HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
ARCHIVIO GENERALE DEL
DOSSIER |
tARTICOLI DEL 15-4-2008 [ Secondo
elenco. Vai al al primo ] #TOP
È
andata male È andata bene ( da "Unita, L'"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma eravamo lo stesso convinti che il pullman di Veltroni, alla fine, avrebbe fatto il miracolo di riunificare il paese sotto le bandiere del Pd. Non è stato così forse perché i miracoli non appartengono a questa politica. O perché c'era ancora un tratto di strada da fare. Comunque adesso che il Pd c'è pensiamo debba prepararsi ad affrontare una battaglia in tre mosse.
No,
we can't <quota 35> è lontana, il muro del nord è in piedi e il distacco
dal Pdl il triplo del previsto ( da "Riformista, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Poco dopo le 19 Veltroni alza la cornetta e telefona a Berlusconi per riconoscere la vittoria dell'avversario. Ma a questo punto la principale preoccupazione di Veltroni diventa ridurre il danno e trasmettere un messaggio di unità del partito intorno alle scelte del leader.
L'idv
supera la boa del 4 per cento ( da "Riformista, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: in vista del contatto telefonico tra Veltroni e Berlusconi, avvenuto poi al tramonto. I maggiorenti del partito vanno e vengono, entrano ed escono. Il più attivo è senz'altro Ermete Realacci, che piomba più volte in sala stampa. "Se il Pd vincerà sarà dialogo e una Camera al Pdl", dice il responsabile comunicazione del partito.
In
rete Da Mastella/commentator a Mister B, tutti i risultati secondo internet
( da "Riformista,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ipsos dà Berlusconi in vantaggio di 9 punti su Veltroni al Senato". Insomma, è iniziata la guerra dei numeri fra sondaggi di ricerca. Finiti gli exit poll iniziano le proiezioni. Visto il totale caos che regna e l'impossibilità di capire quali numeri siano quelli esatti, ci si attesta su note di costume.
Zapping
gasparri, dalle reti mediaset, dice che la Rai ha buttato i suoi soldi
( da "Riformista,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E alle otto e un quarto - niente notte bianca elettorale - Walter Veltroni ha ammesso la sconfitta. Un "terzo tempo" cui non siamo abituati in Italia: "Ho telefonato a Berlusconi per dargli atto della vittoria e i miei auguri di buon lavoro come credo che debba fare ogni italiani pensando al proprio paese".
Fattore
v le impressioni di tre popolari registi di sinistra
( da "Riformista,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Per il comico romano Veltroni ha condotto "una campagna onesta, con sincera passione, basta che il Pd non stia troppo sotto il 35 per cento, evidentemente gli italiani vogliono essere governati da Berlusconi". Un po', in cuor suo, se l'aspettava. "Ho sentito tante persone che mi dicevano: "Stavolta non vado a votare".
I
danni dell'effetto pecoraro. De Mita fuori
( da "Riformista,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni non è riuscito a trovare altra motivazione che l'età avanzata del leader irpino, incompatibile con il nuovo progetto politico. Invece, per Bassolino, oltre che suggerirgli di "fare la cosa giusta", di rimandare a lui ogni decisione sulle dimissioni, per poi giungere addirittura all'abbraccio in piazza Plebiscito,
Milano
resta al centrodestra Uno su due ha votato Berlusconi
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: onorevole Mariastella Gelmini - e che dimostra ancora una volta il fiuto politico di Berlusconi". Incalza il coordinatore cittadino, onorevole Luigi Casero, che offre un'altra chiave di lettura del voto: "La Lombardia è sempre più del centrodestra. Veltroni e il centrosinistra hanno dimostrato che non sanno capire la Lombardia e i lombardi.
Le
due coalizioni divise da 11 punti
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il testa a testa fra i due candidati premier vede Silvio Berlusconi al 49,18 per cento, mentre Walter Veltroni si arresta al 38,5. E i partiti? Il Pdl conquista il 36,88 per cento che sommato al 12,3 della Lega porta al 49,18 per cento lo schieramento del Cavaliere. Il Pd si attesta al 33,65, con Italia dei Valori al 4,85 per un totale di 38,5 per la coalizione di Walter Veltroni.
Giunta
regionale, in 4 fanno le valigie per Roma
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ma conta sulla rinuncia di Walter Veltroni. Non sembrano aver speranza gli ex parlamentari della Margherita Lino Duilio e Pierluigi Mantini. Dopo il capolista Colaninno ce la faranno, nel gruppone di 11 o 12 neo deputati, le ministre uscenti Linda Lanzillotta e Barbara Pollastrini oltre al riconfermato Emanuele Fiano.
Il
Pdl distacca il centrosinistra di diciassette punti Lega a valanga in Brianza:
superato il ventuno per cento ( da "Corriere della Sera"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: hanno regalato alla coalizione che ha sostenuto Silvio Berlusconi il 52,52 per cento delle preferenze (40.774 voti) contro il 35,91 (27.889 voti) dello schieramento a favore di Walter Veltroni. Simile il risultato al Senato: 52,85 per cento (38.653 voti) contro il 35,77 (26.225 voti). Imponente l'exploit della Lega: a Monza, sia al Senato che e alla Camera,
Pd:
recuperata la fiducia dei milanesi
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Massimo Corsaro (Pdl) fa notare che "Berlusconi batte Veltroni anche a Sesto San Giovanni, la Stalingrado d'Italia, dove il Pdl conquista il 43,87% dei consensi contro il 42,49% del Pd". Ma, appunto, il Pd preferisce guardare al progresso rispetto al 2006. E così, le dichiarazioni ufficiali sono improntate a una certa fiducia.
Galli:
per la sinistra una débâcle Troppi elettori in fuga dalle urne
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Non ci sono dubbi: Veltroni ha cannibalizzato la sinistra. Ma non è solo questo". Elettorato disilluso? "Sì, molti potenziali elettori della Sinistra Arcobaleno non sono andati a votare. Basta guardare i dati dell'astensione in Liguria e in Toscana, due regioni in cui da sempre la sinistra è forte".
GRANDE
OCCASIONE ( da "Corriere della Sera"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni ha svuotato l'estrema sinistra; ma non è riuscito a sottrarre consensi al centro, mancando la scommessa di conquistare i voti moderati. La rimonta, che c'è stata, finisce così per sottolineare la misera base di partenza del centrosinistra.
La
svolta premia Fini E sulla Camera: deciderò L'ex moglie lo ringrazia
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ringrazio Berlusconi, ma aspettiamo ancora qualche giorno...". E le riforme? "Auspico un dialogo, però molto dipenderà, è chiaro, dall'atteggiamento di Veltroni ". Saluta, si volta. C'è Daniela Di Sotto, la sua ex moglie. "Grazie, presidente...". E lui, con un sorriso: "Grazie a te".
Berlusconi,
scacco al Pd Lega forte e sinistra fuori
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: REDAZIONALE Berlusconi, scacco al Pd Lega forte e sinistra fuori -Pdl, ampio vantaggio a Palazzo Madama L'ipotesi: 167 seggi contro i 137 di Veltroni --inistra Arcobaleno fuori dalle Camere A Montecitorio presenti solo 6 partiti - "Ribaltone" nelle regioni per il Pd Perse Lazio, Liguria, Abruzzo e Calabria Affluenza all'80,
<Saranno
cinque anni difficili Aperto ai suggerimenti del Pd>
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ho gradito gli auguri di Veltroni "Il successo dimostra che il voto 2006 era irregolare. Subito al lavoro su rifiuti e Alitalia" ROMA - L'ha vissuto come "uno dei momenti più belli della vita, il coronamento di un sogno". Ha atteso le nove di sera per rilasciare un commento ufficiale, ma la parola storia, la convinzione di vivere "un momento e una vittoria storica"
E
il Cavaliere ha già pronto il governo Letta vicepremier, Esteri a Frattini
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Merito nostro e merito anche di Veltroni". Ieri le urne non hanno solo consegnato a Berlusconi la vittoria, ma hanno cambiato anche il profilo politico del Paese. E chissà se il Cavaliere ha affrontato l'argomento al telefono con il leader del Pd, se gli ha riconosciuto il ruolo di aver contribuito a "cambiare la faccia del sistema".
Vince
il bipolarismo Carroccio e Di Pietro nuove <ali radicali>
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: correrò da solo" di Veltroni e, successivamente, la formazione del Pdl da parte di Berlusconi) e si è fortemente accentuato, oggi, in seguito alle scelte degli elettori. Più di otto votanti su dieci, con l'opzione per le coalizioni maggiori, hanno sottolineato la loro inclinazione verso una radicale semplificazione dello scenario.
Silvio,
sono dolori. Può tornare il terrorismo>
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E Veltroni dovrà contenere le spinte dell'estrema sinistra" Silvio, sono dolori. Può tornare il terrorismo" ROMA - "Per Silvio Berlusconi adesso cominciano i dolori, ha una maggioranza ampia ma governare sarà davvero difficile. Immaginavo che avrebbe vinto, ma solo di poco".
Trionfa
Berlusconi, boom della Lega ( da "Corriere della Sera"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Siamo pronti a lavorare insieme sulle riforme" Trionfa Berlusconi, boom della Lega Maggioranza netta: 30 seggi in più al Senato, 100 alla Camera Il Cavaliere: anni difficili. Veltroni: complimenti, ma siete divisi ROMA - Vittoria netta di Silvio Berlusconi e del Popolo della Libertà alle elezioni politiche sia alla Camera, sia al Senato.
<La
destra ha vinto, ora governi Siamo disponibili al dialogo>
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni "nomina" Berlusconi e lo chiama. Le lacrime di Flavia Il leader del Pd: una grandissima energia, siamo la prima forza riformista che l'Italia abbia mai avuto ROMA - Il cartello "Comunque vada grazie Walter" sventola alla finestra del "loft" come un cattivo presagio, sono le otto della sera e Walter Veltroni scende con un sorriso mesto i 18 gradini della sede del Pd,
Prodi
amaro: si dorme nel letto che si è preparato
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il suo rapporto con Veltroni, con il quale si è ripetutamente sentito al telefono e del quale dice di "aver condiviso la campagna elettorale", non sembra riservare scintille. Il resto è proiettato sulla scena internazionale. Si è profilata la possibilità di un incarico direttivo all'Unesco, poi tramontata.
Rovati:
alla Camera io per l'Udc Ora Pier e Walter si accordino
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Alla fine, la magia di battere Berlusconi è riuscita solo a Prodi, e per due volte. Veltroni ha fatto una buona campagna, adottando una tattica del basket, di cui è tifoso: all'inizio una “zona adeguata”, una difesa per parare i colpi; poi un tentativo di pressing a tutto campo;
Alemanno,
la festa e la cautela ( da "Corriere della Sera"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: L'esempio del 2001 è chiaro: vittoria di Berlusconi alle politiche e di Veltroni al Comune". Quindi? "Quindi quella per la nostra città è un'altra partita. Non mi faccio nessuna illusione: conteranno i programmi, e quello che abbiamo fatto in questo mese io e Rutelli". E poi ribadisce: "Il mio umore?
La
città al Pd Il Lazio al Pdl ( da "Corriere della Sera"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: al Pdl Comune e Provincia di Roma solo oggi i verdetti delle urne La Capitale continua a premiare Veltroni, ma il Lazio cambia segno e, dopo un lungo testa a testa, il Senato va al Pdl La capitale premia il Pd, ma nel resto della regione vince il Pdl: in città alla Camera il Partito democratico (con i voti di Di Pietro) è in testa con il 43,8%, con il Popolo della libertà al 41,4.
Rutelli-Alemanno
col batticuore ( da "Corriere della Sera"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Nel 2001, nonostante la vittoria di Berlusconi, Veltroni vinse il Comune. Mi sento un po' con le mani legate...". All'ex sindaco, il candidato del centrodestra non ha risparmiato una frecciata: "Pensava che Roma fosse il suo trampolino di lancio, ma si è trasformata nella sua zavorra".
Rutelli,
ultima attesa a un soffio dal 50% tra voci ed exit poll
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: al governo Berlusconi; perché, soprattutto, significherebbe molto in termini politici. Al ballottaggio - come già fu per il primo Veltroni - si arriverebbe con il vento a soffiare da destra; il clima, dunque, non sarebbe dei migliori; soprattutto se i dati locali confermassero, come sembra, il crollo nazionale della Sinistra arcobaleno.
I
dipietristi oltre il 4% <Premiata la linea dura>
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: L'alleato Veltroni ha adottato una linea soft, evitando toni aggressivi, il partito di Di Pietro ha picchiato duro sulla necessità di "stabilire regole etiche in politica, di fare chiarezza sulle spese dei partiti, e di dare agli italiani una certezza di legalità ".
<E'
la conferma che sta avvenendo la secessione dolce>
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "La "novità" di Veltroni è stata lo sforzo di riconoscersi in questa composizione sociale. Ma non ha potuto che chiudere la stalla quando i buoi erano già scappati. Però le persone legate al territorio ci sono e si chiamano Chiamparino, Penati, Cacciari, Illy, Errani.
Il
senatur Bossi, una carezza nel pugno
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è stato lui il vero veltroniano, ha preso i voti di protesta e di governo. Ha detto che ora si farà "quella roba lì, il federalismo fiscale" e sarà un bene anche per il Sud "dove i soldi vanno a ramengo". Erano passate le nove. A mezzanotte e tre, alla Adriano Celentano, c'era già chi stava pensando a un altro uomo (un amico suo e di Berlusconi,
Vespa
e Mentana, scambio di vincitori e vinti
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni in tv, sul piano comunicativo, mostrava più appeal di Berlusconi. Lo abbiamo scritto tante volte: l'audience televisiva non è il popolo italiano e troppe volte, invece, commettiamo questo errore. Ieri, però, i palinsesti della tv si sono trasformati nella giornata della resa dei conti.
Pallaro
e gli <stranieri>: mi sa che ora conteremo poco
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: la forza della Lega non mi meraviglia, da Veltroni invece mi aspettavo di più". Al telefono taglia corto con un collaboratore, che vorrebbe organizzare una festa nella notte, in un hotel. "Primo: non so ancora se verrò rieletto. Secondo: non corro mica alla presidenza della Repubblica, siamo seri ".
I
volti del voto Cravatte colorate e il Cav solo in voce
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni davanti al loft, composto come un candidato americano che concede la sconfitta, circondato da notabili del partito ovviamente cupi. Si è visto Umberto Bossi nei tg, gran vincitore non a sorpresa (chiunque vivesse al Nord se ne sarebbe dovuto rendere conto) che si presentava con linguaggio popolare e taglio di capelli discusso (
Brescia,
adesso trema anche l'ultimo <fortino ulivista>
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Anche a Brescia - prosegue - l'elettorato ha dimostrato di essere molto mobile. Noi abbiamo intercettato solo una parte degli elettori che avevano votato per l'Unione, e i voti non sono andati ai nostri ex alleati ma a Lega e Pdl". Veltroniano Emilio Del Bono Berlusconiano Adriano Paroli L. Cor.
Localismo
e voglia d'Europa le risposte della Lombardia
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: In provincia di Brescia il Carroccio supera il partito di Veltroni, in quella di Bergamo è davanti a Forza Italia MILANO - Che cosa è successo? E' successo che in due anni la Lega Nord è passata dal suo minimo storico in Lombardia (11,4%) a un passo dal suo record di consensi. E' successo poi che Veltroni, che solo due settimane fa riempiva le piazze della regione,
<La
questione Malpensa? Vale almeno il 10 per cento>
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ha fatto miracoli in campagna elettorale, non è colpa sua. Ma altri, a Roma, hanno voluto condurre la trattativa con Air France fino all' ultimo giorno, con ostinazione, e questo non ha certo giovato a chi deve raccogliere consenso da queste parti.
I
precedenti ( da "Corriere della Sera"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: BREVI I precedenti Mai al primo turno Né Rutelli né Veltroni sono diventati sindaco la prima volta senza passare per il ballottaggio. Nel 1993, Rutelli aveva di fronte un avversario appena "sdoganato" da Berlusconi, Gianfranco Fini: in quella occasione, Rutelli vinse al secondo turno. Veltroni Nel 2001, Veltroni - mentre il governo nazionale era conquistato dal centrodestra -
Casini:
<Udc all'opposizione Non voteremo la fiducia>
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: un voto di fiducia da regalare a Berlusconi, che peraltro non sembra affatto intenzionato a chiederglielo: "Noi siamo persone serie e terremo fede al patto con i nostri elettori". Ma dopo aver assicurato che manterrà i contatti anche con Veltroni, annuncia che l'Udc farà un'opposizione "seria, responsabile: voteremo quello che ci convince e ci opporremo a quello che non ci andrà.
Rutelli
avanti, ma rischia il ballottaggio
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: potrebbe materializzarsi ciò che è capitato con il sindaco Veltroni al suo primo mandato: governo alla destra, Capitale al centrosinistra. Lo schieramento che sostiene Rutelli è, nei fatti, lo stesso che lavorava con Veltroni: dalla sinistra alla lista "moderati". La cautela, ovviamente, è necessaria: adesso al comitato Rutelli sorridono, ma a inizio mattina l'atmosfera era tesa.
Scompare
il Psi dopo 116 anni in Parlamento. Boselli lascia
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni ha delle responsabilità gravissime, per questo: ha consegnato il Paese a Berlusconi. E all'interno di una sconfitta amara a noi è toccata la nostra razione...". Boselli lascerà il suo posto di segretario. "Faremo un congresso e decideremo a chi affidarlo".
Berlusconi
vola ( da "Stampa, La"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E Veltroni telefona : "Dò atto della vittoria Sì al dialogo, opposizione sul programma" [FIRMA]UGO MAGRI ROMA Berlusconi torna al governo, quanto potrà durare dipende da Bossi. Con il 47,2 per cento il trionfo del centrodestra è fuori discussione, il margine di vantaggio supera i 9 punti percentuali: segno che i sondaggi del Cavaliere erano azzeccati,
Mezza
provincia vota Silvio ( da "Stampa, La"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: un trionfo per il centro destra, un successo amaro per il pd di Veltroni), poi quelli della Camera che hanno ridimensionato i distacchi, ma fino a un certo punto. Il dato finale è che Berlusconi presidente ottiene (e in alcuni casi, come a Casale e Tortona supera) la metà dei voti, grazie soprattutto all'exploit della Lega Nord.
La
verità sulle elezioni in diretta televisiva
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Abbiamo ascoltato Veltroni dire: "Nel 2006 abbiamo ereditato un Paese rovinato da 5 anni di governo della destra e in meno di 2 anni abbiamo risanato i conti". E Berlusconi affermare: "In 5 anni abbiamo realizzato l'85 per cento del programma sottoscritto con gli elettori, abbiamo diminuito le tasse, aumentato le pensioni etc.
En
plein del Pdl, conquistate tutte le 9 zone
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: e Walter Veltroni accoppiato ad Antonio Di Pietro che si deve accontentare del 38. Una sconfitta addolcita solo dal fatto che nel 2006 Ds e Margherita insieme in città raggiunsero appena il 24 per cento. Ma il vero trionfo è quello della Lega (Matteo Colaninno, "un dato sorprendente"), con il Carroccio che in tutti i quartieri della città torna in doppia cifra.
<Questo
è anche il trionfo del modello-Lombardia>
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "È la vittoria di Silvio Berlusconi. Ancora una volta, lui, il Presidente ha avuto ragione nel dar vita al Popolo della Libertà mentre per la sinistra di Walter Veltroni è stata una scelta obbligata, quella del Partito democratico". La vittoria del Pdl è vittoria del modello Lombardia?
<Premiata
l'idea di creare un partito alla Sarkozy>
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il merito innegabile è di Silvio Berlusconi ma anche di Gianfranco Fini, scelta d'amore verso l'Italia". I numeri garantiscono governabilità e riforme. E sparisce la sinistra radicale. Contento? "Non mi metto a piangere. E, comunque, la sinistra è rappresentata da Walter Veltroni che è stato esponente del Pci.
E
Sesto non è più <rossa> ( da "Giornale.it, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: di Redazione Silvio Berlusconi batte Walter Veltroni anche a Sesto San Giovanni. Avete letto bene: Berlusconi sconfigge la sinistra rappresentata da Veltroni in quella che, loro, hanno sempre definito la "Stalingrado d'Italia". Sì, Sesto non è più la storica roccaforte della sinistra: infatti, la coalizione di Berlusconi ha ottenuto il 43,
I
paesi amministrati dall'Ulivo scelgono il centrodestra
( da "Stampa,
La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: L'affermazione della coalizione di Berlusconi è stata molto netta anche in località costiere, come Noli e Spotorno, che sono guidate da giunte di centrosinistra. Al Senato solo a Bergeggi le due coalizioni sono finite vicine: 42,7% per Veltroni e 47,3 per Berlusconi ed i suoi alleati.
I
socialisti fuori dal Parlamento Boselli lascia la guida del partito
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni. Il primo a parlare è il segretario Enrico Boselli, che a sorpresa annuncia di voler lasciare la guida del Ps: "Veltroni ha spalancato le porte del governo a Berlusconi e gli ha consegnato il Paese per 10 anni". Secondo Boselli il risultato delle elezioni è "la più grande sconfitta dal '48 ad oggi".
Maroni
lancia il partito: <Abbiamo conquistato anche i voti di sinistra>
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "È una svolta dovuta alla lungimiranza e all'impegno principalmente di Berlusconi, ma in parte anche di Veltroni: se fossi in loro, nel Pd non mi metterei ad accusare in modo così meschino la Lega, ma mi rallegrerei del fatto che anche attraverso la svolta del Pd la politica italiana ha avuto una forte accelerazione".
L'amaro
addio di Bertinotti: <È finita nel modo peggiore>
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ha prima puntato tutto sulla governabilità in alternativa a Berlusconi, poi negli ultimi due giorni ha cambiato tutto. Ha puntato sul voto utile, quello contro Berlusconi. Ci siamo trovati spiazzati, e noi non avevamo argine... ". Lo sfondamento dell'elettorato dei quattro partiti di sinistra è stato totale: simpatizzanti di pdci,
PD
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E Berlusconi ha stravinto". Ma anche chi comincia ad evocare "un congresso in tempi brevi", per "ridiscutere la linea" e "dare maggiore collegialità" al Pd, ossia ridimensionare Veltroni, rischia di dover aspettare più del previsto: "Niente congresso fino al 2009", assicurano i veltroniani.
La
vendetta di Prodi: <Così ora imparano>
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Romano Prodi non la riserva a Berlusconi, e neppure a Veltroni. È tutta per Fausto Bertinotti, e per quella Sinistra Arcobaleno che è stata travolta dalle urne e che resterà fuori dal Parlamento. È rimasto tutto il giorno a Bologna, il premier uscente, a seguire in tv la maratona degli spogli con la moglie Flavia.
Liguria,
Pdl primo sulla terra rossa ( da "Giornale.it, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: quella provincia che il centrosinistra governa: Veltroni finisce sotto di 10 punti. Spezia è un serbatoio di voti, ma dopo il governo Prodi anche per il Pd fare il pieno costa troppo. Non resta che qualche timido passo avanti da Imperia, ma quello è il feudo di Claudio Scajola e l'abisso a favore di Berlusconi è incolmabile.
POLITICHE
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: 1 racimolato dal tandem Veltroni-Di Pietro. Un successo della coalizione di centrodestra che, rinvigorendosi alla Camera, porta sotto i riflettori la netta affermazione della Lega. Nella circoscrizione 1, quella di Torino, il Carroccio raggiunge l'8,67 per cento e nella Piemonte2, che riguarda il resto della regione vola addirittura al 16,
È
l'Abruzzo l'ultima rivincita ( da "Giornale.it, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, evidentemente, non ha saputo far dimenticare. Anche in Abruzzo, gli elettori non si sono fatti incantare da una campagna elettorale - quella della sinistra - che sa molto di fiction e poco di politica". In definitiva, il risultato abruzzese per la composizione dell'assemblea di Palazzo Madama contribuisce in modo tangibile ad aprire le porte del governo a Silvio Berlusconi,
Anche
il Lazio volta le spalle a Walter Alla sinistra resta solo la città di Roma
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: 15 pagina 16 Anche il Lazio volta le spalle a Walter Alla sinistra resta solo la città di Roma di Massimo Malpica Nella regione di Veltroni, Marrazzo e Gasbarra il Popolo della libertà conquista il Senato. Cresce l'Idv, delude la Destra di Storace da Roma Era una delle regioni "in bilico", una di quelle su cui puntava Walter Veltroni, dopo i suoi due mandati da sindaco di Roma.
Sfida
per il Campidoglio C'è aria di ballottaggio tra Alemanno e Rutelli
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: elettorale a livello nazionale della coalizione che sostiene Silvio Berlusconi, in quegli otto elettori su cento in più che si sono recati alle urne rispetto alle comunali del 2006, quelle in cui Veltroni strapazzò lo stesso Alemanno (61,44 contro 37,08), in quell'assenza dell'effetto Veltroni che tanto ha contato a Roma negli ultimi anni, nell'incognita costituita dalle liste civiche.
Crisi
economica, tutti a destra ( da "Manifesto, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: strategica di Walter Veltroni, cioè la negazione di ogni alleanza a sinistra per andare al voto senza il fastidio delle sinistre radicali si è tradotta in una rotta. Alla Camera e al Senato il Partito democratico sarà più debole che mai negli anni passati. SEGUE A PAGINA 6 Del pari la Sinistra arcobaleno non è stata in grado di presentare ai cittadini elettori una unità delle sinistre.
Un
Carroccio di lotta e di governo ( da "Manifesto, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dove peraltro Massimo Cacciari non brilla per sintonia con Veltroni. Addio maggioranza ulivista nei (pochi) municipi che contano. Implosi i Verdi, cancellata la sinistra, evaporata Sd: il Veneto fa i conti con un tracollo peggiore addirittura della catastrofe '94. Non c'è più nemmeno l'operaio Martino Dorigo unico deputato "progressista".
Il
trionfo popolare della Lega di Bossi
( da "Manifesto,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: in primis Veltroni". Il peso politico della Lega, in Lombardia, e proprio rispetto a Berlusconi, si fa pesare fin dalle primissime dichiarazioni. C'è il neo parlamentare Salvini che alza la voce con superstar Letizia Moratti, e il consigliere regionale Boni che già pretende la presidenza del Pirellone.
Per
la razza e il portafoglio ( da "Manifesto, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Nemmeno serve la favola bella del bipartitismo, la nuova creatura partorita da Veltroni e Berlusconi, a leggere la tabella dei risultati, se non parzialmente: non esiste al mondo sistema bipartitico corredato e condizionato da un partito territoriale dell'entità della Lega. Siamo in Italia, i figurini stranieri ci vengono sempre storpiati.
Sarò
uno statista, riforme con la bicamerale
( da "Manifesto,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Poi ringrazia Veltroni per la telefonata e ricambia: "Noi siamo pronti a lavorare insieme con l'opposizione sulle riforme, lo siamo sempre stati". Ha imparato dall'esperienza. Dovrebbe poter contare su 167 senatori che sono dieci in meno del 2001 (177) e venti in meno del 1994 (187).
Ero
certo di vincere, ma ora dialoghiamo
( da "Manifesto,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: a ufficializzare il risultato è il leader del Pd Walter Veltroni: "Come è prassi in tutte le democrazie occidentali, ho telefonato a Berlusconi per dargli atto della vittoria e esprimergli l'augurio di un buon lavoro". Lui, il Cavaliere, non arriva a Roma nemmeno per l'ora di cena e neanche più tardi.
La
sinistra campana paga la crisi rifiuti
( da "Manifesto,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il Pdl ha preso il 50,8, Veltroni il 34,1, Udc 6,8, Sa 2,7. Alla camera con lo spoglio giunto a metà Berlusconi è intorno al 51, il Pd poco più di 34, Casini sul 6%, Bertinotti 2,7. Eppure il pomeriggio era iniziato sotto altri presagi. "Anto' che si dice nelle sezioni?
Non
si può fare, Pd al palo ( da "Manifesto, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: pronte a cogliere il miracolo della sconfitta di Berlusconi da parte del nuovo partito-partito nuovo che ha scelto di correre testardamente da solo, o quasi. Il miracolo non c'è stato, la delusione è scolpita sui volti di tutti. Su quella di Veltroni, innanzitutto. Per prima cosa annuncia di aver telefonato al vincitore - Berlusconi, stavolta lo nomina - per gli auguri di buon lavoro.
Torna
il clown dai denti bianchi ( da "Manifesto, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il giornale di Times Square non fa sconti a Berlusconi, ma nemmeno a Veltroni. "Se Clooney è molto popolare qui (negli Usa) - scrive - la sua apparizione (in Italia, a fianco del candidato del Pd) in un certo senso ha evidenziato una critica contro Veltroni: che preferisce passare il tempo passeggiando per Roma con le star del cinema piuttosto che fare il proprio lavoro"
Ora
in piazza, se ci ricordiamo dov'è
( da "Manifesto,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: no di Veltroni, no di Ferrando". La speranza: "Può essere salutare" Alessandro Braga Milano Incazzati, ma anche un po' depressi. Rancorosi nei confronti di chi, in teoria, dovrebbe essere più vicino, ma pure disillusi. Un po' "notte dei lunghi coltelli" tra "fratelli serpenti", ma anche un po' "non ci resta che piangere".
È
pioggia o pianto? Debacle a sinistra
( da "Manifesto,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Di Veltroni "sconfitto" dice che "ha lavorato per il re di Prussia", cioè per la destra che ha vinto la partita. E in tanti, dimissionari e non, condottieri e non, l'abbiamo persa. La lettura del voto di Paolo Ferrero è senza appello: "Una sconfitta netta, su cui hanno pesato il voto utile, la delusione per l'azione del governo e l'
La
sconfitta ( da "Manifesto, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Talmente brutto che permetterà a Silvio Berlusconi d'incalzare il Pd sul terreno delle riforme plebiscitarie e presidenzialiste. Walter Veltroni deve stare attento a non rallegrarsi per l'attenzione che il Cavaliere gli concederà, in un abbraccio che magari permetterebbe al leader del Partito democratico di assecondare il suo credo bipolarista,
Sinistra
extraparlamentare ( da "Manifesto, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Trionfa il
duo Berlusconi-Bossi, Veltroni al palo, crollo della sinistra. Dalle urne esce
un quadro devastante, la destra ha una maggioranza sicura anche al senato. Pdl
al 38%, la Lega all'8. Pd al 34, Di Pietro al
<Silvio,
Silvio>: avanti Popolo (della libertà)
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: applaudono anche lo sconfitto Walter Veltroni, quando in tv ammette la sconfitta e augura buon lavoro a Berlusconi. Tutt'altro trattamento per la candidata della Destra Daniela Santanchè, che dal Pdl Point guadagna solo fischi e insulti: "Voleva portarci via i voti". "Abbiamo lavorato bene, il modello Lombardia è stato premiato dai cittadini e vogliamo esportarlo a livello nazionale"
Il
Piemonte operaio vota Pdl, deraglia la Sinistra No-Tav
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: 1 racimolato dal tandem Veltroni-Di Pietro. Un successo della coalizione di centrodestra che, rinvigorendosi alla Camera, porta sotto i riflettori la netta affermazione della Lega. Nella circoscrizione 1, quella di Torino, il Carroccio raggiunge l'8,67 per cento e nella Piemonte2, che riguarda il resto della regione vola addirittura al 16,
<Governerò
cinque anni Sulle riforme pronti a collaborare con tutti>
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ho gradito molto la telefonata di Walter Veltroni", spiega, che "mi ha fatto gli auguri di buon lavoro". E ancora: "Confermo l'assoluta apertura affinché il dialogo ci sia e sia fruttuoso". Anche rispetto a Pier Ferdinando Casini perché "andremo d'accordo con tutti coloro che vorranno lavorare con noi per il bene del Paese".
Quando
al telegiornale appare il volto di Walter Veltroni, Umberto Bossi scoppia in
una risata frago ( da "Stampa, La"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Era evidente che Veltroni perdeva, non gli bastava pitturare il pullman di verde". Silvio Berlusconi insiste che bisogna fare il ponte sullo Stretto. E' d'accordo? "Vedremo quello che vuole la gente davvero...". Buona parte della vostra campagna elettorale è stata fatta per salvare Malpensa.
Colpo
di scena a Sesto San Giovanni La Stalingrado d'Italia va al Pdl
( da "Stampa,
La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi batte Veltroni anche nella Stalingrado d'Italia, nella storica roccaforte della sinistra, nella città del presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati". Massimo Corsaro, coordinatore di Alleanza nazionale in Lombardia e candidato alla Camera del Pdl, commenta così i risultati del Senato resi noti dal sito Internet del Comune di Sesto San Giovanni,
Lombardo
stacca di 20 punti la Finocchiaro
( da "Stampa,
La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: come uno che si è preso una rivincita sui "grandi": a Veltroni promette "una cassata siciliana", ma non risparmia neppure frecciatine a Berlusconi ("aveva invitato i siciliani a non votarmi"), indicato come un vincitore che avrà, comunque, "difficoltà con gli alleati". Il riferimento è tutto diretto al "pericolo" di una Lega Nord troppo forte.
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 3
categoria: A... ( da "Corriere della Sera"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Niente effetto Veltroni anche nel Lazio, che viene perso con circa 2 punti percentuali mentre in Calabria si consuma il ribaltone rispetto a due anni fa, quando vinse a mani basse il centrosinistra. Al Pd-Idv restano Toscana, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Basilicata e Molise.
<Sarò
uno statista, riforme con la bicamerale>
( da "Manifesto,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Poi ringrazia Veltroni per la telefonata e ricambia: "Noi siamo pronti a lavorare insieme con l'opposizione sulle riforme, lo siamo sempre stati". Ha imparato dall'esperienza. Dovrebbe poter contare su 167 senatori che sono dieci in meno del 2001 (177) e venti in meno del 1994 (187).
<Torna
il clown dai denti bianchi> ( da "Manifesto, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il giornale di Times Square non fa sconti a Berlusconi, ma nemmeno a Veltroni. "Se Clooney è molto popolare qui (negli Usa) - scrive - la sua apparizione (in Italia, a fianco del candidato del Pd) in un certo senso ha evidenziato una critica contro Veltroni: che preferisce passare il tempo passeggiando per Roma con le star del cinema piuttosto che fare il proprio lavoro"
<Ora
in piazza, se ci ricordiamo dov'è>
( da "Manifesto,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: no di Veltroni, no di Ferrando". La speranza: "Può essere salutare" Alessandro Braga Milano Incazzati, ma anche un po' depressi. Rancorosi nei confronti di chi, in teoria, dovrebbe essere più vicino, ma pure disillusi. Un po' "notte dei lunghi coltelli" tra "fratelli serpenti", ma anche un po' "non ci resta che piangere".
Vince
il centrodestra, ma l'Italia è ancora unita?
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo Prodi.
Pdl,
vittoria larga anche al Senato ( da "Giornale.it, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: vale tre senatori di premio di maggioranza per la coalizione di Silvio Berlusconi. E per l'Abruzzo riconquistato alla causa del Pdl a sorpresa con una crescita di 5 punti percentuali sottratti in larga parte all'Udc. Per Veltroni & C. vale sempre lo stesso discorso: tutto il cospicuo guadagno (sintetizzabile in oltre dieci punti) viene dalla sinistra radicale.
Boom
Pd e Lega, sinistra ko ( da "Stampa, La"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: democratici di Veltroni crescono di circa 7 punti sui risultati del 2006 e vanno oltre anche al 39,17 della lista l'Ulivo per Chiamparino delle comunali del 2006. La Lega Nord raddoppia i suoi voti in città e in provincia di Torino arriva al 9,1 per cento. Questi voti, sommati al 33,5% del Pdl danno alla coalizione di Berlusconi la maggioranza relativa nella provincia di Torino:
W,
L'ONORE DELLE ARMI ( da "Stampa, La"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: da Walter Veltroni. Ma è stata subito rilanciata, nell'altra campo, da Berlusconi e ha ottenuto l'effetto voluto: al Senato, i gruppi parlamentari si dovrebbe ridurre, se le previsioni saranno confermate dai risultati finali, addirittura a tre grandi formazioni: Pdl e Lega da una parte e Pd, che dovrebbe comprendere anche la Iv di Di Pietro,
Annunciato
da tutti i sondaggi come la conclusione più probabile, il ritorno di Silvio
Berlusco ( da "Stampa, La"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il "bipartitismo coatto" imposto da Walter Veltroni e da Silvio Berlusconi al sistema politico ed al Paese (a dispetto di una legge elettorale del tutto proporzionale) ha funzionato, producendo vittime illustri ed un vero e proprio terremoto (positivo) nella geografia parlamentare.
ADDIO
A BERTINOTTI ( da "Stampa, La"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: gran parte della responsabilità l'ha avuta Veltroni con la sua scelta di andare da solo. Però lui è stato molto bravo a scrollarsi di dosso il governo Prodi. E' riuscito a presentarsi come il Nuovo anche se il suo Partito era il fulcro di quel governo. Ed è stato abile nel buttare sulle nostre spalle il fallimento di quell'esperienza.
Armosino
e Fiorio a Roma ( da "Stampa, La"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ha fatto un gran recupero, ora si tratta di capire perché siamo riusciti a prendere voti a sinistra, ma non al centro". Più complessa, invece, la posizione di Sergio Ebarnabo (in 12ª posizione) legata ai complessi calcoli per l'elezione dei senatori.
Vespa
vince la volata ( da "Stampa, La"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: della telefonata di Veltroni al Cavaliere [FIRMA]ALESSANDRA COMAZZI ROMA Bruno Vespa sfarfalleggiava ieri sera davanti ai bianchi usci di "Porta a porta" su Raiuno, in apertura di una prima serata quasi per tutti elettorale; accaparrandosi in rapida batteria, e subito all'inizio, tanto per partire col botto, la telefonata di Silvio Berlusconi e il collegamento con Umberto Bossi;
Espulsioni
neanche un parlamentare comunista o verde, neanche un socialista
( da "Riformista,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E l'ex segretario dello Sdi si dimette e annuncia un congresso straordinario. Ma punta l'indice su Veltroni: "Abbiamo una parte di colpe, ma la responsabilità di Veltroni è gravissima. Ha consegnato il paese nelle mani di Berlusconi". De Angelis a pagina 4 15/04/2008.
Yes,
week end nel quartier generale ( da "Riformista, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: in vista del contatto telefonico tra Veltroni e Berlusconi, avvenuto poi al tramonto. I maggiorenti del partito vanno e vengono, entrano ed escono. Il più attivo è senz'altro Ermete Realacci, che piomba più volte in sala stampa. "Se il Pd vincerà sarà dialogo e una Camera al Pdl", dice il responsabile comunicazione del partito.
È
stata una debacle ( da "Riformista, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: lanciata da Veltroni nell'agone politico nazionale, che capeggiava il plotone democrats in corsa per la Camera, non ha certo brillato per una campagna mediatica e di sostanza, ma a registratori spenti più di un esponente del loft difende Madia e ritiene più utile buttare la croce sugli anni "deludenti di Marrazzo alla presidenza della regione"
Trionfi
Il Pdl spera che stavolta sia diverso: è caduto il murodel '94
( da "Riformista,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La vera mossa decisiva di Berlusconi è stata quella di non concedere l'apparentamento con il simbolo a Casini. Così si è creato un cuscinetto al centro che ha impedito lo sfondamento di Veltroni su quel versante e allo stesso tempo ha consentito al Pd di cannibalizzare la sinistra radicale".
Ribaltamenti
( da "Riformista,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Tra questi, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, oltre al presidente uscente del Senato, Franco Marini, capolista per Palazzo Madama. Originario del piccolo comune abruzzese di San Pio delle Camere, Marini durante il corso della campagna elettorale è stato diverse volte in Abruzzo.
Disfatta
2 Il Ps sotto l'1%, segretario sotto accusa
( da "Riformista,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni: "Ha spalancato del governo le porte a Berlusconi e gli ha consegnato il paese per dieci anni". Bastava girare per i corridoi del quartier generale socialista a San Lorenzo in Lucina per aver la sensazione di una disfatta. Alle cinque del pomeriggio le proiezioni non danno al Ps nemmeno la certezza dell'un per cento.
Seppur
di poco, la destra vince alla Camera e al Senato
( da "Riformista,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi, 43 per Walter Veltroni. Alla fine il Pdl conquisterà quattro seggi a palazzo Madama. La Lega Nord uno. Il Pd ne prende appena tre: a rappresentarlo saranno lo stesso Sansovino, la capolista Roberta Pinotti e Luigi Lusi. A freddo il commento degli esponenti del Pd ligure sarà lapidario: "Non ci saremmo immaginati un risultato del genere neppure nella peggiore delle ipotesi"
COMMENTI
IN TV: BRAVO MASTELLA MA VINCE LA NOIA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: IN VIDEO PIETRO TRECCAGNOLI Veltroni ha battuto Berlusconi. Non alle urne, ma nel campo in cui il Cavaliere si sente più forte: la comunicazione. Alle otto della sera il leader del Pd s'è materializzato in diretta tv per ammettere la sconfitta elettorale e annunciare che aveva telefonato al principale esponente della parte a lui avversa,
FEDERICO
VACALEBRE UN ACCORDO BIPARTISAN PER ELIMINARE GLI EXIT POLL, FATTORE DI
PERTURBAZI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: a casa a Bologna con la moglie Flavia), Berlusconi (nella sua villa d'Arcore: "Aspettiamo i dati veri, degli exit poll non mi sono mai fidato: sono inattendibili"), Veltroni e D'Alema (nel loft). Li hanno seguiti, e presi per buoni, pure la Cnn e la Bbc, "costretti" poi a correggere il titolo nel raccontare al mondo che Italia sarà.
Fabbio
e i politici alessandrini analizzano il voto
( da "Giornal.it"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il tentativo di Veltroni e di Berlusconi di spazzare via il centro non si è realizzato. Il nostro elettorato deve trovare assolutamente stabilità, senza sballottamenti a destra o a sinistra." commenta Giovanni Barosini, Segretario Provinciale dell'UDC. "Come prospettiva locale riteniamo essere indispensabili, senza sbilanciamenti".
Silvio:
con Walter bella gara ora la politica è più semplice
( da "Stampa,
La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi ha già cominciato a comportarsi da premier. Ha aperto alle opposizioni, da Veltroni a Casini, sulle riforme: "Siamo pronti al dialogo. Potremmo ripartire dal lavoro della Bicamerale". Ha promesso agli italiani che lavorerà a Palazzo Chigi per cinque anni ("saranno anni difficili") per modernizzare il Paese.
Il
ritorno del Cavaliere ( da "Famiglia Cristiana"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: la compagnia di bandiera sul futuro della quale Berlusconi ha calato l'ipoteca di un destino diverso da quello del matrimonio con i francesi. La scommessa del nuovo partito Walter Veltroni, come è nel suo stile, ha riconosciuto cavallerescamente la sconfitta e segnalato il dato politico: "C'è un riequilibrio nei rapporti tra le forze di destra e la Lega a favore di quest'
[FIRMA]MAURIZIO
TROPEANO Parlare di campanello d'allarme così come fanno il
( da "Stampa,
La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: i piemontesi che hanno scelto Berlusconi e Bossi sono quasi 237 mila in più di quelli che hanno votato per Veltroni. E ai primi si potrebbero aggiungere i 134 mila dell'Udc - in caso di ritorno alla Cdl - che non potrebbero venir compensati dagli 84 mila della Sinistra Arcobaleno e dai circa 15 mila dei socialisti se si ritornasse all'Unione.
Socialisti,
addio dopo 116 anni ( da "Stampa, La"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Da bolognese pacato riesce a dire cose durissime senza scosse: "Veltroni ha responsabilità gravissime. In campagna elettorale ha raccontato il pareggio e poi la strepitosa rimonta: adesso Berlusconi ha in mano il Paese. Complimenti. Non oso pensare a cosa accadrà". Se è un delitto il Psi fuori dal Parlamento, l'assassino si sappia chi è l'assassino, Veltroni.
Rivarolo,
il sindaco vicino alla riconferma
( da "Stampa,
La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: effetto Veltroni e del neo bipolarismo a favore della coalizione di Berlusconi? Il sostegno del centro sinistra è stato evidente in campagna elettorale e ora l'interrogativo è proprio sui voti "politici", come quelli della Sinistra L'Arcobaleno (a Rivarolo solo il 2,5%, sempre riferendoci al Senato) e dell'Italia dei valori (4,
GRAZIA
LONGO RAPHÄEL ZANOTTI TORINO Gli operai rimangono invisibili. L
(
da "Stampa,
La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ma solo grazie alla sua posizione in lista: secondo, subito dietro a Veltroni. Ciro Argentino, invece, è rimasto fuori: la sua coalizione non ha raggiunto il quorum del 4%. Le tute blu li hanno ignorati. Dentro e fuori la ThyssenKrupp. Tra i parenti delle vittime solo due voti per Boccuzzi. "Perché mai avrei dovuto sostenerli?
Il
Piemonte operaio vota Pdl ( da "Giornale.it, Il"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Lo stesso destino che ha fiaccato Veltroni e travolto Bertinotti trova in Piemonte, molteplici chiavi di lettura. Deluso dalla sinistra, ilpopolo di Mirafiori, storico feudo,ha preferito non votare o votare altri schieramenti. Il calo più significativo si è registrato nei quartieri simbolo della città operaia.
Maroni
lancia il partito: "Abbiamo conquistato anche i voti di sinistra"
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "è una svolta dovuta alla lungimiranza e all'impegno principalmente di Berlusconi, ma in parte anche di Veltroni: se fossi in loro, nel Pd non mi metterei ad accusare in modo così meschino la Lega, ma mi rallegrerei del fatto che anche attraverso la svolta del Pd la politica italiana ha avuto una forte accelerazione".
Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'
Walter,
la grande delusione ( da "Stampa, La"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Di farsi vedere in tv prima di Berlusconi. E poi, alle 8 della sera, nel retropalco della sala stampa, Veltroni ha "creato" all'istante una scenografia mai vista prima. Nicola Latorre gli ha chiesto: "Veniamo su anche noi?", alludendo all'intero gruppo dirigente del Pd che si era affollato là dietro.
Giordano
pronto a dimettersi Ferrero: no alla nuova Costituente
( da "Stampa,
La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dopo la rottura con Veltroni al 6,5. Niente da fare. Cancellati. "E' l'americanizzazione della politica italiana!", "La trappola bipartitica ha funzionato!", si accaloravano per tutto il pomeriggio Giovanni Russo Spena e Rina Gagliardi. "Il Pd ci ha addossato a tutto il peso degli errori del governo Prodi", analizzava Gennaro Migliore.
La
Liguria non è più "rossa"
( da "Stampa,
La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: perchè è la provincia di Savona che passa armi e bagagli alla corte di Berlusconi. Con uno scarto addirittura di dieci punti. Veltroni e Di Pietro si fermano al 38,9 mentre il Cavaliere, Fini e Bossi "volano". Tengono solo il capoluogo, Vado e Quiliano. Da Spotorno in giù, ma anche in Val Bormida, è una valanga azzurra.
"Brindo
lo stesso Nel Veneto bianco il Pd è primo"
( da "Stampa,
La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Massimo Calearo, l'imprenditore candidato bandiera di Veltroni sul fronte del Nord-Est, è tutt'altro che sconfortato: anche perché il Pd, a Vicenza, ha preso il 32% e per la prima volta è il primo partito. Dunque, Calearo alza un bel bicchiere di Prosecco e riparte all'attacco: "Altro che Berlusconi!
Adispetto
del passato, le aule di Camera e Senato ospiteranno nella legislatura che si
apre quattro ( da "Stampa, La"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: A condizione che affronti la seconda - e più grande - delle questioni che ha di fronte: e cioè come portare "il riformismo al governo del Paese" (parole di Veltroni) separando i destini del Pd da quelli della sinistra radicale. Un italiano su tre ha votato per Veltroni: troppo poco per vincere. Almeno fin quando in campo c'è Silvio Berlusconi.
Il
dialogo Pdl-Pd parte male A Roma è allarme sindaco
( da "EUROPA
ON-LINE" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Roma è allarme sindaco Scintille Veltroni-Berlusconi. Rutelli al 44, Alemanno è troppo vicino Oggi si aprono le trattative vere tra il Cavaliere e Bossi. Sulla composizione del governo e non soltanto. Ieri la Lega, forte del clamoroso exploit elettorale, ha presentato a Berlusconi una lunga lista di richieste: tre ministeri tra cui quello dell'interno e due presidenze di regioni:
La
terza volta di Berlusconi ( da "Stampa, La"
del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: fuori Santanchè e socialisti La terza volta di Berlusconi Veltroni chiama il Cavaliere: hai vinto. Boom della Lega. Cancellata la sinistra radicale Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni politiche e tornerà per la terza volta al governo. Terremoto in Parlamento, dove rimarranno soltanto cinque partiti: Pdl-Lega, Pd-Idv e Udc.
Pdl
primo nella città di confine ma alla Camera perde 500 voti
( da "Stampa,
La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi e Veltroni è "bulgaro", quasi il 62 per cento contro il 26 e mezzo. Il Partito Democratico di consensi pare averne raccolti molti a discapito dei partiti dell'estrema sinistra che non sono entrati nel nuovo soggetto politico. Le somme sono dalla parte del nuovo leader democratico: Ds, Margherita e Italia dei Valori nel 2006 si erano fermati a 2535 voti mentre ora Pd
Abbiamo
raddoppiato i parlamentari, non possiamo tradire chi ci ha votato
( da "Stampa,
La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Manco un accenno al programma di Veltroni. "Serenamente - spiega Donadi - dobbiamo ragionare con il Pd se sia il caso di fare in Parlamento un gruppo unico o due gruppi distinti. Magari è più conveniente, da un punto di vista tattico, avere due voci in conferenza di capigruppo anziché una.
Sanremo,
quarto successo in 3 anni per il centrodestra
( da "Stampa,
La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: 12% al Senato e 48,21% alla Camera per il Popolo delle libertà di Berlusconi che sfiora la maggioranza assoluta. Con la Lega Nord arriva a 58,73 e a 58,23. Per il Partito democratico di Veltroni, con Di Pietro, 29,39 al Senato e 29,04 alla Camera. Il Pdl ha preso 4 punti alla Camera e al Senato, rispetto al 2006;
( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del È andata male È andata bene Antonio Padellaro Segue dalla Prima E
infatti la guardia padana per bocca dei soliti Calderoli e Castelli ha subito
annunciato un giro di vite sugli immigrati come primo punto di un programma
ispirato come sempre alla xenofobia e all'esclusione. Predicatori della
disunità nazionale i seguaci di Bossi hanno già trovato una degna sponda nella
lega siciliana di Lombardo, l'autonomista eletto alla guida della Regione che
propugna forme più o meno mascherate di separatismo. Chi si opporrà nel Pdl ai
Bossi e ai Lombardo uniti nella lotta per sfasciare l'Italia? Non certo il
povero Gianfranco Fini, un dì leader patriottico di An e oggi pallida comparsa
del capo. Quanto resisterà il cartello elettorale del Pdl alle spallate
secessioniste del Carroccio? Pensiamo non a lungo anche perché al Senato i numeri
della maggioranza non sono tali da garantire al governo sonni tranquilli. E non
certo per cinque lunghi anni. Il ritorno di Berlusconi
ispira altre considerazioni, anche autocritiche. Possibile che dopo un
quindicennio non riusciamo a liberarci di un personaggio che nel resto del
mondo ispira incredulità e sarcasmo? E il centrosinistra, nelle sue varie
forme, non ha qualcosa da rimproverarsi se il pericoloso miliardario e la sua
minacciosa corte possono tornare a celebrarsi nei vari Porta a Porta come i
salvatori della patria invocati dal popolo? Nella partita politica che si apre
tocca quindi al Partito Democratico giocarsi al meglio le sue carte. Diciamo
subito che in queste ore la delusione è forte. Sapevamo tutti che si trattava
di recuperare uno svantaggio notevole. Ma eravamo lo stesso
convinti che il pullman di Veltroni, alla fine, avrebbe fatto
il miracolo di riunificare il paese sotto le bandiere del Pd. Non è stato così
forse perché i miracoli non appartengono a questa politica. O perché c'era ancora
un tratto di strada da fare. Comunque adesso che il Pd c'è pensiamo debba
prepararsi ad affrontare una battaglia in tre mosse. Opposizione
intransigente al governo Berlusconi. Dialogo sulle
riforme, a cominciare da quella elettorale, solo se l'apertura di Berlusconi risulterà sincera. Rafforzamento del proprio
blocco sociale guardando proprio a quella sinistra disintegrata dal voto o
meglio dal non voto di ieri. Pensiamo che la litania dei risentimenti non giovi
a nessuno. L'improvvisata alleanza tra Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani
paga probabilmente l'appoggio dato al governo Prodi e a quella politica dei
sacrifici molto mal digerita dai ceti più deboli. Che adesso abbandonano il
progetto bertinottiano per rifugiarsi probabilmente nell'astensionismo. Ma quel
mondo di sinistra esiste ancora e il Pd deve tenerne conto. Sui modi migliori
per dare ad esso una nuova rappresentanza ci sarà sicuramente tempo per
riflettere. apadellaro@unita.it.
( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
No, we can't
"quota 35" è lontana, il muro del nord è in piedi e il distacco dal
Pdl il triplo del previsto S'apre il processo al Pd di Walter fermo ai voti
dell'Ulivo La grande illusione del Pd raggiunge l'apice alle
( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'idv supera la boa
del 4 per cento L'alleato Tonino raddoppia E riflette sul jolly al Senato
"Perso". Ore 16,40. Davanti al loft di Sant'Anastasia, quando il
vento degli exit poll tanto falsi quanto lusinghieri sta per svanire, il primo
a farsi carico di pronunciare quel participio passato - "perso" - è
Andrea Orlando, giovane membro dell'esecutivo del Pd. "Abbiamo
perso", dice il responsabile Organizzazione dei democrat a mezza bocca,
uscendo dal quartier generale a prendere una boccata d'aria. Veltroni,
dal primissimo pomeriggio, è chiuso nella sua stanza "da segretario".
