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Con
il suo popolo, ma anche con la tv
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Io spero anche di poter vedere un faccia a faccia tra Veltroni e Berlusconi, ma ? profetizza Realacci ? credo proprio che loro non accetteranno mai". Che il Cavaliere sia allergico al contraddittorio in tv lo dimostra anche la trasmissione organizzata dal Tg2, in cui il leader del Pdl ha suggerito a una giovane precaria di sposare il figlio di un miliardario.
Non
inseguite le gaffes ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: uno schema di gioco inedito, Veltroni a fare da lepre come proposta politica e presenza mediatica ? ritorna nell'alveo classico degli ultimi quindici anni: Berlusconi le spara grosse, noi dietro ad abbaiare. Sappiamo tutti che lo scontro elettorale è attacco e gioco di rimessa.
L'indignazione
non basta: 10 impegni Wiki ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: attività di governo di Veltroni, che nel suo programma ha chiaro l'elemento del reddito minimo per i precari e dell'accesso alla banda larga come diritto del cittadino, tra le cose che mi stanno più a cuore e che dunque non ripeterò). Innovazione e tutela generazionale Impegnerò il mio ruolo di parlamentare: per portare l'investimento italiano in ricerca alla quota minima del 2%
Peggio
di Diliberto. Il Pdl vuole scappare dal Libano
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Parole condannate con indignazione da Prodi, D'Alema e Veltroni, che ricordano che persino gli americani stanno pensando al ritiro dall'Iraq. Più tardi il premier rivela che il presidente del parlamento libanese ha convocato l'ambasciatore italiano a Beirut per chiedere spiegazioni. Anche Casini attacca: "Pura irresponsabilità ".
Alitalia
dice sì al piano Air France ( da "Stampa, La"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: adesso la parola passa ai sindacati Alitalia dice sì al piano Air France Berlusconi: pensioni, con la crisi Usa non basterà tornare allo scalone Berlusconi e Veltroni si esercitano in un duello a distanza, complice l'invito della Confcommercio al tradizionale Forum di Cernobbio. Sullo sfondo, lo spettro della crisi americana che da un momento all'altro può "caderci addosso",
La
missione impossibile del "tandem SS"
( da "Stampa,
La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ma per il Parlamento la vedo male: ho un sacco di amici che hanno paura che vince Veltroni e vogliono votare per Berlusconi". Arriva Storace, stringe mani e inizia a parlare. Scopriremo che comincia e finisce sempre allo stesso modo. In avvio, invece che buongiorno, dice "buona destra a tutti"; e chiude così: "Si dice se son rose fioriranno.
Parte
da Corviale la sfida del Pdl ( da "Giornale.it, Il"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Veltroni ha continuato a fare i festival del Cinema, ma dimentica che poi gli attori tornano a Hollywood, mentre i romani restano qui. Organizza le notti bianche ma dimentica che i romani passano le notti in bianco perché sono preoccupati del futuro".
Clima
da stadio fra stendardi e applausi
( da "Giornale.it,
Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Avanti tutta per battere Veltroni Walter "We can". Che nel frattempo annuncia la discesa a Sanremo, giovedì prossimo, nella patria di Scajola, "perché la Liguria è l'ago della bilancia". Frase non originale, tanto per cambiare, plagiando Berlusconi. Ai Magazzini del cotone, comunque, i veleni sembrano lasciati alle spalle.
Da
Pescara a Vicenza volti e speranze del popolo Pd
( da "Unita,
L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: mai nominato Berlusconi, ("il leader del principale partito dello schieramento avversario", lo chiama Veltroni) e nonostante questo arriva un boato quando il leader del Pd racconta dell'Italia vera "che non ha bisogno di rialzarsi" come dice lo slogan del Pdl, "perchè la mattina presto gli italiani che faticano sono già in piedi".
Veltroni
fa il pieno, Berlusconi il vuoto A Milano migliaia con il leader Pd. Ai
commercianti dice: ridurremo le aliquote A Roma un flop il comizio del leader
Pdl. Che minaccia di ( da "Unita, L'"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Stai consultando l'edizione del Veltroni fa il pieno, Berlusconi il vuoto A Milano migliaia con il leader Pd. Ai commercianti dice: ridurremo le aliquote A Roma un flop il comizio del leader Pdl. Che minaccia di ritoccare le pensioni Al Corviale a Roma per Berlusconi è stato un flop, nonostante l'aiuto della scenografia.
Veltroni,
a Milano la carica dei 10mila Vinciamo, sicuro: basta con questa destra. Dopo
le elezioni chi ha un voto in più governa
( da "Unita,
L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Anche perchè "la prima volta che Berlusconi si è candidato alla presidenza del Consiglio, Baggio sbagliò il rigore ai mondiali, è la quinta volta che si presenta", ricorda Veltroni. Si ripresenta e va sempre più a destra, col Pdl che candida "persone che fanno lo stesso saluto di quelli che hanno firmato le leggi razziali nel 1938".
Italia
a rischio recessione Bersani: azzardato parlarne ora
( da "Unita,
L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sia Veltroni che Berlusconi, infatti, hanno esternato qualche preoccupazione. Ma per il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, anche lui intervenuto a Cernobbio, "è azzardato parlarne ora. Molte sono le nuvole all'orizzonte e sicuramente siamo in presenza di un forte rallentamento, ma non credo siamo ancora nella fase recessiva"
Lo
show della precaria sicuramente preparato Ora Veltroni deve attaccare Cara
Unità,<B ( da "Unita, L'"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: edizione del Lo show della precaria sicuramente preparato Ora Veltroni deve attaccare Cara Unità, vedo molte lettere sull'uscita di Berlusconi sulla facile soluzione per risolvare il precariato femminile, ma a me la notizia, letta sui giornali, aveva fatto un effetto diverso. Circa ventiquattrenne, laureanda: oggi con le triennali a 24 anni si è solamente molto fuori corso.
Lo
strappo ( da "Unita, L'"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: argomentare sulla somiglianza di Veltroni con Berlusconi mentre Berlusconi governa, con il suo conflitto di interessi, la sua potente intimidazione, le sue marce trionfali da e per Piazza del Popolo, a Roma, o da e per San Babila a Milano, il suo sodalizio fascista, i soldati italiani finalmente combattenti, lo spionaggio di magistrati e giornalisti e le nuove commissioni Mithrokin.
Berlusconi
flop, piazza vuota a Corviale Al comizio nel quartiere romano, con Fini e
Alemanno, 250 persone. Sul palco un fondale con la foto del palazzone
( da "Unita,
L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi non promette niente, però invita a votare Alemanno perché al governo era "un rompiballe tenace; avverte che "votare altri significa favorire Veltroni" e, alla richiesta di un cittadino sulla detrazione fiscale per ogni spesa cede la armi: "Ci vorrebbe una rivoluzione fiscale, non si può fare".
Pensioni,
si torna alla Maroni. E non basta Il leader Pdl a Cernobbio: è gravissima la
situazione economica italiana ( da "Unita, L'"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Dunque il Berlusconi di sempre, che prima di concedersi davanti alla platea della Confcommercio ha dato il meglio di sé nel precedente sbarco dall'elicottero. Qui, di fronte a telecamere e taccuini è un fuoco di fila. "Veltroni predica bene e razzola male - esordisce -.
La
partita del Veneto e il rebus degli imprenditori-operai
( da "Unita,
L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni è uscito dai luoghi comuni che separano destra e sinistra come compartimenti stagni". Qualcosa si è mosso? Tra filari di vitigni e alberi già fioriti, la primavera tenace è "il recupero del tessuto territoriale". Ripartire (almeno) dalle amministrative.
A
confronto i piani di berlusconi e veltroni su pensioni e tasse - statera e tito
alle pagine 10 e 11 ( da "Repubblica, La"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ieri al forum di Cernobbio A confronto i piani di Berlusconi e Veltroni su pensioni e tasse STATERA E TITO ALLE PAGINE 10 E 11.
Libano,
berlusconi boccia martino "i soldati italiani devono restare" -
giovanna casadio ( da "Repubblica, La"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sia Walter Veltroni che il vice Dario Franceschini elencano i contrasti, a cominciare da quelli tra Berlusconi e Fini sulla politica estera. Denuncia Fausto Bertinotti, candidato premier della Sinistra arcobaleno, la gravità di quell'affermazione: "L'Italia ha avuto una politica di pace.
Udc
e rosa bianca, nozze a rischio cotto e armosino rivali, è ufficiale
( da "Repubblica,
La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Gli italiani stanno iniziando a capire che tra Veltroni e Berlusconi l'unica vera novità è l'Udc di Casini". Poi una stoccata al Pd: "La candidatura di Emma Bonino in Piemonte dimostra quanto siano emarginati i cattolici all'interno di quel partito". Ad Asti invece la spaccatura nel Pdl è ormai ufficiale: nonostante tutti i tentativi di mediazione Mariangela Cotto,
Tremonti:
il programma del Pd? Sembra di essere a Disneyland
( da "Giornale.it,
Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Ci sono due Veltroni - ha detto infatti Tremonti -: quello che è ancora nel governo, che ha scritto i numeri della recessione e ne ha la responsabilità; e poi c'è l'altro Veltroni che parla di miracoli. Come possa fare il Veltroni della recessione e anche dei miracoli, bisogna chiederlo a lui".
Berlusconi
alla sinistra: "Sì al dialogo, ma chi vince governa"
( da "Giornale.it,
Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ha scherzato ancora Berlusconi, "io sarei il primo a esserne contento: votiamo tutti per Veltroni, io torno a fare le cose che mi piacciono e abbiamo risolto la situazione del Paese...". E invece no, non è possibile. Perché, ha ricordato Berlusconi, ci aspetta una mole di problemi: dalla crisi Usa "che rende difficilissima la situazione economica"
Il
Cavaliere sceglie l'ironia e così spiazza il suo "clone"
( da "Giornale.it,
Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dopo che ha parlato Veltroni e prima che tocchi al Cavaliere - Berlusconi non lesina ironie. Perché, spiega ai cronisti che lo intercettano al secondo piano di Villa d'Este davanti alla porta della sua suite, "ormai Veltroni va dicendo le nostre stesse cose". Insomma, "se va avanti su questa strada diventerà il nostro campione".
<Riforme
insieme ma si scordino i veti comunisti>
( da "Giornale.it,
Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: opposizione a condizione però che Veltroni e la sua parte politica siano disponibili a mettere da parte veti ideologici o di interesse di parte, come è accaduto in passato". Con una sola battuta Calderoli ha ribadito la priorità leghista della riforma in senso federalista dello Stato, ma soprattutto ha risposto direttamente al segretario del Pd,
Il
destino della compagnia secondo i politici
( da "Giornale.it,
Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni, il quale si augurava che la questione-Alitalia venisse tenuta fuori "dal tritacarne elettorale". Sempre Veltroni: "Su Alitalia decida il mercato e il destino di Malpensa va sganciato da quello della compagnia di bandiera". Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, un mese fa si dichiarava contrario a cordate italiane "
Macché
pareggio Silvio-Walter Pdl in testa di 4 milioni di voti
( da "Giornale.it,
Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che il Pd di Walter Veltroni è pressoché alla pari del Pdl di Silvio Berlusconi. Ebbene, io non so di che sondaggi si parli perché quelli che vedi riportati qui e che in gran parte corrispondono a quelli riportati da Renato Mannheimer venerdì scorso sul Corriere della Sera, sono di una tonalità tendenzialmente diversa: indicano cioè che il distacco tra i due grandi raggruppamenti (
La
speranza arriva in pullman - massimo pisa
( da "Repubblica,
La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il figlio del sindaco e il giovane ex elettore di Berlusconi, maglietta indosso e cartoncino "Si può fare" in mano. Per un giorno il distacco dal Pdl, le contraddizioni con i cattolici, il divorzio dagli ex compagni della Sinistra Arcobaleno sono dettagli. Impicci di poco conto. La vittoria è in fondo a via Mar Jonio. "Veltroni può". SEGUE A PAGINA III.
"noi,
in pullman per vedere walter" - massimo pisa
( da "Repubblica,
La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Si può fare, Veltroni può sintetizzare tutto: da sindaco di Roma ha vinto il nostro scetticismo, sa decidere e la gente lo ascolta. E il Pd lo sentiamo di sinistra". Anche se poi, con candido pudore, ammettono: "Le svolte le abbiamo condivise. Ma quando ci chiamavamo Pci ci piaceva di più".
San
siro, diecimila per veltroni "si può fare anche a milano" - rodolfo
sala ( da "Repubblica, La"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E Berlusconi? "La prima volta che si candidò, Baggio sbagliò il rigore ai mondiali...". Era il 1994, da allora però il Cavaliere qui a Milano ha vinto sempre. Adesso è un'altra storia, ma questo lo dicono i Veltroni boys milanesi che si passano la voce sotto il palco: "Flop del Cavaliere in un quartiere popolare di Roma,
"Non
basta neanche lo scalone" ( da "Stampa, La"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: qual è il vero Silvio Berlusconi. Della versione brillante ed entusiasmante sul lago di Como si è visto poco: lo spettacolare arrivo in elicottero, e qualche battuta delle sue. Come questa: "Stamattina - ha detto ai commercianti - avete avuto qui Walter Veltroni che vi ha spiegato il mio programma, e non è ironia.
Le
liste salgono a 9 e sono 5 a correre da presidente
( da "Stampa,
La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: presidente Sorteggio per la collocazione sulla scheda Dopo Veltroni è atteso anche Berlusconi Ieri verso le 13, poco dopo il termine della presentazione delle liste, si è svolto in tribunale il sorteggio per la definizione dei simboli sulla scheda elettorale che sarà di colore verde chiaro. Al primo posto, in alto a sinistra Dino Scanavino con le sue due liste (Pse e Sinistra Arcobaleno)
Atleti
e politici fate la differenza ( da "Repubblica, La"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: distribuire ai suoi seguaci manualetti in cui s'insegna come spacciare Veltroni per Stalin. E come un tennista, Berlusconi: conta molto sulla battuta. [Da cricca a cicca. Toni indignati contro il professore che a Firenze ha fumato una sigaretta (non si sa di che) con gli studenti. Subito sospeso dall'insegnamento.
Walter
e silvio a ruoli invertiti è smarrito il popolo delle partite iva - alberto
statera ( da "Repubblica, La"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni usa il linguaggio che noi vogliamo sentire, ha capito i nostri bisogni, lo abbiamo ascoltato con piacevole stupore". E Berlusconi? "Berlusconi lo stesso". Salvo il rischio che il primo, novello Stalin come dice l'iperbole del kit berlusconiano che fa sghignazzare persino il popolo degli autonomi,
Bossi
attacca il cavaliere sui precari "sbaglia, sul lavoro non si scherza"
- paolo berizzi ( da "Repubblica, La"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sul lavoro non si scherza" Faremo anche noi come Veltroni un ministro del Nord Est. Ho promesso il posto al segretario della Liga Veneta Gobbo. I voti dateli a noi della Lega, non a Forza Italia PAOLO BERIZZI DAL NOSTRO INVIATO CASSANO MAGNAGO - "Berlusconi ogni tanto dice stronzate. Questa dei precari, per esempio, non mi è piaciuta.
"la
crisi usa fa paura, pensioni da rivedere" - claudio tito
( da "Repubblica,
La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "La crisi Usa fa paura, pensioni da rivedere" Berlusconi: Veltroni copia, lui il mio candidato. Il leader Pd: giù le tasse Il leader Pdl: Sono angosciato, solo un incosciente non si rende conto della situazione CLAUDIO TITO DAL NOSTRO INVIATO CERNOBBIO - "Ridurre le aliquote? Non basta".
CERNOBBIO
Stessa platea, ma a distanza di qualche ora: Walter Veltroni e Silvio
Berlusconi si eserc ( da "Messaggero, Il"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni dice che se il Pd vincerà le elezioni l'Irpef calerà per tutti. Berlusconi lancia l'affondo sulle pensioni: "In Italia bisogna lavorare di più. E per più anni". Il leader Pd invita a "un clima civile" del confronto politico tra i due partiti.
Berlusconi:
pensioni, stretta necessaria Veltroni sul fisco: le aliquote subito giù
( da "Messaggero,
Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Allarme del Cavaliere: la crisi Usa ci investirà. Il leader Pd: serve un clima civile Berlusconi: pensioni, stretta necessaria Veltroni sul fisco: le aliquote subito giù.
La
Lega prenota la poltrona <Il prossimo sindaco uno di noi>
( da "Corriere
della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E spiega: "Nei sondaggi, la differenza tra Berlusconi e Veltroni la fa la Lega, la fate voi. Per questo cercano di tenerci lontani dalle trasmissioni in Tv". Il possibile rimedio chiude il pomeriggio: "Da qui dovete uscire tutti con un pacco di volantini da distribuire". G. San. Lumbard La nuova sede.
Veltroni-Berlusconi,
duello su Milano ( da "Corriere della Sera"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La Lega prenota la poltrona da sindaco: spetta a noi Veltroni-Berlusconi, duello su Milano Il leader del Pd: amo questa città, sicurezza al primo posto. Il Cavaliere: è un pifferaio "Io amo questa città". Veltroni sceglie il quartiere popolare di San Siro per la sua tappa milanese. Sicurezza, certezza della pena, immigrati, carovita.
Veltroni
nel quartiere Aler <Sicurezza? Sfida da vincere>
( da "Corriere
della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Una scelta che fa il paio con quella di Silvio Berlusconi in mattinata. Il Cavaliere si era recato nell'enorme casermone popolare di Corviale a Roma. Un duello a distanza che si è replicato quando il leader del Pdl ha raggiunto Cernobbio, poco dopo Veltroni. "Non credete a Veltroni - ha detto Berlusconi - è un nuovo pifferaio magico".
Slogan
e sfottò: la guerra dei manifesti
( da "Corriere
della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: politica degli attacchini edizione 2008 rimane un grande assente: non c'è Berlusconi. Almeno, non c'è la sua faccia. Rimpiazzata (quanto ad apparizioni) da un Veltroni in primo piano, in chiaro-scuro, con la pelle un po flaccida come morbido è il tenore dei suoi messaggi: "Il nostro futuro ci sta a cuore". E se qualcuno s'è stupito di una campagna dai toni finora troppo blandi,
Slogan,
errori e sfottò La guerra dei manifesti
( da "Corriere
della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: errori e sfottò La guerra dei manifesti C'è il capo indiano leghista con gli occhi tristi, il Pdl che invita l'Italia a rialzarsi, il credo di Casini e il si può fare di Veltroni, il grasso di Di Pietro e l'assenza di Berlusconi. Slogan, errori e sfottò. La guerra dei manifesti tappezza la città. A PAGINA 3.
Berlusconi,
stretta sulle pensioni ( da "Corriere della Sera"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: non basterà neppure tornare alla Maroni Berlusconi, stretta sulle pensioni Duello sull'economia. Veltroni: ridurre le aliquote CERNOBBIO (Como)- La riforma previdenziale del governo Prodi "ha squilibrato l'intero sistema. Per questo, quando riandremo al governo, dovremo ritornare al vecchio sistema, anche se non era sufficiente nemmeno quello".
E
Silvio: il Pd copia Situazione difficile rivedere le pensioni
( da "Corriere
della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Chi invece ricorre ai trucchi "è il pifferaio magico Veltroni, che magari dice cose sensate ma poi deve dar credito a tutti i suoi alleati e farebbe precipitare nel burrone dello statalismo il Paese se veramente vincesse ". Oscilla Berlusconi, e in effetti è una comunicazione che può apparire poco comprensibile.
Bossi:
sui dazi la storia dà ragione a me e Tremonti
( da "Corriere
della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: L'idea l'ho avuta io, mica Veltroni". Il rapporto con Berlusconi è saldo, può permettersi di fargli le pulci: "Ogni tanto dice stronzate. Come quella della precaria che sposa un milionario. Quella è una questione seria. E poi il matrimonio si basa sugli affetti, non sui soldi".
Il
cielo è grigio e le nuvole incombono sul Serpentone quando Silvio Berlusconi
prende ( da "Messaggero, Il"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: candidato alla presidenza della Provincia di Roma, spara a zero contro Veltroni "che continua a fare festival dimenticando che poi gli attori se ne tornano a Hollywood e i romani restano". Ed ecco i "testimoni" chiamati a rendere solenne "il rito", la firma sotto i 16 punti "che daranno alla cittadinanza un segnale di forte riscatto".
Veltroni:
al Senato rischio di stallo Ma niente <inciuci>
( da "Corriere
della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: davanti ai big di Confcommercio per la sfida in differita con Berlusconi, Walter Veltroni declina nei dettagli i suoi "lineamenti di un'idea riformista " che guarda a Blair e Zapatero come a Margaret Thatcher. Meno tasse su salari e stipendi, tagli alla spesa e un governo che governi, senza più le mediazioni che hanno paralizzato Prodi.
I
dubbi in platea <I programmi? Troppo simili>
( da "Corriere
della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma la passerella dei candidati premier, in mattinata Veltroni per il Pd, prima di cena Silvio Berlusconi per il Pdl, ha confuso in più d'uno le certezze sui confini fra i poli. Per dirla con Rebecca, puro pragmatismo del Nord-Est: "C'è sovrapposizione fra i due programmi, faccio fatica a scegliere".
Corriere
della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-16 num: - pag: 3
Reazioni Cent... ( da "Corriere della Sera"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il flop della manifestazione di Alemanno a Corviale è il simbolo del lavoro che la giunta Veltroni ha fatto proprio nelle periferie". Questo il commento dell'assessore uscente alle Periferie Dante Pomponi. "Il patto di Corviale è stato un vero fallimento. A sottoscriverlo c'erano i soliti noti. I grandi assenti erano invece i cittadini di Roma.
Beppe
Grillo, lo show e l'annuncio: <Siamo in quindici municipi>
( da "Corriere
della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Passa a Berlusconi e Veltroni: "Guardateli bene sono salme, sono morti defunti, lo Psiconano e Topo Gigio hanno lo stesso programma li tengono in vita i mezzi d'informazione". Segue la commissione elettorale: "Stanno spulciando i nostri nomi, fanno problemi, noi siamo pronti con gli avvocati".
Walter,
caccia ai moderati La salvezza è a <quota 35>
( da "Corriere
della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: al di là dei proclami di una vittoria prossima futura - Veltroni e i suoi uomini si sono posti. Se il "Walter-partito" (come lo chiamano scherzosamente nel loft e dintorni) otterrà questa cifra, anche in caso di sconfitta - che al momento, persino nei sondaggi del Pd, viene data come probabile - l'ex sindaco di Roma non avrà problemi.
Nella
sfida di Brescia l'Unione va al voto con la <formula Prodi>
( da "Corriere
della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni che corre da solo, Berlusconi che scarica Casini, fosse mai successo. Come giapponesi rimasti a combattere in un'isola, peraltro florida e civile, da una parte si presenterà la vecchia Unione al completo, Pd più Sinistra arcobaleno a sostenere il candidato sindaco Emilio Del Bono (fa eccezione solo lo Sdi,
Berlusconi
insiste a dire che Veltroni gli copia il programma di governo (e stavolta l
( da "Messaggero,
Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi insiste a dire che Veltroni gli copia il programma di governo (e stavolta l'ironia non diventa battuta ma segnale politico), il leader del Pd rilancia il "bipolarismo del dialogo", ritenuto lo schema adeguato per affrontare le emergenze del Paese.
ROMA
Il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, apprezza le proposte
economiche del Pd e del ( da "Messaggero, Il"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni e Berlusconi, che parlano uno la mattina, l'altro il pomeriggio, caldeggia "una legislatura costituente per procedere a riforme economiche e sociali profonde che consentano al nostro Paese di crescere di più di crescere meglio". "Ci sembra un buon presupposto che la consapevolezza della necessità assoluta di lavorare per una crescita più robusta e di migliore qualità animi
CERNOBBIO
- La sfida al centro Walter Veltroni la porta sino al cuore dell'e
( da "Messaggero,
Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sfida al centro Walter Veltroni la porta sino al cuore dell'elettorato berlusconiano. In mezzo a commercianti e partite Iva, il leader del partito Democratico si muove con maggiore destrezza di Romano Prodi. Non può certo sfoggiare le certezze di Silvio Berlusconi - che a Cernobbio dà per acquisito il programma elettorale del Pdl e liquida in poco meno di mezzora il suo intervento -
CERNOBBIO
- Finisce in perfetta parità il duello a distanza tra Walter Veltroni e Silvio
Berlus ( da "Messaggero, Il"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sembrava di sentir parlare il leader dell'opposizione, cioè noi" ed invece il Pd di Veltroni "è al governo, con D'Alema e Visco, che ora hanno nascosto dietro la pancia di Bettini". Non è la prima volta che Berlusconi mostra di apprezzare le capacità oratorie di Veltroni che lo definisce un "pifferaio magico" e come tale in grado di incantare platee.
"Riforme
insieme ma niente veti comunisti"
( da "Giornale.it,
Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: opposizione a condizione però che Veltroni e la sua parte politica siano disponibili a mettere da parte veti ideologici o di interesse di parte, come è accaduto in passato". Con una sola battuta Calderoli ha ribadito la priorità leghista della riforma in senso federalista dello Stato, ma soprattutto ha risposto direttamente al segretario del Pd,
Berlusconi
avverte la sinistra: "Sì al dialogo, ma chi vince governa"
( da "Giornale.it,
Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ha scherzato ancora Berlusconi, "io sarei il primo a esserne contento: votiamo tutti per Veltroni, io torno a fare le cose che mi piacciono e abbiamo risolto la situazione del Paese...". E invece no, non è possibile. Perché, ha ricordato Berlusconi, ci aspetta una mole di problemi: dalla crisi Usa "che rende difficilissima la situazione economica"
I
sondaggi: macché pareggio Silvio-Walter il Pdl è in testa di quattro milioni di
voti ( da "Giornale.it, Il"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che il Pd di Walter Veltroni è pressoché alla pari del Pdl di Silvio Berlusconi. Ebbene, io non so di che sondaggi si parli perché quelli che vedi riportati qui e che in gran parte corrispondono a quelli riportati da Renato Mannheimer venerdì scorso sul Corriere della Sera, sono di una tonalità tendenzialmente diversa: indicano cioè che il distacco tra i due grandi raggruppamenti (
Bertinotti:
"Non ho nostalgia di prodi. I nostri voti? Serviranno"
( da "Giornale.it,
Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni: i nostri voti saranno "utili" Roma - Nessuna "nostalgia di Prodi" che ha fatto bene alcune cose, come la politica estera, ma ha "sbagliato tutto sulla precarietà". Nel corso del programma 'In mezz'orà, Fausto Bertinotti ripercorre i due anni di governo del centrosinistra, "che ha fallito essenzialmente nel non aver portato avanti una chiara discontinuità con il governo
I
sondaggi: macché pareggio Silvio-Walter il Pdl è in testa di quattro milioni di
voti ( da "Giornale.it, Il"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che il Pd di Walter Veltroni è pressoché alla pari del Pdl di Silvio Berlusconi. Ebbene, io non so di che sondaggi si parli perché quelli che vedi riportati qui e che in gran parte corrispondono a quelli riportati da Renato Mannheimer venerdì scorso sul Corriere della Sera, sono di una tonalità tendenzialmente diversa: indicano cioè che il distacco tra i due grandi raggruppamenti (
Berlusconi:
brogli, rischio grandissimo Fisco, introdurremo il quoziente familiare
( da "Giornale.it,
Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: 65 del 2008-03-16 pagina 0 Berlusconi: brogli, rischio grandissimo Fisco, introdurremo il quoziente familiare di Redazione Il Cavaliere lancia l'allarme voto poi ironizza su Veltroni: "Se il suo programma fosse vero lo voterei anch'io". Poi dice: "La sicurezza è calata, ma i clandestini sono aumentati".
IL
VENTO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: cosa possono sperare di fare Berlusconi o Veltroni una volta che si insedieranno al governo? Nell'epoca in cui economia e finanza sfuggono di mano anche alle redini salde di esecutivi forti, i governicchi di cui disponiamo sono condannati a far cilecca. Berlusconi, che già in passato si è trovato stretto nell'angolo da una congiuntura sfavorevole,
CASINI:
NO A UN PAESE IN MANO ALLA LEGA ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Casini: "No a un Paese in mano alla Lega" ADOLFO PAPPALARDO Attacchi a Veltroni e a Berlusconi anche se i più duri sono riservati all'ex alleato. Pier Ferdinando Casini, candidato premier dell'Unione di centro, galvanizza ieri la platea del Palacongressi di Agrigento dove apre ufficialmente la campagna elettorale siciliana.
WALTER
A CERNOBBIO PORTA L'ATTACCO ALLA ROCCAFORTE DI SILVIO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sfida al centro Walter Veltroni la porta sino al cuore dell'elettorato berlusconiano. In mezzo a commercianti e partite Iva, il leader del partito Democratico si muove con maggiore destrezza di Romano Prodi. Non può certo sfoggiare le certezze di Silvio Berlusconi - che a Cernobbio dà per acquisito il programma elettorale del Pdl e liquida in poco meno di mezzora il suo intervento -
PENSIONI,
TORNEREMO ALLA RIFORMA MARONI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Silvio Berlusconi, scopre la sua ricetta per rilanciare l'economia. E lo fa a Cernobbio, chiudendo la seconda giornata del forum organizzato dalla Confcommercio. Un confronto a distanza con il leader dell'altro schieramento, Walter Veltroni, che poche ore prima aveva illustrato alla stessa platea il suo programma.
SUBITO
MENO TASSE, VELTRONI RILANCIA LA SFIDA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ricambia sottolineando le parole "sagge e responsabili" ascoltate al forum: "Spero che insieme, ciascuno per la sua parte - dice - si riesca a girare questa pagina. La speranza degli italiani sta nel cambiamento". Per questo offre la sua ricetta contro la crisi: "Non si può fare una concertazione per lo sviluppo senza la stragrande maggioranza delle imprese italiane che
IN
PARTENZA. DOPO L'INTERVENTO MOLTI APPLAUSI PER VELTRONI. COSì NEL POMERIGGIO
PER BERLUS ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: IN PARTENZA. Dopo l'intervento molti applausi per Veltroni. Così nel pomeriggio per Berlusconi. Anche se l'applausometro è andato in tilt per Bersani e Tremonti.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DEMOCRATICI Il 30
marzo tornano a mobilitarsi gli elettori delle primarie Con il suo popolo, ma
anche con la tv RUDY FRANCESCO CALVO Il Partito democratico torna in piazza. La
macchina elettorale capitanata da Ermete Realacci sta preparando per il 30 marzo
quella che lo stesso responsabile comunicativo del partito definisce "la
mobilitazione più importante in vista delle elezioni". Riapriranno per
l'occasione tutti i 1.200 seggi costituiti lo scorso 14 ottobre per le primarie
che incoronarono Veltroni alla guida del partito.
Stavolta chi si recherà ai "seggi" autogestiti dai volontari
democratici non riceverà la scheda per votare, ma un vademecum contenete il
materiale e le indicazioni per le 12 azioni che ciascuno può compiere,
attraverso internet, sms, cene o il semplice passaparola, per far crescere il
consenso intorno al Pd. È la conferma di una campagna elettorale condotta tra
la gente, preferendo il pullman ai salotti televisivi, pur senza trascurare
anche questi ultimi. "La campagna elettorale per ora sta andando molto
bene ? spiega Realacci ? rispetto ad alcune settimane fa la situazione è molto
cambiata. La partita si è riaperta grazie a Veltroni e
alle sue proposte e grazie al faticoso ma entusiasmante giro per le province
italiane". L'iniziativa del 30 marzo servirà a dare il colpo di reni
decisivo, a convincere gli indecisi che, come insegnano le ricerche,
sceglieranno solo negli ultimi giorni utili per chi votare. "Dubito che
questi decideranno tra Pasqua e Pasquetta ? sostiene Realacci ?. Per questo
abbiamo deciso di schierare a due settimane dal voto quella che rappresenta la
nostra vera forza, la straordinaria spinta propulsiva che ha prodotto la
nascita del Pd". La strategia, dunque, non cambia. Le tappe del tour
restano tutte confermate, nonostante alcuni anche all'interno del partito
fossero preoccupati dalla tenuta del leader. Anzi, come racconta chi segue Veltroni da vicino nel suo viaggio, "ogni giorno è
sempre una straordinaria sorpresa. A Treviso, terra leghista, ci aspettavamo
contestazioni, invece abbiamo trovato le persone che protestavano perché non
abbiamo messo un maxischermo per seguire l'intervento di Veltroni
anche da fuori". E questo facilita la tenuta anche fisica del segretario:
"Nei giorni scorsi, quando l'influenza lo aveva un po' indebolito, ogni
volta che arrivava in una piazza si ricaricava". Anche a destra,
raccontano i bene informati, la visione delle piazze affollate di sostenitori
democratici genera stupore e, soprattutto, qualche preoccupazione: il quasi
porta a porta veltroniano nelle case degli italiani potrebbe funzionare più del
Porta a porta di Vespa. Col passare dei giorni, comunque, si infittiranno anche
le presenze televisive. La war room attivata al loft funziona a pieno regime
per evitare lo scarso rendimento dei neofiti del piccolo schermo. Ai vari
Calearo, Colaninno e Boccuzzi si sono già sostituiti i più esperti Bersani,
Fassino e così via. "Io spero anche di poter vedere un
faccia a faccia tra Veltroni e Berlusconi, ma ? profetizza Realacci ? credo proprio che loro non
accetteranno mai". Che il Cavaliere sia allergico al contraddittorio in tv
lo dimostra anche la trasmissione organizzata dal Tg2, in cui il leader del Pdl
ha suggerito a una giovane precaria di sposare il figlio di un miliardario.
