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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL  14 e 15 aprile 2008    (seguono altri art. del 15)  #TOP


Report "Veltroni/Berlusconi"

Remember pullman. Idee per l'Italia nuova ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Parte a questo punto lo scontro su Alitalia acceso dall'annuncio di Berlusconi di una cordata italiana: "Si manifesti entro 48 ore", chiede Veltroni. Ma il Cavaliere non risponderà, "è una richiesta assurda", però intanto la trattativa naufraga. Il 25 Veltroni propone di alzare le pensioni basse a partire dal primo luglio.

La grande sorpresa possibile ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: segnalano una accelerazione della rimonta dichiarata da Veltroni, fino a far ipotizzare una situazione molto simile a quella della vigilia del 9 aprile 2006 (a parti rovesciate). Pare un dato clamoroso, basta aspettare fino a domani per verificarlo. Il senso di scampato pericolo è poi palpabile perfino nell'atteggiamento dello stesso Berlusconi, come se si respirasse anche lì l'

L'aiutino di Matrix ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: elemento più sorprendente della puntata di Matrix dedicata alle interviste a Walter Veltroni e Silvio Berlusconi è stata la diversa durata dei break pubblicitari. La trasmissione era congegnata con le due interviste consecutive e senza confronto tra i candidati, il primo ad essere intervistato è stato il leader del Pd; dopo trentuno minuti arriva l'interruzione pubblicitaria.

<Il Partito democratico? Sarà il New Labour del ventunesimo secolo> ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma se vince Berlusconi, il famoso detto del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa si trasformerebbe in "nulla può cambiare e tutto peggiora invece di cambiare". Il Wall Street Journal ha attaccato Berlusconi su Alitalia e sembra apprezzare le idee di Veltroni.

Ci siamo ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: intervento di Veltroni è stato infatti interrotto da una pubblicità di 4 minuti con 10 prodotti, quello di Berlusconi da una pubblicità di un solo minuto e mezzo con 5 prodotti, il che ha penalizzato il leader del Pd anche negli ascolti. Ma il cuore della campagna elettorale di Veltroni è stato un altro, il viaggio nell'Italia vera: oltre 20mila chilometri,

Matrix, vince il Cavaliere ma c'è un trucchetto. E il Pd si rivolge all'Agcom ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: intervento di Walter Veltroni contro quello di un minuto e mezzo che ha interrotto Silvio Berlusconi. Un aiutino che, in termini di ascolti, ha significato per il leader del Pd una perdita secca di due milioni di telespettatori, da sei a quattro. "Perché un break pubblicitario così lungo, tanto più che uno spot era dedicato all'offerta di Mediaset premium,

La rete si fa Pd, il Pd si fa rete ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: poiché non ricordo tutta la locuzione che utilizza abitualmente Walter Veltroni per definirlo, lo chiamerò più semplicemente: Silvio Berlusconi. Ancora una volta la rete ci aiuta: per mettere in opera il metodo della contrapposizione, andiamo a ricercare i due video su YouTube che hanno caratterizzato la comunicazione dei due schieramenti.

Che noia senza duelli in televisione ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi grida al Bugiardo. Finge di non volere commentare e poi snocciola dati con veemenza. Ha stancamente usato la retorica che usa da anni, senza concedere nulla a Veltroni e a Prodi, sempre abilmente evocato in questa campagna elettorale.

<Buona fortuna al Pd, ma questa Italia è ancora intrappolata in se stessa> ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Berlusconi. John Harper, professore della Johns Hopkins University di Bologna e autore di diversi libri sul rapporto tra Europa e Stati Uniti, vede all'opera in questa campagna elettorale "sia la vecchia Italia, sia un paese che cerca di aprirsi ad alcune significative novità, come dimostra il Pd di Veltroni con la sua decisione di tagliare i ponti con la sinistra radicale,

Il porcellum condanna Roma allo status quo ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: del comizio di chiusura della campagna elettorale di Walter Veltroni e racconta della nuova gaffe di Silvio Berlusconi, che ha definito "fuori di testa" Francesco Totti, dopo che il calciatore della Roma ha dichiarato di appoggiare il candidato sindaco del Pd Francesco Rutelli. Il Clarín, un altro quotidiano argentino, spiega ai lettori che "tra insulti, polemiche e scandali dell'

<Una scommessa (vincente) sul futuro> ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quindi ha fatto bene Veltroni a rinunciare a correre con la sinistra radicale? Questa decisione, nel breve periodo, potrà causare un dimagrimento del centrosinistra, ma nel lungo periodo creerà maggiore coerenza. E quando il Pd avrà l'opportunità di tradurre questa coerenza in azione di governo sarà evidente che quella di Veltroni era una mossa azzeccata.

Tutti da Walter, tranne Barbareschi ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ci ha dato dentro come non mai. Ha chiamato a raccolta amiche e amici vip per l'ultimo affondo. Da Gigi Proietti a Serena Dandini, da Fiorella Mannoia a Gigi Magni, da Alessandro Haber a Isabella Ferrari. E da chi non poteva venire, come Carla Fracci, s'è fatto spedire un mazzo di fiori per far vedere agli astanti quanto e come è amato "

Il Pd è ottimista. E per il Cav arriva il Partito del Sud ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma l'effetto traino di Veltroni e la generosità con cui la senatrice si è spesa hanno alimentato entusiasmo, riempiendo le piazze e facendo rapidamente dimenticare le tensioni innescate dalle liste per le politiche. E sarà questo ottimismo, la base dalla quale i democratici partiranno a prescindere dal risultato finale.

L'Italia è una nazione immobile. Ma qualcosa si muove: a sinistra ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che non risparmia critiche nemmeno a Veltroni: "Per quanto si sforzi di apparire nuovo e moderno, il candidato del Pd non è certo un esordiente della politica". Se a destra non ci sono novità, scrive lo svizzero Le Temps, a sinistra qualcosa si muove: "Veltroni sta rompendo i legami con la tradizione ideologica della sinistra europea, per puntare su un partito democratico all'

Pd, pareggiare o perdere con onore? Meglio vincere ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi". Poi però, mentre il Cavaliere si sobbarca tutti gli onori "ma anche" gli oneri, Veltroni ? in serena attesa che esplodano le contraddizioni in seno al Pdl ? avrebbe modo di mettere a frutto il capitale accumulato in campagna elettorale, chiamando il popolo dei Democratici a costruire e consolidare il partito e di conseguenza il suo ruolo di leader.

Silvio o Walter, nessun miracolo ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, nonostante una campagna audace, è riuscito a scuotere la disillusione degli italiani. Comunque vada, queste elezioni non sembrano poter dare all'Italia i cambiamenti di cui ha bisogno". Secondo il Christian Science Monitor, la colpa è soprattutto del sistema elettorale, "che con il suo bizzarro doppio premio di maggioranza produrrà probabilmente un altro parlamento bloccato,

Cala l'affluenza, oggi il verdetto ( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni vota a Roma con la famiglia mentre Berlusconi da solo a Milano. Applausi per Napolitano. Urne aperte fino alle 15 Cala l'affluenza, oggi il verdetto Ha votato il 62,5% ,contro il 66,5 del 2006. Caos telefonini ROMA - L'affluenza alle urne nel primo giorno di voto è in calo di quattro punti percentuali rispetto alle politiche del 2006.

Affluenza, 4% in meno alla camera crollo nel voto per la regione sicilia - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: se Veltroni o Berlusconi. Oggi i seggi riapriranno dalle 7 alle 15. Lo scrutinio inizierà al termine delle operazioni di voto e di riscontro dei votanti, cominciando dallo spoglio delle schede per l'elezione del Senato con i primi exit poll dalle quindici e pochi secondi e le proiezioni più tardi nel pomeriggio.

Astensionisti riflettete su due o tre cose - mario pirani ( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: convincimento laico che Veltroni avrebbe dimostrato nei confronti non solo dei teo-dem ma anche di Rutelli, Bindi o Fioroni nell'agire politico degli ultimi due anni (dai Dico alle normative sugli embrioni). A scanso di equivoci dirò subito che mi annovero anch'io tra gli scontenti in materia, pur tuttavia mi è sempre stato chiaro che una confluenza tra le due correnti riformiste dei post-

La ragione contro l'antipolitica - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dato che quasi mai un messaggio berlusconiano raggiunge un telefonino veltroniano. Anche i telefoni non comunicano, fra destra e sinistra. Tuttavia appare una forma diversa di partecipazione, proprio mentre la partecipazione effettiva mostra segnali in discesa: a testimonianza probabilmente che queste sono elezioni diverse rispetto a quelle di due anni fa.

"mi conforta la serietà dei programmi" ( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni hanno annunciato provvedimenti che costano decine di milioni di euro. Casini propone una serie di provvedimenti realistici. Questa è la politica che ci piace". Fa un po' effetto sentir parlare così uno come Scanderebech, accusato negli anni scorsi di distribuire calze di nylon in cambio del voto.

"ho sensazioni simili a quando vinsi con ghigo" ( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E comunque mi pare che Veltroni in campagna elettorale abbia recuperato quello che il governo Prodi aveva perso. Insomma possiamo farcela". Bresso nega però che il voto politico possa avere ripercussioni sugli equilibri della sua giunta: "Non ci sono stati segnali o polemiche nel periodo più difficile, quello della campagna elettorale.

Un giorno al seggio della milano bene tra vip e coppie separate dal voto - teresa monestiroli ( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che da anni mettono la croce sul nome di Berlusconi o sul simbolo del Carroccio. Camminano spediti, non si fermano a leggere i nomi di lista sul manifesti elettorali affissi lungo i corridoi. Chiedono "stabilità", votano per "dovere", vogliono "un cambiamento". Qualcuno crede in Veltroni e nel nuovo Pd, perché Berlusconi è "un imbonitore", "una truffa",

L'Italia - scrive El Pais che dedica al voto un articolo in prima e tre pagine- se la gio ( da "Unita, L'" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: astensione potrebbe favorire il ritorno di Berlusconi", che se dovesse vincere "cercherà di portare a termine un attacco allo stato tra interessi privati e responsabilità pubbliche". "Nell'insalata rappresentata dalla campagna di Berlusconi - scrive il Pais che appoggia apertamente Veltroni- non sono mancati calcio, mafia, belle ragazze e cardinali".

C'è una grande mobilitazione in giro, forse ce la possiamo fare davvero ( da "Unita, L'" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sui giornali leggiamo che Berlusconi è il più seguito in tv. Chi lo dice che questo deriva dal fatto che è quello che ci piace di più? Parlo per me: non guardo Veltroni in tv, non ne ho bisogno, mi fido di lui, so quello che dice. Quando parla Berlusconi invece lo voglio ascoltare, vado a rivederlo sui blog, perché ogni volta mi chiedo "e adesso che sparerà?

Il pensionato: A Roma ho votato 5 volte Pd 80 anni il prossimo ottobre: da Berlusconi un atteggiamento pericoloso ( da "Unita, L'" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Berlusconi ha manifestato un atteggiamento pericoloso: ha definito il Capo dello Stato un presidente di parte. Ma neppure Veltroni mi soddisfa - precisa -. Aveva detto: "vado da solo", ma poi si è alleato con un personaggio non affidabile come Di Pietro.

I big al voto: applausi per Napolitano, niente battute per Silvio Casini al seggio con tutta la famiglia, Veltroni dimentica la matita, D'Alema scherza: VIncerà la Roma ( da "Unita, L'" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni e Silvio Berlusconi hanno votato a Roma e a Milano, l'uno nei pressi di casa sua, lo stesso dove poco dopo ha votato Gianfranco Fini. L'altro nel seggio vicino alla casa che fu della mamma e dove ancora conserva la residenza. Se al leader del Pd è mancata la matita per cui ha dovuto far marcia indietro dalla cabina per recuperarla,

La prima volta del Pd. E di Veltroni Dopo il voto, il candidato va a pranzo con moglie e figlie e poi al cinema: Non pensarci , di Zanasi ( da "Unita, L'" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la porta di palazzo Chigi risulterebbe sbarrata sia a Berlusconi che Veltroni. Tuttavia, implicitamente, il leader del Pd risulterebbe in ogni caso il vincitore politico delle elezioni. Con ogni probabilità porterà la "nuova creatura" a un risultato molto superiore a quella dell'Ulivo di due anni fa e avrà recuperato un gap che all'inizio della corsa sembrava incolmabile.

Più donne al governo in Europa Torna la normalità Dai Paesi nordici a Francia e Spagna Ma l'Italia resta il fanalino di coda ( da "Unita, L'" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per il futuro stiamo alle promesse elettorali: Berlusconi annuncia 4 ministre su 12 se dovesse vincere, Veltroni il numero più alto mai visto nella storia della Repubblica. Zapatero ha voluto dare un segnale alla Spagna intera, ma è dagli '80 che il Psoe ha introdotto le quote nell'elezione degli organismi interni.

L'Italia rompa il monopolio maschile del potere ( da "Unita, L'" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: L'ultimo cambiamento di ceto politico c'è stato con l'ingresso di Berlusconi, ma ormai anche quello è datato: una volta lì, guai a chi si muove". In campagna elettorale si è parlato di percentuali di rappresentanza, Berlusconi arriva al 33%, Veltroni promette "il più alto numero di donne" mai visto al governo.

Gli incerti? Voteranno Pd ( da "Unita, L'" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Voteranno Pd David Grieco Sono fermamente convinto che Walter Veltroni e il Partito Democratico vinceranno queste elezioni. E vorrei provare, anche a costo di coprirmi di ridicolo agli occhi dei sondaggisti, a spiegare perché. Premetto che non posseggo nuovi sondaggi. Sono fermo, come tutti, agli ultimi sondaggi pubblici del 28 marzo scorso che indicavano, chi più chi meno,

Le mille facce del popolo del Pd ( da "Unita, L'" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la commozione intergenerazionale raggiunge un diapason quando Veltroni racconta la disponibilità del "pupone" a visitare bambini malati, a dare soldi per l'assistenza degli anziani, e il tutto senza pubblicità, sobriamente), nemmeno Berlusconi, magari anche senza nominarlo. L'ho detto, ho raccontato quell'atmosfera ai miei figli e ai loro amici, che, per la prima volta,

L'anomalia italiana ( da "Unita, L'" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: L'Italia di Veltroni. L'Italia di Roberto Saviano, scrittore di "Gomorra", di Rizzo e Stella, giornalisti della "Casta". Altri ricordano Giorgio Bocca e rimpiangono Norberto Bobbio. "L'impegno di Veltroni di ridare speranza al centro sinistra è coraggioso ma difficile come è stato difficile l'impegno di Prodi".

Par condicio A Buona Domenica la vedova di Almirante Cara Unità, chiedo a voi se ie ( da "Unita, L'" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Napoli Par condicio /2 Su Italia1, battutine su Totti, Rutelli e Veltroni Cara Unità, ieri pomeriggio nel programma di Italia1, Guida al campionato, quindi un programma sportivo, hanno, sotto forma di battute, preso in giro Totti e Rutelli, apostrafato Veltroni come venditore di balle o simile, e irriso la sinistra critica.

