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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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Report "Veltroni/Berlusconi"

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Indice delle sezioni

Veltroni/Berlusconi (68)


Indice degli articoli

Sezione principale: Veltroni/Berlusconi

La crisi del paese: e se fosse davvero anche colpa nostra? ( da "EUROPA.it" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi fa solo battute La crisi del paese: e se fosse davvero anche colpa nostra? Veltroni: "Non si può andare avanti così". Cioè risanare senza crescere Quindici anni in altalena tra una spesa pubblica allegra alimentata dalla corsa ai condoni del centrodestra e la rincorsa, a tratti ossessiva a tratti autolesionistica,

Gli indecisi da convincere ( da "EUROPA.it" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ci è riuscito per la prima volta Berlusconi nel 1994, quando scese in politica utilizzando parole d'ordine che parevano (e forse erano) certamente diverse dalle solite, stantie e abitudinarie. E, per vincere, dovrebbe farlo anche Veltroni. Perché il distacco attuale tra i due principali schieramenti non è altissimo (tra i 5 e gli 8 punti a seconda dei diversi sondaggi)

Un'altra rupture con il vecchio centrosinistra ( da "EUROPA.it" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sergio Marini non è catalogabile fra gli amici naturali di Veltroni. Nel giorno in cui registra l'orrendo scivolone di Berlusconi sui precari (tema sul quale è lui a guidare la corsa con la proposta di almeno 1000 euro al mese), il leader del Pd ha proseguito il suo viaggio nella filiera produttiva che conta, dalla Confcommercio alla Confartigianato appunto alla Coldiretti: e un po'

"Compenso minimo e dazi, due errori" ( da "Stampa, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: gli risponde da Lugano il leader del Pd Walter Veltroni. L'estensore del programma Enrico Morando entra nel merito: "La proposta non intacca in alcun modo l'autonomia delle parti, perché proponiamo la sperimentazione di un compenso fissato in via tripartita (imprese, sindacati e Governo) per i collaboratori economicamente dipendenti".

[FIRMA]ROBERTO GIOVANNINI INVIATO A CERNOBBIO (CO) Gli industriali c'erano scivolati accanto, ( da "Stampa, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: oggi arriveranno Veltroni e Berlusconi - l'organizzazione guidata da Carlo Sangalli sfodera i dati elaborati dal suo centro studi. Dati che parlano di un'economia italiana appesantita, senza spunto, con consumi depressi e cittadini senza fiducia. Lo scenario migliore: il Pil nel 2008 potrebbe crescere dello 0,7%.

Morgando e Bonino amici per forza "C'è la stessa voglia di confronto" ( da "Stampa, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: scritto da Veltroni. Ancora Morgando: "I punti di quel progetto rappresentano la chiarezza da cui deve partire questo dialogo e la base di questa amicizia politica. C'è la voglia di costruire un punto di equilibro e di sintesi". La Bonino indica anche una delle strade da seguire, quella della difesa della libertà e della responsabilità di scelta,

E su, bisogna acconciarsi a digerire barche, club su Internet esclusivi ma in fondo abbordabili (tip ( da "Stampa, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: amico di Walter Veltroni, peraltro ospite fisso a Sabaudia. I Caltagirone boys ovviamente sarebbero bingo, ma sentimentalmente paiono inavvicinabili; Alessandro è ottimo skipper, oltre che manager del gruppo, e ogni tanto assieme alla sorella Azzurra - che come il padre ama la pizza bianca - la mangia da "Celestina".

L'esercito di Cenerentole nell'Italia dei Piersilvi ( da "Stampa, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: amico di Walter Veltroni, peraltro ospite fisso a Sabaudia. I Caltagirone boys ovviamente sarebbero bingo, ma sentimentalmente paiono inavvicinabili; Alessandro è ottimo skipper, oltre che manager del gruppo, e ogni tanto assieme alla sorella Azzurra - che come il padre ama la pizza bianca - la mangia da "Celestina".

Ora i poli duellano su Libano e Kabul ( da "Stampa, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni vorrebbe affondare la lama, "di politica estera non si sta parlando abbastanza", riceve le lodi di Zapatero e un po si pavoneggia. Ma in questo campo pure Berlusconi ha le sue armi. Incontra un'associazione israelitica, racconta una barzelletta sugli ebrei che assicura di aver udito da un rabbino,

Libano, cambieremo le regole d'ingaggio L'annuncio di Berlusconi a Primo Piano: Se vinciamo, nuovi compiti per i nostri soldati. Più truppe a Kabul e in Iraq istruttori militari ( da "Unita, L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Insiste sulla "situazione difficile", sui "disastri" fatti dalla sinistra, attacca Veltroni dicendo che "Roma è nel degrado". E siccome gli ebrei libici "mi hanno rimproverato di non attaccare troppo Veltroni", corre ai ripari: "Si smonta da solo. Aveva detto che sarebbe andato da solo e non è cosi. Io non l'ho mai annunciato".

Soldati in libano e iraq è scontro su berlusconi ( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: ipotesi devastante Soldati in Libano e Iraq è scontro su Berlusconi ROMA - è bufera sulle parole pronunciate da Silvio Berlusconi e Antonio Martino sulle missioni italiane all'estero. "Dobbiamo lasciare il Libano e tornare in Iraq", ha detto l'ex ministro della Difesa.

Se ci libera dalla inutile burocrazia, noi ci stiamo ( da "Unita, L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Cosa l'ha colpita del discorso di Veltroni? "Si esprime molto bene. È un eccellente comunicatore come, in modo diverso, Berlusconi. Sono 15 anni che il linguaggio della politica è troppo gridato. Veltroni ha descritto un Paese che è il sogno di tutti gli imprenditori. Lui dice light".

Puntare sul lavoro per convincere gli incerti ( da "Unita, L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni "desta gli entusiasmi dei propri elettori", e per una campagna in cui si devono motivare i propri è più che adatto. Sostiene d'altronde il massmediologo Klaus Davi che le astensioni "devono preoccupare più Veltroni che Berlusconi". e spiega: "A Nord andranno in massa a votare e non andranno a votare Veltroni.

Vecchio stile Dc, Casini cede il passo a Letta ( da "Unita, L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anna sostenitrice all'anagrafe si chiama Giuseppina ed è più giovane della capogruppo del Pd al Senato. Candidati premier alla conquista dei voti degli invalidi del lavoro. Il primo a spiegare loro le sue proposte sulla sicurezza del lavoro è stato Walter Veltroni. Seguiranno Berlusconi, Casini e Bertinotti..Marcella Ciarnelli.

Il ritorno di Mussi: ci metto tutta l'anima Bertinotti attacca il Pd: è una forza di centro vuole recuperare il ruolo che fu della Dc ( da "Unita, L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: di Walter Veltroni l'ipotesi di "un'alleanza con il centro, anche per la sua tendenza a configurare il Pd programmaticamente come formazione di centro". Il Pd, ha voluto argomentare Bertinotti, nel corso di una videochat sul sito del Corriere della Sera, "ha la vocazione a recuperare il ruolo che fu della Dc, formazione sostanzialmente a-

La vera par condicio è su Rai New 24, con Mineo ( da "Unita, L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: C'è anche un pizzico di Veltroni che assicura una presidenza parlamentare all'opposizione, ma è subito inchiodato: "Anche Berlusconi garantisce una presidenza all'opposizione", parola di Emilio Fede. Il quale torna sulla par condicio che non esiste nemmeno per i "conduttori televisivi africani".

Deride i precari Andrò a votare contro Berlusconi Cara Unita' ho 29 anni, sono ( da "Unita, L'" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma ora ho deciso che voterò Walter Veltroni perché il rischio che possa vincere chi deride i giovani precari con delle battute assolutamente fuori luogo dopo che si è appena suicidato chi dalla sofferenza della perdita del lavoro è stato ucciso mi fa rabbrividire. Sergio Fratini, Milano Quella battuta offende anche le donne Cara Unità,

Pd, differenti ma uniti alla meta ( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sarà amicizia politica Lunedì il tour di Veltroni in Piemonte: tappe a Verbania, Novara e Alessandria Sono molto diversi, ma non lo nascondono. Lei parla della Birmania, di Cina e India, lui di Vercelli e della profonda provincia piemontese. Lei cita Popper, lui il cardinal Bagnasco, lei difende la legge 194, lui promette leggi che aiutino le famiglie a fare figli.

Campus biomedico a trigoria apre l'ospedale dell'opus dei - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ex sindaco di Roma Walter Veltroni - , è stato Gianni Letta ("Come pioveva quel giorno!") che si è detto "convinto che qui varrà la legge dell'amore per la cura del paziente". Certezza ribadita anche da Rutelli, che ha apprezzato anche la decisione dell'università di avere tra i docenti "una personalità" come Joaquin Navarro-Valls.

Alemanno punta su perla la precaria del duetto con berlusconi in tv - gabriele isman ( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: rimosso a novembre dall'allora sindaco Walter Veltroni dopo che era stato pizzicato a parcheggiare la sua auto privata in un posto per disabili in via della Croce, con tanto di contrassegno handicap scaduto. Francesco Storace, che nei sondaggi sulla corsa al Campidoglio, viaggia oltre l'11%, lancia messaggi: "Nell'ipotesi di un ballottaggio?

Veltroni alla conquista di milano sullo sfondo le case popolari - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mani del Partito democratico Veltroni alla conquista di Milano sullo sfondo le case popolari RODOLFO SALA L'altra sera il pienone al Palasport di Bergamo, ieri le tre tappe ? Morbegno, Lecco, Varese ? nella Lombardia profonda stregata da Berlusconi e Bossi. E oggi, a una settimana esatta dallo show del Cavaliere al Palalido (musica a palla e il programma del Pd stracciato sul palco)

L'addio al Pdl è durato solo qualche mese ( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Noi avevamo aggiunto di essere anche alternativi a qualsiasi veltronismo. Casini e Cesa hanno deciso di fare diversamente, l'addio è inevitabile". Un addio all'Udc salutato con favore da Claudio Scajola e che in serata ha portato alla "risposta" di Lorenzo Cesa che ha nominato Rosario Monteleone nuovo coordinatore regionale del partito.

VERSO LE ELEZIONI ( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A cominciare proprio dal braccio destro di Walter Veltroni. "Ciarrapico è sempre stato coerente - ha spiegato recentemente Bettini al Messaggero -. Non ha mai rinnegato le sue idee anche quando, per curiosità, è venuto a una mia assemblea pubblica e mi ha definito, bontà sua, una straordinaria intelligenza politica".

Berlusconi: resteremo a Beirut ma con nuove regole d'ingaggio ( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: aveva commentato Berlusconi, precisando che un governo di centrodestra potrebbe al limite pensare di mandare "istruttori militari". Decisamente contrario a inviare nuovamente militari italiani a Bagdad, il candidato premier del Partito democratico Walter Veltroni: "Da lì stanno venendo via anche gli Stati Uniti.

Le donne del Pdl scendono in campo Ecco cinque proposte per la famiglia ( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "La demagogia del nuovo che intende propinarci il leader del Pd, Veltroni, non funziona - dice la Meloni -. I due anni di governo del centrosinistra hanno dimostrato che per loro la famiglia non è una priorità". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Maroni: <La vera battuta? Mille euro al mese per tutti> ( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lega alla Camera la canea montata a sinistra sulla risposta data da Silvio Berlusconi a una giovane precaria, invitata a risolvere i suoi problemi sposando un milionario. Non è invece "nemmeno una battuta elettorale", in quanto "sbagliata", la genialata uscita dal cilindro veltroniano proprio in risposta al dramma dei precari: ovvero un salario garantito di mille euro per tutti.

Verdini in stile veltroni "noi da soli, perché no?" ( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Annuncio del leader toscano di Forza Italia Verdini in stile Veltroni "Noi da soli, perché no?" Sul caso Dinelli "Amarezze comprensibili, ma ora pensiamo alla campagna" "Potremmo anche correre da soli alla prossime amministrative fiorentine". L'uscita sembra "copiata" da Veltroni e invece a buttarla sul tavolo è il leader toscano di Forza Italia Denis Verdini, che a sorpresa spiega:

Genova la rossa volta le spalle alla Sinistra ( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: giorno in cui il suo padre politico e gemello diverso Fausto Bertinotti dà a Veltroni del democristiano ("ha la vocazione a recuperare il ruolo della Dc, facendo una politica di centro"), negli occhi, nella voce, nella mimica di Giordano si legge la paura di vedersi cancellato dal Pd e dalla polemica sul voto utile. Il segretario di Rifondazione è rosso in viso, urla, quasi piange.

A Prodi torna la voce: ma può parlare solo in esilio ( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni non ha mai titubato. "Romano - è stato il ragionamento del leader del Pd - se c'è la campagna elettorale dovrai fare un passo indietro". E così è stato, almeno fino a ieri. Quando Prodi è finalmente uscito dal suo esilio dorato in terra patria ed è atterrato a Bruxelles per il vertice dell'Ue.

Politici in fuga dalla tv Vespa: <Mi arrabbio ma alzano l'audience> ( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Sia Berlusconi sia Veltroni dicono che vogliono". Cosa darebbe per ospitarlo lei a Porta a porta? "Guardi, penso che se si facesse dovrebbe essere in due tranche. Una da noi, una a Mediaset. Anche se, secondo l'interpretazione del presidente Landolfi, i candidati non dovrebbero incontrarsi".

Quell'applauso a prodi è ... - giovanni de plato ( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la rottura operata da Walter Veltroni nella politica italiana corre il rischio di essere svisata o di arenarsi nel continuismo di un ceto politico locale, tanto dell'ex DS quanto della Margherita, che velocemente si è subito adoperato per occupare i nuovi posti di comando e di rappresentanza, ignorando qualsiasi richiesta di partecipazione e di scelta della gente.

Walter nelle roccaforti leghiste "calderoli, bello essere italiani" - alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in questo cantone è venuto anche Berlusconi ma per farsi la liposuzione". La sala ride, Veltroni non muove nemmeno un muscolo. Niente pesantezze sull'avversario ma qui non lo sanno. Unica tappa fuori dai confini italiani, alla presenza del viceministro Danieli, dei candidati nella circoscrizione estero europea, Farina, Micheloni, Schiavone.

Veltroni, appello sui temi bipartisan "patto di consultazione con il pdl" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in questa tornata elettorale perché il Pd è ora solo "a 6 punti" di distacco dal partito di Berlusconi. Walter Veltroni rilancia nelle tappe lombarde del suo tour, le proposte e i progetti del Partito democratico. Quindi, nessuna ipotesi di inciucio bensì un appello all'unità: l'Italia "deve voltare pagina e non può essere dilaniata da odio e contrapposizione".

Elezioni, parte la caccia agli indecisi - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi: a noi basta ricordare Prodi Una sorta di scala mobile per tutelare le prestazioni previdenziali Gli ultimi sondaggi mostrano che gli incerti sono del centrosinistra CLAUDIO TITO ROMA - Walter Veltroni: "Sugli indecisi dobbiamo giocare all'attacco".

Cultura E nessuna parte politica sino a oggi è riuscita a prescindere dalla relazione con il potere ... ( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il Partito Democratico di Walter Veltroni non abbia paura di cambiare. Non scenda a compromessi per paura di perdere. Il governo Prodi è caduto in terra di camorra. Ha forse sottovalutato non tanto Clemente Mastella, il leader del piccolo partito Udeur, ma i rischi che comportava l'inserimento nelle liste di una parte dei suoi uomini.

DOPO LO scontro su Hamas, esplode quello su Libano, Afghanistan e Iraq. La campagna elettora ( da "Messaggero, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi frena, Fini contesta la fuga dal sud del Libano ma è propenso a che si spostino soldati sul fronte afghano. Prodi, D'Alema e Veltroni attaccano il centrodestra giudicando "irresponsabili" le parole di Martino. Casini parla di "dilettanti allo sbaraglio".

ROMA Dopo Hamas, ora ci si scontra su Libano e Afghanistan. Altro che politica estera bipar ( da "Messaggero, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ribaltone e anche poco comprensibile a giudicare dalla prudenza e dai distinguo usati da Berlusconi e Fini, preoccupati di non smentire in toto l'ex ministro. Prodi, Veltroni e D'Alema hanno giudicato le parole "gravissime, incomprensibili, irresponsabili e drammatiche", "un colpo al prestigio nazionale", "noi abbiamo lavorato per la pace, sembra tornare il partito della guerra".

Scripta manent ( da "Manifesto, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: checché ne dica Veltroni in Italia esiste ancora la lotta di classe". Per restare nel merito, giriamo pagina e leggiamo il manifesto del Pd "Per dare valore al lavoro": le linee sono ancora generali ma la squadra per elaborarle c'è, eccola: Baretta, Nerozzi, Ichino, Treu, Calearo, Colaninno e via precarizzando: "Il mix funziona" (non sarà volgare,

Camorra, i Casalesi in aula minacciano Saviano ( da "Manifesto, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Saviano non risparmia nemmeno Cuffaro e Berlusconi per poi riprendere con i rifiuti, un disastro dove si è sottovalutato il ruolo della camorra, e anche, sebbene non ne faccia menzione, il ruolo delle lobby industriali nel nostro paese. Veltroni a quanto pare non si è rammaricato del rifiuto e ieri ha speso parole di solidarietà nei confronti dello scrittore,

Confindustria dice no al salario minimo ( da "Manifesto, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Berlusconi, sul tema della precarietà, dicono bugie", dice Paolo Ferrero: "La proposta di dare a tutti i precari 1000 euro al mese è una bufala da campagna elettorale, un'operazione del costo di 50 miliardi di euro e Veltroni dovrebbe spiegare dove li trova tutti questi soldi - continua Ferrero - Noi diciamo invece che bisogna ridurre la precarietà e che le risorse per

Bonanni lancia il sindacato <larghe intese> ( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: periodo difficile che ci attende", il segretario della Cisl confida che "Berlusconi e Veltroni collaborino. O il Paese andrà a sbattere". La grande coalizione è un'idea che Bonanni coltiva dal giorno in cui le urne consegnarono a Prodi una vittoria dimezzata. "E in questi due anni l'Italia ha appreso la lezione, è cambiata.

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 9 La Nota di M... ( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Alema e Walter Veltroni accusano il centrodestra di ferire la credibilità che il nostro Paese avrebbe riacquistato con loro. E Fausto Bertinotti si associa, attaccando "le destre che vogliono abbandonare il Libano" e tornare in Iraq. Ma più delle loro critiche colpiscono i timori del generale Mauro Del Vecchio, candidato del Pd al Senato,

Bertinotti: con l'Inno di Mameli si suoni anche l'Internazionale ( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: postelettorale tra Casini e Veltroni? "Tenderei ad escluderlo anche se è nelle corde di Walter il posizionamento al centro". L'eliminazione di quelle differenze tra centro e sinistra che hanno creato problemi di stabilità a Prodi? "Il Pd sta facendo proprio il contrario, candidando l'operaio che chiede più soldi in busta paga e il "falco" di Federmeccanica che non glieli voleva dare"

<In Libano con nuove regole d'ingaggio> ( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mentre Veltroni non può dare alcuna garanzia perché "è un innovatore con credibilità zero". Si finisce con una battuta maliziosa, fatta a Palazzo Grazioli ricevendo esponenti della comunità ebraica romana che scherzosamente lo rimproveravano perché si sta facendo fotografare solo con le donne: "Ma io sono Silvio Berlusconi,

Pdl-Pd, lite sulle missioni D'Alema: fate danni all'Italia ( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: rischio crisi internazionale Il presidente del Parlamento di Beirut ha convocato l'ambasciatore italiano per avere chiarimenti DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES - Terminata la sua ultima riunione del Consiglio europeo da ministro degli Esteri del governo Prodi, ieri, a Bruxelles, D'Alema ha tirato fuori un mazzetto di fax da una cartellina.

Le due linee dei democratici su Hamas ( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni allude al taglio netto con gli alleati dell'Unione, mentre lo stesso non può affermare se dirige lo sguardo in casa propria. L'aspro diverbio a distanza sul dialogo con Hamas tra D'Alema e l'ambasciatore israeliano Gideon Meir, grande estimatore di Veltroni, ha messo in evidente imbarazzo il leader del Pd e portato a galla il conflitto sottotraccia per il prossimo mandato

Confcommercio: consumi fermi è quasi recessione ( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: oggi Walter Veltroni, domani Silvio Berlusconi), parla di "scricchiolii" preoccupanti che dall'estero arriveranno in Italia. E di una "vera e propria emergenza nazionale". Calano gli investimenti (dall'1,2% allo 0,9% del Pil nel 2008) e i consumi sono ridotti al minimo con un'inflazione che nell'anno è destinata a viaggiare ad una media del 3%

Intese Veltroni e Berlusconi si sfidano a cernobbio, le diplomazie lavorano su Rai, riforme e nomine ( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Intese Veltroni e Berlusconi si sfidano a cernobbio, le diplomazie lavorano su Rai, riforme e nomine Aspettando "quota 75" Pd e Pdl stringono i primi accordi La somma dei due partiti pesa quasi quanto i singoli risultati La rimonta del Pd, per ora, s'è fermata.

Sondaggi giulio a Sinistra, Cesare con Pdl, i giovani con Veltroni ( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dove è ambientata la serie televisiva di Canale5, sebbene sia berlusconiano. Sui grandi, Branciamore vede Giulio Cesaroni, il padre, interpretato da Claudio Amendola - da sempre "bi-comunista", con due pugni alzati - in "area Rifondazione, più a sinistra di Veltroni". Cesare, invece, "me sa che vota a destra.

Provocazioni Un numero di Charta minuta sul medico più cinico della tv ( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Tersilli non è altro che Veltroni, la versione politica di Alberto Sordi. Il giochino è troppo facile. Anche perché il punto di arrivo del ragionamento complessivo dei pensatori finiani è quello di chiedere al ritrovato amico Silvio Berlusconi di guardarsi qualche puntata del popolare telefilm e imitare il dottor Gregory House.

Segue berlusconi e il cazzeggio ( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: parlando d'altro, di programmi e di proposte, su cui è più nuovo e più forte; non rifletterlo per renderlo ancora più luminoso. E non basta che Veltroni finga di non nominarlo, l'avversario, chiamandolo "il mio principale competitore", se poi fa tutto il comizio sulla sua ultima battuta. Antonio Polito 15/03/2008.

Che farà da grande ( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che questi giochi abbiano come esito il passaggio di mano da Berlusconi a un altro. Tutto ciò è chiaro. Meno chiaro è che rapporti avrà Casini col centrosinistra di Veltroni. Che è anch'esso diverso dall'Unione di Prodi con cui Casini non sarebbe mai potuto andare. Un futuro alla tedesca (ricordate l'esperienza dei liberaldemocratici?

ROMA - Walter Veltroni ha riunito lunedì scorso staff ed esperti (c'era ( da "Messaggero, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: amministrazione Veltroni. Ed è stato lo stesso Berlusconi a dire no: "Se esageriamo, diamo l'impressione che abbiamo paura di Veltroni. Rischiamo di rilanciarlo, anche perché gli italiani non sanno come è governata Roma". La polarizzazione della campagna sui due candidati dei partiti maggiori è un effetto indotto dell'acuirsi dello scontro diretto.

Sabrina ( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E cosa si aspetta dal suo candidato premier Veltroni rispetto al precariato? "Una netta inversione. Sono fiduciosa, lui sa fare da tramite fra chi sta come me e chi guadagna 500 euro al mese. Non perseguita la gente con le tasse come fa certa sinistra. Chi vincerà le elezioni? Per scaramanzia non lo dico.

<Roma Punto>, una free press tutta per Alemanno ( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e il candidato alla Provincia Alfredo Antoniozzi. E il leader del Pdl ha "scaldato" il suo arrivo con un affondo a Veltroni: "Roma è in situazione di degrado incredibile". Ernesto Menicucci Ascolto Ieri Alemanno a Bravetta \\ Verità Serve un'operazione di verità su questi 15 anni di sinistra \\ La regia I sindaci cambiano ma il regista è sempre Bettini.

Segue quota 75 ( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è dubbio che Veltroni e Berlusconi abbiano accolto con entusiasmo la prospettiva di poter gestire in prima persona anche questo fondamentale dossier. Che le nomine dei "campioni nazionali" dell'economia si avviino a diventare un affare a due Pd-Pdl è confermato indirettamente dalle uniche voci levatesi pubblicamente a contestarne il rinvio:

In fila dal <mago> di Montecitorio: sarò eletto? ( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: magari anche per conto di Veltroni e Berlusconi. Accade sempre prima del voto: arriva il peone e il rappresentante del partito. In sostanza vogliono che leggiamo il futuro, anche se questo è l'ufficio studi della Camera dei Deputati, non siamo mica il mago Otelma. Per alcune decine di persone un posto in Parlamento può dipendere da un coefficiente dello zero virgola,

Dalla leader ugl stop al <ribelle dei taxi> ( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: aggiunge la sindacalista che mediò la ricomposizione della frattura fra gli autisti capitolini e Veltroni dopo lo sciopero selvaggio di novembre. Ma lei chi vota? "Non lo dico. Andrò a votare. Ma come segretario di un sindacato ritengo che sia più corretto mantenere il riserbo su questa scelta". Però Fini voleva candidarla alle politiche.

I commercianti svizzeri: andate a fare la spesa in Italia ( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come se Berlusconi andasse sui giornali per chiedere di votare Veltroni. Per protestare contro le autorità che non li fanno stare aperti in un giorno di festa, i commercianti svizzeri hanno comprato pagine sui giornali ticinesi lanciando un appello polemico: "Visto che noi saremo chiusi, andate a fare la spesa in Italia".

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Da Veltroni mi aspetto una netta inversione rispetto al precariato". Sport Champions: con il Manchester la Roma cerca il riscatto Champions: nei quarti sarà ancora Roma- Manchester United, con grande voglia di rivalsa dei capitolini. L'urna ha deciso che si replica la sfida dello scorso anno, quella che all'Old Trafford finì 7-

Libano, il Cavaliere: "Nuove regole d'ingaggio" ( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: aveva commentato Berlusconi, precisando che un governo di centrodestra potrebbe al limite pensare di mandare "istruttori militari". Decisamente contrario a inviare nuovamente militari italiani a Bagdad, il candidato premier del Partito democratico Walter Veltroni: "Da lì stanno venendo via anche gli Stati Uniti.

Crescita, Berlusconi: "La crisi Usa mette a rischio il Paese" ( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi - retoricamente dice di voler aiutare". Voto utile "Se non volete che vinca il partito di Prodi e Veltroni, l'unico modo è dare il voto al Pdl". Il leader del Pdl avverte chiaramente i cittadini: "Attenti a come date il vostro voto", dice tornando a spiegare il meccanismo per il quale il partito che avrà la maggioranza relativa potrà avere una chiara maggioranza in Parlamento.

Berlusconi: solo 12 ministri e almeno 4 saranno donne ( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: attento ad Andreotti e sinora supporter di Rutelli e Veltroni, tifa ora per Berlusconi "che è più affidabile", difendendolo dalle "speculazioni sul caso Ciarrapico". All'incontro c'era pure il potente impresario David Zard, che ha chiesto a Berlusconi "più teatri in Italia". E il fisico Daniele Fargion, che pur dichiarando "io sono e resto di sinistra",

MISSIONE IN LIBANO, è SCONTRO TRA I POLI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha idee ben diverse: "La presenza italiana in Libano, che è entro l'egida internazionale, è una missione di pace per evitare il deflagrare di una crisi che può avere conseguenze devastanti per tutta l'area". E il ministro della Difesa, Arturo Parisi, avverte: "Se un eventuale futuro governo di centrodestra dovesse continuare a "

BASSA CRESCITA, RISCHIAMO LA RECESSIONE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, a Berlusconi, a Casini, sia pure in momenti diversi. Un test importante per capire se il cuore politico della Confcommercio batte ancora verso il centrodestra. O tifa, sotto sotto, per l'accordo fra i poli. Ma, quanto alla polemica sul voto dato ai piccoli partiti, Sangalli, taglia subito corto: "Io sono perché si vada a votare e si esprima un voto coerente con le proprie

Tremonti: "Con Prodi governo della cicala" ( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: eredità del governo di centrosinistra: "Veltroni e Prodi ci lasciano i seguenti numeri: crescita zero, tasse al massimo, pressione fiscale al 44%, inflazione al 5% e conti pubblici non a posto. Solo loro possono dire che il risanamento è solido. In realtà l'economia va male e questo è il bilancio che ci lasciano in eredità".

Boicottare le Olimpiadi crea confusione? ( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi: "La crisi Usa mette a rischio il Paese"Veltroni agli industriali: "Ridurremo le aliquote"Tremonti: "Con Prodi governo della cicala"Sci, il trionfo di Moelgg All'azzurro la coppa del mondo di slalomAlbania, esplode deposito di armi: è strageTibet, i cinesi sparano contro i monaci Pechino: "Arrendetevi entro lunedì"

 

Articoli

La crisi del paese: e se fosse davvero anche colpa nostra? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Pd deve prendere di petto la recessione e le sue ragioni. Berlusconi fa solo battute La crisi del paese: e se fosse davvero anche colpa nostra? Veltroni: "Non si può andare avanti così". Cioè risanare senza crescere Quindici anni in altalena tra una spesa pubblica allegra alimentata dalla corsa ai condoni del centrodestra e la rincorsa, a tratti ossessiva a tratti autolesionistica, delle lacrime e sangue del centrosinistra. Dopo cinque lustri di grandi scelte (poche) e di grandi errori (tanti), l'Italia si scopre più povera e più demotivata. Un paese stanco che non cresce e che non riesce più neanche a capire perché. Mentre Berlusconi scivola su una pessima battuta sui precari, Walter Veltroni si mostra allarmato ("così non si può andare avanti "), lasciando capire che l'agenda del Partito democratico sarà diversa da quella seguita finora dal centrosinistra. Il candidato premier ha presentato un disegno di legge per un immediato sostegno ai salari e la progressiva riduzione delle aliquote Irpef per tutti i cittadini. Parlando alla Coldiretti, il candidato premier ha fatto propria la proposta del farmer market, cioè un meccanismo che consenta ai produttori di vendere direttamente ai consumatori e ha detto che salari e stipendi devono tenere conto dell'aumento del costo della vita.

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Gli indecisi da convincere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PAOLO NATALE Lo sappiamo ormai tutti che l'elettore italiano ha grosse resistenze a cambiare voto. E non solo quello italiano. Anche negli altri paesi la tendenza che si sta diffondendo tra i cittadini è proprio quella di riconfermare, nella stragrande maggioranza, le proprie precedenti affiliazioni. È capitato giusto domenica scorsa nelle politiche spagnole; rispetto alle precedenti elezioni, i movimenti di voto complessivo sono stati molto ridotti: Zapatero ha guadagnato un piccolo 1-2 per cento, sottraendolo alla sinistra più estrema, il Ppe qualcosa di più, gettonato dalle frange più moderate. Ma sostanzialmente gli elettori non hanno fatto che rivotare per la propria parte politica, senza particolari passaggi di voto. È il fenomeno che ho battezzato ormai un decennio fa come "fedeltà leggera": la politica non ci piace molto, non ci identifichiamo più ? come una volta ? con un certo partito, ma ciononostante quando andiamo a votare ribadiamo la nostra scelta a favore della stessa parte politica, della medesima coalizione. Se questo è vero nella maggior parte dei casi, come si fa allora a battere la parte avversaria? Tre sono le alternative possibili: attraverso un ampio sistema di alleanze, come nel caso delle politiche del 2006; sfruttando le differenti mobilitazioni al voto, come nel caso delle regionali del 2005; oppure cercando di convincere quella piccola ma significativa quota di elettori ancora più lontani dalla politica, che potrebbero votare per una o l'altra parte in maniera indifferenziata, sulla base di parole d'ordine forti, di appeal da parte del leader, di improvvise fiducie nei confronti di un soggetto politico che pare diverso dagli altri. Ci è riuscito per la prima volta Berlusconi nel 1994, quando scese in politica utilizzando parole d'ordine che parevano (e forse erano) certamente diverse dalle solite, stantie e abitudinarie. E, per vincere, dovrebbe farlo anche Veltroni. Perché il distacco attuale tra i due principali schieramenti non è altissimo (tra i 5 e gli 8 punti a seconda dei diversi sondaggi), ma è recuperabile solo riuscendo a diventare il punto di riferimento di quell'elettorato un po' tiepido, il cosiddetto "ventre molle" dei votanti che ha bisogno di stimoli forti, di sentirsi coinvolto in un'idea diversa del paese. I potenziali elettori del Pd sono stimabili oggi in circa il 6-7 per cento della popolazione elettorale; sono coloro che guardano a quel partito come una possibile scelta di voto, ma non si sentono ancora del tutto convinti. Potrebbero andare da quella parte ma anche dall'altra, oppure ancora astenersi. Chi sono? E con quali temi è possibile convincerli? Prima di tutto sono elettori che paiono sensibili all'appeal di Veltroni, lo reputano una persona degna di fiducia e gli affiderebbero il governo del paese senza particolari remore, grazie alla sua scelta di allontanarsi dalla sinistra radicale. Lo guardano con simpatia, ma ancora non sono convinti. Sono presenti in maggior misura tra le casalinghe e gli anziani, alcuni tra loro un pochino delusi dall'appoggio che negli scorsi anni avevano dato a Berlusconi, e che si aspettano novità che li coinvolgano, attendono qualcuno che parli anche a loro, ma non in "politichese"; piuttosto con un linguaggio nuovo che dia loro fiducia sulle sorti future del paese. Sono sensibili ai temi ambientalisti, spaventati per la crescente insicurezza, non particolarmente attaccati alle direttive della Chiesa, e riconoscono verità nelle parole di Beppe Grillo. Insomma, gente un po' così, con le idee non molto chiare, che però desidera che qualcuno le dia una mano per risolvere i suoi problemi quotidiani, in maniera pacifica. Le loro parole-chiave sono: uguaglianza, moderazione, pace sociale, modernità e benessere. Per colmare il gap che ancora lo separa da Berlusconi, il leader del Pd deve parlare soprattutto a questi elettori e cercare di convincerli. Altrimenti, sarà stata solamente una bella gara, ma senza possibilità di vittoria.

