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E
lui lì, tra comunisti e fascisti ( da "EUROPA.it"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Ma
insomma, nel Pd tutti sono comunisti", è sbottato ieri Berlusconi, a poche
ore dall'aver detto "per la prima volta Veltroni ha rotto con gli
estremisti". Che sia calcolo (cioè un messaggio al proprio elettorato non
ancora mobilitato) o scatto di involontaria sincerità, la sostanza è la s t e s
s a .
Tremonti,
l'Arcobaleno e il global ( da "EUROPA.it"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
tutti ben
esposti in libreria, da Letta a Veltroni, da Bindi ad Adinolfi ? e si ripete
oggi, all'inizio dell'ultimo mese di campagna elettorale, con l'esibizione a
destra di Giulio Tremonti (La paura e la speranza) e l'indiretta perché del
tutto casuale replica di Giacomo Marramao (La passione del presente).
Se
questa è par condicio ( da "EUROPA.it"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi,
Bertinotti, Boselli, D'Angelo, De Vita, Casini, Ferrando, Fiore, Santanché,
Stefanoni, Veltroni. Noi, per par condicio, abbiamo rispettato l'ordine
alfabetico. Per le conferenze stampa in tv non sarà così. Si andrà ad
estrazione: potrebbe capitare di vedere Bertinotti il 3 aprile e Ferrando
giovedì 10 aprile,
Walter
di governo ( da "EUROPA.it"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
quella di
Walter Veltroni, convinto che fra un paio di settimane i sondaggi daranno i due
grossi partiti praticamente alla pari e che dunque quando sarà il momento di
imboccare il rettilineo finale si sarà spalla a spalla. E ovviamente lui pensa
che il rush degli ultimi metri sarà a suo favore, perché avrà più birra in
corpo,
L'Italia
vuole che si parli di salari, o forse no. Dilemmi da candidato
( da "EUROPA.it"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dal si può
fare veltroniano al rialzati, Italia berlusconiano, sembrerebbe che la strada
intrapresa dai due contendenti nostrani sia molto simile. Le policies hanno
trovato spazio per qualche ora, in coincidenza con la presentazione dei
rispettivi programmi.
Il
voto del 13 aprile si deciderà in rete
( da "EUROPA.it"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quella
maggiormente importante mi pare contenuta nel programma di Veltroni quando
mette nei dodici punti l'equiparazione dell'accesso alla banda larga allo
stesso livello di importanza dell'allacciamento alla rete idrica o elettrica.
Un diritto, insomma. Da questo bisogna partire.
www.marioadinolfi.ilcannocchiale.
Precari,
bufera su berlusconi ( da "Repubblica, La"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni: è lontano
dai giovani Precari, bufera su Berlusconi Veto del Ppe su Ciarrapico: in Europa
non vogliamo fascisti ROMA - Polemiche per la battuta di Berlusconi ad una
giovane precaria. Alla ragazza che aveva chiesto all'ex premier come può un
giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo, il Cavaliere ha risposto:
"lei
è precaria? sposi un ricco" bufera sulla gaffe di berlusconi - giovanna
casadio ( da "Repubblica, La"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sposi un
ricco" bufera sulla gaffe di Berlusconi Veltroni attacca: non si scherza
sul dramma del lavoro La replica dell'ex premier: la sinistra non ha senso
dell'umorismo GIOVANNA CASADIO ROMA - Quante precarie sono disposte a diventare
nuore di Berlusconi, o di un altro milionario a piacere, pur di uscire
dall'incubo?
Pallone
e potere nella milano dei moratti - gad lerner
( da "Repubblica,
La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
accompagnatrice
di Veltroni nei suoi recenti tour ambrosiani; fino alle cene di via Bigli, dove
al desco di Massimo Moratti si ritrovano Adriano Celentano e l'avvocato Guido
Rossi, insieme al vicino di casa Marco Tronchetti Provera: viviamo l'amalgama
della speciale miscela simbolica capace di unire establishment e popolo.
Si
presenta a parigi la festa dei 150 anni dell'unità d'italia - dal nostro
inviato @fi firma editoriale sx:pier paolo luciano
( da "Repubblica,
La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
altro che
Berlusconi, Prodi o Veltroni", sottolinea l'assessore alla cultura Gianni
Oliva, nell'intervento di apertura al convegno "Il cosmopolitismo di
Cavour: politica, diplomazia e territorio" organizzato nell'ambito del
terzo Prix Grinzane France, vinto da Giuseppe Culicchia con Il paese delle
meraviglie.
Tradimenti
e manifesti rifatti la stagione record dei voltagabbana - emanuele lauria
( da "Repubblica,
La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
uno che sei
mesi fa si candidava a guidare il partito, fa ciao con la manina: Veltroni non
lo avrebbe ricandidato, Lombardo l'ha messo subito in lista, Camera oriente e
occidente. "Ogni volta che andava da Walter, era costretto a fare ore di
anticamera: ma le pare giusto?", osserva un amico (rimasto nel Pd) dell'ex
rettore di Catania.
Candidato,
spiegaci che genova vorresti - wanda valli
( da "Repubblica,
La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
rotto gli schemi e ha chiarito i suoi 12 punti del "programma per
l'Italia", come Berlusconi, Bertinotti, Casini e gli altri, resta
l'incognita dei territori. Là dove si vince o si perde, a colpi di
"porcellum", la legge elettorale che vieta le preferenze, e prevede
premi di maggioranza.
I
consigli di silvio nel kit dei candidati "dite che veltroni è come
stalin" - francesco bei ( da "Repubblica, La"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il più sobrio
di tutti sembra essere Berlusconi. Il Pil che non cresce? "E un'eredità
difficile che assumiamo, ma siamo molto preoccupati". Per impedire la
vittoria di del Pd, catechizza il Cavaliere, "bisogna votare Pdl, perché
disperdere i voti significa favorire Veltroni". Purtroppo, aggiunge,
"gli elettori non conoscono ancora il nostro simbolo".
Tremonti:
non farò mai più condoni - edoardo buffoni
( da "Repubblica,
La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Al contrario
di Prodi e Veltroni, che le tasse le hanno già alzate. Sembra che Veltroni sia
all'opposizione. No. Lui è l'azionista di maggioranza di un governo che ha
sprecato gli ultimi due anni di crescita. Lui e Prodi ci lasciano una
situazione disastrosa". Ma Bruxelles ha riconosciuto il risanamento dei
conti pubblici.
Bertinotti:
"la rai trucca le carte" - umberto rosso
( da "Repubblica,
La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
le cifre
dicono che abbiamo dato a Berlusconi e Veltroni meno del sessanta per cento
dello spazio, il resto è andato agli altri". Dai gazebo imbandierati
qualche isolata contestazione per il capo della Rai. I rosso-verdi diffondono i
numeri dell'Osservatorio di Pavia sul Tg1: Berlusconi 38, 1 per cento, Veltroni
21,6, Bertinotti 6,3, Casini 12,
Juncker:
nel Ppe per loro non c'è posto. D'Alema: Berlusconi ne ha candidati più di
Storace Zapatero: importante che vinca il Pd. Veltroni promette tasse più basse
in busta paga ( da "Unita, L'"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi ne
ha candidati più di Storace Zapatero: importante che vinca il Pd. Veltroni
promette tasse più basse in busta paga "Non c'è posto per i fascisti nel
Ppe". Dall'Europa, per bocca del presidente del gruppo popolare (di cui fa
parte Forza Italia) al Parlamento europeo e primo ministro del Lussemburgo Jean
Claude Juncker,
Endorsement
in cucina e sondaggi del piffero ( da "Unita, L'"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dubito di
Veltroni, ma Berlusconi è insopportabile, con i lifting, le tinture, il cabaret
continuo. Voterò Veltroni. Tanta sagacia proveniente dal tinello andava
indagata come si deve. Effettivamente Berlusconi ogni giorno ci dà motivo di
pensare che sia il migliore nel gestire il Paese peggiore, peggiorandolo
ulteriormente.
Silvio
indottrina i candidati: parlate con i farmacisti e occhio ai giornalisti
( da "Unita,
L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
pensiero in
pillole: dalla "copisteria Veltroni" al "Veltroni come Stalin
che nasconde nell'armadio Prodi". Poi i gadget: spilla, magnete per frigo,
penna, bandiera e t-shirt xxl col simbolo "Rialzati Italia", Infine
due Cd: con "Azzurra Libertà" e "A Silvio a Silvio" e col
discorso del Palalido sul programma Pd "carta straccia".
Destra
a valanga nei tg italiani Il centro d'ascolto sull'informazione: più spazio al
Pdl che al Pd, in Rai e Mediaset Briciole ai partiti minori , ma nei talk show
i superstar son ( da "Unita, L'"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La classifica
degli ascolti medi dal 7 febbraio al 2 marzo 2008 per ciò che riguarda i
candidati premier, vede Fausto Bertinotti: in 12 presenze tv ha raccolto una
somma media di 27.574.000 persone. Dietro di lui Berlusconi (25.245.000 con 8
presenze), Casini (22.556.000 con 10 presenze), Veltroni (21.996.000 con 6
presenze) e Daniela Santanchè (16.273.000 con 6 presenze).e.d.b.
Il
Corriere blindato e la trama Generali-Mediobanca
( da "Unita,
L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Così
Berlusconi e Veltroni sanno benissimo che non possono influenzare via
Solferino. Già alla vigilia delle elezioni 2006 i signori del patto estesero il
loro accordo. Oggi lo scenario si ripete. Certo è difficile pensare che un
salotto di soci che racchiude i maggiori industriali e banchieri italiani possa
temere di essere intimidito dalla politica.
Veltroni:
Con noi scenderanno le tasse Dodici ddl per cambiare l'Italia. In Lombardia
grande folla. Solo questo partito può risollevare l'economia
( da "Unita,
L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ma quando la
piazza mantovana fischia Berlusconi, Veltroni mette uno stop: "No, noi non
siamo così, non fischiamo nessuno, non facciamo a pezzi i programmi". Fair
play, ma il leader Pd attacca ancora, sulle liste: "Noi abbiamo Colaninno
(con lui sul palco), Veronesi, De Sena. Non voglio fare paragoni con le
candidature di altre liste, sarebbe troppo facile.
Zapatero:
è importante per l'Europa che vinca il Pd D'Alema: siamo una novità, il Pse
dovrà allargarsi e trovare una nuova denominazione
( da "Unita,
L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Noi
vogliamo che vinca Veltroni, perché l'Italia è molto importante per
l'Europa", sottolinea il leader spagnolo. Parole che si uniscono alle
domande del premier britannico Brown sul Partito democratico italiano e agli
apprezzamenti anche del premier portoghese Fico, di Solana o di Rasmussen.
La
Lega in affanno nel Nordest E la società civile alza la testa
( da "Unita,
L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
2000 persone
siano andate ad ascoltare Walter Veltroni, il primo leader nazionale del
centrosinistra a esaltare in campagna elettorale il rischio d'impresa, il primo
a cercare di aprire una breccia breccia nel solidissimo "muro" delle
partite Iva. Impossibile fare previsioni sui risultati elettorali, ma per la
prima volta il centrodestra sembra a corto di argomenti.
Marcegaglia,
la Confindustria delle larghe intese Plebiscito per la prima donna alla guida
degli industriali. Tra le priorità: la sicurezza sul lavoro
( da "Unita,
L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni è stato il primo a chiamarla quando si è capito che ce l'avrebbe
fatta. Silvio Berlusconi è stato più freddo, ma il suo "braccio
armato" in Confindustria, cioè Confalonieri, non ha lesinato encomi. Con
lei l'Italia recupera in parte un ritardo profondo: quello della presenza
femminile e dei giovani (ha 42 anni) ai vertici delle organizzazioni.
E
allora? Sposati uno ricco Berlusconi risolve il precariato Il leader della Cdl
ironizza sul dramma di milioni di persone Veltroni: battuta assurda, è lontano
dalla realtà dei gi ( da "Unita, L'"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per Veltroni,
il precariato è "la prima emergenza sociale". In serata ribatte
Berlusconi: "Scherzavo, Veltroni è ridicolo, non ha sense of humor" e
poi rincara la gaffe spiegando che "la ragazza era accompagnata dal suo
fidanzato". Lo ripete anche al ricevimento dell'ambasciatore Usa a Villa
Taverna.
Scajola
apre la strada all'arrivo di Berlusconi
( da "Stampa,
La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
arrivo di
Berlusconi [FIRMA]MIRIANA REBAUDO GENOVA Si scalda la campagna elettorale in
Liguria, con Lazio e Puglia una delle tre regioni chiave che potrebbero
garantire alla coalizione vincente la maggioranza al Senato. Se Walter Veltroni
ha già bruciato i tempi, con il comizio in piazza Matteotti a Genova lo scorso
4 marzo,
ROMA
Non soltanto i gadget, tanti e fantasiosi, come al solito. Ma proprio un
vademecum per il ca ( da "Stampa, La"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
avuto Rosy Bindi. Fra le altre cose, nei consigli di Berlusconi c'è quello di
continuare a sostenere che il programma del Pd è carta straccia, e che sono i
leader del Partito democratico a stracciarlo per primi - non mantendendo le
promesse - e che il Cavaliere non ha fatto altro che anticipare,
"Corriamo
da soli, il nostro sogno è raggiungere il quattro per cento"
( da "Stampa,
La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e
Berlusconi peccano di demagogia e guardano nella stessa direzione, a un futuro
dove non c'è spazio per il socialismo". Sono poi due i candidati della
provincia di Vercelli: al numero 4 Leo Alati, medico e consigliere della Lista
civica di Crescentino, invita a non lasciarsi ingannare dal cosiddetto voto
utile:
Oggi
Berlusconi domani Veltroni Duello a distanza
( da "Corriere
della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
REDAZIONALE
Verso il voto Oggi Berlusconi domani Veltroni Duello a distanza Prima
Berlusconi, poi Veltroni. I due candidati premier si sfidano a distanza a
Milano: oggi è il turno del leader del Pdl, che dovrebbe concludere i lavori
del convegno su "I riformisti craxiani e il Partito Popolare
Europeo", organizzato dalla Giovane Italia e in programma alle Stelline.
Il
Ppe a Berlusconi: no ai fascisti ( da "Corriere della Sera"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Casini Il Ppe
a Berlusconi: no ai fascisti Il Cavaliere a una precaria: sposi un ricco.
Scontro con Veltroni BRUXELLES - Le candidature di Giuseppe Ciarrapico e di
Alessandra Mussolini nel Pdl aprono un caso anche nel Partito popolare europeo
(Ppe). Lo solleva Pier Ferdinando Casini al vertice del partito a Bruxelles e
subito arrivano autorevoli prese di posizione di leader popolari:
G
li ( da "Corriere della Sera"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Una riguarda
il Pdl berlusconiano; l'altra il Partito democratico di Walter Veltroni,
seppure per motivi molto diversi. Il Pd rischia di trovarsi ad affrontare
problemi di identità non irrilevanti, in prospettiva. E non per la questione
del fascismo o del comunismo, ma per il suo profilo continentale tuttora
indefinito.
Mussolini:
alla fine ci faranno entrare Sono burocrati dediti alle balene
( da "Corriere
della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Ciarrapico
voleva candidarsi con Veltroni e non c'è riuscito. Il suo fascismo è una
predisposizione sentimentale ". Berlusconi lo candida in funzione
anti-Storace? "Macché! Storace è morto da solo. Non prenderà nemmeno un
voto. Ciarrapico è candidato perché ha dieci quotidiani.
<Non
ci saranno danni> Ma il <fattore Ciarra> raffredda i sondaggi
( da "Corriere
della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
editore
troppo prima Repubblica Il leader del Pdl costretto in difesa rinuncia ad
attaccare Veltroni su politica estera ed eredità del governo Prodi ROMA - In
questi giorni Berlusconi avrebbe potuto mettere all'angolo Veltroni puntando
sul malessere sociale, "pesante eredità lasciata dal governo Prodi e dai
ministri del Pd che sono tutti in lista ".
ROMA
Il caso Ciarrapico sbarca a Bruxelles, dove il vertice del Partito popolare
europeo ribadisce: ( da "Messaggero, Il"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
detto: "Non capisce le ansie dei giovani". Poi però ha bloccato i
fischi che salivano dalla piazza di Cremona. Risentita la replica di
Berlusconi: "Inventano pretesti, sono disperati. Io sono quello che ha
creato più lavoro per i giovani".
Prodi
in campo: conti risanati ( da "Corriere della Sera"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni a
Mantova conferma il buonismo programmatico fermando un coro di
"buuh!" diretto a Berlusconi, "noi non fischiamo, noi non
stracciamo i programmi altrui, noi li leggiamo... ". Quello del Pd, in 12
punti, lo ha già trasformato in altrettanti disegni di legge e il terzo lo ha
presentato ieri a Roma,
Precari,
lite Berlusconi-Veltroni <Sposate mio figlio>. <Offendi>
( da "Corriere
della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
lite
Berlusconi-Veltroni "Sposate mio figlio". "Offendi" Il
Cavaliere: solo una battuta. Il Pd: ignora le ansie dei ragazzi La sinistra
insorge. Bertinotti: battuta allarmante e indicativa. Il leader del Pdl:
disperati senza sense of humour ROMA - Una "battuta, niente di più",
strumentalizzata da "disperati" che "non hanno alcun sense of
humour "
E
Silvio dà il kit ai candidati: dite che Walter è il nuovo Stalin
( da "Corriere
della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il sondaggio
che dà a Berlusconi e Fini 9,8 punti percentuali di vantaggio su Veltroni. Gli
"Strumenti per gli interventi dei candidati ", una quarantina di
pagine di suggerimenti, il cuore del kit. Veltroni come Stalin, ma anche come
un Obama di serie B. Se il candidato del Partito democratico cita sempre
l'aspirante alla Casa Bianca,
<Trattare
con Hamas? Chi dice queste cose lavora contro gli ebrei>
( da "Corriere
della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Si avvicinano
un paio di signore americane a dirgli: " Thanks from America ",
Berlusconi stringe mani. Poi racconta un aneddoto della Thatcher, riduce
Ciarrapico a una "macchietta", bacchetta Veltroni e ribadisce:
"La politica estera la farà Palazzo Chigi, non c'è niente da preoccuparsi,
sarà in continuità con il mio precedente governo".
Precari,
lite Berlusconi-Veltroni ( da "Messaggero, Il"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Bufera
sull'invito a "sposare un milionario". Il leader Pd: il Cavaliere non
capisce i giovani. La replica: è disperato Precari, lite Berlusconi-Veltroni Il
caso Ciarrapico arriva in Europa. Altolà del Ppe. Casini: il Pdl va a destra.
O
signore, dacci oggi il nostro sondaggio quotidiano. Anzi, tu che sei buono e
miser ( da "Messaggero, Il"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
a Veltroni di
dichiarare quattro punti di scarto col centrodestra e a Berlusconi, maneggiando
lo stesso sondaggio, di ribattere che invece sono dieci, i punti, e alle
formazioni minori sfruttare il sedicente "mercato potenziale" dei
rispettivi partiti per convincere gli elettori che la battaglia è tutta da giocare.
<Candidati
un po' esauriti si decide al secondo turno>
( da "Corriere
della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che comincia
a oscillare sul faccione di Veltroni, poi su quello sorridente del Berlusca.
"Guardate, guardate come gira intorno alla fronte...Veltroni è
concentratissimo, lui è tutta testa, ha energie compatte...Invece per
Berlusconi il pendolino si agita, si agita, vuol dire che il Cavaliere è meno
equilibrato, il cuore gli fibrilla, attenzione,
Alemanno:
al ballottaggio il centrodestra si ricompatterà
( da "Corriere
della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dopo quindici
anni ininterrotti di Rutelli Veltroni, è evidente". Da questi sondaggi,
Alemanno trae dei segnali di speranza: "Va evidenziato che la vera e
propria campagna elettorale sta muovendo i suoi primi passi in questi giorni.
Inoltre Rutelli, nonostante gli accordi stretti con i radicali e con Bordon e le
operazioni di facciata come la Lista under 30,
Il
portafoglio a sinistra ( da "Corriere della Sera"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
i dipendenti
pubblici tendono a votare soprattutto per il Pd di Veltroni, mentre i
dipendenti privati premiano elettoralmente (anche se di poco) il Pdl di
Berlusconi. Ma dal sondaggio si ricava anche un dato assai meno scontato, tale
anzi da "apparire sorprendente a chi non è del mestiere" scrive sullo
stesso giornale Roberto D'Alimonte.
Confindustria
vota Marcegaglia Montezemolo: un <piano Paese>
( da "Corriere
della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
commenta
Walter Veltroni. "Auguri alla signora Marcegaglia" da Silvio
Berlusconi impegnato nella convention dei candidati convocata a pochi metri di
distanza proprio in casa confindu-striale, nell'Auditorium di via Tupini.
Romano Prodi enfatizza la scelta di una donna come "patrimonio di
professionalità " e Giulio Tremonti lo giudica un "
UN
GESUITA GIUDICA LA CRISI I SACERDOTI E LA POLITICA
( da "Corriere
della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
se il nuovo
sia Veltroni, che ha cominciato a votare ai tempi del Pci, da comunista e per
un partito ateo. Padre Sorge faccia il pastore del gregge, se ancora se la
sente! Leopoldo Chiappini Guerrieri leopoldochiappini@ virgilio.it Caro
Chiappini Guerrieri, C redo che padre Bartolomeo Sorge abbia già chiarito
perfettamente le sue idee.
AI
CANDIDATI PREMIER ( da "Corriere della Sera"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
BREVI AI
CANDIDATI PREMIER Alcune domande Poiché a Veltroni e Berlusconi in questi
giorni le occasioni di parlare in pubblico non mancano, vorrei che
rispondessero a questa semplice domanda: quali migliorie ai servizi e quante
migliaia di posti di lavoro pubblico, in prospettiva, si potrebbero creare
dimezzando stipendi, parcelle, buonuscite e pensioni a consiglieri regionali,
ROMA
- Larghe intese, grande coalizione. Formule usate in questa campagna elettorale
ora com ( da "Messaggero, Il"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni ha detto: "Se dalle urne non esce una maggioranza in Senato,
bisognerà cambiare la legge elettorale e tornare al voto". Voleva dire che
un governo Berlusconi-Veltroni è "impossibile". Tuttavia per
riformare la legge elettorale bisogna fare un nuovo governo.
Quante
bugie Silvio ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
uno
schiacciamento senza precedenti dei media su Berlusconi e Veltroni. Sembra che
ci sia un solo candidato in campo. è un gioco delle matrioske: Veltroni e
Berlusconi sono uno dentro l'altro. Questo rende ancora più difficile la
campagna del voto utile. Dopo che Berlusconi ha accreditato l'idea di poter
fare il governo con Veltroni, come fa a proporsi come diga contro qualcosa?
Veltroni
passaggio a nord-Est ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni, il
più vero. n Delusi da Prodi e da Berlusconi colloquio con Riccardo Illy di
Roberto Di Caro Nel Nordest si sentono assediati. E tornano a parlare di
secessione. I consigli del governatore Illy per non perdere voti "Ma le
pare che si possono spendere 10 miliardi di euro nel solo 2008 per eliminare lo
scalone e consentire a qualche decina di migliaia di persone di ritirarsi
ROMA
Seri dubbi in un pezzo di Pd, una bordata da Berlusconi, critiche da Casini e
Fini, di ( da "Messaggero, Il"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
altro giorno
aveva spezzato una lancia in favore del Pd veltroniano, nota: "Il nostro
ministro degli Esteri in un colpo solo commette due errori". Il primo è "nei
confronti del popolo palestinese e di Abu Mazen, mentre il secondo è nei
confronti degli israeliani invitati a dialogare con il loro nemico senza
chiedere in cambio a quest'ultimo di riconoscere lo Stato ebraico".
ROMA
Quando la gente vede Visco capisce che le tasse vanno pagate , s
( da "Messaggero,
Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
accanto a
Walter Veltroni a illustrare il ddl sul fisco c'erano altri ma non Visco. Lui
ha vinto la battaglia con il generale Roberto Speciale, l'onore è salvo, ma
l'onere di una candidatura è toccata all'ex capo della Gdf schierato con il Pdl
e non al vice ministro uscente che ha rinunciato sua sponte a scendere di nuovo
in lizza.
ROMA
- Questa esternazione con la precaria è pesante, non può passare liscia .
( da "Messaggero,
Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni chiama staff e collaboratori e suona la carica. "Lei è precaria?
Sposi mio figlio o un milionario", aveva suggerito Silvio Berlusconi in un
programma del Tg2 a una giovane precaria. Si è poi saputo che all'uscita degli
studi televisivi si avvicinò un giovane e si presentò, "sono il fidanzato
della ragazza,
Confindustria
marcegaglia e l'eredità di montezemolo
( da "Riformista,
Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni l'avrebbe certo candidata se mai fosse stato possibile ("Ha
talento, è una risorsa", ha detto il leader democratico). Massimo D'Alema,
all'epoca in cui era premier, le offrì di presiedere l'Agenzia per il sud. E
Matteo Colaninno, candidato veltroniano e mantovano come lei, ne rivendica
l'amicizia.
Berlusconi
Le battute su Veltroni, precari e farmacisti
( da "Riformista,
Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
altro giorno
il Foglio ricordava che se stesse zitto a braccia conserte vincerebbe lo stesso
le elezioni di aprile - Berlusconi è tornato a gigioneggiare e a
maramaldeggiare sull'avversario. Veltroni che prende il pullman e va a fare
colazione nelle case della gente? "Un modo per mangiare a sbafo". I
precari che si lamentano per lo stipendio da nuovi poveri?
Conversazione
l'intellettuale di destra giudica la campagna elettorale
( da "Riformista,
Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni la
smetta con questa pregiudiziale anti-fascista" L'erede di Berlusconi non è
Fini, ma una donna. E non si chiama Michela Brambilla, ma Daniela Santanché.
Parola di Pietrangelo Buttafuoco, giornalista in forza a Panorama , scrittore
originale e intellettuale dis-organico alla destra, fascio-galantuomo d'altri
tempi.
Sondaggi
le previsioni per la Pdl, la prima risposta alla domanda del riformista
( da "Riformista,
Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Meglio di un
ipotetico esecutivo Berlusconi-Casini, meglio di un improbabile
Veltroni-Bertinotti. In un'intervista all'Espresso in edicola oggi, Pier
Ferdinando Casini ha messo a verbale: "Alla Camera il Pdl può vincere. Al
Senato è più difficile. Ma anche dovesse vincere - ha sottolineato il candidato
premier centrista - non riuscirà a governare.
L'annuncio
di Tremonti: "Via l'Ici sulla prima casa. Basta con i condoni"
( da "Giornale.it,
Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
promette miracoli. Noi no. Pensiamo che in cinque anni ci siano i presupposti
per fare meglio". Su un elemento della politica economica di Prodi
("il cui azionista di maggioranza è il Pd di Veltroni", sottolinea
Tremonti), l'ex ministro è netto: "Sono stati sprecati due anni in liti e
tasse, senza aver risanato i conti pubblici"
Marcegaglia,
voto "bulgaro" di Confindustria
( da "Giornale.it,
Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
era talmente
scontata che il segretario del Pd, Walter Veltroni, non ha nemmeno aspettato
l'ufficializzazione per salutare la nuova "grande risorsa per
Confindustria". Silvio Berlusconi, che stava presentando i candidati del
Pdl nell'adiacente Auditorium della tecnica, ha invece atteso il formale via
libera per gli auguri di rito.
Torna
il kit del candidato: maglietta, cd e bandiera
( da "Giornale.it,
Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
veltroniano",
"Veltroni come Stalin: nasconde nell'armadio Prodi", "Copisteria
Veltroni", "Il programma della sinistra: carta straccia" e
"I fuochi di artificio di Veltroni sono finiti, il bluff di
Veltroni&C. è stato scoperto". Dentro anche una maglietta bianca con
lo slogan della campagna "Rialzati Italia".
<Disperati
per i sondaggi rispolverano l'arma dell'antiberlusconismo>
( da "Giornale.it,
Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
20) e
finalmente con Veltroni. Che ormai a metà pomeriggio (sono le 17.30) accusa
Berlusconi di "essere lontano dalle ansie di milioni di ragazzi
italiani". Con tanto di morale: "O torniamo a parlare ai giovani o
perdiamo una grande occasione storica". Il punto, per la verità, pare
essere ben altro.
Il
Cavaliere fa una battuta E la sinistra lo crocifigge
( da "Giornale.it,
Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per Walter
Veltroni, Berlusconi consigliando "a una ragazza precaria di sposarsi bene
racconta di una lontananza, di una distanza, di una separazione dalle ansie di
chi a nome di milioni di ragazzi italiani chiede risposte alla politica".
Più duro il numero due del partito, Dario Franceschini, che chiede al Cavaliere
di scusarsi per questa battuta ritenuta "
Ora
la Sinistra vuol portare i rom in Parlamento
( da "Giornale.it,
Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
non mi sarei
mai candidata con Berlusconi o Veltroni, né con chi vuole cacciare via dal
Paese chi è diverso". La Lega sostiene si tratti di una forma di
"razzismo al contrario". Per lasciare il posto in lista a Dijana sono
stati messi da parte tutti i giovani lombardi della Sinistra Arcobaleno che
"di sicuro sono più consapevoli di quali sono i problemi italiani e
lombardi.
Il
senso del precario ( da "Manifesto, Il"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni,
caro Berlusconi, che tristezza leggere le vostre misure contro la precarietà.
Sposare un milionario o guadagnare mille euro al mese? che dilemma... Se la
proposta del cavaliere mi pare non meriti commenti seri, quella di Veltroni mi
pare comunque ridicola: che senso ha stabilire un compenso minimo se poi non si
sa se il proprio contratto verrà rinnovato il mese successivo?
Arcobaleno
a viale Mazzini contro la Rai a due piazze
( da "Manifesto,
Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Silvio
Berlusconi ha più spazio rispetto a Walter Veltroni. E se nel Tg3 il vantaggio
del Cavaliere è contenuto - lamenta Fabrizio Morri, capogruppo democratico in
commissione di vigilanza commentando i dati dell'Osservatorio di Pavia - Tg1 e
Tg2 riservano al leader del Pdl il doppio del tempo rispetto al segretario del
Pd.
Passaggio
a nordestra ( da "Manifesto, Il"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni:
primo, la sicurezza". La fanzine del Pd a pagina 4 si sforza di ricreare
il bel clima veronese del gran tour ("quando inizia a parlare, una donna
urla: salvaci"), a pagina 5 chiarisce meglio il concetto sotto una
inserzione pubblicitaria con il salvatore che sorride: "Più agenti per le
strade e certezza della pena.
Precaria?
Sposi mio figlio ( da "Manifesto, Il"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
alza il tiro della campagna elettorale: "D'Alema lavora contro gli ebrei e
a favore dei terroristi di Hamas" "Precaria? Sposi mio figlio"
Berlusconi ad una ragazza: "Col suo sorriso potrebbe sposare un mio
erede". Veltroni s'indigna: "Non capisce le ansie dei ragazzi".
"Noi,
il voto utile dei lavoratori"
( da "Stampa,
La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Infine non
manca una stoccata a Silvio Berlusconi che: "Dice che per combattere il precariato
bisogna sposare un milionario... I precari sono 2 milioni e 700 mila: che
facciamo, introduciamo la poligamia in Italia?". E a Veltroni:
"Questa è la conferma che la lotta di classe esiste ancora.
Ora
il Pd cerca uno choc ( da "Stampa, La"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e non credo
che Veltroni lavori per l'oggi, ma la svolta epocale di cui si fa portatore
prima o poi si afferma. Berlusconi esprime le radici di una città industriale e
"superata" come Milano, Veltroni viene da una città post-industriale
da duemila anni, ha un linguaggio globale che gli consente di essere compreso
dal giovane di Busto Arsizio e dal rockettaro del New Jersey"
Berlusconi,
gaffe sui precari Veltroni: è lontano dai giovani
( da "Stampa,
La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
LA BATTUTA A
UNA RAGAZZA IN TV: "CONQUISTI UN MILIONARIO". E LEI DOPO GLI
PROMETTE: LA VOTERÒ Berlusconi, gaffe sui precari Veltroni: è lontano dai
giovani.
Dopo
lo scontro con Walter il leader del centrodestra: il Pd è senza umorismo
( da "Stampa,
La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
a cominciare
da Veltroni che affonda il coltello: "Queste parole raccontano di una
distanza, lontananza dall'ansia di migliaia di ragazzi a cui quella ragazza ha
dato voce". Berlusconi non ci pensa proprio di chiedere scusa e anzi
incassa l'assist della ragazza con cui scherzava, Perla Pavoncello, che
dichiara di voler votare per il Pdl:
Emma
Marcegaglia fa l'en plein: 99% di sì
( da "Stampa,
La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Anche dai
palazzi della politica (a cominciare da Napolitano, Prodi, Berlusconi e
Veltroni) ai sindacati, sino ai colleghi imprenditori il coro di consensi ieri
è unanime. Al momento della proclamazione una standing ovation ha salutato la
prima presidente donna della storia di Confindustria. Bis quando Montezemolo le
ha consegnato 100 rose rosse.
[FIRMA]MARCO
ZATTERIN CORRISPONDENTE DA BRUXELLES L'onda lunga della polemica su Ciarrapico
&# ( da "Stampa, La"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Serve un
centro vero se si vuole battere Veltroni - avverte il leader Udc -. Non si può
stare al governo con una destra populista". La "disavventura" di
Ciarrapico e la presenza di Alessandra Mussolini nel Pdl dimostrano, a suo
avviso, "che Berlusconi si è spostato a destra". In questo modo,
argomenta, "il Cavaliere potrebbe anche vincere le elezioni,
Berlusconi:
"Il Pdl è il Ppe italiano"
( da "Giornale.it,
Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e ora
iniziano a non raccoglierli anche a Roma e Prodi e Veltroni dicono che il
governo del Pd ha fatto il meglio possibile. La gente invece è stanchissima del
loro governo, che ha fatto disastri. Il risultato elettorale è scontato".
Par condicio "Mi dispiace non esser lì, ma non sono riuscito a spostare un
appuntamento televisivo.
Berlusconi,
i precari e la giovane Perla: "Era una battuta, voterò Pdl"
( da "Panorama.it"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per Walter
Veltroni, Berlusconi consigliando "a una ragazza precaria di sposarsi bene
racconta di una lontananza, di una distanza, di una separazione dalle ansie di
chi a nome di milioni di ragazzi italiani chiede risposte alla politica".
Più duro il numero due del partito, Dario Franceschini, che chiede al Cavaliere
di scusarsi per questa battuta ritenuta "
DALLA
POLITICA UN CORO BIPARTISAN: OTTIMA SCELTA, PREMIA IL TALENTO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
commenta il
leader del Pd Walter Veltroni. "Auguri alla signora Marcegaglia",
dice Silvio Berlusconi, leader del Pdl. "È una donna concreta, pratica,
non priva di idealità. Farà molto bene", dice Pier Ferdinando Casini.
Anche il primo commento della Cgil è di una donna, il segretario confederale
Carla Cantone: "È in gamba e sarà attenta ad utili e democratiche
relazioni sindacali"
Verso
Palazzo Chigi: Pd o Pdl? La Casa Bianca tifa per le larghe intese
( da "Panorama.it"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Silvio
Berlusconi, [2] Walter Veltroni e tutti coloro che fanno parte dei due
schieramenti maggiori dicano e ripetano di voler vincere le elezioni per
governare e non per accordarsi dopo in una sorta di governissimo delle larghe
intese. Ma la possibilità di un accordo post elettorale - che nelle previsioni
degli altri piccoli come [
Dal
nanetto al "piccolo Ciarra"
( da "Giornale.it,
Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ma anche no
Walter e l'Italia "sapore di sale" Le sette missioni di Berlusconi
per l'Italia Walter e le tre cose che è meglio "non fare" Ma nel Pd,
radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? Il Giornale.it si rinnova e si apre
ai commenti dei lettori Berlusconi, Veltroni e Casini. come Follini Veltroni
corre solo ma anche.
Peggio
di Diliberto. Il Pdl vuole scappare dal Libano
( da "EUROPA.it"
del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Parole
condannate con indignazione da Prodi, D'Alema e Veltroni, che ricordano che
persino gli americani stanno pensando al ritiro dall'Iraq. Più tardi il premier
rivela che il presidente del parlamento libanese ha convocato l'ambasciatore
italiano a Beirut per chiedere spiegazioni. Anche Casini attacca: "Pura
irresponsabilità ".
( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alla fine non ha
retto. Oppure, come per la storia dei fogli stracciati, era tutto calcolato. "Ma insomma, nel Pd tutti sono comunisti", è sbottato
ieri Berlusconi, a poche
ore dall'aver detto "per la prima volta Veltroni ha rotto con gli estremisti". Che sia calcolo (cioè un
messaggio al proprio elettorato non ancora mobilitato) o scatto di involontaria
sincerità, la sostanza è la s t e s s a . Mentre il futuro dell' e c o n
o - mia italiana si fa s e m p r e più fosco, dal macro del Pil immobile al
micro della singola famiglia, il leader accreditato per la vittoria elettorale
perde tempo a dare del comunista a tutti, per reagire a una polemica su
fascismo e antifascismo nata e cresciuta all'interno del suo stesso campo. Come
la pensi la comunità economico-finanziaria internazionale e nazionale su Berlusconi è noto, ma sappiamo da anni anche che il suo
essere giudicato unfit non sposta un voto. D'altra parte, l'opera di
accreditamento di Veltroni presso i quartieri alti
pare ormai sufficiente. Il paese reale è un'altra cosa. Aspetta dalla politica
uno shock positivo sui problemi reali. Sui quali Veltroni
ha la sensibilità, ha le proposte e ha le parole giuste. Il cortocircuito però
non è ancora scattato. Per questo siamo fermi nei sondaggi.
( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO È
già la terza volta che succede in meno di un anno. Ad ogni svolta della
politica (e ce ne son tante che sembrano i tornanti dello Stelvio) incontriamo
una lieta compagnia di libri che precedono o accompagnano l'evento. Capitò
all'inizio dell'autunno con la nascita del Partito democratico, preceduta da
libri di Ichino e altri, e accompagnato da saggi di Giavazzi e Alesina (Il
liberismo è di sinistra) di Salvati (Il Pd per la rivoluzione liberale);
continuò due mesi dopo con le primarie, ogni candidato scrisse il suo saggio ? tutti ben esposti in libreria, da Letta a Veltroni, da Bindi ad Adinolfi ? e si
ripete oggi, all'inizio dell'ultimo mese di campagna elettorale, con
l'esibizione a destra di Giulio Tremonti (La paura e la speranza) e l'indiretta
perché del tutto casuale replica di Giacomo Marramao (La passione del
presente). Il primo, un pressante invito all'Italia minacciata
dall'alluvione asiatica a riaffidarsi ai "valori" travolti dal
Sessantotto, il secondo un altrettanto urgente invito a cercare proprio in quei
valori, e in altri egualmente nascenti da movimenti sociali, da sostituire alle
vecchie costituzioni, elargite dalla statualità e dalla sovranità. Del libro di
Tremonti hanno scritto molti, ieri anche il (quotidiano) pezzo del Corriere
della Sera, firmato da Mario Monti: non tanto perché esso innovi rispetto al
precedente saggio tremontiano del 1995, infatti non innova per niente, quanto
per la polemica suscitata nella stessa destra dai fautori del liberismo
(parolaio). Essi trovano incompatibile con la "dottrina" del partito
la ricetta di un protezionismo commerciale sposato ai valori etici della
tradizione. A Marramao ha dedicato la prima pagina della cultura la Repubblica,
con un'intervista al filosofo, preoccupato sia degli sguardi indietro (tremontiani)
sia dell'opacità degli sguardi in avanti (una sinistra no global può finire con
l'incontrarsi oggettivamente con la ricetta protezionistica). Insomma, la
campagna elettorale s'arricchisce, sotto traccia, di un dibattito culturale
che, se non copre del tutto, quanto meno adorna d'un velo le nudità di nani e
ballerine nelle liste. Si parli pure del camerata Ciarra o del Cha cha cha
della segretaria, sembrano dire gli autori, convinti l'uno d'aver preparato un
"manuale di montaggio della fortezza Europa" contro l'attacco
dell'Asia e contro la tempesta della recessione (in sintonia con la stampa
anglosassone che ieri era tutta un coro di moniti a Zapatero sulla capacità di
tenuta della Spagna); l'altro convinto di darci un vademecum per procedere nella
"terra di mezzo", come definisce l'attualità, che col suo rumore
riempie di nulla il presente. Sono contributi da accogliere con interesse, ha
già scritto su Europa Raffaella Cascioli, definendo quella di Tremonti
"una ricetta forse sbagliata ma non irrealistica"; e ricordando
comunque che protezionismo e spinta allo sviluppo attraverso l'incremento della
spesa pubblica sono da sempre nel dna della destra. Purtroppo sono anche nel
dna della sinistra sedicente radicale. "Entrambe ? dice Marramao in un
colloquio col nostro giornale ? ricorrono ad argomenti tipici dell'ideologia
statocentrica". Sminuire il valore dell'Europa, come hanno sempre fatto
Tremonti e il suo partito, e in più occasioni la sinistra sedicente radicale,
non considerare l'Europa un soggetto politico perché non possiede ancora potere
sovrano, significa pensare ancora i soggetti internazionali solo in termini di
stato e di sovranità. Mentre la Serbia insegna che l'eccessivo ricorso al
principio di sovranità ne comporta ormai il disfacimento. Infatti la
"modernità-mondo" (così, col compiacimento dei filosofi per le
formule difficili, Marramao battezza la terra di mezzo tra lo stato-nazione non
più protagonista e la modernità non ancora definita come soggetto politico), è
un ribollire di nuove esigenze: cioè nuovi diritti ? vita, corpo, ambiente,
risorse, per citare ? che nascono dalle dinamiche di cambiamento culturale del
nostro tempo. La gestione politica della globalizzazione deve convogliare
l'accoglimento di quelle esigenze verso un universalismo molteplice, che faccia
tesoro delle diverse civiltà. Esattamente il contrario dello scontro di
civiltà, che è il punto di partenza da cui poi si arriva a chiudersi nella
fortezza del protezionismo: antiglobalista, antieuropeista, perfino antieuro, tutti
argomenti che stuzzicano anche palati di sinistra conservatrice. "È un
gioco degli specchi ? nell'ottica del filosofo ? fra lo pseudoliberalismo di Berlusconi, che è solo populismo nazionalista (lo stesso
nome "Forza Italia" ricorda il titolo di Ortega y Gasset Le origini
sportive dello stato), e l'anacronismo di una sinistra solo apparentemente
radicale. È un gioco reso possibile dal fatto che entrambi sono legati, come si
diceva, all'idea statocentrica della politica ". Sarebbe bello se, al ritorno
indietro della destra tremontiana, la sinistra arcobaleno rispondesse, non
fosse che per restare alle "origini sportive" della politica, con un
salto avanti rispetto alla cultura dei movimenti sociali (studentesco, operaio,
femminista) da cui sono nate le cose positive del Sessantotto, insieme a quelle
negative (in parte, per ora, seppellite). Si tratterebbe di far crescere la
scuola di tutti con il merito la selezione e la ricerca, vera arma decisiva
nella competizione globalizzata; di trasformare lo stato sociale di diritto in
società di diritti (e di doveri) nascenti dalle nuove "icone" di cui
Tremonti ha paura, da internet al femminismo: purché si abbia il coraggio di
non fermasi agli inconvenienti o addirittura al suono sgradevole delle parole:
come la contestata "cultura della differenza", che fu ed è una
strumentalità necessaria contro la pseudoneutralità dell'uguaglianza dei sessi.
