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Articoli
Veltroni/Berlusconi (68)
La crisi del paese: e se fosse davvero anche colpa
nostra? ( da "EUROPA.it"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi fa solo battute La crisi del paese: e se fosse davvero anche colpa nostra? Veltroni: "Non si può andare avanti così". Cioè risanare senza crescere Quindici anni in altalena tra una spesa pubblica allegra alimentata dalla corsa ai condoni del centrodestra e la rincorsa, a tratti ossessiva a tratti autolesionistica,
Gli
indecisi da convincere ( da "EUROPA.it"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ci è riuscito per la prima volta Berlusconi nel 1994, quando scese in politica utilizzando parole d'ordine che parevano (e forse erano) certamente diverse dalle solite, stantie e abitudinarie. E, per vincere, dovrebbe farlo anche Veltroni. Perché il distacco attuale tra i due principali schieramenti non è altissimo (tra i 5 e gli 8 punti a seconda dei diversi sondaggi)
Un'altra
rupture con il vecchio centrosinistra
( da "EUROPA.it"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sergio Marini non è catalogabile fra gli amici naturali di Veltroni. Nel giorno in cui registra l'orrendo scivolone di Berlusconi sui precari (tema sul quale è lui a guidare la corsa con la proposta di almeno 1000 euro al mese), il leader del Pd ha proseguito il suo viaggio nella filiera produttiva che conta, dalla Confcommercio alla Confartigianato appunto alla Coldiretti: e un po'
"Compenso
minimo e dazi, due errori" ( da "Stampa, La"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: gli risponde da Lugano il leader del Pd Walter Veltroni. L'estensore del programma Enrico Morando entra nel merito: "La proposta non intacca in alcun modo l'autonomia delle parti, perché proponiamo la sperimentazione di un compenso fissato in via tripartita (imprese, sindacati e Governo) per i collaboratori economicamente dipendenti".
[FIRMA]ROBERTO
GIOVANNINI INVIATO A CERNOBBIO (CO) Gli industriali c'erano scivolati accanto,
( da "Stampa,
La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: oggi arriveranno Veltroni e Berlusconi - l'organizzazione guidata da Carlo Sangalli sfodera i dati elaborati dal suo centro studi. Dati che parlano di un'economia italiana appesantita, senza spunto, con consumi depressi e cittadini senza fiducia. Lo scenario migliore: il Pil nel 2008 potrebbe crescere dello 0,7%.
Morgando
e Bonino amici per forza "C'è la stessa voglia di confronto"
( da "Stampa,
La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: scritto da Veltroni. Ancora Morgando: "I punti di quel progetto rappresentano la chiarezza da cui deve partire questo dialogo e la base di questa amicizia politica. C'è la voglia di costruire un punto di equilibro e di sintesi". La Bonino indica anche una delle strade da seguire, quella della difesa della libertà e della responsabilità di scelta,
E
su, bisogna acconciarsi a digerire barche, club su Internet esclusivi ma in
fondo abbordabili (tip ( da "Stampa, La"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: amico di Walter Veltroni, peraltro ospite fisso a Sabaudia. I Caltagirone boys ovviamente sarebbero bingo, ma sentimentalmente paiono inavvicinabili; Alessandro è ottimo skipper, oltre che manager del gruppo, e ogni tanto assieme alla sorella Azzurra - che come il padre ama la pizza bianca - la mangia da "Celestina".
L'esercito
di Cenerentole nell'Italia dei Piersilvi
( da "Stampa,
La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: amico di Walter Veltroni, peraltro ospite fisso a Sabaudia. I Caltagirone boys ovviamente sarebbero bingo, ma sentimentalmente paiono inavvicinabili; Alessandro è ottimo skipper, oltre che manager del gruppo, e ogni tanto assieme alla sorella Azzurra - che come il padre ama la pizza bianca - la mangia da "Celestina".
Ora
i poli duellano su Libano e Kabul
( da "Stampa,
La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni vorrebbe affondare la lama, "di politica estera non si sta parlando abbastanza", riceve le lodi di Zapatero e un po si pavoneggia. Ma in questo campo pure Berlusconi ha le sue armi. Incontra un'associazione israelitica, racconta una barzelletta sugli ebrei che assicura di aver udito da un rabbino,
Libano,
cambieremo le regole d'ingaggio L'annuncio di Berlusconi a Primo Piano: Se
vinciamo, nuovi compiti per i nostri soldati. Più truppe a Kabul e in Iraq
istruttori militari ( da "Unita, L'"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Insiste sulla "situazione difficile", sui "disastri" fatti dalla sinistra, attacca Veltroni dicendo che "Roma è nel degrado". E siccome gli ebrei libici "mi hanno rimproverato di non attaccare troppo Veltroni", corre ai ripari: "Si smonta da solo. Aveva detto che sarebbe andato da solo e non è cosi. Io non l'ho mai annunciato".
Soldati
in libano e iraq è scontro su berlusconi
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni: ipotesi devastante Soldati in Libano e Iraq è scontro su Berlusconi ROMA - è bufera sulle parole pronunciate da Silvio Berlusconi e Antonio Martino sulle missioni italiane all'estero. "Dobbiamo lasciare il Libano e tornare in Iraq", ha detto l'ex ministro della Difesa.
Se
ci libera dalla inutile burocrazia, noi ci stiamo
( da "Unita,
L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Cosa l'ha colpita del discorso di Veltroni? "Si esprime molto bene. È un eccellente comunicatore come, in modo diverso, Berlusconi. Sono 15 anni che il linguaggio della politica è troppo gridato. Veltroni ha descritto un Paese che è il sogno di tutti gli imprenditori. Lui dice light".
Puntare
sul lavoro per convincere gli incerti
( da "Unita,
L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni "desta gli entusiasmi dei propri elettori", e per una campagna in cui si devono motivare i propri è più che adatto. Sostiene d'altronde il massmediologo Klaus Davi che le astensioni "devono preoccupare più Veltroni che Berlusconi". e spiega: "A Nord andranno in massa a votare e non andranno a votare Veltroni.
Vecchio
stile Dc, Casini cede il passo a Letta
( da "Unita,
L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Anna sostenitrice all'anagrafe si chiama Giuseppina ed è più giovane della capogruppo del Pd al Senato. Candidati premier alla conquista dei voti degli invalidi del lavoro. Il primo a spiegare loro le sue proposte sulla sicurezza del lavoro è stato Walter Veltroni. Seguiranno Berlusconi, Casini e Bertinotti..Marcella Ciarnelli.
Il
ritorno di Mussi: ci metto tutta l'anima Bertinotti attacca il Pd: è una forza
di centro vuole recuperare il ruolo che fu della Dc
( da "Unita,
L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: di Walter Veltroni l'ipotesi di "un'alleanza con il centro, anche per la sua tendenza a configurare il Pd programmaticamente come formazione di centro". Il Pd, ha voluto argomentare Bertinotti, nel corso di una videochat sul sito del Corriere della Sera, "ha la vocazione a recuperare il ruolo che fu della Dc, formazione sostanzialmente a-
La
vera par condicio è su Rai New 24, con Mineo
( da "Unita,
L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: C'è anche un pizzico di Veltroni che assicura una presidenza parlamentare all'opposizione, ma è subito inchiodato: "Anche Berlusconi garantisce una presidenza all'opposizione", parola di Emilio Fede. Il quale torna sulla par condicio che non esiste nemmeno per i "conduttori televisivi africani".
Deride
i precari Andrò a votare contro Berlusconi Cara Unita' ho 29 anni, sono
( da "Unita,
L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma ora ho deciso che voterò Walter Veltroni perché il rischio che possa vincere chi deride i giovani precari con delle battute assolutamente fuori luogo dopo che si è appena suicidato chi dalla sofferenza della perdita del lavoro è stato ucciso mi fa rabbrividire. Sergio Fratini, Milano Quella battuta offende anche le donne Cara Unità,
Pd,
differenti ma uniti alla meta ( da "Repubblica, La"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sarà amicizia politica Lunedì il tour di Veltroni in Piemonte: tappe a Verbania, Novara e Alessandria Sono molto diversi, ma non lo nascondono. Lei parla della Birmania, di Cina e India, lui di Vercelli e della profonda provincia piemontese. Lei cita Popper, lui il cardinal Bagnasco, lei difende la legge 194, lui promette leggi che aiutino le famiglie a fare figli.
Campus
biomedico a trigoria apre l'ospedale dell'opus dei - orazio la rocca
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ex sindaco di Roma Walter Veltroni - , è stato Gianni Letta ("Come pioveva quel giorno!") che si è detto "convinto che qui varrà la legge dell'amore per la cura del paziente". Certezza ribadita anche da Rutelli, che ha apprezzato anche la decisione dell'università di avere tra i docenti "una personalità" come Joaquin Navarro-Valls.
Alemanno
punta su perla la precaria del duetto con berlusconi in tv - gabriele isman
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: rimosso a novembre dall'allora sindaco Walter Veltroni dopo che era stato pizzicato a parcheggiare la sua auto privata in un posto per disabili in via della Croce, con tanto di contrassegno handicap scaduto. Francesco Storace, che nei sondaggi sulla corsa al Campidoglio, viaggia oltre l'11%, lancia messaggi: "Nell'ipotesi di un ballottaggio?
Veltroni
alla conquista di milano sullo sfondo le case popolari - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: mani del Partito democratico Veltroni alla conquista di Milano sullo sfondo le case popolari RODOLFO SALA L'altra sera il pienone al Palasport di Bergamo, ieri le tre tappe ? Morbegno, Lecco, Varese ? nella Lombardia profonda stregata da Berlusconi e Bossi. E oggi, a una settimana esatta dallo show del Cavaliere al Palalido (musica a palla e il programma del Pd stracciato sul palco)
L'addio
al Pdl è durato solo qualche mese
( da "Giornale.it,
Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Noi avevamo aggiunto di essere anche alternativi a qualsiasi veltronismo. Casini e Cesa hanno deciso di fare diversamente, l'addio è inevitabile". Un addio all'Udc salutato con favore da Claudio Scajola e che in serata ha portato alla "risposta" di Lorenzo Cesa che ha nominato Rosario Monteleone nuovo coordinatore regionale del partito.
VERSO
LE ELEZIONI ( da "Giornale.it, Il"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: A cominciare proprio dal braccio destro di Walter Veltroni. "Ciarrapico è sempre stato coerente - ha spiegato recentemente Bettini al Messaggero -. Non ha mai rinnegato le sue idee anche quando, per curiosità, è venuto a una mia assemblea pubblica e mi ha definito, bontà sua, una straordinaria intelligenza politica".
Berlusconi:
resteremo a Beirut ma con nuove regole d'ingaggio
( da "Giornale.it,
Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: aveva commentato Berlusconi, precisando che un governo di centrodestra potrebbe al limite pensare di mandare "istruttori militari". Decisamente contrario a inviare nuovamente militari italiani a Bagdad, il candidato premier del Partito democratico Walter Veltroni: "Da lì stanno venendo via anche gli Stati Uniti.
Le
donne del Pdl scendono in campo Ecco cinque proposte per la famiglia
( da "Giornale.it,
Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "La demagogia del nuovo che intende propinarci il leader del Pd, Veltroni, non funziona - dice la Meloni -. I due anni di governo del centrosinistra hanno dimostrato che per loro la famiglia non è una priorità". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Maroni:
<La vera battuta? Mille euro al mese per tutti>
( da "Giornale.it,
Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Lega alla Camera la canea montata a sinistra sulla risposta data da Silvio Berlusconi a una giovane precaria, invitata a risolvere i suoi problemi sposando un milionario. Non è invece "nemmeno una battuta elettorale", in quanto "sbagliata", la genialata uscita dal cilindro veltroniano proprio in risposta al dramma dei precari: ovvero un salario garantito di mille euro per tutti.
Verdini
in stile veltroni "noi da soli, perché no?"
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Annuncio del leader toscano di Forza Italia Verdini in stile Veltroni "Noi da soli, perché no?" Sul caso Dinelli "Amarezze comprensibili, ma ora pensiamo alla campagna" "Potremmo anche correre da soli alla prossime amministrative fiorentine". L'uscita sembra "copiata" da Veltroni e invece a buttarla sul tavolo è il leader toscano di Forza Italia Denis Verdini, che a sorpresa spiega:
Genova
la rossa volta le spalle alla Sinistra
( da "Giornale.it,
Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: giorno in cui il suo padre politico e gemello diverso Fausto Bertinotti dà a Veltroni del democristiano ("ha la vocazione a recuperare il ruolo della Dc, facendo una politica di centro"), negli occhi, nella voce, nella mimica di Giordano si legge la paura di vedersi cancellato dal Pd e dalla polemica sul voto utile. Il segretario di Rifondazione è rosso in viso, urla, quasi piange.
A
Prodi torna la voce: ma può parlare solo in esilio
( da "Giornale.it,
Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni non ha mai titubato. "Romano - è stato il ragionamento del leader del Pd - se c'è la campagna elettorale dovrai fare un passo indietro". E così è stato, almeno fino a ieri. Quando Prodi è finalmente uscito dal suo esilio dorato in terra patria ed è atterrato a Bruxelles per il vertice dell'Ue.
Politici
in fuga dalla tv Vespa: <Mi arrabbio ma alzano l'audience>
( da "Giornale.it,
Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Sia Berlusconi sia Veltroni dicono che vogliono". Cosa darebbe per ospitarlo lei a Porta a porta? "Guardi, penso che se si facesse dovrebbe essere in due tranche. Una da noi, una a Mediaset. Anche se, secondo l'interpretazione del presidente Landolfi, i candidati non dovrebbero incontrarsi".
Quell'applauso
a prodi è ... - giovanni de plato
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: la rottura operata da Walter Veltroni nella politica italiana corre il rischio di essere svisata o di arenarsi nel continuismo di un ceto politico locale, tanto dell'ex DS quanto della Margherita, che velocemente si è subito adoperato per occupare i nuovi posti di comando e di rappresentanza, ignorando qualsiasi richiesta di partecipazione e di scelta della gente.
Walter
nelle roccaforti leghiste "calderoli, bello essere italiani" -
alessandra longo ( da "Repubblica, La"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: in questo cantone è venuto anche Berlusconi ma per farsi la liposuzione". La sala ride, Veltroni non muove nemmeno un muscolo. Niente pesantezze sull'avversario ma qui non lo sanno. Unica tappa fuori dai confini italiani, alla presenza del viceministro Danieli, dei candidati nella circoscrizione estero europea, Farina, Micheloni, Schiavone.
Veltroni,
appello sui temi bipartisan "patto di consultazione con il pdl" -
giovanna casadio ( da "Repubblica, La"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: in questa tornata elettorale perché il Pd è ora solo "a 6 punti" di distacco dal partito di Berlusconi. Walter Veltroni rilancia nelle tappe lombarde del suo tour, le proposte e i progetti del Partito democratico. Quindi, nessuna ipotesi di inciucio bensì un appello all'unità: l'Italia "deve voltare pagina e non può essere dilaniata da odio e contrapposizione".
Elezioni,
parte la caccia agli indecisi - claudio tito
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi: a noi basta ricordare Prodi Una sorta di scala mobile per tutelare le prestazioni previdenziali Gli ultimi sondaggi mostrano che gli incerti sono del centrosinistra CLAUDIO TITO ROMA - Walter Veltroni: "Sugli indecisi dobbiamo giocare all'attacco".
Cultura
E nessuna parte politica sino a oggi è riuscita a prescindere dalla relazione
con il potere ... ( da "Repubblica, La"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il Partito Democratico di Walter Veltroni non abbia paura di cambiare. Non scenda a compromessi per paura di perdere. Il governo Prodi è caduto in terra di camorra. Ha forse sottovalutato non tanto Clemente Mastella, il leader del piccolo partito Udeur, ma i rischi che comportava l'inserimento nelle liste di una parte dei suoi uomini.
DOPO
LO scontro su Hamas, esplode quello su Libano, Afghanistan e Iraq. La campagna
elettora ( da "Messaggero, Il"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi frena, Fini contesta la fuga dal sud del Libano ma è propenso a che si spostino soldati sul fronte afghano. Prodi, D'Alema e Veltroni attaccano il centrodestra giudicando "irresponsabili" le parole di Martino. Casini parla di "dilettanti allo sbaraglio".
ROMA
Dopo Hamas, ora ci si scontra su Libano e Afghanistan. Altro che politica estera
bipar ( da "Messaggero, Il"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ribaltone e anche poco comprensibile a giudicare dalla prudenza e dai distinguo usati da Berlusconi e Fini, preoccupati di non smentire in toto l'ex ministro. Prodi, Veltroni e D'Alema hanno giudicato le parole "gravissime, incomprensibili, irresponsabili e drammatiche", "un colpo al prestigio nazionale", "noi abbiamo lavorato per la pace, sembra tornare il partito della guerra".
Scripta
manent ( da "Manifesto, Il"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: checché ne dica Veltroni in Italia esiste ancora la lotta di classe". Per restare nel merito, giriamo pagina e leggiamo il manifesto del Pd "Per dare valore al lavoro": le linee sono ancora generali ma la squadra per elaborarle c'è, eccola: Baretta, Nerozzi, Ichino, Treu, Calearo, Colaninno e via precarizzando: "Il mix funziona" (non sarà volgare,
Camorra,
i Casalesi in aula minacciano Saviano
( da "Manifesto,
Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Saviano non risparmia nemmeno Cuffaro e Berlusconi per poi riprendere con i rifiuti, un disastro dove si è sottovalutato il ruolo della camorra, e anche, sebbene non ne faccia menzione, il ruolo delle lobby industriali nel nostro paese. Veltroni a quanto pare non si è rammaricato del rifiuto e ieri ha speso parole di solidarietà nei confronti dello scrittore,
Confindustria
dice no al salario minimo ( da "Manifesto, Il"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni e Berlusconi, sul tema della precarietà, dicono bugie", dice Paolo Ferrero: "La proposta di dare a tutti i precari 1000 euro al mese è una bufala da campagna elettorale, un'operazione del costo di 50 miliardi di euro e Veltroni dovrebbe spiegare dove li trova tutti questi soldi - continua Ferrero - Noi diciamo invece che bisogna ridurre la precarietà e che le risorse per
Bonanni
lancia il sindacato <larghe intese>
( da "Corriere
della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: periodo difficile che ci attende", il segretario della Cisl confida che "Berlusconi e Veltroni collaborino. O il Paese andrà a sbattere". La grande coalizione è un'idea che Bonanni coltiva dal giorno in cui le urne consegnarono a Prodi una vittoria dimezzata. "E in questi due anni l'Italia ha appreso la lezione, è cambiata.
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 9
La Nota di M... ( da "Corriere della Sera"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Alema e Walter Veltroni accusano il centrodestra di ferire la credibilità che il nostro Paese avrebbe riacquistato con loro. E Fausto Bertinotti si associa, attaccando "le destre che vogliono abbandonare il Libano" e tornare in Iraq. Ma più delle loro critiche colpiscono i timori del generale Mauro Del Vecchio, candidato del Pd al Senato,
Bertinotti:
con l'Inno di Mameli si suoni anche l'Internazionale
( da "Corriere
della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: postelettorale tra Casini e Veltroni? "Tenderei ad escluderlo anche se è nelle corde di Walter il posizionamento al centro". L'eliminazione di quelle differenze tra centro e sinistra che hanno creato problemi di stabilità a Prodi? "Il Pd sta facendo proprio il contrario, candidando l'operaio che chiede più soldi in busta paga e il "falco" di Federmeccanica che non glieli voleva dare"
<In
Libano con nuove regole d'ingaggio>
( da "Corriere
della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: mentre Veltroni non può dare alcuna garanzia perché "è un innovatore con credibilità zero". Si finisce con una battuta maliziosa, fatta a Palazzo Grazioli ricevendo esponenti della comunità ebraica romana che scherzosamente lo rimproveravano perché si sta facendo fotografare solo con le donne: "Ma io sono Silvio Berlusconi,
Pdl-Pd,
lite sulle missioni D'Alema: fate danni all'Italia
( da "Corriere
della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni: rischio crisi internazionale Il presidente del Parlamento di Beirut ha convocato l'ambasciatore italiano per avere chiarimenti DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES - Terminata la sua ultima riunione del Consiglio europeo da ministro degli Esteri del governo Prodi, ieri, a Bruxelles, D'Alema ha tirato fuori un mazzetto di fax da una cartellina.
Le
due linee dei democratici su Hamas
( da "Corriere
della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni allude al taglio netto con gli alleati dell'Unione, mentre lo stesso non può affermare se dirige lo sguardo in casa propria. L'aspro diverbio a distanza sul dialogo con Hamas tra D'Alema e l'ambasciatore israeliano Gideon Meir, grande estimatore di Veltroni, ha messo in evidente imbarazzo il leader del Pd e portato a galla il conflitto sottotraccia per il prossimo mandato
Confcommercio:
consumi fermi è quasi recessione ( da "Corriere della Sera"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: oggi Walter Veltroni, domani Silvio Berlusconi), parla di "scricchiolii" preoccupanti che dall'estero arriveranno in Italia. E di una "vera e propria emergenza nazionale". Calano gli investimenti (dall'1,2% allo 0,9% del Pil nel 2008) e i consumi sono ridotti al minimo con un'inflazione che nell'anno è destinata a viaggiare ad una media del 3%
Intese
Veltroni e Berlusconi si sfidano a cernobbio, le diplomazie lavorano su Rai,
riforme e nomine ( da "Riformista, Il"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Intese Veltroni e Berlusconi si sfidano a cernobbio, le diplomazie lavorano su Rai, riforme e nomine Aspettando "quota 75" Pd e Pdl stringono i primi accordi La somma dei due partiti pesa quasi quanto i singoli risultati La rimonta del Pd, per ora, s'è fermata.
Sondaggi
giulio a Sinistra, Cesare con Pdl, i giovani con Veltroni
( da "Riformista,
Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dove è ambientata la serie televisiva di Canale5, sebbene sia berlusconiano. Sui grandi, Branciamore vede Giulio Cesaroni, il padre, interpretato da Claudio Amendola - da sempre "bi-comunista", con due pugni alzati - in "area Rifondazione, più a sinistra di Veltroni". Cesare, invece, "me sa che vota a destra.
Provocazioni
Un numero di Charta minuta sul medico più cinico della tv
( da "Riformista,
Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Tersilli non è altro che Veltroni, la versione politica di Alberto Sordi. Il giochino è troppo facile. Anche perché il punto di arrivo del ragionamento complessivo dei pensatori finiani è quello di chiedere al ritrovato amico Silvio Berlusconi di guardarsi qualche puntata del popolare telefilm e imitare il dottor Gregory House.
Segue
berlusconi e il cazzeggio ( da "Riformista, Il"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: parlando d'altro, di programmi e di proposte, su cui è più nuovo e più forte; non rifletterlo per renderlo ancora più luminoso. E non basta che Veltroni finga di non nominarlo, l'avversario, chiamandolo "il mio principale competitore", se poi fa tutto il comizio sulla sua ultima battuta. Antonio Polito 15/03/2008.
Che
farà da grande ( da "Riformista, Il"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che questi giochi abbiano come esito il passaggio di mano da Berlusconi a un altro. Tutto ciò è chiaro. Meno chiaro è che rapporti avrà Casini col centrosinistra di Veltroni. Che è anch'esso diverso dall'Unione di Prodi con cui Casini non sarebbe mai potuto andare. Un futuro alla tedesca (ricordate l'esperienza dei liberaldemocratici?
ROMA
- Walter Veltroni ha riunito lunedì scorso staff ed esperti (c'era
( da "Messaggero,
Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: amministrazione Veltroni. Ed è stato lo stesso Berlusconi a dire no: "Se esageriamo, diamo l'impressione che abbiamo paura di Veltroni. Rischiamo di rilanciarlo, anche perché gli italiani non sanno come è governata Roma". La polarizzazione della campagna sui due candidati dei partiti maggiori è un effetto indotto dell'acuirsi dello scontro diretto.
Sabrina
( da "Corriere
della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E cosa si aspetta dal suo candidato premier Veltroni rispetto al precariato? "Una netta inversione. Sono fiduciosa, lui sa fare da tramite fra chi sta come me e chi guadagna 500 euro al mese. Non perseguita la gente con le tasse come fa certa sinistra. Chi vincerà le elezioni? Per scaramanzia non lo dico.
<Roma
Punto>, una free press tutta per Alemanno
( da "Corriere
della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi e il candidato alla Provincia Alfredo Antoniozzi. E il leader del Pdl ha "scaldato" il suo arrivo con un affondo a Veltroni: "Roma è in situazione di degrado incredibile". Ernesto Menicucci Ascolto Ieri Alemanno a Bravetta \\ Verità Serve un'operazione di verità su questi 15 anni di sinistra \\ La regia I sindaci cambiano ma il regista è sempre Bettini.
Segue
quota 75 ( da "Riformista, Il"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è dubbio che Veltroni e Berlusconi abbiano accolto con entusiasmo la prospettiva di poter gestire in prima persona anche questo fondamentale dossier. Che le nomine dei "campioni nazionali" dell'economia si avviino a diventare un affare a due Pd-Pdl è confermato indirettamente dalle uniche voci levatesi pubblicamente a contestarne il rinvio:
In
fila dal <mago> di Montecitorio: sarò eletto?
( da "Corriere
della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: magari anche per conto di Veltroni e Berlusconi. Accade sempre prima del voto: arriva il peone e il rappresentante del partito. In sostanza vogliono che leggiamo il futuro, anche se questo è l'ufficio studi della Camera dei Deputati, non siamo mica il mago Otelma. Per alcune decine di persone un posto in Parlamento può dipendere da un coefficiente dello zero virgola,
Dalla
leader ugl stop al <ribelle dei taxi>
( da "Corriere
della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: aggiunge la sindacalista che mediò la ricomposizione della frattura fra gli autisti capitolini e Veltroni dopo lo sciopero selvaggio di novembre. Ma lei chi vota? "Non lo dico. Andrò a votare. Ma come segretario di un sindacato ritengo che sia più corretto mantenere il riserbo su questa scelta". Però Fini voleva candidarla alle politiche.
I
commercianti svizzeri: andate a fare la spesa in Italia
( da "Corriere
della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: come se Berlusconi andasse sui giornali per chiedere di votare Veltroni. Per protestare contro le autorità che non li fanno stare aperti in un giorno di festa, i commercianti svizzeri hanno comprato pagine sui giornali ticinesi lanciando un appello polemico: "Visto che noi saremo chiusi, andate a fare la spesa in Italia".
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Da Veltroni mi aspetto una netta inversione rispetto al precariato". Sport Champions: con il Manchester la Roma cerca il riscatto Champions: nei quarti sarà ancora Roma- Manchester United, con grande voglia di rivalsa dei capitolini. L'urna ha deciso che si replica la sfida dello scorso anno, quella che all'Old Trafford finì 7-
Libano,
il Cavaliere: "Nuove regole d'ingaggio"
( da "Giornale.it,
Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: aveva commentato Berlusconi, precisando che un governo di centrodestra potrebbe al limite pensare di mandare "istruttori militari". Decisamente contrario a inviare nuovamente militari italiani a Bagdad, il candidato premier del Partito democratico Walter Veltroni: "Da lì stanno venendo via anche gli Stati Uniti.
Crescita,
Berlusconi: "La crisi Usa mette a rischio il Paese"
( da "Giornale.it,
Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi - retoricamente dice di voler aiutare". Voto utile "Se non volete che vinca il partito di Prodi e Veltroni, l'unico modo è dare il voto al Pdl". Il leader del Pdl avverte chiaramente i cittadini: "Attenti a come date il vostro voto", dice tornando a spiegare il meccanismo per il quale il partito che avrà la maggioranza relativa potrà avere una chiara maggioranza in Parlamento.
Berlusconi:
solo 12 ministri e almeno 4 saranno donne
( da "Giornale.it,
Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: attento ad Andreotti e sinora supporter di Rutelli e Veltroni, tifa ora per Berlusconi "che è più affidabile", difendendolo dalle "speculazioni sul caso Ciarrapico". All'incontro c'era pure il potente impresario David Zard, che ha chiesto a Berlusconi "più teatri in Italia". E il fisico Daniele Fargion, che pur dichiarando "io sono e resto di sinistra",
MISSIONE
IN LIBANO, è SCONTRO TRA I POLI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ha idee ben diverse: "La presenza italiana in Libano, che è entro l'egida internazionale, è una missione di pace per evitare il deflagrare di una crisi che può avere conseguenze devastanti per tutta l'area". E il ministro della Difesa, Arturo Parisi, avverte: "Se un eventuale futuro governo di centrodestra dovesse continuare a "
BASSA
CRESCITA, RISCHIAMO LA RECESSIONE
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, a Berlusconi, a Casini, sia pure in momenti diversi. Un test importante per capire se il cuore politico della Confcommercio batte ancora verso il centrodestra. O tifa, sotto sotto, per l'accordo fra i poli. Ma, quanto alla polemica sul voto dato ai piccoli partiti, Sangalli, taglia subito corto: "Io sono perché si vada a votare e si esprima un voto coerente con le proprie
Tremonti:
"Con Prodi governo della cicala"
( da "Giornale.it,
Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: eredità del governo di centrosinistra: "Veltroni e Prodi ci lasciano i seguenti numeri: crescita zero, tasse al massimo, pressione fiscale al 44%, inflazione al 5% e conti pubblici non a posto. Solo loro possono dire che il risanamento è solido. In realtà l'economia va male e questo è il bilancio che ci lasciano in eredità".
Boicottare
le Olimpiadi crea confusione? ( da "Giornale.it, Il"
del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi: "La crisi Usa mette a rischio il Paese"Veltroni agli industriali: "Ridurremo le aliquote"Tremonti: "Con Prodi governo della cicala"Sci, il trionfo di Moelgg All'azzurro la coppa del mondo di slalomAlbania, esplode deposito di armi: è strageTibet, i cinesi sparano contro i monaci Pechino: "Arrendetevi entro lunedì"
( da "EUROPA.it" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Pd deve prendere
di petto la recessione e le sue ragioni. Berlusconi fa solo battute La crisi del paese: e se fosse davvero anche
colpa nostra? Veltroni:
"Non si può andare avanti così". Cioè risanare senza crescere
Quindici anni in altalena tra una spesa pubblica allegra alimentata dalla corsa
ai condoni del centrodestra e la rincorsa, a tratti ossessiva a tratti
autolesionistica, delle lacrime e sangue del centrosinistra. Dopo cinque
lustri di grandi scelte (poche) e di grandi errori (tanti), l'Italia si scopre
più povera e più demotivata. Un paese stanco che non cresce e che non riesce
più neanche a capire perché. Mentre Berlusconi scivola
su una pessima battuta sui precari, Walter Veltroni si
mostra allarmato ("così non si può andare avanti "), lasciando capire
che l'agenda del Partito democratico sarà diversa da quella seguita finora dal
centrosinistra. Il candidato premier ha presentato un disegno di legge per un
immediato sostegno ai salari e la progressiva riduzione delle aliquote Irpef
per tutti i cittadini. Parlando alla Coldiretti, il candidato premier ha fatto
propria la proposta del farmer market, cioè un meccanismo che consenta ai
produttori di vendere direttamente ai consumatori e ha detto che salari e
stipendi devono tenere conto dell'aumento del costo della vita.