Perla Pavoncello, la giovane in questione, non solo ha dichiarato che voterà
comunque per il Pdl, nonostante la risposta di cattivo gusto ricevuta, ma è
addirittura inserita nelle liste pidielline per il consiglio comunale di Roma.
Insomma, non era certo l'ultima delle sprovvedute. Il Pd, comunque, manterrà i
toni avuti finora. "Anche in occasioni spiacevoli, come quando Berlusconi ha stracciato il nostro programma o in
quest'ultima gaffe televisiva ? spiega Realacci ?, la risposta di Veltroni è sempre stata decisa, ma all'insegna di una grande
pacatezza, senza mai abboccare alla rissa. Rimarremo fedeli a questa linea
anche nelle prossime settimane, limitandoci a illustrare l'idea dell'Italia che
abbiamo in mente".
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
(s.me.) Attenti alle
gaffes. Una è peggio dell'altra, e al peggio non c'è fine. Ciarrapico è ancora
sui giornali, e arriva lo sketch di Berlusconi con la
precaria. Non fa in tempo l'Unità a fare sull'evento una copertina
straordinaria, roba da rapimento Moro vista la ricorrenza, che dal Pdl ne
sparano un'altra. Più grossa, perché se l'Italia si ritirasse dal Libano come
dice l'aspirante ministro Martino sarebbero contenti Hezbollah, Diliberto e la
Rice, ma gli italiani diventerebbero i più colossali traditori della parola
data in ambito Onu e Nato (già non siamo nella storia come alleati fedeli). Allora
che si fa? Altre copertine straordinarie? Titoli scandalizzati, come qui sopra?
Sapete con quale effetto? Con l'effetto che una campagna cominciata con una
promessa di novità ? uno schema di gioco inedito, Veltroni a fare da lepre come proposta politica e presenza mediatica ?
ritorna nell'alveo classico degli ultimi quindici anni: Berlusconi le spara grosse, noi dietro ad abbaiare. Sappiamo tutti che lo
scontro elettorale è attacco e gioco di rimessa. In questi anni il centrosinistra
è stato campione di gioco di rimessa, perché la palla con le buone o con le
cattive la giocava sempre Berlusconi. Badate: poco
importa che la giocasse con colpi abili (la scrivania) o con le tante
goffaggini viste e denunciate. L'andamento della partita non mutava, e tutto si
risolveva sempre in un referendum pro o contro il Cavaliere. Una campagna
elettorale molto simile all'attuale per premesse, partenza e svolgimento ? il
2001 ? ebbe lo stesso segno distintivo finale, compresa la rimonta in extremis
di Rutelli e compresa la fuga di Berlusconi dal
faccia-a-faccia televisivo (che si ripeterà anche stavolta, ha fatto capire
ieri Landolfi della Vigilanza Rai). Non abbiamo ricette e il tour di Veltroni va benissimo, è splendido, utile. I fatti però sono
questi: siamo tornati alle solite. Aspettiamo che Veltroni
tiri fuori, prima possibile, il suo asso: la televisione. Piaccia o no, vincerà
o perderà lì.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
B L O G G E R I A
L'indignazione non basta: 10 impegni Wiki MARIO ADINOLFI Berlusconi
e la precaria Silvio Berlusconi ha detto quella cosa
imbecille sulla precaria che deve sposare un milionario e ovviamente s'è
beccato la sua raffica di reazioni indignate. Ora, io all'indignazione
preferirei impegni assai concreti e per non mettermi a fare sterili lezioncine,
comincio da me. Semmai fossi eletto parlamentare, impegnerò il mio tempo per
dieci obiettivi specifici (oltre che per sostenere con tutte le mie forze l'attività di governo di Veltroni, che nel
suo programma ha chiaro l'elemento del reddito minimo per i precari e
dell'accesso alla banda larga come diritto del cittadino, tra le cose che mi
stanno più a cuore e che dunque non ripeterò). Innovazione e tutela
generazionale Impegnerò il mio ruolo di parlamentare: per portare
l'investimento italiano in ricerca alla quota minima del 2% sul Pil
(attualmente siamo sotto l'1%); per impedire qualsiasi aumento dei contributi
previdenziali a carico dei precari (attualmente portato a uno scandaloso 26%,
peraltro per la stragrande maggioranza casi inutile a costruire alcuna
significativa pensione); per far approvare una legge sulle politiche abitative
per le coppie under 40, con accesso a un mutuo a tasso agevolato che favorisca
la formazione di nuove famiglie; per abbattere le barriere d'accesso alle
libere professioni; per abolire il valore legale del titolo di studio. Via la
legge Urbani Impegnerò il mio ruolo di parlamentare: per rivalutare in modo
significativo le borse dei ricercatori, svincolandoli dai rapporti con il
baronato universitario e costruendo un rapporto più integrato con il mondo
delle imprese; per abolire la legge Urbani e liberalizzare il peer to peer con
finalità non lucrative; sulla scia del recente decreto Bersani in materia, per
liberalizzare gli skill games (tra cui il texas hold'em) non solo nella
versione on line, ma anche nella versione live; per far cadere le barriere che,
vietando l'accesso ai siti di betting con un metodo già condannato dall'Unione
europea, consegnano al monopolio statale la gestione di giochi come Lotto,
Gratta e Vinci, Superenalotto, videopoker e videoslot che sono veri e propri
salassi che prelevano dalla tasche della povera gente 28 miliardi di euro
l'anno; per una riforma istituzionale complessiva che ricalchi l'idea di
Roberto Ruffilli del "cittadino arbitro", introducendo gli elementi
di democrazia diretta necessari a togliere alle oligarchie il dominio sulla
politica, a partire da una legge sulle elezioni primarie che le renda
obbligatorie per i partiti e le regoli nei dettagli, sul modello americano. Un
direttista fa così Questo farò, nei limiti inevitabili del ruolo di semplice
parlamentare, questi sono gli impegni che assumo e li assumo in forma aperta,
"wiki" come si ama dire: pronto dunque a discuterli insieme a voi. Un
direttista fa così. www.marioadinolfi.it.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nella campagna elettorale
esplode un altro caso. Prodi si indigna, Beirut si preoccupa Peggio di
Diliberto. Il Pdl vuole scappare dal Libano Martino lancia l'idea del ritiro, Berlusconi balbetta. Marasma a destra "Occorrerebbe
ridurre drasticamente o cancellare la nostra presenza militare in Libano,
aumentare significativamente il numero dei nostri uomini in Afghanistan e
inviare istruttori militari in Iraq e Kosovo". È la piattaforma di
politica estera di Antonio Martino, già ministro della difesa forse aspirante al
bis. In un'intervista, la sua analisi prosegue così: "Dobbiamo utilizzare
le nostre truppe laddove sono utili. La missione in Libano fu voluta da D'Alema
per farsi perdonare la chiusura precipitosa della nostra missione in
Iraq". Parole condannate con indignazione da Prodi,
D'Alema e Veltroni, che ricordano che persino gli americani stanno pensando al
ritiro dall'Iraq. Più tardi il premier rivela che il presidente del parlamento
libanese ha convocato l'ambasciatore italiano a Beirut per chiedere
spiegazioni. Anche Casini attacca: "Pura irresponsabilità ". A
destra è il caos totale. Fini prende le distanze: "Andarsene dal Libano
sarebbe sbagliato", a Berlusconi non resta che
mandare in corner: "Martino ha espresso un'opinione personale. Quando
saremo al governo riesamineremo le regole di ingaggio dei nostri
militari".
( da "Stampa, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Un cda fiume
sull'offerta dei francesi, adesso la parola passa ai
sindacati Alitalia dice sì al piano Air France Berlusconi:
pensioni, con la crisi Usa non basterà tornare allo scalone Berlusconi e Veltroni si esercitano in un duello a distanza, complice l'invito della
Confcommercio al tradizionale Forum di Cernobbio. Sullo sfondo, lo spettro
della crisi americana che da un momento all'altro può "caderci
addosso", come teme il Cavaliere che annuncia una stretta sulle
pensioni: "Neanche lo scalone basterà più". Più ottimista il leader
Pd: "Pronti a ridurre le tasse". Intanto, il crollo in Borsa riduce
l'offerta per Alitalia di Air France: solo 22 centesimi per azione. ALLE PAG.
6, 7 E 31.
( da "Stampa, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E in ultimo, finito
il lungo giro nelle periferie romane, quel che resta è prima di tutto una sensazione:
nemmeno i fascisti sono più quelli di una volta. Come le mezze stagioni; o i
dolci della nonna. Intendiamoci, l'involucro c'è tutto: i simboli angosciosi, i
manifesti truculenti, il modo di vestire, jeans, scarponi e giubbotto nero, che
però infilano tutti, ormai. Ma dentro l'involucro... Prendete, per esempio,
Casa Pound, luogo simbolo del fascismo romano, dove a metà pomeriggio, in buon
ordine, una cinquantina di ragazzi sta aspettando Francesco Storace, leader
della Destra e vera rivelazione - in coppia con la scatenata Santanchè - di
questo avvio di campagna elettorale. Casa Pound è un centro sociale della
destra e sta all'ultimo piano di un palazzone nel "quartiere cinese"
dell'Esquilino, occupato anni fa da un manipolo di giovani fascisti e famiglie
senza casa. Qui detestano Fini e sono tutti per il tandem SS (quando il caso ci
mette lo zampino...), cioè per "Francesco sindaco di Roma" e
"Daniela premier". Forse vale la pena andare a vedere perchè. La
quindicina di appartamenti è rimasta alle famiglie che occuparono, ma
l'androne, le scale e il sesto piano sono cosa di Casa Pound e della loro
"Radio bandieranera": elenco sui muri a lettere cubitali dei numi
tutelari, da Enea a Lucio Battisti; lungo le scale teorie ininterrotte di foto
del ventennio, con corollario di atti eroici, volontarie e immagini ripetute di
Evita Peron, una sorta di venerata "Santanchè argentina"; nella sala
grande, dove aspettano Storace, decine di manifesti neri al muro, incombenti, e
il più sobrio recita "Coi gagliardetti sulle barricate". Una
locandina scura annuncia l'avvio di "Mattanza '08. Il torneo di calcetto
più cruento della capitale". Ma dentro, le facce sono di bravi ragazzi.
Niente borchie e teste rasate, un paio di biondine di buona famiglia, qualche
coppia più avanti con gli anni. Chiacchierano di calcio e di politica
pacatamente. Uno racconta all'altro: "Per il Campidoglio prenderemo almeno
il 10%, nelle circoscrizioni possiamo arrivare anche al 12-13, ma per il Parlamento la vedo male: ho un sacco di amici che hanno
paura che vince Veltroni e vogliono votare per Berlusconi".
Arriva Storace, stringe mani e inizia a parlare. Scopriremo che comincia e
finisce sempre allo stesso modo. In avvio, invece che buongiorno, dice
"buona destra a tutti"; e chiude così: "Si dice se son rose
fioriranno. Noi diciamo se son fiamme bruceranno". Ed è il
passaggio più truculento del discorso che fa ai ragazzi di Casa Pound. Per
dire: parla di immigrazione e non forza i toni ("Abbiamo il dovere della
solidarietà, ma senza esagerare"), anche se la tentazione dev'essere
forte, visto che fino a tre anni fa il tema era solo della Lega e della destra,
e ora ne parlano tutti, copiando perfino certe battute. La sfida romana di
Storace, comunque, è ad Alemanno, nella speranza di andar lui ad un ipotetico
ballottaggio con Rutelli: "Lo so, è difficile - dice -. Ma io vinco solo
le battaglie impossibili, come quella del 2000 contro Badaloni per la guida
della Regione". Nazionalmente, i sondaggi danno il tandem SS in crescita
costante. Potrebbero perfino raggiungere il 4% alla Camera e forse, per il
Senato, superare proprio nel Lazio la soglia dell'8. "Saremo l'unica
fiamma sulla scheda elettorale, e questo significa l'1% in più rispetto a
qualunque sondaggio: me lo ricordo, io, quanti voti andarono per questo a Rauti
nel '96...", racconta Storace mentre, lasciata Casa Pound, l'auto sfida il
traffico romano. A ben vedere, non ne ha sbagliata una, dall'avvio della
campagna in qua. In fondo gli è bastato non far niente, osservare la fine di An
dentro il partitone di Berlusconi, guadagnare terreno
e divertirsi come un matto per vicende come quella di Ciarrapico: "Un
amico, e non sapevo volesse andare in Parlamento. Mi è dispiaciuto sul piano
personale, ma comunque mi ha aiutato a cercare candidati a Latina e non solo
lì". In ogni caso, un enorme spot su fascismo e dintorni. Storace incassa
e ringrazia. E del resto, come ha notato ironicamente il solito D'Alema,
"ha candidato più fascisti Berlusconi che
Storace" Ma il colpo migliore è stata la scelta di Daniela Santanchè, la
"nuova Evita" che perfora gli schermi tv e porta nelle case il volto
inedito della destra. "E' fantastica - dice Storace, mentre l'auto nel
traffico è ormai rassegnata al peggio -. Me la ricordo la sera che andammo ad
Arcore per dicutere con Berlusconi del collegamento
con la loro lista. Alla fine il Cavaliere ci disse "ne parlerò con
Fini" e Daniela lo avvisò: "Silvio, siamo amici: ma se saremo
avversari in campagna elettorale, sappi che ti sbranerò". Berlusconi non si fece più sentire. Sapemmo dalla tv che
rifiutavano il collegamento...". Ora il tandem SS che corre contro tutti -
ma in primis contro Fini e Berlusconi - gode della
simpatia di donna Assunta Almirante, è coccolato da certa intellighenzia di
destra - da Buttafuoco in giù - e avrà una mano nella campagna anche da qualche
amico di Daniela Fini. Infine l'auto giunge al "Circolo Futurista" di
Casal Bertone, quadri alle pareti, un baretto all'ingresso, in fondo una pedana
rossa per farci musica e teatro. Aspettano Storace, brindano con lui, parlano
delle liste e dei "rossi" che minacciano con scritte sui muri. Lui
dice: "So che è difficile, ma dobbiamo organizzare un comizio in piazza
per dimostrare che non abbiamo paura". Dieci anni fa, in un posto così,
l'invito sarebbe stato a rispondere colpo sul colpo. Dieci anni fa, da posti
così, partivano "squadracce" con catene e bastoni. Oggi, da posti
così, partono al massimo personaggi come Graziano Cecchini, il futurista che
fece rossa l'acqua di Fontana di Trevi e inondò piazza di Spagna con 500mila
biglie colorate. Ma ve l'avevamo detto: nemmeno i fascisti sono più quelli di
una volta. Per fortuna.
( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 65 del 2008-03-16
pagina 1 Parte da Corviale la sfida del Pdl di Giancarla Rondinelli Berlusconi e Fini aprono la campagna elettorale per Roma con
Alemanno e Antoniozzi Un patto per Roma in sedici punti, sottoscritto da Silvio
Berlusconi, Gianfranco Fini, Gianni Alemanno e Alfredo
Antoniozzi. Parte dal periferico quartiere di Corviale la corsa del Popolo
della Libertà per il Comune e la Provincia. Sullo sfondo del famoso
"Serpentone", i due candidati del Pdl lanciano la loro sfida a
Francesco Rutelli e Nicola Zingaretti. Un patto presentato da Berlusconi come "un impegno d'onore con i cittadini, un
contratto che dobbiamo mantenere". Davanti al palco, sistemato sotto il
"Serpentone", numerosi i partecipanti. In sottofondo il nuovo inno
del partito. E poi bandiere, magliette, foto di Berlusconi
e Fini da autografare. "Questa è la sfida", dice dal palco Alemanno.
"Noi diciamo basta alla logica della politica dell'immagine legata solo ai
grandi eventi. Noi misureremo dalle periferie il risultato della nostra
politica". Il candidato sindaco di Roma mostra poi un depliant con gli
impegni per Corviale che Rutelli prese in occasione della campagna elettorale
del '98. "Sono tutti impegni non mantenuti". Anche Alfredo Antoniozzi
usa toni duri verso l'amministrazione del centrosinistra. "Veltroni ha continuato a fare i festival del Cinema, ma dimentica che poi
gli attori tornano a Hollywood, mentre i romani restano qui. Organizza le notti
bianche ma dimentica che i romani passano le notti in bianco perché sono
preoccupati del futuro". Simbolicamente i sedici punti sono stati
firmati anche da sei persone ritenute rappresentative della società:
l'immunologo Ferdinando Aiuti, capolista Pdl al Comune, Daniela Gallo,
ausiliaria del Policlinico Sant'Andrea, Antonio Guidi, ex ministro nel Governo Berlusconi, la pensionata Germana Lizzani, abitante di
Corviale, Roberta Moriccioli, figlia dell'uomo ucciso dopo un'aggressione sulla
pista ciclabile di Tor di Valle, Suad Subai, presidente delle donne marocchine
in Italia e Natasha Bernacchia, precaria al ministero per le Politiche
agricole. Tra i capitoli del "patto per Roma: la creazione del Distretto
di Roma Capitale, riforma dello Statuto a cui verrà aggiunto un titolo
specifico dedicato alla tutela dei contribuenti, un piano casa che prevede 25
mila alloggi destinati alle famiglie e ai lavoratori con retribuzioni
medio-basse, abolizione dell'Ici e la diminuzione delle tasse, riqualificazione
dei quartieri svantaggiati, un piano straordinario per la mobilità, il
ripristino della legalità in materia di espulsioni e la chiusura dei campi
nomadi abusivi. "Alemanno è un rompiballe eccezionale" ironizza il
Cavaliere, "l'ho avuto come ministro nel mio governo e l'ho avuto ogni
settimana seduto accanto a me a Palazzo Chigi e vi posso assicurare che quando
dice o prende un impegno sul programma state sicuri che non molla e che
quell'impegno lo porta alla concretezza". Sul palco, assieme ai leader del
Pdl e ai due candidati, anche due presentatori d'eccezione: il parlamentare di
An Fabio Rampelli e la coordinatrice dei giovani di Fi Beatrice Lorenzin.
Termina Berlusconi ed è la volta del presidente di An,
anche lui accolto con un grande applauso e da tanto entusiasmo. Le prime
battute del suo intervento sono tese a sgombrare il campo da ogni dubbio:
"Non stiamo girando uno spot, qui ogni giorno si fa una pagina di impegno
politico. Mettete il Pdl alla prova. Verificate con i fatti, dopo le promesse
della sinistra, e convincete i delusi e gli indecisi sulla necessità di portare
la nostra coalizione al governo". Il leader di via della Scrofa, punta poi
l'accento sull'importanza delle periferie, poichè, dice, "a Roma si vince
in periferia, mentre a livello nazionale si vince al Sud". E proprio le
periferie romane e il meridione del Paese "saranno la spinta fondamentale
per rigenerare la sinistra, per aiutarla a riorganizzarsi standosene per
qualche tempo all'opposizione". Alla platea e alle persone affacciate dai
balconi del Serpentone, Fini ricorda che al suo esordio elettorale, nel 1983,
prese "più preferenze qui che in molti quartieri che allora si dicevano di
destra". "Corviale è un simbolo non di degrado, ma di grande
dignità". E comunque, aggiunge l'esponente di An, "basta guardarsi
intorno e capire il perchè abbiamo strappato il programma del Pd. In tutti gli
anni che sono stati al governo di questa città, non hanno fatto niente".
Per Berlusconi, Fini, assieme ai due candidati del
Pdl, un giro di saluti finali tra la folla raccolta nella piccola piazza.
Autografi, foto, e per il Cavaliere, un unico slogan: "Daje preside' che
ce la famo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 65 del 2008-03-16
pagina 2 Clima da stadio fra stendardi e applausi di Redazione L'appuntamento è
fissato alle 15, e a quell'ora i Magazzini del cotone pullulano già di
attivisti. Nell'attesa, si godono (si fa per dire) una buona mezz'ora di canti
istituzionali: "Azzurra libertà - è il sogno che c'è in noi - Azzurra
libertà - ti difendiamo noi". Intanto arriva Alfredo Biondi, che si mette
a commentare con serenità e apparente distacco, davanti alle telecamere,
l'esclusione dalle liste dopo otto legislature. Arriva anche Scajola, anzi ne
arrivano due, i fratelli dell'onorevole: sono Alessandro, vicepresidente della
Carige, e Maurizio, non dimenticato dirigente di Unioncamere e della Regione.
Lui, invece, Claudio, entra in scena alle 16 passate, accolto da un'ovazione:
saluta, abbraccia per primo Biondi, incita: "Facciamo un applauso a
Alfredo!". Tutti obbediscono. Stringe un'infinità di mani, poi si siede in
platea. E la cerimonia ha inizio. Il primo a salire sul palco, chiamato da
un'ammaliante voce fuori campo, è Sandro Biasotti. Scelta felice, e soprattutto
collaudata, per "caricare" il pubblico che si è leggermente
spazientito per la lunga attesa. "Sono strafelice - esordisce l'ex
governatore che vuol rifarsi governatore, transitando da Montecitorio -. È iniziato
un percorso straordinario per portare al governo Silvio Berlusconi".
Cita anche Gianfranco Fini, quindi riserva un passaggio a Scajola, "un
leader che ho toccato con mano, in modo positivo e negativo. Ma ora riconosco
che quelli che contano, è successo anche l'altro giorno a Roma, salutano il
Cavaliere, ma poi vanno a parlare con lui". Va al microfono Eugenio
Minasso, coordinatore regionale di An, e rivendica che "nel 1996 sono
stato il primo a proporre una lista targata Polo della libertà con l'amico di Forza
Italia Gabriele Boscetto". E conclude in crescendo: "Non siamo un
partito unico, ma un unico partito". L'aplomb di Michele Scandroglio,
terzo dopo cotanti "agitatori", è come sempre più compassato,
anglosassone. Legge, ma scandisce concetti importanti: "Siamo una formula
vincente, per due fattori essenziali. Abbiamo un progetto condiviso e siamo una
squadra". È il "lancio tecnico" per Scajola, sottolineato da
un'altra ripassata di musica "Azzurra libertà - è il sogno che c'è in
noi". Sale la temperatura in sala, molte signore, attempate e
elegantissime, si agitano spellandosi le mani per gli applausi. E pazienza se a
qualcuna di loro salta il secondo e il terzo bottone della camicia, in certi
casi impietosamente. Mentre il leader sale sul palco a ricevere l'ovazione,
meritata non fosse altro - ma ovviamente c'è ben altro - per la fatica di
mettere d'accordo tutti, a livello locale e nazionale, senza scontentare
nessuno, nella compilazione delle liste dei candidati. Missione impossibile,
difatti. Ma Scajola, da politico di lungo corso, recupera alla grande. E
riserva le parole giuste, non di circostanza, per dare il doveroso
riconoscimento agli esclusi. Alla fine, solo baci e abbracci. Avanti tutta per battere Veltroni Walter
"We can". Che nel frattempo annuncia la discesa a Sanremo, giovedì
prossimo, nella patria di Scajola, "perché la Liguria è l'ago della
bilancia". Frase non originale, tanto per cambiare, plagiando Berlusconi. Ai Magazzini del cotone, comunque, i veleni sembrano lasciati
alle spalle. Quasi tutti. Gianfranco Gadolla, candidato e presidente
provinciale di An, eccepisce: "Scajola ha parlato di partito di centro.
Contesto vivamente. Alleanza nazionale porta intatti, nel Pdl, i valori della
destra italiana. La Destra massimalista è un'altra, quella di Storace. E noi di
An non rinneghiamo nulla". C'è tempo per chiarirsi. Magari, se potete,
prima del 13 aprile. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Da Pescara a Vicenza volti e speranze del popolo Pd di Bruno Miserendino
Un mese è andato. Cinquantacinque province visitate fino a ieri sera, migliaia
di chilometri percorsi in pullman, una media di tre iniziative al giorno,
migliaia di mani strette, decine di migliaia di persone nei teatri, nei cinema
e nelle piazze, una quindicina di pranzi nelle "famiglie tipo", con
conseguenze evidenti per la linea del candidato Veltroni.
Ma i numeri del tour, cominciando da quel freddo (per il tempo) ma
calorosissimo comizio di piazza Salotto a Pescara, nell'ormai lontano 17 febbraio,
raccontano di un'idea "folle e bestiale", come la definisce lo stesso
Veltroni, che è già diventata un'idea vincente.
Comunque vadano le elezioni. Perchè alla fine, se non si hanno televisioni,
l'unico modo per raccontare il Pd e "toccare" gli elettori è quello
di andar da loro. Vincente perchè quest'idea del tour in tutte le province,
nessuna esclusa, anzi inclusa la tappa svizzera di Lugano, sembra aver
intercettato un certo vento nuovo che evidentemente gira per il paese. Veltroni la definisce un'esperienza umana e politica
straordinaria. Forse, come dice Prodi, è semplicemente "democratica",
perchè la politica non è fatta di tv e slogan. C'è già una vasta aneddotica sul
tour: il candidato che sta uccidendo di fatica lo staff, lui che ogni volta chiede
in pubblico "a che provincia siamo", lui che racconta nei comizi i
pranzi con le famiglie, e le centinaia di offerte di famiglie tipo per averlo a
pranzo, i simpatizzanti che consegnano bigliettini, cioccolatini, e anche gocce
per il raffreddore agli autisti e ai cronisti, ("la prego dia questo a
Walter"), l'inno di Mameli che Veltroni vuole a
ogni fine manifestazione. Adesso lo cantano tutti a squarciagola. Però il dato
oggettivo è che ovunque vada, il leader del Pd incontra e riceve molto più
calore di quanto se ne potesse ragionevolmente aspettare. Con un crescendo
negli ultimi giorni nelle regioni che sulla carta dovevano essere più ostiche
come il Veneto e la Lombardia. Nessuno nel Pd si illude, qui Destra e Lega sono
maggioritarie, però tutta quella gente l'altra sera a Varese o ieri pomeriggio
a Milano, e quel calore, ha lasciato tutti un po' stupiti. A cominciare dagli
avversari. Aria nuova fin dall'inizio. Un mese fa a Pescara, poichè i pullman
non sono Ferrari, Veltroni è arrivato con un'ora di
ritardo. C'era un vento gelido che tagliava il naso, dalla piazza gli
organizzatori mandavano segnali preoccupati allo staff ("sbrigatevi qui la
piazza è strapiena, ma fa un freddo cane, questi se ne vanno..."). Però la
gente è rimasta e quando sono arrivati i pullman, quello di Veltroni
e quello dei giornalisti, si è alzato un boato. È stato il primo segnale. Il
secondo: non c'erano solo i militanti. Tutto l'Abruzzo è stato così. In un
giorno lavorativo centinaia di persone spingevano, a Teramo, per assistere a un
dibattito tra Veltroni e le categorie produttive
abruzzesi? Buoni il Molise e la Puglia, poi sono arrivate le regioni rosse. Lì Veltroni giocava in casa, e il calore era dato per scontato.
Eppure nemmeno a Piombino era scontato che un intero condominio si dotasse di
microfono e costringesse "l'uomo del tour" a improvvisare un comizio.
E non era scontato che a Vicenza, cuore del nord est diffidente, si riempisse
un'Auditorium di mattina, in un giorno lavorativo. A Pordenone era pieno il
palazzetto dello sport, a Verona entusiasmo. C'è un applausometro che parla: in
testa lotta al precariato, fisco amico, pensioni (Morando sta lavorando su una
proposta nuova), dimezzamento dei parlamentari, gusto della libertà: nel senso
che piace l'idea di un Pd "libero" dai vincoli di una coalizione
litigiosa. C'è anche l'autoelogio del linguaggio soft, non aggressivo: mai nominato Berlusconi, ("il leader del
principale partito dello schieramento avversario", lo chiama Veltroni) e nonostante questo arriva un boato quando il leader del Pd
racconta dell'Italia vera "che non ha bisogno di rialzarsi" come dice
lo slogan del Pdl, "perchè la mattina presto gli italiani che faticano
sono già in piedi". Anche questo è da studiare. Del resto ci sono
ancora una cinquantina di province per cercare conferme.
( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del Veltroni fa il pieno, Berlusconi il vuoto A Milano
migliaia con il leader Pd. Ai commercianti dice: ridurremo le aliquote A Roma
un flop il comizio del leader Pdl. Che minaccia di ritoccare le pensioni Al
Corviale a Roma per Berlusconi è stato un
flop, nonostante l'aiuto della scenografia. In Lombardia, a Monza e nel
quartiere San Siro di Milano ad ascoltare Veltroni
c'erano migliaia di persone. E a Confcommercio il leader del Pd ha promesso che
abbasserà le tasse e l'Iva sul turismo. Ventimiglia, Matteucci, Lombardo e
Miserendino alle pagine 2, 3 e 4.
( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Veltroni, a Milano la carica dei 10mila
"Vinciamo, sicuro: basta con questa destra. Dopo le elezioni chi ha un
voto in più governa" di Laura Matteucci / Milano FESTAC'è la ragazza
diciassettenne che finora ha votato solo alle primarie del Pd, c'è
l'ottantaquattrenne che da solo è un bel pezzo di storia d'Italia e che di
croci sulle schede ne ha messe "tante, ma tante, e tutte a sinistra, sia
chiaro". Ci sono migliaia di per- sone in piazza, prima a Monza e poi a
Milano, tappa numero 53 del suo tour in Italia, il giorno dopo l'inaspettata
accoglienza di Varese, dove il teatro era talmente gremito che si è scelto di
uscire in strada. Arriva il bus verde di Walter Veltroni,
e anche Milano risponde, quella che "non se ne può più di 15 anni di
destra in Comune", e che "il Pd è l'unica novità di questa politica
stanca, vale la pena provare", come dice Daniela, capelli bianchi, una
vita tra Pci-Pds-Ds e lo spirito ancora lieve. Qualcosa è cambiato.
"Questa accoglienza è la conferma che sta succedendo qualcosa nel
paese", dice lui dal palco. Milano, pomeriggio di ieri, quartiere San
Siro, ma non quello delle villette miliardarie e degli stabili extralusso -
piscine e campi da tennis - dove vivono blindati manager e calciatori.
Piuttosto, quello attiguo la cui distanza siderale si misura nelle pareti
scrostate delle case popolari, nei volti di donne velate dalla pelle scura che
si affacciano alle finestre con i loro bambini in braccio. Sono almeno in
10mila ad accoglierlo, a scandirne il nome, bandiere, striscioni, palloncini, e
anche solo mani e voci da far sentire. "Vinciamo noi, ça va sans
dire". Anche perchè "la prima volta che Berlusconi si è candidato alla presidenza del Consiglio, Baggio sbagliò il
rigore ai mondiali, è la quinta volta che si presenta", ricorda Veltroni. Si ripresenta e va sempre più a destra, col Pdl che candida
"persone che fanno lo stesso saluto di quelli che hanno firmato le leggi
razziali nel 1938". E poi, quell'"irritante slogan, rialzati
Italia": "l'Italia la mattina presto si alza e va a lavorare, è la
politica che deve svegliarsi e mettersi a correre". Niente affondi
sull'avversario, ma il futuro è chiaro: "Nessun inciucio dopo le elezioni.
