglia del 50 per cento, ampiamente superata in molti centri della provincia. Caso particolare quello di Ceccano, città tra le più "rosse" d'Italia dove, per la prima volta dal dopoguerra, il centrosinistra non è più maggioranza. In Ciociaria sono andati oltre il dato nazionale anche l'Udc, il Ps e La Destra di Storace. Dati che evidenziano ancora di più il crollo del Pd e della Sinistra arcobaleno. Il partito di Veltroni, che da queste parti aveva puntato tutto sull'assessore regionale Francesco De Angelis non porta a casa neppure un parlamentare. A Frosinone città addirittura il partito di Berlusconi ha doppiato il Pd nel numero di voti. Per questo il capogruppo regionale di Forza Italia Alfredo Pallone ha chiesto le dimissioni del sindaco e del presidente della Provincia di Frosinone. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il Principato di Seborga <elegge> il Cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 91 del 2008-04-16 pagina 4 Il Principato di Seborga "elegge" il Cavaliere di Federico Casabella A Propata il Pd al 56,3 per cento, il Pdl fa meglio a Portofino. Levanto va a Sinistra (...) tra le curiosità maggiori del voto nella nostra terra. La sorpresa di questa tornata elettorale è sicuramente il successo della Lega Nord che in Liguria ha raddoppiato il numero dei voti rispetto al 2006. Una vittoria bagnata dall'elezione di due deputati ed un senatore e giustificata da un gran numero di consensi di voti raccolti non solo a Genova e nelle altre città, ma soprattutto in molti paesi dell'entroterra. La media regionale è di quasi il 7% ma il Carroccio ha toccato il 24,9 a Villa Faraldi nell'imperiese, centro guidato dal sindaco leghista Giacomo Chiappori. La Lega ha superato il 14% a Civezza, mentre nel "principato" di Seborga ha toccato l'8,6 che sommato al 61 preso dal Pdl fa 69,5% a favore della coalizione berlusconiana. Ravera e compagni hanno fatto il pieno anche in molti centri del genovese con una buona affermazione in Fontanabuona (da sempre bacino di voti per il centrodestra) con il 18,4% di Cicagna, e in val d'Aveto, dove a toccato quota 19%. Nel savonese 13,7% a Bardineto e 11,1% a Villanova d'Albenga. L'ottima prestazione del "Popolo" nell'albenganese non è l'unico exploit del nuovo cartello. Berlusconi ha preso il 59,2% dei consensi a Portofino (con la Lega Nord ha raggiunto il 73,7%) e, nuovamente in provincia di Savona, pieno di voti nella Loano di Vaccarezza (49,9%), Andora (55,7%) e Stellarello (55,3%). Nel feudo scajoliano imperiese ottime prestazioni per il Pdl ad Aquila d'Arroscia (56%) e Olivetta San Michele dove tocca il 61%. Nello spezzino si tingono d'azzurro Brugnato dove la lista fa il 47,9% e il ticket con la Lega porta a toccare il 53,1%. Deludente il risultato per la lista Aborto? No grazie che non supera lo 0,4% a livello regionale ma ha due picchi sopra 1 punto percentuale: quello di Isola del Cantone (1,1%) e Albenga, città del capolista Eraldo Ciangherotti dove Ferrara ha raccolto l'1,5%. La Sinistra Arcobaleno è naufragata anche nelle sue roccaforti non riuscendo a sfondare da nessuna parte. Voto in ribasso ovunque. Le uniche realtà al di sopra della media regionale sono Sant'Olcese, dove Bertinotti ha raggiunto il 5% e Levanto dove con il 7,8 è stato record. La Liguria è da sempre terra della sinistra. Un tempo comunista, oggi veltroniana se aggiungiamo al deludente risultato del cartello Arcobaleno il pieno di voti fatto dal Partito democratico che di fatto ha assorbito la perdita dei consensi degli orfani di Rifondazione: 56,3% a Propata, 50,8% a Fontanigorda, 49,9% a Campoligure e 46,4% a Campomorone tra i risultati più alti nella provincia di Genova dove la media dei democratici è stata del 40,7%. Il Pd sfiora il 50% anche a Quiliano nel savonese, mentre più ci si sposta verso ponente e peggiori sono i risultati di Veltroni. L'Italia dei Valori va costante più o meno ovunque toccando l'8,2% nel comune di Pallare, nel savonese. Fuori dai due schieramenti i liguri non regalano molti proseliti: l'Udc è stabile ovunque intorno al 4% (tocca l'8,9 ad Isola del Cantone), mentre il Partito socialista è "tradito" dall'elettorato savonese dove solitamente raccoglieva buoni risultati: per gli eredi di Nenni un impietoso 0,8%. Dato positivo per il Partito Comunista dei Lavoratori del valbormidese Ferrando che a Castelvecchio (provincia di Savona) raccoglie un lusinghiero 3,1%, pari a 4 voti. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ichino: pronto a collaborare col governo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 91 del 2008-04-16 pagina 5 Ichino: pronto a collaborare col governo di Livio Caputo Il giuslavorista, neoeletto Pd, rivela: potrei lavorare con il centrodestra per combattere fannulloni e inefficienze negli enti pubblici Le aperture che Silvio Berlusconi sta facendo all'opposizione, un po' sul modello di Sarkozy, potrebbero conseguire un primo risultato proprio a Milano. Già il 9 aprile, quattro giorni prima delle elezioni, il leader del Popolo della libertà aveva giudicato "un errore" non avere offerto un posto in lista a Pietro Ichino, il giuslavorista ex dirigente della Cgil ed ex deputato del Pci che oggi è diventato uno dei più severi critici del sindacato e il fautore di una radicale riforma del mercato del lavoro. Ichino, ora eletto al Senato in Lombardia per il partito di Veltroni in un posto sicuro, aveva replicato che non avrebbe comunque accettato l'offerta, perché nel Pd "si trova più a suo agio" e perché "il programma del Pdl in tema di politiche del lavoro è di una povertà disarmante". Ma poi aveva portato, a sostegno della sua tesi, due argomenti non proprio decisivi: una (presunta) chiusura del centrodestra agli investimenti stranieri e il progetto per la detassazione degli straordinari, a suo avviso sbagliato perché, "dal momento che questi sono fatti per i quattro quinti dagli uomini, penalizza il lavoro femminile". Ora che la campagna elettorale è finita e quindi non può più essere accusato di intelligenza con il nemico, Ichino appare tuttavia molto più possibilista. Ieri, al termine di un suo intervento a un Inter-Rotary, ha risposto a una mia domanda sulla possibilità che egli risponda a una chiamata di Berlusconi reiterando le sue differenze con Tremonti e altri esponenti del Pdl, ma aggiungendo di non avere preclusioni se il nuovo governo fosse interessato alla realizzazione delle sue idee. Tra i progetti di Ichino che potrebbero interessare il governo di centrodestra sono la lotta ai "nullafacenti" della pubblica amministrazione, un piano per correggerne le inefficienze attraverso la costituzione di nuclei di valutazione indipendenti in tutti i comparti, una riforma della disciplina dei licenziamenti limitativa dell'art.18 e una riforma dei contratti di lavoro tendente a eliminare gradualmente le differenze tra lavoratori a tempo indeterminato e precari. Queste idee sono osteggiate da vari esponenti del suo schieramento, mentre appaiono abbastanza in sintonia con gli obbiettivi del Pdl. Ieri, in un intervento radiofonico, Berlusconi ha detto che "nel programma del partito di opposizione ci sono molti punti sovrapponibili al nostro". Se davvero intende, come ha fatto il presidente francese, avvalersi anche dei migliori cervelli del centrosinistra per realizzarli, Pietro Ichino potrebbe essere l'uomo giusto da cui cominciare. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Subito l'abolizione dell'Ici e il bonus bebè> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 91 del 2008-04-16 pagina 3 "Subito l'abolizione dell'Ici e il bonus bebè" di Fabrizio De Feo Berlusconi deciso a mettere subito mano alla macchina dello Stato. Sicurezza, emergenza rifiuti e Alitalia le altre priorità da Roma "Mi sento molto diverso dal Berlusconi dei primi giorni del 2001. Conosco la macchina pubblica, posso essere immediatamente operativo per il bene del Paese e dei cittadini". Serenità, pragmatismo e continuità rispetto alla sua precedente esperienza di governo. Ma anche la volontà di presentarsi subito come "l'uomo del fare" e far girare subito il motore del nuovo governo, senza perdere troppo tempo nella celebrazione dei riti della politica. Alla prima conferenza stampa dopo il successo elettorale Silvio Berlusconi mette al bando i trionfalismi e inizia subito a dettare una prima traccia del programma dei primi cento giorni, con alcuni obiettivi concreti e immediati (sicurezza, federalismo, soluzione dell'emergenza rifiuti e dell'intricata questione Alitalia, alleggerimenti fiscali). Il presidente del Consiglio in pectore ci tiene, però, anche a inviare messaggi mirati agli osservatori internazionali. In giornata ha ricevuto le telefonate dei maggiori leader mondiali, da Nicolas Sarkozy a George Bush, fino ad Angela Merkel e Gordon Brown. Tutti leader più giovani di lui. E così, scherzando sulla sua età, si ritaglia il ruolo di pater familias dell'Unione europea che fu di François Mitterrand nella prima metà degli anni '90 e si propone come leader di una nuova Europa protagonista nel mondo. Per quanto riguarda il capitolo del dialogo con l'opposizione, Berlusconi risponde secco: "Una parte politica vince con nove punti di vantaggio e all'altra parte dovrebbe dare le due cariche istituzionali più importanti?". Dopodiché il Cavaliere si passa la mano sopra la fronte, come a dire: "Mica c'è scritto giocondo...". In ogni caso "io sarei felice di un confronto con le opposizioni. In questo senso l'ipotesi che formino un governo ombra mi sembra positiva. Inoltre nel programma del Pd ci sono molti punti sovrapponibili con il nostro. Se le sinistre volessero aggiungere il loro voto al nostro, sarebbe meraviglioso". Poi il leader del centrodestra torna sulla presidenza delle Camere. "Il Senato sarà coperto da una persona di prestigio del nostro partito. Entro questa settimana sceglierò la squadra di governo insieme agli alleati". Berlusconi conferma che i primi due problemi che affronterà saranno i rifiuti di Napoli ("starò nella città partenopea tre giorni a settimana e verrò via solo quando avrò la certezza di avere avviato il problema dei rifiuti verso la soluzione definitiva. Vista l'importanza del problema creeremo un sottosegretario che si occupi sempre dell'emergenza rifiuti") e la questione Alitalia. "Non ci saranno soverchie difficoltà per avere una compagine italiana per Alitalia. Per fortuna siamo intervenuti". Si sofferma, poi, a ricordare lo scetticismo che ha circondato le sue previsioni pre-voto. "Le cifre del nostro vantaggio erano quelle che davo io in campagna elettorale. Mi sembrava di essere Cassandra, non mi credevano". E rispedisce subito al mittente il tentativo della sinistra di accreditare l'immagine di un governo schiavo degli umori della Lega. "Ho sentito qualcuno dire che la Lega comanderà. La Lega è sempre stata molto ragionevole al tavolo delle decisioni. Oggi, poi, il legame è rafforzato dall'amicizia che si è creata con Bossi nel periodo della sua malattia". Un giornalista, a quel punto, gli chiede se l'assenza della sinistra in Parlamento sia un danno per la democrazia. "La sinistra c'è: si chiama Pd. Mi sento vicinissimo a Bertinotti. Quando avrò un po' di tempo lo inviterò a cena e gli esprimerò la mia vicinanza". C'è spazio, poi, per ricordare l'intenzione di procedere con alcuni provvedimenti che andranno a impattare in positivo sulle tasche degli italiani. Quali? Innanzitutto "l'abolizione dell'Ici nel primo Consiglio dei ministri insieme alla detassazione degli straordinari, al premio di produttività e a un bonus di 1000 euro per i nuovi nati". Ma anche "una riduzione delle tasse sulla proprietà" e in particolare "delle imposte sulla successione, sulle donazioni, sul bollo auto e moto". Berlusconi assicura che ai vertici dei principali gruppi italiani a partecipazione pubblica non ci saranno rivoluzioni e i manager saranno "quasi tutti confermati". E derubrica il referendum elettorale come un esercizio ormai inutile. "L'attuale legge ha fornito risultati storici. Penso che il referendum possa essere tranquillamente bocciato dalla maggioranza dei cittadini". Poi il siparietto finale. Quando una cronista gli chiede per quale motivo piaccia tanto agli italiani, la battuta arriva immediata: "Perché sono giovane". Quindi il futuro premier racconta un aneddoto: "Ho saputo che una signora russa ha chiesto a un'alta autorità del suo Paese, guardando le foto mie e di Veltroni, quale fosse il più giovane dei due". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Prove tecniche di dialogo per le riforme bipartisan (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 91 del 2008-04-16 pagina 5 Prove tecniche di dialogo per le riforme bipartisan di Adalberto Signore L'idea: commissione con esperti d'area da Roma Le diplomazie parallele, raccontano gli sherpa dell'uno e dell'altro schieramento, non hanno mai smesso di lavorare. Nemmeno nelle ore che hanno preceduto il voto, quando Berlusconi e Veltroni sono passati dal fioretto ai guantoni. E un segnale in questo senso il Cavaliere l'ha dato già lunedì sera, quando nella sua prima dichiarazione pubblica da premier in pectore si è detto disponibile a dialogare con l'opposizione sulle riforme. Una linea confermata qualche ora prima da Veltroni, che a urne ancora aperte ha chiamato il leader del Pdl per congratularsi della vittoria. Una legislatura che parte certamente con un passo diverso rispetto al passato, tanto che Berlusconi e Bettini - "attraverso un comune amico", spiega il primo riferendosi a Gianni Letta - hanno già in agenda un faccia a faccia per i prossimi giorni. Sarà allora che si inizierà a fare chiarezza su come e quali punti saranno oggetto del confronto. D'altra parte, Berlusconi e Veltroni hanno più d'un motivo per cercare di impostare un rapporto tra i poli diverso dal passato. Soprattutto in prospettiva, visto che il primo spera in una legislatura che possa essere costituente e completare la transizione italiana ("voglio restare nella storia del mio Paese come uno statista", diceva lunedì sera) e il secondo ha come obiettivo quello di restare in sella al Pd per poter correre di nuovo per Palazzo Chigi al prossimo giro. Quello che deciderà il Parlamento che eleggerà il nuovo capo dello Stato. Insomma, che possa esserci davvero un confronto bipartisan è più che probabile. Scartata l'ipotesi Bicamerale, anche una soluzione sul modello Attali non sembra affascinare il Cavaliere: "Ho letto quasi per intero il rapporto e non ho trovato idee sconvolgenti. La sua notorietà non è pari ai suoi meriti". La strada che stanno battendo le diplomazie di Pdl e Pd, invece, è quella di un tavolo sulla falsariga della Commissione Balladur. Non a caso Gaetano Quagliariello, uno degli sherpa azzurri, a fine marzo è andato a Parigi per incontrare Edouard Balladur e alcuni dirigenti dell'Ump di Sarkozy. L'idea, dunque, sarebbe quella di una commissione esterna di esperti d'area piuttosto che vera e propria espressione dei partiti. Quello che il Cavaliere definisce "un comitato di belle menti in grado di darci suggerimenti". Un tavolo che dovrebbe lavorare su mandato del Parlamento su tre fronti: forma di Stato (riforma del Titolo V), forma di governo (poteri del premier) e bicameralismo. E stilare un rapporto che verrebbe poi discusso dalle commissioni competenti di Camera e Senato. Una strada, spiega Quagliariello, che avrebbe il pregio di "coinvolgere nel dibattito anche quelle aree rimaste senza rappresentanza parlamentare". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Quelli che giuravano: <Vinceremo> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 91 del 2008-04-16 pagina 11 Quelli che giuravano: "Vinceremo" di Paola Setti Il coro di Pd, Udc, Destra e Sinistra: "Stiamo andando alla grande" da Milano Quando Walter Veltroni diceva: "Noi siamo come la Nazionale del 1982: nessuno pensava che ce la potessimo fare, poi abbiamo vinto il Mondiale". E quando Fabio Mussi avvertiva: "La Sinistra rinnovata sono sicuro che avrà peso nel futuro del Paese". Era l'8 aprile, maledetti sondaggisti. Poi il Pd ha perso la partita e la Sinistra pesa un futuro fuori dal Parlamento. Non se lo aspettavano, ecco. Anche il giorno del voto, a urne appena chiuse, tutta colpa degli exit poll. Al loft del Pd c'era Ermete Realacci che ne infilava una dietro l'altra all'urlo di: "La rimonta è evidente, chi parlava di distacco di 8-10 punti aveva la lingua biforcuta". Gli dava corda Giuseppe Fioroni: "Se c'è una cosa chiara è che i dieci punti di distacco non ci sono". Vero, sono nove. Sulle prime previsioni dei risultati li hanno dovuti portare via per evitargli il pubblico ludibrio. Rilette oggi, le "ultime parole famose" suonano impietose. Gli sms di Pier Ferdinando Casini ai suoi, per dire. "Cari amici, le cose non vanno bene, ma benissimo!!" esultava il leader dell'Udc il 30 marzo scorso. Quindi: "Non rispondete alle provocazioni di Berlusconi sul voto disgiunto o su quello utile", anzi, "rispondete ironizzando e con serenità", perché "è solo il segno della loro debolezza". Se mai, diceva qualche giorno dopo a Porta a Porta: "Io punto a essere determinante nella prossima legislatura", di più: "Io corro per governare" e "al Senato saremo indispensabili". E invece tre senatori sui 167 del centrodestra e i 137 del centrosinistra, ha conquistato. Ora, è vero. In campagna elettorale l'opinione pubblica va galvanizzata, non smontata, e allora troppo realismo è insano. Solo che il confine con la spocchia è labile. Così, per un Massimo D'Alema che a cinque giorni dal voto nel tentativo di aggrapparsi a un Sud demotivato faceva scorrere le unghie sul vetro: i voti si stanno "spostando e il movimento è tutto in favore nostro", un mesetto prima c'era un Matteo Colaninno che a Milano la metteva giù con una certa spavalderia: "Saremo noi a vincere le elezioni e a guidare il Paese, non ho dubbi". Baldanzoso Giuliano Ferrara: "Porterò alla Camera almeno 20-25 deputati per un piano alla vita", poi ha dovuto ammettere la "catastrofe" dello zerovirgola. Impavido Fausto Bertinotti, che preconizzava "una Sinistra influente e non una minoranza riottosa, chiusa in un enclave". Già. Insolente Francesco Storace: "La verità è che il Pdl ha il terrore delle nostre candidature". Mah. E via tutti quanti a dire che tanto al Senato sarà pareggio, figurarsi, e allora "mi candido a guidare il Paese" si offriva Casini, "Pd e Pdl dovranno fare un passo indietro" per un governo guidato da un soggetto terzo enunciava Mussi. Poi c'era stata la storia delle armi, Umberto Bossi al Nord e Raffaele Lombardo al Sud a parlare di imbracciare i fucili e il centrosinistra tutto a gridare all'autogol: "Tra fucili padani e siciliani da stamattina siamo più certi di poter vincere" gongolava Nicola Latorre del Pd. E invece. Ma la frase epica resta quella di un ormai esaltato Veltroni: "Sui nostri cartelli c'è scritta la frase "si può fare". Il 14 aprile scriveremo "ce l'abbiamo fatta"". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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De Mita, fine corsa dopo 45 anni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 91 del 2008-04-16 pagina 14 De Mita, fine corsa dopo 45 anni di Redazione Con l'Udc in Campania fallisce l'ultimo sogno dell'uomo di Nusco: ottiene il 6,8% ma stavolta non conquista il Senato da Roma "Se non con voi, starò contro di voi!". Le ultime parole famose, di un paio di mesi fa, non gli hanno portato fortuna. Ciriaco De Mita è out. Fuori dal Parlamento dopo 45 anni trascorsi quasi ininterrottamente. E giusto a 20 anni dal giorno (era, guarda te il caso, il 13 aprile del 1988) in cui divenne il politico numero uno d'Italia, riuscendo a sommare l'incarico di presidente del Consiglio a quello di segretario a Dc, il partito di maggioranza relativa che dal '48 dominava la scena. Niente da fare per l'uomo di Avellino che, cacciato dalla porta da Veltroni ed i suoi in ragione di un "rinnovamento" generazionale, ha tentato di rientrare dalla finestra dell'Udc, candidandosi nella sua Campania. Il partito di Casini e Tabacci ci credeva. Ben note le simpatie su cui l'ottantenne di Nusco poteva contare dall'Irpinia fino a Napoli. E invece, niente da fare: ha fatto toccare all'Udc un buon 6,8% nel voto per il Senato, ma non sufficiente a varcare l'asticella dell'8% per l'ingresso a palazzo Madama. Stop dopo 11 legislature. L'uomo di Nusco aveva fatto il suo ingresso a Montecitorio nel lontano 1963: si era ancora in pieno boom, al Quirinale c'era Segni, padre del Mariotto referendario che negli anni '90 col suo referendum sui voti di preferenza mandò in crisi la prima repubblica, a palazzo Chigi sedeva Giovanni Leone che avrebbe più tardi preso la via del Colle e il centro-sinistra che avrebbe contrassegnato un trentennio di vita italiana, era ancora lontano dal concretizzarsi. Proprio De Mita ne fu uno degli aruspici: piazzatosi nella corrente detta di "base" che faceva capo a Giovanni Marcora chiedeva a gran voce l'apertura al Psi di cui più tardi divenne il più fiero avversario, duellando a lungo e a tratti con cattiveria con Craxi. Ne ha viste di cose "l'intellettuale della Magna Grecia", come lo ribattezzò con un pizzico di perfidia Gianni Agnelli. Della prima repubblica, e in parte anche della seconda, è stato uno dei personaggi di riferimento principali. Da poco aveva compiuto gli 80 anni (era nato a Nusco il 2 febbraio del 1928 nella modesta famiglia di un sarto) e aveva ricevuto a casa sua per l'occasione il solito Gotha del centro-sinistra chiamato dai figli per i tradizionali auguri che si sentì dire che la sua carriera politica era giunta al capolinea. Proprio Veltroni, assente per l'occasione mondana, pare gli avesse mandato un biglietto e De Mita fece sapere, asprigno, in replica: "Mi ha mandato un biglietto dicendo che i miei 80 anni sono 80 anni di democrazia. Ma io mi ribello a chi vuol far prevalere l'età rispetto all'intelligenza!". Lui, di cervello, ha ritenuto sempre di averne ben oltre la media e non l'ha nascosto mai a nessuno trascinando sottobraccio, uno ad uno, parlamentari e giornalisti che pullulavano nel Transatlantico prima che prendesse piede l'assenteismo a Montecitorio tranne che nei giorni delle grandi occasioni. Cercava di convincere tutti della bontà delle sue tesi. Un Berlusconi antemarcia che però col Cavaliere ha sempre avuto un pessimo rapporto (ammorbiditosi poi col passar del tempo) per via delle sue reti Fininvest che a suo dire non solo danneggiavano l'amicone del cuore Biagio Agnes (con cui invece ha rotto), ma soprattutto perché a suo modo di vedere davano una mano a Bettino Craxi, divenuto il suo antagonista principale e a cui dovette cedere a lungo palazzo Chigi per mantenere l'alleanza col Psi. Il 13 aprile del 1988 ottenne la sua rivincita entrando a palazzo Chigi. Ci potè però rimanere solo un anno. Le solite congiure dc lo fecero fuori senza complimenti dopo che si era dimesso da segretario del partito per le crescenti proteste interne al "doppio incarico" di cui a piazza del Gesù - sede del partito - nessuno ma proprio nessuno prima di lui aveva potuto usufruire. Sembrava nell'angolo, ma grazie ai voti irpini resistette e passò oltre entrando nella seconda repubblica e condizionando a lungo i giochi campani del centro-sinistra. Dopo una lunga e reciproca diffidenza riuscì ad instaurare un buon rapporto anche con Bassolino. Veltroni lo ha espulso dal Piddì senza troppi rimorsi. Anche se forse ieri quel suo 6,8 in Campania l'avrà rimpianto, e non poco. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Direttore Böhler, non ci sto! (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vi scrivo da Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri. Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wap (white american protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 5 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 66 ) " (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (21 votes, average: 2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 151 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 08 L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive Ho appena ricevuto un messaggio da parte del portavoce dell'arcidiocesi di Vienna: Dist.mo sig. Andrea Tornielli, "Il Giornale" Vienna, 9 aprile 2008 Egregio sig. Tornielli, in riferimento al Suo articolo "L'Ultima cena diventa un' orgia gay" nell'edizione del 8 aprile vorrei inviare una dichiarazione di Sua Eminenza il card. Schönborn pubblicata oggi. Distinti saluti, Erich Leitenberger Capoufficio stampa "Il museo diocesano di Vienna ha dedicato - sotto la responsabilita' del suo direttore Bernhard Böhler - una mostra all'artista austriaco Alfred Hrdlicka in occasione del ottantesimo compleanno dell'artista. Hrdlicka e' uno dei piu' importanti artisti austriaci viventi. Come pochi altri si e' dedicato alla tematica dell'uomo sofferente e maltrattato invitando alla "compassione" con la "Passione". Quella compassione la esprime in modo commovente nella sua opera. Le opere piu' conosciute in questo contesto sono "La danza macabra di Plötzensee" ed il grande memoriale dell'Olocausto sulla piazza dell'Albertina a Vienna. Per questo avevo dato il mio consenso ad una esposizione nel museo diocesano senza pero' conoscere dettagliatamente le opere da esporre. Hrdlicka si e' occupato durante tutta la sua vita molto intensamente di tematiche bibliche, soprattutto della passione di Cristo. Hrdlicka dice di se stesso di essere comunista ed ateo. Ciononostante nutre un interesse rovente per la Bibbia e - sono le sue stesse parole - un grande desiderio della fede. L'esposizione non vuol dire che il museo diocesano si identifichi con tutte le opere di Hrdlicka. In talune opere non bada alla soglia del rispetto assoluto del sacro. Ci sono delle opere di Hrdlicka che dal punto di vista del credente devono essere respinte. Va da se che mai avrei acconsentito all'esposizione di opere di natura blasfema o pornografica. Mi dispiace molto che una immagine di questo carattere - a mia insaputa - era esposta nel museo. L'opera che ha ferito delle persone nella loro fede e' stata tolta su mia disposizione il 20 marzo. Ciononostante ritengo un fatto positivo che artisti che non credono oppure che cercano ancora la risposta della fede si occupino di tematiche bibliche". Cristoph Card. Schönborn Cari amici, ho molta stima del cardinale arcivescovo di Vienna. E' positivo che sia intervenuto per far togliere l'opera blasfema. Devo però dire francamente che mi sarei aspettato qualcosa di più nella sua risposta: vorrei ricordare, senza nulla togliere all' "arte" di Hrdlicka (scusate le virgolette, ma io sono artisticamente molto ignorante e al solo pensiero di quel quadro mi vien da vomitare) che stiamo parlando di una rappresentazione dell'Ultima cena, durante la quale Gesù istituì l'eucaristia, il sacrificio che si rinnova ad ogni celebrazione: raffigurarla come un'orgia gay - per di più motivando questo fatto con l'assenza delle donne sulla scena! - lo trovo ributtante. L' "artista" si proclama ateo. Nessuno gli vieta di dipingere ciò che vuole e come vuole. Ma esporre quell'opera - come alcune altre presenti nella mostra - in un museo diocesano lo trovo un atto irresponsabile. E trovo pazzesco, scusate la franchezza, che i responsabili del museo diocesano non abbiano compreso l'assoluta sconvenienza di esporre scene così blasfeme in un luogo legato all'arcidiocesi. Nessuno nega che sia giusto confrontarsi con l'arte di chi non crede, nessuno afferma che solo un buon cattolico è anche un buon artista (ci mancherebbe!). Nessuno si scandalizza per un nudo (Michelangelo riempì il suo affresco nella Sistina si nudi, proprio sopra l'altare dove solitamente celebrava il Papa, successivamente "imbracati", cioè coperti con veli e brache). Ma qui si parla di ben altro, si parla di un'orgia omosessuale con protagonisti gli apostoli! Il sottoscritto, come tutti voi che siete intervenuti nel dibattito, non avrebbe neanche appeso quel quadro. Sicuramente né io né voi diventeremo mai responsabili di un museo diocesano. a.t. Scritto in Varie Commenti ( 161 ) " (26 votes, average: 3.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano Quello che è accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale) ha davvero dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in corso una mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi artisti austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, è stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del pasto consumato da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia omosessuale. Dopo ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il cardinale Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende la scelta e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo che il cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 224 ) " (21 votes, average: 4.05 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 328 ) " (23 votes, average: 3.91 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 269 ) " (30 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini. Cambio della guardia in vista nelle congregazioni romane: l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede, dovrebbe lasciare il Sant'Uffizio. Sembrava destinato alla Congregazione del culto divino, ma l'ipotesi, della quale avevo parlato su una precedente versione di questo post, sembra al momento rientrata e si riparla per lui della possibilità di andare alla guida della Congregazione dei santi o di quella dell'Educazione cattolica (nel primo caso, verrebbero accettate le dimissioni dell'attuale Prefetto, Saraiva Martins, nel secondo caso, verrebbe trasferito ad altro incarico il cardinale Grocolewski). Sembra invece deciso che a sostituire Amato all'ex Sant'Uffizio sarà monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Si parla anche della possibilità di richiamare a Roma il cardinale di Firenze Ennio Antonelli e forse il primate di Spagna Canizares. I "movimenti" dovrebbero iniziare a giugno, quando il cardinale Ruini lascerà l'incarico di Vicario del Papa: al suo posto dovrebbe arrivare l'attuale Prefetto della Segnatura, il cardinale Vallini. Scritto in Varie Commenti ( 206 ) " (23 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 228 ) " (24 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (166) Ultime discussioni Francesco73: Viva i papi quando parlano a braccio! Queste parole sull'America sono molto belle e profonde,... sara: ps: l'articolo è online ancora adesso in prima pagina sul lato sinistro. Leggetelo, è un segnale forte.... sara: salve ragazzi, nel suo viaggio il Papa ha appena detto che prova vergogna per i preti pedofili e farà di tutto... Alessia: Oggi è il compleanno del nostro Papa. Dio gli conceda tanti e tanti anni di Pontificato. Ad multos annos,... cosimo de matteis: Vero, verissimo, super vero. L'obbedienza. L'obbedienza è una grande virtù. E non mi... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4 Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4 Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Padre Pio, accuse vecchissime e superate - 3 Emails Ultime news Il Papa in Usa: "Mi vergogno dei preti pedofili"Bankitalia: pil fermo Il deficit 2008 al 2,5%Malore in discoteca: morta 19enne in coma Fermato un giovaneCaso Raciti, arrestati 13 ultras del CataniaRoma, Rutelli non passa. 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L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vi scrivo da Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri. Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wap (white american protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 5 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 66 ) " (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (21 votes, average: 2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 151 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 08 L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive Ho appena ricevuto un messaggio da parte del portavoce dell'arcidiocesi di Vienna: Dist.mo sig. Andrea Tornielli, "Il Giornale" Vienna, 9 aprile 2008 Egregio sig. Tornielli, in riferimento al Suo articolo "L'Ultima cena diventa un' orgia gay" nell'edizione del 8 aprile vorrei inviare una dichiarazione di Sua Eminenza il card. Schönborn pubblicata oggi. Distinti saluti, Erich Leitenberger Capoufficio stampa "Il museo diocesano di Vienna ha dedicato - sotto la responsabilita' del suo direttore Bernhard Böhler - una mostra all'artista austriaco Alfred Hrdlicka in occasione del ottantesimo compleanno dell'artista. Hrdlicka e' uno dei piu' importanti artisti austriaci viventi. Come pochi altri si e' dedicato alla tematica dell'uomo sofferente e maltrattato invitando alla "compassione" con la "Passione". Quella compassione la esprime in modo commovente nella sua opera. Le opere piu' conosciute in questo contesto sono "La danza macabra di Plötzensee" ed il grande memoriale dell'Olocausto sulla piazza dell'Albertina a Vienna. Per questo avevo dato il mio consenso ad una esposizione nel museo diocesano senza pero' conoscere dettagliatamente le opere da esporre. Hrdlicka si e' occupato durante tutta la sua vita molto intensamente di tematiche bibliche, soprattutto della passione di Cristo. Hrdlicka dice di se stesso di essere comunista ed ateo. Ciononostante nutre un interesse rovente per la Bibbia e - sono le sue stesse parole - un grande desiderio della fede. L'esposizione non vuol dire che il museo diocesano si identifichi con tutte le opere di Hrdlicka. In talune opere non bada alla soglia del rispetto assoluto del sacro. Ci sono delle opere di Hrdlicka che dal punto di vista del credente devono essere respinte. Va da se che mai avrei acconsentito all'esposizione di opere di natura blasfema o pornografica. Mi dispiace molto che una immagine di questo carattere - a mia insaputa - era esposta nel museo. L'opera che ha ferito delle persone nella loro fede e' stata tolta su mia disposizione il 20 marzo. Ciononostante ritengo un fatto positivo che artisti che non credono oppure che cercano ancora la risposta della fede si occupino di tematiche bibliche". Cristoph Card. Schönborn Cari amici, ho molta stima del cardinale arcivescovo di Vienna. E' positivo che sia intervenuto per far togliere l'opera blasfema. Devo però dire francamente che mi sarei aspettato qualcosa di più nella sua risposta: vorrei ricordare, senza nulla togliere all' "arte" di Hrdlicka (scusate le virgolette, ma io sono artisticamente molto ignorante e al solo pensiero di quel quadro mi vien da vomitare) che stiamo parlando di una rappresentazione dell'Ultima cena, durante la quale Gesù istituì l'eucaristia, il sacrificio che si rinnova ad ogni celebrazione: raffigurarla come un'orgia gay - per di più motivando questo fatto con l'assenza delle donne sulla scena! - lo trovo ributtante. L' "artista" si proclama ateo. Nessuno gli vieta di dipingere ciò che vuole e come vuole. Ma esporre quell'opera - come alcune altre presenti nella mostra - in un museo diocesano lo trovo un atto irresponsabile. E trovo pazzesco, scusate la franchezza, che i responsabili del museo diocesano non abbiano compreso l'assoluta sconvenienza di esporre scene così blasfeme in un luogo legato all'arcidiocesi. Nessuno nega che sia giusto confrontarsi con l'arte di chi non crede, nessuno afferma che solo un buon cattolico è anche un buon artista (ci mancherebbe!). Nessuno si scandalizza per un nudo (Michelangelo riempì il suo affresco nella Sistina si nudi, proprio sopra l'altare dove solitamente celebrava il Papa, successivamente "imbracati", cioè coperti con veli e brache). Ma qui si parla di ben altro, si parla di un'orgia omosessuale con protagonisti gli apostoli! Il sottoscritto, come tutti voi che siete intervenuti nel dibattito, non avrebbe neanche appeso quel quadro. Sicuramente né io né voi diventeremo mai responsabili di un museo diocesano. a.t. Scritto in Varie Commenti ( 161 ) " (26 votes, average: 3.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano Quello che è accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale) ha davvero dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in corso una mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi artisti austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, è stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del pasto consumato da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia omosessuale. Dopo ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il cardinale Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende la scelta e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo che il cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 224 ) " (21 votes, average: 4.05 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 328 ) " (23 votes, average: 3.91 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 269 ) " (30 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini. Cambio della guardia in vista nelle congregazioni romane: l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede, dovrebbe lasciare il Sant'Uffizio. Sembrava destinato alla Congregazione del culto divino, ma l'ipotesi, della quale avevo parlato su una precedente versione di questo post, sembra al momento rientrata e si riparla per lui della possibilità di andare alla guida della Congregazione dei santi o di quella dell'Educazione cattolica (nel primo caso, verrebbero accettate le dimissioni dell'attuale Prefetto, Saraiva Martins, nel secondo caso, verrebbe trasferito ad altro incarico il cardinale Grocolewski). Sembra invece deciso che a sostituire Amato all'ex Sant'Uffizio sarà monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Si parla anche della possibilità di richiamare a Roma il cardinale di Firenze Ennio Antonelli e forse il primate di Spagna Canizares. I "movimenti" dovrebbero iniziare a giugno, quando il cardinale Ruini lascerà l'incarico di Vicario del Papa: al suo posto dovrebbe arrivare l'attuale Prefetto della Segnatura, il cardinale Vallini. Scritto in Varie Commenti ( 206 ) " (23 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 228 ) " (24 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (166) Ultime discussioni Francesco73: Viva i papi quando parlano a braccio! Queste parole sull'America sono molto belle e profonde,... sara: ps: l'articolo è online ancora adesso in prima pagina sul lato sinistro. Leggetelo, è un segnale forte.... sara: salve ragazzi, nel suo viaggio il Papa ha appena detto che prova vergogna per i preti pedofili e farà di tutto... Alessia: Oggi è il compleanno del nostro Papa. Dio gli conceda tanti e tanti anni di Pontificato. Ad multos annos,... cosimo de matteis: Vero, verissimo, super vero. L'obbedienza. L'obbedienza è una grande virtù. E non mi... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4 Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4 Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Padre Pio, accuse vecchissime e superate - 3 Emails Ultime news Il Papa in Usa: "Mi vergogno dei preti pedofili"Bankitalia: pil fermo Il deficit 2008 al 2,5%Malore in discoteca: morta 19enne in coma Fermato un giovaneCaso Raciti, arrestati 13 ultras del CataniaRoma, Rutelli non passa. 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L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vi scrivo da Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri. Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wap (white american protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 5 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 66 ) " (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (21 votes, average: 2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 151 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 08 L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive Ho appena ricevuto un messaggio da parte del portavoce dell'arcidiocesi di Vienna: Dist.mo sig. Andrea Tornielli, "Il Giornale" Vienna, 9 aprile 2008 Egregio sig. Tornielli, in riferimento al Suo articolo "L'Ultima cena diventa un' orgia gay" nell'edizione del 8 aprile vorrei inviare una dichiarazione di Sua Eminenza il card. Schönborn pubblicata oggi. Distinti saluti, Erich Leitenberger Capoufficio stampa "Il museo diocesano di Vienna ha dedicato - sotto la responsabilita' del suo direttore Bernhard Böhler - una mostra all'artista austriaco Alfred Hrdlicka in occasione del ottantesimo compleanno dell'artista. Hrdlicka e' uno dei piu' importanti artisti austriaci viventi. Come pochi altri si e' dedicato alla tematica dell'uomo sofferente e maltrattato invitando alla "compassione" con la "Passione". Quella compassione la esprime in modo commovente nella sua opera. Le opere piu' conosciute in questo contesto sono "La danza macabra di Plötzensee" ed il grande memoriale dell'Olocausto sulla piazza dell'Albertina a Vienna. Per questo avevo dato il mio consenso ad una esposizione nel museo diocesano senza pero' conoscere dettagliatamente le opere da esporre. Hrdlicka si e' occupato durante tutta la sua vita molto intensamente di tematiche bibliche, soprattutto della passione di Cristo. Hrdlicka dice di se stesso di essere comunista ed ateo. Ciononostante nutre un interesse rovente per la Bibbia e - sono le sue stesse parole - un grande desiderio della fede. L'esposizione non vuol dire che il museo diocesano si identifichi con tutte le opere di Hrdlicka. In talune opere non bada alla soglia del rispetto assoluto del sacro. Ci sono delle opere di Hrdlicka che dal punto di vista del credente devono essere respinte. Va da se che mai avrei acconsentito all'esposizione di opere di natura blasfema o pornografica. Mi dispiace molto che una immagine di questo carattere - a mia insaputa - era esposta nel museo. L'opera che ha ferito delle persone nella loro fede e' stata tolta su mia disposizione il 20 marzo. Ciononostante ritengo un fatto positivo che artisti che non credono oppure che cercano ancora la risposta della fede si occupino di tematiche bibliche". Cristoph Card. Schönborn Cari amici, ho molta stima del cardinale arcivescovo di Vienna. E' positivo che sia intervenuto per far togliere l'opera blasfema. Devo però dire francamente che mi sarei aspettato qualcosa di più nella sua risposta: vorrei ricordare, senza nulla togliere all' "arte" di Hrdlicka (scusate le virgolette, ma io sono artisticamente molto ignorante e al solo pensiero di quel quadro mi vien da vomitare) che stiamo parlando di una rappresentazione dell'Ultima cena, durante la quale Gesù istituì l'eucaristia, il sacrificio che si rinnova ad ogni celebrazione: raffigurarla come un'orgia gay - per di più motivando questo fatto con l'assenza delle donne sulla scena! - lo trovo ributtante. L' "artista" si proclama ateo. Nessuno gli vieta di dipingere ciò che vuole e come vuole. Ma esporre quell'opera - come alcune altre presenti nella mostra - in un museo diocesano lo trovo un atto irresponsabile. E trovo pazzesco, scusate la franchezza, che i responsabili del museo diocesano non abbiano compreso l'assoluta sconvenienza di esporre scene così blasfeme in un luogo legato all'arcidiocesi. Nessuno nega che sia giusto confrontarsi con l'arte di chi non crede, nessuno afferma che solo un buon cattolico è anche un buon artista (ci mancherebbe!). Nessuno si scandalizza per un nudo (Michelangelo riempì il suo affresco nella Sistina si nudi, proprio sopra l'altare dove solitamente celebrava il Papa, successivamente "imbracati", cioè coperti con veli e brache). Ma qui si parla di ben altro, si parla di un'orgia omosessuale con protagonisti gli apostoli! Il sottoscritto, come tutti voi che siete intervenuti nel dibattito, non avrebbe neanche appeso quel quadro. Sicuramente né io né voi diventeremo mai responsabili di un museo diocesano. a.t. Scritto in Varie Commenti ( 161 ) " (26 votes, average: 3.