( da "EUROPA.it" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PAOLO NATALE Lo
sappiamo ormai tutti che l'elettore italiano ha grosse resistenze a cambiare
voto. E non solo quello italiano. Anche negli altri paesi la tendenza che si
sta diffondendo tra i cittadini è proprio quella di riconfermare, nella
stragrande maggioranza, le proprie precedenti affiliazioni. È capitato giusto
domenica scorsa nelle politiche spagnole; rispetto alle precedenti elezioni, i
movimenti di voto complessivo sono stati molto ridotti: Zapatero ha guadagnato
un piccolo 1-2 per cento, sottraendolo alla sinistra più estrema, il Ppe
qualcosa di più, gettonato dalle frange più moderate. Ma sostanzialmente gli
elettori non hanno fatto che rivotare per la propria parte politica, senza
particolari passaggi di voto. È il fenomeno che ho battezzato ormai un decennio
fa come "fedeltà leggera": la politica non ci piace molto, non ci
identifichiamo più ? come una volta ? con un certo partito, ma ciononostante
quando andiamo a votare ribadiamo la nostra scelta a favore della stessa parte
politica, della medesima coalizione. Se questo è vero nella maggior parte dei
casi, come si fa allora a battere la parte avversaria? Tre sono le alternative
possibili: attraverso un ampio sistema di alleanze, come nel caso delle
politiche del 2006; sfruttando le differenti mobilitazioni al voto, come nel
caso delle regionali del 2005; oppure cercando di convincere quella piccola ma
significativa quota di elettori ancora più lontani dalla politica, che
potrebbero votare per una o l'altra parte in maniera indifferenziata, sulla
base di parole d'ordine forti, di appeal da parte del leader, di improvvise fiducie
nei confronti di un soggetto politico che pare diverso dagli altri. Ci è riuscito per la prima volta Berlusconi nel 1994, quando scese in politica utilizzando parole d'ordine
che parevano (e forse erano) certamente diverse dalle solite, stantie e abitudinarie.
E, per vincere, dovrebbe farlo anche Veltroni. Perché il distacco attuale tra i due principali schieramenti
non è altissimo (tra i 5 e gli 8 punti a seconda dei diversi sondaggi),
ma è recuperabile solo riuscendo a diventare il punto di riferimento di
quell'elettorato un po' tiepido, il cosiddetto "ventre molle" dei
votanti che ha bisogno di stimoli forti, di sentirsi coinvolto in un'idea
diversa del paese. I potenziali elettori del Pd sono stimabili oggi in circa il
6-7 per cento della popolazione elettorale; sono coloro che guardano a quel
partito come una possibile scelta di voto, ma non si sentono ancora del tutto
convinti. Potrebbero andare da quella parte ma anche dall'altra, oppure ancora
astenersi. Chi sono? E con quali temi è possibile convincerli? Prima di tutto
sono elettori che paiono sensibili all'appeal di Veltroni,
lo reputano una persona degna di fiducia e gli affiderebbero il governo del
paese senza particolari remore, grazie alla sua scelta di allontanarsi dalla
sinistra radicale. Lo guardano con simpatia, ma ancora non sono convinti. Sono
presenti in maggior misura tra le casalinghe e gli anziani, alcuni tra loro un
pochino delusi dall'appoggio che negli scorsi anni avevano dato a Berlusconi, e che si aspettano novità che li coinvolgano,
attendono qualcuno che parli anche a loro, ma non in "politichese";
piuttosto con un linguaggio nuovo che dia loro fiducia sulle sorti future del
paese. Sono sensibili ai temi ambientalisti, spaventati per la crescente
insicurezza, non particolarmente attaccati alle direttive della Chiesa, e
riconoscono verità nelle parole di Beppe Grillo. Insomma, gente un po' così,
con le idee non molto chiare, che però desidera che qualcuno le dia una mano
per risolvere i suoi problemi quotidiani, in maniera pacifica. Le loro
parole-chiave sono: uguaglianza, moderazione, pace sociale, modernità e
benessere. Per colmare il gap che ancora lo separa da Berlusconi,
il leader del Pd deve parlare soprattutto a questi elettori e cercare di
convincerli. Altrimenti, sarà stata solamente una bella gara, ma senza
possibilità di vittoria.
( da "EUROPA.it" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VELTRONOMICS
Un'altra rupture con il vecchio centrosinistra MARIO LAVIA Se il presidente
della Coldiretti, Sergio Marini, conclude il suo discorso davanti a Walter Veltroni con un sorprendente "si può fare" non
vuol certo dire che l'associazione passi armi e bagagli al Pd ma certo è un
segno di come si possano riannodare fili robusti con mondi finora lontani. Fra
parentesi, la Coldiretti ? lasciamo da parte la lunga storia
"centrista" ? ha avuto nell'ultimo anno rapporti difficili, per usare
un eufemismo, con il governo Prodi: per dire che lo stesso Sergio
Marini non è catalogabile fra gli amici naturali di Veltroni. Nel giorno in cui registra l'orrendo scivolone di Berlusconi sui precari (tema sul quale è
lui a guidare la corsa con la proposta di almeno 1000 euro al mese), il leader
del Pd ha proseguito il suo viaggio nella filiera produttiva che conta, dalla
Confcommercio alla Confartigianato appunto alla Coldiretti: e un po'
dovunque ha ricevuto attenzione e anche qualcosa di più. Ma qual'è il filo
rosso dei discorsi che Veltroni rivolge a tutte queste
platee? Nell'incontro di ieri è stato particolarmente evidente: voltare pagina.
Perché "così non si può andare avanti". La drammatizzazione va colta:
è il portato della grande delusione che il leader del Pd ha provato leggendo le
notizie sulla Trimestrale di cassa. Delusione? Diciamo rabbia, "così non
si può andare avanti". Ma ovviamente la sua non è una reazione emotiva ma
politica. Nel senso che per Walter la fase dell'ossessione dei conti, del
risanamento finanziario si è chiusa: la sua gratitudine a Prodi per quanto
fatto in questo senso è genuina e quando la manifesta non lo fa per prammatica.
Detto questo, però, il Pd non avrà, in politica economica, il medesimo volto
dell'Unione e del "vecchio" centrosinistra. Per questo i ministri
economici saranno nuovi. E dunque anche l' agenda dovrà cambiare l'ordine degli
addendi: il risanamento, in buona misura, è stato fatto, adesso la prima parola
d'ordine è un'altra, "crescita". E la seconda è "sostegno".
Sostegno a salari e stipendi e pensioni che "devono essere capaci di
reggere il costo della vita: o alimentiamo la domanda interna o altrimenti si
alimenta la spirale recessiva", e sostegno ai redditi mediante alleggerimenti
fiscali. Ma perché queste non siano solo frasi fatte occorrerà trovare
strumenti che consentano una qualche forma di riaggancio e si cercherà di
trovarli concertando con le parti sociali altrimenti il governo dem andrà
avanti lo stesso perché ci si deve scrollare di dosso "la scimmia"
dei veti. Sotto questo aspetto, con Veltroni cade un
bastione della cultura di governo socialdemocratica che, declinata nella sua
versione italiana, è stata spesso più di freno che di volano. Ma è nella fase
cruciale della campagna elettorale, dunque più avanti, che il candidato premier
aggredirà il cuore del problema di questa fase, l'aumento dei prezzi e la stasi
dei salari. Non ci si attendino fuochi d'artificio e parole d'ordine buone per
un spot televisivo, ma l'indicazione di un modo per tenere i prezzi dei beni di
prima necessità sotto controllo e soprattutto colmando il gap con l'andamento
di salari e stipendi. I tecnici di Veltroni stanno
studiando un paio di ipotesi destinate ad animare le ultime settimane della
campagna. Non fuochi d'artificio. Ma novità, quelle sì, aspettiamocele.
( da "Stampa, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Marcegaglia
"Compenso minimo e dazi, due errori" [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA
Non sono passate nemmeno 24 ore dalla sua designazione alla guida di
Confindustria ed Emma Marcegaglia si butta già nel confronto politico. Coerente
alla linea autonomista, manda un messaggio a destra ed uno a sinistra: al Pdl
di Berlusconi boccia l'idea dei dazi, al Partito
Democratico l'introduzione di un compenso minimo per i lavoratori precari.
"Non sono convinta che di fronte ad un Paese potente come la Cina i
diritti doganali sarebbero la risposta giusta". Sono
"fondamentalmente a favore dell'apertura dei mercati e contro il ritorno
del protezionismo", anche se naturalmente "la concorrenza non deve
essere sleale". Inoltre, dice in una intervista alla Afp e a La Tribune,
"non sono particolarmente favorevole all'idea del compenso minimo.
Renderebbe ancora più rigido il mercato del lavoro e rischia di compromettere
l'autonomia delle parti sociali negli accordi collettivi. So che anche i
sindacati sono di questo parere". Il compenso minimo "è una misura
largamente diffusa, esiste in 23 Paesi europei. È un'anomalia che non ci sia in
Italia", gli risponde da Lugano il leader del Pd
Walter Veltroni.
L'estensore del programma Enrico Morando entra nel merito: "La proposta
non intacca in alcun modo l'autonomia delle parti, perché proponiamo la
sperimentazione di un compenso fissato in via tripartita (imprese, sindacati e
Governo) per i collaboratori economicamente dipendenti". In
sostanza, "prima le parti trattano, poi interviene la legge a recepire
l'accordo". La prima leader donna degli industriali italiani sembra però
mettere in discussione l'idea del compenso in quanto tale. Nell'intervista del
resto sottolinea la necessità di superare "un mercato del lavoro ancora
rigido", una delle cause "della crescita troppo debole". Sui
grandi temi la Marcegaglia pensa anche ad un "coordinamento" con le
confindustrie di Francia, Germania e Gran Bretagna. Un esempio è il supereuro:
"Con un tasso di cambio così è complicato per le imprese restare
competitive".
( da "Stampa, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Evocandola senza mai
citarla esplicitamente; i commercianti, per primi, tirano fuori la parola
maledetta: recessione. Al seminario organizzato sulle rive del lago di Como da
Confcommercio - fitta è la processione di politici venuti a discutere e cercare
i voti di una categoria da sempre elettoralmente potente, oggi
arriveranno Veltroni e Berlusconi - l'organizzazione guidata da
Carlo Sangalli sfodera i dati elaborati dal suo centro studi. Dati che parlano
di un'economia italiana appesantita, senza spunto, con consumi depressi e
cittadini senza fiducia. Lo scenario migliore: il Pil nel 2008 potrebbe
crescere dello 0,7%. Lo scenario peggiore - ma realistico però, vista la
stagnazione degli investimenti e la pessima aria che soffia sull'economia
internazionale e i mercati - ci parla di una contrazione della crescita, di un
segno meno. Meno 0,2 per cento, ad essere precisi. Per Confcommercio e
Sangalli, non si tratta ovviamente di una "malattia" che colpisce
solo l'azienda Italia: la crisi nasce negli Usa, e soffia sull'intera Europa.
Dopo di che, per l'Italia la cura è più complessa e insieme più difficile da
somministrare. I commercianti ipotizzano venti "medicine", che però
richiedono "un governo - dice Sangalli - che sia in grado di governare con
stabilità". A quanto pare, Confcommercio sembra scommettere su un
risultato elettorale non definito, magari con un Senato senza maggioranze
nette. E dunque - è la conclusione implicita del ragionamento di Sangalli -
avanti con le "larghe intese", unica via per conseguire l'obiettivo
principale nel mirino dei commercianti (insieme a una valorizzazione del mondo
del terziario e dei servizi, con apposite politiche e organismi operativi, e
una massiccia strategia di liberalizzazioni): una riduzione nei cinque anni
della prossima legislatura di cinque punti dell'aliquota media Irpef. Uno
scherzo da 70 miliardi di euro, forse più, che verrebbe "pagato" con
un corrispondente taglio della spesa pubblica "inefficiente".
Gianfranco Fini, qui a Cernobbio, non sembra particolarmente entusiasta della
prospettiva delle larghe intese, ma sottolinea che se il Pdl vince le elezioni
e vara un provvedimento come "la riduzione dell'Irpef o un intervento sul
carico fiscale d'impresa, cioè facciamo cose che Veltroni
dice un giorno sì e l'altro pure, diventerà difficile dirci di no". Certo
è che anche al leader di An il rischio recessione mette paura: "rischio
innegabile", dice. Lo stesso timore che mostra Silvio Berlusconi:
"Non voglio dare delle illusioni o prospettare miracoli - ha detto ieri in
una telefonata al convegno di "Giovane Italia" - il risanamento non
sarà nè facile nè breve ma io sono ottimista e penso che ce la faremo. Ma ci
sono delle condizioni drammatiche, la crescita economica è pari a zero, il
carovita è alle stelle, i salari sono i più bassi d'Europa per colpa della
tassazione". Poi, il Cavaliere se la prende con Romano Prodi: "ha
avuto la faccia tosta di dire che l'Italia è ora rispettata all'estero ma in
due anni non è stato ricevuto alla Casa Bianca". "Se con la parola
tosta si vuol dire rigoroso, allora sì, è così", ha replicato il
presidente del Consiglio uscente Romano Prodi da Bruxelles. In difesa di Prodi
anche il leader Pd Walter Veltroni: "ha fatto un'opera
straordinaria sul piano del risanamento del Paese", nonostante una
maggioranza scombiccherata. Ieri Veltroni era a Lecco,
e nel suo discorso ha fatto una vera e propria elegia dei piccoli imprenditori
artigiani. "Quelli che vogliono rischiare avviando una propria attività -
ha detto - dovremmo andare a cercarli con la bacchetta da rabdomante e
abbracciarli. Sennò come cresce il Paese? Qualcuno pensa che l'Italia possa
tornare a crescere con le grandi aziende?" Insomma, basta con una
"lotta di classe" contro "padroni che non esistono più: non è il
momento del conflitto - ha concluso Veltroni - ma
della grande alleanza tra i produttori di questo Paese": Parole che non
potranno che essere apprezzate qui dai commercianti.
( da "Stampa, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CONFERENZA DEI CANDIDATI
DEL PD Morgando e Bonino amici per forza "C'è la stessa voglia di
confronto" "Cara Emma, benvenuta tra i democratici piemontesi".
Quando Gianfranco Morgando prende la parola ha il volto tirato. Quella
dichiarazione di apertura non era scontata e non è il frutto di un semplice
calcolo elettorale o della cortesia dell'ospite che intrattiene i candidati
alle politiche nella sede del partito. Le differenze, infatti, restano - e
nessuno le nasconde - ma in quella frase c'è il tentativo da parte del segretario
del Pd, uno dei più strenui oppositori della candidatura della leader radicale,
di imboccare una strada comune: "Ci unisce - spiega Morgando - questa
voglia di ricerca e di discussione che riguarda tutti i temi. Ci unisce la
buona fede da cui partiamo per un confronto senza pregiudiziali". E il
tentativo è reciproco. Spiega Bonino: "Questa non è una storia d'amore e
nemmeno una sosta di puro interesse ma da parte nostra c'è tutta la volontà di
tentare un'esperienza di amicizia politica". E aggiunge: "Noi
radicali non vogliamo essere semi-clandestini a bordo ma i protagonisti di
un'avventura. Siamo leali e speriamo che dopo il 13 aprile si possa costruire
insieme una grande amicizia politica". Per il cattolico democratico e la
leader delle battaglie per l'aborto la bussola che li guida è il programma,
vincolante, scritto da Veltroni. Ancora Morgando: "I punti di quel progetto rappresentano
la chiarezza da cui deve partire questo dialogo e la base di questa amicizia
politica. C'è la voglia di costruire un punto di equilibro e di sintesi".
La Bonino indica anche una delle strade da seguire, quella della difesa della
libertà e della responsabilità di scelta, una battaglia che può
"unire credenti, non credenti e diversamente credenti". Questo è il
tema del futuro e questo dialogo "non può essere limitato tra me e Bobba,
perché sarebbe asfittico, ma essere aperto a tutti i cittadini". Bobba è
quel Luigi, ex presidente delle Acli ed esponente dei Teodem, capolista nel
Piemonte 2 e che si presenta come un "laico credente", capace di
seguire la strada del dialogo intrapresa dal Pd sicuro che questa non
cancellerà le diverse identità culturali. Accanto a lui nella conferenza stampa
di presentazione dei candidati c'è Piero Fassino, l'ultimo segretario dei Ds,
capolista alla Camera. Tocca a lui elencare i cinque punti - lavoro e
sicurezza; infrastrutture e Tav: equità e federalismo fiscale; modernizzazione
della pubblica amministrazione e sicurezza - del programma del Pd che
dovrebbero dare una risposta alla questione settentrionale. Per Morgando si
tratta di "una squadra preparata e autorevole" dove il segno del
"rinnovamento è visibile", visto che il 60 per cento dei candidati ha
meno di 50 anni e il 46 per cento è donna. Per Fassino "il Pd è la vera
novità della scena politica italiana e con la sua presenza ha già fatto una
cosa per il paese: ha ridotto la frammentazione dei partiti". Nella
campagna elettorale "non si parlerà di Berlusconi
e non faremo polemica con il Pdl, affronteremo i problemi degli italiani".
\.
( da "Stampa, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
O small world),
qualche festicciola. Ma ce la potete fare, precarie di tutta Italia. Ecco, se
uno volesse seguire davvero il consiglio di Silvio Berlusconi?
Se indignarsi è inutile, tanto vale prenderlo alla lettera e, diciamo,
approntare una strategia: ma chi sono questi milionari da sposare? Dove li
trovo, al call center? Come li irretisco? Già che c'era, ha scritto il
manifesto, Silvio poteva condire la battuta con una lista. L'Italia è piena di
Piersilvi, ragazzi che hanno mantenuto e talora incrementato le posizioni
ereditate, con capacità e, berlusconianamente, "bella presenza".
Buoni partiti che magari credete inarrivabili e invece non aspettano altro che
essere rapiti dalla Perla Pavoncello che sognavano da anni, la ragazzetta
magari un po' precaria, ma bella, astuta, sveglia e svelta. Come no. A chi avrà
pensato il Cavaliere oltre che a suo figlio? Di sicuro ai buoni partiti belli e
magari un po' fighi, quelli alla Matteo Marzotto, figlio della contessa Marta e
di Umberto, che dopo esser già stato membro dei giovani di Confindustria è
adesso al timone della Valentino spa. Lo si incontra alle sfilate milanesi,
dunque, ma anche in luoghi come l'inaugurazione di Basquiat in Triennale, un
posto dove è facile andare. Se una ama le moto sappia che anche lui è tipo che
fa la Parigi-Dakar, e adora gli aerei. Mettete il vestitino di Dior e
stupitelo. I giovani di Confindustria vanno comunque seguiti con attenzione, se
si vuole mettere in pratica il suggerimento di Silvio, una legge che ha l'unico
difetto di mancare del decreto attuativo. Le riunioni del Gruppo giovani
industriali sono pubbliche, spesso basta andare sul sito, al limite fare la
posta in viale dell'Astronomia quando ce n'è una. Magari si può allungare il
curriculum per una loro azienda. Matteo Colaninno era ottimo, ma il cuore gli è
stato già rapito. O Matteo Arpe, che il Financial Times definì un misto tra uno
"sfacciato banchiere della City e uno scaltro dirigente di
Mediobanca", liquidazione in Capitalia 50 milioni. Incontrarlo non è
semplice, ma Roma è porosa, mica è una fortezza, un vernissage, un convegno non
si negano a nessuno. In questa città non è certo impossibile attaccar bottone
con Domenico Procacci, produttore cinematografico, amico di
Walter Veltroni, peraltro
ospite fisso a Sabaudia. I Caltagirone boys ovviamente sarebbero bingo, ma
sentimentalmente paiono inavvicinabili; Alessandro è ottimo skipper, oltre che
manager del gruppo, e ogni tanto assieme alla sorella Azzurra - che come il
padre ama la pizza bianca - la mangia da "Celestina". Uno può
provare. Silvio giovane avrebbe provato. Sì, occorre una certa visione del
mondo; la stessa che portava il Cavaliere ventenne a cantare sulle barche per
donne agè, la sua educazione sentimentale. O forse solo un po' di umorismo. Se
vivete al Nord è tifosissimo del Milan il giovane immobiliarista Paolo
Ligresti, spesso lo si vede a Milanello, che non è un posto blindato. Così come
ogni pr di medio livello era in grado di trovare inviti degli appuntamenti di
beneficenza organizzati da quel club di figlioli chiamato Milano Young (oltre
alla figlia di Silvio, Barbara, ne faceva parte anche il figlio di Marco
Tronchetti Provera, ancora giovane ma da seguire, per le precarie degli anni
futuri, come Pierre Casiraghi, sempreché non sia restio come lo zio Alberto).
Le occasioni per conoscere Lapo Elkann ci sono, tra Torino e Milano. Se
preferite la provincia potreste innamorarvi del manager Fabrizio Lori, ora
anche presidente del Mantova, la domenica in tribuna al glorioso Martelli. O
anche di Alessandro Rosi, piacente figlio del fondatore di Parmacotto. Giuseppe
Cipriani, figlio di Arrigo dell'Harry's Bar, ha promesso "non mi sposo
più, una volta basta". Ma chi li impalma si sistema, in questa Italia già
pre-silviesca. C'è anche il figlio di Diego Della Valle, un suo cortometraggio
di dieci minuti, "Traffic Jam", è stato proiettato in chiusura delle
sfilate uomo a Milano. Dei 4 figli di Merloni due lavorano in azienda, tocca
spulciarne stato di famiglia con cura. Tenere d'occhio lo stato emotivo dei
sette figli di Francesco B. Caltagirone. E di chissà quanti altri. L'Italia è
una miniera; l'amore, come tutto, acquistabile. Piersilvio la miglior pepita;
anche se ha promesso "il matrimonio non è un obiettivo, non escludo di
sposarmi un giorno, ma ora come ora non ne sento la necessità". E se il
figlio a cui alludeva il Cavaliere fosse invece Luigi, il giovane ventenne? La
nonna, signora Flora, confidò: "Silvio ne va orgogliosissimo, forse si
immedesima un pochino... È un ragazzo così simpatico, vitale, è sempre in giro
anche di notte, fa impazzire le ragazzine". A Porto Rotondo, però,
precarie zero.
( da "Stampa, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E su, bisogna
acconciarsi a digerire barche, club su Internet esclusivi ma in fondo
abbordabili (tipo small world), qualche festicciola. Ma ce la potete fare,
precarie di tutta Italia. Ecco, se uno volesse seguire davvero il consiglio di
Silvio Berlusconi? Se indignarsi è inutile, tanto vale
prenderlo alla lettera e, diciamo, approntare una strategia: ma chi sono questi
milionari da sposare? Dove li trovo, al call center? Come li irretisco? Già che
c'era, ha scritto il manifesto, Silvio poteva condire la battuta con una lista.
L'Italia è piena di Piersilvi, ragazzi che hanno mantenuto e talora
incrementato le posizioni ereditate, con capacità e, berlusconianamente, "bella
presenza". Buoni partiti che magari credete inarrivabili e invece non
aspettano altro che essere rapiti dalla Perla Pavoncello che sognavano da anni,
la ragazzetta magari un po' precaria, ma bella, astuta, sveglia e svelta. Come
no. A chi avrà pensato il Cavaliere oltre che a suo figlio? Di sicuro ai buoni
partiti belli e magari un po' fighi, quelli alla Matteo Marzotto, figlio della
contessa Marta e di Umberto, che dopo esser già stato membro dei giovani di
Confindustria è adesso al timone della Valentino spa. Lo si incontra alle
sfilate milanesi, dunque, ma anche in luoghi come l'inaugurazione di Basquiat
in Triennale, un posto dove è facile andare. Se una ama le moto sappia che
anche lui è tipo che fa la Parigi-Dakar, e adora gli aerei. Mettete il vestitino
di Dior e stupitelo. I giovani di Confindustria vanno comunque seguiti con
attenzione, se si vuole mettere in pratica il suggerimento di Silvio, una legge
che ha l'unico difetto di mancare del decreto attuativo. Le riunioni del Gruppo
giovani industriali sono pubbliche, spesso basta andare sul sito, al limite
fare la posta in viale dell'Astronomia quando ce n'è una. Magari si può
allungare il curriculum per una loro azienda. Matteo Colaninno era ottimo, ma
il cuore gli è stato già rapito. O Matteo Arpe, che il Financial Times definì
un misto tra uno "sfacciato banchiere della City e uno scaltro dirigente
di Mediobanca", liquidazione in Capitalia 50 milioni. Incontrarlo non è
semplice, ma Roma è porosa, mica è una fortezza, un vernissage, un convegno non
si negano a nessuno. In questa città non è certo impossibile attaccar bottone
con Domenico Procacci, produttore cinematografico, amico di
Walter Veltroni, peraltro
ospite fisso a Sabaudia. I Caltagirone boys ovviamente sarebbero bingo, ma
sentimentalmente paiono inavvicinabili; Alessandro è ottimo skipper, oltre che
manager del gruppo, e ogni tanto assieme alla sorella Azzurra - che come il
padre ama la pizza bianca - la mangia da "Celestina". Uno può
provare. Silvio giovane avrebbe provato. Sì, occorre una certa visione del
mondo; la stessa che portava il Cavaliere ventenne a cantare sulle barche per
donne agè, la sua educazione sentimentale. O forse solo un po' di umorismo. Se
vivete al Nord è tifosissimo del Milan il giovane immobiliarista Paolo Ligresti,
spesso lo si vede a Milanello, che non è un posto blindato. Così come ogni pr
di medio livello era in grado di trovare inviti degli appuntamenti di
beneficenza organizzati da quel club di figlioli chiamato Milano Young (oltre
alla figlia di Silvio, Barbara, ne faceva parte anche il figlio di Marco
Tronchetti Provera, ancora giovane ma da seguire, per le precarie degli anni
futuri, come Pierre Casiraghi, sempreché non sia restio come lo zio Alberto).
Le occasioni per conoscere Lapo Elkann ci sono, tra Torino e Milano. Se
preferite la provincia potreste innamorarvi del manager Fabrizio Lori, ora
anche presidente del Mantova, la domenica in tribuna al glorioso Martelli. O
anche di Alessandro Rosi, piacente figlio del fondatore di Parmacotto. Giuseppe
Cipriani, figlio di Arrigo dell'Harry's Bar, ha promesso "non mi sposo
più, una volta basta". Ma chi li impalma si sistema, in questa Italia già
pre-silviesca. C'è anche il figlio di Diego Della Valle, un suo cortometraggio
di dieci minuti, "Traffic Jam", è stato proiettato in chiusura delle
sfilate uomo a Milano. Dei 4 figli di Merloni due lavorano in azienda, tocca
spulciarne stato di famiglia con cura. Tenere d'occhio lo stato emotivo dei
sette figli di Francesco B. Caltagirone. E di chissà quanti altri. L'Italia è
una miniera; l'amore, come tutto, acquistabile. Piersilvio la miglior pepita;
anche se ha promesso "il matrimonio non è un obiettivo, non escludo di
sposarmi un giorno, ma ora come ora non ne sento la necessità". E se il
figlio a cui alludeva il Cavaliere fosse invece Luigi, il giovane ventenne? La
nonna, signora Flora, confidò: "Silvio ne va orgogliosissimo, forse si
immedesima un pochino... È un ragazzo così simpatico, vitale, è sempre in giro
anche di notte, fa impazzire le ragazzine". A Porto Rotondo, però,
precarie zero.
( da "Stampa, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]UGO MAGRI
ROMA Ancora non si è placata la "tempesta in un bicchier d'acqua",
come Berlusconi la liquida, su Ciarrapico e sulla
giovane precaria da marito, che al Cavaliere esplode tra le mani un nuovo
petardo. E non potrà nemmeno lamentare una "montatura dei giornali",
perché a confezionarlo ha provveduto colui che nel toto-ministri del governo di
centrodestra tornerà alla Difesa: Antonio Martino. In un'intervista al
"Quotidiano nazionale" Martino annuncia che la nostra presenza
militare in Libano "andrà ridotta drasticamente o cancellata". Già
questo, secondo Prodi, sarebbe "di gravità inaudita".
"Irresponsabile" per Casini. Veltroni teme
"conseguenze devastanti". A Beirut sono allarmati (al nostro
ambasciatore chiedono spiegazioni). Ma l'affermazione più impegnativa di Martino,
che segna l'irruzione della politica estera in campagna elettorale, riguarda
l'impiego dei nostri soldati una volta via dal Libano: andrebbero a sparare in
Afghanistan. L'equazione del ministro "in pectore" è: "Inviare
più truppe, con meno restrizioni, un migliore equipaggiamento e la
disponibilità a impiegarle anche in azioni di combattimento contro i
talebani". In aggiunta, destinare nostri istruttori militari all'Iraq e al
Kosovo. Attacca Prodi: "Sarebbe un passaggio drammatico, perché l'Italia è
voluta uscire da una guerra ingiusta che la maggioranza del popolo Usa non
vuole". E D'Alema, fresco reduce da una polemica piuttosto spiacevole con
Israele su Hamas, coglie la palla al balzo: "Sono frasi sconnesse,
minacciose, che creano persino un rischio per i nostri militari. Ridicolo che
Martino voglia tornare in guerra quando perfino gli americani si vogliono
ritirare...". C'è un tot di propaganda, in queste accuse. Ma Berlusconi rischia di ritrovarsi nei panni del
guerrafondaio. Non ne sente granché il bisogno, e svaluta a "opinioni
personali" quelle di Martino. In Libano bisognerà starci, anche se
"con nuove regole d'ingaggio" e magari con meno uomini, aggiunge
Fini. Quanto all'Iraq, "non invieremo truppe ma istruttori militari"
(ci sono già). Infine l'Afghanistan. La pressione americana è forte, il
Cavaliere però garantisce che la Nato non c'entra, la richiesta di mandare più
uomini e mezzi semmai viene dall'Onu. Insomma, si vedrà a urne chiuse. Veltroni vorrebbe affondare la lama, "di politica
estera non si sta parlando abbastanza", riceve le lodi di Zapatero e un
po' si pavoneggia. Ma in questo campo pure Berlusconi
ha le sue armi. Incontra un'associazione israelitica, racconta una barzelletta
sugli ebrei che assicura di aver udito da un rabbino, promette che il
fascistissimo Ciarrapico, "transfuga della sinistra", non conterà
nulla, annuncia una lotta dura contro l'antisemitismo, e pizzica Prodi. Il
quale ha "la faccia tosta di dire che l'Italia è rispettata all'estero,
quando in due anni non è stato ricevuto alla Casa Bianca". Replica tra il
puntiglioso e il divertito del Prof: "I pellegrinaggi non servono, Bush è
venuto a Roma. E se per faccia tosta s'intende la faccia di una persona tosta,
allora sono d'accordo". Silvio contro Romano, come ai vecchi tempi. Il
primo dice di volersi fare immortalare "solo con donne, non come un altro
Silvio" portavoce del premier (fine allusione alle famose foto di Sircana
con trans). Prodi liquida come una scemenza lo scherzo di Berlusconi
sulla giovane precaria, che tra l'altro si candiderà proprio nel Pdl a Roma:
"Non commento annunci matrimoniali...". L'invito a sposarsi uno ricco
per uscire dal precariato continua a tenere banco. Dario Franceschini, Pd:
"Se quella di Berlusconi era una battuta, è stata
infelice". Bobo Maroni, Lega: "Battuta infelice, forse, ma sempre una
battuta". Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat: "Io
sicuramente non l'avrei fatta. Certi argomenti si affrontano in modo
serio".
( da "Unita, L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Libano, cambieremo le regole d'ingaggio" L'annuncio
di Berlusconi a Primo Piano: "Se vinciamo, nuovi
compiti per i nostri soldati. Più truppe a Kabul e in Iraq istruttori
militari" di Natalia Lombardo / Roma QUELLA DI ANTONIO MARTINO è una
"posizione personale" ma "quando saremo al governo cambieremo le
regole d'ingaggio dei militari in Libano", aumenterà la presenza militare
in Afghanistan e in Iraq "manderemo degli istruttori militari". Silvio
Berlu- sconi spiega che il suo ex ministro della Difesa ha parlato per sé e la
questione non è stata mai discussa né con lui, né con Fini. Però di fatto
conferma la politica estera che pensa di mettere in atto, nella convinzione
(forse un po' meno ferrea) di tornare a Palazzo Chigi. È andato nella
"tana del lupo", il cavaliere. La palazzina C di Saxa Rubra, sede del
Tg3. Intervistato dal direttore, Antonio Di Bella, per la rubrica "Primo
Piano" (l'ultima volta era stata nel 2001), ha spiegato che in Afghanistan
"sono le Nazioni Unite che chiedono ai vari paesi di aumentare i
contingenti militari" (D'Alema gli ricorda che le ha decise l'Onu); per il
Libano "abbiamo votato la missione ma abbiamo subito detto che non eravamo
d'accordo sulle regole d'ingaggio" quindi "cambieremo queste
regole". E sull'Iraq chiarisce: "Non intendiamo inviare nuove truppe,
piuttosto, come ha detto Martino giustamente, degli istruttori militari". Berlusconi attacca Prodi accusandolo di avere "una
bella faccia tosta" nel dire che l'Italia ha un riconoscimento all'estero,
e non è mai stato invitato alla Casa Bianca. "Il presidente Bush è venuto
a Roma, era prevista una visita negli Usa il 4 febbraio ma è caduto il
governo", replica il premier, che non si offende se Silvio intende la
faccia "di una persona tosta". Si dà da fare per allargare i
rapporti, Berlusconi, così riceve a casa, a Palazzo
Grazioli la comunità degli ebrei libici. La notizia è che ha raccontato loro
una barzelletta (che non fa ridere) su un ebreo e un rabbino...Annuncia un
forte impegno contro l'antisemitismo, e, sul dialogo di pace anche con Hamas
attacca D'Alema: "Dialogare con Hamas significa andare contro
Israele", lui quand'era al governo lo inserì nella lista del terrorismo
internazionale tanto "da ricevere minacce di morte da Al Qaeda".