Con lui, tra una caterva di bottiglie d'acqua e i posaceneri immacolati, ci
sono la moglie, i figli e Massimo D'Alema. Gli altri big del partito fanno la
spola con la stanza di Franceschini, dove stazionano stabilmente Fioroni,
Bersani, Soro e Fassino. Goffredo Bettini arriverà più tardi. Il coordinatore
del partito ha preferito attendere i primi risultati a casa. E, stando
all'incontrollato tam-tam del loft, avrebbe "preparato il terreno"
(al telefono con Letta) in vista del contatto telefonico
tra Veltroni e Berlusconi, avvenuto poi al tramonto. I maggiorenti del partito vanno e
vengono, entrano ed escono. Il più attivo è senz'altro Ermete Realacci, che
piomba più volte in sala stampa. "Se il Pd vincerà sarà dialogo e una
Camera al Pdl", dice il responsabile comunicazione del partito.
Dichiarazione troppo azzardata. Anche per Veltroni, che
fa mandare una schiera di membri dell'ufficio stampa per richiamarlo in sede.
"Fate tornare su Ermete, ché Walter si sta inca...ndo". Nicola
Latorre va e viene dal loft. Liquida i cronisti con un "vado a prendere i
gelati". Messo alle strette su una domanda a caso - che succede se Veltroni scende sotto il 35? - il custode dell'ortodossia
dalemiana prima fa una traduzione in inglese: "Over 35? Under 35?".
Poi risponde: "Questa storia del 35 è sempre stata una grande
stronzata". Pina Picierno e Marianna Madia hanno scelto programmi diversi,
per il "loro" 14 aprile. La bruna capolista in Campania 2, 'na
sigaretta 'mmocca, 'na mano dint' 'a sacca (di un trench giallo) fa su e giù
dalla sede del partito con aria tutt'altro che smargiassa. La bionda capolista
del Lazio è a casa di un'amica, sola con lei e il di lei fidanzato:
"Impressioni? Preferisco non avere impressioni e commentare i dati
reali". Strano ma vero, davanti alla sala stampa l'unica presenza fissa è
Valdo Spini. Proprio lui, l'ex ds approdato ai socialisti. "Sto per fare
un'intervista alla Bbc", dice al telefono. Prima del tramonto, la fame di
commenti da parte dei cronisti è tale che anche il "cubano"
Alessandro Bianchi - da poco approdato al Pd - viene circondato da microfoni e
telecamere. Avete perso, ministro Bianchi? "A meno che non ci sia una
rivoluzione...", risponde lui. Veltroni?
"Sta per arrivare" dicono alle
( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
In rete Da
Mastella/commentator a Mister B, tutti i risultati secondo internet Per il
popolo del blog il risultato è chiaro: "Scappellament a destra"
"Mancano tre minuti. Tre. Ai primi dati. L'Italia si ferma. Gli uffici
sono frozen. Le sale meeting si svuotano. La produttività si blocca. Pensa a
quanto Pil stiamo perdendo, oggi". Così Giusec&frienz. Il mondo dei
blog inizia a commentare le percentuali rivelate nel primo pomeriggio dagli
exit poll in tempo reale. Anzi, già qualche minuto prima. E l'impressione
comune è quella che sarà una lunga notte. Come nel 2006. Fra i primi a postare
un commento, è Luca Sofri nel suo seguitissimo Wittgenstein . Trova il tempo,
in uno stacco pubblicitario del programma radiofonico che conduce su Radio Due,
per scrivere: "io tendo a vedere i bicchieri mezzo pieni: se i risultati
fossero questi, il nuovo Pd sarebbe non solo il primo partito d'Italia davanti
a Forza Italia, ma il primo partito d'Italia davanti a Forza Italia e An
insieme". Come Sofri anche molti altri hanno questa reazione: i
sondaggisti di Consortium hanno appena detto che vi sono solamente un paio di
punti di differenza fra il Pdl, in vantaggio, sul Pd (con Di Pietro). Stando
così le cose, solo Pd, Pdl e Lega superano l'8 per cento al Senato con soli due
seggi di differenza. E OneMoreBlog aggiunge: "Come previsto da tempo,
l'ingovernabilità cercata viene ottenuta con facilità. Quindi grande coalizione
per le riforme, nuove elezioni, Silvio al Quirinale e Walter a Palazzo Chigi
tra meno di due anni. Il tutto benedetto da Bertone, che si è opportunamente
spalmato tra i due schieramenti". A questi numeri il blog Qualcosa di
riformista chiosa demoralizzato: "Gli exit poll ci dicono solo una cosa:
non si sa chi vincerà". Passano solamente poche decine di minuti e tutto
cambia. Sofri scrive: "Ouch! Ipsos dà Berlusconi in vantaggio di 9 punti su Veltroni al
Senato". Insomma, è iniziata la guerra dei numeri fra sondaggi di ricerca.
Finiti gli exit poll iniziano le proiezioni. Visto il totale caos che regna e
l'impossibilità di capire quali numeri siano quelli esatti, ci si attesta su
note di costume. Dal Regno Unito un'inaspettata cronaca dal blogger
Chris Hanretty, che segue le nostre elezioni e sottolinea: "Clemente
Mastella is on Tg2, as a commentator. Che bello!". Sofri aggiunge:
"Vespa disperato per l'eventuale scomparsa della Sinistra Arcobaleno: per
rimpiazzarli a Porta a porta dovrà ricorrere al circo Togni". E ancora
OneMoreBlog sul successo della Lega: "Umberto Bossi: grrnz, srrr grruuuu,
vrg sssurgghhhh. L'esperto leghista ha così tradotto: "la Lega è
forte". Intanto al Senato la Lega è primo partito anche in Veneto. Torna
il 1943?". Dal blog della Lega Nord nessuna reazione: l'ultimo
aggiornamento risale al febbraio 2007. Passano i minuti, e le proiezioni dei
diversi istituti di ricerca sembrano mano a mano coincidere. Da Pornopolitica
si legge:"Con i dati virtuali delle proiezioni per il Senato, grande
fiducia alla Lega nel Nord, vantaggio che si allarga per mister B [Berlusconi], solo l'Udc fra i nani supera lo scoglio dell'8
per cento (in Sicilia, ovviamente?). Il voto utile cancella la Sinistra
Arcobaleno". Passa il tempo, e ormai è chiara la vittoria di Berlusconi. Il blog si raffredda, così come sono meno
frequenti i commenti. Zoro annuncia: "Mi dicono che c'è qualcuno che dice
che la Sinistra Critica sarebbe la vincitrice morale perché raggiungerebbe lo
0.5 per cento". Dai blog di destra pochi post. Camelot Destra Ideale
interviene solo in tardo pomeriggio. Però si scusa: "Torno adesso,
infatti, da un "incontro ravvicinato" del terzo tipo con tre
brasiliane: cui ho dovuto spiegare - per filo e per segno - il significato
dell'espressione italians do it better". La pulce di Voltaire parla di un
"risultato clamoroso, tanto più clamoroso nelle regioni, dove la Puglia di
Vendola è sparita, la Sardegna del latifondo Soru idem, per non parlare della
resurrezione morale della Campania. Nel Sud solo la Basilicata va al Pd. Sarà
l'ora di parlare di una questione meridionale, finalmente!". Intanto
arriva qualche altro commento: "Veltroni ha
combattuto su due fronti. A destra ha perso. A sinistra ha fatto piazza pulita.
Ottimo risultato uolter!". Adinolfi e Di Pietro, provetti blogger, sono in
ritardo. Anche da Beppe Grillo latita. Nel frattempo a OneMoreBlog riassumono
la giornata elettorale: "Bantnani? come se durasse di prioezione? ci
conferma diretta paralla con follona usuguale? decamentro scappellament a
destra". 15/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Zapping gasparri,
dalle reti mediaset, dice che la Rai ha buttato i suoi soldi E Riotta vede il
pareggio nella fiction degli exit poll Dopo due ore di fantacalcio elettorale,
la partita vera è durata poco. Le proiezioni hanno inchiodato Berlusconi alla sua vittoria Due ore di fanta-calcio, dalle
15 alle 17, poi, col fischio d'inizio, l'apertura delle urne, è iniziato
l'incontro. Con l'impressione che non ci sia stata partita. E alle otto e un quarto - niente notte bianca elettorale - Walter
Veltroni ha ammesso la sconfitta. Un "terzo tempo" cui non
siamo abituati in Italia: "Ho telefonato a Berlusconi per
dargli atto della vittoria e i miei auguri di buon lavoro come credo che debba
fare ogni italiani pensando al proprio paese". Dando piena
disponibilità per le "riforme elettorali" di cui il paese ha grande
bisogno. Il Cavaliere, dopo le 21, interviene a Porta a Porta , "commosso
per la prova di fiducia" degli elettori. Il fanta-calcio era una fiction
Rai "prodotta" dalla Consortium. Il calcio giocato, a sprazzi, era su
Mediaset. Andando sul satellite, anche SkyTg24 ha flirtato con i sondaggi,
sincronizzandosi poi meglio sull'attualità. A metà dello speciale del Tg1,
Gianni Riotta ha fatto irruzione nello studio, senza giacca, camicia bianca e
cravatta scura come gli occhiali e la folta chioma. Ha preso il posto di David
Sassoli (più cauto sui numeri), spingendo i più cauti a sbilanciarsi sugli
exit-poll. Sembrava Flavio Insinna con i pacchi di Affari tuoi . Anche se sia i
direttori, da Ferruccio De Bortoli a Vittorio Feltri, sia i politici, ad
eccezione di Gennaro Migliore, prontamente elogiato da Riotta ("lei è
serio, non si tira indietro nel commentare una sconfitta"), non si
prestavano troppo al gioco. È ancora forte il ricordo delle figuracce di due
anni fa. Gli exit poll indicavano una forte affermazione di Pdl e Pd, una
crescita di Lega e Idv, una buona prestazione della Destra e un disastro per la
Sinistra Arcobaleno. Riotta, iperattivo, invitava tutti a prendere sul serio
gli exit poll, parlando addirittura di "pareggio". Sono "fuochi
di paglia, ma ci possono illuminare. Abbiamo due schieramenti al 40%. Gli altri
gruppi non vanno a due cifre". Divertente lo scambio di battute con
Adornato, che ha detto a Riotta che gli exit poll erano "fiction"
elettorale (ma "finzione" si riveleranno l'affermazione della Destra
e il pareggio in rimonta del Pd). Il momento di svolta, dalla
"simulazione", direbbe Baudrillard, degli exit poll, alla realtà,
parziale ma concreta, della "proiezione", è avvenuto quando Roberto D'Alimonte,
dell'Università di Firenze, è tornato nello studio del Tg1 con un foglietto di
carta. Erano da poco passate le 17. Dov'era professore?, gli chiede Sassoli.
Ero a fare dei conti, risponde D'Alimonte, che dalle prime proiezioni del
Senato elabora nomi e numeri che inchiodano Silvio Berlusconi
alla vittoria al Senato e, poi alla Camera. Quel foglio, analogico, cartaceo, i
cui dati non sono stati mostrati in sovraimpressione, ha avuto la meglio sulle
piattaforme digitali, virtuali, interattive. Contemporaneamente, al Tg5, che
aveva iniziato lo speciale solo con i primi spogli, Maurizio Gasparri lanciava
strali contro la Rai: "Sulla rete concorrente hanno fatto un rito
alchemico. Mi chiedo se il servizio pubblico debba spendere soldi così".
Concetto ribadito al Tg4 di Emilio Fede, incravattato viola, funambolo
dell'amnesia volontaria sui nomi propri di persona ("come si chiama quello
lì che voleva togliere Rete4?", in riferimento a Di Pietro). "Sto
riscontrando la correttezza informativa di Mediaset - rileva Gasparri - e la
scorrettezza della Rai che nel Lazio dà i dati di Consortium e non del
Viminale". Ora - affonda Gasparri - se "un chirurgo asporta un
polmone per errore viene messo da parte". A questo punto, Fede difende la
categoria: "Gasparri, lei non è più ministro, non faccia come dalla
Ventura?". Le prime due ore, dicevamo, sono state di fanta-calcio puro. Si
è distinto, nel periodo di riscaldamento, a bordo campo, senza mai togliere
tuta, Clemente Mastella, guest star da Mauro Mazza, al Tg2. "Sì, sto fermo
un giro, diciamo che mi sono intervenuti duri sulla gamba". Mentre
Alessandro Campi aveva un orologio dal cinturino giallo come il
"braccialetto" messo ai giornalisti - 500 contro i 700 che seguivano
il Pd - per essere ammessi al quartier generale elettorale del Pdl. Al Tg7,
Antonello Piroso, in camicia bianca arrotolata sulle maniche e una cravatta
arancione, sapeva che il preludio elle proiezione sarebbe stato un
"happening" prima dell'avvenimento. E allora, prima di un Sereno è di
un Drupi "ultimo dei mohicani", parte la filippica in romanesco del
nannimorettiano Johnny Palomba, che però spiccava il volo oltre la metafora
dell'Italia che davanti a un piatto di pasta al sugo non si astiene.
D'altronde, il rosso, profondo rosso, è il colore che ha dominato l'analisi
dell'astensione. L'unico dato concreto già negli exit poll è il tramonto della
Sinistra arcobaleno. Anche perché, a sinistra, c'è stata subito auto-critica.
Di Grazia Francescato, intervistata dal Tg2, l'analisi più impietosa, corredata
da battuta (sim)patetica: "È un risultato terrificante, ma non sono
eccessivamente stupita. Girando l'Italia avevo toccato con mano che il nostro
elettorato non voleva militare più". Poi, dopo il bastone, "quando si
guidano i partiti e si ha un risultato così ci si ritira", la carota:
"No, non faccio in nomi: non voglio un Pecoraro espiatorio". Tra i
candidati premier, il primo a uscire è stato Pier Ferdinando Casini, che ha
fatto i complimenti a Berlusconi, promesso una
opposizione "costruttiva" e "seria" e rivendicato:
"Abbiamo tenuto botta dopo una campagna ostile: temevo l'effetto
schiacciamento per il mio partito". Chi, invece, ha preso una bella botta,
è La Destra. All'inizio, nel divertente collegamento da "casa Santanchè",
per SkyTg24 condotto da Maria Latella, c'erano sorrisi. Gli exit poll davano la
destra al 4% (poi la proiezione ha dimezzato questa percentuale). La bella
Barbara Ciabò professava: "Noi non crediamo quasi per nulla negli exit
poll, ma crediamo negli italiani". Chi ha trasformato la fiction in realtà
è stato Luca Barbareschi, che aveva scritto e diretto Il trasformista , in cui,
a seguito di una alluvione al nord e uno scandalo legato a scorie tossiche, il
protagonista diventava un politico. "Ho scritto una sceneggiatura che poi
è diventata realtà", ha detto al Tg2. La vera star, anzi, la
"superstar", come ha detto Mario Borghezio ai giornalisti, è la Lega.
La vignetta più bella è, come sempre, quella di Emilio Giannelli. Battuta
garbata e fulminante, sul siciliano Movimento per l'autonomia: "Gran
successo della Lega. Anche in Sicilia vince un Lombardo". A sinistra,
hanno annunciato in tv le proprie dimissioni Boselli e Bertinotti. Quest'ultimo
aveva seguito i risultati dall'Hard rock café, mentre la Sinistra Arcobaleno denunciava
l'"americanizzazione" della politica. 15/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Fattore v le
impressioni di tre popolari registi di sinistra Per Virzì il Santo ha battuto
il Poeta Il livornese ci sperava è lui il più amareggiato Virzì, Verdone,
Veronesi. Tre V, come Veltroni, il politico che hanno
votato compatti. Ma anche tre cineasti molto abbacchiati alle 7 del pomeriggio.
"Se penso a Bondi ministro della Cultura mi prendo il Lexotan e mi butto
sotto le lenzuola", scherza il regista livornese di Tutta la vita davanti
. "Come rispondo? Come Leo Nuvolone, il boy-scout invecchiato del mio
film: è andata così. Ma certo la vittoria a Berlusconi
gliel'hanno servita su un vassoio di platino", protesta il regista romano
di Grande, grosso e? Verdone . "Stamattina ero ottimista. Ora molto
pessimista. A quanto pare Berlusconi continua a
incarnare lo spirito del futuro. Sennò perché così tanti giovani lo
votano?", si chiede il regista pratese alle prese con una riunione di
lavoro per il nuovo Italians . Il più loquace è Virzì, ma dietro la vivace
cadenza toscana senti un'ombra di amarezza fonda. Alla vigilia del voto aveva
dichiarato a l'Unità : "Non dispero che lunedì ci sia una bella sorpresa. Veltroni ha energia, voglia di fare, fantasia politica.
Siamo un Paese invecchiato, che deve ringiovanire". Oggi, lunedì, con gli
occhi incollati alla tv in compagnia di un'amica filosofa, spiega:
"Guardi, il crollo dell'Arcobaleno me l'aspettavo. Quello di Bertinotti è
il tentativo di tenere un profilo identitario, ma non funziona più nelle
elezioni moderne, roba da proporzionale". E la vittoria netta di Berlusconi? "Alla fine non mi stupisce. Anche se
Madonna come mi fa patire. La maggioranza degli italiani Berlusconi
se l'è tatuato sulla pelle, come Padre Pio. Una figura del nostro paesaggio
mitologico. A pensarci meglio, è stata la sfida tra il Santo e il Poeta,
mancava l'Eroe e il Navigatore, e c'erano tutti e quattro gli archetipi
italiani". Il Poeta, naturalmente, è Veltroni.
"Sì, Walter ha puntato sul racconto di una trama, su una storia da
romanzo. Il viaggio in pullman nelle 110 province, il discorso a piazza del
Popolo con la galleria dei personaggi incontrati: la vedova del pescatore di
Trapani, la vecchina sarda, l'operaio di Piombino, la ragazzina che regala un
figlio adottivo ai genitori. L'idea, insomma, di nutrire il sentimento di un
Paese, di mettere le ali a un'idea di patriottismo democratico". Il Santo Berlusconi? "Ha messo in campo il proprio corpo,
mostrandone il lato logorato, quella voce afona, quelle palpebre cadute, la
tinta di capelli più accentuata del solito, vicina a quella di certi vecchi
attori, come a raccontare spudoratamente la sua caducità. E però gli elettori
lo considerano un santo popolare, uno strano patrono. S'è pure fatto annusare
le mani da Vespa, con una certa consapevolezza del ruolo salvifico,
irragionevole. Figura mitica, appunto". Nondimeno, Virzì si dice sicuro
che "senza la nascita del Pd, l'impegno commovente di Veltroni,
l'Unione di Prodi avrebbe subito un tracollo più evidente di quello che ci
troviamo a commentare. Certo, il Pd al 35 per cento sarebbe stato un bel
regalo. Dai dati che sento sembra stare un po' sotto, ma sarà primo in tante
zone d'Italia. Consoliamoci così". Virzì si congeda spiegando perché,
sabato scorso a piazza del Popolo, ha preferito defilarsi un po', disertare il
raduno di cineasti e celebrità dello spettacolo nel retropalco. "Non mi
andava. Alla fine mi sono nascosto per andare con la mia Francesca Archibugi
nell'area dei fotografi e seguire da lì il discorso". Neanche Verdone s'è
presentato al comizio finale di Veltroni. "Ognuno
deve fare ciò che si sente, ci sono registi militanti che amano esporsi,
benissimo. Io sono dell'idea che un attore popolare appartiene a tutti, meglio
non mettere i manifesti. Le mie idee sono un'altra cosa, ci ho fatto pure un
libro sopra". Già, Fatti coatti . Però Walter, come lo chiama
amichevolmente, l'ha votato convinto. "Mi piace la sobrietà del suo stile,
un certo rigore etico. Fa cose importanti che non sappiamo, nel silenzio.
Durante la campagna elettorale l'ho visto meno "buonista" del solito,
il che non guasta". Guai a parlargli, invece, del governo Prodi. S'accende
subito come uno zolfanello. "Ripeto. Una vittoria servita a Berlusconi su un vassoio di platino, coi canditi, la
ricotta, le candeline, lo zucchero caramellato. Sono stati tutti fantastici:
Mastella, la moglie di Mastella, Turigliatto, Pecoraro Scanio. Uno spettacolo
di varietà". Per il comico romano Veltroni ha condotto "una campagna onesta, con sincera passione,
basta che il Pd non stia troppo sotto il 35 per cento, evidentemente gli
italiani vogliono essere governati da Berlusconi".
Un po', in cuor suo, se l'aspettava. "Ho sentito tante persone che mi
dicevano: "Stavolta non vado a votare". Hai voglia a
ribattere. Quelli della Sinistra Arcobaleno, invece, hanno pagato per le loro
scelte sbagliate. In nome della coerenza non si possono prendere decisioni
dissennate". Lo richiamano alla moviola, dove sta montando con Marco
Giusti un video in vista dei David di Donatello. "Sono tempestato di sms.
Tutti dicono: "Che disastro". E che ce posso fa'? Per fortuna Di
Pietro ha retto. Ho votato Pd, ma lui non mi sta antipatico, lo ritengo un
politico onesto, concreto, coerente". Giovanni Veronesi ti accoglie con
una storiella. "Vera, credimi. Riguarda un amico comunista di Prato,
professore di liceo. Un tifoso della Fiorentina gli fa: "Allora cosa voti,
stavolta?". "Stavolta mi sacrifico, niente Rifondazione, voto Veltroni, per la causa. Basta che non vinca Berlusconi". Al che l'altro, un assatanato della
Fiorentina: "Preferisci che il Milan vinca il Campionato e la Coppa dei
Campioni l'anno prossimo o che perda le elezioni oggi?". E lui: "Ho
detto che sono comunista, mica masochista". Poteva perdere Berlusconi stando così le cose?". Il regista di Manuale
d'amore pensava che gli astenuti fossero tutti nel campo del centrodestra.
"Invece è successo esattamente l'opposto. Peccato per Veltroni.
Ho simpatia per lui, lo stimo da tempi non sospetti, penso che sia la persona
giusta per provare a governare l'Italia. La verità è che a personaggi come Berlusconi bisogna far fare il loro corso per intero,
altrimenti si incazzano. Facciamolo governare, stringiamo i denti. Già me lo
sento: da domani tutti a fare terrazze abusive aspettando i condoni".
15/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I danni dell'effetto
pecoraro. De Mita fuori In Campania Bassolino resiste, la sinistra no In
Campania la partita si giocava soprattutto al Senato, dove il voto disgiunto
anti-Bassolino e lo strappo di Ciriaco De Mita avrebbero potuto consegnare
sorprese ben più deflagranti rispetto alla Camera. De Mita, dopo quarant'anni,
non siederà più in parlamento a causa del mancato raggiungimento della soglia
dell'8% da parte della sua nuova lista, l'Udc. Mentre il Pdl, con il 50% circa
di consensi (rispetto al 42,2 delle Politiche 2006 di Fi e An) conquista la
maggioranza dei seggi a Palazzo Madama. Crolla, sotto il peso delle polemiche
scoppiate soprattutto per le intransigenti posizioni ambientaliste assunte
sulla questione rifiuti, la Sinistra l'Arcobaleno, che passa dal 10,1 del 2006
all'attuale 2,7%. L'accoppiata Pd-Italia dei Valori raggiunge il 34% al Senato,
con una sensibile crescita della lista Di Pietro che passa dal 3% della volta
scorsa al 5,5% e con in più il merito di aver intercettato il sentimento
anti-Bassolino in transito verso la destra. L'Udc dal 5,2 si attesta intorno al
6,7 (approfittando non solo dell'apporto demitiano, ma verosimilmente anche di
quello dei mastelliani in libera uscita). Mentre il Pd da solo (effetto
soprattutto della novità) addirittura guadagna circa 2 punti: dal 29,97 del
2006 al 32,2%, smentendo le previsioni più fosche della vigilia. Fino a ieri la
domanda che tutti si ponevano era se l'ombra cupa di Bassolino avrebbe
aggravato ulteriormente la sconfitta del Pd in Campania e favorito il trionfo del
Pdl. La meta era stata fissata intorno al 30 per cento: vale a dire l'aliquota
di consensi racimolata dal centrosinistra alle ultime elezioni per il Senato
nella regione della crisi della monnezza. Al di sotto di quella soglia,
infatti, sarebbe risultata, secondo l'analisi corrente, incontrovertibile la
responsabilità del governatore; viceversa, al di sopra di quella quota,
Bassolino sarebbe riuscito a riscuotere la possibilità di prolungare la propria
permanenza alla guida della Regione, magari fin dopo le prossime elezioni
europee. Quello che tutti hanno indicato come una sorta di referendum pro o
contro Bassolino, senza trascurare che il quadro politico campano ha subìto
anche altre significative manipolazioni (non ultima quella che ha portato alla cancellazione
dell'Udeur dalla competizione ) è stato un voto tutto sommato scontato; al di
là delle incognite rappresentate dal tasso di astensione (in regione è calato
del 4% rispetto al 2006) che in particolare nei comuni toccati dall'apertura
dei siti di stoccaggio per rifiuti (a Savignano Irpino ha votato appena il 18%
degli aventi diritto), ha fatto registrare significativi picchi di dissenso.
Certo, sul Pd in Campania è pesato il caso De Mita, il vecchio patriarca dc che
ha condiviso in tutti questi anni la responsabilità politica
dell'amministrazione regionale: tuttavia, per escluderlo dalle candidature, Walter Veltroni non è riuscito a trovare altra motivazione che l'età avanzata
del leader irpino, incompatibile con il nuovo progetto politico. Invece, per
Bassolino, oltre che suggerirgli di "fare la cosa giusta", di
rimandare a lui ogni decisione sulle dimissioni, per poi giungere addirittura
all'abbraccio in piazza Plebiscito, Veltroni ha
adoperato tutt'altri altri pesi e misure. Già al momento della formazione delle
liste, in particolare al Senato, il dream team del loft romano aveva assicurato
al governatore campano posti certi per i candidati a lui più vicini. Una scelta
che ha finito per orientare molti intellettuali della sinistra napoletana, indignatissimi
frequentatori di blog come Napolionline.org e Decidiamoinsieme.it, a votare
"disgiunto" e a penalizzare il Pd al Senato per rimarcare la distanza
dal bassolinismo. Ora che l'epilogo elettorale è stato sancito, che la
sconfitta del Pd chiamerà responsabilità di guida e di scelte, come sui rimedi
adottati, o sui tentativi di rinnovamento arrestatisi a metà strada, si attende
che Silvio Berlusconi mantenga le promesse e
allestisca la sua sede in piazza del Plebiscito per far giungere presto a
soluzione, come proclamato, l'emergenza rifiuti. Probabilmente in attesa di
affrontare tra un anno anche la sfida per le elezioni regionali: per la quale
il Pdl vorrebbe giocare la carta di Raffaele Calabrò, cardiochirurgo ed
esponente di spicco dell'Opus Dei, già assessore regionale alla sanità con il
centrodestra ma con un recentissimo sbandamento politico a favore della
Margherita, o di Sergio Vetrella, professore di impianti aerospaziali a Napoli
e presidente del Centro ricerche aerospaziali di Capua, da contrapporre all'ex
ministro Luigi Nicolais, anch'egli docente universitario di Ingegneria e
antagonista interno di Bassolino, dopo esserne stato per anni assessore alla
ricerca scientifica. 15/04/2008.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE ELEZIONI 2008 Il centrodestra vince Milano resta al
centrodestra Uno su due ha votato Berlusconi Trionfano
le liste per il Cavaliere presidente. "Premiato il buon governo" La nuova
tappa per il Pdl e la Lega è la conquista della Provincia di Milano la prossima
primavera Sempre più roccaforte. Milano rimane saldamente in mano al
centrodestra e, mentre la Lega pensa alla presidenza della Regione, il Pdl
guarda con maggiore fiducia al prossimo traguardo: la conquista della
Provincia. I numeri di questo successo dicono, fin dalle prime proiezioni, che
Lega e Pdl a Milano rappresentano all'incirca la metà dei milanesi. Rispetto
alle politiche del 2006, il nuovo partito di Berlusconi
passa, alla Camera, dal 41 al 37 per cento dei consensi e la Lega fa il balzo
in avanti: dal 5,2 al 12 e rotti. "Un risultato che premia il buon governo
di Milano e della Lombardia - commenta la coordinatrice regionale di Forza
Italia, onorevole Mariastella Gelmini - e che dimostra
ancora una volta il fiuto politico di Berlusconi".
Incalza il coordinatore cittadino, onorevole Luigi Casero, che offre un'altra
chiave di lettura del voto: "La Lombardia è sempre più del centrodestra. Veltroni e il centrosinistra hanno dimostrato che non sanno capire la
Lombardia e i lombardi. La questione settentrionale, come ci ha
chiaramente mostrato il caso Alitalia-Malpensa, non fa per loro". Certo il
risultato della Lega, che ha conquistato anche una minima parte dell'elettorato
berlusconian-finiano, potrebbe creare qualche problema. Non a caso, un minuto
dopo le prime proiezioni, il capogruppo leghista Davide Boni rilancia l'ipoteca
sulla presidenza della Regione e il capogruppo in Comune Matteo Salvini batte
cassa con il sindaco Moratti. La Gelmini minimizza: "Alcune uscite sono
sopra le righe. Noi parliamo con Bossi, Giorgetti e Maroni e siamo sicuri che
la Lega sarà una forza leale come è stata finora". Ha qualche dubbio il
vicesindaco Riccardo De Corato, che segue i risultati, in mezzo a bandiere e
brindisi, dal maxi schermo nella sede del Pdl point di corso Vittorio Emanuele:
"La Lega fa un paio di giri nei campi nomadi e acchiappa voti. è chiaro
che il buonismo del centrosinistra qui materializza il suo fallimento: la gente
ci chiede risposte chiare sulla sicurezza ed è una partita che non va lasciata
soltanto nelle mani della Lega ma che sarà portata avanti dal Pdl con la
Lega". Di fatto, i prossimi passaggi sono già segnati. Il presidente
Roberto Formigoni, che deve decidere se proseguire il suo impegno politico a
Roma, ancora tergiversa: "Chi farà che cosa lo vedremo nei prossimi
giorni, non c'è fretta". E, nel frattempo, volta oltre i cieli lombardi
precisando che "Silvio Berlusconi è consapevole
delle difficoltà che il Paese attraversa ma il nostro Governo sarà capace di
affrontare queste difficoltà e di dare una risposta a questi bisogni e
all'eredità pesante che il Governo Prodi ci lascia". Di certo, se non ci
saranno le dimissioni (con conseguente chiamata autunnale alle urne) di
Formigoni, andranno sostituiti i tre assessori in giunta che sono stati eletti
a Roma (Massimo Corsaro, Viviana Beccalossi e Giancarlo Abelli). Altra tappa è
quella delle provinciali della prossima primavera. "I dati di queste
politiche - anticipa l'onorevole Maurizio Lupi, vice-coordinatore cittadino di
Fi - rilanciano la nostra candidatura per il Governo della Provincia. Non
credo, come pensano in troppi nel centrosinistra, che quella di Penati sarà una
passeggiata. E se ne renderanno conto ancora meglio quando sarà terminato lo
scrutinio delle amministrative ". Il resto, è la festa. I leader del Pdl
che non sono corsi a Roma trascorrono pomeriggio e notte nella sede del Pdl
Point di corso Vittorio Emanuele, dove si stappano bottiglie, dopo le prime
proiezioni e si ulula, seguendo la tivù, quando vengono intervistati i leader
dello schieramento avversario. Così, Corsaro plaude alla "svolta storica
del primo Parlamento dal dopoguerra senza comunisti ". E mentre nel
pubblico si ripete che "vinciamo perché sappiamo governare, infatti in
Campania Bassolino perde", il capogruppo azzurro di Palazzo Marino, Giulio
Gallera, mette le mani avanti: "La Lega è andata bene. Ma escludo
categoricamente che, nel caso di un rimpasto, possa aumentare il suo peso in
giunta". Meglio dirlo prima. Elisabetta Soglio Leali Noi del Pdl siamo
sicuri che la Lega sarà una forza leale come è stata finora Acchiappa voti De
Corato: "La Lega fa un paio di giri nei campi nomadi e acchiappa
voti" La festa Al Pdl point di corso Vittorio Emanuele è festa per la
vittoria alle elezioni del Popolo della Libertà. Un milanese su due ha votato
per Silvio Berlusconi.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE Affluenza in calo Le due coalizioni divise da 11 punti
Vola la Lega, crolla la Sinistra Arcobaleno e spariscono i socialisti. Milano
resta feudo del centrodestra e il Pdl è primo partito in città, seguito da Pd e
Lega. Scrutinio senza intoppi a Milano, dove alla chiusura dei seggi, ieri, si
è registrata un'affluenza totale dell'80,6 per cento di milanesi, rispetto
all'84,3 per cento delle politiche del 2006. Al Senato si sono registrate anche
11.705 schede nulle, 3.290 bianche, 126 voti contestati. Alla Camera 11.932 le
nulle e 3.339 le bianche, 128 i voti contestati. Ecco i risultati. Alla Camera,
il testa a testa fra i due candidati premier vede Silvio Berlusconi al 49,18 per cento, mentre Walter Veltroni si
arresta al 38,5. E i partiti? Il Pdl conquista il 36,88 per cento che sommato
al 12,3 della Lega porta al 49,18 per cento lo schieramento del Cavaliere. Il
Pd si attesta al 33,65, con Italia dei Valori al 4,85 per un totale di 38,5 per
la coalizione di Walter Veltroni. Débcle amarissima per la Sinistra Arcobaleno, ferma al
3,85 per cento (nel 2006 solo Rifondazione aveva preso il 6,6 per cento). Male
anche l'Unione di Centro, che non va oltre il 3,14 (nel
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE Giunta regionale, in 4 fanno le valigie per Roma Per il
Pdl "ripescato" De Corato, nel Pd a rischio Monaco. Fuori l'ex
sovrintendente Fontana Oltre al governatore Formigoni staccano il biglietto per
Roma tre assessori. Il Pdl paga dazio all'alleato leghista è anche questione di
"resti" e di "opzioni" per chi è capolista in più di una
circoscrizione. Ma il quadro di chi entrerà in Parlamento da Milano e dalla
Lombardia è quasi definito. Tanti, ovviamente, quelli del Pdl. Un po' meno però
delle previsioni. La lista di Berlusconi "paga
dazio" all'alleato leghista. Nel Pdl, parliamo di Senato, il presidente
della Regione, Roberto Formigoni, riesce ad avere come capolista più consensi
di Berlusconi candidato numero uno alla Camera. Parte
un quarto della giunta lombarda. Con il governatore staccano infatti il
biglietto per Roma tre assessori: Viviana Beccalossi, Massimo Corsaro,
Giancarlo Abelli. A Palazzo Madama torneranno, nella pattuglia berlusconiana,
anche l'assessore comunale Ombretta Colli e Marcello Dell'Utri. Per la Lega,
dopo i due capilista (Roberto Calderoli e Roberto Castelli), passano tra gli
altri Giuseppe Leoni e l'ex sindaco di Lazzate, Cesarino Monti. Dalle liste del
Pd a Palazzo Madama sbarcheranno Umberto Veronesi, Pietro Ichino, Gerardo
D'Ambrosio, fino all'attuale capogruppo in Consiglio, Marilena Adamo. Incerto il
prodiano Franco Monaco, mentre sicuramente non ce la farà l'ex sovrintendente
della Scala, Carlo Fontana. L'Italia dei Valori dovrebbe eleggere in Lombardia
due senatori: l'assessore provinciale Giuliana Carlino e Giuseppe Astore.
Discorso analogo per Montecitorio. Nel Pdl dovrebbero entrare tra i sedici e i
diciassette candidati. Anche qui, tanti i big: dopo Berlusconi
e Fini, tra gli altri: Ignazio La Russa, Stefania Craxi, Maurizio Lupi, Luigi
Casero. Il vicesindaco di An Riccardo De Corato dovrebbe farcela in extremis
per le rinunce di uno dei leader nazionali. Per il Carroccio ce la fa il
capogruppo in Consiglio comunale, Matteo Salvini. Potrebbe arrivare a
Montecitorio anche l'ex consigliere di Palazzo Marino, Laura Molteni (in caso
di rinuncia di Umberto Bossi). Nel Pd è fortemente "a rischio " l'ex
presidente Rai Roberto Zaccaria, ma conta sulla rinuncia di
Walter Veltroni. Non sembrano aver speranza gli ex parlamentari della Margherita
Lino Duilio e Pierluigi Mantini. Dopo il capolista Colaninno ce la faranno, nel
gruppone di 11 o 12 neo deputati, le ministre uscenti Linda Lanzillotta e
Barbara Pollastrini oltre al riconfermato Emanuele Fiano. New entry
Alessia Mosca, braccio destro del sottosegretario Enrico letta. Un deputato a
testa, infine, per Udc (Bruno Tabacci) e Italia dei Valori. Eletto Matteo
Salvini (Lega) Non eletto Carlo Fontana (Pd) Eletto Umberto Veronesi (Pd) Non
eletto Gianni Verga (Udc) Andrea Senesi.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Monza Il Pdl distacca il centrosinistra di diciassette punti Lega a
valanga in Brianza: superato il ventuno per cento A Monza il Popolo della
Libertà e la Lega vincono con circa 17 punti di scarto sul Pd e l'Italia dei
valori di Di Pietro. Le urne monzesi, alla Camera, hanno
regalato alla coalizione che ha sostenuto Silvio Berlusconi il
52,52 per cento delle preferenze (40.774 voti) contro il 35,91 (27.889 voti) dello
schieramento a favore di Walter Veltroni. Simile
il risultato al Senato: 52,85 per cento (38.653 voti) contro il 35,77 (26.225
voti). Imponente l'exploit della Lega: a Monza, sia al Senato che e alla
Camera, il Carroccio ha oltrepassato il 15 per cento, e sul territorio
della futura Provincia brianzola si è addirittura attestata attorno a una
percentuale del 21. Per quanto riguarda gli altri movimenti, il Pdl a Monza si
confermato il primo partito e ha ottenuto il 36 per cento dei voti alla Camera
e il 37 al Senato, il Pd in entrambi i casi ha ottenuto circa il 31 per cento
delle preferenze, l'Italia dei Valori il 4 e l'Udc il 3,9, la Sinistra
arcobaleno, la Destra e i Socialisti non sono riusciti a superare il 3 per
cento. La percentuale dei votanti è stata dell'84 per cento. Le schede non
valide sono state il 2 per cento alla Camera e l'1 al Senato. Riccardo Rosa.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 4
categoria: REDAZIONALE Pd: recuperata la fiducia dei milanesi Martina:
ottimismo nonostante la sconfitta. Penati: rafforzeremo l'asse riformista Luci
e ombre nelle reazioni del dopo voto: le dichiarazioni ufficiali però sono
improntate a un certo ottimismo Il Pd accusa il colpo. L'ottimismo degli ultimi
giorni - che in qualche misura aveva trovato conforto negli exit poll di ieri
alle 15 - in poche decine di minuti ha lasciato il passo alla delusione. Con
due spiragli di ottimismo con cui consolarsi: il buon risultato nella
circoscrizione di Milano (Lombardia 1) dove il partito democratico prende circa
sette punti più del 2006, quando la bandiera era quella dell'Ulivo. E
arrivando, sotto alla Madonnina, a sfiorare il 34 per cento. In secondo luogo,
almeno sulla base dei dati del Senato, il Pd si trasforma nel primo partito in
diversi capoluoghi lombardi: Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona e Lecco. Anche
se l'assessore - e neo deputato - Massimo Corsaro (Pdl) fa
notare che "Berlusconi batte Veltroni anche a Sesto San Giovanni, la Stalingrado d'Italia, dove il Pdl
conquista il 43,87% dei consensi contro il 42,49% del Pd". Ma, appunto, il
Pd preferisce guardare al progresso rispetto al 2006. E così, le dichiarazioni
ufficiali sono improntate a una certa fiducia. Parte il presidente
Filippo Penati: "Mentre in Regione il Pdl e la Lega superano il 55%, in
Provincia di Milano non dilagano, anzi nella città di Milano non arrivano al
50%. Questo scenario ci conforta e rafforza il nostro impegno in vista delle
provinciali del 2009. Oggi il Pd, in alleanza con l'Italia dei valori, si
rivela una forza in grado di rafforzare e sviluppare il profilo riformista
nell'azione di governo della Provincia e di costituire l'asse attorno al quale
costruire le alleanze". è un benservito alla sinistra arcobaleno? "è
quello che dico da mesi a questa parte - chiarisce Penati -. La coalizione per
vincere le prossime provinciali non potrà che essere costruita nella chiarezza:
e cioè, a partire dal programma. Altre strade non ce ne sono". Secondo il
segretario regionale, Maurizio Martina, "in Lombardia abbiamo preso la
strada giusta. I risultati confermano la forza della destra, ma il Pd al suo
battesimo elettorale segna alcuni risultati importanti. A livello regionale ci
attestiamo intorna al 30%, che migliora il 22,4 del Senato e il 26% dell'Ulivo
alla Camera. E anche il risultato di Milano a me pare di assoluta
rilevanza". Ma per le prossime sfide - regionali e Palazzo Isimbardi -
sarà confermata la scelta di corsa solitaria? "Il messaggio di coerenza e
chiarezza che abbiamo cercato di lanciare in queste settimane, è certamente la
base da cui partiremo". Marilena Adamo, capogruppo del Pd a Palazzo
Marino, osserva che "a Milano abbiamo avuto un progresso molto importante.
Da queste elezioni emergono due cose: la maggioranza su cui era stata costruita
la giunta Moratti è messa seriamente in discussione, mentre noi siamo assai più
forti di prima. Il che, mi fa ben sperare". Conclude Franco Mirabelli:
"Sicuramente è una sconfitta, ma nella sconfitta noi abbiamo cominciato a
costruire il futuro". L'attesa Sguardi fissi davanti agli schermi dei voti
nella sede del Partito democratico milanese Marco Cremonesi.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE Il politologo "Risultato prevedibile, ma poco
rassicurante" Galli: per la sinistra una débcle Troppi elettori in fuga
dalle urne Sorpreso dall'esito delle elezioni? "Per nulla - risponde il
politologo Giorgio Galli -. Siamo tutti frastornati da exit poll e sondaggi, ma
se si guardano le politiche precedenti il risultato attuale è poco
sorprendente. Purtroppo anche poco rassicurante". La Sinistra Arcobaleno
rischia di non essere rappresentata in Parlamento. Teme contraccolpi sul piano
sociale? "Un milione e mezzo di elettori di sinistra senza un deputato o
un senatore a portare avanti le loro istanze: sarebbe la prima volta nella
storia del Paese. Certo, questo potrebbe comportare tensioni sociali. Tantopiù
che oggi alcuni cavalli di battaglia della sinistra, come la questione
salariale, sono all'ordine del giorno". Tutta colpa del Pd? "I
partiti della Sinistra Arcobaleno avevano il 10 per cento dei voti alle
precedenti elezioni. Ieri sono scesi al 3-4 per cento. Sette punti in meno. Non ci sono dubbi: Veltroni ha
cannibalizzato la sinistra. Ma non è solo questo". Elettorato disilluso?
"Sì, molti potenziali elettori della Sinistra Arcobaleno non sono andati a
votare. Basta guardare i dati dell'astensione in Liguria e in Toscana, due
regioni in cui da sempre la sinistra è forte". Il Pdl ha vinto le
elezioni. E anche il Pd rivendica un buon risultato. "Hanno ragione
entrambi. I partiti che oggi fanno parte del Pdl (An e Forza Italia) avevano
ottenuto il 43 per cento alle precedenti politiche: ieri hanno migliorato le
loro performance. Lo stesso vale per il Pd, che va oltre la somma di elettori
di Margherita e Ds. Non solo: ha ridotto i 10 punti iniziali di distanza dal
centrodestra. Ma entrambi gli schieramenti dovranno fare i conti con profonde
contraddizioni ". Partiamo dal Pdl. "La maggioranza attuale è più a
destra del precedente governo Berlusconi. Il
contributo della Lega è cresciuto. Nello stesso tempo una larga parte dei voti
a sostegno della coalizione viene dal Sud. Come si fa a conciliare un
federalismo fiscale premiante per il Nord con la richiesta di risorse del
Mezzogiorno? Un terzo del bilancio della Sicilia è garantito da Roma, tanto per
fare un esempio". Il successo della Lega interroga anche il Pd.
"Esatto. La Lega è un partito con forte insediamento sociale, altro che
costola della sinistra, come si disse qualcuno nei Ds (D'Alema, ndr.). In
Europa i movimenti populisti sono in declino. La Lega è in controtendenza.
Forse la sinistra dovrebbe smetterla di sbeffeggiare le battute di Bossi
sull'uso dei fucili e cominciare a fare proposte serie sul federalismo fiscale.
Quantomeno metterebbe alla prova il programma politico della Lega".
Nonostante le candidature dei Colaninno e dei Calearo, il Pd non ha sfondato al
centro. "Questa è un'altra questione. Oggi Veltroni
dovrà chiedersi fino a che punto vuole arrivare il riformismo del suo
partito". Tirando le somme? "Il futuro del Paese è incerto nonostante
la chiara vittoria elettorale del Pdl. Non credo che i risultati di queste
elezioni garantiranno stabilità per l'intera legislatura". Politologo e
docente Giorgio Galli Rita Querzé.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-15 num: - pag: 1 autore: di
MASSIMO FRANCO categoria: REDAZIONALE LA GRANDE OCCASIONE I n neppure due anni,
Silvio Berlusconi e il centrodestra si sono ripresi il
governo del Paese. E con una nettezza che ha, se non smentito, certo dimostrato
esagerate le previsioni diffuse di un testa a testa. Messo di fronte alla
responsabilità di una scelta, l'elettorato ha risposto consegnando le chiavi
del potere all'uomo che dal
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE La scommessa del leader Ronchi: l'elettorato ci ha capito La svolta
premia Fini E sulla Camera: deciderò L'ex moglie lo ringrazia La Russa:
Gianfranco ha fatto un gesto d'amore nei confronti dell'Italia, portare An nel
Popolo della Libertà ROMA - Arriva Ignazio La Russa e lo abbraccia forte,
probabilmente troppo, con un bacetto tumido e un ghigno che, invece, è un
sorrisone. "Gianfranco! Vieni qui... almeno stavolta, ti voglio baciare...
". Sapete com'è La Russa, quando è euforico: straripa, va giù di pancia,
non lo tieni. Ma Fini non lo coinvolgi, facilmente. Alle sette del pomeriggio,
nel corridoio angusto di via della Scrofa - sede (quando sarà ex?) di Alleanza
nazionale, luci al neon bianche da supermercato e ancora le belle e nostalgiche
gigantografie di Giorgio Almirante - Fini viene avanti misurato, l'abito fresco
in lana grigio chiaro, la piega dei pantaloni perfetta, l'aria di uno sereno ma
non propriamente felice. Eppure dovrebbe lasciarsi andare, la soddisfazione
dovrebbe prenderlo: i numeri dicono che la decisione di accettare l'invito di Berlusconi, l'idea di entrare nel Pdl - i dati che
sopraggiungono paiono inequivocabili - è stata, politicamente, giusta. Va bene,
certo: le prime due ore sono state un pugno nello stomaco. Gli exit-poll han
fatto prevedere il peggio, ma poi la scena è cambiata rapidamente e adesso c'è
Adolfo Urso, colonnello in carriera, che dice: "Gianfranco è stato coraggioso,
l'elettorato di An ha capito il valore storico della sua scelta". E ora?
"I congressi. Quello nostro, ma noi ci siamo abituati, e quello di FI, che
sarà il primo e l'ultimo. Dobbiamo diventare, formalmente, un partito".
Fini era nella sua stanza. Prima cupo, quindi speranzoso, infine soddisfatto.
Ha sentito i discorsi di Urso. Ma li conosce: egli sa bene qual è il pensiero
di gran parte dei suoi colonnelli. Poi c'era altro. C'era, per capirci, anche
il timore che la Lega di Umberto Bossi potesse portare in dote al Cavaliere
percentuali superiori alle sue. Così, ad un certo punto, è venuto fuori Andrea
Ronchi, il portavoce che ha modi, maniere giuste. è andato dai cronisti e,
fingendo di dettare una prima dichiarazione, ha precisato un aspetto non
secondario: "Storace e il suo nuovo partito, "La destra", hanno
ottenuto alla nostra destra, scusate il gioco di parole, la stessa, modesta
percentuale che avevamo previsto". Per essere chiari? "An ha retto, e
alla grande". Intanto, però, al Senato, le cifre relative al Lazio hanno
ballato fino all'ultimo. Tra una percentuale e l'altra, La Russa andava a ruota
libera: "Fini ha compiuto, scrivetelo, un gesto d'amore nei confronti
dell'Italia. Portare An nel Pdl è stato...". Le hanno promesso il
ministero della Giustizia, dica la verità. "A me? Eh... Beh... Non so...
Lo considero un augurio?". Mentre Gasparri, annunciato capogruppo alla
Camera del Pdl, dice che "c'è da essere felici, o no?", Berlusconi telefona a Fini. Che riferisce così, un po'
laconico: "Ci siamo congratulati a vicenda". Poi va via. "Ora
andrò...". Dove? "Cioè?". Dove andrà? "A cena, non
posso?". Certo, onorevole, che può. "Siete strani, voi giornalisti...
Fate strane domande... ". Strane? "Uff...". A cena e, alle
23.30, all'Eur, all'Auditorium, collegato in diretta con "Porta a
porta", il salotto bianco di Bruno Vespa. Però, anche qui, un Fini che
controlla la soddisfazione. Sentite. "Sarà duro governare l'Italia. Ma la
governeremo, questo è chiaro, per cinque anni ". Gli chiedono: ormai siamo
in pieno bipolarismo? E lui: "Sì. Ma in Parlamento avremo un'anomalia:
l'assenza della sinistra. Dovremo interrogarci... Certo noi siamo pronti a fare
un governo anche domani. E con soli dodici ministri. A me la presidenza della
Camera? Ringrazio Berlusconi, ma aspettiamo
ancora qualche giorno...". E le riforme? "Auspico un dialogo, però
molto dipenderà, è chiaro, dall'atteggiamento di Veltroni ".
Saluta, si volta. C'è Daniela Di Sotto, la sua ex moglie. "Grazie,
presidente...". E lui, con un sorriso: "Grazie a te". An
Fini ha passato la giornata di ieri nella sede di via della Scrofa Fabrizio
Roncone.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Berlusconi, scacco al Pd Lega forte
e sinistra fuori -Pdl, ampio vantaggio a Palazzo Madama L'ipotesi: 167 seggi
contro i 137 di Veltroni --inistra Arcobaleno fuori dalle Camere A Montecitorio presenti
solo 6 partiti - "Ribaltone" nelle regioni per il Pd Perse Lazio,
Liguria, Abruzzo e Calabria Affluenza all'80,5%, tre punti in meno del
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE "Saranno cinque anni difficili Aperto ai suggerimenti del
Pd" Il Cavaliere: sono commosso. Ho gradito gli auguri
di Veltroni "Il successo dimostra che il voto 2006 era irregolare.
Subito al lavoro su rifiuti e Alitalia" ROMA - L'ha vissuto come "uno
dei momenti più belli della vita, il coronamento di un sogno". Ha atteso
le nove di sera per rilasciare un commento ufficiale, ma la parola storia, la
convinzione di vivere "un momento e una vittoria storica", è
concetto che fa capolino per tutto il pomeriggio nella mente di Silvio Berlusconi. Insieme alla commozione, esplicitata nel primo
comunicato: "Abbraccio e ringrazio di cuore tutti gli italiani". Il
premier in pectore ha trascorso ad Arcore la sua giornata. Chi è stato con lui
lo ha trovato felice e soddisfatto, ma con misura: "Moderato anche nella
felicità", dirà in serata Paolo Bonaiuti. E anche un tantino spensierato,
visto che per un'ora fa perdere le sue tracce e va a visitare una villa che
sarà sede di quell'università del pensiero liberale che da due anni è uno dei
suoi pallini. A Rai1 e Canale 5 Berlusconi parla
all'ora di cena. Si dice "pronto ad accettare voti dell'opposizione sulle
riforme". Consapevole "della grande responsabilità e che ci attendono
5 anni difficili, che però serviranno per ammodernare il Paese, per riprendere
un percorso interrotto". Aggiunge che nessuno gli toglierà dalla mente che
"il voto del 2006 era irregolare". Di avere già "in testa la
squadra di governo ". Che lavorerà da subito su Alitalia e sull'emergenza
rifiuti in Campania. Il primo viaggio all'estero, conferma, sarà in Israele. A
casa con i suoi ospiti, durante la giornata, Berlusconi
parla un po' di tutto. Dell'affermazione di Di Pietro, il simbolo del suo
orrore durante tutta la campagna elettorale: "Come si fa a dargli tanti
voti, non capisco". Della Lega, del grande risultato del partito di Bossi:
"Sono molto contento che il mio alleato più fedele sia stato così
gratificato, è sempre stato anche la mia forza, oggi più che mai".
Sull'esclusione della sinistra dal Parlamento invece anche qualche rammarico,
frutto di una preoccupazione: "Governare con una protesta di piazza amplificata
dall'assenza di rappresentanza". Ringrazia Walter Veltroni,
che lo chiama nel pomeriggio per riconoscere la sconfitta e fargli gli auguri
di buon lavoro, gesto apprezzato dal Cavaliere. Si sente a telefono con
Gianfranco Fini, con cui da domani dovrà trovare un percorso definito per il
nuovo partito. Con Umberto Bossi, al quale farà forse qualche concessione in
più nell'esecutivo. In serata è con gli amici più cari, i collaboratori di
sempre, quel pezzo di mondo che gli era vicino anche al momento della discesa
in campo. A cena ad Arcore ci sono Fedele Confalonieri, la figlia Marina e il
suo compagno, l'imprenditore Tarek Ben Ammar, il capo di Mediolanum Ennio
Doris, l'avvocato e amico Nicolò Ghedini, il direttore del Tg4 Emilio Fede,
l'ad del Milan Adriano Galliani, l'amministratore delegato di Publitalia
Giuliano Adreani, il consulente Bruno Ermolli, che segue da alcune settimane la
vicenda Alitalia per il Cavaliere, il professore Alberto Zangrillo, suo medico
personale, Sandro Bondi e numerose altre persone. Parla anche del leader del
partito democratico: "Ha fallito - più o meno il concetto - ma non poteva
essere diversamente. Il nostro risultato dimostra anche che il malcontento era
gigantesco. Eppure ha avuto il merito di aver semplificato la vita politica italiana,
in senso bipolare ". Davanti Villa San Martino, ad Arcore, un carosello di
auto fa festa sino a notte fonda. Senato dati parziali 47,3 (FI-An-Lega) 40,9
Marco Galluzzo GUARDA I commenti di Berlusconi
www.corriere.it 2006.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE E il Cavaliere ha già pronto il governo Letta vicepremier, Esteri a
Frattini Alla Lega due ministeri tra cui il Viminale. Formigoni, ipotesi Senato
ROMA - "Abbiamo fatto la rivoluzione. Merito nostro e
merito anche di Veltroni". Ieri le urne non hanno solo consegnato a Berlusconi la vittoria, ma hanno cambiato anche il profilo politico del
Paese. E chissà se il Cavaliere ha affrontato l'argomento al telefono con il leader
del Pd, se gli ha riconosciuto il ruolo di aver contribuito a "cambiare la
faccia del sistema". è certo che la sua soddisfazione per aver
centrato il risultato si è unita al compiacimento per aver fatto piazza pulita
degli ex alleati centristi, così da potersi concentrare sul governo.