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano Quello che è accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale) ha davvero dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in corso una mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi artisti austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, è stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del pasto consumato da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia omosessuale. Dopo ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il cardinale Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende la scelta e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo che il cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 224 ) " (21 votes, average: 4.05 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 328 ) " (23 votes, average: 3.91 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 269 ) " (30 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini. Cambio della guardia in vista nelle congregazioni romane: l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede, dovrebbe lasciare il Sant'Uffizio. Sembrava destinato alla Congregazione del culto divino, ma l'ipotesi, della quale avevo parlato su una precedente versione di questo post, sembra al momento rientrata e si riparla per lui della possibilità di andare alla guida della Congregazione dei santi o di quella dell'Educazione cattolica (nel primo caso, verrebbero accettate le dimissioni dell'attuale Prefetto, Saraiva Martins, nel secondo caso, verrebbe trasferito ad altro incarico il cardinale Grocolewski). Sembra invece deciso che a sostituire Amato all'ex Sant'Uffizio sarà monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Si parla anche della possibilità di richiamare a Roma il cardinale di Firenze Ennio Antonelli e forse il primate di Spagna Canizares. I "movimenti" dovrebbero iniziare a giugno, quando il cardinale Ruini lascerà l'incarico di Vicario del Papa: al suo posto dovrebbe arrivare l'attuale Prefetto della Segnatura, il cardinale Vallini. Scritto in Varie Commenti ( 206 ) " (23 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 228 ) " (24 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (166) Ultime discussioni Francesco73: Viva i papi quando parlano a braccio! Queste parole sull'America sono molto belle e profonde,... sara: ps: l'articolo è online ancora adesso in prima pagina sul lato sinistro. Leggetelo, è un segnale forte.... sara: salve ragazzi, nel suo viaggio il Papa ha appena detto che prova vergogna per i preti pedofili e farà di tutto... Alessia: Oggi è il compleanno del nostro Papa. Dio gli conceda tanti e tanti anni di Pontificato. Ad multos annos,... cosimo de matteis: Vero, verissimo, super vero. L'obbedienza. L'obbedienza è una grande virtù. E non mi... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4 Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4 Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Padre Pio, accuse vecchissime e superate - 3 Emails Ultime news Il Papa in Usa: "Mi vergogno dei preti pedofili"Bankitalia: pil fermo Il deficit 2008 al 2,5%Malore in discoteca: morta 19enne in coma Fermato un giovaneCaso Raciti, arrestati 13 ultras del CataniaRoma, Rutelli non passa. 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Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vi scrivo da Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri. Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wap (white american protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 5 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 66 ) " (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (21 votes, average: 2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 151 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 08 L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive Ho appena ricevuto un messaggio da parte del portavoce dell'arcidiocesi di Vienna: Dist.mo sig. Andrea Tornielli, "Il Giornale" Vienna, 9 aprile 2008 Egregio sig. Tornielli, in riferimento al Suo articolo "L'Ultima cena diventa un' orgia gay" nell'edizione del 8 aprile vorrei inviare una dichiarazione di Sua Eminenza il card. Schönborn pubblicata oggi. Distinti saluti, Erich Leitenberger Capoufficio stampa "Il museo diocesano di Vienna ha dedicato - sotto la responsabilita' del suo direttore Bernhard Böhler - una mostra all'artista austriaco Alfred Hrdlicka in occasione del ottantesimo compleanno dell'artista. Hrdlicka e' uno dei piu' importanti artisti austriaci viventi. Come pochi altri si e' dedicato alla tematica dell'uomo sofferente e maltrattato invitando alla "compassione" con la "Passione". Quella compassione la esprime in modo commovente nella sua opera. Le opere piu' conosciute in questo contesto sono "La danza macabra di Plötzensee" ed il grande memoriale dell'Olocausto sulla piazza dell'Albertina a Vienna. Per questo avevo dato il mio consenso ad una esposizione nel museo diocesano senza pero' conoscere dettagliatamente le opere da esporre. Hrdlicka si e' occupato durante tutta la sua vita molto intensamente di tematiche bibliche, soprattutto della passione di Cristo. Hrdlicka dice di se stesso di essere comunista ed ateo. Ciononostante nutre un interesse rovente per la Bibbia e - sono le sue stesse parole - un grande desiderio della fede. L'esposizione non vuol dire che il museo diocesano si identifichi con tutte le opere di Hrdlicka. In talune opere non bada alla soglia del rispetto assoluto del sacro. Ci sono delle opere di Hrdlicka che dal punto di vista del credente devono essere respinte. Va da se che mai avrei acconsentito all'esposizione di opere di natura blasfema o pornografica. Mi dispiace molto che una immagine di questo carattere - a mia insaputa - era esposta nel museo. L'opera che ha ferito delle persone nella loro fede e' stata tolta su mia disposizione il 20 marzo. Ciononostante ritengo un fatto positivo che artisti che non credono oppure che cercano ancora la risposta della fede si occupino di tematiche bibliche". Cristoph Card. Schönborn Cari amici, ho molta stima del cardinale arcivescovo di Vienna. E' positivo che sia intervenuto per far togliere l'opera blasfema. Devo però dire francamente che mi sarei aspettato qualcosa di più nella sua risposta: vorrei ricordare, senza nulla togliere all' "arte" di Hrdlicka (scusate le virgolette, ma io sono artisticamente molto ignorante e al solo pensiero di quel quadro mi vien da vomitare) che stiamo parlando di una rappresentazione dell'Ultima cena, durante la quale Gesù istituì l'eucaristia, il sacrificio che si rinnova ad ogni celebrazione: raffigurarla come un'orgia gay - per di più motivando questo fatto con l'assenza delle donne sulla scena! - lo trovo ributtante. L' "artista" si proclama ateo. Nessuno gli vieta di dipingere ciò che vuole e come vuole. Ma esporre quell'opera - come alcune altre presenti nella mostra - in un museo diocesano lo trovo un atto irresponsabile. E trovo pazzesco, scusate la franchezza, che i responsabili del museo diocesano non abbiano compreso l'assoluta sconvenienza di esporre scene così blasfeme in un luogo legato all'arcidiocesi. Nessuno nega che sia giusto confrontarsi con l'arte di chi non crede, nessuno afferma che solo un buon cattolico è anche un buon artista (ci mancherebbe!). Nessuno si scandalizza per un nudo (Michelangelo riempì il suo affresco nella Sistina si nudi, proprio sopra l'altare dove solitamente celebrava il Papa, successivamente "imbracati", cioè coperti con veli e brache). Ma qui si parla di ben altro, si parla di un'orgia omosessuale con protagonisti gli apostoli! Il sottoscritto, come tutti voi che siete intervenuti nel dibattito, non avrebbe neanche appeso quel quadro. Sicuramente né io né voi diventeremo mai responsabili di un museo diocesano. a.t. Scritto in Varie Commenti ( 161 ) " (26 votes, average: 3.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano Quello che è accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale) ha davvero dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in corso una mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi artisti austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, è stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del pasto consumato da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia omosessuale. Dopo ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il cardinale Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende la scelta e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo che il cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 224 ) " (21 votes, average: 4.05 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 328 ) " (23 votes, average: 3.91 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 269 ) " (30 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini. Cambio della guardia in vista nelle congregazioni romane: l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede, dovrebbe lasciare il Sant'Uffizio. Sembrava destinato alla Congregazione del culto divino, ma l'ipotesi, della quale avevo parlato su una precedente versione di questo post, sembra al momento rientrata e si riparla per lui della possibilità di andare alla guida della Congregazione dei santi o di quella dell'Educazione cattolica (nel primo caso, verrebbero accettate le dimissioni dell'attuale Prefetto, Saraiva Martins, nel secondo caso, verrebbe trasferito ad altro incarico il cardinale Grocolewski). Sembra invece deciso che a sostituire Amato all'ex Sant'Uffizio sarà monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Si parla anche della possibilità di richiamare a Roma il cardinale di Firenze Ennio Antonelli e forse il primate di Spagna Canizares. I "movimenti" dovrebbero iniziare a giugno, quando il cardinale Ruini lascerà l'incarico di Vicario del Papa: al suo posto dovrebbe arrivare l'attuale Prefetto della Segnatura, il cardinale Vallini. Scritto in Varie Commenti ( 206 ) " (23 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 228 ) " (24 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (166) Ultime discussioni Francesco73: Viva i papi quando parlano a braccio! Queste parole sull'America sono molto belle e profonde,... sara: ps: l'articolo è online ancora adesso in prima pagina sul lato sinistro. Leggetelo, è un segnale forte.... sara: salve ragazzi, nel suo viaggio il Papa ha appena detto che prova vergogna per i preti pedofili e farà di tutto... Alessia: Oggi è il compleanno del nostro Papa. Dio gli conceda tanti e tanti anni di Pontificato. Ad multos annos,... cosimo de matteis: Vero, verissimo, super vero. L'obbedienza. L'obbedienza è una grande virtù. E non mi... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4 Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4 Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Padre Pio, accuse vecchissime e superate - 3 Emails Ultime news Il Papa in Usa: "Mi vergogno dei preti pedofili"Bankitalia: pil fermo Il deficit 2008 al 2,5%Malore in discoteca: morta 19enne in coma Fermato un giovaneCaso Raciti, arrestati 13 ultras del CataniaRoma, Rutelli non passa. 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In memoria di Papa Wojtyla (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vi scrivo da Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri. Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wap (white american protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 5 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 66 ) " (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (21 votes, average: 2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 151 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 08 L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive Ho appena ricevuto un messaggio da parte del portavoce dell'arcidiocesi di Vienna: Dist.mo sig. Andrea Tornielli, "Il Giornale" Vienna, 9 aprile 2008 Egregio sig. Tornielli, in riferimento al Suo articolo "L'Ultima cena diventa un' orgia gay" nell'edizione del 8 aprile vorrei inviare una dichiarazione di Sua Eminenza il card. Schönborn pubblicata oggi. Distinti saluti, Erich Leitenberger Capoufficio stampa "Il museo diocesano di Vienna ha dedicato - sotto la responsabilita' del suo direttore Bernhard Böhler - una mostra all'artista austriaco Alfred Hrdlicka in occasione del ottantesimo compleanno dell'artista. Hrdlicka e' uno dei piu' importanti artisti austriaci viventi. Come pochi altri si e' dedicato alla tematica dell'uomo sofferente e maltrattato invitando alla "compassione" con la "Passione". Quella compassione la esprime in modo commovente nella sua opera. Le opere piu' conosciute in questo contesto sono "La danza macabra di Plötzensee" ed il grande memoriale dell'Olocausto sulla piazza dell'Albertina a Vienna. Per questo avevo dato il mio consenso ad una esposizione nel museo diocesano senza pero' conoscere dettagliatamente le opere da esporre. Hrdlicka si e' occupato durante tutta la sua vita molto intensamente di tematiche bibliche, soprattutto della passione di Cristo. Hrdlicka dice di se stesso di essere comunista ed ateo. Ciononostante nutre un interesse rovente per la Bibbia e - sono le sue stesse parole - un grande desiderio della fede. L'esposizione non vuol dire che il museo diocesano si identifichi con tutte le opere di Hrdlicka. In talune opere non bada alla soglia del rispetto assoluto del sacro. Ci sono delle opere di Hrdlicka che dal punto di vista del credente devono essere respinte. Va da se che mai avrei acconsentito all'esposizione di opere di natura blasfema o pornografica. Mi dispiace molto che una immagine di questo carattere - a mia insaputa - era esposta nel museo. L'opera che ha ferito delle persone nella loro fede e' stata tolta su mia disposizione il 20 marzo. Ciononostante ritengo un fatto positivo che artisti che non credono oppure che cercano ancora la risposta della fede si occupino di tematiche bibliche". Cristoph Card. Schönborn Cari amici, ho molta stima del cardinale arcivescovo di Vienna. E' positivo che sia intervenuto per far togliere l'opera blasfema. Devo però dire francamente che mi sarei aspettato qualcosa di più nella sua risposta: vorrei ricordare, senza nulla togliere all' "arte" di Hrdlicka (scusate le virgolette, ma io sono artisticamente molto ignorante e al solo pensiero di quel quadro mi vien da vomitare) che stiamo parlando di una rappresentazione dell'Ultima cena, durante la quale Gesù istituì l'eucaristia, il sacrificio che si rinnova ad ogni celebrazione: raffigurarla come un'orgia gay - per di più motivando questo fatto con l'assenza delle donne sulla scena! - lo trovo ributtante. L' "artista" si proclama ateo. Nessuno gli vieta di dipingere ciò che vuole e come vuole. Ma esporre quell'opera - come alcune altre presenti nella mostra - in un museo diocesano lo trovo un atto irresponsabile. E trovo pazzesco, scusate la franchezza, che i responsabili del museo diocesano non abbiano compreso l'assoluta sconvenienza di esporre scene così blasfeme in un luogo legato all'arcidiocesi. Nessuno nega che sia giusto confrontarsi con l'arte di chi non crede, nessuno afferma che solo un buon cattolico è anche un buon artista (ci mancherebbe!). Nessuno si scandalizza per un nudo (Michelangelo riempì il suo affresco nella Sistina si nudi, proprio sopra l'altare dove solitamente celebrava il Papa, successivamente "imbracati", cioè coperti con veli e brache). Ma qui si parla di ben altro, si parla di un'orgia omosessuale con protagonisti gli apostoli! Il sottoscritto, come tutti voi che siete intervenuti nel dibattito, non avrebbe neanche appeso quel quadro. Sicuramente né io né voi diventeremo mai responsabili di un museo diocesano. a.t. Scritto in Varie Commenti ( 161 ) " (26 votes, average: 3.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano Quello che è accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale) ha davvero dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in corso una mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi artisti austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, è stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del pasto consumato da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia omosessuale. Dopo ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il cardinale Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende la scelta e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo che il cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 224 ) " (21 votes, average: 4.05 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 328 ) " (23 votes, average: 3.91 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 269 ) " (30 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini. Cambio della guardia in vista nelle congregazioni romane: l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede, dovrebbe lasciare il Sant'Uffizio. Sembrava destinato alla Congregazione del culto divino, ma l'ipotesi, della quale avevo parlato su una precedente versione di questo post, sembra al momento rientrata e si riparla per lui della possibilità di andare alla guida della Congregazione dei santi o di quella dell'Educazione cattolica (nel primo caso, verrebbero accettate le dimissioni dell'attuale Prefetto, Saraiva Martins, nel secondo caso, verrebbe trasferito ad altro incarico il cardinale Grocolewski). Sembra invece deciso che a sostituire Amato all'ex Sant'Uffizio sarà monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Si parla anche della possibilità di richiamare a Roma il cardinale di Firenze Ennio Antonelli e forse il primate di Spagna Canizares. I "movimenti" dovrebbero iniziare a giugno, quando il cardinale Ruini lascerà l'incarico di Vicario del Papa: al suo posto dovrebbe arrivare l'attuale Prefetto della Segnatura, il cardinale Vallini. Scritto in Varie Commenti ( 206 ) " (23 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 228 ) " (24 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (166) Ultime discussioni Francesco73: Viva i papi quando parlano a braccio! Queste parole sull'America sono molto belle e profonde,... sara: ps: l'articolo è online ancora adesso in prima pagina sul lato sinistro. Leggetelo, è un segnale forte.... sara: salve ragazzi, nel suo viaggio il Papa ha appena detto che prova vergogna per i preti pedofili e farà di tutto... Alessia: Oggi è il compleanno del nostro Papa. Dio gli conceda tanti e tanti anni di Pontificato. Ad multos annos,... cosimo de matteis: Vero, verissimo, super vero. L'obbedienza. L'obbedienza è una grande virtù. E non mi... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4 Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4 Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Padre Pio, accuse vecchissime e superate - 3 Emails Ultime news Il Papa in Usa: "Mi vergogno dei preti pedofili"Bankitalia: pil fermo Il deficit 2008 al 2,5%Malore in discoteca: morta 19enne in coma Fermato un giovaneCaso Raciti, arrestati 13 ultras del CataniaRoma, Rutelli non passa. 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Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vi scrivo da Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri. Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wap (white american protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 5 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 66 ) " (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (21 votes, average: 2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 151 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 08 L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive Ho appena ricevuto un messaggio da parte del portavoce dell'arcidiocesi di Vienna: Dist.mo sig. Andrea Tornielli, "Il Giornale" Vienna, 9 aprile 2008 Egregio sig. Tornielli, in riferimento al Suo articolo "L'Ultima cena diventa un' orgia gay" nell'edizione del 8 aprile vorrei inviare una dichiarazione di Sua Eminenza il card. Schönborn pubblicata oggi. Distinti saluti, Erich Leitenberger Capoufficio stampa "Il museo diocesano di Vienna ha dedicato - sotto la responsabilita' del suo direttore Bernhard Böhler - una mostra all'artista austriaco Alfred Hrdlicka in occasione del ottantesimo compleanno dell'artista. Hrdlicka e' uno dei piu' importanti artisti austriaci viventi. Come pochi altri si e' dedicato alla tematica dell'uomo sofferente e maltrattato invitando alla "compassione" con la "Passione". Quella compassione la esprime in modo commovente nella sua opera. Le opere piu' conosciute in questo contesto sono "La danza macabra di Plötzensee" ed il grande memoriale dell'Olocausto sulla piazza dell'Albertina a Vienna. Per questo avevo dato il mio consenso ad una esposizione nel museo diocesano senza pero' conoscere dettagliatamente le opere da esporre. Hrdlicka si e' occupato durante tutta la sua vita molto intensamente di tematiche bibliche, soprattutto della passione di Cristo. Hrdlicka dice di se stesso di essere comunista ed ateo. Ciononostante nutre un interesse rovente per la Bibbia e - sono le sue stesse parole - un grande desiderio della fede. L'esposizione non vuol dire che il museo diocesano si identifichi con tutte le opere di Hrdlicka. In talune opere non bada alla soglia del rispetto assoluto del sacro. Ci sono delle opere di Hrdlicka che dal punto di vista del credente devono essere respinte. Va da se che mai avrei acconsentito all'esposizione di opere di natura blasfema o pornografica. Mi dispiace molto che una immagine di questo carattere - a mia insaputa - era esposta nel museo. L'opera che ha ferito delle persone nella loro fede e' stata tolta su mia disposizione il 20 marzo. Ciononostante ritengo un fatto positivo che artisti che non credono oppure che cercano ancora la risposta della fede si occupino di tematiche bibliche". Cristoph Card. Schönborn Cari amici, ho molta stima del cardinale arcivescovo di Vienna. E' positivo che sia intervenuto per far togliere l'opera blasfema. Devo però dire francamente che mi sarei aspettato qualcosa di più nella sua risposta: vorrei ricordare, senza nulla togliere all' "arte" di Hrdlicka (scusate le virgolette, ma io sono artisticamente molto ignorante e al solo pensiero di quel quadro mi vien da vomitare) che stiamo parlando di una rappresentazione dell'Ultima cena, durante la quale Gesù istituì l'eucaristia, il sacrificio che si rinnova ad ogni celebrazione: raffigurarla come un'orgia gay - per di più motivando questo fatto con l'assenza delle donne sulla scena! - lo trovo ributtante. L' "artista" si proclama ateo. Nessuno gli vieta di dipingere ciò che vuole e come vuole. Ma esporre quell'opera - come alcune altre presenti nella mostra - in un museo diocesano lo trovo un atto irresponsabile. E trovo pazzesco, scusate la franchezza, che i responsabili del museo diocesano non abbiano compreso l'assoluta sconvenienza di esporre scene così blasfeme in un luogo legato all'arcidiocesi. Nessuno nega che sia giusto confrontarsi con l'arte di chi non crede, nessuno afferma che solo un buon cattolico è anche un buon artista (ci mancherebbe!). Nessuno si scandalizza per un nudo (Michelangelo riempì il suo affresco nella Sistina si nudi, proprio sopra l'altare dove solitamente celebrava il Papa, successivamente "imbracati", cioè coperti con veli e brache). Ma qui si parla di ben altro, si parla di un'orgia omosessuale con protagonisti gli apostoli! Il sottoscritto, come tutti voi che siete intervenuti nel dibattito, non avrebbe neanche appeso quel quadro. Sicuramente né io né voi diventeremo mai responsabili di un museo diocesano. a.t. Scritto in Varie Commenti ( 161 ) " (26 votes, average: 3.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano Quello che è accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale) ha davvero dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in corso una mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi artisti austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, è stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del pasto consumato da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia omosessuale. Dopo ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il cardinale Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende la scelta e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo che il cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 224 ) " (21 votes, average: 4.05 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 328 ) " (23 votes, average: 3.91 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 269 ) " (30 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini. Cambio della guardia in vista nelle congregazioni romane: l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede, dovrebbe lasciare il Sant'Uffizio. Sembrava destinato alla Congregazione del culto divino, ma l'ipotesi, della quale avevo parlato su una precedente versione di questo post, sembra al momento rientrata e si riparla per lui della possibilità di andare alla guida della Congregazione dei santi o di quella dell'Educazione cattolica (nel primo caso, verrebbero accettate le dimissioni dell'attuale Prefetto, Saraiva Martins, nel secondo caso, verrebbe trasferito ad altro incarico il cardinale Grocolewski). Sembra invece deciso che a sostituire Amato all'ex Sant'Uffizio sarà monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Si parla anche della possibilità di richiamare a Roma il cardinale di Firenze Ennio Antonelli e forse il primate di Spagna Canizares. I "movimenti" dovrebbero iniziare a giugno, quando il cardinale Ruini lascerà l'incarico di Vicario del Papa: al suo posto dovrebbe arrivare l'attuale Prefetto della Segnatura, il cardinale Vallini. Scritto in Varie Commenti ( 206 ) " (23 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 228 ) " (24 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (166) Ultime discussioni Francesco73: Viva i papi quando parlano a braccio! Queste parole sull'America sono molto belle e profonde,... sara: ps: l'articolo è online ancora adesso in prima pagina sul lato sinistro. Leggetelo, è un segnale forte.... sara: salve ragazzi, nel suo viaggio il Papa ha appena detto che prova vergogna per i preti pedofili e farà di tutto... Alessia: Oggi è il compleanno del nostro Papa. Dio gli conceda tanti e tanti anni di Pontificato. Ad multos annos,... cosimo de matteis: Vero, verissimo, super vero. L'obbedienza. L'obbedienza è una grande virtù. E non mi... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4 Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4 Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Padre Pio, accuse vecchissime e superate - 3 Emails Ultime news Il Papa in Usa: "Mi vergogno dei preti pedofili"Bankitalia: pil fermo Il deficit 2008 al 2,5%Malore in discoteca: morta 19enne in coma Fermato un giovaneCaso Raciti, arrestati 13 ultras del CataniaRoma, Rutelli non passa. 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Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vi scrivo da Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri. Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wap (white american protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 5 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 66 ) " (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (21 votes, average: 2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 151 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 08 L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive Ho appena ricevuto un messaggio da parte del portavoce dell'arcidiocesi di Vienna: Dist.mo sig. Andrea Tornielli, "Il Giornale" Vienna, 9 aprile 2008 Egregio sig. Tornielli, in riferimento al Suo articolo "L'Ultima cena diventa un' orgia gay" nell'edizione del 8 aprile vorrei inviare una dichiarazione di Sua Eminenza il card. Schönborn pubblicata oggi. Distinti saluti, Erich Leitenberger Capoufficio stampa "Il museo diocesano di Vienna ha dedicato - sotto la responsabilita' del suo direttore Bernhard Böhler - una mostra all'artista austriaco Alfred Hrdlicka in occasione del ottantesimo compleanno dell'artista. Hrdlicka e' uno dei piu' importanti artisti austriaci viventi. Come pochi altri si e' dedicato alla tematica dell'uomo sofferente e maltrattato invitando alla "compassione" con la "Passione". Quella compassione la esprime in modo commovente nella sua opera. Le opere piu' conosciute in questo contesto sono "La danza macabra di Plötzensee" ed il grande memoriale dell'Olocausto sulla piazza dell'Albertina a Vienna. Per questo avevo dato il mio consenso ad una esposizione nel museo diocesano senza pero' conoscere dettagliatamente le opere da esporre. Hrdlicka si e' occupato durante tutta la sua vita molto intensamente di tematiche bibliche, soprattutto della passione di Cristo. Hrdlicka dice di se stesso di essere comunista ed ateo. Ciononostante nutre un interesse rovente per la Bibbia e - sono le sue stesse parole - un grande desiderio della fede. L'esposizione non vuol dire che il museo diocesano si identifichi con tutte le opere di Hrdlicka. In talune opere non bada alla soglia del rispetto assoluto del sacro. Ci sono delle opere di Hrdlicka che dal punto di vista del credente devono essere respinte. Va da se che mai avrei acconsentito all'esposizione di opere di natura blasfema o pornografica. Mi dispiace molto che una immagine di questo carattere - a mia insaputa - era esposta nel museo. L'opera che ha ferito delle persone nella loro fede e' stata tolta su mia disposizione il 20 marzo. Ciononostante ritengo un fatto positivo che artisti che non credono oppure che cercano ancora la risposta della fede si occupino di tematiche bibliche". Cristoph Card. Schönborn Cari amici, ho molta stima del cardinale arcivescovo di Vienna. E' positivo che sia intervenuto per far togliere l'opera blasfema. Devo però dire francamente che mi sarei aspettato qualcosa di più nella sua risposta: vorrei ricordare, senza nulla togliere all' "arte" di Hrdlicka (scusate le virgolette, ma io sono artisticamente molto ignorante e al solo pensiero di quel quadro mi vien da vomitare) che stiamo parlando di una rappresentazione dell'Ultima cena, durante la quale Gesù istituì l'eucaristia, il sacrificio che si rinnova ad ogni celebrazione: raffigurarla come un'orgia gay - per di più motivando questo fatto con l'assenza delle donne sulla scena! - lo trovo ributtante. L' "artista" si proclama ateo. Nessuno gli vieta di dipingere ciò che vuole e come vuole. Ma esporre quell'opera - come alcune altre presenti nella mostra - in un museo diocesano lo trovo un atto irresponsabile. E trovo pazzesco, scusate la franchezza, che i responsabili del museo diocesano non abbiano compreso l'assoluta sconvenienza di esporre scene così blasfeme in un luogo legato all'arcidiocesi. Nessuno nega che sia giusto confrontarsi con l'arte di chi non crede, nessuno afferma che solo un buon cattolico è anche un buon artista (ci mancherebbe!). Nessuno si scandalizza per un nudo (Michelangelo riempì il suo affresco nella Sistina si nudi, proprio sopra l'altare dove solitamente celebrava il Papa, successivamente "imbracati", cioè coperti con veli e brache). Ma qui si parla di ben altro, si parla di un'orgia omosessuale con protagonisti gli apostoli! Il sottoscritto, come tutti voi che siete intervenuti nel dibattito, non avrebbe neanche appeso quel quadro. Sicuramente né io né voi diventeremo mai responsabili di un museo diocesano. a.t. Scritto in Varie Commenti ( 161 ) " (26 votes, average: 3.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano Quello che è accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale) ha davvero dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in corso una mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi artisti austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, è stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del pasto consumato da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia omosessuale. Dopo ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il cardinale Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende la scelta e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo che il cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 224 ) " (21 votes, average: 4.05 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 328 ) " (23 votes, average: 3.91 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 269 ) " (30 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini. Cambio della guardia in vista nelle congregazioni romane: l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede, dovrebbe lasciare il Sant'Uffizio. Sembrava destinato alla Congregazione del culto divino, ma l'ipotesi, della quale avevo parlato su una precedente versione di questo post, sembra al momento rientrata e si riparla per lui della possibilità di andare alla guida della Congregazione dei santi o di quella dell'Educazione cattolica (nel primo caso, verrebbero accettate le dimissioni dell'attuale Prefetto, Saraiva Martins, nel secondo caso, verrebbe trasferito ad altro incarico il cardinale Grocolewski). Sembra invece deciso che a sostituire Amato all'ex Sant'Uffizio sarà monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Si parla anche della possibilità di richiamare a Roma il cardinale di Firenze Ennio Antonelli e forse il primate di Spagna Canizares. I "movimenti" dovrebbero iniziare a giugno, quando il cardinale Ruini lascerà l'incarico di Vicario del Papa: al suo posto dovrebbe arrivare l'attuale Prefetto della Segnatura, il cardinale Vallini. Scritto in Varie Commenti ( 206 ) " (23 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 228 ) " (24 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (166) Ultime discussioni Francesco73: Viva i papi quando parlano a braccio! Queste parole sull'America sono molto belle e profonde,... sara: ps: l'articolo è online ancora adesso in prima pagina sul lato sinistro. Leggetelo, è un segnale forte.... sara: salve ragazzi, nel suo viaggio il Papa ha appena detto che prova vergogna per i preti pedofili e farà di tutto... Alessia: Oggi è il compleanno del nostro Papa. Dio gli conceda tanti e tanti anni di Pontificato. Ad multos annos,... cosimo de matteis: Vero, verissimo, super vero. L'obbedienza. L'obbedienza è una grande virtù. E non mi... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4 Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4 Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Padre Pio, accuse vecchissime e superate - 3 Emails Ultime news Il Papa in Usa: "Mi vergogno dei preti pedofili"Bankitalia: pil fermo Il deficit 2008 al 2,5%Malore in discoteca: morta 19enne in coma Fermato un giovaneCaso Raciti, arrestati 13 ultras del CataniaRoma, Rutelli non passa. 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Milano, il leghismo che pesca a sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dal voto La clamorosa disfatta lombarda si è chiusa simbolicamente a Opera (Mi) dove Ettore Fusco, capopopolo leghista del pogrom contro i rom, è diventato sindaco. E ora una Lega mai così forte lancia la sfida a Letizia Moratti Milano, il leghismo che pesca a sinistra I dati confermano che anche gli elettori di sinistra hanno votato Lega. Il Prc è stordito, il Pd si rallegra, e i vincitori chiedono il Pirellone e la cacciata dei rom Luca Fazio Milano Possiamo dire che l'accerchiamento leghista in Lombardia si è concluso a Opera, il piccolo comune a sud di Milano dove nel dicembre 2006 alcuni cittadini appiccarono il fuoco a un campo destinato ad accogliere trenta famiglie rom. Il leghista Ettore Fusco, agitatore di quel pogrom casereccio, condiviso da molti operesi di sinistra, e tollerato dal governo Prodi, è diventato sindaco. Un piccolo fatto da studiare: a Opera, dal 1945, ha sempre vinto il centrosinistra, fatta eccezione per un intermezzo forzitaliota ('95-'98). In tutta la Lombardia, in sintesi, è accaduta più o meno la stessa cosa, un caso Opera moltiplicato per centinaia di migliaia di voti: sono i cittadini che hanno abboccato all'amo della sicurezza e hanno avvertito la sinistra come troppo distante dai loro bisogni materiali. E' questo uno dei temi più imbarazzanti della riflessione a sinistra: una parte degli elettori del Prc avrebbe votato Lega, e a Milano qualcuno ipotizza che nei quartieri popolari l'emorragia del voto "proletario" o "operaio" si aggirerebbe addirittura attorno al 3% (la Lega in città ha raddoppiato i consensi dal 5,2 al 12,3%). Un disastro cui sarà difficile porre rimedio nel breve periodo. Rosi Mauro, fedelissima di Umberto Bossi, e segretario del Sindacato Padano, si esprime così, e non dice nulla di nuovo: "Certamente i lavoratori hanno capito che le battaglie che noi abbiamo portato avanti, trovandoci la porta sbattuta in faccia da Cgil-Cisl-Uil, erano sacrosante. E credo che abbiano compreso che la triplice, che ci voleva lasciar fuori dalle fabbriche, che ci ha osteggiato perché noi volevamo i contratti territoriali, ha impedito loro di difendere la cosa che più importa, la busta paga". Passando da una sicurezza all'altra, l'analisi fa ancora più male se a farla è il vicesindaco De Corato (An): "Basta vedere i dati per capire che la débacle della sinistra arriva soprattutto dalle periferie: da Quarto Oggiaro, Baggio, Gratosoglio, Musocco, ovvero da quelle aree abitate da fasce di popolazione che più hanno sofferto gli effetti di una politica buonista sull'immigrazione". Il primo a presentare il conto è il neo deputato leghista Matteo Salvini, che da anni agita razzismo a piene mani sui temi della sicurezza e che ieri ha osato chiedere una verifica al sindaco di Milano. "I milanesi - ha detto - non ne possono più di campi nomadi, delinquenti, insicurezza, e questo è un segnale anche per il sindaco Moratti". Per cui, "l'unico numero di campi nomadi, sia regolari sia irregolari, che vogliamo a Milano è zero. La giunta Moratti ha tre anni di tempo per fare quello che è avvenuto in città come Monza o Verona". Sarà dura anche per Berlusconi. L'altra partita che si apre riguarda invece la presidenza del Pirellone nel caso in cui Roberto Formigoni vada a occupare un posto (a lui gradito) nel nuovo governo; ma anche qui i giochi sembrano fatti, come spiega Calderoli: "Vedo bene Roberto Castelli in pole position, non solo abbiamo chiesto la presidenza ma ci è stato anche risposto di sì". Si voterebbe il prossimo novembre. Di fronte a questo scenario, è imbarazzante l'euforia di alcuni esponenti del Pd per il risultato milanese (dal 28,9% al 33,6%). "La città più moderna e avanzata d'Italia - ha commentato Marilena Adamo, capogruppo del Pd a Palazzo Marino - ha capito la novità del progetto politico di Veltroni: è un buon segnale per il futuro". Maurizio Martina, neo segretario del Pd in Lombardia, azzarda una riflessione ancora più profonda: "La Lega nord ha fatto valere il suo essere forza di lotta e di governo con un'astuzia da riconoscere". Bravi. E' ancora presto per pensare il futuro per i pochi esponenti della sinistra che ieri hanno abbozzato qualche riflessione a caldo. Al termine di una lunga e sofferta riunione della segreteria regionale del Prc lombardo, il segretario Alfio Nicotra ha indirizzato un messaggio agli iscritti per dire "non resta che rimboccarsi le maniche e ricominciare con una lunga marcia nella società". E ancora: "Abbiamo bisogno di una seconda rifondazione, un nuovo colpo d'ala, un nuovo gruppo dirigente che faccia della partecipazione del corpo militante non una declamazione ma una pratica coerente...Il progetto della Sinistra Arcobaleno è alle corde, ma la sua intuizione resta valida. Occorre portalo avanti in modo radicalmente diverso da come è stato condotto". Per Luciano Muhlbauer, consigliere regionale del Prc, sempre sulle barricate per cercare di intercettare i cosiddetti ceti popolari slittati a destra, i due anni del governo Prodi "sono stati il colpo di grazia". Non si pronuncia sul che fare, ma suggerisce cosa bisogna evitare di fare. "La prima è la tentazione di attribuire il disastro alla cattiveria degli altri e non ai propri errori e insufficienze. La seconda è la concreta possibilità che lo stato delle cose produca semplicemente una sorta di deflagrazione della sinistra e una serie infinita di rese dei conti nelle stanze dei partiti. Ma una cosa è certa: un ciclo si è chiuso e la sinistra così com'è ha fatto il suo tempo". Come sarà? "Guarda, non lo so".