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Un'altra rupture con il vecchio centrosinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VELTRONOMICS Un'altra rupture con il vecchio centrosinistra MARIO LAVIA Se il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, conclude il suo discorso davanti a Walter Veltroni con un sorprendente "si può fare" non vuol certo dire che l'associazione passi armi e bagagli al Pd ma certo è un segno di come si possano riannodare fili robusti con mondi finora lontani. Fra parentesi, la Coldiretti ? lasciamo da parte la lunga storia "centrista" ? ha avuto nell'ultimo anno rapporti difficili, per usare un eufemismo, con il governo Prodi: per dire che lo stesso Sergio Marini non è catalogabile fra gli amici naturali di Veltroni. Nel giorno in cui registra l'orrendo scivolone di Berlusconi sui precari (tema sul quale è lui a guidare la corsa con la proposta di almeno 1000 euro al mese), il leader del Pd ha proseguito il suo viaggio nella filiera produttiva che conta, dalla Confcommercio alla Confartigianato appunto alla Coldiretti: e un po' dovunque ha ricevuto attenzione e anche qualcosa di più. Ma qual'è il filo rosso dei discorsi che Veltroni rivolge a tutte queste platee? Nell'incontro di ieri è stato particolarmente evidente: voltare pagina. Perché "così non si può andare avanti". La drammatizzazione va colta: è il portato della grande delusione che il leader del Pd ha provato leggendo le notizie sulla Trimestrale di cassa. Delusione? Diciamo rabbia, "così non si può andare avanti". Ma ovviamente la sua non è una reazione emotiva ma politica. Nel senso che per Walter la fase dell'ossessione dei conti, del risanamento finanziario si è chiusa: la sua gratitudine a Prodi per quanto fatto in questo senso è genuina e quando la manifesta non lo fa per prammatica. Detto questo, però, il Pd non avrà, in politica economica, il medesimo volto dell'Unione e del "vecchio" centrosinistra. Per questo i ministri economici saranno nuovi. E dunque anche l' agenda dovrà cambiare l'ordine degli addendi: il risanamento, in buona misura, è stato fatto, adesso la prima parola d'ordine è un'altra, "crescita". E la seconda è "sostegno". Sostegno a salari e stipendi e pensioni che "devono essere capaci di reggere il costo della vita: o alimentiamo la domanda interna o altrimenti si alimenta la spirale recessiva", e sostegno ai redditi mediante alleggerimenti fiscali. Ma perché queste non siano solo frasi fatte occorrerà trovare strumenti che consentano una qualche forma di riaggancio e si cercherà di trovarli concertando con le parti sociali altrimenti il governo dem andrà avanti lo stesso perché ci si deve scrollare di dosso "la scimmia" dei veti. Sotto questo aspetto, con Veltroni cade un bastione della cultura di governo socialdemocratica che, declinata nella sua versione italiana, è stata spesso più di freno che di volano. Ma è nella fase cruciale della campagna elettorale, dunque più avanti, che il candidato premier aggredirà il cuore del problema di questa fase, l'aumento dei prezzi e la stasi dei salari. Non ci si attendino fuochi d'artificio e parole d'ordine buone per un spot televisivo, ma l'indicazione di un modo per tenere i prezzi dei beni di prima necessità sotto controllo e soprattutto colmando il gap con l'andamento di salari e stipendi. I tecnici di Veltroni stanno studiando un paio di ipotesi destinate ad animare le ultime settimane della campagna. Non fuochi d'artificio. Ma novità, quelle sì, aspettiamocele.

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"Compenso minimo e dazi, due errori" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Marcegaglia "Compenso minimo e dazi, due errori" [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Non sono passate nemmeno 24 ore dalla sua designazione alla guida di Confindustria ed Emma Marcegaglia si butta già nel confronto politico. Coerente alla linea autonomista, manda un messaggio a destra ed uno a sinistra: al Pdl di Berlusconi boccia l'idea dei dazi, al Partito Democratico l'introduzione di un compenso minimo per i lavoratori precari. "Non sono convinta che di fronte ad un Paese potente come la Cina i diritti doganali sarebbero la risposta giusta". Sono "fondamentalmente a favore dell'apertura dei mercati e contro il ritorno del protezionismo", anche se naturalmente "la concorrenza non deve essere sleale". Inoltre, dice in una intervista alla Afp e a La Tribune, "non sono particolarmente favorevole all'idea del compenso minimo. Renderebbe ancora più rigido il mercato del lavoro e rischia di compromettere l'autonomia delle parti sociali negli accordi collettivi. So che anche i sindacati sono di questo parere". Il compenso minimo "è una misura largamente diffusa, esiste in 23 Paesi europei. È un'anomalia che non ci sia in Italia", gli risponde da Lugano il leader del Pd Walter Veltroni. L'estensore del programma Enrico Morando entra nel merito: "La proposta non intacca in alcun modo l'autonomia delle parti, perché proponiamo la sperimentazione di un compenso fissato in via tripartita (imprese, sindacati e Governo) per i collaboratori economicamente dipendenti". In sostanza, "prima le parti trattano, poi interviene la legge a recepire l'accordo". La prima leader donna degli industriali italiani sembra però mettere in discussione l'idea del compenso in quanto tale. Nell'intervista del resto sottolinea la necessità di superare "un mercato del lavoro ancora rigido", una delle cause "della crescita troppo debole". Sui grandi temi la Marcegaglia pensa anche ad un "coordinamento" con le confindustrie di Francia, Germania e Gran Bretagna. Un esempio è il supereuro: "Con un tasso di cambio così è complicato per le imprese restare competitive".

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[FIRMA]ROBERTO GIOVANNINI INVIATO A CERNOBBIO (CO) Gli industriali c'erano scivolati accanto, (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Evocandola senza mai citarla esplicitamente; i commercianti, per primi, tirano fuori la parola maledetta: recessione. Al seminario organizzato sulle rive del lago di Como da Confcommercio - fitta è la processione di politici venuti a discutere e cercare i voti di una categoria da sempre elettoralmente potente, oggi arriveranno Veltroni e Berlusconi - l'organizzazione guidata da Carlo Sangalli sfodera i dati elaborati dal suo centro studi. Dati che parlano di un'economia italiana appesantita, senza spunto, con consumi depressi e cittadini senza fiducia. Lo scenario migliore: il Pil nel 2008 potrebbe crescere dello 0,7%. Lo scenario peggiore - ma realistico però, vista la stagnazione degli investimenti e la pessima aria che soffia sull'economia internazionale e i mercati - ci parla di una contrazione della crescita, di un segno meno. Meno 0,2 per cento, ad essere precisi. Per Confcommercio e Sangalli, non si tratta ovviamente di una "malattia" che colpisce solo l'azienda Italia: la crisi nasce negli Usa, e soffia sull'intera Europa. Dopo di che, per l'Italia la cura è più complessa e insieme più difficile da somministrare. I commercianti ipotizzano venti "medicine", che però richiedono "un governo - dice Sangalli - che sia in grado di governare con stabilità". A quanto pare, Confcommercio sembra scommettere su un risultato elettorale non definito, magari con un Senato senza maggioranze nette. E dunque - è la conclusione implicita del ragionamento di Sangalli - avanti con le "larghe intese", unica via per conseguire l'obiettivo principale nel mirino dei commercianti (insieme a una valorizzazione del mondo del terziario e dei servizi, con apposite politiche e organismi operativi, e una massiccia strategia di liberalizzazioni): una riduzione nei cinque anni della prossima legislatura di cinque punti dell'aliquota media Irpef. Uno scherzo da 70 miliardi di euro, forse più, che verrebbe "pagato" con un corrispondente taglio della spesa pubblica "inefficiente". Gianfranco Fini, qui a Cernobbio, non sembra particolarmente entusiasta della prospettiva delle larghe intese, ma sottolinea che se il Pdl vince le elezioni e vara un provvedimento come "la riduzione dell'Irpef o un intervento sul carico fiscale d'impresa, cioè facciamo cose che Veltroni dice un giorno sì e l'altro pure, diventerà difficile dirci di no". Certo è che anche al leader di An il rischio recessione mette paura: "rischio innegabile", dice. Lo stesso timore che mostra Silvio Berlusconi: "Non voglio dare delle illusioni o prospettare miracoli - ha detto ieri in una telefonata al convegno di "Giovane Italia" - il risanamento non sarà nè facile nè breve ma io sono ottimista e penso che ce la faremo. Ma ci sono delle condizioni drammatiche, la crescita economica è pari a zero, il carovita è alle stelle, i salari sono i più bassi d'Europa per colpa della tassazione". Poi, il Cavaliere se la prende con Romano Prodi: "ha avuto la faccia tosta di dire che l'Italia è ora rispettata all'estero ma in due anni non è stato ricevuto alla Casa Bianca". "Se con la parola tosta si vuol dire rigoroso, allora sì, è così", ha replicato il presidente del Consiglio uscente Romano Prodi da Bruxelles. In difesa di Prodi anche il leader Pd Walter Veltroni: "ha fatto un'opera straordinaria sul piano del risanamento del Paese", nonostante una maggioranza scombiccherata. Ieri Veltroni era a Lecco, e nel suo discorso ha fatto una vera e propria elegia dei piccoli imprenditori artigiani. "Quelli che vogliono rischiare avviando una propria attività - ha detto - dovremmo andare a cercarli con la bacchetta da rabdomante e abbracciarli. Sennò come cresce il Paese? Qualcuno pensa che l'Italia possa tornare a crescere con le grandi aziende?" Insomma, basta con una "lotta di classe" contro "padroni che non esistono più: non è il momento del conflitto - ha concluso Veltroni - ma della grande alleanza tra i produttori di questo Paese": Parole che non potranno che essere apprezzate qui dai commercianti.

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Morgando e Bonino amici per forza "C'è la stessa voglia di confronto" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CONFERENZA DEI CANDIDATI DEL PD Morgando e Bonino amici per forza "C'è la stessa voglia di confronto" "Cara Emma, benvenuta tra i democratici piemontesi". Quando Gianfranco Morgando prende la parola ha il volto tirato. Quella dichiarazione di apertura non era scontata e non è il frutto di un semplice calcolo elettorale o della cortesia dell'ospite che intrattiene i candidati alle politiche nella sede del partito. Le differenze, infatti, restano - e nessuno le nasconde - ma in quella frase c'è il tentativo da parte del segretario del Pd, uno dei più strenui oppositori della candidatura della leader radicale, di imboccare una strada comune: "Ci unisce - spiega Morgando - questa voglia di ricerca e di discussione che riguarda tutti i temi. Ci unisce la buona fede da cui partiamo per un confronto senza pregiudiziali". E il tentativo è reciproco. Spiega Bonino: "Questa non è una storia d'amore e nemmeno una sosta di puro interesse ma da parte nostra c'è tutta la volontà di tentare un'esperienza di amicizia politica". E aggiunge: "Noi radicali non vogliamo essere semi-clandestini a bordo ma i protagonisti di un'avventura. Siamo leali e speriamo che dopo il 13 aprile si possa costruire insieme una grande amicizia politica". Per il cattolico democratico e la leader delle battaglie per l'aborto la bussola che li guida è il programma, vincolante, scritto da Veltroni. Ancora Morgando: "I punti di quel progetto rappresentano la chiarezza da cui deve partire questo dialogo e la base di questa amicizia politica. C'è la voglia di costruire un punto di equilibro e di sintesi". La Bonino indica anche una delle strade da seguire, quella della difesa della libertà e della responsabilità di scelta, una battaglia che può "unire credenti, non credenti e diversamente credenti". Questo è il tema del futuro e questo dialogo "non può essere limitato tra me e Bobba, perché sarebbe asfittico, ma essere aperto a tutti i cittadini". Bobba è quel Luigi, ex presidente delle Acli ed esponente dei Teodem, capolista nel Piemonte 2 e che si presenta come un "laico credente", capace di seguire la strada del dialogo intrapresa dal Pd sicuro che questa non cancellerà le diverse identità culturali. Accanto a lui nella conferenza stampa di presentazione dei candidati c'è Piero Fassino, l'ultimo segretario dei Ds, capolista alla Camera. Tocca a lui elencare i cinque punti - lavoro e sicurezza; infrastrutture e Tav: equità e federalismo fiscale; modernizzazione della pubblica amministrazione e sicurezza - del programma del Pd che dovrebbero dare una risposta alla questione settentrionale. Per Morgando si tratta di "una squadra preparata e autorevole" dove il segno del "rinnovamento è visibile", visto che il 60 per cento dei candidati ha meno di 50 anni e il 46 per cento è donna. Per Fassino "il Pd è la vera novità della scena politica italiana e con la sua presenza ha già fatto una cosa per il paese: ha ridotto la frammentazione dei partiti". Nella campagna elettorale "non si parlerà di Berlusconi e non faremo polemica con il Pdl, affronteremo i problemi degli italiani". \.

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E su, bisogna acconciarsi a digerire barche, club su Internet esclusivi ma in fondo abbordabili (tip (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

O small world), qualche festicciola. Ma ce la potete fare, precarie di tutta Italia. Ecco, se uno volesse seguire davvero il consiglio di Silvio Berlusconi? Se indignarsi è inutile, tanto vale prenderlo alla lettera e, diciamo, approntare una strategia: ma chi sono questi milionari da sposare? Dove li trovo, al call center? Come li irretisco? Già che c'era, ha scritto il manifesto, Silvio poteva condire la battuta con una lista. L'Italia è piena di Piersilvi, ragazzi che hanno mantenuto e talora incrementato le posizioni ereditate, con capacità e, berlusconianamente, "bella presenza". Buoni partiti che magari credete inarrivabili e invece non aspettano altro che essere rapiti dalla Perla Pavoncello che sognavano da anni, la ragazzetta magari un po' precaria, ma bella, astuta, sveglia e svelta. Come no. A chi avrà pensato il Cavaliere oltre che a suo figlio? Di sicuro ai buoni partiti belli e magari un po' fighi, quelli alla Matteo Marzotto, figlio della contessa Marta e di Umberto, che dopo esser già stato membro dei giovani di Confindustria è adesso al timone della Valentino spa. Lo si incontra alle sfilate milanesi, dunque, ma anche in luoghi come l'inaugurazione di Basquiat in Triennale, un posto dove è facile andare. Se una ama le moto sappia che anche lui è tipo che fa la Parigi-Dakar, e adora gli aerei. Mettete il vestitino di Dior e stupitelo. I giovani di Confindustria vanno comunque seguiti con attenzione, se si vuole mettere in pratica il suggerimento di Silvio, una legge che ha l'unico difetto di mancare del decreto attuativo. Le riunioni del Gruppo giovani industriali sono pubbliche, spesso basta andare sul sito, al limite fare la posta in viale dell'Astronomia quando ce n'è una. Magari si può allungare il curriculum per una loro azienda. Matteo Colaninno era ottimo, ma il cuore gli è stato già rapito. O Matteo Arpe, che il Financial Times definì un misto tra uno "sfacciato banchiere della City e uno scaltro dirigente di Mediobanca", liquidazione in Capitalia 50 milioni. Incontrarlo non è semplice, ma Roma è porosa, mica è una fortezza, un vernissage, un convegno non si negano a nessuno. In questa città non è certo impossibile attaccar bottone con Domenico Procacci, produttore cinematografico, amico di Walter Veltroni, peraltro ospite fisso a Sabaudia. I Caltagirone boys ovviamente sarebbero bingo, ma sentimentalmente paiono inavvicinabili; Alessandro è ottimo skipper, oltre che manager del gruppo, e ogni tanto assieme alla sorella Azzurra - che come il padre ama la pizza bianca - la mangia da "Celestina". Uno può provare. Silvio giovane avrebbe provato. Sì, occorre una certa visione del mondo; la stessa che portava il Cavaliere ventenne a cantare sulle barche per donne agè, la sua educazione sentimentale. O forse solo un po' di umorismo. Se vivete al Nord è tifosissimo del Milan il giovane immobiliarista Paolo Ligresti, spesso lo si vede a Milanello, che non è un posto blindato. Così come ogni pr di medio livello era in grado di trovare inviti degli appuntamenti di beneficenza organizzati da quel club di figlioli chiamato Milano Young (oltre alla figlia di Silvio, Barbara, ne faceva parte anche il figlio di Marco Tronchetti Provera, ancora giovane ma da seguire, per le precarie degli anni futuri, come Pierre Casiraghi, sempreché non sia restio come lo zio Alberto). Le occasioni per conoscere Lapo Elkann ci sono, tra Torino e Milano. Se preferite la provincia potreste innamorarvi del manager Fabrizio Lori, ora anche presidente del Mantova, la domenica in tribuna al glorioso Martelli. O anche di Alessandro Rosi, piacente figlio del fondatore di Parmacotto. Giuseppe Cipriani, figlio di Arrigo dell'Harry's Bar, ha promesso "non mi sposo più, una volta basta". Ma chi li impalma si sistema, in questa Italia già pre-silviesca. C'è anche il figlio di Diego Della Valle, un suo cortometraggio di dieci minuti, "Traffic Jam", è stato proiettato in chiusura delle sfilate uomo a Milano. Dei 4 figli di Merloni due lavorano in azienda, tocca spulciarne stato di famiglia con cura. Tenere d'occhio lo stato emotivo dei sette figli di Francesco B. Caltagirone. E di chissà quanti altri. L'Italia è una miniera; l'amore, come tutto, acquistabile. Piersilvio la miglior pepita; anche se ha promesso "il matrimonio non è un obiettivo, non escludo di sposarmi un giorno, ma ora come ora non ne sento la necessità". E se il figlio a cui alludeva il Cavaliere fosse invece Luigi, il giovane ventenne? La nonna, signora Flora, confidò: "Silvio ne va orgogliosissimo, forse si immedesima un pochino... È un ragazzo così simpatico, vitale, è sempre in giro anche di notte, fa impazzire le ragazzine". A Porto Rotondo, però, precarie zero.

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L'esercito di Cenerentole nell'Italia dei Piersilvi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E su, bisogna acconciarsi a digerire barche, club su Internet esclusivi ma in fondo abbordabili (tipo small world), qualche festicciola. Ma ce la potete fare, precarie di tutta Italia. Ecco, se uno volesse seguire davvero il consiglio di Silvio Berlusconi? Se indignarsi è inutile, tanto vale prenderlo alla lettera e, diciamo, approntare una strategia: ma chi sono questi milionari da sposare? Dove li trovo, al call center? Come li irretisco? Già che c'era, ha scritto il manifesto, Silvio poteva condire la battuta con una lista. L'Italia è piena di Piersilvi, ragazzi che hanno mantenuto e talora incrementato le posizioni ereditate, con capacità e, berlusconianamente, "bella presenza". Buoni partiti che magari credete inarrivabili e invece non aspettano altro che essere rapiti dalla Perla Pavoncello che sognavano da anni, la ragazzetta magari un po' precaria, ma bella, astuta, sveglia e svelta. Come no. A chi avrà pensato il Cavaliere oltre che a suo figlio? Di sicuro ai buoni partiti belli e magari un po' fighi, quelli alla Matteo Marzotto, figlio della contessa Marta e di Umberto, che dopo esser già stato membro dei giovani di Confindustria è adesso al timone della Valentino spa. Lo si incontra alle sfilate milanesi, dunque, ma anche in luoghi come l'inaugurazione di Basquiat in Triennale, un posto dove è facile andare. Se una ama le moto sappia che anche lui è tipo che fa la Parigi-Dakar, e adora gli aerei. Mettete il vestitino di Dior e stupitelo. I giovani di Confindustria vanno comunque seguiti con attenzione, se si vuole mettere in pratica il suggerimento di Silvio, una legge che ha l'unico difetto di mancare del decreto attuativo. Le riunioni del Gruppo giovani industriali sono pubbliche, spesso basta andare sul sito, al limite fare la posta in viale dell'Astronomia quando ce n'è una. Magari si può allungare il curriculum per una loro azienda. Matteo Colaninno era ottimo, ma il cuore gli è stato già rapito. O Matteo Arpe, che il Financial Times definì un misto tra uno "sfacciato banchiere della City e uno scaltro dirigente di Mediobanca", liquidazione in Capitalia 50 milioni. Incontrarlo non è semplice, ma Roma è porosa, mica è una fortezza, un vernissage, un convegno non si negano a nessuno. In questa città non è certo impossibile attaccar bottone con Domenico Procacci, produttore cinematografico, amico di Walter Veltroni, peraltro ospite fisso a Sabaudia. I Caltagirone boys ovviamente sarebbero bingo, ma sentimentalmente paiono inavvicinabili; Alessandro è ottimo skipper, oltre che manager del gruppo, e ogni tanto assieme alla sorella Azzurra - che come il padre ama la pizza bianca - la mangia da "Celestina". Uno può provare. Silvio giovane avrebbe provato. Sì, occorre una certa visione del mondo; la stessa che portava il Cavaliere ventenne a cantare sulle barche per donne agè, la sua educazione sentimentale. O forse solo un po' di umorismo. Se vivete al Nord è tifosissimo del Milan il giovane immobiliarista Paolo Ligresti, spesso lo si vede a Milanello, che non è un posto blindato. Così come ogni pr di medio livello era in grado di trovare inviti degli appuntamenti di beneficenza organizzati da quel club di figlioli chiamato Milano Young (oltre alla figlia di Silvio, Barbara, ne faceva parte anche il figlio di Marco Tronchetti Provera, ancora giovane ma da seguire, per le precarie degli anni futuri, come Pierre Casiraghi, sempreché non sia restio come lo zio Alberto). Le occasioni per conoscere Lapo Elkann ci sono, tra Torino e Milano. Se preferite la provincia potreste innamorarvi del manager Fabrizio Lori, ora anche presidente del Mantova, la domenica in tribuna al glorioso Martelli. O anche di Alessandro Rosi, piacente figlio del fondatore di Parmacotto. Giuseppe Cipriani, figlio di Arrigo dell'Harry's Bar, ha promesso "non mi sposo più, una volta basta". Ma chi li impalma si sistema, in questa Italia già pre-silviesca. C'è anche il figlio di Diego Della Valle, un suo cortometraggio di dieci minuti, "Traffic Jam", è stato proiettato in chiusura delle sfilate uomo a Milano. Dei 4 figli di Merloni due lavorano in azienda, tocca spulciarne stato di famiglia con cura. Tenere d'occhio lo stato emotivo dei sette figli di Francesco B. Caltagirone. E di chissà quanti altri. L'Italia è una miniera; l'amore, come tutto, acquistabile. Piersilvio la miglior pepita; anche se ha promesso "il matrimonio non è un obiettivo, non escludo di sposarmi un giorno, ma ora come ora non ne sento la necessità". E se il figlio a cui alludeva il Cavaliere fosse invece Luigi, il giovane ventenne? La nonna, signora Flora, confidò: "Silvio ne va orgogliosissimo, forse si immedesima un pochino... È un ragazzo così simpatico, vitale, è sempre in giro anche di notte, fa impazzire le ragazzine". A Porto Rotondo, però, precarie zero.

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Ora i poli duellano su Libano e Kabul (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Ancora non si è placata la "tempesta in un bicchier d'acqua", come Berlusconi la liquida, su Ciarrapico e sulla giovane precaria da marito, che al Cavaliere esplode tra le mani un nuovo petardo. E non potrà nemmeno lamentare una "montatura dei giornali", perché a confezionarlo ha provveduto colui che nel toto-ministri del governo di centrodestra tornerà alla Difesa: Antonio Martino. In un'intervista al "Quotidiano nazionale" Martino annuncia che la nostra presenza militare in Libano "andrà ridotta drasticamente o cancellata". Già questo, secondo Prodi, sarebbe "di gravità inaudita". "Irresponsabile" per Casini. Veltroni teme "conseguenze devastanti". A Beirut sono allarmati (al nostro ambasciatore chiedono spiegazioni). Ma l'affermazione più impegnativa di Martino, che segna l'irruzione della politica estera in campagna elettorale, riguarda l'impiego dei nostri soldati una volta via dal Libano: andrebbero a sparare in Afghanistan. L'equazione del ministro "in pectore" è: "Inviare più truppe, con meno restrizioni, un migliore equipaggiamento e la disponibilità a impiegarle anche in azioni di combattimento contro i talebani". In aggiunta, destinare nostri istruttori militari all'Iraq e al Kosovo. Attacca Prodi: "Sarebbe un passaggio drammatico, perché l'Italia è voluta uscire da una guerra ingiusta che la maggioranza del popolo Usa non vuole". E D'Alema, fresco reduce da una polemica piuttosto spiacevole con Israele su Hamas, coglie la palla al balzo: "Sono frasi sconnesse, minacciose, che creano persino un rischio per i nostri militari. Ridicolo che Martino voglia tornare in guerra quando perfino gli americani si vogliono ritirare...". C'è un tot di propaganda, in queste accuse. Ma Berlusconi rischia di ritrovarsi nei panni del guerrafondaio. Non ne sente granché il bisogno, e svaluta a "opinioni personali" quelle di Martino. In Libano bisognerà starci, anche se "con nuove regole d'ingaggio" e magari con meno uomini, aggiunge Fini. Quanto all'Iraq, "non invieremo truppe ma istruttori militari" (ci sono già). Infine l'Afghanistan. La pressione americana è forte, il Cavaliere però garantisce che la Nato non c'entra, la richiesta di mandare più uomini e mezzi semmai viene dall'Onu. Insomma, si vedrà a urne chiuse. Veltroni vorrebbe affondare la lama, "di politica estera non si sta parlando abbastanza", riceve le lodi di Zapatero e un po' si pavoneggia. Ma in questo campo pure Berlusconi ha le sue armi. Incontra un'associazione israelitica, racconta una barzelletta sugli ebrei che assicura di aver udito da un rabbino, promette che il fascistissimo Ciarrapico, "transfuga della sinistra", non conterà nulla, annuncia una lotta dura contro l'antisemitismo, e pizzica Prodi. Il quale ha "la faccia tosta di dire che l'Italia è rispettata all'estero, quando in due anni non è stato ricevuto alla Casa Bianca". Replica tra il puntiglioso e il divertito del Prof: "I pellegrinaggi non servono, Bush è venuto a Roma. E se per faccia tosta s'intende la faccia di una persona tosta, allora sono d'accordo". Silvio contro Romano, come ai vecchi tempi. Il primo dice di volersi fare immortalare "solo con donne, non come un altro Silvio" portavoce del premier (fine allusione alle famose foto di Sircana con trans). Prodi liquida come una scemenza lo scherzo di Berlusconi sulla giovane precaria, che tra l'altro si candiderà proprio nel Pdl a Roma: "Non commento annunci matrimoniali...". L'invito a sposarsi uno ricco per uscire dal precariato continua a tenere banco. Dario Franceschini, Pd: "Se quella di Berlusconi era una battuta, è stata infelice". Bobo Maroni, Lega: "Battuta infelice, forse, ma sempre una battuta". Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat: "Io sicuramente non l'avrei fatta. Certi argomenti si affrontano in modo serio".

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Libano, cambieremo le regole d'ingaggio L'annuncio di Berlusconi a Primo Piano: Se vinciamo, nuovi compiti per i nostri soldati. Più truppe a Kabul e in Iraq istruttori militari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Libano, cambieremo le regole d'ingaggio" L'annuncio di Berlusconi a Primo Piano: "Se vinciamo, nuovi compiti per i nostri soldati. Più truppe a Kabul e in Iraq istruttori militari" di Natalia Lombardo / Roma QUELLA DI ANTONIO MARTINO è una "posizione personale" ma "quando saremo al governo cambieremo le regole d'ingaggio dei militari in Libano", aumenterà la presenza militare in Afghanistan e in Iraq "manderemo degli istruttori militari". Silvio Berlu- sconi spiega che il suo ex ministro della Difesa ha parlato per sé e la questione non è stata mai discussa né con lui, né con Fini. Però di fatto conferma la politica estera che pensa di mettere in atto, nella convinzione (forse un po' meno ferrea) di tornare a Palazzo Chigi. È andato nella "tana del lupo", il cavaliere. La palazzina C di Saxa Rubra, sede del Tg3. Intervistato dal direttore, Antonio Di Bella, per la rubrica "Primo Piano" (l'ultima volta era stata nel 2001), ha spiegato che in Afghanistan "sono le Nazioni Unite che chiedono ai vari paesi di aumentare i contingenti militari" (D'Alema gli ricorda che le ha decise l'Onu); per il Libano "abbiamo votato la missione ma abbiamo subito detto che non eravamo d'accordo sulle regole d'ingaggio" quindi "cambieremo queste regole". E sull'Iraq chiarisce: "Non intendiamo inviare nuove truppe, piuttosto, come ha detto Martino giustamente, degli istruttori militari". Berlusconi attacca Prodi accusandolo di avere "una bella faccia tosta" nel dire che l'Italia ha un riconoscimento all'estero, e non è mai stato invitato alla Casa Bianca. "Il presidente Bush è venuto a Roma, era prevista una visita negli Usa il 4 febbraio ma è caduto il governo", replica il premier, che non si offende se Silvio intende la faccia "di una persona tosta". Si dà da fare per allargare i rapporti, Berlusconi, così riceve a casa, a Palazzo Grazioli la comunità degli ebrei libici. La notizia è che ha raccontato loro una barzelletta (che non fa ridere) su un ebreo e un rabbino...Annuncia un forte impegno contro l'antisemitismo, e, sul dialogo di pace anche con Hamas attacca D'Alema: "Dialogare con Hamas significa andare contro Israele", lui quand'era al governo lo inserì nella lista del terrorismo internazionale tanto "da ricevere minacce di morte da Al Qaeda". Pierluigi Battista, collegato con "Primo Piano" gli chiede se è vero che abbia preferito evitare un incontro in Italia con il candidato repubblicano McCain. "Non mi risulta", risponde Berlusconi, ma chi si appresta ad andare al governo "non può sbilanciarsi" dovesse vincere Obama o Hillary...Quanto all'orrore del Ppe sul caso Ciarrapico, smonta tutto: "Cosa doveva rispondere Juncker? Neppure sapeva chi è Ciarrapico". Un altro colpo a Casini, che "al governo mi ha impedito di fare tutto" come cancellare "l'impar condicio" che gli impedirebbe di fare i faccia a faccia in tv. Pier avrebbe pure imposto delle nomine per gli enti. Arrivato in ritardo all'appuntamento per la registrazione del programma, il cavaliere ha messo in agitazione tutto il Tg3, dato che alle sette andava in onda il tiggì nell'unico studio che c'è. Alle 18 e 20, sul filo, quindi, Berlusconi entra in studio. Lo accoglie il direttore Di Bella, i toni sono cordiali. Nella preparazione dei microfoni Silvio borbotta: "Ma guarda un po' a settantadue anni cosa mi tocca fare. Del resto non c'è nessun altro, sono l'unico.". L'impressione è quella di un cavaliere stanco, mette le mani avanti ma oggi a Cernobbio prometterà agli imprenditori "interverremo su Iva e Irap" (senza dare numeri, però). Dice che "il 78% degli elettori di sinistra stanno meno bene di due anni fa" e quindi è convinto di vincere ma non sembra più cosi sicuro. Tant'è che ribalta ad arte ogni polemica come "montature della stampa e della sinistra". Il programma Pd stracciato a Milano? "Mai fatto". L'infelice battuta sulla precaria Cenerentola? "Ha più sense of humor della sinistra", tanto è vero che Perla Pavoncello sarà candidata per il Pdl al Comune di Roma. Silvio dice "evviva!" ma non ne sapeva niente. Oggi la vedrà a Corviale per la presentazione di Alemanno candidato sindaco. Insiste sulla "situazione difficile", sui "disastri" fatti dalla sinistra, attacca Veltroni dicendo che "Roma è nel degrado". E siccome gli ebrei libici "mi hanno rimproverato di non attaccare troppo Veltroni", corre ai ripari: "Si smonta da solo. Aveva detto che sarebbe andato da solo e non è cosi. Io non l'ho mai annunciato". Quando esce dallo studio del Tg3 Berlusconi regala un "Forza Roma" per la Champion, poi racconta la storiella di una ragazza corteggiatissima a Publitalia che ha fatto finta fosse la "donna del capo", poi saluta con un "grazie per l'accoglienza". Silvio ha scoperto che i "comunisti" non lo mangiano.

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Soldati in libano e iraq è scontro su berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere: istruttori a Bagdad. Martino parla di ritiro, Beirut convoca l'ambasciatore italiano. Veltroni: ipotesi devastante Soldati in Libano e Iraq è scontro su Berlusconi ROMA - è bufera sulle parole pronunciate da Silvio Berlusconi e Antonio Martino sulle missioni italiane all'estero. "Dobbiamo lasciare il Libano e tornare in Iraq", ha detto l'ex ministro della Difesa. E il leader del Pdl: "A Beirut cambieremo le regole d'ingaggio mentre a Bagdad invieremo i nostri istruttori". Affermazioni che hanno scatenato la polemica. Il governo libanese ha immediatamente convocato l'ambasciatore italiano per protestare. Prodi: atteggiamento irresponsabile. Veltroni: è una ipotesi devastante. Dissensi anche nel centrodestra. Fini: andarsene dal Libano sarebbe sbagliato. BEI, CALABRESI E NIGRO ALLE PAGINE 6 E 7.