"Vorrò essere ricordato come un uomo di Stato", ha sussurrato il capo
del Pdl. E per quanto possa sembrare un epitaffio su se stesso, la frase
testimonia che era già proiettato sul compito che l'attende a palazzo Chigi, dando
per scontato il risultato prima dell'annuncio. Lo stesso Fini era convinto del
successo, tanto che venerdì aveva confidato ad un amico: "Ci prenderemo la
rivincita con gli interessi ". Così è stato. "E il risultato è più
che soddisfacente - ha commentato il leader di An - visto che il simbolo era
nuovo". Solo che il dopo- voto si preannuncia più difficile del voto,
stavolta infatti non sarà più come le volte precedenti, e l'incombenza si
avvertiva ieri anche nelle parole con cui Bossi ha catechizzato i suoi:
"Mi raccomando, dovremo essere governativi e responsabili". Come a
voler smentire lo stereotipo di una Lega barricadera. Ciò non vuol dire che
tutto è stato predisposto. Gli unici incarichi sicuri sono quelli di Tremonti
all'Economia e di Frattini agli Esteri, come annunciato dal Cavaliere. Per il
resto c'e lo schema che Berlusconi ha in testa per il
suo governo: il gabinetto infatti sarà per metà composto da esponenti di Forza
Italia e per l'altra metà da An e Lega. Ma il modulo è l'unica certezza, perché
la formazione dell'esecutivo è da definire. D'altronde il futuro premier doveva
aspettare il voto per verificare quali fossero i rapporti di forza nel
centrodestra e il peso dei dicasteri da assegnare poi agli alleati. Quando Berlusconi dice che la Lega avrà "due ministeri"
invece dei tre preventivati, è perché - forte del risultato - Bossi può ora
rivendicare con successo il dicastero pesante del Viminale e un posto di
governatore in una regione del Nord. Così, se davvero Formigoni puntasse alla
poltrona del Senato - bilanciando la presidenza di Fini alla Camera - la Lega
reclamerebbe per sé il Pirellone. Un traguardo storico, che potrebbe
raggiungere ai danni di An. Nella battaglia di posizionamento in queste
settimane si sono inseriti in molti: per gli Interni, gli Esteri e anche la
Difesa, con Martino sponsorizzato da alcuni ex colleghi europei e da politici
americani di primo piano. Si dice che la prossima settimana Martino partirà per
gli Stati Uniti, dove la madre di McCain - il candidato repubblicano alla Casa
Bianca - avrebbe organizzato una cena in suo onore. "Di ministeri
parleremo dopo il voto", aveva detto Berlusconi
per evitare frizioni in campagna elettorale con gli alleati, e con gli stessi
esponenti del suo partito. Le pressioni dentro Forza Italia erano infatti
diventate molto forti, tanto che per tamponarle il Cavaliere aveva
preannunciato un incarico ministeriale "di peso" per Gianni Letta. Se
si trattasse di un escamotage o di una vera mossa non è dato saperlo, di sicuro
Letta - nei suoi colloqui riservati- aveva anticipato ad alcuni interlocutori
dello schieramento avverso che "io non farò mai il ministro". Sarà
vicepremier, che un po' è come rifare il sottosegretario alla presidenza del
Consiglio. "In fondo - sorrideva ieri un autorevolissimo dirigente azzurro
- Gianni per Berlusconi è come la coperta per
Linus". Letta è insostituibile in quel ruolo. Anche per tenere i rapporti
con il Pd. Perché il voto avrà pure innescato "la rivoluzione", ma è
tutto da vedere se e in che modo si svilupperà il dialogo con Veltroni. L'esito del risultato è stato al centro di una
prima analisi nel Pdl: "E mentre noi abbiamo vinto senza colpire a morte
l'Udc - ha commentato Matteoli - dal-l'altra parte Veltroni
ha cannibalizzato Bertinotti senza ottenere il successo. Segno che ha fatto il
pieno a sinistra, non ha sfondato - anzi ha perso - al centro, e dovrà fare i
conti con un'area estrema che farà della piazza il suo Parlamento. Il rischio
insomma è che tutto ciò metta in difficoltà il settore moderato dei
democratici. Con quali riflessi sul dialogo, non si sa". In verità, gli
interrogativi vanno allargati anche al centrodestra, visto che Lega è pronta a
mettersi di traverso rispetto a ipotesi di "intese" con Veltroni. Martino ritiene che il Cavaliere ci proverà
comunque, perché Berlusconi - a suo dire - "non
credo vorrà abusare della vittoria, e nel caso in cui lo riterrà necessario,
aprirà il confronto con il Pd per varare riforme condivise. Lui sa che i
cittadini non lo hanno votato per gestire l'esistente. Altrimenti si sarebbero
tenuti il centrosinistra". Le incognite sul futuro sono molte. L'unica
certezza è che ieri Berlusconi ha iniziato a
"sfidare" Veltroni proprio sul terreno del
dialogo, prima di tornare a festeggiare con gli amici più intimi la rivincita:
"L'avevo detto che Prodi sarebbe stato una parentesi". Quanti due
anni fa avevano creduto alla sua "rimonta"? Berlusconi
IV Dall'alto in senso orario, Giulio Tremonti, Stefania Prestigiacomo, Franco
Frattini, Ignazio La Russa e Lucio Stanca; a destra, Gianni Letta Francesco
Verderami GUARDA La videochat sul voto, dalle 12 www.corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 3 autore: di
RENATO MANNHEIMER categoria: REDAZIONALE L'analisi Vince il bipolarismo
Carroccio e Di Pietro nuove "ali radicali" L'indecisione è durata
fino alla fine: un votante su cinque dichiara di avere maturato la sua scelta
definitiva solo nell'ultima settimana. Ma, questa volta, il comportamento degli
elettori non ha portato solo ad un nuovo Parlamento. E' emerso anche un
significativo mutamento dell'intero sistema di offerta dei partiti. Infatti,
l'aspetto più importante di queste elezioni è costituito dal rafforzamento del
bipolarismo. Si tratta di una ulteriore tappa della profonda trasformazione in
corso da qualche tempo nella struttura dell'offerta politica del nostro Paese.
Il processo è stato a suo tempo innescato dai leader di partito (prima il
"correrò da solo" di Veltroni e,
successivamente, la formazione del Pdl da parte di Berlusconi) e si è
fortemente accentuato, oggi, in seguito alle scelte degli elettori. Più di otto
votanti su dieci, con l'opzione per le coalizioni maggiori, hanno sottolineato
la loro inclinazione verso una radicale semplificazione dello scenario.
La conseguenza è, come si è detto, una sostanziale modifica di fatto del
sistema politico, nonostante la - per certi versi in contrapposizione alla -
pessima legge elettorale. Ciò ha portato alla mancata conferma delle ambizioni
dell'Udc (che auspicava una maggiore attenzione verso le forze collocate al
centro) e, specialmente, alla bruciante sconfitta del progetto di Bertinotti,
che ha visto molti suoi ex votanti scegliere il Pd o l'astensione o, in certi
casi, i partiti dell'estrema sinistra. All'interno di questo stesso processo,
però, si è accentuata l'importanza della componente "radicale"
dell'offerta politica entro le coalizioni maggiori. In questa luce, va letto
l'incremento del seguito di Di Pietro e, specialmente, il grande exploit della
Lega. Quest'ultimo è stato favorito anche dall'aggravarsi del disagio
soggettivamente percepito dalle popolazioni del Nord - ricordato più volte su
queste colonne - e acuito, nelle ultime settimane, dall'irritazione per la
gestione della vicenda Alitalia, considerata eccessivamente "romana".
Questa profonda evoluzione nelle preferenze di partito non deve far trascurare
l'importanza del calo della partecipazione, confermato anche dai dati
definitivi. Esso indica infatti l'esistenza di una diffusa insoddisfazione di
certe fette di cittadini per le scelte dei propri leader: tanto che il 20%
degli astenuti ha dichiarato di non essersi recato alle urne perché "non
contento dei programmi proposti dai partiti". Ma, specialmente,
costituisce un segnale del progressivo disinteresse dell'elettorato per la
consultazione, rilevato anche dai sondaggi sulla partecipazione alla campagna,
risultata inferiore rispetto al 2006. Indecisione e astenuti Un votante su
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE Intervista a Cossiga "Avrà contro sindacati, poteri forti e
giudici. E Veltroni dovrà contenere le spinte
dell'estrema sinistra" Silvio, sono dolori. Può tornare il
terrorismo" ROMA - "Per Silvio Berlusconi adesso
cominciano i dolori, ha una maggioranza ampia ma governare sarà davvero
difficile. Immaginavo che avrebbe vinto, ma solo di poco". Il
senatore a vita Francesco Cossiga è convinto che il Paese conoscerà una nuova
stagione di turbolenze politiche e di piazza. Perché fa questa previsione?
"Perché lo sconfitto, il leader del Partito democratico Walter Veltroni, o chi eventualmente gli subentrerà, sarà costretto
a condurre una durissima opposizione non soltanto nelle aule parlamentari...
". Eppure i segnali da parte del Pd sono stati di tutt'altro genere.
"Sarà costretto a dare ascolto e raccogliere le preoccupazioni di tutti
gli antiberlusconiani, degli operai della Fiom, dei precari, dei giovani no
global e dei centri sociali, insomma di tutti coloro che una volta erano
rappresentati da Rifondazione comunista, da ieri fuori del Parlamento. Sarà
obbligato a farlo per impedire che si creino le condizioni della rinascita del
terrorismo brigatista. E il terrorismo di sinistra tornerebbe ad agire se, per
ipotesi, si facessero le larghe intese. Non va dimenticato infatti che il
brigatismo si scatenò trent'anni fa, con il sequestro di Aldo Moro, contro il compromesso
storico, contro il governo di larghe intese guidato da Andreotti e nel quale io
ero ministro dell'Interno, e posso oggi dire di essere stato indicato dai
comunisti". Senatore, è davvero convinto che questa sarà la linea del Pd
nonostante Veltroni abbia detto in campagna elettorale
che era finita la stagione della contrapposizione frontale? " è l'unica
strada possibile. Il Pd deve diventare una vera forza socialdemocratica in
grado di assorbire la sinistra radicale. Non farlo, non mantenere i contatti
con le masse, ripeto, può diventare pericoloso. L'opposizione è dura oppure non
è, non può essere il partito delle banche". Eppure si è parlato tanto di
dialogo tra schieramenti opposti... "Solo in Italia si sostiene che le
riforme si fanno d'accordo, che i posti si spartiscono, che la televisione di
Stato deve essere indipendente. Ricordo che quando il redattore politico della
Bbc parlò male della politica di Tony Blair l'indomani fu cacciato via e non ci
fu nessuno sciopero, nessuna interrogazione, perché il suo comportamento fu
considerato antidemocratico. Il pensiero era: "se tu vuoi parlare contro
il governo lo puoi fare dall'opposizione". La libertà di stampa consiste
nel pluralismo della stampa". Secondo lei, che cosa succederà a Veltroni? "Lui ha commesso l'errore di non dire che
stava vincendo. Mi spiego: quando si guida un esercito, per essere seguiti
dalla truppa, si dice che si sta vincendo e non che si sta perdendo. Ha
ripetuto: la rimonta, la rimonta, siamo a due punti. Erano convinti che il
distacco fosse minimo, ma gli italiani per natura non stanno con chi perde ma
con chi vince. Dentro il partito, Walter ha contro i prodiani e i dalemiani
tacciono. E questi sono pessimi segnali per lui". Torniamo a Berlusconi. Alcuni osservatori sostengono che per lui è
l'ultima chance, e che non ci sono più alibi perché all'interno del
centrodestra non ha più dei frenatori. "Ripeto: sarà difficile per lui.
Avrà contro i sindacati, per i quali non tutti i governi sono uguali, la
magistratura - nonostante dal programma abbia espunto qualunque riferimento a
ipotesi di separazione delle carriere tra pm e giudici - i poteri forti, anche
se forse qualcosa è cambiato con la presidenza di Emma Marcegaglia in
Confindustria. E poi avrà contro anche le grandi banche. Berlusconi
è nelle stesse condizioni politiche nelle quali si trovava nel 2001. Un conto è
vincere, un conto è governare. E per vincere bisogna avere dalla propria parte
sindacati, poteri forti e magistratura. E poi dovrà affrontare i problemi
dell'economia, dall'Alitalia all'inflazione". Francesco Cossiga Capo dello
Stato dal 1985 al 1992 Lorenzo Fuccaro.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-15 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE I risultati Il Popolo della Libertà al 38 per cento, Bossi oltre l'
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE "La destra ha vinto, ora governi Siamo disponibili al
dialogo" Veltroni "nomina" Berlusconi e lo
chiama. Le lacrime di Flavia Il leader del Pd: una grandissima energia, siamo
la prima forza riformista che l'Italia abbia mai avuto ROMA - Il cartello
"Comunque vada grazie Walter" sventola alla finestra del
"loft" come un cattivo presagio, sono le otto della sera e Walter Veltroni scende con un sorriso mesto i 18 gradini della sede del Pd,
un cronista crudele domanda "allora segretario, si può fare ancora? "
ma il leader tira dritto. E sotto la cupola dell'ex mercato del pesce ebraico,
scelto come suggestiva sala stampa, ammette che il miracolo non c'è stato, la
"grande rimonta" non basta per governare il Paese. Dai palchi di 110
province ha parlato sempre a braccio, ma ora sistema un foglietto sul leggio,
dallo staff parte un applauso, Veltroni sibila un
"grazie", deglutisce e si vede che è commosso. "Come è buona
prassi in tutte le democrazie occidentali ho telefonato al leader del Pdl,
Silvio Berlusconi - ed è la prima volta che lo chiama
per nome - per esprimergli i miei complimenti e fargli gli auguri di buon
lavoro. Ora gli spetta il compito di governare, spero lo faccia nel rispetto
dei valori fondamentali della nazione". Sul palco, come a dire che la
sconfitta è di tutti, sono schierati i big del partito, Anna Finocchiaro in
nero e rosso lacca, Franceschini, D'Alema, Fassino, Rosy Bindi, Letta, Fioroni,
Realacci, Soro, Giovanna Melandri, si notano l'assenza di Rutelli e il maglione
verde speranza di Goffredo Bettini. "Il risultato è chiaro - riprende il
filo Veltroni -. La destra governerà il Paese, che ha
ribadito con forza il proprio rapporto con la democrazia e le
istituzioni". L'antipolitica non esiste, è il senso delle parole del
segretario e se pure l'affluenza è calata lui non condivide "i toni usati
da alcuni". Chiudendo la lunga rincorsa elettorale aveva predetto che
"lunedì sera " l'alleanza di centrodestra si sarebbe disintegrata, ma
ora è il tempo della disillusione, ora Veltroni si
limita a sottolineare le "altre verità" della vittoria di Berlusconi e cioè che la Lega si è rafforzata mentre il Pdl
ha visto calare i consensi. E adesso deve sciogliere il nodo, "restare un
cartello elettorale o diventare un partito"? Certo che è deluso, l'uomo
del pullman, ma ai suoi ha detto che un vero democratico accoglie la sconfitta
con onore e dignità. E dunque rivendica la scelta di separarsi da Bertinotti, i
22 punti di distacco recuperati e l'arrivo in Parlamento, se non del primo
partito (come aveva sperato con gli exit poll del pomeriggio), di una
"grandissima energia, la prima forza riformista che l'Italia abbia mai
avuto". La nuova stagione inizia, il Pd non governerà ma farà una
opposizione di "unità nazionale ". Il bene del Paese viene prima è il
"credo" di Veltroni, il segretario non lo
rinnega e apre al dialogo, offrendo "piena disponibilità ad affrontare le
riforme istituzionali e a mutare la legge elettorale". Nel chiuso del
loft, la casa dei democratici con vista sul Circo Massimo, Ds e Dl ragionano sul
"dopo", gli uni nella stanza di Veltroni e
gli altri in quella di Franceschini. Le lacrime delle ragazze del pullman e
quelle della moglie Flavia, gli abbracci con le figlie, il regista Ettore Scola
che parla di "grande vittoria" e le facce attonite dei giganti della
scorta. Come sta Walter? "Bene - sorride amaro Nicola Latorre - Ma certo
non c'è un clima di festa, abbiamo perso le elezioni...". Monica Guerzoni.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Il Professore L'attesa nella casa di Bologna: "profonda
delusione" per come si è conclusa la stagione dell'Unione Prodi amaro: si
dorme nel letto che si è preparato DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA - Finestre e
portone di casa chiusi. Un gesto dalla finestra, a metà pomeriggio, per mandare
via la scorta. Un "no" con il dito all'indirizzo dei giornalisti. Il
ritorno del Cavaliere ha l'effetto di un bavaglio su Romano Prodi. Dalla casa
di via Gerusalemme, nel giorno che sancisce la fine della breve e chiassosa stagione
del centrosinistra, non escono dichiarazioni ufficiali, ma solo sensazioni
pesanti, pensieri cupi, recriminazioni che soltanto nei prossimi giorni
prenderanno probabilmente forma compiuta. "Romano temeva che finisse così,
non poteva dirlo e ha sperato fino all'ultimo di sbagliarsi, ma i segnali non
erano affatto buoni e quando ha visto che calava l'affluenza al voto in Emilia
e che la Lega era in crescita, ha capito che era finita..." racconta chi
gli è stato vicino in queste ore. Un pessimismo, quello del premier
dimissionario, tenuto nascosto fino all'ultimo. Che nemmeno i cori e le
ovazioni ricevute l'altra sera dai 40 mila di piazza Maggiore, durante l'ultimo
(e unico) comizio di questa sua defilatissima campagna elettorale, erano
riusciti a scalfire. Nel Prodi che assiste dal tavolo di lavoro al ritorno del Berlusconi Ter, sforzandosi di concentrarsi sugli incontri
che tra domani e giovedì avrà al Consiglio di sicurezza dell'Onu, a New York,
convive un coacervo di sensazioni. "Profonda delusione" per come si è
conclusa la stagione dell'Unione e per come è andato in pezzi il suo governo.
"Preoccupazione" per il futuro dell'Italia, incalzata da venti di
crisi che imporrebbero "politiche rigorose e coerenti ". La
consapevolezza che, nonostante la netta sconfitta elettorale, il Pd "è
diventato un punto di riferimento per la democrazia italiana". Poi c'è
anche, ma difficilmente il Professore su questo si lascerà scappare una parola,
la conferma di vedere ancora una volta confermato dalle urne il suo ruolo di
indiscusso "anti-Berlusconi": l'unico capace
di batterlo due volte ('96 e 2006), facendo da argine a quello che altrimenti
sarebbe stato un quindicennio nel segno del Cavaliere. Magra consolazione, in
una serata che riporta all'anno zero quella sinistra radicale che tanto ha
fatto penare Prodi nei suoi 20 mesi a Palazzo Chigi. Difficile dire cosi provi
il Professore nel vedere Bertinotti costretto ad alzare bandiera bianca.
Qualcuno, raccontano, pare l'abbia sentito sussurrare: "Ognuno dorme nel
letto che si fa". Come dire: se la sono cercata, segando l'albero di
governo sul quale erano seduti. Acqua passata, ormai. L'unica cosa certa è che
il Professore, a parte il ruolo di presidente del Pd, con la politica attiva ha
chiuso. Il suo rapporto con Veltroni, con il
quale si è ripetutamente sentito al telefono e del quale dice di "aver
condiviso la campagna elettorale", non sembra riservare scintille. Il
resto è proiettato sulla scena internazionale. Si è profilata la possibilità di
un incarico direttivo all'Unesco, poi tramontata. "Ma le occasioni
non mancano, vedremo, valuterò..." confessa il Professore. Nonno sì, ma
non troppo. L'Emilia Il pessimismo nel pomeriggio, dopo i dati su bassa
affluenza e avanzata della Lega in Emilia Ex premier Romano Prodi Francesco
Alberti.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Il consigliere di Prodi "Romano è stato un signore, ma non
farà il nonno" Rovati: alla Camera io per l'Udc Ora Pier e Walter si accordino
"Non chiedo la testa del leader pd, ma per il futuro dico Draghi"
MILANO – La prima telefonata è con Prodi: "Eh no Romano, non va bene per
niente. Se si ferma al 33, Veltroni avrà i suoi
problemi". La seconda è con D'Alema, che tenta di rincuorarlo:
"Aspettiamo Angelo, non è detta l'ultima parola, anche se tutte le mie
indicazioni confermano che la Lega va fortissimo ". La terza è di
Costamagna, banchiere vicino al Pd, che è fermo agli exit poll; tocca a lui
dargli la notizia: "è un disastro, una mazzata pazzesca". Angelo
Rovati, uomo-chiave del prodismo, fondatore del Partito democratico, segue lo
spoglio da solo, nel suo ufficio di Milano. "Ormai sono fuori dai giochi:
posso dire quel che penso, e scegliere di conseguenza. Alla Camera, ho votato
la vera novità di queste elezioni: l'Udc". Proprio lei, indicato da Prodi
tra i 45 saggi che hanno fatto nascere il nuovo partito? "Ho pur sempre
votato Pd al Senato. Ma mi pareva giusto appoggiare anche la scelta di Casini,
dopo averlo incoraggiato di persona. Siamo pur sempre entrambi bolognesi, e
soprattutto democristiani. Così gli ho detto: “Piero, hai 52 anni; se non lo
fai adesso, non lo fai più”. Lui ha dimostrato carattere, ed è stato premiato:
lo scudo crociato tiene. L'ho votato sia perché, con la scomparsa del partito
socialista, l'Udc è l'ultimo partito della Costituente a entrare nel nuovo
Parlamento. E soprattutto perché l'unica speranza per il futuro è un accordo
tra i democratici e i moderati". Il Pd, nota Rovati, è poco sopra i numeri
del 2006. "Alla fine, la magia di battere Berlusconi è riuscita solo a Prodi, e per due volte. Veltroni ha fatto una buona campagna, adottando una tattica del basket,
di cui è tifoso: all'inizio una “zona adeguata”, una difesa per parare i colpi;
poi un tentativo di pressing a tutto campo; alla fine però sono mancati
i tiri da tre punti". Rovati, lei è stato cestista per davvero, in serie
A. Forse occorreva una tattica diversa. "è mancato lo spirito ulivista:
l'apertura al centro cattolico, la logica delle alleanze. è evidente che la
sinistra riformista da sola non ce la fa. L'operazione Calearo-Colaninno non è
servita a nulla. Era meglio tenersi stretto De Mita, che è sempre una mente
lucidissima. Ora non sarebbe giusto chiedere la testa di Veltroni,
che è stato legittimato dalle primarie. Ma Walter deve tessere l'alleanza con
Casini. Sono molto diversi, uno viene dal Pci l'altro dalla Dc, ma sono pur
sempre coetanei. Fanno politica fin da bambini, e questo è un bene. Sommando
alla coalizione di Veltroni il 6% di Casini, siamo al pareggio.
Se poi l'alleanza del futuro fosse guidata da un grande economista, da un Mario
Draghi… ". Il presente però è di Berlusconi.
"Sì, la leadership del centrodestra è più che mai nelle sue mani. E
proprio questo dovrebbe indurre Casini, che si considera alternativo a Veltroni, a lavorare con lui". Berlusconi,
in un'intervista al direttore del Riformista Antonio Polito, poco prima del
voto scherzava: "Di sicuro non farò un piano Rovati". "Certo.
Farà un piano Ermolli" è la replica, altrettanto sorridente. "Ho
trovato davvero bello l'ultimo libro di Tremonti - dice Rovati -. Anche perché
mi dà ragione: la crisi del mercatismo, il ritorno della mano pubblica…".
Il "piano Rovati" riguardava Telecom. Il "piano Ermolli"
potrebbe riguardare Alitalia. "La questione è molto grave. Se salta
l'accordo con Air France, ci sono da trovare dieci miliardi di euro. La prova
del governo sarà durissima. Un ruolo chiave toccherà a Gianni Letta, in vista
delle riforme che vanno fatte insieme e in fretta, pena l'esplosione della
protesta antipolitica. Certo che Silvio è formidabile. Con Romano, l'unico vero
innovatore di questi quindici anni. L'Italia è, come sempre, un Paese di
centrodestra, e lui sa interpretarne la pancia e il cuore". Siete amici,
vero? "Ci lega una simpatia istintiva. La lezione del voto è che Berlusconi va sempre guardato con rispetto, e mai
sottovalutato ". Al telefono, Prodi non sembra contento del successo di Di
Pietro. "è stato uno degli ossi più duri - commenta Rovati -, e ora la sua
influenza aumenta ". Il dissidio tra Di Pietro e Mastella certo non ha
giovato al governo. "è vero. Ma non credo alle dietrologie. Il governo è
caduto perché Mastella non ha retto. E Berlusconi l'ha
fregato magistralmente. Prima firmando la lettera in cui gli prometteva deputati
e senatori. Poi andando lui stesso in tv a raccontare tutto, e ad annunciare
che aveva cambiato idea". Telefona la moglie, Chiara Boni, la stilista. Si
parla del voto in Emilia: "Hai visto cara? Bertinotti scompare, la Lega
sale al 7%. Forse sono i comunisti che hanno votato Bossi. Oppure i comunisti
hanno votato Pd, e una parte dei nostri elettori sono passati alla Lega per
protesta: contro l'insicurezza, contro l'immigrazione clandestina. Il Partito
democratico non ha saputo intercettare il voto popolare e di protesta ".
Un errore occultare Prodi? "La scelta è stata di Romano. Ha mantenuto un
profilo istituzionale, dimostrando di essere un uomo di Stato, oltre che un
gran signore". Ora cosa farà? "Non solo il nonno. In Italia non
esiste uno con la sua agenda, con i suoi contatti internazionali; sono certo
che li metterà a disposizione del Paese. Girando il mondo con lui ho visto
presidenti e anche dittatori che lo trattano con affetto filiale o fraterno.
Nazarbaev, il leader del Kazakistan, guarda Romano come fosse un'immagine
sacra. Tremonti lo dice per criticarlo, ma Prodi è davvero il leader europeo
più vicino alla Cina; e in una vicenda come quella del Tibet potrebbe tornare
utile. Penso a un ruolo in un'istituzione internazionale, come il Wto. Ma il
campo in cui Romano potrebbe essere decisivo è il conflitto con l'Iran: a
Teheran ha relazioni molto strette". Sì, ma in Italia la sua stagione
politica si chiude con un risultato elettorale decisamente negativo.
"Attenzione però: escono dal Parlamento le forze che gli hanno impedito di
governare. Bertinotti è fuori, Mastella pure, Dini è di là. In fondo, gli
elettori hanno visto giusto". "Silvio è formidabile" "A Berlusconi mi lega una simpatia istintiva. Con Prodi è
l'unico innovatore di questi quindici anni" La scelta Angelo Rovati. Ha
votato Udc Aldo Cazzullo.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-15 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Pdl Attacco a Veltroni: "Per lui la
Capitale è stata una zavorra, dalla morte della signora Reggiani"
Alemanno, la festa e la cautela "Bene il dato nazionale, ma quella su Roma
è un'altra partita" I numeri del dato nazionale scorrono sugli schermi e
sulle agenzie, la vittoria del Pdl a Camera e Senato diventa sempre più netta
minuto dopo minuto, ma Gianni Alemanno ha l'espressione preoccupata. Un po'
perchè il susseguirsi di exit poll, proiezioni e dati parziali, lo ha definito
"uno stillicidio", un po' perchè è scaramantico, un po' - forse -
perchè fiuta l'aria che tira. In ogni caso, nonostante tutto, Alemanno non può
essere felice. E ai suoi, tra un'intervista e l'altra, lo dice chiaramente:
"Mi sento con le mani legate... ". Nel senso che, questa sera, lui
non può festeggiare. E allora, visto che gli exit poll danno un Rutelli vicino
al 50%, il candidato del centrodestra sembra mettere le mani avanti:
"Questo risultato come un traino per il Campidoglio? Vediamo... Roma ha
sempre dimostrato di votare in maniera indipendente da quello che succede a
livello nazionale. L'esempio del 2001 è chiaro: vittoria di
Berlusconi alle politiche e di Veltroni al
Comune". Quindi? "Quindi quella per la nostra città è un'altra
partita. Non mi faccio nessuna illusione: conteranno i programmi, e quello che
abbiamo fatto in questo mese io e Rutelli". E poi ribadisce: "Il mio
umore? Contento per la vittoria, ma in attesa di quello che succede a
livello comunale". Si scioglie un po' di più solo quando deve commentare
il dato del Pd di Veltroni, suo avversario nella
precedente campagna elettorale comunale e obiettivo di polemica in quella
appena conclusa: "Non ha raccolto quello che si aspettava, e non è
riuscito a recuperare l'immagine negativa del governo Prodi. Ha mosso tutto il
suo repertorio, ma non gli è bastato". Ma Roma può aver influito, in
qualche modo? "Roma gli si è sbriciolata tra le mani, soprattutto negli
ultimi due anni e ancora di più negli ultimi mesi, dalla morte della signora
Reggiani in poi. Pensava che aver governato qua gli facesse da trampolino di
lancio, invece Roma si è rivelata la sua zavorra". All'Auditorium della
Tecnica, dove è stato allestito il quartier generale del Pdl, Alemanno arriva
dopo le 18 e dopo aver passato a casa tutta la giornata. L'ex ministro fa il
giro di televisioni e radio, beve un bicchiere di coca cola e riparte,
lanciando un amo a Storace: "Il risultato della Destra c'è, non è un dato
marginale o un consenso irrilevante. Il nostro obiettivo, in caso di
ballottaggio, è riunificate il centrodestra attorno ad un programma
preciso". Verso sera, Alemanno è tornato al suo comitato elettorale, a via
Salandra, per una riunione coi "fedelissimi". E poi, prima di
mezzanotte, di nuovo all'Eur. Sempre in attesa e sempre agganciato allo
stillicidio di voci ed exit poll, in attesa dello scrutinio del Comune che
seguirà di nuovo nel suo quartier generale. \\ "Il risultato della Destra
c'è, non è un dato marginale o un consenso irrilevante" Gianni Alemanno
Ernesto Menicucci.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-15 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE La città al Pd Il Lazio al Pdl Comune e
Provincia di Roma solo oggi i verdetti delle urne La Capitale continua a
premiare Veltroni, ma il Lazio cambia segno e, dopo un lungo testa a testa, il
Senato va al Pdl La capitale premia il Pd, ma nel resto della regione vince il Pdl:
in città alla Camera il Partito democratico (con i voti di Di Pietro) è in
testa con il 43,8%, con il Popolo della libertà al 41,4. Al Senato,
invece, nel Lazio dopo lunghe ore di testa a testa, il Pdl la spunta con il
44,2 sul Pd che raccoglie il 37,2 (ma sommando i voti dell'Idv, il partito di Veltroni ottiene il 41,3). è questo il dato che è uscito
ieri dalle urne che ridisegnano anche gli equilibri politici della regione.
Buona l'affermazione al Senato dell'Italia dei Valori che arriva al 4,1%, un soffio
sotto l'Udc che si attesta al 4,7, mentre la Sinistra arcobaleno crolla al 3,2,
appaiata alla Destra di Storace, ma nessuno dei due raggiunge il quorum. Tutti
gli altri partiti arrivano sotto l'1%. Il risultato che si profila alle
politiche in città si riflette anche sulla sfida per il Campidoglio: al momento
sommando i voti delle coalizioni, appare probabile una prosecuzione del
confronto al ballottaggio tra Francesco Rutelli e Gianni Alemanno. Lo spoglio
per le comunali, però, comincia solo oggi. Al Senato lo spoglio quasi completo
delle 5.235 sezioni vede nella capitale il Pdl al 41,5% e il Pd al 39,4, ma
sommmando il dato dell'Idv (4,5%) la coalizione guidata da Veltroni
incassa il 44% contro il 41,8 del Pdl (che raccoglie anche i voti del Movimento
per l'autonomia del Sud). Nel resto del Lazio la situazione è ribaltata: a
Viterbo il Pdl sta al 47,3%, il Pd al 35,3. Stesso scenario a Rieti: il Pdl
raggiunge il 43,9 e il Pd solo il 37,2. Stesso discorso a Frosinone (Pdl al
47,9 e Pd 31,7). Grande successo pure a Latina per il Pdl che doppia il Pd:
55,1 contro il 27,6. Alla Camera nella capitale (Circoscrizione Lazio 1),
quando mancano poche decine di sezioni sulle 3.735 totali, gli elettori
premiano il Pdl con il 41%, mentre il Partito democratico è al 39,2. Nelle
altre 4 province, invece, nella Circoscrizione Lazio 2, il partito di Berlusconi la spunta nettamente (a Rieti Pdl 43,3 e Pd 36,5,
a Frosinone Pdl 46,6 e Pd 30,7, a Latina Pdl 55,1 e Pd 26,8, a Viterbo Pdl 46,5
e Pd 34,5). Analizzando il voto nei Municipi alla Camera, il Pdl ne porta a
casa 3: l'VIII (Don Bosco, Torre Maura e Torre Angela), il XVIII (Aurelio,
Trionfale e Primavalle) e il XX (La Storta, Cesano e Tor di Quinto). Negli
altri 16 Municipi la vittoria va all'alleanza tra Pd e Idv. I romani hanno
scelto di votare più per le politiche che per le amministrative: nelle 2.600
sezioni della città l'affluenza dei votanti alla Camera raggiunge l'80,3% (al
Senato è l'80,2), mentre per le comunali il dato scende al 73,5%. Nel Lazio
l'affluenza per il rinnovo dell'assemblea di Montecitorio è del 81,2% e per
Palazzo Madama dell'81. Numeri in calo rispetto alle politiche di due anni fa
quando aveva votato l'84% degli aventi diritto e alle comunali il 65,9. Un dato
interessante lo fa registrare l'afflusso per le provinciali: oltre 2 milioni e
576 mila hanno inserito la scheda nell'urna (75,8%), con un più 16% rispetto
alle amministrative del 2003 grazie all'effetto traino delle politiche. Nella
capitale i più puntuali all'appuntamento con le urne sono stati gli abitanti
del XII Municipio, un'area che comprende l'Eur, il Torrino, Vitinia,
Cecchignola e Trigoria: per la Camera e il Senato hanno depositato la scheda
nell'urna l'84,3% dei residenti. La leadership si conferma per le
amministrative: 78,5% per il Comune. Nelle politiche si piazza al secondo posto
il confinante XI Municipio: l'82% degli abitanti di Appio Latino, Ardeatino,
Ostiense, Appia Pignatelli hanno espresso il loro voto. Sul gradino più basso
del podio il XVII Municipio (Prati, Trionfale, Borgo) con l'81%. A disertare di
più le urne per le politiche, invece, sono stati gli abitanti del Prenestino e
del Tuscolano (IX Municipio), ultimi nella graduatoria dei voti espressi (77%).
Qualche voto in più nel popoloso VIII Municipio (Torre Maura, Borghesiana,
Torre Angela e Lunghezza) con il 77,9%. Non toccano l'80% neanche il XV
(Portuense, Gianicolense) e il I Municipio (centro storico). Alle
amministrative la classifica dei votanti cambia. Dopo il XII Municipio, si
piazza il XVIII (Aurelio, Casalotti e Primavalle) con il 77% dei votanti. Il
III, I e il XVI Municipio, invece, sono quelli che hanno fatto registrare la
percentuale più bassa di votanti alle comunali (oscillando tra il 69 e il 71%).
Francesco Di Frischia (hanno collaborato Carlotta De Leo e Simona De Santis).
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-15 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Il candidato del Partito democratico vicino al 50% negli exit poll:
rischia il ballottaggio. Oggi il verdetto Rutelli-Alemanno col batticuore Lazio,
il Popolo della libertà vince al Senato. Roma in controtendenza Rutelli avanti,
ma col rischio ballottaggio. Comincerà oggi lo scrutinio delle schede romane, e
dunque si capirà se i primi exit poll arrivati ieri (centrosinistra tra il 49 e
il 51 per cento) siano riusciti a fotografare la realtà. Lo spoglio comincerà
alle quindici: ieri, il candidato del centrosinistra, Francesco Rutelli, non ha
voluto commentare i dati nazionali. Alemanno, candidato per il centrodestra, ha
espresso soddisfazione per la vittoria del Pdl alla Camera e al Senato, ma
cautela per lo scenario locale: "Roma ha sempre votato in maniera
indipendente rispetto alle politiche. Nel 2001, nonostante
la vittoria di Berlusconi, Veltroni vinse il Comune. Mi sento un po' con le mani legate...".
All'ex sindaco, il candidato del centrodestra non ha risparmiato una frecciata:
"Pensava che Roma fosse il suo trampolino di lancio, ma si è trasformata
nella sua zavorra". Rispetto alle precedenti politiche, affluenza
in calo sia per Camera e Senato (80,3% e 80,2%)che per il Campidoglio (73,5%).
In aumento, invece, i votanti per la Provincia (75,8%). Roma si conferma
raccaforte del Pd, mentre la Regione va al Pdl. ALLE PAGINE 2 E 3 Alessandro
Capponi, Francesco Di Frischia e Ernesto Menicucci.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-15 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Pd Diplomazie al lavoro sull'ipotesi del ballottaggio Rutelli,
ultima attesa a un soffio dal 50% tra voci ed exit poll Contatti già avviati
con la Rosa bianca è un ballo crudele quello che i numeri - gli ultimissimi
sondaggi, i primissimi exit poll - offrono al centrosinistra romano. Rutelli
inchiodato al 43 per cento - sondaggio di sabato sera - (ma anche) Rutelli tra
il 49,5 e il 50,5, come dice un exit poll. Tra le due fotografie, quale
racconta la verità? Vincere al primo turno vorrebbe dire molto, e non solo, dal
punto di vista del Pd, per costruire la roccaforte da opporre - com'è già stato
in passato - al governo Berlusconi;
perché, soprattutto, significherebbe molto in termini politici. Al ballottaggio
- come già fu per il primo Veltroni - si arriverebbe con il
vento a soffiare da destra; il clima, dunque, non sarebbe dei migliori;
soprattutto se i dati locali confermassero, come sembra, il crollo nazionale
della Sinistra arcobaleno. Ad esempio, solo per farne uno, sarebbe in
pericolo la poltrona di vicesindaco destinata fin qui a una figura apprezzata a
Roma, cioè a Patrizia Sentinelli? Si direbbe di no, ma se per vincere al
secondo turno fosse necessario un accordo con la Rosa bianca di Mario Baccini,
cosa accadrebbe? All'ipotesi, tanto per essere chiari, hanno già lavorato le
diplomazie. Non è detto che gli ex democristiani - Baccini, Ciocchetti - siano
la direzione verso la quale viaggia il centrosinistra romano. Ma se i numeri
reali fossero quelli degli ultimi sondaggi - coalizione al 49 e spiccioli e
però il candidato qualche punto più indietro - la soluzione alternativa alla
corsa al centro sarebbe allora una soltanto: ricompattarsi, dare vita a due
settimane di campagna elettorale destinate a motivare i propri elettori, i
delusi, quelli che non si arrendono all'idea di vivere governati da Forza
Italia, Lega Nord e Alleanza Nazionale. Come detto, i risultati che arriveranno
oggi dal Viminale saranno decisivi: sia, ovviamente, per capire se si
conquisterà il Campidoglio al primo turno, sia perché, in caso di ballottaggio,
bisognerà capire come ci si arriverà. Le conseguenze potrebbero essere molte.
Intanto, gli esponenti del Pd commentano il dato romano. L'ex assessore alla
Cultura, Silvio Di Francia: "Di fronte ad un quadro nazionale ancora in
via di definizione ma che comunque presenta una fortissima predominanza della
Lega nel centrodestra, forza che sarà il vero azionista di maggioranza della
coalizione di Berlusconi, il Pd pur non vincendo
conferma un buon dato, e nella Capitale arriva un successo fondamentale per i
democratici, grazie al quale speriamo di poter vincere anche a livello
regionale nel Lazio. Grazie a Rutelli e Veltroni -
aggiunge Di Francia - Roma va oltre le aspettative, confermando il grande
consenso dei cittadini per i quindici anni di buon governo della città. è un
segnale chiaro e forte, innanzitutto nei confronti di chi è alleato con i
nemici della Capitale". Il segretario Riccardo Milana: "Nella
difficoltà generale e in un quadro di testa a testa nel Lazio, si delinea uno
straordinario risultato del Pd a Roma. A metà dello spoglio il Pd supera il 41
per cento nella Capitale (il dato definitivo per la Camera sarà poco sotto il
40%, ndr), dato mai raggiunto da nessuna forza politica dal dopoguerra. Questo
risultato eccezionale nella città di Veltroni e
Rutelli conferma la grande fiducia che i romani hanno riposto nel Pd e nei suoi
leader". Lionello Cosentino parla di "una grande affermazione per il
Partito Democratico e il centrosinistra in un quadro nazionale difficile. La
vittoria a Roma segna una importantissima conferma grazie al lavoro fatto da
Walter Veltroni e da Francesco Rutelli contro una
destra che sa dire solo no". Oggi le parole lasceranno spazio alle cifre.
Primo turno Vincere per il Pd vorrebbe dire costruire una roccaforte da opporre
al governo Berlusconi Alessandro Capponi.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE I dipietristi oltre il 4% "Premiata la linea dura"
Orlando: spazzata via la sinistra del non fare Il leader ringrazia sul blog
"Un grande risultato nonostante gli attacchi diffamatori dei giornali di Berlusconi" ROMA - Nella coalizione perdente c'è un
vincitore, ed è Antonio Di Pietro. "L'Italia dei Valori - esulta Leoluca
Orlando, portavoce del partito - ha più che raddoppiato i consensi rispetto al
2006". Un successo sorprendente, che Orlando attribuisce "alla nostra
campagna elettorale condotta all'insegna dell'attacco, dell'intransigenza
". Attacco contro "il conflitto di interessi, contro la presenza di
condannati nelle liste elettorali, contro un'informazione televisiva troppo di
parte ". L'alleato Veltroni ha
adottato una linea soft, evitando toni aggressivi, il partito di Di Pietro ha
picchiato duro sulla necessità di "stabilire regole etiche in politica, di
fare chiarezza sulle spese dei partiti, e di dare agli italiani una certezza di
legalità ". Il messaggio è andato a segno perché il buon risultato
dell'Idv è abbastanza omogeneo in tutte le Regioni. "Veltroni
ha fatto bene ad accoglierci con il nostro simbolo - dice ancora Orlando -. Il
fatto che ci siamo presentati come alleati, ma separati, portatori di valori
nostri, alla fine ci ha premiato ". In definitiva il successo dell'Idv
dimostra che anche a sinistra c'è una fascia di elettorato che invoca ordine.
Orlando lo chiama "bisogno di normalità ". Di Pietro si è riservato
di dare oggi una sua valutazione del voto. Ieri sera si è limitato a inserire
su internet, nel suo blog, un ringraziamento agli elettori che hanno scelto
l'Idv, nonostante "i continui attacchi gratuiti e diffamatori dei media in
mano al signor Silvio Berlusconi ". Leoluca
Orlando attribuisce al suo gruppo il merito di aver spazzato via la sinistra
radicale, "loro erano il partito della paralisi, del non fare, la gente
non ne poteva più e ha premiato il partito del fare". Ora, dice il
senatore Nello Formisano, "nel rispetto degli impegni presi, formeremo in
Parlamento un gruppo unico con il Pd, mantenendo la presenza del nostro
simbolo. E ci candidiamo a governare nella prossima legislatura". Fra gli
eletti nelle liste Idv figura il primo africano che entra in Parlamento,
Touadi, docente universitario che è stato assessore al Comune di Roma. Sorpresa
L'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ha quasi raddoppiato il risultato
delle elezioni del 2006 quando alla Camera si fermò al 2,3% e al Senato al 2,9
Marco Nese.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Il sociologo Bonomi "E' la conferma che sta avvenendo la
secessione dolce" MILANO - "L'importante è non ripetere per
l'ennesima volta l'errore che si fa da vent'anni, cioè ritenere sia un soggetto
che rimanda solo al passato. Eh no: il leghismo è un fenomeno che sta dentro la
globalizzazione e i grandi cambiamenti. Molti si fermano davanti alle parole a
effetto, "secessione", "canaglia romana". Invece Malpensa,
qui, conta più del Dio Po. E la Lega, più radicata di tutti nel territorio, si
presenta come il sindacalismo del nuovo secolo: una forma alta di sindacalismo
dei luoghi". Il sociologo Aldo Bonomi aveva presentito la "secessione
dolce" del Nord che va per conto suo, proprio oggi esce da Feltrinelli il
suo libro Il rancore. "Sottotitolo: Alle radici del malessere del Nord...
". Perché risalire alle radici? "Perché stanotte si è chiuso un ciclo
ventennale e se ne è aperto un altro. La "secessione dolce" ottiene
un riconoscimento politico. L'alleanza organica tra Pdl e Lega assume il
modello bavarese, territoriale. Non mi stupisce che il processo ora scenda
lungo la via Emilia...". Ma cosa è cambiato? "Nei tardi anni Ottanta
nasce un movimento che intercetta il disagio di alcune fasce sociali e
territoriali: gli "spaesati" delle comunità locali, disorientate dai
cambiamenti internazionali; gli "stressati" del capitalismo
molecolare, artigiani e piccole imprese; e gli "orfani del fordismo",
delle grandi imprese". E poi? "Negli anni Novanta il movimento si
annusa con il berlusconismo, l'alleanza "istituzionalizza" la Lega.
Così si chiude il Novecento. E nel nuovo secolo tutto si evolve: il rancore
territoriale incontra una parola d'ordine potentissima: la modernizzazione
incompiuta". Il Nord che dice "facciamo da soli"? "Già: le
passioni localistiche prendono i nomi strani delle infrastrutture. O si
riconoscono in un simbolo come Malpensa. E i loro interpreti sono i Formigoni,
i Galan". I rifiuti di Napoli aiutano? "è facile contrapporli alle
cittadelle ordinate. Il problema è sempre lo stesso: lo spaesamento nella
globalizzazione, la ricostruzione di comunità che non ci sono più". Per
questo parlava di nuovo sindacalismo? "Oggi il conflitto non è più solo
quello novecentesco tra capitale e lavoro. Il conflitto è tra i flussi della globalizzazione
e i luoghi in cui calano: parlo di flussi finanziari come la crisi dei mutui,
l'immigrazione, la concorrenza cinese... Cose che piombano in un luogo e lo
cambiano. Di qui paure e speranze, più paure che speranze. Il teorico è
Tremonti, veda il suo libro: impauriti di tutto il mondo, unitevi!". Il Pd
ha sbagliato qualcosa? "La "novità" di Veltroni è stata lo sforzo di riconoscersi in questa composizione
sociale. Ma non ha potuto che chiudere la stalla quando i buoi erano già
scappati. Però le persone legate al territorio ci sono e si chiamano
Chiamparino, Penati, Cacciari, Illy, Errani... Avrei preferito fossero
più coinvolti". Vincitori Roberto Maroni con Umberto Bossi Sociologo Aldo
Bonomi Gian Guido Vecchi.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 14 categoria:
BREVI Il senatur Bossi, una carezza nel pugno "E quando mezzanotte viene,
se davvero mi vuoi bene, pensami mezz'ora almeno, e dal pugno chiuso una
carezza nascerà"; qualche storico elettore della Lega si sarà intenerito
pensando a Celentano mentre guardava il vecchio leader annunciare faticosamente
la vittoria in tivù. Costretto dalle circostanze e da Mastella, Umberto Bossi
si è preso il Nord. è stato lui il vero veltroniano, ha
preso i voti di protesta e di governo. Ha detto che ora si farà "quella
roba lì, il federalismo fiscale" e sarà un bene anche per il Sud
"dove i soldi vanno a ramengo". Erano passate le nove. A mezzanotte e
tre, alla Adriano Celentano, c'era già chi stava pensando a un altro uomo (un
amico suo e di Berlusconi, tale Giulio Tremonti).
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 15 autore: di
ALDO GRASSO categoria: REDAZIONALE Dibattiti in tv I protagonisti delle
elezioni a "Porta a porta" e "Matrix" Vespa e Mentana,
scambio di vincitori e vinti Berlusconi ha vinto, Berlusconi parla alla terza Camera del Parlamento italiano.
Sia pure al telefono. Il bollettino della vittoria viene letto dal vincitore,
con un filo di commozione, a "Porta a porta". Solo dieci minuti dopo Berlusconi telefona a "Matrix" e ripete la
lettura. Chi ha fatto la migliore campagna elettorale? Non c'è dubbio, Silvio Berlusconi. Alla grande. In politica vale la stessa legge
che governa la pubblicità: lo spot migliore è quello che fa vendere più
prodotti. Ci sono pubblicità che appaiono brutte, noiose, ossessive. Che non
piacciono. Ma si stanno misurando con il fatturato, non con l'estetica. La
lunga, barbosa e per certi versi umiliante (non c'è stato confronto diretto tra
i due candidati) campagna elettorale è stata ingannevole. Daniela Santanchè
aveva conquistato in fretta il ruolo di personaggio e quindi pareva sicura. Non
ha voti per entrare in Parlamento. Fausto Bertinotti era di casa nei salotti tv
e pareva inamovibile. Non ha ottenuto voti sufficienti per restare. La Lega non
concedeva confidenza alla tv, eppure ha fatto bingo. Walter
Veltroni in tv, sul piano comunicativo, mostrava più appeal di Berlusconi. Lo abbiamo scritto tante volte: l'audience televisiva non è il
popolo italiano e troppe volte, invece, commettiamo questo errore. Ieri, però,
i palinsesti della tv si sono trasformati nella giornata della resa dei conti.
Che si è svolta in tre atti. Atto primo. A partire dalle 15, sono scattati gli
exit poll. Almeno in Italia, gli exit poll non hanno nulla di scientifico (se
ce l'hanno non si vede). Sono un format tv con un percorso abbastanza preciso:
escono le indicazioni di voto (sempre sbagliate: o gli italiani sono mentitori
o i sondaggisti sono sfortunati) e in vari salotti tv inizia la danza: le tre
reti Rai, La 7, Sky Tg24. L'ospite dichiara cautela, invita alla prudenza ma
non resiste al commento: si sbilancia, fantastica. Salvo poi fare marcia
indietro. Atto secondo: la marcia indietro e la marcia trionfale. Nel preserale
le indicazioni sono ormai chiare. Le tv hanno convocato fior di opinionisti,
professori, politologi, esperti vari, politici. Il Tg2 schiera persino Clemente
Mastella. Inizia il sabba delle spiegazioni, delle giustificazioni, dei
chiarimenti, delle glosse, delle rivendicazioni. Atto terzo. Bruno Vespa ed
Enrico Mentana consacrano i vincitori e consolano i vinti. Scambiandoseli. Una
folta schiera di politici e di osservatori spiegano lo spiegabile, e anche
oltre. La campagna elettorale è finita, ora inizia il bello: sotto la vetta
conquistata si stende sempre l'abisso. Specie in Italia. Conduttore Bruno Vespa
ieri sera.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 21 categoria:
REDAZIONALE Voto all'estero Il Senador in attesa dei risultati già denuncia:
anomalie e possibili brogli a Buenos Aires Pallaro e gli "stranieri":
mi sa che ora conteremo poco BUENOS AIRES - El Senador lavora agli affari suoi,
è un lunedì qualsiasi in Argentina: ha 5 aziende e 700 dipendenti, la politica
è passione. Infila il naso ogni tanto nella stanza della tv, ma Raitalia (ex
International) dice poco, è troppo presto per i risultati del voto all'estero.
Luigi Pallaro, 82 anni, star nel 2006 con 50.000 preferenze personali, non si
mostra né interessato né stupito davanti ai risultati dalla madrepatria.
"Come veneto, la forza della Lega non mi meraviglia,
da Veltroni invece mi aspettavo di più". Al telefono taglia corto con
un collaboratore, che vorrebbe organizzare una festa nella notte, in un hotel.
"Primo: non so ancora se verrò rieletto. Secondo: non corro mica alla
presidenza della Repubblica, siamo seri ". Il problema vero è un
altro. Con il risultato chiaro anche a Palazzo Madama, diminuirà la forza di
interdizione dei senadores a Roma? "Temo di sì, ma andrò avanti sulla mia
strada, la difesa dei nostri connazionali all'estero - spiega Pallaro -. Ho
ottenuto risultati ottimi nella scorsa legislatura: l'assistenza sanitaria per
10.000 anziani, più fondi per gli indigenti e per la struttura consolare".
E se, rieletto, dovesse dare stavolta il suo voto di fiducia a Silvio Berlusconi, nessuno potrà dire nulla. Ha sempre rivendicato
per l'associazionismo all'estero la necessità di essere "governativo"
per strappare leggi e fondi. Contatti? "Non parlo con Berlusconi
dai giorni della caduta di Prodi. Vedremo ". Per coerenza con la scelta di
appoggiare l'Unione vittoriosa nel 2006 il Senador ha resistito per 20 mesi
alle sirene dell'opposizione per cambiar casacca. Ha votato a favore della
Finanziaria una volta spuntati i 18 milioni di euro per gli emigranti, suo
emendamento. Non era in Aula il giorno della caduta di Prodi: si trovava a
Buenos Aires, in uno dei suoi estenuanti andirivieni a colpi di 14 ore di
aereo. Il cruccio dell'imprenditore resta la frattura che ha colpito il suo
movimento, episodio che renderà incerta fino a oggi la sua rielezione. Il
deputato che aveva fatto eleggere nel
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 14 autore: di
MARIA LAURA RODOTA' categoria: REDAZIONALE I volti del voto Cravatte colorate e
il Cav solo in voce Fassino rispolverato per la sconfitta Bertinotti rivestito
da sindacalista La vittoria di Bossiberlusconi per ore e ore non ha avuto una
faccia. O meglio: ha avuto facce non da leader comparire sporadicamente in tv,
qualche Antonio Tajani, qualche Renato Schifani, qualche Matteo Salvini della
Lega, un Sandro Bondi che parlava piamente in collegamento telefonico. La
sconfitta del Pd, nel pomeriggio, veniva affrontata cautamente da Beppe Fioroni
e poi ammessa da Ermete Realacci, compunto sotto il caschetto alla Rosi Bindi.
