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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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Report "Veltroni/Berlusconi"

È andata male È andata bene ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma eravamo lo stesso convinti che il pullman di Veltroni, alla fine, avrebbe fatto il miracolo di riunificare il paese sotto le bandiere del Pd. Non è stato così forse perché i miracoli non appartengono a questa politica. O perché c'era ancora un tratto di strada da fare. Comunque adesso che il Pd c'è pensiamo debba prepararsi ad affrontare una battaglia in tre mosse.

No, we can't <quota 35> è lontana, il muro del nord è in piedi e il distacco dal Pdl il triplo del previsto ( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Poco dopo le 19 Veltroni alza la cornetta e telefona a Berlusconi per riconoscere la vittoria dell'avversario. Ma a questo punto la principale preoccupazione di Veltroni diventa ridurre il danno e trasmettere un messaggio di unità del partito intorno alle scelte del leader.

L'idv supera la boa del 4 per cento ( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in vista del contatto telefonico tra Veltroni e Berlusconi, avvenuto poi al tramonto. I maggiorenti del partito vanno e vengono, entrano ed escono. Il più attivo è senz'altro Ermete Realacci, che piomba più volte in sala stampa. "Se il Pd vincerà sarà dialogo e una Camera al Pdl", dice il responsabile comunicazione del partito.

In rete Da Mastella/commentator a Mister B, tutti i risultati secondo internet ( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ipsos dà Berlusconi in vantaggio di 9 punti su Veltroni al Senato". Insomma, è iniziata la guerra dei numeri fra sondaggi di ricerca. Finiti gli exit poll iniziano le proiezioni. Visto il totale caos che regna e l'impossibilità di capire quali numeri siano quelli esatti, ci si attesta su note di costume.

Zapping gasparri, dalle reti mediaset, dice che la Rai ha buttato i suoi soldi ( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E alle otto e un quarto - niente notte bianca elettorale - Walter Veltroni ha ammesso la sconfitta. Un "terzo tempo" cui non siamo abituati in Italia: "Ho telefonato a Berlusconi per dargli atto della vittoria e i miei auguri di buon lavoro come credo che debba fare ogni italiani pensando al proprio paese".

Fattore v le impressioni di tre popolari registi di sinistra ( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per il comico romano Veltroni ha condotto "una campagna onesta, con sincera passione, basta che il Pd non stia troppo sotto il 35 per cento, evidentemente gli italiani vogliono essere governati da Berlusconi". Un po', in cuor suo, se l'aspettava. "Ho sentito tante persone che mi dicevano: "Stavolta non vado a votare".

I danni dell'effetto pecoraro. De Mita fuori ( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni non è riuscito a trovare altra motivazione che l'età avanzata del leader irpino, incompatibile con il nuovo progetto politico. Invece, per Bassolino, oltre che suggerirgli di "fare la cosa giusta", di rimandare a lui ogni decisione sulle dimissioni, per poi giungere addirittura all'abbraccio in piazza Plebiscito,

Milano resta al centrodestra Uno su due ha votato Berlusconi ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: onorevole Mariastella Gelmini - e che dimostra ancora una volta il fiuto politico di Berlusconi". Incalza il coordinatore cittadino, onorevole Luigi Casero, che offre un'altra chiave di lettura del voto: "La Lombardia è sempre più del centrodestra. Veltroni e il centrosinistra hanno dimostrato che non sanno capire la Lombardia e i lombardi.

Le due coalizioni divise da 11 punti ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il testa a testa fra i due candidati premier vede Silvio Berlusconi al 49,18 per cento, mentre Walter Veltroni si arresta al 38,5. E i partiti? Il Pdl conquista il 36,88 per cento che sommato al 12,3 della Lega porta al 49,18 per cento lo schieramento del Cavaliere. Il Pd si attesta al 33,65, con Italia dei Valori al 4,85 per un totale di 38,5 per la coalizione di Walter Veltroni.

Giunta regionale, in 4 fanno le valigie per Roma ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma conta sulla rinuncia di Walter Veltroni. Non sembrano aver speranza gli ex parlamentari della Margherita Lino Duilio e Pierluigi Mantini. Dopo il capolista Colaninno ce la faranno, nel gruppone di 11 o 12 neo deputati, le ministre uscenti Linda Lanzillotta e Barbara Pollastrini oltre al riconfermato Emanuele Fiano.

Il Pdl distacca il centrosinistra di diciassette punti Lega a valanga in Brianza: superato il ventuno per cento ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: hanno regalato alla coalizione che ha sostenuto Silvio Berlusconi il 52,52 per cento delle preferenze (40.774 voti) contro il 35,91 (27.889 voti) dello schieramento a favore di Walter Veltroni. Simile il risultato al Senato: 52,85 per cento (38.653 voti) contro il 35,77 (26.225 voti). Imponente l'exploit della Lega: a Monza, sia al Senato che e alla Camera,

Pd: recuperata la fiducia dei milanesi ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Massimo Corsaro (Pdl) fa notare che "Berlusconi batte Veltroni anche a Sesto San Giovanni, la Stalingrado d'Italia, dove il Pdl conquista il 43,87% dei consensi contro il 42,49% del Pd". Ma, appunto, il Pd preferisce guardare al progresso rispetto al 2006. E così, le dichiarazioni ufficiali sono improntate a una certa fiducia.

Galli: per la sinistra una débâcle Troppi elettori in fuga dalle urne ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non ci sono dubbi: Veltroni ha cannibalizzato la sinistra. Ma non è solo questo". Elettorato disilluso? "Sì, molti potenziali elettori della Sinistra Arcobaleno non sono andati a votare. Basta guardare i dati dell'astensione in Liguria e in Toscana, due regioni in cui da sempre la sinistra è forte".

GRANDE OCCASIONE ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni ha svuotato l'estrema sinistra; ma non è riuscito a sottrarre consensi al centro, mancando la scommessa di conquistare i voti moderati. La rimonta, che c'è stata, finisce così per sottolineare la misera base di partenza del centrosinistra.

La svolta premia Fini E sulla Camera: deciderò L'ex moglie lo ringrazia ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ringrazio Berlusconi, ma aspettiamo ancora qualche giorno...". E le riforme? "Auspico un dialogo, però molto dipenderà, è chiaro, dall'atteggiamento di Veltroni ". Saluta, si volta. C'è Daniela Di Sotto, la sua ex moglie. "Grazie, presidente...". E lui, con un sorriso: "Grazie a te".

Berlusconi, scacco al Pd Lega forte e sinistra fuori ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Berlusconi, scacco al Pd Lega forte e sinistra fuori -Pdl, ampio vantaggio a Palazzo Madama L'ipotesi: 167 seggi contro i 137 di Veltroni --inistra Arcobaleno fuori dalle Camere A Montecitorio presenti solo 6 partiti - "Ribaltone" nelle regioni per il Pd Perse Lazio, Liguria, Abruzzo e Calabria Affluenza all'80,

<Saranno cinque anni difficili Aperto ai suggerimenti del Pd> ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ho gradito gli auguri di Veltroni "Il successo dimostra che il voto 2006 era irregolare. Subito al lavoro su rifiuti e Alitalia" ROMA - L'ha vissuto come "uno dei momenti più belli della vita, il coronamento di un sogno". Ha atteso le nove di sera per rilasciare un commento ufficiale, ma la parola storia, la convinzione di vivere "un momento e una vittoria storica"

E il Cavaliere ha già pronto il governo Letta vicepremier, Esteri a Frattini ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Merito nostro e merito anche di Veltroni". Ieri le urne non hanno solo consegnato a Berlusconi la vittoria, ma hanno cambiato anche il profilo politico del Paese. E chissà se il Cavaliere ha affrontato l'argomento al telefono con il leader del Pd, se gli ha riconosciuto il ruolo di aver contribuito a "cambiare la faccia del sistema".

Vince il bipolarismo Carroccio e Di Pietro nuove <ali radicali> ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: correrò da solo" di Veltroni e, successivamente, la formazione del Pdl da parte di Berlusconi) e si è fortemente accentuato, oggi, in seguito alle scelte degli elettori. Più di otto votanti su dieci, con l'opzione per le coalizioni maggiori, hanno sottolineato la loro inclinazione verso una radicale semplificazione dello scenario.

Silvio, sono dolori. Può tornare il terrorismo> ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Veltroni dovrà contenere le spinte dell'estrema sinistra" Silvio, sono dolori. Può tornare il terrorismo" ROMA - "Per Silvio Berlusconi adesso cominciano i dolori, ha una maggioranza ampia ma governare sarà davvero difficile. Immaginavo che avrebbe vinto, ma solo di poco".

Trionfa Berlusconi, boom della Lega ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Siamo pronti a lavorare insieme sulle riforme" Trionfa Berlusconi, boom della Lega Maggioranza netta: 30 seggi in più al Senato, 100 alla Camera Il Cavaliere: anni difficili. Veltroni: complimenti, ma siete divisi ROMA - Vittoria netta di Silvio Berlusconi e del Popolo della Libertà alle elezioni politiche sia alla Camera, sia al Senato.

<La destra ha vinto, ora governi Siamo disponibili al dialogo> ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni "nomina" Berlusconi e lo chiama. Le lacrime di Flavia Il leader del Pd: una grandissima energia, siamo la prima forza riformista che l'Italia abbia mai avuto ROMA - Il cartello "Comunque vada grazie Walter" sventola alla finestra del "loft" come un cattivo presagio, sono le otto della sera e Walter Veltroni scende con un sorriso mesto i 18 gradini della sede del Pd,

Prodi amaro: si dorme nel letto che si è preparato ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il suo rapporto con Veltroni, con il quale si è ripetutamente sentito al telefono e del quale dice di "aver condiviso la campagna elettorale", non sembra riservare scintille. Il resto è proiettato sulla scena internazionale. Si è profilata la possibilità di un incarico direttivo all'Unesco, poi tramontata.

Rovati: alla Camera io per l'Udc Ora Pier e Walter si accordino ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Alla fine, la magia di battere Berlusconi è riuscita solo a Prodi, e per due volte. Veltroni ha fatto una buona campagna, adottando una tattica del basket, di cui è tifoso: all'inizio una “zona adeguata”, una difesa per parare i colpi; poi un tentativo di pressing a tutto campo;

Alemanno, la festa e la cautela ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: L'esempio del 2001 è chiaro: vittoria di Berlusconi alle politiche e di Veltroni al Comune". Quindi? "Quindi quella per la nostra città è un'altra partita. Non mi faccio nessuna illusione: conteranno i programmi, e quello che abbiamo fatto in questo mese io e Rutelli". E poi ribadisce: "Il mio umore?

La città al Pd Il Lazio al Pdl ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: al Pdl Comune e Provincia di Roma solo oggi i verdetti delle urne La Capitale continua a premiare Veltroni, ma il Lazio cambia segno e, dopo un lungo testa a testa, il Senato va al Pdl La capitale premia il Pd, ma nel resto della regione vince il Pdl: in città alla Camera il Partito democratico (con i voti di Di Pietro) è in testa con il 43,8%, con il Popolo della libertà al 41,4.

Rutelli-Alemanno col batticuore ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nel 2001, nonostante la vittoria di Berlusconi, Veltroni vinse il Comune. Mi sento un po' con le mani legate...". All'ex sindaco, il candidato del centrodestra non ha risparmiato una frecciata: "Pensava che Roma fosse il suo trampolino di lancio, ma si è trasformata nella sua zavorra".

Rutelli, ultima attesa a un soffio dal 50% tra voci ed exit poll ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: al governo Berlusconi; perché, soprattutto, significherebbe molto in termini politici. Al ballottaggio - come già fu per il primo Veltroni - si arriverebbe con il vento a soffiare da destra; il clima, dunque, non sarebbe dei migliori; soprattutto se i dati locali confermassero, come sembra, il crollo nazionale della Sinistra arcobaleno.

I dipietristi oltre il 4% <Premiata la linea dura> ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: L'alleato Veltroni ha adottato una linea soft, evitando toni aggressivi, il partito di Di Pietro ha picchiato duro sulla necessità di "stabilire regole etiche in politica, di fare chiarezza sulle spese dei partiti, e di dare agli italiani una certezza di legalità ".

<E' la conferma che sta avvenendo la secessione dolce> ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "La "novità" di Veltroni è stata lo sforzo di riconoscersi in questa composizione sociale. Ma non ha potuto che chiudere la stalla quando i buoi erano già scappati. Però le persone legate al territorio ci sono e si chiamano Chiamparino, Penati, Cacciari, Illy, Errani.

Il senatur Bossi, una carezza nel pugno ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è stato lui il vero veltroniano, ha preso i voti di protesta e di governo. Ha detto che ora si farà "quella roba lì, il federalismo fiscale" e sarà un bene anche per il Sud "dove i soldi vanno a ramengo". Erano passate le nove. A mezzanotte e tre, alla Adriano Celentano, c'era già chi stava pensando a un altro uomo (un amico suo e di Berlusconi,

Vespa e Mentana, scambio di vincitori e vinti ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni in tv, sul piano comunicativo, mostrava più appeal di Berlusconi. Lo abbiamo scritto tante volte: l'audience televisiva non è il popolo italiano e troppe volte, invece, commettiamo questo errore. Ieri, però, i palinsesti della tv si sono trasformati nella giornata della resa dei conti.

Pallaro e gli <stranieri>: mi sa che ora conteremo poco ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la forza della Lega non mi meraviglia, da Veltroni invece mi aspettavo di più". Al telefono taglia corto con un collaboratore, che vorrebbe organizzare una festa nella notte, in un hotel. "Primo: non so ancora se verrò rieletto. Secondo: non corro mica alla presidenza della Repubblica, siamo seri ".

I volti del voto Cravatte colorate e il Cav solo in voce ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni davanti al loft, composto come un candidato americano che concede la sconfitta, circondato da notabili del partito ovviamente cupi. Si è visto Umberto Bossi nei tg, gran vincitore non a sorpresa (chiunque vivesse al Nord se ne sarebbe dovuto rendere conto) che si presentava con linguaggio popolare e taglio di capelli discusso (

Brescia, adesso trema anche l'ultimo <fortino ulivista> ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Anche a Brescia - prosegue - l'elettorato ha dimostrato di essere molto mobile. Noi abbiamo intercettato solo una parte degli elettori che avevano votato per l'Unione, e i voti non sono andati ai nostri ex alleati ma a Lega e Pdl". Veltroniano Emilio Del Bono Berlusconiano Adriano Paroli L. Cor.

Localismo e voglia d'Europa le risposte della Lombardia ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In provincia di Brescia il Carroccio supera il partito di Veltroni, in quella di Bergamo è davanti a Forza Italia MILANO - Che cosa è successo? E' successo che in due anni la Lega Nord è passata dal suo minimo storico in Lombardia (11,4%) a un passo dal suo record di consensi. E' successo poi che Veltroni, che solo due settimane fa riempiva le piazze della regione,

<La questione Malpensa? Vale almeno il 10 per cento> ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha fatto miracoli in campagna elettorale, non è colpa sua. Ma altri, a Roma, hanno voluto condurre la trattativa con Air France fino all' ultimo giorno, con ostinazione, e questo non ha certo giovato a chi deve raccogliere consenso da queste parti.

I precedenti ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: BREVI I precedenti Mai al primo turno Né Rutelli né Veltroni sono diventati sindaco la prima volta senza passare per il ballottaggio. Nel 1993, Rutelli aveva di fronte un avversario appena "sdoganato" da Berlusconi, Gianfranco Fini: in quella occasione, Rutelli vinse al secondo turno. Veltroni Nel 2001, Veltroni - mentre il governo nazionale era conquistato dal centrodestra -

Casini: <Udc all'opposizione Non voteremo la fiducia> ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: un voto di fiducia da regalare a Berlusconi, che peraltro non sembra affatto intenzionato a chiederglielo: "Noi siamo persone serie e terremo fede al patto con i nostri elettori". Ma dopo aver assicurato che manterrà i contatti anche con Veltroni, annuncia che l'Udc farà un'opposizione "seria, responsabile: voteremo quello che ci convince e ci opporremo a quello che non ci andrà.

Rutelli avanti, ma rischia il ballottaggio ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: potrebbe materializzarsi ciò che è capitato con il sindaco Veltroni al suo primo mandato: governo alla destra, Capitale al centrosinistra. Lo schieramento che sostiene Rutelli è, nei fatti, lo stesso che lavorava con Veltroni: dalla sinistra alla lista "moderati". La cautela, ovviamente, è necessaria: adesso al comitato Rutelli sorridono, ma a inizio mattina l'atmosfera era tesa.

Scompare il Psi dopo 116 anni in Parlamento. Boselli lascia ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni ha delle responsabilità gravissime, per questo: ha consegnato il Paese a Berlusconi. E all'interno di una sconfitta amara a noi è toccata la nostra razione...". Boselli lascerà il suo posto di segretario. "Faremo un congresso e decideremo a chi affidarlo".

Berlusconi vola ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Veltroni telefona : "Dò atto della vittoria Sì al dialogo, opposizione sul programma" [FIRMA]UGO MAGRI ROMA Berlusconi torna al governo, quanto potrà durare dipende da Bossi. Con il 47,2 per cento il trionfo del centrodestra è fuori discussione, il margine di vantaggio supera i 9 punti percentuali: segno che i sondaggi del Cavaliere erano azzeccati,

Mezza provincia vota Silvio ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: un trionfo per il centro destra, un successo amaro per il pd di Veltroni), poi quelli della Camera che hanno ridimensionato i distacchi, ma fino a un certo punto. Il dato finale è che Berlusconi presidente ottiene (e in alcuni casi, come a Casale e Tortona supera) la metà dei voti, grazie soprattutto all'exploit della Lega Nord.

La verità sulle elezioni in diretta televisiva ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Abbiamo ascoltato Veltroni dire: "Nel 2006 abbiamo ereditato un Paese rovinato da 5 anni di governo della destra e in meno di 2 anni abbiamo risanato i conti". E Berlusconi affermare: "In 5 anni abbiamo realizzato l'85 per cento del programma sottoscritto con gli elettori, abbiamo diminuito le tasse, aumentato le pensioni etc.

En plein del Pdl, conquistate tutte le 9 zone ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e Walter Veltroni accoppiato ad Antonio Di Pietro che si deve accontentare del 38. Una sconfitta addolcita solo dal fatto che nel 2006 Ds e Margherita insieme in città raggiunsero appena il 24 per cento. Ma il vero trionfo è quello della Lega (Matteo Colaninno, "un dato sorprendente"), con il Carroccio che in tutti i quartieri della città torna in doppia cifra.

<Questo è anche il trionfo del modello-Lombardia> ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "È la vittoria di Silvio Berlusconi. Ancora una volta, lui, il Presidente ha avuto ragione nel dar vita al Popolo della Libertà mentre per la sinistra di Walter Veltroni è stata una scelta obbligata, quella del Partito democratico". La vittoria del Pdl è vittoria del modello Lombardia?

<Premiata l'idea di creare un partito alla Sarkozy> ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il merito innegabile è di Silvio Berlusconi ma anche di Gianfranco Fini, scelta d'amore verso l'Italia". I numeri garantiscono governabilità e riforme. E sparisce la sinistra radicale. Contento? "Non mi metto a piangere. E, comunque, la sinistra è rappresentata da Walter Veltroni che è stato esponente del Pci.

E Sesto non è più <rossa> ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: di Redazione Silvio Berlusconi batte Walter Veltroni anche a Sesto San Giovanni. Avete letto bene: Berlusconi sconfigge la sinistra rappresentata da Veltroni in quella che, loro, hanno sempre definito la "Stalingrado d'Italia". Sì, Sesto non è più la storica roccaforte della sinistra: infatti, la coalizione di Berlusconi ha ottenuto il 43,

I paesi amministrati dall'Ulivo scelgono il centrodestra ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: L'affermazione della coalizione di Berlusconi è stata molto netta anche in località costiere, come Noli e Spotorno, che sono guidate da giunte di centrosinistra. Al Senato solo a Bergeggi le due coalizioni sono finite vicine: 42,7% per Veltroni e 47,3 per Berlusconi ed i suoi alleati.

I socialisti fuori dal Parlamento Boselli lascia la guida del partito ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni. Il primo a parlare è il segretario Enrico Boselli, che a sorpresa annuncia di voler lasciare la guida del Ps: "Veltroni ha spalancato le porte del governo a Berlusconi e gli ha consegnato il Paese per 10 anni". Secondo Boselli il risultato delle elezioni è "la più grande sconfitta dal '48 ad oggi".

Maroni lancia il partito: <Abbiamo conquistato anche i voti di sinistra> ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "È una svolta dovuta alla lungimiranza e all'impegno principalmente di Berlusconi, ma in parte anche di Veltroni: se fossi in loro, nel Pd non mi metterei ad accusare in modo così meschino la Lega, ma mi rallegrerei del fatto che anche attraverso la svolta del Pd la politica italiana ha avuto una forte accelerazione".

L'amaro addio di Bertinotti: <È finita nel modo peggiore> ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha prima puntato tutto sulla governabilità in alternativa a Berlusconi, poi negli ultimi due giorni ha cambiato tutto. Ha puntato sul voto utile, quello contro Berlusconi. Ci siamo trovati spiazzati, e noi non avevamo argine... ". Lo sfondamento dell'elettorato dei quattro partiti di sinistra è stato totale: simpatizzanti di pdci,

PD ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Berlusconi ha stravinto". Ma anche chi comincia ad evocare "un congresso in tempi brevi", per "ridiscutere la linea" e "dare maggiore collegialità" al Pd, ossia ridimensionare Veltroni, rischia di dover aspettare più del previsto: "Niente congresso fino al 2009", assicurano i veltroniani.

La vendetta di Prodi: <Così ora imparano> ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Romano Prodi non la riserva a Berlusconi, e neppure a Veltroni. È tutta per Fausto Bertinotti, e per quella Sinistra Arcobaleno che è stata travolta dalle urne e che resterà fuori dal Parlamento. È rimasto tutto il giorno a Bologna, il premier uscente, a seguire in tv la maratona degli spogli con la moglie Flavia.

Liguria, Pdl primo sulla terra rossa ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quella provincia che il centrosinistra governa: Veltroni finisce sotto di 10 punti. Spezia è un serbatoio di voti, ma dopo il governo Prodi anche per il Pd fare il pieno costa troppo. Non resta che qualche timido passo avanti da Imperia, ma quello è il feudo di Claudio Scajola e l'abisso a favore di Berlusconi è incolmabile.

POLITICHE ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 1 racimolato dal tandem Veltroni-Di Pietro. Un successo della coalizione di centrodestra che, rinvigorendosi alla Camera, porta sotto i riflettori la netta affermazione della Lega. Nella circoscrizione 1, quella di Torino, il Carroccio raggiunge l'8,67 per cento e nella Piemonte2, che riguarda il resto della regione vola addirittura al 16,

È l'Abruzzo l'ultima rivincita ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, evidentemente, non ha saputo far dimenticare. Anche in Abruzzo, gli elettori non si sono fatti incantare da una campagna elettorale - quella della sinistra - che sa molto di fiction e poco di politica". In definitiva, il risultato abruzzese per la composizione dell'assemblea di Palazzo Madama contribuisce in modo tangibile ad aprire le porte del governo a Silvio Berlusconi,

Anche il Lazio volta le spalle a Walter Alla sinistra resta solo la città di Roma ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 15 pagina 16 Anche il Lazio volta le spalle a Walter Alla sinistra resta solo la città di Roma di Massimo Malpica Nella regione di Veltroni, Marrazzo e Gasbarra il Popolo della libertà conquista il Senato. Cresce l'Idv, delude la Destra di Storace da Roma Era una delle regioni "in bilico", una di quelle su cui puntava Walter Veltroni, dopo i suoi due mandati da sindaco di Roma.

Sfida per il Campidoglio C'è aria di ballottaggio tra Alemanno e Rutelli ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: elettorale a livello nazionale della coalizione che sostiene Silvio Berlusconi, in quegli otto elettori su cento in più che si sono recati alle urne rispetto alle comunali del 2006, quelle in cui Veltroni strapazzò lo stesso Alemanno (61,44 contro 37,08), in quell'assenza dell'effetto Veltroni che tanto ha contato a Roma negli ultimi anni, nell'incognita costituita dalle liste civiche.

Crisi economica, tutti a destra ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: strategica di Walter Veltroni, cioè la negazione di ogni alleanza a sinistra per andare al voto senza il fastidio delle sinistre radicali si è tradotta in una rotta. Alla Camera e al Senato il Partito democratico sarà più debole che mai negli anni passati. SEGUE A PAGINA 6 Del pari la Sinistra arcobaleno non è stata in grado di presentare ai cittadini elettori una unità delle sinistre.

Un Carroccio di lotta e di governo ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dove peraltro Massimo Cacciari non brilla per sintonia con Veltroni. Addio maggioranza ulivista nei (pochi) municipi che contano. Implosi i Verdi, cancellata la sinistra, evaporata Sd: il Veneto fa i conti con un tracollo peggiore addirittura della catastrofe '94. Non c'è più nemmeno l'operaio Martino Dorigo unico deputato "progressista".

Il trionfo popolare della Lega di Bossi ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in primis Veltroni". Il peso politico della Lega, in Lombardia, e proprio rispetto a Berlusconi, si fa pesare fin dalle primissime dichiarazioni. C'è il neo parlamentare Salvini che alza la voce con superstar Letizia Moratti, e il consigliere regionale Boni che già pretende la presidenza del Pirellone.

Per la razza e il portafoglio ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nemmeno serve la favola bella del bipartitismo, la nuova creatura partorita da Veltroni e Berlusconi, a leggere la tabella dei risultati, se non parzialmente: non esiste al mondo sistema bipartitico corredato e condizionato da un partito territoriale dell'entità della Lega. Siamo in Italia, i figurini stranieri ci vengono sempre storpiati.

Sarò uno statista, riforme con la bicamerale ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Poi ringrazia Veltroni per la telefonata e ricambia: "Noi siamo pronti a lavorare insieme con l'opposizione sulle riforme, lo siamo sempre stati". Ha imparato dall'esperienza. Dovrebbe poter contare su 167 senatori che sono dieci in meno del 2001 (177) e venti in meno del 1994 (187).

Ero certo di vincere, ma ora dialoghiamo ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a ufficializzare il risultato è il leader del Pd Walter Veltroni: "Come è prassi in tutte le democrazie occidentali, ho telefonato a Berlusconi per dargli atto della vittoria e esprimergli l'augurio di un buon lavoro". Lui, il Cavaliere, non arriva a Roma nemmeno per l'ora di cena e neanche più tardi.

La sinistra campana paga la crisi rifiuti ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Pdl ha preso il 50,8, Veltroni il 34,1, Udc 6,8, Sa 2,7. Alla camera con lo spoglio giunto a metà Berlusconi è intorno al 51, il Pd poco più di 34, Casini sul 6%, Bertinotti 2,7. Eppure il pomeriggio era iniziato sotto altri presagi. "Anto' che si dice nelle sezioni?

Non si può fare, Pd al palo ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: pronte a cogliere il miracolo della sconfitta di Berlusconi da parte del nuovo partito-partito nuovo che ha scelto di correre testardamente da solo, o quasi. Il miracolo non c'è stato, la delusione è scolpita sui volti di tutti. Su quella di Veltroni, innanzitutto. Per prima cosa annuncia di aver telefonato al vincitore - Berlusconi, stavolta lo nomina - per gli auguri di buon lavoro.

Torna il clown dai denti bianchi ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il giornale di Times Square non fa sconti a Berlusconi, ma nemmeno a Veltroni. "Se Clooney è molto popolare qui (negli Usa) - scrive - la sua apparizione (in Italia, a fianco del candidato del Pd) in un certo senso ha evidenziato una critica contro Veltroni: che preferisce passare il tempo passeggiando per Roma con le star del cinema piuttosto che fare il proprio lavoro"

Ora in piazza, se ci ricordiamo dov'è ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: no di Veltroni, no di Ferrando". La speranza: "Può essere salutare" Alessandro Braga Milano Incazzati, ma anche un po' depressi. Rancorosi nei confronti di chi, in teoria, dovrebbe essere più vicino, ma pure disillusi. Un po' "notte dei lunghi coltelli" tra "fratelli serpenti", ma anche un po' "non ci resta che piangere".

È pioggia o pianto? Debacle a sinistra ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Di Veltroni "sconfitto" dice che "ha lavorato per il re di Prussia", cioè per la destra che ha vinto la partita. E in tanti, dimissionari e non, condottieri e non, l'abbiamo persa. La lettura del voto di Paolo Ferrero è senza appello: "Una sconfitta netta, su cui hanno pesato il voto utile, la delusione per l'azione del governo e l'

La sconfitta ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Talmente brutto che permetterà a Silvio Berlusconi d'incalzare il Pd sul terreno delle riforme plebiscitarie e presidenzialiste. Walter Veltroni deve stare attento a non rallegrarsi per l'attenzione che il Cavaliere gli concederà, in un abbraccio che magari permetterebbe al leader del Partito democratico di assecondare il suo credo bipolarista,

Sinistra extraparlamentare ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Trionfa il duo Berlusconi-Bossi, Veltroni al palo, crollo della sinistra. Dalle urne esce un quadro devastante, la destra ha una maggioranza sicura anche al senato. Pdl al 38%, la Lega all'8. Pd al 34, Di Pietro al 4. L'Udc salva la pelle superando il 5%. La Sinistra-l'arcobaleno perde quasi tre milioni di voti rispetto a due anni fa,

<Silvio, Silvio>: avanti Popolo (della libertà) ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: applaudono anche lo sconfitto Walter Veltroni, quando in tv ammette la sconfitta e augura buon lavoro a Berlusconi. Tutt'altro trattamento per la candidata della Destra Daniela Santanchè, che dal Pdl Point guadagna solo fischi e insulti: "Voleva portarci via i voti". "Abbiamo lavorato bene, il modello Lombardia è stato premiato dai cittadini e vogliamo esportarlo a livello nazionale"

Il Piemonte operaio vota Pdl, deraglia la Sinistra No-Tav ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 1 racimolato dal tandem Veltroni-Di Pietro. Un successo della coalizione di centrodestra che, rinvigorendosi alla Camera, porta sotto i riflettori la netta affermazione della Lega. Nella circoscrizione 1, quella di Torino, il Carroccio raggiunge l'8,67 per cento e nella Piemonte2, che riguarda il resto della regione vola addirittura al 16,

<Governerò cinque anni Sulle riforme pronti a collaborare con tutti> ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ho gradito molto la telefonata di Walter Veltroni", spiega, che "mi ha fatto gli auguri di buon lavoro". E ancora: "Confermo l'assoluta apertura affinché il dialogo ci sia e sia fruttuoso". Anche rispetto a Pier Ferdinando Casini perché "andremo d'accordo con tutti coloro che vorranno lavorare con noi per il bene del Paese".

Quando al telegiornale appare il volto di Walter Veltroni, Umberto Bossi scoppia in una risata frago ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Era evidente che Veltroni perdeva, non gli bastava pitturare il pullman di verde". Silvio Berlusconi insiste che bisogna fare il ponte sullo Stretto. E' d'accordo? "Vedremo quello che vuole la gente davvero...". Buona parte della vostra campagna elettorale è stata fatta per salvare Malpensa.

Colpo di scena a Sesto San Giovanni La Stalingrado d'Italia va al Pdl ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi batte Veltroni anche nella Stalingrado d'Italia, nella storica roccaforte della sinistra, nella città del presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati". Massimo Corsaro, coordinatore di Alleanza nazionale in Lombardia e candidato alla Camera del Pdl, commenta così i risultati del Senato resi noti dal sito Internet del Comune di Sesto San Giovanni,

Lombardo stacca di 20 punti la Finocchiaro ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come uno che si è preso una rivincita sui "grandi": a Veltroni promette "una cassata siciliana", ma non risparmia neppure frecciatine a Berlusconi ("aveva invitato i siciliani a non votarmi"), indicato come un vincitore che avrà, comunque, "difficoltà con gli alleati". Il riferimento è tutto diretto al "pericolo" di una Lega Nord troppo forte.

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 3 categoria: A... ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Niente effetto Veltroni anche nel Lazio, che viene perso con circa 2 punti percentuali mentre in Calabria si consuma il ribaltone rispetto a due anni fa, quando vinse a mani basse il centrosinistra. Al Pd-Idv restano Toscana, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Basilicata e Molise.

<Sarò uno statista, riforme con la bicamerale> ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Poi ringrazia Veltroni per la telefonata e ricambia: "Noi siamo pronti a lavorare insieme con l'opposizione sulle riforme, lo siamo sempre stati". Ha imparato dall'esperienza. Dovrebbe poter contare su 167 senatori che sono dieci in meno del 2001 (177) e venti in meno del 1994 (187).

<Torna il clown dai denti bianchi> ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il giornale di Times Square non fa sconti a Berlusconi, ma nemmeno a Veltroni. "Se Clooney è molto popolare qui (negli Usa) - scrive - la sua apparizione (in Italia, a fianco del candidato del Pd) in un certo senso ha evidenziato una critica contro Veltroni: che preferisce passare il tempo passeggiando per Roma con le star del cinema piuttosto che fare il proprio lavoro"

<Ora in piazza, se ci ricordiamo dov'è> ( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: no di Veltroni, no di Ferrando". La speranza: "Può essere salutare" Alessandro Braga Milano Incazzati, ma anche un po' depressi. Rancorosi nei confronti di chi, in teoria, dovrebbe essere più vicino, ma pure disillusi. Un po' "notte dei lunghi coltelli" tra "fratelli serpenti", ma anche un po' "non ci resta che piangere".

Vince il centrodestra, ma l'Italia è ancora unita? ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo Prodi.

Pdl, vittoria larga anche al Senato ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: vale tre senatori di premio di maggioranza per la coalizione di Silvio Berlusconi. E per l'Abruzzo riconquistato alla causa del Pdl a sorpresa con una crescita di 5 punti percentuali sottratti in larga parte all'Udc. Per Veltroni & C. vale sempre lo stesso discorso: tutto il cospicuo guadagno (sintetizzabile in oltre dieci punti) viene dalla sinistra radicale.

Boom Pd e Lega, sinistra ko ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: democratici di Veltroni crescono di circa 7 punti sui risultati del 2006 e vanno oltre anche al 39,17 della lista l'Ulivo per Chiamparino delle comunali del 2006. La Lega Nord raddoppia i suoi voti in città e in provincia di Torino arriva al 9,1 per cento. Questi voti, sommati al 33,5% del Pdl danno alla coalizione di Berlusconi la maggioranza relativa nella provincia di Torino:

W, L'ONORE DELLE ARMI ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: da Walter Veltroni. Ma è stata subito rilanciata, nell'altra campo, da Berlusconi e ha ottenuto l'effetto voluto: al Senato, i gruppi parlamentari si dovrebbe ridurre, se le previsioni saranno confermate dai risultati finali, addirittura a tre grandi formazioni: Pdl e Lega da una parte e Pd, che dovrebbe comprendere anche la Iv di Di Pietro,

Annunciato da tutti i sondaggi come la conclusione più probabile, il ritorno di Silvio Berlusco ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il "bipartitismo coatto" imposto da Walter Veltroni e da Silvio Berlusconi al sistema politico ed al Paese (a dispetto di una legge elettorale del tutto proporzionale) ha funzionato, producendo vittime illustri ed un vero e proprio terremoto (positivo) nella geografia parlamentare.

ADDIO A BERTINOTTI ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: gran parte della responsabilità l'ha avuta Veltroni con la sua scelta di andare da solo. Però lui è stato molto bravo a scrollarsi di dosso il governo Prodi. E' riuscito a presentarsi come il Nuovo anche se il suo Partito era il fulcro di quel governo. Ed è stato abile nel buttare sulle nostre spalle il fallimento di quell'esperienza.

Armosino e Fiorio a Roma ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha fatto un gran recupero, ora si tratta di capire perché siamo riusciti a prendere voti a sinistra, ma non al centro". Più complessa, invece, la posizione di Sergio Ebarnabo (in 12ª posizione) legata ai complessi calcoli per l'elezione dei senatori.

Vespa vince la volata ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: della telefonata di Veltroni al Cavaliere [FIRMA]ALESSANDRA COMAZZI ROMA Bruno Vespa sfarfalleggiava ieri sera davanti ai bianchi usci di "Porta a porta" su Raiuno, in apertura di una prima serata quasi per tutti elettorale; accaparrandosi in rapida batteria, e subito all'inizio, tanto per partire col botto, la telefonata di Silvio Berlusconi e il collegamento con Umberto Bossi;

Espulsioni neanche un parlamentare comunista o verde, neanche un socialista ( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E l'ex segretario dello Sdi si dimette e annuncia un congresso straordinario. Ma punta l'indice su Veltroni: "Abbiamo una parte di colpe, ma la responsabilità di Veltroni è gravissima. Ha consegnato il paese nelle mani di Berlusconi". De Angelis a pagina 4 15/04/2008.

Yes, week end nel quartier generale ( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in vista del contatto telefonico tra Veltroni e Berlusconi, avvenuto poi al tramonto. I maggiorenti del partito vanno e vengono, entrano ed escono. Il più attivo è senz'altro Ermete Realacci, che piomba più volte in sala stampa. "Se il Pd vincerà sarà dialogo e una Camera al Pdl", dice il responsabile comunicazione del partito.

È stata una debacle ( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: lanciata da Veltroni nell'agone politico nazionale, che capeggiava il plotone democrats in corsa per la Camera, non ha certo brillato per una campagna mediatica e di sostanza, ma a registratori spenti più di un esponente del loft difende Madia e ritiene più utile buttare la croce sugli anni "deludenti di Marrazzo alla presidenza della regione"

Trionfi Il Pdl spera che stavolta sia diverso: è caduto il murodel '94 ( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La vera mossa decisiva di Berlusconi è stata quella di non concedere l'apparentamento con il simbolo a Casini. Così si è creato un cuscinetto al centro che ha impedito lo sfondamento di Veltroni su quel versante e allo stesso tempo ha consentito al Pd di cannibalizzare la sinistra radicale".

Ribaltamenti ( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Tra questi, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, oltre al presidente uscente del Senato, Franco Marini, capolista per Palazzo Madama. Originario del piccolo comune abruzzese di San Pio delle Camere, Marini durante il corso della campagna elettorale è stato diverse volte in Abruzzo.

Disfatta 2 Il Ps sotto l'1%, segretario sotto accusa ( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni: "Ha spalancato del governo le porte a Berlusconi e gli ha consegnato il paese per dieci anni". Bastava girare per i corridoi del quartier generale socialista a San Lorenzo in Lucina per aver la sensazione di una disfatta. Alle cinque del pomeriggio le proiezioni non danno al Ps nemmeno la certezza dell'un per cento.

Seppur di poco, la destra vince alla Camera e al Senato ( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi, 43 per Walter Veltroni. Alla fine il Pdl conquisterà quattro seggi a palazzo Madama. La Lega Nord uno. Il Pd ne prende appena tre: a rappresentarlo saranno lo stesso Sansovino, la capolista Roberta Pinotti e Luigi Lusi. A freddo il commento degli esponenti del Pd ligure sarà lapidario: "Non ci saremmo immaginati un risultato del genere neppure nella peggiore delle ipotesi"

COMMENTI IN TV: BRAVO MASTELLA MA VINCE LA NOIA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: IN VIDEO PIETRO TRECCAGNOLI Veltroni ha battuto Berlusconi. Non alle urne, ma nel campo in cui il Cavaliere si sente più forte: la comunicazione. Alle otto della sera il leader del Pd s'è materializzato in diretta tv per ammettere la sconfitta elettorale e annunciare che aveva telefonato al principale esponente della parte a lui avversa,

FEDERICO VACALEBRE UN ACCORDO BIPARTISAN PER ELIMINARE GLI EXIT POLL, FATTORE DI PERTURBAZI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a casa a Bologna con la moglie Flavia), Berlusconi (nella sua villa d'Arcore: "Aspettiamo i dati veri, degli exit poll non mi sono mai fidato: sono inattendibili"), Veltroni e D'Alema (nel loft). Li hanno seguiti, e presi per buoni, pure la Cnn e la Bbc, "costretti" poi a correggere il titolo nel raccontare al mondo che Italia sarà.

Fabbio e i politici alessandrini analizzano il voto ( da "Giornal.it" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il tentativo di Veltroni e di Berlusconi di spazzare via il centro non si è realizzato. Il nostro elettorato deve trovare assolutamente stabilità, senza sballottamenti a destra o a sinistra." commenta Giovanni Barosini, Segretario Provinciale dell'UDC. "Come prospettiva locale riteniamo essere indispensabili, senza sbilanciamenti".

Silvio: con Walter bella gara ora la politica è più semplice ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi ha già cominciato a comportarsi da premier. Ha aperto alle opposizioni, da Veltroni a Casini, sulle riforme: "Siamo pronti al dialogo. Potremmo ripartire dal lavoro della Bicamerale". Ha promesso agli italiani che lavorerà a Palazzo Chigi per cinque anni ("saranno anni difficili") per modernizzare il Paese.

Il ritorno del Cavaliere ( da "Famiglia Cristiana" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la compagnia di bandiera sul futuro della quale Berlusconi ha calato l'ipoteca di un destino diverso da quello del matrimonio con i francesi. La scommessa del nuovo partito Walter Veltroni, come è nel suo stile, ha riconosciuto cavallerescamente la sconfitta e segnalato il dato politico: "C'è un riequilibrio nei rapporti tra le forze di destra e la Lega a favore di quest'

[FIRMA]MAURIZIO TROPEANO Parlare di campanello d'allarme così come fanno il ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: i piemontesi che hanno scelto Berlusconi e Bossi sono quasi 237 mila in più di quelli che hanno votato per Veltroni. E ai primi si potrebbero aggiungere i 134 mila dell'Udc - in caso di ritorno alla Cdl - che non potrebbero venir compensati dagli 84 mila della Sinistra Arcobaleno e dai circa 15 mila dei socialisti se si ritornasse all'Unione.

Socialisti, addio dopo 116 anni ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Da bolognese pacato riesce a dire cose durissime senza scosse: "Veltroni ha responsabilità gravissime. In campagna elettorale ha raccontato il pareggio e poi la strepitosa rimonta: adesso Berlusconi ha in mano il Paese. Complimenti. Non oso pensare a cosa accadrà". Se è un delitto il Psi fuori dal Parlamento, l'assassino si sappia chi è l'assassino, Veltroni.

Rivarolo, il sindaco vicino alla riconferma ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: effetto Veltroni e del neo bipolarismo a favore della coalizione di Berlusconi? Il sostegno del centro sinistra è stato evidente in campagna elettorale e ora l'interrogativo è proprio sui voti "politici", come quelli della Sinistra L'Arcobaleno (a Rivarolo solo il 2,5%, sempre riferendoci al Senato) e dell'Italia dei valori (4,

GRAZIA LONGO RAPHÄEL ZANOTTI TORINO Gli operai rimangono invisibili. L
 ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma solo grazie alla sua posizione in lista: secondo, subito dietro a Veltroni. Ciro Argentino, invece, è rimasto fuori: la sua coalizione non ha raggiunto il quorum del 4%. Le tute blu li hanno ignorati. Dentro e fuori la ThyssenKrupp. Tra i parenti delle vittime solo due voti per Boccuzzi. "Perché mai avrei dovuto sostenerli?

Il Piemonte operaio vota Pdl ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lo stesso destino che ha fiaccato Veltroni e travolto Bertinotti trova in Piemonte, molteplici chiavi di lettura. Deluso dalla sinistra, ilpopolo di Mirafiori, storico feudo,ha preferito non votare o votare altri schieramenti. Il calo più significativo si è registrato nei quartieri simbolo della città operaia.

Maroni lancia il partito: "Abbiamo conquistato anche i voti di sinistra" ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "è una svolta dovuta alla lungimiranza e all'impegno principalmente di Berlusconi, ma in parte anche di Veltroni: se fossi in loro, nel Pd non mi metterei ad accusare in modo così meschino la Lega, ma mi rallegrerei del fatto che anche attraverso la svolta del Pd la politica italiana ha avuto una forte accelerazione".

Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'

Walter, la grande delusione ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Di farsi vedere in tv prima di Berlusconi. E poi, alle 8 della sera, nel retropalco della sala stampa, Veltroni ha "creato" all'istante una scenografia mai vista prima. Nicola Latorre gli ha chiesto: "Veniamo su anche noi?", alludendo all'intero gruppo dirigente del Pd che si era affollato là dietro.

Giordano pronto a dimettersi Ferrero: no alla nuova Costituente ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dopo la rottura con Veltroni al 6,5. Niente da fare. Cancellati. "E' l'americanizzazione della politica italiana!", "La trappola bipartitica ha funzionato!", si accaloravano per tutto il pomeriggio Giovanni Russo Spena e Rina Gagliardi. "Il Pd ci ha addossato a tutto il peso degli errori del governo Prodi", analizzava Gennaro Migliore.

La Liguria non è più "rossa" ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: perchè è la provincia di Savona che passa armi e bagagli alla corte di Berlusconi. Con uno scarto addirittura di dieci punti. Veltroni e Di Pietro si fermano al 38,9 mentre il Cavaliere, Fini e Bossi "volano". Tengono solo il capoluogo, Vado e Quiliano. Da Spotorno in giù, ma anche in Val Bormida, è una valanga azzurra.

"Brindo lo stesso Nel Veneto bianco il Pd è primo" ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Massimo Calearo, l'imprenditore candidato bandiera di Veltroni sul fronte del Nord-Est, è tutt'altro che sconfortato: anche perché il Pd, a Vicenza, ha preso il 32% e per la prima volta è il primo partito. Dunque, Calearo alza un bel bicchiere di Prosecco e riparte all'attacco: "Altro che Berlusconi!

Adispetto del passato, le aule di Camera e Senato ospiteranno nella legislatura che si apre quattro ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A condizione che affronti la seconda - e più grande - delle questioni che ha di fronte: e cioè come portare "il riformismo al governo del Paese" (parole di Veltroni) separando i destini del Pd da quelli della sinistra radicale. Un italiano su tre ha votato per Veltroni: troppo poco per vincere. Almeno fin quando in campo c'è Silvio Berlusconi.

Il dialogo Pdl-Pd parte male A Roma è allarme sindaco ( da "EUROPA ON-LINE" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Roma è allarme sindaco Scintille Veltroni-Berlusconi. Rutelli al 44, Alemanno è troppo vicino Oggi si aprono le trattative vere tra il Cavaliere e Bossi. Sulla composizione del governo e non soltanto. Ieri la Lega, forte del clamoroso exploit elettorale, ha presentato a Berlusconi una lunga lista di richieste: tre ministeri tra cui quello dell'interno e due presidenze di regioni:

La terza volta di Berlusconi ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: fuori Santanchè e socialisti La terza volta di Berlusconi Veltroni chiama il Cavaliere: hai vinto. Boom della Lega. Cancellata la sinistra radicale Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni politiche e tornerà per la terza volta al governo. Terremoto in Parlamento, dove rimarranno soltanto cinque partiti: Pdl-Lega, Pd-Idv e Udc.

Pdl primo nella città di confine ma alla Camera perde 500 voti ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni è "bulgaro", quasi il 62 per cento contro il 26 e mezzo. Il Partito Democratico di consensi pare averne raccolti molti a discapito dei partiti dell'estrema sinistra che non sono entrati nel nuovo soggetto politico. Le somme sono dalla parte del nuovo leader democratico: Ds, Margherita e Italia dei Valori nel 2006 si erano fermati a 2535 voti mentre ora Pd

Abbiamo raddoppiato i parlamentari, non possiamo tradire chi ci ha votato ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Manco un accenno al programma di Veltroni. "Serenamente - spiega Donadi - dobbiamo ragionare con il Pd se sia il caso di fare in Parlamento un gruppo unico o due gruppi distinti. Magari è più conveniente, da un punto di vista tattico, avere due voci in conferenza di capigruppo anziché una.

Sanremo, quarto successo in 3 anni per il centrodestra ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 12% al Senato e 48,21% alla Camera per il Popolo delle libertà di Berlusconi che sfiora la maggioranza assoluta. Con la Lega Nord arriva a 58,73 e a 58,23. Per il Partito democratico di Veltroni, con Di Pietro, 29,39 al Senato e 29,04 alla Camera. Il Pdl ha preso 4 punti alla Camera e al Senato, rispetto al 2006;


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È andata male È andata bene (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del È andata male È andata bene Antonio Padellaro Segue dalla Prima E infatti la guardia padana per bocca dei soliti Calderoli e Castelli ha subito annunciato un giro di vite sugli immigrati come primo punto di un programma ispirato come sempre alla xenofobia e all'esclusione. Predicatori della disunità nazionale i seguaci di Bossi hanno già trovato una degna sponda nella lega siciliana di Lombardo, l'autonomista eletto alla guida della Regione che propugna forme più o meno mascherate di separatismo. Chi si opporrà nel Pdl ai Bossi e ai Lombardo uniti nella lotta per sfasciare l'Italia? Non certo il povero Gianfranco Fini, un dì leader patriottico di An e oggi pallida comparsa del capo. Quanto resisterà il cartello elettorale del Pdl alle spallate secessioniste del Carroccio? Pensiamo non a lungo anche perché al Senato i numeri della maggioranza non sono tali da garantire al governo sonni tranquilli. E non certo per cinque lunghi anni. Il ritorno di Berlusconi ispira altre considerazioni, anche autocritiche. Possibile che dopo un quindicennio non riusciamo a liberarci di un personaggio che nel resto del mondo ispira incredulità e sarcasmo? E il centrosinistra, nelle sue varie forme, non ha qualcosa da rimproverarsi se il pericoloso miliardario e la sua minacciosa corte possono tornare a celebrarsi nei vari Porta a Porta come i salvatori della patria invocati dal popolo? Nella partita politica che si apre tocca quindi al Partito Democratico giocarsi al meglio le sue carte. Diciamo subito che in queste ore la delusione è forte. Sapevamo tutti che si trattava di recuperare uno svantaggio notevole. Ma eravamo lo stesso convinti che il pullman di Veltroni, alla fine, avrebbe fatto il miracolo di riunificare il paese sotto le bandiere del Pd. Non è stato così forse perché i miracoli non appartengono a questa politica. O perché c'era ancora un tratto di strada da fare. Comunque adesso che il Pd c'è pensiamo debba prepararsi ad affrontare una battaglia in tre mosse. Opposizione intransigente al governo Berlusconi. Dialogo sulle riforme, a cominciare da quella elettorale, solo se l'apertura di Berlusconi risulterà sincera. Rafforzamento del proprio blocco sociale guardando proprio a quella sinistra disintegrata dal voto o meglio dal non voto di ieri. Pensiamo che la litania dei risentimenti non giovi a nessuno. L'improvvisata alleanza tra Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani paga probabilmente l'appoggio dato al governo Prodi e a quella politica dei sacrifici molto mal digerita dai ceti più deboli. Che adesso abbandonano il progetto bertinottiano per rifugiarsi probabilmente nell'astensionismo. Ma quel mondo di sinistra esiste ancora e il Pd deve tenerne conto. Sui modi migliori per dare ad esso una nuova rappresentanza ci sarà sicuramente tempo per riflettere. apadellaro@unita.it.

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No, we can't <quota 35> è lontana, il muro del nord è in piedi e il distacco dal Pdl il triplo del previsto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

No, we can't "quota 35" è lontana, il muro del nord è in piedi e il distacco dal Pdl il triplo del previsto S'apre il processo al Pd di Walter fermo ai voti dell'Ulivo La grande illusione del Pd raggiunge l'apice alle 15 in punto, con la diffusione degli exit poll che danno il partito davanti al Pdl e le due coalizioni impegnate in un testa a testa intorno al 40 per cento ciascuna. Walter Veltroni, al Loft per seguire i risultati con moglie e figlie, predica prudenza con i compagni di stanza, ma comincia a crederci davvero, perché i lusinghieri dati sono in linea con i sondaggi dell'ultim'ora a disposizione del leader e che indicano in due-tre punti il distacco dal Cavaliere. Per il Pd sembra profilarsi, nella peggiore delle ipotesi, una sconfitta di misura che sarebbe un trionfo personale del leader. L'epopea della "rimonta", subito rilanciata davanti all'ingresso del Loft dal responsabile comunicazione Ermete Realacci, pare a un passo dall'incarnarsi nelle cifre elettorali reali. Anche Beppe Fioroni, a caldo, rumina ottimismo: "Dove sono finiti i dieci punti di vantaggio del Pdl?", chiede ai cronisti. Nel 2006 ci vollero svariate ore prima che proiezioni e scrutinio sbriciolassero le certezze di vittoria di Romano Prodi. Stavolta basta poco più di un'ora per far svaporare il sogno democrat . Nella stanza di Veltroni, dove col segretario seguono l'afflusso dei dati Massimo D'Alema e Giovanna Melandri (nell'altra a disposizione si sono sistemati il vicesegretario Dario Franceschini e Pierluigi Bersani), si incrociano i numeri delle prime proiezioni e i dati della macchina elettorale del partito. E ne esce un altro film: il Pd arretra al 33 per cento, il Pdl viaggia più di quattro lunghezze avanti e soprattutto il distacco tra le due mini-coalizioni si fa pesante. Altro che rimonta. Il responso delle urne dice: circa nove punti di distacco al Senato, circa otto alla Camera. E a metà pomeriggio, nel giro di mezz'ora il centrodestra mette il naso avanti in tutte le regioni, presunte in bilico, che il Pd sperava portare a casa per mutilare la vittoria berlusconiana a palazzo Madama: Abruzzo, Sardegna, Liguria. Dura appena un po' di più la speranza di tenere il Lazio. Ben prima di cena capitola anche l'ultimo feudo. Al Loft si diffonde l'imbarazzo. Anche perché non ci sono molti appigli per sostenere la tesi della sconfitta onorevole. La famosa "quota 35" è rimasta lontana. Nonostante il tracollo dell'Arcobaleno, sono pochi i voti drenati a sinistra. E il "muro del nord" è tutt'altro che caduto, come annunciato dal Veltroni in tour: Il Pd si difende nel risultato di lista, ma in Lombardia Pdl e Lega scavano un solco di circa 25 punti, in Veneto di circa 23. Anche i 10 punti del Piemonte sono più di quelli messi in preventivo. E c'è poco da sperare in un colpo di scena con l'avanzare dello scrutinio. Contrariamente a tutte le previsioni, non c'è da aspettar notte per far di conto. Poco dopo le 19 Veltroni alza la cornetta e telefona a Berlusconi per riconoscere la vittoria dell'avversario. Ma a questo punto la principale preoccupazione di Veltroni diventa ridurre il danno e trasmettere un messaggio di unità del partito intorno alle scelte del leader. "Abbiamo fatto quello che era giusto", ripete l'ex sindaco di Roma ai suoi collaboratori. Per la prima dichiarazione pubblica, verso le 20, Veltroni "convoca" con sé sul palco tutto lo stato maggiore democratico: c'è il braccio destro Goffredo Bettini, e poi il vice Franceschini, Massimo D'Alema e Anna Finocchiaro, Piero Fassino, l'ex frondista Rosy Bindi, più vari membri dell'esecutivo. Veltroni, scosso e commosso, ringrazia gli elettori. Intorno a lui, volti scuri, facce di marmo. Una campagna condotta da one man show si trasforma nel momento della sconfitta in una presa di responsabilità collettiva. Ma reggerà il muro intorno al segretario? Qualcuno fa notare l'assenza dal palco di Pierluigi Bersani, il primo nel pomeriggio ad abbandonare il Loft. "Altri impegni", minimizza subito l'apparto stampa del partito. D'Alema abbandona invece piazza Sant'Anastasia verso le nove senza dire parola. Ma il commento affidato a microfoni lontani ai più stretti collaboratori è chiaro: "E' andata molto male". In tarda serata, l'ora in cui in teoria il Loft avrebbe dovuto essere ancora immerso nei conti sui seggi al Senato, la domanda è ormai un'altra: "Si aprirà il processo a Walter?". Difficile crederlo, non foss'altro per mancanza di alternative. "Ma qualcosa nel partito andrà rivisto", assicura al Riformista una autorevole fonte di area non veltroniana. Ovvero: congresso, partito meno liquido e gestione più collegiale, a partire dal ridimensionamento del ruolo di Bettini, il grande stratega di questa campagna elettorale. All'ora di cena è ormai venuta meno anche la speranza di un piccolo recupero alla Camera. Il Pd si inchioda intorno al 33 per cento, poco più di un punto di quanto il rottamato Ulivo aveva preso nel 2006. Sul Loft cala la notte. Doveva essere un'altra notte. Stefano Cappellini 15/04/2008.

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L'idv supera la boa del 4 per cento (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'idv supera la boa del 4 per cento L'alleato Tonino raddoppia E riflette sul jolly al Senato "Perso". Ore 16,40. Davanti al loft di Sant'Anastasia, quando il vento degli exit poll tanto falsi quanto lusinghieri sta per svanire, il primo a farsi carico di pronunciare quel participio passato - "perso" - è Andrea Orlando, giovane membro dell'esecutivo del Pd. "Abbiamo perso", dice il responsabile Organizzazione dei democrat a mezza bocca, uscendo dal quartier generale a prendere una boccata d'aria. Veltroni, dal primissimo pomeriggio, è chiuso nella sua stanza "da segretario". Con lui, tra una caterva di bottiglie d'acqua e i posaceneri immacolati, ci sono la moglie, i figli e Massimo D'Alema. Gli altri big del partito fanno la spola con la stanza di Franceschini, dove stazionano stabilmente Fioroni, Bersani, Soro e Fassino. Goffredo Bettini arriverà più tardi. Il coordinatore del partito ha preferito attendere i primi risultati a casa. E, stando all'incontrollato tam-tam del loft, avrebbe "preparato il terreno" (al telefono con Letta) in vista del contatto telefonico tra Veltroni e Berlusconi, avvenuto poi al tramonto. I maggiorenti del partito vanno e vengono, entrano ed escono. Il più attivo è senz'altro Ermete Realacci, che piomba più volte in sala stampa. "Se il Pd vincerà sarà dialogo e una Camera al Pdl", dice il responsabile comunicazione del partito. Dichiarazione troppo azzardata. Anche per Veltroni, che fa mandare una schiera di membri dell'ufficio stampa per richiamarlo in sede. "Fate tornare su Ermete, ché Walter si sta inca...ndo". Nicola Latorre va e viene dal loft. Liquida i cronisti con un "vado a prendere i gelati". Messo alle strette su una domanda a caso - che succede se Veltroni scende sotto il 35? - il custode dell'ortodossia dalemiana prima fa una traduzione in inglese: "Over 35? Under 35?". Poi risponde: "Questa storia del 35 è sempre stata una grande stronzata". Pina Picierno e Marianna Madia hanno scelto programmi diversi, per il "loro" 14 aprile. La bruna capolista in Campania 2, 'na sigaretta 'mmocca, 'na mano dint' 'a sacca (di un trench giallo) fa su e giù dalla sede del partito con aria tutt'altro che smargiassa. La bionda capolista del Lazio è a casa di un'amica, sola con lei e il di lei fidanzato: "Impressioni? Preferisco non avere impressioni e commentare i dati reali". Strano ma vero, davanti alla sala stampa l'unica presenza fissa è Valdo Spini. Proprio lui, l'ex ds approdato ai socialisti. "Sto per fare un'intervista alla Bbc", dice al telefono. Prima del tramonto, la fame di commenti da parte dei cronisti è tale che anche il "cubano" Alessandro Bianchi - da poco approdato al Pd - viene circondato da microfoni e telecamere. Avete perso, ministro Bianchi? "A meno che non ci sia una rivoluzione...", risponde lui. Veltroni? "Sta per arrivare" dicono alle 18. L'appuntamento con la stampa sarà rinviato di due ore. Fino alle 20.05. "Il paese ha bisogno di una grande forza riformista. La nostra sfida non è riuscita a raggiungere l'obiettivo che ci eravamo proposti, cioè che il riformismo potesse governare il paese", ammette il segretario circondato da tutti i big del partito. Il segretario viene tradito da qualche lacrima. Massimo D'Alema lascia il loft. Franco Marini arriva. E fuori è buio. 15/04/2008.

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In rete Da Mastella/commentator a Mister B, tutti i risultati secondo internet (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

In rete Da Mastella/commentator a Mister B, tutti i risultati secondo internet Per il popolo del blog il risultato è chiaro: "Scappellament a destra" "Mancano tre minuti. Tre. Ai primi dati. L'Italia si ferma. Gli uffici sono frozen. Le sale meeting si svuotano. La produttività si blocca. Pensa a quanto Pil stiamo perdendo, oggi". Così Giusec&frienz. Il mondo dei blog inizia a commentare le percentuali rivelate nel primo pomeriggio dagli exit poll in tempo reale. Anzi, già qualche minuto prima. E l'impressione comune è quella che sarà una lunga notte. Come nel 2006. Fra i primi a postare un commento, è Luca Sofri nel suo seguitissimo Wittgenstein . Trova il tempo, in uno stacco pubblicitario del programma radiofonico che conduce su Radio Due, per scrivere: "io tendo a vedere i bicchieri mezzo pieni: se i risultati fossero questi, il nuovo Pd sarebbe non solo il primo partito d'Italia davanti a Forza Italia, ma il primo partito d'Italia davanti a Forza Italia e An insieme". Come Sofri anche molti altri hanno questa reazione: i sondaggisti di Consortium hanno appena detto che vi sono solamente un paio di punti di differenza fra il Pdl, in vantaggio, sul Pd (con Di Pietro). Stando così le cose, solo Pd, Pdl e Lega superano l'8 per cento al Senato con soli due seggi di differenza. E OneMoreBlog aggiunge: "Come previsto da tempo, l'ingovernabilità cercata viene ottenuta con facilità. Quindi grande coalizione per le riforme, nuove elezioni, Silvio al Quirinale e Walter a Palazzo Chigi tra meno di due anni. Il tutto benedetto da Bertone, che si è opportunamente spalmato tra i due schieramenti". A questi numeri il blog Qualcosa di riformista chiosa demoralizzato: "Gli exit poll ci dicono solo una cosa: non si sa chi vincerà". Passano solamente poche decine di minuti e tutto cambia. Sofri scrive: "Ouch! Ipsos dà Berlusconi in vantaggio di 9 punti su Veltroni al Senato". Insomma, è iniziata la guerra dei numeri fra sondaggi di ricerca. Finiti gli exit poll iniziano le proiezioni. Visto il totale caos che regna e l'impossibilità di capire quali numeri siano quelli esatti, ci si attesta su note di costume. Dal Regno Unito un'inaspettata cronaca dal blogger Chris Hanretty, che segue le nostre elezioni e sottolinea: "Clemente Mastella is on Tg2, as a commentator. Che bello!". Sofri aggiunge: "Vespa disperato per l'eventuale scomparsa della Sinistra Arcobaleno: per rimpiazzarli a Porta a porta dovrà ricorrere al circo Togni". E ancora OneMoreBlog sul successo della Lega: "Umberto Bossi: grrnz, srrr grruuuu, vrg sssurgghhhh. L'esperto leghista ha così tradotto: "la Lega è forte". Intanto al Senato la Lega è primo partito anche in Veneto. Torna il 1943?". Dal blog della Lega Nord nessuna reazione: l'ultimo aggiornamento risale al febbraio 2007. Passano i minuti, e le proiezioni dei diversi istituti di ricerca sembrano mano a mano coincidere. Da Pornopolitica si legge:"Con i dati virtuali delle proiezioni per il Senato, grande fiducia alla Lega nel Nord, vantaggio che si allarga per mister B [Berlusconi], solo l'Udc fra i nani supera lo scoglio dell'8 per cento (in Sicilia, ovviamente?). Il voto utile cancella la Sinistra Arcobaleno". Passa il tempo, e ormai è chiara la vittoria di Berlusconi. Il blog si raffredda, così come sono meno frequenti i commenti. Zoro annuncia: "Mi dicono che c'è qualcuno che dice che la Sinistra Critica sarebbe la vincitrice morale perché raggiungerebbe lo 0.5 per cento". Dai blog di destra pochi post. Camelot Destra Ideale interviene solo in tardo pomeriggio. Però si scusa: "Torno adesso, infatti, da un "incontro ravvicinato" del terzo tipo con tre brasiliane: cui ho dovuto spiegare - per filo e per segno - il significato dell'espressione italians do it better". La pulce di Voltaire parla di un "risultato clamoroso, tanto più clamoroso nelle regioni, dove la Puglia di Vendola è sparita, la Sardegna del latifondo Soru idem, per non parlare della resurrezione morale della Campania. Nel Sud solo la Basilicata va al Pd. Sarà l'ora di parlare di una questione meridionale, finalmente!". Intanto arriva qualche altro commento: "Veltroni ha combattuto su due fronti. A destra ha perso. A sinistra ha fatto piazza pulita. Ottimo risultato uolter!". Adinolfi e Di Pietro, provetti blogger, sono in ritardo. Anche da Beppe Grillo latita. Nel frattempo a OneMoreBlog riassumono la giornata elettorale: "Bantnani? come se durasse di prioezione? ci conferma diretta paralla con follona usuguale? decamentro scappellament a destra". 15/04/2008.

