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IN EVIDENZA
A leggere i titoli
dei giornali di oggi c'è da stropicciarsi gli occhi. Pare di essere tornati
indietro di 10-15 anni. Ai trionfi di Forza Italia e della Lega. Una marcia
rapida verso il passato. Con la differenza che, allora, Lega e FI erano
concorrenti. Alle elezioni del 1994: vinsero insieme, nel Polo delle Libertà.
Ma FI cannibalizzò la Lega. Nel 1996 avvenne il contrario. La Lega corse da
sola, contro il Polo. E sfondò, nel Nord, realizzando il maggiore risultato
della sua storia. A spese di FI.
In queste elezioni, invece, la Lega si è affermata, anzi, ha trionfato
alleandosi con FI e AN, confluiti nel Popolo della Libertà. L'ultima invenzione
di Silvio Berlusconi. Non un leader, ma, come ha sottolineato Mauro Calise sul
Mattino, "il capo". Un accordo vantaggioso per tutti. Il Pdl, nel
Centrosud, ha, infatti, ampiamente recuperato i voti "ceduti", nel
Nord, alla Lega. Che, peraltro, ha conquistato alla causa comune consensi che
vanno molto al di là dei confini di centrodestra. Quanto alle forze politiche
di centrosinistra, si tratta di una pesante sconfitta. Al di là delle attese.
Disastrosa per la Sinistra Arcobaleno. Per capire perché e come sia avvenuto
tutto ciò, conviene precisarne meglio le misure, le dinamiche, la geografia, la
sociologia del risultato. In modo sommario e, necessariamente, approssimativo.
1. Il successo di Berlusconi è stato netto. La sua coalizione ha ottenuto oltre
17 milioni di voti alla Camera. Circa 3 milioni e mezzo in più dell'alleanza Pd
e IdV, che sosteneva Veltroni. La quale prevale solo nelle regioni rosse (+14
punti percentuali). Inoltre, c'è equilibrio nelle regioni del Centrosud (Lazio,
Abruzzo e Molise: +2 punti per il Cavaliere). Mentre nelle altre zone il
successo di Berlusconi appare schiacciante: +17 punti nel Nordovest, +19 nel
Nordest, +15 nel Mezzogiorno e nelle Isole. Difficile, per il centrosinistra,
agitare la "questione settentrionale", questa volta. Perché
altrettanto grave, per questa parte politica, risulta la "questione
meridionale". D'altronde, nel Sud, la coalizione di Veltroni, rispetto al
2006, è cresciuta di un solo punto, grazie all'IdV.
2. Dal punto di vista territoriale, il Pdl è il primo partito in 67 province,
il Pd in 35, la Lega in 6. Il Pd prevale nelle tradizionali regioni rosse
(Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche). Inoltre, nelle nuove regioni
"rosa" del Centrosud: Molise e Basilicata. Mentre crolla in alcune
regioni dove, negli ultimi dieci anni, si era consolidato. Fra tutte: la
Campania.
3. La Lega si impone ovunque, nel Nord padano. Ma soprattutto nelle sue zone di
origine. Nelle zone pedemontane, che hanno conosciuto negli ultimi vent'anni
una grande crescita dell'economia di piccola impresa. Supera il 30% in 5
province: Sondrio, Verona, Bergamo, Vicenza e Treviso. Ma in altre 20 va oltre
il 15. Da Belluno a Cuneo, passando per Brescia, Como e Varese. La stessa mappa
del '92. Che, a sua volta, riassume la propagazione del voto leghista dal
4. Il Pdl è partito più forte in quasi tutto il Mezzogiorno, isole comprese.
Soprattutto in Sicilia, dove raggiunge livelli elevatissimi. Ma è forte anche
nel Nordovest. Ripercorre e riproduce la geografia e la biografia dei soci
fondatori. FI, che, fin dall'origine, ha ottenuto le migliori performance nel
Nordovest, lungo l'asse che collega Milano alla Liguria Occidentale; nelle
isole, soprattutto in Sicilia; nella fascia tirrenica del Mezzogiorno. An: che
ha ereditato e rafforzato il bacino elettorale del Msi, nel Centrosud, lungo
l'asse che unisce il Lazio alla Puglia.
5. Malgrado il profondo rinnovamento dell'offerta politica degli ultimi mesi,
quindi, la geografia del voto non è cambiata. Le fedeltà politiche territoriali
degli italiani appaiono più forti di ogni influenza mediatica. Più vischiose di
ogni personalizzazione.
La novità, semmai, è che la Lega, per la prima volta, ottiene un risultato
travolgente insieme al centrodestra. Non "sola contro tutti".
Probabilmente perché, in questi anni, ha potuto operare all'opposizione. La
posizione che sa sfruttare meglio.
6. Infine, l'Udc ha tenuto il suo segmento di voti. Limitato, ma comunque
stabile. Le forze politiche della Sinistra Arcobaleno, invece, hanno subito un
vero tracollo. Hanno perduto il 7% su base nazionale. Nel 2006, avevano
ottenuto oltre il 10% dei voti validi. Alle elezioni dei giorni scorsi,
insieme, poco più del 3%. Oltre due milioni e mezzo di voti in meno.
7. Una voragine aperta nel centrosinistra. Che la coalizione guidata da
Veltroni ha colmato in minima parte. IdV ha sicuramente ottenuto un buon
risultato. Il 4,4%. Quasi il doppio rispetto a due anni fa. Quanto al Pd, se
consideriamo insieme i partiti che ne fanno parte (oltre a Ds e Margherita,
anche i Radicali e la lista dei Consumatori), rispetto al 2006 si osserva una
crescita molto ridotta: meno di 1 punto percentuale. Che si realizza
soprattutto nelle zone rosse e nel Centrosud. Mentre nel Nord e nel Mezzogiorno
è sostanzialmente fermo. Oppure perde qualcosa. In altri termini: il Pd ha
intercettato i voti delle forze politiche che lo hanno promosso. Ma non è
riuscito ad attrarre flussi aggiuntivi. Dal centro e soprattutto da sinistra.
8. Così, se consideriamo il bacino elettorale di destra e sinistra delineato
dalla Cdl e dall'Unione nel 2006, oggi, il piatto della bilancia pende
decisamente a destra. In particolare, i voti delle forze politiche di
centrosinistra (l'Unione), rispetto a due anni fa, sono calati di quasi 7 punti
percentuali. Esattamente quelli perduti dalla Sa. Finiti, evidentemente,
altrove. Insieme a molti socialisti. Se osserviamo i primi flussi elettorali
(elaborati da Ipsos su dati aggregati, utilizzando il modello di Goodman), ne
abbiamo conferma. Su 10 elettori dei partiti di sinistra radicale, infatti,
sembra che meno di 3 siano rimasti fedeli, altri 2 abbiano votato per il Pd e
IdV, seguendo il richiamo del voto utile. La metà di essi, invece, si è divisa
equamente, fra l'astensione e altre formazioni politiche. In minima parte di
estrema sinistra, soprattutto di centrodestra. Per il Pdl, nel Mezzogiorno. Per
la Lega, in molte zone del Nord.
Non ci soffermiamo sulle ragioni politiche di questa diaspora. Ci limitiamo,
invece, a sottolineare come contribuisca a enfatizzare un problema di
rappresentanza e di prospettiva, già evidente in passato. Come hanno mostrato
le indagini di Demos, pubblicate su Repubblica nelle ultime settimane, il Pd
prevale, sotto il profilo elettorale, fra gli impiegati pubblici e i
pensionati. Mentre il Pdl supera, nettamente, il Pd fra gli imprenditori, i
lavoratori autonomi e i dipendenti del privato. Infine, tra i giovani
(soprattutto se lavorano).
Da ciò l'interrogativo. Quale futuro può attendere una forza politica
riformista di centrosinistra asserragliata nelle tradizionali regioni rosse?
Straniera nel Nord e spaesata nel Mezzogiorno? Se non riesce a parlare ai più
giovani, alle classi produttive? Ai ricchi e neppure ai
più poveri?
(16 aprile 2008)
Ha ragione chi ha notato che il nuovo Parlamento
italiano nato dalle elezioni di domenica e lunedì sarà l'unico dei principali
parlamenti europei dove non troverà posto alcun partito che nel nome si
richiami al socialismo o al comunismo. E questo accade nonostante che, come è
noto, partiti con quei nomi abbiano segnato profondamente per decenni la storia
della sinistra italiana e, insieme, la storia del Paese. Siamo di fronte,
insomma, a una svolta profonda non solo del nostro sistema politico, ma della nostra
intera vicenda nazionale, del lungo e tormentato configurarsi delle culture
politiche italiane. Svolta tanto più significativa in quanto poi coincide con
lo schierarsi elettorale a destra di tutto il Nord, cioè delle regioni più
industriose, più ricche e più avanzate della penisola, un tempo, in molte zone,
roccaforti della sinistra che aveva il socialismo o il comunismo nella propria
insegna.
Da questo punto di vista è oltremodo indicativo il
sorprendente successo della Lega in una regione come l'Emilia Romagna, con
oltre il 7% dei voti alla Camera. In realtà la Prima Repubblica non è finita
nel 1994, è finita ieri; e il terremoto che ha colpito la sinistra può essere
interpretato come la conseguenza del modo miope e insufficiente con cui proprio
la sinistra affrontò 15 anni fa la crisi di quella fase della democrazia
italiana, non cogliendone né il significato né le implicazioni. E perciò
riducendosi oggettivamente, allora e poi, a un ruolo di puro e semplice freno
anziché di spinta e di direzione. Ciò che portò alla fine la Prima Repubblica
fu essenzialmente la mancanza di alternativa di governo, il fatto che per
svariati decenni a reggere il Paese fossero più o meno sempre le stesse forze.
Uno degli effetti ne fu per l'appunto la vasta corruzione (da qui Mani Pulite),
insieme alla progressiva decrepitezza dei meccanismi e degli strumenti
amministrativi (per primi quelli dell'amministrazione statale) e all'
inamovibilità castale delle élites del Paese in quasi tutti i campi. Inutile
dire il motivo della mancanza per tanto tempo di una credibile alternativa di
governo: la presenza all'opposizione di un Partito comunista il cui sfondo
ideologico e la cui collocazione internazionale, essendo entrambi storicamente
contigui alla vicenda bolscevico- sovietica, non lo legittimavano a governare
una democrazia occidentale come l'Italia.
La fine dei partiti di governo della Prima
Repubblica (Dc e Psi) per effetto delle inchieste giudiziarie di Di Pietro non
ebbe l’effetto di spingere quelli che erano ormai i reduci del naufragio
comunista a una revisione radicale della propria storia. E neppure li indusse a
una rivisitazione altrettanto radicale di tutto l'impianto socio- statuale
italiano, delle reti d'interesse, dei luoghi di potere accreditati, delle
convenzioni bizantine, delle fame posticce di un regime ormai alle corde. Ebbe
anzi un effetto paradossalmente pressoché opposto. Indusse gli ex comunisti a
considerarsi quasi come i curatori testamentari di questo insieme di lasciti,
facendosi catturare dalla tentazione di poterne addirittura diventare
agevolmente gli eredi. Ciò che infatti cominciò fin da subito a verificarsi.
Con la conseguenza però che abbagliati da questa facile conquista gli scampati
al naufragio comunista non sentirono più l'urgente necessità, che invece
avrebbero dovuto sentire, di buttare a mare alla svelta il proprio patrimonio
ideologico, di ravvedersi senza esitazioni delle loro mille cantonate, di
prendere coraggiosamente un nome e un abito nuovi. O, se lo fecero, presero a
farlo con tempi politicamente biblici, dell'ordine degli anni.
Nel frattempo, come dicevo, orfano della protezione
un tempo elargitagli dalla Dc e dal Psi, il potere tradizionale italiano
cresciuto e prosperato sotto la Prima Repubblica si apriva volenterosamente a
quelli che esso riteneva ormai i nuovi padroni della situazione. In breve tutto
l'establisment economico- finanziario del Paese, tutta la cultura, tutta la
burocrazia, tutti gli apparati di governo, dalla polizia alla magistratura,
gran parte del vecchio cattolicesimo politico divennero o si dissero di
sinistra. Ma proprio la massiccia operazione di riciclaggio e di «entrismo» da
parte dei vertici della società italiana e dei suoi poteri, nell'area della
sinistra ex Pci, insieme all'esasperante lentezza con cui procedeva la
revisione ideologica di questa, hanno valso a porre il partito della sinistra
ex comunista, nell'ultimo dodicennio, in una posizione sostanzialmente
conservatrice. L’hanno reso di fatto il tutore massimo dell'esistente, incapace
di comprendere i grandi fatti nuovi che si andavano producendo nel Paese, di
rompere incrostazioni e tabù, restio a politiche animate da coraggio e da
fantasia, timoroso infine di rompere le vecchie solidarietà frontiste. In vario
modo questa parte, invece, se la sono aggiudicata fin dal 1994 le varie destre
che allora videro la luce e/o che allora presero a ricomporsi.
Le quali, a cominciare da Berlusconi, hanno invece
avuto facile gioco, esse sì, ad apparire fino ad oggi (e quale che fosse la
realtà) tese al cambiamento, lontane dal potere costituito, prive di troppi
pregiudizi ideologici, in sintonia con la pancia e con le esigenze più vere del
Paese. Il merito indiscutibile di Walter Veltroni è stato quello di capire che
sulla strada iniziata nel lontano 1993-94 la sinistra non poteva più procedere.
Prendere le distanze dal governo Prodi ha voluto dire precisamente prendere
visibilmente le distanze dalla tradizione. Da quella tradizione italiana che se
da un lato era servita a far vivere il nome del socialismo e del comunismo,
dall' altro però aveva reso sempre impossibile— ai partiti che ne portavano i
nomi— qualunque autonomo ruolo politico innovativo alla guida del Paese.
Veltroni ha capito che bisognava cancellare questa storia, la quale era stata
anche tanta parte della storia della prima Prima Repubblica; che era finalmente
giunto il momento di porre fine alla Prima Repubblica. Per farlo ha oggi dovuto
pagare un prezzo assai alto, certo. Ma i conti veri, come sempre, si potranno
fare solo alla fine.
16 aprile 2008
Religione
e laicità negli Usa, quello che ho chiesto al Papa
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
firma della
Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il
potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in
realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a
formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in
questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.
La
Lega stravince e già detta condizioni
( da "EUROPA
ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Primo altolà
a Berlusconi sulla legge elettorale La Lega stravince e già detta condizioni
Carroccio primo partito in Lombardia e Veneto. Il Pdl apre a Veltroni sulle
riforme, il Senatùr di traverso: "Si facciano anche senza il Pd".
FRANCESCO LO SARDO Una delle due cariche istituzionali, tre ministeri di primo
piano tra i quali il Viminale,
Tocca
ancora a lui, stavolta senza alibi
( da "EUROPA
ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il Cavaliere
deve ringraziare Veltroni: grazie alle scelte fatte dal Pd, che lui ha dovuto
rincorrere, e non certo a una legge elettorale che due anni fa fu imposta al
paese in vista di una vittoria dell'Unione e non certo per rendere più stabile
la legislatura, Berlusconi torna a palazzo Chigi nelle condizioni migliori.
Berlusconi
torna a bordo del Carroccio ( da "EUROPA ON-LINE"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni,
comunque, è riuscito a compensare in grandissima parte la scissione dalla
sinistra, mentre non è stato in grado, almeno a una prima analisi, di
"sfondare" verso il centro. Quella che gli studiosi chiamano
"volatilità" elettorale, cioè la facilità da parte degli elettori di
passare da un partito a un altro,
Le
muse inquietanti ( da "EUROPA ON-LINE"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come
meravigliarsi che l'eterna destra maggioritaria di questo paese possa ancora
riconoscersi in Berlusconi? Forse ha ragione la casalinga, il nostro problema
si chiama caos e tristezza: e speriamo che Walter Veltroni, cui va comunque il
nostro grazie, faccia il secondo miracolo, uscirne al più presto.
<Il
Carroccio è concreto: chiederà posti, non la secessione>
( da "EUROPA
ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni è
stato bravo, ma per il Pd le cose al Nord possono cambiare solo se riuscirà a
radicarsi. Eppure il viaggio era andato bene. Piazze piene, urne vuote? Prendo
un caso che conosco, Vercelli, città in cui sono nato e dove torno ofni
domenica a trovare mio padre, un anziano pensionato.
Tutti
stretti attorno a Walter ( da "EUROPA ON-LINE"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Elezioni
politiche 2008 LA SCONFITTA SERENA Veltroni augura buon lavoro a Berlusconi,
"ma non so quanto durerà" Tutti stretti attorno a Walter MARIO LAVIA
"Venite con me?". A Walter gli hanno risposto di sì e lo hanno
seguito, tutto il gruppo dirigente ha accompagnato il segretario lì di fronte
al loft, in quello che è stato soprannominato il loftone,
Tutto
in mano a Berlusconi L'Italia diventa bipartitica
( da "EUROPA
ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni ha telefonato al leader del Pdl riconoscendone la vittoria. Il Pd
svolgerà il ruolo dell'opposizione forte di un consenso che si aggira alla
camera sul 34 per cento. Veltroni, affiancato da tutto il gruppo dirigente, ha
sottolineato che "c'è stata una grande rimonta del Pd che è "la più
grande forza riformista che il paese abbia mai avuto"
Dove
abbiamo sbagliato e dove no ( da "EUROPA ON-LINE"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
prima e Berlusconi poi hanno mostrato di aver colto per tempo la domanda più
diffusa fra gli italiani, quella di una semplificazione del panorama politico e
della polarizzazione fra due grandi formazioni entrambe vocate innanzi tutto al
governo.
Il
fascino della sera delle elezioni sul web
( da "EUROPA
ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
roba tipo che
Veltroni è meglio di Berlusconi o che essere nel campo del progresso
democratico è meglio che ritrovarsi in quello del conservatorismo
omoprovvidenziale. Ricordo benissimo il motivo di fascino che mi spinse il 4
marzo
Moratoria
per la lotta alla fame nel mondo a Roma una città della scienza (non solo luci
al Colosseo) ( da "EUROPA ON-LINE"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con o senza
intesa col governo Berlusconi p.v., dev'essere la lotta contro la fame nel
mondo, nella scia della battaglia radicale degli anni Ottanta e della recente
vittoriosa moratoria all'Onu contro la pena di morte. Sotto il sindaco
Veltroni, gli eventi che segnarono quella moratoria venivano salutati con
l'illuminazione del Colosseo.
Sulla
Lega continuiamo a sbagliare ( da "EUROPA ON-LINE"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
illude che il
Carroccio condizionerà Berlusconi, non lo lascerà governare, lo farà cadere
domani. Magari fosse così, troppo facile. Il Berlusconi terza edizione avrà
qualche difficoltà ma ci vuol altro per fermarlo. Piuttosto, dato che Veltroni
dice che non siamo stati capaci di parlare "all'Italia profonda", si
potrebbe imparare qualcosa da com'è organizzata sul territorio la Lega.
Di
Pietro all'attacco ( da "Stampa, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ipotesi che
Walter Veltroni non ha avuto il tempo neanche di accarezzare come idea, ma
certo potrebbe rivelarsi ingombrante per il Pd non avere un proprio candidato
ad una poltrona così prestigiosa e dover schierare un personaggio ingombrante
come Di Pietro. E Maurizio Martina, leader del Pd lombardo, ha buon gioco a
minimizzare: "Certo,
La
Sinistra Arcobaleno? Tradita da simbolo, voto utile e astensionismo
( da "Stampa,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
che vince, il sindaco di Roma che si presenta senza l'ala radicale e che perde,
ma poi? "Semplicemente il distacco in termini di voti e percentuali
rispetto al 2001 è lo stesso - spiega Natale -. Veltroni non ha sfondato, ha
preso centomila voti in più del 2006, pescandoli principalmente a sinistra.
Nessuno.
L'unico problema: ci è mancato il tempo. L'anno prossimo ce l'avremmo fatta
( da "Stampa,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
così come il
governo ombra di cui ha parlato Veltroni. Non mi piace il termine "governo
ombra" perché mi ricorda esperienze passate, ma al di là di questo, che ci
sia una squadra che marca visibilmente l'azione del governo credo sia una buona
cosa". Un'ultima domanda. Veltroni ha detto che il Pd ha perso anche
perché ha scontato un giudizio negativo sul governo Prodi:
Berlusconi:
subito via l'ici ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Conferenza
stampa del leader pdl: lista dei ministri pronta in una settimana. Autocritica
e dimissioni nella Sinistra Arcobaleno Berlusconi: subito via l'Ici "A noi
le due Camere". Veltroni: parte male, faremo il governo ombra SEGUE A
PAGINA 2.
Torna
sul palco silvio l'affabulatore "scusate il ritardo, stavo parlando col
re" - sebastiano messina ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
quando gli
dicono che a Veltroni il suo inizio non è piaciuto. "Francamente, vi
prego: fatemi domande sui problemi reali, non su questo teatrino della
politica...". Ma poi riparte con un aneddoto sulla Thatcher, cita una
battuta di Reagan, e per chiudere la questione della presidenza del Senato
all'opposizione si passa lentamente l'indice sulla fronte,
Berlusconi:
"le camere a noi non saremo ostaggi della lega" - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
quello
annunciato da Veltroni, perché "ci sarebbe chiarezza di rapporti, non si
perde tempo. Ci sentiamo, ci vediamo e discutiamo. Quindi sono positivamente
impressionato da queste dichiarazioni di volontà". Al Pd, secondo
Berlusconi oggi si offre "l'occasione di mostrarsi opposizione, come si
usa dire, "della Regina", ossia preoccupata dei provvedimenti da
condividere che vanno nell'
Il
riformismo e il sonno della sinistra - corrado augias
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con la
candidatura di Veltroni, un'ottima occasione per voltare pagina. Credo che
l'Italia sia fatta di pensionati, operai, impiegati, precari che hanno scelto
la persona meno adatta a rappresentare i loro interessi. Non dovranno più
lamentarsi per i contratti non rinnovati, per il costo della vita, per le
scarse tutele sindacali.
L'eterno
ritorno del cavaliere - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
altra parte
la nettezza del successo di Berlusconi ha tolto di mezzo quel miraggio del
pareggio che covavano da mesi molti che affollano la periferia della sinistra,
pronti ad offrirsi da genio pontiere di un'intesa organica di governo tra
Berlusconi e Veltroni. La questione è chiara, come abbiamo provato a dire prima
del voto.
Quei
sette punti persi dal centrosinistra - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il successo
di Berlusconi è stato netto. La sua coalizione ha ottenuto oltre 17 milioni di
voti alla Camera. Circa 3 milioni e mezzo in più dell'alleanza Pd e IdV, che
sosteneva Veltroni. La quale prevale solo nelle regioni rosse (+14 punti
percentuali). Inoltre, c'è equilibrio nelle regioni del Centrosud (Lazio,
Abruzzo e Molise: +2 punti per il Cavaliere)
Brevi,
schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ho puntato
tutto su Veltroni. Ora alla delusione si aggiunge la tristezza per il fatto
che, dopo sessant'anni, gli eredi dei socialisti e dei comunisti (protagonisti
della nascita di un'Italia democratica) non andranno in Parlamento. Non sono
più stati in grado di comunicare con i propri elettori, in parte astenuti, in
parte spostati sulla Lega.
Pensioni,
a chi gli aumenti ( da "Giornale.it, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Milano,
l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
L'Expo,
la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Dal
nanetto al "piccolo Ciarra"
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Imposte
locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Quel
programma "stracciato" ma dalla sinistra
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Walter
e l'Italia "sapore di sale"
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Le
sette missioni di Berlusconi per l'Italia
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
I
dolori di Walter, Emma e le liste chiuse ma anche no
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
"questo
è un delitto politico ora serve tornare alle radici" - niccolo zancan
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Intanto
Veltroni così categorico: per certi versi si è smarcato più di Berlusconi
NICCOLO ZANCAN (segue dalla prima di cronaca) NIccolò zancan Gallino, quali
sono le cause del disastro? "La questione del voto utile ha avuto un peso.
Anch'io, a un certo punto, mi sono chiesto se non convenisse confluire in un
partito più grosso per fare massa.
"e
ora tutti con rutelli e zingaretti" - carlo picozza
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
governo e
catalizzato dalle lusinghe del voto utile evocato Berlusconi e Veltroni. Adesso
ripartiamo da qui, dall'esperienza di Roma". Dopo la sconfitta di Rc, c'è
chi nel Pd non vuole Patrizia Sentinelli come vice di Rutelli in caso di
vittoria del centrosinistra. "Francesco manterrà la parola sulla
valorizzazione della Sinistra Arcobaleno nella squadra di governo della
città",
In
parlamento le novità sono rosa fuori il senatore della mortadella - antonella
romano ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
la
lavoratrice del call center voluta da Veltroni, nona in lista, rimasta al palo
dopo l'illusione di un posto da capolista. Tra i nuovi ingressi quello di
Gabriella Giammanco, giornalista del Tg4 di origini bagheresi, il cui nome è
stato caldeggiato direttamente da Berlusconi. La Sicilia porta a Palazzo Madama
tredici senatori del Pdl, sette del Pd,
Il
governo nei saloni del g 7 - ottavio lucarelli
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Bassolino e
Veltroni si vergognino". Ieri Berlusconi non è tornato a chiedere le
dimissioni di Bassolino, lo fanno da lunedì sera tutti suoi colonnelli campani,
ma in conferenza stampa serale è tornato sulla questione immondizia. E di nuovo
pesantemente: "I rifiuti di Napoli hanno rovinato la nostra immagine nel
mondo".
Pagina
IV - Napoli Pdl Silvio BERLUSCONI Gianfranco FINI Stefano CALDORO Alessandra
MUSSOLINI Italo ... ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Giuseppina
PICIERNO Walter VELTRONI Tino IANNUZZI Guglielmo VACCARO Costantino BOFFA
Luciana PEDOTO Fulvio BONAVITACOLA Mario PEPE Stefano GRAZIANO (Antonio CUOMO)
IDV Antonio DI PIETRO Aniello FORMISANO (Silvana MURA, Massimo DONADI o
Francesco BARBATO) Silvana MURA o Americo PORFIDIA UDC Pierferdinando CASINI
Ferdinando ADORNATO (Nunzio TESTA) (
Bassolino
non si arrende - conchita sannino
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Da Veltroni
in poi. Sassolini e recenti rospi compresi. "è un terremoto politico -
analizza il governatore - . A Roma, e poi qui da noi, rifiuti o non
rifiuti". "Qui ne abbiamo viste di tutti i colori, abbiamo
fronteggiato una straordinaria concentrazione di fuoco, abbiamo incassato
un'aggressione senza precedenti scatenata contro il territorio:
Inchiodati
alle poltrone - massimo villone ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Fallisce il
progetto di Veltroni e del Pd. Si dimostra velleitaria la scelta di una corsa
in solitudine. La Sinistra Arcobaleno affonda. Berlusconi vince, la Lega
trionfa. E la Campania passa alla destra. Forse sentiremo dire che in fondo
Veltroni ha vinto o almeno non ha perso del tutto, perché ha raggiunto le
percentuali sperate per il Pd.
Migliore
lancia il contrordine "restiamo in giunta regionale" - angelo
carotenuto ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Su questo
punto, Veltroni non ci ha tolto neppure un voto. è una critica che non
aggredisce il nostro corpo sociale. Il dato negativo ci spinge alla
riflessione, senza poterci prendere una pausa". La riflessione qual è?
"Alcuni dati delle amministrative sono significativamente diversi da
quelli del Parlamento".
Inchiodati
alle poltrone - massimo villone ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che a
Veltroni rimangono solo le larghe intese o, secondo un'opinione, l'inciucio. Un
tempo la somma delle sinistre era vicina al 40 per cento. Oggi, la Sinistra
Arcobaleno non è in Parlamento. Un fatto assai grave, e un disastro annunciato,
che viene anzitutto dai troppi errori commessi.
Così
si sono mossi centomila voti - maurizio bono
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per
Veltroni" al 38,5, quasi 11 punti dal totale berlusconiano. Non sono
trasferimenti di cui si può ricostruire l'itinerario esatto (per esempio ci
sono di mezzo l'aumento di astensioni, i 30 mila voti del 2006 alla Rosa nel
pugno "svaniti", il dimagrimento dell'Udc, la quasi sparizione del
Psi), ma è guardando i risultati dei partiti maggiori zona per zona,
Esclusi
illustri, corsa all'ultimo seggio - stefano rossi
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che grazie
alla scelta del Lazio da parte di Veltroni, rientra alla Camera via Milano. Ma
non sempre le cose vanno in questo modo. Primo degli esclusi al Senato per il
Pd è il bresciano ex Udc Riccardo Conti, ex amministratore e tuttora azionista
di minoranza di Estate Sei, proprietaria di parte dell'area ex Alfa di Arese.
Le
due risposte a disagio e paura - ivan berni
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
scegliesse la
proposta politica di Veltroni. Il dato ottenuto dal Pd a Milano è superiore a
quello ottenuto dall'Ulivo (Ds e Margherita) alle politiche 2006 e ha
manifestamente intercettato una fetta consistente del voto in fuga dal disastro
della Sinistra arcobaleno. Quel 30 e più per cento da un lato è la base su cui
costruire una nuova proposta riformista di governo del territorio,
Il
malessere di una sconfitta - vittorio coletti
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sarebbe stato
più decisivo il fatto che Valter Veltroni si rivolgesse al "Paese" e
parlasse del "Paese", con una visione ecumenica e buonista
dell'Italia, o il fatto che Berlusconi si rivolgesse all'"elettorato
moderato", e parlasse degli "elettori di centrodestra",
prospettando con calcolata ferocia il pericolo della vittoria di "quelli
di sinistra".
L'amaro
addio delle tute blu "ci hanno tradito e votiamo lega" - giuseppe
filetto ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
così gli
operai votano Berlusconi, delusi anche dai sindacati che fanno ciò che ordina
il padrone: sono caduto da
Il
malessere di una sconfitta - vittorio coletti
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
coeso e
solidale di Veltroni, benedetto dal "ma anche"; dall'altro, il
diffidente "elettorato di centrodestra" di Berlusconi, la cui
preoccupazione principale è invece il "no" all'altra metà
dell'Italia. I risultati ci dicono che il linguaggio del no, della
demonizzazione ha contato di più e un episodio genovese può aiutare a capirlo
meglio.
"facciamo
un nuovo partito comunista" ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
partito
comunista che sia alternativo al modello americano proposto sia da Berlusconi
sia da Veltroni. Serve una vera e propria costituente comunista". Gruppi
dirigenti azzerati? "E' una sconfitta che nessuno è riuscito a valutare.
Di questa sono responsabili tutti i gruppi dirigenti e se ne dovrà tenere
conto". Lei parla di un nuovo Pci ma gli italiani hanno creduto a
Berlusconi.
Martini
va da berlusconi con un dossier sulla toscana - simona poli
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che con
Veltroni non è certo tenero: "Il Pd aveva tre obiettivi: battere
Berlusconi, diventare il primo partito italiano, isolare e ridurre ai minimi
termini la sinistra. Ha fallito i primi due, ha avuto successo sul terzo",
commenta sarcastico. Se nella coalizione toscana di centrosinistra gli
equilibri sono messi a dura prova,
Cofferati
a bossi: "la moschea si farà"
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il giorno
dopo le elezioni politiche che hanno incoronato Berlusconi a Roma, il sindaco
"sceriffo" inviso alla sinistra radicale non polemizza con gli
Arcobaleno, e preferisce tornare sul buon risultato del Pd sotto le torri. Con
tanto di complimenti a Walter Veltroni: "E' stato straordinario. Ma ora
c'è molto da fare perché comincia una stagione nuova".
Cgil
apre l'autocritica a sinistra "operai e pensionati con la lega" -
luca sancini valerio varesi ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e il
sindacato rosso. Il motivo: la potente organizzazione dei metalmeccanici che
tanti dispiaceri ha dato sul welfare al governo Prodi sarebbe diventata riserva
di voti per Berlusconi e Bossi. "Nel momento in cui il malcontento degli
operai e dei pensionati si riversa su forze come la Lega Nord - avverte il
segretario della Camera del lavoro Cesare Melloni mettendo le mani
Il
voto a bari città consola il pd - raffaele lorusso
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il partito di
Veltroni ha di fatto svuotato la Sinistra l'Arcobaleno, che nel 2006 presentò i
simboli di Rifondazione comunista, Verdi e Comunisti italiani e Socialisti.
Nonostante tutto, però, il successo del Popolo della libertà è chiaro e assume
dimensioni ampie: 47,5 per cento contro 31,1 del Pd alla Camera e 47,
L'udc
adesso canta vittoria "il senato? un vero peccato"
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dove hanno
pesato soprattutto il carisma di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, nello
scudocrociato il radicamento del territorio dei candidati ha giocato un ruolo
forse decisivo. Emblematico, da questo punto di vista, è il risultato di Lecce:
il 9,6 per cento alla Camera e il 9,3 al Senato sono riconducibili alla
presenza Salvatore Ruggeri e Gino Caroppo,
Poli
bortone: "dopo il successo alla puglia tocca un ministero" - piero
ricci ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Il
rischio forte c'era, agevolata dal buon Veltroni che ha fatto di tutto per
realizzare una cosa del genere. Dal suo punto vista, è un bene o no che non sia
in Parlamento? "Potrebbe non essere un bene. Dipenderà da questo nuovo
ruolo di sinistra extraparlamentare come se lo vorranno gestire.
Grillo:
fossi silvio farei walter vicepremier
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La polemica
Grillo: fossi Silvio farei Walter vicepremier ROMA - "Topo Gigio
(Veltroni, ndr) è stato il miglior alleato del Pdl. Ha fatto cadere il governo:
lui, non Mastella. Ha perso le elezioni in modo disastroso. Ha cancellato la
sinistra e i verdi. Si può fare. Se fossi Berlusconi lo farei vicepresidente
del Consiglio".
Francesco
sulla linea maginot "ma la mia sarà la prima rivincita" - giovanna
vitale ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Lo staff di
Veltroni dall'ex ministro: eviteremo salti all'indietro "Ho fiducia, il
vantaggio delle prime sezioni scrutinate è importante" GIOVANNA VITALE
ROMA - Alle otto e mezza della sera, l'aria sciupata di chi per cinque ore ha
viaggiato sulle montagne russe, Francesco Rutelli esce dal suo ufficio e
ammette davanti ai cronisti una realtà difficile da dire:
"intercettano
il malcontento e vincono adesso anche il pd deve fare lo stesso" - roberto
bianchin ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
In cosa ha
sbagliato Veltroni? "In nulla. Il Pd è un partito nuovo, è giovane, ha
solo bisogno di tempo. Avessimo avuto qualche settimana di più, avremmo potuto
spiegare meglio il senso della nostra proposta, far capire che sono caduti gli
schemi e le barriere. Ma è comunque un ottimo inizio".
"sconfitti
dal giudizio sul governo" e veltroni annuncia l'esecutivo ombra - carmelo lopapa
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Sconfitti
dal giudizio sul governo" e Veltroni annuncia l'esecutivo ombra Dialogo
con l'Udc, attacco a Berlusconi: brutto inizio sulle Camere Il Partito
democratico Il leader: 2,6 milioni i voti persi dal centrosinistra Parisi: in
gioco il gruppo dirigente CARMELO LOPAPA ROMA - Punto e a capo.
Il
pd come i democratici degli usa "così cresciamo nelle grandi città" -
giovanna casadio ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
se Veltroni
avesse avuto più tempo sarebbe entrato nel paese profondo", è l'ottimistica
valutazione di Weber. Fa il paio con l'opinione del sondaggista Nicola Piepoli
di "Consortium", che però preferisce parlare di "nicchie di
Berlusconi". Una sorta di "pozzi di consenso" a cui il Cavaliere
attinge facilmente e che sono rappresentati dalle "
I
leader si schierano con walter "ma sul rinnovamento serve prudenza"
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
proposto il governo ombra, ha parlato di un rapporto con l'altra e unica
opposizione a Berlusconi che è l'Udc di Pier Ferdinando Casini. "Non
dobbiamo inaugurare un patto di consultazione. Ma un dialogo costante sì".
Più decisa la posizione di Enrico Letta: "Non c'è tempo da perdere, con
l'Udc l'asse deve diventare subito una realtà.
Walter
vacilla, poi incassa e rilancia "vado avanti, la strada giusta è
questa" - alessandra longo ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
era Berlusconi.
Le telecamere di Sky agganciano Veltroni di prima mattina, sono passate da poco
le otto e il leader del Pd si presenta di nuovo tonico: "Certo, che ho
dormito...". Ha già in mente che opposizione farà: dura e pura, senza
sconti e con un governo ombra, "di stile anglosassone" che al
Cavaliere non gliene farà passare una.
Bassolino:
i rifiuti non c'entrano in campania il pd è cresciuto - conchita sannino
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Poi fa
partire il primo sassolino per Veltroni: "è finito un ciclo politico, a
Roma e qui da noi, rifiuti o non rifiuti. è un terremoto". Infine, da
governatore prossimo all'uscita, fa volare il secondo sasso: "Giusta la
scelta di andare da soli. "Liberi" ha detto Veltroni. Ora siamo
liberi, ma di cosa?
"vedrò
il cavaliere sulle riforme ci dimostrino la buona volontà" - goffredo de
marchis ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
"è destinato ad aprire un ciclo nuovo della politica italiana e i cicli in
Europa durano 5-10 anni. Da nessun parte alle prima difficoltà si rompono le
righe". Dunque, si riparte da Walter, da una sconfitta che è figlia "del
saldo negativo del governo di centrosinistra impossibile da ribaltare in così
poco tempo"
"noi,
cannibalizzati da veltroni ce la siamo anche andata a cercare" - antonello
caporale ( da "Repubblica, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ma tre entità
separate tra loro" "Noi, cannibalizzati da Veltroni ce la siamo anche
andata a cercare" Mancava il senso di una proposta e Bertinotti è stato
poco aggressivo con Walter L'Italia sembra il Billionaire, andrò a Cipro dove
c'è un presidente comunista? ANTONELLO CAPORALE In casa del morto non si
piange.
La
lega conquista un milione 700 mila voti - silvio buzzanca
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Infine
bisogna tener contro di un effetto Veltroni nel Lazio. E di un altrettanto
effetto Di Pietro nel Molise. Insomma, confrontare la cifra assoluta dei voti
del Pd è complicato. Lo è meno per la Pdl. Rispetto al 2006 il Pdl, An e Forza
Italia, perde 125 mila voti. Ovvero lo 0,9 per cento.
Euro-lite
per la successione a frattini - alberto d'argenio
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni boccia
il candidato Tajani: "Scelta da spoils system" Euro-lite per la
successione a Frattini ALBERTO D'ARGENIO BRUXELLES - Il duello tra Veltroni e
Berlusconi sulle nomine istituzionali tracima in Europa: al centro delle
polemiche la successione del vicepresidente della Commissione Ue, Franco
Frattini,
Berlusconi
inizia male e attacca l'Unità Veltroni annuncia: governo ombra Il Cavaliere si
prende le presidenze di Camera e Senato. Riforma elettorale? Solo ritocchi Il
leader Pd: h ( da "Unita, L'"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Berlusconi inizia male e attacca "l'Unità" Veltroni annuncia: governo
ombra Il Cavaliere si prende le presidenze di Camera e Senato. "Riforma
elettorale? Solo ritocchi" Il leader Pd: ha pesato il malcontento sul
governo. Rutelli al ballottaggio, Illy perde in Friuli "La sinistra
dovrebbe darsi una regolata con chi produce l'
Berlusconi:
l'Unità va dismessa... Affonda contro il nostro giornale fuori dal coro.
Veltroni: la democrazia è fatta così
( da "Unita,
L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Berlusconi: "l'Unità va dismessa..." Affonda contro il nostro
giornale fuori dal coro. Veltroni: la democrazia è fatta così di Natalia
Lombardo/ Roma Il BERLUSCONI TERZO si è messo il doppiopetto e diffonde volontà
di dialogo sulle riforme, ma precisa come la vede: "Dato che il Pd ha
copiato molti punti del nostro programma,
Turco:
non abbiamo capito gli umori profondi del Paese
( da "Unita,
L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
accordo con
Veltroni: il fatto che non sia rappresentata Sa in parlamento è una perdita per
la democrazia. Per questo sarà necessario un rapporto costante con questa
sinistra che rappresenta valori e persone preziose per il Paese. È necessario
anche costruire un lavoro comune partendo da una convinzione: deve esserci
l'unità di tutte le componenti della sinistra nel governo del paese.
Abbiamo
le carte per vincere Rutelli: vantaggio significativo, ci consentirà di
rinnovare il buon governo della capitale Sentinelli: dobbiamo lavorare e
mobilitarci, sul territori ( da "Unita, L'"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E mostra
ottimismo visto che la forbice è leggermente più larga di quella che separava
Veltroni e Tajani nel 2001 (anno del secondo governo Berlusconi). Ora, appunto,
l'importante è impegnarsi in queste due settimane per vincere. "Abbiamo
già fatto stampare 60 mila manifesti a sostegno di Zingaretti e di Rutelli, ora
torniamo nei quartieri", rilancia Smeriglio.
Rutelli
e Zingaretti doppia sfida nei ballottaggi Primarie Udc per il secondo turno, il
candidato sindaco: Fiducioso sull'elettorato di centro
( da "Unita,
L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni; otto anni completati proprio in coincidenza delle elezioni politiche
del 2001: anche allora Berlusconi vinse e proprio sulle Comunali si concentrò la
rivalsa del centro sinistra. Al primo turno Veltroni ebbe il 48,3 contro il
45,1 dell'avversario: una forbice più stretta di quella registrata ieri.
Ave
Silvio, morituri te salutant ( da "Unita, L'"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Boselli però
dice che è tutta colpa di Veltroni: "Walter ha responsabilità
gravissime" in concorso esterno si suppone con gli elettori. Ma ora
anche lui minaccia "un congresso", mentre Bobo Craxi s'interroga:
"Adesso dovremo capire quanta gente c'è dietro quello 0,7%". Pochina,
a occhio e croce.
Veltroni:
Con il Pdl il dialogo parte male Vigileremo su Berlusconi, faremo il governo
ombra. Sul risultato ha pesato il giudizio sull'esecutivo Prodi
( da "Unita,
L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Lui ha
telefonato a Berlusconi e si è detto disponibile al dialogo. Ma il futuro
premier? "A ogni gesto corrispondono atti conseguenti", dice
Veltroni, e l'avvertenza si riferisce a un altro terreno su cui Berlusconi
sarebbe tentato di fare da solo: la nomina del commissario europeo, visto che
Frattini lascerà Bruxelles per diventare ministro.
Compagni,
abbiamo sbagliato... Va in onda il dramma della sinistra
( da "Unita,
L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
anche se era ottant'anni che faceva politica in dieci giorni si è riciclato
come nuovo...". Non mancano gli ammonimenti al Pd: ora non montatevi la
testa. "Conosco moltissime persone - spiega un ragazzo - che hanno votato
Pd con la logica del voto utile, ma che in passato avevano votato sempre Verdi
o Comunisti Italiani.
La
mappa del voto Pd: successo nelle città, difficoltà in provincia A Milano
conquista il 32,2% a Roma oltre il 42. Il leader: Ora una nuova fase,
recuperiamo l'Italia profonda ( da "Unita, L'"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come ha detto
Veltroni, su cui adesso il lavoro dovrà proseguire. Segni più anche in regioni
in bilico del centrosud dove ha vinto Berlusconi: in Abruzzo 33,9 contro il
30,7% del
I
lettori: Niente processi a Walter Tutti uniti. Ma quante lacrime
( da "Unita,
L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
non può
essere indifferente se non entusiasta della dittatura mediatica di Berlusconi.
Veltroni deve partire da una catartica operazione di pulizia all'interno dello
stesso partito democratico. Deve allontanare i mestieranti della politica, ce
ne sono troppi. Un lavoro che deve partire dalla periferia. Davide Priori Il Pd
e i suoi dirigenti devono trarne le conseguenze Primo.
Berlusconi
perde voti al Nord, ma la Lega raddoppia Veltroni cresce rispetto all'Ulivo
2006. L'exploit Di Pietro: aumenta di oltre 400mila voti
( da "Unita,
L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Berlusconi perde voti al Nord, ma la Lega raddoppia Veltroni cresce rispetto
all'Ulivo
Prodi
amaro: Il silenzio è dissenso L'ex premier in Usa. La maggioranza che non mi ha
seguito è stata punita dalle urne
( da "Unita,
L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
di Ninni
Andriolo inviato a New York UN SILENZIO ELOQUENTE, dopo il giudizio di Veltroni
sul governo. Romano Prodi non commenta ufficialmente il responso delle urne.
"Preferisce concentrarsi sugli incontri che avrà al Consiglio di Sicurezza
dell'Onu", spiegano i collaboratori, durante il volo che porta il
Presidente del Consiglio da Roma a New York.
VENETO
1 PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Niccolò Ghedini, Alberto Giorgetti,
Al ( da "Unita, L'"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni, Tino Iannuzzi, Guglielmo Vaccaro, Costantino Boffa, Luciana Pedoto,
Fulvio Bonavitacola, Mario Pepe, Stefano Graziano. IDV:Antonio Di Pietro.
UDC:Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa. PUGLIA PDL:Silvio Berlusconi,
Gianfranco Fini, Raffaele Fitto, Alfredo Mantovano, Antonio Leone, Donato
Bruno,
ABRUZZO
PD:Legnini Giovanni, Marini Franco IDV:Mascitelli Alfonso PDL:Di Ste
( da "Unita,
L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni, Linda Lanzillotta, Barbara Pollastrini, Erminio Quartiani, Enrico
Farinone, Marco Colombo, Emilia De Biasi, Emanuele Fiano, Vinicio Peluffo,
Alessia Mosca, Roberto Zaccaria, Ercolino Duilio. LOMBARDIA 2 PD:Enrico Letta,
Paolo Corsino, Paola Binetti, Antonio Misiani, Daniele Marantelli, Giovanni
Sanga,
Una
sinistra nel buio ( da "Unita, L'"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il Pd di
Veltroni, insomma, non ha sfondato al centro e, quel che è peggio, molti dei
consensi che avrebbe dovuto intercettare sono volati addirittura in direzione
della stessa Lega, non esattamente un esempio di cultura del "bene
comune", anzi, dei veri diritti di cittadinanza.
Ha
appena vinto e subito attacca l'Unità Cara Unità, Berlusconi ancora u
( da "Unita,
L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi aspetterei
che Veltroni dicesse con chiarezza che un organo di stampa come l'Unità non è
ai suoi ordini e che forse lui non c'è abituato (e ormai neanche noi) ma in una
democrazia l'informazione dovrebbe controllare la politica e non viceversa.
L'opposizione a quest'uomo deve essere dura, pena la definitiva perdita della
democrazia (e siamo già sulla buona strada)
La
sinistra radicale torna in piazza <La prova generale il 25 aprile>
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Visto
che Veltroni nel programma si è dimenticato della Resistenza e del 25 aprile,
ci penseremo noi". Secondo Farina, insomma, l'anniversario della
Liberazione "come nel '94 sarà una grande chiamata in piazza per coloro
che credono nella sinistra e che da queste elezioni sono usciti
sottorappresentati e schiacciati".
Giunta
verso il <rimpasto>. E il Pd cerca il capogruppo
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
cercando il
modo per accontentare le anime interne al partito di Veltroni. Su Palazzo
Marino, al momento la candidatura più forte rimane quella dell'ex coordinatore
cittadino ds, Pierfrancesco Majorino, anche se la componente cattolica non si è
ancora espressa e permangono alcune resistenze da parte dei consiglieri più
slegati da appartenenze di partito.
Tognoli:
il Ps non è l'erede del socialismo di Craxi
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Dei
pezzi ne hanno presi tutti, Berlusconi, Veltroni. Perché sono idee che non
respingono l'individualismo ma hanno grande attenzione per i valori della
solidarietà". Dicono di voler mantenere viva la presenza socialista,
nonostante la sconfitta. "Bene, lo facciano, ma non dimentichino la
storia".
Il
lumbard Castelli contro Martina (Pd) I partiti preparano la sfida al Pirellone
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il metodo
delle primarie nel partito di Veltroni è previsto da statuto e peraltro sembra
metabo-lizzato: l'investitura popolare ci vuole. Detto questo, il nome di
Martina è quello che ricorre. Semmai è esistita, l'ipotesi di una candidatura
Bersani "oggi non è realisticamente in campo", spiega qualcuno.
Sfida
sul filo tra i due Poli Decisive le liste civiche
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
A Sesto e
Cinisello il duo Berlusconi-Bossi ha toccato il 43%, contro il 43-44% di
Veltroni- Di Pietro. La Sinistra Arcobaleno si è fermata al 4,5%. A Cinisello,
dove l'Arcobaleno esprime il sindaco, il vicesindaco e due assessori, la
batosta costringerà ad un rimpasto di giunta.
<A
noi le Camere. La Lega? Non comanderà>
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
anche
presto" a un incontro con il veltroniano Bettini e definirsi
"positivamente impressionato " dall'idea di Veltroni di un governo
ombra che permetterebbe "un rapporto diretto, io da responsabile del
governo, lui dell'opposizione, e anche tra ministri". Promette che
confermerà i vertici delle grandi aziende pubbliche.
E
il Pd <processa> la gestione Prodi
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Del resto,
anche Veltroni è più d'accordo sulla prudenza da usare con Berlusconi:
"Non dobbiamo dare nessuna idea di inciucio". E la buona fede del
leader del centrodestra che si dice disponibile al dialogo si misurerà sulla
base delle scelte future. Su quella del commissario europeo, per esempio.
Confalonieri:
si cambia Giustizia e sindacato riforme senza scontri
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Pensavo a
Veltroni, comunque. Ecco, se Veltroni vuole... Si può fare. Si può cambiare
l'Italia. Eppoi, lui e Berlusconi non si sono reciprocamente accusati di
essersi copiati i programmi? Allora non sarebbe un problema approvare leggi che
si apprezzano.
Veltroni:
ora governo ombra Il Pdl? L'inizio non è buono
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dice Walter
Veltroni che il Pd ripartirà da uno shadow cabinet, un governo ombra che avrà
tanti ministri quanti saranno quelli dell'esecutivo Berlusconi e che su
"ogni questione" aprirà con la maggioranza una dialettica in stile
"europeo". Il segretario pubblicamente non lo ricorda, ma la stessa
idea venne nel 1989 ad Achille Occhetto per contrastare l'
Il
leader va in Israele Si chiude la fase dell'<equivicinanza>
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
che con Walter Veltroni, con il quale i rapporti sono buoni e al quale la
comunità ebraica romana riconosce, per bocca del suo presidente Riccardo
Pacifici, di aver contribuito a semplificare il sistema italiano "con
l'esclusione dal Parlamento dell'estrema destra di Storace e della sinistra
radicale dei Diliberto e di quanti bruciano le bandiere americane e israeliane
Ciampi:
Bossi? La Lega è cambiata Subito riforme, Silvio non ha alibi
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Era una
partita molto ardua, quella giocata da Walter Veltroni. Ha fatto un
investimento sul futuro, che ha comunque prodotto un'innovazione importante,
semplificando il nostro frammentato quadro politico e anche, per i toni da lui
usati, disintossicando un po' il clima. Gliene va dato atto". Marzio
Breda.
LA
CAPITALE E IL VENTO DEL NORD ( da "Corriere della Sera"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni: Gianni Alemanno, che molto gossip politico descriveva svagato, con
una poltrona da ministro già pronta nell'immancabile governo Berlusconi, e che
invece s'è battuto fin qui con grande efficacia. Per la Provincia, a un Alfredo
Antoniozzi dal profilo politico non proprio tagliente, lo schieramento
veltroniano opponeva un quadro sostenuto dagli apparati e dalla gente:
Il
forum di oggi ( da "Corriere della Sera"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Più del terzo
successo di Berlusconi, più dell'avanzata di Bossi, più dell'incompiuta di
Veltroni, gli Italians sembrano colpiti - ma non dispiaciuti - dal crollo dei
piccoli partiti, Rifondazione & C in testa. Scrive Laura Sensi
(laus@email.it): "Nella mia Toscana la Sinistra-Arcobaleno ha preso 4.
I
grandi? Non guadagnano voti ( da "Corriere della Sera"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
opposizione
ampliare il perimetro della propria coalizione per poter sperare di sconfiggere
il Pdl alle prossime elezioni. Svp e socialisti hanno ottenuto circa 500.000
voti, che sommati ai 2 milioni dell'Udc quasi colmerebbero il divario tra i
quasi 16,6 milioni della coalizione guidata da Berlusconi e i circa 13,7
milioni di quella guidata da Veltroni.
<Il
ballottaggio? Sarà la rivincita>
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Così fu tra
Rutelli e Fini nel 1993, così tra Veltroni e Tajani nel 2001, così, adesso,
accadrà tra Rutelli e Alemanno (due del mattino, 1.841 sezioni su 2.600:
Rutelli al 45,89, Alemanno al 40,52). è per questo che al quartier generale del
candidato del centrosinistra, la domanda che si ripete è solamente una: e
adesso?
Una
storia finita ( da "Corriere della Sera"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il merito
indiscutibile di Walter Veltroni è stato quello di capire che sulla strada
iniziata nel lontano 1993-94 la sinistra non poteva più procedere. Prendere le
distanze dal governo Prodi ha voluto dire precisamente prendere visibilmente le
distanze dalla tradizione. Da quella tradizione italiana che se da un lato era
servita a far vivere il nome del socialismo e del comunismo,
Tutti
gli eletti del Lazio nel nuovo Parlamento
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Pd - 16:
Marianna Madia, Walter Veltroni, Paolo Gentiloni, Antonio Rugghia, Enrico
Gasbarra, Michele Meta, Ileana Argentin, Massimo Pompili, Renzo Carella,
Roberto Morassut, Roberto Giachetti, Walter Tocci, Maria Coscia, Giovanni
Battista Bachelet, Pietro Tidei e Pierfausto Recchia.
E
ora arriva il tempo dei cambiamenti per il governo e anche per noi
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
30, circa,
Walter Veltroni ha telefonato a Silvio Berlusconi, prendendo atto della
vittoria, indiscussa, dell'avversario. Secondo: per la prima, ripeto, per la
prima volta in Italia, i dibattiti tv hanno potuto approfondire le ragioni del
voto, sapendo per certo chi aveva vinto e chi aveva perso.
La
carta di Francesco Recuperare a sinistra e nel mondo gay
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Hanno
chiamato Veltroni e D'Alema? "Va beh... tanto, al ballottaggio, ci
prenderemo la rivincita". Gianni Borgna, ex assessore alla Cultura della
città: "D'altra parte, ai ballottaggi vincenti, siamo abituati. Ricordo un
Rutelli- Fini, e poi un Veltroni-Tajani.
Rutelli
va al ballottaggio per il Campidoglio
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
contribuito
più alla causa di Veltroni alla Camera che alla conquista del Campidoglio. Al
Pantheon, nel cuore della città, anche il Pdl attacca: sia l'avversario di
oggi, Rutelli, sia lo sfidante di ieri, Veltroni; dice Alemanno: "Se
questi primi dati dovessero essere confermati anche solo in parte, da Roma
verrebbe una lezione: non si può fare politica senza tenere presente la realtà,
La
Svp: <Ci stiamo leccando le ferite>
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sostenuta
dallo stesso Pichler Rolle) e l'altra pro-Veltroni sponsorizzata dal senatore
Oskar Peterlini. "Il nostro essere fuori dai blocchi - ha detto il
segretario - è stato spiegato male e può essere stato interpretato in alcuni
casi come un appello a votare per Berlusconi. Occorre un ripensamento radicale
sul modo di comunicare con la base".
Elettori
di sinistra in fuga verso il Pd La metamorfosi dei centristi
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il fenomeno è
stato determinato sia dalle iniziative di Veltroni e Berlusconi in termini di
offerta partitica, sia dalla consistente limitazione determinata dalle soglie
di accesso al Parlamento previste dalla legge, sia, soprattutto, dalle scelte
degli elettori. La vittima maggiore di questa tendenza è stata la Sinistra
radicale.
Maglie
nere e sobrietà <Così il Cavaliere ha capito l'Italia>
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E Berlusconi
lo ha capito? "Lo ha sentito. L'inconscio collettivo non è una invenzione
di Jung, esiste, è quella somma di stati d'animo individuali che nel mondo
anglosassone chiamano "sentimenti". Vede, Veltroni è stato
bravissimo, però ci parlava di un Paese che non era l'Italia, è entrato in
dissonanza con il sentimento collettivo"
Il
secondo turno coinvolgerà anche molti municipi
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Va sottolineato
che come accade per il voto capitolino anche nei municipi il centro-sinistra di
Veltroni e Rutelli si appoggia alla Sinistra Arcobaleno, in un'allenza che sul
piano nazionale hanno palesemente rifiutato. Ma andiamo con ordine, leggendo i
dati finora in nostro possesso. Del risultato nella circoscrizione di
Cassia-Vigna Clara abbiamo già detto.
In
Ciociaria trionfo del Pdl: aria di crisi per gli enti locali a guida
<rossa> ( da "Giornale.it, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni, che
da queste parti aveva puntato tutto sull'assessore regionale Francesco De
Angelis non porta a casa neppure un parlamentare. A Frosinone città addirittura
il partito di Berlusconi ha doppiato il Pd nel numero di voti. Per questo il
capogruppo regionale di Forza Italia Alfredo Pallone ha chiesto le dimissioni
del sindaco e del presidente della Provincia di Frosinone.
Il
Principato di Seborga <elegge> il Cavaliere
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sono i
risultati di Veltroni. L'Italia dei Valori va costante più o meno ovunque
toccando l'8,2% nel comune di Pallare, nel savonese. Fuori dai due schieramenti
i liguri non regalano molti proseliti: l'Udc è stabile ovunque intorno al 4%
(tocca l'8,9 ad Isola del Cantone), mentre il Partito socialista è
"tradito" dall'elettorato savonese dove solitamente raccoglieva buoni
risultati:
Ichino:
pronto a collaborare col governo ( da "Giornale.it, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ora eletto al
Senato in Lombardia per il partito di Veltroni in un posto sicuro, aveva
replicato che non avrebbe comunque accettato l'offerta, perché nel Pd "si
trova più a suo agio" e perché "il programma del Pdl in tema di
politiche del lavoro è di una povertà disarmante". Ma poi aveva portato, a
sostegno della sua tesi, due argomenti non proprio decisivi: una (presunta)
<Subito
l'abolizione dell'Ici e il bonus bebè>
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quindi il
futuro premier racconta un aneddoto: "Ho saputo che una signora russa ha
chiesto a un'alta autorità del suo Paese, guardando le foto mie e di Veltroni,
quale fosse il più giovane dei due". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Prove
tecniche di dialogo per le riforme bipartisan
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nemmeno nelle
ore che hanno preceduto il voto, quando Berlusconi e Veltroni sono passati dal
fioretto ai guantoni. E un segnale in questo senso il Cavaliere l'ha dato già
lunedì sera, quando nella sua prima dichiarazione pubblica da premier in
pectore si è detto disponibile a dialogare con l'opposizione sulle riforme.
Quelli
che giuravano: <Vinceremo> ( da "Giornale.it, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stiamo
andando alla grande" da Milano Quando Walter Veltroni diceva: "Noi
siamo come la Nazionale del 1982: nessuno pensava che ce la potessimo fare, poi
abbiamo vinto il Mondiale". E quando Fabio Mussi avvertiva: "La
Sinistra rinnovata sono sicuro che avrà peso nel futuro del Paese". Era
l'8 aprile, maledetti sondaggisti.
De
Mita, fine corsa dopo 45 anni ( da "Giornale.it, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
cacciato
dalla porta da Veltroni ed i suoi in ragione di un "rinnovamento" generazionale,
ha tentato di rientrare dalla finestra dell'Udc, candidandosi nella sua
Campania. Il partito di Casini e Tabacci ci credeva. Ben note le simpatie su
cui l'ottantenne di Nusco poteva contare dall'Irpinia fino a Napoli.
Direttore
Böhler, non ci sto! ( da "Giornale.it, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
firma della
Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il
potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in
realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a
formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in
questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.
L'ultima
cena di Vienna, il cardinale ci scrive
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
firma della
Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il
potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in
realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a
formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in
questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.
L'ultima
cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
firma della
Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il
potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in
realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a
formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in
questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.
Nomine
di primavera, due nuovi vescovi in Curia
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
firma della
Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il
potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in
realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a
formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in
questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.
In
memoria di Papa Wojtyla ( da "Giornale.it, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
firma della
Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il
potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in
realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare
le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua
attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.
Ancora
sul battesimo di Allam e sui dubbi
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
firma della
Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il
potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in
realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a
formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in
questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.
Il
voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
firma della
Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il
potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in
realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a
formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in
questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.
Milano,
il leghismo che pesca a sinistra ( da "Manifesto, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
capogruppo
del Pd a Palazzo Marino - ha capito la novità del progetto politico di
Veltroni: è un buon segnale per il futuro". Maurizio Martina, neo
segretario del Pd in Lombardia, azzarda una riflessione ancora più profonda:
"La Lega nord ha fatto valere il suo essere forza di lotta e di governo
con un'astuzia da riconoscere".
Un
Berlusconi tranquillo ( da "Manifesto, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
risponde
rapido alle domande, non polemizza con Veltroni - "preferisco non
rispondere, parliamo dei problemi del paese" - riesce quasi sempre a
frenare le battute e se non ci riesce si giustifica - "so che sarebbe più
giusto restare uno stoccafisso, ma sono fatto così" - soprattutto tende la
mano al dialogo.
Berlusconi
ora fa lo statista ( da "Manifesto, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dopo la
vittoria il Cavaliere indica il suo calendario politico: "Presidenze delle
camere alla destra, dialogo sulle riforme". Veltroni: "Brutto
inizio", poi tende la mano a sinistra, ma si allea con l'Udc. Sabato parte
la resa dei conti nel PrcPAGINE 2, 3, 4, 5.
Bentornati
falce e martello ( da "Manifesto, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che poi
accusa Veltroni: "Bel risultato, il suo: Berlusconi ha vinto di dieci
punti e la sinistra è praticamente scomparsa". dal Pdci,
l'eruoparlamentare Marco Rizzo rincara: "La Sinistra arcobaleno è stata
un'apocalisse. Bertinotti ha sbagliato tutto. Ora vogliamo ricostruire il
partito di tutti i comunisti.
Walter:
con l'Udc patto d'opposizione ( da "Manifesto, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi,
brutto inizio" Da Veltroni attacco light contro il vincitore: "Non ci
dà una camera, logica da spoil system, si crede autosufficiente". Pronto
l'esecutivo ombra dei democratici, come ai tempi del Pds di Occhetto Walter:
con l'Udc patto d'opposizione Ma il segretario tiene aperta la porta al dialogo
con il vincitore sulle riforme:
Cadute,
conflitti e culture ( da "Manifesto, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e maggioranza
senza precedenti di Berlusconi), è dipesa da qualcosa che va oltre la politica,
oltre le responsabilità dei leader Veltroni e Bertinotti, e scopre un deficit di
cultura. SEGUE A PAGINA 12 Un paese passivo, perfettamente malleabile dal
potere. Penso in primo luogo allo scarto tra le previsioni (e il comportamento
da candidato americano,
Torino,
il Pd festeggia. Mirafiori, voti in fuga
( da "Manifesto,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma se c'è un
luogo in cui il successo veltroniano avviene a tutto discapito della Sinistra
Arcobaleno, questo luogo è proprio Torino. Terra bruciata a sinistra, vittima
del voto utile contro Berlusconi e neanche un voto tolto alle destre che invece
vanno avanti, la Lega al 6,5% raddoppia i voti.
Don
Antonio regge, la Sinistra è lui ( da "Manifesto, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Qui il
distacco tra Veltroni e Berlusconi va da
Trionfo
solo a Nusco, il tramonto di don Ciriaco
( da "Manifesto,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
orizzonte
forse un riavvicinamento al Pd dopo le aperture di Veltroni. I bei tempi del
post terremoto, quando piovevano i finanziamenti sull'Irpinia, sono troppo
lontani e i più giovani riprendono a emigrare in cerca di lavoro. Quelli che
restano si lasciano attrarre dalla politica patinata di Berlusconi e Veltroni
(che ad Avellino prendono rispettivamente il 39,
La
Sardegna torna al Cavaliere ( da "Manifesto, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che alle
primarie per la scelta del leader sardo del partito di Veltroni, un anno fa,
corse contro il governatore e lo sconfisse: "Un esito - dice -
incoraggiante per il Pd, ma scoraggiante per la Sinistra Arcobaleno, che è un
nostro partner decisivo in vista delle elezioni del 2009. Il Pd da solo non è
in grado di vincere le regionali".
Caro
manifesto, con queste elezioni non ce la siamo cavata
( da "Manifesto,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi ha
vinto senza nemmeno dover fare della demagogia. Ne ha fatta di più Veltroni
quando ha sparato promesse che dal governo aveva combattuto fino a un mese
prima. Berlusconi ha persino affermato che prenderà misure impopolari.
Francamente: gli credo.
L'onda
del Pdl arriva in città: a Roma, ballottaggio tra Rutelli e Alemanno
( da "Panorama.it"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Una notizia
che profuma di svolta storica in una città amministrata dal centrosinistra da
quindici anni e nella quale nel 2006 Veltroni, al suo secondo mandato, aveva
fatto man bassa di voti arrivando a superare il 61%, stracciando lo stesso Alemanno
al primo turno. Una percentuale che già si immaginava fuori dalla portata del
ministro dei Beni culturali nonché ex sindaco.
Il
voto spiegato da Grillo: il trionfo di Berlusconi è colpa di Topo Gigio
Veltroni ( da "Panorama.it"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il trionfo di
Berlusconi è colpa di Topo Gigio Veltroni Posted By redazione On 16/4/2008 @
8:35 In Apertura#4 | No Comments Tranne [1] Sonia Alfano in Sicilia (70mila
voti, 2 per cento e la possibilità di entrare nell'Assemblea regionale
"grazie" alla preferenza di Anna Finocchiaro per il Senato), le [2]
liste civiche col [3] suo bollino non hanno sfondato.
Bestiario
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sarà Walter
Veltroni, la sinistra regressista, messa nell'angolo, dovrà lasciare spazio
all'antagonismo più ottuso, già oggi capace di vere e proprie campagne
d'intimidazione, come s'è visto con Ferrara. Se vincerà Silvio Berlusconi,
entrando per la terza volta a Palazzo Chigi, le stesse bande avranno un motivo
in più per occupare le piazze contro il governo fascista del Caimano.
Caro
manifesto con queste elezioni non ce la siamo cavata
( da "Manifesto,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
una ragione
per convincerli a votare per il suo leader, Veltroni. Mi pare che gli elettori
di centro sinistra siano disillusi, intorpiditi, svogliati. Berlusconi è stato
in grado di accendere i propri elettori e, al di là delle ideologie, dei gusti
e dell'opportunità della scelta, questa è una qualità fondamentale per un
leader.
Il
day after di Veltroni: nel loft tutti d'accordo. Lo schiaffo arriva da Napoli
( da "Panorama.it"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
it/italia -
Il day after di Veltroni: nel loft tutti d'accordo. Lo schiaffo arriva da
Napoli Posted By filippomaria_battaglia On 16/4/2008 @ 15:26 In Apertura#4,
NotiziaHome | No Comments Passata la delusione, non è tempo per il Pd di
''rimorsi e recriminazioni'', secondo l'espressione di Piero Fassino.
Ricostruire
insieme la sinistra ( da "Manifesto, Il"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Caro
Veltroni, da soli non 'si può fare'. L'alleanza di centrosinistra è
indispensabile, certo deve essere una nuova alleanza. Da parte nostra, non
abbiamo incalzato adeguatamente il Partito democratico nel momento della
rottura con la sinistra. Ora guardiamo a noi.