Pierluigi Battista, collegato con "Primo Piano" gli chiede se è vero
che abbia preferito evitare un incontro in Italia con il candidato repubblicano
McCain. "Non mi risulta", risponde Berlusconi,
ma chi si appresta ad andare al governo "non può sbilanciarsi"
dovesse vincere Obama o Hillary...Quanto all'orrore del Ppe sul caso
Ciarrapico, smonta tutto: "Cosa doveva rispondere Juncker? Neppure sapeva
chi è Ciarrapico". Un altro colpo a Casini, che "al governo mi ha
impedito di fare tutto" come cancellare "l'impar condicio" che
gli impedirebbe di fare i faccia a faccia in tv. Pier avrebbe pure imposto
delle nomine per gli enti. Arrivato in ritardo all'appuntamento per la
registrazione del programma, il cavaliere ha messo in agitazione tutto il Tg3,
dato che alle sette andava in onda il tiggì nell'unico studio che c'è. Alle 18
e 20, sul filo, quindi, Berlusconi entra in studio. Lo
accoglie il direttore Di Bella, i toni sono cordiali. Nella preparazione dei
microfoni Silvio borbotta: "Ma guarda un po' a settantadue anni cosa mi
tocca fare. Del resto non c'è nessun altro, sono l'unico.". L'impressione
è quella di un cavaliere stanco, mette le mani avanti ma oggi a Cernobbio
prometterà agli imprenditori "interverremo su Iva e Irap" (senza dare
numeri, però). Dice che "il 78% degli elettori di sinistra stanno meno
bene di due anni fa" e quindi è convinto di vincere ma non sembra più cosi
sicuro. Tant'è che ribalta ad arte ogni polemica come "montature della
stampa e della sinistra". Il programma Pd stracciato a Milano? "Mai
fatto". L'infelice battuta sulla precaria Cenerentola? "Ha più sense
of humor della sinistra", tanto è vero che Perla Pavoncello sarà candidata
per il Pdl al Comune di Roma. Silvio dice "evviva!" ma non ne sapeva
niente. Oggi la vedrà a Corviale per la presentazione di Alemanno candidato
sindaco. Insiste sulla "situazione difficile",
sui "disastri" fatti dalla sinistra, attacca Veltroni dicendo che "Roma è nel
degrado". E siccome gli ebrei libici "mi hanno rimproverato di non
attaccare troppo Veltroni",
corre ai ripari: "Si smonta da solo. Aveva detto che sarebbe andato da
solo e non è cosi. Io non l'ho mai annunciato". Quando esce dallo
studio del Tg3 Berlusconi regala un "Forza
Roma" per la Champion, poi racconta la storiella di una ragazza
corteggiatissima a Publitalia che ha fatto finta fosse la "donna del
capo", poi saluta con un "grazie per l'accoglienza". Silvio ha
scoperto che i "comunisti" non lo mangiano.
( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Cavaliere:
istruttori a Bagdad. Martino parla di ritiro, Beirut convoca l'ambasciatore italiano.
Veltroni: ipotesi devastante
Soldati in Libano e Iraq è scontro su Berlusconi ROMA - è bufera sulle parole pronunciate da Silvio Berlusconi e Antonio Martino sulle
missioni italiane all'estero. "Dobbiamo lasciare il Libano e tornare in
Iraq", ha detto l'ex ministro della Difesa. E il leader del Pdl:
"A Beirut cambieremo le regole d'ingaggio mentre a Bagdad invieremo i
nostri istruttori". Affermazioni che hanno scatenato la polemica. Il
governo libanese ha immediatamente convocato l'ambasciatore italiano per
protestare. Prodi: atteggiamento irresponsabile. Veltroni:
è una ipotesi devastante. Dissensi anche nel centrodestra. Fini: andarsene dal
Libano sarebbe sbagliato. BEI, CALABRESI E NIGRO ALLE PAGINE 6 E 7.
( da "Unita, L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del SERGIO DALLA VERDEIl presidente dell'Apindustria vicentina: "A
prescindere da chi vincerà, c'è una rivoluzione in atto e dobbiamo
crederci" "Se ci libera dalla inutile burocrazia, noi ci stiamo"
di Federica Fantozziinviata a Vicenza Galleria Crispi è un corridoio di vele
bianche. L'Apindustria vicentina - 1500 associati, 50mila per tutta la Confapi
- occupa un palazzetto al suo interno. Dietro la porta blindata del secondo
piano, l'ufficio del presidente Sergio Dalla Verde. Che al termine del forum
degli imprenditori con Veltroni gli ha sussurrato:
"Lei ha descritto un Paese che io sogno". Dalla Verde lavora nel
settore edile, ha l'aria seria e il tono pacato. Dice: "A prescindere da
chi vincerà, c'è una rivoluzione in atto e dobbiamo crederci. Di questo ha
bisogno l'Italia". Cosa l'ha colpita del discorso di Veltroni? "Si esprime molto bene. È
un eccellente comunicatore come, in modo diverso, Berlusconi. Sono 15 anni che il linguaggio della politica è troppo gridato.
Veltroni ha descritto un Paese
che è il sogno di tutti gli imprenditori. Lui dice light". Un paese
leggero. "Noi lo chiediamo da sempre. Norme semplici per muoversi,
lavorare, produrre senza che il tempo sia occupato da problemi burocratici e
amministrativi. Oggi abbiamo collaboratori che si occupano solo di quello.
Bisogna tornare a dar valore all'iniziativa". Cosa pensa della proposta di
compenso minimo per i precari? "La precarietà non fa parte del mondo delle
piccole e medie imprese (Pmi). Riguarda la grande industria e i servizi. Noi
abbiamo 30mila dipendenti: se troviamo un ragazzo di valore lo assumiamo".
Il compenso minimo, però, è a prescindere dal valore... "È difficile da
noi che un dipendente prenda meno di mille euro. È lo stipendio della mia
segretaria 20enne al primo impiego. Poi c'è grande richiesta di manodopera. Tre
mesi fa ho assunto un architetto, gli ho dato il primo aumento senza che lo
chiedesse". Bombassei ha minacciato la rottura degli accordi nazionali. È
d'accordo con Confindustria? "Per noi la contrattazione deve avvenire a
livello regionale. Sono diversi sia le realtà occupazionali che i costi della
vita". Perché Veltroni è percepito come una
novità? "Per lo sforzo di presentare una rottura netta con i movimenti a sinistra
del Pd, legati a ideologie che hanno segnato il passo, perdenti nel mondo e che
hanno fatto grandissimi danni nel governo Prodi". Qualche esempio di
questi danni? "L'amarezza per noi è stata vedere Prodi, uomo di area
moderata, ostaggio della sinistra massimalista nell'attuare decreti deleteri
per le aziende. Penso alla normativa sul subappalto che rende la ditta
appaltatrice responsabile di tutti i mancati versamenti (Iva, Irpef, Inps) del
subappaltatore. Sono pagamenti impossibili da verificare. Non siamo la Guardia
di Finanza". Lo Stato non funziona come dovrebbe? "È uno Stato che si
arrende, si dichiara incapace di far rispettare le regole e delega i cittadini.
È di una gravità inaudita. Veltroni si è reso conto
che c'è una fiscalità distorta". Gli credete? Il sogno diventerà realtà?
"Ecco, noi temiamo che questo sogno duri 30 giorni. Abbiamo in mente il
lessico non solo di Visco ma di tutto il governo, da Diliberto a Pecoraro: di
una volgarità incredibile. Un clima che vedeva l'impresa responsabile di tutti
i mali italiani, dedita a spendere in auto o in barche. Nel Nord Est l'uno per
mille ha la barca, o non basterebbe l'Adriatico a contenerle. Questa
aggressione violenta ha lasciato ferite aperte". Si augura una vittoria
non troppo netta cui seguano riforme condivise? "Un pareggio sarebbe un
disastro. Con la situazione economica internazionale, o esce un governo in
grado di muoversi in modo energico per rilanciare il Paese o c'è il rischio di
una stagnazione". Se il Pd perdesse le elezioni, addio Paese leggero?
"Io mi auguro che gli italiani stiano assistendo a una rivoluzione. Ci
sono segnali molto chiari: Veltroni ha lasciato fuori
Visco e Pannella, e ha detto a Bertinotti che usa un linguaggio da dopoguerra. Berlusconi e Fini hanno escluso Casini per evitare
condizionamenti. Nessuno dei due poli ha trovato spazio per Mastella. Due anni
fa non sarebbe successo. Bisogna crederci: avremo due partiti forti. Uno solo
vincerà ma entrambi potranno fare riforme anziché ostruzionismo". Cosa
chiedono i suoi associati alla politica? "Rispondo con un dato: il 99,8%
delle industrie italiane sono Pmi. Non possono essere rase al suolo dal fisco.
Penso a un'azienda molto evoluta, evasione fiscale zero, che nel
( da "Unita, L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Puntare sul lavoro per convincere gli incerti" di
Eduardo Di Blasi / Roma Confessa Nicola Piepoli che nel mondo ci sono almeno
"otto centri di ricerca politica che si occupano del voto incerto".
Oltre al suo, annota, ce n'è uno che fa capo alla società Ricerche elettorali a
Firenze, un paio in Francia, uno presso l'Ipsos, un altro paio in Germania, uno
presso l'istituto di demoscopia dell'università di Allensbach, l'altro presso
l'Emnid..". Da tre anni gli istituti collaborano alla costruzione di un
modello che provi a rispondere alle dinamiche del "voto incerto". Tre
anni nei quali i tecnici della materia "non sono ancora arrivati a delle
conclusioni univoche". Come si orienta il voto degli incerti è materia
complessa. Quello che la statistica conferma è che, ad ogni tornata elettorale
nel nostro Paese, su un corpo votante di circa circa 47 milioni di persone, in
8 milioni (quindi poco meno del 20% del totale) decidono di non esprimere
nessuna preferenza, o astenendosi dall'andare a votare, o votando scheda bianca
o nulla. Gli astenuti, secondo Piepoli, sono uno zoccolo irrecuperabile
(degenti, matti, persone cui comunque non interessa la politica). Cui si può
sommare, in una qualche misura, il "non voto" di una parte degli
"indecisi". Gli indecisi, portatori di un "voto aleatorio",
sono un fenomeno tipico di un secolo in cui partiti e appartenenze sono meno
marcate. Il fenomeno è così tradotto da Piepoli per ciò che riguarda il nostro
Paese: "C'è circa un 10% delle persone che decidono che partito votare
andando verso la cabina elettorale". Di solito, ritiene, costoro già sanno
chi andranno a votare: quello che hanno votato la volta precedente. Questo
modello, che orienta sul piano delle possibilità una scelta fatta anni
addietro, fino ad ora ha funzionato statisticamente. Il 30% di indecisi che
ancora compare in calce ai sondaggi di quasi tutti gli istituti di ricerca a un
mese dalle consultazioni elettorali è da anni un dato "consolidato".
Ma non sono costoro, questa è la teoria, a decidere chi vincerà. Meglio: gli
indecisi non sono indecisi sul se votare a destra o a sinistra, ma sul se
votare quello che hanno votato la volta precedente. Ognuno dei competitori,
questa la teoria politica fino ad oggi, pesca quasi esclusivamente nel proprio
campo. Perché l'elettore indeciso è diffidente nei confronti del campo avverso.
Quando, due anni fa, Berlusconi recuperò nell'ultimo
mese di campagna elettorale, non lo fece a spese degli indecisi, ma di quelli
che avevano già scelto. Carlo Buttaroni di Gipieffe, scremando le astensioni,
quota oggi gli indecisi al 12%. E chiarisce: "Sono distribuiti con una
certa prevalenza tra gli elettori di centrosinistra, soprattutto nei soggetti
deboli socialmente, elettori che vanno al seggio quando c'è una forte
motivazione e che andarono a votare nel
( da "Unita, L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Vecchio stile Dc, Casini cede il passo a Letta Cortesie tra ex
alleati a dispetto della contrapposizione da campagna elettorale. Si sono
trovati fianco a fianco Gianni Letta, il braccio destro di Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini, il leader dell'Udc che
ha scelto di abbandonare la coalizione di centrodestra nella visita alla nuova
struttura del Campus Bio Medico di Roma. Strettoia imprevista, può passare solo
una persona alla volta. Casini cede il passo e sorridendo dice: "Prego,
prego, io i vecchi capi li rispetto". Quelli nuovi o nuovisti, è noto, un
po' meno. Letta ha gradito. Anna dalla parte di Anna. C'è un'altra Finocchiaro
che si presenta a Trapani come capolista della lista "Anna
Finocchiaro" a sostegno della candidata del Partito democratico alla
presidenza della Regione Sicilia. In realtà l'Anna
sostenitrice all'anagrafe si chiama Giuseppina ed è più giovane della
capogruppo del Pd al Senato. Candidati premier alla conquista dei voti degli
invalidi del lavoro. Il primo a spiegare loro le sue proposte sulla sicurezza
del lavoro è stato Walter Veltroni. Seguiranno Berlusconi, Casini e Bertinotti..Marcella Ciarnelli.
( da "Unita, L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Il ritorno di Mussi: ci metto tutta l'anima Bertinotti attacca
il Pd: è una forza di centro vuole recuperare il ruolo che fu della Dc di Marco
Tedeschi / Milano RITORNO Dopo giorni e giorni di campagna elettorale, la
sinistra Arcobaleno apre ufficialmente a Milano la sua campagna elettorale.
Giornata particolare per Fausto Bertinotti, che ha cominciato il suo percorso
milanese partecipando alla commemorazione di Fausto Tinelli e Lorenzo Jannucci,
Fausto e Iaio, i due giovani del centro sociale Leoncavallo uccisi il 18 marzo
di trent'anni fa (senza che mai un colpevole sia stato condannato), e lo ha
proseguito tra via Solferino (sede del Corriere), via Ollearo (sede di Radio
Popolare), il Pio Albergo Trivulzio e, infine, il Teatro Smeraldo. Giornata
ancora più particolare anche per Fabio Mussi, che riprendeva la scena ancora in
convalescenza a un mese da un doppio trapianto di reni. Tutto bene, ha
rassicurato Mussi: "L'anima è pronta, il corpo con qualche prudenza, ma
c'è tutta la voglia di darsi da fare perchè credo fortemente nel progetto della
sinistra arcobaleno...". "Perchè - ha sottolineato Fabio Mussi -
ritengo impensabile che in un grande paese europeo come l'Italia non possa
esistere più una forza rilevante che si chiami orgogliosamente sinistra".
"Non auspicavo 35-40 partiti, ma non auspico neppure il bipartitismo
coatto di due grandi aggregati che la fanno da padrone", ha continuato
Mussi. "Anche perché - ha concluso - rischiano di restare due forze tra le
quali si determina una attrazione fatale". Secondo il candidato premier
per la Sinistra l'Arcobaleno, Fausto Bertinotti, c'è "nelle corde" di Walter Veltroni l'ipotesi di "un'alleanza con il centro, anche per la sua
tendenza a configurare il Pd programmaticamente come formazione di
centro". Il Pd, ha voluto argomentare Bertinotti, nel corso di una
videochat sul sito del Corriere della Sera, "ha la vocazione a recuperare
il ruolo che fu della Dc, formazione sostanzialmente a-classista,
interclassista, in grado di avere all'interno la sinistra di Donat Cattin e la
destra di Andreotti e anche oltre, l'idea di contenere laici e clericali".
Per il presidente della Camera non bisogna però cadere nell'errore "di identificazione
con la Dc che è stata altra storia in altro tempo: basti pensare ad esempio
alla forza e al peso dell'intervento pubblico nell'economia che ha
caratterizzato l'amministrazione democristiana". Dalla politica ai
simboli,presenti e passati. "Teniamoci la falce e martello, come tutte le
cose importanti, non si cancellano per un simbolo elettorale, ma portiamoli
anche a costruire la storia" ha risposto Bertinotti, all'appello
"ridateci la falce e martello, vi prego", rivoltogli durante il forum
online organizzato dal Corriere. "Invitiamo chi ha la falce e martello nel
cuore a considerare l'arcobaleno come la prefigurazione di un futuro, in cui
questo rosso di molti di noi si mescola con gli altri colori - ha aggiunto - E
che sia un futuro di allegria colorata, in modo da ricostruire una nuova
prospettiva di sinistra". Parlando poi al teatro Smeraldo, Bertinotti ha
espresso solidarietà allo scrittore Roberto Saviano e alla cronista del Mattino
di Napoliminacciati dai boss della camorra e ha poi affrontato le questioni di
politica estera a partire dalle provocazioni dell'ex ministro Martino. "Le
destre vorrebbero andarsene dal Libano, dove l'unica cosa che hanno in comune
tutti è l'apprezzamento per la missione italiana, preferendo l'Iraq dove tutti
ormai riconoscono il fallimento della politica americana" ha replicato
all'ex ministro di Berlusconi.
( da "Unita, L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del La vera "par condicio" è su Rai New 24, con Mineo
Ondata berlusconiana sia in Studio Aperto sia nel Tg4 di Emilio Fede. Berlusconi preoccupato per la "pesante eredità"
che gli toccherà quando, per la terza volta, entrerà a Palazzo Chigi. Berlusconi che riceve gli "ebrei di Libia" e
promette che il suo governo combatterà "l'antisemitismo" (ecco perché
chiamò "kapò" l'eurodeputato Schulz, lo sanno tutti). Berlusconi che rilancerà (e lo si vede in una vecchia
paccata sulle spalle con Bush) l'immagine dell'Italia nel mondo. Berlusconi che non ha la "bacchetta magica", ma
sistemerà tutto, immondizia, economia, prezzi, pensioni. C'è
anche un pizzico di Veltroni che assicura una presidenza parlamentare all'opposizione, ma è
subito inchiodato: "Anche Berlusconi garantisce una presidenza all'opposizione", parola di
Emilio Fede. Il quale torna sulla par condicio che non esiste nemmeno per i
"conduttori televisivi africani". Fede invidia moltissimo i
giornalisti della carta stampata "che possono dire da che parte
stanno". Di Fede no, non si capisce. Ah, un suggerimento: per vedere come
si utilizza al meglio una vera "par condicio", seguite Rai News 24 con
la conduzione di Corradino Mineo.Paolo Ojetti.
( da "Unita, L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Deride i precari Andrò a votare contro Berlusconi
Cara Unita' ho 29 anni, sono laureato in Storia con il massimo dei voti e
sposato da pochi mesi. Le mie esperienze di lavoro sono sempre state nel
precariato, in mansioni che nulla hanno mai avuto a che vedere con il mio
titolo di studio: da magazziniere in supermercati ad agente pubblicitario
improvvisato fino ai classici call center. Ogni giorno penso a quanto sia
importante mettere su famiglia, perché procreare è il senso della vita, ma
quella che dovrebbe essere l'attesa di un lieto evento diventa un dramma e
un'esasperazione di fronte alle incertezze di chi non riesce ad avere un
contratto decente né dal punto di vista della durata, né da quello della
remunerazione. Il governo Prodi non mi è piaciuto e il Pd mi ha lasciato non
poche perplessità nel suo avvicinamento a Confindustria. Ma
ora ho deciso che voterò Walter Veltroni perché il rischio che possa vincere chi deride i giovani precari
con delle battute assolutamente fuori luogo dopo che si è appena suicidato chi
dalla sofferenza della perdita del lavoro è stato ucciso mi fa rabbrividire.
Sergio Fratini, Milano Quella battuta offende anche le donne Cara Unità,
a proposito dell'ultima dichiarazione di Berlusconi
sulle precarie che possono sposare un milionario, vorrei osservare che, a
quanto ho letto, nessuno ha notato che la battuta del mitico non è offensiva
solo nei confronti dei precari, ma anche e soprattutto delle donne, in quanto
rivelatrice dell' idea che il Cavaliere ha di esse. Mancava solo che
aggiungesse qualche battutaccia da osteria.... Antonio Cavagnaro, Milano
Prepara il terreno alla discesa in campo del figlio Piersilvio Cara Unità,
attenzione a non sottovalutare quella che la destra reputa solo una battuta.
Non vorrei che tutto questo sia il prodromo di un'altra "discesa in
campo", della serie "di padre in figlio". Piersilvio, giovane,
già grande imprenditore, bello (?), possibile riferimento mediatico ed
esistenziale di tanti giovani con la testa nel pallone. Fino ad ora ha lavorato
dietro le quinte, in silenzio, ma come tutti gli imprenditori in continua
ricerca del nuovo ha forse bisogno di un colpo d'ala, magari coadiuvato dal
padre ormai stabilmente in politica ma un po' in affanno quanto a idee.
Ricordate le elezioni per eleggere il sindaco di Roma? Il Nostro davanti ai
microfoni di tutta Italia buttò là un "io voterei Fini", quasi che il
suo passato nostalgico potesse essere cancellato con un niente: ce lo siamo
ritrovato pienamente integrato nell'arco costituzionale parlamentare. Del resto
conoscendo Berlusconi come non pensare che stia
preparando la sua successione? Naturalmente in famiglia, come tutte le grandi
dinastie! Lettera firmata Di fronte ad un maschio avrebbe detto "sposati
mia figlia?" Cara Unità, alla ragazza dal bel sorriso che chiedeva al
presidente Silvio Berlusconi come poteva lei precaria
affrontare un mutuo per la casa per sposarsi Lui le ha consigliato di trovarsi
piuttosto un figlio di Berlusconi da sposare . aveva
pure un bel sorriso. ma se era un maschietto precario a fargli la domanda gli
avrebbe detto di trovarsi una figlia di Berlusconi o
di suicidarsi? Ettore, Napoli Per capire il senso della battuta leggere Freud
Cara Unità, una ragazza chiede a Silvio Berlusconi
come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo con la precarietà
nel mondo del lavoro. La risposta, che ha indignato molte persone, me compreso:
"Da padre il consiglio che le do è quello di ricercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun'altro che non avesse di questi
problemi. Credo che per cercare di interpretare questa risposta si possa far
ricorso a "Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio" di
Sigmund Freud. Secondo Freud il motivo per cui la gente ride ai motti di
spirito è il seguente: L'uomo è pigro, per questo motivo quando con poche
parole (poco lavoro) può esprimere un concetto complesso (molto lavoro) l'uomo
sorride per mostrare soddisfazione. Mettendo assieme motto di spirito e
"in motto di spirito veritas" sono giunto alla seguente conclusione:
Silvio Berlusconi avrebbe voluto dire alla ragazza: Io
sono una persona di valore, gli altri non valgono niente affidai a me ed i tuoi
problemi saranno risolti. Infatti Berlusconi
successivamente si è difeso dicendo: nessuno ha fatto quanto me per i giovani
etc, etc. Benedetto Altieri Donne e lavoro casalingo Una battaglia che dura da
anni Cara Unità, nel resoconto della manifestazione a Roma promossa da
Cgil-Cisl, Uil nel centenario dell'8 marzo, Adele Cambria scrive che fu il
femminismo degli anni '
( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Torino Pd,
differenti ma uniti alla meta Morgando presenta la squadra. Bonino: sarà amicizia politica Lunedì il tour di Veltroni in Piemonte: tappe a Verbania,
Novara e Alessandria Sono molto diversi, ma non lo nascondono. Lei parla della
Birmania, di Cina e India, lui di Vercelli e della profonda provincia
piemontese. Lei cita Popper, lui il cardinal Bagnasco, lei difende la legge
194, lui promette leggi che aiutino le famiglie a fare figli. Tutti e
due però hanno mantenuto un certo accento piemontese. E adesso non solo sono
seduti allo stesso tavolo, ma sono capilista al Senato (lei Emma Bonino, la
radicale, l'allieva di Pannella) e alla Camera nel Piemonte 2 (lui, Luigi
Bobba, il teodem, l'amico della Binetti) per lo stesso partito, il Pd.
Conciliare le loro differenze rappresenta anzi la sfida più importante di quel
partito. Come lo si possa fare hanno tutti e due cercato di spiegarlo ieri
mattina alla presentazione dei candidati democratici piemontesi alle elezioni
del 13 e 14 aprile. Sotto gli occhi attenti e preoccupati del segretario
regionale Gianfranco Morgando e del capolista alla Camera nel Piemonte 1, Piero
Fassino. La Bonino (che ha vinto la gara degli applausi in sala) ha spiegato:
"Con il Pd non ci sarà una grande storia d'amore, ma neppure si può parlare
per noi di una sosta di puro interesse. Ciò che spero è che la nostra alleanza
possa diventare una storia di vera amicizia politica. Poiché non ho l'abitudine
di essere reticente - ha continuato - dirò che noi nove radicali candidati non
siamo semiclandestini a bordo. Pensavamo di poter essere più utili a Veltroni con una lista Bonino, ma non è stato possibile.
Quindi, pur con alcuni vincoli dolorosi e a volte pure desolanti, siamo
qui". "Come dimostra la legislatura che si chiude - ha concluso -
quando si crea una situazione di reciproco rispetto noi sappiamo essere leali.
Il nostro è considerato a volte un modo un po' bizzarro di fare politica. Ci
sono alcuni temi che ci stanno a cuore, a partire dai quali si può far nascere
in Italia un nuovo umanesimo che sappia far colloquiare il mondo locale con
l'intero globo, nel rispetto delle credenze di tutti. Ma il dialogo non deve
essere fra me e Bobba, verso cui c'è il massimo rispetto, bensì con i cittadini
e con il paese". Bobba ha scelto di volare più basso: "Io rappresento
il Piemonte invisibile, ma non per questo meno importante: una realtà di grande
forza economica, per il tessuto di piccoli e medie imprese cui il nostro Pd
deve imparare a parlare, per i tanti piccoli comuni, per le associazioni del volontariato.
Sono - ha aggiunto - un laico credente, che vuole seguire la strada del dialogo
intrapresa dal Pd, sicuro che questa non cancellerà le diverse identità".
"Il Pd è in recupero e possiamo aspirare a vincere - ha detto invece Piero
Fassino - In particolare aumenta il numero degli indecisi fra gli elettori di Berlusconi e Fini. Questo significa che la nostra proposta
sta inducendo dubbi in molti elettori del Pdl, dubbi che dobbiamo riuscire a
tradurre in voti". Poi parlando del programma l'ex segretario Ds ha
aggiunto: "La questione settentrionale è al centro del nostro: il Pd nel
Nord Italia non è in terra straniera come dice il centrodestra, anche perché è
al governo in sei regioni su otto, in oltre metà delle province e in tantissimi
comuni". Era stato Morgando all'inizio a presentare i candidati: "In
Piemonte abbiamo messo in campo una squadra competente e ricca di personalità,
in cui figurano due ministri Emma Bonino e Cesare Damiano, il sottosegretario
Gianni Vernetti, due presidenti di commissione e numerosi parlamentari. Ci sono
esponenti del mondo imprenditoriale e operai come il lavoratore della Thyssen
Antonio Boccuzzi. Nelle liste, il segno del rinnovamento è visibile nel dato
che il 60 per cento dei candidati ha meno di 50 anni e il 46 per cento è fatto
di donne". Durante l'incontro è stato anche presentato il tour piemontese
di Walter Veltroni che partirà lunedì da Verbania,
Novara e Alessandria, passerà martedì a Biella a Vercelli e, in serata, a
Torino per concludersi giovedì, dopo una deviazione in Lombardia, ad Asti e
Cuneo. (m.trab).
( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Roma
Campus Biomedico a Trigoria apre l'ospedale dell'Opus Dei Prelati e politici
ieri all'inaugurazione della struttura forte di 18 sale operatorie e 400 posti
letto ORAZIO LA ROCCA Inaugurazione bipartisan per la nuova sede
dell'Università Campus Biomedico di Roma, fiore all'occhiello dell'Opus Dei, la
prelatura fondata da S. Escrivà De Balaguer. A tagliare il simbolico nastro per
l'avvio ufficiale dei lavori del nuovo ateneo - sorto a Trigoria dopo appena
tre anni di cantiere - ieri sono intervenuti esponenti politici di entrambi gli
schieramenti, che hanno fatto da corona al cardinale segretario di Stato
Tarcisio Bertone, e all'arcivescovo Javier Echevarria, prelato dell'Opus Dei e,
in un certo senso, padrone di casa. Tra i politici, il presidente della Regione
Lazio, Piero Marrazzo, l'ex sottosegretario del governo Berlusconi
Gianni Letta, il vice premier e candidato a sindaco di Roma Francesco Rutelli;
il leader dell'Udc Pierferdinando Casini con la principessa Alessandra
Borghese; l'ex portavoce papale Joaquin Navarro-Valls, docente dello stesso
Campus Biomedico. Entusiastico il commento del ministro della Salute Livia
Turco, che in un messaggio letto durante la cerimonia riconosce che "il Campus
è l'esempio di una sanità efficiente che sa valorizzare competenze e
professionalità". La nuova Università - presieduta dal professor Paolo
Arullani e diretta dal rettore Vincenzo Lorenzelli - è un avveniristico
impianto realizzato su
( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Roma
Alemanno punta su Perla la precaria del duetto con Berlusconi
in tv E oggi alle 17 Grillo a piazza Navona La Pavoncello: "Migliorare la
città". E l'ex vigile Catanzaro è candidato Udc GABRIELE ISMAN Gianni
Alemanno cala il suo asso e annuncia la candidatura al Comune per il Popolo
della Libertà di Perla Pavoncello, la precaria di 24 anni, a cui giusto giovedì
a Tg2 Punto e a capo Silvio Berlusconi aveva detto,
rispondendo a una sua domanda sulle difficoltà delle giovani coppie, "da
padre le consiglio di sposare il figlio di Berlusconi.
Con il suo sorriso se lo può certamente permettere". "Su quella
battuta - ha detto ieri Alemanno, durante la sua visita nel quartiere Bravetta
- è stata fatta tutta una montatura". E lei, Perla, ha fatto subito
sapere: "Darò il mio contributo per migliorare la città e tutelare le
fasce deboli come i precari". Nel frattempo Alemanno si prepara a un altro
evento: "Il 19 faremo una manifestazione sul lavoro con tutti i sindacati
e le parti sociali, con Tremonti e Maroni. Un esponente del partito di Sarkozy
verrà dalla Francia a portare la sua testimonianza e a spiegare come è fatto il
Protocollo sul lavoro fatto dal presidente francese". Intanto oggi è la
giornata della visita a Corviale - ore 10, ci saranno anche Berlusconi
e Gianfranco Fini - e del deposito all'ufficio elettorale comunale (per Comune
e municipi) e in corte d'Appello per la Provincia, come dice l'ex ministro del
governo Berlusconi da due giorni, "vi saranno
sorprese". E un nome a effetto lo avrà anche l'Udc: con il partito del
candidato sindaco Luciano Ciocchetti, puntando a un seggio al Comune, dovrebbe
esserci anche l'ex comandante della polizia municipale Giovanni Catanzaro, rimosso a novembre dall'allora sindaco Walter Veltroni dopo che era stato pizzicato a
parcheggiare la sua auto privata in un posto per disabili in via della Croce,
con tanto di contrassegno handicap scaduto. Francesco Storace, che nei sondaggi
sulla corsa al Campidoglio, viaggia oltre l'11%, lancia messaggi:
"Nell'ipotesi di un ballottaggio? Se il Pdl ci manca di rispetto e
fa una campagna contro di noi, non ci venga a chiedere voti". Poi,
l'affondo, ancora sul Pdl: "Loro facciano la loro campagna. Non vinceranno
mai, risparmino soldi: Alemanno non arriverà al ballottaggio". E
ricordando la sconfitta del 2006 dello stesso Alemanno contro Veltroni, Storace ricorda che "ha perso con una
differenza di voti numericamente superiore a quella della spedizione in Libano.