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Se ci libera dalla inutile burocrazia, noi ci stiamo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del SERGIO DALLA VERDEIl presidente dell'Apindustria vicentina: "A prescindere da chi vincerà, c'è una rivoluzione in atto e dobbiamo crederci" "Se ci libera dalla inutile burocrazia, noi ci stiamo" di Federica Fantozziinviata a Vicenza Galleria Crispi è un corridoio di vele bianche. L'Apindustria vicentina - 1500 associati, 50mila per tutta la Confapi - occupa un palazzetto al suo interno. Dietro la porta blindata del secondo piano, l'ufficio del presidente Sergio Dalla Verde. Che al termine del forum degli imprenditori con Veltroni gli ha sussurrato: "Lei ha descritto un Paese che io sogno". Dalla Verde lavora nel settore edile, ha l'aria seria e il tono pacato. Dice: "A prescindere da chi vincerà, c'è una rivoluzione in atto e dobbiamo crederci. Di questo ha bisogno l'Italia". Cosa l'ha colpita del discorso di Veltroni? "Si esprime molto bene. È un eccellente comunicatore come, in modo diverso, Berlusconi. Sono 15 anni che il linguaggio della politica è troppo gridato. Veltroni ha descritto un Paese che è il sogno di tutti gli imprenditori. Lui dice light". Un paese leggero. "Noi lo chiediamo da sempre. Norme semplici per muoversi, lavorare, produrre senza che il tempo sia occupato da problemi burocratici e amministrativi. Oggi abbiamo collaboratori che si occupano solo di quello. Bisogna tornare a dar valore all'iniziativa". Cosa pensa della proposta di compenso minimo per i precari? "La precarietà non fa parte del mondo delle piccole e medie imprese (Pmi). Riguarda la grande industria e i servizi. Noi abbiamo 30mila dipendenti: se troviamo un ragazzo di valore lo assumiamo". Il compenso minimo, però, è a prescindere dal valore... "È difficile da noi che un dipendente prenda meno di mille euro. È lo stipendio della mia segretaria 20enne al primo impiego. Poi c'è grande richiesta di manodopera. Tre mesi fa ho assunto un architetto, gli ho dato il primo aumento senza che lo chiedesse". Bombassei ha minacciato la rottura degli accordi nazionali. È d'accordo con Confindustria? "Per noi la contrattazione deve avvenire a livello regionale. Sono diversi sia le realtà occupazionali che i costi della vita". Perché Veltroni è percepito come una novità? "Per lo sforzo di presentare una rottura netta con i movimenti a sinistra del Pd, legati a ideologie che hanno segnato il passo, perdenti nel mondo e che hanno fatto grandissimi danni nel governo Prodi". Qualche esempio di questi danni? "L'amarezza per noi è stata vedere Prodi, uomo di area moderata, ostaggio della sinistra massimalista nell'attuare decreti deleteri per le aziende. Penso alla normativa sul subappalto che rende la ditta appaltatrice responsabile di tutti i mancati versamenti (Iva, Irpef, Inps) del subappaltatore. Sono pagamenti impossibili da verificare. Non siamo la Guardia di Finanza". Lo Stato non funziona come dovrebbe? "È uno Stato che si arrende, si dichiara incapace di far rispettare le regole e delega i cittadini. È di una gravità inaudita. Veltroni si è reso conto che c'è una fiscalità distorta". Gli credete? Il sogno diventerà realtà? "Ecco, noi temiamo che questo sogno duri 30 giorni. Abbiamo in mente il lessico non solo di Visco ma di tutto il governo, da Diliberto a Pecoraro: di una volgarità incredibile. Un clima che vedeva l'impresa responsabile di tutti i mali italiani, dedita a spendere in auto o in barche. Nel Nord Est l'uno per mille ha la barca, o non basterebbe l'Adriatico a contenerle. Questa aggressione violenta ha lasciato ferite aperte". Si augura una vittoria non troppo netta cui seguano riforme condivise? "Un pareggio sarebbe un disastro. Con la situazione economica internazionale, o esce un governo in grado di muoversi in modo energico per rilanciare il Paese o c'è il rischio di una stagnazione". Se il Pd perdesse le elezioni, addio Paese leggero? "Io mi auguro che gli italiani stiano assistendo a una rivoluzione. Ci sono segnali molto chiari: Veltroni ha lasciato fuori Visco e Pannella, e ha detto a Bertinotti che usa un linguaggio da dopoguerra. Berlusconi e Fini hanno escluso Casini per evitare condizionamenti. Nessuno dei due poli ha trovato spazio per Mastella. Due anni fa non sarebbe successo. Bisogna crederci: avremo due partiti forti. Uno solo vincerà ma entrambi potranno fare riforme anziché ostruzionismo". Cosa chiedono i suoi associati alla politica? "Rispondo con un dato: il 99,8% delle industrie italiane sono Pmi. Non possono essere rase al suolo dal fisco. Penso a un'azienda molto evoluta, evasione fiscale zero, che nel 2004 ha fatto 440mila euro di utile: dopo le tasse sono scesi a 20mila. Come si fa a investire in queste condizioni? Che motivazioni si hanno? Quando l'ho raccontato a Morando non ci credeva". Veltroni invece ci ha creduto? "Si è impegnato a togliere l'Irap dalla base imponibile Ires. La strada della pulizia fiscale, cioè tassare l'uitle vero, è ciò che chiediamo da tempo". Secondo Tremonti Calearo è la caricatura di un imprenditore. "È un imprenditore vicentino di seconda generazione ed è vero, non finto. La sua candidatura ha un significato per il Pd: non è il vecchio Pci né i Ds ma un partito europeo, progressista, democratico. Con una visione diversa dal PdL ma verso gli stessi obiettivi".

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Puntare sul lavoro per convincere gli incerti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Puntare sul lavoro per convincere gli incerti" di Eduardo Di Blasi / Roma Confessa Nicola Piepoli che nel mondo ci sono almeno "otto centri di ricerca politica che si occupano del voto incerto". Oltre al suo, annota, ce n'è uno che fa capo alla società Ricerche elettorali a Firenze, un paio in Francia, uno presso l'Ipsos, un altro paio in Germania, uno presso l'istituto di demoscopia dell'università di Allensbach, l'altro presso l'Emnid..". Da tre anni gli istituti collaborano alla costruzione di un modello che provi a rispondere alle dinamiche del "voto incerto". Tre anni nei quali i tecnici della materia "non sono ancora arrivati a delle conclusioni univoche". Come si orienta il voto degli incerti è materia complessa. Quello che la statistica conferma è che, ad ogni tornata elettorale nel nostro Paese, su un corpo votante di circa circa 47 milioni di persone, in 8 milioni (quindi poco meno del 20% del totale) decidono di non esprimere nessuna preferenza, o astenendosi dall'andare a votare, o votando scheda bianca o nulla. Gli astenuti, secondo Piepoli, sono uno zoccolo irrecuperabile (degenti, matti, persone cui comunque non interessa la politica). Cui si può sommare, in una qualche misura, il "non voto" di una parte degli "indecisi". Gli indecisi, portatori di un "voto aleatorio", sono un fenomeno tipico di un secolo in cui partiti e appartenenze sono meno marcate. Il fenomeno è così tradotto da Piepoli per ciò che riguarda il nostro Paese: "C'è circa un 10% delle persone che decidono che partito votare andando verso la cabina elettorale". Di solito, ritiene, costoro già sanno chi andranno a votare: quello che hanno votato la volta precedente. Questo modello, che orienta sul piano delle possibilità una scelta fatta anni addietro, fino ad ora ha funzionato statisticamente. Il 30% di indecisi che ancora compare in calce ai sondaggi di quasi tutti gli istituti di ricerca a un mese dalle consultazioni elettorali è da anni un dato "consolidato". Ma non sono costoro, questa è la teoria, a decidere chi vincerà. Meglio: gli indecisi non sono indecisi sul se votare a destra o a sinistra, ma sul se votare quello che hanno votato la volta precedente. Ognuno dei competitori, questa la teoria politica fino ad oggi, pesca quasi esclusivamente nel proprio campo. Perché l'elettore indeciso è diffidente nei confronti del campo avverso. Quando, due anni fa, Berlusconi recuperò nell'ultimo mese di campagna elettorale, non lo fece a spese degli indecisi, ma di quelli che avevano già scelto. Carlo Buttaroni di Gipieffe, scremando le astensioni, quota oggi gli indecisi al 12%. E chiarisce: "Sono distribuiti con una certa prevalenza tra gli elettori di centrosinistra, soprattutto nei soggetti deboli socialmente, elettori che vanno al seggio quando c'è una forte motivazione e che andarono a votare nel 2006 a sostegno dell'Unione". Per Buttaroni recuperare questo elettorato (del proprio campo, quindi tecnicamente acquisibile) si deve puntare sul tema del lavoro. "Questa è una campagna elettorale sul costo della vita, e va benissimo perché è tema centrale degli elettori di destra e di sinistra, ma quello del lavoro è un tema ancora trattato in maniera insufficiente. Anche perché è intorno a quello che ruota il tema del costo della vita, non solo perché in parte legato ai redditi, ma ancora di più rispetto alla sicurezza del progetto di vita. Di questo, tutto sommato, si parla ancora poco. Tiene banco il tema delle tasse". Per Roberto Weber di Swg, che valuta la somma di astenuti e indecisi intorno al 20%, la maggior parte degli astenuti è concentrata nel campo del centrosinistra, "mentre l'indecisione pare concentrata tra gli ex elettori di Prc e Udc". Sono i delusi che la campagna elettorale dovrà provare a conquistare. E afferma: "Tenderei a pensare che tutta la partita si giocherà su quanti indecisi porti a votare il Pd. Mi pare difficile spostare da sinistra a destra. O viceversa. L'astensione ora sta penalizzando la sinistra. Anche se Veltroni ha recuperato a man bassa. Senza di lui il Pd si troverebbe a 10 punti di distanza. Ha recuperato nell'area dell'astensione e in quella dell'indecisione". Ma la partita è ancora lunga. Per Weber Veltroni non deve farsi trascinare in risse, che, se potrebbero spingere gli astenuti ad andare a votare, non farebbero comunque bene al profilo della sua campagna. Veltroni "desta gli entusiasmi dei propri elettori", e per una campagna in cui si devono motivare i propri è più che adatto. Sostiene d'altronde il massmediologo Klaus Davi che le astensioni "devono preoccupare più Veltroni che Berlusconi". e spiega: "A Nord andranno in massa a votare e non andranno a votare Veltroni. Gli indecisi sono pochissimi. Fossi in Veltroni mi concentrerei in Liguria e Piemonte (Veneto, Lombardia e Friuli sono persi), e mi concentrerei a Sud, dove, con la spaccatura del Polo, può sfondare".

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Vecchio stile Dc, Casini cede il passo a Letta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Vecchio stile Dc, Casini cede il passo a Letta Cortesie tra ex alleati a dispetto della contrapposizione da campagna elettorale. Si sono trovati fianco a fianco Gianni Letta, il braccio destro di Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini, il leader dell'Udc che ha scelto di abbandonare la coalizione di centrodestra nella visita alla nuova struttura del Campus Bio Medico di Roma. Strettoia imprevista, può passare solo una persona alla volta. Casini cede il passo e sorridendo dice: "Prego, prego, io i vecchi capi li rispetto". Quelli nuovi o nuovisti, è noto, un po' meno. Letta ha gradito. Anna dalla parte di Anna. C'è un'altra Finocchiaro che si presenta a Trapani come capolista della lista "Anna Finocchiaro" a sostegno della candidata del Partito democratico alla presidenza della Regione Sicilia. In realtà l'Anna sostenitrice all'anagrafe si chiama Giuseppina ed è più giovane della capogruppo del Pd al Senato. Candidati premier alla conquista dei voti degli invalidi del lavoro. Il primo a spiegare loro le sue proposte sulla sicurezza del lavoro è stato Walter Veltroni. Seguiranno Berlusconi, Casini e Bertinotti..Marcella Ciarnelli.

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Il ritorno di Mussi: ci metto tutta l'anima Bertinotti attacca il Pd: è una forza di centro vuole recuperare il ruolo che fu della Dc (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il ritorno di Mussi: ci metto tutta l'anima Bertinotti attacca il Pd: è una forza di centro vuole recuperare il ruolo che fu della Dc di Marco Tedeschi / Milano RITORNO Dopo giorni e giorni di campagna elettorale, la sinistra Arcobaleno apre ufficialmente a Milano la sua campagna elettorale. Giornata particolare per Fausto Bertinotti, che ha cominciato il suo percorso milanese partecipando alla commemorazione di Fausto Tinelli e Lorenzo Jannucci, Fausto e Iaio, i due giovani del centro sociale Leoncavallo uccisi il 18 marzo di trent'anni fa (senza che mai un colpevole sia stato condannato), e lo ha proseguito tra via Solferino (sede del Corriere), via Ollearo (sede di Radio Popolare), il Pio Albergo Trivulzio e, infine, il Teatro Smeraldo. Giornata ancora più particolare anche per Fabio Mussi, che riprendeva la scena ancora in convalescenza a un mese da un doppio trapianto di reni. Tutto bene, ha rassicurato Mussi: "L'anima è pronta, il corpo con qualche prudenza, ma c'è tutta la voglia di darsi da fare perchè credo fortemente nel progetto della sinistra arcobaleno...". "Perchè - ha sottolineato Fabio Mussi - ritengo impensabile che in un grande paese europeo come l'Italia non possa esistere più una forza rilevante che si chiami orgogliosamente sinistra". "Non auspicavo 35-40 partiti, ma non auspico neppure il bipartitismo coatto di due grandi aggregati che la fanno da padrone", ha continuato Mussi. "Anche perché - ha concluso - rischiano di restare due forze tra le quali si determina una attrazione fatale". Secondo il candidato premier per la Sinistra l'Arcobaleno, Fausto Bertinotti, c'è "nelle corde" di Walter Veltroni l'ipotesi di "un'alleanza con il centro, anche per la sua tendenza a configurare il Pd programmaticamente come formazione di centro". Il Pd, ha voluto argomentare Bertinotti, nel corso di una videochat sul sito del Corriere della Sera, "ha la vocazione a recuperare il ruolo che fu della Dc, formazione sostanzialmente a-classista, interclassista, in grado di avere all'interno la sinistra di Donat Cattin e la destra di Andreotti e anche oltre, l'idea di contenere laici e clericali". Per il presidente della Camera non bisogna però cadere nell'errore "di identificazione con la Dc che è stata altra storia in altro tempo: basti pensare ad esempio alla forza e al peso dell'intervento pubblico nell'economia che ha caratterizzato l'amministrazione democristiana". Dalla politica ai simboli,presenti e passati. "Teniamoci la falce e martello, come tutte le cose importanti, non si cancellano per un simbolo elettorale, ma portiamoli anche a costruire la storia" ha risposto Bertinotti, all'appello "ridateci la falce e martello, vi prego", rivoltogli durante il forum online organizzato dal Corriere. "Invitiamo chi ha la falce e martello nel cuore a considerare l'arcobaleno come la prefigurazione di un futuro, in cui questo rosso di molti di noi si mescola con gli altri colori - ha aggiunto - E che sia un futuro di allegria colorata, in modo da ricostruire una nuova prospettiva di sinistra". Parlando poi al teatro Smeraldo, Bertinotti ha espresso solidarietà allo scrittore Roberto Saviano e alla cronista del Mattino di Napoliminacciati dai boss della camorra e ha poi affrontato le questioni di politica estera a partire dalle provocazioni dell'ex ministro Martino. "Le destre vorrebbero andarsene dal Libano, dove l'unica cosa che hanno in comune tutti è l'apprezzamento per la missione italiana, preferendo l'Iraq dove tutti ormai riconoscono il fallimento della politica americana" ha replicato all'ex ministro di Berlusconi.

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La vera par condicio è su Rai New 24, con Mineo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La vera "par condicio" è su Rai New 24, con Mineo Ondata berlusconiana sia in Studio Aperto sia nel Tg4 di Emilio Fede. Berlusconi preoccupato per la "pesante eredità" che gli toccherà quando, per la terza volta, entrerà a Palazzo Chigi. Berlusconi che riceve gli "ebrei di Libia" e promette che il suo governo combatterà "l'antisemitismo" (ecco perché chiamò "kapò" l'eurodeputato Schulz, lo sanno tutti). Berlusconi che rilancerà (e lo si vede in una vecchia paccata sulle spalle con Bush) l'immagine dell'Italia nel mondo. Berlusconi che non ha la "bacchetta magica", ma sistemerà tutto, immondizia, economia, prezzi, pensioni. C'è anche un pizzico di Veltroni che assicura una presidenza parlamentare all'opposizione, ma è subito inchiodato: "Anche Berlusconi garantisce una presidenza all'opposizione", parola di Emilio Fede. Il quale torna sulla par condicio che non esiste nemmeno per i "conduttori televisivi africani". Fede invidia moltissimo i giornalisti della carta stampata "che possono dire da che parte stanno". Di Fede no, non si capisce. Ah, un suggerimento: per vedere come si utilizza al meglio una vera "par condicio", seguite Rai News 24 con la conduzione di Corradino Mineo.Paolo Ojetti.

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Deride i precari Andrò a votare contro Berlusconi Cara Unita' ho 29 anni, sono (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Deride i precari Andrò a votare contro Berlusconi Cara Unita' ho 29 anni, sono laureato in Storia con il massimo dei voti e sposato da pochi mesi. Le mie esperienze di lavoro sono sempre state nel precariato, in mansioni che nulla hanno mai avuto a che vedere con il mio titolo di studio: da magazziniere in supermercati ad agente pubblicitario improvvisato fino ai classici call center. Ogni giorno penso a quanto sia importante mettere su famiglia, perché procreare è il senso della vita, ma quella che dovrebbe essere l'attesa di un lieto evento diventa un dramma e un'esasperazione di fronte alle incertezze di chi non riesce ad avere un contratto decente né dal punto di vista della durata, né da quello della remunerazione. Il governo Prodi non mi è piaciuto e il Pd mi ha lasciato non poche perplessità nel suo avvicinamento a Confindustria. Ma ora ho deciso che voterò Walter Veltroni perché il rischio che possa vincere chi deride i giovani precari con delle battute assolutamente fuori luogo dopo che si è appena suicidato chi dalla sofferenza della perdita del lavoro è stato ucciso mi fa rabbrividire. Sergio Fratini, Milano Quella battuta offende anche le donne Cara Unità, a proposito dell'ultima dichiarazione di Berlusconi sulle precarie che possono sposare un milionario, vorrei osservare che, a quanto ho letto, nessuno ha notato che la battuta del mitico non è offensiva solo nei confronti dei precari, ma anche e soprattutto delle donne, in quanto rivelatrice dell' idea che il Cavaliere ha di esse. Mancava solo che aggiungesse qualche battutaccia da osteria.... Antonio Cavagnaro, Milano Prepara il terreno alla discesa in campo del figlio Piersilvio Cara Unità, attenzione a non sottovalutare quella che la destra reputa solo una battuta. Non vorrei che tutto questo sia il prodromo di un'altra "discesa in campo", della serie "di padre in figlio". Piersilvio, giovane, già grande imprenditore, bello (?), possibile riferimento mediatico ed esistenziale di tanti giovani con la testa nel pallone. Fino ad ora ha lavorato dietro le quinte, in silenzio, ma come tutti gli imprenditori in continua ricerca del nuovo ha forse bisogno di un colpo d'ala, magari coadiuvato dal padre ormai stabilmente in politica ma un po' in affanno quanto a idee. Ricordate le elezioni per eleggere il sindaco di Roma? Il Nostro davanti ai microfoni di tutta Italia buttò là un "io voterei Fini", quasi che il suo passato nostalgico potesse essere cancellato con un niente: ce lo siamo ritrovato pienamente integrato nell'arco costituzionale parlamentare. Del resto conoscendo Berlusconi come non pensare che stia preparando la sua successione? Naturalmente in famiglia, come tutte le grandi dinastie! Lettera firmata Di fronte ad un maschio avrebbe detto "sposati mia figlia?" Cara Unità, alla ragazza dal bel sorriso che chiedeva al presidente Silvio Berlusconi come poteva lei precaria affrontare un mutuo per la casa per sposarsi Lui le ha consigliato di trovarsi piuttosto un figlio di Berlusconi da sposare . aveva pure un bel sorriso. ma se era un maschietto precario a fargli la domanda gli avrebbe detto di trovarsi una figlia di Berlusconi o di suicidarsi? Ettore, Napoli Per capire il senso della battuta leggere Freud Cara Unità, una ragazza chiede a Silvio Berlusconi come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo con la precarietà nel mondo del lavoro. La risposta, che ha indignato molte persone, me compreso: "Da padre il consiglio che le do è quello di ricercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun'altro che non avesse di questi problemi. Credo che per cercare di interpretare questa risposta si possa far ricorso a "Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio" di Sigmund Freud. Secondo Freud il motivo per cui la gente ride ai motti di spirito è il seguente: L'uomo è pigro, per questo motivo quando con poche parole (poco lavoro) può esprimere un concetto complesso (molto lavoro) l'uomo sorride per mostrare soddisfazione. Mettendo assieme motto di spirito e "in motto di spirito veritas" sono giunto alla seguente conclusione: Silvio Berlusconi avrebbe voluto dire alla ragazza: Io sono una persona di valore, gli altri non valgono niente affidai a me ed i tuoi problemi saranno risolti. Infatti Berlusconi successivamente si è difeso dicendo: nessuno ha fatto quanto me per i giovani etc, etc. Benedetto Altieri Donne e lavoro casalingo Una battaglia che dura da anni Cara Unità, nel resoconto della manifestazione a Roma promossa da Cgil-Cisl, Uil nel centenario dell'8 marzo, Adele Cambria scrive che fu il femminismo degli anni '70 a svelare la negazione del valore economico al lavoro domestico. Faccio notare che tra i temi dell'8 marzo 1954, l'Unione Donne Italiane ha rivendicato assegni di maternità e di pensione alle casalinghe come riconoscimento del valore sociale del loro lavoro. La pensione alle casalinghe non passò, ma ci fu un grande dibattito che fece avanzare la consapevolezza dell'utilità sociale e del valore economico del lavoro casalingo. Non credo sia utile certa smemoratezza. Credo invece alla capacità femminile di comunicare generazione dopo generazione la propria memoria e storia di emancipazione e liberazione per riflettere e capire il presente e cambiarlo. Loretta Gironi, Reggio Emilia Cara Loretta, non c'è nessuna "gara", spero, tra l'Udi degli anni '50 e i sindacati dello stesso periodo, da una parte, e il neofemminismo del '70, dall'altra, a rivendicare oggi antiche priorità sulla questione femminile. Ma è un fatto che teorie come quella del salario domestico, nate dalle analisi di Selma James e Maria Rosa Dalla Costa, mettevano in evidenza che era sempre esistito un "patto tra uomini" per tenere fuori dal campo dell'economia, trasferendolo possibilmente in quello affettivo, il lavoro delle donne all'interno della famiglia. Mi ha fatto quindi un immenso piacere veder sorgere dal grande corteo dell'8 Marzo a Roma i cartelli che richiedevano che "il lavoro di cura"- questa la definizione oggi più appropriata - rientri nel calcolo del Pil". Adele Cambria.

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Pd, differenti ma uniti alla meta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Torino Pd, differenti ma uniti alla meta Morgando presenta la squadra. Bonino: sarà amicizia politica Lunedì il tour di Veltroni in Piemonte: tappe a Verbania, Novara e Alessandria Sono molto diversi, ma non lo nascondono. Lei parla della Birmania, di Cina e India, lui di Vercelli e della profonda provincia piemontese. Lei cita Popper, lui il cardinal Bagnasco, lei difende la legge 194, lui promette leggi che aiutino le famiglie a fare figli. Tutti e due però hanno mantenuto un certo accento piemontese. E adesso non solo sono seduti allo stesso tavolo, ma sono capilista al Senato (lei Emma Bonino, la radicale, l'allieva di Pannella) e alla Camera nel Piemonte 2 (lui, Luigi Bobba, il teodem, l'amico della Binetti) per lo stesso partito, il Pd. Conciliare le loro differenze rappresenta anzi la sfida più importante di quel partito. Come lo si possa fare hanno tutti e due cercato di spiegarlo ieri mattina alla presentazione dei candidati democratici piemontesi alle elezioni del 13 e 14 aprile. Sotto gli occhi attenti e preoccupati del segretario regionale Gianfranco Morgando e del capolista alla Camera nel Piemonte 1, Piero Fassino. La Bonino (che ha vinto la gara degli applausi in sala) ha spiegato: "Con il Pd non ci sarà una grande storia d'amore, ma neppure si può parlare per noi di una sosta di puro interesse. Ciò che spero è che la nostra alleanza possa diventare una storia di vera amicizia politica. Poiché non ho l'abitudine di essere reticente - ha continuato - dirò che noi nove radicali candidati non siamo semiclandestini a bordo. Pensavamo di poter essere più utili a Veltroni con una lista Bonino, ma non è stato possibile. Quindi, pur con alcuni vincoli dolorosi e a volte pure desolanti, siamo qui". "Come dimostra la legislatura che si chiude - ha concluso - quando si crea una situazione di reciproco rispetto noi sappiamo essere leali. Il nostro è considerato a volte un modo un po' bizzarro di fare politica. Ci sono alcuni temi che ci stanno a cuore, a partire dai quali si può far nascere in Italia un nuovo umanesimo che sappia far colloquiare il mondo locale con l'intero globo, nel rispetto delle credenze di tutti. Ma il dialogo non deve essere fra me e Bobba, verso cui c'è il massimo rispetto, bensì con i cittadini e con il paese". Bobba ha scelto di volare più basso: "Io rappresento il Piemonte invisibile, ma non per questo meno importante: una realtà di grande forza economica, per il tessuto di piccoli e medie imprese cui il nostro Pd deve imparare a parlare, per i tanti piccoli comuni, per le associazioni del volontariato. Sono - ha aggiunto - un laico credente, che vuole seguire la strada del dialogo intrapresa dal Pd, sicuro che questa non cancellerà le diverse identità". "Il Pd è in recupero e possiamo aspirare a vincere - ha detto invece Piero Fassino - In particolare aumenta il numero degli indecisi fra gli elettori di Berlusconi e Fini. Questo significa che la nostra proposta sta inducendo dubbi in molti elettori del Pdl, dubbi che dobbiamo riuscire a tradurre in voti". Poi parlando del programma l'ex segretario Ds ha aggiunto: "La questione settentrionale è al centro del nostro: il Pd nel Nord Italia non è in terra straniera come dice il centrodestra, anche perché è al governo in sei regioni su otto, in oltre metà delle province e in tantissimi comuni". Era stato Morgando all'inizio a presentare i candidati: "In Piemonte abbiamo messo in campo una squadra competente e ricca di personalità, in cui figurano due ministri Emma Bonino e Cesare Damiano, il sottosegretario Gianni Vernetti, due presidenti di commissione e numerosi parlamentari. Ci sono esponenti del mondo imprenditoriale e operai come il lavoratore della Thyssen Antonio Boccuzzi. Nelle liste, il segno del rinnovamento è visibile nel dato che il 60 per cento dei candidati ha meno di 50 anni e il 46 per cento è fatto di donne". Durante l'incontro è stato anche presentato il tour piemontese di Walter Veltroni che partirà lunedì da Verbania, Novara e Alessandria, passerà martedì a Biella a Vercelli e, in serata, a Torino per concludersi giovedì, dopo una deviazione in Lombardia, ad Asti e Cuneo. (m.trab).

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Campus biomedico a trigoria apre l'ospedale dell'opus dei - orazio la rocca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Roma Campus Biomedico a Trigoria apre l'ospedale dell'Opus Dei Prelati e politici ieri all'inaugurazione della struttura forte di 18 sale operatorie e 400 posti letto ORAZIO LA ROCCA Inaugurazione bipartisan per la nuova sede dell'Università Campus Biomedico di Roma, fiore all'occhiello dell'Opus Dei, la prelatura fondata da S. Escrivà De Balaguer. A tagliare il simbolico nastro per l'avvio ufficiale dei lavori del nuovo ateneo - sorto a Trigoria dopo appena tre anni di cantiere - ieri sono intervenuti esponenti politici di entrambi gli schieramenti, che hanno fatto da corona al cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, e all'arcivescovo Javier Echevarria, prelato dell'Opus Dei e, in un certo senso, padrone di casa. Tra i politici, il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, l'ex sottosegretario del governo Berlusconi Gianni Letta, il vice premier e candidato a sindaco di Roma Francesco Rutelli; il leader dell'Udc Pierferdinando Casini con la principessa Alessandra Borghese; l'ex portavoce papale Joaquin Navarro-Valls, docente dello stesso Campus Biomedico. Entusiastico il commento del ministro della Salute Livia Turco, che in un messaggio letto durante la cerimonia riconosce che "il Campus è l'esempio di una sanità efficiente che sa valorizzare competenze e professionalità". La nuova Università - presieduta dal professor Paolo Arullani e diretta dal rettore Vincenzo Lorenzelli - è un avveniristico impianto realizzato su 75 ettari di terreno, immersi nel verde, organizzato per attività didattiche, ricerca e assistenza sanitaria con 18 sale operatorie, 400 posti letto disponibili in camere singole e doppie, e una pista d'atterraggio per gli elicotteri. Circa 300 i ricercatori previsti. Accanto al Policlinico opererà il nuovo Polo di ricerca avanzata in biomedicina e bioingegneria. L'intera struttura - costata 180 milioni di euro con contributi pubblici italiani ed europei - darà lavoro a circa 3 mila persone. A ricordare la prima posa della pietra - cerimonia alla quale presenziò l'ex sindaco di Roma Walter Veltroni - , è stato Gianni Letta ("Come pioveva quel giorno!") che si è detto "convinto che qui varrà la legge dell'amore per la cura del paziente". Certezza ribadita anche da Rutelli, che ha apprezzato anche la decisione dell'università di avere tra i docenti "una personalità" come Joaquin Navarro-Valls. Commosso l'intervento del cardinale Bertone, che ha scoperto la targa della nuova via dove sorge il policlinico, via Alvaro del Portillo, vescovo spagnolo, successore di S. Escrivà, prelato dell'Opus Dei quando l'università fu istituita nel 1993. In entrambe le circostanze, il cardinale Bertone ha sottolineato "l'importanza della ricerca scientifica, in ogni campo, in particolar modo in quello bioetico, ma che può diventare pericolosa se fatta senza riferimenti etici e religiosi". Soddisfatto anche il presidente della Regione Lazio Marrazzo che ha ricordato "gli sforzi fatti gli ultimi giorni di agosto scorso quando ci siamo rimboccati le maniche per semplificare i percorsi amministrativi e burocratici necessari a dare compimento a questa opera". Uno sforzo coinciso, per Marrazzo, anche con il piano di rientro dal deficit sanitario della regione Lazio: "Abbiamo ereditato una sanità con un debito da 10 miliardi di euro che abbiamo trentennalizzato grazie al sostegno del governo, lo stesso sostegno spero di vedere confermato anche dal nuovo governo".

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Alemanno punta su perla la precaria del duetto con berlusconi in tv - gabriele isman (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Roma Alemanno punta su Perla la precaria del duetto con Berlusconi in tv E oggi alle 17 Grillo a piazza Navona La Pavoncello: "Migliorare la città". E l'ex vigile Catanzaro è candidato Udc GABRIELE ISMAN Gianni Alemanno cala il suo asso e annuncia la candidatura al Comune per il Popolo della Libertà di Perla Pavoncello, la precaria di 24 anni, a cui giusto giovedì a Tg2 Punto e a capo Silvio Berlusconi aveva detto, rispondendo a una sua domanda sulle difficoltà delle giovani coppie, "da padre le consiglio di sposare il figlio di Berlusconi. Con il suo sorriso se lo può certamente permettere". "Su quella battuta - ha detto ieri Alemanno, durante la sua visita nel quartiere Bravetta - è stata fatta tutta una montatura". E lei, Perla, ha fatto subito sapere: "Darò il mio contributo per migliorare la città e tutelare le fasce deboli come i precari". Nel frattempo Alemanno si prepara a un altro evento: "Il 19 faremo una manifestazione sul lavoro con tutti i sindacati e le parti sociali, con Tremonti e Maroni. Un esponente del partito di Sarkozy verrà dalla Francia a portare la sua testimonianza e a spiegare come è fatto il Protocollo sul lavoro fatto dal presidente francese". Intanto oggi è la giornata della visita a Corviale - ore 10, ci saranno anche Berlusconi e Gianfranco Fini - e del deposito all'ufficio elettorale comunale (per Comune e municipi) e in corte d'Appello per la Provincia, come dice l'ex ministro del governo Berlusconi da due giorni, "vi saranno sorprese". E un nome a effetto lo avrà anche l'Udc: con il partito del candidato sindaco Luciano Ciocchetti, puntando a un seggio al Comune, dovrebbe esserci anche l'ex comandante della polizia municipale Giovanni Catanzaro, rimosso a novembre dall'allora sindaco Walter Veltroni dopo che era stato pizzicato a parcheggiare la sua auto privata in un posto per disabili in via della Croce, con tanto di contrassegno handicap scaduto. Francesco Storace, che nei sondaggi sulla corsa al Campidoglio, viaggia oltre l'11%, lancia messaggi: "Nell'ipotesi di un ballottaggio? Se il Pdl ci manca di rispetto e fa una campagna contro di noi, non ci venga a chiedere voti". Poi, l'affondo, ancora sul Pdl: "Loro facciano la loro campagna. Non vinceranno mai, risparmino soldi: Alemanno non arriverà al ballottaggio". E ricordando la sconfitta del 2006 dello stesso Alemanno contro Veltroni, Storace ricorda che "ha perso con una differenza di voti numericamente superiore a quella della spedizione in Libano. Non ci fa nessun effetto la sua candidatura". Oggi, infine, da segnalare la lista Amici di Beppe Grillo alle 17 a piazza Navona, con la presenza dello stesso comico, che - anche lui - promette "sorprese".

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Veltroni alla conquista di milano sullo sfondo le case popolari - rodolfo sala (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VI - Milano Colaninno Il testimone dei ceti produttivi del Nord che vendono all'estero sta passando nelle mani del Partito democratico Veltroni alla conquista di Milano sullo sfondo le case popolari RODOLFO SALA L'altra sera il pienone al Palasport di Bergamo, ieri le tre tappe ? Morbegno, Lecco, Varese ? nella Lombardia profonda stregata da Berlusconi e Bossi. E oggi, a una settimana esatta dallo show del Cavaliere al Palalido (musica a palla e il programma del Pd stracciato sul palco), Walter Veltroni sbarca a Milano, la città che da quindici anni, salvo la parentesi delle Provinciali del 2004, continua a condannare il centrosinistra alla sconfitta. Walter nella tana del lupo, insomma. Appuntamento alle 16,30, in viale Mar Jonio. Comizio all'aperto, anche questa sembra una sfida, e sullo sfondo le case popolari del quartiere San Siro annegate nel degrado. I milanesi del Pd hanno organizzato i pullman per chi viene da fuori, una ventina. Stanno schisci, non si vogliono sbilanciare con promesse da adunate oceaniche. Ma intanto hanno già montato, dietro il palco, un maxischermo, roba che di solito viene riservata alle grandi occasioni. Prima del leader, parlano il segretario provinciale del Pd Giovanni Bianchi e una consigliera di zona. I leghisti fanno un po' i bauscia, e rispondono alla "visita di Veltroni in una delle zone più islamizzate di Milano" con l'apertura di una sede nuova di zecca in via Ceroni, "a poca distanza da dove il teatrante romano farà la sua recita". E chissà, è la minaccia un po' vaga di Matteo Salvini, "magari qualche leghista passerà a salutarlo..." Ma alla vigilia di questa trasferta milanese di Veltroni, che ieri ha definito "meraviglioso essere italiani", si scomoda pure un pezzo da novanta della Lega, Roberto Calderoli: il leader del Pd "sta dando i numeri sui sondaggi, forse ha bevuto", e poi "non mi pare un motivo di orgoglio essere cittadini di questo Paese". Gli risponde Matteo Colaninno, capolista del Pd a Milano: "Gli italiani tutti, e in modo particolare i ceti produttivi del Nord, che lavorano con fatica per esportare i prodotti italiani nel mondo, dovrebbero rabbrividire; le parole di Calderoli confermano la mia convinzione che anche al Nord il testimone dei ceti produttivi stia passando nelle nostre mani". Prima del bagno di folla a San Siro, altri due appuntamenti nell'agenda di Veltroni. Al mattino un seminario della Confcommercio a Cernobbio (confronto a distanza con Berlusconi, che parlerà a Villa d'Este nel pomeriggio) e alle 14 un comizio davanti alla Villa Reale di Monza. Ci sarà un bis milanese giovedì 10 aprile: il candidato premier del Pd chiuderà la campagna elettorale in piazza del Duomo, altro luogo da troppi anni off limits per il centrosinistra.