All'origine del tempo moderno c'è anche quell'Oliympe de Gouges che credeva
d'aver integrato la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino
scrivendo la Dichiarazione dei diritti delle donne, e finì sulla ghigliottina.
La storia è andata così: a parte l'8 marzo, a parte la tristezza ferrariana per
il Vogliamo anche le rose, la verità è che il semplice suffragio elettorale
arrivò per le donne dopo un secolo e, in Italia, nel 1945, cioè un secolo e
mezzo dopo la rivoluzione. Altro che egalité. A questa storia, Tremonti oppone
la fortezza protezionistica, arredata non solo di caselli daziari ma di sette
"parole d'ordine", come lui le chiama con strano gusto ducesco:
valori, famiglia, identità, autorità, ordine, responsabilità, federalismo. Una
società organica di trono e altare, ma a parole, in realtà fondamentalmente
scettica, visto che il suo unico "valore" percepibile è la guerra di
civiltà senza cannoni, finché è possibile farla coi dazieri. Una società da
Santa Alleanza viennese, dove l'avanzamento non passa per quella che Marramao
chiama "la nuova cartografia dei diritti e dei doveri": appunto
risorse, energia, ambiente, vita, corpo (temi che coglie Ferrara, il quale, da
buon reazionario, si colloca nel processo di rinnovamento, ma per invertirne la
direzione). Un bel lavoro anche per i "pensatoi" del Pd, si tratti di
governare il presente fin dal 14 aprile o di preparare il governo del futuro
senza gli ormai improbabili tesoretti di Padoa Schioppa ma, semmai, con lo
spirito del Tesoretto di Brunetto Latini (rimasto, come si sa, incompiuto).
( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
GIOVANNI COCCONI Non
sapete chi è Fabiana Stefanoni? Non vi preoccupate. Presto potrete passare
un'ora con lei e sapere tutto sul Pdac, il Partito di alternativa comunista. In
prima serata su Raidue. Non avete mai sentito nominare Flavia D'Angelo? Non è
un problema. Mamma Rai ha pensato anche a voi. A pochi giorni dal voto
conoscerete il programma di Sinistra critica per cambiare l'Italia. Anche per
Flavia un'ora in prima serata, come Fiorello. Così come per Bruno De Vita,
candidato dell'Unione per i consumatori, o il neofascista Roberto Fiore, uno un
po' più a destra di Ciarrapico. È la democrazia bellezza. Undici candidati come
una squadra di calcio, undici serate in due settimane, neanche fosse Benigni
che legge Dante. Sempre che siano solo undici perché dal ministero dell'interno
fanno sapere che potrebbero essere di più. Ma in Rai c'è posto per tutti.
Secondo il regolamento approvato dalla commissione di vigilanza in palinsesto
tutti hanno diritto a un posto in prima fila. Berlusconi, Bertinotti, Boselli, D'Angelo, De Vita, Casini, Ferrando,
Fiore, Santanché, Stefanoni, Veltroni. Noi, per par condicio, abbiamo rispettato l'ordine alfabetico.
Per le conferenze stampa in tv non sarà così. Si andrà ad estrazione: potrebbe
capitare di vedere Bertinotti il 3 aprile e Ferrando giovedì 10 aprile,
a poche ore dal voto. Mentre dopo di lui, andrà puntualmente in onda la
conferenza stampa di Romano Prodi, presidente del consiglio uscente, relegata
per regolamento tra le 22 e le 23 e trenta. E poco importa che il duello tv più
atteso dagli italiani, Veltroni-Berlusconi,
possa saltare. In effetti il regolamento non lo prevede o meglio, all'articolo
12, rinvia a una non meglio precisata trasmissione in diretta, sempre in prima
serata, su Raiuno, con tutti i candidati premier. Quindi il "confronto tra
premier" in una serata, le conferenze stampa in undici, con buona pace
della Rai che si vedrà terremotare i palinsesti e finirà per perdere molti
milioni di euro di pubblicità. Ieri, in extremis, la Vigilanza ha in parte
riparato al danno spostando le conferenze stampa su Raidue. Ma la sostanza resta.
Se ad ogni candidato premier sarà assegnata un'ora in prima serata, per il
duello tra i candidati si parla di un'unica grande ammucchiata di 90 minuti.
Tutti insieme appassionatamente. Abbiamo fatto i conti. 90 minuti divisi per 11
fa 8,1 minuti. Ai quali va però sottratto il tempo della domanda del
giornalista Rai che fortunatamente dovrà essere contenuta in 30 secondi. Quindi
altri 5 minuti e 30 secondi in meno. Ma il regolamento parla di giornalisti
anche "non Rai", quindi si presume che le domande possano essere più
di una, a meno che il regolamento non sottintenda l'alternanza tra domande Rai
e domande non Rai. Se poi si aggiunge un minimo di introduzione e la sigla,
ogni candidato premier potrebbe avere a disposizione circa 5 minuti. Abbastanza
per dire come si chiama, per chi si presenta e la prima idea che ha in mente.
Per il "confronto" non ci sarà più tempo. Alla fine è difficile
sapere come usciranno gli italiani dalla torrenziale maratona Rai. In teoria
dovrebbero guardare la tv per chiarirsi le idee. Non sarà facile. Gli spagnoli
sono stati più fortunati: hanno potuto farsi un'idea assistendo per ben due
volte al match tv tra Zapatero e Rajoy, che non erano gli unici candidati
premier. Ma forse la Spagna è meno democratica dell'Italia. È vero che alla
fine il potere supremo è quello del telecomando, che si può cambiare canale
quando si vuole. Ma è anche vero che la gente non ne può più della politica e
che il regolamento della Vigilanza sembra fatto apposta per allontanarla per
sempre. Eppure ci sembra già di sentire le reazioni. Ma come, proprio voi che
avete strillato tanto per avere la par condicio e adesso non la volete più? No,
non è questione di par condicio. Eravamo e restiamo contrari alla libertà
selvaggia di spot in tv. Non è giusto che chi ha più soldi abbia più spazio.
Tutti i candidati (almeno quelli che hanno i voti o le firme) dovrebbero
scattare alla pari dai nastri di partenza, come già succede negli spazi delle
tribune politiche. Ma non sappiamo più se sia davvero democratico il diritto di
chiunque di imporci le sue idee in prima serata. Su Raiuno o su Raidue.
( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DEMOCRATICI Si entra
in una nuova fase della campagna elettorale, i sondaggi incoraggiano Walter di
governo MARIO LAVIA Vuole dare l'idea di essere già a palazzo Chigi. È
un'offensiva psicologica ma evidentemente tutta politica, quella
di Walter Veltroni,
convinto che fra un paio di settimane i sondaggi daranno i due grossi partiti
praticamente alla pari e che dunque quando sarà il momento di imboccare il
rettilineo finale si sarà spalla a spalla. E ovviamente lui pensa che il rush
degli ultimi metri sarà a suo favore, perché avrà più birra in corpo,
più gambe. Si entra dunque in una nuova fase della campagna elettorale. Dopo
l'avvio molto forte segnato dalla scelta dell'andare da soli, ma in parte
"macchiato" dalle polemiche dei/sui radicali e sulla formazione delle
liste, il leader del Pd vira decisamente sui contenuti di governo, sospinto dai
sondaggi che continuano a segnalare una progressiva riduzione del distacco. Le
distanze tra Pd e Pdl, secondo Swg, si sarebbero ridotte e la differenza tra i
due poli sarebbe passato da 5,5-8 punti a 4-5 punti in cinque giorni. Ermete
Realacci, che tiene sotto costante osservazione i dati, conferma che "la
partita è aperta", mentre c'è chi profetizza "una vittoria alla
camera e un risultato in bilico al senato", con ciò ribaltando la
previsione comune. Al loft non sfugge una certa difficoltà di Berlusconi che improvvisamente ha caimanizzato la sua
propaganda: "Lo vedo molto tirato, ha ricominciato a tirare fuori la
storia dei comunisti, quella dei brogli: questo è un segno negativo, per
lui", nota Pierluigi Castagnetti. Le piazze piene ? e di gente
"nuova" ? una spruzzata di ottimismo la spargono. Il candidato
premier ogni giorno tenterà di seminare idee e proposte sull'azione del governo
Democratico. Filtrano indiscrezioni sui nomi dei ministri del gabinetto-Veltroni ma il leader è comprensibilmente prudente,
sensibile alle prerogative del capo dello stato, anche se alcuni nomi ? lo ha
già annunciato ? li snocciolerà a ridosso del voto. L'incognita più grossa
riguarda il ministro dell'economia: e siccome ieri Veltroni
ha annunciato che un ministro sarà del nord-est molti hanno fatto due più due:
però non ha detto che il ministro "veneto" andrà a via Venti
settembre, anzi. Chi? Calearo? Risposta: no comment. Poi c'è il merito dei
primi provvedimenti. Stamattina Veltroni presenterà i
disegni di legge che saranno presentati al primo consiglio dei ministri, che
traducono in atti concreti le dodici "azioni di governo" contenute
nel programma elettorale del Pd. Due sono già noti: un progetto di legge per
l'incremento dell'occupazione femminile, e il provvedimento per semplificare le
procedure per l'apertura di un'azienda, noto con lo slogan "un'impresa in
un giorno". Ma la novità grossa riguarda la sicurezza. Su questo il Pd sa
di giocarsi molto: "Ci sono dei diritti e ci sono dei doveri: chi sbaglia
deve pagare". È un vero giro di vite. Per esempio, si amplia il numero dei
reati di "grave allarme sociale" per i quali, in presenza di esigenze
cautelari, si prevede la sola custodia in carcere, escludendo l'automatismo
della sospensione dell'esecuzione della pena irrogata con sentenza definitiva.
Tra questi, la rapina, il furto in appartamento, lo scippo, l'incendio
boschivo, la violenza sessuale aggravata. Il pacchetto sicurezza dem si
articola attraverso 4 leggi, prevede l'aumento al 3 per cento dei finanziamenti
per la sicurezza rispetto all'ultimo dato del 2,8 e tutta una serie di misure
di rafforzamento delle polizie. Una novità potrebbe riguardare la magistratura.
Ieri Veltroni ha detto al Gazzettino di Venezia:
"Non è possibile che un giudice per 7 anni e 8 mesi non riesca a scrivere
una sentenza e questo consenta ad un gruppo di persone responsabili di reati
gravissimi di uscire di galera. In casi simili devono scattare anche
provvedimenti nei confronti dei magistrati". Il vecchio slogan ? a suo
tempo molto discusso ? della "giustizia giusta" può trovare ora una
nuova declinazione.
( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO IL VOTO
TRA PD E PDL È GUERRA DI SONDAGGI. MA IN CAMPAGNA ELETTORALE LE POLICIES SONO
TABÙ PER ENTRAMBI L'Italia vuole che si parli di salari, o forse no. Dilemmi da
candidato RUDY FRANCESCO CALVO Trentotto contro quarantatré o trentasei contro
quarantacinque? Insomma, è più affidabile Swg o Demoskopea? È solo l'ultimo
aspro scontro scatenatosi ieri sui sondaggi tra i principali contendenti nella
corsa del 13 e 14 aprile, Pd e Pdl. Numeri che sperano di suscitare negli
elettori l'effetto bandwagon, la salita sul carro del (presunto) vincitore o,
comunque, della squadra che appare più in forma. Ammesso che gli italiani che
ancora non hanno scelto per chi votare si facciano influenzare da questi dati
o, piuttosto, vogliano sentire quali ricette propongono i candidati per
risolvere i loro problemi quotidiani. Che, come confermano altri sondaggi (Ispo
per corriere.it del 6 marzo), rimangono altri: lavoro e occupazione (per un
intervistato su cinque), l'aumento dei salari, la riduzione delle tasse, il controllo
dei prezzi. Il portafogli, insomma. È il vecchio dilemma che attanaglia
chiunque si appresti ad affrontare una campagna elettorale: offrire speranze o
soluzioni? E non è così solo in Italia. In autunno, Barack Obama era dato
praticamente per spacciato nella corsa alle primarie americane. Solo da quando
ha abbandonato toni e modi da "professorino" per lanciare un più
idealistico yes, we can la sua immagine è risalita a tal punto da essere ormai
lanciato verso la nomination. Dal si può fare veltroniano al
rialzati, Italia berlusconiano, sembrerebbe che la strada intrapresa dai due
contendenti nostrani sia molto simile. Le policies hanno trovato spazio per
qualche ora, in coincidenza con la presentazione dei rispettivi programmi.
Che, sia detto per inciso, contengono comunque entrambi una certa dose onirica,
dato che non offrono una completa copertura finanziaria alle proposte
contenute. Anche se una certa differenza c'è: nelle previsioni per entrambi più
ottimistiche, i costi del programma del Pd sono "coperti" per il 93
per cento, quelli del Pdl per il 46. Certo è che né la gente che, in maniera
quasi inattesa, affolla gli appuntamenti del tour di Veltroni,
né quella che ascolta Berlusconi nei suoi comizi in
piazza, dalla meneghina san Babila alla romana piazza del Popolo ieri, possono
e forse vogliono ascoltare ricette precise e puntuali per ridurre i mali del
paese. Non certo il lavoratore temporaneo che ieri si è sentito rispondere dal
Cavaliere "anch'io sono un precario", o allo sprovveduto che per una
foto con lui si è sentito chiedere, scherzando per carità, 35 euro. Né agli
altri che lo hanno sentito parlare di Ciarrapico, di sondaggi, di nomine e
ancora dei comunisti e dei presunti brogli del
( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
B L O G G E R I A Il
voto del 13 aprile si deciderà in rete MARIO ADINOLFI Una campagna da
ventunesimo secolo Sono convinto che le elezioni del 13 aprile si decideranno
sul web. Anzi, per la precisione penso che si decideranno nei luoghi tipici del
web 2.0: blog, Youtube e forum vari. Saranno i contenuti generati dagli utenti
(secondo le statistiche recenti sarebbero cinque milioni gli italiani che
almeno una volta a settimana fruiscono o creano questi contenuti) ad essere la
vera arma di persuasione politica di quella che mi sembra essere la prima vera
campagna elettorale del ventunesimo secolo nel paese. L'elettorato mobile Lo
dico e lo scrivo con convinzione, per via del fatto che proprio sul web risiede
la concentrazione massima di cittadini giovani e/o al primo voto: ancora una
volta, milioni di potenziali elettori non permeabili dal messaggio
preconfezionato dell'informazione politica televisiva, tendenzialmente
appartenenti all'area del disimpegno e del non voto, che invece possono essere
mobilitati da campagne web mirate e, soprattutto, non piegate alle logiche del
marketing di propaganda tradizionale. Gli elettori del web non vanno convinti,
infatti, ma coinvolti. Il Pdl su questo pare molto indietro e il Pd ha la
possibilità di recuperare su internet e sui blog una porzione di voto che a mio
avviso potrebbe anche risultare alla fine decisiva. Il voto di Castelnuovo
Marco Castelnuovo, il diarista elettorale del quotidiano La Stampa sul web,
boccia senza mezzi termini il partito berlusconiano in un pezzo che ha un
titolo invece onnicomprensivo: "Pd e Pdl non hanno capito la forza di
Internet. Come possono governare nel ventunesimo secolo?". Ma il testo del
pezzo di Castelnuovo va letto per intero. Scrive: "Il sito del Pdl
(www.votaberlusconi.it) è effettivamente inguardabile ma non è che quello del
Pd (www.partitodemocratico.it) sia messo meglio. È talmente avanzato
tecnologicamente che risulta di difficile fruibilità. Avevo pensato,
evidentemente sbagliando, che Pd e Pdl potessero metterci una pezza con le
candidature. In parte ho avuto ragione. Il Pd ha candidato Mario Adinolfi,
giornalista blogger, già candidato segretario del Pd. Adinolfi è uno dei pochi
in Italia che è riuscito a fare del web uno strumento utile per sé, per la
costruzione del partito, e in fondo per la democrazia. Anche il Pdl aveva la
stessa occasione. Addirittura l'aggregatore Tocqueville ha spinto per la
candidatura di Edoardo Colombo, conosciuto in rete come Il Giulivo. Insomma,
tra nani e ballerine, un posto potevano trovarglielo. Evidentemente mi
sbagliavo". Una domanda a cui rispondere La domanda che ci pone
Castelnuovo (che ringraziamo per la lettura a tripla utilità del lavoro
direttista di Generazione U) merita certamente una risposta. Quella maggiormente importante mi pare contenuta nel programma di
Veltroni quando mette nei
dodici punti l'equiparazione dell'accesso alla banda larga allo stesso livello
di importanza dell'allacciamento alla rete idrica o elettrica. Un diritto,
insomma. Da questo bisogna partire. www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it.
( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Cavaliere
risponde ad una ragazza: "Chi non ha un posto fisso sposi un
milionario". Veltroni: è
lontano dai giovani Precari, bufera su Berlusconi Veto del Ppe su Ciarrapico: in Europa non vogliamo fascisti ROMA
- Polemiche per la battuta di Berlusconi ad una giovane precaria. Alla ragazza che aveva chiesto all'ex
premier come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo, il
Cavaliere ha risposto: "Da padre il consiglio che le do è quello di
cercare di sposare il figlio di Berlusconi o di
qualcun altro che non avesse di questi problemi". Tra le repliche quella
di Veltroni: "E' lontano dai giovani".
Intanto il Ppe mette il veto su Ciarrapico: "Non conosco questo signore ma
tra noi non c'è posto per i fascisti". CASADIO, D'ARGENIO, FONTANAROSA,
LOPAPA E PICOZZA ALLE PAGINE 2 E 3.
( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Lei è
precaria? Sposi un ricco" bufera sulla gaffe di Berlusconi Veltroni attacca: non si scherza sul dramma del lavoro La replica dell'ex
premier: la sinistra non ha senso dell'umorismo GIOVANNA CASADIO ROMA - Quante
precarie sono disposte a diventare nuore di Berlusconi, o di un altro milionario a piacere, pur di uscire dall'incubo?
Il Cavaliere è convinto che il suo "consiglio da padre" in tv, su
Rai2, a Perla Pavoncello giovane e carina precaria, resti "sempre il più
valido". Aveva detto, il leader del Popolo della Libertà: "Contro la
precarietà? Cerchi di sposare il figlio di Berlusconi",
o qualcun altro del "genere milionario, con quel sorriso se lo può
permettere...". Una battuta galante, del resto, seguita dalle proposte
vere del Pdl. Indovinata dal punto di vista mediatico, secondo l'ex premier, se
è vero che da ieri infiamma la polemica politica come nessuna delle proposte
sull'emergenza-lavoro precario aveva fatto finora. Ventiquattr'ore dopo la
gaffe, Berlusconi torna alla carica della sinistra
"che non ha "sense of humour"": mai cadere nelle mani di
chi non ce l'ha, "per fortuna non succederà" il 13 aprile. E poi
"con quella ragazza io stavo ridendo e scherzando, questa sinistra si
aggrappa a qualsiasi pretesto pur di attaccarmi". Conclusione: "Sono
disperati, Veltroni è ridicolo". Ma se i tre
milioni di precari italiani (cifra approssimativa per difetto) avessero voglia
di ridere, c'è da star certi che sarebbe "un riso molto amaro".
Walter Veltroni, Dario Franceschini, la Sinistra di
Bertinotti, i socialisti di Boselli, Di Pietro reagiscono così, con
indignazione, rabbia, costernazione al Berlusconi
barzellettiere . Dal segretario del Pd arriva un altolà: "Ci sono tante
cose su cui si può scherzare, ce ne sono altre invece su cui non si può
soprattutto da parte di chi ha ben altro compito". Berlusconi
si candida a governare il paese non a fare il comico. Il Pd poi, ha messo
proprio la lotta alla precarietà al centro del programma assicurando un disegno
di legge ad hoc al primo consiglio dei ministri, introducendo il salario minimo
legale di 1000/1.100 euro. Insomma, commenta Veltroni,
"la mia risposta non sarebbe stata "sposati bene" ma che nessun
ragazzo e nessuna ragazza può avere meno di mille, millecento euro al mese. Una
cosa è la flessibilità per entrare nel mondo del lavoro, altra la precarietà,
che è un'emergenza sociale sulla quale si deve intervenire. Berlusconi
è lontano dalle ansie dei precari". Fuori luogo, fuori tempo. Solo due
giorni fa - ricorda il leader Pd - Luigi Roca, un operaio di 39 anni, si è
impiccato dopo avere perso il lavoro. Antonio Boccuzzi, operaio Thyssen,
candidato nel Pd, si sfoga: "Berlusconi si
vergogni, serve rispetto". Dario Franceschini, il vice segretario,
confessa di "vergognarsi come italiano" e che in qualsiasi altro
paese un leader politico "sarebbe costretto a scusarsi per quella battuta
offensiva". Scuse dal Cavaliere? Non ci pensa neppure. Al portavoce, Paolo
Boniauti affida una ulteriore replica ai Democratici che "non hanno
argomenti". Elenca le proposte per aiutare i precari: agevolazioni sui
mutui, piano-casa e, aggiunge, "con il sistema della precarietà le imprese
hanno ricominciato ad assumere giovani". Fausto Bertinotti giudica
"allarmante" la battuta di Berlusconi e il
segretario di Rifondazione, Franco Giordano è sarcastico: "Anche
ipotizzando che i ricchi siano poligami, non basterebbero...checché ne dica Veltroni in Italia esiste ancora una lotta di classe".
C'è pure l'altro aspetto della gaffe: "il maschilismo", come lo
definisce Pina Picierno, giovane candidata pd. "Berlusconi
ha un'idea troglodita delle donne", rincara Grazia Francescato. E per
Boselli "dovrebbe chiedere immediatamente scusa alle donne e ai
precari". Flavia D'Angeli, candidata premier della Sinistra critica,
insegnante precaria di 34 anni: "Il matrimonio non mi attira... scherzi a
parte, la precarietà è il dramma di una generazione". "Berlusconi è lo specchio esatto del maschio medio italiano,
il frutto di una cultura che ha paura delle donne", denuncia Cristina
Tajani, in lista con la Sinistra arcobaleno, ricercatrice alla Statale con
Pietro Ichino, precaria ed esperta di precariato. Chiediamoci qual è l'universo
di valori del Cavaliere, esorta Rosy Bindi, e "troveremo la battuta
illuminante: i soldi prima di tutto". Anche il candidato premier della
Destra, Daniela Santanché si ribella: "Per Berlusconi
esistono solo le donne del capo...".
( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti PALLONE E
POTERE NELLA MILANO DEI MORATTI L'inedito ruolo recitato dalla famiglia nei
gangli vitali della città, dalla politica alla cultura, dall'economia allo
sport Lontani come sono dalle astuzie della trasversalità, a modo loro ingenui,
di destra e di sinistra, si dividono cordialmente e incassano prestigio GAD
LERNER Lo psicodramma della pazza Inter frantuma il mito caduco della sua
imbattibilità, cui nessun tifoso esperto credeva davvero, e ricolloca il
centenario nerazzurro nella sua congenita dimensione esistenziale: furia,
esaltazione, il solito buon vecchio godimento masochistico. Ma nel tumulto
delle emozioni calcistiche, la metropoli che ormai ha assunto lo stadio Meazza
come suo epicentro ideale, ben più di piazza Duomo, si rispecchia e scopre
dell'altro: l'inedito ruolo esercitato dalla famiglia Moratti nei gangli vitali
di Milano, dalla politica alla cultura, dall'economia allo sport. E' un
fenomeno rivelatore di metamorfosi strutturali avvenute nella (presunta)
capitale del Nord. Niente a che vedere con l'egemonia bianconera degli Agnelli
sull'one company town che per decenni fu Torino. La ramificazione dei Moratti
ha natura policentrica, e tale conformazione li condanna alla precarietà ?
scossi perfino da un'eliminazione in Champions ? ma al tempo stesso fa di loro
un contrappeso vincente al potere monocratico di Silvio Berlusconi.
Da Palazzo Marino dove governa Letizia Moratti, grazie al voto dei milanesi ma
anche ai quattro milioni di euro personalmente stanziati per la sua elezione dal
marito Gianmarco, vicepresidente di Confindustria; ai banchi dell'opposizione
su cui siede la cognata Milli, accompagnatrice di Veltroni nei suoi recenti tour
ambrosiani; fino alle cene di via Bigli, dove al desco di Massimo Moratti si
ritrovano Adriano Celentano e l'avvocato Guido Rossi, insieme al vicino di casa
Marco Tronchetti Provera: viviamo l'amalgama della speciale miscela simbolica
capace di unire establishment e popolo. Niente di calcolato. Lontani
come sono dalle astuzie della trasversalità, a modo loro ingenui, i Moratti di
destra e di sinistra si dividono cordialmente ma sostanzialmente nelle opzioni
culturali. Gli uni con San Patrignano, gli altri con Emergency, ma dappertutto
nel tessuto cittadino incassano riconoscenza e prestigio. Così, intorno alla
tribuna d'onore, sugli spalti interclassisti di San Siro convergono generazioni
e anime diverse, i Larussa con i Gino & Michele, il business televisivo e
le tribù xenofobe, i bambini degli Intercampus e i banchieri. Mi rendo conto
che questa mescolanza di argomenti calcistici e sociologici può apparire
stralunata. Eppure è un aspetto della contemporaneità con cui dovremo abituarci
a fare i conti. Ricordo ad esempio una serissima conversazione con Massimo
Moratti, nel corso della quale il presidente mi passava in rassegna i
cambiamenti in atto nel potere milanese attribuendo valore interpretativo
all'essere l'un manager interista, l'altro milanista. Un mattacchione?
Tutt'altro: uno sguardo diverso ma realistico sull'evoluzione della metropoli. Ciò
spiegherebbe anche la sua gestione sentimentale e rocambolesca della squadra di
calcio, a causa della quale Moratti subisce ironie che neanche troppo soffre,
perché ne esaltano una sorta di vena artistica. La mutevolezza delle strategie,
l'incapricciarsi per questo o quel talento da proteggere a vita ? perfino il
tradimento di Ronaldo, già perdonato ? sembrano fare di lui un erede degli
Sforza o dei Visconti di Modrone, restio a lasciarsi ingabbiare nella figura
banale dell'imprenditore moderno. Dunque: un potente sui generis, proverbiale
nei suoi improvvisi cambi d'opinione, sensibilissimo al dispetto suscitato fra
i tifosi, senza che ciò gli impedisca di continuare, come se niente fosse, a
fare e disfare di testa sua. La fonte inesauribile di questo potere è il flusso
del petrolio raffinato dalla Saras. Una compagnia che è riuscita ad
avvantaggiare il suo azionista perfino incappando in disastrose performances
borsistiche. E ora moltiplica gli utili in virtù dello sciagurato incremento di
prezzo dell'oro nero. Dovremo pur riflettere su questa centralità assunta dai
petrolieri, dagli immobiliaristi e dai finanzieri nei luoghi cruciali del
capitalismo italiano: il nuovo potere milanese si fonda su un flusso che
somiglia più a una rendita che a un'attività imprenditoriale. Del resto anche
la sindachessa Letizia affida buona parte del suo destino politico alla
conquista dell'Expo
( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Torino
Si presenta a Parigi la festa dei 150 anni dell'Unità d'Italia DAL NOSTRO
INVIATO @FI FIRMA EDITORIALE SX:PIER PAOLO LUCIANO Parigi Il Piemonte di ieri e
di domani si rincorrono, si sfiorano e spesso si incrociano per quasi quattro
ore nelle sale dell'Istituto Italiano di Cultura di Parigi in rue de Varenne 50.
Merito del conte Camillo Benso di Cavour, "un premier che servirebbe
all'Italia di oggi, altro che Berlusconi, Prodi o Veltroni", sottolinea l'assessore alla cultura Gianni Oliva,
nell'intervento di apertura al convegno "Il cosmopolitismo di Cavour: politica,
diplomazia e territorio" organizzato nell'ambito del terzo Prix Grinzane
France, vinto da Giuseppe Culicchia con Il paese delle meraviglie. La
grandezza di Cavour viene ribadita anche da Mercedes Bresso, presidente della
Regione quando presenta alla fine della mattinata le celebrazioni per i 150
anni dell'Unità d'Italia che il Piemonte ha già cominciato a organizzare in
vista del 2011. SEGUE A PAGINA XIII.
( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Palermo
IL CASO IL DEPUTATO USCENTE Venti cambi di casacca in un mese di campagna
elettorale. Mimmo Russo tarocca i poster L'EX RETTORE Tradimenti e manifesti
rifatti la stagione record dei voltagabbana EMANUELE LAURIA Mimmo Russo, chi
era costui? Ma soprattutto per chi corre? Nel ginepraio di simboli, slogan e
facce della campagna elettorale, il dubbio può diventare lacerante: in alcuni
manifesti trovi il candidato, volto barbuto e rassicurante, gridare il suo
richiamo ("aiutatemi a difendervi") accanto allo stemma di An. In
altri Russo, stessa posa e stesso messaggio, chiede il voto a nome dell'Mpa. Un
errore? Macché. Semplicemente, troppo rapido è stato il passaggio di fronte del
consigliere comunale palermitano, che ha mollato Fini e abbracciato Lombardo in
piena campagna elettorale: non c'è stato tempo per far sparire tutti i vecchi
manifesti, per coprire con gli adesivi il simbolo d'un tratto ripudiato. Così
Russo è diventato lui stesso un simbolo: quello dei cambiacasacca di Sicilia,
esercito che ha ingrossato le sue file in questo 2008 dei terremoti politici e
degli imprevisti (o quasi) appuntamenti con le urne. Che fenomeno, quello dei
transfughi. Dei voltagabbana, dei saltafossi. Scorri l'agenda politica
dell'ultimo mese e resti folgorato. In principio fu Antonino Rizzotto, ex
coordinatore provinciale dell'Mpa che il 14 febbraio, giorno di San Valentino,
tradisce Lombardo e va con An. L'unica perdita consistente lamentata dagli
autonomisti, veri predoni di questa tornata. Passa un giorno ed ecco l'addio
all'Udc di Filippo Drago e Fabio Mancuso, ingaggiati dal Pdl, si dice anche per
indebolire Cuffaro nella partita sulla sua successione. Stessa strada segue
l'assessore regionale Mario Torrisi, cui Saverio Romano, segretario dello
scudocrociato, chiede subito le dimissioni: "Lasci l'autoblù, segreteria,
telefoni e quant'altro, se ha dignità politica". Lui, Torrisi, non
replica. E resta al suo posto. Fra le contumelie assortite, il giro di valzer
continua: il 21 febbraio anche il deputato nazionale Francesco Paolo Lucchese
passa nel Pdl. "Che peccato, perdiamo il suo voto e quello della
moglie", sibila velenosetto l'ex governatore Cuffaro, mentre si affretta a
rimediare portando nell'Udc qualche decina di politici trapanesi, in testa il
deputato nazionale ex Udeur Vito Li Causi. Ispirandosi all'ex amico Gianfranco
Micciché, che così nel 2000 commentò il controribaltone polista: "Per un
cornuto, un cornuto e mezzo". Poi i casi più eclatanti: Marco Zambuto,
sindaco di Agrigento eletto solo 9 mesi fa con i voti del centrosinistra, il 27
febbraio va a Palazzo Grazioli e Berlusconi in persona
annuncia il nuovo acquisto del Pdl. Davanti allo smarrimento di mezza città,
Zambuto addirittura emenderà il Cavaliere: "Non ho ancora deciso".
"Pietosa bugia", commentano i suoi detrattori. Passano tre giorni e
un big del Pd come Ferdinando Latteri, uno che sei mesi fa
si candidava a guidare il partito, fa ciao con la manina: Veltroni non lo avrebbe ricandidato,
Lombardo l'ha messo subito in lista, Camera oriente e occidente. "Ogni
volta che andava da Walter, era costretto a fare ore di anticamera: ma le pare
giusto?", osserva un amico (rimasto nel Pd) dell'ex rettore di Catania.
L'orgoglio non ha bandiere. E Latteri, che nel 2004 aveva lasciato Forza Italia
per la Margherita, neppure. Poi cedono i destrorsi Trantino e Coppolino che
vanno con Musumeci e l'Udc in piena campagna acquisti presenta in conferenza
stampa Orazio Bottiglieri, ex Pd. "Manca solo la foto con maglia e numero,
per il resto sembrano annunci di calciomercato", ride l'ex presidente
dell'Ars Nicola Cristaldi, uno che non si è pentito, al limite ha visto
cambiare le insegne fuori dalla sede del partito, dall'Msi ad An fino al Pdl. E
ora assiste alle evoluzioni di colleghi come Nicolò Nicolosi, finito nell'Mpa
dopo aver lasciato la mamma Dc ed essere passato da Udeur, Nuova Sicilia, Patto
per la Sicilia, Udc. L'ultima transfuga: l'assessore regionale Giovanni
Candura, non candidata da Fini per le politiche e migrata nell'Udc che l'ha
ricompensata con un posto per le regionali. Il borsino, quando si chiudono le
liste, segna venti cambi di maglia in un mese, solo per restare alla prima fila
della politica siciliana. Per Cristaldi "il fenomeno è legato
all'effetto-calamita di Pdl e Pd, che svuotano i piccoli partiti". Un ex
comunista come Angelo Capodicasa ricorda che "il Pci respingeva le
dimissioni di chi voleva andar via per poi espellerlo e così bollarlo di
ignominia. I tempi sono cambiati. D'accordo, i partiti hanno perso un connotato
identitario. Ma oggi i candidati si propongono al miglior offerente, corrono
con chi mette in gioco il posto in lista più utile. E magari un robusto
contributo elettorale. Tutto ciò non c'entra con la caduta delle ideologie,
c'entra con la crisi dei valori".
( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XI - Genova
L'aborto La spazzatura Il terzo valico Il porto Candidato, spiegaci che Genova
vorresti Porto, infrastrutture, rifiuti e aborto: quattro domande al vaglio
delle urne La legge 194 va bene? Il Galliera, finanziato con soldi pubblici,
non esegue interruzioni di gravidanza? è giusto? Quella di Napoli è arrivata a
Scarpino Giusto accoglierla? Come affrontare il problema per Genova? Annunci a
sensazione e frenate si inseguono. Si tratta solo di un sogno o di una
possibile realtà? Dopo lo scandalo esploso con l'inchiesta della magistratura,
è nella bufera. Che fare per rilanciarlo? Ecco che cosa pensano Sinistra Arcobaleno,
Partito Democratico, Popolo delle Libertà e Udc WANDA VALLI Hanno un bel dire,
i candidati e i leader che si affronteranno alle elezioni politiche di aprile,
alla fine di programmi si parla poco. E se questa volta, Veltroni ha rotto gli schemi e ha chiarito i suoi 12 punti del
"programma per l'Italia", come Berlusconi, Bertinotti, Casini e gli altri, resta l'incognita dei
territori. Là dove si vince o si perde, a colpi di "porcellum", la
legge elettorale che vieta le preferenze, e prevede premi di maggioranza.
Così, pensando a Genova, "Repubblica" ha individuato alcuni tra i più
importanti problemi della città e della Liguria e ha chiesto a quattro
esponenti politici, di sinistra, centrosinistra, centro e centrodestra, di
spiegare come li risolverebbero. Si parte dal porto, scosso dall'inchiesta
della magistratura, che ha bisogno di inventarsi un futuro. E poi ci sono le
Grandi Incompiute, come il Terzo Valico, necessario per una linea ferroviaria
veloce di merci e di persone con Milano: se ne discute da decenni, i governi di
centrodestra e centrosinistra non sono riusciti a finanziare l'opera. Resterà
un sogno o si può fare? Intanto la cronaca racconta che parte della spazzatura
di Napoli è arrivata a Scarpino. Giusto accettarla? E come si attrezza la
città? Infine il dramma dell' aborto, spesso ancora clandestino. Funziona la
194? E' giusto che l'ospedale Galliera, presieduto dal Cardinal Bagnasco,
finanziato da denaro pubblico non effettui interruzioni di gravidanza?. Hanno
risposto Stefano Quaranta, Sinistra Arcobaleno in lizza per la Camera, Roberta
Pinotti, Pd, capolista al Senato, Rosario Monteleone, Udc, candidato alla
Camera e Enrico Musso capolista al Senato per il Pdl.
( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Circa mille riuniti
a Roma, assente Ciarrapico. Il Cavaliere: sul Pil un'eredità difficile I
consigli di Silvio nel kit dei candidati "Dite che Veltroni
è come Stalin" I suggerimenti indispettiscono An: sono 50 anni che noi
facciamo campagne FRANCESCO BEI ROMA - Non c'è Natale senza presepe, non c'è
campagna elettorale del Cavaliere senza il "kit del candidato". Se lo
sono ritrovati in dono i quasi mille debuttanti del Pdl, riuniti ieri mattina all'auditorium
dell'Eur per ascoltare le direttive di Berlusconi e
Fini. Maglietta e calamita "Rialzati Italia", bandiera del Pdl,
volantino, programma con le "sette missioni", cd-rom con
"Azzurra Libertà" e il nuovo inno "A Silvio, A Silvio"
(versione gospel), nel kit c'è un po' di tutto. Ma soprattutto dei gustosi
"Spunti per gli interventi dei candidati", che riassumono in una
quarantina di pagine gli argomenti polemici per randellare gli avversari. Veltroni soprattutto. E dunque "Veltroni
come Stalin" si intitola un capitoletto, perché "ha chiuso in un
armadio le tre figure più impresentabili della sinistra: Prodi, Padoa Schioppa
e naturalmente Visco". Anche Stalin, ricorda il dotto estensore,
"fece sparire Karl Radek da una celebre fotografia dei capi del Cremlino.
Lo stesso vale per Veltroni", ma "le mani di
Prodi, Padoa Schioppa e Visco sono ben visibili sulle troppe tasse che gli
italiani continuano a pagare". Chissà cosa ne pensa la giovane spezzina
Maria Grazia Frijia di Karl Radek? Fasciata in un tubino nero, al suo arrivo
all'Eur ci tiene intanto a far sapere ai cronisti che ha "un debole per
Chopin" e "le borse di Prada". I consigli degli strateghi
azzurri serviranno sicuramente alla 25enne Giulia Adamoli, da Mantova, che si
presenta "molta agitata" con una sigaretta in mano. Agitata?
"Sì, ho stretto la mano a Berlusconi e questo mi
ha riempito la giornata. Un effetto travolgente che durerà tutta la vita".
Sia chiaro, l'adunata dell'Eur non è solo il ballo delle debuttanti - su tutte Laura
Comi, laureata con una tesi sul Milan, che si presenta anteponendo il cognome,
"piacere, Comi Laura" - ci sono anche vecchi volponi della politica.
Tutti, tranne uno: l'ingombrante Giuseppe Ciarrapico. "Influenza",
suggerisce diplomaticamente Paolo Bonaiuti. A quelli di Alleanza nazionale i
consigli dispensati da Berlusconi fanno un po' ridere.
"Dovete fare una campagna porta a porta - esorta il Cavaliere parlando a
porte chiuse davanti ai mille - portare i nostri camper in ogni paesino. E
quando ci arrivate presentatevi subito al parroco e al farmacista, le autorità
del paese. Oltretutto io con i farmacisti ho un ottimo rapporto, ma non per via
del Viagra, perché noi non ne abbiamo bisogno". Gli ex ragazzi del Msi
all'uscita sbuffano: "Ma per chi ci ha preso? Sono cinquant'anni che
facciamo campagne elettorali". I finiani più scanzonati ci scherzano
sopra, un po' frastornati da certe americanate del Cavaliere. Il siciliano
Fabio Granata si rigira tra le mani la busta con il kit del candidato: "Se
cerchi bene c'è anche l'uovo di pasqua e il pugnalino di plastica".
