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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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Report "Veltroni/Berlusconi"

E lui lì, tra comunisti e fascisti ( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Ma insomma, nel Pd tutti sono comunisti", è sbottato ieri Berlusconi, a poche ore dall'aver detto "per la prima volta Veltroni ha rotto con gli estremisti". Che sia calcolo (cioè un messaggio al proprio elettorato non ancora mobilitato) o scatto di involontaria sincerità, la sostanza è la s t e s s a .

Tremonti, l'Arcobaleno e il global ( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tutti ben esposti in libreria, da Letta a Veltroni, da Bindi ad Adinolfi ? e si ripete oggi, all'inizio dell'ultimo mese di campagna elettorale, con l'esibizione a destra di Giulio Tremonti (La paura e la speranza) e l'indiretta perché del tutto casuale replica di Giacomo Marramao (La passione del presente).

Se questa è par condicio ( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi, Bertinotti, Boselli, D'Angelo, De Vita, Casini, Ferrando, Fiore, Santanché, Stefanoni, Veltroni. Noi, per par condicio, abbiamo rispettato l'ordine alfabetico. Per le conferenze stampa in tv non sarà così. Si andrà ad estrazione: potrebbe capitare di vedere Bertinotti il 3 aprile e Ferrando giovedì 10 aprile,

Walter di governo ( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quella di Walter Veltroni, convinto che fra un paio di settimane i sondaggi daranno i due grossi partiti praticamente alla pari e che dunque quando sarà il momento di imboccare il rettilineo finale si sarà spalla a spalla. E ovviamente lui pensa che il rush degli ultimi metri sarà a suo favore, perché avrà più birra in corpo,

L'Italia vuole che si parli di salari, o forse no. Dilemmi da candidato ( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dal si può fare veltroniano al rialzati, Italia berlusconiano, sembrerebbe che la strada intrapresa dai due contendenti nostrani sia molto simile. Le policies hanno trovato spazio per qualche ora, in coincidenza con la presentazione dei rispettivi programmi.

Il voto del 13 aprile si deciderà in rete ( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quella maggiormente importante mi pare contenuta nel programma di Veltroni quando mette nei dodici punti l'equiparazione dell'accesso alla banda larga allo stesso livello di importanza dell'allacciamento alla rete idrica o elettrica. Un diritto, insomma. Da questo bisogna partire. www.marioadinolfi.ilcannocchiale.

Precari, bufera su berlusconi ( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: è lontano dai giovani Precari, bufera su Berlusconi Veto del Ppe su Ciarrapico: in Europa non vogliamo fascisti ROMA - Polemiche per la battuta di Berlusconi ad una giovane precaria. Alla ragazza che aveva chiesto all'ex premier come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo, il Cavaliere ha risposto:

"lei è precaria? sposi un ricco" bufera sulla gaffe di berlusconi - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sposi un ricco" bufera sulla gaffe di Berlusconi Veltroni attacca: non si scherza sul dramma del lavoro La replica dell'ex premier: la sinistra non ha senso dell'umorismo GIOVANNA CASADIO ROMA - Quante precarie sono disposte a diventare nuore di Berlusconi, o di un altro milionario a piacere, pur di uscire dall'incubo?

Pallone e potere nella milano dei moratti - gad lerner ( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: accompagnatrice di Veltroni nei suoi recenti tour ambrosiani; fino alle cene di via Bigli, dove al desco di Massimo Moratti si ritrovano Adriano Celentano e l'avvocato Guido Rossi, insieme al vicino di casa Marco Tronchetti Provera: viviamo l'amalgama della speciale miscela simbolica capace di unire establishment e popolo.

Si presenta a parigi la festa dei 150 anni dell'unità d'italia - dal nostro inviato @fi firma editoriale sx:pier paolo luciano ( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: altro che Berlusconi, Prodi o Veltroni", sottolinea l'assessore alla cultura Gianni Oliva, nell'intervento di apertura al convegno "Il cosmopolitismo di Cavour: politica, diplomazia e territorio" organizzato nell'ambito del terzo Prix Grinzane France, vinto da Giuseppe Culicchia con Il paese delle meraviglie.

Tradimenti e manifesti rifatti la stagione record dei voltagabbana - emanuele lauria ( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: uno che sei mesi fa si candidava a guidare il partito, fa ciao con la manina: Veltroni non lo avrebbe ricandidato, Lombardo l'ha messo subito in lista, Camera oriente e occidente. "Ogni volta che andava da Walter, era costretto a fare ore di anticamera: ma le pare giusto?", osserva un amico (rimasto nel Pd) dell'ex rettore di Catania.

Candidato, spiegaci che genova vorresti - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha rotto gli schemi e ha chiarito i suoi 12 punti del "programma per l'Italia", come Berlusconi, Bertinotti, Casini e gli altri, resta l'incognita dei territori. Là dove si vince o si perde, a colpi di "porcellum", la legge elettorale che vieta le preferenze, e prevede premi di maggioranza.

I consigli di silvio nel kit dei candidati "dite che veltroni è come stalin" - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il più sobrio di tutti sembra essere Berlusconi. Il Pil che non cresce? "E un'eredità difficile che assumiamo, ma siamo molto preoccupati". Per impedire la vittoria di del Pd, catechizza il Cavaliere, "bisogna votare Pdl, perché disperdere i voti significa favorire Veltroni". Purtroppo, aggiunge, "gli elettori non conoscono ancora il nostro simbolo".

Tremonti: non farò mai più condoni - edoardo buffoni ( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Al contrario di Prodi e Veltroni, che le tasse le hanno già alzate. Sembra che Veltroni sia all'opposizione. No. Lui è l'azionista di maggioranza di un governo che ha sprecato gli ultimi due anni di crescita. Lui e Prodi ci lasciano una situazione disastrosa". Ma Bruxelles ha riconosciuto il risanamento dei conti pubblici.

Bertinotti: "la rai trucca le carte" - umberto rosso ( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: le cifre dicono che abbiamo dato a Berlusconi e Veltroni meno del sessanta per cento dello spazio, il resto è andato agli altri". Dai gazebo imbandierati qualche isolata contestazione per il capo della Rai. I rosso-verdi diffondono i numeri dell'Osservatorio di Pavia sul Tg1: Berlusconi 38, 1 per cento, Veltroni 21,6, Bertinotti 6,3, Casini 12,

Juncker: nel Ppe per loro non c'è posto. D'Alema: Berlusconi ne ha candidati più di Storace Zapatero: importante che vinca il Pd. Veltroni promette tasse più basse in busta paga ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi ne ha candidati più di Storace Zapatero: importante che vinca il Pd. Veltroni promette tasse più basse in busta paga "Non c'è posto per i fascisti nel Ppe". Dall'Europa, per bocca del presidente del gruppo popolare (di cui fa parte Forza Italia) al Parlamento europeo e primo ministro del Lussemburgo Jean Claude Juncker,

Endorsement in cucina e sondaggi del piffero ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dubito di Veltroni, ma Berlusconi è insopportabile, con i lifting, le tinture, il cabaret continuo. Voterò Veltroni. Tanta sagacia proveniente dal tinello andava indagata come si deve. Effettivamente Berlusconi ogni giorno ci dà motivo di pensare che sia il migliore nel gestire il Paese peggiore, peggiorandolo ulteriormente.

Silvio indottrina i candidati: parlate con i farmacisti e occhio ai giornalisti ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: pensiero in pillole: dalla "copisteria Veltroni" al "Veltroni come Stalin che nasconde nell'armadio Prodi". Poi i gadget: spilla, magnete per frigo, penna, bandiera e t-shirt xxl col simbolo "Rialzati Italia", Infine due Cd: con "Azzurra Libertà" e "A Silvio a Silvio" e col discorso del Palalido sul programma Pd "carta straccia".

Destra a valanga nei tg italiani Il centro d'ascolto sull'informazione: più spazio al Pdl che al Pd, in Rai e Mediaset Briciole ai partiti minori , ma nei talk show i superstar son ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La classifica degli ascolti medi dal 7 febbraio al 2 marzo 2008 per ciò che riguarda i candidati premier, vede Fausto Bertinotti: in 12 presenze tv ha raccolto una somma media di 27.574.000 persone. Dietro di lui Berlusconi (25.245.000 con 8 presenze), Casini (22.556.000 con 10 presenze), Veltroni (21.996.000 con 6 presenze) e Daniela Santanchè (16.273.000 con 6 presenze).e.d.b.

Il Corriere blindato e la trama Generali-Mediobanca ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Così Berlusconi e Veltroni sanno benissimo che non possono influenzare via Solferino. Già alla vigilia delle elezioni 2006 i signori del patto estesero il loro accordo. Oggi lo scenario si ripete. Certo è difficile pensare che un salotto di soci che racchiude i maggiori industriali e banchieri italiani possa temere di essere intimidito dalla politica.

Veltroni: Con noi scenderanno le tasse Dodici ddl per cambiare l'Italia. In Lombardia grande folla. Solo questo partito può risollevare l'economia ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma quando la piazza mantovana fischia Berlusconi, Veltroni mette uno stop: "No, noi non siamo così, non fischiamo nessuno, non facciamo a pezzi i programmi". Fair play, ma il leader Pd attacca ancora, sulle liste: "Noi abbiamo Colaninno (con lui sul palco), Veronesi, De Sena. Non voglio fare paragoni con le candidature di altre liste, sarebbe troppo facile.

Zapatero: è importante per l'Europa che vinca il Pd D'Alema: siamo una novità, il Pse dovrà allargarsi e trovare una nuova denominazione ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Noi vogliamo che vinca Veltroni, perché l'Italia è molto importante per l'Europa", sottolinea il leader spagnolo. Parole che si uniscono alle domande del premier britannico Brown sul Partito democratico italiano e agli apprezzamenti anche del premier portoghese Fico, di Solana o di Rasmussen.

La Lega in affanno nel Nordest E la società civile alza la testa ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 2000 persone siano andate ad ascoltare Walter Veltroni, il primo leader nazionale del centrosinistra a esaltare in campagna elettorale il rischio d'impresa, il primo a cercare di aprire una breccia breccia nel solidissimo "muro" delle partite Iva. Impossibile fare previsioni sui risultati elettorali, ma per la prima volta il centrodestra sembra a corto di argomenti.

Marcegaglia, la Confindustria delle larghe intese Plebiscito per la prima donna alla guida degli industriali. Tra le priorità: la sicurezza sul lavoro ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni è stato il primo a chiamarla quando si è capito che ce l'avrebbe fatta. Silvio Berlusconi è stato più freddo, ma il suo "braccio armato" in Confindustria, cioè Confalonieri, non ha lesinato encomi. Con lei l'Italia recupera in parte un ritardo profondo: quello della presenza femminile e dei giovani (ha 42 anni) ai vertici delle organizzazioni.

E allora? Sposati uno ricco Berlusconi risolve il precariato Il leader della Cdl ironizza sul dramma di milioni di persone Veltroni: battuta assurda, è lontano dalla realtà dei gi ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per Veltroni, il precariato è "la prima emergenza sociale". In serata ribatte Berlusconi: "Scherzavo, Veltroni è ridicolo, non ha sense of humor" e poi rincara la gaffe spiegando che "la ragazza era accompagnata dal suo fidanzato". Lo ripete anche al ricevimento dell'ambasciatore Usa a Villa Taverna.

Scajola apre la strada all'arrivo di Berlusconi ( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: arrivo di Berlusconi [FIRMA]MIRIANA REBAUDO GENOVA Si scalda la campagna elettorale in Liguria, con Lazio e Puglia una delle tre regioni chiave che potrebbero garantire alla coalizione vincente la maggioranza al Senato. Se Walter Veltroni ha già bruciato i tempi, con il comizio in piazza Matteotti a Genova lo scorso 4 marzo,

ROMA Non soltanto i gadget, tanti e fantasiosi, come al solito. Ma proprio un vademecum per il ca ( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha avuto Rosy Bindi. Fra le altre cose, nei consigli di Berlusconi c'è quello di continuare a sostenere che il programma del Pd è carta straccia, e che sono i leader del Partito democratico a stracciarlo per primi - non mantendendo le promesse - e che il Cavaliere non ha fatto altro che anticipare,

"Corriamo da soli, il nostro sogno è raggiungere il quattro per cento" ( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Berlusconi peccano di demagogia e guardano nella stessa direzione, a un futuro dove non c'è spazio per il socialismo". Sono poi due i candidati della provincia di Vercelli: al numero 4 Leo Alati, medico e consigliere della Lista civica di Crescentino, invita a non lasciarsi ingannare dal cosiddetto voto utile:

Oggi Berlusconi domani Veltroni Duello a distanza ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Verso il voto Oggi Berlusconi domani Veltroni Duello a distanza Prima Berlusconi, poi Veltroni. I due candidati premier si sfidano a distanza a Milano: oggi è il turno del leader del Pdl, che dovrebbe concludere i lavori del convegno su "I riformisti craxiani e il Partito Popolare Europeo", organizzato dalla Giovane Italia e in programma alle Stelline.

Il Ppe a Berlusconi: no ai fascisti ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Casini Il Ppe a Berlusconi: no ai fascisti Il Cavaliere a una precaria: sposi un ricco. Scontro con Veltroni BRUXELLES - Le candidature di Giuseppe Ciarrapico e di Alessandra Mussolini nel Pdl aprono un caso anche nel Partito popolare europeo (Ppe). Lo solleva Pier Ferdinando Casini al vertice del partito a Bruxelles e subito arrivano autorevoli prese di posizione di leader popolari:

G li ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Una riguarda il Pdl berlusconiano; l'altra il Partito democratico di Walter Veltroni, seppure per motivi molto diversi. Il Pd rischia di trovarsi ad affrontare problemi di identità non irrilevanti, in prospettiva. E non per la questione del fascismo o del comunismo, ma per il suo profilo continentale tuttora indefinito.

Mussolini: alla fine ci faranno entrare Sono burocrati dediti alle balene ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Ciarrapico voleva candidarsi con Veltroni e non c'è riuscito. Il suo fascismo è una predisposizione sentimentale ". Berlusconi lo candida in funzione anti-Storace? "Macché! Storace è morto da solo. Non prenderà nemmeno un voto. Ciarrapico è candidato perché ha dieci quotidiani.

<Non ci saranno danni> Ma il <fattore Ciarra> raffredda i sondaggi ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: editore troppo prima Repubblica Il leader del Pdl costretto in difesa rinuncia ad attaccare Veltroni su politica estera ed eredità del governo Prodi ROMA - In questi giorni Berlusconi avrebbe potuto mettere all'angolo Veltroni puntando sul malessere sociale, "pesante eredità lasciata dal governo Prodi e dai ministri del Pd che sono tutti in lista ".

ROMA Il caso Ciarrapico sbarca a Bruxelles, dove il vertice del Partito popolare europeo ribadisce: ( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha detto: "Non capisce le ansie dei giovani". Poi però ha bloccato i fischi che salivano dalla piazza di Cremona. Risentita la replica di Berlusconi: "Inventano pretesti, sono disperati. Io sono quello che ha creato più lavoro per i giovani".

Prodi in campo: conti risanati ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni a Mantova conferma il buonismo programmatico fermando un coro di "buuh!" diretto a Berlusconi, "noi non fischiamo, noi non stracciamo i programmi altrui, noi li leggiamo... ". Quello del Pd, in 12 punti, lo ha già trasformato in altrettanti disegni di legge e il terzo lo ha presentato ieri a Roma,

Precari, lite Berlusconi-Veltroni <Sposate mio figlio>. <Offendi> ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: lite Berlusconi-Veltroni "Sposate mio figlio". "Offendi" Il Cavaliere: solo una battuta. Il Pd: ignora le ansie dei ragazzi La sinistra insorge. Bertinotti: battuta allarmante e indicativa. Il leader del Pdl: disperati senza sense of humour ROMA - Una "battuta, niente di più", strumentalizzata da "disperati" che "non hanno alcun sense of humour "

E Silvio dà il kit ai candidati: dite che Walter è il nuovo Stalin ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il sondaggio che dà a Berlusconi e Fini 9,8 punti percentuali di vantaggio su Veltroni. Gli "Strumenti per gli interventi dei candidati ", una quarantina di pagine di suggerimenti, il cuore del kit. Veltroni come Stalin, ma anche come un Obama di serie B. Se il candidato del Partito democratico cita sempre l'aspirante alla Casa Bianca,

<Trattare con Hamas? Chi dice queste cose lavora contro gli ebrei> ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Si avvicinano un paio di signore americane a dirgli: " Thanks from America ", Berlusconi stringe mani. Poi racconta un aneddoto della Thatcher, riduce Ciarrapico a una "macchietta", bacchetta Veltroni e ribadisce: "La politica estera la farà Palazzo Chigi, non c'è niente da preoccuparsi, sarà in continuità con il mio precedente governo".

Precari, lite Berlusconi-Veltroni ( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Bufera sull'invito a "sposare un milionario". Il leader Pd: il Cavaliere non capisce i giovani. La replica: è disperato Precari, lite Berlusconi-Veltroni Il caso Ciarrapico arriva in Europa. Altolà del Ppe. Casini: il Pdl va a destra.

O signore, dacci oggi il nostro sondaggio quotidiano. Anzi, tu che sei buono e miser ( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a Veltroni di dichiarare quattro punti di scarto col centrodestra e a Berlusconi, maneggiando lo stesso sondaggio, di ribattere che invece sono dieci, i punti, e alle formazioni minori sfruttare il sedicente "mercato potenziale" dei rispettivi partiti per convincere gli elettori che la battaglia è tutta da giocare.

<Candidati un po' esauriti si decide al secondo turno> ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che comincia a oscillare sul faccione di Veltroni, poi su quello sorridente del Berlusca. "Guardate, guardate come gira intorno alla fronte...Veltroni è concentratissimo, lui è tutta testa, ha energie compatte...Invece per Berlusconi il pendolino si agita, si agita, vuol dire che il Cavaliere è meno equilibrato, il cuore gli fibrilla, attenzione,

Alemanno: al ballottaggio il centrodestra si ricompatterà ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dopo quindici anni ininterrotti di Rutelli Veltroni, è evidente". Da questi sondaggi, Alemanno trae dei segnali di speranza: "Va evidenziato che la vera e propria campagna elettorale sta muovendo i suoi primi passi in questi giorni. Inoltre Rutelli, nonostante gli accordi stretti con i radicali e con Bordon e le operazioni di facciata come la Lista under 30,

Il portafoglio a sinistra ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: i dipendenti pubblici tendono a votare soprattutto per il Pd di Veltroni, mentre i dipendenti privati premiano elettoralmente (anche se di poco) il Pdl di Berlusconi. Ma dal sondaggio si ricava anche un dato assai meno scontato, tale anzi da "apparire sorprendente a chi non è del mestiere" scrive sullo stesso giornale Roberto D'Alimonte.

Confindustria vota Marcegaglia Montezemolo: un <piano Paese> ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: commenta Walter Veltroni. "Auguri alla signora Marcegaglia" da Silvio Berlusconi impegnato nella convention dei candidati convocata a pochi metri di distanza proprio in casa confindu-striale, nell'Auditorium di via Tupini. Romano Prodi enfatizza la scelta di una donna come "patrimonio di professionalità " e Giulio Tremonti lo giudica un "

UN GESUITA GIUDICA LA CRISI I SACERDOTI E LA POLITICA ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: se il nuovo sia Veltroni, che ha cominciato a votare ai tempi del Pci, da comunista e per un partito ateo. Padre Sorge faccia il pastore del gregge, se ancora se la sente! Leopoldo Chiappini Guerrieri leopoldochiappini@ virgilio.it Caro Chiappini Guerrieri, C redo che padre Bartolomeo Sorge abbia già chiarito perfettamente le sue idee.

AI CANDIDATI PREMIER ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: BREVI AI CANDIDATI PREMIER Alcune domande Poiché a Veltroni e Berlusconi in questi giorni le occasioni di parlare in pubblico non mancano, vorrei che rispondessero a questa semplice domanda: quali migliorie ai servizi e quante migliaia di posti di lavoro pubblico, in prospettiva, si potrebbero creare dimezzando stipendi, parcelle, buonuscite e pensioni a consiglieri regionali,

ROMA - Larghe intese, grande coalizione. Formule usate in questa campagna elettorale ora com ( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni ha detto: "Se dalle urne non esce una maggioranza in Senato, bisognerà cambiare la legge elettorale e tornare al voto". Voleva dire che un governo Berlusconi-Veltroni è "impossibile". Tuttavia per riformare la legge elettorale bisogna fare un nuovo governo.

Quante bugie Silvio ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: uno schiacciamento senza precedenti dei media su Berlusconi e Veltroni. Sembra che ci sia un solo candidato in campo. è un gioco delle matrioske: Veltroni e Berlusconi sono uno dentro l'altro. Questo rende ancora più difficile la campagna del voto utile. Dopo che Berlusconi ha accreditato l'idea di poter fare il governo con Veltroni, come fa a proporsi come diga contro qualcosa?

Veltroni passaggio a nord-Est ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, il più vero. n Delusi da Prodi e da Berlusconi colloquio con Riccardo Illy di Roberto Di Caro Nel Nordest si sentono assediati. E tornano a parlare di secessione. I consigli del governatore Illy per non perdere voti "Ma le pare che si possono spendere 10 miliardi di euro nel solo 2008 per eliminare lo scalone e consentire a qualche decina di migliaia di persone di ritirarsi

ROMA Seri dubbi in un pezzo di Pd, una bordata da Berlusconi, critiche da Casini e Fini, di ( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: altro giorno aveva spezzato una lancia in favore del Pd veltroniano, nota: "Il nostro ministro degli Esteri in un colpo solo commette due errori". Il primo è "nei confronti del popolo palestinese e di Abu Mazen, mentre il secondo è nei confronti degli israeliani invitati a dialogare con il loro nemico senza chiedere in cambio a quest'ultimo di riconoscere lo Stato ebraico".

ROMA Quando la gente vede Visco capisce che le tasse vanno pagate , s ( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: accanto a Walter Veltroni a illustrare il ddl sul fisco c'erano altri ma non Visco. Lui ha vinto la battaglia con il generale Roberto Speciale, l'onore è salvo, ma l'onere di una candidatura è toccata all'ex capo della Gdf schierato con il Pdl e non al vice ministro uscente che ha rinunciato sua sponte a scendere di nuovo in lizza.

ROMA - Questa esternazione con la precaria è pesante, non può passare liscia . ( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni chiama staff e collaboratori e suona la carica. "Lei è precaria? Sposi mio figlio o un milionario", aveva suggerito Silvio Berlusconi in un programma del Tg2 a una giovane precaria. Si è poi saputo che all'uscita degli studi televisivi si avvicinò un giovane e si presentò, "sono il fidanzato della ragazza,

Confindustria marcegaglia e l'eredità di montezemolo ( da "Riformista, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni l'avrebbe certo candidata se mai fosse stato possibile ("Ha talento, è una risorsa", ha detto il leader democratico). Massimo D'Alema, all'epoca in cui era premier, le offrì di presiedere l'Agenzia per il sud. E Matteo Colaninno, candidato veltroniano e mantovano come lei, ne rivendica l'amicizia.

Berlusconi Le battute su Veltroni, precari e farmacisti ( da "Riformista, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: altro giorno il Foglio ricordava che se stesse zitto a braccia conserte vincerebbe lo stesso le elezioni di aprile - Berlusconi è tornato a gigioneggiare e a maramaldeggiare sull'avversario. Veltroni che prende il pullman e va a fare colazione nelle case della gente? "Un modo per mangiare a sbafo". I precari che si lamentano per lo stipendio da nuovi poveri?

Conversazione l'intellettuale di destra giudica la campagna elettorale ( da "Riformista, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni la smetta con questa pregiudiziale anti-fascista" L'erede di Berlusconi non è Fini, ma una donna. E non si chiama Michela Brambilla, ma Daniela Santanché. Parola di Pietrangelo Buttafuoco, giornalista in forza a Panorama , scrittore originale e intellettuale dis-organico alla destra, fascio-galantuomo d'altri tempi.

Sondaggi le previsioni per la Pdl, la prima risposta alla domanda del riformista ( da "Riformista, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Meglio di un ipotetico esecutivo Berlusconi-Casini, meglio di un improbabile Veltroni-Bertinotti. In un'intervista all'Espresso in edicola oggi, Pier Ferdinando Casini ha messo a verbale: "Alla Camera il Pdl può vincere. Al Senato è più difficile. Ma anche dovesse vincere - ha sottolineato il candidato premier centrista - non riuscirà a governare.

L'annuncio di Tremonti: "Via l'Ici sulla prima casa. Basta con i condoni" ( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni promette miracoli. Noi no. Pensiamo che in cinque anni ci siano i presupposti per fare meglio". Su un elemento della politica economica di Prodi ("il cui azionista di maggioranza è il Pd di Veltroni", sottolinea Tremonti), l'ex ministro è netto: "Sono stati sprecati due anni in liti e tasse, senza aver risanato i conti pubblici"

Marcegaglia, voto "bulgaro" di Confindustria ( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: era talmente scontata che il segretario del Pd, Walter Veltroni, non ha nemmeno aspettato l'ufficializzazione per salutare la nuova "grande risorsa per Confindustria". Silvio Berlusconi, che stava presentando i candidati del Pdl nell'adiacente Auditorium della tecnica, ha invece atteso il formale via libera per gli auguri di rito.

Torna il kit del candidato: maglietta, cd e bandiera ( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: veltroniano", "Veltroni come Stalin: nasconde nell'armadio Prodi", "Copisteria Veltroni", "Il programma della sinistra: carta straccia" e "I fuochi di artificio di Veltroni sono finiti, il bluff di Veltroni&C. è stato scoperto". Dentro anche una maglietta bianca con lo slogan della campagna "Rialzati Italia".

<Disperati per i sondaggi rispolverano l'arma dell'antiberlusconismo> ( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 20) e finalmente con Veltroni. Che ormai a metà pomeriggio (sono le 17.30) accusa Berlusconi di "essere lontano dalle ansie di milioni di ragazzi italiani". Con tanto di morale: "O torniamo a parlare ai giovani o perdiamo una grande occasione storica". Il punto, per la verità, pare essere ben altro.

Il Cavaliere fa una battuta E la sinistra lo crocifigge ( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per Walter Veltroni, Berlusconi consigliando "a una ragazza precaria di sposarsi bene racconta di una lontananza, di una distanza, di una separazione dalle ansie di chi a nome di milioni di ragazzi italiani chiede risposte alla politica". Più duro il numero due del partito, Dario Franceschini, che chiede al Cavaliere di scusarsi per questa battuta ritenuta "

Ora la Sinistra vuol portare i rom in Parlamento ( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non mi sarei mai candidata con Berlusconi o Veltroni, né con chi vuole cacciare via dal Paese chi è diverso". La Lega sostiene si tratti di una forma di "razzismo al contrario". Per lasciare il posto in lista a Dijana sono stati messi da parte tutti i giovani lombardi della Sinistra Arcobaleno che "di sicuro sono più consapevoli di quali sono i problemi italiani e lombardi.

Il senso del precario ( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, caro Berlusconi, che tristezza leggere le vostre misure contro la precarietà. Sposare un milionario o guadagnare mille euro al mese? che dilemma... Se la proposta del cavaliere mi pare non meriti commenti seri, quella di Veltroni mi pare comunque ridicola: che senso ha stabilire un compenso minimo se poi non si sa se il proprio contratto verrà rinnovato il mese successivo?

Arcobaleno a viale Mazzini contro la Rai a due piazze ( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi ha più spazio rispetto a Walter Veltroni. E se nel Tg3 il vantaggio del Cavaliere è contenuto - lamenta Fabrizio Morri, capogruppo democratico in commissione di vigilanza commentando i dati dell'Osservatorio di Pavia - Tg1 e Tg2 riservano al leader del Pdl il doppio del tempo rispetto al segretario del Pd.

Passaggio a nordestra ( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: primo, la sicurezza". La fanzine del Pd a pagina 4 si sforza di ricreare il bel clima veronese del gran tour ("quando inizia a parlare, una donna urla: salvaci"), a pagina 5 chiarisce meglio il concetto sotto una inserzione pubblicitaria con il salvatore che sorride: "Più agenti per le strade e certezza della pena.

Precaria? Sposi mio figlio ( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi alza il tiro della campagna elettorale: "D'Alema lavora contro gli ebrei e a favore dei terroristi di Hamas" "Precaria? Sposi mio figlio" Berlusconi ad una ragazza: "Col suo sorriso potrebbe sposare un mio erede". Veltroni s'indigna: "Non capisce le ansie dei ragazzi".

"Noi, il voto utile dei lavoratori" ( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Infine non manca una stoccata a Silvio Berlusconi che: "Dice che per combattere il precariato bisogna sposare un milionario... I precari sono 2 milioni e 700 mila: che facciamo, introduciamo la poligamia in Italia?". E a Veltroni: "Questa è la conferma che la lotta di classe esiste ancora.

Ora il Pd cerca uno choc ( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e non credo che Veltroni lavori per l'oggi, ma la svolta epocale di cui si fa portatore prima o poi si afferma. Berlusconi esprime le radici di una città industriale e "superata" come Milano, Veltroni viene da una città post-industriale da duemila anni, ha un linguaggio globale che gli consente di essere compreso dal giovane di Busto Arsizio e dal rockettaro del New Jersey"

Berlusconi, gaffe sui precari Veltroni: è lontano dai giovani ( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: LA BATTUTA A UNA RAGAZZA IN TV: "CONQUISTI UN MILIONARIO". E LEI DOPO GLI PROMETTE: LA VOTERÒ Berlusconi, gaffe sui precari Veltroni: è lontano dai giovani.

Dopo lo scontro con Walter il leader del centrodestra: il Pd è senza umorismo ( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a cominciare da Veltroni che affonda il coltello: "Queste parole raccontano di una distanza, lontananza dall'ansia di migliaia di ragazzi a cui quella ragazza ha dato voce". Berlusconi non ci pensa proprio di chiedere scusa e anzi incassa l'assist della ragazza con cui scherzava, Perla Pavoncello, che dichiara di voler votare per il Pdl:

Emma Marcegaglia fa l'en plein: 99% di sì ( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche dai palazzi della politica (a cominciare da Napolitano, Prodi, Berlusconi e Veltroni) ai sindacati, sino ai colleghi imprenditori il coro di consensi ieri è unanime. Al momento della proclamazione una standing ovation ha salutato la prima presidente donna della storia di Confindustria. Bis quando Montezemolo le ha consegnato 100 rose rosse.

[FIRMA]MARCO ZATTERIN CORRISPONDENTE DA BRUXELLES L'onda lunga della polemica su Ciarrapico &# ( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Serve un centro vero se si vuole battere Veltroni - avverte il leader Udc -. Non si può stare al governo con una destra populista". La "disavventura" di Ciarrapico e la presenza di Alessandra Mussolini nel Pdl dimostrano, a suo avviso, "che Berlusconi si è spostato a destra". In questo modo, argomenta, "il Cavaliere potrebbe anche vincere le elezioni,

Berlusconi: "Il Pdl è il Ppe italiano" ( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e ora iniziano a non raccoglierli anche a Roma e Prodi e Veltroni dicono che il governo del Pd ha fatto il meglio possibile. La gente invece è stanchissima del loro governo, che ha fatto disastri. Il risultato elettorale è scontato". Par condicio "Mi dispiace non esser lì, ma non sono riuscito a spostare un appuntamento televisivo.

Berlusconi, i precari e la giovane Perla: "Era una battuta, voterò Pdl" ( da "Panorama.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per Walter Veltroni, Berlusconi consigliando "a una ragazza precaria di sposarsi bene racconta di una lontananza, di una distanza, di una separazione dalle ansie di chi a nome di milioni di ragazzi italiani chiede risposte alla politica". Più duro il numero due del partito, Dario Franceschini, che chiede al Cavaliere di scusarsi per questa battuta ritenuta "

DALLA POLITICA UN CORO BIPARTISAN: OTTIMA SCELTA, PREMIA IL TALENTO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: commenta il leader del Pd Walter Veltroni. "Auguri alla signora Marcegaglia", dice Silvio Berlusconi, leader del Pdl. "È una donna concreta, pratica, non priva di idealità. Farà molto bene", dice Pier Ferdinando Casini. Anche il primo commento della Cgil è di una donna, il segretario confederale Carla Cantone: "È in gamba e sarà attenta ad utili e democratiche relazioni sindacali"

Verso Palazzo Chigi: Pd o Pdl? La Casa Bianca tifa per le larghe intese ( da "Panorama.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi, [2] Walter Veltroni e tutti coloro che fanno parte dei due schieramenti maggiori dicano e ripetano di voler vincere le elezioni per governare e non per accordarsi dopo in una sorta di governissimo delle larghe intese. Ma la possibilità di un accordo post elettorale - che nelle previsioni degli altri piccoli come [

Dal nanetto al "piccolo Ciarra" ( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma anche no Walter e l'Italia "sapore di sale" Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia Walter e le tre cose che è meglio "non fare" Ma nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? Il Giornale.it si rinnova e si apre ai commenti dei lettori Berlusconi, Veltroni e Casini. come Follini Veltroni corre solo ma anche.

Peggio di Diliberto. Il Pdl vuole scappare dal Libano ( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Parole condannate con indignazione da Prodi, D'Alema e Veltroni, che ricordano che persino gli americani stanno pensando al ritiro dall'Iraq. Più tardi il premier rivela che il presidente del parlamento libanese ha convocato l'ambasciatore italiano a Beirut per chiedere spiegazioni. Anche Casini attacca: "Pura irresponsabilità ".


Articoli

E lui lì, tra comunisti e fascisti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Alla fine non ha retto. Oppure, come per la storia dei fogli stracciati, era tutto calcolato. "Ma insomma, nel Pd tutti sono comunisti", è sbottato ieri Berlusconi, a poche ore dall'aver detto "per la prima volta Veltroni ha rotto con gli estremisti". Che sia calcolo (cioè un messaggio al proprio elettorato non ancora mobilitato) o scatto di involontaria sincerità, la sostanza è la s t e s s a . Mentre il futuro dell' e c o n o - mia italiana si fa s e m p r e più fosco, dal macro del Pil immobile al micro della singola famiglia, il leader accreditato per la vittoria elettorale perde tempo a dare del comunista a tutti, per reagire a una polemica su fascismo e antifascismo nata e cresciuta all'interno del suo stesso campo. Come la pensi la comunità economico-finanziaria internazionale e nazionale su Berlusconi è noto, ma sappiamo da anni anche che il suo essere giudicato unfit non sposta un voto. D'altra parte, l'opera di accreditamento di Veltroni presso i quartieri alti pare ormai sufficiente. Il paese reale è un'altra cosa. Aspetta dalla politica uno shock positivo sui problemi reali. Sui quali Veltroni ha la sensibilità, ha le proposte e ha le parole giuste. Il cortocircuito però non è ancora scattato. Per questo siamo fermi nei sondaggi.

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Tremonti, l'Arcobaleno e il global (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO È già la terza volta che succede in meno di un anno. Ad ogni svolta della politica (e ce ne son tante che sembrano i tornanti dello Stelvio) incontriamo una lieta compagnia di libri che precedono o accompagnano l'evento. Capitò all'inizio dell'autunno con la nascita del Partito democratico, preceduta da libri di Ichino e altri, e accompagnato da saggi di Giavazzi e Alesina (Il liberismo è di sinistra) di Salvati (Il Pd per la rivoluzione liberale); continuò due mesi dopo con le primarie, ogni candidato scrisse il suo saggio ? tutti ben esposti in libreria, da Letta a Veltroni, da Bindi ad Adinolfi ? e si ripete oggi, all'inizio dell'ultimo mese di campagna elettorale, con l'esibizione a destra di Giulio Tremonti (La paura e la speranza) e l'indiretta perché del tutto casuale replica di Giacomo Marramao (La passione del presente). Il primo, un pressante invito all'Italia minacciata dall'alluvione asiatica a riaffidarsi ai "valori" travolti dal Sessantotto, il secondo un altrettanto urgente invito a cercare proprio in quei valori, e in altri egualmente nascenti da movimenti sociali, da sostituire alle vecchie costituzioni, elargite dalla statualità e dalla sovranità. Del libro di Tremonti hanno scritto molti, ieri anche il (quotidiano) pezzo del Corriere della Sera, firmato da Mario Monti: non tanto perché esso innovi rispetto al precedente saggio tremontiano del 1995, infatti non innova per niente, quanto per la polemica suscitata nella stessa destra dai fautori del liberismo (parolaio). Essi trovano incompatibile con la "dottrina" del partito la ricetta di un protezionismo commerciale sposato ai valori etici della tradizione. A Marramao ha dedicato la prima pagina della cultura la Repubblica, con un'intervista al filosofo, preoccupato sia degli sguardi indietro (tremontiani) sia dell'opacità degli sguardi in avanti (una sinistra no global può finire con l'incontrarsi oggettivamente con la ricetta protezionistica). Insomma, la campagna elettorale s'arricchisce, sotto traccia, di un dibattito culturale che, se non copre del tutto, quanto meno adorna d'un velo le nudità di nani e ballerine nelle liste. Si parli pure del camerata Ciarra o del Cha cha cha della segretaria, sembrano dire gli autori, convinti l'uno d'aver preparato un "manuale di montaggio della fortezza Europa" contro l'attacco dell'Asia e contro la tempesta della recessione (in sintonia con la stampa anglosassone che ieri era tutta un coro di moniti a Zapatero sulla capacità di tenuta della Spagna); l'altro convinto di darci un vademecum per procedere nella "terra di mezzo", come definisce l'attualità, che col suo rumore riempie di nulla il presente. Sono contributi da accogliere con interesse, ha già scritto su Europa Raffaella Cascioli, definendo quella di Tremonti "una ricetta forse sbagliata ma non irrealistica"; e ricordando comunque che protezionismo e spinta allo sviluppo attraverso l'incremento della spesa pubblica sono da sempre nel dna della destra. Purtroppo sono anche nel dna della sinistra sedicente radicale. "Entrambe ? dice Marramao in un colloquio col nostro giornale ? ricorrono ad argomenti tipici dell'ideologia statocentrica". Sminuire il valore dell'Europa, come hanno sempre fatto Tremonti e il suo partito, e in più occasioni la sinistra sedicente radicale, non considerare l'Europa un soggetto politico perché non possiede ancora potere sovrano, significa pensare ancora i soggetti internazionali solo in termini di stato e di sovranità. Mentre la Serbia insegna che l'eccessivo ricorso al principio di sovranità ne comporta ormai il disfacimento. Infatti la "modernità-mondo" (così, col compiacimento dei filosofi per le formule difficili, Marramao battezza la terra di mezzo tra lo stato-nazione non più protagonista e la modernità non ancora definita come soggetto politico), è un ribollire di nuove esigenze: cioè nuovi diritti ? vita, corpo, ambiente, risorse, per citare ? che nascono dalle dinamiche di cambiamento culturale del nostro tempo. La gestione politica della globalizzazione deve convogliare l'accoglimento di quelle esigenze verso un universalismo molteplice, che faccia tesoro delle diverse civiltà. Esattamente il contrario dello scontro di civiltà, che è il punto di partenza da cui poi si arriva a chiudersi nella fortezza del protezionismo: antiglobalista, antieuropeista, perfino antieuro, tutti argomenti che stuzzicano anche palati di sinistra conservatrice. "È un gioco degli specchi ? nell'ottica del filosofo ? fra lo pseudoliberalismo di Berlusconi, che è solo populismo nazionalista (lo stesso nome "Forza Italia" ricorda il titolo di Ortega y Gasset Le origini sportive dello stato), e l'anacronismo di una sinistra solo apparentemente radicale. È un gioco reso possibile dal fatto che entrambi sono legati, come si diceva, all'idea statocentrica della politica ". Sarebbe bello se, al ritorno indietro della destra tremontiana, la sinistra arcobaleno rispondesse, non fosse che per restare alle "origini sportive" della politica, con un salto avanti rispetto alla cultura dei movimenti sociali (studentesco, operaio, femminista) da cui sono nate le cose positive del Sessantotto, insieme a quelle negative (in parte, per ora, seppellite). Si tratterebbe di far crescere la scuola di tutti con il merito la selezione e la ricerca, vera arma decisiva nella competizione globalizzata; di trasformare lo stato sociale di diritto in società di diritti (e di doveri) nascenti dalle nuove "icone" di cui Tremonti ha paura, da internet al femminismo: purché si abbia il coraggio di non fermasi agli inconvenienti o addirittura al suono sgradevole delle parole: come la contestata "cultura della differenza", che fu ed è una strumentalità necessaria contro la pseudoneutralità dell'uguaglianza dei sessi. All'origine del tempo moderno c'è anche quell'Oliympe de Gouges che credeva d'aver integrato la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino scrivendo la Dichiarazione dei diritti delle donne, e finì sulla ghigliottina. La storia è andata così: a parte l'8 marzo, a parte la tristezza ferrariana per il Vogliamo anche le rose, la verità è che il semplice suffragio elettorale arrivò per le donne dopo un secolo e, in Italia, nel 1945, cioè un secolo e mezzo dopo la rivoluzione. Altro che egalité. A questa storia, Tremonti oppone la fortezza protezionistica, arredata non solo di caselli daziari ma di sette "parole d'ordine", come lui le chiama con strano gusto ducesco: valori, famiglia, identità, autorità, ordine, responsabilità, federalismo. Una società organica di trono e altare, ma a parole, in realtà fondamentalmente scettica, visto che il suo unico "valore" percepibile è la guerra di civiltà senza cannoni, finché è possibile farla coi dazieri. Una società da Santa Alleanza viennese, dove l'avanzamento non passa per quella che Marramao chiama "la nuova cartografia dei diritti e dei doveri": appunto risorse, energia, ambiente, vita, corpo (temi che coglie Ferrara, il quale, da buon reazionario, si colloca nel processo di rinnovamento, ma per invertirne la direzione). Un bel lavoro anche per i "pensatoi" del Pd, si tratti di governare il presente fin dal 14 aprile o di preparare il governo del futuro senza gli ormai improbabili tesoretti di Padoa Schioppa ma, semmai, con lo spirito del Tesoretto di Brunetto Latini (rimasto, come si sa, incompiuto).

