HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli   

DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

Torna all’indice mensile 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL   16-3-2008        #TOP


Report "Veltroni/Berlusconi"

Con il suo popolo, ma anche con la tv ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Io spero anche di poter vedere un faccia a faccia tra Veltroni e Berlusconi, ma ? profetizza Realacci ? credo proprio che loro non accetteranno mai". Che il Cavaliere sia allergico al contraddittorio in tv lo dimostra anche la trasmissione organizzata dal Tg2, in cui il leader del Pdl ha suggerito a una giovane precaria di sposare il figlio di un miliardario.

Non inseguite le gaffes ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: uno schema di gioco inedito, Veltroni a fare da lepre come proposta politica e presenza mediatica ? ritorna nell'alveo classico degli ultimi quindici anni: Berlusconi le spara grosse, noi dietro ad abbaiare. Sappiamo tutti che lo scontro elettorale è attacco e gioco di rimessa.

L'indignazione non basta: 10 impegni Wiki ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: attività di governo di Veltroni, che nel suo programma ha chiaro l'elemento del reddito minimo per i precari e dell'accesso alla banda larga come diritto del cittadino, tra le cose che mi stanno più a cuore e che dunque non ripeterò). Innovazione e tutela generazionale Impegnerò il mio ruolo di parlamentare: per portare l'investimento italiano in ricerca alla quota minima del 2%

Peggio di Diliberto. Il Pdl vuole scappare dal Libano ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Parole condannate con indignazione da Prodi, D'Alema e Veltroni, che ricordano che persino gli americani stanno pensando al ritiro dall'Iraq. Più tardi il premier rivela che il presidente del parlamento libanese ha convocato l'ambasciatore italiano a Beirut per chiedere spiegazioni. Anche Casini attacca: "Pura irresponsabilità ".

Alitalia dice sì al piano Air France ( da "Stampa, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: adesso la parola passa ai sindacati Alitalia dice sì al piano Air France Berlusconi: pensioni, con la crisi Usa non basterà tornare allo scalone Berlusconi e Veltroni si esercitano in un duello a distanza, complice l'invito della Confcommercio al tradizionale Forum di Cernobbio. Sullo sfondo, lo spettro della crisi americana che da un momento all'altro può "caderci addosso",

La missione impossibile del "tandem SS" ( da "Stampa, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma per il Parlamento la vedo male: ho un sacco di amici che hanno paura che vince Veltroni e vogliono votare per Berlusconi". Arriva Storace, stringe mani e inizia a parlare. Scopriremo che comincia e finisce sempre allo stesso modo. In avvio, invece che buongiorno, dice "buona destra a tutti"; e chiude così: "Si dice se son rose fioriranno.

Parte da Corviale la sfida del Pdl ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Veltroni ha continuato a fare i festival del Cinema, ma dimentica che poi gli attori tornano a Hollywood, mentre i romani restano qui. Organizza le notti bianche ma dimentica che i romani passano le notti in bianco perché sono preoccupati del futuro".

Clima da stadio fra stendardi e applausi ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Avanti tutta per battere Veltroni Walter "We can". Che nel frattempo annuncia la discesa a Sanremo, giovedì prossimo, nella patria di Scajola, "perché la Liguria è l'ago della bilancia". Frase non originale, tanto per cambiare, plagiando Berlusconi. Ai Magazzini del cotone, comunque, i veleni sembrano lasciati alle spalle.

Da Pescara a Vicenza volti e speranze del popolo Pd ( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mai nominato Berlusconi, ("il leader del principale partito dello schieramento avversario", lo chiama Veltroni) e nonostante questo arriva un boato quando il leader del Pd racconta dell'Italia vera "che non ha bisogno di rialzarsi" come dice lo slogan del Pdl, "perchè la mattina presto gli italiani che faticano sono già in piedi".

Veltroni fa il pieno, Berlusconi il vuoto A Milano migliaia con il leader Pd. Ai commercianti dice: ridurremo le aliquote A Roma un flop il comizio del leader Pdl. Che minaccia di ( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Veltroni fa il pieno, Berlusconi il vuoto A Milano migliaia con il leader Pd. Ai commercianti dice: ridurremo le aliquote A Roma un flop il comizio del leader Pdl. Che minaccia di ritoccare le pensioni Al Corviale a Roma per Berlusconi è stato un flop, nonostante l'aiuto della scenografia.

Veltroni, a Milano la carica dei 10mila Vinciamo, sicuro: basta con questa destra. Dopo le elezioni chi ha un voto in più governa ( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche perchè "la prima volta che Berlusconi si è candidato alla presidenza del Consiglio, Baggio sbagliò il rigore ai mondiali, è la quinta volta che si presenta", ricorda Veltroni. Si ripresenta e va sempre più a destra, col Pdl che candida "persone che fanno lo stesso saluto di quelli che hanno firmato le leggi razziali nel 1938".

Italia a rischio recessione Bersani: azzardato parlarne ora ( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sia Veltroni che Berlusconi, infatti, hanno esternato qualche preoccupazione. Ma per il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, anche lui intervenuto a Cernobbio, "è azzardato parlarne ora. Molte sono le nuvole all'orizzonte e sicuramente siamo in presenza di un forte rallentamento, ma non credo siamo ancora nella fase recessiva"

Lo show della precaria sicuramente preparato Ora Veltroni deve attaccare Cara Unità,<B ( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Lo show della precaria sicuramente preparato Ora Veltroni deve attaccare Cara Unità, vedo molte lettere sull'uscita di Berlusconi sulla facile soluzione per risolvare il precariato femminile, ma a me la notizia, letta sui giornali, aveva fatto un effetto diverso. Circa ventiquattrenne, laureanda: oggi con le triennali a 24 anni si è solamente molto fuori corso.

Lo strappo ( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: argomentare sulla somiglianza di Veltroni con Berlusconi mentre Berlusconi governa, con il suo conflitto di interessi, la sua potente intimidazione, le sue marce trionfali da e per Piazza del Popolo, a Roma, o da e per San Babila a Milano, il suo sodalizio fascista, i soldati italiani finalmente combattenti, lo spionaggio di magistrati e giornalisti e le nuove commissioni Mithrokin.

Berlusconi flop, piazza vuota a Corviale Al comizio nel quartiere romano, con Fini e Alemanno, 250 persone. Sul palco un fondale con la foto del palazzone ( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi non promette niente, però invita a votare Alemanno perché al governo era "un rompiballe tenace; avverte che "votare altri significa favorire Veltroni" e, alla richiesta di un cittadino sulla detrazione fiscale per ogni spesa cede la armi: "Ci vorrebbe una rivoluzione fiscale, non si può fare".

Pensioni, si torna alla Maroni. E non basta Il leader Pdl a Cernobbio: è gravissima la situazione economica italiana ( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dunque il Berlusconi di sempre, che prima di concedersi davanti alla platea della Confcommercio ha dato il meglio di sé nel precedente sbarco dall'elicottero. Qui, di fronte a telecamere e taccuini è un fuoco di fila. "Veltroni predica bene e razzola male - esordisce -.

La partita del Veneto e il rebus degli imprenditori-operai ( da "Unita, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni è uscito dai luoghi comuni che separano destra e sinistra come compartimenti stagni". Qualcosa si è mosso? Tra filari di vitigni e alberi già fioriti, la primavera tenace è "il recupero del tessuto territoriale". Ripartire (almeno) dalle amministrative.

A confronto i piani di berlusconi e veltroni su pensioni e tasse - statera e tito alle pagine 10 e 11 ( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ieri al forum di Cernobbio A confronto i piani di Berlusconi e Veltroni su pensioni e tasse STATERA E TITO ALLE PAGINE 10 E 11.

Libano, berlusconi boccia martino "i soldati italiani devono restare" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sia Walter Veltroni che il vice Dario Franceschini elencano i contrasti, a cominciare da quelli tra Berlusconi e Fini sulla politica estera. Denuncia Fausto Bertinotti, candidato premier della Sinistra arcobaleno, la gravità di quell'affermazione: "L'Italia ha avuto una politica di pace.

Udc e rosa bianca, nozze a rischio cotto e armosino rivali, è ufficiale ( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Gli italiani stanno iniziando a capire che tra Veltroni e Berlusconi l'unica vera novità è l'Udc di Casini". Poi una stoccata al Pd: "La candidatura di Emma Bonino in Piemonte dimostra quanto siano emarginati i cattolici all'interno di quel partito". Ad Asti invece la spaccatura nel Pdl è ormai ufficiale: nonostante tutti i tentativi di mediazione Mariangela Cotto,

Tremonti: il programma del Pd? Sembra di essere a Disneyland ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Ci sono due Veltroni - ha detto infatti Tremonti -: quello che è ancora nel governo, che ha scritto i numeri della recessione e ne ha la responsabilità; e poi c'è l'altro Veltroni che parla di miracoli. Come possa fare il Veltroni della recessione e anche dei miracoli, bisogna chiederlo a lui".

Berlusconi alla sinistra: "Sì al dialogo, ma chi vince governa" ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha scherzato ancora Berlusconi, "io sarei il primo a esserne contento: votiamo tutti per Veltroni, io torno a fare le cose che mi piacciono e abbiamo risolto la situazione del Paese...". E invece no, non è possibile. Perché, ha ricordato Berlusconi, ci aspetta una mole di problemi: dalla crisi Usa "che rende difficilissima la situazione economica"

Il Cavaliere sceglie l'ironia e così spiazza il suo "clone" ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dopo che ha parlato Veltroni e prima che tocchi al Cavaliere - Berlusconi non lesina ironie. Perché, spiega ai cronisti che lo intercettano al secondo piano di Villa d'Este davanti alla porta della sua suite, "ormai Veltroni va dicendo le nostre stesse cose". Insomma, "se va avanti su questa strada diventerà il nostro campione".

<Riforme insieme ma si scordino i veti comunisti> ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: opposizione a condizione però che Veltroni e la sua parte politica siano disponibili a mettere da parte veti ideologici o di interesse di parte, come è accaduto in passato". Con una sola battuta Calderoli ha ribadito la priorità leghista della riforma in senso federalista dello Stato, ma soprattutto ha risposto direttamente al segretario del Pd,

Il destino della compagnia secondo i politici ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni, il quale si augurava che la questione-Alitalia venisse tenuta fuori "dal tritacarne elettorale". Sempre Veltroni: "Su Alitalia decida il mercato e il destino di Malpensa va sganciato da quello della compagnia di bandiera". Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, un mese fa si dichiarava contrario a cordate italiane "

Macché pareggio Silvio-Walter Pdl in testa di 4 milioni di voti ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che il Pd di Walter Veltroni è pressoché alla pari del Pdl di Silvio Berlusconi. Ebbene, io non so di che sondaggi si parli perché quelli che vedi riportati qui e che in gran parte corrispondono a quelli riportati da Renato Mannheimer venerdì scorso sul Corriere della Sera, sono di una tonalità tendenzialmente diversa: indicano cioè che il distacco tra i due grandi raggruppamenti (

La speranza arriva in pullman - massimo pisa ( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il figlio del sindaco e il giovane ex elettore di Berlusconi, maglietta indosso e cartoncino "Si può fare" in mano. Per un giorno il distacco dal Pdl, le contraddizioni con i cattolici, il divorzio dagli ex compagni della Sinistra Arcobaleno sono dettagli. Impicci di poco conto. La vittoria è in fondo a via Mar Jonio. "Veltroni può". SEGUE A PAGINA III.

"noi, in pullman per vedere walter" - massimo pisa ( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Si può fare, Veltroni può sintetizzare tutto: da sindaco di Roma ha vinto il nostro scetticismo, sa decidere e la gente lo ascolta. E il Pd lo sentiamo di sinistra". Anche se poi, con candido pudore, ammettono: "Le svolte le abbiamo condivise. Ma quando ci chiamavamo Pci ci piaceva di più".

San siro, diecimila per veltroni "si può fare anche a milano" - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Berlusconi? "La prima volta che si candidò, Baggio sbagliò il rigore ai mondiali...". Era il 1994, da allora però il Cavaliere qui a Milano ha vinto sempre. Adesso è un'altra storia, ma questo lo dicono i Veltroni boys milanesi che si passano la voce sotto il palco: "Flop del Cavaliere in un quartiere popolare di Roma,

"Non basta neanche lo scalone" ( da "Stampa, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: qual è il vero Silvio Berlusconi. Della versione brillante ed entusiasmante sul lago di Como si è visto poco: lo spettacolare arrivo in elicottero, e qualche battuta delle sue. Come questa: "Stamattina - ha detto ai commercianti - avete avuto qui Walter Veltroni che vi ha spiegato il mio programma, e non è ironia.

Le liste salgono a 9 e sono 5 a correre da presidente ( da "Stampa, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: presidente Sorteggio per la collocazione sulla scheda Dopo Veltroni è atteso anche Berlusconi Ieri verso le 13, poco dopo il termine della presentazione delle liste, si è svolto in tribunale il sorteggio per la definizione dei simboli sulla scheda elettorale che sarà di colore verde chiaro. Al primo posto, in alto a sinistra Dino Scanavino con le sue due liste (Pse e Sinistra Arcobaleno)

Atleti e politici fate la differenza ( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: distribuire ai suoi seguaci manualetti in cui s'insegna come spacciare Veltroni per Stalin. E come un tennista, Berlusconi: conta molto sulla battuta. [Da cricca a cicca. Toni indignati contro il professore che a Firenze ha fumato una sigaretta (non si sa di che) con gli studenti. Subito sospeso dall'insegnamento.

Walter e silvio a ruoli invertiti è smarrito il popolo delle partite iva - alberto statera ( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni usa il linguaggio che noi vogliamo sentire, ha capito i nostri bisogni, lo abbiamo ascoltato con piacevole stupore". E Berlusconi? "Berlusconi lo stesso". Salvo il rischio che il primo, novello Stalin come dice l'iperbole del kit berlusconiano che fa sghignazzare persino il popolo degli autonomi,

Bossi attacca il cavaliere sui precari "sbaglia, sul lavoro non si scherza" - paolo berizzi ( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sul lavoro non si scherza" Faremo anche noi come Veltroni un ministro del Nord Est. Ho promesso il posto al segretario della Liga Veneta Gobbo. I voti dateli a noi della Lega, non a Forza Italia PAOLO BERIZZI DAL NOSTRO INVIATO CASSANO MAGNAGO - "Berlusconi ogni tanto dice stronzate. Questa dei precari, per esempio, non mi è piaciuta.

"la crisi usa fa paura, pensioni da rivedere" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "La crisi Usa fa paura, pensioni da rivedere" Berlusconi: Veltroni copia, lui il mio candidato. Il leader Pd: giù le tasse Il leader Pdl: Sono angosciato, solo un incosciente non si rende conto della situazione CLAUDIO TITO DAL NOSTRO INVIATO CERNOBBIO - "Ridurre le aliquote? Non basta".

CERNOBBIO Stessa platea, ma a distanza di qualche ora: Walter Veltroni e Silvio Berlusconi si eserc ( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni dice che se il Pd vincerà le elezioni l'Irpef calerà per tutti. Berlusconi lancia l'affondo sulle pensioni: "In Italia bisogna lavorare di più. E per più anni". Il leader Pd invita a "un clima civile" del confronto politico tra i due partiti.

Berlusconi: pensioni, stretta necessaria Veltroni sul fisco: le aliquote subito giù ( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Allarme del Cavaliere: la crisi Usa ci investirà. Il leader Pd: serve un clima civile Berlusconi: pensioni, stretta necessaria Veltroni sul fisco: le aliquote subito giù.

La Lega prenota la poltrona <Il prossimo sindaco uno di noi> ( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E spiega: "Nei sondaggi, la differenza tra Berlusconi e Veltroni la fa la Lega, la fate voi. Per questo cercano di tenerci lontani dalle trasmissioni in Tv". Il possibile rimedio chiude il pomeriggio: "Da qui dovete uscire tutti con un pacco di volantini da distribuire". G. San. Lumbard La nuova sede.

Veltroni-Berlusconi, duello su Milano ( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La Lega prenota la poltrona da sindaco: spetta a noi Veltroni-Berlusconi, duello su Milano Il leader del Pd: amo questa città, sicurezza al primo posto. Il Cavaliere: è un pifferaio "Io amo questa città". Veltroni sceglie il quartiere popolare di San Siro per la sua tappa milanese. Sicurezza, certezza della pena, immigrati, carovita.

Veltroni nel quartiere Aler <Sicurezza? Sfida da vincere> ( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Una scelta che fa il paio con quella di Silvio Berlusconi in mattinata. Il Cavaliere si era recato nell'enorme casermone popolare di Corviale a Roma. Un duello a distanza che si è replicato quando il leader del Pdl ha raggiunto Cernobbio, poco dopo Veltroni. "Non credete a Veltroni - ha detto Berlusconi - è un nuovo pifferaio magico".

Slogan e sfottò: la guerra dei manifesti ( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: politica degli attacchini edizione 2008 rimane un grande assente: non c'è Berlusconi. Almeno, non c'è la sua faccia. Rimpiazzata (quanto ad apparizioni) da un Veltroni in primo piano, in chiaro-scuro, con la pelle un po flaccida come morbido è il tenore dei suoi messaggi: "Il nostro futuro ci sta a cuore". E se qualcuno s'è stupito di una campagna dai toni finora troppo blandi,

Slogan, errori e sfottò La guerra dei manifesti ( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: errori e sfottò La guerra dei manifesti C'è il capo indiano leghista con gli occhi tristi, il Pdl che invita l'Italia a rialzarsi, il credo di Casini e il si può fare di Veltroni, il grasso di Di Pietro e l'assenza di Berlusconi. Slogan, errori e sfottò. La guerra dei manifesti tappezza la città. A PAGINA 3.

Berlusconi, stretta sulle pensioni ( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non basterà neppure tornare alla Maroni Berlusconi, stretta sulle pensioni Duello sull'economia. Veltroni: ridurre le aliquote CERNOBBIO (Como)- La riforma previdenziale del governo Prodi "ha squilibrato l'intero sistema. Per questo, quando riandremo al governo, dovremo ritornare al vecchio sistema, anche se non era sufficiente nemmeno quello".

E Silvio: il Pd copia Situazione difficile rivedere le pensioni ( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Chi invece ricorre ai trucchi "è il pifferaio magico Veltroni, che magari dice cose sensate ma poi deve dar credito a tutti i suoi alleati e farebbe precipitare nel burrone dello statalismo il Paese se veramente vincesse ". Oscilla Berlusconi, e in effetti è una comunicazione che può apparire poco comprensibile.

Bossi: sui dazi la storia dà ragione a me e Tremonti ( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: L'idea l'ho avuta io, mica Veltroni". Il rapporto con Berlusconi è saldo, può permettersi di fargli le pulci: "Ogni tanto dice stronzate. Come quella della precaria che sposa un milionario. Quella è una questione seria. E poi il matrimonio si basa sugli affetti, non sui soldi".

Il cielo è grigio e le nuvole incombono sul Serpentone quando Silvio Berlusconi prende ( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: candidato alla presidenza della Provincia di Roma, spara a zero contro Veltroni "che continua a fare festival dimenticando che poi gli attori se ne tornano a Hollywood e i romani restano". Ed ecco i "testimoni" chiamati a rendere solenne "il rito", la firma sotto i 16 punti "che daranno alla cittadinanza un segnale di forte riscatto".

Veltroni: al Senato rischio di stallo Ma niente <inciuci> ( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: davanti ai big di Confcommercio per la sfida in differita con Berlusconi, Walter Veltroni declina nei dettagli i suoi "lineamenti di un'idea riformista " che guarda a Blair e Zapatero come a Margaret Thatcher. Meno tasse su salari e stipendi, tagli alla spesa e un governo che governi, senza più le mediazioni che hanno paralizzato Prodi.

I dubbi in platea <I programmi? Troppo simili> ( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma la passerella dei candidati premier, in mattinata Veltroni per il Pd, prima di cena Silvio Berlusconi per il Pdl, ha confuso in più d'uno le certezze sui confini fra i poli. Per dirla con Rebecca, puro pragmatismo del Nord-Est: "C'è sovrapposizione fra i due programmi, faccio fatica a scegliere".

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-16 num: - pag: 3 Reazioni Cent... ( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il flop della manifestazione di Alemanno a Corviale è il simbolo del lavoro che la giunta Veltroni ha fatto proprio nelle periferie". Questo il commento dell'assessore uscente alle Periferie Dante Pomponi. "Il patto di Corviale è stato un vero fallimento. A sottoscriverlo c'erano i soliti noti. I grandi assenti erano invece i cittadini di Roma.

Beppe Grillo, lo show e l'annuncio: <Siamo in quindici municipi> ( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Passa a Berlusconi e Veltroni: "Guardateli bene sono salme, sono morti defunti, lo Psiconano e Topo Gigio hanno lo stesso programma li tengono in vita i mezzi d'informazione". Segue la commissione elettorale: "Stanno spulciando i nostri nomi, fanno problemi, noi siamo pronti con gli avvocati".

Walter, caccia ai moderati La salvezza è a <quota 35> ( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: al di là dei proclami di una vittoria prossima futura - Veltroni e i suoi uomini si sono posti. Se il "Walter-partito" (come lo chiamano scherzosamente nel loft e dintorni) otterrà questa cifra, anche in caso di sconfitta - che al momento, persino nei sondaggi del Pd, viene data come probabile - l'ex sindaco di Roma non avrà problemi.

Nella sfida di Brescia l'Unione va al voto con la <formula Prodi> ( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni che corre da solo, Berlusconi che scarica Casini, fosse mai successo. Come giapponesi rimasti a combattere in un'isola, peraltro florida e civile, da una parte si presenterà la vecchia Unione al completo, Pd più Sinistra arcobaleno a sostenere il candidato sindaco Emilio Del Bono (fa eccezione solo lo Sdi,

Berlusconi insiste a dire che Veltroni gli copia il programma di governo (e stavolta l ( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi insiste a dire che Veltroni gli copia il programma di governo (e stavolta l'ironia non diventa battuta ma segnale politico), il leader del Pd rilancia il "bipolarismo del dialogo", ritenuto lo schema adeguato per affrontare le emergenze del Paese.

ROMA Il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, apprezza le proposte economiche del Pd e del ( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Berlusconi, che parlano uno la mattina, l'altro il pomeriggio, caldeggia "una legislatura costituente per procedere a riforme economiche e sociali profonde che consentano al nostro Paese di crescere di più di crescere meglio". "Ci sembra un buon presupposto che la consapevolezza della necessità assoluta di lavorare per una crescita più robusta e di migliore qualità animi

CERNOBBIO - La sfida al centro Walter Veltroni la porta sino al cuore dell'e ( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sfida al centro Walter Veltroni la porta sino al cuore dell'elettorato berlusconiano. In mezzo a commercianti e partite Iva, il leader del partito Democratico si muove con maggiore destrezza di Romano Prodi. Non può certo sfoggiare le certezze di Silvio Berlusconi - che a Cernobbio dà per acquisito il programma elettorale del Pdl e liquida in poco meno di mezzora il suo intervento -

CERNOBBIO - Finisce in perfetta parità il duello a distanza tra Walter Veltroni e Silvio Berlus ( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sembrava di sentir parlare il leader dell'opposizione, cioè noi" ed invece il Pd di Veltroni "è al governo, con D'Alema e Visco, che ora hanno nascosto dietro la pancia di Bettini". Non è la prima volta che Berlusconi mostra di apprezzare le capacità oratorie di Veltroni che lo definisce un "pifferaio magico" e come tale in grado di incantare platee.

"Riforme insieme ma niente veti comunisti" ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: opposizione a condizione però che Veltroni e la sua parte politica siano disponibili a mettere da parte veti ideologici o di interesse di parte, come è accaduto in passato". Con una sola battuta Calderoli ha ribadito la priorità leghista della riforma in senso federalista dello Stato, ma soprattutto ha risposto direttamente al segretario del Pd,

Berlusconi avverte la sinistra: "Sì al dialogo, ma chi vince governa" ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha scherzato ancora Berlusconi, "io sarei il primo a esserne contento: votiamo tutti per Veltroni, io torno a fare le cose che mi piacciono e abbiamo risolto la situazione del Paese...". E invece no, non è possibile. Perché, ha ricordato Berlusconi, ci aspetta una mole di problemi: dalla crisi Usa "che rende difficilissima la situazione economica"

I sondaggi: macché pareggio Silvio-Walter il Pdl è in testa di quattro milioni di voti ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che il Pd di Walter Veltroni è pressoché alla pari del Pdl di Silvio Berlusconi. Ebbene, io non so di che sondaggi si parli perché quelli che vedi riportati qui e che in gran parte corrispondono a quelli riportati da Renato Mannheimer venerdì scorso sul Corriere della Sera, sono di una tonalità tendenzialmente diversa: indicano cioè che il distacco tra i due grandi raggruppamenti (

Bertinotti: "Non ho nostalgia di prodi. I nostri voti? Serviranno" ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: i nostri voti saranno "utili" Roma - Nessuna "nostalgia di Prodi" che ha fatto bene alcune cose, come la politica estera, ma ha "sbagliato tutto sulla precarietà". Nel corso del programma 'In mezz'orà, Fausto Bertinotti ripercorre i due anni di governo del centrosinistra, "che ha fallito essenzialmente nel non aver portato avanti una chiara discontinuità con il governo

I sondaggi: macché pareggio Silvio-Walter il Pdl è in testa di quattro milioni di voti ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che il Pd di Walter Veltroni è pressoché alla pari del Pdl di Silvio Berlusconi. Ebbene, io non so di che sondaggi si parli perché quelli che vedi riportati qui e che in gran parte corrispondono a quelli riportati da Renato Mannheimer venerdì scorso sul Corriere della Sera, sono di una tonalità tendenzialmente diversa: indicano cioè che il distacco tra i due grandi raggruppamenti (

Berlusconi: brogli, rischio grandissimo Fisco, introdurremo il quoziente familiare ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 65 del 2008-03-16 pagina 0 Berlusconi: brogli, rischio grandissimo Fisco, introdurremo il quoziente familiare di Redazione Il Cavaliere lancia l'allarme voto poi ironizza su Veltroni: "Se il suo programma fosse vero lo voterei anch'io". Poi dice: "La sicurezza è calata, ma i clandestini sono aumentati".

IL VENTO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: cosa possono sperare di fare Berlusconi o Veltroni una volta che si insedieranno al governo? Nell'epoca in cui economia e finanza sfuggono di mano anche alle redini salde di esecutivi forti, i governicchi di cui disponiamo sono condannati a far cilecca. Berlusconi, che già in passato si è trovato stretto nell'angolo da una congiuntura sfavorevole,

CASINI: NO A UN PAESE IN MANO ALLA LEGA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Casini: "No a un Paese in mano alla Lega" ADOLFO PAPPALARDO Attacchi a Veltroni e a Berlusconi anche se i più duri sono riservati all'ex alleato. Pier Ferdinando Casini, candidato premier dell'Unione di centro, galvanizza ieri la platea del Palacongressi di Agrigento dove apre ufficialmente la campagna elettorale siciliana.

WALTER A CERNOBBIO PORTA L'ATTACCO ALLA ROCCAFORTE DI SILVIO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sfida al centro Walter Veltroni la porta sino al cuore dell'elettorato berlusconiano. In mezzo a commercianti e partite Iva, il leader del partito Democratico si muove con maggiore destrezza di Romano Prodi. Non può certo sfoggiare le certezze di Silvio Berlusconi - che a Cernobbio dà per acquisito il programma elettorale del Pdl e liquida in poco meno di mezzora il suo intervento -

PENSIONI, TORNEREMO ALLA RIFORMA MARONI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi, scopre la sua ricetta per rilanciare l'economia. E lo fa a Cernobbio, chiudendo la seconda giornata del forum organizzato dalla Confcommercio. Un confronto a distanza con il leader dell'altro schieramento, Walter Veltroni, che poche ore prima aveva illustrato alla stessa platea il suo programma.

SUBITO MENO TASSE, VELTRONI RILANCIA LA SFIDA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ricambia sottolineando le parole "sagge e responsabili" ascoltate al forum: "Spero che insieme, ciascuno per la sua parte - dice - si riesca a girare questa pagina. La speranza degli italiani sta nel cambiamento". Per questo offre la sua ricetta contro la crisi: "Non si può fare una concertazione per lo sviluppo senza la stragrande maggioranza delle imprese italiane che

IN PARTENZA. DOPO L'INTERVENTO MOLTI APPLAUSI PER VELTRONI. COSì NEL POMERIGGIO PER BERLUS ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: IN PARTENZA. Dopo l'intervento molti applausi per Veltroni. Così nel pomeriggio per Berlusconi. Anche se l'applausometro è andato in tilt per Bersani e Tremonti.


Articoli

Con il suo popolo, ma anche con la tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DEMOCRATICI Il 30 marzo tornano a mobilitarsi gli elettori delle primarie Con il suo popolo, ma anche con la tv RUDY FRANCESCO CALVO Il Partito democratico torna in piazza. La macchina elettorale capitanata da Ermete Realacci sta preparando per il 30 marzo quella che lo stesso responsabile comunicativo del partito definisce "la mobilitazione più importante in vista delle elezioni". Riapriranno per l'occasione tutti i 1.200 seggi costituiti lo scorso 14 ottobre per le primarie che incoronarono Veltroni alla guida del partito. Stavolta chi si recherà ai "seggi" autogestiti dai volontari democratici non riceverà la scheda per votare, ma un vademecum contenete il materiale e le indicazioni per le 12 azioni che ciascuno può compiere, attraverso internet, sms, cene o il semplice passaparola, per far crescere il consenso intorno al Pd. È la conferma di una campagna elettorale condotta tra la gente, preferendo il pullman ai salotti televisivi, pur senza trascurare anche questi ultimi. "La campagna elettorale per ora sta andando molto bene ? spiega Realacci ? rispetto ad alcune settimane fa la situazione è molto cambiata. La partita si è riaperta grazie a Veltroni e alle sue proposte e grazie al faticoso ma entusiasmante giro per le province italiane". L'iniziativa del 30 marzo servirà a dare il colpo di reni decisivo, a convincere gli indecisi che, come insegnano le ricerche, sceglieranno solo negli ultimi giorni utili per chi votare. "Dubito che questi decideranno tra Pasqua e Pasquetta ? sostiene Realacci ?. Per questo abbiamo deciso di schierare a due settimane dal voto quella che rappresenta la nostra vera forza, la straordinaria spinta propulsiva che ha prodotto la nascita del Pd". La strategia, dunque, non cambia. Le tappe del tour restano tutte confermate, nonostante alcuni anche all'interno del partito fossero preoccupati dalla tenuta del leader. Anzi, come racconta chi segue Veltroni da vicino nel suo viaggio, "ogni giorno è sempre una straordinaria sorpresa. A Treviso, terra leghista, ci aspettavamo contestazioni, invece abbiamo trovato le persone che protestavano perché non abbiamo messo un maxischermo per seguire l'intervento di Veltroni anche da fuori". E questo facilita la tenuta anche fisica del segretario: "Nei giorni scorsi, quando l'influenza lo aveva un po' indebolito, ogni volta che arrivava in una piazza si ricaricava". Anche a destra, raccontano i bene informati, la visione delle piazze affollate di sostenitori democratici genera stupore e, soprattutto, qualche preoccupazione: il quasi porta a porta veltroniano nelle case degli italiani potrebbe funzionare più del Porta a porta di Vespa. Col passare dei giorni, comunque, si infittiranno anche le presenze televisive. La war room attivata al loft funziona a pieno regime per evitare lo scarso rendimento dei neofiti del piccolo schermo. Ai vari Calearo, Colaninno e Boccuzzi si sono già sostituiti i più esperti Bersani, Fassino e così via. "Io spero anche di poter vedere un faccia a faccia tra Veltroni e Berlusconi, ma ? profetizza Realacci ? credo proprio che loro non accetteranno mai". Che il Cavaliere sia allergico al contraddittorio in tv lo dimostra anche la trasmissione organizzata dal Tg2, in cui il leader del Pdl ha suggerito a una giovane precaria di sposare il figlio di un miliardario. Perla Pavoncello, la giovane in questione, non solo ha dichiarato che voterà comunque per il Pdl, nonostante la risposta di cattivo gusto ricevuta, ma è addirittura inserita nelle liste pidielline per il consiglio comunale di Roma. Insomma, non era certo l'ultima delle sprovvedute. Il Pd, comunque, manterrà i toni avuti finora. "Anche in occasioni spiacevoli, come quando Berlusconi ha stracciato il nostro programma o in quest'ultima gaffe televisiva ? spiega Realacci ?, la risposta di Veltroni è sempre stata decisa, ma all'insegna di una grande pacatezza, senza mai abboccare alla rissa. Rimarremo fedeli a questa linea anche nelle prossime settimane, limitandoci a illustrare l'idea dell'Italia che abbiamo in mente".

Torna all'inizio


Non inseguite le gaffes (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

(s.me.) Attenti alle gaffes. Una è peggio dell'altra, e al peggio non c'è fine. Ciarrapico è ancora sui giornali, e arriva lo sketch di Berlusconi con la precaria. Non fa in tempo l'Unità a fare sull'evento una copertina straordinaria, roba da rapimento Moro vista la ricorrenza, che dal Pdl ne sparano un'altra. Più grossa, perché se l'Italia si ritirasse dal Libano come dice l'aspirante ministro Martino sarebbero contenti Hezbollah, Diliberto e la Rice, ma gli italiani diventerebbero i più colossali traditori della parola data in ambito Onu e Nato (già non siamo nella storia come alleati fedeli). Allora che si fa? Altre copertine straordinarie? Titoli scandalizzati, come qui sopra? Sapete con quale effetto? Con l'effetto che una campagna cominciata con una promessa di novità ? uno schema di gioco inedito, Veltroni a fare da lepre come proposta politica e presenza mediatica ? ritorna nell'alveo classico degli ultimi quindici anni: Berlusconi le spara grosse, noi dietro ad abbaiare. Sappiamo tutti che lo scontro elettorale è attacco e gioco di rimessa. In questi anni il centrosinistra è stato campione di gioco di rimessa, perché la palla con le buone o con le cattive la giocava sempre Berlusconi. Badate: poco importa che la giocasse con colpi abili (la scrivania) o con le tante goffaggini viste e denunciate. L'andamento della partita non mutava, e tutto si risolveva sempre in un referendum pro o contro il Cavaliere. Una campagna elettorale molto simile all'attuale per premesse, partenza e svolgimento ? il 2001 ? ebbe lo stesso segno distintivo finale, compresa la rimonta in extremis di Rutelli e compresa la fuga di Berlusconi dal faccia-a-faccia televisivo (che si ripeterà anche stavolta, ha fatto capire ieri Landolfi della Vigilanza Rai). Non abbiamo ricette e il tour di Veltroni va benissimo, è splendido, utile. I fatti però sono questi: siamo tornati alle solite. Aspettiamo che Veltroni tiri fuori, prima possibile, il suo asso: la televisione. Piaccia o no, vincerà o perderà lì.