Io, giovane fan di Berlusconi ( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ha visto Veltroni? Si è persino dimenticato la matita per votare! E quello vorrebbe governare l'Italia? Il mio criceto è molto più qualificato. Alberto Diano - Milano Lascia, caro Alberto, ch'io ricordi ai lettori che sei quel tredicenne che tempo fa mi chiese, da queste colonne, di intercedere presso Silvio Berlusconi al quale avevi chiesto,

Comizio ai seggi Di Pietro attacca il Cavaliere ( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che in queste elezioni sostiene Walter Veltroni, ha votato ieri mattina nella scuola elementare De Amicis di Curno, il paese del Bergamasco dove risiede. Presentatosi ai seggi con la moglie Susanna Mazzoleni e la figlia Anna, prima di entrare in cabina elettorale Di Pietro ha parlato di elezione-referendum e ha attaccato il leader del centrodestra Silvio Berlusconi,

Veltroni <sfiora> Fini e confonde gli scrutatori ( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il Pd sarebbe già una clamorosa vittoria non far vincere Berlusconi, e aggiudicarsi un buon risultato di lista". Ossia con un Senato senza maggioranza e un Pd attorno al 35 per cento Veltroni fa bingo. Ma a sera i dati sulle regioni rosse creavano qualche preoccupazione in più. Il quartier generale delle elezioni è pronto: a un passo dal Palatino, l'ex Autoparco dei vigili urbani,

Voto, alla chiusura dei seggi affluenza ancora in calo ( da "Panorama.it" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: candidato premier del Pd Walter Veltroni, accompagnato dalla moglie Flavia e dalle due figlie, si è messo ordinatamente in fila nel seggio vicino piazza Fiume dove qualche minuto dopo si è recato il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini. Negli stessi minuti, a Curno, in provincia di Bergamo, si è presentato al seggio elettorale il ministro delle Infrastrutture e leader dell'

Quella Costituzione sempre sotto tiro ( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: stanti le convinzioni di Berlusconi sui profili psicofisici dei magistrati. Non minori sono le preoccupazioni che suscita il programma del Partito democratico. Veltroni - è vero - ha chiesto a Berlusconi di impegnarsi sulla fedeltà ai principi contenuti nella prima parte della Costituzione, "fedeltà che dovrà guidare ogni impegno di adeguamento della seconda parte della Carta"

Chiusura di campagna elettorale all'insegna dell'ultimo spot ( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni. Inoltre, come ha detto anche Storace, fa sapere a tutta l'Italia che Totti vota Rutelli, quando i manifesti con gli auguri del Capitano si erano visti solo a Roma. Ma Berlusconi non era troppo lucido nemmeno a "Porta a porta" dove sembrava sul punto di sciogliersi assieme al colore che gli avevano rovesciato in testa mentre definiva consiglio di amministrazione un consiglio

Di tutti un Fo Dario, Pd ma anche Sinistra ( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dario Fo ha annunciato a sorpresa il suo voto a Veltroni. Perché, ha spiegato, "contro Berlusconi abbiamo una carta sola da giocare". E così ugualmente sua moglie, la senatrice Franca Rame - eletta con l'Idv, gruppo che però ha abbandonato pochi mesi fa. Quindi la prestigiosissima coppia di artisti impegnati sul fronte del pacifismo, da sempre vicina alle posizioni della sinistra,

Stampa europea Rischio Prodi per Silvio ( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ultimo si sono rivolti Veltroni e Berlusconi, "lanciando appelli agli elettori affinchè non disertino le urne". Il quotidiano britannico The Independent focalizza invece l'attenzione sulla "la sorpresa delle elezioni", "rappresentata da una bella signora di 46 anni, con lunghe gambe, lo sguardo penetrante, un bel carattere italiano e il coraggio di dire a Berlusconi tu non mi avrai"

Dipende dalle dimensioni della sconfitta ma se perde, Veltroni dovrebbe dimettersi ( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi lo conosciamo, ma Veltroni ha fatto lo stesso quando ha detto che Alitalia doveva restare fuori dalla campagna. Quando nulla più di quella vicenda dimostra l'estraneità di Berlusconi al mercato. Se per questo Veltroni ha voluto tenere fuori anche il confronto sui diritti civili e i temi etici.

Riforme istituzionali, i posti al tavolo da gioco ( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: consigliere di Veltroni e autore della contestata bozza di modifica della legge elettorale ispanico-tedesca che fece da canovaccio per le prime avance tra Veltroni e Berlusconi. Qui non si parla necessariamente del governo di larghe intese, del "Veltrusconi" che piacerebbe anche a Newsweek, o almeno non necessariamente.

ROMA Il problema è che i "guardiani del voto", l'esercito dei 120 mi ( da "Messaggero, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dunque si tratta di vedere se i 15 senatori li prendiamo noi o Veltroni". Di guai, per ora, nemmeno l'ombra. Qualche errore veniale, come quello di un signore che ha protestato per non aver ricevuto la scheda gialla del Senato: nel tabulato era stato incasellato come under 25 anni, e non si può votare per il Senato se non si ha l'età over 25.

Io speriamo che me la cavo ( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stasera sapremo. Se Berlusconi riconquisterà la maggioranza o se Veltroni avrà rimontato. E che ne sarà della sinistra. Per ora solo un dato è certo: partecipazione in calo. Alle 19 di ieri l'affluenza è stata del 48,8%, nel 2006 era al 52,2 PAGINA 3.

E' già domani ( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: arriveranno in testa Veltroni o Berlusconi, e la sinistra sulla quale la maggioranza di noi punta misurerà la sua consistenza. Ma ci sarà una grande differenza se Berlusconi vince solidamente, Veltroni non ce la fa e la sinistra non raggiunge il fatidico 8 per cento che questa legge elettorale impone, oppure se Veltroni ce la fa e la Sinistra Arcobaleno si consolida su quella frontiera.

<Questa irresistibile Italia ci fa innamorare dei pregiudizi> ( da "Corriere della Sera" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: constatare che i due terzi del reportage erano dedicati a Berlusconi. Walter Veltroni è apparso di sfuggita. Questo non sorprende, dato che pochi sono gli stranieri informati sul suo conto, ma qualunque siano i suoi talenti, purtroppo ha un'aria assai noiosa, specie dallo schermo. Un simile squilibrio tra le parti in lizza non sarebbe consentito durante le elezioni in Gran Bretagna:

Alle urne il 4% in meno Oggi il giorno del verdetto ( da "Corriere della Sera" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Alle urne il 4% in meno Oggi il giorno del verdetto Veltroni: siamo arrivati alla fine. Berlusconi: che Dio ce la mandi buona Applausi per Napolitano al seggio. Protesta a Palermo: un gruppo di elettori rifiuta le schede per Camera e Senato ROMA - Il primo (e provvisorio) segnale che arriva dalle urne è il calo dell'affluenza.

Graziano Cesari ex arbitro o nuovo tronista? ( da "Corriere della Sera" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: VELTRONI? V Totti (urlando verso gli spalti): "Mortacci tua!". Trevisani (il telecronista di Sky): "Ecco una dedica particolare di Totti a un amico in tribuna..." ("Diretta Gol") INSALATISSIMA V "L'Italia ha perso il doppio. Stefano Pescosolido, il tuo commento?

La7, spazio a tutti: il tg più equilibrato ( da "Corriere della Sera" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: con Veltroni e Berlusconi superati da Boselli, i tg Rai e Mediaset hanno interiorizzato maggiormente la logica "bipolare": in quelli Rai, Veltroni supera Berlusconi di circa mezz'ora; in quelli Mediaset, Berlusconi supera Veltroni di 75 minuti. "Bipolare " ma piuttosto equilibrato il Tg5, con Berlusconi (45') poco sopra Veltroni (

Il partito del <vaffa> ringrazia ( da "Panorama" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non è detto che il bon ton veltroniano resista alle sempre accese sirene girotondine della sinistra. Giovan Battista Vico direbbe che la storia è fatta di corsi e ricorsi: in questo caso i ricorsi sono quelli giudiziari. Non solo le tesi sull'illegittimità del voto sono più che mai vive, ma si intrecciano con il destino del futuro governo e le scadenze fissate dall'

Altro che faccia a faccia ( da "Panorama" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Chi abbia seguito nel tempo in queste colonne il ritratto parallelo che abbiamo tentato di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi sa di cosa parliamo. Con tutte le differenze di dettaglio, anche molto importanti, i due alla fine si assomigliano per l'essenziale: il culto dell'immagine, un fondo di populismo democratico ostile alla politica dura di partiti e apparati.

Tagli alle bollette e al carovita? Facciamone un programma politico ( da "Panorama" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: vi sentite più vicini a Silvio Berlusconi o a Walter Veltroni? A chi appoggerà la nostra politica. Lei che ha sempre combattuto a fianco dei consumatori, come ha preso la sua espulsione dall'Associazione stampa romana? Per farla breve: sono editore di Teleambiente, che si appoggia talvolta ad alcune cooperative, dalle quali sono state licenziate due persone.

Mi gioco tutto in 4 regioni ( da "Panorama" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: WALTER VELTRONI Mi gioco tutto in 4 regioni MAURIZIO BELPIETRO intervista Combattere l'inflazione, gli sprechi della politica, la mafia, le inefficienze della giustizia: un libro dei sogni che Walter Veltroni ha fatto diventare programma elettorale.

Ricette per una vita meno cara ( da "Panorama" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: economico del partito di Walter Veltroni, è uno che non le manda a dire: "Bisogna evitare le strumentalizzazioni idiote, come quando qualcuno sostiene che l'inflazione dipende dalle politiche del governo". La tensione sui prodotti agricoli ed energetici va invece affrontata in maniera diversa: "Occorre investire sulla politica economica comune europea ed è inutile polemizzare con la Bce.

Al Pd non resta che Berlusconi ( da "Panorama" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: da parte del Pd che la salvezza della democrazia passa per Silvio Berlusconi. Ma che Veltroni sia in grado di offrire tanto sembra dubbio, perché la sconfitta elettorale metterà in crisi lo stesso contesto del Pd e della combinazione tra ex democristiani ed ex comunisti da cui essa è nata. La linea del Pci era storicamente quella di andare al potere con l'appoggio dei cattolici.

Perline ( da "Panorama" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi può soltanto essere mandato al macero, come i giornali dell'altro ieri". "Liberazione", 21 marzo 2008. Cesare Salvi: "Intendo denunciare uno dei più clamorosi fatti della campagna elettorale: la proposta, propagandata da Veltroni nei talk show televisivi e nei giornali di provata fede (cioè quasi tutti),

Dalla Destra con rancore ( da "Panorama" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Destra in queste elezioni ha gli stessi obiettivi di Walter Veltroni. Una scelta paradossale per Santanchè e Storace che può avere solo una ragione: il rancore personale. Ma si può far politica per rancore? I due finiscono per sposare lo stesso comportamento che addebitano a Fini. Tanto più che per assicurarsi un minimo di seguito sono stati costretti a un doppio salto all'indietro.

Indiscreto ( da "Panorama" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: costruttori romani vicini a Walter Veltroni. A ventilare un loro possibile coinvolgimento sarebbe stato Goffredo Bettini, braccio destro del leader del Pd. Insieme all'acquisto a 10 centesimi di 750 mila copie per la diffusione straordinaria di domenica 30 marzo, il Loft è così riuscito a sventare lo sciopero già indetto dalla redazione contro l'ingresso nella compagine societaria dell'

Ecco l'Italia che uscirà dalle urne ( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se vince Berlusconi, se vince Veltroni, se pareggiano. Leggi le analisi dei nostri commentatori Oggi il verdetto degli italiani. L'analisi di tre scenari possibili. Se vince Berlusconi: senza Udc tagli a tasse e sprechi. Se vince veltroni: governo ingabbiato dai sindacati.

Veltroni "sfiora" Fini e confonde gli scrutatori ( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il Pd sarebbe già una clamorosa vittoria non far vincere Berlusconi, e aggiudicarsi un buon risultato di lista". Ossia con un Senato senza maggioranza e un Pd attorno al 35 per cento Veltroni fa bingo. Ma a sera i dati sulle regioni rosse creavano qualche preoccupazione in più. Il quartier generale delle elezioni è pronto: a un passo dal Palatino, l'ex Autoparco dei vigili urbani,

Berlusconi, bagno di folla E dopo il voto va in Duomo a pregare per mamma Rosa ( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ogni volta che vede Veltroni o qualcuno dell'opposizione in tv cambia subito canale. È cresciuto bene" il racconto compiaciuto della madre, Daria Janik, bionda trentasettenne di origine polacca, molto divertita dalla precocità politica del figlio. Berlusconiano in tutto e per tutto.

Il Papa negli Usa ( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.

<Dipende dalle dimensioni della sconfitta ma se perde, Veltroni dovrebbe dimettersi> ( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi lo conosciamo, ma Veltroni ha fatto lo stesso quando ha detto che Alitalia doveva restare fuori dalla campagna. Quando nulla più di quella vicenda dimostra l'estraneità di Berlusconi al mercato. Se per questo Veltroni ha voluto tenere fuori anche il confronto sui diritti civili e i temi etici.

LO SCENARIO LARGHE INTESE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Economist ha notato come i due principali leader, Veltroni e Berlusconi, abbiano dovuto dedicare i loro ultimi discorsi soprattutto a una cosa: a smentire ipotesi di larghe intese, che tuttavia non hanno smesso di circolare neppure negli ultimi giorni, quando i toni si sono fatti più accesi e non sono mancate le sgradevolezze.

Ho avuto un incubo: Walter ingabbiato da sindacati e Di Pietro ( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Poi Veltroni dice che nei primi cento giorni farà quello che avrebbe fatto Berlusconi, e giù salve di fischi e sommosse del terzo grado della scala Riots: in segno di protesta e di avvertimento vengono bruciate alcune macchine. A Napoli vengono festosamente accesi fuochi fatui, sia il lotto che il lutto riprendono vigore.

Allarmi 1 un milione e mezzo di voti in meno, di chi sono? ( da "Riformista, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Qui Veltroni. L'ex sindaco di Roma è convinto che la sua performance a Matrix abbia coronato nel migliore dei modi la lunga rimonta su Berlusconi. Il pronostico pende sempre verso il centrodestra, ma Veltroni è fiducioso per più ragioni: è convinto che il suo partito possa giocarsela quasi da pari a pari col Pdl nella competizione -

Diplomatique invito ai candidati premier berlusconi e veltroni ( da "Riformista, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Diplomatique invito ai candidati premier berlusconi e veltroni Sette punti cardine per una politica estera bipartisan L'Italia rimane un paese con importanti ruoli e responsabilità internazionali. Siamo membri del G8, della Nato e dell'Unione Europea e fino a dicembre membri eletti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

De-generazioni soltanto loro possono comportarsi da giovani ( da "Riformista, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: generazioni soltanto loro possono comportarsi da giovani Berlusconi l'ha capito, l'Italia è un paese per vecchi Non solo si vive più a lungo, ma anche molto meglio Non c'è niente da fare: Berlusconi è sempre un passo avanti. Se Veltroni ha scoperto la questione giovanile e ha - simbolicamente - tentato di affrontarla candidando i vari Colaninno, Madia e Picierno,

Previsioni Il favorito sulla scacchiera rischia di essere bloccato dai suoi stessi pezzi ( da "Riformista, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha condotto una campagna elettorale giovanilista, rivolta ai precari, polemica sulla tarda età dell'avversario, costruita sul futuro e sul dinamismo. Berlusconi, quasi programmaticamente, si è rivolto agli anziani. A Matrix ha detto che sono un problema più serio dei precari.