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Zapping gasparri, dalle reti mediaset, dice che la Rai ha buttato i suoi soldi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Zapping gasparri, dalle reti mediaset, dice che la Rai ha buttato i suoi soldi E Riotta vede il pareggio nella fiction degli exit poll Dopo due ore di fantacalcio elettorale, la partita vera è durata poco. Le proiezioni hanno inchiodato Berlusconi alla sua vittoria Due ore di fanta-calcio, dalle 15 alle 17, poi, col fischio d'inizio, l'apertura delle urne, è iniziato l'incontro. Con l'impressione che non ci sia stata partita. E alle otto e un quarto - niente notte bianca elettorale - Walter Veltroni ha ammesso la sconfitta. Un "terzo tempo" cui non siamo abituati in Italia: "Ho telefonato a Berlusconi per dargli atto della vittoria e i miei auguri di buon lavoro come credo che debba fare ogni italiani pensando al proprio paese". Dando piena disponibilità per le "riforme elettorali" di cui il paese ha grande bisogno. Il Cavaliere, dopo le 21, interviene a Porta a Porta , "commosso per la prova di fiducia" degli elettori. Il fanta-calcio era una fiction Rai "prodotta" dalla Consortium. Il calcio giocato, a sprazzi, era su Mediaset. Andando sul satellite, anche SkyTg24 ha flirtato con i sondaggi, sincronizzandosi poi meglio sull'attualità. A metà dello speciale del Tg1, Gianni Riotta ha fatto irruzione nello studio, senza giacca, camicia bianca e cravatta scura come gli occhiali e la folta chioma. Ha preso il posto di David Sassoli (più cauto sui numeri), spingendo i più cauti a sbilanciarsi sugli exit-poll. Sembrava Flavio Insinna con i pacchi di Affari tuoi . Anche se sia i direttori, da Ferruccio De Bortoli a Vittorio Feltri, sia i politici, ad eccezione di Gennaro Migliore, prontamente elogiato da Riotta ("lei è serio, non si tira indietro nel commentare una sconfitta"), non si prestavano troppo al gioco. È ancora forte il ricordo delle figuracce di due anni fa. Gli exit poll indicavano una forte affermazione di Pdl e Pd, una crescita di Lega e Idv, una buona prestazione della Destra e un disastro per la Sinistra Arcobaleno. Riotta, iperattivo, invitava tutti a prendere sul serio gli exit poll, parlando addirittura di "pareggio". Sono "fuochi di paglia, ma ci possono illuminare. Abbiamo due schieramenti al 40%. Gli altri gruppi non vanno a due cifre". Divertente lo scambio di battute con Adornato, che ha detto a Riotta che gli exit poll erano "fiction" elettorale (ma "finzione" si riveleranno l'affermazione della Destra e il pareggio in rimonta del Pd). Il momento di svolta, dalla "simulazione", direbbe Baudrillard, degli exit poll, alla realtà, parziale ma concreta, della "proiezione", è avvenuto quando Roberto D'Alimonte, dell'Università di Firenze, è tornato nello studio del Tg1 con un foglietto di carta. Erano da poco passate le 17. Dov'era professore?, gli chiede Sassoli. Ero a fare dei conti, risponde D'Alimonte, che dalle prime proiezioni del Senato elabora nomi e numeri che inchiodano Silvio Berlusconi alla vittoria al Senato e, poi alla Camera. Quel foglio, analogico, cartaceo, i cui dati non sono stati mostrati in sovraimpressione, ha avuto la meglio sulle piattaforme digitali, virtuali, interattive. Contemporaneamente, al Tg5, che aveva iniziato lo speciale solo con i primi spogli, Maurizio Gasparri lanciava strali contro la Rai: "Sulla rete concorrente hanno fatto un rito alchemico. Mi chiedo se il servizio pubblico debba spendere soldi così". Concetto ribadito al Tg4 di Emilio Fede, incravattato viola, funambolo dell'amnesia volontaria sui nomi propri di persona ("come si chiama quello lì che voleva togliere Rete4?", in riferimento a Di Pietro). "Sto riscontrando la correttezza informativa di Mediaset - rileva Gasparri - e la scorrettezza della Rai che nel Lazio dà i dati di Consortium e non del Viminale". Ora - affonda Gasparri - se "un chirurgo asporta un polmone per errore viene messo da parte". A questo punto, Fede difende la categoria: "Gasparri, lei non è più ministro, non faccia come dalla Ventura?". Le prime due ore, dicevamo, sono state di fanta-calcio puro. Si è distinto, nel periodo di riscaldamento, a bordo campo, senza mai togliere tuta, Clemente Mastella, guest star da Mauro Mazza, al Tg2. "Sì, sto fermo un giro, diciamo che mi sono intervenuti duri sulla gamba". Mentre Alessandro Campi aveva un orologio dal cinturino giallo come il "braccialetto" messo ai giornalisti - 500 contro i 700 che seguivano il Pd - per essere ammessi al quartier generale elettorale del Pdl. Al Tg7, Antonello Piroso, in camicia bianca arrotolata sulle maniche e una cravatta arancione, sapeva che il preludio elle proiezione sarebbe stato un "happening" prima dell'avvenimento. E allora, prima di un Sereno è di un Drupi "ultimo dei mohicani", parte la filippica in romanesco del nannimorettiano Johnny Palomba, che però spiccava il volo oltre la metafora dell'Italia che davanti a un piatto di pasta al sugo non si astiene. D'altronde, il rosso, profondo rosso, è il colore che ha dominato l'analisi dell'astensione. L'unico dato concreto già negli exit poll è il tramonto della Sinistra arcobaleno. Anche perché, a sinistra, c'è stata subito auto-critica. Di Grazia Francescato, intervistata dal Tg2, l'analisi più impietosa, corredata da battuta (sim)patetica: "È un risultato terrificante, ma non sono eccessivamente stupita. Girando l'Italia avevo toccato con mano che il nostro elettorato non voleva militare più". Poi, dopo il bastone, "quando si guidano i partiti e si ha un risultato così ci si ritira", la carota: "No, non faccio in nomi: non voglio un Pecoraro espiatorio". Tra i candidati premier, il primo a uscire è stato Pier Ferdinando Casini, che ha fatto i complimenti a Berlusconi, promesso una opposizione "costruttiva" e "seria" e rivendicato: "Abbiamo tenuto botta dopo una campagna ostile: temevo l'effetto schiacciamento per il mio partito". Chi, invece, ha preso una bella botta, è La Destra. All'inizio, nel divertente collegamento da "casa Santanchè", per SkyTg24 condotto da Maria Latella, c'erano sorrisi. Gli exit poll davano la destra al 4% (poi la proiezione ha dimezzato questa percentuale). La bella Barbara Ciabò professava: "Noi non crediamo quasi per nulla negli exit poll, ma crediamo negli italiani". Chi ha trasformato la fiction in realtà è stato Luca Barbareschi, che aveva scritto e diretto Il trasformista , in cui, a seguito di una alluvione al nord e uno scandalo legato a scorie tossiche, il protagonista diventava un politico. "Ho scritto una sceneggiatura che poi è diventata realtà", ha detto al Tg2. La vera star, anzi, la "superstar", come ha detto Mario Borghezio ai giornalisti, è la Lega. La vignetta più bella è, come sempre, quella di Emilio Giannelli. Battuta garbata e fulminante, sul siciliano Movimento per l'autonomia: "Gran successo della Lega. Anche in Sicilia vince un Lombardo". A sinistra, hanno annunciato in tv le proprie dimissioni Boselli e Bertinotti. Quest'ultimo aveva seguito i risultati dall'Hard rock café, mentre la Sinistra Arcobaleno denunciava l'"americanizzazione" della politica. 15/04/2008.

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Fattore v le impressioni di tre popolari registi di sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Fattore v le impressioni di tre popolari registi di sinistra Per Virzì il Santo ha battuto il Poeta Il livornese ci sperava è lui il più amareggiato Virzì, Verdone, Veronesi. Tre V, come Veltroni, il politico che hanno votato compatti. Ma anche tre cineasti molto abbacchiati alle 7 del pomeriggio. "Se penso a Bondi ministro della Cultura mi prendo il Lexotan e mi butto sotto le lenzuola", scherza il regista livornese di Tutta la vita davanti . "Come rispondo? Come Leo Nuvolone, il boy-scout invecchiato del mio film: è andata così. Ma certo la vittoria a Berlusconi gliel'hanno servita su un vassoio di platino", protesta il regista romano di Grande, grosso e? Verdone . "Stamattina ero ottimista. Ora molto pessimista. A quanto pare Berlusconi continua a incarnare lo spirito del futuro. Sennò perché così tanti giovani lo votano?", si chiede il regista pratese alle prese con una riunione di lavoro per il nuovo Italians . Il più loquace è Virzì, ma dietro la vivace cadenza toscana senti un'ombra di amarezza fonda. Alla vigilia del voto aveva dichiarato a l'Unità : "Non dispero che lunedì ci sia una bella sorpresa. Veltroni ha energia, voglia di fare, fantasia politica. Siamo un Paese invecchiato, che deve ringiovanire". Oggi, lunedì, con gli occhi incollati alla tv in compagnia di un'amica filosofa, spiega: "Guardi, il crollo dell'Arcobaleno me l'aspettavo. Quello di Bertinotti è il tentativo di tenere un profilo identitario, ma non funziona più nelle elezioni moderne, roba da proporzionale". E la vittoria netta di Berlusconi? "Alla fine non mi stupisce. Anche se Madonna come mi fa patire. La maggioranza degli italiani Berlusconi se l'è tatuato sulla pelle, come Padre Pio. Una figura del nostro paesaggio mitologico. A pensarci meglio, è stata la sfida tra il Santo e il Poeta, mancava l'Eroe e il Navigatore, e c'erano tutti e quattro gli archetipi italiani". Il Poeta, naturalmente, è Veltroni. "Sì, Walter ha puntato sul racconto di una trama, su una storia da romanzo. Il viaggio in pullman nelle 110 province, il discorso a piazza del Popolo con la galleria dei personaggi incontrati: la vedova del pescatore di Trapani, la vecchina sarda, l'operaio di Piombino, la ragazzina che regala un figlio adottivo ai genitori. L'idea, insomma, di nutrire il sentimento di un Paese, di mettere le ali a un'idea di patriottismo democratico". Il Santo Berlusconi? "Ha messo in campo il proprio corpo, mostrandone il lato logorato, quella voce afona, quelle palpebre cadute, la tinta di capelli più accentuata del solito, vicina a quella di certi vecchi attori, come a raccontare spudoratamente la sua caducità. E però gli elettori lo considerano un santo popolare, uno strano patrono. S'è pure fatto annusare le mani da Vespa, con una certa consapevolezza del ruolo salvifico, irragionevole. Figura mitica, appunto". Nondimeno, Virzì si dice sicuro che "senza la nascita del Pd, l'impegno commovente di Veltroni, l'Unione di Prodi avrebbe subito un tracollo più evidente di quello che ci troviamo a commentare. Certo, il Pd al 35 per cento sarebbe stato un bel regalo. Dai dati che sento sembra stare un po' sotto, ma sarà primo in tante zone d'Italia. Consoliamoci così". Virzì si congeda spiegando perché, sabato scorso a piazza del Popolo, ha preferito defilarsi un po', disertare il raduno di cineasti e celebrità dello spettacolo nel retropalco. "Non mi andava. Alla fine mi sono nascosto per andare con la mia Francesca Archibugi nell'area dei fotografi e seguire da lì il discorso". Neanche Verdone s'è presentato al comizio finale di Veltroni. "Ognuno deve fare ciò che si sente, ci sono registi militanti che amano esporsi, benissimo. Io sono dell'idea che un attore popolare appartiene a tutti, meglio non mettere i manifesti. Le mie idee sono un'altra cosa, ci ho fatto pure un libro sopra". Già, Fatti coatti . Però Walter, come lo chiama amichevolmente, l'ha votato convinto. "Mi piace la sobrietà del suo stile, un certo rigore etico. Fa cose importanti che non sappiamo, nel silenzio. Durante la campagna elettorale l'ho visto meno "buonista" del solito, il che non guasta". Guai a parlargli, invece, del governo Prodi. S'accende subito come uno zolfanello. "Ripeto. Una vittoria servita a Berlusconi su un vassoio di platino, coi canditi, la ricotta, le candeline, lo zucchero caramellato. Sono stati tutti fantastici: Mastella, la moglie di Mastella, Turigliatto, Pecoraro Scanio. Uno spettacolo di varietà". Per il comico romano Veltroni ha condotto "una campagna onesta, con sincera passione, basta che il Pd non stia troppo sotto il 35 per cento, evidentemente gli italiani vogliono essere governati da Berlusconi". Un po', in cuor suo, se l'aspettava. "Ho sentito tante persone che mi dicevano: "Stavolta non vado a votare". Hai voglia a ribattere. Quelli della Sinistra Arcobaleno, invece, hanno pagato per le loro scelte sbagliate. In nome della coerenza non si possono prendere decisioni dissennate". Lo richiamano alla moviola, dove sta montando con Marco Giusti un video in vista dei David di Donatello. "Sono tempestato di sms. Tutti dicono: "Che disastro". E che ce posso fa'? Per fortuna Di Pietro ha retto. Ho votato Pd, ma lui non mi sta antipatico, lo ritengo un politico onesto, concreto, coerente". Giovanni Veronesi ti accoglie con una storiella. "Vera, credimi. Riguarda un amico comunista di Prato, professore di liceo. Un tifoso della Fiorentina gli fa: "Allora cosa voti, stavolta?". "Stavolta mi sacrifico, niente Rifondazione, voto Veltroni, per la causa. Basta che non vinca Berlusconi". Al che l'altro, un assatanato della Fiorentina: "Preferisci che il Milan vinca il Campionato e la Coppa dei Campioni l'anno prossimo o che perda le elezioni oggi?". E lui: "Ho detto che sono comunista, mica masochista". Poteva perdere Berlusconi stando così le cose?". Il regista di Manuale d'amore pensava che gli astenuti fossero tutti nel campo del centrodestra. "Invece è successo esattamente l'opposto. Peccato per Veltroni. Ho simpatia per lui, lo stimo da tempi non sospetti, penso che sia la persona giusta per provare a governare l'Italia. La verità è che a personaggi come Berlusconi bisogna far fare il loro corso per intero, altrimenti si incazzano. Facciamolo governare, stringiamo i denti. Già me lo sento: da domani tutti a fare terrazze abusive aspettando i condoni". 15/04/2008.

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I danni dell'effetto pecoraro. De Mita fuori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I danni dell'effetto pecoraro. De Mita fuori In Campania Bassolino resiste, la sinistra no In Campania la partita si giocava soprattutto al Senato, dove il voto disgiunto anti-Bassolino e lo strappo di Ciriaco De Mita avrebbero potuto consegnare sorprese ben più deflagranti rispetto alla Camera. De Mita, dopo quarant'anni, non siederà più in parlamento a causa del mancato raggiungimento della soglia dell'8% da parte della sua nuova lista, l'Udc. Mentre il Pdl, con il 50% circa di consensi (rispetto al 42,2 delle Politiche 2006 di Fi e An) conquista la maggioranza dei seggi a Palazzo Madama. Crolla, sotto il peso delle polemiche scoppiate soprattutto per le intransigenti posizioni ambientaliste assunte sulla questione rifiuti, la Sinistra l'Arcobaleno, che passa dal 10,1 del 2006 all'attuale 2,7%. L'accoppiata Pd-Italia dei Valori raggiunge il 34% al Senato, con una sensibile crescita della lista Di Pietro che passa dal 3% della volta scorsa al 5,5% e con in più il merito di aver intercettato il sentimento anti-Bassolino in transito verso la destra. L'Udc dal 5,2 si attesta intorno al 6,7 (approfittando non solo dell'apporto demitiano, ma verosimilmente anche di quello dei mastelliani in libera uscita). Mentre il Pd da solo (effetto soprattutto della novità) addirittura guadagna circa 2 punti: dal 29,97 del 2006 al 32,2%, smentendo le previsioni più fosche della vigilia. Fino a ieri la domanda che tutti si ponevano era se l'ombra cupa di Bassolino avrebbe aggravato ulteriormente la sconfitta del Pd in Campania e favorito il trionfo del Pdl. La meta era stata fissata intorno al 30 per cento: vale a dire l'aliquota di consensi racimolata dal centrosinistra alle ultime elezioni per il Senato nella regione della crisi della monnezza. Al di sotto di quella soglia, infatti, sarebbe risultata, secondo l'analisi corrente, incontrovertibile la responsabilità del governatore; viceversa, al di sopra di quella quota, Bassolino sarebbe riuscito a riscuotere la possibilità di prolungare la propria permanenza alla guida della Regione, magari fin dopo le prossime elezioni europee. Quello che tutti hanno indicato come una sorta di referendum pro o contro Bassolino, senza trascurare che il quadro politico campano ha subìto anche altre significative manipolazioni (non ultima quella che ha portato alla cancellazione dell'Udeur dalla competizione ) è stato un voto tutto sommato scontato; al di là delle incognite rappresentate dal tasso di astensione (in regione è calato del 4% rispetto al 2006) che in particolare nei comuni toccati dall'apertura dei siti di stoccaggio per rifiuti (a Savignano Irpino ha votato appena il 18% degli aventi diritto), ha fatto registrare significativi picchi di dissenso. Certo, sul Pd in Campania è pesato il caso De Mita, il vecchio patriarca dc che ha condiviso in tutti questi anni la responsabilità politica dell'amministrazione regionale: tuttavia, per escluderlo dalle candidature, Walter Veltroni non è riuscito a trovare altra motivazione che l'età avanzata del leader irpino, incompatibile con il nuovo progetto politico. Invece, per Bassolino, oltre che suggerirgli di "fare la cosa giusta", di rimandare a lui ogni decisione sulle dimissioni, per poi giungere addirittura all'abbraccio in piazza Plebiscito, Veltroni ha adoperato tutt'altri altri pesi e misure. Già al momento della formazione delle liste, in particolare al Senato, il dream team del loft romano aveva assicurato al governatore campano posti certi per i candidati a lui più vicini. Una scelta che ha finito per orientare molti intellettuali della sinistra napoletana, indignatissimi frequentatori di blog come Napolionline.org e Decidiamoinsieme.it, a votare "disgiunto" e a penalizzare il Pd al Senato per rimarcare la distanza dal bassolinismo. Ora che l'epilogo elettorale è stato sancito, che la sconfitta del Pd chiamerà responsabilità di guida e di scelte, come sui rimedi adottati, o sui tentativi di rinnovamento arrestatisi a metà strada, si attende che Silvio Berlusconi mantenga le promesse e allestisca la sua sede in piazza del Plebiscito per far giungere presto a soluzione, come proclamato, l'emergenza rifiuti. Probabilmente in attesa di affrontare tra un anno anche la sfida per le elezioni regionali: per la quale il Pdl vorrebbe giocare la carta di Raffaele Calabrò, cardiochirurgo ed esponente di spicco dell'Opus Dei, già assessore regionale alla sanità con il centrodestra ma con un recentissimo sbandamento politico a favore della Margherita, o di Sergio Vetrella, professore di impianti aerospaziali a Napoli e presidente del Centro ricerche aerospaziali di Capua, da contrapporre all'ex ministro Luigi Nicolais, anch'egli docente universitario di Ingegneria e antagonista interno di Bassolino, dopo esserne stato per anni assessore alla ricerca scientifica. 15/04/2008.

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Milano resta al centrodestra Uno su due ha votato Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE ELEZIONI 2008 Il centrodestra vince Milano resta al centrodestra Uno su due ha votato Berlusconi Trionfano le liste per il Cavaliere presidente. "Premiato il buon governo" La nuova tappa per il Pdl e la Lega è la conquista della Provincia di Milano la prossima primavera Sempre più roccaforte. Milano rimane saldamente in mano al centrodestra e, mentre la Lega pensa alla presidenza della Regione, il Pdl guarda con maggiore fiducia al prossimo traguardo: la conquista della Provincia. I numeri di questo successo dicono, fin dalle prime proiezioni, che Lega e Pdl a Milano rappresentano all'incirca la metà dei milanesi. Rispetto alle politiche del 2006, il nuovo partito di Berlusconi passa, alla Camera, dal 41 al 37 per cento dei consensi e la Lega fa il balzo in avanti: dal 5,2 al 12 e rotti. "Un risultato che premia il buon governo di Milano e della Lombardia - commenta la coordinatrice regionale di Forza Italia, onorevole Mariastella Gelmini - e che dimostra ancora una volta il fiuto politico di Berlusconi". Incalza il coordinatore cittadino, onorevole Luigi Casero, che offre un'altra chiave di lettura del voto: "La Lombardia è sempre più del centrodestra. Veltroni e il centrosinistra hanno dimostrato che non sanno capire la Lombardia e i lombardi. La questione settentrionale, come ci ha chiaramente mostrato il caso Alitalia-Malpensa, non fa per loro". Certo il risultato della Lega, che ha conquistato anche una minima parte dell'elettorato berlusconian-finiano, potrebbe creare qualche problema. Non a caso, un minuto dopo le prime proiezioni, il capogruppo leghista Davide Boni rilancia l'ipoteca sulla presidenza della Regione e il capogruppo in Comune Matteo Salvini batte cassa con il sindaco Moratti. La Gelmini minimizza: "Alcune uscite sono sopra le righe. Noi parliamo con Bossi, Giorgetti e Maroni e siamo sicuri che la Lega sarà una forza leale come è stata finora". Ha qualche dubbio il vicesindaco Riccardo De Corato, che segue i risultati, in mezzo a bandiere e brindisi, dal maxi schermo nella sede del Pdl point di corso Vittorio Emanuele: "La Lega fa un paio di giri nei campi nomadi e acchiappa voti. è chiaro che il buonismo del centrosinistra qui materializza il suo fallimento: la gente ci chiede risposte chiare sulla sicurezza ed è una partita che non va lasciata soltanto nelle mani della Lega ma che sarà portata avanti dal Pdl con la Lega". Di fatto, i prossimi passaggi sono già segnati. Il presidente Roberto Formigoni, che deve decidere se proseguire il suo impegno politico a Roma, ancora tergiversa: "Chi farà che cosa lo vedremo nei prossimi giorni, non c'è fretta". E, nel frattempo, volta oltre i cieli lombardi precisando che "Silvio Berlusconi è consapevole delle difficoltà che il Paese attraversa ma il nostro Governo sarà capace di affrontare queste difficoltà e di dare una risposta a questi bisogni e all'eredità pesante che il Governo Prodi ci lascia". Di certo, se non ci saranno le dimissioni (con conseguente chiamata autunnale alle urne) di Formigoni, andranno sostituiti i tre assessori in giunta che sono stati eletti a Roma (Massimo Corsaro, Viviana Beccalossi e Giancarlo Abelli). Altra tappa è quella delle provinciali della prossima primavera. "I dati di queste politiche - anticipa l'onorevole Maurizio Lupi, vice-coordinatore cittadino di Fi - rilanciano la nostra candidatura per il Governo della Provincia. Non credo, come pensano in troppi nel centrosinistra, che quella di Penati sarà una passeggiata. E se ne renderanno conto ancora meglio quando sarà terminato lo scrutinio delle amministrative ". Il resto, è la festa. I leader del Pdl che non sono corsi a Roma trascorrono pomeriggio e notte nella sede del Pdl Point di corso Vittorio Emanuele, dove si stappano bottiglie, dopo le prime proiezioni e si ulula, seguendo la tivù, quando vengono intervistati i leader dello schieramento avversario. Così, Corsaro plaude alla "svolta storica del primo Parlamento dal dopoguerra senza comunisti ". E mentre nel pubblico si ripete che "vinciamo perché sappiamo governare, infatti in Campania Bassolino perde", il capogruppo azzurro di Palazzo Marino, Giulio Gallera, mette le mani avanti: "La Lega è andata bene. Ma escludo categoricamente che, nel caso di un rimpasto, possa aumentare il suo peso in giunta". Meglio dirlo prima. Elisabetta Soglio Leali Noi del Pdl siamo sicuri che la Lega sarà una forza leale come è stata finora Acchiappa voti De Corato: "La Lega fa un paio di giri nei campi nomadi e acchiappa voti" La festa Al Pdl point di corso Vittorio Emanuele è festa per la vittoria alle elezioni del Popolo della Libertà. Un milanese su due ha votato per Silvio Berlusconi.

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Le due coalizioni divise da 11 punti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Affluenza in calo Le due coalizioni divise da 11 punti Vola la Lega, crolla la Sinistra Arcobaleno e spariscono i socialisti. Milano resta feudo del centrodestra e il Pdl è primo partito in città, seguito da Pd e Lega. Scrutinio senza intoppi a Milano, dove alla chiusura dei seggi, ieri, si è registrata un'affluenza totale dell'80,6 per cento di milanesi, rispetto all'84,3 per cento delle politiche del 2006. Al Senato si sono registrate anche 11.705 schede nulle, 3.290 bianche, 126 voti contestati. Alla Camera 11.932 le nulle e 3.339 le bianche, 128 i voti contestati. Ecco i risultati. Alla Camera, il testa a testa fra i due candidati premier vede Silvio Berlusconi al 49,18 per cento, mentre Walter Veltroni si arresta al 38,5. E i partiti? Il Pdl conquista il 36,88 per cento che sommato al 12,3 della Lega porta al 49,18 per cento lo schieramento del Cavaliere. Il Pd si attesta al 33,65, con Italia dei Valori al 4,85 per un totale di 38,5 per la coalizione di Walter Veltroni. Débcle amarissima per la Sinistra Arcobaleno, ferma al 3,85 per cento (nel 2006 solo Rifondazione aveva preso il 6,6 per cento). Male anche l'Unione di Centro, che non va oltre il 3,14 (nel 2006 l'Udc di Casini era al 5,3). Cattive notizie anche la Destra di Daniela Santanchè: 2,34 è il massimo che il partito di Storace strappa ad An in città. L'altro dato è la quasi scomparsa del Partito socialista a Milano: 0,64 il risultato della pattuglia guidata da Bobo Craxi. Al Senato la coalizione Pdl-Lega arriva al 49,76 per cento, mentre l'accoppiata Pd-Idv è al 37,72: Pdl primo partito con il 38,42, Lega all'11,34, Pd al 33,24, Idv 4,48. L'Unione di centro arriva al 3,09, mentre la Sinistra Arcobaleno crolla al 4,77. Peggio che alla Camera sia la Destra, con un risicato 1,75, che i Socialisti, con un inappellabile 0,54. Le schede Al Senato sono state registrate 11.705 schede nulle, 3.290 bianche, 126 voti contestati.

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Giunta regionale, in 4 fanno le valigie per Roma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Giunta regionale, in 4 fanno le valigie per Roma Per il Pdl "ripescato" De Corato, nel Pd a rischio Monaco. Fuori l'ex sovrintendente Fontana Oltre al governatore Formigoni staccano il biglietto per Roma tre assessori. Il Pdl paga dazio all'alleato leghista è anche questione di "resti" e di "opzioni" per chi è capolista in più di una circoscrizione. Ma il quadro di chi entrerà in Parlamento da Milano e dalla Lombardia è quasi definito. Tanti, ovviamente, quelli del Pdl. Un po' meno però delle previsioni. La lista di Berlusconi "paga dazio" all'alleato leghista. Nel Pdl, parliamo di Senato, il presidente della Regione, Roberto Formigoni, riesce ad avere come capolista più consensi di Berlusconi candidato numero uno alla Camera. Parte un quarto della giunta lombarda. Con il governatore staccano infatti il biglietto per Roma tre assessori: Viviana Beccalossi, Massimo Corsaro, Giancarlo Abelli. A Palazzo Madama torneranno, nella pattuglia berlusconiana, anche l'assessore comunale Ombretta Colli e Marcello Dell'Utri. Per la Lega, dopo i due capilista (Roberto Calderoli e Roberto Castelli), passano tra gli altri Giuseppe Leoni e l'ex sindaco di Lazzate, Cesarino Monti. Dalle liste del Pd a Palazzo Madama sbarcheranno Umberto Veronesi, Pietro Ichino, Gerardo D'Ambrosio, fino all'attuale capogruppo in Consiglio, Marilena Adamo. Incerto il prodiano Franco Monaco, mentre sicuramente non ce la farà l'ex sovrintendente della Scala, Carlo Fontana. L'Italia dei Valori dovrebbe eleggere in Lombardia due senatori: l'assessore provinciale Giuliana Carlino e Giuseppe Astore. Discorso analogo per Montecitorio. Nel Pdl dovrebbero entrare tra i sedici e i diciassette candidati. Anche qui, tanti i big: dopo Berlusconi e Fini, tra gli altri: Ignazio La Russa, Stefania Craxi, Maurizio Lupi, Luigi Casero. Il vicesindaco di An Riccardo De Corato dovrebbe farcela in extremis per le rinunce di uno dei leader nazionali. Per il Carroccio ce la fa il capogruppo in Consiglio comunale, Matteo Salvini. Potrebbe arrivare a Montecitorio anche l'ex consigliere di Palazzo Marino, Laura Molteni (in caso di rinuncia di Umberto Bossi). Nel Pd è fortemente "a rischio " l'ex presidente Rai Roberto Zaccaria, ma conta sulla rinuncia di Walter Veltroni. Non sembrano aver speranza gli ex parlamentari della Margherita Lino Duilio e Pierluigi Mantini. Dopo il capolista Colaninno ce la faranno, nel gruppone di 11 o 12 neo deputati, le ministre uscenti Linda Lanzillotta e Barbara Pollastrini oltre al riconfermato Emanuele Fiano. New entry Alessia Mosca, braccio destro del sottosegretario Enrico letta. Un deputato a testa, infine, per Udc (Bruno Tabacci) e Italia dei Valori. Eletto Matteo Salvini (Lega) Non eletto Carlo Fontana (Pd) Eletto Umberto Veronesi (Pd) Non eletto Gianni Verga (Udc) Andrea Senesi.

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Il Pdl distacca il centrosinistra di diciassette punti Lega a valanga in Brianza: superato il ventuno per cento (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Monza Il Pdl distacca il centrosinistra di diciassette punti Lega a valanga in Brianza: superato il ventuno per cento A Monza il Popolo della Libertà e la Lega vincono con circa 17 punti di scarto sul Pd e l'Italia dei valori di Di Pietro. Le urne monzesi, alla Camera, hanno regalato alla coalizione che ha sostenuto Silvio Berlusconi il 52,52 per cento delle preferenze (40.774 voti) contro il 35,91 (27.889 voti) dello schieramento a favore di Walter Veltroni. Simile il risultato al Senato: 52,85 per cento (38.653 voti) contro il 35,77 (26.225 voti). Imponente l'exploit della Lega: a Monza, sia al Senato che e alla Camera, il Carroccio ha oltrepassato il 15 per cento, e sul territorio della futura Provincia brianzola si è addirittura attestata attorno a una percentuale del 21. Per quanto riguarda gli altri movimenti, il Pdl a Monza si confermato il primo partito e ha ottenuto il 36 per cento dei voti alla Camera e il 37 al Senato, il Pd in entrambi i casi ha ottenuto circa il 31 per cento delle preferenze, l'Italia dei Valori il 4 e l'Udc il 3,9, la Sinistra arcobaleno, la Destra e i Socialisti non sono riusciti a superare il 3 per cento. La percentuale dei votanti è stata dell'84 per cento. Le schede non valide sono state il 2 per cento alla Camera e l'1 al Senato. Riccardo Rosa.

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Pd: recuperata la fiducia dei milanesi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Pd: recuperata la fiducia dei milanesi Martina: ottimismo nonostante la sconfitta. Penati: rafforzeremo l'asse riformista Luci e ombre nelle reazioni del dopo voto: le dichiarazioni ufficiali però sono improntate a un certo ottimismo Il Pd accusa il colpo. L'ottimismo degli ultimi giorni - che in qualche misura aveva trovato conforto negli exit poll di ieri alle 15 - in poche decine di minuti ha lasciato il passo alla delusione. Con due spiragli di ottimismo con cui consolarsi: il buon risultato nella circoscrizione di Milano (Lombardia 1) dove il partito democratico prende circa sette punti più del 2006, quando la bandiera era quella dell'Ulivo. E arrivando, sotto alla Madonnina, a sfiorare il 34 per cento. In secondo luogo, almeno sulla base dei dati del Senato, il Pd si trasforma nel primo partito in diversi capoluoghi lombardi: Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona e Lecco. Anche se l'assessore - e neo deputato - Massimo Corsaro (Pdl) fa notare che "Berlusconi batte Veltroni anche a Sesto San Giovanni, la Stalingrado d'Italia, dove il Pdl conquista il 43,87% dei consensi contro il 42,49% del Pd". Ma, appunto, il Pd preferisce guardare al progresso rispetto al 2006. E così, le dichiarazioni ufficiali sono improntate a una certa fiducia. Parte il presidente Filippo Penati: "Mentre in Regione il Pdl e la Lega superano il 55%, in Provincia di Milano non dilagano, anzi nella città di Milano non arrivano al 50%. Questo scenario ci conforta e rafforza il nostro impegno in vista delle provinciali del 2009. Oggi il Pd, in alleanza con l'Italia dei valori, si rivela una forza in grado di rafforzare e sviluppare il profilo riformista nell'azione di governo della Provincia e di costituire l'asse attorno al quale costruire le alleanze". è un benservito alla sinistra arcobaleno? "è quello che dico da mesi a questa parte - chiarisce Penati -. La coalizione per vincere le prossime provinciali non potrà che essere costruita nella chiarezza: e cioè, a partire dal programma. Altre strade non ce ne sono". Secondo il segretario regionale, Maurizio Martina, "in Lombardia abbiamo preso la strada giusta. I risultati confermano la forza della destra, ma il Pd al suo battesimo elettorale segna alcuni risultati importanti. A livello regionale ci attestiamo intorna al 30%, che migliora il 22,4 del Senato e il 26% dell'Ulivo alla Camera. E anche il risultato di Milano a me pare di assoluta rilevanza". Ma per le prossime sfide - regionali e Palazzo Isimbardi - sarà confermata la scelta di corsa solitaria? "Il messaggio di coerenza e chiarezza che abbiamo cercato di lanciare in queste settimane, è certamente la base da cui partiremo". Marilena Adamo, capogruppo del Pd a Palazzo Marino, osserva che "a Milano abbiamo avuto un progresso molto importante. Da queste elezioni emergono due cose: la maggioranza su cui era stata costruita la giunta Moratti è messa seriamente in discussione, mentre noi siamo assai più forti di prima. Il che, mi fa ben sperare". Conclude Franco Mirabelli: "Sicuramente è una sconfitta, ma nella sconfitta noi abbiamo cominciato a costruire il futuro". L'attesa Sguardi fissi davanti agli schermi dei voti nella sede del Partito democratico milanese Marco Cremonesi.

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Galli: per la sinistra una débâcle Troppi elettori in fuga dalle urne (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il politologo "Risultato prevedibile, ma poco rassicurante" Galli: per la sinistra una débcle Troppi elettori in fuga dalle urne Sorpreso dall'esito delle elezioni? "Per nulla - risponde il politologo Giorgio Galli -. Siamo tutti frastornati da exit poll e sondaggi, ma se si guardano le politiche precedenti il risultato attuale è poco sorprendente. Purtroppo anche poco rassicurante". La Sinistra Arcobaleno rischia di non essere rappresentata in Parlamento. Teme contraccolpi sul piano sociale? "Un milione e mezzo di elettori di sinistra senza un deputato o un senatore a portare avanti le loro istanze: sarebbe la prima volta nella storia del Paese. Certo, questo potrebbe comportare tensioni sociali. Tantopiù che oggi alcuni cavalli di battaglia della sinistra, come la questione salariale, sono all'ordine del giorno". Tutta colpa del Pd? "I partiti della Sinistra Arcobaleno avevano il 10 per cento dei voti alle precedenti elezioni. Ieri sono scesi al 3-4 per cento. Sette punti in meno. Non ci sono dubbi: Veltroni ha cannibalizzato la sinistra. Ma non è solo questo". Elettorato disilluso? "Sì, molti potenziali elettori della Sinistra Arcobaleno non sono andati a votare. Basta guardare i dati dell'astensione in Liguria e in Toscana, due regioni in cui da sempre la sinistra è forte". Il Pdl ha vinto le elezioni. E anche il Pd rivendica un buon risultato. "Hanno ragione entrambi. I partiti che oggi fanno parte del Pdl (An e Forza Italia) avevano ottenuto il 43 per cento alle precedenti politiche: ieri hanno migliorato le loro performance. Lo stesso vale per il Pd, che va oltre la somma di elettori di Margherita e Ds. Non solo: ha ridotto i 10 punti iniziali di distanza dal centrodestra. Ma entrambi gli schieramenti dovranno fare i conti con profonde contraddizioni ". Partiamo dal Pdl. "La maggioranza attuale è più a destra del precedente governo Berlusconi. Il contributo della Lega è cresciuto. Nello stesso tempo una larga parte dei voti a sostegno della coalizione viene dal Sud. Come si fa a conciliare un federalismo fiscale premiante per il Nord con la richiesta di risorse del Mezzogiorno? Un terzo del bilancio della Sicilia è garantito da Roma, tanto per fare un esempio". Il successo della Lega interroga anche il Pd. "Esatto. La Lega è un partito con forte insediamento sociale, altro che costola della sinistra, come si disse qualcuno nei Ds (D'Alema, ndr.). In Europa i movimenti populisti sono in declino. La Lega è in controtendenza. Forse la sinistra dovrebbe smetterla di sbeffeggiare le battute di Bossi sull'uso dei fucili e cominciare a fare proposte serie sul federalismo fiscale. Quantomeno metterebbe alla prova il programma politico della Lega". Nonostante le candidature dei Colaninno e dei Calearo, il Pd non ha sfondato al centro. "Questa è un'altra questione. Oggi Veltroni dovrà chiedersi fino a che punto vuole arrivare il riformismo del suo partito". Tirando le somme? "Il futuro del Paese è incerto nonostante la chiara vittoria elettorale del Pdl. Non credo che i risultati di queste elezioni garantiranno stabilità per l'intera legislatura". Politologo e docente Giorgio Galli Rita Querzé.

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GRANDE OCCASIONE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-15 num: - pag: 1 autore: di MASSIMO FRANCO categoria: REDAZIONALE LA GRANDE OCCASIONE I n neppure due anni, Silvio Berlusconi e il centrodestra si sono ripresi il governo del Paese. E con una nettezza che ha, se non smentito, certo dimostrato esagerate le previsioni diffuse di un testa a testa. Messo di fronte alla responsabilità di una scelta, l'elettorato ha risposto consegnando le chiavi del potere all'uomo che dal 1994 ha plasmato il fronte moderato e la stessa opposizione. è vero che il numero dei votanti è calato. Ma il fatto che non sia sprofondato sotto il muro dell'80 per cento conta non solo simbolicamente. Si conferma il malessere nei confronti della classe politica, senza tuttavia renderlo allarmante. E per Berlusconi si tratta di un successo doppio. Non si assiste soltanto al suo ritorno prevedibile a Palazzo Chigi. La novità è che la reinvestitura avviene dopo una campagna elettorale nella quale non ha promesso miracoli; né lasciato intravedere soluzioni indolori in economia. Seppure fra le solite battute e battutacce, si è presentato nella veste dell'imprenditore chiamato a fronteggiare un periodo di grave crisi. Il suo miracolo è stato quello di farsi accettare anche nella nuova veste di premier senza bacchetta magica; e di interpretare una voglia prepotente di sicurezza. L'affermazione vistosa della Lega la riflette, senza tuttavia averne l'esclusiva. Ma la metamorfosi del Cavaliere ha avuto successo per i suoi meriti e, in buona parte, grazie ai limiti degli avversari. Per il Pd la sconfitta è netta quanto la vittoria berlusconiana. Walter Veltroni ha svuotato l'estrema sinistra; ma non è riuscito a sottrarre consensi al centro, mancando la scommessa di conquistare i voti moderati. La rimonta, che c'è stata, finisce così per sottolineare la misera base di partenza del centrosinistra. Per questo, già si intravede la domanda drammatica e forse lacerante che da oggi aleggerà nella nuova opposizione: ha perso Romano Prodi o Veltroni? Certamente, il segretario del Pd non è riuscito a far dimenticare del tutto il governo dell'Unione. Ma questo rinvia a Prodi. La sua autoesclusione dalla sfida non è bastata a cancellare i danni accumulati giorno dopo giorno per una lettura sbagliata del risultato del 2006, per le scelte economiche e per le liti nella sua coalizione. Il saldo è un radicale riflesso d'ordine, che il berlusconismo è riuscito ad intercettare, come nel 1994 e nel 2001. CONTINUA A PAGINA 54.

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La svolta premia Fini E sulla Camera: deciderò L'ex moglie lo ringrazia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE La scommessa del leader Ronchi: l'elettorato ci ha capito La svolta premia Fini E sulla Camera: deciderò L'ex moglie lo ringrazia La Russa: Gianfranco ha fatto un gesto d'amore nei confronti dell'Italia, portare An nel Popolo della Libertà ROMA - Arriva Ignazio La Russa e lo abbraccia forte, probabilmente troppo, con un bacetto tumido e un ghigno che, invece, è un sorrisone. "Gianfranco! Vieni qui... almeno stavolta, ti voglio baciare... ". Sapete com'è La Russa, quando è euforico: straripa, va giù di pancia, non lo tieni. Ma Fini non lo coinvolgi, facilmente. Alle sette del pomeriggio, nel corridoio angusto di via della Scrofa - sede (quando sarà ex?) di Alleanza nazionale, luci al neon bianche da supermercato e ancora le belle e nostalgiche gigantografie di Giorgio Almirante - Fini viene avanti misurato, l'abito fresco in lana grigio chiaro, la piega dei pantaloni perfetta, l'aria di uno sereno ma non propriamente felice. Eppure dovrebbe lasciarsi andare, la soddisfazione dovrebbe prenderlo: i numeri dicono che la decisione di accettare l'invito di Berlusconi, l'idea di entrare nel Pdl - i dati che sopraggiungono paiono inequivocabili - è stata, politicamente, giusta. Va bene, certo: le prime due ore sono state un pugno nello stomaco. Gli exit-poll han fatto prevedere il peggio, ma poi la scena è cambiata rapidamente e adesso c'è Adolfo Urso, colonnello in carriera, che dice: "Gianfranco è stato coraggioso, l'elettorato di An ha capito il valore storico della sua scelta". E ora? "I congressi. Quello nostro, ma noi ci siamo abituati, e quello di FI, che sarà il primo e l'ultimo. Dobbiamo diventare, formalmente, un partito". Fini era nella sua stanza. Prima cupo, quindi speranzoso, infine soddisfatto. Ha sentito i discorsi di Urso. Ma li conosce: egli sa bene qual è il pensiero di gran parte dei suoi colonnelli. Poi c'era altro. C'era, per capirci, anche il timore che la Lega di Umberto Bossi potesse portare in dote al Cavaliere percentuali superiori alle sue. Così, ad un certo punto, è venuto fuori Andrea Ronchi, il portavoce che ha modi, maniere giuste. è andato dai cronisti e, fingendo di dettare una prima dichiarazione, ha precisato un aspetto non secondario: "Storace e il suo nuovo partito, "La destra", hanno ottenuto alla nostra destra, scusate il gioco di parole, la stessa, modesta percentuale che avevamo previsto". Per essere chiari? "An ha retto, e alla grande". Intanto, però, al Senato, le cifre relative al Lazio hanno ballato fino all'ultimo. Tra una percentuale e l'altra, La Russa andava a ruota libera: "Fini ha compiuto, scrivetelo, un gesto d'amore nei confronti dell'Italia. Portare An nel Pdl è stato...". Le hanno promesso il ministero della Giustizia, dica la verità. "A me? Eh... Beh... Non so... Lo considero un augurio?". Mentre Gasparri, annunciato capogruppo alla Camera del Pdl, dice che "c'è da essere felici, o no?", Berlusconi telefona a Fini. Che riferisce così, un po' laconico: "Ci siamo congratulati a vicenda". Poi va via. "Ora andrò...". Dove? "Cioè?". Dove andrà? "A cena, non posso?". Certo, onorevole, che può. "Siete strani, voi giornalisti... Fate strane domande... ". Strane? "Uff...". A cena e, alle 23.30, all'Eur, all'Auditorium, collegato in diretta con "Porta a porta", il salotto bianco di Bruno Vespa. Però, anche qui, un Fini che controlla la soddisfazione. Sentite. "Sarà duro governare l'Italia. Ma la governeremo, questo è chiaro, per cinque anni ". Gli chiedono: ormai siamo in pieno bipolarismo? E lui: "Sì. Ma in Parlamento avremo un'anomalia: l'assenza della sinistra. Dovremo interrogarci... Certo noi siamo pronti a fare un governo anche domani. E con soli dodici ministri. A me la presidenza della Camera? Ringrazio Berlusconi, ma aspettiamo ancora qualche giorno...". E le riforme? "Auspico un dialogo, però molto dipenderà, è chiaro, dall'atteggiamento di Veltroni ". Saluta, si volta. C'è Daniela Di Sotto, la sua ex moglie. "Grazie, presidente...". E lui, con un sorriso: "Grazie a te". An Fini ha passato la giornata di ieri nella sede di via della Scrofa Fabrizio Roncone.

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Berlusconi, scacco al Pd Lega forte e sinistra fuori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Berlusconi, scacco al Pd Lega forte e sinistra fuori -Pdl, ampio vantaggio a Palazzo Madama L'ipotesi: 167 seggi contro i 137 di Veltroni --inistra Arcobaleno fuori dalle Camere A Montecitorio presenti solo 6 partiti - "Ribaltone" nelle regioni per il Pd Perse Lazio, Liguria, Abruzzo e Calabria Affluenza all'80,5%, tre punti in meno del 2006 L'Udc l'unico partito in Parlamento fuori dalle due coalizioni ROMA - Torna Silvio Berlusconi. Vince con largo margine sia al Senato che alla Camera e, almeno stando ai numeri, non dovrebbe avere problemi a governare. Il suo Popolo della Libertà raggiunge al Senato il 38 per cento e si attesta al 37% alla Camera. Ma anche l'alleato principale, cioè la Lega, cresce notevolmente, incassando percentuali attorno all'8 per cento sia a Palazzo Madama che a Montecitorio. Perde Walter Veltroni, che con Di Pietro resta circa 9 punti sotto, e si congratula con il Cavaliere in modo molto anglosassone, per la prima volta nella storia della Repubblica. L'affluenza scende dall'83,5% del 2006 all'80,5. Ma le novità non si fermano qui. Quella più clamorosa riguarda la sinistra radicale: per la prima volta non sederà nelle aule parlamentari, né al Senato né alla Camera. In altre parole, non vedremo più a Palazzo Madama e a Montecitorio politici come il Presidente della Camera Fausto Bertinotti, Oliviero Diliberto (che comunque non si era candidato) e Alfonso Pecoraro Scanio, insieme agli ex ds che non hanno accettato di seguire Veltroni nell'avventura del Pd. Primo fra tutti Fabio Mussi. Perché la Sinistra Arcobaleno, che raggruppava Rifondazione comunista, Pdci, Verdi e Sinistra demo-cratica, non raggiunge il quorum in entrambi i rami del Parlamento. E non ci saranno anche i socialisti storici, come Enrico Boselli, e quelli acquisiti, come Gavino Angius, perché la loro lista resta sotto all'1 per cento. Va meglio l'Udc di Pierferdinando Casini, divenuta Unione di Centro, che ce la fa a superare la soglia del 4 per cento alla Camera e quella dell'8 al Senato in Sicilia. Resta fuori invece la Destra di Francesco Storace e Daniela Santanchè, anche se, superando il 2 per cento a livello nazionale, sottrae voti alla coalizione berlusconiana. Il Pd di Veltroni non arriva al 35 per cento, fissato da molti osservatori come limite oltre il quale si sarebbe potuto parlare di "risultato positivo ". Si attesta però sopra il 33% sia al Senato che alla Camera crescendo rispetto al 2006, quando la lista unitaria di Margherita e Ds incassò il 31,3%. E l'unico suo alleato, La terza volta Silvio Berlusconi soddisfatto per la terza vittoria dopo il '94 ("c'era l'assoluta opacità di quello che andavamo a fare, ero un imprenditore") e il 2001 ("andammo al governo con la consapevolezza di ciò che sarebbe stato necessario fare") La delusione Il palco del Partito democratico con il leader e gli esponenti del partito: dalla speranza alla delusione per la sconfitta.

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<Saranno cinque anni difficili Aperto ai suggerimenti del Pd> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE "Saranno cinque anni difficili Aperto ai suggerimenti del Pd" Il Cavaliere: sono commosso. Ho gradito gli auguri di Veltroni "Il successo dimostra che il voto 2006 era irregolare. Subito al lavoro su rifiuti e Alitalia" ROMA - L'ha vissuto come "uno dei momenti più belli della vita, il coronamento di un sogno". Ha atteso le nove di sera per rilasciare un commento ufficiale, ma la parola storia, la convinzione di vivere "un momento e una vittoria storica", è concetto che fa capolino per tutto il pomeriggio nella mente di Silvio Berlusconi. Insieme alla commozione, esplicitata nel primo comunicato: "Abbraccio e ringrazio di cuore tutti gli italiani". Il premier in pectore ha trascorso ad Arcore la sua giornata. Chi è stato con lui lo ha trovato felice e soddisfatto, ma con misura: "Moderato anche nella felicità", dirà in serata Paolo Bonaiuti. E anche un tantino spensierato, visto che per un'ora fa perdere le sue tracce e va a visitare una villa che sarà sede di quell'università del pensiero liberale che da due anni è uno dei suoi pallini. A Rai1 e Canale 5 Berlusconi parla all'ora di cena. Si dice "pronto ad accettare voti dell'opposizione sulle riforme". Consapevole "della grande responsabilità e che ci attendono 5 anni difficili, che però serviranno per ammodernare il Paese, per riprendere un percorso interrotto". Aggiunge che nessuno gli toglierà dalla mente che "il voto del 2006 era irregolare". Di avere già "in testa la squadra di governo ". Che lavorerà da subito su Alitalia e sull'emergenza rifiuti in Campania. Il primo viaggio all'estero, conferma, sarà in Israele. A casa con i suoi ospiti, durante la giornata, Berlusconi parla un po' di tutto. Dell'affermazione di Di Pietro, il simbolo del suo orrore durante tutta la campagna elettorale: "Come si fa a dargli tanti voti, non capisco". Della Lega, del grande risultato del partito di Bossi: "Sono molto contento che il mio alleato più fedele sia stato così gratificato, è sempre stato anche la mia forza, oggi più che mai". Sull'esclusione della sinistra dal Parlamento invece anche qualche rammarico, frutto di una preoccupazione: "Governare con una protesta di piazza amplificata dall'assenza di rappresentanza". Ringrazia Walter Veltroni, che lo chiama nel pomeriggio per riconoscere la sconfitta e fargli gli auguri di buon lavoro, gesto apprezzato dal Cavaliere. Si sente a telefono con Gianfranco Fini, con cui da domani dovrà trovare un percorso definito per il nuovo partito. Con Umberto Bossi, al quale farà forse qualche concessione in più nell'esecutivo. In serata è con gli amici più cari, i collaboratori di sempre, quel pezzo di mondo che gli era vicino anche al momento della discesa in campo. A cena ad Arcore ci sono Fedele Confalonieri, la figlia Marina e il suo compagno, l'imprenditore Tarek Ben Ammar, il capo di Mediolanum Ennio Doris, l'avvocato e amico Nicolò Ghedini, il direttore del Tg4 Emilio Fede, l'ad del Milan Adriano Galliani, l'amministratore delegato di Publitalia Giuliano Adreani, il consulente Bruno Ermolli, che segue da alcune settimane la vicenda Alitalia per il Cavaliere, il professore Alberto Zangrillo, suo medico personale, Sandro Bondi e numerose altre persone. Parla anche del leader del partito democratico: "Ha fallito - più o meno il concetto - ma non poteva essere diversamente. Il nostro risultato dimostra anche che il malcontento era gigantesco. Eppure ha avuto il merito di aver semplificato la vita politica italiana, in senso bipolare ". Davanti Villa San Martino, ad Arcore, un carosello di auto fa festa sino a notte fonda. Senato dati parziali 47,3 (FI-An-Lega) 40,9 Marco Galluzzo GUARDA I commenti di Berlusconi www.corriere.it 2006.

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E il Cavaliere ha già pronto il governo Letta vicepremier, Esteri a Frattini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE E il Cavaliere ha già pronto il governo Letta vicepremier, Esteri a Frattini Alla Lega due ministeri tra cui il Viminale. Formigoni, ipotesi Senato ROMA - "Abbiamo fatto la rivoluzione. Merito nostro e merito anche di Veltroni". Ieri le urne non hanno solo consegnato a Berlusconi la vittoria, ma hanno cambiato anche il profilo politico del Paese. E chissà se il Cavaliere ha affrontato l'argomento al telefono con il leader del Pd, se gli ha riconosciuto il ruolo di aver contribuito a "cambiare la faccia del sistema". è certo che la sua soddisfazione per aver centrato il risultato si è unita al compiacimento per aver fatto piazza pulita degli ex alleati centristi, così da potersi concentrare sul governo. "Vorrò essere ricordato come un uomo di Stato", ha sussurrato il capo del Pdl. E per quanto possa sembrare un epitaffio su se stesso, la frase testimonia che era già proiettato sul compito che l'attende a palazzo Chigi, dando per scontato il risultato prima dell'annuncio. Lo stesso Fini era convinto del successo, tanto che venerdì aveva confidato ad un amico: "Ci prenderemo la rivincita con gli interessi ". Così è stato. "E il risultato è più che soddisfacente - ha commentato il leader di An - visto che il simbolo era nuovo". Solo che il dopo- voto si preannuncia più difficile del voto, stavolta infatti non sarà più come le volte precedenti, e l'incombenza si avvertiva ieri anche nelle parole con cui Bossi ha catechizzato i suoi: "Mi raccomando, dovremo essere governativi e responsabili". Come a voler smentire lo stereotipo di una Lega barricadera. Ciò non vuol dire che tutto è stato predisposto. Gli unici incarichi sicuri sono quelli di Tremonti all'Economia e di Frattini agli Esteri, come annunciato dal Cavaliere. Per il resto c'e lo schema che Berlusconi ha in testa per il suo governo: il gabinetto infatti sarà per metà composto da esponenti di Forza Italia e per l'altra metà da An e Lega. Ma il modulo è l'unica certezza, perché la formazione dell'esecutivo è da definire. D'altronde il futuro premier doveva aspettare il voto per verificare quali fossero i rapporti di forza nel centrodestra e il peso dei dicasteri da assegnare poi agli alleati. Quando Berlusconi dice che la Lega avrà "due ministeri" invece dei tre preventivati, è perché - forte del risultato - Bossi può ora rivendicare con successo il dicastero pesante del Viminale e un posto di governatore in una regione del Nord. Così, se davvero Formigoni puntasse alla poltrona del Senato - bilanciando la presidenza di Fini alla Camera - la Lega reclamerebbe per sé il Pirellone. Un traguardo storico, che potrebbe raggiungere ai danni di An. Nella battaglia di posizionamento in queste settimane si sono inseriti in molti: per gli Interni, gli Esteri e anche la Difesa, con Martino sponsorizzato da alcuni ex colleghi europei e da politici americani di primo piano. Si dice che la prossima settimana Martino partirà per gli Stati Uniti, dove la madre di McCain - il candidato repubblicano alla Casa Bianca - avrebbe organizzato una cena in suo onore. "Di ministeri parleremo dopo il voto", aveva detto Berlusconi per evitare frizioni in campagna elettorale con gli alleati, e con gli stessi esponenti del suo partito. Le pressioni dentro Forza Italia erano infatti diventate molto forti, tanto che per tamponarle il Cavaliere aveva preannunciato un incarico ministeriale "di peso" per Gianni Letta. Se si trattasse di un escamotage o di una vera mossa non è dato saperlo, di sicuro Letta - nei suoi colloqui riservati- aveva anticipato ad alcuni interlocutori dello schieramento avverso che "io non farò mai il ministro". Sarà vicepremier, che un po' è come rifare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. "In fondo - sorrideva ieri un autorevolissimo dirigente azzurro - Gianni per Berlusconi è come la coperta per Linus". Letta è insostituibile in quel ruolo. Anche per tenere i rapporti con il Pd. Perché il voto avrà pure innescato "la rivoluzione", ma è tutto da vedere se e in che modo si svilupperà il dialogo con Veltroni. L'esito del risultato è stato al centro di una prima analisi nel Pdl: "E mentre noi abbiamo vinto senza colpire a morte l'Udc - ha commentato Matteoli - dal-l'altra parte Veltroni ha cannibalizzato Bertinotti senza ottenere il successo. Segno che ha fatto il pieno a sinistra, non ha sfondato - anzi ha perso - al centro, e dovrà fare i conti con un'area estrema che farà della piazza il suo Parlamento. Il rischio insomma è che tutto ciò metta in difficoltà il settore moderato dei democratici. Con quali riflessi sul dialogo, non si sa". In verità, gli interrogativi vanno allargati anche al centrodestra, visto che Lega è pronta a mettersi di traverso rispetto a ipotesi di "intese" con Veltroni. Martino ritiene che il Cavaliere ci proverà comunque, perché Berlusconi - a suo dire - "non credo vorrà abusare della vittoria, e nel caso in cui lo riterrà necessario, aprirà il confronto con il Pd per varare riforme condivise. Lui sa che i cittadini non lo hanno votato per gestire l'esistente. Altrimenti si sarebbero tenuti il centrosinistra". Le incognite sul futuro sono molte. L'unica certezza è che ieri Berlusconi ha iniziato a "sfidare" Veltroni proprio sul terreno del dialogo, prima di tornare a festeggiare con gli amici più intimi la rivincita: "L'avevo detto che Prodi sarebbe stato una parentesi". Quanti due anni fa avevano creduto alla sua "rimonta"? Berlusconi IV Dall'alto in senso orario, Giulio Tremonti, Stefania Prestigiacomo, Franco Frattini, Ignazio La Russa e Lucio Stanca; a destra, Gianni Letta Francesco Verderami GUARDA La videochat sul voto, dalle 12 www.corriere.it.

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Vince il bipolarismo Carroccio e Di Pietro nuove <ali radicali> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 3 autore: di RENATO MANNHEIMER categoria: REDAZIONALE L'analisi Vince il bipolarismo Carroccio e Di Pietro nuove "ali radicali" L'indecisione è durata fino alla fine: un votante su cinque dichiara di avere maturato la sua scelta definitiva solo nell'ultima settimana. Ma, questa volta, il comportamento degli elettori non ha portato solo ad un nuovo Parlamento. E' emerso anche un significativo mutamento dell'intero sistema di offerta dei partiti. Infatti, l'aspetto più importante di queste elezioni è costituito dal rafforzamento del bipolarismo. Si tratta di una ulteriore tappa della profonda trasformazione in corso da qualche tempo nella struttura dell'offerta politica del nostro Paese. Il processo è stato a suo tempo innescato dai leader di partito (prima il "correrò da solo" di Veltroni e, successivamente, la formazione del Pdl da parte di Berlusconi) e si è fortemente accentuato, oggi, in seguito alle scelte degli elettori. Più di otto votanti su dieci, con l'opzione per le coalizioni maggiori, hanno sottolineato la loro inclinazione verso una radicale semplificazione dello scenario. La conseguenza è, come si è detto, una sostanziale modifica di fatto del sistema politico, nonostante la - per certi versi in contrapposizione alla - pessima legge elettorale. Ciò ha portato alla mancata conferma delle ambizioni dell'Udc (che auspicava una maggiore attenzione verso le forze collocate al centro) e, specialmente, alla bruciante sconfitta del progetto di Bertinotti, che ha visto molti suoi ex votanti scegliere il Pd o l'astensione o, in certi casi, i partiti dell'estrema sinistra. All'interno di questo stesso processo, però, si è accentuata l'importanza della componente "radicale" dell'offerta politica entro le coalizioni maggiori. In questa luce, va letto l'incremento del seguito di Di Pietro e, specialmente, il grande exploit della Lega. Quest'ultimo è stato favorito anche dall'aggravarsi del disagio soggettivamente percepito dalle popolazioni del Nord - ricordato più volte su queste colonne - e acuito, nelle ultime settimane, dall'irritazione per la gestione della vicenda Alitalia, considerata eccessivamente "romana". Questa profonda evoluzione nelle preferenze di partito non deve far trascurare l'importanza del calo della partecipazione, confermato anche dai dati definitivi. Esso indica infatti l'esistenza di una diffusa insoddisfazione di certe fette di cittadini per le scelte dei propri leader: tanto che il 20% degli astenuti ha dichiarato di non essersi recato alle urne perché "non contento dei programmi proposti dai partiti". Ma, specialmente, costituisce un segnale del progressivo disinteresse dell'elettorato per la consultazione, rilevato anche dai sondaggi sulla partecipazione alla campagna, risultata inferiore rispetto al 2006. Indecisione e astenuti Un votante su 5 ha maturato la sua decisione nell'ultima settimana L'aumento dell'astensione dimostra la crescita della disaffezione verso la politica.