Marcello De Angelis scuote la testa: "Quando è partito l'inno "A
Silvio" mi sono messo a piangere per la commozione". I più felici
sono i nuovi acquisti del Cavaliere. Lamberto Dini è raggiante: "Sì,
adesso mi sento a casa". La sottosegretaria alla Giustizia del governo
Prodi, Daniela Melchiorre, non ci trova "assolutamente nulla di
strano" a essere passata dalla sera alla mattina sotto le insegne di Berlusconi e scolpisce il suo slogan: "Le persone che
servono alla politica sono chiamate a impegnarsi per diminuire il numero di
persone che si servono della politica". Passa sul red carpet anche l'ex
comandante della Finanza, Roberto Speciale, che sfoggia con un certo orgoglio
il suo panciotto: "Un ministero per me? Non lo so, io sono a disposizione
della causa". Alla fine, per paradosso, il più sobrio di tutti sembra
essere Berlusconi. Il Pil che non cresce? "E'
un'eredità difficile che assumiamo, ma siamo molto preoccupati". Per
impedire la vittoria di del Pd, catechizza il Cavaliere, "bisogna votare
Pdl, perché disperdere i voti significa favorire Veltroni".
Purtroppo, aggiunge, "gli elettori non conoscono ancora il nostro
simbolo". L'ex Udc Luigi Compagna, all'uscita, prende sottobraccio il
forzista Cicchitto e gli mostra la spilla con la stella di Davide che porta
all'occhiello: "Gliela regalo a Ciarrapico se lo incontro".
( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tremonti: non farò
mai più condoni "Niente miracoli ma neanche nuove tasse. Calearo
caricatura del Nordest" Il programma del Pd è una Disneyland, il nostro è
realizzabile: sgravi, mutui agevolati, abolizione dell'Ici Io ministro degli
Esteri? Avrei difficoltà a farlo in un governo in cui non fossi ministro
dell'Economia EDOARDO BUFFONI ROMA - "Il programma elettorale di Veltroni è una Disneyland, un mondo surreale a cui non
bisogna credere. Probabilmente l'ha scritto nell'ipotesi di non governare,
pensando di perdere". Giulio Tremonti, ministro dell'Economia in pectore
per il Pdl, attacca la ricetta economica del Pd. E lo fa durante il videoforum
di Repubblica Tv, rispondendo alle centinaia di domande arrivate in diretta dai
lettori. Il Pdl invece cosa propone? "Il nostro programma ha una clausola:
sappiamo che c'è una crisi in atto, in Italia e nel mondo. E che può
aggravarsi. Per questo non promettiamo miracoli, ma cose realizzabili:
detassazione legata alla produttività, abolizione dell'Ici sulla prima casa,
facilitazioni sul fronte dei mutui. Poi, sì alle grandi opere pubbliche e alle
infrastrutture, ma anche al nucleare. E soprattutto la nostra vera promessa...
". Quale? "Non metteremo le mani nelle tasche dei cittadini, nessuna
tassa aggiuntiva. Al contrario di Prodi e Veltroni, che le tasse le hanno già
alzate. Sembra che Veltroni
sia all'opposizione. No. Lui è l'azionista di maggioranza di un governo che ha
sprecato gli ultimi due anni di crescita. Lui e Prodi ci lasciano una
situazione disastrosa". Ma Bruxelles ha riconosciuto il risanamento dei
conti pubblici. "Con la crescita zero il risanamento non può essere
solido. I conti pubblici non sono stati risanati. Per questo il programma del
Pd è il programma dei miracoli. Veltroni mi ricorda il
tale che va al bar e dice: "Da bere per tutti". Gli chiedono:
"Con che soldi?". E lui risponde: "Con i vostri"".
Come aiuterete le famiglie in difficoltà? "Facilitandole con mutui più
leggeri. Prodi ha fatto un grande regalo alle banche nell'ultima Finanziaria.
Avete visto quanti banchieri sono andati a fare la coda per votare alle
primarie del Pd? Noi invece vogliamo aiutare solo le banche che fanno mutui più
umani per le famiglie". Farete altri condoni fiscali? "Oggi non ci
sono più le condizioni per farli. Non li ho certo fatti volentieri, ma perchè
costretto dalla dura necessità. I condoni sono una cosa del passato. All'epoca
hanno dato un enorme gettito, perché Prodi aveva consentito un'enorme
evasione". Come combatterete i fannulloni della pubblica amministrazione?
"Non come vuol fare Ichino, cioè creando un'agenzia che produrrebbe altri
fannulloni. Ma ristabilendo i sani e vecchi principi di autorità negli uffici.
Il capufficio comanda, gli altri eseguono. Vedo troppo assemblearismo nei
nostri uffici". Berlusconi è contrario alla
vendita di Alitalia ad Air France. E lei? "Alitalia è quotata in borsa.
Non posso parlare e non voglio parlare. Penso però che Malpensa avrà un futuro
anche indipendentemente da Alitalia". La convince Emma Marcegaglia?
"E' un segnale di grande interesse, un buon segnale per il Paese. Noi nel
Pdl abbiamo puntato molto sui giovani, che è però una cosa diversa dal Pd, dove
i giovani stanno semplicemente sul palco ad applaudire mentre Veltroni fa i suoi comizi". Massimo Calearo può portare
voti a Veltroni? "Calearo non è il Nord-Est, ma
una sua caricatura. Il Nord-Est è più civile, meno violento e radicale. Per
quanto riguarda i voti, certo, se la sua è una famiglia molto numerosa e unita,
un contributo elettorale lo potrà dare". Farebbe il ministro degli Esteri?
"Avrei difficoltà a farlo in un governo in cui non fossi ministro
dell'Economia".
( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Bertinotti: "La
Rai trucca le carte" Sit-in "per un'informazione migliore".
Mussi torna dopo il trapianto di rene UMBERTO ROSSO ROMA - Faccia a faccia.
Improvvisato (quasi), e in piazza. Arriva Fausto Bertinotti al sit-in della
Sinistra Arcobaleno in viale Mazzini, per denunciare che la partita
dell'informazione Rai è "truccata", giocata com'è tutta sul duopolio
Pd-Pdl, con il rischio concreto di una "distorsione del risultato
elettorale". Ed ecco che dal palazzo a vetri, quartier generale della tv
pubblica, a raccogliere il grido di dolore scende giù il presidente Claudio
Petruccioli, accompagnato dal consigliere Sandro Curzi e dal direttore del Tg1
Gianni Rotta. Altri direttori di testata non se ne vedono, ma a quanto pare si
tratta di una delegazione "ufficiale" che rappresenta l'azienda
tutta. Ad un incontro nel chiuso del settimo piano, per rivendicare parità di
accesso in tv, la Sinistra ha preferito il confronto en plein air. Petruccioli
non si è tirato indietro. E così sotto l'occhio delle telecamere va in scena il
botta e risposta fra i due presidenti. L'accusa e la difesa. Garbatamente,
colpi di fioretto, ma le distanze alla fine restano, la Sinistra e la Rai
continuano a non capirsi. Per la guerra dei numeri, intanto. Bertinotti: siamo
qui per chiedere alla Rai un'"informazione corretta", non può ridurre
la partita elettorale allo scontro fra Pd e Pdl mentre "tutti gli altri
competitori restano indistinti e confusi". Petruccioli: possiamo fare
certamente di meglio ma "le cifre dicono che abbiamo
dato a Berlusconi e Veltroni meno del sessanta per cento
dello spazio, il resto è andato agli altri". Dai gazebo imbandierati
qualche isolata contestazione per il capo della Rai. I rosso-verdi diffondono i
numeri dell'Osservatorio di Pavia sul Tg1: Berlusconi 38, 1 per cento, Veltroni 21,6, Bertinotti 6,3, Casini 12,6. I leader accorsi
all'appuntamento, da Salvi a Pecoraro, da Migliore alla Palermi, ad Occhetto,
stanno a sentire come procede il match. Perché, arringa Bertinotti, c'è
dell'altro. Non è questione di elemosinare qualche minuto in più. Il candidato
premier allarga la mira, in discussione è la qualità stessa del servizio
pubblico che è finito invece, "scusami presidente Petruccioli", per
fare il verso proprio al modello della tv commerciale. Vedi il caso del giorno,
Berlusconi che dal Tg2 alla giovane precaria consiglia
di sposare il figlio Piersilvio, "il trionfo della cultura delle veline e
dei calciatori". Il duopolio della tv che diventa il duopolio della
politica, è l'accusa. Il presidente della Rai non ci sta. Ribalta lo schema.
"Non vorrei che la politica rovesciasse sulla tv proprie colpe e proprie
responsabilità. Non fate della Rai la testa di turco". E che la campagna
elettorale sia imperniata attorno a Pd e Pdl è un dato di fatto, "noi lo
registriamo ma in alcun modo lo favoriamo o agevoliamo". L'ultima battuta
a microfono ormai spento è per Bertinotti, "se non la ostacolate, vi
omologate". Però, intanto, protesta pure Morri, del Pd: chiede alla Rai di
riequilibrare le presenze di Veltroni, i conti sono
troppo sbilanciati a favore di Berlusconi. Si arrabbia
anche Boselli, "Petruccioli la chiama informazione, per me è
censura". Non c'è più tempo però. Bertinotti va a supervisionare la nuova
sede del comitato elettorale rosso-verde, in via Liguria. E oggi aprirà la
campagna a Milano, insieme a Fabio Mussi, il capolista, che torna in pista dopo
il trapianto dei reni.
( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del L'Europa non vuole fascisti. Il Pdl sì Juncker: nel Ppe per loro
non c'è posto. D'Alema: Berlusconi
ne ha candidati più di Storace Zapatero: importante che vinca il Pd. Veltroni promette tasse più basse in
busta paga "Non c'è posto per i fascisti nel Ppe". Dall'Europa, per
bocca del presidente del gruppo popolare (di cui fa parte Forza Italia) al
Parlamento europeo e primo ministro del Lussemburgo Jean Claude Juncker,
arriva un netto rifiuto della scelta di Berlusconi di
candidare nelle liste del Pdl il nostalgico fascista (non pentito) Ciarrapico.
Un no, ribadito anche dal presidente del Parlamento Europeo Poettering
("sono contro ogni estremismo"), che sta creando più di un imbarazzo
al Cavaliere e ai suoi alleati. "Berlusconi - fa
notare D'Alema - ha candidato più fascisti di Storace". E dal vertice
europeo del Pse il premier spagnolo Zapatero fa sapere che "per l'Ue è
molto importante adesso che Veltroni vinca in Italia,
perché l'Italia è un paese molto importante per l'Europa". In Italia
invece Veltroni spiega la ricetta del Pd sul fisco
illustrando il primo disegno di legge che farà il suo governo: meno tasse in
busta paga per aumentare i consumi e far ripartire l'economia. Andriolo,
Lombardo, Ciarnelli, Carugati alle pagine 2, 3 e 4.
( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Endorsement in cucina e sondaggi del piffero Stufo dei sondaggi
del piffero ho deciso di farmene uno (quasi) sicuro da solo: ho chiesto
l'endorsement di mia moglie. È stata chiara: anche se temo che non cambierà
nulla, ha detto, voterò i meno peggio. Quindi non mi piace Rutelli ma detesto
Alemanno. A Roma voterò Rutelli. Dubito di Veltroni, ma Berlusconi è insopportabile, con i lifting, le tinture, il cabaret
continuo. Voterò Veltroni.
Tanta sagacia proveniente dal tinello andava indagata come si deve.
Effettivamente Berlusconi
ogni giorno ci dà motivo di pensare che sia il migliore nel gestire il Paese
peggiore, peggiorandolo ulteriormente. L'ultima che ha fatto è un
evidenziatore per i posteri. A Roma ha scherzato sullo slogan "Meno tasse
per Totti", che è la caricatura del manifesto principe della sua campagna
elettorale del 2001: quindi ha girato in comunicazione una presa in giro di lui
medesimo, cercando di catturare la benevolenza dei tifosi romanisti. Un mostro
di bravura. Il migliore. Ma a fare che? A trascinare ogni volta più verso il
basso il livello politico, già sottotraccia. Riesce a trasformare la politica
in barzelletta, mentre l'Italia accusa il declino. Altro che
"Rialzati!", piuttosto un "È tutto coglionella". Oliviero
Beha.
( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del LA CAMPAGNA ELETTORALE Silvio indottrina i candidati: parlate
con i farmacisti e occhio ai giornalisti... di Natalia Lombardo/ Roma KIT 2008
Meno male che Ciarrapico non c'è. Deve aver detto Silvio, che c'è anche in
versione gospel nel cd dato in omaggio col kit elettorale ai "mille"
in lista col Pdl. Arrivati ieri all'Eur all'Auditorium della Tecnica di
Confindustria scelto da Berlusconi e Gianfranco Fini
per indottrinare i candidati. Silvio c'è anche troppo, mentre ha disertato i
lavori del Ppe a Bruxelles. Lui stesso in sala constata che "manca il
posto per Gianfranco". Il leader di An si siede in prima fila e si ritrova
a fianco Alessandra Mussolini. Parla un po' dal palco e torna a sedere. Berlusconi dà il primo consiglio alla truppa candidata:
"Dovete fare il giro dei comuni" e incontrare tutti. Subito dopo il
prete e i carabinieri "la prima persona che dovete incontrare dev'essere
il farmacista. Badate bene, però, non per il Viagra, perché noi non ne abbiamo
bisogno". Non rinuncia alla battuta maschilista. Secondo consiglio:
attenzione ai giornalisti, sono "tutti di sinistra". Nel kit ci sono
le istruzioni per l'uso; l'Albo e i moduli da "difensori della
Libertà" nei seggi contro i brogli; la Carta dei Valori e 36 pagine di
"Spunti per gli interventi dei candidati" in tv: Silvio-pensiero in pillole: dalla "copisteria Veltroni" al "Veltroni come Stalin che nasconde
nell'armadio Prodi". Poi i gadget: spilla, magnete per frigo, penna,
bandiera e t-shirt xxl col simbolo "Rialzati Italia", Infine due Cd:
con "Azzurra Libertà" e "A Silvio a Silvio" e col discorso
del Palalido sul programma Pd "carta straccia". Maldestre o
emozionate come al primo giorno di scuola arrivano le new entry. Aria svogliata
come "quelli della quinta", i veterani azzurri e aennini. Tutti
indossano un cartellino con nome e cognome. Lo staff di Silvio ha messo su un
piccolo set col simbolo Pdl per le foto col candidato. Lamberto Dini fa ciao
ciao con la mano, "grazie grazie, vinceremo alla grande". Saluta i
flash anche il generale Roberto Speciale "a disposizione della causa"
per un ministero. Trabocca dal set Sergio De Gregorio che disserta di
"slancio". Michela Brambilla fuma nervosa; è provata ma soddisfatta:
"Dei miei circoli ci sono dieci persone", lievita, mentre Gasparri le
fa il baciamano. Scusi lei è una candidata? Look minimalista tubino nero, Maria
Grazia Frijia è in lista in Liguria al 16° posto. Consigliere comunale di Fi
insegna pianoforte: dare delle "shampiste" alle candidate del Pd è
"fastidioso", ma meglio non esporsi. Lara Comi o meglio "Comi
Lara", 25 anni, laureata alla Bocconi e coordinatrice dei giovani lombardi
è nello standard berlusconiano: carina e parlantina, già attorniata da
porta-borsette. Come Nunzia Di Girolamo, avvocato e coordinatrice provinciale
di Benevento che Silvio ha imposto al n. 7 in Campania. Un ruolo "nel
partito" l'hanno più d'una, peccato che Fi sia un vuoto cosmico di ideali.
Sguscia via la signora bene Melania Rizzoli, Franca Audisio offre "salute
e benessere, sono la signora Gibaud". Santo Versace è in cerca di
"stile", Diana De Feo in Fede arriva in Suv. "Noi non siamo
candidate, io sono la mamma di Cinzia Calabria", informano due signore
lampadate; più serie l'avvocata di An Giulia Bongiorno e la ex campionessa
Manuela Di Centa. L'azzurra Pelino offre confetti a Silvio che saluta dal
predellino. Dichiarano qua e là Maurizio Scelli, ex presidente della Croce
Rossa, e Deborah Bergamini, blindata da un seggio in Toscana: da ex segretaria
di Berlusconi a capo del marketing Rai in filo
(registrato) con Mediaset, ora disoccupata merita ricompensa. La fiera finisce
all'una. Sulla strada passa e ripassa il furgone col faccione di Casini.
( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Destra a valanga nei tg italiani Il centro d'ascolto
sull'informazione: più spazio al Pdl che al Pd, in Rai e Mediaset Briciole ai
partiti "minori", ma nei talk show i superstar sono Bertinotti e Berlusconi / Roma UNA PAR CONDICIO assai poco
"par". Dal 7 febbraio al 7 marzo, nel primo periodo di trasmissioni
regolate dalla legge sull'accesso ai media delle forze politiche, la fotografia
scattata dal Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva appare
abbastan- za chiara: tutti i tg, nel primo mese di campagna elettorale, hanno
dato uno spazio maggiore al Pdl. Mentre le reti Rai, come sottolineava
mercoledì il presidente Claudio Petruccioli al consiglio d'amministrazione
dell'azienda, ha fornito a Silvio Berlusconi uno
spazio preminente per ciò che riguarda le trasmissioni di approfondimento e le
rubriche giornalistiche (la tabella di riferimento è quella riportata qui di
fianco, e fotografa il periodo 7 febbraio-9 marzo), anche i tg Mediaset non
sono stati da meno. Negli spazi dedicati alla discussione politica, i
telegiornali delle tre reti berlusconiane hanno dedicato il 47% degli spazi al
Pdl, il 25% al Pd, il 7% all'Udc, il 6% alla Sinistra arcobaleno, e l'1%
ciascuno a partito Socialista e la Destra. Secondo questa misurazione il Tg4 è
ovviamente in testa alla classifica: il Pdl ha preso il 52,28% della torta, An
il 10%, la Lega il 5,38%, l'Udc il 3,2%. Assieme gli ex alleati della Cdl
ammontano ad oltre il 70%. Il Pd si ferma a quota 18,04%, la Sinistra
arcobaleno al 2,35%. Il Tg5, dal punto dei vista dei tempi, resta il più
equilibrato: il Pdl ha ottenuto quasi 28 minuti di programmazione (il 22,85%
del totale), il Pd il 17,42%. Seguono Udc (8,51%), An (6,42%), Radicali (5,5%),
la Sinistra arcobaleno (4,87%), Lega (4,19%), la Rosa Bianca (2,48%, i singoli
partiti sono conteggiati anche più volte poiché il riferimento è sull'intero
mese, quando non erano ancora conteggiati in coalizione). Studio Aperto, che è,
nel panorama dei tg privati, quello che dedica meno spazio alla politica, ha
dato 16 minuti al Pdl (30,51%), il 21,84% al Pd, il 7,58% all'Udc, il 5,39%
alla Lega, il 5,2% a Forza Italia, il 4,21% ad An, il 2,95% all'Ulivo, il 2,12%
a Rifondazione, l'1,99% ai Ds (stesso tempo dedicato ai Radicali), l'1,67% alla
Sinistra Arcobaleno: poco più che a La Destra di Storace (1,41%) e alla Rosa
Bianca (1,38%). La Sinistra arcobaleno può però vantare un record negli
ascolti. La classifica degli ascolti medi dal 7 febbraio al
2 marzo 2008 per ciò che riguarda i candidati premier, vede Fausto Bertinotti:
in 12 presenze tv ha raccolto una somma media di 27.574.000 persone. Dietro di
lui Berlusconi (25.245.000
con 8 presenze), Casini (22.556.000 con 10 presenze), Veltroni (21.996.000 con 6 presenze) e Daniela Santanchè (16.273.000 con
6 presenze).e.d.b.
( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del FINANZA E GIORNALIOggi la riunione del patto di sindacato: sul
tavolo i risultati, le strategie e anche la proroga dell'accordo tra i soci. Ma
sullo sfondo maturano progetti impensabili Il Corriere "blindato" e
la trama Generali-Mediobanca Rinaldo Gianola Segue dalla Prima Ma perchè
Montezemolo, Geronzi, Pesenti, Tronchetti Provera, Della Valle, Ligresti,
Bazoli e gli altri amici dovrebbero anticipare di un anno la stretta di mano a
sigillo del rinnovo del patto? È una decisione strana, che si può prestare a
diverse interpretazioni. Apparentemente non ci sono "barbari" che
bussano alle porte del Corriere, non si vedono altri minacciosi raider che,
come Stefano Ricucci nella torrida estate del 2005, vuole mettere le mani sul
prestigioso giornale. Anche se per la verità ai tempi del folcloristico
furbetto il titolo Rcs viaggiava attorno ai sette euro mentre oggi balbetta
appena sopra i due. In più, non si vede come un patto di azionisti che
controlla ben il 63% del capitale con diritto di voto della Rcs possa temere
chissà quali iniziative destabilizzanti. C'è poi da ricordare che fuori ci sono
almeno tre grandi soci che attendono di essere cooptati nel collegio degli
eletti: Benetton ha il 5% e non conta niente, il costruttore Toti ha il 5% e
non conta niente, il re delle cliniche Rotelli ha il 10% e pure lui non conta
niente al Corriere. Per ora si limitano a calcolare la minusvalenza teorica
sulle loro azioni Rcs. Certo il rinnovo immediato, si vedrà se per uno o per
più anni, dell'accordo tra i soci non può essere archiviato come un semplice,
naturale segno di amicizia e stima del gruppo dei soci. Anche perchè tensioni,
litigi e dispetti non sono certo mancati negli ultimi anni. L'interpretazione
che viene fatta circolare è che il rinnovo del patto è anticipato, e proprio
alla vigilia delle elezioni, per mettere al riparo la Rcs e i suoi giornali, in
primis il Corrierone, da presunte e indebite pressioni politiche che potrebbero
maturare nella prossima legislatura. Così Berlusconi e Veltroni sanno benissimo che non possono influenzare via Solferino. Già
alla vigilia delle elezioni 2006 i signori del patto estesero il loro accordo.
Oggi lo scenario si ripete. Certo è difficile pensare che un salotto di soci
che racchiude i maggiori industriali e banchieri italiani possa temere di
essere intimidito dalla politica. È vero che il capitalismo tricolore è
malridotto, ma la politica, a ben vedere, se la passa forse peggio. E poi non
si può nemmeno lontamente immaginare che una vecchia volpe come il direttore
Paolo Mieli possa subire pressioni politiche. Anzi, conoscendolo, sappiamo che
non ammetterà alcuna intrusione e, di fronte al nuovo accordo tra i suoi
azionisti, non tarderà a mobilitare i suoi Monti, Galli della Loggia, Giavazzi
per un dibattito su trasparenza e patti di sindacato, quelli che Guido Rossi
vorrebbe abolire con un provvedimento leninista.La spiegazione del rinnovo
anticipato, allora, potrebbe essere diversa e non solo politica, ammesso che
ques'ultima abbia senso. Ci sono state novità importanti e altre stanno
maturando per alcuni protagonisti del patto. Montezemolo tra due mesi lascerà
la guida di Confindustria e non è certo che il tempo libero lo dedichi alla
Fiat guidata da Marchionne. Tronchetti Provera sta ridefinendo le sue strategie
dopo l'uscita da Telecom e certo non rinuncerà, prima o poi, al tentativo di
dimostrare di esser stato una vittima di Prodi. Poi ci sono i banchieri. Bazoli
sta in silenzio: il Corriere non gli è piaciuto, ci sono stati motivi di
dissenso con la direzione, ha tentato di sostituire Mieli. Avrebbe proposto al
presidente di Mediobanca, Cesare Geronzi, di mettere Giulio Anselmi, attuale
direttore della Stampa, sulla poltrona che fu di Albertini. Ma Geronzi non ha
gradito la candidatura, nè potevano essere credibili i nomi buttati lì di
Marcello Sorgi o di Guido Gentili. Ma anche Geronzi, si dice, non vedrebbe male
un cambiamento. In un incontro riservato, avvenuto qualche giorno fa a Milano,
con un importante imprenditore della sanità, il presidente di Mediobanca si
sarebbe lasciato scappare che "la direzione del Corriere è al
tramonto". Ma il rinnovo del patto sembra fatto apposta per non cambiare
nulla: resta il notaio Marchetti alla presidenza, resta l'amministratore delegato
Perricone e rimane pure Mieli. Perchè cambiare se nessuno ha la forza di
imporre una svolta? Il Corriere, poi, avrebbe recuperato le copie perse con
l'endorsement a Prodi, anche se (dati audipress) l'ultimo direttore di via
Solferino ad avere più lettori di Repubblica è stato la meteora Stefano Folli.
Allora si potrebbe richiamare pure lui. Questa blindatura, questi giochi nella
compagine Rcs potrebbero apparire ben poca cosa di fronte a progetti assai più
ambiziosi che si starebbero preparando nella finanza italiana. Indiscrezioni,
voci, scenari... ci sono ipotesi sempre più forti che fanno pensare a una
definitiva sistemazione dell'asse del potere finanziario, quello che da
Mediobanca conduce alle Assicurazioni Generali. Le due istituzioni sono intrecciate
da storia, capitali, azioni e, a più riprese, sono apparse indebolite e
minacciate anche dall'estero. Perchè non renderle più solide, inattaccabili,
magari mettendole insieme? Le Generali capitalizzano quattro volte il valore di
Mediobanca, quindi potrebbe essere Trieste a fare un'opa su piazzetta Cuccia.
Perchè no? Forse dopo il 13-14 aprile, se si apre una diversa stagione
politica, allora si può realizzare anche l'impensabile. Bisogna aver pazienza.
( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Veltroni: "Con noi scenderanno le
tasse" Dodici ddl per cambiare l'Italia. In Lombardia grande folla.
"Solo questo partito può risollevare l'economia" di Andrea Carugati /
Roma FISCO "AMICO" è la parola d'ordine di Walter Veltroni.
"Un fisco per lo sviluppo e l'equità", è il titolo del disegno di
legge presentato ieri dal leader Pd, insieme ai titoli di altri 11 ddl che, in
caso di vittoria, saranno approvati dal primo Consiglio dei ministri.
L'obiettivo di Veltroni è la crescita, perché "o
il paese volta pagina o il rischio di declino è elevatissimo". Dunque
anche il fisco deve spingere in questa direzione: la crescita del Pil. Ed
essere amico, o almeno non ostile nei confronti dei cittadini che "rischiano
e intraprendono", delle piccole e medie imprese. E "amico" anche
dei salari dei lavoratori dipendenti: "Salari, stipendi e pensioni devono
essere capaci di reggere il costo della vita: o alimentiamo la domanda interna
o altrimenti si alimenta la spirale recessiva". Ecco dunque i capisaldi
del ddl sul fisco: detrazioni per i salari più bassi (sotto gli 8500 euro) già
da luglio 2008, poi una detrazione del 23% sul salario di secondo livello (che
porterà un incremento della parte salariale), l'innalzamento da 30 a 50mila
euro del tetto per il pagamento a forfait per gli autonomi e infine il piatto
più forte: da gennaio 2009 la riduzione di un punto percentuale l'anno delle
aliquote Irpef per tre anni. E ancora, una serie di modifiche agli studi di
settore nell'ottica della semplificazione: l'esclusione delle imprese in
monocommittenza e contoterziste (che producono componenti per le grandi
industrie); la non retroattività dell'entrata in vigore degli studi di settore;
viene poi esclusa la reiterazione degli accertamenti. Quanto alla copertura di
questa manovra fiscale (i costi previsti sono 6,7 miliardi nel 2009, 13,6 nel
2010 e 20,6 a partire dal 2011), il Pd punta sulla riduzione della spesa
corrente, la lotta all'evasione e, infine, una previsione di crescita all'1,3%.
Gli altri 11 ddl che sono stati annunciati ieri riguardano: ricerca, ambiente,
mezzogiorno, sicurezza, giustizia, lavoro, immigrazione, famiglia, donne e
casa. Il leader Pd accompagna la sfida su fisco e salari con una serie di
rassicurazioni sul "come" la nuova stagione si tradurrà nella sua
azione di governo quotidiana: "Bisogna scrollarsi la scimmia di
dosso", ha detto parlando in mattinata alla Coldiretti. "La scimmia
dei veti, della difficoltà di prendersi la responsabilità di decidere. Non si
può non ascoltare, ma poi bisogna decidere". "Solo una coalizione
seria e stabile che sfidi i conservatorismi e i retaggi del passato può reggere
la sfida di risollevare l'economia", assicura Veltroni.
"Se vinciamo le elezioni a governare sarà un partito solo, un solo gruppo
parlamentare, un solo programma e un leader e non si dovranno più fare riunioni
di coalizione. Potremo davvero fare quello che ci siamo impegnati a fare".
E il Pdl? "Da quella parte c'è la reiterazione di un quindicennio in cui
si è visto come sono andate le cose: 15 anni di un Paese imballato che ci sono
costati 11 punti di Pil". Ancora sul Pdl, dal palco di Mantova, 4mila
persone in piazza Stradivari ad ascoltare (in serata "tutto esaurito"
al palazzetto di Bergamo): "Un partito che nasce in un giorno sul
predellino di una macchina non può essere un partito coeso e forte. In tv si
vedono poche e sparute bandiere del Pdl e tante dei singoli partiti".
Critiche sì, ma quando la piazza mantovana fischia Berlusconi, Veltroni mette uno stop: "No, noi non siamo così, non fischiamo
nessuno, non facciamo a pezzi i programmi". Fair play, ma il leader Pd
attacca ancora, sulle liste: "Noi abbiamo Colaninno (con lui sul palco),
Veronesi, De Sena. Non voglio fare paragoni con le candidature di altre liste,
sarebbe troppo facile. Che cosa univa Mastella e Caruso se non l'idea di
vincere le elezioni? E la stessa cosa vale ancora dall'altra parte: che cosa
unisce Mussolini e Ciarrapico con Pisanu e Gianni Letta, persone che hanno a
cuore questo Paese?". Ieri pomeriggio, al Loft del Pd, sono state
presentate anche le liste per il voto all'estero. Ci sono ricercatori, operai,
pensionati e imprenditori, candidati che "rappresentano tutte le
generazioni di italiani all'estero", assicura Maurizio Ciocchetti.
"Siamo tutti Vip, Very Italian People", è lo slogan della campagna.
Confermati gli otto parlamentari uscenti, tutti capilista, le donne sono il
50%. Un pullman, in partenza oggi da Lugano, girerà l'Europa, con lo slogan
"Si può fare" in inglese, francese, tedesco e spagnolo.
( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Zapatero: è importante per l'Europa che vinca il Pd D'Alema:
siamo una novità, il Pse dovrà allargarsi e trovare una nuova denominazione di
Ninni Andriolo inviato a Bruxelles FESTEGGIATISSIMO José Luis Zapatero al primo
vertice dei leader socialisti europei dopo la vittoria del Psoe in Spagna.
Nella Biblioteca Solvay, a pochi me- tri dalla sede del Parlamento europeo, il
tradizionale summit del Partito socialista che precede le riunioni del
Consiglio dei capi di Stato e di governo. Zapatero, durante il pranzo, siede
nello stesso tavolo di Gordon Brown e Massimo D'Alema. "Noi
vogliamo che vinca Veltroni,
perché l'Italia è molto importante per l'Europa", sottolinea il leader
spagnolo. Parole che si uniscono alle domande del premier britannico Brown sul
Partito democratico italiano e agli apprezzamenti anche del premier portoghese
Fico, di Solana o di Rasmussen. Sarà il ministro degli Esteri, dopo il
vertice, a raccontare ai giornalisti il "clima di grande sostegno per la
campagna elettorale del Pd e di grande simpatia da parte dei leader
europei". Il Partito democratico, quindi, rappresenta "una novità".
E se i socialisti europei "vogliono coglierla - spiega D'Alema - devono
creare le condizioni attraverso cambiamenti". Ed è importante, anche,
cercare di trovare "un modo e una denominazione che consenta di stare
tutti insieme", Pd e socialisti europei. Il congresso Pse di Oporto,
d'altra parte, "ha aperto la strada a questi cambiamenti". Già oggi,
quindi, il Partito democratico fa parte della "famiglia allargata dei
socialisti e dei riformisti". "C'è bisogno di legami forti in Europa
- sottolinea D'Alema - il Partito democratico non è nato per separarsi dai
riformismi europei". Concetti che il ministro egli Esteri ha ripetuto nel
pomeriggio durante un convengo organizzato dal Ps belga francofono di Elio Di
Rupo, sul Partito democratico italiano, al quale hanno partecipato anche alcuni
candidati del Pd nella circoscrizione Estero. "Il Pse dovrà allargarsi e
dovrà trovare una nuova denominazione - ha sottolineato D'Alema - E io penso
che questi cambianti ci saranno". Una denominazione nuova del gruppo al Parlamento
di Strasburgo e del partito socialista europeo "per allargare i
confini", quindi. Di Rupo, l'ex vicepremier belga di origini italiane che
non volle stringere la mano a Tatarella all'epoca del primo governo Berlusconi, ha assicurato che "il Pd è accolto con
entusiasmo". "Se a governare sono persone come D'Alema è una cosa, se
c'è Berlusconi è un'altra - ha spiegato Di Rupo - è
diverso per gli italiani ma anche per tutti gli europei vista l'influenza che
l'Italia ha in Europa".
( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del VENETO L'appello di Zanzotto e Paolini per una "Treviso
aperta" ha raccolto più di 4.000 firme La Lega in affanno nel Nordest E la
società civile alza la testa di Gigi Marcucci Vogliono che Treviso diventi una "città
aperta", sono stanchi del "risolino" che allunga le labbra degli
interlocutori quando si parla della loro città. Che non è solo la patria di
Giancarlo Gentilini, il sindaco "sceriffo" che voleva usare gli
immigrati per migliorare la mira dei cacciatori. La Marca è soprattutto terra
di lavoro e immigrazione legata al lavoro. Il 10% della popolazione è straniera
e il fenomeno non è recente. Quest'anno 1.700 cittadini extracomunitari hanno
ottenuto la cittadinanza italiana: segno, spiega Giancarlo Cavallin, a lungo dirigente
del Centro stranieri della Cgil, che vivono in quel Treviso da almeno tre o
quattro anni. Forse è anche l'opinione delle 4.152 persone che hanno aderito
all'appello "Treviso città aperta" - sottoscritto, tra gli altri, dal
poeta Andrea Zanzotto e dall'attore Marco Paolini - a rendere lenti e meno
fragorosi del solito i movimenti della Lega. Il testo è rimbalzato su Le Monde,
che con il New York Times, aveva già acceso i riflettori sulla piccola patria
leghista. Tra le firme ci sono quelle di imprenditori (52), sacerdoti (25)
docenti universitari, commercianti, insegnanti, operai, pensionati. Il
documento ha valore "di testimonianza personale", spiega chi lo ha
promosso, non è "un sondaggio elettorale, né un trampolino di lancio per candidature
politiche". Mette però in evidenza qualche segno di ruggine nell'armatura
leghista. E nonostante la dichiarata distanza dall'impegno politico diretto,
aiuta a capire come mai, tre giorni fa, 2000 persone siano
andate ad ascoltare Walter Veltroni, il primo leader nazionale del centrosinistra a esaltare in
campagna elettorale il rischio d'impresa, il primo a cercare di aprire una
breccia breccia nel solidissimo "muro" delle partite Iva. Impossibile
fare previsioni sui risultati elettorali, ma per la prima volta il centrodestra
sembra a corto di argomenti. La Lega richiama all'ordine Gentilini che,
alle prossime amministrative, non vuole correre con il Pdl e forse, per la
seconda volta, dovrà accontentarsi di fare da spalla a Giampaolo Gobbo, attuale
sindaco della città. E a Vicenza, l'altra città dove si vota per le comunali,
sembra che Manuela Dal Lago, presidente della autostrada Brescia-Padova, stia
per lasciare il campo a Lia Sartori, europarlamentare di Forza Italia.
Sicuramente la Lega soffre l'alleanza con Berlusconi,dice
Alessandro Naccarato, già parlamentare dell'Ulivo ed esponente del Pd.
"Quando ci parlano di infrastrutture, noi replichiamo che se vincono
faranno il ponte sullo Stretto, mentre noi vogliamo fare la Pedemontana, il
Passante e l'Alta velocità. Persino sui rifiuti sono in difficoltà e non
riescono ad attaccarci: in Veneto ci sono tre termovalorizzatori, a Padova,
Marghera e Schio, dove ci sono tre amministrazioni di centrosinistra". Ma
il nuovo corso del Pd, la candidatura di Massimo Calearo, ex falco di
Federmeccanica, schieratosi con Veltroni a dispetto
delle previsioni di tutti e in particolare delle sue, non sembrano ancora
costituire la chiave di volta per incrinare l'orientamento a destra di gran
parte del Veneto. E non ci sono solo problemi problemi come l'ok del governo
Prodi all'allargamento della base americana di Vicenza a creare un diaframma
piuttosto robusto l'elettorato e il centrosinistra. Così almeno la pensa Mario
Carraro, presidente di un gruppo industriale produce ed esporta nel mondo
assali e trasmissioni, trattori e scavatrici, e che nel 2008 realizzerà un
fatturato di un miliardo di euro. Figlio del sindaco della Liberazione di
Campodarsego, cresciuto, come spiega lui stesso, alla scuola del Mondo di Mario
Pannunzio, ha tentato vent'anni fa, insieme a Massimo Cacciari, di lanciare a
sinistra una politica federalista: "Perché la stessa riforma non funziona
in Veneto come in Calabria". "Per superare i ritardi del
centrosinistra rispetto a questa terra", aggiunge, non basterebbero dieci
anni". Strada in salita, dunque, anche se a Carraro riconosce a Veltroni il merito di "aver concentrato su due partiti
forti l'attenzione degli elettori, costringendo anche la destra a rinnovarsi e
dando finalmente lo spazio che meritano alle riforme istituzionali".
Carraro vede "mercati in continua evoluzione", spiega che i
"ragazzi di oggi non saranno gli operai di domani", ma imprenditori,
professionisti. "Ci sono cambiamenti importanti su cui non abbiamo disegni".
Carraro Group ha aperto stabilimenti in Cina, India, Polonia. Alla Cgil
spiegano che il motto dell'industriale è internazionalizzare, non
delocalizzare: l'apertura di nuovi stabilimenti all'estero non ha comportato la
perdita di posti di lavoro in Italia. Ma Carraro ammette: "Sono più contento
di avere operai in Polonia e in India, piuttosto che portarli qua e pagarli
come italiani". Perché i salari italiani, dice Carraro, saranno anche tra
i più bassi d'Europa, ma il costo del lavoro rimane troppo alto, perché
"appesantito da contributi e tasse". Certo, la Lega è a corto di
argomenti, una delle ultime parole d'ordine, "l'aeroporto del nord",
fa acqua da tutte le parti. Quello di Verona, spiega Carraro, è l'aeroporto più
occidentale del Veneto, ma sono pochissime le partenze internazionali che
passano per Malpensa, tutte le altre fanno tappa a Monaco e Francoforte. Ma la
perdita di appeal della destra non comporta necessariamente un successo del
centrosinistra. "Con mercati internazionali in continua crescita ci vuole
molta innovazione nelle aziende per mantenere i posti di lavoro in Italia.
Quindi ci vogliono riforme della scuola che non durino solo lo spazio di una
legislatura. Moderninazzare non significa solo produrre azioni che favoriscano
direttamente le industrie. Per essere più competitivi bisogna concentrarsi
sull'aumento delle conoscenze e sulla scuola".
( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Marcegaglia, la Confindustria delle larghe intese Plebiscito per
la prima donna alla guida degli industriali. Tra le priorità: la sicurezza sul
lavoro di Bianca Di Giovanni / Roma RICAMBIO Il parlamentino di Confindustria ha
designato ieri Emma Marcegaglia alla presidenza con il 99,2% dei consensi.
"Come un dittatore", commenta ironico Vittorio Merloni. "Scelta
totalitaria quindi bella scelta", aggiunge Fedele Confalonieri. In cin-
que si sono astenuti rimettendo la scheda e uno ha votato contro. Il resto è
stato un fiume in piena: 126 voti favorevoli. Una standing ovation ha accolto
l'annuncio della "nomination", e un Luca Cordero di Montezemolo molto
emozionato (più di lei, secondo i presenti) ha offerto alla "lady
d'acciaio" un gigantesco mazzo di rose rosse. A questo punto in Viale
dell'Astronomia si apre l'era Marcegaglia, che visto il consenso record si può
definire delle larghe intese. Lo confermano le reazioni "piovute"
subito da tutto l'arco parlamentare, dai sindacati, dai colleghi imprenditori.
Un coro unanime di consensi e di felicitazioni. Per la cronaca: Walter Veltroni è stato il primo a chiamarla quando si è capito che ce l'avrebbe
fatta. Silvio Berlusconi è
stato più freddo, ma il suo "braccio armato" in Confindustria, cioè
Confalonieri, non ha lesinato encomi. Con lei l'Italia recupera in parte un
ritardo profondo: quello della presenza femminile e dei giovani (ha 42 anni) ai
vertici delle organizzazioni. La Confindustria italiana è la terza
associazione europea che sceglie una donna, dopo la Francia e la Turchia. Non è
solo la reazione unanime della politica a dare un tocco di pragmatico
moderatismo, di "equidistanza" (così ripete di continuo il suo staff)
alla presidenza Marcegaglia. Certo, è ancora presto per prevedere quali saranno
le prese di posizione della futura presidente (sarà nominata il 21 maggio
dall'Assemblea): di più si potrà capire il 23 aprile qualdo presenterà squadra
e programma. Ma già da ieri si è vista qualche mossa che segnala un passo discreto,
di "cordiali" aperture, di cauta attenzione agli equilibri interni ed
esterni all'Associazione. Prima mossa: l'annuncio di un vicepresidente delegato
alla sicurezza sul lavoro. Nessuno "strappo" con la presidenza
Montezemolo (con cui Marcegaglia ha collaborato fin dall'inizio). "Non
siamo per l'inasprimento delle pene - spiega - ma il problema va
affrontato". Così lascia la porta aperta ai sindacati e non chiude con
l'establishment interno. Secondo passo: subito un breve saluto alla piccola
impresa. Solo formalità? Forse. Certo è che la presidente designata sa quanto
pericoloso possa essere dimenticare i "piccoli". Qui è stato proprio
Montezemolo a fare da battistrada, pagando in prima persona i rischi delle
"turbolenze" dei piccoli. La ribellione verso una presidenza troppo
lontana partì dal nor-est in quel di Vicenza dove Berlusconi
fece da mattatore. Ci mise un po', il presidente uscente, a ricucire. La
candidatura unitaria di oggi è il segnale di una compattezza ritrovata. Ma
Marcegaglia sa che il nordest resta un crocevia decisivo per qualsiasi
presidente. Sarà un caso, ma il primo appuntamento dopo la sua elezione è
proprio in Veneto, in provincia di Treviso. Bene dunque le aperture. Ma le
sfide che aspettano il nuovo vertice non sono affatto semplici. Il difficile
tavolo sui modelli contrattuali, la profonda crisi internazionale, e poi la
politica. Molto dipenderà dal governo che sarà in carica dopo aprile. In ogni
caso sarà interessante vedere le reazioni dell'"ecumenica"
Marcegalgia davanti a un esecutivo che agli sgravi Irap preferisce quelli Ici,
o che mette la parola fine alla concertazione.
( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "E allora? Sposati uno ricco" Berlusconi
risolve il precariato Il leader della Cdl ironizza sul dramma di milioni di
persone Veltroni: battuta assurda, è lontano dalla
realtà dei giovani di Natalia Lombardo/ Roma Lui lo chiama "sense of
humor", ma alla fine della giornata in cui un precario si è tolto la vita,
Silvio Berlusconi consiglia una giovane precaria che
non sa come mettere su famiglia di "sposarsi il figlio di Berlusconi o un qualche altro erede di milionario". Pco
prima di mezzanotte, ospite per per la seconda volta a distanza di poche ore
dal Tg2 nella rubrica "Punto di vista", l'ex premier risponde così
alla studentessa che gli chiede: come è possibile per le giovani coppie mettere
su famiglia o chiedere un mutuo quando il lavoro è così instabile? Facile.
Silvio Berlusconi sfoggia il suo sorriso migliore e
risponde: "Da padre il consiglio che le do è di cercare di sposare il
figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere che
non ha di questi problemi". E aggiunge da piacione: "Con il sorriso
che ha potrebbe anche permetterselo". Il conduttore, Maurizio Martinelli
fa notare che "Presidente, credo che di figli di Berlusconi
in giro che ne siano pochi...". Poi, sfoderate le proposte del Pdl sui
giovani, l'ex premier conferma il primo consiglio. Che sia una gaffe o
un'uscita studiata per far dimenticare il "caso Ciarrapico", le
parole di Berlusconi ieri scatenano una polemica
infuocata. Walter Veltroni da Mantova stigmatizza la
battuta del cavaliere: "Queste parole raccontano di una distanza,
lontananza, separazione dall'ansia di migliaia e migliaia di ragazzi a cui
quella ragazza ha dato voce". Il segretario del Pd immagina cosa avrebbe
detto a Perla Pavoncello, la giovane laureanda di Scienza delle Comunicazioni
che ha rivolto la domanda in tv: "La mia risposta non sarebbe stata "sposati
bene" ma quello che abbiamo messo nel programma e cioè: 1.000-1.100 euro
al mese di salario minimo e interventi anche di politica abitativa a sostegno
delle giovani coppie". perché, per Veltroni, il precariato è "la prima
emergenza sociale". In serata ribatte Berlusconi: "Scherzavo, Veltroni è ridicolo, non ha sense of humor" e poi rincara la gaffe
spiegando che "la ragazza era accompagnata dal suo fidanzato". Lo
ripete anche al ricevimento dell'ambasciatore Usa a Villa Taverna.
Sembra più dubbioso, però, sulla certezza della vittoria: Il Pdl ha 7 punti di
vantaggio? "Ne basta anche uno solo per avere il 55% alla Camera",
risponde l'ex premier cauto: "non ho la bacchetta magica". Perla, 24
anni, romana, lavora con contratti a termine di 10 mesi come ricercatrice alla
fondazione Rosselli. Prende la battuta del cavaliere come "un gioco, uno
scherzo"; potrebbe anche votarlo ma sia serio: "Se andrà al governo
mi aspetto che mantenga le promesse fatte a me e a tutti i precari". Non
le è piaciuta affatto, invece, la battuta sul suo sorriso. Il primo a far
partite le critiche è stato Fausto Bertinotti: battuta "allarmante e
indicativa di una cultura che propone ai giovani una realizzazione sempre fuori
dalle loro condizioni di vita", denuncia il presidente della Camera che
accusa anche la Rai di avere omologarsi alla "visione del mondo di Berlusconi". Duro anche Franceschini, vicesegretario
del Pd: "È una vergogna avere un leader del Paese che, a una ragazza
precaria, risponde consigliandole di sposare suo figlio o un milionario". Berlusconi "getta la maschera", accusa Sgobio del
Pdci, mentre per Donadi, dell'Idv, "l'ex premier mostra una preoccupante
misoginia". Dalla Destra si associa alla critica anche Daniela Santanchè:
"Per lui esistono solo le donne del capo".
( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO LE
ELEZIONIDOMANI A GENOVA IL PDL PRESENTA I SUOI CANDIDATI Scajola apre la strada
all'arrivo di Berlusconi [FIRMA]MIRIANA REBAUDO GENOVA Si scalda la campagna elettorale
in Liguria, con Lazio e Puglia una delle tre regioni chiave che potrebbero garantire
alla coalizione vincente la maggioranza al Senato. Se Walter Veltroni ha già bruciato i tempi, con il
comizio in piazza Matteotti a Genova lo scorso 4 marzo, ora a scaldare i
motori è il Pdl che ha organizzato per domani pomeriggio, ai Magazzini del Cotone,
la presentazione dei suoi candidati. Silvio Berlusconi
non ci sarà e il ruolo di padrone di casa toccherà perciò a Claudio Scajola che
della lista ligure del Popolo della Libertà è il principale artefice. La grande
novità sarà però Fiamma Nirenstein, giornalista tra le maggiori esperte di
Medio Oriente ed Israele, e la cui candidatura (come indipendente di An) ha
suscitato alcune polemiche. A livello nazionale perché lei, appartenente alla
comunità ebraica italiana, si è schierata con i post fascisti e, a livello
locale, perché da "paracadutata" ha fatto retrocedere di qualche
posizione gli esponenti liguri di Alleanza nazionale. Sarà l'occasione, per la
Nirenstein, di presentarsi all'elettorato e conoscere il territorio. La
convention di domani sarà anticipata, questa sera, da un incontro a Genova con
Elisabetta Gardini, l'ex tele conduttrice in corsa per la terza legislatura in
Parlamento. L'arrivo dei due leader è atteso per dopo Pasqua, quando,
avvicinandosi la scadenza elettorale, i toni inevitabilmente si alzeranno.
Gianfranco Fini, al secondo posto per il Pdl anche in Liguria, è atteso per
lunedì 31 marzo. Il presidente di An molto probabilmente non si fermerà solo a
Genova, ma dovrebbe raggiungere altri centri della regione. Il clou, però, coinciderà
con l'arrivo di Silvio Berlusconi, che ha fissato la
sua tappa ligure per la prima decade di aprile. Se il Popolo della Libertà ha
deciso di sparare le sue principali cartucce negli ultimi giorni, il Pd segue
invece un'altra tattica: detto di Veltroni (ma non è
escluso un suo ritorno ad aprile), in campo restano le due capolista (caso
unico in Italia): il ministro per le Politiche giovanili Giovanna Melandri, in
corsa per Montecitorio e che fino al 13 aprile farà la pendolare tra Roma e la
Liguria, e Roberta Pinotti, la "ragazza di Sampierdarena" oggi ai
vertici nazionali del Pd, destinata al Senato. In movimento anche i
"piccoli": oggi per la Sinistra Arcobaleno, Franco Giordano,
segretario nazionale di Rifondazione sarà a Sestri Ponente, la "Stalingrado"
di Genova.
( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ndidato, che Silvio Berlusconi sostiene di aver pensato e scritto nella notte
fra mercoledì e giovedì. Sono oltre trenta pagine di istruzioni per la campagna
elettorale: cosa da dire e da fare che, da ieri, l'uomo del Pdl ha nel suo kit.
Bisogna sostenere, per esempio, che Walter Veltroni è
come Stalin, che faceva cancellare dalle foto gli amici caduti in disgrazia;
ma, nel caso di Karl Radek, il "cancellatore" scordò di eliminargli
le mani, che rimasero svolazzanti nel filmato: così si possono cancellare
Romano Prodi, Tommaso Padoa-Schioppa e Vincenzo Visco, ma qualcosa di loro
resterà. Bisogna sostenere (capitolo "copisteria Veltroni")
che il leader del Pd ama citare Barack Obama, ma quest'ultimo si è laureato ad
Harvard, Veltroni si è "laureato in cinema";
non solo, Obama è a capo di un partito fondato da Thomas Jefferson, Walter di
uno fondato da Romano Prodi; infine, che Obama nelle primarie ha avuto per
avversaria Hillary Clinton, Veltroni ha avuto Rosy Bindi. Fra le altre cose, nei consigli di Berlusconi c'è quello di continuare a
sostenere che il programma del Pd è carta straccia, e che sono i leader del
Partito democratico a stracciarlo per primi - non mantendendo le promesse - e
che il Cavaliere non ha fatto altro che anticipare, scenograficamente,
quello che succederà. Una delle domande (retoriche) che si debbono porre agli
interlocutori è questa: "Si sta meglio oggi o si stava meglio due anni
fa?". Berlusconi propone ai suoi battute ironiche
sul "bluff di Veltroni" e sulla sua
"gioiosa macchina da guerra", con evidente riferimento allo slogan di
Achille Occhetto nel 1994. Ultimi consigli: fate campagna elettorale porta a
porta, nelle strade, parlate col prete, col carabiniere, col farmacista (e a
lui "chiedete voti, non viagra"), e "quando concedete interviste
ai quotidiani, rileggete le risposte, è un vostro diritto". Poi ci sono i
gadget. La maglietta con il simbolo del partito, quella con lo slogan
("Rialzati Italia"), una terza con scritto "errare è umano,
perseverare è prodiano... veltroniano", la bandiera, il libretto con le
sette missioni - cioè il programma - del governo di centrodestra. Ancora, c'è
un elenco delle sessantasette nuove tasse la cui introduzione viene attribuita
da Berlusconi all'esecutivo uscente. Numerose le
immancabili spillette. Ci sono inoltre i cd con l'intervento di Berlusconi al Palalido, quello con l'inno "A Silvio, a
Silvio" in versione gospel e e quello con la hit del Popolo delle Libertà,
"Azzurra libertà". Pare non esserci, invece, l'incisione di
"Meno male che Silvio c'è". \.
( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
SOCIALISTI.LEO ALATI
E DANIELE BOVOLENTA "Corriamo da soli, il nostro sogno è raggiungere il
quattro per cento" "Corriamo da soli, e sappiamo che la battaglia
sarà dura: il nostro scopo è raggiungere il 4 per cento per l'ingresso alla
Camera, ma anche in caso contrario sopravviveremo, come abbiamo sempre fatto, e
continueremo a lottare". Sono stati il parlamentare Enrico Buemi e il
segretario provinciale Emanuele Caradonna a presentare, ieri mattina, i
candidati alla Camera per il Partito socialista di Boselli. La lista, che vede
al numero uno il vice ministro degli Esteri Ugo Intini, schiera in seconda
posizione il parlamentare torinese Alberto Nigra, un passato nei Ds: "Veltroni e Berlusconi peccano di demagogia e guardano nella stessa direzione, a un
futuro dove non c'è spazio per il socialismo". Sono poi due i candidati
della provincia di Vercelli: al numero 4 Leo Alati, medico e consigliere della
Lista civica di Crescentino, invita a non lasciarsi ingannare dal cosiddetto voto
utile: "Partito democratico e Popolo delle libertà sono come
supermercati che vendono la stessa merce e hanno i medesimo sponsor e
padroni". Al numero 11 Daniele Bovolenta, operaio e già consigliere
comunale per i Ds a Serravalle, pensa ai giovani, "a chi come me vive in
una coppia di fatto", e a chi chiede conto del suo cambio di partito
spiega: "Io non mi sono mosso, sono gli altri che si sono spostati al
centro". \.
( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-14 num: - pag: 7
categoria: REDAZIONALE Verso il voto Oggi Berlusconi domani Veltroni Duello a distanza Prima Berlusconi, poi Veltroni. I due candidati premier si
sfidano a distanza a Milano: oggi è il turno del leader del Pdl, che dovrebbe
concludere i lavori del convegno su "I riformisti craxiani e il Partito
Popolare Europeo", organizzato dalla Giovane Italia e in programma alle
Stelline. Domani, invece, arriva il leader del Pd, arrivato ieri a
Mantova con il suo pullman per aprire un tour in Lombardia che si concluderà
sabato con la tappa milanese: alle 16.30, Veltroni
incontrerà i cittadini al quartiere San Siro, in viale mar Jonio. Ancora Berlusconi, è atteso domenica mattina nella casa famiglia
Cometa di Como (una esperienza ciellina), durante la giornata dei gazebo
dedicata alla famiglia. Non è finita con i leader. Fabio Mussi interverrà oggi
alla manifestazione pubblica di apertura della campagna elettorale di Sinistra
Arcobaleno nel capoluogo lombardo: è la prima uscita pubblica del coordinatore
di Sd, dopo la lunga degenza seguita al trapianto di reni. Accanto a lui, dalle
ore 18.30 presso il Teatro Smeraldo, ci sarà il candidato premier Fausto
Bertinotti. Intanto, c'è attesa per l'incontro che Berlusconi
avrà lunedì prossimo ad Arcore con Guido Podestà, coordinatore provinciale che
si è dimesso dopo essere stato escluso dalle liste per il parlamento. Come ha
osservato il capogruppo azzurro a Palazzo Marino, Giulio Gallera, "se
passa l'idea che chiamarsi fuori possa essere un modo per ottenere incarichi,
il consiglio comunale non sarà più gestibile perché si chiameranno fuori i
molti colleghi che ritengono ci sia stata una discriminazione del loro lavoro
al momento della formazione delle liste". E ieri altri malumori sarebbero
emersi durante la riunione dei coordinatori provinciali: circola l'idea che il
territorio non sia stato ben rappresentato nelle liste. Silvio Berlusconi e Walter Veltroni E. So.
( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-14 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Bruxelles I popolari europei su Ciarrapico e la Mussolini, il caso
sollevato da Casini Il Ppe a Berlusconi: no ai fascisti Il Cavaliere a una precaria: sposi un ricco.
Scontro con Veltroni
BRUXELLES - Le candidature di Giuseppe Ciarrapico e di Alessandra Mussolini nel
Pdl aprono un caso anche nel Partito popolare europeo (Ppe). Lo solleva Pier
Ferdinando Casini al vertice del partito a Bruxelles e subito arrivano
autorevoli prese di posizione di leader popolari: "Nel Ppe non c'è
posto per i fascisti " del presidente lussemburghese dell'Eurogruppo Jean-Claude
Juncker. Ed è scontro con Veltroni anche per un'altra
dichiarazione del Cavaliere che ha suggerito a una lavoratrice precaria:
"Dovresti sposare mio figlio per risolvere i tuoi problemi
economici". ALLE PAGINE 5, 6 e 9.
( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-14 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco L'Europa di fronte all'anomalia parallela
del sistema italiano G li echi della riunione del Partito popolare europeo a Bruxelles
erano abbastanza scontati. Il "no a tutti gli estremismi" confermato
dal presidente del Ppe, Wilfred Martens; e il "non c'è posto per i
fascisti" pronunciato dal premier del Lussemburgo, Jean Claude Juncker,
candidato-principe della Germania alla presidenza della Commissione Ue. In
fondo, era prevedibile anche la polemica fra Pier Ferdinando Casini, contro un
Pdl scivolato a destra, e accusato di mettere a rischio "la metà dei
seggi" del Ppe con candidature come quella dell'editore Giuseppe Ciarrapico;
e un Silvio Berlusconi pronto a rinfacciargli le
frequentazioni del passato proprio con Ciarrapico. Non è da escludersi che il
Cavaliere possa incontrare qualche difficoltà a fare accettare agli alleati
europei tutto il suo cartello elettorale. Ma l'impressione è che una vittoria
olierà le eventuali resistenze del Ppe. Le candidature di esponenti che non
rinnegano il fascismo sottolineano più l'eterna anomalia italiana che una
mutazione del centrodestra. Il Ppe non è affatto un monolite. Ieri l'ex capo
dello Stato, Francesco Cossiga, ha ricordato che la metamorfosi si è già
compiuta con l'ingresso del Pp spagnolo e postfranchista dell'allora capo del
governo José Maria Aznar. E quando Berlusconi fa
notare che il Pdl non è ancora un partito, che lo diventerà dopo le elezioni,
in qualche misura ammette un esperimento in corso; e non esclude qualche
aggiustamento postelettorale: se non altro per presentarsi al Ppe con le carte
in regola. Ma la polemica mette in ombra che a livello europeo viene attribuita
all'Italia una doppia anomalia. Una riguarda il Pdl
berlusconiano; l'altra il Partito democratico di Walter Veltroni, seppure per motivi molto
diversi. Il Pd rischia di trovarsi ad affrontare problemi di identità non
irrilevanti, in prospettiva. E non per la questione del fascismo o del
comunismo, ma per il suo profilo continentale tuttora indefinito. Se si
dovesse eleggere adesso il Parlamento di Strasburgo, il Pd avrebbe parlamentari
iscritti a gruppi separati: in uno, quello dell'Alda (Alleanza liberali e
democratici europei), gli ex della Margherita; nel Pse, gli ex diessini. Fra un
anno si voterà davvero in Europa, e non è detto che allora la questione sarà
stata risolta. L'ha ricordato candidamente Massimo D'Alema, ministro degli
Esteri uscente e vicepresidente dell'Internazionale socialista. I socialisti
europei debbono trovare "un modo e una denominazione che consenta di stare
tutti insieme", ha dichiarato ieri D'Alema. Si trovava a Bruxelles, reduce
da un incontro con i leader laburisti inglese e spagnolo, Gordon Brown e José
Rodriguez Zapatero. E raccontava la simpatia e l'interesse che gli alleati
europei mostrano nei confronti del Pd. Ma anche il movimento veltroniano è un
esperimento: e rischia tensioni interne forti, in caso di sconfitta alle elezioni
del 13 aprile. Rispetto a un D'Alema che già considera il partito "nella
famiglia riformista e socialista", la componente ex popolare non sembra
disposta all'arruolamento nelle file socialiste. Il risultato è un'Italia che
si presenta con un Pdl destinato a rimanere un sorvegliato speciale in Europa;
e le parole dette ieri da Berlusconi a favore di
Israele e contro il dialogo con Hamas confermano una sterzata in politica
estera, se il centrodestra vince. Ma sull'altro fronte c'è anche un Pd che
chiede al Pse di cambiare nome per permettergli di non spaccarsi. Più che una
doppia anomalìa, rischia di diventare un doppio handicap. \\ Polemica sulle
candidature del Pdl. Ma anche il Pd ha problemi di identità.
( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-14 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE L'alleata del Cavaliere Mussolini: alla fine ci faranno entrare
Sono burocrati dediti alle balene ROMA - Ha visto, signora Mussolini, Claude
Junker dice che "nel Partito popolare europeo non c'è posto per i
fascisti". "Chi?". Juncker, signora, premier del Lussemburgo e
presidente dei ministri europei dell' Economia. "Ah, sì! Questo qui, con
un cognome che pare uno yogurt, non si è accorto che il fascismo non c'è più.
C'è ancora, invece, il comunismo. Il signor yogurt, con i suoi fermenti
lattici, invece di criticare Ciarrapico, dovrebbe stare attento a tipi come
Bassolino...". Ciarrapico è candidato al Senato per il Popolo della
Libertà. Ha dichiarato di non aver mai rinnegato il fascismo, quindi secondo
Juncker nel Ppe non c'è posto per lui. Alessandra Mussolini è candidata alla
Camera per il Popolo della Libertà ed è sicura che non succederà proprio nulla:
"Figuriamoci! Io sono parlamentare europea, li conosco bene quei
burocrati! Signori che votano per le balene... Quelli farebbero entrare
chiunque, è tutta una questione di numeri. Crescono e ottengono più
fondi". Anche per Gianfranco Fini ci sono veti all'ingresso nel Ppe. Un
anno fa si oppose il presidente Martens. "Ma no! Fini ormai non ha più
problemi. Ripeto: in Europa prendono tutti...". In realtà, Buttiglione fu
respinto come commissario europeo. "Prese le distanze dagli omosessuali. E
nel Parlamento europeo c'è un'alta percentuale di omosessuali". D'accordo,
ma Ciarrapico ha fatto le lodi del Duce. "Ciarrapico
voleva candidarsi con Veltroni e non c'è riuscito. Il suo fascismo è una predisposizione
sentimentale ". Berlusconi lo candida in funzione anti-Storace? "Macché! Storace è
morto da solo. Non prenderà nemmeno un voto. Ciarrapico è candidato perché ha
dieci quotidiani. Possono tornare utili". Quel suo cognome,
Mussolini, attrae voti? "Quel cognome fa prendere voti perché davanti c'è
il mio nome, Alessandra". Lei cosa pensa del fascismo? "Oggi si può
dire fascista qualcuno come Ciarrapico. O qualche anziano nostalgico. O qualche
giovane affascinato dalla figura di mio nonno, vero rivoluzionario. Sarebbe
però assurdo riproporre il fascismo, che è morto con Mussolini e appartiene
alla storia. La gente non è interessata a fatti superati, si occupa di come
trovare i soldi per la spesa. Quelli che hanno paura del fascismo possono stare
tranquilli". Nel Ppe, nessun problema per Alessandra. Probabilmente.
Candidata Pdl Alessandra Mussolini Andrea Garibaldi.
( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-14 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE "Non ci saranno danni" Ma il "fattore Ciarra"
raffredda i sondaggi I report di Silvio: l'editore troppo
prima Repubblica Il leader del Pdl costretto in difesa rinuncia ad attaccare Veltroni su politica estera ed eredità
del governo Prodi ROMA - In questi giorni Berlusconi avrebbe potuto mettere all'angolo Veltroni puntando sul malessere sociale, "pesante eredità lasciata
dal governo Prodi e dai ministri del Pd che sono tutti in lista ".
In questi giorni avrebbe potuto parlare della crescita dimezzata, dei mercati
diffidenti verso i bot, del picco raggiunto dalla pressione fiscale,
dell'inflazione molto alta sui beni di maggior consumo. Insomma, il Cavaliere
sui temi economici avrebbe potuto sfruttare i ragionamenti elaborati da
Tremonti. Invece è rimasto incastrato nella battuta sui precari e soprattutto
nel "caso Ciarrapico". Il "caso" - ormai archiviato da Fini
- è stato riaperto immediatamente da Casini e alimentato da Veltroni,
che hanno spostato la querelle in Europa. Il leader centrista aveva tutto
l'interesse a delegittimare Berlusconi dinnanzi al
Ppe, anche se le critiche espresse dai maggiorenti del Partito popolare europeo
per la candidatura di Ciarrapico "non avranno alcuna conseguenza
concreta". Parola di Bodrato, che è stato esponente di spicco della
sinistra dc, e che non può essere certo accusato di rapporti con il leader del
Pdl: "Al Ppe basteranno le garanzie di Berlusconi,
perché il loro unico obiettivo sono i numeri. Mi ricordo quando noi del Ppi ci
battemmo contro l'ingresso di Forza Italia nel Ppe. Rammento ancora cosa ci
disse il rappresentante della Csu tedesca: "Volete essere la testa di un
topolino o la coda di un leone?"". è vero dunque - come spiega il
Cavaliere - che la candidatura di Ciarrapico "non avrà riflessi" in
Europa, sebbene dalla cancelleria tedesca sarebbe filtrato un certo
"stupore" per la vicenda. Ma il punto è un altro: ancora ieri
l'intero stato maggiore forzista è dovuto intervenire per rintuzzare gli
attacchi dell'Udc e del Pd, e non è un buon segno quando in una competizione
elettorale le energie vengono profuse per difendersi e non per attaccare. Il
fatto poi che Berlusconi abbia definito Veltroni "un ottimo comunicatore senza argomenti",
testimonia al momento la difficoltà di dispiegare una valida strategia
comunicativa. Solo in serata, per esempio, l'ex premier ha trovato il tempo per
criticare la linea di D'Alema sul processo di pace in Medio Oriente. Eppure
proprio la politica estera del governo Prodi - insieme alla politica economica
- rappresenta il tallone d'Achille di Veltroni. Il
Cavaliere è uscito allo scoperto per riaffermare le forti relazioni con Israele
e rinsaldare i rapporti con gli ebrei italiani dopo il "caso Ciarrapico
". Da giorni sono in molti a prodigarsi. Il segretario del Pri Nucara, a
un incontro pubblico con la comunità ebraica, ha parlato del suo viaggio a
Sderot, "martoriata dai razzi di Hamas": "Ha fatto bene Veltroni a portare i ragazzi delle scuole romane ad
Auschwitz. Purtroppo per ragioni di sicurezza non è possibile portare i ragazzi
italiani a Sderot, altrimenti potrebbero vedere come vivono oggi i loro
coetanei in quella città che i terroristi hanno trasformato in un lager ".
Per quanto i sondaggi continuino ad essere molto più che rassicuranti per Berlusconi, la querelle sulla candidatura dell'editore ha
prodotto qualche effetto. Nei report riservati si mette in risalto come il Pd
abbia ottenuto un beneficio dal passo indietro di Prodi, mentre il Pdl sconta
la presenza del "Ciarra", che tra gli elettori richiama - più che al
fascismo - ad Andreotti e alla prima Repubblica. Malgrado il vantaggio su Veltroni sia nettissimo, resta indecifrabile la sfida del
Senato, perché i test continuano a dare una vittoria risicata al Pd, e perché
nei rilevamenti resta l'incognita dei "seggi esteri". Ecco il motivo
per cui ieri Berlusconi ha più volte chiesto ai
candidati di "far conoscere il nostro simbolo agli elettori". è
un'ansia che si unisce all'ossessione per il "pericolo di brogli". Ma
ciò che davvero lo preoccupa è il "dopo ", "il giorno dopo la
nostra vittoria, quando i cittadini di Napoli si aspetteranno di veder risolta
in pochi giorni l'emergenza rifiuti". E di emergenze ce ne sono tante. Il
paradosso è che Berlusconi ne parlava maggiormente
quando c'era il governo Prodi, non ora che è in campagna elettorale. Insieme Berlusconi e Fini ieri alla presentazione dei candidati. In
alto, Giuseppe Ciarrapico Francesco Verderami.
( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Tra di noi non
c'è posto per i fascisti". Berlusconi rassicura i
partner europei: "È solo un indipendente". Ma Casini incalza:
"Il Pdl è a destra". La giornata è stata segnata anche dalla polemica
sui precari, dopo la battuta del Cavaliere: "Non ha lavoro? Si sposi il
figlio di Berlusconi". Veltroni ha detto: "Non capisce le ansie dei giovani". Poi però
ha bloccato i fischi che salivano dalla piazza di Cremona. Risentita la replica
di Berlusconi:
"Inventano pretesti, sono disperati. Io sono quello che ha creato più
lavoro per i giovani".
( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-14 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Prodi in campo: conti risanati "I dazi di Tremonti?
Disastrosi". Veltroni stoppa i fischi al
Cavaliere Il Professore al suo ultimo consiglio europeo: basta chiacchiere,
l'Ici ai più disagiati l'abbiamo già tagliata noi DAL NOSTRO INVIATO CREMONA -
I mantovani lo accolgono neanche fosse una rock star, piazza delle Erbe
strapiena, applausi dai balconi e pure lo striscione in stile Moccia, "Con
te tre metri sopra il cielo ". Ma alle sette di sera, quando il pullman
verde speranza di Walter Veltroni approda a Cremona,
profondo Nord, per scaldare i democratici ci vuole una violinista, Angela
Alessi, che suona l'inno di Mameli. E mentre il leader del Pd scende dal palco
e corre a Bergamo per il comizio numero 46, a Bruxelles Romano Prodi scende in
campo al fianco dell'ex delfino. Il Professore non ha alcuna voglia di essere
dimenticato, traccia un bilancio dei suoi venti, travagliati mesi e risponde
brusco a chi mette in discussione il risanamento dei conti. "Non c'è più
spazio per le chiacchiere " taglia corto il presidente dimissionario al
suo ultimo consiglio europeo, se nel 2005 la Ue aveva aperto contro l'Italia
una procedura di infrazione per deficit eccessivo, con Prodi a Palazzo Chigi la
pratica è stata archiviata: "Il che significa in maniera incontrovertibile
che noi abbiamo aggiustato i conti ". E poi, il Cavaliere vuole togliere
l'Ici? Sappia che l'Unione lo ha già fatto per le classi più disagiate.
Insomma, Prodi vuole che sia dato a Romano quel che è di Romano, però alle
Europee del 2009 lui non ci sarà e le ipotesi di offerte da parte di organismi
internazionali altro non sarebbero che "eventi impossibili". Un sassolino
dalla scarpa, almeno uno, il Professore però se lo toglie e lo scaglia contro
il "protezionista " Giulio Tremonti: "La globalizzazione va
governata, i dazi sono un disastro perché innescano ritorsioni...". Se
Prodi attacca, Veltroni a Mantova
conferma il buonismo programmatico fermando un coro di "buuh!"
diretto a Berlusconi,
"noi non fischiamo, noi non stracciamo i programmi altrui, noi li
leggiamo... ". Quello del Pd, in 12 punti, lo ha già trasformato in
altrettanti disegni di legge e il terzo lo ha presentato ieri a Roma,
tra una tappa e l'altra. "Un fisco per lo sviluppo e l'equità" è il
titolo del ddl e il candidato premier lo presenta come una spinta a un Paese in
declino. "Per stimolare la crescita e sostenere i salari occorre che il
fischio sia uno strumento amico". E allora il recupero dell'evasione non
basta, bisogna che la pressione scenda gradualmente, ridurre l'Irpef di un
punto l'anno dal 2009 e incrementare la produttività sostenendo la
contrattazione di secondo livello. Sugli altri 11 ddl si sta ancora lavorando,
ma i titoli ci sono tutti: "Talenti per il futuro", "Rottamare il
petrolio", "Scommettere sul Sud" e poi una giustizia più veloce,
lotta alla precarietà del lavoro e alla immigrazione clandestina, dote fiscale
per i figli... Ed è buio fitto quando Veltroni arriva
al palazzetto dello sport di Bergamo, 5000 persone, tanti ragazzi, un maxi
striscione "Grazie Prodi" e al leader tocca rispolverare il discorso
delle grandi occasioni, da Luther King a Obama. "I Democratici americani
vinceranno e cambierà la storia del mondo. E anche qui, ogni giorno, questa specie
di onda cresce...". Il fisco di Walter "Per lo sviluppo e
l'equità" sarà il primo ddl in caso di vittoria. "Irpef giù di un
punto all'anno dal 2009" Monica Guerzoni.
( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-14 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Precari, lite Berlusconi-Veltroni
"Sposate mio figlio". "Offendi" Il Cavaliere: solo una
battuta. Il Pd: ignora le ansie dei ragazzi La sinistra insorge. Bertinotti:
battuta allarmante e indicativa. Il leader del Pdl: disperati senza sense of
humour ROMA - Una "battuta, niente di più", strumentalizzata da
"disperati" che "non hanno alcun sense of humour ".
Si difende contrattaccando Silvio Berlusconi per
uscire dall'ennesima polemica che investe il Pdl, e che stavolta lo vede
protagonista unico. Sì perché è stato lui, per lo sconforto del suo staff
ancora alle prese con la grana Ciarrapico, ad alzare la palla agli avversari,
replicando così mercoledì sera allo Speciale Tg2 a una studentessa che gli
chiedeva come potessero due giovani precari metter su famiglia: "Io, da
padre - sorride sornione l'ex premier - le consiglio di cercare di sposare il
figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere... E
credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere ". La
ragazza incassa senza scomporsi, e naturalmente Berlusconi
poi elenca serio tutti i provvedimenti previsti dal suo programma per i
giovani. Ma non resiste, e alla fine ribadisce: meglio sarebbe "sposare un
miliardario". Figurarsi se gli avversari lasciano passare un'occasione del
genere: il primo ad attaccare è Bertinotti: "è allarmante e indicativa la
battuta di Berlusconi ", dice il leader della
Sinistra Arcobaleno, subito seguito da un indignato Franceschini
("Vergognoso"), dalla candidata premier precaria di Sinistra critica
Flavia D'Angeli ("Io il figlio di Berlusconi non
lo sposerei..."), da Antonio Boccuzzi, l'operaio della Thyssen che si
presenta col Pd ("Servirebbe più rispetto "), dal no global Caruso
che lo paragona a "Maria Antonietta ", anche da un'esponente del
centrodestra come la leader del sindacato Ugl Renata Polverini: "è un
intervento spiacevole, perché diretto a persone che affrontano la vita in
salita. E poi, pensare che le donne trovino una loro dimensione sposandosi e
non invece raggiungendo la propria personale realizzazione, è squalificante".
Alla fine, è comunque l'affondo di Walter Veltroni a
far decollare la polemica: Berlusconi "racconta
di una lontananza, di una distanza, di una separazione dalle ansie di una
ragazza che a nome di milioni di ragazzi italiani chiede risposte alla
politica". A questo punto, è prima Bonaiuti a contrattaccare perché il
leader del Pd "si attacca alla battute ", poi lo stesso Cavaliere,
quasi indignato: "Veltroni è ridicolo, e
disperato per la mancanza di argomenti. Io stavo scherzando con questa ragazza
che avevo conosciuto poco prima e, tra l'altro, era accompagnata dal suo
fidanzato. E se c'è qualcuno - allarga le braccia - a cui non si possono fare
appunti circa il lavoro per i giovani, questo si chiama Silvio Berlusconi". Romana Perla Pavoncello, 24 anni,
laureanda e precaria Luigi Il figlio più piccolo di Silvio e Veronica Lario si
chiama come il nonno, ha 19 anni, studia alla Bocconi e vuole fare il banchiere
Piersilvio è nato dal primo matrimonio di Silvio con Carla Elvira Dall'Oglio,
ha 38 anni ed è vicepresidente di Mediaset Paola Di Caro.
( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-14 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE I suggerimenti del leader Nella shopper spilletta, magnete,
bandiera, il manifesto del Pdl e l'elenco delle "67 nuove tasse di
Prodi" E Silvio dà il kit ai candidati: dite che Walter è il nuovo Stalin
"Parlate con preti e farmacisti. Io li frequento e non perché compro
Viagra: non mi serve" ROMA - "Pur non disponendo del programma Adobe
Fotoshop anche Stalin fece sparire Karl Radek da una celebre fotografia dei
capi del Cremlino. Ma di Radek rimasero le mani e quel ritocco si rivelò un
infortunio politico. Lo stesso vale per Veltroni
novello Stalin: nasconde nell'armadio Prodi, ma le sue mani, come quelle di
Visco e Padoa-Schioppa, sono ben visibili nelle troppe tasse che gli italiani
pagano". Se il candidato del centrodestra cercava un consiglio per le
prossime settimane, per le interviste e i comizi, ne ha trovato uno anche
storico. Il nuovo kit del candidato del partito del Cavaliere è prodigo di suggerimenti.
L'idea della "valigetta" utile al neofita della politica è nata 14
anni fa e regge ancora. Negli anni l'intuizione di Berlusconi,
matrice aziendale, aspirante parlamentare simile al rappresentante, si è
evoluta ed ha contagiato: ieri mattina era un informale shopper di carta
plastificata con i manici di corda, dal '94 in poi è stata scatola, cartellina,
cartella informatica, format copiato da Margherita e Pd, anche loro non immuni
dalla pretesa di "istruire" il candidato. L'evoluzione del kit ieri
mattina si offriva gratuita (nel 1994 si doveva sborsare un milione di lire) a
Santo Versace come alle decine di peones lieti forse di trovare ancora una
volta spilletta, magnete, bandiera, la carta dei valori del nuovo partito, le
"sette missioni per il futuro", il manifesto del Pdl, le 67 nuove
tasse di Prodi elencate una per una, il sondaggio che dà a Berlusconi e Fini 9,8 punti percentuali
di vantaggio su Veltroni.
Gli "Strumenti per gli interventi dei candidati ", una quarantina di
pagine di suggerimenti, il cuore del kit. Veltroni come Stalin, ma anche come un Obama di serie B. Se il candidato
del Partito democratico cita sempre l'aspirante alla Casa Bianca, il kit
del Pdl sottolinea qualche differenza, con cattiveria mischiata ad ironia:
"Obama ha diretto la Harvard Law Review (primo nero con questo prestigioso
incarico), Veltroni ha diretto l'Unità. Obama è
candidato nel partito che fu fondato da Thomas Jefferson, Veltroni
nel partito fondato da Prodi. Obama sta sfidando nelle primarie Hillary Clinton,
Veltroni ha sfidato Rosy Bindi ". Titoletto del
paragrafo; copisteria Veltroni, perché "ha
copiato mezzo programma dai nostri documenti". Ovviamente la mattina dei
nuovi candidati del Pdl, riuniti in una della grandi sale della sede di
Confindustria, non è solo suggerimenti scritti. Ci pensa Berlusconi
ad offrire altri consigli. Uno su tutti: "Andate a parlare con il prete,
col farmacista, col medico... io ho ottimi rapporti con i farmacisti e non
certo perché compro da loro il Viagra, a noi non serve...". Ma anche:
"Accettate di partecipare a dibattiti e confronti in tv, ma quando fate le
interviste è un vostro diritto controllare le risposte e quindi fatevi dare il
testo, anche perché i giornalisti sono tutti dall'altra parte". Nel primo
caso, per la citazione, ringrazierà l'associazione dei farmacisti italiani, nel
secondo protesterà l'associazione dei giornalisti. Marco Galluzzo.
( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-14 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Berlusconi attacca D'Alema "Trattare
con Hamas? Chi dice queste cose lavora contro gli ebrei" ROMA - "La
politica estera si fa soprattutto a Palazzo Chigi. Non ci sono novità sulle
missioni italiane, non abbiamo ancora affrontato questo dossier". Con due
frasi Silvio Berlusconi cancella le dichiarazioni di
Gianfranco Fini e dell'ex ministro della Difesa Antonio Martino che avevano
annunciato in caso di vittoria del centrodestra la volontà di un disimpegno
(parziale o totale) dell'Italia nella missione Unifil in Libano per rafforzare
la missione in Afghanistan e per tornare (magari) in Iraq. "Ridurrei
drasticamente la presenza in Libano, o addirittura la cancellerei per mandare
truppe in Afghanistan e anche in Iraq dove servono", ha spiegato alla
Reuters ieri mattina Martino, rilanciando anche un nuovo impegno dell'Italia a
Bagdad, dopo il ritiro di due anni fa. Gianfranco Fini aveva proposto invece
uno "spostamento" di risorse e truppe dal confine Israelo-libanese
all'Afghanistan. L'occasione per puntualizzare e per ribadire che
"l'Italia è comunque pronta a fare il proprio dovere con la comunità
internazionale e gli Stati Uniti" è un ricevimento all'ambasciata
americana in onore della comunità ebraica italiana. Ronald Spogli ha invitato
tutto il mondo politico, da Prodi a D'Alema, da Fini a Berlusconi
e Casini. Ma, complice anche la campagna elettorale, tra i leader è solo il
Cavaliere a presentarsi insieme ad Alessandro Ruben, presidente
dell'Antidefamation league e candidato di spicco del Pdl. Il governo è
rappresentato da Giovanna Melandri e Gianni Vernetti, poi arrivano anche
Francesco Rutelli e Piero Fassino. L'ambasciatore ha appena finito di elogiare
il ruolo della missione italiana in Libano, Berlusconi
è in prima fila ad ascoltare. Finita la parte ufficiale, arrivano tutti a
salutarlo e a protestare per le parole del ministro degli Esteri Massimo
D'Alema sulla necessità di coinvolgere Hamas nelle trattative di pace in Medio
Oriente che avevano causato l'indignazione dell'ambasciatore Gideon Meir.
"Dire queste cose significa lavorare contro gli ebrei, dovrebbe
preoccuparci il fatto di avere un ministro che parla a favore di
un'organizzazione terroristica - replica Berlusconi -.
Io, insieme a Tony Blair, ho fatto mettere Hamas nella lista delle
organizzazioni terroristiche stilata dall'Unione europea". Poi annuncia
che gli piacerebbe, in caso di vittoria, fare il primo viaggio all'estero
proprio nello Stato ebraico: "Olmert mi ha invitato per celebrare i
sessant'anni di Israele, gli ho risposto che ci andrò volentieri da
premier". Si avvicinano un paio di signore americane a
dirgli: " Thanks from America ", Berlusconi stringe mani. Poi racconta un aneddoto della Thatcher, riduce
Ciarrapico a una "macchietta", bacchetta Veltroni e ribadisce: "La politica estera la farà Palazzo Chigi, non
c'è niente da preoccuparsi, sarà in continuità con il mio precedente
governo". Se ne preoccupa il ministro dimissionario della Difesa
Arturo Parisi che teme per il mantenimento delle missioni attuali: "Ai
tempi di Berlusconi il ministro del Tesoro Tremonti ha
colpito drasticamente il bilancio della Difesa riducendo le risorse
disponibili, con un suo ritorno, saremmo costretti a rimettere in causa tutta
la nostra politica di presenza all'estero. Sicuramente Bertinotti non
riuscirebbe a fare meglio". Missioni italiane Al ricevimento
dell'ambasciatore Usa il Cavaliere cancella le dichiarazioni di Fini e Martino
su eventuali riposizionamenti in Libano Gianna Fregonara.
( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Bufera
sull'invito a "sposare un milionario". Il leader Pd: il Cavaliere non
capisce i giovani. La replica: è disperato Precari, lite Berlusconi-Veltroni Il caso
Ciarrapico arriva in Europa. Altolà del Ppe. Casini: il Pdl va a destra.
( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di ANGELO MELLONE O
signore, dacci oggi il nostro sondaggio quotidiano. Anzi, tu che sei buono e
misericordioso, danne uno in più a chi li ha già e, visto che sei buonissimo,
danne uno anche a chi non ne ha. E se puoi, ancora, facci giocare una bella "guerra
dei sondaggi". Una volta gli istituti di sondaggio erano merce rara,
piccoli centri di profezie scientificamente orientate abitati da austeri
sciamani della doxa, i grand commis dell'opinione pubblica che distribuivano i
loro dati con amorevole parsimonia. Oggi i sondaggisti sono ricercati dai talk
show come i cuochi, una rilevazione non si nega a nessuno su nulla, e gli
istituti di sondaggio, redditizia scommessa imprenditoriale, spuntano in ogni
dove, specie all'approssimarsi di una campagna elettorale. Prima erano
pochissimi, adesso ogni partito o quasi ha il suo istituto di riferimento e, se
può, l'istituto se lo fa anche in casa, così da disporre di cifre
"realistiche" e "accurate" e poter controbattere
all'avversario, con la sua bella cartellina piena di percentuali, che le sue
sono taroccate e le tue quelle attendibili. Lo spettatore, l'osservatore, ma
pure il piccolo candidato che non ha accesso alle segrete stanze, magari il
candidato border-line la cui elezione (o trombatura) balla sull'orlo di qualche
zero virgola qualcosa, osserva scioccato la scena di quelle cifre che no,
proprio no, non collimano. Non c'azzeccano, direbbe un ex piemme noto al
pubblico italiano. E va così, in uno stato di perenne confusione. Va che un
virus fastidioso, dannoso no ma fastidioso sì, s'aggira per questa campagna
elettorale: la sondaggite. È un male pentapartisan, nel senso che non influenza
solo i due grandi competitori ma colpisce senza far distinzioni tutti, da
Storace alla Sinistra arcobaleno alla Rosa Bianca. La sondaggite è l'uso
smodato, spropositato e sproporzionato delle indagini campionarie, il terno al
lotto dei numeri, le cifre magiche che, come una qualsiasi trasmissione
notturna su un canale satellitare, vengono vendute, presentate, spacciate come
moneta di realtà quando tutti sanno che, nella più benevola delle ipotesi,
stiamo commerciando con cifre che fotografano l'oggi e ci danno un quadro
tendenziale, un'approssimazione piena zeppa di incognite, di ciò che accadrà il
giorno in cui il balletto dei numeri lascerà il posto alla conta dei voti veri.
Quelli che fanno vincere o perdere un partito, e tutto quello che c'era prima
sono solo cifre virtuali, carta straccia, danari spesi a giocare col virtuale.
Certo, non parliamo di una novità. I sondaggi sono un ospite fisso del nostro
spettacolo politico da un bel po' d'anni, qualche volta ci hanno preso ma, lo
sappiamo, qualche altra - quanto all'ultima, non parliamo di vent'anni fa ma
delle elezioni del 2006, e prima c'è un elenchino niente male - hanno rimediato
delle toppe clamorose. Toppe, errori, sole, imprecisioni, abbagli, in grado di
non condizionare non solo il chiacchiericcio ma la sostanza stessa di una
campagna elettorale, le strategie dei partiti, gli orientamenti dell'opinione
pubblica. La storia è tanto semplice quanto insidiosa, e la si può raccontare
in questo modo. I politici, anche chi fa professione di fede nell'accuratezza
dei sondaggi, in cuor loro a questo strumento hanno smesso di credere da tempo.
Sentiteli in privato. S'affidano ad altro, all'intuito personale, al
"vento che gira", alle voci, a quel "sentimento del
territorio" che ogni politico di razza deve saper riconoscere e
interpretare se davvero di razza è. Nonostante tutte le balle
sull'americanizzazione della politica italiana e sulle sporadiche gite di
qualche consulente statunitense per consigliare questo o quel leader (fa scena,
fa molto war room, avere il consulente english-speaking, ma provate a spiegare
a loro, bipartitisti genetici, il multipartitismo italiano: non ci riuscirete,,,),
proprio questa campagna elettorale mostra che preferiamo ancora il fatto in
casa. Non ci credono ai sondaggi, solitamente, i politici, ma non possono farne
a meno. Sanno che qualche cifra a loro favorevole può servire ad altri scopi,
diciamo così, di persuasione: persuadere che si vincerà con grande scarto o che
si sta rimontando. Persuadere qualche elettore demotivato che il suo voto può
essere essenziale e spingerlo a votare. Persuadere l'opinione pubblica che non
c'è partita o che la partita è ancora aperta. Si sfrutta il sondaggio per
tentare l'effetto della profezia che si autoavvera: se non ho ancora l'x
percento dico che l'ho già raggiunto, così forse, alla fine, ci arrivo davvero.
E via di seguito, in una gigantesca e consapevole manipolazione che consente
nello stesso momento, un esempio per tutti, a Veltroni di dichiarare quattro punti di
scarto col centrodestra e a Berlusconi, maneggiando lo stesso sondaggio, di ribattere che invece sono
dieci, i punti, e alle formazioni minori sfruttare il sedicente "mercato
potenziale" dei rispettivi partiti per convincere gli elettori che la
battaglia è tutta da giocare. E se le sommi tutte, le cifre dichiarate
dai leader, arrivi più o meno al centoquaranta per cento. I sondaggisti, di par
loro, hanno imparato la lezione, e come i carabinieri girano almeno in coppia,
meglio se in gruppo, come a dire: se questa volta sbagliamo, sbagliamo tutti
quanti assieme. Prendi con le pinze, prendi con le molle, prendi con cautela.
Quello che era il "cartello dei sondaggisti" è diventato un
cartellone pieno di cifre in cui fare la pesca miracolosa: ognuno si prende la
cifra, la percentuale che più gli aggrada e l'appiccica nell'intervista o nella
dichiarazione televisiva. Ma le vedi, quelle cifre così dissonanti, quelle
maree di indecisi, gli omini col punto interrogativo che non sanno e non
rispondono, con i partiti che fanno a pugni per addossarle alle incertezze
dell'altrui elettorato. Le vedi e ti chiedi, quando la mannaia della par
condicio s'abbatterà sulla pubblicazione dei sondaggi, che cosa che ne faremo
di questo oceano di dati contrastanti se nelle due settimane che contano, nello
sprint finale, calerà il buio sugli sciamani della doxa. La sondaggite, però,
non scomparirà. Angelo Mellone.
( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-14 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE "Candidati un po' esauriti si decide al secondo turno" La
maga Luana legge le elezioni con il pendolino Siamo stati a fare un sondaggio
in via Pescosolido, a Pietralata. Non da Piepoli nè da Crespi e neppure da
Pagnoncelli. Siamo stati dalla Maga Luana e le abbiamo chiesto chi vincerà il
prossimo 14 aprile: Veltroni o Berlusconi,
Alemanno o Rutelli. E non c'è da scherzare, perchè la Maga Luana due anni fa,
alla vigilia delle elezioni 2006, ci prese alla grande e adesso, infatti, un
po' si offende pure ("Maga io? Non vi permettete, io sono
l'Oracolo..."). Quarantenne, bionda, per orecchini due lapislazzuli
incastonati nell'oro, tre anelli bellissimi (acquamarina, turchese e ametista),
un elfo sul tavolo che sorride beffardo. Sapete cosa disse lei, due anni fa,
proprio su questa cronaca, il 7 marzo 2006, a pagina 6? Disse così: "Veltroni, ricordatelo, è assistito dalla carta della Fortuna:
adesso è sindaco ma presto farà il premier... ". E ancora: "Prodi? Berlusconi? Chi vincerà, vincerà di poco. Magari finisce
pari...". Beh, insomma: ci prese abbastanza, no? Così stavolta, oltre a
soffiare sui tarocchi, a mescolare il mazzoeaspezzarlo, per leggere il futuro
armeggia pure con un pendolino magico d'argento, che prima però ha fatto
sciacquare sotto al rubinetto dalla sorella Simona, veggente. "Perchè così
si scarica dell'energia accumulata durante la seduta precedente", spiega
ai profani. Due volte alla settimana, il martedì e il giovedì, dalle 23.30 alla
mezzanotte, la potete seguire sull'emittente romana Televita: ormai sono quasi
vent'anni che legge le carte in diretta e un mucchio di gente la chiama per
avere conforto in amore, sul lavoro, a casa. "C'è chi non riesce più a
mettere la pila sul gas, perchè è diventato povero, poverissimo", racconta
Luana dall'alto del suo trono egizio, osservatorio privilegiato sull'Italia di
oggi. "C'è chi viene da me e non può più permettersi di pagare il consulto
- continua - E allora io non gli chiedo niente, l'aiuto e basta. Poi magari
ritornano dopo qualche tempo per ringraziare. E portano un vasetto di
marmellata, del miele fatto in casa, addirittura delle uova fresche! In fondo,
come nell'Italia del dopoguerra, un'Italia che credevamo sparita per
sempre". La maga ora si fa filosofa, sul viso le compare un'ombra di
malinconia. E allora basta, stop ai cattivi pensieri e largo all'oracolo, via
col pendolino, che comincia a oscillare sul faccione di Veltroni, poi su quello sorridente del
Berlusca. "Guardate, guardate come gira intorno alla fronte...Veltroni è concentratissimo, lui è tutta
testa, ha energie compatte...Invece per Berlusconi il pendolino si agita, si agita, vuol dire che il Cavaliere è
meno equilibrato, il cuore gli fibrilla, attenzione, lui è più cuore che
testa ". Poi si passa all'esame dei tarocchi: "Uh che bella lotta,
ragazzi... A Berlusconi è uscita la Carta del Popolo,
prenderà una marea di voti...Veltroni però ha il Sole,
uh, guardate, anche il Carro, la Rinascita, vuol dire che nei prossimi 15-20
giorni gli cresce la positività ". Sì, d'accordo, ma come finirà?
"Uhm, Berlusconi ha l'Imperatore girato, mentre a
Veltroni è uscito l'Imperatore dritto: sarà, perciò,
testa a testa fino all'ultimo. Prevedo però anche una forte dispersione di
voti. Voti dislocati, né al Pd né al Pdl. E Berlusconi
dovrà cambiare un po' di gente intorno a lui. Altrimenti perde...". E se
finisce pari? Sarà Grosse Koalition? Compromesso storico? Larghe intese? Inciucio?
La maga risoffia sui tarocchi, spezza il mazzo, gira le carte e dice:
"Direi di sì. è uscito l'Eremita. Dunque, Veltroni
e Berlusconi si metteranno d'accordo. Non subito. Dopo
tre mesi, al massimo sei". Silenzio. Le carte si riposano. Ma c'è ancora
il Campidoglio da sistemare. Sotto allora col pendolino... "Uhm, Alemanno
lo sento scarico, avrebbe bisogno di vitamine e bagni di sale. Però Rutelli non
è messo meglio, eh, vedete il pendolino come gli fa sulla testa? Non gira,
oscilla, ci sono ostacoli...". E i tarocchi che dicono? "Ah, è uscito
il Crollo dopo 9 carte...No, delusione, Rutelli il 14 aprile non ce la fa,
prenderà la metà dei voti che s'aspetta". E vincerà Alemanno?
"Vediamo...Uhm, è uscito l'Errore. No, niente da fare nemmeno per
lui". E allora ballottaggio! "Eh sì, pare proprio di sì. Le carte, in
verità, non sono buone per nessuno dei due. Però non ci saranno terzi incomodi,
ecco. Non lo so, vedo Alemanno favorito, anche se l'ho conosciuto una volta e
mi sembra troppo buono per stare al potere... ". Fabrizio Caccia.
( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-14 num: - pag: 4 categoria:
REDAZIONALE Pdl Positivo il sondaggio di Luigi Crespi per il leader di An: il
mio avversario ha già perso un punto Alemanno: al ballottaggio il centrodestra
si ricompatterà Se un rischio c'è, al di là dei numeri del "principale
antagonista" Rutelli, per Gianni Alemanno si chiama "voto
disgiunto". Quello secondo il quale, cioè, il popolo di centrodestra
potrebbe - anche se in piccole percentuali - diversificare la propria scelta
per il comune di Roma: Pdl (o Lista civica per Alemanno) al consiglio comunale,
Francesco Storace come candidato sindaco. A leggerlo bene, infatti, sembra
questo il dato che emerge dall'ultimo sondaggio sulla corsa al Campidoglio
firmato da Luigi Crespi, insieme ad una tendenza più generale: rispetto
all'inizio della campagna elettorale di Alemanno, inaugurata meno di due
settimane fa a Conca d'Oro, Rutelli ha perso un punto percentuale scendendo dal
49% al 48% dei consensi. Mentre l'ex ministro dell'Agricoltura, per la seconda
volta alla sfida per la capitale, è salito di poco più di un punto: dal 31,7%
al 32,8%. Quanto basta, ad Alemanno, per dire: "L'ulteriore riduzione ha
affermato l'alfiere del centrodestra della forbice fra Rutelli e me è un chiaro
segnale di come i romani si stiano rendendo conto della pochezza delle idee
della sinistra per Roma. La voglia di cambiamento, dopo
quindici anni ininterrotti di Rutelli Veltroni, è evidente". Da questi sondaggi, Alemanno trae dei segnali
di speranza: "Va evidenziato che la vera e propria campagna elettorale sta
muovendo i suoi primi passi in questi giorni. Inoltre Rutelli, nonostante gli
accordi stretti con i radicali e con Bordon e le operazioni di facciata come la
Lista under 30, in una decina di giorni ha già perduto un punto
percentuale. Tutto ciò rappresenta uno stimolo a proseguire nella direzione
intrapresa: offrire alla città una alternativa di governo concreta e
credibile". Il discorso sul voto disgiunto, invece, è più complesso. Le
liste collegate ad Alemanno, sempre secondo i sondaggi, prenderebbero quasi due
punti in più del candidato sindaco: 31,3% il Pdl, 3,3% la lista civica, cioè il
34,6% totale. Un dato che, per quanto riguarda Storace e La Destra, è praticamente
opposto: 11% per il candidato sindaco, 8% per la lista. Logica la deduzione:
qualcuno che vota il centrodestra, sceglie Storace come sindaco. Anche per
questo, forse, Alemanno - che oggi inizierà il suo tour per la città, secondo
le indicazioni di Berlusconi, partendo dal XVI
Municipio - ha continuato nella sua opera di "ricucitura"
dell'elettorato opposto a Rutelli: "Il ballottaggio è un'ipotesi sempre
più concreta e lì il centrodestra può ricompattarsi". Contando,
probabilmente, anche nella confluenza dei voti dell'Udc (dato da Crespi al
3,5%, mentre Ciocchetti sarebbe all'1,2%) e della Rosa bianca (1%, contro
l'1,5% di Baccini). Anche Rutelli ha problemi simili, visto che come candidato
sindaco raccoglie meno delle liste a lui collegate. E in questo caso, la
differenza è ancora più sostanziale dei due punti di scarto tra il 48% del
candidato e il 50,1% della coalizione: si tratta, infatti, di andare o non
andare al ballottaggio. Il Pd è al 35%, Lista civica 2%, Under 30 0,5%,
Sinistra arcobaleno 7%, Radicali 0,5%, Partito socialista 2%, Italia dei valori
2%, Partito comunista lavoratori 1%, Sinistra critica 0,1%. Ago della bilancia
diventa Grillini, dato al 2,4%. Briciole per gli altri candidati: Baldi allo
0,5%, Serenetta Monti 1,2%, altri candidati 1,4%. Per la Provincia nettamente
in testa Nicola Zingaretti con il 49,5%, Antoniozzi al 28,5%, Buontempo al 12%,
Dionisi al 6%, Gemmo al 3,5%. Attacco Il candidato Gianni Alemanno Ernesto
Menicucci.
( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-03-14 num: - pag: 53 categoria:
REDAZIONALE CALENDARIO di GIOVANNI BELARDELLI Il portafoglio a sinistra Un
sondaggio pubblicato sul "Sole-24 Ore" di domenica scorsa, relativo
alle intenzioni di voto dei lavoratori dipendenti, contiene un dato forse
prevedibile: i dipendenti pubblici tendono a votare
soprattutto per il Pd di Veltroni, mentre i dipendenti privati premiano elettoralmente (anche se
di poco) il Pdl di Berlusconi. Ma dal sondaggio si ricava anche un dato assai meno scontato,
tale anzi da "apparire sorprendente a chi non è del mestiere" scrive
sullo stesso giornale Roberto D'Alimonte. è un dato che, come pochi
altri, consente di misurare quanta distanza separi la sinistra di oggi dalle
sue origini ottocentesche, quando i partiti dei lavoratori nacquero per
difendere le fasce sociali più disagiate. Ebbene, l'indagine pubblicata dal
"Sole". mette in relazione le intenzioni di voto esistenti entro
l'intero comparto del lavoro dipendente con il livello del reddito: ciò che se
ne ricava, scrive D'Alimonte, è che "più si guadagna più piace la
sinistra, meno si guadagna più piace la destra".
( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-03-14 num: - pag: 29 categoria:
REDAZIONALE Gli imprenditori Il rapporto dei saggi: azioni per favorire le
aggregazioni tra imprese Confindustria vota Marcegaglia Montezemolo: un
"piano Paese" "Senza sudore e lacrime diventeremo
irrilevanti". Designata con un solo voto nullo Prodi: una guida saggia e
ferma. Tremonti: un buon segnale per il Paese Il passaggio di consegne a maggio
ROMA - "Non sarà facile guidare Confindustria dopo Luca ma metterò tutto
il mio impegno, le mie energia e la mia conoscenza ". Emma Marcegaglia
debutta nella sala stampa della sede di Confindustria pochi minuti dopo essere
stata indicata dalla giunta come successore di Montezemolo. Ha incassato un
consenso senza precedenti nella storia dell'associazione: il 99,2% dei 132
presenti (una sola scheda nulla) contro l'80% del presidente uscente registrato
quattro anni fa. Chi era presente racconta di una lunga standing ovation
accompagnata da un grande mazzo di rose rosse donato da Montezemolo alla prima
donna che guiderà la secolare associazione degli imprenditori. Luca ed Emma si
offrono ai fotografi e alle telecamere. Montezemolo la presenta e non resiste
alla battuta commentando la sua indicazione come "un voto bulgaro... una
volta ci si vergognava". Persino il past president Antonio D'Amato,
mettendo in archivio vecchi dissapori, le ha inviato gli auguri dicendosi
sicuro che sarà un "ottimo presidente ". Unanime consenso
"bulgaro " anche dal mondo politico e sindacale. "Una persona di
talento e competenza" commenta Walter Veltroni. "Auguri alla signora
Marcegaglia" da Silvio Berlusconi impegnato nella convention dei candidati convocata a pochi metri
di distanza proprio in casa confindu-striale, nell'Auditorium di via Tupini.
Romano Prodi enfatizza la scelta di una donna come "patrimonio di
professionalità " e Giulio Tremonti lo giudica un "buon
segnale per il Paese ". Il sindacato la accoglie con calore anche se
colpisce il silenzio del leader Cgil Guglielmo Epifani. "La scelta
giusta" per Luigi Angeletti (Uil), "con lei saremo più galanti"
dice Raffaele Bonanni della Cisl. Terminato il cerimoniale, a Emma Marcegaglia
il compito di preparare programma e squadra che dovranno essere approvati dalla
giunta del 23 aprile mentre l'elezione formale del presidente spetterà
all'assemblea del 21-22 maggio. Montezemolo ieri ha parlato di "continuità
dinamica" e nel suo discorso di pre-commiato ha accennato a tutte le
difficoltà in cui versa il Paese. "Senza sudore e lacrime - ha detto -
corriamo seriamente il rischio di diventare irrilevanti nell'economia
mondiale". Emma raccoglie e rilancia. Nel suo breve discorso ha elencato
però già molte cose: continuerà nell'impegno tutto montezemoliano
dell'internazionalizzazione, della ricerca e dell'innovazione ma introdurrà
anche focus diversi "perché ci sono priorità diverse rispetto a quattro
anni fa". Come quello sulla sicurezza per il quale ha annunciato una
vicepresidenza ad hoc. Vicino a lei e a Montezemolo, nella presentazione
ufficiale, c'era anche Giuseppe Morandini il leader della piccola industria. Un
gesto che è stato letto come segnale di grande attenzione per il mondo dei
"piccoli" che però deve crescere di più. Questo concetto è uno dei
dodici "consigli" raccolti dai tre saggi dalla base imprenditoriale
consultata per la designazione (in tutto 142 grandi elettori) e che ieri hanno
"girato" al futuro presidente. Tra i primi punti, infatti, campeggia
l'attesa che Confindustria "possa mettere in campo azioni per facilitare
l'aggregazione tra le imprese, soprattutto tra le piccole e le medie".
Altri input riguardano la modernizzazione del sistema associativo, la riduzione
del carico fiscale su imprese e dipendenti, la liberalizzazione dei mercati e
la privatizzazione dei servizi, una politica energetica che riconsideri
l'opzione nucleare, continuare nell'internazionalizzazione ma "evitando
attività ridondanti", riformare il sistema di contrattazione, del mercato
del lavoro ormai inadeguati alle esigenze delle imprese. I saggi raccomandano
infine un "rafforzamento della capacità di lobby in sede europea" e
una più forte tutela del made in Italy. E chiudono ricordando che dalla
consultazione non "è emersa nessuna altra candidatura se non quella per
Emma Marcegaglia". A Montezemolo l'ultima parola: "Tutti parlano di
dare più ruolo alle donne, noi lo abbiamo fatto". La successione Emma Marcegaglia,
designata alla presidenza della Confindustria, con il presidente uscente Luca
Cordero di Montezemolo Roberto Bagnoli.
( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-14 num: - pag: 51
categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano UN GESUITA GIUDICA LA CRISI I
SACERDOTI E LA POLITICA Su Famiglia Cristiana ho letto che Padre Sorge dice:
"Casini per 14 anni ha votato tutte le leggi ad personam di Silvio Berlusconi. Non può pretendere oggi di rappresentare il
nuovo". Padre Sorge ha avuto la bontà di dirci, sottolineando con malizia
"ad personam", che praticamente sono da non votare né Casini né Berlusconi. Ora ci chiarisca meglio le idee e se il caso,
ricordi, a noi cattolici, se il nuovo sia Veltroni, che ha cominciato a votare ai
tempi del Pci, da comunista e per un partito ateo. Padre Sorge faccia il
pastore del gregge, se ancora se la sente! Leopoldo Chiappini Guerrieri
leopoldochiappini@ virgilio.it Caro Chiappini Guerrieri, C redo che padre Bartolomeo
Sorge abbia già chiarito perfettamente le sue idee. In una intervista a
Paolo Conti ( Corriere del 26 febbraio) ha analizzato le strategie elettorali
del Partito democratico. Ha detto di essere preoccupato dall'"introduzione
dei radicali" perché "rischia di vanificare l'" andiamo da
soli", la vera novità. E introduce la stessa frammentazione che ha
provocato i problemi a Prodi". Ha aggiunto che l'ambiguità di Veltroni potrebbe spingere i voti cattolici a "prendere
altre strade. Penso alla proposta della Rosa bianca, ancora in fase embrionale.
Ma sono certo che potrebbe pescare in un bacino molto ampio, attirare molti
consensi". Queste riflessioni sono più specifiche e impegnative delle
abituali riflessioni con cui gli esponenti della Conferenza episcopale italiana
commentano le vicende della politica nazionale e lasciano intravedere le loro
preferenze alla vigilia delle elezioni. Sorge non si limita a sostenere che gli
italiani dovrebbero votare per partiti e candidati da cui possono attendersi la
difesa delle posizioni della Chiesa di Roma su alcuni grandi temi etici:
l'aborto, l'eutanasia, la fecondazione assistita, la ricerca sulle cellule
staminali. Entra nel vivo delle strategie politiche. Nell'intervista a Famiglia
Cristiana si spinge oltre. Dice di avere guardato con speranza alla nascita del
Partito democratico e della Rosa bianca: "due grandi novità".
Sostiene che "l'accordo con l'Udc di Casini ha rovinato la Cosa
bianca" e che "Pezzotta non ha avuto la forza di resistere ".
Afferma che Casini "scivola sulla dottrina sociale della Chiesa con
candidature impresentabili", ma "è abile, e finirà per mangiarsi in
un sol boccone la Rosa bianca e Savino Pezzotta". E dichiara infine che
"Berlusconi ha perduto il Centro perché
"Fini ha distrutto Forza Italia e obbligato il Cavaliere a spostarsi a
destra"". Come vede, caro Chiappini Guerrieri, il solo rimprovero che
non può essere mosso a padre Sorge è quello di non rivelare le sue preferenze e
il suo giudizio sui maggiori protagonisti della politica italiana. Se lei mi
chiedesse una opinione personale su queste esternazioni, le direi che mi
procurano un certo disagio. So che l'articolo 17 del Concordato tutela gli
ecclesiastici da "speciali limitazioni legislative ". So che padre
Sorge è un cittadino e che ha il diritto, in uno Stato liberale, di esprimere
le sue convinzioni. Ma so anche che i sacerdoti, quando affrontano troppo
spregiudicatamente i temi della politica quotidiana, finiscono spesso per
diventare i "cappellani" di un partito, di un movimento, di una
corrente politica o sociale. Con il risultato che vengono corteggiati da coloro
che sperano di servirsi delle loro parole e avversati da coloro che
appartengono al campo opposto. Così è già accaduto nel caso dei sacerdoti che
scelsero di stare dalla parte della Repubblica sociale. Così è accaduto nel
caso di padre Lombardi, "microfono di Dio" durante la campagna per le
elezioni del 18 aprile 1948, e in quello di Don Gianni Baget Bozzo, consigliere
di Bettino Craxi e più tardi di Silvio Berlusconi. Credo
che questo interventismo ecclesiastico non giovi né alla Chiesa, né ai suoi
rapporti con lo Stato, né al profilo spirituale degli interessati.
( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-14 num: - pag: 51
categoria: BREVI AI CANDIDATI PREMIER Alcune domande Poiché
a Veltroni e Berlusconi in questi giorni le occasioni
di parlare in pubblico non mancano, vorrei che rispondessero a questa semplice
domanda: quali migliorie ai servizi e quante migliaia di posti di lavoro
pubblico, in prospettiva, si potrebbero creare dimezzando stipendi, parcelle,
buonuscite e pensioni a consiglieri regionali, commissari straordinari,
consulenti, dirigenti parastatali, parlamentari, i quali, pur con questo
sacrificio, avrebbero di che vivere in modo molto più dignitoso della
stragrande maggioranza degli italiani? Basta un po' di contatto con la realtà
che a chi governa sembra mancare da tempo per comprendere che non si tratta di
un luogo comune, ma di una necessità. Giorgio Perino Bussoleno (To).
( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - Larghe intese, grande coalizione. Formule usate in questa campagna
elettorale ora come uno spettro, ora come un'opportunità. Ma il significato è
tutt'altro che univoco. Walter Veltroni ha detto: "Se dalle urne non esce una maggioranza in
Senato, bisognerà cambiare la legge elettorale e tornare al voto". Voleva
dire che un governo Berlusconi-Veltroni è
"impossibile". Tuttavia per riformare la legge elettorale bisogna
fare un nuovo governo. E se non c'è maggioranza a Palazzo Madama, un
qualche accordo bipartisan sarà comunque necessario. Pier Ferdinando Casini è
convinto lo scenario di un governo Pdl-Pd non sia improbabile: "Sono
pronto a fare l'opposizione". Ma aggiunge: "Mentre diciamo no
all'inciucio, siamo disposti ad aderire a larghe intese virtuose". Al
leader Udc piacerebbe un accordo a tre Pdl-Udc-Pd che affronti la difficile
congiuntura e realizzi alcune riforme (compreso quelle istituzionali, sul
modello tedesco). Viceversa, se Berlusconi e Veltroni puntassero ad un sistema presidenzial-bipartitico,
l'Udc non potrà che opporsi. Dopo la rottura del '47, l'Italia repubblicana ha
conosciuto tre tormentate esperienze di larghe intese. La "non
sfiducia" del '76 con Giulio Andreotti al governo e l'astensione del Pci.
La "solidarietà nazionale" del '78, con il Pci per la prima volta in
maggioranza. Il governo "tecnico" di Dini del gennaio '95, nato con
l'astensione determinante di Berlusconi (e poi
sconfessato dal Cavaliere dopo tre mesi). Sono altre prove che dimostrano come
la gamma delle grandi coalizioni sia pressoché infinita. In fondo anche nella
disciplinata Germania, dove la formula Grosse koalition ha tratto origine, il
governo comune diventa presto un braccio di ferro, in cui uno degli attori vince
e l'altro perde. Nel '69 il vincitore fu il socialdemocratico Willy Brandt. Ora
Angela Merkel, leader Cdu, spera in una rivincita storica. Berlusconi
in pubblico lo nega. Ma qualcuno dei suoi è convinto che, se il risultato del
Senato fosse meno che netto, il leader del Pdl offrirà un patto di governo al
Pd. Anche in casa Udc spiegano così la rottura della coalizione di
centrodestra. A Berlusconi è stato già attribuito un
piano B con Mario Draghi premier. Piano poi smentito. Ma il tempo per fare le
riforme - costituzionali ed elettorali - deve essere occupato da un governo
capace di guidare l'Italia in un frangente non facile. E di compiere scelte
anche impopolari. Peraltro, se Berlusconi dovesse
vincere alla Camera, sarebbe l'azionista di riferimento di eventuali larghe
intese. In nessun caso il risultato sarà mai un pareggio pieno. Muovendo da
questo paradigma, ieri il Riformista ha avanzato una nuova ipotesi per il caso
di un Senato senza maggioranza: un governo di minoranza guidato dal leader che
vince alla Camera e un patto parlamentare sulle riforme istituzionali. Il fatto
che non esista la parità, né la neutralità, ingigantisce i problemi a sinistra
(non a caso, voleva le larghe intese quando era maggioranza alla Camera). Per
ora Veltroni scaccia ogni congettura sul patto a due.
Ma dell'auspicato accordo sulle riforme resta incerto il merito. Schema
bipartitico o sistema quadripolare? Nel Pd molti leader - capofila Massimo
D'Alema - sono per questa seconda opzione. E preferiscono il dialogo con l'Udc al
patto diretto con Berlusconi. Il risultato elettorale
(che determinerà anche il peso delle forze intermedie) sarà decisivo anche per
questo aspetto della partita.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità Quante
bugie Silvio di Marco Damilano Un rapporto di amore-odio. Durato 14 anni. Fino
al recente divorzio. Tra accordi e cene, liti e scontri, promesse e tradimenti,
il leader dell'Udc ci racconta chi è Berlusconi.
Colloquio con Pier Ferdinando Casini. In edicola da venerdì Nel 2006 c'era
Nanni Moretti a capeggiare il fronte anti-berlusconiano con il 'Caimano'. Oggi
al suo posto c'è il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. Provinciale,
populista, Putin all'italiana: tutti i giorni dà un calcio al Cavaliere, di cui
pure è stato alleato a lungo. "La mia campagna è bilanciata: contro Veltroni e contro Berlusconi",
spiega l'ex presidente della Camera: "Non ho alcuna ossessione verso Berlusconi: è un amico, lo considero ancora tale. Ma da anni
c'era tra noi un dissenso profondo, la pretesa di inglobarci nel suo
partito-proprietà ha fatto traboccare il vaso". Quattordici anni di vita
in comune raccontati da Casini: litigi, riappacificazioni, la rottura. "A
volte riuscivamo a parlare perfino di politica". Come in una storia
d'amore: il suo primo incontro con Silvio? "L'avevo già conosciuto, ma
ricordo una riunione nella sua casa romana, in via dell'Anima, dietro piazza
Navona. Era il 1992, durante l'ultima campagna elettorale della Dc io, Enzo
Carra e Luciano Radi andammo a incontrare lui, Gianni Letta e Fedele
Confalonieri. Volevamo farci sentire perché le sue televisioni aiutavano solo i
socialisti e non la Democrazia cristiana. Io, in particolare, protestai con una
certa veemenza. Su questo punto avevo litigato anche con Arnaldo Forlani,
segretario della Dc: lo accusavo di essere troppo morbido nel rivendicare spazi
sulle tv di Berlusconi quando c'era lo strapotere di
Craxi". Negli anni Ottanta eravate un partito trasversale: il centro della
Dc, il Psi di Craxi e Berlusconi. Se lo aspettava un
suo ingresso in politica? "Ci chiamavano il Caf: le iniziali di Craxi,
Andreotti e Forlani. Quando i partiti furono travolti dalle inchieste
giudiziarie Berlusconi ha avuto la grande capacità
politica di colmare il vuoto. Una capacità che gli riconosco ancora oggi".
Voi orfani della Dc eravate messi male: lei si aggirava con un cappello a
visiera e Mastella al fianco. Berlusconi ripete: li ho
salvati dall'estinzione e mi ripagano così. Ingrati. "Questa è la prima
bugia. Berlusconi ha salvato me come noi abbiamo
salvato lui. è stato un mutuo soccorso". Beh, lui aveva i voti, voi no.
"Berlusconi aveva bisogno di dimostrare che c'era
una continuità con una parte della Dc moderata, noi avevamo bisogno di un
accordo per sopravvivere. Siamo nati sulla base di un reciproco aiuto, la lista
alle elezioni del '94 si chiamava Forza Italia- Ccd. Con noi si candidò anche
Giuseppe Pisanu: provò a convincerci che Forza Italia era una scatola vuota e
che per noi dc sarebbe stato semplice entrare e guidarla". Perché rifiutò
di farlo? "Perché Forza Italia era un partito personale, il partito di Berlusconi. Allora sicuramente, oggi molto di più".
Bella scoperta. Intanto lei ci ha convissuto per 14 anni e si è perfino speso
per introdurlo nel Partito popolare europeo. Pentito? "Quando mi mossi per
far entrare Berlusconi nel Ppe ci fu una riunione in
cui Forza Italia si impegnò a svolgere congressi democratici. Da allora, c'è
mai stato un congresso nazionale di Forza Italia? In 14 anni non ne ho visto
uno! In questi anni i suoi difetti si sono ingigantiti invece di
diminuire". Frase da coniuge deluso. Berlusconi
le ha mai fatto capire che lei poteva diventare il suo erede, il delfino, come
fa con Fini? "Non ho mai creduto né ai delfini né all'eredità. Sono cose
che per Berlusconi non esistono". Le mancano le
cene di palazzo Grazioli, i gelati del cuoco Michele? "La frequentazione
con Berlusconi si è interrotta quando sono diventato
presidente della Camera. Mi invitò ad andare da lui e gli risposi che, da quel
momento in poi, sarebbe stato lui a venire da me, per galateo istituzionale.
Prima ci vedevamo ogni settimana: erano momenti gradevoli, la persona è
simpatica. A volte, pensi, riuscivamo a parlare perfino di politica". E il
primo scontro? "Subito, nel 1994. Lui, Giuliano Ferrara e Cesare Previti
spingevano per portare Carlo Scognamiglio alla presidenza del Senato. Io e
Gianni Letta volevamo confermare Giovanni Spadolini, dicevamo che era uno
sbaglio enorme". __img__Vinse Berlusconi. Quando
si è rotto il rapporto di fiducia tra voi? "Con la presidenza della
Camera. Cercavo di essere il garante di tutti e non il braccio armato della
maggioranza. Forse era un'interpretazione delle istituzioni che non gli
piaceva. Se tornassi indietro rifarei quello che ho fatto. Ho collaborato con
un galantuomo come Carlo Azeglio Ciampi, ho servito il Paese con totale
rigore". Il Cavaliere le ha mai fatto proposte irricevibili? "Se ti
fanno proposte scorrette vuol dire che sei il tipo che se le fa fare. A me non
le ha mai avanzate". Oggi Berlusconi dice di lei
tutto il male possibile: con lui non parlo, mi basta il suocero, lo schiaccio,
lo distruggo... "Sono le cose che ha detto in tutti questi anni e poi ha
regolarmente smentito. Poiché l'ho conosciuto bene, non ho mai creduto alle
smentite, ma sempre alle indiscrezioni. Berlusconi è
come me: non è un uomo che coltiva il malanimo. Ma una grandissima
insofferenza, questo sì. A un certo punto non mi sopportava più". Per
quale motivo? "L'unica cosa che non accetta nella vita è uno che lo
contraddica: io lo contraddicevo sempre, non mi poteva amare". E Fini? Non
lo contraddice mai? "Fini lo contraddice nelle riunioni, poi uscito da
palazzo Grazioli, negli atti politici, finisce sempre per dargli ragione".
Allora il vero figliol prodigo è lui. "Se parliamo di sentimenti, quello
che pensa Fini di Berlusconi è quello che penso io,
quello che pensa Berlusconi di Fini è quello che pensa
di me. Ma, arrivati al dunque, Fini si è sempre piegato, io no. Il caso
Ciarrapico è emblematico". Davvero non si è mai piegato? "Poche
volte. Ai giovani che incontro dico: ragazzi, in politica i compromessi
esistono. Ne avrei fatto uno anch'io anche in queste elezioni, per non dividere
i moderati italiani. Se Berlusconi non avesse fatto
questo atto di prepotenza nei nostri confronti, probabilmente avrei fatto la
campagna elettorale con lui. Ma sono contento che le cose siano andate così.
Sarebbe stata una campagna fatta più per convenienza che per convinzione".
Lei ha detto che il centrodestra senza l'Udc è come una scampagnata sulla Luna.
Ma forse in orbita ci finirà lei... "è un rischio che mi lascia
indifferente. Alla Camera il Pdl può vincere, al Senato è più difficile. Ma
anche se dovesse vincere, non riuscirà a governare. Vivacchierà e dopo qualche
mese le aspettative si trasformeranno in delusioni. Sono attrezzato a fare
l'opposizione a Berlusconi, seria, serena, se farà
provvedimenti giusti li voteremo. Ma certo non potremo votare la fiducia al suo
governo". Lei tuona contro il voto utile: ma la Dc lo ha chiesto in
funzione anti-comunista per 50 anni... "La Dc era una cosa molto diversa.
E non credo che il partito repubblicano di Ugo La Malfa fosse un partito
inutile. Se fosse stato più ascoltato si sarebbe evitata la degenerazione della
prima Repubblica". A proposito: Veltroni schiera
sindacalisti e imprenditori, come si faceva ai tempi di piazza del Gesù. Il Pd
è la nuova Dc? "Il Pd è una gran confusione. Un tentativo di superare la
legislatura di Prodi avviando una grande cosmesi della sinistra. Se dovesse
governare le contraddizioni esploderebbero subito". Ma come? Lei e Veltroni vi scambiavate biglietti in cui sognavate
schieramenti senza Borghezio e Caruso, senza muro contro muro. E ora è tutta
una cosmesi? "è positivo che Veltroni abbia liberato
la sinistra dall'ossessione anti-berlusconiana. Ma vedo una politica che
affastella, senza disegno. In questo c'è un parallelismo totale tra Berlusconi e Veltroni: Veltroni candida radicali e cattolici, Berlusconi
mette insieme Fini e Ciarrapico, Mussolini e Giovanardi. Guardi la Spagna: i
grandi partiti aumentano i voti, ma sono figli di tradizioni radicate, si
innovano, ma restano nelle loro radici. Qui da noi, invece, si vuole costruire
un bipolarismo fondato sulla politica senza radici, quella costruita sul
predellino dell'auto". Qual è la soglia del successo dell'Udc? "Il
mio grado di successo è proporzionale al consenso che maturerà per i partiti
maggiori. C'è uno schiacciamento senza precedenti dei media
su Berlusconi e Veltroni. Sembra che ci sia un solo
candidato in campo. è un gioco delle matrioske: Veltroni e Berlusconi
sono uno dentro l'altro. Questo rende ancora più difficile la campagna del voto
utile. Dopo che Berlusconi
ha accreditato l'idea di poter fare il governo con Veltroni, come fa a proporsi come diga contro qualcosa?".
__img__Lei crede alla grande coalizione? "Credo che Berlusconi
lavorerà per questo obiettivo. Se fosse una soluzione per i problemi degli
italiani e non per i problemi loro, sarebbe positivo. Ma Berlusconi
sa che il Pdl è troppo poco credibile e troppo spostato a destra per governare
l'Italia. Dopo qualche mese avrebbe milioni di persone in piazza. Per questo
vorrebbe fare il governo con Veltroni". Chi
potrebbe guidare il governo delle grandi intese? Il leader che arriva primo
alle elezioni, come nel caso di Angela Merkel in Germania? "Un'ipotesi che
non esiste. In Italia la grande coalizione, per essere credibile, non può
essere guidata da uno dei contendenti: né Berlusconi
né Veltroni". E allora chi? Il governatore Mario
Draghi? Luca Cordero di Montezemolo? "Non mi piace il gossip sui nomi, ma
sono due persone che stimo molto". Il 'Financial Times' ricorda che Casini
è centrale in ogni trattativa. In caso di grande coalizione lei che farà?
"Non mi spaventa l'idea di fare l'opposizione. Sarebbe un'ipotesi
suggestiva: una grande coalizione con un'opposizione di centro, moderata,
seria". Gli ex dc fuori dal governo. Una cosa mai vista. "Sarebbe una
cosa buona. E una scelta molto importante per il futuro del centro italiano.