Torna all'inizio


L'indignazione non basta: 10 impegni Wiki (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

B L O G G E R I A L'indignazione non basta: 10 impegni Wiki MARIO ADINOLFI Berlusconi e la precaria Silvio Berlusconi ha detto quella cosa imbecille sulla precaria che deve sposare un milionario e ovviamente s'è beccato la sua raffica di reazioni indignate. Ora, io all'indignazione preferirei impegni assai concreti e per non mettermi a fare sterili lezioncine, comincio da me. Semmai fossi eletto parlamentare, impegnerò il mio tempo per dieci obiettivi specifici (oltre che per sostenere con tutte le mie forze l'attività di governo di Veltroni, che nel suo programma ha chiaro l'elemento del reddito minimo per i precari e dell'accesso alla banda larga come diritto del cittadino, tra le cose che mi stanno più a cuore e che dunque non ripeterò). Innovazione e tutela generazionale Impegnerò il mio ruolo di parlamentare: per portare l'investimento italiano in ricerca alla quota minima del 2% sul Pil (attualmente siamo sotto l'1%); per impedire qualsiasi aumento dei contributi previdenziali a carico dei precari (attualmente portato a uno scandaloso 26%, peraltro per la stragrande maggioranza casi inutile a costruire alcuna significativa pensione); per far approvare una legge sulle politiche abitative per le coppie under 40, con accesso a un mutuo a tasso agevolato che favorisca la formazione di nuove famiglie; per abbattere le barriere d'accesso alle libere professioni; per abolire il valore legale del titolo di studio. Via la legge Urbani Impegnerò il mio ruolo di parlamentare: per rivalutare in modo significativo le borse dei ricercatori, svincolandoli dai rapporti con il baronato universitario e costruendo un rapporto più integrato con il mondo delle imprese; per abolire la legge Urbani e liberalizzare il peer to peer con finalità non lucrative; sulla scia del recente decreto Bersani in materia, per liberalizzare gli skill games (tra cui il texas hold'em) non solo nella versione on line, ma anche nella versione live; per far cadere le barriere che, vietando l'accesso ai siti di betting con un metodo già condannato dall'Unione europea, consegnano al monopolio statale la gestione di giochi come Lotto, Gratta e Vinci, Superenalotto, videopoker e videoslot che sono veri e propri salassi che prelevano dalla tasche della povera gente 28 miliardi di euro l'anno; per una riforma istituzionale complessiva che ricalchi l'idea di Roberto Ruffilli del "cittadino arbitro", introducendo gli elementi di democrazia diretta necessari a togliere alle oligarchie il dominio sulla politica, a partire da una legge sulle elezioni primarie che le renda obbligatorie per i partiti e le regoli nei dettagli, sul modello americano. Un direttista fa così Questo farò, nei limiti inevitabili del ruolo di semplice parlamentare, questi sono gli impegni che assumo e li assumo in forma aperta, "wiki" come si ama dire: pronto dunque a discuterli insieme a voi. Un direttista fa così. www.marioadinolfi.it.

Torna all'inizio


Peggio di Diliberto. Il Pdl vuole scappare dal Libano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nella campagna elettorale esplode un altro caso. Prodi si indigna, Beirut si preoccupa Peggio di Diliberto. Il Pdl vuole scappare dal Libano Martino lancia l'idea del ritiro, Berlusconi balbetta. Marasma a destra "Occorrerebbe ridurre drasticamente o cancellare la nostra presenza militare in Libano, aumentare significativamente il numero dei nostri uomini in Afghanistan e inviare istruttori militari in Iraq e Kosovo". È la piattaforma di politica estera di Antonio Martino, già ministro della difesa forse aspirante al bis. In un'intervista, la sua analisi prosegue così: "Dobbiamo utilizzare le nostre truppe laddove sono utili. La missione in Libano fu voluta da D'Alema per farsi perdonare la chiusura precipitosa della nostra missione in Iraq". Parole condannate con indignazione da Prodi, D'Alema e Veltroni, che ricordano che persino gli americani stanno pensando al ritiro dall'Iraq. Più tardi il premier rivela che il presidente del parlamento libanese ha convocato l'ambasciatore italiano a Beirut per chiedere spiegazioni. Anche Casini attacca: "Pura irresponsabilità ". A destra è il caos totale. Fini prende le distanze: "Andarsene dal Libano sarebbe sbagliato", a Berlusconi non resta che mandare in corner: "Martino ha espresso un'opinione personale. Quando saremo al governo riesamineremo le regole di ingaggio dei nostri militari".

Torna all'inizio


Alitalia dice sì al piano Air France (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Un cda fiume sull'offerta dei francesi, adesso la parola passa ai sindacati Alitalia dice sì al piano Air France Berlusconi: pensioni, con la crisi Usa non basterà tornare allo scalone Berlusconi e Veltroni si esercitano in un duello a distanza, complice l'invito della Confcommercio al tradizionale Forum di Cernobbio. Sullo sfondo, lo spettro della crisi americana che da un momento all'altro può "caderci addosso", come teme il Cavaliere che annuncia una stretta sulle pensioni: "Neanche lo scalone basterà più". Più ottimista il leader Pd: "Pronti a ridurre le tasse". Intanto, il crollo in Borsa riduce l'offerta per Alitalia di Air France: solo 22 centesimi per azione. ALLE PAG. 6, 7 E 31.

Torna all'inizio


La missione impossibile del "tandem SS" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E in ultimo, finito il lungo giro nelle periferie romane, quel che resta è prima di tutto una sensazione: nemmeno i fascisti sono più quelli di una volta. Come le mezze stagioni; o i dolci della nonna. Intendiamoci, l'involucro c'è tutto: i simboli angosciosi, i manifesti truculenti, il modo di vestire, jeans, scarponi e giubbotto nero, che però infilano tutti, ormai. Ma dentro l'involucro... Prendete, per esempio, Casa Pound, luogo simbolo del fascismo romano, dove a metà pomeriggio, in buon ordine, una cinquantina di ragazzi sta aspettando Francesco Storace, leader della Destra e vera rivelazione - in coppia con la scatenata Santanchè - di questo avvio di campagna elettorale. Casa Pound è un centro sociale della destra e sta all'ultimo piano di un palazzone nel "quartiere cinese" dell'Esquilino, occupato anni fa da un manipolo di giovani fascisti e famiglie senza casa. Qui detestano Fini e sono tutti per il tandem SS (quando il caso ci mette lo zampino...), cioè per "Francesco sindaco di Roma" e "Daniela premier". Forse vale la pena andare a vedere perchè. La quindicina di appartamenti è rimasta alle famiglie che occuparono, ma l'androne, le scale e il sesto piano sono cosa di Casa Pound e della loro "Radio bandieranera": elenco sui muri a lettere cubitali dei numi tutelari, da Enea a Lucio Battisti; lungo le scale teorie ininterrotte di foto del ventennio, con corollario di atti eroici, volontarie e immagini ripetute di Evita Peron, una sorta di venerata "Santanchè argentina"; nella sala grande, dove aspettano Storace, decine di manifesti neri al muro, incombenti, e il più sobrio recita "Coi gagliardetti sulle barricate". Una locandina scura annuncia l'avvio di "Mattanza '08. Il torneo di calcetto più cruento della capitale". Ma dentro, le facce sono di bravi ragazzi. Niente borchie e teste rasate, un paio di biondine di buona famiglia, qualche coppia più avanti con gli anni. Chiacchierano di calcio e di politica pacatamente. Uno racconta all'altro: "Per il Campidoglio prenderemo almeno il 10%, nelle circoscrizioni possiamo arrivare anche al 12-13, ma per il Parlamento la vedo male: ho un sacco di amici che hanno paura che vince Veltroni e vogliono votare per Berlusconi". Arriva Storace, stringe mani e inizia a parlare. Scopriremo che comincia e finisce sempre allo stesso modo. In avvio, invece che buongiorno, dice "buona destra a tutti"; e chiude così: "Si dice se son rose fioriranno. Noi diciamo se son fiamme bruceranno". Ed è il passaggio più truculento del discorso che fa ai ragazzi di Casa Pound. Per dire: parla di immigrazione e non forza i toni ("Abbiamo il dovere della solidarietà, ma senza esagerare"), anche se la tentazione dev'essere forte, visto che fino a tre anni fa il tema era solo della Lega e della destra, e ora ne parlano tutti, copiando perfino certe battute. La sfida romana di Storace, comunque, è ad Alemanno, nella speranza di andar lui ad un ipotetico ballottaggio con Rutelli: "Lo so, è difficile - dice -. Ma io vinco solo le battaglie impossibili, come quella del 2000 contro Badaloni per la guida della Regione". Nazionalmente, i sondaggi danno il tandem SS in crescita costante. Potrebbero perfino raggiungere il 4% alla Camera e forse, per il Senato, superare proprio nel Lazio la soglia dell'8. "Saremo l'unica fiamma sulla scheda elettorale, e questo significa l'1% in più rispetto a qualunque sondaggio: me lo ricordo, io, quanti voti andarono per questo a Rauti nel '96...", racconta Storace mentre, lasciata Casa Pound, l'auto sfida il traffico romano. A ben vedere, non ne ha sbagliata una, dall'avvio della campagna in qua. In fondo gli è bastato non far niente, osservare la fine di An dentro il partitone di Berlusconi, guadagnare terreno e divertirsi come un matto per vicende come quella di Ciarrapico: "Un amico, e non sapevo volesse andare in Parlamento. Mi è dispiaciuto sul piano personale, ma comunque mi ha aiutato a cercare candidati a Latina e non solo lì". In ogni caso, un enorme spot su fascismo e dintorni. Storace incassa e ringrazia. E del resto, come ha notato ironicamente il solito D'Alema, "ha candidato più fascisti Berlusconi che Storace" Ma il colpo migliore è stata la scelta di Daniela Santanchè, la "nuova Evita" che perfora gli schermi tv e porta nelle case il volto inedito della destra. "E' fantastica - dice Storace, mentre l'auto nel traffico è ormai rassegnata al peggio -. Me la ricordo la sera che andammo ad Arcore per dicutere con Berlusconi del collegamento con la loro lista. Alla fine il Cavaliere ci disse "ne parlerò con Fini" e Daniela lo avvisò: "Silvio, siamo amici: ma se saremo avversari in campagna elettorale, sappi che ti sbranerò". Berlusconi non si fece più sentire. Sapemmo dalla tv che rifiutavano il collegamento...". Ora il tandem SS che corre contro tutti - ma in primis contro Fini e Berlusconi - gode della simpatia di donna Assunta Almirante, è coccolato da certa intellighenzia di destra - da Buttafuoco in giù - e avrà una mano nella campagna anche da qualche amico di Daniela Fini. Infine l'auto giunge al "Circolo Futurista" di Casal Bertone, quadri alle pareti, un baretto all'ingresso, in fondo una pedana rossa per farci musica e teatro. Aspettano Storace, brindano con lui, parlano delle liste e dei "rossi" che minacciano con scritte sui muri. Lui dice: "So che è difficile, ma dobbiamo organizzare un comizio in piazza per dimostrare che non abbiamo paura". Dieci anni fa, in un posto così, l'invito sarebbe stato a rispondere colpo sul colpo. Dieci anni fa, da posti così, partivano "squadracce" con catene e bastoni. Oggi, da posti così, partono al massimo personaggi come Graziano Cecchini, il futurista che fece rossa l'acqua di Fontana di Trevi e inondò piazza di Spagna con 500mila biglie colorate. Ma ve l'avevamo detto: nemmeno i fascisti sono più quelli di una volta. Per fortuna.

Torna all'inizio


Parte da Corviale la sfida del Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 65 del 2008-03-16 pagina 1 Parte da Corviale la sfida del Pdl di Giancarla Rondinelli Berlusconi e Fini aprono la campagna elettorale per Roma con Alemanno e Antoniozzi Un patto per Roma in sedici punti, sottoscritto da Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Gianni Alemanno e Alfredo Antoniozzi. Parte dal periferico quartiere di Corviale la corsa del Popolo della Libertà per il Comune e la Provincia. Sullo sfondo del famoso "Serpentone", i due candidati del Pdl lanciano la loro sfida a Francesco Rutelli e Nicola Zingaretti. Un patto presentato da Berlusconi come "un impegno d'onore con i cittadini, un contratto che dobbiamo mantenere". Davanti al palco, sistemato sotto il "Serpentone", numerosi i partecipanti. In sottofondo il nuovo inno del partito. E poi bandiere, magliette, foto di Berlusconi e Fini da autografare. "Questa è la sfida", dice dal palco Alemanno. "Noi diciamo basta alla logica della politica dell'immagine legata solo ai grandi eventi. Noi misureremo dalle periferie il risultato della nostra politica". Il candidato sindaco di Roma mostra poi un depliant con gli impegni per Corviale che Rutelli prese in occasione della campagna elettorale del '98. "Sono tutti impegni non mantenuti". Anche Alfredo Antoniozzi usa toni duri verso l'amministrazione del centrosinistra. "Veltroni ha continuato a fare i festival del Cinema, ma dimentica che poi gli attori tornano a Hollywood, mentre i romani restano qui. Organizza le notti bianche ma dimentica che i romani passano le notti in bianco perché sono preoccupati del futuro". Simbolicamente i sedici punti sono stati firmati anche da sei persone ritenute rappresentative della società: l'immunologo Ferdinando Aiuti, capolista Pdl al Comune, Daniela Gallo, ausiliaria del Policlinico Sant'Andrea, Antonio Guidi, ex ministro nel Governo Berlusconi, la pensionata Germana Lizzani, abitante di Corviale, Roberta Moriccioli, figlia dell'uomo ucciso dopo un'aggressione sulla pista ciclabile di Tor di Valle, Suad Subai, presidente delle donne marocchine in Italia e Natasha Bernacchia, precaria al ministero per le Politiche agricole. Tra i capitoli del "patto per Roma: la creazione del Distretto di Roma Capitale, riforma dello Statuto a cui verrà aggiunto un titolo specifico dedicato alla tutela dei contribuenti, un piano casa che prevede 25 mila alloggi destinati alle famiglie e ai lavoratori con retribuzioni medio-basse, abolizione dell'Ici e la diminuzione delle tasse, riqualificazione dei quartieri svantaggiati, un piano straordinario per la mobilità, il ripristino della legalità in materia di espulsioni e la chiusura dei campi nomadi abusivi. "Alemanno è un rompiballe eccezionale" ironizza il Cavaliere, "l'ho avuto come ministro nel mio governo e l'ho avuto ogni settimana seduto accanto a me a Palazzo Chigi e vi posso assicurare che quando dice o prende un impegno sul programma state sicuri che non molla e che quell'impegno lo porta alla concretezza". Sul palco, assieme ai leader del Pdl e ai due candidati, anche due presentatori d'eccezione: il parlamentare di An Fabio Rampelli e la coordinatrice dei giovani di Fi Beatrice Lorenzin. Termina Berlusconi ed è la volta del presidente di An, anche lui accolto con un grande applauso e da tanto entusiasmo. Le prime battute del suo intervento sono tese a sgombrare il campo da ogni dubbio: "Non stiamo girando uno spot, qui ogni giorno si fa una pagina di impegno politico. Mettete il Pdl alla prova. Verificate con i fatti, dopo le promesse della sinistra, e convincete i delusi e gli indecisi sulla necessità di portare la nostra coalizione al governo". Il leader di via della Scrofa, punta poi l'accento sull'importanza delle periferie, poichè, dice, "a Roma si vince in periferia, mentre a livello nazionale si vince al Sud". E proprio le periferie romane e il meridione del Paese "saranno la spinta fondamentale per rigenerare la sinistra, per aiutarla a riorganizzarsi standosene per qualche tempo all'opposizione". Alla platea e alle persone affacciate dai balconi del Serpentone, Fini ricorda che al suo esordio elettorale, nel 1983, prese "più preferenze qui che in molti quartieri che allora si dicevano di destra". "Corviale è un simbolo non di degrado, ma di grande dignità". E comunque, aggiunge l'esponente di An, "basta guardarsi intorno e capire il perchè abbiamo strappato il programma del Pd. In tutti gli anni che sono stati al governo di questa città, non hanno fatto niente". Per Berlusconi, Fini, assieme ai due candidati del Pdl, un giro di saluti finali tra la folla raccolta nella piccola piazza. Autografi, foto, e per il Cavaliere, un unico slogan: "Daje preside' che ce la famo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Clima da stadio fra stendardi e applausi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 65 del 2008-03-16 pagina 2 Clima da stadio fra stendardi e applausi di Redazione L'appuntamento è fissato alle 15, e a quell'ora i Magazzini del cotone pullulano già di attivisti. Nell'attesa, si godono (si fa per dire) una buona mezz'ora di canti istituzionali: "Azzurra libertà - è il sogno che c'è in noi - Azzurra libertà - ti difendiamo noi". Intanto arriva Alfredo Biondi, che si mette a commentare con serenità e apparente distacco, davanti alle telecamere, l'esclusione dalle liste dopo otto legislature. Arriva anche Scajola, anzi ne arrivano due, i fratelli dell'onorevole: sono Alessandro, vicepresidente della Carige, e Maurizio, non dimenticato dirigente di Unioncamere e della Regione. Lui, invece, Claudio, entra in scena alle 16 passate, accolto da un'ovazione: saluta, abbraccia per primo Biondi, incita: "Facciamo un applauso a Alfredo!". Tutti obbediscono. Stringe un'infinità di mani, poi si siede in platea. E la cerimonia ha inizio. Il primo a salire sul palco, chiamato da un'ammaliante voce fuori campo, è Sandro Biasotti. Scelta felice, e soprattutto collaudata, per "caricare" il pubblico che si è leggermente spazientito per la lunga attesa. "Sono strafelice - esordisce l'ex governatore che vuol rifarsi governatore, transitando da Montecitorio -. È iniziato un percorso straordinario per portare al governo Silvio Berlusconi". Cita anche Gianfranco Fini, quindi riserva un passaggio a Scajola, "un leader che ho toccato con mano, in modo positivo e negativo. Ma ora riconosco che quelli che contano, è successo anche l'altro giorno a Roma, salutano il Cavaliere, ma poi vanno a parlare con lui". Va al microfono Eugenio Minasso, coordinatore regionale di An, e rivendica che "nel 1996 sono stato il primo a proporre una lista targata Polo della libertà con l'amico di Forza Italia Gabriele Boscetto". E conclude in crescendo: "Non siamo un partito unico, ma un unico partito". L'aplomb di Michele Scandroglio, terzo dopo cotanti "agitatori", è come sempre più compassato, anglosassone. Legge, ma scandisce concetti importanti: "Siamo una formula vincente, per due fattori essenziali. Abbiamo un progetto condiviso e siamo una squadra". È il "lancio tecnico" per Scajola, sottolineato da un'altra ripassata di musica "Azzurra libertà - è il sogno che c'è in noi". Sale la temperatura in sala, molte signore, attempate e elegantissime, si agitano spellandosi le mani per gli applausi. E pazienza se a qualcuna di loro salta il secondo e il terzo bottone della camicia, in certi casi impietosamente. Mentre il leader sale sul palco a ricevere l'ovazione, meritata non fosse altro - ma ovviamente c'è ben altro - per la fatica di mettere d'accordo tutti, a livello locale e nazionale, senza scontentare nessuno, nella compilazione delle liste dei candidati. Missione impossibile, difatti. Ma Scajola, da politico di lungo corso, recupera alla grande. E riserva le parole giuste, non di circostanza, per dare il doveroso riconoscimento agli esclusi. Alla fine, solo baci e abbracci. Avanti tutta per battere Veltroni Walter "We can". Che nel frattempo annuncia la discesa a Sanremo, giovedì prossimo, nella patria di Scajola, "perché la Liguria è l'ago della bilancia". Frase non originale, tanto per cambiare, plagiando Berlusconi. Ai Magazzini del cotone, comunque, i veleni sembrano lasciati alle spalle. Quasi tutti. Gianfranco Gadolla, candidato e presidente provinciale di An, eccepisce: "Scajola ha parlato di partito di centro. Contesto vivamente. Alleanza nazionale porta intatti, nel Pdl, i valori della destra italiana. La Destra massimalista è un'altra, quella di Storace. E noi di An non rinneghiamo nulla". C'è tempo per chiarirsi. Magari, se potete, prima del 13 aprile. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Da Pescara a Vicenza volti e speranze del popolo Pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Da Pescara a Vicenza volti e speranze del popolo Pd di Bruno Miserendino Un mese è andato. Cinquantacinque province visitate fino a ieri sera, migliaia di chilometri percorsi in pullman, una media di tre iniziative al giorno, migliaia di mani strette, decine di migliaia di persone nei teatri, nei cinema e nelle piazze, una quindicina di pranzi nelle "famiglie tipo", con conseguenze evidenti per la linea del candidato Veltroni. Ma i numeri del tour, cominciando da quel freddo (per il tempo) ma calorosissimo comizio di piazza Salotto a Pescara, nell'ormai lontano 17 febbraio, raccontano di un'idea "folle e bestiale", come la definisce lo stesso Veltroni, che è già diventata un'idea vincente. Comunque vadano le elezioni. Perchè alla fine, se non si hanno televisioni, l'unico modo per raccontare il Pd e "toccare" gli elettori è quello di andar da loro. Vincente perchè quest'idea del tour in tutte le province, nessuna esclusa, anzi inclusa la tappa svizzera di Lugano, sembra aver intercettato un certo vento nuovo che evidentemente gira per il paese. Veltroni la definisce un'esperienza umana e politica straordinaria. Forse, come dice Prodi, è semplicemente "democratica", perchè la politica non è fatta di tv e slogan. C'è già una vasta aneddotica sul tour: il candidato che sta uccidendo di fatica lo staff, lui che ogni volta chiede in pubblico "a che provincia siamo", lui che racconta nei comizi i pranzi con le famiglie, e le centinaia di offerte di famiglie tipo per averlo a pranzo, i simpatizzanti che consegnano bigliettini, cioccolatini, e anche gocce per il raffreddore agli autisti e ai cronisti, ("la prego dia questo a Walter"), l'inno di Mameli che Veltroni vuole a ogni fine manifestazione. Adesso lo cantano tutti a squarciagola. Però il dato oggettivo è che ovunque vada, il leader del Pd incontra e riceve molto più calore di quanto se ne potesse ragionevolmente aspettare. Con un crescendo negli ultimi giorni nelle regioni che sulla carta dovevano essere più ostiche come il Veneto e la Lombardia. Nessuno nel Pd si illude, qui Destra e Lega sono maggioritarie, però tutta quella gente l'altra sera a Varese o ieri pomeriggio a Milano, e quel calore, ha lasciato tutti un po' stupiti. A cominciare dagli avversari. Aria nuova fin dall'inizio. Un mese fa a Pescara, poichè i pullman non sono Ferrari, Veltroni è arrivato con un'ora di ritardo. C'era un vento gelido che tagliava il naso, dalla piazza gli organizzatori mandavano segnali preoccupati allo staff ("sbrigatevi qui la piazza è strapiena, ma fa un freddo cane, questi se ne vanno..."). Però la gente è rimasta e quando sono arrivati i pullman, quello di Veltroni e quello dei giornalisti, si è alzato un boato. È stato il primo segnale. Il secondo: non c'erano solo i militanti. Tutto l'Abruzzo è stato così. In un giorno lavorativo centinaia di persone spingevano, a Teramo, per assistere a un dibattito tra Veltroni e le categorie produttive abruzzesi? Buoni il Molise e la Puglia, poi sono arrivate le regioni rosse. Lì Veltroni giocava in casa, e il calore era dato per scontato. Eppure nemmeno a Piombino era scontato che un intero condominio si dotasse di microfono e costringesse "l'uomo del tour" a improvvisare un comizio. E non era scontato che a Vicenza, cuore del nord est diffidente, si riempisse un'Auditorium di mattina, in un giorno lavorativo. A Pordenone era pieno il palazzetto dello sport, a Verona entusiasmo. C'è un applausometro che parla: in testa lotta al precariato, fisco amico, pensioni (Morando sta lavorando su una proposta nuova), dimezzamento dei parlamentari, gusto della libertà: nel senso che piace l'idea di un Pd "libero" dai vincoli di una coalizione litigiosa. C'è anche l'autoelogio del linguaggio soft, non aggressivo: mai nominato Berlusconi, ("il leader del principale partito dello schieramento avversario", lo chiama Veltroni) e nonostante questo arriva un boato quando il leader del Pd racconta dell'Italia vera "che non ha bisogno di rialzarsi" come dice lo slogan del Pdl, "perchè la mattina presto gli italiani che faticano sono già in piedi". Anche questo è da studiare. Del resto ci sono ancora una cinquantina di province per cercare conferme.

Torna all'inizio


Veltroni fa il pieno, Berlusconi il vuoto A Milano migliaia con il leader Pd. Ai commercianti dice: ridurremo le aliquote A Roma un flop il comizio del leader Pdl. Che minaccia di (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni fa il pieno, Berlusconi il vuoto A Milano migliaia con il leader Pd. Ai commercianti dice: ridurremo le aliquote A Roma un flop il comizio del leader Pdl. Che minaccia di ritoccare le pensioni Al Corviale a Roma per Berlusconi è stato un flop, nonostante l'aiuto della scenografia. In Lombardia, a Monza e nel quartiere San Siro di Milano ad ascoltare Veltroni c'erano migliaia di persone. E a Confcommercio il leader del Pd ha promesso che abbasserà le tasse e l'Iva sul turismo. Ventimiglia, Matteucci, Lombardo e Miserendino alle pagine 2, 3 e 4.

Torna all'inizio


Veltroni, a Milano la carica dei 10mila Vinciamo, sicuro: basta con questa destra. Dopo le elezioni chi ha un voto in più governa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni, a Milano la carica dei 10mila "Vinciamo, sicuro: basta con questa destra. Dopo le elezioni chi ha un voto in più governa" di Laura Matteucci / Milano FESTAC'è la ragazza diciassettenne che finora ha votato solo alle primarie del Pd, c'è l'ottantaquattrenne che da solo è un bel pezzo di storia d'Italia e che di croci sulle schede ne ha messe "tante, ma tante, e tutte a sinistra, sia chiaro". Ci sono migliaia di per- sone in piazza, prima a Monza e poi a Milano, tappa numero 53 del suo tour in Italia, il giorno dopo l'inaspettata accoglienza di Varese, dove il teatro era talmente gremito che si è scelto di uscire in strada. Arriva il bus verde di Walter Veltroni, e anche Milano risponde, quella che "non se ne può più di 15 anni di destra in Comune", e che "il Pd è l'unica novità di questa politica stanca, vale la pena provare", come dice Daniela, capelli bianchi, una vita tra Pci-Pds-Ds e lo spirito ancora lieve. Qualcosa è cambiato. "Questa accoglienza è la conferma che sta succedendo qualcosa nel paese", dice lui dal palco. Milano, pomeriggio di ieri, quartiere San Siro, ma non quello delle villette miliardarie e degli stabili extralusso - piscine e campi da tennis - dove vivono blindati manager e calciatori. Piuttosto, quello attiguo la cui distanza siderale si misura nelle pareti scrostate delle case popolari, nei volti di donne velate dalla pelle scura che si affacciano alle finestre con i loro bambini in braccio. Sono almeno in 10mila ad accoglierlo, a scandirne il nome, bandiere, striscioni, palloncini, e anche solo mani e voci da far sentire. "Vinciamo noi, ça va sans dire". Anche perchè "la prima volta che Berlusconi si è candidato alla presidenza del Consiglio, Baggio sbagliò il rigore ai mondiali, è la quinta volta che si presenta", ricorda Veltroni. Si ripresenta e va sempre più a destra, col Pdl che candida "persone che fanno lo stesso saluto di quelli che hanno firmato le leggi razziali nel 1938". E poi, quell'"irritante slogan, rialzati Italia": "l'Italia la mattina presto si alza e va a lavorare, è la politica che deve svegliarsi e mettersi a correre". Niente affondi sull'avversario, ma il futuro è chiaro: "Nessun inciucio dopo le elezioni. Si governa anche con un voto in più". Aumento di salari, stipendi e pensioni, lotta al precariato (reiterazione dello "sfruttamento dell'uomo sull'uomo"), incentivi per aumentare l'occupazione femminile, e poi il problema della casa e della sicurezza. Veltroni torna su una proposta già lanciata, alzare le pensioni: "Ci stiamo lavorando, questione di giorni. Quello che so è che lo dobbiamo fare". Il fil-rouge è quello di una ripresa come nel dopoguerra, come dopo tutti gli eventi traumatici della storia d'Italia, piazza Fontana, il delitto Moro, gli anni di piombo. Una ripresa solidale, perchè "nessuno deve essere lasciato solo". Nè i più deboli, nè "tutti coloro che combattono la camorra, il giornalista Roberto Saviano, i coraggiosi magistrati di Napoli". Con uno sguardo altrove: "Che la repressione cessi, e che la strada del riconoscimento del popolo tibetano e, per un altro verso di quello birmano, venga imboccata al più presto dalla comunità internazione e dalla Cina prima di tutto". Veltroni tornerà a Milano, il 10 aprile, e allora sarà in piazza del Duomo a chiudere la campagna elettorale. La periferia di ieri in realtà non gli è nuova: era già stato qui 4 anni fa, a sostenere Filippo Penati, che poi venne eletto presidente della Provincia. "Quindi, poichè San Siro porta bene, sono tornato". "Io amo Milano - informa gli astanti un po' increduli - qui ha lavorato mio padre dal '54 al '56, quando faceva il direttore del tg. Ho tanti ricordi della Milano di quegli anni". Sul palco con lui, Penati e i ministri Pollastrini e Lanzillotta, il candidato Matteo Colaninno. Sotto, la folla. Ma qui non si tratta solo di assistere. "Divertiamoci insieme a vincere - dice - Ci si diverte se si convincono cinque persone, se si parla nei condomini, se si mandano sms. Dobbiamo creare questo clima, deve essere una festa per il paese".

Torna all'inizio


Italia a rischio recessione Bersani: azzardato parlarne ora (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del CONVEGNO CONFCOMMERCIO "Italia a rischio recessione" Bersani: azzardato parlarne ora Per alcuni è già arrivata per altri è alle porte. Dagli Usa all'Italia, dall'economia alla politica: l'ipotesi recessione tiene banco a Cernobbio. Dopo i dati dell'Ufficio studi di Confcommercio - secondo cui la crescita italiana sarà dell 0,7%, ma non è escluso che si possa scendere a meno 0,2% - il rischio è che anche l'Italia venga presto raggiunta dalla crisi che ha paralizzato l'economia statunitense. Al forum Confcommercio il primo ad innescare la girandola delle valutazioni è Robert Engle. Il premio Nobel per l'economia è convinto che gli States siano già in piena crisi recessiva: "L'incertezza macroeconomica - ha osservato - sta attraversando da qualche tempo gli Stati Uniti. Tutto si è originato con la crisi del credito, che si è poi diffusa" a livello internazionale ma che è "eminentemente statunitense, accentuata dalla vicenda dei mutui subprime". E senza giri di parole ha poi concluso: "Non è chiaro se questa incertezza potrà finire perchè bisogna vedere come si svilupperà la recessione che per me è già iniziata". Ma restare a guardare non è cosa che sta bene a Giulio Tremonti. Per l'ex ministro dell'Economia, la soluzione a una crisi che non è solo globale, ma anche strutturale, non può essere locale nè tecnica, ma politica. "È arrivato il tempo di sostituire il disordine con un nuovo accordo economico e politico globale, quello che serve è una nuova Bretton Woods", ha detto, riferendosi all'accordo concluso fra 44 paesi alla fine della secondo guerra mondiale per regolare le relazioni economiche e commerciali. Tremonti ha sottolineato che "quando si applicano strumenti vecchi a una società nuova, non funzionano". L'ex ministro del governo Berlusconi ha poi rivendicato di avere anticipato l'entità della crisi: "Già nel 2006 - ha ricordato - avevo detto che eravamo prossimi a una crisi della portata di quella del 1929, anche se la storia non si ripete per identità perfette: in questo caso, la mancanza di controlli ha riguardato i prezzi degli immobili". Dagli Usa all'Italia. Nel Belpaese è quasi recessione? Se ne parla anche in campagna elettorale: sia Veltroni che Berlusconi, infatti, hanno esternato qualche preoccupazione. Ma per il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, anche lui intervenuto a Cernobbio, "è azzardato parlarne ora. Molte sono le nuvole all'orizzonte e sicuramente siamo in presenza di un forte rallentamento, ma non credo siamo ancora nella fase recessiva". Per il ministro "serve un sistema regolatario che metta un freno a tutte queste bolle finanziarie". Sulla stessa linea Corrado Passera. "Non siamo condannati alla recessione - ha detto il consigliere delegato di Intesa San Paolo - ma il declino è alle porte perchè abbiamo una riduzione della crescita molto più ampia rispetto al resto del mondo". Per il banchiere, occorre attuare immediatamente una politica anti ciclica e destinare quei dieci, venti, trenta miliardi di avanzo registrato dallo Stato per "recuperare il terreno perso, premiare con quel denaro chi investe in tecnologie e innovazione, premiare salari e produttività, continuare sulla strada della realizzazione di infrastrutture". Se la recessione giungesse in Italia sarebbe, secondo Passera, "un vero peccato perchè in questi anni le nostre imprese, a partire dal 2000, hanno fatto un gran lavoro superando la diga delle inflazioni, lavorando come pazzi in Italia e all'estero, ristrutturando le aziende al punto che oggi ne abbiamo tre-quattro mila che competono a livello mondiale".