Il "dato terrificante" della Sinistra Arcobaleno è stato analizzato
con parole tristi da ex giornalisti comunisti come Piero Sansonetti e Rina
Gagliardi. Poi si è cominciato a vedere qualche leader. Walter
Veltroni davanti al loft, composto come un candidato americano che
concede la sconfitta, circondato da notabili del partito ovviamente cupi. Si è
visto Umberto Bossi nei tg, gran vincitore non a sorpresa (chiunque vivesse al
Nord se ne sarebbe dovuto rendere conto) che si presentava con linguaggio
popolare e taglio di capelli discusso (con gli stessi aggettivi usati
per commentare il risultato della Sinistra Arcobaleno). E poi sono arrivati
tutti (quasi tutti) a Porta a porta. Casini felice come un neopapà col quorum;
Piero Fassino infelice perché un po' messo da parte dopo la nascita del Pd e
poi rispolverato per la sconfitta chez Vespa; Fausto Bertinotti che lasciava e
si era rivestito da sindacalista, veniva omaggiato e scherzava, da
"pressoché defunto che riceve molte lodi" (Vespa era davvero
dispiaciuto, non riuscirà a fare a meno di lui, in qualche modo, si pensa). E
Tremonti, criptotrionfatore del Bossiberlusconi, in cravatta arancione. E, dopo
le undici, dopo che da ore ci si chiedeva dove fossero spariti gli ex di An,
finalmente Gianfranco Fini, in cravatta rosa (se certe cravatte avessero un
quorum finirebbero come la Sinistra Arcobaleno, di nuovo). Silvio Berlusconi si è manifestato in voce, sempre da Vespa. Alla
fine, comunque, le dirette elettorali sono state uno spettacolo civile, senza
sbrasate, senza risse. E, dopo tanta tensione, con una sicurezza. Qualunque
cosa accada avremo altri cinque anni di Bruno Vespa; come minimo. Va bene così,
oramai ci siamo affezionati, come lui a Bertinotti.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Oggi lo spoglio dei voti per le amministrative. Ma dal responso di
ieri esce una bocciatura per l'attuale maggioranza di Palazzo Loggia Brescia,
adesso trema anche l'ultimo "fortino ulivista" DAL NOSTRO INVIATO
BRESCIA - Ci eravamo tanti amati. Finisce l'idillio tra i bresciani e il
centrosinistra, che - se verrà confermato il voto nazionale- perde dopo più di
dieci anni il governo della città, mentre si inaugura una stagione del tutto
nuova per il Comune con il primo sindaco di centrodestra nell'era Berlusconi. C'è amarezza tra i rappresentanti del Pd mentre,
nel pieno di un temporale primaverile, a Palazzo della Loggia arrivano i dati
che via via confermano la sconfitta che sino a tarda sera in pochi hanno voglia
di commentare. Le cifre per il Senato indicano, a Brescia città, il Pd come
primo partito con il 33,1% (ma in provincia si è fermato al 26%), seguito da
Pdl con 31,7, Lega 17,37 (aveva il 9,7), Unione di Centro 4,9 e Idv 3,81. Se i
bresciani hanno votato allo stesso modo anche per il Comune, non ci sarà
neppure il ballottaggio che - con undici candidati sindaco - avrebbe potuto in
qualche modo potuto favorire alleanze per creare una maggioranza diversa. Pierluigi
Mottinelli, capogruppo del Pd, invita comunque alla cautela: "Non sono
così sicuro che il dato di Lega e Pdl sarà confermato nelle
amministrative". D'altra parte qui i due voti(quello nazionale e quello
locale) sono stati sempre diversi. Non trae particolari auspici Adriano Paroli,
candidato sindaco del Pdl a Brescia: "Sono due voti diversi, ma è fuori di
dubbio che il dato delle politiche sancisce anche a Brescia il fallimento del
centrosinistra, che Veltroni ha tentato solo di
mascherare. Io mi sono impegnato nella campagna per le amministrative; quello,
per me, sarà il test decisivo ". Per il Pd, in silenzio il candidato
sindaco Emilio Del Bono, parla Guido Galperti, candidato al Senato, senza
manifestare sorpresa. Dice Galperti: "Il Pd è andato bene, come in tutto
il Paese, però non ha sfondato al centro. Qui l'obiettivo era quello di
conquistare il Nord, ma non ce l'abbiamo fatta. Resta comunque un ottimo
risultato ". "Anche a Brescia - prosegue -
l'elettorato ha dimostrato di essere molto mobile. Noi abbiamo intercettato
solo una parte degli elettori che avevano votato per l'Unione, e i voti non
sono andati ai nostri ex alleati ma a Lega e Pdl". Veltroniano Emilio Del Bono Berlusconiano
Adriano Paroli L. Cor.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 9
categoria: REDAZIONALE Trionfa il centrodestra, la Lega raddoppia i voti, il Pd
non sfonda Localismo e voglia d'Europa le risposte della Lombardia Corsini:
"Decisivi il fisco e la questione immigrati" In
provincia di Brescia il Carroccio supera il partito di Veltroni, in quella di Bergamo è davanti a Forza Italia MILANO - Che cosa
è successo? E' successo che in due anni la Lega Nord è passata dal suo minimo
storico in Lombardia (11,4%) a un passo dal suo record di consensi. E' successo
poi che Veltroni, che solo due settimane fa riempiva le piazze della regione,
non ha riempito le urne, portando il Partito Democratico ad appena un 3-4% in
più rispetto all'Ulivo prodiano. E' successo in pratica che la regione d'Italia
con le maggiori aperture internazionali, si è massicciamente affidata a un
partito locale: la media regionale dei voti per il Senato (22%) è ormai in
linea con quella delle storiche "casseforti" del voto bossiano, come
Varese (23), mentre il Carroccio supera l'asticella del 26% in provincia di
Brescia, dove raccoglie addirittura più consensi del Pd. Idem a Varese e a
Bergamo; qui addirittura l'Alberto da Giussano è il simbolo più votato al
Senato nell'intera provincia, addirittura più di Berlusconi.
Si direbbe che queste sono le cifre di una vera e propria ribellione.
"Fermi tutti: questo è tutto fuorché un voto di protesta. La Lega Nord da
vent'anni governa alcuni dei più importanti enti e città lombardi. Nessuno più
di noi sente in questo momento la responsabilità di governare e la legislatura
che si apre sarà una legislatura di grandi cambiamenti": Marco Reguzzoni,
leghista portato in palmo di mano da Bossi così si prepara al grande salto,
dalla presidenza della provincia di Varese a un seggio di Montecitorio. Non la
pensa allo stesso modo Roberto Chiarini, docente di storia contemporanea alla
Statale di Milano: "Un conto è amministrare una città, anche grande, anche
bene; tutt'altra cosa è esprimere una politica monetaria, una politica estera.
E purtroppo su questo la Lega non ha espresso alcuna proposta. Che cosa dire
allora del voto uscito dalle urne lombarde: che la mancanza di comunicazione
con Roma si è acuita, che di fronte a una crisi si è risposto incattivendo i
rapporti politici. E' singolare che i titolari di un disagio non si siano
rivolti, come avviene storicamente ai partiti di sinistra". Infatti: dopo
il 23% dell'Ulivo 2006, il nuovo Pd ha raggranellato qualcosa più del 26%. Non
è cosa, nemmeno per Paolo Corsini sindaco uscente a Brescia. Cosa ha mandato in
cortocircuito l'entusiasmo delle piazze per Veltroni?
"Ancora una volta - dice Corsini - il centrosinistra non viene ritenuto
affidabile sotto il profilo dello sviluppo del territorio. Non credo che abbia
pesato più di tanto la grana di Malpensa ma la questione fiscale resta di
fondamentale importanza. Fino a quando ogni lombardo pagherà in media 7.000
euro di tasse vedendosene restituire appena 1.500 sotto forma di servizi dello
Stato, sarà dura per noi. A questo aggiungiamo il fatto che la Lega è stata
molto abile a interpretare le paura figlia dell'immigrazione ". Appunto:
ansia di sviluppo economico da un lato e paura dell'uomo nero dall'altro. Come
stanno assieme queste due cose nella scelta dell'elettorato lombardo? "Il
tessuto economico - sottolinea Anna Gervasoni, docente all'università Cattaneo
di Castellanza - è fatto di piccole e medie imprese. E da questo punto di vista
la Lega non ha espresso isolamento verso iniziative come l'Expo o l'economia
internazionale. E' stato un voto più di reazione che di appartenenza: la
Lombardia ha scelto di identificarsi con l'Europa, con le aree più progredite
del mondo e distaccarsi dall'immagine del Sud Italia o degli immigrati".
E' qui la festa Bossi ieri in via Bellerio con Maroni e Calderoli, all'arrivo
dei dati del trionfo leghista Claudio Del Frate cdelfrate@corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-15 num: - pag: 8
categoria: REDAZIONALE "La questione Malpensa? Vale almeno il 10 per
cento" Nei Comuni attorno all'aeroporto premiati i difensori dell'hub
Grande rimonta del Carroccio rispetto al 2006 nei centri dove ha puntato sulla
campagna per la difesa dello scalo VARESE - L'avevano capito subito che il
boccone era ghiotto: Roma ladrona, che svende Alitalia, che affossa Malpensa.
Si sono mossi senza esitazioni: una marcia a Varese, una a Gallarate, una
davanti al Terminal 1. Sarà stata demagogia, secondo i detrattori, ma alle urne
il gioco di puntare tutto sull'aeroporto che rischia di mandare a carte e
quarantotto i risparmi di tante famiglie, ha funzionato: la Lega fa un balzo
dove c'è la crisi di Malpensa e, anche se i dati devono essere confermati, le
prime proiezioni sono tutte in questo senso: in tutti i comuni della brughiera
intorno all'aeroporto Pdl e Pd mantengono le loro posizioni. Il Carroccio
invece fa salti anche di dieci punti rispetto alle politiche del
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 23 categoria:
BREVI I precedenti Mai al primo turno Né Rutelli né Veltroni sono diventati sindaco la prima volta senza passare per il
ballottaggio. Nel 1993, Rutelli aveva di fronte un avversario appena
"sdoganato" da Berlusconi, Gianfranco Fini: in quella occasione, Rutelli vinse al secondo
turno. Veltroni Nel 2001, Veltroni - mentre il governo nazionale era conquistato dal centrodestra -
riuscì sì a vincere a Roma, ma fu costretto al ballottaggio da Antonio Tajani.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 18 categoria:
REDAZIONALE Casini: "Udc all'opposizione Non voteremo la fiducia" Il
leader centrista: "Siamo gli unici ad aver retto la botta" Ammette
che il partito rischiava di essere spazzato via dal voto utile: "Lo
sapevamo, mica siamo ingenui" ROMA - Di più non si poteva davvero fare:
"In una situazione impossibile, siamo stati gli unici a reggere la
botta", allarga le braccia Pier Ferdinando Casini, quando alle sette di
sera si presenta alla stampa nel-l'affollata sede di via Due Macelli, senza
sorriso smagliante ma senza delusione evidente. Perché, confessa, a un pareggio
lui non aveva "creduto mai, lo evocavo ma non sono un illuso: quando tra
le coalizioni ci sono 6-7 punti di differenza, qualunque legge elettorale dà i
numeri per governare ". E allora, nonostante la delusione di Tabacci secondo
il quale "è stato un risultato deludente, c'è stato uno schiacciamento al
centro e una vittoria della Lega" e quella di D'Onofrio per un Senato
assai avaro di soddisfazioni, Casini spiega che è il contrario, che davvero la
sua Udc rischiava di essere spazzata via dall'appello al voto utile "e noi
lo sapevamo, mica siamo ingenui", perché lo strappo poteva costare
carissimo, ci vuole poco a finire sotto il quattro per cento e sparire, e
invece "il nostro è stato un risultato clamoroso", e va incassato per
metterlo a frutto, un domani. Perché la vita continua, e se oggi la certezza è
che "Berlusconi ha vinto, gli faccio i miei
auguri nell'interesse dell'Italia", la speranza mascherata da verità è che
"senza di noi, senza il centro, si può vincere. Ma non si può governare".
Chiaro, oggi Casini non ipotizza neppure un voto di fiducia
da regalare a Berlusconi, che peraltro non sembra affatto intenzionato a chiederglielo:
"Noi siamo persone serie e terremo fede al patto con i nostri
elettori". Ma dopo aver assicurato che manterrà i contatti anche con Veltroni, annuncia che l'Udc farà un'opposizione "seria,
responsabile: voteremo quello che ci convince e ci opporremo a quello che non
ci andrà. Incalzeremo il governo. Saremo un po' quello che il Pri era
per la Dc...". E si guarda bene il leader dei centristi dallo sparare
fendenti sul vincitore: ovvio, evidenzia come la Lega abbia la golden share
dell'esecutivo - che "era scontato avesse, anche con un risultato meno
sonante, visto il ruolo che le ha dato Berlusconi"
-, ma non demonizza: "Gli elettori decidono, e vanno sempre, sempre
rispettati", e in fondo fa mostra di benedire il risultato: "Adesso
c'è chiarezza, ognuno si assumerà le proprie responsabilità verso il Paese,
senza alibi". Il fatto è che "la situazione è fluida, è in
movimento" e un centro del 6% è "una componente essenziale per la
cultura di governo di chiunque si proponga di governare". Insomma, prima o
poi alla porta dello scudocrociato si dovrà tornare a bussare, è questa
l'ultima scommessa di Casini il sopravvissuto. Al centro Il leader dell'Udc
Pier Ferdinando Casini Paola Di Caro.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 23 categoria:
REDAZIONALE Exit poll Secondo le rilevazioni il candidato ha una percentuale
compresa tra il 49,5 e il 50,5 Rutelli avanti, ma rischia il ballottaggio ROMA
- L'exit poll ha fatto tornare il sorriso a Rutelli: l'ultimo sondaggio, di
sabato sera, lo dava sicuramente al ballottaggio. Invece, forse, il Pd può
avere qualcosa da festeggiare, in questo lunedì. Forse. Roma, ancora una volta,
potrebbe essere la roccaforte del centrosinistra in un'Italia conquistata da Berlusconi: se davvero, come dice l'exit poll, Rutelli è tra
il 49,5 e il 50,5; se la coalizione che lo sospinge verso il Campidoglio,
otterrà tra il 49 e il 51; se, dunque, i dati raccolti si rivelassero esatti,
si potrebbe riproporre - se le urne garantiranno a Rutelli di andare oltre il
cinquanta per cento se tutto ciò accadrà, dunque, a Roma potrebbe
materializzarsi ciò che è capitato con il sindaco Veltroni al suo
primo mandato: governo alla destra, Capitale al centrosinistra. Lo schieramento
che sostiene Rutelli è, nei fatti, lo stesso che lavorava con Veltroni: dalla sinistra alla lista "moderati". La cautela,
ovviamente, è necessaria: adesso al comitato Rutelli sorridono, ma a inizio
mattina l'atmosfera era tesa. L'ultimo sondaggio, di sabato sera,
raccontava di una coalizione sull'orlo della vittoria nonostante Rutelli: Pd e
sinistra arcobaleno al 49,4, lui, il candidato sindaco, bloccato al 43. Narrano
quelli che gli hanno parlato che la sua reazione sia stata, domenica, di pura
furia; aveva, in sintesi, detto una sola frase: quel campione non è
rappresentativo. Il risultato dell'exit poll sembra avergli dato ragione: lui a
Roma può vincere al primo turno, nonostante il crollo della Sinistra
arcobaleno. C'è da fidarsi degli exit poll? Chissà. A dar retta a quelli,
Alemanno sarebbe fermo al 38 per cento, e Storace - il popolare presidente
della Regione Lazio nel 2000 - forse al nove. La realtà romana si capirà
davvero solo oggi: quando si conoscerà da vicino il crollo della Sinistra
arcobaleno; stando agli exit poll, infatti, oltre al Pd, spingerebbero Rutelli
in Campidoglio le liste civiche. Si vedrà. Di certo, storicamente, Roma non è
mai facile da conquistare al primo turno: non ci riuscì Rutelli nel 1993
(avversario Fini), e così pure Veltroni contro Tajani,
nel 2001. Il ballottaggio, negli ultimi quindici anni, è stato evitato solo in
caso di candidati lanciati verso il secondo mandato. E Rutelli, in effetti,
sarebbe al terzo. Basterà questo a evitare due settimane di campagna elettorale
che, sull'onda della vittoria berlusconiana, potrebbero far soffiare il vento
della destra a Roma? Di certo, al momento, c'è un solo dato, per niente
statistico: lo slogan veltroniano "si può fare" potrebbe essere più
efficace nella versione spesso pronunciata da Rutelli in questa campagna
elettorale, in romanesco: se pò ffa'. Il duello Gianni Alemanno e Francesco
Rutelli Alessandro Capponi SEGUI I RISULTATI delle amministrative su
www.corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE Addio al garofano Il segretario: è la più grave sconfitta dal 1948,
criminale chi ha rifiutato di accoglierci Scompare il Psi dopo 116 anni in
Parlamento. Boselli lascia ROMA - La desolazione è nei numeri che il televisore
snocciola implacabile, nella sala semivuota, 18 persone compresi giornalisti,
segretarie e tecnici della televisione, ma soprattutto nelle facce dei pochi uomini
del partito rimasti. Il Psi scompare dopo 116 anni dal Parlamento della
Repubblica: le urne dicono che ha raggiunto appena lo 0,7 per cento dei
consensi. Nel 1892 Andrea Costa aveva varcato il portone di Montecitorio, primo
deputato socialista della storia. Ora non ci saranno più deputati socialisti.
Enrico Boselli ha il volto tirato, gli occhi lucidi. "La sinistra è
distrutta", mormora. "è la più grave sconfitta dal 1948. Walter Veltroni ha delle responsabilità gravissime, per questo: ha consegnato il
Paese a Berlusconi. E all'interno di una sconfitta amara a noi è toccata la nostra
razione...". Boselli lascerà il suo posto di segretario. "Faremo un
congresso e decideremo a chi affidarlo". Ma affidare cosa?
"Adesso dovremo capire quanta gente c'è dietro quello 0,7 per cento",
riflette Bobo Craxi. "Dovremo capire se ci hanno votato in mille o se
invece ci sono ancora decine di migliaia di persone che credono in noi.
Sapevamo che non saremmo arrivati oltre gli sbarramenti, ma dovevamo presentarci
comunque: era una forma di rispetto per la nostra grande storia". Anche
lui naturalmente ce l'ha con Veltroni: "Rifiutare
la coalizione con i socialisti è stato un gesto criminale, lo sapeva che voleva
dire cancellarci. Prodi avrebbe potuto dare una mano, ma non voleva fare un
dispetto a Veltroni". Gianni De Michelis, che di
battaglie e di sconfitte ne ha vissute tante, non sembra nemmeno troppo
sconvolto. "Speravamo di arrivare almeno al 2 per cento, invece siamo ben
al di sotto, purtroppo. è mancato il messaggio forte, il richiamo alla nostra
tradizione". Sconfitto Enrico Boselli G.Ga.
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Insieme alla Lega
"Riforme col Pd" E Veltroni telefona
: "Dò atto della vittoria Sì al dialogo, opposizione sul programma"
[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Berlusconi torna al governo, quanto potrà durare dipende da Bossi. Con il
47,2 per cento il trionfo del centrodestra è fuori discussione, il margine di
vantaggio supera i 9 punti percentuali: segno che i sondaggi del Cavaliere
erano azzeccati, quelli veltroniani peccavano di ottimismo. Tradotto in
seggi, significa una vasta maggioranza tanto alla Camera quanto al Senato. Nel
primo caso (grazie al premio) Pdl, Mpa e Lega avranno una settantina di
deputati in più. A Palazzo Madama, invece, Berlusconi
deve dire grazie a cinque regioni che stavano col centrosinistra e stavolta
sono passate a destra: Calabria, Sardegna, Liguria (una "prima"
assoluta), Campania e Abruzzo. Una trentina, grazie al complicato meccanismo
del "Porcellum", i senatori di vantaggio (il numero esatto si avrà
con i senatori eletti all'estero). Tolti i "padri della patria", di
regola ostili a Berlusconi, resterà una maggioranza
non così risicata come quella che logorò Prodi, però neppure oceanica. Decisiva
risulterà la Lega, premiata dal maldipancia del Nord oltre ogni previsione.
Bossi sfonda l'8 per cento, alla Camera addirittura il 9, e sarà il semaforo
della legislatura. Annuncia euforico che il Carroccio "rispetterà i
patti" e, giura, non terrà "ostaggio" il Cavaliere. Però vuole
il federalismo fiscale subito subito. Veltroni dà atto
a Berlusconi della vittoria con un'elegante telefonata,
apprezzatissima dal rivale. Il leader Pd annuncia "una stagione di
opposizione" che farà leva sulle divergenze interne al centrodestra, ma
aggiunge una "disponibilità ad affrontare insieme le principali
riforme". Lui personalmente non esce affatto malconcio. Anzi, il Pd avanza
di 3 punti rispetto alla somma tra Ds e Margherita nel 2006. Nessuno
all'interno potrà permettersi contestazioni. L'alleanza con Di Pietro ha
funzionato egregiamente, l'ex pm da solo varca la soglia del 4 per cento. Il totale
Pd-Idv è di tutto rispetto, oltre quota 38. Purtroppo per Veltroni,
si è sbriciolato il pilastro della Sinistra arcobaleno. Un incredibile 3,2 per
cento, 7 punti in meno nel breve volgere di due anni, zero seggi. "Siamo
stati traditi dai lavoratori, a loro volta traditi dal governo Prodi", è
la spiegazione amara di Bertinotti, che si ritira da ogni incarico
dirigenziale. La semplificazione politica è brutale, per i piccoli partiti
Casini evoca lo "tsunami". Soltanto l'Udc riesce a "tenere
botta" attestandosi al 5,7 per cento, che in Senato vale due-tre seggi
siciliani. Casini non voterà la fiducia al governo, ma Cuffaro già manda
cannoli al Cavaliere. Per effetto del cataclisma, vengono letteralmente
spazzati via dal paesaggio parlamentare partiti come Rifondazione, Pdci,
Sinistra democratica e Verdi. A sinistra di Veltroni
rimane il deserto, lo stesso Fini riconosce che "è anomalo". I
Socialisti non superano l'1 per cento, Boselli si dimette da segretario. A
destra, delusione Santanchè: 2 per cento, niente quorum. Di fatto siamo al
bipartitismo. Oltre 7 elettori su 10 scelgono Pdl o Pd, proprio come un tempo
premiavano Dc e Pci. Rispetto al passato, però, cresce l'astensionismo. Alle
urne è affluito senza intoppi (per la gioia del ministro Amato) l'80,4 per
cento degli aventi diritto, mai così pochi in 60 anni di Repubblica. Il calo
percentuale è del 3 e mezzo, oltre un milione di italiani rimasti a casa. A
Napoli, non per caso, la flessione è risultata perfino maggiore, del 6%. Visti
i risultati, viene da pensare che l'astensionismo abbia picchiato duro
soprattutto a sinistra, tra quanti hanno seguito i consigli di Beppe Grillo. Berlusconi abbraccia commosso "tutti gli
italiani", si dichiara "pronto a lavorare insieme con il Pd sulle
riforme" perfino a "riesumare la Bicamerale del '94". Fini
approva, "se Veltroni mantiene le promesse, si
può aprire una fase nuova". Bossi viceversa frena, "possiamo fare le
riforme da soli".
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ELEZIONI. ALLE URNE
QUASI L'80 PER CENTO Mezza provincia vota Silvio Il centro destra avanza ovunque
grazie all'exploit della Lega Nord [FIRMA]PIERO BOTTINO ALESSANDRIA Prima i
dati del Senato (un trionfo per il centro destra, un
successo amaro per il pd di Veltroni), poi quelli della Camera
che hanno ridimensionato i distacchi, ma fino a un certo punto. Il dato finale
è che Berlusconi presidente ottiene (e in alcuni casi, come a Casale e Tortona
supera) la metà dei voti, grazie soprattutto all'exploit della Lega Nord.
Il centro sinistra cresce comunque rispetto ai risultati ottenuti due anni fa
da ds, Margherita e Italia dei Valori. Ma è un aumento che non compensa la
debacle della sinistra: l'Arcobaleno non prende neanche la metà dei voti di
rifondazione, le altre formazioni sono inesistenti. "Sì, noi andiamo
avanti; ma poi ti guardi intorno e c'è il deserto": questa la sintesi di
Federico Fornaro, sindaco di Castelletto, già segretario provinciale dei ds.
Sull'altro fronte l'ex coordinatore di Forza Italia, il tortonese Pier Paolo
Cortesi, esprime logica soddisfazione: "Non disgiungerei i dati provinciali
da quelli nazionali: diciamo che in entrambi i casi era nelle attese. Che
questo risultato conferma, se non più se ci aggiungiamo l'exploit della Lega.
E' un dato positivo anche per il Paese: si va verso il bipolarismo che
un'oculata riforma elettorale può sancire. Poi si può dire che la gente vuole
poche parole e molti e fatti, così ha premiato sia noi sia la Lega".
Vincitori fra i vincitori, i leghisti: "Due anni fa eravamo stati
dispersivi, stavolta siamo tornati ai risultati del '96 picchiando duro dui
nostri due cavalli di battaglia storici: tenere i soldi delle tasse sul
territorio e soprattutto la sicurezza". Tema su cui preannuncia iniziative
forti anche nei confronti della giunta comunale alessandrina. L'astensionismo
c'è stato: ancora in calo il numero di elettori sceso all'80,3%, contro l'83,4
di due anni fa. Ma tutto sommato non s'è assistito al tracollo che alcuni
paventavano. "E comunque ha punito noi" dicono nel centrosinistra.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 46 La verità sulle elezioni in diretta televisiva di Paolo Granzotto
Caro Granzotto, oramai i giochi sono fatti, oggi sapremo chi governerà
l'Italia. Abbiamo ascoltato Veltroni dire:
"Nel 2006 abbiamo ereditato un Paese rovinato da 5 anni di governo della
destra e in meno di 2 anni abbiamo risanato i conti". E Berlusconi affermare: "In 5 anni abbiamo realizzato l'85 per cento del
programma sottoscritto con gli elettori, abbiamo diminuito le tasse, aumentato
le pensioni etc. etc.". Entrambi ovviamente si smentiscono
periodicamente: ma allora chi dice la verità? È questo che ogni elettrice e
ogni elettore desidera, anzi, esige sapere una volta per tutte. E poi, non
esiste un ente o un'authority che possa impedire definitivamente tale
malcostume? Hillary Clinton, per aver manipolato in suo favore alcuni fatti, è
stata smentita da tutti i giornali. E i suoi erano niente rispetto ai nostri
"macigni". È possibile che un uomo politico in Italia possa dire
qualsiasi cosa senza incorrere nella sanzione e nello
"svergognamento" pubblico? Lei pretende davvero troppo, caro
Rossetto. E il troppo, poi, lo pretende da un ente o da una autorithy, istituti
che lei immagina rigidamente superpartes. Qui. Da noi. In Italia! Bel Paese che
ha un rapporto con la menzogna di segno opposto da quello tenuto in America,
intesa come Stati Uniti. Dove la bugia è reato civico e peccato personale,
peccatissimo, poi, se a commetterlo è un politico. Dal quale, laggiù, ci si
aspetta lealtà e chi mente non lo è, chi mente è sleale. L'accusa lanciata (da
William Safire del New York Times, mica da uno qualsiasi su un giornale
qualsiasi) a Hillary Clinton d'essere una "bugiarda congenita" è di
quelle che tagliano le gambe anche al più preparato e tenace candidato alla
presidenza. Da noi farebbe - e fa - sorridere. Perché si dà per scontato, per
ammesso, che un politico menta (Togliatti s'inventò perfino la formula, presa
molto sul serio e altrettanto seriamente applicata, della "doppia
verità": l'una, quella scomoda, da tener riservata, l'altra - che era una
bugia - da dare in pasto ai compagni). Ovviamente il sistema funziona se si è
usi tenere il cervello a riposo, appaltandone ad altri le funzioni. Perché se
uno si prende la briga di controllarne le affermazioni, riesce facile
smascherare le bugie dei politici. Lei accenna a certi "macigni" di Berlusconi e in particolare l'affermazione d'aver realizzato
gran parte del "contratto" che sottoscrisse con gli elettori. Bè, non
ci vuol molto a verificare se ciò risponde a verità. Qualcuno lo ha fatto, ad
esempio Luca Ricolfi sulla Stampa (mica uno qualsiasi su un giornale qualsiasi)
dando atto al Cavaliere d'aver ottemperato ad almeno la metà degli impegni
presi essendo sulla buona strada per onorare se non l'intero pacchetto, certo
una sua rilevante parte. Mi piacerebbe seguitare a discorrere con lei, caro
Rossetto, magari tirando in ballo il "De Mendacio" di Sant'Agostino.
Ma è lunedì e sono le 15. È arrivato il primo exit pool che anche se
lusinghiero di per sé non vuol dir nulla. Acqua fresca. Però dà l'aire al
pomeriggio e alla serata "dei risultati" e, se permette, m'incollo
alla tivvù. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 3 En plein del Pdl, conquistate tutte le 9 zone di Giannino della
Frattina Plebiscito per il partito di Berlusconi: in
centro maggioranza assoluta. Udc e Casini fermi ai blocchi di partenza, Di
Pietro non sfonda Questa volta non c'è stato bisogno di far notte fonda. Il
Popolo della libertà vince, la Lega Nord stravince arrivando a solo un passo
dal boom del '96. Altro secolo, altra storia, ma risultato simile. Anche a
Milano, come in tutta Italia. Il modello Lombardia convince gli elettori e la
roccaforte del centrodestra resta inespugnabile. Nove zone su nove, un
plebiscito a Milano. Dove il Pdl in zona centro al Senato con il governatore
Roberto Formigoni capolista ha addirittura la maggioranza assoluta (53,36 per
cento). E il professor Umberto Veronesi, che a fine carriera ha ceduto al
corteggiamento del Partito democratico, incassa un non certo lusinghiero 36,45.
Andrà a Palazzo Madama, ma da perdente. Severissimo anche il risultato totale
della Camera con il Pdl federato alla Lega che sfiora il 50 per cento (49,17) e Walter Veltroni accoppiato ad Antonio Di Pietro che si deve accontentare del 38.
Una sconfitta addolcita solo dal fatto che nel 2006 Ds e Margherita insieme in
città raggiunsero appena il 24 per cento. Ma il vero trionfo è quello della
Lega (Matteo Colaninno, "un dato sorprendente"), con il Carroccio che
in tutti i quartieri della città torna in doppia cifra. Dopo 10 anni,
moltiplicando il 4,8 per cento del 2006 ed espugnando soprattutto i quartieri
popolari. Quasi il 14 per cento a Niguarda, oltre il
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 3 "Questo è anche il trionfo del modello-Lombardia" di
Gianandrea Zagato Mariastella Gelmini, coordinatore lombardo di Forza Italia,
il Pdl è il primo partito... "È la vittoria di Silvio Berlusconi. Ancora una volta, lui, il Presidente ha avuto ragione nel dar
vita al Popolo della Libertà mentre per la sinistra di Walter Veltroni è stata una scelta obbligata, quella del Partito
democratico". La vittoria del Pdl è vittoria del modello Lombardia?
"Credo che abbiamo lavorato davvero bene, c'è stato un grande lavoro in
campagna elettorale che ha consentito un grande risultati anche per la Lega. Mi
sembra che il modello Lombardia sia stato premiato dai cittadini, che ci sia la
volontà di esportarlo a livello nazionale e, attenzione, che gli elettori
abbiano poi fatto nascere un sistema bipartitico". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 3 "Premiata l'idea di creare un partito alla Sarkozy" di
Redazione Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera, è vittoria netta del
Pdl... "È stata premiata la scelta di far nascere un grande partito. Un
soggetto politico di centrodestra moderno come nella Spagna di Aznar e nella
Francia di Sarkozy. Il merito innegabile è di Silvio Berlusconi ma anche di Gianfranco Fini, scelta d'amore verso
l'Italia". I numeri garantiscono governabilità e riforme. E sparisce la
sinistra radicale. Contento? "Non mi metto a piangere. E, comunque, la
sinistra è rappresentata da Walter Veltroni che è
stato esponente del Pci. Questo voto dimostra pure che questa legge è
moderna: premia chi supera un certo sbarramento e non è di colpa di nessuno se
gli elettori non hanno scelto la sinistra più estrema". \ © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 4 E Sesto non è più "rossa" di Redazione
Silvio Berlusconi batte Walter Veltroni anche a Sesto San Giovanni.
Avete letto bene: Berlusconi sconfigge la sinistra rappresentata da Veltroni in quella
che, loro, hanno sempre definito la "Stalingrado d'Italia". Sì, Sesto
non è più la storica roccaforte della sinistra: infatti, la coalizione di Berlusconi ha ottenuto il 43,87 per cento dei consensi (Pdl 32,99
più Lega Nord 10,88) contro il 42,29 (Pd 37,41 più Di Pietro 5,08) di Veltroni. "Quello che giunge da Sesto è un dato di
rilevanza nazionale e quanto mai significativo" annota Massimo Corsaro,
coordinatore lombardo di An: "Anche in una realtà come Sesto, in cui i
comunisti e gli ex comunisti erano padroni indisturbati della situazione, oggi Veltroni deve incassare una sconfitta nella città del
presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati". E dalle urne esce
un altro dato che mette in seria difficoltà la sinistra: il Pdl è in vantaggio
di 14 punti sul Pd e nella neonata provincia di Monza il distacco sale a 26
punti. Osserva Massimo Ponzoni, assessore regionale e coordinatore provinciale
di Fi: "Adesso è necessario avviare una politica di avvicinamento alle
liste civiche per mettere insieme persone motivate e dar vita a un programma
serio e concreto". E la sinistra di Penati? "Alle prossime
Provinciali" chiosa Roberto Caputo (Sdi) "il presidente Penati dovrà
mettere in campo un grande progetto riformista senza più pregiudizi e steccati
ideologici". \ © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]AUGUSTO
REMBADO La coalizione di Berlusconi si impone nettamente,
come avviene con una certa continuità dal
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 9 I socialisti fuori dal Parlamento Boselli lascia la guida del partito
di Redazione da Milano Il risultato dei Socialisti (sotto l'1% e azzeramento
della rappresentanza parlamentare) è al di sotto delle peggiori previsioni e
subito dopo le prime proiezioni scatena il risentimento contro l'uomo indicato
come "responsabile" della disfatta, Walter Veltroni. Il primo a parlare è il segretario Enrico Boselli, che a
sorpresa annuncia di voler lasciare la guida del Ps: "Veltroni ha spalancato le porte del governo a Berlusconi e gli
ha consegnato il Paese per 10 anni". Secondo Boselli il risultato delle
elezioni è "la più grande sconfitta dal '48 ad oggi". Continua
l'attacco al Pd: "Grazie a Veltroni Berlusconi ha
ottenuto due maggioranze blindate sia alla Camera che al Senato. Attendiamo la
fine delle votazioni ma all'interno di questa durissima sconfitta della
sinistra ci siamo pure noi". E da qui la decisione del segretario del Ps
di lasciare la guida del partito: "Non credo sarò più io a guidarlo
ancora". Come sarà dunque l'Italia dei prossimi anni? "Berlusconi - ribadisce Boselli - dispone di due maggioranze
assolute. La responsabilità di Veltroni è gravissima:
per tutta la campagna elettorale ci hanno parlato di pareggio, poi di una
rimonta ed eccoci qua". A questo punto, osserva il segretario del Partito
socialista, "si impone una riflessione da parte del partito" ma è
evidente che a guidarlo non sarà più lui. Dello stesso tono le parole di Gianni
De Michelis: "I grandi sconfitti di queste elezioni sono Veltroni e il centrosinistra. Il segretario del Pd ha
svuotato l'estrema sinistra, ma le contraddizioni che c'erano sono rimaste. Per
noi è andata peggio di ogni più negativa previsione". Accuse a Veltroni anche da Valdo Spini: "La sua strategia è
stata efficace nel prosciugare la sinistra". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 6 Maroni lancia il partito: "Abbiamo conquistato anche i voti di
sinistra" di Emanuela Fontana L'ex ministro del Welfare: "Sosterremo
la coalizione come abbiamo sempre fatto e realizzeremo tutto il programma,
federalismo incluso" da Roma Onorevole Maroni, la Lega ha raddoppiato i
voti al Nord, si è avvicinata all'8% in Emilia Romagna. Un voto storico per
voi. "Non stiamo ancora festeggiando. I risultati non sono definitivi...
La prudenza è d'obbligo, ma mi pare che rispetto ai dati che stanno uscendo la
situazione non possa che migliorare nelle prossime ore". In via Bellerio
fate i prudenti, ma il risultato è clamoroso. Cosa ha pagato? "La nostra
storia, la determinazione, il coraggio di Bossi, l'onestà riconosciuta del
nostro impegno. La gente ha capito che la Lega è il partito del federalismo ed
è diffusa in tutti gli strati della società, destra e sinistra". C'è chi
già dice, come Rosi Bindi, "voglio vedere adesso Berlusconi
con 22 senatori leghisti a Palazzo Madama". Cosa risponde? "Le
rispondo di preoccuparsi di casa sua, e che a casa nostra pensiamo noi. I
senatori leghisti sono la garanzia per la democrazia. Pur essendo due gruppi
diversi con il Pdl agiremo come una grande maggioranza coesa volta a realizzare
il programma". Garantisce la lealtà della Lega? "Evidentemente nel
Partito Democratico brucia la sconfitta... ma rispondo ancora dicendo che in
questa legislatura saremo impegnati a fare due cose: sostenere lealmente il
governo Berlusconi e realizzare il programma che
abbiamo sottoscritto e depositato. Tutto il resto sono chiacchiere livorose di
chi pensava di vincere". La Sinistra Arcobaleno è crollata, spariscono
simboli storici. Che voto è stato? "Un voto rivoluzionario perché ha
cacciato dalla politica la vecchia ideologia e ha cacciato il comunismo. Il
comunismo è definitivamente morto oggi. È anche stato un voto che ha ridotto al
minimo la politica ambigua di chi non sta né di qua né di là, come l'Udc, e ha
premiato in maniera straordinaria i partiti fortemente legati al
territorio". Cosa ha creato questa "rivoluzione"? "È una svolta dovuta alla lungimiranza e all'impegno
principalmente di Berlusconi, ma in parte anche di Veltroni: se fossi
in loro, nel Pd non mi metterei ad accusare in modo così meschino la Lega, ma
mi rallegrerei del fatto che anche attraverso la svolta del Pd la politica
italiana ha avuto una forte accelerazione". Che Parlamento sarà?
"Un Parlamento moderno della stagione dopo le ideologie: sarà il primo
Parlamento post ideologico dell'età Repubblicana e va salutato con grande
soddisfazione". Avete guadagnato voti dagli alleati, ma forse addirittura
a sinistra? "Ho sentito dire che saremmo stati dei cannibali di voti nei
confronti degli alleati. In realtà abbiamo preso voti anche da chi votava a
sinistra. Da chi ha capito che questa sinistra del "no" fa i danni al
Nord. Se uno si sente padano, lombardo, lo è prima che di destra o di sinistra.
I partiti territoriali sono il futuro, il voto di oggi ne è la
dimostrazione". Come si spiega il dato così alto in Emilia Romagna?
"Sfondare nelle regioni rosse era un sogno che forse comincia a
realizzarsi. Premia il nostro lavoro, il grande impegno sul territorio, siamo
pesanti. E poi è come se si fosse rotta la diga del federalismo". Con il
voto di oggi? "Il federalismo veniva visto come una cosa negativa che
spacca il Paese, ora invece come una opportunità straordinaria. Gli elettori
sono più maturi di molti politici e hanno verificato che la Lega è un grande
partito di popolo, che condivide valori di libertà e di tolleranza, che è
l'alfiere del federalismo. Non siamo un partito di protesta, ma un grande
partito". Gli elettori, al contrario dei politici, vi vedono uniti e leali
all'alleanza? "Una delle novità di questo voto è il successo della Lega in
alleanza: l'alleanza con Berlusconi ci aveva sempre
penalizzato nelle elezioni passate, adesso no. Dopo i due anni di malgoverno
Prodi è come se si fosse accesa una lampadina nella testa degli elettori, come
se, capendo cosa è la sinistra al governo, abbiano detto: andate voi, state
insieme". Lei dice che siete un partito pesante. Lo farete sentire
imponendo un'accelerazione di alcuni temi come il federalismo fiscale? "Il
programma prevede tante cose tra cui il federalismo fiscale, ma non ci sarà
nessun dissidio, nessuna forzatura. Siamo due corpi e un'anima, due partiti e
un solo programma". Sulle riforme la Lega potrebbe essere il punto di
avvicinamento con l'opposizione? "Non ci muoveremo separatamente a
autonomamente, neanche sul piano delle riforme. Con il governo Berlusconi ci sarà una svolta per il sistema istituzionale,
economico e sociale dell'Italia. Sono molto ottimista, nonostante la pioggia di
oggi, qui in Padania". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4
- 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 9 PD di Laura Cesaretti da Roma È rimasto chiuso tutto il pomeriggio nel
suo ufficio al loft di Santa Anastasia, mentre l'euforia degli exit poll
lasciava man mano il passo al brusco risveglio delle prime proiezioni. Annunci
e smentite di dichiarazioni pubbliche del leader, via vai di big del Partito
democratico, facce scure e silenzio spettrale sulla piazza, tra sparuti
gruppetti di militanti che fino all'ultimo hanno creduto alla
"sorpresa" finale. Al tramonto il quadro della sconfitta si stava facendo
chiaro, e Walter Veltroni ha deciso come affrontarlo:
prima la telefonata "promessa" al vincitore, poi il discorso
pubblico, in diretta tv, dal palco della grande sala stampa allestita a pochi
passi dal loft, nell'ex mercato ittico ebraico. Attorno, Veltroni
ha voluto l'intero gruppo dirigente del Pd: da D'Alema (che fin dalle
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 8 La vendetta di Prodi: "Così ora imparano" di Redazione
"Così imparano". L'ultima goccia di veleno, Romano
Prodi non la riserva a Berlusconi, e neppure a Veltroni. È tutta per Fausto
Bertinotti, e per quella Sinistra Arcobaleno che è stata travolta dalle urne e
che resterà fuori dal Parlamento. È rimasto tutto il giorno a Bologna, il
premier uscente, a seguire in tv la maratona degli spogli con la moglie Flavia.
Ha negato ogni commento ai cronisti, si è tenuto in costante contatto con
Giuliano Amato al Viminale, e poi - come lui stesso ha fatto sapere - ha voluto
anche chiamare Veltroni per complimentarsi per il
risultato. Si è detto "soddisfatto" per il Pd, che "ha retto
bene la prova" e ha migliorato le performance dell'Ulivo. Ora lui ritiene
"chiusa" la sua esperienza politica italiana, l'addio l'ha dato al
comizio finale di Bologna al fianco del nuovo leader, il suo "testamento
politico" lo ha affidato domenica alle colonne di Repubblica. E sulle
ragioni della sua sconfitta e della fine del suo governo, ha ripetuto agli
intimi, si è fatto un'idea chiara: la colpa non è di Mastella, che
"umanamente" capisce, ma del logoramento subito da sinistra e dei
colpi bassi di Bertinotti. Che ora è servito: "Così imparano". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 16 Liguria, Pdl primo sulla terra rossa di Diego Pistacchi Berlusconi vince grazie ai candidati locali Genova illude il
Pd, Savona ribalta le cose da Genova Al tie-break. Un passante che infila la
sinistra già venuta a rete per chiudere il match. Si giocava sulla terra rossa
in Liguria, ma anche lì per Silvio Berlusconi è
gioco-partita-incontro alla fine di una maratona. Vince alla Camera, ma vince
soprattutto al Senato: 9.799 voti. Appena più dell'1 per cento di vantaggio, ma
tanto basta per fare bottino pieno: cinque senatori (quattro al Pdl e uno alla
Lega) contro tre (tutti per il Pd). Ma questa è la fine. È il momento in cui a
Genova qualcuno improvvisa persino un carosello in auto come dopo un mondiale
vinto. Ma sulla terra rossa di Liguria la vittoria è più sudata, un voto dopo
l'altro, come si diceva. Ma anche come forse in pochi credevano. La partita si
fa subito difficile, perché i primi numeri che arrivano sono quelli dei seggi
genovesi e dei paesini dell'entroterra. Il Pd sembra dilagare, altro che
tenere. Exit poll, seggi campione, proiezioni. Non c'è scampo per la coalizione
di Silvio Berlusconi. Sembra tutto scontato. Persino i
dirigenti del Pd, fino a quel momento rinchiusi nelle loro stanze all'interno
della sede regionale, mandano in sala stampa i primi dati di partito. Dieci
seggi significativi, poi le prime cinquecento sezioni scrutinate. L'avanzata
sembra inarrestabile: il Pd vola al 44.02 e Di Pietro non è da meno con un 5.56
per cento. In totale un'avanzata del 9.22 rispetto a due anni fa. Come si può
pensare che la Liguria, già vinta con Prodi, possa riservare sorprese? Anche la
Sinistra Arcobaleno è in picchiata. Per il premio di maggioranza regionale c'è
solo da aspettare la fine del match. Sarà, però gli sguardi dei dirigenti
cambiano. I dati smettono di filtrare. Poi l'ammissione: "Stanno arrivando
sezioni brutte". Il tracollo circola con la targa di Savona, quella provincia che il centrosinistra governa: Veltroni finisce sotto di 10 punti. Spezia è un serbatoio di voti, ma
dopo il governo Prodi anche per il Pd fare il pieno costa troppo. Non resta che
qualche timido passo avanti da Imperia, ma quello è il feudo di Claudio Scajola
e l'abisso a favore di Berlusconi è incolmabile. Il Tigullio, la provincia genovese di
Levante, è "bianco" da sempre e non si smentisce. Ecco che non
bastano neppure le ostinate proiezioni che la Rai continua a mandare in favore
del centrosinistra a ridare speranze a Mario Tullo, segretario regionale dei Ds
prima e del Pd adesso. La sconfitta si fa inevitabile verso le 20, quando i
dati sembrano ancora parziali, ma alla sede arrivano anche pochi attivisti,
tutti con la testa bassa. E Roberta Pinotti, responsabile nazionale Pd della
sicurezza, e neo senatrice, riconosce i meriti agli avversari. Soprattutto alla
Lega: "Ha saputo essere presente, sul territorio e sui fatti di cronaca.
C'era sempre per prima quando c'era un problema di sicurezza, o per un campo
nomadi. Non sono d'accordo sui contenuti, ma hanno lavorato bene". Dall'altra
parte si festeggia la vittoria più insperata insieme a Liberaldemocratici di
Dini, pur se non presenti nelle liste. Ma la prudenza sconfina nella
scaramanzia. Con un solo, piccolo rimpianto per il Pdl: il quinto senatore,
quello che avrebbe visto eletto lo spezzino Luigi Morgillo, va alla Lega. La
differenza l'hanno fatta proprio le liste. Pdl e Lega hanno candidato i liguri,
almeno uno per provincia. Il Pd ha sfidato il territorio, catapultando tutta
una serie di big romani, da Giovanna Melandri capolista alla Camera, a Stefano
Fassina, consigliere di Vincenzo Visco, al Senato. La ministra, ormai ex, ce la
fa, naturalmente. Fassina no. È fuori, come la Sinistra Arcobaleno, un'Udc
dimezzata e una Destra che non sfonda. Il resto? Non pervenuto. Gioco, partita,
incontro. Anche sulla terra rossa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 18 POLITICHE di Gabriele Villa Anatomia di una Caporetto, anzi di
"una Waterloo" per dirla con le parole di un signor Cipputi, Ciro
Argentino, ex operaio dell'acciaieria Thyssen Krupp che ha voluto tentare in
questa tornata elettorale l'avventura politica nelle liste della Sinistra
Arcobaleno. Già, perché nel Piemonte di Mirafiori e di Fassino, della protesta
No-Tav e degli impossibili equilibrismi del presidente Mercedes Bresso, il
rosso, colore d'ordinanza, si è sbiadito ieri e avant'ieri nel segreto
dell'urna. E d'ora in poi rischia di rimanere soltanto serenamente a
invecchiare nelle rinomate cantine a denominazione d'origine controllata.
Numeri definitivi alla mano, Pdl e Lega hanno conquistato assieme il 47,5 per
cento dei consensi al Senato contro il 38,1 racimolato dal
tandem Veltroni-Di Pietro. Un successo della coalizione di centrodestra che,
rinvigorendosi alla Camera, porta sotto i riflettori la netta affermazione
della Lega. Nella circoscrizione 1, quella di Torino, il Carroccio raggiunge
l'8,67 per cento e nella Piemonte2, che riguarda il resto della regione vola
addirittura al 16,70 per cento Esulta Guido Crosetto, coordinatore
regionale degli azzurri di Berlusconi: "È un
risultato ottimo per il Piemonte che segna una sconfitta di grandi proporzioni
per il centrosinistra, anche se sappiamo che è da domani che inizia il lavoro
vero perché raccogliere questi voti significa raccogliere le attese di milioni
di persone che si aspettano dal futuro governo risposte ai loro problemi".
Poi la stretta di mano ai leghisti per la loro forte affermazione: "Le
battaglie da fare, ci vedono in totale sintonia". Raggiante Roberto Cota,
segretario della Lega Nord Piemont e vice capogruppo alla Camera del Carroccio:
"Il grandissimo risultato ottenuto significa che dagli elettori è arrivato
un mandato preciso per il federalismo fiscale, la realizzazione delle
infrastrutture, la sicurezza e il controllo dell'immigrazione. E adesso che il
Piemonte è davvero il terzo pilastro accanto alla Lombardia ed al Veneto, il
nostro obiettivo è quello di crescere ancora". Lo stesso destino che ha
fiaccato Veltroni e travolto Bertinotti trova in
Piemonte, molteplici chiavi di lettura. Deluso dalla sinistra, il popolo di
Mirafiori, storico feudo, ha preferito non votare o votare altri schieramenti.
Il calo più significativo si è registrato nei quartieri simbolo della città
operaia. A Mirafiori Sud la partecipazione al voto è scesa dall'82,63 per cento
al 76,42. Certe idee, insomma, alla fine deragliano. Come l'intransigenza e
l'estenuante braccio di ferro condotto dagli irriducibili della Val di Susa
contro la Tav. Risultato? A Venaus, il Comune-simbolo della lotta contro l'alta
velocità, i risultati definitivi per il Senato vedono appaiate le due maggiori
coalizioni con il Pd-Idv che raggiunge un complessivo 31,5 per cento contro il
31,3 del Pdl-Lega Nord. Entrambe le coalizioni sono favorevoli alla costruzione
della Torino-Lione. Mentre la Sinistra l'Arcobaleno, contraria, si è fermata al
10,7. "La Val Susa ha votato i partiti che vogliono la Tav, adesso il Pd
non si dimentichi le posizioni assunte sull'Alta velocità e si comporti di
conseguenza - sottolinea l'ex governatore, Enzo Ghigo(Pdl) - che invita i no-Tav
a interrogarsi sul voto in Val Susa". Sulla stessa lunghezza d'onda il
coordinatore piemontese di An e candidato al Senato nelle liste del Pdl, Ugo
Martinat: "Il risultato elettorale per me è anche il referendum per la
Tav. Abbiamo vinto a larghissima maggioranza in Val di Susa. Le infrastrutture,
adesso sono delle priorità". E dall'altro versante c'è chi come il sindaco
di Torino, Sergio Chiamparino, manda a dire agli amici e compagni: "Tanto
tuonò che piovve. I movimenti No Tav e la sinistra dovrebbero fare una bella
riflessione e forse dobbiamo farla anche noi perché siamo ancora abbastanza
fermi a schemi antichi". E chi si limita ad abbozzare. Come Gianfranco
Morgando, segretario del Pd del Piemonte: "È chiaro che va riconosciuto il
successo della coalizione nostra avversaria. E come possiamo non annotare la
performance molto negativa, di Sinistra Arcobaleno in una regione in cui
ritenevamo avesse radicamento e forza?". Già, come si può? © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 16 È l'Abruzzo l'ultima rivincita di Redazione Nel 2006 fu la regione
decisiva per Prodi Schifani: "Piazza difficile, bella sorpresa" da
L'Aquila Così l'Abruzzo passò al centrodestra. Una delle regioni ritenute
cruciali fin dalla vigilia per la governabilità del Paese, ha confermato il suo
ruolo decisivo, regalando al Pdl un risultato per nulla scontato. Ribaltando
l'esito delle politiche del 2006, il Pdl, insieme con l'alleato Mpa, ha
raggiunto alla Camera il 43,2% e al Senato il 43,6%, rispetto al 40,5% e al 41%
totalizzati dal principale avversario, rappresentato dall'aggregazione di
centrosinistra Pd-Idv. Una differenza intorno ai tre punti che non lascia dubbi
sull'orientamento dell'elettorato e che vale i 4 senatori assicurati ai
vincitori (solo 3 per gli sconfitti). La soddisfazione in casa Pdl, dunque, è
assolutamente palpabile, e le dichiarazioni di giubilo non si sono fatte
attendere fin dalle primissime ore post-voto, quando il flusso costante e
ininterrotto dei dati rilasciati dal Viminale ha via via preso il posto delle
proiezioni. Così, anche il più tosto tra i pessimisti e il più impermeabile
degli scettici ha dovuto ammettere la vittoria. Il capogruppo al Senato uscente
di Forza Italia, Renato Schifani, è raggiante: "In Abruzzo - piazza
particolarmente difficile per noi - c'è stata una gran bella sorpresa: si
conferma il crollo delle estreme e il rafforzamento del nostro blocco. Ciò
significa che il segnale che avevamo lanciato durante la campagna elettorale è
stato raccolto pienamente". Gli fa eco il portavoce di Alleanza nazionale,
Andrea Ronchi: "Esprimo grande soddisfazione per il risultato acquisito
nella regione abruzzese, che dimostra una grande affermazione del centrodestra;
affermazione tutt'altro che scontata ma incontestabile e cristallina. Questo
vuol dire una cosa sola, chiara e incontrovertibile - prosegue l'esponente di
An -: il voto è stata una risposta unanime contro il malgoverno di Prodi che Veltroni, evidentemente, non ha saputo far dimenticare. Anche in Abruzzo,
gli elettori non si sono fatti incantare da una campagna elettorale - quella
della sinistra - che sa molto di fiction e poco di politica". In
definitiva, il risultato abruzzese per la composizione dell'assemblea di
Palazzo Madama contribuisce in modo tangibile ad aprire le porte del governo a
Silvio Berlusconi, nonostante si sia registrata anche qui una diminuzione
dei votanti\ © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15 pagina 16 Anche il Lazio volta le spalle a Walter Alla sinistra
resta solo la città di Roma di Massimo Malpica Nella regione di Veltroni, Marrazzo e Gasbarra il Popolo della libertà conquista il
Senato. Cresce l'Idv, delude la Destra di Storace da Roma Era una delle regioni
"in bilico", una di quelle su cui puntava Walter Veltroni, dopo i suoi due mandati da sindaco di Roma. Ma il Lazio,
dopo un iniziale testa a testa, sovverte exit-poll e proiezioni e, al Senato,
quando le sezioni ancora da scrutinare sono meno di 40 su 5.235, premia come
nel 2006 il centrodestra. Il Pdl supera infatti quota 44 per cento, lasciandosi
dietro Pd e Idv, fermi sotto il 41,5 e staccati di oltre due punti e mezzo, e
porta a Palazzo Madama 15 senatori dei 27 eletti nella regione. Soddisfacente
anche nei numeri la performance elettorale del Popolo della Libertà, che ha
ottenuto dalle urne un risultato superiore alla somma algebrica dei voti
raccolti nel 2006 da Fi, An, Dc e Alternativa sociale. Due anni fa la
percentuale si fermò al 41,7, stavolta viene sfondato il muro del 44 per cento.