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L'addio al Pdl è durato solo qualche mese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 64 del 2008-03-15 pagina 3 L'addio al Pdl è durato solo qualche mese di Federico Marchi (...) ed entra a far parte dell'"Associazione per il Partito popolare europeo" che traghetterà nel PdL i delusi dall'Udc. Era lo scorso 10 novembre quando Massimiliano Iacobucci, ex enfant prodige di Alleanza Nazionale, aveva ufficializzato la nascita della Destra di Storace in provincia di Imperia. Un momento politico importante e delicato che aveva fatto tremare il nuovo leader del partito di Gianfranco Fini Eugenio Minasso che vedeva alcuni pezzi importanti del suo partito andare via. Iacobucci aveva infatti portato in dote a Storace una serie di uomini già presenti all'interno delle varie amministrazioni locali, come la Provincia di Imperia ed i comuni di Sanremo e Bordighera. A soli cinque mesi di distanza questa esperienza si può dire ora già conclusa. Oggi sarà infatti ufficializzato il passaggio di Iacobucci e di tutto il suo gruppo all'interno del Popolo delle Libertà. Tutto è nato dalla decisione di Storace di correre autonomamente alle prossime elezioni politiche e non all'interno del PdL. La scelta dei nomi in lista in Liguria, che vede alla Camera dietro a Daniela Santanchè il piemontese Roberto Salerno seguito dallo spezzino Massimiliano Mammi portavoce regionale, aveva fatto traboccare il vaso con Iacobucci che aveva rifiutato una sua candidatura. Ora dopo qualche giorno di riflessione, ed un incontro avuto anche con l'On. Claudio Scajola, ecco la decisione di entrare nel PdL. Secca e seccata la replica della Destra: "Il dottor Iacobucci ha scoperto l'alleanza con Berlusconi un minuto dopo aver scoperto che non sarebbe stato il capolista in Liguria". Confermatissima anche l'uscita di Sergio Cattozzo, segretario regionale dell'Udc, dal partito di Casini. Ieri a Genova c'era anche l'europarlamentare Vito Bonsignore, vice presidente del gruppo del Ppe, a testimoniare il grande esodo che coinvolge circa il settanta per cento di aderenti e iscritti e che ogni giorno vede una nuova defezione di peso. "All'unanimità prima la direzione nazionale, poi il comitato ligure avevano detto che l'Udc era alternativa alla sinistra - spiega Cattozzo -. Noi avevamo aggiunto di essere anche alternativi a qualsiasi veltronismo. Casini e Cesa hanno deciso di fare diversamente, l'addio è inevitabile". Un addio all'Udc salutato con favore da Claudio Scajola e che in serata ha portato alla "risposta" di Lorenzo Cesa che ha nominato Rosario Monteleone nuovo coordinatore regionale del partito. Oggi intanto è il giorno della kermesse di presentazione dei candidati liguri del Pdl alle 15 ai Magazzini del Cotone. Giovedì alcuni di loro avevano incontrato a Roma il presidente Silvio Berlusconi che ha ringraziato l'onorevole Claudio Scajola per la composizione della lista in Liguria e in particolare per l'inserimento di candidati indipendenti "di alto profilo come Sandro Biasotti ed Enrico Musso" a dimostrazione della volontà di conquistare anche un feudo rosso come la Liguria. Diego Pistacchi © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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VERSO LE ELEZIONI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 64 del 2008-03-15 pagina 10 VERSO LE ELEZIONI di Redazione Da sempre amico di imprenditori vicini alla gauche come De Benedetti e Caracciolo da Roma Fascista quello sì, nemmeno lui lo ha mai negato. Andreottiano pure: per provarlo è sufficiente sfogliare il nutrito album fotografico. Amico di imprenditori di sinistra come Caracciolo e De Benedetti, anche: basta ricordare la trattativa per il lodo Mondadori. Ma alle tante anime politiche di Giuseppe Ciarrapico, ecco che Silvio Berlusconi ora ne aggiunge un'altra. "Si potrebbe dire che sia un transfuga del Pd. Voglio infatti rammentare che lui è stato invitato con tutti gli onori da Goffredo Bettini all'assemblea costituente del Partito democratico". Adesso che è candidato del Pdl, tutti lo schifano. Ma prima, fino a poco tempo fa, all'editore ciociaro nessuno chiudeva la porta in faccia. A cominciare proprio dal braccio destro di Walter Veltroni. "Ciarrapico è sempre stato coerente - ha spiegato recentemente Bettini al Messaggero -. Non ha mai rinnegato le sue idee anche quando, per curiosità, è venuto a una mia assemblea pubblica e mi ha definito, bontà sua, una straordinaria intelligenza politica". Il caso-Ciarra, insiste il Cavaliere, è quindi "soltanto una montatura dei giornali" e per la sua presenza in lista "non pagheremo nessun prezzo politico". Problemi in Europa per la candidatura? Dubbi nel Ppe? Macché, risponde il leader del Popolo della libertà, "a Bruxelles la questione è già chiusa, anzi non si è mai aperta, lo testimoniano le parole di Antonio Lopez". Il quale Lopez, segretario generale dei popolari europei, ha detto che "il nostro riferimento in Italia sono Forza Italia e Berlusconi, oltre all'Udc di Casini e l'Udeur di Mastella". Sul contestato Ciarrapico nemmeno un accenno. E per tagliare definitivamente la testa al toro, Antonio Tajani si è presentato l'altro giorno a Bruxelles al vertice del Ppe con una cartellina sotto il braccio. Dentro, c'erano alcune foto d'archivio, "ecco, guarda, è quello lì a destra", ha detto a Wilfred Martens, presidente dei popolari europei, mostrando diversi scatti con il Ciarra fianco a fianco con un monumento democristiano come Giulio Andreotti. Se andava bene allora, deve andare bene anche adesso, tanto più, come ha spiegato lo stesso Berlusconi a Martens, che l'editore è un candidato indipendente e che il legame del Pdl con il Ppe comporta il rifiuto di ogni forma di totalitarismo. Quanto al primo ministro lussemburghese Junker, "gli hanno chiesto se desiderava un fascista nel Partito popolare: lui non conosce Ciarrapico, che doveva rispondere?". Tra quelli che invece lo conoscono c'è Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca, tanto che lo ha citato come teste a difesa nel processo per il crac della Parmalat. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi: resteremo a Beirut ma con nuove regole d'ingaggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 64 del 2008-03-15 pagina 4 Berlusconi: resteremo a Beirut ma con nuove regole d'ingaggio di Antonio Signorini Scoppia la polemica tra Pd e Pdl sulle truppe in Medio Oriente. Fini sottolinea: "Sbagliato andare via dal Libano, ma c'è un problema di uomini e risorse". Da Sinistra accuse all'ex ministro Martino da Roma "Noi abbiamo votato la missione in Libano, ma abbiamo detto subito che non eravamo d'accordo con le regole d'ingaggio. Se andremo al governo cambieremo queste regole". In sostanza, servono nuovi compiti per i soldati italiani in Libano, perché quelli assegnati dal governo Prodi non sono chiari al centrodestra. La precisazione di Silvio Berlusconi è arrivata al termine di una giornata di polemiche sulla missione nel Paese dei cedri. Un ritorno - sia negli schieramenti sia nelle cose dette - alle schermaglie di qualche mese fa, quando il ministro degli Esteri Massimo d'Alema, a detta dell'opposizione di centrodestra, assunse una posizione non sufficientemente chiara nei rapporti con il partito islamico di Hezbollah. Il governo uscente e il Partito democratico hanno interpretato le dichiarazioni che Antonio Martino ha rilasciato a un'agenzia di stampa come un annuncio di disimpegno dal Libano. "Oggi c'è già una reazione da parte delle autorità libanesi. Il presidente del Parlamento ha convocato il nostro ambasciatore per avere spiegazioni", ha avvertito il presidente del Consiglio Romano Prodi facendo riferimento al presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, un alleato sciita di Hezbollah. Precisazioni anche da Gianfranco Fini: "Andarsene dal Libano sarebbe sbagliato. Aver posto il problema della quantità di militari impegnati in Libano è un'altra cosa. Anche perché abbiamo obblighi internazionali che debbono essere assolti ma dobbiamo anche essere consapevoli che le nostre forze armate hanno uomini e risorse limitate". Un esordio dei temi di politica estera in campagna elettorale, preannunciato da un'altra polemica, sempre sul Medio Oriente: quella sulle aperture del ministro degli Esteri uscente Massimo D'Alema ad Hamas. Le reazioni del centrodestra al suo auspicio che Israele dialoghi con i fondamentalisti islamici palestinesi sono state "del tutto sconnesse e strumentali". Mentre l'auspicio di Martino sul Libano "è ridicolo". E il riferimento dell'esponente del Pdl a rinunciare ai militari in Libano per mandarli in Irak "Posizioni personali", aveva commentato Berlusconi, precisando che un governo di centrodestra potrebbe al limite pensare di mandare "istruttori militari". Decisamente contrario a inviare nuovamente militari italiani a Bagdad, il candidato premier del Partito democratico Walter Veltroni: "Da lì stanno venendo via anche gli Stati Uniti. Noi abbiamo responsabilità come italiani ed europei e non possiamo sfuggirle". Così, ha aggiunto D'Alema, "in qualche settimana rischiamo di dilapidare il prestigio internazionale dell'Italia". Dichiarazioni che, forse per la prima volta, hanno fatto tornare sulla stessa linea Pd e sinistra antagonista, da sempre a favore della missione in Libano. Lì, ha spiegato il candidato premier dell'Arcobaleno Fausto Bertinotti, "siamo accolti da tutti. Io stesso ne ho fatto esperienza incontrando tutte le forze politiche, dal governo a Hezbollah. L'unica cosa che avevano in comune era l'apprezzamento per la missione italiana. Lì le destre vorrebbero uscire, per andare dove? In Irak, dove il popolo è costretto a una lotta drammatica e dove anche negli Stati Uniti tutti riconoscono ormai il fallimento della propria politica in Irak". Al Pdci, le parole di Martino e anche quelle di Berlusconi sono suonate come la dimostrazione che "alla destra piace la guerra". E le conclusioni le ha tratte Iacopo Venier, responsabile Esteri dei Comunisti italiani: "L'Italia - non potrà darsi una politica estera coerente con l'articolo 11 della nostra Costituzione sino a quando non metterà in discussione la Nato". In disaccordo con entrambi l'Udc Pier Ferdinando Casini che ha definito "irresponsabili" le dichiarazioni di Martino, ma allo stesso tempo considera "assurdo che D'Alema si sia schierato dalla parte di Hamas, che l'Unione europea considera un'unione terroristica". Rimane sullo sfondo della polemica l'Afghanistan, indicata da Martino come una delle possibili missioni da rafforzare. La sinistra antagonista è contraria. E Berlusconi ha ricordato che è l'Onu a chiederci di rafforzare il contingente. Nessun commento dal Pd. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Le donne del Pdl scendono in campo Ecco cinque proposte per la famiglia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 64 del 2008-03-15 pagina 4 Le donne del Pdl scendono in campo Ecco cinque proposte per la famiglia di Francesca Angeli Detrazioni, asili nido, impresa, congedi e norme anti violenza da Roma Più famiglia e dunque più forza alle donne. Il Popolo delle libertà lancia il suo manifesto per la famiglia come "comunità naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna". E lo fa attraverso cinque volti di altrettante donne che incarnano questa volontà di essere protagoniste di una nuova rivoluzione, o meglio controrivoluzione, che rimette al centro della politica gli interessi ed i bisogni del nucleo fondante di ogni società: un padre, una madre ed i propri figli. Mara Carfagna, Forza Italia, Barbara Saltamartini e Giorgia Meloni, Alleanza nazionale, Beatrice Lorenzin, Fi, e l'ex portavoce del Family day, Eugenia Roccella. Tutte candidate per il Pdl e pronte il 28 marzo prossimo, spiega la Saltamartini, a stringere un "patto" con i leader Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini nella manifestazione organizzata a Roma: Donne per l'Italia, protagoniste del Cambiamento. Cinque donne, cinque proposte concrete. Aumentare il tasso di occupazione femminile, fermo in Italia al 46,3% contro una media europea del 57,2, attraverso la detassazione, in modo da raggiungere l'obiettivo del 60 per cento entro il 2010, come previsto dalla strategia di Lisbona. Priorità nell'accesso per microcredito e per fondi comunitari alle donne che vogliono tentare la via imprenditoriale. Alzare il livello di flessibilità: congedi parentali e riconoscimento vero del lavoro di assistenza e cura verso bambini ed anziani svolto dalle donne. Detrazioni fiscali delle spese fondamentali per combattere l'aumento del costo della vita: dai pannolini al latte in polvere alle baby sitter e agli asili nido. Sanzioni severe e certezza della pena per arginare la violenza sulle donne. Proposte concrete, messe nero su bianco e che oggi e domani nei diecimila gazebo sparsi per tutta Italia potranno essere votate proprio dalle donne. Verrà distribuito un modulo con le cinque proposte ed ogni italiana potrà compilarlo, indicando quale secondo lei è l'ordine di priorità nella realizzazione di queste proposte. Saranno le impiegate, le professioniste, le casalinghe, le madri, le nonne, a decidere qual è il provvedimento più urgente da varare per il prossimo governo. "Fare un figlio è diventato un atto di eroismo in questo Paese", dice Mara Carfagna che sottolinea come soltanto il Pdl garantisca, fin dal suo programma, omogeneità di intenti nella tutela della famiglia. A confermarlo la presenza della Roccella che evidenzia "l'obiettiva convergenza" fra le proposte del Pdl e le istanze portate in piazza dal Forum della famiglie e da tutte le altre associazioni alla manifestazione del Family day del maggio scorso. "Anche Berlusconi e Fini - aggiunge la Roccella - hanno firmato la petizione del Forum per un fisco più giusto". Molto critica verso le scelte del governo Prodi la vicepresidente della Camera, Meloni. "La demagogia del nuovo che intende propinarci il leader del Pd, Veltroni, non funziona - dice la Meloni -. I due anni di governo del centrosinistra hanno dimostrato che per loro la famiglia non è una priorità". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Maroni: <La vera battuta? Mille euro al mese per tutti> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 64 del 2008-03-15 pagina 2 Maroni: "La vera battuta? Mille euro al mese per tutti" di Guido Mattioni L'ex ministro del Lavoro: il salario minimo aumenta i prezzi e penalizza le imprese. Il Nord? Non si compra con un ministero nostro inviato a Cernobbio (Como) All'intrepido esploratore bianco Walter Veltroni, avventuratosi da qualche giorno con il suo pullman verde nei misteriosi e - specie a lui - del tutto sconosciuti territori della Padania, gli "onori di casa" li ha fatti Roberto Maroni, ospite ieri del 9° Forum della Confcommercio di Villa D'Este, a Cernobbio. E lo ha fatto assestandogli tre sonore randellate verbali. "Una meschina polemica destinata a lasciare il tempo che trova" è stata definita dal capogruppo della Lega alla Camera la canea montata a sinistra sulla risposta data da Silvio Berlusconi a una giovane precaria, invitata a risolvere i suoi problemi sposando un milionario. Non è invece "nemmeno una battuta elettorale", in quanto "sbagliata", la genialata uscita dal cilindro veltroniano proprio in risposta al dramma dei precari: ovvero un salario garantito di mille euro per tutti. Infine, replicando all'uscita di Ualter, che per ingraziarsi i veneti aveva promesso loro, in un suo ipotetico governo, un dicastero concesso pro quota, come fossero dei panda o delle minoranze etniche da proteggere, Maroni ha ricordato che "la società del Nord non si compra con un ministero. Forse succederà in altre regioni, non certo da noi". Ma l'ex ministro del Lavoro, che all'arrivo a Cernobbio ha condiviso l'allarme recessione lanciato dalle sponde del Lario dalla Confcommercio - "del resto questi sono i numeri, questa è la conseguenza delle politiche fallimentari del governo Prodi", ha detto - non si è limitato alle uscite polemiche. Anzi, ha incalzato il leader del Pd proprio sul dramma del precariato. Fornendo invece, al posto delle parole, una ricetta concreta. Dopo aver premesso che quella dei mille euro, "se fosse una battuta, sarebbe anche divertente ragionarci sopra", Maroni ha precisato che "purtroppo no, non lo è. È soltanto la risposta sbagliata a un'esigenza vera. Una risposta sbagliata perché dare a tutti quella retribuzione significherebbe aumentare il costo del lavoro, penalizzare le imprese, creare maggiore inflazione e non aumentare di fatto il salario reale, dal momento che così facendo aumenterebbero i prezzi". Con il risultato, ha aggiunto, di rendere il povero precario "cornuto e mazziato", in quanto illuso di avere più soldi in busta paga, mentre in realtà se ne ritrova di meno. "Quello che invece proponiamo noi - ha detto Maroni illustrando la proposta contenuta nel programma del centrodestra - è di detassare l'aumento contributivo (per esempio straordinari e incentivi, ndr) legato all'aumento di produttività. Perché di pari passo con quest'ultima, ma soltanto in questo modo, possono migliorare da un lato la crescita del sistema e dall'altro il potere reale dei salari. Quella lanciata dal leader del Pd - ha aggiunto l'esponente della Lega - è invece una soluzione non solo demagogica, ma anche e soprattutto dannosa". E un motivo c'è, dice Maroni, se Veltroni si trova ora a questo punto, ovvero al livello delle battute, più o meno azzeccate e divertenti che siano. "Il fatto è che ormai ha il fiato corto, non ha più argomenti, né frecce al suo arco. E questo si legge del resto nei sondaggi, che dimostrano tutti come il Partito democratico non solo non sia in quella fase di rimonta di cui parlano i suoi leader, ma stia addirittura arretrando nelle intenzioni di voto degli italiani". Quindi, ha aggiunto in risposta a chi gli chiedeva un parere circa l'ipotesi di un accordo post elettorale di larghe intese, "per noi la prospettiva è assolutamente tranquilla". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Verdini in stile veltroni "noi da soli, perché no?" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XI - Firenze Annuncio del leader toscano di Forza Italia Verdini in stile Veltroni "Noi da soli, perché no?" Sul caso Dinelli "Amarezze comprensibili, ma ora pensiamo alla campagna" "Potremmo anche correre da soli alla prossime amministrative fiorentine". L'uscita sembra "copiata" da Veltroni e invece a buttarla sul tavolo è il leader toscano di Forza Italia Denis Verdini, che a sorpresa spiega: "E' quasi normale che il confronto sulle politiche, in cui i partiti maggiori corrono da soli, si ripresenti per le comunali. Queste elezioni segnano una novità straordinaria dal punto di vista della semplificazione della politica. Se i cittadini approveranno questo sforzo di semplificazione, non potremo che continuare nella stessa direzione anche per Firenze". Verdini spiazza gli avversari: due giorni fa erano stati Graziano Cioni, Riccardo Nencini e Tea Albini a proporre al Pd fiorentino di correre da solo per il rinnovo del sindaco nel 2009, idea "frenata" dallo stato maggiore del partito. Verdini deve anche affrontare i profondi malumori degli azzurri toscani per l'esclusione degli esponenti locali dalle candidature al Parlamento. Il dissenso è esploso fino al punto da spingere alle dimissioni il capogruppo in consiglio regionale Maurizio Dinelli. "Amarezze e arrabbiature sono comprensibili purché il tutto rimanga in un giusto alveo di contestazione", smorza Verdini. "Basta con le polemiche, adesso dobbiamo fare campagna elettorale". Ma l'insoddisfazione non si sta placando: un gruppo di iscritti che si definisce "azzurri toscani che comunque rimangono sempre fedeli a Berlusconi" scrive: "Consideriamo questo modo di portare avanti la politica estremamente prepotente e menefreghista, tanto è vero che molti di noi, e non siamo poi così pochini, non voterà per il Pdl, pur addolorati per Berlusconi".

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Genova la rossa volta le spalle alla Sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 64 del 2008-03-15 pagina 9 Genova la rossa volta le spalle alla Sinistra di Massimiliano Lussana Poche decine di persone al comizio del leader Prc Giordano nella piazza storica delle lotte operaie. Assenti anche i dirigenti del partito da Genova Per capirci, è la stessa piazza Baracca di Sestri Ponente dove, esattamente di fronte al monumento dove Franco Giordano fa il suo comizio, lo scorso anno Silvio Berlusconi fu contestato da qualche decina di militanti di sinistra che gli impedirono di parlare. Ma, per capirci, sono anche la stessa piazza e la stessa via dove migliaia di persone aspettavano Berlusconi. Per capirci, è la piazza più rossa di Genova, probabilmente la più rossa d'Italia. Con la bacheca dell'Unità da un lato, il palazzo con la sede dell'Anpi dall'altro, il monumento ai partigiani al centro e i richiami all'antifascismo in ogni centimetro e in ogni mattonella. Per capirci, qui il Pci prima e i suoi eredi poi hanno preso sempre percentuali bulgare. E non è un facile luogo comune: sono proprio le stesse percentuali che prendevano in Bulgaria. Lo rivendica con orgoglio Aleandro Longhi, ex ferroviere e deputato ex ulivista oggi del Pdci che non sarà riconfermato, ma che è una specie di ras della zona, "il sindaco di Sestri", perfetto padrone di casa, che presenta il segretario di Rifondazione con una erre blesa perfettamente bertinottiana. Insomma, Longhi è la Sinistra Arcobaleno fatta persona: "Compagno Giordano, benvenuto nella piazza della Sestri operaia, della Sestri delle lotte in fabbrica, nella Sestri dove abbiamo sempre vinto, nella Sestri dove l'ultima grandissima manifestazione di piazza è stata il giorno che Berlusconi è venuto qui. E anche quella volta abbiamo vinto". Per capirci, persino antropologicamente, questa piazza è rossa: c'è il signore con il colbacco in testa, quello con il fazzoletto pieno di falci e martelli al collo, il giornale più presente è Liberazione, la colonna sonora diffusa dagli altoparlanti prevede il canzoniere popolare delle lotte operaie; Bella ciao, sia pure nella versione dei Modena City Ramblers, Auschwitz e L'Internazionale. C'è Arcadio Nacini, pirotecnico consigliere comunale, che ha messo questa musica per scherzo anche negli altoparlanti del Comune durante la discussione sul bilancio. Il problema è che, oggi - nonostante la sinistra giochi più che in casa e nonostante tutte le condizioni siano favorevoli (ventilazione inapprezzabile, tepore primaverile, migliaia e migliaia di persone nello struscio del pomeriggio in via Sestri) - la manifestazione "grandissima" con fans del leader azzurro e contestatori, è solo un lontano ricordo. Le liste della Sinistra Arcobaleno hanno lasciato morti e feriti: Sergio Olivieri, l'unico deputato operaio di Rifondazione, è in lista in una posizione ineleggibile, ma sale comunque sul palco ("Io il mio dovere lo farò sempre"); il segretario regionale di Rifondazione Giacomo Conti, che ha avuto uno scambio pesantissimo con Giordano, contestando proprio l'esclusione di Olivieri, è in ferie; il capogruppo in Regione Marco Nesci passa, saluta e se ne va. Ma le loro non sono le uniche assenze. È la piazza ad essere desolatamente semivuota. Alle 18, ora in cui dovrebbe iniziare il comizio del leader rifondatore, ci saranno al massimo cinquanta persone davanti al monumento-palco. Il problema è che sono quasi tutti quadri di partito, anzi dei quattro partiti della Sinistra Arcobaleno. I cinquanta comprendono: assessori e consiglieri di ogni ordine e grado e qui le giunte sono tutte di centrosinistra; gli onnipresenti coniugi Giuliani; i candidati che hanno reali possibilità di essere eletti, Cristina Morelli dei Verdi e Stefano Quaranta di Sinistra democratica; il "compagno Meloni, no Milone", cassaintegrato delle acciaierie Ilva, messo prima del segretario quasi a dire che non è vero che gli operai sono stati cancellati. La battuta più bella della serata è: "Ci conosciamo tutti, potremmo fare l'appello". Giordano se ne rende conto. E fa il comizio della vita. In cui il nemico evocato lontanamente è Berlusconi; quello richiamato spesso sono "il capitalismo attuale", "le destre", "l'imprenditoria", "la rendita finanziaria", "lorsignori" e "il padronato"; quello vero, concreto, citato in continuazione, sono il Partito democratico e il "caro Walter" a cui Giordano butta addosso di tutto da "caro Walter, il conflitto di classe esiste ancora" a "caro Walter, il lavoro non è equiparabile all'impresa", fino a "caro Walter, non ci toglierai la possibilità di costruire una società più giusta". Proprio nel giorno in cui il suo padre politico e gemello diverso Fausto Bertinotti dà a Veltroni del democristiano ("ha la vocazione a recuperare il ruolo della Dc, facendo una politica di centro"), negli occhi, nella voce, nella mimica di Giordano si legge la paura di vedersi cancellato dal Pd e dalla polemica sul voto utile. Il segretario di Rifondazione è rosso in viso, urla, quasi piange. Con un calore e una passione che fanno capire che per Giordano e i suoi è la battaglia della vita. Nel senso anche della sopravvivenza: "È una campagna difficilissima, la posta in gioco è altissima. Il Pdl e purtroppo anche il Pd vogliono cancellare la sinistra da questo Paese e il rischio è grande e forte". Le poche decine di piazza Baracca applaudono preoccupati. Agostino Gianelli, presidente rifondatore del municipio Alta Valbisagno, un quartiere di Genova, conta gli iscritti a un incontro in programma al circolo Bianchini: sono quasi un centinaio. Stasera batte il suo segretario. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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A Prodi torna la voce: ma può parlare solo in esilio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 64 del 2008-03-15 pagina 10 A Prodi torna la voce: ma può parlare solo in esilio di Redazione D ire che è sceso in campo sarebbe troppo. Perché fin da quando è apparso chiaro che l'unica via d'uscita alle consultazioni sarebbero state le urne, Veltroni non ha mai titubato. "Romano - è stato il ragionamento del leader del Pd - se c'è la campagna elettorale dovrai fare un passo indietro". E così è stato, almeno fino a ieri. Quando Prodi è finalmente uscito dal suo esilio dorato in terra patria ed è atterrato a Bruxelles per il vertice dell'Ue. Finalmente a casa, avrà pensato il quasi ex premier, che alla presidenza della Commissione Ue un passato di gloria lo ha avuto. Così, presa confidenza con l'aria nuova, non ha resistito ai cronisti italiani e no che lo tampinavano. E finalmente ha potuto dire la sua su tutto e tutti. Ha iniziato di prima mattina tornando sulla querelle sui precari, sulla quale non aveva potuto proferir parola giovedì perché non ancora garantito dall'extraterritorialità. "Credo che il problema sia serio e diventerà sempre più serio a causa delle difficoltà dell'economia mondiale", spiega Prodi. E per questo, aggiunge, "non consiglio certo annunci matrimoniali". La giornata, però, non scorre liscia. E dal pulpito di Bruxelles il Professore può finalmente ribattere a Berlusconi colpo su colpo. Dice che non sono mai stato ricevuto alla Casa Bianca? Ma "è stato Bush a venire a Roma". E il ritiro dal Libano? Berlusconi è "un irresponsabile". Insomma, per il Professore un giorno di gloria. Uno solo, perché da domani tornerà in terra patria. In silenzio come vuole il dettato veltroniano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Politici in fuga dalla tv Vespa: <Mi arrabbio ma alzano l'audience> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 64 del 2008-03-15 pagina 13 Politici in fuga dalla tv Vespa: "Mi arrabbio ma alzano l'audience" di Luca Telese Il conduttore di Porta a porta: "Quando Turigliatto stava lasciando lo studio lo share è salito di 6 punti. Sapeva chi avrei invitato, era un addio studiato" da Roma In tempi di par condicio, la vita del conduttore è durissima. Soprattutto se il conduttore in questione ha un programma che un decano come Giulio Andreotti ha ribattezzato "la terza Camera". E soprattutto se alcuni ospiti - è accaduto due volte! - prendono la brutta abitudine di alzarsi e andar via. Vespa, la sa a memoria, la legge sulla par condicio? (sospiro) "Purtroppo serve a poco... Ogni volta viene interpretata in modo diverso". Faccia un esempio. "L'altra volta c'erano due coalizioni, stavolta undici!". Lei è obbligato a invitare tutti, eppure c'è chi se ne va. "La cosa, se posso dirlo, mi fa arrabbiare". Pensavo ne fosse felice... "Uhhh.. Sa che sono l'unico programma che ha già ospitato tutte le undici coalizioni? Solo Dio sa cosa mi è costato far quadrare i confronti". Dica la verità: temeva che gli sconosciuti le ammazzassero l'ascolto? "Le dirò di più! Giovedì con i partiti comunisti, Forza nuova, e due gentiluomini come Castelli e Damiano abbiamo fatto un record: il 22%!". Sembra stupito. "Devo essere sincero? Sì. Ma è il segno che i personaggi nuovi funzionano e che c'è grandissima curiosità". È accaduto anche con la Santanchè, che da lei - anche se non aveva le partite contro - ha fatto più ascolti dei due principali leader... "Eh sì, la Santanchè è davvero brava: sinora è lei la vera sorpresa televisiva della campagna elettorale". Lei ci crede allo share? "A dire il vero no. Fra l'altro credo che la Rai sia sottodimensionata dall'Auditel". Torniamo a chi va via. Quanto la danneggiano? "Danneggiano? Per noi semmai è il contrario. Sa che studiando la curva si scopre che nei minuti in cui Turigliatto abbandona lo studio l'ascolto sale di sei punti?". Bisognerebbe pagarlo? "Non esageriamo. Fra l'altro lui sapeva benissimo che ci sarebbe stato ospite Fiore: ha pianificato l'addio... ". E Boselli, invece? "Per carità, tutto legittimo. Ma sa che è uscito dallo studio e aveva già pronta una manifestazione sotto la Rai, con tanto di megafoni?!". Ci si perde o ci si guadagna ad andare via? "Eeeeh... A Turigliatto, che non ha legioni di elettori, direi che non nuoce". Giovedì ha avuto paura che se ne andasse anche l'altro comunista, Ferrando? "Guardi, per me paura è un termine sbagliato... Fra l'altro Ferrando aveva detto: mi confronterò con Fiore proprio in quanto fascista". C'erano rischi fisici? "Ma va! Se non danneggio nessuno, aggiungerei che a telecamere spente si sono anche stretti la mano". Ma se lei ha bacchettato la candidata premier ferrandiana, Fabiana Stefanoni... "Guardi, io mi riservo di sottolineare i paradossi con tutti, dai grandi ai piccoli. Francamente, dire che il Papa è contro le donne perché dice che vuol difendere la vita... ". I primi duelli della tv italiana li ha diretti lei nell'ormai archeologico Ping Pong... "Ommamma! Roba di un quarto di secolo fa... Ma ci sono state puntate bellissime e senza rete che molti politici di oggi se le sognano". Mi faccia un esempio. "Il memorabile match Pansa-Andreotti dopo la morte di Dalla Chiesa. Si fecero 16 milioni di ascoltatori, e Pansa fu davvero tostissimo". E Andreotti? "Era l'unico leader di prima fila, a quei tempi, a non temere il ritmo di Ping Pong". Lei moderò il duello Prodi-Berlusconi ... "Non lo moderai io, perché con quelle regole ero condannato a fare il semaforo!". Esempio? "Ma se per statuto non potevo nemmeno far domande!". Ce l'ha un retroscena? "Be', sì... Il vero duello c'era stato prima, con la riunione preparatoria Bonaiuti-Sircana: persino le inquadrature erano concordate... ". E come lo giudica, oggi? "Una grande sudata per non dire nulla". Stavolta il duello si farà? "Sia Berlusconi sia Veltroni dicono che vogliono". Cosa darebbe per ospitarlo lei a Porta a porta? "Guardi, penso che se si facesse dovrebbe essere in due tranche. Una da noi, una a Mediaset. Anche se, secondo l'interpretazione del presidente Landolfi, i candidati non dovrebbero incontrarsi". In America nessuno pensa: mi conviene o no. Si fa. "Sì, ma in America c'è una tradizione storica; in Francia pure. In Spagna è stato ovvio. Blair invece non l'ha fatto". E le "trovate di scena" a Porta a porta? "La tv è anche spettacolo". Se mette all'asta lavagne e scrivanie diventa ricco. "Eh, eh... i cimeli me le tengo da parte". Come le è venuta l'idea della scrivania per il contratto? "Nessun colpo di genio. Ho pensato semplicemente: ma dove lo firmiano?". Finirà in un museo? "Veramente Benigni mi disse: vengo a Porta a porta solo se mi fai fare le capriole sopra quella scrivania". Lei ha rifiutato sdegnato? (ride) "Nooo! Ho acconsentito entusiasta. E lui che non è venuto". Non ancora. "Infatti la tengo ben stretta, pronta per lui". (luca.telese@ilgiornale.it) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Quell'applauso a prodi è ... - giovanni de plato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XI - Bologna quell'applauso a prodi è ... GIOVANNI DE PLATO (segue dalla prima di cronaca) In quello "insieme" c'è la chiara consapevolezza del fondatore dell'Ulivo e oggi Presidente del Partito democratico, che il nuovo soggetto politico della democrazia italiana ha bisogno di un'unità e di una crescita che possono derivare solo da una grande idea della politica e da un forte progetto di riforme. Altrimenti, la rottura operata da Walter Veltroni nella politica italiana corre il rischio di essere svisata o di arenarsi nel continuismo di un ceto politico locale, tanto dell'ex DS quanto della Margherita, che velocemente si è subito adoperato per occupare i nuovi posti di comando e di rappresentanza, ignorando qualsiasi richiesta di partecipazione e di scelta della gente. Nel chiuso non più delle vecchie sezioni, ma dei nuovi comitati e forum velocemente creati e scarsamente frequentati, si è assistito alla insopportabile riproposizione della collaudata sceneggiata della lista bloccata a favore dei prevedibili garantiti di ufficio. La gente, dal giovane disoccupato all'imprenditore con responsabilità sociale, queste procedure non le tollera già da molto tempo e per questo in molti saranno difficilmente disponibili ad uscire da quella comprovata sfiducia che li porta all'astensionismo. Di questa delusione si dovrebbero preoccupare i nuovi dirigenti del Partito democratico a livello provinciale e regionale, e in particolare di come rispondere alle persone non solo di centrosinistra che si attendono una scelta dei candidati sul merito e sulla competenza e non sulla appartenenza a quella corrente e sull'affiliazione a quel leader. Per queste ragioni l'impresa di Veltroni è difficile all'interno nel PD e ardua nella politica del paese. E per superare queste barriere vecchie e nuove, è determinante e vitale l'opera e il contributo di Romano Prodi. La credibilità del nuovo soggetto politico dipende dalla capacità di dare concretezza a quell'idea tutta prodiana di una Europa allargata che dà forma con il suo potere regolatore al governo di un paese. Su questa strategia politica si registra la più netta diversità dal centrodestra di Berlusconi, che parla ancora di autonomia dello Stato e di protezionismo nazionale. Altro che 'inciucio' come teme la Sinistra Arcobaleno, che nel suo cieco ideologismo parla di un paese che non conosce e promette un futuro che non esiste. Nel panorama politico italiano ed europeo la rottura di Veltroni e il progetto di Prodi appartengono ad una comune idea, che è ancora tutta da realizzare con un partito che va tutto costruito nella sua vocazione maggioritaria. La sfida che i riformatori hanno aperto nel paese può risultare vincente se, come sostiene Marco Marozzi nel suo articolo pubblicato nei giorni scorsi, Bologna riuscirà a riproporsi come un laboratorio più avanzato verso l'innovazione. Questo obiettivo può essere facilmente raggiunto, visto che in questa città esistono gli uomini e le donne come le culture e le diversità che possono fornire con spirito di servizio idee e progetti alla politica del futuro.