Vedere Fini e Veltroni insieme al governo ci darebbe
enormi prospettive. Avremmo spazi larghi come praterie e il tempo per far
maturare una prospettiva di governo alta e seria". Formigoni in buona
Compagnia In Forza Italia la chiamano 'quota don Giussani': la carica dei
seguaci del prete fondatore di Comunione e liberazione morto tre anni fa
presenti nelle liste del Pdl. Primo fra tutti, naturalmente, il presidente
della Lombardia Roberto Formigoni, capolista in Senato nella sua regione. E i
suoi fedelissimi già in Parlamento: Maurizio Lupi, Maurizio Bernardo, Luigi
Casero, Antonio Palmieri, Mario Mantovani. Alla Camera, nella circoscrizione
Lombardia 2, c'è la new entry più importante: il presidente della Compagnia
delle Opere Raffaello Vignali, a segnalare che l'identificazione tra il
movimento, il suo braccio economico e il partito azzurro è totale. In lista c'è
anche Renato Farina: prima di prestare i suoi servizi al Sismi di Pio Pompa con
il nome in codice Betulla, si vantava di essere allievo prediletto di don
Giussani. In Basilicata c'è Cosimo Latronico, fratello dello scomparso don
Tommaso, uno dei fondatori di Cl a Roma. Un'operazione benedetta dai vertici
ciellini con un editoriale sul mensile 'Tracce' dell'ex presidente della Cdo
Giorgio Vittadini: "Politica vera è quella che difende una novità di vita,
capace di modificare anche l'assetto di potere", ha scritto citando una
frase di don Giuss. Ma qui l'assetto di potere da modificare è quello interno
al Popolo delle libertà. Dopo le elezioni Formigoni tenterà finalmente il
grande salto nazionale. "Sono due o tre le poltrone che contano, non di
più", dice. Sogna gli Esteri, gli Interni o la presidenza del Senato. In
prospettiva, c'è la leadership del Pdl da strappare a Gianfranco Fini. L'armata
ciellina si prepara. M. D.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità ELEZIONI /
IL WALTER TOUR Veltroni passaggio a nord-Est Nel cuore
del Veneto bianco, tra gli operai e gli industriali. A un mese dal voto, il
leader del Pd sfida il territorio più ostile. Per conquistare gli sfiduciati di
marco damilano FOTO di AlFREDO FAlvo Il Pd è un partito di lavoratori, ma anche
di imprenditori. I lavoratori sono qui, in uno stanzone di Porto Marghera, ore
nove di sabato mattina, pioggia sottile fuori, gelo dentro, per accogliere
quello che un tempo sarebbe stato il compagno segretario Walter Veltroni e oggi è, semplicemente, il candidato premier del
Partito democratico. Alle pareti il Quarto Stato, un murale con la scritta 'No
al fascismo' e 'Franco boia', un quadretto con il leone di San Marco sopra la
bandiera rossa, una foto di Luciano Lama alla manifestazione del 1984 contro i
tagli della scala mobile, la bacheca con la chiamata dei turni: sette e dieci
per i gruisti e gli stivatori, sette e un quarto per gli altri. Gli
imprenditori si radunano in una morbida sala del Jolly Hotel di Vicenza, per un
aperitivo con l'ex sindaco di Roma che ha il coraggio di mettere uno di loro a
capolista del Pd in Veneto e che predica il fisco amico. Il candidato Massimo
Calearo è in vena di rivincite: "Grazie degli applausi, a leggere i giornali
sembrava che non contassi più nulla". Porto Marghera e le piccole aziende,
gli incidenti nei cantieri e la locomotiva d'Italia, le ronde anti-immigrati,
le ordinanze anti-sbandati dei sindaci leghisti e gioielli di ricerca e di
solidarietà come la Città della speranza di Padova, la prima istituzione
italiana a eseguire il trapianto di midollo nei bambini malati di tumore. Corre
il pullman verde di Veltroni tra le contraddizioni del
Nord-est: ciminiere e ville palladiane, biciclette e discoteche, capannoni
industriali, sale intitolate a papa Giovanni e qualche sparuta contestazione
(da sinistra, però: i comitati che si battono contro la base Usa Dal Molin). Le
tappe-chiave del lungo giro d'Italia, a un mese esatto dal voto di aprile, in
una regione dove ci sono 18 punti di differenza tra Pd e Pdl e dove è più
evidente il senso dell'operazione di Veltroni:
ridisegnare la geografia elettorale italiana, sfondare "in un territorio
difficile e ostile", come lo definisce Enrico Quarello, segretario
provinciale di Treviso. "Siamo circondati dalla Lega, non ci
mollare", gli gridano. Ma il leader venuto dal Campidoglio ostenta
ottimismo: "Un muro divideva il Nord-est dal centrosinistra. Il muro è
caduto". Ancora presto per dirlo, in realtà. Qualcosa si muove e se la
campagna elettorale fosse cominciata tra sei mesi, sarebbe stata un'altra
storia, forse. "I leader nazionali, i Prodi, i Fassino, i Rutelli, sono
sempre venuti in Veneto", racconta il senatore Paolo Giaretta, segretario
regionale del Pd: "Prima dei comizi noi parlamentari locali andavamo da
loro e gli facevamo il training, spiegavamo le cose di cui vuole sentir parlare
la nostra gente. Risultato: si capiva che affrontavamo argomenti che non
conoscevano. Questa volta è venuto uno che si capiva che sapeva. Veltroni ha toccato la più grande aspirazione dei veneti che
non è la sicurezza o gli schei, ma prima di tutto essere capiti". Un
giudizio confermato dal presidente dell'Apindustria di Vicenza, Sergio Dalla
Verde, che conclude l'aperitivo di Veltroni con i
piccoli imprenditori: "Il paese che lei ha descritto è il paese che sogno.
Il suo linguaggio ci piace molto, ma non possiamo dimenticare che i primi sei
mesi del governo Prodi per noi sono stati terribili". Diffidenza e attese,
sospetti e voglia di andare a scoprire le carte. Veltroni
incassa e prosegue il tour. Per il leader del Pd c'è un doppio obiettivo:
vincere le elezioni si può fare, ma forse no, costruire il partito a sua
immagine e somiglianza invece si deve fare, a tutti i costi. La campagna elettorale
è un'occasione da non perdere. Lo si vede nel format degli incontri, uguali in
ogni tappa. Prima dell'arrivo nei teatri o nei palasport si distribuiscono i
manifestini verdi con la scritta 'Veltroni
presidente'. In attesa del candidato, l'Obama bianco, l'organizzazione prepara
la coreografia: "Quando entra Veltroni alzate i
cartelli", grida un ragazzo con il codino dal palco del Pala De Andrè di
Ravenna. E qui, nel cuore della Romagna rossa, anarchica, laica, centinaia di
pensionati sugli spalti eseguono docilmente l'ordine. Non ci sono più simboli e
bandiere, il trapasso dei partiti originati dal Pci questa volta è ben
visibile: la vecchia identità resta stampata sulle facce, le rughe, i baffi, le
unghie nere delle mani. Anche lo sfondo del palco è sempre lo stesso, con la
scritta 'Si può fare': a Treviso non avevano i 2 mila euro per montarlo,
l'hanno portato da Mestre, la tappa precedente. E quel che resta della macchina
dei Ds gira a pieno regime: Veltroni è il primo
candidato premier che arriva da quella storia e si vede, i compagni sono
mobilitati come non mai. I notabili non aprono bocca, restano seduti nelle
prime file o per terra. Il leader sale sul palco senza nessuno intorno, un
saluto di una ragazza del luogo, meglio se emozionata, e poi tocca a lui
parlare, solo a lui. Nel Veneto bianco è un'altra storia. Il tour parte da
Rovigo, nella sala (stracolma) intitolata ad Antonio Bisaglia, il capo della Dc
veneta, "il manager dell'Impresa-Veneto sul mercato nazionale", come
lo definisce Ilvo Diamanti, che negli anni Settanta consegnava il 53,4 per
cento dei voti alla Balena bianca nazionale con una raccolta del consenso
perfetta: consorzi per lo sviluppo industriale, concessionarie di autostrade,
aziende municipalizzate, istituti di credito. E ancora: cooperative bianche,
comunità montane, banche rurali, associazioni ricreative, società di mutuo
soccorso. Un impero che portava a Roma parlamentari, ministri, segretari di
partito, presidenti del Consiglio. Intanto cresceva il miracolo veneto, "la
gran via lattea della piccola industria, una rivoluzione di campagna.
Evoluzione dal basso, nessuna guida, nessun intervento, nessun finanziamento.
Nessuna regione può crescere meglio, ma nessuna regione può deludere
peggio", scriveva in quegli anni, profetico, Alberto Cavallari. Una rete
ancora solida, ma da decenni senza un punto di riferimento politico. Neppure
negli anni di Berlusconi c'è stato un ministro veneto,
nonostante l'egemonia azzurra nella regione. E a Roma la Lega ha spedito un
personaggio come il sottosegretario Stefano Stefani, cacciato dal governo dopo
aver insultato la Germania e provocato la cancellazione delle vacanze del
cancelliere tedesco in Italia. Il ministro del Veneto è una suggestione, anche
se l'autocandidatura a una poltrona governativa di Calearo ha fatto storcere il
naso anche a tanti colleghi della regione, a partire da Paolo Marzotto.
Raccontano che il capolista alla Camera nella circoscrizione Veneto 1
attraversasse un momento difficile, contestato nella Confindustria locale e in
quella nazionale. Costretto a dimettersi dalla presidenza dell'associazione
industriali di Vicenza una settimana prima di candidarsi alle elezioni dopo
aver fallito il tentativo di pilotare la scelta del successore. E anche il suo
tentativo di arrivare alla vice-presidenza di viale dell'Astronomia con Emma
Marcegaglia è sfumato. Così, quando il leader locale Giaretta lo ha incontrato
di notte in un bar per offrirgli un seggio nel Pd, Calearo si è ringalluzzito.
Il suo nome serve a dimostrare la credibilità del Pd di Veltroni:
"Per anni mi hanno ripetuto: sei bravo, ma stai con i comunisti",
racconta Giaretta: "Ora c'è uno che non ha mai votato a sinistra, non me
lo diranno più". Più difficile, forse, convincere l'altro elettorato. Il
Veneto dei moderati, cravatte gialle, messe in piega, orologi d'oro. E poi
"quello che vota Lega e ha paura di prendere i treni dei pendolari",
lo dipinge il sottosegretario Marco Stradiotto, ex sindaco di Martellago,
comune alle porte di Mestre. E gli operai di Porto Marghera, naturalmente.
Difficile parlare di alleanza tra i produttori quando sono in pericolo 5 mila
posti di lavoro e sono morti due ragazzi in una stiva di una nave appena 50
giorni fa. Il delegato Michele Bianchetto li ricorda, con passione. I suoi
compagni si alzano in piedi e parte un lungo applauso. Il più forte del viaggio
in Veneto di Veltroni, il più
vero. n Delusi da Prodi e da Berlusconi colloquio con Riccardo Illy di Roberto Di Caro Nel Nordest si
sentono assediati. E tornano a parlare di secessione. I consigli del
governatore Illy per non perdere voti "Ma le pare che si possono spendere
10 miliardi di euro nel solo 2008 per eliminare lo scalone e consentire a
qualche decina di migliaia di persone di ritirarsi a 58 anni? Con meno
di quella cifra si potrebbero raddoppiare i posti negli asili nido di tutta
Italia, permettendo alle donne di lavorare e di ricominciare a fare
figli". Proprio non va giù, a Riccardo Illy, la controriforma del sistema
pensionistico varata dal governo Prodi per compiacere estrema sinistra e
sindacati, contro ogni logica di sviluppo e a scapito di altri investimenti ben
più utili al sistema paese e ai lavoratori stessi. Gli asili non li cita a
caso: lui il raddoppio dei posti nido l'ha realizzato, in cinque anni, nel
Friuli Venezia Giulia di cui è presidente dal 2003, dopo due mandati come
sindaco di Trieste e due anni da deputato. Non sarà solo per via dei bimbi, ma
i pronostici segnano bene per Illy, ora che, nello stesso giorno delle
politiche e con un anticipo di due mesi sulla scadenza naturale, si ripresenta
candidato a capo "della più povera tra le Regioni a statuto speciale"
quanto a tasse e tributi che restano in loco o vi ritornano coi trasferimenti
statali, "ma dal 2005 la prima regione italiana per crescita del
Pil". Sì, gli piacciono i numeri, i fatti, le logiche lineari. E poco gli
importa se a furia di tirar di fioretto con quel suo tono pacato rischia di
ridurre a un cumulo di cenci l'abito nuovo del centrosinistra non meno di
quello liso del centrodestra. Più o meno quello che fa, a cominciare dal
titolo, in 'Così perdiamo il Nord', in uscita il 18 marzo per Mondadori. Un
incipit d'effetto, non c'è che dire: "Siamo circondati. L'importante è
rompere l'assedio". Chi vi accerchia? "La Francia, la Svizzera,
l'Austria, la Slovenia... Tutti paesi che hanno tributi e imposte sul reddito
inferiori ai nostri, liberalizzazioni più avanzate, costi più bassi
dell'energia, burocrazia più snella ed efficiente. Competitivi, e dunque
attrattivi per le nostre stesse imprese. Prenda la Slovenia, entrata nel 2007
nell'area Schengen: il costo del lavoro è di un terzo inferiore al nostro, il
reddito d'impresa è tassato al 22 per cento. Per beneficiarne, a un
imprenditore friulano basta spostare tutto qualche chilometro più in là,
oltreconfine...". Non solo: lei scrive nel libro che il rischio di
secessione è tutt'altro che scomparso. Se negli anni scorsi era legato alle
pulsioni un po' primordiali solleticate dalla Lega, adesso può radicarsi assai
più pericolosamente in un preciso calcolo economico delle fasce produttive. Da
dove le viene una simile percezione? "Dall'esasperazione che ascolto nelle
parole degli imprenditori. E più sono piccoli più sono esasperati". Più di
dieci anni fa? "Più di qualche mese fa! C'è stato un cambiamento repentino.
Le hanno provate tutte, centrodestra e centrosinistra, sono più pessimisti di
prima. L'indipendenza del Kosovo ha messo a molti la pulce nell'orecchio".
Autocritica e autoflagellazione stanno nel Dna della sinistra, ma non le sembra
un eccesso di zelo, quel 'Così perdiamo il Nord', proprio mentre Veltroni si arrampica sul pullman per convincere il popolo
delle partite Iva? "Quel 'noi' non è solo il centrosinistra o il Partito
democratico: è il Paese, l'intero nostro sistema politico". Sarà, ma alla
fine il Nord continua a premiare il centrodestra. "Magari lo farà anche
stavolta, turandosi il naso. Ma non creda, non sono di memoria così corta, da
queste parti: si ricordano delle promesse di Berlusconi
nel 2001, e di quanto poco abbia poi realizzato davvero. Naturalmente anche
delle promesse di Prodi di non aumentare le tasse, cosa che invece ha fatto tra
i primi atti del suo governo". Non sarà la candidatura di Massimo Calearo
a spiantare il Pdl nel Nordest? "Vedremo. Lui è comunque l'emblema di un
Nordest conservatore che, profondamente deluso da Berlusconi,
può ora rivolgersi a un Pd dai valori e principi liberali. In ogni caso meglio
lui di Padoa Schioppa, per cui ho grande stima, ma che è difficile
contrabbandare come espressione di questo territorio solo perché è nato a
Belluno e ha fatto il liceo a Trieste". Dica la verità, avesse fatto in
tempo l'avrebbe cambiato, quel titolo, pensato quando nessuno immaginava ci
sarebbero state le politiche... "Non mi sono posto il problema. Ma alcune
cose che suggerisco nel libro Walter le ha fatte proprie nel programma. Per
esempio la priorità di infrastrutture quali l'Alta velocità, l'Alta capacità, i
rigassificatori...". Se è per questo lei vorrebbe anche il ponte sullo
stretto di Messina... "Ma fu Prodi a dare il primo via libera. Comunque,
altro punto recepito da Veltroni è la necessità di
aumentare il reddito netto dei lavoratori". Ma per ottenere questo
risultato lei propone ricette drastiche di cui non si scorge traccia nel
programma del Pd. E il modo è tutto... "è vero. A mio parere gli oneri
previdenziali non si riducono gettandoli sulle spalle dello Stato, come già ha
fatto il governo Prodi col taglio di 5 punti del cuneo fiscale". Leggo la
sua ricetta. Cancellare per prima cosa le pensioni di anzianità. Via l'elenco
dei 'lavori usuranti', una trovata che non ha diritto d'asilo nel resto
d'Europa... "Una riforma innovativa e provocatoria sarebbe: gli oneri
previdenziali seguano una curva gaussiana. Ovvero: molto bassi all'inizio,
crescenti fino alla maturità, poi in ultimo decrescenti, con la possibilità per
il lavoratore di scegliere se andare in pensione prima con meno soldi o più
tardi, ma vedendo crescere il proprio reddito in busta paga". Che altri
consigli ha dato a Veltroni? "Forse un candidato
premier esterno e autorevole sarebbe stato un ulteriore fattore di
rassicurazione per gli elettori delusi dal centrodestra". Chi? "Ah,
non faccio nomi". Draghi, Montezemolo, Profumo, Passera, il sempiterno
Monti? "Per esempio...".
( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO RIZZA
ROMA Seri dubbi in un pezzo di Pd, una bordata da Berlusconi,
critiche da Casini e Fini, dissenso dalla comunità ebraica: la linea di D'Alema
su Hamas non sembra maggioritaria. Il ministro, da Bruxelles, tiene il punto ma
senza polemizzare con l'ambasciata israeliana che lo ha attaccato: "Non
credo di aver detto nulla di scandaloso. L'ambasciatore israeliano naturalmente
può avere una diversa opinione del tutto legittima"; "ho ricordato
che questa necessità di negoziare una tregua è condivisa dalla grande
maggioranza di cittadini israeliani ed è sostenuta anche da tanti
commentatori". In realtà sulla politica estera sfumature e divisioni si
inseguono e si intrecciano. Il pragmatismo dalemiano trova molti critici anche
nel Partito democratico. Esce allo scoperto l'ala filo-israeliana diessina, con
l'ex segretario Fassino e Fiano. Il primo prende le distanze ricordando due
condizioni prioritarie: un'intesa fra il movimento islamico e Fatah, e la fine
dell'ambiguità di Hamas sul diritto all'esistenza d'Israele. Solo
"dopo" di ciò sarebbe giusto dialogare con Hamas. Dunque, Fassino
sposta il baricentro, anche se definisce con tatto "forzature
polemiche" le liti di queste ore. Il deputato ebreo Fiano spiega:
"Non è sbagliato pensare che in futuro Israele dovrà parlare anche con
Hamas, nemico giurato dello stato ebraico. Ma è impossibile chiederlo agli
israeliani oggi. Prima che Hamas accetti queste condizioni fondamentali per il
dialogo, la risposta di Israele non può che essere quella data dall'ambasciatore
Meir. Che va ascoltata e capita". Insomma, D'Alema corre troppo. Il
portavoce della Comunità ebraica, Riccardo Pacifici, che l'altro
giorno aveva spezzato una lancia in favore del Pd veltroniano, nota: "Il
nostro ministro degli Esteri in un colpo solo commette due errori". Il
primo è "nei confronti del popolo palestinese e di Abu Mazen, mentre il
secondo è nei confronti degli israeliani invitati a dialogare con il loro
nemico senza chiedere in cambio a quest'ultimo di riconoscere lo Stato
ebraico". Argomentazioni che combaciano con quelle diessine.
Pacifici precisa che il suo non è certo un giudizio sul Pd, e si augura
"un cambio repentino di impostazione in politica estera, qualunque sia
l'esito delle elezioni". Nel centro e a destra, stesse critiche. Pier
Ferdinando Casini mostra "netto dissenso": "Non apprezzo
l'apertura di D'Alema ad Hamas: una presa di posizione che indebolisce il
negoziato europeo e degli Stati Uniti, ma anche il lavoro di Abu Mazen Fatah e
dell'autorità nazionale palestinese". "Chiedo al governo italiano di
attenersi alla posizione europea. In questi anni ho anche apprezzato alcune
valutazioni del ministro D'Alema, ma non apprezzo assolutamente questa apertura
ad Hamas". Fini è sulla stessa linea e annuncia un ribaltone rispetto a
quella del governo Prodi. Il leader di An condivide le posizioni israeliane,
senza tentennamenti. Berlusconi è durissimo: "Un
lavoro contro gli ebrei". "Dovrebbe preoccuparci il fatto di avere un
ministro degli Esteri che parla in favore di un'organizzazione
terroristica". Non la pensa così l'ambasciatore Usa Ronald Spogli che in
serata, ha dato un ricevimento per la comunità ebraica a Villa Taverna. Il
diplomatico ha da una parte ribadito l'amicizia fra americani e israeliani,
dall'altra ha espresso "riconoscenza all'Italia "per l'impegno
assunto nel garantire la sicurezza di Israele". Alla festa
dell'ambasciatore c'erano, tra gli altri, Fassino, Rutelli e Berlusconi.
( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di NINO BERTOLONI
MELI ROMA "Quando la gente vede Visco capisce che le tasse vanno
pagate", soleva dire Romano Prodi, e non si sa se fosse più una minaccia o
una constatazione. Vincenzo Visco comunque non si vede più. Al tavolo
dell'altana baciata dal sole all'ultimo piano della sede ex Margherita, accanto a Walter Veltroni a illustrare il ddl sul fisco c'erano altri ma non Visco. Lui ha
vinto la battaglia con il generale Roberto Speciale, l'onore è salvo, ma
l'onere di una candidatura è toccata all'ex capo della Gdf schierato con il Pdl
e non al vice ministro uscente che ha rinunciato sua sponte a scendere di nuovo
in lizza. Non che il lavoro di Visco venga disconosciuto, per carità, la
lotta all'evasione rimane un must del programma democrat. Solo che il piglio,
l'impostazione, il messaggio non vengono più affidati a un antievasore in
versione Torquemada che convince e rassicura chi già paga le tasse ma
terrorizza chi con le stesse ha, come dire, meno dimestichezza. Raccontano che
già alla prima riunione di maggioranza con Romano Prodi trionfante, il premier
chiese "siamo sicuri di questa nuova Irap, non sarebbe meglio discuterne
meglio?", ma Visco tagliò corto "non se ne parla proprio".
Quell'Irap che fu poi il grimaldello attraverso il quale tanta imprenditoria si
disamorò del centrosinistra. "E chi crede di essere, Quintino
Sella?", celiò una volta Cesare Salvi che di Visco è amico ed ex compagno
di ufficio. Tramonta l'icona di Visco, il vessillo del nuovo Pd adesso è
"un fisco più giusto, un fisco amico". E a rappresentarlo in giro non
può certo essere la faccia di persona perbene ma perennemente scontenta e
indagatoria dell'ex vice ministro alle Finanze. Gli unici momenti che lo
riempivano di gioia erano quando il rivale Giulio Tremonti finiva sulla croce,
il giorno poi che quest'ultimo si dovette dimettere da ministro di Berlusconi, Visco giunse alla Camera talmente euforico che
si mise addirittura a rilasciare dichiarazioni alle agenzie. Rimane un'icona
per la sinistra, tanto che Franco Giordano di Rifondazione è arrivato a dire
che "l'unica differenza tra centrodestra e centrosinistra è rappresentata
da Visco e dal suo lavoro". Spira un altro vento, dalle parti del Pd. La
lotta all'evasione rimane, è scritta a lettere di fuoco nel programma, ma non è
accompagnata dal retropensiero che dietro a ogni partita Iva ci sia un
potenziale evasore. Veltroni al Nordest è andato a
dirlo chiaro: il centrosinistra ha sbagliato a considerare piccole e medie
imprese come ostili o immarcescibili candidate all'evasione fiscale, "noi
vogliamo un fisco amico, non oppressivo". Tanto che l'astro nascente del
Nordest, quel Massimo Calearo candidato a sorpresa da Veltroni,
non ha avuto mezze misure a santificare Mastella perché, bontà sua, "ci ha
liberati da Visco".
( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA - "Questa
esternazione con la precaria è pesante, non può passare liscia". Giunto
alla sede della ex Margherita per presentare il piano fiscale del Pd con
annesso ddl, Walter Veltroni chiama staff e collaboratori e suona la carica. "Lei è
precaria? Sposi mio figlio o un milionario", aveva suggerito Silvio Berlusconi in un programma del Tg2 a una
giovane precaria. Si è poi saputo che all'uscita degli studi televisivi si
avvicinò un giovane e si presentò, "sono il fidanzato della ragazza,
ma non sono un possidente, che dobbiamo fare?", il Cavaliere non si perse
d'animo e rintuzzò, "scherzavo, via, le auguro comunque di diventare
facoltoso", udirono gli astanti. Del suggerimento alla precaria,
nell'entourage veltroniano erano avvertiti, sui giornali c'era traccia. Detto
fatto. Ermete Realacci, il dominus della campagna democrat, non se lo fa dire
due volte, confabula con Roberto Roscani portavoce di Veltroni,
qualche telefonata mirata e partono le bordate all'insegna del "dàgli al
Cavaliere che irride ai precari". Ma è Veltroni
in persona che si incarica di condurre l'attacco: "Con quelle sue parole
il principale esponente dello schieramento avversario si mostra lontano dalle
ansie e dalle aspettative dei giovani precari, sa solo consigliare loro di
sposarsi bene". Bacchettate riprese anche dal vice Franceschini
("vergognoso"), da Boccuzzi l'operaio della Thyssen scampato, dalla
precaria Madia e da altri. Duro Fausto Bertinotti: "Tesi allarmanti".
E Franco Giordano: "Il problema non sono alcuni poligami facoltosi, ma i 2
milioni e 700 mila precari". A Cremona, appena accennato al tema
precari-Cavaliere, la piazza rumoreggia e fischia contro Berlusconi.
"Non fate così, noi non fischiamo nessuno, non stracciamo i programmi,
nulla di tutto ciò", frena Veltroni. Passando al
ddl sul fisco, si tratta di uno dei 12 progetti di legge (oltre a questo ci
saranno quelli su ricerca, ambiente, mezzogiorno, sicurezza, giustizia, lavoro,
immigrazione, famiglia, donne, casa, tv e banda larga) che verranno portati al
primo Consiglio dei ministri, in caso di vittoria del Pd. Con il leader c'erano
i capigruppo e vice di Camera e Senato, Soro, Marina Sereni e Zanda, il tecnico
Stefano Fassina e i parlamentari "tecnici" Tonini e Ventura che ha
illustrato il ddl: "È una proposta in cinque articoli. Il primo prevede di
intervenire sui bassi salari con le detrazioni già dal luglio 2008". C'è
il salario di produttività: "È previsto un meccanismo di sostegno alla
contrattazione di secondo livello che porterebbe un incremento consistente alla
parte salariale". C'è la riduzione delle aliquote: "Un punto ogni
anno per tre anni a partire dal 2009. Si tratta di una svolta possibile con
copertura finanziaria prevista: la ripresa della crescita, la riduzione della
spesa corrente primaria e il contrasto all'evasione". Quanto al lavoro
autonomo, "c'è l'esigenza della semplificazione con l'aumento da 30mila a
50mila del forfait di imposte e tributi per autonomi e piccolissime imprese
commerciali ed artigiane", ha spiegato Ventura. Veltroni
ha parlato di un "fisco amico" e ha spiegato che, per pagare,
"le piccolissime imprese commerciali e artigiane sopportano esorbitanti
costi di regolare tenuta della contabilità". Novità per gli Studi di
settore, croce (tanta) e delizia (pochissima) di tutto il comparto autonomo:
tra le misure, una maggiore rilevanza della realtà territoriale alla realtà
economica, in sostanza un artigiano di Cantù non può essere considerato alla
stessa stregua di uno di Calascibetta. N.B.M.
( da "Riformista, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Confindustria
marcegaglia e l'eredità di montezemolo La via stretta di Emma nell'era di
Silvio e Walter Con percentuale cubana, il 99,2 per cento dei voti, Emma
Marcegaglia è da ieri il nuovo presidente di Confindustria. L'era Montezemolo
si chiude con un mazzo di rose rosse alla neo-presidente, visioni discordanti
sul bilancio del montezemolismo e molti interrogativi sul ruolo che
l'associazione saprà e vorrà interpretare nell'imprevista stagione del
bipartitismo veltrusconiano. Il profilo "politico" di Marcegaglia,
salutata da un possente coro bipartisan di felicitazioni, potrebbe fornire una
prima superficiale spiegazione del consenso pressoché unanime tributatole dalla
giunta di viale dell'Astronomia. La rete di relazioni di Marcegaglia ha solidi
appigli a destra e a manca. Walter Veltroni l'avrebbe certo candidata se
mai fosse stato possibile ("Ha talento, è una risorsa", ha detto il
leader democratico). Massimo D'Alema, all'epoca in cui era premier, le offrì di
presiedere l'Agenzia per il sud. E Matteo Colaninno, candidato veltroniano e
mantovano come lei, ne rivendica l'amicizia. Marcegaglia può vantare, in
un certo senso, un profilo democrat ante litteram. Di contro, la sua elezione
nasce anche su un'opera sottile ma costante di rassicurazione verso il
centrodestra condotta negli ultimi mesi, suggellata dall'endorsement di Fedele
Confalonieri, fondata sull'asse privilegiato con Diana Bracco e l'Assolombarda,
che resta feudo ostile al Pd, e confermata da un certo feeling con la base
berlusconiana delle pmi, cui Marcegaglia ha non per caso rivolto il suo primo
saluto nella nuova veste. Quanto Ettore Riello, alter-ego di Massimo Calearo
nelle liste del Pdl, esulta non meno di Colaninno. E dunque? Una linea
Marcegaglia ancora non c'è. E questa è, del resto, insieme la vittoria e la
sconfitta della presidenza uscente: la vittoria, perché a due anni
dall'incidente di Vicenza, quando complice Berlusconi
la base si scagliò contro il vertice, il presidente Fiat ha saputo orchestrare
una successione pacifica per nulla scontata; la sconfitta, perché evitare uno
scontro di linee come nelle due tornate elettorali precedenti (D'Amato vs.
Callieri e Montezemolo vs. Tognana) è stato possibile solo a patto di non
lasciarne in eredità alcuna, di linea. 3 14/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Torna il one man
show, ma il caso Ciarrapico è un boomerang Quando Gesù risuscitò Lazzaro, il
suo più grande miracolo, era talmente turbato che prima di gridare il nome del
suo amico scoppiò in pianto. Una misteriosa angoscia. Silvio Berlusconi,
invece, si sta comportando esattamente all'opposto. Il suo slogan
"Rialzati, Italia" fa sì il verso al cristiano "Vieni fuori,
Lazzaro", ma lui il Cavaliere non è per nulla turbato. Negli ultimi due
giorni è andato in giro a dire che rialzerà l'Italia, pardon che la
resusciterà, raccontando barzellette e facendo battute di dubbio gusto. In
pratica, è tornato il one man show dei vecchi tempi che non disdegna il culto
della personalità, per sua stessa ammissione, e che anzi per alimentarlo è
stato costretto pure a togliersi la cravatta durante i bagni di folla. Perché?
Semplice: perché nella calca il popolo che vuole toccarlo potrebbe appendersi o
aggrapparsi alla cravatta, meglio quindi non rischiare. Lo ha rivelato lo
stesso Cavaliere a Claudio Velardi, neoassessore della giunta Bassolino,
incontrato per caso a Palazzo Grazioli, dove i due lavorano. Incurante, allora,
di spin doctor e amici che gli consigliano di non esporsi troppo - appena l'altro giorno il Foglio ricordava che se stesse zitto a braccia
conserte vincerebbe lo stesso le elezioni di aprile - Berlusconi è tornato a gigioneggiare e a maramaldeggiare sull'avversario. Veltroni che prende il pullman e va a
fare colazione nelle case della gente? "Un modo per mangiare a
sbafo". I precari che si lamentano per lo stipendio da nuovi poveri?
"Sposino mio figlio o un milionario". Battuta, quest'ultima, tra
l'infelice e il sublime e che fa il paio con quella pronunciata due anni fa,
sempre in campagna elettorale: "Chi vota a sinistra è un coglione".
Rispetto al 2006, però, Berlusconi corre un rischio in
più. E cioè non ha più dalla sua parte quello che gli esperti di comunicazione
e marketing chiamano effetto underdog. L'ex premier, infatti, non ha più
quell'aria da cane bastonato che deve rincorrere il favorito e magari può
guadagnare consensi proprio perché perdente. Stavolta è lui il vincitore
annunciato e il boomerang può essere sempre dietro l'angolo. Come insegna il
caso Ciarrapico, l'imprenditore fascio-ciociaro, amico di Storace e nemico di
Fini, candidato nel Pdl al Senato in Lazio. È stata sufficiente un'intervista a
quello che oggi è l'editore di Ciociaria Oggi perché si scatenasse una polemica
diventata adesso di dimensioni europee. Per due giorni Berlusconi
e Fini hanno litigato attorno alla candidatura di Ciarrapico, ancora
orgogliosamente mussoliniano, con titoli su tutte le prime pagine dei giornali.
E quando poi, a fatica, i due sono riusciti a chiudere il caso ecco aprirsi il
fronte continentale con la dura presa di posizione di Jean-Claude Juncker,
premier lussemburghese e presidente del gruppo del Ppe all'europarlamento europeo:
"Non c'è posto per i fascisti tra i popolari europei". Berlusconi gli ha replicato a muso duro, tirando in ballo
l'ex alleato Pier Ferdinando Casini, oggi candidato premier dell'Unione di
centro-Rosa bianca: "Bisogna che allora lo dica al suo amico Casini, visto
che è stato Ciarrapico che ha offerto le cene a Fiuggi al partito di Casini e
che andava sempre a braccetto con Casini e company. Ciarrapico è un
indipendente che ha chiesto da imprenditore che ha cliniche, giornali e crea
posti di lavoro, di partecipare come senatore indipendente. Non ha nessuna
influenza sul partito del Pdl che è un movimento antifascista, anticomunista e
antitotalitario". A Berlusconi, il caso
Ciarrapico può costare molto. A denti stretti lo ammettono pure a Palazzo
Grazioli: "Per fortuna siamo ancora lontani dalle elezioni, ma questa
storia può valere anche 20-30mila voti persi, che col Porcellum non sono pochi.
Per certi versi è autolesionismo puro, perché Ciarrapico alla fine non verrà
manco eletto". È la campagna elettorale, bellezza, verrebbe voglia di
aggiungere. Una campagna in cui, altro fattore decisivo, per non rincorrere Veltroni sui temi cosidetti "seri" e fare quindi
lui l'agenda setting, che impone titoli e questioni all'opinione pubblica, il
Cavaliere fa notizia principalmente con le battute su Veltroni
che mangia a sbafo oppure sul figlio milionario offerto come marito alle
precarie. Oppure ancora, il solito sesso, che con i suoi funziona sempre:
"Andate porta a porta, cercate il contatto diretto con la gente, andate a
parlare con il prete, con il farmacista, con il medico. Io ho ottimi rapporti
con i farmacisti e non certo perché compro da loro il Viagra". Forse sarà
il Cialis. 14/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Conversazione
l'intellettuale di destra giudica la campagna elettorale Per Buttafuoco l'erede
di Silvio è la dadaista Daniela "Veltroni la smetta con questa pregiudiziale anti-fascista" L'erede
di Berlusconi non è Fini,
ma una donna. E non si chiama Michela Brambilla, ma Daniela Santanché. Parola
di Pietrangelo Buttafuoco, giornalista in forza a Panorama , scrittore
originale e intellettuale dis-organico alla destra, fascio-galantuomo d'altri
tempi. Lo incontriamo a via Sicilia, Roma, nella sede della Mondadori,
per commentare quello che sta succedendo dentro e fuori il Popolo della
libertà. Un landolfiano "mar delle blatte": da Landolfi Tommaso, lo
scrittore del Mar delle blatte , dove un verme solitario e un ragazzo si
contendono la donna, e da Landolfi Mario, il luogotenente campano di Fini. Il
caso del "fascista Ciarrapico", spara subito Buttafuoco, "è un
cortocircuito di isteria e malafede, da sinistra a destra. È ipocrita quello
che ha detto Veltroni: Peppino va bene come spettatore
partecipe della fondazione del Pd, ma poi non va bene se dice quello che ha
sempre detto e pensato? Spero che Veltroni non
continui con questa storia della pregiudiziale anti-fascista". Ma è sulla
Sicilia che Buttafuoco è pronto a rimangiarsi la dichiarazione di voto pro-Walter
di qualche giorno fa (prima dello stop di Silvio, disse Ferrara al Senato e Veltroni alla Camera). "Non mi piace la scelta di Veltroni per Ricky Levi, io voglio Mirello Crisafulli, Veltroni lo sta trascurando", lamenta sornione lo
scrittore, che è presidente del teatro Stabile di Catania. A destra, continua
Buttafuoco, "il caso Ciarrapico è proprio una manfrina ridicola, dai toni
stucchevoli. Fini non è mai stato fascista ma si sente in dovere di attaccare
Ciarrapico, che da destra ha bastonato tutti, con i giornali, le sue battute
caustiche, i manifesti. Il vero colpo di scena di Ciarrapico sarebbe stato il
rifiuto di una prebenda parlamentare, con il più classico dei "me ne
frego". Ma credo e spero che il suo sia un bluff, da poker. Per far saltare
il gioco e farlo ricominciare, per non arrivare a questa stancante e logora
commedia dell'inciucio. Intanto, ha stanato Fini". Ciarrapico, per
Buttafuoco, è il "ritorno del rimosso", missino. È il fantasma
paterno, tra rimorso e delirio, che spinge Amleto a uccidere la madre (An?),
finendo però vittima dei complotti. "Il problema di Fini è che deve
ritagliarsi solo un ruolo personale. Non ha un progetto, questo è chiaro. Berlusconi comanda, Fini domani vuole comandare. C'è solo un
dettaglio che non ho capito - continua Buttafuoco, prende una pausa e poi
sbuffa ridendo - una sua debolezza, la unica: sentimentale. Non tradisce mai
Tremaglia, pur avendo avuto rotture di scatole e delusioni. Fini ha abbandonato
tutti, amici, donne, ma Tremaglia no, è il suo feticcio, la sua
copertina". Un traghettatore di anime, nere, dall'Msi ad An, ridotto a
scafista. I passeggeri, senza documenti, finiscono a mare. "Quello che era
An - dice con tono grave Buttafuoco - è morto e defungerà definitivamente nel
futuro, perché la proporzione di rappresentazione è impari. Quelli di An
spariranno nel mare grande del partito dei moderati. È finito un mondo. Nel
peggiore dei modi. L'Msi era un mondo di dibattiti ideali ma di presenza reale
nel paese. È stato sostituito da un gruppo che della politica aveva fatto la
sua professione, isolandosi rispetto al mondo reale e nutrendo rancore verso
l'Msi. Non so, penso a un protagonista missino come Fabio Fatuzzo, oggi
dimenticato. Chi conosce benissimo queste storie è Maurizio Gasparri. Se Gasparri
buca una ruota, in tutta Italia, chiama la segretaria di partito e trovano
qualcuno che lo aiuta. Se Fini buca la ruota, chiama il prefetto". Sul
piano culturale, Buttafuoco continua a essere apocalittico, più integrato. Ai
giornalisti di provincia di Repubblica e La Stampa , che lo davano in quota An
per l'ingresso nel premio "Acqui - Storia", risponde che "sono
in quota di nessuno, ero un militante dell'Msi, poi ho smesso quando è nata An:
ora sono un terzista di obbedienza merliana". Assicura: "Non voterò
mai il Popolo della libertà". E spara: "Il ritorno del centro-destra,
sul piano culturale sarà una tragedia. Non perché siano degli asini, ma perché
hanno un rifiuto totale di quello che è l'unica ragione sociale di un governo
di destra: far crescere la società e la nazione. Un governo di destra deve far
funzionare l'istruzione e le caserme. Non nel senso di ordine pubblico, ma per
restituire sovranità politica all'Italia. Che è un miserello angolo di mondo
dove non succede niente di diverso da qualsiasi periferia imperiale degli Usa.
C'è ammirazione dei ragazzi di paese che possono finalmente conoscere,
invecchiata, inutilmente desiderata, pronta e disponibile, una semi-diva porno.
È così il rapporto con gli Usa". In questo disastro maldestro, la Santanché
è l'unica sorpresa positiva per Buttafuoco. "Lei è stata bravissima, la
migliore interprete - si entusiasma Buttafuoco - una che ti spiega il mutuo
sociale ha una capacità dadaista. Ha capito che le realtà più vive sono quelle
di Casa Pound, una realtà complessa, dove era impensabile immaginare un
sostegno alla Santanché. Lì, consiglio di tenere d'occhio Iannone, se fossi
residente a Roma, voterei lui, è il mio candidato ideale". Ma la
Santanché, come gran parte della destra, ha un difetto: "Sostenere quelle
stronzate anti-immigrati. La Santanché sbaglia, la destra radicale è attenta al
mondo di fuori, un mondo che vive di valori tradizionali, ha un'estetica
cavalleresca. Questo grande mare di povertà degli immigrati è lo specchio della
grande proletaria, mito forte della destra sociale. La Destra fa propaganda,
come la Lega. Borghezio, per esempio, lo dico con occhio teatrale, ha una
doppia personalità: il personaggio folkloristico, che come Jessica Rabbit si fa
disegnare così, anti-islamico. E poi, di nascosto, da cultore della mistica,
della teologia medioevale, è un attento e raffinato studioso proprio della
mistica islamica. Ma non può dirlo. Anche la Santanché, come la Lega, che è un
partito serio di destra, fa propaganda. Ingrossa le orde di pensionati
inferociti che brandiscono il pamphlet della Fallaci come un'arma contro
l'Islam". La Santanché, conclude Buttafuoco, dà una prova fondamentale.