Veltroni
parte già all'attacco. E rispolvera il governo ombra
( da "Panorama.it"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
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Veltroni parte già all'attacco. E rispolvera il governo ombra Posted By
redazione On 15/4/2008 @ 17:48 In Headlines, NotiziaHome | 2 Comments Walter
Veltroni, il giorno dopo. Il leader del Pd incontra i giornalisti e analizza le
prime ore del "Berlusconi tris".
Caro
Walter, addio. Prodi lascia la presidenza del Pd
( da "Panorama.it"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
non Veltroni
lo scorso 13 aprile: entrambi travolti dallo tsunami del Cavaliere. Eppure non
è bastato al professore l'invidiabile record per "Resistere, resistere,
resistere". Nel giorno di Pasqua, secondo la vulgata ufficiale dei
Democratici, ha preso carta e penna e ha scritto una lunga lettera al
segretario Veltroni: "I ruoli di responsabilità"
Berlusconi:
<Lega alleato ragionevole> ( da "Padania, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e tende una
mano al Governo ombra annunciato mezz ora prima da Walter Veltroni. Berlusconi
dà la disponibilità al dialogo malgrado il leader del Pd non sia stato tanto
cortese nei suoi riguardi, avendo definito "un brutto inizio" l
intenzione dichiarata dal futuro premier di tenersi le presidenze di entrambe
le camere dopo essersi detto disponibile al confronto bipartisan.
<Subito
il Federalismo fiscale> ( da "Padania, La"
del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
a chi vuole
uno Stato centralista o assistenzialista, come appunto vogliono Veltroni o D
Alema. Ma i cittadini, con il loro voto, hanno detto esattamente il contrario e
hanno scelto per il cambiamento, mandando per sempre a casa Veltroni e tutti
gli altri, sinistra compresa". [Data pubblicazione: 16/04/2008].
LA
VALANGA LEGHISTA CHE SCENDE A ROMA
( da "Padania,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
non capire
questo fattore come non l ha capito Veltroni significa non comprendere quello
che vuole il Paese stesso". Quel Veltroni che quando si presentò in
Svizzera qualche settimana fa nel corso del suo tour elettorale venne più volte
fischiato, come ricordava meno di 48 ore fa dalla sala conferenze stampa
allestita in via Bellerio lo stesso Senatur.
A
sinistra inizia la resa dei conti: nel mirino finisce Veltroni
( da "Padania,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
esponente
socialista che punta il dito pure contro Veltroni colpevole, a suo dire, di
"aver consegnato per la seconda volta il Paese a Berlusconi". Il capo
del Piddì, insomma avrebbe "investito scientificamente sulla sconfitta
pensando che Berlusconi non duri e sperando che la prossima volta tocchi a
lui".
Difficile
nascondere il trionfo leghista? Allora lo demonizziamo
( da "Padania,
La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
giornale del
malconcio partito veltroniano secondo cui Torna Berlusconi, comanda Bossi, il
Pd sfiora il 34%, crolla l Arcobaleno . Dello stesso tono Europa, ex
Margherita, che terrorizzata nota come sia Tutto in mano a Berlusconi, l Italia
diventa bipartitca . Liberazione e il Manifesto, giornali della sinistra
comunista, sottolineano la scomparsa della Falce e Martello.
Pdl,
vertice da Berlusconi per il governo
( da "Giornale.it,
Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come
annunciato dal leader del Pd Walter Veltroni. "Lo vedo con favore perché
in questo modo su ogni provvedimento che avrà un responsabile di governo ci
potrà essere un confronto non con una totalità di interlocutori ma con un solo
preciso interlocutore dall'altra parte che dovrebbe portare a una dialettica
molto più positiva e moderata".
( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Vi scrivo da
Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato
a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che
conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha
detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che
gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice
degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo
pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista
gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il
rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o
una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli
Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri.
Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto
positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e
persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato
laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le
forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano
proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della
religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E
così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma
proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo
che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche
vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi
sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel
frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche
negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto
diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wap (white
american protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle
cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di
essere osservato". Scritto in Varie 1 Commento " (1 votes, average: 5
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa negli Usa Domani
a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà fino a
domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla Casa Bianca,
parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II,
incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo di
presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo
pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili rallentamenti. Scritto
in Varie Commenti ( 66 ) " (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due nuovi vescovi in
Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il
cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici
della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale segretario
della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto di De
Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di giustizia
della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato all'episcopato
mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio consiglio per
l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che molti pensavano
sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova con ben tre
vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due nuovi
vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al nuovo
nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (21 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Direttore
Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo diocesano
di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei ha fatto
dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti
all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato
l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti",
quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in
grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza.
Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato"
criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che
"Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la
possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto
ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste
sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato
come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo
scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero
per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso
stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si
fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in
nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far
parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere.
Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al
quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo ricche
commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 151 ) " (15 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr
( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elezioni politiche
2008 CENTRODESTRA Parte la carica ai ministeri. Primo
altolà a Berlusconi sulla legge elettorale La Lega stravince e già detta condizioni
Carroccio primo partito in Lombardia e Veneto. Il Pdl apre a Veltroni sulle riforme, il Senatùr di traverso: "Si facciano anche
senza il Pd". FRANCESCO LO SARDO Una delle due cariche istituzionali, tre
ministeri di primo piano tra i quali il Viminale, due viceministri
"pesanti", la poltronissima di governatore della regione Lombardia.
La Lega festeggia il suo exploit e si prepara all'incasso dopo aver fatto la
parte del leone: il doppio dei consensi rispetto alle politiche del
( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
(ch.g.) Ancora una
volta l'Italia ha dato a Silvio Berlusconi quello che
Silvio Berlusconi le chiedeva. Voleva la rivincita,
l'ha avuta. Voleva un margine di vantaggio di sicurezza al senato, ce l'ha.
Voleva sbarazzarsi dell'insopportabile Casini che non gli faceva mai realizzare
tutto il programma, l'ha fatto. Probabile che gli elettori abbiano esaudito
anche il più inconfessabile dei suoi desideri, quello di non essere troppo
dipendente dalla pattuglia leghista: se non politicamente, il Pdl potrebbe
essere numericamente autosufficiente anche al senato. Di questo risultato, un
po', il Cavaliere deve ringraziare Veltroni: grazie alle scelte fatte dal Pd, che lui ha dovuto rincorrere,
e non certo a una legge elettorale che due anni fa fu imposta al paese in vista
di una vittoria dell'Unione e non certo per rendere più stabile la legislatura,
Berlusconi torna a palazzo Chigi nelle condizioni migliori. Questa
volta dunque non avrà alibi. Da domani, il Cavaliere non potrà più far finta di
non averne voglia, come si è divertito a fare in campagna elettorale (tanto,
quella parte di Italia con cui lui si capisce al volo capiva benissimo).
Rimetterà insieme la sua squadra di ministri collaudati e vecchiotti che ha già
detto di non ritenere di dover cambiare. Tocca di nuovo a loro, e sanno
benissimo che non sarà una passeggiata. È evidente che il berlusconismo,
comunque vadano le cose e per ragioni per così dire oggettive, è un fenomeno
della politica che si avvia verso la sua fase conclusiva, mentre quella del Pd,
a dispetto di una pesante sconfitta, resta una fase nascente. Berlusconi in campagna elettorale ha fatto capire poco delle
sue vere intenzioni: ora dipende solo da lui decidere come concludere una
parabola che comunque la si giudichi è un pezzo della storia di questo paese.
Usare quest'altra occasione per partecipare all'avvio di una fase nuova ? coinvolgendo
l'opposizione in un processo di riforma delle istituzioni con l'obiettivo di
realizzare cambiamenti duraturi, per esempio ? oppure seguire gli spiriti
animali che albergano tra i suoi (e non solo nella Lega) e regolare i conti con
i nemici di sempre, che siano i magistrati o le istituzioni repubblicane. Gli
ultimi giorni della campagna elettorale, da questo punto di vista, non sono
stati rassicuranti. I ricordi dell'ultima legislatura berlusconiana lasciano
ben poco spazio alla speranza. Ma il Cavaliere è un uomo pieno di sorprese.
Quello che è certo è che, bene o male che vada, la responsabilità alla fine
questa volta sarà solo sua. Dall'altra parte non ci saranno comunisti
immaginari né un'opposizione in cerca di identità e costretta ad arroccarsi per
non dividersi. I Democratici non cambieranno strada rispetto all'obiettivo di
lavorare per una politica più matura e meno imbarbarita di quella che questo
paese ha conosciuto finora. Ma del resto questo al Cavaliere dev'essere stato
chiaro fin da ieri sera, quando al telefono ha sentito la voce di Walter Veltroni, il principale esponente dello schieramento a lui
avverso, che lo chiamava per congratularsi della vittoria. Come si fa nei paesi
contemporanei.
( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elezioni
politiche2008 I RISULTATI Lega determinante per la vittoria. Al Pd non bastano i
voti di sinistra Berlusconi torna a bordo del
Carroccio RUDY FRANCESCO CALVO Silvio Berlusconi sarà
il prossimo presidente del consiglio. Non c'è stato nessun testa a testa alla
camera, meno del previsto (solo Lazio e Liguria) sono state le regioni in
bilico al senato. A differenza di quanto è successo nel 2006, non ci sono stati
patemi d'animo sui dati forniti dagli istituti di ricerca. Gli exit polls
forniti da Consortium alla Rai indicavano un distacco meno ampio rispetto a
quello effettivo tra le due coalizioni, ma le prime proiezioni, cui si sono poi
aggiunte quelle Ipsos per Mediaset, hanno subito corretto il tiro. Ha
funzionato bene anche la macchina allestita dal Viminale, sia a livello
centrale che periferico, permettendo in questo modo uno spoglio delle schede
piuttosto rapido in tutte le regioni. A decretare il successo della coalizione
di centrodestra è stata soprattutto la Lega nord, che vola ampiamente sopra l'8
per cento in entrambi i rami del parlamento. Un dato nazionale che si traduce
in percentuali record nelle regioni settentrionali in cui si è presentato il
movimento di Bossi, che ha quasi ovunque raddoppiato i propri consensi rispetto
a due anni fa. A scapito, va detto, soprattutto del Pdl, che proprio in quelle
regioni arretra, da qualche parte anche in maniera molto evidente: esemplare è
il caso del Veneto, dove il Pdl perde rispetto alla somma tra Fi e An di due
anni fa circa il 10 per cento dei voti (equivalente a un terzo dei propri
consensi), mentre la Lega conquista un elettore su quattro. Gli elettori hanno
indirizzato le proprie scelte in maniera preponderante verso i due poli che si
contendevano la guida del paese, penalizzando le forze politiche esterne. La
prima conseguenza che ne deriva sarà l'assenza in entrambi i rami del
parlamento di una forza politica che si richiama esplicitamente alla tradizione
post-comunista, lasciando al Pd il compito di occupare gli scranni più a
sinistra degli emicicli. L'Arcobaleno di Bertinotti non è riuscito infatti a
superare lo sbarramento del 4 per cento nazionale alla camera e in nessuna
regione è andato oltre l'8 per cento al senato. Farà un certo effetto vedere
seduti nei seggi che furono di Togliatti e Berlinguer personalità politiche di
tutt'altro orientamento come Fioroni o Franceschini, tanto per fare un esempio.
Si salva invece l'Udc, che supera il quorum alla camera e sfrutta il traino di
Totò Cuffaro per portare a palazzo Madama due (o tre) senatori siciliani.
Risultato deludente per La destra di Storace e Santanchè, mentre Boselli
annuncia immediatamente le proprie dimissioni da segretario di un Ps
elettoralmente inconsistente (sotto l'1 per cento). A conferma della tendenza bipolarista
dell'elettorato, gran parte dei voti persi dalla Sa sono stati dirottati verso
il Pd, anche se l'effetto "falce e martello" (cancellato dal simbolo
di Bertinotti) ha premiato in parte le liste di Ferrando e Cannavò.
Probabilmente, poi, un'analisi più attenta dimostrerà che anche l'astensionismo
tra gli ex elettori di sinistra è stato particolarmente elevato. Veltroni, comunque, è riuscito a compensare in grandissima parte la
scissione dalla sinistra, mentre non è stato in grado, almeno a una prima analisi,
di "sfondare" verso il centro. Quella che gli studiosi chiamano
"volatilità" elettorale, cioè la facilità da parte degli elettori di
passare da un partito a un altro, si conferma come già successo in
passato piuttosto elevata all'interno di aree politiche tra loro vicine (i due
vecchi poli dell'Unione e della Cdl), mentre continua a resistere il muro che
separa l'una dall'altra. Inizierà stamattina lo spoglio delle schede relative
alle elezioni amministrative e alle regionali in Friuli-Venezia Giulia. Grande
attenzione è rivolta soprattutto verso Roma, dove si è votato per il rinnovo
del sindaco e del presidente della provincia: il centrosinistra sperava nel
colpaccio già al primo turno, ma i risultati di ieri lasciano adesso qualche
perplessità in più. Si è svolto invece nella notte lo scrutinio per le
regionali siciliane. Raffaele Lombardo vince senza difficoltà contro Anna
Finocchiaro, come appariva scontato già alla vigilia. Da verificare sarà
piuttosto il peso interno delle forze politiche, soprattutto nella coalizione
di maggioranza, che a differenza del quadro nazionale, comprende anche l'Udc di
Totò Cuffaro.
( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO
"Votamos en medio del caos y de la tristeza", intitolava ieri El Pais
una corrispondenza da Roma. Non era la dichiarazione del solito politico, da
cui i giornali italiani ricavano i loro titoli, ma la confessione di una
casalinga di 63 anni , Enrica Bollanti, che aveva votato al quartiere Trieste e
sperava in Veltroni. Mi colpiva quella
"tristezza", su cui mai noi giornalisti italiani avremmo fatto un
titolo, e il caos, che sono le stimmate del popolo di centrosinistra. E forse
il caos, che negli ultimi due anni ha dominato nel centrosinistra, nei prossimi
segnerà il destino del paese. La Lega, che torna a veleggiare verso il 10 per
cento dei voti conquistati nel 1992, fa irruzione anche fuori delle sue regioni
tradizionali, comincia a invadere anche la "rossa" Emilia. Berlusconi, che nel '92 apparve come il razionalizzatore
dell'autonomismo bossiano e dell'antipartitismo (che aveva trionfato con Segni
nel referendum del 1993 e nell'invocazione "Di Pietro facci sognare")
durò solo sette mesi: affondato a Natale non da Mani Pulite ma proprio da
Bossi. Oggi Berlusconi è di nuovo in sella, ma come
allora i dioscuri del separatismo e dell'antipolitica sono ancora col coltello
dalla parte del manico: Bossi puntato sul Pdl, Di Pietro sul Pd. Sono durati,
fra alti e bassi, quasi quindici anni, perché sono cambiate le repubbliche, si
fa per dire, ma non il collante della classe politica nazionale : il
privatismo, che l'ambasciatore Romano definì "il più solido dei vincoli
" di una classe dirigente senza patriottismo. Dunque Berlusconi
? e con lui tutto il paese ? dovranno fare i conti col leghismo e
l'antipolitica. La Lega tornerà a un federalismo aggressivo, Di Pietro
rappresenterà l'antipolitica in forma di partito. Sono questi i due risultati
forse meno scontati, insieme al battesimo del bipartitismo imposto da Veltroni: che fa del solo Pd il solo antagonista di Forza
Italia- Pdl. Anche se restano aperti i problemi del centro, che dovrà fare la
sua scelta tra i due protagonisti, e dell'ex An, che dovrà decidere l'eclissi
totale o la subalternità a Berlusconi. Ma torniamo
alle muse inquietanti, Bossi e Di Pietro, e ai loro programmi di guerra per il
federalismo e contro la casta. Quale federalismo rilancerà Bossi, imponendolo a
un governo Berlusconi che il senatur potrà prendere
alla gola? Il federalismo può significare la nascita di una nuova Italia, più o
meno su modello spagnolo o britannico, oppure la sua disintegrazione. È un problema
che esiste dal 1943, dallo sbarco degli angloamericani nella penisola e
l'esplosione del separatismo siciliano: cui seguono via via le crisi di
frontiera in Val d'Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.
L'autonomia speciale e il generale modello regionalista della Costituzione
furono la terapia che ha assicurato ulteriori decenni all'unità d'Italia, di
cui nel 2011 ricorrono i 150 anni. Ma non ha guarito l'Italia dai suoi mali
localistici, castali, affaristici, diventati cronici per la perdita del senso
della patria nella classe politica. Quei mali sono diventati nel Sud
meridionalismo assistenziale e parassitario, nel Nord "sacro egoismo"
o indipendentismo padano. Col voto di ieri, fra "caos y tristeza", il
federalismo recupera tutto il pericolo che vi videro gli unitari dell'Ottocento
e del Novecento fino a De Gasperi; la "questione settentrionale", mai
capita dai "politici romani" (che in effetti sono i politici di tutta
Italia concentrati a Roma per il banchetto comune), diventa nella Costituzione
leghista di Assago scritta nel 1994 da Gianfranco Miglio, penisola
jugoslavizzata, separazione di tre macroregioni (Padania, Etruria e Sud).
Accantonata per la difficoltà di farla ingoiare all'Europa, essa può riemergere
di fatto nel federalismo "avanzato" a cui non basteranno le teorie di
Tremonti sui "valori" medievali a tagliare gli artigli. Coi nuovi
rapporti interni fra Berlusconi forte, Fini debole e
Bossi fortissimo, sarà quest'ultimo ad avere il coltello per il manico: come
l'ebbe appunto nel 1994, coi ben noti risultati per il governo Berlusconi primo. Il Pd, che è il secondo partito d'Italia,
è a sua volta condizionato dal forte risultato dell'Italia dei Valori. Di
Pietro non rappresenta il "giustizialismo", come dicono i nemici
dell'intervento dei giudici nella vita pubblica (intervennero anche contro il
terrorismo, contro le mafie, contro le ruberie partitiche, sempre supplendo
alla politica inerte o correa). Di Pietro purtroppo oggi è l'ala non
aventiniana del grillismo. Il capo dell'antipolitica in parlamento. Saremmo ben
lieti se la sua funzione fosse di stimolo al Pd per un intransigente controllo
del governo e della maggioranza, sbarrando la strada a "incontri" men
che legittimi e maturi. Il nostro timore ? ma ci auguriamo che nei dipietristi
prevalga il buonsenso della vecchia Italia contadina ? è che l'antipolitica in
parlamento si trasformi in logoramento delle istituzioni, che hanno bisogno di
essere curate e rinnovate e non demonizzate: come invece lo furono nel 1922,
non solo dal sopraggiunto Mussolini, ma da molti che sugli scranni parlamentari
sedevano e addirittura si chiamavano "partito costituzionale".
Attenti alla storia d'Italia. Di questo timore, che s'aggiunge a "caos y
tristeza", dobbiamo esser grati anche alla sinistra arcaica che ha
frantumato la maggioranza di Prodi ed è rimasta fuori gioco. Una sinistra tanto
arcaica che riesce, in una specie di Walhalla nibelungico, a suicidarsi
nell'astensionismo. Ieri mattina, non riuscivamo a credere a quel che stampava
il manifesto, e cioè che i suoi lavoratori avrebbero dato il 42,25 alla
Sinistra arcobaleno, il 19,7 al Pd-Di Pietro, l'
( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elezioni politiche
2008 INTERVISTA LO STORICO GIUSEPPE BERTA SUL SUCCESSO DELLA LEGA:
"TRA INTERESSI E SIMBOLI HANNO VINTO I PRIMI" "Il Carroccio è
concreto: chiederà posti, non la secessione" GIOVANNI COCCONI "Nella
contesa tra simboli e interessi ha vinto ancora una volta la dura materialità
degli interessi". La spiega così, lo storico dell'industria Giuseppe
Berta, la grande vittoria della Lega al Nord e il Pd che, ancora una volta, non
sfonda nelle regioni sopra il Po. "Io l'ho detto una settimana fa al mio
amico Sergio Chiamparino: hai commesso uno degli errori più grandi della tua
carriera politica". Quale, professore? Lui, Penati, Illy, Cacciari
avrebbero dovuto presentare una lista del Nord. Veltroni è stato
bravo, ma per il Pd le cose al Nord possono cambiare solo se riuscirà a
radicarsi. Eppure il viaggio era andato bene. Piazze piene, urne vuote? Prendo
un caso che conosco, Vercelli, città in cui sono nato e dove torno ofni
domenica a trovare mio padre, un anziano pensionato. Lui era curioso di
vedere Veltroni, non lo aveva mai visto in vita sua,
ne aveva letto sui giornali. Solo curiosità. E le candidature di Calearo e
Colaninno? Non bastano, ci vuole un radicamento sul territorio che ancora non
c'è. E questo spiega il successo della Lega. Guardavo i dati in Lombardia: per
il Pd non c'è storia. Lei ha dedicato al Nord il suo ultimo libro appena uscito
per Mondadori. Come spiega il successo del Carroccio: solo antipolitica? La
Lega svolge questa funzione: prende una protesta che è antipolitica, che è
nordista nel senso del malumore verso Roma, ma la sa quotare al mercato
politico. Svolge una delicata funzione di cerniera. E Berlusconi
lo ha capito benissimo. La frase dei fucili mira a intercettare un umore, a
dargli forma e a traghettarlo in un contesto politico. Anche amministrativo. La
Lega governa molte città... Certo. Però quando fa un passo più lungo della
gamba corre dei rischi. Ora candiderà l'ex ministro Castelli alla presidenza
della regione Lombardia: attenzione, rischia di essere un flop come quello di
Formentini a Milano. Come si spiega il successo di un partito praticamente
senza leader? La capacità di impastare elementi simbolici con interessi
materiali. Nelle città che amministra la Lega non è così diversa dalle altre
forze politiche, non si dà a comportamenti anti-sistema. La Lega ha già
raggiunto e superato questi numeri negli anni '90 ma ha sempre bisogno della
mediazione di Berlusconi. Senza il Cavaliere è più
debole. Probabilmente la Lega al senato sarà determinante. Cosa chiederà in
cambio? La mia percezione è che a livello nazionale non alzerà la posta più di
tanto, a livello di territorio sì. I leghisti sono più lucidi di quello che
sembrano: hanno una grandissima capacità negoziale, sono concreti, chiederanno posti,
non la secessione. Anche perché dall'altra parte c'è la Sicilia e l'Mpa di
Lombardo. Vuol dire che non creeranno problemi a Berlusconi
premier? No, qualche problema glielo creeranno. Per esempio su Malpensa. Lì il
corridodio è strettissimo: deve dimostrare che Air France non è l'unica
soluzione possibile, che ne esiste un'altra, che Malpensa deve tornare a essere
un hub intercontinentale. Il Pd al Nord dovrebbe riconoscere la Lega come
interlocutore politico? A questo punto è difficile, forse avrebbe potuto farlo
un tempo. Per riconquistare il Nord il Pd dovrà intraprendere, invece, un
viaggio molto lungo. La mia idea è che l'area padana è ormai un'immensa
megalopoli, un territorio omogeneo che va da Torino a Trieste. Veltroni ha fatto questo viaggio con le risorse simboliche
di cui disponeva, in appena due mesi. Non poteva fare di più. Ora è tutto il Pd
che deve capire se vuole rappresentare certi interessi e radicarsi davvero in
questo territorio.
( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elezioni
politiche 2008 LA SCONFITTA SERENA Veltroni augura buon
lavoro a Berlusconi, "ma non
so quanto durerà" Tutti stretti attorno a Walter MARIO LAVIA "Venite
con me?". A Walter gli hanno risposto di sì e lo hanno seguito, tutto il
gruppo dirigente ha accompagnato il segretario lì di fronte al loft, in quello
che è stato soprannominato il loftone, l'enorme spazio che fu il mercato ebraico del
pesce, nel quale si sono accalcati per ore giornalisti e fotografi e staff
televisivi. Alle 20 Veltroni ha dettato la linea:
"Ho telefonato a Silvio Berlusconi per dargli
atto della vittoria e augurargli buon lavoro ". Ai fianchi, dietro,
c'erano tutti, D'Alema, Franceschini, Bersani, Fassino, Fioroni, Bindi,
Realacci, la Finocchiaro, Bettini, Castagnetti, Melandri, Letta eccetera
eccetera. L'applauso ? anzi: l'ovazione ? dei ragazzi e ragazze che hanno
lavorato per i democrat, gli occhi lucidi della moglie Flavia, gli abbracci
dello staff, tutti distrutti della fatica, quella che si sente dopo la
battaglia, e per di più una battaglia non vinta, l'immagine dello stato
maggiore stretto intorno al capo nel momento più difficile: una scena bella
nella sua drammaticità. Tirato, Veltroni, come non lo
si era visto mai in questo mese di piazze piene. Ma in fondo sereno: "Il
risultato è chiaro: la destra governerà questo paese", e però "noi
abbiamo avuto un risultato molto importante. Una grande rimonta, siamo la più
grande forza riformista che questo paese abbia mai avuto". Che starà
all'opposizione, (pronta a fare le riforme istituzionali insieme, "non ho
cambiato idea"), e già si domanda fino a quando. Il leader è convinto che
le contraddizioni nella maggioranza esploderanno, "avrà difficoltà, non so
quanto durerà", soprattutto a causa della mina vagante-Lega. Con il sole
sono tramontate anche le speranze, è stato più o meno verso le 18 che a sant'Anastasia
tutti hanno avuto chiaro che le elezioni le aveva vinte la destra. Proprio
intorno a quell'ora le voci di dentro dicevano che "si riparte da qui, da
questo 35 per cento che è comunque una grande forza", così veniva eretta
la linea del Piave veltroniana. Ma i volti parlavano chiaro, le fronti
aggrottate e le labbra strette. Dove abbiamo sbagliato? La prima frase
attribuita al leader, quell'"abbiamo fatto la cosa giusta",
probabilmente ha risentito dei primissimi, positivi, exit poll. Ma in buona
misura è uscita confermata dai dati successivi, se è vero, come ha detto un
preoccupato Alfredo Reichlin, che "meno male che c'era il Pd a contenere
il malessere che si è indirizzato verso la Lega". Per l'anziano esponente
democrat ? uno che di sconfitte ne ha viste tante nella sua lunga vita politica
? senza il Pd ? sembra dire ? lo smottamento del paese a destra diverrebbe
inarrestabile. Una grande forza, sì: 34, 35, 36 per cento, chissà se qualcosa
in più. La destra vince ma un risultato così, all'esordio del Pd sulle schede,
non era scontato. Ma che analisi si fa al loft? L'Italia tende a
bipartitizzarsi: e in questo quadro il Pd si accredita come un'alternativa
credibile a Berlusconi anche se la prospettiva
immediata ? come sintetizza Antonello Soro ? è quella dell'"opposizione
serena". In questo assestamento del sistema, il partito di Veltroni resta anzi l'unico bastione anti-destra, e nessuno
potrà rimproverare al leader la scelta della rottura con una sinistra radicale
che è sul punto di uscire dalla scena politica, ridotta ai minimi termini e
inspendibile nel gioco parlamentare: una realtà che anche al loft si fatica a
spiegare e che però conferma la giustezza dell'intuizione del segretario.
"Il recupero c'è stato, anche se non è bastato", è ancora il
ragionamento di Soro: col che si vuole significare che il gruppo dirigente dà
atto al segretario di essere stato l'artefice di una campagna elettorale
semplicemente straordinaria, che ha consentito un recupero di moltissimi punti.
Il tempo a disposizione è stato troppo poco. Si attende adesso di vedere che
tipo di dibattito si svilupperà nel gruppo dirigente, cosa diranno dalemiani ed
ex popolari, rutelliani e bindiani: si prevede che tutti "faranno
quadrato" attorno al leader. Ciascuno sarà nelle condizioni di sottolineare
questo o quell'aspetto: insomma, nei prossimi mesi una discussione si aprirà.
Ma partendo dalla realtà incontestabile che il Pd è un grande partito. Anche se
di opposizione. Si discute ancora al loft, quando è sera da diverse ore. E
sulla piazzetta di sant'Anastasia è sceso il freddo.
( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Uno storico
terremoto a sinistra, scompaiono dal parlamento comunisti e verdi Tutto in mano
a Berlusconi L'Italia diventa bipartitica La destra
vince largamente camera e senato. Davanti avrà solo Pd e Udc Il cartello Berlusconi-Bossi ha vinto le elezioni politiche,
aggiudicandosi la maggioranza alla camera e anche al senato. Il Cavaliere ha
dichiarato che farà il governo "in poco tempo" e ha assicurato di
avere già in mente la squadra. Walter Veltroni ha telefonato al leader del Pdl riconoscendone la vittoria. Il
Pd svolgerà il ruolo dell'opposizione forte di un consenso che si aggira alla
camera sul 34 per cento. Veltroni, affiancato da tutto il gruppo dirigente, ha sottolineato che
"c'è stata una grande rimonta del Pd che è "la più grande forza
riformista che il paese abbia mai avuto". "La destra governerà
il paese ? ha aggiunto ? ma non so quanto durerà". Bossi è entusiasta del
risultato della Lega, il cui successo è determinante per la vittoria del Pdl:
"La Lega è il partito dei lavoratori". Deludente il bottino dell'Udc,
che avrà pochi senatori. Mentre nel campo della sinistra è un vero e proprio
terremoto. Sinistra arcobaleno non entra nemmeno alla camera, a causa di un
tracollo in questa misura imprevisto di fronte al quale Bertinotti ha scelto di
lasciare. Per i partiti del cartello di Sa si apre ora una fase densa di
incognite. Si è dimesso anche Enrico Boselli a causa del magro risultato del
partito socialista. Malissimo la "lista pazza" di Giuliano Ferrara.
Attesi oggi i risultati delle comunali di Roma e delle altre amministrative.
( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
STEFANO MENICHINI
Abbiamo sbagliato molte cose. Molte analisi e previsioni. Abbiamo sbagliato a
pensare che il quinto ritorno di Berlusconi sulla
scena sarebbe stato forse vincente, ma non convincente, né comunque tale da
riaprire una stagione di governo stabile della destra. Non sarà così, perché da
oggi Berlusconi ha tutte le carte in mano e soltanto
il dovere di corrispondere agli impegni assunti: perfino la maggioranza ampia
al senato, che aveva chiesto, è sua. Il rapporto fra quest'uomo e l'Italia, a
questo punto, assume effettivamente una dimensione storica. Sarà lui a decidere
quando il proprio ciclo terminerà, e intanto tocca a lui decidere che tipo di
rapporto instaurare con l'opposizione: se vorrà tener fede alle cose dette,
avremo un assetto finalmente europeo occidentale pieno, con rapporti politici
talmente chiari da consentire a tutti liberamente di decidere se partecipare o
meno, per esempio, alle scelte di riforma delle istituzioni. Senza larghe
intese, senza confusioni. Abbiamo poi sbagliato ad amplificare ? ma qui
c'entrano l'entusiasmo e anche il dovere di una campagna elettorale ? la forza
del recupero del Partito democratico rispetto alla deficitaria situazione
ereditata dall'Unione. Rimaniamo convinti che Walter Veltroni
abbia fatto esattamente ciò che andava fatto, e nel modo migliore date le
circostanze. Anzi, tutto ci dice che se non fossero state fatte le scelte di
rottura che sono state fatte, oggi saremmo di fronte a un disastro senza
domani. Invece non è così. Terzo errore di analisi, che risale più indietro nel
tempo: pensare che la drastica opzione riformista del Pd avrebbe lasciato
spazio libero alla propria sinistra. Accade il contrario, con comunisti e verdi
cancellati dal parlamento. La disfatta ha tali dimensioni da non potersi
spiegare solo come effetto della polarizzazione antiberlusconiana: gli elettori
hanno punito chi s'è chiamato fuori dalla sfida e dalla responsabilità di
governare, dopo essersi mostrato insoddisfatto e insofferente quando ha avuto
la chance di contare. Qualcosa su cui non abbiamo sbagliato però c'è: l'Italia
sarà bipartitica. Molto si è scritto sulla distanza fra politica e cittadini.
Stavolta però bisogna riconoscere che un paese intero ha apposto il sigillo
alla forzatura operata dalle leadership di Pd e Pdl sia nei confronti del
quadro politico (tagliare le rispettive alleanze), che nei confronti della
stessa legge elettorale. Veltroni prima e Berlusconi poi hanno mostrato di aver colto per tempo la domanda più
diffusa fra gli italiani, quella di una semplificazione del panorama politico e
della polarizzazione fra due grandi formazioni entrambe vocate innanzi tutto al
governo. Stasera ? in una sera che certo non è felice ? questa
prospettiva ci appare per la prima volta irrevocabile. È un cambio di sistema,
è la prima scossa che la politica è in grado di dare a se stessa da molto
tempo. Ed è un fatto inequivocabilmente positivo, sia pure dentro una sconfitta
politica, sia pure nel momento di prendere atto che in questa Italia divisa in
due, le due parti non sono alla pari. A l t r e t - tanto irrevocabile, proprio
perché strettamente connessa a questo dato di sistema essendone stata la
levatrice, ci appare quindi la fondazione del Partito democratico di Walter Veltroni. Si sentono in queste ore voci rabbiose, accuse
roventi, recriminazioni amare. A sinistra tutti coloro che hanno perso ? tranne
la singola persona, inappuntabile, di Fausto Bertinotti ? scaricano su Veltroni le proprie colpe. Si capisce pure. Loro non possono
vedere (ma nel Pd dovrà essere molto chiaro a tutti, da subito) che se le
politiche progressiste e riformiste in Italia hanno ancora un futuro, dopo le
ripetute delusioni impartite agli italiani dal centrosinistra, è proprio grazie
alla nascita del Pd, ai suoi caratteri, a come Veltroni
l'ha condotto. Iniziato solo pochi mesi fa, il lavoro è incompiuto. La prima
metà dell'opera è stata chiamare al Pd tutti gli elettori di sinistra ormai
perfettamente maturi, che non tollerano più nel 2008 di dover votare per chi in
partenza vuole solo gratificarsi all'opposizione. Rimane il resto, che è molto.
Cioè tornare pazientemente a rivolgersi all'altra Italia, a quell'Italia (certo
non popolata da mascalzoni, evasori fiscali o creduloni) che ancora stavolta
non s'è fidata del centrosinistra. Veltroni ha
ricominciato a farlo ieri sera, con un gesto che non è solo di correttezza
(quella mai dimostrata da Berlusconi in situazioni
analoghe), ma è già fondativo della strategia del Pd. E della costruzione del
suo domani.
( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
B L O G G E R I A Il
fascino della sera delle elezioni sul web MARIO ADINOLFI Due motivi per amare
la politica Ci sono un milione di motivi per cui ci si può appassionare di
politica e io qui tralascerò di indicare quelli ovvi, roba
tipo che Veltroni è meglio di Berlusconi o che essere nel campo
del progresso democratico è meglio che ritrovarsi in quello del conservatorismo
omoprovvidenziale. Ricordo benissimo il motivo di fascino che mi spinse il 4
marzo
( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO
RISPONDE Cara Europa, credo che uno dei primi impegni a cui dovrà indirizzarsi
l'azione del Partito democratico, con o senza intesa col
governo Berlusconi p.v., dev'essere la lotta contro la fame nel mondo, nella scia
della battaglia radicale degli anni Ottanta e della recente vittoriosa
moratoria all'Onu contro la pena di morte. Sotto il sindaco Veltroni, gli eventi che segnarono quella moratoria venivano salutati con
l'illuminazione del Colosseo. Con Rutelli, che mi auguro mentre scrivo
di veder salire al Campidoglio, pretendiamo anche altro. ALDO SANTONASTASI,
ROMA Sono d'accordo con lei, caro Santonastasi. Ho già scritto ieri che della
vecchia battaglia radicale degli anni Ottanta contro la fame nel mondo bisogna
recuperare le linee più valide. Oggi che abbiamo in parlamento ? grazie
all'operazione Veltroni-Pannella ? un presidio di
cultura radicale liberale, che altrimenti sarebbe finita nella discarica della
sinistra massimalista, del fondamentalismo verde, del comunismo nostalgico, del
fascismo dalla mascella quadrata ? esiste una precondizione storico-culturale
perché sia il Pd a farsi portavoce , anche con metodi "pannelliani",
di quella moratoria: dando così unitarietà di iniziativa politica nazionale
alla fatica e alla generosità di diecine di migliaia di volontari, missionari
laici e religiosi, medici, filantropi, contro lo sfruttamento e la spaventosa
sproporzione fra risorse e bocche da sfamare, invano denunciata da politologi
come Giovanni Sartori sul Corriere della sera e demografi come Luigi De Marchi
su Radio radicale. Fra le cose essenziali da fare, c'è la realizzazione a Roma
di una grande Città della scienza, che diventi motore non solo di cultura
scientifica in generale ma, nel caso che ci occupa, di ricerca e scoperta di
nuove fonti energetiche. Ieri, per esempio, la Repubblica, col giocoso titolo
"Ecco l'albero della benzina", ci ha spiegato quanto "olio di
pirolisi" da usare come combustibile liquido può essere estratto da
frutteti, residui di frumento e scarti di legno della penisola. L'Associazione
delle energie agroforestali ci dice anche quanto costano, oggi, questi
procedimenti. Non vorremmo prendere un abbaglio, come quello di Mussolini che
voleva estrarre il ferro per i suoi cannoni dalla sabbia nera di Ostia.
Francesco Rutelli, da ministro dei beni culturali, ha previsto un finanziamento
adeguato a realizzare la Città della scienza nel centocinquantenario dell'unità
d'Italia (2011). Essa si muoverà sulla scia del progetto Ruberti, ultimo
ministro dell'università e della ricerca ad avere una visione strategica di
quei settori. Qui nasce il problema politico. Dal Campidoglio, Rutelli dovrà
evitare che , per gli eventuali debiti contratti da Berlusconi
con l'antiscientismo, e per le diffidenze, a riguardo, dello stesso Pd, quei
fondi destinati alla scienza vengano dirottati verso impegni meno ostici.
Dobbiamo uscire dall'ambiguità di rendere omaggio verbale alla scienza e
piegarci ai fideismi antiscientifici. Su temi come questi, si misurano la
modernità non solo del Pd, ma di tutta la politica italiana; e la concretezza
delle parole che spenderemo contro la fame nel mondo. Illuminiamo pure il
Colosseo, ogni volta che una nave arriva in tempo a soccorrere gli affamati, ma
soprattutto creiamo strutture solide e permanenti contro l'impoverimento e la
strage (che, scriveva ieri Liberation in due intere pagine, ci impegneranno
almeno per vent'anni).
( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
(ch.g.) Si può
indignarsi per i "fucili padani", irridere alle cerimonie celtiche,
scuotere la testa quando parla Calderoli: va tutto bene in campagna elettorale,
può far guadagnare qualche voto nei ballottaggi, è perfino eticamente giusto.
Ma non aiuta a capire. Continuare a rappresentarci la Lega come una forza
semi-eversiva, sostenuta dai voti di protesta di una base dura e arrabbiata,
significa raccontarci solo una parte della verità, e di sicuro non ci sarà
utile a superare lo stupore per il fatto che tanti operai e bravi compagni
all'improvviso si mettono a votare il Carroccio. La Lega non è questo, e se lo
è mai stata non lo è più. Noi da Roma non ce ne accorgiamo, ma al nord i
leghisti non vengono associati all'idea delle bandiere verdi e delle
smargiassate parlamentari. La Lega, dove è la Lega, è un concretissimo partito
di sindaci, assessori e amministratori. Un partito che il giorno dopo il
trionfo elettorale alle politiche non va in giro a brindare con le ampolle
dell'acqua del Po, ma chiede la presidenza di Veneto e Lombardia, la verifica
al comune di Milano, il ministero delle riforme e quello dell'interno. Che
promette di impegnarsi non per un concetto astratto come la secessione, ma per
qualcosa di concretissimo come il federalismo fiscale e avverte Berlusconi che tagliare l'Ici va bene, ma purché non paghino
i sindaci. Un partito con le idee chiare su cosa vuole e quali interessi
intende tutelare. Ma la giornata di ieri è illuminante anche riguardo a un
altro modo sbagliato di guardare alla Lega. Quello di chi si illude che il Carroccio condizionerà Berlusconi, non lo
lascerà governare, lo farà cadere domani. Magari fosse così, troppo facile. Il Berlusconi terza edizione avrà qualche difficoltà ma ci vuol altro per
fermarlo. Piuttosto, dato che Veltroni dice che non siamo stati
capaci di parlare "all'Italia profonda", si potrebbe imparare
qualcosa da com'è organizzata sul territorio la Lega.
( da "Stampa, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA Prima del
corposo successo elettorale della sua Italia dei Valori, Antonio Di Pietro lo
aveva confidato molto esplicitamente ai suoi: "Se Formigoni dovesse
dimettersi da Presidente della Regione Lombardia, a me piacerebbe molto
candidarmi per il Pirellone...". Un'ipotesi che Walter
Veltroni non ha avuto il tempo neanche di accarezzare come idea, ma certo
potrebbe rivelarsi ingombrante per il Pd non avere un proprio candidato ad una
poltrona così prestigiosa e dover schierare un personaggio ingombrante come Di
Pietro. E Maurizio Martina, leader del Pd lombardo, ha buon gioco a
minimizzare: "Certo, ho sentito questa voce, ma come facciamo ad
esaminare una qualsiasi ipotesi se ancora non sappiamo se Formigoni lascerà la
Regione?". Per Tonino tornare nella "sua" Lombardia da leader
politico è sempre stato un sogno coltivato e mai concretizzato. Da quelle parti
il molisano Di Pietro ha lavorato in polizia, ha preso una (controversa)
laurea, ha fatto il pm, ha insegnato diritto. Ma poi, dopo aver appeso la toga
al chiodo, Tonino si è via via allontanato da Milano, ha fatto il ministro a
Roma e qualche tempo fa dopo aver accarezzato e incoraggiato l'ipotesi di una
corsa come sindaco di Milano, sembrava aver rinunciato ad ogni velleità
politica nella sua regione d'adozione. Certo, resta da vedere se Roberto
Formigoni diventerà ministro o presidente del Senato, trovandosi quindi
costretto a dimettersi da presidente della Regione Lombardia. Il trasferimento
a Roma di Formigoni è evento molto probabile, quasi certo, ma fino a quando non
si concretizzerà tutto resterà fermo. Ma con i tempi che si è imposto Silvio Berlusconi l'impasse è destinata a durare pochi giorni. E
quando la riserva sarà sciolta la corsa alla successione diventerà questione di
prima grandezza perché il peso del Pirellone è paragonabile a quello di un
ministero di "serie A". E dunque se Formigoni traslocherà a Roma a
quel punto Di Pietro partirà all'attacco. Certo, l'analisi del voto in
Lombardia è destinata a rendere più difficile l'"assalto" di Tonino:
nel collegio Senato che comprende tutta la Regione, l'Italia dei Valori si è
attestata su un decoroso 3,8% che però è leggermente inferiore dalla media
ottenuta dai dipietristi in tutta Italia, mentre il Pd è riuscito a spuntare un
significativo 31% in Lombardia-
( da "Stampa, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]MARCO
CASTELNUOVO TORINO Rivoluzione copernicana? Mutamento storico? Terza
repubblica? Forse, a vedere il nuovo Parlamento così come uscito dalle urne il
13 aprile. Ma in quanto a voti e scelte degli elettori cambia poco o nulla.
"Per quanto riguarda i voti, siamo tornati al 2001. Quello che è cambiato
è l'offerta politica, cioè come si sono presentati i partiti alle
elezioni", spiega il professor Paolo Natale del Centro studi elettorali e incensato
l'altra sera a "Porta a Porta" da Renato Mannheimer, come
"l'unico ad aver previsto i risultati giusti". Similitudini con il
2001 ci sono, certo. Berlusconi che vince, il sindaco di Roma che si presenta senza l'ala
radicale e che perde, ma poi? "Semplicemente il distacco in termini di
voti e percentuali rispetto al 2001 è lo stesso - spiega Natale -. Veltroni non ha sfondato, ha preso centomila voti in più del 2006,
pescandoli principalmente a sinistra. Per il resto tutto è rimasto
uguale, tra i poli. Permane la fedeltà leggera". Che per i politologi
significa uno spiccato senso di appartenenza alla coalizione a scapito dei
singoli partiti. Insomma, si vota all'interno dello schieramento ma non si
salta la barricata. Siamo ben lontani da quello "scongelamento" dei
poli che Veltroni sperava di sfruttare. Il Pd non ha
raccolto i voti dei moderati del centrodestra e dell'Udc. È così che l'ottima
performance della Lega è da imputare principalmente "a un travaso di voti
provenienti da Forza Italia". Anche se, a ben vedere, il Carroccio è
l'eccezione che rappresenta la regola. "In effetti una piccola parte del
nuovo elettorato lumbard è composto da ex elettori della sinistra
radicale". La Lega costola della sinistra come disse D'Alema più di dieci
anni fa? "Soprattutto in Emilia il risultato del partito di Bossi si
spiega con un nuovo elettorato proveniente da comunisti italiani e verdi".
La sinistra arcobaleno si è dissanguata sperperando circa il 75% dei propri
voti. "L'elettorato della sinistra radicale si è scisso in tre parti
sostanzialmente uguali: un terzo ha votato Bertinotti, un terzo ha scelto il
Pd, il resto non ha votato. E non dimentichiamoci che parte della coalizione
era formata dai verdi". E che? È un reato? "No, ma l'elettorato verde
- ragiona Natale - è per tradizione più leggero. Non c'è in Italia un senso di
appartenenza come in Germania. Secondo i dati, chi è più sensibile ai temi
dell'ambientalismo si è trovato a disagio in una coalizione con gli eredi del
partito comunista. Sono soprattutto loro ad aver "tradito"". I
flussi elettorali spiegano chiaramente che c'è stato un massiccio ricorso al
voto utile per premiare la governabilità, che il voto di protesta si è
incanalato su Lega e Di Pietro ("Clamoroso il risultato del Carroccio a
Genova, patria di Beppe Grillo" ricorda Natale) e che Veltroni
è riuscito a frenare l'astensionismo di sinistra ma non a bloccarlo del tutto.
Ecco perché la rimonta non si è concretizzata. E l'Udc? "L'Udc è un
partito autenticamente centrista, ora". In effetti l'elettorato di Casini
che anteponeva il Cavaliere allo scudo crociato se n'è andato con la
costituzione del Pdl (si pensi alla corrente di Giovanardi). È rimasto un
55-60% di fedeli mentre un terzo dell'elettorato è migrato verso Berlusconi. L'Udc ha recuperato con alcuni voti di uscita
dal Pd e con gli orfani dell'Udeur di Mastella". Già, Mastella. All'ex
ministro della giustizia di Prodi si è sgretolato il partito:
"l'elettorato Udeur si è concentrato su Casini e Berlusconi,
che ha compensato anche in questo modo la piccola perdita di voti in direzione
de La Destra". In effetti il gioco di sostituire Alleanza Nazionale come
autentica forza di destra, non è riuscito a Santanché e Storace. "Solo il
dieci per cento dell'elettorato di Fini ha cambiato per Storace. La sorpresa
per il Pdl è stata anche questa: prima delle elezioni calcolavamo un tasso di
fedeltà pari al 60% nei confronti del nuovo partito di Berlusconi.
Invece i risultati dimostrano che oltre l'ottanta per cento dell'elettorato di
Fi e An ha scelto di nuovo il Cavaliere". La conclusione è che da
quattordici anni a questa parte il voto è un referendum pro o contro Berlusconi. E anche questa volta il Cavaliere l'ha spuntata.
( da "Stampa, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ERRORI?
"Nessuno. L'unico problema: ci è mancato il tempo. L'anno prossimo ce
l'avremmo fatta" Nel day after dei Democratici, appena uscita dal
"caminetto" dei big riuniti al loft per l'analisi della sconfitta,
Rosy Bindi confessa che "nessuno credeva che avremmo vinto in così poco
tempo" ed è convinta che "l'anno prossimo ce l'avremmo fatta".
La Bindi non intende quindi gettare la croce addosso al segretario, non chiede
un congresso, ma rivendica "assolutamente sì, una gestione
collegiale" del partito. E chiarisce che "se qualcuno pensa che ora
il Pd debba sostituirsi alla sinistra in Parlamento si sbaglia, perché non
possiamo snaturare il nostro profilo riformista". Sono stati commessi
errori, visto come è andata? "Non credo ce ne siano stati, è chiaro che
avremmo avuto bisogno di un anno in più per far crescere la stima del governo
Prodi con la redistribuzione dei sacrifici fatti e per spiegare meglio il
nostro progetto politico. Ma quando un Paese vota al 60% per la destra vuol
dire che ci aspetta una sfida lunga: dobbiamo costruire il partito, radicarci e
creare una sorta di resistenza culturale nei confronti di un voto così
fortemente orientato a destra. Cioè ritrovare un dialogo a partire dalle paure
e dai bisogni, ma con una sorta di pedagogia intorno ai valori dell'unità
dell'accoglienza, dell'integrazione e della crescita equilibrata e solidale. E'
una situazione che va capita, sapendo intercettare le domande profonde che
vengono dal Paese e soprattutto dal Nord. Abbiamo cominciato a suscitare
l'interesse dell'elettorato moderato ma non abbiamo sfondato, i dati
parlano". C'è stata un eccessiva personalizzazione della campagna
elettorale? "Mi chiedo come poteva essere altrimenti. E' chiaro che il
messaggio mediatico è stato prevalentemente quello impresso da Veltroni che impersonava la sua proposta politica, ma siamo
stati coinvolti tutti". E' pentita di aver polemizzato con lui sulla
scelta di andare da soli? "No, anche perché poi ho riconosciuto che era
quella giusta e i dati ce lo confermano. Se ci fossimo presentati come Unione
non avremmo vinto e non avremmo un partito con questa impronta riformista.
Resto ancora convinta però che quella scelta, comunicata troppo presto, non ha
aiutato la sopravvivenza nel governo". E' d'accordo con Follini che
scommette su un'alleanza in parlamento con l'Udc o ritiene che vada cercato un
rapporto con la sinistra radicale? "Dobbiamo avere un rapporto corretto
con l'altra opposizione, ma mi fermerei qui in questa fase. Per quanto riguarda
la sinistra radicale, dobbiamo in qualche modo cercare di interpretare le
domande di quell'elettorato dentro il nostro progetto riformista. Se qualcuno
pensa che ora il Pd debba fare la parte della sinistra radicale si
sbaglia". In che tempi si dovrà svolgere un congresso del partito?
"Entro il 2009, e comunque prima di pensare ad un congresso si deve
pensare a costruire il partito, con una gestione sempre più collegiale, senza
nulla togliere alla leadership del segretario, che è stata confermata in queste
elezioni. Dobbiamo radicarci fortemente rispettando quella pluralità che è la
forza del Pd". Che peso avranno i prodiani negli organismi dirigenti?
"Io ho fatto le primarie e faccio parte di questo... ufficio politico,
come lo vogliamo chiamare? Era nata come unità di crisi e penso che quello sia
un organismo di gestione collegiale, così come il governo
ombra di cui ha parlato Veltroni. Non mi piace il termine "governo ombra" perché mi
ricorda esperienze passate, ma al di là di questo, che ci sia una squadra che
marca visibilmente l'azione del governo credo sia una buona cosa".
Un'ultima domanda. Veltroni ha detto che il Pd ha perso anche perché ha scontato un giudizio
negativo sul governo Prodi: che ne pensa? "E' una spiegazione un
po' superficiale, credo che le ragioni siano ben più profonde. Ho sentito
Romano dopo voto ed era molto dispiaciuto. Ma io gli ho ricordato che comunque
lui Berlusconi lo ha battuto due volte e deve essere
contento di quello che ha fatto per il Paese".
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Conferenza
stampa del leader pdl: lista dei ministri pronta in una settimana. Autocritica
e dimissioni nella Sinistra Arcobaleno Berlusconi: subito via
l'Ici "A noi le due Camere". Veltroni: parte male,
faremo il governo ombra SEGUE A PAGINA 2.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Torna sul palco
Silvio l'affabulatore "Scusate il ritardo, stavo parlando col re"
Domanda dalla platea: "Perché piace tanto?". E lui: "Perché sono
giovane" A un cronista: "Spero che dopo 15 anni abbiate capito che
non mi fate fuori" SEBASTIANO MESSINA La voce è un po' afona e lui ha
quasi il fiatone, ma Berlusconi è sempre Berlusconi. Quando sale sul palco, per la sua prima
apparizione pubblica dopo la sua terza vittoria, si guarda intorno e finge di
meravigliarsi di trovarsi in mezzo a così tanti giornalisti:
"Impressionante questo spiegamento di forze. Sembra che abbiamo vinto le
elezioni...". Gigioneggia, il vincitore. Non gli basta essere il più
votato. Vuole essere anche il più simpatico, il più spiritoso, il più brillante
uomo politico che la storia ricordi. Perciò oggi cercherà di non parlar male di
nessuno, neanche di Prodi che per lui è il massimo. E questa conferenza stampa
è destinata a diventare uno show per conquistare anche quelli che, chissà
perché, stavolta non l'hanno votato. Per l'occasione, è stato affittato
l'Auditorium della Tecnica, nel palazzo della Confindustria: nuovo partito,
nuovi locali. Sede di lusso: hostess all'ingresso, guardie in abito scuro con
le mani incrociate all'altezza della cintura, camerieri in livrea bianca con
mostrine dorate. Per entrare, bisogna indossare un braccialetto giallo, di
quelli che nei villaggi vacanze distinguono gli ospiti paganti dagli intrusi.
Dentro, non ci sono solo i giornalisti ad aspettare il già predecessore e
neo-successore di Romano Prodi. C'è la rossa Brambilla, alla quale Gasparri fa
il baciamano davanti ai fotografi. C'è la prediletta Carfagna, ministra in
pectore, che se ne rimane chissà perché in quarta fila. C'è Renato Brunetta,
che saltella felice di qua e di là. C'è la Mussolini, che mamma Maria accarezza
con lo sguardo dal fondo della sala. C'è Rotondi, con un audace abito grigio a
scacchi ton sur ton. E poi, naturalmente, i big. Fini, serafico, ha una
cravatta gialla. La Russa si accovaccia sui gradini. Formigoni, probabile
presidente del Senato, si è presentato con una polo viola. Poi arriva lui. Al
microfono, si sente un respiro più pesante del solito, come di uno che ha fatto
le scale di corsa perché era in ritardo. E in effetti Berlusconi
doveva essere qui un'ora fa. La giustificazione, però, è straordinaria:
"Ho fatto tardi perché ho ricevuto le congratulazioni di Sarkozy, del re
Juan Carlos, del premier Gordon Brown, del presidente degli Stati Uniti e anche
di Vladimir Putin, che farà con me la sua ultima cena ufficiale da presidente:
poi saremo colleghi, tutti e due primi ministri...". Come si fa, a non
perdonare chi fa tardi per rispondere al re e a Bush? Parte un applauso (ci
sono anche i giovani di Forza Italia, in sala), e il Cavaliere si guarda
intorno sorridendo. E' tornato al vecchio doppiopetto grigio con camicia bianca
e cravatta blu, il look del candidato è stato già sostituito dall'abito
presidenziale. Appena alza una mano parte una raffica ovattata, decine di flash
scattano insieme per cogliere l'attimo, e lui gioca un po' a vedere l'effetto
che fa. Ogni tanto guarda verso la terza fila, verso la biondissima piemontese
Laura Ravetto che sottolinea annuendo i passaggi che le piacciono di più.
Qualche volta, distrattamente, si infila la mano destra nella giacca, alla
maniera di Napoleone. Ostenta la calma del vincitore, e solo una volta perde la
pazienza, quando gli dicono che a Veltroni il suo
inizio non è piaciuto. "Francamente, vi prego: fatemi domande sui problemi
reali, non su questo teatrino della politica...". Ma poi riparte con un
aneddoto sulla Thatcher, cita una battuta di Reagan, e per chiudere la
questione della presidenza del Senato all'opposizione si passa lentamente
l'indice sulla fronte, come per dire: e che, c'è scritto Giocondo? La
cronista del Tg1 gli chiede cosa pensi di una dichiarazione di Veltroni. Lui sembra perplesso, ha la sensazione che manchi
qualcosa. "Mi vuole riformulare la domanda? Mi pare che ci fosse di mezzo
un governo ombra". "Sì, è così" precisa la giornalista. "Ah
ecco" replica lui, soddisfatto, e spiega che il governo ombra gli sta benissimo,
perché si farà prima a capire se l'opposizione è d'accordo o no sulle decisioni
del governo. Un'inviata spagnola si presenta: "Telecinco, Espana". Berlusconi la interrompe: "Conflitto di interessi
pieno!". Risate. Una giornalista radiofonica tedesca si lancia in una
domanda coraggiosa: "Perché lei piace così tanto agli italiani?".
"Perché sono giovane!". La giornalista ride. "Dico sul
serio" insiste il Cavaliere, "Ho saputo che una signora russa ha
chiesto a un'alta autorità del suo paese, guardando le foto mie e di Veltroni, chi fosse il più giovane...". Applausi.
"E comunque io non ho mai fatto pesare al mio avversario di avere
vent'anni di esperienza più di lui". La giornalista insiste: "Ma il
carisma sì". Lui si guarda intorno sorridendo, e magari pensa: fossero
tutti così. "Ok, passi alla cassa". Risate. Non è finita. L'inviata
dell'Unità gli chiede se non sia il caso di essere liberale anche con chi lo
critica. Ma certo che lo sono, "nessuno vi ha impedito di stampare il
giornale, e nessuno ve lo impedirà". Pausa. "Vi toglieremo solo il
contributo dello Stato". Scherza, si capisce. Non scherza, quando dice a
un altro cronista: "Spero che dopo 15 anni che tentate di farmi fuori
abbiate capito che è impossibile". Sì, ormai l'hanno capito tutti. Berlusconi è come un tappo di sughero: inaffondabile.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi: "Le Camere a noi non saremo
ostaggi della Lega" "Al primo consiglio aboliamo l'Ici, la legge
elettorale funziona" Il vincitore "La bicamerale? Non serve. E alla
legge elettorale basta un ritocco al Senato" "Chiuderemo le frontiere,
rispedendo al loro paese gli extracomunitari" GIANLUCA LUZI ROMA - Berlusconi esclude definitivamente di dare una Camera
all'opposizione, nega di essere "ostaggio" della Lega "che in 15
anni non ha mai comandato" e annuncia che nella riforma della Giustizia ci
sarà la separazione delle carriere, "obiettivo imprescindibile".
Conferma che al primo Consiglio dei ministri - che si terrà a Napoli per
l'emergenza rifiuti- sarà abolita l'Ici. Quanto alla Bicamerale, "ho solo
detto che è una buona base di partenza, ma non ce n'è bisogno, bastano le
commissioni Affari costituzionali. E poi "questo sistema elettorale tanto
vituperato ha funzionato bene". Ha bisogno solo di una modifica: il premio
di maggioranza nazionale e non regionale. Prima conferenza stampa dopo la
vittoria e Berlusconi non infierisce sugli sconfitti.
Anzi, assicura che non cancellerà tutto quello che ha fatto il governo Prodi.
"Penso che un governo non deve capovolgere l'attività del precedente
governo. Penso che dobbiamo guardare avanti". Anche se "può darsi che
emergano delle situazioni in cui occorre intervenire e noi non ci tireremo
indietro". A partire dalla legge Bossi-Fini che "applicheremo
chiudendo le frontiere" ai clandestini e "restituendo ai Paesi del Mediterraneo
gli extracomunitari che dalle loro sponde sono venuti da noi". La sinistra
estrema fuori dal Parlamento "è una conquista" prodotta "dagli
elettori che hanno rifiutato la frammentazione". Con due partiti, Pdl
("forza politica per i prossimi decenni che entro la fine dell'anno
diventerà un partito") e Pd, che "rappresentano l'85 per cento dei
voti", comincia una stagione nuova anche senza bisogno di "una
commissione Attali che ha dato risultati deludenti". Non quella stagione
che avevano immaginato i fautori del pareggio, ma comunque qualcosa che
avvicina il Parlamento italiano a quelli delle altre democrazie occidentali
"senza estrema destra ed estrema sinistra". Per questo "vedo
bene un governo ombra" come quello annunciato da Veltroni, perché "ci sarebbe chiarezza di rapporti, non si perde
tempo. Ci sentiamo, ci vediamo e discutiamo. Quindi sono positivamente
impressionato da queste dichiarazioni di volontà". Al Pd, secondo Berlusconi oggi si offre "l'occasione di mostrarsi opposizione, come
si usa dire, "della Regina", ossia preoccupata dei provvedimenti da
condividere che vanno nell'interesse del Paese". In concreto
"se Veltroni e i suoi manterranno con coerenza le
posizioni esposte nel loro programma, dove ci sono molti punti in sintonia con
i nostri, su quei punti sarebbe molto bello vedere il loro voto aggiungersi al
nostro". Questo si vedrà in Parlamento, intanto il dialogo sulle regole
comuni, cioè sulle riforme istituzionali, comincia a prendere forma. Con i
buoni uffici di Gianni Letta, comune amico, Berlusconi
e Bettini, coordinatore del Pd, si incontreranno. "Ricordo a Bettini - ha
confermato Berlusconi alla radio - che lui ha,
attraverso un comune amico, un incontro con me che ho intenzione di fare e
sarei lieto di farlo anche in fretta". E' molto difficile però che il
dialogo si spinga fino a condividere la riforma della Giustizia che per Berlusconi deve separare le carriere di giudici e pm:
"Essendo stato inquisito tantissime volte e sempre assolto non posso che
dare un giudizio positivo dei giudici, non la stessa cosa dei pm". Più
vicine, le posizioni, sulla lotta all'evasione fiscale: "Continueremo nel
forte contrasto all'elusione e all'evasione fiscale. E' sommamente ingiusto
nonostante le favole che raccontano su di noi, che ci siano cittadini che
possano non pagare le tasse". Infine una promessa che dovrebbe, almeno in
teoria, tranquillizzare l'Europa: "Siamo obbligati al rispetto delle
regole europee. Lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo".
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
G entile Augias, ho
trent'anni, al primo governo Berlusconi ne avevo 16.
Pareva un'anomalia, l'Italia era per me liceale un paese dalle solide
tradizioni democratiche, presto sarebbero tornati i "politici veri".
Nei prossimi cinque anni vorrei trovare un lavoro stabile e magari fare un
figlio. Quando domani il Parlamento sarà svuotato delle forze di sinistra io
avrò paura, anche se il mio voto al Senato è andato al Pd. Cristina Marino
cairn@hotmail.it G entile dott. Augias, sono piena di amarezza. Credo che
l'Italia abbia avuto, con la candidatura di Veltroni, un'ottima occasione per voltare pagina. Credo che l'Italia sia
fatta di pensionati, operai, impiegati, precari che hanno scelto la persona
meno adatta a rappresentare i loro interessi. Non dovranno più lamentarsi per i
contratti non rinnovati, per il costo della vita, per le scarse tutele
sindacali. Valentina Delvai valentina.delvai@tin.it C aro Augias, la
notte dei risultati ho scritto una poesia, è venuta giù da sola. Sarà nata da
tante cose: paura dell'oscuro avvenire che si presenta; accorgersi che
l'ignoranza è il più letale dei mali e che in Italia abbonda; che la nostra
memoria collettiva si è ridotta a poche pagine, che a breve, a sentire
Dell'Utri, verranno storpiate; che la gente ha trovato qualcosa di più
divertente da fare che rispettare e onorare i valori a fatica riconquistati da
tutte le persone che si sono battute e sono morte durante la Resistenza e
grazie alle quali siamo qui liberi di scegliere la persona sbagliata. Virginia
Canali virgycanali@hotmail.it N on è impossibile che Berlusconi
si accinga all'incarico con animo diverso dal passato. Nella prima esperienza
(1994) ha rimesso in sesto le sue aziende che erano allora sull'orlo della
bancarotta; nella seconda (2001) ha accomodato una spaventosa situazione
giudiziaria facendo votare leggi apposite; nella terza potrebbe voler recitare
il ruolo dell'uomo di Stato anche per facilitare un'eventuale successiva ascesa
al Quirinale. Se la sua natura glielo permetterà, il che non è detto, potremmo
vedere in azione un Berlusconi diverso da quello che
per quindici anni abbiamo conosciuto intento a spaccare il paese mettendo una
metà degli italiani contro l'altra. Nel frattempo abbiamo visto nascere un
partito riformista con una fisionomia e una forza che non ha precedenti nella
storia della penisola; abbiamo avuto una semplificazione del quadro politico
che molti di noi hanno invano invocato per anni; se riuscissimo anche a vedere
una sinistra che si risveglia dal sonno e dal sogno, consapevole che a Berlino
nel lontano 1989 è caduto un certo Muro, che nel 1992 sulla cupola più alta del
Cremlino è stata ammainata una certa bandiera, che il mondo corre a una
velocità pazzesca, il quadro potrebbe non essere del tutto negativo. Un po' ci
credo, un po' ci devo credere a certe cose. Non è che ci sia molto altro da
fare.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti L'ETERNO
RITORNO DEL CAVALIERE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il Cavaliere l'ha aperta con
la sua "discesa in campo", le televisioni, la calza sulla telecamera,
il doppiopetto, la riesumazione decisiva di Fini dal sepolcro postfascista, ma
anche un linguaggio di rottura, un'ostile difesa di se stesso dalla giustizia
della Repubblica, la fondazione di una "destra reale" che il Paese
non aveva mai conosciuto, frequentando a quelle latitudini soltanto fascismo o
doroteismo. Quindici anni dopo lo stesso linguaggio che ci è sembrato stanco
per tutta la campagna elettorale, lo stesso corpo del leader offerto come
simulacro immutabile e salvifico della destra, la stessa retorica politica
incentrata sul demiurgo hanno invece convinto ancora e nuovamente gli italiani,
siglando il quindicennio. In mezzo, ci sono tre Presidenti della Repubblica,
cinque Premier, due sconfitte e due vittorie per il Cavaliere, dunque un'intera
stagione politica, che va sotto il nome in codice di Seconda Repubblica.
Sopravvissuto a tutto, governi avversi e accuse di reati infamanti cancellati
da un Parlamento trasformato in scudo servente e privato, partner
internazionali che intanto hanno regnato e si sono ritirati, un conflitto
d'interessi così perfetto da passare intatto attraverso le ere politiche, Berlusconi suggella il quindicennio con se stesso, unica
vera misura dell'impresa, cifra suprema della destra, identificazione
definitiva tra un leader e il destino della nazione, secondo la ricetta del più
moderno populismo. Cos'è questa capacità di mordere nel profondo del Paese, e
di tenerlo in pugno? In un'Italia che non ha mai nemmeno rivelato a se stessa
la sua anima di destra, ombreggiandola sotto l'ambigua complessità
democristiana, il Cavaliere ha creato un senso comune ribelle e d'ordine,
rivoluzionario e conservatore, di rottura esterna e di garanzia interna, che
lui muove e agita a seconda delle fasi e delle convenienze, in totale libertà:
perché non deve rispondere ad una vera opinione pubblica nel partito (che non
ha mai avuto un congresso dal 1994) e nel Paese, bastandogli un'adesione, un
applauso, una vibrazione di consenso, come succede quando la politica si
celebra in evento, i cittadini diventano spettatori e i leader si trasformano
in moderni idoli, per usare la definizione di Bauman. Idoli tagliati a misura
della nuova domanda che non crede più in forme di azione collettiva efficace,
idoli "che non indicano la via, ma si offrono come esempi". Sta qui ?
e lo dico indicando l'assoluta novità del fenomeno ? il fondamento del risorgente
populismo berlusconiano, un populismo della modernità, che supera la cattiva
prova di governo del quinquennio di destra a Palazzo Chigi, l'età avanzata,
l'usura ripetitiva, la fatica del linguaggio ("sceverando",
"mondialmente", "gerarchicizzare"), il gigantismo delle
promesse, le ossessioni private trasformate in priorità della Repubblica, come
il perenne regolamento di conti con la magistratura. E' un fenomeno che può
allargarsi all'Europa, perché in tempi di globalizzazione e di disincanto civico
può dare l'illusione di una semplificazione dei problemi, tagliando con la
spada del leader i nodi che la politica si esercita con fatica a sciogliere.