Si governa anche con un voto in più". Aumento di salari, stipendi e
pensioni, lotta al precariato (reiterazione dello "sfruttamento dell'uomo
sull'uomo"), incentivi per aumentare l'occupazione femminile, e poi il
problema della casa e della sicurezza. Veltroni torna
su una proposta già lanciata, alzare le pensioni: "Ci stiamo lavorando,
questione di giorni. Quello che so è che lo dobbiamo fare". Il fil-rouge è
quello di una ripresa come nel dopoguerra, come dopo tutti gli eventi
traumatici della storia d'Italia, piazza Fontana, il delitto Moro, gli anni di
piombo. Una ripresa solidale, perchè "nessuno deve essere lasciato
solo". Nè i più deboli, nè "tutti coloro che combattono la camorra,
il giornalista Roberto Saviano, i coraggiosi magistrati di Napoli". Con uno
sguardo altrove: "Che la repressione cessi, e che la strada del
riconoscimento del popolo tibetano e, per un altro verso di quello birmano,
venga imboccata al più presto dalla comunità internazione e dalla Cina prima di
tutto". Veltroni tornerà a Milano, il 10 aprile,
e allora sarà in piazza del Duomo a chiudere la campagna elettorale. La
periferia di ieri in realtà non gli è nuova: era già stato qui 4 anni fa, a
sostenere Filippo Penati, che poi venne eletto presidente della Provincia.
"Quindi, poichè San Siro porta bene, sono tornato". "Io amo
Milano - informa gli astanti un po' increduli - qui ha lavorato mio padre dal
'54 al '56, quando faceva il direttore del tg. Ho tanti ricordi della Milano di
quegli anni". Sul palco con lui, Penati e i ministri Pollastrini e
Lanzillotta, il candidato Matteo Colaninno. Sotto, la folla. Ma qui non si
tratta solo di assistere. "Divertiamoci insieme a vincere - dice - Ci si
diverte se si convincono cinque persone, se si parla nei condomini, se si
mandano sms. Dobbiamo creare questo clima, deve essere una festa per il
paese".
( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del CONVEGNO CONFCOMMERCIO "Italia a rischio recessione"
Bersani: azzardato parlarne ora Per alcuni è già arrivata per altri è alle
porte. Dagli Usa all'Italia, dall'economia alla politica: l'ipotesi recessione
tiene banco a Cernobbio. Dopo i dati dell'Ufficio studi di Confcommercio -
secondo cui la crescita italiana sarà dell 0,7%, ma non è escluso che si possa
scendere a meno 0,2% - il rischio è che anche l'Italia venga presto raggiunta
dalla crisi che ha paralizzato l'economia statunitense. Al forum Confcommercio
il primo ad innescare la girandola delle valutazioni è Robert Engle. Il premio
Nobel per l'economia è convinto che gli States siano già in piena crisi
recessiva: "L'incertezza macroeconomica - ha osservato - sta attraversando
da qualche tempo gli Stati Uniti. Tutto si è originato con la crisi del
credito, che si è poi diffusa" a livello internazionale ma che è
"eminentemente statunitense, accentuata dalla vicenda dei mutui
subprime". E senza giri di parole ha poi concluso: "Non è chiaro se
questa incertezza potrà finire perchè bisogna vedere come si svilupperà la
recessione che per me è già iniziata". Ma restare a guardare non è cosa
che sta bene a Giulio Tremonti. Per l'ex ministro dell'Economia, la soluzione a
una crisi che non è solo globale, ma anche strutturale, non può essere locale
nè tecnica, ma politica. "È arrivato il tempo di sostituire il disordine
con un nuovo accordo economico e politico globale, quello che serve è una nuova
Bretton Woods", ha detto, riferendosi all'accordo concluso fra 44 paesi
alla fine della secondo guerra mondiale per regolare le relazioni economiche e
commerciali. Tremonti ha sottolineato che "quando si applicano strumenti
vecchi a una società nuova, non funzionano". L'ex ministro del governo Berlusconi ha poi rivendicato di avere anticipato l'entità
della crisi: "Già nel 2006 - ha ricordato - avevo detto che eravamo
prossimi a una crisi della portata di quella del 1929, anche se la storia non
si ripete per identità perfette: in questo caso, la mancanza di controlli ha
riguardato i prezzi degli immobili". Dagli Usa all'Italia. Nel Belpaese è
quasi recessione? Se ne parla anche in campagna elettorale: sia Veltroni che Berlusconi, infatti, hanno esternato qualche preoccupazione. Ma per il
ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, anche lui intervenuto a
Cernobbio, "è azzardato parlarne ora. Molte sono le nuvole all'orizzonte e
sicuramente siamo in presenza di un forte rallentamento, ma non credo siamo ancora
nella fase recessiva". Per il ministro "serve un sistema
regolatario che metta un freno a tutte queste bolle finanziarie". Sulla
stessa linea Corrado Passera. "Non siamo condannati alla recessione - ha
detto il consigliere delegato di Intesa San Paolo - ma il declino è alle porte
perchè abbiamo una riduzione della crescita molto più ampia rispetto al resto
del mondo". Per il banchiere, occorre attuare immediatamente una politica
anti ciclica e destinare quei dieci, venti, trenta miliardi di avanzo
registrato dallo Stato per "recuperare il terreno perso, premiare con quel
denaro chi investe in tecnologie e innovazione, premiare salari e produttività,
continuare sulla strada della realizzazione di infrastrutture". Se la
recessione giungesse in Italia sarebbe, secondo Passera, "un vero peccato
perchè in questi anni le nostre imprese, a partire dal 2000, hanno fatto un
gran lavoro superando la diga delle inflazioni, lavorando come pazzi in Italia
e all'estero, ristrutturando le aziende al punto che oggi ne abbiamo
tre-quattro mila che competono a livello mondiale".
( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Lo show della precaria sicuramente preparato Ora Veltroni deve attaccare Cara Unità, vedo molte lettere sull'uscita di Berlusconi sulla facile soluzione per risolvare il precariato femminile, ma
a me la notizia, letta sui giornali, aveva fatto un effetto diverso. Circa
ventiquattrenne, laureanda: oggi con le triennali a 24 anni si è solamente
molto fuori corso. In secondo luogo saltava fuori che lavorava da un
anno, ma prima ancora: quando mai Berlusconi è andato
in tele senza sapere che domande gli faranno? Pensavo che fosse tutto
preparato, e mi ricordava dall'altra giovanetta rappresentate degli
universitari romani di sinistra, che chiese a Scalfaro di dimettersi, per poi
venire candidata da Berlusconi alle seccessive
elezioni. E ora salta fuori che l'attuale giovinetta apolitica sta da un pezzo
in An e già è candidata per Alemanno. Mi auguro che finalmente tutti capiscano
che, come tutto quel che riguarda le apparizioni del Cavaliere, anche questa
era combinata, e nemmeno troppo bene. Spero proprio che Barlusconi cominci ad
avere un po' di fifa. Concordo con l'approccio dialogante veltroniano, ma su
questi "reality show" vorrei che Walter attaccasse di più: non offese
plateali, ma a tutta forza con l'ironia. Giuliano Bellezza Troppe precarie per Berlusconi e i suoi figli Cara Unità iI lavoratori atipici
(precari) sono circa tre milioni e mezzo, di cui oltre metà donne: il 55%, vale
a dire quasi due milioni. Supponiamo che il dieci per cento di esse (200.000)
abbia voglia si sfoderare un bel sorriso al Cavaliere...Si sa che Berlusconi è un tombeur de femmes e che ha la vitalità di un
trentenne: ma pare improbabile ch'egli abbia così tanti figli da offrire alle
belle e "sorridenti" precarie. Sergio Puxeddu, Rovigo Dice: "Era
solo una battuta" Vogliamo affidare a lui il nostro Paese? Cara Unità, il
cavaliere si giustifica dicendo"...era solo una battuta!". Ma quante
ne abbiamo sentite? È riuscito a dire: "... c'è la crisi della
Fiat?...beh, mettiamo lo stemma della Ferrari sulla panda...". Fa molto
caldo d'estate..."portiamo i nostri anziani nei centri commerciali dove
c'è l'aria condizionata...". I partigiani arrestati durante il fascismo
"...erano in vacanza...". Solo alcune chicche, tralasciando le
innumerovoli gaffes planetarie fatte in ogni angolo del mondo come
..."turisti della democrazia.." al Parlamento europeo, ...le foto di
gruppo con corna, lei è più bello del presunto amante di mia moglie, ecc. Oggi
dice " la crisi delle banche americane ci investirà...": Tremo al
pensiero della soluzione che partorirà qualora per somma disgrazia fosse
chiamato a responsabilità di governo (mettiamo i nostri risparmi sotto la mattonella,
non sottoscriviamo mutui se non con banche che abbiano anche televisioni nel
gruppo aziendale, utilizziamo carte di credito venusiane, boh!). Veramente
vogliamo affidare a una persona del genere un grande Paese come il nostro?
Oreste Ferri, Ariccia (Roma) Incredibile: insulta ma piace Chi è di fronte non
se ne rende conto? Cara Unità, leggo le reazioni alla risposta di Berlusconi e leggo anche, sempre che sia vero, che la
ragazza lo ha trovato molto ironico. Se è davvero così è proprio vero che B. ce
l'ha fatta davvero. Riesce a insultare, deridere, togliere dignità senza che
chi ha di fronte se ne renda conto e anzi lo trova spiritoso? Sono disgustata.
A voi sempre grazie. Daniela Ladiè Giustizia: sprechi inefficienze e lentezza
Quanti problemi da affrontare Cara Unità, il Pg di Torino lamenta di non avere
fondi per gli articoli di cancelleria. Subito dopo spende oltre 20.000 euro dei
contribuenti per collocare una scultura nell'androne del palazzo di giustizia.
In Veneto una donna magistrato si mette in malattia per partecipare a regate
veliche. A Bari un innocente viene trattenuto in carcere per più di tre mesi.
Il procuratore anziché ammettere l'errore se la prende con i media. A Enna dopo
otto anni dalla sentenza il giudice non ha ancora trovato il tempo di scrivere
le motivazioni, per questo motivo un mafioso torna in libertà . È solo la punta
dell'iceberg di una magistratura sempre pronta a mobilitarsi per difendere e/o
aumentare i propri privilegi, inadeguata a svolgere con competenza e serietà il
proprio importante compito. Non risponde a verità la giustificazione di
mancanza di fondi. Come il fatto di Torino ben illustra, le risorse sono pari a
quelle degli altri paesi europei ma si disperdono in sprechi e privilegi.
Ludovico Marasco Un manifesto in ogni finestra Serve un grande tam tam per
vincere la partita Cara Unità, Non continuiamo con questa campagna elettoprale
"normale ". Così vince la destra. Per ribaltare il risultato, io ho
una proposta da fare. Propongo che in ogni finestra, in ogni balcone ,in ogni
portone di elettori di sinistra sia appeso un manifesto (un metro per un metro
) del logo del partito democratico (Pd), Così facendo in ogni strada, in ogni
piazza, in ogni paese , in ogni città diventi ossessivo il simbolo del Pd. serve
un tam-tam con giornali ,internet e sezioni di partito; a voi la palla.
Domenico Falessi -Jesi Replica di Daniela Melchiorre ex sottosegretario ora
candidata del Pdl Caro Direttore, "In riferimento all'articolo pubblicato
su l'Unità del 14 marzo
( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Lo strappo Furio Colombo Segue dalla Prima S tesse scenette
concordate come quella della finta precaria, finta aspirante al matrimonio con
Piersilvio che poi risulta candidata di An. Ma la lezione è sempre la stessa:
non provocatelo, se no lui spiattella al mondo la verità. "A chi ricorda
il fascismo di Ciarrapico dico: volete che noi ricominciamo a parlare dei
comunisti tantissimi candidati nel Pd?". So di avere già scritto questo
articolo, in tutta la campagna elettorale del 2001, e in tutta la campagna
elettorale del 2006. So di avere letto le cose che sto per dire, una per una,
sui maggiori giornali del mondo, da The Economist al Guardian, da Le Monde al
New York Times. So anche che ci deve essere una costellazione malefica, di
quelle di cui parlano con persuasione angosciata gli astrologi notando il modo
in cui si dispongono le stelle nei cieli delle varie stagioni. Brutta stagione
o brutta costellazione questa. Infatti, mentre l'Italia rivive l'incubo del
ritorno di Berlusconi, mentre in Piazza del Popolo e
in via del Babuino a Roma si sentono ragazzi a pagamento cantare a squarcia
gola "Meno male che c'è Silvio", applauditi dai turisti di Pasqua
come lo sono, al Foro, i disoccupati vestiti da antichi romani, in Thailandia
ritorna Taksin, l'ex primo ministro processato e condannato varie volte per
corruzione, proprietario di tutta l'informazione di quel Paese, così ricco da
tenere testa persino all'unico re democratico di quella parte del mondo. Non
occorre un analista per dire che c'è qualcosa di funereo quando sei certo di
rivivere le scene più sgradevoli di un passato che ti eri appena lasciato alle
spalle. Tutti sanno che la parola "futuro" non garantisce niente.
Niente, tranne il fatto che stai entrando in una vita diversa, senza Bonaiuti
che te la interpreta, senza Tremonti piantato al centro della scena, come se
fosse un dato inevitabile della natura, senza Berlusconi
che ripete, quasi con esattezza, tutto ciò che ha già detto, compresa la
benevola compassione con cui guarda a se stesso, "costretto a
governare". S'intende che faremo di tutto per liberarlo da questa
costrizione. S'intende che questo impegno è interpretato bene dallo slancio
quasi disumano con cui Veltroni riesce a visitare
tre-quattro città italiane al giorno per rassicurare i cittadini perplessi, per
dire: "Qualunque cosa sia, noi vi promettiamo il futuro, non il passato.
La vita continua, non è un tremendo museo delle cere". Eppure la pretesa,
per quanto volonterosa, di far finta di non vedere (di non vederlo), di non
ascoltare (di non ascoltarlo) non cancella la brutta realtà che - a parte la
Thailandia - siamo il solo Paese costretto a vivere. Meglio guardare in faccia
questo strano destino, persino se ha la faccia triste, umiliante, di coloro che
si inginocchiano davanti a Berlusconi. *** Vediamo.
Nel giorno uno Berlusconi dichiara: "Noi dobbiamo
fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha
giornali importanti e a noi non ostili, ed è assolutamente importante che
questi giornali continuino ad esserlo, visto che tutti i grandi giornali stanno
dall'altra parte". Nel giorno due la stessa persona che si aspetta di
essere rieletto leader e guida unica dell'Italia, afferma: "Ciarrapico è
un indipendente che non conterà niente nella politica". Fra le due
affermazioni imbarazzanti e menzognere c'è una costellazione di falsi minori.
Per esempio afferma che Fini e quelli di An sapevano dell'arrivo in lista di
qualcuno che si proclama fascista ("Sono sempre stato fascista e lo sarò
sempre"). Ma Fini e quelli di An affermano che non è vero. Così come si
dissociano candidati di varie provenienze, compresa la Mussolini, che, però,
porta in lista il negazionista Roberto Fiore. Ma a quanto pare va bene lo
stesso. Nel senso che nessuno ha il cattivo gusto di insistere. E poi, se
esaminate le clamorose bugie berlusconiane, vi accorgete che esse contengono,
come sempre, una minaccia, nello stile che l'uomo di Arcore deve avere imparato
bene dallo stalliere Mangano, prima che Mangano venisse arrestato, processato e
condannato per mafia. Lo stile è questo: far sapere ai potenziali avversari che
sono nel mirino e che quel mirino, trattandosi del più grande editore italiano
e di uno dei più potenti in Europa, è un mirino a cui è bene prestare
attenzione. Enzo Biagi insegna anche da morto. Pensate che sia una buffonata
dire che solo i giornali di Ciarrapico (tipo l'Eco della Ciociaria) gli sono
amici e tutta la grande stampa lo avversa? Eh no, cari lettori. Mentire va
bene, ma nella frase falsa ci avvolgi un coltello. I giornalisti della grande
stampa sono avvertiti. Con me si fila dritto, si dimenticano le contraddizioni,
si fa finta che le cose dette siano coerenti e siano vere, non si notano le
gaffe e le pagliacciate, si descrivono farse come se fossero fatti plausibili e
veri, ci si dimentica della Mussolini parlando di Ciarrapico e ci si dimentica
del negazionista Fiore parlando della Mussolini. Ci si dimentica del dirigismo
statalista predicato da Tremonti quando il Pdl si autodefinisce "La casa
dei liberali". Nessuno dovrà notare l'anti-europeismo mostrato in cinque
anni di governo e in due di accanita opposizione dai dipendenti di Berlusconi. Non si farà mai riferimento al continuo e
umiliante "obbedisco" di Fini, regredito da delfino politico a numero
due aziendale. E si farà finta di non avere ascoltato l'uomo che ha inventato
Nassiriya e i nostri 30 soldati morti (mentre quella Provincia abbandonata è
una delle più infestate dal banditismo in Iraq) e di non aver capito che cosa
intende dire Antonio Martino quando annuncia: "Ritireremo i soldati
italiani dal Libano e li manderemo in Afghanistan e in Iraq". Avete letto
bene. Martino - l'autore della "missione di pace italiana" in pieno
terrorismo, responsabile dell'insediamento dei soldati italiani in una casa
senza difesa contro l'attentato del camion carico di esplosivo - parla da solo,
e senza verifiche parlamentari, di più soldati in Afghanistan e in Iraq.
Ritorno in Iraq, capito? Anche i nostri colleghi hanno capito. Ma debitamente
ammoniti sul rischio di apparire "voi, tutti gli altri, la grande stampa
ostile, tutti nemici tranne Ciarrapico", hanno scelto. Mai far notare
l'incredibile demolizione di se stesso che Berlusconi
riesce a fare con le sue dichiarazioni farsesche (dice lui stesso di avere un
solo amico, un fascista editore di giornaletti della Ciociaria); mai far
balzare agli occhi che proprio tu potresti essere il nemico. Poiché si finisce
pedinati dai servizi di spionaggio tipo Pio Pompa e perseguiti dalle
commissioni parlamentari di inchiesta tipo Mithrokin. Davvero pensate che non
le ricostituiranno? Avete notato fino ad ora qualcosa che Berlusconi
faceva in passato, ma poi si è ravveduto, ha capito, è diventato più normale,
più europeo, e non la fa più? Potete dirne una che che distingua "il nuovo
Berlusconi" dal vecchio? Persino il comportamento
del suo fido Bonaiuti è identico come nel replay di un vecchio film o in una
geniale scheggia di Blob. Ascoltiamolo. Risaliamo per un momento all'inizio
della storia Ciarrapico. Nel suo piccolo è una storia utile. Alcuni giornalisti
votati al suicidio professionale hanno appena detto a Berlusconi
che Ciarrapico ha dichiarato "sono sempre stato e sempre resterò
fascista". In un contesto normale l'interrogato risponde, per esempio:
"Guardi, lo avranno provocato... Si dicono tante cose... Il fascismo o c'è
o non c'è. Se non c'è, dov'è il pericolo?" o scuse del genere. Niente
affatto. Bonaiuti, che pure è persona equilibrata e attenta, deve rappresentare
il ruolo, che non è dei più simpatici. Il ruolo gli richiede di dire - e lui la
dice - la seguente frase assurda, fuori dal tempo e dalla logica: "Adesso
basta con la superiorità morale della sinistra. Ma chi si credono di essere per
giudicare?". Il problema posto era: come la mettete con uno che viene
nelle vostre fila e si dichiara fascista? Ora andate a rivedere la reazione
imposta dal ruolo a Bonaiuti e vi rendete conto che siamo nel cuore
dell'incubo. L'incubo è un terrificante ritorno a un passato identico.
Identiche le violazioni della legge (Berlusconi darà a
Berlusconi la licenza per trasmettere dalle Tv private
di sua proprietà e intanto controllerà fino all'ultimo talk show e all'ultimo
frammento di telegiornale la Tv pubblica, con il leale sostegno dei Bruno
Vespa, su cui ha sempre potuto contare). Identica la volontà di violare la
Costituzione. L'ex ministro della Difesa Martino annuncia, prima ancora di sapere
se non sarà destinato ai Trasporti (e comunque tenuto lontano dal solo campo
che conosce, l'economia) che "questa volta le nostre saranno truppe
combattenti" in spregio al nostro costituzionale art. 11 sul ripudio della
guerra. Identica la propensione a mentire su tutto in coincidenza con una
grande intimidazione di tutti, in modo che non vi siano dissonanze, o che certe
affermazioni non appaiano folli. Tanto per completare la citazione di Martino,
tratta dall'agenzia Reuters, sentite la frase che segue immediatamente quella
sulle truppe italiane che saranno finalmente combattenti: "Ritireremo
invece i soldati italiani dal Libano perché di essi non vi è assolutamente
bisogno, e perché sono a rischio". Una negazione della verità (chi non
ricorda la guerra di Hezbollah nell'estate del 2006?) e una affermazione
insensata (soldati italiani saranno mandati a combattere in Afghanistan, ma
saranno rimossi dal Libano a causa del rischio) sono un bel manifesto
elettorale. * * * Non segue analisi o commento di frasi che stroncherebbero un
candidato americano più della squillo Ashely. Non segue perché altrimenti corri
il rischio di apparire "dei loro" cioè comunista. E allora per te
scatta il bando professionale, lo spionaggio tipo Pio Pompa e le future commissioni
Mithrokin. È questo il punto su cui vorrei richiamare l'attenzione di coloro
che inviano affettuose e tristi email dicendo che stanno pensando di non votare
a causa di tante ragioni che lasciano perplessi o che generano incertezza (e
certo, volendo, se ne possono indicare alcune nella nuova creatura detta
Partito Democratico che cammina un po' come una giraffa giovane). Non votare
vuol dire votare (anzi rischiare il plebiscito) per Berlusconi
- Ciarrapico - Mussolini - Bonaiuti (mi spiace citare il suo nome qui, ma lo
traggo dai fatti, non dalla mia opinione) - Antonio Martino. È vero che tutto
quel gruppo, pronto a volere la guerra, tra poco, con il cambiamento drammatico
della presidenza americana, si troverà solo al mondo. Sono già completamente
isolati dall'Europa, destra compresa (anzi è la destra europea la più
combattiva contro l'idea di accogliere fascisti in un governo europeo). Ma
poiché il ritorno cupo e tragico al passato ci riporta anche il peso e la
ricchezza di quel passato, e la infinita campagna acquisti che quella ricchezza
consente (come in Thailandia), il male che può essere fatto all'Italia è
immenso. E non consente la severità di giudizio che certe volte si riserva a
Walter Veltroni, la sola persona che fino ad oggi ha
spaventato Berlusconi e i suoi, inducendoli a reazioni
scomposte, fino all'insulto. Mi permetto di dire che anche la Sinistra
Arcobaleno avrebbe ragioni per riflettere su ciò che ci spetta in caso di
ritorno al passato. È importante per non sbagliarsi nell'indicare il nemico. Mi
ricordo della sinistra americana più rigida che, nella prima campagna
elettorale di George W. Bush contro Al Gore, andava dicendo che era meglio non
votare perché tra i due non c'era alcuna differenza. Una differenza c'è stata,
e grande. Si chiama "guerra", si chiama "rendition", si
chiama ingresso al governo della destra più estrema, si tratta di abolizione
dello habeas corpus ovvero dei fondamentali diritti civili. Si tratta di
vandalismo ecologico. Pensate alla bella soddisfazione di argomentare
sulla somiglianza di Veltroni con Berlusconi mentre Berlusconi governa, con il suo conflitto di interessi, la sua potente
intimidazione, le sue marce trionfali da e per Piazza del Popolo, a Roma, o da e
per San Babila a Milano, il suo sodalizio fascista, i soldati italiani
finalmente combattenti, lo spionaggio di magistrati e giornalisti e le nuove
commissioni Mithrokin. Il potere di scacciare l'incubo è ancora nelle
nostre mani, nelle mani di tutti coloro che provano un senso di umiliazione
ascoltando le note di "Per fortuna che c'è Silvio". È il potere di
fare in modo che ci sia un futuro. È il nostro legittimo strappo dal passato.
furiocolombo@unita.it.
( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Berlusconi flop, piazza vuota a
Corviale Al comizio nel quartiere romano, con Fini e Alemanno, 250 persone. Sul
palco un fondale con la foto del palazzone di Natalia Lombardo/ Roma FLOP A
CORVIALE "In cinque anni di governo noi abbiamo aumentato le tasse ai
pensionatiiii!": declama con enfasi Berlusconi di
fronte a una sparuta folla a Corviale, emblema della periferia romana. Attimo
di panico, poi il cavaliere s'accorge del lapsus: "Scusate, ma a furia di
avere a che fare con tasse e spendi, spendi e tasse, vergogna della sinistra, a
uno resta la fissa delle tasse che gli assedia il cervello". Voleva dire
"abbiano aumentato le pensioni", recupera. Ma spaventa le poche
famiglie che lo ascoltano un po' scettiche un po' speranzose: "Dagli Stati
Uniti sta arrivando la recessione, saranno tempi duri, rimbocchiamoci le
maniche". È un flop l'avvio della campagna elettorale del Pdl a Roma per
Gianni Alemanno sindaco, con Gianfranco Fini rassegnato al ruolo di comprimario
("sarò brevissimo perché so che volete sentire Berlusconi"),
il forzista Antoniozzi candidato alla Provincia, la giovane azzurra Beatrice
Lorenzin e il ruspante Rampelli di An. L'abbronzatura posticcia di Silvio si
staglia su uno sfondo da iconografia totalitaria, con una foto in prospettiva
del discusso Serpentone di Purini lungo un chilometro. Saranno circa 250
persone, compresi giornalisti, scorte e politici, ma gli organizzatori dicono
un migliaio. Rampelli vede triplo: "folla sopra tutte le aspettative".
Berlusconi era preparato: "Era una manifestazione
localissima", dirà poi, a Cernobbio. Alemanno si giustifica: "non
abbiamo portato le truppe cammellate....". Come se fosse ai Parioli,
quartiere bene di Roma, Silvio spiega: con la monnezza lasciata dalla sinistra
come si fa a "esportare il bello, i vini pregiati, i cibi pregiati, il
bello, Dolce e Gabbana". Che guaio. Rifila di nuovo la storiella del
ristoratore americano senza clienti. A Corviale è 'n problema... Tranquilli,
"toglieremo l'Ici" (applauso) e con il bonus i genitori "non
saranno obbligati a mandare a scuola i figli in istituti dove insegnano
professori di sinistra". Un problema primario, per la gente di questo
quartiere abbandonato. Riserva un attacco più duro del solita a Di Pietro:
"Mi fa orrore il campione delle manette, ha mandato in carcere gente che
poi è risultata innocente". L'ex pm replica: "Fa bene a preoccuparsi
della mia presenza". Stanchezza e inadeguatezza. Berlusconi
sembra venuto da un altro pianeta. Sempre più simile al ritratto di Dorian
Gray, è quasi infastidito quando una signora si sbraccia dalle transennne
(protetta da un donnone che dicono essere una body guard di Berlusconi).
Nadia, 55 anni, è venuta da Boccea e urla: "Nessuno mi aiuta, sono
invalida e malata, faccia qualcosa". Berlusconi
impassibile bisbiglia a un uomo della scorta parole come "diamo
qualcosa". La guardia mette la mani in tasca e passa qualcosa al
cavaliere, che a sua volta consegna l'oggetto appallottolato a Nadia,
stringendole la mano, "mi raccomando, non perda quel biglietto! ci lasci
il suo indirizzo". Lo scrive Sestino Giacomoni, giovane deputato di Fi. Se
Silvio le abbia dato soldi non è certo, di sicuro non era un biglietto da
visita. Nadia prima dice "un biglietto", poi "non ho neppure
guardato", racconta mentre sale sulla sua Panda. Insomma, Berlusconi non promette niente, però invita a votare Alemanno perché al
governo era "un rompiballe tenace; avverte che "votare altri
significa favorire Veltroni" e, alla richiesta di un cittadino sulla detrazione fiscale
per ogni spesa cede la armi: "Ci vorrebbe una rivoluzione fiscale, non si
può fare".
( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Pensioni, si torna alla Maroni. E non basta" Il leader
Pdl a Cernobbio: è gravissima la situazione economica italiana m. v. Quando
arriva il Cavaliere il sole non è ancora tramontato dietro il lago, se no, nel
confronto con il Veltroni mattutino si potrebbe
veramente parlare del giorno e della notte. Tanto proteso il leader dei
democratici nel guardare avanti, nel lasciarsi indietro quella vecchia politica
che ha appesantito il paese negli ultimi 15 anni, quanto irrimediabilmente
ancorato a se stesso il dominus del partito delle libertà, prigioniero di un
personaggio che alterna strali contro un'improbabile sinistra "statalista
e stalinista", a battute del tipo "volevano portare Visco in Cina ad
abbeverarsi alle fonti del maoismo", piuttosto che "Veltroni è un pifferaio magico che cerca di precipitare tutti
quanti nel burrone dello statalismo". Ma anche per gli aficionados del
centrodestra c'è molto meno da sorridere di un tempo. Il capo, infatti, non
mostra l'inossidabile ottimismo di un tempo, anzi, dice di preparasi a
governare suo malgrado, che la situazione è grave, per l'Italia gravissima.
Quel poco che resta da promettere verrà comunque illustrato in un nuovo ed
imminente "Contratto con gli italiani", ed al riguardo è superfluo
indicare il televisivo teatro della firma. Per i pensionati, poi, suonano
specifici campanelli d'allarme, da un lato "l'adeguamento delle pensioni
minime sarà effettuato solo quando i conti dello Stato lo permetteranno",
dall'altro""il centrodestra dovrà rimettere mano al sistema
previdenziale dopo gli squilibri causati dal governo Prodi". Del resto le
preoccupazioni del Cavaliere sono altre, ad esempio per i poveri "Dolce
& Gabbana che piangono" per la crisi economica, o per la sinistra
"che considera poliziotti e carabinieri dei traditori del proletariato che
si sono venduti allo Stato per soldi". Dunque il Berlusconi di sempre, che prima di concedersi davanti alla platea della
Confcommercio ha dato il meglio di sé nel precedente sbarco dall'elicottero.
Qui, di fronte a telecamere e taccuini è un fuoco di fila. "Veltroni predica bene e razzola male - esordisce -. Ho saputo che
è venuto qui questa mattina ad illustrare il nostro programma, che loro hanno
copiato punto per punto. Lui è un ottimo comunicatore, peccato che il governo
sta facendo esattamente il contrario di quello di cui parla, e sono tutti
ministri candidati nel partito democratico". Poi, di fronte alle
recentissime gaffe non arretra di un millimetro: "Questi della sinistra
non sapendo a cosa attaccarsi, si attaccano a qualsiasi cosa, come per il caso
Ciarrapico. La giovane precaria a cui ho consigliato di sposare mio figlio? Era
solo una battuta, non ho nulla di cui pentirmi, senza un po' d'ironia non si
vive". I sondaggi che danno il Pd in recupero? Naturalmente taroccati:
"A Palazzo Madama avremo 30 senatori di vantaggio". E via così, salvo
congedarsi per salire in macchina e coprire in corteo i cento metri, cento, che
separano l'elicottero da Villa d'Este. Quel che si dice una campagna
ecologicamente compatibile.
( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del La "partita" del Veneto e il rebus degli imprenditori-operai
di Federica Fantozzi inviata a Verona Se son crepe si allargheranno. Il vento
del cambiamento sgretolerà il muro, ma ai suoi tempi. Aspettative? Punti
percentuali? "Noooo - Giandomenico Allegri, coordinatore del Pd veronese
quasi balza all'indietro - Qui si lavora nel medio periodo". Anche per i
politici lavoro è la parola chiave, l'etica fondante, l'unica speranza di far
breccia. Nel Veneto pragmatico e post-ideologico, operoso e produttivo, dove
distinti signori si presentano come partite Iva ma più che schei vogliono
"essere rispettati", va così. Il centrosinistra rincorre il voto
pattinando sull'abisso di quasi venti punti da colmare in un mese. Eppure,
l'aria pare alleggerita: "Nell'ultimo anno per noi l'atmosfera era pesante
- racconta Allegri - La politica fiscale e la sinistra radicale avevano reso
difficile parlare con la gente. Non si riusciva nemmeno a fare proposte. Veltroni è uscito dai luoghi comuni che separano destra e sinistra come
compartimenti stagni". Qualcosa si è mosso? Tra filari di vitigni e alberi
già fioriti, la primavera tenace è "il recupero del tessuto
territoriale". Ripartire (almeno) dalle amministrative. Riprendersi
quei comuni persi, come Cerea e San Giovanni Lupatoto, dove non si era nemmeno
più interlocutori. È la luce che illumina Luciano Zanolli, candidato sindaco a
Villafranca, tra i più grossi centri del Veronese: "Io sono stato scelto
dalla comunità. Non come il centrodestra che decide al tavolo regionale e si è
spaccato". Già: la polemica tra il governatore-doge Galan e l'ex
sottosegretario Brancher ha commissariato Forza Italia e indebolito la giunta
veronese del leghista Flavio Tosi. Il Veneto "bianco" è terra ostile
per la sinistra. Nel
( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ieri
al forum di Cernobbio A confronto i piani di Berlusconi e Veltroni su pensioni e
tasse STATERA E TITO ALLE PAGINE 10 E 11.
( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Libano, Berlusconi boccia Martino "I soldati italiani devono
restare" Casini: Pdl sulla politica estera come dilettanti allo sbaraglio
Marini: rimettere in discussione i nostri impegni internazionali è
inaccettabile GIOVANNA CASADIO ROMA - "In politica estera serve
continuità, non ritireremo i soldati italiani dal Libano". Silvio Berlusconi vuole chiudere il "caso missioni"
sollevato dalle dichiarazioni di Antonio Martino. L'ex ministro della Difesa,
disfacendo d'un botto la tela di relazioni internazionali tessuta nei 20 mesi
di governo Prodi, aveva annunciato il ritiro da Beirut ("Lì la nostra
presenza è scarsamente giustificata") e un nuovo impegno in Iraq, se il
Pdl vincerà le elezioni. Sconfessato subito da Gianfranco Fini. Messo a tacere
ieri anche dall'ex premier, di cui Martino è stato "ufficiale di
collegamento" con gli Usa di Bush. Una bufera di polemiche. Berlusconi vuole porvi rimedio e assicura: "Non abbiamo
nessuna intenzione di riaprire il caso Iraq, né tantomeno di ritirare le truppe
dal Libano. La politica estera del Pdl sarà la continuazione di quella già
fatta nei cinque anni di governo dal centrodestra". Far piombare, e
"in modo così strumentale", la politica estera nella campagna
elettorale, è semplicemente "un errore". Così, Massimo D'Alema, il
ministro degli Esteri uscente, commenta l'offensiva di Martino. Ci vuole
continuità, esorta D'Alema, "spero che le affermazioni incaute e
propagandistiche dei giorni scorsi finiscano, perché si mette davvero a rischio
la credibilità dell'Italia. Un grande paese non può dare la sensazione di
cambiare politica estera ad ogni campagna elettorale, se ci sono degli impegni
che l'Italia ha assunto, devono essere rispettati da ogni governo. Come per
esempio, l'impegno con le Nazioni Unite per garantire la nostra presenza per la
pace in Libano e per la pace e la sicurezza in Israele e tra Israele e
Libano". Rincara Franco Marini, presidente del Senato: "è
inaccettabile mettere in discussione gli impegni internazionali assunti
dall'attuale governo". Anche tra i centristi di Pier Ferdinando Casini la
reazione è un secco altolà a Martino e l'occasione per attaccare il Pdl:
"Sulla politica estera il Popolo della libertà sembrano dilettanti allo
sbaraglio. Se il buongiorno si vede dal mattino, le loro contraddizioni sono
talmente gravi da compromettere qualsiasi politica credibile".
Contraddizioni che il Pd non manca di rimarcare. Sia Walter
Veltroni che il vice Dario Franceschini elencano i contrasti, a
cominciare da quelli tra Berlusconi e Fini sulla politica estera. Denuncia Fausto Bertinotti,
candidato premier della Sinistra arcobaleno, la gravità di quell'affermazione:
"L'Italia ha avuto una politica di pace. Neppure negli Usa c'è più
qualcuno che voglia tornare nei binari terribili di una guerra fallimentare".
"Berlusconi è un guerrafondaio, servo di
Bush", attacca "senza se e senza ma" Oliviero Diliberto. E
"sciagurate" ritiene le prese di posizione di Martino, il Cocer
dell'Esercito: "Berlusconi, tranquillizzi i
nostri soldati, assicurandoci che Martino non diventerà mai più ministro della
Difesa", afferma Pasquale Fico, delegato del Cocer. A riaprire invece il
capitolo "regole d'ingaggio" è Claudio Scajola per il quale "i
nostri soldati devono avere la possibilità di difendersi". E Fiamma
Nirenstein propone di "aumentare il nostro contingente in
Afghanistan".
( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XI - Torino
Sorprese tra i partiti del centro, e a Asti una sfida tra "azzurre"
Udc e Rosa bianca, nozze a rischio Cotto e Armosino rivali, è ufficiale Non c'è
pace tra i cattolici. Ieri è stato infatti il giorno delle polemiche e delle
spaccature nel centro e nel centrodestra. Nel primo caso con i dubbi della Rosa
Bianca in Piemonte ad appoggiare l'Udc (nessun esponente del movimento di
Pezzotta e Tabacci è stato tra l'altro presentato nella nostra regione). Nel
secondo con la candidatura, più volte annunciata ma dalle 13 di ieri diventata
ufficiale, di due esponenti di Forza Italia alla presidenza della Provincia di
Asti: due donne, Maria Teresa Armosino e Mariangela Cotto, l'una contro l'altra
armate in una sfida che rischia di spaccare il partito in Piemonte e che
potrebbe avere conseguenze sulle elezioni politiche. La prima polemica è
scoppiata tra il leader Udc piemontese (e portavoce nazionale del partito)
Michele Vietti e Sergio Gaiotti, plenipotenzario di Pezzotta in Piemonte. Ieri,
durante la presentazione delle liste del partito di Casini, all'Oratorio San
Filippo Neri di via Maria Vittoria, Vietti ha infatti "giustificato"
l'assenza di Gaiotti con un "impegno fuori Torino". "Ma non ci
sono problemi", ha aggiunto. I problemi invece ci sono: "Nessun
impegno. Noi della Rosa Bianca non abbiamo partecipato di proposito" ha
replicato a distanza Sergio Gaiotti. "In Piemonte infatti l'alleanza con
l'Udc è ancora da costruire: non chiediamo posti, tant'è che non abbiamo nessun
candidato nella lista dell'Udc, ma vogliamo un confronto politico sui temi
della solidarietà, della sicurezza e dello sviluppo di Torino. Una intesa
programmatica sulle questioni locali. Tra l'altro ho trovato poco elegante che
Vietti abbia scelto per presentare le sue liste, senza di noi, proprio
quell'oratorio in cui è nata la Rosa Bianca nazionale". Tutto è rimandato
a domani: "Mi incontrerò con Vietti alle 13 - spiega Gaiotti - e solo se
ci saranno le condizioni programmatiche correremo insieme". Una presa di
posizione che non ha rovinato la festa dell'Udc: "Intorno a noi sentiamo
buon umore e ottimismo e i sondaggi - ha spiegato Vietti - ci danno in
crescita. Gli italiani stanno iniziando a capire che tra Veltroni e Berlusconi l'unica vera novità è l'Udc di Casini". Poi una stoccata al
Pd: "La candidatura di Emma Bonino in Piemonte dimostra quanto siano
emarginati i cattolici all'interno di quel partito". Ad Asti invece la
spaccatura nel Pdl è ormai ufficiale: nonostante tutti i tentativi di
mediazione Mariangela Cotto, vicepresidente del consiglio regionale e ex
assessore della giunta Ghigo ha deciso di presentarsi comunque appoggiata da
due liste civiche, "Lista Cotto" e "Asti Provincia Amica".
Il candidato ufficiale del Pdl (e della Lega) sarà però la sua "nemica
carissima" Maria Teresa Armosino che ha vinto la sua battaglia nel partito
(e lancia così il suo nome come possibile aspirante alla presidenza della
Regione tra due anni contro quello del coordinatore Guido Crosetto). In
appoggio di Cotto è invece il cattolicissimo consigliere regionale di F.I
Giampiero Leo: "è una vicenda sconcertante. Cotto era voluta da tutto il
territorio. Sono a fianco di Mariangela che è stata un ottimo assessore e
consigliere regionale. Farò di tutto per aiutarla". Anche il
centrosinistra ad Asti è diviso in due: Pd e Idv candidano Roberto Peretto
(anche lui ex Forza Italia) mentre la Sinistra Arcobaleno e i Socialisti
propongono Secondo Scanavino per 15 anni sindaco di Calamandrana e presidente
della Confederazione Italiana agricoltori provinciale. (m. trab.).
( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 65 del 2008-03-16
pagina 4 Tremonti: il programma del Pd? Sembra di essere a Disneyland di Guido
Mattioni L'ex ministro dell'Economia: "Veltroni promette
miracoli, come se non fosse azionista di maggioranza del governo" nostro
inviato a Cernobbio (Como) Un pizzico di pepe sulla carne pallida e
irrimediabilmente insipida del lavarello, il pesce di lago. A spargerlo, nella
seconda giornata del Forum della Confcommercio in corso a Cernobbio, ha
provveduto uno che il macinapepe ce l'ha sempre pronto in tasca, a portata di
mano. Ovvero l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che ha rivolto ieri
le sue attenzioni polemiche nei confronti di Walter Veltroni,
approdato anche lui sulle sponde del Lario, tappa obbligata del suo tour
nordista. "Lui è uno nel cui curriculum - ha ironizzato il numero due di
Forza Italia - compare la qualifica: "Azionista di maggioranza" del
governo Prodi". Non solo: a suo dire Uolter - o potremmo dire "il
Walter", visto si trova ancora in visita nei territori della remota
Lombardia - sarebbe addirittura uno e bino. "Ci sono
due Veltroni - ha detto infatti Tremonti -: quello che è ancora nel governo,
che ha scritto i numeri della recessione e ne ha la responsabilità; e poi c'è
l'altro Veltroni che parla di miracoli. Come possa fare il Veltroni della recessione e anche dei miracoli, bisogna chiederlo a
lui". Lui che, ha ricordato Tremonti, "è andato ad annunciare
in televisione, a Uno mattina, che leggeranno la trimestrale di cassa, che ci
sarà il Tesoretto e che lo distribuiranno. Forse Veltroni
pensa di aver avuto l'indulto, ma in realtà è ancora al governo, mentre lui
parla come se fosse all'opposizione. Certo, ci andrà, ma attualmente è ancora
al governo", ha infierito l'ex ministro. "In ogni caso - ha aggiunto
- io ho letto la relazione alla Trimestrale di cassa e ci ho trovato una
crescita zero, una pressione fiscale alle stelle, al 44%, un'inflazione tra i 3
e i 5 punti percentuali, oltre a dei conti che non sono in ordine". Per
non dire del premio di rischio sull'Italia "che ai nostri tempi era di 20
punti e che adesso è cresciuto del 300%. No, non c'è da stare allegri".
Anche perché "la differenza tra il programma di Veltroni
e il nostro - ha detto ancora Tremonti - è che il suo è una Disneyland dove si
promettono miracoli, mentre il nostro parla di crisi. Crisi in arrivo di cui il
governo Prodi doveva sapere; oppure non lo capiva e hanno fatto le cicale
anziché le formiche". Argomento crisi che ha fornito all'ex superministro
di Berlusconi la ghiotta occasione - oltre che attesa,
glielo si è letto negli occhi - per togliersi un altro sassolino dalla scarpa.
Risparmiando almeno per un attimo il leader del Pd e scagliando invece il suo
strale altrove. Direzione Milano, dove si dev'essere conficcato in una boiserie
o in una comoda poltrona di cuoio, in qualche buon salotto editoriale.
"Io, di questa crisi in arrivo ne avevo parlato già nel 2004 e
successivamente anche nel 2006 - ha premesso Tremonti -. Bene, adesso vorrei
vedere uno di questi grandi economisti che scrivono su importanti giornali che
mi dimostri di aver parlato della crisi prima che arrivasse". L'ex
ministro ha poi negato di aver parlato di larghe intese tra centrodestra e
centrosinistra. Ipotesi attribuitagli sabato in un titolo di quotidiano.
"È stata una forzatura, non c'entra niente con quanto avevo detto
nell'intervista. Se infatti rispondi alle domande e ti dicono che i due
programmi sono uguali, io dico "sì", perché in effetti lo hanno
copiato. Ma se sono uguali, non significa che ci siano grandi intese", ha
spiegato. Rispedite al mittente anche le accuse di protezionismo piovutegli
addosso dopo la pubblicazione del suo libro La paura e la speranza. Chiedere misure
"simmetriche" nei confronti di altri Paesi "non significa essere
contro il mercato. Certi tecnici dicono che bisogna difendersi dal
protezionismo? L'unica cosa da cui dobbiamo proteggerci è la stupidità",
ha macinato piccato e piccante Tremonti. E almeno fino a domani, pepe esaurito.
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 65 del 2008-03-16
pagina 0 Berlusconi alla sinistra: "Sì al
dialogo, ma chi vince governa" di Redazione Il Cavaliere e Veltroni a confronto a Cernobbio. Il leader del Pdl:
"Il Pd annuncia di correre da solo e di essere un partito nuovo. Poi
imbarca radicali e Di Pietro e candida il 70% dei ministri uscenti". Berlusconi sceglie l'ironia e spiazza il suo
"clone" nostro inviato a Cernobbio (Como) "Sarà qui alle cinque e
mezzo", avevano calcolato due uomini della scorta. E manco a dirlo,
proprio a quell'ora, spaccando il minuto, l'elicottero Agusta bianco di Silvio Berlusconi ha toccato terra a Villa d'Este. Un salto in
albergo per passare dal "tutto blu" senza cravatta - che aveva
indossato in un precedente incontro a Roma, nel quartiere popolare di Corviale
- a una tenuta decisamente più formale. Poi, l'ultimo impegno del giorno,
ospite alla nona edizione del Forum di Confcommercio che si concluderà oggi a
Cernobbio. Il Cavaliere, prendendo la parola, ha anzitutto "sgridato"
il padrone di casa, il presidente dell'associazione imprenditoriale Carlo
Sangalli, che lo aveva introdotto anticipando sia il significato di quella che
lui ha chiamato la sua "equazione benessere", sia le "7
missioni" in essa contenute. "Non so piùche cosa dire perché hai già
detto tutto tu. E come non bastasse, sempre qui stamattina c'è stato Walter Veltroni che ha presentato il mio programma", ha
scherzato Berlusconi ironizzando sulle notevoli similitudini
del documento elettorale del Pd rispetto a quello del Pdl. Quasi un effetto
carta carbone, quasi che chi è al governo elencasse le cose di chi è invece
all'opposizione. "L'unica difficoltà che abbiamo è quella di credergli, a Veltroni, perché dietro di lui si nascondono sempre gli
stessi: il signor D'Alema, poi c'è Bersani, poi c'è Visco... no Viscono, in
verità non sapevano dovemandarlo, forse in Cina ad abbeverarsi alle fonti del
maoismo. A parte gli scherzi - ha proseguito l'ex presidente del Consiglio -
loro sono ancora intrisi di quello statalismo che si è manifestato in questi
due anni di governo e tutto ciò che ha detto Veltroni
sino a ora non ha avuto conferma, a partire dalla sua promessa di avere il
coraggio di andare da solo, per poi imbarcare i radicali da far convivere
chissà come con i teodem e apparentarsi con Di Pietro, cosa che ci preoccupa
molto perché dimostra che dietro il nome democratico rimane una forte cultura
giustizialista. E questa - ha affermato - è la sua prima promessa disattesa".
Ce n'è stata poi una seconda, "quella di andare al voto separato dalla
sinistra comunista, cosa che invece non accadràin tutte le amministrative
"; e quindi una terza, "ovvero presentarsi come un partito nuovo,
mentre invece tra i suoi candidati, in posizione sicura, c'è il70%dei ministri,
viceministri e sottosegretari delgovernouscente". Un'abitudine, quella
della sinistra a non mantenere le promesse fatte, che Berlusconi
aveva dimostrato del resto anche in mattinatanel disastrato quartiere romano di
Corviale, dove "nessuno dei punti del programma del candidato sindaco
Rutelli, del '94, è stato realizzato". E dire che se potessimo credere in
loro, ha scherzato ancora Berlusconi,
"io sarei il primo a esserne contento: votiamo tutti per Veltroni, io torno a fare le cose che mi piacciono e abbiamo risolto la
situazione del Paese...". E invece no, non è possibile. Perché, ha
ricordato Berlusconi, ci aspetta una mole di problemi: dalla crisi Usa "che
rende difficilissima la situazione economica" al debito pubblico
che ci costa 42,5 miliardi, dai costi dell'energia più cari del 60% rispetto a
quelli francesi alle fasce deboli "dimenticate dalla sinistra"; dalla
concorrenza dei Paesi emergenti al prelievo fiscale al 46%; dalle grandi opere
da far ripartire ai 90 miliardi di euro che ci costa una pubblica
amministrazione, perdipiù inefficiente. "Abbattere questa voce - dice sarà
la priorità del Pdl". Sono "tutte responsabilità che anche se sono un
ottimista vedo arrivarmi addosso con grande angoscia. Ma mi tocca emi appresto
a farlo". Sul risultato finale dice:"Per una volta concordo con
Repubblica: avremo 30 senatori in più. Quindi, sì al dialogo. Ma chi vince
governa". La campagna sarà prudente, senza nessuna promessa. Ma ora è
meglio che finisca qui - ha concluso il Cavaliere - perché penso di avervi
spaventato abbastanza". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4
- 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 65 del 2008-03-16
pagina 0 Il Cavaliere sceglie l'ironia e così spiazza il suo "clone" di
Adalberto Signore Certo, definirla una vera e propria sfida è difficile. Perché
seppure nello stesso giorno, nello stesso luogo e davanti alla stessa platea,
Silvio Berlusconi e Walter Veltroni
vanno in scena con qualche ora buona di fuso orario. Il che, non potrebbe
essere altrimenti, cambia gli equilibri in campo e sbiadisce il risultato di un
faccia a faccia che, secondo i crismi anglosassoni, con ogni probabilità non
vedremo mai. Il primo confronto di questa campagna elettorale, però, di
indicazioni ne dà più d'una. Con il segretario del Pd che spinge ancor di più
l'acceleratore su quella che il Cavaliere definisce "la nostra ricetta
liberale", tanto da snocciolare un programma che per l'ex premier è di
tutto rispetto. Al punto che tra il primo e il secondo tempo - dopo che ha parlato Veltroni e prima
che tocchi al Cavaliere - Berlusconi non lesina ironie.
Perché, spiega ai cronisti che lo intercettano al secondo piano di Villa d'Este
davanti alla porta della sua suite, "ormai Veltroni va
dicendo le nostre stesse cose". Insomma, "se va avanti su questa
strada diventerà il nostro campione". Di più: magari anche "il
nostro candidato premier". Con una digressione sulla futura squadra di
governo. "Gianni Letta vicepremier? So che se ne parla, ma ancora non c'è
nulla di deciso. Fatta eccezione per Giulio Tremonti, abbiamo concordato di
rinviare a più tardi il capitolo governo". Il Cavaliere, dunque, sceglie
la via del sarcasmo per ribattere a Veltroni. La
strategia da seguire, d'altra parte, è oggetto di attenta analisi nel primo
pomeriggio perché, spiega il sempre presente Valentino Valentini,
"parlando dopo non si può certo ripetere gli stessi concetti" come
"non si può nemmeno essere critici visto che Veltroni
sostiene quello che noi predichiamo da anni". Un esempio? Pare che la
battuta del segretario del Pd sullo Stato che "non deve essere prussiano
con le imprese", abbia fatto sobbalzare il Cavaliere sulla sedia oltre che
strappare qualche applauso alla platea di Confcommercio. Perché va bene dire
che "in un giorno si può fare un'impresa usando l'autocertificazione"
("ci sono arrivati", chiosa in privato l'ex premier), ma utilizzare
pure i luoghi e le immagini che da anni Berlusconi
tira fuori nei comizi gli deve essere sembrato un po' troppo. Così, alla fine
il Cavaliere decide per un intervento sul filo dell'ironia. Non manca il
leitmotiv degli ultimi mesi sulla crisi mondiale ("ho una grande angoscia
per il compito che mi aspetta", perché "la situazione economica fa
tremare le vene ai polsi"), ma ci tiene Berlusconi
a ribadire con cadenza quasi regolare durante il suo discorso che è Veltroni ad essere passato sulle sue posizioni. Come quando
affronta i capitoli di spesa su cui lo Stato può risparmiare. Parte elencando e
si ferma: "Certo ha detto la stessa cosa anche Veltroni,
spero di non interpretare male il suo pensiero...". D'altra parte,
"ormai è diventato lui l'ortodossia". E così pure su disegni di legge
da presentare al primo Consiglio dei ministri. "Io ho detto dieci -
ironizza il Cavaliere - e lui mi ha corretto dicendo che sono tredici. Ora
cercheremo gli altri tre!". I maniaci dei numeri, intanto, si
sbizzarriscono. Due battimani a tre per il Cavaliere, quello conclusivo
decisamente più caloroso per l'ex premier che d'altra parte è di casa. Tanto che
si può permettere un intervento più breve che incassa i sorrisi divertiti dei
presenti proprio sulle punture di spillo al segretario del Pd. Che, va detto,
sposta sì la barra sulle battaglie care agli imprenditori (e tanti sono gli
elogi alle imprese che "costituiscono il tessuto del Paese") ma porta
pure a casa un piccolo primato visto che in quasi due anni a Palazzo Chigi
Romano Prodi non aveva mai partecipato all'appuntamento di Cernobbio di
Confcommercio. Berlusconi, da parte sua, non si perde
in troppi apprezzamenti verso una platea che gli è certamente più
"amica". Anzi, si prende la briga di ripetere più e più volte quanto
sia "grave la situazione economica" e "difficile il lavoro da
fare". Non certo per lavarsene le mani, spiega abbassando il finestrino
della sua macchina a sera, ma "per realismo" e "senso di
responsabilità". Adalberto Signore © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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pagina 5 "Riforme insieme ma si scordino i veti comunisti" di Gian
Maria De Francesco da Roma "Io andrò a Roma a cercare di fare il
federalismo senza mezze misure, ma sia chiaro che è l'ultima volta che andiamo
là buoni. Perché se non si otterrà il federalismo, la storia prende una strada
più energica e più pericolosa". Umberto Bossi, segretario federale della
Lega Nord, lo aveva anticipato già venerdì sera. Ieri Roberto Calderoli,
esponente del Carroccio e vicepresidente del Senato, ha argomentato le tesi del
suo leader. "Saremo disponibili a riformare la Costituzione insieme all'opposizione a condizione però che Veltroni e la sua
parte politica siano disponibili a mettere da parte veti ideologici o di
interesse di parte, come è accaduto in passato". Con una sola battuta
Calderoli ha ribadito la priorità leghista della riforma in senso federalista
dello Stato, ma soprattutto ha risposto direttamente al segretario del Pd,
Walter Veltroni, che aveva ancora una volta
sottolineato l'esigenza di portare modifiche condivise alla carta
costituzionale. "La Costituzione - ha aggiunto l'ex ministro delle Riforme
- è il punto cardine di tutta la vita del Paese bene riscriverla insieme ma a
condizione di dimenticare l'eredità comunista". Insomma, niente veti
ideologici su questo nuovo capitolo della storia nazionale. Pagine che si
scriveranno anche grazie all'impegno del Senatur. "Umberto Bossi - ha
specificato - è stato colui che ha aggregato tutti i popoli del Nord, dal
Veneto alla Lombardia, dal Piemonte all'Emilia e via dicendo. Umberto Bossi è e
rappresenta il simbolo della fratellanza fra tutte le genti del Nord e se lui
sostiene che ci sarà un ministro del Veneto nel prossimo governo, allora ci si
può giurare". Il coordinatore delle segreterie della Lega Nord ha così
ripreso le anticipazioni già fornite dal segretario. "Il ministro? Berlusconi e Tremonti continuano a insistere per farmelo
fare. Lo farò? Io sono agli ordini... ", aveva affermato il fondatore del
Carroccio. Il problema, tuttavia, è anche quello dei particolarismi regionali,
acuiti al Nord anche dal caso Malpensa. "Ora, però, nessuno tenda le orecchie
alle sirene che per sconfiggere la Padania vogliono separare la Lombardia dal
Veneto - ha ammonito Calderoli - tra noi lombardi e i veneti c'è un vincolo di
sangue e i vincoli di sangue si rompono solo con la morte". Il senatore
leghista ieri ha anche aperto una parentesi sulla repressione cinese della
protesta tibetana. "È assordante il silenzio della comunità internazionale
a fronte dell'eccidio e della sopraffazione di un popolo pacifico, come quello
tibetano, che forse non merita interesse perché sotto i suoi piedi non vi è il
petrolio o perché il suo territorio non rappresenta un punto strategico negli
interessi di qualcuno", ha commentato proponendo il boicottaggio delle
Olimpiadi. "Di fronte a questo massacro, però, è obbligatorio - ha
proseguito - intraprendere delle iniziative forti per smuovere l'inerzia e il
disinteresse verso questa situazione, partendo in primis dal boicottaggio delle
Olimpiadi di Pechino fino a richiedere la sospensione e il rinvio dei Giochi
per arrivare, per quanto riguarda il nostro Paese, al ritiro delle delegazioni
dei nostri rappresentanti diplomatici in Cina". I diritti umani, ha
concluso, "o esistono, e allora esistono per tutti, oppure la comunità
internazionale dimostra di aver fallito e di muoversi solo per interessi
economici". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 65 del 2008-03-16
pagina 8 Il destino della compagnia secondo i politici di Redazione Sono tante
e diverse le posizioni dei vari schieramenti politici sulla sorte di Alitalia.
"Vorrei che nelle trattative restasse chiaro che Alitalia rimanga un
simbolo italiano", ha detto ieri il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, in sintonia con Gianfranco Fini, leader di An,
che benedice il matrimonio per la "dichiarata volontà dei francesi di non
cancellare quella che impropriamente si definisce "compagnia di
bandiera", è un riconoscimento esplicito al brand e al tricolore
italiano". Il leghista Roberto Maroni, invece, spera che "Air France
non voglia fare un'offerta e che sia il nuovo governo a chiudere la partita, è
l'unica condizione che poniamo". Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi,
sull'argomento, lo scorso 17 febbraio, era più morbido: "Alitalia vada
pure da Air France, vada in Francia perché altrimenti fallirebbe, ma Malpensa e
i lavoratori vanno salvati". Da parte del centrosinistra, invece, risale a
dieci giorni fa la presa di posizione del leader del Pd, Walter
Veltroni, il quale si augurava che la questione-Alitalia venisse tenuta
fuori "dal tritacarne elettorale". Sempre Veltroni: "Su
Alitalia decida il mercato e il destino di Malpensa va sganciato da quello
della compagnia di bandiera". Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini,
un mese fa si dichiarava contrario a cordate italiane "improbabili"
messe in piedi solo per non vendere a Air France. "Alitalia deve stare sul
mercato - sottolineava Casini -. Bisognerebbe salvaguardarne
l'italianità". Fausto Bertinotti, leader della Sinistra Arcobaleno,
infine, l'estate scorsa sosteneva l'italianità della società: "Un grande
Paese come l'Italia non può non avere una compagnia di bandiera". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
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N. 65 del 2008-03-16
pagina 6 Macché pareggio Silvio-Walter Pdl in testa di 4 milioni di voti di
Redazione I principali istituti di sondaggi concordano: centrodestra in
vantaggio di 9 punti. Cresce Storace C aro lettore, gentile lettrice, una di
queste sere ho assistito a una trasmissione televisiva in cui si diceva,
sondaggi alla mano, che il Pd di Walter Veltroni è pressoché alla pari del Pdl di Silvio Berlusconi. Ebbene, io non so di che sondaggi si parli perché quelli che
vedi riportati qui e che in gran parte corrispondono a quelli riportati da
Renato Mannheimer venerdì scorso sul Corriere della Sera, sono di una tonalità
tendenzialmente diversa: indicano cioè che il distacco tra i due grandi
raggruppamenti (Pdl e Pd) è tendenzialmente rimasto lo stesso in queste
ultime tre settimane. Devi sapere che ciò che conta per noi ricercatori non
sono i "numeri assoluti", sono le "tendenze". I numeri
assoluti sono soltanto probabilità, mentre le tendenze indicano la strada che
possono prendere i numeri. E una strada "orizzontale", cioè una
tendenza "piatta", indica un distacco rimasto pressoché lo stesso nel
corso di tre settimane, distacco che ha forte probabilità di continuare anche
nei prossimi giorni. Oggi come oggi, quindi, siamo sempre a una distanza
virtuale tra Pdl e Pd che oscilla, a seconda degli Istituti, tra 3.200.000 voti
e 4.000.000 di voti alla Camera dei deputati, la Camera che veramente conta
nell'immaginario degli elettori. La campagna elettorale è scivolata quindi su
una linea di assoluta banalità e sarà difficile schiodarla da questa banalità
per una ragione fondamentale: che la campagna elettorale in questo momento non
c'è. Cominciamo dai fatti: oggi come oggi un italiano su tre è informato o
cerca di informarsi sulla campagna elettorale in corso. Questo significa, lo
ripeto, che la campagna elettorale non c'è. Perché non c'è? Mi puoi chiedere.
Per la semplice ragione che una campagna elettorale è fatta normalmente da
migliaia di candidati che vogliono farsi eleggere. In tempi normali i candidati
a Camera e Senato sono circa 15mila e ciascuno di loro cerca di far campagna
presso propri amici, parenti, aziende in cui lavora, sedi di partiti politici,
bar, trattorie, barbieri e via sciorinando, perché vuole avere le preferenze
con cui sarà effettivamente eletto. L'attuale legge elettorale ha abolito le
preferenze e i singoli candidati sanno già, dal posto che i capi hanno loro
assegnato in lista, se saranno eletti o no. Quindi, chi glielo fa fare a
smuovere il tessuto sociale che una volta smuovevano? A muovere la campagna
sono interessati soltanto quel centinaio di leader che vogliono veramente far
vincere i loro partiti o farsi belli con i "super leader" come
portatori di energia per la parte politica loro assegnata. Cento persone non
sono quindicimila! E neanche possono essere sostituite dalla massmediologia o
dal web, che sono puri strumenti e hanno poco a che fare con le infinite
variabilità del territorio italiano. Archiviata nell'assoluta banalità la
campagna elettorale, ci sono due "non banalità" che vorrei esaminare:
l'eventuale non successo dell'estrema sinistra (La Sinistra Arcobaleno) e
l'eventuale successo dell'estrema destra (La Destra). Rinvio alla settimana
prossima la Sinistra Arcobaleno, e ti parlo oggi della Destra di Santanchè (e,
non dimentichiamolo, di Storace!). Dunque, La Destra starebbe salendo: era un
punto e mezzo percentuale due mesi fa, e oggi sarebbe circa il 3%. Si tratta,
non dimenticarlo, di una presenza probabile di 1.200.000 voti. Un'immensità per
chi è neonato come Storace. Ma l'ex presidente della Regione Lazio ed ex
ministro della Sanità nel terzo governo Berlusconi
tanto neonato non è! È un politico nato, cresciuto ai tempi di Almirante quando
il Movimento sociale italiano (Msi) radunava tra il 6 e l'8% dei voti, e
combattente fin dal primo momento nelle borgate romane insieme a "er
Pecora", cioè Teodoro Buontempo, attualmente Deputato ex An, schieratosi
recentemente con lui. Successivamente come capufficio stampa del presidente di
An Gianfranco Fini, ha acquistato smalto e capacità comunicativa, migliorati
nel corso degli anni e nell'esercizio diretto del potere. Ho
"testato" più volte in tempi recenti il "bacino potenziale di
utenza" della Destra e il risultato è stato costante: circa l'8% degli
italiani "potrebbe anche votare" La Destra. L'8% dei voti equivale a
un partito virtuale di 3.200.000 italiani predisposti a questo specifico voto.
Si tratta sostanzialmente dell'antico Movimento sociale italiano, cioè la
frangia dei sostenitori della destra "dura e pura". Ovviamente il
tempo della campagna elettorale è troppo breve perché questa virtualità prenda
corpo, ma un po' di corpo La Destra lo sta in ogni caso prendendo. Non mi
meraviglierei pertanto che l'attuale voto virtuale venga confermato dal
giudizio delle urne (anche se una battuta d'arresto è stata inflitta a questo
voto virtuale dal geniale inserimento nelle liste Pdl della figura, a sua volta
"dura e pura", di Giuseppe Ciarrapico, detto "Ciarra"). ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
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Pagina III - Milano
Il racconto La speranza arriva in pullman MASSIMO PISA Le bocche s'allargano.