Torna all'inizio


Lo show della precaria sicuramente preparato Ora Veltroni deve attaccare Cara Unità,<B (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Lo show della precaria sicuramente preparato Ora Veltroni deve attaccare Cara Unità, vedo molte lettere sull'uscita di Berlusconi sulla facile soluzione per risolvare il precariato femminile, ma a me la notizia, letta sui giornali, aveva fatto un effetto diverso. Circa ventiquattrenne, laureanda: oggi con le triennali a 24 anni si è solamente molto fuori corso. In secondo luogo saltava fuori che lavorava da un anno, ma prima ancora: quando mai Berlusconi è andato in tele senza sapere che domande gli faranno? Pensavo che fosse tutto preparato, e mi ricordava dall'altra giovanetta rappresentate degli universitari romani di sinistra, che chiese a Scalfaro di dimettersi, per poi venire candidata da Berlusconi alle seccessive elezioni. E ora salta fuori che l'attuale giovinetta apolitica sta da un pezzo in An e già è candidata per Alemanno. Mi auguro che finalmente tutti capiscano che, come tutto quel che riguarda le apparizioni del Cavaliere, anche questa era combinata, e nemmeno troppo bene. Spero proprio che Barlusconi cominci ad avere un po' di fifa. Concordo con l'approccio dialogante veltroniano, ma su questi "reality show" vorrei che Walter attaccasse di più: non offese plateali, ma a tutta forza con l'ironia. Giuliano Bellezza Troppe precarie per Berlusconi e i suoi figli Cara Unità iI lavoratori atipici (precari) sono circa tre milioni e mezzo, di cui oltre metà donne: il 55%, vale a dire quasi due milioni. Supponiamo che il dieci per cento di esse (200.000) abbia voglia si sfoderare un bel sorriso al Cavaliere...Si sa che Berlusconi è un tombeur de femmes e che ha la vitalità di un trentenne: ma pare improbabile ch'egli abbia così tanti figli da offrire alle belle e "sorridenti" precarie. Sergio Puxeddu, Rovigo Dice: "Era solo una battuta" Vogliamo affidare a lui il nostro Paese? Cara Unità, il cavaliere si giustifica dicendo"...era solo una battuta!". Ma quante ne abbiamo sentite? È riuscito a dire: "... c'è la crisi della Fiat?...beh, mettiamo lo stemma della Ferrari sulla panda...". Fa molto caldo d'estate..."portiamo i nostri anziani nei centri commerciali dove c'è l'aria condizionata...". I partigiani arrestati durante il fascismo "...erano in vacanza...". Solo alcune chicche, tralasciando le innumerovoli gaffes planetarie fatte in ogni angolo del mondo come ..."turisti della democrazia.." al Parlamento europeo, ...le foto di gruppo con corna, lei è più bello del presunto amante di mia moglie, ecc. Oggi dice " la crisi delle banche americane ci investirà...": Tremo al pensiero della soluzione che partorirà qualora per somma disgrazia fosse chiamato a responsabilità di governo (mettiamo i nostri risparmi sotto la mattonella, non sottoscriviamo mutui se non con banche che abbiano anche televisioni nel gruppo aziendale, utilizziamo carte di credito venusiane, boh!). Veramente vogliamo affidare a una persona del genere un grande Paese come il nostro? Oreste Ferri, Ariccia (Roma) Incredibile: insulta ma piace Chi è di fronte non se ne rende conto? Cara Unità, leggo le reazioni alla risposta di Berlusconi e leggo anche, sempre che sia vero, che la ragazza lo ha trovato molto ironico. Se è davvero così è proprio vero che B. ce l'ha fatta davvero. Riesce a insultare, deridere, togliere dignità senza che chi ha di fronte se ne renda conto e anzi lo trova spiritoso? Sono disgustata. A voi sempre grazie. Daniela Ladiè Giustizia: sprechi inefficienze e lentezza Quanti problemi da affrontare Cara Unità, il Pg di Torino lamenta di non avere fondi per gli articoli di cancelleria. Subito dopo spende oltre 20.000 euro dei contribuenti per collocare una scultura nell'androne del palazzo di giustizia. In Veneto una donna magistrato si mette in malattia per partecipare a regate veliche. A Bari un innocente viene trattenuto in carcere per più di tre mesi. Il procuratore anziché ammettere l'errore se la prende con i media. A Enna dopo otto anni dalla sentenza il giudice non ha ancora trovato il tempo di scrivere le motivazioni, per questo motivo un mafioso torna in libertà . È solo la punta dell'iceberg di una magistratura sempre pronta a mobilitarsi per difendere e/o aumentare i propri privilegi, inadeguata a svolgere con competenza e serietà il proprio importante compito. Non risponde a verità la giustificazione di mancanza di fondi. Come il fatto di Torino ben illustra, le risorse sono pari a quelle degli altri paesi europei ma si disperdono in sprechi e privilegi. Ludovico Marasco Un manifesto in ogni finestra Serve un grande tam tam per vincere la partita Cara Unità, Non continuiamo con questa campagna elettoprale "normale ". Così vince la destra. Per ribaltare il risultato, io ho una proposta da fare. Propongo che in ogni finestra, in ogni balcone ,in ogni portone di elettori di sinistra sia appeso un manifesto (un metro per un metro ) del logo del partito democratico (Pd), Così facendo in ogni strada, in ogni piazza, in ogni paese , in ogni città diventi ossessivo il simbolo del Pd. serve un tam-tam con giornali ,internet e sezioni di partito; a voi la palla. Domenico Falessi -Jesi Replica di Daniela Melchiorre ex sottosegretario ora candidata del Pdl Caro Direttore, "In riferimento all'articolo pubblicato su l'Unità del 14 marzo 2008 mi preme sottolineare, in onore della verità e della trasparenza a cui dovrebbe essere improntato il diritto di replica, che il mio operato al Ministero della Giustizia è stato ritenuto da autorevoli istituzioni ineccepibile, tant'è che per quanto riguarda la questione della vicenda della bambina bielorussa la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha riconosciuto che la linea da me seguita era stata quella giusta e con decisione del 15 maggio 2007 ha respito il ricorso inoltrato dai coniugi Giusto, affermando solennemente che non ci fu nessuna violazione dei diritti umani. Per quanto concerne i dati dell'indulto, è giunta l'ora che chimentì al Parlamento dica il vero, dal momento che l'unica persona a fornire pubblicamente, in una sede istituzionale, i dati reali di chi ha beneficiato dell'indulto sono stata io ed è perciò che l'ex ministro Mastella mi revocò le deleghe, salvo restituirmele dopo pochi girni, Nonostante abbia cercato di dire questa verità laddove mi è stato consentito, pochi organi di stampa hanno riportato la versione corretta dei fatti mentre, molti altri, hanno continuato ad insistere su un mio presunto errore che peraltro non si è mai verificato. Daniela Melchiorre ex sottosegretario alla Giustizia.

Torna all'inizio


Lo strappo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Lo strappo Furio Colombo Segue dalla Prima S tesse scenette concordate come quella della finta precaria, finta aspirante al matrimonio con Piersilvio che poi risulta candidata di An. Ma la lezione è sempre la stessa: non provocatelo, se no lui spiattella al mondo la verità. "A chi ricorda il fascismo di Ciarrapico dico: volete che noi ricominciamo a parlare dei comunisti tantissimi candidati nel Pd?". So di avere già scritto questo articolo, in tutta la campagna elettorale del 2001, e in tutta la campagna elettorale del 2006. So di avere letto le cose che sto per dire, una per una, sui maggiori giornali del mondo, da The Economist al Guardian, da Le Monde al New York Times. So anche che ci deve essere una costellazione malefica, di quelle di cui parlano con persuasione angosciata gli astrologi notando il modo in cui si dispongono le stelle nei cieli delle varie stagioni. Brutta stagione o brutta costellazione questa. Infatti, mentre l'Italia rivive l'incubo del ritorno di Berlusconi, mentre in Piazza del Popolo e in via del Babuino a Roma si sentono ragazzi a pagamento cantare a squarcia gola "Meno male che c'è Silvio", applauditi dai turisti di Pasqua come lo sono, al Foro, i disoccupati vestiti da antichi romani, in Thailandia ritorna Taksin, l'ex primo ministro processato e condannato varie volte per corruzione, proprietario di tutta l'informazione di quel Paese, così ricco da tenere testa persino all'unico re democratico di quella parte del mondo. Non occorre un analista per dire che c'è qualcosa di funereo quando sei certo di rivivere le scene più sgradevoli di un passato che ti eri appena lasciato alle spalle. Tutti sanno che la parola "futuro" non garantisce niente. Niente, tranne il fatto che stai entrando in una vita diversa, senza Bonaiuti che te la interpreta, senza Tremonti piantato al centro della scena, come se fosse un dato inevitabile della natura, senza Berlusconi che ripete, quasi con esattezza, tutto ciò che ha già detto, compresa la benevola compassione con cui guarda a se stesso, "costretto a governare". S'intende che faremo di tutto per liberarlo da questa costrizione. S'intende che questo impegno è interpretato bene dallo slancio quasi disumano con cui Veltroni riesce a visitare tre-quattro città italiane al giorno per rassicurare i cittadini perplessi, per dire: "Qualunque cosa sia, noi vi promettiamo il futuro, non il passato. La vita continua, non è un tremendo museo delle cere". Eppure la pretesa, per quanto volonterosa, di far finta di non vedere (di non vederlo), di non ascoltare (di non ascoltarlo) non cancella la brutta realtà che - a parte la Thailandia - siamo il solo Paese costretto a vivere. Meglio guardare in faccia questo strano destino, persino se ha la faccia triste, umiliante, di coloro che si inginocchiano davanti a Berlusconi. *** Vediamo. Nel giorno uno Berlusconi dichiara: "Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali importanti e a noi non ostili, ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo, visto che tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte". Nel giorno due la stessa persona che si aspetta di essere rieletto leader e guida unica dell'Italia, afferma: "Ciarrapico è un indipendente che non conterà niente nella politica". Fra le due affermazioni imbarazzanti e menzognere c'è una costellazione di falsi minori. Per esempio afferma che Fini e quelli di An sapevano dell'arrivo in lista di qualcuno che si proclama fascista ("Sono sempre stato fascista e lo sarò sempre"). Ma Fini e quelli di An affermano che non è vero. Così come si dissociano candidati di varie provenienze, compresa la Mussolini, che, però, porta in lista il negazionista Roberto Fiore. Ma a quanto pare va bene lo stesso. Nel senso che nessuno ha il cattivo gusto di insistere. E poi, se esaminate le clamorose bugie berlusconiane, vi accorgete che esse contengono, come sempre, una minaccia, nello stile che l'uomo di Arcore deve avere imparato bene dallo stalliere Mangano, prima che Mangano venisse arrestato, processato e condannato per mafia. Lo stile è questo: far sapere ai potenziali avversari che sono nel mirino e che quel mirino, trattandosi del più grande editore italiano e di uno dei più potenti in Europa, è un mirino a cui è bene prestare attenzione. Enzo Biagi insegna anche da morto. Pensate che sia una buffonata dire che solo i giornali di Ciarrapico (tipo l'Eco della Ciociaria) gli sono amici e tutta la grande stampa lo avversa? Eh no, cari lettori. Mentire va bene, ma nella frase falsa ci avvolgi un coltello. I giornalisti della grande stampa sono avvertiti. Con me si fila dritto, si dimenticano le contraddizioni, si fa finta che le cose dette siano coerenti e siano vere, non si notano le gaffe e le pagliacciate, si descrivono farse come se fossero fatti plausibili e veri, ci si dimentica della Mussolini parlando di Ciarrapico e ci si dimentica del negazionista Fiore parlando della Mussolini. Ci si dimentica del dirigismo statalista predicato da Tremonti quando il Pdl si autodefinisce "La casa dei liberali". Nessuno dovrà notare l'anti-europeismo mostrato in cinque anni di governo e in due di accanita opposizione dai dipendenti di Berlusconi. Non si farà mai riferimento al continuo e umiliante "obbedisco" di Fini, regredito da delfino politico a numero due aziendale. E si farà finta di non avere ascoltato l'uomo che ha inventato Nassiriya e i nostri 30 soldati morti (mentre quella Provincia abbandonata è una delle più infestate dal banditismo in Iraq) e di non aver capito che cosa intende dire Antonio Martino quando annuncia: "Ritireremo i soldati italiani dal Libano e li manderemo in Afghanistan e in Iraq". Avete letto bene. Martino - l'autore della "missione di pace italiana" in pieno terrorismo, responsabile dell'insediamento dei soldati italiani in una casa senza difesa contro l'attentato del camion carico di esplosivo - parla da solo, e senza verifiche parlamentari, di più soldati in Afghanistan e in Iraq. Ritorno in Iraq, capito? Anche i nostri colleghi hanno capito. Ma debitamente ammoniti sul rischio di apparire "voi, tutti gli altri, la grande stampa ostile, tutti nemici tranne Ciarrapico", hanno scelto. Mai far notare l'incredibile demolizione di se stesso che Berlusconi riesce a fare con le sue dichiarazioni farsesche (dice lui stesso di avere un solo amico, un fascista editore di giornaletti della Ciociaria); mai far balzare agli occhi che proprio tu potresti essere il nemico. Poiché si finisce pedinati dai servizi di spionaggio tipo Pio Pompa e perseguiti dalle commissioni parlamentari di inchiesta tipo Mithrokin. Davvero pensate che non le ricostituiranno? Avete notato fino ad ora qualcosa che Berlusconi faceva in passato, ma poi si è ravveduto, ha capito, è diventato più normale, più europeo, e non la fa più? Potete dirne una che che distingua "il nuovo Berlusconi" dal vecchio? Persino il comportamento del suo fido Bonaiuti è identico come nel replay di un vecchio film o in una geniale scheggia di Blob. Ascoltiamolo. Risaliamo per un momento all'inizio della storia Ciarrapico. Nel suo piccolo è una storia utile. Alcuni giornalisti votati al suicidio professionale hanno appena detto a Berlusconi che Ciarrapico ha dichiarato "sono sempre stato e sempre resterò fascista". In un contesto normale l'interrogato risponde, per esempio: "Guardi, lo avranno provocato... Si dicono tante cose... Il fascismo o c'è o non c'è. Se non c'è, dov'è il pericolo?" o scuse del genere. Niente affatto. Bonaiuti, che pure è persona equilibrata e attenta, deve rappresentare il ruolo, che non è dei più simpatici. Il ruolo gli richiede di dire - e lui la dice - la seguente frase assurda, fuori dal tempo e dalla logica: "Adesso basta con la superiorità morale della sinistra. Ma chi si credono di essere per giudicare?". Il problema posto era: come la mettete con uno che viene nelle vostre fila e si dichiara fascista? Ora andate a rivedere la reazione imposta dal ruolo a Bonaiuti e vi rendete conto che siamo nel cuore dell'incubo. L'incubo è un terrificante ritorno a un passato identico. Identiche le violazioni della legge (Berlusconi darà a Berlusconi la licenza per trasmettere dalle Tv private di sua proprietà e intanto controllerà fino all'ultimo talk show e all'ultimo frammento di telegiornale la Tv pubblica, con il leale sostegno dei Bruno Vespa, su cui ha sempre potuto contare). Identica la volontà di violare la Costituzione. L'ex ministro della Difesa Martino annuncia, prima ancora di sapere se non sarà destinato ai Trasporti (e comunque tenuto lontano dal solo campo che conosce, l'economia) che "questa volta le nostre saranno truppe combattenti" in spregio al nostro costituzionale art. 11 sul ripudio della guerra. Identica la propensione a mentire su tutto in coincidenza con una grande intimidazione di tutti, in modo che non vi siano dissonanze, o che certe affermazioni non appaiano folli. Tanto per completare la citazione di Martino, tratta dall'agenzia Reuters, sentite la frase che segue immediatamente quella sulle truppe italiane che saranno finalmente combattenti: "Ritireremo invece i soldati italiani dal Libano perché di essi non vi è assolutamente bisogno, e perché sono a rischio". Una negazione della verità (chi non ricorda la guerra di Hezbollah nell'estate del 2006?) e una affermazione insensata (soldati italiani saranno mandati a combattere in Afghanistan, ma saranno rimossi dal Libano a causa del rischio) sono un bel manifesto elettorale. * * * Non segue analisi o commento di frasi che stroncherebbero un candidato americano più della squillo Ashely. Non segue perché altrimenti corri il rischio di apparire "dei loro" cioè comunista. E allora per te scatta il bando professionale, lo spionaggio tipo Pio Pompa e le future commissioni Mithrokin. È questo il punto su cui vorrei richiamare l'attenzione di coloro che inviano affettuose e tristi email dicendo che stanno pensando di non votare a causa di tante ragioni che lasciano perplessi o che generano incertezza (e certo, volendo, se ne possono indicare alcune nella nuova creatura detta Partito Democratico che cammina un po' come una giraffa giovane). Non votare vuol dire votare (anzi rischiare il plebiscito) per Berlusconi - Ciarrapico - Mussolini - Bonaiuti (mi spiace citare il suo nome qui, ma lo traggo dai fatti, non dalla mia opinione) - Antonio Martino. È vero che tutto quel gruppo, pronto a volere la guerra, tra poco, con il cambiamento drammatico della presidenza americana, si troverà solo al mondo. Sono già completamente isolati dall'Europa, destra compresa (anzi è la destra europea la più combattiva contro l'idea di accogliere fascisti in un governo europeo). Ma poiché il ritorno cupo e tragico al passato ci riporta anche il peso e la ricchezza di quel passato, e la infinita campagna acquisti che quella ricchezza consente (come in Thailandia), il male che può essere fatto all'Italia è immenso. E non consente la severità di giudizio che certe volte si riserva a Walter Veltroni, la sola persona che fino ad oggi ha spaventato Berlusconi e i suoi, inducendoli a reazioni scomposte, fino all'insulto. Mi permetto di dire che anche la Sinistra Arcobaleno avrebbe ragioni per riflettere su ciò che ci spetta in caso di ritorno al passato. È importante per non sbagliarsi nell'indicare il nemico. Mi ricordo della sinistra americana più rigida che, nella prima campagna elettorale di George W. Bush contro Al Gore, andava dicendo che era meglio non votare perché tra i due non c'era alcuna differenza. Una differenza c'è stata, e grande. Si chiama "guerra", si chiama "rendition", si chiama ingresso al governo della destra più estrema, si tratta di abolizione dello habeas corpus ovvero dei fondamentali diritti civili. Si tratta di vandalismo ecologico. Pensate alla bella soddisfazione di argomentare sulla somiglianza di Veltroni con Berlusconi mentre Berlusconi governa, con il suo conflitto di interessi, la sua potente intimidazione, le sue marce trionfali da e per Piazza del Popolo, a Roma, o da e per San Babila a Milano, il suo sodalizio fascista, i soldati italiani finalmente combattenti, lo spionaggio di magistrati e giornalisti e le nuove commissioni Mithrokin. Il potere di scacciare l'incubo è ancora nelle nostre mani, nelle mani di tutti coloro che provano un senso di umiliazione ascoltando le note di "Per fortuna che c'è Silvio". È il potere di fare in modo che ci sia un futuro. È il nostro legittimo strappo dal passato. furiocolombo@unita.it.

Torna all'inizio


Berlusconi flop, piazza vuota a Corviale Al comizio nel quartiere romano, con Fini e Alemanno, 250 persone. Sul palco un fondale con la foto del palazzone (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi flop, piazza vuota a Corviale Al comizio nel quartiere romano, con Fini e Alemanno, 250 persone. Sul palco un fondale con la foto del palazzone di Natalia Lombardo/ Roma FLOP A CORVIALE "In cinque anni di governo noi abbiamo aumentato le tasse ai pensionatiiii!": declama con enfasi Berlusconi di fronte a una sparuta folla a Corviale, emblema della periferia romana. Attimo di panico, poi il cavaliere s'accorge del lapsus: "Scusate, ma a furia di avere a che fare con tasse e spendi, spendi e tasse, vergogna della sinistra, a uno resta la fissa delle tasse che gli assedia il cervello". Voleva dire "abbiano aumentato le pensioni", recupera. Ma spaventa le poche famiglie che lo ascoltano un po' scettiche un po' speranzose: "Dagli Stati Uniti sta arrivando la recessione, saranno tempi duri, rimbocchiamoci le maniche". È un flop l'avvio della campagna elettorale del Pdl a Roma per Gianni Alemanno sindaco, con Gianfranco Fini rassegnato al ruolo di comprimario ("sarò brevissimo perché so che volete sentire Berlusconi"), il forzista Antoniozzi candidato alla Provincia, la giovane azzurra Beatrice Lorenzin e il ruspante Rampelli di An. L'abbronzatura posticcia di Silvio si staglia su uno sfondo da iconografia totalitaria, con una foto in prospettiva del discusso Serpentone di Purini lungo un chilometro. Saranno circa 250 persone, compresi giornalisti, scorte e politici, ma gli organizzatori dicono un migliaio. Rampelli vede triplo: "folla sopra tutte le aspettative". Berlusconi era preparato: "Era una manifestazione localissima", dirà poi, a Cernobbio. Alemanno si giustifica: "non abbiamo portato le truppe cammellate....". Come se fosse ai Parioli, quartiere bene di Roma, Silvio spiega: con la monnezza lasciata dalla sinistra come si fa a "esportare il bello, i vini pregiati, i cibi pregiati, il bello, Dolce e Gabbana". Che guaio. Rifila di nuovo la storiella del ristoratore americano senza clienti. A Corviale è 'n problema... Tranquilli, "toglieremo l'Ici" (applauso) e con il bonus i genitori "non saranno obbligati a mandare a scuola i figli in istituti dove insegnano professori di sinistra". Un problema primario, per la gente di questo quartiere abbandonato. Riserva un attacco più duro del solita a Di Pietro: "Mi fa orrore il campione delle manette, ha mandato in carcere gente che poi è risultata innocente". L'ex pm replica: "Fa bene a preoccuparsi della mia presenza". Stanchezza e inadeguatezza. Berlusconi sembra venuto da un altro pianeta. Sempre più simile al ritratto di Dorian Gray, è quasi infastidito quando una signora si sbraccia dalle transennne (protetta da un donnone che dicono essere una body guard di Berlusconi). Nadia, 55 anni, è venuta da Boccea e urla: "Nessuno mi aiuta, sono invalida e malata, faccia qualcosa". Berlusconi impassibile bisbiglia a un uomo della scorta parole come "diamo qualcosa". La guardia mette la mani in tasca e passa qualcosa al cavaliere, che a sua volta consegna l'oggetto appallottolato a Nadia, stringendole la mano, "mi raccomando, non perda quel biglietto! ci lasci il suo indirizzo". Lo scrive Sestino Giacomoni, giovane deputato di Fi. Se Silvio le abbia dato soldi non è certo, di sicuro non era un biglietto da visita. Nadia prima dice "un biglietto", poi "non ho neppure guardato", racconta mentre sale sulla sua Panda. Insomma, Berlusconi non promette niente, però invita a votare Alemanno perché al governo era "un rompiballe tenace; avverte che "votare altri significa favorire Veltroni" e, alla richiesta di un cittadino sulla detrazione fiscale per ogni spesa cede la armi: "Ci vorrebbe una rivoluzione fiscale, non si può fare".

Torna all'inizio


Pensioni, si torna alla Maroni. E non basta Il leader Pdl a Cernobbio: è gravissima la situazione economica italiana (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Pensioni, si torna alla Maroni. E non basta" Il leader Pdl a Cernobbio: è gravissima la situazione economica italiana m. v. Quando arriva il Cavaliere il sole non è ancora tramontato dietro il lago, se no, nel confronto con il Veltroni mattutino si potrebbe veramente parlare del giorno e della notte. Tanto proteso il leader dei democratici nel guardare avanti, nel lasciarsi indietro quella vecchia politica che ha appesantito il paese negli ultimi 15 anni, quanto irrimediabilmente ancorato a se stesso il dominus del partito delle libertà, prigioniero di un personaggio che alterna strali contro un'improbabile sinistra "statalista e stalinista", a battute del tipo "volevano portare Visco in Cina ad abbeverarsi alle fonti del maoismo", piuttosto che "Veltroni è un pifferaio magico che cerca di precipitare tutti quanti nel burrone dello statalismo". Ma anche per gli aficionados del centrodestra c'è molto meno da sorridere di un tempo. Il capo, infatti, non mostra l'inossidabile ottimismo di un tempo, anzi, dice di preparasi a governare suo malgrado, che la situazione è grave, per l'Italia gravissima. Quel poco che resta da promettere verrà comunque illustrato in un nuovo ed imminente "Contratto con gli italiani", ed al riguardo è superfluo indicare il televisivo teatro della firma. Per i pensionati, poi, suonano specifici campanelli d'allarme, da un lato "l'adeguamento delle pensioni minime sarà effettuato solo quando i conti dello Stato lo permetteranno", dall'altro""il centrodestra dovrà rimettere mano al sistema previdenziale dopo gli squilibri causati dal governo Prodi". Del resto le preoccupazioni del Cavaliere sono altre, ad esempio per i poveri "Dolce & Gabbana che piangono" per la crisi economica, o per la sinistra "che considera poliziotti e carabinieri dei traditori del proletariato che si sono venduti allo Stato per soldi". Dunque il Berlusconi di sempre, che prima di concedersi davanti alla platea della Confcommercio ha dato il meglio di sé nel precedente sbarco dall'elicottero. Qui, di fronte a telecamere e taccuini è un fuoco di fila. "Veltroni predica bene e razzola male - esordisce -. Ho saputo che è venuto qui questa mattina ad illustrare il nostro programma, che loro hanno copiato punto per punto. Lui è un ottimo comunicatore, peccato che il governo sta facendo esattamente il contrario di quello di cui parla, e sono tutti ministri candidati nel partito democratico". Poi, di fronte alle recentissime gaffe non arretra di un millimetro: "Questi della sinistra non sapendo a cosa attaccarsi, si attaccano a qualsiasi cosa, come per il caso Ciarrapico. La giovane precaria a cui ho consigliato di sposare mio figlio? Era solo una battuta, non ho nulla di cui pentirmi, senza un po' d'ironia non si vive". I sondaggi che danno il Pd in recupero? Naturalmente taroccati: "A Palazzo Madama avremo 30 senatori di vantaggio". E via così, salvo congedarsi per salire in macchina e coprire in corteo i cento metri, cento, che separano l'elicottero da Villa d'Este. Quel che si dice una campagna ecologicamente compatibile.

Torna all'inizio


La partita del Veneto e il rebus degli imprenditori-operai (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La "partita" del Veneto e il rebus degli imprenditori-operai di Federica Fantozzi inviata a Verona Se son crepe si allargheranno. Il vento del cambiamento sgretolerà il muro, ma ai suoi tempi. Aspettative? Punti percentuali? "Noooo - Giandomenico Allegri, coordinatore del Pd veronese quasi balza all'indietro - Qui si lavora nel medio periodo". Anche per i politici lavoro è la parola chiave, l'etica fondante, l'unica speranza di far breccia. Nel Veneto pragmatico e post-ideologico, operoso e produttivo, dove distinti signori si presentano come partite Iva ma più che schei vogliono "essere rispettati", va così. Il centrosinistra rincorre il voto pattinando sull'abisso di quasi venti punti da colmare in un mese. Eppure, l'aria pare alleggerita: "Nell'ultimo anno per noi l'atmosfera era pesante - racconta Allegri - La politica fiscale e la sinistra radicale avevano reso difficile parlare con la gente. Non si riusciva nemmeno a fare proposte. Veltroni è uscito dai luoghi comuni che separano destra e sinistra come compartimenti stagni". Qualcosa si è mosso? Tra filari di vitigni e alberi già fioriti, la primavera tenace è "il recupero del tessuto territoriale". Ripartire (almeno) dalle amministrative. Riprendersi quei comuni persi, come Cerea e San Giovanni Lupatoto, dove non si era nemmeno più interlocutori. È la luce che illumina Luciano Zanolli, candidato sindaco a Villafranca, tra i più grossi centri del Veronese: "Io sono stato scelto dalla comunità. Non come il centrodestra che decide al tavolo regionale e si è spaccato". Già: la polemica tra il governatore-doge Galan e l'ex sottosegretario Brancher ha commissariato Forza Italia e indebolito la giunta veronese del leghista Flavio Tosi. Il Veneto "bianco" è terra ostile per la sinistra. Nel 2006 l'Unione si fermò al 40,5% (39% al Senato) contro il 56,3% di Berlusconi. Il peggio fu a Verona, Vicenza, Padova e Rovigo: dove il Pd sfoggia Calearo capolista. Funzionerà? "È una scossa" dicono tutti. Ma nessuno ha la sfera di cristallo. Paolo Nerozzi, altro candidato sindacalista Cgil, a Calearo ha stretto pubblicamente la mano ed è stato criticato. Non si pente: "Siamo due parti autonome unificate dal programma. Calearo ha fatto una scelta di campo, e poi lui due contratti unitari li ha firmati. Bombassei invece. ". Il punto però è un altro, e Veltroni lo ha colto: "È difficile dire se sposta - ragiona Nerozzi - Ma qualcosa si è incrinato nel blocco sociale. Ricordiamoci che qui il 50% degli operai ha votato Fi o Lega. C'è una dicotomia tra lavoro operaio, anche sindacalizzato, e rappresentanza politica". Il perché è davvero semplice: il 58% degli imprenditori erano operai che si sono messi in proprio. 6-7 su 10. Si sentono tutti lavoratori. "Qui il rapporto tra le due classi è diverso, conflittuale ma non antagonista". Solo gli operai di Porto Marghera, con 5mila a rischio licenziamento e salari da società esternalizzate di cento euro al mese, fanno storia a parte. Altrove le differenze sociali sfumano, e si pensa a lavorare. Lavora Gianni Dal Moro, sesto in lista e braccio destro veneto di Enrico Letta: da un comizio sui farmer's market con De Castro al Bar Fantoni a un incontro con i produttori ortofrutticoli villafranchesi. È ottimista: "C'è diffidenza, ma fino a poco fa mancava proprio il riconoscimento delle reciproche posizioni. Tagliando il legame con la sinistra massimalista il Pd potrà intercettare un voto nuovo. Prima l'elettorato percepiva come maquillage il passaggio del Pci in Ds e del Ppi in Margherita. Ora invece si può pescare a destra". Settimo in lista è Federico Testa, economista e docente universitario: "È chiaro che per rimettersi in sintonia con ceti trascurati servirebbe più tempo. Ma il ragionamento che accomuna operai e imprenditori è stato un segnale forte. Qui burocrazia e fisco sono temi vitali perché incidono sulla qualità di vita e soprattutto sulla capacità economica". Lo dice chiarissimo il senatore Paolo Giaretta, coordinatore della campagna del Pd al Nord Est: "In ogni famiglia c'è un artigiano o un commerciante. E se la figlia si occupa solo degli adempimenti tributari, delle scadenze, è un'unità produttiva sottratta all'azienda". Tutti citano l'esempio del cantiere: per aprirlo o chiuderlo, 50 diversi moduli da riempire. I veneti chiedono meno intoppi, più infrastrutture, sicurezza. A destra come a sinistra ce l'hanno con le tasse e il "radicalismo". Qui, se sei di sinistra, sei quanto meno un pazzerellone. Riello ha irriso Calearo: "Il tuo è un ottimo programma di centrodestra". "La realtà di base di partiti e sindacati non corrisponde all'immagine nazionale - spiega Francesco Iori, ex vicedirettore del Gazzettino - La speranza dei veneti è il pareggio al Senato e poi riforme condivise". La Fondazione Sussidiarietà di Giorgio Vittadini ha pubblicato i dati: le vogliono il 74% degli italiani, ma la percentuale in Veneto sale al 78%. Scava scava però non tutto è uguale. Il sindaco Tosi l'ha votato oltre il 60% dei veronesi, ma il residuo 40% sostiene di non meritarselo. Ha mandato via i rom da Boscomantico, ha inaugurato le banchine anti-barboni (con il bracciolo che impedisce il sonnellino), ha la nomea di sceriffo. "Tutta immagine - si lamenta una commerciante di prodotti equi e solidali - Non son questi i problemi. Si soffoca di smog e lui lava le strade. Ha cancellato le piste ciclabili, già belle approvate (dal predecessore Zanotto di centrosinistra, ndr). E poi fa politica di mestiere: non ha mai preso un chiodo in mano".

Torna all'inizio


A confronto i piani di berlusconi e veltroni su pensioni e tasse - statera e tito alle pagine 10 e 11 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ieri al forum di Cernobbio A confronto i piani di Berlusconi e Veltroni su pensioni e tasse STATERA E TITO ALLE PAGINE 10 E 11.