Non ci fa nessun effetto la sua candidatura". Oggi, infine, da segnalare
la lista Amici di Beppe Grillo alle
( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VI - Milano
Colaninno Il testimone dei ceti produttivi del Nord che vendono all'estero sta
passando nelle mani del Partito democratico Veltroni alla conquista di Milano sullo
sfondo le case popolari RODOLFO SALA L'altra sera il pienone al Palasport di
Bergamo, ieri le tre tappe ? Morbegno, Lecco, Varese ? nella Lombardia profonda
stregata da Berlusconi e
Bossi. E oggi, a una settimana esatta dallo show del Cavaliere al Palalido (musica
a palla e il programma del Pd stracciato sul palco), Walter Veltroni sbarca a Milano, la città che da quindici anni,
salvo la parentesi delle Provinciali del 2004, continua a condannare il
centrosinistra alla sconfitta. Walter nella tana del lupo, insomma.
Appuntamento alle 16,30, in viale Mar Jonio. Comizio all'aperto, anche questa
sembra una sfida, e sullo sfondo le case popolari del quartiere San Siro
annegate nel degrado. I milanesi del Pd hanno organizzato i pullman per chi
viene da fuori, una ventina. Stanno schisci, non si vogliono sbilanciare con
promesse da adunate oceaniche. Ma intanto hanno già montato, dietro il palco,
un maxischermo, roba che di solito viene riservata alle grandi occasioni. Prima
del leader, parlano il segretario provinciale del Pd Giovanni Bianchi e una
consigliera di zona. I leghisti fanno un po' i bauscia, e rispondono alla
"visita di Veltroni in una delle zone più
islamizzate di Milano" con l'apertura di una sede nuova di zecca in via
Ceroni, "a poca distanza da dove il teatrante romano farà la sua
recita". E chissà, è la minaccia un po' vaga di Matteo Salvini,
"magari qualche leghista passerà a salutarlo..." Ma alla vigilia di
questa trasferta milanese di Veltroni, che ieri ha
definito "meraviglioso essere italiani", si scomoda pure un pezzo da
novanta della Lega, Roberto Calderoli: il leader del Pd "sta dando i
numeri sui sondaggi, forse ha bevuto", e poi "non mi pare un motivo
di orgoglio essere cittadini di questo Paese". Gli risponde Matteo Colaninno,
capolista del Pd a Milano: "Gli italiani tutti, e in modo particolare i
ceti produttivi del Nord, che lavorano con fatica per esportare i prodotti
italiani nel mondo, dovrebbero rabbrividire; le parole di Calderoli confermano
la mia convinzione che anche al Nord il testimone dei ceti produttivi stia
passando nelle nostre mani". Prima del bagno di folla a San Siro, altri
due appuntamenti nell'agenda di Veltroni. Al mattino
un seminario della Confcommercio a Cernobbio (confronto a distanza con Berlusconi, che parlerà a Villa d'Este nel pomeriggio) e
alle 14 un comizio davanti alla Villa Reale di Monza. Ci sarà un bis milanese
giovedì 10 aprile: il candidato premier del Pd chiuderà la campagna elettorale
in piazza del Duomo, altro luogo da troppi anni off limits per il centrosinistra.
( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 64 del 2008-03-15
pagina
( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 64 del 2008-03-15
pagina 10 VERSO LE ELEZIONI di Redazione Da sempre amico di imprenditori vicini
alla gauche come De Benedetti e Caracciolo da Roma Fascista quello sì, nemmeno
lui lo ha mai negato. Andreottiano pure: per provarlo è sufficiente sfogliare
il nutrito album fotografico. Amico di imprenditori di sinistra come Caracciolo
e De Benedetti, anche: basta ricordare la trattativa per il lodo Mondadori. Ma
alle tante anime politiche di Giuseppe Ciarrapico, ecco che Silvio Berlusconi ora ne aggiunge un'altra. "Si potrebbe dire
che sia un transfuga del Pd. Voglio infatti rammentare che lui è stato invitato
con tutti gli onori da Goffredo Bettini all'assemblea costituente del Partito
democratico". Adesso che è candidato del Pdl, tutti lo schifano. Ma prima,
fino a poco tempo fa, all'editore ciociaro nessuno chiudeva la porta in faccia.
A cominciare proprio dal braccio destro di Walter Veltroni. "Ciarrapico è sempre
stato coerente - ha spiegato recentemente Bettini al Messaggero -. Non ha mai
rinnegato le sue idee anche quando, per curiosità, è venuto a una mia assemblea
pubblica e mi ha definito, bontà sua, una straordinaria intelligenza
politica". Il caso-Ciarra, insiste il Cavaliere, è quindi
"soltanto una montatura dei giornali" e per la sua presenza in lista
"non pagheremo nessun prezzo politico". Problemi in Europa per la
candidatura? Dubbi nel Ppe? Macché, risponde il leader del Popolo della
libertà, "a Bruxelles la questione è già chiusa, anzi non si è mai aperta,
lo testimoniano le parole di Antonio Lopez". Il quale Lopez, segretario
generale dei popolari europei, ha detto che "il nostro riferimento in
Italia sono Forza Italia e Berlusconi, oltre all'Udc
di Casini e l'Udeur di Mastella". Sul contestato Ciarrapico nemmeno un
accenno. E per tagliare definitivamente la testa al toro, Antonio Tajani si è
presentato l'altro giorno a Bruxelles al vertice del Ppe con una cartellina
sotto il braccio. Dentro, c'erano alcune foto d'archivio, "ecco, guarda, è
quello lì a destra", ha detto a Wilfred Martens, presidente dei popolari europei,
mostrando diversi scatti con il Ciarra fianco a fianco con un monumento
democristiano come Giulio Andreotti. Se andava bene allora, deve andare bene
anche adesso, tanto più, come ha spiegato lo stesso Berlusconi
a Martens, che l'editore è un candidato indipendente e che il legame del Pdl
con il Ppe comporta il rifiuto di ogni forma di totalitarismo. Quanto al primo
ministro lussemburghese Junker, "gli hanno chiesto se desiderava un
fascista nel Partito popolare: lui non conosce Ciarrapico, che doveva
rispondere?". Tra quelli che invece lo conoscono c'è Cesare Geronzi,
presidente di Mediobanca, tanto che lo ha citato come teste a difesa nel
processo per il crac della Parmalat. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 64 del 2008-03-15
pagina 4 Berlusconi: resteremo a Beirut ma con nuove
regole d'ingaggio di Antonio Signorini Scoppia la polemica tra Pd e Pdl sulle
truppe in Medio Oriente. Fini sottolinea: "Sbagliato andare via dal
Libano, ma c'è un problema di uomini e risorse". Da Sinistra accuse all'ex
ministro Martino da Roma "Noi abbiamo votato la missione in Libano, ma
abbiamo detto subito che non eravamo d'accordo con le regole d'ingaggio. Se
andremo al governo cambieremo queste regole". In sostanza, servono nuovi
compiti per i soldati italiani in Libano, perché quelli assegnati dal governo
Prodi non sono chiari al centrodestra. La precisazione di Silvio Berlusconi è arrivata al termine di una giornata di
polemiche sulla missione nel Paese dei cedri. Un ritorno - sia negli
schieramenti sia nelle cose dette - alle schermaglie di qualche mese fa, quando
il ministro degli Esteri Massimo d'Alema, a detta dell'opposizione di
centrodestra, assunse una posizione non sufficientemente chiara nei rapporti
con il partito islamico di Hezbollah. Il governo uscente e il Partito
democratico hanno interpretato le dichiarazioni che Antonio Martino ha
rilasciato a un'agenzia di stampa come un annuncio di disimpegno dal Libano.
"Oggi c'è già una reazione da parte delle autorità libanesi. Il presidente
del Parlamento ha convocato il nostro ambasciatore per avere spiegazioni",
ha avvertito il presidente del Consiglio Romano Prodi facendo riferimento al
presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, un alleato sciita di
Hezbollah. Precisazioni anche da Gianfranco Fini: "Andarsene dal Libano
sarebbe sbagliato. Aver posto il problema della quantità di militari impegnati
in Libano è un'altra cosa. Anche perché abbiamo obblighi internazionali che
debbono essere assolti ma dobbiamo anche essere consapevoli che le nostre forze
armate hanno uomini e risorse limitate". Un esordio dei temi di politica
estera in campagna elettorale, preannunciato da un'altra polemica, sempre sul
Medio Oriente: quella sulle aperture del ministro degli Esteri uscente Massimo
D'Alema ad Hamas. Le reazioni del centrodestra al suo auspicio che Israele
dialoghi con i fondamentalisti islamici palestinesi sono state "del tutto
sconnesse e strumentali". Mentre l'auspicio di Martino sul Libano "è
ridicolo". E il riferimento dell'esponente del Pdl a rinunciare ai
militari in Libano per mandarli in Irak "Posizioni personali", aveva commentato Berlusconi, precisando che un governo di centrodestra potrebbe al limite
pensare di mandare "istruttori militari". Decisamente contrario a
inviare nuovamente militari italiani a Bagdad, il candidato premier del Partito
democratico Walter Veltroni:
"Da lì stanno venendo via anche gli Stati Uniti. Noi abbiamo
responsabilità come italiani ed europei e non possiamo sfuggirle". Così,
ha aggiunto D'Alema, "in qualche settimana rischiamo di dilapidare il
prestigio internazionale dell'Italia". Dichiarazioni che, forse per la
prima volta, hanno fatto tornare sulla stessa linea Pd e sinistra antagonista,
da sempre a favore della missione in Libano. Lì, ha spiegato il candidato
premier dell'Arcobaleno Fausto Bertinotti, "siamo accolti da tutti. Io
stesso ne ho fatto esperienza incontrando tutte le forze politiche, dal governo
a Hezbollah. L'unica cosa che avevano in comune era l'apprezzamento per la
missione italiana. Lì le destre vorrebbero uscire, per andare dove? In Irak,
dove il popolo è costretto a una lotta drammatica e dove anche negli Stati
Uniti tutti riconoscono ormai il fallimento della propria politica in
Irak". Al Pdci, le parole di Martino e anche quelle di Berlusconi
sono suonate come la dimostrazione che "alla destra piace la guerra".
E le conclusioni le ha tratte Iacopo Venier, responsabile Esteri dei Comunisti
italiani: "L'Italia - non potrà darsi una politica estera coerente con
l'articolo 11 della nostra Costituzione sino a quando non metterà in
discussione la Nato". In disaccordo con entrambi l'Udc Pier Ferdinando
Casini che ha definito "irresponsabili" le dichiarazioni di Martino,
ma allo stesso tempo considera "assurdo che D'Alema si sia schierato dalla
parte di Hamas, che l'Unione europea considera un'unione terroristica".
Rimane sullo sfondo della polemica l'Afghanistan, indicata da Martino come una
delle possibili missioni da rafforzare. La sinistra antagonista è contraria. E Berlusconi ha ricordato che è l'Onu a chiederci di
rafforzare il contingente. Nessun commento dal Pd. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 64 del 2008-03-15
pagina 4 Le donne del Pdl scendono in campo Ecco cinque proposte per la
famiglia di Francesca Angeli Detrazioni, asili nido, impresa, congedi e norme
anti violenza da Roma Più famiglia e dunque più forza alle donne. Il Popolo
delle libertà lancia il suo manifesto per la famiglia come "comunità
naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna". E lo fa attraverso
cinque volti di altrettante donne che incarnano questa volontà di essere
protagoniste di una nuova rivoluzione, o meglio controrivoluzione, che rimette
al centro della politica gli interessi ed i bisogni del nucleo fondante di ogni
società: un padre, una madre ed i propri figli. Mara Carfagna, Forza Italia,
Barbara Saltamartini e Giorgia Meloni, Alleanza nazionale, Beatrice Lorenzin,
Fi, e l'ex portavoce del Family day, Eugenia Roccella. Tutte candidate per il
Pdl e pronte il 28 marzo prossimo, spiega la Saltamartini, a stringere un
"patto" con i leader Silvio Berlusconi e
Gianfranco Fini nella manifestazione organizzata a Roma: Donne per l'Italia,
protagoniste del Cambiamento. Cinque donne, cinque proposte concrete. Aumentare
il tasso di occupazione femminile, fermo in Italia al 46,3% contro una media
europea del 57,2, attraverso la detassazione, in modo da raggiungere
l'obiettivo del 60 per cento entro il 2010, come previsto dalla strategia di
Lisbona. Priorità nell'accesso per microcredito e per fondi comunitari alle
donne che vogliono tentare la via imprenditoriale. Alzare il livello di
flessibilità: congedi parentali e riconoscimento vero del lavoro di assistenza
e cura verso bambini ed anziani svolto dalle donne. Detrazioni fiscali delle
spese fondamentali per combattere l'aumento del costo della vita: dai pannolini
al latte in polvere alle baby sitter e agli asili nido. Sanzioni severe e
certezza della pena per arginare la violenza sulle donne. Proposte concrete,
messe nero su bianco e che oggi e domani nei diecimila gazebo sparsi per tutta
Italia potranno essere votate proprio dalle donne. Verrà distribuito un modulo
con le cinque proposte ed ogni italiana potrà compilarlo, indicando quale
secondo lei è l'ordine di priorità nella realizzazione di queste proposte.
Saranno le impiegate, le professioniste, le casalinghe, le madri, le nonne, a
decidere qual è il provvedimento più urgente da varare per il prossimo governo.
"Fare un figlio è diventato un atto di eroismo in questo Paese", dice
Mara Carfagna che sottolinea come soltanto il Pdl garantisca, fin dal suo
programma, omogeneità di intenti nella tutela della famiglia. A confermarlo la
presenza della Roccella che evidenzia "l'obiettiva convergenza" fra
le proposte del Pdl e le istanze portate in piazza dal Forum della famiglie e
da tutte le altre associazioni alla manifestazione del Family day del maggio
scorso. "Anche Berlusconi e Fini - aggiunge la
Roccella - hanno firmato la petizione del Forum per un fisco più giusto".
Molto critica verso le scelte del governo Prodi la vicepresidente della Camera,
Meloni. "La demagogia del nuovo che intende propinarci
il leader del Pd, Veltroni,
non funziona - dice la Meloni -. I due anni di governo del centrosinistra hanno
dimostrato che per loro la famiglia non è una priorità". © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 64 del 2008-03-15
pagina 2 Maroni: "La vera battuta? Mille euro al mese per tutti" di
Guido Mattioni L'ex ministro del Lavoro: il salario minimo aumenta i prezzi e penalizza
le imprese. Il Nord? Non si compra con un ministero nostro inviato a Cernobbio
(Como) All'intrepido esploratore bianco Walter Veltroni,
avventuratosi da qualche giorno con il suo pullman verde nei misteriosi e -
specie a lui - del tutto sconosciuti territori della Padania, gli "onori
di casa" li ha fatti Roberto Maroni, ospite ieri del 9° Forum della
Confcommercio di Villa D'Este, a Cernobbio. E lo ha fatto assestandogli tre
sonore randellate verbali. "Una meschina polemica destinata a lasciare il
tempo che trova" è stata definita dal capogruppo della Lega alla Camera la canea montata a sinistra sulla risposta data
da Silvio Berlusconi a una
giovane precaria, invitata a risolvere i suoi problemi sposando un milionario.
Non è invece "nemmeno una battuta elettorale", in quanto
"sbagliata", la genialata uscita dal cilindro veltroniano proprio in
risposta al dramma dei precari: ovvero un salario garantito di mille euro per
tutti. Infine, replicando all'uscita di Ualter, che per ingraziarsi i
veneti aveva promesso loro, in un suo ipotetico governo, un dicastero concesso
pro quota, come fossero dei panda o delle minoranze etniche da proteggere,
Maroni ha ricordato che "la società del Nord non si compra con un
ministero. Forse succederà in altre regioni, non certo da noi". Ma l'ex
ministro del Lavoro, che all'arrivo a Cernobbio ha condiviso l'allarme
recessione lanciato dalle sponde del Lario dalla Confcommercio - "del
resto questi sono i numeri, questa è la conseguenza delle politiche fallimentari
del governo Prodi", ha detto - non si è limitato alle uscite polemiche.
Anzi, ha incalzato il leader del Pd proprio sul dramma del precariato. Fornendo
invece, al posto delle parole, una ricetta concreta. Dopo aver premesso che
quella dei mille euro, "se fosse una battuta, sarebbe anche divertente
ragionarci sopra", Maroni ha precisato che "purtroppo no, non lo è. È
soltanto la risposta sbagliata a un'esigenza vera. Una risposta sbagliata
perché dare a tutti quella retribuzione significherebbe aumentare il costo del
lavoro, penalizzare le imprese, creare maggiore inflazione e non aumentare di
fatto il salario reale, dal momento che così facendo aumenterebbero i
prezzi". Con il risultato, ha aggiunto, di rendere il povero precario
"cornuto e mazziato", in quanto illuso di avere più soldi in busta
paga, mentre in realtà se ne ritrova di meno. "Quello che invece
proponiamo noi - ha detto Maroni illustrando la proposta contenuta nel
programma del centrodestra - è di detassare l'aumento contributivo (per esempio
straordinari e incentivi, ndr) legato all'aumento di produttività. Perché di
pari passo con quest'ultima, ma soltanto in questo modo, possono migliorare da
un lato la crescita del sistema e dall'altro il potere reale dei salari. Quella
lanciata dal leader del Pd - ha aggiunto l'esponente della Lega - è invece una
soluzione non solo demagogica, ma anche e soprattutto dannosa". E un
motivo c'è, dice Maroni, se Veltroni si trova ora a
questo punto, ovvero al livello delle battute, più o meno azzeccate e
divertenti che siano. "Il fatto è che ormai ha il fiato corto, non ha più
argomenti, né frecce al suo arco. E questo si legge del resto nei sondaggi, che
dimostrano tutti come il Partito democratico non solo non sia in quella fase di
rimonta di cui parlano i suoi leader, ma stia addirittura arretrando nelle
intenzioni di voto degli italiani". Quindi, ha aggiunto in risposta a chi
gli chiedeva un parere circa l'ipotesi di un accordo post elettorale di larghe
intese, "per noi la prospettiva è assolutamente tranquilla". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XI - Firenze Annuncio del leader toscano di Forza Italia Verdini in stile Veltroni "Noi da soli, perché
no?" Sul caso Dinelli "Amarezze comprensibili, ma ora pensiamo alla
campagna" "Potremmo anche correre da soli alla prossime
amministrative fiorentine". L'uscita sembra "copiata" da Veltroni e invece a buttarla sul tavolo
è il leader toscano di Forza Italia Denis Verdini, che a sorpresa spiega:
"E' quasi normale che il confronto sulle politiche, in cui i partiti
maggiori corrono da soli, si ripresenti per le comunali. Queste elezioni
segnano una novità straordinaria dal punto di vista della semplificazione della
politica. Se i cittadini approveranno questo sforzo di semplificazione, non
potremo che continuare nella stessa direzione anche per Firenze". Verdini
spiazza gli avversari: due giorni fa erano stati Graziano Cioni, Riccardo
Nencini e Tea Albini a proporre al Pd fiorentino di correre da solo per il
rinnovo del sindaco nel 2009, idea "frenata" dallo stato maggiore del
partito. Verdini deve anche affrontare i profondi malumori degli azzurri
toscani per l'esclusione degli esponenti locali dalle candidature al
Parlamento. Il dissenso è esploso fino al punto da spingere alle dimissioni il
capogruppo in consiglio regionale Maurizio Dinelli. "Amarezze e
arrabbiature sono comprensibili purché il tutto rimanga in un giusto alveo di
contestazione", smorza Verdini. "Basta con le polemiche, adesso
dobbiamo fare campagna elettorale". Ma l'insoddisfazione non si sta
placando: un gruppo di iscritti che si definisce "azzurri toscani che
comunque rimangono sempre fedeli a Berlusconi"
scrive: "Consideriamo questo modo di portare avanti la politica
estremamente prepotente e menefreghista, tanto è vero che molti di noi, e non
siamo poi così pochini, non voterà per il Pdl, pur addolorati per Berlusconi".
( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 64 del 2008-03-15
pagina 9 Genova la rossa volta le spalle alla Sinistra di Massimiliano Lussana
Poche decine di persone al comizio del leader Prc Giordano nella piazza storica
delle lotte operaie. Assenti anche i dirigenti del partito da Genova Per
capirci, è la stessa piazza Baracca di Sestri Ponente dove, esattamente di
fronte al monumento dove Franco Giordano fa il suo comizio, lo scorso anno
Silvio Berlusconi fu contestato da qualche decina di
militanti di sinistra che gli impedirono di parlare. Ma, per capirci, sono
anche la stessa piazza e la stessa via dove migliaia di persone aspettavano Berlusconi. Per capirci, è la piazza più rossa di Genova,
probabilmente la più rossa d'Italia. Con la bacheca dell'Unità da un lato, il
palazzo con la sede dell'Anpi dall'altro, il monumento ai partigiani al centro
e i richiami all'antifascismo in ogni centimetro e in ogni mattonella. Per
capirci, qui il Pci prima e i suoi eredi poi hanno preso sempre percentuali
bulgare. E non è un facile luogo comune: sono proprio le stesse percentuali che
prendevano in Bulgaria. Lo rivendica con orgoglio Aleandro Longhi, ex
ferroviere e deputato ex ulivista oggi del Pdci che non sarà riconfermato, ma
che è una specie di ras della zona, "il sindaco di Sestri", perfetto
padrone di casa, che presenta il segretario di Rifondazione con una erre blesa
perfettamente bertinottiana. Insomma, Longhi è la Sinistra Arcobaleno fatta
persona: "Compagno Giordano, benvenuto nella piazza della Sestri operaia,
della Sestri delle lotte in fabbrica, nella Sestri dove abbiamo sempre vinto,
nella Sestri dove l'ultima grandissima manifestazione di piazza è stata il
giorno che Berlusconi è venuto qui. E anche quella
volta abbiamo vinto". Per capirci, persino antropologicamente, questa
piazza è rossa: c'è il signore con il colbacco in testa, quello con il
fazzoletto pieno di falci e martelli al collo, il giornale più presente è
Liberazione, la colonna sonora diffusa dagli altoparlanti prevede il canzoniere
popolare delle lotte operaie; Bella ciao, sia pure nella versione dei Modena
City Ramblers, Auschwitz e L'Internazionale. C'è Arcadio Nacini, pirotecnico
consigliere comunale, che ha messo questa musica per scherzo anche negli
altoparlanti del Comune durante la discussione sul bilancio. Il problema è che,
oggi - nonostante la sinistra giochi più che in casa e nonostante tutte le
condizioni siano favorevoli (ventilazione inapprezzabile, tepore primaverile,
migliaia e migliaia di persone nello struscio del pomeriggio in via Sestri) -
la manifestazione "grandissima" con fans del leader azzurro e
contestatori, è solo un lontano ricordo. Le liste della Sinistra Arcobaleno
hanno lasciato morti e feriti: Sergio Olivieri, l'unico deputato operaio di
Rifondazione, è in lista in una posizione ineleggibile, ma sale comunque sul
palco ("Io il mio dovere lo farò sempre"); il segretario regionale di
Rifondazione Giacomo Conti, che ha avuto uno scambio pesantissimo con Giordano,
contestando proprio l'esclusione di Olivieri, è in ferie; il capogruppo in
Regione Marco Nesci passa, saluta e se ne va. Ma le loro non sono le uniche
assenze. È la piazza ad essere desolatamente semivuota. Alle 18, ora in cui
dovrebbe iniziare il comizio del leader rifondatore, ci saranno al massimo
cinquanta persone davanti al monumento-palco. Il problema è che sono quasi
tutti quadri di partito, anzi dei quattro partiti della Sinistra Arcobaleno. I
cinquanta comprendono: assessori e consiglieri di ogni ordine e grado e qui le
giunte sono tutte di centrosinistra; gli onnipresenti coniugi Giuliani; i
candidati che hanno reali possibilità di essere eletti, Cristina Morelli dei
Verdi e Stefano Quaranta di Sinistra democratica; il "compagno Meloni, no
Milone", cassaintegrato delle acciaierie Ilva, messo prima del segretario
quasi a dire che non è vero che gli operai sono stati cancellati. La battuta
più bella della serata è: "Ci conosciamo tutti, potremmo fare
l'appello". Giordano se ne rende conto. E fa il comizio della vita. In cui
il nemico evocato lontanamente è Berlusconi; quello
richiamato spesso sono "il capitalismo attuale", "le
destre", "l'imprenditoria", "la rendita finanziaria",
"lorsignori" e "il padronato"; quello vero, concreto,
citato in continuazione, sono il Partito democratico e il "caro
Walter" a cui Giordano butta addosso di tutto da "caro Walter, il
conflitto di classe esiste ancora" a "caro Walter, il lavoro non è
equiparabile all'impresa", fino a "caro Walter, non ci toglierai la
possibilità di costruire una società più giusta". Proprio nel giorno in cui il suo padre politico e gemello diverso Fausto
Bertinotti dà a Veltroni
del democristiano ("ha la vocazione a recuperare il ruolo della Dc,
facendo una politica di centro"), negli occhi, nella voce, nella mimica di
Giordano si legge la paura di vedersi cancellato dal Pd e dalla polemica sul
voto utile. Il segretario di Rifondazione è rosso in viso, urla, quasi piange.
Con un calore e una passione che fanno capire che per Giordano e i suoi è la
battaglia della vita. Nel senso anche della sopravvivenza: "È una campagna
difficilissima, la posta in gioco è altissima. Il Pdl e purtroppo anche il Pd
vogliono cancellare la sinistra da questo Paese e il rischio è grande e
forte". Le poche decine di piazza Baracca applaudono preoccupati. Agostino
Gianelli, presidente rifondatore del municipio Alta Valbisagno, un quartiere di
Genova, conta gli iscritti a un incontro in programma al circolo Bianchini:
sono quasi un centinaio. Stasera batte il suo segretario. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 64 del 2008-03-15
pagina
( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 64 del 2008-03-15
pagina 13 Politici in fuga dalla tv Vespa: "Mi arrabbio ma alzano
l'audience" di Luca Telese Il conduttore di Porta a porta: "Quando
Turigliatto stava lasciando lo studio lo share è salito di 6 punti. Sapeva chi
avrei invitato, era un addio studiato" da Roma In tempi di par condicio,
la vita del conduttore è durissima. Soprattutto se il conduttore in questione
ha un programma che un decano come Giulio Andreotti ha ribattezzato "la
terza Camera". E soprattutto se alcuni ospiti - è accaduto due volte! -
prendono la brutta abitudine di alzarsi e andar via. Vespa, la sa a memoria, la
legge sulla par condicio? (sospiro) "Purtroppo serve a poco... Ogni volta
viene interpretata in modo diverso". Faccia un esempio. "L'altra
volta c'erano due coalizioni, stavolta undici!". Lei è obbligato a invitare
tutti, eppure c'è chi se ne va. "La cosa, se posso dirlo, mi fa
arrabbiare". Pensavo ne fosse felice... "Uhhh.. Sa che sono l'unico
programma che ha già ospitato tutte le undici coalizioni? Solo Dio sa cosa mi è
costato far quadrare i confronti". Dica la verità: temeva che gli
sconosciuti le ammazzassero l'ascolto? "Le dirò di più! Giovedì con i
partiti comunisti, Forza nuova, e due gentiluomini come Castelli e Damiano
abbiamo fatto un record: il 22%!". Sembra stupito. "Devo essere
sincero? Sì. Ma è il segno che i personaggi nuovi funzionano e che c'è
grandissima curiosità". È accaduto anche con la Santanchè, che da lei -
anche se non aveva le partite contro - ha fatto più ascolti dei due principali
leader... "Eh sì, la Santanchè è davvero brava: sinora è lei la vera
sorpresa televisiva della campagna elettorale". Lei ci crede allo share?
"A dire il vero no. Fra l'altro credo che la Rai sia sottodimensionata
dall'Auditel". Torniamo a chi va via. Quanto la danneggiano?
"Danneggiano? Per noi semmai è il contrario. Sa che studiando la curva si
scopre che nei minuti in cui Turigliatto abbandona lo studio l'ascolto sale di
sei punti?". Bisognerebbe pagarlo? "Non esageriamo. Fra l'altro lui
sapeva benissimo che ci sarebbe stato ospite Fiore: ha pianificato l'addio... ".
E Boselli, invece? "Per carità, tutto legittimo. Ma sa che è uscito dallo
studio e aveva già pronta una manifestazione sotto la Rai, con tanto di
megafoni?!". Ci si perde o ci si guadagna ad andare via? "Eeeeh... A
Turigliatto, che non ha legioni di elettori, direi che non nuoce". Giovedì
ha avuto paura che se ne andasse anche l'altro comunista, Ferrando?
"Guardi, per me paura è un termine sbagliato... Fra l'altro Ferrando aveva
detto: mi confronterò con Fiore proprio in quanto fascista". C'erano rischi
fisici? "Ma va! Se non danneggio nessuno, aggiungerei che a telecamere
spente si sono anche stretti la mano". Ma se lei ha bacchettato la
candidata premier ferrandiana, Fabiana Stefanoni... "Guardi, io mi riservo
di sottolineare i paradossi con tutti, dai grandi ai piccoli. Francamente, dire
che il Papa è contro le donne perché dice che vuol difendere la vita... ".
I primi duelli della tv italiana li ha diretti lei nell'ormai archeologico Ping
Pong... "Ommamma! Roba di un quarto di secolo fa... Ma ci sono state
puntate bellissime e senza rete che molti politici di oggi se le sognano".
Mi faccia un esempio. "Il memorabile match Pansa-Andreotti dopo la morte
di Dalla Chiesa. Si fecero 16 milioni di ascoltatori, e Pansa fu davvero
tostissimo". E Andreotti? "Era l'unico leader di prima fila, a quei
tempi, a non temere il ritmo di Ping Pong". Lei moderò il duello Prodi-Berlusconi ... "Non lo moderai io, perché con quelle
regole ero condannato a fare il semaforo!". Esempio? "Ma se per
statuto non potevo nemmeno far domande!". Ce l'ha un retroscena?
"Be', sì... Il vero duello c'era stato prima, con la riunione preparatoria
Bonaiuti-Sircana: persino le inquadrature erano concordate... ". E come lo
giudica, oggi? "Una grande sudata per non dire nulla". Stavolta il
duello si farà? "Sia Berlusconi sia Veltroni
dicono che vogliono". Cosa darebbe per ospitarlo lei a Porta a porta?
"Guardi, penso che se si facesse dovrebbe essere in due tranche. Una da
noi, una a Mediaset. Anche se, secondo l'interpretazione del presidente
Landolfi, i candidati non dovrebbero incontrarsi". In America
nessuno pensa: mi conviene o no. Si fa. "Sì, ma in America c'è una
tradizione storica; in Francia pure. In Spagna è stato ovvio. Blair invece non
l'ha fatto". E le "trovate di scena" a Porta a porta? "La
tv è anche spettacolo". Se mette all'asta lavagne e scrivanie diventa
ricco. "Eh, eh... i cimeli me le tengo da parte". Come le è venuta
l'idea della scrivania per il contratto? "Nessun colpo di genio. Ho
pensato semplicemente: ma dove lo firmiano?". Finirà in un museo?