"Hai sentito quella sull'incontinenza elettorale? Bellissima!" Le
palpebre tremano. "Quando ha detto che ognuno di noi ricorda dov'era
quando rapirono Moro. Caspita, è vero". I cuori si gonfiano. "Ha una
sensibilità diversa, parla in un altro modo, non da politico. E di comizi ne ho
visti tanti". Walter smuove, tocca, conquista. Le facce che risalgono sul
pullman parcheggiato in piazza Segesta, che riporta a casa questo gruppo di
vecchi e nuovi militanti di Quarto Oggiaro e Musocco, sono di gente che spera,
che ci crede. La partigiana e l'ex operaio, il figlio del
sindaco e il giovane ex elettore di Berlusconi,
maglietta indosso e cartoncino "Si può fare" in mano. Per un giorno
il distacco dal Pdl, le contraddizioni con i cattolici, il divorzio dagli ex
compagni della Sinistra Arcobaleno sono dettagli. Impicci di poco conto. La
vittoria è in fondo a via Mar Jonio. "Veltroni
può". SEGUE A PAGINA III.
( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Milano
Dalla militante con il Pci nel cuore all'ex elettore del centrodestra, le voci
dei nuovi sostenitori del Pd "Noi, in pullman per vedere Walter" La
comitiva da Quarto Oggiaro: "Ci è tornata la voglia di politica"
MASSIMO PISA (segue dalla prima di Milano) Ritrovo alle tre, via Cittadini.
Pullman superaccessoriato, salgono in tredici, il resto si aggiunge in via
Pascarella, il cuore di Quarto Oggiaro. Mariuccia Rossi, 75 anni, staffetta
della Resistenza quando ne aveva 11, tessera Fgci a 15, i comizi e i
volantinaggi non li conta più. Racconta del quartiere, dei circoli dove si
discuteva, di Villa Scheibler in rifacimento, delle trasformazioni, "del
disagio con i prepotenti". La figlia Isolina, 52 anni, impiegata, "mai
mancata a un 25 Aprile o a un Primo maggio", siede accanto. Marito
arcobaleno, figli freddini con la politica, lei è qui con la madre a scaldarsi
col Pd. "Ci crediamo - insistono - anche se Bertinotti andrà
all'opposizione, anche se il progetto lo condividiamo con cattolici e Pannella.
Si può fare, Veltroni può
sintetizzare tutto: da sindaco di Roma ha vinto il nostro scetticismo, sa
decidere e la gente lo ascolta. E il Pd lo sentiamo di sinistra". Anche se
poi, con candido pudore, ammettono: "Le svolte le abbiamo condivise. Ma
quando ci chiamavamo Pci ci piaceva di più". Ma non c'è tempo per
voltarsi indietro. Soprattutto non ora che il messaggio di Veltroni
prende: "M'ha fatto tornare la combattività", dice quasi commosso
Franco Poletti, 68 anni, una vita nel sindacato inquilini. "Vedo che
adesso i volantini del Pd, quando li distribuiamo, vengono letti. E a Quarto
Oggiaro è un buon segnale: oggi il 40 per cento degli inquilini è
ultrasettantenne, con la badante. La gente è sola, stanca. Forse anche di
sentirsi dire da Berlusconi che lui non mette le mani
in tasca a nessuno. E poi Regione e Comune aumentano le tasse". Il
termometro del porta a porta dà coraggio anche a Carlo Procacci, 58enne
neopensionato dopo 39 anni di fabbrica, scioperi, cortei, volantini Br, svolte,
Bolognine, ulivi. "Sempre d'accordo nei cambiamenti, e convinto anche da
Walter. Che ha avuto il coraggio di andare oltre l'ideologia, di provare a
unire lavoratori e imprese. Ai mercati, quando facciamo i banchetti, non sento
più i soliti commenti, i "tanto sono tutti ladri". Ascoltano,
leggono". Anche Osvaldo Sangalli, 64 anni, ex assicuratore ora a capo di
una cooperativa edilizia, ha buone vibrazioni: "I miei amici di destra
ripetono: stavolta ci fregate. Magari! A me, questa cosa di andare al voto da
soli faceva paura. Sbagliavo". Marinella Rognoni, 62 anni, ex attivista
dell'Udi, è partita con un cesto di penne a forma di rosa da vendere a 2 euro:
"L'aborto? I temi etici? Le donne sul loro corpo non hanno cambiato idea,
anche le cattoliche. Walter? è dura ma dice cose talmente di buon senso. Che
dice, ce la facciamo al 52%?". Ecco la piazza, il palco, le casse che
diffondono Jovanotti. Richiami anche per chi la tessera del Pci non l'ha mai
avuta. "E non l'ho mai votato - racconta Luigi Santoro, 40 anni,
ricercatore allo Ieo - anzi, non facevo politica attiva dalla candidatura a
sindaco di Dalla Chiesa. Ora ci credo di nuovo: Veltroni
rompe i vecchi schemi e, almeno a Roma, ha saputo far rivivere anche le
periferie". Nuovo lessico che ha coinvolto anche Stefano Tomasi, 30 anni,
sardo, consulente. "I Ds non mi piacevano, ho pure votato Forza Italia,
poi Di Pietro. Ma nel Pd credo. E per la prima volta ho voglia di fare
politica".
( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Milano
BLITZ San Siro, diecimila per Veltroni "Si può
fare anche a Milano" Comizio tra le case popolari: "Subito alloggi e
sicurezza" "Può sembrare strano ma io amo questa città: qui passavo
l'estate quando mio padre dirigeva il telegiornale Rai" RODOLFO SALA
"Grazie San Siro, grazie Milano", dice Veltroni
dal palco dopo un'ora di comizio in questa fetta di città difficile. Ai lati le
case popolari affacciate su viale Mar Jonio, bandiere del Pd alle finestre,
lenzuoli appesi alle facciate sbrecciate, sopra c'è scritto in rosso "ciao
Walter". Dappertutto i cartelli verdi del "Si può fare" che una
comitiva arrivata da Rho declina in meneghino: "Se poeu faghela". Lui
firma di tutto: cartelli, giornali, bandiere, libri, in una bolgia
indescrivibile, con la mano alzata verso quelli che lo salutano là in alto dai
balconcini, compresa la mamma immigrata con il capo coperto dal velo seduta in
balconata con i suoi tre bambini. "Accoglienza eccezionale", sorride
un Veltroni che non si sente per nulla straniero in
patria. I diecimila assiepati sul vialone rassicurano, e molto. E lui sa
toccare i tasti giusti. Per dire: "Può sembrare strano, ma io amo Milano;
venivo qui, dove mio padre ha lavorato per tanti anni quando dirigeva il
telegiornale, a passare tutte le estati". E ancora: "In questo
quartiere ci sono stato nel 2004, per la campagna elettorale delle provinciali,
quella vinta da Penati: San Siro porta bene". Parla di tutto, Veltroni: la Milano della Liberazione e degli immigrati, la
ricostruzione, il Paese da unire dopo tante divisioni, le piazze piene ai tempi
del rapimento Moro, i lavoratori e le imprese che devono stare dalla stessa
parte, quella della crescita. Walter l'affabulatore là sotto se lo mangiano con
gli occhi, mentre dietro lo applaudono due ministri, Pollastrini e Lanzillotta,
un industriale che stavolta ha deciso di metterci la faccia, il capolista alla
Camera Matteo Colaninno e il presidente della Provincia Filippo Penati.
L'applausometro fa registrare dei picchi. Il primo è quando Veltroni
alza un po' la voce per spiegare la storia del "soli e liberi".
Insomma: "Possiamo davvero cambiare il Paese perché abbiamo fatto una cosa
non molto frequente nella politica italiana, ci siamo presi la responsabilità
di correre da soli; una coalizione che andava da Dini a Caruso non poteva
continuare". Ma si spellano le mani, in questa terra di nessuno dove
dominano il degrado e il racket delle occupazioni abusive, quando Veltroni parla di "sicurezza come diritto inalienabile
a garanzia dei più deboli", di "certezza della pena", di giovani
che "quando vogliono comprare casa per farsi una famiglia si vedono
rifiutare il mutuo dalle banche perché non hanno un contratto a tempo
indeterminato". Quindi ci vuole "un grande piano di edilizia
popolare, con incentivi ai privati che costruiscono alloggi da destinare al
mercato degli affitti" e bisogna anche realizzare "campus
universitari per gli studenti". E Berlusconi? "La prima volta che si candidò, Baggio sbagliò il rigore
ai mondiali...". Era il 1994, da allora però il Cavaliere qui a Milano ha
vinto sempre. Adesso è un'altra storia, ma questo lo dicono i Veltroni boys milanesi che si passano la voce sotto il palco: "Flop
del Cavaliere in un quartiere popolare di Roma, e invece Walter qui ha
fatto il pienone", fotografa Matteo Mauri, regista di questa trasferta.
Gli fa eco il trentenne Gabriele Messina, coordinatore dei circoli cittadini:
"Ci stanno applaudendo dove facevamo più fatica a prendere i voti, oggi
abbiamo parlato ai milanesi come non facevamo da tempo". Ma la più
contenta sembra una signora con 70 primavere sulle spalle. Si chiama Lucia
Guerri e qui è una piccola celebrità, perché presiede un attivissimo comitato
di quartiere che della lotta al degrado e alle occupazioni abusive ha fatto una
bandiera: "è vero, la sinistra in passato ha un po' dimenticato i nostri
problemi, ci voleva la spinta di Veltroni per
invertire la tendenza. Ma gli altri devono solo stare zitti: governano la città
da 15 anni e non sanno neppure che esistiamo". Lorenzo, 18 anni, lo dice
così: "Walter ci farà vincere anche a Milano". Arriva l'eco delle
parole di Ignazio La Russa, "quello di Veltroni
al Nord è un viaggio della disperazione", e la replica è di Penati:
"Sì, la disperazione della gente del Nord che si sente illusa e tradita
dal centrodestra".
( da "Stampa, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DALL'INVIATO A
CERNOBBIO "E' un trucco elettorale"; "No, è davvero stanco e
preoccupato". Chi lo sa, qual è il vero Silvio Berlusconi. Della versione brillante ed entusiasmante sul lago di Como si è
visto poco: lo spettacolare arrivo in elicottero, e qualche battuta delle sue.
Come questa: "Stamattina - ha detto ai commercianti - avete avuto qui
Walter Veltroni che vi ha spiegato il mio programma, e non è ironia. Si è
convertito al credo liberale e liberista, sembrava il leader
dell'opposizione...". Certo è che col passare dei minuti il Cavaliere è
sembrato incupirsi. Ha detto che "saranno tempi duri per tutti", ha
parlato della necessità di "lavorare tutti di più", si è
autodichiarato "un po' angosciato". Addirittura ha evocato un
fantasma apparentemente cancellato, quello delle pensioni: bisognerà decidersi
a tagliarle, magari in modo più drastico di quanto prevedeva la riforma Maroni,
con decisioni che "non saranno accettate pacificamente da tutti i
cittadini". Diverso il tono del suo rivale, Walter Veltroni.
Il leader del Pd (che insegue, ed è dunque costretto ad adoperare il registro della
speranza e dell'ottimismo) solo in un passaggio del suo intervento al Forum
della Confcommercio ha evocato una "situazione difficile". "Io
sono ottimista - aveva detto in mattinata -, ma sento che il tempo si sta
consumando, e temo che la crisi arrivi e si scarichi su di voi e sulle
famiglie. L'Italia può farcela, ma credo che se il Paese non darà un colpo di
reni pagheremo il prezzo più elevato". La ricetta per far ripartire
l'economia: una riduzione delle aliquote per un "intervento sui salari che
si sarebbe potuto già realizzare con un governo Marini"; l'uso della leva
del fisco quale strumento per "sostenere la produttività e la
contrattazione di secondo livello, non solo per la detassazione degli
straordinari"; un patto per lo sviluppo (che coinvolga non solo sindacati
e Confindustria) "urgente e doloroso", visto che si dovrà ridurre la
spesa pubblica inefficiente. Veltroni è sembrato
abbastanza in sintonia con una platea che non ha nascosto di vedere di buon
occhio un governo di larghe intese (anche se Berlusconi
ha spuntato qualche applauso in più). Ha parlato così della necessità di
"un reale e nuovo bipartitismo, basato sul rispetto reciproco, ognuno coi
suoi programmi". Certo, "chi vince comanda" - la stessa
espressione usata dal Cavaliere - ma "è del tutto evidente che esiste la
possibilità che al Senato, chiunque vinca, si verifichi una situazione di
stallo peggiore di quella del 2006-2008". Berlusconi
apprezza le qualità del suo avversario: "L'ho sempre detto, Veltroni è un bravo comunicatore, non mi stupirei che
facesse qualcosa di buono". Da esperto del settore, chissà se il Cavaliere
non dovrà pentirsi del suo nuovo affondo sulle pensioni. Secondo il leader del
Pdl con la recente riforma del welfare il governo Prodi "ha squilibrato
l'intero sistema pensionistico", perché "andiamo tutti in pensione
troppo presto". Dunque? Ecco la soluzione: "Quando riandremo al
governo dovremo ritornare al vecchio sistema", ovvero lo scalone ideato da
Roberto Maroni. Uno scalone che "secondo me, non era nemmeno
sufficiente". Berlusconi sembra del tutto
consapevole che queste decisioni "non saranno accettate pacificamente da
tutti i cittadini". Ma gli italiani non si faranno affascinare dalla
"capacità illusionistica" di Veltroni, e
daranno anche al Senato 30 seggi di maggioranza al Pdl. Novità in vista anche
sugli orari di lavoro, se è vero che l'Italia "è un Paese dove si lavora
meno degli altri", e il costo del lavoro è decisamente più alto di paesi
come Serbia, Romania, India o Cina. A questo scopo si ricorrerà alla
"detassazione degli straordinari per incentivare la produzione". \.
( da "Stampa, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ELEZIONI. AMMESSA LA
FORMAZIONE "ABOLIAMO LE PROVINCE" Le liste salgono a 9 e sono
( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sport ATLETI E POLITICI
FATE LA DIFFERENZA Tutto in pochi giorni. Martedì gli Us a depennano la Cina
dalla lista nera degli Stati dove più sono violati i diritti umani.
Profondamente grati, venerdì i soldati cinesi per tenersi in allenamento
ammazzano un po' di tibetani, così imparano a protestare. Mia Farrow propone di
boicottare tutti gli sponsor dei cosiddetti Giochi. Yes, we can: basta cambiare
canale quando c'è la pubblicità. Se poi si vuole boicottare anche il prodotto,
perché no? Ho letto con attenzione, cioè come sempre, l'intervista di Emanuela
Audisio a Edwin Moses, e capisco le ragioni degli atleti, di cui s'è fatto
portavoce. In sostanza, non solo ci sono donne e uomini che s'allenano da
quattro anni in vista di Pechino 2008, ma non è giusto che solo da loro si
pretenda una risposta forte , una presa di posizione. E i politici, allora, e
gli accordi industriali? Ci saranno pure modi più persuasivi del no di una
dorsista o di un canoista. Certo che ci sono, ci sono sempre stati, come ci
sono state tre Olimpiadi consecutive ('76 Montreal, '80 Mosca, '84 Los Angeles)
che hanno registrato boicottaggi. Quel che c'è meno, o forse così mi sembra, è
la voglia di andare contro una potenza mondiale e, insieme, contro un immenso
mercato. "In fondo, son tutti monaci o pastori", ho sentito dire sul
tram. Certo, vivendo in una città che scrive sui muri "Padania
libera", il concetto di libertà è qualcosa di vago, come le polveri
sottili. Ricordo gli imbarazzi dell'Italia quando venne il Dalai Lama: ricevuto
in sottoscala, bocciofile, palestre, stanze attigue, mai in sedi ufficiali
(un'eccezione: Cologno Monzese). Un certo imbarazzo adesso ce l'ho io, avendo
dichiarato mesi fa il boicottaggio individuale (mio, insomma) a Pechino
( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al forum della
Confcommercio di Cernobbio il leader Pd parla di tasse più basse e quello del
Pdl insiste sui rischi della crisi globale Walter e Silvio a ruoli invertiti è
smarrito il popolo delle partite Iva I due interventi combaciano quando si
parla della riduzione della aliquote La platea ascolta Veltroni
e annuisce stupita e poi fa lo stesso con Berlusconi
ALBERTO STATERA DAL NOSTRO INVIATO CERNOBBIO - Walter Veltroni
arriva a Cernobbio via terra sull'eco dell'"endorsement" di George
Clooney, di cui è stato ospite qui sul lago nella magione di Villa Oleandra,
che lo ha gratificato come "amico e uomo tra i più acuti che
conosce", una specie di italico Obama. Silvio Berlusconi,
poche ore dopo, fa volteggiare il suo elicottero su Villa Belinzaghi, la dimora
confinante con Villa d'Este, che con sommo dispiacere non è riuscito ad
acquistare per 12 milioni di euro e che gli è rimasta nel cuore. Un incontro
ravvicinato ma non fisico tra i due candidati che tendono ormai a una
inversione anche psicanalitica delle parti, in un intreccio di concretezza
sognante e di pessimismo della ragione - chi dei due incarna che? - dinanzi
alla platea del capitalismo di bottega. Niente capitalismo finanziario, niente
poteri forti a Villa d'Este, se non Corrado Passera, amministratore delegato di
Intesa-San Paolo, che si dice Berlusconi voglia suo
ministro, l'unico che dà un "assist" keynesiano al "radicale di
sinistra" Cesare Salvi: macché riduzione del debito pubblico, lasciamolo
stare lì, il problema su cui bisogna concentrarsi adesso non è quello, ma una
politica anticiclica, se no è a rischio la tenuta stessa dell'intera società.
Sarà per la location, sarà per la platea di partite Iva, ma i due contendenti
psicanalitici rispetto al solito menù volteggiano stavolta sul turismo. Gode
platealmente in sala Bernabò Bocca, leader degli albergatori, quando il
segretario del Pd evoca i luoghi, le campagne, i monti, i laghi, i posti
meravigliosi, le città uniche, i monumenti, l'archeologia di questo paese che
sta scoprendo a bordo del suo pullman e che, possedendo questo inestimabile e
ineguagliabile patrimonio, non è possibile che debba stare "con la lingua
di fuori". Bisogna aprire con l'Europa la questione dell'Iva sul turismo,
il "dumping" dei paesi concorrenti che hanno l'Iva più bassa. Veltroni promette che, se vincerà, andrà e chiederà di
ridurre l'Iva dal 20 al 10 per cento nel quadro di una politica nazionale del
turismo, che oggi non c'è e la cui mancanza è la metafora delle contraddizioni
di questo paese. Esulta per le parole del leader democratico Bernabò prima di
abbracciare Maria Vittoria Brambilla, la rossa dei Circoli che fa da pesce
pilota a Berlusconi verso la sala delle partite Iva, e
di applaudire il leader del Pdl che, in versione disastrista, descrive invece
un'"Italy under trash" con i ristoranti senza clienti non solo a
Napoli coperta di monnezza, persino quelli italiani di New York, che lui dovrà
turisticamente risollevare, anzi rialzare, perché purtroppo gli
"tocca", essendo lui "non fungibile". Bernabò è
esteticamente il simbolo dello "straniamento" delle partite Iva
rispetto all'inversione psicanalitica dei due candidati: l'uno realisticamente
sognante nella concretezza di un programma senza ideologia, sulle cose, l'altro
sobriamente e realisticamente disastrista, che esordisce ringraziando Veltroni di aver "spiegato il mio programma".
Peccato che l'avversario sia un "pifferaio magico" che non è passato
per nessuna Bad Godesberg. Lo straniamento della platea lo rende con poche
parole Antonio Paoletti, responsabile dell'Unioncamere per il Mediterraneo e i
Balcani: "Che dire? Veltroni usa il linguaggio che noi vogliamo sentire, ha capito i nostri
bisogni, lo abbiamo ascoltato con piacevole stupore". E Berlusconi? "Berlusconi lo stesso". Salvo il rischio che il primo, novello Stalin come
dice l'iperbole del kit berlusconiano che fa sghignazzare persino il popolo
degli autonomi, ricada nella trappola della Sinistra Arcobaleno e
l'altro in quello dello statalismo dei suoi compagni di strada fagocitati con
Fini senza colpo ferire. Il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli
("Caro Silvio, è antica la nostra amicizia") parla di
"convergenza forte tra le due principali forze politiche e anche tra le
parti sociali". Chi può più distinguere, nel deserto ideologico, tra
liberismo, statalismo, protezionismo, radicalismo e persino comunismo, se
ancora c'è? Giulio Tremonti, stridulo, cerca di fare a pezzetti, forse in nome
della sua "cultura giuridica", il clan degli economisti liberali,
Francesco Giavazzi, Mario Monti, Tito Boeri e tutti quelli che hanno criticato
il suo ultimo libro. Bernanke doveva chiamare al telefono Giavazzi prima di
salvare l'ultima banca americana affogata dai subprime? Ma Renato Brunetta,
pars magna della squadra economica berlusconiana, gli dà sulla voce: la globalizzazione
fa paura soltanto a chi non è capace di cavalcarla, dazi e dogane, nuovo pane
di Tremonti neo difensore dei poveri e negletti, sono una ricetta da economia
socialista. Ma è alfine sul fisco che le voci si sovrappongono quasi
perfettamente, con la detassazione degli straordinari e quant'altro, ma
soprattutto sulla bestia nera delle partite Iva: per l'appunto, l'odiata Iva,
che ha creato un'intera generazione di protestatari negli ex miti lidi del
Lombardoveneto. Non reiterazione, non retroattività, Iva di cassa, aumento
della quota forfettizzata da
( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Ci si sposa
per gli affetti, non per i soldi". E su Ciarrapico dice: "Un grosso
errore candidarlo" Bossi attacca il Cavaliere sui precari "Sbaglia, sul lavoro non si scherza" Faremo anche noi come Veltroni un ministro del Nord Est. Ho promesso il posto al segretario
della Liga Veneta Gobbo. I voti dateli a noi della Lega, non a Forza Italia
PAOLO BERIZZI DAL NOSTRO INVIATO CASSANO MAGNAGO - "Berlusconi ogni tanto dice stronzate. Questa dei precari, per esempio, non
mi è piaciuta. Il lavoro è un tema serio, non si scherza. E poi il
matrimonio è basato sugli affetti, mica sui soldi". Quando gioca in casa
Umberto Bossi è ancora più diretto del solito: qui a Cassano Magnago, il paese
dov'è nato e di cui rimpiange l'"odore del frumento", per incontrare
la sua gente ha scelto una trattoria gestita da una famiglia di Salerno,
insegna non proprio padana ("L'Aragosta"). Cena per 200 organizzata
dal quotidiano La Padania. Tovaglie e coccarde verdi, manifesti con la faccia
del capo e la scritta "Difendi il tuo futuro, fuori i clandestini".
Bossi parte in quarta: "Il voto migliore è quello della Lega, né Forza
Italia né altro". è ancora irritato da certe cose che sono successe e che
avrebbe preferito non vedere: "Ciarrapico? Un grosso errore, lo
ripeto", e adesso non c'è più niente da fare, "perché figurarsi se
quello rinuncia alla candidatura". Meglio guardare avanti, al dopo 13
aprile ("Non ci sarà pareggio, e se ci fosse non collaboreremo col
Pd"). Dice il senatur che nel caso di vittoria del centrodestra potrebbe
tornare a sedere in Consiglio dei ministri. "Berlusconi
e Tremonti insistono, vogliono che ritorni a fare il ministro. Dirò di sì,
anche se preferirei stare al mare a fumare il sigaro". Ma non è tanto al
suo futuro che pensa il segretario federale della Lega. L'idea di un ministro
del Nord-Est, lanciata da Veltroni, è un buon volano:
"è un mio vecchio progetto, lo faremo anche noi. Ho promesso questo
incarico a Gian Paolo Gobbo (segretario nazionale Lega Nord-Liga Veneta). Al
governo poi vedrei bene anche Francesca Martini (assessore leghista alla Sanità
della Regione Veneto)". Occorre solo, Berlusconi
permettendo, tirar su più voti possibile ("I sondaggi ci danno
raddoppiati"), e soprattutto farli pesare se le cose andassero bene. Il
leader del Carroccio promette una campagna elettorale tosta, molto
territoriale. Veltroni non gli fa paura: "Al Nord
voti non ne prende, un sindaco di Roma qua non passa". A proposito:
"L'hanno lasciato entrare a Lugano?" scherza. "Gli svizzeri coi
romani non sono mai andati tanto d'accordo, lo insegna la storia". Berlusconi continua a dipingere il candidato premier del Pd
come un pericoloso comunista. "No, è solo un furbone. L'unico comunista
che mi piace è Bertinotti: lui qualche operaio vero l'ha conosciuto, gli altri
no. Adesso gli operai li mettono nelle liste - aggiunge - è una buona cosa, ma
un candidato deve anche avere lavorato nel movimento o nel partito". C'è
stato un tempo che anche Bossi era Cipputi. "Lavoravo allo stabilimento
della Bianchi a Gallarate. Dovevo tirar su i soldi per comprarmi la moto".
Tempi che furono, quando "ancora c'erano i valori e non comandava la
grande finanza. Che, per fortuna, sta finendo la sua era".
( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"La
crisi Usa fa paura, pensioni da rivedere" Berlusconi: Veltroni copia, lui il
mio candidato. Il leader Pd: giù le tasse Il leader Pdl: Sono angosciato, solo
un incosciente non si rende conto della situazione CLAUDIO TITO DAL NOSTRO
INVIATO CERNOBBIO - "Ridurre le aliquote? Non basta". Serve pure un intervento "radicale"
per aumentare salari e pensioni. "Bisogna ridare una speranza", dice
Walter Veltroni davanti alla platea della
Confcommercio riunita nel forum economico di Villa d'Este. "Dobbiamo
promettere solo quel che possiamo fare" perché la situazione è "difficile",
avverte poco dopo Silvio Berlusconi. I due candidati
premier si sfidano a distanza nel "catino" dei commercianti.
L'applausometro segna pareggio. Ma le parti sembrano invertite. Con il
segretario del Pd pronto a spargere dosi di ottimismo in quantità industriale.
E il Cavaliere che ripete: "Io sono realista, solo un incosciente non si
rende conto della situazione". La crisi americana è un incubo che li
accomuna. Veltroni ripete che la possibilità del
pareggio, soprattutto al Senato, è "concreta". Un pericolo se
"il Paese si troverà in stallo: la recessione per noi sarà peggiore".
Il capo di Forza Italia è ancora più netto: "Sono angosciato, ma resto
ottimista. Però c'è da far tremare le vene ai polsi a prendere in mano una
situazione come questa". Da affrontare con senso di
"responsabilità", a cominciare dalle pensioni per le quali bisognerà
"tornare alla riforma Maroni, e non so nemmeno se sarà sufficiente". Berlusconi si lamenta dell'azione di plagio programmatico da
parte del leader di Piazza Santa Anastasia. "La nostra battaglia culturale
- dice ironicamente prima del suo intervento - l'abbiamo già vinta. Veltroni propone le nostre stesse cose. Faccio una battuta:
è il nostro campione. Se va avanti così, potrebbe essere il nostro candidato
premier". Solo una battuta, ovviamente. Eppure anche la Confcommercio
forse per la prima volta apprezza il programma del Pd sulle le piccole e medie
imprese. E forse non è un caso che i due "sfidanti" abbiano accolto
all'unisono il decalogo del padrone di casa, Carlo Sangalli. Il candidato
democratico vuole aprire una "stagione riformista" e cambia le parole
d'ordine del centrosinistra inserendo nella sua agenda il "rischio"
di impresa come "elemento vitale". Per tornare allo "spirito"
che nel dopoguerra e negli anni '
( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Itano in un duello a
distanza, complice l'invito della Confcommercio al Forum di Cernobbio. Una rara
occasione di confronto, sia pure indiretto. Sullo sfondo, incombe lo spettro
della crisi che arriva dagli Usa e che può "caderci addosso", come
teme il Cavaliere. Il parterre di commercianti mostra di apprezzare entrambi,
l'applausometro registra infatti un bipartisan due a due. E due sono le ricette
a confronto che i leader snocciolano. Veltroni dice che se il Pd vincerà
le elezioni l'Irpef calerà per tutti. Berlusconi lancia
l'affondo sulle pensioni: "In Italia bisogna lavorare di più. E per più
anni". Il leader Pd invita a "un clima civile" del confronto
politico tra i due partiti. "Predica bene ma razzola male",
replica subito il Cavaliere.
( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Allarme
del Cavaliere: la crisi Usa ci investirà. Il leader Pd: serve un clima civile Berlusconi: pensioni,
stretta necessaria Veltroni sul fisco: le
aliquote subito giù.
( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-16 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Il Carroccio La Lega prenota la poltrona "Il prossimo sindaco
uno di noi" "Obiettivo 2011, riprendiamoci Milano". Il
ragionamento è questo: "Un conto è essere in maggioranza, un altro avere
un sindaco della Lega". Il Carroccio inaugura una nuova sede, in fondo a
via Govone, zona Mac Mahon. Adesivi, volantini, manifesti, bandiere, il nastro
verde da tagliare, vino, spumante e torte col simbolo del partito decorato con
lo zucchero a velo. Sala stracolma. Ci sono le politiche di aprile e c'è il
futuro della Lega. Spiega Matteo Salvini, capogruppo in Comune: "L'aria
che si respira in città è buona, ci sono molte persone che stanno passando o
tornando a votare per noi. Da qui ripartiamo". Per la coalizione che
"governerà il Paese". E soprattutto per Milano: "Stanno
maturando i tempi per un sindaco leghista". Con una sola concessione al
politically correct, tanto per evitare frizioni in maggioranza: "La
Moratti sta lavorando bene". E quanto conti il concetto di sindaco in
questa campagna elettorale, si capisce anche da come i leghisti parlano di
Walter Veltroni. Non dicono mai "il candidato del
Pd". Ma gli si riferiscono sempre come: "Il sindaco di Roma". E
a quella definizione si attacca la forza originaria del messaggio del
Carroccio: "Il sindaco di Roma non potrà mai convincere nessuno di poter
fare qualcosa di buono per il Nord". Ironia sul candidato premier del
centrosinistra, che nelle stesse ore sta tenendo un comizio in via Mar Jonio:
"è una parte di Milano ad altissima densità di immigrati - spiega Salvini
- e lui va lì a cercare i suoi futuri voti. Quello è un pezzo di città regalato
agli immigrati, come Chinatown. Noi quei quartieri ce li vogliamo riprendere".
Applausi, approvazione, sorrisi. I muri della nuova sede sono di un arancione
vivace, qualcuno inizia a stappar bottiglie. è l'entusiasmo dei militanti che
Giancarlo Giorgetti, segretario nazionale, chiama "la fanteria". E spiega: "Nei sondaggi, la differenza tra Berlusconi e Veltroni la fa la Lega, la fate voi. Per questo cercano di tenerci
lontani dalle trasmissioni in Tv". Il possibile rimedio chiude il
pomeriggio: "Da qui dovete uscire tutti con un pacco di volantini da
distribuire". G. San. Lumbard La nuova sede.
( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-03-16 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Il candidato del centrosinistra nel quartiere Aler di San Siro. La Lega prenota la poltrona da sindaco: spetta a noi Veltroni-Berlusconi, duello su Milano Il leader del Pd: amo questa città, sicurezza
al primo posto. Il Cavaliere: è un pifferaio "Io amo questa città". Veltroni sceglie il quartiere popolare di San Siro per la sua tappa
milanese. Sicurezza, certezza della pena, immigrati, carovita. E un programma
di edilizia popolare. Lo festeggiano in 10 mila. Intanto, da Cernobbio, Berlusconi rilancia: "Veltroni?
Un pifferaio". A PAGINA 3 Giannattasio.
( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-16 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Veltroni nel quartiere Aler
"Sicurezza? Sfida da vincere" Il leader del Pd a San Siro: amo questa
città. Berlusconi: pifferaio Dobbiamo garantire la
sicurezza ai cittadini. La sicurezza non è né di destra né di sinistra ma è un
diritto di tutti "Io amo Milano". Ci sono le famiglie affacciate alle
finestre. Diecimila, secondo gli organizzatori, che lo accolgono in strada.