A suo modo anche Veltroni, seppur bastonato nella sua
regione, può consolarsi almeno con il buon successo "aritmetico" del
neonato Pd, che incassa il 37 per cento delle preferenze. Ds, Margherita e Rosa
nel Pugno, nel 2006, si fermarono complessivamente al 31,1 per cento. Il Lazio
premia, e tanto, l'Idv di Di Pietro, che passa dal 2,6 per cento delle scorse
politiche al 4,1 di ieri. Ma se il Pdl esulta e il Pd trova un motivo per
rendere meno amara la sconfitta, la chiamata alle urne è stata una Caporetto
per la Sinistra Arcobaleno, che vede prosciugarsi il proprio patrimonio di
consenso a favore dei riformisti del Partito democratico. Il cartello della
sinistra radicale, che nel 2006 "pesava" per 433mila voti e valeva il
13 per cento delle preferenze, viene quasi cancellato dalla geografia politica
laziale assestandosi al 3,2 per cento. La Destra, che nel Lazio contava su un
buon responso dalle urne, si deve accontentare di un 3,3 per cento non del
tutto all'altezza delle aspettative. Non certo brillante, infine, il risultato
dell'Udc, alla quale correre in solitaria non ha giovato. Dal 7 per cento delle
scorse elezioni, il partito di Casini nel Lazio vede erodere i propri consensi
al 4,8 per cento. Se il voto per il Senato vede trionfare il Pdl, anche alla
Camera il centrodestra non può lamentarsi. Nella circoscrizione Lazio 2, che
comprende tutte le province esclusa Roma, Pdl e Mpa conquistano la metà dei
consensi, sfiorando il traguardo del 50 per cento, mentre Pd e Idv restano 16
punti più dietro. Persino nel feudo di Walter, la circoscrizione
"capitolina" Lazio 1, dove Pd e Idv si impongono sul Pdl con il 43,7
per cento delle preferenze contro il 41,3 per cento, c'è una forte crescita del
centrodestra, testimoniata dal testa a testa all'ultimo voto tra Pd e Pdl per
proporsi come primo partito della provincia. Con 3.652 sezioni scrutinate su
3.735, i consensi per il partito di Berlusconi erano
più di un milione e quelli per il Partito democratico 957mila. Un dettaglio che
potrebbe rivelarsi significativo in vista dello spoglio per le elezioni
comunali di oggi pomeriggio, che vedono Francesco Rutelli (alleato però con la
Sinistra Arcobaleno) sfidare Gianni Alemanno, con il candidato del Pd a un
passo da un clamoroso ballottaggio: appena due anni fa, la corsa per il
Campidoglio vide Walter Veltroni imporsi con il 61,4
per cento. Giustificata, dunque, la soddisfazione di Francesco Giro,
commissario romano di Fi: "A Roma e nel Lazio, nella città e nella regione
dove la sinistra governa da anni con il tridente Veltroni,
Marrazzo, Gasbarra, il Pdl è cresciuto in maniera esponenziale in soli 18 mesi
dalle ultime elezioni amministrative". E se sul fronte Pd c'è qualcuno,
come l'ex assessore capitolino Silvio di Francia, che trova il modo di esultare
per la "straordinaria affermazione" del Partito democratico nella
capitale, lo spirito del voto di ieri lo ha incarnato probabilmente meglio Veltroni, abbandonando il "Loft" del Circo Massimo
per rientrare a casa quando i risultati non avevano ancora il suggello
dell'ufficialità. Incontrando i giornalisti in attesa fuori dalla sede del Pd,
l'uomo del "si può fare" ieri sera si è limitato a un laconico, e un
po' malinconico, "siete ancora qui?". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 27 Sfida per il Campidoglio C'è aria di ballottaggio tra Alemanno e
Rutelli di Andrea Cuomo In base ai risultati di Camera e Senato l'ex sindaco
potrebbe non raggiungere il 50% necessario a chiudere al primo turno. Oggi lo
spoglio da Roma C'è profumo di ballottaggio per la poltrona di sindaco di Roma.
Lo spoglio delle elezioni comunali avrà inizio soltanto oggi alle 14 (prima
però si dovrà aspettare quello per le provinciali) e per la corsa al
Campidoglio non ci sono stati exit poll: così nei quartieri generali del Pd e
del Pdl si traggono auspici leggendo i dati elettorali per la Camera come
fossero fondi del caffè. E se "Rieccolo" Francesco Rutelli prende la
calcolatrice e somma i dati presi alle politiche dalle liste che lo sostengono,
il candidato del Pdl Gianni Alemanno cerca sicurezze altrove: nella speranza di
un effetto trascinamento della netta affermazione elettorale
a livello nazionale della coalizione che sostiene Silvio Berlusconi, in quegli otto elettori su cento in più che si sono recati alle
urne rispetto alle comunali del 2006, quelle in cui Veltroni strapazzò
lo stesso Alemanno (61,44 contro 37,08), in quell'assenza dell'effetto Veltroni che tanto ha contato a Roma negli ultimi anni, nell'incognita
costituita dalle liste civiche. Tutti fattori che non vanno trascurati
per sparigliare le carte in una partita che potrebbe consolare il
centrosinistra oppure dargli un altro schiaffo in uno dei suoi feudi. Perché
ormai è chiaro che a Roma sarà questione di pochi voti. Lo dicevano i sondaggi due
settimane fa, lo confermano i dati del voto per la Camera quando erano stati
scrutinati circa i tre quarti delle 2600 sezioni capitoline. A Roma infatti il
Pd ha ottenuto un buon exploit (41,31 per cento) e aggiungendo i dati di Di
Pietro (4,80) e della Sinistra Arcobaleno, che sostiene Rutelli (3,69) si
sfiora quel 50 per cento sufficiente a portarsi via tutto il piatto. Alemanno
invece può contare teoricamente sul 39,10 per cento della Camera del Pdl a Roma
e del trascurabile apporto del Movimento per l'Autonomia (0,22) ma è probabile
che a livello locale paghi pegno anche a vantaggio degli altri candidati
schierati dal centrodestra: innanzitutto a quel Francesco Storace che a livello
personale prenderà certamente più del 3,27 per cento ottenuto dalla Destra alla
Camera a Roma, essendo l'ex governatore molto più popolare da queste parti
della candidata premier Daniela Santanchè. Poi ci sono Luciano Ciocchetti
(Udc), Mario Baccini (La Rosa Bianca) e Michele Baldi, scheggia impazzita
proveniente da Forza Italia. Tutti outsider con buona popolarità locale, i cui
consensi saranno utili in caso di "barrage". Quel che è certo è che
Alemanno cerca di non farsi troppe illusioni. E non trae conclusioni dal
trionfo nazionale. "Secondo me sono due partite differenti - dichiara a
caldo - quella delle politiche rispetto alle amministrative -. La città di Roma
è una città molto indipendente, vota a prescindere dagli equilibri nazionali,
lo abbiamo visto anche in altre occasioni, anche nel 2001. Da questo punto di
vista per un giudizio dobbiamo aspettare i risultati effettivi del Comune
dopodiché valuteremo. Vedremo come andrà". Altra partita è quella per la
Provincia di Roma, che. E anche qui la questione è se il candidato del Pd
Nicola Zingaretti, fratello del Luca che interpreta il commissario Montalbano
televisivo, vincerà al primo turno o sarà costretto a un insidioso ballottaggio
tra due settimane contro il candidato del Pdl Alfredo Antoniozzi. L'unico punto
di riferimento è l'ultimo sondaggio dello scorso 27 aprile, che attribuiva a
Zingaretti una forbice tra il 49 e il 51 per cento, quindi proprio a cavallo
della fatidica soglia. Molto lontano Antoniozzi, accreditato del 29-31, che
però tornerebbe in gioco in caso di spareggio. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Batosta/2 Crisi economica,
tutti a destra Valentino Parlato Innanzitutto dobbiamo avere il coraggio della
verità e dire che queste elezioni segnano una sconfitta della sinistra, non
solo politica, ma anche sociale e culturale. Una sconfitta delle sinistre
dell'Arcobaleno, ma non solo. La ritirata strategica di
Walter Veltroni, cioè la negazione di ogni alleanza a sinistra per andare al
voto senza il fastidio delle sinistre radicali si è tradotta in una rotta. Alla
Camera e al Senato il Partito democratico sarà più debole che mai negli anni
passati. SEGUE A PAGINA 6 Del pari la Sinistra arcobaleno non è stata in grado
di presentare ai cittadini elettori una unità delle sinistre. Bertinotti
annunziava questo obiettivo per il giorno successivo alle elezioni, comunque
andassero. Sono andate male perché questa unità non è stata relizzata e ora
sarà ancora più difficile da realizzare. Non bisogna dimenticare che queste
elezioni si inquadrano in una situazione di crisi economica grave e che le
crisi economiche e la paura che producono normalmente (c'è solo l'eccezione di
Roosevelt) provocano brutti spostamenti a destra; pensate all'Italia e alla
Germania del dopo '29. E in questo quadro di crisi occorre riflettere sul buon
risultato della Lega, per la quale hanno votato molti lavoratori anche iscritti
alla Cgil. Quando Massimo D'Alema disse al manifesto che la Lega era una
costola del mondo operaio coglieva qualche aspetto della realtà. E certamente
il successo della Lega (pare primo partito in Lombardia) è un dato
socio-culturale che sarebbe sciocco sottovalutare polemizzando solo contro gli
strilli di Bossi. E - voglio aggiungere - penso che la Lega forte del suo
successo creerà qualche problema anche a Berlusconi. A
questo punto che fare? Riflettiamoci un po', pensiamoci, non diamo risposte
affrettate. Credo che la discussione debba innanzitutto cominciare dentro le
forze dell'Arcobaleno (forse diventate extraparlamentari ma non per scelta). E
credo che come sempre dopo le sconfitte si debba cominciare da una seria
analisi del terreno sul quale si è stati sconfitti. Insomma ci sono cambiamenti
sociali forti, c'è un precariato che può diventare massa di manovra di chi
offre favori, ci sono problemi nuovi e inattesi (pensiamo solo all'ambiente e
al costo crescente dei prodotti alimentari) in un mondo nel quale la povertà
cresce verticalmente. Pensare di uscire dai guai di oggi con qualche trovata
intelligente sarebbe a mio parere suicida. Il punto è che la società e
l'economia e le forme dello sfruttamento (che persiste ed esclude sempre più
persone dal ciclo lavorativo) sono cambiate e accresciute. Questo, a mio
pessimistico parere, sfugge non solo a noi ma anche ai sindacati. Il manifesto
dovrebbe avere l'ambizione e la capacità di diventare la cucina di una nuova
ricerca delle forme di sfruttamento e di aggregazione degli sfruttati. Sono
convinto che in queste elezioni molti sono stati i precari che hanno votato per
la Lega o per il Pdl. Valentino Parlato.
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Premiato il leghismo
in doppiopetto. Forza Italia e An non festeggiano la vittoria Un Carroccio di
lotta e di governo Ernesto Milanesi Venezia A Verona un anno fa era scattato
più di un campanello d'allarme: il ciclone Flavio Tosi sindaco al primo turno,
a furor di popolo, aveva inaugurato il leghismo veneto del Duemila. Ieri
l'ondata ha travolto l'intera regione con percentuali a due cifre, come
vent'anni fa con i profeti del Veneto "indipendente". Allora il leòn
di San Marco "sfrattava" la Dc di De Mita; adesso il Carroccio
proclama la secessione (elettorale) che fa esplicita concorrenza al
berlusconismo del governatore Galan. Per il momento, la Lega Nord si
"accontenta" di far tremare i seggi sicuri dei candidati eccellenti
PdL. Aveva un drappello di 5 deputati e tre senatori: si gioca sul filo del
rasoio il raddoppio secco della rappresentanza parlamentare. Così rischia il
seggio l'avvocato Piero Longo (studio Ghedini) e non ce l'ha fatto il sindaco
di Vicenza Enrico Hullweck, mentre sono stati eletti per il rotto della cuffia
l'ex sindaco di Padova Giustina Destro ed Elisabetta Gardini. Desertificata
l'Udc, che arranca intorno al 5%: è il definitivo tramonto di ogni possibile
nostalgia democristiana. Convince, appunto, la Lega di lotta e di governo.
Gazebo, ronde, militanza si sposano con chi siede nella stanza dei bottoni. Con
Tosi, c'è Luca Zaia: due mandati da presidente della Provincia di Treviso e ora
vice governatore del Veneto con dichiarate ambizioni di successione a Galan. Ma
la marcia leghista su Roma sarà soprattutto quella degli amministratori locali.
Con la "ricetta" di Massimo Bitonci, sindaco di Cittadella (Padova) che
tutela a colpi di ordinanze i veneti Doc dagli extracomunitari. E' la nuova
Lega in doppiopetto, erede del doroteismo e insieme interprete dell'estraneità
dei giovani ai partiti "paracadutati". Nelle urne rimbomba la
"maggioranza silenziosa" che dalla provincia pedemontana è passata
all'assalto delle città. Numeri impressionanti: quasi un veneto su quattro ha
scelto il Carroccio. E alla Camera il trionfo è ancor più netto, largo, diffuso
che al Senato. Alle Regionali 2000, la scelta leghista "soli contro
tutti" si era arenata al 12%. Cinque anni dopo, in versione CdL aveva
fruttato il 14,7%. Alle Politiche 2006, la Lega era di nuovo inchiodata all'11%
e sembrava essersi arroccata nelle province di Vicenza e Treviso. E' bastato
"apparentarsi" con il Pdl, amplificando l'identità di popolo, e sono
arrivati consensi dovunque. Nella circoscrizione Veneto 1, lo spoglio non
definitivo dà la Lega come primo partito oltre il 30%. E' comunque un testa a
testa con il Partito Democratico in termini di voti assoluti nelle sette
province. Padova (giunta ulivista) non regge all'assalto: per la prima volta il
Carroccio nella città di Flavio Zanonato corre oltre il 13% delle preferenze.
Belluno si conferma "succursale" di Treviso, ma l'onda d'urto arriva
fino al Polesine orfano delle bandiere rosse. Treviso e Vicenza aspettano la
replica in chiave municipale: il leghista Gian Paolo Gobbo ha la conferma in
tasca; la forzista Lia Sartori non potrà più prescindere dagli alleati.
Vittoria amarissima nella sede regionale di Forza Italia. Ancor meno voglia di
festeggiare fra i "reduci" di An. Scricchiola il sistema di alleanze
che monopolizza il Veneto da lustri. Non sarà facile "recintare" la
Lega che a questo punto può sedersi al tavolo del centrodestra trattando da
pari a pari con i berlusconiani. L'alternativa del Pd sopravvive confinata a
Venezia, dove peraltro Massimo Cacciari non brilla per
sintonia con Veltroni. Addio maggioranza ulivista nei (pochi) municipi che contano.
Implosi i Verdi, cancellata la sinistra, evaporata Sd: il Veneto fa i conti con
un tracollo peggiore addirittura della catastrofe '94. Non c'è più nemmeno
l'operaio Martino Dorigo unico deputato "progressista". Adesso
tocca a paròn Massimo Calearo.
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La questione
settentrionale si complica colorandosi di verde padano. La Lega spopola ovunque
al di sopra del Po, guadagna in Piemonte, raddoppia in Lombardia, trionfa in
Veneto, e approda in Emilia Le Lega torna ai fasti degli anni '90 e al nord
trionfa. "Ci hanno votato i lavoratori", ha detto il senatur che
adesso diventa decisivo per il nuovo governo Luca Fazio Milano Quante parabole
sotto il diluvio di voti in via Bellerio. "Marino vieni qui che così ti
vede tua moglie in televisione". Marino è l'autista, Umberto Bossi è il
suo datore di lavoro. Tv, moglie. Il capo, adesso che sono le otto di sera,
interrompe il riposino pomeridiano per annunciare all'Italia che ha vinto lui.
"La Lega l'hanno votata i lavoratori", spiega Bossi e questa verità
fa ancora più male perché chiama in causa indirettamente chi, forse, rischia di
sparire dal parlamento. Perché è così, e si potrebbe partire da qui per
(ri)leggere il successo clamoroso della Lega, un movimento che sarebbe miope
continuare a interpretare con la spocchiosa supponenza di 15 anni fa. Razzisti?
Può essere, ma sicuramente in buona e imbarazzante compagnia. Chi conosce il
nord, e la Lombardia, sa che negli ultimi mesi, nei luoghi di lavoro, in
fabbrica, il consenso stava montando come negli anni '
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Batosta/2 Per la
razza e il portafoglio Ida Dominijanni Non è il '94, è peggio. Allora,
l'illusionista venuto da Arcore aveva dalla sua una mossa e tre trucchi. La
mossa era il bipolarismo, creatura partorita in quattro e quattr'otto in un
improvvisato menage a tre con Gianfranco Fini e Umberto Bossi. I tre trucchi
erano la sua figura da alieno che conquistava il Palazzo con le armate della
società antipolitica, il suo contrabbando di sogni e miracoli, la sua bandiera
di un nuovo senza passato e senza radici. SEGUE A PAGINA 4 Quasi nessuno di
quelli che pensavano di intendersene di politica avrebbe puntato una fiche su
di lui, ma lui puntò su se stesso e sbancò il tavolo. Stavolta no.
L'illusionista aveva perso lo smalto sotto il cerone, l'unica mossa - la
proclamazione del Pdl il pomeriggio di una domenica qualunque - l'aveva copiata
dal Pd, di alieno non aveva più nulla, invece di sogni e miracoli ha
contrabbandato difficoltà e sacrifici con lo sconto del del bollo sul motorino.
La novità incarnata tredici anni fa era ampiamente ammuffita, e lui neanche
aveva l'aria di puntare tutto su se stesso. Eppure Silvio Berlusconi
sbanca di nuovo il tavolo. Al di là di ogni ragionevole previsione e di ogni
ponderato sondaggio. E quel ch'è peggio, con uno dei due antichi alleati, Fini,
ingoiato nel Pdl, e l'altro, Bossi, redivivo e rinvigorito fuori. Non sarà solo
il Popolo delle libertà a governare; sarà il popolo dei fucili e delle ampolle
a conferire il colore giusto a quelle libertà. Non è vero che il colore verde
della Padania fa a pugni col tricolore dell'Italia. L'una e l'altra possono
sventolare assieme - il caso Alitalia l'ha dimostrato - su un localismo
separatista dei ricchi che invoca protezionismo statale - altro che liberismo!-
a difesa del portafogli e della razza, Berlusconi e
Bossi officianti e Tremonti benedicente. E' l'Italia bellezza, anno di grazia
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Esultanza contenuta:
voglio essere diverso dal 2001. Ma Bossi: subito federalismo e niente dialogo
"Sarò uno statista, riforme con la bicamerale" Martino straparla
"Se penso agli avversari mi viene da vomitare, abbiamo liberato il
parlamento dalla feccia". L'esultanza squadrista dell'ex ministro forzista
A. Fab. Roma "Voglio essere diverso". Berlusconi
lavorerà per la storia: "Voglio essere diverso dal 2001, voglio impegnarmi
per essere lo statista che ha cambiato il paese". Non festeggia il
cavaliere se non in privato, ad Arcore, evita il bagno di folla e davanti alla
telecamere spedisce Fini; fa qualche telefonata per le dirette ma è giusto il
minimo. Poi ringrazia Veltroni per la
telefonata e ricambia: "Noi siamo pronti a lavorare insieme con
l'opposizione sulle riforme, lo siamo sempre stati". Ha imparato
dall'esperienza. Dovrebbe poter contare su 167 senatori che sono dieci in meno
del 2001 (177) e venti in meno del 1994 (187). Ma sono abbastanza: ha la
maggioranza relativa anche senza la Lega nord (141 senatori per il Pdl a 137
per il Pd) ma i 23 seggi leghisti e i tre di Lombardo gli saranno
indispensabili per superare "quota 158", la maggioranza assoluta che
negli ultimi due anni è stata l'incubo di Romano Prodi. Berlusconi
è forte ma non abbastanza da non doversi curare degli alleati quando ci sarà da
votare la fiducia, e capiterà spesso. Dunque le riforme. Al primo posto la
giustizia, vecchia ossessione. Riformata nel 2005 da Roberto Castelli - il
leghista si è subito ricandidato per il ministero di via Arenula, "dopo
cinque anni di full immersion nel ministero della giustizia sono pochi gli
uomini che conoscono come me questo dicastero" - riforma poi corretta dal
governo Prodi. E con la giustizia, "scuola e sanità". Poi il capitolo
Costituzione. Con una sorpresa: il rilancio immediato, a scrutinio ancora in
corso, della commissione bicamerale. "Bicamerale? Non vedo
difficoltà", ha detto il cavaliere al telefono con SkyTg24. Quella
bicamerale che servì a Berlusconi per intrecciare il
dialogo con D'Alema durante il primo governo Prodi, ma che Berlusconi
stesso fece fallire un attimo prima dell'intesa finale. "Ho più volte
insistito sul fatto che molti punti del nostro e del loro programma sono simili
o coincidenti - ha detto ieri sera Berlusconi - se
saranno coerenti potranno unire il loro voto al nostro". "Vorrei una
maggioranza di almeno 20 senatori" aveva chiesto il cavaliere alla
vigilia. E' stato accontentato. "Tutti i dati che abbiamo ci
tranquillizzano - ha detto ieri sera Berlusconi -, al
senato per quanto abbiamo visto, avremo una maggioranza che ci consentirà di
operare bene per approvare anche in tempi brevi i provvedimenti che sono
necessari". Nel momento dei festeggiamenti il vincolo di coalizione è
fortissimo e tanto il portavoce di Berlusconi Paolo
Bonaiuti dal versante Pdl quanto i leghisti confermano la solidità
dell'accordo. "Il problema Lega non esiste - ha detto Bonaiuti -, la Lega
nei cinque anni di governo non ha mai procurato problemi all'azione di
governo". Il governo, appunto. Il cavaliere è convinto di avere già
un'intesa con i suoi alleati, resta aperto il problema Bossi che ancora ieri
sera si candidava per il ministero delle riforme. Con un'idea totalmente
opposta a quella di Berlusconi: "Saremo in grado
di attuare le riforme anche senza il Pd", ha detto Bossi, "loro non
vogliono cambiare niente ma noi questa volta la forza l'abbiamo e anche senza
il Pd siamo in grado di fare le cose". Bossi o non Bossi il carroccio
vuole quel posto e il timing della Lega è diverso da quello del cavaliere: "I
primi provvedimenti da adottare - ha detto Calderoli - saranno il federalismo
fiscale e il federalismo costituzionale. Entro il 15 giugno". Con
Gianfranco Fini avviato alla presidenza della camera, al ministero degli esteri
Berlusconi promuoverà Franco Frattini. Sicuro Giulio
Tremonti all'economia, già reincaricato Lucio Stanca all'innovazione
tecnologica, bisognerà trovare spazio per le "almeno quattro donne"
tra cui sicura Stefania Prestigiacomo. Candidato all'esclusione invece l'ex
ministro della difesa Antonio Martino, che nell'euforia della festa si è
lasciato andare: "Assistiamo ad una autentica rivoluzione, il parlamento
italiano è stato liberato dalla feccia, finalmente sono spariti i
"verdacchioni", Luxuria, Boselli e Caruso". Secondo Martino
"Veltroni è uno dei pochi civili che stanno da
quella parte. Se penso agli altri mi viene da vomitare...".
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Ero certo di
vincere, ma ora dialoghiamo" Berlusconi rompe il
silenzio telefonando a sera a tutti i programmi tv: "nomina" Fini
presidente della camera, Letta vice premier e Frattini ministro degli esteri. E
invita l'opposizione a collaborare mettendo le mani avanti: "Saranno mesi
e anni difficili" Micaela Bongi Alle otto di sera, a
ufficializzare il risultato è il leader del Pd Walter Veltroni:
"Come è prassi in tutte le democrazie occidentali, ho telefonato a Berlusconi per dargli atto della vittoria e esprimergli l'augurio di un
buon lavoro". Lui, il Cavaliere, non arriva a Roma nemmeno per l'ora di
cena e neanche più tardi. Lascia che sia Gianfranco Fini a festeggiare
in notturna, al comitato elettorale dell'Eur, il distacco di circa 9 punti al
senato e di 8 alla camera tra la sua coalizione e quella Pd-Idv. Un distacco
che gela ogni miraggio di rimonta veltroniana. Il prossimo premier, ancora lui,
si gode a distanza i fan che sotto la pioggia sventolano bandiere e si
attacchano al clacson davanti alla sua villa di Arcore, dove segue come di
consueto lo scrutinio, lasciando che i collaboratori riferiscano sul suo stato
d'animo. Ed è il portavoce di An Andrea Ronchi, dopo il brivido iniziale e le
facce scure dei nazional-alleati che di fronte ai primi exit poll sballati si
mangiano le mani per aver creduto nel Pdl, a riferire di una telefonata
pomeridiana tra il leader confermato e Fini: soddisfazione, "profonda
soddisfazione". Per una dichiarazione in viva voce di Silvio Berlusconi, annunciata per la serata nella forma del
comunicato stampa, bisogna invece aspettare una sua telefonata in diretta a
Porta a Porta dopo le nove. E per non lasciare a bocca asciutta la sua Mediaset
il Cavaliere telefona anche a Enrico Mentana in onda con Matrix. E poi ancora a
Sky. E infine pure alla 7. Il trionfo di sua emittenza che pure promette che
darà poco peso alle tv e al teatrino, perché vuole comportarsi da
"statista": "Sono commosso, sento una grande responsabilità",
dichiara saltellando via cavo tra una rete e l'altra. Si dice prontissimo per
palazzo Chigi, con la squadra di governo già in testa e almeno quattro donne su
12 ministri. Promette di governare per altri cinque anni e riferisce fiero
della telefonata con il leader del Pd Veltroni,
"poche parole, si è conclusa con i suoi auguri di buon lavoro". E
dopo gli ultimi fuochi della campagna elettorale, assicurando che era certo di
questo risultato, torna al fair paly: riforme col Pd? Non solo: "Restiamo
aperti verso l'opposizione e a accettare il loro voto laddove ci sia un
provvedimento per l'interesse del paese. Noi non cambieremo questo
atteggiamento che resta aperto, dialogante". Modello Sarkozy? Ben vengano
suggerimenti di "intelligenze" al di fuori del Pdl. Ma al Pd non
andrà una presidenza della camera. Lo chiarisce Fini, che all'Eur sfoggia un
nastro tricolore perché con la Lega non si sa mai, mentre negli stessi minuti,
prima di mezzanotte, è il Cavaliere che ancora imperversa in tv a
"nominare" il leader di An presidente della camera e Gianni Letta
vicepremier, ma non unico. Due ministri al Carroccio, annuncia ancora Berlusconi, e Franco Frattini di nuovo alla Farnesina. Nel
corso della sua maratonina televisiva il Cavaliere si lancia:
"Interverremo subito sull'emergenza rifiuti e su Alitalia", e via con
una sintesi del suo programma. E qui e là si riaffacciano le solite ossessioni.
La giustizia, ma anche i brogli: il risultato di ieri? La conferma che "le
elezioni del 2006 non sono state regolari". Il Cavaliere assciura di non
temere l'aula di palazzo Madama, la croce dell'Unione, né il peso della Lega:
"Per quanto vediamo abbiamo una maggioranza che ci rassicura". Tutto
tranquillo, dunque? Fino a un certo punto: perché in tv lo stesso Berlusconi ripete più o meno quanto detto in privato ai
suoi, solo caricando un po' sull'entusiasmo: "Quelli che abbiamo davanti
saranno mesi e anni difficili che richiederanno una prova di governo di
straordinaria". E Fini conferma: "Sarà difficile governare l'Italia".
Il leader del Pdl resta a cena con gli intimi, Fedele Confalonieri, Adriano
Galliani, Marcello Dell'Utri, Giulio Adreani, i figli Pier Silvio e Marina...
Politici? C'è Sandro Bondi, ed era toccato a lui, alle otto di sera, farsi
avanti a nome del capo per riferire, "commosso e felice", che
"ho parlato con lui al telefono e l'ho sentito sereno come sempre, perché
sentiva di aver fatto quello che era possibile in questa campagna
elettorale". Sembravano le parole di uno sconfitto e invece il Pdl non ha
perso né pareggiato. Ha vinto nettamente. Ma, come constata nel pomeriggio
tradendo un po' di ansia l'ex Udc da sempre berlusconiano Giovanardi,
"adesso bisogna governare".
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Una giornata nel
comitato elettorale del Partito democratico a Napoli. I sorrisi dei primi momenti
si trasformano man mano che arrivano i risultati. Che ora potrebbero mettere in
discussione anche Bassolino Pdl al 51%, male il Pd, debacle della Sinistra
arcobaleno: non ce la fanno l'autore delle denunce sulla monnezza Sodano e
Migliore. Fuori anche De Mita Francesca Pilla Adriana Pollice Napoli "Si
può fare" è scritto anche sulla porta della toilette. Dalle finestre si
vede il mare di Mergellina, il comitato elettorale del Pd è sulla prestigiosa
via Caracciolo. Anche questa scelta, da grandeur, era di carattere
scaramantico. Non è servita. Lo tsunami è arrivato nel Golfo di Napoli, ma si è
portato via solo la Sinistra Arcobaleno. Alle 21 lo scrutinio al Senato è quasi
completo. Il Pdl ha preso il 50,8, Veltroni il 34,1, Udc 6,8, Sa 2,7. Alla camera con lo spoglio giunto a
metà Berlusconi è intorno al 51, il Pd poco più di 34, Casini sul 6%, Bertinotti
2,7. Eppure il pomeriggio era iniziato sotto altri presagi. "Anto' che si
dice nelle sezioni?". "Pare che a Chiaia siamo quasi pari. Se
persino nella Napoli bene l'effetto rifiuti non ha funzionato vuol dire che
nelle altre zone si vince". I sondaggi fatti in casa, via cellulare,
parlano di una rimonta. "Qui non abbiamo il fattore Lega Nord. Ce la
possiamo fare". E' un Adriano Musi ottimista, lui è nono al Senato, si
sente già dentro (infatti alla fine passeranno in 11). Sono le 16.20. Maria
Fortuna Incostante, quinta e comunque già senatrice, la pasionaria della
Campania, offre la mousse al cioccolato. La base dalemiana-bassoliniana è
convinta: ce la facciamo, alla faccia della monnezza. Nel centro storico di
Napoli invece già si contano i caduti. Nella sede del Prc c'è silenzio e una
coltre di fumo: il senato è andato, dalle sezioni "rosse" i compagni
non garantiscono nemmeno la camera, sotto il 4%. Non ce la fa l'uomo delle
denunce sul monnezzagate, il senatore Tommaso Sodano, fuori. Non ce la fa
Gennaro Migliore, in Campania2, e nella diretta su Rai uno, impreparato, deve
affrontare la fine della Sa e spiegare i numeri proprio mentre gli confermano che
lui è fuori. Peppe De Cristofaro, secondo a Napoli, anche lui è fuori. Si
aspetta il dato nazionale e si spera almeno nel capolista, Arturo Scotto,
corrente Mussi. Lo 0,5% si può conquistare fino alla sera? Non si rimonterà. Ma
ormai non è una questione di posti in parlamento, quello che si para davanti è
il crollo di un mondo. A Napoli nel 2006 solo Rifondazione comunista aveva
preso il 9,7 al Senato. E' il go down del voto utile? No, è qualcosa che va al
di là di ogni previsione. Non si tratta nemmeno più di ragionare su quanto
abbia pesato in Campania la crisi dei rifiuti, la perdita di credibilità delle
istituzioni locali, è un travaso. Non ci si può appellare nemmeno al partito
dell'astensione, in Campania hanno votato il 77,5%, poco più di due punti in
meno rispetto al 2006. Walter ha vinto almeno su questo: gli elettori della
sinistra vanno al Pd, ma quelli dell'Ulivo alla destra. Infatti passa meno di
un'ora e anche al Pd non si ride più. Alle
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Walter telefona a
Silvio e ammette la sconfitta: "All'opposizione, ma pronti alle riforme
col Pdl" Non si può fare, Pd al palo Daniela Preziosi Roma Un lungo,
lunghissimo applauso. Sono ormai passate le otto di sera quando Walter Veltroni entra, scortato da tutta la sua squadra, nel
capannone industriale, un ex mercato del pesce per l'occasione foderato di
verde - verde speranza, verde Pd - come un subuteo. Siamo a un passo dal loft
di piazza Sant'Anastasia, dove il gotha del Pd ha trascorso un pomeriggio da
cani. Dalle vette dei primissimi exit poll via via giù per un'irresistibile
discesa, fino alla depressione dei risultati finali: 35 per cento. Walter
arriva con i suoi 'esecutivi' ma non solo: c'è il suo vice Dario Franceschini,
il ministro Beppe Fioroni, naturalmente il fido Goffredo Bettini, la sconfitta
siciliana Anna Finocchiaro, e ancora Renzo Lusetti, Lapo Pistelli, Ermete
Realacci. Ma c'è anche Massimo D'Alema e Piero Fassino, due che certo non
possono essere considerati veltroniani. Ma stanno lì, la loro presenza è un segnale:
il partitone regge. Così fra loro Walter può persino commuoversi, per la
seconda volta in pochi giorni davanti ai giornalisti. Che sono più di
ottocento, delle testate di tutto il mondo, pronte a
cogliere il miracolo della sconfitta di Berlusconi da parte
del nuovo partito-partito nuovo che ha scelto di correre testardamente da solo,
o quasi. Il miracolo non c'è stato, la delusione è scolpita sui volti di tutti.
Su quella di Veltroni, innanzitutto. Per prima cosa annuncia di aver telefonato al
vincitore - Berlusconi, stavolta lo nomina - per gli auguri di buon lavoro. E'
l'accettazione della sconfitta, un rito tutto americano, we can oltre la
sconfitta. Ha vinto Berlusconi, dice, ma in realtà la
Pdl cala i propri voti e chi ha vinto è soprattutto la Lega. "Spetta a
loro governare e noi ci auguriamo che lo facciano nel rispetto dei valori
fondamentali della lettera che ho inviato al leader del Pdl", dice.
Potrebbe partire la tirata antileghista e invece no: il Pd conferma la sua
"piena disponibilità ad affrontare immediatamente in parlamento quelle
riforme istituzionali, quella mutazione della legge elettorale assolutamente
necessaria. Riforme delle quali il paese ha grande bisogno", quel dialogo
"iniziato nella scorsa legislatura" e che "deve continuare nella
nuova. Come prima del voto, anche dopo il voto le riforme restano la nostra
stella polare". Veltroni ammette la sconfitta, il
Pd non sarà al governo. Ma sottolinea, cifre alla mano, la "grande rimonta
che ci consente di portare in parlamento la più grande forza riformista che
questo paese ha avuto". Più sei-sette punti al senato rispetto ai dati di
partenza, più 22 spiegano i suoi, rispetto al deficit di consensi nel corso del
governo Prodi. "Ora si apre una stagione di opposizione. Non so dire
quanto questa maggioranza potrà governare" dice Walter perché "le
differenze interne permangono". Cosa ne sarà di loro? Intanto però cosa ne
sarà di Walter. Il suo risultato è intorno al 34 per cento. Quota 35 era stata
indicata dal più vicino dei suoi - il superconsigliori Goffredo Bettini, il
regista di tante pensate - come la linea del Piave sotto la quale si poteva
parlare di fallimento del progetto veltroniano. L'argine sotto il quale poteva
verificarsi la rottura della pax veltroniana, quell'atmosfera di concordia
interna al partito anche fra le anime più diverse. L'argine si è rotto, il
fiume della sconfitta si gonfia. Adesso Veltroni farà
un passo indietro, o almeno offrirà le sue dimissioni al partitone?
"Questo è un dibattito giornalistico che non ci interessa. Noi ci siamo
candidati per governare con una proposta nuova. Sappiamo che questa proposta
non ha la maggioranza ma è un tema su cui continueremo a lavorare", taglia
corto Ermete Realacci. "Non mi pare che ci siano interpretazioni diverse
del risultato elettorale, fra i diversi dirigenti del Pd. La partita era
proibitiva, abbiamo fatto un buon lavoro, all'inizio ci siamo illusi di
avercela fatta. Comunque ripartiamo avendo costruito una grande forza di
centrosinistra. Piuttosto, riflettiamo sul crollo della sinistra
arcobaleno". Ripensamenti sul correre da soli? "Nessuno, sarebbe
andata peggio, almeno per noi", Realacci ne è sicuro. Del resto peggio di
così per Bertinotti e compagni non poteva andare. Quindi il futuro, per come si
può vedere stanotte, è all'opposizione ma senza patti con la sinistra
arcobaleno, solo per estinzione della stessa. Nei rapporti con il governo,
disponibili e anche di più a collaborare . E' da giorni il cavallo di battaglia
di Nicola La Torre, uno dei pochi che parlano stasera: "Il tema delle
riforme - ha continuato Latorre - non può essere materia di una maggioranza né
tanto meno tema di contrapposizione. Le demonizzazioni sono state risolte dagli
elettori. L'auspicio è che il confronto politico tenga conto di queste questioni".
Perché Berlusconi, con la sua nuova maggioranza
bulgara, dovrebbe rompersi la testa a trovare accordi con il Pd è un mistero
glorioso, ma per capirlo non c'è fretta. Alle nove e mezza Veltroni
scende le scalette del loft e se ne va a casa, con moglie e figlie. "Siete
ancora qui?", chiede ai giornalisti e ai militanti che lo applaudono
ancora, infreddoliti, sul sagrato di Sant'Anastasia. La sconfitta è chiara, lo
scrutinio è in corso ma per i dettagli c'è tempo, cinque anni di tempo. Franceschini
è l'ultimo a chiudere la sede: "Abbiamo avuto un grande recupero di voti.
Non c'è bastato per vincere ma ci rimbocchiamo le maniche e continueremo a
lavorare". Sono le dieci e i militanti sono ancora lì, c'è persino un
cartello "Grazie Walter", buttato da una parte. Ci avevano creduto,
invece non si può fare. Almeno non per questa volta.
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Qui Usa I media
americani non credono alla possibilità di un cambiamento reale "Torna il
clown dai denti bianchi" Per i commentatori povertà e paura hanno convinto
gli italiani a votare Berlusconi. Sulla stampa a
stelle e strisce molto colore sulle elezioni Matteo Bosco Bortolaso Washington
E' "l'inarrestabile clown dai denti super-bianchi", pronto a tornare
a Palazzo Chigi. Così Ian Fisher, il corrispondente da Roma del New York Times,
tratteggiava Silvio Berlusconi a poche ore della
vittoria su Walter Veltroni. Il leader del Popolo
delle libertà, però, sempre "pronto a dire tutto quello che gli passa per
la testa", non è più quello di un tempo, almeno secondo il giornalista
della prestigiosa testata. Berlusconi "non promette
più il miracolo italiano". E tanto il Cavaliere, definito
"carefree", quanto "la notevole calma del suo avversario",
confermano che "difficilmente queste elezioni porteranno quel cambiamento
di cui l'Italia ha terribilmente bisogno". Un conduttore della Cnn,
chiudendo il collegamento da Roma prima che si conoscessero i risultati, quasi
rideva sottolineando che dopo la seconda guerra mondiale gli italiani
decidevano il loro "sessantatreesimo governo". A New York erano le
tre del pomeriggio quando le tv via cavo affiancavano Veltroni
a Barack Obama, ma solo per dire che il leader del partito democratico "ha
concesso la vittoria al billionaire media tycoon Berlusconi".
"New, yet again" diceva la conduttrice, per la serie "a volte
ritornano". La parola passava quindi alla corrisponedente Jennifer
Eccleston, che spiegava che "l'economia stagnante" e "il fatto
che la gente si sente sempre più povera" ha spinto gli italiani a votare
"una persona che secondo loro può portare cambiamento", anche se
bisognerà vedere se questo governo "durerà". Giro di vite sugli
immigrati, più truppe in Afghanistan e forse pure in Iraq, forti legami con gli
Stati Uniti: questi i bullet points per riassumere brevemente, ancora una
volta, il Cavaliere agli americani. La corrispondente della Cnn ha aggiunto
qualche aggettivo: "flamboyant" e "talvolta controverso".
Per il resto, il Belpaese continua a far colore nella stampa a stelle e
strisce, tutta presa dal ping pong tra Hillary Clinton e Barack Obama. Sono piaciuti
sia il Walter - pronunciato sempre uolter da Cnn e Fox - il quale, proprio come
Obama, è stato benedetto da George Clooney, sia il Berlusconi
che dichiara che "il mio latino è così buono da poter andare a tavola con
Giulio Cesare" (rubrica Verbatim del settimanale Time). E, piace, ancora,
il sedere di Milly D'Abbraccio, che tanto ha interessato un'agenzia di stampa
britannica, la Reuters. Il giornale di Times Square non fa
sconti a Berlusconi, ma nemmeno a Veltroni. "Se Clooney è molto
popolare qui (negli Usa) - scrive - la sua apparizione (in Italia, a fianco del
candidato del Pd) in un certo senso ha evidenziato una critica contro Veltroni: che preferisce passare il tempo passeggiando per Roma con le
star del cinema piuttosto che fare il proprio lavoro". A guadagnare
la tribuna delle news internazionali è anche Alessandra Mussolini, a cui viene
naturalmente chiesto che ruolo ha il fascismo oggigiorno. "Non c'è
fascismo in Italia - ha detto in inglese alla Bbc - c'è però il comunismo, che
stavolta è rimasto fuori dal parlamento. E questo è un bel segnale".
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Ora in piazza,
se ci ricordiamo dov'è" Ricominciamo da 3 Lo sfogo di militanti ed
elettori. "Colpa di Fausto, no di Veltroni, no di Ferrando". La speranza: "Può essere
salutare" Alessandro Braga Milano Incazzati, ma anche un po' depressi.
Rancorosi nei confronti di chi, in teoria, dovrebbe essere più vicino, ma pure
disillusi. Un po' "notte dei lunghi coltelli" tra "fratelli
serpenti", ma anche un po' "non ci resta che piangere". I
più ottimisti, "ricomincio da tre". Percento. Fausto Bertinotti stava
ancora pronunciando il De Profundis, il suo personale ricordo "del caro
estinto", che il popolo della sinistra già cercava il modo di sfogare
rabbia, frustrazione, delusione e chi più ne ha più ne metta dopo un risultato
che i più onesti chiamano con il suo vero nome: disfatta. I telefoni di Radio
Popolare, storica emittente della sinistra milanese, diventano subito roventi.
E appena parte il microfono aperto, è un fiume in piena. "La sinistra è
morta, viva la sinistra?". Per qualcuno forse sì. Ma anche tanti
"chissenefrega, se lo sono meritato". Modi diversi, quasi agli
antipodi, per rispondere a un bisogno primario, dopo una giornata che ha
sancito la scomparsa in parlamento di una qualsiasi rappresentanza della
sinistra istituzionale: il bisogno di dire la propria. "Il mio ruolo di
direzione termina qui, questa sera, mi dispiace che sia con una
sconfitta", dice Bertinotti. "E meno male - commenta subito un
ascoltatore -, sono contento che la sinistra non abbia preso neppure un seggio.
Forse questa volta riusciremo a organizzare una reazione nel paese. E' ora di
cambiare registro". E questo è l'ottimista. "Grazie a Veltroni che con la sua scelta ha ottenuto solo di far
sparire la sinistra dal parlamento italiano. E meno male che si dice ancora di
centrosinistra". Il rancoroso, verso destra. "Sono
incazzatissima", dice un'altra. Con chi? "Con quelli che non sono
andati a votare. Ma anche con Sinistra critica e Ferrando". La rancorosa,
verso sinistra. Qualcuno abbozza anche un'analisi: "Oggi si è sancita la
sconfitta della sinistra davanti a un paese che, prima che politicamente, si è
spostato a destra culturalmente". Ma è l'unica. Di analisi, ieri sera,
c'era poca voglia. Di tempo, per ragionare sui motivi della sconfitta, ce ne
sarà. Forse. Prima viene lo sfogo, quello di pancia. "Grazie, grazie a
tutti quelli che se ne sono stati a casa e non hanno votato, grazie a quelli
che hanno dato il loro voto a quei gruppuscoli inutili che rappresentano solo
loro stessi" si sfoga Roberto. Che chiude: "E adesso ci becchiamo
cinque anni di Berlusconi. Grazie, davvero".
"Ma grazie a chi? - replica Raffaele -, mi sono stufato di dover scegliere
tra il peggio e il meno peggio". "A casa tutti. Non ci hanno saputo
dare un'alternativa credibile", rincara Angelo. Ora, per qualcuno, è il
momento di ripartire: "Già da stasera apriamo le sedi della sinistra
arcobaleno in tutti i paesi per capire i nostri sbagli", dice Margherita.
Il dibattito è aperto. Qualcuno si lecca le ferite. Qualcuno piange. Altri
accusano. I più ottimisti cercano di vedere un po' di rosa in una giornata che
più nera non ce n'è. "Ora torniamo in piazza, il nostro posto è là, in
mezzo alla gente, non nei palazzi", dice convinto uno. "Se ci
ricordiamo dove è la strada", chiosa, sardonico, un altro. Si prova a metterla
sulla battuta: "Anche Ferrara ha perso, i feti emigrano all'estero".
Una risata li seppellirà. Il voto lo ha già fatto.
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A Firenze un primo
bilancio con chi crede nella necessità di una sinistra. Ricostruendo una
cultura e un insediamento sociale smarriti nelle pieghe di un governo
condannato dal voto Bertinotti si dimette, dentro Rifondazione si apre un
confronto drammatico sul passato e, soprattutto, sul futuro del soggetto
unitario. Per il candidato premier bisogna andare avanti con una nuova
generazione, chi ha guidato il processo deve farsi da parte Loris Campetti
"Chissà se alla fine potremo dire: abbiamo raggiunto l'obiettivo. Del 4%,
chiaro?". Considerazioni amare in via Veneto, nella sede forse mal
posizionata della Sinistra Arcobaleno, che non fanno ridere nessuno. E
l'obiettivo bisognerà presto spostarlo ancora più giù. Sono le 15 e già al
primo exit poll si capisce che la sconfitta è pesantissima, non ce n'è uno tra
i compagni che affollano gli uffici nuovi di zecca che tenti di nasconderne la
portata. La speranza che la prossima schermata televisiva (non è più il tempo
in cui la sinistra aveva sensori in ogni paese, ci si affida ai sondaggisti,
agli analisti, ai maghi) possa essere più generosa, via via si affloscia per
lasciare spazio alla disperazione. La sconfitta si trasforma in debacle.
Saluti, abbracci, gli sguardi dei compagni si fanno più cupi. Deputati,
senatori, europarlamentari, dirigenti di partito, un ex ministro e qualche ex
sottosegretario rimandano fino all'ultimo il commento, le vittime sono i più
generosi, come Giovanni Russo Spena, gettato nell'arena in pasto ai giornalisti
dopo il primo exit poll. C'è poco da commentare quando, dopo la perdita del
Senato, anche la Camera comincia a sfumare. La Sinistra perde ogni
rappresentanza, nel nord è un disastro, le regioni rosse si scolorano, il sud
te lo saluto. Paolo Cento passeggia nervoso, "il Pd ha fatto il deserto a
sinistra, bisogna ricostruire. Temevamo la pioggia, è arrivata la
grandine"; Patrizia Sentinelli dice "mi sembra di tornare al '72,
libera Valpreda vota Manifesto", piazze piene e urne vuote. C'è chi dice
"ricominciamo a irrigare il prato sociale della sinistra" e chi si
autosfotte: "Che a concimarlo con palate di merda ci abbiamo già
pensato". Una sconfitta può aiutare, una debacle rischia di frammentare
ancora di più. Chi spingeva per accelare la costruzione di un soggetto politico
unitario della sinistra, come Alfonso Gianni, interpreta il risultato
elettorale come un'imposizione ad andare avanti, "altro che
federazione" e il suo bersaglio non può che essere Paolo Ferrero. Chi come
Rosa Rinaldi ha un passato legato alle lotte operaie si interroga sulla fuga
dalla sinistra dei lavoratori del nord. Il Pd ha fatto razzia di voti a
sinistra, ma "non ha sfondato" ed è sempre più chiaro a tutti i
dirigenti (quelli che c'erano, di leader del Pdci non ne abbiamo incontrati,
erano in tutt'altre faccende affaccendati) che il governo ha acuito il fossato
tra sinistra, centrosinistra e la sua ex base sociale. "Partiamo dalla
ricostruzione di un insediamento della sinistra", sussurra Vittorio
Agnoletto. Pasqualina Napolitano si fa coraggio e aspetta nuove schermate. Alle
18 del pomeriggio è chiaro che ad aver vinto su tutti i fronti è la destra, con
un Berlusconi blindato dal voto "razzista"
della Lega, come spiega ai giornalisti Russo Spena. Titti Di Salvo sorride e
scappa, "un disastro". E' dura pensare al futuro nelle ore della
bastonata, eppure bisogna. Riusciamo a raggiungere il candidato Fausto
Bertinotti. I risultati sono ancora parziali ma il leader della Sinistra Arcobaleno,
convinto sostenitore di un'accelerazione del processo unitario, non si ritrae.
Non è chiaro il risultato del Pd, l'impressione è che non abbia sfondato.
"Temevamo l'americanizzazione - ci dice - ed è diventata durissima realtà
con il carattere totalizzante di due partiti. E' una controriforma culturale
che fa chiarezza sul voto utile: utile a governare. A questo viene ridotta la
politica, perciò come sinistra siamo finiti fuori gioco". Una tendenza
prevista, che la Sinistra non è riuscita a invertire. Dovrete chiedervi la
ragione. "Si apre una riflessione di fondo - mi risponde Bertinotti - in
funzione della ricostruzione della sinistra. Siamo arrivati in ritardo
all'appuntamento, ma guai a rallentare, dobbiamo aggrapparci a quel che c'è e
l'unica cosa che c'è è il processo unitario". Per Bertinotti nel successo
della Lega si leggono entrambi gli aspetti dell'americanizzazione, "il
voto per il governo e la risposta alla crisi esistenziale prodotta dalla
globalizzazione attraverso il recupero della piccola patria e del binomio
amico-nemico, dove il nemico è lo straniero". Ed è per Bossi, e per Berlusconi, che tanti operai del nord hanno votato...
"Se viene meno la classe per sé - risponde - la classe in sé si
scompagina, restano rabbia e delusione verso la sinistra e il voto a destra è
una forma del rifiuto della politica. Le tute blu si sentono tradite. La
sinistra all'opposizione assorbe l'opposizione di sistema, mentre al governo
delude e l'opposizione di sistema diventa antipolitica". Ma torniamo al che
fare dopo la batosta. Bertinotti dice che "bisogna ripartire dalla realtà,
dall'innovazione delle forme della politica finalizzata alla costruzione di
luoghi dell'iniziativa, ma anche della ricerca e della cultura. E a ricostruire
un insediamento sociale. Avviando un processo costituente con regole
democratiche, dismettendo l'idea del risultato immediato. C'è una distanza tra
la semina e il raccolto, e questo è il tempo della semina". E chi lo avvia
questo processo? "Servono nuove forze oltre a quelle che generosamente
hanno fatto il cammino fin qui, serve una nuova generazione politica per
un'impresa nuova, non è il tempo degli aggiustamenti. Noi abbiamo fatto fuoco
con la legna che avevamo". Ma era bagnata... "Sì, era bagnata. E noi
ora dobbiamo non certo abbandonare, ma ritrarci". Quando la dimensione
della sconfitta è inequivocabilmente chiara, la conclusione del ragionamento di
Bertinotti è inevitabile: "La mia vicenda di direzione politica termina
qui, proseguirò da militante per dare una mano perché penso che vada salvata
l'idea del viaggio benché venga a mancare l'armamento del viaggio". E i
condottieri. Del Pd Bertinotti denuncia "la fuoriuscita dal Novecento e
dal movimento operaio. A noi compete l'avvio di una grande inchiesta di massa
partecipata. Ai cancelli delle fabbriche". Di Veltroni "sconfitto" dice che "ha lavorato per il re di
Prussia", cioè per la destra che ha vinto la partita. E in tanti,
dimissionari e non, condottieri e non, l'abbiamo persa. La lettura del voto di
Paolo Ferrero è senza appello: "Una sconfitta netta, su cui hanno pesato
il voto utile, la delusione per l'azione del governo e l'astensione. La
Sinistra ha pagato di più perché il suo elettorato è più esigente ma anche il
Pd è stato penalizzato. Non siamo stati in grado di parlare con chiarezza e
convinzione alla nostra gente". Però, Ferrero non crede nelle
"scorciatoie politiche", nelle accelerazioni dei gruppi dirigenti
della Sinistra: "La sinistra o è sociale o non è", ci dice, e
precisa: "Alla faccia dei partiti di plastica, la Lega che ha un
insediamento sociale vero e valori forti ha vinto, noi abbiamo galleggiato
sopra la società e con una politica dei due tempi ridotti a uno, risanamento
senza redistribuzione, siamo stati puniti. Non abbiamo intercettato il disagio
sociale e operaio né la tenuta della memoria politica e culturale". E il
processo unitario? "Pensare di ricostruire la sinistra a prescindere da
quel che c'è, movimenti ma anche partiti, è folle. Quel che c'è va valorizzato,
facendo attenzione a far pulizia, dentro i percorsi avviati, dell'idea
sconfitta dalle urne che quel che c'è è un impedimento. Sia chiaro che io non
penso di chiudere la discussione a sinistra, a Firenze ci sarò. Ma non mi
interessa una sinistra astratta, galleggiante fuori dalla società. Dobbiamo
curare la nostra gente, il nostro tessuto militante che è una risorsa, dentro
un contesto unitario senza forzature".