Il voto italiano visto dalla stampa estera ( da "Panorama.it" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sinistra di Walter Veltroni e il centro destra di Silvio Berlusconi, descrive un "cocktail Veltrusconi", che "troverebbe consensi anche in Vaticano e nelle imprese". Se non ci saranno i numeri per governare, sostiene El Mundo, "molti danno per certa la formazione di una grande coalizione dei due partiti principali che per lo meno porti a termine la riforma del sistema elettorale,

Italia al voto: i primi dati dalle urne. Pdl-Lega davanti al Pd-Idv ( da "Panorama.it" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: favore della coalizione guidata da Silvio Berlusconi su quella di Walter Veltroni secondo gli exit poll, che indicavano una differenza di due o tre punti percentuali tra Pdl-Lega-Mpa e Pd-Idv. Vantaggio molto più netto, invece, secondo le prime proiezioni sui dati ufficiali del Senato, che disegnano a Palazzo Madama un successo di ben sei punti percentuali a favore del Cavaliere.

Chiuse le urne, calano i votanti. In Piemonte è in testa il PDL ( da "Giornal.it" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nel tortonese pare che ci sia stata una netta affermazione del PDL sulla coalizione di Veltroni. Il Coordinatore provinciale Berutti: "Nel paese di Fausto Coppi il Popolo della Libertà è in fuga". Ore 8,30 In linea con l'affluenza nazionale anche in provincia di Alessandria si è registrato un calo di votanti nella prima giornata di ieri.

Berlusconi, bagno di folla, e dopo il voto va in Duomo a pregare per mamma Rosa ( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ogni volta che vede Veltroni o qualcuno dell'opposizione in tv cambia subito canale. è cresciuto bene" il racconto compiaciuto della madre, Daria Janik, bionda trentasettenne di origine polacca, molto divertita dalla precocità politica del figlio. Berlusconiano in tutto e per tutto.

Italia al voto. Pdl-Lega in netto vantaggio su Pd-Idv al Senato e alla Camera ( da "Panorama.it" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Tra le forze di centrosinistra la lista di Veltroni toccherebbe il 33%, con l'aggiunta del 4,9% dell'Idv di Di Pietro. La prima proiezione dei seggi al Senato attribuisce alla coalizione di Silvio Berlusconi 164 seggi (senza considerare i 6 seggi degli italiani all'estero) e 139 seggi alla coalizione di Walter Veltroni.

Il voto italiano visto dalla stampa estera ( da "Panorama.it" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sinistra di Walter Veltroni e il centro destra di Silvio Berlusconi, descrive un "cocktail Veltrusconi", che "troverebbe consensi anche in Vaticano e nelle imprese". Se non ci saranno i numeri per governare, sostiene El Mundo, "molti danno per certa la formazione di una grande coalizione dei due partiti principali che per lo meno porti a termine la riforma del sistema elettorale,

Il Pdl di Berlusconi verso il governo. La Lega forte sarà un'opportunità in più ( da "Panorama.it" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in forse e con esso anche la leadership di Veltroni è ammaccata. Per ora non è in discussione perché a sinistra non ci sono reali alternative, ma l'ombra della resa dei conti si staglia sul loft veltroniano. L'alleanza con Di Pietro, alla luce dei risultati, era necessaria, ma talmente stridente con il resto della compagnia da creare non pochi problemi di comunicazione e immagine.

"Berlusconi has come back". Le elezioni italiane viste dall'estero ( da "Panorama.it" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: misura di quanta attenzione avessero suscitato la competizione tra Veltroni e Berlusconi presso la stampa estera, in particolare europea. Il New York Times, [5] l'americana Cnn, la britannica Bbc, il [6] Daily Telegraph si limitano a scrivere - come [7] Al Jazira - che "si delinea al Senato una vittoria più netta del Pdl di Silvio Berlusconi rispetto ai dati inizialmente annunciati",

"Valanga tricolore". In Piemonte e in Provincia è in testa il Popolo della Libertà. I commenti politici ( da "Giornal.it" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nel tortonese pare che ci sia stata una netta affermazione del PDL sulla coalizione di Veltroni. Il Coordinatore provinciale Berutti: "Nel paese di Fausto Coppi il Popolo della Libertà è in fuga". Ore 8,30 In linea con l'affluenza nazionale anche in provincia di Alessandria si è registrato un calo di votanti nella prima giornata di ieri.

Terremoto a sinistra: nessun uomo in Parlamento. E Fausto lascia ( da "Panorama.it" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: opinone pubblica che si trattasse di una questione tra Berlusconi e Veltroni". Per Paolo Cento si tratta invece di "anno zero della sinistra: è prevalso il voto utile e forse la costruzione della sinistra arcobaleno è arrivata tardi. Dovevamo farla già nel 2006. Ora dobbiamo fare i conti con i nostri insediamenti sociali in cui c'è crisi di fiducia".

Veltroni ammette la sconfitta: "Ho augurato a Berlusconi buon lavoro" ( da "Panorama.it" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: it/italia - Veltroni ammette la sconfitta: "Ho augurato a Berlusconi buon lavoro" Posted By redazione On 14/4/2008 @ 20:45 In Apertura#2 | No Comments "Come è prassi in tutte le democrazie occidentali, ho telefonato a Berlusconi per dargli atto della vittoria ed esprimergli l'augurio di un buon lavoro".

Silvio, blitz a sorpresa nel centro di Milano ( da "Stampa, La" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per un giorno Silvio Berlusconi non è l'antagonista di Walter Veltroni, ma un elettore come tanti che a mezzogiorno e venti si infila nel seggio 502 al primo piano della scuola media Dante Alighieri di via Scrosati. Ad attenderlo sono in cinquanta. Una donna vestita da clown con la bandiera dell'Argentina gli urla: "Grazie di esistere".

Italia al voto: Pdl-Lega-MpA volano. In testa al Senato e alla Camera ( da "Panorama.it" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Tra le forze di centrosinistra la lista di Veltroni toccherebbe il 33%, con l'aggiunta del 4,9% dell'Idv di Di Pietro. La prima proiezione dei seggi al Senato attribuisce alla coalizione di Silvio Berlusconi 164 seggi (senza considerare i 6 seggi degli italiani all'estero) e 139 seggi alla coalizione di Walter Veltroni.

Dove abbiamo sbagliato e dove no ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni prima e Berlusconi poi hanno mostrato di aver colto per tempo la domanda più diffusa fra gli italiani, quella di una semplificazione del panorama politico e della polarizzazione fra due grandi formazioni entrambe vocate innanzi tutto al governo.

Tutto in mano a Berlusconi L'Italia diventa bipartitica ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni ha telefonato al leader del Pdl riconoscendone la vittoria. Il Pd svolgerà il ruolo dell'opposizione forte di un consenso che si aggira alla camera sul 34 per cento. Veltroni, affiancato da tutto il gruppo dirigente, ha sottolineato che "c'è stata una grande rimonta del Pd che è "la più grande forza riformista che il paese abbia mai avuto"

Tocca ancora a lui, stavolta senza alibi ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il Cavaliere deve ringraziare Veltroni: grazie alle scelte fatte dal Pd, che lui ha dovuto rincorrere, e non certo a una legge elettorale che due anni fa fu imposta al paese in vista di una vittoria dell'Unione e non certo per rendere più stabile la legislatura, Berlusconi torna a palazzo Chigi nelle condizioni migliori.

"Valanga tricolore". In Piemonte e in Provincia vince il Popolo della Libertà. I primi commenti politici ( da "Giornal.it" del 14-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nel tortonese pare che ci sia stata una netta affermazione del PDL sulla coalizione di Veltroni. Il Coordinatore provinciale Berutti: "Nel paese di Fausto Coppi il Popolo della Libertà è in fuga". Ore 8,30 In linea con l'affluenza nazionale anche in provincia di Alessandria si è registrato un calo di votanti nella prima giornata di ieri.

Un nuovo Parlamento solo per grandi. E l'Italia si sveglia bipolare ( da "Panorama.it" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dopo la scelta di Veltroni di correre da solo, seguita da quella di Berlusconi, con la nascita del Pdl, si sveglia bipolare, con oltre l'80% degli elettori che hanno votato per uno dei due partiti maggiori. Si "salvano" i centristi dell'Udc e ottengono un buon risultato i partiti in corsa appaiati ai due maggiori partiti: Lega ed Mpa e Idv.

L'Italia sceglie il Cavaliere. Che promette: "Governerò per 5 anni" ( da "Panorama.it" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: le sorprese sono ormai da escludere e [1] l'avversario Veltroni gli ha già fatto gli auguri di "buon lavoro". Ora che anche i dati ufficiali certificano la netta vittoria del Popolo delle Libertà, insieme a Lega e Mpa, Silvio Berlusconi si dice "commosso" e abbraccia tutti gli italiani. Leggendo una identica breve dichiarazione in diretta a Porta a Porta,

Elezioni 2008: vince il Pdl di Berlusconi. E per la Lega è un trionfo ( da "Panorama.it" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Risultati definitivi Pd 33,0% - 120 seggi 33,7% Idv 4,9% - 18 4,3% Walter Veltroni 37,9% - 138 38,% Pdl 40,1% - 143 38% Lega Nord 5,7% - 22 8,1% Mpa 1,3% - 1 1% Silvio Berlusconi 47,1% - 166 47,2% Sinistra arcobaleno 3,6% 3,2% Udc 6,0% - 2 5,6% Partito socialista 0,8% 0,8 % La destra 2,3% 2,0% Sinistra critica 0,4% 0,4 % Un.

Rivarolo, il sindaco vicino alla riconferma ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: effetto Veltroni e del neo bipolarismo a favore della coalizione di Berlusconi? Il sostegno del centro sinistra è stato evidente in campagna elettorale e ora l'interrogativo è proprio sui voti "politici", come quelli della Sinistra L'Arcobaleno (a Rivarolo solo il 2,5%, sempre riferendoci al Senato) e dell'Italia dei valori (4,

Armosino e Fiorio a Roma ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha fatto un gran recupero, ora si tratta di capire perché siamo riusciti a prendere voti a sinistra, ma non al centro". Più complessa, invece, la posizione di Sergio Ebarnabo (in 12ª posizione) legata ai complessi calcoli per l'elezione dei senatori.

Vespa vince la volata ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: della telefonata di Veltroni al Cavaliere [FIRMA]ALESSANDRA COMAZZI ROMA Bruno Vespa sfarfalleggiava ieri sera davanti ai bianchi usci di "Porta a porta" su Raiuno, in apertura di una prima serata quasi per tutti elettorale; accaparrandosi in rapida batteria, e subito all'inizio, tanto per partire col botto, la telefonata di Silvio Berlusconi e il collegamento con Umberto Bossi;

Colpo di scena a Sesto San Giovanni La Stalingrado d'Italia va al Pdl ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi batte Veltroni anche nella Stalingrado d'Italia, nella storica roccaforte della sinistra, nella città del presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati". Massimo Corsaro, coordinatore di Alleanza nazionale in Lombardia e candidato alla Camera del Pdl, commenta così i risultati del Senato resi noti dal sito Internet del Comune di Sesto San Giovanni,

"Brindo lo stesso Nel Veneto bianco il Pd è primo" ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Massimo Calearo, l'imprenditore candidato bandiera di Veltroni sul fronte del Nord-Est, è tutt'altro che sconfortato: anche perché il Pd, a Vicenza, ha preso il 32% e per la prima volta è il primo partito. Dunque, Calearo alza un bel bicchiere di Prosecco e riparte all'attacco: "Altro che Berlusconi!

Lombardo stacca di 20 punti la Finocchiaro ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come uno che si è preso una rivincita sui "grandi": a Veltroni promette "una cassata siciliana", ma non risparmia neppure frecciatine a Berlusconi ("aveva invitato i siciliani a non votarmi"), indicato come un vincitore che avrà, comunque, "difficoltà con gli alleati". Il riferimento è tutto diretto al "pericolo" di una Lega Nord troppo forte.

GRAZIA LONGO RAPHÄEL ZANOTTI TORINO Gli operai rimangono invisibili. L
 ( da "Stampa, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma solo grazie alla sua posizione in lista: secondo, subito dietro a Veltroni. Ciro Argentino, invece, è rimasto fuori: la sua coalizione non ha raggiunto il quorum del 4%. Le tute blu li hanno ignorati. Dentro e fuori la ThyssenKrupp. Tra i parenti delle vittime solo due voti per Boccuzzi. "Perché mai avrei dovuto sostenerli?

"ma ora i riformisti hanno una forza vera" - localita ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni "Ma ora i riformisti hanno una forza vera" LOCALITA roma Il segno della sconfitta è tutto nella prima frase che Walter Veltroni pronuncia quando esce dal loft e affronta la stampa: "Ho telefonato al leader del Pdl, Silvio Berlusconi, e gli ho fatto gli auguri, come usa nelle democrazie occidentali".

L'italia a berlusconi e bossi - servizi da pagina 2 a pagina 31 ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: L'Udc con il 5,5% entra al Senato. Il leader Pd chiama il vincitore: ti faccio gli auguri per il governo L'Italia a Berlusconi e Bossi Veltroni-Di Pietro al 38%. Scompare la sinistra radicale servizi da pagina 2 a pagina 31 SEGUE A PAGINA 2.

Usa: "pronti a lavorare con berlusconi ora sull'afghanistan si può fare di più" - elena dusi ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Berlusconi e Veltroni si sono presentati con programmi simili, e nessuno è riuscito a ispirare molta fiducia". Neanche il conservatore francese Le Figaro mostra entusiasmo per il "ritorno in pista" del Cavaliere, "un animale politico che né le disfatte né gli scandali hanno abbattuto".

"il trionfo della lega rende l'esecutivo debole" - anais ginori ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Era difficile pretendere che Veltroni vincesse al primo colpo". Berlusconi ha promesso di chiamare subito il presidente francese. "Non saprei fare previsioni sul rapporto tra i due. L'ex presidente Jacques Chirac non sopportava Berlusconi, la sua antipatia era nota. Immagino che Sarkozy sarà più abile, le relazioni tra Francia e Italia potrebbero migliorare rispetto al passato"

Il cavaliere trionfa in tv "ora voglio passare alla storia" - (segue dalla prima pagina) sebastiano messina ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sottintende Silvio Berlusconi. E peggio per Veltroni che prendeva in giro i miei sondaggi. Ho vinto, come volevasi dimostrare. "E' quello che ho continuato a dire durante tutta la campagna elettorale, convinto di avere dei sondaggi credibili che fotografavano con esattezza la realtà della situazione".