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Se questa è par condicio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

GIOVANNI COCCONI Non sapete chi è Fabiana Stefanoni? Non vi preoccupate. Presto potrete passare un'ora con lei e sapere tutto sul Pdac, il Partito di alternativa comunista. In prima serata su Raidue. Non avete mai sentito nominare Flavia D'Angelo? Non è un problema. Mamma Rai ha pensato anche a voi. A pochi giorni dal voto conoscerete il programma di Sinistra critica per cambiare l'Italia. Anche per Flavia un'ora in prima serata, come Fiorello. Così come per Bruno De Vita, candidato dell'Unione per i consumatori, o il neofascista Roberto Fiore, uno un po' più a destra di Ciarrapico. È la democrazia bellezza. Undici candidati come una squadra di calcio, undici serate in due settimane, neanche fosse Benigni che legge Dante. Sempre che siano solo undici perché dal ministero dell'interno fanno sapere che potrebbero essere di più. Ma in Rai c'è posto per tutti. Secondo il regolamento approvato dalla commissione di vigilanza in palinsesto tutti hanno diritto a un posto in prima fila. Berlusconi, Bertinotti, Boselli, D'Angelo, De Vita, Casini, Ferrando, Fiore, Santanché, Stefanoni, Veltroni. Noi, per par condicio, abbiamo rispettato l'ordine alfabetico. Per le conferenze stampa in tv non sarà così. Si andrà ad estrazione: potrebbe capitare di vedere Bertinotti il 3 aprile e Ferrando giovedì 10 aprile, a poche ore dal voto. Mentre dopo di lui, andrà puntualmente in onda la conferenza stampa di Romano Prodi, presidente del consiglio uscente, relegata per regolamento tra le 22 e le 23 e trenta. E poco importa che il duello tv più atteso dagli italiani, Veltroni-Berlusconi, possa saltare. In effetti il regolamento non lo prevede o meglio, all'articolo 12, rinvia a una non meglio precisata trasmissione in diretta, sempre in prima serata, su Raiuno, con tutti i candidati premier. Quindi il "confronto tra premier" in una serata, le conferenze stampa in undici, con buona pace della Rai che si vedrà terremotare i palinsesti e finirà per perdere molti milioni di euro di pubblicità. Ieri, in extremis, la Vigilanza ha in parte riparato al danno spostando le conferenze stampa su Raidue. Ma la sostanza resta. Se ad ogni candidato premier sarà assegnata un'ora in prima serata, per il duello tra i candidati si parla di un'unica grande ammucchiata di 90 minuti. Tutti insieme appassionatamente. Abbiamo fatto i conti. 90 minuti divisi per 11 fa 8,1 minuti. Ai quali va però sottratto il tempo della domanda del giornalista Rai che fortunatamente dovrà essere contenuta in 30 secondi. Quindi altri 5 minuti e 30 secondi in meno. Ma il regolamento parla di giornalisti anche "non Rai", quindi si presume che le domande possano essere più di una, a meno che il regolamento non sottintenda l'alternanza tra domande Rai e domande non Rai. Se poi si aggiunge un minimo di introduzione e la sigla, ogni candidato premier potrebbe avere a disposizione circa 5 minuti. Abbastanza per dire come si chiama, per chi si presenta e la prima idea che ha in mente. Per il "confronto" non ci sarà più tempo. Alla fine è difficile sapere come usciranno gli italiani dalla torrenziale maratona Rai. In teoria dovrebbero guardare la tv per chiarirsi le idee. Non sarà facile. Gli spagnoli sono stati più fortunati: hanno potuto farsi un'idea assistendo per ben due volte al match tv tra Zapatero e Rajoy, che non erano gli unici candidati premier. Ma forse la Spagna è meno democratica dell'Italia. È vero che alla fine il potere supremo è quello del telecomando, che si può cambiare canale quando si vuole. Ma è anche vero che la gente non ne può più della politica e che il regolamento della Vigilanza sembra fatto apposta per allontanarla per sempre. Eppure ci sembra già di sentire le reazioni. Ma come, proprio voi che avete strillato tanto per avere la par condicio e adesso non la volete più? No, non è questione di par condicio. Eravamo e restiamo contrari alla libertà selvaggia di spot in tv. Non è giusto che chi ha più soldi abbia più spazio. Tutti i candidati (almeno quelli che hanno i voti o le firme) dovrebbero scattare alla pari dai nastri di partenza, come già succede negli spazi delle tribune politiche. Ma non sappiamo più se sia davvero democratico il diritto di chiunque di imporci le sue idee in prima serata. Su Raiuno o su Raidue.

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Walter di governo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DEMOCRATICI Si entra in una nuova fase della campagna elettorale, i sondaggi incoraggiano Walter di governo MARIO LAVIA Vuole dare l'idea di essere già a palazzo Chigi. È un'offensiva psicologica ma evidentemente tutta politica, quella di Walter Veltroni, convinto che fra un paio di settimane i sondaggi daranno i due grossi partiti praticamente alla pari e che dunque quando sarà il momento di imboccare il rettilineo finale si sarà spalla a spalla. E ovviamente lui pensa che il rush degli ultimi metri sarà a suo favore, perché avrà più birra in corpo, più gambe. Si entra dunque in una nuova fase della campagna elettorale. Dopo l'avvio molto forte segnato dalla scelta dell'andare da soli, ma in parte "macchiato" dalle polemiche dei/sui radicali e sulla formazione delle liste, il leader del Pd vira decisamente sui contenuti di governo, sospinto dai sondaggi che continuano a segnalare una progressiva riduzione del distacco. Le distanze tra Pd e Pdl, secondo Swg, si sarebbero ridotte e la differenza tra i due poli sarebbe passato da 5,5-8 punti a 4-5 punti in cinque giorni. Ermete Realacci, che tiene sotto costante osservazione i dati, conferma che "la partita è aperta", mentre c'è chi profetizza "una vittoria alla camera e un risultato in bilico al senato", con ciò ribaltando la previsione comune. Al loft non sfugge una certa difficoltà di Berlusconi che improvvisamente ha caimanizzato la sua propaganda: "Lo vedo molto tirato, ha ricominciato a tirare fuori la storia dei comunisti, quella dei brogli: questo è un segno negativo, per lui", nota Pierluigi Castagnetti. Le piazze piene ? e di gente "nuova" ? una spruzzata di ottimismo la spargono. Il candidato premier ogni giorno tenterà di seminare idee e proposte sull'azione del governo Democratico. Filtrano indiscrezioni sui nomi dei ministri del gabinetto-Veltroni ma il leader è comprensibilmente prudente, sensibile alle prerogative del capo dello stato, anche se alcuni nomi ? lo ha già annunciato ? li snocciolerà a ridosso del voto. L'incognita più grossa riguarda il ministro dell'economia: e siccome ieri Veltroni ha annunciato che un ministro sarà del nord-est molti hanno fatto due più due: però non ha detto che il ministro "veneto" andrà a via Venti settembre, anzi. Chi? Calearo? Risposta: no comment. Poi c'è il merito dei primi provvedimenti. Stamattina Veltroni presenterà i disegni di legge che saranno presentati al primo consiglio dei ministri, che traducono in atti concreti le dodici "azioni di governo" contenute nel programma elettorale del Pd. Due sono già noti: un progetto di legge per l'incremento dell'occupazione femminile, e il provvedimento per semplificare le procedure per l'apertura di un'azienda, noto con lo slogan "un'impresa in un giorno". Ma la novità grossa riguarda la sicurezza. Su questo il Pd sa di giocarsi molto: "Ci sono dei diritti e ci sono dei doveri: chi sbaglia deve pagare". È un vero giro di vite. Per esempio, si amplia il numero dei reati di "grave allarme sociale" per i quali, in presenza di esigenze cautelari, si prevede la sola custodia in carcere, escludendo l'automatismo della sospensione dell'esecuzione della pena irrogata con sentenza definitiva. Tra questi, la rapina, il furto in appartamento, lo scippo, l'incendio boschivo, la violenza sessuale aggravata. Il pacchetto sicurezza dem si articola attraverso 4 leggi, prevede l'aumento al 3 per cento dei finanziamenti per la sicurezza rispetto all'ultimo dato del 2,8 e tutta una serie di misure di rafforzamento delle polizie. Una novità potrebbe riguardare la magistratura. Ieri Veltroni ha detto al Gazzettino di Venezia: "Non è possibile che un giudice per 7 anni e 8 mesi non riesca a scrivere una sentenza e questo consenta ad un gruppo di persone responsabili di reati gravissimi di uscire di galera. In casi simili devono scattare anche provvedimenti nei confronti dei magistrati". Il vecchio slogan ? a suo tempo molto discusso ? della "giustizia giusta" può trovare ora una nuova declinazione.

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L'Italia vuole che si parli di salari, o forse no. Dilemmi da candidato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VERSO IL VOTO   TRA PD E PDL È GUERRA DI SONDAGGI. MA IN CAMPAGNA ELETTORALE LE POLICIES SONO TABÙ PER ENTRAMBI L'Italia vuole che si parli di salari, o forse no. Dilemmi da candidato RUDY FRANCESCO CALVO Trentotto contro quarantatré o trentasei contro quarantacinque? Insomma, è più affidabile Swg o Demoskopea? È solo l'ultimo aspro scontro scatenatosi ieri sui sondaggi tra i principali contendenti nella corsa del 13 e 14 aprile, Pd e Pdl. Numeri che sperano di suscitare negli elettori l'effetto bandwagon, la salita sul carro del (presunto) vincitore o, comunque, della squadra che appare più in forma. Ammesso che gli italiani che ancora non hanno scelto per chi votare si facciano influenzare da questi dati o, piuttosto, vogliano sentire quali ricette propongono i candidati per risolvere i loro problemi quotidiani. Che, come confermano altri sondaggi (Ispo per corriere.it del 6 marzo), rimangono altri: lavoro e occupazione (per un intervistato su cinque), l'aumento dei salari, la riduzione delle tasse, il controllo dei prezzi. Il portafogli, insomma. È il vecchio dilemma che attanaglia chiunque si appresti ad affrontare una campagna elettorale: offrire speranze o soluzioni? E non è così solo in Italia. In autunno, Barack Obama era dato praticamente per spacciato nella corsa alle primarie americane. Solo da quando ha abbandonato toni e modi da "professorino" per lanciare un più idealistico yes, we can la sua immagine è risalita a tal punto da essere ormai lanciato verso la nomination. Dal si può fare veltroniano al rialzati, Italia berlusconiano, sembrerebbe che la strada intrapresa dai due contendenti nostrani sia molto simile. Le policies hanno trovato spazio per qualche ora, in coincidenza con la presentazione dei rispettivi programmi. Che, sia detto per inciso, contengono comunque entrambi una certa dose onirica, dato che non offrono una completa copertura finanziaria alle proposte contenute. Anche se una certa differenza c'è: nelle previsioni per entrambi più ottimistiche, i costi del programma del Pd sono "coperti" per il 93 per cento, quelli del Pdl per il 46. Certo è che né la gente che, in maniera quasi inattesa, affolla gli appuntamenti del tour di Veltroni, né quella che ascolta Berlusconi nei suoi comizi in piazza, dalla meneghina san Babila alla romana piazza del Popolo ieri, possono e forse vogliono ascoltare ricette precise e puntuali per ridurre i mali del paese. Non certo il lavoratore temporaneo che ieri si è sentito rispondere dal Cavaliere "anch'io sono un precario", o allo sprovveduto che per una foto con lui si è sentito chiedere, scherzando per carità, 35 euro. Né agli altri che lo hanno sentito parlare di Ciarrapico, di sondaggi, di nomine e ancora dei comunisti e dei presunti brogli del 2006. L'unico passaggio più "programmatico" è stato dedicato da Berlusconi ai costi dello stato e della politica che, stando al già citato sondaggio pubblicato da corriere. it, rappresentano una priorità solo per il 4 per cento degli intervistati. Ha ragione allora Franco Marini nello sperare "che si superi presto questa fase elettorale" per arrivare finalmente ai necessari "interventi urgenti" a sostegno dei salari. Per il momento, gli italiani si arrovelleranno ancora per altri sedici giorni (la legge vieta la pubblicazione dei sondaggi a partire dal 30 marzo) sullo 0,1 per cento perso o guadagnato da questo o quel partito. Per poi svegliarsi la mattina del 15 aprile e scoprire probabilmente che dalle urne sono usciti risultati completamente diversi. Un film già visto. Nel frattempo, gli unici numeri che restano fermi sono quelli della busta paga.

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Il voto del 13 aprile si deciderà in rete (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

B L O G G E R I A Il voto del 13 aprile si deciderà in rete MARIO ADINOLFI Una campagna da ventunesimo secolo Sono convinto che le elezioni del 13 aprile si decideranno sul web. Anzi, per la precisione penso che si decideranno nei luoghi tipici del web 2.0: blog, Youtube e forum vari. Saranno i contenuti generati dagli utenti (secondo le statistiche recenti sarebbero cinque milioni gli italiani che almeno una volta a settimana fruiscono o creano questi contenuti) ad essere la vera arma di persuasione politica di quella che mi sembra essere la prima vera campagna elettorale del ventunesimo secolo nel paese. L'elettorato mobile Lo dico e lo scrivo con convinzione, per via del fatto che proprio sul web risiede la concentrazione massima di cittadini giovani e/o al primo voto: ancora una volta, milioni di potenziali elettori non permeabili dal messaggio preconfezionato dell'informazione politica televisiva, tendenzialmente appartenenti all'area del disimpegno e del non voto, che invece possono essere mobilitati da campagne web mirate e, soprattutto, non piegate alle logiche del marketing di propaganda tradizionale. Gli elettori del web non vanno convinti, infatti, ma coinvolti. Il Pdl su questo pare molto indietro e il Pd ha la possibilità di recuperare su internet e sui blog una porzione di voto che a mio avviso potrebbe anche risultare alla fine decisiva. Il voto di Castelnuovo Marco Castelnuovo, il diarista elettorale del quotidiano La Stampa sul web, boccia senza mezzi termini il partito berlusconiano in un pezzo che ha un titolo invece onnicomprensivo: "Pd e Pdl non hanno capito la forza di Internet. Come possono governare nel ventunesimo secolo?". Ma il testo del pezzo di Castelnuovo va letto per intero. Scrive: "Il sito del Pdl (www.votaberlusconi.it) è effettivamente inguardabile ma non è che quello del Pd (www.partitodemocratico.it) sia messo meglio. È talmente avanzato tecnologicamente che risulta di difficile fruibilità. Avevo pensato, evidentemente sbagliando, che Pd e Pdl potessero metterci una pezza con le candidature. In parte ho avuto ragione. Il Pd ha candidato Mario Adinolfi, giornalista blogger, già candidato segretario del Pd. Adinolfi è uno dei pochi in Italia che è riuscito a fare del web uno strumento utile per sé, per la costruzione del partito, e in fondo per la democrazia. Anche il Pdl aveva la stessa occasione. Addirittura l'aggregatore Tocqueville ha spinto per la candidatura di Edoardo Colombo, conosciuto in rete come Il Giulivo. Insomma, tra nani e ballerine, un posto potevano trovarglielo. Evidentemente mi sbagliavo". Una domanda a cui rispondere La domanda che ci pone Castelnuovo (che ringraziamo per la lettura a tripla utilità del lavoro direttista di Generazione U) merita certamente una risposta. Quella maggiormente importante mi pare contenuta nel programma di Veltroni quando mette nei dodici punti l'equiparazione dell'accesso alla banda larga allo stesso livello di importanza dell'allacciamento alla rete idrica o elettrica. Un diritto, insomma. Da questo bisogna partire. www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it.

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Precari, bufera su berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere risponde ad una ragazza: "Chi non ha un posto fisso sposi un milionario". Veltroni: è lontano dai giovani Precari, bufera su Berlusconi Veto del Ppe su Ciarrapico: in Europa non vogliamo fascisti ROMA - Polemiche per la battuta di Berlusconi ad una giovane precaria. Alla ragazza che aveva chiesto all'ex premier come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo, il Cavaliere ha risposto: "Da padre il consiglio che le do è quello di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o di qualcun altro che non avesse di questi problemi". Tra le repliche quella di Veltroni: "E' lontano dai giovani". Intanto il Ppe mette il veto su Ciarrapico: "Non conosco questo signore ma tra noi non c'è posto per i fascisti". CASADIO, D'ARGENIO, FONTANAROSA, LOPAPA E PICOZZA ALLE PAGINE 2 E 3.

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"lei è precaria? sposi un ricco" bufera sulla gaffe di berlusconi - giovanna casadio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Lei è precaria? Sposi un ricco" bufera sulla gaffe di Berlusconi Veltroni attacca: non si scherza sul dramma del lavoro La replica dell'ex premier: la sinistra non ha senso dell'umorismo GIOVANNA CASADIO ROMA - Quante precarie sono disposte a diventare nuore di Berlusconi, o di un altro milionario a piacere, pur di uscire dall'incubo? Il Cavaliere è convinto che il suo "consiglio da padre" in tv, su Rai2, a Perla Pavoncello giovane e carina precaria, resti "sempre il più valido". Aveva detto, il leader del Popolo della Libertà: "Contro la precarietà? Cerchi di sposare il figlio di Berlusconi", o qualcun altro del "genere milionario, con quel sorriso se lo può permettere...". Una battuta galante, del resto, seguita dalle proposte vere del Pdl. Indovinata dal punto di vista mediatico, secondo l'ex premier, se è vero che da ieri infiamma la polemica politica come nessuna delle proposte sull'emergenza-lavoro precario aveva fatto finora. Ventiquattr'ore dopo la gaffe, Berlusconi torna alla carica della sinistra "che non ha "sense of humour"": mai cadere nelle mani di chi non ce l'ha, "per fortuna non succederà" il 13 aprile. E poi "con quella ragazza io stavo ridendo e scherzando, questa sinistra si aggrappa a qualsiasi pretesto pur di attaccarmi". Conclusione: "Sono disperati, Veltroni è ridicolo". Ma se i tre milioni di precari italiani (cifra approssimativa per difetto) avessero voglia di ridere, c'è da star certi che sarebbe "un riso molto amaro". Walter Veltroni, Dario Franceschini, la Sinistra di Bertinotti, i socialisti di Boselli, Di Pietro reagiscono così, con indignazione, rabbia, costernazione al Berlusconi barzellettiere . Dal segretario del Pd arriva un altolà: "Ci sono tante cose su cui si può scherzare, ce ne sono altre invece su cui non si può soprattutto da parte di chi ha ben altro compito". Berlusconi si candida a governare il paese non a fare il comico. Il Pd poi, ha messo proprio la lotta alla precarietà al centro del programma assicurando un disegno di legge ad hoc al primo consiglio dei ministri, introducendo il salario minimo legale di 1000/1.100 euro. Insomma, commenta Veltroni, "la mia risposta non sarebbe stata "sposati bene" ma che nessun ragazzo e nessuna ragazza può avere meno di mille, millecento euro al mese. Una cosa è la flessibilità per entrare nel mondo del lavoro, altra la precarietà, che è un'emergenza sociale sulla quale si deve intervenire. Berlusconi è lontano dalle ansie dei precari". Fuori luogo, fuori tempo. Solo due giorni fa - ricorda il leader Pd - Luigi Roca, un operaio di 39 anni, si è impiccato dopo avere perso il lavoro. Antonio Boccuzzi, operaio Thyssen, candidato nel Pd, si sfoga: "Berlusconi si vergogni, serve rispetto". Dario Franceschini, il vice segretario, confessa di "vergognarsi come italiano" e che in qualsiasi altro paese un leader politico "sarebbe costretto a scusarsi per quella battuta offensiva". Scuse dal Cavaliere? Non ci pensa neppure. Al portavoce, Paolo Boniauti affida una ulteriore replica ai Democratici che "non hanno argomenti". Elenca le proposte per aiutare i precari: agevolazioni sui mutui, piano-casa e, aggiunge, "con il sistema della precarietà le imprese hanno ricominciato ad assumere giovani". Fausto Bertinotti giudica "allarmante" la battuta di Berlusconi e il segretario di Rifondazione, Franco Giordano è sarcastico: "Anche ipotizzando che i ricchi siano poligami, non basterebbero...checché ne dica Veltroni in Italia esiste ancora una lotta di classe". C'è pure l'altro aspetto della gaffe: "il maschilismo", come lo definisce Pina Picierno, giovane candidata pd. "Berlusconi ha un'idea troglodita delle donne", rincara Grazia Francescato. E per Boselli "dovrebbe chiedere immediatamente scusa alle donne e ai precari". Flavia D'Angeli, candidata premier della Sinistra critica, insegnante precaria di 34 anni: "Il matrimonio non mi attira... scherzi a parte, la precarietà è il dramma di una generazione". "Berlusconi è lo specchio esatto del maschio medio italiano, il frutto di una cultura che ha paura delle donne", denuncia Cristina Tajani, in lista con la Sinistra arcobaleno, ricercatrice alla Statale con Pietro Ichino, precaria ed esperta di precariato. Chiediamoci qual è l'universo di valori del Cavaliere, esorta Rosy Bindi, e "troveremo la battuta illuminante: i soldi prima di tutto". Anche il candidato premier della Destra, Daniela Santanché si ribella: "Per Berlusconi esistono solo le donne del capo...".

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Pallone e potere nella milano dei moratti - gad lerner (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti PALLONE E POTERE NELLA MILANO DEI MORATTI L'inedito ruolo recitato dalla famiglia nei gangli vitali della città, dalla politica alla cultura, dall'economia allo sport Lontani come sono dalle astuzie della trasversalità, a modo loro ingenui, di destra e di sinistra, si dividono cordialmente e incassano prestigio GAD LERNER Lo psicodramma della pazza Inter frantuma il mito caduco della sua imbattibilità, cui nessun tifoso esperto credeva davvero, e ricolloca il centenario nerazzurro nella sua congenita dimensione esistenziale: furia, esaltazione, il solito buon vecchio godimento masochistico. Ma nel tumulto delle emozioni calcistiche, la metropoli che ormai ha assunto lo stadio Meazza come suo epicentro ideale, ben più di piazza Duomo, si rispecchia e scopre dell'altro: l'inedito ruolo esercitato dalla famiglia Moratti nei gangli vitali di Milano, dalla politica alla cultura, dall'economia allo sport. E' un fenomeno rivelatore di metamorfosi strutturali avvenute nella (presunta) capitale del Nord. Niente a che vedere con l'egemonia bianconera degli Agnelli sull'one company town che per decenni fu Torino. La ramificazione dei Moratti ha natura policentrica, e tale conformazione li condanna alla precarietà ? scossi perfino da un'eliminazione in Champions ? ma al tempo stesso fa di loro un contrappeso vincente al potere monocratico di Silvio Berlusconi. Da Palazzo Marino dove governa Letizia Moratti, grazie al voto dei milanesi ma anche ai quattro milioni di euro personalmente stanziati per la sua elezione dal marito Gianmarco, vicepresidente di Confindustria; ai banchi dell'opposizione su cui siede la cognata Milli, accompagnatrice di Veltroni nei suoi recenti tour ambrosiani; fino alle cene di via Bigli, dove al desco di Massimo Moratti si ritrovano Adriano Celentano e l'avvocato Guido Rossi, insieme al vicino di casa Marco Tronchetti Provera: viviamo l'amalgama della speciale miscela simbolica capace di unire establishment e popolo. Niente di calcolato. Lontani come sono dalle astuzie della trasversalità, a modo loro ingenui, i Moratti di destra e di sinistra si dividono cordialmente ma sostanzialmente nelle opzioni culturali. Gli uni con San Patrignano, gli altri con Emergency, ma dappertutto nel tessuto cittadino incassano riconoscenza e prestigio. Così, intorno alla tribuna d'onore, sugli spalti interclassisti di San Siro convergono generazioni e anime diverse, i Larussa con i Gino & Michele, il business televisivo e le tribù xenofobe, i bambini degli Intercampus e i banchieri. Mi rendo conto che questa mescolanza di argomenti calcistici e sociologici può apparire stralunata. Eppure è un aspetto della contemporaneità con cui dovremo abituarci a fare i conti. Ricordo ad esempio una serissima conversazione con Massimo Moratti, nel corso della quale il presidente mi passava in rassegna i cambiamenti in atto nel potere milanese attribuendo valore interpretativo all'essere l'un manager interista, l'altro milanista. Un mattacchione? Tutt'altro: uno sguardo diverso ma realistico sull'evoluzione della metropoli. Ciò spiegherebbe anche la sua gestione sentimentale e rocambolesca della squadra di calcio, a causa della quale Moratti subisce ironie che neanche troppo soffre, perché ne esaltano una sorta di vena artistica. La mutevolezza delle strategie, l'incapricciarsi per questo o quel talento da proteggere a vita ? perfino il tradimento di Ronaldo, già perdonato ? sembrano fare di lui un erede degli Sforza o dei Visconti di Modrone, restio a lasciarsi ingabbiare nella figura banale dell'imprenditore moderno. Dunque: un potente sui generis, proverbiale nei suoi improvvisi cambi d'opinione, sensibilissimo al dispetto suscitato fra i tifosi, senza che ciò gli impedisca di continuare, come se niente fosse, a fare e disfare di testa sua. La fonte inesauribile di questo potere è il flusso del petrolio raffinato dalla Saras. Una compagnia che è riuscita ad avvantaggiare il suo azionista perfino incappando in disastrose performances borsistiche. E ora moltiplica gli utili in virtù dello sciagurato incremento di prezzo dell'oro nero. Dovremo pur riflettere su questa centralità assunta dai petrolieri, dagli immobiliaristi e dai finanzieri nei luoghi cruciali del capitalismo italiano: il nuovo potere milanese si fonda su un flusso che somiglia più a una rendita che a un'attività imprenditoriale. Del resto anche la sindachessa Letizia affida buona parte del suo destino politico alla conquista dell'Expo 2015, a suo modo portatore di un altro "flusso" di risorse pubbliche. In sostanza: Milano importa ormai ricchezza, più di quanta non ne produca. E l'Inter, con o più probabilmente senza l'allenatore Mancini (che quando andrà via, siamone certi, lo farà abbracciandosi col generoso presidente), funge da terminale emotivo di tale circuito. Che importa se ogni anno bisogna mettere mano al portafogli per ripianarne i passivi? L'apparente irrazionalità dell'impresa genera profitti immateriali formidabili. Consuma vorticosamente allenatori, campioni, dirigenti, ma desta crescente curiosità e alimenta un mito contemporaneo. Negli Stati Uniti una dinastia cittadina come quella morattiana avrebbe già lasciato un'opera, una Fondazione no profit, un segno inconfondibile di pubblica "restituzione" dall'alto dei suoi privilegi. Ma noi abbiamo a che fare con un altro tipo di imprenditori, e la testimonianza del paradosso ci viene dalla relazione che instaurano con la politica. Né il centrodestra in cui milita Letizia Moratti sostenuta dal marito, né il centrosinistra che ha portato l'ambientalista Milli fin nella commissione Codice etico del Pd, si sono mai confrontati con questa famiglia di petrolieri sul tema cruciale delle liberalizzazioni, tanto necessarie nel comparto petrolifero più arretrato d'Europa. L'estate scorsa il partito del ministro Bersani è giunto a offrire a Massimo Moratti l'acquisto dell'Unità. Mi chiedo con quale serenità avrebbe poi trattato lo spinoso capitolo delle rendite di posizione dei petrolieri, che tanto influiscono sul prezzo della benzina. Chi eventualmente volesse farsene carico un domani, sappia che rischierebbe di penalizzare la campagna acquisti dell'Inter, cioè la priorità assoluta del nuovo dominus. Ma il prezzo della benzina è tema molto meno interessante del centenario nerazzurro ? con le sue montagne russe di gioie e dolori ? in cui s'è consacrato il potere dei Moratti. Traballante, dunque italianissimo e duraturo.

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Si presenta a parigi la festa dei 150 anni dell'unità d'italia - dal nostro inviato @fi firma editoriale sx:pier paolo luciano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Torino Si presenta a Parigi la festa dei 150 anni dell'Unità d'Italia DAL NOSTRO INVIATO @FI FIRMA EDITORIALE SX:PIER PAOLO LUCIANO Parigi Il Piemonte di ieri e di domani si rincorrono, si sfiorano e spesso si incrociano per quasi quattro ore nelle sale dell'Istituto Italiano di Cultura di Parigi in rue de Varenne 50. Merito del conte Camillo Benso di Cavour, "un premier che servirebbe all'Italia di oggi, altro che Berlusconi, Prodi o Veltroni", sottolinea l'assessore alla cultura Gianni Oliva, nell'intervento di apertura al convegno "Il cosmopolitismo di Cavour: politica, diplomazia e territorio" organizzato nell'ambito del terzo Prix Grinzane France, vinto da Giuseppe Culicchia con Il paese delle meraviglie. La grandezza di Cavour viene ribadita anche da Mercedes Bresso, presidente della Regione quando presenta alla fine della mattinata le celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia che il Piemonte ha già cominciato a organizzare in vista del 2011. SEGUE A PAGINA XIII.

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Tradimenti e manifesti rifatti la stagione record dei voltagabbana - emanuele lauria (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Palermo IL CASO IL DEPUTATO USCENTE Venti cambi di casacca in un mese di campagna elettorale. Mimmo Russo tarocca i poster L'EX RETTORE Tradimenti e manifesti rifatti la stagione record dei voltagabbana EMANUELE LAURIA Mimmo Russo, chi era costui? Ma soprattutto per chi corre? Nel ginepraio di simboli, slogan e facce della campagna elettorale, il dubbio può diventare lacerante: in alcuni manifesti trovi il candidato, volto barbuto e rassicurante, gridare il suo richiamo ("aiutatemi a difendervi") accanto allo stemma di An. In altri Russo, stessa posa e stesso messaggio, chiede il voto a nome dell'Mpa. Un errore? Macché. Semplicemente, troppo rapido è stato il passaggio di fronte del consigliere comunale palermitano, che ha mollato Fini e abbracciato Lombardo in piena campagna elettorale: non c'è stato tempo per far sparire tutti i vecchi manifesti, per coprire con gli adesivi il simbolo d'un tratto ripudiato. Così Russo è diventato lui stesso un simbolo: quello dei cambiacasacca di Sicilia, esercito che ha ingrossato le sue file in questo 2008 dei terremoti politici e degli imprevisti (o quasi) appuntamenti con le urne. Che fenomeno, quello dei transfughi. Dei voltagabbana, dei saltafossi. Scorri l'agenda politica dell'ultimo mese e resti folgorato. In principio fu Antonino Rizzotto, ex coordinatore provinciale dell'Mpa che il 14 febbraio, giorno di San Valentino, tradisce Lombardo e va con An. L'unica perdita consistente lamentata dagli autonomisti, veri predoni di questa tornata. Passa un giorno ed ecco l'addio all'Udc di Filippo Drago e Fabio Mancuso, ingaggiati dal Pdl, si dice anche per indebolire Cuffaro nella partita sulla sua successione. Stessa strada segue l'assessore regionale Mario Torrisi, cui Saverio Romano, segretario dello scudocrociato, chiede subito le dimissioni: "Lasci l'autoblù, segreteria, telefoni e quant'altro, se ha dignità politica". Lui, Torrisi, non replica. E resta al suo posto. Fra le contumelie assortite, il giro di valzer continua: il 21 febbraio anche il deputato nazionale Francesco Paolo Lucchese passa nel Pdl. "Che peccato, perdiamo il suo voto e quello della moglie", sibila velenosetto l'ex governatore Cuffaro, mentre si affretta a rimediare portando nell'Udc qualche decina di politici trapanesi, in testa il deputato nazionale ex Udeur Vito Li Causi. Ispirandosi all'ex amico Gianfranco Micciché, che così nel 2000 commentò il controribaltone polista: "Per un cornuto, un cornuto e mezzo". Poi i casi più eclatanti: Marco Zambuto, sindaco di Agrigento eletto solo 9 mesi fa con i voti del centrosinistra, il 27 febbraio va a Palazzo Grazioli e Berlusconi in persona annuncia il nuovo acquisto del Pdl. Davanti allo smarrimento di mezza città, Zambuto addirittura emenderà il Cavaliere: "Non ho ancora deciso". "Pietosa bugia", commentano i suoi detrattori. Passano tre giorni e un big del Pd come Ferdinando Latteri, uno che sei mesi fa si candidava a guidare il partito, fa ciao con la manina: Veltroni non lo avrebbe ricandidato, Lombardo l'ha messo subito in lista, Camera oriente e occidente. "Ogni volta che andava da Walter, era costretto a fare ore di anticamera: ma le pare giusto?", osserva un amico (rimasto nel Pd) dell'ex rettore di Catania. L'orgoglio non ha bandiere. E Latteri, che nel 2004 aveva lasciato Forza Italia per la Margherita, neppure. Poi cedono i destrorsi Trantino e Coppolino che vanno con Musumeci e l'Udc in piena campagna acquisti presenta in conferenza stampa Orazio Bottiglieri, ex Pd. "Manca solo la foto con maglia e numero, per il resto sembrano annunci di calciomercato", ride l'ex presidente dell'Ars Nicola Cristaldi, uno che non si è pentito, al limite ha visto cambiare le insegne fuori dalla sede del partito, dall'Msi ad An fino al Pdl. E ora assiste alle evoluzioni di colleghi come Nicolò Nicolosi, finito nell'Mpa dopo aver lasciato la mamma Dc ed essere passato da Udeur, Nuova Sicilia, Patto per la Sicilia, Udc. L'ultima transfuga: l'assessore regionale Giovanni Candura, non candidata da Fini per le politiche e migrata nell'Udc che l'ha ricompensata con un posto per le regionali. Il borsino, quando si chiudono le liste, segna venti cambi di maglia in un mese, solo per restare alla prima fila della politica siciliana. Per Cristaldi "il fenomeno è legato all'effetto-calamita di Pdl e Pd, che svuotano i piccoli partiti". Un ex comunista come Angelo Capodicasa ricorda che "il Pci respingeva le dimissioni di chi voleva andar via per poi espellerlo e così bollarlo di ignominia. I tempi sono cambiati. D'accordo, i partiti hanno perso un connotato identitario. Ma oggi i candidati si propongono al miglior offerente, corrono con chi mette in gioco il posto in lista più utile. E magari un robusto contributo elettorale. Tutto ciò non c'entra con la caduta delle ideologie, c'entra con la crisi dei valori".

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Candidato, spiegaci che genova vorresti - wanda valli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XI - Genova L'aborto La spazzatura Il terzo valico Il porto Candidato, spiegaci che Genova vorresti Porto, infrastrutture, rifiuti e aborto: quattro domande al vaglio delle urne La legge 194 va bene? Il Galliera, finanziato con soldi pubblici, non esegue interruzioni di gravidanza? è giusto? Quella di Napoli è arrivata a Scarpino Giusto accoglierla? Come affrontare il problema per Genova? Annunci a sensazione e frenate si inseguono. Si tratta solo di un sogno o di una possibile realtà? Dopo lo scandalo esploso con l'inchiesta della magistratura, è nella bufera. Che fare per rilanciarlo? Ecco che cosa pensano Sinistra Arcobaleno, Partito Democratico, Popolo delle Libertà e Udc WANDA VALLI Hanno un bel dire, i candidati e i leader che si affronteranno alle elezioni politiche di aprile, alla fine di programmi si parla poco. E se questa volta, Veltroni ha rotto gli schemi e ha chiarito i suoi 12 punti del "programma per l'Italia", come Berlusconi, Bertinotti, Casini e gli altri, resta l'incognita dei territori. Là dove si vince o si perde, a colpi di "porcellum", la legge elettorale che vieta le preferenze, e prevede premi di maggioranza. Così, pensando a Genova, "Repubblica" ha individuato alcuni tra i più importanti problemi della città e della Liguria e ha chiesto a quattro esponenti politici, di sinistra, centrosinistra, centro e centrodestra, di spiegare come li risolverebbero. Si parte dal porto, scosso dall'inchiesta della magistratura, che ha bisogno di inventarsi un futuro. E poi ci sono le Grandi Incompiute, come il Terzo Valico, necessario per una linea ferroviaria veloce di merci e di persone con Milano: se ne discute da decenni, i governi di centrodestra e centrosinistra non sono riusciti a finanziare l'opera. Resterà un sogno o si può fare? Intanto la cronaca racconta che parte della spazzatura di Napoli è arrivata a Scarpino. Giusto accettarla? E come si attrezza la città? Infine il dramma dell' aborto, spesso ancora clandestino. Funziona la 194? E' giusto che l'ospedale Galliera, presieduto dal Cardinal Bagnasco, finanziato da denaro pubblico non effettui interruzioni di gravidanza?. Hanno risposto Stefano Quaranta, Sinistra Arcobaleno in lizza per la Camera, Roberta Pinotti, Pd, capolista al Senato, Rosario Monteleone, Udc, candidato alla Camera e Enrico Musso capolista al Senato per il Pdl.

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I consigli di silvio nel kit dei candidati "dite che veltroni è come stalin" - francesco bei (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Circa mille riuniti a Roma, assente Ciarrapico. Il Cavaliere: sul Pil un'eredità difficile I consigli di Silvio nel kit dei candidati "Dite che Veltroni è come Stalin" I suggerimenti indispettiscono An: sono 50 anni che noi facciamo campagne FRANCESCO BEI ROMA - Non c'è Natale senza presepe, non c'è campagna elettorale del Cavaliere senza il "kit del candidato". Se lo sono ritrovati in dono i quasi mille debuttanti del Pdl, riuniti ieri mattina all'auditorium dell'Eur per ascoltare le direttive di Berlusconi e Fini. Maglietta e calamita "Rialzati Italia", bandiera del Pdl, volantino, programma con le "sette missioni", cd-rom con "Azzurra Libertà" e il nuovo inno "A Silvio, A Silvio" (versione gospel), nel kit c'è un po' di tutto. Ma soprattutto dei gustosi "Spunti per gli interventi dei candidati", che riassumono in una quarantina di pagine gli argomenti polemici per randellare gli avversari. Veltroni soprattutto. E dunque "Veltroni come Stalin" si intitola un capitoletto, perché "ha chiuso in un armadio le tre figure più impresentabili della sinistra: Prodi, Padoa Schioppa e naturalmente Visco". Anche Stalin, ricorda il dotto estensore, "fece sparire Karl Radek da una celebre fotografia dei capi del Cremlino. Lo stesso vale per Veltroni", ma "le mani di Prodi, Padoa Schioppa e Visco sono ben visibili sulle troppe tasse che gli italiani continuano a pagare". Chissà cosa ne pensa la giovane spezzina Maria Grazia Frijia di Karl Radek? Fasciata in un tubino nero, al suo arrivo all'Eur ci tiene intanto a far sapere ai cronisti che ha "un debole per Chopin" e "le borse di Prada". I consigli degli strateghi azzurri serviranno sicuramente alla 25enne Giulia Adamoli, da Mantova, che si presenta "molta agitata" con una sigaretta in mano. Agitata? "Sì, ho stretto la mano a Berlusconi e questo mi ha riempito la giornata. Un effetto travolgente che durerà tutta la vita". Sia chiaro, l'adunata dell'Eur non è solo il ballo delle debuttanti - su tutte Laura Comi, laureata con una tesi sul Milan, che si presenta anteponendo il cognome, "piacere, Comi Laura" - ci sono anche vecchi volponi della politica. Tutti, tranne uno: l'ingombrante Giuseppe Ciarrapico. "Influenza", suggerisce diplomaticamente Paolo Bonaiuti. A quelli di Alleanza nazionale i consigli dispensati da Berlusconi fanno un po' ridere. "Dovete fare una campagna porta a porta - esorta il Cavaliere parlando a porte chiuse davanti ai mille - portare i nostri camper in ogni paesino. E quando ci arrivate presentatevi subito al parroco e al farmacista, le autorità del paese. Oltretutto io con i farmacisti ho un ottimo rapporto, ma non per via del Viagra, perché noi non ne abbiamo bisogno". Gli ex ragazzi del Msi all'uscita sbuffano: "Ma per chi ci ha preso? Sono cinquant'anni che facciamo campagne elettorali". I finiani più scanzonati ci scherzano sopra, un po' frastornati da certe americanate del Cavaliere. Il siciliano Fabio Granata si rigira tra le mani la busta con il kit del candidato: "Se cerchi bene c'è anche l'uovo di pasqua e il pugnalino di plastica". Marcello De Angelis scuote la testa: "Quando è partito l'inno "A Silvio" mi sono messo a piangere per la commozione". I più felici sono i nuovi acquisti del Cavaliere. Lamberto Dini è raggiante: "Sì, adesso mi sento a casa". La sottosegretaria alla Giustizia del governo Prodi, Daniela Melchiorre, non ci trova "assolutamente nulla di strano" a essere passata dalla sera alla mattina sotto le insegne di Berlusconi e scolpisce il suo slogan: "Le persone che servono alla politica sono chiamate a impegnarsi per diminuire il numero di persone che si servono della politica". Passa sul red carpet anche l'ex comandante della Finanza, Roberto Speciale, che sfoggia con un certo orgoglio il suo panciotto: "Un ministero per me? Non lo so, io sono a disposizione della causa". Alla fine, per paradosso, il più sobrio di tutti sembra essere Berlusconi. Il Pil che non cresce? "E' un'eredità difficile che assumiamo, ma siamo molto preoccupati". Per impedire la vittoria di del Pd, catechizza il Cavaliere, "bisogna votare Pdl, perché disperdere i voti significa favorire Veltroni". Purtroppo, aggiunge, "gli elettori non conoscono ancora il nostro simbolo". L'ex Udc Luigi Compagna, all'uscita, prende sottobraccio il forzista Cicchitto e gli mostra la spilla con la stella di Davide che porta all'occhiello: "Gliela regalo a Ciarrapico se lo incontro".