"Veramente Benigni mi disse: vengo a Porta a porta solo se mi fai fare le
capriole sopra quella scrivania". Lei ha rifiutato sdegnato? (ride)
"Nooo! Ho acconsentito entusiasta. E lui che non è venuto". Non
ancora. "Infatti la tengo ben stretta, pronta per lui".
(luca.telese@ilgiornale.it) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4
- 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XI - Bologna
quell'applauso a prodi è ... GIOVANNI DE PLATO (segue dalla prima di cronaca)
In quello "insieme" c'è la chiara consapevolezza del fondatore
dell'Ulivo e oggi Presidente del Partito democratico, che il nuovo soggetto
politico della democrazia italiana ha bisogno di un'unità e di una crescita che
possono derivare solo da una grande idea della politica e da un forte progetto
di riforme. Altrimenti, la rottura operata da Walter Veltroni nella politica italiana corre
il rischio di essere svisata o di arenarsi nel continuismo di un ceto politico
locale, tanto dell'ex DS quanto della Margherita, che velocemente si è subito
adoperato per occupare i nuovi posti di comando e di rappresentanza, ignorando
qualsiasi richiesta di partecipazione e di scelta della gente. Nel
chiuso non più delle vecchie sezioni, ma dei nuovi comitati e forum velocemente
creati e scarsamente frequentati, si è assistito alla insopportabile
riproposizione della collaudata sceneggiata della lista bloccata a favore dei
prevedibili garantiti di ufficio. La gente, dal giovane disoccupato
all'imprenditore con responsabilità sociale, queste procedure non le tollera
già da molto tempo e per questo in molti saranno difficilmente disponibili ad
uscire da quella comprovata sfiducia che li porta all'astensionismo. Di questa
delusione si dovrebbero preoccupare i nuovi dirigenti del Partito democratico a
livello provinciale e regionale, e in particolare di come rispondere alle
persone non solo di centrosinistra che si attendono una scelta dei candidati
sul merito e sulla competenza e non sulla appartenenza a quella corrente e
sull'affiliazione a quel leader. Per queste ragioni l'impresa di Veltroni è difficile all'interno nel PD e ardua nella
politica del paese. E per superare queste barriere vecchie e nuove, è
determinante e vitale l'opera e il contributo di Romano Prodi. La credibilità
del nuovo soggetto politico dipende dalla capacità di dare concretezza a
quell'idea tutta prodiana di una Europa allargata che dà forma con il suo
potere regolatore al governo di un paese. Su questa strategia politica si
registra la più netta diversità dal centrodestra di Berlusconi,
che parla ancora di autonomia dello Stato e di protezionismo nazionale. Altro
che 'inciucio' come teme la Sinistra Arcobaleno, che nel suo cieco ideologismo
parla di un paese che non conosce e promette un futuro che non esiste. Nel
panorama politico italiano ed europeo la rottura di Veltroni
e il progetto di Prodi appartengono ad una comune idea, che è ancora tutta da
realizzare con un partito che va tutto costruito nella sua vocazione
maggioritaria. La sfida che i riformatori hanno aperto nel paese può risultare
vincente se, come sostiene Marco Marozzi nel suo articolo pubblicato nei giorni
scorsi, Bologna riuscirà a riproporsi come un laboratorio più avanzato verso
l'innovazione. Questo obiettivo può essere facilmente raggiunto, visto che in
questa città esistono gli uomini e le donne come le culture e le diversità che
possono fornire con spirito di servizio idee e progetti alla politica del
futuro.
( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A Lugano operai col
pugno chiuso. A Varese troppa gente e il leader Pd fa il comizio in strada
Walter nelle roccaforti leghiste "Calderoli, bello essere italiani"
Il lumbard aveva detto: mi vergogno di un Paese in cui ci sono il Pd e i
rifiuti ALESSANDRA LONGO DAL NOSTRO INVIATO LUGANO - E' come rivedere alla
moviola un film del passato. Arriva Walter Veltroni a
Lugano e la sala dell'Hotel de la Paix si riempie di centinaia di italiani
all'estero, affluiti anche da altri cantoni (niente posti a sedere, ma nulla in
confronto a Varese dove, dopo, lo accoglierà una folla incredibile). Sorpresa:
nella linda Svizzera non hanno metabolizzato il codice del nuovo partito. Ecco
Emanuela, fresca emigrata, che esordisce così: "Cari compagni". Ecco
gli operai delle officine Bellinzona, in tuta da lavoro. In 400 rischiano il
posto e sono in sciopero da 10 giorni, cosa irrituale da queste parti. Si
alzano in piedi per salutare il leader del Pd e due di loro fanno il pugno
chiuso. Ecco il rappresentante locale del Partito socialista, convinto di
intercettare la benevolenza dell'ospite: "Caro compagno Walter, in questo cantone è venuto anche Berlusconi ma per farsi la liposuzione". La sala ride, Veltroni non muove nemmeno un muscolo.
Niente pesantezze sull'avversario ma qui non lo sanno. Unica tappa fuori dai
confini italiani, alla presenza del viceministro Danieli, dei candidati nella
circoscrizione estero europea, Farina, Micheloni, Schiavone. Omaggio ai
connazionali che votano (e che, si è visto, possono fare la differenza) e anche
un'opportunità per chiudere la giornata parlando d'Italia: "Un Paese
meraviglioso, lo voglio ribadire da Lugano". E' la risposta tricolore di Veltroni alle ironie di Calderoli ("Mi vergogno di un
Paese dove c'è il Pd, dove si accumulano i rifiuti"). "Noi, invece -
dice Elide, da 45 anni in Svizzera - ci vergogniamo di Berlusconi
e speriamo che non torni". Se uno s'immagina facce rugose e mani callose,
sbaglia. Ci sono ormai due tipi di emigrazione, quella antica, ricorda il
leader del Pd, "delle valigie di cartone, della sofferenza" e quella,
meno drammatica, ma pur sempre ingiusta, di oggi: giovani del Sud, come la
candidata Simona, insegnante alla School of Economics di Londra, espatriata per
inseguire opportunità, piccoli imprenditori con buone idee che decollano
altrove. A loro Veltroni promette: "Porterò il
vostro saluto ai pezzi d'Italia che visiterò. Spero di riuscire, se vincerò, a
fare un Paese dove emigra solo chi lo decide per scelta, non certo perché viene
respinto". Che cosa voteranno in Svizzera e in Europa? Eugenio Marino,
responsabile nazionale degli Italiani all'estero, ammette che la partita questa
volta è più difficile: "La Sinistra Arcobaleno ha presentato in Europa sue
liste alla Camera e al Senato in Europa e in Sudamerica, in Asia, Africa,
Australia e Oceania solo al Senato". Veltroni si
sottopone a questo tour infernale proprio per questo: ogni voto è prezioso. Prima
di Lugano, tocca con il pullman Morbegno, provincia di Sondrio. Bisogna
convincere gli elettori del Nord che "la secessione è un obiettivo da
superare, che non appartiene alla nostra cultura". Bisogna anche
convincere i piccoli imprenditori che il Pd tifa per loro ("Dovremmo
andare a cercarli con la bacchetta del rabdomante e abbracciarli. Sono loro che
fanno crescere il Paese") e non puntare "sull'attività fredda di
certi finanzieri ammanicati in politica". Nella sala del cinema Nuovo di
Lecco, con i presidenti lombardi di Cna e Confartigianato, evoca, tra gli
applausi, "la grande alleanza tra produttori". Meno tasse, più
federalismo fiscale, avanti tutta. "Walter, e il conflitto di
interessi?". Pietro Ricca, il provocatore di Berlusconi,
si materializza a Lecco. E si prende una risposta secca: "L'ho messo nel
programma". Il finale di giornata è a Varese. Teatro Apollonio, 1300 posti
a sedere. Altrettante persone all'esterno che si accalcano, protestano, lo
chiamano, occupano l'uscita di sicurezza, cacciano 20 leghisti provocatori. Veltroni è già dentro, sente i cori e alla fine decide:
"Let's go. Siamo troppi, tutti in piazza!". A Varese, mica a Bologna.
( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni, appello sui temi bipartisan
"Patto di consultazione con il Pdl" Sms, bandiere e un video con Al
Pacino: il kit del militante Il 30 marzo riaprono i 12 mila seggi delle
primarie in 8 mila comuni GIOVANNA CASADIO ROMA - Due nuove parole d'ordine. Un
"patto di consultazione" dopo il voto del 13 aprile tra chi vince e chi
è all'opposizione "sugli argomenti di interesse generale del paese".
E ancora, "nulla è scontato" in questa tornata
elettorale perché il Pd è ora solo "a 6 punti" di distacco dal
partito di Berlusconi.
Walter Veltroni rilancia
nelle tappe lombarde del suo tour, le proposte e i progetti del Partito
democratico. Quindi, nessuna ipotesi di inciucio bensì un appello all'unità:
l'Italia "deve voltare pagina e non può essere dilaniata da odio e
contrapposizione". Per parte sua, Veltroni
nel segno di "una rinnovata unità del paese" è pronto, se i
Democratici vincessero, a dare all'opposizione la presidenza di una Camera e
delle commissioni di controllo. "Questa unità - spiega dal palco di
Morbegno in Valtellina, dove lo accompagna una precaria trentenne - servirà
alla politica per governare meglio e all'economia del paese per ripartire.
L'Italia deve recuperare competitività e responsabilità sociale e il nostro
messaggio è di serenità, sicurezza e speranza". In questo è ancora più
marcata la differenza con la destra il cui obiettivo - attacca il leader Pd -
non è tanto cambiare il paese ma "di vincere le elezioni e di dividersi un
po' il potere. Per noi è tutt'altro, è cercare di cambiare l'Italia".
Insomma, vincere le elezioni per qualcuno - s'intende, per Berlusconi
e Fini - è un fine, mentre "per noi è un mezzo". Il tasto su cui Veltroni batte è appunto "la sfida d'innovazione"
rappresentata dal Pd contro "la prosecuzione di un quindicennio". E
questa continuità rivela "una certa stanchezza: le persone sono le stesse,
hanno detto che ci saranno due vice premier, uno della Lega e uno di An. Come
prima". Nel menù della novità dei Democratici ci sono soluzioni concrete
per problemi concreti, dalla lotta alla precarietà (primo ddl nel consiglio dei
ministri con Veltroni premier) alle semplificazioni.
"Con noi, un'impresa si fa in un giorno, davvero", assicura agli
imprenditori di Lecco. Il paese "fermo e complicato" deve
"diventare semplice, in Italia ci sono melassa, gelatina e urla e una
burocrazia che ha portato alla paralisi". Torna infine, su un tema che è
stato anche il filo rosso per la composizione delle liste Pd, cioè sulla
"alleanza" tra produttori: "I padroni degli anni Cinquanta non
esistono più. Ora esistono milioni di operai che sono diventati artigiani e
piccoli imprenditori. E gli operai non guardano all'imprenditore come al
padrone, non è il momento del conflitto...". Intanto, anche il Pd ha il
suo kit: a riceverlo non sarà il candidato ma gli elettori, per l'esattezza i
tre milioni e mezzo che il 14 ottobre si sono presentati alle primarie.
Conterrà un vademecum con le 12 azioni concrete per convincere almeno tre
indecisi a votare democratico. Sarà consegnato il 30 marzo quando saranno
riaperti i 12 mila seggi allestiti in 8 mila comuni per le primarie. Se non tutto
il popolo delle primarie, almeno un milione e mezzo - calcola Ermete Realacci-
potranno essere mobilitati. Operazione capillare con centomila volontari, sms
personalizzati, schede da distribuire alle amiche invitate per un the o per
strada, bandierine da montare sulla bicicletta, video clip su You Tube con Al
Pacino di "Ogni maledetta domenica".
( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elezioni, parte la
caccia agli indecisi Il leader Pd punta su pensionati e autonomi. Berlusconi: a noi basta ricordare Prodi
Una sorta di scala mobile per tutelare le prestazioni previdenziali Gli ultimi
sondaggi mostrano che gli incerti sono del centrosinistra CLAUDIO TITO ROMA -
Walter Veltroni:
"Sugli indecisi dobbiamo giocare all'attacco". Silvio Berlusconi: "Gli indecisi non ci devono preoccupare,
per lo più sono di centrosinistra". La nuova frontiera di Pd e Pdl sono
loro: quelli che non hanno scelto. Al momento - secondo i sondaggi - più o meno
il 25 per cento dell'elettorato. E allora, verso quella enorme fetta di
cittadini che ancora non sa come comportarsi nel chiuso della cabina
elettorale, il segretario democratico e il capo di Forza Italia hanno scelto
due strategie opposte. Per l'ex sindaco di Roma, infatti, rappresentano il
serbatoio cui attingere per tentare "l'aggancio". Da
"catturare" con un paio di proposte choc. Tra cui una sorta di
"scala mobile" (ma a Piazza Santa Anastasia nessuno la chiama così)
per far recuperare il potere d'acquisto alle pensioni. Per l'ex premier,
invece, un "corpaccione" da non svegliare. Da lasciare in sonno per
evitare di mettere in discussione il vantaggio. Non a caso Veltroni
sta mettendo a punto un vero e proprio piano per "sfondare" il
diaframma che divide il Pd da quel 25%. Convinto che indecisi e potenziali
astensionisti siano in buona parte elettori di centrosinistra
"insoddisfatti". Lo studio sugli ultimi flussi elettorali lo
conferma. Così come conferma che lo sforzo veltroniano va mirato sulle regioni
che vengono considerate in bilico. Soprattutto per quanto riguarda il Senato:
Lazio, Abruzzo, Puglia, Calabria e Piemonte. Il candidato premier dei
democratici punterà dunque il suo tour elettorale su quelle aree. Non solo. Il
suo staff e le tre agenzie di comunicazione cui si appoggia (tra cui Saatchi
and Saatchi) hanno anche individuato il "tipo" di elettore che ancora
non ha scelto lo schieramento: pensionati e piccoli imprenditori. Nei prossimi
giorni infatti il Pd concentrerà la campagna elettorale su un progetto
"rivoluzionario" sulle pensioni già in fase di erogazione e non
quelle future: collegarle a un meccanismo che faccia crescere il loro potere
d'acquisto. Non una vera e propria "scala mobile" - anche perché la
spesa prevista è comunque elevata - ma un sistema che comprenda anche forme di
automatismo. Un modo per "far riprendere fiato" ai ceti meno abbienti
e più penalizzati negli ultimi anni. Stessa strategia per i piccoli
imprenditori. Veltroni ha scommesso poi sul dialogo
con associazioni di categoria come Confcommercio, Confartigianato e Coldiretti.
Ha candidato la vicepresidente dei commercianti, Anna Rita Fioroni, e l'ex
leader della Cna, Giancarlo Sangalli. Un dialogo avviato con la parola d'ordine
"l'imprenditore è un lavoratore" e con la promessa che il governo del
Pd "volterà pagina" sulle tasse: "il fisco non deve essere
punitivo". Tattica contraria per il Pdl. "Gli indecisi e soprattutto
gli astensionisti sono in larga parte di sinistra", va spiegando il
Cavaliere. Che finalizza i suoi sforzi in una sola direzione: non compromettere
la superiorità conquistata nei sondaggi. "Il governo Prodi - è il
ragionamento di Berlusconi - ha allontanato molti
degli elettori che hanno votato l'Ulivo nel 2006. Non dobbiamo farli
riavvicinare. Ricordiamo sempre che il Professore è ancora a Palazzo Chigi. Non
abbiamo bisogno di altro. Non siamo noi a dover rincorrere". "In
effetti - chiosa Paolo Bonaiuti, il portavoce dell'ex premier - si tratta di
elettori di sinistra delusi da un governo, quello di Prodi, che ha combinato
solo disastri". Che l'argomento non stia turbando i sonni del centrodestra
lo dimostra anche Gianfranco Fini. "Su dieci indecisi, alla fine almeno
tre non andranno comunque a votare. Ma gli altri sette verranno divisi
equamente tra gli schieramenti. Certo, ci sarà una tendenza a polarizzare il
voto e quindi 3 voteranno noi, 3 il Pd e 1 andrà verso gli altri partiti".
Conclusione: "se Veltroni pensa di recuperare con
gli indecisi, fa un grande errore". A scanso di equivoci, però, il
Cavaliere metterà le mani avanti. Proseguirà nella campagna elettorale
"moderata" e poi nell'ultima settimana si sbraccerà per il "voto
utile": "tutti gli altri sono sprecati".
( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cultura E nessuna
parte politica sino a oggi è riuscita a prescindere dalla relazione con il
potere economico dei clan. Mettersi contro di loro significa non solo perdere
consenso e voti, ma anche avere difficoltà a realizzare opere pubbliche. Non le
vincerà nessuno, queste elezioni. Perché se non si affronta subito la questione
delle mafie le vinceranno sempre loro. Indipendentemente da quale schieramento
governerà il paese. Sono già pronte, hanno già individuato con quali politici
accordarsi, in entrambi i schieramenti. Non c'è elezione in Italia che non si
vinca attraverso il voto di scambio, un'arma formidabile al sud dove la
disoccupazione è alta e dopo decenni ricompare persino l'emigrazione verso l'estero.
E' cosa risaputa ma che nessuno osa affrontare. Quando ero ragazzino il voto di
scambio era più redditizio. Un voto: un posto di lavoro. Alle poste, ai
ministeri, ma anche a scuola, negli ospedali, negli uffici comunali. Mentre
crescevo il voto è stato venduto per molto meno. Bollette del telefono e della
luce pagate per i due mesi precedenti alle elezioni e per il mese successivo.
Nelle penultime la novità era il cellulare. Ti regalavano un telefonino
modificato per fotografare la scheda in cabina senza far sentire il click. Solo
i più fortunati ottenevano un lavoro a tempo determinato. Alle ultime elezioni
il valore del voto era sceso a 50 euro. Quasi come al tempo di Achille Lauro,
l'imprenditore sindaco di Napoli che negli anni cinquanta regalava pacchi di
pasta e la scarpa sinistra di un paio nuovo di zecca, mentre la destra veniva
recapitata dopo la vittoria. Oggi si ottengono voti per poco, per pochissimo.
La disperazione del meridione che arriva a svendere il proprio voto per 50 euro
sembra inversamente proporzionale alla potenza della più grande impresa
italiana che lo domina. Mai come in questi anni la politica in Italia viene
unanimemente disprezzata. Dagli italiani è percepita come prosecuzione di
affari privati nella sfera pubblica. Ha perso la sua vocazione primaria: creare
progetti, stabilire obiettivi, mettere mano con determinazione alla risoluzione
dei problemi. Nessuno pretende che possa rigenerarsi nell'arco di una campagna
elettorale. Ma nel vuoto di potere in cui si è fatta serva di maneggi e
interessate miopie prevalgono poteri incompatibili con una democrazia avanzata.
E' una democrazia avanzata quella in cui 172 amministrazioni comunali negli
ultimi anni sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa? O dove dal '
( da "Messaggero, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO RIZZA
DOPO LO scontro su Hamas, esplode quello su Libano, Afghanistan e Iraq. La
campagna elettorale "scopre" la politica estera, e non è certo
bipartisan. Ad accendere la nuova miccia è stato l'ex ministro berlusconiano
alla Difesa, Martino, che propone: via dal Libano, più soldati in Afghanistan e
aiuti all'Iraq. Un ribaltone strategico. Berlusconi frena, Fini contesta la fuga dal sud del Libano ma è propenso a
che si spostino soldati sul fronte afghano. Prodi, D'Alema e Veltroni attaccano il centrodestra
giudicando "irresponsabili" le parole di Martino. Casini parla di
"dilettanti allo sbaraglio".
( da "Messaggero, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO RIZZA
ROMA Dopo Hamas, ora ci si scontra su Libano e Afghanistan. Altro che politica
estera bipartisan, come avviene nei paesi avanzati e maturi. In campagna elettorale
tutto si amplifica, è vero, ma tra Pd e Pdl i ferri sono cortissimi. A
scatenare questo secondo round è stato l'ex ministro della Difesa, il
berlusconiano Martino che in due parole ha detto: "Occorrerebbe ridurre
drasticamente o cancellare la nostra presenza militare in Libano, aumentare
significativamente il numero dei nostri uomini in Afghanistan e inviare
istruttori militari in Iraq e Kosovo". Praticamente, un ribaltone e anche poco comprensibile a giudicare dalla prudenza e
dai distinguo usati da Berlusconi e Fini, preoccupati di non smentire in toto l'ex ministro.
Prodi, Veltroni e D'Alema
hanno giudicato le parole "gravissime, incomprensibili, irresponsabili e
drammatiche", "un colpo al prestigio nazionale", "noi
abbiamo lavorato per la pace, sembra tornare il partito della guerra".
Le autorità libanesi, preoccupate, hanno convocato l'ambasciatore italiano per
spiegazioni; e la stessa sorpresa è stata registrata al Consiglio Ue e in sede Onu.
Proprio ieri l'Europa si interrogava sulla pericolosità della situazione
libanese, dove le fazioni non riescono ad accordarsi per eleggere il nuovo
presidente della Repubblica, notando il deterioramento delle condizioni di
sicurezza. Berlusconi ne ha approfittato per attaccare
il governo Prodi. Ne è nato un battibecco poco esaltante, soprattutto se visto
con occhi stranieri. Il Cavaliere: "Prodi ha avuto la faccia tosta di dire
che ora l'Italia è rispettata all'estero ma in due anni non è stato ricevuto
alla Casa Bianca, la più grande democrazia del Mondo". Prodi: "Io
faccia tosta? Se è per indicare uno tosto, allora concordo". Poi ancora:
"Andare alla Casa Bianca non è una questione di pellegrinaggio. George W.
Bush è venuto a Roma per costruire con dignità una amicizia forte. Il 4
febbraio sarei dovuto andare io a Washington per ricambiare la visita. E se
questo non è avvenuto è stato per la crisi di governo, che sicuramente non è
dipesa dal presidente degli Stati Uniti ma che è stata voluta anche da chi mi
attacca". Al di là delle tesi più o meno propagandistiche è invece
interessante notare le differenze che Berlusconi e
Fini sottolineano nella loro visione di politica estera. Il leader del Pdl
"immagina" che saranno riviste le regole di ingaggio dei militari in
Libano; l'ex ministro degli Esteri Fini contesta nei fatti le affermazioni di
Martino e nota che "andarsene sarebbe sbagliato"; aggiunge che porre
il problema della quantità di militari impegnati in Libano "è un'altra
cosa dal chiederne il ritiro anche perchè abbiamo obblighi internazionali che
devono essere assolti". Siccome le risorse sono poche e i militari anche,
il centrodestra pensa di spostare un po' di soldati per rafforzare la missione
afghana, dando soddisfazione alle pressioni della Nato e degli Usa che vogliono
l'Italia in trincea, a fianco dei soldati inglesi e americani in battaglia
contro i talebani. Fini esclude un ritorno in Iraq ("non ci è stato
chiesto nemmeno dai nostri alleati"). Casini è durissimo con il Pdl: "È
pura irresponsabilità da parte di dilettanti allo sbaraglio parlare di
dislocamento di truppe. Mentre i nostri militari rischiano in prima persona,
questi signori a partire da Martino, che non hanno sostenuto i militari in
Afghanistan, perchè non hanno votato il decreto, oggi avanzano idee pericolose
anche per le relazioni internazionali dell'Italia e per l'incolumità dei nostri
militari".
( da "Manifesto, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scripta manent Perle
ai porci Luca Fazio L'ultima è Perla Pavoncello. Da quando è sceso in campo con
la faccia infilata in un collant (23 gennaio 1994), Berlusconi
spara una cazzata al giorno. Oggi escluso, fanno 4 mila 774. Non per
drammatizzare, ma siamo costretti a far finta che questa sia proprio la
peggiore di tutte: Perla, giovane precaria selezionata per il siparietto
televisivo, invece di pensare al posto fisso "dovrebbe cercare di sposare
il figlio di Berlusconi", cioé Piersilvio - che
tra l'altro (che combinazione!) su Vanity Fair ha precisato che di sposarsi
"non ne sente la necessità". Di necessario, forse perché gli
argomenti scarseggiano, rimane solo la messa in scena dell'indignazione generale.
E' sempre Lui a dettare tempi e temi dell'agenda politica, e gli altri sono
costretti a giocare di rimessa. Come la Repubblica che titola "Precari,
bufera su Berlusconi" e obbliga Curzio Maltese a
confezionare l'ennesima calibrata invettiva contro il Cavaliere, buona, ma per
tutte le stagioni - "Il richiamo della foresta". Tra
"indignazione, rabbia e costernazione" - c'è anche Dario Franceschini
che "si vergogna come italiano" - il più vispo di tutti sembra essere
Franco Giordano (Prc) che entra nel merito della questione: "Anche
ipotizzando che i ricchi siano poligami, non basterebbero...checché ne dica Veltroni in Italia esiste ancora la lotta di classe". Per restare
nel merito, giriamo pagina e leggiamo il manifesto del Pd "Per dare valore
al lavoro": le linee sono ancora generali ma la squadra per elaborarle
c'è, eccola: Baretta, Nerozzi, Ichino, Treu, Calearo, Colaninno e via
precarizzando: "Il mix funziona" (non sarà volgare, ma anche
questa non fa ridere nessuno). Ma è l'Unità a confezionare un capolavoro di
prima pagina, "Precari. Il disprezzo di Berlusconi",
e sotto le battute incriminate: impatto assicurato, solo che a una prima
occhiata sembrano cadute le Twin Tower. A ogni lettore, il suo giornale. E
prima o poi, a quelli del quotidiano che fu di Gramsci, qualcuno dovrà rendere
conto di questa battuta di Veltroni: "Nel
programma abbiamo messo 1000-1100 euro al mese di salario minimo"
(càpperi, lo stipendio di un operaio a tempo indeterminato!). L'arroganza
"padronale e machista" del padre di Piersilvio indigna Rina
Gagliardi, che su Liberazione si duole per "L'universo berlusconiano fermo
all'Italia del pater familias" e ne approfitta per fare la radiografia di
un paese in piena metastasi culturale, sociale e civile. Da sottoscrivere,
tranne le poche in righe in cronaca che proprio non colgono il senso poco
profondo dell'ennesima tragicommedia di questa campagna elettorale: non è vero
che la precaria Perla Pavoncello "sorride amaramente per non
piangere". Perla invece se la ride e solo il Corriere della Sera
restituisce ai lettori un briciolo di amara verità. Non è offesa, né umiliata.
Anzi: "Ironico, mi ha colpito. Lo voterò". Punzecchiata da Virginia
Piccolillo, Perla scherza sui fidanzati, gigioneggia sul suo suocero mancato,
quel mattacchione che ha saputo conquistarsela: "Di chi parliamo oggi?
Parliamo di lui che alla fine riesce ad attrarre come una calamita". Così
potente, ma questa è cronaca di oggi, che la signorina Perla (che
combinazione!) è stata candidata da Alemanno nelle liste del Comune di Roma.
Fine della sceneggiata. Forse ha fatto bene Sofri, che su Il Foglio della
moglie di cotanto marito, a battuta, a risposto con una battuta: "Secondo
me non è vero che Berlusconi ha detto a una precaria:
"sposi un ricco". Non è vero nemmeno che Maria Antonietta abbia
detto: "se non hanno pane mangino brioches". Sono balle, messe in
giro per il puro gusto di fare la rivoluzione francese". Non fa tanto
ridere, ma è sempre meglio di quello che abbiamo letto fino ad ora.
( da "Manifesto, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'autore di Gomorra
definito in una lettera "giornalista prezzolato". Attacchi anche ai
pm della Dda e a una giornalista del Mattino di Napoli Francesca Pilla Napoli
Gomorra non cede il passo. Il libro campione d'incassi e che sta girando il
mondo (è stato tradotto anche in giapponese) perché in Campania oltre i rifiuti
c'è la camorra, fa ancora discutere. E il suo autore, Roberto Saviano, che ha
rifiutato di diventare un Veltroni-boy e di correre
per le politiche, ieri ha lanciato le sue accuse trasversali contro i partiti
dalle pagine del Time. "Le dispute e le rivalità elettorali tra
centrodestra e centrosinistra, tra candidati indipendenti a destra o a sinistra
dei due partiti principali contano poco, perché si continua a ignorare che il
problema principale del paese è il crimine organizzato". Inizia così
"Maimed by the Mob", quasi come a dire che la crescita zero,
l'inflazione, il precariato non sono niente in confronto a quello che può fare
la camorra nel Mezzogiorno. Forse un po' autorappresentativo come attacco, ma
poi il corpo del suo articolo si fa più calibrato e diretto a Prodi che ha
sottovalutato "il rischio di avere nelle proprie liste candidati
sconosciuti che successivamente sarebbero stati indagati per possibili aderenze
con la mafia". Saviano non risparmia nemmeno Cuffaro e
Berlusconi per poi
riprendere con i rifiuti, un disastro dove si è sottovalutato il ruolo della
camorra, e anche, sebbene non ne faccia menzione, il ruolo delle lobby
industriali nel nostro paese. Veltroni a quanto pare non si è rammaricato del rifiuto e ieri ha speso
parole di solidarietà nei confronti dello scrittore, perché
contemporaneamente all'uscita del Time nell'aula bunker del tribunale di Napoli
i nemici di Saviano, quelli le cui minacce a soli 28 anni gli sono costate la
scorta, la combinavano grossa. Tramite i loro avvocati i casalesi Francesco
Bidognetti e Antonio Iovine (latitante da 12 anni) hanno inviato una lettera
lunga 60 pagine invocando la Cirami. E non è uno scherzo. La difesa del
processo Spartacus ha infatti chiesto di spostare il giudizio in un altro
distretto per legittima suspicione, ossia per "carenza di libertà di
determinazione delle persone che vi partecipano". I boss già condannati
all'ergastolo nel processo più imponente della camorra casertana puntano,
infatti, il dito contro il pm Raffaele Cantone e Franco Roberti della Dda
partenopea per aver "gestito" i pentiti e aver architettato tramite
la giornalista de Il mattino Rosaria Capacchione il condizionamento dei
giudici. Ma è Saviano il loro obiettivo. Definito "prezzolato pseudo
giornalista", secondo i camorristi avrebbe con il suo libro etichettato i
giudici del loro processo "come degli inetti, incapaci, insensibili alla
sete di giustizia della collettività". Poi una minaccia velata: "È
solo un invito rivolto al signor Saviano e ad altri come lui a fare bene il
proprio lavoro e non a essere la penna di chi è mosso da fini ben diversi
rispetto a quello di eliminare la criminalità organizzata". E' già
successo che i camorristi abbiano lanciato minacce da dietro le sbarre o dalla
latitanza, ma è la prima volta che prepotentemente si mostrino come parti
"offese" di fronte alla legge e tuonino contro chi lavora per
sgominare i loro traffici. Immediate le espressioni di solidarietà del mondo
politico e delle associazioni antimafia.
( da "Manifesto, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al voto
Confindustria dice no al salario minimo La "nuova" Confindustria
prende le misure a Veltroni: no a un salario minimo di
1.000 euro lordi per i precari. E già che c'è ostacola palazzo Chigi sul
prepensionamento dei lavoratori "usurati" deciso a dicembre in
parlamento Secondo la neopresidente degli industriali, Emma Marcegaglia,
"la proposta del Partito democratico rischia di portare ancora più
rigidità nel mercato del lavoro" s.f. Roma Emma Marcegaglia, neo
presidente degli industriali, dice no alla proposta di salario minimo, lanciata
dal candidato leader del Pd, Veltroni. Una proposta
che - dice, con la sua prima esternazione ufficiale sui temi della campagna
elettorale - rischierebbe di rendere ancora più rigido il nostro mercato del
lavoro, e soprattutto di compromettere l'autonomia delle parti sociali nella
contrattazione collettiva. "Anche i sindacati - conclude - sono di questo
parere". Non si può dire che ci si sarebbe aspettati altre parole dai
nostri industriali. Confindustria aveva già messo in guardia sul merito. Tanto
più che nell'idea del Pd (che per ora è davvero poco più di un'idea) il salario
minimo per le lavoratrici e i lavoratori parasubordinati (co.co.co e co.co.pro)
dovrebbe essere in buona parte a carico delle imprese. Per ciò stesso con le
imprese stesse, e con i sindacati, la somma minima andrebbe concertata, prima
di essere resa cogente con un disegno di legge. Il Pd ne ha fatto un gran dire,
annunciando due giorni un disegno di legge ad hoc al primo consiglio dei
ministri, in caso di vittoria elettorale. Ma la vaghezza regna sovrana. si è
parlato di una somma pari a 1000, 1100 euro (lordi o netti, il che cambia
sostanzialmente la cosa, non è dato sapere) per tutti quei rapporti di lavoro
formalmente autonomi ma che mascherano una forma di subordinazione. Sulla
scorta un po' della strada intrapresa dal ministro Damiano nello scorso
governo: rendere il lavoro flessibile più costoso di quello precario.