Torna all'inizio


Libano, berlusconi boccia martino "i soldati italiani devono restare" - giovanna casadio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Libano, Berlusconi boccia Martino "I soldati italiani devono restare" Casini: Pdl sulla politica estera come dilettanti allo sbaraglio Marini: rimettere in discussione i nostri impegni internazionali è inaccettabile GIOVANNA CASADIO ROMA - "In politica estera serve continuità, non ritireremo i soldati italiani dal Libano". Silvio Berlusconi vuole chiudere il "caso missioni" sollevato dalle dichiarazioni di Antonio Martino. L'ex ministro della Difesa, disfacendo d'un botto la tela di relazioni internazionali tessuta nei 20 mesi di governo Prodi, aveva annunciato il ritiro da Beirut ("Lì la nostra presenza è scarsamente giustificata") e un nuovo impegno in Iraq, se il Pdl vincerà le elezioni. Sconfessato subito da Gianfranco Fini. Messo a tacere ieri anche dall'ex premier, di cui Martino è stato "ufficiale di collegamento" con gli Usa di Bush. Una bufera di polemiche. Berlusconi vuole porvi rimedio e assicura: "Non abbiamo nessuna intenzione di riaprire il caso Iraq, né tantomeno di ritirare le truppe dal Libano. La politica estera del Pdl sarà la continuazione di quella già fatta nei cinque anni di governo dal centrodestra". Far piombare, e "in modo così strumentale", la politica estera nella campagna elettorale, è semplicemente "un errore". Così, Massimo D'Alema, il ministro degli Esteri uscente, commenta l'offensiva di Martino. Ci vuole continuità, esorta D'Alema, "spero che le affermazioni incaute e propagandistiche dei giorni scorsi finiscano, perché si mette davvero a rischio la credibilità dell'Italia. Un grande paese non può dare la sensazione di cambiare politica estera ad ogni campagna elettorale, se ci sono degli impegni che l'Italia ha assunto, devono essere rispettati da ogni governo. Come per esempio, l'impegno con le Nazioni Unite per garantire la nostra presenza per la pace in Libano e per la pace e la sicurezza in Israele e tra Israele e Libano". Rincara Franco Marini, presidente del Senato: "è inaccettabile mettere in discussione gli impegni internazionali assunti dall'attuale governo". Anche tra i centristi di Pier Ferdinando Casini la reazione è un secco altolà a Martino e l'occasione per attaccare il Pdl: "Sulla politica estera il Popolo della libertà sembrano dilettanti allo sbaraglio. Se il buongiorno si vede dal mattino, le loro contraddizioni sono talmente gravi da compromettere qualsiasi politica credibile". Contraddizioni che il Pd non manca di rimarcare. Sia Walter Veltroni che il vice Dario Franceschini elencano i contrasti, a cominciare da quelli tra Berlusconi e Fini sulla politica estera. Denuncia Fausto Bertinotti, candidato premier della Sinistra arcobaleno, la gravità di quell'affermazione: "L'Italia ha avuto una politica di pace. Neppure negli Usa c'è più qualcuno che voglia tornare nei binari terribili di una guerra fallimentare". "Berlusconi è un guerrafondaio, servo di Bush", attacca "senza se e senza ma" Oliviero Diliberto. E "sciagurate" ritiene le prese di posizione di Martino, il Cocer dell'Esercito: "Berlusconi, tranquillizzi i nostri soldati, assicurandoci che Martino non diventerà mai più ministro della Difesa", afferma Pasquale Fico, delegato del Cocer. A riaprire invece il capitolo "regole d'ingaggio" è Claudio Scajola per il quale "i nostri soldati devono avere la possibilità di difendersi". E Fiamma Nirenstein propone di "aumentare il nostro contingente in Afghanistan".

Torna all'inizio


Udc e rosa bianca, nozze a rischio cotto e armosino rivali, è ufficiale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XI - Torino Sorprese tra i partiti del centro, e a Asti una sfida tra "azzurre" Udc e Rosa bianca, nozze a rischio Cotto e Armosino rivali, è ufficiale Non c'è pace tra i cattolici. Ieri è stato infatti il giorno delle polemiche e delle spaccature nel centro e nel centrodestra. Nel primo caso con i dubbi della Rosa Bianca in Piemonte ad appoggiare l'Udc (nessun esponente del movimento di Pezzotta e Tabacci è stato tra l'altro presentato nella nostra regione). Nel secondo con la candidatura, più volte annunciata ma dalle 13 di ieri diventata ufficiale, di due esponenti di Forza Italia alla presidenza della Provincia di Asti: due donne, Maria Teresa Armosino e Mariangela Cotto, l'una contro l'altra armate in una sfida che rischia di spaccare il partito in Piemonte e che potrebbe avere conseguenze sulle elezioni politiche. La prima polemica è scoppiata tra il leader Udc piemontese (e portavoce nazionale del partito) Michele Vietti e Sergio Gaiotti, plenipotenzario di Pezzotta in Piemonte. Ieri, durante la presentazione delle liste del partito di Casini, all'Oratorio San Filippo Neri di via Maria Vittoria, Vietti ha infatti "giustificato" l'assenza di Gaiotti con un "impegno fuori Torino". "Ma non ci sono problemi", ha aggiunto. I problemi invece ci sono: "Nessun impegno. Noi della Rosa Bianca non abbiamo partecipato di proposito" ha replicato a distanza Sergio Gaiotti. "In Piemonte infatti l'alleanza con l'Udc è ancora da costruire: non chiediamo posti, tant'è che non abbiamo nessun candidato nella lista dell'Udc, ma vogliamo un confronto politico sui temi della solidarietà, della sicurezza e dello sviluppo di Torino. Una intesa programmatica sulle questioni locali. Tra l'altro ho trovato poco elegante che Vietti abbia scelto per presentare le sue liste, senza di noi, proprio quell'oratorio in cui è nata la Rosa Bianca nazionale". Tutto è rimandato a domani: "Mi incontrerò con Vietti alle 13 - spiega Gaiotti - e solo se ci saranno le condizioni programmatiche correremo insieme". Una presa di posizione che non ha rovinato la festa dell'Udc: "Intorno a noi sentiamo buon umore e ottimismo e i sondaggi - ha spiegato Vietti - ci danno in crescita. Gli italiani stanno iniziando a capire che tra Veltroni e Berlusconi l'unica vera novità è l'Udc di Casini". Poi una stoccata al Pd: "La candidatura di Emma Bonino in Piemonte dimostra quanto siano emarginati i cattolici all'interno di quel partito". Ad Asti invece la spaccatura nel Pdl è ormai ufficiale: nonostante tutti i tentativi di mediazione Mariangela Cotto, vicepresidente del consiglio regionale e ex assessore della giunta Ghigo ha deciso di presentarsi comunque appoggiata da due liste civiche, "Lista Cotto" e "Asti Provincia Amica". Il candidato ufficiale del Pdl (e della Lega) sarà però la sua "nemica carissima" Maria Teresa Armosino che ha vinto la sua battaglia nel partito (e lancia così il suo nome come possibile aspirante alla presidenza della Regione tra due anni contro quello del coordinatore Guido Crosetto). In appoggio di Cotto è invece il cattolicissimo consigliere regionale di F.I Giampiero Leo: "è una vicenda sconcertante. Cotto era voluta da tutto il territorio. Sono a fianco di Mariangela che è stata un ottimo assessore e consigliere regionale. Farò di tutto per aiutarla". Anche il centrosinistra ad Asti è diviso in due: Pd e Idv candidano Roberto Peretto (anche lui ex Forza Italia) mentre la Sinistra Arcobaleno e i Socialisti propongono Secondo Scanavino per 15 anni sindaco di Calamandrana e presidente della Confederazione Italiana agricoltori provinciale. (m. trab.).

Torna all'inizio


Tremonti: il programma del Pd? Sembra di essere a Disneyland (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 65 del 2008-03-16 pagina 4 Tremonti: il programma del Pd? Sembra di essere a Disneyland di Guido Mattioni L'ex ministro dell'Economia: "Veltroni promette miracoli, come se non fosse azionista di maggioranza del governo" nostro inviato a Cernobbio (Como) Un pizzico di pepe sulla carne pallida e irrimediabilmente insipida del lavarello, il pesce di lago. A spargerlo, nella seconda giornata del Forum della Confcommercio in corso a Cernobbio, ha provveduto uno che il macinapepe ce l'ha sempre pronto in tasca, a portata di mano. Ovvero l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che ha rivolto ieri le sue attenzioni polemiche nei confronti di Walter Veltroni, approdato anche lui sulle sponde del Lario, tappa obbligata del suo tour nordista. "Lui è uno nel cui curriculum - ha ironizzato il numero due di Forza Italia - compare la qualifica: "Azionista di maggioranza" del governo Prodi". Non solo: a suo dire Uolter - o potremmo dire "il Walter", visto si trova ancora in visita nei territori della remota Lombardia - sarebbe addirittura uno e bino. "Ci sono due Veltroni - ha detto infatti Tremonti -: quello che è ancora nel governo, che ha scritto i numeri della recessione e ne ha la responsabilità; e poi c'è l'altro Veltroni che parla di miracoli. Come possa fare il Veltroni della recessione e anche dei miracoli, bisogna chiederlo a lui". Lui che, ha ricordato Tremonti, "è andato ad annunciare in televisione, a Uno mattina, che leggeranno la trimestrale di cassa, che ci sarà il Tesoretto e che lo distribuiranno. Forse Veltroni pensa di aver avuto l'indulto, ma in realtà è ancora al governo, mentre lui parla come se fosse all'opposizione. Certo, ci andrà, ma attualmente è ancora al governo", ha infierito l'ex ministro. "In ogni caso - ha aggiunto - io ho letto la relazione alla Trimestrale di cassa e ci ho trovato una crescita zero, una pressione fiscale alle stelle, al 44%, un'inflazione tra i 3 e i 5 punti percentuali, oltre a dei conti che non sono in ordine". Per non dire del premio di rischio sull'Italia "che ai nostri tempi era di 20 punti e che adesso è cresciuto del 300%. No, non c'è da stare allegri". Anche perché "la differenza tra il programma di Veltroni e il nostro - ha detto ancora Tremonti - è che il suo è una Disneyland dove si promettono miracoli, mentre il nostro parla di crisi. Crisi in arrivo di cui il governo Prodi doveva sapere; oppure non lo capiva e hanno fatto le cicale anziché le formiche". Argomento crisi che ha fornito all'ex superministro di Berlusconi la ghiotta occasione - oltre che attesa, glielo si è letto negli occhi - per togliersi un altro sassolino dalla scarpa. Risparmiando almeno per un attimo il leader del Pd e scagliando invece il suo strale altrove. Direzione Milano, dove si dev'essere conficcato in una boiserie o in una comoda poltrona di cuoio, in qualche buon salotto editoriale. "Io, di questa crisi in arrivo ne avevo parlato già nel 2004 e successivamente anche nel 2006 - ha premesso Tremonti -. Bene, adesso vorrei vedere uno di questi grandi economisti che scrivono su importanti giornali che mi dimostri di aver parlato della crisi prima che arrivasse". L'ex ministro ha poi negato di aver parlato di larghe intese tra centrodestra e centrosinistra. Ipotesi attribuitagli sabato in un titolo di quotidiano. "È stata una forzatura, non c'entra niente con quanto avevo detto nell'intervista. Se infatti rispondi alle domande e ti dicono che i due programmi sono uguali, io dico "sì", perché in effetti lo hanno copiato. Ma se sono uguali, non significa che ci siano grandi intese", ha spiegato. Rispedite al mittente anche le accuse di protezionismo piovutegli addosso dopo la pubblicazione del suo libro La paura e la speranza. Chiedere misure "simmetriche" nei confronti di altri Paesi "non significa essere contro il mercato. Certi tecnici dicono che bisogna difendersi dal protezionismo? L'unica cosa da cui dobbiamo proteggerci è la stupidità", ha macinato piccato e piccante Tremonti. E almeno fino a domani, pepe esaurito. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Berlusconi alla sinistra: "Sì al dialogo, ma chi vince governa" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 65 del 2008-03-16 pagina 0 Berlusconi alla sinistra: "Sì al dialogo, ma chi vince governa" di Redazione Il Cavaliere e Veltroni a confronto a Cernobbio. Il leader del Pdl: "Il Pd annuncia di correre da solo e di essere un partito nuovo. Poi imbarca radicali e Di Pietro e candida il 70% dei ministri uscenti". Berlusconi sceglie l'ironia e spiazza il suo "clone" nostro inviato a Cernobbio (Como) "Sarà qui alle cinque e mezzo", avevano calcolato due uomini della scorta. E manco a dirlo, proprio a quell'ora, spaccando il minuto, l'elicottero Agusta bianco di Silvio Berlusconi ha toccato terra a Villa d'Este. Un salto in albergo per passare dal "tutto blu" senza cravatta - che aveva indossato in un precedente incontro a Roma, nel quartiere popolare di Corviale - a una tenuta decisamente più formale. Poi, l'ultimo impegno del giorno, ospite alla nona edizione del Forum di Confcommercio che si concluderà oggi a Cernobbio. Il Cavaliere, prendendo la parola, ha anzitutto "sgridato" il padrone di casa, il presidente dell'associazione imprenditoriale Carlo Sangalli, che lo aveva introdotto anticipando sia il significato di quella che lui ha chiamato la sua "equazione benessere", sia le "7 missioni" in essa contenute. "Non so piùche cosa dire perché hai già detto tutto tu. E come non bastasse, sempre qui stamattina c'è stato Walter Veltroni che ha presentato il mio programma", ha scherzato Berlusconi ironizzando sulle notevoli similitudini del documento elettorale del Pd rispetto a quello del Pdl. Quasi un effetto carta carbone, quasi che chi è al governo elencasse le cose di chi è invece all'opposizione. "L'unica difficoltà che abbiamo è quella di credergli, a Veltroni, perché dietro di lui si nascondono sempre gli stessi: il signor D'Alema, poi c'è Bersani, poi c'è Visco... no Viscono, in verità non sapevano dovemandarlo, forse in Cina ad abbeverarsi alle fonti del maoismo. A parte gli scherzi - ha proseguito l'ex presidente del Consiglio - loro sono ancora intrisi di quello statalismo che si è manifestato in questi due anni di governo e tutto ciò che ha detto Veltroni sino a ora non ha avuto conferma, a partire dalla sua promessa di avere il coraggio di andare da solo, per poi imbarcare i radicali da far convivere chissà come con i teodem e apparentarsi con Di Pietro, cosa che ci preoccupa molto perché dimostra che dietro il nome democratico rimane una forte cultura giustizialista. E questa - ha affermato - è la sua prima promessa disattesa". Ce n'è stata poi una seconda, "quella di andare al voto separato dalla sinistra comunista, cosa che invece non accadràin tutte le amministrative "; e quindi una terza, "ovvero presentarsi come un partito nuovo, mentre invece tra i suoi candidati, in posizione sicura, c'è il70%dei ministri, viceministri e sottosegretari delgovernouscente". Un'abitudine, quella della sinistra a non mantenere le promesse fatte, che Berlusconi aveva dimostrato del resto anche in mattinatanel disastrato quartiere romano di Corviale, dove "nessuno dei punti del programma del candidato sindaco Rutelli, del '94, è stato realizzato". E dire che se potessimo credere in loro, ha scherzato ancora Berlusconi, "io sarei il primo a esserne contento: votiamo tutti per Veltroni, io torno a fare le cose che mi piacciono e abbiamo risolto la situazione del Paese...". E invece no, non è possibile. Perché, ha ricordato Berlusconi, ci aspetta una mole di problemi: dalla crisi Usa "che rende difficilissima la situazione economica" al debito pubblico che ci costa 42,5 miliardi, dai costi dell'energia più cari del 60% rispetto a quelli francesi alle fasce deboli "dimenticate dalla sinistra"; dalla concorrenza dei Paesi emergenti al prelievo fiscale al 46%; dalle grandi opere da far ripartire ai 90 miliardi di euro che ci costa una pubblica amministrazione, perdipiù inefficiente. "Abbattere questa voce - dice sarà la priorità del Pdl". Sono "tutte responsabilità che anche se sono un ottimista vedo arrivarmi addosso con grande angoscia. Ma mi tocca emi appresto a farlo". Sul risultato finale dice:"Per una volta concordo con Repubblica: avremo 30 senatori in più. Quindi, sì al dialogo. Ma chi vince governa". La campagna sarà prudente, senza nessuna promessa. Ma ora è meglio che finisca qui - ha concluso il Cavaliere - perché penso di avervi spaventato abbastanza". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Il Cavaliere sceglie l'ironia e così spiazza il suo "clone" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 65 del 2008-03-16 pagina 0 Il Cavaliere sceglie l'ironia e così spiazza il suo "clone" di Adalberto Signore Certo, definirla una vera e propria sfida è difficile. Perché seppure nello stesso giorno, nello stesso luogo e davanti alla stessa platea, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni vanno in scena con qualche ora buona di fuso orario. Il che, non potrebbe essere altrimenti, cambia gli equilibri in campo e sbiadisce il risultato di un faccia a faccia che, secondo i crismi anglosassoni, con ogni probabilità non vedremo mai. Il primo confronto di questa campagna elettorale, però, di indicazioni ne dà più d'una. Con il segretario del Pd che spinge ancor di più l'acceleratore su quella che il Cavaliere definisce "la nostra ricetta liberale", tanto da snocciolare un programma che per l'ex premier è di tutto rispetto. Al punto che tra il primo e il secondo tempo - dopo che ha parlato Veltroni e prima che tocchi al Cavaliere - Berlusconi non lesina ironie. Perché, spiega ai cronisti che lo intercettano al secondo piano di Villa d'Este davanti alla porta della sua suite, "ormai Veltroni va dicendo le nostre stesse cose". Insomma, "se va avanti su questa strada diventerà il nostro campione". Di più: magari anche "il nostro candidato premier". Con una digressione sulla futura squadra di governo. "Gianni Letta vicepremier? So che se ne parla, ma ancora non c'è nulla di deciso. Fatta eccezione per Giulio Tremonti, abbiamo concordato di rinviare a più tardi il capitolo governo". Il Cavaliere, dunque, sceglie la via del sarcasmo per ribattere a Veltroni. La strategia da seguire, d'altra parte, è oggetto di attenta analisi nel primo pomeriggio perché, spiega il sempre presente Valentino Valentini, "parlando dopo non si può certo ripetere gli stessi concetti" come "non si può nemmeno essere critici visto che Veltroni sostiene quello che noi predichiamo da anni". Un esempio? Pare che la battuta del segretario del Pd sullo Stato che "non deve essere prussiano con le imprese", abbia fatto sobbalzare il Cavaliere sulla sedia oltre che strappare qualche applauso alla platea di Confcommercio. Perché va bene dire che "in un giorno si può fare un'impresa usando l'autocertificazione" ("ci sono arrivati", chiosa in privato l'ex premier), ma utilizzare pure i luoghi e le immagini che da anni Berlusconi tira fuori nei comizi gli deve essere sembrato un po' troppo. Così, alla fine il Cavaliere decide per un intervento sul filo dell'ironia. Non manca il leitmotiv degli ultimi mesi sulla crisi mondiale ("ho una grande angoscia per il compito che mi aspetta", perché "la situazione economica fa tremare le vene ai polsi"), ma ci tiene Berlusconi a ribadire con cadenza quasi regolare durante il suo discorso che è Veltroni ad essere passato sulle sue posizioni. Come quando affronta i capitoli di spesa su cui lo Stato può risparmiare. Parte elencando e si ferma: "Certo ha detto la stessa cosa anche Veltroni, spero di non interpretare male il suo pensiero...". D'altra parte, "ormai è diventato lui l'ortodossia". E così pure su disegni di legge da presentare al primo Consiglio dei ministri. "Io ho detto dieci - ironizza il Cavaliere - e lui mi ha corretto dicendo che sono tredici. Ora cercheremo gli altri tre!". I maniaci dei numeri, intanto, si sbizzarriscono. Due battimani a tre per il Cavaliere, quello conclusivo decisamente più caloroso per l'ex premier che d'altra parte è di casa. Tanto che si può permettere un intervento più breve che incassa i sorrisi divertiti dei presenti proprio sulle punture di spillo al segretario del Pd. Che, va detto, sposta sì la barra sulle battaglie care agli imprenditori (e tanti sono gli elogi alle imprese che "costituiscono il tessuto del Paese") ma porta pure a casa un piccolo primato visto che in quasi due anni a Palazzo Chigi Romano Prodi non aveva mai partecipato all'appuntamento di Cernobbio di Confcommercio. Berlusconi, da parte sua, non si perde in troppi apprezzamenti verso una platea che gli è certamente più "amica". Anzi, si prende la briga di ripetere più e più volte quanto sia "grave la situazione economica" e "difficile il lavoro da fare". Non certo per lavarsene le mani, spiega abbassando il finestrino della sua macchina a sera, ma "per realismo" e "senso di responsabilità". Adalberto Signore © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


<Riforme insieme ma si scordino i veti comunisti> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 65 del 2008-03-16 pagina 5 "Riforme insieme ma si scordino i veti comunisti" di Gian Maria De Francesco da Roma "Io andrò a Roma a cercare di fare il federalismo senza mezze misure, ma sia chiaro che è l'ultima volta che andiamo là buoni. Perché se non si otterrà il federalismo, la storia prende una strada più energica e più pericolosa". Umberto Bossi, segretario federale della Lega Nord, lo aveva anticipato già venerdì sera. Ieri Roberto Calderoli, esponente del Carroccio e vicepresidente del Senato, ha argomentato le tesi del suo leader. "Saremo disponibili a riformare la Costituzione insieme all'opposizione a condizione però che Veltroni e la sua parte politica siano disponibili a mettere da parte veti ideologici o di interesse di parte, come è accaduto in passato". Con una sola battuta Calderoli ha ribadito la priorità leghista della riforma in senso federalista dello Stato, ma soprattutto ha risposto direttamente al segretario del Pd, Walter Veltroni, che aveva ancora una volta sottolineato l'esigenza di portare modifiche condivise alla carta costituzionale. "La Costituzione - ha aggiunto l'ex ministro delle Riforme - è il punto cardine di tutta la vita del Paese bene riscriverla insieme ma a condizione di dimenticare l'eredità comunista". Insomma, niente veti ideologici su questo nuovo capitolo della storia nazionale. Pagine che si scriveranno anche grazie all'impegno del Senatur. "Umberto Bossi - ha specificato - è stato colui che ha aggregato tutti i popoli del Nord, dal Veneto alla Lombardia, dal Piemonte all'Emilia e via dicendo. Umberto Bossi è e rappresenta il simbolo della fratellanza fra tutte le genti del Nord e se lui sostiene che ci sarà un ministro del Veneto nel prossimo governo, allora ci si può giurare". Il coordinatore delle segreterie della Lega Nord ha così ripreso le anticipazioni già fornite dal segretario. "Il ministro? Berlusconi e Tremonti continuano a insistere per farmelo fare. Lo farò? Io sono agli ordini... ", aveva affermato il fondatore del Carroccio. Il problema, tuttavia, è anche quello dei particolarismi regionali, acuiti al Nord anche dal caso Malpensa. "Ora, però, nessuno tenda le orecchie alle sirene che per sconfiggere la Padania vogliono separare la Lombardia dal Veneto - ha ammonito Calderoli - tra noi lombardi e i veneti c'è un vincolo di sangue e i vincoli di sangue si rompono solo con la morte". Il senatore leghista ieri ha anche aperto una parentesi sulla repressione cinese della protesta tibetana. "È assordante il silenzio della comunità internazionale a fronte dell'eccidio e della sopraffazione di un popolo pacifico, come quello tibetano, che forse non merita interesse perché sotto i suoi piedi non vi è il petrolio o perché il suo territorio non rappresenta un punto strategico negli interessi di qualcuno", ha commentato proponendo il boicottaggio delle Olimpiadi. "Di fronte a questo massacro, però, è obbligatorio - ha proseguito - intraprendere delle iniziative forti per smuovere l'inerzia e il disinteresse verso questa situazione, partendo in primis dal boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino fino a richiedere la sospensione e il rinvio dei Giochi per arrivare, per quanto riguarda il nostro Paese, al ritiro delle delegazioni dei nostri rappresentanti diplomatici in Cina". I diritti umani, ha concluso, "o esistono, e allora esistono per tutti, oppure la comunità internazionale dimostra di aver fallito e di muoversi solo per interessi economici". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Il destino della compagnia secondo i politici (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 65 del 2008-03-16 pagina 8 Il destino della compagnia secondo i politici di Redazione Sono tante e diverse le posizioni dei vari schieramenti politici sulla sorte di Alitalia. "Vorrei che nelle trattative restasse chiaro che Alitalia rimanga un simbolo italiano", ha detto ieri il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, in sintonia con Gianfranco Fini, leader di An, che benedice il matrimonio per la "dichiarata volontà dei francesi di non cancellare quella che impropriamente si definisce "compagnia di bandiera", è un riconoscimento esplicito al brand e al tricolore italiano". Il leghista Roberto Maroni, invece, spera che "Air France non voglia fare un'offerta e che sia il nuovo governo a chiudere la partita, è l'unica condizione che poniamo". Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, sull'argomento, lo scorso 17 febbraio, era più morbido: "Alitalia vada pure da Air France, vada in Francia perché altrimenti fallirebbe, ma Malpensa e i lavoratori vanno salvati". Da parte del centrosinistra, invece, risale a dieci giorni fa la presa di posizione del leader del Pd, Walter Veltroni, il quale si augurava che la questione-Alitalia venisse tenuta fuori "dal tritacarne elettorale". Sempre Veltroni: "Su Alitalia decida il mercato e il destino di Malpensa va sganciato da quello della compagnia di bandiera". Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, un mese fa si dichiarava contrario a cordate italiane "improbabili" messe in piedi solo per non vendere a Air France. "Alitalia deve stare sul mercato - sottolineava Casini -. Bisognerebbe salvaguardarne l'italianità". Fausto Bertinotti, leader della Sinistra Arcobaleno, infine, l'estate scorsa sosteneva l'italianità della società: "Un grande Paese come l'Italia non può non avere una compagnia di bandiera". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Macché pareggio Silvio-Walter Pdl in testa di 4 milioni di voti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 65 del 2008-03-16 pagina 6 Macché pareggio Silvio-Walter Pdl in testa di 4 milioni di voti di Redazione I principali istituti di sondaggi concordano: centrodestra in vantaggio di 9 punti. Cresce Storace C aro lettore, gentile lettrice, una di queste sere ho assistito a una trasmissione televisiva in cui si diceva, sondaggi alla mano, che il Pd di Walter Veltroni è pressoché alla pari del Pdl di Silvio Berlusconi. Ebbene, io non so di che sondaggi si parli perché quelli che vedi riportati qui e che in gran parte corrispondono a quelli riportati da Renato Mannheimer venerdì scorso sul Corriere della Sera, sono di una tonalità tendenzialmente diversa: indicano cioè che il distacco tra i due grandi raggruppamenti (Pdl e Pd) è tendenzialmente rimasto lo stesso in queste ultime tre settimane. Devi sapere che ciò che conta per noi ricercatori non sono i "numeri assoluti", sono le "tendenze". I numeri assoluti sono soltanto probabilità, mentre le tendenze indicano la strada che possono prendere i numeri. E una strada "orizzontale", cioè una tendenza "piatta", indica un distacco rimasto pressoché lo stesso nel corso di tre settimane, distacco che ha forte probabilità di continuare anche nei prossimi giorni. Oggi come oggi, quindi, siamo sempre a una distanza virtuale tra Pdl e Pd che oscilla, a seconda degli Istituti, tra 3.200.000 voti e 4.000.000 di voti alla Camera dei deputati, la Camera che veramente conta nell'immaginario degli elettori. La campagna elettorale è scivolata quindi su una linea di assoluta banalità e sarà difficile schiodarla da questa banalità per una ragione fondamentale: che la campagna elettorale in questo momento non c'è. Cominciamo dai fatti: oggi come oggi un italiano su tre è informato o cerca di informarsi sulla campagna elettorale in corso. Questo significa, lo ripeto, che la campagna elettorale non c'è. Perché non c'è? Mi puoi chiedere. Per la semplice ragione che una campagna elettorale è fatta normalmente da migliaia di candidati che vogliono farsi eleggere. In tempi normali i candidati a Camera e Senato sono circa 15mila e ciascuno di loro cerca di far campagna presso propri amici, parenti, aziende in cui lavora, sedi di partiti politici, bar, trattorie, barbieri e via sciorinando, perché vuole avere le preferenze con cui sarà effettivamente eletto. L'attuale legge elettorale ha abolito le preferenze e i singoli candidati sanno già, dal posto che i capi hanno loro assegnato in lista, se saranno eletti o no. Quindi, chi glielo fa fare a smuovere il tessuto sociale che una volta smuovevano? A muovere la campagna sono interessati soltanto quel centinaio di leader che vogliono veramente far vincere i loro partiti o farsi belli con i "super leader" come portatori di energia per la parte politica loro assegnata. Cento persone non sono quindicimila! E neanche possono essere sostituite dalla massmediologia o dal web, che sono puri strumenti e hanno poco a che fare con le infinite variabilità del territorio italiano. Archiviata nell'assoluta banalità la campagna elettorale, ci sono due "non banalità" che vorrei esaminare: l'eventuale non successo dell'estrema sinistra (La Sinistra Arcobaleno) e l'eventuale successo dell'estrema destra (La Destra). Rinvio alla settimana prossima la Sinistra Arcobaleno, e ti parlo oggi della Destra di Santanchè (e, non dimentichiamolo, di Storace!). Dunque, La Destra starebbe salendo: era un punto e mezzo percentuale due mesi fa, e oggi sarebbe circa il 3%. Si tratta, non dimenticarlo, di una presenza probabile di 1.200.000 voti. Un'immensità per chi è neonato come Storace. Ma l'ex presidente della Regione Lazio ed ex ministro della Sanità nel terzo governo Berlusconi tanto neonato non è! È un politico nato, cresciuto ai tempi di Almirante quando il Movimento sociale italiano (Msi) radunava tra il 6 e l'8% dei voti, e combattente fin dal primo momento nelle borgate romane insieme a "er Pecora", cioè Teodoro Buontempo, attualmente Deputato ex An, schieratosi recentemente con lui. Successivamente come capufficio stampa del presidente di An Gianfranco Fini, ha acquistato smalto e capacità comunicativa, migliorati nel corso degli anni e nell'esercizio diretto del potere. Ho "testato" più volte in tempi recenti il "bacino potenziale di utenza" della Destra e il risultato è stato costante: circa l'8% degli italiani "potrebbe anche votare" La Destra. L'8% dei voti equivale a un partito virtuale di 3.200.000 italiani predisposti a questo specifico voto. Si tratta sostanzialmente dell'antico Movimento sociale italiano, cioè la frangia dei sostenitori della destra "dura e pura". Ovviamente il tempo della campagna elettorale è troppo breve perché questa virtualità prenda corpo, ma un po' di corpo La Destra lo sta in ogni caso prendendo. Non mi meraviglierei pertanto che l'attuale voto virtuale venga confermato dal giudizio delle urne (anche se una battuta d'arresto è stata inflitta a questo voto virtuale dal geniale inserimento nelle liste Pdl della figura, a sua volta "dura e pura", di Giuseppe Ciarrapico, detto "Ciarra"). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


La speranza arriva in pullman - massimo pisa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Milano Il racconto La speranza arriva in pullman MASSIMO PISA Le bocche s'allargano. "Hai sentito quella sull'incontinenza elettorale? Bellissima!" Le palpebre tremano. "Quando ha detto che ognuno di noi ricorda dov'era quando rapirono Moro. Caspita, è vero". I cuori si gonfiano. "Ha una sensibilità diversa, parla in un altro modo, non da politico. E di comizi ne ho visti tanti". Walter smuove, tocca, conquista. Le facce che risalgono sul pullman parcheggiato in piazza Segesta, che riporta a casa questo gruppo di vecchi e nuovi militanti di Quarto Oggiaro e Musocco, sono di gente che spera, che ci crede. La partigiana e l'ex operaio, il figlio del sindaco e il giovane ex elettore di Berlusconi, maglietta indosso e cartoncino "Si può fare" in mano. Per un giorno il distacco dal Pdl, le contraddizioni con i cattolici, il divorzio dagli ex compagni della Sinistra Arcobaleno sono dettagli. Impicci di poco conto. La vittoria è in fondo a via Mar Jonio. "Veltroni può". SEGUE A PAGINA III.

Torna all'inizio


"noi, in pullman per vedere walter" - massimo pisa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Milano Dalla militante con il Pci nel cuore all'ex elettore del centrodestra, le voci dei nuovi sostenitori del Pd "Noi, in pullman per vedere Walter" La comitiva da Quarto Oggiaro: "Ci è tornata la voglia di politica" MASSIMO PISA (segue dalla prima di Milano) Ritrovo alle tre, via Cittadini. Pullman superaccessoriato, salgono in tredici, il resto si aggiunge in via Pascarella, il cuore di Quarto Oggiaro. Mariuccia Rossi, 75 anni, staffetta della Resistenza quando ne aveva 11, tessera Fgci a 15, i comizi e i volantinaggi non li conta più. Racconta del quartiere, dei circoli dove si discuteva, di Villa Scheibler in rifacimento, delle trasformazioni, "del disagio con i prepotenti". La figlia Isolina, 52 anni, impiegata, "mai mancata a un 25 Aprile o a un Primo maggio", siede accanto. Marito arcobaleno, figli freddini con la politica, lei è qui con la madre a scaldarsi col Pd. "Ci crediamo - insistono - anche se Bertinotti andrà all'opposizione, anche se il progetto lo condividiamo con cattolici e Pannella. Si può fare, Veltroni può sintetizzare tutto: da sindaco di Roma ha vinto il nostro scetticismo, sa decidere e la gente lo ascolta. E il Pd lo sentiamo di sinistra". Anche se poi, con candido pudore, ammettono: "Le svolte le abbiamo condivise. Ma quando ci chiamavamo Pci ci piaceva di più". Ma non c'è tempo per voltarsi indietro. Soprattutto non ora che il messaggio di Veltroni prende: "M'ha fatto tornare la combattività", dice quasi commosso Franco Poletti, 68 anni, una vita nel sindacato inquilini. "Vedo che adesso i volantini del Pd, quando li distribuiamo, vengono letti. E a Quarto Oggiaro è un buon segnale: oggi il 40 per cento degli inquilini è ultrasettantenne, con la badante. La gente è sola, stanca. Forse anche di sentirsi dire da Berlusconi che lui non mette le mani in tasca a nessuno. E poi Regione e Comune aumentano le tasse". Il termometro del porta a porta dà coraggio anche a Carlo Procacci, 58enne neopensionato dopo 39 anni di fabbrica, scioperi, cortei, volantini Br, svolte, Bolognine, ulivi. "Sempre d'accordo nei cambiamenti, e convinto anche da Walter. Che ha avuto il coraggio di andare oltre l'ideologia, di provare a unire lavoratori e imprese. Ai mercati, quando facciamo i banchetti, non sento più i soliti commenti, i "tanto sono tutti ladri". Ascoltano, leggono". Anche Osvaldo Sangalli, 64 anni, ex assicuratore ora a capo di una cooperativa edilizia, ha buone vibrazioni: "I miei amici di destra ripetono: stavolta ci fregate. Magari! A me, questa cosa di andare al voto da soli faceva paura. Sbagliavo". Marinella Rognoni, 62 anni, ex attivista dell'Udi, è partita con un cesto di penne a forma di rosa da vendere a 2 euro: "L'aborto? I temi etici? Le donne sul loro corpo non hanno cambiato idea, anche le cattoliche. Walter? è dura ma dice cose talmente di buon senso. Che dice, ce la facciamo al 52%?". Ecco la piazza, il palco, le casse che diffondono Jovanotti. Richiami anche per chi la tessera del Pci non l'ha mai avuta. "E non l'ho mai votato - racconta Luigi Santoro, 40 anni, ricercatore allo Ieo - anzi, non facevo politica attiva dalla candidatura a sindaco di Dalla Chiesa. Ora ci credo di nuovo: Veltroni rompe i vecchi schemi e, almeno a Roma, ha saputo far rivivere anche le periferie". Nuovo lessico che ha coinvolto anche Stefano Tomasi, 30 anni, sardo, consulente. "I Ds non mi piacevano, ho pure votato Forza Italia, poi Di Pietro. Ma nel Pd credo. E per la prima volta ho voglia di fare politica".