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Tremonti: non farò mai più condoni - edoardo buffoni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tremonti: non farò mai più condoni "Niente miracoli ma neanche nuove tasse. Calearo caricatura del Nordest" Il programma del Pd è una Disneyland, il nostro è realizzabile: sgravi, mutui agevolati, abolizione dell'Ici Io ministro degli Esteri? Avrei difficoltà a farlo in un governo in cui non fossi ministro dell'Economia EDOARDO BUFFONI ROMA - "Il programma elettorale di Veltroni è una Disneyland, un mondo surreale a cui non bisogna credere. Probabilmente l'ha scritto nell'ipotesi di non governare, pensando di perdere". Giulio Tremonti, ministro dell'Economia in pectore per il Pdl, attacca la ricetta economica del Pd. E lo fa durante il videoforum di Repubblica Tv, rispondendo alle centinaia di domande arrivate in diretta dai lettori. Il Pdl invece cosa propone? "Il nostro programma ha una clausola: sappiamo che c'è una crisi in atto, in Italia e nel mondo. E che può aggravarsi. Per questo non promettiamo miracoli, ma cose realizzabili: detassazione legata alla produttività, abolizione dell'Ici sulla prima casa, facilitazioni sul fronte dei mutui. Poi, sì alle grandi opere pubbliche e alle infrastrutture, ma anche al nucleare. E soprattutto la nostra vera promessa... ". Quale? "Non metteremo le mani nelle tasche dei cittadini, nessuna tassa aggiuntiva. Al contrario di Prodi e Veltroni, che le tasse le hanno già alzate. Sembra che Veltroni sia all'opposizione. No. Lui è l'azionista di maggioranza di un governo che ha sprecato gli ultimi due anni di crescita. Lui e Prodi ci lasciano una situazione disastrosa". Ma Bruxelles ha riconosciuto il risanamento dei conti pubblici. "Con la crescita zero il risanamento non può essere solido. I conti pubblici non sono stati risanati. Per questo il programma del Pd è il programma dei miracoli. Veltroni mi ricorda il tale che va al bar e dice: "Da bere per tutti". Gli chiedono: "Con che soldi?". E lui risponde: "Con i vostri"". Come aiuterete le famiglie in difficoltà? "Facilitandole con mutui più leggeri. Prodi ha fatto un grande regalo alle banche nell'ultima Finanziaria. Avete visto quanti banchieri sono andati a fare la coda per votare alle primarie del Pd? Noi invece vogliamo aiutare solo le banche che fanno mutui più umani per le famiglie". Farete altri condoni fiscali? "Oggi non ci sono più le condizioni per farli. Non li ho certo fatti volentieri, ma perchè costretto dalla dura necessità. I condoni sono una cosa del passato. All'epoca hanno dato un enorme gettito, perché Prodi aveva consentito un'enorme evasione". Come combatterete i fannulloni della pubblica amministrazione? "Non come vuol fare Ichino, cioè creando un'agenzia che produrrebbe altri fannulloni. Ma ristabilendo i sani e vecchi principi di autorità negli uffici. Il capufficio comanda, gli altri eseguono. Vedo troppo assemblearismo nei nostri uffici". Berlusconi è contrario alla vendita di Alitalia ad Air France. E lei? "Alitalia è quotata in borsa. Non posso parlare e non voglio parlare. Penso però che Malpensa avrà un futuro anche indipendentemente da Alitalia". La convince Emma Marcegaglia? "E' un segnale di grande interesse, un buon segnale per il Paese. Noi nel Pdl abbiamo puntato molto sui giovani, che è però una cosa diversa dal Pd, dove i giovani stanno semplicemente sul palco ad applaudire mentre Veltroni fa i suoi comizi". Massimo Calearo può portare voti a Veltroni? "Calearo non è il Nord-Est, ma una sua caricatura. Il Nord-Est è più civile, meno violento e radicale. Per quanto riguarda i voti, certo, se la sua è una famiglia molto numerosa e unita, un contributo elettorale lo potrà dare". Farebbe il ministro degli Esteri? "Avrei difficoltà a farlo in un governo in cui non fossi ministro dell'Economia".

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Bertinotti: "la rai trucca le carte" - umberto rosso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Bertinotti: "La Rai trucca le carte" Sit-in "per un'informazione migliore". Mussi torna dopo il trapianto di rene UMBERTO ROSSO ROMA - Faccia a faccia. Improvvisato (quasi), e in piazza. Arriva Fausto Bertinotti al sit-in della Sinistra Arcobaleno in viale Mazzini, per denunciare che la partita dell'informazione Rai è "truccata", giocata com'è tutta sul duopolio Pd-Pdl, con il rischio concreto di una "distorsione del risultato elettorale". Ed ecco che dal palazzo a vetri, quartier generale della tv pubblica, a raccogliere il grido di dolore scende giù il presidente Claudio Petruccioli, accompagnato dal consigliere Sandro Curzi e dal direttore del Tg1 Gianni Rotta. Altri direttori di testata non se ne vedono, ma a quanto pare si tratta di una delegazione "ufficiale" che rappresenta l'azienda tutta. Ad un incontro nel chiuso del settimo piano, per rivendicare parità di accesso in tv, la Sinistra ha preferito il confronto en plein air. Petruccioli non si è tirato indietro. E così sotto l'occhio delle telecamere va in scena il botta e risposta fra i due presidenti. L'accusa e la difesa. Garbatamente, colpi di fioretto, ma le distanze alla fine restano, la Sinistra e la Rai continuano a non capirsi. Per la guerra dei numeri, intanto. Bertinotti: siamo qui per chiedere alla Rai un'"informazione corretta", non può ridurre la partita elettorale allo scontro fra Pd e Pdl mentre "tutti gli altri competitori restano indistinti e confusi". Petruccioli: possiamo fare certamente di meglio ma "le cifre dicono che abbiamo dato a Berlusconi e Veltroni meno del sessanta per cento dello spazio, il resto è andato agli altri". Dai gazebo imbandierati qualche isolata contestazione per il capo della Rai. I rosso-verdi diffondono i numeri dell'Osservatorio di Pavia sul Tg1: Berlusconi 38, 1 per cento, Veltroni 21,6, Bertinotti 6,3, Casini 12,6. I leader accorsi all'appuntamento, da Salvi a Pecoraro, da Migliore alla Palermi, ad Occhetto, stanno a sentire come procede il match. Perché, arringa Bertinotti, c'è dell'altro. Non è questione di elemosinare qualche minuto in più. Il candidato premier allarga la mira, in discussione è la qualità stessa del servizio pubblico che è finito invece, "scusami presidente Petruccioli", per fare il verso proprio al modello della tv commerciale. Vedi il caso del giorno, Berlusconi che dal Tg2 alla giovane precaria consiglia di sposare il figlio Piersilvio, "il trionfo della cultura delle veline e dei calciatori". Il duopolio della tv che diventa il duopolio della politica, è l'accusa. Il presidente della Rai non ci sta. Ribalta lo schema. "Non vorrei che la politica rovesciasse sulla tv proprie colpe e proprie responsabilità. Non fate della Rai la testa di turco". E che la campagna elettorale sia imperniata attorno a Pd e Pdl è un dato di fatto, "noi lo registriamo ma in alcun modo lo favoriamo o agevoliamo". L'ultima battuta a microfono ormai spento è per Bertinotti, "se non la ostacolate, vi omologate". Però, intanto, protesta pure Morri, del Pd: chiede alla Rai di riequilibrare le presenze di Veltroni, i conti sono troppo sbilanciati a favore di Berlusconi. Si arrabbia anche Boselli, "Petruccioli la chiama informazione, per me è censura". Non c'è più tempo però. Bertinotti va a supervisionare la nuova sede del comitato elettorale rosso-verde, in via Liguria. E oggi aprirà la campagna a Milano, insieme a Fabio Mussi, il capolista, che torna in pista dopo il trapianto dei reni.

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Juncker: nel Ppe per loro non c'è posto. D'Alema: Berlusconi ne ha candidati più di Storace Zapatero: importante che vinca il Pd. Veltroni promette tasse più basse in busta paga (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del L'Europa non vuole fascisti. Il Pdl sì Juncker: nel Ppe per loro non c'è posto. D'Alema: Berlusconi ne ha candidati più di Storace Zapatero: importante che vinca il Pd. Veltroni promette tasse più basse in busta paga "Non c'è posto per i fascisti nel Ppe". Dall'Europa, per bocca del presidente del gruppo popolare (di cui fa parte Forza Italia) al Parlamento europeo e primo ministro del Lussemburgo Jean Claude Juncker, arriva un netto rifiuto della scelta di Berlusconi di candidare nelle liste del Pdl il nostalgico fascista (non pentito) Ciarrapico. Un no, ribadito anche dal presidente del Parlamento Europeo Poettering ("sono contro ogni estremismo"), che sta creando più di un imbarazzo al Cavaliere e ai suoi alleati. "Berlusconi - fa notare D'Alema - ha candidato più fascisti di Storace". E dal vertice europeo del Pse il premier spagnolo Zapatero fa sapere che "per l'Ue è molto importante adesso che Veltroni vinca in Italia, perché l'Italia è un paese molto importante per l'Europa". In Italia invece Veltroni spiega la ricetta del Pd sul fisco illustrando il primo disegno di legge che farà il suo governo: meno tasse in busta paga per aumentare i consumi e far ripartire l'economia. Andriolo, Lombardo, Ciarnelli, Carugati alle pagine 2, 3 e 4.

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Endorsement in cucina e sondaggi del piffero (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Endorsement in cucina e sondaggi del piffero Stufo dei sondaggi del piffero ho deciso di farmene uno (quasi) sicuro da solo: ho chiesto l'endorsement di mia moglie. È stata chiara: anche se temo che non cambierà nulla, ha detto, voterò i meno peggio. Quindi non mi piace Rutelli ma detesto Alemanno. A Roma voterò Rutelli. Dubito di Veltroni, ma Berlusconi è insopportabile, con i lifting, le tinture, il cabaret continuo. Voterò Veltroni. Tanta sagacia proveniente dal tinello andava indagata come si deve. Effettivamente Berlusconi ogni giorno ci dà motivo di pensare che sia il migliore nel gestire il Paese peggiore, peggiorandolo ulteriormente. L'ultima che ha fatto è un evidenziatore per i posteri. A Roma ha scherzato sullo slogan "Meno tasse per Totti", che è la caricatura del manifesto principe della sua campagna elettorale del 2001: quindi ha girato in comunicazione una presa in giro di lui medesimo, cercando di catturare la benevolenza dei tifosi romanisti. Un mostro di bravura. Il migliore. Ma a fare che? A trascinare ogni volta più verso il basso il livello politico, già sottotraccia. Riesce a trasformare la politica in barzelletta, mentre l'Italia accusa il declino. Altro che "Rialzati!", piuttosto un "È tutto coglionella". Oliviero Beha.

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Silvio indottrina i candidati: parlate con i farmacisti e occhio ai giornalisti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del LA CAMPAGNA ELETTORALE Silvio indottrina i candidati: parlate con i farmacisti e occhio ai giornalisti... di Natalia Lombardo/ Roma KIT 2008 Meno male che Ciarrapico non c'è. Deve aver detto Silvio, che c'è anche in versione gospel nel cd dato in omaggio col kit elettorale ai "mille" in lista col Pdl. Arrivati ieri all'Eur all'Auditorium della Tecnica di Confindustria scelto da Berlusconi e Gianfranco Fini per indottrinare i candidati. Silvio c'è anche troppo, mentre ha disertato i lavori del Ppe a Bruxelles. Lui stesso in sala constata che "manca il posto per Gianfranco". Il leader di An si siede in prima fila e si ritrova a fianco Alessandra Mussolini. Parla un po' dal palco e torna a sedere. Berlusconi dà il primo consiglio alla truppa candidata: "Dovete fare il giro dei comuni" e incontrare tutti. Subito dopo il prete e i carabinieri "la prima persona che dovete incontrare dev'essere il farmacista. Badate bene, però, non per il Viagra, perché noi non ne abbiamo bisogno". Non rinuncia alla battuta maschilista. Secondo consiglio: attenzione ai giornalisti, sono "tutti di sinistra". Nel kit ci sono le istruzioni per l'uso; l'Albo e i moduli da "difensori della Libertà" nei seggi contro i brogli; la Carta dei Valori e 36 pagine di "Spunti per gli interventi dei candidati" in tv: Silvio-pensiero in pillole: dalla "copisteria Veltroni" al "Veltroni come Stalin che nasconde nell'armadio Prodi". Poi i gadget: spilla, magnete per frigo, penna, bandiera e t-shirt xxl col simbolo "Rialzati Italia", Infine due Cd: con "Azzurra Libertà" e "A Silvio a Silvio" e col discorso del Palalido sul programma Pd "carta straccia". Maldestre o emozionate come al primo giorno di scuola arrivano le new entry. Aria svogliata come "quelli della quinta", i veterani azzurri e aennini. Tutti indossano un cartellino con nome e cognome. Lo staff di Silvio ha messo su un piccolo set col simbolo Pdl per le foto col candidato. Lamberto Dini fa ciao ciao con la mano, "grazie grazie, vinceremo alla grande". Saluta i flash anche il generale Roberto Speciale "a disposizione della causa" per un ministero. Trabocca dal set Sergio De Gregorio che disserta di "slancio". Michela Brambilla fuma nervosa; è provata ma soddisfatta: "Dei miei circoli ci sono dieci persone", lievita, mentre Gasparri le fa il baciamano. Scusi lei è una candidata? Look minimalista tubino nero, Maria Grazia Frijia è in lista in Liguria al 16° posto. Consigliere comunale di Fi insegna pianoforte: dare delle "shampiste" alle candidate del Pd è "fastidioso", ma meglio non esporsi. Lara Comi o meglio "Comi Lara", 25 anni, laureata alla Bocconi e coordinatrice dei giovani lombardi è nello standard berlusconiano: carina e parlantina, già attorniata da porta-borsette. Come Nunzia Di Girolamo, avvocato e coordinatrice provinciale di Benevento che Silvio ha imposto al n. 7 in Campania. Un ruolo "nel partito" l'hanno più d'una, peccato che Fi sia un vuoto cosmico di ideali. Sguscia via la signora bene Melania Rizzoli, Franca Audisio offre "salute e benessere, sono la signora Gibaud". Santo Versace è in cerca di "stile", Diana De Feo in Fede arriva in Suv. "Noi non siamo candidate, io sono la mamma di Cinzia Calabria", informano due signore lampadate; più serie l'avvocata di An Giulia Bongiorno e la ex campionessa Manuela Di Centa. L'azzurra Pelino offre confetti a Silvio che saluta dal predellino. Dichiarano qua e là Maurizio Scelli, ex presidente della Croce Rossa, e Deborah Bergamini, blindata da un seggio in Toscana: da ex segretaria di Berlusconi a capo del marketing Rai in filo (registrato) con Mediaset, ora disoccupata merita ricompensa. La fiera finisce all'una. Sulla strada passa e ripassa il furgone col faccione di Casini.

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Destra a valanga nei tg italiani Il centro d'ascolto sull'informazione: più spazio al Pdl che al Pd, in Rai e Mediaset Briciole ai partiti minori , ma nei talk show i superstar son (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Destra a valanga nei tg italiani Il centro d'ascolto sull'informazione: più spazio al Pdl che al Pd, in Rai e Mediaset Briciole ai partiti "minori", ma nei talk show i superstar sono Bertinotti e Berlusconi / Roma UNA PAR CONDICIO assai poco "par". Dal 7 febbraio al 7 marzo, nel primo periodo di trasmissioni regolate dalla legge sull'accesso ai media delle forze politiche, la fotografia scattata dal Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva appare abbastan- za chiara: tutti i tg, nel primo mese di campagna elettorale, hanno dato uno spazio maggiore al Pdl. Mentre le reti Rai, come sottolineava mercoledì il presidente Claudio Petruccioli al consiglio d'amministrazione dell'azienda, ha fornito a Silvio Berlusconi uno spazio preminente per ciò che riguarda le trasmissioni di approfondimento e le rubriche giornalistiche (la tabella di riferimento è quella riportata qui di fianco, e fotografa il periodo 7 febbraio-9 marzo), anche i tg Mediaset non sono stati da meno. Negli spazi dedicati alla discussione politica, i telegiornali delle tre reti berlusconiane hanno dedicato il 47% degli spazi al Pdl, il 25% al Pd, il 7% all'Udc, il 6% alla Sinistra arcobaleno, e l'1% ciascuno a partito Socialista e la Destra. Secondo questa misurazione il Tg4 è ovviamente in testa alla classifica: il Pdl ha preso il 52,28% della torta, An il 10%, la Lega il 5,38%, l'Udc il 3,2%. Assieme gli ex alleati della Cdl ammontano ad oltre il 70%. Il Pd si ferma a quota 18,04%, la Sinistra arcobaleno al 2,35%. Il Tg5, dal punto dei vista dei tempi, resta il più equilibrato: il Pdl ha ottenuto quasi 28 minuti di programmazione (il 22,85% del totale), il Pd il 17,42%. Seguono Udc (8,51%), An (6,42%), Radicali (5,5%), la Sinistra arcobaleno (4,87%), Lega (4,19%), la Rosa Bianca (2,48%, i singoli partiti sono conteggiati anche più volte poiché il riferimento è sull'intero mese, quando non erano ancora conteggiati in coalizione). Studio Aperto, che è, nel panorama dei tg privati, quello che dedica meno spazio alla politica, ha dato 16 minuti al Pdl (30,51%), il 21,84% al Pd, il 7,58% all'Udc, il 5,39% alla Lega, il 5,2% a Forza Italia, il 4,21% ad An, il 2,95% all'Ulivo, il 2,12% a Rifondazione, l'1,99% ai Ds (stesso tempo dedicato ai Radicali), l'1,67% alla Sinistra Arcobaleno: poco più che a La Destra di Storace (1,41%) e alla Rosa Bianca (1,38%). La Sinistra arcobaleno può però vantare un record negli ascolti. La classifica degli ascolti medi dal 7 febbraio al 2 marzo 2008 per ciò che riguarda i candidati premier, vede Fausto Bertinotti: in 12 presenze tv ha raccolto una somma media di 27.574.000 persone. Dietro di lui Berlusconi (25.245.000 con 8 presenze), Casini (22.556.000 con 10 presenze), Veltroni (21.996.000 con 6 presenze) e Daniela Santanchè (16.273.000 con 6 presenze).e.d.b.

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Il Corriere blindato e la trama Generali-Mediobanca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del FINANZA E GIORNALIOggi la riunione del patto di sindacato: sul tavolo i risultati, le strategie e anche la proroga dell'accordo tra i soci. Ma sullo sfondo maturano progetti impensabili Il Corriere "blindato" e la trama Generali-Mediobanca Rinaldo Gianola Segue dalla Prima Ma perchè Montezemolo, Geronzi, Pesenti, Tronchetti Provera, Della Valle, Ligresti, Bazoli e gli altri amici dovrebbero anticipare di un anno la stretta di mano a sigillo del rinnovo del patto? È una decisione strana, che si può prestare a diverse interpretazioni. Apparentemente non ci sono "barbari" che bussano alle porte del Corriere, non si vedono altri minacciosi raider che, come Stefano Ricucci nella torrida estate del 2005, vuole mettere le mani sul prestigioso giornale. Anche se per la verità ai tempi del folcloristico furbetto il titolo Rcs viaggiava attorno ai sette euro mentre oggi balbetta appena sopra i due. In più, non si vede come un patto di azionisti che controlla ben il 63% del capitale con diritto di voto della Rcs possa temere chissà quali iniziative destabilizzanti. C'è poi da ricordare che fuori ci sono almeno tre grandi soci che attendono di essere cooptati nel collegio degli eletti: Benetton ha il 5% e non conta niente, il costruttore Toti ha il 5% e non conta niente, il re delle cliniche Rotelli ha il 10% e pure lui non conta niente al Corriere. Per ora si limitano a calcolare la minusvalenza teorica sulle loro azioni Rcs. Certo il rinnovo immediato, si vedrà se per uno o per più anni, dell'accordo tra i soci non può essere archiviato come un semplice, naturale segno di amicizia e stima del gruppo dei soci. Anche perchè tensioni, litigi e dispetti non sono certo mancati negli ultimi anni. L'interpretazione che viene fatta circolare è che il rinnovo del patto è anticipato, e proprio alla vigilia delle elezioni, per mettere al riparo la Rcs e i suoi giornali, in primis il Corrierone, da presunte e indebite pressioni politiche che potrebbero maturare nella prossima legislatura. Così Berlusconi e Veltroni sanno benissimo che non possono influenzare via Solferino. Già alla vigilia delle elezioni 2006 i signori del patto estesero il loro accordo. Oggi lo scenario si ripete. Certo è difficile pensare che un salotto di soci che racchiude i maggiori industriali e banchieri italiani possa temere di essere intimidito dalla politica. È vero che il capitalismo tricolore è malridotto, ma la politica, a ben vedere, se la passa forse peggio. E poi non si può nemmeno lontamente immaginare che una vecchia volpe come il direttore Paolo Mieli possa subire pressioni politiche. Anzi, conoscendolo, sappiamo che non ammetterà alcuna intrusione e, di fronte al nuovo accordo tra i suoi azionisti, non tarderà a mobilitare i suoi Monti, Galli della Loggia, Giavazzi per un dibattito su trasparenza e patti di sindacato, quelli che Guido Rossi vorrebbe abolire con un provvedimento leninista.La spiegazione del rinnovo anticipato, allora, potrebbe essere diversa e non solo politica, ammesso che ques'ultima abbia senso. Ci sono state novità importanti e altre stanno maturando per alcuni protagonisti del patto. Montezemolo tra due mesi lascerà la guida di Confindustria e non è certo che il tempo libero lo dedichi alla Fiat guidata da Marchionne. Tronchetti Provera sta ridefinendo le sue strategie dopo l'uscita da Telecom e certo non rinuncerà, prima o poi, al tentativo di dimostrare di esser stato una vittima di Prodi. Poi ci sono i banchieri. Bazoli sta in silenzio: il Corriere non gli è piaciuto, ci sono stati motivi di dissenso con la direzione, ha tentato di sostituire Mieli. Avrebbe proposto al presidente di Mediobanca, Cesare Geronzi, di mettere Giulio Anselmi, attuale direttore della Stampa, sulla poltrona che fu di Albertini. Ma Geronzi non ha gradito la candidatura, nè potevano essere credibili i nomi buttati lì di Marcello Sorgi o di Guido Gentili. Ma anche Geronzi, si dice, non vedrebbe male un cambiamento. In un incontro riservato, avvenuto qualche giorno fa a Milano, con un importante imprenditore della sanità, il presidente di Mediobanca si sarebbe lasciato scappare che "la direzione del Corriere è al tramonto". Ma il rinnovo del patto sembra fatto apposta per non cambiare nulla: resta il notaio Marchetti alla presidenza, resta l'amministratore delegato Perricone e rimane pure Mieli. Perchè cambiare se nessuno ha la forza di imporre una svolta? Il Corriere, poi, avrebbe recuperato le copie perse con l'endorsement a Prodi, anche se (dati audipress) l'ultimo direttore di via Solferino ad avere più lettori di Repubblica è stato la meteora Stefano Folli. Allora si potrebbe richiamare pure lui. Questa blindatura, questi giochi nella compagine Rcs potrebbero apparire ben poca cosa di fronte a progetti assai più ambiziosi che si starebbero preparando nella finanza italiana. Indiscrezioni, voci, scenari... ci sono ipotesi sempre più forti che fanno pensare a una definitiva sistemazione dell'asse del potere finanziario, quello che da Mediobanca conduce alle Assicurazioni Generali. Le due istituzioni sono intrecciate da storia, capitali, azioni e, a più riprese, sono apparse indebolite e minacciate anche dall'estero. Perchè non renderle più solide, inattaccabili, magari mettendole insieme? Le Generali capitalizzano quattro volte il valore di Mediobanca, quindi potrebbe essere Trieste a fare un'opa su piazzetta Cuccia. Perchè no? Forse dopo il 13-14 aprile, se si apre una diversa stagione politica, allora si può realizzare anche l'impensabile. Bisogna aver pazienza.

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Veltroni: Con noi scenderanno le tasse Dodici ddl per cambiare l'Italia. In Lombardia grande folla. Solo questo partito può risollevare l'economia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni: "Con noi scenderanno le tasse" Dodici ddl per cambiare l'Italia. In Lombardia grande folla. "Solo questo partito può risollevare l'economia" di Andrea Carugati / Roma FISCO "AMICO" è la parola d'ordine di Walter Veltroni. "Un fisco per lo sviluppo e l'equità", è il titolo del disegno di legge presentato ieri dal leader Pd, insieme ai titoli di altri 11 ddl che, in caso di vittoria, saranno approvati dal primo Consiglio dei ministri. L'obiettivo di Veltroni è la crescita, perché "o il paese volta pagina o il rischio di declino è elevatissimo". Dunque anche il fisco deve spingere in questa direzione: la crescita del Pil. Ed essere amico, o almeno non ostile nei confronti dei cittadini che "rischiano e intraprendono", delle piccole e medie imprese. E "amico" anche dei salari dei lavoratori dipendenti: "Salari, stipendi e pensioni devono essere capaci di reggere il costo della vita: o alimentiamo la domanda interna o altrimenti si alimenta la spirale recessiva". Ecco dunque i capisaldi del ddl sul fisco: detrazioni per i salari più bassi (sotto gli 8500 euro) già da luglio 2008, poi una detrazione del 23% sul salario di secondo livello (che porterà un incremento della parte salariale), l'innalzamento da 30 a 50mila euro del tetto per il pagamento a forfait per gli autonomi e infine il piatto più forte: da gennaio 2009 la riduzione di un punto percentuale l'anno delle aliquote Irpef per tre anni. E ancora, una serie di modifiche agli studi di settore nell'ottica della semplificazione: l'esclusione delle imprese in monocommittenza e contoterziste (che producono componenti per le grandi industrie); la non retroattività dell'entrata in vigore degli studi di settore; viene poi esclusa la reiterazione degli accertamenti. Quanto alla copertura di questa manovra fiscale (i costi previsti sono 6,7 miliardi nel 2009, 13,6 nel 2010 e 20,6 a partire dal 2011), il Pd punta sulla riduzione della spesa corrente, la lotta all'evasione e, infine, una previsione di crescita all'1,3%. Gli altri 11 ddl che sono stati annunciati ieri riguardano: ricerca, ambiente, mezzogiorno, sicurezza, giustizia, lavoro, immigrazione, famiglia, donne e casa. Il leader Pd accompagna la sfida su fisco e salari con una serie di rassicurazioni sul "come" la nuova stagione si tradurrà nella sua azione di governo quotidiana: "Bisogna scrollarsi la scimmia di dosso", ha detto parlando in mattinata alla Coldiretti. "La scimmia dei veti, della difficoltà di prendersi la responsabilità di decidere. Non si può non ascoltare, ma poi bisogna decidere". "Solo una coalizione seria e stabile che sfidi i conservatorismi e i retaggi del passato può reggere la sfida di risollevare l'economia", assicura Veltroni. "Se vinciamo le elezioni a governare sarà un partito solo, un solo gruppo parlamentare, un solo programma e un leader e non si dovranno più fare riunioni di coalizione. Potremo davvero fare quello che ci siamo impegnati a fare". E il Pdl? "Da quella parte c'è la reiterazione di un quindicennio in cui si è visto come sono andate le cose: 15 anni di un Paese imballato che ci sono costati 11 punti di Pil". Ancora sul Pdl, dal palco di Mantova, 4mila persone in piazza Stradivari ad ascoltare (in serata "tutto esaurito" al palazzetto di Bergamo): "Un partito che nasce in un giorno sul predellino di una macchina non può essere un partito coeso e forte. In tv si vedono poche e sparute bandiere del Pdl e tante dei singoli partiti". Critiche sì, ma quando la piazza mantovana fischia Berlusconi, Veltroni mette uno stop: "No, noi non siamo così, non fischiamo nessuno, non facciamo a pezzi i programmi". Fair play, ma il leader Pd attacca ancora, sulle liste: "Noi abbiamo Colaninno (con lui sul palco), Veronesi, De Sena. Non voglio fare paragoni con le candidature di altre liste, sarebbe troppo facile. Che cosa univa Mastella e Caruso se non l'idea di vincere le elezioni? E la stessa cosa vale ancora dall'altra parte: che cosa unisce Mussolini e Ciarrapico con Pisanu e Gianni Letta, persone che hanno a cuore questo Paese?". Ieri pomeriggio, al Loft del Pd, sono state presentate anche le liste per il voto all'estero. Ci sono ricercatori, operai, pensionati e imprenditori, candidati che "rappresentano tutte le generazioni di italiani all'estero", assicura Maurizio Ciocchetti. "Siamo tutti Vip, Very Italian People", è lo slogan della campagna. Confermati gli otto parlamentari uscenti, tutti capilista, le donne sono il 50%. Un pullman, in partenza oggi da Lugano, girerà l'Europa, con lo slogan "Si può fare" in inglese, francese, tedesco e spagnolo.

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Zapatero: è importante per l'Europa che vinca il Pd D'Alema: siamo una novità, il Pse dovrà allargarsi e trovare una nuova denominazione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Zapatero: è importante per l'Europa che vinca il Pd D'Alema: siamo una novità, il Pse dovrà allargarsi e trovare una nuova denominazione di Ninni Andriolo inviato a Bruxelles FESTEGGIATISSIMO José Luis Zapatero al primo vertice dei leader socialisti europei dopo la vittoria del Psoe in Spagna. Nella Biblioteca Solvay, a pochi me- tri dalla sede del Parlamento europeo, il tradizionale summit del Partito socialista che precede le riunioni del Consiglio dei capi di Stato e di governo. Zapatero, durante il pranzo, siede nello stesso tavolo di Gordon Brown e Massimo D'Alema. "Noi vogliamo che vinca Veltroni, perché l'Italia è molto importante per l'Europa", sottolinea il leader spagnolo. Parole che si uniscono alle domande del premier britannico Brown sul Partito democratico italiano e agli apprezzamenti anche del premier portoghese Fico, di Solana o di Rasmussen. Sarà il ministro degli Esteri, dopo il vertice, a raccontare ai giornalisti il "clima di grande sostegno per la campagna elettorale del Pd e di grande simpatia da parte dei leader europei". Il Partito democratico, quindi, rappresenta "una novità". E se i socialisti europei "vogliono coglierla - spiega D'Alema - devono creare le condizioni attraverso cambiamenti". Ed è importante, anche, cercare di trovare "un modo e una denominazione che consenta di stare tutti insieme", Pd e socialisti europei. Il congresso Pse di Oporto, d'altra parte, "ha aperto la strada a questi cambiamenti". Già oggi, quindi, il Partito democratico fa parte della "famiglia allargata dei socialisti e dei riformisti". "C'è bisogno di legami forti in Europa - sottolinea D'Alema - il Partito democratico non è nato per separarsi dai riformismi europei". Concetti che il ministro egli Esteri ha ripetuto nel pomeriggio durante un convengo organizzato dal Ps belga francofono di Elio Di Rupo, sul Partito democratico italiano, al quale hanno partecipato anche alcuni candidati del Pd nella circoscrizione Estero. "Il Pse dovrà allargarsi e dovrà trovare una nuova denominazione - ha sottolineato D'Alema - E io penso che questi cambianti ci saranno". Una denominazione nuova del gruppo al Parlamento di Strasburgo e del partito socialista europeo "per allargare i confini", quindi. Di Rupo, l'ex vicepremier belga di origini italiane che non volle stringere la mano a Tatarella all'epoca del primo governo Berlusconi, ha assicurato che "il Pd è accolto con entusiasmo". "Se a governare sono persone come D'Alema è una cosa, se c'è Berlusconi è un'altra - ha spiegato Di Rupo - è diverso per gli italiani ma anche per tutti gli europei vista l'influenza che l'Italia ha in Europa".

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La Lega in affanno nel Nordest E la società civile alza la testa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del VENETO L'appello di Zanzotto e Paolini per una "Treviso aperta" ha raccolto più di 4.000 firme La Lega in affanno nel Nordest E la società civile alza la testa di Gigi Marcucci Vogliono che Treviso diventi una "città aperta", sono stanchi del "risolino" che allunga le labbra degli interlocutori quando si parla della loro città. Che non è solo la patria di Giancarlo Gentilini, il sindaco "sceriffo" che voleva usare gli immigrati per migliorare la mira dei cacciatori. La Marca è soprattutto terra di lavoro e immigrazione legata al lavoro. Il 10% della popolazione è straniera e il fenomeno non è recente. Quest'anno 1.700 cittadini extracomunitari hanno ottenuto la cittadinanza italiana: segno, spiega Giancarlo Cavallin, a lungo dirigente del Centro stranieri della Cgil, che vivono in quel Treviso da almeno tre o quattro anni. Forse è anche l'opinione delle 4.152 persone che hanno aderito all'appello "Treviso città aperta" - sottoscritto, tra gli altri, dal poeta Andrea Zanzotto e dall'attore Marco Paolini - a rendere lenti e meno fragorosi del solito i movimenti della Lega. Il testo è rimbalzato su Le Monde, che con il New York Times, aveva già acceso i riflettori sulla piccola patria leghista. Tra le firme ci sono quelle di imprenditori (52), sacerdoti (25) docenti universitari, commercianti, insegnanti, operai, pensionati. Il documento ha valore "di testimonianza personale", spiega chi lo ha promosso, non è "un sondaggio elettorale, né un trampolino di lancio per candidature politiche". Mette però in evidenza qualche segno di ruggine nell'armatura leghista. E nonostante la dichiarata distanza dall'impegno politico diretto, aiuta a capire come mai, tre giorni fa, 2000 persone siano andate ad ascoltare Walter Veltroni, il primo leader nazionale del centrosinistra a esaltare in campagna elettorale il rischio d'impresa, il primo a cercare di aprire una breccia breccia nel solidissimo "muro" delle partite Iva. Impossibile fare previsioni sui risultati elettorali, ma per la prima volta il centrodestra sembra a corto di argomenti. La Lega richiama all'ordine Gentilini che, alle prossime amministrative, non vuole correre con il Pdl e forse, per la seconda volta, dovrà accontentarsi di fare da spalla a Giampaolo Gobbo, attuale sindaco della città. E a Vicenza, l'altra città dove si vota per le comunali, sembra che Manuela Dal Lago, presidente della autostrada Brescia-Padova, stia per lasciare il campo a Lia Sartori, europarlamentare di Forza Italia. Sicuramente la Lega soffre l'alleanza con Berlusconi,dice Alessandro Naccarato, già parlamentare dell'Ulivo ed esponente del Pd. "Quando ci parlano di infrastrutture, noi replichiamo che se vincono faranno il ponte sullo Stretto, mentre noi vogliamo fare la Pedemontana, il Passante e l'Alta velocità. Persino sui rifiuti sono in difficoltà e non riescono ad attaccarci: in Veneto ci sono tre termovalorizzatori, a Padova, Marghera e Schio, dove ci sono tre amministrazioni di centrosinistra". Ma il nuovo corso del Pd, la candidatura di Massimo Calearo, ex falco di Federmeccanica, schieratosi con Veltroni a dispetto delle previsioni di tutti e in particolare delle sue, non sembrano ancora costituire la chiave di volta per incrinare l'orientamento a destra di gran parte del Veneto. E non ci sono solo problemi problemi come l'ok del governo Prodi all'allargamento della base americana di Vicenza a creare un diaframma piuttosto robusto l'elettorato e il centrosinistra. Così almeno la pensa Mario Carraro, presidente di un gruppo industriale produce ed esporta nel mondo assali e trasmissioni, trattori e scavatrici, e che nel 2008 realizzerà un fatturato di un miliardo di euro. Figlio del sindaco della Liberazione di Campodarsego, cresciuto, come spiega lui stesso, alla scuola del Mondo di Mario Pannunzio, ha tentato vent'anni fa, insieme a Massimo Cacciari, di lanciare a sinistra una politica federalista: "Perché la stessa riforma non funziona in Veneto come in Calabria". "Per superare i ritardi del centrosinistra rispetto a questa terra", aggiunge, non basterebbero dieci anni". Strada in salita, dunque, anche se a Carraro riconosce a Veltroni il merito di "aver concentrato su due partiti forti l'attenzione degli elettori, costringendo anche la destra a rinnovarsi e dando finalmente lo spazio che meritano alle riforme istituzionali". Carraro vede "mercati in continua evoluzione", spiega che i "ragazzi di oggi non saranno gli operai di domani", ma imprenditori, professionisti. "Ci sono cambiamenti importanti su cui non abbiamo disegni". Carraro Group ha aperto stabilimenti in Cina, India, Polonia. Alla Cgil spiegano che il motto dell'industriale è internazionalizzare, non delocalizzare: l'apertura di nuovi stabilimenti all'estero non ha comportato la perdita di posti di lavoro in Italia. Ma Carraro ammette: "Sono più contento di avere operai in Polonia e in India, piuttosto che portarli qua e pagarli come italiani". Perché i salari italiani, dice Carraro, saranno anche tra i più bassi d'Europa, ma il costo del lavoro rimane troppo alto, perché "appesantito da contributi e tasse". Certo, la Lega è a corto di argomenti, una delle ultime parole d'ordine, "l'aeroporto del nord", fa acqua da tutte le parti. Quello di Verona, spiega Carraro, è l'aeroporto più occidentale del Veneto, ma sono pochissime le partenze internazionali che passano per Malpensa, tutte le altre fanno tappa a Monaco e Francoforte. Ma la perdita di appeal della destra non comporta necessariamente un successo del centrosinistra. "Con mercati internazionali in continua crescita ci vuole molta innovazione nelle aziende per mantenere i posti di lavoro in Italia. Quindi ci vogliono riforme della scuola che non durino solo lo spazio di una legislatura. Moderninazzare non significa solo produrre azioni che favoriscano direttamente le industrie. Per essere più competitivi bisogna concentrarsi sull'aumento delle conoscenze e sulla scuola".