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Walter nelle roccaforti leghiste "calderoli, bello essere italiani" - alessandra longo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A Lugano operai col pugno chiuso. A Varese troppa gente e il leader Pd fa il comizio in strada Walter nelle roccaforti leghiste "Calderoli, bello essere italiani" Il lumbard aveva detto: mi vergogno di un Paese in cui ci sono il Pd e i rifiuti ALESSANDRA LONGO DAL NOSTRO INVIATO LUGANO - E' come rivedere alla moviola un film del passato. Arriva Walter Veltroni a Lugano e la sala dell'Hotel de la Paix si riempie di centinaia di italiani all'estero, affluiti anche da altri cantoni (niente posti a sedere, ma nulla in confronto a Varese dove, dopo, lo accoglierà una folla incredibile). Sorpresa: nella linda Svizzera non hanno metabolizzato il codice del nuovo partito. Ecco Emanuela, fresca emigrata, che esordisce così: "Cari compagni". Ecco gli operai delle officine Bellinzona, in tuta da lavoro. In 400 rischiano il posto e sono in sciopero da 10 giorni, cosa irrituale da queste parti. Si alzano in piedi per salutare il leader del Pd e due di loro fanno il pugno chiuso. Ecco il rappresentante locale del Partito socialista, convinto di intercettare la benevolenza dell'ospite: "Caro compagno Walter, in questo cantone è venuto anche Berlusconi ma per farsi la liposuzione". La sala ride, Veltroni non muove nemmeno un muscolo. Niente pesantezze sull'avversario ma qui non lo sanno. Unica tappa fuori dai confini italiani, alla presenza del viceministro Danieli, dei candidati nella circoscrizione estero europea, Farina, Micheloni, Schiavone. Omaggio ai connazionali che votano (e che, si è visto, possono fare la differenza) e anche un'opportunità per chiudere la giornata parlando d'Italia: "Un Paese meraviglioso, lo voglio ribadire da Lugano". E' la risposta tricolore di Veltroni alle ironie di Calderoli ("Mi vergogno di un Paese dove c'è il Pd, dove si accumulano i rifiuti"). "Noi, invece - dice Elide, da 45 anni in Svizzera - ci vergogniamo di Berlusconi e speriamo che non torni". Se uno s'immagina facce rugose e mani callose, sbaglia. Ci sono ormai due tipi di emigrazione, quella antica, ricorda il leader del Pd, "delle valigie di cartone, della sofferenza" e quella, meno drammatica, ma pur sempre ingiusta, di oggi: giovani del Sud, come la candidata Simona, insegnante alla School of Economics di Londra, espatriata per inseguire opportunità, piccoli imprenditori con buone idee che decollano altrove. A loro Veltroni promette: "Porterò il vostro saluto ai pezzi d'Italia che visiterò. Spero di riuscire, se vincerò, a fare un Paese dove emigra solo chi lo decide per scelta, non certo perché viene respinto". Che cosa voteranno in Svizzera e in Europa? Eugenio Marino, responsabile nazionale degli Italiani all'estero, ammette che la partita questa volta è più difficile: "La Sinistra Arcobaleno ha presentato in Europa sue liste alla Camera e al Senato in Europa e in Sudamerica, in Asia, Africa, Australia e Oceania solo al Senato". Veltroni si sottopone a questo tour infernale proprio per questo: ogni voto è prezioso. Prima di Lugano, tocca con il pullman Morbegno, provincia di Sondrio. Bisogna convincere gli elettori del Nord che "la secessione è un obiettivo da superare, che non appartiene alla nostra cultura". Bisogna anche convincere i piccoli imprenditori che il Pd tifa per loro ("Dovremmo andare a cercarli con la bacchetta del rabdomante e abbracciarli. Sono loro che fanno crescere il Paese") e non puntare "sull'attività fredda di certi finanzieri ammanicati in politica". Nella sala del cinema Nuovo di Lecco, con i presidenti lombardi di Cna e Confartigianato, evoca, tra gli applausi, "la grande alleanza tra produttori". Meno tasse, più federalismo fiscale, avanti tutta. "Walter, e il conflitto di interessi?". Pietro Ricca, il provocatore di Berlusconi, si materializza a Lecco. E si prende una risposta secca: "L'ho messo nel programma". Il finale di giornata è a Varese. Teatro Apollonio, 1300 posti a sedere. Altrettante persone all'esterno che si accalcano, protestano, lo chiamano, occupano l'uscita di sicurezza, cacciano 20 leghisti provocatori. Veltroni è già dentro, sente i cori e alla fine decide: "Let's go. Siamo troppi, tutti in piazza!". A Varese, mica a Bologna.

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Veltroni, appello sui temi bipartisan "patto di consultazione con il pdl" - giovanna casadio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni, appello sui temi bipartisan "Patto di consultazione con il Pdl" Sms, bandiere e un video con Al Pacino: il kit del militante Il 30 marzo riaprono i 12 mila seggi delle primarie in 8 mila comuni GIOVANNA CASADIO ROMA - Due nuove parole d'ordine. Un "patto di consultazione" dopo il voto del 13 aprile tra chi vince e chi è all'opposizione "sugli argomenti di interesse generale del paese". E ancora, "nulla è scontato" in questa tornata elettorale perché il Pd è ora solo "a 6 punti" di distacco dal partito di Berlusconi. Walter Veltroni rilancia nelle tappe lombarde del suo tour, le proposte e i progetti del Partito democratico. Quindi, nessuna ipotesi di inciucio bensì un appello all'unità: l'Italia "deve voltare pagina e non può essere dilaniata da odio e contrapposizione". Per parte sua, Veltroni nel segno di "una rinnovata unità del paese" è pronto, se i Democratici vincessero, a dare all'opposizione la presidenza di una Camera e delle commissioni di controllo. "Questa unità - spiega dal palco di Morbegno in Valtellina, dove lo accompagna una precaria trentenne - servirà alla politica per governare meglio e all'economia del paese per ripartire. L'Italia deve recuperare competitività e responsabilità sociale e il nostro messaggio è di serenità, sicurezza e speranza". In questo è ancora più marcata la differenza con la destra il cui obiettivo - attacca il leader Pd - non è tanto cambiare il paese ma "di vincere le elezioni e di dividersi un po' il potere. Per noi è tutt'altro, è cercare di cambiare l'Italia". Insomma, vincere le elezioni per qualcuno - s'intende, per Berlusconi e Fini - è un fine, mentre "per noi è un mezzo". Il tasto su cui Veltroni batte è appunto "la sfida d'innovazione" rappresentata dal Pd contro "la prosecuzione di un quindicennio". E questa continuità rivela "una certa stanchezza: le persone sono le stesse, hanno detto che ci saranno due vice premier, uno della Lega e uno di An. Come prima". Nel menù della novità dei Democratici ci sono soluzioni concrete per problemi concreti, dalla lotta alla precarietà (primo ddl nel consiglio dei ministri con Veltroni premier) alle semplificazioni. "Con noi, un'impresa si fa in un giorno, davvero", assicura agli imprenditori di Lecco. Il paese "fermo e complicato" deve "diventare semplice, in Italia ci sono melassa, gelatina e urla e una burocrazia che ha portato alla paralisi". Torna infine, su un tema che è stato anche il filo rosso per la composizione delle liste Pd, cioè sulla "alleanza" tra produttori: "I padroni degli anni Cinquanta non esistono più. Ora esistono milioni di operai che sono diventati artigiani e piccoli imprenditori. E gli operai non guardano all'imprenditore come al padrone, non è il momento del conflitto...". Intanto, anche il Pd ha il suo kit: a riceverlo non sarà il candidato ma gli elettori, per l'esattezza i tre milioni e mezzo che il 14 ottobre si sono presentati alle primarie. Conterrà un vademecum con le 12 azioni concrete per convincere almeno tre indecisi a votare democratico. Sarà consegnato il 30 marzo quando saranno riaperti i 12 mila seggi allestiti in 8 mila comuni per le primarie. Se non tutto il popolo delle primarie, almeno un milione e mezzo - calcola Ermete Realacci- potranno essere mobilitati. Operazione capillare con centomila volontari, sms personalizzati, schede da distribuire alle amiche invitate per un the o per strada, bandierine da montare sulla bicicletta, video clip su You Tube con Al Pacino di "Ogni maledetta domenica".

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Elezioni, parte la caccia agli indecisi - claudio tito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni, parte la caccia agli indecisi Il leader Pd punta su pensionati e autonomi. Berlusconi: a noi basta ricordare Prodi Una sorta di scala mobile per tutelare le prestazioni previdenziali Gli ultimi sondaggi mostrano che gli incerti sono del centrosinistra CLAUDIO TITO ROMA - Walter Veltroni: "Sugli indecisi dobbiamo giocare all'attacco". Silvio Berlusconi: "Gli indecisi non ci devono preoccupare, per lo più sono di centrosinistra". La nuova frontiera di Pd e Pdl sono loro: quelli che non hanno scelto. Al momento - secondo i sondaggi - più o meno il 25 per cento dell'elettorato. E allora, verso quella enorme fetta di cittadini che ancora non sa come comportarsi nel chiuso della cabina elettorale, il segretario democratico e il capo di Forza Italia hanno scelto due strategie opposte. Per l'ex sindaco di Roma, infatti, rappresentano il serbatoio cui attingere per tentare "l'aggancio". Da "catturare" con un paio di proposte choc. Tra cui una sorta di "scala mobile" (ma a Piazza Santa Anastasia nessuno la chiama così) per far recuperare il potere d'acquisto alle pensioni. Per l'ex premier, invece, un "corpaccione" da non svegliare. Da lasciare in sonno per evitare di mettere in discussione il vantaggio. Non a caso Veltroni sta mettendo a punto un vero e proprio piano per "sfondare" il diaframma che divide il Pd da quel 25%. Convinto che indecisi e potenziali astensionisti siano in buona parte elettori di centrosinistra "insoddisfatti". Lo studio sugli ultimi flussi elettorali lo conferma. Così come conferma che lo sforzo veltroniano va mirato sulle regioni che vengono considerate in bilico. Soprattutto per quanto riguarda il Senato: Lazio, Abruzzo, Puglia, Calabria e Piemonte. Il candidato premier dei democratici punterà dunque il suo tour elettorale su quelle aree. Non solo. Il suo staff e le tre agenzie di comunicazione cui si appoggia (tra cui Saatchi and Saatchi) hanno anche individuato il "tipo" di elettore che ancora non ha scelto lo schieramento: pensionati e piccoli imprenditori. Nei prossimi giorni infatti il Pd concentrerà la campagna elettorale su un progetto "rivoluzionario" sulle pensioni già in fase di erogazione e non quelle future: collegarle a un meccanismo che faccia crescere il loro potere d'acquisto. Non una vera e propria "scala mobile" - anche perché la spesa prevista è comunque elevata - ma un sistema che comprenda anche forme di automatismo. Un modo per "far riprendere fiato" ai ceti meno abbienti e più penalizzati negli ultimi anni. Stessa strategia per i piccoli imprenditori. Veltroni ha scommesso poi sul dialogo con associazioni di categoria come Confcommercio, Confartigianato e Coldiretti. Ha candidato la vicepresidente dei commercianti, Anna Rita Fioroni, e l'ex leader della Cna, Giancarlo Sangalli. Un dialogo avviato con la parola d'ordine "l'imprenditore è un lavoratore" e con la promessa che il governo del Pd "volterà pagina" sulle tasse: "il fisco non deve essere punitivo". Tattica contraria per il Pdl. "Gli indecisi e soprattutto gli astensionisti sono in larga parte di sinistra", va spiegando il Cavaliere. Che finalizza i suoi sforzi in una sola direzione: non compromettere la superiorità conquistata nei sondaggi. "Il governo Prodi - è il ragionamento di Berlusconi - ha allontanato molti degli elettori che hanno votato l'Ulivo nel 2006. Non dobbiamo farli riavvicinare. Ricordiamo sempre che il Professore è ancora a Palazzo Chigi. Non abbiamo bisogno di altro. Non siamo noi a dover rincorrere". "In effetti - chiosa Paolo Bonaiuti, il portavoce dell'ex premier - si tratta di elettori di sinistra delusi da un governo, quello di Prodi, che ha combinato solo disastri". Che l'argomento non stia turbando i sonni del centrodestra lo dimostra anche Gianfranco Fini. "Su dieci indecisi, alla fine almeno tre non andranno comunque a votare. Ma gli altri sette verranno divisi equamente tra gli schieramenti. Certo, ci sarà una tendenza a polarizzare il voto e quindi 3 voteranno noi, 3 il Pd e 1 andrà verso gli altri partiti". Conclusione: "se Veltroni pensa di recuperare con gli indecisi, fa un grande errore". A scanso di equivoci, però, il Cavaliere metterà le mani avanti. Proseguirà nella campagna elettorale "moderata" e poi nell'ultima settimana si sbraccerà per il "voto utile": "tutti gli altri sono sprecati".

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Cultura E nessuna parte politica sino a oggi è riuscita a prescindere dalla relazione con il potere ... (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Cultura E nessuna parte politica sino a oggi è riuscita a prescindere dalla relazione con il potere economico dei clan. Mettersi contro di loro significa non solo perdere consenso e voti, ma anche avere difficoltà a realizzare opere pubbliche. Non le vincerà nessuno, queste elezioni. Perché se non si affronta subito la questione delle mafie le vinceranno sempre loro. Indipendentemente da quale schieramento governerà il paese. Sono già pronte, hanno già individuato con quali politici accordarsi, in entrambi i schieramenti. Non c'è elezione in Italia che non si vinca attraverso il voto di scambio, un'arma formidabile al sud dove la disoccupazione è alta e dopo decenni ricompare persino l'emigrazione verso l'estero. E' cosa risaputa ma che nessuno osa affrontare. Quando ero ragazzino il voto di scambio era più redditizio. Un voto: un posto di lavoro. Alle poste, ai ministeri, ma anche a scuola, negli ospedali, negli uffici comunali. Mentre crescevo il voto è stato venduto per molto meno. Bollette del telefono e della luce pagate per i due mesi precedenti alle elezioni e per il mese successivo. Nelle penultime la novità era il cellulare. Ti regalavano un telefonino modificato per fotografare la scheda in cabina senza far sentire il click. Solo i più fortunati ottenevano un lavoro a tempo determinato. Alle ultime elezioni il valore del voto era sceso a 50 euro. Quasi come al tempo di Achille Lauro, l'imprenditore sindaco di Napoli che negli anni cinquanta regalava pacchi di pasta e la scarpa sinistra di un paio nuovo di zecca, mentre la destra veniva recapitata dopo la vittoria. Oggi si ottengono voti per poco, per pochissimo. La disperazione del meridione che arriva a svendere il proprio voto per 50 euro sembra inversamente proporzionale alla potenza della più grande impresa italiana che lo domina. Mai come in questi anni la politica in Italia viene unanimemente disprezzata. Dagli italiani è percepita come prosecuzione di affari privati nella sfera pubblica. Ha perso la sua vocazione primaria: creare progetti, stabilire obiettivi, mettere mano con determinazione alla risoluzione dei problemi. Nessuno pretende che possa rigenerarsi nell'arco di una campagna elettorale. Ma nel vuoto di potere in cui si è fatta serva di maneggi e interessate miopie prevalgono poteri incompatibili con una democrazia avanzata. E' una democrazia avanzata quella in cui 172 amministrazioni comunali negli ultimi anni sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa? O dove dal '92 a oggi, le organizzazioni hanno ucciso più di 3.100 persone? Più che a Beirut? Se vuole essere davvero nuovo, il Partito Democratico di Walter Veltroni non abbia paura di cambiare. Non scenda a compromessi per paura di perdere. Il governo Prodi è caduto in terra di camorra. Ha forse sottovalutato non tanto Clemente Mastella, il leader del piccolo partito Udeur, ma i rischi che comportava l'inserimento nelle liste di una parte dei suoi uomini. Personaggi sconosciuti all'opinione pubblica, ma che negli atti di alcuni magistrati vengono descritti come cerniera tra pubblica amministrazione e criminalità organizzata. Nel frattempo il governo ha permesso al governatore della Campania Bassolino di galleggiare nonostante il suo fallimento nella gestione dell'emergenza rifiuti. E non ha capito che quella situazione rappresenta solo l'esempio più clamoroso di quel che può accadere quando il cedimento anche solo passivo della politica ad interessi criminali porta allo scacco. Tutto questo mentre il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi assisteva muto o giustificatorio ai festeggiamenti del governatore della Sicilia Cuffaro per una condanna che confermava i suoi favori a vantaggio di un boss, limitandosi a scagionarlo dall'accusa di essere lui stesso un mafioso vero e proprio. La questione della trasparenza tocca tutti i partiti e il paese intero. Inoltre molta militanza antimafiosa si forma nei gruppi di giovani cattolici i cui voti non sempre vanno al centrosinistra. Anche questi elettori dovrebbero pretendere che non siano candidate soubrette o personaggi capaci solo di difendere il proprio interesse. Pretendano gli elettori di centrodestra che non ci siano solo soubrette e a sud esponenti di consorterie imprenditoriali. E mi vengono in mente le parole che Giovanni Paolo II il 9 maggio del 1993 rivolse dalla collina di Agrigento alla Sicilia e all'Italia ferita dalle stragi di mafia: "Questo popolo? talmente attaccato alla vita, che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte? Mi rivolgo ai responsabili... Un giorno verrà il giudizio di Dio". Parole che avrebbero dovuto crescere nelle coscienze. è tempo di rendersi conto che la richiesta di candidati non compromessi va ben oltre la questione morale. Strappare la politica al suo connubio con la criminalità organizzata non è una scelta etica, ma una necessità di vitale autodifesa. Io non entrerò in politica. Il mio mestiere è quello di scrittore. E fin quando riuscirò a scrivere, continuerò a considerare questo lo strumento di impegno più forte che possiedo. Racconto il potere, ma non riuscirei a gestirlo. Non si tratta di rinunciare ad assumersi la propria responsabilità, ma considerarla parte del proprio lavoro. Tentare di impedire che il chiasso delle polemiche distolga l'attenzione verso problemi che meno fanno rumore, più fanno danno. O che le disquisizioni morali coprano le scelte concrete a cui sono chiamati tutti i partiti. è questo il compito che a mio avviso resta nelle mani di un intellettuale. Credo sia giunto il momento di non permettere più che un voto sia comprabile con pochi spiccioli. Che futuri ministri, assessori, sindaci, consiglieri comunali possano ottenere consenso promettendo qualche misero favore. Forse è arrivato il momento di non accontentarci. Nel 1793 la Costituzione francese aveva previsto il diritto all'insurrezione: forse è il momento di far valere in Italia il diritto alla non sopportazione. A non svendere il proprio voto. A dare ancora un senso alla scelta democratica, scegliendo di non barattare il proprio destino con un cellulare o la luce pagata per qualche mese. © 2008 by Roberto Saviano Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency.

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DOPO LO scontro su Hamas, esplode quello su Libano, Afghanistan e Iraq. La campagna elettora (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO RIZZA DOPO LO scontro su Hamas, esplode quello su Libano, Afghanistan e Iraq. La campagna elettorale "scopre" la politica estera, e non è certo bipartisan. Ad accendere la nuova miccia è stato l'ex ministro berlusconiano alla Difesa, Martino, che propone: via dal Libano, più soldati in Afghanistan e aiuti all'Iraq. Un ribaltone strategico. Berlusconi frena, Fini contesta la fuga dal sud del Libano ma è propenso a che si spostino soldati sul fronte afghano. Prodi, D'Alema e Veltroni attaccano il centrodestra giudicando "irresponsabili" le parole di Martino. Casini parla di "dilettanti allo sbaraglio".

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ROMA Dopo Hamas, ora ci si scontra su Libano e Afghanistan. Altro che politica estera bipar (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO RIZZA ROMA Dopo Hamas, ora ci si scontra su Libano e Afghanistan. Altro che politica estera bipartisan, come avviene nei paesi avanzati e maturi. In campagna elettorale tutto si amplifica, è vero, ma tra Pd e Pdl i ferri sono cortissimi. A scatenare questo secondo round è stato l'ex ministro della Difesa, il berlusconiano Martino che in due parole ha detto: "Occorrerebbe ridurre drasticamente o cancellare la nostra presenza militare in Libano, aumentare significativamente il numero dei nostri uomini in Afghanistan e inviare istruttori militari in Iraq e Kosovo". Praticamente, un ribaltone e anche poco comprensibile a giudicare dalla prudenza e dai distinguo usati da Berlusconi e Fini, preoccupati di non smentire in toto l'ex ministro. Prodi, Veltroni e D'Alema hanno giudicato le parole "gravissime, incomprensibili, irresponsabili e drammatiche", "un colpo al prestigio nazionale", "noi abbiamo lavorato per la pace, sembra tornare il partito della guerra". Le autorità libanesi, preoccupate, hanno convocato l'ambasciatore italiano per spiegazioni; e la stessa sorpresa è stata registrata al Consiglio Ue e in sede Onu. Proprio ieri l'Europa si interrogava sulla pericolosità della situazione libanese, dove le fazioni non riescono ad accordarsi per eleggere il nuovo presidente della Repubblica, notando il deterioramento delle condizioni di sicurezza. Berlusconi ne ha approfittato per attaccare il governo Prodi. Ne è nato un battibecco poco esaltante, soprattutto se visto con occhi stranieri. Il Cavaliere: "Prodi ha avuto la faccia tosta di dire che ora l'Italia è rispettata all'estero ma in due anni non è stato ricevuto alla Casa Bianca, la più grande democrazia del Mondo". Prodi: "Io faccia tosta? Se è per indicare uno tosto, allora concordo". Poi ancora: "Andare alla Casa Bianca non è una questione di pellegrinaggio. George W. Bush è venuto a Roma per costruire con dignità una amicizia forte. Il 4 febbraio sarei dovuto andare io a Washington per ricambiare la visita. E se questo non è avvenuto è stato per la crisi di governo, che sicuramente non è dipesa dal presidente degli Stati Uniti ma che è stata voluta anche da chi mi attacca". Al di là delle tesi più o meno propagandistiche è invece interessante notare le differenze che Berlusconi e Fini sottolineano nella loro visione di politica estera. Il leader del Pdl "immagina" che saranno riviste le regole di ingaggio dei militari in Libano; l'ex ministro degli Esteri Fini contesta nei fatti le affermazioni di Martino e nota che "andarsene sarebbe sbagliato"; aggiunge che porre il problema della quantità di militari impegnati in Libano "è un'altra cosa dal chiederne il ritiro anche perchè abbiamo obblighi internazionali che devono essere assolti". Siccome le risorse sono poche e i militari anche, il centrodestra pensa di spostare un po' di soldati per rafforzare la missione afghana, dando soddisfazione alle pressioni della Nato e degli Usa che vogliono l'Italia in trincea, a fianco dei soldati inglesi e americani in battaglia contro i talebani. Fini esclude un ritorno in Iraq ("non ci è stato chiesto nemmeno dai nostri alleati"). Casini è durissimo con il Pdl: "È pura irresponsabilità da parte di dilettanti allo sbaraglio parlare di dislocamento di truppe. Mentre i nostri militari rischiano in prima persona, questi signori a partire da Martino, che non hanno sostenuto i militari in Afghanistan, perchè non hanno votato il decreto, oggi avanzano idee pericolose anche per le relazioni internazionali dell'Italia e per l'incolumità dei nostri militari".

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Scripta manent (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scripta manent Perle ai porci Luca Fazio L'ultima è Perla Pavoncello. Da quando è sceso in campo con la faccia infilata in un collant (23 gennaio 1994), Berlusconi spara una cazzata al giorno. Oggi escluso, fanno 4 mila 774. Non per drammatizzare, ma siamo costretti a far finta che questa sia proprio la peggiore di tutte: Perla, giovane precaria selezionata per il siparietto televisivo, invece di pensare al posto fisso "dovrebbe cercare di sposare il figlio di Berlusconi", cioé Piersilvio - che tra l'altro (che combinazione!) su Vanity Fair ha precisato che di sposarsi "non ne sente la necessità". Di necessario, forse perché gli argomenti scarseggiano, rimane solo la messa in scena dell'indignazione generale. E' sempre Lui a dettare tempi e temi dell'agenda politica, e gli altri sono costretti a giocare di rimessa. Come la Repubblica che titola "Precari, bufera su Berlusconi" e obbliga Curzio Maltese a confezionare l'ennesima calibrata invettiva contro il Cavaliere, buona, ma per tutte le stagioni - "Il richiamo della foresta". Tra "indignazione, rabbia e costernazione" - c'è anche Dario Franceschini che "si vergogna come italiano" - il più vispo di tutti sembra essere Franco Giordano (Prc) che entra nel merito della questione: "Anche ipotizzando che i ricchi siano poligami, non basterebbero...checché ne dica Veltroni in Italia esiste ancora la lotta di classe". Per restare nel merito, giriamo pagina e leggiamo il manifesto del Pd "Per dare valore al lavoro": le linee sono ancora generali ma la squadra per elaborarle c'è, eccola: Baretta, Nerozzi, Ichino, Treu, Calearo, Colaninno e via precarizzando: "Il mix funziona" (non sarà volgare, ma anche questa non fa ridere nessuno). Ma è l'Unità a confezionare un capolavoro di prima pagina, "Precari. Il disprezzo di Berlusconi", e sotto le battute incriminate: impatto assicurato, solo che a una prima occhiata sembrano cadute le Twin Tower. A ogni lettore, il suo giornale. E prima o poi, a quelli del quotidiano che fu di Gramsci, qualcuno dovrà rendere conto di questa battuta di Veltroni: "Nel programma abbiamo messo 1000-1100 euro al mese di salario minimo" (càpperi, lo stipendio di un operaio a tempo indeterminato!). L'arroganza "padronale e machista" del padre di Piersilvio indigna Rina Gagliardi, che su Liberazione si duole per "L'universo berlusconiano fermo all'Italia del pater familias" e ne approfitta per fare la radiografia di un paese in piena metastasi culturale, sociale e civile. Da sottoscrivere, tranne le poche in righe in cronaca che proprio non colgono il senso poco profondo dell'ennesima tragicommedia di questa campagna elettorale: non è vero che la precaria Perla Pavoncello "sorride amaramente per non piangere". Perla invece se la ride e solo il Corriere della Sera restituisce ai lettori un briciolo di amara verità. Non è offesa, né umiliata. Anzi: "Ironico, mi ha colpito. Lo voterò". Punzecchiata da Virginia Piccolillo, Perla scherza sui fidanzati, gigioneggia sul suo suocero mancato, quel mattacchione che ha saputo conquistarsela: "Di chi parliamo oggi? Parliamo di lui che alla fine riesce ad attrarre come una calamita". Così potente, ma questa è cronaca di oggi, che la signorina Perla (che combinazione!) è stata candidata da Alemanno nelle liste del Comune di Roma. Fine della sceneggiata. Forse ha fatto bene Sofri, che su Il Foglio della moglie di cotanto marito, a battuta, a risposto con una battuta: "Secondo me non è vero che Berlusconi ha detto a una precaria: "sposi un ricco". Non è vero nemmeno che Maria Antonietta abbia detto: "se non hanno pane mangino brioches". Sono balle, messe in giro per il puro gusto di fare la rivoluzione francese". Non fa tanto ridere, ma è sempre meglio di quello che abbiamo letto fino ad ora.

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Camorra, i Casalesi in aula minacciano Saviano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'autore di Gomorra definito in una lettera "giornalista prezzolato". Attacchi anche ai pm della Dda e a una giornalista del Mattino di Napoli Francesca Pilla Napoli Gomorra non cede il passo. Il libro campione d'incassi e che sta girando il mondo (è stato tradotto anche in giapponese) perché in Campania oltre i rifiuti c'è la camorra, fa ancora discutere. E il suo autore, Roberto Saviano, che ha rifiutato di diventare un Veltroni-boy e di correre per le politiche, ieri ha lanciato le sue accuse trasversali contro i partiti dalle pagine del Time. "Le dispute e le rivalità elettorali tra centrodestra e centrosinistra, tra candidati indipendenti a destra o a sinistra dei due partiti principali contano poco, perché si continua a ignorare che il problema principale del paese è il crimine organizzato". Inizia così "Maimed by the Mob", quasi come a dire che la crescita zero, l'inflazione, il precariato non sono niente in confronto a quello che può fare la camorra nel Mezzogiorno. Forse un po' autorappresentativo come attacco, ma poi il corpo del suo articolo si fa più calibrato e diretto a Prodi che ha sottovalutato "il rischio di avere nelle proprie liste candidati sconosciuti che successivamente sarebbero stati indagati per possibili aderenze con la mafia". Saviano non risparmia nemmeno Cuffaro e Berlusconi per poi riprendere con i rifiuti, un disastro dove si è sottovalutato il ruolo della camorra, e anche, sebbene non ne faccia menzione, il ruolo delle lobby industriali nel nostro paese. Veltroni a quanto pare non si è rammaricato del rifiuto e ieri ha speso parole di solidarietà nei confronti dello scrittore, perché contemporaneamente all'uscita del Time nell'aula bunker del tribunale di Napoli i nemici di Saviano, quelli le cui minacce a soli 28 anni gli sono costate la scorta, la combinavano grossa. Tramite i loro avvocati i casalesi Francesco Bidognetti e Antonio Iovine (latitante da 12 anni) hanno inviato una lettera lunga 60 pagine invocando la Cirami. E non è uno scherzo. La difesa del processo Spartacus ha infatti chiesto di spostare il giudizio in un altro distretto per legittima suspicione, ossia per "carenza di libertà di determinazione delle persone che vi partecipano". I boss già condannati all'ergastolo nel processo più imponente della camorra casertana puntano, infatti, il dito contro il pm Raffaele Cantone e Franco Roberti della Dda partenopea per aver "gestito" i pentiti e aver architettato tramite la giornalista de Il mattino Rosaria Capacchione il condizionamento dei giudici. Ma è Saviano il loro obiettivo. Definito "prezzolato pseudo giornalista", secondo i camorristi avrebbe con il suo libro etichettato i giudici del loro processo "come degli inetti, incapaci, insensibili alla sete di giustizia della collettività". Poi una minaccia velata: "È solo un invito rivolto al signor Saviano e ad altri come lui a fare bene il proprio lavoro e non a essere la penna di chi è mosso da fini ben diversi rispetto a quello di eliminare la criminalità organizzata". E' già successo che i camorristi abbiano lanciato minacce da dietro le sbarre o dalla latitanza, ma è la prima volta che prepotentemente si mostrino come parti "offese" di fronte alla legge e tuonino contro chi lavora per sgominare i loro traffici. Immediate le espressioni di solidarietà del mondo politico e delle associazioni antimafia.