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Silvio, sono dolori. Può tornare il terrorismo> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Intervista a Cossiga "Avrà contro sindacati, poteri forti e giudici. E Veltroni dovrà contenere le spinte dell'estrema sinistra" Silvio, sono dolori. Può tornare il terrorismo" ROMA - "Per Silvio Berlusconi adesso cominciano i dolori, ha una maggioranza ampia ma governare sarà davvero difficile. Immaginavo che avrebbe vinto, ma solo di poco". Il senatore a vita Francesco Cossiga è convinto che il Paese conoscerà una nuova stagione di turbolenze politiche e di piazza. Perché fa questa previsione? "Perché lo sconfitto, il leader del Partito democratico Walter Veltroni, o chi eventualmente gli subentrerà, sarà costretto a condurre una durissima opposizione non soltanto nelle aule parlamentari... ". Eppure i segnali da parte del Pd sono stati di tutt'altro genere. "Sarà costretto a dare ascolto e raccogliere le preoccupazioni di tutti gli antiberlusconiani, degli operai della Fiom, dei precari, dei giovani no global e dei centri sociali, insomma di tutti coloro che una volta erano rappresentati da Rifondazione comunista, da ieri fuori del Parlamento. Sarà obbligato a farlo per impedire che si creino le condizioni della rinascita del terrorismo brigatista. E il terrorismo di sinistra tornerebbe ad agire se, per ipotesi, si facessero le larghe intese. Non va dimenticato infatti che il brigatismo si scatenò trent'anni fa, con il sequestro di Aldo Moro, contro il compromesso storico, contro il governo di larghe intese guidato da Andreotti e nel quale io ero ministro dell'Interno, e posso oggi dire di essere stato indicato dai comunisti". Senatore, è davvero convinto che questa sarà la linea del Pd nonostante Veltroni abbia detto in campagna elettorale che era finita la stagione della contrapposizione frontale? " è l'unica strada possibile. Il Pd deve diventare una vera forza socialdemocratica in grado di assorbire la sinistra radicale. Non farlo, non mantenere i contatti con le masse, ripeto, può diventare pericoloso. L'opposizione è dura oppure non è, non può essere il partito delle banche". Eppure si è parlato tanto di dialogo tra schieramenti opposti... "Solo in Italia si sostiene che le riforme si fanno d'accordo, che i posti si spartiscono, che la televisione di Stato deve essere indipendente. Ricordo che quando il redattore politico della Bbc parlò male della politica di Tony Blair l'indomani fu cacciato via e non ci fu nessuno sciopero, nessuna interrogazione, perché il suo comportamento fu considerato antidemocratico. Il pensiero era: "se tu vuoi parlare contro il governo lo puoi fare dall'opposizione". La libertà di stampa consiste nel pluralismo della stampa". Secondo lei, che cosa succederà a Veltroni? "Lui ha commesso l'errore di non dire che stava vincendo. Mi spiego: quando si guida un esercito, per essere seguiti dalla truppa, si dice che si sta vincendo e non che si sta perdendo. Ha ripetuto: la rimonta, la rimonta, siamo a due punti. Erano convinti che il distacco fosse minimo, ma gli italiani per natura non stanno con chi perde ma con chi vince. Dentro il partito, Walter ha contro i prodiani e i dalemiani tacciono. E questi sono pessimi segnali per lui". Torniamo a Berlusconi. Alcuni osservatori sostengono che per lui è l'ultima chance, e che non ci sono più alibi perché all'interno del centrodestra non ha più dei frenatori. "Ripeto: sarà difficile per lui. Avrà contro i sindacati, per i quali non tutti i governi sono uguali, la magistratura - nonostante dal programma abbia espunto qualunque riferimento a ipotesi di separazione delle carriere tra pm e giudici - i poteri forti, anche se forse qualcosa è cambiato con la presidenza di Emma Marcegaglia in Confindustria. E poi avrà contro anche le grandi banche. Berlusconi è nelle stesse condizioni politiche nelle quali si trovava nel 2001. Un conto è vincere, un conto è governare. E per vincere bisogna avere dalla propria parte sindacati, poteri forti e magistratura. E poi dovrà affrontare i problemi dell'economia, dall'Alitalia all'inflazione". Francesco Cossiga Capo dello Stato dal 1985 al 1992 Lorenzo Fuccaro.

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Trionfa Berlusconi, boom della Lega (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-15 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE I risultati Il Popolo della Libertà al 38 per cento, Bossi oltre l'8. L'Udc supera il 5. Il Pd è a quota 33%, Di Pietro al 4,3 Gli scenari Il leader pdl: "Subito Alitalia e rifiuti". E apre all'opposizione: "Siamo pronti a lavorare insieme sulle riforme" Trionfa Berlusconi, boom della Lega Maggioranza netta: 30 seggi in più al Senato, 100 alla Camera Il Cavaliere: anni difficili. Veltroni: complimenti, ma siete divisi ROMA - Vittoria netta di Silvio Berlusconi e del Popolo della Libertà alle elezioni politiche sia alla Camera, sia al Senato. E grande affermazione della Lega Nord, che al Pdl è collegata e sfonda in tutto il Nord. La rimonta di Walter Veltroni e del Pd non è riuscita: si sono fermati al 33% dei consensi. "Risolverò da subito il problema dei rifiuti in Campania e di Alitalia - ha detto il leader del Pdl -. Abbiamo davanti anni difficili, siamo pronti a lavorare con l'opposizione sulle riforme ". Veltroni fa i complimenti all'avversario. DA PAGINA 2 A PAGINA 27.

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<La destra ha vinto, ora governi Siamo disponibili al dialogo> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE "La destra ha vinto, ora governi Siamo disponibili al dialogo" Veltroni "nomina" Berlusconi e lo chiama. Le lacrime di Flavia Il leader del Pd: una grandissima energia, siamo la prima forza riformista che l'Italia abbia mai avuto ROMA - Il cartello "Comunque vada grazie Walter" sventola alla finestra del "loft" come un cattivo presagio, sono le otto della sera e Walter Veltroni scende con un sorriso mesto i 18 gradini della sede del Pd, un cronista crudele domanda "allora segretario, si può fare ancora? " ma il leader tira dritto. E sotto la cupola dell'ex mercato del pesce ebraico, scelto come suggestiva sala stampa, ammette che il miracolo non c'è stato, la "grande rimonta" non basta per governare il Paese. Dai palchi di 110 province ha parlato sempre a braccio, ma ora sistema un foglietto sul leggio, dallo staff parte un applauso, Veltroni sibila un "grazie", deglutisce e si vede che è commosso. "Come è buona prassi in tutte le democrazie occidentali ho telefonato al leader del Pdl, Silvio Berlusconi - ed è la prima volta che lo chiama per nome - per esprimergli i miei complimenti e fargli gli auguri di buon lavoro. Ora gli spetta il compito di governare, spero lo faccia nel rispetto dei valori fondamentali della nazione". Sul palco, come a dire che la sconfitta è di tutti, sono schierati i big del partito, Anna Finocchiaro in nero e rosso lacca, Franceschini, D'Alema, Fassino, Rosy Bindi, Letta, Fioroni, Realacci, Soro, Giovanna Melandri, si notano l'assenza di Rutelli e il maglione verde speranza di Goffredo Bettini. "Il risultato è chiaro - riprende il filo Veltroni -. La destra governerà il Paese, che ha ribadito con forza il proprio rapporto con la democrazia e le istituzioni". L'antipolitica non esiste, è il senso delle parole del segretario e se pure l'affluenza è calata lui non condivide "i toni usati da alcuni". Chiudendo la lunga rincorsa elettorale aveva predetto che "lunedì sera " l'alleanza di centrodestra si sarebbe disintegrata, ma ora è il tempo della disillusione, ora Veltroni si limita a sottolineare le "altre verità" della vittoria di Berlusconi e cioè che la Lega si è rafforzata mentre il Pdl ha visto calare i consensi. E adesso deve sciogliere il nodo, "restare un cartello elettorale o diventare un partito"? Certo che è deluso, l'uomo del pullman, ma ai suoi ha detto che un vero democratico accoglie la sconfitta con onore e dignità. E dunque rivendica la scelta di separarsi da Bertinotti, i 22 punti di distacco recuperati e l'arrivo in Parlamento, se non del primo partito (come aveva sperato con gli exit poll del pomeriggio), di una "grandissima energia, la prima forza riformista che l'Italia abbia mai avuto". La nuova stagione inizia, il Pd non governerà ma farà una opposizione di "unità nazionale ". Il bene del Paese viene prima è il "credo" di Veltroni, il segretario non lo rinnega e apre al dialogo, offrendo "piena disponibilità ad affrontare le riforme istituzionali e a mutare la legge elettorale". Nel chiuso del loft, la casa dei democratici con vista sul Circo Massimo, Ds e Dl ragionano sul "dopo", gli uni nella stanza di Veltroni e gli altri in quella di Franceschini. Le lacrime delle ragazze del pullman e quelle della moglie Flavia, gli abbracci con le figlie, il regista Ettore Scola che parla di "grande vittoria" e le facce attonite dei giganti della scorta. Come sta Walter? "Bene - sorride amaro Nicola Latorre - Ma certo non c'è un clima di festa, abbiamo perso le elezioni...". Monica Guerzoni.

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Prodi amaro: si dorme nel letto che si è preparato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Il Professore L'attesa nella casa di Bologna: "profonda delusione" per come si è conclusa la stagione dell'Unione Prodi amaro: si dorme nel letto che si è preparato DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA - Finestre e portone di casa chiusi. Un gesto dalla finestra, a metà pomeriggio, per mandare via la scorta. Un "no" con il dito all'indirizzo dei giornalisti. Il ritorno del Cavaliere ha l'effetto di un bavaglio su Romano Prodi. Dalla casa di via Gerusalemme, nel giorno che sancisce la fine della breve e chiassosa stagione del centrosinistra, non escono dichiarazioni ufficiali, ma solo sensazioni pesanti, pensieri cupi, recriminazioni che soltanto nei prossimi giorni prenderanno probabilmente forma compiuta. "Romano temeva che finisse così, non poteva dirlo e ha sperato fino all'ultimo di sbagliarsi, ma i segnali non erano affatto buoni e quando ha visto che calava l'affluenza al voto in Emilia e che la Lega era in crescita, ha capito che era finita..." racconta chi gli è stato vicino in queste ore. Un pessimismo, quello del premier dimissionario, tenuto nascosto fino all'ultimo. Che nemmeno i cori e le ovazioni ricevute l'altra sera dai 40 mila di piazza Maggiore, durante l'ultimo (e unico) comizio di questa sua defilatissima campagna elettorale, erano riusciti a scalfire. Nel Prodi che assiste dal tavolo di lavoro al ritorno del Berlusconi Ter, sforzandosi di concentrarsi sugli incontri che tra domani e giovedì avrà al Consiglio di sicurezza dell'Onu, a New York, convive un coacervo di sensazioni. "Profonda delusione" per come si è conclusa la stagione dell'Unione e per come è andato in pezzi il suo governo. "Preoccupazione" per il futuro dell'Italia, incalzata da venti di crisi che imporrebbero "politiche rigorose e coerenti ". La consapevolezza che, nonostante la netta sconfitta elettorale, il Pd "è diventato un punto di riferimento per la democrazia italiana". Poi c'è anche, ma difficilmente il Professore su questo si lascerà scappare una parola, la conferma di vedere ancora una volta confermato dalle urne il suo ruolo di indiscusso "anti-Berlusconi": l'unico capace di batterlo due volte ('96 e 2006), facendo da argine a quello che altrimenti sarebbe stato un quindicennio nel segno del Cavaliere. Magra consolazione, in una serata che riporta all'anno zero quella sinistra radicale che tanto ha fatto penare Prodi nei suoi 20 mesi a Palazzo Chigi. Difficile dire cosi provi il Professore nel vedere Bertinotti costretto ad alzare bandiera bianca. Qualcuno, raccontano, pare l'abbia sentito sussurrare: "Ognuno dorme nel letto che si fa". Come dire: se la sono cercata, segando l'albero di governo sul quale erano seduti. Acqua passata, ormai. L'unica cosa certa è che il Professore, a parte il ruolo di presidente del Pd, con la politica attiva ha chiuso. Il suo rapporto con Veltroni, con il quale si è ripetutamente sentito al telefono e del quale dice di "aver condiviso la campagna elettorale", non sembra riservare scintille. Il resto è proiettato sulla scena internazionale. Si è profilata la possibilità di un incarico direttivo all'Unesco, poi tramontata. "Ma le occasioni non mancano, vedremo, valuterò..." confessa il Professore. Nonno sì, ma non troppo. L'Emilia Il pessimismo nel pomeriggio, dopo i dati su bassa affluenza e avanzata della Lega in Emilia Ex premier Romano Prodi Francesco Alberti.

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Rovati: alla Camera io per l'Udc Ora Pier e Walter si accordino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il consigliere di Prodi "Romano è stato un signore, ma non farà il nonno" Rovati: alla Camera io per l'Udc Ora Pier e Walter si accordino "Non chiedo la testa del leader pd, ma per il futuro dico Draghi" MILANO – La prima telefonata è con Prodi: "Eh no Romano, non va bene per niente. Se si ferma al 33, Veltroni avrà i suoi problemi". La seconda è con D'Alema, che tenta di rincuorarlo: "Aspettiamo Angelo, non è detta l'ultima parola, anche se tutte le mie indicazioni confermano che la Lega va fortissimo ". La terza è di Costamagna, banchiere vicino al Pd, che è fermo agli exit poll; tocca a lui dargli la notizia: "è un disastro, una mazzata pazzesca". Angelo Rovati, uomo-chiave del prodismo, fondatore del Partito democratico, segue lo spoglio da solo, nel suo ufficio di Milano. "Ormai sono fuori dai giochi: posso dire quel che penso, e scegliere di conseguenza. Alla Camera, ho votato la vera novità di queste elezioni: l'Udc". Proprio lei, indicato da Prodi tra i 45 saggi che hanno fatto nascere il nuovo partito? "Ho pur sempre votato Pd al Senato. Ma mi pareva giusto appoggiare anche la scelta di Casini, dopo averlo incoraggiato di persona. Siamo pur sempre entrambi bolognesi, e soprattutto democristiani. Così gli ho detto: “Piero, hai 52 anni; se non lo fai adesso, non lo fai più”. Lui ha dimostrato carattere, ed è stato premiato: lo scudo crociato tiene. L'ho votato sia perché, con la scomparsa del partito socialista, l'Udc è l'ultimo partito della Costituente a entrare nel nuovo Parlamento. E soprattutto perché l'unica speranza per il futuro è un accordo tra i democratici e i moderati". Il Pd, nota Rovati, è poco sopra i numeri del 2006. "Alla fine, la magia di battere Berlusconi è riuscita solo a Prodi, e per due volte. Veltroni ha fatto una buona campagna, adottando una tattica del basket, di cui è tifoso: all'inizio una “zona adeguata”, una difesa per parare i colpi; poi un tentativo di pressing a tutto campo; alla fine però sono mancati i tiri da tre punti". Rovati, lei è stato cestista per davvero, in serie A. Forse occorreva una tattica diversa. "è mancato lo spirito ulivista: l'apertura al centro cattolico, la logica delle alleanze. è evidente che la sinistra riformista da sola non ce la fa. L'operazione Calearo-Colaninno non è servita a nulla. Era meglio tenersi stretto De Mita, che è sempre una mente lucidissima. Ora non sarebbe giusto chiedere la testa di Veltroni, che è stato legittimato dalle primarie. Ma Walter deve tessere l'alleanza con Casini. Sono molto diversi, uno viene dal Pci l'altro dalla Dc, ma sono pur sempre coetanei. Fanno politica fin da bambini, e questo è un bene. Sommando alla coalizione di Veltroni il 6% di Casini, siamo al pareggio. Se poi l'alleanza del futuro fosse guidata da un grande economista, da un Mario Draghi… ". Il presente però è di Berlusconi. "Sì, la leadership del centrodestra è più che mai nelle sue mani. E proprio questo dovrebbe indurre Casini, che si considera alternativo a Veltroni, a lavorare con lui". Berlusconi, in un'intervista al direttore del Riformista Antonio Polito, poco prima del voto scherzava: "Di sicuro non farò un piano Rovati". "Certo. Farà un piano Ermolli" è la replica, altrettanto sorridente. "Ho trovato davvero bello l'ultimo libro di Tremonti - dice Rovati -. Anche perché mi dà ragione: la crisi del mercatismo, il ritorno della mano pubblica…". Il "piano Rovati" riguardava Telecom. Il "piano Ermolli" potrebbe riguardare Alitalia. "La questione è molto grave. Se salta l'accordo con Air France, ci sono da trovare dieci miliardi di euro. La prova del governo sarà durissima. Un ruolo chiave toccherà a Gianni Letta, in vista delle riforme che vanno fatte insieme e in fretta, pena l'esplosione della protesta antipolitica. Certo che Silvio è formidabile. Con Romano, l'unico vero innovatore di questi quindici anni. L'Italia è, come sempre, un Paese di centrodestra, e lui sa interpretarne la pancia e il cuore". Siete amici, vero? "Ci lega una simpatia istintiva. La lezione del voto è che Berlusconi va sempre guardato con rispetto, e mai sottovalutato ". Al telefono, Prodi non sembra contento del successo di Di Pietro. "è stato uno degli ossi più duri - commenta Rovati -, e ora la sua influenza aumenta ". Il dissidio tra Di Pietro e Mastella certo non ha giovato al governo. "è vero. Ma non credo alle dietrologie. Il governo è caduto perché Mastella non ha retto. E Berlusconi l'ha fregato magistralmente. Prima firmando la lettera in cui gli prometteva deputati e senatori. Poi andando lui stesso in tv a raccontare tutto, e ad annunciare che aveva cambiato idea". Telefona la moglie, Chiara Boni, la stilista. Si parla del voto in Emilia: "Hai visto cara? Bertinotti scompare, la Lega sale al 7%. Forse sono i comunisti che hanno votato Bossi. Oppure i comunisti hanno votato Pd, e una parte dei nostri elettori sono passati alla Lega per protesta: contro l'insicurezza, contro l'immigrazione clandestina. Il Partito democratico non ha saputo intercettare il voto popolare e di protesta ". Un errore occultare Prodi? "La scelta è stata di Romano. Ha mantenuto un profilo istituzionale, dimostrando di essere un uomo di Stato, oltre che un gran signore". Ora cosa farà? "Non solo il nonno. In Italia non esiste uno con la sua agenda, con i suoi contatti internazionali; sono certo che li metterà a disposizione del Paese. Girando il mondo con lui ho visto presidenti e anche dittatori che lo trattano con affetto filiale o fraterno. Nazarbaev, il leader del Kazakistan, guarda Romano come fosse un'immagine sacra. Tremonti lo dice per criticarlo, ma Prodi è davvero il leader europeo più vicino alla Cina; e in una vicenda come quella del Tibet potrebbe tornare utile. Penso a un ruolo in un'istituzione internazionale, come il Wto. Ma il campo in cui Romano potrebbe essere decisivo è il conflitto con l'Iran: a Teheran ha relazioni molto strette". Sì, ma in Italia la sua stagione politica si chiude con un risultato elettorale decisamente negativo. "Attenzione però: escono dal Parlamento le forze che gli hanno impedito di governare. Bertinotti è fuori, Mastella pure, Dini è di là. In fondo, gli elettori hanno visto giusto". "Silvio è formidabile" "A Berlusconi mi lega una simpatia istintiva. Con Prodi è l'unico innovatore di questi quindici anni" La scelta Angelo Rovati. Ha votato Udc Aldo Cazzullo.

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Alemanno, la festa e la cautela (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-15 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Pdl Attacco a Veltroni: "Per lui la Capitale è stata una zavorra, dalla morte della signora Reggiani" Alemanno, la festa e la cautela "Bene il dato nazionale, ma quella su Roma è un'altra partita" I numeri del dato nazionale scorrono sugli schermi e sulle agenzie, la vittoria del Pdl a Camera e Senato diventa sempre più netta minuto dopo minuto, ma Gianni Alemanno ha l'espressione preoccupata. Un po' perchè il susseguirsi di exit poll, proiezioni e dati parziali, lo ha definito "uno stillicidio", un po' perchè è scaramantico, un po' - forse - perchè fiuta l'aria che tira. In ogni caso, nonostante tutto, Alemanno non può essere felice. E ai suoi, tra un'intervista e l'altra, lo dice chiaramente: "Mi sento con le mani legate... ". Nel senso che, questa sera, lui non può festeggiare. E allora, visto che gli exit poll danno un Rutelli vicino al 50%, il candidato del centrodestra sembra mettere le mani avanti: "Questo risultato come un traino per il Campidoglio? Vediamo... Roma ha sempre dimostrato di votare in maniera indipendente da quello che succede a livello nazionale. L'esempio del 2001 è chiaro: vittoria di Berlusconi alle politiche e di Veltroni al Comune". Quindi? "Quindi quella per la nostra città è un'altra partita. Non mi faccio nessuna illusione: conteranno i programmi, e quello che abbiamo fatto in questo mese io e Rutelli". E poi ribadisce: "Il mio umore? Contento per la vittoria, ma in attesa di quello che succede a livello comunale". Si scioglie un po' di più solo quando deve commentare il dato del Pd di Veltroni, suo avversario nella precedente campagna elettorale comunale e obiettivo di polemica in quella appena conclusa: "Non ha raccolto quello che si aspettava, e non è riuscito a recuperare l'immagine negativa del governo Prodi. Ha mosso tutto il suo repertorio, ma non gli è bastato". Ma Roma può aver influito, in qualche modo? "Roma gli si è sbriciolata tra le mani, soprattutto negli ultimi due anni e ancora di più negli ultimi mesi, dalla morte della signora Reggiani in poi. Pensava che aver governato qua gli facesse da trampolino di lancio, invece Roma si è rivelata la sua zavorra". All'Auditorium della Tecnica, dove è stato allestito il quartier generale del Pdl, Alemanno arriva dopo le 18 e dopo aver passato a casa tutta la giornata. L'ex ministro fa il giro di televisioni e radio, beve un bicchiere di coca cola e riparte, lanciando un amo a Storace: "Il risultato della Destra c'è, non è un dato marginale o un consenso irrilevante. Il nostro obiettivo, in caso di ballottaggio, è riunificate il centrodestra attorno ad un programma preciso". Verso sera, Alemanno è tornato al suo comitato elettorale, a via Salandra, per una riunione coi "fedelissimi". E poi, prima di mezzanotte, di nuovo all'Eur. Sempre in attesa e sempre agganciato allo stillicidio di voci ed exit poll, in attesa dello scrutinio del Comune che seguirà di nuovo nel suo quartier generale. \\ "Il risultato della Destra c'è, non è un dato marginale o un consenso irrilevante" Gianni Alemanno Ernesto Menicucci.

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La città al Pd Il Lazio al Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-15 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE La città al Pd Il Lazio al Pdl Comune e Provincia di Roma solo oggi i verdetti delle urne La Capitale continua a premiare Veltroni, ma il Lazio cambia segno e, dopo un lungo testa a testa, il Senato va al Pdl La capitale premia il Pd, ma nel resto della regione vince il Pdl: in città alla Camera il Partito democratico (con i voti di Di Pietro) è in testa con il 43,8%, con il Popolo della libertà al 41,4. Al Senato, invece, nel Lazio dopo lunghe ore di testa a testa, il Pdl la spunta con il 44,2 sul Pd che raccoglie il 37,2 (ma sommando i voti dell'Idv, il partito di Veltroni ottiene il 41,3). è questo il dato che è uscito ieri dalle urne che ridisegnano anche gli equilibri politici della regione. Buona l'affermazione al Senato dell'Italia dei Valori che arriva al 4,1%, un soffio sotto l'Udc che si attesta al 4,7, mentre la Sinistra arcobaleno crolla al 3,2, appaiata alla Destra di Storace, ma nessuno dei due raggiunge il quorum. Tutti gli altri partiti arrivano sotto l'1%. Il risultato che si profila alle politiche in città si riflette anche sulla sfida per il Campidoglio: al momento sommando i voti delle coalizioni, appare probabile una prosecuzione del confronto al ballottaggio tra Francesco Rutelli e Gianni Alemanno. Lo spoglio per le comunali, però, comincia solo oggi. Al Senato lo spoglio quasi completo delle 5.235 sezioni vede nella capitale il Pdl al 41,5% e il Pd al 39,4, ma sommmando il dato dell'Idv (4,5%) la coalizione guidata da Veltroni incassa il 44% contro il 41,8 del Pdl (che raccoglie anche i voti del Movimento per l'autonomia del Sud). Nel resto del Lazio la situazione è ribaltata: a Viterbo il Pdl sta al 47,3%, il Pd al 35,3. Stesso scenario a Rieti: il Pdl raggiunge il 43,9 e il Pd solo il 37,2. Stesso discorso a Frosinone (Pdl al 47,9 e Pd 31,7). Grande successo pure a Latina per il Pdl che doppia il Pd: 55,1 contro il 27,6. Alla Camera nella capitale (Circoscrizione Lazio 1), quando mancano poche decine di sezioni sulle 3.735 totali, gli elettori premiano il Pdl con il 41%, mentre il Partito democratico è al 39,2. Nelle altre 4 province, invece, nella Circoscrizione Lazio 2, il partito di Berlusconi la spunta nettamente (a Rieti Pdl 43,3 e Pd 36,5, a Frosinone Pdl 46,6 e Pd 30,7, a Latina Pdl 55,1 e Pd 26,8, a Viterbo Pdl 46,5 e Pd 34,5). Analizzando il voto nei Municipi alla Camera, il Pdl ne porta a casa 3: l'VIII (Don Bosco, Torre Maura e Torre Angela), il XVIII (Aurelio, Trionfale e Primavalle) e il XX (La Storta, Cesano e Tor di Quinto). Negli altri 16 Municipi la vittoria va all'alleanza tra Pd e Idv. I romani hanno scelto di votare più per le politiche che per le amministrative: nelle 2.600 sezioni della città l'affluenza dei votanti alla Camera raggiunge l'80,3% (al Senato è l'80,2), mentre per le comunali il dato scende al 73,5%. Nel Lazio l'affluenza per il rinnovo dell'assemblea di Montecitorio è del 81,2% e per Palazzo Madama dell'81. Numeri in calo rispetto alle politiche di due anni fa quando aveva votato l'84% degli aventi diritto e alle comunali il 65,9. Un dato interessante lo fa registrare l'afflusso per le provinciali: oltre 2 milioni e 576 mila hanno inserito la scheda nell'urna (75,8%), con un più 16% rispetto alle amministrative del 2003 grazie all'effetto traino delle politiche. Nella capitale i più puntuali all'appuntamento con le urne sono stati gli abitanti del XII Municipio, un'area che comprende l'Eur, il Torrino, Vitinia, Cecchignola e Trigoria: per la Camera e il Senato hanno depositato la scheda nell'urna l'84,3% dei residenti. La leadership si conferma per le amministrative: 78,5% per il Comune. Nelle politiche si piazza al secondo posto il confinante XI Municipio: l'82% degli abitanti di Appio Latino, Ardeatino, Ostiense, Appia Pignatelli hanno espresso il loro voto. Sul gradino più basso del podio il XVII Municipio (Prati, Trionfale, Borgo) con l'81%. A disertare di più le urne per le politiche, invece, sono stati gli abitanti del Prenestino e del Tuscolano (IX Municipio), ultimi nella graduatoria dei voti espressi (77%). Qualche voto in più nel popoloso VIII Municipio (Torre Maura, Borghesiana, Torre Angela e Lunghezza) con il 77,9%. Non toccano l'80% neanche il XV (Portuense, Gianicolense) e il I Municipio (centro storico). Alle amministrative la classifica dei votanti cambia. Dopo il XII Municipio, si piazza il XVIII (Aurelio, Casalotti e Primavalle) con il 77% dei votanti. Il III, I e il XVI Municipio, invece, sono quelli che hanno fatto registrare la percentuale più bassa di votanti alle comunali (oscillando tra il 69 e il 71%). Francesco Di Frischia (hanno collaborato Carlotta De Leo e Simona De Santis).

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Rutelli-Alemanno col batticuore (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-15 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il candidato del Partito democratico vicino al 50% negli exit poll: rischia il ballottaggio. Oggi il verdetto Rutelli-Alemanno col batticuore Lazio, il Popolo della libertà vince al Senato. Roma in controtendenza Rutelli avanti, ma col rischio ballottaggio. Comincerà oggi lo scrutinio delle schede romane, e dunque si capirà se i primi exit poll arrivati ieri (centrosinistra tra il 49 e il 51 per cento) siano riusciti a fotografare la realtà. Lo spoglio comincerà alle quindici: ieri, il candidato del centrosinistra, Francesco Rutelli, non ha voluto commentare i dati nazionali. Alemanno, candidato per il centrodestra, ha espresso soddisfazione per la vittoria del Pdl alla Camera e al Senato, ma cautela per lo scenario locale: "Roma ha sempre votato in maniera indipendente rispetto alle politiche. Nel 2001, nonostante la vittoria di Berlusconi, Veltroni vinse il Comune. Mi sento un po' con le mani legate...". All'ex sindaco, il candidato del centrodestra non ha risparmiato una frecciata: "Pensava che Roma fosse il suo trampolino di lancio, ma si è trasformata nella sua zavorra". Rispetto alle precedenti politiche, affluenza in calo sia per Camera e Senato (80,3% e 80,2%)che per il Campidoglio (73,5%). In aumento, invece, i votanti per la Provincia (75,8%). Roma si conferma raccaforte del Pd, mentre la Regione va al Pdl. ALLE PAGINE 2 E 3 Alessandro Capponi, Francesco Di Frischia e Ernesto Menicucci.

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Rutelli, ultima attesa a un soffio dal 50% tra voci ed exit poll (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-15 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Pd Diplomazie al lavoro sull'ipotesi del ballottaggio Rutelli, ultima attesa a un soffio dal 50% tra voci ed exit poll Contatti già avviati con la Rosa bianca è un ballo crudele quello che i numeri - gli ultimissimi sondaggi, i primissimi exit poll - offrono al centrosinistra romano. Rutelli inchiodato al 43 per cento - sondaggio di sabato sera - (ma anche) Rutelli tra il 49,5 e il 50,5, come dice un exit poll. Tra le due fotografie, quale racconta la verità? Vincere al primo turno vorrebbe dire molto, e non solo, dal punto di vista del Pd, per costruire la roccaforte da opporre - com'è già stato in passato - al governo Berlusconi; perché, soprattutto, significherebbe molto in termini politici. Al ballottaggio - come già fu per il primo Veltroni - si arriverebbe con il vento a soffiare da destra; il clima, dunque, non sarebbe dei migliori; soprattutto se i dati locali confermassero, come sembra, il crollo nazionale della Sinistra arcobaleno. Ad esempio, solo per farne uno, sarebbe in pericolo la poltrona di vicesindaco destinata fin qui a una figura apprezzata a Roma, cioè a Patrizia Sentinelli? Si direbbe di no, ma se per vincere al secondo turno fosse necessario un accordo con la Rosa bianca di Mario Baccini, cosa accadrebbe? All'ipotesi, tanto per essere chiari, hanno già lavorato le diplomazie. Non è detto che gli ex democristiani - Baccini, Ciocchetti - siano la direzione verso la quale viaggia il centrosinistra romano. Ma se i numeri reali fossero quelli degli ultimi sondaggi - coalizione al 49 e spiccioli e però il candidato qualche punto più indietro - la soluzione alternativa alla corsa al centro sarebbe allora una soltanto: ricompattarsi, dare vita a due settimane di campagna elettorale destinate a motivare i propri elettori, i delusi, quelli che non si arrendono all'idea di vivere governati da Forza Italia, Lega Nord e Alleanza Nazionale. Come detto, i risultati che arriveranno oggi dal Viminale saranno decisivi: sia, ovviamente, per capire se si conquisterà il Campidoglio al primo turno, sia perché, in caso di ballottaggio, bisognerà capire come ci si arriverà. Le conseguenze potrebbero essere molte. Intanto, gli esponenti del Pd commentano il dato romano. L'ex assessore alla Cultura, Silvio Di Francia: "Di fronte ad un quadro nazionale ancora in via di definizione ma che comunque presenta una fortissima predominanza della Lega nel centrodestra, forza che sarà il vero azionista di maggioranza della coalizione di Berlusconi, il Pd pur non vincendo conferma un buon dato, e nella Capitale arriva un successo fondamentale per i democratici, grazie al quale speriamo di poter vincere anche a livello regionale nel Lazio. Grazie a Rutelli e Veltroni - aggiunge Di Francia - Roma va oltre le aspettative, confermando il grande consenso dei cittadini per i quindici anni di buon governo della città. è un segnale chiaro e forte, innanzitutto nei confronti di chi è alleato con i nemici della Capitale". Il segretario Riccardo Milana: "Nella difficoltà generale e in un quadro di testa a testa nel Lazio, si delinea uno straordinario risultato del Pd a Roma. A metà dello spoglio il Pd supera il 41 per cento nella Capitale (il dato definitivo per la Camera sarà poco sotto il 40%, ndr), dato mai raggiunto da nessuna forza politica dal dopoguerra. Questo risultato eccezionale nella città di Veltroni e Rutelli conferma la grande fiducia che i romani hanno riposto nel Pd e nei suoi leader". Lionello Cosentino parla di "una grande affermazione per il Partito Democratico e il centrosinistra in un quadro nazionale difficile. La vittoria a Roma segna una importantissima conferma grazie al lavoro fatto da Walter Veltroni e da Francesco Rutelli contro una destra che sa dire solo no". Oggi le parole lasceranno spazio alle cifre. Primo turno Vincere per il Pd vorrebbe dire costruire una roccaforte da opporre al governo Berlusconi Alessandro Capponi.

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I dipietristi oltre il 4% <Premiata la linea dura> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE I dipietristi oltre il 4% "Premiata la linea dura" Orlando: spazzata via la sinistra del non fare Il leader ringrazia sul blog "Un grande risultato nonostante gli attacchi diffamatori dei giornali di Berlusconi" ROMA - Nella coalizione perdente c'è un vincitore, ed è Antonio Di Pietro. "L'Italia dei Valori - esulta Leoluca Orlando, portavoce del partito - ha più che raddoppiato i consensi rispetto al 2006". Un successo sorprendente, che Orlando attribuisce "alla nostra campagna elettorale condotta all'insegna dell'attacco, dell'intransigenza ". Attacco contro "il conflitto di interessi, contro la presenza di condannati nelle liste elettorali, contro un'informazione televisiva troppo di parte ". L'alleato Veltroni ha adottato una linea soft, evitando toni aggressivi, il partito di Di Pietro ha picchiato duro sulla necessità di "stabilire regole etiche in politica, di fare chiarezza sulle spese dei partiti, e di dare agli italiani una certezza di legalità ". Il messaggio è andato a segno perché il buon risultato dell'Idv è abbastanza omogeneo in tutte le Regioni. "Veltroni ha fatto bene ad accoglierci con il nostro simbolo - dice ancora Orlando -. Il fatto che ci siamo presentati come alleati, ma separati, portatori di valori nostri, alla fine ci ha premiato ". In definitiva il successo dell'Idv dimostra che anche a sinistra c'è una fascia di elettorato che invoca ordine. Orlando lo chiama "bisogno di normalità ". Di Pietro si è riservato di dare oggi una sua valutazione del voto. Ieri sera si è limitato a inserire su internet, nel suo blog, un ringraziamento agli elettori che hanno scelto l'Idv, nonostante "i continui attacchi gratuiti e diffamatori dei media in mano al signor Silvio Berlusconi ". Leoluca Orlando attribuisce al suo gruppo il merito di aver spazzato via la sinistra radicale, "loro erano il partito della paralisi, del non fare, la gente non ne poteva più e ha premiato il partito del fare". Ora, dice il senatore Nello Formisano, "nel rispetto degli impegni presi, formeremo in Parlamento un gruppo unico con il Pd, mantenendo la presenza del nostro simbolo. E ci candidiamo a governare nella prossima legislatura". Fra gli eletti nelle liste Idv figura il primo africano che entra in Parlamento, Touadi, docente universitario che è stato assessore al Comune di Roma. Sorpresa L'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ha quasi raddoppiato il risultato delle elezioni del 2006 quando alla Camera si fermò al 2,3% e al Senato al 2,9 Marco Nese.

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<E' la conferma che sta avvenendo la secessione dolce> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il sociologo Bonomi "E' la conferma che sta avvenendo la secessione dolce" MILANO - "L'importante è non ripetere per l'ennesima volta l'errore che si fa da vent'anni, cioè ritenere sia un soggetto che rimanda solo al passato. Eh no: il leghismo è un fenomeno che sta dentro la globalizzazione e i grandi cambiamenti. Molti si fermano davanti alle parole a effetto, "secessione", "canaglia romana". Invece Malpensa, qui, conta più del Dio Po. E la Lega, più radicata di tutti nel territorio, si presenta come il sindacalismo del nuovo secolo: una forma alta di sindacalismo dei luoghi". Il sociologo Aldo Bonomi aveva presentito la "secessione dolce" del Nord che va per conto suo, proprio oggi esce da Feltrinelli il suo libro Il rancore. "Sottotitolo: Alle radici del malessere del Nord... ". Perché risalire alle radici? "Perché stanotte si è chiuso un ciclo ventennale e se ne è aperto un altro. La "secessione dolce" ottiene un riconoscimento politico. L'alleanza organica tra Pdl e Lega assume il modello bavarese, territoriale. Non mi stupisce che il processo ora scenda lungo la via Emilia...". Ma cosa è cambiato? "Nei tardi anni Ottanta nasce un movimento che intercetta il disagio di alcune fasce sociali e territoriali: gli "spaesati" delle comunità locali, disorientate dai cambiamenti internazionali; gli "stressati" del capitalismo molecolare, artigiani e piccole imprese; e gli "orfani del fordismo", delle grandi imprese". E poi? "Negli anni Novanta il movimento si annusa con il berlusconismo, l'alleanza "istituzionalizza" la Lega. Così si chiude il Novecento. E nel nuovo secolo tutto si evolve: il rancore territoriale incontra una parola d'ordine potentissima: la modernizzazione incompiuta". Il Nord che dice "facciamo da soli"? "Già: le passioni localistiche prendono i nomi strani delle infrastrutture. O si riconoscono in un simbolo come Malpensa. E i loro interpreti sono i Formigoni, i Galan". I rifiuti di Napoli aiutano? "è facile contrapporli alle cittadelle ordinate. Il problema è sempre lo stesso: lo spaesamento nella globalizzazione, la ricostruzione di comunità che non ci sono più". Per questo parlava di nuovo sindacalismo? "Oggi il conflitto non è più solo quello novecentesco tra capitale e lavoro. Il conflitto è tra i flussi della globalizzazione e i luoghi in cui calano: parlo di flussi finanziari come la crisi dei mutui, l'immigrazione, la concorrenza cinese... Cose che piombano in un luogo e lo cambiano. Di qui paure e speranze, più paure che speranze. Il teorico è Tremonti, veda il suo libro: impauriti di tutto il mondo, unitevi!". Il Pd ha sbagliato qualcosa? "La "novità" di Veltroni è stata lo sforzo di riconoscersi in questa composizione sociale. Ma non ha potuto che chiudere la stalla quando i buoi erano già scappati. Però le persone legate al territorio ci sono e si chiamano Chiamparino, Penati, Cacciari, Illy, Errani... Avrei preferito fossero più coinvolti". Vincitori Roberto Maroni con Umberto Bossi Sociologo Aldo Bonomi Gian Guido Vecchi.

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Il senatur Bossi, una carezza nel pugno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 14 categoria: BREVI Il senatur Bossi, una carezza nel pugno "E quando mezzanotte viene, se davvero mi vuoi bene, pensami mezz'ora almeno, e dal pugno chiuso una carezza nascerà"; qualche storico elettore della Lega si sarà intenerito pensando a Celentano mentre guardava il vecchio leader annunciare faticosamente la vittoria in tivù. Costretto dalle circostanze e da Mastella, Umberto Bossi si è preso il Nord. è stato lui il vero veltroniano, ha preso i voti di protesta e di governo. Ha detto che ora si farà "quella roba lì, il federalismo fiscale" e sarà un bene anche per il Sud "dove i soldi vanno a ramengo". Erano passate le nove. A mezzanotte e tre, alla Adriano Celentano, c'era già chi stava pensando a un altro uomo (un amico suo e di Berlusconi, tale Giulio Tremonti).

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Vespa e Mentana, scambio di vincitori e vinti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 15 autore: di ALDO GRASSO categoria: REDAZIONALE Dibattiti in tv I protagonisti delle elezioni a "Porta a porta" e "Matrix" Vespa e Mentana, scambio di vincitori e vinti Berlusconi ha vinto, Berlusconi parla alla terza Camera del Parlamento italiano. Sia pure al telefono. Il bollettino della vittoria viene letto dal vincitore, con un filo di commozione, a "Porta a porta". Solo dieci minuti dopo Berlusconi telefona a "Matrix" e ripete la lettura. Chi ha fatto la migliore campagna elettorale? Non c'è dubbio, Silvio Berlusconi. Alla grande. In politica vale la stessa legge che governa la pubblicità: lo spot migliore è quello che fa vendere più prodotti. Ci sono pubblicità che appaiono brutte, noiose, ossessive. Che non piacciono. Ma si stanno misurando con il fatturato, non con l'estetica. La lunga, barbosa e per certi versi umiliante (non c'è stato confronto diretto tra i due candidati) campagna elettorale è stata ingannevole. Daniela Santanchè aveva conquistato in fretta il ruolo di personaggio e quindi pareva sicura. Non ha voti per entrare in Parlamento. Fausto Bertinotti era di casa nei salotti tv e pareva inamovibile. Non ha ottenuto voti sufficienti per restare. La Lega non concedeva confidenza alla tv, eppure ha fatto bingo. Walter Veltroni in tv, sul piano comunicativo, mostrava più appeal di Berlusconi. Lo abbiamo scritto tante volte: l'audience televisiva non è il popolo italiano e troppe volte, invece, commettiamo questo errore. Ieri, però, i palinsesti della tv si sono trasformati nella giornata della resa dei conti. Che si è svolta in tre atti. Atto primo. A partire dalle 15, sono scattati gli exit poll. Almeno in Italia, gli exit poll non hanno nulla di scientifico (se ce l'hanno non si vede). Sono un format tv con un percorso abbastanza preciso: escono le indicazioni di voto (sempre sbagliate: o gli italiani sono mentitori o i sondaggisti sono sfortunati) e in vari salotti tv inizia la danza: le tre reti Rai, La 7, Sky Tg24. L'ospite dichiara cautela, invita alla prudenza ma non resiste al commento: si sbilancia, fantastica. Salvo poi fare marcia indietro. Atto secondo: la marcia indietro e la marcia trionfale. Nel preserale le indicazioni sono ormai chiare. Le tv hanno convocato fior di opinionisti, professori, politologi, esperti vari, politici. Il Tg2 schiera persino Clemente Mastella. Inizia il sabba delle spiegazioni, delle giustificazioni, dei chiarimenti, delle glosse, delle rivendicazioni. Atto terzo. Bruno Vespa ed Enrico Mentana consacrano i vincitori e consolano i vinti. Scambiandoseli. Una folta schiera di politici e di osservatori spiegano lo spiegabile, e anche oltre. La campagna elettorale è finita, ora inizia il bello: sotto la vetta conquistata si stende sempre l'abisso. Specie in Italia. Conduttore Bruno Vespa ieri sera.

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Pallaro e gli <stranieri>: mi sa che ora conteremo poco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE Voto all'estero Il Senador in attesa dei risultati già denuncia: anomalie e possibili brogli a Buenos Aires Pallaro e gli "stranieri": mi sa che ora conteremo poco BUENOS AIRES - El Senador lavora agli affari suoi, è un lunedì qualsiasi in Argentina: ha 5 aziende e 700 dipendenti, la politica è passione. Infila il naso ogni tanto nella stanza della tv, ma Raitalia (ex International) dice poco, è troppo presto per i risultati del voto all'estero. Luigi Pallaro, 82 anni, star nel 2006 con 50.000 preferenze personali, non si mostra né interessato né stupito davanti ai risultati dalla madrepatria. "Come veneto, la forza della Lega non mi meraviglia, da Veltroni invece mi aspettavo di più". Al telefono taglia corto con un collaboratore, che vorrebbe organizzare una festa nella notte, in un hotel. "Primo: non so ancora se verrò rieletto. Secondo: non corro mica alla presidenza della Repubblica, siamo seri ". Il problema vero è un altro. Con il risultato chiaro anche a Palazzo Madama, diminuirà la forza di interdizione dei senadores a Roma? "Temo di sì, ma andrò avanti sulla mia strada, la difesa dei nostri connazionali all'estero - spiega Pallaro -. Ho ottenuto risultati ottimi nella scorsa legislatura: l'assistenza sanitaria per 10.000 anziani, più fondi per gli indigenti e per la struttura consolare". E se, rieletto, dovesse dare stavolta il suo voto di fiducia a Silvio Berlusconi, nessuno potrà dire nulla. Ha sempre rivendicato per l'associazionismo all'estero la necessità di essere "governativo" per strappare leggi e fondi. Contatti? "Non parlo con Berlusconi dai giorni della caduta di Prodi. Vedremo ". Per coerenza con la scelta di appoggiare l'Unione vittoriosa nel 2006 il Senador ha resistito per 20 mesi alle sirene dell'opposizione per cambiar casacca. Ha votato a favore della Finanziaria una volta spuntati i 18 milioni di euro per gli emigranti, suo emendamento. Non era in Aula il giorno della caduta di Prodi: si trovava a Buenos Aires, in uno dei suoi estenuanti andirivieni a colpi di 14 ore di aereo. Il cruccio dell'imprenditore resta la frattura che ha colpito il suo movimento, episodio che renderà incerta fino a oggi la sua rielezione. Il deputato che aveva fatto eleggere nel 2006, l'italo-argentino Riccardo Merlo, ha presentato una lista separata. Ieri sera, Pallaro denunciava un "anomalo aumento dell'affluenza " del 10% a Buenos Aires, adombrando sospetti di brogli. Proprio mentre a Roma i suoi rappresentanti di lista contestavano centinaia di schede. Secondo le prime indicazioni dello spoglio al Viminale, Merlo ha fatto il pieno in alcune regioni dell'Argentina, appoggiandosi a potentati locali del partito peronista. "Oscilla tra destra e sinistra", dicono nell'entourage di Pallaro. Il quale, con il suo "Al governo, sempre!" rivendica una missione decennale: "Riavere dall'Italia almeno una parte di quello che noi emigranti abbiamo fatto per voi". Dall'Argentina L'imprenditore Luigi Pallaro Rocco Cotroneo.

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I volti del voto Cravatte colorate e il Cav solo in voce (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 14 autore: di MARIA LAURA RODOTA' categoria: REDAZIONALE I volti del voto Cravatte colorate e il Cav solo in voce Fassino rispolverato per la sconfitta Bertinotti rivestito da sindacalista La vittoria di Bossiberlusconi per ore e ore non ha avuto una faccia. O meglio: ha avuto facce non da leader comparire sporadicamente in tv, qualche Antonio Tajani, qualche Renato Schifani, qualche Matteo Salvini della Lega, un Sandro Bondi che parlava piamente in collegamento telefonico. La sconfitta del Pd, nel pomeriggio, veniva affrontata cautamente da Beppe Fioroni e poi ammessa da Ermete Realacci, compunto sotto il caschetto alla Rosi Bindi. Il "dato terrificante" della Sinistra Arcobaleno è stato analizzato con parole tristi da ex giornalisti comunisti come Piero Sansonetti e Rina Gagliardi. Poi si è cominciato a vedere qualche leader. Walter Veltroni davanti al loft, composto come un candidato americano che concede la sconfitta, circondato da notabili del partito ovviamente cupi. Si è visto Umberto Bossi nei tg, gran vincitore non a sorpresa (chiunque vivesse al Nord se ne sarebbe dovuto rendere conto) che si presentava con linguaggio popolare e taglio di capelli discusso (con gli stessi aggettivi usati per commentare il risultato della Sinistra Arcobaleno). E poi sono arrivati tutti (quasi tutti) a Porta a porta. Casini felice come un neopapà col quorum; Piero Fassino infelice perché un po' messo da parte dopo la nascita del Pd e poi rispolverato per la sconfitta chez Vespa; Fausto Bertinotti che lasciava e si era rivestito da sindacalista, veniva omaggiato e scherzava, da "pressoché defunto che riceve molte lodi" (Vespa era davvero dispiaciuto, non riuscirà a fare a meno di lui, in qualche modo, si pensa). E Tremonti, criptotrionfatore del Bossiberlusconi, in cravatta arancione. E, dopo le undici, dopo che da ore ci si chiedeva dove fossero spariti gli ex di An, finalmente Gianfranco Fini, in cravatta rosa (se certe cravatte avessero un quorum finirebbero come la Sinistra Arcobaleno, di nuovo). Silvio Berlusconi si è manifestato in voce, sempre da Vespa. Alla fine, comunque, le dirette elettorali sono state uno spettacolo civile, senza sbrasate, senza risse. E, dopo tanta tensione, con una sicurezza. Qualunque cosa accada avremo altri cinque anni di Bruno Vespa; come minimo. Va bene così, oramai ci siamo affezionati, come lui a Bertinotti.

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Brescia, adesso trema anche l'ultimo <fortino ulivista> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Oggi lo spoglio dei voti per le amministrative. Ma dal responso di ieri esce una bocciatura per l'attuale maggioranza di Palazzo Loggia Brescia, adesso trema anche l'ultimo "fortino ulivista" DAL NOSTRO INVIATO BRESCIA - Ci eravamo tanti amati. Finisce l'idillio tra i bresciani e il centrosinistra, che - se verrà confermato il voto nazionale- perde dopo più di dieci anni il governo della città, mentre si inaugura una stagione del tutto nuova per il Comune con il primo sindaco di centrodestra nell'era Berlusconi. C'è amarezza tra i rappresentanti del Pd mentre, nel pieno di un temporale primaverile, a Palazzo della Loggia arrivano i dati che via via confermano la sconfitta che sino a tarda sera in pochi hanno voglia di commentare. Le cifre per il Senato indicano, a Brescia città, il Pd come primo partito con il 33,1% (ma in provincia si è fermato al 26%), seguito da Pdl con 31,7, Lega 17,37 (aveva il 9,7), Unione di Centro 4,9 e Idv 3,81. Se i bresciani hanno votato allo stesso modo anche per il Comune, non ci sarà neppure il ballottaggio che - con undici candidati sindaco - avrebbe potuto in qualche modo potuto favorire alleanze per creare una maggioranza diversa. Pierluigi Mottinelli, capogruppo del Pd, invita comunque alla cautela: "Non sono così sicuro che il dato di Lega e Pdl sarà confermato nelle amministrative". D'altra parte qui i due voti(quello nazionale e quello locale) sono stati sempre diversi. Non trae particolari auspici Adriano Paroli, candidato sindaco del Pdl a Brescia: "Sono due voti diversi, ma è fuori di dubbio che il dato delle politiche sancisce anche a Brescia il fallimento del centrosinistra, che Veltroni ha tentato solo di mascherare. Io mi sono impegnato nella campagna per le amministrative; quello, per me, sarà il test decisivo ". Per il Pd, in silenzio il candidato sindaco Emilio Del Bono, parla Guido Galperti, candidato al Senato, senza manifestare sorpresa. Dice Galperti: "Il Pd è andato bene, come in tutto il Paese, però non ha sfondato al centro. Qui l'obiettivo era quello di conquistare il Nord, ma non ce l'abbiamo fatta. Resta comunque un ottimo risultato ". "Anche a Brescia - prosegue - l'elettorato ha dimostrato di essere molto mobile. Noi abbiamo intercettato solo una parte degli elettori che avevano votato per l'Unione, e i voti non sono andati ai nostri ex alleati ma a Lega e Pdl". Veltroniano Emilio Del Bono Berlusconiano Adriano Paroli L. Cor.

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Localismo e voglia d'Europa le risposte della Lombardia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Trionfa il centrodestra, la Lega raddoppia i voti, il Pd non sfonda Localismo e voglia d'Europa le risposte della Lombardia Corsini: "Decisivi il fisco e la questione immigrati" In provincia di Brescia il Carroccio supera il partito di Veltroni, in quella di Bergamo è davanti a Forza Italia MILANO - Che cosa è successo? E' successo che in due anni la Lega Nord è passata dal suo minimo storico in Lombardia (11,4%) a un passo dal suo record di consensi. E' successo poi che Veltroni, che solo due settimane fa riempiva le piazze della regione, non ha riempito le urne, portando il Partito Democratico ad appena un 3-4% in più rispetto all'Ulivo prodiano. E' successo in pratica che la regione d'Italia con le maggiori aperture internazionali, si è massicciamente affidata a un partito locale: la media regionale dei voti per il Senato (22%) è ormai in linea con quella delle storiche "casseforti" del voto bossiano, come Varese (23), mentre il Carroccio supera l'asticella del 26% in provincia di Brescia, dove raccoglie addirittura più consensi del Pd. Idem a Varese e a Bergamo; qui addirittura l'Alberto da Giussano è il simbolo più votato al Senato nell'intera provincia, addirittura più di Berlusconi. Si direbbe che queste sono le cifre di una vera e propria ribellione. "Fermi tutti: questo è tutto fuorché un voto di protesta. La Lega Nord da vent'anni governa alcuni dei più importanti enti e città lombardi. Nessuno più di noi sente in questo momento la responsabilità di governare e la legislatura che si apre sarà una legislatura di grandi cambiamenti": Marco Reguzzoni, leghista portato in palmo di mano da Bossi così si prepara al grande salto, dalla presidenza della provincia di Varese a un seggio di Montecitorio. Non la pensa allo stesso modo Roberto Chiarini, docente di storia contemporanea alla Statale di Milano: "Un conto è amministrare una città, anche grande, anche bene; tutt'altra cosa è esprimere una politica monetaria, una politica estera. E purtroppo su questo la Lega non ha espresso alcuna proposta. Che cosa dire allora del voto uscito dalle urne lombarde: che la mancanza di comunicazione con Roma si è acuita, che di fronte a una crisi si è risposto incattivendo i rapporti politici. E' singolare che i titolari di un disagio non si siano rivolti, come avviene storicamente ai partiti di sinistra". Infatti: dopo il 23% dell'Ulivo 2006, il nuovo Pd ha raggranellato qualcosa più del 26%. Non è cosa, nemmeno per Paolo Corsini sindaco uscente a Brescia. Cosa ha mandato in cortocircuito l'entusiasmo delle piazze per Veltroni? "Ancora una volta - dice Corsini - il centrosinistra non viene ritenuto affidabile sotto il profilo dello sviluppo del territorio. Non credo che abbia pesato più di tanto la grana di Malpensa ma la questione fiscale resta di fondamentale importanza. Fino a quando ogni lombardo pagherà in media 7.000 euro di tasse vedendosene restituire appena 1.500 sotto forma di servizi dello Stato, sarà dura per noi. A questo aggiungiamo il fatto che la Lega è stata molto abile a interpretare le paura figlia dell'immigrazione ". Appunto: ansia di sviluppo economico da un lato e paura dell'uomo nero dall'altro. Come stanno assieme queste due cose nella scelta dell'elettorato lombardo? "Il tessuto economico - sottolinea Anna Gervasoni, docente all'università Cattaneo di Castellanza - è fatto di piccole e medie imprese. E da questo punto di vista la Lega non ha espresso isolamento verso iniziative come l'Expo o l'economia internazionale. E' stato un voto più di reazione che di appartenenza: la Lombardia ha scelto di identificarsi con l'Europa, con le aree più progredite del mondo e distaccarsi dall'immagine del Sud Italia o degli immigrati". E' qui la festa Bossi ieri in via Bellerio con Maroni e Calderoli, all'arrivo dei dati del trionfo leghista Claudio Del Frate cdelfrate@corriere.it.

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<La questione Malpensa? Vale almeno il 10 per cento> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE "La questione Malpensa? Vale almeno il 10 per cento" Nei Comuni attorno all'aeroporto premiati i difensori dell'hub Grande rimonta del Carroccio rispetto al 2006 nei centri dove ha puntato sulla campagna per la difesa dello scalo VARESE - L'avevano capito subito che il boccone era ghiotto: Roma ladrona, che svende Alitalia, che affossa Malpensa. Si sono mossi senza esitazioni: una marcia a Varese, una a Gallarate, una davanti al Terminal 1. Sarà stata demagogia, secondo i detrattori, ma alle urne il gioco di puntare tutto sull'aeroporto che rischia di mandare a carte e quarantotto i risparmi di tante famiglie, ha funzionato: la Lega fa un balzo dove c'è la crisi di Malpensa e, anche se i dati devono essere confermati, le prime proiezioni sono tutte in questo senso: in tutti i comuni della brughiera intorno all'aeroporto Pdl e Pd mantengono le loro posizioni. Il Carroccio invece fa salti anche di dieci punti rispetto alle politiche del 2006. In casa Pd non si nasconde qualche appunto alla strategia del governo Prodi. "C'era da aspettarselo – ammette l'onorevole varesino Daniele Marantelli del Pd, il più nordista della pattuglia parlamentare della sinistra – Veltroni ha fatto miracoli in campagna elettorale, non è colpa sua. Ma altri, a Roma, hanno voluto condurre la trattativa con Air France fino all' ultimo giorno, con ostinazione, e questo non ha certo giovato a chi deve raccogliere consenso da queste parti. Piuttosto - continua Marantelli - era meglio cogliere l'occasione che nelle ultime settimane si era presentata, lasciando che fosse il nuovo governo, dopo le elezioni, a gestire la crisi. Il punto su cui battere - continua - rimane il lavoro, in questo territorio c'è stata una crisi che ha coinvolto tutto il comparto e che coinvolge tutti: a questa gente bisogna dare una riposta, il Pd si è battuto bene, tanto è vero che Varese città ha superato la Lega, ma una parte di voti tra i lavoratori li ha intercettati il Carroccio". Ragiona da tattico, Marantelli, ma ecco i risultati: a Gallarate, dove la Lega ha organizzato una delle fiaccolate pro Malpensa, il balzo è di quasi dieci punti e si supera per la prima volta da anni il 20%. A Cardano al Campo, dove governa il centrosinistra, il Carroccio guadagna almeno dieci punti e passa intorno al 23 per cento. Stessa storia in diversi comuni della cintura, compreso Arsago Seprio dove la Lega sale al 29% (+11%), e a Somma Lombardo. A Samarate, dove il sindaco è di Rifondazione, stesso refrain, con il Pd stabile rispetto al 2006 e la Lega che sale di undici punti percentuali e va intorno al 25 per cento (stando ai dati del Senato). Il giudizio, è unanime. La campagna elettorale ha funzionato, tanto che anche in casa Pdl, dove pure si gioisce per la vittoria di Berlusconi, il Carroccio ha portato via voti. "Loro stono stati furbi a iniziare subito la campagna su Malpensa - racconta Piergiulio Gelosa sindaco del Pdl di Lonate Pozzolo, comune che si affaccia sulle piste - e questa determinazione a battere solo sul tasto Malpensa tra la nostra gente sono convinto che abbia fatto grossa presa". Il resto l'ha fatto la rabbia. Gli appelli, tra i lavoratori cassintegrati, in queste settimane, pare non siano stati certo favorevoli a un voto "romano ": "La Lega è riuscita a creare un clima a sé favorevole- riflette Ezio Colombo, sindacalista della Filt Cgil di Varese che segue da anni tutte le traversie aeroportuali - hanno sfruttato un clima mediatico e soffiato sulle preoccupazioni di tante famiglie". Decollo Dalla difesa dell'aeroporto inaugurato dieci anni fa, e che Alitalia ha annunciato di voler abbandonare nei mesi scorsi, è partita la campagna elettorale che ha portato alla Lega Nord un incremento di consensi che, stando ai risultati relativi al Senato, vale 10 e più punti percentuali Roberto Rotondo.

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I precedenti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 23 categoria: BREVI I precedenti Mai al primo turno Né Rutelli né Veltroni sono diventati sindaco la prima volta senza passare per il ballottaggio. Nel 1993, Rutelli aveva di fronte un avversario appena "sdoganato" da Berlusconi, Gianfranco Fini: in quella occasione, Rutelli vinse al secondo turno. Veltroni Nel 2001, Veltroni - mentre il governo nazionale era conquistato dal centrodestra - riuscì sì a vincere a Roma, ma fu costretto al ballottaggio da Antonio Tajani.