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Un Berlusconi tranquillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dal voto Strategia soft del cavaliere Elogi alla stampa, mano tesa sulle riforme. "Al segretario del Pd dico vediamoci, discutiamo. Buona l'idea del governo ombra". Ma sulla giustizia nessuna novità: subito separazione delle carriere Un Berlusconi tranquillo Fini e Formigoni in fila per applaudirlo. "Governo veloce, partito entro l'anno. Sono emozionato ma anche preoccupato. E non polemizzo" Andrea Fabozzi Roma E così il vincitore chiama a sé i giornalisti e ripercorre la campagna elettorale. "Non c'è stato un solo episodio di intolleranza, ho sempre avuto un rapporto simpatico e franco con i giornali, sia con quelli che mi sono ostili sia con quelli che mi sono più vicini". In questo inciso della conferenza stampa di ieri pomeriggio c'è tutto il Berlusconi trasformato. Mai sentito il cavaliere riconoscere di avere una stampa a lui "vicina". E' il primo editore nazionale e il signore della comunicazione ma per lui i giornali sono sempre stati "illeggibili" e i giornalisti "tutti di sinistra" quando non "comunisti". Ma adesso è tutto cambiato. L'aveva detto subito, un attimo dopo aver avuto la certezza di essere ancora il vincitore: "Sarò molto diverso dal 2001". E' tranquillo, risponde rapido alle domande, non polemizza con Veltroni - "preferisco non rispondere, parliamo dei problemi del paese" - riesce quasi sempre a frenare le battute e se non ci riesce si giustifica - "so che sarebbe più giusto restare uno stoccafisso, ma sono fatto così" - soprattutto tende la mano al dialogo. E lo fa con poche parole. "Molti punti dei nostri programmi sono sovrapponibili, se saranno coerenti voteranno con noi". Apprezza l'idea del governo ombra: "C'è chiarezza di rapporti e non si perde tempo". A Veltroni dice "sentiamoci, vediamoci, discutiamo". Invita anche a cena Bertinotti, per consolarlo: "Voglio esprimergli cordiale vicinanza e ascolto". "Qual è il segreto del suo successo?". E' la stampa amica che domanda e il segreto è presto detto: "Ho imparato il mestiere". Berlusconi si attrezza per durare. "Con molta tranquillità sceglierò tra le cose utili e quelle meno utili". Intanto il Financial Times si dimentica almeno una dozzina di editoriali sul conflitto di interessi e adesso concede un'apertura di credito. Il cavaliere ricorda bene le difficoltà delle altre due partenze, quella del 1994 circondato dalla diffidenza internazionale e quella del 2001 col G8 di Genova e il braccio di ferro con i sindacati sul pacchetto "100 giorni". Vuole andarci piano. Non vuole regalare a Veltroni la possibilità di dipingerlo come un pericolo pubblico. Il segretario del Pd alza i toni? Il cavaliere li abbassa. Ha il controllo assoluto di camera e senato - "una meraviglia" - ma non fa il dittatore. Invece dichiara di volersi impegnare per diventare "uno statista". Almeno ci prova. E se scivolerà sarà sul suo punto debole: la giustizia. Non tutte le sue vicende giudiziarie sono chiuse a Milano. E proprio come fece nel 2001 vuole partire dalla giustizia: allora furono le rogatorie e il falso in bilancio, stavolta la separazione delle carriere tra giudici e pm: "E' imprescindibile". Molto prima ci sarà il governo: una decisione "veloce", un esecutivo "snello". E entro l'anno anche il congresso fondativo del partito del popolo delle libertà. Problemi non se ne vedono. Non con l'affollata prima fila berlusconiana: Fini, Gasparri, Cicchitto, Alemanno, Brambilla, La Russa, Formigoni, effettivamente in prima fila ad aspettarlo un'ora per applaudirlo durante la conferenza stampa. C'è la tattica del cavaliere immortale dietro questi toni pacati. Ma non c'è solo quella: è la sintonia con l'elettorato che prosegue. Il Berlusconi tutto nuovo non è quello dei miracoli ma quello della tranquillità. E' più esperto. Promette cose che sembrano possibili. Ricorda che il momento è grave. Si propone per gli anni di crisi. Ha vinto, è "emozionato", ma anche "preoccupato". Ha lasciato a Veltroni la parte del chiacchierone. E' sembrato più sperimentato, tranquillizzante. E continua, paterno: "Voglio andare a letto ogni sera pensando di aver fatto almeno una cosa utile per il mio paese". Farà anche anche qualcosa di utile a se stesso, è probabile. E' probabile che gli riuscirà meglio così. E allora si sorveglia. Annulla la presenza alla festa in piazza del Pantheon, lascia sola An. Ripete il sì al dialogo sulle riforme. In tv ha detto "bicamerale" ma ora spiega che non intendeva un'altra commissione. "Con un parlamento così semplificato, con quattro cinque gruppi, il lavoro lo possono fare benissimo le commissioni permanenti". Vuole fare le riforme istituzionali con il partito democratico. E il lavoro della vecchia bicamerale "potrebbe essere una buona base di partenza per riforme bipartisan". Ma non ha fretta sulla legge elettorale: "Questa ha funzionato benissimo, come avevo previsto". Si può ritoccare, magari servisse ad evitare il referendum in arrivo la prossima primavera. Ma magari no, tranquillamente: "Penso che il referendum si potrebbe anche tenere e che potrebbe essere bocciato". Sopire, tacere. Il cavaliere ci prova. Non gli è mai riuscito.