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Confindustria dice no al salario minimo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Al voto Confindustria dice no al salario minimo La "nuova" Confindustria prende le misure a Veltroni: no a un salario minimo di 1.000 euro lordi per i precari. E già che c'è ostacola palazzo Chigi sul prepensionamento dei lavoratori "usurati" deciso a dicembre in parlamento Secondo la neopresidente degli industriali, Emma Marcegaglia, "la proposta del Partito democratico rischia di portare ancora più rigidità nel mercato del lavoro" s.f. Roma Emma Marcegaglia, neo presidente degli industriali, dice no alla proposta di salario minimo, lanciata dal candidato leader del Pd, Veltroni. Una proposta che - dice, con la sua prima esternazione ufficiale sui temi della campagna elettorale - rischierebbe di rendere ancora più rigido il nostro mercato del lavoro, e soprattutto di compromettere l'autonomia delle parti sociali nella contrattazione collettiva. "Anche i sindacati - conclude - sono di questo parere". Non si può dire che ci si sarebbe aspettati altre parole dai nostri industriali. Confindustria aveva già messo in guardia sul merito. Tanto più che nell'idea del Pd (che per ora è davvero poco più di un'idea) il salario minimo per le lavoratrici e i lavoratori parasubordinati (co.co.co e co.co.pro) dovrebbe essere in buona parte a carico delle imprese. Per ciò stesso con le imprese stesse, e con i sindacati, la somma minima andrebbe concertata, prima di essere resa cogente con un disegno di legge. Il Pd ne ha fatto un gran dire, annunciando due giorni un disegno di legge ad hoc al primo consiglio dei ministri, in caso di vittoria elettorale. Ma la vaghezza regna sovrana. si è parlato di una somma pari a 1000, 1100 euro (lordi o netti, il che cambia sostanzialmente la cosa, non è dato sapere) per tutti quei rapporti di lavoro formalmente autonomi ma che mascherano una forma di subordinazione. Sulla scorta un po' della strada intrapresa dal ministro Damiano nello scorso governo: rendere il lavoro flessibile più costoso di quello precario. L'innalzamento dei contributi non si è rivelata strada promettente, essendo sempre possibile alle imprese la rivalsa mediante la leva salariale. La proposta del resto, a differenza di quanto dice Marcegaglia, non sembra incontrare le resistenze di parte sindacale. Lo spiega Achille Passoni, fino a poche settimane fa segretario confederale Cgil, ora candidato nelle liste del Pd: "Là dove non c'è contrattazione nazionale, l'autonomia delle parti sociali resta salvaguardata". E' il caso, appunto, dei contratti di collaborazione o a progetto. Tutto d'un tratto la precarietà è diventata uno dei primi temi della campagna elettorale. Tra proposte più o meno serie, battute, barzellette, e infine una guerra all'ultima candidatura. Il principio, a destra, sembra quello dello "sfotti e candida". Perla Pavoncello, la giovane precaria a cui Silvio Berlusconi ha consigliato qualche giorno fa di sposare suo figlio o un miliardario, sarà ad esempio candidata al comune di Roma nella lista di Alleanza nazionale, ha annunciato ieri Gianni Alemanno. La giovane del resto, si è saputo, era già simpatizzante An. "Cosa che la dice lunga su come funzioni oggi quello che dovrebbe ancora essere il Servizio pubblico radiotelevisivo" commenta Paolo Ferrero (Sinistra arcobaleno). In polemica con le ultime uscite del cavaliere, ma anche con la proposta "elettoralistica" del Pd, si è fatta sentire ieri la Sinistra arcobaleno, che invece propone di abolire integralmente la legge 30, ha ricordato Fausto Bertinotti. "Veltroni e Berlusconi, sul tema della precarietà, dicono bugie", dice Paolo Ferrero: "La proposta di dare a tutti i precari 1000 euro al mese è una bufala da campagna elettorale, un'operazione del costo di 50 miliardi di euro e Veltroni dovrebbe spiegare dove li trova tutti questi soldi - continua Ferrero - Noi diciamo invece che bisogna ridurre la precarietà e che le risorse per farlo si trovano tassando le rendite finanziarie e ridistribuendo il reddito".

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Bonanni lancia il sindacato <larghe intese> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Sette giorni La strategia del segretario della Cisl Bonanni lancia il sindacato "larghe intese" SEGUE DALLA PRIMA Dinnanzi al "periodo difficile che ci attende", il segretario della Cisl confida che "Berlusconi e Veltroni collaborino. O il Paese andrà a sbattere". La grande coalizione è un'idea che Bonanni coltiva dal giorno in cui le urne consegnarono a Prodi una vittoria dimezzata. "E in questi due anni l'Italia ha appreso la lezione, è cambiata. è diventata più laica, si è liberata dalle ideologie, guarda alla sostanza dei problemi. Ma il disincanto non è disinteresse, è segno di maggiore maturità ". Ed è con spirito "pragmatico" che si proietta nel futuro. Per esempio, nell'eventualità che Berlusconi tornasse a palazzo Chigi, "servirebbe un governo aperto al confronto ma anche un sindacato non politicizzato". Il messaggio è diretto alla Cgil, che ha già espresso critiche sul programma del Pdl. "Ci risiamo", ha sospirato Bonanni, irritato per le parole di Epifani: "A parte il fatto che sono inaccettabili le invasioni di campo, e che bisogna tenere distinti i ruoli, cosa dovremmo fare se vincesse il centrodestra? Indire subito uno sciopero generale per il 15 aprile? Non esiste...". Partendo dal presupposto che "l'Italia è cambiata", il leader della Cisl ritiene che "sarebbe un errore se la Cgil pensasse di andare allo scontro solo perché la controparte si chiama Berlusconi. Bisogna capire che non sono più i tempi di cinque anni fa, che anche la geografia politica è mutata, e che la logica del muro contro muro danneggerebbe il sindacato, lo schiaccerebbe sulle posizioni della sinistra radicale". Rispetto ad Epifani c'è una diversità di approccio ai problemi che si riflette anche nei comportamenti. Perché l'altro giorno è stato Bonanni a difendere Nerozzi - dirigente della Cgil e candidato del Pd- attaccato da esponenti del suo stesso sindacato per aver stretto la mano a Calearo, presidente di Federmeccanica e anche lui candidato di Veltroni. "Possibile che sia dovuto intervenire io?", ha imprecato il segretario della Cisl: "Fosse capitato a uno dei miei non avrei taciuto davanti a un linciaggio ". Sogna le larghe intese ma è pronto a confrontarsi con chi avrà ottenuto il consenso elettorale, e se bisognerà sedersi al tavolo delle trattative con il governo Berlusconi, sarà curioso di misurare "la conversione di Tremonti, che sembra abbia vissuto sei mesi in Tibet e si sia dedicato all'ascetismo ". Non c'è intento canzonatorio nelle parole di Bonanni. E se è vero che contro l'ex ministro dell'Economia "sono partiti gli assalti all'arma bianca per quel suo libro", il giudizio del leader sindacale è assai diverso: "A parte gli eccessi sulle barriere doganali, l'approccio al sociale è accettabile, in alcuni casi persino interessante. Lo trovo migliorato, ha rielaborato le sue tesi e alcune sono niente male ". Nel quinquennio berlusconiano - tranne la breve parentesi di Siniscalco - Tremonti è stato il bersaglio del sindacato e del centrosinistra, "ma ora a mio avviso è cambiato. Intanto non è più collerico, polemico, litigioso. E ha maturato una svolta politica ". Chissà se Bonanni gliel'ha detto, durante il loro recente colloquio riservato. è certo che il capo della Cisl apprezza "la conversione": "Prima affrontava le questioni da tecnocrate, ora ha sovvertito l'ordine delle priorità, vuole un capitalismo mitigato che parta dai valori e dalla persona. Se questo fosse davvero il suo atteggiamento, qualora tornasse a fare il ministro, se garantisse un simile approccio da parte del governo, allora il confronto diventerebbe davvero interessante ". L'apertura di credito è importante, anche se Bonanni vorrebbe "insieme Veltroni e Berlusconi". "L'importante è che torni la politica, perché sono stanco dei tecnocrati, dei loro fervorini, specie dopo aver visto il modo fallimentare in cui hanno gestito l'economia ". Auspica le "larghe intese", "e comunque serve anzitutto un clima diverso. Il sindacato deve dirlo ai suoi iscritti e deve dirlo al Paese". Ecco perché non accetta barricate preventive e ideologiche: "Non possiamo chiedere alla classe politica di essere da esempio, eppoi non collaborare. Noi non potremo limitarci a chiedere, dovremo contribuire alla costruzione di un clima virtuoso". "Diritti e doveri", dice, evocando lo slogan di Veltroni: "Così cambia il Paese". Il leader della Cisl non vuol più essere invidioso, sentimento provato a Siviglia, quando al congresso dei sindacati europei ha ascoltato il discorso di Zapatero: "Ricordo che ha detto come, grazie agli accordi con le parti sociali, l'economia spagnola era cresciuta. E poi ha aggiunto: "Anche il governo che mi ha preceduto aveva fatto la stessa cosa". Questo è un clima di collaborazione nazionale". Perciò, se vincesse il Cavaliere, è curioso di sapere come agirebbe il "Tremonti convertito ". Francesco Verderami.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 9 La Nota di M... (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 9 La Nota di Massimo Franco Tra Kabul e Beirut il centrodestra sancisce la svolta "estera" I n quattro giorni, il centrodestra ha modificato la politica estera dell'Italia. Se vince, ridimensionerà la missione Unifil in Libano, voluta fortemente dall'Unione per sancire il ritorno al multilateralismo sotto l'egida dell'Onu. Ma progetta anche di mandare più truppe in Afghanistan, "perché lo chiedono le Nazioni Unite"; e istruttori militari in Iraq. è la promessa di una sterzata che cancella le scelte fatte negli ultimi due anni dal governo di Romano Prodi. E spiega perché ieri, almeno per alcune ore, sia stato riesumato il duello fra Silvio Berlusconi ed il premier dimissionario. è la conferma che il segnale lanciato il 12 marzo da Gianfranco Fini non era una fuga in avanti. Appoggiando Israele contro il dialogo con Hamas proposto da Massimo D'Alema, titolare della Farnesina, Fini sapeva di non rimanere isolato. Faceva il battistrada di un'offensiva che ieri è stata estremizzata dall'ex ministro della Difesa, Antonio Martino; e poi ufficializzata dal Cavaliere. "Noi abbiamo votato la missione in Libano, ma non eravamo d'accordo con le regole d'ingaggio", ha spiegato Berlusconi. "Se andremo al governo le cambieremo". L'annuncio sposta bruscamente l'attenzione sulle questioni estere. Rivela una strategia di smantellamento dei capisaldi del centrosinistra. E prefigura una transizione che potrebbe comportare rischi non solo diplomatici. L'ambasciatore d'Italia a Beirut, Gabriele Checchia, è stato convocato dai vertici istituzionali libanesi: volevano capire che cosa sta succedendo. Prodi, D'Alema e Walter Veltroni accusano il centrodestra di ferire la credibilità che il nostro Paese avrebbe riacquistato con loro. E Fausto Bertinotti si associa, attaccando "le destre che vogliono abbandonare il Libano" e tornare in Iraq. Ma più delle loro critiche colpiscono i timori del generale Mauro Del Vecchio, candidato del Pd al Senato, ex capo missione in Afghanistan. Del Vecchio intravede pericoli per i soldati in Libano, dovuti al cambio di strategia annunciato da Berlusconi: anche se sia il candidato premier, sia Fini precisano che non vogliono cancellare la missione. Tuttavia la considerano meno importante rispetto al 2006. E preferiscono assecondare le richieste alleate di un rafforzamento dei contingenti europei in Afghanistan. Si tratta di un'opzione che va incontro alle pressioni degli Usa, per i quali oggi la priorità è la guerra ai Talebani. Ma implica anche una maggior sintonia col governo di Gerusalemme. Promette di interrompere il dialogo con Hamas teorizzato da D'Alema e contestato dalla diplomazia israeliana. La polemica di ieri, però, non offre solo lo scontro fra Cavaliere e Professore. Fa rispuntare sulla politica estera un asse Prodi-D'Alema-Bertinotti, che risuscita per un giorno l'Unione. Veltroni lo asseconda. Ma l'impressione è che stavolta segua un'agenda dettata da altri. \\ Insorge Prodi e per un giorno si rivede l'Unione.

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Bertinotti: con l'Inno di Mameli si suoni anche l'Internazionale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Candidato premier Il leader della Sinistra Arcobaleno: Pd come la Dc, ma non paga tenere insieme tutto Bertinotti: con l'Inno di Mameli si suoni anche l'Internazionale Incontri digitali su g Fausto Bertinotti MILANO - Un'alleanza postelettorale tra Casini e Veltroni? "Tenderei ad escluderlo anche se è nelle corde di Walter il posizionamento al centro". L'eliminazione di quelle differenze tra centro e sinistra che hanno creato problemi di stabilità a Prodi? "Il Pd sta facendo proprio il contrario, candidando l'operaio che chiede più soldi in busta paga e il "falco" di Federmeccanica che non glieli voleva dare". Il superamento di simboli e ideologie? "E perché mai? Tra i giovani c'è una riscoperta della Resistenza. E la falce e il martello sono dentro di noi anche in una nuova prospettiva di sinistra". Fausto Bertinotti guarda al futuro senza dimenticare il passato. E nel botta e risposta con i lettori di Corriere.it, nella videochat moderata dal vicedirettore Pierluigi Battista, lo ribadisce in più occasioni: "Nel Paese c'è ancora bisogno di sinistra ". La "lotta di classe" non è tramontata e resta la necessità di un diverso modo di fare "l'opposizione alla destra". Perché è vero che Berlusconi non ha ancora vinto, ma la scelta di una corsa solitaria "potrebbe costare la vittoria al Pd". Bertinotti ne è convinto: candidare tutto e il contrario di tutto, come succedeva con la vecchia Dc che "metteva insieme la sinistra di Donat-Cattin e la destra di Andreotti", è una scelta che oggi non paga. Perché "se anche il Pd vincesse si ritroverebbe con le diversità interne che già si registravano nell'Unione, ma amplificate". Il candidato della Sinistra Arcobaleno parla poi delle liste, "frutto di un faticosissimo compromesso", e mette le mani avanti ammettendo forse "non saranno così convincenti ". Le domande inviate dai lettori - quasi 1.300 - affrontano i programmi. Due le priorità: aumento dei salari, da realizzare con una forma di indicizzazione all'inflazione almeno una volta all'anno, e lotta al precariato, "malattia sociale del nostro tempo". La battuta di Berlusconi alla precaria? "La gravità non è nella battuta, ma nel messaggio: non c'è niente da fare per la tua condizione, tenta la strada della fortuna, la lotteria, fai la velina...". Il presidente della Camera rivaluta anche il concetto di patria ("stravolto dal fascismo") e l'inno di Mameli, scelto da Veltroni per aprire le proprie convention: "Quell'inno è di tutti. Quello che non va bene è che sia utilizzato al posto dell'Internazionale. Andrebbero invece intonati entrambi". Alessandro Sala.

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<In Libano con nuove regole d'ingaggio> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE La strategia Il Cavaliere: in Afghanistan sì a nuovi contingenti. Nessuna pressione straniera, è l'Onu che lo chiede "In Libano con nuove regole d'ingaggio" Berlusconi e la politica estera. "Al governo 4 donne ministro. Ciarrapico? Transfuga pd" ROMA - Quella di Martino è "un'opinione personale", ma la politica estera italiana, se il Pdl vincerà le elezioni, cambierà. Lo annuncia Silvio Berlusconi, che parlando a Primo Piano del Tg3 cerca di chiudere la polemica suscitata dalle dichiarazioni del suo ex ministro della Difesa, correggendolo. La missione in Libano, per cominciare: non è previsto che l'Italia abbandoni o smobiliti, anzi "se avremo responsabilità di governo e quando le avremo cambieremo le regole di ingaggio", assicura l'ex premier. Che spiega: "Noi votammo la missione in Libano, ma subito dicemmo che non eravamo d'accordo sulle regole di ingaggio. Per questo se saremo al governo le cambieremo". Frasi "sconnesse, minacciose, che creano un rischio per i nostri militari", ribatte il ministro degli Esteri D'Alema, "e poi le regole d'ingaggio le decide l'Onu". Berlusconi aggiunge che in Iraq non ci sarà alcun invio di truppe: "Sono d'accordo con Martino che non servono", mentre potrebbero essere mandati a Bagdad altri istruttori oltre alla cinquantina di esperti già sul campo. Il suo governo "combatterà l'antisemitismo in Italia e in Europa". Sull'Afghanistan, infine, Berlusconi apre alla possibilità di un impegno maggiore, ma lo fa assicurando che "non c'è stata pressione" di nessuno Stato estero, e comunque servirà cautela: "è l'Onu a chiedere l'invio di nuovi contingenti...". E la sinistra, è la conclusione, non dia lezioni, che "Prodi in due anni non sia mai stato ricevuto alla Casa Bianca" dimostra la caduta di prestigio dell'Italia. Ma Berlusconi parla un po' di tutto. Dei casi Ciarrapico e della precaria che dovrebbe sposare un miliardario, definiti entrambi "polveroni inutili" e "una montatura dei giornali" visto che la ragazza "ha più sense of humour dell'intera sinistra", e l'editore potrebbe ben essere definito "un transfuga del Pd", visto che fu accolto calorosamente da Bettini all'assemblea regionale del Lazio del partito. è poi la volta della squadra: tra i 12 ministri con portafoglio del governo, che sicuramente nascerà perché "il 78% degli italiani dice di stare peggio di due anni fa", ci saranno "4 donne". E ci sarà Bossi, a quanto dice lui stesso: "Berlusconi e Tremonti continuano a insistere per farmi fare il ministro. Io sono agli ordini...". In ogni caso, spiega il Cavaliere, nemmeno il suo esecutivo potrà fare l'impossibile: "Non voglio dare illusioni o prospettare miracoli, il risanamento non sarà né facile né breve ma io sono ottimista e penso che ce la faremo", mentre Veltroni non può dare alcuna garanzia perché "è un innovatore con credibilità zero". Si finisce con una battuta maliziosa, fatta a Palazzo Grazioli ricevendo esponenti della comunità ebraica romana che scherzosamente lo rimproveravano perché si sta facendo fotografare solo con le donne: "Ma io sono Silvio Berlusconi, mica Silvio Sircana... ". Agli ospiti viene raccontata la barzelletta dell'"ebreo che dice al suo rabbino: "Devo confessarti che durante la guerra ho nascosto una persona". "Bravo". "Sì, ma gli ho fatto pagare mille dollari al giorno". "Così tanto? Vabbé comunque ti assolvo", allarga le braccia il rabbino. "Sì - incalza l'altro - ma secondo te gli devo dire che la guerra è finita?"". Paola Di Caro Tg3 Il leader del Pdl Silvio Berlusconi ieri a "Primo piano".

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Pdl-Pd, lite sulle missioni D'Alema: fate danni all'Italia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Pdl-Pd, lite sulle missioni D'Alema: fate danni all'Italia Prodi: Martino? Gravissimo. Veltroni: rischio crisi internazionale Il presidente del Parlamento di Beirut ha convocato l'ambasciatore italiano per avere chiarimenti DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES - Terminata la sua ultima riunione del Consiglio europeo da ministro degli Esteri del governo Prodi, ieri, a Bruxelles, D'Alema ha tirato fuori un mazzetto di fax da una cartellina. Lo ha sfogliato e si è messo a dire: "Ecco che cosa scrive un giornale libanese: se Berlusconi vince le elezioni potrebbe ritirare i soldati dal Libano. Ed ecco Newsweek: ufficiali dei servizi israeliani negozierebbero con Hamas". Pausa. "E se lo dico io? Io non sono un terrorista. E non sono Ciarrapico", ha aggiunto scuro in viso il ministro, criticato nei giorni scorsi dal centrodestra perché ha sostenuto la necessità di trattare una tregua con i fondamentalisti islamici di Gaza. Prodi, pochi metri più avanti, era già verso l'uscita. è irrotta la politica estera nella campagna elettorale italiana, ieri. Più di prima. A portarcela dentro sono state soprattutto le dichiarazioni che Antonio Martino, ex ministro della Difesa per FI e predecessore di D'Alema alla Farnesina, aveva rilasciato mercoledì all'agenzia Reuters: "Se fossi ministro della Difesa, ridurrei drasticamente o cancellerei del tutto la presenza in Libano, e invierei truppe in Afghanistan e in Iraq". Parole che non potevano non rimbalzare anche a Beirut, oltre che a Bruxelles. Della forza multinazionale Unifil per il Libano l'Italia ha il comando. Nel Sud del Paese dei Cedri, il governo Prodi ha mandato, con l'appoggio di gran parte del Parlamento, oltre duemila militari. Furono schierati dall'Onu al confine con Israele nel 2006, per consolidare un "cessate il fuoco" seguito a una guerra, mentre americani e britannici avevano difficoltà a mobilitare soldati oltre a quelli impiegati in Iraq e Afghanistan. E l'Iraq è lo Stato nel quale Berlusconi, dopo l'offensiva di George Bush del 2003, aveva mandato un contingente, ritirato da Prodi nel corso del 2006 lasciando alcuni istruttori militari (oggi una cinquantina). Terreni delicati, materia insidiosa. Prima che Berlusconi e Fini prendessero le distanze dalle dichiarazioni di Martino, il quale ha precisato di parlare "a titolo personale", da Bruxelles Prodi le ha giudicate "gravissime". "Il presidente del Parlamento ha convocato il nostro ambasciatore in Libano per avere spiegazioni", ha riferito l'attuale titolare di Palazzo Chigi. Quel presidente, Nabih Berri, sciita in collegamento con Hezbollah, in una telefonata all'ambasciatore Gabriele Checchia ha bollato poi come "pericolose" le parole di Martino. "La discussione è priva di serietà, confusa, violenta e strumentale. Rivolgerei un appello: se ci incamminiamo su questo terreno, in qualche settimana rischiamo di dilapidare il prestigio dell'Italia", ha detto D'Alema agli avversari. Martino gli aveva addebitato di aver voluto la missione in Libano "per farsi perdonare la chiusura precipitosa della nostra in Iraq". D'Alema: "No, fu voluta dall'Onu. è ridicolo che Martino voglia tornare in guerra quando se ne vogliono andare anche gli Usa... Se si vuole per odio politico smantellare questo patrimonio del Paese si dimostra di essere irresponsabili e non in grado di governare ". Che nei territori affidati a Unifil la tensione cresca lo indicano più segnali. "Nel Sud del Libano tenete gli occhi aperti", ha raccomandato domenica il ministro degli Esteri egiziano Aboul Gheit al sottosegretario Bobo Craxi. Maurizio Caprara.

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Le due linee dei democratici su Hamas (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Retroscena Il rapporto con Israele Le due linee dei democratici su Hamas SEGUE DALLA PRIMA E ancora ieri all'ora di pranzo, da una terrazza con vista mozzafiato sul lago e su Lecco, il segretario del Pd provava a mantenere le distanze dolendosi che "in campagna elettorale si fa fatica a parlare di contenuti". Ma poi il caso Martino si è fatto incandescente, Berlusconi ha scagliato le missioni nell'arena elettorale e costretto lo sfidante a muoversi su un terreno scivoloso dal palco di Lugano, davanti a una massiccia e simbolica presenza di italiani all'estero. Varcato in pullman il confine Italia- Svizzera, il segretario è costretto a chiarire la linea dei democratici. "Qualcuno della destra - prende elegantemente le distanze il leader dopo un acceso confronto telefonico con Massimo D'Alema - ha detto che bisogna ritirare i nostri soldati dal Libano e rimandarli in Iraq, da dove stanno venendo via anche gli Usa". Fuggire, interrompere una missione di pace sotto egida internazionale sarebbe "un colpo al nostro prestigio". E il disimpegno rischierebbe di innescare "una crisi che può avere conseguenze devastanti per tutta l'area". E le contraddizioni, le divergenze di linea? "Le avevamo e le abbiamo risolte". In realtà quando dice che contrasti sulla politica estera non ce ne sono più Veltroni allude al taglio netto con gli alleati dell'Unione, mentre lo stesso non può affermare se dirige lo sguardo in casa propria. L'aspro diverbio a distanza sul dialogo con Hamas tra D'Alema e l'ambasciatore israeliano Gideon Meir, grande estimatore di Veltroni, ha messo in evidente imbarazzo il leader del Pd e portato a galla il conflitto sottotraccia per il prossimo mandato alla Farnesina in caso di vittoria del Pd. D'Alema o Piero Fassino? Il ministro uscente o l'inviato speciale della Ue in Birmania, il quale non fa mistero di ambire all'incarico? "C'è un piccolo problema - rimanda il verdetto Roberta Pinotti, sottosegretaria alla Difesa -, prima bisogna vincere le elezioni". All'ex segretario dei Ds, le cui posizioni sul Medio Oriente sono tradizionalmente distanti da quelle di D'Alema, Veltroni ha affidato il delicato compito di chiarire la linea del Pd: Hamas può e deve essere un interlocutore, ma solo se riconosce Israele e rinuncia al terrorismo. Parole condivise da quanti - Rutelli, Vernetti e molti veltroniani - ritengono Israele l'unica democrazia del Medioriente. Ma il Fassino che ha messo i puntini sulle "i" non ha mancato di innervosire D'Alema. Berlusconi lo ha trattato da nemico degli ebrei e il ministro ora comincia a temere che il dialogo tra gli sfidanti anche sulla politica estera, nonché la somiglianza dei programmi, finiscano per sconfessare la sua politica. "Massimo è nitidamente schierato per la causa araba, aprendo al dialogo con Hamas voleva mettere in difficoltà Walter - è l'analisi di Peppino Caldarola -. Per non finire in soffitta, D'Alema prova a inceppare il confronto bipartisan". Lapo Pistelli, responsabile Esteri del Pd, smentisce tensioni e spiega che se la linea del partito appare un po' "cerchiobottista" è perché "in Medioriente il doppio registro è giusto che ci sia". Un gioco delle parti, insomma, con Veltroni che fa l'amico di Israele e D'Alema che si coccola gli arabi? "Il nostro machiavellismo - conferma Pistelli - una volta tanto è una virtù". E alle nove il pullman arriva a Varese, culla della Lega. Dove la sorpresa non sono i manifestanti pro Carroccio con tanto di striscioni "Walter pensa a Roma ma Mal-pensa" e "Veltroni a Varese = Bin Laden a New York", ma il teatro esaurito e i quattromila democratici che costringono il leader del Pd a traslocare il comizio all'aperto: "è una serata magica... e seppure mi paragonano a Stalin io non rispondo". Monica Guerzoni.

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Confcommercio: consumi fermi è quasi recessione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE A Cernobbio Confcommercio: consumi fermi è quasi recessione DAL NOSTRO INVIATO CERNOBBIO - La Confcommercio lancia l'allarme recessione. Per il presidente Carlo Sangalli ( nella foto) "non è irrealistico un deterioramento dello scenario economico internazionale al punto che per l'Italia il 2008 possa chiudersi in negativo". La cifra che l'ufficio studi ha preparato per l'apertura del Forum organizzato con Ambrosetti sulle prospettive del nostro Paese è di meno 0,2%. Sangalli precisa che si tratta di ipotesi estrema mentre quella più realistica è di una crescita del Pil intorno a più 0,7%. Il numero uno dei commercianti, che per stanare i partiti a trovare le ricette giuste ha invitato i due principali sfidanti alle elezioni (oggi Walter Veltroni, domani Silvio Berlusconi), parla di "scricchiolii" preoccupanti che dall'estero arriveranno in Italia. E di una "vera e propria emergenza nazionale". Calano gli investimenti (dall'1,2% allo 0,9% del Pil nel 2008) e i consumi sono ridotti al minimo con un'inflazione che nell'anno è destinata a viaggiare ad una media del 3%. Le ricette sono note - riduzione del debito pubblico, taglio alle spese e alle tasse, politiche salariali in funzione della produttività - "peccato che nessuno le applichi fino in fondo" osserva Sangalli che prova a indicare alcuni punti fondamentali. Primo: ridurre nell'arco della legislatura la spesa pubblica corrente primaria di 5 punti accanto a una contestuale riduzione di 5 punti dell'aliquota media Irpef. Secondo: mettere in campo finalmente una politica dei servizi visto che ormai questo settore rappresenta più del 40% del Pil e dell'occupazione ed è l'unico in grado di crescere stabilmente nei prossimi anni. Se la Confindustria di Luca di Montezemolo ha messo sul tavolo un dodecalogo di proposte da offrire ai partiti, Confcommercio ieri ha alzato la posta fino a venti. Tra queste Sangalli ha messo l'indice sulle "liberalizzazioni dei servizi pubblici locali in grado di contribuire alla crescita fino a 1,5 punti di Pil". Roberto Bagnoli.

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Intese Veltroni e Berlusconi si sfidano a cernobbio, le diplomazie lavorano su Rai, riforme e nomine (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Intese Veltroni e Berlusconi si sfidano a cernobbio, le diplomazie lavorano su Rai, riforme e nomine Aspettando "quota 75" Pd e Pdl stringono i primi accordi La somma dei due partiti pesa quasi quanto i singoli risultati La rimonta del Pd, per ora, s'è fermata. Da un paio di settimane tutti i sondaggi inchiodano il partito di Walter Veltroni a 4-5 punti dal Pdl e sotto quota 35, che poi - come in privato ammette lo stratega principe del Loft Goffredo Bettini - è anche la soglia minima per garantire la sopravvivenza tranquilla della leadership anche in caso di sconfitta. D'altra parte, in ossequio alla teoria del "voto utile", l'esito delle elezioni di aprile sarà giudicato al quartier generale democratico anche sul metro di un altro obiettivo, quantificabile in "quota 75": la somma dei voti al Pd e al Pdl necessaria affinché lo spariglio bipartitista di "Silvio" e "Walter" possa dirsi riuscito e il prossimo Parlamento risultare in pratica diviso in due. E questa seconda cifra, dal punto di vista di entrambi i duellanti, non è meno importante. Lo impone la natura di questa campagna elettorale, dove le ragioni della sfida e quelle dell'intesa futura convivono senza contraddizione. Tre dossier. Ecco perché l'inizio della campagna non ha spento la macchina della diplomazia parallela e sotterranea tra Pd e Pdl, sull'asse principale Letta-Bettini. Si preparano le larghe intese? Non la loro formalizzazione. Ma una costituzione materiale delle larghe intese c'è già, perché scenari come il pareggio, un governo di minoranza o anche solo la necessità di chiudere virtuosamente la riforma bipartitica, hanno suggerito a Veltroni come a Berlusconi di istruire per tempo i principali dossier del dopo-voto. Gli abboccamenti in corso riguardano tre questioni in particolare: riforme, Rai, nomine. Nuove regole. Si tratta dell'intesa più avanzata. Esiste già una bozza per modificare i regolamenti parlamentari subito dopo l'insediamento delle nuove Camere. Ne è autore il senatore forzista Gaetano Quagliariello, già capo della diplomazia berlusconiana nella trattativa sulla riforma elettorale, e sul testo c'è il via libera di Veltroni. In sostanza, si vieta la formazione di gruppi parlamentari non presenti sulla scheda elettorale (norma che impedisce un caso radicali all'indomani del voto), si velocizza l'iter delle proposte dell'esecutivo e si rafforzano le tutele per l'opposizione. Va bene al Pd presunto perdente, va bene al Pdl favorito dal pronostico. Spiega Quagliariello: "La proposta è tarata sulle esigenze di due partiti a vocazione maggioritaria". 7 Stefano Cappellini 15/03/2008.

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Sondaggi giulio a Sinistra, Cesare con Pdl, i giovani con Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sondaggi giulio a Sinistra, Cesare con Pdl, i giovani con Veltroni Ecco come voteranno i Cesaroni Come voteranno i Cesaroni? L'abbiamo chiesto, con un sondaggio-telefonico, ad alcuni interpreti della famiglia televisiva più amata dagli italiani. Ai giovani, come Eva e Marco, piace Veltroni. I "fratelloni" Cesaroni, invece, si dividono tra una vecchia guardia rifondarola, Giulio, e derive destrorse, Cesare. L'importante, ovviamente, è distinguere tra personaggio e attore (Antonello Fassari è "rosso" quanto Claudio Amendola). Anche se nel caso di Max Tortora, apolitico, non si può. Interpreta se stesso. Eva Cudicini, sostiene la sua interprete Alessandra Mastronardi, "voterebbe a sinistra": un voto "combattuto, ma convinto e necessario. Eva è di sinistra, vuole un partito che si batta per il prossimo, è una persona intellettuale, che le legge i libri, si informa, si appassiona. Ma la sinistra di oggi è un po' messa male, e allora guarda verso il centro, cioè Veltroni. Non è una radicale, da manifestazioni no-global o girotondi". Veltroniano più convinto è Marco Cesaroni, racconta al Riformista Matteo Branciamore, l'attore che lo interpreta (canta pure la sigla della fiction Adesso che ci siete voi ). "Marco voterebbe Veltroni - sostiene Branciamore - anche perché ha il poster del Che, ma è un'icona, un sogno. A Cuba manco l'ha vista in foto e non ci andrà, almeno finché ci sono i due fratelli Castro". Per Veltroni, che ha fatto la sua prima uscita pubblica da sindaco dimissionario proprio alla Garbatella, è una rivincita, catodica, sulla Sinistra Arcobaleno. Nella forma embrionale della "mozione Mussi", contraria all'ingresso nel Pd, trionfò nella sezione Pci-Pds-Ds proprio della Garbatella. Quartiere rosso e giallorosso, sebben l'architettura sia fascista, dove è ambientata la serie televisiva di Canale5, sebbene sia berlusconiano. Sui grandi, Branciamore vede Giulio Cesaroni, il padre, interpretato da Claudio Amendola - da sempre "bi-comunista", con due pugni alzati - in "area Rifondazione, più a sinistra di Veltroni". Cesare, invece, "me sa che vota a destra... - dice, sospettoso - si lamenta sempre, dice che si stava meglio prima. Però stiamo parlando di Cesare, non di Antonello". Uscendo per un attimo dal gioco, invece, parla delle sue discussioni con Amendola: "Gli racconto il disinteresse di noi giovani verso la politica - dice - oggi non ci si schiera come in passato, come faceva Amendola. Lui ha capito, ha capito che il fatto è che noi abbiamo vissuto Tangentopoli, da piccoli, vedevamo decine di politici in manette? è stato come il '68 al contrario. Il '68 ha avvicinato la gente alla politica, Tangentopoli l'ha allontanata". Chi non si dichiara, per scelta personale e fedeltà al personaggio, è Ezio Masetti che, nella fiction, è interpretato da Max Tortora. "Io non lo dico per chi vota Ezio - ci dice Tortora - perché il mio personaggio ha le mie idee politiche. Non ho mai espresso il mio voto politico, personalmente. Non per qualunquismo, ma perché sono cavoli miei. A mio padre, quando tornava dalle urne, gli chiedevo che hai votato? E lui, sono cavoli miei". Tale padre, tale figlio. In questa apoliticità si riconosce Walter Masetti, interpretato da Ludovico Fremont, che così pronostica il suo voto. Anzi, il suo non voto. "Non so cosa potrebbe votare, vive con gioia la massima libertà. Mi sembra apolitico. Può seguire il comico Grillo, ma anche qualcun altro". Un po' confuso, ma divertito, Fremont ha un'illuminazione: "Ecco, più che votare penso che Walter potrebbe candidarsi. È ottimista sulla possibilità di cambiare le cose, anche perché ha una vita onirica". Pausa. "Potrebbe fare un partito, suo, un partito della gioia? con uno slogan tipo non fate l'amore fate la guerra, no, mi sono sbagliato: non fate la guerra fate anche l'amore?". Dopo qualche secondo, arriva lo slogan: "Sarò io il vostro Walter ego". Luca Mastrantonio 15/03/2008.