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Casini: <Udc all'opposizione Non voteremo la fiducia> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 18 categoria: REDAZIONALE Casini: "Udc all'opposizione Non voteremo la fiducia" Il leader centrista: "Siamo gli unici ad aver retto la botta" Ammette che il partito rischiava di essere spazzato via dal voto utile: "Lo sapevamo, mica siamo ingenui" ROMA - Di più non si poteva davvero fare: "In una situazione impossibile, siamo stati gli unici a reggere la botta", allarga le braccia Pier Ferdinando Casini, quando alle sette di sera si presenta alla stampa nel-l'affollata sede di via Due Macelli, senza sorriso smagliante ma senza delusione evidente. Perché, confessa, a un pareggio lui non aveva "creduto mai, lo evocavo ma non sono un illuso: quando tra le coalizioni ci sono 6-7 punti di differenza, qualunque legge elettorale dà i numeri per governare ". E allora, nonostante la delusione di Tabacci secondo il quale "è stato un risultato deludente, c'è stato uno schiacciamento al centro e una vittoria della Lega" e quella di D'Onofrio per un Senato assai avaro di soddisfazioni, Casini spiega che è il contrario, che davvero la sua Udc rischiava di essere spazzata via dall'appello al voto utile "e noi lo sapevamo, mica siamo ingenui", perché lo strappo poteva costare carissimo, ci vuole poco a finire sotto il quattro per cento e sparire, e invece "il nostro è stato un risultato clamoroso", e va incassato per metterlo a frutto, un domani. Perché la vita continua, e se oggi la certezza è che "Berlusconi ha vinto, gli faccio i miei auguri nell'interesse dell'Italia", la speranza mascherata da verità è che "senza di noi, senza il centro, si può vincere. Ma non si può governare". Chiaro, oggi Casini non ipotizza neppure un voto di fiducia da regalare a Berlusconi, che peraltro non sembra affatto intenzionato a chiederglielo: "Noi siamo persone serie e terremo fede al patto con i nostri elettori". Ma dopo aver assicurato che manterrà i contatti anche con Veltroni, annuncia che l'Udc farà un'opposizione "seria, responsabile: voteremo quello che ci convince e ci opporremo a quello che non ci andrà. Incalzeremo il governo. Saremo un po' quello che il Pri era per la Dc...". E si guarda bene il leader dei centristi dallo sparare fendenti sul vincitore: ovvio, evidenzia come la Lega abbia la golden share dell'esecutivo - che "era scontato avesse, anche con un risultato meno sonante, visto il ruolo che le ha dato Berlusconi" -, ma non demonizza: "Gli elettori decidono, e vanno sempre, sempre rispettati", e in fondo fa mostra di benedire il risultato: "Adesso c'è chiarezza, ognuno si assumerà le proprie responsabilità verso il Paese, senza alibi". Il fatto è che "la situazione è fluida, è in movimento" e un centro del 6% è "una componente essenziale per la cultura di governo di chiunque si proponga di governare". Insomma, prima o poi alla porta dello scudocrociato si dovrà tornare a bussare, è questa l'ultima scommessa di Casini il sopravvissuto. Al centro Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini Paola Di Caro.

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Rutelli avanti, ma rischia il ballottaggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 23 categoria: REDAZIONALE Exit poll Secondo le rilevazioni il candidato ha una percentuale compresa tra il 49,5 e il 50,5 Rutelli avanti, ma rischia il ballottaggio ROMA - L'exit poll ha fatto tornare il sorriso a Rutelli: l'ultimo sondaggio, di sabato sera, lo dava sicuramente al ballottaggio. Invece, forse, il Pd può avere qualcosa da festeggiare, in questo lunedì. Forse. Roma, ancora una volta, potrebbe essere la roccaforte del centrosinistra in un'Italia conquistata da Berlusconi: se davvero, come dice l'exit poll, Rutelli è tra il 49,5 e il 50,5; se la coalizione che lo sospinge verso il Campidoglio, otterrà tra il 49 e il 51; se, dunque, i dati raccolti si rivelassero esatti, si potrebbe riproporre - se le urne garantiranno a Rutelli di andare oltre il cinquanta per cento se tutto ciò accadrà, dunque, a Roma potrebbe materializzarsi ciò che è capitato con il sindaco Veltroni al suo primo mandato: governo alla destra, Capitale al centrosinistra. Lo schieramento che sostiene Rutelli è, nei fatti, lo stesso che lavorava con Veltroni: dalla sinistra alla lista "moderati". La cautela, ovviamente, è necessaria: adesso al comitato Rutelli sorridono, ma a inizio mattina l'atmosfera era tesa. L'ultimo sondaggio, di sabato sera, raccontava di una coalizione sull'orlo della vittoria nonostante Rutelli: Pd e sinistra arcobaleno al 49,4, lui, il candidato sindaco, bloccato al 43. Narrano quelli che gli hanno parlato che la sua reazione sia stata, domenica, di pura furia; aveva, in sintesi, detto una sola frase: quel campione non è rappresentativo. Il risultato dell'exit poll sembra avergli dato ragione: lui a Roma può vincere al primo turno, nonostante il crollo della Sinistra arcobaleno. C'è da fidarsi degli exit poll? Chissà. A dar retta a quelli, Alemanno sarebbe fermo al 38 per cento, e Storace - il popolare presidente della Regione Lazio nel 2000 - forse al nove. La realtà romana si capirà davvero solo oggi: quando si conoscerà da vicino il crollo della Sinistra arcobaleno; stando agli exit poll, infatti, oltre al Pd, spingerebbero Rutelli in Campidoglio le liste civiche. Si vedrà. Di certo, storicamente, Roma non è mai facile da conquistare al primo turno: non ci riuscì Rutelli nel 1993 (avversario Fini), e così pure Veltroni contro Tajani, nel 2001. Il ballottaggio, negli ultimi quindici anni, è stato evitato solo in caso di candidati lanciati verso il secondo mandato. E Rutelli, in effetti, sarebbe al terzo. Basterà questo a evitare due settimane di campagna elettorale che, sull'onda della vittoria berlusconiana, potrebbero far soffiare il vento della destra a Roma? Di certo, al momento, c'è un solo dato, per niente statistico: lo slogan veltroniano "si può fare" potrebbe essere più efficace nella versione spesso pronunciata da Rutelli in questa campagna elettorale, in romanesco: se pò ffa'. Il duello Gianni Alemanno e Francesco Rutelli Alessandro Capponi SEGUI I RISULTATI delle amministrative su www.corriere.it.

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Scompare il Psi dopo 116 anni in Parlamento. Boselli lascia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Addio al garofano Il segretario: è la più grave sconfitta dal 1948, criminale chi ha rifiutato di accoglierci Scompare il Psi dopo 116 anni in Parlamento. Boselli lascia ROMA - La desolazione è nei numeri che il televisore snocciola implacabile, nella sala semivuota, 18 persone compresi giornalisti, segretarie e tecnici della televisione, ma soprattutto nelle facce dei pochi uomini del partito rimasti. Il Psi scompare dopo 116 anni dal Parlamento della Repubblica: le urne dicono che ha raggiunto appena lo 0,7 per cento dei consensi. Nel 1892 Andrea Costa aveva varcato il portone di Montecitorio, primo deputato socialista della storia. Ora non ci saranno più deputati socialisti. Enrico Boselli ha il volto tirato, gli occhi lucidi. "La sinistra è distrutta", mormora. "è la più grave sconfitta dal 1948. Walter Veltroni ha delle responsabilità gravissime, per questo: ha consegnato il Paese a Berlusconi. E all'interno di una sconfitta amara a noi è toccata la nostra razione...". Boselli lascerà il suo posto di segretario. "Faremo un congresso e decideremo a chi affidarlo". Ma affidare cosa? "Adesso dovremo capire quanta gente c'è dietro quello 0,7 per cento", riflette Bobo Craxi. "Dovremo capire se ci hanno votato in mille o se invece ci sono ancora decine di migliaia di persone che credono in noi. Sapevamo che non saremmo arrivati oltre gli sbarramenti, ma dovevamo presentarci comunque: era una forma di rispetto per la nostra grande storia". Anche lui naturalmente ce l'ha con Veltroni: "Rifiutare la coalizione con i socialisti è stato un gesto criminale, lo sapeva che voleva dire cancellarci. Prodi avrebbe potuto dare una mano, ma non voleva fare un dispetto a Veltroni". Gianni De Michelis, che di battaglie e di sconfitte ne ha vissute tante, non sembra nemmeno troppo sconvolto. "Speravamo di arrivare almeno al 2 per cento, invece siamo ben al di sotto, purtroppo. è mancato il messaggio forte, il richiamo alla nostra tradizione". Sconfitto Enrico Boselli G.Ga.

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Berlusconi vola (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Insieme alla Lega "Riforme col Pd" E Veltroni telefona : "Dò atto della vittoria Sì al dialogo, opposizione sul programma" [FIRMA]UGO MAGRI ROMA Berlusconi torna al governo, quanto potrà durare dipende da Bossi. Con il 47,2 per cento il trionfo del centrodestra è fuori discussione, il margine di vantaggio supera i 9 punti percentuali: segno che i sondaggi del Cavaliere erano azzeccati, quelli veltroniani peccavano di ottimismo. Tradotto in seggi, significa una vasta maggioranza tanto alla Camera quanto al Senato. Nel primo caso (grazie al premio) Pdl, Mpa e Lega avranno una settantina di deputati in più. A Palazzo Madama, invece, Berlusconi deve dire grazie a cinque regioni che stavano col centrosinistra e stavolta sono passate a destra: Calabria, Sardegna, Liguria (una "prima" assoluta), Campania e Abruzzo. Una trentina, grazie al complicato meccanismo del "Porcellum", i senatori di vantaggio (il numero esatto si avrà con i senatori eletti all'estero). Tolti i "padri della patria", di regola ostili a Berlusconi, resterà una maggioranza non così risicata come quella che logorò Prodi, però neppure oceanica. Decisiva risulterà la Lega, premiata dal maldipancia del Nord oltre ogni previsione. Bossi sfonda l'8 per cento, alla Camera addirittura il 9, e sarà il semaforo della legislatura. Annuncia euforico che il Carroccio "rispetterà i patti" e, giura, non terrà "ostaggio" il Cavaliere. Però vuole il federalismo fiscale subito subito. Veltroni dà atto a Berlusconi della vittoria con un'elegante telefonata, apprezzatissima dal rivale. Il leader Pd annuncia "una stagione di opposizione" che farà leva sulle divergenze interne al centrodestra, ma aggiunge una "disponibilità ad affrontare insieme le principali riforme". Lui personalmente non esce affatto malconcio. Anzi, il Pd avanza di 3 punti rispetto alla somma tra Ds e Margherita nel 2006. Nessuno all'interno potrà permettersi contestazioni. L'alleanza con Di Pietro ha funzionato egregiamente, l'ex pm da solo varca la soglia del 4 per cento. Il totale Pd-Idv è di tutto rispetto, oltre quota 38. Purtroppo per Veltroni, si è sbriciolato il pilastro della Sinistra arcobaleno. Un incredibile 3,2 per cento, 7 punti in meno nel breve volgere di due anni, zero seggi. "Siamo stati traditi dai lavoratori, a loro volta traditi dal governo Prodi", è la spiegazione amara di Bertinotti, che si ritira da ogni incarico dirigenziale. La semplificazione politica è brutale, per i piccoli partiti Casini evoca lo "tsunami". Soltanto l'Udc riesce a "tenere botta" attestandosi al 5,7 per cento, che in Senato vale due-tre seggi siciliani. Casini non voterà la fiducia al governo, ma Cuffaro già manda cannoli al Cavaliere. Per effetto del cataclisma, vengono letteralmente spazzati via dal paesaggio parlamentare partiti come Rifondazione, Pdci, Sinistra democratica e Verdi. A sinistra di Veltroni rimane il deserto, lo stesso Fini riconosce che "è anomalo". I Socialisti non superano l'1 per cento, Boselli si dimette da segretario. A destra, delusione Santanchè: 2 per cento, niente quorum. Di fatto siamo al bipartitismo. Oltre 7 elettori su 10 scelgono Pdl o Pd, proprio come un tempo premiavano Dc e Pci. Rispetto al passato, però, cresce l'astensionismo. Alle urne è affluito senza intoppi (per la gioia del ministro Amato) l'80,4 per cento degli aventi diritto, mai così pochi in 60 anni di Repubblica. Il calo percentuale è del 3 e mezzo, oltre un milione di italiani rimasti a casa. A Napoli, non per caso, la flessione è risultata perfino maggiore, del 6%. Visti i risultati, viene da pensare che l'astensionismo abbia picchiato duro soprattutto a sinistra, tra quanti hanno seguito i consigli di Beppe Grillo. Berlusconi abbraccia commosso "tutti gli italiani", si dichiara "pronto a lavorare insieme con il Pd sulle riforme" perfino a "riesumare la Bicamerale del '94". Fini approva, "se Veltroni mantiene le promesse, si può aprire una fase nuova". Bossi viceversa frena, "possiamo fare le riforme da soli".

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Mezza provincia vota Silvio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ELEZIONI. ALLE URNE QUASI L'80 PER CENTO Mezza provincia vota Silvio Il centro destra avanza ovunque grazie all'exploit della Lega Nord [FIRMA]PIERO BOTTINO ALESSANDRIA Prima i dati del Senato (un trionfo per il centro destra, un successo amaro per il pd di Veltroni), poi quelli della Camera che hanno ridimensionato i distacchi, ma fino a un certo punto. Il dato finale è che Berlusconi presidente ottiene (e in alcuni casi, come a Casale e Tortona supera) la metà dei voti, grazie soprattutto all'exploit della Lega Nord. Il centro sinistra cresce comunque rispetto ai risultati ottenuti due anni fa da ds, Margherita e Italia dei Valori. Ma è un aumento che non compensa la debacle della sinistra: l'Arcobaleno non prende neanche la metà dei voti di rifondazione, le altre formazioni sono inesistenti. "Sì, noi andiamo avanti; ma poi ti guardi intorno e c'è il deserto": questa la sintesi di Federico Fornaro, sindaco di Castelletto, già segretario provinciale dei ds. Sull'altro fronte l'ex coordinatore di Forza Italia, il tortonese Pier Paolo Cortesi, esprime logica soddisfazione: "Non disgiungerei i dati provinciali da quelli nazionali: diciamo che in entrambi i casi era nelle attese. Che questo risultato conferma, se non più se ci aggiungiamo l'exploit della Lega. E' un dato positivo anche per il Paese: si va verso il bipolarismo che un'oculata riforma elettorale può sancire. Poi si può dire che la gente vuole poche parole e molti e fatti, così ha premiato sia noi sia la Lega". Vincitori fra i vincitori, i leghisti: "Due anni fa eravamo stati dispersivi, stavolta siamo tornati ai risultati del '96 picchiando duro dui nostri due cavalli di battaglia storici: tenere i soldi delle tasse sul territorio e soprattutto la sicurezza". Tema su cui preannuncia iniziative forti anche nei confronti della giunta comunale alessandrina. L'astensionismo c'è stato: ancora in calo il numero di elettori sceso all'80,3%, contro l'83,4 di due anni fa. Ma tutto sommato non s'è assistito al tracollo che alcuni paventavano. "E comunque ha punito noi" dicono nel centrosinistra.

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La verità sulle elezioni in diretta televisiva (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 46 La verità sulle elezioni in diretta televisiva di Paolo Granzotto Caro Granzotto, oramai i giochi sono fatti, oggi sapremo chi governerà l'Italia. Abbiamo ascoltato Veltroni dire: "Nel 2006 abbiamo ereditato un Paese rovinato da 5 anni di governo della destra e in meno di 2 anni abbiamo risanato i conti". E Berlusconi affermare: "In 5 anni abbiamo realizzato l'85 per cento del programma sottoscritto con gli elettori, abbiamo diminuito le tasse, aumentato le pensioni etc. etc.". Entrambi ovviamente si smentiscono periodicamente: ma allora chi dice la verità? È questo che ogni elettrice e ogni elettore desidera, anzi, esige sapere una volta per tutte. E poi, non esiste un ente o un'authority che possa impedire definitivamente tale malcostume? Hillary Clinton, per aver manipolato in suo favore alcuni fatti, è stata smentita da tutti i giornali. E i suoi erano niente rispetto ai nostri "macigni". È possibile che un uomo politico in Italia possa dire qualsiasi cosa senza incorrere nella sanzione e nello "svergognamento" pubblico? Lei pretende davvero troppo, caro Rossetto. E il troppo, poi, lo pretende da un ente o da una autorithy, istituti che lei immagina rigidamente superpartes. Qui. Da noi. In Italia! Bel Paese che ha un rapporto con la menzogna di segno opposto da quello tenuto in America, intesa come Stati Uniti. Dove la bugia è reato civico e peccato personale, peccatissimo, poi, se a commetterlo è un politico. Dal quale, laggiù, ci si aspetta lealtà e chi mente non lo è, chi mente è sleale. L'accusa lanciata (da William Safire del New York Times, mica da uno qualsiasi su un giornale qualsiasi) a Hillary Clinton d'essere una "bugiarda congenita" è di quelle che tagliano le gambe anche al più preparato e tenace candidato alla presidenza. Da noi farebbe - e fa - sorridere. Perché si dà per scontato, per ammesso, che un politico menta (Togliatti s'inventò perfino la formula, presa molto sul serio e altrettanto seriamente applicata, della "doppia verità": l'una, quella scomoda, da tener riservata, l'altra - che era una bugia - da dare in pasto ai compagni). Ovviamente il sistema funziona se si è usi tenere il cervello a riposo, appaltandone ad altri le funzioni. Perché se uno si prende la briga di controllarne le affermazioni, riesce facile smascherare le bugie dei politici. Lei accenna a certi "macigni" di Berlusconi e in particolare l'affermazione d'aver realizzato gran parte del "contratto" che sottoscrisse con gli elettori. Bè, non ci vuol molto a verificare se ciò risponde a verità. Qualcuno lo ha fatto, ad esempio Luca Ricolfi sulla Stampa (mica uno qualsiasi su un giornale qualsiasi) dando atto al Cavaliere d'aver ottemperato ad almeno la metà degli impegni presi essendo sulla buona strada per onorare se non l'intero pacchetto, certo una sua rilevante parte. Mi piacerebbe seguitare a discorrere con lei, caro Rossetto, magari tirando in ballo il "De Mendacio" di Sant'Agostino. Ma è lunedì e sono le 15. È arrivato il primo exit pool che anche se lusinghiero di per sé non vuol dir nulla. Acqua fresca. Però dà l'aire al pomeriggio e alla serata "dei risultati" e, se permette, m'incollo alla tivvù. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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En plein del Pdl, conquistate tutte le 9 zone (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 3 En plein del Pdl, conquistate tutte le 9 zone di Giannino della Frattina Plebiscito per il partito di Berlusconi: in centro maggioranza assoluta. Udc e Casini fermi ai blocchi di partenza, Di Pietro non sfonda Questa volta non c'è stato bisogno di far notte fonda. Il Popolo della libertà vince, la Lega Nord stravince arrivando a solo un passo dal boom del '96. Altro secolo, altra storia, ma risultato simile. Anche a Milano, come in tutta Italia. Il modello Lombardia convince gli elettori e la roccaforte del centrodestra resta inespugnabile. Nove zone su nove, un plebiscito a Milano. Dove il Pdl in zona centro al Senato con il governatore Roberto Formigoni capolista ha addirittura la maggioranza assoluta (53,36 per cento). E il professor Umberto Veronesi, che a fine carriera ha ceduto al corteggiamento del Partito democratico, incassa un non certo lusinghiero 36,45. Andrà a Palazzo Madama, ma da perdente. Severissimo anche il risultato totale della Camera con il Pdl federato alla Lega che sfiora il 50 per cento (49,17) e Walter Veltroni accoppiato ad Antonio Di Pietro che si deve accontentare del 38. Una sconfitta addolcita solo dal fatto che nel 2006 Ds e Margherita insieme in città raggiunsero appena il 24 per cento. Ma il vero trionfo è quello della Lega (Matteo Colaninno, "un dato sorprendente"), con il Carroccio che in tutti i quartieri della città torna in doppia cifra. Dopo 10 anni, moltiplicando il 4,8 per cento del 2006 ed espugnando soprattutto i quartieri popolari. Quasi il 14 per cento a Niguarda, oltre il 12 a Chiaravalle (dove c'è il campo nomadi irregolare) a Gratosoglio e Baggio. Quasi il 13 al Gallaratese. Pieno di voti alla Bovisasca e in via Padova martoriate dalla criminalità extracomunitaria. Quartieri difficili dove crolla la sinistra estrema con il candidato premier Fausto Bertinotti che alla fine non vede l'arcobaleno, ma il gelo di un misero 3,85 per cento. Fermi ai blocchi di partenza anche Pier Ferdinando Casini e l'Udc che superano di pochissimo il 3 per cento. Non sfonda Antonio Di Pietro che a Milano arranca al 4,48, ben lontano dai risultati di altre parti d'Italia. Buona, soprattutto in tempi di bipartitismo e super alleanze, il risultato della Destra che nella città di Daniela Santanchè raggiunge un ottimo 2,34 per cento. Da prefisso telefonico i "nanetti" con la lista di Giuliano Ferrara allo 0,65 per cento, il Partito socialista che nella città che fu di Bettino Craxi si ferma allo 0,66. Non lontanissimo dai duri e puri di Forza nuova che superano lo 0,3 per cento. Solo briciole in epoca di maggioritario e premi di maggioranza. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Questo è anche il trionfo del modello-Lombardia> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 3 "Questo è anche il trionfo del modello-Lombardia" di Gianandrea Zagato Mariastella Gelmini, coordinatore lombardo di Forza Italia, il Pdl è il primo partito... "È la vittoria di Silvio Berlusconi. Ancora una volta, lui, il Presidente ha avuto ragione nel dar vita al Popolo della Libertà mentre per la sinistra di Walter Veltroni è stata una scelta obbligata, quella del Partito democratico". La vittoria del Pdl è vittoria del modello Lombardia? "Credo che abbiamo lavorato davvero bene, c'è stato un grande lavoro in campagna elettorale che ha consentito un grande risultati anche per la Lega. Mi sembra che il modello Lombardia sia stato premiato dai cittadini, che ci sia la volontà di esportarlo a livello nazionale e, attenzione, che gli elettori abbiano poi fatto nascere un sistema bipartitico". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Premiata l'idea di creare un partito alla Sarkozy> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 3 "Premiata l'idea di creare un partito alla Sarkozy" di Redazione Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera, è vittoria netta del Pdl... "È stata premiata la scelta di far nascere un grande partito. Un soggetto politico di centrodestra moderno come nella Spagna di Aznar e nella Francia di Sarkozy. Il merito innegabile è di Silvio Berlusconi ma anche di Gianfranco Fini, scelta d'amore verso l'Italia". I numeri garantiscono governabilità e riforme. E sparisce la sinistra radicale. Contento? "Non mi metto a piangere. E, comunque, la sinistra è rappresentata da Walter Veltroni che è stato esponente del Pci. Questo voto dimostra pure che questa legge è moderna: premia chi supera un certo sbarramento e non è di colpa di nessuno se gli elettori non hanno scelto la sinistra più estrema". \ © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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E Sesto non è più <rossa> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 4 E Sesto non è più "rossa" di Redazione Silvio Berlusconi batte Walter Veltroni anche a Sesto San Giovanni. Avete letto bene: Berlusconi sconfigge la sinistra rappresentata da Veltroni in quella che, loro, hanno sempre definito la "Stalingrado d'Italia". Sì, Sesto non è più la storica roccaforte della sinistra: infatti, la coalizione di Berlusconi ha ottenuto il 43,87 per cento dei consensi (Pdl 32,99 più Lega Nord 10,88) contro il 42,29 (Pd 37,41 più Di Pietro 5,08) di Veltroni. "Quello che giunge da Sesto è un dato di rilevanza nazionale e quanto mai significativo" annota Massimo Corsaro, coordinatore lombardo di An: "Anche in una realtà come Sesto, in cui i comunisti e gli ex comunisti erano padroni indisturbati della situazione, oggi Veltroni deve incassare una sconfitta nella città del presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati". E dalle urne esce un altro dato che mette in seria difficoltà la sinistra: il Pdl è in vantaggio di 14 punti sul Pd e nella neonata provincia di Monza il distacco sale a 26 punti. Osserva Massimo Ponzoni, assessore regionale e coordinatore provinciale di Fi: "Adesso è necessario avviare una politica di avvicinamento alle liste civiche per mettere insieme persone motivate e dar vita a un programma serio e concreto". E la sinistra di Penati? "Alle prossime Provinciali" chiosa Roberto Caputo (Sdi) "il presidente Penati dovrà mettere in campo un grande progetto riformista senza più pregiudizi e steccati ideologici". \ © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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I paesi amministrati dall'Ulivo scelgono il centrodestra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]AUGUSTO REMBADO La coalizione di Berlusconi si impone nettamente, come avviene con una certa continuità dal 1994, in tutto il comprensorio Finalese. Finale, Pietra, Loano e Borghetto sono diventate delle roccaforti per il Popolo della libertà. Non ci sono differenze sostanziali fra Camera e Senato. In primo piano la scarsissima rappresentatività del comprensorio nelle candidature, sia alla Camera che al Senato. Dopo quattro legislature in Parlamento per il pietrese Enrico Nan, il Finalese non aveva di fatto nessun candidato con una minima possibilità. Da notare che in tutto il comprensorio, con poche eccezioni, gli esponenti dell'Udc hanno lasciato Casini, prima del voto, per passare con Berlusconi. A Finale la coalizione Berlusconi-Fini con la Lega Nord arriva al 53% contro il 34,6% del Pd con Di Pietro. E' una conferma indiretta anche per la coalizione del sindaco Flaminio Richeri, che governa la città anche con lo Sdi (3 consiglieri in Consiglio). I socialisti, però, nel voto politico si sono dovuti accontentare di soli 47 voti. A Loano, nella città del coordinatore provinciale di Forza Italia e sindaco, Angelo Vaccarezza, la coalizione del centro destra si conferma con circa il 60% dei consensi, praticamente il doppio dell'accoppiata Veltroni-Di Pietro. La stessa proporzione si è registrata anche a Borghetto, nella città guidata da Santiago Vacca. La regola del doppio è stata rispettata anche a Toirano, località in cui vive il presidente della Provincia, Marco Bertolotto: il centrodestra ha doppiato il Partito Democratico e Di Pietro. L'affermazione della coalizione di Berlusconi è stata molto netta anche in località costiere, come Noli e Spotorno, che sono guidate da giunte di centrosinistra. Al Senato solo a Bergeggi le due coalizioni sono finite vicine: 42,7% per Veltroni e 47,3 per Berlusconi ed i suoi alleati. Il partito che candidava Daniela Santanchè si attesta intorno al 3 per cento in molte località del comprensorio. La Destra in alcune località si avvicina ai consensi ottenuti dalla Sinistra Arcobaleno. Risultato importante anche per la Lega che sfiora il 10% a Loano ed ottiene circa il 13% a Rialto e Balestrino alla camera. Intorno al 4% il dato della lista Di Pietro, che ottiene consensi anche nella località dell'entroterra. Fra i dati più eclatanti c'è, in linea con la tendenza nazionale, quello della Sinistra Arcobaleno, di fatto scesa quasi ovunque al minimo storico se sommano i voti che avevano in precedenza Comunisti Italiani, Rifondazione e Verdi.

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I socialisti fuori dal Parlamento Boselli lascia la guida del partito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 9 I socialisti fuori dal Parlamento Boselli lascia la guida del partito di Redazione da Milano Il risultato dei Socialisti (sotto l'1% e azzeramento della rappresentanza parlamentare) è al di sotto delle peggiori previsioni e subito dopo le prime proiezioni scatena il risentimento contro l'uomo indicato come "responsabile" della disfatta, Walter Veltroni. Il primo a parlare è il segretario Enrico Boselli, che a sorpresa annuncia di voler lasciare la guida del Ps: "Veltroni ha spalancato le porte del governo a Berlusconi e gli ha consegnato il Paese per 10 anni". Secondo Boselli il risultato delle elezioni è "la più grande sconfitta dal '48 ad oggi". Continua l'attacco al Pd: "Grazie a Veltroni Berlusconi ha ottenuto due maggioranze blindate sia alla Camera che al Senato. Attendiamo la fine delle votazioni ma all'interno di questa durissima sconfitta della sinistra ci siamo pure noi". E da qui la decisione del segretario del Ps di lasciare la guida del partito: "Non credo sarò più io a guidarlo ancora". Come sarà dunque l'Italia dei prossimi anni? "Berlusconi - ribadisce Boselli - dispone di due maggioranze assolute. La responsabilità di Veltroni è gravissima: per tutta la campagna elettorale ci hanno parlato di pareggio, poi di una rimonta ed eccoci qua". A questo punto, osserva il segretario del Partito socialista, "si impone una riflessione da parte del partito" ma è evidente che a guidarlo non sarà più lui. Dello stesso tono le parole di Gianni De Michelis: "I grandi sconfitti di queste elezioni sono Veltroni e il centrosinistra. Il segretario del Pd ha svuotato l'estrema sinistra, ma le contraddizioni che c'erano sono rimaste. Per noi è andata peggio di ogni più negativa previsione". Accuse a Veltroni anche da Valdo Spini: "La sua strategia è stata efficace nel prosciugare la sinistra". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Maroni lancia il partito: <Abbiamo conquistato anche i voti di sinistra> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 6 Maroni lancia il partito: "Abbiamo conquistato anche i voti di sinistra" di Emanuela Fontana L'ex ministro del Welfare: "Sosterremo la coalizione come abbiamo sempre fatto e realizzeremo tutto il programma, federalismo incluso" da Roma Onorevole Maroni, la Lega ha raddoppiato i voti al Nord, si è avvicinata all'8% in Emilia Romagna. Un voto storico per voi. "Non stiamo ancora festeggiando. I risultati non sono definitivi... La prudenza è d'obbligo, ma mi pare che rispetto ai dati che stanno uscendo la situazione non possa che migliorare nelle prossime ore". In via Bellerio fate i prudenti, ma il risultato è clamoroso. Cosa ha pagato? "La nostra storia, la determinazione, il coraggio di Bossi, l'onestà riconosciuta del nostro impegno. La gente ha capito che la Lega è il partito del federalismo ed è diffusa in tutti gli strati della società, destra e sinistra". C'è chi già dice, come Rosi Bindi, "voglio vedere adesso Berlusconi con 22 senatori leghisti a Palazzo Madama". Cosa risponde? "Le rispondo di preoccuparsi di casa sua, e che a casa nostra pensiamo noi. I senatori leghisti sono la garanzia per la democrazia. Pur essendo due gruppi diversi con il Pdl agiremo come una grande maggioranza coesa volta a realizzare il programma". Garantisce la lealtà della Lega? "Evidentemente nel Partito Democratico brucia la sconfitta... ma rispondo ancora dicendo che in questa legislatura saremo impegnati a fare due cose: sostenere lealmente il governo Berlusconi e realizzare il programma che abbiamo sottoscritto e depositato. Tutto il resto sono chiacchiere livorose di chi pensava di vincere". La Sinistra Arcobaleno è crollata, spariscono simboli storici. Che voto è stato? "Un voto rivoluzionario perché ha cacciato dalla politica la vecchia ideologia e ha cacciato il comunismo. Il comunismo è definitivamente morto oggi. È anche stato un voto che ha ridotto al minimo la politica ambigua di chi non sta né di qua né di là, come l'Udc, e ha premiato in maniera straordinaria i partiti fortemente legati al territorio". Cosa ha creato questa "rivoluzione"? "È una svolta dovuta alla lungimiranza e all'impegno principalmente di Berlusconi, ma in parte anche di Veltroni: se fossi in loro, nel Pd non mi metterei ad accusare in modo così meschino la Lega, ma mi rallegrerei del fatto che anche attraverso la svolta del Pd la politica italiana ha avuto una forte accelerazione". Che Parlamento sarà? "Un Parlamento moderno della stagione dopo le ideologie: sarà il primo Parlamento post ideologico dell'età Repubblicana e va salutato con grande soddisfazione". Avete guadagnato voti dagli alleati, ma forse addirittura a sinistra? "Ho sentito dire che saremmo stati dei cannibali di voti nei confronti degli alleati. In realtà abbiamo preso voti anche da chi votava a sinistra. Da chi ha capito che questa sinistra del "no" fa i danni al Nord. Se uno si sente padano, lombardo, lo è prima che di destra o di sinistra. I partiti territoriali sono il futuro, il voto di oggi ne è la dimostrazione". Come si spiega il dato così alto in Emilia Romagna? "Sfondare nelle regioni rosse era un sogno che forse comincia a realizzarsi. Premia il nostro lavoro, il grande impegno sul territorio, siamo pesanti. E poi è come se si fosse rotta la diga del federalismo". Con il voto di oggi? "Il federalismo veniva visto come una cosa negativa che spacca il Paese, ora invece come una opportunità straordinaria. Gli elettori sono più maturi di molti politici e hanno verificato che la Lega è un grande partito di popolo, che condivide valori di libertà e di tolleranza, che è l'alfiere del federalismo. Non siamo un partito di protesta, ma un grande partito". Gli elettori, al contrario dei politici, vi vedono uniti e leali all'alleanza? "Una delle novità di questo voto è il successo della Lega in alleanza: l'alleanza con Berlusconi ci aveva sempre penalizzato nelle elezioni passate, adesso no. Dopo i due anni di malgoverno Prodi è come se si fosse accesa una lampadina nella testa degli elettori, come se, capendo cosa è la sinistra al governo, abbiano detto: andate voi, state insieme". Lei dice che siete un partito pesante. Lo farete sentire imponendo un'accelerazione di alcuni temi come il federalismo fiscale? "Il programma prevede tante cose tra cui il federalismo fiscale, ma non ci sarà nessun dissidio, nessuna forzatura. Siamo due corpi e un'anima, due partiti e un solo programma". Sulle riforme la Lega potrebbe essere il punto di avvicinamento con l'opposizione? "Non ci muoveremo separatamente a autonomamente, neanche sul piano delle riforme. Con il governo Berlusconi ci sarà una svolta per il sistema istituzionale, economico e sociale dell'Italia. Sono molto ottimista, nonostante la pioggia di oggi, qui in Padania". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'amaro addio di Bertinotti: <È finita nel modo peggiore> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 11 L'amaro addio di Bertinotti: "È finita nel modo peggiore" di Roberto Scafuri da Roma Just in english, please. Risponde torvo il barman dell'Hard Rock Cafè, locale glamour di via Veneto di fronte all'ambasciata americana. Un cartello (only in english) avverte che le sale interne sono riservate a un "evento privato". L'evento privato è la dissoluzione della Sinistra Arcobaleno, quella che temeva l'"americanizzazione" della politica. La certificazione della morte arriva dalle 15 in poi, enfatizzata dai mega screen e drammatizzata dai passaggi di avvenenti cameriere con vassoi ricolmi di hamburger maxi e texas onion ring. Gli avventori in prevalenza americani dai gazebo esterni guardano con curiosità e simpatia i volti terrei all'interno. Qualche dirigente politico di secondo piano si arrampica sugli specchi in tv. I giornalisti si abboffano di leccornie che Diliberto, Pecoraro e Mussi avrebbero disdegnato, fossero intervenuti. Paolo Cento non disdegna: delinea il futuro arcobaleno addentando grill-wurstel intervallati da mex-sandwiches. Fausto Bertinotti è qualche isolato più giù, in un appartamentino denominato "Casa della sinistra", chiuso nel suo ufficio con staff e amici intimi. La barba di giornata si confà al leader ormai crepuscolare. Gli exit poll gli accrescono l'amarezza: "Madonna mia! Così proprio no... ". La corsa era in salita, ma vallo a sapere che la discesa fosse così ripida. Il comitato elettorale precipita nell'angoscia, la Sinistra non entrerà neppure alla Camera. "Ma com'è possibile? Nelle Regioni rosse al 3,8 per cento... Non è possibile". Speranze infrante proiezione dopo proiezione. "Non potevo finire nel modo peggiore... ", sospira il presidente uscente della Camera. L'analisi a caldo è impietosa verso se stesso, e non solo: "No, non avevo capito, non avevamo capito proprio nulla di quello che si muoveva nel profondo del Paese reale. Ma sfido a indicare uno soltanto che potesse aver capito. Il Paese va a destra, sono venuti a galla nodi irrisolti e profondi che attanagliano la sinistra italiana. Dovrà esserci una discussione più ampia per ripartire con una sinistra nuova, una discussione che dovrà investire anche la questione socialista... ". È una crisi senza precedenti, una crisi "drammatica", dice Bertinotti. Ripercorre una campagna elettorale nella quale deve essersi sentito solo, considerata l'appariscente defezione di Diliberto (già pensa di raggruppare i falce-e-martello), di Mussi (nei guai con la salute), di Pecoraro Scanio (sotto botta per la questione rifiuti). Ma non è questo il punto. "Non abbiamo intercettato nulla di quello che si muoveva... A un certo punto sembrava che il peggio fosse passato, considerando che noi giocavamo fuori casa... Veltroni ha prima puntato tutto sulla governabilità in alternativa a Berlusconi, poi negli ultimi due giorni ha cambiato tutto. Ha puntato sul voto utile, quello contro Berlusconi. Ci siamo trovati spiazzati, e noi non avevamo argine... ". Lo sfondamento dell'elettorato dei quattro partiti di sinistra è stato totale: simpatizzanti di pdci, verdi ed ex ds sedotti dalle sirene veltroniane, mentre a sinistra i trotzkisti erodevano quello rifondatore. La "cannibalizzazione" del Pd è ciò che più amareggia Bertinotti, anche perché non ha portato Veltroni a raccogliere voti a destra. "Ha lavorato per il re di Prussia", conviene Fausto. Ma per riprendere il viaggio si deve ripartire "dagli errori nostri". I quattro partiti sono arrivati malissimo a quello che frettolosamente era stato battezzato "partito", pur rimanendo mero cartello elettorale. Di conseguenza, "ne sono uscite liste pessime, compilate con il bilancino da partito di potere, e noi non lo siamo", spiega Salvatore Buonadonna, senatore e amico di Bertinotti da una vita. "Anche la mancanza del nome di Bertinotti nel simbolo si è fatta sentire, ci ha tolto almeno un punto di percentuale", lamentano gli intimi. Rivalità e gelosie hanno così impedito di sfruttare l'"effetto-presidenza della Camera, sul quale pensavamo di poter vivere di rendita addirittura per qualche anno... ". Invece ora Fausto è più solo che mai, pronto a confermare il ritiro dai ruoli di dirigenza politica. Incontra la stampa nel bar-simbolo del processo che "ci porterà a diventare una ridotta degli Stati Uniti". Ma il glamour non imbarazza il leader sconfitto, si sa. "È finita malissimo, e anche la mia vicenda personale di dirigente politico termina qui, come non avrei mai voluto... ". Il tramonto è compiuto, anche se "l'idea del viaggio per rifondare la sinistra va salvata". Toccherà ad altri. A Fausto spetta soltanto metterci ancora la faccia a Porta a porta, e celiare nel salotto tv: "Non posso non rilevare che quando si è defunti fioccano le lodi... Però avrei preferito di gran lunga restare vivo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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PD (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 9 PD di Laura Cesaretti da Roma È rimasto chiuso tutto il pomeriggio nel suo ufficio al loft di Santa Anastasia, mentre l'euforia degli exit poll lasciava man mano il passo al brusco risveglio delle prime proiezioni. Annunci e smentite di dichiarazioni pubbliche del leader, via vai di big del Partito democratico, facce scure e silenzio spettrale sulla piazza, tra sparuti gruppetti di militanti che fino all'ultimo hanno creduto alla "sorpresa" finale. Al tramonto il quadro della sconfitta si stava facendo chiaro, e Walter Veltroni ha deciso come affrontarlo: prima la telefonata "promessa" al vincitore, poi il discorso pubblico, in diretta tv, dal palco della grande sala stampa allestita a pochi passi dal loft, nell'ex mercato ittico ebraico. Attorno, Veltroni ha voluto l'intero gruppo dirigente del Pd: da D'Alema (che fin dalle 15 ha seguito gli spogli dalla stanza del segretario) a Franceschini, da Anna Finocchiaro a Giovanna Melandri, Bersani e la Bindi, Castagnetti e Fassino, Letta e Gentiloni. Un lungo applauso dei suoi, un attimo di commozione, poi l'annuncio: "Com'è buona prassi nelle democrazie occidentali, ho telefonato al leader del Pdl", e per la prima volta dall'inizio della campagna elettorale ne pronuncia il nome, anzi lo scandisce: "Silvio Berlusconi, per dargli atto della vittoria, e gli ho augurato buon lavoro". Poi ringrazia gli elettori che "in tanti milioni ci hanno dato fiducia", e in pochi minuti, guardando gli appunti su un foglietto, definisce la linea su cui si attesterà: il risultato "è chiaro", e sarà "la destra" a governare il Paese. Una destra la cui vittoria è netta, ma nella quale "i rapporti di forza si sono riequilibrati a favore della Lega". Quanto a lui e al Pd, "ora si apre una stagione di opposizione", ma da quello che Veltroni sottolinea come un punto di forza: "siamo la più grande forza riformista che questo Paese abbia mai avuto". Veltroni rivendica il suo risultato, la "grande rimonta" c'è stata davvero, assicura, perché "partivamo a settembre da meno 22 punti". E il Pd ha guadagnato "dai sei ai sette punti" rispetto al passato. Soprattutto, dice, il risultato "è stato particolarmente significativo in molte zone del Nord, dove assistiamo ad una ripresa di fiducia". E in ogni caso, "la nostra decisione di andare da soli ha mutato il panorama politico". Alla scomparsa della Sinistra Arcobaleno non dedica neppure una parola, ma della grande semplificazione del quadro parlamentare si intesta la primogenitura. E offre al centrodestra la "piena disponibilità ad affrontare le riforme di cui il Paese ha bisogno". D'ora in poi, promette, "lavoreremo perché anche l'Italia possa avere, come gli altri Paesi europei, una forza riformista al governo". In parte è una trincea difensiva, quella che traccia Veltroni. Sa bene che c'è chi vorrebbe mettergli in conto la delusione per un risultato al di sotto delle aspettative e per una vittoria netta e potenzialmente di legislatura del Pdl. Ma sa anche che il margine di guadagno rispetto alle prove elettorali dell'Ulivo lo mette saldamente al riparo da contestazioni. "La sua leadership non si discute", sancisce il dalemiano Latorre. Difficilmente, dentro il Pd, potrà montare una vera fronda: nessuno ne ha la forza. Ieri sera D'Alema rivendicava un "recupero" in Puglia, dove guidava la lista, ma tanto in quella regione quanto in Campania il Pd non può cantare vittoria. E lo stesso D'Alema ieri sera confermava: "Se riusciamo a chiudere con un distacco di quattro-cinque punti dal Pdl è un risultato importante, e non era affatto facile". I mal di pancia da governare saranno molti: nelle file diessine monta l'irritazione contro la "catastrofica gestione delle liste", imputata al numero due Franceschini. I cui fedelissimi replicano duramente sottolineando che "per colpa dei ds al Nord non siamo in grado di recuperare", e rinfacciando alla Quercia "l'alleanza perdente con i radicali". In casa dalemiana si sottolinea che il quadro complessivo è "pesante": "In un colpo solo abbiamo distrutto la Sinistra e spazzato via l'Ulivo. Non abbiamo più una politica di alleanze possibili, Udc a parte. E Berlusconi ha stravinto". Ma anche chi comincia ad evocare "un congresso in tempi brevi", per "ridiscutere la linea" e "dare maggiore collegialità" al Pd, ossia ridimensionare Veltroni, rischia di dover aspettare più del previsto: "Niente congresso fino al 2009", assicurano i veltroniani. E intanto il nuovo capo dell'opposizione incassa l'apertura di Berlusconi ad un "fruttuoso dialogo" sulle riforme. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La vendetta di Prodi: <Così ora imparano> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 8 La vendetta di Prodi: "Così ora imparano" di Redazione "Così imparano". L'ultima goccia di veleno, Romano Prodi non la riserva a Berlusconi, e neppure a Veltroni. È tutta per Fausto Bertinotti, e per quella Sinistra Arcobaleno che è stata travolta dalle urne e che resterà fuori dal Parlamento. È rimasto tutto il giorno a Bologna, il premier uscente, a seguire in tv la maratona degli spogli con la moglie Flavia. Ha negato ogni commento ai cronisti, si è tenuto in costante contatto con Giuliano Amato al Viminale, e poi - come lui stesso ha fatto sapere - ha voluto anche chiamare Veltroni per complimentarsi per il risultato. Si è detto "soddisfatto" per il Pd, che "ha retto bene la prova" e ha migliorato le performance dell'Ulivo. Ora lui ritiene "chiusa" la sua esperienza politica italiana, l'addio l'ha dato al comizio finale di Bologna al fianco del nuovo leader, il suo "testamento politico" lo ha affidato domenica alle colonne di Repubblica. E sulle ragioni della sua sconfitta e della fine del suo governo, ha ripetuto agli intimi, si è fatto un'idea chiara: la colpa non è di Mastella, che "umanamente" capisce, ma del logoramento subito da sinistra e dei colpi bassi di Bertinotti. Che ora è servito: "Così imparano". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Liguria, Pdl primo sulla terra rossa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 16 Liguria, Pdl primo sulla terra rossa di Diego Pistacchi Berlusconi vince grazie ai candidati locali Genova illude il Pd, Savona ribalta le cose da Genova Al tie-break. Un passante che infila la sinistra già venuta a rete per chiudere il match. Si giocava sulla terra rossa in Liguria, ma anche lì per Silvio Berlusconi è gioco-partita-incontro alla fine di una maratona. Vince alla Camera, ma vince soprattutto al Senato: 9.799 voti. Appena più dell'1 per cento di vantaggio, ma tanto basta per fare bottino pieno: cinque senatori (quattro al Pdl e uno alla Lega) contro tre (tutti per il Pd). Ma questa è la fine. È il momento in cui a Genova qualcuno improvvisa persino un carosello in auto come dopo un mondiale vinto. Ma sulla terra rossa di Liguria la vittoria è più sudata, un voto dopo l'altro, come si diceva. Ma anche come forse in pochi credevano. La partita si fa subito difficile, perché i primi numeri che arrivano sono quelli dei seggi genovesi e dei paesini dell'entroterra. Il Pd sembra dilagare, altro che tenere. Exit poll, seggi campione, proiezioni. Non c'è scampo per la coalizione di Silvio Berlusconi. Sembra tutto scontato. Persino i dirigenti del Pd, fino a quel momento rinchiusi nelle loro stanze all'interno della sede regionale, mandano in sala stampa i primi dati di partito. Dieci seggi significativi, poi le prime cinquecento sezioni scrutinate. L'avanzata sembra inarrestabile: il Pd vola al 44.02 e Di Pietro non è da meno con un 5.56 per cento. In totale un'avanzata del 9.22 rispetto a due anni fa. Come si può pensare che la Liguria, già vinta con Prodi, possa riservare sorprese? Anche la Sinistra Arcobaleno è in picchiata. Per il premio di maggioranza regionale c'è solo da aspettare la fine del match. Sarà, però gli sguardi dei dirigenti cambiano. I dati smettono di filtrare. Poi l'ammissione: "Stanno arrivando sezioni brutte". Il tracollo circola con la targa di Savona, quella provincia che il centrosinistra governa: Veltroni finisce sotto di 10 punti. Spezia è un serbatoio di voti, ma dopo il governo Prodi anche per il Pd fare il pieno costa troppo. Non resta che qualche timido passo avanti da Imperia, ma quello è il feudo di Claudio Scajola e l'abisso a favore di Berlusconi è incolmabile. Il Tigullio, la provincia genovese di Levante, è "bianco" da sempre e non si smentisce. Ecco che non bastano neppure le ostinate proiezioni che la Rai continua a mandare in favore del centrosinistra a ridare speranze a Mario Tullo, segretario regionale dei Ds prima e del Pd adesso. La sconfitta si fa inevitabile verso le 20, quando i dati sembrano ancora parziali, ma alla sede arrivano anche pochi attivisti, tutti con la testa bassa. E Roberta Pinotti, responsabile nazionale Pd della sicurezza, e neo senatrice, riconosce i meriti agli avversari. Soprattutto alla Lega: "Ha saputo essere presente, sul territorio e sui fatti di cronaca. C'era sempre per prima quando c'era un problema di sicurezza, o per un campo nomadi. Non sono d'accordo sui contenuti, ma hanno lavorato bene". Dall'altra parte si festeggia la vittoria più insperata insieme a Liberaldemocratici di Dini, pur se non presenti nelle liste. Ma la prudenza sconfina nella scaramanzia. Con un solo, piccolo rimpianto per il Pdl: il quinto senatore, quello che avrebbe visto eletto lo spezzino Luigi Morgillo, va alla Lega. La differenza l'hanno fatta proprio le liste. Pdl e Lega hanno candidato i liguri, almeno uno per provincia. Il Pd ha sfidato il territorio, catapultando tutta una serie di big romani, da Giovanna Melandri capolista alla Camera, a Stefano Fassina, consigliere di Vincenzo Visco, al Senato. La ministra, ormai ex, ce la fa, naturalmente. Fassina no. È fuori, come la Sinistra Arcobaleno, un'Udc dimezzata e una Destra che non sfonda. Il resto? Non pervenuto. Gioco, partita, incontro. Anche sulla terra rossa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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POLITICHE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 18 POLITICHE di Gabriele Villa Anatomia di una Caporetto, anzi di "una Waterloo" per dirla con le parole di un signor Cipputi, Ciro Argentino, ex operaio dell'acciaieria Thyssen Krupp che ha voluto tentare in questa tornata elettorale l'avventura politica nelle liste della Sinistra Arcobaleno. Già, perché nel Piemonte di Mirafiori e di Fassino, della protesta No-Tav e degli impossibili equilibrismi del presidente Mercedes Bresso, il rosso, colore d'ordinanza, si è sbiadito ieri e avant'ieri nel segreto dell'urna. E d'ora in poi rischia di rimanere soltanto serenamente a invecchiare nelle rinomate cantine a denominazione d'origine controllata. Numeri definitivi alla mano, Pdl e Lega hanno conquistato assieme il 47,5 per cento dei consensi al Senato contro il 38,1 racimolato dal tandem Veltroni-Di Pietro. Un successo della coalizione di centrodestra che, rinvigorendosi alla Camera, porta sotto i riflettori la netta affermazione della Lega. Nella circoscrizione 1, quella di Torino, il Carroccio raggiunge l'8,67 per cento e nella Piemonte2, che riguarda il resto della regione vola addirittura al 16,70 per cento Esulta Guido Crosetto, coordinatore regionale degli azzurri di Berlusconi: "È un risultato ottimo per il Piemonte che segna una sconfitta di grandi proporzioni per il centrosinistra, anche se sappiamo che è da domani che inizia il lavoro vero perché raccogliere questi voti significa raccogliere le attese di milioni di persone che si aspettano dal futuro governo risposte ai loro problemi". Poi la stretta di mano ai leghisti per la loro forte affermazione: "Le battaglie da fare, ci vedono in totale sintonia". Raggiante Roberto Cota, segretario della Lega Nord Piemont e vice capogruppo alla Camera del Carroccio: "Il grandissimo risultato ottenuto significa che dagli elettori è arrivato un mandato preciso per il federalismo fiscale, la realizzazione delle infrastrutture, la sicurezza e il controllo dell'immigrazione. E adesso che il Piemonte è davvero il terzo pilastro accanto alla Lombardia ed al Veneto, il nostro obiettivo è quello di crescere ancora". Lo stesso destino che ha fiaccato Veltroni e travolto Bertinotti trova in Piemonte, molteplici chiavi di lettura. Deluso dalla sinistra, il popolo di Mirafiori, storico feudo, ha preferito non votare o votare altri schieramenti. Il calo più significativo si è registrato nei quartieri simbolo della città operaia. A Mirafiori Sud la partecipazione al voto è scesa dall'82,63 per cento al 76,42. Certe idee, insomma, alla fine deragliano. Come l'intransigenza e l'estenuante braccio di ferro condotto dagli irriducibili della Val di Susa contro la Tav. Risultato? A Venaus, il Comune-simbolo della lotta contro l'alta velocità, i risultati definitivi per il Senato vedono appaiate le due maggiori coalizioni con il Pd-Idv che raggiunge un complessivo 31,5 per cento contro il 31,3 del Pdl-Lega Nord. Entrambe le coalizioni sono favorevoli alla costruzione della Torino-Lione. Mentre la Sinistra l'Arcobaleno, contraria, si è fermata al 10,7. "La Val Susa ha votato i partiti che vogliono la Tav, adesso il Pd non si dimentichi le posizioni assunte sull'Alta velocità e si comporti di conseguenza - sottolinea l'ex governatore, Enzo Ghigo(Pdl) - che invita i no-Tav a interrogarsi sul voto in Val Susa". Sulla stessa lunghezza d'onda il coordinatore piemontese di An e candidato al Senato nelle liste del Pdl, Ugo Martinat: "Il risultato elettorale per me è anche il referendum per la Tav. Abbiamo vinto a larghissima maggioranza in Val di Susa. Le infrastrutture, adesso sono delle priorità". E dall'altro versante c'è chi come il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, manda a dire agli amici e compagni: "Tanto tuonò che piovve. I movimenti No Tav e la sinistra dovrebbero fare una bella riflessione e forse dobbiamo farla anche noi perché siamo ancora abbastanza fermi a schemi antichi". E chi si limita ad abbozzare. Come Gianfranco Morgando, segretario del Pd del Piemonte: "È chiaro che va riconosciuto il successo della coalizione nostra avversaria. E come possiamo non annotare la performance molto negativa, di Sinistra Arcobaleno in una regione in cui ritenevamo avesse radicamento e forza?". Già, come si può? © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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È l'Abruzzo l'ultima rivincita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 16 È l'Abruzzo l'ultima rivincita di Redazione Nel 2006 fu la regione decisiva per Prodi Schifani: "Piazza difficile, bella sorpresa" da L'Aquila Così l'Abruzzo passò al centrodestra. Una delle regioni ritenute cruciali fin dalla vigilia per la governabilità del Paese, ha confermato il suo ruolo decisivo, regalando al Pdl un risultato per nulla scontato. Ribaltando l'esito delle politiche del 2006, il Pdl, insieme con l'alleato Mpa, ha raggiunto alla Camera il 43,2% e al Senato il 43,6%, rispetto al 40,5% e al 41% totalizzati dal principale avversario, rappresentato dall'aggregazione di centrosinistra Pd-Idv. Una differenza intorno ai tre punti che non lascia dubbi sull'orientamento dell'elettorato e che vale i 4 senatori assicurati ai vincitori (solo 3 per gli sconfitti). La soddisfazione in casa Pdl, dunque, è assolutamente palpabile, e le dichiarazioni di giubilo non si sono fatte attendere fin dalle primissime ore post-voto, quando il flusso costante e ininterrotto dei dati rilasciati dal Viminale ha via via preso il posto delle proiezioni. Così, anche il più tosto tra i pessimisti e il più impermeabile degli scettici ha dovuto ammettere la vittoria. Il capogruppo al Senato uscente di Forza Italia, Renato Schifani, è raggiante: "In Abruzzo - piazza particolarmente difficile per noi - c'è stata una gran bella sorpresa: si conferma il crollo delle estreme e il rafforzamento del nostro blocco. Ciò significa che il segnale che avevamo lanciato durante la campagna elettorale è stato raccolto pienamente". Gli fa eco il portavoce di Alleanza nazionale, Andrea Ronchi: "Esprimo grande soddisfazione per il risultato acquisito nella regione abruzzese, che dimostra una grande affermazione del centrodestra; affermazione tutt'altro che scontata ma incontestabile e cristallina. Questo vuol dire una cosa sola, chiara e incontrovertibile - prosegue l'esponente di An -: il voto è stata una risposta unanime contro il malgoverno di Prodi che Veltroni, evidentemente, non ha saputo far dimenticare. Anche in Abruzzo, gli elettori non si sono fatti incantare da una campagna elettorale - quella della sinistra - che sa molto di fiction e poco di politica". In definitiva, il risultato abruzzese per la composizione dell'assemblea di Palazzo Madama contribuisce in modo tangibile ad aprire le porte del governo a Silvio Berlusconi, nonostante si sia registrata anche qui una diminuzione dei votanti\ © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Anche il Lazio volta le spalle a Walter Alla sinistra resta solo la città di Roma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 16 Anche il Lazio volta le spalle a Walter Alla sinistra resta solo la città di Roma di Massimo Malpica Nella regione di Veltroni, Marrazzo e Gasbarra il Popolo della libertà conquista il Senato. Cresce l'Idv, delude la Destra di Storace da Roma Era una delle regioni "in bilico", una di quelle su cui puntava Walter Veltroni, dopo i suoi due mandati da sindaco di Roma. Ma il Lazio, dopo un iniziale testa a testa, sovverte exit-poll e proiezioni e, al Senato, quando le sezioni ancora da scrutinare sono meno di 40 su 5.235, premia come nel 2006 il centrodestra. Il Pdl supera infatti quota 44 per cento, lasciandosi dietro Pd e Idv, fermi sotto il 41,5 e staccati di oltre due punti e mezzo, e porta a Palazzo Madama 15 senatori dei 27 eletti nella regione. Soddisfacente anche nei numeri la performance elettorale del Popolo della Libertà, che ha ottenuto dalle urne un risultato superiore alla somma algebrica dei voti raccolti nel 2006 da Fi, An, Dc e Alternativa sociale. Due anni fa la percentuale si fermò al 41,7, stavolta viene sfondato il muro del 44 per cento. A suo modo anche Veltroni, seppur bastonato nella sua regione, può consolarsi almeno con il buon successo "aritmetico" del neonato Pd, che incassa il 37 per cento delle preferenze. Ds, Margherita e Rosa nel Pugno, nel 2006, si fermarono complessivamente al 31,1 per cento. Il Lazio premia, e tanto, l'Idv di Di Pietro, che passa dal 2,6 per cento delle scorse politiche al 4,1 di ieri. Ma se il Pdl esulta e il Pd trova un motivo per rendere meno amara la sconfitta, la chiamata alle urne è stata una Caporetto per la Sinistra Arcobaleno, che vede prosciugarsi il proprio patrimonio di consenso a favore dei riformisti del Partito democratico. Il cartello della sinistra radicale, che nel 2006 "pesava" per 433mila voti e valeva il 13 per cento delle preferenze, viene quasi cancellato dalla geografia politica laziale assestandosi al 3,2 per cento. La Destra, che nel Lazio contava su un buon responso dalle urne, si deve accontentare di un 3,3 per cento non del tutto all'altezza delle aspettative. Non certo brillante, infine, il risultato dell'Udc, alla quale correre in solitaria non ha giovato. Dal 7 per cento delle scorse elezioni, il partito di Casini nel Lazio vede erodere i propri consensi al 4,8 per cento. Se il voto per il Senato vede trionfare il Pdl, anche alla Camera il centrodestra non può lamentarsi. Nella circoscrizione Lazio 2, che comprende tutte le province esclusa Roma, Pdl e Mpa conquistano la metà dei consensi, sfiorando il traguardo del 50 per cento, mentre Pd e Idv restano 16 punti più dietro. Persino nel feudo di Walter, la circoscrizione "capitolina" Lazio 1, dove Pd e Idv si impongono sul Pdl con il 43,7 per cento delle preferenze contro il 41,3 per cento, c'è una forte crescita del centrodestra, testimoniata dal testa a testa all'ultimo voto tra Pd e Pdl per proporsi come primo partito della provincia. Con 3.652 sezioni scrutinate su 3.735, i consensi per il partito di Berlusconi erano più di un milione e quelli per il Partito democratico 957mila. Un dettaglio che potrebbe rivelarsi significativo in vista dello spoglio per le elezioni comunali di oggi pomeriggio, che vedono Francesco Rutelli (alleato però con la Sinistra Arcobaleno) sfidare Gianni Alemanno, con il candidato del Pd a un passo da un clamoroso ballottaggio: appena due anni fa, la corsa per il Campidoglio vide Walter Veltroni imporsi con il 61,4 per cento. Giustificata, dunque, la soddisfazione di Francesco Giro, commissario romano di Fi: "A Roma e nel Lazio, nella città e nella regione dove la sinistra governa da anni con il tridente Veltroni, Marrazzo, Gasbarra, il Pdl è cresciuto in maniera esponenziale in soli 18 mesi dalle ultime elezioni amministrative". E se sul fronte Pd c'è qualcuno, come l'ex assessore capitolino Silvio di Francia, che trova il modo di esultare per la "straordinaria affermazione" del Partito democratico nella capitale, lo spirito del voto di ieri lo ha incarnato probabilmente meglio Veltroni, abbandonando il "Loft" del Circo Massimo per rientrare a casa quando i risultati non avevano ancora il suggello dell'ufficialità. Incontrando i giornalisti in attesa fuori dalla sede del Pd, l'uomo del "si può fare" ieri sera si è limitato a un laconico, e un po' malinconico, "siete ancora qui?". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Sfida per il Campidoglio C'è aria di ballottaggio tra Alemanno e Rutelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 27 Sfida per il Campidoglio C'è aria di ballottaggio tra Alemanno e Rutelli di Andrea Cuomo In base ai risultati di Camera e Senato l'ex sindaco potrebbe non raggiungere il 50% necessario a chiudere al primo turno. Oggi lo spoglio da Roma C'è profumo di ballottaggio per la poltrona di sindaco di Roma. Lo spoglio delle elezioni comunali avrà inizio soltanto oggi alle 14 (prima però si dovrà aspettare quello per le provinciali) e per la corsa al Campidoglio non ci sono stati exit poll: così nei quartieri generali del Pd e del Pdl si traggono auspici leggendo i dati elettorali per la Camera come fossero fondi del caffè. E se "Rieccolo" Francesco Rutelli prende la calcolatrice e somma i dati presi alle politiche dalle liste che lo sostengono, il candidato del Pdl Gianni Alemanno cerca sicurezze altrove: nella speranza di un effetto trascinamento della netta affermazione elettorale a livello nazionale della coalizione che sostiene Silvio Berlusconi, in quegli otto elettori su cento in più che si sono recati alle urne rispetto alle comunali del 2006, quelle in cui Veltroni strapazzò lo stesso Alemanno (61,44 contro 37,08), in quell'assenza dell'effetto Veltroni che tanto ha contato a Roma negli ultimi anni, nell'incognita costituita dalle liste civiche. Tutti fattori che non vanno trascurati per sparigliare le carte in una partita che potrebbe consolare il centrosinistra oppure dargli un altro schiaffo in uno dei suoi feudi. Perché ormai è chiaro che a Roma sarà questione di pochi voti. Lo dicevano i sondaggi due settimane fa, lo confermano i dati del voto per la Camera quando erano stati scrutinati circa i tre quarti delle 2600 sezioni capitoline. A Roma infatti il Pd ha ottenuto un buon exploit (41,31 per cento) e aggiungendo i dati di Di Pietro (4,80) e della Sinistra Arcobaleno, che sostiene Rutelli (3,69) si sfiora quel 50 per cento sufficiente a portarsi via tutto il piatto. Alemanno invece può contare teoricamente sul 39,10 per cento della Camera del Pdl a Roma e del trascurabile apporto del Movimento per l'Autonomia (0,22) ma è probabile che a livello locale paghi pegno anche a vantaggio degli altri candidati schierati dal centrodestra: innanzitutto a quel Francesco Storace che a livello personale prenderà certamente più del 3,27 per cento ottenuto dalla Destra alla Camera a Roma, essendo l'ex governatore molto più popolare da queste parti della candidata premier Daniela Santanchè. Poi ci sono Luciano Ciocchetti (Udc), Mario Baccini (La Rosa Bianca) e Michele Baldi, scheggia impazzita proveniente da Forza Italia. Tutti outsider con buona popolarità locale, i cui consensi saranno utili in caso di "barrage". Quel che è certo è che Alemanno cerca di non farsi troppe illusioni. E non trae conclusioni dal trionfo nazionale. "Secondo me sono due partite differenti - dichiara a caldo - quella delle politiche rispetto alle amministrative -. La città di Roma è una città molto indipendente, vota a prescindere dagli equilibri nazionali, lo abbiamo visto anche in altre occasioni, anche nel 2001. Da questo punto di vista per un giudizio dobbiamo aspettare i risultati effettivi del Comune dopodiché valuteremo. Vedremo come andrà". Altra partita è quella per la Provincia di Roma, che. E anche qui la questione è se il candidato del Pd Nicola Zingaretti, fratello del Luca che interpreta il commissario Montalbano televisivo, vincerà al primo turno o sarà costretto a un insidioso ballottaggio tra due settimane contro il candidato del Pdl Alfredo Antoniozzi. L'unico punto di riferimento è l'ultimo sondaggio dello scorso 27 aprile, che attribuiva a Zingaretti una forbice tra il 49 e il 51 per cento, quindi proprio a cavallo della fatidica soglia. Molto lontano Antoniozzi, accreditato del 29-31, che però tornerebbe in gioco in caso di spareggio. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Crisi economica, tutti a destra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Batosta/2 Crisi economica, tutti a destra Valentino Parlato Innanzitutto dobbiamo avere il coraggio della verità e dire che queste elezioni segnano una sconfitta della sinistra, non solo politica, ma anche sociale e culturale. Una sconfitta delle sinistre dell'Arcobaleno, ma non solo. La ritirata strategica di Walter Veltroni, cioè la negazione di ogni alleanza a sinistra per andare al voto senza il fastidio delle sinistre radicali si è tradotta in una rotta. Alla Camera e al Senato il Partito democratico sarà più debole che mai negli anni passati. SEGUE A PAGINA 6 Del pari la Sinistra arcobaleno non è stata in grado di presentare ai cittadini elettori una unità delle sinistre. Bertinotti annunziava questo obiettivo per il giorno successivo alle elezioni, comunque andassero. Sono andate male perché questa unità non è stata relizzata e ora sarà ancora più difficile da realizzare. Non bisogna dimenticare che queste elezioni si inquadrano in una situazione di crisi economica grave e che le crisi economiche e la paura che producono normalmente (c'è solo l'eccezione di Roosevelt) provocano brutti spostamenti a destra; pensate all'Italia e alla Germania del dopo '29. E in questo quadro di crisi occorre riflettere sul buon risultato della Lega, per la quale hanno votato molti lavoratori anche iscritti alla Cgil. Quando Massimo D'Alema disse al manifesto che la Lega era una costola del mondo operaio coglieva qualche aspetto della realtà. E certamente il successo della Lega (pare primo partito in Lombardia) è un dato socio-culturale che sarebbe sciocco sottovalutare polemizzando solo contro gli strilli di Bossi. E - voglio aggiungere - penso che la Lega forte del suo successo creerà qualche problema anche a Berlusconi. A questo punto che fare? Riflettiamoci un po', pensiamoci, non diamo risposte affrettate. Credo che la discussione debba innanzitutto cominciare dentro le forze dell'Arcobaleno (forse diventate extraparlamentari ma non per scelta). E credo che come sempre dopo le sconfitte si debba cominciare da una seria analisi del terreno sul quale si è stati sconfitti. Insomma ci sono cambiamenti sociali forti, c'è un precariato che può diventare massa di manovra di chi offre favori, ci sono problemi nuovi e inattesi (pensiamo solo all'ambiente e al costo crescente dei prodotti alimentari) in un mondo nel quale la povertà cresce verticalmente. Pensare di uscire dai guai di oggi con qualche trovata intelligente sarebbe a mio parere suicida. Il punto è che la società e l'economia e le forme dello sfruttamento (che persiste ed esclude sempre più persone dal ciclo lavorativo) sono cambiate e accresciute. Questo, a mio pessimistico parere, sfugge non solo a noi ma anche ai sindacati. Il manifesto dovrebbe avere l'ambizione e la capacità di diventare la cucina di una nuova ricerca delle forme di sfruttamento e di aggregazione degli sfruttati. Sono convinto che in queste elezioni molti sono stati i precari che hanno votato per la Lega o per il Pdl. Valentino Parlato.