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Berlusconi ora fa lo statista (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dopo la vittoria il Cavaliere indica il suo calendario politico: "Presidenze delle camere alla destra, dialogo sulle riforme". Veltroni: "Brutto inizio", poi tende la mano a sinistra, ma si allea con l'Udc. Sabato parte la resa dei conti nel PrcPAGINE 2, 3, 4, 5.

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Bentornati falce e martello (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Pdci fa dietrofront "Bentornati falce e martello" "A questo punto dobbiamo ricominciare da capo e ricominciare dai vecchi simboli, la falce e il martello". Così il segretario del pdci Oliviero Diliberto, che poi accusa Veltroni: "Bel risultato, il suo: Berlusconi ha vinto di dieci punti e la sinistra è praticamente scomparsa". dal Pdci, l'eruoparlamentare Marco Rizzo rincara: "La Sinistra arcobaleno è stata un'apocalisse. Bertinotti ha sbagliato tutto. Ora vogliamo ricostruire il partito di tutti i comunisti. Bentornati falce e martello, chi vuole continuare nell'errore dell'Arcobaleno vada nel Pd".

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Walter: con l'Udc patto d'opposizione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dal voto "Berlusconi, brutto inizio" Da Veltroni attacco light contro il vincitore: "Non ci dà una camera, logica da spoil system, si crede autosufficiente". Pronto l'esecutivo ombra dei democratici, come ai tempi del Pds di Occhetto Walter: con l'Udc patto d'opposizione Ma il segretario tiene aperta la porta al dialogo con il vincitore sulle riforme: "Riduzione dei parlamentari, superamento del bicameralismo e legge elettorale" Daniela Preziosi Roma La discussione sul voto nel Pd è "coesa, solidale, unitaria". Il giorno dopo la batosta, Walter Veltroni torna nel subuteo verde di San Teodoro, la sala stampa allestita davanti al loft, e per prima cosa giura che il Pd non si sta dividendo fra ex Ds e ex margheritini, che la riunione da cui è appena uscito è stata "bella", dice così. Si riferisce a una convocazione dello stato maggiore Pd per una prima analisi del voto. E per assicurarsi che il gruppo tenga, visto che notizie di stampa lo danno già per scricchiolante. "Balle, balle, balle", dice Veltroni. Nella riunione, che dura un'ora e finisce un momento prima che Veltroni incontri i giornalisti, c'è Follini, Rosy Bindi, Soro, Marini, Fioroni, Parisi, Bersani, Bettini. Conclusione: l'ordine regna al loft, nonostante la sconfitta. Fino a un certo punto. Parisi, in un'intervista che ieri L'Espresso ha anticipato, dichiara che "la sconfitta è collettiva" e quindi se è vero che "la leadership di Veltroni non si tocca" è altrettanto vero che "l'intero gruppo dirigente ora è in discussione". Rulli di tamburi, o di tamburelli, si vedrà. L'analisi del voto, dunque. I dati del Pd dicono che dal 2006 il Pdl arretra, rispetto alla Casa delle libertà, di oltre 880mila voti. Il che comporta una "differente configurazione della destra che sposta il suo asse verso la Lega". Il Pd ha perso e deve approfondire il suo radicamento fuori dalle grandi città, dove invece è andato bene. Veltroni agita un grafico, da lontano non si legge, si vede solo una linea in picchiata. E' la popolarità di Ds e Margherita. Ottobre 2006 il centrosinistra sta al 58 per cento e il centrodestra al 42. Giugno 2007, 59 contro 41, ma è il centrodestra a vincere. Rispetto a questo, Veltroni ha agio di dire che "il Pd ha recuperato 18 punti". Comunque, visto che la parola sconfitta è ammessa, nella sconfitta ha pesato una regola aurea, chi stava al governo ha pagato, chi all'opposizione ha vinto. Tutte le forze dell'ex Unione hanno perso complessivamente due milioni 600 mila voti. "Le uniche forze a crescere siamo stati noi e Italia dei valori", in pratica a pagare per tutti è stata la sinistra arcobaleno. Alla quale Veltroni tende una mano, offre la riapertura di un dialogo. E anche all'Udc. Quell'Udc che l'ex presidente Andreotti ha votato per "un fatto sentimentale". Quel Casini di cui ieri Avvenire tesseva le lodi, e che invece in campagna elettorale aveva pazientemente sopportato i rimproveri di Famiglia Cristiana e dei vescovi meno allineati con Ruini. A quell'Udc che oggi è l'unica compagna di opposizione - a parte gli autonomisti del Sudtirolo - propone "un dialogo e un confronto". Veltroni non si sbilancia oltre, ma c'è da scommettere che si tratta di qualcosa in più del "dialogo" che propone alla sinistra ormai extraparlamentare. Per lo meno, è questa la direzione in cui lavora Marco Follini, il primo a lasciare la riunione del loft, e con le idee più chiare. "Il Pd non si deve fare prendere dal demone dell'autosufficienza e l'Udc a sua volta non può non porsi il problema di un approdo. Scommetto che l'evoluzione naturale sia quella di una alleanza tra Pd e Udc". Del resto, l'ex Udc Follini è stato in panchina per tanto tempo in attesa di questo momento. Quanto all'opposizione, ieri Veltroni ha fatto la sua prima mossa: contro Berlusconi che si augurava "un'opposizione della Regina", cioè collaborativa, ne ha annunciata una "repubblicana", cioè fatta di "vigilanza e verifica". Fatta di disponibilità alle riforme - ieri tornava ad augurarsi il dialogo Goffredo Bettini - ma anche di un governo ombra, come ai tempi di Occhetto. E comunque, Berlusconi comincia male, annunciando che non darà una presidenza di una camera all'opposzione. Ce l'ha con "un certo tono verso le altre forze politiche e annunci che rivelano una certa idea di autosufficienza". "C'è anche all'orizzonte - dice Veltroni - la nomina di un commissario europeo e vorrei sapere se vale la logica dello spoil system che non valse quando toccò a noi nominare il commissario europeo". Insomma, la prima mossa da leader dell'opposizione è un attacco, anche se light. "E' un avvio non ispirato allo spirito di dialogo e che anche oggi ribadiamo perché è necessario affrontare da subito in parlamento il tema delle riforme per la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo, e la riforma della legge elettorale".

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Cadute, conflitti e culture (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Day-after Cadute, conflitti e culture Renato Nicolini Solo chi cade può risorgere, solo per chi è disperato è stata inventata la speranza, le citazioni consolatorie possono essere tante. Personalmente, non credo abbiamo bisogno di consolazioni, ma di capire che la ragione profonda della sconfitta senza precedenti di queste elezioni (scomparsa parlamentare della Sinistra Arcobaleno, e maggioranza senza precedenti di Berlusconi), è dipesa da qualcosa che va oltre la politica, oltre le responsabilità dei leader Veltroni e Bertinotti, e scopre un deficit di cultura. SEGUE A PAGINA 12 Un paese passivo, perfettamente malleabile dal potere. Penso in primo luogo allo scarto tra le previsioni (e il comportamento da candidato americano, imperativo categorico l'ottimismo) di Walter Veltroni e i risultati. Prima di comunicare, applicando con zelo le migliori tecniche e i migliori slogan americani, bisogna aver capito la realtà; e per capire la realtà bisogna essere aperti al mondo. Semplificare non aiuta: può rivelarsi un pericoloso autoinganno, consistente nel tagliare - considerandola trascurabile - la parte di realtà che non rientra nei propri schemi. Il Partito democratico deve perciò riflettere seriamente sulla democrazia. Non dico ripartendo da La libertà comunista di Galvano della Volpe, ma quasi. La democrazia non consiste nell'unità del proprio gruppo parlamentare, altrimenti il Pci di Togliatti sarebbe stato il massimo. Non c'è democrazia senza conflitto. Il conflitto ha una funzione insostituibile nella società (e dunque anche nei partiti che vogliono rappresentarla), consente l'espressione politica delle ragioni di disagio. Ecco perché la democrazia non consiste nella compattezza della maggioranza, nelle ossessioni della governance e della durata, nell'utopia della politica pura, quasi al di sopra delle parti . Ma - esattamente al contrario - nella discussione, nella partecipazione, nell'autogestione, nella politica che entra schierandosi in ogni piega della società, che mette in luce il rimosso e lo scomodo. Non è una cosa nuova. Mi pare fosse già la strada che indicava il '68, col suo spostamento dell'asse della politica nella direzione delle libertà civili (il personale è politico) - qualcosa che in Italia è stato abbandonato dopo i referendum su divorzio e aborto, come schiacciata dal peso economico - simbolico dell' austerità - e che invece costituisce l'appeal profondo della Spagna di Zapatero. È la strada che può sicuramente riportare l'Italia in Europa, piuttosto che coltivare l'illusione (metà dimessa metà luciferina) di una via italiana diversa da tutte le altre, ennesima rivisitazione in calando dell'impossibile ossimoro del "compromesso storico". La cultura italiana è oggi subordinata rigidamente al politico. Dalla Rai di Petruccioli a quel che resta dell'ex Hollywood sul Tevere e del cinema italiano, dai teatri pubblici affidati a manager anziché ad artisti (con la correzione mediatica della presenza in veste di consulenti-testimonial di popolari volti noti ) alle Soprintendenze ai Beni Culturali mortificate e subordinate gerarchicamente... Le è perciò impossibile esercitare la sua funzione specifica: costruire mondi autonomi, possibilmente anche conflittuali tra loro (torna la parola conflitto, insostituibile in ogni concezione democratica )... Se si nega la legittimità e l'importanza del conflitto, se si pensa che la governabilità sia già un valore in sé, e che per facilitarla si debbano ricercare o addirittura costruire valori comuni, si nega proprio la libertà della cultura. La si trasforma in qualcosa d'altro, in educazione delle masse, in strumento di comunicazione simbolica dei progetti del potere. Qualcosa di troppo pesante per l'effimero, e di troppo leggero per competere con le culture forti del mondo, intimamente estraneo alla nostra contemporaneità, che puzza fortemente di vecchio. E che scade facilmente nel grottesco: ho ritrovato tutto l'americano del Kansas City di Alberto Sordi, nel grottesco jingle "I am Pd". Ho votato Veltroni, e in questa serie di sbagli non penso di aver sbagliato a farlo: ma, se lo avessi ascoltato prima, non so se avrei avuto la forza di farlo. Come Nanni Moretti (Palombella Rossa, un film profetico), credo che "chi parla male pensa male".

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Torino, il Pd festeggia. Mirafiori, voti in fuga (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Regge l'enclave "democratica" nel nord ma le fabbriche puniscono l'Arcobaleno, tra astensioni, voto utile e Lega Torino, il Pd festeggia. Mirafiori, voti in fuga Chiamparino canta vittoria, fa il vuoto a sinistra ma non toglie voti alle destre che crescono ed espugnano la regione Loris Campetti A Torino il Pd festeggia. Ma quella del sindaco Sergio Chiamparino è una festa che si tiene all'interno di un castelletto assediato, con le orde di Berlusconi e Bossi che premono alle porte della città Fiat. Dalla seconda cintura fino alle provincie del Piemonte reale, le destre padronali e razziste avanzano dopo aver espugnato la regione guidata da Mercedes Bresso, che ammette: "L'onda della Lega è inquietante", in particolare nelle provincie dove complessivamente sfiora il 17%. La città operaia, però, è salva. Ma è proprio così? I numeri danno ragione al Pd che raggiunge il 40%, a cui si aggiunge il 6,7% di Di Pietro. Ma se c'è un luogo in cui il successo veltroniano avviene a tutto discapito della Sinistra Arcobaleno, questo luogo è proprio Torino. Terra bruciata a sinistra, vittima del voto utile contro Berlusconi e neanche un voto tolto alle destre che invece vanno avanti, la Lega al 6,5% raddoppia i voti. La Sinistra Arcobaleno crolla dal 14 al 4%. I dati generali nascondono però una realtà complessa, soprattutto per quanto riguarda il voto operaio. Le tute blu a Torino sono equamente distribuite in città, abitano in tutti i quartieri con l'esclusione della Crocetta (e la collina) dove, non a caso, vince la destra. Per sapere qualcosa sull'andamento del voto operaio c'è un unico sistema: sondare i pochi sensori ancora attivi nelle fabbriche, i delegati e i sindacalisti, capaci di intercettare gli umori e le scelte dei lavoratori. Non è da oggi che il voto operaio in tutto il nord, anche se a Torino in modo meno marcato, ha smesso di essere identitario e di sinistra. Quel che abbiamo scritto pochi giorni prima del voto risulta confermato dalle urne, ci raccontano i delegati di Mirafiori, la fabbrica più difficile, il maggior aggregato operaio con 15 mila dipendenti, in cui l'unica forza politica ad avere ancora iscritti è Rifondazione con appena 9 tessere. Qui, dove l'esperienza di due anni di governo è stata vissuta con maggior delusione, nel 2006 un piccolo investimento sulla sinistra era stato fatto. Come prevedevano delegati e sindacalisti, quei voti prestati alla sinistra sono tornati a destra. E in generale, ci spiega Vittorio De Martino, segretario della Quinta lega Fiom, il restante voto di sinistra si è frantumato: una parte è stata risucchiata dal Partito democratico, perché tanto sono tutti uguali, e la sinistra "non è in grado di tutelarci", è la motivazione prevalente; una parte è finita nell'astensionismo, "ne ho sentiti tanti che non sono andati a votare"; una parte, infine, è passata alla Lega. Se il voto perde ogni rapporto con la condizione materiale di chi lo esercita, "alla fine prevale l'egoismo" di chi si sente abbandonato a se stesso, commenta amaramente Vittorio. Le candidature operaie (due delegati della Thyssenkrupp, Boccuzzi eletto nel Pd e Argentino naturalmente trombato nella Sinistra, più un delegato Fiom alla Bertone nella Sinistra e uno a Mirafiori in Sinistra critica, non hanno certo invertito il trend alla fuga dalla sinistra. Con l'aggravante che le candidature alla ThyssenKrupp sono state prese con fastidio in fabbrica ("la strumentalizzazione di una tragedia"), fino a urtare la suscettibilità dei parenti delle vittime. Secondo Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese, la Sinistra per cui lui stesso si è speso ha pagato per le sue molte colpe, prima tra tutte "non aver portato al governo i temi cari alla nostra gente". Nei quartieri popolari, aggiunge, l'astensione è più alta che nel resto della città e in città è più alta della media nazionale. Se Mirafiori è la fabbrica dei fischi dimenticati ai segretari di Cgil, Cisl e Uil, Torino è la città in cui la maggioranza dei lavoratori dipendenti ha bocciato il protocollo sul welfare. Qui il dissenso è radicato e la memoria operaia è di ferro. I conti vengono presentati soprattutto alla Sinistra, l'ultimo investimento di una parte dei lavoratori attivi. Ma se nelle fabbriche dell'indotto e della cintura resistono i legami sociali, dentro comunità operaie ancora coese, a Mirafiori tutto è più difficile "per tutti" e la tenuta politica viene meno. Torino, ricorda Airaudo, non è nuova alle punizioni esemplari ai danni della sinistra. Al tempo della prima candidatura di Chiamparino, il Prc che presentò un suo candidato sindaco, Marilde Provera, venne pesantemente sconfitto. In nome del voto utile anche oggi la Sinistra viene cannibalizzata, ma se allora servì a battere il candidato di Berlusconi, oggi non è servito a battere le destre. Da dove si riparte? "Dalle condizionini materiali. La vita va avanti - dice Airaudo - e il conflitto non si ferma per cinque anni. Oggi la Fiat ci ha comunicato la decisione, alla Iveco, di spalmare le 40 ore lavorative su 6 giorni, senza trattativa. E partiremo con gli scioperi". Se una sinistra nuova sarà, a Torino non potrà che ripartire da qui, dalla ricostruzione di un insediamento in fabbrica e nella società.