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Marcegaglia, la Confindustria delle larghe intese Plebiscito per la prima donna alla guida degli industriali. Tra le priorità: la sicurezza sul lavoro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Marcegaglia, la Confindustria delle larghe intese Plebiscito per la prima donna alla guida degli industriali. Tra le priorità: la sicurezza sul lavoro di Bianca Di Giovanni / Roma RICAMBIO Il parlamentino di Confindustria ha designato ieri Emma Marcegaglia alla presidenza con il 99,2% dei consensi. "Come un dittatore", commenta ironico Vittorio Merloni. "Scelta totalitaria quindi bella scelta", aggiunge Fedele Confalonieri. In cin- que si sono astenuti rimettendo la scheda e uno ha votato contro. Il resto è stato un fiume in piena: 126 voti favorevoli. Una standing ovation ha accolto l'annuncio della "nomination", e un Luca Cordero di Montezemolo molto emozionato (più di lei, secondo i presenti) ha offerto alla "lady d'acciaio" un gigantesco mazzo di rose rosse. A questo punto in Viale dell'Astronomia si apre l'era Marcegaglia, che visto il consenso record si può definire delle larghe intese. Lo confermano le reazioni "piovute" subito da tutto l'arco parlamentare, dai sindacati, dai colleghi imprenditori. Un coro unanime di consensi e di felicitazioni. Per la cronaca: Walter Veltroni è stato il primo a chiamarla quando si è capito che ce l'avrebbe fatta. Silvio Berlusconi è stato più freddo, ma il suo "braccio armato" in Confindustria, cioè Confalonieri, non ha lesinato encomi. Con lei l'Italia recupera in parte un ritardo profondo: quello della presenza femminile e dei giovani (ha 42 anni) ai vertici delle organizzazioni. La Confindustria italiana è la terza associazione europea che sceglie una donna, dopo la Francia e la Turchia. Non è solo la reazione unanime della politica a dare un tocco di pragmatico moderatismo, di "equidistanza" (così ripete di continuo il suo staff) alla presidenza Marcegaglia. Certo, è ancora presto per prevedere quali saranno le prese di posizione della futura presidente (sarà nominata il 21 maggio dall'Assemblea): di più si potrà capire il 23 aprile qualdo presenterà squadra e programma. Ma già da ieri si è vista qualche mossa che segnala un passo discreto, di "cordiali" aperture, di cauta attenzione agli equilibri interni ed esterni all'Associazione. Prima mossa: l'annuncio di un vicepresidente delegato alla sicurezza sul lavoro. Nessuno "strappo" con la presidenza Montezemolo (con cui Marcegaglia ha collaborato fin dall'inizio). "Non siamo per l'inasprimento delle pene - spiega - ma il problema va affrontato". Così lascia la porta aperta ai sindacati e non chiude con l'establishment interno. Secondo passo: subito un breve saluto alla piccola impresa. Solo formalità? Forse. Certo è che la presidente designata sa quanto pericoloso possa essere dimenticare i "piccoli". Qui è stato proprio Montezemolo a fare da battistrada, pagando in prima persona i rischi delle "turbolenze" dei piccoli. La ribellione verso una presidenza troppo lontana partì dal nor-est in quel di Vicenza dove Berlusconi fece da mattatore. Ci mise un po', il presidente uscente, a ricucire. La candidatura unitaria di oggi è il segnale di una compattezza ritrovata. Ma Marcegaglia sa che il nordest resta un crocevia decisivo per qualsiasi presidente. Sarà un caso, ma il primo appuntamento dopo la sua elezione è proprio in Veneto, in provincia di Treviso. Bene dunque le aperture. Ma le sfide che aspettano il nuovo vertice non sono affatto semplici. Il difficile tavolo sui modelli contrattuali, la profonda crisi internazionale, e poi la politica. Molto dipenderà dal governo che sarà in carica dopo aprile. In ogni caso sarà interessante vedere le reazioni dell'"ecumenica" Marcegalgia davanti a un esecutivo che agli sgravi Irap preferisce quelli Ici, o che mette la parola fine alla concertazione.

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E allora? Sposati uno ricco Berlusconi risolve il precariato Il leader della Cdl ironizza sul dramma di milioni di persone Veltroni: battuta assurda, è lontano dalla realtà dei gi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "E allora? Sposati uno ricco" Berlusconi risolve il precariato Il leader della Cdl ironizza sul dramma di milioni di persone Veltroni: battuta assurda, è lontano dalla realtà dei giovani di Natalia Lombardo/ Roma Lui lo chiama "sense of humor", ma alla fine della giornata in cui un precario si è tolto la vita, Silvio Berlusconi consiglia una giovane precaria che non sa come mettere su famiglia di "sposarsi il figlio di Berlusconi o un qualche altro erede di milionario". Pco prima di mezzanotte, ospite per per la seconda volta a distanza di poche ore dal Tg2 nella rubrica "Punto di vista", l'ex premier risponde così alla studentessa che gli chiede: come è possibile per le giovani coppie mettere su famiglia o chiedere un mutuo quando il lavoro è così instabile? Facile. Silvio Berlusconi sfoggia il suo sorriso migliore e risponde: "Da padre il consiglio che le do è di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere che non ha di questi problemi". E aggiunge da piacione: "Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo". Il conduttore, Maurizio Martinelli fa notare che "Presidente, credo che di figli di Berlusconi in giro che ne siano pochi...". Poi, sfoderate le proposte del Pdl sui giovani, l'ex premier conferma il primo consiglio. Che sia una gaffe o un'uscita studiata per far dimenticare il "caso Ciarrapico", le parole di Berlusconi ieri scatenano una polemica infuocata. Walter Veltroni da Mantova stigmatizza la battuta del cavaliere: "Queste parole raccontano di una distanza, lontananza, separazione dall'ansia di migliaia e migliaia di ragazzi a cui quella ragazza ha dato voce". Il segretario del Pd immagina cosa avrebbe detto a Perla Pavoncello, la giovane laureanda di Scienza delle Comunicazioni che ha rivolto la domanda in tv: "La mia risposta non sarebbe stata "sposati bene" ma quello che abbiamo messo nel programma e cioè: 1.000-1.100 euro al mese di salario minimo e interventi anche di politica abitativa a sostegno delle giovani coppie". perché, per Veltroni, il precariato è "la prima emergenza sociale". In serata ribatte Berlusconi: "Scherzavo, Veltroni è ridicolo, non ha sense of humor" e poi rincara la gaffe spiegando che "la ragazza era accompagnata dal suo fidanzato". Lo ripete anche al ricevimento dell'ambasciatore Usa a Villa Taverna. Sembra più dubbioso, però, sulla certezza della vittoria: Il Pdl ha 7 punti di vantaggio? "Ne basta anche uno solo per avere il 55% alla Camera", risponde l'ex premier cauto: "non ho la bacchetta magica". Perla, 24 anni, romana, lavora con contratti a termine di 10 mesi come ricercatrice alla fondazione Rosselli. Prende la battuta del cavaliere come "un gioco, uno scherzo"; potrebbe anche votarlo ma sia serio: "Se andrà al governo mi aspetto che mantenga le promesse fatte a me e a tutti i precari". Non le è piaciuta affatto, invece, la battuta sul suo sorriso. Il primo a far partite le critiche è stato Fausto Bertinotti: battuta "allarmante e indicativa di una cultura che propone ai giovani una realizzazione sempre fuori dalle loro condizioni di vita", denuncia il presidente della Camera che accusa anche la Rai di avere omologarsi alla "visione del mondo di Berlusconi". Duro anche Franceschini, vicesegretario del Pd: "È una vergogna avere un leader del Paese che, a una ragazza precaria, risponde consigliandole di sposare suo figlio o un milionario". Berlusconi "getta la maschera", accusa Sgobio del Pdci, mentre per Donadi, dell'Idv, "l'ex premier mostra una preoccupante misoginia". Dalla Destra si associa alla critica anche Daniela Santanchè: "Per lui esistono solo le donne del capo".

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Scajola apre la strada all'arrivo di Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VERSO LE ELEZIONIDOMANI A GENOVA IL PDL PRESENTA I SUOI CANDIDATI Scajola apre la strada all'arrivo di Berlusconi [FIRMA]MIRIANA REBAUDO GENOVA Si scalda la campagna elettorale in Liguria, con Lazio e Puglia una delle tre regioni chiave che potrebbero garantire alla coalizione vincente la maggioranza al Senato. Se Walter Veltroni ha già bruciato i tempi, con il comizio in piazza Matteotti a Genova lo scorso 4 marzo, ora a scaldare i motori è il Pdl che ha organizzato per domani pomeriggio, ai Magazzini del Cotone, la presentazione dei suoi candidati. Silvio Berlusconi non ci sarà e il ruolo di padrone di casa toccherà perciò a Claudio Scajola che della lista ligure del Popolo della Libertà è il principale artefice. La grande novità sarà però Fiamma Nirenstein, giornalista tra le maggiori esperte di Medio Oriente ed Israele, e la cui candidatura (come indipendente di An) ha suscitato alcune polemiche. A livello nazionale perché lei, appartenente alla comunità ebraica italiana, si è schierata con i post fascisti e, a livello locale, perché da "paracadutata" ha fatto retrocedere di qualche posizione gli esponenti liguri di Alleanza nazionale. Sarà l'occasione, per la Nirenstein, di presentarsi all'elettorato e conoscere il territorio. La convention di domani sarà anticipata, questa sera, da un incontro a Genova con Elisabetta Gardini, l'ex tele conduttrice in corsa per la terza legislatura in Parlamento. L'arrivo dei due leader è atteso per dopo Pasqua, quando, avvicinandosi la scadenza elettorale, i toni inevitabilmente si alzeranno. Gianfranco Fini, al secondo posto per il Pdl anche in Liguria, è atteso per lunedì 31 marzo. Il presidente di An molto probabilmente non si fermerà solo a Genova, ma dovrebbe raggiungere altri centri della regione. Il clou, però, coinciderà con l'arrivo di Silvio Berlusconi, che ha fissato la sua tappa ligure per la prima decade di aprile. Se il Popolo della Libertà ha deciso di sparare le sue principali cartucce negli ultimi giorni, il Pd segue invece un'altra tattica: detto di Veltroni (ma non è escluso un suo ritorno ad aprile), in campo restano le due capolista (caso unico in Italia): il ministro per le Politiche giovanili Giovanna Melandri, in corsa per Montecitorio e che fino al 13 aprile farà la pendolare tra Roma e la Liguria, e Roberta Pinotti, la "ragazza di Sampierdarena" oggi ai vertici nazionali del Pd, destinata al Senato. In movimento anche i "piccoli": oggi per la Sinistra Arcobaleno, Franco Giordano, segretario nazionale di Rifondazione sarà a Sestri Ponente, la "Stalingrado" di Genova.

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ROMA Non soltanto i gadget, tanti e fantasiosi, come al solito. Ma proprio un vademecum per il ca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ndidato, che Silvio Berlusconi sostiene di aver pensato e scritto nella notte fra mercoledì e giovedì. Sono oltre trenta pagine di istruzioni per la campagna elettorale: cosa da dire e da fare che, da ieri, l'uomo del Pdl ha nel suo kit. Bisogna sostenere, per esempio, che Walter Veltroni è come Stalin, che faceva cancellare dalle foto gli amici caduti in disgrazia; ma, nel caso di Karl Radek, il "cancellatore" scordò di eliminargli le mani, che rimasero svolazzanti nel filmato: così si possono cancellare Romano Prodi, Tommaso Padoa-Schioppa e Vincenzo Visco, ma qualcosa di loro resterà. Bisogna sostenere (capitolo "copisteria Veltroni") che il leader del Pd ama citare Barack Obama, ma quest'ultimo si è laureato ad Harvard, Veltroni si è "laureato in cinema"; non solo, Obama è a capo di un partito fondato da Thomas Jefferson, Walter di uno fondato da Romano Prodi; infine, che Obama nelle primarie ha avuto per avversaria Hillary Clinton, Veltroni ha avuto Rosy Bindi. Fra le altre cose, nei consigli di Berlusconi c'è quello di continuare a sostenere che il programma del Pd è carta straccia, e che sono i leader del Partito democratico a stracciarlo per primi - non mantendendo le promesse - e che il Cavaliere non ha fatto altro che anticipare, scenograficamente, quello che succederà. Una delle domande (retoriche) che si debbono porre agli interlocutori è questa: "Si sta meglio oggi o si stava meglio due anni fa?". Berlusconi propone ai suoi battute ironiche sul "bluff di Veltroni" e sulla sua "gioiosa macchina da guerra", con evidente riferimento allo slogan di Achille Occhetto nel 1994. Ultimi consigli: fate campagna elettorale porta a porta, nelle strade, parlate col prete, col carabiniere, col farmacista (e a lui "chiedete voti, non viagra"), e "quando concedete interviste ai quotidiani, rileggete le risposte, è un vostro diritto". Poi ci sono i gadget. La maglietta con il simbolo del partito, quella con lo slogan ("Rialzati Italia"), una terza con scritto "errare è umano, perseverare è prodiano... veltroniano", la bandiera, il libretto con le sette missioni - cioè il programma - del governo di centrodestra. Ancora, c'è un elenco delle sessantasette nuove tasse la cui introduzione viene attribuita da Berlusconi all'esecutivo uscente. Numerose le immancabili spillette. Ci sono inoltre i cd con l'intervento di Berlusconi al Palalido, quello con l'inno "A Silvio, a Silvio" in versione gospel e e quello con la hit del Popolo delle Libertà, "Azzurra libertà". Pare non esserci, invece, l'incisione di "Meno male che Silvio c'è". \.

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"Corriamo da soli, il nostro sogno è raggiungere il quattro per cento" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

SOCIALISTI.LEO ALATI E DANIELE BOVOLENTA "Corriamo da soli, il nostro sogno è raggiungere il quattro per cento" "Corriamo da soli, e sappiamo che la battaglia sarà dura: il nostro scopo è raggiungere il 4 per cento per l'ingresso alla Camera, ma anche in caso contrario sopravviveremo, come abbiamo sempre fatto, e continueremo a lottare". Sono stati il parlamentare Enrico Buemi e il segretario provinciale Emanuele Caradonna a presentare, ieri mattina, i candidati alla Camera per il Partito socialista di Boselli. La lista, che vede al numero uno il vice ministro degli Esteri Ugo Intini, schiera in seconda posizione il parlamentare torinese Alberto Nigra, un passato nei Ds: "Veltroni e Berlusconi peccano di demagogia e guardano nella stessa direzione, a un futuro dove non c'è spazio per il socialismo". Sono poi due i candidati della provincia di Vercelli: al numero 4 Leo Alati, medico e consigliere della Lista civica di Crescentino, invita a non lasciarsi ingannare dal cosiddetto voto utile: "Partito democratico e Popolo delle libertà sono come supermercati che vendono la stessa merce e hanno i medesimo sponsor e padroni". Al numero 11 Daniele Bovolenta, operaio e già consigliere comunale per i Ds a Serravalle, pensa ai giovani, "a chi come me vive in una coppia di fatto", e a chi chiede conto del suo cambio di partito spiega: "Io non mi sono mosso, sono gli altri che si sono spostati al centro". \.

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Oggi Berlusconi domani Veltroni Duello a distanza (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-14 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Verso il voto Oggi Berlusconi domani Veltroni Duello a distanza Prima Berlusconi, poi Veltroni. I due candidati premier si sfidano a distanza a Milano: oggi è il turno del leader del Pdl, che dovrebbe concludere i lavori del convegno su "I riformisti craxiani e il Partito Popolare Europeo", organizzato dalla Giovane Italia e in programma alle Stelline. Domani, invece, arriva il leader del Pd, arrivato ieri a Mantova con il suo pullman per aprire un tour in Lombardia che si concluderà sabato con la tappa milanese: alle 16.30, Veltroni incontrerà i cittadini al quartiere San Siro, in viale mar Jonio. Ancora Berlusconi, è atteso domenica mattina nella casa famiglia Cometa di Como (una esperienza ciellina), durante la giornata dei gazebo dedicata alla famiglia. Non è finita con i leader. Fabio Mussi interverrà oggi alla manifestazione pubblica di apertura della campagna elettorale di Sinistra Arcobaleno nel capoluogo lombardo: è la prima uscita pubblica del coordinatore di Sd, dopo la lunga degenza seguita al trapianto di reni. Accanto a lui, dalle ore 18.30 presso il Teatro Smeraldo, ci sarà il candidato premier Fausto Bertinotti. Intanto, c'è attesa per l'incontro che Berlusconi avrà lunedì prossimo ad Arcore con Guido Podestà, coordinatore provinciale che si è dimesso dopo essere stato escluso dalle liste per il parlamento. Come ha osservato il capogruppo azzurro a Palazzo Marino, Giulio Gallera, "se passa l'idea che chiamarsi fuori possa essere un modo per ottenere incarichi, il consiglio comunale non sarà più gestibile perché si chiameranno fuori i molti colleghi che ritengono ci sia stata una discriminazione del loro lavoro al momento della formazione delle liste". E ieri altri malumori sarebbero emersi durante la riunione dei coordinatori provinciali: circola l'idea che il territorio non sia stato ben rappresentato nelle liste. Silvio Berlusconi e Walter Veltroni E. So.

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Il Ppe a Berlusconi: no ai fascisti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-14 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Bruxelles I popolari europei su Ciarrapico e la Mussolini, il caso sollevato da Casini Il Ppe a Berlusconi: no ai fascisti Il Cavaliere a una precaria: sposi un ricco. Scontro con Veltroni BRUXELLES - Le candidature di Giuseppe Ciarrapico e di Alessandra Mussolini nel Pdl aprono un caso anche nel Partito popolare europeo (Ppe). Lo solleva Pier Ferdinando Casini al vertice del partito a Bruxelles e subito arrivano autorevoli prese di posizione di leader popolari: "Nel Ppe non c'è posto per i fascisti " del presidente lussemburghese dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker. Ed è scontro con Veltroni anche per un'altra dichiarazione del Cavaliere che ha suggerito a una lavoratrice precaria: "Dovresti sposare mio figlio per risolvere i tuoi problemi economici". ALLE PAGINE 5, 6 e 9.

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G li (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-14 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco L'Europa di fronte all'anomalia parallela del sistema italiano G li echi della riunione del Partito popolare europeo a Bruxelles erano abbastanza scontati. Il "no a tutti gli estremismi" confermato dal presidente del Ppe, Wilfred Martens; e il "non c'è posto per i fascisti" pronunciato dal premier del Lussemburgo, Jean Claude Juncker, candidato-principe della Germania alla presidenza della Commissione Ue. In fondo, era prevedibile anche la polemica fra Pier Ferdinando Casini, contro un Pdl scivolato a destra, e accusato di mettere a rischio "la metà dei seggi" del Ppe con candidature come quella dell'editore Giuseppe Ciarrapico; e un Silvio Berlusconi pronto a rinfacciargli le frequentazioni del passato proprio con Ciarrapico. Non è da escludersi che il Cavaliere possa incontrare qualche difficoltà a fare accettare agli alleati europei tutto il suo cartello elettorale. Ma l'impressione è che una vittoria olierà le eventuali resistenze del Ppe. Le candidature di esponenti che non rinnegano il fascismo sottolineano più l'eterna anomalia italiana che una mutazione del centrodestra. Il Ppe non è affatto un monolite. Ieri l'ex capo dello Stato, Francesco Cossiga, ha ricordato che la metamorfosi si è già compiuta con l'ingresso del Pp spagnolo e postfranchista dell'allora capo del governo José Maria Aznar. E quando Berlusconi fa notare che il Pdl non è ancora un partito, che lo diventerà dopo le elezioni, in qualche misura ammette un esperimento in corso; e non esclude qualche aggiustamento postelettorale: se non altro per presentarsi al Ppe con le carte in regola. Ma la polemica mette in ombra che a livello europeo viene attribuita all'Italia una doppia anomalia. Una riguarda il Pdl berlusconiano; l'altra il Partito democratico di Walter Veltroni, seppure per motivi molto diversi. Il Pd rischia di trovarsi ad affrontare problemi di identità non irrilevanti, in prospettiva. E non per la questione del fascismo o del comunismo, ma per il suo profilo continentale tuttora indefinito. Se si dovesse eleggere adesso il Parlamento di Strasburgo, il Pd avrebbe parlamentari iscritti a gruppi separati: in uno, quello dell'Alda (Alleanza liberali e democratici europei), gli ex della Margherita; nel Pse, gli ex diessini. Fra un anno si voterà davvero in Europa, e non è detto che allora la questione sarà stata risolta. L'ha ricordato candidamente Massimo D'Alema, ministro degli Esteri uscente e vicepresidente dell'Internazionale socialista. I socialisti europei debbono trovare "un modo e una denominazione che consenta di stare tutti insieme", ha dichiarato ieri D'Alema. Si trovava a Bruxelles, reduce da un incontro con i leader laburisti inglese e spagnolo, Gordon Brown e José Rodriguez Zapatero. E raccontava la simpatia e l'interesse che gli alleati europei mostrano nei confronti del Pd. Ma anche il movimento veltroniano è un esperimento: e rischia tensioni interne forti, in caso di sconfitta alle elezioni del 13 aprile. Rispetto a un D'Alema che già considera il partito "nella famiglia riformista e socialista", la componente ex popolare non sembra disposta all'arruolamento nelle file socialiste. Il risultato è un'Italia che si presenta con un Pdl destinato a rimanere un sorvegliato speciale in Europa; e le parole dette ieri da Berlusconi a favore di Israele e contro il dialogo con Hamas confermano una sterzata in politica estera, se il centrodestra vince. Ma sull'altro fronte c'è anche un Pd che chiede al Pse di cambiare nome per permettergli di non spaccarsi. Più che una doppia anomalìa, rischia di diventare un doppio handicap. \\ Polemica sulle candidature del Pdl. Ma anche il Pd ha problemi di identità.

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Mussolini: alla fine ci faranno entrare Sono burocrati dediti alle balene (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-14 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE L'alleata del Cavaliere Mussolini: alla fine ci faranno entrare Sono burocrati dediti alle balene ROMA - Ha visto, signora Mussolini, Claude Junker dice che "nel Partito popolare europeo non c'è posto per i fascisti". "Chi?". Juncker, signora, premier del Lussemburgo e presidente dei ministri europei dell' Economia. "Ah, sì! Questo qui, con un cognome che pare uno yogurt, non si è accorto che il fascismo non c'è più. C'è ancora, invece, il comunismo. Il signor yogurt, con i suoi fermenti lattici, invece di criticare Ciarrapico, dovrebbe stare attento a tipi come Bassolino...". Ciarrapico è candidato al Senato per il Popolo della Libertà. Ha dichiarato di non aver mai rinnegato il fascismo, quindi secondo Juncker nel Ppe non c'è posto per lui. Alessandra Mussolini è candidata alla Camera per il Popolo della Libertà ed è sicura che non succederà proprio nulla: "Figuriamoci! Io sono parlamentare europea, li conosco bene quei burocrati! Signori che votano per le balene... Quelli farebbero entrare chiunque, è tutta una questione di numeri. Crescono e ottengono più fondi". Anche per Gianfranco Fini ci sono veti all'ingresso nel Ppe. Un anno fa si oppose il presidente Martens. "Ma no! Fini ormai non ha più problemi. Ripeto: in Europa prendono tutti...". In realtà, Buttiglione fu respinto come commissario europeo. "Prese le distanze dagli omosessuali. E nel Parlamento europeo c'è un'alta percentuale di omosessuali". D'accordo, ma Ciarrapico ha fatto le lodi del Duce. "Ciarrapico voleva candidarsi con Veltroni e non c'è riuscito. Il suo fascismo è una predisposizione sentimentale ". Berlusconi lo candida in funzione anti-Storace? "Macché! Storace è morto da solo. Non prenderà nemmeno un voto. Ciarrapico è candidato perché ha dieci quotidiani. Possono tornare utili". Quel suo cognome, Mussolini, attrae voti? "Quel cognome fa prendere voti perché davanti c'è il mio nome, Alessandra". Lei cosa pensa del fascismo? "Oggi si può dire fascista qualcuno come Ciarrapico. O qualche anziano nostalgico. O qualche giovane affascinato dalla figura di mio nonno, vero rivoluzionario. Sarebbe però assurdo riproporre il fascismo, che è morto con Mussolini e appartiene alla storia. La gente non è interessata a fatti superati, si occupa di come trovare i soldi per la spesa. Quelli che hanno paura del fascismo possono stare tranquilli". Nel Ppe, nessun problema per Alessandra. Probabilmente. Candidata Pdl Alessandra Mussolini Andrea Garibaldi.

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<Non ci saranno danni> Ma il <fattore Ciarra> raffredda i sondaggi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-14 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE "Non ci saranno danni" Ma il "fattore Ciarra" raffredda i sondaggi I report di Silvio: l'editore troppo prima Repubblica Il leader del Pdl costretto in difesa rinuncia ad attaccare Veltroni su politica estera ed eredità del governo Prodi ROMA - In questi giorni Berlusconi avrebbe potuto mettere all'angolo Veltroni puntando sul malessere sociale, "pesante eredità lasciata dal governo Prodi e dai ministri del Pd che sono tutti in lista ". In questi giorni avrebbe potuto parlare della crescita dimezzata, dei mercati diffidenti verso i bot, del picco raggiunto dalla pressione fiscale, dell'inflazione molto alta sui beni di maggior consumo. Insomma, il Cavaliere sui temi economici avrebbe potuto sfruttare i ragionamenti elaborati da Tremonti. Invece è rimasto incastrato nella battuta sui precari e soprattutto nel "caso Ciarrapico". Il "caso" - ormai archiviato da Fini - è stato riaperto immediatamente da Casini e alimentato da Veltroni, che hanno spostato la querelle in Europa. Il leader centrista aveva tutto l'interesse a delegittimare Berlusconi dinnanzi al Ppe, anche se le critiche espresse dai maggiorenti del Partito popolare europeo per la candidatura di Ciarrapico "non avranno alcuna conseguenza concreta". Parola di Bodrato, che è stato esponente di spicco della sinistra dc, e che non può essere certo accusato di rapporti con il leader del Pdl: "Al Ppe basteranno le garanzie di Berlusconi, perché il loro unico obiettivo sono i numeri. Mi ricordo quando noi del Ppi ci battemmo contro l'ingresso di Forza Italia nel Ppe. Rammento ancora cosa ci disse il rappresentante della Csu tedesca: "Volete essere la testa di un topolino o la coda di un leone?"". è vero dunque - come spiega il Cavaliere - che la candidatura di Ciarrapico "non avrà riflessi" in Europa, sebbene dalla cancelleria tedesca sarebbe filtrato un certo "stupore" per la vicenda. Ma il punto è un altro: ancora ieri l'intero stato maggiore forzista è dovuto intervenire per rintuzzare gli attacchi dell'Udc e del Pd, e non è un buon segno quando in una competizione elettorale le energie vengono profuse per difendersi e non per attaccare. Il fatto poi che Berlusconi abbia definito Veltroni "un ottimo comunicatore senza argomenti", testimonia al momento la difficoltà di dispiegare una valida strategia comunicativa. Solo in serata, per esempio, l'ex premier ha trovato il tempo per criticare la linea di D'Alema sul processo di pace in Medio Oriente. Eppure proprio la politica estera del governo Prodi - insieme alla politica economica - rappresenta il tallone d'Achille di Veltroni. Il Cavaliere è uscito allo scoperto per riaffermare le forti relazioni con Israele e rinsaldare i rapporti con gli ebrei italiani dopo il "caso Ciarrapico ". Da giorni sono in molti a prodigarsi. Il segretario del Pri Nucara, a un incontro pubblico con la comunità ebraica, ha parlato del suo viaggio a Sderot, "martoriata dai razzi di Hamas": "Ha fatto bene Veltroni a portare i ragazzi delle scuole romane ad Auschwitz. Purtroppo per ragioni di sicurezza non è possibile portare i ragazzi italiani a Sderot, altrimenti potrebbero vedere come vivono oggi i loro coetanei in quella città che i terroristi hanno trasformato in un lager ". Per quanto i sondaggi continuino ad essere molto più che rassicuranti per Berlusconi, la querelle sulla candidatura dell'editore ha prodotto qualche effetto. Nei report riservati si mette in risalto come il Pd abbia ottenuto un beneficio dal passo indietro di Prodi, mentre il Pdl sconta la presenza del "Ciarra", che tra gli elettori richiama - più che al fascismo - ad Andreotti e alla prima Repubblica. Malgrado il vantaggio su Veltroni sia nettissimo, resta indecifrabile la sfida del Senato, perché i test continuano a dare una vittoria risicata al Pd, e perché nei rilevamenti resta l'incognita dei "seggi esteri". Ecco il motivo per cui ieri Berlusconi ha più volte chiesto ai candidati di "far conoscere il nostro simbolo agli elettori". è un'ansia che si unisce all'ossessione per il "pericolo di brogli". Ma ciò che davvero lo preoccupa è il "dopo ", "il giorno dopo la nostra vittoria, quando i cittadini di Napoli si aspetteranno di veder risolta in pochi giorni l'emergenza rifiuti". E di emergenze ce ne sono tante. Il paradosso è che Berlusconi ne parlava maggiormente quando c'era il governo Prodi, non ora che è in campagna elettorale. Insieme Berlusconi e Fini ieri alla presentazione dei candidati. In alto, Giuseppe Ciarrapico Francesco Verderami.

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ROMA Il caso Ciarrapico sbarca a Bruxelles, dove il vertice del Partito popolare europeo ribadisce: (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Tra di noi non c'è posto per i fascisti". Berlusconi rassicura i partner europei: "È solo un indipendente". Ma Casini incalza: "Il Pdl è a destra". La giornata è stata segnata anche dalla polemica sui precari, dopo la battuta del Cavaliere: "Non ha lavoro? Si sposi il figlio di Berlusconi". Veltroni ha detto: "Non capisce le ansie dei giovani". Poi però ha bloccato i fischi che salivano dalla piazza di Cremona. Risentita la replica di Berlusconi: "Inventano pretesti, sono disperati. Io sono quello che ha creato più lavoro per i giovani".

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Prodi in campo: conti risanati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-14 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Prodi in campo: conti risanati "I dazi di Tremonti? Disastrosi". Veltroni stoppa i fischi al Cavaliere Il Professore al suo ultimo consiglio europeo: basta chiacchiere, l'Ici ai più disagiati l'abbiamo già tagliata noi DAL NOSTRO INVIATO CREMONA - I mantovani lo accolgono neanche fosse una rock star, piazza delle Erbe strapiena, applausi dai balconi e pure lo striscione in stile Moccia, "Con te tre metri sopra il cielo ". Ma alle sette di sera, quando il pullman verde speranza di Walter Veltroni approda a Cremona, profondo Nord, per scaldare i democratici ci vuole una violinista, Angela Alessi, che suona l'inno di Mameli. E mentre il leader del Pd scende dal palco e corre a Bergamo per il comizio numero 46, a Bruxelles Romano Prodi scende in campo al fianco dell'ex delfino. Il Professore non ha alcuna voglia di essere dimenticato, traccia un bilancio dei suoi venti, travagliati mesi e risponde brusco a chi mette in discussione il risanamento dei conti. "Non c'è più spazio per le chiacchiere " taglia corto il presidente dimissionario al suo ultimo consiglio europeo, se nel 2005 la Ue aveva aperto contro l'Italia una procedura di infrazione per deficit eccessivo, con Prodi a Palazzo Chigi la pratica è stata archiviata: "Il che significa in maniera incontrovertibile che noi abbiamo aggiustato i conti ". E poi, il Cavaliere vuole togliere l'Ici? Sappia che l'Unione lo ha già fatto per le classi più disagiate. Insomma, Prodi vuole che sia dato a Romano quel che è di Romano, però alle Europee del 2009 lui non ci sarà e le ipotesi di offerte da parte di organismi internazionali altro non sarebbero che "eventi impossibili". Un sassolino dalla scarpa, almeno uno, il Professore però se lo toglie e lo scaglia contro il "protezionista " Giulio Tremonti: "La globalizzazione va governata, i dazi sono un disastro perché innescano ritorsioni...". Se Prodi attacca, Veltroni a Mantova conferma il buonismo programmatico fermando un coro di "buuh!" diretto a Berlusconi, "noi non fischiamo, noi non stracciamo i programmi altrui, noi li leggiamo... ". Quello del Pd, in 12 punti, lo ha già trasformato in altrettanti disegni di legge e il terzo lo ha presentato ieri a Roma, tra una tappa e l'altra. "Un fisco per lo sviluppo e l'equità" è il titolo del ddl e il candidato premier lo presenta come una spinta a un Paese in declino. "Per stimolare la crescita e sostenere i salari occorre che il fischio sia uno strumento amico". E allora il recupero dell'evasione non basta, bisogna che la pressione scenda gradualmente, ridurre l'Irpef di un punto l'anno dal 2009 e incrementare la produttività sostenendo la contrattazione di secondo livello. Sugli altri 11 ddl si sta ancora lavorando, ma i titoli ci sono tutti: "Talenti per il futuro", "Rottamare il petrolio", "Scommettere sul Sud" e poi una giustizia più veloce, lotta alla precarietà del lavoro e alla immigrazione clandestina, dote fiscale per i figli... Ed è buio fitto quando Veltroni arriva al palazzetto dello sport di Bergamo, 5000 persone, tanti ragazzi, un maxi striscione "Grazie Prodi" e al leader tocca rispolverare il discorso delle grandi occasioni, da Luther King a Obama. "I Democratici americani vinceranno e cambierà la storia del mondo. E anche qui, ogni giorno, questa specie di onda cresce...". Il fisco di Walter "Per lo sviluppo e l'equità" sarà il primo ddl in caso di vittoria. "Irpef giù di un punto all'anno dal 2009" Monica Guerzoni.

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Precari, lite Berlusconi-Veltroni <Sposate mio figlio>. <Offendi> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-14 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Precari, lite Berlusconi-Veltroni "Sposate mio figlio". "Offendi" Il Cavaliere: solo una battuta. Il Pd: ignora le ansie dei ragazzi La sinistra insorge. Bertinotti: battuta allarmante e indicativa. Il leader del Pdl: disperati senza sense of humour ROMA - Una "battuta, niente di più", strumentalizzata da "disperati" che "non hanno alcun sense of humour ". Si difende contrattaccando Silvio Berlusconi per uscire dall'ennesima polemica che investe il Pdl, e che stavolta lo vede protagonista unico. Sì perché è stato lui, per lo sconforto del suo staff ancora alle prese con la grana Ciarrapico, ad alzare la palla agli avversari, replicando così mercoledì sera allo Speciale Tg2 a una studentessa che gli chiedeva come potessero due giovani precari metter su famiglia: "Io, da padre - sorride sornione l'ex premier - le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere... E credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere ". La ragazza incassa senza scomporsi, e naturalmente Berlusconi poi elenca serio tutti i provvedimenti previsti dal suo programma per i giovani. Ma non resiste, e alla fine ribadisce: meglio sarebbe "sposare un miliardario". Figurarsi se gli avversari lasciano passare un'occasione del genere: il primo ad attaccare è Bertinotti: "è allarmante e indicativa la battuta di Berlusconi ", dice il leader della Sinistra Arcobaleno, subito seguito da un indignato Franceschini ("Vergognoso"), dalla candidata premier precaria di Sinistra critica Flavia D'Angeli ("Io il figlio di Berlusconi non lo sposerei..."), da Antonio Boccuzzi, l'operaio della Thyssen che si presenta col Pd ("Servirebbe più rispetto "), dal no global Caruso che lo paragona a "Maria Antonietta ", anche da un'esponente del centrodestra come la leader del sindacato Ugl Renata Polverini: "è un intervento spiacevole, perché diretto a persone che affrontano la vita in salita. E poi, pensare che le donne trovino una loro dimensione sposandosi e non invece raggiungendo la propria personale realizzazione, è squalificante". Alla fine, è comunque l'affondo di Walter Veltroni a far decollare la polemica: Berlusconi "racconta di una lontananza, di una distanza, di una separazione dalle ansie di una ragazza che a nome di milioni di ragazzi italiani chiede risposte alla politica". A questo punto, è prima Bonaiuti a contrattaccare perché il leader del Pd "si attacca alla battute ", poi lo stesso Cavaliere, quasi indignato: "Veltroni è ridicolo, e disperato per la mancanza di argomenti. Io stavo scherzando con questa ragazza che avevo conosciuto poco prima e, tra l'altro, era accompagnata dal suo fidanzato. E se c'è qualcuno - allarga le braccia - a cui non si possono fare appunti circa il lavoro per i giovani, questo si chiama Silvio Berlusconi". Romana Perla Pavoncello, 24 anni, laureanda e precaria Luigi Il figlio più piccolo di Silvio e Veronica Lario si chiama come il nonno, ha 19 anni, studia alla Bocconi e vuole fare il banchiere Piersilvio è nato dal primo matrimonio di Silvio con Carla Elvira Dall'Oglio, ha 38 anni ed è vicepresidente di Mediaset Paola Di Caro.

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E Silvio dà il kit ai candidati: dite che Walter è il nuovo Stalin (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-14 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE I suggerimenti del leader Nella shopper spilletta, magnete, bandiera, il manifesto del Pdl e l'elenco delle "67 nuove tasse di Prodi" E Silvio dà il kit ai candidati: dite che Walter è il nuovo Stalin "Parlate con preti e farmacisti. Io li frequento e non perché compro Viagra: non mi serve" ROMA - "Pur non disponendo del programma Adobe Fotoshop anche Stalin fece sparire Karl Radek da una celebre fotografia dei capi del Cremlino. Ma di Radek rimasero le mani e quel ritocco si rivelò un infortunio politico. Lo stesso vale per Veltroni novello Stalin: nasconde nell'armadio Prodi, ma le sue mani, come quelle di Visco e Padoa-Schioppa, sono ben visibili nelle troppe tasse che gli italiani pagano". Se il candidato del centrodestra cercava un consiglio per le prossime settimane, per le interviste e i comizi, ne ha trovato uno anche storico. Il nuovo kit del candidato del partito del Cavaliere è prodigo di suggerimenti. L'idea della "valigetta" utile al neofita della politica è nata 14 anni fa e regge ancora. Negli anni l'intuizione di Berlusconi, matrice aziendale, aspirante parlamentare simile al rappresentante, si è evoluta ed ha contagiato: ieri mattina era un informale shopper di carta plastificata con i manici di corda, dal '94 in poi è stata scatola, cartellina, cartella informatica, format copiato da Margherita e Pd, anche loro non immuni dalla pretesa di "istruire" il candidato. L'evoluzione del kit ieri mattina si offriva gratuita (nel 1994 si doveva sborsare un milione di lire) a Santo Versace come alle decine di peones lieti forse di trovare ancora una volta spilletta, magnete, bandiera, la carta dei valori del nuovo partito, le "sette missioni per il futuro", il manifesto del Pdl, le 67 nuove tasse di Prodi elencate una per una, il sondaggio che dà a Berlusconi e Fini 9,8 punti percentuali di vantaggio su Veltroni. Gli "Strumenti per gli interventi dei candidati ", una quarantina di pagine di suggerimenti, il cuore del kit. Veltroni come Stalin, ma anche come un Obama di serie B. Se il candidato del Partito democratico cita sempre l'aspirante alla Casa Bianca, il kit del Pdl sottolinea qualche differenza, con cattiveria mischiata ad ironia: "Obama ha diretto la Harvard Law Review (primo nero con questo prestigioso incarico), Veltroni ha diretto l'Unità. Obama è candidato nel partito che fu fondato da Thomas Jefferson, Veltroni nel partito fondato da Prodi. Obama sta sfidando nelle primarie Hillary Clinton, Veltroni ha sfidato Rosy Bindi ". Titoletto del paragrafo; copisteria Veltroni, perché "ha copiato mezzo programma dai nostri documenti". Ovviamente la mattina dei nuovi candidati del Pdl, riuniti in una della grandi sale della sede di Confindustria, non è solo suggerimenti scritti. Ci pensa Berlusconi ad offrire altri consigli. Uno su tutti: "Andate a parlare con il prete, col farmacista, col medico... io ho ottimi rapporti con i farmacisti e non certo perché compro da loro il Viagra, a noi non serve...". Ma anche: "Accettate di partecipare a dibattiti e confronti in tv, ma quando fate le interviste è un vostro diritto controllare le risposte e quindi fatevi dare il testo, anche perché i giornalisti sono tutti dall'altra parte". Nel primo caso, per la citazione, ringrazierà l'associazione dei farmacisti italiani, nel secondo protesterà l'associazione dei giornalisti. Marco Galluzzo.