Walter Veltroni conclude il suo tour lombardo in via
Mar Jonio, quartiere San Siro, case popolari e un tasso di immigrazione tra i
più alti in città. C'era già stato. Quattro anni fa. Per sostenere la
candidatura alla Provincia di Filippo Penati. Ci torna da candidato premier:
"Sono venuto qui 4 anni fa - attacca Veltroni tra
gli applausi - per sostenere una persona di cui ho grande stima. Ci ha portato
bene e ci porterà bene anche questa volta". Davanti al palco ci sono gli
striscioni degli abitanti dei quartieri popolari. Via Lope de Vega,
Lorenteggio, via Santi. Si riparte da quella periferia che in passato aveva
dato tanti dispiaceri al centrosinistra. Una scelta che fa
il paio con quella di Silvio Berlusconi in mattinata. Il
Cavaliere si era recato nell'enorme casermone popolare di Corviale a Roma. Un
duello a distanza che si è replicato quando il leader del Pdl ha raggiunto
Cernobbio, poco dopo Veltroni. "Non credete a Veltroni - ha
detto Berlusconi - è un nuovo pifferaio magico". Veltroni
si limita a una battuta: "Berlusconi è la quinta
volta che si candida. La prima volta è stata quando Baggio sbagliò il rigore ai
Mondiali". La gente ride. "Se pÖ faghela" si legge su uno
striscione similmilanese che traduce il "Si può fare" veltroniano. Da
una finestra una donna con il velo saluta Veltroni.
Ecco. Immigrazione, sicurezza, case popolari, carovita. "Dobbiamo
garantire la sicurezza ai cittadini - dice il leader del Pd e scatta l'applauso
-. Sono stato preso a male parole dalla sinistra quando ho detto che la
sicurezza non è né di destra né di sinistra ma è un diritto di tutti. Ma noi
siamo gli unici a poterlo fare veramente ". Parla dei "disastri"
della Bossi-Fini. "Noi dobbiamo accogliere le persone che vogliono
lavorare qui. Però chi viene qui per fare altro, per rapinare, per sfruttare la
prostituzione, per vendere droga deve essere messo in condizione di non nuocere
e pagare quello che deve pagare". Veltroni chiede
la certezza della pena. "Chi sbaglia deve pagare. Io ho deciso di stare
dalla parte del più debole. E tra chi fa violenza e chi la subisce il più
debole è chi subisce". Lancia anche un avvertimento: "Se non si
cambia la pagheranno quartieri come questo. Ho letto sulle pagine del Corriere
che ci sono degli anziani che vanno a vendere l'oro al banco dei pegni. Bisogna
cambiare". E annuncia, in caso di vittoria, un nuovo piano per l'edilizia
popolare. Un programma di housing sociale e la costruzione di campus
universitari. Poi i ricordi. "Può sembrare strano ma io amo Milano".
Fa sorridere la platea quando ricorda che da bambino d'estate veniva in vacanza
a Milano. "Qui c'era mio padre che lavorava ". Ricorda la Resistenza.
Applausi, autografi. Tappa 53 conclusa. "Ci hanno applaudito dove finora
non prendevamo voti - conclude Gabriele Messina della segreteria provinciale -.
Oggi abbiamo parlato ai milanesi come non facevamo da tempo". Maurizio
Giannattasio Comizio Il leader del Pd, Walter Veltroni,
sul palco allestito ieri in viale Mar Jonio, zona San Siro. Dietro di lui (a
sinistra, nella foto), il capolista del Pd alla Camera, Matteo Colaninno.
( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-16 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Campagna elettorale La Lega contro Roma, il "grasso" di
Di Pietro e l'"assenza" di Berlusconi Slogan
e sfottò: la guerra dei manifesti C'è un capo indiano con gli occhi tristi.
Slogan: "Loro non hanno potuto mettere regole all'immigrazione ". La
conclusione provoca un ardito circuito storico: "Ora vivono nelle
riserve". è il manifesto scelto dalla Lega per sostenere la necessità di
allontanare i clandestini. Iperbole da campagna elettorale, anche se nella
babele milanese della politica fatta sui manifesti, il Carroccio spicca
orgoglioso con il classico: "Milano lavora, Roma mangia", senza
neppure il simbolo del partito. Rassicurare o esortare, messaggi pro o contro,
facce sorridenti o serio rassicuranti. Nella politica degli attacchini edizione
2008 rimane un grande assente: non c'è Berlusconi.
Almeno, non c'è la sua faccia. Rimpiazzata (quanto ad apparizioni) da un Veltroni in primo piano, in chiaro-scuro, con la pelle un
po' flaccida come morbido è il tenore dei suoi messaggi: "Il nostro futuro
ci sta a cuore". E se qualcuno s'è stupito di una campagna dai toni finora
troppo blandi, allo stesso modo non è ancora esplosa la lotta del cartellone.
Da Melchiorre Gioia, alle circonvallazioni, alle periferie, i manifesti
resistono tre/quattro giorni, anche una settimana. Niente a che fare con la
gara a copertura e ricopertura degli avversari che forse arriverà. Il Pdl
esorta: "Rialzati, Italia!" o "Ricordalo, Italia!", facendo
riferimento al Paese "messo in ginocchio dalla sinistra". Non fosse
per la visceralità leghista che la oppone a "Roma ladrona", di Milano
in questa campagna c'è poco e niente. Grandi profili dei leader Gianfranco
Fini, Pier Ferdinando Casini, Daniela Santanché in immagine patinata accanto al
suo "Io credo ". Il manifesto di cui tutti parlano è l'unico che però
non era stato pensato per la competizione elettorale: la gigantografia di una
bistecca scelta dall'Italia dei valori di Antonio Di Pietro, accompagnata dalla
frase "Abbiamo tagliato il grasso alla politica". è stato pensato
prima della campagna 2008, ora è sulle strade. Il fotografo Oliviero Toscani
l'ha però bocciato: "Il buono della bistecca è proprio il grasso ".
Gianni Santucci La campagna I manifesti elettorali di Umberto Bossi e Walter Veltroni.
( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-03-16 num: - pag: 1 autore: di
GIANNI SANTUCCI categoria: REDAZIONALE La campagna elettorale Slogan, errori e sfottò La guerra dei manifesti C'è il capo indiano
leghista con gli occhi tristi, il Pdl che invita l'Italia a rialzarsi, il credo
di Casini e il si può fare di Veltroni, il grasso di Di Pietro e
l'assenza di Berlusconi. Slogan, errori e sfottò. La guerra dei manifesti tappezza la
città. A PAGINA 3.
( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-16 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Crisi e riforme Il Cavaliere: non basterà
neppure tornare alla Maroni Berlusconi, stretta sulle pensioni
Duello sull'economia. Veltroni: ridurre le aliquote CERNOBBIO (Como)- La riforma previdenziale
del governo Prodi "ha squilibrato l'intero sistema. Per questo, quando
riandremo al governo, dovremo ritornare al vecchio sistema, anche se non era
sufficiente nemmeno quello". Silvio Berlusconi,
che ha parlato al convegno Confcommercio di Cernobbio, promette sacrifici sul fronte
delle pensioni e la detassazione degli straordinari per incentivare la
produzione. Prima di lui era intervenuto il suo avversario Walter Veltroni, che ha invece annunciato la riduzione delle
aliquote fiscali qualora il Pd andasse al governo. ALLE PAGINE 8 E 9 Bagnoli
Galluzzo, Guerzoni.
( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-16 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE E Silvio: il Pd copia Situazione difficile rivedere le pensioni
"Non basterà neppure la Maroni" "Walter? Propone i nostri
programmi, potremmo candidarlo premier" DA UNO DEI NOSTRI INVIATI COMO -
Lo dice ridendo, sarebbe quasi sollevato se fosse Veltroni
a vincere: "Tanto la battaglia culturale l'abbiamo già vinta, copia i
nostri programmi, dice le nostre stesse cose e allora magari potremmo anche
candidarlo a premier per il Pdl, è il nostro campione ". E sarebbe
certamente più allegro se la situazione economica e internazionale non fosse
così difficile: "Non lo so nascondere, sono preoccupato e angosciato, non
è nelle mie corde, io di solito sono un ottimista. Ma il carico di
responsabilità che affronteremo mi dà angoscia, lo dico chiaramente ". Sul
filo dell'ironia, della battuta e del realismo Berlusconi
parla così al convegno della Confcommercio a Villa D'Este, sul lago di Como.
Sull'uscio della sua camera, dove si cambia d'abito, poi di fronte ai
rappresentanti dei commercianti italiani il Cavaliere si offre in versione
inedita come mai prima, da condannato a governare, mostrando quasi sofferenza
per "le responsabilità che ci attendono, in politica economica come in
politica estera, per raddrizzare una situazione che è grave, inutile girarci
intorno ". Il leader del centrodestra fa riferimento alla recessione
americana, "ci cadrà addosso e noi siamo meno preparati di altri ".
Snocciola uno per uno i gap accumulati negli ultimi anni dall'Italia
(soprattutto quelli del governo Prodi). Allarga le mani dicendo che "non
potremo che applicare la nostra ricetta, l'equazione del benessere, ovvero le
politiche liberiste che voi tutti conoscete, ma senza bacchette magiche".
A cominciare dalle pensioni: "Come minimo torneremo alla riforma Maroni e
comunque le adegueremo al costo della vita ". Chi
invece ricorre ai trucchi "è il pifferaio magico Veltroni, che
magari dice cose sensate ma poi deve dar credito a tutti i suoi alleati e
farebbe precipitare nel burrone dello statalismo il Paese se veramente vincesse
". Oscilla Berlusconi, e in effetti è una comunicazione che può apparire poco
comprensibile. Il sogno sarebbe essere esente dalle responsabilità,
perché "sarebbe bello se il Pd non fosse quello che è, se tutti potessimo
credere a quello che dice Veltroni; avremmo risolto i
nostri problemi: votiamo tutti per lui, vincono loro e noi facciamo
festa". Purtroppo l'ironia non è realtà: "Non si può credere a chi di
solito fa dei programmi carta straccia, oggi a Corviale, periferia degradata di
Roma abbiamo rivisto il programma di Rutelli del '94 per la Capitale, tante
promesse, nessuna, dico nessuna, realizzata ". Insomma il condannato a
governare Berlusconi è triste perché Veltroni non è quello che dovrebbe essere. E dunque
"non ci resta che pensare a quello che dovremo fare noi, dismettere parte
del patrimonio dello Stato, anche vendendo le caserme delle città per farne shopping
center; tagliare la spesa pubblica; ridurre compatibilmente con i conti
pubblici le tasse, cominciando con l'abrogazione dell'Ici e con la detassazione
degli straordinari ". Anche "per far dimenticare quel Dracula di
Visco, bravissimo nella repressione fiscale ". La conclusione: "Penso
di avervi fatto spaventare abbastanza, ma una cosa è più importante di altre:
la governabilità si ottiene non disperdendo i voti, chi è del centrodestra non
voti gli altri partiti se vuole bene all'Italia, sarebbero voti inutili".
Ultimo dettaglio sul governo: Letta vicepremier? "Possibile, ma non ne
abbiamo ancora parlato". Marco Galluzzo.
( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-16 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Bossi: sui dazi la storia dà ragione a me e Tremonti
"Ciarrapico un errore. E ogni tanto Silvio dice stupidate" Il leader
leghista: Giulio e Berlusconi mi vogliono ministro
delle Riforme, Bertinotti è l'unico comunista che mi piace DAL NOSTRO INVIATO
CASSANO MAGNAGO - è reduce da Strasburgo, dove ha incontrato Fausto Bertinotti.
Se ne sta seduto in pizzeria, davanti a una tovaglia verde padano e una
salvietta- gadget della Lega: "Con Bertinotti ci siamo abbracciati a
lungo. Lui è l'unico comunista che mi piace: l'unico che forse ha conosciuto
qualche operaio vero". Sabato sera, pizzeria l'Aragosta di Cassano
Magnago. Umberto Bossi guarda felice i duecento militanti e amici, la vecchia
maestra di scuola, don Emilio, il ciclista Ivan Basso, la passista Rosy Mauro.
Inaugura la campagna sul territorio e spezza il pane della nostalgia per i
fedeli. L'elogio del nemico, del comunista operaista, fa parte del rito. Il
Senatur viaggia ormai su due binari paralleli, l'elegia politica del piccolo
mondo antico e il ricordo nostalgico della gioventù, reso ancora più vivo dalla
malattia che l'ha colpito sette anni fa. Non si considera fuori gioco: "Berlusconi e Tremonti insistono, mi vogliono ancora ministro
delle Riforme. Sto agli ordini, anche se preferirei andare al mare". Bossi
fa altri due nomi: Francesca Martini, assessore veneta alla Sanità, e Giampaolo
Gobbo. "Farà il ministro del Nordest, se vuole prendersi la rogna. L'idea l'ho avuta io, mica Veltroni". Il
rapporto con Berlusconi è saldo, può permettersi di fargli le pulci: "Ogni tanto
dice stronzate. Come quella della precaria che sposa un milionario. Quella è
una questione seria. E poi il matrimonio si basa sugli affetti, non sui
soldi". Di Ciarrapico ha detto: "Un errore. Ora figuriamoci se
quello rinuncia". Quanto a Veltroni "non mi
è simpatico, è sempre stato contro il federalismo. Ma qui voti non ne prende:
il sindaco di Roma non passa". Il parallelo tra Veltroni
e Stalin? "Veltroni non è mai stato comunista, o
forse tanti anni fa. è un furbone lui". è andato anche a Lugano: "E
l'hanno fatto passare?". Con Veltroni non si
tratta, neanche in caso di pareggio: "Nessun governo insieme. Ma tanto
vinceremo noi". Bossi si ferma, stringe il pugno urlando un roco
"oh" alla folla. Poi un tiro di sigaro: "Non ce ne frega nulla del
Parlamento di Roma. Ci serve per recuperare i soldi e fare la Pedemontana.
Subito dopo andremo a elezioni, ma per il Nord". La situazione non è
buona: "I nostri vecchi sono costretti a rubare nei supermercati. Ma sta
finendo la globalizzazione, tornano i valori, la famiglia, il lavoro".
Parla ancora di lavoro: "Anch'io sono stato operaio, al colorificio
Bianchi, a Gallarate. Mi volevo comprare la moto ". Altri tempi. Quando il
padre andava in giro con la trebbiatrice: "Lo chiamavano il furmentun. Si
dice che ora è meglio: col cazzo, era meglio il mondo agricolo di quello
industriale. Come in quel film, L'albero degli zoccoli ". Qualche
divagazione storica su "quel cretino di Garibaldi che ha fatto arrivare i
Savoia " e un accenno al figlio Riccardo: "Si candida? Ma ora fa i
rally, metterà i nostri simboli sulle fiancate". Poi si torna alla
politica: "Io e Tremonti abbiamo passato tante notti, soli, a parlare di
dazi. Ora la storia ci dà ragione. Ma bisogna andare avanti, bisogna votare
Lega, mica Forza Italia. Forza niente. è l'ultima volta che ci proviamo. Poi la
storia prende un'altra direzione. Più energica, più pericolosa ".
Alessandro Trocino.
( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO MARINCOLA
Il cielo è grigio e le nuvole incombono sul Serpentone quando Silvio Berlusconi prende la parola davanti a qualche centinaio di
persone. Il Cavaliere è nel look delle ultime uscite, doppiopetto, camicia
scura, niente cravatta. Tira fuori dalla tasca un pieghevole: "Vedete -
dice dal palco, mostrandolo - è la prova che i loro programmi sono carta
straccia: nel '93 il sindaco ne presentò uno per Corviale. Erano promesse,
nulla è stato realizzato". E a questo punto i presenti si aspetterebbero
il colpo di scena. Il plateale sbriciolamento della propaganda nemica, come già
avvenne al Palalido. Ma Berlusconi piega la brochure e
la rimette in tasca. "È' un reperto storico, non poteva strapparlo come ha
fatto a Milano", spiegherà più tardi uno dei collaboratori, precisando
anche che il dépliant risale al '98 e non al '93, il Cavaliere non aveva gli
occhiali. È mezzogiorno. È il momento clou del "Patto con Roma",
l'incontro tra i candidati del Pdl e Corviale. I pullman non erano previsti e
non sono arrivati, in tanti sono rimasti bloccati nel traffico. Non vedono Berlusconi, Fini, Alemanno e Antoniozzi che siglano il
"Patto". Il leader del Pdl è in gran forma. Ha già distribuito
equamente frecciate prendendo di mira Di Pietro, "quel signore delle
manette mi fa orrore". Gli elogi li ha riservati al candidato sindaco
Alemanno. "Lo conosco bene, è stato ministro nel mio governo. È un
"rompiballe" eccezionale, se prende un impegno lo porta a termine,
non come certi "signori "del centrosinistra". E c'è anche un
lapsus quando Berlusconi, elencando i risultati del
suo governo dice "abbiamo aumentato le tasse ai pensionati". Poi si
corregge:"Scusate, volevo dire le pensioni, il fatto è che a furia di
leggere tasse dappertutto uno rimane con la fissa delle tasse che gli assedia
il cervello...". Si scaldano le mani per applaudire Cutrufo, Tajani,
Gasparri, Cursi, Guzzanti, Bondi. Bittarelli, presidente della cooperativa taxi
3570 e Gramazio. Gianfranco Fini ha già ricordato "che non stiamo girando
uno spot", bensì che questa è "una pagina d'impegno politico
concreto" . Antoniozzi, candidato alla presidenza
della Provincia di Roma, spara a zero contro Veltroni "che
continua a fare festival dimenticando che poi gli attori se ne tornano a
Hollywood e i romani restano". Ed ecco i "testimoni" chiamati a
rendere solenne "il rito", la firma sotto i 16 punti "che
daranno alla cittadinanza un segnale di forte riscatto".
L'immunologo Ferdinando Aiuti, Roberta Moriccioli, figlia del ciclista ucciso
di botte alla Magliana; Daniela, 38 anni, un'ausiliaria del Sant'Andrea;
Natascia, precaria del ministero dell'Agricoltura. Tutti, insieme all'ex
ministro della Famiglia Antonio Guidi, capolista della civica, candidati nelle
liste del Pdl. E il "rompiballe" eccezionale? "Sono contento di
essere stato definito così da Berlusconi - sorride
Aleamanno - Rispetterò il mio ruolo e se eletto gli chiederò interventi per
Roma Capitale per offrire a Provincia e Comune poteri legislativi
straordinari". Il sabato berlusconiano di Corviale, cementificazione di
tutti i mali, finisce qui. Con una coda polemica circa il numero dei presenti:
"È patetico questo tentativo della sinistra di coprire l'importanza dei
contenuti del Patto con la presunta esiguità della presenza di cittadini -
liquida la questione Alemanno - Corviale è una piazza difficile, poco
accessibile dal punto di vista logistico. Le mille persone presenti e le altre
mille che sono rimaste bloccate dall'eccessivo dispiegamento di misure di
sicurezza rappresentano la più grande manifestazione che si è svolta al
Serpentone negli ultimi venti anni". E Berlusconi,
più tardi: "Era la presenza che ci si aspettava, quella che mi avevano
detto ci sarebbe stata".
( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-16 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Veltroni: al Senato rischio di stallo Ma
niente "inciuci" "Ridurre le aliquote un punto all'anno" Il
leader del Pd: sì a un fisco amico che faccia "pagare meno per pagare
tutti". E sul voto: vinceremo Ça va sans dire DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
CERNOBBIO - Il canovaccio è quello collaudato in oltre 50 tappe del tour a sei
ruote, fine del quindicennio "dell' odio" e inizio di una nuova, più
"civile" stagione. Ma giù dal pullman, davanti ai
big di Confcommercio per la sfida in differita con Berlusconi, Walter
Veltroni declina nei dettagli i suoi "lineamenti di un'idea
riformista " che guarda a Blair e Zapatero come a Margaret Thatcher. Meno
tasse su salari e stipendi, tagli alla spesa e un governo che governi, senza
più le mediazioni che hanno paralizzato Prodi. E sarà pur vero che i
programmi di Pd e Pdl hanno molti punti di contatto, ma il leader democratico
non lascia margine a "inciuci" e larghe intese. "Io sono
contrario all'idea di fare confusione, chi vince comanda, chi perde sta
all'opposizione ". Però se dovesse farcela alzerà il telefono e dialogherà
con Berlusconi "nella chiarezza dei
rapporti". Arriva nello splendore di Villa d'Este, si chiude col
presidente e quando appare in favor di telecamera è tutto un "caro Carlo,
caro Walter ", anche se il Sangalli che guida i commercianti non è quello
che Veltroni ha voluto in lista ma l'altro, vanamente
corteggiato dal Cavaliere. "Tranquilli, abbiamo salvaguardato la sua
autonomia - esordisce Veltroni guardando Carlo
Sangalli - è solo una omonimia col segretario di Cna...". Accoglienza
composta e due applausi due, quando invoca una "concertazione per lo
sviluppo " che includa artigiani e imprese piccole e medie e quando dice
"basta con la dittatura delle minoranze". La crisi di Prodi può
ripetersi ancora, la recessione avanza e Veltroni
lancia l'allarme, "al Senato si rischia uno stallo paragonabile a quello
del 2006-2008 o persino peggiore ". E stavolta la colpa sarà di chi ha
voluto, dirà più tardi con Benigni, una legge elettorale "che fa vergogna
ai lombrichi ignudi" e poi "si è rifiutato " di dare il via a un
governo per le riforme. L'applauso non scatta e Veltroni,
per non apparire come colui che "gufa " contro il favorito, propone
l'antidoto: "Se evoco il rischio di instabilità politica è perché con
questo sistema di voto è possibile e allora dobbiamo creare soluzioni
anticicliche alla crisi". Un fisco amico che faccia "pagare meno
pagare tutti", favorisca la ripresa dei consumi tagliando l'Irpef di un
punto all' anno, rilanci la produttività e accenda il motore della crescita.
"Detassare gli straordinari non basta, dobbiamo aiutare la contrattazione
di secondo livello ". Vuole piacere, ma non passare da piacione e allora
prova a sedurli nel merito delle questioni, loda come "musica per le mie
orecchie" il documento di Confcommercio L'Italia ha bisogno di crescere, afferma
che "non si può scaricare sui commercianti il peso dell'inflazione "
e che si deve dimezzare l'Iva sul turismo. Annuncia un "patto per lo
sviluppo probabilmente doloroso" e non si cura di deluderli sul taglio di
cinque punti alla spesa pubblica: "Sfida giusta però difficile da
praticare a breve, possiamo tagliare mezzo punto il primo anno e uno gli anni
successivi". E poiché si descrive "ottimista e carico di
speranza" sciorina una promessa via l'altra e giura che se vince non si
comporterà da "marinaio", dimezzerà i parlamentari, darà meno soldi
dei cittadini ai giornali di partito, dichiarerà guerra alla burocrazia... E'
andata. Scende dal palco e sulla piazza vista lago lo aspettano in tanti, fa
tappa a Monza e dice che vincerà il Pd " Ça va sans dire ". E alle cinque,
a Milano, tra i palazzi scrostati di San Siro sono in diecimila, alzano
striscioni col nome delle vie, dai balconi lo ascoltano famiglie e donne col
chador. "Pensavano che fossimo defunti e sono stati presi da incontinenza
elettorale e invece - li abbraccia tutti con lo sguardo - eccoci qui. Oggi il
distacco è di sei punti...". Monica Guerzoni Leader del Pd Walter Veltroni, 52 anni.
( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-16 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Il caso Confcommercio in bilico I dubbi in platea "I
programmi? Troppo simili" DA UNO DEI NOSTRI INVIATI CERNOBBIO - Hanno
applaudito Brunetta più di Bersani. Hanno riservato a Cesare Salvi un po' di
brusio in sala e una fiacca cortesia, dopo essersi scaldati per Giulio Tremonti
più che per Walter Veltroni. Tutto secondo copione, in
fondo: sono da un quindicennio una platea naturale del centrodestra. Solo che
gli iscritti al Forum annuale di Confcommercio emergono dalla loro giornata sul
lago con l'indefinibile sensazione che questa non è una campagna come le altre,
vinte o perse dal Cavaliere che fossero. Passi che mettersi a tifare ormai
suona anche un po' arcaico. "Diversamente da altre elezioni - constata
Sergio Rebecca dell'Ascom di Vicenza - ora c'è molto fair play". Passi
anche che il mondo là fuori non ha più l'ancora, dopo che il premio Nobel
newyorkese Robert Engle è venuto qui a dire che forse la crisi "è
paragonabile al '29". Ma la passerella dei candidati
premier, in mattinata Veltroni per il Pd, prima di cena Silvio Berlusconi per il
Pdl, ha confuso in più d'uno le certezze sui confini fra i poli. Per dirla con
Rebecca, puro pragmatismo del Nord-Est: "C'è sovrapposizione fra i due
programmi, faccio fatica a scegliere". Roberto Helg di
Confcommercio Palermo, con un tocco di saggezza siciliana: "Ha ragione Berlusconi a dire che Veltroni ha
presentato una piattaforma uguale alla sua. Ma l'ha fatto determinato: da
leader laburista, non da ex comunista". Sullo sfondo, c'è per tutti quella
che un tempo era la sindrome della quarta settimana e ora prende varie forme
come un virus in piena mutazione. L'Associazione tabaccai la chiama ormai
sindrome della terza settimana, più lunga, più profonda e in circolazione circa
da un anno: il sintomo più vistoso è quello scemare lungo il mese, sempre
prima, nelle vendite di ricariche telefoniche. A Palermo, dice Helg, il virus
invece negli ultimi dieci giorni pre-busta paga è degenerato in una contrazione
anche nel settore alimentare. Gli economisti e lo stesso presidente di
Confcommercio Carlo Sangalli lo chiamano rischio-recessione. Ma.
( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-16 num: - pag: 3 Reazioni
Cento: "La montagna ha partorito un topolino". Polemico anche Storace
(Destra) Il centrosinistra: piazza vuota, è stato un flop Un boomerang. Un
fallimento. Un flop. Il centrosinistra è andato all'attacco in ordine sparso,
per criticare la manifestazione di Corviale del Pdl. "La montagna ha
partorito un topolino ", ha dichiarato Paolo Cento, Sinistra arcobaleno,
sottosegretario uscente all'Economia. "Il flop della
manifestazione di Alemanno a Corviale è il simbolo del lavoro che la giunta Veltroni ha fatto proprio nelle periferie". Questo il commento
dell'assessore uscente alle Periferie Dante Pomponi. "Il patto di Corviale
è stato un vero fallimento. A sottoscriverlo c'erano i soliti noti. I grandi
assenti erano invece i cittadini di Roma. Il tentativo strumentale di
assumere luoghi come Corviale a simbolo del degrado non è riuscito", ha
invece affermato Michele Meta (Pd), mentre secondo Roberto Morassut (Pd), ex
assessore all'Urbanistica, "Alemanno, firmando il suo programma per Roma
con Berlusconi, svela ciò che avevamo già messo in
luce: non intende stringere un patto civico e autonomo con i romani ma un patto
politico con Berlusconi e la sua coalizione
antiromana". Polemico anche Francesco Storace (Destra): "Berlusconi ha ragione quando dice che Alemanno è un
rompiballe. è stato candidato solo per rompere le balle a me".
( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-16 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Piazza Navona Beppe Grillo, lo show e l'annuncio: "Siamo in
quindici municipi" Sale sul palco di piazza Navona puntualissimo alle 17 e
annuncia. "Ho promesso di non dire più parolacce, non posso e non voglio,
ho fatto un corso di mahatma gandiano, ma stando due giorni a Roma e vedendo
ste' facce di c...appese dappertutto, non ce la faccio: vaf...". Applauso.
Beppe Grillo ha la voce ancora più roca e strilla più del solito, sembra più
arrabbiato, si rasserena solo quando presenta i candidati della lista civica
"Amici di Beppe Grillo". Per lo scranno più alto Serenetta Monti
sfiderà Francesco Rutelli e Gianni Alemanno. E poi ci sono quindici candidati presidenti
per 19 municipi, "ci dispiace non essere riusciti a coprire i restanti
quattro, ma non è facile trovare persone adatte, con i requisiti morali che
chiediamo", spiega. "Devono essere incensurati, non essere iscritti a
partiti politici e residenti in questa città. Perché come c... fai capire i
problemi di tutti i giorni se vieni da Trapani". Applauso. La promessa
iniziale quindi è subito disattesa, la piazza lo intuisce argutamente e lievita
in densità, grazie al tam-tam telefonico, via sms, "vieni c'è Grillo che
presenta i candidati per Comune e Municipi". Piazza Navona è stracolma di
turisti, i camerieri acchiappano stranieri indifesi, inglesi attoniti si
chiedono chi sia quell'uomo urlante sul palco, che attira tanta gente. E non
risparmia nessuno, proprio nessuno. Parte contro tutti: "Mi danno del
demagogo, volgare e populista, ma non riesco a trattenermi". Passa a Berlusconi e Veltroni: "Guardateli bene sono salme, sono morti defunti, lo Psiconano
e Topo Gigio hanno lo stesso programma li tengono in vita i mezzi
d'informazione". Segue la commissione elettorale: "Stanno spulciando
i nostri nomi, fanno problemi, noi siamo pronti con gli avvocati".
Poi i gay: "Si stanno formando gruppi spontanei, ma c'è il pieno di
abusivi, si è messo in lista uno che si chiama Grillini". I partiti:
"Hanno già fatto il governo, pubblicherò il nome dei parlamentari una
settimana prima delle elezioni". Le banche: "Non comprate più nulla a
rate, perché vi stanno mangiando la vita, le banche sono mafia, ndrangheta e
camorra unite". Il governo: "In questo paese non ci sono più soldi,
ci sono solo precari e siamo in recessione. Siamo alle soglie
dell'Argentina". E infine la stoccata finale è per la platea di piazza Navona:
"Se votate Rutelli torno qui e vi mando davvero un v...". Applauso,
scrosciante. Maria Rosaria Spadaccino Beppe Grillo.
( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-16 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Walter, caccia ai moderati La salvezza è a "quota 35" Via
al "corteggiamento" degli elettori di area udc Se il leader
raggiungerà quella soglia nessuno nel Pd potrà chiedergli conto dell'insuccesso
elettorale ROMA - Quota 35 per cento: è il traguardo che - al
di là dei proclami di una vittoria prossima futura - Veltroni e i suoi
uomini si sono posti. Se il "Walter-partito" (come lo chiamano
scherzosamente nel loft e dintorni) otterrà questa cifra, anche in caso di
sconfitta - che al momento, persino nei sondaggi del Pd, viene data come
probabile - l'ex sindaco di Roma non avrà problemi. Nessuno gli potrà
chiedere conto dell'insuccesso, vista la base da cui si partiva. Anzi, quel 35
per cento verrà vissuto come un risultato più che mai lusinghiero. Sotto quella
soglia, invece, tutto è possibile, e Veltroni sa che
dentro il Pd c'è già chi affila le armi. Ma come raggiungere quella quota,
quando, in tutti i sondaggi, il Partito democratico nel migliore dei casi
ottiene il 34 per cento? è su questo interrogativo che si stanno esercitando al
Pd. Dalla sinistra, bene o male, il nuovo soggetto politico nato dalle ceneri
dell'Ulivo, ha preso quanto poteva prendere, tant'è vero che a Rifondazione
comunista, come nella Sinistra Democratica di Fabio Mussi, si fasciano la testa
ancor prima del voto. Più della metà del potenziale elettorato del movimento
del ministro dell'Università confluirà nel Pd. Lo stesso dicasi per i verdi. E
anche il Pdci e il Prc potranno contare solo sul loro zoccolo duro. Il
problema, quindi, è un altro: riuscire a portare a casa una parte di quei voti
cosiddetti moderati in libera uscita dal Pdl. Operazione non facile, perché a
intercettarli c'è l'Udc di Casini e, al momento almeno, il Pd non sembra
mostrare una grande "appeal" presso quell'elettorato. Per questa
ragione Veltroni è costretto a continuare nella
politica del "ma anche". E allora il Partito democratico, guardando a
sinistra, ha pronta la sua proposta sulla scaletta mobile per le pensioni (ma
guai a pronunciare quella definizione, perché la scala mobile ha il sapore del
vecchio, oltre che della sconfitta). Ma nel contempo l'ex sindaco di Roma getta
le sue reti nel mare dei commercianti, dei piccoli e dei medi imprenditori, di
quel mondo, insomma, dove ancora non riesce ad aprirsi un vero varco. Eppure è
quello l' obiettivo da centrare se si vuole veramente raggiungere quota 35. Una
quota che è diventata quasi un incubo, perché manca ancora un mese alle
elezioni e in questo periodo potrebbe accadere quel che Veltroni
teme sopra ogni cosa. Sì, c'è un rischio che i dirigenti del Pd hanno ben
presente. Infatti, se in quest'ultimo scorcio di campagna elettorale, gli
italiani si convinceranno che nonostante le fanfare della rimonta, alla fine
della festa, la vittoria andrà a Berlusconi, la logica
del voto utile non avrà più senso. "Allora - si ragiona ai piani alti del
Pd - tanti elettori che oggi pensano di votare per noi, con l'idea di battere
la destra, torneranno a votare per la Cosa rossa, perchè penseranno così di
condizionare l'opposizione futura, spostandola a sinistra ". E in questo
caso, altro che "quota 35". Perciò, avanti con il "ma
anche" e con gli annunci di una vittoria a portata di mano. A portata di
qualche punto in percentuale, nella speranza che i moderati antiberlusconiani
snobbino Casini e abbraccino Veltroni. Maria Teresa
Meli.
( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-16 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Comunali Nella sfida di Brescia l'Unione va al voto con la
"formula Prodi" MILANO - "E perché si stupisce? Tra l'altro,
mica per fare il pignolo, ma ad essere precisi la coalizione di centrosinistra,
a Brescia, è più prodiana adesso che in passato...". Ecco, appunto...
"Cosa vuole, non c'è nulla di nuovo sotto il sole, qui c'è tutto di
vecchio". E il bresciano Mino Martinazzoli, sarà il disincanto di chi si
sente "estenuato dalla politica" o la lucidità di chi la considera
con "distacco esistenziale", scioglie il tono un po' malinconico in
una risatina. "In realtà le scelte politiche, sia nazionali sia locali,
sono dettate più da contingenze che da strategie: la differenza è la legge
elettorale". Accade così che a Brescia, nelle prossime elezioni comunali,
sarà come se nulla di quanto avvenuto negli ultimi mesi, Veltroni che corre
da solo, Berlusconi che scarica Casini, fosse mai successo. Come giapponesi rimasti
a combattere in un'isola, peraltro florida e civile, da una parte si presenterà
la vecchia Unione al completo, Pd più Sinistra arcobaleno a sostenere il
candidato sindaco Emilio Del Bono (fa eccezione solo lo Sdi, che candida
Laura Castelletti); dall'altra la vecchia Cdl, Udc e Lega comprese, che
presenta Adriano Paroli. La cosa è curiosa soprattutto sul fronte del
centrosinistra, visto che il sindaco uscente Paolo Corsini ha governato dal '98
ed è stato riconfermato nel 2003 con una giunta che aveva Rifondazione
comunista all'opposizione. Lo stesso Martinazzoli, primo sindaco bresciano
della Seconda Repubblica, nel '94 portò alla vittoria "il centro-
sinistra: col trattino". La "prodiana" Brescia, insomma, non ha
mai visto l'Unione al completo, e se la ritrova ora che non c'è più:
"Perché si presenta unita la Cdl, è la prima volta che la Lega rinuncia al
proprio candidato sindaco e di conseguenza è la prima volta che il centrodestra
rischia di vincere al primo turno", riassume Martinazzoli. Sospirando:
"Alla fine credo che andrò a votare: per il centrosinistra, con fatica
". Del resto lo ammette anche Paolo Corsini, neocandidato a Montecitorio,
"è evidente che davanti a una Cdl al completo si sia dovuto incorporare
anche una forza tra il 6 e l'8 per cento come la Sinistra arcobaleno".
Un'Unione coatta, nel senso di obbligata, anche se "non c'è solo questo,
c'è stata un convergenza di programmi favorita dal fatto che le questioni che
ci avevano diviso nel frattempo sono state già decise dalla mia giunta".
Lo stesso segretario lombardo del Pd, Maurizio Martina, alza le spalle:
"Politiche e comunali sono diverse". Già, ma perché nelle une si
rinuncia ai voti della sinistra radicale e nelle altre no? "L'essenziale è
la chiarezza nei programmi. A livello nazionale abbiamo deciso di rompere un
meccanismo che non funzionava più. Nelle amministrazioni locali l'accordo si
può fare, se si raggiunge una unità chiara. Sennò niente". Gian Guido
Vecchi Candidati sindaci Paroli, Castelletti e Del Bono.
( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi insiste a dire che Veltroni gli copia il
programma di governo (e stavolta l'ironia non diventa battuta ma segnale
politico), il leader del Pd rilancia il "bipolarismo del dialogo",
ritenuto lo schema adeguato per affrontare le emergenze del Paese. Logico che in questo quadro -
riconosciuto anche da Gianfranco Fini che ha incalzato Veltroni
ad essere coerente e ad avere un atteggiamento costruttivo in caso di sconfitta
- Udc in prima fila e Sinistra Arcobaleno intravedano, denunciandolo
polemicamente, le avvisaglie di un possibile patto tra i due partiti maggiori
una volta che le urne si siano chiuse. Ma parlare di larghe intese per il
governo in questo momento è fuorviante. Piuttosto la realtà è che, leggendo in
filigrana i messaggi inviati ai rispettivi elettorati, entrambi i leader dei
due maggiori partiti mostrano varie sintonie sui mali dell'Italia e sulle
misure da intraprendere per cercare di sanarli, in uno scenario di convergenze
che possono tramutarsi in un filo comune nel caso in cui i numeri elettorali
non assegnino prevalenza certa a nessuno tra Pdl e Pd. Caso mai la differenza
sta nei linguaggi e nell'atteggiamento complessivo adottato. Mentre infatti
l'ex sindaco di Roma non rinuncia allo stile evocativo che gli è proprio
puntando sulla "novità" e la "speranza" che la presenza del
Pd racchiude; il Cavaliere fin da subito ha mandato in soffitta i toni
battaglieri che l'hanno contraddistinto nelle passate campagne elettorali, e
ieri a Cernobbio ha parlato addirittura di "angoscia" riguardo la
situazione complessiva italiana. Una diversità che corrisponde a due esigenze
alternative. Veltroni, che è in svantaggio, deve
mobilitare un elettorato dove ancora prevalgono forti elementi di perplessità e
disaffezione (i sondaggi dicono che la maggior parte degli incerti è nel campo
dell'ex Unione); Berlusconi taglia corto con le
"illusioni" del rivale e ha la necessità, in vista del possibile
ritorno a palazzo Chigi, di preparare la fetta di italiani che si riconosce in
lui - e non solo - ad interventi che giocoforza saranno impopolari. Offrendo
un'immagine così "altra" dal passato, Berlusconi
può smarrire qualcosa in termini di presa sull'opinione pubblica ma, al
contempo, guadagnare punti sul crinale della credibilità. Che poi è quello
decisivo.
( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pdl. E, accogliendo
a Cernobbio Veltroni e Berlusconi, che parlano uno la mattina, l'altro il pomeriggio, caldeggia
"una legislatura costituente per procedere a riforme economiche e sociali
profonde che consentano al nostro Paese di crescere di più di crescere
meglio". "Ci sembra un buon presupposto che la consapevolezza della
necessità assoluta di lavorare per una crescita più robusta e di migliore qualità
animi le analisi e le proposte delle forze politiche e, particolarmente,
le analisi e le proposte dei due partiti a vocazione maggioritaria, il Popolo
della libertà e il Partito democratico", sottolinea Sangalli, che
puntualizza: "Noi della Confcommercio non subiamo davvero la suggestione
del declinismo e pensiamo invece che l'Italia possa senz'altro affrontare e
vincere le sfide della crescita lenta, della competitività difficile, della
produttività stagnante". E rivela di "considerare un segnale importante
l'attenzione del Pd alle ragioni del mondo economico, dei servizi e delle
imprese diffuse rappresentate da Confcommercio, che costituisce gran parte del
tessuto del Paese". Sangalli apprezza quindi il "nuovo patto per la
crescita" del programma di Veltroni e tiene a
ricordare, ancora una volta, la sua idea "per una legislatura costituente,
sottratta alla dittatura del breve termine". E' insomma, tutt'altro che
rassegnato ad assistere impotente al coro di quanti profetizzano per l'Italia
un presente drammatico e un futuro di grande incertezza."Ci confrontiamo
ogni giorno con le difficoltà delle famiglie, ma ogni giorno incontriamo anche
quei tantissimi italiani laboriosi e operosi, imprenditori e lavoratori, che
hanno continuato a tenere in piedi questo Paese. Per questo - insiste- non ci
spaventa neppure la sfida del sorpasso spagnolo e riteniamo piuttosto che
tutti, forze politiche e forze sociali, dovremmo trarne ulteriore motivazione
per agire con responsabilità e per costruire per l'Italia un futuro più ambizioso".
( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dal nostro inviato
MARCO CONTI CERNOBBIO - La sfida al centro Walter Veltroni la porta sino al cuore dell'elettorato berlusconiano. In mezzo a
commercianti e partite Iva, il leader del partito Democratico si muove con
maggiore destrezza di Romano Prodi. Non può certo sfoggiare le certezze di
Silvio Berlusconi - che a Cernobbio dà per acquisito il programma elettorale del
Pdl e liquida in poco meno di mezzora il suo intervento - ma ha il
merito di spiegare che stavolta "votare Pd si può" anche per una
platea tradizionalmente orientata a destra. Quando arriva a Cernobbio per
intervenire al forum di Confcommercio, il leader del Pd è reduce dal lungo
viaggio in pullman nel nordest. In Veneto e Lombardia Veltroni
ha speso molti giorni di campagna elettorale e ieri, nel duello a distanza con Berlusconi ha strappato un pareggio, anche in termini di
applausi, che giocando fuori casa può valere doppio. D'altra parte a spiegare
il mutamento di linea che ha investito il centrosinistra ha provveduto il
giorno prima il sociologo Giuseppe De Rita quando ha sostenuto che la cultura
di Prodi, uomo delle partecipazioni statali, "è fordista" e quindi
poco sensibile al settore dei servizi. Se poi si ricordano i fischi che nel '96
accolsero lo stesso Prodi ad un'assemblea di Confcommercio, forse si comprende
il perchè delle scarse occasioni di confronto che ci sono state in questi anni
tra il centrosinistra di Prodi e la Confcommercio. Con Veltroni
la musica è cambiata. L'esperienza e i rapporti costruiti dal Campidoglio sono
serviti, anche se i sospetti reciproci restano e su questi fa leva Berlusconi mettendo in guardia una platea che conosce a
menadito. Ieri pomeriggio il Cavaliere ha dovuto però riconoscere che l'elenco
di misure illustrate da Veltroni per rilanciare
l'economia, attinge "nella nostra cultura liberale". "Veltroni - ammette Berlusconi
sull'uscio della sua camera al "Villa d'Este" - dice le nostre stesse
cose. Se va avanti così diventerà il nostro campione, il nostro candidato
premier". "Il pifferaio", così lo definisce il leader del Pdl,
"non è però credibile" perchè "Prodi è il presidente del
Pd" e perchè "il 70% dei componenti dell'attuale governo sono stati
ricandidati". Veltroni l'applauso più lungo lo
strappa quando rilancia la necessità di un patto per lo sviluppo, che "non
si può senza una buona parte delle imprese italiane che ora è laterale" e
quando sostiene che "è facile" addossare l'aumento dei prezzi ai
commercianti quando invece occorre "guardare a tutta la filiera". Berlusconi ribatte qualche ora dopo puntando su Visco
"dracula" dalla "fantasia incredibile nell'inventare tasse"
e su una tradizione che vede la sinistra ostica al profitto. Ad ascoltare
attento in prima fila il discorso del leader del Pd c'è Giulio Tremonti che con
un occhio ha seguito le reazioni della platea. Al termine del suo discorso i
due si avvicinino e, seduti in prima fila parlano fitto-fitto di economia
globale, ma anche delle possibilità di un possibile pareggio al Senato.
"Niente larghe intese, chi vince governa", sostengono sia Berlusconi che Veltroni. Ma forse
la platea punta proprio sul pareggio e su quella che il presidente di
Confcommercio Claudio Sangalli definisce "legislatura costituente per
procedere a riforme economiche e sociali profonde che consentano al nostro Paese
di crescere di più e di crescere meglio".
( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dal nostro inviato
CERNOBBIO - Finisce in perfetta parità il duello a distanza tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi che va
in scena al forum economico di Cernobbio organizzato dalla Confcommercio. Un
po' più di speranza, con tanto di elenco di promessa, da parte del candidato
premier del Pd. Un po' più di realismo "crudo e responsabile" da
parte del Cavaliere. Il programma assegna a Veltroni
il compito di aprire le "ostilità" a metà mattinata. L'ex sindaco
arriva a Cernobbio in pullman e parla davanti ad una platea composto da
responsabili dell'associazione e da esperti riuniti dal presidente Sangalli. Il
discorso di Veltroni tenta le orecchie dei presenti,
perchè avverte il pericolo che il nostro Paese "paghi il prezzo più
alto" dell'attuale crisi delle economie mondiali, denuncia il problema
dell'aumento dei prezzi, ma definisce troppo facile "scaricare il peso sui
commercianti". Il candidato del Pd parla dell'impegno ad aprire un'azienda
in un giorno, di revisione degli studi di settore regione per regione. Di
riduzione delle aliquote e della spesa pubblica. Di elevare a 50 mila euro la
forfettizzazione per i lavoratori autonomi. Di aumento delle pensioni e
detassazione degli straordinari. Affrontare la crisi facendo "girare lo
sguardo e la mentalità al Paese". L'Italia, sostiene Veltroni,
"non ripartirà se non si metterà mano al bipolarismo", "se non
si esce dall'antinomia "amico-nemico"" se "si continua a
discutere di tv e di televisioni" se si mette in dubbio la possibilità
"che i leader di maggioranza e opposizione non si possano
telefonare". Il rischio di un pareggio al Senato è però talmente avvertito
da parte di Veltroni, da mettere in guardia la platea
"sull'errore" compiuto dal centrodestra poche settimane fa rifiutando
la proposta di un governo-Marini per le riforme. "Riforme che vanno fatte
insieme", ripete. La mano tesa di Veltroni si
ferma però sulla porta delle larghe intese. "Non servono, chi vince,
comanda", afferma fiducioso su un risultato favorevole per il Pd. Quando a
metà pomeriggio arriva a Cernobbio in elicottero, seguito via terra dalla
Brambilla, Berlusconi mostra di essere stato
perfettamente informato su contenuti e toni dell'intervento del principale
avversario. Appena si siede scatena il sorriso dei presenti facendo capire che
ha poco da aggiungere perchè "Walter Veltroni vi
ha spiegato il mio programma. Non scherzo, sembrava di
sentir parlare il leader dell'opposizione, cioè noi" ed invece il Pd di Veltroni "è al governo, con D'Alema e Visco, che ora hanno nascosto
dietro la pancia di Bettini". Non è la prima volta che Berlusconi mostra di apprezzare le capacità oratorie di Veltroni che lo definisce un "pifferaio magico" e come tale in
grado di incantare platee. "Ha appreso la ricetta liberale che
quattordici anni fa mi ha insegnato Brunetta. Se fosse così sarei il primo a
dire "votiamo tutti Veltroni" e io torno ad
occuparmi delle mie cose. Ma come si fa a credergli!". "Veltroni - ripete - fa il pifferaio magico, ma poi ci fa
precipitare tutti nel burrone dello statalismo". Il discorso di Berlusconi è zeppo di cautele e di paure per la situazione
economica e per l'eredità lasciata dai venti mesi di governo Prodi e da coloro
che nella prima Repubblica hanno fatto esplodere la spesa pubblica. Sono molti
i provvedimenti simili al Pd utili a rilanciare l'economia sul fronte fiscale e
sul taglio della spesa pubblica, ma divergenze sul fronte della riduzione delle
aliquote e riequilibrio del sistema pensionistico sbilanciato dall'abolizione
dello scalone voluto dal governo Prodi. La parola recessione il Cavaliere non
la pronuncia, ma la campagna elettorale "tranquilla" e "senza
illusioni" è dovuta alla certezza della vittoria e di un "risultato ampio".
Per Berlusconi non c'è il rischio di stallo al Senato
paventato da Veltroni, ma ai presenti ripete la
"ricetta" del voto utile sostenendo che "se si è contro la
sinistra si deve votare chi ha maggiori possibilità di prendere il premio di
maggioranza". Di ministri e governo Berlusconi
non vuol discutere: "Letta vicepremier? Se ne parla, ma non abbiamo ancora
deciso nulla. Tutto è rinviato a dopo il voto. Di certo c'è solo Tremonti
all'Economia". Ma.Co.
( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 65 del 2008-03-16
pagina 0 "Riforme insieme ma niente veti comunisti" di Gian Maria De
Francesco La Lega Nord apre alle larghe intese sulla modifica della
Costituzione, ma Calderoli avverte: "Non accetteremo diktat ideologici o
interessi di parte" da Roma "Io andrò a Roma a cercare di fare il
federalismo senza mezze misure, ma sia chiaro che è l'ultima volta che andiamo
là buoni. Perché se non si otterrà il federalismo, la storia prende una strada
più energica e più pericolosa". Umberto Bossi, segretario federale della
Lega Nord, lo aveva anticipato già venerdì sera. Ieri Roberto Calderoli,
esponente del Carroccio e vicepresidente del Senato, ha argomentato le tesi del
suo leader. "Saremo disponibili a riformare la Costituzione insieme all'opposizione a condizione però che Veltroni e la sua
parte politica siano disponibili a mettere da parte veti ideologici o di interesse
di parte, come è accaduto in passato". Con una sola battuta Calderoli ha
ribadito la priorità leghista della riforma in senso federalista dello Stato,
ma soprattutto ha risposto direttamente al segretario del Pd, Walter Veltroni, che aveva ancora una volta sottolineato l'esigenza
di portare modifiche condivise alla carta costituzionale. "La Costituzione
- ha aggiunto l'ex ministro delle Riforme - è il punto cardine di tutta la vita
del Paese bene riscriverla insieme ma a condizione di dimenticare l'eredità
comunista". Insomma, niente veti ideologici su questo nuovo capitolo della
storia nazionale. Pagine che si scriveranno anche grazie all'impegno del
Senatur. "Umberto Bossi - ha specificato - è stato colui che ha aggregato
tutti i popoli del Nord, dal Veneto alla Lombardia, dal Piemonte all'Emilia e
via dicendo. Umberto Bossi è e rappresenta il simbolo della fratellanza fra
tutte le genti del Nord e se lui sostiene che ci sarà un ministro del Veneto
nel prossimo governo, allora ci si può giurare". Il coordinatore delle
segreterie della Lega Nord ha così ripreso le anticipazioni già fornite dal
segretario. "Il ministro? Berlusconi e Tremonti
continuano a insistere per farmelo fare. Lo farò? Io sono agli ordini...
", aveva affermato il fondatore del Carroccio. Il problema, tuttavia, è
anche quello dei particolarismi regionali, acuiti al Nord anche dal caso
Malpensa. "Ora, però, nessuno tenda le orecchie alle sirene che per
sconfiggere la Padania vogliono separare la Lombardia dal Veneto - ha ammonito
Calderoli - tra noi lombardi e i veneti c'è un vincolo di sangue e i vincoli di
sangue si rompono solo con la morte". Il senatore leghista ieri ha anche
aperto una parentesi sulla repressione cinese della protesta tibetana. "è assordante
il silenzio della comunità internazionale a fronte dell'eccidio e della
sopraffazione di un popolo pacifico, come quello tibetano, che forse non merita
interesse perché sotto i suoi piedi non vi è il petrolio o perché il suo
territorio non rappresenta un punto strategico negli interessi di
qualcuno", ha commentato proponendo il boicottaggio delle Olimpiadi.
"Di fronte a questo massacro, però, è obbligatorio - ha proseguito -
intraprendere delle iniziative forti per smuovere l'inerzia e il disinteresse
verso questa situazione, partendo in primis dal boicottaggio delle Olimpiadi di
Pechino fino a richiedere la sospensione e il rinvio dei Giochi per arrivare,
per quanto riguarda il nostro Paese, al ritiro delle delegazioni dei nostri
rappresentanti diplomatici in Cina". I diritti umani, ha concluso, "o
esistono, e allora esistono per tutti, oppure la comunità internazionale
dimostra di aver fallito e di muoversi solo per interessi economici". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 65 del 2008-03-16
pagina 0 Berlusconi avverte la sinistra: "Sì al
dialogo, ma chi vince governa" di Redazione Il Cavaliere e Veltroni a confronto a Cernobbio. Il leader del Pdl:
"Il Pd annuncia di correre da solo e di essere un partito nuovo. Poi
imbarca radicali e Di Pietro e candida il 70% dei ministri uscenti".
Silvio sceglie l'ironia e spiazza il suo "clone" nostro inviato a
Cernobbio (Como) "Sarà qui alle cinque e mezzo", avevano calcolato
due uomini della scorta. E manco a dirlo, proprio a quell'ora, spaccando il
minuto, l'elicottero Agusta bianco di Silvio Berlusconi
ha toccato terra a Villa d'Este. Un salto in albergo per passare dal
"tutto blu" senza cravatta - che aveva indossato in un precedente
incontro a Roma, nel quartiere popolare di Corviale - a una tenuta decisamente
più formale. Poi, l'ultimo impegno del giorno, ospite alla nona edizione del
Forum di Confcommercio che si concluderà oggi a Cernobbio. Il Cavaliere,
prendendo la parola, ha anzitutto "sgridato" il padrone di casa, il
presidente dell'associazione imprenditoriale Carlo Sangalli, che lo aveva
introdotto anticipando sia il significato di quella che lui ha chiamato la sua
"equazione benessere", sia le "7 missioni" in essa
contenute. "Non so piùche cosa dire perché hai già detto tutto tu. E come
non bastasse, sempre qui stamattina c'è stato Walter Veltroni
che ha presentato il mio programma", ha scherzato Berlusconi
ironizzando sulle notevoli similitudini del documento elettorale del Pd
rispetto a quello del Pdl. Quasi un effetto carta carbone, quasi che chi è al
governo elencasse le cose di chi è invece all'opposizione. "L'unica
difficoltà che abbiamo è quella di credergli, a Veltroni,
perché dietro di lui si nascondono sempre gli stessi: il signor D'Alema, poi
c'è Bersani, poi c'è Visco... no Viscono, in verità non sapevano dovemandarlo,
forse in Cina ad abbeverarsi alle fonti del maoismo. A parte gli scherzi - ha
proseguito l'ex presidente del Consiglio - loro sono ancora intrisi di quello
statalismo che si è manifestato in questi due anni di governo e tutto ciò che
ha detto Veltroni sino a ora non ha avuto conferma, a
partire dalla sua promessa di avere il coraggio di andare da solo, per poi
imbarcare i radicali da far convivere chissà come con i teodem e apparentarsi
con Di Pietro, cosa che ci preoccupa molto perché dimostra che dietro il nome
democratico rimane una forte cultura giustizialista. E questa - ha affermato -
è la sua prima promessa disattesa". Ce n'è stata poi una seconda,
"quella di andare al voto separato dalla sinistra comunista, cosa che
invece non accadràin tutte le amministrative "; e quindi una terza,
"ovvero presentarsi come un partito nuovo, mentre invece tra i suoi
candidati, in posizione sicura, c'è il70%dei ministri, viceministri e
sottosegretari delgovernouscente". Un'abitudine, quella della sinistra a
non mantenere le promesse fatte, che Berlusconi aveva
dimostrato del resto anche in mattinatanel disastrato quartiere romano di
Corviale, dove "nessuno dei punti del programma del candidato sindaco
Rutelli, del '94, è stato realizzato". E dire che se potessimo credere in
loro, ha scherzato ancora Berlusconi,
"io sarei il primo a esserne contento: votiamo tutti per Veltroni, io torno a fare le cose che mi piacciono e abbiamo risolto la
situazione del Paese...". E invece no, non è possibile. Perché, ha
ricordato Berlusconi, ci aspetta una mole di problemi: dalla crisi Usa "che
rende difficilissima la situazione economica" al debito pubblico
che ci costa 42,5 miliardi, dai costi dell'energia più cari del 60% rispetto a
quelli francesi alle fasce deboli "dimenticate dalla sinistra"; dalla
concorrenza dei Paesi emergenti al prelievo fiscale al 46%; dalle grandi opere
da far ripartire ai 90 miliardi di euro che ci costa una pubblica
amministrazione, perdipiù inefficiente. "Abbattere questa voce - dice sarà
la priorità del Pdl". Sono "tutte responsabilità che anche se sono un
ottimista vedo arrivarmi addosso con grande angoscia. Ma mi tocca emi appresto
a farlo". Sul risultato finale dice:"Per una volta concordo con Repubblica:
avremo 30 senatori in più. Quindi, sì al dialogo. Ma chi vince governa".
La campagna sarà prudente, senza nessuna promessa. Ma ora è meglio che finisca
qui - ha concluso il Cavaliere - perché penso di avervi spaventato
abbastanza". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 65 del 2008-03-16
pagina 0 I sondaggi: macché pareggio Silvio-Walter il Pdl è in testa di quattro
milioni di voti di Redazione I principali istituti di sondaggi concordano:
centrodestra in vantaggio di 9 punti. Cresce Storace. La campagna elettorale è
poco sentita per le liste bloccate Nicola Piepoli Caro lettore, gentile
lettrice, una di queste sere ho assistito a una trasmissione televisiva in cui
si diceva, sondaggi alla mano, che il Pd di Walter Veltroni è pressoché alla pari del Pdl di Silvio Berlusconi. Ebbene, io non so di che sondaggi si parli perché quelli che
vedi riportati qui e che in gran parte corrispondono a quelli riportati da
Renato Mannheimer venerdì scorso sul Corriere della Sera, sono di una tonalità
tendenzialmente diversa: indicano cioè che il distacco tra i due grandi
raggruppamenti (Pdl e Pd) è tendenzialmente rimasto lo stesso in queste
ultime tre settimane. Devi sapere che ciò che conta per noi ricercatori non
sono i "numeri assoluti", sono le "tendenze". I numeri
assoluti sono soltanto probabilità, mentre le tendenze indicano la strada che
possono prendere i numeri. E una strada "orizzontale", cioè una
tendenza "piatta", indica un distacco rimasto pressoché lo stesso nel
corso di tre settimane, distacco che ha forte probabilità di continuare anche
nei prossimi giorni. Oggi come oggi, quindi, siamo sempre a una distanza
virtuale tra Pdl e Pd che oscilla, a seconda degli Istituti, tra 3.200.000 voti
e 4.000.000 di voti alla Camera dei deputati, la Camera che veramente conta
nell'immaginario degli elettori. La campagna elettorale è scivolata quindi su
una linea di assoluta banalità e sarà difficile schiodarla da questa banalità
per una ragione fondamentale: che la campagna elettorale in questo momento non
c'è. Cominciamo dai fatti: oggi come oggi un italiano su tre è informato o
cerca di informarsi sulla campagna elettorale in corso. Questo significa, lo
ripeto, che la campagna elettorale non c'è. Perché non c'è? Mi puoi chiedere.
Per la semplice ragione che una campagna elettorale è fatta normalmente da
migliaia di candidati che vogliono farsi eleggere. In tempi normali i candidati
a Camera e Senato sono circa 15mila e ciascuno di loro cerca di far campagna
presso propri amici, parenti, aziende in cui lavora, sedi di partiti politici,
bar, trattorie, barbieri e via sciorinando, perché vuole avere le preferenze
con cui sarà effettivamente eletto. L'attuale legge elettorale ha abolito le
preferenze e i singoli candidati sanno già, dal posto che i capi hanno loro
assegnato in lista, se saranno eletti o no. Quindi, chi glielo fa fare a
smuovere il tessuto sociale che una volta smuovevano? A muovere la campagna
sono interessati soltanto quel centinaio di leader che vogliono veramente far
vincere i loro partiti o farsi belli con i "super leader" come
portatori di energia per la parte politica loro assegnata. Cento persone non
sono quindicimila! E neanche possono essere sostituite dalla massmediologia o
dal web, che sono puri strumenti e hanno poco a che fare con le infinite
variabilità del territorio italiano. Archiviata nell'assoluta banalità la
campagna elettorale, ci sono due "non banalità" che vorrei esaminare:
l'eventuale non successo dell'estrema sinistra (La Sinistra Arcobaleno) e l'eventuale
successo dell'estrema destra (La Destra). Rinvio alla settimana prossima la
Sinistra Arcobaleno, e ti parlo oggi della Destra di Santanchè (e, non
dimentichiamolo, di Storace!). Dunque, La Destra starebbe salendo: era un punto
e mezzo percentuale due mesi fa, e oggi sarebbe circa il 3%. Si tratta, non
dimenticarlo, di una presenza probabile di 1.200.000 voti. Un'immensità per chi
è neonato come Storace. Ma l'ex presidente della Regione Lazio ed ex ministro
della Sanità nel terzo governo Berlusconi tanto
neonato non è! è un politico nato, cresciuto ai tempi di Almirante quando il
Movimento sociale italiano (Msi) radunava tra il 6 e l'8% dei voti, e
combattente fin dal primo momento nelle borgate romane insieme a "er
Pecora", cioè Teodoro Buontempo, attualmente Deputato ex An, schieratosi
recentemente con lui. Successivamente come capufficio stampa del presidente di
An Gianfranco Fini, ha acquistato smalto e capacità comunicativa, migliorati
nel corso degli anni e nell'esercizio diretto del potere. Ho
"testato" più volte in tempi recenti il "bacino potenziale di
utenza" della Destra e il risultato è stato costante: circa l'8% degli
italiani "potrebbe anche votare" La Destra. L'8% dei voti equivale a
un partito virtuale di 3.200.000 italiani predisposti a questo specifico voto.
Si tratta sostanzialmente dell'antico Movimento sociale italiano, cioè la
frangia dei sostenitori della destra "dura e pura". Ovviamente il
tempo della campagna elettorale è troppo breve perché questa virtualità prenda
corpo, ma un po' di corpo La Destra lo sta in ogni caso prendendo. Non mi
meraviglierei pertanto che l'attuale voto virtuale venga confermato dal
giudizio delle urne (anche se una battuta d'arresto è stata inflitta a questo
voto virtuale dal geniale inserimento nelle liste Pdl della figura, a sua volta
"dura e pura", di Giuseppe Ciarrapico, detto "Ciarra"). ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 65 del 2008-03-16
pagina 0 Bertinotti: "Non ho nostalgia di prodi. I nostri voti?
Serviranno" di Redazione Ora anche Bertinotti liquida il Prof: ha
sbagliato tutto sui precari. E il leader della Sinistra Arcobaleno avverte Veltroni: i nostri voti saranno "utili" Roma - Nessuna
"nostalgia di Prodi" che ha fatto bene alcune cose, come la politica
estera, ma ha "sbagliato tutto sulla precarietà". Nel corso del
programma 'In mezz'orà, Fausto Bertinotti ripercorre i due anni di governo del
centrosinistra, "che ha fallito essenzialmente nel non aver portato avanti
una chiara discontinuità con il governo Berlusconi".
Bertinotti difende il ruolo della sinistra "che - dice - è stata
generosissima nel sostegno all'azione del governo, anche quando non ci
piaceva". Ma Prodi "é caduto da destra - ci tiene a sottolineare -
dopo mesi di ricatto delle ali moderate, dai Dini e dai Mastella, che hanno
impedito di approvare provvedimenti come i Dico" o la redistribuzione del
'tesoretto'. Per il candidato premier della Sinistra Arcobaleno "la
critica della sinistra è iniziata proprio con la discussione della riforma delle
pensioni. L'accordo con le parti sociali era bruttino - conclude - ma la parte
sul mercato del lavoro era brutta e basta". Avviso a veltroni: i nostri
voti saranno "utili" "Negli ultimi giorni i sondaggi ci danno in
crescita di due punti e mezzo. Certo, partiamo da dati più alti, ma nel
frattempo è cambiato tutto, in Italia e nel mondo". Lo dice Fausto
Bertinotti, intervenendo alla trasmissione "In mezz'ora". Il
candidato premier della Sinistra Arcobaleno rigetta gli appelli al "voto
utile" che vengono dal Pd, e spiega: "Saremmo utili sia se vincerà Berlusconi, sia se, ipotesi improbabile, vincerà il Pd: non
voglio fare l'uccello del malaugurio, ma le distanze tra i due partiti sono
grandi". "Se vincerà Berlusconi - sottolinea
- la sinistra potrebbe trovare convergenze con il Pd per contrastare i progetti
della destra, come accadde quando Berlusconi voleva
modificare lo statuto dei lavoratori. Se vincerà il Pd saremo una critica da
sinistra per impedire la grande coalizione, che è nelle corde dei due partiti
maggiori e che sarebbe il modo per far governare i poteri forti".