"La destra di oggi è la sinistra nella fase senile. Tutti quelli di
sinistra devono essere per forza di destra. Sono i marine che garantiscono a
loro di mantenere i propri agi, i privilegi, dai musulmani fuori dalla
porta". Se riuscirà a fare la tara di questo retaggio, la Santanché potrà
vincere: "La voterò quando scoprirà di essere dadaista: e comunque è lei, come
novità, l'erede di Berlusconi". Luca Mastrantonio
14/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sondaggi le
previsioni per la Pdl, la prima risposta alla domanda del riformista Nove
senatori in più, Casini non si asterrà Nella lotteria di palazzo Madama, al di
sotto del numero 158 - quello che garantirebbe alla forza politica vincente di
avere la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento - c'è spazio per una
terza opzione. Il lasciapassare per un "governo di minoranza", come
segnalava ieri l'editoriale del Riformista , "sarebbe una soluzione
comunque migliore di un nuovo governo di coalizione". Meglio
di un ipotetico esecutivo Berlusconi-Casini, meglio di un improbabile Veltroni-Bertinotti. In un'intervista all'Espresso in edicola oggi, Pier
Ferdinando Casini ha messo a verbale: "Alla Camera il Pdl può vincere. Al
Senato è più difficile. Ma anche dovesse vincere - ha sottolineato il candidato
premier centrista - non riuscirà a governare. Vivacchierà e dopo qualche
mese le aspettative si trasformeranno in delusioni". Il leader dell'Udc
dissemina altri indizi, seppur con toni da campagna elettorale: "Sono
attrezzato a fare l'opposizione a Berlusconi, seria e
serena. Se farà provvedimenti giusti li voteremo. Ma certo non potremo votare
la fiducia al suo governo". Sul fronte Partito democratico, alla domanda
se il loft guarda in prospettiva al centro, Massimo D'Alema ha risposto:
"In questo momento il Pd guarda al Pd". Anche se, parole del ministro
degli Esteri, "laddove si manifestino convergenze sui programmi, non escludiamo
collaborazioni con nessuno". Tutte le variabili, però, dipendono da
un'unica incognita: i numeri di palazzo Madama. Su questo terreno, la semplice
"lettura" dei sondaggi è più che fuorviante. Per un motivo: anche
dietro una forbice (nazionale) di diversi punti tra Pd e Pdl può nascondersi
l'impasse al Senato (dove ogni regione rappresenta una partita a sé). Ecco
perché, nelle war room dei candidati premier, c'è chi si è attrezzato a
"tradurre" in seggi (di palazzo Madama) le rilevazioni dei
sondaggisti. Ieri, uno dei "tecnici" di fiducia del loft ha
trasformato gli ultimi dati Demos usciti su Repubblica , che danno il fronte
berlusconiano al 45.2, quello veltroniano al 38.5, la Sinistra al 6.2 e il
centro casiniano al 6. Risultato? Stando all'osservatorio di cui sopra, con
questi risultati, Pdl-Lega-Mpa avrebbero una maggioranza di nove eletti al
Senato (167 senatori, di cui 3 eletti all'estero) e il Pd si fermerebbe a 143;
l'Udc eleggerebbe solo 3 senatori (1 in Calabria, 2 in Sicilia) e la Sinistra 2
(entrambi in Toscana). La proiezione tiene conto di qualche margine di errore:
Bertinotti, ad esempio, potrebbe far scattare un senatore in più in Umbria,
mentre Casini può ragionevolmente sperare in un eletto supplementare sia in
Basilicata che in Campania (trattasi in quest'ultimo caso di Ciriaco De Mita,
che la rilevazione del loft dà due decimali sotto il quorum dell'8 per cento).
C'è poi un problema supplementare, che riguarda il Pd. La rincorsa di Veltroni, dopo una partenza sprint, sembra essersi fermata.
Il partito, infatti, non riesce a fare breccia oltre quota 34. Anzi, a prender
per buoni i sondaggi, si ferma anche prima. "Per adesso non possiamo
parlare di calo - sostiene il sondaggista Nando Pagnoncelli - ma è evidente che
una frenata c'è stata. Colpa, a nostro avviso, anche del risiko-candidature,
che ha portato a qualche dissidio interno. Quando gli intervistati fiutano
qualche litigio dentro una coalizione, succede che in molti sospendono il
giudizio. Non a caso, stiamo registrando un aumento della percentuale di
indecisi". L'ultimo asserto vale anche per il Pdl, alle prese col caso
Ciarrapico. Ma il Pd ha un problema in più. La sensazione che Veltroni possa aver esaurito le freccette mediatiche dopo la
sfilata di "candidati modello" è più che diffusa. Anche perché,
essendo sfavorito nella corsa a palazzo Chigi, potrebbe avere difficoltà a
pescare un jolly da spendere nella fanta-lista di governo che annuncerà in
vista dell'ultimo chilometro. Se c'è un "piano B", per ora sta solo
nella testa del segretario. Ma tra le cose certe ci sono due dettagli,
tutt'altro che irrilevanti. Due come le figurine da applicare ai
fanta-discasteri su cui Veltroni può sperare di
ridurre il gap: il ministero dell'Economia e quello della Cultura. Il seconda è
una casella che si presta all'indicazione di un nome a effetto, magari da
scegliere al di fuori dalla rosa degli eletti. Regola d'ingaggio? "Voglio
uno alla Jack Lang vecchio stile", ha confidato Walter ai suoi. Quanto
all'Economia, c'è una novità degli ultimi due giorni, che va oltre la logica
nomination di Enrico Morando, autore del programma piddino. Nella stretta
cerchia di Veltroni, più d'uno ha letto l'ultimo fondo
di Mario Monti sul Corsera ("Protezionismo e riforme") come "una
via di mezzo tra un endorsement pro Pd e un'autocandidatura". L'ex
commissario europeo, nota un veltroniano di rango, "è un nome che potrebbe
garantirci credibilità internazionale e, soprattutto, potrebbe esserci di aiuto
nel rush finale sul Nord". Per ora si tratta di riflessioni, per quanto
autorevoli. Nulla di più. Sempre in tema di ragionamenti, dentro il loft un
calcolo l'hanno fatto: dei cavalli di razza ultra-partes , Monti, oggi
presidente della Bocconi, è l'unico che potrebbe permettersi di scommettere
anche su un cavallo perdente. O presunto tale. Tommaso Labate 14/03/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
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N. 63 del 2008-03-14
pagina 0 L'annuncio di Tremonti: "Via l'Ici sulla prima casa. Basta con i
condoni" di Fabrizio Ravoni Il ministro dell'Economia in pectore:
"Incentivi alla produttività e niente nuove tasse, ma non aspettatevi
miracoli" Roma - Il programma di Veltroni
"sembra Disneyland. Il nostro è realistico. Non promettiamo
miracoli". Giulio Tremonti illustra a Repubblica Tv il programma del
Popolo della libertà e rivela un impegno del programma: "Non metteremo le
mani nelle tasche degli italiani". Certo - riconosce - la situazione che
lascia l'attuale governo è grave. "I dati economici sono negativi:
crescita zero e conti pubblici con deficit verso il 3%, pressione fiscale ai
massimi storici e inflazione che viaggia fra il 3 e il 5%". In questa
situazione, "Veltroni
promette miracoli. Noi no. Pensiamo che in cinque anni ci siano i presupposti
per fare meglio". Su un elemento della politica economica di Prodi
("il cui azionista di maggioranza è il Pd di Veltroni", sottolinea Tremonti), l'ex ministro è netto: "Sono
stati sprecati due anni in liti e tasse, senza aver risanato i conti
pubblici". E la conferma è nel livello del deficit. "Prodi lo
ha preso al 2,4% e lo lascia al 2,4% del Pil". Questo è il livello
indicato con la Relazione unificata sulla finanza pubblica, presentata
mercoledì dal ministero dell'Economia. E sono i mercati - osserva Tremonti - a
indicare gli scarsi risultati del governo Prodi sul fronte dei conti pubblici.
"Lo spread fra i titoli italiani e quelli tedeschi era di venti punti
base" quando Berlusconi lasciò Palazzo Chigi nel
2006. "Oggi quegli stessi spread sono aumentati del 300%". Oscillano,
infatti, intorno ai 60 punti base. A Tremonti viene chiesto se rifarebbe i
condoni fiscali. "Oggi non ci sono più le condizioni", spiega.
"I condoni erano una cosa del passato, generata dall'alta evasione
accumulata in precedenza da Prodi e Veltroni". E
ricorda: "All'epoca avevo problemi a tenere i conti pubblici. Con crescita
zero, come fai a pagare le pensioni? Pensate che li abbia fatti volentieri? Li
ho fatti solo perché costretto dalla dura realtà e necessità". L'ex
ministro dell'Economia, poi, passa a illustrare le linee guida del programma
del Pdl: abolizione dell'Ici sulla prima casa, interventi sulle banche per la
riduzione dei ratei dei mutui, programma di detassazione legata alla
produttività. Nel programma c'è spazio anche per le infrastrutture, compreso il
nucleare. "Paghiamo 30 miliardi a chi ci vende energia elettrica, ma così
l'economia resta al palo. è fondamentale eliminare questo ostacolo". Una
battuta, Tremonti la riserva anche a Massimo Calearo. "A Ballarò lo avevo
definito qualunquista. Lui poi ha detto che lo avevo chiamato comunista. Non ha
capito. Per di più non rappresenta il Nordest, ma una sua caricatura".
Porterà voti a Veltroni? gli chiedono. "Se ha una
famiglia numerosa - la replica - un contributo lo può dare...". E sui rifiuti,
ricorda che "non si tratta di un problema italiano, ma esclusivamente
della Campania, dove Bassolino ha avuto la gestione del territorio". E
Bassolino - ricorda Tremonti - sostiene il Pd di Veltroni.
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
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N. 63 del 2008-03-14
pagina 11 Marcegaglia, voto "bulgaro" di Confindustria di Gian Maria
De Francesco Designata presidente con il 99,2% di consensi Montezemolo a Pd e
Pdl: "Servono sudore e lacrime". E' la prima donna al timone degli
industriali: carattere deciso, ama la globalizzazione e dirige il gruppo
siderurgico fondato dal padre Roma - Il primo a dare la notizia della
designazione di Emma Marcegaglia a prossimo presidente di Confindustria è stato
il numero uno di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, poco dopo le 11 di
ieri mattina. "Un voto plebiscitario", ha dichiarato. La questione,
infatti, non era il come ma il quanto. E, come ha sottolineato Montezemolo,
attuale leader di viale dell'Astronomia, "è stato un grande successo, un
voto bulgaro": 99,2% dei voti favorevoli all'imprenditrice mantovana. Nel
dettaglio, su 132 presenti ben 126 hanno manifestato gradimento, una scheda non
è stata votata e cinque sono state restituite ed escluse dal computo. La
designazione, peraltro, era talmente scontata che il
segretario del Pd, Walter Veltroni, non ha nemmeno aspettato l'ufficializzazione per salutare la
nuova "grande risorsa per Confindustria". Silvio Berlusconi, che stava presentando i
candidati del Pdl nell'adiacente Auditorium della tecnica, ha invece atteso il
formale via libera per gli auguri di rito. "Sono felice e
orgogliosa del consenso e sono consapevole delle difficoltà e degli oneri che
questa carica comporta, ci metterò tutto il mio impegno e la mia
conoscenza", ha esordito la Marcegaglia nell'incontro con la stampa,
preannunciando di essere già al lavoro per mettere a punto il programma e la
squadra che saranno presentati il 23 aprile. Una vicepresidenza sarà dedicata
al tema della sicurezza sul lavoro "perché siamo contrari alle sanzioni
per gli industriali, ma siamo d'accordo che questa è una priorità
fondamentale". Emma Marcegaglia ha messo in evidenza che su alcuni temi
come l'internazionalizzazione ci sarà continuità "ma ci saranno anche cose
diverse perché il momento richiede un focus differente". Insomma, per
dirla con Montezemolo, sarà "una continuità dinamica". Ma fino al 22
maggio il presidente sarà ancora il numero uno di Fiat e Ferrari. E ieri ha
fatto giungere la sua voce al Pd, al Pdl e al sindacato, colpevole quest'ultimo
di fare melina sulla riforma dei contratti e di "non difendere l'interesse
dei lavoratori". Secondo Montezemolo, "senza sudore e lacrime
corriamo seriamente il rischio di diventare irrilevanti nell'economia
mondiale". La priorità, ha aggiunto, è "mettere mano a strutturali
tagli alla spesa pubblica improduttiva, mentre oggi non sentiamo nemmeno
parlare di serie misure di riduzione". Con il prossimo governo, però, sarà
Emma a trattare e come ha rilevato l'ex presidente di Assolombarda, Michele
Perini, "la continuità non è scontata". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 63 del 2008-03-14
pagina 2 Torna il kit del candidato: maglietta, cd e bandiera di Fabrizio De
Feo Nella busta anche trenta pagine di suggerimenti per parlare in pubblico da
Roma I migliori venditori, si sa, non stanno alla scrivania ma vanno porta a
porta, se vogliono ottenere risultati. E così Silvio Berlusconi
recupera l'appeal del Grande Motivatore e lancia il suo messaggio, affidando
una missione precisa agli aspiranti onorevoli: "Parlate con tutti,
coinvolgete gli indecisi, andate tra la gente e fate conoscere il nostro
simbolo". Nella battaglia per la riconquista della maggioranza parlamentare
nulla è lasciato al caso. Il plotone dei futuri parlamentari del Popolo della
libertà, infatti, all'ingresso dell'Auditorium della Tecnica riceve un
sacchetto in plastica con il simbolo del partito. È il kit del candidato, una
dotazione più informale rispetto a 14 anni fa visto che non sta più in una
valigetta scura ma in uno shopper di carta plastificata con i manici di
cordino. All'interno ci sono i "libri di testo" e le indicazioni per
affrontare al meglio l'ultimo mese prima del voto. Il kit prevede, ad esempio,
30 cartelle di spunti per i propri interventi. Tra le argomentazioni suggerite,
l'indice recita: "Sbagliare è umano, perseverare è prodiano e... veltroniano", "Veltroni come Stalin: nasconde nell'armadio Prodi", "Copisteria
Veltroni", "Il
programma della sinistra: carta straccia" e "I fuochi di artificio di
Veltroni sono finiti, il
bluff di Veltroni&C. è
stato scoperto". Dentro anche una maglietta bianca con lo slogan della
campagna "Rialzati Italia". Non manca la carta dei valori del
partito, le sette missioni per il futuro, diverse spillette, la lista delle 67
nuove tasse volute da Prodi, una bandiera e il sondaggio che vede il Pdl avanti
al Pd di 9,8 punti percentuali. Poi i suggerimenti. "Andate a parlare con
il prete, col farmacista, col medico". E non manca la battuta. "Io ho
ottimi rapporti con i farmacisti e non certo perchè compro da loro il
Viagra". C'è poi una lettera di Berlusconi
"ai difensori del voto", un albo dei difensori della libertà e un
modulo di adesione per i difensori della libertà. Non possono mancare i Cd con
le hit del popolo azzurro, come "Azzurra Libertà" e un altro Cd con
l'intervento del Cavaliere al Palalido di Milano per l'apertura della campagna
elettorale. Chiude la rassegna un libro di Renato Brunetta. Forza Italia, come
accennato, ha sempre fatto ricorso al kit per i candidati ma la dotazione ha
assunto forme diverse. Alle regionali del 2000 non c'era la valigetta,
sostituita da una scatola blu; per le Europee nel 2004 il materiale era
telematico, con indicazioni e santini fai da te su internet. Nel 2006 non venne
distribuito un kit nazionale ma diversi a livello regionale. Un'idea, quella
del kit, inizialmente irrisa ma poi subito copiata dagli altri partiti: ad
esempio dalla Margherita e dai Ds che nel 2006 prepararono un vero e proprio
vademecum del candidato, con consigli anche su come guardare le telecamere e
cosa dire nelle interviste. Segno visibile che il seme dell'innovazione
berlusconiana era ormai fiorito anche nel giardino dell'avversario. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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pagina 5 "Disperati per i sondaggi rispolverano l'arma
dell'antiberlusconismo" di Adalberto Signore Il numero uno del
centrodestra parla di reazione ridicola studiata a tavolino e avvenuta a
scoppio ritardato: "Sono a corto di argomenti" da Roma C'è voluto un
po'. Ma alla fine pure il Pd lustrato a nuovo di Walter Veltroni
ritrova il Caimano di morettiana memoria. Alla faccia del dialogo e
dell'antiberlusconismo che, aveva promesso Veltroni
prima di iniziare la corsa verso le urne, sarà messo in soffitta. Invece no.
Perché l'alzata di scudi che arriva dal centrosinistra è tanto implacabile
quanto concertata. Segno, confida a sera il Cavaliere a un deputato di casa a
Palazzo Grazioli, che anche "i sondaggi in mano a Veltroni"
dicono che "il Pd è rimasto al palo". Insomma - è il ragionamento del
leader del Popolo della libertà -, preso atto che i punti di distanza restano
ancora tanti si è deciso di rispolverare l'antiberlusconismo di sempre. E la
tempistica, effettivamente, pare confermare la congettura. La battuta
incriminata, infatti, il Cavaliere la pronuncia nel tardo pomeriggio di
mercoledì negli studi di Saxa Rubra e diventa pubblica verso mezzanotte, quando
va in onda l'approfondimento Tg2-Punto di vista. "Come può una giovane
mettere su famiglia con la precarietà del mondo del lavoro?", chiede in
studio Perla Pavoncello, laureanda in Scienze delle comunicazioni. Replica
dell'ex premier: "Da padre il consiglio che le do è quello di ricercarsi
il figlio di Berlusconi o di qualcun altro che non
avesse di questi problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche
permetterselo...". Passate ben dodici ore, poco dopo mezzogiorno, si alza
il primo biasimo con Fausto Bertinotti che parla di "battuta
allarmante". Poi, lentamente, il Pd carbura. Prima con il vicesegretario
Dario Franceschini (alle 13.40), poi con il ministro Barbara Pollastrini (alle
15.20) e finalmente con Veltroni. Che ormai a metà pomeriggio (sono le 17.30) accusa Berlusconi di "essere lontano dalle
ansie di milioni di ragazzi italiani". Con tanto di morale: "O
torniamo a parlare ai giovani o perdiamo una grande occasione storica". Il
punto, per la verità, pare essere ben altro. Perché vista la tempistica
"a scoppio ritardato" dell'offensiva arrivata dal Pd è difficile
pensare che non si tratti di una scelta ponderata. Un po' perché ad aprire le
danze per il Partito democratico è il numero due Franceschini, un po' perché
nel Pd non c'è nulla che si muova senza che lo dica Veltroni.
Basti pensare alle indicazioni arrivate ai democratici lombardi quando qualche
giorno fa l'ex sindaco di Roma ha fatto capolino nella sede di Milano.
"Manifesti solo con la mia faccia o, tutt'al più, con il simbolo del Pd -
ha disposto tra l'imbarazzo generale - e nessuna iniziativa politica senza che
sia concordata con Roma". E così è stato. Così, non pare troppo fuori
strada Berlusconi quando vede dietro l'assedio di ieri
pomeriggio una precisa virata nella campagna elettorale. Per dirla con le
parole di un ex ministro azzurro, "hanno finalmente ritrovato il loro
Caimano". Oppure, per usare le parole del ministro Rosy Bindi, "è
tornato il vero Berlusconi, quello fuori dalla
realtà" che "dovrebbe vergognarsi". Così, all'ex premier non
arrivano critiche solo sulla battuta sui precari, ma pure sul caso Ciarrapico
con Massimo D'Alema che lo accusa di aver "candidato più fascisti di
Storace". Il Cavaliere la sintetizza così: "Sono così disperati dal
cadere nel ridicolo". Le critiche, infatti, Berlusconi
le liquida con un "ma andiamo!" quando a sera arriva all'ambasciata
americana per un ricevimento. L'impressione, spiega, "è che sono disperati
per la mancanza di argomenti e che si inventano dei pretesti ogni volta".
E sulla reazione di Veltroni è eloquente: "È
ridicolo prendersela in questo modo". Con tanto di sermone per il
segretario del Pd: "Poveri noi se cadessimo nelle mani di chi non ha sense
of humour. Ma per fortuna non succederà". E con chiusa ai limiti del
paradosso se dopo una giornata di polemiche pure la diretta interessata
derubrica il tutto a "uno scherzo". "Quello di Berlusconi - spiega la Pavoncello - è stato un gioco e non
ci vedo nulla di male". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4
- 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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pagina 0 Il Cavaliere fa una battuta: la sinistra lo crocifigge di Fabrizio De
Feo L'ex premier scherza in tv con una precaria: "Si sposi". Gli
avversari insorgono. Attacchi sul caso Ciarrapico Roma - Chi sognava che l'interminabile
telenovela dell'antiberlusconismo fosse conclusa e il nostro Paese si avviasse
verso la normalità è servito. All'improvviso tutto ritorna come prima. Basta
una sosta alla casella "imprevisti" - ovvero una battuta spiritosa di
Silvio Berlusconi che scherza con una laureanda - e il
centrosinistra riparte dall'inizio, ovvero dalla demonizzazione
dell'avversario. Il casus belli avviene durante "Tg2 Punto di Vista".
Una ragazza chiede al candidato premier del Pdl come può un giovane mettere su
famiglia e affrontare un mutuo con la precarietà nel mondo del lavoro, e Berlusconi risponde così: "Da padre il consiglio che le
do è quello di ricercarsi il figlio di Berlusconi o di
qualcun altro che non abbia di questi problemi. Con il sorriso che ha potrebbe
anche permetterselo". Subito dopo, però, il leader azzurro si dilunga
sulle ricette del centrodestra a favore dei giovani. Ma di questo poco importa
agli occhi della sinistra. Passano pochi minuti e un drappello di esponenti del
Pd, e non solo, si rimbocca le maniche e inizia a costruire il castello
dell'indignazione sulle fragili fondamenta di una battuta scherzosa. Per Walter Veltroni, Berlusconi
consigliando "a una ragazza precaria di sposarsi bene racconta di una
lontananza, di una distanza, di una separazione dalle ansie di chi a nome di
milioni di ragazzi italiani chiede risposte alla politica". Più duro il
numero due del partito, Dario Franceschini, che chiede al Cavaliere di scusarsi
per questa battuta ritenuta "offensiva": "Come italiano
mi vergogno delle parole di Berlusconi. Di fronte a
centinaia di migliaia di giovani italiani che vivono la precarietà del loro
rapporto di lavoro come un'ipoteca sul loro futuro, rispondere così suona come
un'offesa insopportabile". Il rubinetto dell'indignazione non si ferma, però,
al solo Pd ma si allarga ai Socialisti, con Enrico Boselli che invita Berlusconi a "chiedere immediatamente scusa alle donne
e ai precari". Critico anche il candidato premier della Sinistra
Arcobaleno: "è allarmante anche se è solo una battuta - protesta Fausto
Bertinotti - che si proponga ai giovani di realizzarsi fuori dalle loro
condizioni, fare la velina, vincere alla lotteria". Il Pdl, naturalmente,
fa quadrato attorno al suo leader respingendo al mittente ogni accusa e
sottolineando che si trattava solo di una battuta. E in serata è lo stesso Berlusconi a passare al contrattacco: "Veltroni è ridicolo. Poveri noi se cadessimo nelle mani di
chi non ha sense of humour ma per fortuna non succederà. Se c'è qualcuno a cui
non si possono fare appunti circa il lavoro per i giovani questo si chiama
Silvio Berlusconi, perché come imprenditore penso di
essere stato quello che ha assunto più giovani in assoluto in tutte le aziende
che ho creato e come presidente del Consiglio ho creato un milione e 600mila
posti di lavoro di cui molti per i giovani". La controffensiva
berlusconiana non si limita a colpire solo la sinistra ma si allarga anche alle
parole del premier lussemburghese e presidente dell'eurogruppo, Jean-Claude
Juncker, secondo il quale "non c'è posto per i fascisti nel Ppe", con
riferimento alla candidatura Ciarrapico. "Non si possono usare due pesi e
due misure. Se oggi Ciarrapico è un impresentabile fascista indegno di stare
nel Ppe, lo era pure quando andava a braccetto con Casini e company che gli
offrivano le cene a Fiuggi". E a chi gli chiede se ci saranno
ripercussioni in campo europeo, la risposta è secca. "Ma quali
ripercussioni, ma andiamo - replica ancora Berlusconi
-. Quelli del Ppe non sono mica questi qui della nostra sinistra, sono persone
intelligenti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 63 del 2008-03-14
pagina 8 Ora la Sinistra vuol portare i rom in Parlamento di Maria Sorbi In
lista in Lombardia anche la serba Dijana Pavlovic. La Lega: "Provocazione
delirante" da Milano C'è anche una giovane rom tra i candidati in corsa
per il Parlamento. A metterla in lista è la Sinistra Arcobaleno, nel collegio
numero uno della Lombardia. E proprio in Lombardia, qualche giorno fa, è stata
approvata una legge, targata Lega Nord, che di sicuro non spalanca le porte ai
rom. Ma che, al contrario, punta a eliminare tutti i campi nomadi nel giro di
un anno. Dijana Pavlovic, serba, sarebbe la prima zingara italiana a far parte
del governo italiano. Già era stata candidata alle elezioni comunali di Milano
nella lista di Dario Fo e ora punta al vero salto politico. È la numero otto
della lista e quindi il suo ingresso alla Camera è un po' difficile. Ma non
certo impossibile. Immediate le reazioni del Carroccio che giudica la
candidatura della giovane rom "una provocazione delirante". Davide
Boni, l'assessore lombardo al Territorio che si è battuto per approvare il
provvedimento "spazza campi nomadi" insorge: "Ormai siamo alla
deriva della politica. È assurdo cominciare a importare rom e stranieri per
parlare di politica italiana. Cosa va a fare a Roma una rom?". Secondo
l'esponente del Carroccio una candidatura come questa "non ha senso".
È una "strumentalizzazione" studiata ad hoc per raccogliere voti. In
realtà a spingere per la candidatura è stato il comitato nazionale rom e sinti
che ha fatto il giro di tutti i partiti per chiedere di mettere in lista un
esponente rom. "La Sinistra Arcobaleno - spiega la candidata - è stata
l'unica a rispondere al nostro appello. Certo, non mi sarei
mai candidata con Berlusconi o Veltroni,
né con chi vuole cacciare via dal Paese chi è diverso". La Lega sostiene
si tratti di una forma di "razzismo al contrario". Per lasciare il
posto in lista a Dijana sono stati messi da parte tutti i giovani lombardi
della Sinistra Arcobaleno che "di sicuro sono più consapevoli di quali
sono i problemi italiani e lombardi. È un po' come dire che loro non
sono in grado di sostenere il ruolo di parlamentare mentre lei, che non ha
nemmeno studiato in Italia, sì". Matteo Salvini, candidato leghista,
rincara la dose: "Chi si somiglia si piglia. Ma gli elettori sono
abbastanza svegli per decidere se vogliono mandare in Parlamento chi lavora o
chi rappresenta gruppi che vivono di altro". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Lettere@ilmanifesto.it
Il senso del precario Il senso del precario Caro Veltroni, caro Berlusconi, che tristezza leggere le vostre misure contro la precarietà.
Sposare un milionario o guadagnare mille euro al mese? che dilemma... Se la
proposta del cavaliere mi pare non meriti commenti seri, quella di Veltroni mi pare comunque ridicola: che
senso ha stabilire un compenso minimo se poi non si sa se il proprio contratto
verrà rinnovato il mese successivo? Io ho un contratto precario presso
un ente pubblico, guadagno più di mille euro, ma che importanza può avere se
fra tre mesi non so se lavorerò ancora, se non ho diritto alla maternità, al
sussidio di disoccupazione nel caso in cui resti senza lavoro? A che serve
guadagnare mille euro se il mio affitto ne costa 600, se non godo degli stessi
diritti dei miei colleghi, dalla mensa alle ferie pagate, se i contributi
previdenziali che mi vengono versati sono esigui? Cosa significano mille euro?
Se faccio l'usciere part-time o se faccio il ricercatore in fisica nucleare ho
sempre diritto a mille euro al mese? E ancora: è possibile essere precari anche
a 40 o a 50 anni? Sono alcune delle domande alle quali mi piacerebbe avere una
risposta seria. Cordialmente. Michela Giovannini, precaria Se il porcellino è
ateo La stampa nazionale, venerdì 7 marzo, ha pubblicato dei guai in cui sono
incappati in Germania Michael Schmit-Salomon che ha scritto una favola
sull'ateismo per bambini, Helge Nynche che le ha illustrate, insieme
all'editore Alibri. Si narra di un porcellino e di un porcospino che
passeggiando vedono un manifesto con la scritta: "Se non conoscete Dio, vi
manca qualcosa". I due restano turbati dal momento che non soffrivano di
alcuna privazione. In seguito, incontrate figure non eccellenti di vescovo,
rabbino e imam e nel constatare che il viaggio verso dio è inutile, finiscono
col considerare che se dio esiste, presso di lui non è possibile che stiano i
citati tre glorificatisi come suoi seguaci. Immancabile la richiesta del
Ministero di includere il libro fra le lettura pericolose, denuncia rigettata
dell'ufficio federale competente. Gli autori hanno sostenuto di aver voluto
offrire ai genitori agnostici un ausilio non eccezionale, ma necessario,
dinanzi all'enorme diffusa editoria confessionale. Il libro è in testa alle
vendite. In Italia, lo scorso anno un libello analogo, opera del prof. Calogero
Martorana, coordinatore del circolo Uaar (Unione atei agnostici razionalisti)
di Napoli, scaricato da internet e diffuso informalmente da alcuni alunni era
stato criticato su un quotidiano del Nord da un genitore. Il fatto era stato
subito dopo ripreso con una interrogazione dall'on. Volonté per sollecitare
l'intervento sanzionatorio del Ministero, come aveva tentato l'on. Gasparri per
i dissenzienti docenti dell'università di Roma. Se ai roghi, ai processi
dell'Inquisizione e ai tribunali speciali non si ricorre più, sopravvive ancora
l'antidemocratica, sadica intolleranza per la libertà e la diversità di
pensiero. Giacomo Grippa circolo Uaar Lecce Il master della Thyssen Ho scoperto
ultimamente che il Politecnico di Torino da qualche anno ha organizzato un
master universitario in gestione del rischio e sicurezza sul lavoro, del quale
fanno parte molte figure professionali specializzate appunto in sicurezza del
lavoro, tutto normale direi, non fosse che tra le aziende che collaborano a
questo master da diversi anni vi è la Thyssen, cosa secondo me molto strana,
perché se era evidente che le cose in quello stabilimento non fossero a posto
in che modo essa è stata selezionata per questo master, su quali parametri? ho
fatto questa domanda alla direzione del master stesso e ovviamente non ho avuto
risposta, ma non solo, appena chiuso il telefono la Thyssen è stata eliminata
dall'elenco delle aziende facenti parte del master. Distinti Saluti. Nicola
Leone Benvenuta Stella Marlene Martedì scorso, 11 marzo, è nata una nuova
piccola luce, Stella Marlene. Alla mamma Francesca, al papà e alla prozia, la
nostra Gabriella Mercadini, tantissimi auguri e felicità da tutti noi del manifesto.
( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sit-in della
sinistra: "Informazione distorta, alle elezioni non ci sono solo due
concorrenti". Il presidente Petruccioli: "La campagna elettorale è
impostata così. La politica non ci addossi le sue colpe" Roma Il Pd
protesta: nei tg della Rai, Silvio Berlusconi ha più spazio rispetto a
Walter Veltroni. E se nel
Tg3 il vantaggio del Cavaliere è contenuto - lamenta Fabrizio Morri, capogruppo
democratico in commissione di vigilanza commentando i dati dell'Osservatorio di
Pavia - Tg1 e Tg2 riservano al leader del Pdl il doppio del tempo rispetto al
segretario del Pd. Forse perché Veltroni
insiste con l'understatement. Ma Morri, con la sua protesta, conferma che i due
maggiori partiti pretenderebbero una partita a due, possibilmente equilibrata,
auspica il Pd. Sotto viale Mazzini, tra bandiere della pace, i camper con i
simboli della Sinistra arcobaleno, il sound system alimentato da un pannello
solare, un cartellone con Veltroni e Berlusconi che si stringono la mano, all'ora di pranzo si
manifesta in sit-in proprio contro questo "duopolio". Arriva il
candidato premier dell'Arcobaleno, Fausto Bertinotti, e legge così gli stessi
dati relativi ai tg che hanno suscitato le proteste del Pd: "Sono
indicativi, due sembrano i candidati premier, mentre gli altri vengono trattati
come qualsiasi altro leader politico. Non siamo qui per elemosinare qualche
minuto in più, ma l'Italia ha diritto a un'informazione corretta che
rappresenti le reali forze in campo". A confrontarsi con la Sinistra
arcobaleno scendono in strada il consigliere di riferimento, Sandro Curzi, il
direttore del Tg1, Gianni Riotta (che rivendica la correttezza della sua
testata vantando l'abolizione del "panino"), e il presidente Rai,
Claudio Petruccioli. I partiti medi e piccoli si rasssegnino: "Se la campagna
elettorale è impostata come un duello e la Rai lo racconta, non vuol dire che
la Rai sia responsabile di questo fatto", ribatte Petruccioli. "Se le
televisioni fanno questo adesso, che cosa faranno dopo?", si domanda a
questo punto Cesare Salvi. Certo, non si può obiettare nulla al presidente del
Cda di viale Mazzini quando afferma che nei confronti della tv pubblica la
politica "ha le sue colpe e deficienze". Del resto Petruccioli, che
al vertice della Rai è arrivato direttamente da un partito politico, i Ds, lo
sa bene. E per il futuro sembra ben orientato a non recidere il cordone
ombelicale con la politica. Perché il suo obiettivo, raccontano i bene
informati di viale Mazzini, è quello di restare presidente, così come Claudio
Cappon punta a conservare la carica di direttore generale. In questo senso
andrebbero le nomine "bipartisan", per il momento An-Pd, appena
fatte. Poltroncine assegnate con l'Udc Staderini che ha abbandonato la seduta
protestando per il debutto delle "larghe intese" a viale Mazzini e
che, insieme a Sandro Curzi, si è astenuto. E a proposito della par condicio
versione Veltrusconi, la verde Loredana De Petris segnala: giorni fa si è
tenuta una riunione del direttore generale Cappon con tutti i direttori di
testata, e in quell'occasione sono state date indicazioni precise su come
comportarsi. Continua poi a protestare, anche se non vuole essere confuso
"con Bertinotti e Casini", il socialista Enrico Boselli: "Non
capisco il ragionamento di Petruccioli. È evidente che esiste uno strapotere di
Berlusconi e di Veltroni
mentre a me non tocca neppure uno strapuntino e non sono stato mai invitato da
Michele Santoro e neppure da Lucia Annunziata. Per non parlare di Primo Piano e
a Ballarò". Red. Pol.
( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scripta manent
Passaggio a nordestra Luca Fazio Eliminato Ciarrapico (è una metafora),
occupiamoci dei problemi reali del paese. Saremmo tentati di approndire la
"storia esemplare" da Napoli che Avvenire racconta in prima pagina -
"Sotto scorta già a tredici anni per il coraggio di testimoniare" -
ma la vera questione è un'altra. Lo spiega l'Unità - "Veltroni: primo, la sicurezza". La fanzine del Pd a pagina 4 si
sforza di ricreare il bel clima veronese del gran tour ("quando inizia a
parlare, una donna urla: salvaci"), a pagina 5 chiarisce meglio il
concetto sotto una inserzione pubblicitaria con il salvatore che sorride:
"Più agenti per le strade e certezza della pena. Con noi vince la
sicurezza". Il tema sta molto a cuore anche allo scrittore napoletano
Roberto Saviano, che sulle pagine del Corriere della Sera spiega perché ha
detto no ai partiti, da An al Pd alla Sinistra Arcobaleno, "la lotta alla
mafia è la grande assente di questa campagna elettorale, a sinistra come a
destra". Ma allora, di che sicurezza parla Veltroni?
Comiziando in Veneto, "il cuore e il motore del paese", si è spiegato
forte e chiaro: "Punire i magistrati che sbagliano e tenere aperti i Cpt
contro i clandestini". Solita roba, lassù a Verona. Allora ci vogliono i
pedofili, anche a loro bisogna fargliela pagare: "E, santiddio, è arrivato
il momento di dirlo e non me ne importa nulla se non è politicamente o
elettoralmente corretto: i cittadini devono rispettare le leggi e chi sbaglia
deve pagare". E, modernamente parlando, anche se non sa di cosa parla, qui
ci vuole anche la tecnologia: "Ci sono apparecchi microscopici, grandi
come portachiavi, che attraverso il wi-fi consentono di mettere in fuga
l'aggressore e avvertire le forze dell'ordine" (wi-fi ovvero tecnologia
senza fili, come una bottigliata in testa, o una pistolettata in fronte,
volendo tutto è wi-fi...). Rilassiamoci un po' con i pranzetti di Walter, che
spilucca in casa degli italiani. Per la mente dell'iniziativa, Ermete Realacci,
quelle non sono tavolate facili da apparecchiare; lui sta cercando di scegliere
"famiglie di confine", ma "fino ad ora il leader del Pd ha
accettato inviti da famiglie molto tradizionali, ma prima o poi...".
Chissà, si interroga lo staff, se avrà il coraggio di azzardare anche una
lasagna surgelata a casa della "ragazza madre con un figlio di tre anni?".
Mah. E la Binetti? Basta mangiare. Torniamo sul campo di battaglia del nord est
per come lo racconta la Repubblica, che involontariamente non rende un bel
servizio al suo candidato. Perché se a pagina 9 "sulla sicurezza il leader
del Pd lancia la linea dura, chi sbaglia deve pagare", allora non è bello
illustrare la trombonata con una foto dei centri sociali che hanno invaso il
loft romano del Pd con lo striscione "Tortura al G8: yes we can". Che
c'entra? Il quotidiano di Ezio Mauro vuol forse suggerire che l'amico De Gennaro
deve pagare solo perché era a capo dei torturatori di Bolzaneto? Istruttiva la
cronaca di Alessandra Longo, che racconta la performance "dell'ala
militarista del Pd" schierata al completo per lisciare i feroci veronesi.
C'erano Chiamparino, Zanonato da Padova, quello del muro anti-tossici,
Cofferati dal Texas, Serra direttamente dalla questura e Minniti, l'esperto di
n'drangheta, un problemino che magari verrà affrontato in altra sede. E Walter?
Lui sempre affabile, "entusiasmo alle stelle" quando saluta tutte ma
proprio tutte le forze dell'ordine, "ad uno ad uno vorrei stringere loro
le mani". Non c'è proprio niente da fare, cambiamo house organ ma il
problema reale è sempre lo stesso. Il Giornale, per esempio, sarebbe in grado
di garantire uno scoop al giorno. Grazie a Luca Fazzo, un vero 007 del
giornalismo investigativo, il quotidiano della famiglia Berlusconi
ieri ha scovato un tale che a Milano è ricercato per aver spinto alcuni
ragazzotti ad aggredire dei peruviani: "Gli immigrati distruggono la città.
Così sono diventato giustiziere" (e poi nei Cpt gestiti dal centrosinistra
ormai non c'è più posto). Il signor Pignoli, che ha deciso di costituirsi per
la spedizione razzista, abita in piazza Prealpi, "il regno dei
filippini". Vuoi vedere che adesso quel furbacchione di Realacci organizza
un bel pranzetto in casa Pignoli?.
( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Battutine al Viagra
e contro i giornalisti, strizzate d'occhio a una Cocopro e a un pensionato
"che non lavora". Berlusconi alza il tiro della campagna elettorale: "D'Alema lavora
contro gli ebrei e a favore dei terroristi di Hamas" "Precaria? Sposi
mio figlio" Berlusconi
ad una ragazza: "Col suo sorriso potrebbe sposare un mio erede". Veltroni s'indigna: "Non capisce le
ansie dei ragazzi". Ma la giovane confessa: "Voterò Pdl"
Federico D'Ambrosio Roma Battutine sul Viagra, sui pensionati o sulle giovani
precarie che (se son carine) possono solo sperare in un matrimonio miliardario.
Non è più l'incontenibile Berlusconi di un tempo,
quello capace di tenere banco ogni giorno e di ottenere ciascuna volta
l'attenzione di tutti i giornali su di se. Del resto, ma questo è noto, oggi il
suo problema è mediare con Walter Veltroni e
costituire le condizioni che lo portino a gestire la riforma del sistema
elettorale in posizione di forza. Magari, con un lasciapassare per il
Quirinale. Visto, però, che quella del 2008 è la campagna elettorale più noiosa
della seconda repubblica (e forse anche della prima), il Cavaliere cerca di
riempirla di battute ad effetto che ringalluzziscano i suoi elettori e gli
assicurino almeno qualche prima pagina dei quotidiani nazionali. La sgradevole
uscita durante l'approfondimento politico del Tg2, mercoledì sera, fa parte di
questa strategia. Il conduttore, Maurizio Martinelli, aveva organizzato per il
cavaliere un confronto "sociale": un pensionato, una giovane precaria
ed un impiegato pubblico chiamati a porre domande al futuro presidente del
consiglio. A ciascuno il consiglio giusto, deve aver pensato. Al pensionato:
"Lei a sessant'anni è molto più giovane di me ed è già in pensione io
invece lavoro ancora moltissimo". E alla ragazza: "Lei mi dice dei
problemi delle giovani coppie di precari. Io, da padre le consiglio di cercare
di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del
genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere".