Ecco perché il populismo può fare da cornice coerente alle paure di cui la Lega
è imprenditrice al Nord, rassicurando nella delega carismatica al leader lo
spaesamento del Paese minuto, e il suo spavento popolare per ciò che non riesce
a dominare. Così, l'Italia del voto sembra più alla ricerca di rassicurazione
che di cambiamento. Ecco perché ha sottovalutato la portata dell'operazione
veltroniana di rottura con la sinistra radicale, una scelta che ha dato
identità e credibilità al riformismo del Partito Democratico, posizionandolo
nell'area della sinistra di governo europea, e che ha ristrutturato in una sola
mossa l'intero quadro politico e parlamentare. Ma la novità del Pd non è
passata, anzi si è fermata e di fronte ai gravi problemi della parte più debole
del Paese è sembrata "politicista". Eppure la semplificazione del
gioco politico, con la riduzione drastica del numero dei partiti è in realtà la
prima vera riforma della nuova legislatura, e corrisponde a un sentimento
diffuso dei cittadini. Il risultato è un sistema incentrato su due grandi
partiti che si contendono la guida del governo, che replicano nel nuovo secolo
la coppia destra-sinistra secondo una nuova declinazione, ma restano
alternativi. La vera sorpresa, nella scomparsa dal Parlamento di tutte le forze
politiche sopravvissute al crollo della Prima Repubblica, è la sconfitta senza
appello della sinistra radicale guidata da Bertinotti, che non entra alle
Camere: probabilmente perché i cittadini ritengono i partiti dell'Arcobaleno
responsabili del gioco di veti, attacchi, critiche e riserve che ha paralizzato
e affogato nel dissenso il governo Prodi, e anche perché i militanti e i
simpatizzanti non hanno creduto che l'accrocco della lista fosse davvero
l'embrione di un nuovo partito-movimento, bensì un espediente puramente
elettorale. Alcuni destini personali dei leader sembravano marciare dritti, da
tempo, verso questo esito, sconnessi dalla pubblica opinione. La mancata
presenza in Parlamento non solo di una tradizione, ma di una rete di valori,
interessi, critiche, opposizioni presenti nel Paese e nella sua storia,
indebolisce comunque il discorso pubblico italiano, atrofizza la
rappresentanza, riduce il concetto stesso di sinistra. E crea, naturalmente,
una responsabilità in più per il Partito Democratico, che deve re-imparare a
declinare quel concetto, deve farsi carico di un'attenzione sociale e culturale
più che politica, per non lasciare allo sbando e senza voce le domande più
radicali del Paese. Ciò non muta affatto l'identità del Pd, che la leadership
di Veltroni ha posizionato nel luogo politico più
utile a intercettare consensi dal centro e da sinistra. Quei consensi sono
arrivati in misura inferiore alle attese: ma bisogna tener conto dell'abisso di
impopolarità che il Pd ha dovuto colmare prima di poter incominciare a
competere, un giudizio negativo sulla coalizione che ha divorato il governo
Prodi nelle sue lotte intestine. Veltroni doveva
insieme ? in questa prima volta ? reggere quell'eredità e discostarsene,
marcando il nuovo. Il risultato è la sconfitta, ma con una forza riformista del
33 per cento una quota mai raggiunta in passato (anche se bisogna ricordarsi
che la sinistra così parla solo a un terzo del Paese) e un partito nuovo che ha
retto il varo nella tempesta di una campagna elettorale troppo ravvicinata alla
sua nascita. C'è lo strumento adatto ad una partita che il Paese non ha mai
conosciuto, la sfida riformista per il cambiamento. Sarebbe un delitto se il
cannibalismo tipico della sinistra si esercitasse adesso contro quello
strumento e la sua leadership, ricominciando da zero un'altra volta, per
procedere di fallimento in fallimento. Il riformismo, naturalmente, chiede
comportamenti conformi anche dall'opposizione, impedisce a chi ne avesse la
tentazione di giocare col tanto peggio tanto meglio. D'altra
parte la nettezza del successo di Berlusconi ha
tolto di mezzo quel miraggio del pareggio che covavano da mesi molti che
affollano la periferia della sinistra, pronti ad offrirsi da genio pontiere di
un'intesa organica di governo tra Berlusconi e Veltroni. La questione è chiara, come abbiamo provato a dire prima del
voto. Chi ha vinto governa. La responsabilità, anzi il concorso di
responsabilità è possibile e doveroso nell'ambito del Parlamento, alla luce del
sole, dove si devono discutere con urgenza le necessarie riforme istituzionali.
Su queste riforme, sulle regole, il Pd può mettere in campo e alla prova la sua
cultura di governo anche dai banchi doverosi dell'opposizione. In questa
distinzione netta, che lascia alla destra il compito esclusivo di governare, ci
saranno occasioni di confronto e anche di concordanza, senza scandalo alcuno,
perché senza confusione. La speranza, d'altra parte, è che Berlusconi
? giunto alla sua terza prova e liberato dal terrore di rendere conto alla
giustizia repubblicana ? possa sentire l'ambizione di governare davvero,
scoprendo l'interesse generale dopo l'abuso di interessi privatissimi. Se
questo accadrà, sarà un bene per il Paese, che non ha più né tempo né occasioni
da perdere. Quanto a "Repubblica", ha già fatto l'esperienza della
destra, giocando la sua parte, e senza mai inseguire il ruolo di giornale di
opposizione, perché non è un partito. Preferiamo semplicemente essere un
giornale: con una certa idea dell'Italia, diversa da quella oggi dominante,
un'idea certo di minoranza, e che tuttavia secondo noi merita di essere custodita
e preservata.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti QUEI SETTE
PUNTI PERSI DAL CENTROSINISTRA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E sfondò, nel Nord,
realizzando il maggiore risultato della sua storia. A spese di FI. In queste
elezioni, invece, la Lega si è affermata, anzi, ha trionfato alleandosi con FI
e AN, confluiti nel Popolo della Libertà. L'ultima invenzione di Silvio Berlusconi. Non un leader, ma, come ha sottolineato Mauro
Calise sul Mattino, "il capo". Un accordo vantaggioso per tutti. Il
Pdl, nel Centrosud, ha, infatti, ampiamente recuperato i voti
"ceduti", nel Nord, alla Lega. Che, peraltro, ha conquistato alla
causa comune consensi che vanno molto al di là dei confini di centrodestra.
Quanto alle forze politiche di centrosinistra, si tratta di una pesante
sconfitta. Al di là delle attese. Disastrosa per la Sinistra Arcobaleno. Per
capire perché e come sia avvenuto tutto ciò, conviene precisarne meglio le
misure, le dinamiche, la geografia, la sociologia del risultato. In modo
sommario e, necessariamente, approssimativo. 1. Il successo
di Berlusconi è stato netto. La sua coalizione ha ottenuto oltre 17 milioni di
voti alla Camera. Circa 3 milioni e mezzo in più dell'alleanza Pd e IdV, che
sosteneva Veltroni. La quale prevale solo nelle regioni rosse (+14 punti
percentuali). Inoltre, c'è equilibrio nelle regioni del Centrosud (Lazio,
Abruzzo e Molise: +2 punti per il Cavaliere). Mentre nelle altre zone il
successo di Berlusconi appare schiacciante: +17 punti
nel Nordovest, +19 nel Nordest, +15 nel Mezzogiorno e nelle Isole. Difficile,
per il centrosinistra, agitare la "questione settentrionale", questa
volta. Perché altrettanto grave, per questa parte politica, risulta la
"questione meridionale". D'altronde, nel Sud, la coalizione di Veltroni, rispetto al 2006, è cresciuta di un solo punto,
grazie all'IdV. 2. Dal punto di vista territoriale, il Pdl è il primo partito
in 67 province, il Pd in 35, la Lega in 6. Il Pd prevale nelle tradizionali
regioni rosse (Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche). Inoltre, nelle nuove
regioni "rosa" del Centrosud: Molise e Basilicata. Mentre crolla in
alcune regioni dove, negli ultimi dieci anni, si era consolidato. Fra tutte: la
Campania. 3. La Lega si impone ovunque, nel Nord padano. Ma soprattutto nelle
sue zone di origine. Nelle zone pedemontane, che hanno conosciuto negli ultimi
vent'anni una grande crescita dell'economia di piccola impresa. Supera il 30%
in 5 province: Sondrio, Verona, Bergamo, Vicenza e Treviso. Ma in altre 20 va
oltre il 15. Da Belluno a Cuneo, passando per Brescia, Como e Varese. La stessa
mappa del '92. Che, a sua volta, riassume la propagazione del voto leghista dal
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Aspettando i
risultati in una casa di cura Pier Luigi Cova Bologna Ho passato la sera delle
elezioni tenendo compagnia, da volontario, agli ospiti di una casa di
accoglienza per parenti di malati che provengono da ogni parte d'Italia, prevalentemente
dal Sud. Persone semplici, di scarso reddito, unite dalla sofferenza di
gravissime malattie in famiglia. Avrei volentieri guardato con loro in tv
qualche aggiornamento e commento sulle elezioni, ma tutti hanno cercato canali
alternativi ("Non se ne può più"); durante la serata hanno deprecato
le pensioni dei parlamentari, le ripetute rielezioni di molti, i senatori a
vita, ma specialmente Prodi ("ha aumentato le tasse, non ha controllato i
prezzi..."). Ribattere mi è sembrato di cattivo gusto, ma sono proprio le
tasse che noi e loro paghiamo, a consentire a loro adesso, e a tutti quando
servirà, di avere cure, trapianti, etc., forniti gratuitamente da uno dei
sistemi sanitari pubblici migliori del mondo. In Italia per le elezioni e un
ritorno sconsolato Enzo Carpentieri Roma Ho trascorso giorni bellissimi in
questo Paese. Sono venuto per votare e trascorrere un po' di tempo nell'incanto
della mia terra. Ho trovato il sole, l'aria profumata, il volto pulito di
Walter. Ho creduto davvero che ce l'avremmo fatta. Ho ascoltato Zimmerman al
San Carlo, ho preso il sole ad Ischia, mi sono commosso sotto la cupola del
Pantheon. Poi ha vinto Berlusconi. Torno a Londra,
dove vivo, pieno di sconcerto e di dolore. La Lega ha fatto il pieno per il
problema immigrati Gaetano Moschini Milano Ho sentito molti commentatori dire
che la Lega Nord ha fatto man bassa di voti perché molti italiani credono nel
federalismo. Quei voti dicono, secondo me, chiaro e tondo che gli italiani sono
stufi degli immigrati, clandestini e non. Molti credono che i nostri guai
peggiori sono venuti dal problema immigrazione non controllato a dovere sin dai
primi momenti. Zingari ed extracomunitari clandestini ci hanno portato via la
serenità di vivere, la sicurezza e quantità incredibili di risorse economiche.
Quelli che chi è più furbo viene sempre premiato Vera Zanette vera.
zanette@libero. it Mi aspettavo stavolta un po' di coscienza da parte degli
elettori e poi mi guardo intorno e credo che tutti quegli elettori abbiano
votato chi prometteva più furberie, più scappatoie. Siamo davvero il popolo che
chi è più furbo vince? chi è più veloce a fregarti il parcheggio e a passare
avanti quando sei in coda? Guardo me, trentenne con una laurea e un master,
nata e cresciuta in Veneto, nel Veneto produttivo, che è andata all'estero ad
insegnare, che insegna e si occupa degli immigrati e dei loro figli, che mai
riuscirà a farsi una casa e che spera che nei piccoli gesti di ogni giorno
qualcosa cambi. Insegno ai miei alunni l'onestà sopra tutto il resto, la
giustizia, l'uguaglianza, il senso civico e ho fiducia che qualcosa di quello
che insegno, possa restare. Continuo a crederci. Mi auguro che questo nuovo
governo tenga ben presente i valori della democrazia e della lealtà,
dell'onestà e della giustizia che non sono né di destra, né di sinistra, che
sono valori supremi di ogni democrazia, e che governi per gli italiani, per
tutte le persone oneste che vivono in questo Paese. Mi resta questa speranza e
basta, mista alla delusione Il primo voto, pensando a mio padre e mio nonno
Michela Sartori michsart@hotmail. it Ho 20 anni. Domenica ho votato per la
prima volta e come altri coetanei "di sinistra", mi sono turata il
naso e ho votato il partito democratico. Vengo da una famiglia di tradizione
socialista, mio nonno sindaco della sua città con il Psi e mio padre
ex-sindacalista Cgil. Ho puntato tutto su Veltroni. Ora alla delusione si aggiunge la tristezza per il fatto che,
dopo sessant'anni, gli eredi dei socialisti e dei comunisti (protagonisti della
nascita di un'Italia democratica) non andranno in Parlamento. Non sono più
stati in grado di comunicare con i propri elettori, in parte astenuti, in parte
spostati sulla Lega. Così mentre l'Europa va avanti (si pensi al governo
rosa di Zapatero), noi si rimane ancorati all'uomo che da Tangentopoli ad oggi
ci ha rappresentato nel bene e soprattutto nel male.
( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E' troppo facile
parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi,
del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito
se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti)
toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già
stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua
scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica.
Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin
dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito
riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e
somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che
trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto
dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il
crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti,
Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così.
Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del
cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro
che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa
sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo
neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro
elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e
tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al
Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non
sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti,
in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito
bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi:
bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia
davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (18
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08
Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e
chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava
la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di
più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia
Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della
Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese.
Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande.
Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del
genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del
dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare
un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica
dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed
avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su
questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e
cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà
la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su
verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il
sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta
indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi
torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate
di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia
Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito
sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla
riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie,
alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga,
Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e
criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre
priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in
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post a un amico 01Apr
( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E' troppo facile
parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi,
del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito
se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti)
toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già
stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua
scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della
politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo
sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un
partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a
modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera
rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi.
Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è
stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei
Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di
dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non
ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro,
pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto
utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito
bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi:
bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia
davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (18
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l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un
referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New
York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più,
hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti:
pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia
Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di
carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la
merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa
da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla
Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo,
moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia.
Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto
in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno
così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia
Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di
vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e
solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco
ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla
questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica,
CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche
perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la
firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che
verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di
traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione
di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si
schierano con Berlusconi e criticano Libeskind,
proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città
vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 50 )
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01Apr
( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E' troppo facile
parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi,
del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito
se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti)
toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già
stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua
scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della
politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo
sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un
partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a
modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente"
che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto
dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il
crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti,
Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così.
Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del
cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro
che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa
sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo
neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro
elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e
tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al
Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non
sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito
"voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un
consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire
"no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico.
Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito
bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi:
bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella
che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di
senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa
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grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum:
dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante
una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato
Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano
rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il
vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate
che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo
sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche
alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che
verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno,
più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non
da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi
e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale.
E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto:
"Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei
milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano
sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che
intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione
grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife
proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a
onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un
altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si
allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e
inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di
cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si
schierano con Berlusconi e criticano Libeskind,
proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città
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Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E' troppo facile
parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi,
del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito
se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti)
toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già
stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua
scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della
politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo
sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un
partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a
modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E'
questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi.
Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è
stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei
Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di
dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non
ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro,
pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto
utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito
bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico
di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e
quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci
lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo,
poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di
riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio)
con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è
una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e
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il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua
Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata
celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano
città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano
rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il
vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate
che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo
sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche
alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che
verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno,
più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non
da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi
e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale.
E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto:
"Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei
milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano
sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che
intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione
grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife
proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a
onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un
altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si
allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e
inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di
cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si
schierano con Berlusconi e criticano Libeskind,
proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città
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E' troppo facile
parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi,
del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito
se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti)
toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già
stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua
scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della
politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo
sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un
partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a
modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi.
Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è
stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei
Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di
dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non
ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro,
pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile
di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito
bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi:
bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
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chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava
la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di
più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia
Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della
Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese.
Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande.
Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del
genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del
dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare
un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica
dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed
avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su
questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e
cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento,
migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo
su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi
il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta
indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi
torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate
di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia
Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito
sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla
riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie,
alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga,
Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e
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E' troppo facile
parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi,
del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito
se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti)
toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già
stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua
scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della
politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo
sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un
partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a
modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi.
Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è
stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei
Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di
dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non
ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro,
pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto
utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito
bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi:
bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
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Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e
chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava
la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di
più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia
Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della
Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese.
Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande.
Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere
non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del
dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare
un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica
dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed
avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su
questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e
cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento,
migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto:
"punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e
multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con
l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli
piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero,
le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco,
Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla
qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla
riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze.
Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un
referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il
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( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E' troppo facile
parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi,
del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito
se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti)
toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già
stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua
scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della
politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo
sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un
partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a
modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E'
questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi.
Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è
stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei
Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di
dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non
ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro,
pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto
utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito
bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico
di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e
quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci
lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo,
poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di
riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio)
con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è
una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e
senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica?
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Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e
il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua
Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata
celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano
città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano
rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il
vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate
che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo
sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche
alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che
verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno,
più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non
da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi
e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale.
E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto:
"Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei
milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano
sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che
intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione
grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife
proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a
onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un
altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si
allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e
inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di
cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si
schierano con Berlusconi e criticano Libeskind,
proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città
vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 50 )
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01Apr
( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E' troppo facile
parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi,
del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito
se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti)
toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già
stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua
scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della
politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo
sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un
partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a
modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi.
Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è
stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei
Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di
dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non
ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro,
pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile
di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito
bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi:
bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia
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Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e
chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava
la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di
più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia
Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della
Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese.
Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande.
Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del
genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del
dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare
un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica
dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed
avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su
questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e
cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento,
migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo
su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi
il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta
indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi
torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate
di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia
Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito
sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla
riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie,
alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga,
Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e
criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre
priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in
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( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E' troppo facile
parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi,
del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito
se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti)
toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già
stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua
scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della
politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo
sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un
partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a
modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi.
Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è
stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei
Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di
dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non
ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano
in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito
bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi:
bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
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Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e
chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava
la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di
più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia
Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della
Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese.
Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande.
Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del
genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del
dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare
un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica
dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed
avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su
questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e
cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento,
migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto:
"punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e
multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con
l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli
piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero,
le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco,
Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla
qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla
riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze.
Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un
referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il
2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 50 ) " (83 votes,
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( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Torino
Il sociologo Gallino: a partire dal nome, una serie di errori "Questo è un
delitto politico ora serve tornare alle radici" I motivi del disastro? Intanto Veltroni così categorico: per certi versi si è smarcato più di Berlusconi NICCOLO ZANCAN (segue dalla prima di cronaca) NIccolò zancan
Gallino, quali sono le cause del disastro? "La questione del voto utile ha
avuto un peso. Anch'io, a un certo punto, mi sono chiesto se non convenisse
confluire in un partito più grosso per fare massa. Ma poi, per coerenza,
ho votato per la sinistra". Un'altra motivo? "Veltroni
così categorico. Per certi versi neppure Berlusconi ha
marcato le distanze dalla sinistra in modo altrettanto perentorio".
L'astensionismo? "Un punto percentuale penso sia dovuto a quelli che hanno
detto: "Tanto non cambia nulla"". L'hanno chiamato il partito
dei no. Sinistra troppo massimalista? "Al contrario, mi pare che al
governo sia stata una sinistra di un moderatismo socialdemocratico. Ed infatti
i duri e puri di Rifondazione sono rimasti delusi". Il no alla Tav ha
pesato? "Forse un po' a livello locale. Ma credo sia l'ultimo dei
problemi". Qual è il primo? "Bisognava fare subito una costituente
per un partito unitario. In Spagna e in Germania i socialisti sono al potere.
In Francia contano per il 45 per cento. Mentre in Italia non si osa più neppure
pronunciare il termine socialista...". Lei avrebbe candidato Ciro
Argentino e Antonio Boccuzzi? "No. Mi è parso affrontare con leggerezza
una questione terribile". è vero che gli operai hanno votato Lega?
"Sto facendo due conti. Il lavoratori dipendenti con le famiglie arrivano
a 30 milioni di elettori. Tolti il milione e ottocentomila voti intercettati
della sinistra, resta una quota enorme di lavoratori dipendenti che hanno votato
da altre parti. Credo in maggioranza per il Pdl". Un errore della Sinistra
Arcobaleno? "Lasciare il tema della globalizzazione a Tremonti. Bisognava
parlarne in modo ampio e concreto. Tocca molte persone. Penso alla fabbrichetta
di Settimo Torinese che chiude perché adesso i rubinetti si comprano in Cina a
2 euro". Da domani? "Innanzitutto c'è il problema di farsi capire.
Perché con la soppressione scientifica dei circoli e delle sezioni si è creato
un vuoto impossibile da colmare in tre mesi di campagna elettorale".
Investire nelle bocciofile? "La domanda è un po' irridente. Eppure a
Torino, prima che scoppiasse tangentopoli, c'erano 500 associazioni culturali.
Si parlava di tutto, erano incontri di grande vitalità". Cosa risponde a
chi dice che è un'idea vecchia? "Di andare a dormire. Perché se uno mostra
di saper parlare alla gente, come succede per i festival dell'economia, della
filosofia e della scienza, arrivano centinaia di migliaia di persone". Da
Bertinotti in giù. Si auspica un ricambio? "Non dico fuori tutti. Ma
sicuramente ci vorrebbero un bel po' di volti nuovi". Qual potrebbe essere
il nome del partito unitario della sinistra? "Non lo so. Però credo che la
parola socialista non dovrebbe mancare".
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Roma
Prc: l'alleanza non si discute "E ora tutti con Rutelli e Zingaretti"
Sentinelli: dobbiamo mobilitarci per il Laboratorio Roma La sinistra CARLO
PICOZZA "ora tutti uniti per Rutelli e Zingaretti, intorno al Laboratorio
Roma che si conferma vincente contro una destra pericolosamente dilagante nel
Paese". Quando intorno alle 20 è quasi certo che per il Campidoglio e la
Provincia si andrà al ballottaggio, il segretario romano di Rifondazione
comunista, Massimiliano Smeriglio, dà il via libera alla stampa di 30 mila
manifesti ("Ferma la destra: il 27 e il 28 aprile vota Rutelli sindaco e
Zingaretti presidente della provincia"). Saranno affissi in città e
nell'hinterland già da questa mattina. "Il messaggio che arriva dalla
capitale è univoco", commenta Smeriglio: "quando si sta dentro
un'alleanza pluralistica si mantiene un campo democratico per arginare la
destra che, invece, nel Paese è cresciuta grazie alle scelte di Veltroni". Un partito senza colpe il vostro? "Le
nostre colpe", risponde Smeriglio, "le pagheremo a caro prezzo con il
nuovo status di extraparlamentari: non siamo riusciti a parlare al nostro
popolo, disilluso da due anni di governo e catalizzato
dalle lusinghe del voto utile evocato Berlusconi e Veltroni. Adesso ripartiamo da qui, dall'esperienza di Roma". Dopo
la sconfitta di Rc, c'è chi nel Pd non vuole Patrizia Sentinelli come vice di
Rutelli in caso di vittoria del centrosinistra. "Francesco manterrà la
parola sulla valorizzazione della Sinistra Arcobaleno nella squadra di governo
della città", è convinto Smeriglio. "Non abbiamo dubbi: c'è un
accordo di programma con il candidato sindaco". Meno sicura l'interessata:
"Non lo so", dice Sentinelli. "Era solo un'ipotesi. Resta la mia
disponibilità. Da qui al ballottaggio, comunque, c'è tempo per ragionare
insieme". "Il dato delle provinciali", per il segretario
regionale, Giancarlo Torricelli, "conferma che senza il ricatto del voto
utile, la sinistra raddoppia i consensi. Questa è la base solida da cui
ricominciare facendola valere anche nell'analisi del voto". Prima dello
spoglio delle schede per le amministrative, volti tesi e sguardi cupi. Il
giorno dopo i risultati di Camera e Senato è "lutto" nel quartier
generale romano di Rifondazione. "Ci vorrà tempo per elaborarlo",
ripetono tutti. Un po' d'acqua, nell'arsura di voti per il Parlamento, la porta
lo scrutinio del voto amministrativo: "A Civitavecchia, su 51 seggi in 5
superiamo il 10 per cento", informa cauta nel primo pomeriggio, Rosa
Rinaldi, sottosegretaria al Lavoro. Un po' per la tristezza della batosta, un
po' per scaramanzia, nessuno gioisce. "Dopo i condizionamenti del voto
utile, il voto libero ci ripaga", è il commento del consigliere comunale
uscente Paolo Carrazza, di nuovo candidato. E via via ci si rincuora un po'.
Resta lo smarrimento: "Cos'è che non abbiamo capito? Da dove
ricominciamo?", chiede la consigliera comunale uscente Adriana Spera.
Domanda didascalica: "è vero che c'è un'americanizzazione del voto, ma se
ci fossimo presentati con i nostri simboli e alleati con la Sinistra critica,
ce l'avremmo fatta. Casini docet". Dolori presenti. E fatiche in vista:
"Il pericolo è davanti a noi: senza una rappresentanza parlamentare, con
la recessione in campo, la disoccupazione e la precarizzazione del lavoro, si
potrebbe andare verso una deriva drammatica". Sotto accusa è l'alleanza
con i Verdi, "alcuni impresentabili", commenta un compagno di base.
Ma "anche con qualche fuoruscito dai Ds", aggiunge un altro. C'è chi,
però, come l'assessore regionale al Bilancio, Luigi Nieri e la senatrice
uscente Loredana De Petris, insiste sulla "alleanza strategica della
Sinistra Arcobaleno".
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Palermo
Entrano Vicari, Siragusa, Cardinale junior, la giornalista tv Giammanco.
Escluso Strano In Parlamento le novità sono rosa fuori il senatore della
mortadella Non ce l'ha fatta la ragazza del call center voluta da Veltroni. Ok Russo Galioto e Misuraca Sbarcano a Roma Drago
e Pagano Porte chiuse per Piro, torna Latteri stavolta con l'Mpa ANTONELLA
ROMANO Tra le new entry alla Camera ci sono l'ex sindaco di Cefalù Simona
Vicari, la capogruppo del Pd al Comune Alessandra Siragusa, il coordinatore
palermitano di Forza Italia Enzo Galioto, il numero due del Pd siciliano Tonino
Russo, primo dei non eletti che subentra a Fioroni, e il forzista Dore
Misuraca. Tra gli eletti c'è anche una neo-parlamentare di 27 anni: è Daniela
Cardinale, figlia dell'ex ministro delle Comunicazioni Salvatore Cardinale,
alla sua prima campagna elettorale, scelta al posto del padre per l'apertura
del Pd ai volti nuovi al posto dei politici di lungo corso. Regola che non è
servita a far spiccare il volo a Loredana Ilardi, la
lavoratrice del call center voluta da Veltroni, nona in
lista, rimasta al palo dopo l'illusione di un posto da capolista. Tra i nuovi
ingressi quello di Gabriella Giammanco, giornalista del Tg4 di origini
bagheresi, il cui nome è stato caldeggiato direttamente da Berlusconi. La Sicilia porta a Palazzo Madama tredici senatori del Pdl,
sette del Pd, tre dell'Udc, due del Mpa e uno di Italia dei valori. A
Montecitorio vanno invece, tra la circoscrizione Sicilia 1 e Sicilia 2,
ventotto deputati del Pdl, quattordici del Pd, cinque dell'Udc, quattro
dell'Mpa e due di Italia dei valori. Al Senato arriva anche Umberto Scapagnini,
farmacologo e medico personale di Berlusconi,
dimessosi dalla carica di sindaco di Catania. Dalla Sicilia, tra gli altri,
tornano a Montecitorio anche esponenti del governo Prodi come Ricardo Franco
Levi, Giuseppe Fioroni, eletto pure in Lazio, Angelo Capodicasa, Sergio
D'Antoni ma anche componenti dell'ex governo Berlusconi
come Stefania Prestigiacomo, Antonio Martino e l'ex presidente dell'Ars
Gianfranco Miccichè. Tra i big riconfermati nel Pdl il senatore Renato
Schifani, l'ex ministro Enrico La Loggia e Angelino Alfano, alla sua terza
legislatura. Alla Camera, per il Pdl, entra anche l'ex assessore regionale al
Bilancio Alessandro Pagano. Rimane fuori, primo dei non eletti, Giacomo
Terranova, l'amministratore delegato della Gesap. Se Salvatore Cuffaro è stato
il più votato dei tre esponenti dell'Udc eletti nell'Isola per Palazzo Madama,
per l'Udc alla Camera con Saverio Romano ci sono anche l'ex ministro Calogero
Mannino e Giuseppe Ruvolo, mentre non ce la fa Nino Dina, eletto però all'Ars.
In Sicilia 2 è riconfermata per il Pd Mariolina Samperi, mentre tra i
"trombati" c'è Salvo Raiti, che aveva lasciato i dipietristi. Se
Leoluca Orlando deciderà di optare per il seggio alla Camera nella
circoscrizione Sicilia 2, entrerà in Sicilia 1 Ignazio Messina, ex sindaco di
Sciacca. Così per l'Udc Lorenzo Cesa potrebbe lasciare il posto a Giuseppe
Drago, nel 1998 presidente della Regione. Fra i "trombati" eccellenti
l'ex senatore Nino Strano, primo dei non eletti, che dopo la sfiducia al governo
Prodi brindò in aula con spumante e mortadella. E Franco Piro, primo dei non
eletti al Senato per il Pd, che acccusa: "C'è una parola che definisce il
risultato del Pd in Sicilia, senza infingimenti e senza inutili contorsioni:
disastro". Per l'Udc, se Antinoro opterà per l'Ars, entrerà alla Camera al
suo posto Salvatore Cintola, fedelissimo di Cuffaro. Giochi aperti in casa Mpa,
dove diversi candidati erano in lista sia per le politiche che per le
regionali. Oltre ai due senatori, Giovanni Pistorio e Vincenzo Oliva, sbarcano
quattro deputati. Certi sono in tre: Carmelo Lo Monte, al suo secondo mandato,
Ferdinando Latteri, rientrato nel centrodestra dopo la parentesi nel
centrosinistra, e Roberto Commercio, presidente del Consiglio comunale di
Catania. Il quarto dovrebbe essere l'uscente Riccardo Minardo. Il fratello di
Lombardo, Angelo, dovrebbe optare invece per l'Assemblea regionale.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Napoli Il
futuro premier ribadisce: primo Consiglio dei ministri a Napoli. Nel Palazzo
Reale che ospitò i Sette Grandi Il governo nei saloni del G 7 Berlusconi: "Resto finché non risolvo la crisi
rifiuti" "Porrò fine all'emergenza spazzatura entro due mesi. Rimango
qui tre giorni a settimana, poi stabilirò una sede operativa" Il Cavaliere
potrebbe essere ospite della moglie di Fede a Villa Lucia. Le indiscrezioni:
Mara Carfagna nell'esecutivo, alle Pari opportunità OTTAVIO LUCARELLI
"Risolverò l'emergenza rifiuti in due mesi. Terremo a Napoli il primo
Consiglio dei ministri e non sarà una trasferta. Lo terremo per un fatto simbolico,
per dimostrare come il governo ritenga la crisi rifiuti un fatto nazionale, ma
poi stabilirò una sede operativa in città per tre giorni alla settimana e ne
verrò via quando avrò la certezza di avere avviato concretamente la soluzione
di questo problema che fa tanti danni al nostro turismo e alle esportazioni.
Napoli, più che una trasferta, è un impegno preciso e di medio termine per il
mio lavoro". A Palazzo Reale, nelle sale del G7 del '94, la riunione del
Consiglio dei ministri. In prefettura la "sede operativa" mentre un
tetto per la notte Silvio Berlusconi l'ha trovato a
Villa Lucia, al Parco Grifeo, di proprietà di Diana De Feo, neo senatrice e
moglie di Emilio Fede. Berlusconi conferma dalle prime
ore del mattino l'impegno preso il 4 aprile in piazza del Plebiscito. Giorno in
cui annunciò: "è fuori discussione la vittoria del Popolo della libertà a
Napoli e in tutta la Campania. Mi rifiuto di pensare che dopo il malgoverno di
questi anni i campani diano ancora fiducia alla sinistra che ha dimostrato di
non saper governare. Bassolino e Veltroni si
vergognino". Ieri Berlusconi non è tornato a chiedere le dimissioni di Bassolino, lo fanno da
lunedì sera tutti suoi colonnelli campani, ma in conferenza stampa serale è tornato
sulla questione immondizia. E di nuovo pesantemente: "I rifiuti di Napoli
hanno rovinato la nostra immagine nel mondo". Un'immagine che Berlusconi vuole rilanciare ripartendo da Palazzo Reale.
Mentre il suo staff guidato dal neo deputato Maurizio Iapicca, da venti anni
uomo Mediaset a Napoli, ha già visionato le stanze del G7, oggi si terrà a Roma
il vertice del centrodestra e tanti campani, piuttosto che a Palazzo Reale,
sgomitano per entrare nel nuovo governo. In pole position per un ministero alle
Pari opportunità c'è la salernitana Mara Carfagna, ex valletta e conduttrice,
"pupilla" di Berlusconi al secondo mandato
in Parlamento. Ma un ruolo nell'esecutivo lo avrà anche Barbara Contini,
capolista Pdl al Senato in Campania ed ex governatrice a Nassiriya. Laureata
all'Orientale di Napoli, la Contini è stata per nove anni funzionaria Onu a
Tokyo. Nel pacchetto di mischia campano del Popolo della libertà ci sono poi i
segretari nazionali di due partiti piccoli ma di antica tradizione che due anni
fa correvano da soli e che stavolta, invece, hanno aderito al Pdl: l'irpino
Gianfranco Rotondi (rieletto in testa di lista in Lombardia uno) della
Democrazia cristiana, e il napoletano Stefano Caldoro del nuovo Psi ("i
socialisti riformisti saranno in Parlamento, al contrario di quanto
dichiarato"), quest'ultimo già ministro nella fase finale dell'ultimo
governo Berlusconi e capolista di fatto in Campania 1
dietro i leader nazionali del centrodestra. Tra i "mastini" in corsa
per poltrone di lusso ci sono il segretario regionale di Forza Italia Nicola
Cosentino, Italo Bocchino e Mario Landolfi di An e Pasquale Giuliano, ex
sottosegretario alla Giustizia. Lunedì il Popolo della libertà ha festeggiato
fino a tarda sera in piazza Municipio. Oggi i leader locali si ritrovano alle
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Napoli
Pdl Silvio BERLUSCONI Gianfranco FINI Stefano CALDORO Alessandra MUSSOLINI
Italo BOCCHINO Luigi CESARO Paolo RUSSO Pina CASTIELLO Giampiero CATONE Massimo
NICOLUCCI Marcello TAGLIALATELA Giuseppe SCALERA Gioacchino ALFANO Amedeo
LABOCCETTA Maurizio IAPICCA Marcello DI CATERINA Daniela MELCHIORRE Alfonso
PAPA (Gianfranco PAGLIA) (Maria Elena STASI) Mara CARFAGNA Nicola COSENTINO
Mario LANDOLFI Giancarlo LEHNER Nunzia DE GIROLAMO Edmondo CIRIELLI Mario PEPE
Marco MILANESE Giulia COSENZA Michaela BIANCOFIORE Gennaro MALGIERI Marco
PUGLIESE Pasquale VESSA Gerardo SOGLIA (Nicola FORMICHELLA) (Anna FERRAZZANO)
MPA Raffaele Lombardo (Antonio Milo) (Arturo Iannaccone) PD Massimo D'ALEMA
Luigi NICOLAIS Giulio SANTAGATA Olga DI SERIO in D'ANTONA Donato MOSELLA
Salvatore PICCOLO Luisa BOSSA Pasquale CIRIELLO Andrea SARUBBI Eugenio
MAZZARELLA (Bruno Cesario) Giuseppina PICIERNO Walter
VELTRONI Tino IANNUZZI Guglielmo VACCARO Costantino BOFFA Luciana PEDOTO Fulvio
BONAVITACOLA Mario PEPE Stefano GRAZIANO (Antonio CUOMO) IDV Antonio DI PIETRO
Aniello FORMISANO (Silvana MURA, Massimo DONADI o Francesco BARBATO) Silvana
MURA o Americo PORFIDIA UDC Pierferdinando CASINI Ferdinando ADORNATO (Nunzio
TESTA) (Michele PISACANE) Lorenzo CESA (Francesco PIONATI) (Domenico
ZINZI) In parentesi coloro che possono subentrare in caso di opzione
alternativa di chi li precede.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VI - Napoli
Bassolino non si arrende "Qui il Pd è in crescita, lavorerò ancora un
anno" Abbiamo fronteggiato una straordinaria concentrazione di fuoco,
un'aggressione senza precedenti contro il nostro territorio, e non siamo in
macerie CONCHITA SANNINO Sorpresa, dice lui. "Il Pd di Napoli e della
regione non è azzoppato, né polverizzato. Anzi guadagna punti, cresce". Antonio
Bassolino inforca gli occhiali e snocciola dati, letture, moniti. Da Veltroni in poi. Sassolini e recenti rospi compresi. "è un terremoto
politico - analizza il governatore - . A Roma, e poi qui da noi, rifiuti o non
rifiuti". "Qui ne abbiamo viste di tutti i colori, abbiamo
fronteggiato una straordinaria concentrazione di fuoco, abbiamo incassato
un'aggressione senza precedenti scatenata contro il territorio: eppure
il Pd in Campania non perde e non è in macerie, anzi tiene e cresce di alcuni
punti. Sia rispetto al 2001, sia rispetto al 2006". E a chi, da destra,
invoca nuovamente "immediate dimissioni", Bassolino risponde con
un'alzata di spalle. "Siamo in democrazia, ognuno dice la sua. Resterò
ancora un anno: sarà un lavoro di grande impegno svolto al servizio dei
cittadini". Anche se fuori del Palazzo già ci si prepara alle primarie per
il voto regionale del 2009, e il governatore lo sa. C'è perfino una data con
cui cominciare a fare i conti: ottobre prossimo. Un discrimine che il
segretario regionale del Pd, Tino Iannuzzi, ieri non conferma e non smentisce,
nella sua conferenza di rito post-elezione (presenti anche i neo eletti
parlamentari del Pd, Alfonso Andria, Teresa Armato, Luisa Bossa, Bruno
Cesario). Ma è lo stesso Iannuzzi a parlare diffusamente già di "grande e
leale confronto al nostro interno ed eventualmente con altre forze in vista
della stagione importante delle primarie". Aggiungendo:
"Solleciteremo ogni dialogo". Ma gli eventuali accordi, puntualizza
Iannuzzi, "nasceranno su un patto: prima si scelgono gli obiettivi comuni
per lo sviluppo e il rilancio della Campania, poi si converge sul metodo delle
primarie. E infine ognuno mette in campo la propria proposta, e il proprio
nome". è il futuro imminente. Ma avverrà dopo, suggerisce ieri l'ampia disamina
del voto firmata nel pomeriggio da Antonio Bassolino. Il day-after non si
poteva telecomandare da Roma. Le 17.30, sala giunta di Palazzo Santa Lucia.
Cravatta rossa immancabile, giacca in tweed polvere. Appare un governatore in
trincea ma apparentemente in forma, con accenti di sarcasmo misti a severa
analisi. Aspettava questo momento, conferma chi gli è vicino. E lui lo
ribadisce: "Per me era del tutto evidente che si andava verso una vittoria
del Pdl". Però il governatore non sembra persuaso che un peso, in questa
partita, lo abbia giocato anche la carrellata di immagini, più o meno
strumentalizzate, del disastro Campania. Anzi, contrattacca: "Il risultato
straordinario della Lega e di Forza Italia insieme, in tante aree del nord e
del sud Italia, di diversi ceti sociali, va avanti da anni, con o senza i
rifiuti in Campania. Va preso atto di questo, infrangiamo un tabù". E
ricorda a chi "inneggia ai risultati straordinari del Pdl in
Campania" che "non c'è niente di inedito. Nessuno ricorda, evidentemente,
che già alle politiche del 2001 Forza Italia e An insieme portarono a casa il
48,06. Cioè un dato pressocché identico al 48,66 registrato oggi dal Pdl alla
Camera, in Campania 1". Niente anticipo di valigie, dunque. Argomenta il
governatore: "è come se io, dopo questa schiacciante vittoria del Pdl che
porta Berlusconi a Palazzo Chigi, aspettassi il
prossimo turno amministrativo per chiedere - se la coalizione di governo
dovesse eventualmente perdere nei comuni - le dimissioni del Cavaliere. Ma
voler rileggere tutto alla luce di un'elezione è frutto di una miopia, o di
follia istituzionale. Invece noi lavoreremo ancora un anno qui in Regione. Con
la giunta nuova e motivata. Con l'obiettivo primario di utilizzare al meglio i
fondi europei e di rilanciare la Campania economicamente. Resto qui per
compiere un lavoro saggio e intenso al servizio della cittadinanza".
Bassolino non si sottrae alle domande. Poi consacra la Lega "ormai un
grande partito di popolo, partito degli operai". Ripensa a quello che una
volta si chiamava Pci, casa, pensiero e palestra dei giovani dirigenti come
Bassolino, quante repubbliche fa. Invece torna al principio base: "Chi ha
detto che in Campania non si era mai vista una tale affermazione del Pdl?
Quante volte ho detto che ogni elezioni ha una sua storia a parte e che tutte
le volte che scende in campo Berlusconi la partita
cambia a 360 gradi?". A Berlusconi prossimo
ospite, dice. "Benvenuto". Ma il primo banco di prova saranno i
rifiuti. Il futuro premier vorrebbe risolvere la crisi via governo, Bassolino
non intende rinunciare al rientro nella normalità, cioè sotto la gestione di
Regione e Province. E oggi la giunta si riunisce a Palazzo Santa Lucia per
parlare di questo. Sarà, forse, il primo concreto braccio di ferro. Anche per
Antonio Marciano, responsabile dell'organizzazione del Pd ieri al tavolo della
segreteria regionale c'è una sfida da raccogliere: "Più che esercitarci in
una dannosa caccia alle responsabilità, guardiamo al dato elettorale con
serietà. Per cogliere segnali di incoraggiamento verso il Partito democratico,
e per avvertire il bisogno di definire i confini di un nuovo dialogo e di un
nuovo percorso di alleanze".
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Napoli
L'intervento Inchiodati alle poltrone MASSIMO VILLONE Alla fine, lo tsunami. Si
conferma che fu scellerato chi scavò la fossa a Prodi. Fallisce
il progetto di Veltroni e del Pd. Si dimostra velleitaria la scelta di una corsa in
solitudine. La Sinistra Arcobaleno affonda. Berlusconi vince,
la Lega trionfa. E la Campania passa alla destra. Forse sentiremo dire che in
fondo Veltroni ha vinto o almeno non ha perso del tutto, perché ha raggiunto le
percentuali sperate per il Pd. SEGUE A PAGINA IX.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Napoli
Il capogruppo uscente di Rifondazione alla Camera smentisce l'ex senatore
Sodano Migliore lancia il contrordine "Restiamo in giunta regionale"
ANGELO CAROTENUTO Sul tracollo della Sinistra Arcobaleno ci sono "le
impronte digitali e anche i canini" di chi invitava al voto utile. Gennaro
Migliore, ex capogruppo alla Camera di Rifondazione, capolista di Sa a Campania
2, ne è certo. Così com'è fermo sul principio che "quando andiamo insieme,
si può vincere; mentre se andiamo divisi, noi paghiamo caro, ma il Pd comunque
non vince". Qual è l'effetto del ragionamento a livello locale? Eccolo.
Dalla maggioranza che regge la giunta regionale di Antonio Bassolino,
Rifondazione non esce più. "Non era previsto", puntualizza Migliore,
correggendo gli annunci di Tommaso Sodano, capolista al Senato. Sono ore di
tormenti, dentro il cartello che voleva fare il pieno di consensi a sinistra
del Pd, e che invece dall'impatto col Pd esce sbriciolato. Da Roma, dove ha
preso parte alla segreteria nazionale post-sconfitta, Migliore racconta di un
partito che dentro di sé scopre "in alcuni la tentazione di fare
retromarcia, in altri la voglia di proseguire nel percorso avviato".
Migliore, per lei qual è la strada giusta? "Io sono perché prosegua un
cammino unitario". Nonostante la sconfitta? "Sì. Con le correzioni
del caso. Nel 2001 la Lega prese il 3.9 per cento alla Camera, mentre oggi vive
il suo boom. Insomma, va consolidato il nostro zoccolo duro di elettori, dentro
quelle questioni sociali in cui svolgiamo una funzione utile". Era così
esiguo il vostro zoccolo duro? "C'è chi a noi chiede tanto e per noi vota
poco. Faccio un esempio. Un precario guarda alle nostre idee però magari vota
altrove, ritenendo che noi siamo presenti a prescindere. Invece in Parlamento
non si va per diritto acquisito". Nessuna autocritica? "Ci
mancherebbe. Non sono Pagnoncelli, ma nelle mie 70 iniziative elettorali,
un'idea me l'ero fatta. Le critiche le sentivo". Quali erano?
"Bisogna rendere più chiaro il legame sentimentale coi territori, con
quella gente che ci ha visto subire troppo dal governo. Noi, il voto liquido
non ce lo possiamo permettere". Lei dice: subire dal governo. Ma non
eravate i "signori del no"? "Bah. Su questo
punto, Veltroni non ci ha tolto neppure un voto. è una critica che non
aggredisce il nostro corpo sociale. Il dato negativo ci spinge alla
riflessione, senza poterci prendere una pausa". La riflessione qual è?
"Alcuni dati delle amministrative sono significativamente diversi da
quelli del Parlamento". La sua interpretazione? "Sul dato
nazionale mi sembrano evidenti le impronte digitali di chi sosteneva la teoria
del "voto utile". Anzi, le impronte e anche i canini". In genere
a voi succedeva il contrario, come nel 2006, quando ad aprile Rifondazione
prese a Napoli 50mila voti alle politiche, e un mese dopo 25mila alle comunali.
Perché stavolta vi ha tradito il voto d'opinione? "Il Pd ha contrabbandato
un testa a testa con Berlusconi che non c'era,
chiedendo un voto utile. Alla fine è stato un voto inutile". Ora che
rapporti immagina con il Pd in chiave locale? Rifondazione esce dalla
maggioranza della Regione? "Perché dovremmo? Non era previsto". Non
l'aveva annunciato l'ex senatore Sodano in campagna elettorale? "Era la
posizione di un singolo, non del partito". Insomma, quell'annuncio è ormai
"datato"? "Non lo so. Se ne discuterà. Decidono i vertici
locali. Ora abbiamo un'urgenza". Quale? "Fare un grande lavoro per
reinsediarci dentro la società".
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XI - Napoli
INCHIODATI ALLE POLTRONE MASSIMO VILLONE E che Berlusconi
invece ha perso o almeno non ha vinto del tutto, perché ha in casa la Lega. Ma
la verità è che il centrosinistra si è fatto scippare il governo del paese; che
Berlusconi ha ripreso il comando, e la mano di Bossi è
sul timone; che a Veltroni rimangono
solo le larghe intese o, secondo un'opinione, l'inciucio. Un tempo la somma
delle sinistre era vicina al 40 per cento. Oggi, la Sinistra Arcobaleno non è
in Parlamento. Un fatto assai grave, e un disastro annunciato, che viene
anzitutto dai troppi errori commessi. Bisognava mettere in campo una
sinistra nuova e competitiva, riformista e di governo, tale che non fosse
possibile spingerla in una posizione di marginalità. Si è finiti a una sbiadita
sommatoria di apparati e ceti politici, segnata da una egemonia vera o presunta
di Rc, e da candidature troppo spesso evanescenti. La proposta politica era
incerta, ed è stata in parte cannibalizzata da Veltroni
nell'ultima parte della campagna elettorale. A chi mai parlava Sa? Per il Sud è
notte fonda. Fin dalle prime dirette tv Bossi e i suoi hanno ribadito che il
loro unico interesse è il federalismo fiscale. Per capirci: una quota delle
risorse molto maggiore rispetto a oggi deve rimanere ai territori che le
producono. è la proposta lombarda che ho già citato e commentato su queste
pagine. Questo rimane un terreno decisivo, su cui il destino del Sud si gioca
anche oltre l'orizzonte della legislatura che si apre. Eppure, la Campania, con
il Sud, si sposta a destra. Nel 2005 il centrosinistra vince le regionali quasi
al 62 per cento. Ma già nel 2006 il centrosinistra prevale nelle politiche
appena per una manciata di voti, perdendo ben 12 punti a carico in specie di
Margherita, Ds, Udeur. Oggi avanza Di Pietro, e il Pd - pur avendo perso De
Mita - riprende qualcosa sulla somma di Ds e Margherita nel 2006. Nella sua
conferenza stampa di ieri Bassolino argomenta un successo del Pd. Capiamo che
vuole consolidarsi al timone. Ma, stando ai fatti, il recupero è a spese della
sinistra, troppo omologata e assimilata per opporsi efficacemente al
cannibalismo del Pd. è un mero riassestamento. Una sinistra diversa e
combattiva avrebbe forse potuto, nella situazione campana, almeno in parte
correggere la tendenza nazionale. Fa parte dei paradossi apparenti della
politica che il tracollo della sinistra possa ora anche rafforzare Bassolino
nel chiuso del bunker regionale. Ma alla fine il dato rimane. Nel 2005 un'ampia
vittoria. Nel 2008 una pesante sconfitta. Si chiude qui un'epoca, avviata nel
1993. Accade nel segno degli errori romani e dell'immondizia campana. Ma è
anche il bassolinismo che collassa, incapace di reggere un progetto politico
efficiente e competitivo. Le reti di consenso clientelare, familistico e di
clan implodono. La sinistra a sua volta collassa anche perché non sa per tempo
distinguersi e cambiare strada. Nel Nord, il centrosinistra perde perché
l'egoismo territoriale si sente meglio rappresentato nel campo opposto. Nel
Sud, il centrosinistra perde perché non sa mettere in campo una proposta di
buon governo, e di politica nuova e pulita. In un paese normale un disastro
spedisce di volata a casa la dirigenza politica. Non qui, a Roma come a Napoli,
con le nostre inaffondabili oligarchie. Nel 2001 si perde, ma tutti si
inchiodano alle poltrone. Lo stesso accade con la vittoria dimezzata del 2006.
Ancora gli stessi attori portano oggi alla sconfitta, aggravata in Campania
dall'emergenza rifiuti. Puntiamo dunque a un ricambio vero, che non si risolva
in qualche faccia tanto giovane quanto vuota, fatalmente agli ordini di chi comanda
davvero. La politica è una cosa seria. Non si fa con improvvisazioni buone per
lo spazio di un mattino. Come non fa una politica per il Sud il primo Consiglio
dei ministri a Napoli. A pensarci, però, potremmo almeno chiedere a Berlusconi di caricare le macchine blu di ecoballe d'annata
e sacchetti. Costerà meno che spedirli in Germania.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Milano
COSì SI SONO MOSSI CENTOMILA VOTI MAURIZIO BONO Già a inquadrare l'intera area
municipale del voto, comunque, c'è un bel movimento. Su scala cittadina tra il
2006 e il 2008 si spostano masse ingenti di voti: circa 50mila (per comodità
parliamo solo di Camera) volano via dal Pdl (nel 2006 Fi più An) e altrettanti
atterrano sulla Lega. Quasi 60mila lasciano l'area Arcobaleno (Verdi, Rc,
Pdci), ma al Pd ne arrivano 20mila (e sono i nuovi consensi che fanno passare
dal 28,9 per cento dell'Ulivo all'attuale 33,7) e quasi altrettanti alla lista
Di Pietro (che raddoppia arrivando al 4,8). Insieme, fanno i 40mila voti in più
che hanno portano la lista "Per Veltroni" al 38,5, quasi 11 punti dal totale berlusconiano. Non sono
trasferimenti di cui si può ricostruire l'itinerario esatto (per esempio ci
sono di mezzo l'aumento di astensioni, i 30 mila voti del 2006 alla Rosa nel
pugno "svaniti", il dimagrimento dell'Udc, la quasi sparizione del
Psi), ma è guardando i risultati dei partiti maggiori zona per zona, che
si può trarre qualche morale. Ricominciamo dal centro, dove quello della
crescita della Lega (naturalmente in proporzione, i votanti della cerchia sono
solo due terzi di quelli di Venezia-Città Studi - Lambrate) non è il solo
record. C'è comunque anche quello dei consensi al Pdl: è la sola zona di Milano
in cui ha sfondato il tetto del 40 per cento (il successo più contenuto è
invece in zona 9, con il 34,32 e il Pd indietro di appena 0,75), e la
coalizione di centrodestra il muro del 50 per cento. Ma in centro la flessione
rispetto al totale di Forza Italia e An nel 2006 è anche la più marcata della
città (meno 4,1), dopo quella registrata in zona 3 (meno 4,6). Mentre è da
record cittadino anche l'aumento del Pd (più 6,56), Tirando qualche somma sugli
umori delle strade eleganti: più leghismo, un po' meno identificazione col
berlusconismo puro, minimo storico per la sinistra Arcobaleno (2,5). E
probabile convergenza su Veltroni del voto
radical-socialista che qui, è un'altra anomalia molto downtown, nel 2006 aveva
toccato addirittura il 6 per cento con la Rosa nel pugno. Quasi un ritratto
delle migliori intenzioni di recupero del Pd al centro, se non fosse per le
proporzioni modeste (qui il record cittadino è in negativo, solo più 2,13 per
cento) dell'effetto Di Pietro: le strade calcate dall'ex Pm di mani pulite ogni
giorno per anni per andare a Palazzo non gli hanno tributato esattamente una
standig ovation, 3,73 per cento dei suffragi. E in periferia? Nelle zone da
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VIII - Milano
Esclusi illustri, corsa all'ultimo seggio De Corato spera nella rinuncia di
Fini e Berlusconi, fuori Fontana Il prodiano Franco
Monaco primo dei "bocciati" a Palazzo Madama, Renato Farina in lista
d'attesa per la Camera Il Pdl riconferma gli eletti del 2006, ai centristi solo
tre mentre il Pd ottiene due senatori in più ma perde cinque deputati STEFANO
ROSSI La forza consegnata dagli elettori alla Lega si misura dai numeri del
Senato. La Lombardia manda a Roma 30 senatori della maggioranza: 19 sono eletti
nel Pdl ed è lo stesso numero di due anni fa, quando Forza Italia ne ebbe 14 e
An 5. Il Carroccio, invece, raddoppia. Aveva 5 senatori nel 2006, come An,
adesso ne manderà a Roma 11. Non a caso, i posti sicuri erano proprio cinque,
quelli per Roberto Calderoli, Roberto Castelli e i parlamentari uscenti
Giuseppe Leoni e Massimo Garavaglia, Cesarino Monti (senatore due legislature
fa). A giocarsela c'erano i dirigenti locali e a sei di loro è andata bene. Il
Pd ha due senatori in più dell'accoppiata Ds-Margherita nel 2006 (ma 5 deputati
in meno in Lombardia). Buon risultato, dunque brucia ma non sorprende
l'esclusione di Franco Monaco e di Carlo Fontana, ex sovrintendente della
Scala. Basti pensare che si lamentava Marilena Adamo, in lista due posti più su
di Fontana. Lei, la capogruppo del Pd in consiglio comunale, ha arpionato
l'ultimo posto utile. Un colpo che non è riuscito al vicesindaco Riccardo De
Corato, che nel Pdl è secondo fra i non eletti nel collegio Lombardia della
Camera. Ma De Corato potrebbe entrare grazie alle opzioni dei capilista Berlusconi e Fini, presenti in tutti e tre i collegi
lombardi. Se De Corato spera in una rinuncia di Berlusconi
e Fini, altrettanto fanno Antonio Angelucci e Renato Farina nel collegio Lombardia
2. Il primo è il re delle cliniche romane, editore di Libero. Il secondo è
l'opinionista dello stesso quotidiano - non più giornalista dopo la radiazione
dall'ordine - che collaborava con il Sismi con il nome in codice di
"Betulla". Quando l'opzione è rapida, l'ansia può sciogliersi in un
ringraziamento. è quello agli elettori di Pierluigi Mantini, ex responsabile
giustizia per la Margherita, che grazie alla scelta del
Lazio da parte di Veltroni, rientra alla Camera via Milano. Ma non sempre le cose vanno in
questo modo. Primo degli esclusi al Senato per il Pd è il bresciano ex Udc
Riccardo Conti, ex amministratore e tuttora azionista di minoranza di Estate
Sei, proprietaria di parte dell'area ex Alfa di Arese. A lui piacerebbe
che il governatore Roberto Formigoni rimanesse in Regione ma a quanto pare non
sarà così. E certo non si faranno da parte l'ex sottosegretario Alfredo
Mantica, i discussi Marcello Dell'Utri e Romano Comincioli, Ombretta Colli
(assessore comunale a Milano), il consigliere regionale Giancarlo Serafini e
l'ex sindaco di Cava de' Tirreni Alfredo Messina. Infine una citazione per
Savino Pezzotta, dell'Udc, che in campagna elettorale ha insistito sulla
necessità di conquistarsi voto per voto di fronte a rivali delle altre liste
già sicuri del posto. Ce l'ha fatta anche l'ex segretario Cisl, da domenica
onorevole nel collegio Lombardia 2.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Milano
le Due risposte a disagio e paura IVAN BERNI E che ha alzato bandiera bianca
nei confronti della camorra, assistendo impotente alla trasformazione di Napoli
e della Campania in una gigantesca pattumiera a cielo aperto. Autotutela del Nord
e protesta anticasta si sono fusi e incanalati in un voto che, anche nella
refrattaria Milano, ha trovato nella Lega il suo sbocco diretto e più
immediato. è come se Bossi e i suoi avessero riconquistato quell'alterità
rispetto al sistema dei partiti che ne aveva decretato la straordinaria fortuna
quindici anni fa, e che poi era andata dispersa fra chimere secessioniste e
partecipazione ai governi Berlusconi. Un capitale che,
tuttavia, i leghisti milanesi mostrano di voler spendere nel più brutale dei
modi. "Sgomberi, sgomberi e sgomberi", ha già tuonato il neodeputato
Matteo Salvini rivolto al sindaco Moratti, riducendo le istanze della Lega alla
monomania razzista anti?rom. Preoccuparsi e tenere alto il livello di guardia è
dunque legittimo e persino doveroso, soprattutto se si considera che dal Popolo
delle libertà sarà assai improbabile che arrivi una qualche forma di
contenimento dei pruriti leghisti. Da questo punto di vista, e non solo, aiuta
il buon risultato ottenuto in città dal Partito democratico. Non era affatto
scontato che un elettore su tre, nella città del Cavaliere, scegliesse la proposta politica di Veltroni. Il dato
ottenuto dal Pd a Milano è superiore a quello ottenuto dall'Ulivo (Ds e
Margherita) alle politiche 2006 e ha manifestamente intercettato una fetta
consistente del voto in fuga dal disastro della Sinistra arcobaleno. Quel 30 e
più per cento da un lato è la base su cui costruire una nuova proposta
riformista di governo del territorio, in vista delle provinciali del
2009 e, probabilmente, delle regionali anticipate già questo autunno.
Dall'altro è la dimostrazione che, in contrasto aperto con le scorciatoie
securitarie e in odore di razzismo, esiste in città una forte cultura della
convivenza e della solidarietà. Una cultura che non sottovaluta o considera
marginale il tema della sicurezza, ma che considera indispensabile coniugarlo
al rispetto delle persone, dei diritti fondamentali, del contesto sociale.
Anche il Pd ha ottenuto un buon risultato perché molti elettori lo hanno considerato
"altro" dalla cattiva politica di questi ultimi anni. Un investimento
per tornare al governo di Milano e del paese, non per inseguire le ossessioni
della Lega.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Genova
L'intervento Il malessere di una sconfitta VITTORIO COLETTI QUALCHE giorno fa
potevamo chiederci se, a determinare l'esito del voto, sarebbe
stato più decisivo il fatto che Valter Veltroni si
rivolgesse al "Paese" e parlasse del "Paese", con una
visione ecumenica e buonista dell'Italia, o il fatto che Berlusconi si rivolgesse all'"elettorato moderato", e parlasse
degli "elettori di centrodestra", prospettando con calcolata ferocia
il pericolo della vittoria di "quelli di sinistra". SEGUE A
PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Genova
Tra gli operai a Sestri: "Il sindacato fa quello che vuole il padrone,
nessuno pensa più a noi" L'amaro addio delle tute blu "Ci hanno
tradito e votiamo Lega" "Sono caduto da cinque metri mentre lavoravo
e nessuno è venuto a trovarmi" GIUSEPPE FILETTO (segue dalla prima di
cronaca) "Rimane la destra e basta - sentenzia Marcel Tosi - la sinistra
non esiste più ed io che sono sempre stato di sinistra, senza alternativa non
sono andato alle urne". Tosi, cassintegrato e 2 bambine da crescere, vive
nello stesso quartiere di Fabio Di Leo, che non è andato a votare neppure lui:
"Con mia moglie aspettiamo un bimbo e siamo preoccupati per il nostro ed
il suo futuro". Stanno a Voltri, fino a domenica roccaforte rossa. A
Voltri, Sampierdarena, San Fruttuoso, Quezzi "dormono" gli operai
dell'Ilva: rimasti in 2158, di cui 614 cassintegrati, dopo la chiusura del
"caldo". Molti votavano Rifondazione, Pdci, e coi pennarelli nei
bagni delle acciaierie scrivevano "Lega a morte". Dallo spoglio di
lunedì sera in questi quartieri la Sinistra Arcobaleno esce con le ossa rotte.
Non c'è stato l'effetto risucchio del Pd, ma l'abbraccio con Bossi. A
Cornigliano la classe operaia il gioeno dopo le elezioni ridiscende
nell'inferno. "Perché questa sinistra non dà più niente - sentenzia Ivano
Bonadies, sette anni "bruciati" in colata - così
gli operai votano Berlusconi, delusi anche dai sindacati che fanno ciò che ordina il padrone:
sono caduto da
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Genova
Il malessere di una sconfitta VITTORIO COLETTI (segue dalla prima di cronaca)
Chiunque abbia sentito anche solo uno degli innumerevoli interventi televisivi
o di piazza dei due leader sa che questa è stata la loro opposta firma stilistica.
Da un lato, l'ottimistico "Paese" coeso e
solidale di Veltroni, benedetto dal "ma anche"; dall'altro, il diffidente
"elettorato di centrodestra" di Berlusconi, la cui
preoccupazione principale è invece il "no" all'altra metà
dell'Italia. I risultati ci dicono che il linguaggio del no, della
demonizzazione ha contato di più e un episodio genovese può aiutare a capirlo
meglio. Due anni fa, campagna elettorale 2006, alcuni docenti
universitari, preoccupati che un rinnovo del mandato a Berlusconi
mandasse definitivamente a fondo metà del Paese, tra cui loro stessi, la
scuola, l'università, la cultura, si misero a distribuire in via Balbi
volantini per il centrosinistra, nello sconcerto di non pochi colleghi e
studenti. Poi si sa come è andata. Quella metà del Paese, già trascurata da Berlusconi, fu tartassata da Prodi, fornì con tasse e
riduzione di servizi i denari necessari all'insaziabile altra metà, che intascò
il cuneo fiscale senza neppure ringraziare. L'università dovette registrare un
ministro più stizzito, indifferente e ostile della stessa Moratti, un'ulteriore
contrazione di risorse, i docenti una crescita di insignificanza sociale,
diminuzione di stipendi, aumenti di tasse ecc. Quei professori non sono tornati
a fare volantinaggio in via Balbi. Temevano che, a furia di guardare il Paese
ideale, la sinistra, specie quella riformista in cui si riconoscevano, avesse
perso di vista il Paese reale, dei lavoratori dipendenti, dei grandi servizi
pubblici, dei bisogni primari. E alcuni di loro hanno purtroppo deciso di non
andare a votare. Non a tutti è bastato aver rivisto Berlusconi,
le sue rinnovate gaffe, la sua innata impresentabilità istituzionale. Il
riferimento esplicito al "suo" "elettorato", alla pancia
del Paese, la qualifica sprezzante di "comunista" all'altra parte, ha
più spinto chi ci si è riconosciuto a votare per lui di quanto non abbia
indotto a votare contro chi se ne è sentito disgustato. Il risultato è che c'è
stata una significativa crescita dell'astensionismo, quasi certamente ai danni della
sinistra e che questa crescita è stata particolarmente forte in Liguria. Se si
aggiunge che, nella nostra regione, il PDL ha fatto, anche su questo piano, una
politica meno generalista e più attenta al dato particolare e locale nella
scelta dei candidati di maggior spicco (Scajola, Musso, esponenti autorevoli
con forte radicamento territoriale), si può spiegare anche la vittoria in
Liguria, che per la prima volta toglie alla sinistra il primato regionale. La
somma, a livello nazionale, è una tenuta modesta della sinistra ecumenica, il
crollo di quella radicale e la vittoria della destra particolaristica e
cattiva, col grande successo della Lega. Bisognerà farci i conti con questa
realtà. Anzi, sarebbe stato meglio averli fatti prima.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina X - Firenze
Frosini e Bruno, esponenti Pdci, dicono addio all'Arcobaleno "Facciamo un
nuovo partito comunista" "L'esperienza a sinistra con le altre tre
formazioni è finita. Il nuovo Pci per governare" ADDIO Sinistra Arcobaleno.
I Comunisti del segretario toscano Nino Frosini e del consigliere regionale
Edoardo Bruno annunciano di non volerne più sapere di Arcobaleni. Dopo il
disastroso risultato uscito dalle urne, chiedono invece di ripartire dal Pci.
Bruno, gettate a mare l'Arcobaleno? "Quella di questi giorni è una
sconfitta che viene da lontano, causata da scelte scellerate, compiute fin
dall'esperienza del governo Prodi a cominciare dal voto di fiducia sul welfare.
La questione comunista non è stata risolta, non è stato chiarito cosa significa
essere comunisti nel terzo millennio". Ha ancora un senso? "Oggi le
contraddizioni sempre più acute, le differenze tra ricchi e poveri aumentano. E
se la sconfitta elettorale sembra cancellare non solo la sinistra ma anche il
partito comunista resta uno spazio". Per fare? "Rinnovare il progetto
e i gruppi dirigenti per unire le forze comuniste e far nascere in Italia un
nuovo partito comunista che sia alternativo al modello
americano proposto sia da Berlusconi sia da Veltroni. Serve una vera e propria costituente comunista". Gruppi
dirigenti azzerati? "E' una sconfitta che nessuno è riuscito a valutare.
Di questa sono responsabili tutti i gruppi dirigenti e se ne dovrà tenere
conto". Lei parla di un nuovo Pci ma gli italiani hanno creduto a Berlusconi. "Abbiamo abdicato alla speranza di cambiamento, al
nord i lavoratori hanno votato la Lega". E per questo archiviate la
Sinistra Arcobaleno? "Questo progetto era segnato fin dalla nascita e
adesso non siamo noi a volerlo archiviare: l'hanno fatto gli elettori".
Mai più con i Verdi? "Non so cosa faranno adesso, presumo che ci sarà una
parte che confluirà nel Pd. Per quanto mi riguarda, l'esperienza della Sinistra
Arcobaleno, durata quanto un temporale di primavera, è già conclusa. Altro che
partito unico della sinistra. E' bene mettere in campo una forza comunista che
ha come progetto di fondo il cambiamento della società". Quanti sarebbero
disposti a seguire lei e Frosini? "La maggioranza del mio partito è
sicuramente su questa posizione, gli iscritti la pensano così. Ma sia chiaro,
l'obiettivo non può essere quello di creare una forza minoritaria. Io parlo di
un nuovo Pci, di una forza che sappia anche candidarsi al governo del Paese.