Vincono berlusconi e bossi al nord lega a valanga - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il voto del 13 e 14 aprile segna il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi dopo due anni di governo Prodi e consegna al Parlamento un'Italia bipolare con due gruppi parlamentari: quallo di Berlusconi e quello di Veltroni che rappresentano circa l'ottanta per cento. L'astensione è stata alta: ha votato l'80,5 per cento degli aventi diritto, tre punti percentuali meno di due anni fa:

E sulle ceneri dei partitini nasce la terza repubblica - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: fa ancora effetto vedere Berlusconi abbracciato sul palco con la Mussolini, o Veltroni in visita dal missionario, o Gasparri che interviene al "Motore azzurro", o Marini che insieme a D'Alema sale le scale di un luogo, di un appartamento chiamato "loft". Colpisce tuttora che sia stata la signora Santanché, e non Storace o Buontempo,

Il piemonte svolta a destra ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dove tocca il 40 per cento e dell'intera provincia (Camera1): lo schieramento guidato da Walter Veltroni vanta quasi cinque lunghezze di vantaggio, con un buon exploit dell'Italia dei Valori. Ma la Sinistra Arcobaleno anche sotto la Mole crolla in maniera netta: ottiene poco più del 4 per cento. SERVIZI DA PAGINA II A PAGINA VII.

Il pdl sfonda nella regione differenza di 200mila voti - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: circoscrizione di Torino e provincia invece prevale la coalizione di Veltroni. Mantiene il 2 per cento di distacco rispetto all'alleanza di Berlusconi (era dello 0,2 nel 2006): Di Pietro e Lega raddoppiano i voti mentre la Sinistra Arcobaleno li divide per tre. In questo quadro il centrodestra cerca di sfruttare la nuova situazione: il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Lascaris,

Sotto la mole il pd cresce carroccio e idv raddoppiano - gino li veli ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sia i fedelissimi di Berlusconi si avvantaggiano dell'enorme crescita delle forze politiche alleate: l'Italia dei Valori passa dal 3 al 6,7 per cento, mentre la Lega Nord sale al 6,4, contro il 3,2 per cento del 2008. Alla fine la coalizione che proponeva Veltroni come premier si attesta al 46,8, contro il 38,8 che puntava su Berlusconi.

Ciarrapico a palazzo madama e con veltroni gli ex assessori - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni gli ex assessori Tra i leader Roma boccia Bertinotti e Storace. Promosso Casini I risultati Bittarelli, il capopopolo dei tassisti candidato con il Pdl, dovrà forse restare fuori GIOVANNA VITALE Il fascista mai pentito Giuseppe Ciarrapico entra a Palazzo Madama, mentre il capopopolo dei tassisti Loreno Bittarelli dovrà probabilmente accomodarsi fuori e sperare nella rinuncia

Senato, nel lazio berlusconi in vantaggio - paolo boccacci ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la coalizione di Berlusconi è al 44,1 mentre quella di Veltroni si ferma al 41,5. Alle 21,18 la prima proiezione Ipsos donava il Lazio al Cavaliere con una forbice di 14-16 seggi al Pdl e 11-13 Pd e Idv rispettivamente al 43,8 e al 42%. Poco prima, alle 21, la quinta proiezione di Consortium sull'89% delle schede dava il Pd al 38,

Pagina III - Palermo Gli eletti alla Camera della circoscrizione Sicilia 1 (tra parentesi i possibil... ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: UDC: Lorenzo Cesa, Rocco Buttiglione, Giuseppe Naro, Giuseppe Drago, (Giuseppe Gianni, Domenico Sudano). PD: Giuseppe Berretta, Walter Veltroni, Francantonio Genovese, Rita Bernardini, Ricardo Franco Levi, Marco Causi, Giovanni Burtone, (Marilena Samperi).

Politiche, il centrodestra prende tutto - emanuele lauria ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il distacco fra la coalizione di Berlusconi e quella di Veltroni, nell'Isola, è pari a oltre 24 punti al Senato, più o meno quattro volte quello fatto registrare, in media, nel Paese. Eppure il Partito democratico, al suo debutto, non ha sfigurato: restando alle elezioni per Palazzo Madama, ha conquistato un risultato che si attesta intorno al 26 per cento,

Cuffaro sbarca a palazzo madama big in bilico nel partito democratico - massimo lorello ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il coraggio di dire che in Sicilia il progetto di Walter Veltroni deve essere meglio organizzato - dice Lumia appena eletto al Senato - Nei confronti del centrodestra poi il nostro riformismo deve essere più severo su un sistema di potere che non produce nulla di buono per la Sicilia". Enzo Bianco rincara la dose: "Sul risultato siciliano pesa una non adeguata conduzione politica,

Una sconfitta che impone di cambiare - giustino fabrizio ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non c'è alternativa, per il partito di Veltroni nel Mezzogiorno, al procedere con decisione sulla strada del rinnovamento del personale politico e dei mezzi con cui costruire il consenso, abbandonando partiti personali e feudi clientelari, alleanze eterogenee e adesioni drogate dai sistemi di potere.

La regione cambia colore vince il pdl, crollo a sinistra - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dicono che la maggioranza regionale è passata allo schieramento di Berlusconi e Fini. Il Popolo della libertà, testato dall'ultima proiezione di Consortium per la Rai, veleggiava intorno al 45.3 per cento, ben 12 punti in più del Pd veltroniano, fermo al 32.8, che comunque sale di 4 o 5 punti rispetto al risultato di Ds e Margherita nel 2006.

Pagina IV - Napoli Pdl Silvio BERLUSCONI Gianfranco FINI Stefano CALDORO Alessandra MUSSOLINI Italo ... ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Giuseppina PICIERNO Walter VELTRONI Tino IANNUZZI Guglielmo VACCARO Costantino BOFFA Luciana PEDOTO Fulvio BONAVITACOLA Mario PEPE Stefano GRAZIANO (Antonio CUOMO) Idv Antonio DI PIETRO Aniello FORMISANO) (Silvana MURA) (Americo PORFIDIA) Udc Pierferdinando CASINI (Ferdinando ADORNATO) (Nunzio TESTA) Lorenzo CESA (Francesco PIONATI) (Domenico ZINZI)

Veltroni: la sfida riformista ha pagato Il Partito democratico ha avuto incrementi significativi. Pronti a fare le riforme insieme ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Veltroni: la sfida riformista ha pagato "Il Partito democratico ha avuto incrementi significativi. Pronti a fare le riforme insieme" di Bruno Miserendino/ Roma "COME È PRASSI in tutte le democrazie occidentali, ho telefonato a Berlusconi per dargli atto della vittoria ed esprimergli l'augurio di un buon lavoro".

Le tante facce del voto ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Le tante facce del voto Antonio Padellaro È andata male perché Berlusconi ritorna a governare l'Italia. È andata male perché il Pd non è riuscito a vincere. Ma è andata bene perché il partito di Walter Veltroni esce da queste difficili elezioni come l'unico grande e, speriamo, compatto argine al potere della destra.

Torna Berlusconi, comanda Bossi Il Pd sfiora il 34%. Crolla l'Arcobaleno La destra vince grazie alla Lega. Veltroni chiama il leader Pdl. Successo di Di Pietro Sinistra e Socialist ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Torna Berlusconi, comanda Bossi Il Pd sfiora il 34%. Crolla l'Arcobaleno La destra vince grazie alla Lega. Veltroni chiama il leader Pdl. Successo di Di Pietro Sinistra e Socialisti fuori dal Parlamento. Fini presidente della Camera, Frattini agli Esteri di Ninni Andriolo Ritorna il cavaliere, dopo meno di due anni,

A urne aperte ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: conto mio vorrei non dimenticare il bel discorso di Walter Veltroni in Piazza del Popolo, il suo appello all'Italia pulita di Borsellino e Falcone. E non vorrei dimenticare un piccolo episodio che ha segnato a Roma la giornata elettorale: cinque persone in attesa di votare si sono rifiutate di permettere a Rita Levi Montalcini, anni 99, di votare senza aspettare in fila e in piedi.

El Pais: ma come è possibile? ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il quotidiano spagnolo sottolinea anche l'affermazione del Pd che costituisce un successo "sul piano personale" per Veltroni. A sottolineare le luci della prestazioni del Partito democratico è anche "El Mundo": "Il Berlusconi III - scrive giornale conservatore - inizia a materializzarsi, ma con un'incredibile rimonta di Walter Veltroni".

Ma il pd si consola "meglio del previsto" nicolais: io in regione - patrizia capua ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tracollo di Veltroni e company in Campania". Arriva il ministro Luigi Nicolais: "Il dato campano, lusinghiero per il Pd, ci carica di una forte responsabilità. Da domani saremo impegnati a dare risposte ai cittadini che ci hanno dato fiducia e a difendere gli interessi e le aspettative della nostra regione rispetto alle politiche del nascente governo"

L'Italia del Valori raddoppia ma Di Pietro tace I dirigenti del partito festeggiano, lui dal blog ringrazia i suoi elettori ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nonostante la coalizione formata da Veltroni-Di Pietro abbia perso la sfida con Pdl e Lega. La tesoriera e braccio destro di Di Pietro, Silvana Mura, ha seguito i risultati dal maxi-schermo nella sala riunioni dell'appartamento a due passi dalla Camera e spesso ha esultato insieme al capogruppo Massimo Donadi.

Grande rimonta di Veltroni ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Grande rimonta di Veltroni" Il New York Times online, citando l'agenzia di stampa Reuters, scrive che "si delinea al Senato una vittoria più netta del Pdl di Silvio Berlusconi sul Pd di Walter Veltroni", rispetto ai dati inizialmente annunciati. Analoga osservazione viene fatta dal Washington Post.

Tasse, fucili e amnesie: l'onda della protesta in camicia verde ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che sta anche nel programma di Veltroni) e "fermare l'invasione". Da una parte le tasse (che il governo Prodi ha cercato di far pagare equamente a tutti: e nella cultura medio-basso imprenditoriale del Nord produttivo non c'è peggior delitto che far pagare le tasse) e la presunta "minaccia" degli immigrati, esprimendo così un'aspirazione di identità compatta,

Frana la sinistra arcobaleno - bianca de fazio ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E colpa anche dell'appello veltroniano per il voto utile. Che ha offerto al Pd una vittoria di Pirro: Berlusconi ha vinto comunque e Veltroni ha ammazzato la sinistra". "Quello campano - afferma Franco Specchio, dirigente del Partito dei comunisti italiani - è il risultato peggiore in Italia.

Bossi trionfa e detta le condizioni Lega decisiva per il Pdl. E avverte Berlusconi: subito Malpensa e federalismo fiscale ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma ovviamente ce n'è anche per veltroni: Era evidente che perdeva. Non gli è bastato il pullman pitturato di verde, non puoi mandare il sindaco di Roma al nord a prendere i voti". Ha voglia di distribuire battute. Umberto Bossi, è raggiante:. "Avete visto che destro è venuto dal popolo - dice mimando un pugno - che destropopolare?

L'Italia diventa bipolare. E va a destra Terremoto dalle urne: quattro gruppi alla Camera, tre in Senato. Affluenza all'80%, meno 3% sul 2006 ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, ieri sera, ha dato atto a Berlusconi della vittoria - "come avviene in ogni grande democrazia occidentale" - e ha telefonato al leader Pdl per fargli "i complimenti e gli auguri di buon lavoro". Il Cavaliere, da parte sua, si è mostrato "commosso" per il risultato ottenuto e si è dichiarato pronto a varare il suo governo con i ministri che avrebbe già "

Lazio sfida persa, ma in città il Pd sale al 41% Il Pdl conquista il premio di maggioranza regionale per il Senato: 43,8 contro il 37,3 Sfiora il 50% la coalizione di centrosinistr ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quando mancano appena 900 seggi allo scrutinio finale, il Pdl è in testa per una manciata di voti: 44,03% per Berlusconi e 41,52% per Veltroni dice il responso provvisorio, che vede il Pd del Lazio al 37,3%, in crescita del 9,11% rispetto al risultato raggiunto da Ds e Dl nel 2006 (28,29%), più del Pdl che pure cresce di circa 4 punti rispetto al 2006.

Socialisti azzerati, Boselli lascia con rabbia Sempre presenti dal 1946. Flop totale da Sinistra critica fino a Ferrara ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: su Walter Veltroni, leader del Piddì: "Ha spalancato le porte del governo a Berlusconi per i prossimi 10 anni... Chi va incontro a sconfitte dovrebbe prenderne atto". E Angelo Sollazzo, coordinatore nazionale Uias (Unità identità e autonomia socialista), rincara la dose: "Un dovuto buon senso dovrebbe averlo anche Gavino Angius.

Si prega di demonizzare il demonio ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni che doveva scaricare l'Idv, magari per imbarcare qualche salma craxiana, ma soprattutto per non pregiudicare il Bene Supremo: cioè il "dialogo", la "legittimazione reciproca", le "riforme insieme". Ora che Bossi è decisivo per il Pdl e Di Pietro per il Pd, questi cosiddetti "esperti" cadranno dal pero e ci spiegheranno che le esigenze del Nord e i valori della legalità sono

Milano roccaforte del pdl un milanese su tre vota pd - giuseppina piano ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi vince ma Veltroni, anche nella tana del lupo, non perde affatto: il Pd raccoglie un terzo dei consensi milanesi, e guadagna cinque punti alla Camera e nove al Senato rispetto a due anni fa. Però non sfonda nell'elettorato di destra.

Non si torna indietro, rafforzeremo il Pd nella società ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Questo risultato rafforza la leadership di Veltroni? "Il rapporto di Veltroni con il partito e con i suoi elettori esce notevolmente consolidato da queste elezioni. E lo dimostra anche la partecipazione che c'è stata durante la campagna elettorale". Non prevede discussioni interne sulla bontà della scelta di andare da soli?