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<Trattare con Hamas? Chi dice queste cose lavora contro gli ebrei> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-14 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Berlusconi attacca D'Alema "Trattare con Hamas? Chi dice queste cose lavora contro gli ebrei" ROMA - "La politica estera si fa soprattutto a Palazzo Chigi. Non ci sono novità sulle missioni italiane, non abbiamo ancora affrontato questo dossier". Con due frasi Silvio Berlusconi cancella le dichiarazioni di Gianfranco Fini e dell'ex ministro della Difesa Antonio Martino che avevano annunciato in caso di vittoria del centrodestra la volontà di un disimpegno (parziale o totale) dell'Italia nella missione Unifil in Libano per rafforzare la missione in Afghanistan e per tornare (magari) in Iraq. "Ridurrei drasticamente la presenza in Libano, o addirittura la cancellerei per mandare truppe in Afghanistan e anche in Iraq dove servono", ha spiegato alla Reuters ieri mattina Martino, rilanciando anche un nuovo impegno dell'Italia a Bagdad, dopo il ritiro di due anni fa. Gianfranco Fini aveva proposto invece uno "spostamento" di risorse e truppe dal confine Israelo-libanese all'Afghanistan. L'occasione per puntualizzare e per ribadire che "l'Italia è comunque pronta a fare il proprio dovere con la comunità internazionale e gli Stati Uniti" è un ricevimento all'ambasciata americana in onore della comunità ebraica italiana. Ronald Spogli ha invitato tutto il mondo politico, da Prodi a D'Alema, da Fini a Berlusconi e Casini. Ma, complice anche la campagna elettorale, tra i leader è solo il Cavaliere a presentarsi insieme ad Alessandro Ruben, presidente dell'Antidefamation league e candidato di spicco del Pdl. Il governo è rappresentato da Giovanna Melandri e Gianni Vernetti, poi arrivano anche Francesco Rutelli e Piero Fassino. L'ambasciatore ha appena finito di elogiare il ruolo della missione italiana in Libano, Berlusconi è in prima fila ad ascoltare. Finita la parte ufficiale, arrivano tutti a salutarlo e a protestare per le parole del ministro degli Esteri Massimo D'Alema sulla necessità di coinvolgere Hamas nelle trattative di pace in Medio Oriente che avevano causato l'indignazione dell'ambasciatore Gideon Meir. "Dire queste cose significa lavorare contro gli ebrei, dovrebbe preoccuparci il fatto di avere un ministro che parla a favore di un'organizzazione terroristica - replica Berlusconi -. Io, insieme a Tony Blair, ho fatto mettere Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche stilata dall'Unione europea". Poi annuncia che gli piacerebbe, in caso di vittoria, fare il primo viaggio all'estero proprio nello Stato ebraico: "Olmert mi ha invitato per celebrare i sessant'anni di Israele, gli ho risposto che ci andrò volentieri da premier". Si avvicinano un paio di signore americane a dirgli: " Thanks from America ", Berlusconi stringe mani. Poi racconta un aneddoto della Thatcher, riduce Ciarrapico a una "macchietta", bacchetta Veltroni e ribadisce: "La politica estera la farà Palazzo Chigi, non c'è niente da preoccuparsi, sarà in continuità con il mio precedente governo". Se ne preoccupa il ministro dimissionario della Difesa Arturo Parisi che teme per il mantenimento delle missioni attuali: "Ai tempi di Berlusconi il ministro del Tesoro Tremonti ha colpito drasticamente il bilancio della Difesa riducendo le risorse disponibili, con un suo ritorno, saremmo costretti a rimettere in causa tutta la nostra politica di presenza all'estero. Sicuramente Bertinotti non riuscirebbe a fare meglio". Missioni italiane Al ricevimento dell'ambasciatore Usa il Cavaliere cancella le dichiarazioni di Fini e Martino su eventuali riposizionamenti in Libano Gianna Fregonara.

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Precari, lite Berlusconi-Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Bufera sull'invito a "sposare un milionario". Il leader Pd: il Cavaliere non capisce i giovani. La replica: è disperato Precari, lite Berlusconi-Veltroni Il caso Ciarrapico arriva in Europa. Altolà del Ppe. Casini: il Pdl va a destra.

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O signore, dacci oggi il nostro sondaggio quotidiano. Anzi, tu che sei buono e miser (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di ANGELO MELLONE O signore, dacci oggi il nostro sondaggio quotidiano. Anzi, tu che sei buono e misericordioso, danne uno in più a chi li ha già e, visto che sei buonissimo, danne uno anche a chi non ne ha. E se puoi, ancora, facci giocare una bella "guerra dei sondaggi". Una volta gli istituti di sondaggio erano merce rara, piccoli centri di profezie scientificamente orientate abitati da austeri sciamani della doxa, i grand commis dell'opinione pubblica che distribuivano i loro dati con amorevole parsimonia. Oggi i sondaggisti sono ricercati dai talk show come i cuochi, una rilevazione non si nega a nessuno su nulla, e gli istituti di sondaggio, redditizia scommessa imprenditoriale, spuntano in ogni dove, specie all'approssimarsi di una campagna elettorale. Prima erano pochissimi, adesso ogni partito o quasi ha il suo istituto di riferimento e, se può, l'istituto se lo fa anche in casa, così da disporre di cifre "realistiche" e "accurate" e poter controbattere all'avversario, con la sua bella cartellina piena di percentuali, che le sue sono taroccate e le tue quelle attendibili. Lo spettatore, l'osservatore, ma pure il piccolo candidato che non ha accesso alle segrete stanze, magari il candidato border-line la cui elezione (o trombatura) balla sull'orlo di qualche zero virgola qualcosa, osserva scioccato la scena di quelle cifre che no, proprio no, non collimano. Non c'azzeccano, direbbe un ex piemme noto al pubblico italiano. E va così, in uno stato di perenne confusione. Va che un virus fastidioso, dannoso no ma fastidioso sì, s'aggira per questa campagna elettorale: la sondaggite. È un male pentapartisan, nel senso che non influenza solo i due grandi competitori ma colpisce senza far distinzioni tutti, da Storace alla Sinistra arcobaleno alla Rosa Bianca. La sondaggite è l'uso smodato, spropositato e sproporzionato delle indagini campionarie, il terno al lotto dei numeri, le cifre magiche che, come una qualsiasi trasmissione notturna su un canale satellitare, vengono vendute, presentate, spacciate come moneta di realtà quando tutti sanno che, nella più benevola delle ipotesi, stiamo commerciando con cifre che fotografano l'oggi e ci danno un quadro tendenziale, un'approssimazione piena zeppa di incognite, di ciò che accadrà il giorno in cui il balletto dei numeri lascerà il posto alla conta dei voti veri. Quelli che fanno vincere o perdere un partito, e tutto quello che c'era prima sono solo cifre virtuali, carta straccia, danari spesi a giocare col virtuale. Certo, non parliamo di una novità. I sondaggi sono un ospite fisso del nostro spettacolo politico da un bel po' d'anni, qualche volta ci hanno preso ma, lo sappiamo, qualche altra - quanto all'ultima, non parliamo di vent'anni fa ma delle elezioni del 2006, e prima c'è un elenchino niente male - hanno rimediato delle toppe clamorose. Toppe, errori, sole, imprecisioni, abbagli, in grado di non condizionare non solo il chiacchiericcio ma la sostanza stessa di una campagna elettorale, le strategie dei partiti, gli orientamenti dell'opinione pubblica. La storia è tanto semplice quanto insidiosa, e la si può raccontare in questo modo. I politici, anche chi fa professione di fede nell'accuratezza dei sondaggi, in cuor loro a questo strumento hanno smesso di credere da tempo. Sentiteli in privato. S'affidano ad altro, all'intuito personale, al "vento che gira", alle voci, a quel "sentimento del territorio" che ogni politico di razza deve saper riconoscere e interpretare se davvero di razza è. Nonostante tutte le balle sull'americanizzazione della politica italiana e sulle sporadiche gite di qualche consulente statunitense per consigliare questo o quel leader (fa scena, fa molto war room, avere il consulente english-speaking, ma provate a spiegare a loro, bipartitisti genetici, il multipartitismo italiano: non ci riuscirete,,,), proprio questa campagna elettorale mostra che preferiamo ancora il fatto in casa. Non ci credono ai sondaggi, solitamente, i politici, ma non possono farne a meno. Sanno che qualche cifra a loro favorevole può servire ad altri scopi, diciamo così, di persuasione: persuadere che si vincerà con grande scarto o che si sta rimontando. Persuadere qualche elettore demotivato che il suo voto può essere essenziale e spingerlo a votare. Persuadere l'opinione pubblica che non c'è partita o che la partita è ancora aperta. Si sfrutta il sondaggio per tentare l'effetto della profezia che si autoavvera: se non ho ancora l'x percento dico che l'ho già raggiunto, così forse, alla fine, ci arrivo davvero. E via di seguito, in una gigantesca e consapevole manipolazione che consente nello stesso momento, un esempio per tutti, a Veltroni di dichiarare quattro punti di scarto col centrodestra e a Berlusconi, maneggiando lo stesso sondaggio, di ribattere che invece sono dieci, i punti, e alle formazioni minori sfruttare il sedicente "mercato potenziale" dei rispettivi partiti per convincere gli elettori che la battaglia è tutta da giocare. E se le sommi tutte, le cifre dichiarate dai leader, arrivi più o meno al centoquaranta per cento. I sondaggisti, di par loro, hanno imparato la lezione, e come i carabinieri girano almeno in coppia, meglio se in gruppo, come a dire: se questa volta sbagliamo, sbagliamo tutti quanti assieme. Prendi con le pinze, prendi con le molle, prendi con cautela. Quello che era il "cartello dei sondaggisti" è diventato un cartellone pieno di cifre in cui fare la pesca miracolosa: ognuno si prende la cifra, la percentuale che più gli aggrada e l'appiccica nell'intervista o nella dichiarazione televisiva. Ma le vedi, quelle cifre così dissonanti, quelle maree di indecisi, gli omini col punto interrogativo che non sanno e non rispondono, con i partiti che fanno a pugni per addossarle alle incertezze dell'altrui elettorato. Le vedi e ti chiedi, quando la mannaia della par condicio s'abbatterà sulla pubblicazione dei sondaggi, che cosa che ne faremo di questo oceano di dati contrastanti se nelle due settimane che contano, nello sprint finale, calerà il buio sugli sciamani della doxa. La sondaggite, però, non scomparirà. Angelo Mellone.

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<Candidati un po' esauriti si decide al secondo turno> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-14 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE "Candidati un po' esauriti si decide al secondo turno" La maga Luana legge le elezioni con il pendolino Siamo stati a fare un sondaggio in via Pescosolido, a Pietralata. Non da Piepoli nè da Crespi e neppure da Pagnoncelli. Siamo stati dalla Maga Luana e le abbiamo chiesto chi vincerà il prossimo 14 aprile: Veltroni o Berlusconi, Alemanno o Rutelli. E non c'è da scherzare, perchè la Maga Luana due anni fa, alla vigilia delle elezioni 2006, ci prese alla grande e adesso, infatti, un po' si offende pure ("Maga io? Non vi permettete, io sono l'Oracolo..."). Quarantenne, bionda, per orecchini due lapislazzuli incastonati nell'oro, tre anelli bellissimi (acquamarina, turchese e ametista), un elfo sul tavolo che sorride beffardo. Sapete cosa disse lei, due anni fa, proprio su questa cronaca, il 7 marzo 2006, a pagina 6? Disse così: "Veltroni, ricordatelo, è assistito dalla carta della Fortuna: adesso è sindaco ma presto farà il premier... ". E ancora: "Prodi? Berlusconi? Chi vincerà, vincerà di poco. Magari finisce pari...". Beh, insomma: ci prese abbastanza, no? Così stavolta, oltre a soffiare sui tarocchi, a mescolare il mazzoeaspezzarlo, per leggere il futuro armeggia pure con un pendolino magico d'argento, che prima però ha fatto sciacquare sotto al rubinetto dalla sorella Simona, veggente. "Perchè così si scarica dell'energia accumulata durante la seduta precedente", spiega ai profani. Due volte alla settimana, il martedì e il giovedì, dalle 23.30 alla mezzanotte, la potete seguire sull'emittente romana Televita: ormai sono quasi vent'anni che legge le carte in diretta e un mucchio di gente la chiama per avere conforto in amore, sul lavoro, a casa. "C'è chi non riesce più a mettere la pila sul gas, perchè è diventato povero, poverissimo", racconta Luana dall'alto del suo trono egizio, osservatorio privilegiato sull'Italia di oggi. "C'è chi viene da me e non può più permettersi di pagare il consulto - continua - E allora io non gli chiedo niente, l'aiuto e basta. Poi magari ritornano dopo qualche tempo per ringraziare. E portano un vasetto di marmellata, del miele fatto in casa, addirittura delle uova fresche! In fondo, come nell'Italia del dopoguerra, un'Italia che credevamo sparita per sempre". La maga ora si fa filosofa, sul viso le compare un'ombra di malinconia. E allora basta, stop ai cattivi pensieri e largo all'oracolo, via col pendolino, che comincia a oscillare sul faccione di Veltroni, poi su quello sorridente del Berlusca. "Guardate, guardate come gira intorno alla fronte...Veltroni è concentratissimo, lui è tutta testa, ha energie compatte...Invece per Berlusconi il pendolino si agita, si agita, vuol dire che il Cavaliere è meno equilibrato, il cuore gli fibrilla, attenzione, lui è più cuore che testa ". Poi si passa all'esame dei tarocchi: "Uh che bella lotta, ragazzi... A Berlusconi è uscita la Carta del Popolo, prenderà una marea di voti...Veltroni però ha il Sole, uh, guardate, anche il Carro, la Rinascita, vuol dire che nei prossimi 15-20 giorni gli cresce la positività ". Sì, d'accordo, ma come finirà? "Uhm, Berlusconi ha l'Imperatore girato, mentre a Veltroni è uscito l'Imperatore dritto: sarà, perciò, testa a testa fino all'ultimo. Prevedo però anche una forte dispersione di voti. Voti dislocati, né al Pd né al Pdl. E Berlusconi dovrà cambiare un po' di gente intorno a lui. Altrimenti perde...". E se finisce pari? Sarà Grosse Koalition? Compromesso storico? Larghe intese? Inciucio? La maga risoffia sui tarocchi, spezza il mazzo, gira le carte e dice: "Direi di sì. è uscito l'Eremita. Dunque, Veltroni e Berlusconi si metteranno d'accordo. Non subito. Dopo tre mesi, al massimo sei". Silenzio. Le carte si riposano. Ma c'è ancora il Campidoglio da sistemare. Sotto allora col pendolino... "Uhm, Alemanno lo sento scarico, avrebbe bisogno di vitamine e bagni di sale. Però Rutelli non è messo meglio, eh, vedete il pendolino come gli fa sulla testa? Non gira, oscilla, ci sono ostacoli...". E i tarocchi che dicono? "Ah, è uscito il Crollo dopo 9 carte...No, delusione, Rutelli il 14 aprile non ce la fa, prenderà la metà dei voti che s'aspetta". E vincerà Alemanno? "Vediamo...Uhm, è uscito l'Errore. No, niente da fare nemmeno per lui". E allora ballottaggio! "Eh sì, pare proprio di sì. Le carte, in verità, non sono buone per nessuno dei due. Però non ci saranno terzi incomodi, ecco. Non lo so, vedo Alemanno favorito, anche se l'ho conosciuto una volta e mi sembra troppo buono per stare al potere... ". Fabrizio Caccia.

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Alemanno: al ballottaggio il centrodestra si ricompatterà (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-14 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Pdl Positivo il sondaggio di Luigi Crespi per il leader di An: il mio avversario ha già perso un punto Alemanno: al ballottaggio il centrodestra si ricompatterà Se un rischio c'è, al di là dei numeri del "principale antagonista" Rutelli, per Gianni Alemanno si chiama "voto disgiunto". Quello secondo il quale, cioè, il popolo di centrodestra potrebbe - anche se in piccole percentuali - diversificare la propria scelta per il comune di Roma: Pdl (o Lista civica per Alemanno) al consiglio comunale, Francesco Storace come candidato sindaco. A leggerlo bene, infatti, sembra questo il dato che emerge dall'ultimo sondaggio sulla corsa al Campidoglio firmato da Luigi Crespi, insieme ad una tendenza più generale: rispetto all'inizio della campagna elettorale di Alemanno, inaugurata meno di due settimane fa a Conca d'Oro, Rutelli ha perso un punto percentuale scendendo dal 49% al 48% dei consensi. Mentre l'ex ministro dell'Agricoltura, per la seconda volta alla sfida per la capitale, è salito di poco più di un punto: dal 31,7% al 32,8%. Quanto basta, ad Alemanno, per dire: "L'ulteriore riduzione ha affermato l'alfiere del centrodestra della forbice fra Rutelli e me è un chiaro segnale di come i romani si stiano rendendo conto della pochezza delle idee della sinistra per Roma. La voglia di cambiamento, dopo quindici anni ininterrotti di Rutelli Veltroni, è evidente". Da questi sondaggi, Alemanno trae dei segnali di speranza: "Va evidenziato che la vera e propria campagna elettorale sta muovendo i suoi primi passi in questi giorni. Inoltre Rutelli, nonostante gli accordi stretti con i radicali e con Bordon e le operazioni di facciata come la Lista under 30, in una decina di giorni ha già perduto un punto percentuale. Tutto ciò rappresenta uno stimolo a proseguire nella direzione intrapresa: offrire alla città una alternativa di governo concreta e credibile". Il discorso sul voto disgiunto, invece, è più complesso. Le liste collegate ad Alemanno, sempre secondo i sondaggi, prenderebbero quasi due punti in più del candidato sindaco: 31,3% il Pdl, 3,3% la lista civica, cioè il 34,6% totale. Un dato che, per quanto riguarda Storace e La Destra, è praticamente opposto: 11% per il candidato sindaco, 8% per la lista. Logica la deduzione: qualcuno che vota il centrodestra, sceglie Storace come sindaco. Anche per questo, forse, Alemanno - che oggi inizierà il suo tour per la città, secondo le indicazioni di Berlusconi, partendo dal XVI Municipio - ha continuato nella sua opera di "ricucitura" dell'elettorato opposto a Rutelli: "Il ballottaggio è un'ipotesi sempre più concreta e lì il centrodestra può ricompattarsi". Contando, probabilmente, anche nella confluenza dei voti dell'Udc (dato da Crespi al 3,5%, mentre Ciocchetti sarebbe all'1,2%) e della Rosa bianca (1%, contro l'1,5% di Baccini). Anche Rutelli ha problemi simili, visto che come candidato sindaco raccoglie meno delle liste a lui collegate. E in questo caso, la differenza è ancora più sostanziale dei due punti di scarto tra il 48% del candidato e il 50,1% della coalizione: si tratta, infatti, di andare o non andare al ballottaggio. Il Pd è al 35%, Lista civica 2%, Under 30 0,5%, Sinistra arcobaleno 7%, Radicali 0,5%, Partito socialista 2%, Italia dei valori 2%, Partito comunista lavoratori 1%, Sinistra critica 0,1%. Ago della bilancia diventa Grillini, dato al 2,4%. Briciole per gli altri candidati: Baldi allo 0,5%, Serenetta Monti 1,2%, altri candidati 1,4%. Per la Provincia nettamente in testa Nicola Zingaretti con il 49,5%, Antoniozzi al 28,5%, Buontempo al 12%, Dionisi al 6%, Gemmo al 3,5%. Attacco Il candidato Gianni Alemanno Ernesto Menicucci.

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Il portafoglio a sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-03-14 num: - pag: 53 categoria: REDAZIONALE CALENDARIO di GIOVANNI BELARDELLI Il portafoglio a sinistra Un sondaggio pubblicato sul "Sole-24 Ore" di domenica scorsa, relativo alle intenzioni di voto dei lavoratori dipendenti, contiene un dato forse prevedibile: i dipendenti pubblici tendono a votare soprattutto per il Pd di Veltroni, mentre i dipendenti privati premiano elettoralmente (anche se di poco) il Pdl di Berlusconi. Ma dal sondaggio si ricava anche un dato assai meno scontato, tale anzi da "apparire sorprendente a chi non è del mestiere" scrive sullo stesso giornale Roberto D'Alimonte. è un dato che, come pochi altri, consente di misurare quanta distanza separi la sinistra di oggi dalle sue origini ottocentesche, quando i partiti dei lavoratori nacquero per difendere le fasce sociali più disagiate. Ebbene, l'indagine pubblicata dal "Sole". mette in relazione le intenzioni di voto esistenti entro l'intero comparto del lavoro dipendente con il livello del reddito: ciò che se ne ricava, scrive D'Alimonte, è che "più si guadagna più piace la sinistra, meno si guadagna più piace la destra".

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Confindustria vota Marcegaglia Montezemolo: un <piano Paese> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-03-14 num: - pag: 29 categoria: REDAZIONALE Gli imprenditori Il rapporto dei saggi: azioni per favorire le aggregazioni tra imprese Confindustria vota Marcegaglia Montezemolo: un "piano Paese" "Senza sudore e lacrime diventeremo irrilevanti". Designata con un solo voto nullo Prodi: una guida saggia e ferma. Tremonti: un buon segnale per il Paese Il passaggio di consegne a maggio ROMA - "Non sarà facile guidare Confindustria dopo Luca ma metterò tutto il mio impegno, le mie energia e la mia conoscenza ". Emma Marcegaglia debutta nella sala stampa della sede di Confindustria pochi minuti dopo essere stata indicata dalla giunta come successore di Montezemolo. Ha incassato un consenso senza precedenti nella storia dell'associazione: il 99,2% dei 132 presenti (una sola scheda nulla) contro l'80% del presidente uscente registrato quattro anni fa. Chi era presente racconta di una lunga standing ovation accompagnata da un grande mazzo di rose rosse donato da Montezemolo alla prima donna che guiderà la secolare associazione degli imprenditori. Luca ed Emma si offrono ai fotografi e alle telecamere. Montezemolo la presenta e non resiste alla battuta commentando la sua indicazione come "un voto bulgaro... una volta ci si vergognava". Persino il past president Antonio D'Amato, mettendo in archivio vecchi dissapori, le ha inviato gli auguri dicendosi sicuro che sarà un "ottimo presidente ". Unanime consenso "bulgaro " anche dal mondo politico e sindacale. "Una persona di talento e competenza" commenta Walter Veltroni. "Auguri alla signora Marcegaglia" da Silvio Berlusconi impegnato nella convention dei candidati convocata a pochi metri di distanza proprio in casa confindu-striale, nell'Auditorium di via Tupini. Romano Prodi enfatizza la scelta di una donna come "patrimonio di professionalità " e Giulio Tremonti lo giudica un "buon segnale per il Paese ". Il sindacato la accoglie con calore anche se colpisce il silenzio del leader Cgil Guglielmo Epifani. "La scelta giusta" per Luigi Angeletti (Uil), "con lei saremo più galanti" dice Raffaele Bonanni della Cisl. Terminato il cerimoniale, a Emma Marcegaglia il compito di preparare programma e squadra che dovranno essere approvati dalla giunta del 23 aprile mentre l'elezione formale del presidente spetterà all'assemblea del 21-22 maggio. Montezemolo ieri ha parlato di "continuità dinamica" e nel suo discorso di pre-commiato ha accennato a tutte le difficoltà in cui versa il Paese. "Senza sudore e lacrime - ha detto - corriamo seriamente il rischio di diventare irrilevanti nell'economia mondiale". Emma raccoglie e rilancia. Nel suo breve discorso ha elencato però già molte cose: continuerà nell'impegno tutto montezemoliano dell'internazionalizzazione, della ricerca e dell'innovazione ma introdurrà anche focus diversi "perché ci sono priorità diverse rispetto a quattro anni fa". Come quello sulla sicurezza per il quale ha annunciato una vicepresidenza ad hoc. Vicino a lei e a Montezemolo, nella presentazione ufficiale, c'era anche Giuseppe Morandini il leader della piccola industria. Un gesto che è stato letto come segnale di grande attenzione per il mondo dei "piccoli" che però deve crescere di più. Questo concetto è uno dei dodici "consigli" raccolti dai tre saggi dalla base imprenditoriale consultata per la designazione (in tutto 142 grandi elettori) e che ieri hanno "girato" al futuro presidente. Tra i primi punti, infatti, campeggia l'attesa che Confindustria "possa mettere in campo azioni per facilitare l'aggregazione tra le imprese, soprattutto tra le piccole e le medie". Altri input riguardano la modernizzazione del sistema associativo, la riduzione del carico fiscale su imprese e dipendenti, la liberalizzazione dei mercati e la privatizzazione dei servizi, una politica energetica che riconsideri l'opzione nucleare, continuare nell'internazionalizzazione ma "evitando attività ridondanti", riformare il sistema di contrattazione, del mercato del lavoro ormai inadeguati alle esigenze delle imprese. I saggi raccomandano infine un "rafforzamento della capacità di lobby in sede europea" e una più forte tutela del made in Italy. E chiudono ricordando che dalla consultazione non "è emersa nessuna altra candidatura se non quella per Emma Marcegaglia". A Montezemolo l'ultima parola: "Tutti parlano di dare più ruolo alle donne, noi lo abbiamo fatto". La successione Emma Marcegaglia, designata alla presidenza della Confindustria, con il presidente uscente Luca Cordero di Montezemolo Roberto Bagnoli.

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UN GESUITA GIUDICA LA CRISI I SACERDOTI E LA POLITICA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-14 num: - pag: 51 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano UN GESUITA GIUDICA LA CRISI I SACERDOTI E LA POLITICA Su Famiglia Cristiana ho letto che Padre Sorge dice: "Casini per 14 anni ha votato tutte le leggi ad personam di Silvio Berlusconi. Non può pretendere oggi di rappresentare il nuovo". Padre Sorge ha avuto la bontà di dirci, sottolineando con malizia "ad personam", che praticamente sono da non votare né Casini né Berlusconi. Ora ci chiarisca meglio le idee e se il caso, ricordi, a noi cattolici, se il nuovo sia Veltroni, che ha cominciato a votare ai tempi del Pci, da comunista e per un partito ateo. Padre Sorge faccia il pastore del gregge, se ancora se la sente! Leopoldo Chiappini Guerrieri leopoldochiappini@ virgilio.it Caro Chiappini Guerrieri, C redo che padre Bartolomeo Sorge abbia già chiarito perfettamente le sue idee. In una intervista a Paolo Conti ( Corriere del 26 febbraio) ha analizzato le strategie elettorali del Partito democratico. Ha detto di essere preoccupato dall'"introduzione dei radicali" perché "rischia di vanificare l'" andiamo da soli", la vera novità. E introduce la stessa frammentazione che ha provocato i problemi a Prodi". Ha aggiunto che l'ambiguità di Veltroni potrebbe spingere i voti cattolici a "prendere altre strade. Penso alla proposta della Rosa bianca, ancora in fase embrionale. Ma sono certo che potrebbe pescare in un bacino molto ampio, attirare molti consensi". Queste riflessioni sono più specifiche e impegnative delle abituali riflessioni con cui gli esponenti della Conferenza episcopale italiana commentano le vicende della politica nazionale e lasciano intravedere le loro preferenze alla vigilia delle elezioni. Sorge non si limita a sostenere che gli italiani dovrebbero votare per partiti e candidati da cui possono attendersi la difesa delle posizioni della Chiesa di Roma su alcuni grandi temi etici: l'aborto, l'eutanasia, la fecondazione assistita, la ricerca sulle cellule staminali. Entra nel vivo delle strategie politiche. Nell'intervista a Famiglia Cristiana si spinge oltre. Dice di avere guardato con speranza alla nascita del Partito democratico e della Rosa bianca: "due grandi novità". Sostiene che "l'accordo con l'Udc di Casini ha rovinato la Cosa bianca" e che "Pezzotta non ha avuto la forza di resistere ". Afferma che Casini "scivola sulla dottrina sociale della Chiesa con candidature impresentabili", ma "è abile, e finirà per mangiarsi in un sol boccone la Rosa bianca e Savino Pezzotta". E dichiara infine che "Berlusconi ha perduto il Centro perché "Fini ha distrutto Forza Italia e obbligato il Cavaliere a spostarsi a destra"". Come vede, caro Chiappini Guerrieri, il solo rimprovero che non può essere mosso a padre Sorge è quello di non rivelare le sue preferenze e il suo giudizio sui maggiori protagonisti della politica italiana. Se lei mi chiedesse una opinione personale su queste esternazioni, le direi che mi procurano un certo disagio. So che l'articolo 17 del Concordato tutela gli ecclesiastici da "speciali limitazioni legislative ". So che padre Sorge è un cittadino e che ha il diritto, in uno Stato liberale, di esprimere le sue convinzioni. Ma so anche che i sacerdoti, quando affrontano troppo spregiudicatamente i temi della politica quotidiana, finiscono spesso per diventare i "cappellani" di un partito, di un movimento, di una corrente politica o sociale. Con il risultato che vengono corteggiati da coloro che sperano di servirsi delle loro parole e avversati da coloro che appartengono al campo opposto. Così è già accaduto nel caso dei sacerdoti che scelsero di stare dalla parte della Repubblica sociale. Così è accaduto nel caso di padre Lombardi, "microfono di Dio" durante la campagna per le elezioni del 18 aprile 1948, e in quello di Don Gianni Baget Bozzo, consigliere di Bettino Craxi e più tardi di Silvio Berlusconi. Credo che questo interventismo ecclesiastico non giovi né alla Chiesa, né ai suoi rapporti con lo Stato, né al profilo spirituale degli interessati.

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AI CANDIDATI PREMIER (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-14 num: - pag: 51 categoria: BREVI AI CANDIDATI PREMIER Alcune domande Poiché a Veltroni e Berlusconi in questi giorni le occasioni di parlare in pubblico non mancano, vorrei che rispondessero a questa semplice domanda: quali migliorie ai servizi e quante migliaia di posti di lavoro pubblico, in prospettiva, si potrebbero creare dimezzando stipendi, parcelle, buonuscite e pensioni a consiglieri regionali, commissari straordinari, consulenti, dirigenti parastatali, parlamentari, i quali, pur con questo sacrificio, avrebbero di che vivere in modo molto più dignitoso della stragrande maggioranza degli italiani? Basta un po' di contatto con la realtà che a chi governa sembra mancare da tempo per comprendere che non si tratta di un luogo comune, ma di una necessità. Giorgio Perino Bussoleno (To).

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ROMA - Larghe intese, grande coalizione. Formule usate in questa campagna elettorale ora com (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO SARDO ROMA - Larghe intese, grande coalizione. Formule usate in questa campagna elettorale ora come uno spettro, ora come un'opportunità. Ma il significato è tutt'altro che univoco. Walter Veltroni ha detto: "Se dalle urne non esce una maggioranza in Senato, bisognerà cambiare la legge elettorale e tornare al voto". Voleva dire che un governo Berlusconi-Veltroni è "impossibile". Tuttavia per riformare la legge elettorale bisogna fare un nuovo governo. E se non c'è maggioranza a Palazzo Madama, un qualche accordo bipartisan sarà comunque necessario. Pier Ferdinando Casini è convinto lo scenario di un governo Pdl-Pd non sia improbabile: "Sono pronto a fare l'opposizione". Ma aggiunge: "Mentre diciamo no all'inciucio, siamo disposti ad aderire a larghe intese virtuose". Al leader Udc piacerebbe un accordo a tre Pdl-Udc-Pd che affronti la difficile congiuntura e realizzi alcune riforme (compreso quelle istituzionali, sul modello tedesco). Viceversa, se Berlusconi e Veltroni puntassero ad un sistema presidenzial-bipartitico, l'Udc non potrà che opporsi. Dopo la rottura del '47, l'Italia repubblicana ha conosciuto tre tormentate esperienze di larghe intese. La "non sfiducia" del '76 con Giulio Andreotti al governo e l'astensione del Pci. La "solidarietà nazionale" del '78, con il Pci per la prima volta in maggioranza. Il governo "tecnico" di Dini del gennaio '95, nato con l'astensione determinante di Berlusconi (e poi sconfessato dal Cavaliere dopo tre mesi). Sono altre prove che dimostrano come la gamma delle grandi coalizioni sia pressoché infinita. In fondo anche nella disciplinata Germania, dove la formula Grosse koalition ha tratto origine, il governo comune diventa presto un braccio di ferro, in cui uno degli attori vince e l'altro perde. Nel '69 il vincitore fu il socialdemocratico Willy Brandt. Ora Angela Merkel, leader Cdu, spera in una rivincita storica. Berlusconi in pubblico lo nega. Ma qualcuno dei suoi è convinto che, se il risultato del Senato fosse meno che netto, il leader del Pdl offrirà un patto di governo al Pd. Anche in casa Udc spiegano così la rottura della coalizione di centrodestra. A Berlusconi è stato già attribuito un piano B con Mario Draghi premier. Piano poi smentito. Ma il tempo per fare le riforme - costituzionali ed elettorali - deve essere occupato da un governo capace di guidare l'Italia in un frangente non facile. E di compiere scelte anche impopolari. Peraltro, se Berlusconi dovesse vincere alla Camera, sarebbe l'azionista di riferimento di eventuali larghe intese. In nessun caso il risultato sarà mai un pareggio pieno. Muovendo da questo paradigma, ieri il Riformista ha avanzato una nuova ipotesi per il caso di un Senato senza maggioranza: un governo di minoranza guidato dal leader che vince alla Camera e un patto parlamentare sulle riforme istituzionali. Il fatto che non esista la parità, né la neutralità, ingigantisce i problemi a sinistra (non a caso, voleva le larghe intese quando era maggioranza alla Camera). Per ora Veltroni scaccia ogni congettura sul patto a due. Ma dell'auspicato accordo sulle riforme resta incerto il merito. Schema bipartitico o sistema quadripolare? Nel Pd molti leader - capofila Massimo D'Alema - sono per questa seconda opzione. E preferiscono il dialogo con l'Udc al patto diretto con Berlusconi. Il risultato elettorale (che determinerà anche il peso delle forze intermedie) sarà decisivo anche per questo aspetto della partita.

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Quante bugie Silvio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità Quante bugie Silvio di Marco Damilano Un rapporto di amore-odio. Durato 14 anni. Fino al recente divorzio. Tra accordi e cene, liti e scontri, promesse e tradimenti, il leader dell'Udc ci racconta chi è Berlusconi. Colloquio con Pier Ferdinando Casini. In edicola da venerdì Nel 2006 c'era Nanni Moretti a capeggiare il fronte anti-berlusconiano con il 'Caimano'. Oggi al suo posto c'è il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. Provinciale, populista, Putin all'italiana: tutti i giorni dà un calcio al Cavaliere, di cui pure è stato alleato a lungo. "La mia campagna è bilanciata: contro Veltroni e contro Berlusconi", spiega l'ex presidente della Camera: "Non ho alcuna ossessione verso Berlusconi: è un amico, lo considero ancora tale. Ma da anni c'era tra noi un dissenso profondo, la pretesa di inglobarci nel suo partito-proprietà ha fatto traboccare il vaso". Quattordici anni di vita in comune raccontati da Casini: litigi, riappacificazioni, la rottura. "A volte riuscivamo a parlare perfino di politica". Come in una storia d'amore: il suo primo incontro con Silvio? "L'avevo già conosciuto, ma ricordo una riunione nella sua casa romana, in via dell'Anima, dietro piazza Navona. Era il 1992, durante l'ultima campagna elettorale della Dc io, Enzo Carra e Luciano Radi andammo a incontrare lui, Gianni Letta e Fedele Confalonieri. Volevamo farci sentire perché le sue televisioni aiutavano solo i socialisti e non la Democrazia cristiana. Io, in particolare, protestai con una certa veemenza. Su questo punto avevo litigato anche con Arnaldo Forlani, segretario della Dc: lo accusavo di essere troppo morbido nel rivendicare spazi sulle tv di Berlusconi quando c'era lo strapotere di Craxi". Negli anni Ottanta eravate un partito trasversale: il centro della Dc, il Psi di Craxi e Berlusconi. Se lo aspettava un suo ingresso in politica? "Ci chiamavano il Caf: le iniziali di Craxi, Andreotti e Forlani. Quando i partiti furono travolti dalle inchieste giudiziarie Berlusconi ha avuto la grande capacità politica di colmare il vuoto. Una capacità che gli riconosco ancora oggi". Voi orfani della Dc eravate messi male: lei si aggirava con un cappello a visiera e Mastella al fianco. Berlusconi ripete: li ho salvati dall'estinzione e mi ripagano così. Ingrati. "Questa è la prima bugia. Berlusconi ha salvato me come noi abbiamo salvato lui. è stato un mutuo soccorso". Beh, lui aveva i voti, voi no. "Berlusconi aveva bisogno di dimostrare che c'era una continuità con una parte della Dc moderata, noi avevamo bisogno di un accordo per sopravvivere. Siamo nati sulla base di un reciproco aiuto, la lista alle elezioni del '94 si chiamava Forza Italia- Ccd. Con noi si candidò anche Giuseppe Pisanu: provò a convincerci che Forza Italia era una scatola vuota e che per noi dc sarebbe stato semplice entrare e guidarla". Perché rifiutò di farlo? "Perché Forza Italia era un partito personale, il partito di Berlusconi. Allora sicuramente, oggi molto di più". Bella scoperta. Intanto lei ci ha convissuto per 14 anni e si è perfino speso per introdurlo nel Partito popolare europeo. Pentito? "Quando mi mossi per far entrare Berlusconi nel Ppe ci fu una riunione in cui Forza Italia si impegnò a svolgere congressi democratici. Da allora, c'è mai stato un congresso nazionale di Forza Italia? In 14 anni non ne ho visto uno! In questi anni i suoi difetti si sono ingigantiti invece di diminuire". Frase da coniuge deluso. Berlusconi le ha mai fatto capire che lei poteva diventare il suo erede, il delfino, come fa con Fini? "Non ho mai creduto né ai delfini né all'eredità. Sono cose che per Berlusconi non esistono". Le mancano le cene di palazzo Grazioli, i gelati del cuoco Michele? "La frequentazione con Berlusconi si è interrotta quando sono diventato presidente della Camera. Mi invitò ad andare da lui e gli risposi che, da quel momento in poi, sarebbe stato lui a venire da me, per galateo istituzionale. Prima ci vedevamo ogni settimana: erano momenti gradevoli, la persona è simpatica. A volte, pensi, riuscivamo a parlare perfino di politica". E il primo scontro? "Subito, nel 1994. Lui, Giuliano Ferrara e Cesare Previti spingevano per portare Carlo Scognamiglio alla presidenza del Senato. Io e Gianni Letta volevamo confermare Giovanni Spadolini, dicevamo che era uno sbaglio enorme". __img__Vinse Berlusconi. Quando si è rotto il rapporto di fiducia tra voi? "Con la presidenza della Camera. Cercavo di essere il garante di tutti e non il braccio armato della maggioranza. Forse era un'interpretazione delle istituzioni che non gli piaceva. Se tornassi indietro rifarei quello che ho fatto. Ho collaborato con un galantuomo come Carlo Azeglio Ciampi, ho servito il Paese con totale rigore". Il Cavaliere le ha mai fatto proposte irricevibili? "Se ti fanno proposte scorrette vuol dire che sei il tipo che se le fa fare. A me non le ha mai avanzate". Oggi Berlusconi dice di lei tutto il male possibile: con lui non parlo, mi basta il suocero, lo schiaccio, lo distruggo... "Sono le cose che ha detto in tutti questi anni e poi ha regolarmente smentito. Poiché l'ho conosciuto bene, non ho mai creduto alle smentite, ma sempre alle indiscrezioni. Berlusconi è come me: non è un uomo che coltiva il malanimo. Ma una grandissima insofferenza, questo sì. A un certo punto non mi sopportava più". Per quale motivo? "L'unica cosa che non accetta nella vita è uno che lo contraddica: io lo contraddicevo sempre, non mi poteva amare". E Fini? Non lo contraddice mai? "Fini lo contraddice nelle riunioni, poi uscito da palazzo Grazioli, negli atti politici, finisce sempre per dargli ragione". Allora il vero figliol prodigo è lui. "Se parliamo di sentimenti, quello che pensa Fini di Berlusconi è quello che penso io, quello che pensa Berlusconi di Fini è quello che pensa di me. Ma, arrivati al dunque, Fini si è sempre piegato, io no. Il caso Ciarrapico è emblematico". Davvero non si è mai piegato? "Poche volte. Ai giovani che incontro dico: ragazzi, in politica i compromessi esistono. Ne avrei fatto uno anch'io anche in queste elezioni, per non dividere i moderati italiani. Se Berlusconi non avesse fatto questo atto di prepotenza nei nostri confronti, probabilmente avrei fatto la campagna elettorale con lui. Ma sono contento che le cose siano andate così. Sarebbe stata una campagna fatta più per convenienza che per convinzione". Lei ha detto che il centrodestra senza l'Udc è come una scampagnata sulla Luna. Ma forse in orbita ci finirà lei... "è un rischio che mi lascia indifferente. Alla Camera il Pdl può vincere, al Senato è più difficile. Ma anche se dovesse vincere, non riuscirà a governare. Vivacchierà e dopo qualche mese le aspettative si trasformeranno in delusioni. Sono attrezzato a fare l'opposizione a Berlusconi, seria, serena, se farà provvedimenti giusti li voteremo. Ma certo non potremo votare la fiducia al suo governo". Lei tuona contro il voto utile: ma la Dc lo ha chiesto in funzione anti-comunista per 50 anni... "La Dc era una cosa molto diversa. E non credo che il partito repubblicano di Ugo La Malfa fosse un partito inutile. Se fosse stato più ascoltato si sarebbe evitata la degenerazione della prima Repubblica". A proposito: Veltroni schiera sindacalisti e imprenditori, come si faceva ai tempi di piazza del Gesù. Il Pd è la nuova Dc? "Il Pd è una gran confusione. Un tentativo di superare la legislatura di Prodi avviando una grande cosmesi della sinistra. Se dovesse governare le contraddizioni esploderebbero subito". Ma come? Lei e Veltroni vi scambiavate biglietti in cui sognavate schieramenti senza Borghezio e Caruso, senza muro contro muro. E ora è tutta una cosmesi? "è positivo che Veltroni abbia liberato la sinistra dall'ossessione anti-berlusconiana. Ma vedo una politica che affastella, senza disegno. In questo c'è un parallelismo totale tra Berlusconi e Veltroni: Veltroni candida radicali e cattolici, Berlusconi mette insieme Fini e Ciarrapico, Mussolini e Giovanardi. Guardi la Spagna: i grandi partiti aumentano i voti, ma sono figli di tradizioni radicate, si innovano, ma restano nelle loro radici. Qui da noi, invece, si vuole costruire un bipolarismo fondato sulla politica senza radici, quella costruita sul predellino dell'auto". Qual è la soglia del successo dell'Udc? "Il mio grado di successo è proporzionale al consenso che maturerà per i partiti maggiori. C'è uno schiacciamento senza precedenti dei media su Berlusconi e Veltroni. Sembra che ci sia un solo candidato in campo. è un gioco delle matrioske: Veltroni e Berlusconi sono uno dentro l'altro. Questo rende ancora più difficile la campagna del voto utile. Dopo che Berlusconi ha accreditato l'idea di poter fare il governo con Veltroni, come fa a proporsi come diga contro qualcosa?". __img__Lei crede alla grande coalizione? "Credo che Berlusconi lavorerà per questo obiettivo. Se fosse una soluzione per i problemi degli italiani e non per i problemi loro, sarebbe positivo. Ma Berlusconi sa che il Pdl è troppo poco credibile e troppo spostato a destra per governare l'Italia. Dopo qualche mese avrebbe milioni di persone in piazza. Per questo vorrebbe fare il governo con Veltroni". Chi potrebbe guidare il governo delle grandi intese? Il leader che arriva primo alle elezioni, come nel caso di Angela Merkel in Germania? "Un'ipotesi che non esiste. In Italia la grande coalizione, per essere credibile, non può essere guidata da uno dei contendenti: né BerlusconiVeltroni". E allora chi? Il governatore Mario Draghi? Luca Cordero di Montezemolo? "Non mi piace il gossip sui nomi, ma sono due persone che stimo molto". Il 'Financial Times' ricorda che Casini è centrale in ogni trattativa. In caso di grande coalizione lei che farà? "Non mi spaventa l'idea di fare l'opposizione. Sarebbe un'ipotesi suggestiva: una grande coalizione con un'opposizione di centro, moderata, seria". Gli ex dc fuori dal governo. Una cosa mai vista. "Sarebbe una cosa buona. E una scelta molto importante per il futuro del centro italiano. Vedere Fini e Veltroni insieme al governo ci darebbe enormi prospettive. Avremmo spazi larghi come praterie e il tempo per far maturare una prospettiva di governo alta e seria". Formigoni in buona Compagnia In Forza Italia la chiamano 'quota don Giussani': la carica dei seguaci del prete fondatore di Comunione e liberazione morto tre anni fa presenti nelle liste del Pdl. Primo fra tutti, naturalmente, il presidente della Lombardia Roberto Formigoni, capolista in Senato nella sua regione. E i suoi fedelissimi già in Parlamento: Maurizio Lupi, Maurizio Bernardo, Luigi Casero, Antonio Palmieri, Mario Mantovani. Alla Camera, nella circoscrizione Lombardia 2, c'è la new entry più importante: il presidente della Compagnia delle Opere Raffaello Vignali, a segnalare che l'identificazione tra il movimento, il suo braccio economico e il partito azzurro è totale. In lista c'è anche Renato Farina: prima di prestare i suoi servizi al Sismi di Pio Pompa con il nome in codice Betulla, si vantava di essere allievo prediletto di don Giussani. In Basilicata c'è Cosimo Latronico, fratello dello scomparso don Tommaso, uno dei fondatori di Cl a Roma. Un'operazione benedetta dai vertici ciellini con un editoriale sul mensile 'Tracce' dell'ex presidente della Cdo Giorgio Vittadini: "Politica vera è quella che difende una novità di vita, capace di modificare anche l'assetto di potere", ha scritto citando una frase di don Giuss. Ma qui l'assetto di potere da modificare è quello interno al Popolo delle libertà. Dopo le elezioni Formigoni tenterà finalmente il grande salto nazionale. "Sono due o tre le poltrone che contano, non di più", dice. Sogna gli Esteri, gli Interni o la presidenza del Senato. In prospettiva, c'è la leadership del Pdl da strappare a Gianfranco Fini. L'armata ciellina si prepara. M. D.