Non parlo di una forza minoritaria". (m.v.).
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina X - Firenze
Martini va da Berlusconi con un dossier sulla Toscana
"Le grandi opere non si possono fermare" "Spero che certi toni
vengano messi da parte per Arno, Isozaki, Comunale, Tav" "Il
risultato non cambia il valore dell'esperienza di governo in Regione" SIMONA
POLI Pd altissimo, oltre il 50 per cento con Di Pietro. Arcobaleno al 5 al
Senato e ancora più basso alla Camera. Destra in crescita moderata. Con questi
numeri in Toscana il presidente Claudio Martini può continuare a governare
tranquillo, anche se il successo di Veltroni ha una
dimensione locale e non nazionale. E' probabile che la Sinistra, senza più
rappresentanti in Parlamento, non scelga la strada dello "scontro"
dentro la maggioranza del consiglio regionale. Per esempio sulla riforma dei
servizi pubblici, dove sull'articolo relativo alla gestione dell'acqua i gruppi
di Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi e Sinistra democratica hanno un'idea
diversa da quelle di Pd e Socialisti. Con un esito elettorale diverso a livello
nazionale l'Arcobaleno avrebbe avuto maggior peso specifico, avrebbe forse
insistito con la richiesta di un assessore in più o della vicepresidenza.
Adesso invece la sua forza d'urto anche in Toscana appare inevitabilmente
ridimensionata. Ma sono altre le preoccupazioni di Martini in questo momento:
il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi rappresenta
un potenziale stop alle realizzazioni in corso d'opera che durante la campagna
elettorale Bonaiuti, Verdini e Bondi hanno annunciato di voler buttare per
aria, in particolare a Firenze, come la tramvia, la Tav (già in fase di appalto),
la loggia di Isozaki agli Uffizi, il nuovo Comunale. Riccardo Migliori,
coordinatore di An, confida di pensare già a un "riorientamento" dei
progetti. "Mi auguro che certi toni vengano messi da parte e prevalga la
volontà di realizzare tutte le opere previste e ritenute prioritarie, senza
mortificare le competenze locali", avverte Martini. "Penso in
particolare alla realizzazione degli interventi sull'Arno, al sottopasso
dell'alta velocità a Firenze, al completamento della Due Mari, alla terza corsia
sull'A11. Appena il governo si sarà insediato, invierò a Berlusconi
un dossier-Toscana". In attesa di capire se tra Firenze e Roma si potrà
realizzare un dialogo, il presidente riflette sugli esiti del voto. "Mi
spiace molto che la Sinistra non sieda in Parlamento. Ma questo risultato in
Toscana non cambia il valore dell'esperienza di governo in corso in Regione,
nei Comuni e nelle Province. L'alleanza deve continuare". L'Arcobaleno
però attribuisce proprio al Pd la maggiore responsabilità della sconfitta.
"Caro Veltroni, da soli non "si può
fare". L'alleanza di centro-sinistra è indispensabile", dice Marco
Montemagni dei Comunisti italiani. Auspica un rilancio della Sinistra con una
nuova generazione di politici il leader di Sd Fabio Mussi, che
con Veltroni non è certo tenero: "Il Pd aveva tre obiettivi: battere Berlusconi, diventare il primo partito italiano, isolare e ridurre ai
minimi termini la sinistra. Ha fallito i primi due, ha avuto successo sul
terzo", commenta sarcastico. Se nella coalizione toscana di centrosinistra
gli equilibri sono messi a dura prova, non altrettanto si può dire del
rapporto con l'opposizione, che dal risultato elettorale esce confermata e
persino un po' più forte. Anche se, in numeri assoluti, il Pd cresce di 130
mila voti al Senato e di 40 mila alla Camera, l'effetto concreto della
ripartizione dei seggi però crea una situazione di quasi parità nel nuovo
Parlamento: 20 deputati al Pd, 16 al Pdl, 2 all'Udc. Al Senato 11 seggi al Pd e
7 al Pdl. Il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Maurizio
Dinelli, lucchese, esalta il risultato della sua città: "Con il 40,2 per
cento, cioè con un aumento di 2 punti rispetto al 2006, Lucca si conferma la
roccaforte del Pdl. Un successo evidente se confrontato con i dati degli altri
capoluoghi, di cui Firenze con il 26,8 segna il punto più basso". Forza
Italia rivolge lo sguardo a quello che sta per avvenire in consiglio regionale,
dove entro il 30 aprile (ma è quasi certo ormai un rinvio) si dovrebbe
discutere la riforma elettorale e la riduzione del numero degli eletti. Il Pd
propone 50 consiglieri e sbarramento al 4 per cento. Che risponderà il Pdl? Il
leader azzurro Denis Verdini vede ancora più in là: "Da oggi lavoriamo per
costruire anche in Toscana, un'alternativa possibile", dice. "L'esito
delle urne consegna la fotografia di una regione che ha un grande desiderio di
cambiamento. E' fallito il disegno del Pd di sfondare al centro".
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Bologna
I commenti Analisi del voto del sindaco: grave che la Sinistra sia fuori dal
Parlamento. Ma non è preoccupato dal Carroccio Cofferati a Bossi: "La
moschea si farà" Sergio Cofferati non infierisce sugli sconfitti della
sinistra radicale cancellata dal voto, ma consiglia loro "di riflettere
sulle loro condizioni" e sul perché "non siano stati premiati dagli
elettori". Il giorno dopo le elezioni politiche che
hanno incoronato Berlusconi a Roma, il sindaco "sceriffo" inviso alla sinistra
radicale non polemizza con gli Arcobaleno, e preferisce tornare sul buon
risultato del Pd sotto le torri. Con tanto di complimenti a Walter Veltroni: "E' stato straordinario. Ma ora c'è molto da fare perché
comincia una stagione nuova". Una stagione che potrebbe essere
"nuova" anche a Bologna, dove il Pd, forte di un buon 55%, potrebbe
decidere di correre con la sola Italia Dei Valori anche alle amministrative del
2009. "E' un ragionamento che faranno i partiti" si tira fuori il
sindaco, che evita anche di commentare il calo di 10 punti degli Arcobaleno, da
sempre in contrasto con la giunta. E' stato un errore? "Non parlo di
errori politici. Dico però che evidentemente ci sono cose per le quali non sono
stati premiati dagli elettori". Per ora comunque, il voto nazionale non
avrà conseguenze in consiglio comunale. "Una parte della sinistra ha
sottoscritto un documento di mandato che assicura una maggioranza. Non vedo
cambiamenti". Quel che è certo, continua Cofferati, è che lo
"splitting", cioè il voto disgiunto (alla Camera per il Pd e al
Senato per Sinistra Arcobaleno) invocato da alcuni intellettuali tra cui
l'europarlamentare Mauro Zani "ha funzionato, ma al contrario". Cioè
spingendo l'elettorato radicale a togliere il voto all'Arcobaleno per il Pd.
Più in generale, comunque, Cofferati considera una perdita l'assenza della
sinistra dai banchi di Montecitorio e Palazzo Madama. "Penso sia sempre
utile avere un Parlamento nel quale siano rappresentate le culture e le
componenti della società. Poi se per errori politici o per errori politici
ulteriormente enfatizzati dai limiti del modello elettorale ci sono culture che
rimangono escluse, non è mai un bene". Nessun timore anche per l'exploit
della Lega. "Qui il Carroccio - ragiona il sindaco - cresce meno che in
tutte le altre città dell'Emilia Romagna ed in ogni caso sono voti che vengono
ridistribuiti all'interno della destra. E' un voto politico, e non di
protesta". E comunque, aggiunge, non ha nulla a che fare con il progetto
della nuova moschea a San Donato: "Non cambiamo nulla e andiamo
avanti". (s.b.).
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Bologna
Il giorno dopo lo tsunami elettorale. L'Arcobaleno: " Ma non rompiamo con
Errani" Cgil apre l'autocritica a sinistra "Operai e pensionati con
la Lega" "Il malcontento si riversa su forze della destra, nessuno se
la può cavare dando la colpa all'altro" LUCA SANCINI VALERIO VARESI Il
dopo elezioni nella Cgil è dedicato all'autocritica, mentre dalle prime analisi
i flussi elettorali confermerebbero un'emorragia di "voti operai" da
sinistra verso la Lega e il Pdl. E nel quartiere generale del Pd cresce lo
sconcerto soprattutto verso la Fiom, preludio a un confronto tra il partito di Veltroni e il sindacato rosso. Il motivo: la potente organizzazione dei
metalmeccanici che tanti dispiaceri ha dato sul welfare al governo Prodi
sarebbe diventata riserva di voti per Berlusconi e
Bossi. "Nel momento in cui il malcontento degli operai e dei pensionati si
riversa su forze come la Lega Nord - avverte il segretario della Camera del
lavoro Cesare Melloni mettendo le mani avanti - non ce la si può cavare
addossando la colpa all'uno o all'altro. Anche la Cgil è chiamata a risponderne".
Una sinistra divisa, pensano in via Marconi, faticherà sempre di più a
intercettare il voto operaio. E' ancora presto per parlare di scambio di accuse
tra Pd e Cgil, ma certo nei prossimi giorni questo sarà il tema. Soffia forte
infatti il vento della Lega Nord, pure nelle fabbriche. Il "duro"
della Fiom Bruno Papignani lo ammette: "Anche qui ci sono stati operai che
hanno votato per Pdl e Lega". Poi aggiunge: "Tutti insieme siamo
riusciti a fare un bel capolavoro, la sinistra non esiste più e il paese lo
governa Berlusconi". La Camera del lavoro non
aveva dato indicazioni tra Pd e Sinistra Arcobaleno, nessuno però si aspettava
riflessioni sulla fuga a destra delle tute blu. Lo tsunami elettorale ha
cambiato tutto. Costretti a coabitare a sinistra con un inquilino ingombrante
come il Pd, i simpatizzanti della sinistra radicale vivono il momento più
difficile da molti anni a questa parte indecisi se optare per la pura
extraparlamentarità o ricucire mettendo assieme i cocci. "Mi sembra di
essere tornato al '72 quando noi del Manifesto ci presentammo alle elezioni e
non ottenemmo il quorum" ricorda Giordano Molinazzi, insegnante, rivivendo
un incubo. "Ma allora c'era un movimento forte e un'azione politica si
poteva svolgere anche lì". Ora il panorama è molto più avaro con lo
spostamento in blocco dell'elettorato a destra. L'imperativo, a questo punto, è
abbandonare le segreterie e ricominciare a intercettare i bisogni della gente.
"Non faccio fatica a ricominciare - interviene Stefano Maruca della
segreteria confederale Cgil - visto che sono un sindacalista e quindi ho un
ruolo di rappresentanza sociale. Ma prima di ricominciare dal basso occorre che
tutti noi ci riprendiamo dallo choc". Lo choc è fortissimo anche per lo
scrittore Stefano Tassinari e per il coordinatore del centro stranieri Cgil
Roberto Morgantini. "Sono sgomento, sento un dolore anche fisico"
confessa quest'ultimo. "Adesso mi sento più insicuro e vedo con paura
questo vuoto di rappresentanza in relazione ai bisogni dei più deboli".
Tassinari non aveva mai vissuto l'esperienza della mancanza di rappresentanza:
"Mi crea scompenso, provo un grande disagio e sono preoccupato per le
sorti della cultura". Allo smarrimento dei militanti, si aggiungono le
riflessioni dei dirigenti, tra analisi e prime rese dei conti. Comincia
Rifondazione con Leonardo Masella e Roberto Sconciaforni: "Bertinotti è un
pifferaio magico che ha portato il partito nel burrone" dicono chiedendo
le immediate dimissioni della segreteria nazionale del partito e annunciando
che la lunga camminata nel deserto la faranno da soli. Finita l'esperienza
della Sinistra Arcobaleno, i ribelli del Prc chiederanno un congresso
straordinario, "da convocare entro l'estate", e un ritorno alle
radici di Rifondazione. "Facciamo mea culpa - hanno detto i due dirigenti
- Non ci basta sostenere che il Pd ha mangiato i nostri voti. Ora dobbiamo tornare
ad ascoltare le ragioni della nostra gente". Ma a parte le strategie
interne e nazionali, per Masella e Sconciaforni è tempo di pensare alle
ripercussioni locali del voto. Il Prc è in maggioranza con il Pd alla guida
della Regione e, ha sostenuto Masella: "Ci resteremo sulla base del
programma che abbiamo condiviso, pronti a uscire però non appena avremo sentore
di un cambiamento di politica con una svolta liberista". Per Sconciaforni
il dilemma è meno forte: "Noi siamo già fuori dalla giunta, lo abbiamo fatto
non appena Cofferati ha avuto la sua svolta securitaria. E se sarà lui il
candidato per il 2009, non lo appoggeremo più, ma andremo con un nostro
candidato sindaco". Su questo fronte Daniela Guerra dei Verdi promette che
si apriranno valutazioni a seconda del comportamento del Pd. "Se il
modello è quello di Errani che concorda tutto con le forze in maggioranza va
bene. Se, invece, l'idea è quella di andare in solitudine come nel caso di
Draghetti-Venturi, noi non ci staremo". Per Katia Zanotti, Sd occorre
"abbandonare l'idea del cartello elettorale e ricominciare a ricostruire
la sinistra unita in vista delle amministrative del 2009". "A Bologna
ci siamo presi l'impegno di sostenere la maggioranza - chiarisce Gianguido
Naldi - perché se non si fa un tentativo di tenere assieme la sinistra si
rischia di perdere".
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Bari Il
voto a Bari città consola il Pd Meglio di Ds e Margherita insieme. Ma 30mila
voti di distacco dal Pdl Malumori nella giunta comunale ma Cinzia Capano
dovrebbe lasciare l'assessorato RAFFAELE LORUSSO Bari premia il Pdl, ma non
boccia il Pd. La semplificazione del quadro politico e la campagna per il voto
utile fanno crescere entrambe le formazioni. Risultati alla mano, se
confrontato con i dati di Ulivo e Ds e Margherita del 2006, il balzo del Pd è
stato più netto. Il partito di Veltroni ha di
fatto svuotato la Sinistra l'Arcobaleno, che nel 2006 presentò i simboli di
Rifondazione comunista, Verdi e Comunisti italiani e Socialisti. Nonostante
tutto, però, il successo del Popolo della libertà è chiaro e assume dimensioni
ampie: 47,5 per cento contro 31,1 del Pd alla Camera e 47,7 contro 31,6
del Pd al Senato. In termini assoluti, la vittoria del centrodestra è ancora
più evidente: nel capoluogo amministrato da Michele Emiliano, segretario
regionale del Pd, il partito di Berlusconi e Fini ha
raccolto 93.212 voti alla Camera e 84.497 al Senato, contro i 61.095 e i 55.978
totalizzati dal Pd a Camera e Senato. Alla fine l'esultanza bipartisan non è
ingiustificata, anche se quella del Pd ha il sapore amaro della consolazione.
Il successo del Pdl è stato omogeneo: il distacco fra le due coalizioni non è
mai sceso sotto i nove punti in nessuna sezione del capoluogo. Rispetto a due
anni fa, la semplificazione del quadro politico è il dato più rilevante. Se nel
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Bari
L'Udc adesso canta vittoria "Il Senato? Un vero peccato" Sanza
scherza: ho dato tutta l'anima , sono uno stupido L'ex azzurro "Ho trovato
un partito ai minimi e gli ho fatto rialzare la testa" "Ho dato tutta
l'anima, ma non ho raggiunto il risultato per un'inezia: sono proprio
stupido...". Angelo Sanza un po' si schermisce un po' non si da pace.
Democristiano di lungo corso, tornato sotto lo Scudocrociato dopo una lunga
militanza berlusconiana, si sente un po' come un pilota che ha finito la
benzina a due passi dal traguardo. Sì, altri 180 voti, e, dopo che in Sicilia,
anche in Puglia l'Unione di centro avrebbe raggiunto l'agognato 8 per cento al
Senato, che avrebbe voluto dire elezione sicura. Rammarico a parte, rimane però
un dato tutt'altro che secondario: dopo la Sicilia di Totò Cuffaro, la
roccaforte dello Scudocrociato è proprio fra gli ulivi pugliesi. Qui, decisamente
meglio che altrove, la formazione neocentrista nata dall'accordo fra Pier
Ferdinando Casini e Savino Pezzotta, ha resistito ai colpi dei due giganti
Pd-Pdl. Il 7,9 alla Camera, che vale quattro deputati, e il 7,8 per cento al
Senato è il risultato di una campagna elettorale vecchio stile, poca
televisione e molta piazza e contatto con la gente. L'orgoglio di un mondo
democristiano che qui resiste da sempre agli smottamenti verso destra e verso
sinistra, unita alla voglia di moderazione di una parte dell'elettorato
cattolico, ha regalato all'Udc un risultato forse insperato. "Diciamo pure
che questi dati sono figli di Angelo Sanza - si schermisce il parlamentare
rimasto fuori da Palazzo Madama - Ho trovato un partito ai minimi termini e gli
ho fatto rialzare la testa. Soprattutto a Brindisi e Taranto, dove non avevamo
candidati del luogo". Più che fra gli elettori di Pd e Pdl, dove hanno pesato soprattutto il carisma di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, nello scudocrociato il radicamento del territorio dei candidati
ha giocato un ruolo forse decisivo. Emblematico, da questo punto di vista, è il
risultato di Lecce: il 9,6 per cento alla Camera e il 9,3 al Senato sono
riconducibili alla presenza Salvatore Ruggeri e Gino Caroppo, che hanno
battuto il Salento palmo a palmo. Lo stesso, a Foggia, hanno fatto Angelo Cera
e Enrico Santaniello e i risultati - 9,2 alla Camera e 9,1 al Senato - hanno
dato loro ragione. Il ragionamento, però, vale anche per Bari, dove il deputato
uscente (e riconfermato) Tato Greco si è battuto fino a portare a casa il 7,2
per cento alla Camera e il 7,1 per cento al Senato; e per la Bat, dove il 6,9
per cento del Senato e il 7,1 per cento della Camera sono comunque al di sopra
della media nazionale. La presenza di Nicola Giorgino - eletto alla Camera
grazie alle rinunce di Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione - ha evitato
un'emorragia verso Pd e Pdl. Diverso il discorso per Brindisi e Taranto, dove i
dati finali sono comunque lusinghieri. Usciti di scena Cosimo Mele, travolto
dallo scandalo a luci rosse, e Michele Tucci, il partito è andato alla ricerca
di nuove alleanze. "A Brindisi - rivela Angelo Sanza - è stato decisivo il
sostegno di Massimo Ferrarese, presidente degli industriali. A Taranto, invece,
si è schierato con noi Luigi Blasi, presidente della squadra di calcio".
Nonostante tutto, in Puglia, più che altrove, c'è un pezzo di società civile
poco che non si lascia sedurre dal bipartitismo. Ci sono settori di Democrazia
cristiana sopravvissuti ai terremoti della storia e delle urne, una parte
dell'elettorato cattolico deluso dalla Margherita e - rivelano negli ambienti
dello Scudocrociato - anche giovani sacerdoti attratti dal progetto centrista
di Casini e Pezzotta. "C'è stato uno spostamento a destra - rileva Sanza -
L'elettorato di Rifondazione ha votato per il Pd, molti cattolici del Pd hanno
scelto noi, i cattolici che governano con An e Forza Italia hanno votato Pdl e
alcuni elettori di An hanno premiato la Destra di Storace". Il difficile
comincia però adesso. Risultato elettorale a parte, il partito è da rifondare.
La missione l'ha già indicata Casini: massima libertà di manovra nelle
alleanze. (r.lor.).
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Bari La
capolista al Senato del Pdl è indicata come papabile al dicastero delle
Politiche agricole Poli Bortone: "Dopo il successo alla Puglia tocca un
ministero" "Il federalismo della Lega non va demonizzato ma
governato" PIERO RICCI Del Berlusconi I fu
ministro all'Agricoltura. E lì potrebbe tornare visto che Adriana Poli Bortone,
eletta al Senato, è in prima fila per far parte del Berlusconi
III. Sarà ministro nel prossimo governo? "No. Non lo so proprio. Non
credo". Nonostante in Puglia il Pdl abbia raggiunto una delle percentuali
più alte? "Un riconoscimento certamente ci sarà. Non lo so se sarà per me
o per qualcun altro. L'importante è che ci sia per la Puglia perché
effettivamente abbiamo dato una grossa mano. Oltretutto è una forte indicazione
per percorsi futuri. Fra un anno ci sono appuntamenti importanti. Quindi
dobbiamo ricominciare. E proprio da Bari dove devo dire non pensavamo di
ottenere quel risultato. Bari è stata una delle città con il risultato più
interessante. Ma credo che la Puglia abbia dato una buona mano. Forse anche al
di là, persino delle nostre stesse aspettative. In questa campagna elettorale
non riuscivo ad avere l'idea esatta di quello che sarebbe venuto fuori".
Anche che la sinistra sarebbe diventata extraparlamentare? "Il
rischio forte c'era, agevolata dal buon Veltroni che ha
fatto di tutto per realizzare una cosa del genere. Dal suo punto vista, è un
bene o no che non sia in Parlamento? "Potrebbe non essere un bene.
Dipenderà da questo nuovo ruolo di sinistra extraparlamentare come se lo
vorranno gestire. Se vogliono avere come obiettivo quello di ritornare
al governo, allora sapranno gestirselo bene quel ruolo. Se invece vorranno
riprendente antiche abitudini, allora non agevolerà la democrazia che invece in
questa campagna elettorale sia stata realmente voluta come democrazia
dell'alternanza". La Puglia conferma la sua tendenza: preferisce il
centrodestra e ne consolida la rappresentanza: anche senza l'Udc prende più
voti di due anni fa. "Appunto. E dimostra come questo voto sia, non di
protesta ma di consapevole volontà di cambiamento rispetto al governo della
sinistra in Puglia. A questo si è aggiunto il fatto che le amministrazioni
provinciali non hanno dato prove eccelse di governo. Come per l'amministrazione
regionale: vive un periodo di stallo, di crisi interna, di incertezze che non
sta producendo nulla sul territorio". Non si può sottovalutare l'exploit
della Lega? "La Lega pone essenzialmente il tema del federalismo. Lo
ripeto: il federalismo non va demonizzato ma vissuto nel modo giusto. E In
Puglia si può applicare gradualmente. La Puglia è un ottimo terreno di
sperimentazione. Ci sono un tessuto sociale, un tessuto economico che è
abbastanza predisposto. C'è un'imprenditoria vivace. E poi la Puglia è la
regione del Sud Est che deve connotarsi come regione a statuto speciale. è un
peccato che ci siano ritardi da parte della giunta regionale che, secondo me,
risentirà di questo risultato; vuoi per le richieste dell'Italia dei valori,
vuoi per la presenza di assessori esterni che trovano ora sempre meno giustificazione.
Penso che Confindustria abbia ragione quando nei suoi messaggi dice che il
governo dovrebbe riappropriarsi della potestà sostitutiva di fronte all'inerzia
di qualche Regione. E in Puglia sui fondi europei c'è inerzia". Ma le
interessa più fare la presidente della Regione Puglia, o fare il ministro nel
prossimo, imminente governo Berlusconi. "Ogni
cosa ha un suo tempo".
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La
polemica Grillo: fossi Silvio farei Walter vicepremier ROMA - "Topo Gigio
(Veltroni, ndr) è stato il miglior alleato
del Pdl. Ha fatto cadere il governo: lui, non Mastella. Ha perso le elezioni in
modo disastroso. Ha cancellato la sinistra e i verdi. Si può fare. Se fossi Berlusconi lo farei
vicepresidente del Consiglio". Non usa mezzi termini il comico Beppe Grillo dalle pagine
del suo blog nell'addossare a Veltroni la
responsabilità della sconfitta elettorale, accusando il leader del Pd di aver
''resuscitato'' Silvio Berlusconi. E, per questo,
invita ironicamente il Cavaliere a nominarlo vicepremier. "Era l'autunno
del 2007", scrive Grillo in un intervento intitolato "Loro non
molleranno mai, noi neppure", "Testa d'Asfalto (così Grillo chiama Berlusconi) regalava la pasta a un centinaio di pensionati
in periferia di Milano. Fini e Casini lo avevano abbandonato. Una vecchia
gloria sul viale del tramonto. Topo Gigio-Veltroni ha
fatto il miracolo - prosegue il comico - Il suo primo atto politico e' stato di
riesumare una salma politica. Vi ricordate la foto della stretta di mano tra i
due dopo una conversazione strettamente privata sulla nuova legge elettorale?
Sembravano Garibaldi e Vittorio Emanuele II a Teano"."Anche per Berlusconi - avverte Grillo - non saranno tutte rose
fiori". "Il punto di rottura - spiega il comico - sarà l'economia.
Siamo in piena recessione e questo vuol dire meno posti di lavoro".
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Francesco sulla
linea Maginot "Ma la mia sarà la prima rivincita" Lo staff di Veltroni dall'ex ministro: eviteremo
salti all'indietro "Ho fiducia, il vantaggio delle prime sezioni
scrutinate è importante" GIOVANNA VITALE ROMA - Alle otto e mezza della
sera, l'aria sciupata di chi per cinque ore ha viaggiato sulle montagne russe,
Francesco Rutelli esce dal suo ufficio e ammette davanti ai cronisti una realtà
difficile da dire: "Si va verso il ballottaggio, una partita che ci
permetterà di cogliere una rivincita importante dopo il voto delle politiche,
delle regionali e delle amministrative". Il peggiore degli incubi che si
avvera: le truppe del Popolo della Libertà acquartierate ovunque nel Lazio,
Roma come un fortino assediato, l'ultima trincea da difendere per evitare la
disfatta. è sereno nonostante tutto, il vicepremier. Sul volto i segni della
tensione accumulata, il sorriso un po' forzato e tuttavia la convinzione che
fra dieci giorni sarà di nuovo sindaco. Perché va così da tre lustri. Perché il
centrosinistra unito, nella capitale, ha sempre trionfato. Perché "il
vantaggio uscito finora da 150 sezioni su 2.600 è importante, determinate"
dice raddoppiando gli aggettivi, "e ho fiducia che ci permetterà di
vincere". L'esercito è pronto: intorno a lui, come a proteggerlo, c'è
l'intero stato maggiore del Pd. Il braccio destro di Veltroni,
Walter Verini, venuto a portare il sostegno del segretario; il coordinatore
nazionale Goffredo Bettini che ammonisce severo: "In gioco c'è il futuro
di Roma", si rischia "un ritorno indietro che giudicherei distruttivo
e spaventoso rispetto a quello che qui si è riuscito faticosamente a costruire
in questi anni". Veltroni e Bettini: proprio
quelli che gli hanno chiesto di "fare il sacrificio", di tornare in
Campidoglio per la terza volta, di correre per "tenere" la roccaforte
dell'ex Ulivo. Fino all'ultimo Rutelli ha aspettato e sperato, asserragliato in
una stanzetta del suo comitato elettorale insieme alla moglie Barbara e ai
ministri Gentiloni e Lanzillotta. Fino all'ultimo ha guardato la schermata
Internet che rimandava lo stillicidio dello spoglio reale. Lentissimo. A gruppi
di dieci sezioni per volta. Però "delle proiezioni è meglio non
fidarsi" ha continuato a ripetere mentre quella delle 18.30 lo dava appena
2 punti sopra l'avversario, "in questi giorni sono state particolarmente
sballate, occorre prudenza". Ma quando è apparso chiaro che il muro del
50% s'era fatto invalicabile, ha preferito guardare in faccia la realtà.
"Il ballottaggio ci permetterà di esprimere le idee, i progetti, i
propositivi per continuare a migliorare questa città". Nella capitale non
è ancora finita, l'avanzata di Berlusconi per
interposto Alemanno si può fermare. Bisogna crederci. E combattere. Una
previsione, più che un auspicio. Ribadita dalle tre del pomeriggio, quando è
entrato di soppiatto dal retro per dribblare i taccuini e telecamere, fino a
notte inoltrata. Sei lunghe ore come sospese: tra trepidazione e delusione.
Entusiasmo quando le prime 17 sezioni hanno sputato il 51% delle schede
pro-Rutelli, sconforto man mano che il distacco da Alemanno si assottigliava.
Sempre in silenzio. Blindato in quella che i suoi collaboratori hanno subito
ribattezzato war room, dentro solo gli uomini di stretta osservanza e gli amici
più cari. Tutti gli altri - ex assessori, parlamentari vicini ma non tanto,
candidati - fuori. In processione al santuario rutelliano, ma fermati sulla
porta. Oltrepassata solo da un paio di sottosegretarie, Mazzonis e Lucidi. E
dal suo capo di gabinetto al ministero, Guido Improta, per fornire l'analisi
del voto nella Provincia di Roma scrutinata prima del Comune, dove Nicola
Zingaretti correva con il centrosinistra unito. Come lui. E s'è fermato al
47.2. Al calar del sole l'ombra del secondo turno avvolge tutto. La diplomazia
si mette al lavoro in vista degli apparentamenti. Resta un solo rammarico:
l'election day che ha rimescolato le carte a vantaggio della valanga
berlusconiana. E un precedente che fa ben sperare: "I dati di oggi sono
molto simili a quelli del 2001" ragiona Rutelli, "quando alle
Politiche vinse il centrodestra e Walter era candidato sindaco: anche lui al
primo turno ebbe una percentuale del 48,3% contro Tajani che era arrivato al
45". Poi tutti sanno com'è finita. Veltroni
sindaco per due volte di seguito. Roma di nuovo linea Maginot. E il candidato
dice: "Si può fare". SEGUE A PAGINA 6.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Effetto Calearo
Ritardo storico L'analisi di Calearo, capolista democratico in Veneto:
"Per il federalismo fiscale farei squadra con i leghisti"
"Intercettano il malcontento e vincono adesso anche il Pd deve fare lo
stesso" La mia candidatura ha pesato, checché ne dica Cacciari. A Vicenza
solo noi e la Lega abbiamo eletto deputati Scontiamo un ritardo storico sui
temi della sicurezza e del federalismo. Dobbiamo rimontare ROBERTO BIANCHIN DAL
NOSTRO INVIATO VICENZA - Non si è ancora tolto la sciarpetta portafortuna a
piccoli disegni bianchi e marroncini, e mantiene intatti l'ottimismo e
l'entusiasmo del primo giorno. Come se avesse vinto. Nonostante i ventun punti
che separano il Pd dal Pdl in Veneto:
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Sconfitti
dal giudizio sul governo" e Veltroni annuncia
l'esecutivo ombra Dialogo con l'Udc, attacco a Berlusconi: brutto inizio
sulle Camere Il Partito democratico Il leader: 2,6 milioni i voti persi dal
centrosinistra Parisi: in gioco il gruppo dirigente CARMELO LOPAPA ROMA - Punto
e a capo. Si
ricomincia dal governo, quello ombra però, che dirà la sua dai banchi
dell'opposizione. Nel day after più amaro Walter Veltroni
disegna il futuro che attende lui e il Pd, non prima di aver gettato lo sguardo
al passato per confessare quel che fino al voto non ha potuto. E cioè che
"a determinare la sconfitta di tutto il centrosinistra è stato anche il
giudizio sul governo Prodi". Non la chiama zavorra, ma il senso un po' è
quello. Solo, al fianco di Dario Franceschini su un palco allestito dentro l'ex
mercato del pesce di fronte al loft, il leader del Pd consuma la prima uscita
in pubblico per ragionare sulla sconfitta e sul domani. Bolla come "non
promettenti" le parole di Berlusconi (che ora
cita per nome e cognome) su legge elettorale e presidenze delle Camere. E
intanto apre al dialogo con l'Udc di Casini in Parlamento e con la sinistra
radicale rimasta fuori. Si parte dal governo ombra. La spara in inglese, Veltroni. Shadow cabinet, perché è in Gran Bretagna che la
consuetudine affonda le radici. In Italia ci ha già provato Achille Occhetto
nell'89 contro il sesto governo Andreotti, poi invano Rutelli dopo la sconfitta
del 2001. "Lo comporranno solo esponenti del Pd e aiuterà a costruire una
cultura democratica più matura" annuncia l'ex sindaco. Dentro, volti nuovi
in linea con la filosofia veltroniana, gente con voglia di sbracciarsi e
studiare dossier, soprattutto competenti. Squadra da definire ma accanto a
figure portanti del Pd come Enrico Morando e Ermete Relacci, sussurrano al
loft, comparirebbero il neo deputato lombardo Matteo Colaninno e componenti
delle direzione quali Giorgio Tonini, l'imprenditrice Maria Paola Merloni,
Federica Mogherini. Con la speranza del leader di coinvolgere un luminare come
Umberto Veronesi. Obiettivo: "Vigilare sulla realizzazione di quel che è
stato proposto in campagna elettorale dal Pdl e avanzare proposte". Veltroni non vuole regolare conti col passato. Ma una cosa
sul governo Prodi la vuole dire. Sostiene che a determinare la sconfitta
"di tutto il centrosinistra è stato anche il giudizio" su
quell'esecutivo, dato che le forze che lo sostenevano hanno preso,
complessivamente, più di 2 milioni e 600mila voti in meno, "perduti".
Un giudizio che il ministro uscente Arturo Parisi non condivide e lo dice:
"Il si può fare è alle nostre spalle, non ce l'abbiamo fatta. Ora è in
gioco l'intero gruppo dirigente" dice, escludendo però dal novero il
segretario. Ma sono "balle totali", a sentire Veltroni
tornato sereno dopo il vertice mattutino con tutto il gruppo dirigente, le
indiscrezioni sulle scintille tra ex Ds e Margherita. Ora è tempo di guardare
al futuro. E allora, punto primo. Il Pd "discuterà con le altre forze di
opposizione, in particolare con l'Udc, con la quale ci auguriamo di avviare un
confronto" premette il leader. Punto secondo. Ci sarà "un confronto
anche con le forze non entrate in Parlamento", con la sinistra radicale
che pure Veltroni non ha intenzione di rappresentare
alle Camere. Non si sente "affatto il killer della sinistra", loro
pagano "per la responsabilità di aver minato costantemente il
governo". Ecco perché non si pente di aver rotto con la Sinistra
arcobaleno. è stata, insiste, "la scelta giusta". Berlusconi
non gli è piaciuto, confessa anche questo. "Non promettenti" le prime
uscite sulla legge elettorale da riformare solo in parte ed è rimasto
"negativamente colpito" anche "dall'annuncio che le presidenze
delle Camere andranno entrambe alla maggioranza e per un certo tono usato nei
confronti di forze politiche di opposizione". E al Cavaliere che bacchetta
ancora l'Unità ricorda che "gli attacchi personali sono sempre non
brillanti, ma prima di guardare da un'altra parte occorre guardare in casa
propria". E il riferimento ai giornali della famiglia Berlusconi
è tutt'altro che casuale.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Weber: la campagna
mediatica ha raggiunto solo i grandi centri. Piepoli: il Pdl ha le sue nicchie
di consenso Il Pd come i democratici degli Usa "Così cresciamo nelle
grandi città" GIOVANNA CASADIO ROMA - Sulla scrivania del suo ufficio,
Walter Veltroni ha lasciato la cartellina con tutti i
dati del Pd scorporati, regione per regione, province, circoscrizioni e quella
sorpresa che arriva dalle città metropolitane: qui, il partito cresce
dappertutto. Un po' quello che è successo ai Democratici americani nella sfida
contro Bush. A Milano ad esempio, dai 187.449 mila elettori di Ds e Margherita
al Senato del 2006 si è balzati a 241.747, il 9,1% in più e un risultato niente
male -33,2% - nella capitale del Nord. Roma poi, ha raggiunto un 10,5% secco in
più: in numero di consensi assoluti si è passati, sempre al Senato, dai 508.812
elettori diessini e diellini agli attuali 643.282 del Pd pari al 41,2%. Anche
se non è bastato a Rutelli, andato al ballottaggio per il Campidoglio. Altro
exploit, a Firenze: gli elettori due anni fa erano 91.871, oggi sono
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nel vertice del loft
riunione del gruppo dirigente. Marini: d'ora in poi serve gente che porti voti
I leader si schierano con Walter "Ma sul rinnovamento serve prudenza"
L'allarme di Parisi: un distacco così mette a rischio l'alternanza Il nodo
della sostituzione alla Ue. Berlusconi non è propenso
a ipotesi bipartisan Due ore di vertice con la richiesta di un maggior
coinvolgimento di tutti nelle scelte ROMA - L'analisi cupa di Arturo Parisi:
"L'ampiezza del distacco con Berlusconi mette in
discussione il concetto stesso di alternanza". La prudenza di Franco
Marini: "D'accordo, il rinnovamento del gruppo dirigente ci vuole ma con
gente che prenda voti non con personaggi inventati". Massimo D'Alema che
sposa la versione di Veltroni: "Abbiamo pagato il
basso gradimento del nostro governo". Al Partito democratico non è ancora
arrivato il momento del confronto vero e anche aspro sulla sconfitta
elettorale. In due ore di vertice al loft nessuno ha mai usato la parola
"collegialità" che nel gergo più volgare della politica significa:
ok, tu continui a fare il segretario ma devi consultarci su tutte le decisioni.
Una sorta di commissariamento. Veltroni va avanti,
guida lui il partito e cercherà di arginare lo spettro che ha fin dall'inizio:
la rinascita delle correnti. Ieri durante il "caminetto" al loft
nessuno ha messo sotto processo Veltroni. Si è solo
capito, tra le righe, dove andranno a parare le discussioni future. A
cominciare da un tema che sta a cuore a Veltroni, lo
svecchiamento del gruppo dirigente, le facce nuove, la scelta di politici che
"nascano fuori dai vecchi schemi" e dalla dicotomia Ds-Margherita.
Questo nuovo scatto in avanti è stato frenato dai big del Pd. Ma a Veltroni è stata riconosciuta la qualità di "una
campagna elettorale condotta con coraggio e fatica". D'Alema ha ammesso
che il distacco tra governo dell'Unione e cittadini era veramente difficile da
colmare in pochi mesi. Ed è stato Parisi a ribattergli: "Ma Pd e governo
dovevano andare insieme. Conto intorno a questo tavolo 6 ministri
dell'esecutivo Prodi. O sbaglio?". Toni soft, però. "Vediamo i dati,
analizziamo i flussi elettorali, i numeri territorio per territorio. Poi ci
rivediamo". Veltroni ha proposto il governo ombra, ha parlato di un rapporto con
l'altra e unica opposizione a Berlusconi che è l'Udc di Pier
Ferdinando Casini. "Non dobbiamo inaugurare un patto di consultazione. Ma
un dialogo costante sì". Più decisa la posizione di Enrico Letta:
"Non c'è tempo da perdere, con l'Udc l'asse deve diventare subito una
realtà. Non facciamo scivolare Casini verso il Cavaliere. Lui è stato
coraggioso e noi dobbiamo stare dalla sua parte". I prodiani non sono
d'accordo sulle accuse al governo, naturalmente. Per Parisi l'azione di Palazzo
Chigi andava difesa, per Giulio Santagata il problema del centrosinistra non
sono stati i provvedimenti dell'esecutivo guidato dal Professore, ma quell'idea
di stabilità, di governabilità che per la seconda volta in quindici anni
l'alleanza di sinistra non ha saputo dare al Paese. è anche su questo che si
farà il confronto, ma avverte Piero Fassino, "noi non ripartiamo dalle
recriminazioni, guardiamo avanti". Il primo scoglio del rinnovamento è
dietro l'angolo, alla fine del mese il Pd dovrà scegliere i capigruppo di
Camera e Senato, i due dirigenti chiamati a guidare l'opposizione in
Parlamento. Un ruolo delicato. La partita è in alto mare. Anna Finocchiaro
vanta una prelazione per la conferma a Palazzo Madama, strappata al momento di
accettare la corsa disperata in Sicilia. Questo porterebbe all'automatica
conferma dell'uscente Antonello Soro a Montecitorio. Ma finirà così? E sarebbe
il segnale che vuole mandare Veltroni alla sua prima
prova dopo il voto? L'altra partita riguarda il commissario europeo che dovrà
sostituire Franco Frattini. Il segretario ne ha parlato ieri come di un segnale
di disponibilità al dialogo che si aspetta dalla maggioranza. L'Uniokne europea
aspetta un sostituto per i prossimi 10 mesi già nei prossimi giorni, al massimo
il 29 aprile, quando si aprono le Camere. Ieri Palazzo Chigi ne ha parlato con
Gianni Letta. Un primo giro di orizzonte. Il Pdl ha due suoi candidati: Giorgio
La Malfa e Antonio Tajani. Nel Pd non sembrano in pista né D'Alema né Giuliano
Amato. Prodi ha un candidato in testa ed è Enrico Letta, l'attuale
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che potrebbe avere il gradimento
del centrodestra. Il problema però è la vera disponibilità di Berlusconi a una nomina bipartisan. E in seconda battuta il
fatto che ormai Enrico Letta ha una sua pattuglia di parlamentari. Può
lasciarli per trasferirsi a Bruxelles? (g. d. m.).
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il leader Pd
promette un'opposizione senza sconti. "La sinistra? Un problema, ma il
killer non sono io" Walter vacilla, poi incassa e rilancia "Vado
avanti, la strada giusta è questa" La mattina al loft a esaminare i dati,
pranza lì con una bistecca, poi il vertice del partito Telefona Cofferati e
l'ambasciatore israeliano, i militanti scrivono: tieni duro ALESSANDRA LONGO
ROMA - Figurarsi se non "ha dormito bene" e non è "sereno".
Walter Veltroni non smentisce la sua fama di
incassatore. La botta c'è stata e la notte di lunedì l'hanno visto tutti
allontanarsi stanco e amareggiato dal quartier generale del Pd e andarsene a
casa con moglie e figlie. Basta contatti con il mondo esterno, ancora un po' di
televisione dura da digerire, i dati sempre più completi del sogno che non
s'avvera e poi un riposo "senza incubi". Martedì 15, è già un'altra
storia, siamo entrati di nuovo nell'era Berlusconi. Le telecamere di Sky agganciano Veltroni di prima
mattina, sono passate da poco le otto e il leader del Pd si presenta di nuovo
tonico: "Certo, che ho dormito...". Ha già in mente che opposizione
farà: dura e pura, senza sconti e con un governo ombra, "di stile
anglosassone" che al Cavaliere non gliene farà passare una. Quando
arriva al loft ci sono ancora le tracce di quelle lunghe ore di veglia triste
del giorno prima, bottiglie d'acqua minerale, bicchieri, carte piene di
appunti, percentuali, analisi regione per regione dello tsunami italiano.
Chiede un caffè, si chiude nel suo ufficio. Un'ora con Goffredo Bettini. Si discute,
senza gioire, della scomparsa parlamentare della Sinistra arcobaleno. "Un
problema, un fatto non positivo, un pezzo d'Italia non rappresentato". Veltroni ne parlerà anche nel pomeriggio, durante la
conferenza stampa allestita nell'ex mercato del pesce vicino a piazza Santa
Anastasia. Quella sinistra che non c'è più "mancherà alla democrazia
italiana". Il leader del Pd però rifiuta di passare per il killer di
Bertinotti e Diliberto: "Semmai sono loro che hanno creato problemi a noi".
Si sparge la voce di una telefonata con la segretaria dei radicali Rita
Bernardini. Ma una nota smentisce subito: no, non si sono parlati, né Walter
attende, come qualcuno insinua, la chiamata di ringraziamento di un Pannella
pentito di aver sospettato inganni che non ci sono stati, visto che il
drappello dei suoi nove in lista ce l'ha fatta a farsi eleggere. E' l'ora di
pranzo, il leader si fa portare una bistecca, "cotta bene, non al
sangue", precisano i suoi collaboratori. Alle 14.30, accoglie
personalmente i big del partito che arrivano alla spicciolata per la riunione
di vertice. Ecco D'Alema, ecco il quasi ex presidente del Senato Franco Marini,
Pierluigi Bersani, Paolo Gentiloni, Enrico Letta. Tre ore di colloquio, doppio
giro di tavolo, analisi del voto e della sconfitta, anche per non dare l'idea
che il Pd sia solo lui, un uomo solo. Si decide tutti insieme come andare
avanti. C'è anche Dario Franceschini, più che un numero due, l'ombra di Veltroni. Ad un certo punto si affaccia Achille Serra,
eletto per il Pd in Toscana. "Achille, scusa, ma ti devo chiedere di
uscire. Siamo riuniti". Le regole: un prefetto le capisce e le rispetta.
"Mi hanno cacciato - commenta ridendo - ma io non sapevo che era un
comitato ristretto". Serra rimane in zona, si mette in prima fila alla
conferenza stampa, accanto a Maria Pia Garavaglia, la storica vicesindaca di Veltroni al Campidoglio. Aspettando Walter lei ne parla
estasiata: "Ha carattere, ha reagito bene, non era facile". Le donne
del partito sono più attente, più solidali. "Walter rilancia sempre",
osserva Rosi Bindi. "Walter è costruttivo, già ci ha ingaggiato per la
sfida che ci attende: riconquistare, con umiltà, l'Italia più profonda",
dice Giovanna Melandri. Salgono sul palco solo in due, lui e Franceschini, e
annunciano il dopo-partita: "Sarà un'offensiva riformista a tutto
campo". Si vede che l'ondata di piena è passata, che Veltroni,
superata la delusione, si è registrato su un dato di realtà: ha vinto
"inequivocabilmente" Berlusconi, la Lega ha
intercettato il malessere, il Pd non ha avuto il tempo di rimediare
"all'accumulo" di immagini negative prodotto dal governo Prodi. Parla
chiaro, senza sconti, con durezza, da leader dell'opposizione di un nuovo
partito. L'angelo custode Franceschini gli sta accanto. Insieme arrivano e
insieme se ne vanno. Altro giro di riunioni. Intanto il fax del loft e
l'indirizzo mail vanno in tilt. Scrive Rocco da Sesto San Giovanni, divenuta
roccaforte leghista: "Walter, continua ad essere quello che sei, ti
esprimo la mia solidale vicinanza, la vita ti sorriderà". E Margherita, 12
anni, da Spresiano, provincia di Treviso: "Non ti scoraggiare perché hai
perso, non mollare...". Veltroni si fa stampare
tutto: "Appena avrò un momento di calma, risponderò". Suona il
telefono. Chiamano in sequenza l'ambasciatore israeliano, i sindaci di Firenze
Leonardo Domenici, quello di Reggio Emilia, Graziano Delrio. Chiama anche
Cofferati da Bologna: "Walter hai fatto un lavoro straordinario, si è
comunque aperta una stagione nuova". Veltroni
ringrazia: "Grazie Sergio, vado avanti, la nostra strada è questa".
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Bassolino: i rifiuti
non c'entrano in Campania il Pd è cresciuto Il Governatore polemico: è finito
un ciclo qui e a Roma Il Partito democratico "Liberi, ha detto Walter. Ora
siamo liberi, ma di cosa? Anche di studiare nuove coalizioni" "Berlusconi in città per il primo consiglio dei ministri?
Sarà il benvenuto" CONCHITA SANNINO NAPOLI - Le dimissioni restano
post-datate. Antonio Bassolino conferma che non lascerà prima di un anno e si
ritaglia una personale rivincita pur nella schiacciante vittoria del
centrodestra. "Piaccia o no, malgrado l'eccezionale concentrazione di
fuoco che abbiamo dovuto fronteggiare, il Pd in Campania, con il suo 29,1 per
cento, cresce di alcuni punti rispetto alle politiche del 2001 e del
2006". Poi fa partire il primo sassolino per Veltroni: "è finito un ciclo politico, a Roma e qui da noi, rifiuti
o non rifiuti. è un terremoto". Infine, da governatore prossimo
all'uscita, fa volare il secondo sasso: "Giusta la scelta di andare da soli.
"Liberi" ha detto Veltroni. Ora siamo liberi, ma di
cosa? Anche di studiare nuove coalizioni. La politica è anche
alleanza". Presidente Bassolino, al di là dei confronti aritmetici, la
crisi rifiuti ha esercitato un peso. Forse ancor di più su scala nazionale.
"Io vengo dalla vecchia "scuola" in cui i dati delle elezioni
venivano studiati con serietà, erano sottoposti ad una lettura politica e
sociale. Il Pd oggi in Campania guadagna posizioni sia rispetto al 2001, che al
2006. Sia alla Camera che al Senato. Se guardiamo la somma dei voti di Ds e
Margherita del 2006 al Senato, qui cresciamo di 2,2. Significa 40mila voti, e
ciò nonostante non avessimo con noi né De Mita, né i pezzi dei Ds diventati
Sinistra Arcobaleno. A Napoli città, il Pd cresce addirittura di 5 punti
rispetto a 2 anni fa: 35 per cento, più della media nazionale. Eppure il nostro
capoluogo sembrava l'epicentro dell'inferno. Ma noi avevamo la percezione della
risalita". Non pensa che invece le immagini di un pezzo d'Italia sotto l'immondizia
abbiano irrobustito le posizioni della Lega? "Sul risultato della Lega va
fatta una riflessione approfondita. E questo voto di vittoria netta, ben oltre
le attese, rafforza alcune mie convinzioni. La Lega è ormai un partito di
popolo. Che interpreta esigenze di ceti diversi, di gruppi sociali distinti.
Votano per la Lega imprenditori grandi e anche molto piccoli, gli operai e le
maestranze. Tanto per infrangere un tabù: in quelle aree, rifiuti o non
rifiuti, è da tempo che la forza maggioritaria non è il centrosinistra, ma è
rappresentata da Forza Italia e dalla Lega. E lo dimostra il fatto che tra gli
operai, gli iscritti ai vecchi partiti della sinistra sono al lumicino".
Resta tuttavia l'anomalia campana: un quadro politico che in Italia è liquefatto
governa la regione già gravata da grandi difficoltà. "Attenzione, non lo
dico per sterili difese. Si è consumato il vecchio quadro che andava da
Rifondazione a Udeur. Ma in Italia. A Roma e qui da noi. Inoltre penso anche
che sia un problema serio, sotto tutti i punti di vista, l'assenza della
sinistra radicale dal Parlamento. Questo obbliga tutti noi, e in particolare il
Pd e le forze politiche del centrosinistra, a un dialogo costante con quelle
forze. E a una disamina coerente". Si riferisce al nodo delle prossime,
inevitabili alleanze? "Veltroni ha fatto un gesto
comprensibile: sciogliamo la coalizione prigioniera dei veti. "Siamo
liberi". Ma questa libertà, suggerisce il voto, dobbiamo usarla anche per
sperimentare nuove alleanze". Veltroni ha chiesto
più volte "discontinuità". Lei lascerà tra un anno. Era davvero la
scelta saggia? "Ho dialogato con Veltroni sempre,
perfino su come gestire la serata in piazza del Plebiscito. Non sul palco, mi è
stato detto. D'accordo. L'abbraccio solo in piazza, tra la gente. D'accordo.
Poi comunque il nostro Pd è cresciuto. Resto un anno ancora per lavorare
intensamente al servizio dei cittadini". Berlusconi
terrà a Napoli il primo Consiglio dei ministri. Come lo accoglie? "Con un
benvenuto, e con la massima collaborazione. Ora che la campagna elettorale è
alle spalle, anche lui lavorerà per il rilancio della Campania".
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Bettini,
coordinatore dei Democratici: impossibile ribaltare il saldo negativo del
governo "Vedrò il Cavaliere sulle riforme ci dimostrino la buona
volontà" Tante spine da far dimenticare: Alitalia, l'indulto, i rifiuti,
la Tav, il tesoretto e potrei continuare GOFFREDO DE MARCHIS ROMA -
"Parlare di errori sarebbe fuori luogo e ingeneroso". Anzi, per Goffredo
Bettini, coordinatore del Partito democratico, Veltroni "è
destinato ad aprire un ciclo nuovo della politica italiana e i cicli in Europa
durano 5-10 anni. Da nessun parte alle prima difficoltà si rompono le
righe". Dunque, si riparte da Walter, da una sconfitta che è figlia
"del saldo negativo del governo di centrosinistra impossibile da ribaltare
in così poco tempo". E Bettini ha già un appuntamento con Silvio Berlusconi per affrontare il tema delle riforme, come ha
rivelato lo stesso Cavaliere ieri. Avevate in mente una sorta di larga intesa
già prima del voto? "Ma no. Noi abbiamo sempre detto che il piano del
governo è separato da quello delle regole del gioco, delle riforme. E abbiamo
aggiunto che siamo disponibili a un dialogo serio ricordando che eravamo giunti
già prima delle elezioni a un passo dall'accordo possibile". Però Berlusconi ha annunciato che prenderà la presidenza di
entrambe le Camere. "Non è un buon inizio, desta parecchie preoccupazioni.
Berlusconi dice anche questa legge elettorale non è
così male ma va corretta soltanto per il premio di maggioranza al Senato.
Quindi sia nel metodo sia nel merito i primi passi dimostrano una scarsissima
considerazione delle opinioni e del peso dell'opposizione. Noi non gettiamo la
spugna. Insisteremo nel dire che sarebbe opportuno affidare una presidenza
all'opposizione e che questo rasserenerebbe il clima politico. Veltroni ha anche accennato a un'altra questione che
riguarda il commissario alla Ue. Insomma, ci sono varie vie per dimostrare che la
disponibilità della destra non è solo una chiacchiera". Allora l'incontro
con il Cavaliere slitta? "Quello di Berlusconi
era più un gesto di cortesia di fronte ai miei auguri di buon lavoro che
un'iniziativa politica". Su quali temi potete incontrarvi in Parlamento
con l'altra opposizione dell'Udc? "Innanzitutto faccio un apprezzamento
per il modo in cui Casini ha condotto la campagna elettorale con notevole
coraggio per la scelta di autonomia, ma anche per aver tenuto il punto su
alcuni temi come 194 e immigrazione. Ora la collocazione di Casini
all'opposizione rispetto a Berlusconi mi sembra
netta". Il rapporto con l'Udc significa che il Pd torna a recitare il
ruolo di partito della sinistra e basta? "Noi continueremo a mantenere
saldamente il profilo riformista del Pd. Questa scelta ci ha consentito di
avere un risultato rilevante e un recupero guidato da Veltroni
che ci porta a 5 punti sopra il voto di Ds e Margherita nel 2006. Noi non
dobbiamo rappresentare quelli che non ci sono in Parlamento. Detto questo,
sappiamo che un pezzo di elettorato importante non ha una rappresentanza e
quindi staremo molto attenti ai problemi reali di questa fetta del Paese".
Quali errori vi hanno portato a una sconfitta così netta? "Noi siamo
partiti da una condizione drammatica. Venti punti sotto, dicevano tutti i
sondaggi. Tante spine da far dimenticare: Alitalia, l'indulto, i rifiuti, la
Tav, il tesoretto e potrei continuare. Nonostante questo, abbiamo impiantato la
più grande forza riformista che l'Italia abbia mai conosciuto. Siamo andati di
gran lunga oltre il voto del 2006 e abbiamo suscitato nelle piazze nuove
energie giovani che sono un enorme patrimonio democratico. Nella Capitale per
dire siamo al 41 per cento il che conferma la bontà del modello Roma, altro che
storie. Parlare di errori perciò è ingeneroso e fuori luogo". Volevate, di
fronte a un buon risultato, rinnovare il gruppo dirigente del Pd. Adesso che
succede? "Andiamo avanti. Accentuando molto la spinta al rinnovamento, che
però non significa improvvisazione né apertura generica alla società civile.
Significa spazio alle forze giovani oneste e competenti esterne o anche
cresciute nei partiti e che in molti casi sono poco valorizzate anche perché
meno adatte a costruire cordate o lobby".
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'analisi del voto
di Diliberto. "La nostra non era una coalizione, ma
tre entità separate tra loro" "Noi, cannibalizzati da Veltroni ce la siamo anche andata a cercare" Mancava il senso di una
proposta e Bertinotti è stato poco aggressivo con Walter L'Italia sembra il
Billionaire, andrò a Cipro dove c'è un presidente comunista? ANTONELLO CAPORALE
In casa del morto non si piange. "Le lacrime no, ma insomma
l'emozione è stata forte". Oliviero Diliberto, il signor
falce&martello, comunista dai toni aggressivi e amico delle iperboli, sta
nella sua bottega, un ufficio al terzo piano del centro di Roma. La scrivania è
libera da fogli, il telefono non squilla, tre compagni annoiati
nell'anticamera. "In qualche modo ce la siamo andata a cercare".
Troppo facile dirlo adesso. "Per quel che mi riguarda, e per lo spicchio
di responsabilità che mi tocca, qualche segnale mi sono sforzato di darlo. Ho
rinunciato alla candidatura, ho detto no alla poltrona". In zona Cesarini.
E nessuno se ne è accorto. "Al governo non avevo indicato esponenti di
partito". Professor Diliberto. "Insegnavo anche da deputato".
Adesso avrà tutto il tempo per andare all'università. "Devo correre via?
Sparire? Questo mi sta chiedendo? Non ha senso, e non aiuta la sinistra a riflettere
sull'azzeramento parlamentare". Anche voi sotterrati dalla pernacchia
sotto cui è rimasto anche il corpo di Giuliano Ferrara. "Non
spernacchiati. Uccisi. C'è un nome e un cognome dell'assassino: Walter Veltroni. Ci ha cannibalizzati, ha distrutto la sinistra
senza prelevare un solo voto al centro. Ha usato i diserbanti contro di noi,
infliggendosi per di più una grave sconfitta. Consegnando il Paese al nostro
nemico". Non sarà che l'Italia non ne può più di voi? "Berlusconi è un modello che sta divenendo un tratto endemico
della nostra società: conservatrice, individualista, anche eversiva". E
lei che voleva entrare al Billionaire facendosi esplodere col tritolo.
"Scherzavo. Ma il Billionaire mi ha querelato. Non ho intenzioni
suicide". L'Italia sta divenendo un mega-Billionaire. "Un poco
Billionaire, sì". Vada all'estero, allora. "A Cipro, dove c'è un
presidente comunista". E una bandiera con la falce e martello da issare.
"Avessimo messo nel simbolo della Sinistra arcobaleno la falce e il martello!
Non mi hanno ascoltato. Abbiamo bruciato un sacco di voti identitari". Ha
lasciato Bertinotti da solo, nel giorno della sconfitta. Almeno un saluto.
"La nostra non era una coalizione. Tre entità separate, poca comunanza.
Abbiamo sbagliato campagna elettorale. Il conto, guardando alle cifre dei voti
persi, è stato micidiale: tre milioni e ottocentomila italiani ci hanno votati
due anni fa. Adesso solo un milione e 200mila". Ecatombe. "Mancava il
senso di una proposta. Poi ci abbiamo messo del nostro". In effetti spesso
in questi anni ci avete messo del vostro. "Comunque Bertinotti mi è
sembrato poco aggressivo con Veltroni". Adesso
tutti contro di lui. "No, si è caricato sulle spalle un peso davvero
grande, con un cammino già segnato". Senta Diliberto: c'è anche un
problema di soldi. "Senza deputati non riceveremo le indennità". Fate
tutti contratti a progetto? "Nessun precario da noi". Licenziate
quindi. "Ma quando mai?".
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La Lega conquista un
milione 700 mila voti Tracollo della sinistra, ha perso il 62% dei suoi
elettori I flussi elettorali L'analisi del Cattaneo. Boom per l'Idv, Pd oltre
l'Ulivo, Pdl sotto la somma An-Fi SILVIO BUZZANCA ROMA - La coalizione di
Silvio Berlusconi aumenta i suoi consensi non solo in
termini percentuali, ma anche in valore assoluto. Fatti i conti sui numeri
reali, uno studio dell'Istituto Cattaneo di Bologna registra che l'alleanza
guidata dal Cavaliere ha portato a casa un milione e mezzo di voti in più
rispetto al 2006. Ma sono conquistati quasi tutti dalla Lega che avanza di
circa un milione e 400 mila voti. E un contributo di circa 300 mila voti lo
porta anche l'Mpa di Lombardo. In percentuale significa che il centrodestra ha
incrementato il suo bottino, sempre rispetto a due anni fa, del 10,1 per cento.
In crescita però è anche il centrosinistra. I ricercatori del Cattaneo hanno
messo a confronto i voti del Pd, dunque con i radicali dentro, Italia dei
Valori e il Psi con quelli incamerati nel 2006 dall'Ulivo, Idv e la Rosa nel
pugno. Il risultato è una crescita di 186.937 voti, pari all'1,3 per cento in
più. Il Cattaneo è andato anche a guardare alle dinamiche dentro le coalizioni.
E nota che il Pd, rispetto al risultato dell'Ulivo, ha portato a casa 105 mila
voti in più. In percentuale significa solo un più 0,9 per cento. Ma bisogna
ricordare, scrivono i ricercatori, che oggi nel Pd ci sono i radicali. Ma non
gli scissionisti della Sinistra democratica. Inoltre il risultato va letto
anche alla luce del calo della partecipazione. Infine
bisogna tener contro di un effetto Veltroni nel
Lazio. E di un altrettanto effetto Di Pietro nel Molise. Insomma, confrontare
la cifra assoluta dei voti del Pd è complicato. Lo è meno per la Pdl. Rispetto
al 2006 il Pdl, An e Forza Italia, perde 125 mila voti. Ovvero lo 0,9 per
cento. Un sostanziale pareggio frutto del calo al Nord, meno 800 mila
voti, e di un incremento al Sud. Da Campania e Sicilia sono arrivati 400 mila
voti in più. Questi dati dunque danno sono più o meno stabili i due partiti a
vocazione maggioritaria. Quelli che crescono in maniera impressionate sono gli
alleati. Il centrodestra vince grazie al balzo in avanti della Lega. Grande
passo avanti anche di Di Pietro che arriva quasi al raddoppio dei voti rispetto
al
( da "Repubblica, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il commissario alla
Giustizia verso la Farnesina. Veltroni boccia il candidato Tajani: "Scelta da spoils system"
Euro-lite per la successione a Frattini ALBERTO D'ARGENIO BRUXELLES - Il duello
tra Veltroni e Berlusconi sulle nomine istituzionali tracima in Europa: al centro delle
polemiche la successione del vicepresidente della Commissione Ue, Franco
Frattini, in carica fino al 2009 ma in procinto di tornare alla
Farnesina. Il Cavaliere pensa ad Antonio Tajani, soluzione respinta da Veltroni che chiede una scelta bipartisan. Complicando le
cose, visto che a firmare la nomina del nuovo commissario dovrebbe essere il
premier uscente Romano Prodi. In alternativa il 29 aprile, data in cui si
formeranno le camere, Frattini lascerà Bruxelles creando un vuoto fino a quando
si insedierà il nuovo governo. Ipotesi malvista in Europa, che chiede rapidità
nella successione. "La soluzione ottimale - ha spiegato lo stesso Frattini
- l'ha suggerita Amato: indicazione da parte del vincitore politico, cioè Berlusconi, e nomina dal governo in carica". Peccato
che per Veltroni così facendo si cadrebbe in "una
logica di spoils system". Ma un forte appoggio a Tajani è arrivato da
Jean-Claude Juncker, premier lussemburghese e presidente dell'Eurogruppo:
"Sarebbe un candidato eccellente e la possibilità che venga nominato è più
di una voce di corridoio". Entusiasmo che si spiega facilmente, nonostante
il conservatore Juncker sia molto vicino a Prodi: Tajani è europarlamentare dal
1994 e vicepresidente del Ppe. Titoli che gli garantirebbero l'appoggio dei
popolari e di alcune fette degli altri schieramenti dell'Europarlamento,
mantenendo inalterati gli equilibri politici all'interno della Commissione.
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Berlusconi inizia male e attacca
"l'Unità" Veltroni annuncia: governo ombra Il Cavaliere si prende le presidenze di
Camera e Senato. "Riforma elettorale? Solo ritocchi" Il leader Pd: ha
pesato il malcontento sul governo. Rutelli al ballottaggio, Illy perde in
Friuli "La sinistra dovrebbe darsi una regolata con chi produce l'Unità.
Le accuse nei miei confronti sono offensive". Riecco il solito Berlusconi, minaccioso anche quando sorride. L'ennesimo
attacco al nostro giornale arriva dopo neppure 24 ore dalla vittoria elettorale
in un'intervista a "Uno Mattina". Altro che toni nuovi, altro che
"dialogo". Il futuro premier fa sapere di volersi prendere tutto -
presidenza della Camera e presidenza del Senato - e che per la legge elettorale
basterà qualche ritocco alla "porcata". "È un brutto
inizio", commenta Walter Veltroni. Il leader del
Pd annuncia che presenterà un governo-ombra, "un governo
dell'opposizione". Elezioni amministrative: tra Rutelli e Alemanno si
profila il ballottaggio a Roma, con il candidato del Pd in testa, mentre la
destra vince anche in Friuli: il presidente Illy è stato battuto da Tondo, del
Pdl. alle pagine 2- 20.
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Berlusconi: "l'Unità va
dismessa..." Affonda contro il nostro giornale fuori dal coro. Veltroni: la democrazia è fatta così di Natalia Lombardo/ Roma Il
BERLUSCONI TERZO si è messo il doppiopetto e diffonde volontà di dialogo sulle
riforme, ma precisa come la vede: "Dato che il Pd ha copiato molti punti
del nostro programma, se le sinistre volessero aggiungere il loro voto
al nostro, sarebbe meraviglioso". Insomma, dialogo per il leader del Pdl
vuol dire adesione alle sue proposte. E non serve neppure "riesumare"
una Bicamerale, semmai è solo un "punto di partenza" per le riforme
dello Stato tra le quali dare più potere al premier. Berlusconi
conferma che il "Porcellum" elettorale funziona, il referendum è
"inutile" o già perso. In compenso apre al dialogo con un
"governo ombra" del Pd: "Ci sarebbe chiarezza di rapporti, non
si perde tempo" i ministri competenti possono dialogare. Ma non si parli
di dare la presidenza di una delle Camere all'opposizione. "Abbiamo vinto con
nove punti in più, la sinistra si è tenuta le tre cariche istituzionali, e ora
dovrei darne una? Ma siamo seri" e si passa due dita sulla fronte come
dire: "e che c'ho scritto Giocondo?". Abbandonati gli show da
giullare in blu della campagna elettorale, Silvio Berlusconi
tenta di mostrare una statura da statista, impettito sul podio nella sala
dell'Auditorium di Confindustria. In platea ci sono anche Fini e La Russa, con
i quali ha studiato la scacchiera di governo da completare in settimana. Entro
fine anno ci sarà il congresso del partito unitario. Berlusconi
continua a martellare il bollino di garanzia per Bossi: "La Lega non ha
mai comandato in cinque anni di governo. Possono usare iperboli e paradossi ma
al tavolo delle decisioni sono molto ragionevoli". Sarà per il titolo di
ieri (Torna Berlusconi, comanda Bossi") che il
leader del Pdl attacca di nuovo l'Unità, suggerendo "a chi la produce di
darsi una regolata: le accuse nei miei confronti sono offensive", ha detto
ieri a "UnoMattina", chiedendo ai vertici del Pd di "dismettere
certe posizioni di contrasto come quella fatta propria oggi dall'Unità".
In conferenza stampa poniamo il problema e il leader del Pdl insiste:
"Anche oggi - ieri- c'era molto veleno, molto fiele, un ribaltamento della
realtà, come succede di solito in un giornale che, secondo me, non dovrebbe
essere distribuito nelle piazze di Roma da D'Alema e da Veltroni".
Gli stessi, ha aggiunto, "che se ne lavano le mani e dicono che per loro è
un cruccio". Facciamo notare che un editore liberale, quale si dice, dovrebbe
rispettare la libertà d'espressione, e Silvio ripiega nelle battute:
"Infatti. Ha mai avuto notizia di attentati alla distribuzione?", poi
con un sorrisone aggiunge, "quello che faremo semplicemente sarà togliere
il finanziamento pubblico...". Ma no, "stia traquilla, era una
battuta". E se la cava così con tutti i giornali di partito... "Non
decido io la linea editoriale dei quotidiani", ribatte Veltroni
"la democrazia è fatta così: se avessi avuto questa suscettibilità nei
confronti degli attacchi personali che ho ricevuto, sarei stato di umore molto
più scuro. Gli attacchi personali sono poco brillanti, ma prima di guardare da
un'altra parte occorre guardare in casa propria". Il dialogo non è così
facile. Anche per Berlusconi "non è un buon
inizio" l'atteggiamento di Veltroni, e lancia una
stoccata al riformismo del Pd: "Non è vero che la sinistra non c'è più in
Parlamento, si chiama Pd, putroppo una parte è ancora legata
all'ideologia". Il cavaliere aveva esultato per la scomparsa della
sinistra ma si dice tanto "dispiaciuto" per Bertinotti che lo
inviterà a cena per dirgli, "da Palazzo Chigi, che gli sono vicino".