Torna all'inizio


San siro, diecimila per veltroni "si può fare anche a milano" - rodolfo sala (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Milano BLITZ San Siro, diecimila per Veltroni "Si può fare anche a Milano" Comizio tra le case popolari: "Subito alloggi e sicurezza" "Può sembrare strano ma io amo questa città: qui passavo l'estate quando mio padre dirigeva il telegiornale Rai" RODOLFO SALA "Grazie San Siro, grazie Milano", dice Veltroni dal palco dopo un'ora di comizio in questa fetta di città difficile. Ai lati le case popolari affacciate su viale Mar Jonio, bandiere del Pd alle finestre, lenzuoli appesi alle facciate sbrecciate, sopra c'è scritto in rosso "ciao Walter". Dappertutto i cartelli verdi del "Si può fare" che una comitiva arrivata da Rho declina in meneghino: "Se poeu faghela". Lui firma di tutto: cartelli, giornali, bandiere, libri, in una bolgia indescrivibile, con la mano alzata verso quelli che lo salutano là in alto dai balconcini, compresa la mamma immigrata con il capo coperto dal velo seduta in balconata con i suoi tre bambini. "Accoglienza eccezionale", sorride un Veltroni che non si sente per nulla straniero in patria. I diecimila assiepati sul vialone rassicurano, e molto. E lui sa toccare i tasti giusti. Per dire: "Può sembrare strano, ma io amo Milano; venivo qui, dove mio padre ha lavorato per tanti anni quando dirigeva il telegiornale, a passare tutte le estati". E ancora: "In questo quartiere ci sono stato nel 2004, per la campagna elettorale delle provinciali, quella vinta da Penati: San Siro porta bene". Parla di tutto, Veltroni: la Milano della Liberazione e degli immigrati, la ricostruzione, il Paese da unire dopo tante divisioni, le piazze piene ai tempi del rapimento Moro, i lavoratori e le imprese che devono stare dalla stessa parte, quella della crescita. Walter l'affabulatore là sotto se lo mangiano con gli occhi, mentre dietro lo applaudono due ministri, Pollastrini e Lanzillotta, un industriale che stavolta ha deciso di metterci la faccia, il capolista alla Camera Matteo Colaninno e il presidente della Provincia Filippo Penati. L'applausometro fa registrare dei picchi. Il primo è quando Veltroni alza un po' la voce per spiegare la storia del "soli e liberi". Insomma: "Possiamo davvero cambiare il Paese perché abbiamo fatto una cosa non molto frequente nella politica italiana, ci siamo presi la responsabilità di correre da soli; una coalizione che andava da Dini a Caruso non poteva continuare". Ma si spellano le mani, in questa terra di nessuno dove dominano il degrado e il racket delle occupazioni abusive, quando Veltroni parla di "sicurezza come diritto inalienabile a garanzia dei più deboli", di "certezza della pena", di giovani che "quando vogliono comprare casa per farsi una famiglia si vedono rifiutare il mutuo dalle banche perché non hanno un contratto a tempo indeterminato". Quindi ci vuole "un grande piano di edilizia popolare, con incentivi ai privati che costruiscono alloggi da destinare al mercato degli affitti" e bisogna anche realizzare "campus universitari per gli studenti". E Berlusconi? "La prima volta che si candidò, Baggio sbagliò il rigore ai mondiali...". Era il 1994, da allora però il Cavaliere qui a Milano ha vinto sempre. Adesso è un'altra storia, ma questo lo dicono i Veltroni boys milanesi che si passano la voce sotto il palco: "Flop del Cavaliere in un quartiere popolare di Roma, e invece Walter qui ha fatto il pienone", fotografa Matteo Mauri, regista di questa trasferta. Gli fa eco il trentenne Gabriele Messina, coordinatore dei circoli cittadini: "Ci stanno applaudendo dove facevamo più fatica a prendere i voti, oggi abbiamo parlato ai milanesi come non facevamo da tempo". Ma la più contenta sembra una signora con 70 primavere sulle spalle. Si chiama Lucia Guerri e qui è una piccola celebrità, perché presiede un attivissimo comitato di quartiere che della lotta al degrado e alle occupazioni abusive ha fatto una bandiera: "è vero, la sinistra in passato ha un po' dimenticato i nostri problemi, ci voleva la spinta di Veltroni per invertire la tendenza. Ma gli altri devono solo stare zitti: governano la città da 15 anni e non sanno neppure che esistiamo". Lorenzo, 18 anni, lo dice così: "Walter ci farà vincere anche a Milano". Arriva l'eco delle parole di Ignazio La Russa, "quello di Veltroni al Nord è un viaggio della disperazione", e la replica è di Penati: "Sì, la disperazione della gente del Nord che si sente illusa e tradita dal centrodestra".

Torna all'inizio


"Non basta neanche lo scalone" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DALL'INVIATO A CERNOBBIO "E' un trucco elettorale"; "No, è davvero stanco e preoccupato". Chi lo sa, qual è il vero Silvio Berlusconi. Della versione brillante ed entusiasmante sul lago di Como si è visto poco: lo spettacolare arrivo in elicottero, e qualche battuta delle sue. Come questa: "Stamattina - ha detto ai commercianti - avete avuto qui Walter Veltroni che vi ha spiegato il mio programma, e non è ironia. Si è convertito al credo liberale e liberista, sembrava il leader dell'opposizione...". Certo è che col passare dei minuti il Cavaliere è sembrato incupirsi. Ha detto che "saranno tempi duri per tutti", ha parlato della necessità di "lavorare tutti di più", si è autodichiarato "un po' angosciato". Addirittura ha evocato un fantasma apparentemente cancellato, quello delle pensioni: bisognerà decidersi a tagliarle, magari in modo più drastico di quanto prevedeva la riforma Maroni, con decisioni che "non saranno accettate pacificamente da tutti i cittadini". Diverso il tono del suo rivale, Walter Veltroni. Il leader del Pd (che insegue, ed è dunque costretto ad adoperare il registro della speranza e dell'ottimismo) solo in un passaggio del suo intervento al Forum della Confcommercio ha evocato una "situazione difficile". "Io sono ottimista - aveva detto in mattinata -, ma sento che il tempo si sta consumando, e temo che la crisi arrivi e si scarichi su di voi e sulle famiglie. L'Italia può farcela, ma credo che se il Paese non darà un colpo di reni pagheremo il prezzo più elevato". La ricetta per far ripartire l'economia: una riduzione delle aliquote per un "intervento sui salari che si sarebbe potuto già realizzare con un governo Marini"; l'uso della leva del fisco quale strumento per "sostenere la produttività e la contrattazione di secondo livello, non solo per la detassazione degli straordinari"; un patto per lo sviluppo (che coinvolga non solo sindacati e Confindustria) "urgente e doloroso", visto che si dovrà ridurre la spesa pubblica inefficiente. Veltroni è sembrato abbastanza in sintonia con una platea che non ha nascosto di vedere di buon occhio un governo di larghe intese (anche se Berlusconi ha spuntato qualche applauso in più). Ha parlato così della necessità di "un reale e nuovo bipartitismo, basato sul rispetto reciproco, ognuno coi suoi programmi". Certo, "chi vince comanda" - la stessa espressione usata dal Cavaliere - ma "è del tutto evidente che esiste la possibilità che al Senato, chiunque vinca, si verifichi una situazione di stallo peggiore di quella del 2006-2008". Berlusconi apprezza le qualità del suo avversario: "L'ho sempre detto, Veltroni è un bravo comunicatore, non mi stupirei che facesse qualcosa di buono". Da esperto del settore, chissà se il Cavaliere non dovrà pentirsi del suo nuovo affondo sulle pensioni. Secondo il leader del Pdl con la recente riforma del welfare il governo Prodi "ha squilibrato l'intero sistema pensionistico", perché "andiamo tutti in pensione troppo presto". Dunque? Ecco la soluzione: "Quando riandremo al governo dovremo ritornare al vecchio sistema", ovvero lo scalone ideato da Roberto Maroni. Uno scalone che "secondo me, non era nemmeno sufficiente". Berlusconi sembra del tutto consapevole che queste decisioni "non saranno accettate pacificamente da tutti i cittadini". Ma gli italiani non si faranno affascinare dalla "capacità illusionistica" di Veltroni, e daranno anche al Senato 30 seggi di maggioranza al Pdl. Novità in vista anche sugli orari di lavoro, se è vero che l'Italia "è un Paese dove si lavora meno degli altri", e il costo del lavoro è decisamente più alto di paesi come Serbia, Romania, India o Cina. A questo scopo si ricorrerà alla "detassazione degli straordinari per incentivare la produzione". \.

Torna all'inizio


Le liste salgono a 9 e sono 5 a correre da presidente (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ELEZIONI. AMMESSA LA FORMAZIONE "ABOLIAMO LE PROVINCE" Le liste salgono a 9 e sono 5 a correre da presidente Sorteggio per la collocazione sulla scheda Dopo Veltroni è atteso anche Berlusconi Ieri verso le 13, poco dopo il termine della presentazione delle liste, si è svolto in tribunale il sorteggio per la definizione dei simboli sulla scheda elettorale che sarà di colore verde chiaro. Al primo posto, in alto a sinistra Dino Scanavino con le sue due liste (Pse e Sinistra Arcobaleno), seguirà Mariangela Cotto con le sue liste civiche, poi Del Mastro con la sua "Aboliamo le province", infine la Armosino (Pdl e Lega) e Roberto Peretti in basso a destra (Pd e Idv-Di Pietro). Esclusa la lista "La Destra" per ritardi e irregolarità nella raccolta firme. E la campagna elettorale entra nel vivo. Maria Teresa Armosino sta mettendo a punto il calendario degli incontri. Parola d'ordine: "Il Pdl è unito e può vincere al primo turno". Se si andrà al ballottaggio è già stato auspicato il "decisivo passaggio ad Asti" di Berlusconi meglio se da neo presidente del Consiglio, "che già fece vincere Galvagno". "MtA" sarà oggi a San Damiano alla Fiera di San Giuseppe e parteciperà poi a Castagnole Lanze alla manifestazione della Lega Nord per l'inaugurazione della nuova sede locale del Carroccio con Cota, Davico e il candidato locale Andrea Fassino, dei giovani padani. La lista del Pdl sarà presentata alle 11,30 di lunedì al Salera. La sera dopo, a poche decine di metri di distanza, sarà Mariangela Cotto a presentare i 48 delle sue due liste all'Oasi dell'Immacolata, dove aveva già organizzato corsi per amministratori. Ieri era ad Asti anche il ministro del Lavoro Cesare Damiano. Ricandidato in lista per il Pd, ha primo incontrato al Reale gli esponenti dell'Associazione dei rimpatriati dall'Albania (famiglie che erano oltre Adriatico ai tempi dell'occupazione italiana che hanno ottenuto il riconoscimento al recupero previdenziale). Damiano, con il deputato uscente Massimo Fiorio, ricandidato, ha poi tenuto una conferenza stampa sui "buoni vendemmia" previsti dall'ultimo decreto e destinati, con una spesa oraria di 10 euro, a consentire la regolarizzazione di studenti e pensionati nelle vigne durante il periodo di raccolta. Altri servizi ALLE PAGINE 60 e 61.

Torna all'inizio


Atleti e politici fate la differenza (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sport ATLETI E POLITICI FATE LA DIFFERENZA Tutto in pochi giorni. Martedì gli Us a depennano la Cina dalla lista nera degli Stati dove più sono violati i diritti umani. Profondamente grati, venerdì i soldati cinesi per tenersi in allenamento ammazzano un po' di tibetani, così imparano a protestare. Mia Farrow propone di boicottare tutti gli sponsor dei cosiddetti Giochi. Yes, we can: basta cambiare canale quando c'è la pubblicità. Se poi si vuole boicottare anche il prodotto, perché no? Ho letto con attenzione, cioè come sempre, l'intervista di Emanuela Audisio a Edwin Moses, e capisco le ragioni degli atleti, di cui s'è fatto portavoce. In sostanza, non solo ci sono donne e uomini che s'allenano da quattro anni in vista di Pechino 2008, ma non è giusto che solo da loro si pretenda una risposta forte , una presa di posizione. E i politici, allora, e gli accordi industriali? Ci saranno pure modi più persuasivi del no di una dorsista o di un canoista. Certo che ci sono, ci sono sempre stati, come ci sono state tre Olimpiadi consecutive ('76 Montreal, '80 Mosca, '84 Los Angeles) che hanno registrato boicottaggi. Quel che c'è meno, o forse così mi sembra, è la voglia di andare contro una potenza mondiale e, insieme, contro un immenso mercato. "In fondo, son tutti monaci o pastori", ho sentito dire sul tram. Certo, vivendo in una città che scrive sui muri "Padania libera", il concetto di libertà è qualcosa di vago, come le polveri sottili. Ricordo gli imbarazzi dell'Italia quando venne il Dalai Lama: ricevuto in sottoscala, bocciofile, palestre, stanze attigue, mai in sedi ufficiali (un'eccezione: Cologno Monzese). Un certo imbarazzo adesso ce l'ho io, avendo dichiarato mesi fa il boicottaggio individuale (mio, insomma) a Pechino 2008. Mi bastava quel che la Cina aveva già fatto, dal Tibet al Darfur. Quanto è accaduto in questi giorni è solo una conferma, che però ha smosso coscienze democratiche (Daniela Santanché, Roberto Calderoli) e adesso sul vagone si sta un po' stretti e in più non si può fumare. Sto seduto al mio posto e leggo divertito il commento di Pechino: "Colpita la cricca del Dalai Lama". Cricca è una parola arcidatata, che credevo quasi estinta. Roba da cortina di ferro, da trinariciuti. Strano che Berlusconi non abbia avuto parole dure contro la Cina comunista, lui che vede comunisti dappertutto ma non dove ci sono davvero (vedi il suo amicone Putin). Più facile, via, distribuire ai suoi seguaci manualetti in cui s'insegna come spacciare Veltroni per Stalin. E' come un tennista, Berlusconi: conta molto sulla battuta. [Da cricca a cicca. Toni indignati contro il professore che a Firenze ha fumato una sigaretta (non si sa di che) con gli studenti. Subito sospeso dall'insegnamento. Mentre un medico anestesista che violentava le pazienti sotto anestesia e ha patteggiato una condanna a 4 anni nel secondo grado di giudizio per anni ha continuato a fare il medico, fino a venerdì era a Castrovillari (bello il servizio sulla Rai, venerdì). Cos'è peggio? E poi il problema non sono tanto i professori che fumano con gli studenti, ma gli studenti che mandano il filmato su YouTube, che mandano qualunque cose on line, ormai il mobbing s'impara a dieci anni. Da cicca a cacca (scusate). Leggo sulla Stampa di ieri di quanto accaduto in una scuola novarese. Un alunno si apparta in fondo alla classe e la fa lì. I genitori, convocati dal preside, dicono: è stato uno scherzo originale.] [Originale Briatore. Titolo su Repubblica: "Cambiare show la mia mission impossible". Se si applica ancora un pochino, potrebbe rispondere solo in inglese. Guardate che il linguaggio è una cosa seria. A Ginevra, per esempio, il termine Suv è di fatto sparito: sempre Suv è, ma si chiama Crossover. Cogito ergo Suv non è di Cartesio. Il linguaggio, ecco un altro problema in comune con Daniela Santanché. Scrive Repubblica: "Oggi si vede in tv un'altra Santanché. Una che scandisce: "Avremo la bava alla bocca", "siamo un partito incazzato", "via i clandestini a calci nel sedere", "Bassolino lo prendo a pedate nel culo". Un campionario elegante, si noti l'alternanza (che non è ton sur ton) calci-pedate e sedere-culo. La Santanché ha valutato la possibilità di esprimersi con pedate nel sedere e calci nel culo, ma ha notato i rischi di allitterazione e cacofonia (da-de, ca-ci-cu) e s'è regolata di conseguenza. Dice: "Sono cambiata perché il politically correct non è il linguaggio del popolo. E poi a essere moderati a tutti i costi si diventa modesti". O anche modisti. Perché porci dei limiti? Effettivamente, il politically correct non è il linguaggio del popolo, che conosco benissimo e certe volte mi verrebbe da usarlo (il linguaggio, non il popolo). Ma poi mi freno (o forse mi frego) perché nel mio mestiere dicono che ci vuole un po' di etica, di responsabilità, di sensibilità, tutti optional per molti politici.] [Ho notato che l'uscita assai maldestra di Mancini dopo il Liverpool è stata trattata come l'esternazione di un politico. Dopo un giorno, non ne parlava più nessuno. Altro che lamentarsi della stampa contraria, caro (si fa per dire) Mancini. Su questo, per ora, nient'altro dirò. Dirò invece di una pagina milanese del Corsera con un titolo curioso: "Il nuovo Coin misura la 'felicità'". Già sarebbe 4, perché a me felicità tra virgolette dà fastidio. Sommario: "Sulla facciata un videowall permanente dà il 'voto' all'umore dei cittadini". Anche voto è tra virgolette, allora è 4. Scopro continuando a leggere che il videowall è un megaschermo, che la lingerie si compra al paradise Lounge, che la felicità (o umore) dei cittadini è monitorata da Renato Mannheimer e che tra i 2000 invitati all'inaugurazione c'erano (trascrivo nell'ordine) Emilio Fede, Francesco Coco, Giorgia Surina e Paola e Chiara. Io non c'ero e questa sì è una soddisfazione (8,5). Quasi una felicità senza virgolette.].

Torna all'inizio


Walter e silvio a ruoli invertiti è smarrito il popolo delle partite iva - alberto statera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Al forum della Confcommercio di Cernobbio il leader Pd parla di tasse più basse e quello del Pdl insiste sui rischi della crisi globale Walter e Silvio a ruoli invertiti è smarrito il popolo delle partite Iva I due interventi combaciano quando si parla della riduzione della aliquote La platea ascolta Veltroni e annuisce stupita e poi fa lo stesso con Berlusconi ALBERTO STATERA DAL NOSTRO INVIATO CERNOBBIO - Walter Veltroni arriva a Cernobbio via terra sull'eco dell'"endorsement" di George Clooney, di cui è stato ospite qui sul lago nella magione di Villa Oleandra, che lo ha gratificato come "amico e uomo tra i più acuti che conosce", una specie di italico Obama. Silvio Berlusconi, poche ore dopo, fa volteggiare il suo elicottero su Villa Belinzaghi, la dimora confinante con Villa d'Este, che con sommo dispiacere non è riuscito ad acquistare per 12 milioni di euro e che gli è rimasta nel cuore. Un incontro ravvicinato ma non fisico tra i due candidati che tendono ormai a una inversione anche psicanalitica delle parti, in un intreccio di concretezza sognante e di pessimismo della ragione - chi dei due incarna che? - dinanzi alla platea del capitalismo di bottega. Niente capitalismo finanziario, niente poteri forti a Villa d'Este, se non Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa-San Paolo, che si dice Berlusconi voglia suo ministro, l'unico che dà un "assist" keynesiano al "radicale di sinistra" Cesare Salvi: macché riduzione del debito pubblico, lasciamolo stare lì, il problema su cui bisogna concentrarsi adesso non è quello, ma una politica anticiclica, se no è a rischio la tenuta stessa dell'intera società. Sarà per la location, sarà per la platea di partite Iva, ma i due contendenti psicanalitici rispetto al solito menù volteggiano stavolta sul turismo. Gode platealmente in sala Bernabò Bocca, leader degli albergatori, quando il segretario del Pd evoca i luoghi, le campagne, i monti, i laghi, i posti meravigliosi, le città uniche, i monumenti, l'archeologia di questo paese che sta scoprendo a bordo del suo pullman e che, possedendo questo inestimabile e ineguagliabile patrimonio, non è possibile che debba stare "con la lingua di fuori". Bisogna aprire con l'Europa la questione dell'Iva sul turismo, il "dumping" dei paesi concorrenti che hanno l'Iva più bassa. Veltroni promette che, se vincerà, andrà e chiederà di ridurre l'Iva dal 20 al 10 per cento nel quadro di una politica nazionale del turismo, che oggi non c'è e la cui mancanza è la metafora delle contraddizioni di questo paese. Esulta per le parole del leader democratico Bernabò prima di abbracciare Maria Vittoria Brambilla, la rossa dei Circoli che fa da pesce pilota a Berlusconi verso la sala delle partite Iva, e di applaudire il leader del Pdl che, in versione disastrista, descrive invece un'"Italy under trash" con i ristoranti senza clienti non solo a Napoli coperta di monnezza, persino quelli italiani di New York, che lui dovrà turisticamente risollevare, anzi rialzare, perché purtroppo gli "tocca", essendo lui "non fungibile". Bernabò è esteticamente il simbolo dello "straniamento" delle partite Iva rispetto all'inversione psicanalitica dei due candidati: l'uno realisticamente sognante nella concretezza di un programma senza ideologia, sulle cose, l'altro sobriamente e realisticamente disastrista, che esordisce ringraziando Veltroni di aver "spiegato il mio programma". Peccato che l'avversario sia un "pifferaio magico" che non è passato per nessuna Bad Godesberg. Lo straniamento della platea lo rende con poche parole Antonio Paoletti, responsabile dell'Unioncamere per il Mediterraneo e i Balcani: "Che dire? Veltroni usa il linguaggio che noi vogliamo sentire, ha capito i nostri bisogni, lo abbiamo ascoltato con piacevole stupore". E Berlusconi? "Berlusconi lo stesso". Salvo il rischio che il primo, novello Stalin come dice l'iperbole del kit berlusconiano che fa sghignazzare persino il popolo degli autonomi, ricada nella trappola della Sinistra Arcobaleno e l'altro in quello dello statalismo dei suoi compagni di strada fagocitati con Fini senza colpo ferire. Il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli ("Caro Silvio, è antica la nostra amicizia") parla di "convergenza forte tra le due principali forze politiche e anche tra le parti sociali". Chi può più distinguere, nel deserto ideologico, tra liberismo, statalismo, protezionismo, radicalismo e persino comunismo, se ancora c'è? Giulio Tremonti, stridulo, cerca di fare a pezzetti, forse in nome della sua "cultura giuridica", il clan degli economisti liberali, Francesco Giavazzi, Mario Monti, Tito Boeri e tutti quelli che hanno criticato il suo ultimo libro. Bernanke doveva chiamare al telefono Giavazzi prima di salvare l'ultima banca americana affogata dai subprime? Ma Renato Brunetta, pars magna della squadra economica berlusconiana, gli dà sulla voce: la globalizzazione fa paura soltanto a chi non è capace di cavalcarla, dazi e dogane, nuovo pane di Tremonti neo difensore dei poveri e negletti, sono una ricetta da economia socialista. Ma è alfine sul fisco che le voci si sovrappongono quasi perfettamente, con la detassazione degli straordinari e quant'altro, ma soprattutto sulla bestia nera delle partite Iva: per l'appunto, l'odiata Iva, che ha creato un'intera generazione di protestatari negli ex miti lidi del Lombardoveneto. Non reiterazione, non retroattività, Iva di cassa, aumento della quota forfettizzata da 30 a 50 mila euro, proclama Veltroni. E Berlusconi lancia il "lodo Cervellin", dal nome del signor Davide Cervellin, esponente dell'Unione Italiana Ciechi e titolare a Piombino Dese, nel padovano, della Tiflosystem, aziendola con 20 dipendenti che produce tecnologie e servizi per disabili. Questo Cervellin, creditore da dieci anni di 300 mila euro da parte delle Asl del Lazio scrisse a Romano Prodi, annunciando che avrebbe smesso di pagare le tasse finché non gli avessero liquidato quanto gli spettava. Detto fatto - annuncia Berlusconi all'inclita platea - pagamento dell'Iva non dopo l'emissione della fattura, ma al momento dell'effettiva riscossione del dovuto. Il paese semplice fiscalmente, burocraticamente, politicamente, senza l'antinomia amico-nemico, prende forma nelle parole di Veltroni, nel Patto per lo Sviluppo che chiude per sempre persino le maratone della "Sala verde" di Palazzo Chigi, quel luogo di depressione dove centinaia di persone si riuniscono periodicamente per la "concertazione", uscendone quasi sempre senza alcun risultato. Sparirà dalle location, come sparirà dal vocabolario l'espressione "vertice di maggioranza", che fa venir male al fegato. Berlusconi, da parte sua, farà anche sparire una mole grande come il Duomo di Milano, la mole di carte burocratiche che vengono archiviate ogni anno in Italia e, a difesa delle partite Iva, farà un po' di centri commerciali nelle caserme dismesse e schiererà ben 10mila poliziotti di quartiere, perché i poliziotti non sono "traditori del proletariato" come vuole la cultura di sinistra, che una volta si diceva "egemone", da cui Veltroni viene. Gli "imprenditori lavoratori" che si "spaccano la schiena", come ripete Veltroni, sciamano da Villa d'Este nel loro spaesamento. Forse, per la prima volta, ce ne è qualcuno da collocare in quel 25 per cento di indecisi. Perché Veltroni è diventato "l'ortodossia", come dice Berlusconi. E allora Stalin giace nella sua tomba. Del resto, persino Tremonti è per una volta accomodante: "In politica non c'è copyright".

Torna all'inizio


Bossi attacca il cavaliere sui precari "sbaglia, sul lavoro non si scherza" - paolo berizzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Ci si sposa per gli affetti, non per i soldi". E su Ciarrapico dice: "Un grosso errore candidarlo" Bossi attacca il Cavaliere sui precari "Sbaglia, sul lavoro non si scherza" Faremo anche noi come Veltroni un ministro del Nord Est. Ho promesso il posto al segretario della Liga Veneta Gobbo. I voti dateli a noi della Lega, non a Forza Italia PAOLO BERIZZI DAL NOSTRO INVIATO CASSANO MAGNAGO - "Berlusconi ogni tanto dice stronzate. Questa dei precari, per esempio, non mi è piaciuta. Il lavoro è un tema serio, non si scherza. E poi il matrimonio è basato sugli affetti, mica sui soldi". Quando gioca in casa Umberto Bossi è ancora più diretto del solito: qui a Cassano Magnago, il paese dov'è nato e di cui rimpiange l'"odore del frumento", per incontrare la sua gente ha scelto una trattoria gestita da una famiglia di Salerno, insegna non proprio padana ("L'Aragosta"). Cena per 200 organizzata dal quotidiano La Padania. Tovaglie e coccarde verdi, manifesti con la faccia del capo e la scritta "Difendi il tuo futuro, fuori i clandestini". Bossi parte in quarta: "Il voto migliore è quello della Lega, né Forza Italia né altro". è ancora irritato da certe cose che sono successe e che avrebbe preferito non vedere: "Ciarrapico? Un grosso errore, lo ripeto", e adesso non c'è più niente da fare, "perché figurarsi se quello rinuncia alla candidatura". Meglio guardare avanti, al dopo 13 aprile ("Non ci sarà pareggio, e se ci fosse non collaboreremo col Pd"). Dice il senatur che nel caso di vittoria del centrodestra potrebbe tornare a sedere in Consiglio dei ministri. "Berlusconi e Tremonti insistono, vogliono che ritorni a fare il ministro. Dirò di sì, anche se preferirei stare al mare a fumare il sigaro". Ma non è tanto al suo futuro che pensa il segretario federale della Lega. L'idea di un ministro del Nord-Est, lanciata da Veltroni, è un buon volano: "è un mio vecchio progetto, lo faremo anche noi. Ho promesso questo incarico a Gian Paolo Gobbo (segretario nazionale Lega Nord-Liga Veneta). Al governo poi vedrei bene anche Francesca Martini (assessore leghista alla Sanità della Regione Veneto)". Occorre solo, Berlusconi permettendo, tirar su più voti possibile ("I sondaggi ci danno raddoppiati"), e soprattutto farli pesare se le cose andassero bene. Il leader del Carroccio promette una campagna elettorale tosta, molto territoriale. Veltroni non gli fa paura: "Al Nord voti non ne prende, un sindaco di Roma qua non passa". A proposito: "L'hanno lasciato entrare a Lugano?" scherza. "Gli svizzeri coi romani non sono mai andati tanto d'accordo, lo insegna la storia". Berlusconi continua a dipingere il candidato premier del Pd come un pericoloso comunista. "No, è solo un furbone. L'unico comunista che mi piace è Bertinotti: lui qualche operaio vero l'ha conosciuto, gli altri no. Adesso gli operai li mettono nelle liste - aggiunge - è una buona cosa, ma un candidato deve anche avere lavorato nel movimento o nel partito". C'è stato un tempo che anche Bossi era Cipputi. "Lavoravo allo stabilimento della Bianchi a Gallarate. Dovevo tirar su i soldi per comprarmi la moto". Tempi che furono, quando "ancora c'erano i valori e non comandava la grande finanza. Che, per fortuna, sta finendo la sua era".

Torna all'inizio


"la crisi usa fa paura, pensioni da rivedere" - claudio tito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"La crisi Usa fa paura, pensioni da rivedere" Berlusconi: Veltroni copia, lui il mio candidato. Il leader Pd: giù le tasse Il leader Pdl: Sono angosciato, solo un incosciente non si rende conto della situazione CLAUDIO TITO DAL NOSTRO INVIATO CERNOBBIO - "Ridurre le aliquote? Non basta". Serve pure un intervento "radicale" per aumentare salari e pensioni. "Bisogna ridare una speranza", dice Walter Veltroni davanti alla platea della Confcommercio riunita nel forum economico di Villa d'Este. "Dobbiamo promettere solo quel che possiamo fare" perché la situazione è "difficile", avverte poco dopo Silvio Berlusconi. I due candidati premier si sfidano a distanza nel "catino" dei commercianti. L'applausometro segna pareggio. Ma le parti sembrano invertite. Con il segretario del Pd pronto a spargere dosi di ottimismo in quantità industriale. E il Cavaliere che ripete: "Io sono realista, solo un incosciente non si rende conto della situazione". La crisi americana è un incubo che li accomuna. Veltroni ripete che la possibilità del pareggio, soprattutto al Senato, è "concreta". Un pericolo se "il Paese si troverà in stallo: la recessione per noi sarà peggiore". Il capo di Forza Italia è ancora più netto: "Sono angosciato, ma resto ottimista. Però c'è da far tremare le vene ai polsi a prendere in mano una situazione come questa". Da affrontare con senso di "responsabilità", a cominciare dalle pensioni per le quali bisognerà "tornare alla riforma Maroni, e non so nemmeno se sarà sufficiente". Berlusconi si lamenta dell'azione di plagio programmatico da parte del leader di Piazza Santa Anastasia. "La nostra battaglia culturale - dice ironicamente prima del suo intervento - l'abbiamo già vinta. Veltroni propone le nostre stesse cose. Faccio una battuta: è il nostro campione. Se va avanti così, potrebbe essere il nostro candidato premier". Solo una battuta, ovviamente. Eppure anche la Confcommercio forse per la prima volta apprezza il programma del Pd sulle le piccole e medie imprese. E forse non è un caso che i due "sfidanti" abbiano accolto all'unisono il decalogo del padrone di casa, Carlo Sangalli. Il candidato democratico vuole aprire una "stagione riformista" e cambia le parole d'ordine del centrosinistra inserendo nella sua agenda il "rischio" di impresa come "elemento vitale". Per tornare allo "spirito" che nel dopoguerra e negli anni '60 ha permesso all'Italia di compiere uno scatto. Dunque si possono tagliare le tasse per "pagare meno e pagare tutti". Se fosse possibile, introdurrebbe il pagamento dell'Iva solo dopo l'incasso. Ma non basterà. Il governo di centrosinistra agirà sul potere d'acquisto dei salari e delle pensioni. Certo, per fare tutto questo ci saranno misure "dolorose" sulla spesa pubblica. Un "patto per lo sviluppo" non basata su "quella concertazione" che negli ultimi anni ha dato vita a "riunioni nella sala verde di Palazzo Chigi in cui non si è mai deciso niente". Nonostante la "conversione" di Veltroni, però, per Berlusconi il capo del Pd "non è credibile": "Le loro promesse non vengono mai rispettate". Il leader del Pdl è sicuro che le elezioni gli attribuiranno una "maggioranza vasta" ma che poi dovrà fare i conti con "una eredità pesante": debito pubblico, sistema infrastrutturale, costo della pubblica amministrazione, occupazione ridotta, calo dell'export, immagine internazionale colpita dalla vicenda rifiuti. "Il nostro futuro è difficile" nonostante quel che sostiene "il pifferaio magico Veltroni". Il suo governo, quindi, punterà su poche cose: l'abolizione dell'Ici, il bonus bebè, detassazione degli straordinari, soppressione dell'Irap "se i conti ce lo permettono". Il Cavaliere vuole pure scommettere sulla lotta all'evasione per rimediare "a Visco-Dracula che ha dimostrato una fantasia incredibile". I "duellanti" incrociano le lame ma lo scontro rimane soft. "Io faccio una campagna tranquilla", ripete Berlusconi. E Veltroni, che per mezz'ora parla tete a tete con Tremonti, si rammarica di un clima in cui "i leader dei due schieramenti nemmeno si possono telefonare". Ma niente larghe intese, avverte il segretario Pd: "Chi vince, comanda. E se non vincerà nessuno, dovremo riscrivere le regole del gioco, non governare insieme". Nel frattempo, il capo forzista pensa alla squadra di governo e accenna a Gianni Letta vicepremier: "So che se ne parla, ma non lo abbiamo ancora deciso. Ne discuteremo in seguito".