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Veltroni passaggio a nord-Est (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità ELEZIONI / IL WALTER TOUR Veltroni passaggio a nord-Est Nel cuore del Veneto bianco, tra gli operai e gli industriali. A un mese dal voto, il leader del Pd sfida il territorio più ostile. Per conquistare gli sfiduciati di marco damilano FOTO di AlFREDO FAlvo Il Pd è un partito di lavoratori, ma anche di imprenditori. I lavoratori sono qui, in uno stanzone di Porto Marghera, ore nove di sabato mattina, pioggia sottile fuori, gelo dentro, per accogliere quello che un tempo sarebbe stato il compagno segretario Walter Veltroni e oggi è, semplicemente, il candidato premier del Partito democratico. Alle pareti il Quarto Stato, un murale con la scritta 'No al fascismo' e 'Franco boia', un quadretto con il leone di San Marco sopra la bandiera rossa, una foto di Luciano Lama alla manifestazione del 1984 contro i tagli della scala mobile, la bacheca con la chiamata dei turni: sette e dieci per i gruisti e gli stivatori, sette e un quarto per gli altri. Gli imprenditori si radunano in una morbida sala del Jolly Hotel di Vicenza, per un aperitivo con l'ex sindaco di Roma che ha il coraggio di mettere uno di loro a capolista del Pd in Veneto e che predica il fisco amico. Il candidato Massimo Calearo è in vena di rivincite: "Grazie degli applausi, a leggere i giornali sembrava che non contassi più nulla". Porto Marghera e le piccole aziende, gli incidenti nei cantieri e la locomotiva d'Italia, le ronde anti-immigrati, le ordinanze anti-sbandati dei sindaci leghisti e gioielli di ricerca e di solidarietà come la Città della speranza di Padova, la prima istituzione italiana a eseguire il trapianto di midollo nei bambini malati di tumore. Corre il pullman verde di Veltroni tra le contraddizioni del Nord-est: ciminiere e ville palladiane, biciclette e discoteche, capannoni industriali, sale intitolate a papa Giovanni e qualche sparuta contestazione (da sinistra, però: i comitati che si battono contro la base Usa Dal Molin). Le tappe-chiave del lungo giro d'Italia, a un mese esatto dal voto di aprile, in una regione dove ci sono 18 punti di differenza tra Pd e Pdl e dove è più evidente il senso dell'operazione di Veltroni: ridisegnare la geografia elettorale italiana, sfondare "in un territorio difficile e ostile", come lo definisce Enrico Quarello, segretario provinciale di Treviso. "Siamo circondati dalla Lega, non ci mollare", gli gridano. Ma il leader venuto dal Campidoglio ostenta ottimismo: "Un muro divideva il Nord-est dal centrosinistra. Il muro è caduto". Ancora presto per dirlo, in realtà. Qualcosa si muove e se la campagna elettorale fosse cominciata tra sei mesi, sarebbe stata un'altra storia, forse. "I leader nazionali, i Prodi, i Fassino, i Rutelli, sono sempre venuti in Veneto", racconta il senatore Paolo Giaretta, segretario regionale del Pd: "Prima dei comizi noi parlamentari locali andavamo da loro e gli facevamo il training, spiegavamo le cose di cui vuole sentir parlare la nostra gente. Risultato: si capiva che affrontavamo argomenti che non conoscevano. Questa volta è venuto uno che si capiva che sapeva. Veltroni ha toccato la più grande aspirazione dei veneti che non è la sicurezza o gli schei, ma prima di tutto essere capiti". Un giudizio confermato dal presidente dell'Apindustria di Vicenza, Sergio Dalla Verde, che conclude l'aperitivo di Veltroni con i piccoli imprenditori: "Il paese che lei ha descritto è il paese che sogno. Il suo linguaggio ci piace molto, ma non possiamo dimenticare che i primi sei mesi del governo Prodi per noi sono stati terribili". Diffidenza e attese, sospetti e voglia di andare a scoprire le carte. Veltroni incassa e prosegue il tour. Per il leader del Pd c'è un doppio obiettivo: vincere le elezioni si può fare, ma forse no, costruire il partito a sua immagine e somiglianza invece si deve fare, a tutti i costi. La campagna elettorale è un'occasione da non perdere. Lo si vede nel format degli incontri, uguali in ogni tappa. Prima dell'arrivo nei teatri o nei palasport si distribuiscono i manifestini verdi con la scritta 'Veltroni presidente'. In attesa del candidato, l'Obama bianco, l'organizzazione prepara la coreografia: "Quando entra Veltroni alzate i cartelli", grida un ragazzo con il codino dal palco del Pala De Andrè di Ravenna. E qui, nel cuore della Romagna rossa, anarchica, laica, centinaia di pensionati sugli spalti eseguono docilmente l'ordine. Non ci sono più simboli e bandiere, il trapasso dei partiti originati dal Pci questa volta è ben visibile: la vecchia identità resta stampata sulle facce, le rughe, i baffi, le unghie nere delle mani. Anche lo sfondo del palco è sempre lo stesso, con la scritta 'Si può fare': a Treviso non avevano i 2 mila euro per montarlo, l'hanno portato da Mestre, la tappa precedente. E quel che resta della macchina dei Ds gira a pieno regime: Veltroni è il primo candidato premier che arriva da quella storia e si vede, i compagni sono mobilitati come non mai. I notabili non aprono bocca, restano seduti nelle prime file o per terra. Il leader sale sul palco senza nessuno intorno, un saluto di una ragazza del luogo, meglio se emozionata, e poi tocca a lui parlare, solo a lui. Nel Veneto bianco è un'altra storia. Il tour parte da Rovigo, nella sala (stracolma) intitolata ad Antonio Bisaglia, il capo della Dc veneta, "il manager dell'Impresa-Veneto sul mercato nazionale", come lo definisce Ilvo Diamanti, che negli anni Settanta consegnava il 53,4 per cento dei voti alla Balena bianca nazionale con una raccolta del consenso perfetta: consorzi per lo sviluppo industriale, concessionarie di autostrade, aziende municipalizzate, istituti di credito. E ancora: cooperative bianche, comunità montane, banche rurali, associazioni ricreative, società di mutuo soccorso. Un impero che portava a Roma parlamentari, ministri, segretari di partito, presidenti del Consiglio. Intanto cresceva il miracolo veneto, "la gran via lattea della piccola industria, una rivoluzione di campagna. Evoluzione dal basso, nessuna guida, nessun intervento, nessun finanziamento. Nessuna regione può crescere meglio, ma nessuna regione può deludere peggio", scriveva in quegli anni, profetico, Alberto Cavallari. Una rete ancora solida, ma da decenni senza un punto di riferimento politico. Neppure negli anni di Berlusconi c'è stato un ministro veneto, nonostante l'egemonia azzurra nella regione. E a Roma la Lega ha spedito un personaggio come il sottosegretario Stefano Stefani, cacciato dal governo dopo aver insultato la Germania e provocato la cancellazione delle vacanze del cancelliere tedesco in Italia. Il ministro del Veneto è una suggestione, anche se l'autocandidatura a una poltrona governativa di Calearo ha fatto storcere il naso anche a tanti colleghi della regione, a partire da Paolo Marzotto. Raccontano che il capolista alla Camera nella circoscrizione Veneto 1 attraversasse un momento difficile, contestato nella Confindustria locale e in quella nazionale. Costretto a dimettersi dalla presidenza dell'associazione industriali di Vicenza una settimana prima di candidarsi alle elezioni dopo aver fallito il tentativo di pilotare la scelta del successore. E anche il suo tentativo di arrivare alla vice-presidenza di viale dell'Astronomia con Emma Marcegaglia è sfumato. Così, quando il leader locale Giaretta lo ha incontrato di notte in un bar per offrirgli un seggio nel Pd, Calearo si è ringalluzzito. Il suo nome serve a dimostrare la credibilità del Pd di Veltroni: "Per anni mi hanno ripetuto: sei bravo, ma stai con i comunisti", racconta Giaretta: "Ora c'è uno che non ha mai votato a sinistra, non me lo diranno più". Più difficile, forse, convincere l'altro elettorato. Il Veneto dei moderati, cravatte gialle, messe in piega, orologi d'oro. E poi "quello che vota Lega e ha paura di prendere i treni dei pendolari", lo dipinge il sottosegretario Marco Stradiotto, ex sindaco di Martellago, comune alle porte di Mestre. E gli operai di Porto Marghera, naturalmente. Difficile parlare di alleanza tra i produttori quando sono in pericolo 5 mila posti di lavoro e sono morti due ragazzi in una stiva di una nave appena 50 giorni fa. Il delegato Michele Bianchetto li ricorda, con passione. I suoi compagni si alzano in piedi e parte un lungo applauso. Il più forte del viaggio in Veneto di Veltroni, il più vero. n Delusi da Prodi e da Berlusconi colloquio con Riccardo Illy di Roberto Di Caro Nel Nordest si sentono assediati. E tornano a parlare di secessione. I consigli del governatore Illy per non perdere voti "Ma le pare che si possono spendere 10 miliardi di euro nel solo 2008 per eliminare lo scalone e consentire a qualche decina di migliaia di persone di ritirarsi a 58 anni? Con meno di quella cifra si potrebbero raddoppiare i posti negli asili nido di tutta Italia, permettendo alle donne di lavorare e di ricominciare a fare figli". Proprio non va giù, a Riccardo Illy, la controriforma del sistema pensionistico varata dal governo Prodi per compiacere estrema sinistra e sindacati, contro ogni logica di sviluppo e a scapito di altri investimenti ben più utili al sistema paese e ai lavoratori stessi. Gli asili non li cita a caso: lui il raddoppio dei posti nido l'ha realizzato, in cinque anni, nel Friuli Venezia Giulia di cui è presidente dal 2003, dopo due mandati come sindaco di Trieste e due anni da deputato. Non sarà solo per via dei bimbi, ma i pronostici segnano bene per Illy, ora che, nello stesso giorno delle politiche e con un anticipo di due mesi sulla scadenza naturale, si ripresenta candidato a capo "della più povera tra le Regioni a statuto speciale" quanto a tasse e tributi che restano in loco o vi ritornano coi trasferimenti statali, "ma dal 2005 la prima regione italiana per crescita del Pil". Sì, gli piacciono i numeri, i fatti, le logiche lineari. E poco gli importa se a furia di tirar di fioretto con quel suo tono pacato rischia di ridurre a un cumulo di cenci l'abito nuovo del centrosinistra non meno di quello liso del centrodestra. Più o meno quello che fa, a cominciare dal titolo, in 'Così perdiamo il Nord', in uscita il 18 marzo per Mondadori. Un incipit d'effetto, non c'è che dire: "Siamo circondati. L'importante è rompere l'assedio". Chi vi accerchia? "La Francia, la Svizzera, l'Austria, la Slovenia... Tutti paesi che hanno tributi e imposte sul reddito inferiori ai nostri, liberalizzazioni più avanzate, costi più bassi dell'energia, burocrazia più snella ed efficiente. Competitivi, e dunque attrattivi per le nostre stesse imprese. Prenda la Slovenia, entrata nel 2007 nell'area Schengen: il costo del lavoro è di un terzo inferiore al nostro, il reddito d'impresa è tassato al 22 per cento. Per beneficiarne, a un imprenditore friulano basta spostare tutto qualche chilometro più in là, oltreconfine...". Non solo: lei scrive nel libro che il rischio di secessione è tutt'altro che scomparso. Se negli anni scorsi era legato alle pulsioni un po' primordiali solleticate dalla Lega, adesso può radicarsi assai più pericolosamente in un preciso calcolo economico delle fasce produttive. Da dove le viene una simile percezione? "Dall'esasperazione che ascolto nelle parole degli imprenditori. E più sono piccoli più sono esasperati". Più di dieci anni fa? "Più di qualche mese fa! C'è stato un cambiamento repentino. Le hanno provate tutte, centrodestra e centrosinistra, sono più pessimisti di prima. L'indipendenza del Kosovo ha messo a molti la pulce nell'orecchio". Autocritica e autoflagellazione stanno nel Dna della sinistra, ma non le sembra un eccesso di zelo, quel 'Così perdiamo il Nord', proprio mentre Veltroni si arrampica sul pullman per convincere il popolo delle partite Iva? "Quel 'noi' non è solo il centrosinistra o il Partito democratico: è il Paese, l'intero nostro sistema politico". Sarà, ma alla fine il Nord continua a premiare il centrodestra. "Magari lo farà anche stavolta, turandosi il naso. Ma non creda, non sono di memoria così corta, da queste parti: si ricordano delle promesse di Berlusconi nel 2001, e di quanto poco abbia poi realizzato davvero. Naturalmente anche delle promesse di Prodi di non aumentare le tasse, cosa che invece ha fatto tra i primi atti del suo governo". Non sarà la candidatura di Massimo Calearo a spiantare il Pdl nel Nordest? "Vedremo. Lui è comunque l'emblema di un Nordest conservatore che, profondamente deluso da Berlusconi, può ora rivolgersi a un Pd dai valori e principi liberali. In ogni caso meglio lui di Padoa Schioppa, per cui ho grande stima, ma che è difficile contrabbandare come espressione di questo territorio solo perché è nato a Belluno e ha fatto il liceo a Trieste". Dica la verità, avesse fatto in tempo l'avrebbe cambiato, quel titolo, pensato quando nessuno immaginava ci sarebbero state le politiche... "Non mi sono posto il problema. Ma alcune cose che suggerisco nel libro Walter le ha fatte proprie nel programma. Per esempio la priorità di infrastrutture quali l'Alta velocità, l'Alta capacità, i rigassificatori...". Se è per questo lei vorrebbe anche il ponte sullo stretto di Messina... "Ma fu Prodi a dare il primo via libera. Comunque, altro punto recepito da Veltroni è la necessità di aumentare il reddito netto dei lavoratori". Ma per ottenere questo risultato lei propone ricette drastiche di cui non si scorge traccia nel programma del Pd. E il modo è tutto... "è vero. A mio parere gli oneri previdenziali non si riducono gettandoli sulle spalle dello Stato, come già ha fatto il governo Prodi col taglio di 5 punti del cuneo fiscale". Leggo la sua ricetta. Cancellare per prima cosa le pensioni di anzianità. Via l'elenco dei 'lavori usuranti', una trovata che non ha diritto d'asilo nel resto d'Europa... "Una riforma innovativa e provocatoria sarebbe: gli oneri previdenziali seguano una curva gaussiana. Ovvero: molto bassi all'inizio, crescenti fino alla maturità, poi in ultimo decrescenti, con la possibilità per il lavoratore di scegliere se andare in pensione prima con meno soldi o più tardi, ma vedendo crescere il proprio reddito in busta paga". Che altri consigli ha dato a Veltroni? "Forse un candidato premier esterno e autorevole sarebbe stato un ulteriore fattore di rassicurazione per gli elettori delusi dal centrodestra". Chi? "Ah, non faccio nomi". Draghi, Montezemolo, Profumo, Passera, il sempiterno Monti? "Per esempio...".

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ROMA Seri dubbi in un pezzo di Pd, una bordata da Berlusconi, critiche da Casini e Fini, di (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO RIZZA ROMA Seri dubbi in un pezzo di Pd, una bordata da Berlusconi, critiche da Casini e Fini, dissenso dalla comunità ebraica: la linea di D'Alema su Hamas non sembra maggioritaria. Il ministro, da Bruxelles, tiene il punto ma senza polemizzare con l'ambasciata israeliana che lo ha attaccato: "Non credo di aver detto nulla di scandaloso. L'ambasciatore israeliano naturalmente può avere una diversa opinione del tutto legittima"; "ho ricordato che questa necessità di negoziare una tregua è condivisa dalla grande maggioranza di cittadini israeliani ed è sostenuta anche da tanti commentatori". In realtà sulla politica estera sfumature e divisioni si inseguono e si intrecciano. Il pragmatismo dalemiano trova molti critici anche nel Partito democratico. Esce allo scoperto l'ala filo-israeliana diessina, con l'ex segretario Fassino e Fiano. Il primo prende le distanze ricordando due condizioni prioritarie: un'intesa fra il movimento islamico e Fatah, e la fine dell'ambiguità di Hamas sul diritto all'esistenza d'Israele. Solo "dopo" di ciò sarebbe giusto dialogare con Hamas. Dunque, Fassino sposta il baricentro, anche se definisce con tatto "forzature polemiche" le liti di queste ore. Il deputato ebreo Fiano spiega: "Non è sbagliato pensare che in futuro Israele dovrà parlare anche con Hamas, nemico giurato dello stato ebraico. Ma è impossibile chiederlo agli israeliani oggi. Prima che Hamas accetti queste condizioni fondamentali per il dialogo, la risposta di Israele non può che essere quella data dall'ambasciatore Meir. Che va ascoltata e capita". Insomma, D'Alema corre troppo. Il portavoce della Comunità ebraica, Riccardo Pacifici, che l'altro giorno aveva spezzato una lancia in favore del Pd veltroniano, nota: "Il nostro ministro degli Esteri in un colpo solo commette due errori". Il primo è "nei confronti del popolo palestinese e di Abu Mazen, mentre il secondo è nei confronti degli israeliani invitati a dialogare con il loro nemico senza chiedere in cambio a quest'ultimo di riconoscere lo Stato ebraico". Argomentazioni che combaciano con quelle diessine. Pacifici precisa che il suo non è certo un giudizio sul Pd, e si augura "un cambio repentino di impostazione in politica estera, qualunque sia l'esito delle elezioni". Nel centro e a destra, stesse critiche. Pier Ferdinando Casini mostra "netto dissenso": "Non apprezzo l'apertura di D'Alema ad Hamas: una presa di posizione che indebolisce il negoziato europeo e degli Stati Uniti, ma anche il lavoro di Abu Mazen Fatah e dell'autorità nazionale palestinese". "Chiedo al governo italiano di attenersi alla posizione europea. In questi anni ho anche apprezzato alcune valutazioni del ministro D'Alema, ma non apprezzo assolutamente questa apertura ad Hamas". Fini è sulla stessa linea e annuncia un ribaltone rispetto a quella del governo Prodi. Il leader di An condivide le posizioni israeliane, senza tentennamenti. Berlusconi è durissimo: "Un lavoro contro gli ebrei". "Dovrebbe preoccuparci il fatto di avere un ministro degli Esteri che parla in favore di un'organizzazione terroristica". Non la pensa così l'ambasciatore Usa Ronald Spogli che in serata, ha dato un ricevimento per la comunità ebraica a Villa Taverna. Il diplomatico ha da una parte ribadito l'amicizia fra americani e israeliani, dall'altra ha espresso "riconoscenza all'Italia "per l'impegno assunto nel garantire la sicurezza di Israele". Alla festa dell'ambasciatore c'erano, tra gli altri, Fassino, Rutelli e Berlusconi.

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ROMA Quando la gente vede Visco capisce che le tasse vanno pagate , s (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di NINO BERTOLONI MELI ROMA "Quando la gente vede Visco capisce che le tasse vanno pagate", soleva dire Romano Prodi, e non si sa se fosse più una minaccia o una constatazione. Vincenzo Visco comunque non si vede più. Al tavolo dell'altana baciata dal sole all'ultimo piano della sede ex Margherita, accanto a Walter Veltroni a illustrare il ddl sul fisco c'erano altri ma non Visco. Lui ha vinto la battaglia con il generale Roberto Speciale, l'onore è salvo, ma l'onere di una candidatura è toccata all'ex capo della Gdf schierato con il Pdl e non al vice ministro uscente che ha rinunciato sua sponte a scendere di nuovo in lizza. Non che il lavoro di Visco venga disconosciuto, per carità, la lotta all'evasione rimane un must del programma democrat. Solo che il piglio, l'impostazione, il messaggio non vengono più affidati a un antievasore in versione Torquemada che convince e rassicura chi già paga le tasse ma terrorizza chi con le stesse ha, come dire, meno dimestichezza. Raccontano che già alla prima riunione di maggioranza con Romano Prodi trionfante, il premier chiese "siamo sicuri di questa nuova Irap, non sarebbe meglio discuterne meglio?", ma Visco tagliò corto "non se ne parla proprio". Quell'Irap che fu poi il grimaldello attraverso il quale tanta imprenditoria si disamorò del centrosinistra. "E chi crede di essere, Quintino Sella?", celiò una volta Cesare Salvi che di Visco è amico ed ex compagno di ufficio. Tramonta l'icona di Visco, il vessillo del nuovo Pd adesso è "un fisco più giusto, un fisco amico". E a rappresentarlo in giro non può certo essere la faccia di persona perbene ma perennemente scontenta e indagatoria dell'ex vice ministro alle Finanze. Gli unici momenti che lo riempivano di gioia erano quando il rivale Giulio Tremonti finiva sulla croce, il giorno poi che quest'ultimo si dovette dimettere da ministro di Berlusconi, Visco giunse alla Camera talmente euforico che si mise addirittura a rilasciare dichiarazioni alle agenzie. Rimane un'icona per la sinistra, tanto che Franco Giordano di Rifondazione è arrivato a dire che "l'unica differenza tra centrodestra e centrosinistra è rappresentata da Visco e dal suo lavoro". Spira un altro vento, dalle parti del Pd. La lotta all'evasione rimane, è scritta a lettere di fuoco nel programma, ma non è accompagnata dal retropensiero che dietro a ogni partita Iva ci sia un potenziale evasore. Veltroni al Nordest è andato a dirlo chiaro: il centrosinistra ha sbagliato a considerare piccole e medie imprese come ostili o immarcescibili candidate all'evasione fiscale, "noi vogliamo un fisco amico, non oppressivo". Tanto che l'astro nascente del Nordest, quel Massimo Calearo candidato a sorpresa da Veltroni, non ha avuto mezze misure a santificare Mastella perché, bontà sua, "ci ha liberati da Visco".

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ROMA - Questa esternazione con la precaria è pesante, non può passare liscia . (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA - "Questa esternazione con la precaria è pesante, non può passare liscia". Giunto alla sede della ex Margherita per presentare il piano fiscale del Pd con annesso ddl, Walter Veltroni chiama staff e collaboratori e suona la carica. "Lei è precaria? Sposi mio figlio o un milionario", aveva suggerito Silvio Berlusconi in un programma del Tg2 a una giovane precaria. Si è poi saputo che all'uscita degli studi televisivi si avvicinò un giovane e si presentò, "sono il fidanzato della ragazza, ma non sono un possidente, che dobbiamo fare?", il Cavaliere non si perse d'animo e rintuzzò, "scherzavo, via, le auguro comunque di diventare facoltoso", udirono gli astanti. Del suggerimento alla precaria, nell'entourage veltroniano erano avvertiti, sui giornali c'era traccia. Detto fatto. Ermete Realacci, il dominus della campagna democrat, non se lo fa dire due volte, confabula con Roberto Roscani portavoce di Veltroni, qualche telefonata mirata e partono le bordate all'insegna del "dàgli al Cavaliere che irride ai precari". Ma è Veltroni in persona che si incarica di condurre l'attacco: "Con quelle sue parole il principale esponente dello schieramento avversario si mostra lontano dalle ansie e dalle aspettative dei giovani precari, sa solo consigliare loro di sposarsi bene". Bacchettate riprese anche dal vice Franceschini ("vergognoso"), da Boccuzzi l'operaio della Thyssen scampato, dalla precaria Madia e da altri. Duro Fausto Bertinotti: "Tesi allarmanti". E Franco Giordano: "Il problema non sono alcuni poligami facoltosi, ma i 2 milioni e 700 mila precari". A Cremona, appena accennato al tema precari-Cavaliere, la piazza rumoreggia e fischia contro Berlusconi. "Non fate così, noi non fischiamo nessuno, non stracciamo i programmi, nulla di tutto ciò", frena Veltroni. Passando al ddl sul fisco, si tratta di uno dei 12 progetti di legge (oltre a questo ci saranno quelli su ricerca, ambiente, mezzogiorno, sicurezza, giustizia, lavoro, immigrazione, famiglia, donne, casa, tv e banda larga) che verranno portati al primo Consiglio dei ministri, in caso di vittoria del Pd. Con il leader c'erano i capigruppo e vice di Camera e Senato, Soro, Marina Sereni e Zanda, il tecnico Stefano Fassina e i parlamentari "tecnici" Tonini e Ventura che ha illustrato il ddl: "È una proposta in cinque articoli. Il primo prevede di intervenire sui bassi salari con le detrazioni già dal luglio 2008". C'è il salario di produttività: "È previsto un meccanismo di sostegno alla contrattazione di secondo livello che porterebbe un incremento consistente alla parte salariale". C'è la riduzione delle aliquote: "Un punto ogni anno per tre anni a partire dal 2009. Si tratta di una svolta possibile con copertura finanziaria prevista: la ripresa della crescita, la riduzione della spesa corrente primaria e il contrasto all'evasione". Quanto al lavoro autonomo, "c'è l'esigenza della semplificazione con l'aumento da 30mila a 50mila del forfait di imposte e tributi per autonomi e piccolissime imprese commerciali ed artigiane", ha spiegato Ventura. Veltroni ha parlato di un "fisco amico" e ha spiegato che, per pagare, "le piccolissime imprese commerciali e artigiane sopportano esorbitanti costi di regolare tenuta della contabilità". Novità per gli Studi di settore, croce (tanta) e delizia (pochissima) di tutto il comparto autonomo: tra le misure, una maggiore rilevanza della realtà territoriale alla realtà economica, in sostanza un artigiano di Cantù non può essere considerato alla stessa stregua di uno di Calascibetta. N.B.M.

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Confindustria marcegaglia e l'eredità di montezemolo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Confindustria marcegaglia e l'eredità di montezemolo La via stretta di Emma nell'era di Silvio e Walter Con percentuale cubana, il 99,2 per cento dei voti, Emma Marcegaglia è da ieri il nuovo presidente di Confindustria. L'era Montezemolo si chiude con un mazzo di rose rosse alla neo-presidente, visioni discordanti sul bilancio del montezemolismo e molti interrogativi sul ruolo che l'associazione saprà e vorrà interpretare nell'imprevista stagione del bipartitismo veltrusconiano. Il profilo "politico" di Marcegaglia, salutata da un possente coro bipartisan di felicitazioni, potrebbe fornire una prima superficiale spiegazione del consenso pressoché unanime tributatole dalla giunta di viale dell'Astronomia. La rete di relazioni di Marcegaglia ha solidi appigli a destra e a manca. Walter Veltroni l'avrebbe certo candidata se mai fosse stato possibile ("Ha talento, è una risorsa", ha detto il leader democratico). Massimo D'Alema, all'epoca in cui era premier, le offrì di presiedere l'Agenzia per il sud. E Matteo Colaninno, candidato veltroniano e mantovano come lei, ne rivendica l'amicizia. Marcegaglia può vantare, in un certo senso, un profilo democrat ante litteram. Di contro, la sua elezione nasce anche su un'opera sottile ma costante di rassicurazione verso il centrodestra condotta negli ultimi mesi, suggellata dall'endorsement di Fedele Confalonieri, fondata sull'asse privilegiato con Diana Bracco e l'Assolombarda, che resta feudo ostile al Pd, e confermata da un certo feeling con la base berlusconiana delle pmi, cui Marcegaglia ha non per caso rivolto il suo primo saluto nella nuova veste. Quanto Ettore Riello, alter-ego di Massimo Calearo nelle liste del Pdl, esulta non meno di Colaninno. E dunque? Una linea Marcegaglia ancora non c'è. E questa è, del resto, insieme la vittoria e la sconfitta della presidenza uscente: la vittoria, perché a due anni dall'incidente di Vicenza, quando complice Berlusconi la base si scagliò contro il vertice, il presidente Fiat ha saputo orchestrare una successione pacifica per nulla scontata; la sconfitta, perché evitare uno scontro di linee come nelle due tornate elettorali precedenti (D'Amato vs. Callieri e Montezemolo vs. Tognana) è stato possibile solo a patto di non lasciarne in eredità alcuna, di linea. 3 14/03/2008.

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Berlusconi Le battute su Veltroni, precari e farmacisti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Torna il one man show, ma il caso Ciarrapico è un boomerang Quando Gesù risuscitò Lazzaro, il suo più grande miracolo, era talmente turbato che prima di gridare il nome del suo amico scoppiò in pianto. Una misteriosa angoscia. Silvio Berlusconi, invece, si sta comportando esattamente all'opposto. Il suo slogan "Rialzati, Italia" fa sì il verso al cristiano "Vieni fuori, Lazzaro", ma lui il Cavaliere non è per nulla turbato. Negli ultimi due giorni è andato in giro a dire che rialzerà l'Italia, pardon che la resusciterà, raccontando barzellette e facendo battute di dubbio gusto. In pratica, è tornato il one man show dei vecchi tempi che non disdegna il culto della personalità, per sua stessa ammissione, e che anzi per alimentarlo è stato costretto pure a togliersi la cravatta durante i bagni di folla. Perché? Semplice: perché nella calca il popolo che vuole toccarlo potrebbe appendersi o aggrapparsi alla cravatta, meglio quindi non rischiare. Lo ha rivelato lo stesso Cavaliere a Claudio Velardi, neoassessore della giunta Bassolino, incontrato per caso a Palazzo Grazioli, dove i due lavorano. Incurante, allora, di spin doctor e amici che gli consigliano di non esporsi troppo - appena l'altro giorno il Foglio ricordava che se stesse zitto a braccia conserte vincerebbe lo stesso le elezioni di aprile - Berlusconi è tornato a gigioneggiare e a maramaldeggiare sull'avversario. Veltroni che prende il pullman e va a fare colazione nelle case della gente? "Un modo per mangiare a sbafo". I precari che si lamentano per lo stipendio da nuovi poveri? "Sposino mio figlio o un milionario". Battuta, quest'ultima, tra l'infelice e il sublime e che fa il paio con quella pronunciata due anni fa, sempre in campagna elettorale: "Chi vota a sinistra è un coglione". Rispetto al 2006, però, Berlusconi corre un rischio in più. E cioè non ha più dalla sua parte quello che gli esperti di comunicazione e marketing chiamano effetto underdog. L'ex premier, infatti, non ha più quell'aria da cane bastonato che deve rincorrere il favorito e magari può guadagnare consensi proprio perché perdente. Stavolta è lui il vincitore annunciato e il boomerang può essere sempre dietro l'angolo. Come insegna il caso Ciarrapico, l'imprenditore fascio-ciociaro, amico di Storace e nemico di Fini, candidato nel Pdl al Senato in Lazio. È stata sufficiente un'intervista a quello che oggi è l'editore di Ciociaria Oggi perché si scatenasse una polemica diventata adesso di dimensioni europee. Per due giorni Berlusconi e Fini hanno litigato attorno alla candidatura di Ciarrapico, ancora orgogliosamente mussoliniano, con titoli su tutte le prime pagine dei giornali. E quando poi, a fatica, i due sono riusciti a chiudere il caso ecco aprirsi il fronte continentale con la dura presa di posizione di Jean-Claude Juncker, premier lussemburghese e presidente del gruppo del Ppe all'europarlamento europeo: "Non c'è posto per i fascisti tra i popolari europei". Berlusconi gli ha replicato a muso duro, tirando in ballo l'ex alleato Pier Ferdinando Casini, oggi candidato premier dell'Unione di centro-Rosa bianca: "Bisogna che allora lo dica al suo amico Casini, visto che è stato Ciarrapico che ha offerto le cene a Fiuggi al partito di Casini e che andava sempre a braccetto con Casini e company. Ciarrapico è un indipendente che ha chiesto da imprenditore che ha cliniche, giornali e crea posti di lavoro, di partecipare come senatore indipendente. Non ha nessuna influenza sul partito del Pdl che è un movimento antifascista, anticomunista e antitotalitario". A Berlusconi, il caso Ciarrapico può costare molto. A denti stretti lo ammettono pure a Palazzo Grazioli: "Per fortuna siamo ancora lontani dalle elezioni, ma questa storia può valere anche 20-30mila voti persi, che col Porcellum non sono pochi. Per certi versi è autolesionismo puro, perché Ciarrapico alla fine non verrà manco eletto". È la campagna elettorale, bellezza, verrebbe voglia di aggiungere. Una campagna in cui, altro fattore decisivo, per non rincorrere Veltroni sui temi cosidetti "seri" e fare quindi lui l'agenda setting, che impone titoli e questioni all'opinione pubblica, il Cavaliere fa notizia principalmente con le battute su Veltroni che mangia a sbafo oppure sul figlio milionario offerto come marito alle precarie. Oppure ancora, il solito sesso, che con i suoi funziona sempre: "Andate porta a porta, cercate il contatto diretto con la gente, andate a parlare con il prete, con il farmacista, con il medico. Io ho ottimi rapporti con i farmacisti e non certo perché compro da loro il Viagra". Forse sarà il Cialis. 14/03/2008.

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Conversazione l'intellettuale di destra giudica la campagna elettorale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Conversazione l'intellettuale di destra giudica la campagna elettorale Per Buttafuoco l'erede di Silvio è la dadaista Daniela "Veltroni la smetta con questa pregiudiziale anti-fascista" L'erede di Berlusconi non è Fini, ma una donna. E non si chiama Michela Brambilla, ma Daniela Santanché. Parola di Pietrangelo Buttafuoco, giornalista in forza a Panorama , scrittore originale e intellettuale dis-organico alla destra, fascio-galantuomo d'altri tempi. Lo incontriamo a via Sicilia, Roma, nella sede della Mondadori, per commentare quello che sta succedendo dentro e fuori il Popolo della libertà. Un landolfiano "mar delle blatte": da Landolfi Tommaso, lo scrittore del Mar delle blatte , dove un verme solitario e un ragazzo si contendono la donna, e da Landolfi Mario, il luogotenente campano di Fini. Il caso del "fascista Ciarrapico", spara subito Buttafuoco, "è un cortocircuito di isteria e malafede, da sinistra a destra. È ipocrita quello che ha detto Veltroni: Peppino va bene come spettatore partecipe della fondazione del Pd, ma poi non va bene se dice quello che ha sempre detto e pensato? Spero che Veltroni non continui con questa storia della pregiudiziale anti-fascista". Ma è sulla Sicilia che Buttafuoco è pronto a rimangiarsi la dichiarazione di voto pro-Walter di qualche giorno fa (prima dello stop di Silvio, disse Ferrara al Senato e Veltroni alla Camera). "Non mi piace la scelta di Veltroni per Ricky Levi, io voglio Mirello Crisafulli, Veltroni lo sta trascurando", lamenta sornione lo scrittore, che è presidente del teatro Stabile di Catania. A destra, continua Buttafuoco, "il caso Ciarrapico è proprio una manfrina ridicola, dai toni stucchevoli. Fini non è mai stato fascista ma si sente in dovere di attaccare Ciarrapico, che da destra ha bastonato tutti, con i giornali, le sue battute caustiche, i manifesti. Il vero colpo di scena di Ciarrapico sarebbe stato il rifiuto di una prebenda parlamentare, con il più classico dei "me ne frego". Ma credo e spero che il suo sia un bluff, da poker. Per far saltare il gioco e farlo ricominciare, per non arrivare a questa stancante e logora commedia dell'inciucio. Intanto, ha stanato Fini". Ciarrapico, per Buttafuoco, è il "ritorno del rimosso", missino. È il fantasma paterno, tra rimorso e delirio, che spinge Amleto a uccidere la madre (An?), finendo però vittima dei complotti. "Il problema di Fini è che deve ritagliarsi solo un ruolo personale. Non ha un progetto, questo è chiaro. Berlusconi comanda, Fini domani vuole comandare. C'è solo un dettaglio che non ho capito - continua Buttafuoco, prende una pausa e poi sbuffa ridendo - una sua debolezza, la unica: sentimentale. Non tradisce mai Tremaglia, pur avendo avuto rotture di scatole e delusioni. Fini ha abbandonato tutti, amici, donne, ma Tremaglia no, è il suo feticcio, la sua copertina". Un traghettatore di anime, nere, dall'Msi ad An, ridotto a scafista. I passeggeri, senza documenti, finiscono a mare. "Quello che era An - dice con tono grave Buttafuoco - è morto e defungerà definitivamente nel futuro, perché la proporzione di rappresentazione è impari. Quelli di An spariranno nel mare grande del partito dei moderati. È finito un mondo. Nel peggiore dei modi. L'Msi era un mondo di dibattiti ideali ma di presenza reale nel paese. È stato sostituito da un gruppo che della politica aveva fatto la sua professione, isolandosi rispetto al mondo reale e nutrendo rancore verso l'Msi. Non so, penso a un protagonista missino come Fabio Fatuzzo, oggi dimenticato. Chi conosce benissimo queste storie è Maurizio Gasparri. Se Gasparri buca una ruota, in tutta Italia, chiama la segretaria di partito e trovano qualcuno che lo aiuta. Se Fini buca la ruota, chiama il prefetto". Sul piano culturale, Buttafuoco continua a essere apocalittico, più integrato. Ai giornalisti di provincia di Repubblica e La Stampa , che lo davano in quota An per l'ingresso nel premio "Acqui - Storia", risponde che "sono in quota di nessuno, ero un militante dell'Msi, poi ho smesso quando è nata An: ora sono un terzista di obbedienza merliana". Assicura: "Non voterò mai il Popolo della libertà". E spara: "Il ritorno del centro-destra, sul piano culturale sarà una tragedia. Non perché siano degli asini, ma perché hanno un rifiuto totale di quello che è l'unica ragione sociale di un governo di destra: far crescere la società e la nazione. Un governo di destra deve far funzionare l'istruzione e le caserme. Non nel senso di ordine pubblico, ma per restituire sovranità politica all'Italia. Che è un miserello angolo di mondo dove non succede niente di diverso da qualsiasi periferia imperiale degli Usa. C'è ammirazione dei ragazzi di paese che possono finalmente conoscere, invecchiata, inutilmente desiderata, pronta e disponibile, una semi-diva porno. È così il rapporto con gli Usa". In questo disastro maldestro, la Santanché è l'unica sorpresa positiva per Buttafuoco. "Lei è stata bravissima, la migliore interprete - si entusiasma Buttafuoco - una che ti spiega il mutuo sociale ha una capacità dadaista. Ha capito che le realtà più vive sono quelle di Casa Pound, una realtà complessa, dove era impensabile immaginare un sostegno alla Santanché. Lì, consiglio di tenere d'occhio Iannone, se fossi residente a Roma, voterei lui, è il mio candidato ideale". Ma la Santanché, come gran parte della destra, ha un difetto: "Sostenere quelle stronzate anti-immigrati. La Santanché sbaglia, la destra radicale è attenta al mondo di fuori, un mondo che vive di valori tradizionali, ha un'estetica cavalleresca. Questo grande mare di povertà degli immigrati è lo specchio della grande proletaria, mito forte della destra sociale. La Destra fa propaganda, come la Lega. Borghezio, per esempio, lo dico con occhio teatrale, ha una doppia personalità: il personaggio folkloristico, che come Jessica Rabbit si fa disegnare così, anti-islamico. E poi, di nascosto, da cultore della mistica, della teologia medioevale, è un attento e raffinato studioso proprio della mistica islamica. Ma non può dirlo. Anche la Santanché, come la Lega, che è un partito serio di destra, fa propaganda. Ingrossa le orde di pensionati inferociti che brandiscono il pamphlet della Fallaci come un'arma contro l'Islam". La Santanché, conclude Buttafuoco, dà una prova fondamentale. "La destra di oggi è la sinistra nella fase senile. Tutti quelli di sinistra devono essere per forza di destra. Sono i marine che garantiscono a loro di mantenere i propri agi, i privilegi, dai musulmani fuori dalla porta". Se riuscirà a fare la tara di questo retaggio, la Santanché potrà vincere: "La voterò quando scoprirà di essere dadaista: e comunque è lei, come novità, l'erede di Berlusconi". Luca Mastrantonio 14/03/2008.