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Provocazioni Un numero di Charta minuta sul medico più cinico della tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La destra sogna il decisionismo cattivo del Dr. BerluscHouse Ma il Cavaliere dovrebbe rinnegare se stesso Roma, 14 aprile 2008. Il dottor Gregory House ha vinto le elezioni e si affaccia dal famoso balcone di Piazza Venezia. La folla è in silenzio, muta. Il dottor House comincia a parlare. Non è un discorso di festa. Elenca mali e malattie della nazione. Stila diagnosi spietate. Propone cure estreme. Sbatte sotto il muso del popolo la verità. Anche perché il suo partito potrebbe chiamarsi proprio così: il Popolo della Verità, contrapposto a quello della Libertà. A sognare e immaginare una vittoria nelle urne italiane del medico cinico e un po' bastardo che ha soppiantato in tv il pediatra Clooney di ER è l'ultimo numero di Charta Minuta , la rivista della fondazione FareFuturo , il pensatoio finiano messo in piedi dall'ex viceministro di An Adolfo Urso. Il direttore editoriale di CM , il giovane Angelo Mellone, ha infatti chiamato a raccolta giornalisti e intellettuali d'area per una suggestiva esercitazione su questo tema: "Il tredici aprile voto Dr. House". Perché lui? Perché sarebbe l'unico in grado di scrivere con mano ferma e non tremolante questa severa ricetta per il nostro paese: "Poco ottimismo, molta sobrietà e un profondo appello al senso di responsabilità, dedizione, sacrificio, in fondo anche di autostima e voglia di crederci". Così, in definitiva, il dottor House potrebbe pure apparire un "dittatore benevolo", come scrive Luigi De Gregorio, che a noi rimanda l'immagine iniziale di piazza Venezia. Insomma, c'è una destra consapevole dei mali italiani e che invoca un decisionismo responsabile e non demagogico, capace di usare in maniera conservatrice ma anche riformista l'inclinazione al sadomasochismo del nostro paese: qualcuno che ci tratti male ma alla fine ci salvi la vita. Visto che poi c'è sempre bisogno di un avversario, qualcuno che faccia da specchio in negativo del dottor House, che è un eroe cattivo ma pur sempre eroe, ecco spuntare il medico della mutua per antonomasia. Ossia Guido Tersilli, il cui camice bianco è emblema di un vizio atavico dell'Italia: "Il moderatismo come pratica compromissoria", secondo l'analisi di Filippo Rossi, autore con Luciano Lanna di Fascisti immaginari . Rossi poi ne ricava uno scontato sillogismo a uso elettoralistico di parte: Tersilli non è altro che Veltroni, la versione politica di Alberto Sordi. Il giochino è troppo facile. Anche perché il punto di arrivo del ragionamento complessivo dei pensatori finiani è quello di chiedere al ritrovato amico Silvio Berlusconi di guardarsi qualche puntata del popolare telefilm e imitare il dottor Gregory House. Riassumendo: cattivismo decisionista contro buonismo ecumenico. Con tutta onestà, però, riesce difficile ritagliare addosso al Cavaliere il personaggio di Silvio House e se volete di Gregory Berlusconi. Certo, il sogno è avere la novità del Dr. BerluscHouse, che cacofonicamente è un po' inquietante e richiama un teutonico Berluskaiser. Ma non è questione di suoni. Di seduzione, piuttosto. Del resto, è lo stesso Mellone a tratteggiare l'idealtipo dell'anti-dottor House: "Il Seduttore agisce nello spazio pubblico con l'ambizione, o l'ossessione, di piacere a ogni costo e al più grande numero di persone". In pratica, l'identikit del Cavaliere. Per diventare Gregory House, il candidato premier del Popolo della libertà dovrebbe rinnegare se stesso, ribaltare la strategia del sorriso e del promettere tutto a tutti e soprattutto cominciare a dire di no. Un'utopia più che una speranza concreta. Ed è per questo che sul numero monografico dedicato al dottor House quelli di FareFuturo si consolano, per modo di dire, con un ritratto del socialista Bettino Craxi a firma di Gianni Pennacchi: "Craxi, la decisione prima del Potere". Ma per scovare il vero dottore della politica di questa Seconda Repubblica sono utili gli indizi che Diletta Cherra mette insieme nella sua recensione della Filosofia del Dr. House , opera scritta dal collettivo Blitris, che scomoda l'etica di Kierkegaard, il metodo deduttivo di Sherlock Holmes e persino l'ossessione del capitano Achab per Moby Dick. Anche Gregory House è monomaniaco. Vuole salvare il paziente a tutti i costi, a rischio paradossalmente di ucciderlo. Un imperativo iper-etico. E forse l'unico Achab degli ultimi tre lustri che ha provato veramente a inseguire la Balena Bianca della transizione per ammazzarla e lasciare il posto a un paese normale è stato Massimo D'Alema. Cinico e antipatico, che piaccia o no, è l'unico leader italiano che un tempo somigliava più di tutti al dottor Gregory House. Quando, cioè, D'Alema era D'Alema. 15/03/2008.

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Segue berlusconi e il cazzeggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue berlusconi e il cazzeggio Come un pugile un po' appesantito dagli anni ma di grande mestiere, Berlusconi invita gli avversari nel suo angolo, illudendoli che lui sia alle corde: ma lo fa perché non può più danzare sul ring, e solo da lì può sferrare qualche colpo sotto la cintola, tenere le braccia dell'avversario, lavorarlo ai fianchi, prevalere sulla sua giovinezza e prestanza. Per questo se il centrosinistra si illude di aver ritrovato il Caimano contro cui mobilitare i suoi astensionisti commette un errore: questo corpo a corpo mobilita di più gli altri assenteisti di questa campagna elettorale, il popolo in sonno dei berlusconiani, quelli che non leggono i giornali, che guardano solo la tv, che vivono nei piccoli centri, che sono anziani, e che decidono se e per chi votare solo all'ultimo momento. A loro basta che l'occhio di bue si accenda sull'idolo per non vedere nient'altro. Ogni volta che quel faro si accende, il Pd dovrebbe solo spegnerlo al più presto, parlando d'altro, di programmi e di proposte, su cui è più nuovo e più forte; non rifletterlo per renderlo ancora più luminoso. E non basta che Veltroni finga di non nominarlo, l'avversario, chiamandolo "il mio principale competitore", se poi fa tutto il comizio sulla sua ultima battuta. Antonio Polito 15/03/2008.

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Che farà da grande (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Che farà da grande La metamorfosi elettorale di Pierferdi Casini Che farà da grande Pierferdinando Casini? Cioè che farà dopo le elezioni? La domanda che abbiamo posto ai partiti qualche giorno fa, riguardo al comportamento che terranno se al Senato la maggioranza non ci sarà, o sarà molto sottile, riguarda in prima persona lui. E pensiamo che vi si possa dare qualche prima risposta, con cognizione di causa. Casini sarà corteggiatissimo da Berlusconi comunque, dopo il voto. Riportarlo nel centrodestra, in posizione molto più debole, avrebbe un doppio vantaggio per il Popolo della Libertà: dimostrerebbe la forza espansiva del progetto e rassicurerebbe il Partito popolare europeo, allarmato da un rischio di deriva a destra del suo partner italiano. Ma Casini resisterà con tutte le sue forze (il problema è proprio qui: quali saranno le sue forze, dopo il voto?). La ragione per cui resisterà non sarà una ripicca nei confronti del Cavaliere, perché tutto sommato al Cavaliere Casini deve essere riconoscente: se non l'avesse costretto lui, forse non avrebbe mai trovato il coraggio di emanciparsi e mettersi in proprio: solo il prezzo della capitolazione morale, che gli chiedeva Berlusconi, poteva costringerlo al gran gesto. Casini resisterà per una ragione più seria. In questa campagna, infatti, il suo partito sta vivendo una vera e propria metamorfosi elettorale. Ciò che ne uscirà non sarà in nulla uguale all'Udc che stava nel Polo. Sollecitando voti contro la leadership del Cavaliere, Casini dovrà rispettarli dopo averli avuti. Qualche giorno fa un imprenditore che ha sempre votato Forza Italia e che anzi ha anche militato in Forza Italia, ci diceva che stavolta vota Casini perché ciò che nel centrodestra non va più bene è proprio il Cavaliere alla sua quinta performance elettorale. La scommessa di Casini è che dopo il voto non ci sia più l'Udc, ma un vero partito di Centro, che gioca autonomamente, e che soprattutto gioca per intero la partita del dopo-Berlusconi. Dunque Casini non aiuterà Berlusconi se fosse in difficoltà. Parteciperà a tutti i giochi politici che si apriranno in caso di maggioranza traballante al Senato, ma con una stella polare: che questi giochi abbiano come esito il passaggio di mano da Berlusconi a un altro. Tutto ciò è chiaro. Meno chiaro è che rapporti avrà Casini col centrosinistra di Veltroni. Che è anch'esso diverso dall'Unione di Prodi con cui Casini non sarebbe mai potuto andare. Un futuro alla tedesca (ricordate l'esperienza dei liberaldemocratici?) presuppone per il Centro una disponibilità ad allearsi con l'uno o l'altro partito maggiore, perché nessuno dei due è più indigeribile per una forza di centro. Paradossalmente, il primo banco di prova di questo nuovo centro potrebbe essere già alle elezioni per il sindaco di Roma. Se si dovesse arrivare al ballottaggio, allora Casini dovrebbe scegliere. E tra Rutelli e Alemanno, tutto lo porterebbe verso Rutelli. 15/03/2008.

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ROMA - Walter Veltroni ha riunito lunedì scorso staff ed esperti (c'era (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO SARDO ROMA - Walter Veltroni ha riunito lunedì scorso staff ed esperti (c'erano anche Franceschini e Bettini): "La strategia di Berlusconi è oscurare la nostra campagna, costringendoci a piccoli match quotidiani. Dobbiamo evitare di salire sul ring". Nell'ultima settimana lo scambio di colpi si è fatto più intenso. E il bilancio al loft ieri non era positivo. Giovedì il leader del Pd ha presentato le sue proposte sul fisco, ma ha prevalso nettamente la polemica sulla battuta del Cavaliere alla giovane precaria. Insomma Veltroni fatica a imporre la sua agenda, i suoi messaggi: e la novità del Pd rischia di essere offuscata dal tradizionale teatrino. Malumori che si intrecciano alla stasi dei sondaggi. Anche se gli esperti ricordano che la quota degli indecisi resta alta. Nell'area del centrosinistra, ha scritto Renato Mannhaimer, sono addirittura il 40%. Intanto questa strategia del ring quotidiano ha infranto il clima buonista di dieci giorni fa. L'involucro del fair-play non è squarciato, ma Berlusconi affonda sempre più spesso i colpi. "Dite che Walter è come Stalin" ha detto ai candidati Pdl. Ieri ha aggiunto: "La credibilità di Veltroni è zero". Soprattutto il Cavaliere vuole inchiodare il leader Pd alla continuità con Prodi ("non gli consentirò manipolazioni"). Non che il leader Pd risparmi le sue risposte, anche sotto la cintura. L'anzianità di Berlusconi è una delle allusioni ricorrenti nei comizi. Come la ripetitività delle promesse. Il problema è che Veltroni deve innanzitutto sostenere la sua immagine di innovatore e lanciare segnali conseguenti assai più che reggere il botta e risposta con Berlusconi. Lo teorizza lui stesso. "Berlusconi invece deve amministrare un vantaggio. Deve addormentare la partita a centrocampo" spiega uno dei suoi ghostwriters. Non la può addormentare troppo. Perché altrimenti rischia la disaffezione dei suoi, come ha testimoniato l'articolo di protesta di Vittorio Feltri contro l'"effetto camomilla" di una settimana fa. Anche per questo il Cavaliere ha deciso di cominciare a sparare su Veltroni. Puntare solo contro Pier Ferdinando Casini rischiava di diventare per lui controproducente. Ma non intende forzare. Nei giorni scorsi, a palazzo Grazioli, si è discusso se lanciare una campagna contro "i mali di Roma" e l'amministrazione Veltroni. Ed è stato lo stesso Berlusconi a dire no: "Se esageriamo, diamo l'impressione che abbiamo paura di Veltroni. Rischiamo di rilanciarlo, anche perché gli italiani non sanno come è governata Roma". La polarizzazione della campagna sui due candidati dei partiti maggiori è un effetto indotto dell'acuirsi dello scontro diretto. A Berlusconi fa gioco. A Veltroni un po' meno, visto che ha bisogno di una tenuta della Sinistra arcobaleno e del Centro per tentare il pareggio in Senato. Ma siamo soltanto nella fase due della campagna elettorale. Veltroni è partito con largo anticipo. Berlusconi è in campo da una decina di giorni. Ora siamo in corsia di accelerazione verso la fase tre, quella finale, che inizierà dopo Pasqua. Sarà il momento dei "colpi", degli "choc positivi" che ora vengono studiati in gran segreto. "La nostra campagna è come quella del 2001" dicono a palazzo Grazioli: vuol dire, tra l'altro, che Berlusconi non intende fare alcun confronto diretto in tv. Veltroni invece deve attaccare. Ma non può fare come il Cavaliere nel 2006. Deve restare fedele alla sua "novità". Nella guerra di strategie è il momento cruciale.

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Sabrina (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-03-15 num: - pag: 57 categoria: REDAZIONALE Personaggi La Ferilli e i precari nel film in arrivo "Tutta la vita davanti". Un ruolo visssuto con l'"impegno" di tutte le sue scelte Sabrina la pasionaria Spogliarellista e tata per la tv Kapò nel call center di Virzì "Questa è un'Italia ingiusta" ROMA - Ci sono tante donne oggetto del desiderio. Sabrina Ferilli è un soggetto del desiderio, è lei che desidera qualcosa, che partecipa, il calcio, la politica: viva la Roma, abbasso Berlusconi. Sabrina la rossa, pasionaria che s'indigna, punta il dito, prende posizione. Chi lavora con lei dice: è la primadonna della versatilità. è come un treno che si ferma a tutte le stazioni: dalla leggerezza all'impegno. Sabrina spogliarellista di notte e tata di giorno nella fiction Anna e i cinque che sta girando per Mediaset; Sabrina che galvanizza il branco di disperate di un call center, e lei lo è più di tutte, nel film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì che Medusa fa uscire il 28 marzo. "Le musichette motivazionali, gli autoconvincimenti, gli atteggiamenti da kapò che ha il mio personaggio? Virzì dice che siamo assolutamente fedeli alla realtà ". Non vuol essere un film di denuncia eppure denuncia una realtà che riguarda i 75 mila giovani assunti nei call center. "La disperazione è verticale, è sconvolgente perché è un non mestiere e quelli sono non lavoratori. Lavorano essendo precari, è una contraddizione immensa, lo specchio di questo momento sociale". Cast ricco, con Sabrina, Massimo Ghini, Isabella Ragonese, Micaela Ramazzotti, dentro anche Elio Germano venditore di un robottino e Valerio Mastandrea sindacalista d'assalto volenteroso e sfigato. Perché specchio della società? "Il call center è l'emblema di una certa gioventù, dell'estraniazione totale rispetto a contenuti, principi e battaglie, è un flash sul nuovo di oggi, che è più vecchio dell'uomo con la clava; è nuovo rispetto a ieri solo perché non si conosce ". Dicono che lì solidarietà e sindacato non esistono, che i colleghi sono tutti nemici fra loro... "Non è solo cinismo, convivono col sopruso, con l'ingiustizia. Non è una commedia, ti alzi dalla sedia che sembra ti abbiano dato un pugno nello stomaco ". I call center sono il simbolo della flessibilità... "La flessibilità spesso è una truffa. Ma, intendiamoci, senza di essa è impossibile dare un taglio alla disoccupazione. è che non ci può essere solo quello. Oggi non credo, ma l'America degli anni '50 era un modello di libertà, mentre ora importa valori ed esporta ingiustizie. La flessibilità è un dramma: Hillary Clinton nella campagna elettorale parla di posti fissi, non più di flessibilità selvaggia, curioso che sbandieri un nostro valore. Ma è altrettanto vero che negli Usa c'è il blocco del conto in banca se non paghi le multe, c'è la responsabilità oggettiva del cittadino e non la figura astratta del politico che risolve ogni cosa. In Italia io pago il 40 per cento dei miei incassi per sanità, scuola e via dicendo, però non ci torna indietro nulla. Allora se devo avere l'ospedale pubblico gratis che non funziona, preferisco la sanità privata". E cosa si aspetta dal suo candidato premier Veltroni rispetto al precariato? "Una netta inversione. Sono fiduciosa, lui sa fare da tramite fra chi sta come me e chi guadagna 500 euro al mese. Non perseguita la gente con le tasse come fa certa sinistra. Chi vincerà le elezioni? Per scaramanzia non lo dico. Spero che vinca il nuovo". Mai stata precaria? "No, vengo da una famiglia che mi ha aperto il cervello rispetto alla capacità di partecipare attivamente nella vita. Il call center non è un mestiere. Anche se spesso è una scelta obbligata". All'origine della sua mancata maternità, c'è la considerazione che in Italia ai nostri figli offriamo un mondo bloccato? "Non è un mondo bloccato ma ingiusto, e nell'ingiustizia non si vive bene. I ragazzi che riescono ad affermarsi sono una minoranza, per arrivare devi avere soldi da investire, non hai pari opportunità. Non me ne frega niente dei computer e del progresso tecnologico se non è un mondo libero. Questo è un film sullo stato di diritti nel nostro Paese". All'estero non c'è l'Eden: ha visto "In questo mondo libero" di Ken Loach? "Straordinario, la protagonista produce eppure viene licenziata da un momento all'altro, nominata come se fosse al Grande fratello. In genere, se sbagli paghi. Lei non sbaglia. Ma paga". Scusi la digressione: se la Roma vince lo scudetto che s'inventa stavolta? "Certo dopo lo strip tease al Circo Massimo è dura... Tanto è un'eventualità che non si pone. Lo scudetto è già sulle maglie dell'Inter. A meno che non ci risentiamo tra due o tre partite, hai visto mai...". Valerio Cappelli Sul set A fianco, Sabrina Ferilli in una scena di "Tutta la vita davanti", in cui interpreta il ruolo dell'"animatrice" di un call center, emblema del precariato A destra con Valerio Mastandrea e il regista Paolo Virzì (seduto) sul set \\ Non solo flessibilità La flessibilità spesso è una truffa. Ma, intendiamoci, senza di essa è impossibile dare un taglio alla disoccupazione. è che non ci può essere solo quello \\ Giallorossa Dopo lo strip al Circo Massimo? Lo scudetto è già dell'Inter A meno che.

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<Roma Punto>, una free press tutta per Alemanno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-15 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Centrodestra Berlusconi, che oggi sarà a Corviale: "La città è piena di rifiuti per la sinistra incapace" "Roma Punto", una free press tutta per Alemanno La chiamano la "campagna della verità", e partirà da qua dentro, da questa redazione improvvisata - ma nemmeno troppo - dentro un palazzo di Corso Vittorio Emanuele II, a due metri da piazza del Gesù. è la sede di "Roma Punto", il free press che per un mese (da qui al 14 aprile, con estensione di altre due settimane in caso di ballottaggio) racconterà la sfida di Gianni Alemanno a Francesco Rutelli e agli altri candidati per il Campidoglio. Un giornale vero e proprio, con otto pagine di politica cittadina che si propongono di essere "graffianti", e le altre di sport, cultura, cronaca nazionale. L'editore è Italo Bocchino, 41 anni, politico, giorna-lista, un napoletano con gli occhialini che nel campo dei media è una garanzia: suo, infatti, è E-polis e suo è anche il "Roma ", storico e glorioso quotidiano del capoluogo campano. "L'obiettivo - racconta Bocchino - è quello di fare un progetto che non sia solo elettorale, ma di servizio alla città. Chi lo fa, crede nella candidatura di Alemanno, ed è la prima volta che si crea un house organ ultramoderno per un aspirante sindaco". Ieri il primo numero, distribuito in 50 mila copie: mille a testa, in ognuno dei venti gazebi distribuiti nei municipi, le altre in giro per la città. "E nell'ultima settimana - continua Bocchino - di campagna elettorale arriveremo a centomila copie. A Roma, solo 2 o 3 giornali hanno questa tiratura ". A dirigere "Roma Punto" sarà Simone Turbolente, 30 anni, giovane portavoce di Alemanno (che in privato chiama affettuosamente "Nanni Manni"), socio del Canottieri Lazio, appassionato di canottaggio: "La nostra piattaforma multimediale - dice Turbolente - comincia a dare fastidio. Tanto che il video di Mauro Corona, che era nell'home page di Alemanno, è stato oscurato da You Tube... Vuol dire che il nostro sito ha colpito nel segno". Se Berlusconi imbarca Ciarrapico "perchè i suoi giornali servono", con le sue 16 pagine anche Alemanno va all'attacco: "Serve un'operazione verità su questi 15 anni di centro di potere della sinistra. I sindaci sono cambiati, ma la regia è rimasta sempre la stessa, ed è quella di Goffredo Bettini". è la risposta, indiretta, alla frecciata dello stratega del centrosinistra che aveva bollato i rivali come "la solita minestra, condita con l'olio di ricino". Alemanno insiste: "Denunciamo il velo che c'è su Roma, il distacco tra l'establishment politico- economico del Comune e la vita dei cittadini. Questo velo lo vogliamo rompere e da due anni già alcune crepe si sono aperte". Sulle ultime alleanze di Rutelli, il candidato del centrodestra è ironico: "Se il centrosinistra sente l'esigenza di fare una lista "Moderati per..." vuol dire che deve bilanciare la presenza di Rifondazione Comunista. Così come la lista under 30 serve ad equilibrare quella puzza di vecchio che c'è sulla candidatura di Rutelli". Se il Pdl vincesse a livello nazionale, e Alemanno perdesse la corsa al Campidoglio, tornerebbe a fare il ministro? "è un'ipotesi alla quale non voglio pensare adesso. In ogni caso, qualunque sarà la mia posizione, continuerò ad occuparmi dei problemi di Roma". Nel pomeriggio, Alemanno ha cominciato la sua campagna "porta a porta", a contatto coi cittadini. Prima tappa il XVI Municipio, tra Bravetta e Boccea, dove ha inaugurato il circolo territoriale guidato da Flaminia Augello, la figlia del senatore di An. E oggi, naturalmente, la firma del "Patto per Roma" a Corviale, con Fini, Berlusconi e il candidato alla Provincia Alfredo Antoniozzi. E il leader del Pdl ha "scaldato" il suo arrivo con un affondo a Veltroni: "Roma è in situazione di degrado incredibile". Ernesto Menicucci Ascolto Ieri Alemanno a Bravetta \\ Verità Serve un'operazione di verità su questi 15 anni di sinistra \\ La regia I sindaci cambiano ma il regista è sempre Bettini.

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Segue quota 75 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue quota 75 Ma anche sulla riforma elettorale c'è una pista aperta. Se il modello francese è sparito dalla versione definitiva del programma del Pd, mentre nelle bozze era addirittura abbinato al semipresidenzialismo, è perché esiste un impegno delle parti (in questo caso lo sherpa veltroniano è il politologo e futuro deputato Salvatore Vassallo) a riprendere la discussione a due, senza più "piccoli" e centristi, dal modello spagnolo. Petruccioli ter. Anche in Rai le manovre non hanno ceduto il passo alle urne. La diplomazia bipartisan, manovrata in questo caso da Giuliano Urbani, sta lavorando a una riconferma di Claudio Petruccioli alla presidenza. Il cda in carica scade ai primi di giugno. Se Pd e Pdl si accordassero subito sulla necessità di una riforma della legge Gasparri per la parte che riguarda la Rai, il vertice potrebbe essere congelato almeno per altri sei mesi, il tempo di varare le nuove regole d'ingaggio. Ma su questa soluzione pende anche l'incognita Malgieri, il consigliere in quota An che dovrà dimettersi perché eletto in Parlamento e la cui necessaria sostituzione potrebbe terremotare gli equilibri. Ecco perché si ragiona pure su una rielezione nuda e cruda di Petruccioli, candidato ormai solidamente bipartisan. "Come pochi altri ce ne sono in giro", si spiega nell'entourage berlusconiano. Monty e Pier. I cda di Eni ed Enel hanno già aggiornato alla seconda settimana di giugno la seduta per la nomina dei nuovi vertici. Nel rinvio della partita per aggiornare le poltrone di tutti i colossi a partecipazione statale ha avuto un ruolo decisivo la fermezza di Tommaso Padoa-Schioppa. Ma non c'è dubbio che Veltroni e Berlusconi abbiano accolto con entusiasmo la prospettiva di poter gestire in prima persona anche questo fondamentale dossier. Che le nomine dei "campioni nazionali" dell'economia si avviino a diventare un affare a due Pd-Pdl è confermato indirettamente dalle uniche voci levatesi pubblicamente a contestarne il rinvio: quella del presidente uscente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo e quella del leader dell'Udc Pierferdinando Casini. I quali, da qui a tre mesi, rischiano di essere poco più che spettatori del puzzle di nomi e poltrone. Cernobbio soft. Questi scenari da larghe intese di fatto non sono destinati a togliere nulla alla battaglia elettorale, che salirà senz'altro di intensità. Qualcuno pensa già oggi a Cernobbio, al meeting organizzato da Confcommercio, uno dei pochi confronti ravvicinati tra i candidati. Veltroni parlerà al mattino, Berlusconi al pomeriggio. Ma il primo non ha in serbo colpi di teatro o affondi per l'avversario. L'attenzione sarà rivolta tutta a guadagnare punti in un'arena storicamente ostile al centrosinistra. L'aver inseguito il Cavaliere dopo la battuta sui precari non è insomma il segno di un cambio di tono della campagna veltroniana ("Su un tema delicato come quello dovevamo intervenire", si spiega al Loft), come dimostra il fatto che non un fiato è uscito per replicare al consiglio di Berlusconi ai suoi candidati: "Paragonate Veltroni a Stalin". Casomai, i decibel saliranno negli ultimi giorni di campagna, quando l'obiettivo sarà polarizzare al massimo il voto. E lasciare alla voce "altri" meno del 25 cento. Stefano Cappellini 15/03/2008.

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In fila dal <mago> di Montecitorio: sarò eletto? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE In fila dal "mago" di Montecitorio: sarò eletto? Un dirigente del servizio studi calcola le chance dei candidati: sono venuti in 30 a chiedermi aiuto ROMA - "Sono venuti in tanti, magari anche per conto di Veltroni e Berlusconi. Accade sempre prima del voto: arriva il peone e il rappresentante del partito. In sostanza vogliono che leggiamo il futuro, anche se questo è l'ufficio studi della Camera dei Deputati, non siamo mica il mago Otelma. Per alcune decine di persone un posto in Parlamento può dipendere da un coefficiente dello zero virgola, insomma una sorta di cabala, eppure la soglia di questa porta per tanti rappresenta la voglia di certezze". Il dottor Fabio Arcese, dirigente del servizio studi di Montecitorio, è persona riservata. Racconta una dinamica, non fa nomi: "Sono arrivate almeno una trentina di persone, ovviamente più di tutti i borderline, coloro che sono piazzati male in lista; vogliono proiezioni, scenari, li fanno circolare fra i colleghi, pretendono che i numeri del 2006 siano in grado di dire anche cosa accadrà ad aprile. In alcuni casi è possibile, ragionevole, ma noi facciamo solo conti, per quanto laboriosi. E invece questa porta è stata varcata da tanti come si fa un viaggio a Lourdes, in attesa che la matematica possa fare il miracolo". Il dottor Arcese di scenari ne ha immaginati almeno 8 o 9, nazionali e regione per regione, Senato e Camera. Domanda tipo che gli è stata rivolta: "Io sono piazzato 15esimo in questa lista, in questo collegio, mi dice se verrò eletto?". Altra domanda tipo: "Se il mio partito prende tanti voti quanti parlamentari scattano in questa Regione? E se invece prende meno di tanto?". Il dottor Arcese ha preso i numeri delle ultime Politiche, li ha rivisti in base alle nuove coalizioni, ha sottratto Udc da Pdl, sinistra arcobaleno da Pd, analizzato le tante variabili regionali e fornito alcune risposte. L'onorevole Mario Pepe, che pure è messo benissimo fra i candidati del centrodestra, ricordatosi che la statistica era in grado di fornire previsioni, negli stessi giorni si è divertito a modo suo: per alcune ore, nelle stanze di Forza Italia, in via dell'Umiltà, ha terrorizzato almeno una dozzina di neofiti e non. Foglio in mano, numeretti immaginari: "Tu dove sei piazzato? Ecco, fammi vedere bene, tu sì, no tu no; tu fuori, tu dentro". Erano i momenti che precedevano la conclusione delle liste delle candidature. E mentre ai calcoli di Arcese attingevano fra gli altri Enzo Raisi di Alleanza nazionale e Giorgio Merlo del Pd, forse anche per conto altrui, negli uffici del partito del Cavaliere il deputato azzurro Gregorio Fontana usava dei software simili a quelli di Montecitorio per elaborare in house le risposte "alle preghiere di almeno un centinaio di persone". Anche Fontana non fa nomi, ma conferma il trend: "è umano e comprensibile, in quei momenti tutti vogliono sapere qual è la soglia, diciamo così, dell'eleggibilità. Vogliono un motivo per sperare, o per sentirsi blindati. Un motivo per dire sì o no a un piazzamento nelle liste considerato sfavorevole. Chiaro che non esiste una risposta definitiva per tante situazioni, che solo il voto potrà chiarire se alcuni posti erano buoni o brutti". Fra le tante risposte ai singoli parlamentari o aspiranti tali il dottor Arcese ha abbozzato anche alcune conclusioni generali. Per esempio che "è molto difficile che ci siano più di 38 milioni di voti validi, come accadde nel 2006". Oppure "che Veltroni ha collocato fuori dal Pd 4,5 milioni di voti della sinistra, mentre Berlusconi privandosi dell'Udc rinuncia a 2,5 milioni di voti. E dunque il Pdl al Senato potrebbe anche vincere più di quanto si è finora pronosticato ". Ma "se volete certezze allora bisogna solo attendere il 13 aprile". Marco Galluzzo.

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Dalla leader ugl stop al <ribelle dei taxi> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-15 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Polverini contro Bittarelli "Non mi piace. Ma non dico per chi voto" Dalla leader ugl stop al "ribelle dei taxi" ROMA - Renata Polverini, la sindacalista di destra che rivendica con orgoglio di aver scioperato sei volte contro il governo Berlusconi, bacchetta le liste del Pdl. "Ciarrapico? è un nome che avrei preferito non vedere fra i candidati", dice il segretario generale dell'Ugl, l'organizzazione nata dalle ceneri della Cisnal e considerata vicina ad An. E ancora: "Loreno Bittarelli? è una scelta sbagliata", commenta sul leader dei tassisti romani, indicato dal partito di Gianfranco Fini per il Senato. "Le sue posizioni estreme nella vertenza con il Campidoglio hanno causato danni ai cittadini e ai tassisti stessi", aggiunge la sindacalista che mediò la ricomposizione della frattura fra gli autisti capitolini e Veltroni dopo lo sciopero selvaggio di novembre. Ma lei chi vota? "Non lo dico. Andrò a votare. Ma come segretario di un sindacato ritengo che sia più corretto mantenere il riserbo su questa scelta". Però Fini voleva candidarla alle politiche... "Ne abbiamo parlato, ma sono alla guida dell'Ugl da due anni, voglio terminare il mio mandato". Vota a destra? "Non lo dico". Anche Veltroni aveva ipotizzato la sua candidatura... "C'è stato solo qualche scambio di battute". Il nome fra tutti che l'ha sorpresa di più? "Positivamente Souad Sbai, presidente delle donne marocchine che correrà con il Pdl". E negativamente? "Forse Calearo con il Pd. Spero che non ci riporti indietro a quando il centrodestra voleva abolire l'articolo 18. Uno come lui forse sarebbe stato meglio con il Pdl. Io lo ricordo come controparte nelle trattative per i contratti... ". Come giudica la presenza femminile nelle liste? "Ho l'impressione che in molti casi siano state preferite ragazze giovani e belle alle donne competenti. Gente che con la politica non c'entra nulla, ma si presenta bene ". Qualche nome? "No, niente polemiche personali, meno che mai contro le donne. Ma sono delusa". Dalla destra o dalla sinistra? "Dalla destra e dalla sinistra, sotto questo aspetto". Paolo Foschi Ugl La segretaria Renata Polverini.

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I commercianti svizzeri: andate a fare la spesa in Italia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Lombardia - data: 2008-03-15 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Varese I commercianti svizzeri: andate a fare la spesa in Italia VARESE - E' come se Berlusconi andasse sui giornali per chiedere di votare Veltroni. Per protestare contro le autorità che non li fanno stare aperti in un giorno di festa, i commercianti svizzeri hanno comprato pagine sui giornali ticinesi lanciando un appello polemico: "Visto che noi saremo chiusi, andate a fare la spesa in Italia". Colpa di un provvedimento del Dipartimento finanze ed economia del Canton Ticino, che ha negato l'apertura alle catene commerciali elvetiche il 19 marzo, San Giuseppe, giorno in cui in Svizzera è festa e che rappresenta l'avvio della bella stagione turistica. I negozianti, sulla scorta di quanto accaduto gli anni precedenti, stimavano una presenza di circa 200 mila clienti e hanno preso molto male la decisione delle autorità. Tuttavia, a Lavena Ponte Tresa, primo comune varesino oltreconfine, si stanno già facendo i conti, anche se a parole prevale il fair play: "Mi sembra incredibile - racconta, molto stupito, il sindaco Pietro Roncoroni - ma non dobbiamo gioire delle disgrazie altrui, il commercio transfrontaliero deve essere collaborazione e non competizione". Sarà, ma intanto, prima di Natale, la guerra era stata feroce: gli svizzeri avevano acquistato pagine sulla stampa italiana per attirare i clienti, gli italiani avevano risposto comprando gli spot sulla Tv svizzera che offrivano parcheggi gratuiti per lo shopping. Roberto Rotondo.