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Gabriele Polo Niente
America, niente duello McCain-Obama all'italiana. Semmai assomigliamo di più
alla Thailandia del miliardario Thaksin, col signore delle televisioni che
torna prepotentemente al governo a braccetto con lo xenofobo padano. Per
continuare - sulla scia delle paure sociali - il lavoro che ha già
profondamente trasformato questo paese nella costola più retriva e populista
dell'Europa. Il responso elettorale è pessimo. Talmente brutto
che permetterà a Silvio Berlusconi d'incalzare il Pd sul terreno delle riforme plebiscitarie e
presidenzialiste. Walter Veltroni deve stare attento a non rallegrarsi per l'attenzione che il
Cavaliere gli concederà, in un abbraccio che magari permetterebbe al leader del
Partito democratico di assecondare il suo credo bipolarista, finendo
però per travolgerlo. Il risultato del Pd non è esaltante: poco sopra a quello
dell'Unione di due anni fa solo grazie al voto utile che ha desertificato a
sinistra, senza recuperare nulla al centro e a destra. Anzi. Ma ciò che oggi
salta più ai nostri occhi, in maniera netta, è la sconfitta della sinistra, fin
dentro il baratro - perdendo tre milioni di voti - della scomparsa
parlamentare. I prodromi c'erano tutti, ma non ne abbiamo viste fino in fondo
le conseguenze. La Sinistra-l'Arcobaleno ha pagato carissimo il costo di due
anni di governo in cui non ha portato a casa quasi nulla di ciò che si
aspettavano il suo elettorato e la sua gente. Così ha perso consensi a sinistra,
nell'astensionismo e - seppure in misura minore - verso liste minori. Poi è
stata penalizzata dalla logica del "voto utile" (a contrastare Berlusconi) dissanguandosi per il Pd. Infine, proponendosi
come investimento sul futuro - pensando che una promessa sia un progetto - ha
svelato tutto il vuoto di analisi sociale e proposta cultural-politica che ne
fotografa oggi le assenze. Si è offerta come un "vuoto da riempire".
Gli elettori, che non sono scemi, non le hanno creduto: la composizione delle
liste è stata da manuale Cencelli, era evidente la divisione che continuava tra
i partiti "promotori" (pronti a sfilarsi un minuto dopo la chiusura
dei seggi). Risultato: macerie, che rischiano di seppellire quel poco di
pratica comune affrettatamente sperimentata in campagna elettorale. Da oggi la
sinistra è un soggetto extraparlamentare. Non è cosa da niente: scompare ogni
argine istituzionale alle strette che si preparano con l'approssimarsi della
crisi economica - che già ha spinto a destra molta parte dei soggetti sociali
più deboli - e di fronte al trionfo populista e autoritario delle destre. Resta
un futuro tutto da costruire: se si partirà dalla lezione subita, ricominciando
da zero a praticare il conflitto sociale e capire come dare veste politica a un'ipotesi
d'alternativa al quadro liberista, persino una simile sconfitta può diventare
un'occasione. Se ci si ridurrà a una resa dei conti tra quadri dirigenti -
priva di autocritica (a partire dalla messa in discussione del ruolo di
ciascuno) -, allora si diano al turismo. Niente Thailandia, meglio il Nepal.
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Trionfa
il duo Berlusconi-Bossi, Veltroni al palo,
crollo della sinistra. Dalle urne esce un quadro devastante, la destra ha una
maggioranza sicura anche al senato. Pdl al 38%, la Lega all'8. Pd al 34, Di
Pietro al
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 2 "Silvio, Silvio": avanti Popolo (della libertà) di Chiara
Campo Folla ed entusiasmo al Pdl point di corso Vittorio Emanuele dopo le prime
proiezioni al Senato. Corsaro: "Vittoria di tutto il centrodestra"
Exit poll guastafeste. Per stappare lo spumante al quartier generale del Pdl,
in corso Vittorio Emanuele, i sostenitori del centrodestra che a partire dalle
15 affollano via via la sala devono attendere le proiezioni dei primi risultati
elettorali. Che disegnano una forbice ben più larga dei primi dati. Con le ore
- e le schede aperte - aumenta la folla e la festa. Vengono occupate tutte le
sedie e i divani, arrivano le bandiere del Partito della libertà, i consiglieri
e assessori comunali, da Maurizio Cadeo a Stefano Pillitteri, Tiziana Maiolo,
Manfredi Palmeri, il vicesindaco Riccardo De Corato, deputati e coordinatori
regionali di Fi e An: Valentina Aprea (Fi), Paola Frassinetti (An), Luigi
Casero (Fi). "Silvio, Silvio", urla tra gli applausi la gente di ogni
età, quando sui due schermi appaiono i risultati del voto al Senato. E con fair
play applaudono anche lo sconfitto Walter Veltroni, quando in tv ammette la sconfitta e augura buon lavoro a Berlusconi. Tutt'altro trattamento per la candidata della Destra Daniela
Santanchè, che dal Pdl Point guadagna solo fischi e insulti: "Voleva
portarci via i voti". "Abbiamo lavorato bene, il modello Lombardia è
stato premiato dai cittadini e vogliamo esportarlo a livello nazionale",
assicura la coordinatrice regionale di Fi Mariastella Gelmini. Concetto
ribadito dal coordinatore di An Massimo Corsaro, "quella tra noi e la Lega
è una coalizione in cui i cittadini credono, la vittoria è dovuta a tutto il
centrodestra". Guai a consegnare il merito dell'exploit solo al Carroccio.
Anche se tra i due alleati del Pdl, An e Fi, c'è già aria di resa dei conti:
gli azzurri non vogliono puntare il dito nel dì di festa, ma sussurrano che a
Milano la Lega ha strappato i voti ad An, ma il calo del partito di Fini viene
"mascherato" dalla fusione con Forza Italia. Il successo della Lega,
spiega invece il capogruppo di Fi Giulio Gallera, "era previsto, è un
alleato fedele e le abbiamo lasciato le battaglie su rom e sicurezza". Nei
prossimi mesi si rimescoleranno le carte: "Ci saranno presto le regionali,
non ho dubbi che Roberto Formigoni avrà un ministero forte al governo e sarà la
migliore occasione per verificare nuovi spazi alla Lega. Ma escludo un ruolo
più ampio in Comune". L'assessore comunale di Fi Tiziana Maiolo fa
presente che il Carroccio è stata favorita anche dall'"aver mantenuto il
proprio simbolo", mentre il coordinatore provinciale del Pdl Guido Podestà
sottolinea il "forte assenteismo dell'elettorato di sinistra". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 18 Il Piemonte operaio vota Pdl, deraglia la Sinistra No-Tav di Gabriele
Villa Anatomia di una Caporetto, anzi di "una Waterloo" per dirla con
le parole di un signor Cipputi, Ciro Argentino, ex operaio dell'acciaieria
Thyssen Krupp che ha voluto tentare in questa tornata elettorale l'avventura
politica nelle liste della Sinistra Arcobaleno. Già, perché nel Piemonte di
Mirafiori e di Fassino, della protesta No-Tav e degli impossibili equilibrismi
del presidente Mercedes Bresso, il rosso, colore d'ordinanza, si è sbiadito
ieri e avant'ieri nel segreto dell'urna. E d'ora in poi rischia di rimanere
soltanto serenamente a invecchiare nelle rinomate cantine a denominazione
d'origine controllata. Numeri definitivi alla mano, Pdl e Lega hanno
conquistato assieme il 47,5 per cento dei consensi al Senato contro il 38,1 racimolato dal tandem Veltroni-Di
Pietro. Un successo della coalizione di centrodestra che, rinvigorendosi alla
Camera, porta sotto i riflettori la netta affermazione della Lega. Nella
circoscrizione 1, quella di Torino, il Carroccio raggiunge l'8,67 per cento e
nella Piemonte2, che riguarda il resto della regione vola addirittura al 16,70
per cento Esulta Guido Crosetto, coordinatore regionale degli azzurri di Berlusconi: "è un risultato ottimo per il Piemonte che
segna una sconfitta di grandi proporzioni per il centrosinistra, anche se
sappiamo che è da domani che inizia il lavoro vero perché raccogliere questi
voti significa raccogliere le attese di milioni di persone che si aspettano dal
futuro governo risposte ai loro problemi". Poi la stretta di mano ai
leghisti per la loro forte affermazione: "Le battaglie da fare, ci vedono
in totale sintonia". Raggiante Roberto Cota, segretario della Lega Nord
Piemont e vice capogruppo alla Camera del Carroccio: "Il grandissimo
risultato ottenuto significa che dagli elettori è arrivato un mandato preciso
per il federalismo fiscale, la realizzazione delle infrastrutture, la sicurezza
e il controllo dell'immigrazione. E adesso che il Piemonte è davvero il terzo
pilastro accanto alla Lombardia ed al Veneto, il nostro obiettivo è quello di crescere
ancora". Lo stesso destino che ha fiaccato Veltroni
e travolto Bertinotti trova in Piemonte, molteplici chiavi di lettura. Deluso
dalla sinistra, il popolo di Mirafiori, storico feudo, ha preferito non votare
o votare altri schieramenti. Il calo più significativo si è registrato nei
quartieri simbolo della città operaia. A Mirafiori Sud la partecipazione al
voto è scesa dall'82,63 per cento al 76,42. Certe idee, insomma, alla fine
deragliano. Come l'intransigenza e l'estenuante braccio di ferro condotto dagli
irriducibili della Val di Susa contro la Tav. Risultato? A Venaus, il
Comune-simbolo della lotta contro l'alta velocità, i risultati definitivi per
il Senato vedono appaiate le due maggiori coalizioni con il Pd-Idv che
raggiunge un complessivo 31,5 per cento contro il 31,3 del Pdl-Lega Nord.
Entrambe le coalizioni sono favorevoli alla costruzione della Torino-Lione.
Mentre la Sinistra l'Arcobaleno, contraria, si è fermata al 10,7. "La Val
Susa ha votato i partiti che vogliono la Tav, adesso il Pd non si dimentichi le
posizioni assunte sull'Alta velocità e si comporti di conseguenza - sottolinea
l'ex governatore, Enzo Ghigo(Pdl) - che invita i no-Tav a interrogarsi sul voto
in Val Susa". Sulla stessa lunghezza d'onda il coordinatore piemontese di
An e candidato al Senato nelle liste del Pdl, Ugo Martinat: "Il risultato
elettorale per me è anche il referendum per la Tav. Abbiamo vinto a larghissima
maggioranza in Val di Susa. Le infrastrutture, adesso sono delle
priorità". E dall'altro versante c'è chi come il sindaco di Torino, Sergio
Chiamparino, manda a dire agli amici e compagni: "Tanto tuonò che piovve.
I movimenti No Tav e la sinistra dovrebbero fare una bella riflessione e forse
dobbiamo farla anche noi perché siamo ancora abbastanza fermi a schemi
antichi". E chi si limita ad abbozzare. Come Gianfranco Morgando,
segretario del Pd del Piemonte: "è chiaro che va riconosciuto il successo
della coalizione nostra avversaria. E come possiamo non annotare la performance
molto negativa, di Sinistra Arcobaleno in una regione in cui ritenevamo avesse
radicamento e forza?". Già, come si può? © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 5 "Governerò cinque anni Sulle riforme pronti a collaborare con
tutti" di Adalberto Signore Il Cavaliere già al lavoro sulla politica
estera. Giovedì in Sardegna è in programma un faccia con Putin. Il primo
viaggio ufficiale sarà in Israele: "In Medio Oriente è l'unica
democrazia" da Roma La soddisfazione, ammette in privato durante le tante
telefonate che si rincorrono nella giornata, "è di quelle che si provano
poche volte nella vita". Esattamente due anni fa, nelle ore che
precedevano il voto che avrebbe poi certificato un sostanziale pareggio, erano
in molti a dare Silvio Berlusconi per politicamente
finito. Ventiquattro mesi e qualche giorno dopo, il Cavaliere torna a Palazzo
Chigi con una maggioranza schiacciante. Un "vittoria di squadra",
ripete al telefono con Gianfranco Fini e Umberto Bossi, anche se il futuro
premier la sente soprattutto sua. Non solo perché le ultime due settimane non
si è risparmiato comizi e interviste, al punto di dover ricorrere agli aerosol
di cortisone per salvare la voce, ma pure perché alla fine il progetto del Pdl
lanciato a San Babila e la scelta di correre in solitaria - senza Udc e Destra
- ha pagato. Insomma, confida durante la cena ad Arcore con Fedele
Confalonieri, Adriano Galliani, Niccolò Ghedini, Sandro Bondi e Bruno Ermolli,
"questo è un momento storico". Un concetto ribadito a notte, quando a
Villa San Martino arrivano Umberto Bossi e i colonnelli leghisti. Ma alla
soddisfazione non si unisce l'euforia perché, spiega più volte in privato il
Cavaliere a metà pomeriggio, "ora dobbiamo rimboccarci le maniche" e
"affrontare un periodo difficilissimo". Un concetto che ribadisce
anche a Paolo Bonaiuti quando i due si sentono per concordare la dichiarazione
da fare di lì a qualche ora a Porta a Porta. Tanto che il suo portavoce lo
descrive "felice della vittoria" ma "sereno" e "tranquillo".
E infatti - collegandosi a sera prima con la Rai, poi con Mediaset e Sky - Berlusconi non lascia spazio a trionfalismi se non per dire
che "per il nostro Paese è un grande risultato". "Che avremmo
vinto - aggiunge - l'ho sempre detto. Sono commosso per la prova di fiducia che
mi è giunta da tanti cittadini che ringrazio con tutto il cuore". Poi,
però, il leader del Pdl guarda al futuro. "Sento una grande responsabilità
- dice - perché ci aspettano momenti difficili. Richiederanno una prova di
governo di straordinaria forza e capacità riformatrice. Per questo opererò con
tutto il mio impegno per i prossimi cinque anni". Grande disponibilità,
poi, verso l'opposizione. "Ho gradito molto la
telefonata di Walter Veltroni", spiega, che "mi ha fatto gli auguri di buon
lavoro". E ancora: "Confermo l'assoluta apertura affinché il dialogo
ci sia e sia fruttuoso". Anche rispetto a Pier Ferdinando Casini perché
"andremo d'accordo con tutti coloro che vorranno lavorare con noi per il
bene del Paese". Insomma, "sulle riforme siamo pronti a
lavorare insieme". Tanto da non essere contrario a "riesumare la
commissione Bicamerale fatta nel '94". "Non vedo alcun motivo -
spiega - per non ripartire dai risultati a cui eravamo pervenuti con quel
lavoro". Ma Berlusconi guarda già ai prossimi giorni.
"Avvieremo da subito - dice - la riforma della giustizia, l'applicazione
della riforma della scuola e la modernizzazione della sanità". E "ci
impegneremo subito per risolvere l'emergenza rifiuti e il problema
Alitalia". "Provvederemo con urgenza - aggiunge - alla riapertura dei
cantieri delle grandi opere e al piano casa, per dare una casa ai giovani che
ancora non ce l'hanno a partire dalle città capoluogo. Da subito metteremo mano
al lungo e duro lavoro necessario per la digitalizzazione e la riorganizzazione
della pubblica amministrazione e per la riduzione dell'evasione fiscale. Mai
approverò un solo provvedimento che aumenti l'imposizione fiscale e indurisca
la libertà dei cittadini". Insomma, un Berlusconi
che non si fa prendere dall'entusiasmo. E che preferisce guardare già ai
prossimi appuntamenti con prudenza e responsabilità. D'altra parte, confida in
più d'una telefonata privata, "ora ricadrà su di noi il difficile compito
di fermare il declino". Il Cavaliere, però, guarda anche alla politica
estera che nei suoi cinque anni a Palazzo Chigi è stata uno dei suoi principali
impegni. Il suo primo viaggio ufficiale da presidente del Consiglio sarà in
Israele per i festeggiamenti dei 60 anni dello Stato. "Olmert - spiega -
mi ha invitato e sarò lietissimo di essere presente per dare supporto all'unica
democrazia presente in Medio Oriente". Ma già giovedì dovrebbe avere un
faccia a faccia con Vladimir Putin in Sardegna. Da ieri, infatti, l'ambasciata
russa sta organizzando nel dettaglio lo scalo del leader del Cremlino a
Portorotondo per un incontro privato a Villa Certosa. Nulla di ufficiale, fanno
sapere fonti diplomatiche, perché giovedì il Cavaliere non sarà ancora in
carica. Me che tornando dalla Libia Putin voglia fare una deviazione sulla
Sardegna per congratularsi con il Cavaliere è un segnale che non passerà
inosservato. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rosa. "Com'è
andato il Pd, com'è andato? Non lo so neanche... Per vincere a quello lì non
gli è bastato pitturare il pullman di verde". Sono le otto di sera. Il
leader del Carroccio si è permesso anche un pisolino, tanto erano rassicuranti
quei dati che dal primo pomeriggio piovevano in via Bellerio. La Lega che fa il
botto. La Lega che raddoppia i voti dal
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corsaro, An:
"Risultato storico" Colpo di scena a Sesto San Giovanni La
Stalingrado d'Italia va al Pdl "Berlusconi batte Veltroni anche nella Stalingrado d'Italia, nella storica roccaforte della
sinistra, nella città del presidente della Provincia di Milano, Filippo
Penati". Massimo Corsaro, coordinatore di Alleanza nazionale in Lombardia
e candidato alla Camera del Pdl, commenta così i risultati del Senato resi noti
dal sito Internet del Comune di Sesto San Giovanni, dove la coalizione
di Berlusconi ha ottenuto al Senato il 43,87% dei
consensi (Pdl 32,99%, Lega Nord 10,88%) contro il 42,49% di Veltroni
(Pd 37,41%, Italia dei Valori-Di Pietro 5,08%). "Quello che giunge da
Sesto San Giovanni - commenta Massimo Corsaro - è un dato di rilevanza
nazionale. I comunisti e gli ex comunisti devono incassare una sconfitta
clamorosa".
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Reportage Le
regionali in Sicilia in linea con le legislative Lombardo stacca di 20 punti la
Finocchiaro FRANCESCO LA LICATA INVIATO A PALERMO Che la coalizione autonomista
capitanata da Raffaele Lombardo potesse avere vita facile in una terra a forte
vocazione centrista, in fondo in fondo veniva dato abbastanza per scontato.
"Da democristiano a democristiano", era il commento più frequente di
chi intendeva così spiegare il "passaggio" da Totò Cuffaro - travolto
dall'incidente dei cannoli dopo la condanna a cinque anni - al medico di
Grammichele (Catania) che viene accreditato come futuro governatore della
Sicilia, dall'alto del 58 per cento assegnatogli dalle proiezioni sulle
Regionali. Secondo le identiche previsioni, Anna Finocchiaro - comunque eletta
senatrice in Emilia - non andrebbe oltre il 37 per cento. Ieri sera s'è fatto
sentire subito Raffaele Lombardo, con una dichiarazione prudente ma dettata
dalla certezza di avercela fatta: "Siamo stati percepiti dagli elettori come
più capaci dei nostri avversari di far valere le ragioni e gli interessi del
Mezzogiorno e della Sicilia", ha detto senza entrare nel merito delle
proporzioni della vittoria annunciata. Diplomatica la reazione della senatrice
del Pd: "Commenteremo solo dati reali". Ma poi non perde l'occasione
per ricordare quanto fosse larga la "forbice" che divideva le forze
del centrodestra e del centrosinistra: "
( da "Corriere della Sera" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-15 num: - pag: 3 categoria:
ALTRI OGGETTI l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, incassa più voti del
previsto, attestandosi sopra il 4 per cento. Insieme alla Lega, schierata sul
fronte opposto, raccoglie una parte consistente del cosiddetto "voto di
protesta". Il Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo, ribattezzato
"Lega del Sud" si ferma all'1 per cento. Ma queste elezioni
passeranno alla storia anche per l'effetto inedito che hanno provocato: la
riduzione dei partiti rappresentati in Parlamento. Alla Camera ce ne saranno
solo sei: Pdl, Lega, Movimento per l'Autonomia (l'alleato di Berlusconi
al Sud), Pd, Italia dei Valori e Udc, unica forza fuori dai due principali
schieramenti. Per quanto riguarda la governabilità, la coalizione di Berlusconi dovrebbe contare su 167 seggi, 141 da attribuire
al Pdl, 23 alla Lega e 3 all'Mpa di Lombardo. Il centrosinistra invece dovrebbe
fermarsi a 137 senatori, 122 da assegnare al Partito Democratico (con una
pattuglia di 7 radicali) e 15 all'Italia dei Valori. Mentre l'Udc sarebbe a
quota 3. Alla Camera il centrodestra dovrebbe contare su 340 deputati (284 al
Pdl, 47 alla Lega e 9 al Movimento per l'Autonomia). Il Pd e l'Italia dei
Valori guadagnerebbero in totale 241 seggi, 210 ai democratici e 31 al partito
di Di Pietro. Mentre i centristi di Casini, con il 5,5%, incassano 34 deputati.
Il crollo più clamoroso è quello della Sinistra Arcobaleno, che aveva un
serbatoio potenziale del 12 per cento e invece si ritrova sotto al
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Sarò uno
statista, riforme con la bicamerale" Esultanza contenuta: voglio essere diverso
dal 2001. Ma Bossi: subito federalismo e niente dialogo Martino straparla
"Se penso agli avversari mi viene da vomitare, abbiamo liberato il
parlamento dalla feccia". L'esultanza squadrista dell'ex ministro forzista
A. Fab. Roma "Voglio essere diverso". Berlusconi
lavorerà per la storia: "Voglio essere diverso dal 2001, voglio impegnarmi
per essere lo statista che ha cambiato il paese". Non festeggia il
cavaliere se non in privato, ad Arcore, evita il bagno di folla e davanti alla
telecamere spedisce Fini; fa qualche telefonata per le dirette ma è giusto il
minimo. Poi ringrazia Veltroni per la
telefonata e ricambia: "Noi siamo pronti a lavorare insieme con
l'opposizione sulle riforme, lo siamo sempre stati". Ha imparato
dall'esperienza. Dovrebbe poter contare su 167 senatori che sono dieci in meno
del 2001 (177) e venti in meno del 1994 (187). Ma sono abbastanza: ha la
maggioranza relativa anche senza la Lega nord (141 senatori per il Pdl a 137
per il Pd) ma i 23 seggi leghisti e i tre di Lombardo gli saranno
indispensabili per superare "quota 158", la maggioranza assoluta che
negli ultimi due anni è stata l'incubo di Romano Prodi. Berlusconi
è forte ma non abbastanza da non doversi curare degli alleati quando ci sarà da
votare la fiducia, e capiterà spesso. Dunque le riforme. Al primo posto la
giustizia, vecchia ossessione. Riformata nel 2005 da Roberto Castelli - il
leghista si è subito ricandidato per il ministero di via Arenula, "dopo
cinque anni di full immersion nel ministero della giustizia sono pochi gli
uomini che conoscono come me questo dicastero" - riforma poi corretta dal
governo Prodi. E con la giustizia, "scuola e sanità". Poi il capitolo
Costituzione. Con una sorpresa: il rilancio immediato, a scrutinio ancora in
corso, della commissione bicamerale. "Bicamerale? Non vedo
difficoltà", ha detto il cavaliere al telefono con SkyTg24. Quella
bicamerale che servì a Berlusconi per intrecciare il
dialogo con D'Alema durante il primo governo Prodi, ma che Berlusconi
stesso fece fallire un attimo prima dell'intesa finale. "Ho più volte
insistito sul fatto che molti punti del nostro e del loro programma sono simili
o coincidenti - ha detto ieri sera Berlusconi - se
saranno coerenti potranno unire il loro voto al nostro". "Vorrei una
maggioranza di almeno 20 senatori" aveva chiesto il cavaliere alla
vigilia. E' stato accontentato. "Tutti i dati che abbiamo ci
tranquillizzano - ha detto ieri sera Berlusconi -, al
senato per quanto abbiamo visto, avremo una maggioranza che ci consentirà di
operare bene per approvare anche in tempi brevi i provvedimenti che sono
necessari". Nel momento dei festeggiamenti il vincolo di coalizione è
fortissimo e tanto il portavoce di Berlusconi Paolo
Bonaiuti dal versante Pdl quanto i leghisti confermano la solidità dell'accordo.
"Il problema Lega non esiste - ha detto Bonaiuti -, la Lega nei cinque
anni di governo non ha mai procurato problemi all'azione di governo". Il
governo, appunto. Il cavaliere è convinto di avere già un'intesa con i suoi
alleati, resta aperto il problema Bossi che ancora ieri sera si candidava per
il ministero delle riforme. Con un'idea totalmente opposta a quella di Berlusconi: "Saremo in grado di attuare le riforme
anche senza il Pd", ha detto Bossi, "loro non vogliono cambiare
niente ma noi questa volta la forza l'abbiamo e anche senza il Pd siamo in
grado di fare le cose". Bossi o non Bossi il carroccio vuole quel posto e
il timing della Lega è diverso da quello del cavaliere: "I primi
provvedimenti da adottare - ha detto Calderoli - saranno il federalismo fiscale
e il federalismo costituzionale. Entro il 15 giugno". Con Gianfranco Fini
avviato alla presidenza della camera, al ministero degli esteri Berlusconi promuoverà Franco Frattini. Sicuro Giulio
Tremonti all'economia, già reincaricato Lucio Stanca all'innovazione
tecnologica, bisognerà trovare spazio per le "almeno quattro donne"
tra cui sicura Stefania Prestigiacomo. Candidato all'esclusione invece l'ex
ministro della difesa Antonio Martino, che nell'euforia della festa si è
lasciato andare: "Assistiamo ad una autentica rivoluzione, il parlamento
italiano è stato liberato dalla feccia, finalmente sono spariti i
"verdacchioni", Luxuria, Boselli e Caruso". Secondo Martino
"Veltroni è uno dei pochi civili che stanno da
quella parte. Se penso agli altri mi viene da vomitare...".
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Qui Usa "Torna il
clown dai denti bianchi" I media americani non credono alla possibilità di
un cambiamento reale Per i commentatori povertà e paura hanno convinto gli
italiani a votare Berlusconi. Sulla stampa a stelle e
strisce molto colore sulle elezioni Matteo Bosco Bortolaso Washington E'
"l'inarrestabile clown dai denti super-bianchi", pronto a tornare a
Palazzo Chigi. Così Ian Fisher, il corrispondente da Roma del New York Times,
tratteggiava Silvio Berlusconi a poche ore della
vittoria su Walter Veltroni. Il leader del Popolo
delle libertà, però, sempre "pronto a dire tutto quello che gli passa per
la testa", non è più quello di un tempo, almeno secondo il giornalista
della prestigiosa testata. Berlusconi "non
promette più il miracolo italiano". E tanto il Cavaliere, definito
"carefree", quanto "la notevole calma del suo avversario",
confermano che "difficilmente queste elezioni porteranno quel cambiamento
di cui l'Italia ha terribilmente bisogno". Un conduttore della Cnn,
chiudendo il collegamento da Roma prima che si conoscessero i risultati, quasi
rideva sottolineando che dopo la seconda guerra mondiale gli italiani
decidevano il loro "sessantatreesimo governo". A New York erano le
tre del pomeriggio quando le tv via cavo affiancavano Veltroni
a Barack Obama, ma solo per dire che il leader del partito democratico "ha
concesso la vittoria al billionaire media tycoon Berlusconi".
"New, yet again" diceva la conduttrice, per la serie "a volte
ritornano". La parola passava quindi alla corrisponedente Jennifer
Eccleston, che spiegava che "l'economia stagnante" e "il fatto
che la gente si sente sempre più povera" ha spinto gli italiani a votare
"una persona che secondo loro può portare cambiamento", anche se
bisognerà vedere se questo governo "durerà". Giro di vite sugli immigrati,
più truppe in Afghanistan e forse pure in Iraq, forti legami con gli Stati
Uniti: questi i bullet points per riassumere brevemente, ancora una volta, il
Cavaliere agli americani. La corrispondente della Cnn ha aggiunto qualche
aggettivo: "flamboyant" e "talvolta controverso". Per il
resto, il Belpaese continua a far colore nella stampa a stelle e strisce, tutta
presa dal ping pong tra Hillary Clinton e Barack Obama. Sono piaciuti sia il
Walter - pronunciato sempre uolter da Cnn e Fox - il quale, proprio come Obama,
è stato benedetto da George Clooney, sia il Berlusconi
che dichiara che "il mio latino è così buono da poter andare a tavola con
Giulio Cesare" (rubrica Verbatim del settimanale Time). E, piace, ancora,
il sedere di Milly D'Abbraccio, che tanto ha interessato un'agenzia di stampa
britannica, la Reuters. Il giornale di Times Square non fa
sconti a Berlusconi, ma nemmeno a Veltroni. "Se Clooney è molto
popolare qui (negli Usa) - scrive - la sua apparizione (in Italia, a fianco del
candidato del Pd) in un certo senso ha evidenziato una critica contro Veltroni: che preferisce passare il tempo passeggiando per Roma con le
star del cinema piuttosto che fare il proprio lavoro". A guadagnare
la tribuna delle news internazionali è anche Alessandra Mussolini, a cui viene
naturalmente chiesto che ruolo ha il fascismo oggigiorno. "Non c'è
fascismo in Italia - ha detto in inglese alla Bbc - c'è però il comunismo, che
stavolta è rimasto fuori dal parlamento. E questo è un bel segnale".
( da "Manifesto, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Ora in piazza,
se ci ricordiamo dov'è" Ricominciamo da 3 Lo sfogo di militanti ed
elettori. "Colpa di Fausto, no di Veltroni, no di
Ferrando". La speranza: "Può essere salutare" Alessandro Braga
Milano Incazzati, ma anche un po' depressi. Rancorosi nei confronti di
chi, in teoria, dovrebbe essere più vicino, ma pure disillusi. Un po'
"notte dei lunghi coltelli" tra "fratelli serpenti", ma
anche un po' "non ci resta che piangere". I più ottimisti,
"ricomincio da tre". Percento. Fausto Bertinotti stava ancora
pronunciando il De Profundis, il suo personale ricordo "del caro
estinto", che il popolo della sinistra già cercava il modo di sfogare
rabbia, frustrazione, delusione e chi più ne ha più ne metta dopo un risultato
che i più onesti chiamano con il suo vero nome: disfatta. I telefoni di Radio Popolare,
storica emittente della sinistra milanese, diventano subito roventi. E appena
parte il microfono aperto, è un fiume in piena. "La sinistra è morta, viva
la sinistra?". Per qualcuno forse sì. Ma anche tanti "chissenefrega,
se lo sono meritato". Modi diversi, quasi agli antipodi, per rispondere a
un bisogno primario, dopo una giornata che ha sancito la scomparsa in
parlamento di una qualsiasi rappresentanza della sinistra istituzionale: il
bisogno di dire la propria. "Il mio ruolo di direzione termina qui, questa
sera, mi dispiace che sia con una sconfitta", dice Bertinotti. "E
meno male - commenta subito un ascoltatore -, sono contento che la sinistra non
abbia preso neppure un seggio. Forse questa volta riusciremo a organizzare una
reazione nel paese. E' ora di cambiare registro". E questo è l'ottimista.
"Grazie a Veltroni che con la sua scelta ha
ottenuto solo di far sparire la sinistra dal parlamento italiano. E meno male
che si dice ancora di centrosinistra". Il rancoroso, verso destra.
"Sono incazzatissima", dice un'altra. Con chi? "Con quelli che
non sono andati a votare. Ma anche con Sinistra critica e Ferrando". La
rancorosa, verso sinistra. Qualcuno abbozza anche un'analisi: "Oggi si è
sancita la sconfitta della sinistra davanti a un paese che, prima che
politicamente, si è spostato a destra culturalmente". Ma è l'unica. Di
analisi, ieri sera, c'era poca voglia. Di tempo, per ragionare sui motivi della
sconfitta, ce ne sarà. Forse. Prima viene lo sfogo, quello di pancia.
"Grazie, grazie a tutti quelli che se ne sono stati a casa e non hanno
votato, grazie a quelli che hanno dato il loro voto a quei gruppuscoli inutili
che rappresentano solo loro stessi" si sfoga Roberto. Che chiude: "E
adesso ci becchiamo cinque anni di Berlusconi. Grazie,
davvero". "Ma grazie a chi? - replica Raffaele -, mi sono stufato di
dover scegliere tra il peggio e il meno peggio". "A casa tutti. Non
ci hanno saputo dare un'alternativa credibile", rincara Angelo. Ora, per
qualcuno, è il momento di ripartire: "Già da stasera apriamo le sedi della
sinistra arcobaleno in tutti i paesi per capire i nostri sbagli", dice
Margherita. Il dibattito è aperto. Qualcuno si lecca le ferite. Qualcuno
piange. Altri accusano. I più ottimisti cercano di vedere un po' di rosa in una
giornata che più nera non ce n'è. "Ora torniamo in piazza, il nostro posto
è là, in mezzo alla gente, non nei palazzi", dice convinto uno. "Se
ci ricordiamo dove è la strada", chiosa, sardonico, un altro. Si prova a
metterla sulla battuta: "Anche Ferrara ha perso, i feti emigrano
all'estero". Una risata li seppellirà. Il voto lo ha già fatto.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ha vinto il
centrodestra, ma in prospettiva il risultato più significativo mi sembra il
travolgente successo della Lega in tutto il Nord, con punte in Veneto (dove
ottiene gli stessi voti del PdL), in Lombardia (al 20%) e con risultati oltre
le aspettative in tutte le regioni, inclusa l'Emilia Romagna (7%, quasi il
doppio rispetto a due anni fa). Qual è il significato di questa affermazione
che né giornali né radio né tv avevano pronosticato? E' solo un voto di
protesta contro Prodi? Secondo me no: ho l'impressione che sia il primo segnale
di una frattura dell'identità nazionale e che questo fine settimana sia
cominciato un processo che, se non affrontato con saggezza e lungimiranza,
potrebbe portare nel medio periodo alla divisione dell'Italia in due o tre
blocchi autonomi o addirittura indipendenti. Due i fattori scatenanti. Primo,
la crisi dei rifiuti di Napoli ha provocato in molti abitanti del nord il
sentimento di una divisione civica ormai incolmabile. Quello spettacolo
indecente li ha traumatizzati e indignati e per la prima volta non è scattata
la solidarietà nazionale: nessuna delle grandi regioni del nord ha accettato di
smaltire la spazzatura campana. per la prima volta un'istituzione ha sancito con
un gesto formale la possibilità di una divisione. E la storia insegna che
quando viene a mancare la solidarietà tra le regioni, l'unità nazionale è a
rischio. Secondo, la rivolta dei comuni veneti partita da Cittadella. Anche in
questo caso si è consumata una rottura istituzionale molto forte: per la prima
volta un'autorità locale si è ribellata all'autorità centrale proponendo una
soluzione autonoma a un problema quello dell'immigrazione e della sicurezza che
è diventato centrale nel Nord. Oggi siamo in una situazione paradossale in cui
l'Unione europea sottrae crescenti fette di sovranità agli Stati senza però
creare un contesto istituzionale che permetta a uno Stato federale europeo di
sostituirsi a quelli nazionali. Ne risulta un sistema ibrido che genera
aspettative destinate a essere frustrate: la gente pretende che lo Stato
risolva problemi concreti come quelli economici, sulla sicurezza e
sull'immigrazione, ma i governi centrali non hanno più gli strumenti per
gestirli. E siccome questa ambiguità è destinata a protrarsi nel tempo, i
cittadini (in Italia, ma anche in altri Paesi come la Spagna) reagiranno
rifugiandosi nelle uniche autorità che riconoscono con certezza, quelle locali.
Gli effetti della globalizzazione e della crisi economica accentueranno questi
meccanismi di autodifesa. Attenzione, sul lungo periodo lo sfaldamento
dell'Italia non è più un'ipotesi inverosimile. Scritto in democrazia, Italia 1
Commento " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il
Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 12Apr 08 Quello stile di "Repubblica". La
Repubblica ama dividere i giornalisti tra buoni e cattivi. I buoni naturalmente
sono coloro che lavorano per il quotidiano fondato da Scalfari più certe firme
della casta degli ex sessantottini. Tutti gli altri sono cattivi e dunque
meritano disprezzo o al più indifferenza. Repubblica, quando si tratta di
giornalismo, non è mai oggettiva, sale in cattedra, dà lezioni con piglio da
maestrina. Io sono di scuola montanelliana e Repubblica è lontanissima dal mio
mondo di riferimento, ma negli ultimi tempi ho avuto occasione di saggiare la
sua arte. La prima volta in occasione dell'uscita del mio saggio Gli stregoni
della notizia, che suscitò un certo interesse sulla stampa. Fu recensito
trasversalmente: dal Corriere della Sera alla Padania, da Panorama al
Manifesto. Anche Repubblica ne parlò, ma a modo suo. Pubblicò un inserto di
quattro pagine sullo spin con diverse citazioni tratte chiaramente dal mio
libro, senza però che venissi menzionato, fatta salva una minuscola
segnalazione generica tra le opere librarie che trattano il tema. Eleganti,
vero? L'altro ieri si sono ripetuti. Ho trascorso gli ultimi tre giorni al
Festival internazionale di giornalismo di Perugia, splendida manifestazione a
cui partecipano 150 grandi firme, davanti a un pubblico enorme, composto per lo
più da giovani. Ho provato immenso piacere nel moderare una sessione in memoria
di Montanelli, a cui hanno partecipato Mario Cervi, Ugo Tramballi e Marco
Travaglio. Giovedì ho avuto il privilegio di dibattere di media e giornalismo
con i due ospiti più importanti del festival, Alastair Campbell, lo spin doctor
di Blair, e Carl Bernstein, il mitico cronista della Washington Post che firmò,
con Bob Woodward, l'inchiesta del Watergate. Gli organizzatori avevano letto il
mio saggio e hanno pensato che fossi l'interlocutore giusto per discutere con
questi due colossi. Insomma, sono stati molto cortesi con me. Repubblica ieri
ha dedicato all'evento un articolo di cronaca, a firma di Dario Pappalardo.
Tutto bene, con una particolarità: né io nè il moderatore Angelo Mellone,
editorialista del Messagero, siamo stati citati. E nello sforzo di eclissare la
nostra presenza, il collega del quotidiano romano ha dovuto compiere qualche
acrobazia, ad esempio scrivendo che Campbell e Bernstein si sono "scrutati
con rispettoso sospetto" e che hanno deciso di "non interpretare
ruoli antagonisti". Rispettoso sospetto? Non interpretare ruoli
antagonisti? La sorpresa di questo incontro è che Campbell il comunicatore più
brillante e spregiudicato d'Europa ovvero "il diavolo" - e Woodward
il simbolo del giornalismo d'inchiesta - anziché duellare, come pareva logico,
si sono trovati in piena sintonia, scambiandosi elogi e che pertanto la mia è
risultata la voce fuori dal coro. Ne è risultata una discussione franca,
accesa, appassionante, ben animata da Mellone che ha alimentato il confronto
anziché adeguarsi al cinguettio di Campbell e Bernstein; il tutto di fronte a
oltre 500 persone. Ma di questo i lettori di Repubblica sono stati tenuti
all'oscuro. Pappalardo è riuscito persino a citare una mia frase
virgolettandola, ma ancora una volta, senza menzionarmi. Scrive: "Guai a
chi indica Bernstein come il "giornalista che ha fatto dimettere Richard
Nixon"". Sono così diventato un'entità astratta, il signor Chi. E
tutto questo, verosimilmente, per evitare di parlare di due giornali
concorrenti, il Giornale e il Messaggero. Ma non me ne stupisco: è lo stile
della casa, snob e prevaricatore. Scritto in giornalismo Commenti ( 21 ) "
(7 voti, il voto medio è: 4.14 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 10Apr 08 Vi è piaciuta la campagna elettorale? La campagna elettorale
è agli sgoccioli e a quanto pare il numero degli indecisi resta molto alto.
Personalmente non ne sono stupito. Se dovessi indicare il tema che ha
caretterizzato la campagna non saprei indicarlo. Certo c'è stato il caso
Alitalia, ma sebbene importante - e su questo blog ne abbiamo parlato spesso -
non può essere considerato decisivo per orientare il voto di tutti gli
italiani. Più che in passato ho l'impressione che alla fine i leader dei vari
schieramenti abbiano preferito puntare su slogan tutto sommato prevedibili e
duellare sull'ultima polemica del giorno anziché sviluppare proposte organiche.
Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti
ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce Popolo
delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo
Prodi. Chi sceglie Partito democratico e Italia dei Valori alla fine
invoca lo sbarramento contro il Cavaliere. Giro a voi la domanda: vi è piaciuta
la campagna elettorale? Non chiedo per chi abbiate intenzione di votare (il
voto è segreto), ma sarebbe interessante capire qual è la ragione o il tema che
più vi motiva ad andare alle urne. E a chi fosse ancora incerto, suggerisco di
fare due test, segnalati qualche tempo fa da Alessando Gilioli sul suo blog.
Sono semplici e divertenti, permettono di confrontare le vostre idee con quelle
dei principali partiti. Li trovate qui e qui In ogni caso buon voto a tutti.
Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 27 ) " (2 voti, il voto medio è:
5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 Islam e
Occidente, l'integrazione è un crimine? Sul Giornale di oggi è uscita una mia
intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in gran parte
dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di
integrazione. Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal
premier turco Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in
Italia è passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito
islamico Akp e considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli
stranieri è un crimine contro l'umanità". Questa la risposta di
Finkielkraut, che critica la tendenza a bollare come islamofobica qualunque
critica un po' energica al mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di
imporre i nostri costumi, ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle
democrazie europee: parità tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai
matrimoni forzati. Questi sono principi non negoziabili. Non è islamofobia
"sottomettere" le popolazioni musulmane al rispetto dei diritti
dell'uomo e far valere le regole della civiltà europea". Ha ragione
Finkielkraut, occorre obbligare gli islamici immigrati in Occidente? O bisogna
rassegnarsi alle idee di Erdogan, che rivendica il diritto di vivere in un
Paese senza adeguarsi alle sue regole civiche e dunque senza vera integrazione,
come in fondo propone il comunitarismo? Scritto in notizie nascoste,
immigrazione, islam, turchia Commenti ( 38 ) " (5 voti, il voto medio è: 5
su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli
Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come si può
davvero aiutare il Tibet Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu
Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi
e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto
un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali e
spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard
spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire
chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei
Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di
apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come
ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e
sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli
atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe
uno smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa
eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva,
mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono
d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni
si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo
soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di
Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non
riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 26 ) " (6 voti, il voto medio è: 5
su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché
l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche
suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo
non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando
questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto di ritoccare
il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche il titolo
è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito,
considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali
governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari
fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare
l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le
implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga,
impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non
accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per
favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan,
ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la
presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta
instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga.
Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto
l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa
sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci
contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente,
sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare
contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi.
Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E
sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo
di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi
criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità
dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai
attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali.
Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da
qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi
sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a
prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte
sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un
comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo
sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli
italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di
vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto
di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra
domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando:
la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che
incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato
faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità
l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al
crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato.
Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 146 ) " (7 voti, il voto
medio è: 4.71 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08
Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per
l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che
una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare
la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto internazionale
e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso
buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di decine di voli
Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei
giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su
Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo
2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non
potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia
inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a
decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di
Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia. In
questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità
limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti (
32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il
Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi
piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che
rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario,
capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare
e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo
conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali
riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade
sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si
parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei
dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il
suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli
israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa
con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste
"un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un
articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha
mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di
ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli
suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della
speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo
contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati
Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da
Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato?
Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) "
(4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche
passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà
fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di
cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione
degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la
Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date
prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati
extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali
applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe
mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la
nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai
primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le
misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra
poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale
gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della
grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità
del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza
civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E
questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che
vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo
Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche
lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono
sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna
regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e
l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole
Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9 voti, il
voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 2 Pdl, vittoria larga anche al Senato di Gian Maria De Francesco da Roma
Governare a Palazzo Madama nella prossima legislatura non sarà un terno al
lotto. Pdl, Lega Nord e Mpa, stando ai risultati parziali provenienti dagli scrutini
e dalle proiezioni dei sondaggi, potranno contare su una maggioranza compresa
tra i 25 e i 30 senatori a seconda che la pattuglia si attesti a uno oppure
all'altro estremo della forchetta 165-170. Viceversa il Partito democratico
insieme con l'alleato Di Pietro resterà confinato nell'intervallo 140-145
parlamentari. A far loro compagnia solo una sparuta rappresentanza dell'Udc (2
o 3 senatori) e gli autonomi di Trentino e Valle d'Aosta. Scompare la sinistra
radicale, mentre la Destra di Storace e Santanchè non supera le forche caudine
dell'8 per cento. Ma vediamo con ordine come il centrodestra sia riuscito a
riconquistare la Camera alta. Nord: trionfo della Lega. Al di là delle scontate
affermazioni in Lombardia e Veneto, delle conferme in Piemonte e Friuli e dello
storico successo in Liguria, la vittoria segna anche il trionfo della Lega Nord
che quasi ovunque raddoppia i consensi. L'11% della Lombardia nel 2006 si è
trasformato in un 20%, il 6,5 del Piemonte in un 13,2%, il 3,8 della Liguria in
un 6,2% mentre in Veneto il Carroccio è stato un vero e proprio carrarmato
avanzando dall'11 al 26 per cento e dimostrando di aver saputo pescare anche
all'interno del bacino storico del centrodestra. Il Pdl al Nord ha tenuto ed è
ovunque il primo partito (in Lombardia e Veneto la pattuglia di senatori
potrebbe pure aumentare di un paio di unità) segnando un incremento di circa
tre punti percentuali proprio nella roccaforte "rossa" della Liguria
e un piccolo avanzamento in Emilia dove pure la Lega ha pressoché raddoppiato i
consensi. Nord: non va l'effetto-Calearo. Le candidature, sebbene alla Camera,
dei confindustriali Calearo e Colaninno non hanno particolarmente giovato al Pd
al Senato. Va detto che i veltroniani hanno ottenuto più consensi della somma
Ds-Margherita di due anni fa, ma si tratta di una vittoria di Pirro: i 4-5
punti guadagnati in Veneto e Lombardia provengono dai delusi della sinistra
Arcobaleno e non scalfiscono il netto successo del centrodestra.
Dell'accoppiata ha finito col giovarsi particolarmente l'Italia dei Valori che
ha guadagnato rappresentanza anche nelle Regioni settentrionali. La questione
Tav è stata pregiudiziale sia in Piemonte sia in Liguria. Centro: il Pdl va. Il
centrodestra ha ottenuto sostanziali conferme dal Centro-Italia. Anche nel
Lazio dove il testa a testa con il Pd (2,4% di distacco e 600 sezioni da
scrutinare) vale tre senatori di premio di maggioranza per
la coalizione di Silvio Berlusconi. E per l'Abruzzo riconquistato alla causa del Pdl a sorpresa con
una crescita di 5 punti percentuali sottratti in larga parte all'Udc. Per Veltroni & C. vale sempre lo stesso discorso: tutto il cospicuo
guadagno (sintetizzabile in oltre dieci punti) viene dalla sinistra radicale.
L'Italia, e il Centro ne è la fotografia, si è sostanzialmente polarizzata.
Sud: la fine di Bassolino e Pecoraro. La vittoria del centrodestra al Senato è
testimoniata dalla conquista della Campania. Il Pdl assieme all'Mpa ha ottenuto
la maggioranza assoluta delle preferenze (51%). La Regione che aveva condannato
la Cdl alla sconfitta nel 2006 è ora un punto di partenza. Il 29% del Pd non è
estremamente punitivo, ma segna comunque la sconfitta del regno del governatore
Bassolino. E con lui viene penalizzata la Sinistra arcobaleno che ottiene meno
del 4%: sul banco degli imputati l'ambientalista Pecoraro. Sud: non c'è il
terzo polo. L'Udc, come detto, ottiene 2 senatori (forse 3), ma non sfonda la
soglia dell'8% né in Campania né in Puglia. L'effetto-Cuffaro è premiante solo
in Sicilia e penalizza il Pd che pure guadagna un 3 per cento. Le tasse del
governatore Soru, invece, fanno perdere al Pd la Sardegna dove il centrodestra
conquista in parte anche il voto centrista. Completando un 13-7 che non lascia
spazio alle interpretazioni dei veltroniani. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
GLI SCONFITTI I
VINCITORI IL VOTO IN CITTÀ AL SENATO RIFONDAZIONE, PDCI E VERDI PERDONO IL 10%
. AL CENTRODESTRA 13 SEGGI, AI VELTRONIANI 9 PAOLO VILLAGGIOARRIVA AL TEATRO
ERBA I servizi DELUSI&GRILLANTI Airaudo e intellettuali "Operai
abbandonati perdiamo l'identità" Cota: "Con gli alleati ora possiamo
alzare il prezzo" Boom Pd e Lega, sinistra ko Il Piemonte va al
centrodestra Bresso in trincea Fantozzi controcorrente "Preferivo la
Torino Anni 60" Uno su cinque ha disertato il seggio Favro e Minucci Alessandro
Mondo Democratici oltre il 40%. Pdl recupera in provincia. Di Pietro raddoppia
Ghigo: dimissioni E in maggioranza c'è chi chiede un vero rimpasto Maurizio
Tropeano Luciano Borghesan Torino si conferma una roccaforte del centrosinistra
nonostante la débâcle di quella radicale e il boom della Lega Nord. Lo spoglio
dei seggi del Senato dà il Pd al 40,15% a cui si aggiunge il 6,71 per cento
dell'Italia dei Valori, altro risultato storico per gli uomini di Antonio Di
Pietro. Il Piemonte, invece, vira decisamente a destra. Sotto la Mole i democratici di Veltroni crescono di circa 7 punti
sui risultati del 2006 e vanno oltre anche al 39,17 della lista l'Ulivo per
Chiamparino delle comunali del 2006. La Lega Nord raddoppia i suoi voti in
città e in provincia di Torino arriva al 9,1 per cento. Questi voti, sommati al
33,5% del Pdl danno alla coalizione di Berlusconi la
maggioranza relativa nella provincia di Torino: 42,6% contro il 42 per
cento. Sotto la Mole la Pdl conferma sostanzialmente i risultati del 2006:
32,36 contro il 32,2. Da registrare il risultato che si può definire storico
della Destra di Daniela Santanché che è arrivata al 3,1 per cento. In calo
l'Udc che perde circa un punto e mezzo sulle ultime politiche. La Sinistra
Arcobaleno al Senato nel 2006 aveva ottenuto sommando i voti di Rifondazione
Comunista, Verdi e Comunisti Italiani il 14,6 per cento mentre oggi si ferma al
4 per cento. Più di un punto se lo sono divisi la Sinistra Critica di Franco
Turigliatto e il Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando. Il resto
dei consensi della Sinistra Arcobaleno è stato bruciato dall'astensionismo o
dal voto utile nei confronti del Pd. Il partito socialista si ferma allo 0,57
per cento. Da sottolineare anche l'astensione che sotto la Mole è di quasi tre
punti più alta della media nazionale: quasi il 22 per cento dei torinesi ha
scelto di non votare e a loro si devono anche aggiungere gli oltre 14 mila voti
non validi tra schede nulle e schede bianche. \Paolo Villaggio è arrivato per
recitare, da questa sera sino al 20, all'Erba, "Paolo Villaggio: Vita,
morte e miracoli", spettacolo firmato, diretto e interpretato dall'ex
Giandomenico Fracchia. Dello spettacolo dice poco: "Non mi ricordo bene
vado spesso a braccio" ma di Torino parla a lungo: "Mi piace molto
Porta Palazzo, con i suoi odori, ci vado tutti i giorni e giro per il mercato,
e per gli immigrati, arabi o neri. I torinesi dovrebbero apprezzarli di più, ma
non riescono perché sono vecchi". Francia A PAGINA 81I due tagli alla
Cultura e svago più clamorosi sembrano salvi: Estate Ragazzi si farà mentre
dopo anni di rassegna gratuita, quest'estate, per entrare a Traffic si pagherà
un biglietto di 5 euro. E i Punti Verdi? La tattica è sopire, quietare. Il
sindaco Chiamparino dice: "Alfieri ci ha spiegato che, dopotutto, i Punti
Verdi storici si erano ridotti a uno solo, quello dei Giardini Reali e, se è
così, c'è la possibilità di rimodulare". Servizio A PAGINA 73.