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Sondaggi le previsioni per la Pdl, la prima risposta alla domanda del riformista (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sondaggi le previsioni per la Pdl, la prima risposta alla domanda del riformista Nove senatori in più, Casini non si asterrà Nella lotteria di palazzo Madama, al di sotto del numero 158 - quello che garantirebbe alla forza politica vincente di avere la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento - c'è spazio per una terza opzione. Il lasciapassare per un "governo di minoranza", come segnalava ieri l'editoriale del Riformista , "sarebbe una soluzione comunque migliore di un nuovo governo di coalizione". Meglio di un ipotetico esecutivo Berlusconi-Casini, meglio di un improbabile Veltroni-Bertinotti. In un'intervista all'Espresso in edicola oggi, Pier Ferdinando Casini ha messo a verbale: "Alla Camera il Pdl può vincere. Al Senato è più difficile. Ma anche dovesse vincere - ha sottolineato il candidato premier centrista - non riuscirà a governare. Vivacchierà e dopo qualche mese le aspettative si trasformeranno in delusioni". Il leader dell'Udc dissemina altri indizi, seppur con toni da campagna elettorale: "Sono attrezzato a fare l'opposizione a Berlusconi, seria e serena. Se farà provvedimenti giusti li voteremo. Ma certo non potremo votare la fiducia al suo governo". Sul fronte Partito democratico, alla domanda se il loft guarda in prospettiva al centro, Massimo D'Alema ha risposto: "In questo momento il Pd guarda al Pd". Anche se, parole del ministro degli Esteri, "laddove si manifestino convergenze sui programmi, non escludiamo collaborazioni con nessuno". Tutte le variabili, però, dipendono da un'unica incognita: i numeri di palazzo Madama. Su questo terreno, la semplice "lettura" dei sondaggi è più che fuorviante. Per un motivo: anche dietro una forbice (nazionale) di diversi punti tra Pd e Pdl può nascondersi l'impasse al Senato (dove ogni regione rappresenta una partita a sé). Ecco perché, nelle war room dei candidati premier, c'è chi si è attrezzato a "tradurre" in seggi (di palazzo Madama) le rilevazioni dei sondaggisti. Ieri, uno dei "tecnici" di fiducia del loft ha trasformato gli ultimi dati Demos usciti su Repubblica , che danno il fronte berlusconiano al 45.2, quello veltroniano al 38.5, la Sinistra al 6.2 e il centro casiniano al 6. Risultato? Stando all'osservatorio di cui sopra, con questi risultati, Pdl-Lega-Mpa avrebbero una maggioranza di nove eletti al Senato (167 senatori, di cui 3 eletti all'estero) e il Pd si fermerebbe a 143; l'Udc eleggerebbe solo 3 senatori (1 in Calabria, 2 in Sicilia) e la Sinistra 2 (entrambi in Toscana). La proiezione tiene conto di qualche margine di errore: Bertinotti, ad esempio, potrebbe far scattare un senatore in più in Umbria, mentre Casini può ragionevolmente sperare in un eletto supplementare sia in Basilicata che in Campania (trattasi in quest'ultimo caso di Ciriaco De Mita, che la rilevazione del loft dà due decimali sotto il quorum dell'8 per cento). C'è poi un problema supplementare, che riguarda il Pd. La rincorsa di Veltroni, dopo una partenza sprint, sembra essersi fermata. Il partito, infatti, non riesce a fare breccia oltre quota 34. Anzi, a prender per buoni i sondaggi, si ferma anche prima. "Per adesso non possiamo parlare di calo - sostiene il sondaggista Nando Pagnoncelli - ma è evidente che una frenata c'è stata. Colpa, a nostro avviso, anche del risiko-candidature, che ha portato a qualche dissidio interno. Quando gli intervistati fiutano qualche litigio dentro una coalizione, succede che in molti sospendono il giudizio. Non a caso, stiamo registrando un aumento della percentuale di indecisi". L'ultimo asserto vale anche per il Pdl, alle prese col caso Ciarrapico. Ma il Pd ha un problema in più. La sensazione che Veltroni possa aver esaurito le freccette mediatiche dopo la sfilata di "candidati modello" è più che diffusa. Anche perché, essendo sfavorito nella corsa a palazzo Chigi, potrebbe avere difficoltà a pescare un jolly da spendere nella fanta-lista di governo che annuncerà in vista dell'ultimo chilometro. Se c'è un "piano B", per ora sta solo nella testa del segretario. Ma tra le cose certe ci sono due dettagli, tutt'altro che irrilevanti. Due come le figurine da applicare ai fanta-discasteri su cui Veltroni può sperare di ridurre il gap: il ministero dell'Economia e quello della Cultura. Il seconda è una casella che si presta all'indicazione di un nome a effetto, magari da scegliere al di fuori dalla rosa degli eletti. Regola d'ingaggio? "Voglio uno alla Jack Lang vecchio stile", ha confidato Walter ai suoi. Quanto all'Economia, c'è una novità degli ultimi due giorni, che va oltre la logica nomination di Enrico Morando, autore del programma piddino. Nella stretta cerchia di Veltroni, più d'uno ha letto l'ultimo fondo di Mario Monti sul Corsera ("Protezionismo e riforme") come "una via di mezzo tra un endorsement pro Pd e un'autocandidatura". L'ex commissario europeo, nota un veltroniano di rango, "è un nome che potrebbe garantirci credibilità internazionale e, soprattutto, potrebbe esserci di aiuto nel rush finale sul Nord". Per ora si tratta di riflessioni, per quanto autorevoli. Nulla di più. Sempre in tema di ragionamenti, dentro il loft un calcolo l'hanno fatto: dei cavalli di razza ultra-partes , Monti, oggi presidente della Bocconi, è l'unico che potrebbe permettersi di scommettere anche su un cavallo perdente. O presunto tale. Tommaso Labate 14/03/2008.

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L'annuncio di Tremonti: "Via l'Ici sulla prima casa. Basta con i condoni" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 63 del 2008-03-14 pagina 0 L'annuncio di Tremonti: "Via l'Ici sulla prima casa. Basta con i condoni" di Fabrizio Ravoni Il ministro dell'Economia in pectore: "Incentivi alla produttività e niente nuove tasse, ma non aspettatevi miracoli" Roma - Il programma di Veltroni "sembra Disneyland. Il nostro è realistico. Non promettiamo miracoli". Giulio Tremonti illustra a Repubblica Tv il programma del Popolo della libertà e rivela un impegno del programma: "Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani". Certo - riconosce - la situazione che lascia l'attuale governo è grave. "I dati economici sono negativi: crescita zero e conti pubblici con deficit verso il 3%, pressione fiscale ai massimi storici e inflazione che viaggia fra il 3 e il 5%". In questa situazione, "Veltroni promette miracoli. Noi no. Pensiamo che in cinque anni ci siano i presupposti per fare meglio". Su un elemento della politica economica di Prodi ("il cui azionista di maggioranza è il Pd di Veltroni", sottolinea Tremonti), l'ex ministro è netto: "Sono stati sprecati due anni in liti e tasse, senza aver risanato i conti pubblici". E la conferma è nel livello del deficit. "Prodi lo ha preso al 2,4% e lo lascia al 2,4% del Pil". Questo è il livello indicato con la Relazione unificata sulla finanza pubblica, presentata mercoledì dal ministero dell'Economia. E sono i mercati - osserva Tremonti - a indicare gli scarsi risultati del governo Prodi sul fronte dei conti pubblici. "Lo spread fra i titoli italiani e quelli tedeschi era di venti punti base" quando Berlusconi lasciò Palazzo Chigi nel 2006. "Oggi quegli stessi spread sono aumentati del 300%". Oscillano, infatti, intorno ai 60 punti base. A Tremonti viene chiesto se rifarebbe i condoni fiscali. "Oggi non ci sono più le condizioni", spiega. "I condoni erano una cosa del passato, generata dall'alta evasione accumulata in precedenza da Prodi e Veltroni". E ricorda: "All'epoca avevo problemi a tenere i conti pubblici. Con crescita zero, come fai a pagare le pensioni? Pensate che li abbia fatti volentieri? Li ho fatti solo perché costretto dalla dura realtà e necessità". L'ex ministro dell'Economia, poi, passa a illustrare le linee guida del programma del Pdl: abolizione dell'Ici sulla prima casa, interventi sulle banche per la riduzione dei ratei dei mutui, programma di detassazione legata alla produttività. Nel programma c'è spazio anche per le infrastrutture, compreso il nucleare. "Paghiamo 30 miliardi a chi ci vende energia elettrica, ma così l'economia resta al palo. è fondamentale eliminare questo ostacolo". Una battuta, Tremonti la riserva anche a Massimo Calearo. "A Ballarò lo avevo definito qualunquista. Lui poi ha detto che lo avevo chiamato comunista. Non ha capito. Per di più non rappresenta il Nordest, ma una sua caricatura". Porterà voti a Veltroni? gli chiedono. "Se ha una famiglia numerosa - la replica - un contributo lo può dare...". E sui rifiuti, ricorda che "non si tratta di un problema italiano, ma esclusivamente della Campania, dove Bassolino ha avuto la gestione del territorio". E Bassolino - ricorda Tremonti - sostiene il Pd di Veltroni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Marcegaglia, voto "bulgaro" di Confindustria (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 63 del 2008-03-14 pagina 11 Marcegaglia, voto "bulgaro" di Confindustria di Gian Maria De Francesco Designata presidente con il 99,2% di consensi Montezemolo a Pd e Pdl: "Servono sudore e lacrime". E' la prima donna al timone degli industriali: carattere deciso, ama la globalizzazione e dirige il gruppo siderurgico fondato dal padre Roma - Il primo a dare la notizia della designazione di Emma Marcegaglia a prossimo presidente di Confindustria è stato il numero uno di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, poco dopo le 11 di ieri mattina. "Un voto plebiscitario", ha dichiarato. La questione, infatti, non era il come ma il quanto. E, come ha sottolineato Montezemolo, attuale leader di viale dell'Astronomia, "è stato un grande successo, un voto bulgaro": 99,2% dei voti favorevoli all'imprenditrice mantovana. Nel dettaglio, su 132 presenti ben 126 hanno manifestato gradimento, una scheda non è stata votata e cinque sono state restituite ed escluse dal computo. La designazione, peraltro, era talmente scontata che il segretario del Pd, Walter Veltroni, non ha nemmeno aspettato l'ufficializzazione per salutare la nuova "grande risorsa per Confindustria". Silvio Berlusconi, che stava presentando i candidati del Pdl nell'adiacente Auditorium della tecnica, ha invece atteso il formale via libera per gli auguri di rito. "Sono felice e orgogliosa del consenso e sono consapevole delle difficoltà e degli oneri che questa carica comporta, ci metterò tutto il mio impegno e la mia conoscenza", ha esordito la Marcegaglia nell'incontro con la stampa, preannunciando di essere già al lavoro per mettere a punto il programma e la squadra che saranno presentati il 23 aprile. Una vicepresidenza sarà dedicata al tema della sicurezza sul lavoro "perché siamo contrari alle sanzioni per gli industriali, ma siamo d'accordo che questa è una priorità fondamentale". Emma Marcegaglia ha messo in evidenza che su alcuni temi come l'internazionalizzazione ci sarà continuità "ma ci saranno anche cose diverse perché il momento richiede un focus differente". Insomma, per dirla con Montezemolo, sarà "una continuità dinamica". Ma fino al 22 maggio il presidente sarà ancora il numero uno di Fiat e Ferrari. E ieri ha fatto giungere la sua voce al Pd, al Pdl e al sindacato, colpevole quest'ultimo di fare melina sulla riforma dei contratti e di "non difendere l'interesse dei lavoratori". Secondo Montezemolo, "senza sudore e lacrime corriamo seriamente il rischio di diventare irrilevanti nell'economia mondiale". La priorità, ha aggiunto, è "mettere mano a strutturali tagli alla spesa pubblica improduttiva, mentre oggi non sentiamo nemmeno parlare di serie misure di riduzione". Con il prossimo governo, però, sarà Emma a trattare e come ha rilevato l'ex presidente di Assolombarda, Michele Perini, "la continuità non è scontata". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Torna il kit del candidato: maglietta, cd e bandiera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 63 del 2008-03-14 pagina 2 Torna il kit del candidato: maglietta, cd e bandiera di Fabrizio De Feo Nella busta anche trenta pagine di suggerimenti per parlare in pubblico da Roma I migliori venditori, si sa, non stanno alla scrivania ma vanno porta a porta, se vogliono ottenere risultati. E così Silvio Berlusconi recupera l'appeal del Grande Motivatore e lancia il suo messaggio, affidando una missione precisa agli aspiranti onorevoli: "Parlate con tutti, coinvolgete gli indecisi, andate tra la gente e fate conoscere il nostro simbolo". Nella battaglia per la riconquista della maggioranza parlamentare nulla è lasciato al caso. Il plotone dei futuri parlamentari del Popolo della libertà, infatti, all'ingresso dell'Auditorium della Tecnica riceve un sacchetto in plastica con il simbolo del partito. È il kit del candidato, una dotazione più informale rispetto a 14 anni fa visto che non sta più in una valigetta scura ma in uno shopper di carta plastificata con i manici di cordino. All'interno ci sono i "libri di testo" e le indicazioni per affrontare al meglio l'ultimo mese prima del voto. Il kit prevede, ad esempio, 30 cartelle di spunti per i propri interventi. Tra le argomentazioni suggerite, l'indice recita: "Sbagliare è umano, perseverare è prodiano e... veltroniano", "Veltroni come Stalin: nasconde nell'armadio Prodi", "Copisteria Veltroni", "Il programma della sinistra: carta straccia" e "I fuochi di artificio di Veltroni sono finiti, il bluff di Veltroni&C. è stato scoperto". Dentro anche una maglietta bianca con lo slogan della campagna "Rialzati Italia". Non manca la carta dei valori del partito, le sette missioni per il futuro, diverse spillette, la lista delle 67 nuove tasse volute da Prodi, una bandiera e il sondaggio che vede il Pdl avanti al Pd di 9,8 punti percentuali. Poi i suggerimenti. "Andate a parlare con il prete, col farmacista, col medico". E non manca la battuta. "Io ho ottimi rapporti con i farmacisti e non certo perchè compro da loro il Viagra". C'è poi una lettera di Berlusconi "ai difensori del voto", un albo dei difensori della libertà e un modulo di adesione per i difensori della libertà. Non possono mancare i Cd con le hit del popolo azzurro, come "Azzurra Libertà" e un altro Cd con l'intervento del Cavaliere al Palalido di Milano per l'apertura della campagna elettorale. Chiude la rassegna un libro di Renato Brunetta. Forza Italia, come accennato, ha sempre fatto ricorso al kit per i candidati ma la dotazione ha assunto forme diverse. Alle regionali del 2000 non c'era la valigetta, sostituita da una scatola blu; per le Europee nel 2004 il materiale era telematico, con indicazioni e santini fai da te su internet. Nel 2006 non venne distribuito un kit nazionale ma diversi a livello regionale. Un'idea, quella del kit, inizialmente irrisa ma poi subito copiata dagli altri partiti: ad esempio dalla Margherita e dai Ds che nel 2006 prepararono un vero e proprio vademecum del candidato, con consigli anche su come guardare le telecamere e cosa dire nelle interviste. Segno visibile che il seme dell'innovazione berlusconiana era ormai fiorito anche nel giardino dell'avversario. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Disperati per i sondaggi rispolverano l'arma dell'antiberlusconismo> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 63 del 2008-03-14 pagina 5 "Disperati per i sondaggi rispolverano l'arma dell'antiberlusconismo" di Adalberto Signore Il numero uno del centrodestra parla di reazione ridicola studiata a tavolino e avvenuta a scoppio ritardato: "Sono a corto di argomenti" da Roma C'è voluto un po'. Ma alla fine pure il Pd lustrato a nuovo di Walter Veltroni ritrova il Caimano di morettiana memoria. Alla faccia del dialogo e dell'antiberlusconismo che, aveva promesso Veltroni prima di iniziare la corsa verso le urne, sarà messo in soffitta. Invece no. Perché l'alzata di scudi che arriva dal centrosinistra è tanto implacabile quanto concertata. Segno, confida a sera il Cavaliere a un deputato di casa a Palazzo Grazioli, che anche "i sondaggi in mano a Veltroni" dicono che "il Pd è rimasto al palo". Insomma - è il ragionamento del leader del Popolo della libertà -, preso atto che i punti di distanza restano ancora tanti si è deciso di rispolverare l'antiberlusconismo di sempre. E la tempistica, effettivamente, pare confermare la congettura. La battuta incriminata, infatti, il Cavaliere la pronuncia nel tardo pomeriggio di mercoledì negli studi di Saxa Rubra e diventa pubblica verso mezzanotte, quando va in onda l'approfondimento Tg2-Punto di vista. "Come può una giovane mettere su famiglia con la precarietà del mondo del lavoro?", chiede in studio Perla Pavoncello, laureanda in Scienze delle comunicazioni. Replica dell'ex premier: "Da padre il consiglio che le do è quello di ricercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun altro che non avesse di questi problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo...". Passate ben dodici ore, poco dopo mezzogiorno, si alza il primo biasimo con Fausto Bertinotti che parla di "battuta allarmante". Poi, lentamente, il Pd carbura. Prima con il vicesegretario Dario Franceschini (alle 13.40), poi con il ministro Barbara Pollastrini (alle 15.20) e finalmente con Veltroni. Che ormai a metà pomeriggio (sono le 17.30) accusa Berlusconi di "essere lontano dalle ansie di milioni di ragazzi italiani". Con tanto di morale: "O torniamo a parlare ai giovani o perdiamo una grande occasione storica". Il punto, per la verità, pare essere ben altro. Perché vista la tempistica "a scoppio ritardato" dell'offensiva arrivata dal Pd è difficile pensare che non si tratti di una scelta ponderata. Un po' perché ad aprire le danze per il Partito democratico è il numero due Franceschini, un po' perché nel Pd non c'è nulla che si muova senza che lo dica Veltroni. Basti pensare alle indicazioni arrivate ai democratici lombardi quando qualche giorno fa l'ex sindaco di Roma ha fatto capolino nella sede di Milano. "Manifesti solo con la mia faccia o, tutt'al più, con il simbolo del Pd - ha disposto tra l'imbarazzo generale - e nessuna iniziativa politica senza che sia concordata con Roma". E così è stato. Così, non pare troppo fuori strada Berlusconi quando vede dietro l'assedio di ieri pomeriggio una precisa virata nella campagna elettorale. Per dirla con le parole di un ex ministro azzurro, "hanno finalmente ritrovato il loro Caimano". Oppure, per usare le parole del ministro Rosy Bindi, "è tornato il vero Berlusconi, quello fuori dalla realtà" che "dovrebbe vergognarsi". Così, all'ex premier non arrivano critiche solo sulla battuta sui precari, ma pure sul caso Ciarrapico con Massimo D'Alema che lo accusa di aver "candidato più fascisti di Storace". Il Cavaliere la sintetizza così: "Sono così disperati dal cadere nel ridicolo". Le critiche, infatti, Berlusconi le liquida con un "ma andiamo!" quando a sera arriva all'ambasciata americana per un ricevimento. L'impressione, spiega, "è che sono disperati per la mancanza di argomenti e che si inventano dei pretesti ogni volta". E sulla reazione di Veltroni è eloquente: "È ridicolo prendersela in questo modo". Con tanto di sermone per il segretario del Pd: "Poveri noi se cadessimo nelle mani di chi non ha sense of humour. Ma per fortuna non succederà". E con chiusa ai limiti del paradosso se dopo una giornata di polemiche pure la diretta interessata derubrica il tutto a "uno scherzo". "Quello di Berlusconi - spiega la Pavoncello - è stato un gioco e non ci vedo nulla di male". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il Cavaliere fa una battuta E la sinistra lo crocifigge (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 63 del 2008-03-14 pagina 0 Il Cavaliere fa una battuta: la sinistra lo crocifigge di Fabrizio De Feo L'ex premier scherza in tv con una precaria: "Si sposi". Gli avversari insorgono. Attacchi sul caso Ciarrapico Roma - Chi sognava che l'interminabile telenovela dell'antiberlusconismo fosse conclusa e il nostro Paese si avviasse verso la normalità è servito. All'improvviso tutto ritorna come prima. Basta una sosta alla casella "imprevisti" - ovvero una battuta spiritosa di Silvio Berlusconi che scherza con una laureanda - e il centrosinistra riparte dall'inizio, ovvero dalla demonizzazione dell'avversario. Il casus belli avviene durante "Tg2 Punto di Vista". Una ragazza chiede al candidato premier del Pdl come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo con la precarietà nel mondo del lavoro, e Berlusconi risponde così: "Da padre il consiglio che le do è quello di ricercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun altro che non abbia di questi problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo". Subito dopo, però, il leader azzurro si dilunga sulle ricette del centrodestra a favore dei giovani. Ma di questo poco importa agli occhi della sinistra. Passano pochi minuti e un drappello di esponenti del Pd, e non solo, si rimbocca le maniche e inizia a costruire il castello dell'indignazione sulle fragili fondamenta di una battuta scherzosa. Per Walter Veltroni, Berlusconi consigliando "a una ragazza precaria di sposarsi bene racconta di una lontananza, di una distanza, di una separazione dalle ansie di chi a nome di milioni di ragazzi italiani chiede risposte alla politica". Più duro il numero due del partito, Dario Franceschini, che chiede al Cavaliere di scusarsi per questa battuta ritenuta "offensiva": "Come italiano mi vergogno delle parole di Berlusconi. Di fronte a centinaia di migliaia di giovani italiani che vivono la precarietà del loro rapporto di lavoro come un'ipoteca sul loro futuro, rispondere così suona come un'offesa insopportabile". Il rubinetto dell'indignazione non si ferma, però, al solo Pd ma si allarga ai Socialisti, con Enrico Boselli che invita Berlusconi a "chiedere immediatamente scusa alle donne e ai precari". Critico anche il candidato premier della Sinistra Arcobaleno: "è allarmante anche se è solo una battuta - protesta Fausto Bertinotti - che si proponga ai giovani di realizzarsi fuori dalle loro condizioni, fare la velina, vincere alla lotteria". Il Pdl, naturalmente, fa quadrato attorno al suo leader respingendo al mittente ogni accusa e sottolineando che si trattava solo di una battuta. E in serata è lo stesso Berlusconi a passare al contrattacco: "Veltroni è ridicolo. Poveri noi se cadessimo nelle mani di chi non ha sense of humour ma per fortuna non succederà. Se c'è qualcuno a cui non si possono fare appunti circa il lavoro per i giovani questo si chiama Silvio Berlusconi, perché come imprenditore penso di essere stato quello che ha assunto più giovani in assoluto in tutte le aziende che ho creato e come presidente del Consiglio ho creato un milione e 600mila posti di lavoro di cui molti per i giovani". La controffensiva berlusconiana non si limita a colpire solo la sinistra ma si allarga anche alle parole del premier lussemburghese e presidente dell'eurogruppo, Jean-Claude Juncker, secondo il quale "non c'è posto per i fascisti nel Ppe", con riferimento alla candidatura Ciarrapico. "Non si possono usare due pesi e due misure. Se oggi Ciarrapico è un impresentabile fascista indegno di stare nel Ppe, lo era pure quando andava a braccetto con Casini e company che gli offrivano le cene a Fiuggi". E a chi gli chiede se ci saranno ripercussioni in campo europeo, la risposta è secca. "Ma quali ripercussioni, ma andiamo - replica ancora Berlusconi -. Quelli del Ppe non sono mica questi qui della nostra sinistra, sono persone intelligenti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ora la Sinistra vuol portare i rom in Parlamento (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 63 del 2008-03-14 pagina 8 Ora la Sinistra vuol portare i rom in Parlamento di Maria Sorbi In lista in Lombardia anche la serba Dijana Pavlovic. La Lega: "Provocazione delirante" da Milano C'è anche una giovane rom tra i candidati in corsa per il Parlamento. A metterla in lista è la Sinistra Arcobaleno, nel collegio numero uno della Lombardia. E proprio in Lombardia, qualche giorno fa, è stata approvata una legge, targata Lega Nord, che di sicuro non spalanca le porte ai rom. Ma che, al contrario, punta a eliminare tutti i campi nomadi nel giro di un anno. Dijana Pavlovic, serba, sarebbe la prima zingara italiana a far parte del governo italiano. Già era stata candidata alle elezioni comunali di Milano nella lista di Dario Fo e ora punta al vero salto politico. È la numero otto della lista e quindi il suo ingresso alla Camera è un po' difficile. Ma non certo impossibile. Immediate le reazioni del Carroccio che giudica la candidatura della giovane rom "una provocazione delirante". Davide Boni, l'assessore lombardo al Territorio che si è battuto per approvare il provvedimento "spazza campi nomadi" insorge: "Ormai siamo alla deriva della politica. È assurdo cominciare a importare rom e stranieri per parlare di politica italiana. Cosa va a fare a Roma una rom?". Secondo l'esponente del Carroccio una candidatura come questa "non ha senso". È una "strumentalizzazione" studiata ad hoc per raccogliere voti. In realtà a spingere per la candidatura è stato il comitato nazionale rom e sinti che ha fatto il giro di tutti i partiti per chiedere di mettere in lista un esponente rom. "La Sinistra Arcobaleno - spiega la candidata - è stata l'unica a rispondere al nostro appello. Certo, non mi sarei mai candidata con Berlusconi o Veltroni, né con chi vuole cacciare via dal Paese chi è diverso". La Lega sostiene si tratti di una forma di "razzismo al contrario". Per lasciare il posto in lista a Dijana sono stati messi da parte tutti i giovani lombardi della Sinistra Arcobaleno che "di sicuro sono più consapevoli di quali sono i problemi italiani e lombardi. È un po' come dire che loro non sono in grado di sostenere il ruolo di parlamentare mentre lei, che non ha nemmeno studiato in Italia, sì". Matteo Salvini, candidato leghista, rincara la dose: "Chi si somiglia si piglia. Ma gli elettori sono abbastanza svegli per decidere se vogliono mandare in Parlamento chi lavora o chi rappresenta gruppi che vivono di altro". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il senso del precario (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Lettere@ilmanifesto.it Il senso del precario Il senso del precario Caro Veltroni, caro Berlusconi, che tristezza leggere le vostre misure contro la precarietà. Sposare un milionario o guadagnare mille euro al mese? che dilemma... Se la proposta del cavaliere mi pare non meriti commenti seri, quella di Veltroni mi pare comunque ridicola: che senso ha stabilire un compenso minimo se poi non si sa se il proprio contratto verrà rinnovato il mese successivo? Io ho un contratto precario presso un ente pubblico, guadagno più di mille euro, ma che importanza può avere se fra tre mesi non so se lavorerò ancora, se non ho diritto alla maternità, al sussidio di disoccupazione nel caso in cui resti senza lavoro? A che serve guadagnare mille euro se il mio affitto ne costa 600, se non godo degli stessi diritti dei miei colleghi, dalla mensa alle ferie pagate, se i contributi previdenziali che mi vengono versati sono esigui? Cosa significano mille euro? Se faccio l'usciere part-time o se faccio il ricercatore in fisica nucleare ho sempre diritto a mille euro al mese? E ancora: è possibile essere precari anche a 40 o a 50 anni? Sono alcune delle domande alle quali mi piacerebbe avere una risposta seria. Cordialmente. Michela Giovannini, precaria Se il porcellino è ateo La stampa nazionale, venerdì 7 marzo, ha pubblicato dei guai in cui sono incappati in Germania Michael Schmit-Salomon che ha scritto una favola sull'ateismo per bambini, Helge Nynche che le ha illustrate, insieme all'editore Alibri. Si narra di un porcellino e di un porcospino che passeggiando vedono un manifesto con la scritta: "Se non conoscete Dio, vi manca qualcosa". I due restano turbati dal momento che non soffrivano di alcuna privazione. In seguito, incontrate figure non eccellenti di vescovo, rabbino e imam e nel constatare che il viaggio verso dio è inutile, finiscono col considerare che se dio esiste, presso di lui non è possibile che stiano i citati tre glorificatisi come suoi seguaci. Immancabile la richiesta del Ministero di includere il libro fra le lettura pericolose, denuncia rigettata dell'ufficio federale competente. Gli autori hanno sostenuto di aver voluto offrire ai genitori agnostici un ausilio non eccezionale, ma necessario, dinanzi all'enorme diffusa editoria confessionale. Il libro è in testa alle vendite. In Italia, lo scorso anno un libello analogo, opera del prof. Calogero Martorana, coordinatore del circolo Uaar (Unione atei agnostici razionalisti) di Napoli, scaricato da internet e diffuso informalmente da alcuni alunni era stato criticato su un quotidiano del Nord da un genitore. Il fatto era stato subito dopo ripreso con una interrogazione dall'on. Volonté per sollecitare l'intervento sanzionatorio del Ministero, come aveva tentato l'on. Gasparri per i dissenzienti docenti dell'università di Roma. Se ai roghi, ai processi dell'Inquisizione e ai tribunali speciali non si ricorre più, sopravvive ancora l'antidemocratica, sadica intolleranza per la libertà e la diversità di pensiero. Giacomo Grippa circolo Uaar Lecce Il master della Thyssen Ho scoperto ultimamente che il Politecnico di Torino da qualche anno ha organizzato un master universitario in gestione del rischio e sicurezza sul lavoro, del quale fanno parte molte figure professionali specializzate appunto in sicurezza del lavoro, tutto normale direi, non fosse che tra le aziende che collaborano a questo master da diversi anni vi è la Thyssen, cosa secondo me molto strana, perché se era evidente che le cose in quello stabilimento non fossero a posto in che modo essa è stata selezionata per questo master, su quali parametri? ho fatto questa domanda alla direzione del master stesso e ovviamente non ho avuto risposta, ma non solo, appena chiuso il telefono la Thyssen è stata eliminata dall'elenco delle aziende facenti parte del master. Distinti Saluti. Nicola Leone Benvenuta Stella Marlene Martedì scorso, 11 marzo, è nata una nuova piccola luce, Stella Marlene. Alla mamma Francesca, al papà e alla prozia, la nostra Gabriella Mercadini, tantissimi auguri e felicità da tutti noi del manifesto.

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Arcobaleno a viale Mazzini contro la Rai a due piazze (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sit-in della sinistra: "Informazione distorta, alle elezioni non ci sono solo due concorrenti". Il presidente Petruccioli: "La campagna elettorale è impostata così. La politica non ci addossi le sue colpe" Roma Il Pd protesta: nei tg della Rai, Silvio Berlusconi ha più spazio rispetto a Walter Veltroni. E se nel Tg3 il vantaggio del Cavaliere è contenuto - lamenta Fabrizio Morri, capogruppo democratico in commissione di vigilanza commentando i dati dell'Osservatorio di Pavia - Tg1 e Tg2 riservano al leader del Pdl il doppio del tempo rispetto al segretario del Pd. Forse perché Veltroni insiste con l'understatement. Ma Morri, con la sua protesta, conferma che i due maggiori partiti pretenderebbero una partita a due, possibilmente equilibrata, auspica il Pd. Sotto viale Mazzini, tra bandiere della pace, i camper con i simboli della Sinistra arcobaleno, il sound system alimentato da un pannello solare, un cartellone con Veltroni e Berlusconi che si stringono la mano, all'ora di pranzo si manifesta in sit-in proprio contro questo "duopolio". Arriva il candidato premier dell'Arcobaleno, Fausto Bertinotti, e legge così gli stessi dati relativi ai tg che hanno suscitato le proteste del Pd: "Sono indicativi, due sembrano i candidati premier, mentre gli altri vengono trattati come qualsiasi altro leader politico. Non siamo qui per elemosinare qualche minuto in più, ma l'Italia ha diritto a un'informazione corretta che rappresenti le reali forze in campo". A confrontarsi con la Sinistra arcobaleno scendono in strada il consigliere di riferimento, Sandro Curzi, il direttore del Tg1, Gianni Riotta (che rivendica la correttezza della sua testata vantando l'abolizione del "panino"), e il presidente Rai, Claudio Petruccioli. I partiti medi e piccoli si rasssegnino: "Se la campagna elettorale è impostata come un duello e la Rai lo racconta, non vuol dire che la Rai sia responsabile di questo fatto", ribatte Petruccioli. "Se le televisioni fanno questo adesso, che cosa faranno dopo?", si domanda a questo punto Cesare Salvi. Certo, non si può obiettare nulla al presidente del Cda di viale Mazzini quando afferma che nei confronti della tv pubblica la politica "ha le sue colpe e deficienze". Del resto Petruccioli, che al vertice della Rai è arrivato direttamente da un partito politico, i Ds, lo sa bene. E per il futuro sembra ben orientato a non recidere il cordone ombelicale con la politica. Perché il suo obiettivo, raccontano i bene informati di viale Mazzini, è quello di restare presidente, così come Claudio Cappon punta a conservare la carica di direttore generale. In questo senso andrebbero le nomine "bipartisan", per il momento An-Pd, appena fatte. Poltroncine assegnate con l'Udc Staderini che ha abbandonato la seduta protestando per il debutto delle "larghe intese" a viale Mazzini e che, insieme a Sandro Curzi, si è astenuto. E a proposito della par condicio versione Veltrusconi, la verde Loredana De Petris segnala: giorni fa si è tenuta una riunione del direttore generale Cappon con tutti i direttori di testata, e in quell'occasione sono state date indicazioni precise su come comportarsi. Continua poi a protestare, anche se non vuole essere confuso "con Bertinotti e Casini", il socialista Enrico Boselli: "Non capisco il ragionamento di Petruccioli. È evidente che esiste uno strapotere di Berlusconi e di Veltroni mentre a me non tocca neppure uno strapuntino e non sono stato mai invitato da Michele Santoro e neppure da Lucia Annunziata. Per non parlare di Primo Piano e a Ballarò". Red. Pol.

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Passaggio a nordestra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scripta manent Passaggio a nordestra Luca Fazio Eliminato Ciarrapico (è una metafora), occupiamoci dei problemi reali del paese. Saremmo tentati di approndire la "storia esemplare" da Napoli che Avvenire racconta in prima pagina - "Sotto scorta già a tredici anni per il coraggio di testimoniare" - ma la vera questione è un'altra. Lo spiega l'Unità - "Veltroni: primo, la sicurezza". La fanzine del Pd a pagina 4 si sforza di ricreare il bel clima veronese del gran tour ("quando inizia a parlare, una donna urla: salvaci"), a pagina 5 chiarisce meglio il concetto sotto una inserzione pubblicitaria con il salvatore che sorride: "Più agenti per le strade e certezza della pena. Con noi vince la sicurezza". Il tema sta molto a cuore anche allo scrittore napoletano Roberto Saviano, che sulle pagine del Corriere della Sera spiega perché ha detto no ai partiti, da An al Pd alla Sinistra Arcobaleno, "la lotta alla mafia è la grande assente di questa campagna elettorale, a sinistra come a destra". Ma allora, di che sicurezza parla Veltroni? Comiziando in Veneto, "il cuore e il motore del paese", si è spiegato forte e chiaro: "Punire i magistrati che sbagliano e tenere aperti i Cpt contro i clandestini". Solita roba, lassù a Verona. Allora ci vogliono i pedofili, anche a loro bisogna fargliela pagare: "E, santiddio, è arrivato il momento di dirlo e non me ne importa nulla se non è politicamente o elettoralmente corretto: i cittadini devono rispettare le leggi e chi sbaglia deve pagare". E, modernamente parlando, anche se non sa di cosa parla, qui ci vuole anche la tecnologia: "Ci sono apparecchi microscopici, grandi come portachiavi, che attraverso il wi-fi consentono di mettere in fuga l'aggressore e avvertire le forze dell'ordine" (wi-fi ovvero tecnologia senza fili, come una bottigliata in testa, o una pistolettata in fronte, volendo tutto è wi-fi...). Rilassiamoci un po' con i pranzetti di Walter, che spilucca in casa degli italiani. Per la mente dell'iniziativa, Ermete Realacci, quelle non sono tavolate facili da apparecchiare; lui sta cercando di scegliere "famiglie di confine", ma "fino ad ora il leader del Pd ha accettato inviti da famiglie molto tradizionali, ma prima o poi...". Chissà, si interroga lo staff, se avrà il coraggio di azzardare anche una lasagna surgelata a casa della "ragazza madre con un figlio di tre anni?". Mah. E la Binetti? Basta mangiare. Torniamo sul campo di battaglia del nord est per come lo racconta la Repubblica, che involontariamente non rende un bel servizio al suo candidato. Perché se a pagina 9 "sulla sicurezza il leader del Pd lancia la linea dura, chi sbaglia deve pagare", allora non è bello illustrare la trombonata con una foto dei centri sociali che hanno invaso il loft romano del Pd con lo striscione "Tortura al G8: yes we can". Che c'entra? Il quotidiano di Ezio Mauro vuol forse suggerire che l'amico De Gennaro deve pagare solo perché era a capo dei torturatori di Bolzaneto? Istruttiva la cronaca di Alessandra Longo, che racconta la performance "dell'ala militarista del Pd" schierata al completo per lisciare i feroci veronesi. C'erano Chiamparino, Zanonato da Padova, quello del muro anti-tossici, Cofferati dal Texas, Serra direttamente dalla questura e Minniti, l'esperto di n'drangheta, un problemino che magari verrà affrontato in altra sede. E Walter? Lui sempre affabile, "entusiasmo alle stelle" quando saluta tutte ma proprio tutte le forze dell'ordine, "ad uno ad uno vorrei stringere loro le mani". Non c'è proprio niente da fare, cambiamo house organ ma il problema reale è sempre lo stesso. Il Giornale, per esempio, sarebbe in grado di garantire uno scoop al giorno. Grazie a Luca Fazzo, un vero 007 del giornalismo investigativo, il quotidiano della famiglia Berlusconi ieri ha scovato un tale che a Milano è ricercato per aver spinto alcuni ragazzotti ad aggredire dei peruviani: "Gli immigrati distruggono la città. Così sono diventato giustiziere" (e poi nei Cpt gestiti dal centrosinistra ormai non c'è più posto). Il signor Pignoli, che ha deciso di costituirsi per la spedizione razzista, abita in piazza Prealpi, "il regno dei filippini". Vuoi vedere che adesso quel furbacchione di Realacci organizza un bel pranzetto in casa Pignoli?.