Berlusconi torna per la terza volta Tremonti all'Economia, Frattini agli Esteri, Fini presidente della Camera. Tra le donne: Bongiorno, Mauro, Prestigiacomo e Carfagna ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Però ha apprezzato la telefonata di Walter Veltroni che ne ha riconosciuto la vittoria e gli ha fatto "gli auguri di buon lavoro" mantenendo la disponibilità al dialogo. Così, dopo aver passato la giornata tra le ville di Arcore e Macherio, alle nove e mezza di sera il leader del Pdl si appalesa in una telefonata in diretta a "Porta a Porta": vuole mostrare la faccia (

Milano la base per il rilancio - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il Veltroni boy incollato al computer che trasmette i dati dei seggi campione in arrivo dall'altra sede di via Fortezza: "Aspettiamo i risultati della Camera, la generazione over 18 ci farà salire ancora più in alto, vedrete". Poi arriva il coordinatore dei circoli milanesi Gabriele Messina, che brandisce un foglio come fosse un trofeo:

Lo spin doctor: Casini fallisce Bertinotti rischia l'umiliazione ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: - aggiunge Marturano - già efficace nel 1994, benchè Berlusconi non convinca fino in fondo. Due: è sconfitto il Pd con un Di Pietro che seduce gli elettori anticasta di centrosinistra. Perde l'eredità del Governo Prodi, mentre ottiene il suo massimo Walter Veltroni che si trova tuttavia un partito tutto da costruire.

Prima i brividi, poi la grande festa - andrea montanari ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ecco a cosa ha portato il buonismo peloso di Veltroni e il benaltrismo della sinistra estrema. Senza una politica seria si finisce col dare spazio alle ronde e alle passeggiate "verdi", che noi non vogliamo". E rivolto al leghista Matteo Salvini aggiunge: "Dovrebbero ringraziarci. E per la politica del Comune che hanno raddoppiato i voti".

Gelmini: "siamo amici la lega non ci ricatterà" - teresa monestiroli ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è un successo personale di Berlusconi che ha creduto nel progetto della Pdl, ottenendo un ottimo risultato. La nascita del bipolarismo è un elemento positivo e lo dobbiamo a Berlusconi e Veltroni. L'eliminazione dei piccoli partiti permetterà alla politica di prendere decisioni più snelle".

Udc: delusi ma il centro c'è ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il centro è nato nello scenario politico, mentre Berlusconi voleva farci fuori. Veltroni, invece, è riuscito a distruggere Bertinotti. Ora il Pdl dovrà fare i conti con una Lega diventata determinante". Poi uno sguardo alle probabili elezioni anticipate in Regione: "Bene a un candidato leghista, ma vogliamo sapere con quale prospettiva.

Non voteremo la fiducia a Berlusconi Casini sollevato: abbiamo resistito, faremo un'opposizione costruttiva ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni come con la maggioranza - si sfila Casini - Noi siamo in una posizione di centro, dialogheremo con tutti senza essere al laccio di nessuno". Sfida conclusiva: "Senza di noi si può vincere, ma difficilmente si riesce a governare". Ultima preoccupazione, per l'annichilimento dell'area bertinottiana: "Se non entrano in Parlamento sarà un fatto negativo perché le ali estreme

Bertinotti ha gettato la sinistra al macero ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: L'idea che Berlusconi si potesse battere con politiche moderate non premia infatti Veltroni che resta molto distante dal Popolo delle Libertà". A sinistra invece "a essere battuta drasticamente è la linea governista e compatibilista, oltre che il tentativo di assemblare forze non assemblabili.

Via l'aplomb di rito, alle 18 Emilio Fede torna il Fede di sempre Ormai certo della vittoria del suo leader, esulta per lo scampato satellite, si scaglia contro la par condicio ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ridacchiando e facendo il verso a Veltroni, ha parlato di Berlusconi come se non lo conoscesse ("quello che è il leader del Popolo della libertà e che non nomino, ah, ah"),come se lo avesse scoperto ieri, Berlusconi, simpatico sì ma uno dei tanti. E già, chiosava Fede, chi vince e chi perde non importa "il voto è un momento di allegria".

Il Pd con oltre il 41% è il primo partito della Capitale. L'Arcobaleno sotto il 4% ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Grazie a Rutelli e Veltroni Roma va oltre le aspettative, confermando il grande consenso dei cittadini per i quindici anni di buon governo della città. È un segnale chiaro e forte, innanzitutto nei confronti di chi è alleato con i nemici della Capitale". E in effetti con oltre il 65% delle schede scrutinate a Roma il Pd alla Camera è il primo partito con oltre il 41,

Questa volta sembrava ci fosse uno scollamento, una diversità dal passato ancora più marca ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Berlusconi sarà ostaggio della Lega? "Ma quando mai? Io e Berlusconi siamo amici". E mentre dal Partito Democratico c'era il filmato della dichiarazione di Veltroni, dalla sede della Sinistra Arcobaleno lo sguardo di Franco Giordano era piuttosto eloquente.

Purtroppo ha vinto la paura del futuro Cara Unità, se i dati finali confermeranno l ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sembrano aver dato la vittoria in mano a Berlusconi. Vorrei comunque ringraziare il vostro giornale, poiché è il "mio" giornale, così come vorrei ringraziare Walter Veltroni. Mi sono affacciata alla politica circa 10 anni fa, seguendo unicamente il pensiero della propria famiglia, dove le forze politiche erano così come le ricordiamo prima dell'avventura di Walter,

Dopo il voto ( da "Unita, L'" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: vincente persino se non è stato vincente il pur rispettabilissimo risultato strappato con il nuovo coraggioso Pd di Veltroni. Il fatto è che Veltroni non ha dimenticato un solo dettaglio dello strano modo di usare la politica ad uso privato di Berlusconi. Anzi gli serviva per dire come - invece - si governa nelle normali democrazie dove non si portano interessi privati al governo.

"siamo sotto anche a marassi" così il pd capisce che è finita - raffaele niri ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, 132mila per Berlusconi. Ragiona il segretario azzurro - e anche lui, finalmente, deputato - Roberto Cassinelli: "Il centrodestra si riprende la Liguria, dopo l'ottima esperienza della giunta Biasotti. Per ora, Genova resiste". Controragiona il sindaco, Marta Vincenzi: "Sono certa che la differenza tra i due schieramento sarebbe stata ancora maggiore se gli anziani non si

Biondi, la prima volta da tifoso "mi dispiace per bertinotti" - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la bravura di Veltroni è stata usare la sua diversità rispetto ai compagni di partito. E poi Veltroni è un po' come un pastore valdese che vede una società di uguali, mentre Berlusconi interpreta la parte più viscerale dell'elettorato". In Liguria il centrosinistra se l'ègiocata, unica regione del Nord: "Qui c'è il fascino segreto del proletariato,

Il disastro arcobaleno "serve una svolta in regione" - nadia campini ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Inoltre abbiamo patito in modo pesante la polarizzazione dello scontro, Berlusconi o Veltroni; alla fine il Pd ha preso voti a noi più che alla destra di Berlusconi". E adesso? "Adesso dobbiamo tornare nelle strade, nelle piazze, nei luoghi di lavoro - dice Leoncini - dobbiamo andare a confrontarci e ridare spazio ai temi di una sinistra che non è venuta alla luce.

Toscana, il pd è autosufficiente - simona poli ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha prosciugato l'area a sinistra". E' "colpa" di Veltroni, insomma. Lo dice anche il segretario regionale dei Comunisti italiani Nino Frosini: "Il Pd non è stato autosufficiente e ha consegnato il paese in mano a Berlusconi". Ammette però di dover riflettere "sul fallimento totale di una campagna elettorale e di un messaggio politico nei quali l'

Una regione nuova - firma editoriale (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il segretario regionale del Pdci accusa Veltroni di aver determinato la vittoria di Berlusconi decidendo di correre da solo. La realtà è che gli elettori di sinistra hanno deciso in parte di non andare a votare, la parte più numerosa di votare Pd per bloccare la destra giudicando inutile la difesa ad oltranza della bandiera del massimalismo.

"qui è un trionfo". e va via la luce - ilaria ciuti ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La forbice degli exit poll avvicina Veltroni e Berlusconi, magari il primo scavalca il secondo. "Siamo il primo partito d'Italia" strizza l'occhio Cuperlo a chi entra. Volti sorridenti. Finché arrivano le proiezioni e la gelata. Alle 17,30 il Pd non è più il primo partito "ma rappresenta comunque un terzo degli italiani e per un partito alla sua prima uscita è molto.

Shock tra i militanti davanti alla tv: "oddio, così bassi si scompare" - ernesto ferrara ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Bravo Veltroni, ci hai ammazzato: che vinca Berlusconi", grida un ragazzo. "Ma allora si scompare", riflette Luciano, vecchio diessino ora in Sinistra Democratica, che conosce a memoria i risultati elettorali degli ultimi anni. E' lui a insinuare quel timore che in via Chiarugi aleggerà fino a sera: non esserci,

Berlusconi brilla a lucca a firenze il risultato peggiore ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che è anche la provincia dove Veltroni va peggio (il 39,6% al Senato). Il leader del Pd ottiene invece il suo miglior risultato nella rossa provincia di Siena, dove nelle elezioni per il Senato ottiene il 56,4% dei suffragi. Un occhio anche alla Sinistra Arcobaleno, protagonista di quello che il Verde Fabio Roggiolani definisce un "disastro".

"questa sinistra non finisce qui la regione deve restare com'è" - mara chiarelli ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: anche se riconosco nel comportamento di Veltroni delle novità, un modo di fare politico al quale non siamo abituati". A cosa si riferisce? "Intanto alla dichiarazione fatta subito dopo aver avuto una prospettiva certa dei risultati, alla sua intenzione di portare avanti, sia pure all'opposizione, il suo progetto.

Perdere stando al governo il funerale dell'arcobaleno ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Grazie Veltroni". "E ora cosa succederà?" si chiede Eleonora Forenza, ricercatrice universitaria, una delle donne del partito. Vendola comincia la conferenza stampa, arrivano il deputato del Pd, il concittadino Gero Grassi, insieme con il commissario straordinario della Asl, Lea Cosentino.

Elezioni, ciò che resta della sinistra pugliese - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: appeal berlusconiano e di una immagine fresca e innovativa di Veltroni, mentre nell'ambito regionale non si può dire che la coalizione di centrodestra abbia brillato come opposizione politica? Ci sarà modo di analizzare più in dettaglio, e nella suddivisione territoriale, i risultati, ma si può già proporre qualche considerazione.

Terza repubblica, stesso cavaliere - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha vinto la campagna elettorale, ma ha perso le elezioni. Il bilancio del Pd ha indubbiamente più di una posta al passivo. Forse il leader ha pagato una rincorsa breve, e troppo tarata sul modulo dell'"one man show". Forse non è riuscito a tracciare un perimetro credibile per la nuova constituency valoriale e sociale del partito,

Dall'ansia degli exit poll all'entusiasmo "il pullman di walter non è mai partito" - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Buon passo la telefonata di Veltroni a Berlusconi". Ma che sospiro di sollievo soprattutto per gli uomini di via della Scrofa. Alle 15,30 nella sede di An i giornalisti non possono neanche accedere. Sono i minuti cupi del 40% Pd e 42% Pdl più Lega e Mpa, prospettato dagli exit poll.

Flop socialista boselli si dimette "sconfitta peggiore dal '48 a oggi" ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Boselli ha usato parole piuttosto pesanti per Walter Veltroni: "Con le sue decisioni ha spalancato le porte del governo a Berlusconi e gli ha consegnato il paese per i prossimi 10 anni. Oggi ci troviamo di fronte alla più grande sconfitta della sinistra italiana dal '48 ad oggi". Il leader socialista contesta la scelta del numero uno del Pd di prendere le distanze dal suo partito:

Veltroni: opposizione responsabile il pd vince solo nelle regioni rosse - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: opposizione responsabile Il Pd vince solo nelle regioni rosse "Siamo disponibili a fare le riforme insieme" Il Partito democratico "In sei mesi abbiamo ottenuto al Senato 6-7 punti in più rispetto al 2006" GIOVANNA CASADIO ROMA - Un foglietto poggiato sul leggio, Walter Veltroni parla però a braccio dal palco del "

Lo sfogo di walter: "più di così non posso" poi chiama berlusconi: "ti do atto, hai vinto" - (segue dalla prima pagina) alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma Berlusconi ha dimostrato di esistere, eccome. E al telefono si sono dati del tu: "Ti voglio dare atto della vittoria e farti gli auguri nell'interesse del paese", ha esordito Veltroni. "Grazie, questa telefonata mi fa piacere, ora devo mettermi subito al lavoro", è stata la risposta cortese del Cavaliere.

Prodi: "per due volte ho battuto silvio per due volte sono stato mandato via" - marco marozzi ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Attento a non mostrare qualsiasi attrito con Veltroni, sentito anche ieri con grande affetto e di cui aveva pur mal digerito a gennaio quel "correremo da soli" subito impugnato da Mastella per far cadere il governo. "Con un bel risultato per tutti" dice del reuccio scornato di Ceppaloni.

Riforme, il cavaliere riesuma la bicamerale "senza comunisti, ecco la terza repubblica" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Richieste che Berlusconi considera accettabili: "il voto dimostra chye il nord lo capisce molti più Umberto di Veltroni. Il Pd sopra Bologna non esiste". Il Cavaliere, però, sa anche che il prossimo sarà un anno difficile, si chiuderà con il referendum elettorale.

Di pietro: "io decisivo, walter mi rispetti" - liana milella ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Con Veltroni faremo una ferma opposizione per non lasciare il Paese nelle mani di Berlusconi, un capo di governo di cui diffidiamo e che non penserà a tutti gli italiani ma solo ad alcuni di essi". Non è l'annuncio di una rivolta, ma di una strategia: "Rispettiamo il voto, loro hanno il dovere di governare ma noi di fermare derive populiste,

Al loft tornano gli antichi schemi è tensione tra ex ds e margherita - goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Oggi il gruppo dirigente è unito, Veltroni non chiede niente, sono gli altri a farsi avanti. "Dobbiamo distinguerci, a me non piace la caciara", spiega Veltroni con un termine romanesco che significa il caos, la palla buttata in corner per perdere tempo. Si prende atto e si affronta la situazione, punto.

Manifesto e liberazione in allarme "dividersi adesso sarebbe un errore" - luisa grion ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: paga il prezzo di una riforma elettorale voluta di fatto da Veltroni e Berlusconi. Errori fatti? Sicuramente, ma non saprei quali. Ora mi aspetto un paese meno democratico e più cattivo, per questo dico che bisogna ricostruire una nuova sinistra partendo - mi auguro - dall'elemento unitario. E dunque, punto e a capo".

E pannella rimpiange il simbolo dei radicali ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Delusione in casa radicale tra accuse a Veltroni e voglia di ripartire senza deprimersi. Il vecchio leader dei radicali Marco Pannella non le manda a dire. "Non lasciandoci correre come Di Pietro col nostro simbolo, Walter ha di fatto impedito il ripetersi del "miracolo" del 2006 quando l'Unione prese un milione di voti in meno di Berlusconi,

Umberto rosso ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha ingannato i nostri elettori con la storiella della grande rimonta. Al seggio, davanti alla scheda, nella speranza di non far vincere Berlusconi tanti dei nostri hanno alla fine hanno votato Pd". Tanti quanti? "Quanti sono - conteggia Gloria Buffo - i voti in più che il Pd ha preso rispetto al 2006: più o meno due punti"

Lite con fassino "torino, pd primo" "ma non conta" ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In totale la coalizione di Veltroni ha avuto il 46,86%, quella di Berlusconi il 38,78%. Pronta la replica di Bossi: "E' un primo posto per modo di dire: serve a poco, e poi noi siamo subito sotto". Una replica alla quale Fassino ha risposto solo con un sorriso.