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Luigi La Spina W,
L'ONORE DELLE ARMI Il mercato della politica, finalmente, ha avuto il coraggio
di proporre ai cittadini una offerta diversa. Gli italiani sono andati alle
urne e l'hanno comprata. Al di là di chi ha vinto e di chi ha perso, è questo
il risultato più importante, per il volto della nostra democrazia, che il voto
del 13 e 14 aprile ha espresso. Il sistema bipolare e maggioritario che si era
costituito dopo il crollo della cosiddetta prima Repubblica ha compiuto un
ulteriore passo e si è trasformato in un sostanziale bipartitismo. Sul piano
simbolico, si potrebbe aggiungere che è finito anche il Novecento politico
italiano, con la scomparsa, dopo la liquefazione della Dc, anche degli ultimi
nomi che lo avevano storicamente rappresentato, ma anche sanguinosamente
diviso: comunisti e fascisti, socialisti e liberali. La semplificazione
politica, bisogna dargliene atto, è stata avviata, pagando consapevolmente un
certo prezzo, da Walter Veltroni. Ma è
stata subito rilanciata, nell'altra campo, da Berlusconi e ha
ottenuto l'effetto voluto: al Senato, i gruppi parlamentari si dovrebbe
ridurre, se le previsioni saranno confermate dai risultati finali, addirittura
a tre grandi formazioni: Pdl e Lega da una parte e Pd, che dovrebbe comprendere
anche la Iv di Di Pietro, dall'altra. I restanti partiti potrebbero
riuscire a mandare a Palazzo Madama solo uno sparuto numero di senatori. Alla
Camera, dove la soglia di rappresentanza è dimezzata, passando dall'8 al 4 per
cento, la situazione non dovrebbe cambiare di molto: quattro partiti nazionali
(Pdl, Pd, Iv e Udc), più alcune forze presenti solo in alcune regioni, a
partire dalla più importante, la Lega Nord. La volontà dell'elettorato italiano
è, dunque, chiara: si vuole spezzare il potere di condizionamento,
sproporzionato rispetto al consenso ottenuto, e, in alcuni casi, esplicitamente
ricattatorio, che hanno detenuto finora i piccoli partiti. Con l'effetto di
ridurre grandemente l'efficacia dell'opera di governo, per la mancata coesione
interna delle coalizioni che si presentavano alle urne. L'appello al "voto
utile" ha avuto successo, ma non nel senso di ritenerlo sprecato, dandolo
ai partiti minori, ai fini del raggiungimento della vittoria elettorale.
Quanto, all'opposto, considerandolo negativo per la governabilità. Anche al
costo di perdere il confronto generale tra destra e sinistra. L'Italia, si può
effettivamente sostenerlo, è diventata da ieri una democrazia più vicina a
quella fisionomia occidentale europea che, nel nostro continente, costituisce
il modello più antico, più comune e anche più funzionale. Un modello,
chiariamolo subito, che non esclude la rappresentanza di forze minori, in sede
nazionale, o l'apporto di partiti insediati solo in alcune regioni o
addirittura in una sola, come avviene, ad esempio, in Spagna, con i baschi o i
catalani. Ma che non preclude al partito largamente maggioritario, con un
anomalo e antidemocratico potere di veto, la possibilità di poter governare.
Resta al nuovo Parlamento, adesso, il compito di trasformare in legge quella
realtà politica che si è imposta in concreto. Ancora una volta, si dimostra la
vecchia regola che il diritto non può precedere il fatto, ma lo segue. Senza
troppe illusioni che sia facile trovare un'intesa sufficientemente ampia. E
senza spingere le forze minori alle pericolose tentazioni di scorciatoie
ribellistiche e antidemocratiche.
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ni al governo del
Paese è da oggi realtà. L'ex premier, infatti, ha contenuto il tentativo di
rimonta del Pd di Walter Veltroni e, grazie anche al
notevolissimo risultato ottenuto dalla Lega di Umberto Bossi, ha conquistato
tanto alla Camera quanto al Senato una maggioranza che ora gli permette di
riprendere le redini del Paese. Accade per la terza volta in quattordici anni,
in ragione - anche - di un principio di alternanza al governo che, dall'avvio
della cosiddetta Seconda Repubblica (elezioni del 1994), ha puntualmente
funzionato ad ogni tornata elettorale. Questa vittoria, però, sembra assumere
un valore tutto particolare per i grandi mutamenti politici che l'hanno
preceduta e prodotta, per il clima in cui è maturata e per le difficili
condizioni in cui versa il Paese. Partiamo dal primo dato. Il
"bipartitismo coatto" imposto da Walter Veltroni e da
Silvio Berlusconi al sistema politico ed al Paese (a dispetto di una legge
elettorale del tutto proporzionale) ha funzionato, producendo vittime illustri
ed un vero e proprio terremoto (positivo) nella geografia parlamentare.
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Riccardo Barenghi ADDIO
A BERTINOTTI Dieci parole che dicono tutto: "Accidenti, chiudo la mia
attività politica nel peggiore dei modi". Le pronuncia Fausto Bertinotti a
metà pomeriggio, quando le proiezioni annunciano la storica sconfitta. Il
leader della Sinistra Arcobaleno, commentando i dati con i suoi collaboratori,
si rende conto che la sua neonata formazione politica non sarebbe riuscita
nemmeno a entrare alla Camera: "Diventeremo un partito
extraparlamentare". Ein nottata, mentre lascia Porta a Porta per raggiungere
Matrix, ci dice al telefono che "il disastro è totale, noi siamo la punta
dlel'iceberg ma lo spostamento a destra del Paese si legge in tutto il voto,
quello per la Lega e per Di Pietro oltre naturalmente alla vittoria di Berlusconi. Un disastro, un disastro...". E'
sconfortato Bertinotti, anche perché l'aria che sentiva durante il tour de
force in giro per l'Italia non era affatto quella venuta fuori dalle urne. Cita
l'ex capo dello Stato Giuseppe saragat: "Aveva ragione lui quando diceva
che non bisogna mai fidarsi dell'aria che tira"". Infatti la sua
Sinistra partiva dal dieci per cento, sperava nell'otto, si sarebbe
accontentata del sette, "ma già il cinque o il sei ci avrebbe
deluso". "Figuriamoci adesso che neanche arriviamo al quattro, e non
prendiamo nemmeno un deputato". Il Presidente della Camera nomina il suo
"maestro Vittorio Foa, che con la sua Nuova sinistra unita (Nsu) negli
anni Settanta non riuscì nemmeno a prendere il quorum". Si riunisce con lo
stato maggiore della Sinistra Arcobaleno: "Ma chi poteva immaginare un
risultato del genere... voi ve lo aspettavate - interroga Franco Giordano e gli
altri - voi pensavate sul serio che avremmo preso il 3 per cento?". La
risposta, in coro, ovviamente è no, tutti spiegano che c'erano difficoltà, che
la strada era in salita, ma un risultato del genere proprio non se
l'aspettavano. Racconta uno di loro che ieri mattina, quando è arrivato sul
tavolo di Bertinotti l'ultimo sondaggio dell'Ipsos di Nando Pagnoncelli che gli
attribuiva il 5,8, l'avevano tutti giudicato non solo brutto ma anche
infondato: "Non è possibile! Ma adesso - confessano - ci metteremmo la
firma su quel dato". Bertinotti non può che prendere atto della disastrosa
sconfitta, "non ci siamo resi conto di cosa stava succedendo, ci è
sfuggita la realtà. E questo è grave". Poi abbozza una prima analisi del
voto, spiega che "gran parte della responsabilità l'ha
avuta Veltroni con la sua scelta di andare da solo. Però lui è stato molto
bravo a scrollarsi di dosso il governo Prodi. E' riuscito a presentarsi come il
Nuovo anche se il suo Partito era il fulcro di quel governo. Ed è stato abile
nel buttare sulle nostre spalle il fallimento di quell'esperienza. E noi
non abbiamo reagito con forza sufficiente". E a proposito di Veltroni, il leader del Pd l'altro ieri ha telefonato a
Bertinotti, gli ha fatto i complimenti per la campagna elettorale, ha
apprezzato il fatto che entrambi non si fossero azzannati, "e tanti
auguri". Ieri poi è stata la volta di Rutelli, una telefonata che gli
uomini dell'ormai ex presidente della Camera definiscono "affettuosa: l'ha
incoraggiato, ha sottolineato l'importanza del sostegno che la Sinistra
Arcobaleno garantisce al probabile nuovo Sindaco di Roma, ha insistito su una
collaborazione futura". Bertinotti ha apprezzato, ma comunque lui non
intende continuare a essere il leader. L'aveva detto nei mesi scorsi e lo
ripete adesso: "La mia esperienza finisce qui". Pensa però che la
Sinistra Arcobaleno debba andare avanti, "certo pensando a un futuro
lontano, non al domani". Ricominciamo da zero insomma". E chissà se
ci riusciranno, segnali di guerra già si sentono ovunque, nei partiti e fuori.
Annunci di resa dei conti, richieste di dimissioni generali, congressi
straordinari, azzeramento dei gruppi dirigenti. D'altra parte se una formazione
politica nata mettendo insieme quattro partiti con una certa storia alle
spalle, che addirittura si chiama la Sinistra, non riesce nemmeno a entrare in
Parlamento, si tratta di un evento che non può non avere conseguenze anche
pesanti. Il rischio di un'implosione generale è fortissimo, e infatti tutti lo
avvertono. Per non parlare di quella galassia - movimenti, centri sociali,
associazioni sparse - da sempre limitrofa a quest'area politica. E qui dentro,
con la destra al governo e senza neanche una rappresentanza parlamentare della
sinistra, il rischio che qualche frangia incontrollata apra conflitti diffusi e
magari anche violenti è piuttosto concreto. Non a caso già se ne parla con
timore al Loft del Partito democratico.
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I PRIMI VERDETTI.
PDL E PD PORTANO ALLA CAMERA UN DEPUTATO A TESTA Marmo: "E' anche un
premio al lavoro della Provincia". Amarezza e lacrime di Pensabene
Armosino e Fiorio a Roma [FIRMA]FRANCO CAVAGNINO ASTI Ci sono i numeri di
Camera e Senato che in molti hanno immediatamente cercato di interpretare in
chiave elezioni provinciali, in attesa del verdetto che arriverà solo nel
pomeriggio. E c'è l'aspetto più pratico: ovvero chi rappresenterà l'Astigiano a
Roma. Maria Teresa Armosino riprende per la quarta volta la strada della
Capitale, rieletta alla Camera nel "Piemonte 2". Ma l'avvocato
torinese di origini tigliolesi, tornerà in gioco e spera nel bis. E' candidata,
con altri quattro concorrenti, alla presidenza del palazzone di piazza Alfieri
e i risultati delle Politiche alimentano euforia nel centrodestra astigiano.
"Una grande performance di Pdl e Lega sul Pd e la sinistra che è andata
incontro ad una vera débâcle - commenta Roberto Marmo che ha vissuto a fianco
di Armosino la giornata di ieri - Un risultato che leggo anche a livello locale
come risposta inequivocabile a quanti vanno dicendo che in Provincia non si è
fatto nulla". Fa ritorno a Roma anche Massimo Fiorio ("Pd") che
aveva dovuto interrompere la sua prima esperienza di deputato per la caduta del
governo Prodi. Esordisce con una battuta: "Rischio di essere il deputato
più a sinistra del parlamento visto che ero stato l'unico a seguire
Mussi". Poi si fa serio: "Mi inquieta il risultato della Lega, una
forza che caratterizzerà questo centrodestra e mi preoccupa il crollo dell'Udc.
Il progetto del Pd - aggiunge - è decollato, bisogna insistere. Veltroni ha fatto un gran recupero, ora si tratta di capire perché siamo
riusciti a prendere voti a sinistra, ma non al centro". Più complessa,
invece, la posizione di Sergio Ebarnabo (in 12ª posizione) legata ai complessi
calcoli per l'elezione dei senatori. Telefonino "caldissimo"
per Sebastiano Fogliato, numero "6" alla Camera, tra l'altro
preceduto, ai primi due posti del "Piemonte 2" da Umberto Bossi e
Roberto Cota che potrebbero optare per altre circoscrizioni: la Lega Nord è
schizzata a percentuali che da anni erano un ricordo, e per il villanovese,
eletto alla Camera nel
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E Piroso anticipa il
Tg1 nell'annuncio della telefonata di Veltroni al Cavaliere [FIRMA]ALESSANDRA COMAZZI ROMA Bruno Vespa
sfarfalleggiava ieri sera davanti ai bianchi usci di "Porta a porta"
su Raiuno, in apertura di una prima serata quasi per tutti elettorale;
accaparrandosi in rapida batteria, e subito all'inizio, tanto per partire col
botto, la telefonata di Silvio Berlusconi e il collegamento con
Umberto Bossi; poi Berlusconi ha chiamato pure
Mentana a "Matrix", lasciando all'asciutto Fede, che quando
gliel'hanno detto è sbiancato sotto l'abbronzatura, in diretta dal Tg4. Alla
giornata-maratona hanno resistito i quiz, ha resistito "Striscia la
notizia" (in parte, perché Ricci si è esibito in svariati fotomontaggi
berlusconiani), hanno resistito alcuni cartoni animati e certi canguri che a un
certo punto del pomeriggio saltellavano nelle pianure australiane. La sera,
hanno resistito "X factor" (tanto, sono solo canzonette), "Chi
l'ha visto" e "Buona la prima", che sarebbero le improvvisazioni
comiche di Ale e Franz. Per il resto, da ieri alle 15, quando si sono chiusi i
seggi, fino a notte, le elezioni hanno riempito i teleschermi degli spettatori,
se non i loro cuori. In tutto l'arco costituzionale delle reti, da Rai a Sky,
da Mediaset a La7 alle locali, è stato un pullulare di speciali. Di giorno, si
sono alternati politici di ogni grado; i capi si sono riservati la sera. Silvio
Berlusconi è dunque intervenuto al telefono,
interrompendo la Santanché dal sofà di casa sua a "Matrix" e il
"lacrimosa" di Bertinotti a "Porta a porta": ha letto
alcune sentite parole, ha manifestato la sua commozione, la gratitudine, ha
ribadito le promesse, il piano casa, le infrastrutture, le grandi opere, il
duro lavoro per il riassestamento della pubblica amministrazione, la riforma
della giustizia e della scuola e della sanità. Senza imposizioni fiscali in più
né diminuzione della libertà dei cittadini "che non devono stare sotto
l'oppressione burocratica, fiscale, giudiziaria". Santo subito, altroché.
Vespa gli ha chiesto conto della telefonata di auguri che gli ha fatto Veltroni. Telefonata che su La7, per esempio, il leader del
pd aveva annunciato in diretta, mentre David Sassoli l'ha detta un quarto d'ora
dopo al Tg1, dandola come "appena arrivata". Sì, dalle altre reti. E
d'altronde Sassoli ha lavorato bene, e tanto, lungo tutto il pomeriggio;
accanto a lui ha fatto irruzione il direttore Riotta in maniche di camicia, che
con piglio deciso ha esortato gli intervenuti a esprimersi nella consapevolezza
che, finché non ci sono dati certi, "siamo tutti in una fiction".
Mirabile sintesi tra informazione e sceneggiati. Con tanti attori, spesso gli
stessi, che giravano per le reti: vedi Paolo Mieli, direttore del "Corriere
della Sera" collegato con Mentana e subito dopo con Vespa, giornalistica
par condicio. Vittorio Feltri era dappertutto. Al Tg2 con il direttore Mazza
c'era di pomeriggio Clemente Mastella, ma pensa tu; al Tg3 con Bianca
Berlinguer un bel poker formato da Mario Giordano, Rosy Bindi, Rocco
Buttiglione e Ignazio La Russa, forti: si davano sulla voce, si interrompevano.
Su La7, nello speciale "Tutto in una notte", Antonello Piroso domava
come un gladiatore un numero impressionante di ospiti, compresi Max Gazzè e le
Vibrazioni, per non parlare di Chiambretti. Anche Sky Tg
( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Espulsioni neanche
un parlamentare comunista o verde, neanche un socialista Disfatta rossa, da
oggi la sinistra è extraparlamentare La Sinistra arcobaleno non entra in
Parlamento. Il risultato è disastroso: poco più del 3 per cento sia alla Camera
che al Senato. Il leader Fausto Bertinotti lascia: "Il mio ruolo da
dirigente finisce oggi" afferma commentando l'esito del voto. Ma prova a
tenere insieme la Cosa rossa: "Il risultato negativo rende più urgente
l'avvio di una fase costituente della sinistra già da domani". Tra i
partiti alleati serpeggia più di un malumore: i Verdi prendono le distanze, il
Pdci nemmeno si presenta al comitato elettorale. E dentro Rifondazione le
minoranze sono sul piede di guerra. Fuori dal Parlamento, per la prima volta
nella loro storia, anche i socialisti di Boselli. Il Ps non supera l'1 per
cento. E l'ex segretario dello Sdi si dimette e annuncia un
congresso straordinario. Ma punta l'indice su Veltroni:
"Abbiamo una parte di colpe, ma la responsabilità di Veltroni è gravissima. Ha consegnato il paese nelle mani di Berlusconi". De Angelis a pagina 4 15/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Yes, week end nel
quartier generale "Fate tornare su Ermete che straparla" Latorre
porta i gelati, Massimo se ne va "Perso". Ore 16,40. Davanti al loft
di Sant'Anastasia, quando il vento degli exit poll tanto falsi quanto
lusinghieri sta per svanire, il primo a farsi carico di pronunciare quel
participio passato - "perso" - è Andrea Orlando, giovane membro
dell'esecutivo del Pd. "Abbiamo perso", dice il responsabile
Organizzazione dei democrat a mezza bocca, uscendo dal quartier generale a
prendere una boccata d'aria. Veltroni, dal primissimo
pomeriggio, è chiuso nella sua stanza "da segretario". Con lui, tra
una caterva di bottiglie d'acqua e i posaceneri immacolati, ci sono la moglie,
i figli e Massimo D'Alema. Gli altri big del partito fanno la spola con la
stanza di Franceschini, dove stazionano stabilmente Fioroni, Bersani, Soro e
Fassino. Goffredo Bettini arriverà più tardi. Il coordinatore del partito ha
preferito attendere i primi risultati a casa. E, stando all'incontrollato
tam-tam del loft, avrebbe "preparato il terreno" (al telefono con
Letta) in vista del contatto telefonico tra Veltroni e Berlusconi, avvenuto poi al tramonto. I maggiorenti del partito vanno e
vengono, entrano ed escono. Il più attivo è senz'altro Ermete Realacci, che
piomba più volte in sala stampa. "Se il Pd vincerà sarà dialogo e una
Camera al Pdl", dice il responsabile comunicazione del partito.
Dichiarazione troppo azzardata. Anche per Veltroni,
che fa mandare una schiera di membri dell'ufficio stampa per richiamarlo in
sede. "Fate tornare su Ermete, ché Walter si sta inca...ndo". Nicola
Latorre va e viene dal loft. Liquida i cronisti con un "vado a prendere i
gelati". Messo alle strette su una domanda a caso - che succede se Veltroni scende sotto il 35? - il custode dell'ortodossia
dalemiana prima fa una traduzione in inglese: "Over 35? Under 35?".
Poi risponde: "Questa storia del 35 è sempre stata una grande
stronzata". Pina Picierno e Marianna Madia hanno scelto programmi diversi,
per il "loro" 14 aprile. La bruna capolista in Campania 2, 'na
sigaretta 'mmocca, 'na mano dint' 'a sacca (di un trench giallo) fa su e giù
dalla sede del partito con aria tutt'altro che smargiassa. La bionda capolista
del Lazio è a casa di un'amica, sola con lei e il di lei fidanzato:
"Impressioni? Preferisco non avere impressioni e commentare i dati
reali". Strano ma vero, davanti alla sala stampa l'unica presenza fissa è
Valdo Spini. Proprio lui, l'ex ds approdato ai socialisti. "Sto per fare
un'intervista alla Bbc", dice al telefono. Prima del tramonto, la fame di
commenti da parte dei cronisti è tale che anche il "cubano" Alessandro
Bianchi - da poco approdato al Pd - viene circondato da microfoni e telecamere.
Avete perso, ministro Bianchi? "A meno che non ci sia una
rivoluzione...", risponde lui. Veltroni?
"Sta per arrivare" dicono alle
( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
È stata una debacle
Lazio, Pd penalizzato dalle tre M Il Lazio resta al Popolo della Libertà,
nonostante due romanisti doc, come Francesco Totti e Francesco Storace. Il
capitano giallorosso - involontario protagonista delle ultime 24 ore di
campagna elettorale a seguito della battuta di Silvio Berlusconi
che gli aveva dato del matto per aver prestato la sua immagine alla corsa di
Francesco Rutelli al Campidoglio - dai dati che arrivano dalla urne laziali non
sembra aver spostato voti a favore del centrosinista. Mentre il leader de La
Destra supera di poco la media nazionale e si attesta appena sopra il 3 per
cento. Tornando al match Roma-Milan, se il 15 marzo il Milan all'Olimpico ha subìto
una rimonta che ne ha frenato la rincorsa al quarto posto disponibile per
entrare in champions league, nelle urne invece Berlusconi
non si è dovuto arrendere alla rincorsa del Pd. Il Lazio, come previsto un po'
da tutti, era una delle regioni in bilico. E lo scrutinio al Senato sembra
confermare il testa a testa. Ma la vittoria per l'uno o l'altro schieramento, e
la conseguente assegnazione di 15 senatori ai vincenti e 12 agli sconfitti, non
dovrebbe intaccare la maggioranza del Pdl al Senato. Il dato relativo
all'affluenza segna l'80 e rotti per cento nella Capitale, con una flessione di
circa tre punti rispetto a due anni fa. E proprio nel 2006 lo scrutinio si
risolse in un emozionante testa a testa terminato solo in nottata con la
vittoria di misura dell'allora Casa delle Libertà. Infatti nelle precedenti
elezioni, sebbene il premio di maggioranza fosse andato al centrodestra, i due
schieramenti erano praticamente pari: 49,1 per cento alla coalizione guidata da
Romano Prodi e 50,2 per cento per la Cdl di Berlusconi.
Con una differenza di meno di 27mila voti. Nel travagliato lunedì post
elettorale non è facile stabilire quanto abbia pesato e peserà l'effetto delle
elezioni amministrative nella regione guidata da Piero Marrazzo. Anche perché
lo scrutinio del Comune e della Provincia di Roma inizierà solo oggi. L'aria
che si respirava ieri sera all'Auditorium della Tecnica all'Eur, dove era
acquartierato il Pdl, era decisamente buona. Con il passare del tempo e
l'arrivo delle proiezioni i colonnelli e gli esponenti azzurro-aennini andavano
aumentando. E sorridendo. Fino all'arrivo di Gianni Alemanno, che però ha messo
le mani avanti sul Campidoglio: "Su Roma non mi illudo, quella è una
partita diversa dal voto politico". Tanto, giurano dal Pdl, per lui è già
pronta una poltrona da ministro. Nel Pd, che arriva a sfiorare il 39 per cento,
è già guerra per analizzare l'effetto delle cosiddette tre m sui dati
elettorali: Franco Marini, Marianna Madia e Piero Marrazzo. Il presidente del
Senato guidava le liste di palazzo Madama nel Lazio e specie nelle ultime
settimane non ha fatto mancare il proprio impegno nella regione. La giovane, e
"straordinariamente inesperta" economista, lanciata
da Veltroni nell'agone politico nazionale, che capeggiava il plotone
democrats in corsa per la Camera, non ha certo brillato per una campagna
mediatica e di sostanza, ma a registratori spenti più di un esponente del loft
difende Madia e ritiene più utile buttare la croce sugli anni "deludenti
di Marrazzo alla presidenza della regione". Anche perché aggiungono
"Veltroni ce l'ha messa tutta, Rutelli e
Zingaretti si sono fatti la loro campagna, mentre Marrazzo chi l'ha
visto?". Nel sostanziale quadro bipartitico che si va delineando a livello
nazionale, anche nel Lazio si conferma la debacle della Sinistra Arcobaleno
(3,3 per cento). Il verde Paolo Cento confida al Riformista di sperare "in
un riavvicinamento tra Pd e Sa, perché loro senza di noi non sfondano e noi
senza di loro crolliamo". Insomma l'ex sottosegretario all'Economia dice un
netto no al modello solitario alla Veltroni e un
deciso "sì a quello unionista alla Rutelli". Un Rutelli che se
"non dovesse farcela al primo turno andrebbe sostenuto con forza e senza
esitazione al ballottaggio, perché a sinistra dobbiamo avere una proposta di
governo e non di mera opposizione". All'Unione di Centro di Pier
Ferdinando Casini non è bastato aver schierato come capolista la principessa
Alessandra Borghese. I centristi sono rimasti sotto la media nazionale
arrivando intorno al 4,8 per cento. Il Partito socialista di Enrico Boselli si
tiene nella media nazionale che è intorno allo 0,7/0,8 per cento. Chi invece
supera la media nazionale (2,6 per cento contro il 3,2 per cento del Lazio) è La
Destra-Fiamma Tricolore di Storace, ma non può cantare vittoria perché il Lazio
era considerato dai camerati una roccaforte di consensi. Un voto che però
secondo il leader è tutto "eroso ad An". A quanto risulta al
Riformista , infine, nella tendenza nazionale che vede la sconfitta del Pd,
solo Nicola Zingaretti dovrebbe salvare l'onore e, seppur per un soffio,
divenire al primo turno il successore di Enrico Gasbarra alla provincia di
Roma. Mentre Rutelli rischierebbe seriamente di andare al ballottaggio. Insomma,
tira più Ciarrapico in camicia nera che Storace e Totti in giallorosso.
15/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Trionfi Il Pdl spera
che stavolta sia diverso: è caduto il murodel '
( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ribaltamenti In
Abruzzo arriva il sorpasso Il centrosinistra abruzzese si avvia a cedere il
passo al Pdl. Il Partito democratico di Walter Veltroni
e l'Idv di Antonio Di Pietro, insieme, secondo i primi dati parziali del ministero
dell'Interno e secondo le proiezioni, non sono riusciti a conservare il
risultato che nel 2006 portò la coalizione dell'Unione alla vittoria. In una
regione amministrata dal centrosinistra ai vari livelli istituzionali, dove
l'astensionismo alle urne è salito di circa il 4%, in linea con la media
nazionale, il Popolo delle Libertà di Silvio Berlusconi
ha riconquistato il primato dei consensi. Secondo i dati parziali diffusi ieri
dal Ministero dell'Interno, relativi a 654 sezioni abruzzesi su 1625, la
coalizione con Berlusconi premier si è aggiudicata al
Senato il 44,8% dei consensi. Pd e Idv il 40,3%, l'Udc il 5,2% e la Sinistra
Arcobaleno, che in diverse realtà locali continua a governare con il gli ex Ds
e la Margherita, riporterebbe il 3,3% e nessun seggio alla Camera e al Senato.
La città dell'Aquila, capoluogo di regione, conferma con uno scarto di circa
l'1% la sua propensione per il centrosinistra. Il dato definitivo del voto nel
comune capoluogo di regione vede il Pdv e e l'Idv conquistare il 43,28% dei
consensi contro il 42,27% di Pdl e Mpa. Come la Regione, dove il governatore
Ottaviano Del Turco è espressione di una coalizione di centrosinistra, anche il
comune dell'Aquila è retto da un sindaco, Massimo Cialente, e da una giunta di
analogo colore politico. Stesso discorso per la provincia, presieduta da
Stefania Pezzopane. Definita dall'inizio una regione in bilico, anche in
Abruzzo la campagna elettorale è stata scandita dalla visita di numerosi big
della politica. Tra questi, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, oltre al presidente uscente del Senato, Franco Marini,
capolista per Palazzo Madama. Originario del piccolo comune abruzzese di San
Pio delle Camere, Marini durante il corso della campagna elettorale è stato
diverse volte in Abruzzo. Ma proprio dalle urne del piccolo comune
dell'entroterra aquilano per il Pd è giunta una delusione, con il 33,78% dei
consensi. Sempre a San Pio lo "sfidante" Berlusconi
ha conquistato il 39,24% dei voti. La campagna elettorale ovunque si è
mantenuta a livelli di civiltà tranne a Chieti dove di notte è stata
danneggiata, qualche giorno fa, la sede del partito di Rifondazione comunista.
"Un distacco così netto al Senato - ha commentato il senatore Andrea
Pastore, capolista per il Pdl - non ce lo aspettavamo, neanche in una regione
come l'Abruzzo, data in bilico. Eravamo prudenti sul regionale, ma dalle
proiezioni ci sembra che anche qui ci sia stato un rafforzamento".
Interessante il piazzamento dell'Udc che, nell'ipotesi confermasse il 5,6% non
avrebbe comunque diritto ad alcun seggio. Alla coalizione vincente spettano
quattro dei sette seggi disponibili per la circoscrizione. L'assegnazione
ufficiale da parte della corte d'appello dell'Aquila dovrebbe avvenire a metà
della prossima settimana. E se anche in Abruzzo il numero degli astensionisti
può essere paragonato ad un vero e proprio partito, c'è stato anche chi a
votare ci è andato per lasciare una fetta di mortadella ripiegata dentro la
scheda elettorale. A Pescara, ad accompagnare la fetta di mortadella una frase
in dialetto, "ora mangiatevi pure questa". A Vasto, in provincia di
Chieti, un disabile ha dovuto esprimere il proprio voto sul pullmino dei
servizi sociali, vista l'impossibilità ad accedere alla sezione elettoale. A
Sulmona (L'Aquila), il Pd ha protestato per alcune difformità delle schede
elettorali rispetto ai fac-simile distribuiti prima del voto dai candidati.
Angela Baglioni 15/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Disfatta 2 Il Ps
sotto l'1%, segretario sotto accusa I socialisti a rischio di estinzione
Boselli lascia e annuncia il congresso "Non credo che sarò più io a
guidare il Partito socialista". Enrico Boselli prende atto di una vera e
propria disfatta elettorale e annuncia un congresso straordinario. Il suo
partito ha raccolto un magro 0,9 per cento alla Camera e un altrettanto magro
0,8 al Senato. E nell'annunciare le sue dimissioni punta il dito contro quello
che a suo giudizio è il responsabile del disastro, Walter Veltroni: "Ha spalancato del governo le porte a Berlusconi e gli ha consegnato il paese per dieci anni". Bastava
girare per i corridoi del quartier generale socialista a San Lorenzo in Lucina
per aver la sensazione di una disfatta. Alle cinque del pomeriggio le
proiezioni non danno al Ps nemmeno la certezza dell'un per cento.
Passano le ore e i dati non cambiano. E in una sala stampa deserta il solo Bobo
Craxi prova a spiegare che il voto è stata una disfatta per l'intero
centrosinistra. Poi, all'ennesima sigaretta, afferma sconsolato a microfoni
spenti: "Bisogna pure che qualcuno alla sconfitta ci metta la faccia".
In giro non c'è nessuno. Neanche i telefoni squillano. E i dirigenti dove sono?
Villetti alla Camera piange sul latte versato: "La ragione per cui Veltroni non abbia voluto un'intesa con i socialisti resta
un enigma". E gli altri? Qualcuno chiama in sala stampa per sapere in
quale trasmissione deve andare e quale è la linea: "Aspettiamo i dati
definitivi", dicono i giornalisti del Ps. E l'ex guru di Berlusconi, Luigi Crespi, che ha curato la campagna
elettorale manda sms a tutti con una parola d'ordine: "Mantenete la calma.
I dati degli exit pool non sono affidabili". Peccato che per i socialisti,
i dati veri non siano più incoraggianti. E qualcuno comincia a mettere sotto
accusa le trovate della sua campagna elettorale, dallo spot con Gesù Cristo ai
manifesti col lato b di Milly D'Abbraccio. Sembra (o forse è) la fine di un
partito. Che per la prima volta dai tempi di Turati non esprime un
rappresentante in Parlamento. Per ironia della sorte proprio un anno fa (tra il
13 e il 15 aprile) a Fiuggi Boselli annunciava la sua Costituente alternativa
al Pd. E lanciava l'appello di un soggetto che, in nome del Pse, raggruppasse
ciò che restava della dispora socialista e di quei ds che avevano detto no al
Pd. Un anno dopo di ds se ne sono visti pochi, e all'interno della diaspora ora
si annuncia una feroce resa dei conti. Il primo a chiedere le dimissioni di
Boselli è stato Gianni De Michelis: "Il risultato è al di sotto di ogni
aspettativa. Spero che Enrico ne tragga le conseguenze". In che senso?
"Non c'è stata una linea e quella che è stata espressa era sbagliata. Non
si può andare avanti dicendo solo "laicità, laicità, laicità"".
E, in vista di un congresso che si annuncia come una resa dei conti, afferma:
"Ora bisogna interrogarsi sul futuro. Può anche darsi che non ci sia futuro.
Anzi se la linea è la preservazione dello Sdi o di qualcos'altro oltre allo Sdi
è anche possibile che la conclusione sia avvenuta oggi". Turci non ha
nemmeno voglia di parlare: "Il risultato è peggiore di oggi aspettativa.
Ora non so cosa si farà. Ho sospeso il pensiero. Rifletteremo con calma".
Anche Spini muove qualche critica al prodismo targato Boselli&Co: "Non
siamo riusciti a contrastare la dinamica del voto utile, ma non siamo nemmeno
riusciti a intercettare la protesta verso il governo Prodi". Ma la linea,
per ora, non c'è. "Si vedrà", dice Spini. E non solo lui. (de
angelis) 15/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Seppur di poco, la
destra vince alla Camera e al Senato Nella rossa Liguria sparisce l'Arcobaleno
Alla fine capita quello che non ti aspetti: in Liguria, storica regione rossa,
alle 18 e 30 il Popolo della Libertà è in vantaggio sul Partito democratico di
quasi un punto al Senato. In piazza De Marini, nel centro storico di Genova,
sede del Partito democratico, i muri iniziano a trasudare paura. C'è un
silenzio irreale. Gli umori vanno e vengono. Il brivido durerà più di qualche
minuto. Claudio Sansovino, capogruppo in consiglio regionale e in corsa per
palazzo Madama, cercherà invano di rassicurare gli animi: "Dipende molto
dai seggi scrutinati: stiamo già recuperando". Ma alle 20 e 30 arriverà la
mazzata definitiva: il Partito Democratico è effettivamente sotto. La Liguria
va a destra, oltre che alla Camera anche al Senato. A palazzo Madama il
distacco è minimo, ma significativo: 44 per cento per Berlusconi, 43 per
Walter Veltroni. Alla fine il Pdl conquisterà quattro seggi a palazzo Madama. La
Lega Nord uno. Il Pd ne prende appena tre: a rappresentarlo saranno lo stesso
Sansovino, la capolista Roberta Pinotti e Luigi Lusi. A freddo il commento
degli esponenti del Pd ligure sarà lapidario: "Non ci saremmo immaginati
un risultato del genere neppure nella peggiore delle ipotesi".
Pinotti a caldo dirà: "Dispiace perdere per una manciata di voti". È
questa l'immagine più significativa dell'attesa ligure per i risultati delle
elezioni 2008. È un'immagine più che sbiadita per la sinistra. Quasi in bianco
e nero. Le note positive sono davvero poche. C'è il risultato di Genova, in
controtendenza rispetto ai risultati nazionali con la coalizione di centro
sinistra che si afferma sfiorando il 50 per cento sia alla Camera sia al
Senato; c'è il Partito democratico, in ogni caso primo partito in Liguria, che
testimonia come gli elettori abbiano premiato la fusione tra Margherita e Ds;
c'è l'Italia dei Valori che raddoppia il risultato del 2006, ma non conquista
neppure un senatore. Ma poi arriva il risultato più negativo: la scomparsa
della Sinistra Arcobaleno. Un dato quest'ultimo più che significativo, dal
momento che nel
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IN
VIDEO PIETRO TRECCAGNOLI Veltroni ha battuto Berlusconi. Non alle
urne, ma nel campo in cui il Cavaliere si sente più forte: la comunicazione.
Alle otto della sera il leader del Pd s'è materializzato in diretta tv per
ammettere la sconfitta elettorale e annunciare che aveva telefonato al
principale esponente della parte a lui avversa, per fargli i complimenti. Più
americano di così, non si poteva. Meglio di Al Gore, quando fu battuto da
George W. Bush. Si può fare e lui l'ha fatto. Berlusconi,
invece, ha telefonato a Bruno Vespa e a Enrico Mentana, e poco prima di
mezzanotte anche ad Antonello Piroso per annunciare un quinquennio di fatiche e
di riforme. A "Matrix" ha avuto modo di dare scherzosamente del
dittatore all'ex direttore del Tg5. Qualcosa è successo, quindi. Ha vinto la
pacatezza. Se le cantavano di più in un qualsiasi "Ballarò". Così,
tutta la gioiosa macchina da guerra delle maratone tv s'è ammosciata. Ma era
già partita molto sonnacchiosa. La netta batosta dei democratici, nonostante la
mezza rimonta sulle previsioni alla partenza, ha subito raffreddato gli animi.
Tutt'altro clima rispetto a due anni fa, quando la nottata non passava mai. Mai
pareggio fu più avvincente. Ora non c'è stato bisogno della moviola. Ieri la
vittoria del Popolo della Libertà, senza se e senza ma, ha reso quasi superflui
gli ultimi chilometri della marcia dei commentatori. Spiccava, su Raidue, nello
speciale condotto da Mauro Mazza, un pacioso Clemente Mastella che tra grafici,
videate, exit-poll prima, proiezioni in mezzo e voti veri alla fine, non
sbagliava mai i tempi tv, tanto da incassare i complimenti del direttore.
Sempre giornalista è. A parte il successo della Lega, alla quale nel primo
pomeriggio è stato rivolto uno dei pochi aggettivi forti della giornata quel
"razzista" sibilato da Giovanni Russo Spena e raccolto con
celodurismo trattenuto dai fedelissimi di Bossi, ha tenuto banco anche la
Campania. Piroso, su La 7, aveva messo su uno speciale con un titolo
cinematografico, "Tutto in una notte", preso in prestito da John
Landis. Non è stata necessaria la notte, tutto in una sera. Tra i suoi ospiti
c'era Claudio Velardi, con pullover da spin doctor che, nel sottopancia, era
definito editore tv, quasi collega di Berlusconi,
quindi, dimenticando che è assessore regionale al Turismo nella Campania della
rivincita azzurra. Emilio Fede, spassoso e gigione, imperdibile, era
insolitamente incline alla cautela e sfoggiava una cravatta viola, alla faccia
di qualsiasi scaramanzia. Nel suo studio aveva Mara Carfagna che ha invocato le
dimissioni immediate di Antonio Bassolino dopo la batosta. Ma, escluso Sky Tg24
che ha bombardato senza tregua, Raiuno, Raidue, Raitre, Retequattro, Canale 5 e
La7 si sono prese molte pause, per lasciare spazio ai quiz di Carlo Conti che a
qualcuno sono sembrati persino più avvincenti delle chiacchiere infinite e dei
numeri da profondo rosso che hanno colpito e affondato Bertinotti. Su Canale 5,
prima di "Matrix", andavano in onda "Striscia la notizia" e
la striscia del "Grande fratello". Un giorno come un altro. Tranne
che si rischiava di confondersi tra nomination e canditation. Federica
Sciarelli, su Raitre, ha condotto come sempre "Chi l'ha visto?". E a
"X-Factor", su Raidue, si davano voti ad aspiranti cantanti. Qualcosa
è successo, davvero, se Sandro Bondi non sparava sui comunisti (non ce n'era
più bisogno), ma al telefono, nella diretta Sky, si commuoveva dalla felicità.
Persino Ignazio La Russa e Rosi Bindi parlottavano fuori onda, assentendo e
scapuzziando. Sembravano tutti dei casti divi e non i divi della Casta. I primi
exit poll A destra Clemente Mastella e Ignazio La Russa.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO VACALEBRE
"Un accordo bipartisan per eliminare gli exit poll, fattore di
perturbazione ed elemento di sgomento nelle elezioni precedenti e in
queste", sbotta Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia. Un
accordo bipartisan possibile, forse: gli exit poll curati dalla Consortium di
Nicola Piepoli ieri non sono piaciuti a nessuno. Hanno illuso il Pd, partito
più votato dagli italiani solo per qualche ora. Hanno spaventato il Pdl, vicino
alla vittoria anche con quei dati, ma in un paese ingovernabile. Erano le
14.59, le urne non si erano ancora chiuse, quando l'agenzia Ansa ha battuto il
primo exit poll valutando Pdl-Lega nella forchetta tra 38,5 e 45,5 per cento,
Pd e Idv tra 37 e 43. Un minuto e anche Sky ha detto la sua: Pdl al 42%, Pd al
40. E via con i primi timidi commenti e dichiarazioni politiche, presto
smentiti dall'arrivo delle proiezioni, realizzate su dati veri e non su
interviste fuori ai seggi. Un flop bis, insomma: alle scorse elezioni politiche
gli exit poll diedero all'inizio un netto vantaggio all'Ulivo, che a notte
fonda si rivelò invece di poche migliaia di voti. L'esperienza ha insegnato
poco, ieri gli exit poll c'erano, seguiti da Prodi (a casa
a Bologna con la moglie Flavia), Berlusconi (nella
sua villa d'Arcore: "Aspettiamo i dati veri, degli exit poll non mi sono
mai fidato: sono inattendibili"), Veltroni e D'Alema
(nel loft). Li hanno seguiti, e presi per buoni, pure la Cnn e la Bbc,
"costretti" poi a correggere il titolo nel raccontare al mondo che
Italia sarà. Li ha seguiti, ospite in studio della diretta del Tg1
condotta da David Sassoli, il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che
ha sognato: "Siamo nei dintorni di un possibile pareggio". Li ha
seguiti Andrea Ronchi, portavoce di An: "Abbiamo parlato per due ore di
un'Italia che non esiste". Li ha seguiti il presidente della Commissione
parlamentare di Vigilanza sulla Rai, Mario Landolfi, An: "Gli exit poll
sono uno spreco di soldi, utili più a fuorviare che ad informare". Li ha
seguiti, da neocommentatore politico per il Tg2, Clemente Mastella, per
spiegare che "un Pd primo partito aprirebbe un problema politico forte per
il Pdl". Li ha seguiti con sarcasmo Rita Bernardini, segretario dei
Radicali italiani: "Si tratta di una forchetta dalle dita diradate.
Infinitamente lontana dai risultati veri". Li ha seguiti Ferdinando
Adornato (Udc), commentando a caldo: "Vedremo se sarà possibile dar vita a
un governo o si andrà a un governo di responsabilità". Li ha seguiti dalla
Sicilia Anna Finocchiaro: "Commento solo i dati veri". Intanto, alle
proiezioni si succedevano i dati reali, il Pd non era più il primo partito,
l'unico testa a testa vero restava quello in Lazio o Liguria. E Paolo Bonaiuti,
portavoce berlusconiano, era drastico sugli exit poll: "In Italia non
hanno mai funzionato". E Maurizio Gasparri, An, rincarava la dose contro
"I gufi della Rai. Farò ricorso all'Autorità delle comunicazioni. Ho visto
come è stata condotta la cosa, il campione era sbagliato e c'è stata una
discrasia con il dato reale. È come quando un medico sbaglia l'operazione,
siamo di fronte a medici incapaci". Il fronte dei sondaggisti/medici è
diviso. Per l'accusato Piepoli "conta la tendenza, i sondaggi non danno
numeri esatti e tocca al committente decidere se usarli: noi abbiamo dato
subito la vittoria del centrodestra che si è poi consolidata". Per Renato
Mannheimer "gli exit poll sottovalutano chi è di destra. Forse gli
elettori di destra mentono, o non dicono come hanno votato. Succedeva una volta
con gli elettori del Pci, negli anni '70 con quelli della Dc". Soddisfatto
Nando Pagnoncelli che con la sua Ipsos ha elaborato le proiezioni Mediaset, con
dati che si sono rivelati poi vicini a quelli reali del Viminale: "Già nel
1992, quando furono introdotti gli exit poll, ci rifiutammo di farli, sono uno
strumento importante e interessante, ma che presenta margini di incertezza. Le
persone più anziane, con un livello di istruzione più basso, che vivono piccoli
centri, donne e in particolare casalinghe hanno un forte tasso di rifiuto di
fronte alle richieste dei sondaggisti".
( da "Giornal.it" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Continuano i
commenti politici alle elezioni. "Da domani (oggi ndr) si riprende
l'attività per prepararci alle elezioni europee ed amministrative (provinciali
e comunali) del 2009", questo il lapidario commento dei responsabili
provinciali della Destra e della Fiamma Tricolore Aldo Rovito e Maurizio
Zingales, ai risultati elettorali. "Non siamo delusi dai risultati
raggiunti in Piemonte e nella nostra Provincia" aggiungono i due esponenti
della destra, "anzi essi costituiscono la base per un buon risultato
l'anno prossimo" "Anche a Casale possiamo dire con certezza che
assistiamo ad una vittoria dalle dimensioni oltremodo significative, con il PdL
ben oltre il 42% (di gran lunga primo partito cittadino) e l'alleanza dei
moderati ben al di sopra del 50% (nel quale occorre riconoscere l'ottimo
risultato della Lega Nord)" ? così il Coordinatore Cittadino di FI-PdL
Nicola Sirchia a commento dei risultati elettorali sul territorio cittadino ?
"mi pare di poter rilevare un significativo segnale di bocciatura dato
dalla popolazione casalese all'esperienza di governo della sinistra, rivelatasi
fallimentare a livello nazionale, ma fortemente in crisi anche a livello
regionale, provinciale e, direi soprattutto, comunale, con l'Amministrazione
Mascarino oramai ai minimi storici". "Il dato positivo di Casale
assume connotati ancor più netti se si considerano le notizie che giungono dai
Paesi del Monferrato" ? prosegue l'esponente azzurro ? "ove appare
netta l'affermazione del centro-destra e, in particolare, del Popolo della
Libertà, a dimostrazione di un buon lavoro svolto sul territorio".
"Mi sia consentito chiosare rilevando come ancora una volta, come ormai
accade da molte tornate elettorali, l'organizzazione azzurra casalese ha
dimostrato di saper condurre una campagna elettorale all'insegna della
credibilità e della capacità di proposta" ? conclude Sirchia ? "e
credo che ormai anche i casalesi comincino ad apprezzare il lavoro serio che
stiamo portando avanti per consentire, nel prossimo futuro, alla nostra città
di uscire dal pericoloso declino in cui l'hanno trascinata i tanti (troppi)
anni di Amministrazioni della sinistra". "Dallo scrutinio dei voti
per le elezioni politiche 2008 nella città di Valenza, abbiamo constatato con
gioia che la Lega Nord ha più che raddoppiato i voti rispetto alle Politiche
del 2006, passando dal 5% al 12%. Questa netta affermazione, sommata ai voti
del Popolo della Libertà, fa della compagine di centro-destra il primo partito
della città orafa, con una maggioranza assoluta del 58%". Così il
consigliere comunale Paolo Soban: "I cavalli di battaglia della Lega Nord,
federalismo fiscale, lotta all'immigrazione clandestina, sicurezza, hanno fatto
presa anche sull'elettorato valenzano, da sempre sensibile ai temi della
destra. Crediamo che questo ottimo risultato sia giunto anche grazie al mio
impegno e alla mia attività di consigliere di minoranza al Comune di Valenza".
"Per quanto riguarda il dato locale abbiamo ottenuto un incremento del
4-5%. Il tentativo di Veltroni e di Berlusconi di spazzare via il centro non si è realizzato. Il nostro
elettorato deve trovare assolutamente stabilità, senza sballottamenti a destra
o a sinistra." commenta Giovanni Barosini, Segretario Provinciale
dell'UDC. "Come prospettiva locale riteniamo essere indispensabili, senza
sbilanciamenti". Comprensibilmente amareggiato, invece, Giorgio
Barberis, Consigliere Comunale di Alessandria per Rifondazione Comunista:
"Difficile trovare delle parole" ha dichiarato "abbiamo pagato
duramente due anni di malgoverno. Ora resta solo il tempo per l'autocritica e
non essere entrati in Parlamento è di certo un duro colpo. Posso solo sperare
che il nuovo Governo possa far bene. Noi non abbiamo attuato alcun rinnovamento
e questa è stata una delle cause fondamentali della nostra disfatta."
Durissime, invece, le parole di Lelio Demicheli, Assessore Provinciale per il
partito Socialista:" Veltroni ha cannibalizzato
la Sinistra, sia la Sinistra Arcobaleno che quella Socialista, ha ottenuto
giusto il 34%. Andranno fatte delle analisi sul perchè Veltroni
non ha voluto i Socialisti in un Partito Riformista." "Siamo molto
soddisfatti dei consensi, così come delle alte percentuali ottenute" ha
detto invece Nadia Pastorino, Responsabile Provinciale dell'Italia dei Valori,
"ciò non toglie che restiamo comunque la coalizione sconfitta. Registriamo
il dato che ci sono una parte di italiani che, avendoci votato, vogliono
legalità e libera informazione. Ma resta il fatto che la maggior parte ha
scelto il PDL e cioè l'Italia dei Dell'Utri, dei Cuffaro e via dicendo".
Marco Lacqua, verde della Sinistra Arcobaleno, fa autocritica: "E' per noi
un risultato disastroso quanto inatteso. Non siamo riusciti a farci portavoce
delle esigenze dei nostri tradizionali bacini d'utenza sociali, del mondo
operaio e di quello ambientalista. Le nostre classi dirigenti, imborghesendosi
eccessivamente al Governo del Paese, non hanno fatto spiccare il volo al
progetto meritevole della Sinistra Arcobaleno, che solamente rimanendo
unita,senza ritorni nostalgici di vecchi simboli, saprà in futuro ridare voce
alle tante persone che oggi non hanno più rappresentanti nel Parlamento".
Mentre Fabrizio Priano capogruppo azzurro ad Alessandria: "A livello
locale queste elezioni hanno confermato il grande risultato del PDL e della
Lega già ottenuto in Alessandria alle scorse elezioni comunali e, soprattutto,
la buona amministrazione della maggioranza in Consiglio Comunale che con il
sindaco, Piercarlo Fabbio, sta mantenendo gli impegni presi". Nel video il
Sindaco di Alessandria Pier Carlo Fabbio commenta il risultato delle elezioni.
"Il successo di Berlusconi è avvenuto perchè
quando si sommano due partiti insieme non si ha mai la certezza dei consensi,
ma questa volta il risultato è stato unitario" dichiara il Primo Cittadino
"l'operazione di Berlusconi è una naturale
evoluzione della Casa della Libertà". "La Lega ha avuto un largo
successo in gran parte del Nord" ha concluso il Sindaco "e qui ad
Alessandria ha confermato il risultato ottenuto durante le Amministrative. E'
un risultato che ci conforta anche per il governo della città".
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Retroscena Già al
lavoro sulla lista dei ministri "Il rischio è che la sinistra massimalista
si riversi nelle piazze" Silvio: con Walter bella gara ora la politica è
più semplice AUGUSTO MINZOLINI ROMA L'altro ieri sera Silvio Berlusconi
era un po' agitato. I dati degli exit-poll che filtravano dalla Rai e da
Mediaset lo hanno lasciato perplesso e reso nervoso: troppo alte le percentuali
assegnate al Pd, troppo basse quelle che riguardavano il Pdl. Inoltre la
giornata al Cavaliere era stata guastata dai commenti, tutti negativi, dei
giornali stranieri sulla sua campagna elettorale. "Si vede - si è
lamentato con i suoi - che non conoscono il nostro Paese. Lo guardano
attraverso le lenti deformate dei giornali italiani". Con quello stato
d'animo, poco accattivante, il leader del centro-destra ha telefonato più volte
al fido Giulio Tremonti. E, alla fine, la gatta da pelare è rimbalzata sul
telefono della sondaggista di fiducia, Alessandra Ghisleri, che ha tenuto il
punto: "Se sono veri questi exit-poll mi faccio suora". Così ieri
mattina Berlusconi si è alzato rinfrancato. Per lui
alle 10 la partita era già chiusa. Si è sentito due volte con il presidente di
Medusa, Carlo Rossella, che si è rotto l'omero cadendo in casa, e nel fargli
gli auguri lo ha rassicurato: "Abbiamo già vinto e con ampio ampio
margine". Né ha dato peso agli exit-poll di Piepoli e di Pagnoncelli.
"Io mi domando - ha chiesto ai suoi collaboratori - ma perché li fanno se
non sono in grado? Ogni elezione la stessa storia". E verso le
( da "Famiglia Cristiana" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di Guglielmo
Nardocci POLITICA ALLE ELEZIONI NETTA LA VITTORIA DEL CENTRODESTRA IL RITORNO DEL
CAVALIERE Il voto degli italiani spinge verso il bipartitismo. E soprattutto
soffia dal Nord, visto il grande successo della Lega. Ma il Governo parte da
Napoli, per ripulire la città. E dunque il Governo, come promesso alla vigilia
del voto di domenica scorsa, si trasferisce per cento giorni a Napoli per
liberare la città dall'immondizia. Bel "colpo di teatro", che non
copre neanche un po' la prepotente verità dei risultati di questa tornata
elettorale: il vento del Nord è tornato a spirare in modo impetuoso. La valanga
di voti piovuta nelle principali Regioni del Settentrione sul Popolo della
libertà, ma soprattutto sulla Lega di Bossi, segnala che le Regioni più ricche
hanno voluto riprendersi il Governo del Paese, perché non vogliono affidare le
proprie fortune e le proprie ricchezze a nessun altro che non li rappresenti
sia politicamente che territorialmente. Cinque anni più tranquilli Berlusconi si prepara a prendere in mano la responsabilità
di Governo e di un'Italia in pesante difficoltà. Si appresta ad affrontare la
grande "gelata" dell'economia mondiale in arrivo dagli Stati Uniti.
Lo farà da solo, senza il concorso dell'opposizione o ricorsi a Governi di
unità nazionale che pure non sarebbero dispiaciuti al leader della destra, per
nulla in vena di grande allegria con le difficoltà che si profilano e che
rischiano di mettere in forse un programma di Governo che, nel calcolo del
quotidiano economico Il Sole 24Ore, prevede spese non coperte per oltre 70
miliardi di euro. Nel 2001 il Silvio Berlusconi
munifico della vigilia delle elezioni prometteva riduzioni del carico fiscale.