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Precaria? Sposi mio figlio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Battutine al Viagra e contro i giornalisti, strizzate d'occhio a una Cocopro e a un pensionato "che non lavora". Berlusconi alza il tiro della campagna elettorale: "D'Alema lavora contro gli ebrei e a favore dei terroristi di Hamas" "Precaria? Sposi mio figlio" Berlusconi ad una ragazza: "Col suo sorriso potrebbe sposare un mio erede". Veltroni s'indigna: "Non capisce le ansie dei ragazzi". Ma la giovane confessa: "Voterò Pdl" Federico D'Ambrosio Roma Battutine sul Viagra, sui pensionati o sulle giovani precarie che (se son carine) possono solo sperare in un matrimonio miliardario. Non è più l'incontenibile Berlusconi di un tempo, quello capace di tenere banco ogni giorno e di ottenere ciascuna volta l'attenzione di tutti i giornali su di se. Del resto, ma questo è noto, oggi il suo problema è mediare con Walter Veltroni e costituire le condizioni che lo portino a gestire la riforma del sistema elettorale in posizione di forza. Magari, con un lasciapassare per il Quirinale. Visto, però, che quella del 2008 è la campagna elettorale più noiosa della seconda repubblica (e forse anche della prima), il Cavaliere cerca di riempirla di battute ad effetto che ringalluzziscano i suoi elettori e gli assicurino almeno qualche prima pagina dei quotidiani nazionali. La sgradevole uscita durante l'approfondimento politico del Tg2, mercoledì sera, fa parte di questa strategia. Il conduttore, Maurizio Martinelli, aveva organizzato per il cavaliere un confronto "sociale": un pensionato, una giovane precaria ed un impiegato pubblico chiamati a porre domande al futuro presidente del consiglio. A ciascuno il consiglio giusto, deve aver pensato. Al pensionato: "Lei a sessant'anni è molto più giovane di me ed è già in pensione io invece lavoro ancora moltissimo". E alla ragazza: "Lei mi dice dei problemi delle giovani coppie di precari. Io, da padre le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere". Ha dedicato un paio di minuti a parlare del programma del Pdl, ma poi ha ammesso: "Se dovessi dire qual è il consiglio più valido, penso sia quello che le ho dato all'inizio...". Il programma è andato in onda a tarda sera e dunque la polemica è scoppiata solo ieri mattina. Il primo a notare l'uscita di Berlusconi è stato Fausto Bertinotti: "Una battuta allarmante e indicativa di una cultura che propone ai giovani una realizzazione sempre fuori dalle loro condizioni di vita". Subito dopo anche Walter Veltroni s'è buttato nella mischia: "Nel 2006 il principale esponente dello schieramento a noi avverso, durante un confronto televisivo con Romano Prodi, disse: "Lei mica penserà che il figlio di un operaio possa fare l'avvocato?" La mia risposta è: assolutamente sì. Dobbiamo recuperare la speranza, rimettere in moto l'ascensore sociale del Paese". La risposta di rimessa, sta diventando la specialità del leader del Pd. Giusto ieri mattina ha presentato i dodici disegni di legge che il suo governo approverà immediatamente se dovesse vincere le elezioni. L'idea era di Silvio Berlusconi, ma poi Veltroni ha preso l'idea e l'ha fatta propria. Peccato che nel caso della precaria, le cose siano andate diversamente. La giovane Perla Pavoncelli ha infatti amemsso di votare Silvio: "Probabilmente voterò per il Pdl, ma certamente non sono stata convinta dai complimenti di Berlusconi sul mio sorriso". Nella sola giornata di ieri, Berlusconi ha collezionato almeno un altro paio di battutacce. Quella contro i giornalisti, in cui ha infilato pure uno strafalcione giuridico: "Con i giornalisti dovete stare attenti - ha detto durante la riunione coi candidati del Pdl - È vostro diritto (sic!) controllare le risposte nelle interviste, accettate tutti i dibattiti ma state attenti". E l'altra su farmacisti e preti, inserita sempre tra le preziose indicazioni date ai candidati: "Andate a parlare con il prete, col farmacista, col medico... io ho ottimi rapporti con i farmacisti e non certo perché compro da loro il Viagra...". L'ultima, piuttosto pesante, contro il ministro degli esteri Massimo D'Alema che due giorni fa ha invitato Tel Aviv a trattare con Hamas: "Dovrebbe preoccuparci il fatto di avere un ministro degli Esteri che parla a favore di un'organizzazione terroristica, da premier andrò subito in Israele".

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"Noi, il voto utile dei lavoratori" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VERSO LE ELEZIONIIERI A SAVONA FRANCO GIORDANO DELLA SINISTRA ARCOBALENO "Noi, il voto utile dei lavoratori" Nel cammino che condurrà al voto del 13 e 14 aprile, il segretario di Rifondazione Franco Giordano ha fatto tappa a Savona per promuovere il verbo della Sinistra Arcobaleno. Il delfino di Bertinotti ha posto l'attenzione sui temi cari alla sinistra, quali il lavoro, con particolare attenzione al precariato, e l'aumento dei salari. "Si parla tanto di voto utile - ha detto - l'unico voto utile per i lavoratori è quello dato a noi". Ha fatto gli auguri alla nuova presidente di Confindustra Emma Marcegaglia: "Quando una donna occupa un posto di comando è sempre una buona cosa. Quindi le faccio gli auguri, anche se il programma di Confindustria è antitetico al nostro. Sul tema della sicurezza (gli Industriali sono contro le sanzioni in caso di incidente, ndr.), ad esempio, è immorale anteporre il profitto alla vita umana". Giordano ha confessato imbarazzato di non saper nulla del caso Maersk a Vado e ha indicato nella "valorizzazione del territorio" la spinta giusta per il rilancio dell'occupazione nel Savonese. Ha poi negato che esista una qualsivoglia forma di desistenza locale a vantaggio del Pd: "Noi distinguiamo nettamente la politica nazionale da qualla amministrativa locale ed è per questo che non ci crea alcun imbarazzo governare qua ed essere avversari in Parlamento. Del resto, lo facevano già comunisti e socialisti, proprio durante gli anni del boom economico che vorrebbe riproporre Valtroni". Lo spauracchio da evitare è quello delle larghe intese che, vista la situazione economica italiana e mondiale "sono molto probabili", "ed è votando per la Sinistra che lo si scongiura". Infine non manca una stoccata a Silvio Berlusconi che: "Dice che per combattere il precariato bisogna sposare un milionario... I precari sono 2 milioni e 700 mila: che facciamo, introduciamo la poligamia in Italia?". E a Veltroni: "Questa è la conferma che la lotta di classe esiste ancora. Berlusconi ne è un esempio". \.

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Ora il Pd cerca uno choc (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL QUOTIDIANO DELLA MARGHERITA LANCIA L'ALLARME: MANCA LA PROPOSTA SPIAZZANTE Ora il Pd cerca uno choc [FIRMA]FABIO MARTINI ROMA Secondo la propaganda democratica ogni giorno si raccolgono attorno a Veltroni folle che "non si vedevano da anni" e se è vero che le piazze sono piene e calde, è altrettanto vero che i numeri che misurano gli umori più silenziosi e più diffusi sono davvero crudi. Per il Pd i sondaggi tendono allo stallo. I bookmakers inglesi danno sempre meno credito al partito di Veltroni. E così, per la prima volta , dall'interno del partito si alzano le prime voci dubbiose. Scriveva ieri in prima pagina "Europa", il quotidiano vicino alla Margherita: "Il Paese reale aspetta dalla politica uno choc positivo sui problemi reali. Sui quali Veltroni ha la sensibilità, ha le proposte e le parole giuste. Il cortocircuito però non è ancora scattato. Per questo siamo fermi nei sondaggi". Come dire: correre da soli è stata la scelta giusta, ma ora serve la "trovata", la proposta straniante.. Da anni oramai "Europa" si vanta di attingere alle più aggiornate tecniche comunicative e nel cuore della campagna elettorale del 2006 riservò una feroce stilettata ai registi dell'attendista campagna prodiana. E anche in questo caso il richiamo sopraggiunge nel primo momento di stanca della campagna democratica. Qualche dubbio comincia ad affiorare anche al quartier generale veltroniano non tanto per lo stallo del Pd che si spera momentaneo ( gli indecisi sono molti più del solito), ma invece per la sostanziale tenuta di Berlusconi, a dispetto di quelle che appaiono come gaffes evidentemente solo a sinistra. Ma per riprendere la rimonta quel che serve è davvero la "trovata"? "La proposta programmatica choccante - sostiene il semiologo Omar Calabrese, nel 1996 collaboratore della campagna prodiana - è inconciliabile con la filosofia di fondo: candidando rappresentanti di tanti micro-gruppi di interesse che si fanno valere e si elidono a vicenda, è diventato complicato lanciare una proposta forte, finirebbe per farti perdere voti. E infatti il programma pecca di genericità. E d'altra parte tra i due partiti principali c'è un tale marcamento stretto che per trovare uno spazio tutto tuo dovresti candidare il Papa!". Storce la bocca anche Ermete Realacci, il capo della campagna veltroniana: "Ora lo sbaglio più grosso sarebbe proprio quello di ricadere nel linguaggio e nelle proposte alla Berlusconi. Gli choc della nostra campagna - il correre liberi, l'impronta "ciampiana", il leader in carne ed ossa in 110 province - ora scaveranno in profondità e il 30 marzo, con gli elettori delle primarie trasformati in attivisti, partirà la volata finale". Con più tempo a disposizione la campagna veltroniana sarebbe "entrata" meglio? "Può darsi che il tempo a disposizione sia poco - sostiene un sociologo esperto in comunicazione come Domenico De Masi - e non credo che Veltroni lavori per l'oggi, ma la svolta epocale di cui si fa portatore prima o poi si afferma. Berlusconi esprime le radici di una città industriale e "superata" come Milano, Veltroni viene da una città post-industriale da duemila anni, ha un linguaggio globale che gli consente di essere compreso dal giovane di Busto Arsizio e dal rockettaro del New Jersey". Dunque serviva più tempo? Un creativo apocalittico come Oliviero Toscani scuote la testa: "La campagna del Pd? Fa schifo! Rovina gli occhi...". E dal punto di vista della tecnica comunicativa anche Calabrese obietta: "La parte visiva è bruttina, il sistema cromatico sul verde un po' deprimente, il simbolo è così così, le foto di Veltroni potevano essere migliori. La campagna è giocata tutta sulle grandi capacità di comunicatore del leader".

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Berlusconi, gaffe sui precari Veltroni: è lontano dai giovani (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LA BATTUTA A UNA RAGAZZA IN TV: "CONQUISTI UN MILIONARIO". E LEI DOPO GLI PROMETTE: LA VOTERÒ Berlusconi, gaffe sui precari Veltroni: è lontano dai giovani.

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Dopo lo scontro con Walter il leader del centrodestra: il Pd è senza umorismo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA Teodoro Buontempo, presidente della Destra, gli consiglia di contare fino a dieci prima di parlare del precariato che è "come una falce che taglia le gambe ai giovani". Ma Berlusconi è fatto così: se gli scappa la battuta non si trattiene. Solo che l'altra sera al "Tg 2 Punto di Vista" ha toccato un nervo sensibile ed è scoppiato un putiferio. Come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo con la precarietà del lavoro? Semplice: "Da padre di famiglia il consiglio che le do - ha risposto sorridendo il Cavaliere a una ragazza - è quello di cercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun altro che non abbia di questi problemi". Chiuso il sorriso a trentadue denti, poi ha snocciolato il suo programma per i giovani (buono affitti e piano per la casa). Tanto però è bastato per essere massacrato dagli avversari, a cominciare da Veltroni che affonda il coltello: "Queste parole raccontano di una distanza, lontananza dall'ansia di migliaia di ragazzi a cui quella ragazza ha dato voce". Berlusconi non ci pensa proprio di chiedere scusa e anzi incassa l'assist della ragazza con cui scherzava, Perla Pavoncello, che dichiara di voler votare per il Pdl: "Non sono stata convinta dai complimenti di Berlusconi sul mio sorriso. Ho motivazioni più profonde. E' stato uno scherzo, un gioco". Già, Berlusconi scherzava e quelli di sinistra gli sembrano dei "disperati per la mancanza di argomenti". "E' ridicolo prendersela in questo modo. Poveri noi se cadessimo nelle mani di chi non ha sense of humor, ma per fortuna non succederà". Via, dice Berlusconi, come si può criticare uno che ha assunto più giovani in assoluto nelle sue aziende e creato un milione e seicentomila posti di lavoro come premier? Il signore di Arcore ieri ha consegnato ai candidati Pdl un kit che contiene una maglietta con lo slogan "Rialzati Italia", spillette del Pdl, la Carta dei valori, 30 pagine di spunti per i comizi, le sette "Missioni per il futuro", le 67 nuove tasse di Prodi, l'ultimo sondaggio con il Pdl in vantaggio di 9,8 punti rispetto al Pd, indicazioni per reclutare i "difensori del voto" che nei seggi non dovranno farsi fregare dai marpioni della sinistra. Attenti a quei cattivoni dei giornalisti che sono tutti di sinistra. "Accettate di partecipare a dibattiti e confronti in tv, ma quando fate le interviste è vostro diritto controllare le risposte. Fatevi dare il testo". La Federazione dei giornalisti protesta. "Mobilitatevi, dovete fare una campagna elettorale porta a porta. Andate a parlare con il prete, il medico, il farmacista..., io ho ottimi rapporti con i farmacisti e non certo perché compro da loro il Viagra... Non ne ho bisogno".

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Emma Marcegaglia fa l'en plein: 99% di sì (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]PAOLO BARONI ROMA Emozionata e felice. Di poche parole, ma come sempre molto pragmatica e determinata. Da ieri Emma Marcegaglia, classe 1965, amministratore delegato del gruppo di famiglia (industria vera, ramo siderurgia con 6.500 dipendenti e 50 impianti nel mondo), laurea alla Bocconi ed un master a New York, è a tutti gli effetti il nuovo presidente di Confindustria. La Giunta le ha tributato un vero è proprio plebiscito, un record di consensi come non s'era mai visto: 126 voti a favore, 1 scheda nulla e 5 non votate (e dunque non conteggiate) su 132. Score finale: 99,2%. "Un voto bulgaro, quasi da vergognarsi" commenta Luca Montezemolo soddisfatto per il forte "segnale d'unità" dato dall'associazione. "Peggio di un dittatore" aggiunge a sua volta Vittorio Merloni. Anche dai palazzi della politica (a cominciare da Napolitano, Prodi, Berlusconi e Veltroni) ai sindacati, sino ai colleghi imprenditori il coro di consensi ieri è unanime. Al momento della proclamazione una standing ovation ha salutato la prima presidente donna della storia di Confindustria. Bis quando Montezemolo le ha consegnato 100 rose rosse. "Sono molto emozionata, felice e orgogliosa, metterò tutto il mio impegno e la mia conoscenza al servizio della carica. Spero che la mia presidenza rappresenti un simbolo per tutte le donne" ha spiegato a caldo la lady di ferro di fronte ad un muro di fotografi e telecamere, perfetta nel suo tailleur-pantalone istituzionale Dolce&Gabbana nero e doppio filo di perle. "Da oggi comincerò a lavorare a squadra e programma - ha aggiunto -. Ci saranno temi di continuità, come l'impegno internazionale, la ricerca e l'innovazione. Altre cose saranno invece diverse perché il momento richiede un'attenzione diversa rispetto alle priorità di quattro anni fa". Quindi ha ringraziato il presidente uscente "per essere stato un grande amico e un grande presidente", riconoscendo che "prendere Confindustria in mano dopo la sua presidenza non sarà facile". Per quanto riguarda il team, Marcegaglia non si sbilancia: lavorerà "in silenzio" sino al 23 aprile quando presenterà ufficialmente la sua rosa. "Posso solo anticipare che sarà composta da imprenditori che conoscono bene l'industria e l'economia". Alcuni nomi, però, si conoscono già: al suo fianco ci saranno senz'altro alcuni vicepresidenti della squadra uscente, a cominciare da Alberto Bombassei, e ci sarà il rodigino Antonio Costato, designato martedì dagli imprenditori del Veneto. Di certo ci sarà un vicepresidente con delega alla sicurezza sui luoghi di lavoro, perché "siamo contrari alla logica delle sanzioni, ma siamo d'accordo che la sicurezza rappresenti per noi una priorità fondamentale e vogliamo essere propositivi". Già abbozzato il programma. "Continueremo a difendere e a valorizzare la cultura d'impresa - sintetizza - e lavoreremo per un Paese diverso che superi i problemi di sempre della bassa crescita e delle corporazioni che bloccano il dinamismo". Montezemolo ha parlato di "continuità dinamica" con la linea dell'ultimo quadriennio. La relazione dei tre saggi incaricati delle consultazioni (Luigi Attanasio, Antonio Bulgheroni ed Enzo Giustino) è stata molto chiara, sottolineando innanzitutto "l'ampio apprezzamento riscontrato per l'attività svolta dalla presidenza uscente, con il conseguente accrescimento del ruolo, del prestigio, della riconoscibilità e della visibilità di Confindustria". Segno che le battaglie di questi anni su innovazione, internazionalizzazione e per richiamare la centralità della cultura d'impresa hanno pagato. "A Montezemolo va riconosciuta la capacità di aver fatto diventare i nostri temi centrali nel dibattito politico economico del Paese". Da qui si deve dunque ripartire. E secondo la sintesi fatta ieri in Giunta da Bulgheroni, l'ex presidente dei Giovani ha "capacità, autonomia di giudizio, storia personale, competenza, conoscenza del sistema" tali da poter subentrare a pieno titolo a Montezemolo. La nuova presidente è già pronta per la sfida che prenderà ufficialmente il via con l'assemblea del 21 maggio. Sorride e assicura: "Ce la metterò tutta".

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[FIRMA]MARCO ZATTERIN CORRISPONDENTE DA BRUXELLES L'onda lunga della polemica su Ciarrapico &# (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]MARCO ZATTERIN CORRISPONDENTE DA BRUXELLES L'onda lunga della polemica su Ciarrapico "fascista" arriva sino a Bruxelles e, ai margini del vertice dei leader del Partito Popolare Europeo, scatena tutte le inevitabili polemiche del caso. "Io non conosco questo signore, e non so se si dichiara davvero fascista", apre le danze il premier di lungo corso lussemburghese Jean-Claude Juncker, tuttavia "posso dirvi che non c'è posto per i fascisti nel Ppe". Messaggio chiaro, forse previsto da Berlusconi, socio non praticante del club continentale dello scudocrociato, che mercoledì ha giocato d'anticipo con una telefonata al presidente della compagine, Wilfried Martens. Poi, ieri sera, ha mosso ancora, trascinando l'uomo del Granducato nella polemica con l'Udc: "Bisogna che lo dica al suo amico Casini - ha detto - visto che è stato Ciarrapico che ha offerto le cene a Fiuggi al partito di Casini e che andava sempre a braccetto con Casini e Company". Antonio Tajani, avanguardia europea del Cavaliere, assicura che nelle discussioni allo Sheraton di Place Rogier dove si sono incontrati i capi di Stato e governo centristi non s'è parlato del Ciarra. Dentro forse no. Fuori è andata diversamente, era inevitabile. Poche settimane fa il Ppe ha espulso dal gruppo di Strasburgo un conservatore che aveva paragonato il numero uno dell'Europarlamento Hans-Gert Poettering, e la sua gestione dell'assemblea, alla legge che nel 1933 diede i pieni poteri ad Adolf Hitler. Ora la circostanza che Forza Italia, che del Partito è membro sin dagli esordi, abbia messo in lista un candidato che "non rinnega il fascismo" è una nota che stride con la filosofia del sodalizio cristiano-democratico. Martens la precisa: "Ho sempre detto che noi rigettiamo sul piano europeo sia l'estrema destra che l'estrema sinistra". E' necessario, ha aggiunto, che il Pdl "cooperi e si organizzi. Solo allora esamineremo la base e il programma, rispetto ai nostri criteri. Questa è la sola possibilità". Mentre il mite Poettering si dichiara "centrista" e "contro ogni forma di estremismo", trova la strada in discesa Pier Ferdinando Casini, anche lui membro del Ppe quale erede diretto della Democrazia cristiana. "Serve un centro vero se si vuole battere Veltroni - avverte il leader Udc -. Non si può stare al governo con una destra populista". La "disavventura" di Ciarrapico e la presenza di Alessandra Mussolini nel Pdl dimostrano, a suo avviso, "che Berlusconi si è spostato a destra". In questo modo, argomenta, "il Cavaliere potrebbe anche vincere le elezioni, ma avrebbe sicuramente difficoltà a governare con serietà". Così, Casini si aggrappa al Ppe. "Ci siamo e ci saremo". Gli altri, sembra dire, non si sa. Macché, gli risponde Berlusconi, "quali ripercussioni, ma andiamo, quelli del Ppe non sono mica come questi qui della nostra sinistra, sono persone intelligenti". Si vedrà. "Mi sembra di capire che al momento si stia ben attenti nel chiedere l'adesione del Popolo della Libertà al Ppe - rintuzza Casini -. Lo stesso Tajani, che ne è vicepresidente, ha spiegato che il Pdl non è ancora un partito". Passaggio delicato, col cuore del centrodestra nostrano in cerca di una legittimazione che i colleghi di Bruxelles sono pronti a dargli solo con cautela. La prospettiva fa gongolare Massimo D'Alema che, a suo modo, si schiera con Casini. "Silvio Berlusconi ha candidato più fascisti di quanti ne ha schierati Storace", assicura. E il Ppe si prepara a fare la conta.

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Berlusconi: "Il Pdl è il Ppe italiano" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 63 del 2008-03-14 pagina 0 Berlusconi: "Il Pdl è il Ppe italiano" di Redazione Il leader del centrodestra chiude le polemiche sul caso Ciarrapico. E sul compito di governo: "Né breve né facile, ma ce la faremo. Il risultato elettorale? Scontato, Prodi ha fatto disastri". Bocciata la par condicio: "Legge maledetta voluta da Casini" Milano - "Il Pdl è il Ppe italiano". E polemica definitivamente chiusa. Il leader del Popolo della libertà Silvio Berlusconi, intervenendo via telefono a un convegno dei riformisti craxiani a Milano, è tornato sulle polemiche di questi giorni che hanno riguardato la collocazione europea del suo partito e ha voluto ribadire che il "Pdl è espressione in Italia del Partito popolare europeo. Un partito dove trovano casa i moderati italiani, aperto a sensibilità diverse, con ispirazione cristiana, chiara ma non totalizzante. Nel Pdl c'è un'ampia libertà di coscienza sui temi etici". Berlusconi ha proseguito sottolineando che, poi, nonostante le diverse sensibilità, si vota "sempre unanimi perché tutti sono concordi sui grandi principi, dove si incontrano umanesimo cattolico e umanesimo laico". Risanamento "Non voglio dare delle illusioni o prospettare miracoli, il risanamento non sarà né facile né breve ma io sono ottimista e penso che ce la faremo" continua Berlusconi. Per il Cavaliere "ci sono delle condizioni drammatiche, la crescita economica è pari a zero, il carovita è alle stelle, i salari sono i più bassi d'Europa per colpa della tassazione, il governo Prodi ha fermato i cantieri e c'è una parte della magistratura che fa politica. L'immagine del nostro Paese è distrutta dalla tragedia dei rifiuti a Napoli, e ora iniziano a non raccoglierli anche a Roma e Prodi e Veltroni dicono che il governo del Pd ha fatto il meglio possibile. La gente invece è stanchissima del loro governo, che ha fatto disastri. Il risultato elettorale è scontato". Par condicio "Mi dispiace non esser lì, ma non sono riuscito a spostare un appuntamento televisivo. è colpa di questa maledetta legge della inpar-condicio, che è una inpar-condicio, una legge voluta dalla sinistra che l'Udc di Casini non ha voluto abrogare durante il nostro governo" ha detto il Cavaliere in collegamento telefonico con i giovani socialisti. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi, i precari e la giovane Perla: "Era una battuta, voterò Pdl" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Berlusconi, i precari e la giovane Perla: "Era una battuta, voterò Pdl" Posted By redazione On 14/3/2008 @ 8:35 In Apertura#3 | No Comments "Probabilmente voterò per il Pdl, ma certamente non sono stata convinta dai complimenti di Berlusconi sul mio sorriso. Ho motivazioni più profonde. Ieri è stato uno scherzo, un gioco. Tuttavia, se andrà al governo, mi aspetto che mantenga le promesse fatte a me e a tutti i precari che ieri ho rappresentato". Parla così Perla Pavoncello, la giovane laureanda di Scienza delle Comunicazioni, con un contratto da precaria alla Fondazione Rosselli, alla quale Silvio Berlusconi ha scherzosamente proposto ieri di sposare suo figlio o un altro miliardario per avere qualche certezza. Così parla la giovane e commenta la (solita) bufera politica scatenata dalla frase scherzosa del Cavaliere. Già, perché chi sognava che l'interminabile telenovela dell'antiberlusconismo fosse ormai conclusa e che la campagna elettorale 2008 si fosse incanalata entro i binari del fair play e del rispetto è servito. All'improvviso tutto ritorna come prima. Il casus belli avviene durante Tg2 Punto di Vista. Una ragazza chiede al candidato premier del Pdl come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo con la precarietà nel mondo del lavoro, e Berlusconi risponde così: "Da padre il consiglio che le do è quello di ricercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun altro che non abbia di questi problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo". Subito dopo, però, il leader azzurro si dilunga sulle ricette del centrodestra a favore dei giovani. Ma di questo poco importa agli occhi della sinistra. Passano pochi minuti e un drappello di esponenti del Pd, e non solo, si rimbocca le maniche e inizia a costruire il castello dell'indignazione sulle fragili fondamenta di una battuta scherzosa. Per Walter Veltroni, Berlusconi consigliando "a una ragazza precaria di sposarsi bene racconta di una lontananza, di una distanza, di una separazione dalle ansie di chi a nome di milioni di ragazzi italiani chiede risposte alla politica". Più duro il numero due del partito, Dario Franceschini, che chiede al Cavaliere di scusarsi per questa battuta ritenuta "offensiva": "Come italiano mi vergogno delle parole di Berlusconi. Di fronte a centinaia di migliaia di giovani italiani che vivono la precarietà del loro rapporto di lavoro come un'ipoteca sul loro futuro, rispondere così suona come un'offesa insopportabile". Critico anche il candidato premier della Sinistra Arcobaleno: "Allarmante anche se è solo una battuta" protesta Fausto Bertinotti "che si proponga ai giovani di realizzarsi fuori dalle loro condizioni, fare la velina, vincere alla lotteria. Mai una proposta per un miglioramento concreto delle loro condizioni di vita''. Eppure la stessa ragazza Perla, 24 anni romana, afferma che le parole del Cavaliere non l'hanno turbata: "Quello di ieri è stato un gioco. Uno scherzo di Berlusconi che ho assolutamente accettato. Credo che anche un problema grave come quello della precarietà possa essere stemperato da una battuta. Non ci trovo nulla di male. Ma l'importante è che dopo Berlusconi abbia risposto alla mia domanda, cosa che è accaduta visto che ha parlato di mutui, affitti, piano Casa, proposte importantissime per noi precari. Non so se andrà al governo. Ma certamente se ciò accadrà io, come tutti i precari italiani, lo giudicheremo sui fatti reali. Verificheremo se manterrà le promesse che ha fatto ieri in trasmissione". Il Pdl fa quadrato attorno al suo leader respingendo al mittente ogni accusa e sottolineando che si trattava solo di una battuta e lo stesso Berlusconi passa al contrattacco: "Veltroni è ridicolo. Poveri noi se cadessimo nelle mani di chi non ha sense of humor, ma per fortuna non succederà. Se c'è qualcuno a cui non si possono fare appunti circa il lavoro per i giovani questo si chiama Silvio Berlusconi, perché come imprenditore penso di essere stato quello che ha assunto piu' giovani in assoluto in tutte le aziende che ho creato e come presidente del Consiglio ho creato un milione e 600 mila posti di lavoro di cui molti per i giovani". "Di questa sinistra" ha proseguito il Cavaliere "io non so più cosa pensare, si attaccano a qualunque pretesto visto che non hanno argomento e cercano di distrarre l'attenzione degli italiani dai disastri lasciati dal loro malgoverno".

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DALLA POLITICA UN CORO BIPARTISAN: OTTIMA SCELTA, PREMIA IL TALENTO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LE REAZIONI Roma. Per Emma Marcegaglia un coro bipartisan di consensi. A cominicare dal presidente del Consiglio, Romano Prodi: "Confindustria avrà in lei una guida saggia e ferma in questo momento di grandi cambiamenti". Quella di una donna, la prima, al vertice degli industriali è una designazione che anche il Presidente della Repubblica apprezza: "Siamo ancora molto lontani da un traguardo di parità: vogliamo vedere un segno e un impegno nuovo e forte nella scelta, per la prima volta, di una donna, alla guida di Confindustria", aveva detto Giorgio Napolitano, l'8 marzo. "È una donna e una giovane imprenditrice, ha talento e competenza", commenta il leader del Pd Walter Veltroni. "Auguri alla signora Marcegaglia", dice Silvio Berlusconi, leader del Pdl. "È una donna concreta, pratica, non priva di idealità. Farà molto bene", dice Pier Ferdinando Casini. Anche il primo commento della Cgil è di una donna, il segretario confederale Carla Cantone: "È in gamba e sarà attenta ad utili e democratiche relazioni sindacali". Per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, però "l'ascesa di Emma Marcegaglia non cambierà la natura dei rapporti con i sindacati". Per il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, "sarà certamente all'altezza del compito". "Giovane, esperta e competente, appassionata e orgogliosa del suo lavoro e del suo ruolo. è un'ottima notizia", dice il sottosegretario Enrico Letta. Più cauto il presidente della Camera, Fausto Bertinotti: "Vediamo cosa dirà e farà". Dal centrodestra, l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti sottolinea che Emma Marcegaglia "è una persona molto giovane", la sua designazione "un buon segnale per il Paese". Telefonata di auguri anche dall'ex presidente Antonio D'Amato, impegnato in America: "Saprà essere un ottimo presidente. C'è bisogno di una leadership forte e di contenuti". Soddisfatto, infine, il presidente degli industriali di Napoli, Gianni Lettieri, sostenitore della Marcegaglia fin dal primo momento: "È brava e capace e rappresenta un segno di forte unità per tutto il mondo delle imprese". an.tr.

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Verso Palazzo Chigi: Pd o Pdl? La Casa Bianca tifa per le larghe intese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Verso Palazzo Chigi: Pd o Pdl? La Casa Bianca tifa per le larghe intese Posted By vasco_pirri_ardizzone On 14/3/2008 @ 18:00 In Apertura#3, NotiziaHome | No Comments Ufficialmente, non passa giorno senza che [1] Silvio Berlusconi, [2] Walter Veltroni e tutti coloro che fanno parte dei due schieramenti maggiori dicano e ripetano di voler vincere le elezioni per governare e non per accordarsi dopo in una sorta di governissimo delle larghe intese. Ma la possibilità di un accordo post elettorale - che nelle previsioni degli altri piccoli come [3] Pier Ferdinando Casini, Fausto Bertinotti e Daniela Santanchè è già scritto nei fatti - è più concreto di quanto non sembri, se non altro come conseguenza di una situazione di semi pareggio. Un'ipotesi che, tra l'altro, è anche allo studio del [4] dipartimento di Stato Usa. Il paper che gli analisti d'Oltreoceano hanno sui loro tavoli si chiama "wide coalition" e prende le mosse proprio da uno scenario che vedrebbe il pareggio come uscita dalle urne il 14 aprile. Non è un mistero che i nostri alleati Usa, guidati ancora per qualche mese dal repubblicano George Bush, non abbiano amato particolarmente il governo di Romano Prodi. La causa principale? L'alleanza che il Professore strinse nel 2006 con la sinistra radicale, dando origine a quella variegata maggioranza detta Unione. La [5] Casa Bianca ha tardato a lungo, quasi due anni, ad invitare il Professore a Washington. E poi quando finalmente è arrivato l'invito, è caduto il governo. Per questo un esecutivo di ampia coalizione che faccia le riforme è ben visto dagli Stati Uniti d'America, che sarebbero contenti se l'Italia portasse a termine "riforme radicali sul piano istituzionale e su quello economico". Ovviamente gli Usa sono ufficialmente equidistanti dalla campagna elettorale italiana. E non mostrano alcuna preferenza per i due maggiori competitor. Posizione questa, sottolineata alcuni giorni fa anche dall'[6] ambasciatore Usa in Italia, Ronald Spogli: "I nostri rapporti con l'Italia saranno sempre eccellenti". Insomma per la feluca Usa prossimo a passare la mano - Spogli rimetterà l'incarico al momento dell'insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti, così come da prassi - con Berlusconi o Veltroni a Palazzo Chigi, non cambierebbe nulla nei già "solidi" rapporti tra i due stati.

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Dal nanetto al "piccolo Ciarra" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Non commentato " (5 votes, average: 3.4 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (7 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (13 votes, average: 1.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (12 votes, average: 2.75 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (12 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma anche.". Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di spicco del Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra Arcobaleno. Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta alla mafia, nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24 Ore" 2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe "dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare" per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) " (15 votes, average: 2.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 25Feb 08 Ma nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? La presenza nelle liste del Partito Democratico di esponenti radicali? "Se sono coerenti non dovrebbero firmare il programma e non dovrebbero candidarsi rinunciando alle loro idee", così ha parlato il ministro della famiglia Rosy Bindi intervistata da "La Stampa". Ha messo le mani avanti in vista dello sbarco delle truppe pannelliane nell'armata di Veltroni. E ha aggiunto che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A proposito di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, ci sono scritte alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto stabilito". Poi la Bindi ha invitato Emma Bonino. ma anche la teodem Paola Binetti. a "limitarsi", anche peché è meglio "tenere fuori dalla campagna elettorale temi così importanti e delicati per la vita delle persone". Un altolà e un avvertimento insomma, perché il clima nel Pd è diventato rovente. La convivenza fra cattolici e radicali, nel Pd, si annuncia difficile, inutile negarlo. Pannella del resto "avverte" la Binetti e dice a Veltroni: "Walter fatti coraggio, io il presidente della comunità di Sant'Egidio Riccardi l'avrei già invitato, poi il problema è suo. E la Binetti stia attenta perché ho un elenco lungo così della Chiesa che sta diventando chiesa del silenzio". Noi chiediamo che ci sia Riccardi e magari anche monsignor Paglia, che forse accetta e siamo stati i primi ad aver candidato una suora in Parlamento, suor Marisa Galli, hai capito Binetti?". Voi che cosa ne pensate di questa "convivenza", reggerà? Scritto in Varie Commenti ( 11 ) " (12 votes, average: 3.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Feb 08 Il Giornale.it si rinnova e si apre ai commenti dei lettori Cari lettori, come avevete potuto vedere, è in linea il sito tutto nuovo del Giornale.it. A poco più di un anno dal lancio della versione on line de "il Giornale", realizzata dai giornalisti della redazione internet, un anno di continua crescita e successo, il sito si presenta con una grafica rinnovata, maggiori contenuti, un importante arricchimento della parte multimediale e delle fotogallery. E' un importante passo avanti che ha richiesto e richiede molto lavoro che porterà a miglioramenti continui, anche di ciò che non è perfetto. Per questo vi chiediamo un pò di pazienza e comprensione. Ma la vera novità è rappresentata dalla possibilità da parte dei lettori di commentare gli articoli. Il sito si è aperto sempre di più al vostro contributo, alle vostre opinioni. E' un vero "sito dei lettori" con la possibilità di interagire non solo attraverso i nostri blog. In fondo questa è la tradizione del "Giornale", come scrisse Indro Montanelli: "Ci giudicheranno i lettori". E come ha fatto di recente il direttore Mario Giordano raddoppiando, sul "Giornale" che potete acquistare in edicola, la pagina dedicata alle lettere. Internet è il passo avanti naturale di questa filosofia, "l'evoluzione della specie" che solo il web può consentire: la "relazione" è la forza dei new media. E' la nostra e la vostra forza. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (20 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 18Feb 08 Berlusconi, Veltroni e Casini. come Follini E così Silvio Berlusconi dice la sua al "Giornale" sul pullman elettorale di Walter Veltroni e sul no di Casini al Pdl. Lo ha fatto in un'intervista al direttore Mario Giordano (leggi) . Molte le cose interessanti che dice il Cavaliere. Vediamone alcune. Su Veltroni: "L'Italia non ha bisogno di giri in pullman. E' evidente che la sinistra non può e non sa governare. Attenzione ai sondaggi fasulli: il Pd non è al 35% e l'Italia dei Valori è sotto il 3%". Su Casini: "Pier dice che non è in vendita: e chi voleva comprarlo? Ora non ha prospettiva. L'Udc al 7%? A noi risulta molto meno, i loro elettori ci voteranno in gran numero". Il caso Casini agita le acque della campagna elettorale e della politica. Nascerà una mini Cosa Bianca come auspicava Mastella, e Clemente andrà con Pezzotta-Tabacci e con Casini? E per schierarsi con chi, dopo il voto? Intanto il Partito della Libertà punta su cose concrete, come dice Berlusconi. "Il nostro è il progetto liberale che ha funzionato in tutte le democrazie dell'Occidente. Quello che prevede meno tasse sulle famiglie, sul lavoro, sulle imprese." un progetto che "cominceremo a realizzare fin dal primo Consiglio dei ministri, dove ci presenteremo con disegni di legge già pronti: taglio dell'Ici, detassazione degli straordinari, bonus bebè". Intanto, come nota Paolo Guzzanti (leggi) Veltroni gioca come un un pokerista abile nell'arte del bluff: lancia i suoi 12 punti che sono "esatto contrario di ciò che hanno semopre sostenuto Prodi ma anche Ds e Margherita, cioè le forze del governo sostenute da Veltroni". Già ma Walter corre come se fosse il capo dell'opposizione. Scritto in Varie Commenti ( 65 ) " (24 votes, average: 3.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Feb 08 Veltroni corre solo ma anche. con Di Pietro La corsa del Pd dunque non è più solitaria, il pullman elettoral-mediatico di Walter Veltroni partito all'insegna del "soli contro tutti", dopo Gubbio ha fatto una tappa romana per imbarcare un passeggero: Tonino Di Pietro. Come scrive Paolo Guzzanti (leggi l'articolo) sembrano Caino e Abele. E aggiungo: il Buonista e il Giustizialista. Apparentati si dice in termine tecnico (ma saranno fratelli coltelli?). Quei voti evidentemente servono. Restano fuori invece i socialisti di Boselli e i radicali del duo Pannella-Bonino. Loro, che sarebbero dal punto di vista ideale e politico veri "parenti" del Pd. Bertinotti infatti si affretta dare la sua "scomunica" visto che è in competizione con Walter: Di Pietro andava bene con Prodi al governo ma ora. La politica della sinistra (anche riformista) è fatta di svolte e giravolte. Di "ma anche.", come ha ironicamente sottolineato in buon Crozza. Che sia un'occasione persa per Walter? Scritto in Varie Commenti ( 41 ) " (23 votes, average: 3.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (22) Ultime discussioni Alberto Taliani: Per Lore: quello che non mi è piaciuto è il polverone attorno a una candidatura su cui è già... biagioG: Egr. Sig. Ettore,(post n. 4) francamente non capisco la sua levata di scudi rispetto alle critiche fatte nel... lore: mi dica, signor Taliani, trova che candidare un condannato fascista che piu volte ha sputato sopra il 25... Guido Rossi: ma non era la capagna elettorale del fair play? ma proprio non ci riusciamo ad essere civili. mah!... Alberto Taliani: Il signor Giampaolo (ma il nome è vero? e il cognome dov'è? la mail torna indietro ma tutto... 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Peggio di Diliberto. Il Pdl vuole scappare dal Libano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nella campagna elettorale esplode un altro caso. Prodi si indigna, Beirut si preoccupa Peggio di Diliberto. Il Pdl vuole scappare dal Libano Martino lancia l'idea del ritiro, Berlusconi balbetta. Marasma a destra "Occorrerebbe ridurre drasticamente o cancellare la nostra presenza militare in Libano, aumentare significativamente il numero dei nostri uomini in Afghanistan e inviare istruttori militari in Iraq e Kosovo". È la piattaforma di politica estera di Antonio Martino, già ministro della difesa forse aspirante al bis. In un'intervista, la sua analisi prosegue così: "Dobbiamo utilizzare le nostre truppe laddove sono utili. La missione in Libano fu voluta da D'Alema per farsi perdonare la chiusura precipitosa della nostra missione in Iraq". Parole condannate con indignazione da Prodi, D'Alema e Veltroni, che ricordano che persino gli americani stanno pensando al ritiro dall'Iraq. Più tardi il premier rivela che il presidente del parlamento libanese ha convocato l'ambasciatore italiano a Beirut per chiedere spiegazioni. Anche Casini attacca: "Pura irresponsabilità ". A destra è il caos totale. Fini prende le distanze: "Andarsene dal Libano sarebbe sbagliato", a Berlusconi non resta che mandare in corner: "Martino ha espresso un'opinione personale. Quando saremo al governo riesamineremo le regole di ingaggio dei nostri militari".

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