"berlusconi non è riuscito a cancellarci" - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Con Veltroni - annuncia - avrò i contatti che necessariamente si devono avere tra chi fa opposizione in Parlamento. Ma noi dialogheremo con tutti, non siamo al laccio di nessuno". L'impressione tuttavia è che sarà soprattutto con Berlusconi che l'Udc cercherà un modus vivendi.

La seconda giovinezza di "roma ladrona" "nell'alleanza abbiamo la golden share" - alberto statera venezia ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: incapace di autoriformarsi con Berlusconi, già provato, come con Veltroni, oggetto ancora di diffidenza. C'è un antico eroe leghista nel Veneto. Ex presidente del Consiglio regionale espulso a un certo punto da Bossi e dal clan dei varesotti, Fabrizio Comencini è oggi a capo di una lista locale che si chiama Liga Veneta Repubblica,

"una catastrofe, ho sbagliato tutto" - caterina pasolini ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per lo sconfitto Veltroni l'onore delle armi, il riconoscimento del fair play in campagna elettorale. A cui aggiunge persino un'aria preoccupata: "Chissà cosa gli diranno ora i suoi. Eppure non poteva accadere altro, non poteva che perdere avendo alle spalle un governo fallito, una coalizione fallita".

Bossi: ora il federalismo fiscale faremo le riforme anche senza il pd - paolo berizzi ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E su Veltroni: "Non puoi mandare il sindaco di Roma al nord a prendere i voti, non gli è bastato pitturare di verde il pullman". Con Berlusconi si sono già parlati: "Gli ho telefonato, era contentissimo". Ma in serata, dopo che a Porta a Porta il leader del Pdl aveva detto "ho già in testa il governo da fare,

"l'offerta era scarsa tornerò alle urne se avremo un obama" ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Altri elettori invece sono andati alle urne e hanno fatto vincere Berlusconi. "Sono contento che abbia vinto il Cavaliere, sarà la sua sconfitta finale, non è capace e non ha voglia di governare: ha già aggiustato le sue cose. E Veltroni ha perso perché ha sbagliato campagna elettorale". Perché? "Povero Walter, ce l'ha messa tutta, ma si è rivolto alle persone sbagliate.

Monnezza e astensionismo la campania svolta a destra - dario del porto roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A quasi due terzi dello spoglio per il Senato la Pdl di Silvio Berlusconi è addirittura al 51 per cento e gode di circa 17 punti di vantaggio rispetto al Pd veltroniano. L'Italia dei valori di Di Pietro contiene le perdite aggiungendo un 4.7 per cento, mentre l'Mpa di Lombardo porta al cavaliere un 2.2 per cento.

Risultato senza suspense, che noia la tv - antonio dipollina ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ferrara impassibile prima lancia parole d'ammirazione per il fair-play di Veltroni e un secondo dopo prende Lerner a pessime parole. Scampoli un po' periferici di vitalità, mentre arrivano i colossi della prima serata e tutto quanto diventa il Porta a porta o il Matrix, sì, ma sono già quelli che erano previsti in onda fra due giorni almeno.

La sicilia è di lombardo "nessun voto di mafia" - emanuele lauria ( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il distacco fra la coalizione di Berlusconi e quella di Veltroni, nell'Isola, è pari a oltre 24 punti al Senato, più o meno tre volte quello fatto registrare, in media, nel Paese. Eppure il Partito democratico, al suo debutto, non ha sfigurato, segnando un lieve progresso nel confronto con i risultati conseguiti da Ds e Margherita due anni fa.


Articoli

Remember pullman. Idee per l'Italia nuova (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni politiche 2008 IL VIAGGIO ELETTORALE DI WALTER VELTRONI 110 tappe, oltre 20 mila chilometri, un milione e mezzo di persone ai comizi Remember pullman. Idee per l'Italia nuova MARIO LAVIA "Tutto è iniziato qui". Con un paesaggio da dipinto di Perugino alle spalle ? era il 10 febbraio ? aveva dato l'annuncio con una punta di emozione: "Mi candido alla premiership". Come si ricorderà, Walter Veltroni scelse una location insolita per la politica, Spello, nel cuore dell'Umbria, e pronunciò un "Discorso per l'Italia" che voleva essere, e fu, un mix di programma, indicazioni politiche ed esternazione della propria idea di paese. Vi fu l'annuncio del viaggio in Italia. Un viaggio clamoroso, tutte e 110 le province italiane: un azzardo, una scommessa organizzativa e anche fisica. A cui Veltroni ha dato l'impressione di tenere molto, come una sfida a metà strada fra la performance sportiva e il grand tour ottocentesco degli scrittori, qualcosa di antico e di modernissimo, che poi è la sua autentica cifra. Sul doppio pullman verde, gli autisti, i ragazzi a bordo, le folle plaudenti, sul si può fare e sul mi fido di te, ci sono già letteratura, mitologia e persino agiografia perché valga la pena di tornarci. È stata una cosa mai vista e che difficilmente sarà replicabile. Sotto questo aspetto, Walter Veltroni ha già vinto. La prima tappa del giro dell'Italia nuova è domenica 17 febbraio a Pescara: primo bagno di folla e primissimo annuncio, "l'aumento dei salari si può fare". Veltroni tocca anche il tema della pedofilia invocando "mano dura dello stato". A L'Aquila, il 18, propone che una camera venga presieduta dall'opposizione. Mentre a Roma il Pd discute con radicali e Idv sulla alleanza, Veltroni giunge in Puglia, il 21 da Barletta lancia la prima sfida a Berlusconi sul confronto tv. A Modena, il 22, replica al Cavaliere notando un certo "nervosismo": "Se parlano di pareggio vuol dire che non sono sicuri di vincere" e a Rimini dice che "al senato è un terno al lotto". Il pullman fa rotta per le Marche (e viene inaspettatamente multato a sant'Anastasia!), ad Ascoli, il 25, il leader del Pd annuncia che il primo atto del suo governo fisserà "un taglio delle tasse sui salari". A Perugia, il 29, dice che "con noi ci sarà un boom tipo quello dei primi anni Sessanta", mentre il primo marzo, a Livorno, propone "un patto per la crescita". A Prato, il giorno successivo, Veltroni annuncia la candidatura di Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica. Sono i giorni in cui si chiudono le liste, Veltroni al convegno di Confartigianato lancia la proposta di "una impresa in un giorno". Quindi arrivano le tappe nel nord-est segnate da un (inatteso) grande successo. "È caduto un muro", sintetizzerà alla fine il candidato dem. L'8 marzo a Venezia annuncia un provvedimento per sostenere le pensioni mentre a Mestre lancia l'idea di un provvedimento a favore dei precari, "1000-1100 euro al mese per ogni precario". Berlusconi perde un po' le staffe e straccia platealmente il programma del Pd. Il 10 a Udine propone di alzare l'assegno per i non autosufficienti, mentre il giorno dopo a Vicenza chiede di ridurre di un punto le aliquote. Il 12 a Verona dice che fra i primi provvedimenti ve ne sarà uno sulla sicurezza, altro tema forte della campagna veltroniana. Il pullman si dirige verso il profondo Nord, la Lombardia, altra terra difficile, ma anche qui le manifestazioni di Veltroni riscuotono grande successo. A Sondrio, il 14, propone un patto di consultazione con il capo dell'opposizione, a Varese è costretto ad improvvisare un comizio in strada perché il teatro è stracolmo. Il 17 a Novara il candidato premier del Pd apre il capitolo della riduzione dei costi della politica, altro pilastro della sua campagna, con la proposta di portare le retribuzioni dei parlamentari italiani al livello di quelli dei colleghi europei. Sintetizza ad Alessandria il 17: "Stringiamo tutti la cinghia, anche i parlamentari". Si innesca una violenta polemica con Fini che lo accusa di essere "un pensionato da 5000 euro al mese". Walter qui ha forse lo scatto più duro: "Fini ha perso un'occasione per stare zitto. Io la mia pensione la spendo per le cose in cui credo?". In beneficenza. Se la lega al dito, e mena per due giorni sull'(ex) An: "Hanno preso schiaffoni sulle candidature" e a Lodi il 19 solleva la questione delle "responsabilità politiche" per i fatti di Bolzaneto. Parte a questo punto lo scontro su Alitalia acceso dall'annuncio di Berlusconi di una cordata italiana: "Si manifesti entro 48 ore", chiede Veltroni. Ma il Cavaliere non risponderà, "è una richiesta assurda", però intanto la trattativa naufraga. Il 25 Veltroni propone di alzare le pensioni basse a partire dal primo luglio. Quindi, le tappe siciliane e calabresi, contrassegnate dalla richiesta quasi gridata: "Mafia, camorra e 'ndrangheta non votino per il Pd". A Catanzaro, il 28, gli scappa per la prima volta di dire "Berlusconi ", prima e dopo sempre citato come "il principale esponente dello schieramento avversario ". A Roma, il 31, annuncia un ddl "taglia-leggi" come emblema del "diritto alla semplicità", il primo aprile la costruzione di 100 mila nuovi alloggi e il giorno dopo il bonus spesa per le famiglie, fino a 600 euro l'anno. I giorni di aprile sono un crescendo rossiniano, il 6 tiene un comizio a mezzanotte a Conversano, a Lecce dice che "siamo ad un'incollatura". Sale la polemica per colpa di un Berlusconi scatenato sul Quirinale e impacciato sul tricolore, dopo la lettera che Veltroni gli invia l'8. "La Lega avrà la golden share", prevede con facilità, e il 9 fa i nomi di Anna Maria Artoni e Ileana Argentin come componenti del suo governo. Si arriva alle 4 grandi manifestazioni: Napoli, Bologna, Milano e Roma. Il Cavaliere alza i toni e il confronto si involgarisce, sono gli ultimi fuochi di una campagna elettorale strana. Dopo oltre 20 mila chilometri il pullman può rientrare in garage.

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La grande sorpresa possibile (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il rischio peggiore è che 47 milioni di italiani vadano a votare oggi e domani per qualcosa di inutile. È un brutto rischio, perché sarebbe per loro un altro schiaffo, e prima o poi tante delusioni verrebbero ripagate con gli interessi. Ma è appunto questa la cosa peggiore che può uscire domani dalle urne. Viceversa, adesso ci si può proprio sbilanciare: la parte d'Italia che paventa la riapertura di una stagione di dominio berlusconiano può stare tranquilla (ma deve andare massicciamente a votare, e votare Pd). Una replica dell'eterno film di Arcore non è nelle cose. Innanzi tutto non è nelle previsioni di queste ultime ore, che anzi segnalano una accelerazione della rimonta dichiarata da Veltroni, fino a far ipotizzare una situazione molto simile a quella della vigilia del 9 aprile 2006 (a parti rovesciate). Pare un dato clamoroso, basta aspettare fino a domani per verificarlo. Il senso di scampato pericolo è poi palpabile perfino nell'atteggiamento dello stesso Berlusconi, come se si respirasse anche lì l'aria della fine di un ciclo che dev'essere solo sigillato: da una piccola parziale rivincita o dalla definitiva sconfitta. Paradossalmente cambia poco. Un vero rovesciamento di scenario verrebbe invece dalla vittoria piena del Pd. Comprensibilmente, viste le condizioni di partenza e i dati oggettivi, nessuno ha mai preso seriamente in considerazione questa ipotesi. Gli editoriali del Corriere della Sera di questi giorni, per esempio, sono disegnati su scenari diversi: la vittoria di misura di Berlusconi, oppure l'assenza per lui di una maggioranza vera al senato. E dunque si rivolgono al Partito democratico (come del resto d'abitudine da molto tempo: pare che lanciare appelli al buon senso politico e istituzionale a Berlusconi, essendosi rivelato vano, sia ormai uno sforzo da non intraprendere neanche) raccomandandogli la massima disponibilità a entrare in una stagione di riforme condivise che pure lo veda in minoranza politica in parlamento e nel paese. Anche qui la raccomandazione, in verità, appare vana, ma per motivi opposti. Veltroni ha ribadito più volte che, comunque vadano le cose, il Pd si sente fin d'ora impegnato nello stesso tentativo che già propose alla vigilia dello scioglimento delle camere. Non è una dichiarazione scritta sull'acqua. Intendiamoci, è chiaro che esiste il pericolo di un rinculo negativo in un centrosinistra eventualmente sconfitto. E che la fatica di una trattativa con Berlusconi da una posizione di minorità appaia improba, visti i precedenti. Più forte di queste probabilità di riflusso, però, è la razionale analisi delle prospettive. La propaganda della destra potrà pure vedere solo analoga propaganda nelle parole scritte e dette nel mondo democratico. Invece il Pd, dopo aver rotto col passato, pensa veramente che il futuro sia dalla sua parte. Perfino il futuro immediato, sicuramente il futuro prossimo. Al Pd conviene cambiare le regole, perché domani o dopodomani sarà lui a doverle utilizzare. Domani, forse.

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L'aiutino di Matrix (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FRANCESCO SILIATO L'elemento più sorprendente della puntata di Matrix dedicata alle interviste a Walter Veltroni e Silvio Berlusconi è stata la diversa durata dei break pubblicitari. La trasmissione era congegnata con le due interviste consecutive e senza confronto tra i candidati, il primo ad essere intervistato è stato il leader del Pd; dopo trentuno minuti arriva l'interruzione pubblicitaria. Il break contiene dieci spot e tra essi uno della stessa Mediaset che promoziona il servizio a pagamento sul digitale terrestre. La pubblicità occupa quattro minuti e due secondi, come risulta dalle elaborazioni dei software utilizzati dai centri media per le loro pianificazioni ed i loro controlli. Al momento dello stacco commerciale seguivano Walter Veltroni 5,996 milioni di persone, al termine del lungo break ne sono rimaste 4,006 milioni. I responsabili delle concessionarie di pubblicità sanno bene quel che avviene durante i break e la correlazione che corre tra la loro durata e la fuga del pubblico. Così tra un sofficino doppio ripieno, uno Chanel Rouge e un Supradyn sono sparite quasi due milioni di persone. Alla ripresa i pubblici sono lentamente tornati, la crescita degli ascolti di Veltroni è stata costante, l'attenzione che riesce a catturare il leader del Pd alta: in cinque minuti tornano 1,3 milioni di persone e dopo diciassette minuti l'ascolto raggiunge il picco, 6,552 milioni. Veltroni ha così recuperato tutti i telespettatori che aveva a inizio trasmissione ed altri ne ha conquistati, ma? in tempo per lasciarli in eredità all'avversario politico. Sì, perché a quel punto il leader del Pd viene congedato da Enrico Mentana ed entra, senza soluzione di continuità, il leader del Pdl. Proprio in quel momento su Italia 1 termina CSI seguita da I Soprano (venerdì scorso era in onda Le Iene); non solo, Italia 1 va di nuovo in break pubblicitario appena dieci minuti dopo l'ultimo break, quello al termine di CSI. Il break della cadetta Mediaset dura sei minuti durante i quali oltre un milione di persone si trasferisce su Matrix che a quel punto ha come ospite Berlusconi. È curioso osservare come tra le 21,03 e le 22,06 Italia 1 non abbia mai effettuato interruzioni, mentre ne farà ancora una terza alle 22,48, venti minuti dopo la precedente, in tempo per ulteriori trasferimenti su Matrix, ed in misura ancora più consistente della precedente. Sarebbe stato molto più corretto che i break fossero andati in onda al termine degli interventi di ciascuno dei due contendenti e, forse, sarebbe anche stato opportuno concordare con Mediaset questa modalità. Con questa puntata Matrix ha raggiunto il suo massimo ascolto, ma non sembra ci sia molto da gloriarsene. Nonostante i boicottaggi il leader del Pd ha raggiunto per almeno un minuto più donne e uomini del Cavaliere e anche se nella media la seconda parte della trasmissione ha registrato ascolti più elevati, va osservato che dopo il breve break la ripresa di Berlusconi è stata più lenta e meno cospicua.