Torna all'inizio


CERNOBBIO Stessa platea, ma a distanza di qualche ora: Walter Veltroni e Silvio Berlusconi si eserc (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Itano in un duello a distanza, complice l'invito della Confcommercio al Forum di Cernobbio. Una rara occasione di confronto, sia pure indiretto. Sullo sfondo, incombe lo spettro della crisi che arriva dagli Usa e che può "caderci addosso", come teme il Cavaliere. Il parterre di commercianti mostra di apprezzare entrambi, l'applausometro registra infatti un bipartisan due a due. E due sono le ricette a confronto che i leader snocciolano. Veltroni dice che se il Pd vincerà le elezioni l'Irpef calerà per tutti. Berlusconi lancia l'affondo sulle pensioni: "In Italia bisogna lavorare di più. E per più anni". Il leader Pd invita a "un clima civile" del confronto politico tra i due partiti. "Predica bene ma razzola male", replica subito il Cavaliere.

Torna all'inizio


Berlusconi: pensioni, stretta necessaria Veltroni sul fisco: le aliquote subito giù (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Allarme del Cavaliere: la crisi Usa ci investirà. Il leader Pd: serve un clima civile Berlusconi: pensioni, stretta necessaria Veltroni sul fisco: le aliquote subito giù.

Torna all'inizio


La Lega prenota la poltrona <Il prossimo sindaco uno di noi> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-16 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il Carroccio La Lega prenota la poltrona "Il prossimo sindaco uno di noi" "Obiettivo 2011, riprendiamoci Milano". Il ragionamento è questo: "Un conto è essere in maggioranza, un altro avere un sindaco della Lega". Il Carroccio inaugura una nuova sede, in fondo a via Govone, zona Mac Mahon. Adesivi, volantini, manifesti, bandiere, il nastro verde da tagliare, vino, spumante e torte col simbolo del partito decorato con lo zucchero a velo. Sala stracolma. Ci sono le politiche di aprile e c'è il futuro della Lega. Spiega Matteo Salvini, capogruppo in Comune: "L'aria che si respira in città è buona, ci sono molte persone che stanno passando o tornando a votare per noi. Da qui ripartiamo". Per la coalizione che "governerà il Paese". E soprattutto per Milano: "Stanno maturando i tempi per un sindaco leghista". Con una sola concessione al politically correct, tanto per evitare frizioni in maggioranza: "La Moratti sta lavorando bene". E quanto conti il concetto di sindaco in questa campagna elettorale, si capisce anche da come i leghisti parlano di Walter Veltroni. Non dicono mai "il candidato del Pd". Ma gli si riferiscono sempre come: "Il sindaco di Roma". E a quella definizione si attacca la forza originaria del messaggio del Carroccio: "Il sindaco di Roma non potrà mai convincere nessuno di poter fare qualcosa di buono per il Nord". Ironia sul candidato premier del centrosinistra, che nelle stesse ore sta tenendo un comizio in via Mar Jonio: "è una parte di Milano ad altissima densità di immigrati - spiega Salvini - e lui va lì a cercare i suoi futuri voti. Quello è un pezzo di città regalato agli immigrati, come Chinatown. Noi quei quartieri ce li vogliamo riprendere". Applausi, approvazione, sorrisi. I muri della nuova sede sono di un arancione vivace, qualcuno inizia a stappar bottiglie. è l'entusiasmo dei militanti che Giancarlo Giorgetti, segretario nazionale, chiama "la fanteria". E spiega: "Nei sondaggi, la differenza tra Berlusconi e Veltroni la fa la Lega, la fate voi. Per questo cercano di tenerci lontani dalle trasmissioni in Tv". Il possibile rimedio chiude il pomeriggio: "Da qui dovete uscire tutti con un pacco di volantini da distribuire". G. San. Lumbard La nuova sede.

Torna all'inizio


Veltroni-Berlusconi, duello su Milano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-03-16 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il candidato del centrosinistra nel quartiere Aler di San Siro. La Lega prenota la poltrona da sindaco: spetta a noi Veltroni-Berlusconi, duello su Milano Il leader del Pd: amo questa città, sicurezza al primo posto. Il Cavaliere: è un pifferaio "Io amo questa città". Veltroni sceglie il quartiere popolare di San Siro per la sua tappa milanese. Sicurezza, certezza della pena, immigrati, carovita. E un programma di edilizia popolare. Lo festeggiano in 10 mila. Intanto, da Cernobbio, Berlusconi rilancia: "Veltroni? Un pifferaio". A PAGINA 3 Giannattasio.

Torna all'inizio


Veltroni nel quartiere Aler <Sicurezza? Sfida da vincere> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-16 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Veltroni nel quartiere Aler "Sicurezza? Sfida da vincere" Il leader del Pd a San Siro: amo questa città. Berlusconi: pifferaio Dobbiamo garantire la sicurezza ai cittadini. La sicurezza non è né di destra né di sinistra ma è un diritto di tutti "Io amo Milano". Ci sono le famiglie affacciate alle finestre. Diecimila, secondo gli organizzatori, che lo accolgono in strada. Walter Veltroni conclude il suo tour lombardo in via Mar Jonio, quartiere San Siro, case popolari e un tasso di immigrazione tra i più alti in città. C'era già stato. Quattro anni fa. Per sostenere la candidatura alla Provincia di Filippo Penati. Ci torna da candidato premier: "Sono venuto qui 4 anni fa - attacca Veltroni tra gli applausi - per sostenere una persona di cui ho grande stima. Ci ha portato bene e ci porterà bene anche questa volta". Davanti al palco ci sono gli striscioni degli abitanti dei quartieri popolari. Via Lope de Vega, Lorenteggio, via Santi. Si riparte da quella periferia che in passato aveva dato tanti dispiaceri al centrosinistra. Una scelta che fa il paio con quella di Silvio Berlusconi in mattinata. Il Cavaliere si era recato nell'enorme casermone popolare di Corviale a Roma. Un duello a distanza che si è replicato quando il leader del Pdl ha raggiunto Cernobbio, poco dopo Veltroni. "Non credete a Veltroni - ha detto Berlusconi - è un nuovo pifferaio magico". Veltroni si limita a una battuta: "Berlusconi è la quinta volta che si candida. La prima volta è stata quando Baggio sbagliò il rigore ai Mondiali". La gente ride. "Se pÖ faghela" si legge su uno striscione similmilanese che traduce il "Si può fare" veltroniano. Da una finestra una donna con il velo saluta Veltroni. Ecco. Immigrazione, sicurezza, case popolari, carovita. "Dobbiamo garantire la sicurezza ai cittadini - dice il leader del Pd e scatta l'applauso -. Sono stato preso a male parole dalla sinistra quando ho detto che la sicurezza non è né di destra né di sinistra ma è un diritto di tutti. Ma noi siamo gli unici a poterlo fare veramente ". Parla dei "disastri" della Bossi-Fini. "Noi dobbiamo accogliere le persone che vogliono lavorare qui. Però chi viene qui per fare altro, per rapinare, per sfruttare la prostituzione, per vendere droga deve essere messo in condizione di non nuocere e pagare quello che deve pagare". Veltroni chiede la certezza della pena. "Chi sbaglia deve pagare. Io ho deciso di stare dalla parte del più debole. E tra chi fa violenza e chi la subisce il più debole è chi subisce". Lancia anche un avvertimento: "Se non si cambia la pagheranno quartieri come questo. Ho letto sulle pagine del Corriere che ci sono degli anziani che vanno a vendere l'oro al banco dei pegni. Bisogna cambiare". E annuncia, in caso di vittoria, un nuovo piano per l'edilizia popolare. Un programma di housing sociale e la costruzione di campus universitari. Poi i ricordi. "Può sembrare strano ma io amo Milano". Fa sorridere la platea quando ricorda che da bambino d'estate veniva in vacanza a Milano. "Qui c'era mio padre che lavorava ". Ricorda la Resistenza. Applausi, autografi. Tappa 53 conclusa. "Ci hanno applaudito dove finora non prendevamo voti - conclude Gabriele Messina della segreteria provinciale -. Oggi abbiamo parlato ai milanesi come non facevamo da tempo". Maurizio Giannattasio Comizio Il leader del Pd, Walter Veltroni, sul palco allestito ieri in viale Mar Jonio, zona San Siro. Dietro di lui (a sinistra, nella foto), il capolista del Pd alla Camera, Matteo Colaninno.

Torna all'inizio


Slogan e sfottò: la guerra dei manifesti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-16 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Campagna elettorale La Lega contro Roma, il "grasso" di Di Pietro e l'"assenza" di Berlusconi Slogan e sfottò: la guerra dei manifesti C'è un capo indiano con gli occhi tristi. Slogan: "Loro non hanno potuto mettere regole all'immigrazione ". La conclusione provoca un ardito circuito storico: "Ora vivono nelle riserve". è il manifesto scelto dalla Lega per sostenere la necessità di allontanare i clandestini. Iperbole da campagna elettorale, anche se nella babele milanese della politica fatta sui manifesti, il Carroccio spicca orgoglioso con il classico: "Milano lavora, Roma mangia", senza neppure il simbolo del partito. Rassicurare o esortare, messaggi pro o contro, facce sorridenti o serio rassicuranti. Nella politica degli attacchini edizione 2008 rimane un grande assente: non c'è Berlusconi. Almeno, non c'è la sua faccia. Rimpiazzata (quanto ad apparizioni) da un Veltroni in primo piano, in chiaro-scuro, con la pelle un po' flaccida come morbido è il tenore dei suoi messaggi: "Il nostro futuro ci sta a cuore". E se qualcuno s'è stupito di una campagna dai toni finora troppo blandi, allo stesso modo non è ancora esplosa la lotta del cartellone. Da Melchiorre Gioia, alle circonvallazioni, alle periferie, i manifesti resistono tre/quattro giorni, anche una settimana. Niente a che fare con la gara a copertura e ricopertura degli avversari che forse arriverà. Il Pdl esorta: "Rialzati, Italia!" o "Ricordalo, Italia!", facendo riferimento al Paese "messo in ginocchio dalla sinistra". Non fosse per la visceralità leghista che la oppone a "Roma ladrona", di Milano in questa campagna c'è poco e niente. Grandi profili dei leader Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini, Daniela Santanché in immagine patinata accanto al suo "Io credo ". Il manifesto di cui tutti parlano è l'unico che però non era stato pensato per la competizione elettorale: la gigantografia di una bistecca scelta dall'Italia dei valori di Antonio Di Pietro, accompagnata dalla frase "Abbiamo tagliato il grasso alla politica". è stato pensato prima della campagna 2008, ora è sulle strade. Il fotografo Oliviero Toscani l'ha però bocciato: "Il buono della bistecca è proprio il grasso ". Gianni Santucci La campagna I manifesti elettorali di Umberto Bossi e Walter Veltroni.

Torna all'inizio


Slogan, errori e sfottò La guerra dei manifesti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-03-16 num: - pag: 1 autore: di GIANNI SANTUCCI categoria: REDAZIONALE La campagna elettorale Slogan, errori e sfottò La guerra dei manifesti C'è il capo indiano leghista con gli occhi tristi, il Pdl che invita l'Italia a rialzarsi, il credo di Casini e il si può fare di Veltroni, il grasso di Di Pietro e l'assenza di Berlusconi. Slogan, errori e sfottò. La guerra dei manifesti tappezza la città. A PAGINA 3.

Torna all'inizio


Berlusconi, stretta sulle pensioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-16 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Crisi e riforme Il Cavaliere: non basterà neppure tornare alla Maroni Berlusconi, stretta sulle pensioni Duello sull'economia. Veltroni: ridurre le aliquote CERNOBBIO (Como)- La riforma previdenziale del governo Prodi "ha squilibrato l'intero sistema. Per questo, quando riandremo al governo, dovremo ritornare al vecchio sistema, anche se non era sufficiente nemmeno quello". Silvio Berlusconi, che ha parlato al convegno Confcommercio di Cernobbio, promette sacrifici sul fronte delle pensioni e la detassazione degli straordinari per incentivare la produzione. Prima di lui era intervenuto il suo avversario Walter Veltroni, che ha invece annunciato la riduzione delle aliquote fiscali qualora il Pd andasse al governo. ALLE PAGINE 8 E 9 Bagnoli Galluzzo, Guerzoni.

Torna all'inizio


E Silvio: il Pd copia Situazione difficile rivedere le pensioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-16 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE E Silvio: il Pd copia Situazione difficile rivedere le pensioni "Non basterà neppure la Maroni" "Walter? Propone i nostri programmi, potremmo candidarlo premier" DA UNO DEI NOSTRI INVIATI COMO - Lo dice ridendo, sarebbe quasi sollevato se fosse Veltroni a vincere: "Tanto la battaglia culturale l'abbiamo già vinta, copia i nostri programmi, dice le nostre stesse cose e allora magari potremmo anche candidarlo a premier per il Pdl, è il nostro campione ". E sarebbe certamente più allegro se la situazione economica e internazionale non fosse così difficile: "Non lo so nascondere, sono preoccupato e angosciato, non è nelle mie corde, io di solito sono un ottimista. Ma il carico di responsabilità che affronteremo mi dà angoscia, lo dico chiaramente ". Sul filo dell'ironia, della battuta e del realismo Berlusconi parla così al convegno della Confcommercio a Villa D'Este, sul lago di Como. Sull'uscio della sua camera, dove si cambia d'abito, poi di fronte ai rappresentanti dei commercianti italiani il Cavaliere si offre in versione inedita come mai prima, da condannato a governare, mostrando quasi sofferenza per "le responsabilità che ci attendono, in politica economica come in politica estera, per raddrizzare una situazione che è grave, inutile girarci intorno ". Il leader del centrodestra fa riferimento alla recessione americana, "ci cadrà addosso e noi siamo meno preparati di altri ". Snocciola uno per uno i gap accumulati negli ultimi anni dall'Italia (soprattutto quelli del governo Prodi). Allarga le mani dicendo che "non potremo che applicare la nostra ricetta, l'equazione del benessere, ovvero le politiche liberiste che voi tutti conoscete, ma senza bacchette magiche". A cominciare dalle pensioni: "Come minimo torneremo alla riforma Maroni e comunque le adegueremo al costo della vita ". Chi invece ricorre ai trucchi "è il pifferaio magico Veltroni, che magari dice cose sensate ma poi deve dar credito a tutti i suoi alleati e farebbe precipitare nel burrone dello statalismo il Paese se veramente vincesse ". Oscilla Berlusconi, e in effetti è una comunicazione che può apparire poco comprensibile. Il sogno sarebbe essere esente dalle responsabilità, perché "sarebbe bello se il Pd non fosse quello che è, se tutti potessimo credere a quello che dice Veltroni; avremmo risolto i nostri problemi: votiamo tutti per lui, vincono loro e noi facciamo festa". Purtroppo l'ironia non è realtà: "Non si può credere a chi di solito fa dei programmi carta straccia, oggi a Corviale, periferia degradata di Roma abbiamo rivisto il programma di Rutelli del '94 per la Capitale, tante promesse, nessuna, dico nessuna, realizzata ". Insomma il condannato a governare Berlusconi è triste perché Veltroni non è quello che dovrebbe essere. E dunque "non ci resta che pensare a quello che dovremo fare noi, dismettere parte del patrimonio dello Stato, anche vendendo le caserme delle città per farne shopping center; tagliare la spesa pubblica; ridurre compatibilmente con i conti pubblici le tasse, cominciando con l'abrogazione dell'Ici e con la detassazione degli straordinari ". Anche "per far dimenticare quel Dracula di Visco, bravissimo nella repressione fiscale ". La conclusione: "Penso di avervi fatto spaventare abbastanza, ma una cosa è più importante di altre: la governabilità si ottiene non disperdendo i voti, chi è del centrodestra non voti gli altri partiti se vuole bene all'Italia, sarebbero voti inutili". Ultimo dettaglio sul governo: Letta vicepremier? "Possibile, ma non ne abbiamo ancora parlato". Marco Galluzzo.

Torna all'inizio


Bossi: sui dazi la storia dà ragione a me e Tremonti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-16 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Bossi: sui dazi la storia dà ragione a me e Tremonti "Ciarrapico un errore. E ogni tanto Silvio dice stupidate" Il leader leghista: Giulio e Berlusconi mi vogliono ministro delle Riforme, Bertinotti è l'unico comunista che mi piace DAL NOSTRO INVIATO CASSANO MAGNAGO - è reduce da Strasburgo, dove ha incontrato Fausto Bertinotti. Se ne sta seduto in pizzeria, davanti a una tovaglia verde padano e una salvietta- gadget della Lega: "Con Bertinotti ci siamo abbracciati a lungo. Lui è l'unico comunista che mi piace: l'unico che forse ha conosciuto qualche operaio vero". Sabato sera, pizzeria l'Aragosta di Cassano Magnago. Umberto Bossi guarda felice i duecento militanti e amici, la vecchia maestra di scuola, don Emilio, il ciclista Ivan Basso, la passista Rosy Mauro. Inaugura la campagna sul territorio e spezza il pane della nostalgia per i fedeli. L'elogio del nemico, del comunista operaista, fa parte del rito. Il Senatur viaggia ormai su due binari paralleli, l'elegia politica del piccolo mondo antico e il ricordo nostalgico della gioventù, reso ancora più vivo dalla malattia che l'ha colpito sette anni fa. Non si considera fuori gioco: "Berlusconi e Tremonti insistono, mi vogliono ancora ministro delle Riforme. Sto agli ordini, anche se preferirei andare al mare". Bossi fa altri due nomi: Francesca Martini, assessore veneta alla Sanità, e Giampaolo Gobbo. "Farà il ministro del Nordest, se vuole prendersi la rogna. L'idea l'ho avuta io, mica Veltroni". Il rapporto con Berlusconi è saldo, può permettersi di fargli le pulci: "Ogni tanto dice stronzate. Come quella della precaria che sposa un milionario. Quella è una questione seria. E poi il matrimonio si basa sugli affetti, non sui soldi". Di Ciarrapico ha detto: "Un errore. Ora figuriamoci se quello rinuncia". Quanto a Veltroni "non mi è simpatico, è sempre stato contro il federalismo. Ma qui voti non ne prende: il sindaco di Roma non passa". Il parallelo tra Veltroni e Stalin? "Veltroni non è mai stato comunista, o forse tanti anni fa. è un furbone lui". è andato anche a Lugano: "E l'hanno fatto passare?". Con Veltroni non si tratta, neanche in caso di pareggio: "Nessun governo insieme. Ma tanto vinceremo noi". Bossi si ferma, stringe il pugno urlando un roco "oh" alla folla. Poi un tiro di sigaro: "Non ce ne frega nulla del Parlamento di Roma. Ci serve per recuperare i soldi e fare la Pedemontana. Subito dopo andremo a elezioni, ma per il Nord". La situazione non è buona: "I nostri vecchi sono costretti a rubare nei supermercati. Ma sta finendo la globalizzazione, tornano i valori, la famiglia, il lavoro". Parla ancora di lavoro: "Anch'io sono stato operaio, al colorificio Bianchi, a Gallarate. Mi volevo comprare la moto ". Altri tempi. Quando il padre andava in giro con la trebbiatrice: "Lo chiamavano il furmentun. Si dice che ora è meglio: col cazzo, era meglio il mondo agricolo di quello industriale. Come in quel film, L'albero degli zoccoli ". Qualche divagazione storica su "quel cretino di Garibaldi che ha fatto arrivare i Savoia " e un accenno al figlio Riccardo: "Si candida? Ma ora fa i rally, metterà i nostri simboli sulle fiancate". Poi si torna alla politica: "Io e Tremonti abbiamo passato tante notti, soli, a parlare di dazi. Ora la storia ci dà ragione. Ma bisogna andare avanti, bisogna votare Lega, mica Forza Italia. Forza niente. è l'ultima volta che ci proviamo. Poi la storia prende un'altra direzione. Più energica, più pericolosa ". Alessandro Trocino.

Torna all'inizio


Il cielo è grigio e le nuvole incombono sul Serpentone quando Silvio Berlusconi prende (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO MARINCOLA Il cielo è grigio e le nuvole incombono sul Serpentone quando Silvio Berlusconi prende la parola davanti a qualche centinaio di persone. Il Cavaliere è nel look delle ultime uscite, doppiopetto, camicia scura, niente cravatta. Tira fuori dalla tasca un pieghevole: "Vedete - dice dal palco, mostrandolo - è la prova che i loro programmi sono carta straccia: nel '93 il sindaco ne presentò uno per Corviale. Erano promesse, nulla è stato realizzato". E a questo punto i presenti si aspetterebbero il colpo di scena. Il plateale sbriciolamento della propaganda nemica, come già avvenne al Palalido. Ma Berlusconi piega la brochure e la rimette in tasca. "È' un reperto storico, non poteva strapparlo come ha fatto a Milano", spiegherà più tardi uno dei collaboratori, precisando anche che il dépliant risale al '98 e non al '93, il Cavaliere non aveva gli occhiali. È mezzogiorno. È il momento clou del "Patto con Roma", l'incontro tra i candidati del Pdl e Corviale. I pullman non erano previsti e non sono arrivati, in tanti sono rimasti bloccati nel traffico. Non vedono Berlusconi, Fini, Alemanno e Antoniozzi che siglano il "Patto". Il leader del Pdl è in gran forma. Ha già distribuito equamente frecciate prendendo di mira Di Pietro, "quel signore delle manette mi fa orrore". Gli elogi li ha riservati al candidato sindaco Alemanno. "Lo conosco bene, è stato ministro nel mio governo. È un "rompiballe" eccezionale, se prende un impegno lo porta a termine, non come certi "signori "del centrosinistra". E c'è anche un lapsus quando Berlusconi, elencando i risultati del suo governo dice "abbiamo aumentato le tasse ai pensionati". Poi si corregge:"Scusate, volevo dire le pensioni, il fatto è che a furia di leggere tasse dappertutto uno rimane con la fissa delle tasse che gli assedia il cervello...". Si scaldano le mani per applaudire Cutrufo, Tajani, Gasparri, Cursi, Guzzanti, Bondi. Bittarelli, presidente della cooperativa taxi 3570 e Gramazio. Gianfranco Fini ha già ricordato "che non stiamo girando uno spot", bensì che questa è "una pagina d'impegno politico concreto" . Antoniozzi, candidato alla presidenza della Provincia di Roma, spara a zero contro Veltroni "che continua a fare festival dimenticando che poi gli attori se ne tornano a Hollywood e i romani restano". Ed ecco i "testimoni" chiamati a rendere solenne "il rito", la firma sotto i 16 punti "che daranno alla cittadinanza un segnale di forte riscatto". L'immunologo Ferdinando Aiuti, Roberta Moriccioli, figlia del ciclista ucciso di botte alla Magliana; Daniela, 38 anni, un'ausiliaria del Sant'Andrea; Natascia, precaria del ministero dell'Agricoltura. Tutti, insieme all'ex ministro della Famiglia Antonio Guidi, capolista della civica, candidati nelle liste del Pdl. E il "rompiballe" eccezionale? "Sono contento di essere stato definito così da Berlusconi - sorride Aleamanno - Rispetterò il mio ruolo e se eletto gli chiederò interventi per Roma Capitale per offrire a Provincia e Comune poteri legislativi straordinari". Il sabato berlusconiano di Corviale, cementificazione di tutti i mali, finisce qui. Con una coda polemica circa il numero dei presenti: "È patetico questo tentativo della sinistra di coprire l'importanza dei contenuti del Patto con la presunta esiguità della presenza di cittadini - liquida la questione Alemanno - Corviale è una piazza difficile, poco accessibile dal punto di vista logistico. Le mille persone presenti e le altre mille che sono rimaste bloccate dall'eccessivo dispiegamento di misure di sicurezza rappresentano la più grande manifestazione che si è svolta al Serpentone negli ultimi venti anni". E Berlusconi, più tardi: "Era la presenza che ci si aspettava, quella che mi avevano detto ci sarebbe stata".

Torna all'inizio


Veltroni: al Senato rischio di stallo Ma niente <inciuci> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-16 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Veltroni: al Senato rischio di stallo Ma niente "inciuci" "Ridurre le aliquote un punto all'anno" Il leader del Pd: sì a un fisco amico che faccia "pagare meno per pagare tutti". E sul voto: vinceremo Ça va sans dire DA UNO DEI NOSTRI INVIATI CERNOBBIO - Il canovaccio è quello collaudato in oltre 50 tappe del tour a sei ruote, fine del quindicennio "dell' odio" e inizio di una nuova, più "civile" stagione. Ma giù dal pullman, davanti ai big di Confcommercio per la sfida in differita con Berlusconi, Walter Veltroni declina nei dettagli i suoi "lineamenti di un'idea riformista " che guarda a Blair e Zapatero come a Margaret Thatcher. Meno tasse su salari e stipendi, tagli alla spesa e un governo che governi, senza più le mediazioni che hanno paralizzato Prodi. E sarà pur vero che i programmi di Pd e Pdl hanno molti punti di contatto, ma il leader democratico non lascia margine a "inciuci" e larghe intese. "Io sono contrario all'idea di fare confusione, chi vince comanda, chi perde sta all'opposizione ". Però se dovesse farcela alzerà il telefono e dialogherà con Berlusconi "nella chiarezza dei rapporti". Arriva nello splendore di Villa d'Este, si chiude col presidente e quando appare in favor di telecamera è tutto un "caro Carlo, caro Walter ", anche se il Sangalli che guida i commercianti non è quello che Veltroni ha voluto in lista ma l'altro, vanamente corteggiato dal Cavaliere. "Tranquilli, abbiamo salvaguardato la sua autonomia - esordisce Veltroni guardando Carlo Sangalli - è solo una omonimia col segretario di Cna...". Accoglienza composta e due applausi due, quando invoca una "concertazione per lo sviluppo " che includa artigiani e imprese piccole e medie e quando dice "basta con la dittatura delle minoranze". La crisi di Prodi può ripetersi ancora, la recessione avanza e Veltroni lancia l'allarme, "al Senato si rischia uno stallo paragonabile a quello del 2006-2008 o persino peggiore ". E stavolta la colpa sarà di chi ha voluto, dirà più tardi con Benigni, una legge elettorale "che fa vergogna ai lombrichi ignudi" e poi "si è rifiutato " di dare il via a un governo per le riforme. L'applauso non scatta e Veltroni, per non apparire come colui che "gufa " contro il favorito, propone l'antidoto: "Se evoco il rischio di instabilità politica è perché con questo sistema di voto è possibile e allora dobbiamo creare soluzioni anticicliche alla crisi". Un fisco amico che faccia "pagare meno pagare tutti", favorisca la ripresa dei consumi tagliando l'Irpef di un punto all' anno, rilanci la produttività e accenda il motore della crescita. "Detassare gli straordinari non basta, dobbiamo aiutare la contrattazione di secondo livello ". Vuole piacere, ma non passare da piacione e allora prova a sedurli nel merito delle questioni, loda come "musica per le mie orecchie" il documento di Confcommercio L'Italia ha bisogno di crescere, afferma che "non si può scaricare sui commercianti il peso dell'inflazione " e che si deve dimezzare l'Iva sul turismo. Annuncia un "patto per lo sviluppo probabilmente doloroso" e non si cura di deluderli sul taglio di cinque punti alla spesa pubblica: "Sfida giusta però difficile da praticare a breve, possiamo tagliare mezzo punto il primo anno e uno gli anni successivi". E poiché si descrive "ottimista e carico di speranza" sciorina una promessa via l'altra e giura che se vince non si comporterà da "marinaio", dimezzerà i parlamentari, darà meno soldi dei cittadini ai giornali di partito, dichiarerà guerra alla burocrazia... E' andata. Scende dal palco e sulla piazza vista lago lo aspettano in tanti, fa tappa a Monza e dice che vincerà il Pd " Ça va sans dire ". E alle cinque, a Milano, tra i palazzi scrostati di San Siro sono in diecimila, alzano striscioni col nome delle vie, dai balconi lo ascoltano famiglie e donne col chador. "Pensavano che fossimo defunti e sono stati presi da incontinenza elettorale e invece - li abbraccia tutti con lo sguardo - eccoci qui. Oggi il distacco è di sei punti...". Monica Guerzoni Leader del Pd Walter Veltroni, 52 anni.

Torna all'inizio


I dubbi in platea <I programmi? Troppo simili> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-16 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Il caso Confcommercio in bilico I dubbi in platea "I programmi? Troppo simili" DA UNO DEI NOSTRI INVIATI CERNOBBIO - Hanno applaudito Brunetta più di Bersani. Hanno riservato a Cesare Salvi un po' di brusio in sala e una fiacca cortesia, dopo essersi scaldati per Giulio Tremonti più che per Walter Veltroni. Tutto secondo copione, in fondo: sono da un quindicennio una platea naturale del centrodestra. Solo che gli iscritti al Forum annuale di Confcommercio emergono dalla loro giornata sul lago con l'indefinibile sensazione che questa non è una campagna come le altre, vinte o perse dal Cavaliere che fossero. Passi che mettersi a tifare ormai suona anche un po' arcaico. "Diversamente da altre elezioni - constata Sergio Rebecca dell'Ascom di Vicenza - ora c'è molto fair play". Passi anche che il mondo là fuori non ha più l'ancora, dopo che il premio Nobel newyorkese Robert Engle è venuto qui a dire che forse la crisi "è paragonabile al '29". Ma la passerella dei candidati premier, in mattinata Veltroni per il Pd, prima di cena Silvio Berlusconi per il Pdl, ha confuso in più d'uno le certezze sui confini fra i poli. Per dirla con Rebecca, puro pragmatismo del Nord-Est: "C'è sovrapposizione fra i due programmi, faccio fatica a scegliere". Roberto Helg di Confcommercio Palermo, con un tocco di saggezza siciliana: "Ha ragione Berlusconi a dire che Veltroni ha presentato una piattaforma uguale alla sua. Ma l'ha fatto determinato: da leader laburista, non da ex comunista". Sullo sfondo, c'è per tutti quella che un tempo era la sindrome della quarta settimana e ora prende varie forme come un virus in piena mutazione. L'Associazione tabaccai la chiama ormai sindrome della terza settimana, più lunga, più profonda e in circolazione circa da un anno: il sintomo più vistoso è quello scemare lungo il mese, sempre prima, nelle vendite di ricariche telefoniche. A Palermo, dice Helg, il virus invece negli ultimi dieci giorni pre-busta paga è degenerato in una contrazione anche nel settore alimentare. Gli economisti e lo stesso presidente di Confcommercio Carlo Sangalli lo chiamano rischio-recessione. Ma.

Torna all'inizio


Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-16 num: - pag: 3 Reazioni Cent... (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-16 num: - pag: 3 Reazioni Cento: "La montagna ha partorito un topolino". Polemico anche Storace (Destra) Il centrosinistra: piazza vuota, è stato un flop Un boomerang. Un fallimento. Un flop. Il centrosinistra è andato all'attacco in ordine sparso, per criticare la manifestazione di Corviale del Pdl. "La montagna ha partorito un topolino ", ha dichiarato Paolo Cento, Sinistra arcobaleno, sottosegretario uscente all'Economia. "Il flop della manifestazione di Alemanno a Corviale è il simbolo del lavoro che la giunta Veltroni ha fatto proprio nelle periferie". Questo il commento dell'assessore uscente alle Periferie Dante Pomponi. "Il patto di Corviale è stato un vero fallimento. A sottoscriverlo c'erano i soliti noti. I grandi assenti erano invece i cittadini di Roma. Il tentativo strumentale di assumere luoghi come Corviale a simbolo del degrado non è riuscito", ha invece affermato Michele Meta (Pd), mentre secondo Roberto Morassut (Pd), ex assessore all'Urbanistica, "Alemanno, firmando il suo programma per Roma con Berlusconi, svela ciò che avevamo già messo in luce: non intende stringere un patto civico e autonomo con i romani ma un patto politico con Berlusconi e la sua coalizione antiromana". Polemico anche Francesco Storace (Destra): "Berlusconi ha ragione quando dice che Alemanno è un rompiballe. è stato candidato solo per rompere le balle a me".