Poi ripete le promesse: taglio dell'Ici, pensioni, via il bollo auto (con molta
cautela ), risolvere i problemi rifiuti e Alitalia. Pugno duro sugli immigrati
con la Bossi-Fini, riesuma le "tre i" nella scuola con apprendistato
in società private. "Imprescindibile" la separazione delle carriere
per i pm. Silvio III non si cura delle critiche dall'estero: "parleranno i
fatti". E già bastano le telefonate di auguri di Bush, Sarkozy, Angela
Merkel. Gordon Brown. Il messaggio di Barroso, presidente della Commissione Ue.
Rapporto privilegiato con Putin, che domani sarà da lui in Costa Smeralda.
"Con Zapatero ci siamo fatti matte risate al telefono, spero di
collaborare con lui". Governo rosa? "se l'è voluta lui...", è la
solita battuta. Troppo rosa, in Italia non si può "perché c'è una
prevalenza di uomini".È il Psoe a ricordare a Silvio che "in Italia
le donne adatte ci sono".
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Turco: non abbiamo capito gli umori profondi del Paese di Maria
Zegarelli/ Roma "Certo avremmo potuto ottenere un risultato migliore, ma
il 33,2 alla Camera e il 33,7% al Senato non erano scontati considerando
l'attuale fase economico-politico-sociale che attraversa il Paese. Sarebbe
bastato un altro anno di governo Prodi per sconfiggere il berlusconismo e
restituire fiducia ai cittadini". Livia Turco ha davanti i dati definiti
delle elezioni, regione per regione ed è sulle percentuali della Lega che più
si interroga. Il 33% può davvero ritenersi un buon risultato? "Penso che
sia un risultato importante, anche se è ovvio che ci aspettavamo di più, ma non
scontato. Il Pd è un nuovo partito, sei mesi di vita, con un nuovo simbolo che
è comunque riuscito ad affermarsi al Senato con un 1.439.000 voti in più
rispetto a Ds e Margherita insieme nel 2006 e alla Camera con 164636 voti in
più. Sono convinta che se fosse proseguita la legislatura si sarebbero ottenuti
i risultati dell'azione del governo Prodi in termini redistributivi. C'è un
evidente disagio sociale, che noi avevamo percepito esattamente. A cui
avrebbero dato una risposta i provvedimenti della Finanziaria Prodi se il
governo avesse tenuto". Che idea si è fatta del paese durante questa
campagna elettorale? "Di un Paese angosciato dal potere d'acquisto, dal
reddito inadeguato rispetto al costo della vita". Lei parla di un Pd
giovane, con un nuovo simbolo. C'è chi fa notare che anche il pdl in fondo è un
nuovo partito con un nuovo simbolo. Eppure ha vinto... "Il Pdl è un
cartello elettorale, non una forza politica giovane. È nato da una scelta
solitaria durante un viaggio del Cavaliere. Casini si è ribellato al diktat
mentre Fini si è adeguato tanto che An ha preferito dare i propri voti alla
Lega. Il Pd ha avuto un percorso diverso, ha coinvolto 3,5 milioni di elettori
per decidere il segretario, è passato attraverso i congressi Ds e Margherita,
si è dato Statuto, Manifesto dei valori e codice Etico attraverso un ampio
percorso partecipativo. E poi, guardiamoli i risultati: il Pdl rispetto al 2006
al Senato guadagna 73mila voti, alla Camera ne perde 123 mila. Il risultato
strepitoso si chiama Lega Nord". Lo sfondamento del Pd al centro non c'è
stato, né si è fatto il pieno di voti da sinistra. Come va interpretato questo
dato? "L'elettorato che ha scelto Pd è composito: di sinistra, della
Margherita, giovane, cattolico. Milioni di persone che guardano a noi con
fiducia, anche se non abbiamo raggiunto il 35 o il 40% è comunque una forte
affermazione. Non stiamo dicendo che abbiamo vinto le elezioni, le abbiamo
perse visto che non governeremo il paese. Ma in questa sconfitta c'è una grande
novità: un nuovo progetto politico che non finisce con le elezioni e che ha già
svolto una funzione importante, la funzione di innovare la politica. Oggi non
c'è soltanto una semplificazione della politica in parlamento, fortemente
voluta dagli italiani, c'è un grande partito riformista, con il 33,7% al Senato
e il 33,2% alla Camera. Il Pd si presenta come un robusto soggetto
collettivo". Come si creano le condizioni per diventare non solo un grande
partito riformista ma anche un partito maggioritario alle prossime elezioni?
"Proseguendo sulla strada dell'innovazione programmatica, conquistando un maggior
pezzo di società italiana. Per fare questo dobbiamo partire dal dato che arriva
dalle urne: noi dobbiamo capire gli umori profondi della società. La vittoria
della Lega, la riconferma di Berlusconi, mettono
questa tema al centro delle nostre riflessioni. Il Pd dovrà lavorare per essere
molto più in contatto con la vita delle persone, dovrà essere un partito
fortemente strutturato, radicato, con una grande robustezza culturale e la
capacità di condurre forti battaglie culturali. Non basta capire la società
italiana, bisogna anche combattere le spinte più retrive che ci sono". La
Lega ha spopolato. Altro che boomerang la storia dei fucili... "Conosco
bene il Nord. La Lega è un partito popolare, che fa il porta a porta, parla
alla gente, va ai mercati, Durante questa campagna elettorale ha fatto leva sul
disagio sociale ed ha interpretato meglio di Sa il disagio degli operai, dei
precari. ovviamente cavalcandolo, perché adesso voglio vedere come faranno,
dovranno tirare fuori la bacchetta magica. Ma la presenza della Lega ci dice
anche che dovremo essere più forti e combattivi sul piano culturale, non può
passare l'idea che gli immigrati vanno bruciati e cacciati, che il Paese va
diviso. Non c'è bisogno soltanto di un'azione riformista, ma di una vera azione
culturale". La Lega più forte e la Sinistra Arcobaleno che non è più in
parlamento. Questo cosa implica per la politica del Pd? "Intanto diciamo
che il Pd è la sinistra. Poi, per quanto mi riguarda, sono d'accordo con Veltroni: il fatto che non sia rappresentata
Sa in parlamento è una perdita per la democrazia. Per questo sarà necessario un
rapporto costante con questa sinistra che rappresenta valori e persone preziose
per il Paese. È necessario anche costruire un lavoro comune partendo da una
convinzione: deve esserci l'unità di tutte le componenti della sinistra nel
governo del paese. Non si può essere di governo e di opposizione nello
stesso tempo. Quello è stato un errore e le urne lo hanno detto con
chiarezza".
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Abbiamo le carte per vincere" Rutelli: vantaggio
significativo, ci consentirà di rinnovare il buon governo della capitale
Sentinelli: dobbiamo lavorare e mobilitarci, sul territorio la coalizione
funziona di Luciana Cimino Non è arrivata l'auspicata vittoria al primo turno
ma al Comitato Rutelli il clima è rimasto sereno fino a tarda sera.
"Occorre prudenza", dice il candidato sindaco parlando dei dati.
Troppo poche le sezioni scrutinate, incredibilmente a rilento lo spoglio sul
comune. Alle 21 però il secondo turno è ormai una cauta certezza. Senza drammi.
"Il ballottaggio ci permetterà di rinnovare e consolidare il governo di
Roma", insiste Francesco Rutelli. La parola d'ordine, anche per gli
alleati di Sinistra Arcobaleno è "rivincita". "Sarebbe stato
preferibile vincere al I turno - dice Patrizia Sentinelli, coordinatrice della
campagna elettorale di Sa - ma ora è il momento di impegnarsi per non consegnare
la città alla destra, come nel resto del paese". È arrivata in via
Pacinotti con l'influenza e dopo una complicata riunione in segreteria
nazionale di Prc, ma i primi risultati locali del suo "progetto
politico", in controtendenza rispetto ai dati nazionali, la confortano:
"lo abbiamo sempre detto: il livello territoriale va tenuto
separato". E, infatti, i primi dati di Provincia e Comune restituiscono
ossigeno e speranza a Sinistra Arcobaleno. "Siamo la seconda forza della
coalizione. Questo non sembra essere in discussione e da qui si riparte".
A conferma di quanto detto da mesi: "le alleanze sono più efficaci delle
corse in solitaria". È la convinzione di tutta SA e Massimiliano
Smeriglio, segretario romano di Rifondazione, la sottolinea: "quando vince
la linea di Veltroni, il Pd è al palo e noi veniamo
massacrati, mentre la destra dilaga". La paura che il ballottaggio porti
ad accordi e apparentamenti con altre forze di centro non c'è: "Rutelli -
dice Smeriglio - è un galantuomo e poi l'accordo programmatico e strategico non
verrà messo in discussione". E Rutelli conferma in tarda serata: "il
problema dell'apparentamento per ora non è il nostro ma di Alemanno che sarà
costretto ad allearsi con personaggi scomodi". E
mostra ottimismo visto che la forbice è leggermente più larga di quella che
separava Veltroni e Tajani nel 2001 (anno del secondo governo Berlusconi). Ora, appunto, l'importante è impegnarsi in queste due
settimane per vincere. "Abbiamo già fatto stampare 60 mila manifesti a
sostegno di Zingaretti e di Rutelli, ora torniamo nei quartieri", rilancia
Smeriglio. La forza della destra romana a sinistra non se la sono mai
nascosta. Per questo, rivendica Sentinelli, "abbiamo fatto una campagna
elettorale intensa che ha messo e metterà bene in evidenza i punti qualificanti
del programma. Ora l'importante è convincere chi ci ha votato al primo turno a
tornare alle urne il 27 e il 28 aprile, fermando ogni tentazione
astensionista". E intanto si prepara una grande manifestazione per il 25
aprile. 25 APRILE Grande appuntamento in occasione della festa della
Liberazione. Sul territorio le alleanze funzionano e la Sinistra arcobaleno
respira attestandosi sopra il 5 per cento.
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Rutelli e Zingaretti doppia sfida nei ballottaggi Primarie Udc
per il secondo turno, il candidato sindaco: "Fiducioso sull'elettorato di
centro" di Alessandro Ferrucci CONCENTRATI La doppietta, Comune e
Provincia, è ancora a portata di mano e sia Rutelli che Zingaretti hanno una
certezza sul ballottaggio: gran parte delle energie impiegate per le Politiche
verranno dirottate su di loro; così come i rispettivi comitati elet- torali
potranno fare fronte comune. Perché, nonostante il bel risultato del Pd a Roma
(il 41%), l'elettorato da recuperare per tutti e due è proprio quello della
Capitale, alla luce dei tanti voti ottenuti da Zingaretti in zone difficili per
il centro sinistra, come le provincie. Tutto a partire da oggi. Perché il
ballottaggio è un'altra cosa rispetto al primo turno: "qui si giudicano
gli uomini", ricorda Zingaretti. E Rutelli lo sa bene: nel 1993 vinse al
secondo turno contro Fini; mentre nel 1997 gli bastò la prima tornata su
Pierluigi Borghini, una sorta di "agnello sacrificale", mandato alla
sbaraglio dal centro destra, contro un Sindaco vincente. Otto anni che hanno
creato le basi per il suo successore, Walter Veltroni; otto anni completati proprio in coincidenza delle elezioni
politiche del 2001: anche allora Berlusconi vinse e
proprio sulle Comunali si concentrò la rivalsa del centro sinistra. Al primo
turno Veltroni ebbe il 48,3 contro il 45,1 dell'avversario: una forbice più
stretta di quella registrata ieri. Al ballottaggio: 53% per l'attuale
leader del Pd contro Tajani. E un sospiro di sollievo. Lo stesso che sia
Rutelli che Zingaretti vogliono tirare anche questa volta, convinti che la
Capitale e la Provincia raccolgono i frutti di un quindicennio di buona
amministrazione. La città è cambiata, si è modernizzata e alla modernità, alla
cura e alla manutenzione dei luoghi, al decoro urbano, alla chiusura della
discarica di Malagrotta è indirizzato il programma di Rutelli, mentre nelle
periferie c'è da portare servizi che ancora non ci sono. Zingaretti ha preso di
petto il problema dei trasporti, dell'ingresso e dell'uscita da Roma, che ogni
giorno assilla, oltre che molti romani, i 600-700mila pendolari che nella
capitale lavorano e studiano. Con il rafforzamento dei trasporti ferroviari
locali, con i corridoi della mobilità, già introdotti dalla giunta Gasbarra e
da potenziare. Obiettivi da raggiungere per vincere la doppia sfida dei
ballottaggi: intanto l'astensionismo a sinistra. Secondo alcuni studi,
parziali, del voto c'è stato sì, un incremento netto dei votanti (circa il 14%
rispetto alle precedenti), ma a mobilitarsi è stato l'elettorato di centro
destra, a dispetto di una disaffezione dell'elettorato di sinistra. "Ha
certo influito - riflette Nicola Zingaretti - il trend nazionale".
L'Arcobaleno ha avuto a livello, al 5 e mezzo per cento, tanto che Patrizia
Sentinelli sottolinea: "Siamo la seconda forza della coalizione".
Vero. Intanto, però, Rutelli lancia segnali all'Udc, impegnata con le primarie
per decidere chi appoggiare.
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Ave Silvio, morituri te salutant Marco Travaglio Poteva andare
peggio". "No". Così, nel 2001, Altan sintetizzava gli umori
dell'elettorato di centrosinistra. Stavolta invece poteva andare peggio: poteva
vincere Berlusconi e in più potevano tornare in
Parlamento tutti gli artefici della sua terza, terrificante reincarnazione.
Invece qualcu- no resta a casa. Mastella s'è subito riciclato commentatore tv
grazie al Tg2, come le vecchie glorie del pallone che non riescono a trovarsi
un mestiere. Tweed Berty s'è accomiatato dalla classe operaia all'Hard Rock Bar
di via Veneto, mentre la Lega faceva man bassa di tute blu a Mirafiori e Sesto
S.Giovanni; poi, fra una telefonata dell'affranto ambasciatore Mario d'Urso e
un sospiro di Guia Suspisio, è passato a salutare Vespa e Mentana, per poi
proseguire verso il circolo del bridge. Lui almeno s'è dimesso. Giordano invece
no: Fausto gli ha intimato: "Mantieni responsabilità e rotta".
Soprattutto rotta. Il piccolo segretario rifondarolo è dato "sull'orlo
delle dimissioni", ma i pompieri sono già stati allertati e alla fine lo
salveranno. Pecoraro Scanio, che a Natale inaugurava il nuovo hotel a 7 stelle
in Galleria a Milano alla disperata ricerca del voto operaio, l'altro giorno
inseguiva l'orso bruno misteriosamente scomparso dall'Adamello. Ora avrà molto
tempo libero, ma di dimettersi in ci pensa neppure: anzi annuncia "un
congresso straordinario dei Verdi", che è proprio quel che ci vuole
"per una grande sinistra ecologista". Già prenotate alcune cabine
telefoniche per ospitare l'evento. Diliberto intende "ripartire dalla
falce e martello": ecco, proprio quel che mancava. Cesare Salvi invece
vuole "riaprire un ragionamento col Partito socialista", anche se
faticherà a rintracciarlo, perché purtroppo non esiste più (0,7%): scomparso
dal Parlamento italiano dopo 116 anni di presenza ininterrotta. Quod non
fecerunt Craxi fecerunt craxini. Boselli però dice che è
tutta colpa di Veltroni: "Walter ha responsabilità gravissime" in concorso
esterno si suppone con gli elettori. Ma ora anche lui minaccia "un
congresso", mentre Bobo Craxi s'interroga: "Adesso dovremo capire
quanta gente c'è dietro quello 0,7%". Pochina, a occhio e croce.
Con le percentuali se la cavava meglio papà Bettino: quando chiedeva il 5%,
arrivava subito l'architetto Larini e glielo portava, in contanti. Una prece
anche per Willer Bordon, che tre mesi fa ballava spensierato con l'amico Dini
sul Titanic del governo Prodi, contribuendo a mandarlo a picco: la sua Unione
Democratica Consumatori ha strappato un eccellente 0,3%. S'è consumata,
democraticamente. Da dietro un cumulo di monnezza si fa vivo pure il
neoassessore bassoliniano Claudio Velardi, che esulta perché testuale
"il risultato del Pd in Campania va al di là di ogni più rosea
previsione": in effetti ha raccolto qualche voto in più dei lettori del
Riformista. Totò Cardinale, che ha lasciato il seggio ereditario alla figlia
Daniela, quella che "non leggo libro perché studio", assicura che la
ragazza "ha contribuito a determinare il buon risultato del Pd, s'è fatta
conoscere". Ma soprattutto riconoscere. Una prece per il Platinette
Barbuto: 0,4%, 122 mila voti, un trionfo se si pensa che sono 15 volte i
lettori del Foglio e un terzo dei telespettatori di Otto e mezzo. Intanto è già
iniziata la corsa sul carro del vincitore, sport nazionale da un paio di millenni.
Tutti a magnificare la "metamorfosi del Cavaliere" (quale?), il
"nuovo profilo di statista", la prossima "fase
costituente", magari con nuova Bicamerale. Nella notte Massimo Giannini di
Repubblica dice addirittura che "il voto a Berlusconi
condona i suoi processi e i conflitti d'interessi", come se si potessero
mettere ai voti i reati e le illegalità, come se le urne sostituissero i
tribunali, la Consulta e la Corte di giustizia europea. Emma Marcegaglia ha
chiesto che "le imprese italiane ritrovino fiducia": soprattutto due,
Mediaset e Mondadori, che infatti l'altra sera schizzavano in Borsa come non
mai. Intanto lo "statista" tornava sui "brogli di Prodi nel
2006". Annunciava di esser "pronto ad accettare i voti dell'opposizione
sulle riforme", bontà sua. E cenava con Tarak Ben Ammar, Confalonieri,
Doris, Galliani, Fede, Adreani, Ermolli, senza dimenticare l'avvocato Ghedini e
il medico personale Zangrillo: praticamente, il nuovo governo. Ora d'aria.
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Veltroni: "Con il Pdl il dialogo
parte male" "Vigileremo su Berlusconi,
faremo il governo ombra. Sul risultato ha pesato il giudizio sull'esecutivo
Prodi" di Bruno Miserendino/ Roma NESSUNO si era fatto illusioni, ma il
dialogo sulla riforme sembra già in salita. Il primo botta e risposta della
legislatura tra Veltroni e Berlusconi
arriva poco prima delle 18, quando il leader del Pd spiega che nei rapporti tra
futura maggioranza e opposi- zione si rischia una falsa partenza. Il leader del
Pd parla alla conferenza stampa sul dopo voto e attacca: "Sono rimasto
negativamente colpito dall'annuncio di Berlusconi di
assegnare entrambe le Camere alla maggioranza, dalla loro idea di
autosufficienza, e dai suoi toni nei confronti di alcune forze politiche,
questo spirito non corrisponde all'atteggiamento che abbiamo avuto noi nei loro
confronti". Lui ha telefonato a Berlusconi e si è detto disponibile al dialogo. Ma il futuro premier?
"A ogni gesto corrispondono atti conseguenti", dice Veltroni, e l'avvertenza si riferisce a un altro terreno su cui Berlusconi sarebbe tentato di fare da solo: la nomina del commissario
europeo, visto che Frattini lascerà Bruxelles per diventare ministro.
No, il Pd non farà sconti: "Non faremo l'opposizione alla regina, come
suggerisce qualcuno, ma un'opposizione repubblicana". Nel senso che il Pd
vigilerà, "nell'interesse dei cittadini", sulla realizzazione di
quanto è stato promesso in campagna elettorale. "Non vogliamo che finisca
- aggiunge Veltroni - come nel precedente
quinquennio", quando il famoso contratto rimase lettera morta. Anche per
fare questo tipo di opposizione, "sulla base del nostro programma", Veltroni annuncia la formazione di un governo ombra,
"come si fa in molte democrazie occidentali, soprattutto quelle
anglosassoni". Un esperimento tentato anche in passato, ai tempi di
Occhetto, ma che oggi potrebbe essere più utile visto il bipartitismo di fatto
certificato dalle elezioni. Sarà formato con lo stesso numero dei ministri di
palazzo Chigi, in modo che su ogni questione ci possa essere interlocuzione e i
cittadini possano confrontare le ricette. Tanto per cominciare il Pd rilancerà
le sue proposte su pensioni e prezzi. A Berlusconi
questa cosa del governo ombra piace, "perchè velocizza", ovviamente
sulle riforme ha tutt'altre idee. Del resto, al partito democratico molti
pensano che il futuro premier di fare le riforme non ha alcuna voglia, come si
deduce anche dalle cose dette sulla legge elettorale attuale, cui basterebbero
pochi aggiustamenti. "Dimentica - dice Veltroni -
che ci sono suoi alleati che hanno promosso il referendum per abrogarla".
Ma il giorno dopo Veltroni ha voglia soprattutto di
lanciare due messaggi. Il primo è che il Pd è unito nell'analisi del voto,
sulla strategia elettorale e soprattutto sulle prospettive. Il secondo è che
vuole aprire un confronto con l'Udc e con quelle forze che sono rimaste fuori
dal parlamento. "Non è un bene che queste non siano rappresentate",
dice riferendosi alla sinistra radicale. A chi domanda se si sente il killer
dell'Arcobaleno, Veltroni risponde che non è così e
che il Pd non rappresenterà "chi non è in parlamento". "Pensate
a cosa sarebbe successo se andavamo con la vecchia coalizione, visto che la
sinistra radicale ha pagato un prezzo elevato anche per sue responsabilità,
ossia per tutti gli atteggiamenti che hanno tolto autorevolezza al
governo". "Questo - dice - gli elettori non l'hanno gradito".
Però è chiaro che il Pd non resterà insensibile ai temi e alle sensibilità di
una parte della sinistra. Errori da rimproverarsi? Veltroni
dice di non vederne nella campagna elettorale del Pd, nè ha critiche postume da
fare alle liste ("abbiamo presentato personalità di prestigio, se pensate
a quelle dell'altra parte..."), giudica con Franceschini "balle"
le divisioni all'interno del partito. La realtà, dice, è che nel voto ha
drammaticamente "pesato il giudizio nei confronti del governo". Non
c'è stato il tempo di radicare il nostro progetto in tutti gli strati della
società, e sui grandi temi della lotta alla povertà, la pressione fiscale, la
cultura del veto, la sicurezza e immigrazione "non siamo riusciti a
comunicare il cambio culturale e programmatico effettuato dal Pd".
"Su questi quattro temi non era facile comunicare un cambio radicale di
programma e di ispirazione politica". "Partiamo di qui, da un
risultato importante, nelle città e anche in tante zone del nord, per aprire
una nuova stagione". Pd incapace di leggere l'Italia profonda, quella più
sola, delusa, disagiata e esposta ai messaggi di Berlusconi
e delle sue tv? Alla critica, rimbalzata appena i dati hanno dipinto un'Italia
diversa da come si era immaginata, Veltroni risponde
così: "Serve una grande offensiva culturale per il paese, bisogna aprire
con coraggio un'offensiva su valori, integrazione, solidarietà". È un
progetto di lunga lena, anche se lui dice di non sapere quanto durerà Berlusconi: "Vedo difficile che duri tanto una
coalizione così composita e con la presenza ingombrante della Lega".
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Compagni, abbiamo sbagliato..." Va in onda il dramma
della sinistra di Maria Vittoria Giannotti/ Firenze La sconfitta, il giorno
dopo, brucia, se possibile, ancora di più. Come quelle ferite profonde che, sul
momento, lasciano storditi e confusi, e poi, con il passare delle ore,
cominciano a far male davvero. E così dopo una nottata a dir poco difficile,
quello di ieri è stato senz'altro un pessimo risveglio per chi milita a
sinistra, con tutte le sfumature del caso. Della serie, la Sinistra Arcobaleno
è morta, il Pd ha perso e anch'io non mi sento bene. E allora, parliamone. A
Firenze e in Toscana i delusi della Sinistra Arcobaleno si sono sfogati in
diretta, sulle frequenze di una radio che è un autentico punto di riferimento
per chi ha il cuore a sinistra: Controradio, network locale di Radio Popolare.
Una diretta fiume, di tre ore. Tre ore a disposizione per riflettere,
analizzare, fare il punto di una situazione che appare difficile, ma non
disperata. Perché, nonostante tutto, c'è voglia di capire se e dove si è
sbagliato e di ricominciare. A cimentarsi nell'ardua impresa, superando
l'imbarazzo della diretta, sono state decine di persone, da tutta la Toscana.
Uno, che ascoltava in streaming, ha chiamato perfino dalla Svezia. Studentesse
e pensionati, militanti e lavoratori si sono confrontati, serenamente,
concedendosi perfino qualche battuta, giusto per sdrammatizzare. "Per fare
un'analisi reale - sostiene un fiorentino, con la voce arrochita dall'età e,
forse, dalle sigarette - bisogna guardare a quello che succede al Nord: lì la
sinistra è stata svuotata dalla Lega. E questo deve far riflettere un po' tutti
noi che ci rifacciamo alla sinistra, su qual è davvero il pensiero dell'operaio
che lavora in un'azienda metalmeccanica del Nord che magari è iscritto alla
Cgil e alla Fiom e poi vota Lega". Analisi che, però, non convince.
"No, guarda, non sono d'accordo - ribatte subito un concittadino, che a
giudicare dalla voce ha parecchi anni di meno - io non ce la vedo proprio una
persona di Rifondazione Comunista che all'improvviso si mette a votare
Lega". C'è chi tira le somme per scoprire che il risultato è negativo.
"Secondo me Rifondazione Comunista ha fatto troppo poco - sottolinea uno
studente - e c'è una cosa che lo dimostra: la legge sul conflitto di interessi
che non è stata fatta". C'è chi si angoscia perché, ora, la sinistra non
avrà più voce in capitolo. "Il dramma - spiega una signora - è che io come
sinistra non sono più rappresentata nel Parlamento. Cosa succederà a livello
locale, come a Firenze o in Toscana, dove comunque il gruppo dirigente
continuerà ad andare avanti per la sua strada senza più ascoltare quello che
c'è a sinistra?". Ricominciare battendo sui punti di forza? Si può anche
fare, ma si tratta di una mission impossible, sostiene un altro militante.
"Il punto non sta tanto nel ripartire dal lavoro nel sociale e se siamo in
grado di farlo o meno - argomenta - Il problema qui, che mi sembra stia
sfuggendo a tutti, è che adesso mancheranno proprio le condizioni materiali per
ricostruire. E lo dico sulla base della mia esperienza personale: una
quindicina di anni fa sono stato impegnato nel passaggio da un movimento a un
partito. Mancheranno le condizioni materiali per ripartire perché la politica
si fa attraverso una voce autorevole che passa attraverso il parlamento
altrimenti non vieni invitato in televisione e non vieni intervistato dai
giornali e perdi visibilità". "Ricordiamoci anche - alleggerisce un
ascoltatore, che tenta di spiegare la sconfitta in chiave mediatica - che
Bertinotti ha avuto poco risalto in campagna elettorale. E poi dalla coalizione
Arcobaleno, secondo me, è mancato l'elemento novità. Veltroni anche se
era ottant'anni che faceva politica in dieci giorni si è riciclato come
nuovo...". Non mancano gli ammonimenti al Pd: ora non montatevi la testa.
"Conosco moltissime persone - spiega un ragazzo - che hanno votato Pd con
la logica del voto utile, ma che in passato avevano votato sempre Verdi o
Comunisti Italiani. E lo dico perché ho sentito dei toni da parte di
esponenti del Pd che rischiano, in futuro, di essere fuorviati da questi
risultati...". La chiusura, magistralmente antiberlusconiana, rischia di
mettere d'accordo tutti. "Il popolo italiano, purtroppo, ha dimostrato il suo
peggio in quest'occasione - sintetizza un pensionato - come del resto ha fatto
altre volte. Insomma, il popolo italiano è un popolo per metà di destra e
purtroppo quella metà prevale su quella di sinistra. Siamo un paese che non ci
piace pagare la tasse e non ci piace pagare i debiti, vogliamo vivere al di
sopra delle nostre possibilità. E chi non ce la fa vuole fare finta di poterlo
fare. Berlusconi incarna questo. Vende favole e la
gente ci vuole credere".
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del La mappa del voto Pd: successo nelle città, difficoltà in
provincia A Milano conquista il 32,2% a Roma oltre il 42. Il leader: "Ora
una nuova fase, recuperiamo l'Italia profonda" di Andrea Carugati / Roma
SUCCESSO nelle città, difficoltà nella provincia profonda, soprattutto al Nord.
Questa la geografia del voto per i Pd. È lo stesso leader Veltroni,
in conferenza stampa, a dire che la novità del suo partito, il mutamento
politico e culturale è arrivato nelle città, ma non nella provincia profonda.
Troppo poco il tempo a disposizione, per un partito nato 6 mesi fa, che partiva
fortemente penalizzato dai sondaggi. Basti pensare che, nel febbraio 2008,
quando è caduto il governo Prodi, tutta l'Unione totalizzava il 38% nelle
intenzioni di voto, il risultato del solo Pd insieme all'Idv. E oggi la
compagine dell'Unione, tutta insieme, perde 2,6 milioni di voti rispetto al
2006. Tra queste forze, le uniche a crescere sono Pd e Idv. Veltroni
cita due esempi di grandi città, Milano e Roma, per dare l'idea del successo
metropolitano del Pd: 33,2% nel capoluogo lombardo, nel 2006 Ds e Margherita si
erano fermati al 24,1%; 41,2% a Roma, contro il 30,7% del 2006. Così anche
Venezia, (38,8 contro 31,9%), Bologna (48,8% contro 41,8) e Firenze (48,2
contro 39%).E anche Napoli con un Pd al 35% contro il 29,6, e Palermo: 25,6%
contro il 18,5% del 2006. Questo discorso non vale solo per le grandi città, ma
anche per i capoluoghi di provincia, dove il Pd è più forte rispetto al resto
del territorio. Qualche esempio: a Bergamo provincia 23%, in città 31%; Sondrio
21,8% in provincia e 29,2% in città, Lecco 28.2 contro 32,2%. A Verona
provincia 23%, in città 29,6%; così a Brindisi, 31,5 contro 36,4%. Ancora:
Treviso, roccaforte leghista:
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del I lettori: "Niente processi a Walter Tutti uniti. Ma quante
lacrime... " Ho pianto per la disperazione Ho 20 anni e ieri ho pianto. ho
pianto per delusione, perché io ci credevo che "si potesse fare", e
per disperazione, perché non concepisco l'idea che si possa far tornare al
potere il magnate delle tv e l'uomo che ha asservito le leggi dello stato ai
suoi bisogni, una persona che disprezza i Presidenti della Repubblica e che si
è alleata con gente che nel 2008 parla di Roma ladrona e di fucili. ho pianto
perché credevo che gli italiani avessero voglia di voltar pagina dopo gli
ultimi 14 di scandali e polemiche, invece tanti hanno preferito affidarsi al
male conosciuto piuttosto che a un possibile - ma ancora sconosciuto - bene. Mi
sono consolata pensando che il progetto di Veltroni è
appena cominciato e lo scossone che ha dato alla politica italiana darà presto
i suoi frutti. Verena Guidi, Poggio Berni, Rn È andata male, ma bisogna
ripartire subito Vivo a Torino, sono uno studente universitario e ho 24 anni. È
stato un brutto colpo, per la terza volta in 14 anni il Cavaliere ha giocato al
meglio le sue carte: comunicazione e sorriso ammaliante. Ma ciò che è ancor più
preoccupante è la notevole crescita della Lega Nord. Mai come quest'anno ho
seguito tanto la politica, ascoltato e letto le interviste dei vari leader dei
rispettivi partiti e ho cercato di farlo nel modo più obiettivo possibile. Ho
notato con piacere il modo in cui Walter Veltroni ha
condotto questa campagna elettorale evitando il più possibile critiche al suo
rivale concentrandosi sulla risoluzione dei tanti problemi che affliggono il
nostro paese. Voglio rivolgere un appello ai componenti del Pd. Continuate con
questa filosofia! Lasciamo da parte i continui bruschi attacchi verbali e sostituiamoli
con critiche costruttive con tanto di soluzioni alternative. Facciamo vedere
come è fatta e come lavora una grande opposizione. Giuseppe D'Emilio, Torino
Troppe liti nel governo È stato facile per Berlusconi
Inutile nascondere la delusione, obiettivamente non ho mai pensato di vincere.
Come si poteva, due anni di governo litigioso insicuro e troppo preso dalla
mania di sanare i debiti, da subito si dovevano fare delle cose per le classi
sociali che in maggioranza rappresentiamo, invece no. Troppo impegnati a
provare di essere giusti equilibrati, a spiegare alla gente poi faremo poi
daremo, dateci tempo... forse non ci siamo ancora resi conto che la nostra è
una società consumistica, e questo è il processo da gestire (naturalmente con
giusta causa ) mi riferisco alle riforme, anche qui non fatte, sempre
litigando. Siamo stati manna per Berlusconi e le sue
tv, per cui bastava solo attendere, non c'è niente da meravigliarsi. Giovanni
da Genova È stato inutile il mio voto disgiunto Pensavo di aver fatto bene a
separare la mia preferenza tra camera e senato... La sinistra non può smettere
di esistere, già con i risultati delle amministrative la differenza non sarà
così netta e spero che Pd e Rifondazione (soprattutto) riescano a far sentire
la propria voce. Nel frattempo propongo una scommessa: entro quanto tempo la
Lega chiederà a Napolitano di dimettersi in quanto rappresentante di un partito
non più presente nel parlamento italiano? Devo riconoscere a Maroni una frase
che giudico corretta: loro hanno vinto sul territorio perché hanno saputo
"intercettare" le richieste della gente su sicurezza e salari. Sul
primo punto imputo alla sinistra tutta di aver lasciato che questo problema,
ormai avvertito da grandissima parte della popolazione, rimanesse inascoltato e
ormai in gestione alla Lega. Massimiliano Basso, Milano Dimenticati i bisogni
della classe operaia La perdita del consenso del mondo proletario è la causa
della sconfitta elettorale di tutta la sinistra. Il perché di questa perdita di
consenso è la base per la riconquista politica del paese. Secondo il mio
modesto parere è la perdita di comprensione dei reali bisogni della classe
operaia la base di tutto. Il Pd si deve fare laboratorio di idee che vengano
dalla base e non frutto di considerazioni verticistiche. Giovanni Frassinesi,
Firenze Adesso opposizione onesta e costruttiva Comunque sia finita, grazie
Walter per avermi fatto sentire ancora una volta libero. Adesso è il momento di
fermarsi e restare a guardare le mosse del governo, ed intervenire in maniera
sempre garbata e onesta come hai manifestato durante tutta la campagna e com'è
peraltro nostra prerogativa. La grancassa, la chiamata alle armi le lasciamo ad
altri uomini, che san di spettacolo. Mauro da Lucca Pesa ancora in conflitto di
interessi Sono tanti i responsabili del trionfo berlusconiano e del ritorno al
potere della destra più bieca. In primis gli italiani che "quando si
ricordano d'essere italiani, son fascisti" e che vedono in Berlusconi uno di loro, lo sciupafemmine che vorrebbero
essere, il mariuolo che riesce a truffare e a scansare i tribunali,
l'incorreggibile evasore fiscale che è nell'animo della maggioranza degli
italici, il magliaro tanto popolare, il barzallettiere da caserma, il vivi e
lascia vivere sin che si può "fottendosene" di tutti e di tutto,
importante è salvaguardare il proprio interesse etc. Ma queste cose si fa
fatica ad ammetterle e così non si capisce perché anche gli operai, certi
impiegati e le cassiere e tutti quelli che non hanno visto il vento nuovo che
spirava lo hanno rivoluto. In secundis un problema che i governi di
centrosinistra non hanno voluto affrontare e risolvere: il conflitto
d'interesse. Ma c'è ancora qualcuno tra i dirigenti del Pd che crede che la tv
e l'informazione non contino? Non si può competere contro un bombardamento di
un tale "grande fratello". Il mondo è cambiato, l'Italia è cambiata e
forse sarebbe il caso di ricordarlo anche ai geniali Salvi, Mussi, Bertinotti,
Rizzo e compagnia. Nino Raviotta Il Pd ricominci dalla periferia La delusione è
molta e palpabile in chi sperava in una nuova stagione col Pd. D'altro canto da
un popolo che ha perso quasi tutti i valori di civiltà, che ha dimenticato la
dittatura fascista e la guerra, le leggi razziali, cosa ci si poteva aspettare?
Un popolo che apprezza ed elegge chi inneggia all'eroismo di un mafioso
condannato all'ergastolo, che sorride alle gravi provocazioni fuciliere di
Bossi e Lombardo, non può essere indifferente se non
entusiasta della dittatura mediatica di Berlusconi. Veltroni deve partire da una catartica operazione di pulizia all'interno
dello stesso partito democratico. Deve allontanare i mestieranti della
politica, ce ne sono troppi. Un lavoro che deve partire dalla periferia. Davide
Priori Il Pd e i suoi dirigenti devono trarne le conseguenze Primo.
Sostenere L'Unità. Che nel nuovo panorama politico diventa l'unica voce
dell'opposizione di sinistra istituzionale. L'antiberlusconismo potrà venir
meno solo quando finirà quella enorme anomalia italiana rappresentata da Berlusconi, dal suo conflitto di interessi e dalla sua
concezione privatistica della politica. Secondo. Diamo atto a Veltroni di aver fatto la cosa giusta e facciamo lo sconto
di tutte le difficoltà di partenza. Però il punto di arrivo non è soddisfacente
né per il Paese né per il Pd, che alla luce dei numeri ha semplicemente
riunificato i voti Ds+sinistra, fallendo non solo la conquista del nord
territoriale e del centro politico, ma persino la tenuta dei voti cattolici e
moderati che sembrano perduti verso l'Udc. Un partito e un leader che vogliono
essere seri e "moderni" devono prenderne atto e tirarne delle
conseguenze. Felice Cappelluti Verso la Lega anche tanti artigiani Ciascuno di
noi sapeva che i terribili guasti ereditati dal governo di centrosinistra in termini
di consenso popolare erano insuperabili. Tuttavia ci abbiamo sperato. Grazie al
Pd e alla strategia di Veltroni, abbiamo scongiurato
il disastro toccato alla sinistra radicale che ha ritenuto si dovesse
perseguire una linea politica che appare ed è vecchia in quanto -soprattutto- è
incapace di guardare ai cambiamenti intervenuti nella nostra società. Dopo le
elezioni perse, siamo parte di un grande Partito riformista che, però, deve
ancora definire con precisione una identità che divenga chiaramente
consapevolezza comune. Il primo compito, quindi, è quello di mantenere e
consolidare il consenso che si è riusciti a polarizzare sul Pd, avendo la
consapevolezza che almeno il dieci per cento di tale consenso è stato dato con
"riserva" su alcuni aspetti dell'identità che non sono emersi appieno
o che appaiono opachi. Mi riferisco ai temi della laicità, dei diritti civili,
del lavoro. Occorrerà, inoltre, non indulgere in tentazioni
"nordiste", sull'onda del pericoloso successo della Lega. Certo, la
Lega è affar nostro perché è anche frutto dei nostri errori del passato anche
recente. E, soprattutto, perché il suo elettorato non è fatto solo dalla parte
più becera e ottusa della borghesia settentrionale, ma da tanti artigiani,
commercianti, operai, piccoli e medi imprenditori le cui difficoltà sono state
e sono strumentalizzate e trasformate in cieca protesta. Domenico D'Agostino,
Venezia Bene il Pd. Sinistra ko per il caso Campania Considero positivo il
risultato del Pd: credo che nessuno potesse immaginare, all'inizio della
campagna elettorale, che l'alleanza Pd-Idv andasse oltre il 38%, quindi
rafforzando l'elettorato del 2006. Purtroppo questa tenuta non è stata
accompagnata da una affermazione dell'Arcobaleno, che avrebbe messo in
discussione l'attribuzione di alcuni seggi senatoriali e resa più complicato il
percorso del Pdl. Al riguardo, secondo me il crollo dell'Arcobaleno è legato
alla presenza dei Verdi, forza poco credibile in ragione del suo leader e della
rovinosa situazione in Campania. Alessandro Bartolozzi Contiamo nelle capacità
di Walter Io ho sempre mal accettato di correre da soli noi del Pd, poi tutte
queste autocritiche sul governo litigioso , invece di mettere in grossa
evidenza (nei pocchi momenti a nostra disposizione) in modo chiaro le cose
positive che il governo Prodi ha fatto ed era in procinto di fare. È Mastella
che ha fatto cadere il Governo. La dialettica interna (anche se a volte molto
eccessivamente esternalizzata) è il sale della democrazia e può contribuire a
migliorare le scelte da fare. Detto questo bisogna guardare avanti e smetterla
di farsi del male. A questo punto non ci rimane che contare nelle capacità di Veltroni, per evitare il peggio. Ivana Facchini Ripartiremo
daccapo Non ho più parole da spendere, mi sono spesa tanto, svolantinando,
cercando di parlare con la gente, non ho più parole per esprimere la mia
amarezza. Siamo un popolo analfabeta, alfabetizzato dalla televisione degli
anni 50-60, e non abbiamo un minimo di spirito critico per capire le cose, se
siamo arrivati a pensare che la Lega possa rappresentare i lavoratori al posto
della sinistra. Che una destra xenofoba, razzista, mafiosa, populista,
demagogica ci possa governare, non ho più parole... ho già ringraziato i vari
vaffa grillo, rifondazione che ha remato sempre contro Prodi, (che è l'unico
che ha sempre sconfitto Berlusconi, e lo hanno sempre
buttato giù appena sanati i conti dello Stato...), e tutti quelli che si sento
orgogliosi di essere padani e pregare il dio po... (la chiesa non ha mai detto
niente a proposito di questo disgustoso rito pagano... ). Niente da fare,
torneremo in piazza, dobbiamo ripartire di nuovo da capo. Silvana Erasmi, Parma
Per batterlo bisogna che... governi Secondo me, non c'è da stupirsi. Berlusconi è lo specchio collettivo dell'individuale che c'è
negli italiani: una tipologia di persona egoista e senza scrupoli... Ma per
uscire dall'incantesimo, bisogna che lui governi e che stia lì fino allo
smascheramento finale. Che magari arriverà proprio attraverso Bossi... così
come la caduta di Prodi è arrivata (come nel '96) da Bertinotti. Questo è
l'unico modo per l'Italia di evolvere e per liberarsi definitivamente di lui.
Francesca da Bologna Si perde con una sinistra vecchia e divisa Ancora una
volta, secondo me, Berlusconi si è giovato di una
Sinistra che si è presentata divisa, dopo aver governato divisa. Si è pagato lo
scotto di due anni di "No" grazie ai vari Pecoraro Scanio, Diliberto,
Mussi, Bertinotti che hanno continuato ad avere una visione politica dell'800.
Non si può governare e remare nel contempo contro se stessi; non si può
pretendere che un cespuglio abbia lo stesso valore di un albero; non si può
pretendere di rappresentare l'intera classe dei lavoratori pur valendo l'1%;
non si può pensare che la classe lavorativa sia identica a quella dell'800.
Antonello Selvaggi, Taranto Tremo pensando al futuro del mio paese Eccoci
dunque di fronte ad una debacle senza precedenti. In cuor mio sono convinto che
Walter abbia fatto tutto il possibile e lo ha fatto intelligentemente, costringendo
spesso il principale esponente del partito avversario alla rincorsa. Eppure...
neanche il coraggio, la franchezza, la risolutezza e l'entusiasmo che ha messo
in questa campagna elettorale è bastato. Sono scosso e tremo al pensiero di
come questo nostro paese potrebbe diventare. Non ci sono neanche i numeri per
un'opposizione efficace. Luca Minguzzi Non si sperava neanche di superare il 35
per cento Il risultato del Pd è un successo. Mai avevo sperato si potesse fare
qualcosa di più. Il 34-35% dei voti è un dato superato nella storia solo dalla
Dc dei tempi d'oro ed eguaglia, forse migliora, il miglior risultato del Pci di
Berlinguer. L'Italia è ancora abituata alle conseguenze elettorali del sistema
proporzionale e non percepisce i pericoli che si annidano dietro un
maggioritario in cui uno dei due schieramenti è rappresentato dalla destra più
sprovveduta che esista in un paese cosiddetto democratico. Ciò che mi preoccupa
di più di questa destra è infatti la totale assenza di persone all'altezza del
compito di governare. Elisabetta Bongiasca Bisogna tornare all'attivismo in
piazza La costernazione si declina con la consapevolezza che a noi Italiani
piace credere più alle regalie dei potenti che alla forza di un progetto di
legalità. Il raccapriccio nasce dalla consapevolezza che ora più che mai saremo
nelle mani di Bossi... (e dei Calderoli, Borghezio, Castelli) Non potevamo fare
di meglio, è comunque un risultato eccezionale. L'importante ora è tornare a
fare attivismo di massa nelle strade, oltre ad influire quanto più possibile in
Parlamento. Maurizio Corradi I voti si prendono a sinistra Prodi ko per la
destra La sconfitta c'è stata e netta. I voti per diventare partito di
maggioranza andavano e vanno presi dal versante della sinistra, cui invece si
sono volutamente ascrivere tutte le responsabilità del fallimento del governo
Prodi, ignorando che questo è invece caduto per mano di personaggi ora al
servizio del vincitore. Romano Zarantonello Non prendiamocela con Veltroni Viene voglia di andare via, di lasciare questo
paese per non sopportare le feste sguaiate dei vari Gasparri, Schifani e
allegra compagnia... Rabbrividisco al pensiero di ciò che diranno le altre
nazioni di noi. L'amarezza è tanta, ma allo stesso tempo c'è la consapevolezza
che la strada intrapresa dal Pd è quella giusta, oggi si sono gettate le basi
per la vittoria di domani. Veltroni non sia dilapidato
in inutili processi sommari. Francesco Parrinello Un po' di ascolto per la
sinistra Spero solo una cosa che il Pd non passi il tempo a scannarsi al
proprio interno e che non insegua la Lega, ma la contrasti. Per favore non
cerchiamo di conquistare il nord dando addosso agli stranieri e dicendo che il
federalismo fiscale è buono e bello. Io ho votato Pd al Senato e Sa alla Camera
e non penso di essere stata la sola a fare questa scelta, mi piacerebbe da
parte del Pd un po' di ascolto anche nei confronti di chi è ancora di sinistra
e non è cattolico. Emma Porro Non abbiamo difeso operai e insegnanti Sono un
operaio della Fiat, lavoro in catena di montaggio alla Magneti Marelli di
Bologna. Oggi è finito il 900. Dopo un lungo travaglio durato quasi vent'anni,
oggi, 15 marzo 2008, il 900 è proprio finito. Non un solo partito della
tradizione politica italiana siederà in parlamento: non più i socialisti, non
più i comunisti, non più i democristiani. Purtroppo il risultato elettorale è
stato catastrofico. Tante le spiegazioni. Quella che mi sembra più convincente
è questa: la sinistra al governo non ha avuto il coraggio di tutelare il proprio
elettorato. Attenta come era ad accreditarsi con Merryl Linch, Moody's ecc.,
piuttosto di mettere una piccolissima tassa sulle rendite ha preferito fare
cassa coi ticket sulla sanità scontentando una fascia enorme di popolazione.
Sulla precarietà ha fatto poco e non è stata di conseguenza credibile
nell'ultimo appello elettorale. Non ha nemmeno dato qualche segnale di rispetto
o di attenzione ai suoi elettori. La gente non sa nemmeno che cosa sia la Banca
centrale europea, nemmeno sa cosa sia Merryl Linch. Il centrodestra quando va
al governo i suoi li tutela: condono edilizio e fiscale, depenalizzazione del
falso in bilancio, rientro dei capitali dall'estero ecc. E noi? Cosa abbiamo
offerto ai lavoratori dipendenti? Cosa agli insegnanti e agli operai?Gianni
Bortolini (a cura di Paola Zanca).
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Berlusconi perde voti al Nord, ma la
Lega raddoppia Veltroni cresce rispetto all'Ulivo
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Prodi amaro: "Il silenzio è dissenso" L'ex premier in
Usa. "La maggioranza che non mi ha seguito è stata punita dalle
urne..." di Ninni Andriolo inviato a New York UN
SILENZIO ELOQUENTE, dopo il giudizio di Veltroni sul
governo. Romano Prodi non commenta ufficialmente il responso delle urne.
"Preferisce concentrarsi sugli incontri che avrà al Consiglio di Sicurezza
dell'Onu", spiegano i collaboratori, durante il volo che porta il
Presidente del Consiglio da Roma a New York. Il Professore, in realtà, è
amareggiato, deluso da un percorso politico che ha riportato Berlusconi
a Palazzo Chigi. "Il silenzio è dissenso in questo caso", lasciano
cadere lì dallo staff. Ed è chiaro che non si riferiscono "al rispetto che
si deve per il voto degli italiani". Anche Prodi, però, aveva sperato nel
miracolo, in una rimonta che portasse il Partito democratico "fino alla
vittoria". Così non è stato e gli spettri del recente passato tornano a
riaffiorare con insistenza. Come il rammarico per quello che il suo entourage
definisce "il cammino interrotto del governo che se fosse stato completato
avrebbe dato buoni frutti, utili a superare le incomprensioni dei primi anni di
risanamento dei conti". Gli "italiani avrebbero capito" e
"la redistribuzione avrebbe prodotto sviluppo e maggiore equità
sociale". L'amarezza, in sostanza, è riservata a una maggioranza che
"non lo ha seguito fino in fondo, si è disunita e alla fine è stata punita
dalle urne". Obiettivi che il Professore non crede voglia raggiungere Berlusconi, che ha con lo Stato e con il bene pubblico un
rapporto opposto al suo. "Io Berlusconi l'ho
battuto due volte", ricordava giovedì scorso il premier davanti ai
centomila che invadevano Piazza Maggiore per godersi l'abbraccio tra
"Romano e Walter". E il concetto, in queste ore, è stato ripetuto più
volte. Ma il Cavaliere è stato battuto due volte e due volte è ritornato in
sella. Mentre il Professore due volte vincitore è stato costretto a far le
valigie sempre prima del tempo. Materia di riflessione anche per un premier che
qualche errore l'avrà pure commesso, posto che gli sbagli non sono sempre e
comunque colpa degli altri. Ma l'amarezza di Prodi, se non addirittura la
rabbia, è rivolta "a chi ha contribuito a minare la stabilità
dell'esecutivo e si ritrova adesso fuori del Parlamento", ai Mastella o ai
Bertinotti dai quali si sarebbe aspettato una solidarietà di maggioranza che
invece è mancata. Non è il premier comunque che pronuncia apertamente parole di
condanna nei confronti di chi, alla fine, "ha pagato un duro prezzo,
rimanendo fuori dai giochi". Ligio alla consegna del riserbo che deve
mantenere "chi ricopre ancora una carica istituzionale", Prodi non
apre apertamente alcun contenzioso. Ma le confidenze dei suoi collaboratori
descrivono un clima. Come il sarcasmo riservato da Silvio Sircana a Bertinotti,
nella serata difficile del voto, mentre lo spoglio decretava la sconfitta della
Sinistra Arcobaleno alla Camera e al Senato. "E adesso - spiegava il
portavoce del governo - a Fausto non resta che bere un bel brodino con il suo
poeta morente...". Un'allusione a quell'intervista in cui il Presidente
della Camera, citando Flaiano, dava in realtà una sorta di ben servito a Romano
Prodi e al suo governo. Non l'unica, né la prima dichiarazione al cianuro
spedita da Palazzo Madama a Palazzo Chigi. Ma sul volo per New York, in realtà,
il Professore evita di dare sfogo all'amarezza su "ciò che si poteva fare
e non si è riusciti a fare per questo Paese, perché non c'è stato tempo" e
si concentra sui temi dei conflitti in Africa, sull'impennata dei prezzi dei
prodotti agricoli e sui biocarburanti che saranno al centro della sua missione
all'Onu e che "sono rimasti lontani dalla campagna elettorale
italiana". Oggi il premier parteciperà alla riunione del Consiglio di
Sicurezza, poi incontrerà per un faccia a faccia il presidente delle Nazioni
Unite, Ban Ki-Moon, infine i leader della Somalia e del Sudafrica. "La
gente ha capito chi logorava l'esecutivo - ha ripetuto Prodi in questi giorni
allo staff - e proprio su quei leader rissosi e minacciosi la volontà popolare
ha fatto cadere la mannaia del consenso". La campagna elettorale del Pd? I
commenti sono sempre quelli: "Walter ha fatto un ottimo lavoro, oggi il
Partito democratico è una realtà con la quale tutti devono fare i conti".
Qualora ci fosse qualche motivo di disappunto, il Professore se lo tiene per sé
e ben stretto. Almeno per il momento.
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del VENETO 1 PDL:Silvio Berlusconi,
Gianfranco Fini, Niccolò Ghedini, Alberto Giorgetti, Aldo Brancher, Francesco
De Luca, Filippo Ascierto, Marino Zorzato, Lorena Milanato. LEGA:Umberto Bossi,
Stefano Stefani, Matteo Bragantini, Manuela Dal Lago, Francesca Martini,
Massimo Bitonci, Paola Goisis, Alessandro Montagnoli, Manuela Lanzarin,
Emanuela Munerato. UDC:Pier Ferdinando Casini, Roberto Rao. PD:Massimo Calearo,
Alessandro Naccarato, Anna Miotto, Federica Mogherini, Giampaolo Fogliardi,
Gian Pietro Dal Moro, Federico Testa, Daniela Sbrollini. IDV:Antonio Di Pietro.
VENETO 2 PD:Rosy Bindi, Andrea Martella, Pier Paolo Baretta, Simonetta
Rubinato, Rodolfo Viola, Delia Murer. IDV:Antonio Di Pietro. LEGA:Umberto
Bossi, Gianpaolo Dozzo, Guido Dussin, Corrado Callegari, Luciano Dussin, Franco
Gidoni. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Renato
Brunetta, Adolfo Urso, Fabio Gava, Valentino Valentini. UDC:Rocco Buttiglione.
FRIULI VENEZIA GIULIA LEGA:Umberto Bossi, Fulvio Follegot. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Franco Frattini, Roberto Menia,
Roberto Antonione. UDC:Pier Ferdinando Casini. PD:Cesare Damiano, Alessandro
Maran, Ivano Strizzolo, Ettore Rosato. IDV:Antonio Di Pietro. VALLE D'AOSTA
AUT.LIB. DEMOCRATIE:Roberto Nicco. TRENTINO ALTO ADIGE LEGA:Umberto Bossi.
PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Manuela Di
Centa. PD:Gianclaudio Bressa, Laura Froner, Marialuisa Gnecchi. SVP:Siegfried
Brugger, Karl Zeller EMILIA ROMAGNA PD:Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini,
Donata Lenzi, Maurizio Migliavacca, Pierluigi Castagnetti, Carmen Motta, Ivano
Miglioli, Salvatore Vassallo, Maino Marchi, Sandra Zampa, Massimo Marchignoli,
Antonio La Forgia, Alessandro Bratti, Gabriele Albonetti, Marco Beltrandi,
Elisa Marchioni, Sandro Brandolini, Manuela Ghizzoni, Gianluca Benamati, Paola
De Micheli. IDV:Antonio Di Pietro, Silvana Mura. PDL:Silvio Berlusconi,
Gianfranco Fini, Michela Vittoria Brambilla, Pietro Lunardi, Tommaso Foti,
Giancarlo Mazzuca, Fabio Garagnani, Enzo Raisi, Giorgio Lainati, Anna Maria
Bernini, Emerenzio Barbieri, Sergio Pizzolante, Francesco Biava, Isabella
Bertolini, Giuliano Cazzola. UDC:Pier Ferdinando Casini, Michele Vietti.
LEGA:Umberto Bossi, Angelo Alessandri, Gianluca Pini, Fabio Rainieri. TOSCANA
UDC:Francesco Bosi Luisa Capitanio. PD:Michele Ventura, Rosy Bindi, Giovanni
Cuperlo, Paolo Fontanelli, Antonello Giacomelli, Franco Ceccuzzi, Ermete
Realacci, Donella Mattesini, Alberto Fluvi, Lido Scarpetti, Andrea Lulli,
Andrea Rigoni, Raffaella Mariani, Luca Sani, Silvia Velo, Rosa De Pasquale,
Maria Grazia Gatti, Rolando Nannicini, Susanna Cenni. IDV:Fabio Evangelisti.
PDL:Paolo Bonaiuti, Elio Vito, Riccardo Migliori, Denis Verdini, Marco
Martinelli, Deborah Bergamin, Massimo Parisi, Flavia Perina, Riccardo Mazzoni,
Roberto Tortoli, Maurizio Bianconi, Monica Faenzi, Gabriele Toccafondi, Lucio
Barani, Alessio Bonciani. LEGA:Luca Paolini. UMBRIA PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Roberto Speciale, Pietro
Laffranco. PD:Marina Sereni, Gianpiero Bocci, Walter Verini, Sandro Gozi, Carlo
Trappolino. MARCHE PD:Maria Merloni, Oriano Giovanelli, Lapo Pistelli. Luciano
Agostini, Massimo Vannucci, Letizia De Torre, Mario Cavallaro. IDV:Antonio Di
Pietro. UDC:Pier Ferdinando Casini LEGA:Umberto Bossi. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Giorgio La Malfa, Remigio
Ceroni, Carlo Ciccioli, Simone Baldelli. LAZIO 1 UDC:Pier Ferdinando Casini,
Mario Baccini. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini,
Giovanni Alemanno, Fabrizio Cicchitto, Francesco Giro, Giulia Bongiorno,
Sestino Giacomoni, Giuseppe Consolo, Mario Pescante, Antonio Mazzocchi,
Beatrice Lorenzin, Silvano Moffa, Melania De Nichilo, Francesco Proietti,
Fiorella Ceccacci, Vincenzo Piso, Paolo Guzzanti, Giorgio Simeoni, Domenico Di
Virgilio, Marco Marsilio. PD:Maria Anna Madia, Walter Veltroni,
Paolo Gentiloni, Giovanna Melandri, Enrico Gasbarra, Michele Meta, Ileana
Argentin, Massimo Pompili, Renzo Carella, Roberto Morassut, Roberto Giachetti,
Walter Tocci, Maria Coscia, Giovanni Bachelet, Pietro Tidei, Pierfausto
Recchia. IDV:Antonio Di Pietro, Jean Leonard Touadi. LAZIO 2 UDC:Pier
Ferdinando Casini. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco
Fini, Rocco Crimi, Giorgia Meloni, Eugenia Roccella, Fabio Rampelli, Gianfranco
Conte, Cosimo Ventucci, Francesco Aracri. PD:Donatella Ferranti, Giuseppe
Fioroni, Ugo Sposetti, Maria Teresa Amici, Matteo Mecacci. ABRUZZO PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Maurizio Scelli, Carla
Castellani, Sabatino Aracu, Paola Pelino, Marcello De Angelis. UDC:Pier
Ferdinando Casini. PD:Livia turco, Giovanni Lolli, Lanfranco Tenaglia, Tommaso
Ginobile, Vittoria D'Incecco. MOLISE PDL:Silvio Berlusconi,
Sabrina De Camillis. IDV:Antonio Di Pietro. CAMPANIA 1 IDV:Antonio Di Pietro,
Aniello Formisano. PD:Massimo D'Alema, Luigi Nicolais, Giulio Santagata, Olga
D'Antona, Donato Mosella, Salvatore Piccolo, Luisa Bossa, Pasquale Ciriello,
Andrea Sarubbi, Eugenio Mazzarella. PDL:Silvio Berlusconi,
Gianfranco Fini, Stefano Caldoro, Alessandra Mussolini, Italo Bocchino, Luigi
Cesaro, Paolo Russo, Giuseppina Castiello, Giampiero Catone, Massimo Nicolucci,
Marcello Taglialatela, Giuseppe Scalera, Gioacchino Alfano, Amedeo Laboccetta,
Maurizio Iapicca, Marcello Di Caterina, Daniela Melchiorre, Alfonso Papa.
MPA:Raffaele Lombardo. UDC:Pier Ferdinando Casini, Ferdinando Adornato CAMPANIA
2 MPA:Raffaele Lombardo. PDL:Silvio Berlusconi,
Gianfranco Fini, Maria Carfagna, Nicola Cosentino, Mario Landolfi, Giancarlo
Lehner, Nunzia De Girolamo, Edmondo Cirielli, Mario Pepe, Marco Milanese,
Giulia Cosenza, Michela Biancofiore, Gennaro Malgieri, Marco Pugliese, Pasquale
Vessa, Gerardo Soglia. PD:Pina Picierno, Walter Veltroni, Tino Iannuzzi, Guglielmo Vaccaro, Costantino Boffa, Luciana
Pedoto, Fulvio Bonavitacola, Mario Pepe, Stefano Graziano. IDV:Antonio Di
Pietro. UDC:Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa. PUGLIA PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Raffaele Fitto, Alfredo Mantovano, Antonio
Leone, Donato Bruno, Luigi Vitali, Antonio Buonfiglio, Pietro Franzoso,
Luigi Lazzari, Francesco Divella, Simeone Di Cagno, Gabriella Carlucci, Ugo
Lisi, Italo Tanoni, Elvira Savino, Carmine Patarino, Vincenzo Barba, Antonio
Distaso, Souad Sbai, Giuseppe Calderisi, Barbara Mannucci, Francesco Sisto.
MPA:Raffaele Lombardo. UDC:Lorenzo Cesa, Rocco Buttiglione, Salvatore Ruggeri,
Angelo Cera. PD:Massimo D'Alema, Margherita Mastromauro, Gerolamo Grassi,
Michele Bordo, Teresa Bellanova, Cinzia Capano, Alberto Losacco, Ludovico Vico,
Anna Paola Concia, Antonio Gaglione, Lorenzo Ria, Giuseppina Servodio, Dario
Ginefra. IDV:Antonio Di Pietro, Pierfelice Zazzera. BASILICATA PD:Salvatore
Margiotta, Antonio Luongo, Elisabetta Zamparutti. PDL:Silvio Berlusconi,
Gianfranco Fini, Donato Lamorte. CALABRIA PD:Marco Minniti, Rosa Maria
Calipari, Nicodemo Oliverio, Francesco Laratta, Doris Lo Moro, Maria Grazia
Laganà Fortugno, Cesare Marini. IDV:Antonio Di Pietro. UDC:Pier Ferdinando
Casini, Giuseppe Naro. PDL:Silvio Berlusconi,
Gianfranco Fini, Francesco Nucara, Santo Versace, Giovanni Dima, Giancarlo
Pittella, Jole Santelli, Angela Napoli, Consolata Golfo, Giuseppe Galati, Ida
D'Ippolito. MPA:Raffaele Lombardo. SICILIA 1 PD:Giuseppe Fioroni, Alessandra
Siragusa, Angelo Capodicasa, Sergio D'Antoni, Pierdomenico Martino, Daniela
Cardinale, Enzo Carra. IDV:Leoluca Orlando. UDC:Pier Ferdinando Casini,
Francesco Saverio Romano, Calogero Mannino. PDL:Silvio Berlusconi,
Gianfranco Fini, Giovanni Miccichè, Angelino Alfano, Giuseppe Scalia, Enrico La
Loggia, Giuseppe Fallica, Salvatore Misuraca, Antonino Lo Presti, Giuseppe
Marinello, Gaspare Giudice, Vincenzo Fontana, Nicolò Cristaldi. MPA: Raffaele
Lombardo SICILIA 2 PD:Giuseppe Beretta, Walter Veltroni,
Francantonio Genovese, Rita Bernardini, Franco Ricardo Levi, Marco Causi,
Giovanni Burtone. IDV:Leoluca Orlando. UDC:Lorenzo Cesa, Giuseppe Naro.
PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Antonio
Martino, Stefania Prestigiacomo, Carmelo Briguglio, Umberto Scapagnini,
Francesco Stagno d'Alcontres, Francesco Catanoso Genovese, Giuseppe Palumbo,
Antonino Germanà, Benedetto Granata, Antonino Minardo, Gianfranco Grimaldi,
Barbara Saltamartini, Vincenzo Gibiino. MPA:Raffaele Lombardo, Lino Leanza,
Carmelo Lo Monte. SARDEGNA PD:Arturo Parisi, Amalia Schirru, Paolo Fadda,
Caterina Pes, Giulio Calvisi, Siro Marrocu, Guido Melis. IDV:Antonio Di Pietro
UDC:Pier Ferdinando Casini. PDL:Silvio Berlusconi,
Gianfranco Fini, Mauro Pili, Bruno Murgia, Salvatore Cicu, Giuseppe Cossiga,
Carmelo Porcu, Pietro Testoni, Settimo Nizzi. LIGURIA PD:Giovanna Melandri,
Andrea Orlando, Francesco Saverio Garofani, Mario Tullo, Massimo Zunino, Sabina
Rossa. IDV:Antonio Di Pietro. PDL:Silvio Berlusconi,
Gianfranco Fini, Claudio Scajola, Fiamma Nirenstein, Sandro Biasiotti,
Gabriella Mondello, Eugenio Minasso. LEGA:Umberto Bossi, Eugenio Minasso.
UDC:Pier Ferdinando Casini.
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del ABRUZZO PD:Legnini Giovanni, Marini Franco IDV:Mascitelli
Alfonso PDL:Di Stefano Fabrizio, Pastore Andrea, Piccone Filippo Tancredi
BASILICATA PD:Bubbico Filippo, Chiurazzi Carlo, Latorre Nicola IDV:Belisario
Felice PDL:Digilio Egidio,Latronico Cosimo, Viceconte Guido CALABRIA
PDL:Bevilacqua Francesco, Caligiuri Battista, Gentile Antonio, Palma Nitto, Speziali
Vincenzo, Valentino Giuseppe PD:Bianchi Dorina, Bruno Francesco, De Sena Luigi,
Mazzuconi Daniela CAMPANIA PD:Andria Alfonso, Armato Teresa, Carloni Anna
Maria, Chiaromonte Franca, De Luca Vincenzo, Follini Marco Incostante Maria,
Musi Adriano, Sircana Silvio, Villari Riccardo IDV: Di Nardo Aniello, Russo
Giacinto. PDL:Calabrò Raffaele, Compagna Luigi, Contini Barbara Coronella
Gennaro, De Feo Diana, De Gregorio Sergio, Espostio Giuseppe, Fasano Vincenzo,
Giuliano Pasquale Izzo Cosimo, Lauro Raffaele, Nespoli Vincenzo Paravia
Antonio, Pontone Francesco, Sarro Carlo, Sibilia Cosimo, Vetrella Sergio,
Viespoli Pasquale. EMILIA ROMAGNA PD:Barbolini Giuliano, Bastico Mariangela,
Bertuzzi Maria Teresa, Finocchiaro Anna, Ghedini Rita, Mercatali Widmer, Pignedoli
Leana, Sangalli Giancarlo Soliani Albertina, Vitali Walter, Zavoli Sergio
IDV:Li Gotti Luigi. PDL:Balboni Alberto, Berselli Filippo, Bettamio Giampaolo
Bianconi Laura, Germontani Maria Ida, Giovanardi Carlo, Palmizio Elio.