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Un Carroccio di lotta e di governo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Premiato il leghismo in doppiopetto. Forza Italia e An non festeggiano la vittoria Un Carroccio di lotta e di governo Ernesto Milanesi Venezia A Verona un anno fa era scattato più di un campanello d'allarme: il ciclone Flavio Tosi sindaco al primo turno, a furor di popolo, aveva inaugurato il leghismo veneto del Duemila. Ieri l'ondata ha travolto l'intera regione con percentuali a due cifre, come vent'anni fa con i profeti del Veneto "indipendente". Allora il leòn di San Marco "sfrattava" la Dc di De Mita; adesso il Carroccio proclama la secessione (elettorale) che fa esplicita concorrenza al berlusconismo del governatore Galan. Per il momento, la Lega Nord si "accontenta" di far tremare i seggi sicuri dei candidati eccellenti PdL. Aveva un drappello di 5 deputati e tre senatori: si gioca sul filo del rasoio il raddoppio secco della rappresentanza parlamentare. Così rischia il seggio l'avvocato Piero Longo (studio Ghedini) e non ce l'ha fatto il sindaco di Vicenza Enrico Hullweck, mentre sono stati eletti per il rotto della cuffia l'ex sindaco di Padova Giustina Destro ed Elisabetta Gardini. Desertificata l'Udc, che arranca intorno al 5%: è il definitivo tramonto di ogni possibile nostalgia democristiana. Convince, appunto, la Lega di lotta e di governo. Gazebo, ronde, militanza si sposano con chi siede nella stanza dei bottoni. Con Tosi, c'è Luca Zaia: due mandati da presidente della Provincia di Treviso e ora vice governatore del Veneto con dichiarate ambizioni di successione a Galan. Ma la marcia leghista su Roma sarà soprattutto quella degli amministratori locali. Con la "ricetta" di Massimo Bitonci, sindaco di Cittadella (Padova) che tutela a colpi di ordinanze i veneti Doc dagli extracomunitari. E' la nuova Lega in doppiopetto, erede del doroteismo e insieme interprete dell'estraneità dei giovani ai partiti "paracadutati". Nelle urne rimbomba la "maggioranza silenziosa" che dalla provincia pedemontana è passata all'assalto delle città. Numeri impressionanti: quasi un veneto su quattro ha scelto il Carroccio. E alla Camera il trionfo è ancor più netto, largo, diffuso che al Senato. Alle Regionali 2000, la scelta leghista "soli contro tutti" si era arenata al 12%. Cinque anni dopo, in versione CdL aveva fruttato il 14,7%. Alle Politiche 2006, la Lega era di nuovo inchiodata all'11% e sembrava essersi arroccata nelle province di Vicenza e Treviso. E' bastato "apparentarsi" con il Pdl, amplificando l'identità di popolo, e sono arrivati consensi dovunque. Nella circoscrizione Veneto 1, lo spoglio non definitivo dà la Lega come primo partito oltre il 30%. E' comunque un testa a testa con il Partito Democratico in termini di voti assoluti nelle sette province. Padova (giunta ulivista) non regge all'assalto: per la prima volta il Carroccio nella città di Flavio Zanonato corre oltre il 13% delle preferenze. Belluno si conferma "succursale" di Treviso, ma l'onda d'urto arriva fino al Polesine orfano delle bandiere rosse. Treviso e Vicenza aspettano la replica in chiave municipale: il leghista Gian Paolo Gobbo ha la conferma in tasca; la forzista Lia Sartori non potrà più prescindere dagli alleati. Vittoria amarissima nella sede regionale di Forza Italia. Ancor meno voglia di festeggiare fra i "reduci" di An. Scricchiola il sistema di alleanze che monopolizza il Veneto da lustri. Non sarà facile "recintare" la Lega che a questo punto può sedersi al tavolo del centrodestra trattando da pari a pari con i berlusconiani. L'alternativa del Pd sopravvive confinata a Venezia, dove peraltro Massimo Cacciari non brilla per sintonia con Veltroni. Addio maggioranza ulivista nei (pochi) municipi che contano. Implosi i Verdi, cancellata la sinistra, evaporata Sd: il Veneto fa i conti con un tracollo peggiore addirittura della catastrofe '94. Non c'è più nemmeno l'operaio Martino Dorigo unico deputato "progressista". Adesso tocca a paròn Massimo Calearo.

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Il trionfo popolare della Lega di Bossi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La questione settentrionale si complica colorandosi di verde padano. La Lega spopola ovunque al di sopra del Po, guadagna in Piemonte, raddoppia in Lombardia, trionfa in Veneto, e approda in Emilia Le Lega torna ai fasti degli anni '90 e al nord trionfa. "Ci hanno votato i lavoratori", ha detto il senatur che adesso diventa decisivo per il nuovo governo Luca Fazio Milano Quante parabole sotto il diluvio di voti in via Bellerio. "Marino vieni qui che così ti vede tua moglie in televisione". Marino è l'autista, Umberto Bossi è il suo datore di lavoro. Tv, moglie. Il capo, adesso che sono le otto di sera, interrompe il riposino pomeridiano per annunciare all'Italia che ha vinto lui. "La Lega l'hanno votata i lavoratori", spiega Bossi e questa verità fa ancora più male perché chiama in causa indirettamente chi, forse, rischia di sparire dal parlamento. Perché è così, e si potrebbe partire da qui per (ri)leggere il successo clamoroso della Lega, un movimento che sarebbe miope continuare a interpretare con la spocchiosa supponenza di 15 anni fa. Razzisti? Può essere, ma sicuramente in buona e imbarazzante compagnia. Chi conosce il nord, e la Lombardia, sa che negli ultimi mesi, nei luoghi di lavoro, in fabbrica, il consenso stava montando come negli anni '90. A disastro avvenuto, inutile negarlo: negli ultimi anni, negli ultimi due, le condizioni materiali di vita sono peggiorate (busta paga, sicurezze legate al welfare) e quando il voto si disgiunge dalle condizioni materiali - a maggiore ragione quando sinistra e destra non vengono più percepite come portatrici di valori diversi - prevalgono scorciatoie identitarie simboliche, la rivendicazione di un orgoglio. "Siamo noi il partito nuovo dei lavoratori", ha precisato in serata Umberto Bossi. "Questa volta i padani - ha rivendicato - hanno mandato un messaggio forte: bisogna fare le riforme perché cominciamo a perdere la pazienza e noi dobbiamo partire da lì, dalla volontà popolare". Imbarazzante, poi, il saluto sincero che il senatur ha rivolto a Bertinotti, ospite da Bruno Vespa: "È l'unico che ha conosciuto qualche operaio". Ci sarà molto da indagare, ma intanto i dati dicono di una Lega che su scala nazionale viaggia intorno all'8% (il doppio della Sinistra-l'Arcobaleno); e nelle regioni del nord quasi raddoppia i suoi consensi (in Lombardia passa dall'11 al 18,7%, a Milano raggiunge l'11%, a Varese passa dal 14 al 23%, a Como dal 10 al 18%). Se queste proiezioni venissero confermate, in Senato siederebbero 23 leghisti, erano 13. Un successo che Roberto Castelli commenta con toni pacati che, se possibile, sono ancora più preoccupanti di quando è il folklore la cifra stilistica delle dichiarazioni leghiste: "Non è un movimento di protesta il nostro, è passato il tempo in cui la Lega intercettava la protesta, noi ormai siamo una forza di governo, poniamo l'accento su federalismo fiscale e sicurezza. Non comprendiamo il pericolo della Lega che dovrebbe causare danni. Aiutateci a capire? Gli osservatori politici non capiscono nulla della Lega, in primis Veltroni". Il peso politico della Lega, in Lombardia, e proprio rispetto a Berlusconi, si fa pesare fin dalle primissime dichiarazioni. C'è il neo parlamentare Salvini che alza la voce con superstar Letizia Moratti, e il consigliere regionale Boni che già pretende la presidenza del Pirellone. Al nord, votare centrodestra o Lega, per molti, non fa differenza: solo così si spiega un aumento così consistente. E del resto, a voler guardare le cronache degli ultimi mesi, proprio tutto ha giocato in favore della Lega. La monnezza a Napoli, e il desiderio di marcare una distanza da un'Italia così. L'attacco a Malpensa, compreso un certo sentimento anti nordista che ha infastidito non solo i leghisti. La (per certi versi) giustificata anti politica, che il nord di destra identifica facilmente con i palazzi romani. E la sinistra, che ancora una volta il nord lo ha dato per perso in partenza. Che ha candidato il sindaco di Roma, che a sua volta ha cercato di pescare consensi candidando un vero leghista come Calearo, rivolgendosi ancora sempre e solo al nord imprenditoriale. Se la sono giocata alla pari solo tra chi la faceva pagare di più a quelli che sbagliano (gli stranieri). Adesso pagheremo, tutti quanti.

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Per la razza e il portafoglio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Batosta/2 Per la razza e il portafoglio Ida Dominijanni Non è il '94, è peggio. Allora, l'illusionista venuto da Arcore aveva dalla sua una mossa e tre trucchi. La mossa era il bipolarismo, creatura partorita in quattro e quattr'otto in un improvvisato menage a tre con Gianfranco Fini e Umberto Bossi. I tre trucchi erano la sua figura da alieno che conquistava il Palazzo con le armate della società antipolitica, il suo contrabbando di sogni e miracoli, la sua bandiera di un nuovo senza passato e senza radici. SEGUE A PAGINA 4 Quasi nessuno di quelli che pensavano di intendersene di politica avrebbe puntato una fiche su di lui, ma lui puntò su se stesso e sbancò il tavolo. Stavolta no. L'illusionista aveva perso lo smalto sotto il cerone, l'unica mossa - la proclamazione del Pdl il pomeriggio di una domenica qualunque - l'aveva copiata dal Pd, di alieno non aveva più nulla, invece di sogni e miracoli ha contrabbandato difficoltà e sacrifici con lo sconto del del bollo sul motorino. La novità incarnata tredici anni fa era ampiamente ammuffita, e lui neanche aveva l'aria di puntare tutto su se stesso. Eppure Silvio Berlusconi sbanca di nuovo il tavolo. Al di là di ogni ragionevole previsione e di ogni ponderato sondaggio. E quel ch'è peggio, con uno dei due antichi alleati, Fini, ingoiato nel Pdl, e l'altro, Bossi, redivivo e rinvigorito fuori. Non sarà solo il Popolo delle libertà a governare; sarà il popolo dei fucili e delle ampolle a conferire il colore giusto a quelle libertà. Non è vero che il colore verde della Padania fa a pugni col tricolore dell'Italia. L'una e l'altra possono sventolare assieme - il caso Alitalia l'ha dimostrato - su un localismo separatista dei ricchi che invoca protezionismo statale - altro che liberismo!- a difesa del portafogli e della razza, Berlusconi e Bossi officianti e Tremonti benedicente. E' l'Italia bellezza, anno di grazia 2008. L'anomalia del Belpaese persiste in questa forma mostruosa. Non basta l'alternanza dei paesi "normali" a spiegare questo ritorno rinforzato al centrodestra dopo le batoste fiscali del governo di centrosinistra. Nemmeno serve la favola bella del bipartitismo, la nuova creatura partorita da Veltroni e Berlusconi, a leggere la tabella dei risultati, se non parzialmente: non esiste al mondo sistema bipartitico corredato e condizionato da un partito territoriale dell'entità della Lega. Siamo in Italia, i figurini stranieri ci vengono sempre storpiati. Sicché sarà il caso di lasciarli perdere, e decidersi a formulare la domanda decisiva, questa. Che cosa vuole la società italiana dalla politica, da una maggioranza e da un governo? Che idea ha di sé nel presente, e che cosa sogna per sé per il futuro? Che idea ne ha, e che idea le dà, quell'arco di forze che fino a poco fa chiamavamo sinistra e centrosinistra, e che oggi come oggi non ha nome o s'è dato il nome di centro? Se la parte vincente di questa società predica e razzola ricchezza, xenofobia, sicurezza, privilegio, e su questi valori attrae perfino strati consistenti di quella che un tempo si chiamava classe operaia, che cosa le si offre in alternativa oltre che Calearo in lista? E se il rappresentante sommo di questa parte vincente della società santifica come proprio eroe lo stalliere Mangano, che cosa gli contrapponiamo oltre ai puntuali libri di Saviano e ai sacrosanti "vade retro" di Veltroni? E infine, questa società vincente andrà sempre blandita e rincorsa con la ricerca del consenso, o arriverà il momento di metterla alla prova della ruvidezza del conflitto? Non è il '94 ma è peggio, perché quello che allora era nuovo e insorgente e naive oggi è solidificato e attrezzato e scaltrito. E quello che allora era un voto in cerca di miracoli, oggi è un voto in cerca di stabilizzazione. E rischia di trovarla, perché anche nell'altra metà del campo ciò che allora era in forse, il destino della sinistra dopo l'89, adesso si va stabilizzando con la sua cancellazione. Manca solo un tassello, l'archiviazione della Costituzione, il collante della destra tripartita del '94, senza il quale il suo progetto non può dirsi compiuto, e che già una volta è stato tentato in parlamento e respinto da un referendum. Non chiamiamole, urbanamente, "riforme funzionali", e nessuno persista nel sogno di farle con un accordo civile e a costo zero. La posta in gioco non è un parlamento più snello e un governo più efficiente. E' il disegno di un'altra Italia, con un'anomalia rovesciata rispetto a quella del secolo scorso,. e confinata in una trappola impermeabile a tutto il buono che c'è nella trasformazione globale di questo. Liberata - se così si può dire - dai vincoli istituzionali e dalle sigle improbabili, la sinistra che c'è, se ancora c'è, metta in moto l'intelligenza e l'inventiva. Sotto le macerie c'è un mondo da scoprire. Ida Dominijanni.

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Sarò uno statista, riforme con la bicamerale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Esultanza contenuta: voglio essere diverso dal 2001. Ma Bossi: subito federalismo e niente dialogo "Sarò uno statista, riforme con la bicamerale" Martino straparla "Se penso agli avversari mi viene da vomitare, abbiamo liberato il parlamento dalla feccia". L'esultanza squadrista dell'ex ministro forzista A. Fab. Roma "Voglio essere diverso". Berlusconi lavorerà per la storia: "Voglio essere diverso dal 2001, voglio impegnarmi per essere lo statista che ha cambiato il paese". Non festeggia il cavaliere se non in privato, ad Arcore, evita il bagno di folla e davanti alla telecamere spedisce Fini; fa qualche telefonata per le dirette ma è giusto il minimo. Poi ringrazia Veltroni per la telefonata e ricambia: "Noi siamo pronti a lavorare insieme con l'opposizione sulle riforme, lo siamo sempre stati". Ha imparato dall'esperienza. Dovrebbe poter contare su 167 senatori che sono dieci in meno del 2001 (177) e venti in meno del 1994 (187). Ma sono abbastanza: ha la maggioranza relativa anche senza la Lega nord (141 senatori per il Pdl a 137 per il Pd) ma i 23 seggi leghisti e i tre di Lombardo gli saranno indispensabili per superare "quota 158", la maggioranza assoluta che negli ultimi due anni è stata l'incubo di Romano Prodi. Berlusconi è forte ma non abbastanza da non doversi curare degli alleati quando ci sarà da votare la fiducia, e capiterà spesso. Dunque le riforme. Al primo posto la giustizia, vecchia ossessione. Riformata nel 2005 da Roberto Castelli - il leghista si è subito ricandidato per il ministero di via Arenula, "dopo cinque anni di full immersion nel ministero della giustizia sono pochi gli uomini che conoscono come me questo dicastero" - riforma poi corretta dal governo Prodi. E con la giustizia, "scuola e sanità". Poi il capitolo Costituzione. Con una sorpresa: il rilancio immediato, a scrutinio ancora in corso, della commissione bicamerale. "Bicamerale? Non vedo difficoltà", ha detto il cavaliere al telefono con SkyTg24. Quella bicamerale che servì a Berlusconi per intrecciare il dialogo con D'Alema durante il primo governo Prodi, ma che Berlusconi stesso fece fallire un attimo prima dell'intesa finale. "Ho più volte insistito sul fatto che molti punti del nostro e del loro programma sono simili o coincidenti - ha detto ieri sera Berlusconi - se saranno coerenti potranno unire il loro voto al nostro". "Vorrei una maggioranza di almeno 20 senatori" aveva chiesto il cavaliere alla vigilia. E' stato accontentato. "Tutti i dati che abbiamo ci tranquillizzano - ha detto ieri sera Berlusconi -, al senato per quanto abbiamo visto, avremo una maggioranza che ci consentirà di operare bene per approvare anche in tempi brevi i provvedimenti che sono necessari". Nel momento dei festeggiamenti il vincolo di coalizione è fortissimo e tanto il portavoce di Berlusconi Paolo Bonaiuti dal versante Pdl quanto i leghisti confermano la solidità dell'accordo. "Il problema Lega non esiste - ha detto Bonaiuti -, la Lega nei cinque anni di governo non ha mai procurato problemi all'azione di governo". Il governo, appunto. Il cavaliere è convinto di avere già un'intesa con i suoi alleati, resta aperto il problema Bossi che ancora ieri sera si candidava per il ministero delle riforme. Con un'idea totalmente opposta a quella di Berlusconi: "Saremo in grado di attuare le riforme anche senza il Pd", ha detto Bossi, "loro non vogliono cambiare niente ma noi questa volta la forza l'abbiamo e anche senza il Pd siamo in grado di fare le cose". Bossi o non Bossi il carroccio vuole quel posto e il timing della Lega è diverso da quello del cavaliere: "I primi provvedimenti da adottare - ha detto Calderoli - saranno il federalismo fiscale e il federalismo costituzionale. Entro il 15 giugno". Con Gianfranco Fini avviato alla presidenza della camera, al ministero degli esteri Berlusconi promuoverà Franco Frattini. Sicuro Giulio Tremonti all'economia, già reincaricato Lucio Stanca all'innovazione tecnologica, bisognerà trovare spazio per le "almeno quattro donne" tra cui sicura Stefania Prestigiacomo. Candidato all'esclusione invece l'ex ministro della difesa Antonio Martino, che nell'euforia della festa si è lasciato andare: "Assistiamo ad una autentica rivoluzione, il parlamento italiano è stato liberato dalla feccia, finalmente sono spariti i "verdacchioni", Luxuria, Boselli e Caruso". Secondo Martino "Veltroni è uno dei pochi civili che stanno da quella parte. Se penso agli altri mi viene da vomitare...".

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Ero certo di vincere, ma ora dialoghiamo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Ero certo di vincere, ma ora dialoghiamo" Berlusconi rompe il silenzio telefonando a sera a tutti i programmi tv: "nomina" Fini presidente della camera, Letta vice premier e Frattini ministro degli esteri. E invita l'opposizione a collaborare mettendo le mani avanti: "Saranno mesi e anni difficili" Micaela Bongi Alle otto di sera, a ufficializzare il risultato è il leader del Pd Walter Veltroni: "Come è prassi in tutte le democrazie occidentali, ho telefonato a Berlusconi per dargli atto della vittoria e esprimergli l'augurio di un buon lavoro". Lui, il Cavaliere, non arriva a Roma nemmeno per l'ora di cena e neanche più tardi. Lascia che sia Gianfranco Fini a festeggiare in notturna, al comitato elettorale dell'Eur, il distacco di circa 9 punti al senato e di 8 alla camera tra la sua coalizione e quella Pd-Idv. Un distacco che gela ogni miraggio di rimonta veltroniana. Il prossimo premier, ancora lui, si gode a distanza i fan che sotto la pioggia sventolano bandiere e si attacchano al clacson davanti alla sua villa di Arcore, dove segue come di consueto lo scrutinio, lasciando che i collaboratori riferiscano sul suo stato d'animo. Ed è il portavoce di An Andrea Ronchi, dopo il brivido iniziale e le facce scure dei nazional-alleati che di fronte ai primi exit poll sballati si mangiano le mani per aver creduto nel Pdl, a riferire di una telefonata pomeridiana tra il leader confermato e Fini: soddisfazione, "profonda soddisfazione". Per una dichiarazione in viva voce di Silvio Berlusconi, annunciata per la serata nella forma del comunicato stampa, bisogna invece aspettare una sua telefonata in diretta a Porta a Porta dopo le nove. E per non lasciare a bocca asciutta la sua Mediaset il Cavaliere telefona anche a Enrico Mentana in onda con Matrix. E poi ancora a Sky. E infine pure alla 7. Il trionfo di sua emittenza che pure promette che darà poco peso alle tv e al teatrino, perché vuole comportarsi da "statista": "Sono commosso, sento una grande responsabilità", dichiara saltellando via cavo tra una rete e l'altra. Si dice prontissimo per palazzo Chigi, con la squadra di governo già in testa e almeno quattro donne su 12 ministri. Promette di governare per altri cinque anni e riferisce fiero della telefonata con il leader del Pd Veltroni, "poche parole, si è conclusa con i suoi auguri di buon lavoro". E dopo gli ultimi fuochi della campagna elettorale, assicurando che era certo di questo risultato, torna al fair paly: riforme col Pd? Non solo: "Restiamo aperti verso l'opposizione e a accettare il loro voto laddove ci sia un provvedimento per l'interesse del paese. Noi non cambieremo questo atteggiamento che resta aperto, dialogante". Modello Sarkozy? Ben vengano suggerimenti di "intelligenze" al di fuori del Pdl. Ma al Pd non andrà una presidenza della camera. Lo chiarisce Fini, che all'Eur sfoggia un nastro tricolore perché con la Lega non si sa mai, mentre negli stessi minuti, prima di mezzanotte, è il Cavaliere che ancora imperversa in tv a "nominare" il leader di An presidente della camera e Gianni Letta vicepremier, ma non unico. Due ministri al Carroccio, annuncia ancora Berlusconi, e Franco Frattini di nuovo alla Farnesina. Nel corso della sua maratonina televisiva il Cavaliere si lancia: "Interverremo subito sull'emergenza rifiuti e su Alitalia", e via con una sintesi del suo programma. E qui e là si riaffacciano le solite ossessioni. La giustizia, ma anche i brogli: il risultato di ieri? La conferma che "le elezioni del 2006 non sono state regolari". Il Cavaliere assciura di non temere l'aula di palazzo Madama, la croce dell'Unione, né il peso della Lega: "Per quanto vediamo abbiamo una maggioranza che ci rassicura". Tutto tranquillo, dunque? Fino a un certo punto: perché in tv lo stesso Berlusconi ripete più o meno quanto detto in privato ai suoi, solo caricando un po' sull'entusiasmo: "Quelli che abbiamo davanti saranno mesi e anni difficili che richiederanno una prova di governo di straordinaria". E Fini conferma: "Sarà difficile governare l'Italia". Il leader del Pdl resta a cena con gli intimi, Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Marcello Dell'Utri, Giulio Adreani, i figli Pier Silvio e Marina... Politici? C'è Sandro Bondi, ed era toccato a lui, alle otto di sera, farsi avanti a nome del capo per riferire, "commosso e felice", che "ho parlato con lui al telefono e l'ho sentito sereno come sempre, perché sentiva di aver fatto quello che era possibile in questa campagna elettorale". Sembravano le parole di uno sconfitto e invece il Pdl non ha perso né pareggiato. Ha vinto nettamente. Ma, come constata nel pomeriggio tradendo un po' di ansia l'ex Udc da sempre berlusconiano Giovanardi, "adesso bisogna governare".

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La sinistra campana paga la crisi rifiuti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Una giornata nel comitato elettorale del Partito democratico a Napoli. I sorrisi dei primi momenti si trasformano man mano che arrivano i risultati. Che ora potrebbero mettere in discussione anche Bassolino Pdl al 51%, male il Pd, debacle della Sinistra arcobaleno: non ce la fanno l'autore delle denunce sulla monnezza Sodano e Migliore. Fuori anche De Mita Francesca Pilla Adriana Pollice Napoli "Si può fare" è scritto anche sulla porta della toilette. Dalle finestre si vede il mare di Mergellina, il comitato elettorale del Pd è sulla prestigiosa via Caracciolo. Anche questa scelta, da grandeur, era di carattere scaramantico. Non è servita. Lo tsunami è arrivato nel Golfo di Napoli, ma si è portato via solo la Sinistra Arcobaleno. Alle 21 lo scrutinio al Senato è quasi completo. Il Pdl ha preso il 50,8, Veltroni il 34,1, Udc 6,8, Sa 2,7. Alla camera con lo spoglio giunto a metà Berlusconi è intorno al 51, il Pd poco più di 34, Casini sul 6%, Bertinotti 2,7. Eppure il pomeriggio era iniziato sotto altri presagi. "Anto' che si dice nelle sezioni?". "Pare che a Chiaia siamo quasi pari. Se persino nella Napoli bene l'effetto rifiuti non ha funzionato vuol dire che nelle altre zone si vince". I sondaggi fatti in casa, via cellulare, parlano di una rimonta. "Qui non abbiamo il fattore Lega Nord. Ce la possiamo fare". E' un Adriano Musi ottimista, lui è nono al Senato, si sente già dentro (infatti alla fine passeranno in 11). Sono le 16.20. Maria Fortuna Incostante, quinta e comunque già senatrice, la pasionaria della Campania, offre la mousse al cioccolato. La base dalemiana-bassoliniana è convinta: ce la facciamo, alla faccia della monnezza. Nel centro storico di Napoli invece già si contano i caduti. Nella sede del Prc c'è silenzio e una coltre di fumo: il senato è andato, dalle sezioni "rosse" i compagni non garantiscono nemmeno la camera, sotto il 4%. Non ce la fa l'uomo delle denunce sul monnezzagate, il senatore Tommaso Sodano, fuori. Non ce la fa Gennaro Migliore, in Campania2, e nella diretta su Rai uno, impreparato, deve affrontare la fine della Sa e spiegare i numeri proprio mentre gli confermano che lui è fuori. Peppe De Cristofaro, secondo a Napoli, anche lui è fuori. Si aspetta il dato nazionale e si spera almeno nel capolista, Arturo Scotto, corrente Mussi. Lo 0,5% si può conquistare fino alla sera? Non si rimonterà. Ma ormai non è una questione di posti in parlamento, quello che si para davanti è il crollo di un mondo. A Napoli nel 2006 solo Rifondazione comunista aveva preso il 9,7 al Senato. E' il go down del voto utile? No, è qualcosa che va al di là di ogni previsione. Non si tratta nemmeno più di ragionare su quanto abbia pesato in Campania la crisi dei rifiuti, la perdita di credibilità delle istituzioni locali, è un travaso. Non ci si può appellare nemmeno al partito dell'astensione, in Campania hanno votato il 77,5%, poco più di due punti in meno rispetto al 2006. Walter ha vinto almeno su questo: gli elettori della sinistra vanno al Pd, ma quelli dell'Ulivo alla destra. Infatti passa meno di un'ora e anche al Pd non si ride più. Alle 17.15 a via Caracciolo arriva il primo colpo, l'assalto dei bucanieri. In Campania, su 40 seggi scrutinati al senato il Pdl è al 46,9 mentre il Pd si ferma al 31 con Idv al 6. E c'è già chi cerca i last minute per trasferirsi in Spagna. Nessuno ci vuole credere davvero, un minuto prima si sperava di regalare a Walter un altro premio di maggioranza, invece viene confermata la sconfitta annunciata. "Non è un dato attendibile" urla una bella signora, rossa, distinta e democratica. Ma alle 18.16 va anche peggio: il Pd è sotto di 15 punti, anche se Napoli con D'Alema è dietro di 5. Partono i primi commenti dei sostenitori: "Ci siamo ubriacati con le manifestazioni oceaniche e abbiamo perso il polso della situazione, soprattutto in provincia". Ma qualcuno che esulta c'è: Bruno Cesaro, 11esimo alla Camera, passa sul corpo degli ex-colleghi della Sa e prende il posto di Scotto. Bassolino non si fa vedere. Con i dati nazionali potrebbe arrivare entro 72 ore la sfiducia del consiglio regionale? Al comitato non commentano. Antonio Marciano, il braccio destro del governatore, entra dalla porta per chiudersi nel retro. "Per favore, non mi fate commentare ora". Tino Iannuzzi, segretario regionale del Pd e terzo deputato a Napoli, raggiunge Marciano. Ore 19.15, un grosso vaso di calle bianche finisce dietro le quinte. Secondo colpo di cannone al senato, la coalizione di Berlusconi arriva al 47,9, Veltroni al 37,7, la Sa al 3, l'Udc al 7. Nella terra dei casalesi, il casertano, il cavaliere è addirittura al 56%. I risultati si commentano da soli, ma c'è un dato su tutti: Casini non ha fatto centro, De Mita è fuori. Ore 20, a sorpresa nonostante l'arrembaggio il Pd in Campania è ufficialmente in festa. Il topo Ratatouille, il piccolo chef dei cartoni animati, non avrebbe potuto rigirare meglio la frittata: "La vittoria di Berlusconi era scontata - parte Iannuzzi - ma se guardiamo i dati del 2006 Ds e Margherita erano in Campania al 26,9, questo vuol dire che siamo cresciuti di tre punti nonostante la crisi rifiuti". Per l'enclave veltroniana il crollo non c'è stato, anzi. Qui si è soddisfatti per la morte della Sa anche se gli si concede l'onore delle armi. Luigi Nicolais si dice addirittura preoccupato per la performance di Bertinotti: "Potrebbe riaccendere le piazze". Nei festeggiamenti del male minore, il sipario si chiude sulla Lega che chiuderà i fondi al Sud.

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Non si può fare, Pd al palo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Walter telefona a Silvio e ammette la sconfitta: "All'opposizione, ma pronti alle riforme col Pdl" Non si può fare, Pd al palo Daniela Preziosi Roma Un lungo, lunghissimo applauso. Sono ormai passate le otto di sera quando Walter Veltroni entra, scortato da tutta la sua squadra, nel capannone industriale, un ex mercato del pesce per l'occasione foderato di verde - verde speranza, verde Pd - come un subuteo. Siamo a un passo dal loft di piazza Sant'Anastasia, dove il gotha del Pd ha trascorso un pomeriggio da cani. Dalle vette dei primissimi exit poll via via giù per un'irresistibile discesa, fino alla depressione dei risultati finali: 35 per cento. Walter arriva con i suoi 'esecutivi' ma non solo: c'è il suo vice Dario Franceschini, il ministro Beppe Fioroni, naturalmente il fido Goffredo Bettini, la sconfitta siciliana Anna Finocchiaro, e ancora Renzo Lusetti, Lapo Pistelli, Ermete Realacci. Ma c'è anche Massimo D'Alema e Piero Fassino, due che certo non possono essere considerati veltroniani. Ma stanno lì, la loro presenza è un segnale: il partitone regge. Così fra loro Walter può persino commuoversi, per la seconda volta in pochi giorni davanti ai giornalisti. Che sono più di ottocento, delle testate di tutto il mondo, pronte a cogliere il miracolo della sconfitta di Berlusconi da parte del nuovo partito-partito nuovo che ha scelto di correre testardamente da solo, o quasi. Il miracolo non c'è stato, la delusione è scolpita sui volti di tutti. Su quella di Veltroni, innanzitutto. Per prima cosa annuncia di aver telefonato al vincitore - Berlusconi, stavolta lo nomina - per gli auguri di buon lavoro. E' l'accettazione della sconfitta, un rito tutto americano, we can oltre la sconfitta. Ha vinto Berlusconi, dice, ma in realtà la Pdl cala i propri voti e chi ha vinto è soprattutto la Lega. "Spetta a loro governare e noi ci auguriamo che lo facciano nel rispetto dei valori fondamentali della lettera che ho inviato al leader del Pdl", dice. Potrebbe partire la tirata antileghista e invece no: il Pd conferma la sua "piena disponibilità ad affrontare immediatamente in parlamento quelle riforme istituzionali, quella mutazione della legge elettorale assolutamente necessaria. Riforme delle quali il paese ha grande bisogno", quel dialogo "iniziato nella scorsa legislatura" e che "deve continuare nella nuova. Come prima del voto, anche dopo il voto le riforme restano la nostra stella polare". Veltroni ammette la sconfitta, il Pd non sarà al governo. Ma sottolinea, cifre alla mano, la "grande rimonta che ci consente di portare in parlamento la più grande forza riformista che questo paese ha avuto". Più sei-sette punti al senato rispetto ai dati di partenza, più 22 spiegano i suoi, rispetto al deficit di consensi nel corso del governo Prodi. "Ora si apre una stagione di opposizione. Non so dire quanto questa maggioranza potrà governare" dice Walter perché "le differenze interne permangono". Cosa ne sarà di loro? Intanto però cosa ne sarà di Walter. Il suo risultato è intorno al 34 per cento. Quota 35 era stata indicata dal più vicino dei suoi - il superconsigliori Goffredo Bettini, il regista di tante pensate - come la linea del Piave sotto la quale si poteva parlare di fallimento del progetto veltroniano. L'argine sotto il quale poteva verificarsi la rottura della pax veltroniana, quell'atmosfera di concordia interna al partito anche fra le anime più diverse. L'argine si è rotto, il fiume della sconfitta si gonfia. Adesso Veltroni farà un passo indietro, o almeno offrirà le sue dimissioni al partitone? "Questo è un dibattito giornalistico che non ci interessa. Noi ci siamo candidati per governare con una proposta nuova. Sappiamo che questa proposta non ha la maggioranza ma è un tema su cui continueremo a lavorare", taglia corto Ermete Realacci. "Non mi pare che ci siano interpretazioni diverse del risultato elettorale, fra i diversi dirigenti del Pd. La partita era proibitiva, abbiamo fatto un buon lavoro, all'inizio ci siamo illusi di avercela fatta. Comunque ripartiamo avendo costruito una grande forza di centrosinistra. Piuttosto, riflettiamo sul crollo della sinistra arcobaleno". Ripensamenti sul correre da soli? "Nessuno, sarebbe andata peggio, almeno per noi", Realacci ne è sicuro. Del resto peggio di così per Bertinotti e compagni non poteva andare. Quindi il futuro, per come si può vedere stanotte, è all'opposizione ma senza patti con la sinistra arcobaleno, solo per estinzione della stessa. Nei rapporti con il governo, disponibili e anche di più a collaborare . E' da giorni il cavallo di battaglia di Nicola La Torre, uno dei pochi che parlano stasera: "Il tema delle riforme - ha continuato Latorre - non può essere materia di una maggioranza né tanto meno tema di contrapposizione. Le demonizzazioni sono state risolte dagli elettori. L'auspicio è che il confronto politico tenga conto di queste questioni". Perché Berlusconi, con la sua nuova maggioranza bulgara, dovrebbe rompersi la testa a trovare accordi con il Pd è un mistero glorioso, ma per capirlo non c'è fretta. Alle nove e mezza Veltroni scende le scalette del loft e se ne va a casa, con moglie e figlie. "Siete ancora qui?", chiede ai giornalisti e ai militanti che lo applaudono ancora, infreddoliti, sul sagrato di Sant'Anastasia. La sconfitta è chiara, lo scrutinio è in corso ma per i dettagli c'è tempo, cinque anni di tempo. Franceschini è l'ultimo a chiudere la sede: "Abbiamo avuto un grande recupero di voti. Non c'è bastato per vincere ma ci rimbocchiamo le maniche e continueremo a lavorare". Sono le dieci e i militanti sono ancora lì, c'è persino un cartello "Grazie Walter", buttato da una parte. Ci avevano creduto, invece non si può fare. Almeno non per questa volta.

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Torna il clown dai denti bianchi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Qui Usa I media americani non credono alla possibilità di un cambiamento reale "Torna il clown dai denti bianchi" Per i commentatori povertà e paura hanno convinto gli italiani a votare Berlusconi. Sulla stampa a stelle e strisce molto colore sulle elezioni Matteo Bosco Bortolaso Washington E' "l'inarrestabile clown dai denti super-bianchi", pronto a tornare a Palazzo Chigi. Così Ian Fisher, il corrispondente da Roma del New York Times, tratteggiava Silvio Berlusconi a poche ore della vittoria su Walter Veltroni. Il leader del Popolo delle libertà, però, sempre "pronto a dire tutto quello che gli passa per la testa", non è più quello di un tempo, almeno secondo il giornalista della prestigiosa testata. Berlusconi "non promette più il miracolo italiano". E tanto il Cavaliere, definito "carefree", quanto "la notevole calma del suo avversario", confermano che "difficilmente queste elezioni porteranno quel cambiamento di cui l'Italia ha terribilmente bisogno". Un conduttore della Cnn, chiudendo il collegamento da Roma prima che si conoscessero i risultati, quasi rideva sottolineando che dopo la seconda guerra mondiale gli italiani decidevano il loro "sessantatreesimo governo". A New York erano le tre del pomeriggio quando le tv via cavo affiancavano Veltroni a Barack Obama, ma solo per dire che il leader del partito democratico "ha concesso la vittoria al billionaire media tycoon Berlusconi". "New, yet again" diceva la conduttrice, per la serie "a volte ritornano". La parola passava quindi alla corrisponedente Jennifer Eccleston, che spiegava che "l'economia stagnante" e "il fatto che la gente si sente sempre più povera" ha spinto gli italiani a votare "una persona che secondo loro può portare cambiamento", anche se bisognerà vedere se questo governo "durerà". Giro di vite sugli immigrati, più truppe in Afghanistan e forse pure in Iraq, forti legami con gli Stati Uniti: questi i bullet points per riassumere brevemente, ancora una volta, il Cavaliere agli americani. La corrispondente della Cnn ha aggiunto qualche aggettivo: "flamboyant" e "talvolta controverso". Per il resto, il Belpaese continua a far colore nella stampa a stelle e strisce, tutta presa dal ping pong tra Hillary Clinton e Barack Obama. Sono piaciuti sia il Walter - pronunciato sempre uolter da Cnn e Fox - il quale, proprio come Obama, è stato benedetto da George Clooney, sia il Berlusconi che dichiara che "il mio latino è così buono da poter andare a tavola con Giulio Cesare" (rubrica Verbatim del settimanale Time). E, piace, ancora, il sedere di Milly D'Abbraccio, che tanto ha interessato un'agenzia di stampa britannica, la Reuters. Il giornale di Times Square non fa sconti a Berlusconi, ma nemmeno a Veltroni. "Se Clooney è molto popolare qui (negli Usa) - scrive - la sua apparizione (in Italia, a fianco del candidato del Pd) in un certo senso ha evidenziato una critica contro Veltroni: che preferisce passare il tempo passeggiando per Roma con le star del cinema piuttosto che fare il proprio lavoro". A guadagnare la tribuna delle news internazionali è anche Alessandra Mussolini, a cui viene naturalmente chiesto che ruolo ha il fascismo oggigiorno. "Non c'è fascismo in Italia - ha detto in inglese alla Bbc - c'è però il comunismo, che stavolta è rimasto fuori dal parlamento. E questo è un bel segnale".

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Ora in piazza, se ci ricordiamo dov'è (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Ora in piazza, se ci ricordiamo dov'è" Ricominciamo da 3 Lo sfogo di militanti ed elettori. "Colpa di Fausto, no di Veltroni, no di Ferrando". La speranza: "Può essere salutare" Alessandro Braga Milano Incazzati, ma anche un po' depressi. Rancorosi nei confronti di chi, in teoria, dovrebbe essere più vicino, ma pure disillusi. Un po' "notte dei lunghi coltelli" tra "fratelli serpenti", ma anche un po' "non ci resta che piangere". I più ottimisti, "ricomincio da tre". Percento. Fausto Bertinotti stava ancora pronunciando il De Profundis, il suo personale ricordo "del caro estinto", che il popolo della sinistra già cercava il modo di sfogare rabbia, frustrazione, delusione e chi più ne ha più ne metta dopo un risultato che i più onesti chiamano con il suo vero nome: disfatta. I telefoni di Radio Popolare, storica emittente della sinistra milanese, diventano subito roventi. E appena parte il microfono aperto, è un fiume in piena. "La sinistra è morta, viva la sinistra?". Per qualcuno forse sì. Ma anche tanti "chissenefrega, se lo sono meritato". Modi diversi, quasi agli antipodi, per rispondere a un bisogno primario, dopo una giornata che ha sancito la scomparsa in parlamento di una qualsiasi rappresentanza della sinistra istituzionale: il bisogno di dire la propria. "Il mio ruolo di direzione termina qui, questa sera, mi dispiace che sia con una sconfitta", dice Bertinotti. "E meno male - commenta subito un ascoltatore -, sono contento che la sinistra non abbia preso neppure un seggio. Forse questa volta riusciremo a organizzare una reazione nel paese. E' ora di cambiare registro". E questo è l'ottimista. "Grazie a Veltroni che con la sua scelta ha ottenuto solo di far sparire la sinistra dal parlamento italiano. E meno male che si dice ancora di centrosinistra". Il rancoroso, verso destra. "Sono incazzatissima", dice un'altra. Con chi? "Con quelli che non sono andati a votare. Ma anche con Sinistra critica e Ferrando". La rancorosa, verso sinistra. Qualcuno abbozza anche un'analisi: "Oggi si è sancita la sconfitta della sinistra davanti a un paese che, prima che politicamente, si è spostato a destra culturalmente". Ma è l'unica. Di analisi, ieri sera, c'era poca voglia. Di tempo, per ragionare sui motivi della sconfitta, ce ne sarà. Forse. Prima viene lo sfogo, quello di pancia. "Grazie, grazie a tutti quelli che se ne sono stati a casa e non hanno votato, grazie a quelli che hanno dato il loro voto a quei gruppuscoli inutili che rappresentano solo loro stessi" si sfoga Roberto. Che chiude: "E adesso ci becchiamo cinque anni di Berlusconi. Grazie, davvero". "Ma grazie a chi? - replica Raffaele -, mi sono stufato di dover scegliere tra il peggio e il meno peggio". "A casa tutti. Non ci hanno saputo dare un'alternativa credibile", rincara Angelo. Ora, per qualcuno, è il momento di ripartire: "Già da stasera apriamo le sedi della sinistra arcobaleno in tutti i paesi per capire i nostri sbagli", dice Margherita. Il dibattito è aperto. Qualcuno si lecca le ferite. Qualcuno piange. Altri accusano. I più ottimisti cercano di vedere un po' di rosa in una giornata che più nera non ce n'è. "Ora torniamo in piazza, il nostro posto è là, in mezzo alla gente, non nei palazzi", dice convinto uno. "Se ci ricordiamo dove è la strada", chiosa, sardonico, un altro. Si prova a metterla sulla battuta: "Anche Ferrara ha perso, i feti emigrano all'estero". Una risata li seppellirà. Il voto lo ha già fatto.

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È pioggia o pianto? Debacle a sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A Firenze un primo bilancio con chi crede nella necessità di una sinistra. Ricostruendo una cultura e un insediamento sociale smarriti nelle pieghe di un governo condannato dal voto Bertinotti si dimette, dentro Rifondazione si apre un confronto drammatico sul passato e, soprattutto, sul futuro del soggetto unitario. Per il candidato premier bisogna andare avanti con una nuova generazione, chi ha guidato il processo deve farsi da parte Loris Campetti "Chissà se alla fine potremo dire: abbiamo raggiunto l'obiettivo. Del 4%, chiaro?". Considerazioni amare in via Veneto, nella sede forse mal posizionata della Sinistra Arcobaleno, che non fanno ridere nessuno. E l'obiettivo bisognerà presto spostarlo ancora più giù. Sono le 15 e già al primo exit poll si capisce che la sconfitta è pesantissima, non ce n'è uno tra i compagni che affollano gli uffici nuovi di zecca che tenti di nasconderne la portata. La speranza che la prossima schermata televisiva (non è più il tempo in cui la sinistra aveva sensori in ogni paese, ci si affida ai sondaggisti, agli analisti, ai maghi) possa essere più generosa, via via si affloscia per lasciare spazio alla disperazione. La sconfitta si trasforma in debacle. Saluti, abbracci, gli sguardi dei compagni si fanno più cupi. Deputati, senatori, europarlamentari, dirigenti di partito, un ex ministro e qualche ex sottosegretario rimandano fino all'ultimo il commento, le vittime sono i più generosi, come Giovanni Russo Spena, gettato nell'arena in pasto ai giornalisti dopo il primo exit poll. C'è poco da commentare quando, dopo la perdita del Senato, anche la Camera comincia a sfumare. La Sinistra perde ogni rappresentanza, nel nord è un disastro, le regioni rosse si scolorano, il sud te lo saluto. Paolo Cento passeggia nervoso, "il Pd ha fatto il deserto a sinistra, bisogna ricostruire. Temevamo la pioggia, è arrivata la grandine"; Patrizia Sentinelli dice "mi sembra di tornare al '72, libera Valpreda vota Manifesto", piazze piene e urne vuote. C'è chi dice "ricominciamo a irrigare il prato sociale della sinistra" e chi si autosfotte: "Che a concimarlo con palate di merda ci abbiamo già pensato". Una sconfitta può aiutare, una debacle rischia di frammentare ancora di più. Chi spingeva per accelare la costruzione di un soggetto politico unitario della sinistra, come Alfonso Gianni, interpreta il risultato elettorale come un'imposizione ad andare avanti, "altro che federazione" e il suo bersaglio non può che essere Paolo Ferrero. Chi come Rosa Rinaldi ha un passato legato alle lotte operaie si interroga sulla fuga dalla sinistra dei lavoratori del nord. Il Pd ha fatto razzia di voti a sinistra, ma "non ha sfondato" ed è sempre più chiaro a tutti i dirigenti (quelli che c'erano, di leader del Pdci non ne abbiamo incontrati, erano in tutt'altre faccende affaccendati) che il governo ha acuito il fossato tra sinistra, centrosinistra e la sua ex base sociale. "Partiamo dalla ricostruzione di un insediamento della sinistra", sussurra Vittorio Agnoletto. Pasqualina Napolitano si fa coraggio e aspetta nuove schermate. Alle 18 del pomeriggio è chiaro che ad aver vinto su tutti i fronti è la destra, con un Berlusconi blindato dal voto "razzista" della Lega, come spiega ai giornalisti Russo Spena. Titti Di Salvo sorride e scappa, "un disastro". E' dura pensare al futuro nelle ore della bastonata, eppure bisogna. Riusciamo a raggiungere il candidato Fausto Bertinotti. I risultati sono ancora parziali ma il leader della Sinistra Arcobaleno, convinto sostenitore di un'accelerazione del processo unitario, non si ritrae. Non è chiaro il risultato del Pd, l'impressione è che non abbia sfondato. "Temevamo l'americanizzazione - ci dice - ed è diventata durissima realtà con il carattere totalizzante di due partiti. E' una controriforma culturale che fa chiarezza sul voto utile: utile a governare. A questo viene ridotta la politica, perciò come sinistra siamo finiti fuori gioco". Una tendenza prevista, che la Sinistra non è riuscita a invertire. Dovrete chiedervi la ragione. "Si apre una riflessione di fondo - mi risponde Bertinotti - in funzione della ricostruzione della sinistra. Siamo arrivati in ritardo all'appuntamento, ma guai a rallentare, dobbiamo aggrapparci a quel che c'è e l'unica cosa che c'è è il processo unitario". Per Bertinotti nel successo della Lega si leggono entrambi gli aspetti dell'americanizzazione, "il voto per il governo e la risposta alla crisi esistenziale prodotta dalla globalizzazione attraverso il recupero della piccola patria e del binomio amico-nemico, dove il nemico è lo straniero". Ed è per Bossi, e per Berlusconi, che tanti operai del nord hanno votato... "Se viene meno la classe per sé - risponde - la classe in sé si scompagina, restano rabbia e delusione verso la sinistra e il voto a destra è una forma del rifiuto della politica. Le tute blu si sentono tradite. La sinistra all'opposizione assorbe l'opposizione di sistema, mentre al governo delude e l'opposizione di sistema diventa antipolitica". Ma torniamo al che fare dopo la batosta. Bertinotti dice che "bisogna ripartire dalla realtà, dall'innovazione delle forme della politica finalizzata alla costruzione di luoghi dell'iniziativa, ma anche della ricerca e della cultura. E a ricostruire un insediamento sociale. Avviando un processo costituente con regole democratiche, dismettendo l'idea del risultato immediato. C'è una distanza tra la semina e il raccolto, e questo è il tempo della semina". E chi lo avvia questo processo? "Servono nuove forze oltre a quelle che generosamente hanno fatto il cammino fin qui, serve una nuova generazione politica per un'impresa nuova, non è il tempo degli aggiustamenti. Noi abbiamo fatto fuoco con la legna che avevamo". Ma era bagnata... "Sì, era bagnata. E noi ora dobbiamo non certo abbandonare, ma ritrarci". Quando la dimensione della sconfitta è inequivocabilmente chiara, la conclusione del ragionamento di Bertinotti è inevitabile: "La mia vicenda di direzione politica termina qui, proseguirò da militante per dare una mano perché penso che vada salvata l'idea del viaggio benché venga a mancare l'armamento del viaggio". E i condottieri. Del Pd Bertinotti denuncia "la fuoriuscita dal Novecento e dal movimento operaio. A noi compete l'avvio di una grande inchiesta di massa partecipata. Ai cancelli delle fabbriche". Di Veltroni "sconfitto" dice che "ha lavorato per il re di Prussia", cioè per la destra che ha vinto la partita. E in tanti, dimissionari e non, condottieri e non, l'abbiamo persa. La lettura del voto di Paolo Ferrero è senza appello: "Una sconfitta netta, su cui hanno pesato il voto utile, la delusione per l'azione del governo e l'astensione. La Sinistra ha pagato di più perché il suo elettorato è più esigente ma anche il Pd è stato penalizzato. Non siamo stati in grado di parlare con chiarezza e convinzione alla nostra gente". Però, Ferrero non crede nelle "scorciatoie politiche", nelle accelerazioni dei gruppi dirigenti della Sinistra: "La sinistra o è sociale o non è", ci dice, e precisa: "Alla faccia dei partiti di plastica, la Lega che ha un insediamento sociale vero e valori forti ha vinto, noi abbiamo galleggiato sopra la società e con una politica dei due tempi ridotti a uno, risanamento senza redistribuzione, siamo stati puniti. Non abbiamo intercettato il disagio sociale e operaio né la tenuta della memoria politica e culturale". E il processo unitario? "Pensare di ricostruire la sinistra a prescindere da quel che c'è, movimenti ma anche partiti, è folle. Quel che c'è va valorizzato, facendo attenzione a far pulizia, dentro i percorsi avviati, dell'idea sconfitta dalle urne che quel che c'è è un impedimento. Sia chiaro che io non penso di chiudere la discussione a sinistra, a Firenze ci sarò. Ma non mi interessa una sinistra astratta, galleggiante fuori dalla società. Dobbiamo curare la nostra gente, il nostro tessuto militante che è una risorsa, dentro un contesto unitario senza forzature".

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La sconfitta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Gabriele Polo Niente America, niente duello McCain-Obama all'italiana. Semmai assomigliamo di più alla Thailandia del miliardario Thaksin, col signore delle televisioni che torna prepotentemente al governo a braccetto con lo xenofobo padano. Per continuare - sulla scia delle paure sociali - il lavoro che ha già profondamente trasformato questo paese nella costola più retriva e populista dell'Europa. Il responso elettorale è pessimo. Talmente brutto che permetterà a Silvio Berlusconi d'incalzare il Pd sul terreno delle riforme plebiscitarie e presidenzialiste. Walter Veltroni deve stare attento a non rallegrarsi per l'attenzione che il Cavaliere gli concederà, in un abbraccio che magari permetterebbe al leader del Partito democratico di assecondare il suo credo bipolarista, finendo però per travolgerlo. Il risultato del Pd non è esaltante: poco sopra a quello dell'Unione di due anni fa solo grazie al voto utile che ha desertificato a sinistra, senza recuperare nulla al centro e a destra. Anzi. Ma ciò che oggi salta più ai nostri occhi, in maniera netta, è la sconfitta della sinistra, fin dentro il baratro - perdendo tre milioni di voti - della scomparsa parlamentare. I prodromi c'erano tutti, ma non ne abbiamo viste fino in fondo le conseguenze. La Sinistra-l'Arcobaleno ha pagato carissimo il costo di due anni di governo in cui non ha portato a casa quasi nulla di ciò che si aspettavano il suo elettorato e la sua gente. Così ha perso consensi a sinistra, nell'astensionismo e - seppure in misura minore - verso liste minori. Poi è stata penalizzata dalla logica del "voto utile" (a contrastare Berlusconi) dissanguandosi per il Pd. Infine, proponendosi come investimento sul futuro - pensando che una promessa sia un progetto - ha svelato tutto il vuoto di analisi sociale e proposta cultural-politica che ne fotografa oggi le assenze. Si è offerta come un "vuoto da riempire". Gli elettori, che non sono scemi, non le hanno creduto: la composizione delle liste è stata da manuale Cencelli, era evidente la divisione che continuava tra i partiti "promotori" (pronti a sfilarsi un minuto dopo la chiusura dei seggi). Risultato: macerie, che rischiano di seppellire quel poco di pratica comune affrettatamente sperimentata in campagna elettorale. Da oggi la sinistra è un soggetto extraparlamentare. Non è cosa da niente: scompare ogni argine istituzionale alle strette che si preparano con l'approssimarsi della crisi economica - che già ha spinto a destra molta parte dei soggetti sociali più deboli - e di fronte al trionfo populista e autoritario delle destre. Resta un futuro tutto da costruire: se si partirà dalla lezione subita, ricominciando da zero a praticare il conflitto sociale e capire come dare veste politica a un'ipotesi d'alternativa al quadro liberista, persino una simile sconfitta può diventare un'occasione. Se ci si ridurrà a una resa dei conti tra quadri dirigenti - priva di autocritica (a partire dalla messa in discussione del ruolo di ciascuno) -, allora si diano al turismo. Niente Thailandia, meglio il Nepal.

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Sinistra extraparlamentare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Trionfa il duo Berlusconi-Bossi, Veltroni al palo, crollo della sinistra. Dalle urne esce un quadro devastante, la destra ha una maggioranza sicura anche al senato. Pdl al 38%, la Lega all'8. Pd al 34, Di Pietro al 4. L'Udc salva la pelle superando il 5%. La Sinistra-l'arcobaleno perde quasi tre milioni di voti rispetto a due anni fa, si ferma appena sopra il 3%, colpita anche dall'astensione, e scompare dal Parlamento. Bertinotti si dimette: "È una sconfitta netta di proporzioni impreviste, serve un'autocritica". Il Pdci lascia la coalizione: "È un progetto nato morto". I Verdi verso un congresso straordinario ALLE PAGINE 2, 3, 4, 5, 6, 7.