Bertinotti nega che ci possa essere un pareggio al Senato: "Questa è una
tesi a supporto della grande coalizione". E respinge l'idea, avanzata
dall'intervistatrice, di un voto disgiunto da parte dei sostenitori della
sinistra: alla Camera per l'Arcobaleno e al Senato per il Pd. "E' una tesi
strumentale di chi vuole il nostro voto. E poi al Senato non è così: per
esempio, in una grande regione del Nord, noi siamo vicini alla soglia di sbarramento
dell'8%. Se la superiamo prendiamo 4 senatori; se invece non la superiamo, i
senatori vanno 3 alla destra e uno al Pd. Converrebbe davvero al Pd far avere 3
senatori in più al Pdl?". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 65 del 2008-03-16
pagina 0 I sondaggi: macché pareggio Silvio-Walter il Pdl è in testa di quattro
milioni di voti di Redazione I principali istituti di sondaggi concordano:
centrodestra in vantaggio di 9 punti. Cresce Storace Nicola Piepoli Caro
lettore, gentile lettrice, una di queste sere ho assistito a una trasmissione
televisiva in cui si diceva, sondaggi alla mano, che il Pd
di Walter Veltroni è pressoché alla pari del Pdl di Silvio Berlusconi. Ebbene, io non so di che sondaggi si parli perché quelli che
vedi riportati qui e che in gran parte corrispondono a quelli riportati da
Renato Mannheimer venerdì scorso sul Corriere della Sera, sono di una tonalità
tendenzialmente diversa: indicano cioè che il distacco tra i due grandi raggruppamenti
(Pdl e Pd) è tendenzialmente rimasto lo stesso in queste ultime tre
settimane. Devi sapere che ciò che conta per noi ricercatori non sono i
"numeri assoluti", sono le "tendenze". I numeri assoluti
sono soltanto probabilità, mentre le tendenze indicano la strada che possono
prendere i numeri. E una strada "orizzontale", cioè una tendenza
"piatta", indica un distacco rimasto pressoché lo stesso nel corso di
tre settimane, distacco che ha forte probabilità di continuare anche nei
prossimi giorni. Oggi come oggi, quindi, siamo sempre a una distanza virtuale
tra Pdl e Pd che oscilla, a seconda degli Istituti, tra 3.200.000 voti e
4.000.000 di voti alla Camera dei deputati, la Camera che veramente conta
nell'immaginario degli elettori. La campagna elettorale è scivolata quindi su
una linea di assoluta banalità e sarà difficile schiodarla da questa banalità
per una ragione fondamentale: che la campagna elettorale in questo momento non
c'è. Cominciamo dai fatti: oggi come oggi un italiano su tre è informato o
cerca di informarsi sulla campagna elettorale in corso. Questo significa, lo
ripeto, che la campagna elettorale non c'è. Perché non c'è? Mi puoi chiedere.
Per la semplice ragione che una campagna elettorale è fatta normalmente da
migliaia di candidati che vogliono farsi eleggere. In tempi normali i candidati
a Camera e Senato sono circa 15mila e ciascuno di loro cerca di far campagna
presso propri amici, parenti, aziende in cui lavora, sedi di partiti politici,
bar, trattorie, barbieri e via sciorinando, perché vuole avere le preferenze
con cui sarà effettivamente eletto. L'attuale legge elettorale ha abolito le
preferenze e i singoli candidati sanno già, dal posto che i capi hanno loro
assegnato in lista, se saranno eletti o no. Quindi, chi glielo fa fare a
smuovere il tessuto sociale che una volta smuovevano? A muovere la campagna
sono interessati soltanto quel centinaio di leader che vogliono veramente far
vincere i loro partiti o farsi belli con i "super leader" come
portatori di energia per la parte politica loro assegnata. Cento persone non
sono quindicimila! E neanche possono essere sostituite dalla massmediologia o
dal web, che sono puri strumenti e hanno poco a che fare con le infinite
variabilità del territorio italiano. Archiviata nell'assoluta banalità la
campagna elettorale, ci sono due "non banalità" che vorrei esaminare:
l'eventuale non successo dell'estrema sinistra (La Sinistra Arcobaleno) e
l'eventuale successo dell'estrema destra (La Destra). Rinvio alla settimana
prossima la Sinistra Arcobaleno, e ti parlo oggi della Destra di Santanchè (e,
non dimentichiamolo, di Storace!). Dunque, La Destra starebbe salendo: era un
punto e mezzo percentuale due mesi fa, e oggi sarebbe circa il 3%. Si tratta,
non dimenticarlo, di una presenza probabile di 1.200.000 voti. Un'immensità per
chi è neonato come Storace. Ma l'ex presidente della Regione Lazio ed ex
ministro della Sanità nel terzo governo Berlusconi
tanto neonato non è! è un politico nato, cresciuto ai tempi di Almirante quando
il Movimento sociale italiano (Msi) radunava tra il 6 e l'8% dei voti, e
combattente fin dal primo momento nelle borgate romane insieme a "er
Pecora", cioè Teodoro Buontempo, attualmente Deputato ex An, schieratosi
recentemente con lui. Successivamente come capufficio stampa del presidente di
An Gianfranco Fini, ha acquistato smalto e capacità comunicativa, migliorati
nel corso degli anni e nell'esercizio diretto del potere. Ho
"testato" più volte in tempi recenti il "bacino potenziale di
utenza" della Destra e il risultato è stato costante: circa l'8% degli
italiani "potrebbe anche votare" La Destra. L'8% dei voti equivale a
un partito virtuale di 3.200.000 italiani predisposti a questo specifico voto.
Si tratta sostanzialmente dell'antico Movimento sociale italiano, cioè la
frangia dei sostenitori della destra "dura e pura". Ovviamente il
tempo della campagna elettorale è troppo breve perché questa virtualità prenda
corpo, ma un po' di corpo La Destra lo sta in ogni caso prendendo. Non mi
meraviglierei pertanto che l'attuale voto virtuale venga confermato dal
giudizio delle urne (anche se una battuta d'arresto è stata inflitta a questo
voto virtuale dal geniale inserimento nelle liste Pdl della figura, a sua volta
"dura e pura", di Giuseppe Ciarrapico, detto "Ciarra"). ©
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( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 65 del 2008-03-16 pagina 0 Berlusconi:
brogli, rischio grandissimo Fisco, introdurremo il quoziente familiare di
Redazione Il Cavaliere lancia l'allarme voto poi ironizza su Veltroni: "Se il suo programma fosse vero lo voterei anch'io".
Poi dice: "La sicurezza è calata, ma i clandestini sono aumentati".
Le iniziative per dare sostegno alle famiglie Como - "C'é un problema
grandissimo, quello dei brogli". A lanciare l'allarme ancora una volta,
anche in vista delle prossime elezioni, è Silvio Berlusconi
dal palco del comizio in piazza Duomo a Como. "Chi se la sente - dice Berlusconi ai partecipanti - di passare il sabato a confrontarsi
con i rappresentanti di lista della sinistra si può mettere in lista per far
parte dell'esercito dei difensori della libertà". Vi garantisco che
supereremo l'angoscia e la paura per governare questa situazione
difficile", assicura poi. "Andremo al governo con tanta umiltà -
aggiunge - la speranza e la convinzione di realizzare molti progetti anche
grazie alla concretezza che ci contraddistingue". Se il programma di Veltroni fosse vero lo voterei "Veltroni,
che ha anche trovato il sistema per mangiare a sbafo, ha copiato il nostro
programma che é esattamente il contrario di quanto ha fatto la sinistra".
Il Cavaliere non rinuncia quindi all'ironia: "Sembra che sia stato colpito
sulla via di Damasco da un fulmine. E' tutto sbagliato, come gli si può
credere. Se fosse così, se fosse vero, lo voterei anch'io; poi andrei in gita
al Baradello, dove tra l'altro ho incontrato la mia prima fidanzata", dice
in mezzo agli applausi. Fisco, sì al quoziente familiare Poi rilancia una delle
proposte chiave del programma del Pdl su fisco e famiglia: "Cambieremo il
sistema fiscale - dice - introducendo il quoziente familiare". Una
iniziativa alla quale si aggiungono le misure in favore "delle famiglie
che non possono, il buono per le locazioni e il piano casa". E proprio
parlando del piano casa Berlusconi rivendica un
diritto di primo genitura: "Ho visto che anche la sinistra lo ha messo nel
programma. Sono felice - aggiunge comunque - che le buone cose vengano anche
imitate". Berlusconi non dimentica ovviamente la promessa
di abolire l'Ici sulla prima casa, di introdurre aiuti per i figli che nascono
e il bonus per i libri gratuiti fino a 18 anni. Meno sicurezza, più clandestini
"La sicurezza è calata i clandestini invece sono a iosa". Tema molto
caro ai cittadini del nord Italia, che accolgono le parole del Cavaliere con
fragorosi applausi. Il presidente di Fi se la prende con il governo di
centrosinistra, che "ha tolto risorse alle forze dell'ordine. Io -
prosegue - gli ho detto: siete pazzi". Berlusconi
senza citare mai direttamente la persona coinvolta, racconta di aver avuto un
colloquio con un esponente del centrosinistra proprio su questo tema e di aver
ricevuto una risposta non condivisibile: "Questi delle forze dell'ordine -
dice - non se lo meritano. Sono dei traditori della condizione operaia, venduti
allo stato borghese". Soluzione per i rifiuti Non so come faremo, ma lo
faremo". E' quanto assicura a proposito della questione rifiuti. Il
Cavaliere ribadisce di "non avere la bacchetta magica" e non nasconde
di essere preoccupato e per questo di lavorare giorno e notte per trovare una
via d'uscita: "So benissimo che dopo un mese tutta quella spazzatura sarà
mia (dando per scontata quindi la vittoria, ndr)". Berlusconi
si rifà ai numeri citati dal commissario straordinario Gianni De Gennaro: si
tratta di "un milione di tonnellate di rifiuti da collocare in qualche
modo". Una grande quantità quindi da smaltire e un'operazione resa ancora
più complicata dal fatto che "per costruire un termovalorizzatore - dice -
ci vuole un anno. Non so come faremo - conclude - ma so che ce la faremo".
Armamentario vetero-stalinista Berlusconi accusa il
centrosinistra di aver sfoderato tutto "l'armamentario
vetero-stalinista" contro il Pdl: "Hanno detto che sono ammalato e
non è vero - dice durante un comizio a Como - hanno detto che ho candidato
delle soubrette, ma io con le soubrette farei altre cose anziché metterle in
lista", replica strappando le risate generali della piazza. Il cavaliere
cita anche il caso Ciarrapico e aggiunge: "Ci ridicolizzano - prosegue -
non c'é niente di nuovo". L'ex premier rivendica comunque la propria
'freschezza' nel mondo della politica: "Io sarò vecchio da un punto di
vista anagrafico ma sono in politica solo da 14 anni". Il confronto é con
i big del Partito democratico, ma secondo Berlusconi
"gli italiani non sono così ingenui da cadere nelle trappole e nelle
illusioni". Aiuti alla Casa Famiglia Cometa Silvio Berlusconi
visita la Casa Famiglia 'Cometa', che si trova a Como, e ne esce con una
convinzione e una promessa: "E' una visita che sarebbe bene far fare a
tanta altra gente. Sono conquistato e mi iscrivo di forza tra i sostenitori
economici di questa iniziativa". Il Cavaliere viene accolto da applausi e
da una piccola folla e assicura che presto, al termine della campagna
elettorale, farà ritorno: "Verrò a cena con Veronica e i miei figli".
Per il Cavaliere infatti si è trattato di "una visita rigenerante. Non ci
si può non commuovere vedendo quanto è stato fatto qui e per questo vi faccio i
più vivi e affettuosi complimenti". Il presidente dei Fi assicura che il
Pdl continuerà sulla strada del sostegno alla famiglia, dimenticare il
volontariato: "Stabilizzeremo il 5 per mille queste attività".
"Avete - riconosce Berlusconi agli animatori
della Casa Famiglia - un lavoro della Madonna da fare, ma anche noi se
arriveremo al governo avremo il nostro 'laurar de la Madona'". Il
Cavaliere poi scherza con i bambini e non dimentica di fare loro una promessa a
hoc: "I bambini che sono qui sono in gran parte milanisti - afferma tra
gli schiamazzi - e questo vuol dire che sono stati educati molto bene, al
buono, al bello, al giusto e io gli faccio un invito verrà un pullman per
portarli a Milanello a pranzare con i giocatori e poi faremo una partita
dimostrativa solo per loro". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il vento... Non si
tratta di farla più nera di come sappiamo che già è. Però colpisce la
sperequazione tra la realtà governata dai mercati e quella che i cosiddetti
governanti continuano a pubblicizzare. L'impressione, detto fuori dai denti, è
che i vertici della politica non ce la facciano a tenere dietro a dinamiche
economiche che hanno assunto proporzioni incontrollabili. Rispetto al dollaro,
l'euro oggi vale più o meno il doppio. Significa che, per un francese o un
tedesco, i prezzi di un supermercato a Los Angeles o a Chicago si sono
praticamente dimezzati. Ma la notizia ancora più eclatante è che nessuno se lo
aspettava, e nessuno riesce oggi a spiegare come sia potuto succedere. Il Pil
dell'Unione europea oggi ha sorpassato l'America. Ma un evento così
"epocale" continua a essere indecifrabile. Anche per questo sono
sempre meno credibili le rassicurazioni che piovono puntualmente dall'alto. È
probabile - almeno si spera - che non sarà un altro '29. Ma è certo che nessuno,
al momento, ha gli strumenti per azzeccare la diagnosi. Come e quando reagirà
l'America a questo improvviso knock-out lo sapremo solo vedendolo. E
trattandosi di un anno elettorale, per giunta combattutissimo, c'è da giurare
che le tensioni potranno solo moltiplicarsi. In questo scenario l'Italia sta
messa come una cenerentola. Il ruolo che può giocare è inesistente. Non solo
perché, sul piano economico, sta già messa peggio degli altri. Ma anche, e
soprattutto, perché non ha leve istituzionali credibili per fronteggiare la
situazione. Se perdono colpi i presidenti americani e affannano i loro
altrettanto ben piazzati colleghi europei, cosa possono
sperare di fare Berlusconi o Veltroni una volta che si insedieranno al governo? Nell'epoca in cui economia
e finanza sfuggono di mano anche alle redini salde di esecutivi forti, i
governicchi di cui disponiamo sono condannati a far cilecca. Berlusconi, che già in passato si è trovato stretto nell'angolo da una
congiuntura sfavorevole, stavolta ha scelto di fasciarsi anticipatamente
la testa. E perché uno come lui dica che piove a dirotto, significa che si è
già rassegnato al fatto che da Palazzo Chigi non riuscirà a concludere niente. Veltroni, fedele al clichè di inguaribile ottimista,
continua a sfornare ricette più o meno miracolose. Forse anche, però, perché in
cuor suo sa che non gli sarà data occasione di cucinarle. Possiamo solo
consolarci pensando che, da questo punto di vista, le elezioni potrebbero
mettere finalmente il silenziatore. È come se la crisi mondiale stendesse,
sulle nostre diatribe, un pietoso velo bipartisan. Chiunque vinca, non cambierà
granchè. Almeno che non si metta mano a qualche drastico cambiamento
istituzionale che dia al vincitore almeno la parvenza di potere provare a governare
con stabilità e autorità. Ma non è questa l'aria che tira. Dalle parti di Roma
continua a spirare il solito refolo cerchiobottista, di chi a parole promette
tutto sapendo che, alla prova dei fatti, non riuscirà a fare quasi niente.
Perché cambi qualcosa c'è bisogno che il venticello romano sia spazzato dal
gelido uragano che si annuncia minaccioso oltreatlantico. Un'ipotesi,
francamente, che è però difficile augurarsi. Mauro Calise.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Casini:
"No a un Paese in mano alla Lega" ADOLFO PAPPALARDO Attacchi a Veltroni e a Berlusconi anche se i più
duri sono riservati all'ex alleato. Pier Ferdinando Casini, candidato premier
dell'Unione di centro, galvanizza ieri la platea del Palacongressi di Agrigento
dove apre ufficialmente la campagna elettorale siciliana. Qui tiene a mettere in guardia, soprattutto,
dalla "finta competizione tra Veltroni e Berlusconi" e "dal pericolo Lega". E poi
attacca le liste di Pd e Pdl "piene di amiche e shampiste senza classe
dirigente". "Il destino del nostro Paese non possiamo lasciarlo in
mano alla Lega. Se vince il Pdl la golden share (l'istituto giuridico che fa
conservare potere di governance allo Stato anche se ha privatizzato un settore
o un'azienda, ndr.) della vittoria sarà proprio del partito di Bossi"
avverte l'ex presidente della Camera che aggiunge: "Per il Sud la presenza
della Lega sarà un segnale di allarme. Per noi dell'Udc, che abbiamo a cuore le
vicende del Mezzogiorno, questo è il banco di prova più importante". Poi
ritorna sull'inciucio che avrebbero messo in piedi il Cavaliere e l'ex sindaco
di Roma e li definisce: "I ladri di Pisa perché litigano solo di giorno e
non la sera". Per questo all'inizio del suo discorso legge un'intervista
nella quale la candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione
siciliana, Anna Finocchiaro, raccontava di aver scritto a Stefania
Prestigiacomo, apprezzandone il suo impegno quando era ministro: "Berlusconi e Veltroni improvvisano
una finta sfida in campagna elettorale, ma sono sempre pronti a farsi riconoscimenti
reciproci. Senza di noi - avverte - non si governa. Forse senza di noi si può
vincere la campagna elettorale ma con il populismo di uno o il novismo di Veltroni". Mette, poi, in guardia i suoi due competitor
sul rischio di ingovernabilità all'indomani del risultato delle urne: "Non
si potrà governare e si dovranno trovare altre strade. E noi saremo lì, in
Parlamento". Perché il partito centrista non è disponibile ad accordi
sottobanco o trasformisimi ("Per questo - ricorda Casini- non abbiamo
voluto il governo Marini"). In prima fila ci sono Salvatore Cuffaro, ex
presidente della Regione che sarà capolista al Senato, l'ex ministro Calogero
Mannino e un nutrito gruppo di candidati per le politiche e le amministrative
che applaudono a scena aperta quando arrivano le bordate più dure, quelle al
Cavaliere che ostinatamente chiede di votare o Pd o Pdl: "Il voto utile è
quello che evita al nostro paese un oligopolio di Berlusconi,
il quale dice che gli abbiamo impedito di governare. Sì, gli abbiamo impedito
di fare i comodi suoi. Quando si pensò di abbassare le aliquote Irpef lui
voleva cominciare dai redditi alti, noi da quelli bassi". Anche il
passaggio sulla politica estera e lo scontro del giorno prima sulle missioni
all'estero innescate da un'intervista dell'ex ministro Antonio Martino sono un
assist del leader centrista contro il Cavaliere: "Sulle missioni militari
all'estero il Pdl ha messo in campo una grande dose di provincialismo e
sprovvedutezza. C'è da preoccuparsi, sono dei dilettanti allo sbaraglio. Noi
abbiamo sempre sostenuto i nostri militari e lo abbiamo dimostrato anche in
passato quando abbiamo deciso che non potevamo abbandonarli solo per fare
cadere il governo Prodi, evitando così un atto irresponsabile". E per
chiarire che niente lega più Casini e Berlusconi
chiarisce: "In Sicilia non votiamo Berlusconi ma
Lombardo".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL RETROSCENA L'idea
del patto per lo sviluppo piace alla platea Tremonti ascolta poi consulto a due
sull'ipotesi di un pareggio al Senato MARCO CONTI Cernobbio. La sfida al centro Walter Veltroni la porta
sino al cuore dell'elettorato berlusconiano. In mezzo a commercianti e partite
Iva, il leader del partito Democratico si muove con maggiore destrezza di
Romano Prodi. Non può certo sfoggiare le certezze di Silvio Berlusconi - che a Cernobbio dà per acquisito il programma elettorale del
Pdl e liquida in poco meno di mezzora il suo intervento - ma ha il
merito di spiegare che stavolta "votare Pd si può" anche per una
platea tradizionalmente orientata a destra. Quando arriva a Cernobbio per
intervenire al forum di Confcommercio, il leader del Pd è reduce dal lungo
viaggio in pullman nel Nord-Est. In Veneto e Lombardia Veltroni
ha speso molti giorni di campagna elettorale e ieri, nel duello a distanza con Berlusconi ha strappato un pareggio, anche in termini di
applausi, che giocando fuori casa può valere doppio. D'altra parte a spiegare
il mutamento di linea che ha investito il centrosinistra ha provveduto il
giorno prima il sociologo Giuseppe De Rita quando ha sostenuto che la cultura di
Prodi, uomo delle partecipazioni statali, "è fordista" e quindi poco
sensibile al settore dei servizi. Se poi si ricordano i fischi che nel '96
accolsero lo stesso Prodi ad un'assemblea di Confcommercio, forse si comprende
il perché delle scarse occasioni di confronto che ci sono state in questi anni
tra il centrosinistra di Prodi e la confederazione dei commercianti. Con Veltroni la musica è cambiata. L'esperienza e i rapporti
costruiti dal Campidoglio sono serviti, anche se i sospetti reciproci restano e
su questi fa leva Berlusconi mettendo in guardia una
platea che conosce a menadito. Ieri pomeriggio il Cavaliere ha dovuto però
riconoscere che l'elenco di misure illustrate da Veltroni
per rilanciare l'economia, attinge "nella nostra cultura liberale".
"Veltroni - ammette Berlusconi
sull'uscio della sua camera al "Villa d'Este" - dice le nostre stesse
cose. Se va avanti così diventerà il nostro campione, il nostro candidato
premier". "Il pifferaio", così lo definisce il leader del Pdl,
"non è però credibile" perchè "Prodi è il presidente del
Pd" e perchè "il 70% dei componenti dell'attuale governo sono stati
ricandidati". Veltroni l'applauso più lungo lo
strappa quando rilancia la necessità di un patto per lo sviluppo, che "non
si può senza una buona parte delle imprese italiane che ora è laterale" e
quando sostiene che "è facile" addossare l'aumento dei prezzi ai
commercianti quando invece occorre "guardare a tutta la filiera". Berlusconi ribatte qualche ora dopo puntando su Visco
"dracula" dalla "fantasia incredibile nell'inventare tasse"
e su una tradizione che vede la sinistra ostica al profitto. Ad ascoltare
attento in prima fila il discorso del leader del Pd c'è Giulio Tremonti che con
un occhio ha seguito le reazioni della platea. Al termine del suo discorso i
due si avvicinano e, seduti in prima fila parlano fitto fitto di economia
globale, ma anche delle possibilità di un possibile pareggio al Senato.
"Niente larghe intese, chi vince governa", sostengono sia Berlusconi che Veltroni. Ma forse
la platea punta proprio sul pareggio e su quella che il presidente di
Confcommercio Claudio Sangalli definisce "legislatura costituente per
procedere a riforme economiche e sociali profonde che consentano al nostro
Paese di crescere di più e di crescere meglio". Sotto: il candidato
premier del Pdl Berlusconi ieri a Cernobbio. A
sinistra: il leader di An Fini.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Pensioni,
torneremo alla riforma Maroni" DALL'INVIATO ANTONIO TROISE Cernobbio.
Indietro tutta, sulle pensioni bisogna tornare alla riforma Maroni e al suo scalone.
Anzi, forse sarà addirittura necessaria una stretta più forte. Il leader del
Pdl, Silvio Berlusconi, scopre
la sua ricetta per rilanciare l'economia. E lo fa a Cernobbio, chiudendo la
seconda giornata del forum organizzato dalla Confcommercio. Un confronto a
distanza con il leader dell'altro schieramento, Walter Veltroni, che poche ore prima aveva illustrato alla stessa platea il suo
programma. Ma chi si aspettava un duello a colpi di sciabola è rimasto deluso.
Anche se il Cavaliere smentisce l'ipotesi delle larghe intese: "Vinceremo
con un largo margine e quindi avremo il dovere di governare". Ma non sarà
una passeggiata: "Sono angosciato. Riprendere in mano un'azienda così
complicata è uno sforzo che richiede un senso di responsabilità non
piccolo". Anzi, visto che il programma del Pd coincide con quello del Pdl,
"verrebbe la voglia di dire, votate Veltroni e io
torno a fare le cose che mi piacciono. Ma la sua formazione politica non ha
alcuna credibilità". E comprende uomini come Di Pietro "che fanno
temere un ritorno del vecchio giustizialismo". Pensioni. Berlusconi non ha dubbi. Siamo il Paese dove si lavora meno
un Europa. "I dipendenti del Comune di Roma, fra assenze e malattie, fanno
39 giorni di feste in più rispetto ai privati". E, come se non bastasse,
"andiamo in pensione troppo presto: chi sarà al governo dovrà rimettere
mano al sistema previdenziale, tornando per lo meno alla vecchia riforma. E
forse non sarà sufficiente perché hanno creato nuovi squilibri. Interventi che
difficilmente saranno accettati". Larghe intese. L'ipotesi di una
situazione di stallo al Senato con un pareggio fra i due schieramenti non
convince per niente il Cavaliere. "Noi siamo sempre disponibili al
dialogo, è la sinistra che ha sempre demonizzato l'avversario. Ma vinceremo con
un largo margine e avremo il dovere di governare". Recessione. La
situazione economica, spiega Berlusconi, è difficile.
"C'è da far tremare le vene ai polsi. Quasi quasi, se vincono loro, farei
festa". In mattinata, al Corviale, quartiere popolare della capitale,
sigla con Fini e Alemanno, candidato sindaco del Pdl, il "patto per
Roma". E non nasconde le preoccupazioni per gli effetti della recessione
in arrivo dagli Usa, ribadendo peraltro il no al ritiro del nostro contingente
dal Libano e al ritorno in Iraq. Ora, al forum di Cernobbio, sgrana il lungo
elenco delle "inefficienze" italiane. "Sto facendo una campagna
elettorale tranquilla e non prometto miracoli soprattutto perché sono
consapevole delle difficoltà del Paese e dell'eredità che ci ha lasciato il
governo". Rifiuti a Napoli. A complicare ulteriormente le cose c'è stata
poi l'emergenza rifiuti che ha proiettato un'immagine devastante del Paese. I
danni sono incalcolabili, spiega il leader del Pdl, e colpirà tutto il made in
Italy: "Anche Dolce e Gabbana piangono e un famoso ristoratore italiano
con una serie di locali a New York si lamenta perché i clienti sono in calo.
Senza parlare del turismo: a Napoli si chiudono roof garden di importati
alberghi. Si può pensare che un paese come questo che non ha saputo risolvere
il problema dei rifiuti sia in grado di realizzare prodotti
all'avanguardia?". Programma. Le vostre proposte sono le mie, ha esordito
il Cavaliere con i commercianti. Ma ha anche precisato che nei prossimi giorni
presenterà un nuovo contratto con gli italiani. Che conterrà l'abolizione
dell'Ici, la detassazione del lavoro straordinario, gli aiuti alle famiglie, il
pagamento dell'Iva al momento della riscossione. Quindi le infrastrutture: 50
miliardi da spendere in cinque anni. E la sicurezza: l'assunzione di 10mila
poliziotti di quartiere.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il leader Pd alla
Confcommercio. "Niente larghe intese, chi vince governa". Poi a
Milano: amo questa città "Servono le riforme istituzionali Occasione
perduta al voto con vecchia legge" TERESA BARTOLI Roma. Carlo Sangalli,
presidente di Confcommercio, lo accoglie a Cernobbio giudicando "un
segnale importante l'attenzione del Pd alle ragioni del mondo economico".
E Walter Veltroni ricambia sottolineando le parole "sagge e responsabili"
ascoltate al forum: "Spero che insieme, ciascuno per la sua parte - dice -
si riesca a girare questa pagina. La speranza degli italiani sta nel
cambiamento". Per questo offre la sua ricetta contro la crisi: "Non
si può fare una concertazione per lo sviluppo senza la stragrande maggioranza
delle imprese italiane che sono quelle della piccola e media impresa,
del commercio e dell'artigianato. Bisogna rimetterle al centro di un patto per
lo sviluppo che è urgente e che, probabilmente, sarà doloroso" perché
"le risorse non verranno dal cielo" e c'è il rischio che la
recessione americana sbarchi in Italia. Ripropone un piano economico che passa
per l'immediata riduzione della pressione fiscale. Il governo del Pd - promette
Veltroni - ridurrà la spesa pubblica di mezzo punto
subito e poi di un punto l'anno. E gli interventi a favore dell'economia
saranno finanziati con tre leve: "continuazione della lotta all'evasione,
utilizzo del patrimonio di cui il paese dispone e la riduzione della spesa pubblica".
"È un impegno gigantesco che però non comprimerà la spesa sociale"
assicura Veltroni spiegando alla platea di
Confcommercio che "per la prima volta siamo liberi da condizionamenti e
nel programma del Pd ci sono le proposte fiscali che possono aiutarci ad uscire
dalla crisi". Un progetto che parte dal principio "pagare tutti per
pagare meno" perché "non solo è un modo di dire ma, se applicato
veramente, è uno strumento autentico di ripresa per l'economia del paese".
Servono - spiega - misure anticicliche per rafforzare le piccole e medie
imprese. Misure come la riduzione delle aliquote e un intervento su salari e
stipendi, quelle occasioni che sono andate perdute qualche mese fa".
Servono - ribadisce - norme di semplificazione perché "una impresa in un
giorno si può fare" come si può cancellare uno Stato che spesso è stato
"prussiano" nel chiedere mille adempimenti. Misure di sviluppo che
però non cancelleranno l'attenzione per chi ha meno: "Più servizi sociali,
più lotta alla povertà e sostegno a chi ha disagio". Insiste, Veltroni, sulla mancanza di condizionamenti. Spiega che, se
vincerà, potrà realizzare il suo programma "senza mediare" con
nessuno. Nega anche le grandi intese: "Chi prende un voto in più,
comanda" ribadisce spiegando che chi vince avrà l'onere del governo
mentre, assieme, si scrivono le regole del gioco nell'interesse comune. Si
rifiuta di polemizzare con l'avversario - "sono quindici anni che si parla
di e contro Berlusconi" - se non per ironizzare
sul fatto che "la prima volta che si candidò Baggio sbagliava il rigore ai
mondiali". Ricordo evocato, forse, dalla telefonata calorosa ricevuta,
dopo l'intervento al forum, dall'ex ct della Nazionale Enzo Bearzot. È convinto
che si possa vincere, nega ogni ipotesi di "inciucio", pensa che dopo
il tredici aprile "è del tutto evidente che esista la possibilità che il
Senato si trovi nelle condizioni di non forte maggioranza o addirittura di
stallo analoga, paragonabile o peggiore degli anni 2006-2008". Essere
andati al voto con la vecchia legge "è una grande occasione perduta"
dice ribadendo il no a grandi coalizioni ma auspicando un clima di dialogo tra
maggioranza ed opposizione ed il ritorno della tradizione dell'affidamento di
una camera all'opposizione. Il tour dopo Cernobbio tocca Milano, quartiere San
Siro per la precisione. Qui Veltroni ringrazia
Jovanotti per la canzone "mi fido di te" che apre i suoi incontri e
chiama ogni sostenitore a farsi parte della campagna convincendo cinque
persone. Poi confessa: "Sembra strano ma amo Milano, mio padre lavorava
qui e io ci venivo tutte le estati". Da Gattico, in Emilia, Romano Prodi
rende omaggio a chi "sta ricucendo i fili spezzati della democrazia
italiana" alla guida di un partito "giovanissimo".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IN
PARTENZA. Dopo l'intervento molti applausi per Veltroni. Così nel
pomeriggio per Berlusconi. Anche se
l'applausometro è andato in tilt per Bersani e Tremonti.