LEGA:Castelli Roberto, Torri Giovanni. FRIULI VENEZIA GIULIA PDL:Camber Giulio,
Collinoi Giovanni, Saro Giuseppe. LEGA:Calderoli Roberto. PD:Blazina Tamara,
Pegorer Carlo, Pertoldi Flavio LAZIO PD:Cosentino Lionello, Del Vecchio Mauro,
D'Ubaldo Lucio Finocchiaro Anna, Garavaglia M. Pia, Gasbarri Mario, Marini
Franco, Mario Ignazio, Milana Riccardo, Ranucci Raffaele, Zanda Luigi
IDV:Pedica Stefano. PDL:Allegrini Laura, Augello Andrea, Barelli Paolo,
Ciarrapico Giuseppe, Cicolani Angelo Maria Cursi Cesare, Cutrufo Mauro, De
Angelis Candido, De Lillo Stefano, Dini Lamberto, Fazzone Claudio, Gasparri
Maurizio, Gramazio Domenico, Pera Marcello, Tofani Oreste. LIGURIA PDL:Bornacin
Giorgio, Boscetto Gabriele, Musso Enrico, Orsi Franco. LEGA:Castelli Roberto PD
Gustavino Claudio, Lusi Luigi, Pinotti Roberta LOMBARDIA PD:Adamo Marilena,
Baio Emanuela, Bassoli Fiorenza Bosone Daniele, Ceruti Mauro, D'Ambrosio
Gerardo Fontana Cinzia, Galperti Guido, Ichino Pietro, Roilo Giorgio, Rossi
Paolo, Rusconi Antonio, Treu Tiziano, Veronesi Umberto, Vimercati Luigi
IDV:Astorre Giuseppe, Carlino Giuseppe. PDL:Butti Alessio, Caliendo Giacomo,
Cantoni Gianpiero, Carrara Valerio, Caruso Antonino, Colli Ombretta Comincioli
Romano, Dell'Utri Marcello, Formigoni Roberto, Gamba Pierfrencesco, Mantica
Alfredo, Mantovani Mario, Messin Alfredo, Possa Guido, Sciascia Salvatore,
Scotti Luigi, Serafini Giancarlo, Tomassini Antonio, Valditara Giuseppe.
LEGA:Bodega Lorenzo, Calderoli Roberto, Castelli Roberto Garavaglia Massimo,
Leoni Giuseppe, Mauro Rosa, Mazzatorta Sandro, Monti Cesarino, Mura Roberto,
Rizzi Fabio, Valli Armando. MARCHE PDL:Baldassari Mario, Casoli Francesco,
Piscitelli Salvatore. PD:Amati Silvana, Magistrelli Marina, Morri Fabrizio,
Rossi Nicola, Tonini Giorgio MOLISE IDV:Astore Giuseppe. PDL:Di Giacomo Ulisse
PIEMONTE IDV:Bugnano Patrizia. PDL: Fluttero Andrea, Ghigo Enzo, Malan Lucio,
Martinat Ugo, Menardi Giuseppe, Piccioni Lorenzo, Pichetto Fratin Gilberto,
Rizzotti Maria, Scarabosio Aldo Zanetta Walter. LEGA:Calderoli Roberto, Davico
Michelino, Montani Enrico. PD:Biondelli Franca, Bonino Emma, Ceccanti Stefano
Della Seta Roberto, Leddi Maria, Marcenaro Pietro, Marino Maura, Negri Magda
PUGLIA PD:Carofiglio Giovanni, De Castro Paolo, Latorre Nicola, Maritati
Alberto, Mongiello Colomba, Poretti Donatella, Procacci Giovanni, Tomaselli
Salvatore IDV:Belisario Felice. PDL:Amoruso Francesco, Azzolini Antonio, Costa
Rosario, D'Ambrosio Lettieri Luigi, Gallo Cosimo, Grillo Luigi, Licastro
Scardino Simonetta, Mazzaracchio Salvatore, Morra Carmelo, Nessa Pasquale, Poli
Bortone Adriana, Saccomanno Michele. SARDEGNA PDL:Delogu Mariano, Massidda
Piergiorgio, Pisanu Giuseppe Saltamartini Filippo, Sanciu Fedele. PD:Cabras
Antonello, Sanna Francesco, Sbarbati Luciana, Scanu Gian Piero SICILIA
IDV:Giambrone Fabio. PDL: Alicata Bruno, Battaglia Antonio, Centaro Roberto
D'Alì Antonio, Ferrara Francesco, Firrarello Giuseppe, Fleres Salvatore,
Galioto Vincenzo, Nania Domenico, Schifani Renato, Stancanelli Raffaele, Vicari
Simona, Vizzini Carlo. MPA:Oliva Vincenzo, Pistorio Giovanni. PD:Adragna
Benedetto, Bianco Enzo, Crisafulli Vladimiro Garraffa Costantino, Lumia
Giuseppe, Papania Antonio Serafini Anna Maria. UDC:Antinoro Antonello, Cuffaro
Salvatore, D'Alia Giampiero TOSCANA PD:Chiti Vannino, Della Monica Silvia,
Filippi Marco, Franco Vittoria, Granaiola Manuela, Livi Bacci Massimo, Marcucci
Andrea, Passoni Achille, Perduca Marco, Serra Achille IDV:Pardi Pancho.
PDL:Amato Pietro, Baldini Massimo, Bondi Sandro, Matteoli Altero, Mugnai
Franco, Quagliariello Gaetano, Totaro Achille. TRENTINO ALTO ADIGE PDL:De
Eccher Cristiano, Divina Sergio, Santini Giacomo. SVP:Pinzger Manfred, Thaler
Ausserhofer Helga SVP-INS.:Molinari Claudio, Peterlini Oskar UMBRIA
PDL:Asciutti Franco, Benedetti Valentini, Spadoni Urbani Ada. PD:Agostini Mauro,
Di Girolamo Leopoldo, Fioroni Anna Rita, Rutelli Francesco VALLE D'AOSTA VALLEE
D'AOSTE:Fosson Antonio VENETO PD:Casson Felice, Donaggio Cecilia, Fistarol
Maurizio Garavaglia Mariapia, Giaretta Paolo, Morando Enrico Nerozzi Paolo,
Stradiotto Marco. IDV:Lannutti Elio PDL:Albertini Maria, Bonfrisco Anna, Castro
Maurizio Galan Giancarlo, Ramponi Luigi, Sacconi Maurizio Saia Maurizio, Scarpa
Bonazza Paolo. LEGA:Bricolo Federico, Cagnin Luciano, Filippi Alberto Franco
Paolo, Stiffoni Piergiorgio, Vaccari Gianvittore, Vallardi Gianpaolo. PIEMONTE
1 LEGA:Umberto Bossi, Roberto Cota, Stefano Allasia. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Guido Crosetto, Margherita
Boniver, Maurizio Leo, Osvaldo Napoli, Maria Grazia Siliquini, Benedetto Della
Vedova, Manuela Repetti. UDC:Pier Ferdinando Casini. PD:Piero Fassino, Anna
Rossomando, Antonio Boccuzzi, Giorgio Merlo, Marco Calgaro, Gianni Vernetti,
Stefano Esposito, Giacomo Antonio Portas, Domenico Lucà. IDV:Antonio Di Pietro,
Giuseppe Giulietti. PIEMONTE 2 PD:Luigi Bobba, Cesare Damiano, Mario Lovelli,
Mario Barbi, Massimo Fiorio, Elisabetta Rampi. IDV:Antonio Di Pietro. UDC:Pier
Ferdinando Casini. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco
Fini, Lucio Stanca, Marco Zacchera, Maria Teresa Armosino, Enrico Costa,
Alessandro Ruben, Giuseppe Vegas, Roberto Rosso, Francesco Stradella.
LEGA:Umberto Bossi, Roberto Cota, Gianluca Buonanno, Roberto Simonetti, Maria
Pastore. LOMBARDIA 1 UDC:Bruno Tabacci. LEGA:Umberto Bossi, Giancarlo
Giorgetti, Ettore Pirovano, Paolo Grimoldi, Matteo Salvini, Giacomo Chiappori,
Claudio D'amico, Laura Molteni. PDL:Silvio Berlusconi,
Gianfranco Fini, Ignazio La Russa, Stefania Craxi, Gabriella Anastasia,
Gianfranco Rotondi, Andrea Ronchi, Mario Carlo Valducci, Paolo Romani, Maurizio
Lupi, Cristiana Muscardini, Luigi Casero, Francesco Colucci, Gaetano Pecorella,
Paola Frassinetti, Valentina Aprea, Mariella Bocciardo. IDV: Antonio Di Pietro,
Silvana Mura. PD:Matteo Colaninno, Walter Veltroni, Linda Lanzillotta, Barbara Pollastrini, Erminio Quartiani,
Enrico Farinone, Marco Colombo, Emilia De Biasi, Emanuele Fiano, Vinicio
Peluffo, Alessia Mosca, Roberto Zaccaria, Ercolino Duilio. LOMBARDIA 2
PD:Enrico Letta, Paolo Corsino, Paola Binetti, Antonio Misiani, Daniele
Marantelli, Giovanni Sanga, Lucia Codurelli, Renzo Lusetti, Pierangelo
Ferrari, Chiara Braga. IDV:Antonio Di Pietro, Silvana Mura. UDC:Savino
Pezzotta, Lorenzo Cesa. PDL:Silvio Berlusconi,
Gianfranco Fini, Giulio Tremonti, Mariastella Gelmini, Raffaello Vignali, Mirco
Tremaglia, Gregorio Fontana, Stefano Saglia, Antonio Palmieri, Adriano Paroli,
Laura Ravetto, Viviana Beccalossi, Giuseppe Romele, Giorgio Jannone, Massimo
Maria Berruti. LEGA:Umberto Bossi, Roberto Maroni, Giacomo Stucchi, Davide
Caparini, Marco Reguzzoni, Daniele Molgara, Nicola Molteni, Marco Rondini,
Carolina Lussana, Silvana Comaroli, JonnY Crosio, Pierguido Vanalli, Erica
Rivolta, Raffaele Volpi. LOMBARDIA 3 LEGA:Umberto Bossi, Andrea Gibelli,
Giovanni Fava. PDL:Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini,
Gian Carlo Abelli, Massimo Corsaro, Maurizio Bernardo, Chiara Moroni.
PD:Antonio Soro, Luciano Pizzetti, Maurizio Turco, Angelo Zucchi, Marco Carra.
UDC:Pier Ferdinando Casini.
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Una sinistra nel buio Fulvio Abbate Sul serio, il destino della
sinistra, la sua stessa esistenza, la questione del radicamento, se ancora c'è,
in questo Paese è un problema altrui, dei Bertinotti, dei Giordano, dei
Pecoraro Scanio, dei Mussi e perfino dei Boselli, gli sconfitti, pietosamente
sconfitti? Davvero, in nome di un convincimento politico "centrista",
possiamo pensare che presenza e la vitalità, se ancora c'è, di una forza
innanzitutto culturale possa essere archiviato nelle brevi distanze di una
consultazione elettorale che, altrove, ha visto la vittoria, sì di Silvio Berlusconi, ma anche di una forza di regresso altrettanto
culturale come la Lega di Bossi, di Calderoli e di Maroni? Non si tratta di una
discussione metafisica, da scuola quadri delle Frattocchie, semmai resta il
dubbio che, ben oltre il dato schiacciante del Popolo della Libertà, il dato
più problematico e perfino storicamente pregnante investe l'assenza in
parlamento di una rappresentanza politica che marchi il proprio potenziale
simbolico, qualcosa che stia lì a rappresentare ciò che un poeta chiamava
"L'epopea degli umili". Il cinismo, il convincimento che soltanto un
ricorso a una maggiore "modernità" come si è visto non ha pagato. Il Pd di Veltroni, insomma, non ha sfondato al centro e, quel che è peggio, molti
dei consensi che avrebbe dovuto intercettare sono volati addirittura in
direzione della stessa Lega, non esattamente un esempio di cultura del
"bene comune", anzi, dei veri diritti di cittadinanza. Non
voglio dire che Veltroni e Franceschini, gli ex Ds e
l'ex Margherita, o perfino gli ex democristiani, debbano farsi carico del
problema, eppure, fossi in loro, ben oltre la richiesta di discontinuità, un
pensierino sul nocciolo della questione, fossi in loro, lo farei, e ben oltre
certi discorsi allarmanti che abbiamo ascoltato l'altra sera a botta calda
insieme alle prime proiezioni, ovvero che c'è adesso da temere una deriva
eversiva da parte degli "orfani" dei seggi cosiddetti
"comunisti", di un antagonismo radicale che appartiene comunque al
paesaggio politico e antropologico di un Paese per la terza volta
implacabilmente "berlusconiano". Forse l'ho già detto, ma non credo
che una simile riflessione possa muovere da quel personale politico,
professionisti della politica non meno degli altri, che fino all'altro ieri
erano certi della propria rendita di posizione, e penso ancora alle ombre ormai
spettrali dei Bertinotti e ai suoi compagni d'avventura, meglio dei suoi soci
di disfatta, di pietoso sfacelo. D'altronde, c'è da chiedersi presso quale
ufficio di collocamento della visibilità e della pregnanza politico e
propagandistica gli ormai "extraparlamentari" abbiano ricevuto il
suggerimento di condurre una campagna elettorale sotto lo slogan della
"scelta di parte", un qualcosa che prim'ancora dell'arroccamento sa
di afasia, sa di nulla, visto che non è riuscito a mostrare nessuna delle
priorità che una forza, ripeto, cosiddetta "di sinistra" dovrebbe
indicare: case scuole ospedali e, su tutto, autentici diritti di cittadinanza,
la capacità di approssimarsi alle esigenze del paese reale, lo stesso che
dovrebbe convincersi della tua necessità, altro che discussione sulla presenza
della falce e martello nel simbolo, come invece fa adesso assai penosamente
Oliviero Diliberto magari semplicemente per non riconsegnare le chiavi del suo
partito e dedicarsi all'hobby che più gli è caro, il collezionismo di libri
rari. Resta il fatto che in prospettiva, al di là delle urgenze dell'agenda
politica, della necessità di opporre una resistenza ai tempi bui che già
s'intuiscono, ogni discorso non può che riguardare le medie, se non lunghe,
distanze. Per il momento basterebbe infatti soltanto un gesto: che i
protagonisti della disfatta della sinistra ("radicale", secondo certi
osservatori) si facessero appunto da parte. Possibilmente senza neppure provare
a spiegare il perché di questa, visto che la propria inadeguatezza appare già
nell'ordine delle cose, nei cocci sparsi della casa crollata prima ancora che
fosse ultimata la soletta. Esatto, che raggiungano presto un'altra abitazione.
Possibilmente, privata. f.abbate@tiscali.it Sagome.
( da "Unita, L'" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Ha appena vinto e subito attacca l'Unità Cara Unità, Berlusconi ancora una volta attacca pesantemente l'Unità che
resta una delle poche voci libere in questo Paese frequentato da nani,
ballerine, maggiordomi e 007. Ci si potrà sedere a un tavolo per concertare le
regole della partita e le riforme istituzionali, ma non pensi di appiattire la
nostra voce. Ogni lettore del nostro giornale si impegnerà strenuamente per
difendere la sua autonomia. Renato Roberti, Arezzo Non è abituato a una voce
libera che lo critica Cara Unità, Berlusconi ha
inviato un messaggio piuttosto arrogante, com'è nel suo stile, al leader del
Pd: gli ha praticamente detto di dissociarsi dalle legittime critiche di un
quotidiano nei suoi confronti altrimenti salta il dialogo sulle riforme. Fermo
restando che con un tipo così inaffidabile e scorretto io non ci organizzerei
neanche un pic nic (ricordate la bicamerale?), mi
aspetterei che Veltroni dicesse con chiarezza che un organo di stampa come l'Unità non è
ai suoi ordini e che forse lui non c'è abituato (e ormai neanche noi) ma in una
democrazia l'informazione dovrebbe controllare la politica e non viceversa.
L'opposizione a quest'uomo deve essere dura, pena la definitiva perdita della
democrazia (e siamo già sulla buona strada). Riusciremo a resistere?
Giuseppina Tobaldi Luciano Moggi e il contrassegno per i disabili Ho deciso di
scrivere al Signor Luciano Moggi dopo che "Striscia la Notizia" ha
trasmesso il servizio sull'utilizzo improprio del contrassegno per disabili.
Ecco la lettera che ho spedito: Gentilissimo Signor Luciano Moggi, sono il
Dott. Luca Faccio da Bassano del Grappa (VI) Le scrivo per esprimerle il mio
disappunto per l'utilizzo improprio del contrassegno per i disabili per sostare
con l'auto in determinati spazi. Il rilascio di tale permesso si ottiene
presentando agli uffici della polizia municipale del comune di residenza il
certificato d'invalidità rilasciato da un' apposita commissione medica che
attesta la disabilità . Dal servizio mandato in onda il giorno 8/4/2008 da
"Striscia la Notizia" non si evidenzia nessuna disabilità di
conseguenza non è giusto che lei usi il tagliando in questione. Se l'utilizzare
tale permesso voleva essere un modo per "sostenere" le persone
disabili le posso assicurare che ci sono mille altri modi per farlo, non crede?
Il tagliando permette a chi ne ha diritto di sostare vicino a banche, ospedali
e uffici vari o dove siano presenti gli appositi spazi. Le posso assicurare che
avendo una disabilità di tipo motorio trovo molto spesso persone che occupano
il posto per disabili anche se non hanno il contrassegno o altri che non hanno
alcuna disabilità e magari espongono il tagliando di un loro parente defunto e
io che invece ne ho diritto devo cercare un nuovo parcheggio che non sempre si
trova o se si trova è distante rispetto al luogo di destinazione. Essendo certo
che lei ha compreso la gravità del suo gesto vorrei ricordarle che
"sbagliare è umano ma perseverare è diabolico" perciò confido sul
fatto che tale errore non si ripeta più da parte sua ed inoltre la invito,
essendo lei un personaggio pubblico, a denunciare tali abusi e a invitare lei
stesso tutte le persone a non compiere mai errori simili. Cordiali saluti Luca
Faccio e-mail: info@lucafaccio.it Blog: www.lucafaccio.it L'Italia va a destra?
E noi difendiamo la società solidale Una indispensabile riflessione sullo
spostamento a destra delle scelte elettorali non può essere limitata agli
aspetti politico-partitici. Se sono in declino i valori della solidarietà e
responsabilità collettiva, dei diritti sociali di tutti/e, dell'intercultura,
della laicità e della pace, occorre interrogarsi sulle modalità con cui tali
valori, in cui crediamo e su cui scommettiamo, sono stati vissuti e comunicati.
La crescita culturale delle coscienze e della società è stata disattesa non
solo dal mondo politico, il cui scollamento dalla vita reale è macroscopica, ma
dagli stessi movimenti. La frammentazione non è solo politica ma anche sociale.
Ognuno coltiva il proprio orticello. Le comunità di base rifletteranno su
questi problemi nell'Incontro nazionale aperto che si terrà a Castel san Pietro
(Bologna) nei giorni 25-27 aprile sul tema intrigante proprio per la situazione
che si è creata con le elezioni: "società sobria equa solidale - culture e
pratiche dal basso". Le comunità cristiane di base italiane Pena di morte
in Usa: cosa insegnano sei mesi di "moratoria" Sono più di sei mesi
che gli americani non ammazzano nessuno. Non parlo ovviamene dell'Iraq,
dell'Afghanistan o dei licei statunitensi, ma del braccio della morte, dove da
lungo tempo il boia non si prendeva una vacanza. Dal 25 settembre scorso,
quando Michael Richard è stato ucciso perché la Corte Suprema del Texas chiude
alle 17.00, non ci sono più state esecuzioni negli Stati Uniti d'America. La
ragione di questa moratoria non dichiarata risiede nella svogliatezza con cui
la Corte Suprema Federale sta meditando sulla costituzionalità dell'uccisione
con la siringa avvelenata e, quando la Corte riflette, non è permesso ci siano
esecuzioni, non fosse altro che per ribadirne l'autorità. I forcaioli dicono da
sempre che la pena di morte è un deterrente unico per il crimine e che ogni
esecuzione salva la vita di dozzine di persone. Se fosse vero nei mesi scorsi
avremmo dovuto assistere ad un vero e proprio mattatoio. Invece non è stato
così: gli omicidi, in quel Paese, avvengono più o meno come un anno fa. Non
solo. Dopo un picco di 98 esecuzioni nel 1999, abbiamo assistito a una brusca
discesa del numero delle uccisioni statali, scese a 53 del 2006 e a 42
nell'anno scorso. Anche il numero di condanne a morte si è ridotto dalle 300
del
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-16 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE E lunedì c'è lo sfratto del Leoncavallo La sinistra
radicale torna in piazza "La prova generale il 25 aprile"
"Ripartire dalle lotte". E dal 25 aprile. La suggestione è forte: per
la prima volta dal 1946, le forze della sinistra non saranno presenti in
parlamento. La tentazione è altrettanto forte: affidare alla piazza una prima
risposta. Iniziare da quel giorno a fortissima valenza simbolica una nuova
stagione "extraparlamentare" di lotte sociali. Nelle prossime ore,
tutti i movimenti della sinistra discuteranno della manifestazione. E una prima
iniziativa è già stata convocata: dalle 18, nel piazzale del cimitero Maggiore,
si daranno appuntamento molte delle realtà antagoniste per una serata dal
titolo "Partigiani in ogni quartiere ". Il segretario di Rifondazione
comunista Alfio Nicotra ricorda tra l'altro le parole di Marcello Dell'Utri:
"Se dovessimo vincere le elezioni, i libri di storia, ancora oggi
condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati ". E a
Milano - tradizionalmente la più importante delle piazze del 25 aprile - si può
aggiungere il recente sfratto dell'associazione partigiani dal palazzo di via
Mascagni che occupava sin dal 1946. E infine, a far sognare, c'è il precedente
del 1994. Quando mezzo milione di persone sfidò la pioggia battente per sfilare
"in onore" di Silvio Berlusconi appena
eletto premier per la prima volta. Nicotra certamente non parla di fazzoletti
sul viso e di altro armamentario anni Settanta. Però, allarga le braccia:
"Certamente la sinistra dovrà tornare a vivere nelle piazze, nelle lotte
della società. La centralità della piazza, dell'essere visibili, sarà una
strada obbligata". Anche perché "c'è la recessione, c'è il carovita,
c'è una condizione reale di malessere a cui noi abbiamo pagato un prezzo
salatissimo. E che dobbiamo tornare ad affrontare nell'unico modo possibile:
rilanciando l'attività sul territorio, la partecipazione, l'ascolto di tutti i
compagni". Eppure, lo stesso Nicotra è il primo ad ammettere che il clima
"non è quello del 1994. E l'antiberlusconismo non ha il potere
mobi-litante di allora". Daniele Farina, il primo esponente lombardo dei
centri sociali ad entrare in parlamento nel 2006, parla di "un clima per
noi di grande preoccupazione " e ricorda che - prima del 25 aprile - per
la sinistra antagonista c'è un altro appuntamento: lo sfratto del Leoncavallo
previsto per il 21 aprile. La comunicazione sul sito del "Leo" si conclude
in questo modo: "Attenderemo, dalle 9.00, l'arrivo dell'ufficiale
giudiziario. Se non sarà concesso l'uso della forza pubblica ci notificherà un
rinvio dello sfratto. Altrimenti, è tutta un'altra storia... ". Quanto al
25 aprile, il volantino che sarà diffuso a partire da oggi incomincia più o
meno così: "Visto che Veltroni nel
programma si è dimenticato della Resistenza e del 25 aprile, ci penseremo
noi". Secondo Farina, insomma, l'anniversario della Liberazione "come
nel '94 sarà una grande chiamata in piazza per coloro che credono nella
sinistra e che da queste elezioni sono usciti sottorappresentati e
schiacciati". Si cambia centro sociale, e dal "Cantiere"
di via Monterosa il portavoce Luca Corradini alza le spalle e ricorda come già
lo scorso anno i "disobbedienti " tentarono di fischiare il passaggio
di Fausto Bertinotti: "In tempi non sospetti siamo scesi da quel treno
(Rifondazione, ndr) che viaggiava diritto verso il vuoto. La guerra è ancora
guerra, i migranti son stati gestiti per decreto, l'antiproibizionismo è
scomparso dalla discussione, e abbiamo assisito ai decreti sicurezza e al Dal
Molin". E dunque? "Dunque per noi incomincia una scia di
manifestazioni per rilanciare la partecipazione dal basso". M. Cre.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-16 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE Cosa cambia Palazzo Marino: la Colli va a Roma, pronto
Gallera. Ma non è escluso un ricambio più ampio Giunta verso il
"rimpasto". E il Pd cerca il capogruppo E adesso? La versione soft
del rimpasto di Palazzo Marino prevede soltanto uno scambio interno a Forza
Italia fra Ombretta Colli, che si era impegnata a lasciare il posto in giunta
una volta eletta al Senato, e un consigliere promosso, probabilmente Giulio
Gallera che per la verità neppure terrebbe molto alle deleghe sul
Decentramento. L'altra ipotesi, quella strong, prevede una generale messa a
punto della squadra e piacerebbe agli azzurri, alla Lega e, molto meno, al
sindaco Moratti. Le sorti di questo rimpasto dipendono comunque molto dalle
vicende regionali: se davvero si andrà al voto autunnale per sostituire
Formigoni, infatti, alcuni consiglieri comunali di Forza Italia, già
penalizzati al momento della formazione della squadra di giunta e delle
definizione delle liste per le Politiche appena finite, potrebbero ambire al
posto al Pirellone. Della questione si parlerà nel fine settimana a Palazzo
Marino, quando le sorti della Regione potrebbero essere meglio delineate, con i
vertici del centrodestra che incontreranno Letizia Moratti. Nel frattempo, il
voto si porta a Roma i capigruppo di Lega e Pd, Matteo Salvini e Marilena
Adamo, la Colli e il vicesindaco Riccardo De Corato: partenza, quest'ultima,
che è rimasta in bilico fino a notte fonda. Il Pdl conquista infatti a Milano
16 deputati: e se la professoressa di casa Berlusconi,
Elena Centemero (posto numero 17) è salvata dall'annunciata rinuncia di
Gianfranco Fini, che opta per l'Emilia, per garantire la nomina a De Corato
deve fare un passo indietro addirittura Silvio Berlusconi.
La situazione è stata spiegata al premier la scorsa notte: e Berlusconi,
per quanto ci tenga ogni volta a ribadire il suo stretto legame con Milano, ha
alla fine convenuto di optare per il Molise. Novità in vista anche in casa Pd.
I capigruppo in Comune e in Regione hanno staccato il biglietto per Roma:
Marilena Adamo e Guido Galperti, entrambi eletti senatori, si dimetteranno prim
dell'estate e si aprirà la pratica della successione. Una pratica che andrà
gestita in modo congiunta, tenendo anche presente il fatto che a breve termine
si dovrebbe anche sostituire il coordinatore provinciale, dal momento che
Giovanni Bianchi ha sempre dichiarato la volontà di fare il passo indietro dopo
il voto. Di questo si comincerà a discutere lunedì sera durante la direzione
Pd. Sarà quindi necessario trovare un equilibrio fra queste nomine, cercando il modo per accontentare le anime interne al partito di Veltroni. Su Palazzo Marino, al momento la candidatura più forte rimane
quella dell'ex coordinatore cittadino ds, Pierfrancesco Majorino, anche se la
componente cattolica non si è ancora espressa e permangono alcune resistenze da
parte dei consiglieri più slegati da appartenenze di partito. Circolano,
in alternativa, i nomi di Davide Corritore ed Ettore Martinelli. "L'importante
ora - taglia corto la Adamo - è non limitare la nostra analisi del voto ad un
dibattito intero su chi va dove. Dobbiamo analizzare questi dati e,
soprattutto, trovare una strada per continuare a tenere la parte nuova e
giovane che ha lavorato in questa campagna elettorale, aderendo al Pd con
l'entusiasmo e la freschezza di cui abbiamo un grande bisogno". In aula
Lasciano Palazzo Marino i capigruppo di Lega e Pd, Matteo Salvini e Marilena
Adamo, Ombretta Colli e Riccardo De Corato E. So.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-16 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE La sconfitta "L'idea non scompare, vanno recuperate
le radici" Tognoli: il Ps non è l'erede del socialismo di Craxi L'accusa
dell'ex sindaco: dimenticata la storia Il più vecchio partito italiano esce dal
Parlamento. "Ma un'idea liberal socialista non scompare". Era il 1958
quando Carlo Tognoli si iscrisse al Psi. Aveva vent'anni. A 37 venne eletto
sindaco di Milano. "Bettino Craxi non era ancora segretario ",
precisa. L'errore dei socialisti? "Dimenticare la storia. Hanno voluto
rifondare il socialismo senza ricordare cosa è stato ". Cioè? "In
questa campagna elettorale non ho sentito alcun riferimento ai nomi più
importanti, Nenni, campione dell'autonomia socialista, Saragat, campione del
socialismo democratico e Craxi di quello liberale". Appartengono al
passato. "Un partito che ha una storia, ha un passato. Ai comunisti dà
fastidio ricordare Berlinguer e Togliatti, ai socialisti non dovrebbe dare
fastidio ricordare chi ha avuto un peso nella storia del Psi". Quindi?
"Lo dico con affetto: in questo nuovo partito ho visto un residuato
bellico. Hanno cambiato anche il garofano, hanno preso una rosa....". Un
tentativo malfatto? "Un errore dopo l'altro. Dopo il passo di Boselli
presso Veltroni nel tentativo di portare i socialisti
nella coalizione, è mancato l'appello a tutti i socialisti ". A quali
socialisti? "Ce ne sono. Credo che due su tre votino per Forza
Italia". Lei cos'è? "Rimango socialista liberale. Quello di Craxi. Di
Bettino ...meglio mettergli il nome". Ora l'idea di socialismo è confinata
in un limbo? "Dei pezzi ne hanno presi tutti, Berlusconi, Veltroni. Perché sono idee che non respingono l'individualismo ma hanno
grande attenzione per i valori della solidarietà". Dicono di voler
mantenere viva la presenza socialista, nonostante la sconfitta. "Bene, lo
facciano, ma non dimentichino la storia". Si sente orfano? "Ho
le mie idee, non le abbandono, ne sono orgoglioso. Non è che se uno non ha
partito non ha idee". Cosa si augura? "Che i socialisti non facciano
dimenticare da dove provengono. Siano essi nel centrodestra o nel
centrosinistra". Umberto Veronesi? "Meritava di diventare senatore a
vita. Nessuno l'ha proposto. Ha fatto bene a candidarsi. In fondo è anche lui
un socialista liberale. Dico queste cose sperando di non nuocergli. E' un amico
e lo ammiro". Ex sindaco Carlo Tognoli Paola D'Amico pdamico@corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-16 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Il lumbard Castelli contro Martina (Pd) I partiti
preparano la sfida al Pirellone Ma An frena: primarie per scegliere il
candidato. Formigoni verso la presidenza del Senato Anche Di Pietro sta
accarezzando l'idea di proporsi come candidato per la presidenza del Pirellone
Roberto Castelli contro Maurizio Martina. Il cartellone del big match d'autunno
sembra pronto: a sfidarsi per il dopo Formigoni saranno con ogni probabilità
l'ex Guardasigilli padano e il giovane segretario del Pd lombardo. è vero che,
nel Pdl, Alleanza nazionale insiste con la richiesta di primarie per eleggere
il candidato. Mentre sul fronte opposto, l'ex ministro Antonio Di Pietro sta
accarezzando l'idea di proporsi per la sfida. In ogni caso, una sicurezza c'è.
Se il presidente della Regione sarà un leghista, come tutto fa pensare, il suo
vice ha già un nome e un cognome: Giancarlo Abelli. Non tanto per il fatto che
nel suo feudo pavese l'assessore alla Famiglia del Pirellone ha fatto segnare
al Pdl il suo risultato massimo (38,22%). Quanto per il ruolo di equilibrio tra
le diverse anime del Pdl che gli viene universalmente riconosciuto. E così,
Abelli dovrà rifare per tornare a Milano le valigie appena fatte per andare a
Roma da deputato. A imprimere l'accelerazione, ieri, Roberto Calderoli:
"Abbiamo chiesto la presidenza della Regione e ci è stato risposto di
sì". Aggiungendo di vedere Castelli "in pole position " per la
designazione. Pochi minuti dopo, ecco il capodelegazione in giunta Davide Boni:
"Sul Pirellone sventola la bandiera verde. Ormai si lavora in funzione di
un accordo già chiuso". E pazienza per le primarie chieste da Ignazio La
Russa: "La Russa può dire quel che vuole, l'accordo è a un livello più alto.
Da una parte Silvio Berlusconi, dall'altra Umberto
Bossi". E così, la Lega si trasforma nel miglior alleato di Roberto
Formigoni: la sua richiesta di un ruolo di rilievo - il più probabile resta la
presidenza del Senato - è sostenuta dalla determinazione del Carroccio
nell'ottenere la presidenza della Lombardia. Una conquista dal valore simbolico
incalcolabile a cui le camicie verdi difficilmente rinunceranno. Una soluzione
definitiva al tormentone potrebbe arrivare oggi, al pranzo romano tra Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Gianfranco Fini. Anche se c'è
chi avvisa: fino al 29 aprile, data di convocazione delle Camere, la partita
resterà aperta. Altrettanto incerta è la fisionomia degli altri avvicendamenti:
alla volta di Montecitorio sono in partenza anche la vicepresidente Viviana
Beccalossi e Massimo Corsaro, entrambi di An. Tra le ipotesi, quella di far
entrare in giunta da subito Roberto Castelli, a mo' di "riscaldamento
". Tra le certezze, l'approvazione già la prossima settimana dell'assestamento
di bilancio del Pirellone. Dall'altra parte della barricata, la cautela è
massima. Nessuno si sbilancia a candidare ufficialmente Maurizio Martina alla
difficile sfida: "In questo momento, sarebbe controproducente ". E
peraltro, il metodo delle primarie nel partito di Veltroni è previsto da statuto e peraltro sembra metabo-lizzato:
l'investitura popolare ci vuole. Detto questo, il nome di Martina è quello che
ricorre. Semmai è esistita, l'ipotesi di una candidatura Bersani "oggi non
è realisticamente in campo", spiega qualcuno. E il giovane
segretario bergamasco riunisce in sé diverse virtù: è giovane, potrebbe essere
designato rapidamente, rappresenta una netta discontinuità con il passato e al
tempo stesso un investimento su una risorsa interna al partito. Il che,
potrebbe evitare l'affannosa corsa al candidato esterno destinato a evaporare
un minuto dopo le elezioni: il copione seguito dal centrosinistra da tre lustri
a questa parte. Maurizio Martina Coordinatore Pd Marco Cremonesi.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-16 num: - pag: 6
categoria: BREVI Sfida sul filo tra i due Poli Decisive le liste civiche Testa
a testa e ballottaggio tra centrosinistra (unito) e l'alleanza di centrodestra
formata da Pdl, Lega, Udc e Lista civica. Con gli altri due contendenti, a capo
di due liste civiche, che potrebbero essere determinanti. Questo il risultato a
Bresso, cittadina di 27 mila abitanti. Tra quindici giorni, gli elettori
dovranno scegliere tra Fortunato Zinni, Pd, 67 anni, assessore uscente al
Bilancio, che ha raccolto 7.918 voti, pari al 45,25% dei consensi e lo sfidante
Roberto Cassamagnaghi, 59 anni, ex manager di Mediobanca, a capo della lista
civica Per Bresso Cassamagnaghi e appoggiato da Pdl, Lega e Udc (7.476 voti, il
42,72%). Non c'è stata vittoria al primo turno per il centrosinistra, come
accaduto al sindaco uscente, Giuseppe Manni. L'ex assessore Raimondo Valenti ha
ottenuto il 6,88% (1.204 voti) con la lista Bresso Vale. Aldo Piatti, di Un
ponte per Bresso, si è attestato al 5,14%, con 900 voti. Probabile l'appoggio
di Piatti a Zinni. Nel voto per le politiche, il Pd si conferma primo partito a
Sesto San Giovanni e a Cinisello Balsamo: sia al Senato che alla Camera ha
raccolto il 37% dei consensi, ma è tallonato dal Pdl, che insieme alla Lega
raccoglie più o meno gli stessi consensi di Pd e Idv. A
Sesto e Cinisello il duo Berlusconi-Bossi ha toccato il 43%, contro il 43-44% di Veltroni- Di Pietro. La Sinistra Arcobaleno si è fermata al 4,5%. A
Cinisello, dove l'Arcobaleno esprime il sindaco, il vicesindaco e due
assessori, la batosta costringerà ad un rimpasto di giunta. F. Ba.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE "A noi le Camere. La Lega? Non comanderà" Berlusconi: via l'Ici al primo consiglio. Rapporto diretto
con il Pd, ma no a una commissione Attali Il leader del Pdl: la gente mi ama
perché sono giovane. Presto un incontro con Bettini e inviterò a cena
Bertinotti ROMA - Ritrova sorriso, sicurezza e battute. Si mostra disponibile
nei confronti dell'opposizione, tanto da evitare polemiche dirette ("Non
facciamo il teatrino"), dirsi disponibile "anche
presto" a un incontro con il veltroniano Bettini e definirsi
"positivamente impressionato " dall'idea di Veltroni di un
governo ombra che permetterebbe "un rapporto diretto, io da responsabile
del governo, lui dell'opposizione, e anche tra ministri". Promette che
confermerà i vertici delle grandi aziende pubbliche. Evoca scelte
difficili ma elenca anche i provvedimenti che "allevieranno" la vita
degli italiani, dall'abrogazione dell'Ici all'adeguamento al costo della vita
delle pensioni minime. Si propone come consolatore della sinistra esclusa, al
quale Bertinotti - che già invita a "cena per dargli la mia solidarietà
" -, potrà sempre rivolgersi "per avere ascolto", e come capo
del governo che, dopo due esperienze a palazzo Chigi, ha ormai imparato tutto,
e non sbaglierà: "Spero che dopo 15 anni che tentate di farmi fuori,
abbiate capito che è impossibile...", scherza rivolto ai giornalisti. E'
insomma un Silvio Berlusconi molto sicuro di sé quello
che si presenta assieme a tutto lo stato maggiore del Pdl nella sua prima
conferenza stampa da vincitore. Un vincitore che ci tiene a far sapere come
tutti i leader stranieri lo abbiano chiamato congratulandosi, e questo anche
perché, è il messaggio che manda chiaro in casa e fuori, il suo governo (che
sarà "pronto" in pochi giorni), sarà efficiente con ministri
"esperti" e rodati, ed efficace perché le linee guida sono chiare e
non ci saranno deragliamenti: "La Lega non ha mai comandato nei 5 anni del
nostro governo, sarà leale" anche se il Carroccio manterrà i suoi gruppi e
la sua autonomia, ed è "giusto così", mentre il Pdl si avvia a tappe
forzate a trasformarsi nel vero partito unico "dei moderati e dei liberali
". Se il quadro è così stabile e la bipolarizzazione ormai un fatto, si
capisce come Berlusconi possa aprire al Pd per fare
riforme condivise, ma "non serve una Bicamerale, basta la commissione
Affari costituzionali " e non serve nemmeno stravolgere la legge
elettorale, il referendum "non passerà" e sarà sufficiente modificare
il meccanismo che attribuisce il premio di maggioranza al Senato. Tantomeno si
deve stilare un programma di riforme sul modello di quello della francese commissione
Attali "la cui fama non è stata pari al risultato", giudizio - giura-
condiviso "anche da qualcuno al di là delle Alpi...". Piuttosto
l'opposizione, - che non può pretendere che la maggioranza "con 9 punti di
vantaggio" e dopo l'esempio del governo Prodi conceda all'opposizione la
presidenza di una Camera perché, mima il premier in pectore toccandosi la
fronte, lui non è scemo - farebbe "il bene proprio e quello del Paese
" se tenesse fede al proprio programma e votasse con il Pdl quei
provvedimenti che risultano comuni, quasi "sovrapponibili ". Magari
non sulla giustizia, visto che sul punto Berlusconi è
netto: "La separazione delle carriere è un obiettivo
imprescindibile". Contrario Silvio Berlusconi e
la domanda sulla Camera al Pd La festa Bagno di folla per il Cavaliere davanti
a Palazzo Grazioli Paola Di Caro GUARDA La conferenza stampa www.corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE La reazione del Loft Autocritica anche dai ministri del Professore.
Dal leader accuse su "tasse e linea in tema di sicurezza" E il Pd
"processa" la gestione Prodi Il segretario: la fragilità
dell'esecutivo ha contato. Parisi: rinnovare il gruppo dirigente Marini
critico: bisogna scegliere candidature che portino voti. E D'Alema chiede
cautela sui rapporti col Cavaliere ROMA - Sul banco degli imputati non c'è
Walter Veltroni, ma il governo Prodi. "Alle
elezioni ha pesato il giudizio negativo del Paese su questi venti mesi"
ammettono i dirigenti del Partito democratico. Anche i ministri. Solo Bersani è
più cauto: "Noi abbiamo fatto il risanamento e per questo non ti
applaudono". Nella riunione del caminetto del Pd che si tiene nel primo
pomeriggio nessuno critica il segretario. Lo stesso Parisi ammette: "La
leadership non è in discussione". Anche se poi aggiunge: "Però va
fatto un dibattito approfondito sul tipo di partito che vogliamo e bisogna
portare avanti il rinnovamento del gruppo dirigente". Solo Marini, che
incarna i malumori degli ex ppi, la butta là: "Il problema è che bisogna
scegliere candidature che portino i voti". Ma è solo una frase che
qualcuno, in quella stanza neanche nota. D'Alema parla del futuro. Secondo lui
occorre intensificare "i rapporti con l'Udc". E con Berlusconi bisogna andare con i piedi di piombo, perché il
Cavaliere cambia idea spesso e volentieri. Al ministro della Farnesina un tam
tam attribuisce una presa di posizione di questo tipo: il segretario non
cambia, però ha da cambiare la linea. Ma è un'indiscrezione che viene smentita
dai dalemiani doc. Del resto, anche Veltroni è più d'accordo sulla prudenza da usare con Berlusconi: "Non dobbiamo dare nessuna idea di inciucio". E la
buona fede del leader del centrodestra che si dice disponibile al dialogo si
misurerà sulla base delle scelte future. Su quella del commissario europeo, per
esempio. Dicono infatti che Veltroni non
vedrebbe di cattivo occhio D'Alema per quel ruolo. Dunque, il segretario non è
in discussione. Tanto più che tutti sanno che risalire la china era un'impresa
improba. "La fragilità del nostra esperienza di governo ha contato",
ammette Veltroni. Come hanno contato "le
tasse". E "il tema della sicurezza, nonostante la correzione di rotta
che abbiamo fatto". Insomma, l'eredità Prodi non è stata ininfluente: i
rapporti tra il Paese e il governo sono stati "difficili". Il
segretario ha fatto l'impossibile, ma più di questo non poteva fare. Ma ciò non
seda i malumori. Soprattutto nell'area dell'ex ppi. Castagnetti è convinto che
occorra fare del-l'autocritica: "Abbiamo da rimproverarci il fatto di non
aver capito quel che stava succedendo nel Paese. E comunque non abbiamo
sfondato al centro". E coloro che furono popolari hanno anche un altro
timore: "Questo Pd mi sembra il Pci della seconda metà degli anni 70. Ma
così non va bene: i nostri elettori rischiano di andarsene" spiega il
senatore Riccardo Villari. Che non ascolta quello che, poco più in là nel
Transatlantico, sta dicendo Vincenzo Vita (sinistra per Veltroni),
che è stato eletto deputato: "Ora toccherà a noi creare una grande
sinistra nel Pd". Comunque il partito va avanti. Dopo il caminetto si
tiene una riunione ristretta con Veltroni. Bisognerà
decidere gli organismi dirigenti. E i capigruppo: Finocchiaro e Soro potrebbero
essere sostituiti da Marini e Bersani. Se la prima, grazie ai buoni rapporti
con D'Alema, verrà riconfermata, allora alla Camera potrebbe andare Fioroni.
Maria Teresa Meli Lo "score" Il leader del Pd Walter Veltroni ha sottolineato come i dati elettorali mostrino,
nonostante la sconfitta, una crescita dei voti assoluti del Pd rispetto a
quelli dell'Ulivo nel
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Il personaggio "Bravo Mentana a fermare Silvio"
Confalonieri: si cambia Giustizia e sindacato riforme senza scontri "In
Parlamento niente più fascisti o comunisti" ROMA - Ieri ha chiamato Walter
Veltroni "e l'ho sentito un po' abbattuto ".
Eppure Fedele Confalonieri ritiene che il leader democratico un "risultato
lusinghiero" l'abbia comunque ottenuto, quello di costruire insieme a
Silvio Berlusconi le fondamenta di un nuovo sistema
bipolare: "Niente più fascisti e comunisti in Parlamento, è una novità
storica". Ora l'auspicio del presidente di Mediaset è che il dialogo - pur
nel rispetto dei ruoli - si concretizzi, "d'altronde i rapporti non si sono
deteriorati in campagna elettorale ". A evitare che accadesse "ha
contribuito l'atteggiamento delle nostre tv" e cita ad esempio
"l'imparzialità di Enrico Mentana nel duello finale": "Mi sono
complimentato con il conduttore di Matrix quando ha stoppato Berlusconi
al termine della trasmissione. Ha fatto bene. Silvio voleva solo spiegare il
sistema di voto, ma se non fosse stato fermato si sarebbe attirato critiche
pesanti". C'è nell'ecumenismo di Confalonieri il desiderio che tra i due
non s'interrompa il confronto, "perché servono le riforme e se Massimo
D'Alema facesse un'opposizione costruttiva...". Come D'Alema? "E chi
ha parlato di D'Alema... Ho detto D'Alema? Mah - sorride - chissà come mi è
venuto in mente il suo nome. Pensavo a Veltroni, comunque. Ecco, se Veltroni vuole...
Si può fare. Si può cambiare l'Italia. Eppoi, lui e Berlusconi non si
sono reciprocamente accusati di essersi copiati i programmi? Allora non sarebbe
un problema approvare leggi che si apprezzano. Non sarebbe
inciucio". Ma è in carico al Cavaliere l'onere maggiore ora che ha vinto
le elezioni, "toccherà a Berlusconi saper
scegliere una buona squadra di governo, dare segnali concreti. Sono certo che
lo farà". L'agenda delle "emergenze nazionali" non comprende
solo i rifiuti e Alitalia, anche se Confalonieri sulla compagnia di bandiera
dice che "Berlusconi si sta applicando e riuscirà
nell'intrapresa, perché in lui si combinano il talento politico e quello
dell'imprenditore". Ma ci sono anche altre priorità: "La riforma
della giustizia, per esempio, andrà affrontata. Però non potrà esser fatta
contro i magistrati, perché la maggior parte è gente seria, mica ci sono solo
toghe rosse. E sul fronte del lavoro, va cambiato il modo in cui si firmano i
contratti, ed è vero che i sindacati sono diventati asfissianti, ma anche in
questo caso non si può agire contro di loro. Ecco perché la scelta dei ministri
sarà decisiva". C'è da cambiare il Paese, senza entrare in conflitto con
il Paese. Anche perché "il fatto che la sinistra radicale sia rimasta
fuori dal Parlamento, non è una bella cosa. Bertinotti aveva guidato quell'area
con intelligenza. Ora c'è il rischio che si verifichi quanto paventa Cossiga. E
prima ancora di un rigurgito del terrorismo, penso alle tensioni sociali, ai
disordini di piazza". Guarda avanti Confalonieri, per evitare di voltarsi
indietro. Altrimenti gli verrebbe da dire che il Cavaliere, prima di battere Veltroni, "ha vinto contro il razzismo culturale,
contro quelli dalla puzza sotto il naso, quelli che da 14 anni lo scherniscono
in Italia e all'estero. Ma come si è permesso l'Economist di dare del buffone a
un leader capace di tornare a vincere per la terza volta? L'ho detto anche al
direttore della rivista. Il fatto è che si continuano a usare questi stereotipi
in Italia: "Berlusconi, il mafioso, il
padrino...". E i giornalisti stranieri - per raccontare il nostro Paese -
si comportano come Hemingway, che scriveva di rivoluzione dalla stanza di un
hotel di lusso. Perché non ci si oppone a questi cliché? Perché non si capisce
che così veniamo trattati come uno Stato africano ai tempi del colonialismo?
L'Italia come il Congo belga: arrivano da fuori e prendono quello che
vogliono". Si può affrontare un "argomento doloroso" con il
sorriso e il presidente di Mediaset si sforza di mostrarlo per non
"rovinare il clima". Sa bene che il Cavaliere a volte offre il
fianco, come quando in campagna elettorale ha puntato contro il Quirinale:
"Il fatto è che la politica è il trionfo dell'ipocrisia e lui non è un
ipocrita. E queste cosiddette gaffe lo rendono popolare, nel senso di popolano.
Invece arriva Scalfari e lo bolla come peronista, arriva Sartori e gli dà del
populista. Lo stesso si fa con Bossi: lui ha imposto il tema del federalismo
nell'agenda politica italiana. è vero, in certi casi esagera verbalmente, ma
non è possibile che quelli con la puzza sotto il naso ne parlino come di uno
che legge un libro ogni tanto". Meglio guardare avanti per non soffermarsi
su quel che è stato, sulla rottura tra il Cavaliere e Casini - per esempio - a
cui Confalonieri dedica una considerazione: "La grandezza di un uomo si
misura dalla capacità di comprendere la grandezza di chi ti sta accanto".
Insomma, a Casini, "ma non solo a lui", è mancata la capacità di
"riconoscere il talento di Berlusconi, la sua
rivoluzione culturale. Quella volta che si issò sul predellino dell'auto lo
paragonai a Lenin, oggi vorrei evitare ma mi viene in mente il Grande
timoniere, lui che chiama "la rossa", Michela Brambilla, e la lancia
in politica come l'ultima moglie di Mao. Ora però che è arrivato a Palazzo
Chigi, Silvio sa che deve far bene. Non l'avevo mai sentito dire "lacrime,
sudore e sangue"". L'amico di Silvio Fedele Confalonieri, presidente
di Mediaset Francesco Verderami PER SAPERE DI PIù Speciale elezioni www.corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Veltroni: ora governo ombra Il Pdl?
L'inizio non è buono Il leader del Pd: nessuna Waterloo. Confronto con l'Udc
"La coalizione vittoriosa è fragile, difficile che arrivi a fine
legislatura". E sulla Sinistra: paga il prezzo di aver minato Prodi ROMA -
Lo dice in inglese, fedele allo stile british della sua sfortunata campagna. Dice Walter Veltroni che il Pd ripartirà da uno
shadow cabinet, un governo ombra che avrà tanti ministri quanti saranno quelli
dell'esecutivo Berlusconi e che su "ogni questione" aprirà con la maggioranza
una dialettica in stile "europeo". Il segretario pubblicamente non lo
ricorda, ma la stessa idea venne nel 1989 ad Achille Occhetto per contrastare
l'Andreotti sesto e chissà se il precedente è di buon auspicio. Il
giorno dopo la disfatta il capo dell'opposizione arriva in sala stampa col
sorriso, l'aria di chi ha "ben dormito" e non ha nulla da
rimproverarsi. Non accoglie critiche, non ammette errori, rivendica la
"novità" delle sue liste e la scelta di correre da solo: "Il
riformismo italiano ha un partito del 33-34 per cento che si candida a
governare il Paese ". Addossa il peso della sconfitta al defunto governo
Prodi e al poco tempo per la rimonta. E promette un'opposizione
"repubblicana " quanto energica, con la speranza che la terza vita
governativa di Berlusconi sia la più breve possibile:
"Il Pdl è fragile, difficile che arrivi a fine legislatura ". La
sconfitta è stata bruciante eppure nel chiuso dell'ufficio politico i big del
Pd hanno deciso che arretrare non si può e allora Veltroni
attacca e dichiara che l'avvio del Cavaliere non è stato affatto bipartisan.
"Una certa idea di autosufficienza", l'intenzione di tenersi la
presidenza delle due Camere nonché "un certo tono" nei confronti
dell'opposizione lo hanno negativamente colpito. "Non fanno vedere un buon
inizio... Berlusconi dice che la legge elettorale va
bene così? Lo metto nel novero delle cose brutte". Lo sconfitto teme che
il Pdl decida di fare da sé anche sulla nomina del successore di Frattini e
avvisa il vincitore, "vorrei sapere se vale la logica dello spoils system
che non valse quando toccò a noi nominare il commissario europeo...". Berlusconi stia attento, è il senso dell'avvertimento,
perché "a ogni azione corrisponderà una azione opposta e contraria".
Il nuovo governo rispetti le istituzioni, ammonisce Veltroni
e si impegna a "vigilare perché le promesse elettorali siano
attuate". E cruciale è il tema delle alleanze. Se a sinistra del Pd è
terra bruciata l'ex sindaco giura che non è lui il "killer"
dell'Arcobaleno, la Sinistra ha pagato "un prezzo alto" perché
"ha minato la compattezza del governo Prodi ". L'assenza dal Parlamento
di Giordano, Diliberto, Mussi e Pecoraro è "un grave danno alla
democrazia", Veltroni apre al dialogo con gli ex
compagni ma quando gli chiedono se pensa a una confluenza nel Pd chiude la
porta: "No, sarebbe irrispettoso e sbagliato". è al centro che guarda
la vocazione maggioritaria del Pd, è "in particolare" all'Udc di Pier
Ferdinando Casini che Veltroni rivolge un chiaro
invito al "confronto". Il segretario ha portato grafici e tabelle,
vuol convincere che la rimonta c'è stata e che il pullman democratico non si è
schiantato a "Waterloo". Nello staff del segretario il titolo del
Riformista è stato giudicato "impietoso" e il leader prova a
smentirlo, dice che al Nord il Pd ha invertito la tendenza e nelle grandi città
i voti al Senato sono aumentati, però riconosce che bisogna fare di più,
"dobbiamo penetrare in profondità nella società italiana". Il
risultato del Pdl è "inequivocabile " e Veltroni
deve ammetterlo, però sottolinea che rispetto al 2006 Berlusconi
e Fini assieme hanno perso 804 mila voti e che c'è stato un "massiccio
spostamento verso la Lega", il partito che più ha saputo intercettare il
malessere degli italiani su temi come tasse e immigrati. Il Pd ripartirà da
qui: pensioni, prezzi, precarietà ma anche valori. Al fianco di Veltroni c'è il suo secondo Dario Franceschini, come a dire
che non esiste al vertice del Pd contrasto alcuno tra l'anima ex ds e quella ex
dl. "Divisioni? Balle totali - scaccia le ombre il segretario -. Il Pd è
coeso, unitario, solidale... ". Monica Guerzoni GUARDA L'intervento di Veltroni www.corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Strategia L'obiettivo: ribadire la "discontinuità" da
Prodi Il leader va in Israele Si chiude la fase dell'"equivicinanza" ROMA
- E' stato uno dei primi annunci, a poche ore dalla vittoria elettorale: Silvio
Berlusconi, stuzzicato da Clemente Mimun a Matrix,
lunedì sera, ha confermato che la sua prima missione all'estero sarà in
Israele, per celebrare i 60 anni dalla fondazione dello Stato ebraico:
"Olmert mi ha invitato, sarò lietissimo di essere presente, per dare
supporto all'unica democrazia del Medioriente". Un messaggio non nuovo per
Berlusconi, che in un colpo solo rilancia la politica
estera, assente dalla campagna elettorale se non per un weekend di
dichiarazioni più o meno confuse sulle missioni militari, cancella
"l'incidente" Ciarrapico, che con le sue dichiarazioni nostalgiche
sul fascismo aveva inquietato una parte degli ebrei italiani. Il presidente del
consiglio in pectore già in campagna elettorale aveva voluto più volte
dichiarare la discontinuità della sua politica estera
dall'"equivicinanza" tra Israele e palestinesi professata dal
ministro degli Esteri uscente Massimo D'Alema. E ieri sera è arrivata la
risposta da parte dell'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir, che ha
espresso "soddisfazione " per la sua partecipazione alle celebrazioni
a Gerusalemme e ha confermato la telefonata di congratulazioni di Olmert. E'
vero che l'ambasciatore Meir l'altra sera si è congratulato sia con Berlusconi che con Walter Veltroni, con il quale i rapporti
sono buoni e al quale la comunità ebraica romana riconosce, per bocca del suo
presidente Riccardo Pacifici, di aver contribuito a semplificare il sistema
italiano "con l'esclusione dal Parlamento dell'estrema destra di Storace e
della sinistra radicale dei Diliberto e di quanti bruciano le bandiere
americane e israeliane in piazza". Oltre al l'omaggio di Matrix,
quello che è piaciuto molto è la scelta di Franco Frattini agli Esteri:
"Fu lui nel 2003 durante la presidenza italiana dell'Unione Europea a far
inserire Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche. Con lui l'Italia
ha posto il veto più di una volta alle risoluzioni antiisraeliane nelle
organizzazioni internazionali", ricorda Fiamma Nirenstein, neo-eletta
parlamentare del Pdl oltre che firma di spicco sulle questioni mediorientali.
Del resto non sarà un caso che il voto degli italiani all'estero in Israele ha
dato un risultato più che certo: 73,2 al Popolo delle Libertà e il 19,8 al
Partito democratico. Quello che in questi due anni non è piaciuto a gran parte
degli ebrei italiani è stata la "neutralità " di D'Alema (la
definizione è della Nirenstein) sulle questioni mediorientali. Al suo esordio
alla Farnesina lo definirono un "pericolo". Alla celebrazione della
festa nazionale, a Roma l'anno scorso, Prodi e D'Alema furono trattati con una
certa freddezza, e a chiudere dal palco fu tra gli applausi l'ex ministro
Gianfranco Fini come se fosse ancora in carica. Tra l'altro c'era stata la foto
di D'Alema a braccetto a Beirut con un parlamentare di Hezbollah. Poi ancora le
dichiarazioni sulla necessità di dialogare con Hamas anche prima che accetti di
riconoscere Israele, che avevano provocato l'indignazione del Le reazioni Alla
notizia l'ambasciatore Meir ha reagito con "soddisfazione". Nel
mirino la "neutralità" dalemiana.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE L'intervista L'ex capo dello Stato: sorpreso dal successo del
centrodestra Ciampi: Bossi? La Lega è cambiata Subito riforme, Silvio non ha
alibi Presidente Ciampi, dopo i risultati del voto possiamo dichiarare chiusa
la Seconda Repubblica? "Prima, Seconda o Terza Repubblica sono definizioni
che per me non hanno molto senso. Di sicuro, sia pur senza storicizzare su quei
canoni la stagione che si apre adesso, siamo entrati in una fase più matura per
la politica e le istituzioni. Credo che si possa riconoscerlo per almeno due
motivi: 1) dalla campagna elettorale a ieri, tutto si è svolto nel massimo
ordine e, sostanzialmente, nel rispetto dei diritti di ciascuno; 2) il
bipolarismo si è consolidato, anche se a prezzo di dolorose esclusioni dal
Parlamento". Allude alla scomparsa della sinistra cosiddetta
"radicale"? "Sì. Partiti che offrivano, se non una vera e
propria camera di compensazione del conflitto sociale, comunque un riferimento
di rappresentanza per le frange più estreme. La loro uscita di scena rischia di
aprire incognite pericolose". Si aspettava un'affermazione così netta del
centrodestra? "Eravamo tutti influenzati dall'idea che la legge elettorale
non potesse consentire un simile scenario, dunque sono rimasto piuttosto
sorpreso. Ora, i numeri incassati dai vincitori sono tali da legittimare non
solo l'incarico a governare (per quello basta una preferenza in più), ma a
farlo avendo alle spalle una larga maggioranza e con un'intera legislatura come
orizzonte. Davanti a questa opportunità, che naturalmente vale per il
centrodestra come per il centrosinistra, nessuno potrà accampare alibi. Le
difficoltà sono enormi, ma l'Italia ha in sé le capacità per esprimersi al
meglio, ciò che negli ultimi anni non era invece riuscita a fare". Quel
deficit d'iniziativa che ha penalizzato l'esecutivo Prodi, imploso su se stesso
anche per non aver avviato soluzioni strutturali? "Per la verità il Paese
è bloccato da tempo, già da prima del biennio del centrosinistra. Certo, tra il
2006 e il 2008 la tenuta di Palazzo Chigi si è retta soltanto su fragilissimi
fili ed era messa alla prova ogni giorno da compromessi, strappi,
condizionamenti e mediazioni. Perciò quel governo ha sempre avuto il fiato
corto e, nonostante la pazienza negoziale del premier, alla fine è
caduto". Quale dovrebbe essere la "missione " di Berlusconi? "L'emergenza assoluta è sul fronte
dell'economia e su quello sociale, con riferimento particolare alle famiglie
che si ritrovano a far quadrare i loro bilanci in condizioni di maggiori
ristrettezze... Non possiamo permetterci ancora una posizione di retroguardia
in Europa. Ma va accelerato pure il risanamento dei conti pubblici, che a
cavallo del
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
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- ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-16 num: - pag: 1 autore: di
GOFFREDO BUCCINI categoria: REDAZIONALE UN VOTO DOPO IL VOTO LA CAPITALE E IL
VENTO DEL NORD Solo un mese fa il risultato di ieri sera sembrava impensabile:
che il Popolo della libertà potesse rimettere in questione la leadership
politica romana, da quindici anni saldamente nelle mani del centrosinistra,
appariva un'ipotesi lontana e stravagante. Per il Campidoglio il Pd, appoggiato
qui a Roma dalla sinistra radicale, tornava a innalzare un vessillo prestigioso
come Francesco Rutelli, già due volte sulla poltrona che fu di Petroselli e
Argan, sindaco del Giubileo, ricordato con simpatia da molti concittadini.
Contro di lui, un candidato che aveva perso, e male, appena due anni fa contro Walter Veltroni: Gianni Alemanno, che molto gossip politico descriveva svagato,
con una poltrona da ministro già pronta nell'immancabile governo Berlusconi, e che invece s'è battuto fin qui con grande efficacia. Per la
Provincia, a un Alfredo Antoniozzi dal profilo politico non proprio tagliente,
lo schieramento veltroniano opponeva un quadro sostenuto dagli apparati e dalla
gente: Nicola Zingaretti, bettiniano di ferro, che bene aveva fatto da
segretario regionale Ds, forte peraltro della buona eredità di Gasbarra. Tutto
scontato, dunque? Al tempo. Fino a ieri sera, perfino di fronte alla valanga
Pdl nel voto nazionale, Alemanno era stato più che cauto: Roma è storia a sé,
aveva detto. Ed è bene ricordarlo, stiamo ancora parlando di un quadro nel
quale, in controtendenza con gran parte d'Italia, lo schieramento democratico è
in vantaggio. Ma l'idea imprevista del ballottaggio, con queste due settimane
in più che serviranno ai romani per decidere gli inquilini del Campidoglio e di
Palazzo Valentini, apre un gioco politico e psicologico di cui è difficile al
momento prevedere gli esiti. Già la Destra, cancellata dal Parlamento, annuncia
che i suoi voti potrebbero tornare in gioco accanto ai candidati Pdl. L'Udc
farà i suoi giochi, pare con le primarie. E, se è plausibile che lo smacco
imprevisto spinga la sinistra romana a compattarsi dietro il Pd, è anche
possibile che veleni e voglia di "vendetta " tra antichi sodali si
traducano in una sorta di cupio dissolvi dentro la coalizione rutelliana. A ciò
si aggiunga che i prossimi 15 giorni vedranno il vento del nord di Berlusconi e Bossi soffiare negli uffici, nei giornali,
dentro la società civile con la consueta voglia di saltare sul carro del
vincitore. I tempi supplementari di Roma saranno una partita vera, le grandi
manovre sono già incominciate.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-16 num: - pag: 52 categoria:
REDAZIONALE Il forum di oggi Italians di Beppe Severgnini I nanetti e l'appeal
neo-operaio della Lega Biancaneve sarebbe disperata: strage di nanetti. Più del terzo successo di Berlusconi, più
dell'avanzata di Bossi, più dell'incompiuta di Veltroni, gli
Italians sembrano colpiti - ma non dispiaciuti - dal crollo dei piccoli
partiti, Rifondazione & C in testa. Scrive Laura Sensi (laus@email.it):
"Nella mia Toscana la Sinistra-Arcobaleno ha preso 4.5% alla Camera
e 5.1% al Senato. Si può imputare all'appeal neo-operaio della Lega"? Eh,
no. www.corriere.it/solferino/severgnini/.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-16 num: - pag: 52 autore: di
FILIPPO ANDREATTA categoria: REDAZIONALE SORPRESE NELL'URNA I grandi? Non
guadagnano voti G ran parte delle discussioni politiche riguardanti le elezioni
si basano sui dati in percentuale, che fotografano i rapporti di forza
all'interno del ceto politico. Ma se si vuole comprendere l'atteggiamento
politico degli italiani, allora bisogna ricorrere ai dati sul numero di
votanti, che sono invece in generale trascurati e che in questa occasione
offrono alcuni spunti di lettura che si discostano dall'opinione comune che sta
emergendo. Sembra infatti che i due principali partiti, nonostante i loro
progressi percentuali, abbiano avuto un concreto consenso popolare inferiore al
previsto. Cominciando dal partito che ha trionfato alle elezioni, si può notare
che il Pdl ha ottenuto poco più di 13,6 milioni di voti, mentre alle elezioni
di due anni fa, nelle quali era stato sconfitto, Forza Italia e An avevano
ottenuto quasi 13,8 milioni, mentre Alternativa Sociale, la lista Dc-Psi e il
Partito Pensionati, che si sono presentati nelle file del Pdl, avevano ottenuto
circa 800.000 voti (senza contare che alcuni esponenti dell'Udeur erano
candidati e hanno presumibilmente raccolto parte dei 500.000 voti che questa
lista raccoglieva tradizionalmente). Questo significa che il Pdl ha perso quasi
un milione di voti rispetto alle elezioni precedenti, e quasi 1,8 milioni
rispetto alla somma di An e Forza Italia alle elezioni del 2001. La vittoria
del Pdl è stata quindi strategica (nel senso di alleanze più ricche di voti in
partenza) piuttosto che elettorale. Nella coalizione guidata da Berlusconi, oltre al Mpa che ha ottenuto 410.000 voti, il
vero vincitore è la Lega, che sfiora il raddoppio dei 1,7 milioni di voti del
2006 portandoli a 3 milioni. Anche il risultato nel centrosinistra può apparire
sorprendente. Nonostante una campagna elettorale brillante, e un piccolo
progresso percentuale, anche il Pd di Veltroni non ha
sfondato nell'elettorato, ottenendo 12 milioni di voti contro gli 11,9
dell'Ulivo nel
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-16 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE "Il ballottaggio? Sarà la rivincita" Rutelli: "è una
partita aperta" Al via le strategie per le alleanze Rutelli in vantaggio
ora si decideranno le alleanze per il secondo turno. Al via le manovre per gli
apparentamenti "E adesso?". Sono da poco passate le nove, al comitato
Rutelli proiezioni e dati ufficiali danno risultati molto diversi eppure, in
sintesi, dicono la stessa cosa: ballottaggio. Così fu tra
Rutelli e Fini nel 1993, così tra Veltroni e Tajani
nel 2001, così, adesso, accadrà tra Rutelli e Alemanno (due del mattino, 1.841
sezioni su 2.600: Rutelli al 45,89, Alemanno al 40,52). è per questo che al
quartier generale del candidato del centrosinistra, la domanda che si ripete è
solamente una: e adesso? Perché, adesso, bisogna affrontarlo, il
ballottaggio. E vincerlo. Il punto è: basterà la coalizione del primo turno?
Sarà necessario allargare l'alleanza? E verso quale direzione? Forse, sia verso
il centro sia verso sinistra. Ipotesi, al momento. Anche perché il voto del 28
aprile cadrà tre giorni dopo la festa della Liberazione, anche perché Roma è
città che, al momento della scelta, negli ultimi quindici anni non ha mai
tradito, anche perché si potrebbe puntare sulla voglia di rivalsa di un
elettorato travolto dal trionfo berlusconiano. Com'è ovvio, però, le diplomazie
sono al lavoro, già da giorni. Gli accordi sono lontani dall'essere chiusi. Ma
le trattative ci sono. Non a caso il segretario romano di Rifondazione
comunista Massimiliano Smeriglio diceva: "Se serviranno nuove alleanze
siamo disponibili a verificare tutto, ma siamo convinti che non verrà messa in
discussione l'asse dell'alleanza". E diceva altro, anche: "Rutelli è
un gentiluomo. Abbiamo stretto un accordo programmatico fra Sinistra e Pd.