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Don Antonio regge, la Sinistra è lui (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Campania La vittoria del Pdl tiene in piedi Bassolino e neutralizza l'Arcobaleno Don Antonio regge, la Sinistra è lui Francesca Pilla Napoli Il filosofo Biagio De Giovanni prima del voto aveva detto che, se avesse vinto Berlusconi, Bassolino si sarebbe rafforzato. Ed eccoci qui. Berlusconi arriverà a Napoli per il primo cdm. Una scelta coreografica con il solito coniglio che spunta dal cappello di mago Silvio. Il nuovo premier però insiste: "Sarò in città almeno tre volte alla settimana". Ma per fare che? Il cavaliere aveva detto che in due mesi avrebbe risolto la crisi dei rifiuti. Poi si era corretto, in due mesi sarebbe riuscito solo ad avviare la risoluzione della crisi. Finirà sommerso come tutti quelli che l'hanno preceduto? Se sì, sarà un'altra vittoria di Antonio Bassolino che ieri raggiante commentava con i giornalisti, a via Santa Lucia, il dato di questo week end di paura. Felice e sereno per la prima volta da mesi, è riuscito a dimostrare che le elezioni sono state un successo del Pd campano, che non c'è stato il tracollo temuto, che il partito ha tenuto. In realtà glielo si leggeva in volto quello che avrebbe voluto dire: "Ce l'ho fatta". Da ieri non solo non è più lui il problema per il Pd, non sono i rifiuti di Napoli, ma i suoi avversari stanno molto peggio. La stampa è abbastanza in linea con il governatore: non una sola domanda che lo possa mettere in difficoltà. Così Bassolino è libero di dire che il "Pd è andato meglio di Margherita e Ds nel 2006, assai meglio del 2001". Dalla lettura del presidente, infatti, al Senato il Pd ha preso 2,2 punti in più rispetto a due anni fa, addirittura 5 nella sola Napoli, mentre la Pdl avrebbe mantenuto più o meno la stessa tendenza del 2001. Il governatore si spinge oltre e propone lo stesso ragionamento per la camera. Ma carta canta: ci si può nascondere dietro la foglia di fico del trend nazionale, ma la sconfitta della Campania resta epocale. In regione la destra non festeggiava una vittoria da 15 anni. Qui il distacco tra Veltroni e Berlusconi va da 15 a quasi 20 punti. Al Senato infatti il Pd prende il 29,2, l'Idv 4,8, per un totale di 33,9, mentre il Pdl con il movimento per il Sud (2,3) arriva a un totale di 51,1. L'Udc è al 6,9, la Sa al 2,7. In Campania1 non va meglio con la coalizione di Veltroni al 35,1, contro un Pdl che giunge fino al 51,4. E ancora, Udc al 5,5, Sinistra Arcobaleno al 3. E' evidente che se il partito di Veltroni è cresciuto di alcuni punti li ha presi a sinistra. Ma bisognerebbe domandarsi che fine hanno fatto gli elettori di Prc, Pdci, Verdi e Mussi, schieramenti che solo a Napoli, due anni fa, avevano insieme una percentuale tra il 12 e il 13. Consensi che non vengono assorbiti né da Veltroni, né dalle "sinistre critiche", né dal partito dell'astensione. Sono consensi finiti in vasi comunicanti? Bassolino ha detto ieri che lui viene da una generazione (quella ingraiana ndr), che analizzava per giorni i risultati del voto. Probabilmente adesso c'è un intero staff a disposizione, e una sinistra nella tomba. Ma il presidente è una vecchia volpe e per questo avverte i suoi: "Quello che vale per le politiche non ha lo stampino per le amministrative". Significa due cose: nelle elezioni regionali anticipate e confermate nel 2009 Berlusconi potrebbe perdere come sempre. Ma non ci sarà nemmeno la spinta del voto utile e in una regione con una forte tradizione "rossa" la sinistra tornerà. "Sono molto preoccupato per la mancanza della sinistra in parlamento. Qui bisogna preparare una strategia di alleanze perché da soli non potremo mai farcela". Così il re si dimostra più astuto dei suoi sudditi. Solo 24 ore prime, dagli eletti alla militanza (soprattutto dell'ex-margherita) in molti avevano brindato alla morte della sinistra radicale. C'era quasi più soddisfazione a vedere disoccupati uomini come Gennaro Migliore e Tommaso Sodano che non l'uscita di scena di due vacche sacre della ex-Dc: Ciriaco De Mita, morto sul campo a Nusco, e Clemente Mastella, impiccato dal suo stesso trasformismo clientelare. Non solo. Il paese riconsegnato a Berlusconi nel comitato elettorale sul lungo mare di Mergellina era quasi una vittoria. Perché? A quanto pare ha ragione De Giovanni. Da ieri la Sinistra per restare a galla dovrà aggrapparsi a due salvagente, Bassolino e Iervolino, mettendo definitivamente in soffitta le minacce di sciogliere giunte e consigli. De Mita tornerà sicuramente sui suoi passi, e se non sarà accettato lui lo saranno le sue truppe cammellate. I rifiuti scompariranno dai tg, e con il padrone delle tv che arriva a Napoli per fare il miracolo non li rivedremo più. Antonio resta in sella: uno dei pochi ad aver vinto le elezioni.

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Trionfo solo a Nusco, il tramonto di don Ciriaco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A 80 anni e dopo 11 legislature, De Mita non ce la fa a entrare in parlamento. La prova di forza contro il Pd non paga, ma lui non si arrende e si prepara alle regionali Adriana Pollice Napoli Una gerontocrazia retta da ultra settantenni attaccati alle poltrone, così Le Figaro descriveva ieri l'Italia, eppure uno dei più fulgidi rappresentanti della categoria ha incassato una sonora sconfitta. Ciriaco De Mita lascia libero lo scranno al Senato. Come un vecchio frequentatore del Teatro San Carlo che manca alla riapertura della stagione lirica i nipoti hanno deciso di non pagargli più l'abbonamento. A 80 anni di età, dopo undici legislature di fila e più di quarant'anni in parlamento, battendo persino Fanfani che aveva superato la prova del voto "solo" sette volte, usufruendo poi della wild card da senatore a vita. E' accaduto quando Walter Veltroni gli porse le pantofole e un comodo ruolo da pensionato di lusso del Pd, offrendo il suo posto nelle liste campane alla la 26enne Pina Picierno, si consumò lo strappo e il conseguente ricongiungimento con gli ex amici dell'Udc. Il voto di domenica è stata l'occasione per valutare il peso che un uomo come De Mita ha in una regione che sta vivendo un'accelerazione verso una nuova fase politica, post-bassoliniana. Il dato delle urne racconta di un'Udc al 56,6 a Nusco, epicentro della vita politica di Ciriaco, che scende al 15,3 ad Avellino fino a scolorire verso il 6,8% del dato regionale, appena un punto in più rispetto alla performance nazionale, ben al di sotto dello sbarramento dell'8% necessario per mettere piede in Senato. L'effetto trascinamento si è fatto sentire solo in presenza di rapporti di prossimità forti. Imbarcare De Mita, per intenderci, non ha dato i frutti che, ad esempio, ha dato Cuffaro in Sicilia. Così a Nusco i primi exit poll hanno tolto la voglia di festeggiare ai militanti del partito di Casini. Sezione vuota e una piccola folla davanti a Villa De Mita, chiusa a tutti meno che ai parenti. Il grande vecchio sceglie di non commentare i dati a caldo, in attesa di tessere nuove strategie, all'orizzonte forse un riavvicinamento al Pd dopo le aperture di Veltroni. I bei tempi del post terremoto, quando piovevano i finanziamenti sull'Irpinia, sono troppo lontani e i più giovani riprendono a emigrare in cerca di lavoro. Quelli che restano si lasciano attrarre dalla politica patinata di Berlusconi e Veltroni (che ad Avellino prendono rispettivamente il 39,9 e il 35,5%), non più disposti a farsi pilotare da una formazione all'altra per non lasciare a casa De Mita. Ciriaco voleva la prova di forza ma la sua ostinazione, e presunzione, ogni tanto gli presentano il conto. Evidentemente non gli era bastato portare a casa l'elezione del segretario regionale del Pd, il neo eletto Tino Iannuzzi proveniente dalla Margherita, voleva anche un posto in lista, alla pari con D'Alema, per confermare il suo ruolo di grande manovratore. D'altronde in questi anni ha costantemente fatto sentire il suo peso nel governo della regione, a cominciare dalla gestione del settore nevralgico della sanità. Il clan De Mita, comunque, non si scompone e serra le fila. Il nipote Giuseppe, delfino ed erede politico designato, il solo a parlare a botta calda, fa sapere che il risultato elettorale dell'Udc è solo un punto di partenza. Prossimo obiettivo, in prospettiva glocal, è dare battaglia nella stagione di tornate amministrative che si apre in Campania. "Inizieremo a rivedere gli equilibri negli enti locali" dichiara, e sembra quasi di vederlo mentre punta il mirino verso la provincia di Avellino, in attesa che maturino i tempi per votare anche alla provincia di Napoli e alla regione l'anno prossimo. Se tutto non precipita prima.

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La Sardegna torna al Cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'isola è una delle cinque regioni passate dal centrosinistra al centrodestra La Sardegna torna al Cavaliere Costantino Cossu Sassari Anche in Sardegna Silvio Berlusconi vince. Il Pdl è il primo partito e l'isola è tra le cinque regioni che il centrosinistra perde a favore del centrodestra, anche se la vittoria del Cavaliere è meno netta rispetto al risultato nazionale. Vediamo i numeri. Alla Camera il Pd ha preso in 36,2 per cento dei voti e Di Pietro il 4,1, per un totale di 40,2. Il Pdl e il Movimento Autonomista Alleanza per il Sud sono arrivati al 42,9. Uno scarto del 2,7, sensibilmente inferiore al dato nazionale, 9,2 a favore di Berlusconi. Nelle politiche del 2006 Ulivo e Italia dei valori insieme si erano attesti sul 35,6 e l'Unione, con Rifondazione, Pdci, Verdi, Udeur e Radicali, era arriva al 52,5 per cento. Mentre il risultato complessivo della Casa delle libertà era stato del 45,3 per cento. Nelle elezioni di domenica e lunedì, la Sinistra Arcobaleno si è fermata al 5,5 per cento, contro l'11,2 delle politiche del 2006. Casini è sceso dal 7,7 al 5,5. Al Senato, mentre a livello nazionale lo scarto a favore del Pdl è del 9,3, in Sardegna il vantaggio per Berlusconi è solo del 3,3 per cento: 43,7 contro 40,4, con Casini al 5,6 a Sinistra Arcobaleno al 3,3. Nelle elezioni del 2006 i Democratici di sinistra presero il 17,17 per cento, la Margherita il 12,56, Di Pietro il 2,97, i Radicali il 2,48. Totale: 35,18. Sul versante opposto, Forza Italia arrivò al 22,72 per cento e Alleanza nazionale al 12,94. Totale: 35,66. Rifondazione comunista ottenne l'8,21 per cento e i Verdi il 4,41. Un peso complessivo del 12,62. Questi i dati. Sullo sfondo, ora, la prossima imminente scadenza elettorale: le regionali del giugno 2009. Riconquistata la Sardegna dopo le sconfitte alle regionali del 2004 (con la vittoria di Renato Soru) e alle politiche del 2006, il centrodestra già l'altro ieri sera dava l'annuncio di sfratto al governatore. Da parte sua, l'ex presidente di Tiscali, pur ammettendo la sconfitta, sottolinea che il dato sardo è meno negativo di quello nazionale e mette le mani avanti: "Queste elezioni servivano a rinnovare il parlamento; non bisogna attribuire loro altri significati". Diversi i toni del segretario del Pd, Antonello Cabras, che alle primarie per la scelta del leader sardo del partito di Veltroni, un anno fa, corse contro il governatore e lo sconfisse: "Un esito - dice - incoraggiante per il Pd, ma scoraggiante per la Sinistra Arcobaleno, che è un nostro partner decisivo in vista delle elezioni del 2009. Il Pd da solo non è in grado di vincere le regionali". La guerra di posizione tra la maggioranza del Partito democratico che fa capo a Cabras e la minoranza che riconosce in Soru il proprio leader è cominciata. Le difficoltà della Sinistra cui fa cenno Cabras sono evidenti. La coalizione rosso-verde fa parte, a Cagliari, di una maggioranza che ha dovuto gestire una crisi economica pesantissima: industria al tracollo e aziende agricole strozzate dalle banche. A Ottana, storico polo operaio, dove licenziamenti e cassa integrazione sono diventati una realtà drammatica, a votare è andato solo il 40 per cento degli elettori. In più c'è la questione del G8, con Soru schierato a difesa della decisione di Prodi di tenere il prossimo summit, nel luglio del 2009, alla Maddalena. Per non parlare del progetto soriano di affittare alle multinazionali del turismo una parte delle miniere dismesse del Sulcis per farci alberghi a cinque stelle, o della scelta del carbone a discapito dell'eolico. Fatti che hanno pesato sul disastro elettorale della Sinistra, scesa, al Senato, da 12,72 al 3,3. Così come ha influito negativamente il modo in cui sono state fatte le liste: sordità assoluta alle richieste di rappresentanza dei movimenti.