L'innalzamento dei contributi non si è rivelata strada promettente, essendo
sempre possibile alle imprese la rivalsa mediante la leva salariale. La
proposta del resto, a differenza di quanto dice Marcegaglia, non sembra
incontrare le resistenze di parte sindacale. Lo spiega Achille Passoni, fino a
poche settimane fa segretario confederale Cgil, ora candidato nelle liste del
Pd: "Là dove non c'è contrattazione nazionale, l'autonomia delle parti
sociali resta salvaguardata". E' il caso, appunto, dei contratti di
collaborazione o a progetto. Tutto d'un tratto la precarietà è diventata uno
dei primi temi della campagna elettorale. Tra proposte più o meno serie,
battute, barzellette, e infine una guerra all'ultima candidatura. Il principio,
a destra, sembra quello dello "sfotti e candida". Perla Pavoncello,
la giovane precaria a cui Silvio Berlusconi ha
consigliato qualche giorno fa di sposare suo figlio o un miliardario, sarà ad
esempio candidata al comune di Roma nella lista di Alleanza nazionale, ha
annunciato ieri Gianni Alemanno. La giovane del resto, si è saputo, era già
simpatizzante An. "Cosa che la dice lunga su come funzioni oggi quello che
dovrebbe ancora essere il Servizio pubblico radiotelevisivo" commenta
Paolo Ferrero (Sinistra arcobaleno). In polemica con le ultime uscite del
cavaliere, ma anche con la proposta "elettoralistica" del Pd, si è
fatta sentire ieri la Sinistra arcobaleno, che invece propone di abolire
integralmente la legge
( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Sette giorni La strategia del segretario della Cisl Bonanni lancia
il sindacato "larghe intese" SEGUE DALLA PRIMA Dinnanzi al "periodo difficile che ci attende", il segretario della Cisl
confida che "Berlusconi e Veltroni
collaborino. O il Paese andrà a sbattere". La grande coalizione è un'idea
che Bonanni coltiva dal giorno in cui le urne consegnarono a Prodi una vittoria
dimezzata. "E in questi due anni l'Italia ha appreso la lezione, è
cambiata. è diventata più laica, si è liberata dalle ideologie, guarda
alla sostanza dei problemi. Ma il disincanto non è disinteresse, è segno di
maggiore maturità ". Ed è con spirito "pragmatico" che si
proietta nel futuro. Per esempio, nell'eventualità che Berlusconi
tornasse a palazzo Chigi, "servirebbe un governo aperto al confronto ma
anche un sindacato non politicizzato". Il messaggio è diretto alla Cgil,
che ha già espresso critiche sul programma del Pdl. "Ci risiamo", ha
sospirato Bonanni, irritato per le parole di Epifani: "A parte il fatto
che sono inaccettabili le invasioni di campo, e che bisogna tenere distinti i
ruoli, cosa dovremmo fare se vincesse il centrodestra? Indire subito uno
sciopero generale per il 15 aprile? Non esiste...". Partendo dal
presupposto che "l'Italia è cambiata", il leader della Cisl ritiene
che "sarebbe un errore se la Cgil pensasse di andare allo scontro solo
perché la controparte si chiama Berlusconi. Bisogna
capire che non sono più i tempi di cinque anni fa, che anche la geografia
politica è mutata, e che la logica del muro contro muro danneggerebbe il
sindacato, lo schiaccerebbe sulle posizioni della sinistra radicale".
Rispetto ad Epifani c'è una diversità di approccio ai problemi che si riflette
anche nei comportamenti. Perché l'altro giorno è stato Bonanni a difendere Nerozzi
- dirigente della Cgil e candidato del Pd- attaccato da esponenti del suo
stesso sindacato per aver stretto la mano a Calearo, presidente di
Federmeccanica e anche lui candidato di Veltroni.
"Possibile che sia dovuto intervenire io?", ha imprecato il
segretario della Cisl: "Fosse capitato a uno dei miei non avrei taciuto
davanti a un linciaggio ". Sogna le larghe intese ma è pronto a
confrontarsi con chi avrà ottenuto il consenso elettorale, e se bisognerà
sedersi al tavolo delle trattative con il governo Berlusconi,
sarà curioso di misurare "la conversione di Tremonti, che sembra abbia
vissuto sei mesi in Tibet e si sia dedicato all'ascetismo ". Non c'è
intento canzonatorio nelle parole di Bonanni. E se è vero che contro l'ex
ministro dell'Economia "sono partiti gli assalti all'arma bianca per quel
suo libro", il giudizio del leader sindacale è assai diverso: "A
parte gli eccessi sulle barriere doganali, l'approccio al sociale è
accettabile, in alcuni casi persino interessante. Lo trovo migliorato, ha rielaborato
le sue tesi e alcune sono niente male ". Nel quinquennio berlusconiano -
tranne la breve parentesi di Siniscalco - Tremonti è stato il bersaglio del
sindacato e del centrosinistra, "ma ora a mio avviso è cambiato. Intanto
non è più collerico, polemico, litigioso. E ha maturato una svolta politica
". Chissà se Bonanni gliel'ha detto, durante il loro recente colloquio
riservato. è certo che il capo della Cisl apprezza "la conversione":
"Prima affrontava le questioni da tecnocrate, ora ha sovvertito l'ordine
delle priorità, vuole un capitalismo mitigato che parta dai valori e dalla
persona. Se questo fosse davvero il suo atteggiamento, qualora tornasse a fare
il ministro, se garantisse un simile approccio da parte del governo, allora il
confronto diventerebbe davvero interessante ". L'apertura di credito è
importante, anche se Bonanni vorrebbe "insieme Veltroni
e Berlusconi". "L'importante è che torni la
politica, perché sono stanco dei tecnocrati, dei loro fervorini, specie dopo
aver visto il modo fallimentare in cui hanno gestito l'economia ". Auspica
le "larghe intese", "e comunque serve anzitutto un clima
diverso. Il sindacato deve dirlo ai suoi iscritti e deve dirlo al Paese".
Ecco perché non accetta barricate preventive e ideologiche: "Non possiamo
chiedere alla classe politica di essere da esempio, eppoi non collaborare. Noi
non potremo limitarci a chiedere, dovremo contribuire alla costruzione di un
clima virtuoso". "Diritti e doveri", dice, evocando lo slogan di
Veltroni: "Così cambia il Paese". Il leader
della Cisl non vuol più essere invidioso, sentimento provato a Siviglia, quando
al congresso dei sindacati europei ha ascoltato il discorso di Zapatero:
"Ricordo che ha detto come, grazie agli accordi con le parti sociali,
l'economia spagnola era cresciuta. E poi ha aggiunto: "Anche il governo
che mi ha preceduto aveva fatto la stessa cosa". Questo è un clima di
collaborazione nazionale". Perciò, se vincesse il Cavaliere, è curioso di
sapere come agirebbe il "Tremonti convertito ". Francesco Verderami.
( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 9 La Nota di
Massimo Franco Tra Kabul e Beirut il centrodestra sancisce la svolta
"estera" I n quattro giorni, il centrodestra ha modificato la
politica estera dell'Italia. Se vince, ridimensionerà la missione Unifil in
Libano, voluta fortemente dall'Unione per sancire il ritorno al
multilateralismo sotto l'egida dell'Onu. Ma progetta anche di mandare più
truppe in Afghanistan, "perché lo chiedono le Nazioni Unite"; e
istruttori militari in Iraq. è la promessa di una sterzata che cancella le
scelte fatte negli ultimi due anni dal governo di Romano Prodi. E spiega perché
ieri, almeno per alcune ore, sia stato riesumato il duello fra Silvio Berlusconi ed il premier dimissionario. è la conferma che il
segnale lanciato il 12 marzo da Gianfranco Fini non era una fuga in avanti.
Appoggiando Israele contro il dialogo con Hamas proposto da Massimo D'Alema,
titolare della Farnesina, Fini sapeva di non rimanere isolato. Faceva il
battistrada di un'offensiva che ieri è stata estremizzata dall'ex ministro
della Difesa, Antonio Martino; e poi ufficializzata dal Cavaliere. "Noi
abbiamo votato la missione in Libano, ma non eravamo d'accordo con le regole
d'ingaggio", ha spiegato Berlusconi. "Se
andremo al governo le cambieremo". L'annuncio sposta bruscamente
l'attenzione sulle questioni estere. Rivela una strategia di smantellamento dei
capisaldi del centrosinistra. E prefigura una transizione che potrebbe
comportare rischi non solo diplomatici. L'ambasciatore d'Italia a Beirut,
Gabriele Checchia, è stato convocato dai vertici istituzionali libanesi:
volevano capire che cosa sta succedendo. Prodi, D'Alema e
Walter Veltroni accusano il
centrodestra di ferire la credibilità che il nostro Paese avrebbe riacquistato
con loro. E Fausto Bertinotti si associa, attaccando "le destre che
vogliono abbandonare il Libano" e tornare in Iraq. Ma più delle loro
critiche colpiscono i timori del generale Mauro Del Vecchio, candidato del Pd
al Senato, ex capo missione in Afghanistan. Del Vecchio intravede
pericoli per i soldati in Libano, dovuti al cambio di strategia annunciato da Berlusconi: anche se sia il candidato premier, sia Fini
precisano che non vogliono cancellare la missione. Tuttavia la considerano meno
importante rispetto al 2006. E preferiscono assecondare le richieste alleate di
un rafforzamento dei contingenti europei in Afghanistan. Si tratta di
un'opzione che va incontro alle pressioni degli Usa, per i quali oggi la
priorità è la guerra ai Talebani. Ma implica anche una maggior sintonia col
governo di Gerusalemme. Promette di interrompere il dialogo con Hamas
teorizzato da D'Alema e contestato dalla diplomazia israeliana. La polemica di
ieri, però, non offre solo lo scontro fra Cavaliere e Professore. Fa rispuntare
sulla politica estera un asse Prodi-D'Alema-Bertinotti, che risuscita per un
giorno l'Unione. Veltroni lo asseconda. Ma
l'impressione è che stavolta segua un'agenda dettata da altri. \\ Insorge Prodi
e per un giorno si rivede l'Unione.
( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Candidato premier Il leader della Sinistra Arcobaleno: Pd come la
Dc, ma non paga tenere insieme tutto Bertinotti: con l'Inno di Mameli si suoni
anche l'Internazionale Incontri digitali su g Fausto Bertinotti MILANO -
Un'alleanza postelettorale tra Casini e Veltroni? "Tenderei ad escluderlo
anche se è nelle corde di Walter il posizionamento al centro".
L'eliminazione di quelle differenze tra centro e sinistra che hanno creato
problemi di stabilità a Prodi? "Il Pd sta facendo proprio il contrario,
candidando l'operaio che chiede più soldi in busta paga e il "falco"
di Federmeccanica che non glieli voleva dare". Il superamento di
simboli e ideologie? "E perché mai? Tra i giovani c'è una riscoperta della
Resistenza. E la falce e il martello sono dentro di noi anche in una nuova
prospettiva di sinistra". Fausto Bertinotti guarda al futuro senza dimenticare
il passato. E nel botta e risposta con i lettori di Corriere.it, nella
videochat moderata dal vicedirettore Pierluigi Battista, lo ribadisce in più
occasioni: "Nel Paese c'è ancora bisogno di sinistra ". La
"lotta di classe" non è tramontata e resta la necessità di un diverso
modo di fare "l'opposizione alla destra". Perché è vero che Berlusconi non ha ancora vinto, ma la scelta di una corsa
solitaria "potrebbe costare la vittoria al Pd". Bertinotti ne è
convinto: candidare tutto e il contrario di tutto, come succedeva con la
vecchia Dc che "metteva insieme la sinistra di Donat-Cattin e la destra di
Andreotti", è una scelta che oggi non paga. Perché "se anche il Pd
vincesse si ritroverebbe con le diversità interne che già si registravano nell'Unione,
ma amplificate". Il candidato della Sinistra Arcobaleno parla poi delle
liste, "frutto di un faticosissimo compromesso", e mette le mani
avanti ammettendo forse "non saranno così convincenti ". Le domande
inviate dai lettori - quasi 1.300 - affrontano i programmi. Due le priorità:
aumento dei salari, da realizzare con una forma di indicizzazione
all'inflazione almeno una volta all'anno, e lotta al precariato, "malattia
sociale del nostro tempo". La battuta di Berlusconi
alla precaria? "La gravità non è nella battuta, ma nel messaggio: non c'è
niente da fare per la tua condizione, tenta la strada della fortuna, la
lotteria, fai la velina...". Il presidente della Camera rivaluta anche il
concetto di patria ("stravolto dal fascismo") e l'inno di Mameli,
scelto da Veltroni per aprire le proprie convention:
"Quell'inno è di tutti. Quello che non va bene è che sia utilizzato al
posto dell'Internazionale. Andrebbero invece intonati entrambi".
Alessandro Sala.
( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE La strategia Il Cavaliere: in Afghanistan sì a nuovi contingenti.
Nessuna pressione straniera, è l'Onu che lo chiede "In Libano con nuove
regole d'ingaggio" Berlusconi e la politica
estera. "Al governo 4 donne ministro. Ciarrapico? Transfuga pd" ROMA
- Quella di Martino è "un'opinione personale", ma la politica estera
italiana, se il Pdl vincerà le elezioni, cambierà. Lo annuncia Silvio Berlusconi, che parlando a Primo Piano del Tg3 cerca di
chiudere la polemica suscitata dalle dichiarazioni del suo ex ministro della
Difesa, correggendolo. La missione in Libano, per cominciare: non è previsto
che l'Italia abbandoni o smobiliti, anzi "se avremo responsabilità di
governo e quando le avremo cambieremo le regole di ingaggio", assicura
l'ex premier. Che spiega: "Noi votammo la missione in Libano, ma subito
dicemmo che non eravamo d'accordo sulle regole di ingaggio. Per questo se
saremo al governo le cambieremo". Frasi "sconnesse, minacciose, che
creano un rischio per i nostri militari", ribatte il ministro degli Esteri
D'Alema, "e poi le regole d'ingaggio le decide l'Onu". Berlusconi aggiunge che in Iraq non ci sarà alcun invio di
truppe: "Sono d'accordo con Martino che non servono", mentre
potrebbero essere mandati a Bagdad altri istruttori oltre alla cinquantina di
esperti già sul campo. Il suo governo "combatterà l'antisemitismo in
Italia e in Europa". Sull'Afghanistan, infine, Berlusconi
apre alla possibilità di un impegno maggiore, ma lo fa assicurando che
"non c'è stata pressione" di nessuno Stato estero, e comunque servirà
cautela: "è l'Onu a chiedere l'invio di nuovi contingenti...". E la
sinistra, è la conclusione, non dia lezioni, che "Prodi in due anni non
sia mai stato ricevuto alla Casa Bianca" dimostra la caduta di prestigio
dell'Italia. Ma Berlusconi parla un po' di tutto. Dei
casi Ciarrapico e della precaria che dovrebbe sposare un miliardario, definiti
entrambi "polveroni inutili" e "una montatura dei giornali"
visto che la ragazza "ha più sense of humour dell'intera sinistra", e
l'editore potrebbe ben essere definito "un transfuga del Pd", visto
che fu accolto calorosamente da Bettini all'assemblea regionale del Lazio del
partito. è poi la volta della squadra: tra i 12 ministri con portafoglio del
governo, che sicuramente nascerà perché "il 78% degli italiani dice di
stare peggio di due anni fa", ci saranno "4 donne". E ci sarà
Bossi, a quanto dice lui stesso: "Berlusconi e
Tremonti continuano a insistere per farmi fare il ministro. Io sono agli
ordini...". In ogni caso, spiega il Cavaliere, nemmeno il suo esecutivo
potrà fare l'impossibile: "Non voglio dare illusioni o prospettare
miracoli, il risanamento non sarà né facile né breve ma io sono ottimista e
penso che ce la faremo", mentre Veltroni non può dare alcuna garanzia
perché "è un innovatore con credibilità zero". Si finisce con una
battuta maliziosa, fatta a Palazzo Grazioli ricevendo esponenti della comunità
ebraica romana che scherzosamente lo rimproveravano perché si sta facendo
fotografare solo con le donne: "Ma io sono Silvio Berlusconi, mica Silvio
Sircana... ". Agli ospiti viene raccontata la barzelletta dell'"ebreo
che dice al suo rabbino: "Devo confessarti che durante la guerra ho
nascosto una persona". "Bravo". "Sì, ma gli ho fatto pagare
mille dollari al giorno". "Così tanto? Vabbé comunque ti
assolvo", allarga le braccia il rabbino. "Sì - incalza l'altro - ma
secondo te gli devo dire che la guerra è finita?"". Paola Di Caro Tg3
Il leader del Pdl Silvio Berlusconi ieri a "Primo
piano".
( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Pdl-Pd, lite sulle missioni D'Alema: fate danni all'Italia Prodi:
Martino? Gravissimo. Veltroni:
rischio crisi internazionale Il presidente del Parlamento di Beirut ha
convocato l'ambasciatore italiano per avere chiarimenti DAL NOSTRO INVIATO
BRUXELLES - Terminata la sua ultima riunione del Consiglio europeo da ministro
degli Esteri del governo Prodi, ieri, a Bruxelles, D'Alema ha tirato fuori un
mazzetto di fax da una cartellina. Lo ha sfogliato e si è messo a dire:
"Ecco che cosa scrive un giornale libanese: se Berlusconi
vince le elezioni potrebbe ritirare i soldati dal Libano. Ed ecco Newsweek:
ufficiali dei servizi israeliani negozierebbero con Hamas". Pausa. "E
se lo dico io? Io non sono un terrorista. E non sono Ciarrapico", ha
aggiunto scuro in viso il ministro, criticato nei giorni scorsi dal
centrodestra perché ha sostenuto la necessità di trattare una tregua con i
fondamentalisti islamici di Gaza. Prodi, pochi metri più avanti, era già verso
l'uscita. è irrotta la politica estera nella campagna elettorale italiana,
ieri. Più di prima. A portarcela dentro sono state soprattutto le dichiarazioni
che Antonio Martino, ex ministro della Difesa per FI e predecessore di D'Alema
alla Farnesina, aveva rilasciato mercoledì all'agenzia Reuters: "Se fossi
ministro della Difesa, ridurrei drasticamente o cancellerei del tutto la
presenza in Libano, e invierei truppe in Afghanistan e in Iraq". Parole
che non potevano non rimbalzare anche a Beirut, oltre che a Bruxelles. Della
forza multinazionale Unifil per il Libano l'Italia ha il comando. Nel Sud del
Paese dei Cedri, il governo Prodi ha mandato, con l'appoggio di gran parte del
Parlamento, oltre duemila militari. Furono schierati dall'Onu al confine con
Israele nel 2006, per consolidare un "cessate il fuoco" seguito a una
guerra, mentre americani e britannici avevano difficoltà a mobilitare soldati
oltre a quelli impiegati in Iraq e Afghanistan. E l'Iraq è lo Stato nel quale Berlusconi, dopo l'offensiva di George Bush del 2003, aveva
mandato un contingente, ritirato da Prodi nel corso del 2006 lasciando alcuni
istruttori militari (oggi una cinquantina). Terreni delicati, materia
insidiosa. Prima che Berlusconi e Fini prendessero le
distanze dalle dichiarazioni di Martino, il quale ha precisato di parlare
"a titolo personale", da Bruxelles Prodi le ha giudicate
"gravissime". "Il presidente del Parlamento ha convocato il
nostro ambasciatore in Libano per avere spiegazioni", ha riferito
l'attuale titolare di Palazzo Chigi. Quel presidente, Nabih Berri, sciita in
collegamento con Hezbollah, in una telefonata all'ambasciatore Gabriele
Checchia ha bollato poi come "pericolose" le parole di Martino.
"La discussione è priva di serietà, confusa, violenta e strumentale.
Rivolgerei un appello: se ci incamminiamo su questo terreno, in qualche
settimana rischiamo di dilapidare il prestigio dell'Italia", ha detto
D'Alema agli avversari. Martino gli aveva addebitato di aver voluto la missione
in Libano "per farsi perdonare la chiusura precipitosa della nostra in
Iraq". D'Alema: "No, fu voluta dall'Onu. è ridicolo che Martino
voglia tornare in guerra quando se ne vogliono andare anche gli Usa... Se si
vuole per odio politico smantellare questo patrimonio del Paese si dimostra di
essere irresponsabili e non in grado di governare ". Che nei territori
affidati a Unifil la tensione cresca lo indicano più segnali. "Nel Sud del
Libano tenete gli occhi aperti", ha raccomandato domenica il ministro
degli Esteri egiziano Aboul Gheit al sottosegretario Bobo Craxi. Maurizio
Caprara.
( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Retroscena Il rapporto con Israele Le due linee dei democratici su
Hamas SEGUE DALLA PRIMA E ancora ieri all'ora di pranzo, da una terrazza con
vista mozzafiato sul lago e su Lecco, il segretario del Pd provava a mantenere
le distanze dolendosi che "in campagna elettorale si fa fatica a parlare
di contenuti". Ma poi il caso Martino si è fatto incandescente, Berlusconi ha scagliato le missioni nell'arena elettorale e
costretto lo sfidante a muoversi su un terreno scivoloso dal palco di Lugano,
davanti a una massiccia e simbolica presenza di italiani all'estero. Varcato in
pullman il confine Italia- Svizzera, il segretario è costretto a chiarire la
linea dei democratici. "Qualcuno della destra - prende elegantemente le
distanze il leader dopo un acceso confronto telefonico con Massimo D'Alema - ha
detto che bisogna ritirare i nostri soldati dal Libano e rimandarli in Iraq, da
dove stanno venendo via anche gli Usa". Fuggire, interrompere una missione
di pace sotto egida internazionale sarebbe "un colpo al nostro
prestigio". E il disimpegno rischierebbe di innescare "una crisi che
può avere conseguenze devastanti per tutta l'area". E le contraddizioni,
le divergenze di linea? "Le avevamo e le abbiamo risolte". In realtà
quando dice che contrasti sulla politica estera non ce ne sono più Veltroni allude al taglio netto con gli
alleati dell'Unione, mentre lo stesso non può affermare se dirige lo sguardo in
casa propria. L'aspro diverbio a distanza sul dialogo con Hamas tra D'Alema e
l'ambasciatore israeliano Gideon Meir, grande estimatore di Veltroni, ha messo in evidente imbarazzo
il leader del Pd e portato a galla il conflitto sottotraccia per il prossimo
mandato alla Farnesina in caso di vittoria del Pd. D'Alema o Piero
Fassino? Il ministro uscente o l'inviato speciale della Ue in Birmania, il
quale non fa mistero di ambire all'incarico? "C'è un piccolo problema -
rimanda il verdetto Roberta Pinotti, sottosegretaria alla Difesa -, prima
bisogna vincere le elezioni". All'ex segretario dei Ds, le cui posizioni
sul Medio Oriente sono tradizionalmente distanti da quelle di D'Alema, Veltroni ha affidato il delicato compito di chiarire la
linea del Pd: Hamas può e deve essere un interlocutore, ma solo se riconosce
Israele e rinuncia al terrorismo. Parole condivise da quanti - Rutelli,
Vernetti e molti veltroniani - ritengono Israele l'unica democrazia del
Medioriente. Ma il Fassino che ha messo i puntini sulle "i" non ha
mancato di innervosire D'Alema. Berlusconi lo ha
trattato da nemico degli ebrei e il ministro ora comincia a temere che il
dialogo tra gli sfidanti anche sulla politica estera, nonché la somiglianza dei
programmi, finiscano per sconfessare la sua politica. "Massimo è
nitidamente schierato per la causa araba, aprendo al dialogo con Hamas voleva
mettere in difficoltà Walter - è l'analisi di Peppino Caldarola -. Per non
finire in soffitta, D'Alema prova a inceppare il confronto bipartisan".
Lapo Pistelli, responsabile Esteri del Pd, smentisce tensioni e spiega che se
la linea del partito appare un po' "cerchiobottista" è perché
"in Medioriente il doppio registro è giusto che ci sia". Un gioco
delle parti, insomma, con Veltroni che fa l'amico di
Israele e D'Alema che si coccola gli arabi? "Il nostro machiavellismo -
conferma Pistelli - una volta tanto è una virtù". E alle nove il pullman
arriva a Varese, culla della Lega. Dove la sorpresa non sono i manifestanti pro
Carroccio con tanto di striscioni "Walter pensa a Roma ma Mal-pensa"
e "Veltroni a Varese = Bin Laden a New
York", ma il teatro esaurito e i quattromila democratici che costringono
il leader del Pd a traslocare il comizio all'aperto: "è una serata
magica... e seppure mi paragonano a Stalin io non rispondo". Monica
Guerzoni.
( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE A Cernobbio Confcommercio: consumi fermi è quasi recessione DAL NOSTRO
INVIATO CERNOBBIO - La Confcommercio lancia l'allarme recessione. Per il
presidente Carlo Sangalli ( nella foto) "non è irrealistico un
deterioramento dello scenario economico internazionale al punto che per
l'Italia il 2008 possa chiudersi in negativo". La cifra che l'ufficio
studi ha preparato per l'apertura del Forum organizzato con Ambrosetti sulle
prospettive del nostro Paese è di meno 0,2%. Sangalli precisa che si tratta di
ipotesi estrema mentre quella più realistica è di una crescita del Pil intorno
a più 0,7%. Il numero uno dei commercianti, che per stanare i partiti a trovare
le ricette giuste ha invitato i due principali sfidanti alle elezioni (oggi Walter Veltroni, domani Silvio Berlusconi), parla di "scricchiolii" preoccupanti che dall'estero
arriveranno in Italia. E di una "vera e propria emergenza nazionale".
Calano gli investimenti (dall'1,2% allo 0,9% del Pil nel 2008) e i consumi sono
ridotti al minimo con un'inflazione che nell'anno è destinata a viaggiare ad
una media del 3%. Le ricette sono note - riduzione del debito pubblico,
taglio alle spese e alle tasse, politiche salariali in funzione della
produttività - "peccato che nessuno le applichi fino in fondo"
osserva Sangalli che prova a indicare alcuni punti fondamentali. Primo: ridurre
nell'arco della legislatura la spesa pubblica corrente primaria di 5 punti
accanto a una contestuale riduzione di 5 punti dell'aliquota media Irpef.
Secondo: mettere in campo finalmente una politica dei servizi visto che ormai
questo settore rappresenta più del 40% del Pil e dell'occupazione ed è l'unico
in grado di crescere stabilmente nei prossimi anni. Se la Confindustria di Luca
di Montezemolo ha messo sul tavolo un dodecalogo di proposte da offrire ai
partiti, Confcommercio ieri ha alzato la posta fino a venti. Tra queste
Sangalli ha messo l'indice sulle "liberalizzazioni dei servizi pubblici
locali in grado di contribuire alla crescita fino a 1,5 punti di Pil".
Roberto Bagnoli.
( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Intese
Veltroni e Berlusconi si sfidano a cernobbio,
le diplomazie lavorano su Rai, riforme e nomine Aspettando "quota 75"
Pd e Pdl stringono i primi accordi La somma dei due partiti pesa quasi quanto i
singoli risultati La rimonta del Pd, per ora, s'è fermata. Da un paio di settimane tutti i
sondaggi inchiodano il partito di Walter Veltroni a
4-5 punti dal Pdl e sotto quota 35, che poi - come in privato ammette lo
stratega principe del Loft Goffredo Bettini - è anche la soglia minima per
garantire la sopravvivenza tranquilla della leadership anche in caso di
sconfitta. D'altra parte, in ossequio alla teoria del "voto utile",
l'esito delle elezioni di aprile sarà giudicato al quartier generale
democratico anche sul metro di un altro obiettivo, quantificabile in
"quota 75": la somma dei voti al Pd e al Pdl necessaria affinché lo
spariglio bipartitista di "Silvio" e "Walter" possa dirsi
riuscito e il prossimo Parlamento risultare in pratica diviso in due. E questa
seconda cifra, dal punto di vista di entrambi i duellanti, non è meno
importante. Lo impone la natura di questa campagna elettorale, dove le ragioni
della sfida e quelle dell'intesa futura convivono senza contraddizione. Tre
dossier. Ecco perché l'inizio della campagna non ha spento la macchina della
diplomazia parallela e sotterranea tra Pd e Pdl, sull'asse principale
Letta-Bettini. Si preparano le larghe intese? Non la loro formalizzazione. Ma
una costituzione materiale delle larghe intese c'è già, perché scenari come il
pareggio, un governo di minoranza o anche solo la necessità di chiudere virtuosamente
la riforma bipartitica, hanno suggerito a Veltroni
come a Berlusconi di istruire per tempo i principali
dossier del dopo-voto. Gli abboccamenti in corso riguardano tre questioni in
particolare: riforme, Rai, nomine. Nuove regole. Si tratta dell'intesa più
avanzata. Esiste già una bozza per modificare i regolamenti parlamentari subito
dopo l'insediamento delle nuove Camere. Ne è autore il senatore forzista
Gaetano Quagliariello, già capo della diplomazia berlusconiana nella trattativa
sulla riforma elettorale, e sul testo c'è il via libera di Veltroni.
In sostanza, si vieta la formazione di gruppi parlamentari non presenti sulla
scheda elettorale (norma che impedisce un caso radicali all'indomani del voto),
si velocizza l'iter delle proposte dell'esecutivo e si rafforzano le tutele per
l'opposizione. Va bene al Pd presunto perdente, va bene al Pdl favorito dal
pronostico. Spiega Quagliariello: "La proposta è tarata sulle esigenze di
due partiti a vocazione maggioritaria". 7 Stefano Cappellini 15/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sondaggi giulio a
Sinistra, Cesare con Pdl, i giovani con Veltroni Ecco
come voteranno i Cesaroni Come voteranno i Cesaroni? L'abbiamo chiesto, con un
sondaggio-telefonico, ad alcuni interpreti della famiglia televisiva più amata
dagli italiani. Ai giovani, come Eva e Marco, piace Veltroni.
I "fratelloni" Cesaroni, invece, si dividono tra una vecchia guardia
rifondarola, Giulio, e derive destrorse, Cesare. L'importante, ovviamente, è
distinguere tra personaggio e attore (Antonello Fassari è "rosso"
quanto Claudio Amendola). Anche se nel caso di Max Tortora, apolitico, non si
può. Interpreta se stesso. Eva Cudicini, sostiene la sua interprete Alessandra
Mastronardi, "voterebbe a sinistra": un voto "combattuto, ma
convinto e necessario. Eva è di sinistra, vuole un partito che si batta per il
prossimo, è una persona intellettuale, che le legge i libri, si informa, si
appassiona. Ma la sinistra di oggi è un po' messa male, e allora guarda verso
il centro, cioè Veltroni. Non è una radicale, da manifestazioni
no-global o girotondi". Veltroniano più convinto
è Marco Cesaroni, racconta al Riformista Matteo Branciamore, l'attore che lo
interpreta (canta pure la sigla della fiction Adesso che ci siete voi ).