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<Silvio, Silvio>: avanti Popolo (della libertà) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 2 "Silvio, Silvio": avanti Popolo (della libertà) di Chiara Campo Folla ed entusiasmo al Pdl point di corso Vittorio Emanuele dopo le prime proiezioni al Senato. Corsaro: "Vittoria di tutto il centrodestra" Exit poll guastafeste. Per stappare lo spumante al quartier generale del Pdl, in corso Vittorio Emanuele, i sostenitori del centrodestra che a partire dalle 15 affollano via via la sala devono attendere le proiezioni dei primi risultati elettorali. Che disegnano una forbice ben più larga dei primi dati. Con le ore - e le schede aperte - aumenta la folla e la festa. Vengono occupate tutte le sedie e i divani, arrivano le bandiere del Partito della libertà, i consiglieri e assessori comunali, da Maurizio Cadeo a Stefano Pillitteri, Tiziana Maiolo, Manfredi Palmeri, il vicesindaco Riccardo De Corato, deputati e coordinatori regionali di Fi e An: Valentina Aprea (Fi), Paola Frassinetti (An), Luigi Casero (Fi). "Silvio, Silvio", urla tra gli applausi la gente di ogni età, quando sui due schermi appaiono i risultati del voto al Senato. E con fair play applaudono anche lo sconfitto Walter Veltroni, quando in tv ammette la sconfitta e augura buon lavoro a Berlusconi. Tutt'altro trattamento per la candidata della Destra Daniela Santanchè, che dal Pdl Point guadagna solo fischi e insulti: "Voleva portarci via i voti". "Abbiamo lavorato bene, il modello Lombardia è stato premiato dai cittadini e vogliamo esportarlo a livello nazionale", assicura la coordinatrice regionale di Fi Mariastella Gelmini. Concetto ribadito dal coordinatore di An Massimo Corsaro, "quella tra noi e la Lega è una coalizione in cui i cittadini credono, la vittoria è dovuta a tutto il centrodestra". Guai a consegnare il merito dell'exploit solo al Carroccio. Anche se tra i due alleati del Pdl, An e Fi, c'è già aria di resa dei conti: gli azzurri non vogliono puntare il dito nel dì di festa, ma sussurrano che a Milano la Lega ha strappato i voti ad An, ma il calo del partito di Fini viene "mascherato" dalla fusione con Forza Italia. Il successo della Lega, spiega invece il capogruppo di Fi Giulio Gallera, "era previsto, è un alleato fedele e le abbiamo lasciato le battaglie su rom e sicurezza". Nei prossimi mesi si rimescoleranno le carte: "Ci saranno presto le regionali, non ho dubbi che Roberto Formigoni avrà un ministero forte al governo e sarà la migliore occasione per verificare nuovi spazi alla Lega. Ma escludo un ruolo più ampio in Comune". L'assessore comunale di Fi Tiziana Maiolo fa presente che il Carroccio è stata favorita anche dall'"aver mantenuto il proprio simbolo", mentre il coordinatore provinciale del Pdl Guido Podestà sottolinea il "forte assenteismo dell'elettorato di sinistra". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il Piemonte operaio vota Pdl, deraglia la Sinistra No-Tav (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 18 Il Piemonte operaio vota Pdl, deraglia la Sinistra No-Tav di Gabriele Villa Anatomia di una Caporetto, anzi di "una Waterloo" per dirla con le parole di un signor Cipputi, Ciro Argentino, ex operaio dell'acciaieria Thyssen Krupp che ha voluto tentare in questa tornata elettorale l'avventura politica nelle liste della Sinistra Arcobaleno. Già, perché nel Piemonte di Mirafiori e di Fassino, della protesta No-Tav e degli impossibili equilibrismi del presidente Mercedes Bresso, il rosso, colore d'ordinanza, si è sbiadito ieri e avant'ieri nel segreto dell'urna. E d'ora in poi rischia di rimanere soltanto serenamente a invecchiare nelle rinomate cantine a denominazione d'origine controllata. Numeri definitivi alla mano, Pdl e Lega hanno conquistato assieme il 47,5 per cento dei consensi al Senato contro il 38,1 racimolato dal tandem Veltroni-Di Pietro. Un successo della coalizione di centrodestra che, rinvigorendosi alla Camera, porta sotto i riflettori la netta affermazione della Lega. Nella circoscrizione 1, quella di Torino, il Carroccio raggiunge l'8,67 per cento e nella Piemonte2, che riguarda il resto della regione vola addirittura al 16,70 per cento Esulta Guido Crosetto, coordinatore regionale degli azzurri di Berlusconi: "è un risultato ottimo per il Piemonte che segna una sconfitta di grandi proporzioni per il centrosinistra, anche se sappiamo che è da domani che inizia il lavoro vero perché raccogliere questi voti significa raccogliere le attese di milioni di persone che si aspettano dal futuro governo risposte ai loro problemi". Poi la stretta di mano ai leghisti per la loro forte affermazione: "Le battaglie da fare, ci vedono in totale sintonia". Raggiante Roberto Cota, segretario della Lega Nord Piemont e vice capogruppo alla Camera del Carroccio: "Il grandissimo risultato ottenuto significa che dagli elettori è arrivato un mandato preciso per il federalismo fiscale, la realizzazione delle infrastrutture, la sicurezza e il controllo dell'immigrazione. E adesso che il Piemonte è davvero il terzo pilastro accanto alla Lombardia ed al Veneto, il nostro obiettivo è quello di crescere ancora". Lo stesso destino che ha fiaccato Veltroni e travolto Bertinotti trova in Piemonte, molteplici chiavi di lettura. Deluso dalla sinistra, il popolo di Mirafiori, storico feudo, ha preferito non votare o votare altri schieramenti. Il calo più significativo si è registrato nei quartieri simbolo della città operaia. A Mirafiori Sud la partecipazione al voto è scesa dall'82,63 per cento al 76,42. Certe idee, insomma, alla fine deragliano. Come l'intransigenza e l'estenuante braccio di ferro condotto dagli irriducibili della Val di Susa contro la Tav. Risultato? A Venaus, il Comune-simbolo della lotta contro l'alta velocità, i risultati definitivi per il Senato vedono appaiate le due maggiori coalizioni con il Pd-Idv che raggiunge un complessivo 31,5 per cento contro il 31,3 del Pdl-Lega Nord. Entrambe le coalizioni sono favorevoli alla costruzione della Torino-Lione. Mentre la Sinistra l'Arcobaleno, contraria, si è fermata al 10,7. "La Val Susa ha votato i partiti che vogliono la Tav, adesso il Pd non si dimentichi le posizioni assunte sull'Alta velocità e si comporti di conseguenza - sottolinea l'ex governatore, Enzo Ghigo(Pdl) - che invita i no-Tav a interrogarsi sul voto in Val Susa". Sulla stessa lunghezza d'onda il coordinatore piemontese di An e candidato al Senato nelle liste del Pdl, Ugo Martinat: "Il risultato elettorale per me è anche il referendum per la Tav. Abbiamo vinto a larghissima maggioranza in Val di Susa. Le infrastrutture, adesso sono delle priorità". E dall'altro versante c'è chi come il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, manda a dire agli amici e compagni: "Tanto tuonò che piovve. I movimenti No Tav e la sinistra dovrebbero fare una bella riflessione e forse dobbiamo farla anche noi perché siamo ancora abbastanza fermi a schemi antichi". E chi si limita ad abbozzare. Come Gianfranco Morgando, segretario del Pd del Piemonte: "è chiaro che va riconosciuto il successo della coalizione nostra avversaria. E come possiamo non annotare la performance molto negativa, di Sinistra Arcobaleno in una regione in cui ritenevamo avesse radicamento e forza?". Già, come si può? © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Governerò cinque anni Sulle riforme pronti a collaborare con tutti> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 5 "Governerò cinque anni Sulle riforme pronti a collaborare con tutti" di Adalberto Signore Il Cavaliere già al lavoro sulla politica estera. Giovedì in Sardegna è in programma un faccia con Putin. Il primo viaggio ufficiale sarà in Israele: "In Medio Oriente è l'unica democrazia" da Roma La soddisfazione, ammette in privato durante le tante telefonate che si rincorrono nella giornata, "è di quelle che si provano poche volte nella vita". Esattamente due anni fa, nelle ore che precedevano il voto che avrebbe poi certificato un sostanziale pareggio, erano in molti a dare Silvio Berlusconi per politicamente finito. Ventiquattro mesi e qualche giorno dopo, il Cavaliere torna a Palazzo Chigi con una maggioranza schiacciante. Un "vittoria di squadra", ripete al telefono con Gianfranco Fini e Umberto Bossi, anche se il futuro premier la sente soprattutto sua. Non solo perché le ultime due settimane non si è risparmiato comizi e interviste, al punto di dover ricorrere agli aerosol di cortisone per salvare la voce, ma pure perché alla fine il progetto del Pdl lanciato a San Babila e la scelta di correre in solitaria - senza Udc e Destra - ha pagato. Insomma, confida durante la cena ad Arcore con Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Niccolò Ghedini, Sandro Bondi e Bruno Ermolli, "questo è un momento storico". Un concetto ribadito a notte, quando a Villa San Martino arrivano Umberto Bossi e i colonnelli leghisti. Ma alla soddisfazione non si unisce l'euforia perché, spiega più volte in privato il Cavaliere a metà pomeriggio, "ora dobbiamo rimboccarci le maniche" e "affrontare un periodo difficilissimo". Un concetto che ribadisce anche a Paolo Bonaiuti quando i due si sentono per concordare la dichiarazione da fare di lì a qualche ora a Porta a Porta. Tanto che il suo portavoce lo descrive "felice della vittoria" ma "sereno" e "tranquillo". E infatti - collegandosi a sera prima con la Rai, poi con Mediaset e Sky - Berlusconi non lascia spazio a trionfalismi se non per dire che "per il nostro Paese è un grande risultato". "Che avremmo vinto - aggiunge - l'ho sempre detto. Sono commosso per la prova di fiducia che mi è giunta da tanti cittadini che ringrazio con tutto il cuore". Poi, però, il leader del Pdl guarda al futuro. "Sento una grande responsabilità - dice - perché ci aspettano momenti difficili. Richiederanno una prova di governo di straordinaria forza e capacità riformatrice. Per questo opererò con tutto il mio impegno per i prossimi cinque anni". Grande disponibilità, poi, verso l'opposizione. "Ho gradito molto la telefonata di Walter Veltroni", spiega, che "mi ha fatto gli auguri di buon lavoro". E ancora: "Confermo l'assoluta apertura affinché il dialogo ci sia e sia fruttuoso". Anche rispetto a Pier Ferdinando Casini perché "andremo d'accordo con tutti coloro che vorranno lavorare con noi per il bene del Paese". Insomma, "sulle riforme siamo pronti a lavorare insieme". Tanto da non essere contrario a "riesumare la commissione Bicamerale fatta nel '94". "Non vedo alcun motivo - spiega - per non ripartire dai risultati a cui eravamo pervenuti con quel lavoro". Ma Berlusconi guarda già ai prossimi giorni. "Avvieremo da subito - dice - la riforma della giustizia, l'applicazione della riforma della scuola e la modernizzazione della sanità". E "ci impegneremo subito per risolvere l'emergenza rifiuti e il problema Alitalia". "Provvederemo con urgenza - aggiunge - alla riapertura dei cantieri delle grandi opere e al piano casa, per dare una casa ai giovani che ancora non ce l'hanno a partire dalle città capoluogo. Da subito metteremo mano al lungo e duro lavoro necessario per la digitalizzazione e la riorganizzazione della pubblica amministrazione e per la riduzione dell'evasione fiscale. Mai approverò un solo provvedimento che aumenti l'imposizione fiscale e indurisca la libertà dei cittadini". Insomma, un Berlusconi che non si fa prendere dall'entusiasmo. E che preferisce guardare già ai prossimi appuntamenti con prudenza e responsabilità. D'altra parte, confida in più d'una telefonata privata, "ora ricadrà su di noi il difficile compito di fermare il declino". Il Cavaliere, però, guarda anche alla politica estera che nei suoi cinque anni a Palazzo Chigi è stata uno dei suoi principali impegni. Il suo primo viaggio ufficiale da presidente del Consiglio sarà in Israele per i festeggiamenti dei 60 anni dello Stato. "Olmert - spiega - mi ha invitato e sarò lietissimo di essere presente per dare supporto all'unica democrazia presente in Medio Oriente". Ma già giovedì dovrebbe avere un faccia a faccia con Vladimir Putin in Sardegna. Da ieri, infatti, l'ambasciata russa sta organizzando nel dettaglio lo scalo del leader del Cremlino a Portorotondo per un incontro privato a Villa Certosa. Nulla di ufficiale, fanno sapere fonti diplomatiche, perché giovedì il Cavaliere non sarà ancora in carica. Me che tornando dalla Libia Putin voglia fare una deviazione sulla Sardegna per congratularsi con il Cavaliere è un segnale che non passerà inosservato. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Quando al telegiornale appare il volto di Walter Veltroni, Umberto Bossi scoppia in una risata frago (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rosa. "Com'è andato il Pd, com'è andato? Non lo so neanche... Per vincere a quello lì non gli è bastato pitturare il pullman di verde". Sono le otto di sera. Il leader del Carroccio si è permesso anche un pisolino, tanto erano rassicuranti quei dati che dal primo pomeriggio piovevano in via Bellerio. La Lega che fa il botto. La Lega che raddoppia i voti dal 2006. In certe zone li triplica. "A Torino siamo oltre il sei per cento, a Novara abbiamo preso tre volte tanto...", gli dice il piemontese Roberto Cota, uno dei colonnelli della Lega nell'ufficio di Bossi al secondo piano, cocacole a acqua minerale e il mezzo sigaro toscano che lui aspira con voluttà, godendo degli exit poll, dei sondaggi, dei voti veri, così veri che sembrano incredibili. Umberto Bossi, la protesta di sempre del Nord, questa volta sembra avere pagato... "Non è stato un voto di protesta. E' stato un voto di proposta. Il Nord ha mandato un segnale preciso, vuole assolutamente che cambi il Paese. La gente ci ha votato perchè ci vuole bene. Da oggi il Paese è più democratico, più libero, non siamo più un Paese centralista. Adesso bisogna fare le riforme, se no perdiamo la pazienza". Si è già sentito con Silvio Berlusconi? Avete già parlato del nuovo governo, di quanti ministri avrà la Lega? "Ci siamo parlati per telefono, era molto contento. Non era il momento per altre cose". C'è chi dice già che Silvio Berlusconi è vostro ostaggio, che dovrà fare pesantemente i conti con i vostri voti... "Non è un ostaggio, è un amico. Non mi piace quella brutta parola lì". Qual è la prima cosa che chiederà a questo punto la Lega? "La prima iniziativa che prenderemo è il federalismo fiscale. E' impensabile che tutti i soldi finiscano sempre a Roma. Bisogna smetterla con i sindaci del Nord che vanno a Roma con il cappello in mano come se chiedessero ogni volta l'elemosina". Per fare le riforme sarà necessario trovare un accordo con il centrosinistra, con il Pd di Veltroni. Fino ad oggi non è stato possibile. E adesso? "Tutte le volte che andavamo in commissione non ci trovavamo davanti solo gli altri partiti. La sinistra metteva di mezzo i costituzionalisti per non far passare quello che chiedeva il Nord. Un battaglione di costituzionalisti... Adesso cambia tutto. Adesso abbiamo la forza per far passare il pensiero del Nord anche senza il Pd. Siamo più forti che mai". Avete vinto nei piccoli centri e su per le valli. E poi nelle grandi città del Nord. Ma perchè, avete vinto? "Dobbiamo ringraziare i lombardi, i piemontesi, i veneti che hanno saputo mandare un messaggio vero perchè si facciano le riforme. Un messaggio democratico. Questa volta ce la faremo. Dal popolo è venuto un destro, come nella boxe un destropopolare...". In campagna elettorale lo hanno promesso tutti. Abbasserete le tasse? "La pressione fiscale deve essere abbassata. Noi guardiamo ai bisogni veri della gente. Siamo noi la vera forza popolare. La sinistra ha pagato quello che ha fatto col Tfr quando era al governo. I lavoratori, dopo essere stati bastonati di qui e bastonati di là alla fine hanno scelto noi. Era evidente che Veltroni perdeva, non gli bastava pitturare il pullman di verde". Silvio Berlusconi insiste che bisogna fare il ponte sullo Stretto. E' d'accordo? "Vedremo quello che vuole la gente davvero...". Buona parte della vostra campagna elettorale è stata fatta per salvare Malpensa. Alla vigilia del nuovo incontro tra Alitalia e i sindacati cambia qualcosa con questi risultati? "Malpensa dopo il voto di oggi torna in gioco. Il Nord ha dato un sacco di soldi, non può essere chiusa. Col tempo si troverà sicuramente un altro vettore al posto di Alitalia". E sulla sicurezza? Avete nuove proposte? "Ci vuole una nuova legge sull'immigrazione. La gente vuole che questo rimanga il suo Paese. Non vogliamo qui i clandestini senza lavoro e che non fanno niente". Accanto a lei in questo momento ci sono Rosy Mauro e Roberto Maroni. Saranno due dei vostri ministri? "Vedremo... (ride, ndr). Vedremo...". Anche in Lombardia siete cresciuti molto. Se il governatore Formigoni dovesse andare a Roma a fare il ministro, andrete voi al Pirellone? "Bisognerà votare anche in Lombardia... Ma vinceremo anche quelle elezioni". Se lei fosse stato un politico del Sud, nato sotto Roma, cosa avrebbe pensato in un giorno come questo? "Con il padre che ho avuto io, con la mia educazione politica sarei stato comunque un federalista".

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Colpo di scena a Sesto San Giovanni La Stalingrado d'Italia va al Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corsaro, An: "Risultato storico" Colpo di scena a Sesto San Giovanni La Stalingrado d'Italia va al Pdl "Berlusconi batte Veltroni anche nella Stalingrado d'Italia, nella storica roccaforte della sinistra, nella città del presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati". Massimo Corsaro, coordinatore di Alleanza nazionale in Lombardia e candidato alla Camera del Pdl, commenta così i risultati del Senato resi noti dal sito Internet del Comune di Sesto San Giovanni, dove la coalizione di Berlusconi ha ottenuto al Senato il 43,87% dei consensi (Pdl 32,99%, Lega Nord 10,88%) contro il 42,49% di Veltroni (Pd 37,41%, Italia dei Valori-Di Pietro 5,08%). "Quello che giunge da Sesto San Giovanni - commenta Massimo Corsaro - è un dato di rilevanza nazionale. I comunisti e gli ex comunisti devono incassare una sconfitta clamorosa".

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Lombardo stacca di 20 punti la Finocchiaro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Reportage Le regionali in Sicilia in linea con le legislative Lombardo stacca di 20 punti la Finocchiaro FRANCESCO LA LICATA INVIATO A PALERMO Che la coalizione autonomista capitanata da Raffaele Lombardo potesse avere vita facile in una terra a forte vocazione centrista, in fondo in fondo veniva dato abbastanza per scontato. "Da democristiano a democristiano", era il commento più frequente di chi intendeva così spiegare il "passaggio" da Totò Cuffaro - travolto dall'incidente dei cannoli dopo la condanna a cinque anni - al medico di Grammichele (Catania) che viene accreditato come futuro governatore della Sicilia, dall'alto del 58 per cento assegnatogli dalle proiezioni sulle Regionali. Secondo le identiche previsioni, Anna Finocchiaro - comunque eletta senatrice in Emilia - non andrebbe oltre il 37 per cento. Ieri sera s'è fatto sentire subito Raffaele Lombardo, con una dichiarazione prudente ma dettata dalla certezza di avercela fatta: "Siamo stati percepiti dagli elettori come più capaci dei nostri avversari di far valere le ragioni e gli interessi del Mezzogiorno e della Sicilia", ha detto senza entrare nel merito delle proporzioni della vittoria annunciata. Diplomatica la reazione della senatrice del Pd: "Commenteremo solo dati reali". Ma poi non perde l'occasione per ricordare quanto fosse larga la "forbice" che divideva le forze del centrodestra e del centrosinistra: "61 a 36". "Lo sapevamo - ha aggiunto - ma non ci siamo tirati indietro". Pesa, comunque, la delusione di una sinistra che in Sicilia non riesce proprio nel colpo di reni: se i dati delle proiezioni, infatti, si dovessero rivelare veritieri, quello di ieri sarebbe un risultato inferiore all'altro riportato nelle precedenti regionali da Rita Borsellino, che - crudeltà della politica - oggi rimane fuori dal Senato e anche dal "parlamento" siciliano, alla luce della débâcle registrata dalla Sinistra Arcobaleno. Ma i commenti sulle elezioni a Palazzo d'Orléans sono rinviati a quando si saprà di più sullo spoglio, per necessità iniziato a tarda sera, dopo aver ultimato quello delle elezioni politiche. Non ha avuto bisogno di grandi attese, invece, Totò Cuffaro, che in serata aveva già riacquistato il suo proverbiale ottimismo. Dal seminterrato di via Vaccaro, che ospita la segreteria regionale dell'Udc, l'ex governatore distribuisce polemicamente caramelle alla carruba (dolce povero), in ossequio alla linea del basso profilo scelta dopo la disastrosa mattinata del cannoli a Palazzo d'Orléans. Era raggiante, come uno che si è preso una rivincita sui "grandi": a Veltroni promette "una cassata siciliana", ma non risparmia neppure frecciatine a Berlusconi ("aveva invitato i siciliani a non votarmi"), indicato come un vincitore che avrà, comunque, "difficoltà con gli alleati". Il riferimento è tutto diretto al "pericolo" di una Lega Nord troppo forte. Già in mattinata, in proposito, Cuffaro - concessosi ai giornalisti nel giardino di casa sua - si era lasciato andare in una battuta polemica apparentemente rivolta ai leghisti, ma forse indirizzata proprio a Raffaele Lombardo e alla sua intesa con Bossi. "Mi fa specie - aveva detto - il moralismo che viene puntualmente tirato fuori sul Sud piagnone. Basterebbe ricordare a quanto ammonta il costo dell'assistenzialismo statale - quattro miliardi - in favore dell'aeroporto di Milano Malpensa". In serata, poi, una volta appreso del risultato che darebbe all'Udc siciliana ben tre senatori, non ha resistito all'accesso di entusiasmo: "Vuol dire che farò il ministro, una volta sgombrato il campo dalle mie pendenze giudiziarie". E un pensierino va anche alla possibilità di "ricucire" con Berlusconi per poter "puntellarlo" nel caso si dovesse trovare in difficoltà con la coalizione. E l'ostilità della campagna elettorale? "La tradizione del nostro partito è quella della moderazione e della responsabilità". Sarà giustificato, tanto ottimismo? Il risultato sembra avergli dato ragione: nessuno dei suoi, né lui stesso lo dirà mai, ma con queste elezioni Totò Cuffaro accredita la Sicilia come il "vero padrone" dell'Udc. Non era facile mantenere più o meno la percentuale di voti precedente (9,3 contro i 9,6 di prima, ma a Palermo guadagna due punti) nella condizione di ex governatore costretto alle dimissioni da una condanna a 5 anni per favoreggiamento. "La Sicilia - dice commosso - mi ha dato una grande prova di affetto e di fiducia". Già, i siciliani non tradiscono il "mitico vasa vasa".

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 3 categoria: A... (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 3 categoria: ALTRI OGGETTI l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, incassa più voti del previsto, attestandosi sopra il 4 per cento. Insieme alla Lega, schierata sul fronte opposto, raccoglie una parte consistente del cosiddetto "voto di protesta". Il Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo, ribattezzato "Lega del Sud" si ferma all'1 per cento. Ma queste elezioni passeranno alla storia anche per l'effetto inedito che hanno provocato: la riduzione dei partiti rappresentati in Parlamento. Alla Camera ce ne saranno solo sei: Pdl, Lega, Movimento per l'Autonomia (l'alleato di Berlusconi al Sud), Pd, Italia dei Valori e Udc, unica forza fuori dai due principali schieramenti. Per quanto riguarda la governabilità, la coalizione di Berlusconi dovrebbe contare su 167 seggi, 141 da attribuire al Pdl, 23 alla Lega e 3 all'Mpa di Lombardo. Il centrosinistra invece dovrebbe fermarsi a 137 senatori, 122 da assegnare al Partito Democratico (con una pattuglia di 7 radicali) e 15 all'Italia dei Valori. Mentre l'Udc sarebbe a quota 3. Alla Camera il centrodestra dovrebbe contare su 340 deputati (284 al Pdl, 47 alla Lega e 9 al Movimento per l'Autonomia). Il Pd e l'Italia dei Valori guadagnerebbero in totale 241 seggi, 210 ai democratici e 31 al partito di Di Pietro. Mentre i centristi di Casini, con il 5,5%, incassano 34 deputati. Il crollo più clamoroso è quello della Sinistra Arcobaleno, che aveva un serbatoio potenziale del 12 per cento e invece si ritrova sotto al 4 in entrambi i rami del Parlamento. Molto a rilento va lo spoglio delle circoscrizioni estere, che assegnano 12 deputati e 6 senatori. Per il momento è comunque in vantaggio il centrosinistra. Interessante è l'esito del voto al Senato, là dove il premio di maggioranza viene determinato a livello regionale. Il centrosinistra perde infatti in alcune regioni chiave e considerate, alla vigilia del voto, in bilico, come la Liguria e l'Abruzzo. Niente effetto Veltroni anche nel Lazio, che viene perso con circa 2 punti percentuali mentre in Calabria si consuma il ribaltone rispetto a due anni fa, quando vinse a mani basse il centrosinistra. Al Pd-Idv restano Toscana, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Basilicata e Molise. Non si parlerà più, comunque, nell'aula di Palazzo Madama, dopo due anni di "votazioni a rischio", di senatori a vita come "determinanti " per la sorte del governo. Bisognerà vedere inoltre in che misura la vittoria del Popolo della Libertà e della Lega si rifletterà anche sul voto amministrativo di Comunali e Provinciali. Lo spoglio di quelle schede comincerà oggi e i riflettori sono puntati soprattutto sulla sfida romana tra Francesco Rutelli e Gianni Alemanno. Roberto Zuccolini PER SAPERE DI PIù Speciale elezioni: i risultati www.corriere.it.

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<Sarò uno statista, riforme con la bicamerale> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Sarò uno statista, riforme con la bicamerale" Esultanza contenuta: voglio essere diverso dal 2001. Ma Bossi: subito federalismo e niente dialogo Martino straparla "Se penso agli avversari mi viene da vomitare, abbiamo liberato il parlamento dalla feccia". L'esultanza squadrista dell'ex ministro forzista A. Fab. Roma "Voglio essere diverso". Berlusconi lavorerà per la storia: "Voglio essere diverso dal 2001, voglio impegnarmi per essere lo statista che ha cambiato il paese". Non festeggia il cavaliere se non in privato, ad Arcore, evita il bagno di folla e davanti alla telecamere spedisce Fini; fa qualche telefonata per le dirette ma è giusto il minimo. Poi ringrazia Veltroni per la telefonata e ricambia: "Noi siamo pronti a lavorare insieme con l'opposizione sulle riforme, lo siamo sempre stati". Ha imparato dall'esperienza. Dovrebbe poter contare su 167 senatori che sono dieci in meno del 2001 (177) e venti in meno del 1994 (187). Ma sono abbastanza: ha la maggioranza relativa anche senza la Lega nord (141 senatori per il Pdl a 137 per il Pd) ma i 23 seggi leghisti e i tre di Lombardo gli saranno indispensabili per superare "quota 158", la maggioranza assoluta che negli ultimi due anni è stata l'incubo di Romano Prodi. Berlusconi è forte ma non abbastanza da non doversi curare degli alleati quando ci sarà da votare la fiducia, e capiterà spesso. Dunque le riforme. Al primo posto la giustizia, vecchia ossessione. Riformata nel 2005 da Roberto Castelli - il leghista si è subito ricandidato per il ministero di via Arenula, "dopo cinque anni di full immersion nel ministero della giustizia sono pochi gli uomini che conoscono come me questo dicastero" - riforma poi corretta dal governo Prodi. E con la giustizia, "scuola e sanità". Poi il capitolo Costituzione. Con una sorpresa: il rilancio immediato, a scrutinio ancora in corso, della commissione bicamerale. "Bicamerale? Non vedo difficoltà", ha detto il cavaliere al telefono con SkyTg24. Quella bicamerale che servì a Berlusconi per intrecciare il dialogo con D'Alema durante il primo governo Prodi, ma che Berlusconi stesso fece fallire un attimo prima dell'intesa finale. "Ho più volte insistito sul fatto che molti punti del nostro e del loro programma sono simili o coincidenti - ha detto ieri sera Berlusconi - se saranno coerenti potranno unire il loro voto al nostro". "Vorrei una maggioranza di almeno 20 senatori" aveva chiesto il cavaliere alla vigilia. E' stato accontentato. "Tutti i dati che abbiamo ci tranquillizzano - ha detto ieri sera Berlusconi -, al senato per quanto abbiamo visto, avremo una maggioranza che ci consentirà di operare bene per approvare anche in tempi brevi i provvedimenti che sono necessari". Nel momento dei festeggiamenti il vincolo di coalizione è fortissimo e tanto il portavoce di Berlusconi Paolo Bonaiuti dal versante Pdl quanto i leghisti confermano la solidità dell'accordo. "Il problema Lega non esiste - ha detto Bonaiuti -, la Lega nei cinque anni di governo non ha mai procurato problemi all'azione di governo". Il governo, appunto. Il cavaliere è convinto di avere già un'intesa con i suoi alleati, resta aperto il problema Bossi che ancora ieri sera si candidava per il ministero delle riforme. Con un'idea totalmente opposta a quella di Berlusconi: "Saremo in grado di attuare le riforme anche senza il Pd", ha detto Bossi, "loro non vogliono cambiare niente ma noi questa volta la forza l'abbiamo e anche senza il Pd siamo in grado di fare le cose". Bossi o non Bossi il carroccio vuole quel posto e il timing della Lega è diverso da quello del cavaliere: "I primi provvedimenti da adottare - ha detto Calderoli - saranno il federalismo fiscale e il federalismo costituzionale. Entro il 15 giugno". Con Gianfranco Fini avviato alla presidenza della camera, al ministero degli esteri Berlusconi promuoverà Franco Frattini. Sicuro Giulio Tremonti all'economia, già reincaricato Lucio Stanca all'innovazione tecnologica, bisognerà trovare spazio per le "almeno quattro donne" tra cui sicura Stefania Prestigiacomo. Candidato all'esclusione invece l'ex ministro della difesa Antonio Martino, che nell'euforia della festa si è lasciato andare: "Assistiamo ad una autentica rivoluzione, il parlamento italiano è stato liberato dalla feccia, finalmente sono spariti i "verdacchioni", Luxuria, Boselli e Caruso". Secondo Martino "Veltroni è uno dei pochi civili che stanno da quella parte. Se penso agli altri mi viene da vomitare...".

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<Torna il clown dai denti bianchi> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Qui Usa "Torna il clown dai denti bianchi" I media americani non credono alla possibilità di un cambiamento reale Per i commentatori povertà e paura hanno convinto gli italiani a votare Berlusconi. Sulla stampa a stelle e strisce molto colore sulle elezioni Matteo Bosco Bortolaso Washington E' "l'inarrestabile clown dai denti super-bianchi", pronto a tornare a Palazzo Chigi. Così Ian Fisher, il corrispondente da Roma del New York Times, tratteggiava Silvio Berlusconi a poche ore della vittoria su Walter Veltroni. Il leader del Popolo delle libertà, però, sempre "pronto a dire tutto quello che gli passa per la testa", non è più quello di un tempo, almeno secondo il giornalista della prestigiosa testata. Berlusconi "non promette più il miracolo italiano". E tanto il Cavaliere, definito "carefree", quanto "la notevole calma del suo avversario", confermano che "difficilmente queste elezioni porteranno quel cambiamento di cui l'Italia ha terribilmente bisogno". Un conduttore della Cnn, chiudendo il collegamento da Roma prima che si conoscessero i risultati, quasi rideva sottolineando che dopo la seconda guerra mondiale gli italiani decidevano il loro "sessantatreesimo governo". A New York erano le tre del pomeriggio quando le tv via cavo affiancavano Veltroni a Barack Obama, ma solo per dire che il leader del partito democratico "ha concesso la vittoria al billionaire media tycoon Berlusconi". "New, yet again" diceva la conduttrice, per la serie "a volte ritornano". La parola passava quindi alla corrisponedente Jennifer Eccleston, che spiegava che "l'economia stagnante" e "il fatto che la gente si sente sempre più povera" ha spinto gli italiani a votare "una persona che secondo loro può portare cambiamento", anche se bisognerà vedere se questo governo "durerà". Giro di vite sugli immigrati, più truppe in Afghanistan e forse pure in Iraq, forti legami con gli Stati Uniti: questi i bullet points per riassumere brevemente, ancora una volta, il Cavaliere agli americani. La corrispondente della Cnn ha aggiunto qualche aggettivo: "flamboyant" e "talvolta controverso". Per il resto, il Belpaese continua a far colore nella stampa a stelle e strisce, tutta presa dal ping pong tra Hillary Clinton e Barack Obama. Sono piaciuti sia il Walter - pronunciato sempre uolter da Cnn e Fox - il quale, proprio come Obama, è stato benedetto da George Clooney, sia il Berlusconi che dichiara che "il mio latino è così buono da poter andare a tavola con Giulio Cesare" (rubrica Verbatim del settimanale Time). E, piace, ancora, il sedere di Milly D'Abbraccio, che tanto ha interessato un'agenzia di stampa britannica, la Reuters. Il giornale di Times Square non fa sconti a Berlusconi, ma nemmeno a Veltroni. "Se Clooney è molto popolare qui (negli Usa) - scrive - la sua apparizione (in Italia, a fianco del candidato del Pd) in un certo senso ha evidenziato una critica contro Veltroni: che preferisce passare il tempo passeggiando per Roma con le star del cinema piuttosto che fare il proprio lavoro". A guadagnare la tribuna delle news internazionali è anche Alessandra Mussolini, a cui viene naturalmente chiesto che ruolo ha il fascismo oggigiorno. "Non c'è fascismo in Italia - ha detto in inglese alla Bbc - c'è però il comunismo, che stavolta è rimasto fuori dal parlamento. E questo è un bel segnale".

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<Ora in piazza, se ci ricordiamo dov'è> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Ora in piazza, se ci ricordiamo dov'è" Ricominciamo da 3 Lo sfogo di militanti ed elettori. "Colpa di Fausto, no di Veltroni, no di Ferrando". La speranza: "Può essere salutare" Alessandro Braga Milano  Incazzati, ma anche un po' depressi. Rancorosi nei confronti di chi, in teoria, dovrebbe essere più vicino, ma pure disillusi. Un po' "notte dei lunghi coltelli" tra "fratelli serpenti", ma anche un po' "non ci resta che piangere". I più ottimisti, "ricomincio da tre". Percento. Fausto Bertinotti stava ancora pronunciando il De Profundis, il suo personale ricordo "del caro estinto", che il popolo della sinistra già cercava il modo di sfogare rabbia, frustrazione, delusione e chi più ne ha più ne metta dopo un risultato che i più onesti chiamano con il suo vero nome: disfatta. I telefoni di Radio Popolare, storica emittente della sinistra milanese, diventano subito roventi. E appena parte il microfono aperto, è un fiume in piena. "La sinistra è morta, viva la sinistra?". Per qualcuno forse sì. Ma anche tanti "chissenefrega, se lo sono meritato". Modi diversi, quasi agli antipodi, per rispondere a un bisogno primario, dopo una giornata che ha sancito la scomparsa in parlamento di una qualsiasi rappresentanza della sinistra istituzionale: il bisogno di dire la propria. "Il mio ruolo di direzione termina qui, questa sera, mi dispiace che sia con una sconfitta", dice Bertinotti. "E meno male - commenta subito un ascoltatore -, sono contento che la sinistra non abbia preso neppure un seggio. Forse questa volta riusciremo a organizzare una reazione nel paese. E' ora di cambiare registro". E questo è l'ottimista. "Grazie a Veltroni che con la sua scelta ha ottenuto solo di far sparire la sinistra dal parlamento italiano. E meno male che si dice ancora di centrosinistra". Il rancoroso, verso destra. "Sono incazzatissima", dice un'altra. Con chi? "Con quelli che non sono andati a votare. Ma anche con Sinistra critica e Ferrando". La rancorosa, verso sinistra. Qualcuno abbozza anche un'analisi: "Oggi si è sancita la sconfitta della sinistra davanti a un paese che, prima che politicamente, si è spostato a destra culturalmente". Ma è l'unica. Di analisi, ieri sera, c'era poca voglia. Di tempo, per ragionare sui motivi della sconfitta, ce ne sarà. Forse. Prima viene lo sfogo, quello di pancia. "Grazie, grazie a tutti quelli che se ne sono stati a casa e non hanno votato, grazie a quelli che hanno dato il loro voto a quei gruppuscoli inutili che rappresentano solo loro stessi" si sfoga Roberto. Che chiude: "E adesso ci becchiamo cinque anni di Berlusconi. Grazie, davvero". "Ma grazie a chi? - replica Raffaele -, mi sono stufato di dover scegliere tra il peggio e il meno peggio". "A casa tutti. Non ci hanno saputo dare un'alternativa credibile", rincara Angelo. Ora, per qualcuno, è il momento di ripartire: "Già da stasera apriamo le sedi della sinistra arcobaleno in tutti i paesi per capire i nostri sbagli", dice Margherita. Il dibattito è aperto. Qualcuno si lecca le ferite. Qualcuno piange. Altri accusano. I più ottimisti cercano di vedere un po' di rosa in una giornata che più nera non ce n'è. "Ora torniamo in piazza, il nostro posto è là, in mezzo alla gente, non nei palazzi", dice convinto uno. "Se ci ricordiamo dove è la strada", chiosa, sardonico, un altro. Si prova a metterla sulla battuta: "Anche Ferrara ha perso, i feti emigrano all'estero". Una risata li seppellirà. Il voto lo ha già fatto.

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Vince il centrodestra, ma l'Italia è ancora unita? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ha vinto il centrodestra, ma in prospettiva il risultato più significativo mi sembra il travolgente successo della Lega in tutto il Nord, con punte in Veneto (dove ottiene gli stessi voti del PdL), in Lombardia (al 20%) e con risultati oltre le aspettative in tutte le regioni, inclusa l'Emilia Romagna (7%, quasi il doppio rispetto a due anni fa). Qual è il significato di questa affermazione che né giornali né radio né tv avevano pronosticato? E' solo un voto di protesta contro Prodi? Secondo me no: ho l'impressione che sia il primo segnale di una frattura dell'identità nazionale e che questo fine settimana sia cominciato un processo che, se non affrontato con saggezza e lungimiranza, potrebbe portare nel medio periodo alla divisione dell'Italia in due o tre blocchi autonomi o addirittura indipendenti. Due i fattori scatenanti. Primo, la crisi dei rifiuti di Napoli ha provocato in molti abitanti del nord il sentimento di una divisione civica ormai incolmabile. Quello spettacolo indecente li ha traumatizzati e indignati e per la prima volta non è scattata la solidarietà nazionale: nessuna delle grandi regioni del nord ha accettato di smaltire la spazzatura campana. per la prima volta un'istituzione ha sancito con un gesto formale la possibilità di una divisione. E la storia insegna che quando viene a mancare la solidarietà tra le regioni, l'unità nazionale è a rischio. Secondo, la rivolta dei comuni veneti partita da Cittadella. Anche in questo caso si è consumata una rottura istituzionale molto forte: per la prima volta un'autorità locale si è ribellata all'autorità centrale proponendo una soluzione autonoma a un problema quello dell'immigrazione e della sicurezza che è diventato centrale nel Nord. Oggi siamo in una situazione paradossale in cui l'Unione europea sottrae crescenti fette di sovranità agli Stati senza però creare un contesto istituzionale che permetta a uno Stato federale europeo di sostituirsi a quelli nazionali. Ne risulta un sistema ibrido che genera aspettative destinate a essere frustrate: la gente pretende che lo Stato risolva problemi concreti come quelli economici, sulla sicurezza e sull'immigrazione, ma i governi centrali non hanno più gli strumenti per gestirli. E siccome questa ambiguità è destinata a protrarsi nel tempo, i cittadini (in Italia, ma anche in altri Paesi come la Spagna) reagiranno rifugiandosi nelle uniche autorità che riconoscono con certezza, quelle locali. Gli effetti della globalizzazione e della crisi economica accentueranno questi meccanismi di autodifesa. Attenzione, sul lungo periodo lo sfaldamento dell'Italia non è più un'ipotesi inverosimile. Scritto in democrazia, Italia 1 Commento " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Apr 08 Quello stile di "Repubblica". La Repubblica ama dividere i giornalisti tra buoni e cattivi. I buoni naturalmente sono coloro che lavorano per il quotidiano fondato da Scalfari più certe firme della casta degli ex sessantottini. Tutti gli altri sono cattivi e dunque meritano disprezzo o al più indifferenza. Repubblica, quando si tratta di giornalismo, non è mai oggettiva, sale in cattedra, dà lezioni con piglio da maestrina. Io sono di scuola montanelliana e Repubblica è lontanissima dal mio mondo di riferimento, ma negli ultimi tempi ho avuto occasione di saggiare la sua arte. La prima volta in occasione dell'uscita del mio saggio Gli stregoni della notizia, che suscitò un certo interesse sulla stampa. Fu recensito trasversalmente: dal Corriere della Sera alla Padania, da Panorama al Manifesto. Anche Repubblica ne parlò, ma a modo suo. Pubblicò un inserto di quattro pagine sullo spin con diverse citazioni tratte chiaramente dal mio libro, senza però che venissi menzionato, fatta salva una minuscola segnalazione generica tra le opere librarie che trattano il tema. Eleganti, vero? L'altro ieri si sono ripetuti. Ho trascorso gli ultimi tre giorni al Festival internazionale di giornalismo di Perugia, splendida manifestazione a cui partecipano 150 grandi firme, davanti a un pubblico enorme, composto per lo più da giovani. Ho provato immenso piacere nel moderare una sessione in memoria di Montanelli, a cui hanno partecipato Mario Cervi, Ugo Tramballi e Marco Travaglio. Giovedì ho avuto il privilegio di dibattere di media e giornalismo con i due ospiti più importanti del festival, Alastair Campbell, lo spin doctor di Blair, e Carl Bernstein, il mitico cronista della Washington Post che firmò, con Bob Woodward, l'inchiesta del Watergate. Gli organizzatori avevano letto il mio saggio e hanno pensato che fossi l'interlocutore giusto per discutere con questi due colossi. Insomma, sono stati molto cortesi con me. Repubblica ieri ha dedicato all'evento un articolo di cronaca, a firma di Dario Pappalardo. Tutto bene, con una particolarità: né io nè il moderatore Angelo Mellone, editorialista del Messagero, siamo stati citati. E nello sforzo di eclissare la nostra presenza, il collega del quotidiano romano ha dovuto compiere qualche acrobazia, ad esempio scrivendo che Campbell e Bernstein si sono "scrutati con rispettoso sospetto" e che hanno deciso di "non interpretare ruoli antagonisti". Rispettoso sospetto? Non interpretare ruoli antagonisti? La sorpresa di questo incontro è che Campbell il comunicatore più brillante e spregiudicato d'Europa ovvero "il diavolo" - e Woodward il simbolo del giornalismo d'inchiesta - anziché duellare, come pareva logico, si sono trovati in piena sintonia, scambiandosi elogi e che pertanto la mia è risultata la voce fuori dal coro. Ne è risultata una discussione franca, accesa, appassionante, ben animata da Mellone che ha alimentato il confronto anziché adeguarsi al cinguettio di Campbell e Bernstein; il tutto di fronte a oltre 500 persone. Ma di questo i lettori di Repubblica sono stati tenuti all'oscuro. Pappalardo è riuscito persino a citare una mia frase virgolettandola, ma ancora una volta, senza menzionarmi. Scrive: "Guai a chi indica Bernstein come il "giornalista che ha fatto dimettere Richard Nixon"". Sono così diventato un'entità astratta, il signor Chi. E tutto questo, verosimilmente, per evitare di parlare di due giornali concorrenti, il Giornale e il Messaggero. Ma non me ne stupisco: è lo stile della casa, snob e prevaricatore. Scritto in giornalismo Commenti ( 21 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.14 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Apr 08 Vi è piaciuta la campagna elettorale? La campagna elettorale è agli sgoccioli e a quanto pare il numero degli indecisi resta molto alto. Personalmente non ne sono stupito. Se dovessi indicare il tema che ha caretterizzato la campagna non saprei indicarlo. Certo c'è stato il caso Alitalia, ma sebbene importante - e su questo blog ne abbiamo parlato spesso - non può essere considerato decisivo per orientare il voto di tutti gli italiani. Più che in passato ho l'impressione che alla fine i leader dei vari schieramenti abbiano preferito puntare su slogan tutto sommato prevedibili e duellare sull'ultima polemica del giorno anziché sviluppare proposte organiche. Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo Prodi. Chi sceglie Partito democratico e Italia dei Valori alla fine invoca lo sbarramento contro il Cavaliere. Giro a voi la domanda: vi è piaciuta la campagna elettorale? Non chiedo per chi abbiate intenzione di votare (il voto è segreto), ma sarebbe interessante capire qual è la ragione o il tema che più vi motiva ad andare alle urne. E a chi fosse ancora incerto, suggerisco di fare due test, segnalati qualche tempo fa da Alessando Gilioli sul suo blog. Sono semplici e divertenti, permettono di confrontare le vostre idee con quelle dei principali partiti. Li trovate qui e qui In ogni caso buon voto a tutti. Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 27 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 Islam e Occidente, l'integrazione è un crimine? Sul Giornale di oggi è uscita una mia intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in gran parte dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di integrazione. Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal premier turco Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in Italia è passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito islamico Akp e considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli stranieri è un crimine contro l'umanità". Questa la risposta di Finkielkraut, che critica la tendenza a bollare come islamofobica qualunque critica un po' energica al mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di imporre i nostri costumi, ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle democrazie europee: parità tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai matrimoni forzati. Questi sono principi non negoziabili. Non è islamofobia "sottomettere" le popolazioni musulmane al rispetto dei diritti dell'uomo e far valere le regole della civiltà europea". Ha ragione Finkielkraut, occorre obbligare gli islamici immigrati in Occidente? O bisogna rassegnarsi alle idee di Erdogan, che rivendica il diritto di vivere in un Paese senza adeguarsi alle sue regole civiche e dunque senza vera integrazione, come in fondo propone il comunitarismo? Scritto in notizie nascoste, immigrazione, islam, turchia Commenti ( 38 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come si può davvero aiutare il Tibet Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva, mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 26 ) " (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto di ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali. Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando: la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato. Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 146 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.71 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (13) democrazia (15) francia (15) germania (2) giornalismo (31) gli usa e il mondo (23) globalizzazione (3) immigrazione (19) islam (12) Italia (79) medio oriente (8) notizie nascoste (27) presidenziali usa (6) russia (9) svizzera (3) turchia (12) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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Damy: MARMARVIT, 10 GIORNI Fà HO FATTO LA REVISIONE TROVANDO 25 EURO IN PIù RISPETTO ALL'ANNO SCORSO; X... 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Pdl, vittoria larga anche al Senato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 2 Pdl, vittoria larga anche al Senato di Gian Maria De Francesco da Roma Governare a Palazzo Madama nella prossima legislatura non sarà un terno al lotto. Pdl, Lega Nord e Mpa, stando ai risultati parziali provenienti dagli scrutini e dalle proiezioni dei sondaggi, potranno contare su una maggioranza compresa tra i 25 e i 30 senatori a seconda che la pattuglia si attesti a uno oppure all'altro estremo della forchetta 165-170. Viceversa il Partito democratico insieme con l'alleato Di Pietro resterà confinato nell'intervallo 140-145 parlamentari. A far loro compagnia solo una sparuta rappresentanza dell'Udc (2 o 3 senatori) e gli autonomi di Trentino e Valle d'Aosta. Scompare la sinistra radicale, mentre la Destra di Storace e Santanchè non supera le forche caudine dell'8 per cento. Ma vediamo con ordine come il centrodestra sia riuscito a riconquistare la Camera alta. Nord: trionfo della Lega. Al di là delle scontate affermazioni in Lombardia e Veneto, delle conferme in Piemonte e Friuli e dello storico successo in Liguria, la vittoria segna anche il trionfo della Lega Nord che quasi ovunque raddoppia i consensi. L'11% della Lombardia nel 2006 si è trasformato in un 20%, il 6,5 del Piemonte in un 13,2%, il 3,8 della Liguria in un 6,2% mentre in Veneto il Carroccio è stato un vero e proprio carrarmato avanzando dall'11 al 26 per cento e dimostrando di aver saputo pescare anche all'interno del bacino storico del centrodestra. Il Pdl al Nord ha tenuto ed è ovunque il primo partito (in Lombardia e Veneto la pattuglia di senatori potrebbe pure aumentare di un paio di unità) segnando un incremento di circa tre punti percentuali proprio nella roccaforte "rossa" della Liguria e un piccolo avanzamento in Emilia dove pure la Lega ha pressoché raddoppiato i consensi. Nord: non va l'effetto-Calearo. Le candidature, sebbene alla Camera, dei confindustriali Calearo e Colaninno non hanno particolarmente giovato al Pd al Senato. Va detto che i veltroniani hanno ottenuto più consensi della somma Ds-Margherita di due anni fa, ma si tratta di una vittoria di Pirro: i 4-5 punti guadagnati in Veneto e Lombardia provengono dai delusi della sinistra Arcobaleno e non scalfiscono il netto successo del centrodestra. Dell'accoppiata ha finito col giovarsi particolarmente l'Italia dei Valori che ha guadagnato rappresentanza anche nelle Regioni settentrionali. La questione Tav è stata pregiudiziale sia in Piemonte sia in Liguria. Centro: il Pdl va. Il centrodestra ha ottenuto sostanziali conferme dal Centro-Italia. Anche nel Lazio dove il testa a testa con il Pd (2,4% di distacco e 600 sezioni da scrutinare) vale tre senatori di premio di maggioranza per la coalizione di Silvio Berlusconi. E per l'Abruzzo riconquistato alla causa del Pdl a sorpresa con una crescita di 5 punti percentuali sottratti in larga parte all'Udc. Per Veltroni & C. vale sempre lo stesso discorso: tutto il cospicuo guadagno (sintetizzabile in oltre dieci punti) viene dalla sinistra radicale. L'Italia, e il Centro ne è la fotografia, si è sostanzialmente polarizzata. Sud: la fine di Bassolino e Pecoraro. La vittoria del centrodestra al Senato è testimoniata dalla conquista della Campania. Il Pdl assieme all'Mpa ha ottenuto la maggioranza assoluta delle preferenze (51%). La Regione che aveva condannato la Cdl alla sconfitta nel 2006 è ora un punto di partenza. Il 29% del Pd non è estremamente punitivo, ma segna comunque la sconfitta del regno del governatore Bassolino. E con lui viene penalizzata la Sinistra arcobaleno che ottiene meno del 4%: sul banco degli imputati l'ambientalista Pecoraro. Sud: non c'è il terzo polo. L'Udc, come detto, ottiene 2 senatori (forse 3), ma non sfonda la soglia dell'8% né in Campania né in Puglia. L'effetto-Cuffaro è premiante solo in Sicilia e penalizza il Pd che pure guadagna un 3 per cento. Le tasse del governatore Soru, invece, fanno perdere al Pd la Sardegna dove il centrodestra conquista in parte anche il voto centrista. Completando un 13-7 che non lascia spazio alle interpretazioni dei veltroniani. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Boom Pd e Lega, sinistra ko (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

GLI SCONFITTI I VINCITORI IL VOTO IN CITTÀ AL SENATO RIFONDAZIONE, PDCI E VERDI PERDONO IL 10% . AL CENTRODESTRA 13 SEGGI, AI VELTRONIANI 9 PAOLO VILLAGGIOARRIVA AL TEATRO ERBA I servizi DELUSI&GRILLANTI Airaudo e intellettuali "Operai abbandonati perdiamo l'identità" Cota: "Con gli alleati ora possiamo alzare il prezzo" Boom Pd e Lega, sinistra ko Il Piemonte va al centrodestra Bresso in trincea Fantozzi controcorrente "Preferivo la Torino Anni 60" Uno su cinque ha disertato il seggio Favro e Minucci Alessandro Mondo Democratici oltre il 40%. Pdl recupera in provincia. Di Pietro raddoppia Ghigo: dimissioni E in maggioranza c'è chi chiede un vero rimpasto Maurizio Tropeano Luciano Borghesan Torino si conferma una roccaforte del centrosinistra nonostante la débâcle di quella radicale e il boom della Lega Nord. Lo spoglio dei seggi del Senato dà il Pd al 40,15% a cui si aggiunge il 6,71 per cento dell'Italia dei Valori, altro risultato storico per gli uomini di Antonio Di Pietro. Il Piemonte, invece, vira decisamente a destra. Sotto la Mole i democratici di Veltroni crescono di circa 7 punti sui risultati del 2006 e vanno oltre anche al 39,17 della lista l'Ulivo per Chiamparino delle comunali del 2006. La Lega Nord raddoppia i suoi voti in città e in provincia di Torino arriva al 9,1 per cento. Questi voti, sommati al 33,5% del Pdl danno alla coalizione di Berlusconi la maggioranza relativa nella provincia di Torino: 42,6% contro il 42 per cento. Sotto la Mole la Pdl conferma sostanzialmente i risultati del 2006: 32,36 contro il 32,2. Da registrare il risultato che si può definire storico della Destra di Daniela Santanché che è arrivata al 3,1 per cento. In calo l'Udc che perde circa un punto e mezzo sulle ultime politiche. La Sinistra Arcobaleno al Senato nel 2006 aveva ottenuto sommando i voti di Rifondazione Comunista, Verdi e Comunisti Italiani il 14,6 per cento mentre oggi si ferma al 4 per cento. Più di un punto se lo sono divisi la Sinistra Critica di Franco Turigliatto e il Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando. Il resto dei consensi della Sinistra Arcobaleno è stato bruciato dall'astensionismo o dal voto utile nei confronti del Pd. Il partito socialista si ferma allo 0,57 per cento. Da sottolineare anche l'astensione che sotto la Mole è di quasi tre punti più alta della media nazionale: quasi il 22 per cento dei torinesi ha scelto di non votare e a loro si devono anche aggiungere gli oltre 14 mila voti non validi tra schede nulle e schede bianche. \Paolo Villaggio è arrivato per recitare, da questa sera sino al 20, all'Erba, "Paolo Villaggio: Vita, morte e miracoli", spettacolo firmato, diretto e interpretato dall'ex Giandomenico Fracchia. Dello spettacolo dice poco: "Non mi ricordo bene vado spesso a braccio" ma di Torino parla a lungo: "Mi piace molto Porta Palazzo, con i suoi odori, ci vado tutti i giorni e giro per il mercato, e per gli immigrati, arabi o neri. I torinesi dovrebbero apprezzarli di più, ma non riescono perché sono vecchi". Francia A PAGINA 81I due tagli alla Cultura e svago più clamorosi sembrano salvi: Estate Ragazzi si farà mentre dopo anni di rassegna gratuita, quest'estate, per entrare a Traffic si pagherà un biglietto di 5 euro. E i Punti Verdi? La tattica è sopire, quietare. Il sindaco Chiamparino dice: "Alfieri ci ha spiegato che, dopotutto, i Punti Verdi storici si erano ridotti a uno solo, quello dei Giardini Reali e, se è così, c'è la possibilità di rimodulare". Servizio A PAGINA 73.

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W, L'ONORE DELLE ARMI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Luigi La Spina W, L'ONORE DELLE ARMI Il mercato della politica, finalmente, ha avuto il coraggio di proporre ai cittadini una offerta diversa. Gli italiani sono andati alle urne e l'hanno comprata. Al di là di chi ha vinto e di chi ha perso, è questo il risultato più importante, per il volto della nostra democrazia, che il voto del 13 e 14 aprile ha espresso. Il sistema bipolare e maggioritario che si era costituito dopo il crollo della cosiddetta prima Repubblica ha compiuto un ulteriore passo e si è trasformato in un sostanziale bipartitismo. Sul piano simbolico, si potrebbe aggiungere che è finito anche il Novecento politico italiano, con la scomparsa, dopo la liquefazione della Dc, anche degli ultimi nomi che lo avevano storicamente rappresentato, ma anche sanguinosamente diviso: comunisti e fascisti, socialisti e liberali. La semplificazione politica, bisogna dargliene atto, è stata avviata, pagando consapevolmente un certo prezzo, da Walter Veltroni. Ma è stata subito rilanciata, nell'altra campo, da Berlusconi e ha ottenuto l'effetto voluto: al Senato, i gruppi parlamentari si dovrebbe ridurre, se le previsioni saranno confermate dai risultati finali, addirittura a tre grandi formazioni: Pdl e Lega da una parte e Pd, che dovrebbe comprendere anche la Iv di Di Pietro, dall'altra. I restanti partiti potrebbero riuscire a mandare a Palazzo Madama solo uno sparuto numero di senatori. Alla Camera, dove la soglia di rappresentanza è dimezzata, passando dall'8 al 4 per cento, la situazione non dovrebbe cambiare di molto: quattro partiti nazionali (Pdl, Pd, Iv e Udc), più alcune forze presenti solo in alcune regioni, a partire dalla più importante, la Lega Nord. La volontà dell'elettorato italiano è, dunque, chiara: si vuole spezzare il potere di condizionamento, sproporzionato rispetto al consenso ottenuto, e, in alcuni casi, esplicitamente ricattatorio, che hanno detenuto finora i piccoli partiti. Con l'effetto di ridurre grandemente l'efficacia dell'opera di governo, per la mancata coesione interna delle coalizioni che si presentavano alle urne. L'appello al "voto utile" ha avuto successo, ma non nel senso di ritenerlo sprecato, dandolo ai partiti minori, ai fini del raggiungimento della vittoria elettorale. Quanto, all'opposto, considerandolo negativo per la governabilità. Anche al costo di perdere il confronto generale tra destra e sinistra. L'Italia, si può effettivamente sostenerlo, è diventata da ieri una democrazia più vicina a quella fisionomia occidentale europea che, nel nostro continente, costituisce il modello più antico, più comune e anche più funzionale. Un modello, chiariamolo subito, che non esclude la rappresentanza di forze minori, in sede nazionale, o l'apporto di partiti insediati solo in alcune regioni o addirittura in una sola, come avviene, ad esempio, in Spagna, con i baschi o i catalani. Ma che non preclude al partito largamente maggioritario, con un anomalo e antidemocratico potere di veto, la possibilità di poter governare. Resta al nuovo Parlamento, adesso, il compito di trasformare in legge quella realtà politica che si è imposta in concreto. Ancora una volta, si dimostra la vecchia regola che il diritto non può precedere il fatto, ma lo segue. Senza troppe illusioni che sia facile trovare un'intesa sufficientemente ampia. E senza spingere le forze minori alle pericolose tentazioni di scorciatoie ribellistiche e antidemocratiche.

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Annunciato da tutti i sondaggi come la conclusione più probabile, il ritorno di Silvio Berlusco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ni al governo del Paese è da oggi realtà. L'ex premier, infatti, ha contenuto il tentativo di rimonta del Pd di Walter Veltroni e, grazie anche al notevolissimo risultato ottenuto dalla Lega di Umberto Bossi, ha conquistato tanto alla Camera quanto al Senato una maggioranza che ora gli permette di riprendere le redini del Paese. Accade per la terza volta in quattordici anni, in ragione - anche - di un principio di alternanza al governo che, dall'avvio della cosiddetta Seconda Repubblica (elezioni del 1994), ha puntualmente funzionato ad ogni tornata elettorale. Questa vittoria, però, sembra assumere un valore tutto particolare per i grandi mutamenti politici che l'hanno preceduta e prodotta, per il clima in cui è maturata e per le difficili condizioni in cui versa il Paese. Partiamo dal primo dato. Il "bipartitismo coatto" imposto da Walter Veltroni e da Silvio Berlusconi al sistema politico ed al Paese (a dispetto di una legge elettorale del tutto proporzionale) ha funzionato, producendo vittime illustri ed un vero e proprio terremoto (positivo) nella geografia parlamentare.

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ADDIO A BERTINOTTI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Riccardo Barenghi ADDIO A BERTINOTTI Dieci parole che dicono tutto: "Accidenti, chiudo la mia attività politica nel peggiore dei modi". Le pronuncia Fausto Bertinotti a metà pomeriggio, quando le proiezioni annunciano la storica sconfitta. Il leader della Sinistra Arcobaleno, commentando i dati con i suoi collaboratori, si rende conto che la sua neonata formazione politica non sarebbe riuscita nemmeno a entrare alla Camera: "Diventeremo un partito extraparlamentare". Ein nottata, mentre lascia Porta a Porta per raggiungere Matrix, ci dice al telefono che "il disastro è totale, noi siamo la punta dlel'iceberg ma lo spostamento a destra del Paese si legge in tutto il voto, quello per la Lega e per Di Pietro oltre naturalmente alla vittoria di Berlusconi. Un disastro, un disastro...". E' sconfortato Bertinotti, anche perché l'aria che sentiva durante il tour de force in giro per l'Italia non era affatto quella venuta fuori dalle urne. Cita l'ex capo dello Stato Giuseppe saragat: "Aveva ragione lui quando diceva che non bisogna mai fidarsi dell'aria che tira"". Infatti la sua Sinistra partiva dal dieci per cento, sperava nell'otto, si sarebbe accontentata del sette, "ma già il cinque o il sei ci avrebbe deluso". "Figuriamoci adesso che neanche arriviamo al quattro, e non prendiamo nemmeno un deputato". Il Presidente della Camera nomina il suo "maestro Vittorio Foa, che con la sua Nuova sinistra unita (Nsu) negli anni Settanta non riuscì nemmeno a prendere il quorum". Si riunisce con lo stato maggiore della Sinistra Arcobaleno: "Ma chi poteva immaginare un risultato del genere... voi ve lo aspettavate - interroga Franco Giordano e gli altri - voi pensavate sul serio che avremmo preso il 3 per cento?". La risposta, in coro, ovviamente è no, tutti spiegano che c'erano difficoltà, che la strada era in salita, ma un risultato del genere proprio non se l'aspettavano. Racconta uno di loro che ieri mattina, quando è arrivato sul tavolo di Bertinotti l'ultimo sondaggio dell'Ipsos di Nando Pagnoncelli che gli attribuiva il 5,8, l'avevano tutti giudicato non solo brutto ma anche infondato: "Non è possibile! Ma adesso - confessano - ci metteremmo la firma su quel dato". Bertinotti non può che prendere atto della disastrosa sconfitta, "non ci siamo resi conto di cosa stava succedendo, ci è sfuggita la realtà. E questo è grave". Poi abbozza una prima analisi del voto, spiega che "gran parte della responsabilità l'ha avuta Veltroni con la sua scelta di andare da solo. Però lui è stato molto bravo a scrollarsi di dosso il governo Prodi. E' riuscito a presentarsi come il Nuovo anche se il suo Partito era il fulcro di quel governo. Ed è stato abile nel buttare sulle nostre spalle il fallimento di quell'esperienza. E noi non abbiamo reagito con forza sufficiente". E a proposito di Veltroni, il leader del Pd l'altro ieri ha telefonato a Bertinotti, gli ha fatto i complimenti per la campagna elettorale, ha apprezzato il fatto che entrambi non si fossero azzannati, "e tanti auguri". Ieri poi è stata la volta di Rutelli, una telefonata che gli uomini dell'ormai ex presidente della Camera definiscono "affettuosa: l'ha incoraggiato, ha sottolineato l'importanza del sostegno che la Sinistra Arcobaleno garantisce al probabile nuovo Sindaco di Roma, ha insistito su una collaborazione futura". Bertinotti ha apprezzato, ma comunque lui non intende continuare a essere il leader. L'aveva detto nei mesi scorsi e lo ripete adesso: "La mia esperienza finisce qui". Pensa però che la Sinistra Arcobaleno debba andare avanti, "certo pensando a un futuro lontano, non al domani". Ricominciamo da zero insomma". E chissà se ci riusciranno, segnali di guerra già si sentono ovunque, nei partiti e fuori. Annunci di resa dei conti, richieste di dimissioni generali, congressi straordinari, azzeramento dei gruppi dirigenti. D'altra parte se una formazione politica nata mettendo insieme quattro partiti con una certa storia alle spalle, che addirittura si chiama la Sinistra, non riesce nemmeno a entrare in Parlamento, si tratta di un evento che non può non avere conseguenze anche pesanti. Il rischio di un'implosione generale è fortissimo, e infatti tutti lo avvertono. Per non parlare di quella galassia - movimenti, centri sociali, associazioni sparse - da sempre limitrofa a quest'area politica. E qui dentro, con la destra al governo e senza neanche una rappresentanza parlamentare della sinistra, il rischio che qualche frangia incontrollata apra conflitti diffusi e magari anche violenti è piuttosto concreto. Non a caso già se ne parla con timore al Loft del Partito democratico.