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Caro manifesto, con queste elezioni non ce la siamo cavata (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ricominciamo Visto che oggi si riparte dal via, mi pareva il giorno giusto per abbonarmi. L'ho appena fatto. Riprendiamo a camminare insieme, di strada da fare ce ne sarà ancora tanta. Un abbraccio. Carlo Ridolfi Ero astensionista Caro Parlato, come ogni persona di sinistra, ho vissuto con estremo sconforto quest'amara sconfitta. Per queste elezioni sono stato un forte sostenitore del non voto, ma non fino all'ultimo. La tua Votare necesse est, domenica scorsa, mi ha convinto e la mia coscienza civile ha avuto il sopravvento sulla mia coscienza morale individuale...ma fino a un certo punto e mi spiego. La Sinistra Arcobaleno ha innanzitutto sbagliato la scelta del leader: Bertinotti e la sua retorica. Persona di rilievo intellettuale ma oramai incapace di assumere una guida senza, appunto, ricorrere a fraseggi trapassati e retorici. In secondo luogo ha candidato due condannati e un indagato: Francesco Caruso, Daniele Farina e Alfonso Pecoraro Scanio (che pure apprezzavo). Ora, per il solo fatto di averli candidati ha offeso la mia dignità civile prima di tutto. Se perciò era la coscienza civile a spingermi al voto, la stessa coscienza civile doveva guidarmi nella scelta. Doveva essere una scelta netta, chiara. Sono perciò andato a votare con un'idea chiara: dare un segnale alla politica italiana e alla sinistra in particolare. Il Pdl ha candidato 56 tra condannati e indagati, il Pd 18, l'Italia dei valori nessun condannato e nessun indagato. In qualsiasi altro paese europeo sarebbe bastato un semplice indagato (non condannato) per perdere le elezioni. In Italia no, più persone corrotte ci sono e più voti si prendono. C'è evidentemente qualcosa che non va nell'educazione civile italiana, questo è ovvio. Ecco quindi che ho votato alle politiche Di Pietro (persona che non mi emoziona affatto ma che soddisfaceva le mie prerogative) e alle amministrative romane Sinistra critica. Rutelli non lo voterò mai e poi mai. Tornando al leader, Nichi Vendola è la persona giusta. Bertinotti avrebbe dovuto farsi da parte prima. Caro Parlato, tocca rimboccarsi le maniche e costruire un partito di sinistra, laico e progressista. Uno Zapatero è possibile anche in Italia. Lettera firmata Sos Aiuto! Massimo Senza alibi Visi scuri in volto. Tra il popolo della scuola, non mi sembra per ora ci sia aria da discussioni sul che fare. Qualche riflessione invece sì, la possiamo azzardare. Pare che il tempo non ci mancherà: la condanna che ci è stata inflitta dovremo scontarla tutta intera, questa volta, sembra. Sento strani discorsi in giro, sugli italiani che non capiscono, che si meritano Berlusconi, che pensano solo a evadere le tasse. Mah. Sono gli stessi italiani che due anni fa Berlusconi l'avevano mandato a casa. Dunque? Cambiamento genetico nel giro di soli due anni? No: due anni di governo Prodi. E allora da questo punto di vista una cosa positiva questa sconfitta elettorale dalle dimensioni inusitate l'ha portata: toglie tutti gli alibi di torno. Il Partito democratico non potrà accusare la solita sinistra "velleitaria" che per portare avanti i propri principi aiuta "oggettivamente" la destra a vincere: è stata di Veltroni l'iniziativa di fare a meno dell'alleanza con la Sinistra Arcobaleno. E del resto quest'ultima s'è evidentemente dissanguata per non dare dispiaceri a Prodi. E del resto, anche alleati, avrebbero perso comunque. La Sinistra Arcobaleno non potrà accusare i due minuscoli partiti alla sua sinistra di essere la causa del non raggiungimento del quorum: sono i suoi gruppi dirigenti che li hanno in due riprese estromessi per le loro posizioni contrarie alla guerra. Pochi hanno votato il cartello di Bertinotti perché ha dimostrato, semplicemente, la sua totale ininfluenza. Molti, pur loro simpatizzanti, hanno pensato: ma a che serve? Tanto vale votare Veltroni. Altri, se ne sono stati a casa. Pd e Sa non potranno accusare gli astenuti di aver favorito la vittoria di Berlusconi. Il distacco tra le due coalizioni è tale che anche sommando gli astenuti si sarebbe perso lo stesso. Sì, non hanno alcuna scusa: hanno perso, e se ne devono assumere per intero la responsabilità. Ma è una responsabilità un po' più pesante di quella di una elezione andata male. E mi vorrei soffermare su questo. E sempre dalla visuale di uno che vive nella scuola. In piena campagna elettorale nella mia scuola hanno tagliato due classi. Che si aggiungono alle due che avevano tagliato l'anno scorso. Quando il dirigente è andato al provveditorato per trattare, c'era la fila. Dirigenti che uno alla volta negoziavano, chiedevano, supplicavano. Solo due anni fa sarebbe stato pieno di genitori, studenti, insegnanti, con cartelli e striscioni. Ci sarebbe stato il sindacato. Già tutto ciò m'aveva rattristato, ma il peggio doveva ancora arrivare. Nella mia scuola è scoppiata la guerra civile: quali classi tagliare? La mia sezione no, il tuo indirizzo sì, e così via. La reazione verso i tagli in sé è stata quasi nulla come se fossero un dato immodificabile. Il riflesso istintivo è stato: salvo me stesso, salvo la mia nicchia. Lì ho capito che avremmo perso di brutto. Che anni ci attendono? Beh, un po' bui, temo. Berlusconi ha vinto senza nemmeno dover fare della demagogia. Ne ha fatta di più Veltroni quando ha sparato promesse che dal governo aveva combattuto fino a un mese prima. Berlusconi ha persino affermato che prenderà misure impopolari. Francamente: gli credo. Allo stesso tempo sono sicuro che, ancor più dell'altra volta, non sarà certo Veltroni a organizzare la resistenza, né una Sinistra Arcobaleno che con decine e decine di deputati e senatori non è stata in grado di salvare nemmeno mezza scuola materna o a imporre non dico la chiusura dei Cpt, ma per lo meno la presenza al loro interno della carta igienica. Lo sappiamo già: a resistere a Berlusconi dovremo essere di nuovo noi, i movimenti che tra il 2001 e il 2006 gli hanno eroso consensi e ostacolato il governare, e tra questi il movimento della scuola. Non si tratta di ricominciare tutto daccapo. In fondo qualcosa come movimento a difesa della scuola pubblica, alla fine lo abbiamo pure imparato. Per esempio dubito che qualcuno in futuro avrà ancora voglia di impegnarsi in estenuanti pressing coi dirigenti della sinistra, per convincerli, per "spostare il programma", ecc. Lo abbiamo fatto e beh, diciamolo: non è servito a nulla. Per fortuna non abbiamo mai rinunciato contemporaneamente a protestare, ma invece di tutti quegli incontri, chessò, potevamo andare a prenderci una birra. Si deve ricominciare dal basso. C'è tutta una storia che era entrata in crisi già da un pezzo, e che ora è proprio chiusa. Questa sinistra italiana, cialtrona e arrivista, che immagina sempre che qualche parola elegante possa nascondere lo stridore dei comportamenti concreti, è finita. Sorgerà qualcosa di nuovo, speriamo. Intanto dalle nostre postazioni, dalle nostre scuole, ricominciamo piano piano a tessere. Tra un po' ci tocca tornar fuori. Michele Corsi Delusione Che dire? Sinceramente non ho parole. Sono profondamente indignata e delusa dall'ignoranza palesata da questa nazione. A ogni modo a questo punto Berlusconi è di nuovo al governo e, come ha fatto in passato, farà ancora una volta tutto ciò che sarà nelle sue possibilità per fare in modo che coloro che detengono il potere e il denaro (da cui il potere deriva) riescano a salire ancora di più di livello, a discapito del popolo, dell'operaio, dello studente, del lavoratore precario, le cui condizioni non faranno altro che peggiorare, come è sempre stato con i governi di destra. Ma che ci possiamo fare? In fin dei conti ormai dovremo essere abituati a tutto ciò: secoli di storia ci hanno insegnato come non siamo capaci di fare la nostra felicità, come dobbiamo sempre essere sottomessi, come coloro che provano a ribellarsi a questa situazione di disagio vengano sempre soppressi e messi sotto silenzio. A soli 22 anni non credo più nella politica e non credo più nell'Italia. p.s.: Con Bertinotti fuori dal Parlamento e dalla guida della Sinistra Arcobaleno si è decretata la fine della politica italiana. Francesca da Pescara Avete perso Caro manifesto, mi dispiace dirlo, hai perso. Valentino Parlato ha perso, Rossana Rossanda ha perso. Il collettivo del manifesto ha perso perché si è schierato, senza se e senza ma, con la Sinistra l'Arcobaleno. Il compito di un "quotidiano comunista" sarebbe stato quello di far dialogare le varie ipotesi della politica a sinistra del Partito democratico; senza ridicolizzare e sottovalutare nessuno. Dopo i grandi dubbi degli ultimi mesi potete anche togliere la testatina (quotidiano comunista). Avete perso le elezioni e continuerete a perdere, perché, come al solito, non pubblicherete questa lettera. Vi saluto con tristezza. Mario Tommasi Placebo "L'ombra dei brogli sulle elezioni", questo è il titolo che vorrei leggere sul quotidiano. E' una necessità per la mia salute mentale. Perché quando vince il principale candidato dello schieramento...(avrà portato bene poi?) nessuno parla mai di brogli invece quando si è vinto in precedenza mi ricordo la lagna: "dai ricontiamoli" , "è tutto falsato" e via così... La mia è proprio un'urgenza perché è sicuro che ci sono stati dei brogli; non perché l'altra volta il mio schieramento aveva l'11 e rotti percento (sì, sì, proprio l'undici!) e ora invece si è annullato, è scomparso, desaparecido... Cioè sono passati meno di due anni, (non l'era glaciale) ma due anni di governo Prodi (do you remember?) sono bastati per far sparire la rappresentanza di lavoratori, no-global, studenti incazzati, professori delusi e chi più ne ha (o aveva?)... Qualcuno ha provato a dirmi che "Veltroni è riuscito nell'impresa di far vincere la destra e di far sparire la sinistra; qualcun'altro mi spiega che quei lavoratori che prima si riconoscevano nei valori della sinistra ora si riconoscono nella protesta della Lega (dal sub-comandante Marcos al sub-comandante Marons...); qualche altro ancora mi rammenta della caduta del muro (ma era già crollato nel 2006 o no?), altri mi illuminano sull'inutilità del voto utile e per finire ci sono quelli che mi fanno capire come i più deboli e gli anziani votano Berlusconi "perché è proprio simpatico!" e quest'ultima cosa mi manda veramente il cervello in pappa! Comunque io non sono qui a chiedervi una spiegazione logica che la mia mente obnubilata non può e non vuole comprendere ma voglio solo leggere il mio titolo sul quotidiano di domani. Così, tanto per mettermi il dubbio, per rassicurami, per darmi un spiegazione "ragionevole" la soluzione placebo per tutti i dolori. Rocco Di Loreto Bisogno di sinistra Ciao a tutti, scrivo, vista la situazione politica che si delinea con queste votazioni, per farvi partecipi del mio dolore, della mia ansia e frustrazione. Come voi ho sempre votato a sinistra, perché nella sinistra mi sono sempre riconosciuto. Quello che è successo negli ultimi tre anni però ha portato a una capitolazione che onestamente nessuno in Italia si sarebbe mai aspettato: la scomparsa della sinistra. Non c'è più, inutile cercare, mai la sentiremo, da qui a cinque (dieci?) anni, ricordare, nominare, da nessun telegiornale, politico, istituzione nazionale. E' un pezzo di storia che se ne va e lascia un grande vuoto, enorme, nel quadro politico italiano. Facendo un tecnico resoconto degli avvenimenti ci accorgiamo che i bocconi mandati giù durante la convivenza nel governo Prodi, la scomparsa della falce e martello dal simbolo, il fatto che, nelle regioni del nord Italia, molte persone abbiano scelto più volentieri la Lega (vi sembra un dato normale il 20%?), l'ennesima turata di naso, che a fatto preferire il "voto utile" a Veltroni piuttosto che di nuovo un governo Berlusconi, nonché una grossa propensione all'astensione sono i fattori che hanno portato questa caduta verticale. Il problema che si pone è adesso dove stare, cosa fare, perché la sensazione di impotenza è fortissima e credo ci coinvolga un po' tutti. Tra poco sarà il 25 aprile, e non ci sarà nessuno in Parlamento a ricordarlo né a rappresentarlo. Mi sento deluso e tradito, condividerlo non mi fa certo stare meglio, ma ne sento il bisogno, come sento il bisogno di tornare a occuparmi della politica attiva, il bisogno di scontrarmi e dialogare con la mia classe dirigente, il bisogno di lottare e scendere in piazza con le bandiere rosse. Come sento il bisogno della sinistra. Diego Cossentino. Fuori dal Parlamento La botta è stata durissima. La delusione cocente. Di tempo per analisi e autocritiche ne avremo anche troppo da oggi in avanti. Tuttavia non basta una mazzata del genere per dichiararci tutti all'improvviso nudi, senza identità. E' vero: in questo paese la Sinistra rappresentata in sede parlamentare non esiste più. E davvero azzeccato è il titolo principale del manifesto di ieri. Siamo extraparlamentari. Ma secondo me, proprio da questa consapevolezza nuova, positiva e creativa occorre partire per costruire una strategia vincente per il futuro: nella misura in cui l'attuale Parlamento non dispone di una rappresentanza adeguata della Sinistra in Italia, esso non rappresenta tutta la democrazia italiana. Né tutta la democrazia italiana può essere ridotta a ciò che in Parlamento è rappresentato. Non è delegittimazione, ma coscienza di un limite delle istituzioni repubblicane attuali. Lo sapevamo già che la democrazia è una forza molto più vasta e articolata rispetto alle sedi parlamentari di rappresentanza. Eppure da oggi la consapevolezza di questa forza che è venuta meno in Parlamento, ma che nel paese continua a esistere (negata, vilipesa e non rappresentata istituzionalmente), deve indurre a un senso di appartenenza, di funzionalità politica e rappresentativa rinnovata e ulteriore rispetto alle vicende parlamentari. Possiamo ancora costruire molto. Solo che lo faremo fuori dal Parlamento. Luigi Del Rosso Grazie Veltroni! Ragazze e ragazzi, stamattina sono letteralmente sconvolta... Mi sento come un pugile suonato, anzi come una poveretta illusa e poi tradita, abbandonata a se stessa e ai propri sogni, alle proprie speranze per un futuro e un mondo migliori da "regalare" ai propri figli. Non è possibile, non voglio crederci....Non ce la posso fare. Voglio dirla, anzi urlarla, una cosa, però: grazie Walter di cuore! Grazie per aver deciso, senza possibilità di discussione né di confronto, di "correre da solo"; grazie per aver scientemente e strategicamente deciso di fare fuori i valori fondanti della nostra Repubblica, checché ne dica il resto del paese: quelli della Sinistra. La Sinistra con la S maiuscola, quella che non teme di condannare il precariato e che è disponibile a mettersi a tavolino a pensare l'abolizione di questo precariato e un'alternativa valida e, soprattutto, praticabile, con "i piedi per terra". Grazie per aver fatto fuori, caro Walter, le voci di chi, in Parlamento, avrebbe ancora e sempre urlato che la 194 non si tocca, pena la "rivoluzione femminile".... Che avrebbe, coraggiosamente portato un'ipotesi realizzabile di modello socio-economico alternativo a quello del "libero mercato", che vi avrebbe fatto ragionare ad esempio sul fatto che la privatizzazione vera dell'acqua avrebbe significato, in tempi più o meno rapidi, la morte definitiva per sete dei nostri figli africani, quelli che, come mia figlia adottata in Africa, bevono acqua una volta al giorno, se fortunati anche due, e che mangiano al massimo una volta in una giornata...e sono quelli fortunati perché vivono negli orfanotrofi; gli altri, che c'entra...saranno già morti per allora! Grazie Walter, grazie, davvero. Andrea Mery Buongiorno precari Buongiorno amici, oggi mi viene il mente un precario, che a un'assemblea con i nostri colleghi territoriali della Cgil, per promuovere il famoso e fantastico referendum , mentre il dirigente prospettava futuri algoritmi precari-grandi opinionisti favorevoli-senatori pro- e circolari che in editoria non sono mai passate, ci disse incazzato "ma per noi precari il peggio è adesso...". Che la nostra Cgil abbia dormito all'umido? Una domanda forse troppo aleatoria, ma mi ritorna in mente ora e che la battaglia vera inizia adesso, fuori dal Parlamento, dove si è sempre consumata. Auguri a tutti noi e voi con affetto vero, Luca Alberio Chi mi rappresenta? Carissimi amici de il manifesto, ho 37anni e fino a qualche giorno fa ero una che ci credeva ancora e che si sentiva rappresentata. Oggi ci credo ancora nelle mie idee, ma non so più chi sono e in questo paese non mi sento più rappresentata. Sto male e incazzata nera, non mi sento tutelata. Ora chi mi rappresenterà in Parlamento, io donna separata con due figli piccoli, che lavora per circa 1.500 euro, e che tra spese di fitto (600euro), babysitter (400euro) varie finanziare, bollette, ha bisogno anche di mangiare e ogni giorno deve combattere con aumenti vari? E il vestiario? Non quello di marca, ma comprato ai vari mercatini perché qui non ci si può più permettere neanche di entrare in un negozio. Proprio ora che si sarebbero visti i frutti del governo precedente, la maggior parte degli italiani non hanno capito un tubo. Io rivoglio la sinistra, rivoglio falce e martello simbolo di lavoro e sacrificio, rivoglio Berlinguer, Ingrao, Rossanda, rivoglio le battaglie in piazza e al Parlamento per i miei diritti e delle persone come me, cosa possiamo fare noi umile popolo di sinistra per dimostrare che ci siamo e non accettiamo le ingiustizie e per risorgere? Grazie per questo sfogo, buon lavoro e buona fortuna a tutti più che mai, questo giornale dovrà esserci sempre per dare voce a noi popolo di sinistra e comunista. Un forte abbraccio a tutti voi. Mariarosaria, Napoli Dopo due anni di governo Prodi Oggi è un giorno che ho già vissuto, anche se questo era previsto. Quello che colpisce è il flop della Sinistra l'Arcobaleno. Da una parte sono sollevato, pensavo di essere un pesce fuor d'acqua a non credere a questa cosa. Vedo che non sono l'unico. Sono nauseato da tutto ciò. Ma dove sono stati i vari Bertinotti e compagnia briscola in questo periodo. A parlare agli operai? Ma lasciamo stare. Hanno fallito nei 2 anni a governare con Prodi nonostante la fiducia data soprattutto dai giovani. Il precariato è rimasto tale e quale. Paghiamo tutti di più, anzi chi ha la macchina vecchia e sgangherata paga più salato. Enrico Soldi Solitudine Cari amici del manifesto, non è che vi legga spesso, per leggervi assiduamente ci vuole una forza interiore che io non possiedo, però siete rimasti un punto di riferimento. Ho votato la Sinistra l'Arcobaleno e è accaduto quello che più temevo: la sua scomparsa. Il fatto poi che io sia modenese e quindi emiliana, (mosca bianca o pecora nera) circondata da un Pd affarista, triste e burocratico, abituato all'arroganza del potere, raddoppia la mia solitudine, perché non posso nemmeno dispiacermi in pubblico. Siete fortunati voi a non sentire i discorsetti dei funzionarietti locali. Vi ringrazio per tutto quello che avete fatto, in questi mesi. Ivana Aria di libertà Buongiorno, la mia panettiera regolarmente mi richiamava se, nella fretta mattutina, dimenticavo di prendere lo scontrino fiscale. Stamattina mi ha sorriso e... non me lo ha proprio dato. Non ho avuto il coraggio di spegnere quel sorriso. E' appena passato un giorno e già si respira aria...di libertà! Dario Ci vorrà tempo per riprendersi Buongiorno (anche se questo non è un buon giorno...), avevo voglia di scrivere a qualcuno e ho pensato a voi del manifesto, molti dei quali hanno creduto in questo progetto.Era l'occasione della vita, finalmente una Sinistra unita (anche se non troppo convintamente...), comunista, socialista, ambientalista...e invece è tutto finito, non c'è più speranza...Complimenti al Pd: bell'affare, è aumentato di un paio di punti (da cui scorporare i radicali...), facendo una campagna elettorale tutta volta a recuperare al centro, ma lì non ha beccato un voto...invece è andato a togliere voti alla sinistra, che ancora una volta si è piegata alle sirene del voto utile, oppure ha votato Di Pietro (considerato male minore), oppure si è astenuta. Fossi in Veltroni lo considererei un pessimo risultato. Finalmente anche noi abbiamo un bel sistema all'americana, se ne sentiva proprio il bisogno, adesso la sinistra tornerà a dividersi, tra tre o quattro partiti comunisti, qualche cespuglio verde e così via... Ci vorranno anni per riprendersi. Il vostro titolo di ieri è quanto mai azzeccato, come sempre d'altronde: e in molti si rendono conto che una sinistra extraparlamentare (che evoca spettri del passato...) rappresenta più un problema che una vittoria da salutare. E' finita e a noi non resta che piangere, nel vero senso del termine. Saluti. Stefano Proietti Un Pd poco convincente I primi risultati delle elezioni che si sono appena concluse, mi inducono a una riflessione. Noto, con grande amarezza, che gli italiani hanno scelto con netto divario di essere governati dal Popolo delle libertà. Mi chiedo quanto sia confuso e ingenuo un popolo che passa in massa da una parte politica all'altra; mi chiedo quanto sia confuso e ingenuo un popolo che non abbia saputo valutare il personaggio Berlusconi durante i cinque anni di governo da lui presieduto. In fin dei conti mi sembrava che il Cavaliere avesse dimostrato all'Italia e al mondo ciò che è: un grande imprenditore, comunicatore, leader di masse, ma, allo stesso tempo, un politico improvvisato, un capo di governo orientato moltissimo (e forse soltanto) al raggiungimento dei propri obiettivi di medio periodo, incantatore di folle con promesse quantomeno ambiziose, se non anche ridicole. Evidentemente la maggior parte degli italiani non la pensa come il sottoscritto, ma di questo non sono del tutto sicuro. Intravedo una motivazione diversa per questo risultato elettorale. Intravedo l'incapacità grave da parte del Pd di suscitare valide motivazioni negli elettori (anche nei suoi), di non offrire loro uno stimolo, una ragione per convincerli a votare per il suo leader, Veltroni. Mi pare che gli elettori di centro sinistra siano disillusi, intorpiditi, svogliati. Berlusconi è stato in grado di accendere i propri elettori e, al di là delle ideologie, dei gusti e dell'opportunità della scelta, questa è una qualità fondamentale per un leader. Andrea Salvadori.

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L'onda del Pdl arriva in città: a Roma, ballottaggio tra Rutelli e Alemanno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - L'onda del Pdl arriva in città: a Roma, ballottaggio tra Rutelli e Alemanno Posted By redazione On 16/4/2008 @ 7:08 In Apertura#1 | No Comments L'effetto-Pdl si allunga anche sul Campidoglio: favorito o meno dall'election day, il partito di Berlusconi e Fini ha costretto al ballottaggio Francesco Rutelli contro Gianni Alemanno. Lo dicono i dati in arrivo (a rilento) dalle sezioni: Rutelli è poco sopra il 45% e Alemanno poco sopra il 40%. Nessun colpo di scena è possibile: sarà spareggio per la poltrona del sindaco più importante d'Italia [1] (poltrona che vale quella di un ministero, dicono gli esperti). Una notizia che profuma di svolta storica in una città amministrata dal centrosinistra da quindici anni e nella quale nel 2006 Veltroni, al suo secondo mandato, aveva fatto man bassa di voti arrivando a superare il 61%, stracciando lo stesso Alemanno al primo turno. Una percentuale che già si immaginava fuori dalla portata del ministro dei Beni culturali nonché ex sindaco. E però gli ultimi sondaggi di due settimane fa lasciavano ben aperta la porta di un'affermazione al primo colpo. E invece. Invece, sarà ballottaggio. E non sarà facile per il candidato Pd, il 27-28 aprile: le condizioni sono assolutamente diverse rispetto a due anni fa. Conteranno i possibili apparentamenti o comunque i voti di candidati che finiscono fuori dal gioco al primo turno. Storace (al 3,4%) ha annunciato che giovedì, dopo aver convocato l'esecutivo nazionale de La Destra, scioglierà le riserve in merito a un possibile appoggio del suo partito ad Alemanno nel caso di un secondo turno di votazioni. Mentre l'Udc, secondo quanto detto da Casini, potrebbe decidere a chi dare il suo appoggio con "primarie aperte a tutti gli iscritti". Un'idea che piace al candidato sindaco del Pd. "Penso che potranno venire sulla mia candidatura" sostuiene Rutelli "ho fiducia. È giusta l'idea di fare le primarie, ma lo vedremo con i risultati definitivi". Così il fortino della Capitale, dentro il quale i democratici e la Sinistra avrebbero potuto resistere allo tsunami delle politiche, non è più così sicuro. Stessa cosa dicasi per la privincia di Roma: anche qui Nicola Zingaretti, candidato del centrosinistra, ha mancato il primo turno, ma "solo per un soffio", dato il suo 47% abbondante, secondo i risultati parziali, contro il 37% circa di Alfredo Antoniozzi. Ma le sorprese alle provinciali non finiscono qui: il centrodestra mantiene Varese e Udine - presidenti rispettivamente Dario Galli e Pietro Fontanini - mentre Benevento e Vibo Valentia restano al centrosinistra, con Aniello Cimitile e Francesco De Nisi. Al ballottaggio vanno Asti, Foggia, Catanzaro e Massa Carrara. Qui, tradizionale roccaforte della sinistra, il centrodestra ha schierato addirittura Sandro Bondi, che ha costretto al secondo turno il presidente uscente Osvaldo Angeli. Altro colpo per il centrosinistra a Brescia, città finora guidata da Paolo Corsini, che non si è ricandidato e al quale succederà Adriano Paroli, vincitore al primo turno su Emilio Delbono. Per le comunali, conferma scontata per il leghista Paolo Gobbo a Treviso e vittoria del centrosinistra a Pescara, dove sarà sindaco Luciano D'Alfonso. Saranno invece decise al ballottaggio le amministrazioni di Sondrio, Udine, Massa Carrara, Pisa e Viterbo Altra brutta sorpresa per il centrosinistra anche a Brescia, scossa in serata da tensioni e tafferugli tra leghisti e centri sociali: nella città finora guidata dal ds Paolo Corsini, che non si è ricandidato, il candidato Adriano Paroli (Pdl e Lega) il centrodestra ha ottenuto il 51,4% dei voti battendo al primo turno l'avversario del centrosinistra, Emilio Delbono. A [2] Vicenza, citta della contestata base americana, commissariata dopo le dimissioni del sindaco forzista Renato Hullweck, candidato alla Camera, si va al ballottaggio tra l'esponente del Pd Achelle Variati e Amalia Sartori, sostenuta dal Pdl. Il centrodestra si riconferma ampiamente vittorioso in Sicilia con [3] l'alleanza Pdl-Mpa (Raffaele Lombardo ha ottenuto il 65,3% dei voti, contro il 30,3% della candidata di centrosinistra Anna Finocchiaro) e riesce a strappare la Regione Friuli-Venezia Giulia al centrosinistra: il candidato del Pdl, Renzo Tondo, ha raccolto il 53,8% dei voti, contro il 46,2% del rivale Riccardo Illy. E dato che l'industriale del caffè era uno dei maggiori (e insacoltati) esperti di questioni settentrionali all'interno del centrosinistra, la sua sconfitta dovrebbe davero fare riflettere Veltroni &Co.

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Il voto spiegato da Grillo: il trionfo di Berlusconi è colpa di Topo Gigio Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Il voto spiegato da Grillo: il trionfo di Berlusconi è colpa di Topo Gigio Veltroni Posted By redazione On 16/4/2008 @ 8:35 In Apertura#4 | No Comments Tranne [1] Sonia Alfano in Sicilia (70mila voti, 2 per cento e la possibilità di entrare nell'Assemblea regionale "grazie" alla preferenza di Anna Finocchiaro per il Senato), le [2] liste civiche col [3] suo bollino non hanno sfondato. A un immediato successo dei suoi fan, a dire il vero, non credeva neanche Grillo. E forse anche per questo il comico blogger non perde la sua vena polemica, nel day after delle politiche 2008. Dalle colonne del suo blog il genovese fa un'analisi del voto e se la prende con il leader sconfitto. Acido puro per il leader del Pd accusato di tutte le nefandezze possibili e immaginabili. "Veltroni (alias Topo Gigio, ndr) ha fatto il miracolo", scrive. Quale miracolo? "Aver riesumato una salma politica". Certo, dice Grillo, Topo Gigio è stato il miglior alleato del Pdl. "Ha fatto cadere il Governo: lui, non Mastella. Ha perso le elezioni in modo disastroso. Ha cancellato la sinistra e i verdi. Si può fare. Se fossi Berlusconi lo farei vice presidente del Consiglio. Meglio comunque un vero nemico che un falso amico. L'indulto, Mastella alla Giustizia, la mancata cancellazione delle leggi ad personam, l'isolamento di De Magistris e della Forleo a chi li dobbiamo? Che differenza c'è stata tra il quinquennio berlusconiano e il biennio prodiano?" Sembra di sentir parlare un "vecchio rifondarolo" deluso e arrabbiato contro la corsa solitaria dell'ex sindaco. Ma Grillo non si ferma: "La legge elettorale è incostituzionale. Ci hanno trattati come bestie che possono fare solo una X su un simbolo. E la X l'abbiamo messa lo stesso perché siamo condizionati da mezzi di informazione anti democratici. Rappresentano gruppi di interessi. Chi li controlla, controlla il Paese Il punto di rottura sarà l'economia". Rottura di chi? Del governo o del paese civile? La risposta chiarisce il dubbio: "Ora cominciamo a giocare duro": dice Grillo all'Ansa. E non è proprio, e solo, ua battuta. Il riferimento del comico è al prossimo [4] V-day contro l'informazione: "Giocheremo duro con i nostri mezzi, con la rete in primo luogo, contro un'informazione che altera l'idea stessa e la percezione della democrazia". Secondo Grillo, in questa tornata elettorale tutto è andato come da copione ma ricorda anche quanto è accaduto in soli sei mesi: "Un periodo in cui è successo di tutto". In particolare, pone l'accento sulla "scomparsa della sinistra" ma anche sulla pesante sconfitta di Veltroni e sulla nascita di due federalismi. "Il voto a Mpa e alla Lega" dice anche dal blog "è un segnale di si salvi chi può'. Ognuno per sé e Dio per tutti. Se Soru, per fare un esempio, avesse presentato una lista secessionista in Sardegna avrebbe vinto a mani basse".