"Marco voterebbe Veltroni - sostiene Branciamore
- anche perché ha il poster del Che, ma è un'icona, un sogno. A Cuba manco l'ha
vista in foto e non ci andrà, almeno finché ci sono i due fratelli
Castro". Per Veltroni, che ha fatto la sua prima
uscita pubblica da sindaco dimissionario proprio alla Garbatella, è una
rivincita, catodica, sulla Sinistra Arcobaleno. Nella forma embrionale della
"mozione Mussi", contraria all'ingresso nel Pd, trionfò nella sezione
Pci-Pds-Ds proprio della Garbatella. Quartiere rosso e giallorosso, sebben l'architettura
sia fascista, dove è ambientata la serie televisiva di
Canale5, sebbene sia berlusconiano. Sui grandi, Branciamore vede Giulio
Cesaroni, il padre, interpretato da Claudio Amendola - da sempre
"bi-comunista", con due pugni alzati - in "area Rifondazione, più
a sinistra di Veltroni".
Cesare, invece, "me sa che vota a destra... - dice, sospettoso - si
lamenta sempre, dice che si stava meglio prima. Però stiamo parlando di Cesare,
non di Antonello". Uscendo per un attimo dal gioco, invece, parla delle
sue discussioni con Amendola: "Gli racconto il disinteresse di noi giovani
verso la politica - dice - oggi non ci si schiera come in passato, come faceva
Amendola. Lui ha capito, ha capito che il fatto è che noi abbiamo vissuto
Tangentopoli, da piccoli, vedevamo decine di politici in manette? è stato come
il '68 al contrario. Il '
( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La destra sogna il
decisionismo cattivo del Dr. BerluscHouse Ma il Cavaliere dovrebbe rinnegare se
stesso Roma, 14 aprile 2008. Il dottor Gregory House ha vinto le elezioni e si
affaccia dal famoso balcone di Piazza Venezia. La folla è in silenzio, muta. Il
dottor House comincia a parlare. Non è un discorso di festa. Elenca mali e
malattie della nazione. Stila diagnosi spietate. Propone cure estreme. Sbatte
sotto il muso del popolo la verità. Anche perché il suo partito potrebbe
chiamarsi proprio così: il Popolo della Verità, contrapposto a quello della
Libertà. A sognare e immaginare una vittoria nelle urne italiane del medico
cinico e un po' bastardo che ha soppiantato in tv il pediatra Clooney di ER è
l'ultimo numero di Charta Minuta , la rivista della fondazione FareFuturo , il
pensatoio finiano messo in piedi dall'ex viceministro di An Adolfo Urso. Il
direttore editoriale di CM , il giovane Angelo Mellone, ha infatti chiamato a
raccolta giornalisti e intellettuali d'area per una suggestiva esercitazione su
questo tema: "Il tredici aprile voto Dr. House". Perché lui? Perché
sarebbe l'unico in grado di scrivere con mano ferma e non tremolante questa
severa ricetta per il nostro paese: "Poco ottimismo, molta sobrietà e un
profondo appello al senso di responsabilità, dedizione, sacrificio, in fondo
anche di autostima e voglia di crederci". Così, in definitiva, il dottor
House potrebbe pure apparire un "dittatore benevolo", come scrive
Luigi De Gregorio, che a noi rimanda l'immagine iniziale di piazza Venezia.
Insomma, c'è una destra consapevole dei mali italiani e che invoca un
decisionismo responsabile e non demagogico, capace di usare in maniera
conservatrice ma anche riformista l'inclinazione al sadomasochismo del nostro
paese: qualcuno che ci tratti male ma alla fine ci salvi la vita. Visto che poi
c'è sempre bisogno di un avversario, qualcuno che faccia da specchio in
negativo del dottor House, che è un eroe cattivo ma pur sempre eroe, ecco
spuntare il medico della mutua per antonomasia. Ossia Guido Tersilli, il cui
camice bianco è emblema di un vizio atavico dell'Italia: "Il moderatismo
come pratica compromissoria", secondo l'analisi di Filippo Rossi, autore
con Luciano Lanna di Fascisti immaginari . Rossi poi ne ricava uno scontato
sillogismo a uso elettoralistico di parte: Tersilli non è
altro che Veltroni, la
versione politica di Alberto Sordi. Il giochino è troppo facile. Anche perché
il punto di arrivo del ragionamento complessivo dei pensatori finiani è quello
di chiedere al ritrovato amico Silvio Berlusconi di guardarsi qualche puntata del popolare telefilm e imitare il
dottor Gregory House. Riassumendo: cattivismo decisionista contro
buonismo ecumenico. Con tutta onestà, però, riesce difficile ritagliare addosso
al Cavaliere il personaggio di Silvio House e se volete di Gregory Berlusconi. Certo, il sogno è avere la novità del Dr.
BerluscHouse, che cacofonicamente è un po' inquietante e richiama un teutonico
Berluskaiser. Ma non è questione di suoni. Di seduzione, piuttosto. Del resto,
è lo stesso Mellone a tratteggiare l'idealtipo dell'anti-dottor House: "Il
Seduttore agisce nello spazio pubblico con l'ambizione, o l'ossessione, di
piacere a ogni costo e al più grande numero di persone". In pratica,
l'identikit del Cavaliere. Per diventare Gregory House, il candidato premier
del Popolo della libertà dovrebbe rinnegare se stesso, ribaltare la strategia
del sorriso e del promettere tutto a tutti e soprattutto cominciare a dire di
no. Un'utopia più che una speranza concreta. Ed è per questo che sul numero
monografico dedicato al dottor House quelli di FareFuturo si consolano, per
modo di dire, con un ritratto del socialista Bettino Craxi a firma di Gianni
Pennacchi: "Craxi, la decisione prima del Potere". Ma per scovare il
vero dottore della politica di questa Seconda Repubblica sono utili gli indizi
che Diletta Cherra mette insieme nella sua recensione della Filosofia del Dr.
House , opera scritta dal collettivo Blitris, che scomoda l'etica di
Kierkegaard, il metodo deduttivo di Sherlock Holmes e persino l'ossessione del
capitano Achab per Moby Dick. Anche Gregory House è monomaniaco. Vuole salvare
il paziente a tutti i costi, a rischio paradossalmente di ucciderlo. Un
imperativo iper-etico. E forse l'unico Achab degli ultimi tre lustri che ha
provato veramente a inseguire la Balena Bianca della transizione per ammazzarla
e lasciare il posto a un paese normale è stato Massimo D'Alema. Cinico e
antipatico, che piaccia o no, è l'unico leader italiano che un tempo somigliava
più di tutti al dottor Gregory House. Quando, cioè, D'Alema era D'Alema.
15/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue berlusconi e
il cazzeggio Come un pugile un po' appesantito dagli anni ma di grande
mestiere, Berlusconi invita gli avversari nel suo
angolo, illudendoli che lui sia alle corde: ma lo fa perché non può più danzare
sul ring, e solo da lì può sferrare qualche colpo sotto la cintola, tenere le
braccia dell'avversario, lavorarlo ai fianchi, prevalere sulla sua giovinezza e
prestanza. Per questo se il centrosinistra si illude di aver ritrovato il
Caimano contro cui mobilitare i suoi astensionisti commette un errore: questo
corpo a corpo mobilita di più gli altri assenteisti di questa campagna
elettorale, il popolo in sonno dei berlusconiani, quelli che non leggono i giornali,
che guardano solo la tv, che vivono nei piccoli centri, che sono anziani, e che
decidono se e per chi votare solo all'ultimo momento. A loro basta che l'occhio
di bue si accenda sull'idolo per non vedere nient'altro. Ogni volta che quel
faro si accende, il Pd dovrebbe solo spegnerlo al più presto, parlando d'altro, di programmi e di proposte, su cui è più nuovo
e più forte; non rifletterlo per renderlo ancora più luminoso. E non basta che Veltroni finga di non nominarlo,
l'avversario, chiamandolo "il mio principale competitore", se poi fa
tutto il comizio sulla sua ultima battuta. Antonio Polito 15/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Che farà da grande
La metamorfosi elettorale di Pierferdi Casini Che farà da grande Pierferdinando
Casini? Cioè che farà dopo le elezioni? La domanda che abbiamo posto ai partiti
qualche giorno fa, riguardo al comportamento che terranno se al Senato la
maggioranza non ci sarà, o sarà molto sottile, riguarda in prima persona lui. E
pensiamo che vi si possa dare qualche prima risposta, con cognizione di causa.
Casini sarà corteggiatissimo da Berlusconi comunque,
dopo il voto. Riportarlo nel centrodestra, in posizione molto più debole,
avrebbe un doppio vantaggio per il Popolo della Libertà: dimostrerebbe la forza
espansiva del progetto e rassicurerebbe il Partito popolare europeo, allarmato
da un rischio di deriva a destra del suo partner italiano. Ma Casini resisterà
con tutte le sue forze (il problema è proprio qui: quali saranno le sue forze,
dopo il voto?). La ragione per cui resisterà non sarà una ripicca nei confronti
del Cavaliere, perché tutto sommato al Cavaliere Casini deve essere
riconoscente: se non l'avesse costretto lui, forse non avrebbe mai trovato il
coraggio di emanciparsi e mettersi in proprio: solo il prezzo della
capitolazione morale, che gli chiedeva Berlusconi,
poteva costringerlo al gran gesto. Casini resisterà per una ragione più seria.
In questa campagna, infatti, il suo partito sta vivendo una vera e propria
metamorfosi elettorale. Ciò che ne uscirà non sarà in nulla uguale all'Udc che
stava nel Polo. Sollecitando voti contro la leadership del Cavaliere, Casini
dovrà rispettarli dopo averli avuti. Qualche giorno fa un imprenditore che ha
sempre votato Forza Italia e che anzi ha anche militato in Forza Italia, ci
diceva che stavolta vota Casini perché ciò che nel centrodestra non va più bene
è proprio il Cavaliere alla sua quinta performance elettorale. La scommessa di
Casini è che dopo il voto non ci sia più l'Udc, ma un vero partito di Centro,
che gioca autonomamente, e che soprattutto gioca per intero la partita del
dopo-Berlusconi. Dunque Casini non aiuterà Berlusconi se fosse in difficoltà. Parteciperà a tutti i
giochi politici che si apriranno in caso di maggioranza traballante al Senato,
ma con una stella polare: che questi giochi abbiano come
esito il passaggio di mano da Berlusconi a un altro. Tutto ciò è chiaro. Meno chiaro è che rapporti avrà
Casini col centrosinistra di Veltroni. Che è anch'esso diverso dall'Unione di Prodi con cui Casini non
sarebbe mai potuto andare. Un futuro alla tedesca (ricordate l'esperienza dei
liberaldemocratici?) presuppone per il Centro una disponibilità ad
allearsi con l'uno o l'altro partito maggiore, perché nessuno dei due è più
indigeribile per una forza di centro. Paradossalmente, il primo banco di prova di
questo nuovo centro potrebbe essere già alle elezioni per il sindaco di Roma.
Se si dovesse arrivare al ballottaggio, allora Casini dovrebbe scegliere. E tra
Rutelli e Alemanno, tutto lo porterebbe verso Rutelli. 15/03/2008.
( da "Messaggero, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - Walter Veltroni ha riunito lunedì scorso staff
ed esperti (c'erano anche Franceschini e Bettini): "La strategia di Berlusconi è oscurare la nostra campagna, costringendoci a
piccoli match quotidiani. Dobbiamo evitare di salire sul ring".
Nell'ultima settimana lo scambio di colpi si è fatto più intenso. E il bilancio
al loft ieri non era positivo. Giovedì il leader del Pd ha presentato le sue
proposte sul fisco, ma ha prevalso nettamente la polemica sulla battuta del
Cavaliere alla giovane precaria. Insomma Veltroni
fatica a imporre la sua agenda, i suoi messaggi: e la novità del Pd rischia di
essere offuscata dal tradizionale teatrino. Malumori che si intrecciano alla
stasi dei sondaggi. Anche se gli esperti ricordano che la quota degli indecisi
resta alta. Nell'area del centrosinistra, ha scritto Renato Mannhaimer, sono
addirittura il 40%. Intanto questa strategia del ring quotidiano ha infranto il
clima buonista di dieci giorni fa. L'involucro del fair-play non è squarciato,
ma Berlusconi affonda sempre più spesso i colpi.
"Dite che Walter è come Stalin" ha detto ai candidati Pdl. Ieri ha
aggiunto: "La credibilità di Veltroni è
zero". Soprattutto il Cavaliere vuole inchiodare il leader Pd alla
continuità con Prodi ("non gli consentirò manipolazioni"). Non che il
leader Pd risparmi le sue risposte, anche sotto la cintura. L'anzianità di Berlusconi è una delle allusioni ricorrenti nei comizi. Come
la ripetitività delle promesse. Il problema è che Veltroni
deve innanzitutto sostenere la sua immagine di innovatore e lanciare segnali
conseguenti assai più che reggere il botta e risposta con Berlusconi.
Lo teorizza lui stesso. "Berlusconi invece deve
amministrare un vantaggio. Deve addormentare la partita a centrocampo"
spiega uno dei suoi ghostwriters. Non la può addormentare troppo. Perché
altrimenti rischia la disaffezione dei suoi, come ha testimoniato l'articolo di
protesta di Vittorio Feltri contro l'"effetto camomilla" di una
settimana fa. Anche per questo il Cavaliere ha deciso di cominciare a sparare
su Veltroni. Puntare solo contro Pier Ferdinando
Casini rischiava di diventare per lui controproducente. Ma non intende forzare.
Nei giorni scorsi, a palazzo Grazioli, si è discusso se lanciare una campagna
contro "i mali di Roma" e l'amministrazione Veltroni. Ed è stato lo stesso Berlusconi a dire no: "Se
esageriamo, diamo l'impressione che abbiamo paura di Veltroni. Rischiamo di rilanciarlo, anche perché gli italiani non sanno
come è governata Roma". La polarizzazione della campagna sui due candidati
dei partiti maggiori è un effetto indotto dell'acuirsi dello scontro diretto.
A Berlusconi fa gioco. A Veltroni
un po' meno, visto che ha bisogno di una tenuta della Sinistra arcobaleno e del
Centro per tentare il pareggio in Senato. Ma siamo soltanto nella fase due della
campagna elettorale. Veltroni è partito con largo
anticipo. Berlusconi è in campo da una decina di
giorni. Ora siamo in corsia di accelerazione verso la fase tre, quella finale,
che inizierà dopo Pasqua. Sarà il momento dei "colpi", degli
"choc positivi" che ora vengono studiati in gran segreto. "La
nostra campagna è come quella del 2001" dicono a palazzo Grazioli: vuol
dire, tra l'altro, che Berlusconi non intende fare
alcun confronto diretto in tv. Veltroni invece deve
attaccare. Ma non può fare come il Cavaliere nel 2006. Deve restare fedele alla
sua "novità". Nella guerra di strategie è il momento cruciale.
( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-03-15 num: - pag: 57 categoria:
REDAZIONALE Personaggi La Ferilli e i precari nel film in arrivo "Tutta la
vita davanti". Un ruolo visssuto con l'"impegno" di tutte le sue
scelte Sabrina la pasionaria Spogliarellista e tata per la tv Kapò nel call
center di Virzì "Questa è un'Italia ingiusta" ROMA - Ci sono tante
donne oggetto del desiderio. Sabrina Ferilli è un soggetto del desiderio, è lei
che desidera qualcosa, che partecipa, il calcio, la politica: viva la Roma,
abbasso Berlusconi. Sabrina la rossa, pasionaria che
s'indigna, punta il dito, prende posizione. Chi lavora con lei dice: è la
primadonna della versatilità. è come un treno che si ferma a tutte le stazioni:
dalla leggerezza all'impegno. Sabrina spogliarellista di notte e tata di giorno
nella fiction Anna e i cinque che sta girando per Mediaset; Sabrina che
galvanizza il branco di disperate di un call center, e lei lo è più di tutte, nel
film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì che Medusa fa uscire il 28 marzo.
"Le musichette motivazionali, gli autoconvincimenti, gli atteggiamenti da
kapò che ha il mio personaggio? Virzì dice che siamo assolutamente fedeli alla
realtà ". Non vuol essere un film di denuncia eppure denuncia una realtà
che riguarda i 75 mila giovani assunti nei call center. "La disperazione è
verticale, è sconvolgente perché è un non mestiere e quelli sono non
lavoratori. Lavorano essendo precari, è una contraddizione immensa, lo specchio
di questo momento sociale". Cast ricco, con Sabrina, Massimo Ghini,
Isabella Ragonese, Micaela Ramazzotti, dentro anche Elio Germano venditore di
un robottino e Valerio Mastandrea sindacalista d'assalto volenteroso e sfigato.
Perché specchio della società? "Il call center è l'emblema di una certa
gioventù, dell'estraniazione totale rispetto a contenuti, principi e battaglie,
è un flash sul nuovo di oggi, che è più vecchio dell'uomo con la clava; è nuovo
rispetto a ieri solo perché non si conosce ". Dicono che lì solidarietà e
sindacato non esistono, che i colleghi sono tutti nemici fra loro... "Non
è solo cinismo, convivono col sopruso, con l'ingiustizia. Non è una commedia,
ti alzi dalla sedia che sembra ti abbiano dato un pugno nello stomaco ". I
call center sono il simbolo della flessibilità... "La flessibilità spesso
è una truffa. Ma, intendiamoci, senza di essa è impossibile dare un taglio alla
disoccupazione. è che non ci può essere solo quello. Oggi non credo, ma
l'America degli anni '50 era un modello di libertà, mentre ora importa valori
ed esporta ingiustizie. La flessibilità è un dramma: Hillary Clinton nella
campagna elettorale parla di posti fissi, non più di flessibilità selvaggia,
curioso che sbandieri un nostro valore. Ma è altrettanto vero che negli Usa c'è
il blocco del conto in banca se non paghi le multe, c'è la responsabilità
oggettiva del cittadino e non la figura astratta del politico che risolve ogni
cosa. In Italia io pago il 40 per cento dei miei incassi per sanità, scuola e
via dicendo, però non ci torna indietro nulla. Allora se devo avere l'ospedale
pubblico gratis che non funziona, preferisco la sanità privata". E cosa si aspetta dal suo candidato premier Veltroni rispetto al precariato?
"Una netta inversione. Sono fiduciosa, lui sa fare da tramite fra chi sta
come me e chi guadagna 500 euro al mese. Non perseguita la gente con le tasse
come fa certa sinistra. Chi vincerà le elezioni? Per scaramanzia non lo dico.
Spero che vinca il nuovo". Mai stata precaria? "No, vengo da una
famiglia che mi ha aperto il cervello rispetto alla capacità di partecipare
attivamente nella vita. Il call center non è un mestiere. Anche se spesso è una
scelta obbligata". All'origine della sua mancata maternità, c'è la
considerazione che in Italia ai nostri figli offriamo un mondo bloccato?
"Non è un mondo bloccato ma ingiusto, e nell'ingiustizia non si vive bene.
I ragazzi che riescono ad affermarsi sono una minoranza, per arrivare devi
avere soldi da investire, non hai pari opportunità. Non me ne frega niente dei
computer e del progresso tecnologico se non è un mondo libero. Questo è un film
sullo stato di diritti nel nostro Paese". All'estero non c'è l'Eden: ha
visto "In questo mondo libero" di Ken Loach? "Straordinario, la
protagonista produce eppure viene licenziata da un momento all'altro, nominata
come se fosse al Grande fratello. In genere, se sbagli paghi. Lei non sbaglia.
Ma paga". Scusi la digressione: se la Roma vince lo scudetto che s'inventa
stavolta? "Certo dopo lo strip tease al Circo Massimo è dura... Tanto è
un'eventualità che non si pone. Lo scudetto è già sulle maglie dell'Inter. A
meno che non ci risentiamo tra due o tre partite, hai visto mai...".
Valerio Cappelli Sul set A fianco, Sabrina Ferilli in una scena di "Tutta
la vita davanti", in cui interpreta il ruolo dell'"animatrice"
di un call center, emblema del precariato A destra con Valerio Mastandrea e il
regista Paolo Virzì (seduto) sul set \\ Non solo flessibilità La flessibilità
spesso è una truffa. Ma, intendiamoci, senza di essa è impossibile dare un
taglio alla disoccupazione. è che non ci può essere solo quello \\ Giallorossa
Dopo lo strip al Circo Massimo? Lo scudetto è già dell'Inter A meno che.
( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-15 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE
Centrodestra Berlusconi, che oggi sarà a Corviale:
"La città è piena di rifiuti per la sinistra incapace" "Roma
Punto", una free press tutta per Alemanno La chiamano la "campagna
della verità", e partirà da qua dentro, da questa redazione improvvisata -
ma nemmeno troppo - dentro un palazzo di Corso Vittorio Emanuele II, a due
metri da piazza del Gesù. è la sede di "Roma Punto", il free press
che per un mese (da qui al 14 aprile, con estensione di altre due settimane in
caso di ballottaggio) racconterà la sfida di Gianni Alemanno a Francesco
Rutelli e agli altri candidati per il Campidoglio. Un giornale vero e proprio,
con otto pagine di politica cittadina che si propongono di essere
"graffianti", e le altre di sport, cultura, cronaca nazionale. L'editore
è Italo Bocchino, 41 anni, politico, giorna-lista, un napoletano con gli
occhialini che nel campo dei media è una garanzia: suo, infatti, è E-polis e
suo è anche il "Roma ", storico e glorioso quotidiano del capoluogo
campano. "L'obiettivo - racconta Bocchino - è quello di fare un progetto
che non sia solo elettorale, ma di servizio alla città. Chi lo fa, crede nella
candidatura di Alemanno, ed è la prima volta che si crea un house organ
ultramoderno per un aspirante sindaco". Ieri il primo numero, distribuito
in 50 mila copie: mille a testa, in ognuno dei venti gazebi distribuiti nei
municipi, le altre in giro per la città. "E nell'ultima settimana -
continua Bocchino - di campagna elettorale arriveremo a centomila copie. A
Roma, solo 2 o 3 giornali hanno questa tiratura ". A dirigere "Roma
Punto" sarà Simone Turbolente, 30 anni, giovane portavoce di Alemanno (che
in privato chiama affettuosamente "Nanni Manni"), socio del
Canottieri Lazio, appassionato di canottaggio: "La nostra piattaforma
multimediale - dice Turbolente - comincia a dare fastidio. Tanto che il video
di Mauro Corona, che era nell'home page di Alemanno, è stato oscurato da You
Tube... Vuol dire che il nostro sito ha colpito nel segno". Se Berlusconi imbarca Ciarrapico "perchè i suoi giornali
servono", con le sue 16 pagine anche Alemanno va all'attacco: "Serve
un'operazione verità su questi 15 anni di centro di potere della sinistra. I
sindaci sono cambiati, ma la regia è rimasta sempre la stessa, ed è quella di
Goffredo Bettini". è la risposta, indiretta, alla frecciata dello stratega
del centrosinistra che aveva bollato i rivali come "la solita minestra,
condita con l'olio di ricino". Alemanno insiste: "Denunciamo il velo
che c'è su Roma, il distacco tra l'establishment politico- economico del Comune
e la vita dei cittadini. Questo velo lo vogliamo rompere e da due anni già
alcune crepe si sono aperte". Sulle ultime alleanze di Rutelli, il
candidato del centrodestra è ironico: "Se il centrosinistra sente
l'esigenza di fare una lista "Moderati per..." vuol dire che deve
bilanciare la presenza di Rifondazione Comunista. Così come la lista under 30
serve ad equilibrare quella puzza di vecchio che c'è sulla candidatura di
Rutelli". Se il Pdl vincesse a livello nazionale, e Alemanno perdesse la
corsa al Campidoglio, tornerebbe a fare il ministro? "è un'ipotesi alla
quale non voglio pensare adesso. In ogni caso, qualunque sarà la mia posizione,
continuerò ad occuparmi dei problemi di Roma". Nel pomeriggio, Alemanno ha
cominciato la sua campagna "porta a porta", a contatto coi cittadini.
Prima tappa il XVI Municipio, tra Bravetta e Boccea, dove ha inaugurato il
circolo territoriale guidato da Flaminia Augello, la figlia del senatore di An.
E oggi, naturalmente, la firma del "Patto per Roma" a Corviale, con
Fini, Berlusconi e il candidato
alla Provincia Alfredo Antoniozzi. E il leader del Pdl ha "scaldato"
il suo arrivo con un affondo a Veltroni: "Roma è in situazione di degrado incredibile".
Ernesto Menicucci Ascolto Ieri Alemanno a Bravetta \\ Verità Serve
un'operazione di verità su questi 15 anni di sinistra \\ La regia I sindaci
cambiano ma il regista è sempre Bettini.
( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue quota 75 Ma
anche sulla riforma elettorale c'è una pista aperta. Se il modello francese è
sparito dalla versione definitiva del programma del Pd, mentre nelle bozze era
addirittura abbinato al semipresidenzialismo, è perché esiste un impegno delle
parti (in questo caso lo sherpa veltroniano è il politologo e futuro deputato
Salvatore Vassallo) a riprendere la discussione a due, senza più
"piccoli" e centristi, dal modello spagnolo. Petruccioli ter. Anche
in Rai le manovre non hanno ceduto il passo alle urne. La diplomazia
bipartisan, manovrata in questo caso da Giuliano Urbani, sta lavorando a una
riconferma di Claudio Petruccioli alla presidenza. Il cda in carica scade ai
primi di giugno. Se Pd e Pdl si accordassero subito sulla necessità di una
riforma della legge Gasparri per la parte che riguarda la Rai, il vertice
potrebbe essere congelato almeno per altri sei mesi, il tempo di varare le
nuove regole d'ingaggio. Ma su questa soluzione pende anche l'incognita
Malgieri, il consigliere in quota An che dovrà dimettersi perché eletto in
Parlamento e la cui necessaria sostituzione potrebbe terremotare gli equilibri.
Ecco perché si ragiona pure su una rielezione nuda e cruda di Petruccioli, candidato
ormai solidamente bipartisan. "Come pochi altri ce ne sono in giro",
si spiega nell'entourage berlusconiano. Monty e Pier. I cda di Eni ed Enel
hanno già aggiornato alla seconda settimana di giugno la seduta per la nomina
dei nuovi vertici. Nel rinvio della partita per aggiornare le poltrone di tutti
i colossi a partecipazione statale ha avuto un ruolo decisivo la fermezza di
Tommaso Padoa-Schioppa. Ma non c'è dubbio che Veltroni e Berlusconi abbiano accolto con entusiasmo la prospettiva di poter gestire
in prima persona anche questo fondamentale dossier. Che le nomine dei
"campioni nazionali" dell'economia si avviino a diventare un affare a
due Pd-Pdl è confermato indirettamente dalle uniche voci levatesi pubblicamente
a contestarne il rinvio: quella del presidente uscente di Confindustria
Luca Cordero di Montezemolo e quella del leader dell'Udc Pierferdinando Casini.
I quali, da qui a tre mesi, rischiano di essere poco più che spettatori del
puzzle di nomi e poltrone. Cernobbio soft. Questi scenari da larghe intese di
fatto non sono destinati a togliere nulla alla battaglia elettorale, che salirà
senz'altro di intensità. Qualcuno pensa già oggi a Cernobbio, al meeting
organizzato da Confcommercio, uno dei pochi confronti ravvicinati tra i
candidati. Veltroni parlerà al mattino, Berlusconi al pomeriggio. Ma il primo non ha in serbo colpi
di teatro o affondi per l'avversario. L'attenzione sarà rivolta tutta a
guadagnare punti in un'arena storicamente ostile al centrosinistra. L'aver
inseguito il Cavaliere dopo la battuta sui precari non è insomma il segno di un
cambio di tono della campagna veltroniana ("Su un tema delicato come
quello dovevamo intervenire", si spiega al Loft), come dimostra il fatto
che non un fiato è uscito per replicare al consiglio di Berlusconi
ai suoi candidati: "Paragonate Veltroni a
Stalin". Casomai, i decibel saliranno negli ultimi giorni di campagna,
quando l'obiettivo sarà polarizzare al massimo il voto. E lasciare alla voce
"altri" meno del 25 cento. Stefano Cappellini 15/03/2008.
( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE In fila dal "mago" di Montecitorio: sarò eletto? Un
dirigente del servizio studi calcola le chance dei candidati: sono venuti in
( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Polverini contro Bittarelli "Non mi piace. Ma non dico per chi
voto" Dalla leader ugl stop al "ribelle dei taxi" ROMA - Renata
Polverini, la sindacalista di destra che rivendica con orgoglio di aver
scioperato sei volte contro il governo Berlusconi,
bacchetta le liste del Pdl. "Ciarrapico? è un nome che avrei preferito non
vedere fra i candidati", dice il segretario generale dell'Ugl,
l'organizzazione nata dalle ceneri della Cisnal e considerata vicina ad An. E
ancora: "Loreno Bittarelli? è una scelta sbagliata", commenta sul
leader dei tassisti romani, indicato dal partito di Gianfranco Fini per il
Senato. "Le sue posizioni estreme nella vertenza con il Campidoglio hanno
causato danni ai cittadini e ai tassisti stessi", aggiunge
la sindacalista che mediò la ricomposizione della frattura fra gli autisti
capitolini e Veltroni dopo
lo sciopero selvaggio di novembre. Ma lei chi vota? "Non lo dico. Andrò a
votare. Ma come segretario di un sindacato ritengo che sia più corretto
mantenere il riserbo su questa scelta". Però Fini voleva candidarla alle
politiche... "Ne abbiamo parlato, ma sono alla guida dell'Ugl da
due anni, voglio terminare il mio mandato". Vota a destra? "Non lo
dico". Anche Veltroni aveva ipotizzato la sua
candidatura... "C'è stato solo qualche scambio di battute". Il nome
fra tutti che l'ha sorpresa di più? "Positivamente Souad Sbai, presidente
delle donne marocchine che correrà con il Pdl". E negativamente?
"Forse Calearo con il Pd. Spero che non ci riporti indietro a quando il
centrodestra voleva abolire l'articolo 18. Uno come lui forse sarebbe stato
meglio con il Pdl. Io lo ricordo come controparte nelle trattative per i
contratti... ". Come giudica la presenza femminile nelle liste? "Ho
l'impressione che in molti casi siano state preferite ragazze giovani e belle
alle donne competenti. Gente che con la politica non c'entra nulla, ma si
presenta bene ". Qualche nome? "No, niente polemiche personali, meno che
mai contro le donne. Ma sono delusa". Dalla destra o dalla sinistra?
"Dalla destra e dalla sinistra, sotto questo aspetto". Paolo Foschi
Ugl La segretaria Renata Polverini.
( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Lombardia - data: 2008-03-15 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE
Varese I commercianti svizzeri: andate a fare la spesa in Italia VARESE - E' come se Berlusconi andasse sui giornali per chiedere di votare Veltroni. Per protestare contro le
autorità che non li fanno stare aperti in un giorno di festa, i commercianti
svizzeri hanno comprato pagine sui giornali ticinesi lanciando un appello
polemico: "Visto che noi saremo chiusi, andate a fare la spesa in
Italia". Colpa di un provvedimento del Dipartimento finanze ed
economia del Canton Ticino, che ha negato l'apertura alle catene commerciali
elvetiche il 19 marzo, San Giuseppe, giorno in cui in Svizzera è festa e che
rappresenta l'avvio della bella stagione turistica. I negozianti, sulla scorta
di quanto accaduto gli anni precedenti, stimavano una presenza di circa 200
mila clienti e hanno preso molto male la decisione delle autorità. Tuttavia, a
Lavena Ponte Tresa, primo comune varesino oltreconfine, si stanno già facendo i
conti, anche se a parole prevale il fair play: "Mi sembra incredibile -
racconta, molto stupito, il sindaco Pietro Roncoroni - ma non dobbiamo gioire
delle disgrazie altrui, il commercio transfrontaliero deve essere
collaborazione e non competizione". Sarà, ma intanto, prima di Natale, la
guerra era stata feroce: gli svizzeri avevano acquistato pagine sulla stampa
italiana per attirare i clienti, gli italiani avevano risposto comprando gli
spot sulla Tv svizzera che offrivano parcheggi gratuiti per lo shopping.
Roberto Rotondo.
( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-03-15 num: - pag: 72 categoria: BREVI
Notizie in 2 minuti Primo piano In Tibet proteste anticinesi: due le vittime
negli scontri Nuove manifestazioni di protesta anticinesi a Lhasa capoluogo del
Tibet. La polizia è intervenuta per disperdere i dimostranti: due vittime. La
Casa Bianca condanna. Appello dall'Ue. Usa, travolta dalla crisi la quinta
banca d'investimenti Bear Stearns, la quinta banca d'investimento degli Usa ha
dichiarato ieri una crisi di liquidità che l'ha costretta a ricorrere alla Fed
e a JP Morgan per ottenere fondi di emergenza. La notizia ha rafforzato
notevolmente i timori di una crisi del credito globale e ha portato il titolo a
cedere fino al 50% Europa, paura del supereuro Cresce in Europa l'inquietudine
per la crescita dell'inflazione e per il supereuro. Riuniti a Bruxelles per il
vertice di primavera, Romano Prodi e i suoi colleghi, hanno inserito i loro
timori nel documento conclusivo del summit. La moneta europea ieri è volata a
1,5669 dollari, nuovo record. Politica Berlusconi: in
Libano servono nuove regole d'ingaggio Silvio Berlusconi:
se andremo al governo non ritireremo il contingente italiano dalla missione
dell'Onu in Libano, ma chiederemo la modifica delle regole di ingaggio. Focus
La Sacra Rota annulla un matrimonio fallito su cinque Aumentano del 25 per cento
l'anno le richieste di annullamento dei matrimoni da parte della Sacra Rota che
ormai interessano uno scioglimento su cinque. Cronache Morta a 88 anni Chiara
Lubich fondatrice dei Focolari Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei
Focolari e una delle donne più influenti nel cattolicesimo moderno, è morta
l'altra notte a 88 anni a Rocca di Papa, a sud di Roma. Il movimento dei
Focolari conta più di 140 mila membri in 182 Paesi e vuole diffondere i valori
cristiani rafforzando la famiglia. Giustizia troppo lenta: Napolitano scrive al
Csm Mai più ritardi della giustizia come quello di Gela, dove per una sentenza
sono stati necessari 8 anni e un imputato di reato di mafia è stato scarcerato.
Lo afferma il presidente della Repubblica Napolitano, in una lettera inviata al
vicepresidente del Csm, Mancino. Economia Alitalia, l'offerta nella notte
Alitalia crolla in Borsa (il titolo è arrivato a perdere l'8,12%) in attesa
della presentazione dell'offerta vincolante da parte di Air France. Nessuna
indicazione è trapelata, ma per oggi è previsto il Cda di Alitalia. Cultura Il
fascismo tra Croce e Volpe Carteggi inediti: Una biografia di Eugenio Di Rienzo
svela i retroscena del dissidio scoppiato tra il filosofo Benedetto Croce e lo
storico Gioacchino Volpe. Fu il fascismo a dividere i due amici. Spettacoli
Ferilli la rossa Nel film "Tutta la vita davanti" che uscirà il 28
marzo, Sabrina Ferilli è la paladina dei precari. Ma lo è anche nella vita:
"Da Veltroni mi aspetto una netta inversione rispetto al precariato".
Sport Champions: con il Manchester la Roma cerca il riscatto Champions: nei
quarti sarà ancora Roma- Manchester United, con grande voglia di rivalsa dei
capitolini. L'urna ha deciso che si replica la sfida dello scorso anno, quella
che all'Old Trafford finì 7-1 per gli inglesi.
( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 64 del 2008-03-15
pagina 4 Libano, il Cavaliere: "Nuove regole d'ingaggio" di Antonio
Signorini Scoppia la polemica tra Pd e Pdl sulle truppe in Medio Oriente. Fini
sottolinea: "Sbagliato andare via dal Libano, ma c'è un problema di uomini
e risorse". Da Sinistra accuse all'ex ministro Martino Roma - "Noi
abbiamo votato la missione in Libano, ma abbiamo detto subito che non eravamo
d'accordo con le regole d'ingaggio. Se andremo al governo cambieremo queste
regole". In sostanza, servono nuovi compiti per i soldati italiani in
Libano, perché quelli assegnati dal governo Prodi non sono chiari al
centrodestra. La precisazione di Silvio Berlusconi è
arrivata al termine di una giornata di polemiche sulla missione nel Paese dei
cedri. Un ritorno - sia negli schieramenti sia nelle cose dette - alle
schermaglie di qualche mese fa, quando il ministro degli Esteri Massimo
d'Alema, a detta dell'opposizione di centrodestra, assunse una posizione non
sufficientemente chiara nei rapporti con il partito islamico di Hezbollah. Il governo
uscente e il Partito democratico hanno interpretato le dichiarazioni che
Antonio Martino ha rilasciato a un'agenzia di stampa come un annuncio di
disimpegno dal Libano. "Oggi c'è già una reazione da parte delle autorità
libanesi. Il presidente del Parlamento ha convocato il nostro ambasciatore per
avere spiegazioni", ha avvertito il presidente del Consiglio Romano Prodi
facendo riferimento al presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, un
alleato sciita di Hezbollah. Precisazioni anche da Gianfranco Fini:
"Andarsene dal Libano sarebbe sbagliato. Aver posto il problema della
quantità di militari impegnati in Libano è un'altra cosa. Anche perché abbiamo
obblighi internazionali che debbono essere assolti ma dobbiamo anche essere
consapevoli che le nostre forze armate hanno uomini e risorse limitate".
Un esordio dei temi di politica estera in campagna elettorale, preannunciato da
un'altra polemica, sempre sul Medio Oriente: quella sulle aperture del ministro
degli Esteri uscente Massimo D'Alema ad Hamas. Le reazioni del centrodestra al
suo auspicio che Israele dialoghi con i fondamentalisti islamici palestinesi
sono state "del tutto sconnesse e strumentali". Mentre l'auspicio di
Martino sul Libano "è ridicolo". E il riferimento dell'esponente del
Pdl a rinunciare ai militari in Libano per mandarli in Irak "Posizioni
personali", aveva commentato Berlusconi, precisando che un governo di centrodestra potrebbe al limite
pensare di mandare "istruttori militari". Decisamente contrario a
inviare nuovamente militari italiani a Bagdad, il candidato premier del Partito
democratico Walter Veltroni:
"Da lì stanno venendo via anche gli Stati Uniti. Noi abbiamo
responsabilità come italiani ed europei e non possiamo sfuggirle". Così,
ha aggiunto D'Alema, "in qualche settimana rischiamo di dilapidare il
prestigio internazionale dell'Italia". Dichiarazioni che, forse per la
prima volta, hanno fatto tornare sulla stessa linea Pd e sinistra antagonista,
da sempre a favore della missione in Libano. Lì, ha spiegato il candidato
premier dell'Arcobaleno Fausto Bertinotti, "siamo accolti da tutti. Io
stesso ne ho fatto esperienza incontrando tutte le forze politiche, dal governo
a Hezbollah. L'unica cosa che avevano in comune era l'apprezzamento per la
missione italiana. Lì le destre vorrebbero uscire, per andare dove? In Irak,
dove il popolo è costretto a una lotta drammatica e dove anche negli Stati
Uniti tutti riconoscono ormai il fallimento della propria politica in
Irak". Al Pdci, le parole di Martino e anche quelle di Berlusconi
sono suonate come la dimostrazione che "alla destra piace la guerra".
E le conclusioni le ha tratte Iacopo Venier, responsabile Esteri dei Comunisti
italiani: "L'Italia - non potrà darsi una politica estera coerente con
l'articolo 11 della nostra Costituzione sino a quando non metterà in
discussione la Nato". In disaccordo con entrambi l'Udc Pier Ferdinando
Casini che ha definito "irresponsabili" le dichiarazioni di Martino,
ma allo stesso tempo considera "assurdo che D'Alema si sia schierato dalla
parte di Hamas, che l'Unione europea considera un'unione terroristica".
Rimane sullo sfondo della polemica l'Afghanistan, indicata da Martino come una
delle possibili missioni da rafforzare. La sinistra antagonista è contraria. E Berlusconi ha ricordato che è l'Onu a chiederci di
rafforzare il contingente. Nessun commento dal Pd. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 64 del 2008-03-15
pagina 0 Crescita, Berlusconi: "La crisi Usa
mette a rischio il Paese" di Redazione Preoccupazione del leader del Pdl
sulla situazione economica: "La situazione è molto difficile perché il
Governo Prodi ci lascia un'eredità molto pesante". E sul fisco:
"Serve una rivoluzione totale" Roma - Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi. torna a sottolineare la sua preoccupazione per
la situazione economica, sottolineando che "la situazione è molto
difficile" perché il Governo Prodi "ci sta lasciando un'eredità molto
pesante". Parlando a Corviale il candidato leader del Pdl avverte:
"Ci cadrà addosso la congiuntura di crisi che viene dall'America",
per questo "occorre rimboccarsi le maniche e prendere provvedimenti
necessari per il bene del Paese". La crisi economica Lo aveva detto già
nei giorni scorsi. Il Pdl non farà miracoli: niente promesse vane, ma
concretezza. Berlusconi scende in campo mettendo
davanti agli occhi degli italiani la situazione "molto difficile"
lasciata dal Governo Prodi. "Abbiamo una eredità pesante - ha spiegato Berlusconi - perché questo governo ha sprecato due anni di
congiuntura favorevole ed ora ci verrà addosso una congiuntura di crisi che
viene dall'America". "Noi - ha proseguito - saremo chiari: al governo
avremo una situazione difficile e quindi ci dovremo rimboccare le maniche e con
umiltà prendere i provvedimenti necessari che servono per il bene del Paese e
di tutti". Sistema fiscale da rivedere "Bisognerebbe fare una
rivoluzione totale del nostro sistema fiscale, che però non è facile". Berlusconi ha spiegato che "questa è una cosa che si
può e si deve fare soltanto programmandola a tot anni di distanza".
Parlando con gli abitanti di Cordiale, Berlusconi ha
sottolineato che anche qui in periferia "c'è una vasta partecipazione di
gente che comincia a capire il perché durante la campagna elettorale, noi assumiamo
impegni che poi manteniamo, al contrario della sinistra. Noi - ha osservato il
Cavaliere - abbiamo una diversa credibilità e possiamo contare su un vasto
consenso. Siamo gente concreta che affronta gli impegni" con enorme
responsabilità. "Abbiamo dato dimostrazione di rispettare ciò che
manteniamo, al contrario della sinistra che non ha mantenuto le promesse e che
quando è andata al potere si è dimenticata della povera gente che - ha concluso
Berlusconi - retoricamente dice di
voler aiutare". Voto utile "Se non volete che vinca il partito di
Prodi e Veltroni, l'unico
modo è dare il voto al Pdl". Il leader del Pdl avverte chiaramente i
cittadini: "Attenti a come date il vostro voto", dice tornando a
spiegare il meccanismo per il quale il partito che avrà la maggioranza relativa
potrà avere una chiara maggioranza in Parlamento. Quindi, insiste,
"si confrontano due partiti, Pdl e Pd. Se coloro che non si riconoscono
nella sinistra il loro voto non lo danno al Pdl, ma ai partiti minori, devono
sapere che stanno disperdendo il coloro voto e fanno il gioco di Veltroni e della sinistra". Per questo Berlusconi chiede ai cittadini di farsi "misionari di
comunicazione" su questo tema perché "solo il 30% degli elettori ha
la consapevolezza di questo meccanismo elettorale". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 64 del 2008-03-15
pagina 0 Berlusconi: solo 12 ministri e almeno 4
saranno donne di Gianni Pennacchi Attacco a Casini: "Colpa sua se non è
stata abrogata la par condicio. E mi imponeva le nomine negli enti". E
sulle riforme: "Ci sarà dialogo, ma governeremo da soli" Roma -
"Nel governo del Popolo della libertà ci saranno 12 ministri, e 4 di
questi saranno donne", ha sparato solennemente Silvio Berlusconi
ieri sera in tivù. Era il colpo conclusivo per Primo Piano, su Rai3, che ha
centrato tre obiettivi, primo fra tutti quello di rimarcar la differenza
rispetto al governo Prodi coi suoi cento e passa elementi. Suscitando però,
anche sospetto e timore tra i maggiorenti di Forza Italia e di An, con la
prospettiva di doversi spartire soltanto 8 ministeri "buoni", cioè
con portafoglio, e doversi poi accapigliare per le aggiuntive 4 poltroncine
senza portafoglio. E dando il via alla corsa delle candidate, giovani o
stagionate, belle oppure oscar alla carriera, novelle o già esperte che siano,
tutte in lizza per far la ministra. L'identikit delle quattro che coloreranno
di rosa un terzo del governo, forse è prematuro. Ma non è azzardato prevedere
che usciranno da questi sei petali: Stefania Prestigiacomo veterana dei governi
Berlusconi, Mara Carfagna votata alla Famiglia,
Giorgia Meloni vicepresidente della Camera per An, Mariastella Gelmini
coordinatrice lombarda di Fi, Giulia Bongiorno avvocato vincente (di Andreotti)
che aspira alla Giustizia, Michela Vittoria Brambilla animatrice dei circoli.
Non è stata l'unica esternazione di Berlusconi, quella
serale. Le urne incalzano e la campagna elettorale affretta i tempi, dunque
ieri il leader del Pdl aveva già parlato in teleconferenza a un convegno
milanese organizzato da Stefania Craxi, e nel piccolo auditorium di Palazzo
Grazioli con una nutrita rappresentanza della comunità ebraica tripolina
trapiantata a Roma. I circa 6.000 tripolini sono in maggioranza schierati a
centrodestra, Raffaello Fellah che ha organizzato l'incontro, attento ad Andreotti e sinora supporter di Rutelli e Veltroni, tifa ora per Berlusconi "che è più
affidabile", difendendolo dalle "speculazioni sul caso
Ciarrapico". All'incontro c'era pure il potente impresario David Zard, che
ha chiesto a Berlusconi
"più teatri in Italia". E il fisico Daniele Fargion, che pur
dichiarando "io sono e resto di sinistra", lo ha caldamente
elogiato "per aver introdotto la legge contro il fumo". Con gli ebrei
che han dovuto lasciare la Libia e con la platea di Stefania Craxi, Berlusconi ha nuovamente fatto chiarezza sull'antisemitismo
e il razzismo. Senza rinunciare all'alzo zero contro Pier Ferdinando Casini,
accusato di aver difeso la legge "illiberale" sulla par condicio, di
aver aggravato il precedente governo della Cdl con la richiesta di nomine, e
dunque avvertendolo che non c'è più possibilità di alleanza con lui. è
indirizzata ai popolari europei spaventati per la presenza dell'indipendente ma
fascista Ciarra, la precisazione fatta da Berlusconi
ai "riformisti craxiani" raccolti a Milano che non disdegnano
l'ospitalità nel Ppe: ""Il Pdl è espressione in Italia del Partito
popolare europeo, un partito dove trovano casa i moderati italiani, aperto a
sensibilità diverse, con ispirazione cristiana, chiara ma non totalizzante. Nel
Pdl c'è un'ampia libertà di coscienza sui temi etici, e nonostante le diverse
sensibilità, si vota sempre unanimi perché tutti sono concordi sui grandi
principi, dove si incontrano umanesimo cattolico e umanesimo laico". Alla
comunità tripolina, ha detto che la Giornata della memoria "non
basta", perché l'antisemitismo "si deve combattere tutti i giorni
nelle scuole e con l'educazione dei giovani", promettendo che porrà al
centro dell'azione di governo "il tema delle politiche educative, sia in Italia
che in Europa, come risposta al crescente antisemitismo". L'affondo su
Casini gli è sgorgato dovendosi scusare per non essere fisicamente a Milano,
"non ho potuto spostare un intervista televisiva per colpa della maledetta
legge della par condicio" ha spiegato accusando che trattasi di "una
legge della sinistra che l'Udc di Casini non ha voluto abrogare durante il
nostro governo". Il secondo round gli è venuto in tivù, aggiungendo che
"è stata colpa dell'Udc" se nel suo precedente governo non si è riusciti
a "realizzare completamente" il programma, con un gancio finale:
"Poi ci hanno imposto loro nomi quali responsabili dei vari enti".
Così, la sentenza: alla domanda se esclude la possibilità di doversi alleare
poi coi centristi di Casini ha risposto: "Non credo che ci sarà la
possibilità e la necessità di fare alleanze". Il resto vi sembrerà
ripetitivo, ma la campagna elettorale è lunga e non si può pretendere nemmeno
da un unto del cielo, un comizio nuovo di zecca ogni giorno. Così anche ieri Berlusconi ha ribadito che "la costruzione di Veltroni s'è già smontata da sola", che ci sarà un
dialogo sulle riforme "ma governeremo da soli", che Prodi "è
stato un disastro" e che i suoi avversari hanno sollevato "un
finimondo sul nulla" per quella sua battuta con la ragazza precaria, così
come per quei fogli bianchi che aveva strappato per accusare la sinistra di far
carta straccia dei suoi programmi. Tutto sommato, la novità più gustosa di
questa giornata elettorale del Cavaliere, risulta essere la barzelletta
raccontata ai tripolini. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Missione in Libano,
è scontro tra i poli ELENA ROMANAZZI Roma. "Occorre ridurre drasticamente
o cancellare al nostra presenza militare in Libano, aumentare
significativamente il numero dei nostri uomini in Afghanistan e inviare
istruttori militari in Iraq e Kosovo". L'ex ministro della Difesa e
autorevole esponente del Pdl, Antonio Martino, lancia la sua proposta sugli
impegni internazionali del nostro Paese e la politica estera irrompe nella
campagna elettorale. Romano Prodi e il ministro degli Esteri, impegnati a
Bruxelles per un vertice europeo, sono costretti a fronteggiare una crisi
diplomatica di non poco conto, chiarita solo quando il candidato premier Silvio
Berlusconi, corregge il tiro e modifica la posizione.
Durissimi i commenti di Prodi e Massimo D'Alema: "Sono affermazioni
gravissime e incomprensibili come messaggio politico". Parole, quelle
dell'ex ministro, che per il titolare della Farnesina mettono a rischio il
prestigio internazionale dell'Italia. "La destra - aggiunge - si è
scatenata contro le scelte fondamentali della politica estera italiana. Finora
questo non era accaduto. La politica estera era rimasta fuori dalla
competizione elettorale". La giornata per il presidente del Consiglio e il
ministro degli Esteri è difficile. L'ambasciatore italiano a Beirut, Gabriele
Checchia, viene subito contattato dal presidente del Parlamento libanese, il
leader sciita Nabih Berri, che chiede rassicurazioni sugli impegni assunti dal
nostro Paese. I caschi blu della missione Unifil sono preoccupati. Gli 007
vengono allertati. Sono cinquemila gli uomini attualmente impegnati nelle
missioni all'estero su cui è intervenuto Martino. Il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio, con delega ai servizi segreti, Enrico Micheli, invita
a tenere fuori le missioni militari dal tritacarne della campagna elettorale.
La situazione è delicata, il comando generale dell'Unifil sceglie la strada del
silenzio. E Prodi, per calmare le acque, rammenta al centrodestra come lo
stesso ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, "abbia sottolineato
l'importanza di questa missione anche per la sicurezza di Israele".
Martino viene bollato dal Professore come un irresponsabile e poco adatto ad una
futura carica di ministro: "Credo - spiega il premier al termine del
vertice europeo - che dopo queste affermazioni non farà parte dell'esecutivo,
almeno la logica vorrebbe così". A non condividere le dichiarazioni di
Martino è peraltro anche Gianfranco Fini. L'ex ministro degli Esteri del
governo Berlusconi prende le distanze: "Andarsene
dal Libano - spiega - sarebbe sbagliato, porre il problema della quantità di
militari impegnati è altra questione, anche perchè abbiamo degli obblighi
internazionali che devono essere assolti". Sul capitolo Iraq, Fini non ha
dubbi: "Una richiesta come quella di Martino non è giunta neanche dagli
alleati". La presa di posizione del leader di Alleanza nazionale rassicura
Massimo D'Alema, ma non attenua più di tanto lo scontro tra i due poli sulle
linee di politica estera. Veltroni
ha idee ben diverse: "La presenza italiana in Libano, che è entro l'egida
internazionale, è una missione di pace per evitare il deflagrare di una crisi
che può avere conseguenze devastanti per tutta l'area". E il ministro
della Difesa, Arturo Parisi, avverte: "Se un eventuale futuro governo di
centrodestra dovesse continuare a "colpire drasticamente" il
bilancio della Difesa come ha fatto Tremonti, altro che lasciare il Libano per
l'Afghanistan e per l'Iraq, in discussione sarebbe tutta la presenza militare
italiana all'estero e la stessa capacità di garantire al Paese uno strumento di
difesa adeguato". Un pattugliamento dei militari italiani dell'Unifil a
Naqura in Libano.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Bassa
crescita, rischiamo la recessione" Dall'inviato ANTONIO TROISE Cernobbio.
I toni sono da ultima spiaggia. E se la Confindustria prevede una crescita zero
per il Bel Paese, la Confcommercio si spinge anche più in là e non teme di
pronunciare la parola "recessione". Delineando, per la verità, due
possibili scenari. Il primo, più ottimistico, coincide con le previsioni del
ministro Padoa-Schioppa e prevede una crescita del Pil dimezzata rispetto al
2007 e inchiodata sullo 0,7%. Molto più preoccupante, invece, la seconda
simulazione, che azzarda addirittura un calo del Pil dello 0,2%. Insomma,
sentenzia il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, "saremmo in
recessione". L'allarme questa volta parte da Cernobbio, dove
l'associazione dei commercianti ha riunito per l'edizione numero nove del suo
forum, esperti, economisti, i quadri dell'organizzazione ma, soprattutto,
politici. Tutti a confrontarsi con il fantasma, ingombrante, del
rischio-recessione. Sangalli non usa mezze parole: "Il Paese non va, la
ripresina del 2007 è stata già archiviata. Siamo di fronte ad una vera e
propria emergenza nazionale per quanto riguarda la bassa crescita". Il
vero problema è questo, non i prezzi, "lo stop dei consumi è sotto gli
occhi di tutti", c'è un clima di sfiducia sempre più esteso sia da parte
delle famiglie che delle imprese. E se il tasso degli investimenti dovesse
essere inferiore rispetto alle previsioni, l'economia finirebbe in rosso. E
allora, che cosa fare? Da Cernobbio la Confcommercio lancia la sua ricetta. Che
prevede, essenzialmente, quattro ingredienti. Primo, riduzione della spesa
pubblica di 65 miliardi in cinque anni. Altri 30 miliardi, sempre entro il
2013, dovrebbero arrivare dalla vendita del patrimonio pubblico. Terzo,
riduzione delle aliquote Irpef di un punto all'anno, con aliquota secca del 10%
sugli straordinari e i premi di produttività. Infine, liberalizzazione
effettiva dei servizi pubblici locali, del credito, delle assicurazioni e delle
professioni liberali. Nei primi cento giorni del nuovo governo, dovrebbero
essere varati almeno altri due provvedimenti: reintroduzione del lavoro
intermittente e creazione di un Dipartimento destinato alla piccola e media
impresa. Una cura da cavallo per rilanciare la produttività, dotare il Paese di
infrastrutture e riportare la crescita su livelli europei. Secondo le proiezioni
dell'ufficio studi di Confcommercio, se il programma venisse attuato, nel 2013
il Pil si attesterebbe sul 2,4%, la pressione fiscale diminuirebbe di due
punti, la spesa di 5 e il debito di circa 20 punti. "Non si tratta affatto
di un libro dei sogni - aggiunge Sangalli - Ma per centrare questi obiettivi è
necessaria una legislatura costituente in grado di realizzare le riforme".
Un appello rivolto a tutti i partiti. Ieri, per la verità, sia pure con
sfumature diverse, Fassino e Fini, Lanzillotta e Maroni hanno dialogati su temi
spinosi come il mercato del lavoro e il fisco mostrando più convergenze che
punti di divergenze. Ma più che di sciabola si è duellato di fioretto. Tanto
che qualcuno ha anche parlato delle prove generali della grande intesa. Oggi, a
Cernobbio, sfileranno i big, da Veltroni, a Berlusconi, a Casini, sia pure in momenti diversi. Un test importante per
capire se il cuore politico della Confcommercio batte ancora verso il
centrodestra. O tifa, sotto sotto, per l'accordo fra i poli. Ma, quanto alla
polemica sul voto dato ai piccoli partiti, Sangalli, taglia subito corto:
"Io sono perché si vada a votare e si esprima un voto coerente con le
proprie opinioni".
( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 64 del 2008-03-15
pagina 0 Tremonti: "Con Prodi governo della cicala" di Redazione Da Cernobbio
l'ex ministro dell'Economia snocciola le cifre dell'eredità del governo di
centrosinistra: "Crescita zero, tasse al massimo, pressione fiscale al
44%, inflazione al 5% e conti pubblici non a posto" Cernobbio - "In
questi due anni il governo Prodi ha fatto come le cicale, non certo come le
formiche". L'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti, a Cernobbio per
prendere parte alla seconda giornata dei lavori del Forum di Confcommercio
snocciola le cifre dell'eredità del governo di
centrosinistra: "Veltroni e Prodi ci lasciano i seguenti numeri: crescita zero, tasse al
massimo, pressione fiscale al 44%, inflazione al 5% e conti pubblici non a
posto. Solo loro possono dire che il risanamento è solido. In realtà l'economia
va male e questo è il bilancio che ci lasciano in eredità".
Soluzione politica "Se la crisi è strutturale non basta una soluzione
tecnica ma ci vuole una soluzione politica". Secondo Tremonti "è
arrivato il tempo di sostituire il disordine con un nuovo accordo economico
politico globale, una sorta di nuova Bretton Woods". La crisi che si sta
sviluppando, ha proseguito Tremonti "non era stata prevista. Le vecchie
cure però non funzionano più". A detta dell'ex ministro del governo Berlusconi la crisi va inquadrata anche nella globalizzazione,
fenomeno per il quale avanza due ipotesi: "O la globalizzazione continua a
velocità costante e il rischio dell'Europa è quello di essere spiazzata o la
globalizzazione è giunta alla fine. Cosa fare quindi per evitare questo
spiazzamento? Intanto - ha spiegato Tremonti - bisogna smetterla di fare troppe
regole in Europa. Più avanza la globalizzazione più aumenta la regolamentazione
è questo è un suicidio. Una quantità impressionante di economisti sostiene poi
che nel programma del Pdl sono inserite tesi protezionistiche ma chiedere che
l'Europa faccia come l'Usa non è chiedere un protezionismo perchè il
protezionismo è ormai fuori dal mercato. Se l'Europa vuole evitare di essere
spiazzata - ha proseguito Tremonti - serve qualcosa di più, l'Europa deve passare
dal lato dell'economia al lato del valore spirituale". Fini: "Serve
il controllo della spesa" "La ripresa ci sarà, ma sarà lenta. Le
politiche pubbliche potranno portare miglioramenti graduali. E sottolineo
graduali". Gianfranco Fini, leader di An, non vede miracoli per l'economia
e, in un'intervista al Sole 24Ore, assicura che il Pdl intende essere
"attento ad approntare misure realistiche". "A reperire
coperture certe per le diverse azioni di politica economica. - aggiunge nessuno
ha intenzione di sfuggire ai vincoli dell'articolo 81 della Costituzione. So
bene che l'azione di ogni singolo Paese non basta a far ripartire il Pil. Molto
dipenderà dal contesto economico generale, dalle effettive disponibilità
finanziarie. Ha ragione Tremonti quando dice che i Governi nazionali da soli
non possono risolvere un problema che di fatto riguarda tutto il mondo
occidentale". Per Fini la prima cosa da fare sarà di agire sul fronte
della spesa. "Serve qualità. Ci sono margini per ridurre sprechi e recuperare
risparmi nei mille rivoli della spesa pubblica". Quello che dice Padoa
Schioppa, prosegue, "non è sbagliato, ma è noto che spesso la spesa
pubblica finisce fuori controllo per le scelte degli enti locali non dello
Stato centrale. Basti pensare a ciò che accade con la sanità". L'ex
vicepremier, quindi, pensa ad una "azione di demanializzazione e
privatizzazione del patrimonio immobiliare che permetterà di recupare risorse
ingenti: il debito italiano è di 1.500 miliardi, il patrimonio pubblico di 1.800".
Ma per fare ciò, ""i vorrà un nuovo accordo con tutti gli attori
coinvolti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Secondo il nostro
ministro degli Esteri Massimo D'Alema disertare le Olimpiadi per mandare un
messaggio alla Cina sul Tibet potrebbe "dividerci e far confusione".
Io capisco l'imbarazzo della diplomazia in questi frangenti, ma perchè un
boicottaggio dovrebbe "far confusione"? O si è favorevoli per ragioni
umanitarie o si è contrari per ragioni di opportunità politica ed economica.
Qual è la posizione dell'Italia? La confusione mi sembra la stia creando
D'Alema, forse travolto dal vociare di queste ore. Improvvisamente tutti si
occupano di Tibet: molti eponenti del Pdl e della Sinistra arcobaleno invocano
il boicottaggio, il Pd medita, Cossiga è contrario e ancora una volta provoca:
"Vorrei comprendere il motivo per il quale tutti protestano per le misure
forti con le quali i governi di Pechino e di Nuova Dehli cercano di ristabilire
l'ordine nei propri territori, mentre quasi tutti tacciono sulla repressione giudiziario-poliziesca
del Governo di Madrid nei Paesi Baschi". In queste ore il mio cuore è con
il Dalai Lama e con il popolo tibetano, ma ho l'impressione che, anche volendo,
l'Occidente non possa permettersi il boicottaggio e che si sia rassegnato a convivere
con questa Cina, capitalista e dittatoriale. E allora, a dispetto
dell'emozione, ho l'impressione che finirà come in Birmania. Un bagno di
sangue, qualche settimana per dimenticare e amici come prima. Scritto in cina
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questo articolo a un amico 13Mar 08 Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina?
Chi segue i mercati finanziari sa che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono
vincolati da un interesse reciproco: l'America è il principale sbocco della
produzione industriale cinese, in cambio Pechino finanzia il deficit
statunitense comprando a man bassa titoli di Stato. Ma la crisi finanziaria
sembra aver rotto l'equilibrio e non certo a favore di Washington. In queste
ore gli Usa appaiono molto vulnerabili: politicamente perché sono in piena
campagna per le presidenziali, economicamente perché sono in recessione e con
il sistema finanziario sotto sopra, militarmente perché l'esercito appare
demotivato e diviso (vedi le dimissioni dell'ammiraglio William Fallon, 63
anni, comandante delle forze Usa in Medio Oriente). Qualcuno si chiede se siano
ancora una superpotenza, certo sono in crisi come raramente è capitato nella
storia recente. E in questo contesto lascia allibiti la notizia che il
Dipartimento di Stato ha tolto la Cina dalla lista nera dei Paesi che violano i
diritti umani. Ma come? Qualche mese fa Bush conferiva la massima onoreficenza
al Dalai Lama e proprio nel momento in cui il leader spiriturale tibetano
denuncia la brutale repressione dei cinesi in Tibet, l'America assolve Pechino?
Basta leggere il rapporto per rendersi conto dell'assurdità della decisione.
Nel testo infatti si riconosce che: "La Cina soffoca qualunque tipo di
libertà di espressione, nega ai suoi cittadini i più elementari diritti umani,
censura internet, arresta i blogger, sorveglia i giornalisti stranieri, se è il
caso li intimidisce". Inoltre "stritola la libertà religiosa nel
Tibet buddista e nello Xinjiang musulmano, spedisce chi protesta ai lavori
forzati, tortura i prigionieri con i peggiori strumenti partoriti dalla
crudeltà umana, strappa confessioni per delitti mai commessi, li condanna
preferibilmente senza processo". Ciò nonostante non è più nell'elenco dei
cattivi. Perché? Il governo americano ha più che mai bisogno dei fondi cinesi
(anche di quelli sovrani) per tamponare lo scandalo subprime, mentre Pechino
nell'anno delle Olimpiadi ha urgenza di migliorare la propria immagine internazionale.
Quella strana assoluzione del Dipartimento di Stato equivale a una benedizione.
Dobbiamo sopettare un (osceno) baratto tra i due Paesi? Scritto in cina, gli
usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo
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