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<Il Partito democratico? Sarà il New Labour del ventunesimo secolo> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni politiche 2008 LONDRA   INTERVISTA A DENIS MACSHANE, EX MINISTRO PER L'EUROPA DI TONY BLAIR. "IL VOSTRO È UN MODELLO CHE TUTTA LA SINISTRA CONTINENTALE SEGUIRÀ" "Il Partito democratico? Sarà il New Labour del ventunesimo secolo" DANIELE CASTELLANI PERELLI Ammette che la campagna elettorale italiana non appassiona i britannici quanto l'epico scontro tra Hillary e Obama, soprattutto a causa di Berlusconi: "Fa impressione che sia ancora lì. Pensavamo tutti che si fosse ritirato, e ritrovarcelo ancora è come riportare indietro le lancette ai tempi di Chirac e Aznar". Ma Denis MacShane ? ministro per l'Europa di Tony Blair dal 2002 al 2005, oggi deputato laburista e editorialista del Guardian ? ci tiene a sottolineare che l'avventura di Veltroni invece lo entusiasma eccome e che il Partito democratico, soprattutto se riuscisse a strappare la vittoria al centrodestra, diventerebbe un modello per il centrosinistra europeo. Due anni fa lei ha calorosamente lodato il Pd in un saggio apparso sul sito Opendemocracy. Pensa ancora che rappresenti "un punto di svolta per i progressisti europei"? Se il Pd vincerà, come spero, allora rappresenterà davvero una rottura per il centrosinistra europeo. Sia in Germania sia in Francia, la sinistra si sta guardando intorno in cerca di ispirazione, e le nuove idee che produrrebbe un Pd di governo potrebbero dare il via a una nuova era politica. Ma se vince Berlusconi, il famoso detto del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa si trasformerebbe in "nulla può cambiare e tutto peggiora invece di cambiare". Il Wall Street Journal ha attaccato Berlusconi su Alitalia e sembra apprezzare le idee di Veltroni. Come spiega questa sorta di "endorsement" da parte di un giornale conservatore? Il punto è che la stampa finanziaria internazionale, come il Wsj e l'Economist, è sempre stata molto critica verso i modi occulti con cui Mr B. tratta le questioni finanziarie. Il Wsj vuole che i politici facciano i politici, che gli imprenditori facciano gli imprenditori, e che le due categorie non si mischino. Il Pd è ormai un partito liberale, favorevole al libero mercato come il New Labour di Blair. Ma non è troppo tardi? Molti partiti di centrosinistra, come la Spd e il Labour di Brown, non stanno svoltando un po' a sinistra? In Francia e in Germania c'è un grande dibattito sull'eventualità che il Ps o la Spd si spostino decisamente più a sinistra. Ma ogni volta che la Spd flirta con la sinistra nazionalista, protezionista, isolazionista e antieuropea, cala nei sondaggi. Gli elettori di sinistra si sentono sempre più insicuri, e vedono in crisi il modello capitalista. Ma la sinistra radicale offre false soluzioni, mentre la sinistra riformista non si sta ancora ponendo le domande giuste. Il Pd ha fatto bene quindi a non allearsi con la sinistra radicale? Certo. La sinistra radicale promette il paradiso, ma un governo moderno deve fare i conti con la realtà terrena. Tutti i grandi partiti riformatori di centrosinistra che siano stati al governo in Europa, dalla Spd di Willy Brandt al Psoe di Felipe González fino ai socialisti di Olaf Palme, hanno rinunciato all'alleanza con la sinistra dura e pura, che agisce come un cancro sulla politica socialdemocratica e progressista. Che tipo di relazione dovrebbe avere il centrosinistra con i sindacati? I sindacati devono reinventarsi. Il drammatico calo degli iscritti e la crisi della loro rappresentatività in Europa e nel mondo sono un grande problema, in una società in cui i lavoratori sono sempre più sfruttati e non hanno nessuno che difenda i loro interessi. Il modello del sindacato del ventesimo secolo non va più bene per il nuovo mondo del lavoro. Tutto ciò rappresenta per la sinistra una grande questione, vista la loro storica alleanza con i sindacati, che però oggi sono troppo deboli per partecipare al dibattito. Cosa può imparare il Pd dall'esperienza del New Labour? Il New Labour sta affrontando oggi una crisi perché dopo undici anni di successi al governo gli elettori vogliono facce nuove. Il New Labour degli anni Novanta sosteneva un'economia forte per ricostruire un tessuto sociale distrutto dagli anni della Thatcher. Sono in troppi a sinistra a concentrarsi sulle questioni culturali e sociali e a sottrarsi al confronto con il mondo reale. La sinistra deve costruire un'alleanza con le forze economiche della nazione. Deve rappresentare chi ha ambizioni e aspirazioni oltre a sviluppare programmi che aiutino i poveri. Il progetto del New Labour girava anche intorno all'identità nazionale britannica e a un'idea di nazione di successo. Sosteneva le differenti comunità etniche e razziali, ma era anche orgoglioso dell'identità nazionale britannica. Cosa succede se vince Berlusconi? L'Europa rispetterà ovviamente il voto degli italiani, ma nella nuova Europa del trattato di Lisbona penso che Sarkozy e Merkel trovino più facile lavorare con leader progressisti come Brown o Zapatero. La sorprende che Veltroni abbia un po' preso le distanze, in campagna elettorale, dall'esperienza del governo Prodi? Sono rimasto sorpreso quando Prodi è tornato a fare politica attiva in Italia dopo la presidenza della Commissione europea. È stato un errore. Avrebbe dovuto lasciare spazio a una nuova generazione di leader. Prodi è stato uno dei più grandi politici della recente storia europea, ma la sinistra ha bisogno di rinnovarsi.

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Ci siamo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Oggi e domani al voto 47 milioni di italiani. Mediaset, l'ultimo trucchetto Ci siamo La rimonta c'è stata davvero, il Pd può puntare al successo pieno Urne aperte oggi fino alle ventidue e domani pomeriggio dalle sette alle quindici, poi si contano i voti veri, a cominciare dal senato, poi la camera. L'ottimismo dei Democratici ieri è andato crescendo: i segnali positivi si sono andati moltiplicando negli ultimi giorni, sembra proprio a portata di mano quel successo pieno che ancora pochi giorni fa sembrava un miracolo. Insomma si poteva fare, e si è fatto: manca solo l'ultimo sforzo, quello decisivo. Il Cavaliere si era congedato dagli elettori, venerdì sera, con una vera e propria maratona televisiva. Riguardo a Matrix (5 milioni 839 mila spettatori con il 24,26 per cento di share), il Pd ha presentato un esposto al Garante per verificare se vi sia stata una violazione della par condicio: l'intervento di Veltroni è stato infatti interrotto da una pubblicità di 4 minuti con 10 prodotti, quello di Berlusconi da una pubblicità di un solo minuto e mezzo con 5 prodotti, il che ha penalizzato il leader del Pd anche negli ascolti. Ma il cuore della campagna elettorale di Veltroni è stato un altro, il viaggio nell'Italia vera: oltre 20mila chilometri, centodieci comizi, un milione e mezzo di persone incontrate. Grandi numeri anche per il sito del Partito democratico. Centosessantamila la media dei contatti negli ultimi giorni, oltre undici milioni le pagine visitate.

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Matrix, vince il Cavaliere ma c'è un trucchetto. E il Pd si rivolge all'Agcom (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni politiche 2008 TV   UN BREAK PUBBLICITARIO PIÙ LUNGO FA PERDERE ASCOLTI A VELTRONI. SOTTO ACCUSA CANALE 5, MA IL LOFT "ASSOLVE" MENTANA Matrix, vince il Cavaliere ma c'è un trucchetto. E il Pd si rivolge all'Agcom (gio.co.) L'ultimo duello televisivo non è finito venerdì sera. La puntata di Matrix, che resterà certamente alla piccola storia della tv italiana come quella del Berlusconi sfumato, finirà sul tavolo dell'Authority per le comunicazioni. Il capogruppo del Partito democratico in Vigilanza, Fabrizio Morri, annuncia un esposto per verificare se la par condicio sia stata violata. Colpa di un break pubblicitario di circa quattro minuti inserito durante l'intervento di Walter Veltroni contro quello di un minuto e mezzo che ha interrotto Silvio Berlusconi. Un aiutino che, in termini di ascolti, ha significato per il leader del Pd una perdita secca di due milioni di telespettatori, da sei a quattro. "Perché un break pubblicitario così lungo, tanto più che uno spot era dedicato all'offerta di Mediaset premium, quindi non era stato acquistato da un cliente?" si chiedevano ieri mattina al loft dopo avere analizzato le curve degli ascolti. Qualcuno ha anche telefonato a Canale 5 ed Enrico Mentana per lamentarsi, anche se si tende ad assolvere il conduttore che durante la trasmissione ha trattato i due ospiti alla pari e anzi, in chiusura, ha addirittura oscurato il blitz del Cavaliere. La responsabilità, invece, sarebbe tutta della rete ammiraglia di Mediaset e di Publitalia. "Nessuna responsabilità per la redazione " spiega il responsabile comunicazioni del Pd Ermete Realacci. Che però fa notare la differenza tra un break di 4 minuti con 10 prodotti e uno di uno e mezzo con 5. "Anche da questo si vede l'attenzione e il rispetto delle regole". "Non sfugge a nessuno ? chiosa Morri ? che questo evento ha comportato sicuramente un danno per Veltroni e un vantaggio per Berlusconi in relazione agli ascolti". "Morri usa la pessima legge della par condicio per infrangere il silenzio elettorale e sollevare una polemica priva di senso e di interesse" gli ha replicato il forzista Francesco Giro violando a sua volta il silenzio. Per la verità il crollo degli ascolti durante il break pubblicitario non ha risparmiato neanche Berlusconi che è passato da 6,5 a 4,1 milioni. Nel complesso quella di venerdì è stata una puntata fortunata. Matrix ha raccolto il pieno di ascolti e, grazie alla prima serata, il miglior risultato di sempre: 5 milioni 839mila spettatori con il 24,26 per cento di share. Il leader del Pdl ha vinto la sfida con il suo rivale: 6 milioni e 118mila spettatori (27,6 di share) contro i 5 milioni e 516mila spettatori (21,2 di share). In realtà Veltroni è andato in onda con un traino di soli 4 milioni di spettatori (e uno share del 17,68 per cento), ma ha consegnato al suo rivale un patrimonio di oltre 6 milioni di spettatori. Il picco di ascolto è stato registrato in chiusura, poco dopo le 23, quando il Cavaliere ha tentato di rientrare in campo per spiegare ai telespettatori il voto corretto sulla scheda, ma Mentana lo ha oscurato. Uno show destinato a diventare un piccolo cult su YouTube.

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La rete si fa Pd, il Pd si fa rete (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

B L O G G E R I A La rete si fa Pd, il Pd si fa rete MARIO ADINOLFI Un modello preciso Cosa accadrà? Quel che doveva accadere è già accaduto: è nato il Partito democratico ed è nato su un modello ben preciso, il modello della democrazia diretta proveniente dalla rete. Dalla legittimazione colossale della leadership alle primarie del 14 ottobre, alla nascita dei nodi della rete (i circoli del Pd), al protagonismo entusiasta anche dei singoli militanti in questa campagna elettorale, tutto questo racconta di un partito completamente nuovo che combatte la sua battaglia oggi e domani nelle urne per cominciare a costruire un'Italia nuova. Contrapposizione Il modello direttista del Pd emerge ancora più nettamente se utilizziamo il metodo della contrapposizione al modello utilizzato dall'avversario e, poiché non ricordo tutta la locuzione che utilizza abitualmente Walter Veltroni per definirlo, lo chiamerò più semplicemente: Silvio Berlusconi. Ancora una volta la rete ci aiuta: per mettere in opera il metodo della contrapposizione, andiamo a ricercare i due video su YouTube che hanno caratterizzato la comunicazione dei due schieramenti. I democratici si sono affidati ai Village People costruendo il tormentone noto come I'm Pd; i berlusconisti hanno intitolato il loro inno Meno male che Silvio c'è. Contrapponiamo i due titoli e avremo chiara l'impostazione culturale assolutamente opposta che anima i due schieramenti: da una parte la singola assunzione di responsabilità che si sente parte di un tutto, dall'altra l'opzione fideistica del riporre l'integrale delega nelle mani del capo. Da una parte il protagonismo diretto e direttista del cittadinomilitante, dall'altro l'attesa dell'Uomo della provvidenza. Perché votare Pd Diventa chiaro, a questo punto, che il mondo della rete si può sentire rappresentato solo dal Pd. Da un partito che si è fatto rete e ne ha assunto non la mera lezione da strumento tecnico di comunicazione, ma l'integrale messaggio politico che in questo mezzo è contenuto. A sei mesi esatti dal grande appuntamento reticolare e direttista delle primarie che hanno segnato l'atto di nascita del Pd, ora ci ritroviamo a dover confermare e far crescere questa idea nuova della politica di cui siamo intimamente portatori. Oggi e domani la rete è democratica, oggi e domani la rete vota Pd. Questione generazionale Oggi e domani i giovani di questo paese votano Pd, devono farlo per dare concretezza alla loro idea di futuro, non solo rispetto alle pur decisive questioni materiali della loro esistenza, non solo pensando alle ricette per salvarci da un precariato che è ormai più esistenziale che economico. È alla politica stessa che chi ha meno di quarant'anni, chi è nato negli anni Settanta e Ottanta, chiede la realizzazione di un'idea di futuro. La democrazia diretta, la frontiera della rete dove anche una sola persona può essere decisiva basta che non coltivi la tentazione di essere una persona sola, rappresenta la frontiera di questa idea di futuro. Verso quella frontiera ci incammineremo insieme votando Partito democratico oggi e domani nelle urne di un paese che di un'idea di futuro ha disperato bisogno. www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it.