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Bestiario (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

OPINIONI BESTIARIO attenti alle pistole di Giampaolo Pansa La caccia a Ferrara dei teppisti che vogliono tappargli la bocca è un brutto segnale. Anche per il dopo voto è diventata una maniacale caccia all'uomo la contestazione a Giuliano Ferrara. L'assalto di Bologna è stato appena una tappa nel percorso di guerra imposto al direttore del 'Foglio' e alla sua lista Aborto? No grazie. A Crema, fra rulli di tamburi e salve di fischietti, hanno bruciato in piazza un fantoccio che lo raffigurava. Le foto del rogo danno i brividi. Per l'odio che trasmettono. E per la ripugnanza che ispira il tizio con la torcia in mano, intento ad appiccare il fuoco. Un giovane aspirante boia che, se diventerà adulto, nel rivedersi in quelle immagini forse proverà vergogna di se stesso. La caccia a Ferrara resterà il simbolo di questa campagna elettorale. E attesta che l'Italia è una democrazia dimezzata. Quando un cittadino che guida una lista non può parlare in piazza, o può farlo soltanto rischiando il pestaggio e se è protetto dalla polizia, non ci possono essere dubbi. La Repubblica nata nel 1946 non esiste più. Al suo posto si è insediata una repubblica falsa, senza più legge, senza autorità, senza dignità, che si regge su una Costituzione ridotta a carta straccia. Un mostro istituzionale dove chiunque può essere vittima di bande violente che decidano di tappargli la bocca. Per confiscargli il diritto numero uno: la libertà di opinione e di parola. La posizione di Ferrara non mi piace. E non voterò la sua lista. Ma mi piacciono ancora meno i teppisti che lo aggrediscono. Anche perché sono tanti e per di più si muovono in un'area politica, la sinistra, che ci ha già regalato la stagione terribile del terrorismo. Ve lo ricordate il motto delle Brigate Rosse? Diceva: colpirne uno per educarne cento. Oggi si dà la caccia a Ferrara, ma domani si darà la caccia a qualcun altro. è già avvenuto e avverrà, stiamone certi. Mi ha molto colpito un articolo di Ernesto Galli della Loggia, pubblicato dal 'Corriere della sera' e intitolato 'L'invenzione dei mostri'. Galli della Loggia spiega che, demonizzando Ferrara, si è seguito "il copione abituale che in Italia caratterizza la discussione pubblica, sia che si parli di aborto o della Costituzione, di immigrazione o di storia del fascismo". Rendere mostruose la figura e le idee dell'avversario, mistificarle, proibirle, punirle con la violenza. è l'esperienza che ho fatto anch'io, per i miei libri sulla guerra civile. E non mi rallegra l'essere in buona compagnia. In questa campagna elettorale è toccato pure al giurista Pietro Ichino. Non appena il Partito Democratico lo ha candidato, ecco la replica folle della sinistra regressista: 'Servo dei padroni', 'Talebano pazzo'. E insieme agli insulti scagliati da membri del Parlamento, sono arrivate puntuali le minacce delle nuove Brigate Rosse. Qualcuno dice: quando la competizione elettorale finirà, le acque si calmeranno. Ma io temo che non andrà così. La campana dei violenti continuerà a suonare, sempre più cupa e più forte. Se a vincere sarà Walter Veltroni, la sinistra regressista, messa nell'angolo, dovrà lasciare spazio all'antagonismo più ottuso, già oggi capace di vere e proprie campagne d'intimidazione, come s'è visto con Ferrara. Se vincerà Silvio Berlusconi, entrando per la terza volta a Palazzo Chigi, le stesse bande avranno un motivo in più per occupare le piazze contro il governo fascista del Caimano. E se i risultati elettorali renderanno inevitabile una Grande Coalizione, preferisco non immaginare come le frange lunatiche delle tante sinistre reagiranno al Grande Inciucio dei Poteri Forti: versione moderna dello Stato Imperialista delle Multinazionali, il nemico numero uno per il brigatismo rosso. Le condizioni per innescare un incendio ci sono tutte. A cominciare dall'indifferenza che tanti media importanti mostrano di fronte ai segnali di pericolo che oggi si avvertono. Per questo, non mi sembra azzardato lanciare un grido di allarme: attenti alle pistole! Che vuol dire: non chiudiamo gli occhi dinanzi al rischio di veder emergere un nuovo terrorismo. Se accadrà, non sarà un terrorismo nero, di destra, bensì rosso, di sinistra. Quest'ultimo ha una sua struttura ombra molto resistente, che si nasconde nelle anse buie dell'antagonismo. Non penso affatto che tutti i contestatori dei tanti e diversi centri sociali siano pronti a impugnare le armi. Ma è da quell'area che può arrivare il pericolo. Del resto, è una storia che conosciamo. E che io ho visto e raccontato negli anni Settanta e Ottanta. Allora, dal grembo dei movimenti e dei partitini ultrà, uscirono delle minoranze che dapprima cominciarono a fabbricare mostri e poi passarono a ucciderli. E anche allora molti politici, molti opinionisti e molti giornali decisero di non vedere e di non capire. Vogliamo ripetere quell'esperienza? E regalarci una nuova stagione di paura e di sangue?.

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Caro manifesto con queste elezioni non ce la siamo cavata (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Fuori dal Parlamento La botta è stata durissima. La delusione cocente. Di tempo per analisi e autocritiche ne avremo anche troppo da oggi in avanti. Tuttavia non basta una mazzata del genere per dichiararci tutti all'improvviso nudi, senza identità. E' vero: in questo paese la Sinistra rappresentata in sede parlamentare non esiste più. E davvero azzeccato è il titolo principale del manifesto di ieri. Siamo extraparlamentari. Ma secondo me, proprio da questa consapevolezza nuova, positiva e creativa occorre partire per costruire una strategia vincente per il futuro: nella misura in cui l'attuale Parlamento non dispone di una rappresentanza adeguata della Sinistra in Italia, esso non rappresenta tutta la democrazia italiana. Né tutta la democrazia italiana può essere ridotta a ciò che in Parlamento è rappresentato. Non è delegittimazione, ma coscienza di un limite delle istituzioni repubblicane attuali. Lo sapevamo già che la democrazia è una forza molto più vasta e articolata rispetto alle sedi parlamentari di rappresentanza. Eppure da oggi la consapevolezza di questa forza che è venuta meno in Parlamento, ma che nel paese continua a esistere (negata, vilipesa e non rappresentata istituzionalmente), deve indurre a un senso di appartenenza, di funzionalità politica e rappresentativa rinnovata e ulteriore rispetto alle vicende parlamentari. Possiamo ancora costruire molto. Solo che lo faremo fuori dal Parlamento. Luigi Del Rosso Grazie Veltroni! Ragazze e ragazzi, stamattina sono letteralmente sconvolta... Mi sento come un pugile suonato, anzi come una poveretta illusa e poi tradita, abbandonata a se stessa e ai propri sogni, alle proprie speranze per un futuro e un mondo migliori da "regalare" ai propri figli. Non è possibile, non voglio crederci.... Non ce la posso fare. Voglio dirla, anzi urlarla, una cosa, però: grazie Walter di cuore! Grazie per aver deciso, senza possibilità di discussione né di confronto, di "correre da solo "; grazie per aver scientemente e strategicamente deciso di fare fuori i valori fondanti della nostra Repubblica, checché ne dica il resto del paese: quelli della Sinistra. La Sinistra con la S maiuscola, quella che non teme di condannare il precariato e che è disponibile a mettersi a tavolino a pensare l'abolizione di questo precariato e un'alternativa valida e, soprattutto, praticabile, con "i piedi per terra". Grazie per aver fatto fuori, caro Walter, le voci di chi, in Parlamento, avrebbe ancora e sempre urlato che la 194 non si tocca, pena la "rivoluzione femminile".... Che avrebbe, coraggiosamente portato un'ipotesi realizzabile di modello socio-economico alternativo a quello del "libero mercato", che vi avrebbe fatto ragionare ad esempio sul fatto che la privatizzazione vera dell'acqua avrebbe significato, in tempi più o meno rapidi, lamorte definitiva per sete dei nostri figli africani, quelli che, comemia figlia adottata in Africa, bevono acqua una volta al giorno, se fortunati anche due, e che mangiano al massimo una volta in una giornata...e sono quelli fortunati perché vivono negli orfanotrofi; gli altri, che c'entra...saranno già morti per allora! GrazieWalter, grazie, davvero. Andrea Mery Buongiorno precari Buongiorno amici, oggi mi viene ilmente un precario, che a un'assemblea con i nostri colleghi territoriali della Cgil, per promuovere il famoso e fantastico referendum ,mentre il dirigente prospettava futuri algoritmi precarigrandi opinionisti favorevoli-senatori pro- e circolari che in editoria non sono mai passate, ci disse incazzato "ma per noi precari il peggio è adesso...". Che la nostra Cgil abbia dormito all'umido? Una domanda forse troppo aleatoria, ma mi ritorna in mente ora e che la battaglia vera inizia adesso, fuori dal Parlamento, dove si è sempre consumata. Auguri a tutti noi e voi con affetto vero, Luca Alberio Chi mi rappresenta? Carissimi amici de il manifesto, ho 37anni e fino a qualche giorno fa ero una che ci credeva ancora e che si sentiva rappresentata. Oggi ci credo ancora nelle mie idee, ma non so più chi sono e in questo paese non mi sento più rappresentata. Sto male e incazzata nera, non mi sento tutelata. Ora chi mi rappresenterà in Parlamento, io donna separata con due figli piccoli, che lavora per circa 1.500 euro, e che tra spese di fitto (600euro), babysitter (400euro) varie finanziare, bollette, ha bisogno anche dimangiare e ogni giorno deve combattere con aumenti vari? E il vestiario? Non quello di marca, ma comprato ai vari mercatini perché qui non ci si può più permettere neanche di entrare in un negozio. Proprio ora che si sarebbero visti i frutti del governo precedente, la maggior parte degli italiani non hanno capito un tubo. Io rivoglio la sinistra, rivoglio falce e martello simbolo di lavoro e sacrificio, rivoglio Berlinguer, Ingrao, Rossanda, rivoglio le battaglie in piazza e al Parlamento per i miei diritti e delle persone come me, cosa possiamo fare noi umile popolo di sinistra per dimostrare che ci siamo e non accettiamo le ingiustizie e per risorgere? Grazie per questo sfogo, buon lavoro e buona fortuna a tutti più che mai, questo giornale dovrà esserci sempre per dare voce a noi popolo di sinistra e comunista. Un forte abbraccio a tutti voi. Mariarosaria, Napoli Dopo due anni di governo Prodi Oggi è un giorno che ho già vissuto, anche se questo era previsto. Quello che colpisce è il flop della Sinistra l'Arcobaleno. Da una parte sono sollevato, pensavo di essere un pesce fuor d'acqua a non credere a questa cosa. Vedo che non sono l'unico. Sono nauseato da tutto ciò. Ma dove sono stati i vari Bertinotti e compagnia briscola in questo periodo. A parlare agli operai? Ma lasciamo stare. Hanno fallito nei 2 anni a governare con Prodi nonostante la fiducia data soprattutto dai giovani. Il precariato è rimasto tale e quale. Paghiamo tutti di più, anzi chi ha la macchina vecchia e sgangherata paga più salato. Enrico Soldi Solitudine Cari amici del manifesto, non è che vi legga spesso, per leggervi assiduamente ci vuole una forza interiore che io non possiedo, però siete rimasti un punto di riferimento. Ho votato la Sinistra l'Arcobaleno e è accaduto quello che più temevo: la sua scomparsa. Il fatto poi che io sia modenese e quindi emiliana, (mosca bianca o pecora nera) circondata da un Pd affarista, triste e burocratico, abituato all'arroganza del potere, raddoppia lamia solitudine, perché non posso nemmeno dispiacermi in pubblico. Siete fortunati voi a non sentire i discorsetti dei funzionarietti locali. Vi ringrazio per tutto quello che avete fatto, in questi mesi. Ivana Aria di libertà Buongiorno, la mia panettiera regolarmente mi richiamava se, nella fretta mattutina, dimenticavo di prendere lo scontrino fiscale. Stamattina mi ha sorriso e... non me lo ha proprio dato. Non ho avuto il coraggio di spegnere quel sorriso. E' appena passato un giorno e già si respira aria...di libertà! Dario Ci vorrà tempo per riprendersi Buongiorno (anche se questo non è un buon giorno...), avevo voglia di scrivere a qualcuno e ho pensato a voi del manifesto, molti dei quali hanno creduto in questo progetto. Era l'occasione della vita, finalmente una Sinistra unita (anche se non troppo convintamente...), comunista, socialista, ambientalista... e invece è tutto finito, non c'è più speranza... Complimenti al Pd: bell'affare, è aumentato di un paio di punti (da cui scorporare i radicali...), facendo una campagna elettorale tutta volta a recuperare al centro, ma lì non ha beccato un voto...invece è andato a togliere voti alla sinistra, che ancora una volta si è piegata alle sirene del voto utile, oppure ha votato Di Pietro (considerato male minore), oppure si è astenuta. Fossi in Veltroni lo considererei un pessimo risultato. Finalmente anche noi abbiamo un bel sistema all'americana, se ne sentiva proprio il bisogno, adesso la sinistra tornerà a dividersi, tra tre o quattro partiti comunisti, qualche cespuglio verde e così via... Ci vorranno anni per riprendersi. Il vostro titolo di ieri è quantomai azzeccato, come sempre d'altronde: e inmolti si rendono conto che una sinistra extraparlamentare (che evoca spettri del passato...) rappresenta più un problema che una vittoria da salutare. E' finita e a noi non resta che piangere, nel vero senso del termine. Saluti. Stefano Proietti Un Pd poco convincente I primi risultati delle elezioni che si sono appena concluse, mi inducono a una riflessione. Noto, con grande amarezza, che gli italiani hanno scelto con netto divario di essere governati dal Popolo delle libertà. Mi chiedo quanto sia confuso e ingenuo un popolo che passa in massa da una parte politica all'altra; mi chiedo quanto sia confuso e ingenuo un popolo che non abbia saputo valutare il personaggio Berlusconi durante i cinque anni di governo da lui presieduto. In fin dei contimi sembrava che il Cavaliere avesse dimostrato all'Italia e almondo ciò che è: un grande imprenditore, comunicatore, leader di masse, ma, allo stesso tempo, un politico improvvisato, un capo di governo orientato moltissimo (e forse soltanto) al raggiungimento dei propri obiettivi di medio periodo, incantatore di folle con promesse quantomeno ambiziose, se non anche ridicole. Evidentemente la maggior parte degli italiani non la pensa come il sottoscritto, ma di questo non sono del tutto sicuro. Intravedo una motivazione diversa per questo risultato elettorale. Intravedo l'incapacità grave da parte del Pd di suscitare valide motivazioni negli elettori (anche nei suoi), di non offrire loro uno stimolo, una ragione per convincerli a votare per il suo leader, Veltroni. Mi pare che gli elettori di centro sinistra siano disillusi, intorpiditi, svogliati. Berlusconi è stato in grado di accendere i propri elettori e, al di là delle ideologie, dei gusti e dell'opportunità della scelta, questa è una qualità fondamentale per un leader. Andrea Salvadori.

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Il day after di Veltroni: nel loft tutti d'accordo. Lo schiaffo arriva da Napoli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Il day after di Veltroni: nel loft tutti d'accordo. Lo schiaffo arriva da Napoli Posted By filippomaria_battaglia On 16/4/2008 @ 15:26 In Apertura#4, NotiziaHome | No Comments Passata la delusione, non è tempo per il Pd di ''rimorsi e recriminazioni'', secondo l'espressione di Piero Fassino. Walter Veltroni ha riunito il vertice dei Democrats che ha sostanzialmente condiviso l'analisi del voto fatta dal proprio leader, che ha a sua volta denunciato i limiti di una campagna elettorale, fatta senza riuscire a sfondare al centro. Per ora, nel loft romano del Pd, tutti ancora stretti attorno al segretario. Allineati e coperti, insomma, anche nel fare emergere alcuni nodi da affrontare da qui in avanti: i rapporti con l'Udc e con la sinistra radicale, il radicamento del partito sul territorio e il cammino in vista delle Europee del 2009 e delle Regionali del 2010. Nessuno, dunque (a parte Arturo Parisi, che non è mai stato tenero nei confronti dell'ex sindaco), ha dato l'assalto alla diligenza veltroniana. Nonostante la sonora sconfitta, nessuna resa dei conti: ''Non abbiamo vinto" ha detto Rosy Bindi "ma siamo una squadra vincente, e presto si vedra"'. Certo, alcuni dubbi sulle scelte fatte ci sono, come quello sull'alleanza con i Radicali sollevato da Beppe Fioroni, ma intorno al tavolo romano del segretario non se ne è parlato. Il tema invece è stato invece approfondito qualche decina di km più a sud. A Napoli. Con un Antonio Bassolino tanto amareggiato quanto agguerrito. A chi gli parla di debacle, di schiaffo pesante, il governatore risponde così: "Il Pd campano si afferma nonostante la sconfitta nazionale e le difficoltà imprevedibilmente incontrate in regioni non segnate dall'immondizia". E allora, il day after del Partito democratico in terra partenopea, inizia in modo piuttosto controverso. Da un lato, c'è la pesantissima batosta di domenica scorsa, che permette al Pdl di Berlusconi e Fini di riconquistare una regione in mano al centrosinistra da più di 15 anni. Dall'altro, c'è [1] Antonio Bassolino e la sua giunta, che non sono affatto convinti del fallimento del risultato elettorale. "In Campania" è questo il ragionamento del governatore "il Pd guadagna 4 punti netti rispetto alla complessiva perfomance di Ds e Margherita di due anni fa in regione. E questo malgrado la cacciata di De Mita (rimasto comunque fuori dal Parlamento, ndr), malgrado la diaspora di pezzi dei Ds finiti nel tritacarne di Sinistra Arcobaleno". Il governatore passa quindi al contrattacco, ma non è il solo. Al suo fianco, c'è per esempio [2] Claudio Velardi, altro dalemiano doc e fedelissimo collaboratore del lìder Maximo quando l'ex Ministro degli Esteri era a Palazzo Chigi. Da assessore regionale al Turismo, il suo commento è tutto in difesa del presidente campano: "Non si può prescindere dal totale dei consensi che, due anni fa, al Senato, raccolsero Ds e Margherita. Ebbene, rispetto a quel risultato, tra il 26 e il 27 per cento, qui si cresce fino al 30-313. Poi, la bordata finale: "Se non avessero tutti fatto una campagna soltanto sui rifiuti, se non ci fosse stato questo masochismo interno, forse non avremmo consegnato ai leghisti una formidabile arma di sfondamento". Fino all'exploit, che non promette nulla di buono: "Ci volevano forse più tatto e intelligenza politica". Se non è un'accusa esplicita a Veltroni e al suo gruppo dirigente, poco ci manca. E forse non è un caso che in casa democratica i primi segnali di resa dei conti possano proprio arrivare non dall'entourage capitolino del segretario, ma dalla regione governata da Antonio Bassolino, il cui legame politico con Massimo D'Alema è sempre stato fortissimo.

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Ricostruire insieme la sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Intervento Ricostruire insieme la sinistra Marco Montemagni* Alcune brevi annotazioni sui risultati elettorali alle elezioni politiche. La prima è che ha vinto nettamente la destra. Caro Veltroni, da soli non 'si può fare'. L'alleanza di centrosinistra è indispensabile, certo deve essere una nuova alleanza. Da parte nostra, non abbiamo incalzato adeguatamente il Partito democratico nel momento della rottura con la sinistra. Ora guardiamo a noi. La sconfitta della Sinistra Arcobaleno è pesantissima, drammatica. Molte sono state le cause. Certamente il 'voto utile' ha inciso, così come ha inciso l'astensionismo. Si è pagato per come abbiamo partecipato al governo Prodi. Ma molto hanno pesato i ritardi e le ambiguità della 'lista unitaria'. Le candidature sono state paracadutate, seguendo il manuale Cencelli, con il solo scopo di tutelare i gruppi dirigenti nazionali, senza alcun ruolo dei territori. La campagna elettorale è stata disertata da una parte significativa di dirigenti regionali e nazionali che non credevano o contrastavano apertamente il progetto unitario. È andata a finire che ha prevalso nel nostro elettorato la necessità di 'fare muro' contro Berlusconi, votando Partito democratico. Ci aspetta un lavoro di lunga lena - in primo luogo nella società - per ricostruire la sinistra. È questa una necessità oggettiva per il mondo del lavoro, per i giovani, per gli intellettuali. Il ritorno alla frammentazione segnerebbe davvero la condanna alla residualità e alla pura testimonianza. Bisogna far decollare davvero un forte e partecipato processo per costruire il nuovo soggetto unitario della sinistra. La sinistra dovrà fare il punto organico circa la sua partecipazione ai governi locali e regionali. La nostra lealtà ai programmi e alle alleanze di centro-sinistra è piena, ma dobbiamo chiedere con forza altrettanta lealtà in primo luogo al Partito democratico, sia sulle questioni aperte e da dirimere insieme, sia sulle prospettive politiche delle alleanze in Toscana. Si apre una nuova fase per tutti: per noi la bussola dovrà essere un forte ancoraggio alla società e in primo luogo al mondo del lavoro. L'esigenza imprescindibile è quella di un forte rinnovamento politico, culturale, di gruppi dirigenti. Non ci possono essere uomini e donne per tutte le stagioni. Una forte sinistra unita è necessaria e possibile in tutto il paese. La Toscana deve fare la sua parte, da protagonista. La grande assemblea promossa questo sabato 19 aprile a Firenze, dall'associazione Per la Sinistra unita e plurale, potrà essere un momento significativo di un processo che va portato avanti con determinazione. *consigliere regionale Partito dei Comunisti italiani.

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Veltroni parte già all'attacco. E rispolvera il governo ombra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Veltroni parte già all'attacco. E rispolvera il governo ombra Posted By redazione On 15/4/2008 @ 17:48 In Headlines, NotiziaHome | 2 Comments Walter Veltroni, il giorno dopo. Il leader del Pd incontra i giornalisti e analizza le prime ore del "Berlusconi tris". E il giudizio sull'atteggiamento del Pdl è negativo. "Sono stato negativamente colpito dalle prime dichiarazioni di oggi" dice l'ex sindaco di Roma "perché la presidenza della Camera e del Senato andranno tutte e due alla maggioranza". A Veltroni, in particolare, non è piaciuto "un certo tono nei confronti delle altre forze politiche, non parlo soltanto di noi, ma delle altre forze sia quelle che sono entrate in Parlamento sia quelle che ne sono rimaste fuori". Quello che Veltroni sottolinea è la voglia di continuare l'"impostazione riformista" del partito, capace di raggiungere, secondo le paroòe del leader, "un risultato importante". Poi, Veltroni apre a Casini: "Discuteremo con le altre forze di opposizione, in particolare con l'Udc con il quale ci impegniamo ad avviare un confronto" spiega"frenando su un possibile patto di consultazione. E - fedele alla traduzione in inglese delle cose della politica italiana- rispolvera la nascita di[1] un governo ombra, "uno "shadow cabinet" che avrà un numero di ministri coincidente con quelli che andrà formando il Pdl", per rafforzare lo "sforzo di europeizzazione". Un'idea non del tutto nuova, considerando che il primo a metterla in pratica fu il Pci di Achille Occhetto alla fine degli anni '80. Sull'analisi del voto, Veltroni, tira in ballo i due anni dell'esecutivo di Prodi. "Un giudizio che ha pesato", dice l'ex sindaco di Roma "e che ha una responsabilità nell'annullamento della sinistra radicale, un sinistra che "ha pagato un prezzo elevato per sua responsabilità perchè ha minato la compattezza del governo". L'altro fattore negativo, secondo il leader del Pd, è stato lo scarso tempo a disposizione per preparare e completare una rimonta: "Se ne avessimo avuto di più, avremmo fatto di più" dice "i dati dei flussi elettorali sono interessanti e ci dicono che abbiamo avuto i voti dell'85% degli elettori dell'Ulivo, molti da altre parti". Il VIDEO servizio:.

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Caro Walter, addio. Prodi lascia la presidenza del Pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Caro Walter, addio. Prodi lascia la presidenza del Pd Posted By redazione On 16/4/2008 @ 16:49 In Apertura#2, NotiziaHome | No Comments Per "dare l'onore delle armi" a Romano Prodi (come ha detto Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi ai microfoni di SkyTg24) nel giorno del suo addio alla presidenza del Pd (durata meno del suoi governi: solo sei mesi), bisognerebbe ricordare che il professore bolognese è stato l'unico, nello schieramento di centrosinistra, capace di averla vinta su Silvio Berlusconi. Per due volte vittorioso contro il Cavaliere. E per due volte caduto, sgambettato dalla sua stessa maggioranza. Certo, l'ultima volta, solo due anni fa, fu tutt'altro che un trionfo. "Governo, ci toccherà un Prodino", titolava efficacemente il Giornale il 12 aprile 2006. Un'istantanea scattata il giorno dopo le elezioni con il futuro premier a stappare champagne con lo stato maggiore dell'Unione in Piazza Santi Apostoli (il loft era di là da venire). Ancora una volta il fattore C aveva aiutato il Professore consegnandogli grazie a 24.755 voti alla Camera e ai senatori eletti all'estero una maggioranza più virtuale che reale. Ma di fatto, nessuno è riuscito nell'impresa. Non Rutelli nel 2001; non Veltroni lo scorso 13 aprile: entrambi travolti dallo tsunami del Cavaliere. Eppure non è bastato al professore l'invidiabile record per "Resistere, resistere, resistere". Nel giorno di Pasqua, secondo la vulgata ufficiale dei Democratici, ha preso carta e penna e ha scritto una lunga lettera al segretario Veltroni: "I ruoli di responsabilità" all'interno del Pd adesso "spettano ad altri". Quasi sentisse nell'aria lo schiaffone che il Pd avrebbe preso dalle urne, Romano ha preferito farsi da parte, abbandonare la barca, lasciare il posto a qualcun altro. In qualche modo, lo aveva già fatto qualche mese fa, preferendo non ricandidarsi: una decisione presa durante i momenti difficili della crisi di governo di gennaio. Allora fece una scelta "molto chiara, molto semplice, molto ferma e molto coerente: non mi sono presentato alle elezioni perché ritenevo e ritengo sia necessaria una nuova leva, un nuovo gruppo dirigente per portare avanti la crescita ed il rafforzamento del Pd". Ora il suo addio è totale: "È chiaro" ha aggiunto Prodi "che il Pd dovrà cercare un altro presidente". E siccome sulla lettera inviata all'ex sindaco di Roma le voci circolavano al pari delle smentite, è lo stesso Prodi a confermare, da New York (dove ha in agenda un intervento alle Nazioni Unite), che la missiva è sul tavolo del loft dal 23 marzo scorso. La decisione di comunicare con largo anticipo l'addio, spiega ancora Prodi, è stata presa per evitare che questa potesse essere messa in relazione con l'andamento della campagna elettorale o con il risultato delle elezioni: "Un giorno o l'altro non cambia, ma è chiaro che la decisione avrebbe avuto un significato diverso se fosse stata concretizzata durante la campagna elettorale". In ogni caso la questione ha ancora da essere discussa a tu per tu tra Prodi e Veltroni. Che si incontreranno al rientro a Roma del premier, come spiega una [1] (fredda) nota dell'ufficio stampa del Pd che precisa che i due leader "avevano concordemente deciso di riparlare insieme dopo il voto". E tra le righe non è difficile leggere anche l'irritazione negli ambienti del quartier generale democratico per la tempistica giudicata inopportuna. Come a chiedersi perché Prodi abbia deciso di salutare proprio ora, con la questione ancora [2] aperta alla provincia e al comune di Roma. Forse perché il Professore ha letto i resoconti della stampa sul summit tra Veltroni e i colonnelli democratici che, facendo l'analisi del voto elettorale, hanno preferito [3] "processare" il governo Prodi, piuttosto che fare autocritica. Buttando sulle spalle del "povero Romano" (quasi) tutto il peso della sconfitta di domenica scorsa. Solo che le spalle del Professore, questa volta, non hanno retto.