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Notizie in 2 minuti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-03-15 num: - pag: 72 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano In Tibet proteste anticinesi: due le vittime negli scontri Nuove manifestazioni di protesta anticinesi a Lhasa capoluogo del Tibet. La polizia è intervenuta per disperdere i dimostranti: due vittime. La Casa Bianca condanna. Appello dall'Ue. Usa, travolta dalla crisi la quinta banca d'investimenti Bear Stearns, la quinta banca d'investimento degli Usa ha dichiarato ieri una crisi di liquidità che l'ha costretta a ricorrere alla Fed e a JP Morgan per ottenere fondi di emergenza. La notizia ha rafforzato notevolmente i timori di una crisi del credito globale e ha portato il titolo a cedere fino al 50% Europa, paura del supereuro Cresce in Europa l'inquietudine per la crescita dell'inflazione e per il supereuro. Riuniti a Bruxelles per il vertice di primavera, Romano Prodi e i suoi colleghi, hanno inserito i loro timori nel documento conclusivo del summit. La moneta europea ieri è volata a 1,5669 dollari, nuovo record. Politica Berlusconi: in Libano servono nuove regole d'ingaggio Silvio Berlusconi: se andremo al governo non ritireremo il contingente italiano dalla missione dell'Onu in Libano, ma chiederemo la modifica delle regole di ingaggio. Focus La Sacra Rota annulla un matrimonio fallito su cinque Aumentano del 25 per cento l'anno le richieste di annullamento dei matrimoni da parte della Sacra Rota che ormai interessano uno scioglimento su cinque. Cronache Morta a 88 anni Chiara Lubich fondatrice dei Focolari Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolari e una delle donne più influenti nel cattolicesimo moderno, è morta l'altra notte a 88 anni a Rocca di Papa, a sud di Roma. Il movimento dei Focolari conta più di 140 mila membri in 182 Paesi e vuole diffondere i valori cristiani rafforzando la famiglia. Giustizia troppo lenta: Napolitano scrive al Csm Mai più ritardi della giustizia come quello di Gela, dove per una sentenza sono stati necessari 8 anni e un imputato di reato di mafia è stato scarcerato. Lo afferma il presidente della Repubblica Napolitano, in una lettera inviata al vicepresidente del Csm, Mancino. Economia Alitalia, l'offerta nella notte Alitalia crolla in Borsa (il titolo è arrivato a perdere l'8,12%) in attesa della presentazione dell'offerta vincolante da parte di Air France. Nessuna indicazione è trapelata, ma per oggi è previsto il Cda di Alitalia. Cultura Il fascismo tra Croce e Volpe Carteggi inediti: Una biografia di Eugenio Di Rienzo svela i retroscena del dissidio scoppiato tra il filosofo Benedetto Croce e lo storico Gioacchino Volpe. Fu il fascismo a dividere i due amici. Spettacoli Ferilli la rossa Nel film "Tutta la vita davanti" che uscirà il 28 marzo, Sabrina Ferilli è la paladina dei precari. Ma lo è anche nella vita: "Da Veltroni mi aspetto una netta inversione rispetto al precariato". Sport Champions: con il Manchester la Roma cerca il riscatto Champions: nei quarti sarà ancora Roma- Manchester United, con grande voglia di rivalsa dei capitolini. L'urna ha deciso che si replica la sfida dello scorso anno, quella che all'Old Trafford finì 7-1 per gli inglesi.

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Libano, il Cavaliere: "Nuove regole d'ingaggio" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 64 del 2008-03-15 pagina 4 Libano, il Cavaliere: "Nuove regole d'ingaggio" di Antonio Signorini Scoppia la polemica tra Pd e Pdl sulle truppe in Medio Oriente. Fini sottolinea: "Sbagliato andare via dal Libano, ma c'è un problema di uomini e risorse". Da Sinistra accuse all'ex ministro Martino Roma - "Noi abbiamo votato la missione in Libano, ma abbiamo detto subito che non eravamo d'accordo con le regole d'ingaggio. Se andremo al governo cambieremo queste regole". In sostanza, servono nuovi compiti per i soldati italiani in Libano, perché quelli assegnati dal governo Prodi non sono chiari al centrodestra. La precisazione di Silvio Berlusconi è arrivata al termine di una giornata di polemiche sulla missione nel Paese dei cedri. Un ritorno - sia negli schieramenti sia nelle cose dette - alle schermaglie di qualche mese fa, quando il ministro degli Esteri Massimo d'Alema, a detta dell'opposizione di centrodestra, assunse una posizione non sufficientemente chiara nei rapporti con il partito islamico di Hezbollah. Il governo uscente e il Partito democratico hanno interpretato le dichiarazioni che Antonio Martino ha rilasciato a un'agenzia di stampa come un annuncio di disimpegno dal Libano. "Oggi c'è già una reazione da parte delle autorità libanesi. Il presidente del Parlamento ha convocato il nostro ambasciatore per avere spiegazioni", ha avvertito il presidente del Consiglio Romano Prodi facendo riferimento al presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, un alleato sciita di Hezbollah. Precisazioni anche da Gianfranco Fini: "Andarsene dal Libano sarebbe sbagliato. Aver posto il problema della quantità di militari impegnati in Libano è un'altra cosa. Anche perché abbiamo obblighi internazionali che debbono essere assolti ma dobbiamo anche essere consapevoli che le nostre forze armate hanno uomini e risorse limitate". Un esordio dei temi di politica estera in campagna elettorale, preannunciato da un'altra polemica, sempre sul Medio Oriente: quella sulle aperture del ministro degli Esteri uscente Massimo D'Alema ad Hamas. Le reazioni del centrodestra al suo auspicio che Israele dialoghi con i fondamentalisti islamici palestinesi sono state "del tutto sconnesse e strumentali". Mentre l'auspicio di Martino sul Libano "è ridicolo". E il riferimento dell'esponente del Pdl a rinunciare ai militari in Libano per mandarli in Irak "Posizioni personali", aveva commentato Berlusconi, precisando che un governo di centrodestra potrebbe al limite pensare di mandare "istruttori militari". Decisamente contrario a inviare nuovamente militari italiani a Bagdad, il candidato premier del Partito democratico Walter Veltroni: "Da lì stanno venendo via anche gli Stati Uniti. Noi abbiamo responsabilità come italiani ed europei e non possiamo sfuggirle". Così, ha aggiunto D'Alema, "in qualche settimana rischiamo di dilapidare il prestigio internazionale dell'Italia". Dichiarazioni che, forse per la prima volta, hanno fatto tornare sulla stessa linea Pd e sinistra antagonista, da sempre a favore della missione in Libano. Lì, ha spiegato il candidato premier dell'Arcobaleno Fausto Bertinotti, "siamo accolti da tutti. Io stesso ne ho fatto esperienza incontrando tutte le forze politiche, dal governo a Hezbollah. L'unica cosa che avevano in comune era l'apprezzamento per la missione italiana. Lì le destre vorrebbero uscire, per andare dove? In Irak, dove il popolo è costretto a una lotta drammatica e dove anche negli Stati Uniti tutti riconoscono ormai il fallimento della propria politica in Irak". Al Pdci, le parole di Martino e anche quelle di Berlusconi sono suonate come la dimostrazione che "alla destra piace la guerra". E le conclusioni le ha tratte Iacopo Venier, responsabile Esteri dei Comunisti italiani: "L'Italia - non potrà darsi una politica estera coerente con l'articolo 11 della nostra Costituzione sino a quando non metterà in discussione la Nato". In disaccordo con entrambi l'Udc Pier Ferdinando Casini che ha definito "irresponsabili" le dichiarazioni di Martino, ma allo stesso tempo considera "assurdo che D'Alema si sia schierato dalla parte di Hamas, che l'Unione europea considera un'unione terroristica". Rimane sullo sfondo della polemica l'Afghanistan, indicata da Martino come una delle possibili missioni da rafforzare. La sinistra antagonista è contraria. E Berlusconi ha ricordato che è l'Onu a chiederci di rafforzare il contingente. Nessun commento dal Pd. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Crescita, Berlusconi: "La crisi Usa mette a rischio il Paese" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 64 del 2008-03-15 pagina 0 Crescita, Berlusconi: "La crisi Usa mette a rischio il Paese" di Redazione Preoccupazione del leader del Pdl sulla situazione economica: "La situazione è molto difficile perché il Governo Prodi ci lascia un'eredità molto pesante". E sul fisco: "Serve una rivoluzione totale" Roma - Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi. torna a sottolineare la sua preoccupazione per la situazione economica, sottolineando che "la situazione è molto difficile" perché il Governo Prodi "ci sta lasciando un'eredità molto pesante". Parlando a Corviale il candidato leader del Pdl avverte: "Ci cadrà addosso la congiuntura di crisi che viene dall'America", per questo "occorre rimboccarsi le maniche e prendere provvedimenti necessari per il bene del Paese". La crisi economica Lo aveva detto già nei giorni scorsi. Il Pdl non farà miracoli: niente promesse vane, ma concretezza. Berlusconi scende in campo mettendo davanti agli occhi degli italiani la situazione "molto difficile" lasciata dal Governo Prodi. "Abbiamo una eredità pesante - ha spiegato Berlusconi - perché questo governo ha sprecato due anni di congiuntura favorevole ed ora ci verrà addosso una congiuntura di crisi che viene dall'America". "Noi - ha proseguito - saremo chiari: al governo avremo una situazione difficile e quindi ci dovremo rimboccare le maniche e con umiltà prendere i provvedimenti necessari che servono per il bene del Paese e di tutti". Sistema fiscale da rivedere "Bisognerebbe fare una rivoluzione totale del nostro sistema fiscale, che però non è facile". Berlusconi ha spiegato che "questa è una cosa che si può e si deve fare soltanto programmandola a tot anni di distanza". Parlando con gli abitanti di Cordiale, Berlusconi ha sottolineato che anche qui in periferia "c'è una vasta partecipazione di gente che comincia a capire il perché durante la campagna elettorale, noi assumiamo impegni che poi manteniamo, al contrario della sinistra. Noi - ha osservato il Cavaliere - abbiamo una diversa credibilità e possiamo contare su un vasto consenso. Siamo gente concreta che affronta gli impegni" con enorme responsabilità. "Abbiamo dato dimostrazione di rispettare ciò che manteniamo, al contrario della sinistra che non ha mantenuto le promesse e che quando è andata al potere si è dimenticata della povera gente che - ha concluso Berlusconi - retoricamente dice di voler aiutare". Voto utile "Se non volete che vinca il partito di Prodi e Veltroni, l'unico modo è dare il voto al Pdl". Il leader del Pdl avverte chiaramente i cittadini: "Attenti a come date il vostro voto", dice tornando a spiegare il meccanismo per il quale il partito che avrà la maggioranza relativa potrà avere una chiara maggioranza in Parlamento. Quindi, insiste, "si confrontano due partiti, Pdl e Pd. Se coloro che non si riconoscono nella sinistra il loro voto non lo danno al Pdl, ma ai partiti minori, devono sapere che stanno disperdendo il coloro voto e fanno il gioco di Veltroni e della sinistra". Per questo Berlusconi chiede ai cittadini di farsi "misionari di comunicazione" su questo tema perché "solo il 30% degli elettori ha la consapevolezza di questo meccanismo elettorale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi: solo 12 ministri e almeno 4 saranno donne (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 64 del 2008-03-15 pagina 0 Berlusconi: solo 12 ministri e almeno 4 saranno donne di Gianni Pennacchi Attacco a Casini: "Colpa sua se non è stata abrogata la par condicio. E mi imponeva le nomine negli enti". E sulle riforme: "Ci sarà dialogo, ma governeremo da soli" Roma - "Nel governo del Popolo della libertà ci saranno 12 ministri, e 4 di questi saranno donne", ha sparato solennemente Silvio Berlusconi ieri sera in tivù. Era il colpo conclusivo per Primo Piano, su Rai3, che ha centrato tre obiettivi, primo fra tutti quello di rimarcar la differenza rispetto al governo Prodi coi suoi cento e passa elementi. Suscitando però, anche sospetto e timore tra i maggiorenti di Forza Italia e di An, con la prospettiva di doversi spartire soltanto 8 ministeri "buoni", cioè con portafoglio, e doversi poi accapigliare per le aggiuntive 4 poltroncine senza portafoglio. E dando il via alla corsa delle candidate, giovani o stagionate, belle oppure oscar alla carriera, novelle o già esperte che siano, tutte in lizza per far la ministra. L'identikit delle quattro che coloreranno di rosa un terzo del governo, forse è prematuro. Ma non è azzardato prevedere che usciranno da questi sei petali: Stefania Prestigiacomo veterana dei governi Berlusconi, Mara Carfagna votata alla Famiglia, Giorgia Meloni vicepresidente della Camera per An, Mariastella Gelmini coordinatrice lombarda di Fi, Giulia Bongiorno avvocato vincente (di Andreotti) che aspira alla Giustizia, Michela Vittoria Brambilla animatrice dei circoli. Non è stata l'unica esternazione di Berlusconi, quella serale. Le urne incalzano e la campagna elettorale affretta i tempi, dunque ieri il leader del Pdl aveva già parlato in teleconferenza a un convegno milanese organizzato da Stefania Craxi, e nel piccolo auditorium di Palazzo Grazioli con una nutrita rappresentanza della comunità ebraica tripolina trapiantata a Roma. I circa 6.000 tripolini sono in maggioranza schierati a centrodestra, Raffaello Fellah che ha organizzato l'incontro, attento ad Andreotti e sinora supporter di Rutelli e Veltroni, tifa ora per Berlusconi "che è più affidabile", difendendolo dalle "speculazioni sul caso Ciarrapico". All'incontro c'era pure il potente impresario David Zard, che ha chiesto a Berlusconi "più teatri in Italia". E il fisico Daniele Fargion, che pur dichiarando "io sono e resto di sinistra", lo ha caldamente elogiato "per aver introdotto la legge contro il fumo". Con gli ebrei che han dovuto lasciare la Libia e con la platea di Stefania Craxi, Berlusconi ha nuovamente fatto chiarezza sull'antisemitismo e il razzismo. Senza rinunciare all'alzo zero contro Pier Ferdinando Casini, accusato di aver difeso la legge "illiberale" sulla par condicio, di aver aggravato il precedente governo della Cdl con la richiesta di nomine, e dunque avvertendolo che non c'è più possibilità di alleanza con lui. è indirizzata ai popolari europei spaventati per la presenza dell'indipendente ma fascista Ciarra, la precisazione fatta da Berlusconi ai "riformisti craxiani" raccolti a Milano che non disdegnano l'ospitalità nel Ppe: ""Il Pdl è espressione in Italia del Partito popolare europeo, un partito dove trovano casa i moderati italiani, aperto a sensibilità diverse, con ispirazione cristiana, chiara ma non totalizzante. Nel Pdl c'è un'ampia libertà di coscienza sui temi etici, e nonostante le diverse sensibilità, si vota sempre unanimi perché tutti sono concordi sui grandi principi, dove si incontrano umanesimo cattolico e umanesimo laico". Alla comunità tripolina, ha detto che la Giornata della memoria "non basta", perché l'antisemitismo "si deve combattere tutti i giorni nelle scuole e con l'educazione dei giovani", promettendo che porrà al centro dell'azione di governo "il tema delle politiche educative, sia in Italia che in Europa, come risposta al crescente antisemitismo". L'affondo su Casini gli è sgorgato dovendosi scusare per non essere fisicamente a Milano, "non ho potuto spostare un intervista televisiva per colpa della maledetta legge della par condicio" ha spiegato accusando che trattasi di "una legge della sinistra che l'Udc di Casini non ha voluto abrogare durante il nostro governo". Il secondo round gli è venuto in tivù, aggiungendo che "è stata colpa dell'Udc" se nel suo precedente governo non si è riusciti a "realizzare completamente" il programma, con un gancio finale: "Poi ci hanno imposto loro nomi quali responsabili dei vari enti". Così, la sentenza: alla domanda se esclude la possibilità di doversi alleare poi coi centristi di Casini ha risposto: "Non credo che ci sarà la possibilità e la necessità di fare alleanze". Il resto vi sembrerà ripetitivo, ma la campagna elettorale è lunga e non si può pretendere nemmeno da un unto del cielo, un comizio nuovo di zecca ogni giorno. Così anche ieri Berlusconi ha ribadito che "la costruzione di Veltroni s'è già smontata da sola", che ci sarà un dialogo sulle riforme "ma governeremo da soli", che Prodi "è stato un disastro" e che i suoi avversari hanno sollevato "un finimondo sul nulla" per quella sua battuta con la ragazza precaria, così come per quei fogli bianchi che aveva strappato per accusare la sinistra di far carta straccia dei suoi programmi. Tutto sommato, la novità più gustosa di questa giornata elettorale del Cavaliere, risulta essere la barzelletta raccontata ai tripolini. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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MISSIONE IN LIBANO, è SCONTRO TRA I POLI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Missione in Libano, è scontro tra i poli ELENA ROMANAZZI Roma. "Occorre ridurre drasticamente o cancellare al nostra presenza militare in Libano, aumentare significativamente il numero dei nostri uomini in Afghanistan e inviare istruttori militari in Iraq e Kosovo". L'ex ministro della Difesa e autorevole esponente del Pdl, Antonio Martino, lancia la sua proposta sugli impegni internazionali del nostro Paese e la politica estera irrompe nella campagna elettorale. Romano Prodi e il ministro degli Esteri, impegnati a Bruxelles per un vertice europeo, sono costretti a fronteggiare una crisi diplomatica di non poco conto, chiarita solo quando il candidato premier Silvio Berlusconi, corregge il tiro e modifica la posizione. Durissimi i commenti di Prodi e Massimo D'Alema: "Sono affermazioni gravissime e incomprensibili come messaggio politico". Parole, quelle dell'ex ministro, che per il titolare della Farnesina mettono a rischio il prestigio internazionale dell'Italia. "La destra - aggiunge - si è scatenata contro le scelte fondamentali della politica estera italiana. Finora questo non era accaduto. La politica estera era rimasta fuori dalla competizione elettorale". La giornata per il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri è difficile. L'ambasciatore italiano a Beirut, Gabriele Checchia, viene subito contattato dal presidente del Parlamento libanese, il leader sciita Nabih Berri, che chiede rassicurazioni sugli impegni assunti dal nostro Paese. I caschi blu della missione Unifil sono preoccupati. Gli 007 vengono allertati. Sono cinquemila gli uomini attualmente impegnati nelle missioni all'estero su cui è intervenuto Martino. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega ai servizi segreti, Enrico Micheli, invita a tenere fuori le missioni militari dal tritacarne della campagna elettorale. La situazione è delicata, il comando generale dell'Unifil sceglie la strada del silenzio. E Prodi, per calmare le acque, rammenta al centrodestra come lo stesso ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, "abbia sottolineato l'importanza di questa missione anche per la sicurezza di Israele". Martino viene bollato dal Professore come un irresponsabile e poco adatto ad una futura carica di ministro: "Credo - spiega il premier al termine del vertice europeo - che dopo queste affermazioni non farà parte dell'esecutivo, almeno la logica vorrebbe così". A non condividere le dichiarazioni di Martino è peraltro anche Gianfranco Fini. L'ex ministro degli Esteri del governo Berlusconi prende le distanze: "Andarsene dal Libano - spiega - sarebbe sbagliato, porre il problema della quantità di militari impegnati è altra questione, anche perchè abbiamo degli obblighi internazionali che devono essere assolti". Sul capitolo Iraq, Fini non ha dubbi: "Una richiesta come quella di Martino non è giunta neanche dagli alleati". La presa di posizione del leader di Alleanza nazionale rassicura Massimo D'Alema, ma non attenua più di tanto lo scontro tra i due poli sulle linee di politica estera. Veltroni ha idee ben diverse: "La presenza italiana in Libano, che è entro l'egida internazionale, è una missione di pace per evitare il deflagrare di una crisi che può avere conseguenze devastanti per tutta l'area". E il ministro della Difesa, Arturo Parisi, avverte: "Se un eventuale futuro governo di centrodestra dovesse continuare a "colpire drasticamente" il bilancio della Difesa come ha fatto Tremonti, altro che lasciare il Libano per l'Afghanistan e per l'Iraq, in discussione sarebbe tutta la presenza militare italiana all'estero e la stessa capacità di garantire al Paese uno strumento di difesa adeguato". Un pattugliamento dei militari italiani dell'Unifil a Naqura in Libano.

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BASSA CRESCITA, RISCHIAMO LA RECESSIONE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Bassa crescita, rischiamo la recessione" Dall'inviato ANTONIO TROISE Cernobbio. I toni sono da ultima spiaggia. E se la Confindustria prevede una crescita zero per il Bel Paese, la Confcommercio si spinge anche più in là e non teme di pronunciare la parola "recessione". Delineando, per la verità, due possibili scenari. Il primo, più ottimistico, coincide con le previsioni del ministro Padoa-Schioppa e prevede una crescita del Pil dimezzata rispetto al 2007 e inchiodata sullo 0,7%. Molto più preoccupante, invece, la seconda simulazione, che azzarda addirittura un calo del Pil dello 0,2%. Insomma, sentenzia il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, "saremmo in recessione". L'allarme questa volta parte da Cernobbio, dove l'associazione dei commercianti ha riunito per l'edizione numero nove del suo forum, esperti, economisti, i quadri dell'organizzazione ma, soprattutto, politici. Tutti a confrontarsi con il fantasma, ingombrante, del rischio-recessione. Sangalli non usa mezze parole: "Il Paese non va, la ripresina del 2007 è stata già archiviata. Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza nazionale per quanto riguarda la bassa crescita". Il vero problema è questo, non i prezzi, "lo stop dei consumi è sotto gli occhi di tutti", c'è un clima di sfiducia sempre più esteso sia da parte delle famiglie che delle imprese. E se il tasso degli investimenti dovesse essere inferiore rispetto alle previsioni, l'economia finirebbe in rosso. E allora, che cosa fare? Da Cernobbio la Confcommercio lancia la sua ricetta. Che prevede, essenzialmente, quattro ingredienti. Primo, riduzione della spesa pubblica di 65 miliardi in cinque anni. Altri 30 miliardi, sempre entro il 2013, dovrebbero arrivare dalla vendita del patrimonio pubblico. Terzo, riduzione delle aliquote Irpef di un punto all'anno, con aliquota secca del 10% sugli straordinari e i premi di produttività. Infine, liberalizzazione effettiva dei servizi pubblici locali, del credito, delle assicurazioni e delle professioni liberali. Nei primi cento giorni del nuovo governo, dovrebbero essere varati almeno altri due provvedimenti: reintroduzione del lavoro intermittente e creazione di un Dipartimento destinato alla piccola e media impresa. Una cura da cavallo per rilanciare la produttività, dotare il Paese di infrastrutture e riportare la crescita su livelli europei. Secondo le proiezioni dell'ufficio studi di Confcommercio, se il programma venisse attuato, nel 2013 il Pil si attesterebbe sul 2,4%, la pressione fiscale diminuirebbe di due punti, la spesa di 5 e il debito di circa 20 punti. "Non si tratta affatto di un libro dei sogni - aggiunge Sangalli - Ma per centrare questi obiettivi è necessaria una legislatura costituente in grado di realizzare le riforme". Un appello rivolto a tutti i partiti. Ieri, per la verità, sia pure con sfumature diverse, Fassino e Fini, Lanzillotta e Maroni hanno dialogati su temi spinosi come il mercato del lavoro e il fisco mostrando più convergenze che punti di divergenze. Ma più che di sciabola si è duellato di fioretto. Tanto che qualcuno ha anche parlato delle prove generali della grande intesa. Oggi, a Cernobbio, sfileranno i big, da Veltroni, a Berlusconi, a Casini, sia pure in momenti diversi. Un test importante per capire se il cuore politico della Confcommercio batte ancora verso il centrodestra. O tifa, sotto sotto, per l'accordo fra i poli. Ma, quanto alla polemica sul voto dato ai piccoli partiti, Sangalli, taglia subito corto: "Io sono perché si vada a votare e si esprima un voto coerente con le proprie opinioni".

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Tremonti: "Con Prodi governo della cicala" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 64 del 2008-03-15 pagina 0 Tremonti: "Con Prodi governo della cicala" di Redazione Da Cernobbio l'ex ministro dell'Economia snocciola le cifre dell'eredità del governo di centrosinistra: "Crescita zero, tasse al massimo, pressione fiscale al 44%, inflazione al 5% e conti pubblici non a posto" Cernobbio - "In questi due anni il governo Prodi ha fatto come le cicale, non certo come le formiche". L'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti, a Cernobbio per prendere parte alla seconda giornata dei lavori del Forum di Confcommercio snocciola le cifre dell'eredità del governo di centrosinistra: "Veltroni e Prodi ci lasciano i seguenti numeri: crescita zero, tasse al massimo, pressione fiscale al 44%, inflazione al 5% e conti pubblici non a posto. Solo loro possono dire che il risanamento è solido. In realtà l'economia va male e questo è il bilancio che ci lasciano in eredità". Soluzione politica "Se la crisi è strutturale non basta una soluzione tecnica ma ci vuole una soluzione politica". Secondo Tremonti "è arrivato il tempo di sostituire il disordine con un nuovo accordo economico politico globale, una sorta di nuova Bretton Woods". La crisi che si sta sviluppando, ha proseguito Tremonti "non era stata prevista. Le vecchie cure però non funzionano più". A detta dell'ex ministro del governo Berlusconi la crisi va inquadrata anche nella globalizzazione, fenomeno per il quale avanza due ipotesi: "O la globalizzazione continua a velocità costante e il rischio dell'Europa è quello di essere spiazzata o la globalizzazione è giunta alla fine. Cosa fare quindi per evitare questo spiazzamento? Intanto - ha spiegato Tremonti - bisogna smetterla di fare troppe regole in Europa. Più avanza la globalizzazione più aumenta la regolamentazione è questo è un suicidio. Una quantità impressionante di economisti sostiene poi che nel programma del Pdl sono inserite tesi protezionistiche ma chiedere che l'Europa faccia come l'Usa non è chiedere un protezionismo perchè il protezionismo è ormai fuori dal mercato. Se l'Europa vuole evitare di essere spiazzata - ha proseguito Tremonti - serve qualcosa di più, l'Europa deve passare dal lato dell'economia al lato del valore spirituale". Fini: "Serve il controllo della spesa" "La ripresa ci sarà, ma sarà lenta. Le politiche pubbliche potranno portare miglioramenti graduali. E sottolineo graduali". Gianfranco Fini, leader di An, non vede miracoli per l'economia e, in un'intervista al Sole 24Ore, assicura che il Pdl intende essere "attento ad approntare misure realistiche". "A reperire coperture certe per le diverse azioni di politica economica. - aggiunge nessuno ha intenzione di sfuggire ai vincoli dell'articolo 81 della Costituzione. So bene che l'azione di ogni singolo Paese non basta a far ripartire il Pil. Molto dipenderà dal contesto economico generale, dalle effettive disponibilità finanziarie. Ha ragione Tremonti quando dice che i Governi nazionali da soli non possono risolvere un problema che di fatto riguarda tutto il mondo occidentale". Per Fini la prima cosa da fare sarà di agire sul fronte della spesa. "Serve qualità. Ci sono margini per ridurre sprechi e recuperare risparmi nei mille rivoli della spesa pubblica". Quello che dice Padoa Schioppa, prosegue, "non è sbagliato, ma è noto che spesso la spesa pubblica finisce fuori controllo per le scelte degli enti locali non dello Stato centrale. Basti pensare a ciò che accade con la sanità". L'ex vicepremier, quindi, pensa ad una "azione di demanializzazione e privatizzazione del patrimonio immobiliare che permetterà di recupare risorse ingenti: il debito italiano è di 1.500 miliardi, il patrimonio pubblico di 1.800". Ma per fare ciò, ""i vorrà un nuovo accordo con tutti gli attori coinvolti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Boicottare le Olimpiadi crea confusione? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 15-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Secondo il nostro ministro degli Esteri Massimo D'Alema disertare le Olimpiadi per mandare un messaggio alla Cina sul Tibet potrebbe "dividerci e far confusione". Io capisco l'imbarazzo della diplomazia in questi frangenti, ma perchè un boicottaggio dovrebbe "far confusione"? O si è favorevoli per ragioni umanitarie o si è contrari per ragioni di opportunità politica ed economica. Qual è la posizione dell'Italia? La confusione mi sembra la stia creando D'Alema, forse travolto dal vociare di queste ore. Improvvisamente tutti si occupano di Tibet: molti eponenti del Pdl e della Sinistra arcobaleno invocano il boicottaggio, il Pd medita, Cossiga è contrario e ancora una volta provoca: "Vorrei comprendere il motivo per il quale tutti protestano per le misure forti con le quali i governi di Pechino e di Nuova Dehli cercano di ristabilire l'ordine nei propri territori, mentre quasi tutti tacciono sulla repressione giudiziario-poliziesca del Governo di Madrid nei Paesi Baschi". In queste ore il mio cuore è con il Dalai Lama e con il popolo tibetano, ma ho l'impressione che, anche volendo, l'Occidente non possa permettersi il boicottaggio e che si sia rassegnato a convivere con questa Cina, capitalista e dittatoriale. E allora, a dispetto dell'emozione, ho l'impressione che finirà come in Birmania. Un bagno di sangue, qualche settimana per dimenticare e amici come prima. Scritto in cina Commenti ( 3 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Mar 08 Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? Chi segue i mercati finanziari sa che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono vincolati da un interesse reciproco: l'America è il principale sbocco della produzione industriale cinese, in cambio Pechino finanzia il deficit statunitense comprando a man bassa titoli di Stato. Ma la crisi finanziaria sembra aver rotto l'equilibrio e non certo a favore di Washington. In queste ore gli Usa appaiono molto vulnerabili: politicamente perché sono in piena campagna per le presidenziali, economicamente perché sono in recessione e con il sistema finanziario sotto sopra, militarmente perché l'esercito appare demotivato e diviso (vedi le dimissioni dell'ammiraglio William Fallon, 63 anni, comandante delle forze Usa in Medio Oriente). Qualcuno si chiede se siano ancora una superpotenza, certo sono in crisi come raramente è capitato nella storia recente. E in questo contesto lascia allibiti la notizia che il Dipartimento di Stato ha tolto la Cina dalla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani. Ma come? Qualche mese fa Bush conferiva la massima onoreficenza al Dalai Lama e proprio nel momento in cui il leader spiriturale tibetano denuncia la brutale repressione dei cinesi in Tibet, l'America assolve Pechino? Basta leggere il rapporto per rendersi conto dell'assurdità della decisione. Nel testo infatti si riconosce che: "La Cina soffoca qualunque tipo di libertà di espressione, nega ai suoi cittadini i più elementari diritti umani, censura internet, arresta i blogger, sorveglia i giornalisti stranieri, se è il caso li intimidisce". Inoltre "stritola la libertà religiosa nel Tibet buddista e nello Xinjiang musulmano, spedisce chi protesta ai lavori forzati, tortura i prigionieri con i peggiori strumenti partoriti dalla crudeltà umana, strappa confessioni per delitti mai commessi, li condanna preferibilmente senza processo". Ciò nonostante non è più nell'elenco dei cattivi. Perché? Il governo americano ha più che mai bisogno dei fondi cinesi (anche di quelli sovrani) per tamponare lo scandalo subprime, mentre Pechino nell'anno delle Olimpiadi ha urgenza di migliorare la propria immagine internazionale. Quella strana assoluzione del Dipartimento di Stato equivale a una benedizione. Dobbiamo sopettare un (osceno) baratto tra i due Paesi? Scritto in cina, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Mar 08 L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 14 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08 Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo: "È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 25 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia. L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici. La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 14 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre "esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui. A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08 Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due - Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb 08 L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? Sono a Mosca per seguire le presidenziali russe e da qui si capiscono meglio le ragioni che inducono il Cremlino a usare toni durissimi sul Kosovo. Putin teme che l'America voglia destabilizzare la Russia usando strategie opache e incruente. Finora era convinto che gli Usa stessero preparando una rivoluzione popolare a Mosca, come quelle arancione in Ucraina e rosa in Georgia. Oggi infatti sappiamo che quelle rivolte furono pianificate per tempo e incentivate per da spin doctor statunitensi. Ma, come spiega il politologo Serghei Kara-Mourza che cito oggi sul Giornale, "esistono tanti altri modi per rovesciare in modo incruento un regime, ad esempio fomentando le tensioni etniche o le spinte separatiste di alcune regioni". E ai piani alti del Cremlino l'indipendenza accordata dall'Occidente al Kosovo suona come un pericoloso precedente per una Russia più fragile di quanto si pensi: ha un territorio enorme, frazionato in decine di repubbliche e province autonome, ma la popolazione è in drastico declino e nell'estremo oriente intere zone stanno diventando cinesi. La Russia da tempo non si fida più degli Usa. Ha ragione il Cremlino nel temere che la variante Kosovo possa essere applicata al proprio Paese? O si tratta di una psicosi, considerato che gli Usa, in piena crisi economica e in un anno elettorale, non paiono nelle condizioni migliori per tentare una manovra del genere, ammesso che sia davvero nei loro piani? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 52 ) " (5 voti, il voto medio è: 3.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Ma la Germania si sta italianizzando? Seguo con crescente sconcerto la vicenda dei conti segreti in Lichtenstein, scoperti dai servizi segreti tedeschi. Non riconosco più la Germania: l'evasione stimata da parte di un gruppo di alti dirigenti è di 3-4 miliardi di euro, una cifra enorme, che denota un forte deterioramento del senso civico delle élites economiche del Paese. Che la Germania si stia italianizzando? E ancora: per scoprire corrotti e corruttori, i servizi segreti hanno. corrotto un funzionario, forse ricorrendo al ricatto, perché, come ha spiegato Salvo Mazzolini ieri sul Giornale, pare sia un pedofilo e ora vive sotto protezione. Mi chiedo: sono questi i metodi di un Paese civile per stanare gli evasori? Non mi sembra un'iniziativa degna della Merkel.. Tutti questi fatti in un certo senso consolano gli italiani, ma inducono a riflessioni più ampie. Fino ad oggi eravamo persuasi che il processo di unificazione europea avrebbe indotto i Paesi meno etici ad adattarsi alle norme di quelli più morali. Per l'euro, per i conti pubblici, per l'impossibilità di ricorrere alle svalutazioni competitive, per la necessità di dotarsi di amministrazioni pubbliche più efficienti e snelle. E invece ho l'impressione che stia avvenendo il contrario: anzichè migliorare gli standard italiani o greci, l'Unione europea finisce per peggiorare quelli di Paesi tradizionalmente esemplari come la Germania ma, anche - pare - Francia, Gran Bretagna, Olanda. da qui una domanda: la Ue livella verso il basso? Se così fosse per l'Italia sarebbe una sciagura. Scritto in germania Commenti ( 22 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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