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Armosino e Fiorio a Roma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I PRIMI VERDETTI. PDL E PD PORTANO ALLA CAMERA UN DEPUTATO A TESTA Marmo: "E' anche un premio al lavoro della Provincia". Amarezza e lacrime di Pensabene Armosino e Fiorio a Roma [FIRMA]FRANCO CAVAGNINO ASTI Ci sono i numeri di Camera e Senato che in molti hanno immediatamente cercato di interpretare in chiave elezioni provinciali, in attesa del verdetto che arriverà solo nel pomeriggio. E c'è l'aspetto più pratico: ovvero chi rappresenterà l'Astigiano a Roma. Maria Teresa Armosino riprende per la quarta volta la strada della Capitale, rieletta alla Camera nel "Piemonte 2". Ma l'avvocato torinese di origini tigliolesi, tornerà in gioco e spera nel bis. E' candidata, con altri quattro concorrenti, alla presidenza del palazzone di piazza Alfieri e i risultati delle Politiche alimentano euforia nel centrodestra astigiano. "Una grande performance di Pdl e Lega sul Pd e la sinistra che è andata incontro ad una vera débâcle - commenta Roberto Marmo che ha vissuto a fianco di Armosino la giornata di ieri - Un risultato che leggo anche a livello locale come risposta inequivocabile a quanti vanno dicendo che in Provincia non si è fatto nulla". Fa ritorno a Roma anche Massimo Fiorio ("Pd") che aveva dovuto interrompere la sua prima esperienza di deputato per la caduta del governo Prodi. Esordisce con una battuta: "Rischio di essere il deputato più a sinistra del parlamento visto che ero stato l'unico a seguire Mussi". Poi si fa serio: "Mi inquieta il risultato della Lega, una forza che caratterizzerà questo centrodestra e mi preoccupa il crollo dell'Udc. Il progetto del Pd - aggiunge - è decollato, bisogna insistere. Veltroni ha fatto un gran recupero, ora si tratta di capire perché siamo riusciti a prendere voti a sinistra, ma non al centro". Più complessa, invece, la posizione di Sergio Ebarnabo (in 12ª posizione) legata ai complessi calcoli per l'elezione dei senatori. Telefonino "caldissimo" per Sebastiano Fogliato, numero "6" alla Camera, tra l'altro preceduto, ai primi due posti del "Piemonte 2" da Umberto Bossi e Roberto Cota che potrebbero optare per altre circoscrizioni: la Lega Nord è schizzata a percentuali che da anni erano un ricordo, e per il villanovese, eletto alla Camera nel 1994 a soli 24 anni, è legittimo sperare. Per l'"Arcobaleno" parla il segretario di Rifondazione Giovanni Pensabene, che non ha trattenuto lacrime di rabbia : "Rifondazione, Pdci e Verdi partivano da un patrimonio attorno al 10% che si è ridotto dei due terzi. Il dato astigiano è in linea se non peggiore rispetto a quello nazionale. E' evidente che il Pd ha sfondato a sinistra dato che Berlusconi vince. Ha fatto da collante l'antiberlusconismo: non so però come si possa considerare utile un voto che cancella la sinistra dal Parlamento".

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Vespa vince la volata (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E Piroso anticipa il Tg1 nell'annuncio della telefonata di Veltroni al Cavaliere [FIRMA]ALESSANDRA COMAZZI ROMA Bruno Vespa sfarfalleggiava ieri sera davanti ai bianchi usci di "Porta a porta" su Raiuno, in apertura di una prima serata quasi per tutti elettorale; accaparrandosi in rapida batteria, e subito all'inizio, tanto per partire col botto, la telefonata di Silvio Berlusconi e il collegamento con Umberto Bossi; poi Berlusconi ha chiamato pure Mentana a "Matrix", lasciando all'asciutto Fede, che quando gliel'hanno detto è sbiancato sotto l'abbronzatura, in diretta dal Tg4. Alla giornata-maratona hanno resistito i quiz, ha resistito "Striscia la notizia" (in parte, perché Ricci si è esibito in svariati fotomontaggi berlusconiani), hanno resistito alcuni cartoni animati e certi canguri che a un certo punto del pomeriggio saltellavano nelle pianure australiane. La sera, hanno resistito "X factor" (tanto, sono solo canzonette), "Chi l'ha visto" e "Buona la prima", che sarebbero le improvvisazioni comiche di Ale e Franz. Per il resto, da ieri alle 15, quando si sono chiusi i seggi, fino a notte, le elezioni hanno riempito i teleschermi degli spettatori, se non i loro cuori. In tutto l'arco costituzionale delle reti, da Rai a Sky, da Mediaset a La7 alle locali, è stato un pullulare di speciali. Di giorno, si sono alternati politici di ogni grado; i capi si sono riservati la sera. Silvio Berlusconi è dunque intervenuto al telefono, interrompendo la Santanché dal sofà di casa sua a "Matrix" e il "lacrimosa" di Bertinotti a "Porta a porta": ha letto alcune sentite parole, ha manifestato la sua commozione, la gratitudine, ha ribadito le promesse, il piano casa, le infrastrutture, le grandi opere, il duro lavoro per il riassestamento della pubblica amministrazione, la riforma della giustizia e della scuola e della sanità. Senza imposizioni fiscali in più né diminuzione della libertà dei cittadini "che non devono stare sotto l'oppressione burocratica, fiscale, giudiziaria". Santo subito, altroché. Vespa gli ha chiesto conto della telefonata di auguri che gli ha fatto Veltroni. Telefonata che su La7, per esempio, il leader del pd aveva annunciato in diretta, mentre David Sassoli l'ha detta un quarto d'ora dopo al Tg1, dandola come "appena arrivata". Sì, dalle altre reti. E d'altronde Sassoli ha lavorato bene, e tanto, lungo tutto il pomeriggio; accanto a lui ha fatto irruzione il direttore Riotta in maniche di camicia, che con piglio deciso ha esortato gli intervenuti a esprimersi nella consapevolezza che, finché non ci sono dati certi, "siamo tutti in una fiction". Mirabile sintesi tra informazione e sceneggiati. Con tanti attori, spesso gli stessi, che giravano per le reti: vedi Paolo Mieli, direttore del "Corriere della Sera" collegato con Mentana e subito dopo con Vespa, giornalistica par condicio. Vittorio Feltri era dappertutto. Al Tg2 con il direttore Mazza c'era di pomeriggio Clemente Mastella, ma pensa tu; al Tg3 con Bianca Berlinguer un bel poker formato da Mario Giordano, Rosy Bindi, Rocco Buttiglione e Ignazio La Russa, forti: si davano sulla voce, si interrompevano. Su La7, nello speciale "Tutto in una notte", Antonello Piroso domava come un gladiatore un numero impressionante di ospiti, compresi Max Gazzè e le Vibrazioni, per non parlare di Chiambretti. Anche Sky Tg 24 ha continuato a distribuire informazioni giorno e notte. E certo il Tg4 e Studio Aperto non si sono fatti mancare niente. Direttori di giornali, editorialisti, politici, formavano una compagnia di giro che forniva un vortice di pareri, ipotesi, constatazioni. Tutti abbottonati durante gli exit poll, sempre sbagliati: Mentana si è vantato di non averli fatti, il presidente della commissione di vigilanza Rai, Mario Landolfi, li ha definiti "uno spreco di denaro pubblico", sperando che non si facciano più. Bossi ha rassicurato Vespa: "Vedrai che porteremo tanta gente alla tua trasmissione" e ha salutato Bertinotti, "forse l'unico che ha ancora conosciuto qualche operaio". Bertinotti ha ringraziato degli omaggi, "ma avrei preferito non riceverli. Ed essere vivo".

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Espulsioni neanche un parlamentare comunista o verde, neanche un socialista (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Espulsioni neanche un parlamentare comunista o verde, neanche un socialista Disfatta rossa, da oggi la sinistra è extraparlamentare La Sinistra arcobaleno non entra in Parlamento. Il risultato è disastroso: poco più del 3 per cento sia alla Camera che al Senato. Il leader Fausto Bertinotti lascia: "Il mio ruolo da dirigente finisce oggi" afferma commentando l'esito del voto. Ma prova a tenere insieme la Cosa rossa: "Il risultato negativo rende più urgente l'avvio di una fase costituente della sinistra già da domani". Tra i partiti alleati serpeggia più di un malumore: i Verdi prendono le distanze, il Pdci nemmeno si presenta al comitato elettorale. E dentro Rifondazione le minoranze sono sul piede di guerra. Fuori dal Parlamento, per la prima volta nella loro storia, anche i socialisti di Boselli. Il Ps non supera l'1 per cento. E l'ex segretario dello Sdi si dimette e annuncia un congresso straordinario. Ma punta l'indice su Veltroni: "Abbiamo una parte di colpe, ma la responsabilità di Veltroni è gravissima. Ha consegnato il paese nelle mani di Berlusconi". De Angelis a pagina 4 15/04/2008.

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Yes, week end nel quartier generale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Yes, week end nel quartier generale "Fate tornare su Ermete che straparla" Latorre porta i gelati, Massimo se ne va "Perso". Ore 16,40. Davanti al loft di Sant'Anastasia, quando il vento degli exit poll tanto falsi quanto lusinghieri sta per svanire, il primo a farsi carico di pronunciare quel participio passato - "perso" - è Andrea Orlando, giovane membro dell'esecutivo del Pd. "Abbiamo perso", dice il responsabile Organizzazione dei democrat a mezza bocca, uscendo dal quartier generale a prendere una boccata d'aria. Veltroni, dal primissimo pomeriggio, è chiuso nella sua stanza "da segretario". Con lui, tra una caterva di bottiglie d'acqua e i posaceneri immacolati, ci sono la moglie, i figli e Massimo D'Alema. Gli altri big del partito fanno la spola con la stanza di Franceschini, dove stazionano stabilmente Fioroni, Bersani, Soro e Fassino. Goffredo Bettini arriverà più tardi. Il coordinatore del partito ha preferito attendere i primi risultati a casa. E, stando all'incontrollato tam-tam del loft, avrebbe "preparato il terreno" (al telefono con Letta) in vista del contatto telefonico tra Veltroni e Berlusconi, avvenuto poi al tramonto. I maggiorenti del partito vanno e vengono, entrano ed escono. Il più attivo è senz'altro Ermete Realacci, che piomba più volte in sala stampa. "Se il Pd vincerà sarà dialogo e una Camera al Pdl", dice il responsabile comunicazione del partito. Dichiarazione troppo azzardata. Anche per Veltroni, che fa mandare una schiera di membri dell'ufficio stampa per richiamarlo in sede. "Fate tornare su Ermete, ché Walter si sta inca...ndo". Nicola Latorre va e viene dal loft. Liquida i cronisti con un "vado a prendere i gelati". Messo alle strette su una domanda a caso - che succede se Veltroni scende sotto il 35? - il custode dell'ortodossia dalemiana prima fa una traduzione in inglese: "Over 35? Under 35?". Poi risponde: "Questa storia del 35 è sempre stata una grande stronzata". Pina Picierno e Marianna Madia hanno scelto programmi diversi, per il "loro" 14 aprile. La bruna capolista in Campania 2, 'na sigaretta 'mmocca, 'na mano dint' 'a sacca (di un trench giallo) fa su e giù dalla sede del partito con aria tutt'altro che smargiassa. La bionda capolista del Lazio è a casa di un'amica, sola con lei e il di lei fidanzato: "Impressioni? Preferisco non avere impressioni e commentare i dati reali". Strano ma vero, davanti alla sala stampa l'unica presenza fissa è Valdo Spini. Proprio lui, l'ex ds approdato ai socialisti. "Sto per fare un'intervista alla Bbc", dice al telefono. Prima del tramonto, la fame di commenti da parte dei cronisti è tale che anche il "cubano" Alessandro Bianchi - da poco approdato al Pd - viene circondato da microfoni e telecamere. Avete perso, ministro Bianchi? "A meno che non ci sia una rivoluzione...", risponde lui. Veltroni? "Sta per arrivare" dicono alle 18. L'appuntamento con la stampa sarà rinviato di due ore. Fino alle 20.05. "Il paese ha bisogno di una grande forza riformista. La nostra sfida non è riuscita a raggiungere l'obiettivo che ci eravamo proposti, cioè che il riformismo potesse governare il paese", ammette il segretario circondato da tutti i big del partito. Il segretario viene tradito da qualche lacrima. Massimo D'Alema lascia il loft. Franco Marini arriva. E fuori è buio. 15/04/2008.

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È stata una debacle (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

È stata una debacle Lazio, Pd penalizzato dalle tre M Il Lazio resta al Popolo della Libertà, nonostante due romanisti doc, come Francesco Totti e Francesco Storace. Il capitano giallorosso - involontario protagonista delle ultime 24 ore di campagna elettorale a seguito della battuta di Silvio Berlusconi che gli aveva dato del matto per aver prestato la sua immagine alla corsa di Francesco Rutelli al Campidoglio - dai dati che arrivano dalla urne laziali non sembra aver spostato voti a favore del centrosinista. Mentre il leader de La Destra supera di poco la media nazionale e si attesta appena sopra il 3 per cento. Tornando al match Roma-Milan, se il 15 marzo il Milan all'Olimpico ha subìto una rimonta che ne ha frenato la rincorsa al quarto posto disponibile per entrare in champions league, nelle urne invece Berlusconi non si è dovuto arrendere alla rincorsa del Pd. Il Lazio, come previsto un po' da tutti, era una delle regioni in bilico. E lo scrutinio al Senato sembra confermare il testa a testa. Ma la vittoria per l'uno o l'altro schieramento, e la conseguente assegnazione di 15 senatori ai vincenti e 12 agli sconfitti, non dovrebbe intaccare la maggioranza del Pdl al Senato. Il dato relativo all'affluenza segna l'80 e rotti per cento nella Capitale, con una flessione di circa tre punti rispetto a due anni fa. E proprio nel 2006 lo scrutinio si risolse in un emozionante testa a testa terminato solo in nottata con la vittoria di misura dell'allora Casa delle Libertà. Infatti nelle precedenti elezioni, sebbene il premio di maggioranza fosse andato al centrodestra, i due schieramenti erano praticamente pari: 49,1 per cento alla coalizione guidata da Romano Prodi e 50,2 per cento per la Cdl di Berlusconi. Con una differenza di meno di 27mila voti. Nel travagliato lunedì post elettorale non è facile stabilire quanto abbia pesato e peserà l'effetto delle elezioni amministrative nella regione guidata da Piero Marrazzo. Anche perché lo scrutinio del Comune e della Provincia di Roma inizierà solo oggi. L'aria che si respirava ieri sera all'Auditorium della Tecnica all'Eur, dove era acquartierato il Pdl, era decisamente buona. Con il passare del tempo e l'arrivo delle proiezioni i colonnelli e gli esponenti azzurro-aennini andavano aumentando. E sorridendo. Fino all'arrivo di Gianni Alemanno, che però ha messo le mani avanti sul Campidoglio: "Su Roma non mi illudo, quella è una partita diversa dal voto politico". Tanto, giurano dal Pdl, per lui è già pronta una poltrona da ministro. Nel Pd, che arriva a sfiorare il 39 per cento, è già guerra per analizzare l'effetto delle cosiddette tre m sui dati elettorali: Franco Marini, Marianna Madia e Piero Marrazzo. Il presidente del Senato guidava le liste di palazzo Madama nel Lazio e specie nelle ultime settimane non ha fatto mancare il proprio impegno nella regione. La giovane, e "straordinariamente inesperta" economista, lanciata da Veltroni nell'agone politico nazionale, che capeggiava il plotone democrats in corsa per la Camera, non ha certo brillato per una campagna mediatica e di sostanza, ma a registratori spenti più di un esponente del loft difende Madia e ritiene più utile buttare la croce sugli anni "deludenti di Marrazzo alla presidenza della regione". Anche perché aggiungono "Veltroni ce l'ha messa tutta, Rutelli e Zingaretti si sono fatti la loro campagna, mentre Marrazzo chi l'ha visto?". Nel sostanziale quadro bipartitico che si va delineando a livello nazionale, anche nel Lazio si conferma la debacle della Sinistra Arcobaleno (3,3 per cento). Il verde Paolo Cento confida al Riformista di sperare "in un riavvicinamento tra Pd e Sa, perché loro senza di noi non sfondano e noi senza di loro crolliamo". Insomma l'ex sottosegretario all'Economia dice un netto no al modello solitario alla Veltroni e un deciso "sì a quello unionista alla Rutelli". Un Rutelli che se "non dovesse farcela al primo turno andrebbe sostenuto con forza e senza esitazione al ballottaggio, perché a sinistra dobbiamo avere una proposta di governo e non di mera opposizione". All'Unione di Centro di Pier Ferdinando Casini non è bastato aver schierato come capolista la principessa Alessandra Borghese. I centristi sono rimasti sotto la media nazionale arrivando intorno al 4,8 per cento. Il Partito socialista di Enrico Boselli si tiene nella media nazionale che è intorno allo 0,7/0,8 per cento. Chi invece supera la media nazionale (2,6 per cento contro il 3,2 per cento del Lazio) è La Destra-Fiamma Tricolore di Storace, ma non può cantare vittoria perché il Lazio era considerato dai camerati una roccaforte di consensi. Un voto che però secondo il leader è tutto "eroso ad An". A quanto risulta al Riformista , infine, nella tendenza nazionale che vede la sconfitta del Pd, solo Nicola Zingaretti dovrebbe salvare l'onore e, seppur per un soffio, divenire al primo turno il successore di Enrico Gasbarra alla provincia di Roma. Mentre Rutelli rischierebbe seriamente di andare al ballottaggio. Insomma, tira più Ciarrapico in camicia nera che Storace e Totti in giallorosso. 15/04/2008.

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Trionfi Il Pdl spera che stavolta sia diverso: è caduto il murodel '94 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Trionfi Il Pdl spera che stavolta sia diverso: è caduto il murodel '94 L'ultima volta di Silvio: "Sono commosso" Silvio Berlusconi, per la terza e ultima volta. Una vittoria netta che dentro il Popolo della libertà definiscono "di governo e di sistema". In pratica, la Seconda Repubblica crolla e finisce laddove era iniziata. E il protagonista rimane sempre lui, il Cavaliere. Non a caso, la vittoria di governo viene paragonata a quella del 2001, in base ai numeri e alla ripartizione dei seggi, e la vittoria di sistema a quella del 1994, in termini di terremoto del quadro politico. Alle nove di sera, nell'auditorium della tecnica di Roma, dalle parti dell'Eur, dove il Pdl ha allestito il quartier generale elettorale, si contano le regioni conquistate al Senato. Undici e il Lazio in bilico. Alla rinfusa, mischiando nord, centro sud e isole: Calabria, Lombardia, Abruzzo, Liguria, Friuli, Piemonte, Puglia, Sardegna, Campania, Sicilia e Veneto. A Palazzo Madama il vantaggio sul Pd dovrebbe essere superiore ai venti seggi. In percentuale: quarantasei virgola nove, secondo le proiezioni sul novanta per cento e passa del campione, che sommano Pdl, Lega e Mpa. All'auditorium non ci sono né Berlusconi né Fini. L'ex premier in procinto di ritornare a Palazzo Chigi per formare il suo quarto governo in quattordici anni è rimasto ad Arcore. Ha convocato a cena i suoi amici storici, di partito e non: Gianni Letta, Dell'Utri, Bondi, Ermolli, Ghedini, Confalonieri, Galliani. In collegamento telefonico con Bruno Vespa, a Porta a porta , dice: "Sono commosso, sento una grande responsabilità". Promette, il Cavaliere, un esecutivo in tempi brevi e in grado di durare tutti e cinque gli anni della legislatura. Non nasconde le difficoltà ("saranno tempi durissimi") ma a tavola è l'emozione a prevalere sulla ragione: "È un momento storico, è il momento più bello della mia vita". E il boom della Lega, analogo a quello del '96, ma stavolta in tandem con il Pdl, non spaventa più di tanto. Ad Arcore come all'auditorium. Quello che conta, adesso, è la festa per l'inizio della Terza repubblica. Si fanno i calcoli: tre raggruppamenti al Senato, quattro alla Camera. Niente più socialisti, né comunisti. E democristiani storici ridotti al minimo. Dice il senatore forzista Gaetano Quagliariello: "È caduto il muro che ci trasciniamo dal '94. La vera mossa decisiva di Berlusconi è stata quella di non concedere l'apparentamento con il simbolo a Casini. Così si è creato un cuscinetto al centro che ha impedito lo sfondamento di Veltroni su quel versante e allo stesso tempo ha consentito al Pd di cannibalizzare la sinistra radicale". Alle dieci di sera, all'auditorium, si dà per certo l'arrivo di Gianfranco Fini. Qualcuno ironizza: "Berlusconi sta facendo il governo ad Arcore e lui è rimasto a Roma". Alessandra Mussolini corre incontro a Ignazio La Russa, considerato da tutti un ministro in pectore. I lazzi sono tutti per la Destra di Storace. Alessandra: "Hai visto, Ignazio?". E lui: "Stasera compio il mio sogno d'amore con te. In un solo colpo ci siamo liberati anche di lui". Tra i media, l'azzurra più gettonata è Beatrice Lorenzin. Quasi ignorata, invece, Mara Carfagna. Renato Schifani, capogruppo uscente di Forza Italia al Senato, confida di sperare in un ministero: "Silvio me l'ha promesso". I suoi lo danno in corsa anche per la presidenza di Palazzo Madama, in competizione con il bossiano Roberto Calderoli. Già, la Lega. Il suo otto per cento farà alzare il prezzo della trattativa. Forse, però, più sul nord che sul tavolo di Roma. Nel senso che il voto anticipato alle regionali in Lombardia e Veneto (sia Formigoni sia Galan si dimetteranno perché eletti in Parlamento) potrebbe far rivendicare al Senatur, in virtù dell'exploit padanista, entrambe le presidenze. Si racconta poi che Bossi stia ragionando sul suo ingresso nel governo. Un po' come Fini. Il leader di An è stato tutto il giorno a via della Scrofa, nella sede di An. Con lui, a seguire i risultati, il portavoce Andrea Ronchi. Sin dalla mattinata, l'ex vicepremier aveva sulla scrivania i sondaggi di domenica sera commissionati dal Cavaliere, con il centrodestra tra il 44 e il 46 per cento. Per questo motivo, non si è scomposto affatto quando gli exit poll delle quindici hanno ridotto percentuale e margine di vantaggio sul Pd: 42 contro 40 e il rischio che il partito di Veltroni fosse primo. Le proiezioni delle cinque hanno poi ristabilito le distanze e due ore più tardi, a risultato ormai acquisito, Ronchi ha dato notizia di una telefonata di "profonda soddisfazione" tra Fini e l'amico Silvio. Un'ora più tardi, al Cavaliere, arriva anche un'altra telefonata importante: quella del suo competitor. Veltroni riconosce la vittoria del suo avversario e gli fa gli auguri di buon lavoro. Alle dieci, nel quartier generale del Pdl, si sparge la voce di una festa improvvisata da tenere a piazza del Popolo. Ma è un falso allarme. Non si può gioire appieno se manca il festeggiato principale, rimasto ad Arcore, e che nel frattempo continua a parlare per telefono con le tv senza rinunciare a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Tipo ribadire ancora una volta, a Matrix , i rimpianti sul voto del 2006: "Non posso negare ciò che penso e cioè che le elezioni del 2006 non sono state regolari. Lo prova anche il risultato che abbiamo ottenuto oggi". Fabrizio d'Esposito 15/04/2008.

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Ribaltamenti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ribaltamenti In Abruzzo arriva il sorpasso Il centrosinistra abruzzese si avvia a cedere il passo al Pdl. Il Partito democratico di Walter Veltroni e l'Idv di Antonio Di Pietro, insieme, secondo i primi dati parziali del ministero dell'Interno e secondo le proiezioni, non sono riusciti a conservare il risultato che nel 2006 portò la coalizione dell'Unione alla vittoria. In una regione amministrata dal centrosinistra ai vari livelli istituzionali, dove l'astensionismo alle urne è salito di circa il 4%, in linea con la media nazionale, il Popolo delle Libertà di Silvio Berlusconi ha riconquistato il primato dei consensi. Secondo i dati parziali diffusi ieri dal Ministero dell'Interno, relativi a 654 sezioni abruzzesi su 1625, la coalizione con Berlusconi premier si è aggiudicata al Senato il 44,8% dei consensi. Pd e Idv il 40,3%, l'Udc il 5,2% e la Sinistra Arcobaleno, che in diverse realtà locali continua a governare con il gli ex Ds e la Margherita, riporterebbe il 3,3% e nessun seggio alla Camera e al Senato. La città dell'Aquila, capoluogo di regione, conferma con uno scarto di circa l'1% la sua propensione per il centrosinistra. Il dato definitivo del voto nel comune capoluogo di regione vede il Pdv e e l'Idv conquistare il 43,28% dei consensi contro il 42,27% di Pdl e Mpa. Come la Regione, dove il governatore Ottaviano Del Turco è espressione di una coalizione di centrosinistra, anche il comune dell'Aquila è retto da un sindaco, Massimo Cialente, e da una giunta di analogo colore politico. Stesso discorso per la provincia, presieduta da Stefania Pezzopane. Definita dall'inizio una regione in bilico, anche in Abruzzo la campagna elettorale è stata scandita dalla visita di numerosi big della politica. Tra questi, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, oltre al presidente uscente del Senato, Franco Marini, capolista per Palazzo Madama. Originario del piccolo comune abruzzese di San Pio delle Camere, Marini durante il corso della campagna elettorale è stato diverse volte in Abruzzo. Ma proprio dalle urne del piccolo comune dell'entroterra aquilano per il Pd è giunta una delusione, con il 33,78% dei consensi. Sempre a San Pio lo "sfidante" Berlusconi ha conquistato il 39,24% dei voti. La campagna elettorale ovunque si è mantenuta a livelli di civiltà tranne a Chieti dove di notte è stata danneggiata, qualche giorno fa, la sede del partito di Rifondazione comunista. "Un distacco così netto al Senato - ha commentato il senatore Andrea Pastore, capolista per il Pdl - non ce lo aspettavamo, neanche in una regione come l'Abruzzo, data in bilico. Eravamo prudenti sul regionale, ma dalle proiezioni ci sembra che anche qui ci sia stato un rafforzamento". Interessante il piazzamento dell'Udc che, nell'ipotesi confermasse il 5,6% non avrebbe comunque diritto ad alcun seggio. Alla coalizione vincente spettano quattro dei sette seggi disponibili per la circoscrizione. L'assegnazione ufficiale da parte della corte d'appello dell'Aquila dovrebbe avvenire a metà della prossima settimana. E se anche in Abruzzo il numero degli astensionisti può essere paragonato ad un vero e proprio partito, c'è stato anche chi a votare ci è andato per lasciare una fetta di mortadella ripiegata dentro la scheda elettorale. A Pescara, ad accompagnare la fetta di mortadella una frase in dialetto, "ora mangiatevi pure questa". A Vasto, in provincia di Chieti, un disabile ha dovuto esprimere il proprio voto sul pullmino dei servizi sociali, vista l'impossibilità ad accedere alla sezione elettoale. A Sulmona (L'Aquila), il Pd ha protestato per alcune difformità delle schede elettorali rispetto ai fac-simile distribuiti prima del voto dai candidati. Angela Baglioni 15/04/2008.

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Disfatta 2 Il Ps sotto l'1%, segretario sotto accusa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Disfatta 2 Il Ps sotto l'1%, segretario sotto accusa I socialisti a rischio di estinzione Boselli lascia e annuncia il congresso "Non credo che sarò più io a guidare il Partito socialista". Enrico Boselli prende atto di una vera e propria disfatta elettorale e annuncia un congresso straordinario. Il suo partito ha raccolto un magro 0,9 per cento alla Camera e un altrettanto magro 0,8 al Senato. E nell'annunciare le sue dimissioni punta il dito contro quello che a suo giudizio è il responsabile del disastro, Walter Veltroni: "Ha spalancato del governo le porte a Berlusconi e gli ha consegnato il paese per dieci anni". Bastava girare per i corridoi del quartier generale socialista a San Lorenzo in Lucina per aver la sensazione di una disfatta. Alle cinque del pomeriggio le proiezioni non danno al Ps nemmeno la certezza dell'un per cento. Passano le ore e i dati non cambiano. E in una sala stampa deserta il solo Bobo Craxi prova a spiegare che il voto è stata una disfatta per l'intero centrosinistra. Poi, all'ennesima sigaretta, afferma sconsolato a microfoni spenti: "Bisogna pure che qualcuno alla sconfitta ci metta la faccia". In giro non c'è nessuno. Neanche i telefoni squillano. E i dirigenti dove sono? Villetti alla Camera piange sul latte versato: "La ragione per cui Veltroni non abbia voluto un'intesa con i socialisti resta un enigma". E gli altri? Qualcuno chiama in sala stampa per sapere in quale trasmissione deve andare e quale è la linea: "Aspettiamo i dati definitivi", dicono i giornalisti del Ps. E l'ex guru di Berlusconi, Luigi Crespi, che ha curato la campagna elettorale manda sms a tutti con una parola d'ordine: "Mantenete la calma. I dati degli exit pool non sono affidabili". Peccato che per i socialisti, i dati veri non siano più incoraggianti. E qualcuno comincia a mettere sotto accusa le trovate della sua campagna elettorale, dallo spot con Gesù Cristo ai manifesti col lato b di Milly D'Abbraccio. Sembra (o forse è) la fine di un partito. Che per la prima volta dai tempi di Turati non esprime un rappresentante in Parlamento. Per ironia della sorte proprio un anno fa (tra il 13 e il 15 aprile) a Fiuggi Boselli annunciava la sua Costituente alternativa al Pd. E lanciava l'appello di un soggetto che, in nome del Pse, raggruppasse ciò che restava della dispora socialista e di quei ds che avevano detto no al Pd. Un anno dopo di ds se ne sono visti pochi, e all'interno della diaspora ora si annuncia una feroce resa dei conti. Il primo a chiedere le dimissioni di Boselli è stato Gianni De Michelis: "Il risultato è al di sotto di ogni aspettativa. Spero che Enrico ne tragga le conseguenze". In che senso? "Non c'è stata una linea e quella che è stata espressa era sbagliata. Non si può andare avanti dicendo solo "laicità, laicità, laicità"". E, in vista di un congresso che si annuncia come una resa dei conti, afferma: "Ora bisogna interrogarsi sul futuro. Può anche darsi che non ci sia futuro. Anzi se la linea è la preservazione dello Sdi o di qualcos'altro oltre allo Sdi è anche possibile che la conclusione sia avvenuta oggi". Turci non ha nemmeno voglia di parlare: "Il risultato è peggiore di oggi aspettativa. Ora non so cosa si farà. Ho sospeso il pensiero. Rifletteremo con calma". Anche Spini muove qualche critica al prodismo targato Boselli&Co: "Non siamo riusciti a contrastare la dinamica del voto utile, ma non siamo nemmeno riusciti a intercettare la protesta verso il governo Prodi". Ma la linea, per ora, non c'è. "Si vedrà", dice Spini. E non solo lui. (de angelis) 15/04/2008.

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Seppur di poco, la destra vince alla Camera e al Senato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Seppur di poco, la destra vince alla Camera e al Senato Nella rossa Liguria sparisce l'Arcobaleno Alla fine capita quello che non ti aspetti: in Liguria, storica regione rossa, alle 18 e 30 il Popolo della Libertà è in vantaggio sul Partito democratico di quasi un punto al Senato. In piazza De Marini, nel centro storico di Genova, sede del Partito democratico, i muri iniziano a trasudare paura. C'è un silenzio irreale. Gli umori vanno e vengono. Il brivido durerà più di qualche minuto. Claudio Sansovino, capogruppo in consiglio regionale e in corsa per palazzo Madama, cercherà invano di rassicurare gli animi: "Dipende molto dai seggi scrutinati: stiamo già recuperando". Ma alle 20 e 30 arriverà la mazzata definitiva: il Partito Democratico è effettivamente sotto. La Liguria va a destra, oltre che alla Camera anche al Senato. A palazzo Madama il distacco è minimo, ma significativo: 44 per cento per Berlusconi, 43 per Walter Veltroni. Alla fine il Pdl conquisterà quattro seggi a palazzo Madama. La Lega Nord uno. Il Pd ne prende appena tre: a rappresentarlo saranno lo stesso Sansovino, la capolista Roberta Pinotti e Luigi Lusi. A freddo il commento degli esponenti del Pd ligure sarà lapidario: "Non ci saremmo immaginati un risultato del genere neppure nella peggiore delle ipotesi". Pinotti a caldo dirà: "Dispiace perdere per una manciata di voti". È questa l'immagine più significativa dell'attesa ligure per i risultati delle elezioni 2008. È un'immagine più che sbiadita per la sinistra. Quasi in bianco e nero. Le note positive sono davvero poche. C'è il risultato di Genova, in controtendenza rispetto ai risultati nazionali con la coalizione di centro sinistra che si afferma sfiorando il 50 per cento sia alla Camera sia al Senato; c'è il Partito democratico, in ogni caso primo partito in Liguria, che testimonia come gli elettori abbiano premiato la fusione tra Margherita e Ds; c'è l'Italia dei Valori che raddoppia il risultato del 2006, ma non conquista neppure un senatore. Ma poi arriva il risultato più negativo: la scomparsa della Sinistra Arcobaleno. Un dato quest'ultimo più che significativo, dal momento che nel 2006, in questa terra baciata dal mare, Rifondazione Comunista superava i Dl piazzandosi come il secondo partito della sinistra. I dati del 14 aprile 2008, invece, rappresentano più di una coltellata. Due anni fa al Senato, il partito di Fausto Bertinotti otteneva il 9 per cento delle preferenze: ora insieme ai Verdi raggiunge a malapena il quattro per cento. Due i motivi. Innanzitutto il forte astensionismo, significativo soprattutto nelle località di Ponente storicamente rosse: la protesta dei seguaci di Beppe Grillo, che hanno consegnato le schede elettorali nella prefettura di Genova, rappresenta a pieno il malcontento dell'elettorato di sinistra. Poi un secondo motivo, l'affermazione della Lega Nord in queste realtà operaie, più povere, "dove - commenta a caldo un cronista del Secolo XIX - è fortissima la presenza degli immigrati: basta guardare Savona, dove in questi anni è cresciuta in maniera significativa la presenza della comunità romena". E a Savona il Pd ha più di un problema: il Pdl da solo raggiunge il 40 per cento, mentre lo schieramento di Veltroni tocca appena il 34 per cento. E proprio in queste località, dove un tempo stravinceva la Falce e Martello, dove ora spuntano come funghi i campi nomadi che mettono insicurezza alla popolazione, stravince Umberto Bossi. Un leit motiv che accomuna la Liguria alle altre regioni settentrionali. "La Lega Nord - ammette Pinotti - dimostra di essere ben radicata sul territorio e di avere una buona classe dirigente capace di raccogliere i timori della popolazione nei confronti dell'immigrazione clandestina". Su questi temi la Lega Nord ha costruito il suo successo. Nel 2006 il Carroccio era arrivato al 3,7 per cento. Ora ha più che raddoppiato, raggiungendo quasi sette punti percentuale: un risultato mai visto da queste parti, dove c'è chi ricorda a malapena un cinque per cento nella stagione post tangentopoli. E a rappresentare il successo di chi in campagna elettorale ha puntato sui temi della sicurezza, c'è persino la Destra di Daniela Santanchè, vera e propria novità in Liguria. Al Senato è a 2,27, alla Camera 2,66 per cento. 15/04/2008.

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COMMENTI IN TV: BRAVO MASTELLA MA VINCE LA NOIA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IN VIDEO PIETRO TRECCAGNOLI Veltroni ha battuto Berlusconi. Non alle urne, ma nel campo in cui il Cavaliere si sente più forte: la comunicazione. Alle otto della sera il leader del Pd s'è materializzato in diretta tv per ammettere la sconfitta elettorale e annunciare che aveva telefonato al principale esponente della parte a lui avversa, per fargli i complimenti. Più americano di così, non si poteva. Meglio di Al Gore, quando fu battuto da George W. Bush. Si può fare e lui l'ha fatto. Berlusconi, invece, ha telefonato a Bruno Vespa e a Enrico Mentana, e poco prima di mezzanotte anche ad Antonello Piroso per annunciare un quinquennio di fatiche e di riforme. A "Matrix" ha avuto modo di dare scherzosamente del dittatore all'ex direttore del Tg5. Qualcosa è successo, quindi. Ha vinto la pacatezza. Se le cantavano di più in un qualsiasi "Ballarò". Così, tutta la gioiosa macchina da guerra delle maratone tv s'è ammosciata. Ma era già partita molto sonnacchiosa. La netta batosta dei democratici, nonostante la mezza rimonta sulle previsioni alla partenza, ha subito raffreddato gli animi. Tutt'altro clima rispetto a due anni fa, quando la nottata non passava mai. Mai pareggio fu più avvincente. Ora non c'è stato bisogno della moviola. Ieri la vittoria del Popolo della Libertà, senza se e senza ma, ha reso quasi superflui gli ultimi chilometri della marcia dei commentatori. Spiccava, su Raidue, nello speciale condotto da Mauro Mazza, un pacioso Clemente Mastella che tra grafici, videate, exit-poll prima, proiezioni in mezzo e voti veri alla fine, non sbagliava mai i tempi tv, tanto da incassare i complimenti del direttore. Sempre giornalista è. A parte il successo della Lega, alla quale nel primo pomeriggio è stato rivolto uno dei pochi aggettivi forti della giornata quel "razzista" sibilato da Giovanni Russo Spena e raccolto con celodurismo trattenuto dai fedelissimi di Bossi, ha tenuto banco anche la Campania. Piroso, su La 7, aveva messo su uno speciale con un titolo cinematografico, "Tutto in una notte", preso in prestito da John Landis. Non è stata necessaria la notte, tutto in una sera. Tra i suoi ospiti c'era Claudio Velardi, con pullover da spin doctor che, nel sottopancia, era definito editore tv, quasi collega di Berlusconi, quindi, dimenticando che è assessore regionale al Turismo nella Campania della rivincita azzurra. Emilio Fede, spassoso e gigione, imperdibile, era insolitamente incline alla cautela e sfoggiava una cravatta viola, alla faccia di qualsiasi scaramanzia. Nel suo studio aveva Mara Carfagna che ha invocato le dimissioni immediate di Antonio Bassolino dopo la batosta. Ma, escluso Sky Tg24 che ha bombardato senza tregua, Raiuno, Raidue, Raitre, Retequattro, Canale 5 e La7 si sono prese molte pause, per lasciare spazio ai quiz di Carlo Conti che a qualcuno sono sembrati persino più avvincenti delle chiacchiere infinite e dei numeri da profondo rosso che hanno colpito e affondato Bertinotti. Su Canale 5, prima di "Matrix", andavano in onda "Striscia la notizia" e la striscia del "Grande fratello". Un giorno come un altro. Tranne che si rischiava di confondersi tra nomination e canditation. Federica Sciarelli, su Raitre, ha condotto come sempre "Chi l'ha visto?". E a "X-Factor", su Raidue, si davano voti ad aspiranti cantanti. Qualcosa è successo, davvero, se Sandro Bondi non sparava sui comunisti (non ce n'era più bisogno), ma al telefono, nella diretta Sky, si commuoveva dalla felicità. Persino Ignazio La Russa e Rosi Bindi parlottavano fuori onda, assentendo e scapuzziando. Sembravano tutti dei casti divi e non i divi della Casta. I primi exit poll A destra Clemente Mastella e Ignazio La Russa.

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FEDERICO VACALEBRE UN ACCORDO BIPARTISAN PER ELIMINARE GLI EXIT POLL, FATTORE DI PERTURBAZI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO VACALEBRE "Un accordo bipartisan per eliminare gli exit poll, fattore di perturbazione ed elemento di sgomento nelle elezioni precedenti e in queste", sbotta Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia. Un accordo bipartisan possibile, forse: gli exit poll curati dalla Consortium di Nicola Piepoli ieri non sono piaciuti a nessuno. Hanno illuso il Pd, partito più votato dagli italiani solo per qualche ora. Hanno spaventato il Pdl, vicino alla vittoria anche con quei dati, ma in un paese ingovernabile. Erano le 14.59, le urne non si erano ancora chiuse, quando l'agenzia Ansa ha battuto il primo exit poll valutando Pdl-Lega nella forchetta tra 38,5 e 45,5 per cento, Pd e Idv tra 37 e 43. Un minuto e anche Sky ha detto la sua: Pdl al 42%, Pd al 40. E via con i primi timidi commenti e dichiarazioni politiche, presto smentiti dall'arrivo delle proiezioni, realizzate su dati veri e non su interviste fuori ai seggi. Un flop bis, insomma: alle scorse elezioni politiche gli exit poll diedero all'inizio un netto vantaggio all'Ulivo, che a notte fonda si rivelò invece di poche migliaia di voti. L'esperienza ha insegnato poco, ieri gli exit poll c'erano, seguiti da Prodi (a casa a Bologna con la moglie Flavia), Berlusconi (nella sua villa d'Arcore: "Aspettiamo i dati veri, degli exit poll non mi sono mai fidato: sono inattendibili"), Veltroni e D'Alema (nel loft). Li hanno seguiti, e presi per buoni, pure la Cnn e la Bbc, "costretti" poi a correggere il titolo nel raccontare al mondo che Italia sarà. Li ha seguiti, ospite in studio della diretta del Tg1 condotta da David Sassoli, il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che ha sognato: "Siamo nei dintorni di un possibile pareggio". Li ha seguiti Andrea Ronchi, portavoce di An: "Abbiamo parlato per due ore di un'Italia che non esiste". Li ha seguiti il presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, Mario Landolfi, An: "Gli exit poll sono uno spreco di soldi, utili più a fuorviare che ad informare". Li ha seguiti, da neocommentatore politico per il Tg2, Clemente Mastella, per spiegare che "un Pd primo partito aprirebbe un problema politico forte per il Pdl". Li ha seguiti con sarcasmo Rita Bernardini, segretario dei Radicali italiani: "Si tratta di una forchetta dalle dita diradate. Infinitamente lontana dai risultati veri". Li ha seguiti Ferdinando Adornato (Udc), commentando a caldo: "Vedremo se sarà possibile dar vita a un governo o si andrà a un governo di responsabilità". Li ha seguiti dalla Sicilia Anna Finocchiaro: "Commento solo i dati veri". Intanto, alle proiezioni si succedevano i dati reali, il Pd non era più il primo partito, l'unico testa a testa vero restava quello in Lazio o Liguria. E Paolo Bonaiuti, portavoce berlusconiano, era drastico sugli exit poll: "In Italia non hanno mai funzionato". E Maurizio Gasparri, An, rincarava la dose contro "I gufi della Rai. Farò ricorso all'Autorità delle comunicazioni. Ho visto come è stata condotta la cosa, il campione era sbagliato e c'è stata una discrasia con il dato reale. È come quando un medico sbaglia l'operazione, siamo di fronte a medici incapaci". Il fronte dei sondaggisti/medici è diviso. Per l'accusato Piepoli "conta la tendenza, i sondaggi non danno numeri esatti e tocca al committente decidere se usarli: noi abbiamo dato subito la vittoria del centrodestra che si è poi consolidata". Per Renato Mannheimer "gli exit poll sottovalutano chi è di destra. Forse gli elettori di destra mentono, o non dicono come hanno votato. Succedeva una volta con gli elettori del Pci, negli anni '70 con quelli della Dc". Soddisfatto Nando Pagnoncelli che con la sua Ipsos ha elaborato le proiezioni Mediaset, con dati che si sono rivelati poi vicini a quelli reali del Viminale: "Già nel 1992, quando furono introdotti gli exit poll, ci rifiutammo di farli, sono uno strumento importante e interessante, ma che presenta margini di incertezza. Le persone più anziane, con un livello di istruzione più basso, che vivono piccoli centri, donne e in particolare casalinghe hanno un forte tasso di rifiuto di fronte alle richieste dei sondaggisti".

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Fabbio e i politici alessandrini analizzano il voto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornal.it" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Continuano i commenti politici alle elezioni. "Da domani (oggi ndr) si riprende l'attività per prepararci alle elezioni europee ed amministrative (provinciali e comunali) del 2009", questo il lapidario commento dei responsabili provinciali della Destra e della Fiamma Tricolore Aldo Rovito e Maurizio Zingales, ai risultati elettorali. "Non siamo delusi dai risultati raggiunti in Piemonte e nella nostra Provincia" aggiungono i due esponenti della destra, "anzi essi costituiscono la base per un buon risultato l'anno prossimo" "Anche a Casale possiamo dire con certezza che assistiamo ad una vittoria dalle dimensioni oltremodo significative, con il PdL ben oltre il 42% (di gran lunga primo partito cittadino) e l'alleanza dei moderati ben al di sopra del 50% (nel quale occorre riconoscere l'ottimo risultato della Lega Nord)" ? così il Coordinatore Cittadino di FI-PdL Nicola Sirchia a commento dei risultati elettorali sul territorio cittadino ? "mi pare di poter rilevare un significativo segnale di bocciatura dato dalla popolazione casalese all'esperienza di governo della sinistra, rivelatasi fallimentare a livello nazionale, ma fortemente in crisi anche a livello regionale, provinciale e, direi soprattutto, comunale, con l'Amministrazione Mascarino oramai ai minimi storici". "Il dato positivo di Casale assume connotati ancor più netti se si considerano le notizie che giungono dai Paesi del Monferrato" ? prosegue l'esponente azzurro ? "ove appare netta l'affermazione del centro-destra e, in particolare, del Popolo della Libertà, a dimostrazione di un buon lavoro svolto sul territorio". "Mi sia consentito chiosare rilevando come ancora una volta, come ormai accade da molte tornate elettorali, l'organizzazione azzurra casalese ha dimostrato di saper condurre una campagna elettorale all'insegna della credibilità e della capacità di proposta" ? conclude Sirchia ? "e credo che ormai anche i casalesi comincino ad apprezzare il lavoro serio che stiamo portando avanti per consentire, nel prossimo futuro, alla nostra città di uscire dal pericoloso declino in cui l'hanno trascinata i tanti (troppi) anni di Amministrazioni della sinistra". "Dallo scrutinio dei voti per le elezioni politiche 2008 nella città di Valenza, abbiamo constatato con gioia che la Lega Nord ha più che raddoppiato i voti rispetto alle Politiche del 2006, passando dal 5% al 12%. Questa netta affermazione, sommata ai voti del Popolo della Libertà, fa della compagine di centro-destra il primo partito della città orafa, con una maggioranza assoluta del 58%". Così il consigliere comunale Paolo Soban: "I cavalli di battaglia della Lega Nord, federalismo fiscale, lotta all'immigrazione clandestina, sicurezza, hanno fatto presa anche sull'elettorato valenzano, da sempre sensibile ai temi della destra. Crediamo che questo ottimo risultato sia giunto anche grazie al mio impegno e alla mia attività di consigliere di minoranza al Comune di Valenza". "Per quanto riguarda il dato locale abbiamo ottenuto un incremento del 4-5%. Il tentativo di Veltroni e di Berlusconi di spazzare via il centro non si è realizzato. Il nostro elettorato deve trovare assolutamente stabilità, senza sballottamenti a destra o a sinistra." commenta Giovanni Barosini, Segretario Provinciale dell'UDC. "Come prospettiva locale riteniamo essere indispensabili, senza sbilanciamenti". Comprensibilmente amareggiato, invece, Giorgio Barberis, Consigliere Comunale di Alessandria per Rifondazione Comunista: "Difficile trovare delle parole" ha dichiarato "abbiamo pagato duramente due anni di malgoverno. Ora resta solo il tempo per l'autocritica e non essere entrati in Parlamento è di certo un duro colpo. Posso solo sperare che il nuovo Governo possa far bene. Noi non abbiamo attuato alcun rinnovamento e questa è stata una delle cause fondamentali della nostra disfatta." Durissime, invece, le parole di Lelio Demicheli, Assessore Provinciale per il partito Socialista:" Veltroni ha cannibalizzato la Sinistra, sia la Sinistra Arcobaleno che quella Socialista, ha ottenuto giusto il 34%. Andranno fatte delle analisi sul perchè Veltroni non ha voluto i Socialisti in un Partito Riformista." "Siamo molto soddisfatti dei consensi, così come delle alte percentuali ottenute" ha detto invece Nadia Pastorino, Responsabile Provinciale dell'Italia dei Valori, "ciò non toglie che restiamo comunque la coalizione sconfitta. Registriamo il dato che ci sono una parte di italiani che, avendoci votato, vogliono legalità e libera informazione. Ma resta il fatto che la maggior parte ha scelto il PDL e cioè l'Italia dei Dell'Utri, dei Cuffaro e via dicendo". Marco Lacqua, verde della Sinistra Arcobaleno, fa autocritica: "E' per noi un risultato disastroso quanto inatteso. Non siamo riusciti a farci portavoce delle esigenze dei nostri tradizionali bacini d'utenza sociali, del mondo operaio e di quello ambientalista. Le nostre classi dirigenti, imborghesendosi eccessivamente al Governo del Paese, non hanno fatto spiccare il volo al progetto meritevole della Sinistra Arcobaleno, che solamente rimanendo unita,senza ritorni nostalgici di vecchi simboli, saprà in futuro ridare voce alle tante persone che oggi non hanno più rappresentanti nel Parlamento". Mentre Fabrizio Priano capogruppo azzurro ad Alessandria: "A livello locale queste elezioni hanno confermato il grande risultato del PDL e della Lega già ottenuto in Alessandria alle scorse elezioni comunali e, soprattutto, la buona amministrazione della maggioranza in Consiglio Comunale che con il sindaco, Piercarlo Fabbio, sta mantenendo gli impegni presi". Nel video il Sindaco di Alessandria Pier Carlo Fabbio commenta il risultato delle elezioni. "Il successo di Berlusconi è avvenuto perchè quando si sommano due partiti insieme non si ha mai la certezza dei consensi, ma questa volta il risultato è stato unitario" dichiara il Primo Cittadino "l'operazione di Berlusconi è una naturale evoluzione della Casa della Libertà". "La Lega ha avuto un largo successo in gran parte del Nord" ha concluso il Sindaco "e qui ad Alessandria ha confermato il risultato ottenuto durante le Amministrative. E' un risultato che ci conforta anche per il governo della città".

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Silvio: con Walter bella gara ora la politica è più semplice (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Retroscena Già al lavoro sulla lista dei ministri "Il rischio è che la sinistra massimalista si riversi nelle piazze" Silvio: con Walter bella gara ora la politica è più semplice AUGUSTO MINZOLINI ROMA L'altro ieri sera Silvio Berlusconi era un po' agitato. I dati degli exit-poll che filtravano dalla Rai e da Mediaset lo hanno lasciato perplesso e reso nervoso: troppo alte le percentuali assegnate al Pd, troppo basse quelle che riguardavano il Pdl. Inoltre la giornata al Cavaliere era stata guastata dai commenti, tutti negativi, dei giornali stranieri sulla sua campagna elettorale. "Si vede - si è lamentato con i suoi - che non conoscono il nostro Paese. Lo guardano attraverso le lenti deformate dei giornali italiani". Con quello stato d'animo, poco accattivante, il leader del centro-destra ha telefonato più volte al fido Giulio Tremonti. E, alla fine, la gatta da pelare è rimbalzata sul telefono della sondaggista di fiducia, Alessandra Ghisleri, che ha tenuto il punto: "Se sono veri questi exit-poll mi faccio suora". Così ieri mattina Berlusconi si è alzato rinfrancato. Per lui alle 10 la partita era già chiusa. Si è sentito due volte con il presidente di Medusa, Carlo Rossella, che si è rotto l'omero cadendo in casa, e nel fargli gli auguri lo ha rassicurato: "Abbiamo già vinto e con ampio ampio margine". Né ha dato peso agli exit-poll di Piepoli e di Pagnoncelli. "Io mi domando - ha chiesto ai suoi collaboratori - ma perché li fanno se non sono in grado? Ogni elezione la stessa storia". E verso le 20 ha ricevuto la telefonata di Walter Veltroni che ha consacrato la sua vittoria. "Caro Walter - gli ha risposto accettando i complimenti - è stata una bella gara". In privato la sua analisi è stata meno tenera nei confronti dei suoi concorrenti. "Veltroni - ha fatto presente a chi gli ha telefonato - ha perso la battaglia con noi per la conquista del voto moderato e per sopravvivere è stato costretto a cannibalizzare Rifondazione. Ha il merito di aver concorso alla semplificazione del sistema politico italiano, ma ha subito una grossa sconfitta frutto del grande malcontento che il governo Prodi ha suscitato nel Paese". Di Pietro, invece, per lui resta un rebus: "Come fanno il 5% degli italiani a votarlo?", ha cheisto a tutti i suoi interlocutori. Anche con Casini non è stato tenero: "Forse con il magro risultato che porta a casa al Senato si sarà reso conto che la sua è una politica sbagliata". Su Bertinotti, invece, è stato laconico: "Ha pagato l'appoggio dato al governo Prodi. Il rischio ora è che la sinistra massimalista, che non è rappresentata in Parlamento, si riverserà tutta nelle piazze". Mentre sul versante del centro-destra ha usato parole di elogio, soprattutto, per Umberto Bossi: "Sono contento per il risultato che ha ottenuto. In fondo la Lega in questi anni ha dimostrato di essere il nostro alleato più fedele. E questa storia che d'ora in avanti destabilizzerà la maggioranza è una favola: il successo che ha avuto dimostra che ha tutto l'interesse a salvaguardare l'alleanza con noi". Ma questo è il passato. Da ieri sera, infatti, Berlusconi ha già cominciato a comportarsi da premier. Ha aperto alle opposizioni, da Veltroni a Casini, sulle riforme: "Siamo pronti al dialogo. Potremmo ripartire dal lavoro della Bicamerale". Ha promesso agli italiani che lavorerà a Palazzo Chigi per cinque anni ("saranno anni difficili") per modernizzare il Paese. Che metterà in piedi il governo in poco tempo e ha ringraziato Veltroni per l'augurio di buon lavoro. Insomma, Berlusconi visto che si troverà ad affrontare una situazione estremamente difficile sarà ecumenico. Il suo governo nascerà con questo "imprinting". Del resto - a sentire un esponente di primo piano del Pdl - anche nelle scorse settimane, in piena campagna elettorale, i due grandi partiti si sono interrogati sull'ipotesi di una larga coalizione visto che c'era ancora qualcuno che credeva al pareggio. Ma le trattative si sono arenate sempre sullo stesso punto: "Hanno sempre messo come condizione per dar vita ad un governo simile - racconta un personaggio che avrà un ruolo di primo piano nel governo - l'indicazione di un premier diverso da Berlusconi. Noi, però, non possiamo cancellare 18 anni di politica". Ora che lo "schema del pareggio" si è dimostrato ancora una volta uno dei tanti miraggi della politica italiana e che i presupposti del governo di larghe intese sono venuti meno, il Cavaliere, per quel che potrà, tenterà di salvaguardare comunque i rapporti con l'opposizione: la nomina di Letta ("è un uomo equilibrato che tutti stimano") vice-premier e ministro corrisponde proprio a questo disegno. Questo non modificherà però i piani di Berlusconi per quanto riguarda le presidenze delle due Camere: andranno entrambe alla maggioranza. Per la Camera è sempre in corsa Gianfranco Fini ("Dipende solo da lui" continua a ripetere Berlusconi). Al Senato, invece, il candidato più naturale è Renato Schifani (Gianfranco Rotondi ne ha lanciato la candidatura qualche giorno fa) anche perché riequilibrerebbe l'intenzione di dare la presidenza del gruppo del Pdl di Palazzo Madama ad un esponente di An, Maurizio Gasparri. C'è, però, una possibile variante. Il Cavaliere per ripagare Bossi del buon risultato vorrebbe dare al leghista Castelli la presidenza della Regione Lombardia ("in quel posto potrebbe andarci un ingegnere" è la battuta che gli è sfuggita qualche giorno fa). In questo modo il senatur potrebbe anche mettere da parte la tentazione di entrare nel governo. Per condurre in porto un'operazione del genere, però, Berlusconi deve accontentare anche Roberto Formigoni che punta o alla presidenza di Palazzo Madama, o ad un ministero importante. Al personaggio piacerebbero gli Esteri ma non ha il gradimento della segreteria di Stato americana per via dei rapporti che legavano l'attuale Governatore lombardo al vecchio regime iracheno. C'è sempre quello dell'Interno o l'Istruzione, visto che il leghista Maroni è sempre più orientato verso le Infrastrutture con il candidato naturale, Scajola, che sembra attratto dal gruppo del Pdl alla Camera. L'Interno, invece, piace a Frattini ("Anche se vedere in piazza la sinistra massimalista è preoccupante" confida il futuro ministro), il quale però continua ad essere il favorito per la Farnesina. Al solito ogni candidato punta al posto dell'altro. Ma con il risultato uscito dalle urne per Berlusconi non sarà difficile far quadrare il cerchio: "Sentirò i desideri di tutti ma alla fine deciderò io", non si stanca di ripetere da premier "in pectore". E nelle condizioni date è molto difficile che qualcuno possa dirgli di no. Le cose per il Cavaliere non potevano mettersi meglio di così: "Io comunque - ha confidato ieri ai suoi - ho sempre pensato di vincere. Sono gli altri che mi insinuavano in testa qualche dubbio. Come questa storia del pareggio, una delle tante favole della politica italiana". Adesso che ha vinto, però, il Cavaliere dovrà darsi da fare. "Ho voluto la bicicletta - ha ironizzato - e ora dovrò pedalare". Gli svaghi sicuramente si ridurranno. Ieri ha voluto festeggiare la vittoria ad Arcore. Ha anche invitato il vicepresidente del Milan, Adriano Galliani, ponendo una condizione: "Mi devi portare il fratello di Ronaldinho". L'altro che lo conosce da trent'anni ha subito mangiato la foglia: "Vedrai - ha detto ai suoi collaboratori - che oggi il Cavaliere insieme al governo vuole anche annunciare l'acquisto del fuoriclasse brasiliano".

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Il ritorno del Cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Famiglia Cristiana" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di Guglielmo Nardocci POLITICA ALLE ELEZIONI NETTA LA VITTORIA DEL CENTRODESTRA IL RITORNO DEL CAVALIERE Il voto degli italiani spinge verso il bipartitismo. E soprattutto soffia dal Nord, visto il grande successo della Lega. Ma il Governo parte da Napoli, per ripulire la città. E dunque il Governo, come promesso alla vigilia del voto di domenica scorsa, si trasferisce per cento giorni a Napoli per liberare la città dall'immondizia. Bel "colpo di teatro", che non copre neanche un po' la prepotente verità dei risultati di questa tornata elettorale: il vento del Nord è tornato a spirare in modo impetuoso. La valanga di voti piovuta nelle principali Regioni del Settentrione sul Popolo della libertà, ma soprattutto sulla Lega di Bossi, segnala che le Regioni più ricche hanno voluto riprendersi il Governo del Paese, perché non vogliono affidare le proprie fortune e le proprie ricchezze a nessun altro che non li rappresenti sia politicamente che territorialmente. Cinque anni più tranquilli Berlusconi si prepara a prendere in mano la responsabilità di Governo e di un'Italia in pesante difficoltà. Si appresta ad affrontare la grande "gelata" dell'economia mondiale in arrivo dagli Stati Uniti. Lo farà da solo, senza il concorso dell'opposizione o ricorsi a Governi di unità nazionale che pure non sarebbero dispiaciuti al leader della destra, per nulla in vena di grande allegria con le difficoltà che si profilano e che rischiano di mettere in forse un programma di Governo che, nel calcolo del quotidiano economico Il Sole 24Ore, prevede spese non coperte per oltre 70 miliardi di euro. Nel 2001 il Silvio Berlusconi munifico della vigilia delle elezioni prometteva riduzioni del carico fiscale. Quello del giorno dopo la vittoria annunciava imbarazzato che il buco della finanza pubblica avrebbe impedito gran parte delle cose promesse. L'11 settembre di New York fece il resto. Questa volta ha promesso di abolire nei primi 100 giorni di Governo l'Ici, la tassa sulla casa, ma il suo alleato Raffaele Lombardo, il catanese che da lunedì è il nuovo Governatore della Sicilia, ed è il leader della "Lega del Sud", ha subito replicato: "Tutto bene, ma bisognerà prima trovare le entrate per i Comuni in modo da compensare i buchi aperti dall'abolizione dell'Ici". Questa volta, comunque, grazie alla scelta di Walter Veltroni di correre da solo che ha finito per ridurre il sistema politico da 26 a cinque partiti, riuscendo a fare un'operazione che anni di discussione sterile in Parlamento non erano riusciti a compiere, il Cavaliere avrà davanti a sé cinque anni di Governo che si annunciano molto più tranquilli di quelli che dovette affrontare fra il 2001 e il 2006. Pier Ferdinando Casini è all'opposizione, Gianfranco Fini è sempre stato fedele e pronto agli ordini. Avrà il suo compenso, naturalmente, ma il suo peso politico nella coalizione governativa sarà scarso. E ora il federalismo. Anzi due I voti che hanno fatto scattare i ricchi premi di coalizione nelle Regioni più popolose li ha portati Umberto Bossi e sarà lui a riscuotere il prezzo politico. "Entro il 16 giugno", ha annunciato il leghista Roberto Calderoli, famoso per la tanto contestata legge elettorale, definita "porcata", che porta il suo nome, "il Consiglio dei ministri varerà il federalismo fiscale". Successivamente, sarà la volta di quello costituzionale. E sarà così, perché sull'ottimismo di Berlusconi, Ici e dintorni, c'è sempre da fare la tara, mentre Bossi sulle cose che sostiene non scherza mai. E d'altro canto, come hanno riconosciuto tutti gli osservatori, il risultato politico è del Nord. È leghista. E leghista sarà anche la gestione del problema della Malpensa, lo scalo aereo che tutti evitano, ma che ha finito per diventare la frontiera delle battaglie leghiste e del Nord. E cala anche una cappa di mistero sulla sorte di Alitalia, la compagnia di bandiera sul futuro della quale Berlusconi ha calato l'ipoteca di un destino diverso da quello del matrimonio con i francesi. La scommessa del nuovo partito Walter Veltroni, come è nel suo stile, ha riconosciuto cavallerescamente la sconfitta e segnalato il dato politico: "C'è un riequilibrio nei rapporti tra le forze di destra e la Lega a favore di quest'ultima". Al leader del Partito democratico va il merito di aver semplificato il sistema politico. Quella nata lo scorso week end non è solo l'Italia bipolare. È il Paese del bipartitismo, che nel corso della legislatura avrà la sua consacrazione in una nuova, e speriamo migliore, legge elettorale. Veltroni ha perso la scommessa più grande, ma ha vinto il partito. Gli elettori hanno creduto abbastanza al suo tentativo di cambiare le scelte in tavola facendo dimenticare Prodi, ma come era ovvio non gli hanno creduto fino in fondo. Soprattutto il Nord, dove Riccardo Illy e Massimo Cacciari, esponenti di spicco del Pd settentrionale, l'avevano avvertito che non sarebbe bastato candidare qualche industriale. Ma aver vinto la scommessa del nuovo partito non è poco. Veltroni può disporre per il futuro su un apparato ormai solido e una classe dirigente più giovane consacrata da un voto giovanile massiccio, come evidenziano i risultati della Camera dei Deputati. Più arduo dire sin da ora se sarà lui a guidare il Pd fra cinque anni o quando sarà. Cinque anni sono tanti e se il terreno della sfida sarà ancora il Nord, è probabile che saranno Enrico Letta e Pierluigi Bersani a guidare la competizione. E tuttavia non si sa mai; gli elettori italiani, infatti, hanno un'innata propensione a fidarsi dei "vecchi", e poiché è costantemente così da anni, magari avranno pure ragione. La fine dei paladini delle ideologie Queste elezioni hanno messo in primo piano anche un'altra dirompente verità: la guerra delle ideologie è finita forse per sempre. I paladini delle identità storiche e ideologiche, come Bertinotti e Storace, sono naufragati; si è salvata l'Udc di Pier Ferdinando Casini grazie a un'identità intramontabile e "millenaria" come quella cristiana. Purtroppo, non sarà molto incisiva dal punto di vista politico, a meno che non si coordini con tutte le identità cristiane sparse negli altri due schieramenti. Non sarà la mediazione politica di tutti i cattolici del Paese. L'ultima l'ha tentata Romano Prodi e abbiamo visto com'è andata. Adesso le strade da tentare sono più indecifrabili, in un sistema bipartitico all'interno del quale si sono contaminate origini e storie diverse. Vincerà chi avrà più tela da tessere.