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Berlusconi: <Lega alleato ragionevole> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

SU MALPENSA: "NON SI TOCCA" Berlusconi: "Lega alleato ragionevole" Roma - Silvio Berlusconi tiene la prima conferenza stampa da premier in pectore ed è subito show. Assicura che la Lega non sarà un problema ma una risorsa, conferma l esistenza della cordata d imprenditori interessata ad Alitalia, dice che "Malpensa non si tocca" e tende una mano al Governo ombra annunciato mezz ora prima da Walter Veltroni. Berlusconi dà la disponibilità al dialogo malgrado il leader del Pd non sia stato tanto cortese nei suoi riguardi, avendo definito "un brutto inizio" l intenzione dichiarata dal futuro premier di tenersi le presidenze di entrambe le camere dopo essersi detto disponibile al confronto bipartisan. Il Cavaliere non commenta i rilievi di Veltroni, derubricandoli a "teatrino politico", ma valuta positivamente l istituzione del Governo ombra e conferma che sia lui in qualità di presidente sia i suoi ministri discuteranno con i propri omologhi ombra dell opposizione. Da Berlusconi precisazione importante anche sul percorso delle riforme istituzionali: "Non ho rilanciato la Bicamerale - ha sottolineato -, ho detto solo che sarebbe una buona base per un lavoro bipartisan sulle riforme. Non credo che ci sia la possibilità di una commissione nuova". Quanto al peso del Carroccio nell Esecutivo, il Cavaliere ricorda che la Lega non ha mai avuto atteggiamenti prevaricatori, ma che "è sempre stata un alleato molto ragionevole al tavolo delle decisioni". E di nuovo definisce "fraterni" i rapporti tra lui e Umberto Bossi. Restando ai temi leghisti, il premier in pectore prende in mano la duplice questione Alitalia-Malpensa. "Non ci saranno difficoltà nell avere una cordata di imprenditori per salvare la nostra compagnia di bandiera. E sarebbe il colmo se, dopo che Milano si è aggiudicata l Expo 2015, non avessimo un hub vicino all Expo ed una compagnia di bandiera. La questione si risolverà certamente. Malpensa non si tocca". [Data pubblicazione: 16/04/2008].

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<Subito il Federalismo fiscale> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Subito il Federalismo fiscale" L ex ministro delle Riforme annuncia che il Governo se ne occuperà entro l estate Fabrizio Carcano Il voto per il cambiamento è arrivato. "Questa volta il Nord non ha avuto dubbi. Ha dato mandato elettorale alla Lega, un mandato pieno, per portare fino in fondo quel cambiamento che adesso non è più rinviabile". Il giorno dopo il trionfo elettorale Roberto Calderoli è nel suo ufficio, nella sede federale di via Bellerio, a controllare i risultati. E a fare il punto della situazione all indomani di un voto che cambia il quadro politico. "Da ieri la Lega è il terzo partito nazionale, da ieri abbiamo un Senato in cui ci sono solo tre partiti, Pdl, Pd e Lega, più il gruppo misto" riflette il Coordinatore delle Segreterie Nazionali che, sul perché del boom elettorale della Lega, non ha dubbi: "Noi abbiamo parlato con la gente guardandola in faccia, confrontandoci, abbiamo preferito andare meno in tv e maggiormente nelle strade o nelle piazze, dove la Lega è sempre presente, tutto l anno, con i suoi gazebo, i suoi banchetti, i suoi volantinaggi. Siamo sempre stati con la gente e la gente lo ha capito". Senatore Calderoli come si spiega questo successo elettorale della Lega? "Intanto premettiamo che non si tratta di una vittoria inattesa. Le amministrative del 2007 avevano già dimostrato che il Nord ha fiducia nella Lega. E girando in questi due mesi di campagna elettorale in mezzo alla gente, trovando le piazze sempre piene ovunque, abbiamo capito quanto fosse alto il livello di consenso della Lega senza doverci basare sui sondaggisti. E la ragione è semplice. Noi non siamo quelli che propongono libri dei sogni o parlano del sesso degli angeli. Noi parliamo di cose concrete, come arrivare a fine del mese. Bossi da sempre ha intuito i grandi temi, anche in anticipo sul sentimento popolare in qualche caso. E gli elettori hanno compreso che noi siamo in mezzo a loro e che c è solo la strada che noi abbiamo proposto per salvare il Paese. Noi vogliamo dare risposte concrete ai problemi della gente". Quale mette al primo posto tra questi problemi? "È evidente che le famiglie non arrivano più a fine mese, che le imprese fanno sempre più fatica, che gli enti locali non hanno più risorse per garantire quei servizi essenziali per i cittadini. Mancano le risorse. Per questo la priorità deve essere il Federalismo fiscale". Da portare in Consiglio dei Ministri entro il 15 giugno? "Certamente. Occorre fare in fretta se vogliamo dare subito un aiuto concreto alle famiglie, alle imprese, agli enti locali. Per questo ci siamo messi subito al lavoro già da lunedì sera, poche ore dopo il voto. A cena con Berlusconi abbiamo parlato di temi concreti. Non abbiamo perso tempo, mi pare già un buon inizio". Quando sarà pronto il nuovo Governo? "La squadra penso in pochi giorni. Ne abbiamo già parlato con Berlusconi e Fini. Ne riparleremo nei prossimi giorni. Ci stiamo lavorando, ma direi che è dietro l angolo dopo il lavoro che abbiamo fatto con Berlusconi e Fini nei giorni passati. In ogni caso vogliamo fare in fretta, perché ogni giorno in più di Governo Prodi è un giorno in più di danno per il Paese e di sofferenza per i cittadini". Fino al 29 di aprile però il Parlamento non è convocato& "Lo ha deciso il Governo Prodi, scegliendo proprio l ultimo giorno utile per far arrivare la legislatura a due anni. È stato l ultimo regalo di Prodi. Ma così purtroppo si perde tempo prezioso". Federalismo fiscale e riforme costituzionali al primo posto, poi? "Come ho detto la priorità per le famiglie è arrivare a fine mese. Poi sicuramente c è il problema della sicurezza e del contrasto all immigrazione clandestina. Il centrosinistra, attraverso provvedimenti amministrativi, ha praticamente smantellato la Bossi-Fini: dovremo intervenire per rafforzare la normativa sul contrasto all immigrazione. E gli altri interventi dovranno garantire maggior sicurezza, la certezza della pena e via dicendo". L esatto contrario dell indulto& "Ovviamente". E la riforma elettorale? "Sappiamo come cambiarla, basteranno due modifiche. Le leggi elettorali non sono buone o cattive, dipende da come si utilizzano. Questa legge è stata demonizzata ma questa volta ha funzionato benissimo: semplicemente perché la maturità dei partiti e dello stesso elettorato ha permesso di avere un Senato in cui ci saranno solo tre partiti e il gruppo Misto. Comunque, ripeto, basteranno poche modifiche per sistemarla. Ma non è una priorità: la priorità è far arrivare le famiglie a fine mese e aiutare le nostre imprese". Per gli analisti politici la Lega ha preso i voti proletari della sinistra. "La Lega è il partito di tutti. Noi siamo trasversali, abbiamo sempre preso il voto di lavoratori, pensionati, studenti, casalinghe. Detto questo è evidente che la sinistra al Governo non si è interessata minimamente dei problemi concreti degli operai o dei ceti più deboli, di tutte quelle persone che non riescono ad arrivare a fine mese. Noi invece siamo dalla parte di chi ha questi problemi, abbiamo fatto proposte concrete per risolverli e ci impegneremo a fondo in questa battaglia". Casini, Veltroni e gli altri illustri sconfitti continuano a parlare di golden share della Lega sul Governo. "Non hanno capito nulla. La Lega sarà la garanzia del rispetto e della realizzazione del programma elettorale sottoscritto da tutte le forze della coalizione. Noi pretenderemo solo questo, non una virgola in più. E devo dire che l assenza dell Udc, che nella precedente esperienza di Governo ha fatto di tutto con i suoi condizionamenti per rallentare la realizzazione del programma, ci consentirà di fare le riforme ancora più speditamente". Continua a parlare di fare in fretta. Perché? "Perché è proprio quello che la gente ci chiede. Di dare risposte concrete e di darle subito. Non c è più tempo da perdere: è arrivato il momento di dare una risposta alla Questione settentrionale e a quella meridionale, è arrivato il momento di fare quelle riforme per troppo tempo rinviate". Un ultima domanda: dai vari Veltroni, D Alema o Casini continuano ad arrivare attacchi sulla Lega o allarmi sulla sua pericolosità. Cosa ne pensa? "Hanno ragione. Nel senso che la Lega fa paura a chi non vuole il cambiamento, a chi vuole uno Stato centralista o assistenzialista, come appunto vogliono Veltroni o D Alema. Ma i cittadini, con il loro voto, hanno detto esattamente il contrario e hanno scelto per il cambiamento, mandando per sempre a casa Veltroni e tutti gli altri, sinistra compresa". [Data pubblicazione: 16/04/2008].

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LA VALANGA LEGHISTA CHE SCENDE A ROMA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

SIMONE GIRARDIN Un vero e proprio boom quello della Lega nella tornata elettorale appena conclusa. Una valanga di voti che in molti sognavano e su cui pochi dubitavano. Un risultato importante che riporta la Lega ai numeri del 1996. Che raddoppia la propria presenza in Parlamento rispetto al 2006. In tutto saranno 85 i leghisti tra senatori e deputati (che diventano 86 se si conta anche il senatore Sergio Divina, leghista eletto nel collegio uninominale del Trentino con il PdL). Tradotto: un record. Numeri che fa del Carroccio l elemento necessario per l azione governativa di Berlusconi. Tanti i volti nuovi che si affacciano per la prima volta a Roma. Come il neo senatore Fabio Rizzi, segretario provinciale della Lega a Varese che per qualche giorno ha assaporato la vita da consigliere regionale al Pirellone prima di dover rinunciare per incompatibilità con il suo ruolo di sindaco a Besozzo. E in Lombardia che la Lega ha raddoppiato letteralmente i propri senatori. Ci sono i big come Roberto Calderoli, Roberto Castelli, Giuseppe Leoni, Rosi Mauro, Massimo Garavaglia, Cesarino Monti. ma anche new entry come Roberto Mura, Sandro Mazzatorta, Lorenzo Bodega, Armando Valli e appunto Rizzi. In Piemonte Michelino Davico e Enrico Montani. Per avere un quadro definitivo dei nomi bisognerà comunque aspettare le scelte dei capilista. Così vale per la Camera in Piemonte con i vincitori Umberto Bossi, Roberto Cota, Stefano Allasiae dove il primo dei non eletti è Renato Valter Togni . In questo caso se Bossi dovesse scegliere un altro collegio per Togni si aprirebbero le porte di Montecitorio. Bene anche la Liguria con l elezione alla Camera di Maurizio Balocchi. Ha qualcosa di straordinario la performance del Carroccio in Veneto con l elezione al Senato di Federico Bricolo, Piergiorgio Stiffoni, Paolo Franco ,Alberto Filippi, Gianvittore Vaccari, Gianpaolo Vallardi, Luciano Cagnin (primo dei non eletti: Stefano Falconi). Non meno la Camera: dal capolista Umberto Bossi a Stefano Stefani, da Matteo Bragantini a Manuela Dal Lago, da Francesca Martini a Massimo Bitonci, da Paola Goisis a Alessandro Montagnoli, da Manuela Lanzarin a Emanuela Munerato (primi dei non eletti: Giovanna Negro, Germano Racchella). Tanti nomi, tanta Lega premiata dal voto popolare dove il successo leghista ha nome e un cognome: sicurezza e Federalismo. "Sono questi i punti su cui la Lega Nord aveva puntato e per i quali la gente l ha votata", aveva ricordato poche ore dopo il voto l ex Guardasigilli Castelli. Il Nord dunque ha recepito il messaggio della Lega che ora ha il dovere di dare risposte precise". In questa campagna elettorale il Carroccio ha proposto temi concreti e il Nord "ha risposto positivamente perchè queste sono esigenze che sente, non capire questo fattore come non l ha capito Veltroni significa non comprendere quello che vuole il Paese stesso". Quel Veltroni che quando si presentò in Svizzera qualche settimana fa nel corso del suo tour elettorale venne più volte fischiato, come ricordava meno di 48 ore fa dalla sala conferenze stampa allestita in via Bellerio lo stesso Senatur. E chiaro che il Nord, la Lombardia si fidano della Lega. Qui la lista degli eletti sembra infinita (nello schema a centro pagina potete leggere tutti i nomi degli 85 eletti della Lega nel prossimo Parlamento). Ci sarà Giancarlo Giorgetti, ma anche il bergamasco Ettore Pietro Pirovano. Ritorna Daniele Molgora, ci sarà il sindaco di PontidaPierguido Vanalli. E se molti leghisti entrano, ci sono tanti volti noti del panorama politico che se ne vanno. A partire dall ottantenne Ciriaco De Mita che questa volta si dovrà rassegnare perchè i voti raccolti dall Udc in Campania non sono stati sufficienti a farlo entrare in Parlamento. Terra bruciata a sinistra. Il presidente uscente della Camera Fausto Bertinotti e gli ex ministri Fabio Mussi e Alfonso Pecoraro Scanio sono solo alcune delle vittime illustri del crollo della Sinistra Arcobaleno. Un disastro che accomuna anche la Destra di Storace: nè lui nè la Santanchè si potranno sedere in Parlamento. [Data pubblicazione: 16/04/2008].

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A sinistra inizia la resa dei conti: nel mirino finisce Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DOPO LA SCONFITTA A sinistra inizia la resa dei conti: nel mirino finisce Veltroni SIMONE GIRARDIN Fuori dal Parlamento. Il risultato delle elezioni è impietoso e così anche la scelta degli elettori che, nello spazio di un giorno hanno cancellato da Camera e Senato la Sinistra arcobaleno, cioè il partito che raggruppa Rifondazione, comunisti e Verdi. Fuori dai giochi anche i socialisti di Boselli. E mentre schiere di segretarie sono già al lavoro alle prese con un notevole numero di scatoloni per sgomberare i gruppi parlamentari che non esistono più, i leader responsabili della debacle, sebbene ancora sotto choc, rimettono i rispettivi mandati. Bertinotti, Boselli, Pecoraro Scanio si sono dimessi anche se la resa dei conti è appena iniziata. Oltre alla girandola di responsabilità da attribuire e mea culpa da fare, da subito si profila una conseguenza dall esclusione, come conseguenza del voto, dell estrema sinistra dal Parlamento: la possibilità che esplodano violentemente conflitti sociali. Lo dice chiaramente anche Franco Grillini, esponente socialista che punta il dito pure contro Veltroni colpevole, a suo dire, di "aver consegnato per la seconda volta il Paese a Berlusconi". Il capo del Piddì, insomma avrebbe "investito scientificamente sulla sconfitta pensando che Berlusconi non duri e sperando che la prossima volta tocchi a lui". Per l ex deputato l atteggiamento di Veltroni "è stato barbaro perché ha cancellato la sinistra dal Parlamento rendendolo monco soprattutto in Italia dove l assenza della sinistra non può che generare problemi molto seri perché è ovvio che la sinistra è anche un ammortizzatore sociale, se c è ammortizza se non c è non ammortizza". Insomma anche per Grillini la minaccia è seria perché "la mancanza di destra e sinistra vuol dire che i conflitti da una parte e dall altra sono totalmente senza mediazione". Insomma tra le cause della sconfitta ci sarebbe il sistematico rifiuto di apparentarsi. Una decisione che ha provocato, Grillini ne è sicuro, il forte astensionismo: "Sono convinto che il 90 per cento di coloro che hanno deciso di non votare dice - appartengono all area della sinistra". Poi ci sono le responsabilità individuali: l esclusione della Sinistra arcobaleno è la conseguenza delle scelte di Bertinotti "che ha sbagliato tutto a cominciare dalla sua candidatura come premier. Avrebbe dovuto proporre Nichi Vendola. Per il resto le liste erano inguardabili. Non per niente Diliberto ha capito la situazione e s è sfilato dal mazzo". Facendo pure un bel gesto, è doveroso aggiungere, visto che ha ceduto il suo posto in lista ad un operaio. Comunque ce n è per tutti: dal Verde Pecoraro Scanio che avrebbe perso perché è di una "tirchieria indicibile. Non paga mai niente". E anche il povero Borselli avrebbe dovuto fare altre scelte magari accettando i cinque posti sicuri offerti dal Pd anche se i nomi li avrebbero decisi al loft. I socialisti, poi, hanno anche un problema in più: con il loro 0,9 per cento non avranno un centesimo di rimborsi elettorali al contrario della Sinistra arcobaleno. E il conto della campagna elettorale va saldato... [Data pubblicazione: 16/04/2008].

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Difficile nascondere il trionfo leghista? Allora lo demonizziamo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La stampa italiana spaventata per il voto democratico dei cittadini Difficile nascondere il trionfo leghista? Allora lo demonizziamo Igor Iezzi Questa volta era difficile nascondere il successo strepitoso della Lega Nord di Umberto Bossi. Allora, visto che era impossibile stendere un velo sulla marea di voti ottenuti dal Carroccio, i quotidiani italiani hanno scelto di parlarne a loro modo, come se il voto espresso da milioni di cittadini fosse una sorta di attentato alla democrazia. Su tutti spicca la povera Unità, giornale del malconcio partito veltroniano secondo cui Torna Berlusconi, comanda Bossi, il Pd sfiora il 34%, crolla l Arcobaleno . Dello stesso tono Europa, ex Margherita, che terrorizzata nota come sia Tutto in mano a Berlusconi, l Italia diventa bipartitca . Liberazione e il Manifesto, giornali della sinistra comunista, sottolineano la scomparsa della Falce e Martello. Il foglio di Rifondazione esprime tutto il suo sconforto con un Punto e a capo mentre il quotidiano diretto da Gabriele Polo anche questa volta utilizza una grande foto che mostra tutti i leader della sinistra radicale sorridenti su un palco con sotto la scritta: Sinistra extraparlamentare . Per il Riformista, semplicemente, E una Waterloo . Sulla Lega puntano i due principali quotidiani, il Corriere della Sera e la Repubblica. Trionfa Berlusconi, boom della Lega il titolo scelto dal quotidiano di via Solferino. L Italia a Berlusconi e Bossi è l allarme lanciato da Ezio Mauro. [Data pubblicazione: 16/04/2008].

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Pdl, vertice da Berlusconi per il governo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 91 del 2008-04-16 pagina 0 Pdl, vertice da Berlusconi per il governo di Redazione A Palazzo Grazioli Fini, Bossi e Lombardo incontrano il leader del Pdl per decidere la "futura squadra di governo". Il Cavaliere è pronto ad aprire una commissione indipendente di esperti per sapere "qual è l'effettiva situazione dei conti pubblici lasciata dalla sinistra" Roma - Il vertice di oggi del Popolo della Libertà si occuperà di mettere a punto la prossima squadra di governo. "Avrò in giornata un incontro con altri protagonisti del centrodestra, andremo a fondo vedremo di individuare le personalità anche per quanto riguarda i sottosegretari". Il leader Pdl, Silvio Berlusconi, incontra a Palazzo Grazioli Fini, Bossi e Lombardo per fare il punto sulla "futura squadra di governo". Il leader di An è giunto poco dopo le 13 a Palazzo Grazioli. Oltre alla delegazione della Lega, capeggiata dal Senatur che comprende anche Calderoli e Maroni, all'incontro sono presenti anche Ignazio La Russa per An e il leader dell'Mpa, e neo governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo. Tra i rappresentanti di Forza Italia Gianni Letta, Paolo Bonaiuti, Renato Schifani e Sandro Bondi. La squadra di governo Il Cavaliere ha aggiunto la sua squadra sarà la metà rispetto al precedente governo di Romano Prodi e che ci saranno in totale 60 tra ministri, viceministri e sottosegretari. "Quello che io intendo fare e di operare immediatamente", ha ribadito Berlusconi. Il leader del Pdl ha anche auspicato che l'opposizione dialoghi da subito in Parlamento, mostrando "una posizione coerente su ciò che ha inserito nel programma presentato agli elettori". Berlusconi ha inoltre detto di vedere "con favore" che il centrosinistra costituisca un "governo ombra", come annunciato dal leader del Pd Walter Veltroni. "Lo vedo con favore perché in questo modo su ogni provvedimento che avrà un responsabile di governo ci potrà essere un confronto non con una totalità di interlocutori ma con un solo preciso interlocutore dall'altra parte che dovrebbe portare a una dialettica molto più positiva e moderata". Un controllo ai conti La prima cosa da fare, annuncia il Cavaliere, è vedere come stanno davvero i conti. C'è il rischio, infatti, che non sia stata detta tutta la verità e che ci siano delle voragini, opportunamente camuffate per la campagna elettorale. In casi come questi, ovviamente, ognuno tira l'acqua al proprio mulino. Questa volta Berlusconi ha deciso di cambiare musica. Una commissione indipendente di esperti ("due diligence") sarà incaricata per sapere "qual è l'effettiva situazione dei conti pubblici lasciata dalla sinistra". "Lo faremo - annuncia il Cavaliere a Panorama del giorno - perché i cittadini sappiano qual è è effettivamente la situazione lasciata dal governo della sinistra". Il rapporto con l'opposizione "Il nostro è l'atteggiamento liberale, aperto e costruttivo che sempre abbiamo dimostrato in questi anni e, ove la sinistra mantenesse una posizione coerente con il programma presentato agli elettori, sarebbero molte le situazioni, a partire dagli aiuti alle famiglie, che decideremo nel primo consiglio dei ministri, in cui la sinistra potrebbe con coerenza aggiungere il suo voto al nostro". Mano tesa del leader Pdl all'opposizione sul fronte del "buon senso" e del "bene del Paese". Berlusconi spende ancora parole di forte apprezzamento per la decisione del Pd di dare vita a un "governo ombra". "In questo modo su ogni provvedimento, che avrà un responsabile nel nostro governo, ci potrà essere un confronto non con una totalità di interlocutori, che potrebbero mettersi a spararle da destra a sinistra, da tutte le parti, ma con un solo preciso interlocutore dall'altra parte il che dovrebbe portare a una dialettica molto più postiva e moderata". Ici e bonus bebè I provvedimenti sui quali il leader Pdl si aspetta una convergenza dell'opposizione vanno dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa ai mille euro per ogni nuovo nato, alla detassazione degli straordinari. "Situazioni - rileva il Cavaliere - che certo non sono né di destra né di sinistra ma vanno soltanto nell'interesse dei cittadini e sarebbe molto bello che si potesse cominciare una collaborazione nell'interesse del Paese". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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