Ha dedicato un paio di minuti a parlare del programma del Pdl, ma poi ha
ammesso: "Se dovessi dire qual è il consiglio più valido, penso sia quello
che le ho dato all'inizio...". Il programma è andato in onda a tarda sera
e dunque la polemica è scoppiata solo ieri mattina. Il primo a notare l'uscita
di Berlusconi è stato Fausto Bertinotti: "Una
battuta allarmante e indicativa di una cultura che propone ai giovani una
realizzazione sempre fuori dalle loro condizioni di vita". Subito dopo
anche Walter Veltroni s'è buttato nella mischia:
"Nel 2006 il principale esponente dello schieramento a noi avverso,
durante un confronto televisivo con Romano Prodi, disse: "Lei mica penserà
che il figlio di un operaio possa fare l'avvocato?" La mia risposta è:
assolutamente sì. Dobbiamo recuperare la speranza, rimettere in moto
l'ascensore sociale del Paese". La risposta di rimessa, sta diventando la
specialità del leader del Pd. Giusto ieri mattina ha presentato i dodici
disegni di legge che il suo governo approverà immediatamente se dovesse vincere
le elezioni. L'idea era di Silvio Berlusconi, ma poi Veltroni ha preso l'idea e l'ha fatta propria. Peccato che
nel caso della precaria, le cose siano andate diversamente. La giovane Perla
Pavoncelli ha infatti amemsso di votare Silvio: "Probabilmente voterò per
il Pdl, ma certamente non sono stata convinta dai complimenti di Berlusconi sul mio sorriso". Nella sola giornata di
ieri, Berlusconi ha collezionato almeno un altro paio
di battutacce. Quella contro i giornalisti, in cui ha infilato pure uno
strafalcione giuridico: "Con i giornalisti dovete stare attenti - ha detto
durante la riunione coi candidati del Pdl - È vostro diritto (sic!) controllare
le risposte nelle interviste, accettate tutti i dibattiti ma state
attenti". E l'altra su farmacisti e preti, inserita sempre tra le preziose
indicazioni date ai candidati: "Andate a parlare con il prete, col
farmacista, col medico... io ho ottimi rapporti con i farmacisti e non certo
perché compro da loro il Viagra...". L'ultima, piuttosto pesante, contro
il ministro degli esteri Massimo D'Alema che due giorni fa ha invitato Tel Aviv
a trattare con Hamas: "Dovrebbe preoccuparci il fatto di avere un ministro
degli Esteri che parla a favore di un'organizzazione terroristica, da premier
andrò subito in Israele".
( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO LE
ELEZIONIIERI A SAVONA FRANCO GIORDANO DELLA SINISTRA ARCOBALENO "Noi, il
voto utile dei lavoratori" Nel cammino che condurrà al voto del 13 e 14
aprile, il segretario di Rifondazione Franco Giordano ha fatto tappa a Savona
per promuovere il verbo della Sinistra Arcobaleno. Il delfino di Bertinotti ha
posto l'attenzione sui temi cari alla sinistra, quali il lavoro, con
particolare attenzione al precariato, e l'aumento dei salari. "Si parla
tanto di voto utile - ha detto - l'unico voto utile per i lavoratori è quello
dato a noi". Ha fatto gli auguri alla nuova presidente di Confindustra
Emma Marcegaglia: "Quando una donna occupa un posto di comando è sempre
una buona cosa. Quindi le faccio gli auguri, anche se il programma di
Confindustria è antitetico al nostro. Sul tema della sicurezza (gli Industriali
sono contro le sanzioni in caso di incidente, ndr.), ad esempio, è immorale
anteporre il profitto alla vita umana". Giordano ha confessato imbarazzato
di non saper nulla del caso Maersk a Vado e ha indicato nella
"valorizzazione del territorio" la spinta giusta per il rilancio
dell'occupazione nel Savonese. Ha poi negato che esista una qualsivoglia forma
di desistenza locale a vantaggio del Pd: "Noi distinguiamo nettamente la
politica nazionale da qualla amministrativa locale ed è per questo che non ci
crea alcun imbarazzo governare qua ed essere avversari in Parlamento. Del
resto, lo facevano già comunisti e socialisti, proprio durante gli anni del
boom economico che vorrebbe riproporre Valtroni". Lo spauracchio da
evitare è quello delle larghe intese che, vista la situazione economica
italiana e mondiale "sono molto probabili", "ed è votando per la
Sinistra che lo si scongiura". Infine non manca una
stoccata a Silvio Berlusconi che: "Dice che per combattere il precariato bisogna sposare
un milionario... I precari sono 2 milioni e 700 mila: che facciamo,
introduciamo la poligamia in Italia?". E a Veltroni: "Questa è la conferma che la lotta di classe esiste
ancora. Berlusconi ne è un esempio". \.
( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL QUOTIDIANO DELLA
MARGHERITA LANCIA L'ALLARME: MANCA LA PROPOSTA SPIAZZANTE Ora il Pd cerca uno
choc [FIRMA]FABIO MARTINI ROMA Secondo la propaganda democratica ogni giorno si
raccolgono attorno a Veltroni folle che "non si
vedevano da anni" e se è vero che le piazze sono piene e calde, è
altrettanto vero che i numeri che misurano gli umori più silenziosi e più
diffusi sono davvero crudi. Per il Pd i sondaggi tendono allo stallo. I
bookmakers inglesi danno sempre meno credito al partito di Veltroni.
E così, per la prima volta , dall'interno del partito si alzano le prime voci
dubbiose. Scriveva ieri in prima pagina "Europa", il quotidiano
vicino alla Margherita: "Il Paese reale aspetta dalla politica uno choc
positivo sui problemi reali. Sui quali Veltroni ha la
sensibilità, ha le proposte e le parole giuste. Il cortocircuito però non è
ancora scattato. Per questo siamo fermi nei sondaggi". Come dire: correre
da soli è stata la scelta giusta, ma ora serve la "trovata", la
proposta straniante.. Da anni oramai "Europa" si vanta di attingere
alle più aggiornate tecniche comunicative e nel cuore della campagna elettorale
del 2006 riservò una feroce stilettata ai registi dell'attendista campagna
prodiana. E anche in questo caso il richiamo sopraggiunge nel primo momento di
stanca della campagna democratica. Qualche dubbio comincia ad affiorare anche
al quartier generale veltroniano non tanto per lo stallo del Pd che si spera
momentaneo ( gli indecisi sono molti più del solito), ma invece per la
sostanziale tenuta di Berlusconi, a dispetto di quelle
che appaiono come gaffes evidentemente solo a sinistra. Ma per riprendere la
rimonta quel che serve è davvero la "trovata"? "La proposta
programmatica choccante - sostiene il semiologo Omar Calabrese, nel 1996 collaboratore
della campagna prodiana - è inconciliabile con la filosofia di fondo:
candidando rappresentanti di tanti micro-gruppi di interesse che si fanno
valere e si elidono a vicenda, è diventato complicato lanciare una proposta
forte, finirebbe per farti perdere voti. E infatti il programma pecca di
genericità. E d'altra parte tra i due partiti principali c'è un tale marcamento
stretto che per trovare uno spazio tutto tuo dovresti candidare il Papa!".
Storce la bocca anche Ermete Realacci, il capo della campagna veltroniana:
"Ora lo sbaglio più grosso sarebbe proprio quello di ricadere nel
linguaggio e nelle proposte alla Berlusconi. Gli choc
della nostra campagna - il correre liberi, l'impronta "ciampiana", il
leader in carne ed ossa in 110 province - ora scaveranno in profondità e il 30
marzo, con gli elettori delle primarie trasformati in attivisti, partirà la
volata finale". Con più tempo a disposizione la campagna veltroniana
sarebbe "entrata" meglio? "Può darsi che il tempo a disposizione
sia poco - sostiene un sociologo esperto in comunicazione come Domenico De Masi
- e non credo che Veltroni lavori per l'oggi, ma la svolta epocale di cui si fa portatore
prima o poi si afferma. Berlusconi esprime le radici di una città industriale e
"superata" come Milano, Veltroni viene da una città post-industriale da duemila anni, ha un
linguaggio globale che gli consente di essere compreso dal giovane di Busto
Arsizio e dal rockettaro del New Jersey". Dunque serviva più tempo?
Un creativo apocalittico come Oliviero Toscani scuote la testa: "La
campagna del Pd? Fa schifo! Rovina gli occhi...". E dal punto di vista
della tecnica comunicativa anche Calabrese obietta: "La parte visiva è
bruttina, il sistema cromatico sul verde un po' deprimente, il simbolo è così
così, le foto di Veltroni potevano essere migliori. La
campagna è giocata tutta sulle grandi capacità di comunicatore del
leader".
( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LA
BATTUTA A UNA RAGAZZA IN TV: "CONQUISTI UN MILIONARIO". E LEI DOPO
GLI PROMETTE: LA VOTERÒ Berlusconi, gaffe sui precari Veltroni: è lontano dai
giovani.
( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]AMEDEO LA
MATTINA ROMA Teodoro Buontempo, presidente della Destra, gli consiglia di
contare fino a dieci prima di parlare del precariato che è "come una falce
che taglia le gambe ai giovani". Ma Berlusconi è
fatto così: se gli scappa la battuta non si trattiene. Solo che l'altra sera al
"Tg 2 Punto di Vista" ha toccato un nervo sensibile ed è scoppiato un
putiferio. Come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo con la
precarietà del lavoro? Semplice: "Da padre di famiglia il consiglio che le
do - ha risposto sorridendo il Cavaliere a una ragazza - è quello di cercarsi
il figlio di Berlusconi o di qualcun altro che non
abbia di questi problemi". Chiuso il sorriso a trentadue denti, poi ha
snocciolato il suo programma per i giovani (buono affitti e piano per la casa).
Tanto però è bastato per essere massacrato dagli avversari, a cominciare da Veltroni che affonda il coltello: "Queste parole raccontano di una
distanza, lontananza dall'ansia di migliaia di ragazzi a cui quella ragazza ha
dato voce". Berlusconi
non ci pensa proprio di chiedere scusa e anzi incassa l'assist della ragazza
con cui scherzava, Perla Pavoncello, che dichiara di voler votare per il Pdl:
"Non sono stata convinta dai complimenti di Berlusconi
sul mio sorriso. Ho motivazioni più profonde. E' stato uno scherzo, un
gioco". Già, Berlusconi scherzava e quelli di
sinistra gli sembrano dei "disperati per la mancanza di argomenti".
"E' ridicolo prendersela in questo modo. Poveri noi se cadessimo nelle
mani di chi non ha sense of humor, ma per fortuna non succederà". Via,
dice Berlusconi, come si può criticare uno che ha
assunto più giovani in assoluto nelle sue aziende e creato un milione e
seicentomila posti di lavoro come premier? Il signore di Arcore ieri ha
consegnato ai candidati Pdl un kit che contiene una maglietta con lo slogan
"Rialzati Italia", spillette del Pdl, la Carta dei valori, 30 pagine
di spunti per i comizi, le sette "Missioni per il futuro", le 67
nuove tasse di Prodi, l'ultimo sondaggio con il Pdl in vantaggio di 9,8 punti
rispetto al Pd, indicazioni per reclutare i "difensori del voto" che
nei seggi non dovranno farsi fregare dai marpioni della sinistra. Attenti a
quei cattivoni dei giornalisti che sono tutti di sinistra. "Accettate di
partecipare a dibattiti e confronti in tv, ma quando fate le interviste è
vostro diritto controllare le risposte. Fatevi dare il testo". La
Federazione dei giornalisti protesta. "Mobilitatevi, dovete fare una
campagna elettorale porta a porta. Andate a parlare con il prete, il medico, il
farmacista..., io ho ottimi rapporti con i farmacisti e non certo perché compro
da loro il Viagra... Non ne ho bisogno".
( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]PAOLO BARONI
ROMA Emozionata e felice. Di poche parole, ma come sempre molto pragmatica e
determinata. Da ieri Emma Marcegaglia, classe 1965, amministratore delegato del
gruppo di famiglia (industria vera, ramo siderurgia con 6.500 dipendenti e 50 impianti
nel mondo), laurea alla Bocconi ed un master a New York, è a tutti gli effetti
il nuovo presidente di Confindustria. La Giunta le ha tributato un vero è
proprio plebiscito, un record di consensi come non s'era mai visto: 126 voti a
favore, 1 scheda nulla e 5 non votate (e dunque non conteggiate) su 132. Score
finale: 99,2%. "Un voto bulgaro, quasi da vergognarsi" commenta Luca
Montezemolo soddisfatto per il forte "segnale d'unità" dato
dall'associazione. "Peggio di un dittatore" aggiunge a sua volta
Vittorio Merloni. Anche dai palazzi della politica (a
cominciare da Napolitano, Prodi, Berlusconi e Veltroni)
ai sindacati, sino ai colleghi imprenditori il coro di consensi ieri è unanime.
Al momento della proclamazione una standing ovation ha salutato la prima
presidente donna della storia di Confindustria. Bis quando Montezemolo le ha
consegnato 100 rose rosse. "Sono molto emozionata, felice e
orgogliosa, metterò tutto il mio impegno e la mia conoscenza al servizio della
carica. Spero che la mia presidenza rappresenti un simbolo per tutte le
donne" ha spiegato a caldo la lady di ferro di fronte ad un muro di
fotografi e telecamere, perfetta nel suo tailleur-pantalone istituzionale
Dolce&Gabbana nero e doppio filo di perle. "Da oggi comincerò a
lavorare a squadra e programma - ha aggiunto -. Ci saranno temi di continuità,
come l'impegno internazionale, la ricerca e l'innovazione. Altre cose saranno
invece diverse perché il momento richiede un'attenzione diversa rispetto alle
priorità di quattro anni fa". Quindi ha ringraziato il presidente uscente
"per essere stato un grande amico e un grande presidente",
riconoscendo che "prendere Confindustria in mano dopo la sua presidenza
non sarà facile". Per quanto riguarda il team, Marcegaglia non si
sbilancia: lavorerà "in silenzio" sino al 23 aprile quando presenterà
ufficialmente la sua rosa. "Posso solo anticipare che sarà composta da
imprenditori che conoscono bene l'industria e l'economia". Alcuni nomi,
però, si conoscono già: al suo fianco ci saranno senz'altro alcuni
vicepresidenti della squadra uscente, a cominciare da Alberto Bombassei, e ci
sarà il rodigino Antonio Costato, designato martedì dagli imprenditori del
Veneto. Di certo ci sarà un vicepresidente con delega alla sicurezza sui luoghi
di lavoro, perché "siamo contrari alla logica delle sanzioni, ma siamo
d'accordo che la sicurezza rappresenti per noi una priorità fondamentale e
vogliamo essere propositivi". Già abbozzato il programma.
"Continueremo a difendere e a valorizzare la cultura d'impresa - sintetizza
- e lavoreremo per un Paese diverso che superi i problemi di sempre della bassa
crescita e delle corporazioni che bloccano il dinamismo". Montezemolo ha
parlato di "continuità dinamica" con la linea dell'ultimo
quadriennio. La relazione dei tre saggi incaricati delle consultazioni (Luigi
Attanasio, Antonio Bulgheroni ed Enzo Giustino) è stata molto chiara,
sottolineando innanzitutto "l'ampio apprezzamento riscontrato per
l'attività svolta dalla presidenza uscente, con il conseguente accrescimento del
ruolo, del prestigio, della riconoscibilità e della visibilità di
Confindustria". Segno che le battaglie di questi anni su innovazione,
internazionalizzazione e per richiamare la centralità della cultura d'impresa
hanno pagato. "A Montezemolo va riconosciuta la capacità di aver fatto
diventare i nostri temi centrali nel dibattito politico economico del
Paese". Da qui si deve dunque ripartire. E secondo la sintesi fatta ieri
in Giunta da Bulgheroni, l'ex presidente dei Giovani ha "capacità, autonomia
di giudizio, storia personale, competenza, conoscenza del sistema" tali da
poter subentrare a pieno titolo a Montezemolo. La nuova presidente è già pronta
per la sfida che prenderà ufficialmente il via con l'assemblea del 21 maggio.
Sorride e assicura: "Ce la metterò tutta".
( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]MARCO
ZATTERIN CORRISPONDENTE DA BRUXELLES L'onda lunga della polemica su Ciarrapico
"fascista" arriva sino a Bruxelles e, ai margini del vertice dei
leader del Partito Popolare Europeo, scatena tutte le inevitabili polemiche del
caso. "Io non conosco questo signore, e non so se si dichiara davvero
fascista", apre le danze il premier di lungo corso lussemburghese
Jean-Claude Juncker, tuttavia "posso dirvi che non c'è posto per i
fascisti nel Ppe". Messaggio chiaro, forse previsto da Berlusconi,
socio non praticante del club continentale dello scudocrociato, che mercoledì
ha giocato d'anticipo con una telefonata al presidente della compagine,
Wilfried Martens. Poi, ieri sera, ha mosso ancora, trascinando l'uomo del
Granducato nella polemica con l'Udc: "Bisogna che lo dica al suo amico
Casini - ha detto - visto che è stato Ciarrapico che ha offerto le cene a
Fiuggi al partito di Casini e che andava sempre a braccetto con Casini e
Company". Antonio Tajani, avanguardia europea del Cavaliere, assicura che
nelle discussioni allo Sheraton di Place Rogier dove si sono incontrati i capi
di Stato e governo centristi non s'è parlato del Ciarra. Dentro forse no. Fuori
è andata diversamente, era inevitabile. Poche settimane fa il Ppe ha espulso
dal gruppo di Strasburgo un conservatore che aveva paragonato il numero uno
dell'Europarlamento Hans-Gert Poettering, e la sua gestione dell'assemblea,
alla legge che nel 1933 diede i pieni poteri ad Adolf Hitler. Ora la
circostanza che Forza Italia, che del Partito è membro sin dagli esordi, abbia
messo in lista un candidato che "non rinnega il fascismo" è una nota
che stride con la filosofia del sodalizio cristiano-democratico. Martens la
precisa: "Ho sempre detto che noi rigettiamo sul piano europeo sia
l'estrema destra che l'estrema sinistra". E' necessario, ha aggiunto, che
il Pdl "cooperi e si organizzi. Solo allora esamineremo la base e il
programma, rispetto ai nostri criteri. Questa è la sola possibilità".
Mentre il mite Poettering si dichiara "centrista" e "contro ogni
forma di estremismo", trova la strada in discesa Pier Ferdinando Casini,
anche lui membro del Ppe quale erede diretto della Democrazia cristiana. "Serve un centro vero se si vuole battere Veltroni - avverte il leader Udc -. Non
si può stare al governo con una destra populista". La
"disavventura" di Ciarrapico e la presenza di Alessandra Mussolini
nel Pdl dimostrano, a suo avviso, "che Berlusconi si è spostato a destra". In questo modo, argomenta,
"il Cavaliere potrebbe anche vincere le elezioni, ma avrebbe
sicuramente difficoltà a governare con serietà". Così, Casini si aggrappa
al Ppe. "Ci siamo e ci saremo". Gli altri, sembra dire, non si sa.
Macché, gli risponde Berlusconi, "quali
ripercussioni, ma andiamo, quelli del Ppe non sono mica come questi qui della
nostra sinistra, sono persone intelligenti". Si vedrà. "Mi sembra di
capire che al momento si stia ben attenti nel chiedere l'adesione del Popolo
della Libertà al Ppe - rintuzza Casini -. Lo stesso Tajani, che ne è vicepresidente,
ha spiegato che il Pdl non è ancora un partito". Passaggio delicato, col
cuore del centrodestra nostrano in cerca di una legittimazione che i colleghi
di Bruxelles sono pronti a dargli solo con cautela. La prospettiva fa gongolare
Massimo D'Alema che, a suo modo, si schiera con Casini. "Silvio Berlusconi ha candidato più fascisti di quanti ne ha
schierati Storace", assicura. E il Ppe si prepara a fare la conta.
( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 63 del 2008-03-14
pagina 0 Berlusconi: "Il Pdl è il Ppe
italiano" di Redazione Il leader del centrodestra chiude le polemiche sul
caso Ciarrapico. E sul compito di governo: "Né breve né facile, ma ce la
faremo. Il risultato elettorale? Scontato, Prodi ha fatto disastri".
Bocciata la par condicio: "Legge maledetta voluta da Casini" Milano -
"Il Pdl è il Ppe italiano". E polemica definitivamente chiusa. Il
leader del Popolo della libertà Silvio Berlusconi,
intervenendo via telefono a un convegno dei riformisti craxiani a Milano, è
tornato sulle polemiche di questi giorni che hanno riguardato la collocazione
europea del suo partito e ha voluto ribadire che il "Pdl è espressione in
Italia del Partito popolare europeo. Un partito dove trovano casa i moderati
italiani, aperto a sensibilità diverse, con ispirazione cristiana, chiara ma
non totalizzante. Nel Pdl c'è un'ampia libertà di coscienza sui temi
etici". Berlusconi ha proseguito sottolineando
che, poi, nonostante le diverse sensibilità, si vota "sempre unanimi
perché tutti sono concordi sui grandi principi, dove si incontrano umanesimo
cattolico e umanesimo laico". Risanamento "Non voglio dare delle
illusioni o prospettare miracoli, il risanamento non sarà né facile né breve ma
io sono ottimista e penso che ce la faremo" continua Berlusconi.
Per il Cavaliere "ci sono delle condizioni drammatiche, la crescita
economica è pari a zero, il carovita è alle stelle, i salari sono i più bassi
d'Europa per colpa della tassazione, il governo Prodi ha fermato i cantieri e
c'è una parte della magistratura che fa politica. L'immagine del nostro Paese è
distrutta dalla tragedia dei rifiuti a Napoli, e ora
iniziano a non raccoglierli anche a Roma e Prodi e Veltroni dicono che il governo del Pd ha fatto il meglio possibile. La
gente invece è stanchissima del loro governo, che ha fatto disastri. Il
risultato elettorale è scontato". Par condicio "Mi dispiace non esser
lì, ma non sono riuscito a spostare un appuntamento televisivo. è colpa
di questa maledetta legge della inpar-condicio, che è una inpar-condicio, una
legge voluta dalla sinistra che l'Udc di Casini non ha voluto abrogare durante
il nostro governo" ha detto il Cavaliere in collegamento telefonico con i
giovani socialisti. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Panorama.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Berlusconi, i precari
e la giovane Perla: "Era una battuta, voterò Pdl" Posted By redazione
On 14/3/2008 @ 8:35 In Apertura#3 | No Comments "Probabilmente voterò per
il Pdl, ma certamente non sono stata convinta dai complimenti di Berlusconi sul mio sorriso. Ho motivazioni più profonde.
Ieri è stato uno scherzo, un gioco. Tuttavia, se andrà al governo, mi aspetto
che mantenga le promesse fatte a me e a tutti i precari che ieri ho
rappresentato". Parla così Perla Pavoncello, la giovane laureanda di Scienza
delle Comunicazioni, con un contratto da precaria alla Fondazione Rosselli,
alla quale Silvio Berlusconi ha scherzosamente
proposto ieri di sposare suo figlio o un altro miliardario per avere qualche
certezza. Così parla la giovane e commenta la (solita) bufera politica
scatenata dalla frase scherzosa del Cavaliere. Già, perché chi sognava che
l'interminabile telenovela dell'antiberlusconismo fosse ormai conclusa e che la
campagna elettorale 2008 si fosse incanalata entro i binari del fair play e del
rispetto è servito. All'improvviso tutto ritorna come prima. Il casus belli
avviene durante Tg2 Punto di Vista. Una ragazza chiede al candidato premier del
Pdl come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo con la
precarietà nel mondo del lavoro, e Berlusconi risponde
così: "Da padre il consiglio che le do è quello di ricercarsi il figlio di
Berlusconi o di qualcun altro che non abbia di questi
problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo". Subito
dopo, però, il leader azzurro si dilunga sulle ricette del centrodestra a
favore dei giovani. Ma di questo poco importa agli occhi della sinistra.
Passano pochi minuti e un drappello di esponenti del Pd, e non solo, si
rimbocca le maniche e inizia a costruire il castello dell'indignazione sulle
fragili fondamenta di una battuta scherzosa. Per Walter Veltroni, Berlusconi consigliando "a una ragazza precaria di sposarsi bene
racconta di una lontananza, di una distanza, di una separazione dalle ansie di
chi a nome di milioni di ragazzi italiani chiede risposte alla politica".
Più duro il numero due del partito, Dario Franceschini, che chiede al Cavaliere
di scusarsi per questa battuta ritenuta "offensiva":
"Come italiano mi vergogno delle parole di Berlusconi.
Di fronte a centinaia di migliaia di giovani italiani che vivono la precarietà
del loro rapporto di lavoro come un'ipoteca sul loro futuro, rispondere così
suona come un'offesa insopportabile". Critico anche il candidato premier
della Sinistra Arcobaleno: "Allarmante anche se è solo una battuta"
protesta Fausto Bertinotti "che si proponga ai giovani di realizzarsi
fuori dalle loro condizioni, fare la velina, vincere alla lotteria. Mai una
proposta per un miglioramento concreto delle loro condizioni di vita''. Eppure
la stessa ragazza Perla, 24 anni romana, afferma che le parole del Cavaliere
non l'hanno turbata: "Quello di ieri è stato un gioco. Uno scherzo di Berlusconi che ho assolutamente accettato. Credo che anche
un problema grave come quello della precarietà possa essere stemperato da una
battuta. Non ci trovo nulla di male. Ma l'importante è che dopo Berlusconi abbia risposto alla mia domanda, cosa che è
accaduta visto che ha parlato di mutui, affitti, piano Casa, proposte
importantissime per noi precari. Non so se andrà al governo. Ma certamente se
ciò accadrà io, come tutti i precari italiani, lo giudicheremo sui fatti reali.
Verificheremo se manterrà le promesse che ha fatto ieri in trasmissione".
Il Pdl fa quadrato attorno al suo leader respingendo al mittente ogni accusa e
sottolineando che si trattava solo di una battuta e lo stesso Berlusconi passa al contrattacco: "Veltroni
è ridicolo. Poveri noi se cadessimo nelle mani di chi non ha sense of humor, ma
per fortuna non succederà. Se c'è qualcuno a cui non si possono fare appunti
circa il lavoro per i giovani questo si chiama Silvio Berlusconi,
perché come imprenditore penso di essere stato quello che ha assunto piu'
giovani in assoluto in tutte le aziende che ho creato e come presidente del
Consiglio ho creato un milione e 600 mila posti di lavoro di cui molti per i
giovani". "Di questa sinistra" ha proseguito il Cavaliere
"io non so più cosa pensare, si attaccano a qualunque pretesto visto che
non hanno argomento e cercano di distrarre l'attenzione degli italiani dai
disastri lasciati dal loro malgoverno".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LE REAZIONI Roma.
Per Emma Marcegaglia un coro bipartisan di consensi. A cominicare dal
presidente del Consiglio, Romano Prodi: "Confindustria avrà in lei una
guida saggia e ferma in questo momento di grandi cambiamenti". Quella di
una donna, la prima, al vertice degli industriali è una designazione che anche
il Presidente della Repubblica apprezza: "Siamo ancora molto lontani da un
traguardo di parità: vogliamo vedere un segno e un impegno nuovo e forte nella
scelta, per la prima volta, di una donna, alla guida di Confindustria",
aveva detto Giorgio Napolitano, l'8 marzo. "È una donna e una giovane
imprenditrice, ha talento e competenza", commenta il
leader del Pd Walter Veltroni. "Auguri alla signora Marcegaglia", dice Silvio Berlusconi, leader del Pdl. "È una
donna concreta, pratica, non priva di idealità. Farà molto bene", dice
Pier Ferdinando Casini. Anche il primo commento della Cgil è di una donna, il
segretario confederale Carla Cantone: "È in gamba e sarà attenta ad utili
e democratiche relazioni sindacali". Per il leader della Cisl,
Raffaele Bonanni, però "l'ascesa di Emma Marcegaglia non cambierà la
natura dei rapporti con i sindacati". Per il numero uno della Uil, Luigi
Angeletti, "sarà certamente all'altezza del compito". "Giovane,
esperta e competente, appassionata e orgogliosa del suo lavoro e del suo ruolo.
è un'ottima notizia", dice il sottosegretario Enrico Letta. Più cauto il
presidente della Camera, Fausto Bertinotti: "Vediamo cosa dirà e
farà". Dal centrodestra, l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti
sottolinea che Emma Marcegaglia "è una persona molto giovane", la sua
designazione "un buon segnale per il Paese". Telefonata di auguri
anche dall'ex presidente Antonio D'Amato, impegnato in America: "Saprà
essere un ottimo presidente. C'è bisogno di una leadership forte e di
contenuti". Soddisfatto, infine, il presidente degli industriali di
Napoli, Gianni Lettieri, sostenitore della Marcegaglia fin dal primo momento:
"È brava e capace e rappresenta un segno di forte unità per tutto il mondo
delle imprese". an.tr.
( da "Panorama.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Verso Palazzo Chigi: Pd o Pdl? La Casa Bianca
tifa per le larghe intese Posted By vasco_pirri_ardizzone On 14/3/2008 @ 18:00
In Apertura#3, NotiziaHome | No Comments Ufficialmente, non passa giorno senza
che [1] Silvio Berlusconi, [2] Walter Veltroni e tutti coloro che fanno parte dei due schieramenti maggiori
dicano e ripetano di voler vincere le elezioni per governare e non per
accordarsi dopo in una sorta di governissimo delle larghe intese. Ma la
possibilità di un accordo post elettorale - che nelle previsioni degli altri
piccoli come [3] Pier Ferdinando Casini, Fausto Bertinotti e Daniela
Santanchè è già scritto nei fatti - è più concreto di quanto non sembri, se non
altro come conseguenza di una situazione di semi pareggio. Un'ipotesi che, tra
l'altro, è anche allo studio del [4] dipartimento di Stato Usa. Il paper che
gli analisti d'Oltreoceano hanno sui loro tavoli si chiama "wide
coalition" e prende le mosse proprio da uno scenario che vedrebbe il
pareggio come uscita dalle urne il 14 aprile. Non è un mistero che i nostri
alleati Usa, guidati ancora per qualche mese dal repubblicano George Bush, non
abbiano amato particolarmente il governo di Romano Prodi. La causa principale?
L'alleanza che il Professore strinse nel 2006 con la sinistra radicale, dando
origine a quella variegata maggioranza detta Unione. La [5] Casa Bianca ha
tardato a lungo, quasi due anni, ad invitare il Professore a Washington. E poi
quando finalmente è arrivato l'invito, è caduto il governo. Per questo un
esecutivo di ampia coalizione che faccia le riforme è ben visto dagli Stati
Uniti d'America, che sarebbero contenti se l'Italia portasse a termine
"riforme radicali sul piano istituzionale e su quello economico".
Ovviamente gli Usa sono ufficialmente equidistanti dalla campagna elettorale
italiana. E non mostrano alcuna preferenza per i due maggiori competitor.
Posizione questa, sottolineata alcuni giorni fa anche dall'[6] ambasciatore Usa
in Italia, Ronald Spogli: "I nostri rapporti con l'Italia saranno sempre
eccellenti". Insomma per la feluca Usa prossimo a passare la mano - Spogli
rimetterà l'incarico al momento dell'insediamento del nuovo presidente degli
Stati Uniti, così come da prassi - con Berlusconi o Veltroni a Palazzo Chigi, non cambierebbe nulla nei già
"solidi" rapporti tra i due stati.
( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Oggi mi è lieve lo
scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni
"anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto
grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come
sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa
di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli
"anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo
elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e
genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato
dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un
"nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo
sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no:
in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata
Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un
paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del
governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione
è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo'
di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi
privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini?
Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe
sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire,
forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia
proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla
fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi
dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si
desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se
pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo.
accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al
baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha
sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Non commentato "
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel
programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei
programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano,
piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi,
quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata
campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me
scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi
sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato
proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati
(veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la
riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma
c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del
momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre
mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un
richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma
testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un
navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli
italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è
possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si
passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il
partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma
anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile
governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi
ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è
visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere.
Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento
operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui
grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni
invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta.
Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada
"berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni
all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a
mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo"
nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a
due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su
venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni
ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora
cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a
fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e
ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero
inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La
concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli
Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in
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a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto
tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi
a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed
Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali
non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti
tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un
approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in
Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può
prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o
spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare
i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza
facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a
sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (13 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e
l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi
voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto
se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il
candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro
pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti
incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al
governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo
parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha
insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della
competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile,
che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso
e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei
"mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici
quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti
duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei
palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono
nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare
per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in
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post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi
per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in
dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le
"sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus
dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi,
insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E
aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima:
rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e
più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del
Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza
pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della
Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della
politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti
parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno
della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter
percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli
italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta.
"Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che
indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali
da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli
italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa
all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia
da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le
priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la
gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che
per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che
c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne
pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi?
Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero
segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 19 ) "
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08
Walter e le tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che
mi sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi
tutto detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il
leader del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate
senza che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma
anche.". Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di
spicco del Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra
Arcobaleno. Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta alla
mafia, nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24
Ore" 2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima
formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe
"dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit
doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare"
per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti
sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie
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a un amico 25Feb 08 Ma nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? La
presenza nelle liste del Partito Democratico di esponenti radicali? "Se
sono coerenti non dovrebbero firmare il programma e non dovrebbero candidarsi
rinunciando alle loro idee", così ha parlato il ministro della famiglia
Rosy Bindi intervistata da "La Stampa". Ha messo le mani avanti in
vista dello sbarco delle truppe pannelliane nell'armata di Veltroni.
E ha aggiunto che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A
proposito di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, ci sono scritte
alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si
candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in
Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto
stabilito". Poi la Bindi ha invitato Emma Bonino. ma anche la teodem Paola
Binetti. a "limitarsi", anche peché è meglio "tenere fuori dalla
campagna elettorale temi così importanti e delicati per la vita delle
persone". Un altolà e un avvertimento insomma, perché il clima nel Pd è diventato
rovente. La convivenza fra cattolici e radicali, nel Pd, si annuncia difficile,
inutile negarlo. Pannella del resto "avverte" la Binetti e dice a Veltroni: "Walter fatti coraggio, io il presidente
della comunità di Sant'Egidio Riccardi l'avrei già invitato, poi il problema è
suo. E la Binetti stia attenta perché ho un elenco lungo così della Chiesa che
sta diventando chiesa del silenzio". Noi chiediamo che ci sia Riccardi e
magari anche monsignor Paglia, che forse accetta e siamo stati i primi ad aver
candidato una suora in Parlamento, suor Marisa Galli, hai capito
Binetti?". Voi che cosa ne pensate di questa "convivenza",
reggerà? Scritto in Varie Commenti ( 11 ) " (12 votes, average: 3.25 out
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Commenti Invia questo post a un amico 21Feb 08 Il Giornale.it si rinnova e si
apre ai commenti dei lettori Cari lettori, come avevete potuto vedere, è in
linea il sito tutto nuovo del Giornale.it. A poco più di un anno dal lancio della
versione on line de "il Giornale", realizzata dai giornalisti della
redazione internet, un anno di continua crescita e successo, il sito si
presenta con una grafica rinnovata, maggiori contenuti, un importante
arricchimento della parte multimediale e delle fotogallery. E' un importante
passo avanti che ha richiesto e richiede molto lavoro che porterà a
miglioramenti continui, anche di ciò che non è perfetto. Per questo vi
chiediamo un pò di pazienza e comprensione. Ma la vera novità è rappresentata
dalla possibilità da parte dei lettori di commentare gli articoli. Il sito si è
aperto sempre di più al vostro contributo, alle vostre opinioni. E' un vero
"sito dei lettori" con la possibilità di interagire non solo
attraverso i nostri blog. In fondo questa è la tradizione del
"Giornale", come scrisse Indro Montanelli: "Ci giudicheranno i
lettori". E come ha fatto di recente il direttore Mario Giordano
raddoppiando, sul "Giornale" che potete acquistare in edicola, la
pagina dedicata alle lettere. Internet è il passo avanti naturale di questa
filosofia, "l'evoluzione della specie" che solo il web può
consentire: la "relazione" è la forza dei new media. E' la nostra e
la vostra forza. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (20 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 18Feb 08 Berlusconi,
Veltroni e Casini. come Follini E così Silvio Berlusconi dice la sua al "Giornale" sul pullman
elettorale di Walter Veltroni e sul no di Casini al
Pdl. Lo ha fatto in un'intervista al direttore Mario Giordano (leggi) . Molte
le cose interessanti che dice il Cavaliere. Vediamone alcune. Su Veltroni: "L'Italia non ha bisogno di giri in pullman.
E' evidente che la sinistra non può e non sa governare. Attenzione ai sondaggi
fasulli: il Pd non è al 35% e l'Italia dei Valori è sotto il 3%". Su
Casini: "Pier dice che non è in vendita: e chi voleva comprarlo? Ora non
ha prospettiva. L'Udc al 7%? A noi risulta molto meno, i loro elettori ci
voteranno in gran numero". Il caso Casini agita le acque della campagna
elettorale e della politica. Nascerà una mini Cosa Bianca come auspicava
Mastella, e Clemente andrà con Pezzotta-Tabacci e con Casini? E per schierarsi
con chi, dopo il voto? Intanto il Partito della Libertà punta su cose concrete,
come dice Berlusconi. "Il nostro è il progetto
liberale che ha funzionato in tutte le democrazie dell'Occidente. Quello che
prevede meno tasse sulle famiglie, sul lavoro, sulle imprese." un progetto
che "cominceremo a realizzare fin dal primo Consiglio dei ministri, dove
ci presenteremo con disegni di legge già pronti: taglio dell'Ici, detassazione
degli straordinari, bonus bebè". Intanto, come nota Paolo Guzzanti (leggi)
Veltroni gioca come un un pokerista abile nell'arte
del bluff: lancia i suoi 12 punti che sono "esatto contrario di ciò che
hanno semopre sostenuto Prodi ma anche Ds e Margherita, cioè le forze del
governo sostenute da Veltroni". Già ma Walter
corre come se fosse il capo dell'opposizione. Scritto in Varie Commenti ( 65 )
" (24 votes, average: 3.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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14Feb 08 Veltroni corre solo ma anche. con Di Pietro
La corsa del Pd dunque non è più solitaria, il pullman elettoral-mediatico di
Walter Veltroni partito all'insegna del "soli
contro tutti", dopo Gubbio ha fatto una tappa romana per imbarcare un
passeggero: Tonino Di Pietro. Come scrive Paolo Guzzanti (leggi l'articolo)
sembrano Caino e Abele. E aggiungo: il Buonista e il Giustizialista.
Apparentati si dice in termine tecnico (ma saranno fratelli coltelli?). Quei
voti evidentemente servono. Restano fuori invece i socialisti di Boselli e i
radicali del duo Pannella-Bonino. Loro, che sarebbero dal punto di vista ideale
e politico veri "parenti" del Pd. Bertinotti infatti si affretta dare
la sua "scomunica" visto che è in competizione con Walter: Di Pietro
andava bene con Prodi al governo ma ora. La politica della sinistra (anche riformista)
è fatta di svolte e giravolte. Di "ma anche.", come ha ironicamente
sottolineato in buon Crozza. Che sia un'occasione persa per Walter? Scritto in
Varie Commenti ( 41 ) " (23 votes, average: 3.13 out of 5) Loading ... Il
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un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti
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Ultime discussioni Alberto Taliani: Per Lore: quello che non mi è piaciuto è il
polverone attorno a una candidatura su cui è già... biagioG: Egr. Sig.
Ettore,(post n. 4) francamente non capisco la sua levata di scudi rispetto alle
critiche fatte nel... lore: mi dica, signor Taliani, trova che candidare un
condannato fascista che piu volte ha sputato sopra il 25... Guido Rossi: ma non
era la capagna elettorale del fair play? ma proprio non ci riusciamo ad essere
civili. mah!... Alberto Taliani: Il signor Giampaolo (ma il nome è vero? e il
cognome dov'è? la mail torna indietro ma tutto... I più inviati Sayed, primo
risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la
conferma della condanna a morte - 12 Emails Ultime News Euro, nuovo record
Bush: "Fase difficile ma ho fiducia"Norvegia, a breve nozze gay in
chiesaGiustizia, Napolitano: "Basta casi come Gela"Spinello in
classe, prof si scusa su You TubeTibet, monaci in rivolta: molte vittime Dalai
Lama alla Cina: "No alla violenza"Missione in Libano, è scontro tra
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fare" Ma nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? Il
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( da "EUROPA.it" del 14-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nella campagna
elettorale esplode un altro caso. Prodi si indigna, Beirut si preoccupa Peggio
di Diliberto. Il Pdl vuole scappare dal Libano Martino lancia l'idea del
ritiro, Berlusconi balbetta. Marasma a destra
"Occorrerebbe ridurre drasticamente o cancellare la nostra presenza
militare in Libano, aumentare significativamente il numero dei nostri uomini in
Afghanistan e inviare istruttori militari in Iraq e Kosovo". È la
piattaforma di politica estera di Antonio Martino, già ministro della difesa
forse aspirante al bis. In un'intervista, la sua analisi prosegue così:
"Dobbiamo utilizzare le nostre truppe laddove sono utili. La missione in
Libano fu voluta da D'Alema per farsi perdonare la chiusura precipitosa della
nostra missione in Iraq". Parole condannate con
indignazione da Prodi, D'Alema e Veltroni, che ricordano che persino gli americani stanno pensando al
ritiro dall'Iraq. Più tardi il premier rivela che il presidente del parlamento
libanese ha convocato l'ambasciatore italiano a Beirut per chiedere
spiegazioni. Anche Casini attacca: "Pura irresponsabilità ". A
destra è il caos totale. Fini prende le distanze: "Andarsene dal Libano
sarebbe sbagliato", a Berlusconi non resta che
mandare in corner: "Martino ha espresso un'opinione personale. Quando
saremo al governo riesamineremo le regole di ingaggio dei nostri
militari".