Torna all'inizio


Beppe Grillo, lo show e l'annuncio: <Siamo in quindici municipi> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-16 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Piazza Navona Beppe Grillo, lo show e l'annuncio: "Siamo in quindici municipi" Sale sul palco di piazza Navona puntualissimo alle 17 e annuncia. "Ho promesso di non dire più parolacce, non posso e non voglio, ho fatto un corso di mahatma gandiano, ma stando due giorni a Roma e vedendo ste' facce di c...appese dappertutto, non ce la faccio: vaf...". Applauso. Beppe Grillo ha la voce ancora più roca e strilla più del solito, sembra più arrabbiato, si rasserena solo quando presenta i candidati della lista civica "Amici di Beppe Grillo". Per lo scranno più alto Serenetta Monti sfiderà Francesco Rutelli e Gianni Alemanno. E poi ci sono quindici candidati presidenti per 19 municipi, "ci dispiace non essere riusciti a coprire i restanti quattro, ma non è facile trovare persone adatte, con i requisiti morali che chiediamo", spiega. "Devono essere incensurati, non essere iscritti a partiti politici e residenti in questa città. Perché come c... fai capire i problemi di tutti i giorni se vieni da Trapani". Applauso. La promessa iniziale quindi è subito disattesa, la piazza lo intuisce argutamente e lievita in densità, grazie al tam-tam telefonico, via sms, "vieni c'è Grillo che presenta i candidati per Comune e Municipi". Piazza Navona è stracolma di turisti, i camerieri acchiappano stranieri indifesi, inglesi attoniti si chiedono chi sia quell'uomo urlante sul palco, che attira tanta gente. E non risparmia nessuno, proprio nessuno. Parte contro tutti: "Mi danno del demagogo, volgare e populista, ma non riesco a trattenermi". Passa a Berlusconi e Veltroni: "Guardateli bene sono salme, sono morti defunti, lo Psiconano e Topo Gigio hanno lo stesso programma li tengono in vita i mezzi d'informazione". Segue la commissione elettorale: "Stanno spulciando i nostri nomi, fanno problemi, noi siamo pronti con gli avvocati". Poi i gay: "Si stanno formando gruppi spontanei, ma c'è il pieno di abusivi, si è messo in lista uno che si chiama Grillini". I partiti: "Hanno già fatto il governo, pubblicherò il nome dei parlamentari una settimana prima delle elezioni". Le banche: "Non comprate più nulla a rate, perché vi stanno mangiando la vita, le banche sono mafia, ndrangheta e camorra unite". Il governo: "In questo paese non ci sono più soldi, ci sono solo precari e siamo in recessione. Siamo alle soglie dell'Argentina". E infine la stoccata finale è per la platea di piazza Navona: "Se votate Rutelli torno qui e vi mando davvero un v...". Applauso, scrosciante. Maria Rosaria Spadaccino Beppe Grillo.

Torna all'inizio


Walter, caccia ai moderati La salvezza è a <quota 35> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-16 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Walter, caccia ai moderati La salvezza è a "quota 35" Via al "corteggiamento" degli elettori di area udc Se il leader raggiungerà quella soglia nessuno nel Pd potrà chiedergli conto dell'insuccesso elettorale ROMA - Quota 35 per cento: è il traguardo che - al di là dei proclami di una vittoria prossima futura - Veltroni e i suoi uomini si sono posti. Se il "Walter-partito" (come lo chiamano scherzosamente nel loft e dintorni) otterrà questa cifra, anche in caso di sconfitta - che al momento, persino nei sondaggi del Pd, viene data come probabile - l'ex sindaco di Roma non avrà problemi. Nessuno gli potrà chiedere conto dell'insuccesso, vista la base da cui si partiva. Anzi, quel 35 per cento verrà vissuto come un risultato più che mai lusinghiero. Sotto quella soglia, invece, tutto è possibile, e Veltroni sa che dentro il Pd c'è già chi affila le armi. Ma come raggiungere quella quota, quando, in tutti i sondaggi, il Partito democratico nel migliore dei casi ottiene il 34 per cento? è su questo interrogativo che si stanno esercitando al Pd. Dalla sinistra, bene o male, il nuovo soggetto politico nato dalle ceneri dell'Ulivo, ha preso quanto poteva prendere, tant'è vero che a Rifondazione comunista, come nella Sinistra Democratica di Fabio Mussi, si fasciano la testa ancor prima del voto. Più della metà del potenziale elettorato del movimento del ministro dell'Università confluirà nel Pd. Lo stesso dicasi per i verdi. E anche il Pdci e il Prc potranno contare solo sul loro zoccolo duro. Il problema, quindi, è un altro: riuscire a portare a casa una parte di quei voti cosiddetti moderati in libera uscita dal Pdl. Operazione non facile, perché a intercettarli c'è l'Udc di Casini e, al momento almeno, il Pd non sembra mostrare una grande "appeal" presso quell'elettorato. Per questa ragione Veltroni è costretto a continuare nella politica del "ma anche". E allora il Partito democratico, guardando a sinistra, ha pronta la sua proposta sulla scaletta mobile per le pensioni (ma guai a pronunciare quella definizione, perché la scala mobile ha il sapore del vecchio, oltre che della sconfitta). Ma nel contempo l'ex sindaco di Roma getta le sue reti nel mare dei commercianti, dei piccoli e dei medi imprenditori, di quel mondo, insomma, dove ancora non riesce ad aprirsi un vero varco. Eppure è quello l' obiettivo da centrare se si vuole veramente raggiungere quota 35. Una quota che è diventata quasi un incubo, perché manca ancora un mese alle elezioni e in questo periodo potrebbe accadere quel che Veltroni teme sopra ogni cosa. Sì, c'è un rischio che i dirigenti del Pd hanno ben presente. Infatti, se in quest'ultimo scorcio di campagna elettorale, gli italiani si convinceranno che nonostante le fanfare della rimonta, alla fine della festa, la vittoria andrà a Berlusconi, la logica del voto utile non avrà più senso. "Allora - si ragiona ai piani alti del Pd - tanti elettori che oggi pensano di votare per noi, con l'idea di battere la destra, torneranno a votare per la Cosa rossa, perchè penseranno così di condizionare l'opposizione futura, spostandola a sinistra ". E in questo caso, altro che "quota 35". Perciò, avanti con il "ma anche" e con gli annunci di una vittoria a portata di mano. A portata di qualche punto in percentuale, nella speranza che i moderati antiberlusconiani snobbino Casini e abbraccino Veltroni. Maria Teresa Meli.

Torna all'inizio


Nella sfida di Brescia l'Unione va al voto con la <formula Prodi> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-16 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Comunali Nella sfida di Brescia l'Unione va al voto con la "formula Prodi" MILANO - "E perché si stupisce? Tra l'altro, mica per fare il pignolo, ma ad essere precisi la coalizione di centrosinistra, a Brescia, è più prodiana adesso che in passato...". Ecco, appunto... "Cosa vuole, non c'è nulla di nuovo sotto il sole, qui c'è tutto di vecchio". E il bresciano Mino Martinazzoli, sarà il disincanto di chi si sente "estenuato dalla politica" o la lucidità di chi la considera con "distacco esistenziale", scioglie il tono un po' malinconico in una risatina. "In realtà le scelte politiche, sia nazionali sia locali, sono dettate più da contingenze che da strategie: la differenza è la legge elettorale". Accade così che a Brescia, nelle prossime elezioni comunali, sarà come se nulla di quanto avvenuto negli ultimi mesi, Veltroni che corre da solo, Berlusconi che scarica Casini, fosse mai successo. Come giapponesi rimasti a combattere in un'isola, peraltro florida e civile, da una parte si presenterà la vecchia Unione al completo, Pd più Sinistra arcobaleno a sostenere il candidato sindaco Emilio Del Bono (fa eccezione solo lo Sdi, che candida Laura Castelletti); dall'altra la vecchia Cdl, Udc e Lega comprese, che presenta Adriano Paroli. La cosa è curiosa soprattutto sul fronte del centrosinistra, visto che il sindaco uscente Paolo Corsini ha governato dal '98 ed è stato riconfermato nel 2003 con una giunta che aveva Rifondazione comunista all'opposizione. Lo stesso Martinazzoli, primo sindaco bresciano della Seconda Repubblica, nel '94 portò alla vittoria "il centro- sinistra: col trattino". La "prodiana" Brescia, insomma, non ha mai visto l'Unione al completo, e se la ritrova ora che non c'è più: "Perché si presenta unita la Cdl, è la prima volta che la Lega rinuncia al proprio candidato sindaco e di conseguenza è la prima volta che il centrodestra rischia di vincere al primo turno", riassume Martinazzoli. Sospirando: "Alla fine credo che andrò a votare: per il centrosinistra, con fatica ". Del resto lo ammette anche Paolo Corsini, neocandidato a Montecitorio, "è evidente che davanti a una Cdl al completo si sia dovuto incorporare anche una forza tra il 6 e l'8 per cento come la Sinistra arcobaleno". Un'Unione coatta, nel senso di obbligata, anche se "non c'è solo questo, c'è stata un convergenza di programmi favorita dal fatto che le questioni che ci avevano diviso nel frattempo sono state già decise dalla mia giunta". Lo stesso segretario lombardo del Pd, Maurizio Martina, alza le spalle: "Politiche e comunali sono diverse". Già, ma perché nelle une si rinuncia ai voti della sinistra radicale e nelle altre no? "L'essenziale è la chiarezza nei programmi. A livello nazionale abbiamo deciso di rompere un meccanismo che non funzionava più. Nelle amministrazioni locali l'accordo si può fare, se si raggiunge una unità chiara. Sennò niente". Gian Guido Vecchi Candidati sindaci Paroli, Castelletti e Del Bono.

Torna all'inizio


Berlusconi insiste a dire che Veltroni gli copia il programma di governo (e stavolta l (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi insiste a dire che Veltroni gli copia il programma di governo (e stavolta l'ironia non diventa battuta ma segnale politico), il leader del Pd rilancia il "bipolarismo del dialogo", ritenuto lo schema adeguato per affrontare le emergenze del Paese. Logico che in questo quadro - riconosciuto anche da Gianfranco Fini che ha incalzato Veltroni ad essere coerente e ad avere un atteggiamento costruttivo in caso di sconfitta - Udc in prima fila e Sinistra Arcobaleno intravedano, denunciandolo polemicamente, le avvisaglie di un possibile patto tra i due partiti maggiori una volta che le urne si siano chiuse. Ma parlare di larghe intese per il governo in questo momento è fuorviante. Piuttosto la realtà è che, leggendo in filigrana i messaggi inviati ai rispettivi elettorati, entrambi i leader dei due maggiori partiti mostrano varie sintonie sui mali dell'Italia e sulle misure da intraprendere per cercare di sanarli, in uno scenario di convergenze che possono tramutarsi in un filo comune nel caso in cui i numeri elettorali non assegnino prevalenza certa a nessuno tra Pdl e Pd. Caso mai la differenza sta nei linguaggi e nell'atteggiamento complessivo adottato. Mentre infatti l'ex sindaco di Roma non rinuncia allo stile evocativo che gli è proprio puntando sulla "novità" e la "speranza" che la presenza del Pd racchiude; il Cavaliere fin da subito ha mandato in soffitta i toni battaglieri che l'hanno contraddistinto nelle passate campagne elettorali, e ieri a Cernobbio ha parlato addirittura di "angoscia" riguardo la situazione complessiva italiana. Una diversità che corrisponde a due esigenze alternative. Veltroni, che è in svantaggio, deve mobilitare un elettorato dove ancora prevalgono forti elementi di perplessità e disaffezione (i sondaggi dicono che la maggior parte degli incerti è nel campo dell'ex Unione); Berlusconi taglia corto con le "illusioni" del rivale e ha la necessità, in vista del possibile ritorno a palazzo Chigi, di preparare la fetta di italiani che si riconosce in lui - e non solo - ad interventi che giocoforza saranno impopolari. Offrendo un'immagine così "altra" dal passato, Berlusconi può smarrire qualcosa in termini di presa sull'opinione pubblica ma, al contempo, guadagnare punti sul crinale della credibilità. Che poi è quello decisivo.

Torna all'inizio


ROMA Il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, apprezza le proposte economiche del Pd e del (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pdl. E, accogliendo a Cernobbio Veltroni e Berlusconi, che parlano uno la mattina, l'altro il pomeriggio, caldeggia "una legislatura costituente per procedere a riforme economiche e sociali profonde che consentano al nostro Paese di crescere di più di crescere meglio". "Ci sembra un buon presupposto che la consapevolezza della necessità assoluta di lavorare per una crescita più robusta e di migliore qualità animi le analisi e le proposte delle forze politiche e, particolarmente, le analisi e le proposte dei due partiti a vocazione maggioritaria, il Popolo della libertà e il Partito democratico", sottolinea Sangalli, che puntualizza: "Noi della Confcommercio non subiamo davvero la suggestione del declinismo e pensiamo invece che l'Italia possa senz'altro affrontare e vincere le sfide della crescita lenta, della competitività difficile, della produttività stagnante". E rivela di "considerare un segnale importante l'attenzione del Pd alle ragioni del mondo economico, dei servizi e delle imprese diffuse rappresentate da Confcommercio, che costituisce gran parte del tessuto del Paese". Sangalli apprezza quindi il "nuovo patto per la crescita" del programma di Veltroni e tiene a ricordare, ancora una volta, la sua idea "per una legislatura costituente, sottratta alla dittatura del breve termine". E' insomma, tutt'altro che rassegnato ad assistere impotente al coro di quanti profetizzano per l'Italia un presente drammatico e un futuro di grande incertezza."Ci confrontiamo ogni giorno con le difficoltà delle famiglie, ma ogni giorno incontriamo anche quei tantissimi italiani laboriosi e operosi, imprenditori e lavoratori, che hanno continuato a tenere in piedi questo Paese. Per questo - insiste- non ci spaventa neppure la sfida del sorpasso spagnolo e riteniamo piuttosto che tutti, forze politiche e forze sociali, dovremmo trarne ulteriore motivazione per agire con responsabilità e per costruire per l'Italia un futuro più ambizioso".

Torna all'inizio


CERNOBBIO - La sfida al centro Walter Veltroni la porta sino al cuore dell'e (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dal nostro inviato MARCO CONTI CERNOBBIO - La sfida al centro Walter Veltroni la porta sino al cuore dell'elettorato berlusconiano. In mezzo a commercianti e partite Iva, il leader del partito Democratico si muove con maggiore destrezza di Romano Prodi. Non può certo sfoggiare le certezze di Silvio Berlusconi - che a Cernobbio dà per acquisito il programma elettorale del Pdl e liquida in poco meno di mezzora il suo intervento - ma ha il merito di spiegare che stavolta "votare Pd si può" anche per una platea tradizionalmente orientata a destra. Quando arriva a Cernobbio per intervenire al forum di Confcommercio, il leader del Pd è reduce dal lungo viaggio in pullman nel nordest. In Veneto e Lombardia Veltroni ha speso molti giorni di campagna elettorale e ieri, nel duello a distanza con Berlusconi ha strappato un pareggio, anche in termini di applausi, che giocando fuori casa può valere doppio. D'altra parte a spiegare il mutamento di linea che ha investito il centrosinistra ha provveduto il giorno prima il sociologo Giuseppe De Rita quando ha sostenuto che la cultura di Prodi, uomo delle partecipazioni statali, "è fordista" e quindi poco sensibile al settore dei servizi. Se poi si ricordano i fischi che nel '96 accolsero lo stesso Prodi ad un'assemblea di Confcommercio, forse si comprende il perchè delle scarse occasioni di confronto che ci sono state in questi anni tra il centrosinistra di Prodi e la Confcommercio. Con Veltroni la musica è cambiata. L'esperienza e i rapporti costruiti dal Campidoglio sono serviti, anche se i sospetti reciproci restano e su questi fa leva Berlusconi mettendo in guardia una platea che conosce a menadito. Ieri pomeriggio il Cavaliere ha dovuto però riconoscere che l'elenco di misure illustrate da Veltroni per rilanciare l'economia, attinge "nella nostra cultura liberale". "Veltroni - ammette Berlusconi sull'uscio della sua camera al "Villa d'Este" - dice le nostre stesse cose. Se va avanti così diventerà il nostro campione, il nostro candidato premier". "Il pifferaio", così lo definisce il leader del Pdl, "non è però credibile" perchè "Prodi è il presidente del Pd" e perchè "il 70% dei componenti dell'attuale governo sono stati ricandidati". Veltroni l'applauso più lungo lo strappa quando rilancia la necessità di un patto per lo sviluppo, che "non si può senza una buona parte delle imprese italiane che ora è laterale" e quando sostiene che "è facile" addossare l'aumento dei prezzi ai commercianti quando invece occorre "guardare a tutta la filiera". Berlusconi ribatte qualche ora dopo puntando su Visco "dracula" dalla "fantasia incredibile nell'inventare tasse" e su una tradizione che vede la sinistra ostica al profitto. Ad ascoltare attento in prima fila il discorso del leader del Pd c'è Giulio Tremonti che con un occhio ha seguito le reazioni della platea. Al termine del suo discorso i due si avvicinino e, seduti in prima fila parlano fitto-fitto di economia globale, ma anche delle possibilità di un possibile pareggio al Senato. "Niente larghe intese, chi vince governa", sostengono sia Berlusconi che Veltroni. Ma forse la platea punta proprio sul pareggio e su quella che il presidente di Confcommercio Claudio Sangalli definisce "legislatura costituente per procedere a riforme economiche e sociali profonde che consentano al nostro Paese di crescere di più e di crescere meglio".

Torna all'inizio


CERNOBBIO - Finisce in perfetta parità il duello a distanza tra Walter Veltroni e Silvio Berlus (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dal nostro inviato CERNOBBIO - Finisce in perfetta parità il duello a distanza tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi che va in scena al forum economico di Cernobbio organizzato dalla Confcommercio. Un po' più di speranza, con tanto di elenco di promessa, da parte del candidato premier del Pd. Un po' più di realismo "crudo e responsabile" da parte del Cavaliere. Il programma assegna a Veltroni il compito di aprire le "ostilità" a metà mattinata. L'ex sindaco arriva a Cernobbio in pullman e parla davanti ad una platea composto da responsabili dell'associazione e da esperti riuniti dal presidente Sangalli. Il discorso di Veltroni tenta le orecchie dei presenti, perchè avverte il pericolo che il nostro Paese "paghi il prezzo più alto" dell'attuale crisi delle economie mondiali, denuncia il problema dell'aumento dei prezzi, ma definisce troppo facile "scaricare il peso sui commercianti". Il candidato del Pd parla dell'impegno ad aprire un'azienda in un giorno, di revisione degli studi di settore regione per regione. Di riduzione delle aliquote e della spesa pubblica. Di elevare a 50 mila euro la forfettizzazione per i lavoratori autonomi. Di aumento delle pensioni e detassazione degli straordinari. Affrontare la crisi facendo "girare lo sguardo e la mentalità al Paese". L'Italia, sostiene Veltroni, "non ripartirà se non si metterà mano al bipolarismo", "se non si esce dall'antinomia "amico-nemico"" se "si continua a discutere di tv e di televisioni" se si mette in dubbio la possibilità "che i leader di maggioranza e opposizione non si possano telefonare". Il rischio di un pareggio al Senato è però talmente avvertito da parte di Veltroni, da mettere in guardia la platea "sull'errore" compiuto dal centrodestra poche settimane fa rifiutando la proposta di un governo-Marini per le riforme. "Riforme che vanno fatte insieme", ripete. La mano tesa di Veltroni si ferma però sulla porta delle larghe intese. "Non servono, chi vince, comanda", afferma fiducioso su un risultato favorevole per il Pd. Quando a metà pomeriggio arriva a Cernobbio in elicottero, seguito via terra dalla Brambilla, Berlusconi mostra di essere stato perfettamente informato su contenuti e toni dell'intervento del principale avversario. Appena si siede scatena il sorriso dei presenti facendo capire che ha poco da aggiungere perchè "Walter Veltroni vi ha spiegato il mio programma. Non scherzo, sembrava di sentir parlare il leader dell'opposizione, cioè noi" ed invece il Pd di Veltroni "è al governo, con D'Alema e Visco, che ora hanno nascosto dietro la pancia di Bettini". Non è la prima volta che Berlusconi mostra di apprezzare le capacità oratorie di Veltroni che lo definisce un "pifferaio magico" e come tale in grado di incantare platee. "Ha appreso la ricetta liberale che quattordici anni fa mi ha insegnato Brunetta. Se fosse così sarei il primo a dire "votiamo tutti Veltroni" e io torno ad occuparmi delle mie cose. Ma come si fa a credergli!". "Veltroni - ripete - fa il pifferaio magico, ma poi ci fa precipitare tutti nel burrone dello statalismo". Il discorso di Berlusconi è zeppo di cautele e di paure per la situazione economica e per l'eredità lasciata dai venti mesi di governo Prodi e da coloro che nella prima Repubblica hanno fatto esplodere la spesa pubblica. Sono molti i provvedimenti simili al Pd utili a rilanciare l'economia sul fronte fiscale e sul taglio della spesa pubblica, ma divergenze sul fronte della riduzione delle aliquote e riequilibrio del sistema pensionistico sbilanciato dall'abolizione dello scalone voluto dal governo Prodi. La parola recessione il Cavaliere non la pronuncia, ma la campagna elettorale "tranquilla" e "senza illusioni" è dovuta alla certezza della vittoria e di un "risultato ampio". Per Berlusconi non c'è il rischio di stallo al Senato paventato da Veltroni, ma ai presenti ripete la "ricetta" del voto utile sostenendo che "se si è contro la sinistra si deve votare chi ha maggiori possibilità di prendere il premio di maggioranza". Di ministri e governo Berlusconi non vuol discutere: "Letta vicepremier? Se ne parla, ma non abbiamo ancora deciso nulla. Tutto è rinviato a dopo il voto. Di certo c'è solo Tremonti all'Economia". Ma.Co.

Torna all'inizio


"Riforme insieme ma niente veti comunisti" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 65 del 2008-03-16 pagina 0 "Riforme insieme ma niente veti comunisti" di Gian Maria De Francesco La Lega Nord apre alle larghe intese sulla modifica della Costituzione, ma Calderoli avverte: "Non accetteremo diktat ideologici o interessi di parte" da Roma "Io andrò a Roma a cercare di fare il federalismo senza mezze misure, ma sia chiaro che è l'ultima volta che andiamo là buoni. Perché se non si otterrà il federalismo, la storia prende una strada più energica e più pericolosa". Umberto Bossi, segretario federale della Lega Nord, lo aveva anticipato già venerdì sera. Ieri Roberto Calderoli, esponente del Carroccio e vicepresidente del Senato, ha argomentato le tesi del suo leader. "Saremo disponibili a riformare la Costituzione insieme all'opposizione a condizione però che Veltroni e la sua parte politica siano disponibili a mettere da parte veti ideologici o di interesse di parte, come è accaduto in passato". Con una sola battuta Calderoli ha ribadito la priorità leghista della riforma in senso federalista dello Stato, ma soprattutto ha risposto direttamente al segretario del Pd, Walter Veltroni, che aveva ancora una volta sottolineato l'esigenza di portare modifiche condivise alla carta costituzionale. "La Costituzione - ha aggiunto l'ex ministro delle Riforme - è il punto cardine di tutta la vita del Paese bene riscriverla insieme ma a condizione di dimenticare l'eredità comunista". Insomma, niente veti ideologici su questo nuovo capitolo della storia nazionale. Pagine che si scriveranno anche grazie all'impegno del Senatur. "Umberto Bossi - ha specificato - è stato colui che ha aggregato tutti i popoli del Nord, dal Veneto alla Lombardia, dal Piemonte all'Emilia e via dicendo. Umberto Bossi è e rappresenta il simbolo della fratellanza fra tutte le genti del Nord e se lui sostiene che ci sarà un ministro del Veneto nel prossimo governo, allora ci si può giurare". Il coordinatore delle segreterie della Lega Nord ha così ripreso le anticipazioni già fornite dal segretario. "Il ministro? Berlusconi e Tremonti continuano a insistere per farmelo fare. Lo farò? Io sono agli ordini... ", aveva affermato il fondatore del Carroccio. Il problema, tuttavia, è anche quello dei particolarismi regionali, acuiti al Nord anche dal caso Malpensa. "Ora, però, nessuno tenda le orecchie alle sirene che per sconfiggere la Padania vogliono separare la Lombardia dal Veneto - ha ammonito Calderoli - tra noi lombardi e i veneti c'è un vincolo di sangue e i vincoli di sangue si rompono solo con la morte". Il senatore leghista ieri ha anche aperto una parentesi sulla repressione cinese della protesta tibetana. "è assordante il silenzio della comunità internazionale a fronte dell'eccidio e della sopraffazione di un popolo pacifico, come quello tibetano, che forse non merita interesse perché sotto i suoi piedi non vi è il petrolio o perché il suo territorio non rappresenta un punto strategico negli interessi di qualcuno", ha commentato proponendo il boicottaggio delle Olimpiadi. "Di fronte a questo massacro, però, è obbligatorio - ha proseguito - intraprendere delle iniziative forti per smuovere l'inerzia e il disinteresse verso questa situazione, partendo in primis dal boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino fino a richiedere la sospensione e il rinvio dei Giochi per arrivare, per quanto riguarda il nostro Paese, al ritiro delle delegazioni dei nostri rappresentanti diplomatici in Cina". I diritti umani, ha concluso, "o esistono, e allora esistono per tutti, oppure la comunità internazionale dimostra di aver fallito e di muoversi solo per interessi economici". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Berlusconi avverte la sinistra: "Sì al dialogo, ma chi vince governa" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 65 del 2008-03-16 pagina 0 Berlusconi avverte la sinistra: "Sì al dialogo, ma chi vince governa" di Redazione Il Cavaliere e Veltroni a confronto a Cernobbio. Il leader del Pdl: "Il Pd annuncia di correre da solo e di essere un partito nuovo. Poi imbarca radicali e Di Pietro e candida il 70% dei ministri uscenti". Silvio sceglie l'ironia e spiazza il suo "clone" nostro inviato a Cernobbio (Como) "Sarà qui alle cinque e mezzo", avevano calcolato due uomini della scorta. E manco a dirlo, proprio a quell'ora, spaccando il minuto, l'elicottero Agusta bianco di Silvio Berlusconi ha toccato terra a Villa d'Este. Un salto in albergo per passare dal "tutto blu" senza cravatta - che aveva indossato in un precedente incontro a Roma, nel quartiere popolare di Corviale - a una tenuta decisamente più formale. Poi, l'ultimo impegno del giorno, ospite alla nona edizione del Forum di Confcommercio che si concluderà oggi a Cernobbio. Il Cavaliere, prendendo la parola, ha anzitutto "sgridato" il padrone di casa, il presidente dell'associazione imprenditoriale Carlo Sangalli, che lo aveva introdotto anticipando sia il significato di quella che lui ha chiamato la sua "equazione benessere", sia le "7 missioni" in essa contenute. "Non so piùche cosa dire perché hai già detto tutto tu. E come non bastasse, sempre qui stamattina c'è stato Walter Veltroni che ha presentato il mio programma", ha scherzato Berlusconi ironizzando sulle notevoli similitudini del documento elettorale del Pd rispetto a quello del Pdl. Quasi un effetto carta carbone, quasi che chi è al governo elencasse le cose di chi è invece all'opposizione. "L'unica difficoltà che abbiamo è quella di credergli, a Veltroni, perché dietro di lui si nascondono sempre gli stessi: il signor D'Alema, poi c'è Bersani, poi c'è Visco... no Viscono, in verità non sapevano dovemandarlo, forse in Cina ad abbeverarsi alle fonti del maoismo. A parte gli scherzi - ha proseguito l'ex presidente del Consiglio - loro sono ancora intrisi di quello statalismo che si è manifestato in questi due anni di governo e tutto ciò che ha detto Veltroni sino a ora non ha avuto conferma, a partire dalla sua promessa di avere il coraggio di andare da solo, per poi imbarcare i radicali da far convivere chissà come con i teodem e apparentarsi con Di Pietro, cosa che ci preoccupa molto perché dimostra che dietro il nome democratico rimane una forte cultura giustizialista. E questa - ha affermato - è la sua prima promessa disattesa". Ce n'è stata poi una seconda, "quella di andare al voto separato dalla sinistra comunista, cosa che invece non accadràin tutte le amministrative "; e quindi una terza, "ovvero presentarsi come un partito nuovo, mentre invece tra i suoi candidati, in posizione sicura, c'è il70%dei ministri, viceministri e sottosegretari delgovernouscente". Un'abitudine, quella della sinistra a non mantenere le promesse fatte, che Berlusconi aveva dimostrato del resto anche in mattinatanel disastrato quartiere romano di Corviale, dove "nessuno dei punti del programma del candidato sindaco Rutelli, del '94, è stato realizzato". E dire che se potessimo credere in loro, ha scherzato ancora Berlusconi, "io sarei il primo a esserne contento: votiamo tutti per Veltroni, io torno a fare le cose che mi piacciono e abbiamo risolto la situazione del Paese...". E invece no, non è possibile. Perché, ha ricordato Berlusconi, ci aspetta una mole di problemi: dalla crisi Usa "che rende difficilissima la situazione economica" al debito pubblico che ci costa 42,5 miliardi, dai costi dell'energia più cari del 60% rispetto a quelli francesi alle fasce deboli "dimenticate dalla sinistra"; dalla concorrenza dei Paesi emergenti al prelievo fiscale al 46%; dalle grandi opere da far ripartire ai 90 miliardi di euro che ci costa una pubblica amministrazione, perdipiù inefficiente. "Abbattere questa voce - dice sarà la priorità del Pdl". Sono "tutte responsabilità che anche se sono un ottimista vedo arrivarmi addosso con grande angoscia. Ma mi tocca emi appresto a farlo". Sul risultato finale dice:"Per una volta concordo con Repubblica: avremo 30 senatori in più. Quindi, sì al dialogo. Ma chi vince governa". La campagna sarà prudente, senza nessuna promessa. Ma ora è meglio che finisca qui - ha concluso il Cavaliere - perché penso di avervi spaventato abbastanza". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


I sondaggi: macché pareggio Silvio-Walter il Pdl è in testa di quattro milioni di voti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 65 del 2008-03-16 pagina 0 I sondaggi: macché pareggio Silvio-Walter il Pdl è in testa di quattro milioni di voti di Redazione I principali istituti di sondaggi concordano: centrodestra in vantaggio di 9 punti. Cresce Storace. La campagna elettorale è poco sentita per le liste bloccate Nicola Piepoli Caro lettore, gentile lettrice, una di queste sere ho assistito a una trasmissione televisiva in cui si diceva, sondaggi alla mano, che il Pd di Walter Veltroni è pressoché alla pari del Pdl di Silvio Berlusconi. Ebbene, io non so di che sondaggi si parli perché quelli che vedi riportati qui e che in gran parte corrispondono a quelli riportati da Renato Mannheimer venerdì scorso sul Corriere della Sera, sono di una tonalità tendenzialmente diversa: indicano cioè che il distacco tra i due grandi raggruppamenti (Pdl e Pd) è tendenzialmente rimasto lo stesso in queste ultime tre settimane. Devi sapere che ciò che conta per noi ricercatori non sono i "numeri assoluti", sono le "tendenze". I numeri assoluti sono soltanto probabilità, mentre le tendenze indicano la strada che possono prendere i numeri. E una strada "orizzontale", cioè una tendenza "piatta", indica un distacco rimasto pressoché lo stesso nel corso di tre settimane, distacco che ha forte probabilità di continuare anche nei prossimi giorni. Oggi come oggi, quindi, siamo sempre a una distanza virtuale tra Pdl e Pd che oscilla, a seconda degli Istituti, tra 3.200.000 voti e 4.000.000 di voti alla Camera dei deputati, la Camera che veramente conta nell'immaginario degli elettori. La campagna elettorale è scivolata quindi su una linea di assoluta banalità e sarà difficile schiodarla da questa banalità per una ragione fondamentale: che la campagna elettorale in questo momento non c'è. Cominciamo dai fatti: oggi come oggi un italiano su tre è informato o cerca di informarsi sulla campagna elettorale in corso. Questo significa, lo ripeto, che la campagna elettorale non c'è. Perché non c'è? Mi puoi chiedere. Per la semplice ragione che una campagna elettorale è fatta normalmente da migliaia di candidati che vogliono farsi eleggere. In tempi normali i candidati a Camera e Senato sono circa 15mila e ciascuno di loro cerca di far campagna presso propri amici, parenti, aziende in cui lavora, sedi di partiti politici, bar, trattorie, barbieri e via sciorinando, perché vuole avere le preferenze con cui sarà effettivamente eletto. L'attuale legge elettorale ha abolito le preferenze e i singoli candidati sanno già, dal posto che i capi hanno loro assegnato in lista, se saranno eletti o no. Quindi, chi glielo fa fare a smuovere il tessuto sociale che una volta smuovevano? A muovere la campagna sono interessati soltanto quel centinaio di leader che vogliono veramente far vincere i loro partiti o farsi belli con i "super leader" come portatori di energia per la parte politica loro assegnata. Cento persone non sono quindicimila! E neanche possono essere sostituite dalla massmediologia o dal web, che sono puri strumenti e hanno poco a che fare con le infinite variabilità del territorio italiano. Archiviata nell'assoluta banalità la campagna elettorale, ci sono due "non banalità" che vorrei esaminare: l'eventuale non successo dell'estrema sinistra (La Sinistra Arcobaleno) e l'eventuale successo dell'estrema destra (La Destra). Rinvio alla settimana prossima la Sinistra Arcobaleno, e ti parlo oggi della Destra di Santanchè (e, non dimentichiamolo, di Storace!). Dunque, La Destra starebbe salendo: era un punto e mezzo percentuale due mesi fa, e oggi sarebbe circa il 3%. Si tratta, non dimenticarlo, di una presenza probabile di 1.200.000 voti. Un'immensità per chi è neonato come Storace. Ma l'ex presidente della Regione Lazio ed ex ministro della Sanità nel terzo governo Berlusconi tanto neonato non è! è un politico nato, cresciuto ai tempi di Almirante quando il Movimento sociale italiano (Msi) radunava tra il 6 e l'8% dei voti, e combattente fin dal primo momento nelle borgate romane insieme a "er Pecora", cioè Teodoro Buontempo, attualmente Deputato ex An, schieratosi recentemente con lui. Successivamente come capufficio stampa del presidente di An Gianfranco Fini, ha acquistato smalto e capacità comunicativa, migliorati nel corso degli anni e nell'esercizio diretto del potere. Ho "testato" più volte in tempi recenti il "bacino potenziale di utenza" della Destra e il risultato è stato costante: circa l'8% degli italiani "potrebbe anche votare" La Destra. L'8% dei voti equivale a un partito virtuale di 3.200.000 italiani predisposti a questo specifico voto. Si tratta sostanzialmente dell'antico Movimento sociale italiano, cioè la frangia dei sostenitori della destra "dura e pura". Ovviamente il tempo della campagna elettorale è troppo breve perché questa virtualità prenda corpo, ma un po' di corpo La Destra lo sta in ogni caso prendendo. Non mi meraviglierei pertanto che l'attuale voto virtuale venga confermato dal giudizio delle urne (anche se una battuta d'arresto è stata inflitta a questo voto virtuale dal geniale inserimento nelle liste Pdl della figura, a sua volta "dura e pura", di Giuseppe Ciarrapico, detto "Ciarra"). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Bertinotti: "Non ho nostalgia di prodi. I nostri voti? Serviranno" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 65 del 2008-03-16 pagina 0 Bertinotti: "Non ho nostalgia di prodi. I nostri voti? Serviranno" di Redazione Ora anche Bertinotti liquida il Prof: ha sbagliato tutto sui precari. E il leader della Sinistra Arcobaleno avverte Veltroni: i nostri voti saranno "utili" Roma - Nessuna "nostalgia di Prodi" che ha fatto bene alcune cose, come la politica estera, ma ha "sbagliato tutto sulla precarietà". Nel corso del programma 'In mezz'orà, Fausto Bertinotti ripercorre i due anni di governo del centrosinistra, "che ha fallito essenzialmente nel non aver portato avanti una chiara discontinuità con il governo Berlusconi". Bertinotti difende il ruolo della sinistra "che - dice - è stata generosissima nel sostegno all'azione del governo, anche quando non ci piaceva". Ma Prodi "é caduto da destra - ci tiene a sottolineare - dopo mesi di ricatto delle ali moderate, dai Dini e dai Mastella, che hanno impedito di approvare provvedimenti come i Dico" o la redistribuzione del 'tesoretto'. Per il candidato premier della Sinistra Arcobaleno "la critica della sinistra è iniziata proprio con la discussione della riforma delle pensioni. L'accordo con le parti sociali era bruttino - conclude - ma la parte sul mercato del lavoro era brutta e basta". Avviso a veltroni: i nostri voti saranno "utili" "Negli ultimi giorni i sondaggi ci danno in crescita di due punti e mezzo. Certo, partiamo da dati più alti, ma nel frattempo è cambiato tutto, in Italia e nel mondo". Lo dice Fausto Bertinotti, intervenendo alla trasmissione "In mezz'ora". Il candidato premier della Sinistra Arcobaleno rigetta gli appelli al "voto utile" che vengono dal Pd, e spiega: "Saremmo utili sia se vincerà Berlusconi, sia se, ipotesi improbabile, vincerà il Pd: non voglio fare l'uccello del malaugurio, ma le distanze tra i due partiti sono grandi". "Se vincerà Berlusconi - sottolinea - la sinistra potrebbe trovare convergenze con il Pd per contrastare i progetti della destra, come accadde quando Berlusconi voleva modificare lo statuto dei lavoratori. Se vincerà il Pd saremo una critica da sinistra per impedire la grande coalizione, che è nelle corde dei due partiti maggiori e che sarebbe il modo per far governare i poteri forti". Bertinotti nega che ci possa essere un pareggio al Senato: "Questa è una tesi a supporto della grande coalizione". E respinge l'idea, avanzata dall'intervistatrice, di un voto disgiunto da parte dei sostenitori della sinistra: alla Camera per l'Arcobaleno e al Senato per il Pd. "E' una tesi strumentale di chi vuole il nostro voto. E poi al Senato non è così: per esempio, in una grande regione del Nord, noi siamo vicini alla soglia di sbarramento dell'8%. Se la superiamo prendiamo 4 senatori; se invece non la superiamo, i senatori vanno 3 alla destra e uno al Pd. Converrebbe davvero al Pd far avere 3 senatori in più al Pdl?". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