Contano i numeri, ma contano anche i programmi ". Chiaro, no? La
possibilità di allargare l'alleanza c'è, noi non poniamo veti, siamo
disponibili, purché il programma non venga stravolto. Vacillano assessorati e
poltrone, adesso, ma il centrosinistra ha, al momento, altre urgenze. Una:
vincere il ballottaggio, tenere Roma, conquistare il Campidoglio. In una
parola: resistere. Le dichiarazioni di Rutelli, quando il ballottaggio sembra
scontato, puntano proprio sull'idea di rimotivare il popolo di centrosinistra:
"Quello che è ragionevole aspettarsi è che si vada a un ballottaggio che
ci permetterà di esprimere le idee, i progetti e i grandi propositi per
continuare a migliorare questa città. è una partita aperta, ma questo potrà
permettere non soltanto di rinnovare e consolidare il governo di Roma, ma anche
di cogliere una rivincita importante dopo il voto delle elezioni politiche,
regionali e amministrative". Messaggio cristallino: Roma può essere la
rivincita del centrosinistra. Il punto è: basterà? In attesa di dare una
risposta, le diplomazie del Pd sono al lavoro. Com'è noto, si punta al centro:
ben sapendo, però, che Baccini e Ciocchetti chiederanno in cambio. E il prezzo
non sarà esattamente d'occasione. Ma per "non spostare l'asse", come
chiedeva Smeriglio, si potrebbe cercare di bilanciare le nuove forze in entrata
dal centro, con un accordo con quella sinistra che non ha seguito Bertinotti
nell'Arcobaleno. "Per governare una città gli accordi con la sinistra si
possono fare è stato detto da più parti in questa campagna elettorale - perché
non si parla di politica estera... ". Per questo, ieri sera, c'era
un'altra domanda che qualcuno rivolgeva a qualcun altro, lì nel silenzio teso
del quartier generale: "Ma Sinistra Critica quanto ha preso?".
Alessandro Capponi.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-16 num: - pag: 52 autore: di
ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA categoria: REDAZIONALE IL PARLAMENTO SENZA SINISTRA
Una storia finita SEGUE DALLA PRIMA Ebbe anzi un effetto paradossalmente
pressoché opposto. Indusse gli ex comunisti a considerarsi quasi come i
curatori testamentari di questo insieme di lasciti, facendosi catturare dalla
tentazione di poterne addirittura diventare agevolmente gli eredi. Ciò che
infatti cominciò fin da subito a verificarsi. Con la conseguenza però che
abbagliati da questa facile conquista gli scampati al naufragio comunista non
sentirono più l'urgente necessità, che invece avrebbero dovuto sentire, di
buttare a mare alla svelta il proprio patrimonio ideologico, di ravvedersi
senza esitazioni delle loro mille cantonate, di prendere coraggiosamente un
nome e un abito nuovi. O, se lo fecero, presero a farlo con tempi politicamente
biblici, dell'ordine degli anni. Nel frattempo, come dicevo, orfano della
protezione un tempo elargitagli dalla Dc e dal Psi, il potere tradizionale
italiano cresciuto e prosperato sotto la Prima Repubblica si apriva
volenterosamente a quelli che esso riteneva ormai i nuovi padroni della
situazione. In breve tutto l'establisment economico- finanziario del Paese,
tutta la cultura, tutta la burocrazia, tutti gli apparati di governo, dalla
polizia alla magistratura, gran parte del vecchio cattolicesimo politico
divennero o si dissero di sinistra. Ma proprio la massiccia operazione di
riciclaggio e di "entrismo" da parte dei vertici della società
italiana e dei suoi poteri, nell'area della sinistra ex Pci, insieme
all'esasperante lentezza con cui procedeva la revisione ideologica di questa,
hanno valso a porre il partito della sinistra ex comunista, nell'ultimo
dodicennio, in una posizione sostanzialmente conservatrice. L'hanno reso di
fatto il tutore massimo dell'esistente, incapace di comprendere i grandi fatti
nuovi che si andavano producendo nel Paese, di rompere incrostazioni e tabù,
restio a politiche animate da coraggio e da fantasia, timoroso infine di
rompere le vecchie solidarietà frontiste. In vario modo questa parte, invece,
se la sono aggiudicata fin dal 1994 le varie destre che allora videro la luce
e/o che allora presero a ricomporsi. Le quali, a cominciare da Berlusconi, hanno invece avuto facile gioco, esse sì, ad
apparire fino ad oggi (e quale che fosse la realtà) tese al cambiamento,
lontane dal potere costituito, prive di troppi pregiudizi ideologici, in
sintonia con la pancia e con le esigenze più vere del Paese. Il merito indiscutibile di Walter Veltroni è stato
quello di capire che sulla strada iniziata nel lontano 1993-94 la sinistra non
poteva più procedere. Prendere le distanze dal governo Prodi ha voluto dire precisamente
prendere visibilmente le distanze dalla tradizione. Da quella tradizione
italiana che se da un lato era servita a far vivere il nome del socialismo e
del comunismo, dall' altro però aveva reso sempre impossibile - ai
partiti che ne portavano i nomi - qualunque autonomo ruolo politico innovativo
alla guida del Paese. Veltroni ha capito che bisognava
cancellare questa storia, la quale era stata anche tanta parte della storia
della prima Prima Repubblica; che era finalmente giunto il momento di porre
fine alla Prima Repubblica. Per farlo ha oggi dovuto pagare un prezzo assai
alto, certo. Ma i conti veri, come sempre, si potranno fare solo alla fine.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-16 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Camera e Senato Tutti gli eletti del Lazio nel nuovo Parlamento
CAMERA - LAZIO 1 Pdl - 20: Silvio Berlusconi,
Gianfranco Fini, Giovanni Alemanno, Fabrizio Cicchitto, Francesco Giro, Giulia
Bongiorno, Sestino Giacomoni, Giuseppe Consolo, Mario Pescante, Antonio Mazzocchi,
Beatrice Lorenzin, Silvano Moffa, Melania de Nichilo Rizzoli, Francesco
Proietti Cosimi, Fiorella Ceccacci, Vincenzo Piso, Paolo Guzzanti, Giorgio
Simeoni, Domenico di Virgilio e Marco Marsilio. Pd - 16:
Marianna Madia, Walter Veltroni, Paolo Gentiloni, Antonio Rugghia, Enrico Gasbarra, Michele
Meta, Ileana Argentin, Massimo Pompili, Renzo Carella, Roberto Morassut,
Roberto Giachetti, Walter Tocci, Maria Coscia, Giovanni Battista Bachelet,
Pietro Tidei e Pierfausto Recchia. Udc -2: Pier Ferdinando Casini e
Mario Baccini. Idv - 2: Antonio Di Pietro e Jean Leonard Touadi. CAMERA - LAZIO
2 Pdl - 9: Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Rocco
Crimi, Giorgia Meloni, Maria Eugenia Roccella, Fabio Rampelli, Gianfranco
Conte, Cosimo Ventucci e Francesco Aracri. Pd - 5: Donatella Ferranti, Giuseppe
Fioroni, Ugo Sposetti, Maria Teresa Amici e Matteo Mecacci. Udc - 1: Per
Ferdinando Casini. SENATO Pdl - 15: Marcello Pera, Maurizio Gasparri, Lamberto
Dini, Cesare Cursi, Mauro Cutrufo, Andrea Augello, Claudio Fazzone, Oreste
Tofani, Angelo Maria Cicolani, Laura Allegrini, Giuseppe Ciarrapico, Domenico
Gramazio, Paolo Barelli, Candido de Angelis e Stefano de Lillo. Pd - 11:
Vincenzo Vita, Francesca Marinaro, Mauro Del Vecchio, Luigi Zanda, Ignazio
Marino, Roberto Di Giovanpaolo, Raffaele Ranucci, Riccardo Milana, Mario
Gasbarri, Lucio D'Ubaldo e Lionello Cosentino. Idv - 1: Stefano Pedica.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
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Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Lettere - data: 2008-04-16 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE La scelta di Maria Latella E ora arriva il tempo dei cambiamenti
per il governo e anche per noi Cara Maria Latella Era inevitabile che a Roma il
Pdl prendesse tanti voti. Era inevitabile perché nonostante la popolarità del
sindaco Veltroni, il governo Prodi ha lavorato contro
Roma. Penso in particolare alla lotta del ministro Bersani contro i taxisti.
Come si dice, chi è causa del suo mal pianga se stesso. Lettera firmata Lettera
che sospetto inviata da uno dei molti taxisti infuriati per le duemila licenze
di nuovi taxi concesse dal Comune di Roma. Le ragioni del voto verranno
analizzate nei prossimi giorni. Nel Lazio, al Senato il Pdl ha la maggioranza,
secondo i dati forniti dal Viminale. E' un dato in parte sorprendente giacchè
nel Lazio, Regione, Provincia e Comune hanno da tempo una guida di centro
sinistra. Su questo dato altri rifletteranno. A me vengono in mente alcune cose
che non riguardano vincitori e vinti, ma tutti noi. Noi cittadini. Primo: alle
20.30, circa, Walter Veltroni ha
telefonato a Silvio Berlusconi, prendendo atto della vittoria, indiscussa, dell'avversario.
Secondo: per la prima, ripeto, per la prima volta in Italia, i dibattiti tv
hanno potuto approfondire le ragioni del voto, sapendo per certo chi aveva
vinto e chi aveva perso. Mi sembrano due dati significativi. E
incoraggianti per quanti credono nella necessità di un rapido adeguamento
dell'Italia agli standard europei. Per ora, per questa sera, mi fermerei qui,
in attesa di commentare con voi domani i risultati elettorali che più
direttamente riguarderanno Roma. Nel frattempo, vi anticipo una piccola novità
che ci riguarda: tra qualche giorno passerò la mano. "La città ne
parla" avrà in me un'attenta lettrice, ma il dialogo con voi continuerà
con un nuovo interlocutore. A domani, intanto. mlatella@rcs.it.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE L'attesa Il comitato elettorale deluso dalle percentuali La carta
di Francesco Recuperare a sinistra e nel mondo gay L'ex sindaco in cerca di nuove
alleanze ROMA - Quando Francesco Rutelli è preoccupato, si vede. Mette su una
faccia lunga, amareggiata, un po' sordiana (dalla maschera, mitica, di Alberto
Sordi, ndr). Barbara Palombelli, questa faccia la conosce bene. Meno male che
ci sono le mogli, in certi momenti. E gli amici. è un comitato elettorale
tetro, buio, angusto. "Antico mulino biondo ", quartiere Ostiense,
pozzanghere melmose alla fine del ponte di ferro: Roma è piena di posti così.
La stanza dove il candidato sindaco Rutelli aspetta (spera?) d'essere rieletto
per la terza volta (già al Campidoglio dal 1993 al 2001) è in fondo al
corridoio di archi a volta, con i mattoncini, con le faccette tenere ed
emozionate dei candidati al consiglio comunale, con Paolo Gentiloni e Linda
Lanzillotta - vecchia fidata guardia d'onore dei bei tempi andati della
Margherita - che camminano avanti e indietro, si fermano, chiedono, riflettono,
scuotono la testa, allargano le braccia, sospirano e poi vengono avanti a capo
chino, con un filo di voce: "è più dura del previsto, purtroppo".
Gentiloni è uno misurato, responsabile. Non sorrise nemmeno il giorno che Prodi
lo nominò ministro delle Comunicazioni: "Cerchiamo di tenere la bandiera
del Pd alta, facciamo barricate a Roma... ma, certo, se le percentuali sono
queste...". I numeri, le percentuali: si andrà avanti nella notte, è
sicuro. Ma per capirci: il rischio terribile e concreto, possibilissimo, è che
il consenso espresso nei confronti di Rutelli sia piuttosto (se non abbastanza
o addirittura parecchio) più basso del dato raccolto a Roma, nella tornata
politica, dall'intero centrosinistra. Cerchiamo di capirci. A mezza sera,
Rutelli naviga - nelle proiezioni - intorno al 45%; Alemanno insegue con circa
quattro punti di ritardo. Non casualmente, Massimo Brutti, ex senatore diessino
uscente e capolista del Pd al consiglio comunale, un tipo allergico alla
menzogna politica, considera: "Aspettiamo... e speriamo... e auguriamoci
che...". Luigi Zanda va via fingendo serenità: "Il ballottaggio era nelle
cose... ". Magari non con queste percentuali. "Mah...". Forbice
stretta, ballottaggio incerto. "Eppure tra Alemanno e Francesco c'è una
tale differenza di statura politica che...". La voce di Zanda in
dissolvenza. Ma come ansiosa, nervosa, incerta. Lui che va via e sul
megaschermo collegato con Sky, ecco Berlusconi in
diretta. Piccola folla di militanti che qui ascolta in atmosfera da funerale.
Cronisti che si lamentano perché la sala stampa non è dotata di televisioni,
manca l'acqua, si va al bagno scortati da uomini della sicurezza comprensivi e
muscolosi. Nel percorso, s'incrocia la Lanzillotta: "I dati sono
preoccupanti. Ma noi manteniamo la calma, capito?". Capito. Però Rutelli è
di là, che fa calcoli, in solitudine. Hanno chiamato Veltroni e D'Alema? "Va beh... tanto, al ballottaggio, ci prenderemo
la rivincita". Gianni Borgna, ex assessore alla Cultura della città:
"D'altra parte, ai ballottaggi vincenti, siamo abituati. Ricordo un
Rutelli- Fini, e poi un Veltroni-Tajani... Certo, però, un ballottaggio è sempre un'incognita...".
Così, nella notte, s'apre l'intricato capitolo alleanze. A sinistra, Rutelli
può guardare a "Sinistra critica" e a Franco Grillini (socialisti,
gay, trans, transgender). Ma se cerca al centro, trova gli incompatibili Luciano
Ciocchetti (Udc) e Mario Baccini (La rosa bianca). Allearsi, lo intuite, non
sarà facile (e già adesso i più perfidi ironizzano: il cardinal Camillo Ruini,
che con Rutelli è in grandi rapporti, cosa suggerisce?). Fabrizio Roncone Il
ritorno Francesco Rutelli è già stato sindaco di Roma dal 1993 al 2001.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Rutelli va al ballottaggio per il Campidoglio Meno consensi delle
Politiche. Alemanno chiama gli elettori del fronte avversario Alla Camera la capitale
ha portato a Pd, Idv e Sinistra arcobaleno quasi il 50%; l'ex sindaco ha preso
5 punti in meno ROMA - Poco dopo le sette della sera, durante la conferenza
stampa di Berlusconi, Alemanno si avvicina a Fini e
gli sussurra all'orecchio i dati della seconda proiezione, poi glieli mostra
trascritti su un foglietto e Fini sorride, accarezza l'aria con un gesto ampio
come il consenso che sembra arrivare da Roma; alla stessa ora, al quartier
generale di Rutelli, si fa di conto e i conti non tornano: alla Camera, Roma ha
portato a Pd, Idv e Sinistra Arcobaleno una percentuale che sfiora il cinquanta
per cento; a questo punto, poco dopo le sette della sera, appare chiaro che
Rutelli non è riuscito a cavalcare l'onda che fa della Capitale, ormai da
quindici anni, una città di centrosinistra. A Roma si va dunque al ballottaggio
(trenta per cento delle sezioni scrutinate, Rutelli al 46 e Alemanno al 40) ma
il risultato parziale è tutto fuorché un pareggio: in serata, nel centro di
Roma, dopo il comizio di Berlusconi al Pantheon, i
clacson delle auto suonano a festa; invece, verso le nove, nel quartier
generale di Rutelli parte la controffensiva. L'operazione politica è chiara e
semplice, trasformare il ballottaggio in una rivincita totale, su Berlusconi e sui risultati che, un po' ovunque in Italia,
premiano il Pdl: "è una partita aperta, certo - dice Rutelli - ma questo
potrà permettere non soltanto di rinnovare e consolidare il governo di Roma, ma
anche di cogliere una rivincita importante dopo il voto delle elezioni
politiche, regionali e amministrative ". Come dire: da Roma partirà la
riscossa. Un modo per motivare quell'elettorato che, fin qui, sembra aver contribuito più alla causa di Veltroni alla
Camera che alla conquista del Campidoglio. Al Pantheon, nel cuore della città,
anche il Pdl attacca: sia l'avversario di oggi, Rutelli, sia lo sfidante di
ieri, Veltroni; dice Alemanno: "Se questi primi dati dovessero essere
confermati anche solo in parte, da Roma verrebbe una lezione: non si può fare
politica senza tenere presente la realtà, solo con l'ipocrisia ".
Gianfranco Fini sposta l'obiettivo sul futuro immediato, sul ballottaggio:
"C'è bisogno di un supplemento di mobilitazione perché c'è davvero la
possibilità concreta di un en plein". E Alemanno fa partire un appello
agli elettori, i suoi e tutti, inclusi quelli di centrosinistra: "Penso
all'Udc, che in questi anni ha portato avanti una dura opposizione contro Veltroni" ma anche e soprattutto "a tutte le altre
liste, inclusi agli elettori di centrosinistra". Alemanno dice che
"c'è la possibilità di cambiare Roma, non è in gioco né la destra né la
sinistra, ma il cambiamento e quindi serve una svolta. Facciamola
insieme". Difficile immaginare quale contributo potrà arrivargli dagli
elettori del centrosinistra, ma è semplice prevedere quello che potrebbe
arrivargli da La Destra. Francesco Storace lascia intendere che non gli
interessa trattare per ottenere incarichi e poltrone ("Il mio problema non
è un assessorato") e che però presto si deciderà. Inutile al momento il
pressing del candidato alla presidenza della Provincia, Teodoro Buontempo:
"Domani - dice Storace - comunicherò le mie decisioni all'esecutivo".
In molti danno per scontato il sì di Storace, mentre il centrosinistra potrebbe
scegliere di allargare la coalizione verso il centro, visto che il segretario
romano del Prc, Massimiliano Smeriglio, ha accolto l'ipotesi senza drammi:
"Se serviranno nuove alleanze siamo disponibili a verificarle". Per
Casini l'Udc deciderà chi sostenere al ballottaggio "con le
primarie". Goffredo Bettini (Pd) fa notare che Rutelli "ha staccato
il suo avversario. Il ballottaggio renderà chiaro ai romani il pericolo, la
vittoria della destra sarebbe distruttiva. Ora si deciderà il futuro di
Roma". Sfidante Gianni Alemanno, candidato del Pdl al Comune di Roma,
sfiderà Rutelli al ballottaggio Alessandro Capponi.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE Il caso Alto Adige La Svp: "Ci stiamo leccando le ferite"
MILANO - La SÜdtiroler volkspartei, storico partito delle minoranze tedesche e
ladine dell'Alto Adige, per la prima volta nella sua storia (cominciata nel
1945) è scesa sotto la soglia del 50%. Alla Camera ha infatti conquistato il
44.3%, contro il 53,4 del 2006. "Wahl-Desaster fuer die Svp", ossia
"Voto-disastro per la la Svp", ha titolato il quotidiano altoatesino
in lingua tedesca. "Ci stiamo leccando le ferite", ha risposto il
segretario Elmar Pichler Rolle. Che poi ha cercato di spiegare l'emorragia dei
voti con lo scontro fra le due posizioni che si sono fronteggiate nella Svp:
una a favore della linea fuori dai blocchi (sostenuta dallo
stesso Pichler Rolle) e l'altra pro-Veltroni
sponsorizzata dal senatore Oskar Peterlini. "Il nostro essere fuori dai
blocchi - ha detto il segretario - è stato spiegato male e può essere stato
interpretato in alcuni casi come un appello a votare per Berlusconi. Occorre un ripensamento radicale sul modo di comunicare con la
base". Elmar Pichler Rolle, 48 anni, è l'obmann (il segretario
politico) della SÜdtiroler volkspartei dal 2004 ed è stato riconfermato
vicesindaco di Bolzano nel 2005.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 20 autore: di
RENATO MANNHEIMER categoria: REDAZIONALE L'analisi dei flussi Il fenomeno della
Lega con i suoi sostenitori "trasversali" Elettori di sinistra in
fuga verso il Pd La metamorfosi dei centristi Il comportamento elettorale di
domenica e lunedì ha messo in luce due tendenze diffuse, assai significative e
tali, secondo alcuni, da sconvolgere l'assetto politico tradizionale e dare
inizio, forse, alla "terza Repubblica". 1) La polarizzazione, vale a
dire la concentrazione del voto in un numero esiguo di partiti, ciò che porterà
alla costituzione di pochi gruppi parlamentari e, auspicabilmente, ad un
miglior funzionamento di Camera e Senato. Il fenomeno è
stato determinato sia dalle iniziative di Veltroni e Berlusconi in termini di offerta partitica, sia dalla consistente
limitazione determinata dalle soglie di accesso al Parlamento previste dalla
legge, sia, soprattutto, dalle scelte degli elettori. La vittima maggiore di
questa tendenza è stata la Sinistra radicale. Le prime stime sui flussi
di voto suggeriscono infatti che solo una minoranza degli elettori al 2006 per
i partiti della Sinistra l'Arcobaleno abbia riconfermato oggi la propria
fiducia alla formazione di Bertinotti. Gran parte dei restanti ha voluto dare un
voto "utile" o "punire" la Sinistra estrema per avere in
qualche misura ostacolato l'azione del passato governo Prodi. Quella del
"no" a molte questioni e decisioni è stata, evidentemente, una
politica che gli elettori non hanno apprezzato. Un'altra quota significativa di
ex votanti per le componenti della Sinistra radicale ha voluto manifestare
invece il proprio disagio rifugiandosi nell' astensione. Ma c'è anche chi ha
scelto una diversa radicalità, optando per la Lega e, soprattutto, per Di
Pietro. Chi ha guadagnato maggiormente dalla disfatta della Sinistra
l'Arcobaleno è stato il Pd. Che ha tuttavia ceduto una parte consistente dei
propri voti del 2006 all'Udc. Quest' ultima ha dunque visto al suo interno un
ricambio notevole, tanto che il suo elettorato attuale parrebbe composto solo
per due terzi dai suoi votanti "storici" del 2006. 2) La
radicalizzazione. Si tratta di un aspetto forse un po' trascurato nei primi
commenti, ma connotante fortemente i risultati, tanto da essere, secondo alcuni,
addirittura prevalente. Non è un caso, infatti, che i successi più eclatanti in
entrambi gli schieramenti siano legati all'affermazione di forze, appunto, più
radicali, come l'Idv e la Lega. L'exploit di quest'ultima mostra come si sia
andato estendendo anche nel nostro Paese un segmento di elettorato slegato
dalla tradizionale contrapposizione sinistra/ destra. La Lega è infatti da
questo punto di vista "trasversale", tanto che la maggioranza dei
suoi elettori tende a definirsi, talvolta sbrigativamente, di "centro
". Lo è anche nella composizione sociale, che vede accomunati, in nome
degli interessi territoriali, percepiti come prevalenti, gli strati più
diversi: operai, imprenditori, casalinghe, disoccupati. Insomma, il sistema
politico italiano è cambiato di colpo, quasi rivoluzionandosi. Si è
semplificato, ha visto accentuarsi le componenti radicali e, specialmente, vede
l'affermarsi di una forza territoriale che è giunta a costituire, sulla base
dei consensi ricevuti, il terzo partito del Paese. L'Udc Il suo bacino attuale
parrebbe composto solo per due terzi da quello "storico" del 2006.
( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-04-16 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE La campagna Alessandro Amadori Maglie nere e sobrietà "Così il
Cavaliere ha capito l'Italia" MILANO - "Ha notato quei maglioncini
neri? Quel vestire più modesto, un po' tetro, meno aziendale? L'atteggiamento
più maturo, intimista, quasi mesto? In certi momenti faceva tenerezza, veniva
voglia di votarlo...". Il berlusconismo trionfa anche con Berlusconi sottotono? "Eh no! Qui sta il suo genio! Berlusconi ha un rapporto quasi messianico con l'opinione
pubblica e anche stavolta ha interpretato l'umore del Paese...".
Alessandro Amadori, psicologo e fondatore di "Coesis Research",
autore di due libri ("Mi consenta" 1 e 2) di analisi del fenomeno Berlusconi, vede nel successo del Pdl l'ultima e più
funambolica evoluzione del berlusconismo, "gli amici di An si
arrabbieranno, ma ho la sensazione che il Pdl sia al momento dominato dalla
figura del Cavaliere, lo stesso Fini ha prudentemente assunto un ruolo
defilato...". Che è successo? "Negli ultimi tempi abbiamo fatto una
quantità di focus group tra gli elettori in giro per l'Italia, e il sentimento
dominante non era né l'antipolitica né la rabbia né niente del genere. Era la
paura. C'è un Paese spaventato che teme di perdere il benessere e diventare,
lentamente, l'Argentina d'Europa". E Berlusconi lo ha capito? "Lo ha sentito. L'inconscio collettivo non è
una invenzione di Jung, esiste, è quella somma di stati d'animo individuali che
nel mondo anglosassone chiamano "sentimenti". Vede, Veltroni è stato bravissimo, però ci parlava di un Paese che non era
l'Italia, è entrato in dissonanza con il sentimento collettivo". La
mestizia invece ha funzionato? "In un certo senso sì. Berlusconi
ha fatto una campagna elettorale stranissima, irriconoscibile. è comparso meno,
non ha tirato fuori fuochi d'artificio né ha festeggiato, ha parlato di lacrime
e sangue, anche la sua fisicità più sofferente era in armonia con il resto. E
ha vinto in modo uniforme in tutta Italia perché uniforme è quel sentimento
". Ne parla come di Zelig... "Il berlusconismo è come il peronismo o
il gaullismo. Fenomeni diversissimi ma che hanno in comune una leadership
messianica che sta con il proprio Paese in rapporto simbiotico. Sa
interpretarne l'anima di volta in volta, sa evolversi". Ora il
berlusconismo pare essersi consolidato, no? "Berlusconi
è irripetibile, non c'è un caso analogo nella storia repubblicana, e in questo
senso lo è anche il berlusconismo. Però... ". Però? "C'è un tratto
comune a tutti i partiti che impropriamente sono definiti conservatori: il
pragmatismo. Col tempo anche la dimensione del "sogno" di Forza Italia
è sfumata, per lasciare spazio all'immagine di chi sa risolvere i problemi
concreti. Questa è l'eredità destinata a durare". \\ è un fenomeno analogo
al peronismo o al gaullismo: un rapporto simbiotico con la società G. G. V.
( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 91 del 2008-04-16
pagina 2 Il secondo turno coinvolgerà anche molti municipi di Redazione Storico
successo per il centrodestra che dovrebbe evitare il ballottaggio alla
Cassia-Vigna Clara Qui, come è successo per il voto per il sindaco, le sorprese
non mancano. Solo in due municipi su 19 la coalizione che appoggia Rutelli
supera il cinquanta per cento dei consensi, mentre il ballottaggio sembra
scongiurato anche nel XX (già appannaggio nella passata consiliatura del
centro-destra). Va sottolineato che come accade per il voto
capitolino anche nei municipi il centro-sinistra di Veltroni e Rutelli
si appoggia alla Sinistra Arcobaleno, in un'allenza che sul piano nazionale
hanno palesemente rifiutato. Ma andiamo con ordine, leggendo i dati finora in
nostro possesso. Del risultato nella circoscrizione di Cassia-Vigna Clara
abbiamo già detto. Per il partito di Berlusconi
e Fini alla Camera hanno votato il 48,4 per cento degli elettori mentre per il
Alemanno si è espresso oltre il 50 per cento degli elettori. Se si potessero
proiettare i risultati per la Camera e per il Comune sul voto municipale,
quindi, si potrebbe scongiurare il ballottaggio anche nel VI Municipio
(Tuscolano) e nell'XI (Ardeatino). In entrambi i casi il quorum del 50 per
cento dei voti viene superato di poche centinaia di voti dalla coalizione di
centro-sinistra. Con questi primi risultati appare evidente che il ballottaggio
potrebbe riguardare la maggior parte dei candidati ai municipi della Capitale
e, dal momento in cui il secondo turno per il Campidoglio appare una granitica
certezza, il voto per i municipi conserva una sua strategica importanza.
"A Roma abbiamo avuto risultati straordinari. La città si è svegliata e
abbiamo recuperato 100mila voti rispetto al 2006". A parlare è il
coordinatore regionale di Forza Italia, Francesco Giro. Il successo, secondo Giro,
"non si è fermato soltanto a Roma ma si è registrato anche nella sua
provincia e nelle altre città del regione come nella provincia di Latina dove i
risultati, sfiorando il 55%, sono al di sopra di ogni aspettativa". Una
volta accertato, dati alla mano (Rutelli fermo al 46 per cento con Alemanno al
40) il secondo turno per la scelta del sindaco, la battaglia per la scelta dei
mini-sindaci acquista un valore ulteriore. Basti pensare ad alcuni risultati
che di certo faranno discutere: come il risultato nell'VIII (Tor Bella Monaca)
dove Alemanno passerebbe il primo turno davanti al suo avversario; o il mancato
raggiungimento del quorum necessario per evitare il ballottaggio nel primo
Municipio, dove il centro-sinistra d'antan si fermerebbe al 48 per cento. Gli
apparentamenti possibili al secondo turno, poi, potrebbero dare il colpo di
grazia alle speranze degli uomini di Rutelli. L'ex sindaco ha già infatti
raccolto tutto ciò che poteva raccogliere mentre Alemano e gli aspiranti
mini-sindaci del centro-destra hanno ancora margine di manovra. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 91 del 2008-04-16
pagina
( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 91 del 2008-04-16
pagina 4 Il Principato di Seborga "elegge" il Cavaliere di Federico
Casabella A Propata il Pd al 56,3 per cento, il Pdl fa meglio a Portofino.
Levanto va a Sinistra (...) tra le curiosità maggiori del voto nella nostra
terra. La sorpresa di questa tornata elettorale è sicuramente il successo della
Lega Nord che in Liguria ha raddoppiato il numero dei voti rispetto al 2006.
Una vittoria bagnata dall'elezione di due deputati ed un senatore e
giustificata da un gran numero di consensi di voti raccolti non solo a Genova e
nelle altre città, ma soprattutto in molti paesi dell'entroterra. La media
regionale è di quasi il 7% ma il Carroccio ha toccato il
( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 91 del 2008-04-16
pagina 5 Ichino: pronto a collaborare col governo di Livio Caputo Il
giuslavorista, neoeletto Pd, rivela: potrei lavorare con il centrodestra per
combattere fannulloni e inefficienze negli enti pubblici Le aperture che Silvio
Berlusconi sta facendo all'opposizione, un po' sul
modello di Sarkozy, potrebbero conseguire un primo risultato proprio a Milano.
Già il 9 aprile, quattro giorni prima delle elezioni, il leader del Popolo
della libertà aveva giudicato "un errore" non avere offerto un posto
in lista a Pietro Ichino, il giuslavorista ex dirigente della Cgil ed ex
deputato del Pci che oggi è diventato uno dei più severi critici del sindacato
e il fautore di una radicale riforma del mercato del lavoro. Ichino, ora eletto al Senato in Lombardia per il partito di Veltroni in un posto sicuro, aveva replicato che non avrebbe comunque
accettato l'offerta, perché nel Pd "si trova più a suo agio" e perché
"il programma del Pdl in tema di politiche del lavoro è di una povertà
disarmante". Ma poi aveva portato, a sostegno della sua tesi, due
argomenti non proprio decisivi: una (presunta) chiusura del centrodestra
agli investimenti stranieri e il progetto per la detassazione degli
straordinari, a suo avviso sbagliato perché, "dal momento che questi sono
fatti per i quattro quinti dagli uomini, penalizza il lavoro femminile".
Ora che la campagna elettorale è finita e quindi non può più essere accusato di
intelligenza con il nemico, Ichino appare tuttavia molto più possibilista.
Ieri, al termine di un suo intervento a un Inter-Rotary, ha risposto a una mia
domanda sulla possibilità che egli risponda a una chiamata di Berlusconi reiterando le sue differenze con Tremonti e altri
esponenti del Pdl, ma aggiungendo di non avere preclusioni se il nuovo governo
fosse interessato alla realizzazione delle sue idee. Tra i progetti di Ichino
che potrebbero interessare il governo di centrodestra sono la lotta ai
"nullafacenti" della pubblica amministrazione, un piano per
correggerne le inefficienze attraverso la costituzione di nuclei di valutazione
indipendenti in tutti i comparti, una riforma della disciplina dei
licenziamenti limitativa dell'art.18 e una riforma dei contratti di lavoro
tendente a eliminare gradualmente le differenze tra lavoratori a tempo
indeterminato e precari. Queste idee sono osteggiate da vari esponenti del suo
schieramento, mentre appaiono abbastanza in sintonia con gli obbiettivi del
Pdl. Ieri, in un intervento radiofonico, Berlusconi ha
detto che "nel programma del partito di opposizione ci sono molti punti
sovrapponibili al nostro". Se davvero intende, come ha fatto il presidente
francese, avvalersi anche dei migliori cervelli del centrosinistra per
realizzarli, Pietro Ichino potrebbe essere l'uomo giusto da cui cominciare. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 91 del 2008-04-16
pagina 3 "Subito l'abolizione dell'Ici e il bonus bebè" di Fabrizio
De Feo Berlusconi deciso a mettere subito mano alla
macchina dello Stato. Sicurezza, emergenza rifiuti e Alitalia le altre priorità
da Roma "Mi sento molto diverso dal Berlusconi
dei primi giorni del 2001. Conosco la macchina pubblica, posso essere
immediatamente operativo per il bene del Paese e dei cittadini". Serenità,
pragmatismo e continuità rispetto alla sua precedente esperienza di governo. Ma
anche la volontà di presentarsi subito come "l'uomo del fare" e far
girare subito il motore del nuovo governo, senza perdere troppo tempo nella
celebrazione dei riti della politica. Alla prima conferenza stampa dopo il
successo elettorale Silvio Berlusconi mette al bando i
trionfalismi e inizia subito a dettare una prima traccia del programma dei
primi cento giorni, con alcuni obiettivi concreti e immediati (sicurezza,
federalismo, soluzione dell'emergenza rifiuti e dell'intricata questione
Alitalia, alleggerimenti fiscali). Il presidente del Consiglio in pectore ci
tiene, però, anche a inviare messaggi mirati agli osservatori internazionali.
In giornata ha ricevuto le telefonate dei maggiori leader mondiali, da Nicolas
Sarkozy a George Bush, fino ad Angela Merkel e Gordon Brown. Tutti leader più
giovani di lui. E così, scherzando sulla sua età, si ritaglia il ruolo di pater
familias dell'Unione europea che fu di François Mitterrand nella prima metà
degli anni '90 e si propone come leader di una nuova Europa protagonista nel
mondo. Per quanto riguarda il capitolo del dialogo con l'opposizione, Berlusconi risponde secco: "Una parte politica vince
con nove punti di vantaggio e all'altra parte dovrebbe dare le due cariche
istituzionali più importanti?". Dopodiché il Cavaliere si passa la mano
sopra la fronte, come a dire: "Mica c'è scritto giocondo...". In ogni
caso "io sarei felice di un confronto con le opposizioni. In questo senso
l'ipotesi che formino un governo ombra mi sembra positiva. Inoltre nel
programma del Pd ci sono molti punti sovrapponibili con il nostro. Se le
sinistre volessero aggiungere il loro voto al nostro, sarebbe
meraviglioso". Poi il leader del centrodestra torna sulla presidenza delle
Camere. "Il Senato sarà coperto da una persona di prestigio del nostro
partito. Entro questa settimana sceglierò la squadra di governo insieme agli
alleati". Berlusconi conferma che i primi due
problemi che affronterà saranno i rifiuti di Napoli ("starò nella città
partenopea tre giorni a settimana e verrò via solo quando avrò la certezza di
avere avviato il problema dei rifiuti verso la soluzione definitiva. Vista
l'importanza del problema creeremo un sottosegretario che si occupi sempre
dell'emergenza rifiuti") e la questione Alitalia. "Non ci saranno
soverchie difficoltà per avere una compagine italiana per Alitalia. Per fortuna
siamo intervenuti". Si sofferma, poi, a ricordare lo scetticismo che ha
circondato le sue previsioni pre-voto. "Le cifre del nostro vantaggio
erano quelle che davo io in campagna elettorale. Mi sembrava di essere
Cassandra, non mi credevano". E rispedisce subito al mittente il tentativo
della sinistra di accreditare l'immagine di un governo schiavo degli umori
della Lega. "Ho sentito qualcuno dire che la Lega comanderà. La Lega è
sempre stata molto ragionevole al tavolo delle decisioni. Oggi, poi, il legame
è rafforzato dall'amicizia che si è creata con Bossi nel periodo della sua
malattia". Un giornalista, a quel punto, gli chiede se l'assenza della
sinistra in Parlamento sia un danno per la democrazia. "La sinistra c'è:
si chiama Pd. Mi sento vicinissimo a Bertinotti. Quando avrò un po' di tempo lo
inviterò a cena e gli esprimerò la mia vicinanza". C'è spazio, poi, per
ricordare l'intenzione di procedere con alcuni provvedimenti che andranno a
impattare in positivo sulle tasche degli italiani. Quali? Innanzitutto
"l'abolizione dell'Ici nel primo Consiglio dei ministri insieme alla
detassazione degli straordinari, al premio di produttività e a un bonus di 1000
euro per i nuovi nati". Ma anche "una riduzione delle tasse sulla
proprietà" e in particolare "delle imposte sulla successione, sulle
donazioni, sul bollo auto e moto". Berlusconi
assicura che ai vertici dei principali gruppi italiani a partecipazione
pubblica non ci saranno rivoluzioni e i manager saranno "quasi tutti
confermati". E derubrica il referendum elettorale come un esercizio ormai
inutile. "L'attuale legge ha fornito risultati storici. Penso che il
referendum possa essere tranquillamente bocciato dalla maggioranza dei cittadini".
Poi il siparietto finale. Quando una cronista gli chiede per quale motivo
piaccia tanto agli italiani, la battuta arriva immediata: "Perché sono
giovane". Quindi il futuro premier racconta un
aneddoto: "Ho saputo che una signora russa ha chiesto a un'alta autorità
del suo Paese, guardando le foto mie e di Veltroni, quale
fosse il più giovane dei due". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 91 del 2008-04-16
pagina 5 Prove tecniche di dialogo per le riforme bipartisan di Adalberto
Signore L'idea: commissione con esperti d'area da Roma Le diplomazie parallele,
raccontano gli sherpa dell'uno e dell'altro schieramento, non hanno mai smesso
di lavorare. Nemmeno nelle ore che hanno preceduto il voto,
quando Berlusconi e Veltroni sono passati dal fioretto ai guantoni. E un segnale in questo
senso il Cavaliere l'ha dato già lunedì sera, quando nella sua prima
dichiarazione pubblica da premier in pectore si è detto disponibile a dialogare
con l'opposizione sulle riforme. Una linea confermata qualche ora prima
da Veltroni, che a urne ancora aperte ha chiamato il
leader del Pdl per congratularsi della vittoria. Una legislatura che parte
certamente con un passo diverso rispetto al passato, tanto che Berlusconi e Bettini - "attraverso un comune
amico", spiega il primo riferendosi a Gianni Letta - hanno già in agenda
un faccia a faccia per i prossimi giorni. Sarà allora che si inizierà a fare
chiarezza su come e quali punti saranno oggetto del confronto. D'altra parte, Berlusconi e Veltroni hanno più
d'un motivo per cercare di impostare un rapporto tra i poli diverso dal
passato. Soprattutto in prospettiva, visto che il primo spera in una
legislatura che possa essere costituente e completare la transizione italiana
("voglio restare nella storia del mio Paese come uno statista",
diceva lunedì sera) e il secondo ha come obiettivo quello di restare in sella
al Pd per poter correre di nuovo per Palazzo Chigi al prossimo giro. Quello che
deciderà il Parlamento che eleggerà il nuovo capo dello Stato. Insomma, che
possa esserci davvero un confronto bipartisan è più che probabile. Scartata
l'ipotesi Bicamerale, anche una soluzione sul modello Attali non sembra
affascinare il Cavaliere: "Ho letto quasi per intero il rapporto e non ho
trovato idee sconvolgenti. La sua notorietà non è pari ai suoi meriti". La
strada che stanno battendo le diplomazie di Pdl e Pd, invece, è quella di un
tavolo sulla falsariga della Commissione Balladur. Non a caso Gaetano
Quagliariello, uno degli sherpa azzurri, a fine marzo è andato a Parigi per
incontrare Edouard Balladur e alcuni dirigenti dell'Ump di Sarkozy. L'idea,
dunque, sarebbe quella di una commissione esterna di esperti d'area piuttosto
che vera e propria espressione dei partiti. Quello che il Cavaliere definisce
"un comitato di belle menti in grado di darci suggerimenti". Un
tavolo che dovrebbe lavorare su mandato del Parlamento su tre fronti: forma di
Stato (riforma del Titolo V), forma di governo (poteri del premier) e bicameralismo.
E stilare un rapporto che verrebbe poi discusso dalle commissioni competenti di
Camera e Senato. Una strada, spiega Quagliariello, che avrebbe il pregio di
"coinvolgere nel dibattito anche quelle aree rimaste senza rappresentanza
parlamentare". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 91 del 2008-04-16
pagina 11 Quelli che giuravano: "Vinceremo" di Paola Setti Il coro di
Pd, Udc, Destra e Sinistra: "Stiamo andando alla
grande" da Milano Quando Walter Veltroni diceva:
"Noi siamo come la Nazionale del 1982: nessuno pensava che ce la potessimo
fare, poi abbiamo vinto il Mondiale". E quando Fabio Mussi avvertiva:
"La Sinistra rinnovata sono sicuro che avrà peso nel futuro del
Paese". Era l'8 aprile, maledetti sondaggisti. Poi il Pd ha perso
la partita e la Sinistra pesa un futuro fuori dal Parlamento. Non se lo
aspettavano, ecco. Anche il giorno del voto, a urne appena chiuse, tutta colpa
degli exit poll. Al loft del Pd c'era Ermete Realacci che ne infilava una
dietro l'altra all'urlo di: "La rimonta è evidente, chi parlava di
distacco di 8-10 punti aveva la lingua biforcuta". Gli dava corda Giuseppe
Fioroni: "Se c'è una cosa chiara è che i dieci punti di distacco non ci
sono". Vero, sono nove. Sulle prime previsioni dei risultati li hanno
dovuti portare via per evitargli il pubblico ludibrio. Rilette oggi, le
"ultime parole famose" suonano impietose. Gli sms di Pier Ferdinando
Casini ai suoi, per dire. "Cari amici, le cose non vanno bene, ma
benissimo!!" esultava il leader dell'Udc il 30 marzo scorso. Quindi:
"Non rispondete alle provocazioni di Berlusconi
sul voto disgiunto o su quello utile", anzi, "rispondete ironizzando
e con serenità", perché "è solo il segno della loro debolezza".
Se mai, diceva qualche giorno dopo a Porta a Porta: "Io punto a essere
determinante nella prossima legislatura", di più: "Io corro per
governare" e "al Senato saremo indispensabili". E invece tre
senatori sui 167 del centrodestra e i 137 del centrosinistra, ha conquistato.
Ora, è vero. In campagna elettorale l'opinione pubblica va galvanizzata, non
smontata, e allora troppo realismo è insano. Solo che il confine con la
spocchia è labile. Così, per un Massimo D'Alema che a cinque giorni dal voto
nel tentativo di aggrapparsi a un Sud demotivato faceva scorrere le unghie sul
vetro: i voti si stanno "spostando e il movimento è tutto in favore
nostro", un mesetto prima c'era un Matteo Colaninno che a Milano la
metteva giù con una certa spavalderia: "Saremo noi a vincere le elezioni e
a guidare il Paese, non ho dubbi". Baldanzoso Giuliano Ferrara: "Porterò
alla Camera almeno 20-25 deputati per un piano alla vita", poi ha dovuto
ammettere la "catastrofe" dello zerovirgola. Impavido Fausto
Bertinotti, che preconizzava "una Sinistra influente e non una minoranza
riottosa, chiusa in un enclave". Già. Insolente Francesco Storace:
"La verità è che il Pdl ha il terrore delle nostre candidature". Mah.
E via tutti quanti a dire che tanto al Senato sarà pareggio, figurarsi, e
allora "mi candido a guidare il Paese" si offriva Casini, "Pd e
Pdl dovranno fare un passo indietro" per un governo guidato da un soggetto
terzo enunciava Mussi. Poi c'era stata la storia delle armi, Umberto Bossi al
Nord e Raffaele Lombardo al Sud a parlare di imbracciare i fucili e il
centrosinistra tutto a gridare all'autogol: "Tra fucili padani e siciliani
da stamattina siamo più certi di poter vincere" gongolava Nicola Latorre
del Pd. E invece. Ma la frase epica resta quella di un ormai esaltato Veltroni: "Sui nostri cartelli c'è scritta la frase
"si può fare". Il 14 aprile scriveremo "ce l'abbiamo
fatta"". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 91 del 2008-04-16
pagina 14 De Mita, fine corsa dopo 45 anni di Redazione Con l'Udc in Campania
fallisce l'ultimo sogno dell'uomo di Nusco: ottiene il 6,8% ma stavolta non
conquista il Senato da Roma "Se non con voi, starò contro di voi!".
Le ultime parole famose, di un paio di mesi fa, non gli hanno portato fortuna.
Ciriaco De Mita è out. Fuori dal Parlamento dopo 45 anni trascorsi quasi
ininterrottamente. E giusto a 20 anni dal giorno (era, guarda te il caso, il 13
aprile del 1988) in cui divenne il politico numero uno d'Italia, riuscendo a
sommare l'incarico di presidente del Consiglio a quello di segretario a Dc, il
partito di maggioranza relativa che dal '48 dominava la scena. Niente da fare
per l'uomo di Avellino che, cacciato dalla porta da Veltroni ed i suoi in ragione di un "rinnovamento"
generazionale, ha tentato di rientrare dalla finestra dell'Udc, candidandosi
nella sua Campania. Il partito di Casini e Tabacci ci credeva. Ben note le
simpatie su cui l'ottantenne di Nusco poteva contare dall'Irpinia fino a
Napoli. E invece, niente da fare: ha fatto toccare all'Udc un buon 6,8%
nel voto per il Senato, ma non sufficiente a varcare l'asticella dell'8% per
l'ingresso a palazzo Madama. Stop dopo 11 legislature. L'uomo di Nusco aveva
fatto il suo ingresso a Montecitorio nel lontano 1963: si era ancora in pieno
boom, al Quirinale c'era Segni, padre del Mariotto referendario che negli anni
'90 col suo referendum sui voti di preferenza mandò in crisi la prima
repubblica, a palazzo Chigi sedeva Giovanni Leone che avrebbe più tardi preso
la via del Colle e il centro-sinistra che avrebbe contrassegnato un trentennio
di vita italiana, era ancora lontano dal concretizzarsi. Proprio De Mita ne fu
uno degli aruspici: piazzatosi nella corrente detta di "base" che
faceva capo a Giovanni Marcora chiedeva a gran voce l'apertura al Psi di cui
più tardi divenne il più fiero avversario, duellando a lungo e a tratti con
cattiveria con Craxi. Ne ha viste di cose "l'intellettuale della Magna
Grecia", come lo ribattezzò con un pizzico di perfidia Gianni Agnelli.
Della prima repubblica, e in parte anche della seconda, è stato uno dei
personaggi di riferimento principali. Da poco aveva compiuto gli 80 anni (era
nato a Nusco il 2 febbraio del 1928 nella modesta famiglia di un sarto) e aveva
ricevuto a casa sua per l'occasione il solito Gotha del centro-sinistra
chiamato dai figli per i tradizionali auguri che si sentì dire che la sua
carriera politica era giunta al capolinea. Proprio Veltroni,
assente per l'occasione mondana, pare gli avesse mandato un biglietto e De Mita
fece sapere, asprigno, in replica: "Mi ha mandato un biglietto dicendo che
i miei 80 anni sono 80 anni di democrazia. Ma io mi ribello a chi vuol far
prevalere l'età rispetto all'intelligenza!". Lui, di cervello, ha ritenuto
sempre di averne ben oltre la media e non l'ha nascosto mai a nessuno
trascinando sottobraccio, uno ad uno, parlamentari e giornalisti che
pullulavano nel Transatlantico prima che prendesse piede l'assenteismo a
Montecitorio tranne che nei giorni delle grandi occasioni. Cercava di
convincere tutti della bontà delle sue tesi. Un Berlusconi
antemarcia che però col Cavaliere ha sempre avuto un pessimo rapporto
(ammorbiditosi poi col passar del tempo) per via delle sue reti Fininvest che a
suo dire non solo danneggiavano l'amicone del cuore Biagio Agnes (con cui
invece ha rotto), ma soprattutto perché a suo modo di vedere davano una mano a
Bettino Craxi, divenuto il suo antagonista principale e a cui dovette cedere a
lungo palazzo Chigi per mantenere l'alleanza col Psi. Il 13 aprile del 1988
ottenne la sua rivincita entrando a palazzo Chigi. Ci potè però rimanere solo
un anno. Le solite congiure dc lo fecero fuori senza complimenti dopo che si
era dimesso da segretario del partito per le crescenti proteste interne al "doppio
incarico" di cui a piazza del Gesù - sede del partito - nessuno ma proprio
nessuno prima di lui aveva potuto usufruire. Sembrava nell'angolo, ma grazie ai
voti irpini resistette e passò oltre entrando nella seconda repubblica e
condizionando a lungo i giochi campani del centro-sinistra. Dopo una lunga e
reciproca diffidenza riuscì ad instaurare un buon rapporto anche con Bassolino.
Veltroni lo ha espulso dal Piddì senza troppi rimorsi.
Anche se forse ieri quel suo
( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Vi scrivo da
Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato
a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che
conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha
detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che
gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice
degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo
pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista
gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il
rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o
una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli
Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri.
Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto
positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e
persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato
laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le
forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano
proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della
religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E
così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma
proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo
che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche
vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi
sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel
frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche
negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto
diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wap (white
american protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle
cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di
essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 5 ) " (2 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa
negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si
tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà
Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e
Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero.
Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul
Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili
rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 66 ) " (3 votes, average: 5 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due
nuovi vescovi in Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove
nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura
degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato
l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De
Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale
Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre
elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del
Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo
organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora
si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il
segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1
maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti
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© 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile
del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della
Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si
sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha
trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani
fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta,
persone non sono in grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne
conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando
chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso
viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di
offrirgli la possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho
già fatto ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte
a queste sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere
etichettato come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso
che trovo scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi
spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che
lo stesso stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se
nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo
arrivati in nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano
che per far parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe
a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di
Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo
ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 151 ) " (15
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( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Vi scrivo da
Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato
a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che
conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha
detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che
gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice
degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo
pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista
gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il
rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o
una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli
Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri.
Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto
positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e
persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato
laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le
forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano
proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della
religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E
così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma
proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo
che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche
vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi
sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel
frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche
negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto
diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wap (white
american protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle
cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di
essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 5 ) " (2 votes,
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negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si
tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà
Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e
Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero.
Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul
Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili
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nuovi vescovi in Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove
nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura
degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene
chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio
De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato
l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene
inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario
del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo
organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora
si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il
segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1
maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti
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amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler,
responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel
blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti:
coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred
Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero
"cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare
la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio
dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si
difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e
offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di
provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere.
Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza
artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia
ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver
acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale
arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle
sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito
sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe
lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della
libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve
esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler,
può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria
che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche.
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( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
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Vi scrivo da
Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato
a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che
conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha
detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che
gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice
degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo
pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista
gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il
rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o
una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli
Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri.
Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto
positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e
persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato
laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le
forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano
proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della
religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E
così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma
proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo
che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche
vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra
un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel
frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche
negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto
diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wap (white
american protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle
cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di
essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 5 ) " (2 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa
negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si
tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà
Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e
Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero.
Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul
Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili
rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 66 ) " (3 votes, average: 5 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due
nuovi vescovi in Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove
nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura
degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene
chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio
De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato
l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene
inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario
del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo
organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora
si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il
segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1
maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti
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Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler,
responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel
blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti:
coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred
Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani
fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta,
persone non sono in grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne
conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando
chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso
viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di
offrirgli la possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho
già fatto ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte
a queste sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere
etichettato come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso
che trovo scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi
spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che
lo stesso stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se
nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo
arrivati in nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano
che per far parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe
a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di
Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo
ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 151 ) " (15
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( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Vi scrivo da
Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato
a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che
conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha
detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che
gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice
degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo
pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista
gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il
rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o una
guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli Usa.
Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri.
Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto
positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e
persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato
laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le
forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano
proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della
religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E
così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma
proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo
che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche
vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi
sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel
frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche
negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto
diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wap (white
american protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle
cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di
essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 5 ) " (2 votes, average:
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Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà
fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla
Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo
II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo
di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo
pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili rallentamenti. Scritto
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Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il
cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici
della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale
segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto
di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di
giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato
all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio
consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che
molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova con
ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due
nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al
nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (21
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Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo
diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei
ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti
all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato
l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti",
quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in
grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza.
Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato"
criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che
"Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la
possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto
ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste
sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato
come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo
scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero
per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso
stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si
fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in
nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far
parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere.
Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al
quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse
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Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato
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detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che
gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice
degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo
pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista
gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il
rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o
una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli
Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri.
Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto
positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e
persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato
laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le
forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano
proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della
religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E
così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma
proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo
che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche
vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi
sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel
frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche
negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto
diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wap (white
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tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà
Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e
Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero.
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nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura
degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene
chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio
De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato
l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene
inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario
del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo
organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora
si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il
segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1
maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti
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responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel
blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti:
coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred
Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero
"cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare
la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio
dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si
difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e
offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di
provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere.
Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza
artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia
ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver
acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale
arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle
sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito
sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe
lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della
libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve
esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler,
può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria
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Vi scrivo da
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a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che
conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha
detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che
gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice
degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo
pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista
gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il
rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o
una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli
Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri.
Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto
positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e
persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato
laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le
forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano
proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della
religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E
così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma
proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo
che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche
vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi
sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel
frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche
negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto
diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wap (white
american protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle
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Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà
fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla
Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo
II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo
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Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il
cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici
della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale
segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto
di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di
giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato
all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio
consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che
molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova
con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due
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Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo
diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei
ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti
all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato
l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti",
quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in
grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza.
Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato"
criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che
"Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la
possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto
ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste
sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato
come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo
scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero
per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso
stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si
fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in
nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far
parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere.
Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al
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a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che
conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha
detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che
gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice
degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo
pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista
gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il
rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o
una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli
Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri.
Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto
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persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato
laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le
forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano
proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della
religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E
così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma
proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo
che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche
vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi
sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel
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negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto
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De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato
l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene
inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario
del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo
organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora
si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il
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responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel
blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti:
coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred
Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero
"cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare
la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio
dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si
difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e
offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di
provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere.
Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza
artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia
ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver
acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale
arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle
sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito
sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe
lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della
libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve
esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler,
può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria
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( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
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Dal voto La
clamorosa disfatta lombarda si è chiusa simbolicamente a Opera (Mi) dove Ettore
Fusco, capopopolo leghista del pogrom contro i rom, è diventato sindaco. E ora
una Lega mai così forte lancia la sfida a Letizia Moratti Milano, il leghismo
che pesca a sinistra I dati confermano che anche gli elettori di sinistra hanno
votato Lega. Il Prc è stordito, il Pd si rallegra, e i vincitori chiedono il
Pirellone e la cacciata dei rom Luca Fazio Milano Possiamo dire che
l'accerchiamento leghista in Lombardia si è concluso a Opera, il piccolo comune
a sud di Milano dove nel dicembre 2006 alcuni cittadini appiccarono il fuoco a
un campo destinato ad accogliere trenta famiglie rom. Il leghista Ettore Fusco,
agitatore di quel pogrom casereccio, condiviso da molti operesi di sinistra, e
tollerato dal governo Prodi, è diventato sindaco. Un piccolo fatto da studiare:
a Opera, dal
( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dal voto Strategia
soft del cavaliere Elogi alla stampa, mano tesa sulle riforme. "Al
segretario del Pd dico vediamoci, discutiamo. Buona l'idea del governo
ombra". Ma sulla giustizia nessuna novità: subito separazione delle
carriere Un Berlusconi tranquillo Fini e Formigoni in
fila per applaudirlo. "Governo veloce, partito entro l'anno. Sono
emozionato ma anche preoccupato. E non polemizzo" Andrea Fabozzi Roma E
così il vincitore chiama a sé i giornalisti e ripercorre la campagna
elettorale. "Non c'è stato un solo episodio di intolleranza, ho sempre
avuto un rapporto simpatico e franco con i giornali, sia con quelli che mi sono
ostili sia con quelli che mi sono più vicini". In questo inciso della conferenza
stampa di ieri pomeriggio c'è tutto il Berlusconi
trasformato. Mai sentito il cavaliere riconoscere di avere una stampa a lui
"vicina". E' il primo editore nazionale e il signore della
comunicazione ma per lui i giornali sono sempre stati "illeggibili" e
i giornalisti "tutti di sinistra" quando non "comunisti".
Ma adesso è tutto cambiato. L'aveva detto subito, un attimo dopo aver avuto la
certezza di essere ancora il vincitore: "Sarò molto diverso dal
2001". E' tranquillo, risponde rapido alle domande,
non polemizza con Veltroni - "preferisco non rispondere, parliamo dei problemi del
paese" - riesce quasi sempre a frenare le battute e se non ci riesce si
giustifica - "so che sarebbe più giusto restare uno stoccafisso, ma sono
fatto così" - soprattutto tende la mano al dialogo. E lo fa con
poche parole. "Molti punti dei nostri programmi sono sovrapponibili, se
saranno coerenti voteranno con noi". Apprezza l'idea del governo ombra:
"C'è chiarezza di rapporti e non si perde tempo". A Veltroni dice "sentiamoci, vediamoci, discutiamo".
Invita anche a cena Bertinotti, per consolarlo: "Voglio esprimergli
cordiale vicinanza e ascolto". "Qual è il segreto del suo
successo?". E' la stampa amica che domanda e il segreto è presto detto: "Ho
imparato il mestiere". Berlusconi si attrezza per
durare. "Con molta tranquillità sceglierò tra le cose utili e quelle meno
utili". Intanto il Financial Times si dimentica almeno una dozzina di
editoriali sul conflitto di interessi e adesso concede un'apertura di credito.
Il cavaliere ricorda bene le difficoltà delle altre due partenze, quella del
1994 circondato dalla diffidenza internazionale e quella del 2001 col G8 di
Genova e il braccio di ferro con i sindacati sul pacchetto "100
giorni". Vuole andarci piano. Non vuole regalare a Veltroni
la possibilità di dipingerlo come un pericolo pubblico. Il segretario del Pd
alza i toni? Il cavaliere li abbassa. Ha il controllo assoluto di camera e
senato - "una meraviglia" - ma non fa il dittatore. Invece dichiara
di volersi impegnare per diventare "uno statista". Almeno ci prova. E
se scivolerà sarà sul suo punto debole: la giustizia. Non tutte le sue vicende
giudiziarie sono chiuse a Milano. E proprio come fece nel 2001 vuole partire
dalla giustizia: allora furono le rogatorie e il falso in bilancio, stavolta la
separazione delle carriere tra giudici e pm: "E' imprescindibile".
Molto prima ci sarà il governo: una decisione "veloce", un esecutivo
"snello". E entro l'anno anche il congresso fondativo del partito del
popolo delle libertà. Problemi non se ne vedono. Non con l'affollata prima fila
berlusconiana: Fini, Gasparri, Cicchitto, Alemanno, Brambilla, La Russa,
Formigoni, effettivamente in prima fila ad aspettarlo un'ora per applaudirlo
durante la conferenza stampa. C'è la tattica del cavaliere immortale dietro
questi toni pacati. Ma non c'è solo quella: è la sintonia con l'elettorato che
prosegue. Il Berlusconi tutto nuovo non è quello dei
miracoli ma quello della tranquillità. E' più esperto. Promette cose che
sembrano possibili. Ricorda che il momento è grave. Si propone per gli anni di
crisi. Ha vinto, è "emozionato", ma anche "preoccupato". Ha
lasciato a Veltroni la parte del chiacchierone. E'
sembrato più sperimentato, tranquillizzante. E continua, paterno: "Voglio
andare a letto ogni sera pensando di aver fatto almeno una cosa utile per il
mio paese". Farà anche anche qualcosa di utile a se stesso, è probabile.
E' probabile che gli riuscirà meglio così. E allora si sorveglia. Annulla la
presenza alla festa in piazza del Pantheon, lascia sola An. Ripete il sì al
dialogo sulle riforme. In tv ha detto "bicamerale" ma ora spiega che
non intendeva un'altra commissione. "Con un parlamento così semplificato,
con quattro cinque gruppi, il lavoro lo possono fare benissimo le commissioni
permanenti". Vuole fare le riforme istituzionali con il partito
democratico. E il lavoro della vecchia bicamerale "potrebbe essere una
buona base di partenza per riforme bipartisan". Ma non ha fretta sulla
legge elettorale: "Questa ha funzionato benissimo, come avevo
previsto". Si può ritoccare, magari servisse ad evitare il referendum in
arrivo la prossima primavera. Ma magari no, tranquillamente: "Penso che il
referendum si potrebbe anche tenere e che potrebbe essere bocciato".
Sopire, tacere. Il cavaliere ci prova. Non gli è mai riuscito.
( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dopo
la vittoria il Cavaliere indica il suo calendario politico: "Presidenze
delle camere alla destra, dialogo sulle riforme". Veltroni: "Brutto
inizio", poi tende la mano a sinistra, ma si allea con l'Udc. Sabato parte
la resa dei conti nel PrcPAGINE 2, 3, 4, 5.
( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Pdci fa
dietrofront "Bentornati falce e martello" "A questo punto
dobbiamo ricominciare da capo e ricominciare dai vecchi simboli, la falce e il
martello". Così il segretario del pdci Oliviero Diliberto, che poi accusa Veltroni: "Bel risultato, il
suo: Berlusconi ha vinto di dieci punti e la sinistra è praticamente
scomparsa". dal Pdci, l'eruoparlamentare Marco Rizzo rincara: "La
Sinistra arcobaleno è stata un'apocalisse. Bertinotti ha sbagliato tutto. Ora
vogliamo ricostruire il partito di tutti i comunisti. Bentornati falce e
martello, chi vuole continuare nell'errore dell'Arcobaleno vada nel Pd".
( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dal voto "Berlusconi, brutto inizio" Da Veltroni attacco
light contro il vincitore: "Non ci dà una camera, logica da spoil system,
si crede autosufficiente". Pronto l'esecutivo ombra dei democratici, come
ai tempi del Pds di Occhetto Walter: con l'Udc patto d'opposizione Ma il
segretario tiene aperta la porta al dialogo con il vincitore sulle riforme:
"Riduzione dei parlamentari, superamento del bicameralismo e legge
elettorale" Daniela Preziosi Roma La discussione sul voto nel Pd è
"coesa, solidale, unitaria". Il giorno dopo la batosta, Walter Veltroni torna nel subuteo verde di San Teodoro, la sala
stampa allestita davanti al loft, e per prima cosa giura che il Pd non si sta
dividendo fra ex Ds e ex margheritini, che la riunione da cui è appena uscito è
stata "bella", dice così. Si riferisce a una convocazione dello stato
maggiore Pd per una prima analisi del voto. E per assicurarsi che il gruppo
tenga, visto che notizie di stampa lo danno già per scricchiolante.
"Balle, balle, balle", dice Veltroni. Nella
riunione, che dura un'ora e finisce un momento prima che Veltroni
incontri i giornalisti, c'è Follini, Rosy Bindi, Soro, Marini, Fioroni, Parisi,
Bersani, Bettini. Conclusione: l'ordine regna al loft, nonostante la sconfitta.
Fino a un certo punto. Parisi, in un'intervista che ieri L'Espresso ha
anticipato, dichiara che "la sconfitta è collettiva" e quindi se è
vero che "la leadership di Veltroni non si
tocca" è altrettanto vero che "l'intero gruppo dirigente ora è in
discussione". Rulli di tamburi, o di tamburelli, si vedrà. L'analisi del
voto, dunque. I dati del Pd dicono che dal 2006 il Pdl arretra, rispetto alla
Casa delle libertà, di oltre 880mila voti. Il che comporta una "differente
configurazione della destra che sposta il suo asse verso la Lega". Il Pd
ha perso e deve approfondire il suo radicamento fuori dalle grandi città, dove
invece è andato bene. Veltroni agita un grafico, da
lontano non si legge, si vede solo una linea in picchiata. E' la popolarità di
Ds e Margherita. Ottobre 2006 il centrosinistra sta al 58 per cento e il
centrodestra al 42. Giugno 2007, 59 contro 41, ma è il centrodestra a vincere.
Rispetto a questo, Veltroni ha agio di dire che
"il Pd ha recuperato 18 punti". Comunque, visto che la parola
sconfitta è ammessa, nella sconfitta ha pesato una regola aurea, chi stava al
governo ha pagato, chi all'opposizione ha vinto. Tutte le forze dell'ex Unione
hanno perso complessivamente due milioni 600 mila voti. "Le uniche forze a
crescere siamo stati noi e Italia dei valori", in pratica a pagare per
tutti è stata la sinistra arcobaleno. Alla quale Veltroni
tende una mano, offre la riapertura di un dialogo. E anche all'Udc. Quell'Udc
che l'ex presidente Andreotti ha votato per "un fatto sentimentale".
Quel Casini di cui ieri Avvenire tesseva le lodi, e che invece in campagna
elettorale aveva pazientemente sopportato i rimproveri di Famiglia Cristiana e
dei vescovi meno allineati con Ruini. A quell'Udc che oggi è l'unica compagna
di opposizione - a parte gli autonomisti del Sudtirolo - propone "un
dialogo e un confronto". Veltroni non si
sbilancia oltre, ma c'è da scommettere che si tratta di qualcosa in più del
"dialogo" che propone alla sinistra ormai extraparlamentare. Per lo
meno, è questa la direzione in cui lavora Marco Follini, il primo a lasciare la
riunione del loft, e con le idee più chiare. "Il Pd non si deve fare
prendere dal demone dell'autosufficienza e l'Udc a sua volta non può non porsi
il problema di un approdo. Scommetto che l'evoluzione naturale sia quella di
una alleanza tra Pd e Udc". Del resto, l'ex Udc Follini è stato in
panchina per tanto tempo in attesa di questo momento. Quanto all'opposizione,
ieri Veltroni ha fatto la sua prima mossa: contro Berlusconi che si augurava "un'opposizione della
Regina", cioè collaborativa, ne ha annunciata una
"repubblicana", cioè fatta di "vigilanza e verifica". Fatta
di disponibilità alle riforme - ieri tornava ad augurarsi il dialogo Goffredo
Bettini - ma anche di un governo ombra, come ai tempi di Occhetto. E comunque, Berlusconi comincia male, annunciando che non darà una
presidenza di una camera all'opposzione. Ce l'ha con "un certo tono verso
le altre forze politiche e annunci che rivelano una certa idea di
autosufficienza". "C'è anche all'orizzonte - dice Veltroni
- la nomina di un commissario europeo e vorrei sapere se vale la logica dello
spoil system che non valse quando toccò a noi nominare il commissario
europeo". Insomma, la prima mossa da leader dell'opposizione è un attacco,
anche se light. "E' un avvio non ispirato allo spirito di dialogo e che
anche oggi ribadiamo perché è necessario affrontare da subito in parlamento il
tema delle riforme per la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento
del bicameralismo, e la riforma della legge elettorale".
( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Day-after Cadute,
conflitti e culture Renato Nicolini Solo chi cade può risorgere, solo per chi è
disperato è stata inventata la speranza, le citazioni consolatorie possono
essere tante. Personalmente, non credo abbiamo bisogno di consolazioni, ma di
capire che la ragione profonda della sconfitta senza precedenti di queste
elezioni (scomparsa parlamentare della Sinistra Arcobaleno, e maggioranza senza precedenti di Berlusconi), è
dipesa da qualcosa che va oltre la politica, oltre le responsabilità dei leader
Veltroni e Bertinotti, e scopre un deficit di cultura. SEGUE A PAGINA 12
Un paese passivo, perfettamente malleabile dal potere. Penso in primo luogo
allo scarto tra le previsioni (e il comportamento da candidato americano,
imperativo categorico l'ottimismo) di Walter Veltroni
e i risultati. Prima di comunicare, applicando con zelo le migliori tecniche e
i migliori slogan americani, bisogna aver capito la realtà; e per capire la
realtà bisogna essere aperti al mondo. Semplificare non aiuta: può rivelarsi un
pericoloso autoinganno, consistente nel tagliare - considerandola trascurabile
- la parte di realtà che non rientra nei propri schemi. Il Partito democratico
deve perciò riflettere seriamente sulla democrazia. Non dico ripartendo da La
libertà comunista di Galvano della Volpe, ma quasi. La democrazia non consiste
nell'unità del proprio gruppo parlamentare, altrimenti il Pci di Togliatti
sarebbe stato il massimo. Non c'è democrazia senza conflitto. Il conflitto ha
una funzione insostituibile nella società (e dunque anche nei partiti che
vogliono rappresentarla), consente l'espressione politica delle ragioni di
disagio. Ecco perché la democrazia non consiste nella compattezza della
maggioranza, nelle ossessioni della governance e della durata, nell'utopia della
politica pura, quasi al di sopra delle parti . Ma - esattamente al contrario -
nella discussione, nella partecipazione, nell'autogestione, nella politica che
entra schierandosi in ogni piega della società, che mette in luce il rimosso e
lo scomodo. Non è una cosa nuova. Mi pare fosse già la strada che indicava il
'68, col suo spostamento dell'asse della politica nella direzione delle libertà
civili (il personale è politico) - qualcosa che in Italia è stato abbandonato
dopo i referendum su divorzio e aborto, come schiacciata dal peso economico -
simbolico dell' austerità - e che invece costituisce l'appeal profondo della
Spagna di Zapatero. È la strada che può sicuramente riportare l'Italia in
Europa, piuttosto che coltivare l'illusione (metà dimessa metà luciferina) di
una via italiana diversa da tutte le altre, ennesima rivisitazione in calando
dell'impossibile ossimoro del "compromesso storico". La cultura
italiana è oggi subordinata rigidamente al politico. Dalla Rai di Petruccioli a
quel che resta dell'ex Hollywood sul Tevere e del cinema italiano, dai teatri
pubblici affidati a manager anziché ad artisti (con la correzione mediatica
della presenza in veste di consulenti-testimonial di popolari volti noti ) alle
Soprintendenze ai Beni Culturali mortificate e subordinate gerarchicamente...
Le è perciò impossibile esercitare la sua funzione specifica: costruire mondi
autonomi, possibilmente anche conflittuali tra loro (torna la parola conflitto,
insostituibile in ogni concezione democratica )... Se si nega la legittimità e
l'importanza del conflitto, se si pensa che la governabilità sia già un valore
in sé, e che per facilitarla si debbano ricercare o addirittura costruire
valori comuni, si nega proprio la libertà della cultura. La si trasforma in
qualcosa d'altro, in educazione delle masse, in strumento di comunicazione
simbolica dei progetti del potere. Qualcosa di troppo pesante per l'effimero, e
di troppo leggero per competere con le culture forti del mondo, intimamente
estraneo alla nostra contemporaneità, che puzza fortemente di vecchio. E che
scade facilmente nel grottesco: ho ritrovato tutto l'americano del Kansas City
di Alberto Sordi, nel grottesco jingle "I am Pd". Ho votato Veltroni, e in questa serie di sbagli non penso di aver
sbagliato a farlo: ma, se lo avessi ascoltato prima, non so se avrei avuto la
forza di farlo. Come Nanni Moretti (Palombella Rossa, un film profetico), credo
che "chi parla male pensa male".
( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Regge l'enclave
"democratica" nel nord ma le fabbriche puniscono l'Arcobaleno, tra
astensioni, voto utile e Lega Torino, il Pd festeggia. Mirafiori, voti in fuga
Chiamparino canta vittoria, fa il vuoto a sinistra ma non toglie voti alle
destre che crescono ed espugnano la regione Loris Campetti A Torino il Pd
festeggia. Ma quella del sindaco Sergio Chiamparino è una festa che si tiene
all'interno di un castelletto assediato, con le orde di Berlusconi
e Bossi che premono alle porte della città Fiat. Dalla seconda cintura fino
alle provincie del Piemonte reale, le destre padronali e razziste avanzano dopo
aver espugnato la regione guidata da Mercedes Bresso, che ammette: "L'onda
della Lega è inquietante", in particolare nelle provincie dove complessivamente
sfiora il 17%. La città operaia, però, è salva. Ma è proprio così? I numeri
danno ragione al Pd che raggiunge il 40%, a cui si aggiunge il 6,7% di Di
Pietro. Ma se c'è un luogo in cui il successo veltroniano
avviene a tutto discapito della Sinistra Arcobaleno, questo luogo è proprio
Torino. Terra bruciata a sinistra, vittima del voto utile contro Berlusconi e neanche un voto tolto alle destre che invece vanno avanti, la
Lega al 6,5% raddoppia i voti. La Sinistra Arcobaleno crolla dal 14 al
4%. I dati generali nascondono però una realtà complessa, soprattutto per
quanto riguarda il voto operaio. Le tute blu a Torino sono equamente
distribuite in città, abitano in tutti i quartieri con l'esclusione della
Crocetta (e la collina) dove, non a caso, vince la destra. Per sapere qualcosa
sull'andamento del voto operaio c'è un unico sistema: sondare i pochi sensori
ancora attivi nelle fabbriche, i delegati e i sindacalisti, capaci di
intercettare gli umori e le scelte dei lavoratori. Non è da oggi che il voto
operaio in tutto il nord, anche se a Torino in modo meno marcato, ha smesso di
essere identitario e di sinistra. Quel che abbiamo scritto pochi giorni prima
del voto risulta confermato dalle urne, ci raccontano i delegati di Mirafiori,
la fabbrica più difficile, il maggior aggregato operaio con 15 mila dipendenti,
in cui l'unica forza politica ad avere ancora iscritti è Rifondazione con
appena 9 tessere. Qui, dove l'esperienza di due anni di governo è stata vissuta
con maggior delusione, nel 2006 un piccolo investimento sulla sinistra era
stato fatto. Come prevedevano delegati e sindacalisti, quei voti prestati alla
sinistra sono tornati a destra. E in generale, ci spiega Vittorio De Martino,
segretario della Quinta lega Fiom, il restante voto di sinistra si è frantumato:
una parte è stata risucchiata dal Partito democratico, perché tanto sono tutti
uguali, e la sinistra "non è in grado di tutelarci", è la motivazione
prevalente; una parte è finita nell'astensionismo, "ne ho sentiti tanti
che non sono andati a votare"; una parte, infine, è passata alla Lega. Se
il voto perde ogni rapporto con la condizione materiale di chi lo esercita,
"alla fine prevale l'egoismo" di chi si sente abbandonato a se
stesso, commenta amaramente Vittorio. Le candidature operaie (due delegati
della Thyssenkrupp, Boccuzzi eletto nel Pd e Argentino naturalmente trombato
nella Sinistra, più un delegato Fiom alla Bertone nella Sinistra e uno a
Mirafiori in Sinistra critica, non hanno certo invertito il trend alla fuga
dalla sinistra. Con l'aggravante che le candidature alla ThyssenKrupp sono
state prese con fastidio in fabbrica ("la strumentalizzazione di una
tragedia"), fino a urtare la suscettibilità dei parenti delle vittime.
Secondo Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese, la Sinistra per cui
lui stesso si è speso ha pagato per le sue molte colpe, prima tra tutte
"non aver portato al governo i temi cari alla nostra gente". Nei
quartieri popolari, aggiunge, l'astensione è più alta che nel resto della città
e in città è più alta della media nazionale. Se Mirafiori è la fabbrica dei
fischi dimenticati ai segretari di Cgil, Cisl e Uil, Torino è la città in cui
la maggioranza dei lavoratori dipendenti ha bocciato il protocollo sul welfare.
Qui il dissenso è radicato e la memoria operaia è di ferro. I conti vengono
presentati soprattutto alla Sinistra, l'ultimo investimento di una parte dei
lavoratori attivi. Ma se nelle fabbriche dell'indotto e della cintura resistono
i legami sociali, dentro comunità operaie ancora coese, a Mirafiori tutto è più
difficile "per tutti" e la tenuta politica viene meno. Torino,
ricorda Airaudo, non è nuova alle punizioni esemplari ai danni della sinistra.
Al tempo della prima candidatura di Chiamparino, il Prc che presentò un suo
candidato sindaco, Marilde Provera, venne pesantemente sconfitto. In nome del
voto utile anche oggi la Sinistra viene cannibalizzata, ma se allora servì a
battere il candidato di Berlusconi, oggi non è servito
a battere le destre. Da dove si riparte? "Dalle condizionini materiali. La
vita va avanti - dice Airaudo - e il conflitto non si ferma per cinque anni.
Oggi la Fiat ci ha comunicato la decisione, alla Iveco, di spalmare le 40 ore
lavorative su 6 giorni, senza trattativa. E partiremo con gli scioperi".
Se una sinistra nuova sarà, a Torino non potrà che ripartire da qui, dalla
ricostruzione di un insediamento in fabbrica e nella società.
( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Campania La vittoria
del Pdl tiene in piedi Bassolino e neutralizza l'Arcobaleno Don Antonio regge,
la Sinistra è lui Francesca Pilla Napoli Il filosofo Biagio De Giovanni prima
del voto aveva detto che, se avesse vinto Berlusconi,
Bassolino si sarebbe rafforzato. Ed eccoci qui. Berlusconi
arriverà a Napoli per il primo cdm. Una scelta coreografica con il solito
coniglio che spunta dal cappello di mago Silvio. Il nuovo premier però insiste:
"Sarò in città almeno tre volte alla settimana". Ma per fare che? Il
cavaliere aveva detto che in due mesi avrebbe risolto la crisi dei rifiuti. Poi
si era corretto, in due mesi sarebbe riuscito solo ad avviare la risoluzione
della crisi. Finirà sommerso come tutti quelli che l'hanno preceduto? Se sì,
sarà un'altra vittoria di Antonio Bassolino che ieri raggiante commentava con i
giornalisti, a via Santa Lucia, il dato di questo week end di paura. Felice e
sereno per la prima volta da mesi, è riuscito a dimostrare che le elezioni sono
state un successo del Pd campano, che non c'è stato il tracollo temuto, che il
partito ha tenuto. In realtà glielo si leggeva in volto quello che avrebbe
voluto dire: "Ce l'ho fatta". Da ieri non solo non è più lui il problema
per il Pd, non sono i rifiuti di Napoli, ma i suoi avversari stanno molto
peggio. La stampa è abbastanza in linea con il governatore: non una sola
domanda che lo possa mettere in difficoltà. Così Bassolino è libero di dire che
il "Pd è andato meglio di Margherita e Ds nel 2006, assai meglio del
2001". Dalla lettura del presidente, infatti, al Senato il Pd ha preso 2,2
punti in più rispetto a due anni fa, addirittura 5 nella sola Napoli, mentre la
Pdl avrebbe mantenuto più o meno la stessa tendenza del 2001. Il governatore si
spinge oltre e propone lo stesso ragionamento per la camera. Ma carta canta: ci
si può nascondere dietro la foglia di fico del trend nazionale, ma la sconfitta
della Campania resta epocale. In regione la destra non festeggiava una vittoria
da 15 anni. Qui il distacco tra Veltroni e Berlusconi va da
( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A 80 anni e dopo 11
legislature, De Mita non ce la fa a entrare in parlamento. La prova di forza
contro il Pd non paga, ma lui non si arrende e si prepara alle regionali
Adriana Pollice Napoli Una gerontocrazia retta da ultra settantenni attaccati
alle poltrone, così Le Figaro descriveva ieri l'Italia, eppure uno dei più
fulgidi rappresentanti della categoria ha incassato una sonora sconfitta.
Ciriaco De Mita lascia libero lo scranno al Senato. Come un vecchio
frequentatore del Teatro San Carlo che manca alla riapertura della stagione
lirica i nipoti hanno deciso di non pagargli più l'abbonamento. A 80 anni di
età, dopo undici legislature di fila e più di quarant'anni in parlamento,
battendo persino Fanfani che aveva superato la prova del voto "solo"
sette volte, usufruendo poi della wild card da senatore a vita. E' accaduto
quando Walter Veltroni gli porse le pantofole e un
comodo ruolo da pensionato di lusso del Pd, offrendo il suo posto nelle liste
campane alla la 26enne Pina Picierno, si consumò lo strappo e il conseguente
ricongiungimento con gli ex amici dell'Udc. Il voto di domenica è stata
l'occasione per valutare il peso che un uomo come De Mita ha in una regione che
sta vivendo un'accelerazione verso una nuova fase politica, post-bassoliniana.
Il dato delle urne racconta di un'Udc al
( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'isola è una delle
cinque regioni passate dal centrosinistra al centrodestra La Sardegna torna al
Cavaliere Costantino Cossu Sassari Anche in Sardegna Silvio Berlusconi
vince. Il Pdl è il primo partito e l'isola è tra le cinque regioni che il
centrosinistra perde a favore del centrodestra, anche se la vittoria del
Cavaliere è meno netta rispetto al risultato nazionale. Vediamo i numeri. Alla
Camera il Pd ha preso in 36,2 per cento dei voti e Di Pietro il 4,1, per un
totale di 40,2. Il Pdl e il Movimento Autonomista Alleanza per il Sud sono
arrivati al 42,9. Uno scarto del 2,7, sensibilmente inferiore al dato
nazionale,
( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ricominciamo Visto
che oggi si riparte dal via, mi pareva il giorno giusto per abbonarmi. L'ho
appena fatto. Riprendiamo a camminare insieme, di strada da fare ce ne sarà
ancora tanta. Un abbraccio. Carlo Ridolfi Ero astensionista Caro Parlato, come
ogni persona di sinistra, ho vissuto con estremo sconforto quest'amara
sconfitta. Per queste elezioni sono stato un forte sostenitore del non voto, ma
non fino all'ultimo. La tua Votare necesse est, domenica scorsa, mi ha convinto
e la mia coscienza civile ha avuto il sopravvento sulla mia coscienza morale
individuale...ma fino a un certo punto e mi spiego. La Sinistra Arcobaleno ha
innanzitutto sbagliato la scelta del leader: Bertinotti e la sua retorica.
Persona di rilievo intellettuale ma oramai incapace di assumere una guida
senza, appunto, ricorrere a fraseggi trapassati e retorici. In secondo luogo ha
candidato due condannati e un indagato: Francesco Caruso, Daniele Farina e
Alfonso Pecoraro Scanio (che pure apprezzavo). Ora, per il solo fatto di averli
candidati ha offeso la mia dignità civile prima di tutto. Se perciò era la
coscienza civile a spingermi al voto, la stessa coscienza civile doveva
guidarmi nella scelta. Doveva essere una scelta netta, chiara. Sono perciò
andato a votare con un'idea chiara: dare un segnale alla politica italiana e
alla sinistra in particolare. Il Pdl ha candidato 56 tra condannati e indagati,
il Pd
( da "Panorama.it" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - L'onda del Pdl arriva in città: a Roma,
ballottaggio tra Rutelli e Alemanno Posted By redazione On 16/4/2008 @ 7:08 In
Apertura#1 | No Comments L'effetto-Pdl si allunga anche sul Campidoglio:
favorito o meno dall'election day, il partito di Berlusconi
e Fini ha costretto al ballottaggio Francesco Rutelli contro Gianni Alemanno.
Lo dicono i dati in arrivo (a rilento) dalle sezioni: Rutelli è poco sopra il
45% e Alemanno poco sopra il 40%. Nessun colpo di scena è possibile: sarà
spareggio per la poltrona del sindaco più importante d'Italia [1] (poltrona che
vale quella di un ministero, dicono gli esperti). Una
notizia che profuma di svolta storica in una città amministrata dal
centrosinistra da quindici anni e nella quale nel 2006 Veltroni, al suo secondo mandato, aveva fatto man bassa di voti arrivando
a superare il 61%, stracciando lo stesso Alemanno al primo turno. Una
percentuale che già si immaginava fuori dalla portata del ministro dei Beni
culturali nonché ex sindaco. E però gli ultimi sondaggi di due settimane
fa lasciavano ben aperta la porta di un'affermazione al primo colpo. E invece.
Invece, sarà ballottaggio. E non sarà facile per il candidato Pd, il 27-28 aprile:
le condizioni sono assolutamente diverse rispetto a due anni fa. Conteranno i
possibili apparentamenti o comunque i voti di candidati che finiscono fuori dal
gioco al primo turno. Storace (al 3,4%) ha annunciato che giovedì, dopo aver
convocato l'esecutivo nazionale de La Destra, scioglierà le riserve in merito a
un possibile appoggio del suo partito ad Alemanno nel caso di un secondo turno
di votazioni. Mentre l'Udc, secondo quanto detto da Casini, potrebbe decidere a
chi dare il suo appoggio con "primarie aperte a tutti gli iscritti".
Un'idea che piace al candidato sindaco del Pd. "Penso che potranno venire
sulla mia candidatura" sostuiene Rutelli "ho fiducia. È giusta l'idea
di fare le primarie, ma lo vedremo con i risultati definitivi". Così il
fortino della Capitale, dentro il quale i democratici e la Sinistra avrebbero
potuto resistere allo tsunami delle politiche, non è più così sicuro. Stessa
cosa dicasi per la privincia di Roma: anche qui Nicola Zingaretti, candidato
del centrosinistra, ha mancato il primo turno, ma "solo per un
soffio", dato il suo 47% abbondante, secondo i risultati parziali, contro
il 37% circa di Alfredo Antoniozzi. Ma le sorprese alle provinciali non
finiscono qui: il centrodestra mantiene Varese e Udine - presidenti rispettivamente
Dario Galli e Pietro Fontanini - mentre Benevento e Vibo Valentia restano al
centrosinistra, con Aniello Cimitile e Francesco De Nisi. Al ballottaggio vanno
Asti, Foggia, Catanzaro e Massa Carrara. Qui, tradizionale roccaforte della
sinistra, il centrodestra ha schierato addirittura Sandro Bondi, che ha
costretto al secondo turno il presidente uscente Osvaldo Angeli. Altro colpo
per il centrosinistra a Brescia, città finora guidata da Paolo Corsini, che non
si è ricandidato e al quale succederà Adriano Paroli, vincitore al primo turno
su Emilio Delbono. Per le comunali, conferma scontata per il leghista Paolo
Gobbo a Treviso e vittoria del centrosinistra a Pescara, dove sarà sindaco
Luciano D'Alfonso. Saranno invece decise al ballottaggio le amministrazioni di
Sondrio, Udine, Massa Carrara, Pisa e Viterbo Altra brutta sorpresa per il
centrosinistra anche a Brescia, scossa in serata da tensioni e tafferugli tra
leghisti e centri sociali: nella città finora guidata dal ds Paolo Corsini, che
non si è ricandidato, il candidato Adriano Paroli (Pdl e Lega) il centrodestra
ha ottenuto il 51,4% dei voti battendo al primo turno l'avversario del
centrosinistra, Emilio Delbono. A [2] Vicenza, citta della contestata base
americana, commissariata dopo le dimissioni del sindaco forzista Renato
Hullweck, candidato alla Camera, si va al ballottaggio tra l'esponente del Pd
Achelle Variati e Amalia Sartori, sostenuta dal Pdl. Il centrodestra si
riconferma ampiamente vittorioso in Sicilia con [3] l'alleanza Pdl-Mpa (Raffaele
Lombardo ha ottenuto il 65,3% dei voti, contro il 30,3% della candidata di
centrosinistra Anna Finocchiaro) e riesce a strappare la Regione Friuli-Venezia
Giulia al centrosinistra: il candidato del Pdl, Renzo Tondo, ha raccolto il
53,8% dei voti, contro il 46,2% del rivale Riccardo Illy. E dato che
l'industriale del caffè era uno dei maggiori (e insacoltati) esperti di
questioni settentrionali all'interno del centrosinistra, la sua sconfitta
dovrebbe davero fare riflettere Veltroni &Co.
( da "Panorama.it" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Il voto spiegato da Grillo: il trionfo di Berlusconi è colpa di Topo Gigio Veltroni Posted By redazione On 16/4/2008 @ 8:35 In Apertura#4 | No
Comments Tranne [1] Sonia Alfano in Sicilia (70mila voti, 2 per cento e la
possibilità di entrare nell'Assemblea regionale "grazie" alla
preferenza di Anna Finocchiaro per il Senato), le [2] liste civiche col [3] suo
bollino non hanno sfondato. A un immediato successo dei suoi fan, a dire
il vero, non credeva neanche Grillo. E forse anche per questo il comico blogger
non perde la sua vena polemica, nel day after delle politiche 2008. Dalle
colonne del suo blog il genovese fa un'analisi del voto e se la prende con il
leader sconfitto. Acido puro per il leader del Pd accusato di tutte le
nefandezze possibili e immaginabili. "Veltroni
(alias Topo Gigio, ndr) ha fatto il miracolo", scrive. Quale miracolo?
"Aver riesumato una salma politica". Certo, dice Grillo, Topo Gigio è
stato il miglior alleato del Pdl. "Ha fatto cadere il Governo: lui, non
Mastella. Ha perso le elezioni in modo disastroso. Ha cancellato la sinistra e
i verdi. Si può fare. Se fossi Berlusconi lo farei
vice presidente del Consiglio. Meglio comunque un vero nemico che un falso
amico. L'indulto, Mastella alla Giustizia, la mancata cancellazione delle leggi
ad personam, l'isolamento di De Magistris e della Forleo a chi li dobbiamo? Che
differenza c'è stata tra il quinquennio berlusconiano e il biennio
prodiano?" Sembra di sentir parlare un "vecchio rifondarolo"
deluso e arrabbiato contro la corsa solitaria dell'ex sindaco. Ma Grillo non si
ferma: "La legge elettorale è incostituzionale. Ci hanno trattati come
bestie che possono fare solo una X su un simbolo. E la X l'abbiamo messa lo
stesso perché siamo condizionati da mezzi di informazione anti democratici.
Rappresentano gruppi di interessi. Chi li controlla, controlla il Paese Il
punto di rottura sarà l'economia". Rottura di chi? Del governo o del paese
civile? La risposta chiarisce il dubbio: "Ora cominciamo a giocare
duro": dice Grillo all'Ansa. E non è proprio, e solo, ua battuta. Il
riferimento del comico è al prossimo [4] V-day contro l'informazione:
"Giocheremo duro con i nostri mezzi, con la rete in primo luogo, contro
un'informazione che altera l'idea stessa e la percezione della
democrazia". Secondo Grillo, in questa tornata elettorale tutto è andato
come da copione ma ricorda anche quanto è accaduto in soli sei mesi: "Un
periodo in cui è successo di tutto". In particolare, pone l'accento sulla
"scomparsa della sinistra" ma anche sulla pesante sconfitta di Veltroni e sulla nascita di due federalismi. "Il voto a
Mpa e alla Lega" dice anche dal blog "è un segnale di si salvi chi
può'. Ognuno per sé e Dio per tutti. Se Soru, per fare un esempio, avesse
presentato una lista secessionista in Sardegna avrebbe vinto a mani
basse".
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
OPINIONI BESTIARIO
attenti alle pistole di Giampaolo Pansa La caccia a Ferrara dei teppisti che
vogliono tappargli la bocca è un brutto segnale. Anche per il dopo voto è
diventata una maniacale caccia all'uomo la contestazione a Giuliano Ferrara.
L'assalto di Bologna è stato appena una tappa nel percorso di guerra imposto al
direttore del 'Foglio' e alla sua lista Aborto? No grazie. A Crema, fra rulli
di tamburi e salve di fischietti, hanno bruciato in piazza un fantoccio che lo
raffigurava. Le foto del rogo danno i brividi. Per l'odio che trasmettono. E
per la ripugnanza che ispira il tizio con la torcia in mano, intento ad
appiccare il fuoco. Un giovane aspirante boia che, se diventerà adulto, nel
rivedersi in quelle immagini forse proverà vergogna di se stesso. La caccia a
Ferrara resterà il simbolo di questa campagna elettorale. E attesta che
l'Italia è una democrazia dimezzata. Quando un cittadino che guida una lista
non può parlare in piazza, o può farlo soltanto rischiando il pestaggio e se è
protetto dalla polizia, non ci possono essere dubbi. La Repubblica nata nel
1946 non esiste più. Al suo posto si è insediata una repubblica falsa, senza
più legge, senza autorità, senza dignità, che si regge su una Costituzione
ridotta a carta straccia. Un mostro istituzionale dove chiunque può essere
vittima di bande violente che decidano di tappargli la bocca. Per confiscargli
il diritto numero uno: la libertà di opinione e di parola. La posizione di
Ferrara non mi piace. E non voterò la sua lista. Ma mi piacciono ancora meno i
teppisti che lo aggrediscono. Anche perché sono tanti e per di più si muovono
in un'area politica, la sinistra, che ci ha già regalato la stagione terribile
del terrorismo. Ve lo ricordate il motto delle Brigate Rosse? Diceva: colpirne
uno per educarne cento. Oggi si dà la caccia a Ferrara, ma domani si darà la
caccia a qualcun altro. è già avvenuto e avverrà, stiamone certi. Mi ha molto
colpito un articolo di Ernesto Galli della Loggia, pubblicato dal 'Corriere
della sera' e intitolato 'L'invenzione dei mostri'. Galli della Loggia spiega
che, demonizzando Ferrara, si è seguito "il copione abituale che in Italia
caratterizza la discussione pubblica, sia che si parli di aborto o della
Costituzione, di immigrazione o di storia del fascismo". Rendere mostruose
la figura e le idee dell'avversario, mistificarle, proibirle, punirle con la
violenza. è l'esperienza che ho fatto anch'io, per i miei libri sulla guerra
civile. E non mi rallegra l'essere in buona compagnia. In questa campagna
elettorale è toccato pure al giurista Pietro Ichino. Non appena il Partito
Democratico lo ha candidato, ecco la replica folle della sinistra regressista:
'Servo dei padroni', 'Talebano pazzo'. E insieme agli insulti scagliati da
membri del Parlamento, sono arrivate puntuali le minacce delle nuove Brigate
Rosse. Qualcuno dice: quando la competizione elettorale finirà, le acque si
calmeranno. Ma io temo che non andrà così. La campana dei violenti continuerà a
suonare, sempre più cupa e più forte. Se a vincere sarà
Walter Veltroni, la sinistra regressista, messa nell'angolo, dovrà lasciare
spazio all'antagonismo più ottuso, già oggi capace di vere e proprie campagne
d'intimidazione, come s'è visto con Ferrara. Se vincerà Silvio Berlusconi, entrando per la terza volta a Palazzo Chigi, le stesse bande
avranno un motivo in più per occupare le piazze contro il governo fascista del
Caimano. E se i risultati elettorali renderanno inevitabile una Grande
Coalizione, preferisco non immaginare come le frange lunatiche delle tante
sinistre reagiranno al Grande Inciucio dei Poteri Forti: versione moderna dello
Stato Imperialista delle Multinazionali, il nemico numero uno per il brigatismo
rosso. Le condizioni per innescare un incendio ci sono tutte. A cominciare dall'indifferenza
che tanti media importanti mostrano di fronte ai segnali di pericolo che oggi
si avvertono. Per questo, non mi sembra azzardato lanciare un grido di allarme:
attenti alle pistole! Che vuol dire: non chiudiamo gli occhi dinanzi al rischio
di veder emergere un nuovo terrorismo. Se accadrà, non sarà un terrorismo nero,
di destra, bensì rosso, di sinistra. Quest'ultimo ha una sua struttura ombra
molto resistente, che si nasconde nelle anse buie dell'antagonismo. Non penso
affatto che tutti i contestatori dei tanti e diversi centri sociali siano
pronti a impugnare le armi. Ma è da quell'area che può arrivare il pericolo.
Del resto, è una storia che conosciamo. E che io ho visto e raccontato negli
anni Settanta e Ottanta. Allora, dal grembo dei movimenti e dei partitini
ultrà, uscirono delle minoranze che dapprima cominciarono a fabbricare mostri e
poi passarono a ucciderli. E anche allora molti politici, molti opinionisti e
molti giornali decisero di non vedere e di non capire. Vogliamo ripetere quell'esperienza?
E regalarci una nuova stagione di paura e di sangue?.
( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Fuori dal Parlamento
La botta è stata durissima. La delusione cocente. Di tempo per analisi e
autocritiche ne avremo anche troppo da oggi in avanti. Tuttavia non basta una
mazzata del genere per dichiararci tutti all'improvviso nudi, senza identità.
E' vero: in questo paese la Sinistra rappresentata in sede parlamentare non
esiste più. E davvero azzeccato è il titolo principale del manifesto di ieri.
Siamo extraparlamentari. Ma secondo me, proprio da questa consapevolezza nuova,
positiva e creativa occorre partire per costruire una strategia vincente per il
futuro: nella misura in cui l'attuale Parlamento non dispone di una
rappresentanza adeguata della Sinistra in Italia, esso non rappresenta tutta la
democrazia italiana. Né tutta la democrazia italiana può essere ridotta a ciò
che in Parlamento è rappresentato. Non è delegittimazione, ma coscienza di un
limite delle istituzioni repubblicane attuali. Lo sapevamo già che la
democrazia è una forza molto più vasta e articolata rispetto alle sedi
parlamentari di rappresentanza. Eppure da oggi la consapevolezza di questa
forza che è venuta meno in Parlamento, ma che nel paese continua a esistere
(negata, vilipesa e non rappresentata istituzionalmente), deve indurre a un
senso di appartenenza, di funzionalità politica e rappresentativa rinnovata e
ulteriore rispetto alle vicende parlamentari. Possiamo ancora costruire molto.
Solo che lo faremo fuori dal Parlamento. Luigi Del Rosso Grazie Veltroni! Ragazze e ragazzi, stamattina sono letteralmente
sconvolta... Mi sento come un pugile suonato, anzi come una poveretta illusa e
poi tradita, abbandonata a se stessa e ai propri sogni, alle proprie speranze
per un futuro e un mondo migliori da "regalare" ai propri figli. Non
è possibile, non voglio crederci.... Non ce la posso fare. Voglio dirla, anzi
urlarla, una cosa, però: grazie Walter di cuore! Grazie per aver deciso, senza
possibilità di discussione né di confronto, di "correre da solo ";
grazie per aver scientemente e strategicamente deciso di fare fuori i valori
fondanti della nostra Repubblica, checché ne dica il resto del paese: quelli
della Sinistra. La Sinistra con la S maiuscola, quella che non teme di
condannare il precariato e che è disponibile a mettersi a tavolino a pensare
l'abolizione di questo precariato e un'alternativa valida e, soprattutto,
praticabile, con "i piedi per terra". Grazie per aver fatto fuori,
caro Walter, le voci di chi, in Parlamento, avrebbe ancora e sempre urlato che
la 194 non si tocca, pena la "rivoluzione femminile".... Che avrebbe,
coraggiosamente portato un'ipotesi realizzabile di modello socio-economico
alternativo a quello del "libero mercato", che vi avrebbe fatto
ragionare ad esempio sul fatto che la privatizzazione vera dell'acqua avrebbe
significato, in tempi più o meno rapidi, lamorte definitiva per sete dei nostri
figli africani, quelli che, comemia figlia adottata in Africa, bevono acqua una
volta al giorno, se fortunati anche due, e che mangiano al massimo una volta in
una giornata...e sono quelli fortunati perché vivono negli orfanotrofi; gli
altri, che c'entra...saranno già morti per allora! GrazieWalter, grazie,
davvero. Andrea Mery Buongiorno precari Buongiorno amici, oggi mi viene ilmente
un precario, che a un'assemblea con i nostri colleghi territoriali della Cgil,
per promuovere il famoso e fantastico referendum ,mentre il dirigente
prospettava futuri algoritmi precarigrandi opinionisti favorevoli-senatori pro-
e circolari che in editoria non sono mai passate, ci disse incazzato "ma
per noi precari il peggio è adesso...". Che la nostra Cgil abbia dormito
all'umido? Una domanda forse troppo aleatoria, ma mi ritorna in mente ora e che
la battaglia vera inizia adesso, fuori dal Parlamento, dove si è sempre
consumata. Auguri a tutti noi e voi con affetto vero, Luca Alberio Chi mi
rappresenta? Carissimi amici de il manifesto, ho 37anni e fino a qualche giorno
fa ero una che ci credeva ancora e che si sentiva rappresentata. Oggi ci credo
ancora nelle mie idee, ma non so più chi sono e in questo paese non mi sento
più rappresentata. Sto male e incazzata nera, non mi sento tutelata. Ora chi mi
rappresenterà in Parlamento, io donna separata con due figli piccoli, che
lavora per circa 1.500 euro, e che tra spese di fitto (600euro), babysitter
(400euro) varie finanziare, bollette, ha bisogno anche dimangiare e ogni giorno
deve combattere con aumenti vari? E il vestiario? Non quello di marca, ma
comprato ai vari mercatini perché qui non ci si può più permettere neanche di
entrare in un negozio. Proprio ora che si sarebbero visti i frutti del governo
precedente, la maggior parte degli italiani non hanno capito un tubo. Io
rivoglio la sinistra, rivoglio falce e martello simbolo di lavoro e sacrificio,
rivoglio Berlinguer, Ingrao, Rossanda, rivoglio le battaglie in piazza e al
Parlamento per i miei diritti e delle persone come me, cosa possiamo fare noi
umile popolo di sinistra per dimostrare che ci siamo e non accettiamo le
ingiustizie e per risorgere? Grazie per questo sfogo, buon lavoro e buona
fortuna a tutti più che mai, questo giornale dovrà esserci sempre per dare voce
a noi popolo di sinistra e comunista. Un forte abbraccio a tutti voi.
Mariarosaria, Napoli Dopo due anni di governo Prodi Oggi è un giorno che ho già
vissuto, anche se questo era previsto. Quello che colpisce è il flop della
Sinistra l'Arcobaleno. Da una parte sono sollevato, pensavo di essere un pesce
fuor d'acqua a non credere a questa cosa. Vedo che non sono l'unico. Sono
nauseato da tutto ciò. Ma dove sono stati i vari Bertinotti e compagnia
briscola in questo periodo. A parlare agli operai? Ma lasciamo stare. Hanno
fallito nei 2 anni a governare con Prodi nonostante la fiducia data soprattutto
dai giovani. Il precariato è rimasto tale e quale. Paghiamo tutti di più, anzi
chi ha la macchina vecchia e sgangherata paga più salato. Enrico Soldi
Solitudine Cari amici del manifesto, non è che vi legga spesso, per leggervi
assiduamente ci vuole una forza interiore che io non possiedo, però siete
rimasti un punto di riferimento. Ho votato la Sinistra l'Arcobaleno e è
accaduto quello che più temevo: la sua scomparsa. Il fatto poi che io sia
modenese e quindi emiliana, (mosca bianca o pecora nera) circondata da un Pd
affarista, triste e burocratico, abituato all'arroganza del potere, raddoppia
lamia solitudine, perché non posso nemmeno dispiacermi in pubblico. Siete
fortunati voi a non sentire i discorsetti dei funzionarietti locali. Vi
ringrazio per tutto quello che avete fatto, in questi mesi. Ivana Aria di
libertà Buongiorno, la mia panettiera regolarmente mi richiamava se, nella
fretta mattutina, dimenticavo di prendere lo scontrino fiscale. Stamattina mi
ha sorriso e... non me lo ha proprio dato. Non ho avuto il coraggio di spegnere
quel sorriso. E' appena passato un giorno e già si respira aria...di libertà!
Dario Ci vorrà tempo per riprendersi Buongiorno (anche se questo non è un buon
giorno...), avevo voglia di scrivere a qualcuno e ho pensato a voi del
manifesto, molti dei quali hanno creduto in questo progetto. Era l'occasione
della vita, finalmente una Sinistra unita (anche se non troppo
convintamente...), comunista, socialista, ambientalista... e invece è tutto
finito, non c'è più speranza... Complimenti al Pd: bell'affare, è aumentato di
un paio di punti (da cui scorporare i radicali...), facendo una campagna
elettorale tutta volta a recuperare al centro, ma lì non ha beccato un
voto...invece è andato a togliere voti alla sinistra, che ancora una volta si è
piegata alle sirene del voto utile, oppure ha votato Di Pietro (considerato
male minore), oppure si è astenuta. Fossi in Veltroni
lo considererei un pessimo risultato. Finalmente anche noi abbiamo un bel
sistema all'americana, se ne sentiva proprio il bisogno, adesso la sinistra
tornerà a dividersi, tra tre o quattro partiti comunisti, qualche cespuglio
verde e così via... Ci vorranno anni per riprendersi. Il vostro titolo di ieri
è quantomai azzeccato, come sempre d'altronde: e inmolti si rendono conto che
una sinistra extraparlamentare (che evoca spettri del passato...) rappresenta
più un problema che una vittoria da salutare. E' finita e a noi non resta che
piangere, nel vero senso del termine. Saluti. Stefano Proietti Un Pd poco
convincente I primi risultati delle elezioni che si sono appena concluse, mi
inducono a una riflessione. Noto, con grande amarezza, che gli italiani hanno
scelto con netto divario di essere governati dal Popolo delle libertà. Mi
chiedo quanto sia confuso e ingenuo un popolo che passa in massa da una parte
politica all'altra; mi chiedo quanto sia confuso e ingenuo un popolo che non
abbia saputo valutare il personaggio Berlusconi
durante i cinque anni di governo da lui presieduto. In fin dei contimi sembrava
che il Cavaliere avesse dimostrato all'Italia e almondo ciò che è: un grande
imprenditore, comunicatore, leader di masse, ma, allo stesso tempo, un politico
improvvisato, un capo di governo orientato moltissimo (e forse soltanto) al
raggiungimento dei propri obiettivi di medio periodo, incantatore di folle con
promesse quantomeno ambiziose, se non anche ridicole. Evidentemente la maggior
parte degli italiani non la pensa come il sottoscritto, ma di questo non sono
del tutto sicuro. Intravedo una motivazione diversa per questo risultato
elettorale. Intravedo l'incapacità grave da parte del Pd di suscitare valide
motivazioni negli elettori (anche nei suoi), di non offrire loro uno stimolo, una ragione per convincerli a votare per il suo leader, Veltroni. Mi pare che gli elettori di centro sinistra siano disillusi,
intorpiditi, svogliati. Berlusconi è stato in grado di accendere i propri elettori e, al di là
delle ideologie, dei gusti e dell'opportunità della scelta, questa è una
qualità fondamentale per un leader. Andrea Salvadori.
( da "Panorama.it" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Il day after di Veltroni: nel loft tutti d'accordo. Lo schiaffo arriva da Napoli Posted
By filippomaria_battaglia On 16/4/2008 @ 15:26 In Apertura#4, NotiziaHome | No
Comments Passata la delusione, non è tempo per il Pd di ''rimorsi e recriminazioni'',
secondo l'espressione di Piero Fassino. Walter Veltroni
ha riunito il vertice dei Democrats che ha sostanzialmente condiviso l'analisi
del voto fatta dal proprio leader, che ha a sua volta denunciato i limiti di
una campagna elettorale, fatta senza riuscire a sfondare al centro. Per ora,
nel loft romano del Pd, tutti ancora stretti attorno al segretario. Allineati e
coperti, insomma, anche nel fare emergere alcuni nodi da affrontare da qui in
avanti: i rapporti con l'Udc e con la sinistra radicale, il radicamento del
partito sul territorio e il cammino in vista delle Europee del 2009 e delle
Regionali del 2010. Nessuno, dunque (a parte Arturo Parisi, che non è mai stato
tenero nei confronti dell'ex sindaco), ha dato l'assalto alla diligenza veltroniana.
Nonostante la sonora sconfitta, nessuna resa dei conti: ''Non abbiamo
vinto" ha detto Rosy Bindi "ma siamo una squadra vincente, e presto
si vedra"'. Certo, alcuni dubbi sulle scelte fatte ci sono, come quello
sull'alleanza con i Radicali sollevato da Beppe Fioroni, ma intorno al tavolo
romano del segretario non se ne è parlato. Il tema invece è stato invece
approfondito qualche decina di km più a sud. A Napoli. Con un Antonio Bassolino
tanto amareggiato quanto agguerrito. A chi gli parla di debacle, di schiaffo
pesante, il governatore risponde così: "Il Pd campano si afferma
nonostante la sconfitta nazionale e le difficoltà imprevedibilmente incontrate
in regioni non segnate dall'immondizia". E allora, il day after del
Partito democratico in terra partenopea, inizia in modo piuttosto controverso.
Da un lato, c'è la pesantissima batosta di domenica scorsa, che permette al Pdl
di Berlusconi e Fini di riconquistare una regione in
mano al centrosinistra da più di 15 anni. Dall'altro, c'è [1] Antonio Bassolino
e la sua giunta, che non sono affatto convinti del fallimento del risultato
elettorale. "In Campania" è questo il ragionamento del governatore
"il Pd guadagna 4 punti netti rispetto alla complessiva perfomance di Ds e
Margherita di due anni fa in regione. E questo malgrado la cacciata di De Mita
(rimasto comunque fuori dal Parlamento, ndr), malgrado la diaspora di pezzi dei
Ds finiti nel tritacarne di Sinistra Arcobaleno". Il governatore passa
quindi al contrattacco, ma non è il solo. Al suo fianco, c'è per esempio [2]
Claudio Velardi, altro dalemiano doc e fedelissimo collaboratore del lìder
Maximo quando l'ex Ministro degli Esteri era a Palazzo Chigi. Da assessore
regionale al Turismo, il suo commento è tutto in difesa del presidente campano:
"Non si può prescindere dal totale dei consensi che, due anni fa, al
Senato, raccolsero Ds e Margherita. Ebbene, rispetto a quel risultato, tra il
26 e il 27 per cento, qui si cresce fino al 30-313. Poi, la bordata finale:
"Se non avessero tutti fatto una campagna soltanto sui rifiuti, se non ci
fosse stato questo masochismo interno, forse non avremmo consegnato ai leghisti
una formidabile arma di sfondamento". Fino all'exploit, che non promette
nulla di buono: "Ci volevano forse più tatto e intelligenza politica".
Se non è un'accusa esplicita a Veltroni e al suo
gruppo dirigente, poco ci manca. E forse non è un caso che in casa democratica
i primi segnali di resa dei conti possano proprio arrivare non dall'entourage
capitolino del segretario, ma dalla regione governata da Antonio Bassolino, il
cui legame politico con Massimo D'Alema è sempre stato fortissimo.
( da "Manifesto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Intervento
Ricostruire insieme la sinistra Marco Montemagni* Alcune brevi annotazioni sui
risultati elettorali alle elezioni politiche. La prima è che ha vinto
nettamente la destra. Caro Veltroni, da soli
non 'si può fare'. L'alleanza di centrosinistra è indispensabile, certo deve
essere una nuova alleanza. Da parte nostra, non abbiamo incalzato adeguatamente
il Partito democratico nel momento della rottura con la sinistra. Ora guardiamo
a noi. La sconfitta della Sinistra Arcobaleno è pesantissima,
drammatica. Molte sono state le cause. Certamente il 'voto utile' ha inciso,
così come ha inciso l'astensionismo. Si è pagato per come abbiamo partecipato
al governo Prodi. Ma molto hanno pesato i ritardi e le ambiguità della 'lista
unitaria'. Le candidature sono state paracadutate, seguendo il manuale
Cencelli, con il solo scopo di tutelare i gruppi dirigenti nazionali, senza
alcun ruolo dei territori. La campagna elettorale è stata disertata da una parte
significativa di dirigenti regionali e nazionali che non credevano o
contrastavano apertamente il progetto unitario. È andata a finire che ha
prevalso nel nostro elettorato la necessità di 'fare muro' contro Berlusconi, votando Partito democratico. Ci aspetta un
lavoro di lunga lena - in primo luogo nella società - per ricostruire la
sinistra. È questa una necessità oggettiva per il mondo del lavoro, per i
giovani, per gli intellettuali. Il ritorno alla frammentazione segnerebbe
davvero la condanna alla residualità e alla pura testimonianza. Bisogna far
decollare davvero un forte e partecipato processo per costruire il nuovo
soggetto unitario della sinistra. La sinistra dovrà fare il punto organico
circa la sua partecipazione ai governi locali e regionali. La nostra lealtà ai
programmi e alle alleanze di centro-sinistra è piena, ma dobbiamo chiedere con
forza altrettanta lealtà in primo luogo al Partito democratico, sia sulle
questioni aperte e da dirimere insieme, sia sulle prospettive politiche delle
alleanze in Toscana. Si apre una nuova fase per tutti: per noi la bussola dovrà
essere un forte ancoraggio alla società e in primo luogo al mondo del lavoro.
L'esigenza imprescindibile è quella di un forte rinnovamento politico,
culturale, di gruppi dirigenti. Non ci possono essere uomini e donne per tutte
le stagioni. Una forte sinistra unita è necessaria e possibile in tutto il
paese. La Toscana deve fare la sua parte, da protagonista. La grande assemblea
promossa questo sabato 19 aprile a Firenze, dall'associazione Per la Sinistra
unita e plurale, potrà essere un momento significativo di un processo che va
portato avanti con determinazione. *consigliere regionale Partito dei Comunisti
italiani.
( da "Panorama.it" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Veltroni parte già
all'attacco. E rispolvera il governo ombra Posted By redazione On 15/4/2008 @
17:48 In Headlines, NotiziaHome | 2 Comments Walter Veltroni, il
giorno dopo. Il leader del Pd incontra i giornalisti e analizza le prime ore
del "Berlusconi tris". E il giudizio sull'atteggiamento del Pdl è
negativo. "Sono stato negativamente colpito dalle prime dichiarazioni di
oggi" dice l'ex sindaco di Roma "perché la presidenza della Camera e
del Senato andranno tutte e due alla maggioranza". A Veltroni,
in particolare, non è piaciuto "un certo tono nei confronti delle altre
forze politiche, non parlo soltanto di noi, ma delle altre forze sia quelle che
sono entrate in Parlamento sia quelle che ne sono rimaste fuori". Quello
che Veltroni sottolinea è la voglia di continuare
l'"impostazione riformista" del partito, capace di raggiungere,
secondo le paroòe del leader, "un risultato importante". Poi, Veltroni apre a Casini: "Discuteremo con le altre forze
di opposizione, in particolare con l'Udc con il quale ci impegniamo ad avviare
un confronto" spiega"frenando su un possibile patto di consultazione.
E - fedele alla traduzione in inglese delle cose della politica italiana-
rispolvera la nascita di[1] un governo ombra, "uno "shadow
cabinet" che avrà un numero di ministri coincidente con quelli che andrà
formando il Pdl", per rafforzare lo "sforzo di europeizzazione".
Un'idea non del tutto nuova, considerando che il primo a metterla in pratica fu
il Pci di Achille Occhetto alla fine degli anni '80. Sull'analisi del voto, Veltroni, tira in ballo i due anni dell'esecutivo di Prodi.
"Un giudizio che ha pesato", dice l'ex sindaco di Roma "e che ha
una responsabilità nell'annullamento della sinistra radicale, un sinistra che
"ha pagato un prezzo elevato per sua responsabilità perchè ha minato la
compattezza del governo". L'altro fattore negativo, secondo il leader del
Pd, è stato lo scarso tempo a disposizione per preparare e completare una
rimonta: "Se ne avessimo avuto di più, avremmo fatto di più" dice
"i dati dei flussi elettorali sono interessanti e ci dicono che abbiamo
avuto i voti dell'85% degli elettori dell'Ulivo, molti da altre parti". Il
VIDEO servizio:.
( da "Panorama.it" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Caro Walter, addio. Prodi lascia la presidenza
del Pd Posted By redazione On 16/4/2008 @ 16:49 In Apertura#2, NotiziaHome | No
Comments Per "dare l'onore delle armi" a Romano Prodi (come ha detto
Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi ai
microfoni di SkyTg24) nel giorno del suo addio alla presidenza del Pd (durata
meno del suoi governi: solo sei mesi), bisognerebbe ricordare che il professore
bolognese è stato l'unico, nello schieramento di centrosinistra, capace di
averla vinta su Silvio Berlusconi. Per due volte
vittorioso contro il Cavaliere. E per due volte caduto, sgambettato dalla sua
stessa maggioranza. Certo, l'ultima volta, solo due anni fa, fu tutt'altro che
un trionfo. "Governo, ci toccherà un Prodino", titolava efficacemente
il Giornale il 12 aprile 2006. Un'istantanea scattata il giorno dopo le
elezioni con il futuro premier a stappare champagne con lo stato maggiore
dell'Unione in Piazza Santi Apostoli (il loft era di là da venire). Ancora una
volta il fattore C aveva aiutato il Professore consegnandogli grazie a 24.755
voti alla Camera e ai senatori eletti all'estero una maggioranza più virtuale
che reale. Ma di fatto, nessuno è riuscito nell'impresa. Non Rutelli nel 2001; non Veltroni lo scorso 13 aprile: entrambi travolti dallo tsunami del
Cavaliere. Eppure non è bastato al professore l'invidiabile record per
"Resistere, resistere, resistere". Nel giorno di Pasqua, secondo la
vulgata ufficiale dei Democratici, ha preso carta e penna e ha scritto una
lunga lettera al segretario Veltroni: "I ruoli di
responsabilità" all'interno del Pd adesso "spettano ad
altri". Quasi sentisse nell'aria lo schiaffone che il Pd avrebbe preso
dalle urne, Romano ha preferito farsi da parte, abbandonare la barca, lasciare
il posto a qualcun altro. In qualche modo, lo aveva già fatto qualche mese fa,
preferendo non ricandidarsi: una decisione presa durante i momenti difficili
della crisi di governo di gennaio. Allora fece una scelta "molto chiara,
molto semplice, molto ferma e molto coerente: non mi sono presentato alle
elezioni perché ritenevo e ritengo sia necessaria una nuova leva, un nuovo
gruppo dirigente per portare avanti la crescita ed il rafforzamento del
Pd". Ora il suo addio è totale: "È chiaro" ha aggiunto Prodi
"che il Pd dovrà cercare un altro presidente". E siccome sulla
lettera inviata all'ex sindaco di Roma le voci circolavano al pari delle
smentite, è lo stesso Prodi a confermare, da New York (dove ha in agenda un
intervento alle Nazioni Unite), che la missiva è sul tavolo del loft dal 23
marzo scorso. La decisione di comunicare con largo anticipo l'addio, spiega
ancora Prodi, è stata presa per evitare che questa potesse essere messa in
relazione con l'andamento della campagna elettorale o con il risultato delle
elezioni: "Un giorno o l'altro non cambia, ma è chiaro che la decisione
avrebbe avuto un significato diverso se fosse stata concretizzata durante la
campagna elettorale". In ogni caso la questione ha ancora da essere
discussa a tu per tu tra Prodi e Veltroni. Che si
incontreranno al rientro a Roma del premier, come spiega una [1] (fredda) nota
dell'ufficio stampa del Pd che precisa che i due leader "avevano
concordemente deciso di riparlare insieme dopo il voto". E tra le righe
non è difficile leggere anche l'irritazione negli ambienti del quartier
generale democratico per la tempistica giudicata inopportuna. Come a chiedersi
perché Prodi abbia deciso di salutare proprio ora, con la questione ancora [2]
aperta alla provincia e al comune di Roma. Forse perché il Professore ha letto
i resoconti della stampa sul summit tra Veltroni e i
colonnelli democratici che, facendo l'analisi del voto elettorale, hanno
preferito [3] "processare" il governo Prodi, piuttosto che fare
autocritica. Buttando sulle spalle del "povero Romano" (quasi) tutto
il peso della sconfitta di domenica scorsa. Solo che le spalle del Professore,
questa volta, non hanno retto.
( da "Padania, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
SU MALPENSA:
"NON SI TOCCA" Berlusconi: "Lega
alleato ragionevole" Roma - Silvio Berlusconi
tiene la prima conferenza stampa da premier in pectore ed è subito show.
Assicura che la Lega non sarà un problema ma una risorsa, conferma l esistenza
della cordata d imprenditori interessata ad Alitalia, dice che "Malpensa
non si tocca" e tende una mano al Governo ombra
annunciato mezz ora prima da Walter Veltroni. Berlusconi dà la disponibilità al dialogo malgrado il leader del Pd non sia
stato tanto cortese nei suoi riguardi, avendo definito "un brutto
inizio" l intenzione dichiarata dal futuro premier di tenersi le
presidenze di entrambe le camere dopo essersi detto disponibile al confronto
bipartisan. Il Cavaliere non commenta i rilievi di Veltroni,
derubricandoli a "teatrino politico", ma valuta positivamente l
istituzione del Governo ombra e conferma che sia lui in qualità di presidente
sia i suoi ministri discuteranno con i propri omologhi ombra dell opposizione.
Da Berlusconi precisazione importante anche sul
percorso delle riforme istituzionali: "Non ho rilanciato la Bicamerale -
ha sottolineato -, ho detto solo che sarebbe una buona base per un lavoro bipartisan
sulle riforme. Non credo che ci sia la possibilità di una commissione
nuova". Quanto al peso del Carroccio nell Esecutivo, il Cavaliere ricorda
che la Lega non ha mai avuto atteggiamenti prevaricatori, ma che "è sempre
stata un alleato molto ragionevole al tavolo delle decisioni". E di nuovo
definisce "fraterni" i rapporti tra lui e Umberto Bossi. Restando ai
temi leghisti, il premier in pectore prende in mano la duplice questione
Alitalia-Malpensa. "Non ci saranno difficoltà nell avere una cordata di
imprenditori per salvare la nostra compagnia di bandiera. E sarebbe il colmo
se, dopo che Milano si è aggiudicata l Expo 2015, non avessimo un hub vicino
all Expo ed una compagnia di bandiera. La questione si risolverà certamente.
Malpensa non si tocca". [Data pubblicazione: 16/04/2008].
( da "Padania, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Subito il
Federalismo fiscale" L ex ministro delle Riforme annuncia che il Governo
se ne occuperà entro l estate Fabrizio Carcano Il voto per il cambiamento è
arrivato. "Questa volta il Nord non ha avuto dubbi. Ha dato mandato
elettorale alla Lega, un mandato pieno, per portare fino in fondo quel
cambiamento che adesso non è più rinviabile". Il giorno dopo il trionfo
elettorale Roberto Calderoli è nel suo ufficio, nella sede federale di via
Bellerio, a controllare i risultati. E a fare il punto della situazione all
indomani di un voto che cambia il quadro politico. "Da ieri la Lega è il
terzo partito nazionale, da ieri abbiamo un Senato in cui ci sono solo tre
partiti, Pdl, Pd e Lega, più il gruppo misto" riflette il Coordinatore
delle Segreterie Nazionali che, sul perché del boom elettorale della Lega, non
ha dubbi: "Noi abbiamo parlato con la gente guardandola in faccia,
confrontandoci, abbiamo preferito andare meno in tv e maggiormente nelle strade
o nelle piazze, dove la Lega è sempre presente, tutto l anno, con i suoi
gazebo, i suoi banchetti, i suoi volantinaggi. Siamo sempre stati con la gente
e la gente lo ha capito". Senatore Calderoli come si spiega questo
successo elettorale della Lega? "Intanto premettiamo che non si tratta di
una vittoria inattesa. Le amministrative del 2007 avevano già dimostrato che il
Nord ha fiducia nella Lega. E girando in questi due mesi di campagna elettorale
in mezzo alla gente, trovando le piazze sempre piene ovunque, abbiamo capito
quanto fosse alto il livello di consenso della Lega senza doverci basare sui
sondaggisti. E la ragione è semplice. Noi non siamo quelli che propongono libri
dei sogni o parlano del sesso degli angeli. Noi parliamo di cose concrete, come
arrivare a fine del mese. Bossi da sempre ha intuito i grandi temi, anche in
anticipo sul sentimento popolare in qualche caso. E gli elettori hanno compreso
che noi siamo in mezzo a loro e che c è solo la strada che noi abbiamo proposto
per salvare il Paese. Noi vogliamo dare risposte concrete ai problemi della gente".
Quale mette al primo posto tra questi problemi? "È evidente che le
famiglie non arrivano più a fine mese, che le imprese fanno sempre più fatica,
che gli enti locali non hanno più risorse per garantire quei servizi essenziali
per i cittadini. Mancano le risorse. Per questo la priorità deve essere il
Federalismo fiscale". Da portare in Consiglio dei Ministri entro il 15
giugno? "Certamente. Occorre fare in fretta se vogliamo dare subito un
aiuto concreto alle famiglie, alle imprese, agli enti locali. Per questo ci
siamo messi subito al lavoro già da lunedì sera, poche ore dopo il voto. A cena
con Berlusconi abbiamo parlato di temi concreti. Non
abbiamo perso tempo, mi pare già un buon inizio". Quando sarà pronto il
nuovo Governo? "La squadra penso in pochi giorni. Ne abbiamo già parlato
con Berlusconi e Fini. Ne riparleremo nei prossimi
giorni. Ci stiamo lavorando, ma direi che è dietro l angolo dopo il lavoro che
abbiamo fatto con Berlusconi e Fini nei giorni
passati. In ogni caso vogliamo fare in fretta, perché ogni giorno in più di
Governo Prodi è un giorno in più di danno per il Paese e di sofferenza per i
cittadini". Fino al 29 di aprile però il Parlamento non è convocato&
"Lo ha deciso il Governo Prodi, scegliendo proprio l ultimo giorno utile
per far arrivare la legislatura a due anni. È stato l ultimo regalo di Prodi.
Ma così purtroppo si perde tempo prezioso". Federalismo fiscale e riforme
costituzionali al primo posto, poi? "Come ho detto la priorità per le
famiglie è arrivare a fine mese. Poi sicuramente c è il problema della
sicurezza e del contrasto all immigrazione clandestina. Il centrosinistra,
attraverso provvedimenti amministrativi, ha praticamente smantellato la
Bossi-Fini: dovremo intervenire per rafforzare la normativa sul contrasto all
immigrazione. E gli altri interventi dovranno garantire maggior sicurezza, la
certezza della pena e via dicendo". L esatto contrario dell indulto&
"Ovviamente". E la riforma elettorale? "Sappiamo come cambiarla,
basteranno due modifiche. Le leggi elettorali non sono buone o cattive, dipende
da come si utilizzano. Questa legge è stata demonizzata ma questa volta ha
funzionato benissimo: semplicemente perché la maturità dei partiti e dello
stesso elettorato ha permesso di avere un Senato in cui ci saranno solo tre
partiti e il gruppo Misto. Comunque, ripeto, basteranno poche modifiche per
sistemarla. Ma non è una priorità: la priorità è far arrivare le famiglie a
fine mese e aiutare le nostre imprese". Per gli analisti politici la Lega
ha preso i voti proletari della sinistra. "La Lega è il partito di tutti.
Noi siamo trasversali, abbiamo sempre preso il voto di lavoratori, pensionati,
studenti, casalinghe. Detto questo è evidente che la sinistra al Governo non si
è interessata minimamente dei problemi concreti degli operai o dei ceti più
deboli, di tutte quelle persone che non riescono ad arrivare a fine mese. Noi
invece siamo dalla parte di chi ha questi problemi, abbiamo fatto proposte
concrete per risolverli e ci impegneremo a fondo in questa battaglia". Casini,
Veltroni e gli altri illustri sconfitti continuano a
parlare di golden share della Lega sul Governo. "Non hanno capito nulla.
La Lega sarà la garanzia del rispetto e della realizzazione del programma
elettorale sottoscritto da tutte le forze della coalizione. Noi pretenderemo
solo questo, non una virgola in più. E devo dire che l assenza dell Udc, che
nella precedente esperienza di Governo ha fatto di tutto con i suoi
condizionamenti per rallentare la realizzazione del programma, ci consentirà di
fare le riforme ancora più speditamente". Continua a parlare di fare in
fretta. Perché? "Perché è proprio quello che la gente ci chiede. Di dare
risposte concrete e di darle subito. Non c è più tempo da perdere: è arrivato
il momento di dare una risposta alla Questione settentrionale e a quella
meridionale, è arrivato il momento di fare quelle riforme per troppo tempo
rinviate". Un ultima domanda: dai vari Veltroni,
D Alema o Casini continuano ad arrivare attacchi sulla Lega o allarmi sulla sua
pericolosità. Cosa ne pensa? "Hanno ragione. Nel senso che la Lega fa
paura a chi non vuole il cambiamento, a chi vuole uno Stato
centralista o assistenzialista, come appunto vogliono Veltroni o D
Alema. Ma i cittadini, con il loro voto, hanno detto esattamente il contrario e
hanno scelto per il cambiamento, mandando per sempre a casa Veltroni e tutti gli altri, sinistra compresa". [Data pubblicazione:
16/04/2008].
( da "Padania, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
SIMONE GIRARDIN Un
vero e proprio boom quello della Lega nella tornata elettorale appena conclusa.
Una valanga di voti che in molti sognavano e su cui pochi dubitavano. Un
risultato importante che riporta la Lega ai numeri del 1996. Che raddoppia la
propria presenza in Parlamento rispetto al
( da "Padania, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DOPO LA SCONFITTA A
sinistra inizia la resa dei conti: nel mirino finisce Veltroni
SIMONE GIRARDIN Fuori dal Parlamento. Il risultato delle elezioni è impietoso e
così anche la scelta degli elettori che, nello spazio di un giorno hanno
cancellato da Camera e Senato la Sinistra arcobaleno, cioè il partito che
raggruppa Rifondazione, comunisti e Verdi. Fuori dai giochi anche i socialisti
di Boselli. E mentre schiere di segretarie sono già al lavoro alle prese con un
notevole numero di scatoloni per sgomberare i gruppi parlamentari che non
esistono più, i leader responsabili della debacle, sebbene ancora sotto choc,
rimettono i rispettivi mandati. Bertinotti, Boselli, Pecoraro Scanio si sono
dimessi anche se la resa dei conti è appena iniziata. Oltre alla girandola di
responsabilità da attribuire e mea culpa da fare, da subito si profila una
conseguenza dall esclusione, come conseguenza del voto, dell estrema sinistra
dal Parlamento: la possibilità che esplodano violentemente conflitti sociali.
Lo dice chiaramente anche Franco Grillini, esponente
socialista che punta il dito pure contro Veltroni
colpevole, a suo dire, di "aver consegnato per la seconda volta il Paese a
Berlusconi". Il capo del Piddì, insomma avrebbe "investito
scientificamente sulla sconfitta pensando che Berlusconi non
duri e sperando che la prossima volta tocchi a lui". Per l ex
deputato l atteggiamento di Veltroni "è stato
barbaro perché ha cancellato la sinistra dal Parlamento rendendolo monco
soprattutto in Italia dove l assenza della sinistra non può che generare
problemi molto seri perché è ovvio che la sinistra è anche un ammortizzatore
sociale, se c è ammortizza se non c è non ammortizza". Insomma anche per
Grillini la minaccia è seria perché "la mancanza di destra e sinistra vuol
dire che i conflitti da una parte e dall altra sono totalmente senza
mediazione". Insomma tra le cause della sconfitta ci sarebbe il
sistematico rifiuto di apparentarsi. Una decisione che ha provocato, Grillini
ne è sicuro, il forte astensionismo: "Sono convinto che il 90 per cento di
coloro che hanno deciso di non votare dice - appartengono all area della
sinistra". Poi ci sono le responsabilità individuali: l esclusione della Sinistra
arcobaleno è la conseguenza delle scelte di Bertinotti "che ha sbagliato
tutto a cominciare dalla sua candidatura come premier. Avrebbe dovuto proporre
Nichi Vendola. Per il resto le liste erano inguardabili. Non per niente
Diliberto ha capito la situazione e s è sfilato dal mazzo". Facendo pure
un bel gesto, è doveroso aggiungere, visto che ha ceduto il suo posto in lista
ad un operaio. Comunque ce n è per tutti: dal Verde Pecoraro Scanio che avrebbe
perso perché è di una "tirchieria indicibile. Non paga mai niente". E
anche il povero Borselli avrebbe dovuto fare altre scelte magari accettando i
cinque posti sicuri offerti dal Pd anche se i nomi li avrebbero decisi al loft.
I socialisti, poi, hanno anche un problema in più: con il loro 0,9 per cento
non avranno un centesimo di rimborsi elettorali al contrario della Sinistra
arcobaleno. E il conto della campagna elettorale va saldato... [Data
pubblicazione: 16/04/2008].
( da "Padania, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La stampa italiana
spaventata per il voto democratico dei cittadini Difficile nascondere il
trionfo leghista? Allora lo demonizziamo Igor Iezzi Questa volta era difficile
nascondere il successo strepitoso della Lega Nord di Umberto Bossi. Allora,
visto che era impossibile stendere un velo sulla marea di voti ottenuti dal
Carroccio, i quotidiani italiani hanno scelto di parlarne a loro modo, come se
il voto espresso da milioni di cittadini fosse una sorta di attentato alla
democrazia. Su tutti spicca la povera Unità, giornale del
malconcio partito veltroniano secondo cui Torna Berlusconi,
comanda Bossi, il Pd sfiora il 34%, crolla l Arcobaleno . Dello stesso tono
Europa, ex Margherita, che terrorizzata nota come sia Tutto in mano a Berlusconi, l Italia diventa bipartitca . Liberazione e il Manifesto,
giornali della sinistra comunista, sottolineano la scomparsa della Falce e
Martello. Il foglio di Rifondazione esprime tutto il suo sconforto con
un Punto e a capo mentre il quotidiano diretto da Gabriele Polo anche questa
volta utilizza una grande foto che mostra tutti i leader della sinistra
radicale sorridenti su un palco con sotto la scritta: Sinistra
extraparlamentare . Per il Riformista, semplicemente, E una Waterloo . Sulla
Lega puntano i due principali quotidiani, il Corriere della Sera e la
Repubblica. Trionfa Berlusconi, boom della Lega il
titolo scelto dal quotidiano di via Solferino. L Italia a Berlusconi
e Bossi è l allarme lanciato da Ezio Mauro. [Data pubblicazione: 16/04/2008].
( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 91 del 2008-04-16
pagina 0 Pdl, vertice da Berlusconi per il governo di
Redazione A Palazzo Grazioli Fini, Bossi e Lombardo incontrano il leader del
Pdl per decidere la "futura squadra di governo". Il Cavaliere è
pronto ad aprire una commissione indipendente di esperti per sapere "qual
è l'effettiva situazione dei conti pubblici lasciata dalla sinistra" Roma
- Il vertice di oggi del Popolo della Libertà si occuperà di mettere a punto la
prossima squadra di governo. "Avrò in giornata un incontro con altri
protagonisti del centrodestra, andremo a fondo vedremo di individuare le
personalità anche per quanto riguarda i sottosegretari". Il leader Pdl,
Silvio Berlusconi, incontra a Palazzo Grazioli Fini,
Bossi e Lombardo per fare il punto sulla "futura squadra di governo".
Il leader di An è giunto poco dopo le