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[FIRMA]MAURIZIO TROPEANO Parlare di campanello d'allarme così come fanno il (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]MAURIZIO TROPEANO Parlare di "campanello d'allarme" così come fanno il segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando, e il presidente del Consiglio regionale Davide Gariglio è un eufemismo perché il Piemonte ha virato decisamente verso il centrodestra. Lo dicono le percentuali, poco più del 9 cento separa il Pdl dal Pd, ma lo dicono soprattutto i voti: i piemontesi che hanno scelto Berlusconi e Bossi sono quasi 237 mila in più di quelli che hanno votato per Veltroni. E ai primi si potrebbero aggiungere i 134 mila dell'Udc - in caso di ritorno alla Cdl - che non potrebbero venir compensati dagli 84 mila della Sinistra Arcobaleno e dai circa 15 mila dei socialisti se si ritornasse all'Unione. Anche nel 2006 il centrodestra conquistò la maggioranza in Piemonte, ma per soli 27 mila voti. Allora la presidente della Regione, Mercedes Bresso, minimizzò la sconfitta. Questa volta non lo fa, anche se risponde picche alle richieste di dimissioni che arrivano dal Pdl e fa spallucce alle sollecitazioni della sua maggioranza. Soprattutto del Pd che punta a una revisione dell'azione di governo e anche ad un rimpasto. Quello che preoccupa la Bresso è lo "straordinario e stupefacente" successo del Carroccio. E spiega: "Io non sono preoccupata del mio futuro politico ma del futuro di questo Paese perché il risultato elettorale dà la vittoria a chi ha fatto la campagna elettorale sulla paura dei cittadini. Alla fine il Pdl prevale grazie a una crescita inaspettata e inquietante della Lega Nord". E aggiunge: "Mi sembra un voto dettato dalla paura. Paura di una situazione economica mondiale sempre più difficile che si unisce alla paura dell'immigrazione. Questo mix ha orientato il voto di protesta verso la destra populista. Una situazione che ricorda da vicino quella della fine della prima guerra mondiale". Fin qui l'analisi della Bresso che spiega: "A livello regionale noi andremo avanti con questa maggioranza e ci presenteremo con un programma chiaro". Una ricetta che non convince un Pd preoccupato dal fatto che in due anni il gap con il centrodestra è decuplicato. E così Morgando invita ad agire: "Il segnale d'allarme è molto forte, ci siamo accorti del messaggio politico che hanno inviato i piemontesi. C'è tutto il tempo per dare una risposta ma dobbiamo farlo senza farci prendere dal panico e dalla fretta". In vista delle regionali nel Pd - e anche nella Bresso - c'è preoccupazione anche per la débâcle della Sinistra Arcobaleno. Soprattutto se quello che afferma il capogruppo in Regione del Pdci, Luca Robotti, risulterà confermato dall'analisi dei flussi elettoroli. "Il Pd - sostiene Robotti - ha ottenuto il risultato di non far spostare un solo voto dal centro mentre l'appello al voto utile ha cancellato la sinistra". Se così fosse per i democratici si aprirebbe un problema come ammette lo stesso Morgando: "La nostra capacità di catturare il centro è stata inferiore a quanto pensassimo. Anche da questo punto di vista dobbiamo intervenire". Gariglio parte da qui per spiegare che "è ora di fare tutti insieme un ragionamento perché è evidente che serve una registrazione dell'azione del governo regionale". Ma nel Pd c'è anche chi parla apertamente della necessità di un rimpasto. Roberto Placido, vicepresidente dell'Assemblea, aveva sollevato la questione un paio di settimane fa e ora ribadisce: "Dobbiamo decidere che cosa fare e anche con chi farlo perché dobbiamo dare un segnale di cambiamento anche in Regione". Dichiarazioni che secondo il senatore del Pdl Enzo Ghigo dovrebbero spingere la Bresso "a chiedersi quali ripercussioni avrà questa batosta per la sua già incerta coalizione". Per ANgelo Burzi, capogruppo F.I. in Regione "la delegittimazione della giunta Bresso è ormai compiuta e la presidente dovrebbe dimettersi".

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Socialisti, addio dopo 116 anni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

POLITICHE 2008 Dal 1892 GLI EREDI DI CRAXI Una lunga storia di lotte e rotture Socialisti, addio dopo 116 anni L'inutile unità Il leader: "Non è bastato ricomporre la diaspora fra tanti compagni" "Con le sue illusioni di rimonta il leader del Pd ha regalato il Paese a Berlusconi" 1892 Nasce il Psi Guidato da Turati, Treves, Ferri, dà un senso politico a leghe e movimenti operai che si rifanno al socialismo di ispirazione marxista.1921 La scissione del Pci Al congresso di Livorno Bordiga e Gramsci escono e fondano il Pci. I due partiti si trovano insieme nel fronte antifascista fino alla Liberazione.[FIRMA]GIOVANNI CERRUTI ROMA "Aspettiamo ancora un po', mancano ancora i voti della Calabria...". Lo dice, ma non ci crede più nemmeno lui. I voti non ci sono proprio e addio Psi. Fuori dal Parlamento, mai successo da quando esiste, mai esistita un'Italia senza socialisti. E invece succede adesso, con Enrico Boselli, alle sette di sera, accanto a un morigerato buffet di bottigliette d'acqua e caramelle alla frutta, che si deve inventare l'ultima speranza. Una volta la speranza era il socialismo, ora i voti che non arriveranno. Capita anche a chi ha falce e martello nel simbolo, stessa sorte. A casa. "La storia dice che è andata peggio che nel'48", dice Boselli. La storia può essere davvero cattiva se la cronaca è quella di un addio, di un funerale. Il glorioso Psi di Turati e Treves, di Anna Kuliscioff, di Saragat e Matteotti, di Sandro Pertini e poi di Bettino Craxi, era in Parlamento dal 1896. Chissà se, quando e come tornerà. E in questa sede al secondo piano di piazza San Lorenzo in Lucina, appena sotto l'ufficio di Giulio Andreotti e sopra una farmacia, non c'è medicina che faccia dimenticare, o un anestetico per i rancori. Una caramella non addolcisce Boselli: "Complimenti a Veltroni e al suo "Si può fare". L'ha fatto: ha portato la sinistra alla sua sconfitta più dura". Ci sono le tv che lo vogliono per la diretta, potrebbe essere l'ultima. "Ho guidato il partito fin qui, dopo anni i socialisti tutti uniti. Ora ci vorrà una discussione, ma non credo che continuerò a guidare il partito, anzi non sarò io a guidarlo". Da bolognese pacato riesce a dire cose durissime senza scosse: "Veltroni ha responsabilità gravissime. In campagna elettorale ha raccontato il pareggio e poi la strepitosa rimonta: adesso Berlusconi ha in mano il Paese. Complimenti. Non oso pensare a cosa accadrà". Se è un delitto il Psi fuori dal Parlamento, l'assassino si sappia chi è l'assassino, Veltroni. Il Pci ha cambiato nome e ragione sociale della ditta, quel che resta della Dc è un simbolo elettorale da avvocati al Tar. Dei partiti storici, i partiti della Resistenza e dell'Assemblea Costituente, pur fiaccato dagli anni, dai mandati di cattura e dalla cattiva fama dei tempi di Tangentopoli restava solo il Psi. Fino agli anni '90 era o voleva essere il partito della modernità, dell'innovazione, del decisionismo craxiano, e tutti andavano con il vincitore: compresi "nani e ballerine", secondo la definizione dell'ex ministro socialista Rino Formica. Dei nani non si sa, ma le ballerine hanno cambiato canale da un pezzo. Alle sette di sera, quando il Tg3 manda la faccia triste di Roberto Villetti, si capisce che la resurrezione è roba da miracolo laico. Sopravvissuti al congresso di Livorno (1921), al fascismo, alla scissione socialdemocratica di Saragat, alle manette di Mani Pulite, sono rovinati sotto la legge elettorale del leghista Calderoli e il non si può fare di Walter Veltroni. Certi mugugni sono già cominciati, la solita storia dei socialisti con tendenza alla scissione, o al distinguo. Al buffet dell'acqua c'è Gianni De Michelis, "ancora per un anno parlamentare europeo", conta i danni e invoca il solito "congresso". Boselli ha la cravatta rossa come Bobo Craxi, di bandiere manco una. Nei corridoi della sede i poster elettorali di Boselli, nessuna foto di Turati, nè di Treves e figurarsi di Bettino Craxi. Troppo facile ricordare com'erano i pomeriggi in attesa del voto, fino a sedici anni fa. Con Bettino che volava alle cinque da Milano con l'aereo prestato da Berlusconi, s'infilava nell'ufficio di via del Corso, cinque minuti da qui, e compariva giusto in tempo per i tg della sera. Nella sede presidiata dalla polizia bastava uno zerovirgola in più ed era vittoria. Ieri, da San Lorenzo in Lucina, alle sette se n'è andato anche il portiere. "Ci è toccata la nostra razione di sconfitta", dice Boselli. Più che una sconfitta, una disfatta, la fine del Psi in Parlamento. Bobo ha una rassegnazione che lo porta a camminare di continuo: "A Veltroni cosa costava aggregare anche noi? Un ciufolo! E noi, come si dice a Milano, siamo rimasti come "Quelli della Mascherpa"". "Politicamente criminale", insiste Bobo, che senta il peso della sconfitta e in questi momenti sentirà di certo quello del cognome che porta. L'aveva detto, Bettino, nelle sue ultime interviste da Hammamet: "Quelli ci faranno fuori tutti". Tutti fuori dal Parlamento, per adesso. I socialisti rimasti già pensano al congresso, Boselli, Bobo, De Michelis, Intini e Angius ne discutono fino notte. Non si sa chi abbia spento la luce. 1947 La scissione del Psdi Saragat rompe con Nenni, alleato del Pci di Togliatti. Si riuniranno, per soli due anni, nel 1966. Il Psi nel '57 si è staccato dal Pci e nel '63 è entrato al governo con la Dc. 1994 La fine del Psi Il partito si scioglie, 18 anni dopo l'elezione a segretario di Bettino Craxi e 2 anni dopo l'inizio di Tangentopoli. Nove anni dopo aver tolto "falce e martello" dal simbolo.

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Rivarolo, il sindaco vicino alla riconferma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]ALESSANDRO BALLESIO Può il responso delle politiche anticipare quello per il sindaco di Rivarolo? C'è chi legge l'affermazione del Popolo della Libertà (per quanto riguarda il Senato, in città, c'è stato un più 647 voti sul Pd) come un dato confortante e palese per il sindaco uscente Fabrizio Bertot, candidato - anche se in posizione impossibile - a Palazzo Madama. La lista di Antonio Besso Marcheis risentirà, insomma, dell'effetto Veltroni e del neo bipolarismo a favore della coalizione di Berlusconi? Il sostegno del centro sinistra è stato evidente in campagna elettorale e ora l'interrogativo è proprio sui voti "politici", come quelli della Sinistra L'Arcobaleno (a Rivarolo solo il 2,5%, sempre riferendoci al Senato) e dell'Italia dei valori (4,2%). D'altra parte Bertot non ha nascosto l'appoggio di tutto il Popolo della Libertà (in extremis anche Forza Italia, oltre alla sua An), e dell'Udc, che pure non ha brillato nemmeno qui. Semmai la differenza potrebbe averla fatta l'elettorato della Lega Nord, che con il suo 11% (ancora per il Senato) questa volta ha il potere di spostare l'indice di gradimento da una parte o dall'altra. Il Carroccio non ha chiuso l'accordo con "Riparolium" (nella squadra della maggioranza uscente non è presente nemmeno con un candidato), ma invece di correre da solo, alle comunali, ha garantito il suo aiuto a Bertot.

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GRAZIA LONGO RAPHÄEL ZANOTTI TORINO Gli operai rimangono invisibili. L
 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

GRAZIA LONGO RAPHÄEL ZANOTTI TORINO Gli operai rimangono invisibili. L'inferno alla ThyssenKrupp, dove il 6 dicembre scorso ne morirono sette tra le fiamme, aveva riproposto in tutta la sua drammaticità l'esistenza di una categoria non rappresentata in Parlamento. Eppure la candidatura dell'unico superstite di quella tragedia, Antonio Boccuzzi per il Pd e quella del sindacalista Fiom Ciro Argentino per la Sinistra Arcobaleno non ha funzionato. Almeno non del tutto. Boccuzzi - sindacalista Uilm - ce l'ha fatta, ma solo grazie alla sua posizione in lista: secondo, subito dietro a Veltroni. Ciro Argentino, invece, è rimasto fuori: la sua coalizione non ha raggiunto il quorum del 4%. Le tute blu li hanno ignorati. Dentro e fuori la ThyssenKrupp. Tra i parenti delle vittime solo due voti per Boccuzzi. "Perché mai avrei dovuto sostenerli? - domanda retorico Luigi Santino, fratello di Bruno morto nel rogo a soli 26 anni - hanno voluto strumentalizzare il nostro dolore. Sono due bravi ragazzi ma con la politica non c'entrano niente, anzi avrebbero dovuto impegnarsi di più sul fronte sicurezza dentro l'acciaieria". Ancora più disincantata Tina Schiavone, moglie di Antonio, il primo a morire quella maledetta notte: "La politica non serve a niente, non ho votato". E così ha fatto anche Graziella Rodinò, mamma di Rosario. Egla Scola, vedova di Roberto, ha sostenuto di non essere mai stata convinta dei due, mentre Calogero De Masi, padre di Giuseppe, ha chiosato: "Nessuno può riportarmi indietro mio figlio". Un mondo operaio che pare rassegnato. Ieri il quartiere di Mirafiori Sud ha avuto un picco di astensioni: la partecipazione è crollata dall'82,63% del 2006 al 76,42% di oggi. Davanti agli storici cancelli, porta 2, l'aria che si respirava non era delle migliori. Il turno entrante, formato da giovani interinali, scivola via anonimo sotto la pioggia. Impossibile avere un commento sul voto. Nell'ordine arrivano una ventina di "scusi, ho fretta", un "Berlusconi, Berlusconi", un "ma poi a lei cosa gliene importa?" e due insulti, uno per Boccuzzi, l'altro per Argentino. Democratici. La popolarità dei due operai candidati non era migliore tra i lavoratori del turno uscente, più anziani: quasi nessuno ne conosceva i nomi e dai pochi informati solo critiche: "Operazione di facciata, del tutto sbagliata, solo un tentativo di farsi eleggere sulla pelle dei poveri colleghi". Ma non per tutti i due operai della Thyssen sono stati denigrati. Sabina Laurino, moglie di Angelo, un'altra vittima, e Rosetta Marzo, moglie del caposquadra Rocco, sostengono Boccuzzi: "Antonio non solo è una persona onesta e disinteressata ma ha anche l'esperienza che gli consentirà di difendere gli interessi degli operai in Parlamento". L'unica cosa certa è che la classe operaia, a Torino, sembra aver smarrito la strada. Lo capisce, qualche ora più tardi, un attonito Ciro Argentino nel quartier generale di Sinistra Democratica: "Incredibile, una débâcle del genere non ce l'aspettavamo. I nostri sondaggi ci davano all'8%, siamo alla metà". La sede è praticamente deserta. Argentino analizza la sconfitta: "Ormai gli operai votano a destra. Sono delusi dal sindacato, e li capisco. Questo risultato è da addebitare ai vertici del partito, ma anche alla Fiom". C'è giusto il tempo per andare in prefettura, per le ultime proiezioni. All'uscita, c'è anche la multa sull'auto: una giornata da dimenticare. Antonio Boccuzzi, invece, dedica la sua vittoria "ai miei sette compagni. Magari mi accuseranno ancora di strumentalizzazione, ma è la verità: li porto sempre nel cuore e mi batterò alla Camera affinché la sicurezza sul lavoro sia una garanzia vera". Poi aggiunge: "Avevamo un ottimo programma che voleva bene all'Italia e il rammarico più grande è che non governeremo questo Paese. Ma non molleremo, faremo un'opposizione che punta alle riforme, prima fra tutte la riforma elettorale".

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Il Piemonte operaio vota Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 0 Il Piemonte operaio vota Pdl di Gabriele Villa Caporetto per il Pd. A Mirafiori forte astensionismo. La Val di Susa vira a destra: deraglia la sinistra No-Tav Anatomia di una Caporetto, anzi di "una Waterloo" per dirla con le parole di un signor Cipputi, Ciro Argentino, ex operaio dell'acciaieria Thyssen Krupp che ha voluto tentare in questa tornata elettorale l'avventura politica nelle liste della Sinistra Arcobaleno. Già, perché nel Piemonte di Mirafiori e di Fassino, della protesta No- Tavedegli impossibili equilibrismi del presidenteMercedesBresso, il rosso, colore d'ordinanza, si è sbiadito ieri e avant'ieri nel segreto dell'urna. Ed'ora in poi rischia di rimanere soltanto serenamente a invecchiare nelle rinomate cantine a denominazione d'origine controllata. Numeri definitivi alla mano, Pdl e Lega hanno conquistato assieme il 47,5 per cento dei consensi al Senato contro il 38,1 racimolato daltandemVeltroni- Di Pietro. Un successo della coalizione di centrodestra che, rinvigorendosi alla Camera, porta sotto i riflettori la netta affermazione della Lega. Nella circoscrizione 1, quella di Torino, il Carroccio raggiunge l'8,67 per cento e nella Piemonte2, che riguarda il resto della regione vola addirittura al 16,70 per cento Esulta Guido Crosetto, coordinatore regionale degli azzurri di Berlusconi: "è un risultato ottimo per il Piemonte che segna una sconfitta di grandi proporzioni per il centrosinistra, anche se sappiamoche è da domani che inizia il lavoro vero perché raccogliere questi voti significa raccogliere le attese di milioni di persone che si aspettano dal futuro governo risposte ai loro problemi". Poi la stretta di manoai leghisti perla loro forte affermazione: "Le battaglie dafare, ci vedonoin totale sintonia". Raggiante Roberto Cota, segretario della Lega Nord Piemont e vice capogruppo alla Camera del Carroccio: "Il grandissimo risultato ottenuto significa che dagli elettori è arrivato un mandato preciso per il federalismo fiscale, la realizzazione delle infrastrutture, la sicurezza e il controllo dell'immigrazione. E adesso che il Piemonte è davvero il terzo pilastro accanto alla Lombardia ed alVeneto, il nostro obiettivo è quello di crescere ancora". Lo stesso destino che ha fiaccato Veltroni e travolto Bertinotti trova in Piemonte, molteplici chiavi di lettura. Deluso dalla sinistra, ilpopolo di Mirafiori, storico feudo,ha preferito non votare o votare altri schieramenti. Il calo più significativo si è registrato nei quartieri simbolo della città operaia. A Mirafiori Sud la partecipazione al voto è scesa dall'82,63 per cento al 76,42. Certe idee, insomma, alla fine deragliano. Come l'intransigenza e l'estenuante braccio di ferro condotto dagli irriducibili della Val di Susa contro la Tav. Risultato? A Venaus, il Comune-simbolo della lotta contro l'alta velocità, i risultati definitivi per il Senato vedono appaiate le due maggiori coalizioni con il Pd-Idv che raggiunge un complessivo 31,5 per cento contro il 31,3 del Pdl-Lega Nord. Entrambe le coalizioni sono favorevoli alla costruzione della Torino-Lione. Mentre la Sinistra l'Arcobaleno, contraria, si è fermata al 10,7. "La Val Susa ha votato i partiti che vogliono la Tav,adesso il Pd non si dimentichi le posizioni assunte sull' Alta velocità e si comporti di conseguenza - sottolinea l'ex governatore, Enzo Ghigo(Pdl) - che invita i no-Tav a interrogarsi sul voto in Val Susa". Sulla stessa lunghezza d'onda il coordinatore piemontese di An e candidato al Senato nelle liste del Pdl, UgoMartinat: "Il risultato elettorale permeè anche il referendum per la Tav. Abbiamo vinto a larghissima maggioranza in Val di Susa. Le infrastrutture, adesso sono delle priorità". E dall'altro versante c'è chicomeil sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, manda a dire agli amici e compagni: "Tanto tuonò che piovve. Imovimenti No Tav e la sinistra dovrebbero fare una bella riflessione e forse dobbiamo farla anche noi perché siamo ancora abbastanza fermi a schemi antichi ". E chi si limita ad abbozzare. Come Gianfranco Morgando, segretario del Pd del Piemonte: "è chiaro che va riconosciuto il successo della coalizione nostra avversaria. E come possiamo non annotare la performance molto negativa, di Sinistra Arcobaleno in una regione in cui ritenevamo avesse radicamento e forza?". Già, come si può? © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Maroni lancia il partito: "Abbiamo conquistato anche i voti di sinistra" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 90 del 2008-04-15 pagina 0 Maroni lancia il partito: "Abbiamo conquistato anche i voti di sinistra" di Emanuela Fontana L'ex ministro del Welfare: "Sosterremo la coalizione come abbiamo sempre fatto e realizzeremo tutto il programma, federalismo incluso" Roma - Onorevole Maroni, la Lega ha raddoppiato i voti al Nord, si è avvicinata all'8% in Emilia Romagna. Un voto storico per voi. "Non stiamo ancora festeggiando. I risultati non sono definitivi... La prudenza è d'obbligo, ma mi pare che rispetto ai dati che stanno uscendo la situazione non possa che migliorare nelle prossime ore". In via Bellerio fate i prudenti, ma il risultato è clamoroso. Cosa ha pagato? "La nostra storia, la determinazione, il coraggio di Bossi, l'onestà riconosciuta del nostro impegno. La gente ha capito che la Lega è il partito del federalismo ed è diffusa in tutti gli strati della società, destra e sinistra". C'è chi già dice, come Rosi Bindi, “voglio vedere adesso Berlusconi con 22 senatori leghisti a Palazzo Madama”. Cosa risponde? "Le rispondo di preoccuparsi di casa sua, e che a casa nostra pensiamo noi. I senatori leghisti sono la garanzia per la democrazia. Pur essendo due gruppi diversi con il Pdl agiremo come una grande maggioranza coesa volta a realizzare il programma". Garantisce la lealtà della Lega? "Evidentemente nel Partito Democratico brucia la sconfitta... ma rispondo ancora dicendo che in questa legislatura saremo impegnati a fare due cose: sostenere lealmente il governo Berlusconi e realizzare il programma che abbiamo sottoscritto e depositato. Tutto il resto sono chiacchiere livorose di chi pensava di vincere". La Sinistra Arcobaleno è crollata, spariscono simboli storici. Che voto è stato? "Un voto rivoluzionario perché ha cacciato dalla politica la vecchia ideologia e ha cacciato il comunismo. Il comunismo è definitivamente morto oggi. è anche stato un voto che ha ridotto al minimo la politica ambigua di chi non sta né di qua né di là, come l'Udc, e ha premiato in maniera straordinaria i partiti fortemente legati al territorio". Cosa ha creato questa "rivoluzione"? "è una svolta dovuta alla lungimiranza e all'impegno principalmente di Berlusconi, ma in parte anche di Veltroni: se fossi in loro, nel Pd non mi metterei ad accusare in modo così meschino la Lega, ma mi rallegrerei del fatto che anche attraverso la svolta del Pd la politica italiana ha avuto una forte accelerazione". Che Parlamento sarà? "Un Parlamento moderno della stagione dopo le ideologie: sarà il primo Parlamento post ideologico dell'età Repubblicana e va salutato con grande soddisfazione". Avete guadagnato voti dagli alleati, ma forse addirittura a sinistra? "Ho sentito dire che saremmo stati dei cannibali di voti nei confronti degli alleati. In realtà abbiamo preso voti anche da chi votava a sinistra. Da chi ha capito che questa sinistra del “no” fa i danni al Nord. Se uno si sente padano, lombardo, lo è prima che di destra o di sinistra. I partiti territoriali sono il futuro, il voto di oggi ne è la dimostrazione". Come si spiega il dato così alto in Emilia Romagna? "Sfondare nelle regioni rosse era un sogno che forse comincia a realizzarsi. Premia il nostro lavoro, il grande impegno sul territorio, siamo pesanti. E poi è come se si fosse rotta la diga del federalismo". Con il voto di oggi? "Il federalismo veniva visto come una cosa negativa che spacca il Paese, ora invece come una opportunità straordinaria. Gli elettori sono più maturi di molti politici e hanno verificato che la Lega è un grande partito di popolo, che condivide valori di libertà e di tolleranza, che è l'alfiere del federalismo. Non siamo un partito di protesta, ma un grande partito". Gli elettori, al contrario dei politici, vi vedono uniti e leali all'alleanza? "Una delle novità di questo voto è il successo della Lega in alleanza: l'alleanza con Berlusconi ci aveva sempre penalizzato nelle elezioni passate, adesso no. Dopo i due anni di malgoverno Prodi è come se si fosse accesa una lampadina nella testa degli elettori, come se, capendo cosa è la sinistra al governo, abbiano detto: andate voi, state insieme". Lei dice che siete un partito pesante. Lo farete sentire imponendo un'accelerazione di alcuni temi come il federalismo fiscale? "Il programma prevede tante cose tra cui il federalismo fiscale, ma non ci sarà nessun dissidio, nessuna forzatura. Siamo due corpi e un'anima, due partiti e un solo programma". Sulle riforme la Lega potrebbe essere il punto di avvicinamento con l'opposizione? "Non ci muoveremo separatamente a autonomamente, neanche sul piano delle riforme. Con il governo Berlusconi ci sarà una svolta per il sistema istituzionale, economico e sociale dell'Italia. Sono molto ottimista, nonostante la pioggia di oggi, qui in Padania". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (18 votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 50 ) " (83 votes, average: 1.07 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (212 votes, average: 1.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 42 ) " (19 votes, average: 2.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (17 votes, average: 2.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (22 votes, average: 3.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 46 ) " (21 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (20 votes, average: 1.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (22 votes, average: 2.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (27) Ultime discussioni Alberto Taliani: Per liberté,egalité,fraternité: a propsito di deficit, conti pubblici e richiami di Almunia e... liberté,egalité, fraternité.: Caro Dottore Taliani Complimenti al centro destra da qualcuno che aveva dichiarato... Luca: E'la terza repubblica, è l'italia che a messo fuori dal parlamento le sinistre e le destre... Francesco G: Complimenti a Silvio, alla Lega, a tutto lo staff! Un grazie anche a Veltroni: scherzando con i miei... angelo: Più che della governabilità credo che gli italiani si sono preoccupati più per la loro sicurezza, per la... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Allarme Bankitalia: "La crescita 2008 resterà debole"Congo, aereo precipita: almeno 83 vittime E' caduto sulle casePapa negli Stati Uniti: "Profonda vergogna per i preti pedofili"Cassazione: assunzione per i precari call centerBerlusconi: "Camera e Senato al Pdl Nel primo cdm bonus bebè e via l'Ici"Veltroni: "Faremo un governo ombra" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille April 2008 M T W T F S S " Mar 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post April 2008 (3) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Pensioni, a chi gli aumenti. Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Walter e l'Italia "sapore di sale" Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Walter, la grande delusione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Intervista POLITICHE 2008 Nicola Latorre RAPPORTI A SINISTRA 31,3% RAPPORTI INTERNI 194 210 "Niente processi ma un congresso entro il 2009" CARLO BERTINI Walter, la grande delusione DEMOCRATICI A UN BIVIO Stato maggiore Il leader ha voluto al suo fianco tutti i dirigenti. E qualcuno gli fa capire: il capo non sei solo tu "Non è colpa nostra se hanno perso: il loro seguito è quello" Così l'Ulivo nel 2006 Bindi amara: "Parte del voto cattolico è finita alla Lega e non si capisce perché" "Anche la gestione della campagna è stata collegiale" I deputati uscenti La proiezione Pd alla Camera ROMA Senatore Latorre, un risultato deludente, viste le aspettative? "Certo era una campagna elettorale in cui ci si giocava la conquista del governo e se non vinci è chiaro che da questo punto di vista c'è rammarico e delusione. Il concetto della rimonta è stato uno dei temi di queste settimane, ma nella sostanza emerge che il Pd alla sua prima prova elettorale registra un consenso che non può essere liquidato con una battuta. Naturalmente è un consenso non sufficiente per vincere le elezioni, e questo offre le ragioni per svolgere una riflessione". Sta chiedendo la convocazione di un congresso del partito? Si profila un processo alla leadership del segretario? "No. A questo punto abbiamo una grande forza nazionale e due gruppi parlamentari molto nutriti. A partire da qui dobbiamo mettere in campo delle iniziative politiche che ci consentano di allargare ulteriormente la nostra forza. Mi pare che la leadership di Veltroni esca da questa vicenda assolutamente consolidata. Dopodiché, già con Veltroni nell'ultima riunione dell'assemblea costituente avevamo indicato il 2009 come data limite per svolgere un passaggio congressuale utile a strutturare questo progetto in maniera più compiuta. Ora sarà Veltroni a valutare i tempi e i modi di questo passaggio previsto e condiviso". Certo speravate di ottenere un risultato diverso al Senato e magari qualche punto percentuale in più per il partito. Cosa non ha funzionato? "Devo essere sincero: non riesco a individuare degli errori in questa campagna elettorale, sarei ipocrita se dicessi che abbiamo sbagliato qualcosa". I socialisti accusano Veltroni di aver prosciugato la sinistra con il voto utile e di non essere riuscito a drenare voti a destra e al centro. Cosa ne pensa? "Mi sembra un'analisi del cavolo. Evidentemente il progetto proposto dai socialisti, così come quello della sinistra radicale, non aveva tutto questo seguito nel paese. L'obiettivo del Pd era costruire una grande forza riformista nel paese e non di prosciugare nessuno. E comunque sia, avere avuto un risultato intorno al 34% è positivo, ora l'aspirazione è di crescere ancora". Voi ritenete che ora sia necessaria una gestione più collegiale del partito in vista del congresso? "Credo in tutta onestà che anche la gestione della campagna elettorale sia stata collegiale senza alcun deficit di condivisione e credo che questo schema di gioco continuerà ad ispirare il nostro lavoro nei prossimi mesi".[FIRMA]FABIO MARTINI ROMA Alle cinque della sera, quando la sconfitta è diventata matematica, Walter Veltroni ha deciso: meglio giocare d'anticipo. Chiuso da ore nel piccolo Loft alle falde del colle Palatino, il leader del Pd ha pensato di mascherare l'enorme delusione per il risultato, evitando di nascondere troppo a lungo la sua faccia di sconfitto. Di farsi vedere in tv prima di Berlusconi. E poi, alle 8 della sera, nel retropalco della sala stampa, Veltroni ha "creato" all'istante una scenografia mai vista prima. Nicola Latorre gli ha chiesto: "Veniamo su anche noi?", alludendo all'intero gruppo dirigente del Pd che si era affollato là dietro. E Veltroni: "Perché no, mi pare una cosa bella". E così, alle 20,10, nella sala stampa allestita in un ex mercato del pesce, Veltroni è salito sul palco seguito in corteo di una trentina di dirigenti, compreso Massimo D'Alema. Dal parterre è partito un lungo, commosso applauso, ma in quella passerella c'era già il dopo-elezioni: Veltroni ha voluto tutti accanto a sé nel momento della sconfitta, mentre tutti gli altri, salendo, hanno voluto dire al segretario, il partito non sei solo tu. E proprio questa - da quel che si capisce dai primi informalissimi pourparler di Massimo D'Alema e Franco Marini - sarà la partita che si aprirà nel Partito democratico dopo la sconfitta: caro Walter la tua leadership non si discute, ma non sei un uomo solo al comando. E così, con tutta la nomenclatura schierata al suo fianco, un Veltroni dal viso sorridente ha lanciato dal palco i messaggi essenziali. Certo, lo stile anglosassone della telefonata a Berlusconi. Certo, la disponibilità a fare le riforme assieme al centrodestra. Ma la cosa che gli stava più a cuore era un'altra: "Oggi il riformismo italiano può pensare a sé stesso come ad una forza che è tra il 34 e il 35%. Si tratta di una grandissima energia, di una grandissima forza, che ci consente di insediare in Parlamento la più grande forza riformista che questo Paese abbia mai avuto". Messaggio implicito: ho perso ma non mi dimetto. L'altro messaggio riguarda la maggioranza: "Per noi si apre una stagione di opposizione nei confronti di una maggioranza che avrà difficoltà a tenere insieme ciò che è difficile tenere insieme". Una dichiarazione che sa di scommessa più che di convinzione. La vera, inconfessabile speranza di Veltroni era che il Pdl ottenesse una vittoria risicata al Senato. Lui non l'ha mai teorizzata, ma i suoi l'hanno fatto capire: la strategia di Veltroni era quella dei "due tempi": perdere bene, "imballare" il Pdl al Senato e sperare in una rivincita in tempi relativamente brevi. La vera doccia fredda, ciò che ha trasformato una sconfitta in una "botta", è l'ampia maggioranza del centrodestra a palazzo Madama, premessa di cinque, lunghi anni di governo. Ecco perché nel Pd il dopo-elezioni si profila meno soft di quanto non si potesse immaginare alla luce delle prime proiezioni. Sono destinati ad affiorare dualismi finora sedati, quello tra i "numeri due" Dario Franceschini e Goffredo Bettini. Le prime analisi del voto constatano che il Pd non è riuscito a sfondare nell'elettorato moderato e anzi, come nota Rosy Bindi, "una parte del voto cattolico è finito alla Lega e non si capisce perché". E poi la gestione del partito. Le tre anime - quella che fa capo a Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani, quella popolare di Franco Marini e quella ulivista con Rosy Bindi e Arturo Parisi - chiederanno una gestione più collegiale, anche se non ci sarà una resa dei conti. Ieri sera prevaleva la delusione per un pareggio considerato a portata di mano. E la sorpresa per la scomparsa della sinistra radicale veniva annegata in qualche battuta. Il ministro Giulio Santagata, braccio destro di Prodi: "Ora Bertinotti potrà consolarsi con un brodino caldo...". E anche tanta commozione. Eloquente, tra tante, una scena. Veltroni ha appena lasciato la sala stampa e nella penombra c'è una ragazza che piange. E' Federica Serra, considerata nello staff di Veltroni una eroina per aver subito le bizze di centinaia di giornalisti nelle 109 tappe del pullman. Flavia Veltroni, la schiva moglie di Walter, la vede, le si avvicina e le dice: "Mi dispiace...". A due passi c'è anche Martina, la più grande delle due figlie di Walter. Non parla, ma i suoi occhi sono lucidi.

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Giordano pronto a dimettersi Ferrero: no alla nuova Costituente (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Retroscena Resa dei conti dopo la sconfitta Giordano pronto a dimettersi Ferrero: no alla nuova Costituente RICCARDO BARENGHI ROMA [FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA La parola "sinistra" scompare dal Parlamento italiano. Non un senatore a Palazzo Madama e neanche un deputato. "Una catastrofe nucleare", per dirla con Alfonso Gianni. "Torniamo indietro di trent'anni, alla sinistra extra-parlamentare" dice un abbattutissimo Sandro Curzi mentre sui monitor scorrono i dati della disfatta, giù giù fino al 3 per cento. Rifondazione comunista, Verdi, Comunisti italiani il 9 aprile del 2006 avevano un capitale, il 10,2 per cento dei voti degli italiani, a loro si erano aggregati, con secessione dal Pd, Fabio Mussi e i suoi. Nei giorni della caduta di Prodi pensavano realistico aspirare all'8 per cento, dopo la rottura con Veltroni al 6,5. Niente da fare. Cancellati. "E' l'americanizzazione della politica italiana!", "La trappola bipartitica ha funzionato!", si accaloravano per tutto il pomeriggio Giovanni Russo Spena e Rina Gagliardi. "Il Pd ci ha addossato a tutto il peso degli errori del governo Prodi", analizzava Gennaro Migliore. Un punto e mezzo l'han tolto anche le due formazioni trozkiste, i Turigliatto e i Cannavò che adesso esultano, "un risultato magnifico". Ma son mancati i voti operai, "altrimenti non si spiegherebbe il 22 per cento della Lega in Lombardia", analizza Curzi. E i voti nelle regioni rosse, "eppure con il Pd il colloquio si dovrà riaprire", nota Nicki Vendola. La sinistra "è stata svuotata dal Pd di Veltroni, senza che per questo si riuscisse a svuotare la destra", accusa Bertinotti che adesso lascia la leadership, "non ci sono uomini per tutte le stagioni". Ma per la sinistra è peggio, molto peggio. E' una resa dei conti. Anche letterale: scomparsi dal Parlamento, e con i soli rimborsi elettorali garantiti fino al 2011, si apre un problema finanziario. "Fosse solo quello", sospirano gli uomini di Bertinotti. Nei Verdi Grazia Francescato chiede la testa di Alfonso Pecoraro Scanio, che comincia a calendarizzare il congresso. I Comunisti scalpitano, "la Sinistra Arcobaleno è nata morta, senza i comunisti la sinistra scompare", dice Marco Rizzo. Da Diliberto parole lapidarie: "La Sinistra Arcobaleno è stata giudicata dagli elettori. Bisogna ricominciare dalla falce e martello". Chiusi nella sede del comitato elettorale, per tutto il pomeriggio lo stato maggiore di Rifondazione: Franco Giordano voleva dimettersi, Bertinotti lo ha dissuaso. Poi hanno dovuto fronteggiare Paolo Ferrero, il valdese ex di Democrazia proletaria, l'ex ministro della Solidarietà sociale contrario al progetto bertinottiano di lanciare subito una costituente affinché nasca una nuova sinistra unitaria, in cui le varie componenti dell' "arcobaleno" si sciolgano, "o la sinistra scomparirà, e non solo dal Parlamento", come dice Bertinotti in quella riunione. E occorre farlo subito, per esser pronti per le amministrative e le europee del 2009. Ma per capire quanto ardita sia l'operazione, bastava essere ieri nell'antro buio dell'Hard Rock Cafè. Bertinotti è stato lasciato solo a comunicare la sconfitta. Mussi assente giustificato per un controllo post-operatorio, Alfonso Pecoraro Scanio non s'è fatto neanche vedere. E così anche Oliviero Diliberto, massimo antagonista con Ferrero del disegno bertinottiano: ad accomunarli anche un'affezione al comunismo. Che Ferrero esprime nei termini di "non perdere pezzi storia e di cultura politica". Ma all'orizzonte c'è molto di più: il rapporto con il Pd, al momento accusato di "aver consegnato il Paese a Berlusconi", come pure Bertinotti dice, e che però in prospettiva si vorrebbe ricostruire. Mentre i "comunisti" pensano che la sinistra debba essere "anticapitalista, antiliberista, e alternativa al Pd", per dirla con Marco Rizzo. Difficile il sentiero della risalita adesso. Specie considerando che Bertinotti lascia, sull'onda di "una sconfitta netta, anche mia, di proporzioni inimmaginabili".

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La Liguria non è più "rossa" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ELEZIONIDOPO LA PROVINCIA DI IMPERIA ANCHE QUELLA DI SAVONA VA AL CENTRODESTRA La Liguria non è più "rossa" Claudio Scajola: svolta storica per una regione da sempre di sinistra [FIRMA]PIER PAOLO CERVONE La Liguria non è più rossa. Nella lunga notte post-elettorale crolla il bastione del centrosinistra. Ed è la prima volta che succede nella storia della Repubblica. "Abbiamo compiuto un miracolo", esclama Eugenio Minasso, deputato uscente (ed entrante) di An. L'annuncio, guarda un po', lo dà in "prima" nazionale l'ex ministro Claudio Scajola, pronto a tornare al governo. Dallo studio di "Porta a Porta", davanti a un trepidante Bruno Vespa, il leader regionale di Forza Italia, spiazza tutti perchè a quell'ora (attorno alle 21,30) mancava non solo il risultato definitivo della Camera ma persino quello del Senato. Arrivati più tardi. Dopo un'entusiasmante sfida all'ultimo voto per Palazzo Madama. Che non c'è stata per Montecitorio. "La Liguria come l'Italia si tinge d'azzurro", ha detto Scajola. E ha sottolineato: "E' una svolta storica per una regione tradizionalmente di sinistra. Un risultato che ci aspettavamo anche per lo straordinario impegno dei militanti del Popolo della Libertà e per l'entusiasmo che abbiamo registrato nel corso di tutta la campagna elettorale e in particolare nell'occasione della visita del presidente Berlusconi a Savona. E' un voto per il cambiamento che avrà ricadute importanti anche nelle prossime scadenze amministrative". Vince il centrodestra, ma non stravince. Neppure in provincia di Imperia, storicamente la più "azzurra" dopo essere stata sempre la più "bianca" (nel senso della Dc): tra Cervo e Ventimiglia arriva "solo" al 57% (al Senato) mentre Scajola (ma esagerava) aveva indicato alla vigilia la soglia trionfale del 65%. In Liguria il partito di maggioranza relativa è ovviamente il Pdl sia alla Camera, sia al Senato con un solo punto di differenza rispetto al Pd. Se la bilancia pende poi a favore della coalizione di Berlusconi, è tutto merito della Lega Nord che raccoglie il 6,5 dei voti contro il 4,7 dell'Italia dei valori. Le province di Genova (con in testa il capoluogo) e di La Spezia restano fedeli all'ex Pci, Pds, Ds poi confluito, assieme alla Margherita (ex Dc ed ex Popolari) nel Pd. Lo "strappo" si consuma, e qui c'è l'altro dato politicamente rilevante, perchè è la provincia di Savona che passa armi e bagagli alla corte di Berlusconi. Con uno scarto addirittura di dieci punti. Veltroni e Di Pietro si fermano al 38,9 mentre il Cavaliere, Fini e Bossi "volano". Tengono solo il capoluogo, Vado e Quiliano. Da Spotorno in giù, ma anche in Val Bormida, è una valanga azzurra. Sparisce la sinistra radicale, sparisce il Partito socialista che a Genova, in una trattoria di Salita Pollaiuoli, vide la luce nel 1892. Altri tempi.

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"Brindo lo stesso Nel Veneto bianco il Pd è primo" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Massimo Calearo "Abbiamo cominciato adesso: tra due anni alle regionali ci rifaremo senz'altro" "Brindo lo stesso Nel Veneto bianco il Pd è primo" [FIRMA]CHIARA BERIA DI ARGENTINE INVIATA A VICENZA "Il muro non è crollato ma abbiamo aperto la prima breccia". Massimo Calearo, l'imprenditore candidato bandiera di Veltroni sul fronte del Nord-Est, è tutt'altro che sconfortato: anche perché il Pd, a Vicenza, ha preso il 32% e per la prima volta è il primo partito. Dunque, Calearo alza un bel bicchiere di Prosecco e riparte all'attacco: "Altro che Berlusconi! Da domani in Italia comanda la Lega. Li conosco: ogni volta che hanno toccato qualcosa hanno fatto danni, basta guardare alla banca padana o ai villaggi turistici. Promettono il federalismo fiscale ma in 5 anni di governo non l'hanno mai fatto. A Roma andrò a rompere le scatole...". In che senso, scusi? "Farò un'opposizione costruttiva". I dati che arrivano nella sala Valmarana dell'hotel Jolly sui 6 schermi che Walter, un amico vicentino, gli ha prestato per la prima serata elettorale della sua vita non lasciano speranze: addio all'inconfessato sogno dell'ex presidente di Federmeccanica di diventare il primo ministro di Vicenza dai tempi di Mariano Rumor. "Moltissime persone in Veneto non hanno più voluto votare Berlusconi e, turandosi il naso, hanno scelto la Lega". Sarà. Certo i leghisti hanno fatto boom raddoppiando rispetto al 2006 i voti (26,1%) pur non avendo da queste parti alcun leader ("sono lumbard", sottolinea Calearo). Nella circoscrizione Veneto 1 subito dopo Bossi in lista c'era un compaesano di Calearo: quel Stefano Stefani che, da sottosegretario al Turismo con Berlusconi fece infuriare i tedeschi - "biondi stereotipati che invadono le nostre spiagge" - e fu costretto alle dimissioni. Sarà governabilità? Visto dal Veneto devoto al centrodestra, non c'è da esserne così certi. Prima del voto gli attacchi del governatore azzurro Giancarlo Galan e quelli al sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi; gli attriti a Vicenza dove per le comunali Lega e Forza Italia hanno presentato diversi candidati, ora il successo della Lega a danno del Cavaliere. Morale: il Pd al 27,4 in Veneto, primo partito anche a Treviso. Effetto Calearo? O è la protesta contro la casta? "Il Pd ha bisogno di tempo per far capire la sua proposta. Ci rivediamo alle regionali tra 2 anni quando il Pd avrà 2 anni e 6 mesi di vita e io avrò 2 anni e 43 giorni d'esperienza politica", annuncia Calearo. Un chiaro avvertimento per uno dei suoi grandi nemici, il governatore Galan. Ricominciare da Vicenza. "Calearo non sposterà un voto", aveva previsto il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari all'annuncio che Veltroni aveva scelto come capolista l'industriale che fabbrica antenne e vende navigatori satellitari (300 dipendenti, 50 milioni di euro di fatturato). "Cacciari aveva detto una grande c...ta. Calearo ha fatto bene la sua parte. Nella debacle nazionale il suo risultato, in particolare a Vicenza, è un segnale importante", sostiene Paolo Giaretta, un passato nella Dc, ex sindaco di Padova segretario regionale del Pd. "Estroverso, comunicatore, ironico", lo descrive nel libro "Parole incrociate, storie di gente che ce l'ha fatta", la sua fidanzata Maria Pia Morelli. Lui, 52 anni, separato con 3 figli, grande fan della Ferrari e di Sabrina Ferilli, si è buttato nella sua mission impossible senza risparmiarsi. Alle spalle solo le sue segretarie e il suo staff diretto dal giovane Filippo Nani. Calearo ha girato come un "moscolo" il Veneto e ha speso 150 mila euro di suoi "sghei". "Siamo andati peggio nei piccoli centri urbani", dice Giarretta, "dove ci sono scuole con il 40% di bambini figli di extracomunitari". Come a Cittadella, provincia di Padova, dove il sindaco leghista con la sua ordinanza antiimmigrati ha conquistato alla grande il biglietto per Roma. Pentito di essersi candidato? "Tutt'altro. La battaglia inizia ora. A Roma, ripeto, romperò molto le scatole", dice. Per la casa, no problem. In attesa dei risultati, uno dei suoi 3 zii preti, gli ha già segnalato un bell'appartamento. La carriera del politico Massimo Calearo è appena iniziata.

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Adispetto del passato, le aule di Camera e Senato ospiteranno nella legislatura che si apre quattro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

O al massimo cinque gruppi parlamentari: una semplificazione che ci avvicina agli spesso invidiati sistemi di altri Paesi europei e che potrebbe produrre maggior rapidità nelle decisioni da assumere e nella stessa dialettica politica. Il prezzo più alto lo pagano le forze di ispirazione comunista e ambientalista, che restano fuori dal Parlamento: è la prima volta che accade, non è affatto detto che sia un bene, ma la drammatica sconfitta subita dalle liste capitanate da Fausto Bertinotti può forse essere il punto di partenza per la ricostruzione di una sinistra che stia al passo con l'evoluzione di un Paese in rapido cambiamento. È possibile che lo stesso processo di semplificazione imposto dalla nascita del Pd prima e del Pdl dopo, abbia in qualche modo arginato i potenzialmente dirompenti effetti della cosiddetta "antipolitica". La tanto temuta "astensione di massa" non si è infatti verificata (ha votato comunque oltre l'80% degli italiani, con un calo di tre punti percentuali rispetto a due anni fa): e la critica serrata al sistema dei partiti ha finito, anzi, per premiare due forze storicamente anti-sistema, la Lega di Bossi e l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Sarebbe però suicida pensare che la bufera che ha investito la "casta" sia ormai passata, e non dar corso agli impegni assunti in campagna elettorale in termini di riduzione delle spese, delle ingerenze e dei privilegi della politica. Questo è solo uno degli impegni - e nemmeno il più gravoso - che attende Silvio Berlusconi una volta insediato a Palazzo Chigi. Gli altri sono noti e non vale nemmeno elencarli, essendo stati oggetto di campagna elettorale: la crescita è ferma, la recessione in agguato, l'insicurezza dei cittadini crescente e il sistema istituzionale del tutto inadeguato ad una moderna società occidentale. Molte preoccupazioni accompagnano la tenuta di una maggioranza nella quale il peso e i voti della Lega sono determinanti, e qualcuno già scommette che anche questa legislatura potrebbe aver vita breve e travagliata. Si vedrà. Potrebbe però confortare lo spirito - assai diverso dal passato - mostrato da Berlusconi in campagna elettorale: una certa consapevolezza che i tempi sono difficili, che sarà necessario qualche sacrificio, la disponibilità a forme di collaborazione - su temi bipartisan - con l'opposizione. Del tutto diversi, infine, i compiti che sono di fronte a Walter Veltroni. Il primo è senz'altro consolidare e radicare il Partito democratico, battezzato nel fuoco di una battaglia che l'ex sindaco di Roma sperava, forse, più lontana. La rimonta non è riuscita, e nemmeno la soglia del 35%, a spoglio non ancora ultimato, sembra raggiunta. Ciò nonostante l'avventura non può dirsi fallita: il Pd è in campo, ha una classe dirigente e gruppi parlamentari largamente rinnovati e può senz'altro proporsi come alternativa all'attuale maggioranza. A condizione che affronti la seconda - e più grande - delle questioni che ha di fronte: e cioè come portare "il riformismo al governo del Paese" (parole di Veltroni) separando i destini del Pd da quelli della sinistra radicale. Un italiano su tre ha votato per Veltroni: troppo poco per vincere. Almeno fin quando in campo c'è Silvio Berlusconi.

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Il dialogo Pdl-Pd parte male A Roma è allarme sindaco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La destra prepara il governo, la Lega chiede più potere e posti a Roma e nel Nord Il dialogo Pdl-Pd parte male A Roma è allarme sindaco Scintille Veltroni-Berlusconi. Rutelli al 44, Alemanno è troppo vicino Oggi si aprono le trattative vere tra il Cavaliere e Bossi. Sulla composizione del governo e non soltanto. Ieri la Lega, forte del clamoroso exploit elettorale, ha presentato a Berlusconi una lunga lista di richieste: tre ministeri tra cui quello dell'interno e due presidenze di regioni: la Lombardia e il Veneto. Sul piano delle riforme la Lega vuole il federalismo fiscale "entro l'anno", mentre ribadisce il suo fermo no ad ogni ipotesi di abolizione delle province, rilanciata ieri dal Pdl. A Milano intanto il Carroccio chiede una verifica politica alla Moratti entro giugno, con una robusta iniezione di assessorati, a partire da quello sulla sicurezza. Infine sull'abolizione dell'Ici Maroni ha intimato un secco altolà al Cavaliere: "Noi siamo d'accordo, a condizione che si provveda alle compensazioni per i comuni". Anche il confronto tra maggioranza e opposizione non inizia nel migliore dei modi. Walter Veltroni, che attribuisce la responsabilità della sconfitta allo scarso tempo a disposizione per recuperare il giudizio negativo degli elettori sul governo uscente, è rimasto "negativamente colpito" dalle prime esternazioni del Cavaliere in merito soprattutto alla legge elettorale, parse un netto passo indietro rispetto al dialogo intrapreso nella legislatura ormai tramontata. Il Pd annuncia la costituzione di un governo ombra e lancia un'offerta di dialogo alle altre forze d'opposizioni, parlamentari (l'Udc) e non (la Sinistra). A rafforzare la delusione rispetto ai dati elettorali, l'esito delle consultazioni in Friuli (sconfitto l'uscente Illy) e nella capitale, dove Rutelli si è fermato al 44,6 ed è costretto a giocarsi tutto al ballottaggio con Alemanno. ALLE PAGINE 2, 3 E 5.

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La terza volta di Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Camera e Senato, chiara maggioranza di Pdl e Bossi. In Parlamento solo cinque partiti: ce la fanno Di Pietro e Casini, fuori Santanchè e socialisti La terza volta di Berlusconi Veltroni chiama il Cavaliere: hai vinto. Boom della Lega. Cancellata la sinistra radicale Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni politiche e tornerà per la terza volta al governo. Terremoto in Parlamento, dove rimarranno soltanto cinque partiti: Pdl-Lega, Pd-Idv e Udc. Cancellati la sinistra radicale, i socialisti e la Destra. Beria di Argentine, Berta, Bertini, Bruzzone, Castelnuovo, Cerruti, Corbi, Giovannini, Grignetti, Iacoboni, La Licata, La Mattina, Longo, Magri, Martini, Mattioli, Nicoletti, Novazio, Padovani, F. Poletti, Rampino, Spini e Zanotti DA PAG. 2 A PAG. 21.

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Pdl primo nella città di confine ma alla Camera perde 500 voti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Pdl stravince sul Pd a Ventimiglia ma l'alleanza del nuovo soggetto politico berlusconiano perde 500 voti rispetto alle politiche del 2006 e per il recupero in percentuale deve ringraziare soprattutto l'exploit della Lega Nord . Parlano i numeri: Forza Italia e An al Senato avevano raccolto 7736 consensi e il Pdl si è fermato solo a quota 7151. A risolvere i conti è stato il Carroccio balzato da 476 a 718. Alla fine, però, il divario tra Berlusconi e Veltroni è "bulgaro", quasi il 62 per cento contro il 26 e mezzo. Il Partito Democratico di consensi pare averne raccolti molti a discapito dei partiti dell'estrema sinistra che non sono entrati nel nuovo soggetto politico. Le somme sono dalla parte del nuovo leader democratico: Ds, Margherita e Italia dei Valori nel 2006 si erano fermati a 2535 voti mentre ora Pd e Di Pietro hanno raggiunto di 3384 con un balzo in avanti di circa 5 punti percentuale. \.

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Abbiamo raddoppiato i parlamentari, non possiamo tradire chi ci ha votato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Abbiamo raddoppiato i parlamentari, non possiamo tradire chi ci ha votato" [FIRMA]FRANCESCO GRIGNETTI ROMA "Chi ha votato per l'Italia dei Valori vuole un cambiamento vero in questo Paese, un'informazione libera, un'economia di mercato, una giustizia funzionante, un lavoro dignitoso". Antonio Di Pietro è rimasto a casa sua, a Curno, in provincia di Bergamo, per guardarsi la televisione in pace e aspettare i risultati elettorali. A un certo punto, però, non ce l'ha fatta più e si è attaccato al blog. E dunque ecco i ringraziamenti per chi l'ha votato. Ma anche un messaggio per gli alleati: l'Italia dei Valori non scomparirà, anzi. Vacilla pure l'impegno di formare un gruppo parlamentare unico, sia alla Camera che al Senato, con il Pd. Sì, perché Di Pietro non intende rinunciare ai suoi cavalli di battaglia. "Il partito che rappresento farà di tutto per ottenere questi obiettivi. Lo dobbiamo a ognuno di voi". Di Pietro è rimasto da solo a cavalcare l'antiberlusconismo. Ed allora ecco l'urlo liberatorio dell'ex ministro: "Non è stato semplice scegliere il simbolo con il gabbiano arcobaleno dopo il sostanziale oscuramento dell'IDV da parte delle televisioni pubbliche e dei continui attacchi gratuiti e diffamatori dei media in mano al signor Silvio Berlusconi". Epperò c'entrava anche il grillismo nella sua campagna elettorale. E quindi il suo ringraziamento particolare a chi, nonostante l'appello all'astensione del comico genovese, ha scelto di votare ugualmente: "Grazie. Non è stato facile decidere di andare al seggio elettorale dopo i tanti fallimenti della politica italiana". A Roma, in quella che un tempo fu la sede del Psdi, e che ora ospita il partito del gabbiano, il gruppo dirigente del partito commenta ad alta voce i risultati. Ottimi. Cinque per cento dei voti; raddoppio della rappresentanza parlamentare, dai 21 uscenti ai circa 50 accreditati. Il boom in Molise, poi, dove IDV passa dall'8,5 al 27%, regala al centrosinistra un insperato premio di maggioranza che migliora le sorti complessive del Senato. "Ha pagato la coerenza", dice un battagliero Leoluca Orlando. "I nostri valori sono inalienabili", gli fa eco Nello Formisano, capogruppo uscente al Senato. "Siamo l'unico partito che esce dal governo Prodi e raddoppia i voti. Significa che gli italiani hanno capito le nostre battaglie. Anche certe asprezze... Noi difendevamo i valori, non gli interessi di bottega", conclude Massimo Donadi, capogruppo uscente alla Camera. Che azzarda un parallelismo con il successone leghista. "Loro per i temi del federalismo, noi per quelli etici: siamo entrambi un pungolo per i partiti maggiori". Adesso, incassato il successo, a sciogliersi nel calderone democratico non ci pensano proprio. Lo fa capire Di Pietro: "Il mio impegno nei confronti di tutti i cittadini italiani è di sviluppare le proposte del programma elettorale di Italia dei Valori". Manco un accenno al programma di Veltroni. "Serenamente - spiega Donadi - dobbiamo ragionare con il Pd se sia il caso di fare in Parlamento un gruppo unico o due gruppi distinti. Magari è più conveniente, da un punto di vista tattico, avere due voci in conferenza di capigruppo anziché una...". Formisano fa un ragionamento più articolato: "Gruppo unico o no, importante è che ci sia visibilità per la nostra attività. Come coalizione usciamo da una sconfitta elettorale e dobbiamo prepararci fin da ora per il prossimo turno. E i nostri modi d'essere, i nostri temi, dovranno essere tenuti in maggior conto". Concorda Leoluca Orlando: "Ci siamo impegnati a formare un gruppo unico, ma la dizione dev'essere doppia, Pd-IDV, perché i nostri temi non sbiadiscano. La nostra intransigenza paga. E gli attacchi ricevuti sono la migliore conferma".

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Sanremo, quarto successo in 3 anni per il centrodestra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]GIAN PIERO MORETTI SANREMO Per la quarta volta, in soli tre anni, il centrodestra si è imposto sulla coalizione di centrosinistra che governa la città. Un risultato chiaro che non lascia spazio a fantasiose interpretazioni e, ancora una volta, delegittima la giunta uscita dalle urne nel 2004. Questo il risultato dopo lo scrutinio dei 56 seggi di Sanremo: 49,12% al Senato e 48,21% alla Camera per il Popolo delle libertà di Berlusconi che sfiora la maggioranza assoluta. Con la Lega Nord arriva a 58,73 e a 58,23. Per il Partito democratico di Veltroni, con Di Pietro, 29,39 al Senato e 29,04 alla Camera. Il Pdl ha preso 4 punti alla Camera e al Senato, rispetto al 2006; il Pd ha fatto meglio con 5 punti al Senato e 7 punti alla Camera. Forte aumento, come del resto è accaduto a livello nazionale, anche per la Lega Nord passata dal 6,15% (Senato) e 6,09% (Camera) rispettivamente al 9,61 e al 10,02 per cento. Leggero aumento per Italia dei valori al Senato (3,91 contro 3,17) e alla Camera (4,06 contro 2,64); in caduta l'Udc sceso da 5,93 a 4,39 al Senato e da 6,04 a 4,36 alla Camera. Un esito più o meno preventivato dopo l'abbandono del partito da parte di molti esponenti della "vecchia guardia". Crollo per l'estrema sinistra: nel 2006, al Senato, Rifondazione e Verdi avevano sfiorato l'11%, ieri la Sinistra arcobaleno è precipitata al 1,95. Alla camera 2,03 contro i 7,34 di due anni fa. Bassa la percentuale dei votanti: 74,92% al Senato e 74,73 alla camera. Complessivamente sono stati quasi 10 mila gli elettori che hanno disertato le urne. "Il risultato delle amministrative 2004 era stato un errore, enfatizzato dalla vicenda giudiziaria che aveva coinvolto il sindaco, poi assolto in istruttoria, e un assessore, invece condannato anche se, per ora, nel solo primo grado di giudizio" dicono al quartier generale del Pdl. E il coordinatore provinciale Maurizio Zoccarato invita il sindaco Claudio Borea, alla luce dell'ennesima sconfitta, "A fare una profonda riflessione e a valutare l'opportunità di fare un passo indietro". Alle Politiche del 2006 (Camera) Forza Italia e An, insieme, avevano ottenuto la percentuale del 48,75 che, con i voti della Lega, era salita al 54,19. Con l'apporto degli alleati "minori" la Cdl aveva raggiunto il 63,49. Una manciata di suffragi in più al Senato: 63,81. Ds e Margherita si erano attestati al 17,56 al Senato (20,73 con l'aggiunta di Italia dei Valori). Alla Camera Ulivo e Di Pietro avevano raggiunto il 22,22; al Senato Ds e Margherita avevano spuntato il 17,56 diventato 20,73 con l'aggiunta dei voti di Italia dei valori. Complessivamente, con il supporto degli alleati minori, L'Unione di Prodi si era attestata a quota 36,19% al Senato e 36,51% alla Camera. Altrettanto pesante il divario alle Provinciali tenute il mese successivo dove la Casa delle libertà (Forza Italia, An, Lega e Udc) aveva sfiorato il 60% (59,85% per l'esattezza) mentre il centro sinistra (Ds, Gente di Liguria, Margherita, Lista insieme, Rifondazione e Rosa nel pugno) non era andato oltre il 35,41%. Solo il 4,74% al terzo incomodo: l'Udc. Anche alle Regionali dell'anno prima il centrodestra si era imposto sulla sinistra con un ampio margine di voti in controtendenza al voto regionale che, invece, aveva privilegiato la sinistra di Burlando. Al Pdl fanno notare il buon risultato della Destra di Daniela Santanchè (2,9 al Senato e 3,41 alla Camera) sottolineando come il partito, pur in opposizione a Berlusconi, sia la conferma della presenza massiccia della destra a Sanremo e un po' in tutto il Ponente.

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