Quello del giorno dopo la vittoria annunciava imbarazzato che il buco della
finanza pubblica avrebbe impedito gran parte delle cose promesse. L'11
settembre di New York fece il resto. Questa volta ha promesso di abolire nei
primi 100 giorni di Governo l'Ici, la tassa sulla casa, ma il suo alleato
Raffaele Lombardo, il catanese che da lunedì è il nuovo Governatore della
Sicilia, ed è il leader della "Lega del Sud", ha subito replicato:
"Tutto bene, ma bisognerà prima trovare le entrate per i Comuni in modo da
compensare i buchi aperti dall'abolizione dell'Ici". Questa volta,
comunque, grazie alla scelta di Walter Veltroni di
correre da solo che ha finito per ridurre il sistema politico da
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]MAURIZIO TROPEANO
Parlare di "campanello d'allarme" così come fanno il segretario
regionale del Pd, Gianfranco Morgando, e il presidente del Consiglio regionale
Davide Gariglio è un eufemismo perché il Piemonte ha virato decisamente verso
il centrodestra. Lo dicono le percentuali, poco più del 9 cento separa il Pdl
dal Pd, ma lo dicono soprattutto i voti: i piemontesi che
hanno scelto Berlusconi e Bossi sono quasi 237 mila in più di quelli che hanno votato
per Veltroni. E ai primi si potrebbero aggiungere i 134 mila dell'Udc - in
caso di ritorno alla Cdl - che non potrebbero venir compensati dagli 84 mila
della Sinistra Arcobaleno e dai circa 15 mila dei socialisti se si ritornasse
all'Unione. Anche nel 2006 il centrodestra conquistò la maggioranza in
Piemonte, ma per soli 27 mila voti. Allora la presidente della Regione,
Mercedes Bresso, minimizzò la sconfitta. Questa volta non lo fa, anche se
risponde picche alle richieste di dimissioni che arrivano dal Pdl e fa
spallucce alle sollecitazioni della sua maggioranza. Soprattutto del Pd che
punta a una revisione dell'azione di governo e anche ad un rimpasto. Quello che
preoccupa la Bresso è lo "straordinario e stupefacente" successo del
Carroccio. E spiega: "Io non sono preoccupata del mio futuro politico ma
del futuro di questo Paese perché il risultato elettorale dà la vittoria a chi
ha fatto la campagna elettorale sulla paura dei cittadini. Alla fine il Pdl
prevale grazie a una crescita inaspettata e inquietante della Lega Nord".
E aggiunge: "Mi sembra un voto dettato dalla paura. Paura di una
situazione economica mondiale sempre più difficile che si unisce alla paura
dell'immigrazione. Questo mix ha orientato il voto di protesta verso la destra
populista. Una situazione che ricorda da vicino quella della fine della prima
guerra mondiale". Fin qui l'analisi della Bresso che spiega: "A
livello regionale noi andremo avanti con questa maggioranza e ci presenteremo
con un programma chiaro". Una ricetta che non convince un Pd preoccupato
dal fatto che in due anni il gap con il centrodestra è decuplicato. E così
Morgando invita ad agire: "Il segnale d'allarme è molto forte, ci siamo
accorti del messaggio politico che hanno inviato i piemontesi. C'è tutto il
tempo per dare una risposta ma dobbiamo farlo senza farci prendere dal panico e
dalla fretta". In vista delle regionali nel Pd - e anche nella Bresso -
c'è preoccupazione anche per la débâcle della Sinistra Arcobaleno. Soprattutto
se quello che afferma il capogruppo in Regione del Pdci, Luca Robotti,
risulterà confermato dall'analisi dei flussi elettoroli. "Il Pd - sostiene
Robotti - ha ottenuto il risultato di non far spostare un solo voto dal centro
mentre l'appello al voto utile ha cancellato la sinistra". Se così fosse
per i democratici si aprirebbe un problema come ammette lo stesso Morgando:
"La nostra capacità di catturare il centro è stata inferiore a quanto
pensassimo. Anche da questo punto di vista dobbiamo intervenire". Gariglio
parte da qui per spiegare che "è ora di fare tutti insieme un ragionamento
perché è evidente che serve una registrazione dell'azione del governo
regionale". Ma nel Pd c'è anche chi parla apertamente della necessità di
un rimpasto. Roberto Placido, vicepresidente dell'Assemblea, aveva sollevato la
questione un paio di settimane fa e ora ribadisce: "Dobbiamo decidere che
cosa fare e anche con chi farlo perché dobbiamo dare un segnale di cambiamento
anche in Regione". Dichiarazioni che secondo il senatore del Pdl Enzo
Ghigo dovrebbero spingere la Bresso "a chiedersi quali ripercussioni avrà
questa batosta per la sua già incerta coalizione". Per ANgelo Burzi,
capogruppo F.I. in Regione "la delegittimazione della giunta Bresso è
ormai compiuta e la presidente dovrebbe dimettersi".
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
POLITICHE 2008 Dal
1892 GLI EREDI DI CRAXI Una lunga storia di lotte e rotture Socialisti, addio dopo
116 anni L'inutile unità Il leader: "Non è bastato ricomporre la diaspora
fra tanti compagni" "Con le sue illusioni di rimonta il leader del Pd
ha regalato il Paese a Berlusconi" 1892 Nasce il
Psi Guidato da Turati, Treves, Ferri, dà un senso politico a leghe e movimenti
operai che si rifanno al socialismo di ispirazione marxista.1921 La scissione
del Pci Al congresso di Livorno Bordiga e Gramsci escono e fondano il Pci. I
due partiti si trovano insieme nel fronte antifascista fino alla Liberazione.[FIRMA]GIOVANNI
CERRUTI ROMA "Aspettiamo ancora un po', mancano ancora i voti della
Calabria...". Lo dice, ma non ci crede più nemmeno lui. I voti non ci sono
proprio e addio Psi. Fuori dal Parlamento, mai successo da quando esiste, mai
esistita un'Italia senza socialisti. E invece succede adesso, con Enrico
Boselli, alle sette di sera, accanto a un morigerato buffet di bottigliette
d'acqua e caramelle alla frutta, che si deve inventare l'ultima speranza. Una
volta la speranza era il socialismo, ora i voti che non arriveranno. Capita
anche a chi ha falce e martello nel simbolo, stessa sorte. A casa. "La
storia dice che è andata peggio che nel'48", dice Boselli. La storia può
essere davvero cattiva se la cronaca è quella di un addio, di un funerale. Il
glorioso Psi di Turati e Treves, di Anna Kuliscioff, di Saragat e Matteotti, di
Sandro Pertini e poi di Bettino Craxi, era in Parlamento dal 1896. Chissà se,
quando e come tornerà. E in questa sede al secondo piano di piazza San Lorenzo
in Lucina, appena sotto l'ufficio di Giulio Andreotti e sopra una farmacia, non
c'è medicina che faccia dimenticare, o un anestetico per i rancori. Una
caramella non addolcisce Boselli: "Complimenti a Veltroni
e al suo "Si può fare". L'ha fatto: ha portato la sinistra alla sua
sconfitta più dura". Ci sono le tv che lo vogliono per la diretta,
potrebbe essere l'ultima. "Ho guidato il partito fin qui, dopo anni i
socialisti tutti uniti. Ora ci vorrà una discussione, ma non credo che
continuerò a guidare il partito, anzi non sarò io a guidarlo". Da bolognese pacato riesce a dire cose durissime senza scosse:
"Veltroni ha responsabilità gravissime. In campagna elettorale ha
raccontato il pareggio e poi la strepitosa rimonta: adesso Berlusconi ha in mano il Paese. Complimenti. Non oso pensare a cosa
accadrà". Se è un delitto il Psi fuori dal Parlamento, l'assassino si
sappia chi è l'assassino, Veltroni. Il Pci ha cambiato
nome e ragione sociale della ditta, quel che resta della Dc è un simbolo
elettorale da avvocati al Tar. Dei partiti storici, i partiti della Resistenza
e dell'Assemblea Costituente, pur fiaccato dagli anni, dai mandati di cattura e
dalla cattiva fama dei tempi di Tangentopoli restava solo il Psi. Fino agli
anni '90 era o voleva essere il partito della modernità, dell'innovazione, del
decisionismo craxiano, e tutti andavano con il vincitore: compresi "nani e
ballerine", secondo la definizione dell'ex ministro socialista Rino
Formica. Dei nani non si sa, ma le ballerine hanno cambiato canale da un pezzo.
Alle sette di sera, quando il Tg3 manda la faccia triste di Roberto Villetti,
si capisce che la resurrezione è roba da miracolo laico. Sopravvissuti al
congresso di Livorno (1921), al fascismo, alla scissione socialdemocratica di
Saragat, alle manette di Mani Pulite, sono rovinati sotto la legge elettorale
del leghista Calderoli e il non si può fare di Walter Veltroni.
Certi mugugni sono già cominciati, la solita storia dei socialisti con tendenza
alla scissione, o al distinguo. Al buffet dell'acqua c'è Gianni De Michelis,
"ancora per un anno parlamentare europeo", conta i danni e invoca il
solito "congresso". Boselli ha la cravatta rossa come Bobo Craxi, di
bandiere manco una. Nei corridoi della sede i poster elettorali di Boselli,
nessuna foto di Turati, nè di Treves e figurarsi di Bettino Craxi. Troppo
facile ricordare com'erano i pomeriggi in attesa del voto, fino a sedici anni
fa. Con Bettino che volava alle cinque da Milano con l'aereo prestato da Berlusconi, s'infilava nell'ufficio di via del Corso, cinque
minuti da qui, e compariva giusto in tempo per i tg della sera. Nella sede
presidiata dalla polizia bastava uno zerovirgola in più ed era vittoria. Ieri,
da San Lorenzo in Lucina, alle sette se n'è andato anche il portiere. "Ci
è toccata la nostra razione di sconfitta", dice Boselli. Più che una
sconfitta, una disfatta, la fine del Psi in Parlamento. Bobo ha una
rassegnazione che lo porta a camminare di continuo: "A Veltroni
cosa costava aggregare anche noi? Un ciufolo! E noi, come si dice a Milano,
siamo rimasti come "Quelli della Mascherpa"".
"Politicamente criminale", insiste Bobo, che senta il peso della
sconfitta e in questi momenti sentirà di certo quello del cognome che porta.
L'aveva detto, Bettino, nelle sue ultime interviste da Hammamet: "Quelli
ci faranno fuori tutti". Tutti fuori dal Parlamento, per adesso. I
socialisti rimasti già pensano al congresso, Boselli, Bobo, De Michelis, Intini
e Angius ne discutono fino notte. Non si sa chi abbia spento la luce. 1947 La
scissione del Psdi Saragat rompe con Nenni, alleato del Pci di Togliatti. Si
riuniranno, per soli due anni, nel 1966. Il Psi nel '57 si è staccato dal Pci e
nel '63 è entrato al governo con la Dc. 1994 La fine del Psi Il partito si
scioglie, 18 anni dopo l'elezione a segretario di Bettino Craxi e 2 anni dopo
l'inizio di Tangentopoli. Nove anni dopo aver tolto "falce e
martello" dal simbolo.
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]ALESSANDRO
BALLESIO Può il responso delle politiche anticipare quello per il sindaco di
Rivarolo? C'è chi legge l'affermazione del Popolo della Libertà (per quanto
riguarda il Senato, in città, c'è stato un più 647 voti sul Pd) come un dato
confortante e palese per il sindaco uscente Fabrizio Bertot, candidato - anche
se in posizione impossibile - a Palazzo Madama. La lista di Antonio Besso
Marcheis risentirà, insomma, dell'effetto Veltroni e del neo bipolarismo a favore della coalizione di Berlusconi? Il sostegno del centro sinistra è stato evidente in campagna
elettorale e ora l'interrogativo è proprio sui voti "politici", come
quelli della Sinistra L'Arcobaleno (a Rivarolo solo il 2,5%, sempre riferendoci
al Senato) e dell'Italia dei valori (4,2%). D'altra parte Bertot non ha
nascosto l'appoggio di tutto il Popolo della Libertà (in extremis anche Forza
Italia, oltre alla sua An), e dell'Udc, che pure non ha brillato nemmeno qui.
Semmai la differenza potrebbe averla fatta l'elettorato della Lega Nord, che
con il suo 11% (ancora per il Senato) questa volta ha il potere di spostare
l'indice di gradimento da una parte o dall'altra. Il Carroccio non ha chiuso
l'accordo con "Riparolium" (nella squadra della maggioranza uscente
non è presente nemmeno con un candidato), ma invece di correre da solo, alle
comunali, ha garantito il suo aiuto a Bertot.
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
GRAZIA LONGO RAPHÄEL
ZANOTTI TORINO Gli operai rimangono invisibili. L'inferno alla ThyssenKrupp, dove
il 6 dicembre scorso ne morirono sette tra le fiamme, aveva riproposto in tutta
la sua drammaticità l'esistenza di una categoria non rappresentata in
Parlamento. Eppure la candidatura dell'unico superstite di quella tragedia,
Antonio Boccuzzi per il Pd e quella del sindacalista Fiom Ciro Argentino per la
Sinistra Arcobaleno non ha funzionato. Almeno non del tutto. Boccuzzi -
sindacalista Uilm - ce l'ha fatta, ma solo grazie alla sua
posizione in lista: secondo, subito dietro a Veltroni. Ciro
Argentino, invece, è rimasto fuori: la sua coalizione non ha raggiunto il
quorum del 4%. Le tute blu li hanno ignorati. Dentro e fuori la ThyssenKrupp.
Tra i parenti delle vittime solo due voti per Boccuzzi. "Perché mai avrei
dovuto sostenerli? - domanda retorico Luigi Santino, fratello di Bruno
morto nel rogo a soli 26 anni - hanno voluto strumentalizzare il nostro dolore.
Sono due bravi ragazzi ma con la politica non c'entrano niente, anzi avrebbero
dovuto impegnarsi di più sul fronte sicurezza dentro l'acciaieria". Ancora
più disincantata Tina Schiavone, moglie di Antonio, il primo a morire quella
maledetta notte: "La politica non serve a niente, non ho votato". E
così ha fatto anche Graziella Rodinò, mamma di Rosario. Egla Scola, vedova di
Roberto, ha sostenuto di non essere mai stata convinta dei due, mentre Calogero
De Masi, padre di Giuseppe, ha chiosato: "Nessuno può riportarmi indietro
mio figlio". Un mondo operaio che pare rassegnato. Ieri il quartiere di
Mirafiori Sud ha avuto un picco di astensioni: la partecipazione è crollata
dall'82,63% del 2006 al 76,42% di oggi. Davanti agli storici cancelli, porta
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 0 Il Piemonte operaio vota Pdl di Gabriele Villa Caporetto per il Pd. A
Mirafiori forte astensionismo. La Val di Susa vira a destra: deraglia la
sinistra No-Tav Anatomia di una Caporetto, anzi di "una Waterloo" per
dirla con le parole di un signor Cipputi, Ciro Argentino, ex operaio
dell'acciaieria Thyssen Krupp che ha voluto tentare in questa tornata
elettorale l'avventura politica nelle liste della Sinistra Arcobaleno. Già,
perché nel Piemonte di Mirafiori e di Fassino, della protesta No- Tavedegli
impossibili equilibrismi del presidenteMercedesBresso, il rosso, colore
d'ordinanza, si è sbiadito ieri e avant'ieri nel segreto dell'urna. Ed'ora in
poi rischia di rimanere soltanto serenamente a invecchiare nelle rinomate
cantine a denominazione d'origine controllata. Numeri definitivi alla mano, Pdl
e Lega hanno conquistato assieme il 47,5 per cento dei consensi al Senato
contro il 38,1 racimolato daltandemVeltroni- Di
Pietro. Un successo della coalizione di centrodestra che, rinvigorendosi alla
Camera, porta sotto i riflettori la netta affermazione della Lega. Nella
circoscrizione 1, quella di Torino, il Carroccio raggiunge l'8,67 per cento e
nella Piemonte2, che riguarda il resto della regione vola addirittura al 16,70
per cento Esulta Guido Crosetto, coordinatore regionale degli azzurri di Berlusconi: "è un risultato ottimo per il Piemonte che
segna una sconfitta di grandi proporzioni per il centrosinistra, anche se
sappiamoche è da domani che inizia il lavoro vero perché raccogliere questi
voti significa raccogliere le attese di milioni di persone che si aspettano dal
futuro governo risposte ai loro problemi". Poi la stretta di manoai
leghisti perla loro forte affermazione: "Le battaglie dafare, ci vedonoin
totale sintonia". Raggiante Roberto Cota, segretario della Lega Nord
Piemont e vice capogruppo alla Camera del Carroccio: "Il grandissimo
risultato ottenuto significa che dagli elettori è arrivato un mandato preciso
per il federalismo fiscale, la realizzazione delle infrastrutture, la sicurezza
e il controllo dell'immigrazione. E adesso che il Piemonte è davvero il terzo
pilastro accanto alla Lombardia ed alVeneto, il nostro obiettivo è quello di
crescere ancora". Lo stesso destino che ha fiaccato Veltroni e travolto Bertinotti trova in Piemonte, molteplici chiavi di
lettura. Deluso dalla sinistra, ilpopolo di Mirafiori, storico feudo,ha
preferito non votare o votare altri schieramenti. Il calo più significativo si
è registrato nei quartieri simbolo della città operaia. A Mirafiori Sud
la partecipazione al voto è scesa dall'82,63 per cento al 76,42. Certe idee,
insomma, alla fine deragliano. Come l'intransigenza e l'estenuante braccio di
ferro condotto dagli irriducibili della Val di Susa contro la Tav. Risultato? A
Venaus, il Comune-simbolo della lotta contro l'alta velocità, i risultati
definitivi per il Senato vedono appaiate le due maggiori coalizioni con il
Pd-Idv che raggiunge un complessivo 31,5 per cento contro il 31,3 del Pdl-Lega
Nord. Entrambe le coalizioni sono favorevoli alla costruzione della
Torino-Lione. Mentre la Sinistra l'Arcobaleno, contraria, si è fermata al 10,7.
"La Val Susa ha votato i partiti che vogliono la Tav,adesso il Pd non si
dimentichi le posizioni assunte sull' Alta velocità e si comporti di
conseguenza - sottolinea l'ex governatore, Enzo Ghigo(Pdl) - che invita i
no-Tav a interrogarsi sul voto in Val Susa". Sulla stessa lunghezza d'onda
il coordinatore piemontese di An e candidato al Senato nelle liste del Pdl,
UgoMartinat: "Il risultato elettorale permeè anche il referendum per la
Tav. Abbiamo vinto a larghissima maggioranza in Val di Susa. Le infrastrutture,
adesso sono delle priorità". E dall'altro versante c'è chicomeil sindaco
di Torino, Sergio Chiamparino, manda a dire agli amici e compagni: "Tanto
tuonò che piovve. Imovimenti No Tav e la sinistra dovrebbero fare una bella
riflessione e forse dobbiamo farla anche noi perché siamo ancora abbastanza
fermi a schemi antichi ". E chi si limita ad abbozzare. Come Gianfranco
Morgando, segretario del Pd del Piemonte: "è chiaro che va riconosciuto il
successo della coalizione nostra avversaria. E come possiamo non annotare la
performance molto negativa, di Sinistra Arcobaleno in una regione in cui
ritenevamo avesse radicamento e forza?". Già, come si può? © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 90 del 2008-04-15
pagina 0 Maroni lancia il partito: "Abbiamo conquistato anche i voti di
sinistra" di Emanuela Fontana L'ex ministro del Welfare: "Sosterremo
la coalizione come abbiamo sempre fatto e realizzeremo tutto il programma,
federalismo incluso" Roma - Onorevole Maroni, la Lega ha raddoppiato i
voti al Nord, si è avvicinata all'8% in Emilia Romagna. Un voto storico per
voi. "Non stiamo ancora festeggiando. I risultati non sono definitivi...
La prudenza è d'obbligo, ma mi pare che rispetto ai dati che stanno uscendo la
situazione non possa che migliorare nelle prossime ore". In via Bellerio
fate i prudenti, ma il risultato è clamoroso. Cosa ha pagato? "La nostra
storia, la determinazione, il coraggio di Bossi, l'onestà riconosciuta del
nostro impegno. La gente ha capito che la Lega è il partito del federalismo ed
è diffusa in tutti gli strati della società, destra e sinistra". C'è chi
già dice, come Rosi Bindi, “voglio vedere adesso Berlusconi
con 22 senatori leghisti a Palazzo Madama”. Cosa risponde? "Le rispondo di
preoccuparsi di casa sua, e che a casa nostra pensiamo noi. I senatori leghisti
sono la garanzia per la democrazia. Pur essendo due gruppi diversi con il Pdl
agiremo come una grande maggioranza coesa volta a realizzare il
programma". Garantisce la lealtà della Lega? "Evidentemente nel
Partito Democratico brucia la sconfitta... ma rispondo ancora dicendo che in
questa legislatura saremo impegnati a fare due cose: sostenere lealmente il
governo Berlusconi e realizzare il programma che
abbiamo sottoscritto e depositato. Tutto il resto sono chiacchiere livorose di
chi pensava di vincere". La Sinistra Arcobaleno è crollata, spariscono
simboli storici. Che voto è stato? "Un voto rivoluzionario perché ha
cacciato dalla politica la vecchia ideologia e ha cacciato il comunismo. Il
comunismo è definitivamente morto oggi. è anche stato un voto che ha ridotto al
minimo la politica ambigua di chi non sta né di qua né di là, come l'Udc, e ha
premiato in maniera straordinaria i partiti fortemente legati al
territorio". Cosa ha creato questa "rivoluzione"? "è una svolta dovuta alla lungimiranza e all'impegno
principalmente di Berlusconi, ma in parte anche di Veltroni: se fossi
in loro, nel Pd non mi metterei ad accusare in modo così meschino la Lega, ma
mi rallegrerei del fatto che anche attraverso la svolta del Pd la politica
italiana ha avuto una forte accelerazione". Che Parlamento sarà?
"Un Parlamento moderno della stagione dopo le ideologie: sarà il primo
Parlamento post ideologico dell'età Repubblicana e va salutato con grande
soddisfazione". Avete guadagnato voti dagli alleati, ma forse addirittura
a sinistra? "Ho sentito dire che saremmo stati dei cannibali di voti nei
confronti degli alleati. In realtà abbiamo preso voti anche da chi votava a
sinistra. Da chi ha capito che questa sinistra del “no” fa i danni al Nord. Se
uno si sente padano, lombardo, lo è prima che di destra o di sinistra. I
partiti territoriali sono il futuro, il voto di oggi ne è la dimostrazione".
Come si spiega il dato così alto in Emilia Romagna? "Sfondare nelle
regioni rosse era un sogno che forse comincia a realizzarsi. Premia il nostro
lavoro, il grande impegno sul territorio, siamo pesanti. E poi è come se si
fosse rotta la diga del federalismo". Con il voto di oggi? "Il
federalismo veniva visto come una cosa negativa che spacca il Paese, ora invece
come una opportunità straordinaria. Gli elettori sono più maturi di molti
politici e hanno verificato che la Lega è un grande partito di popolo, che
condivide valori di libertà e di tolleranza, che è l'alfiere del federalismo.
Non siamo un partito di protesta, ma un grande partito". Gli elettori, al
contrario dei politici, vi vedono uniti e leali all'alleanza? "Una delle
novità di questo voto è il successo della Lega in alleanza: l'alleanza con Berlusconi ci aveva sempre penalizzato nelle elezioni
passate, adesso no. Dopo i due anni di malgoverno Prodi è come se si fosse
accesa una lampadina nella testa degli elettori, come se, capendo cosa è la
sinistra al governo, abbiano detto: andate voi, state insieme". Lei dice
che siete un partito pesante. Lo farete sentire imponendo un'accelerazione di
alcuni temi come il federalismo fiscale? "Il programma prevede tante cose
tra cui il federalismo fiscale, ma non ci sarà nessun dissidio, nessuna
forzatura. Siamo due corpi e un'anima, due partiti e un solo programma".
Sulle riforme la Lega potrebbe essere il punto di avvicinamento con
l'opposizione? "Non ci muoveremo separatamente a autonomamente, neanche
sul piano delle riforme. Con il governo Berlusconi ci
sarà una svolta per il sistema istituzionale, economico e sociale dell'Italia.
Sono molto ottimista, nonostante la pioggia di oggi, qui in Padania". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E' troppo facile
parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi,
del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito
se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti)
toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già
stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua
scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della
politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo
sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un
partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a
modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e
"affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La
traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la
vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali.
Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati
spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare.
E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il
bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli
rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno
deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti
politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli
italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che
faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi.
Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è
stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei
Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di
dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non
ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro,
pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile
di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito
bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi:
bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia
davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (18
votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08
Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e
chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava
la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di
più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia
Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della
Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese.
Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande.
Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del
genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del
dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare
un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica
dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed
avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su
questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e
cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento,
migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo
su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi
il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta
indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi
torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate
di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia
Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito
sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla
riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie,
alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga,
Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e
criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre
priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in
Varie Commenti ( 50 ) " (83 votes, average: 1.07 out of 5) Loading ... Il
Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
post a un amico 01Apr
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Intervista POLITICHE
2008 Nicola Latorre RAPPORTI A SINISTRA 31,3% RAPPORTI INTERNI 194 210
"Niente processi ma un congresso entro il 2009" CARLO BERTINI Walter,
la grande delusione DEMOCRATICI A UN BIVIO Stato maggiore Il leader ha voluto
al suo fianco tutti i dirigenti. E qualcuno gli fa capire: il capo non sei solo
tu "Non è colpa nostra se hanno perso: il loro seguito è quello" Così
l'Ulivo nel 2006 Bindi amara: "Parte del voto cattolico è finita alla Lega
e non si capisce perché" "Anche la gestione della campagna è stata
collegiale" I deputati uscenti La proiezione Pd alla Camera ROMA Senatore
Latorre, un risultato deludente, viste le aspettative? "Certo era una
campagna elettorale in cui ci si giocava la conquista del governo e se non
vinci è chiaro che da questo punto di vista c'è rammarico e delusione. Il
concetto della rimonta è stato uno dei temi di queste settimane, ma nella
sostanza emerge che il Pd alla sua prima prova elettorale registra un consenso
che non può essere liquidato con una battuta. Naturalmente è un consenso non
sufficiente per vincere le elezioni, e questo offre le ragioni per svolgere una
riflessione". Sta chiedendo la convocazione di un congresso del partito?
Si profila un processo alla leadership del segretario? "No. A questo punto
abbiamo una grande forza nazionale e due gruppi parlamentari molto nutriti. A
partire da qui dobbiamo mettere in campo delle iniziative politiche che ci
consentano di allargare ulteriormente la nostra forza. Mi pare che la
leadership di Veltroni esca da questa vicenda
assolutamente consolidata. Dopodiché, già con Veltroni
nell'ultima riunione dell'assemblea costituente avevamo indicato il 2009 come
data limite per svolgere un passaggio congressuale utile a strutturare questo
progetto in maniera più compiuta. Ora sarà Veltroni a
valutare i tempi e i modi di questo passaggio previsto e condiviso". Certo
speravate di ottenere un risultato diverso al Senato e magari qualche punto
percentuale in più per il partito. Cosa non ha funzionato? "Devo essere
sincero: non riesco a individuare degli errori in questa campagna elettorale,
sarei ipocrita se dicessi che abbiamo sbagliato qualcosa". I socialisti
accusano Veltroni di aver prosciugato la sinistra con
il voto utile e di non essere riuscito a drenare voti a destra e al centro.
Cosa ne pensa? "Mi sembra un'analisi del cavolo. Evidentemente il progetto
proposto dai socialisti, così come quello della sinistra radicale, non aveva
tutto questo seguito nel paese. L'obiettivo del Pd era costruire una grande
forza riformista nel paese e non di prosciugare nessuno. E comunque sia, avere
avuto un risultato intorno al 34% è positivo, ora l'aspirazione è di crescere
ancora". Voi ritenete che ora sia necessaria una gestione più collegiale
del partito in vista del congresso? "Credo in tutta onestà che anche la
gestione della campagna elettorale sia stata collegiale senza alcun deficit di
condivisione e credo che questo schema di gioco continuerà ad ispirare il
nostro lavoro nei prossimi mesi".[FIRMA]FABIO MARTINI ROMA Alle cinque
della sera, quando la sconfitta è diventata matematica, Walter Veltroni ha deciso: meglio giocare d'anticipo. Chiuso da ore
nel piccolo Loft alle falde del colle Palatino, il leader del Pd ha pensato di
mascherare l'enorme delusione per il risultato, evitando di nascondere troppo a
lungo la sua faccia di sconfitto. Di farsi vedere in tv
prima di Berlusconi. E poi, alle 8 della sera, nel retropalco della sala stampa, Veltroni ha "creato" all'istante una scenografia mai vista
prima. Nicola Latorre gli ha chiesto: "Veniamo su anche noi?",
alludendo all'intero gruppo dirigente del Pd che si era affollato là dietro.
E Veltroni: "Perché no, mi pare una cosa
bella". E così, alle 20,10, nella sala stampa allestita in un ex mercato
del pesce, Veltroni è salito sul palco seguito in
corteo di una trentina di dirigenti, compreso Massimo D'Alema. Dal parterre è
partito un lungo, commosso applauso, ma in quella passerella c'era già il
dopo-elezioni: Veltroni ha voluto tutti accanto a sé
nel momento della sconfitta, mentre tutti gli altri, salendo, hanno voluto dire
al segretario, il partito non sei solo tu. E proprio questa - da quel che si
capisce dai primi informalissimi pourparler di Massimo D'Alema e Franco Marini
- sarà la partita che si aprirà nel Partito democratico dopo la sconfitta: caro
Walter la tua leadership non si discute, ma non sei un uomo solo al comando. E
così, con tutta la nomenclatura schierata al suo fianco, un Veltroni
dal viso sorridente ha lanciato dal palco i messaggi essenziali. Certo, lo
stile anglosassone della telefonata a Berlusconi.
Certo, la disponibilità a fare le riforme assieme al centrodestra. Ma la cosa
che gli stava più a cuore era un'altra: "Oggi il riformismo italiano può
pensare a sé stesso come ad una forza che è tra il 34 e il 35%. Si tratta di
una grandissima energia, di una grandissima forza, che ci consente di insediare
in Parlamento la più grande forza riformista che questo Paese abbia mai
avuto". Messaggio implicito: ho perso ma non mi dimetto. L'altro messaggio
riguarda la maggioranza: "Per noi si apre una stagione di opposizione nei
confronti di una maggioranza che avrà difficoltà a tenere insieme ciò che è
difficile tenere insieme". Una dichiarazione che sa di scommessa più che
di convinzione. La vera, inconfessabile speranza di Veltroni
era che il Pdl ottenesse una vittoria risicata al Senato. Lui non l'ha mai
teorizzata, ma i suoi l'hanno fatto capire: la strategia di Veltroni
era quella dei "due tempi": perdere bene, "imballare" il
Pdl al Senato e sperare in una rivincita in tempi relativamente brevi. La vera
doccia fredda, ciò che ha trasformato una sconfitta in una "botta", è
l'ampia maggioranza del centrodestra a palazzo Madama, premessa di cinque,
lunghi anni di governo. Ecco perché nel Pd il dopo-elezioni si profila meno
soft di quanto non si potesse immaginare alla luce delle prime proiezioni. Sono
destinati ad affiorare dualismi finora sedati, quello tra i "numeri
due" Dario Franceschini e Goffredo Bettini. Le prime analisi del voto
constatano che il Pd non è riuscito a sfondare nell'elettorato moderato e anzi,
come nota Rosy Bindi, "una parte del voto cattolico è finito alla Lega e
non si capisce perché". E poi la gestione del partito. Le tre anime -
quella che fa capo a Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani, quella popolare di
Franco Marini e quella ulivista con Rosy Bindi e Arturo Parisi - chiederanno
una gestione più collegiale, anche se non ci sarà una resa dei conti. Ieri sera
prevaleva la delusione per un pareggio considerato a portata di mano. E la
sorpresa per la scomparsa della sinistra radicale veniva annegata in qualche
battuta. Il ministro Giulio Santagata, braccio destro di Prodi: "Ora Bertinotti
potrà consolarsi con un brodino caldo...". E anche tanta commozione.
Eloquente, tra tante, una scena. Veltroni ha appena
lasciato la sala stampa e nella penombra c'è una ragazza che piange. E'
Federica Serra, considerata nello staff di Veltroni
una eroina per aver subito le bizze di centinaia di giornalisti nelle 109 tappe
del pullman. Flavia Veltroni, la schiva moglie di
Walter, la vede, le si avvicina e le dice: "Mi dispiace...". A due
passi c'è anche Martina, la più grande delle due figlie di Walter. Non parla,
ma i suoi occhi sono lucidi.
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Retroscena Resa dei
conti dopo la sconfitta Giordano pronto a dimettersi Ferrero: no alla nuova
Costituente RICCARDO BARENGHI ROMA [FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA La parola
"sinistra" scompare dal Parlamento italiano. Non un senatore a
Palazzo Madama e neanche un deputato. "Una catastrofe nucleare", per
dirla con Alfonso Gianni. "Torniamo indietro di trent'anni, alla sinistra
extra-parlamentare" dice un abbattutissimo Sandro Curzi mentre sui monitor
scorrono i dati della disfatta, giù giù fino al 3 per cento. Rifondazione
comunista, Verdi, Comunisti italiani il 9 aprile del 2006 avevano un capitale,
il 10,2 per cento dei voti degli italiani, a loro si erano aggregati, con
secessione dal Pd, Fabio Mussi e i suoi. Nei giorni della caduta di Prodi pensavano
realistico aspirare all'8 per cento, dopo la rottura con Veltroni al 6,5. Niente da fare. Cancellati. "E' l'americanizzazione
della politica italiana!", "La trappola bipartitica ha
funzionato!", si accaloravano per tutto il pomeriggio Giovanni Russo Spena
e Rina Gagliardi. "Il Pd ci ha addossato a tutto il peso degli errori del
governo Prodi", analizzava Gennaro Migliore. Un punto e mezzo l'han
tolto anche le due formazioni trozkiste, i Turigliatto e i Cannavò che adesso
esultano, "un risultato magnifico". Ma son mancati i voti operai,
"altrimenti non si spiegherebbe il 22 per cento della Lega in
Lombardia", analizza Curzi. E i voti nelle regioni rosse, "eppure con
il Pd il colloquio si dovrà riaprire", nota Nicki Vendola. La sinistra
"è stata svuotata dal Pd di Veltroni, senza che
per questo si riuscisse a svuotare la destra", accusa Bertinotti che
adesso lascia la leadership, "non ci sono uomini per tutte le
stagioni". Ma per la sinistra è peggio, molto peggio. E' una resa dei
conti. Anche letterale: scomparsi dal Parlamento, e con i soli rimborsi
elettorali garantiti fino al 2011, si apre un problema finanziario. "Fosse
solo quello", sospirano gli uomini di Bertinotti. Nei Verdi Grazia
Francescato chiede la testa di Alfonso Pecoraro Scanio, che comincia a
calendarizzare il congresso. I Comunisti scalpitano, "la Sinistra
Arcobaleno è nata morta, senza i comunisti la sinistra scompare", dice
Marco Rizzo. Da Diliberto parole lapidarie: "La Sinistra Arcobaleno è
stata giudicata dagli elettori. Bisogna ricominciare dalla falce e
martello". Chiusi nella sede del comitato elettorale, per tutto il
pomeriggio lo stato maggiore di Rifondazione: Franco Giordano voleva
dimettersi, Bertinotti lo ha dissuaso. Poi hanno dovuto fronteggiare Paolo
Ferrero, il valdese ex di Democrazia proletaria, l'ex ministro della
Solidarietà sociale contrario al progetto bertinottiano di lanciare subito una
costituente affinché nasca una nuova sinistra unitaria, in cui le varie
componenti dell' "arcobaleno" si sciolgano, "o la sinistra
scomparirà, e non solo dal Parlamento", come dice Bertinotti in quella
riunione. E occorre farlo subito, per esser pronti per le amministrative e le
europee del 2009. Ma per capire quanto ardita sia l'operazione, bastava essere
ieri nell'antro buio dell'Hard Rock Cafè. Bertinotti è stato lasciato solo a
comunicare la sconfitta. Mussi assente giustificato per un controllo
post-operatorio, Alfonso Pecoraro Scanio non s'è fatto neanche vedere. E così
anche Oliviero Diliberto, massimo antagonista con Ferrero del disegno
bertinottiano: ad accomunarli anche un'affezione al comunismo. Che Ferrero
esprime nei termini di "non perdere pezzi storia e di cultura
politica". Ma all'orizzonte c'è molto di più: il rapporto con il Pd, al
momento accusato di "aver consegnato il Paese a Berlusconi",
come pure Bertinotti dice, e che però in prospettiva si vorrebbe ricostruire.
Mentre i "comunisti" pensano che la sinistra debba essere
"anticapitalista, antiliberista, e alternativa al Pd", per dirla con
Marco Rizzo. Difficile il sentiero della risalita adesso. Specie considerando
che Bertinotti lascia, sull'onda di "una sconfitta netta, anche mia, di
proporzioni inimmaginabili".
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ELEZIONIDOPO LA
PROVINCIA DI IMPERIA ANCHE QUELLA DI SAVONA VA AL CENTRODESTRA La Liguria non è
più "rossa" Claudio Scajola: svolta storica per una regione da sempre
di sinistra [FIRMA]PIER PAOLO CERVONE La Liguria non è più rossa. Nella lunga
notte post-elettorale crolla il bastione del centrosinistra. Ed è la prima
volta che succede nella storia della Repubblica. "Abbiamo compiuto un
miracolo", esclama Eugenio Minasso, deputato uscente (ed entrante) di An.
L'annuncio, guarda un po', lo dà in "prima" nazionale l'ex ministro
Claudio Scajola, pronto a tornare al governo. Dallo studio di "Porta a
Porta", davanti a un trepidante Bruno Vespa, il leader regionale di Forza
Italia, spiazza tutti perchè a quell'ora (attorno alle 21,30) mancava non solo
il risultato definitivo della Camera ma persino quello del Senato. Arrivati più
tardi. Dopo un'entusiasmante sfida all'ultimo voto per Palazzo Madama. Che non
c'è stata per Montecitorio. "La Liguria come l'Italia si tinge
d'azzurro", ha detto Scajola. E ha sottolineato: "E' una svolta
storica per una regione tradizionalmente di sinistra. Un risultato che ci
aspettavamo anche per lo straordinario impegno dei militanti del Popolo della
Libertà e per l'entusiasmo che abbiamo registrato nel corso di tutta la
campagna elettorale e in particolare nell'occasione della visita del presidente
Berlusconi a Savona. E' un voto per il cambiamento che
avrà ricadute importanti anche nelle prossime scadenze amministrative".
Vince il centrodestra, ma non stravince. Neppure in provincia di Imperia,
storicamente la più "azzurra" dopo essere stata sempre la più
"bianca" (nel senso della Dc): tra Cervo e Ventimiglia arriva
"solo" al 57% (al Senato) mentre Scajola (ma esagerava) aveva
indicato alla vigilia la soglia trionfale del 65%. In Liguria il partito di
maggioranza relativa è ovviamente il Pdl sia alla Camera, sia al Senato con un
solo punto di differenza rispetto al Pd. Se la bilancia pende poi a favore
della coalizione di Berlusconi, è tutto merito della
Lega Nord che raccoglie il 6,5 dei voti contro il 4,7 dell'Italia dei valori.
Le province di Genova (con in testa il capoluogo) e di La Spezia restano fedeli
all'ex Pci, Pds, Ds poi confluito, assieme alla Margherita (ex Dc ed ex
Popolari) nel Pd. Lo "strappo" si consuma, e qui c'è l'altro dato
politicamente rilevante, perchè è la provincia di Savona
che passa armi e bagagli alla corte di Berlusconi. Con uno
scarto addirittura di dieci punti. Veltroni e Di
Pietro si fermano al 38,9 mentre il Cavaliere, Fini e Bossi "volano".
Tengono solo il capoluogo, Vado e Quiliano. Da Spotorno in giù, ma anche in Val
Bormida, è una valanga azzurra. Sparisce la sinistra radicale, sparisce
il Partito socialista che a Genova, in una trattoria di Salita Pollaiuoli, vide
la luce nel 1892. Altri tempi.
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Massimo Calearo
"Abbiamo cominciato adesso: tra due anni alle regionali ci rifaremo
senz'altro" "Brindo lo stesso Nel Veneto bianco il Pd è primo" [FIRMA]CHIARA
BERIA DI ARGENTINE INVIATA A VICENZA "Il muro non è crollato ma abbiamo
aperto la prima breccia". Massimo Calearo,
l'imprenditore candidato bandiera di Veltroni sul
fronte del Nord-Est, è tutt'altro che sconfortato: anche perché il Pd, a Vicenza,
ha preso il 32% e per la prima volta è il primo partito. Dunque, Calearo alza
un bel bicchiere di Prosecco e riparte all'attacco: "Altro che Berlusconi! Da domani in Italia comanda la Lega. Li conosco: ogni
volta che hanno toccato qualcosa hanno fatto danni, basta guardare alla banca
padana o ai villaggi turistici. Promettono il federalismo fiscale ma in 5 anni
di governo non l'hanno mai fatto. A Roma andrò a rompere le scatole...".
In che senso, scusi? "Farò un'opposizione costruttiva". I dati che
arrivano nella sala Valmarana dell'hotel Jolly sui 6 schermi che Walter, un
amico vicentino, gli ha prestato per la prima serata elettorale della sua vita
non lasciano speranze: addio all'inconfessato sogno dell'ex presidente di
Federmeccanica di diventare il primo ministro di Vicenza dai tempi di Mariano
Rumor. "Moltissime persone in Veneto non hanno più voluto votare Berlusconi e, turandosi il naso, hanno scelto la Lega".
Sarà. Certo i leghisti hanno fatto boom raddoppiando rispetto al 2006 i voti
(26,1%) pur non avendo da queste parti alcun leader ("sono lumbard",
sottolinea Calearo). Nella circoscrizione Veneto 1 subito dopo Bossi in lista
c'era un compaesano di Calearo: quel Stefano Stefani che, da sottosegretario al
Turismo con Berlusconi fece infuriare i tedeschi -
"biondi stereotipati che invadono le nostre spiagge" - e fu costretto
alle dimissioni. Sarà governabilità? Visto dal Veneto devoto al centrodestra,
non c'è da esserne così certi. Prima del voto gli attacchi del governatore
azzurro Giancarlo Galan e quelli al sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi;
gli attriti a Vicenza dove per le comunali Lega e Forza Italia hanno presentato
diversi candidati, ora il successo della Lega a danno del Cavaliere. Morale: il
Pd al
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
O al massimo cinque gruppi
parlamentari: una semplificazione che ci avvicina agli spesso invidiati sistemi
di altri Paesi europei e che potrebbe produrre maggior rapidità nelle decisioni
da assumere e nella stessa dialettica politica. Il prezzo più alto lo pagano le
forze di ispirazione comunista e ambientalista, che restano fuori dal
Parlamento: è la prima volta che accade, non è affatto detto che sia un bene,
ma la drammatica sconfitta subita dalle liste capitanate da Fausto Bertinotti
può forse essere il punto di partenza per la ricostruzione di una sinistra che
stia al passo con l'evoluzione di un Paese in rapido cambiamento. È possibile
che lo stesso processo di semplificazione imposto dalla nascita del Pd prima e
del Pdl dopo, abbia in qualche modo arginato i potenzialmente dirompenti
effetti della cosiddetta "antipolitica". La tanto temuta
"astensione di massa" non si è infatti verificata (ha votato comunque
oltre l'80% degli italiani, con un calo di tre punti percentuali rispetto a due
anni fa): e la critica serrata al sistema dei partiti ha finito, anzi, per
premiare due forze storicamente anti-sistema, la Lega di Bossi e l'Italia dei
Valori di Antonio Di Pietro. Sarebbe però suicida pensare che la bufera che ha
investito la "casta" sia ormai passata, e non dar corso agli impegni
assunti in campagna elettorale in termini di riduzione delle spese, delle
ingerenze e dei privilegi della politica. Questo è solo uno degli impegni - e
nemmeno il più gravoso - che attende Silvio Berlusconi
una volta insediato a Palazzo Chigi. Gli altri sono noti e non vale nemmeno
elencarli, essendo stati oggetto di campagna elettorale: la crescita è ferma,
la recessione in agguato, l'insicurezza dei cittadini crescente e il sistema
istituzionale del tutto inadeguato ad una moderna società occidentale. Molte
preoccupazioni accompagnano la tenuta di una maggioranza nella quale il peso e
i voti della Lega sono determinanti, e qualcuno già scommette che anche questa
legislatura potrebbe aver vita breve e travagliata. Si vedrà. Potrebbe però
confortare lo spirito - assai diverso dal passato - mostrato da Berlusconi in campagna elettorale: una certa consapevolezza
che i tempi sono difficili, che sarà necessario qualche sacrificio, la
disponibilità a forme di collaborazione - su temi bipartisan - con l'opposizione.
Del tutto diversi, infine, i compiti che sono di fronte a Walter Veltroni. Il primo è senz'altro consolidare e radicare il
Partito democratico, battezzato nel fuoco di una battaglia che l'ex sindaco di
Roma sperava, forse, più lontana. La rimonta non è riuscita, e nemmeno la
soglia del 35%, a spoglio non ancora ultimato, sembra raggiunta. Ciò nonostante
l'avventura non può dirsi fallita: il Pd è in campo, ha una classe dirigente e
gruppi parlamentari largamente rinnovati e può senz'altro proporsi come
alternativa all'attuale maggioranza. A condizione che
affronti la seconda - e più grande - delle questioni che ha di fronte: e cioè
come portare "il riformismo al governo del Paese" (parole di Veltroni) separando i destini del Pd da quelli della sinistra radicale.
Un italiano su tre ha votato per Veltroni: troppo
poco per vincere. Almeno fin quando in campo c'è Silvio Berlusconi.
( da "EUROPA ON-LINE" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La destra prepara il
governo, la Lega chiede più potere e posti a Roma e nel Nord Il dialogo Pdl-Pd
parte male A Roma è allarme sindaco Scintille Veltroni-Berlusconi. Rutelli al 44, Alemanno è troppo vicino Oggi si aprono le
trattative vere tra il Cavaliere e Bossi. Sulla composizione del governo e non
soltanto. Ieri la Lega, forte del clamoroso exploit elettorale, ha presentato a
Berlusconi una lunga lista di richieste: tre ministeri tra cui quello
dell'interno e due presidenze di regioni: la Lombardia e il Veneto. Sul
piano delle riforme la Lega vuole il federalismo fiscale "entro
l'anno", mentre ribadisce il suo fermo no ad ogni ipotesi di abolizione
delle province, rilanciata ieri dal Pdl. A Milano intanto il Carroccio chiede
una verifica politica alla Moratti entro giugno, con una robusta iniezione di
assessorati, a partire da quello sulla sicurezza. Infine sull'abolizione dell'Ici
Maroni ha intimato un secco altolà al Cavaliere: "Noi siamo d'accordo, a
condizione che si provveda alle compensazioni per i comuni". Anche il
confronto tra maggioranza e opposizione non inizia nel migliore dei modi.
Walter Veltroni, che attribuisce la responsabilità
della sconfitta allo scarso tempo a disposizione per recuperare il giudizio
negativo degli elettori sul governo uscente, è rimasto "negativamente
colpito" dalle prime esternazioni del Cavaliere in merito soprattutto alla
legge elettorale, parse un netto passo indietro rispetto al dialogo intrapreso
nella legislatura ormai tramontata. Il Pd annuncia la costituzione di un
governo ombra e lancia un'offerta di dialogo alle altre forze d'opposizioni,
parlamentari (l'Udc) e non (la Sinistra). A rafforzare la delusione rispetto ai
dati elettorali, l'esito delle consultazioni in Friuli (sconfitto l'uscente
Illy) e nella capitale, dove Rutelli si è fermato al 44,6 ed è costretto a
giocarsi tutto al ballottaggio con Alemanno. ALLE PAGINE 2, 3 E 5.
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Camera e Senato,
chiara maggioranza di Pdl e Bossi. In Parlamento solo cinque partiti: ce la
fanno Di Pietro e Casini, fuori Santanchè e socialisti La
terza volta di Berlusconi Veltroni chiama il Cavaliere: hai vinto. Boom della Lega. Cancellata la
sinistra radicale Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni politiche e tornerà per la terza volta al
governo. Terremoto in Parlamento, dove rimarranno soltanto cinque partiti:
Pdl-Lega, Pd-Idv e Udc. Cancellati la sinistra radicale, i socialisti e
la Destra. Beria di Argentine, Berta, Bertini, Bruzzone, Castelnuovo, Cerruti, Corbi,
Giovannini, Grignetti, Iacoboni, La Licata, La Mattina, Longo, Magri, Martini,
Mattioli, Nicoletti, Novazio, Padovani, F. Poletti, Rampino, Spini e Zanotti DA
PAG.
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Pdl stravince sul
Pd a Ventimiglia ma l'alleanza del nuovo soggetto politico berlusconiano perde
500 voti rispetto alle politiche del 2006 e per il recupero in percentuale deve
ringraziare soprattutto l'exploit della Lega Nord . Parlano i numeri: Forza
Italia e An al Senato avevano raccolto 7736 consensi e il Pdl si è fermato solo
a quota
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Abbiamo
raddoppiato i parlamentari, non possiamo tradire chi ci ha votato"
[FIRMA]FRANCESCO GRIGNETTI ROMA "Chi ha votato per l'Italia dei Valori
vuole un cambiamento vero in questo Paese, un'informazione libera, un'economia
di mercato, una giustizia funzionante, un lavoro dignitoso". Antonio Di
Pietro è rimasto a casa sua, a Curno, in provincia di Bergamo, per guardarsi la
televisione in pace e aspettare i risultati elettorali. A un certo punto, però,
non ce l'ha fatta più e si è attaccato al blog. E dunque ecco i ringraziamenti
per chi l'ha votato. Ma anche un messaggio per gli alleati: l'Italia dei Valori
non scomparirà, anzi. Vacilla pure l'impegno di formare un gruppo parlamentare
unico, sia alla Camera che al Senato, con il Pd. Sì, perché Di Pietro non
intende rinunciare ai suoi cavalli di battaglia. "Il partito che
rappresento farà di tutto per ottenere questi obiettivi. Lo dobbiamo a ognuno
di voi". Di Pietro è rimasto da solo a cavalcare l'antiberlusconismo. Ed
allora ecco l'urlo liberatorio dell'ex ministro: "Non è stato semplice
scegliere il simbolo con il gabbiano arcobaleno dopo il sostanziale oscuramento
dell'IDV da parte delle televisioni pubbliche e dei continui attacchi gratuiti
e diffamatori dei media in mano al signor Silvio Berlusconi".
Epperò c'entrava anche il grillismo nella sua campagna elettorale. E quindi il
suo ringraziamento particolare a chi, nonostante l'appello all'astensione del
comico genovese, ha scelto di votare ugualmente: "Grazie. Non è stato
facile decidere di andare al seggio elettorale dopo i tanti fallimenti della
politica italiana". A Roma, in quella che un tempo fu la sede del Psdi, e
che ora ospita il partito del gabbiano, il gruppo dirigente del partito
commenta ad alta voce i risultati. Ottimi. Cinque per cento dei voti; raddoppio
della rappresentanza parlamentare, dai 21 uscenti ai circa 50 accreditati. Il
boom in Molise, poi, dove IDV passa dall'8,5 al 27%, regala al centrosinistra
un insperato premio di maggioranza che migliora le sorti complessive del
Senato. "Ha pagato la coerenza", dice un battagliero Leoluca Orlando.
"I nostri valori sono inalienabili", gli fa eco Nello Formisano,
capogruppo uscente al Senato. "Siamo l'unico partito che esce dal governo
Prodi e raddoppia i voti. Significa che gli italiani hanno capito le nostre
battaglie. Anche certe asprezze... Noi difendevamo i valori, non gli interessi
di bottega", conclude Massimo Donadi, capogruppo uscente alla Camera. Che
azzarda un parallelismo con il successone leghista. "Loro per i temi del
federalismo, noi per quelli etici: siamo entrambi un pungolo per i partiti
maggiori". Adesso, incassato il successo, a sciogliersi nel calderone
democratico non ci pensano proprio. Lo fa capire Di Pietro: "Il mio
impegno nei confronti di tutti i cittadini italiani è di sviluppare le proposte
del programma elettorale di Italia dei Valori". Manco
un accenno al programma di Veltroni. "Serenamente - spiega
Donadi - dobbiamo ragionare con il Pd se sia il caso di fare in Parlamento un
gruppo unico o due gruppi distinti. Magari è più conveniente, da un punto di
vista tattico, avere due voci in conferenza di capigruppo anziché una...".
Formisano fa un ragionamento più articolato: "Gruppo unico o no,
importante è che ci sia visibilità per la nostra attività. Come coalizione
usciamo da una sconfitta elettorale e dobbiamo prepararci fin da ora per il
prossimo turno. E i nostri modi d'essere, i nostri temi, dovranno essere tenuti
in maggior conto". Concorda Leoluca Orlando: "Ci siamo impegnati a
formare un gruppo unico, ma la dizione dev'essere doppia, Pd-IDV, perché i
nostri temi non sbiadiscano. La nostra intransigenza paga. E gli attacchi
ricevuti sono la migliore conferma".
( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]GIAN PIERO MORETTI
SANREMO Per la quarta volta, in soli tre anni, il centrodestra si è imposto
sulla coalizione di centrosinistra che governa la città. Un risultato chiaro
che non lascia spazio a fantasiose interpretazioni e, ancora una volta,
delegittima la giunta uscita dalle urne nel 2004. Questo il risultato dopo lo
scrutinio dei 56 seggi di Sanremo: 49,12% al Senato e
48,21% alla Camera per il Popolo delle libertà di Berlusconi che
sfiora la maggioranza assoluta. Con la Lega Nord arriva a 58,73 e a 58,23. Per
il Partito democratico di Veltroni, con Di Pietro, 29,39 al
Senato e 29,04 alla Camera. Il Pdl ha preso 4 punti alla Camera e al Senato,
rispetto al 2006; il Pd ha fatto meglio con 5 punti al Senato e 7 punti
alla Camera. Forte aumento, come del resto è accaduto a livello nazionale,
anche per la Lega Nord passata dal 6,15% (Senato) e 6,09% (Camera)
rispettivamente al 9,61 e al 10,02 per cento. Leggero aumento per Italia dei
valori al Senato (3,91 contro 3,17) e alla Camera (4,06 contro 2,64); in caduta
l'Udc sceso da