I sondaggi: macché pareggio Silvio-Walter il Pdl è in testa di quattro milioni di voti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 65 del 2008-03-16 pagina 0 I sondaggi: macché pareggio Silvio-Walter il Pdl è in testa di quattro milioni di voti di Redazione I principali istituti di sondaggi concordano: centrodestra in vantaggio di 9 punti. Cresce Storace Nicola Piepoli Caro lettore, gentile lettrice, una di queste sere ho assistito a una trasmissione televisiva in cui si diceva, sondaggi alla mano, che il Pd di Walter Veltroni è pressoché alla pari del Pdl di Silvio Berlusconi. Ebbene, io non so di che sondaggi si parli perché quelli che vedi riportati qui e che in gran parte corrispondono a quelli riportati da Renato Mannheimer venerdì scorso sul Corriere della Sera, sono di una tonalità tendenzialmente diversa: indicano cioè che il distacco tra i due grandi raggruppamenti (Pdl e Pd) è tendenzialmente rimasto lo stesso in queste ultime tre settimane. Devi sapere che ciò che conta per noi ricercatori non sono i "numeri assoluti", sono le "tendenze". I numeri assoluti sono soltanto probabilità, mentre le tendenze indicano la strada che possono prendere i numeri. E una strada "orizzontale", cioè una tendenza "piatta", indica un distacco rimasto pressoché lo stesso nel corso di tre settimane, distacco che ha forte probabilità di continuare anche nei prossimi giorni. Oggi come oggi, quindi, siamo sempre a una distanza virtuale tra Pdl e Pd che oscilla, a seconda degli Istituti, tra 3.200.000 voti e 4.000.000 di voti alla Camera dei deputati, la Camera che veramente conta nell'immaginario degli elettori. La campagna elettorale è scivolata quindi su una linea di assoluta banalità e sarà difficile schiodarla da questa banalità per una ragione fondamentale: che la campagna elettorale in questo momento non c'è. Cominciamo dai fatti: oggi come oggi un italiano su tre è informato o cerca di informarsi sulla campagna elettorale in corso. Questo significa, lo ripeto, che la campagna elettorale non c'è. Perché non c'è? Mi puoi chiedere. Per la semplice ragione che una campagna elettorale è fatta normalmente da migliaia di candidati che vogliono farsi eleggere. In tempi normali i candidati a Camera e Senato sono circa 15mila e ciascuno di loro cerca di far campagna presso propri amici, parenti, aziende in cui lavora, sedi di partiti politici, bar, trattorie, barbieri e via sciorinando, perché vuole avere le preferenze con cui sarà effettivamente eletto. L'attuale legge elettorale ha abolito le preferenze e i singoli candidati sanno già, dal posto che i capi hanno loro assegnato in lista, se saranno eletti o no. Quindi, chi glielo fa fare a smuovere il tessuto sociale che una volta smuovevano? A muovere la campagna sono interessati soltanto quel centinaio di leader che vogliono veramente far vincere i loro partiti o farsi belli con i "super leader" come portatori di energia per la parte politica loro assegnata. Cento persone non sono quindicimila! E neanche possono essere sostituite dalla massmediologia o dal web, che sono puri strumenti e hanno poco a che fare con le infinite variabilità del territorio italiano. Archiviata nell'assoluta banalità la campagna elettorale, ci sono due "non banalità" che vorrei esaminare: l'eventuale non successo dell'estrema sinistra (La Sinistra Arcobaleno) e l'eventuale successo dell'estrema destra (La Destra). Rinvio alla settimana prossima la Sinistra Arcobaleno, e ti parlo oggi della Destra di Santanchè (e, non dimentichiamolo, di Storace!). Dunque, La Destra starebbe salendo: era un punto e mezzo percentuale due mesi fa, e oggi sarebbe circa il 3%. Si tratta, non dimenticarlo, di una presenza probabile di 1.200.000 voti. Un'immensità per chi è neonato come Storace. Ma l'ex presidente della Regione Lazio ed ex ministro della Sanità nel terzo governo Berlusconi tanto neonato non è! è un politico nato, cresciuto ai tempi di Almirante quando il Movimento sociale italiano (Msi) radunava tra il 6 e l'8% dei voti, e combattente fin dal primo momento nelle borgate romane insieme a "er Pecora", cioè Teodoro Buontempo, attualmente Deputato ex An, schieratosi recentemente con lui. Successivamente come capufficio stampa del presidente di An Gianfranco Fini, ha acquistato smalto e capacità comunicativa, migliorati nel corso degli anni e nell'esercizio diretto del potere. Ho "testato" più volte in tempi recenti il "bacino potenziale di utenza" della Destra e il risultato è stato costante: circa l'8% degli italiani "potrebbe anche votare" La Destra. L'8% dei voti equivale a un partito virtuale di 3.200.000 italiani predisposti a questo specifico voto. Si tratta sostanzialmente dell'antico Movimento sociale italiano, cioè la frangia dei sostenitori della destra "dura e pura". Ovviamente il tempo della campagna elettorale è troppo breve perché questa virtualità prenda corpo, ma un po' di corpo La Destra lo sta in ogni caso prendendo. Non mi meraviglierei pertanto che l'attuale voto virtuale venga confermato dal giudizio delle urne (anche se una battuta d'arresto è stata inflitta a questo voto virtuale dal geniale inserimento nelle liste Pdl della figura, a sua volta "dura e pura", di Giuseppe Ciarrapico, detto "Ciarra"). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Berlusconi: brogli, rischio grandissimo Fisco, introdurremo il quoziente familiare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 65 del 2008-03-16 pagina 0 Berlusconi: brogli, rischio grandissimo Fisco, introdurremo il quoziente familiare di Redazione Il Cavaliere lancia l'allarme voto poi ironizza su Veltroni: "Se il suo programma fosse vero lo voterei anch'io". Poi dice: "La sicurezza è calata, ma i clandestini sono aumentati". Le iniziative per dare sostegno alle famiglie Como - "C'é un problema grandissimo, quello dei brogli". A lanciare l'allarme ancora una volta, anche in vista delle prossime elezioni, è Silvio Berlusconi dal palco del comizio in piazza Duomo a Como. "Chi se la sente - dice Berlusconi ai partecipanti - di passare il sabato a confrontarsi con i rappresentanti di lista della sinistra si può mettere in lista per far parte dell'esercito dei difensori della libertà". Vi garantisco che supereremo l'angoscia e la paura per governare questa situazione difficile", assicura poi. "Andremo al governo con tanta umiltà - aggiunge - la speranza e la convinzione di realizzare molti progetti anche grazie alla concretezza che ci contraddistingue". Se il programma di Veltroni fosse vero lo voterei "Veltroni, che ha anche trovato il sistema per mangiare a sbafo, ha copiato il nostro programma che é esattamente il contrario di quanto ha fatto la sinistra". Il Cavaliere non rinuncia quindi all'ironia: "Sembra che sia stato colpito sulla via di Damasco da un fulmine. E' tutto sbagliato, come gli si può credere. Se fosse così, se fosse vero, lo voterei anch'io; poi andrei in gita al Baradello, dove tra l'altro ho incontrato la mia prima fidanzata", dice in mezzo agli applausi. Fisco, sì al quoziente familiare Poi rilancia una delle proposte chiave del programma del Pdl su fisco e famiglia: "Cambieremo il sistema fiscale - dice - introducendo il quoziente familiare". Una iniziativa alla quale si aggiungono le misure in favore "delle famiglie che non possono, il buono per le locazioni e il piano casa". E proprio parlando del piano casa Berlusconi rivendica un diritto di primo genitura: "Ho visto che anche la sinistra lo ha messo nel programma. Sono felice - aggiunge comunque - che le buone cose vengano anche imitate". Berlusconi non dimentica ovviamente la promessa di abolire l'Ici sulla prima casa, di introdurre aiuti per i figli che nascono e il bonus per i libri gratuiti fino a 18 anni. Meno sicurezza, più clandestini "La sicurezza è calata i clandestini invece sono a iosa". Tema molto caro ai cittadini del nord Italia, che accolgono le parole del Cavaliere con fragorosi applausi. Il presidente di Fi se la prende con il governo di centrosinistra, che "ha tolto risorse alle forze dell'ordine. Io - prosegue - gli ho detto: siete pazzi". Berlusconi senza citare mai direttamente la persona coinvolta, racconta di aver avuto un colloquio con un esponente del centrosinistra proprio su questo tema e di aver ricevuto una risposta non condivisibile: "Questi delle forze dell'ordine - dice - non se lo meritano. Sono dei traditori della condizione operaia, venduti allo stato borghese". Soluzione per i rifiuti Non so come faremo, ma lo faremo". E' quanto assicura a proposito della questione rifiuti. Il Cavaliere ribadisce di "non avere la bacchetta magica" e non nasconde di essere preoccupato e per questo di lavorare giorno e notte per trovare una via d'uscita: "So benissimo che dopo un mese tutta quella spazzatura sarà mia (dando per scontata quindi la vittoria, ndr)". Berlusconi si rifà ai numeri citati dal commissario straordinario Gianni De Gennaro: si tratta di "un milione di tonnellate di rifiuti da collocare in qualche modo". Una grande quantità quindi da smaltire e un'operazione resa ancora più complicata dal fatto che "per costruire un termovalorizzatore - dice - ci vuole un anno. Non so come faremo - conclude - ma so che ce la faremo". Armamentario vetero-stalinista Berlusconi accusa il centrosinistra di aver sfoderato tutto "l'armamentario vetero-stalinista" contro il Pdl: "Hanno detto che sono ammalato e non è vero - dice durante un comizio a Como - hanno detto che ho candidato delle soubrette, ma io con le soubrette farei altre cose anziché metterle in lista", replica strappando le risate generali della piazza. Il cavaliere cita anche il caso Ciarrapico e aggiunge: "Ci ridicolizzano - prosegue - non c'é niente di nuovo". L'ex premier rivendica comunque la propria 'freschezza' nel mondo della politica: "Io sarò vecchio da un punto di vista anagrafico ma sono in politica solo da 14 anni". Il confronto é con i big del Partito democratico, ma secondo Berlusconi "gli italiani non sono così ingenui da cadere nelle trappole e nelle illusioni". Aiuti alla Casa Famiglia Cometa Silvio Berlusconi visita la Casa Famiglia 'Cometa', che si trova a Como, e ne esce con una convinzione e una promessa: "E' una visita che sarebbe bene far fare a tanta altra gente. Sono conquistato e mi iscrivo di forza tra i sostenitori economici di questa iniziativa". Il Cavaliere viene accolto da applausi e da una piccola folla e assicura che presto, al termine della campagna elettorale, farà ritorno: "Verrò a cena con Veronica e i miei figli". Per il Cavaliere infatti si è trattato di "una visita rigenerante. Non ci si può non commuovere vedendo quanto è stato fatto qui e per questo vi faccio i più vivi e affettuosi complimenti". Il presidente dei Fi assicura che il Pdl continuerà sulla strada del sostegno alla famiglia, dimenticare il volontariato: "Stabilizzeremo il 5 per mille queste attività". "Avete - riconosce Berlusconi agli animatori della Casa Famiglia - un lavoro della Madonna da fare, ma anche noi se arriveremo al governo avremo il nostro 'laurar de la Madona'". Il Cavaliere poi scherza con i bambini e non dimentica di fare loro una promessa a hoc: "I bambini che sono qui sono in gran parte milanisti - afferma tra gli schiamazzi - e questo vuol dire che sono stati educati molto bene, al buono, al bello, al giusto e io gli faccio un invito verrà un pullman per portarli a Milanello a pranzare con i giocatori e poi faremo una partita dimostrativa solo per loro". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


IL VENTO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il vento... Non si tratta di farla più nera di come sappiamo che già è. Però colpisce la sperequazione tra la realtà governata dai mercati e quella che i cosiddetti governanti continuano a pubblicizzare. L'impressione, detto fuori dai denti, è che i vertici della politica non ce la facciano a tenere dietro a dinamiche economiche che hanno assunto proporzioni incontrollabili. Rispetto al dollaro, l'euro oggi vale più o meno il doppio. Significa che, per un francese o un tedesco, i prezzi di un supermercato a Los Angeles o a Chicago si sono praticamente dimezzati. Ma la notizia ancora più eclatante è che nessuno se lo aspettava, e nessuno riesce oggi a spiegare come sia potuto succedere. Il Pil dell'Unione europea oggi ha sorpassato l'America. Ma un evento così "epocale" continua a essere indecifrabile. Anche per questo sono sempre meno credibili le rassicurazioni che piovono puntualmente dall'alto. È probabile - almeno si spera - che non sarà un altro '29. Ma è certo che nessuno, al momento, ha gli strumenti per azzeccare la diagnosi. Come e quando reagirà l'America a questo improvviso knock-out lo sapremo solo vedendolo. E trattandosi di un anno elettorale, per giunta combattutissimo, c'è da giurare che le tensioni potranno solo moltiplicarsi. In questo scenario l'Italia sta messa come una cenerentola. Il ruolo che può giocare è inesistente. Non solo perché, sul piano economico, sta già messa peggio degli altri. Ma anche, e soprattutto, perché non ha leve istituzionali credibili per fronteggiare la situazione. Se perdono colpi i presidenti americani e affannano i loro altrettanto ben piazzati colleghi europei, cosa possono sperare di fare Berlusconi o Veltroni una volta che si insedieranno al governo? Nell'epoca in cui economia e finanza sfuggono di mano anche alle redini salde di esecutivi forti, i governicchi di cui disponiamo sono condannati a far cilecca. Berlusconi, che già in passato si è trovato stretto nell'angolo da una congiuntura sfavorevole, stavolta ha scelto di fasciarsi anticipatamente la testa. E perché uno come lui dica che piove a dirotto, significa che si è già rassegnato al fatto che da Palazzo Chigi non riuscirà a concludere niente. Veltroni, fedele al clichè di inguaribile ottimista, continua a sfornare ricette più o meno miracolose. Forse anche, però, perché in cuor suo sa che non gli sarà data occasione di cucinarle. Possiamo solo consolarci pensando che, da questo punto di vista, le elezioni potrebbero mettere finalmente il silenziatore. È come se la crisi mondiale stendesse, sulle nostre diatribe, un pietoso velo bipartisan. Chiunque vinca, non cambierà granchè. Almeno che non si metta mano a qualche drastico cambiamento istituzionale che dia al vincitore almeno la parvenza di potere provare a governare con stabilità e autorità. Ma non è questa l'aria che tira. Dalle parti di Roma continua a spirare il solito refolo cerchiobottista, di chi a parole promette tutto sapendo che, alla prova dei fatti, non riuscirà a fare quasi niente. Perché cambi qualcosa c'è bisogno che il venticello romano sia spazzato dal gelido uragano che si annuncia minaccioso oltreatlantico. Un'ipotesi, francamente, che è però difficile augurarsi. Mauro Calise.

Torna all'inizio


CASINI: NO A UN PAESE IN MANO ALLA LEGA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Casini: "No a un Paese in mano alla Lega" ADOLFO PAPPALARDO Attacchi a Veltroni e a Berlusconi anche se i più duri sono riservati all'ex alleato. Pier Ferdinando Casini, candidato premier dell'Unione di centro, galvanizza ieri la platea del Palacongressi di Agrigento dove apre ufficialmente la campagna elettorale siciliana. Qui tiene a mettere in guardia, soprattutto, dalla "finta competizione tra Veltroni e Berlusconi" e "dal pericolo Lega". E poi attacca le liste di Pd e Pdl "piene di amiche e shampiste senza classe dirigente". "Il destino del nostro Paese non possiamo lasciarlo in mano alla Lega. Se vince il Pdl la golden share (l'istituto giuridico che fa conservare potere di governance allo Stato anche se ha privatizzato un settore o un'azienda, ndr.) della vittoria sarà proprio del partito di Bossi" avverte l'ex presidente della Camera che aggiunge: "Per il Sud la presenza della Lega sarà un segnale di allarme. Per noi dell'Udc, che abbiamo a cuore le vicende del Mezzogiorno, questo è il banco di prova più importante". Poi ritorna sull'inciucio che avrebbero messo in piedi il Cavaliere e l'ex sindaco di Roma e li definisce: "I ladri di Pisa perché litigano solo di giorno e non la sera". Per questo all'inizio del suo discorso legge un'intervista nella quale la candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione siciliana, Anna Finocchiaro, raccontava di aver scritto a Stefania Prestigiacomo, apprezzandone il suo impegno quando era ministro: "Berlusconi e Veltroni improvvisano una finta sfida in campagna elettorale, ma sono sempre pronti a farsi riconoscimenti reciproci. Senza di noi - avverte - non si governa. Forse senza di noi si può vincere la campagna elettorale ma con il populismo di uno o il novismo di Veltroni". Mette, poi, in guardia i suoi due competitor sul rischio di ingovernabilità all'indomani del risultato delle urne: "Non si potrà governare e si dovranno trovare altre strade. E noi saremo lì, in Parlamento". Perché il partito centrista non è disponibile ad accordi sottobanco o trasformisimi ("Per questo - ricorda Casini- non abbiamo voluto il governo Marini"). In prima fila ci sono Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione che sarà capolista al Senato, l'ex ministro Calogero Mannino e un nutrito gruppo di candidati per le politiche e le amministrative che applaudono a scena aperta quando arrivano le bordate più dure, quelle al Cavaliere che ostinatamente chiede di votare o Pd o Pdl: "Il voto utile è quello che evita al nostro paese un oligopolio di Berlusconi, il quale dice che gli abbiamo impedito di governare. Sì, gli abbiamo impedito di fare i comodi suoi. Quando si pensò di abbassare le aliquote Irpef lui voleva cominciare dai redditi alti, noi da quelli bassi". Anche il passaggio sulla politica estera e lo scontro del giorno prima sulle missioni all'estero innescate da un'intervista dell'ex ministro Antonio Martino sono un assist del leader centrista contro il Cavaliere: "Sulle missioni militari all'estero il Pdl ha messo in campo una grande dose di provincialismo e sprovvedutezza. C'è da preoccuparsi, sono dei dilettanti allo sbaraglio. Noi abbiamo sempre sostenuto i nostri militari e lo abbiamo dimostrato anche in passato quando abbiamo deciso che non potevamo abbandonarli solo per fare cadere il governo Prodi, evitando così un atto irresponsabile". E per chiarire che niente lega più Casini e Berlusconi chiarisce: "In Sicilia non votiamo Berlusconi ma Lombardo".

Torna all'inizio


WALTER A CERNOBBIO PORTA L'ATTACCO ALLA ROCCAFORTE DI SILVIO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL RETROSCENA L'idea del patto per lo sviluppo piace alla platea Tremonti ascolta poi consulto a due sull'ipotesi di un pareggio al Senato MARCO CONTI Cernobbio. La sfida al centro Walter Veltroni la porta sino al cuore dell'elettorato berlusconiano. In mezzo a commercianti e partite Iva, il leader del partito Democratico si muove con maggiore destrezza di Romano Prodi. Non può certo sfoggiare le certezze di Silvio Berlusconi - che a Cernobbio dà per acquisito il programma elettorale del Pdl e liquida in poco meno di mezzora il suo intervento - ma ha il merito di spiegare che stavolta "votare Pd si può" anche per una platea tradizionalmente orientata a destra. Quando arriva a Cernobbio per intervenire al forum di Confcommercio, il leader del Pd è reduce dal lungo viaggio in pullman nel Nord-Est. In Veneto e Lombardia Veltroni ha speso molti giorni di campagna elettorale e ieri, nel duello a distanza con Berlusconi ha strappato un pareggio, anche in termini di applausi, che giocando fuori casa può valere doppio. D'altra parte a spiegare il mutamento di linea che ha investito il centrosinistra ha provveduto il giorno prima il sociologo Giuseppe De Rita quando ha sostenuto che la cultura di Prodi, uomo delle partecipazioni statali, "è fordista" e quindi poco sensibile al settore dei servizi. Se poi si ricordano i fischi che nel '96 accolsero lo stesso Prodi ad un'assemblea di Confcommercio, forse si comprende il perché delle scarse occasioni di confronto che ci sono state in questi anni tra il centrosinistra di Prodi e la confederazione dei commercianti. Con Veltroni la musica è cambiata. L'esperienza e i rapporti costruiti dal Campidoglio sono serviti, anche se i sospetti reciproci restano e su questi fa leva Berlusconi mettendo in guardia una platea che conosce a menadito. Ieri pomeriggio il Cavaliere ha dovuto però riconoscere che l'elenco di misure illustrate da Veltroni per rilanciare l'economia, attinge "nella nostra cultura liberale". "Veltroni - ammette Berlusconi sull'uscio della sua camera al "Villa d'Este" - dice le nostre stesse cose. Se va avanti così diventerà il nostro campione, il nostro candidato premier". "Il pifferaio", così lo definisce il leader del Pdl, "non è però credibile" perchè "Prodi è il presidente del Pd" e perchè "il 70% dei componenti dell'attuale governo sono stati ricandidati". Veltroni l'applauso più lungo lo strappa quando rilancia la necessità di un patto per lo sviluppo, che "non si può senza una buona parte delle imprese italiane che ora è laterale" e quando sostiene che "è facile" addossare l'aumento dei prezzi ai commercianti quando invece occorre "guardare a tutta la filiera". Berlusconi ribatte qualche ora dopo puntando su Visco "dracula" dalla "fantasia incredibile nell'inventare tasse" e su una tradizione che vede la sinistra ostica al profitto. Ad ascoltare attento in prima fila il discorso del leader del Pd c'è Giulio Tremonti che con un occhio ha seguito le reazioni della platea. Al termine del suo discorso i due si avvicinano e, seduti in prima fila parlano fitto fitto di economia globale, ma anche delle possibilità di un possibile pareggio al Senato. "Niente larghe intese, chi vince governa", sostengono sia Berlusconi che Veltroni. Ma forse la platea punta proprio sul pareggio e su quella che il presidente di Confcommercio Claudio Sangalli definisce "legislatura costituente per procedere a riforme economiche e sociali profonde che consentano al nostro Paese di crescere di più e di crescere meglio". Sotto: il candidato premier del Pdl Berlusconi ieri a Cernobbio. A sinistra: il leader di An Fini.

Torna all'inizio


PENSIONI, TORNEREMO ALLA RIFORMA MARONI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Pensioni, torneremo alla riforma Maroni" DALL'INVIATO ANTONIO TROISE Cernobbio. Indietro tutta, sulle pensioni bisogna tornare alla riforma Maroni e al suo scalone. Anzi, forse sarà addirittura necessaria una stretta più forte. Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, scopre la sua ricetta per rilanciare l'economia. E lo fa a Cernobbio, chiudendo la seconda giornata del forum organizzato dalla Confcommercio. Un confronto a distanza con il leader dell'altro schieramento, Walter Veltroni, che poche ore prima aveva illustrato alla stessa platea il suo programma. Ma chi si aspettava un duello a colpi di sciabola è rimasto deluso. Anche se il Cavaliere smentisce l'ipotesi delle larghe intese: "Vinceremo con un largo margine e quindi avremo il dovere di governare". Ma non sarà una passeggiata: "Sono angosciato. Riprendere in mano un'azienda così complicata è uno sforzo che richiede un senso di responsabilità non piccolo". Anzi, visto che il programma del Pd coincide con quello del Pdl, "verrebbe la voglia di dire, votate Veltroni e io torno a fare le cose che mi piacciono. Ma la sua formazione politica non ha alcuna credibilità". E comprende uomini come Di Pietro "che fanno temere un ritorno del vecchio giustizialismo". Pensioni. Berlusconi non ha dubbi. Siamo il Paese dove si lavora meno un Europa. "I dipendenti del Comune di Roma, fra assenze e malattie, fanno 39 giorni di feste in più rispetto ai privati". E, come se non bastasse, "andiamo in pensione troppo presto: chi sarà al governo dovrà rimettere mano al sistema previdenziale, tornando per lo meno alla vecchia riforma. E forse non sarà sufficiente perché hanno creato nuovi squilibri. Interventi che difficilmente saranno accettati". Larghe intese. L'ipotesi di una situazione di stallo al Senato con un pareggio fra i due schieramenti non convince per niente il Cavaliere. "Noi siamo sempre disponibili al dialogo, è la sinistra che ha sempre demonizzato l'avversario. Ma vinceremo con un largo margine e avremo il dovere di governare". Recessione. La situazione economica, spiega Berlusconi, è difficile. "C'è da far tremare le vene ai polsi. Quasi quasi, se vincono loro, farei festa". In mattinata, al Corviale, quartiere popolare della capitale, sigla con Fini e Alemanno, candidato sindaco del Pdl, il "patto per Roma". E non nasconde le preoccupazioni per gli effetti della recessione in arrivo dagli Usa, ribadendo peraltro il no al ritiro del nostro contingente dal Libano e al ritorno in Iraq. Ora, al forum di Cernobbio, sgrana il lungo elenco delle "inefficienze" italiane. "Sto facendo una campagna elettorale tranquilla e non prometto miracoli soprattutto perché sono consapevole delle difficoltà del Paese e dell'eredità che ci ha lasciato il governo". Rifiuti a Napoli. A complicare ulteriormente le cose c'è stata poi l'emergenza rifiuti che ha proiettato un'immagine devastante del Paese. I danni sono incalcolabili, spiega il leader del Pdl, e colpirà tutto il made in Italy: "Anche Dolce e Gabbana piangono e un famoso ristoratore italiano con una serie di locali a New York si lamenta perché i clienti sono in calo. Senza parlare del turismo: a Napoli si chiudono roof garden di importati alberghi. Si può pensare che un paese come questo che non ha saputo risolvere il problema dei rifiuti sia in grado di realizzare prodotti all'avanguardia?". Programma. Le vostre proposte sono le mie, ha esordito il Cavaliere con i commercianti. Ma ha anche precisato che nei prossimi giorni presenterà un nuovo contratto con gli italiani. Che conterrà l'abolizione dell'Ici, la detassazione del lavoro straordinario, gli aiuti alle famiglie, il pagamento dell'Iva al momento della riscossione. Quindi le infrastrutture: 50 miliardi da spendere in cinque anni. E la sicurezza: l'assunzione di 10mila poliziotti di quartiere.

Torna all'inizio


SUBITO MENO TASSE, VELTRONI RILANCIA LA SFIDA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il leader Pd alla Confcommercio. "Niente larghe intese, chi vince governa". Poi a Milano: amo questa città "Servono le riforme istituzionali Occasione perduta al voto con vecchia legge" TERESA BARTOLI Roma. Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, lo accoglie a Cernobbio giudicando "un segnale importante l'attenzione del Pd alle ragioni del mondo economico". E Walter Veltroni ricambia sottolineando le parole "sagge e responsabili" ascoltate al forum: "Spero che insieme, ciascuno per la sua parte - dice - si riesca a girare questa pagina. La speranza degli italiani sta nel cambiamento". Per questo offre la sua ricetta contro la crisi: "Non si può fare una concertazione per lo sviluppo senza la stragrande maggioranza delle imprese italiane che sono quelle della piccola e media impresa, del commercio e dell'artigianato. Bisogna rimetterle al centro di un patto per lo sviluppo che è urgente e che, probabilmente, sarà doloroso" perché "le risorse non verranno dal cielo" e c'è il rischio che la recessione americana sbarchi in Italia. Ripropone un piano economico che passa per l'immediata riduzione della pressione fiscale. Il governo del Pd - promette Veltroni - ridurrà la spesa pubblica di mezzo punto subito e poi di un punto l'anno. E gli interventi a favore dell'economia saranno finanziati con tre leve: "continuazione della lotta all'evasione, utilizzo del patrimonio di cui il paese dispone e la riduzione della spesa pubblica". "È un impegno gigantesco che però non comprimerà la spesa sociale" assicura Veltroni spiegando alla platea di Confcommercio che "per la prima volta siamo liberi da condizionamenti e nel programma del Pd ci sono le proposte fiscali che possono aiutarci ad uscire dalla crisi". Un progetto che parte dal principio "pagare tutti per pagare meno" perché "non solo è un modo di dire ma, se applicato veramente, è uno strumento autentico di ripresa per l'economia del paese". Servono - spiega - misure anticicliche per rafforzare le piccole e medie imprese. Misure come la riduzione delle aliquote e un intervento su salari e stipendi, quelle occasioni che sono andate perdute qualche mese fa". Servono - ribadisce - norme di semplificazione perché "una impresa in un giorno si può fare" come si può cancellare uno Stato che spesso è stato "prussiano" nel chiedere mille adempimenti. Misure di sviluppo che però non cancelleranno l'attenzione per chi ha meno: "Più servizi sociali, più lotta alla povertà e sostegno a chi ha disagio". Insiste, Veltroni, sulla mancanza di condizionamenti. Spiega che, se vincerà, potrà realizzare il suo programma "senza mediare" con nessuno. Nega anche le grandi intese: "Chi prende un voto in più, comanda" ribadisce spiegando che chi vince avrà l'onere del governo mentre, assieme, si scrivono le regole del gioco nell'interesse comune. Si rifiuta di polemizzare con l'avversario - "sono quindici anni che si parla di e contro Berlusconi" - se non per ironizzare sul fatto che "la prima volta che si candidò Baggio sbagliava il rigore ai mondiali". Ricordo evocato, forse, dalla telefonata calorosa ricevuta, dopo l'intervento al forum, dall'ex ct della Nazionale Enzo Bearzot. È convinto che si possa vincere, nega ogni ipotesi di "inciucio", pensa che dopo il tredici aprile "è del tutto evidente che esista la possibilità che il Senato si trovi nelle condizioni di non forte maggioranza o addirittura di stallo analoga, paragonabile o peggiore degli anni 2006-2008". Essere andati al voto con la vecchia legge "è una grande occasione perduta" dice ribadendo il no a grandi coalizioni ma auspicando un clima di dialogo tra maggioranza ed opposizione ed il ritorno della tradizione dell'affidamento di una camera all'opposizione. Il tour dopo Cernobbio tocca Milano, quartiere San Siro per la precisione. Qui Veltroni ringrazia Jovanotti per la canzone "mi fido di te" che apre i suoi incontri e chiama ogni sostenitore a farsi parte della campagna convincendo cinque persone. Poi confessa: "Sembra strano ma amo Milano, mio padre lavorava qui e io ci venivo tutte le estati". Da Gattico, in Emilia, Romano Prodi rende omaggio a chi "sta ricucendo i fili spezzati della democrazia italiana" alla guida di un partito "giovanissimo".

Torna all'inizio


IN PARTENZA. DOPO L'INTERVENTO MOLTI APPLAUSI PER VELTRONI. COSì NEL POMERIGGIO PER BERLUS (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IN PARTENZA. Dopo l'intervento molti applausi per Veltroni. Così nel pomeriggio per Berlusconi. Anche se l'applausometro è andato in tilt per Bersani e Tremonti.

Torna all'inizio