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Che noia senza duelli in televisione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L A T E L E D I P E N D E N T E Che noia senza duelli in televisione STEFANIA CARINI Niente scontri Ne rimarrà uno solo. Ma avessero almeno incrociato le spade, combattuto faccia a faccia, vinto sull'altro tagliandogli la testa. E invece nulla. Si è conclusa a Matrix la più noiosa campagna politica degli ultimi anni. Non abbiamo avuto nemmeno un brivido, nemmeno la possibilità di vedere i due duellanti uno contro l'altro. Per colpa della par condicio e della moltiplicazione dei candidati (par condicio che poi si aggira come si vuole, basta piazzare certi opinionisti alla mattina o in certe domeniche pomeriggio). Non abbiamo avuto lo scontro per colpa di una democrazia che se non ha obblighi scritti non sa agire secondo buon senso, stile, tradizione. E così chi è avanti non vuole certo scontrarsi con chi è indietro. E tutti sfuggono al confronto con i parenti serpenti, con i partiti alla propria estrema destra o sinistra, o al centro. Sorteggio pilotato Grazie al sorteggio, Berlusconi ha avuto l'ultima parola sia da Vespa che da Mentana. Si è parlato di sorteggio pilotato. È questo il brivido che abbiamo avuto, il massimo che ci è stato concesso? E poi: quale visione semplicistica della dialettica! La retorica dell'ultima parola è quella dei bambini, non delle democrazie moderne. Veltroni incita al No Odio. Mai demonizzare l'avversario, anche se chiamarlo "avversario" è già un'abilissima strategia. Non nominarlo significa metterlo in un angolo. Meglio della veemenza c'è l'aplomb (che richiede sempre di ignorare le cose). Ma funzione tale sottile retorica? Per gli indecisi di centro forse sì. Per gli indecisi di sinistra, nutriti di veemenza per tutti questi anni, forse no. Berlusconi grida al Bugiardo. Finge di non volere commentare e poi snocciola dati con veemenza. Ha stancamente usato la retorica che usa da anni, senza concedere nulla a Veltroni e a Prodi, sempre abilmente evocato in questa campagna elettorale. Chissà, forse è una strategia che funziona con gli indecisi di centro. Ma forse non serve con gli indecisi alla propria destra, che erano abituati a essere rappresentati da un altro contendente oggi inglobato in mr. B. (in attesa di diventare il nuovo immortale?). Ne rimarrà uno solo Alla fine ne rimarrà uno solo. O anzi, diventeranno entrambi immortali. Berlusconi non lo si schioda da anni. Ma forse è Mentana il vero immortale. Sempre lui (o quasi) ha avuto il boccone ghiotto negli ultimi anni, conducendo diverse sfide. Sempre lui, spesso con le stesse persone. Non è cambiata la politica, e soprattutto una parte pare ripetere la solita messa in scena. Ma non è cambiata nemmeno la tv. Abbiamo fatto di un oggetto effimero come la tv, fabbrica continua di immagini, il regno dell'immortalità per continua presenza. Nella mummificazione dell'esistente la tv è specchio del paese (e della politica).

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<Buona fortuna al Pd, ma questa Italia è ancora intrappolata in se stessa> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni politiche 2008 AMERICA   TRE ANALISTI STATUNITENSI COMMENTANO IL VOTO, TRA SPERANZE DI CAMBIAMENTO E UNA CERTA DOSE DI SCETTICISMO "Buona fortuna al Pd, ma questa Italia è ancora intrappolata in se stessa" Daniele Castellani Perelli Gli Stati Uniti sono tutti presi da una campagna elettorale mozzafiato, e allora è forse anche per questo che gli esperti americani di politica italiana guardano senza troppo entusiasmo alla sfidatra Veltroni e Berlusconi. John Harper, professore della Johns Hopkins University di Bologna e autore di diversi libri sul rapporto tra Europa e Stati Uniti, vede all'opera in questa campagna elettorale "sia la vecchia Italia, sia un paese che cerca di aprirsi ad alcune significative novità, come dimostra il Pd di Veltroni con la sua decisione di tagliare i ponti con la sinistra radicale, una scelta che la stampa internazionale ha colpevolmente sottovalutato". Michael Calingaert, visiting scholar del prestigioso think tank washingtoniano Brookings Institution, ha da poco dedicato alle nostre elezioni un piccolo saggio, in cui esprime l'augurio di un'Italia più spostata al centro, ma vede anche un segno di instabilità nell'improvvisa rivoluzione cui si sono sottoposti i due schieramenti. Al telefono si congratula per i toni pacati di questa campagna, ma allo stesso tempo si dice rammaricato per il mancato dibattito televisivo. Alan Zuckerman, professore di politica comparata alla Brown University e autore di alcuni libri dedicati al nostro sistema politico, non crede che l'attuale semplificazione politica, che dovrebbe portare solo 5-6 partiti in parlamento, sia una garanzia di stabilità: "Lo sarà solo se i partiti non saranno controllati e bloccati dalle correnti. Anche in America i partiti hanno diverse anime, ma la differenza sta nel fatto che il presidente ha una notevole autonomia decisionale, mentre il primo ministro italiano è soggetto alla volontà dei partiti". Per quanto riguarda il Pd, il giudizio di Harper è fiducioso ma cauto: "Bisogna aspettare, è troppo presto per capire che tipo di partito sarà il Pd. Sinceramente però mi aspettavo di più da Veltroni. Mi pare che la sua campagna sia stata troppo provinciale. Ha solo provato a imitare lo slogan di Obama. Come si fa a parlare di aumento dei salari e a eludere il tema della concorrenza cinese? Mi dispiace dirlo, ma l'unico che abbia affrontato la questione della globalizzazione in questa campagna elettorale, pur nel modo sbagliato, è stato Giulio Tremonti, nei libri e in tv". Per Zuckerman il Pd è "un'idea meravigliosa, e spero che abbia successo", ma prendere come modello Obama "è sciocco, perché molti italiani non sanno nemmeno chi sia Obama e anche se lo sanno non decidono certo di votare Veltroni per questo". Dietro l'angolo, però, c'è la possibile affermazione di Berlusconi, che per il professore della Brown University "concentra troppo potere nelle sue mani con la sua personalità anomala, ferma la nascita di un partito conservatore moderno". "Mi meraviglia questa sua popolarità, mi chiedo perché non venga giudicato più severamente dai suoi elettori ? ammette Harper. ? Tuttavia non so esattamente come andrà a finire. Mi pare che Berlusconi sia meno sicuro di sé, più cupo, non promette miracoli. Certo, una sua vittoria non aiuterebbe l'immagine internazionale di un'Italia in chiaro declino. Un governo Veltroni potrebbe rappresentare una novità solo nel caso in cui avesse una maggioranza solida". E se alla fine nessuno vincesse? "In caso di pareggio credo che si ricorrerebbe al famoso governo Marini ? prevede Harper. ? Ma vedo un paese ancora drammaticamente intrappolato, per nulla aiutato da questa legge elettorale ". Nella grande coalizione crede poco anche Calingaert: "Sono piuttosto scettico sul fatto che i due partiti possano lavorare insieme. Se i due principali gruppi si uniscono al governo non significa necessariamente che riuscirete a risolvere i vostri problemi, c'è il rischio che le lotte che si combattevano all'esterno si ripropongano all'interno dell'esecutivo. È difficile fare delle previsioni, di certo è un'idea nuova rispetto a quello che è successo negli ultimi anni in Italia, ma non è facile attuarla. Anche in Germania la grande coalizione non sembra funzionare così bene, perché i partiti da una parte cercano di cooperare e dall'altra cercano di differenziarsi per non deludere l'elettorato". Lo studioso della Brookings si sofferma sui mali dell'Italia e definisce quelle che secondo lui sono le priorità che dovrebbe affrontare il prossimo governo: "Serve un'economia più aperta e funzionante, bisogna ridurre il livello di regolazione e protezione, perché ci sono troppe aree in cui il protezionismo rende più difficile il progresso economico. La politica, però, deve trovare maggiore stabilità, e non so se al termine di queste elezioni ci riuscirà ". Come potrebbero cambiare i rapporti tra Italia e Stati Uniti dopo queste elezioni? Calingaert ricorda come "storicamente le relazioni tra gli Stati Uniti e l'Italia sono sempre state molto buone", e "il caso dell'Iraq è stata forse l'unica situazione in più di cinquant'anni in cui l'Italia e gli altri paesi europei si sono trovati nelle condizioni di decidere se stare con gli Usa o no". Secondo l'esperto della Brookings, è molto difficile che si ripresenti una situazione simile all'Iraq, anche se bisogna considerare che "tra pochi mesi gli Stati Uniti avranno un nuovo presidente, che porterà avanti politiche diverse". "Ad ogni modo ? conclude ? non vedo come la vittoria di uno o dell'altro possa influenzare le relazioni transatlantiche".

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Il porcellum condanna Roma allo status quo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

RESTO DEL MONDO Il porcellum condanna Roma allo status quo Il quotidiano argentino La Nación dedica due brevi articoli alla sfida elettorale italiana. Nel primo si occupa dei possibili brogli compiuti con le schede destinate agli italiani che votano all'estero. Il quotidiano intervista Fabrizio Marcelli, consigliere per l'immigrazione dell'ambasciata italiana in Argentina: all'ambasciata sono arrivate una "quantità limitata di denuncie formali", afferma Marcelli. Inoltre l'ambasciata ha monitorato un gruppo di elettori e non ha riscontrato irregolarità. La Nación fa poi un resoconto del comizio di chiusura della campagna elettorale di Walter Veltroni e racconta della nuova gaffe di Silvio Berlusconi, che ha definito "fuori di testa" Francesco Totti, dopo che il calciatore della Roma ha dichiarato di appoggiare il candidato sindaco del Pd Francesco Rutelli. Il Clarín, un altro quotidiano argentino, spiega ai lettori che "tra insulti, polemiche e scandali dell'ultim'ora, si è chiusa venerdì la campagna elettorale italiana". Il quotidiano australiano The Age afferma che nei titoli dei giornali italiani compare sempre più spesso, "e a ragione", la parola malessere: "Il paese è paralizzato da un debito pubblico molto alto e ha stipendi tra i più bassi d'Europa. Non è certo un contesto facile per una campagna elettorale. Silvio Berlusconi, capelli sempre più neri, pelle sempre più tirata e abbronzata, è tornato e promette di risolvere i problemi che affliggono l'Italia". Anche il quotidiano pachistano Dawn parla di "malessere " dell'Italia: una compagnia aerea in crisi e infrastrutture vecchie, il paese ha disperatamente bisogno di innovazione per stare al passo con l'Europa. Ma, a causa del sistema elettorale, chi vincerà le elezioni difficilmente otterrà un mandato forte per attuare i cambiamenti. Infine, anche il Macau Daily Times giudica imperfetto il nostro sistema elettorale, e ricorda che dalla seconda guerra mondiale a oggi in Italia si sono alternati oltre sessanta governi.

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<Una scommessa (vincente) sul futuro> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni politiche 2008 VISTI DA WASHINGTON Intervista a Will Marshall, direttore del Progressive Policy Institute "Una scommessa (vincente) sul futuro" MARILISA PALUMBO Will Marshall, presidente del Progressive Policy Institute, think tank ribattezzato negli anni '90 la "fabbrica di idee del clintonismo", comincia la telefonata con una battuta: "Ma quante vite ha Berlusconi? Qui in America non ci capacitiamo del fatto che possa vincere ancora". Immortalità di Silvio a parte, gli amici americani del centrosinistra sembrano molto soddisfatti non solo della nascita del Pd, ma anche del fatto che il neonato partito abbia deciso di correre da solo, senza la sinistra radicale. Questo è il primo test elettorale per il Partito democratico italiano... E infatti lo seguiamo con molto interesse. La nascita del Pd semplifica il panorama politico e per noi che conosciamo molti dei protagonisti di questa avventura, è bello vedere la maggior parte del centrosinistra unito. È uno sviluppo salutare, in linea con quello che abbiamo visto verificarsi in molti paesi occidentali negli ultimi quindici anni: la sinistra che rinuncia al suo approccio dottrinale per aprirsi alle riforme. Quindi ha fatto bene Veltroni a rinunciare a correre con la sinistra radicale? Questa decisione, nel breve periodo, potrà causare un dimagrimento del centrosinistra, ma nel lungo periodo creerà maggiore coerenza. E quando il Pd avrà l'opportunità di tradurre questa coerenza in azione di governo sarà evidente che quella di Veltroni era una mossa azzeccata. Ma non c'è il rischio che il Pd sia arrivato con oltre dieci anni di ritardo alle trasformazioni già compiute dal centrosinistra europeo e che nel frattempo la Terza via sia un modello già vecchio? Non sto suggerendo che lo stesso tipo di idee di dieci anni fa guidino ancora oggi il dibattito, dico solo che tutti i partiti di centrosinistra nel mondo occidentale dopo il collasso dell'Urss e con la globalizzazione hanno affrontato la sfida di rinnovare le loro idee chiave. Una fase che forse non hanno ancora attraversato i socialisti francesi, ma il Labour di Tony Blair, per certi versi la Spd con Schröder e i dem americani sì. Mi sembra che quello che sta accadendo in Italia sia simile: l'emergere di una sinistra più pragmatica, votata alla modernizzazione. Negli anni Novanta la sfida della sinistra che ha appena citato era aprirsi ai mercati. Oggi quegli stessi partiti sembrano attraversare una fase di ripensamento, basti pensare al dibattito sul protezionismo negli Stati Uniti. È innegabile che ci sia stato un contraccolpo rispetto alla politica di apertura economica degli anni Novanta, dovuto alla cattiva distribuzione della ricchezza, che ha fatto soffrire soprattutto la classe media. Se negli anni Novanta il punto era aprirsi al mercato globale, oggi la sfida è sviluppare un nuovo contratto sociale che consenta ai lavoratori di affrontare con successo la concorrenza globale ma che comprenda nuove forme di tutela. È un dibattito più complicato di quello degli anni Novanta. Ma se ci fermiamo a pensare alle sfide strutturali, quelle non sono cambiate: la Cina è lì, le economie asiatiche sono sempre robuste, è altamente improbabile che l'Europa e gli Stati Uniti possano adottare un approccio protezionista in un mondo sempre più interdipendente. Anche se c'è più enfasi oggi sui rischi e sui costi della globalizzazione, a me pare che siamo davanti alle stesse sfide. L'altro fronte è tenere sotto controllo i costi del welfare. La mia generazione, quella dei baby boomer, nati subito dopo la seconda guerra mondiale, ha cominciato quest'anno ad andare in pensione e bisogna evitare che i lavoratori di oggi debbano pagare tasse sempre più alte per le pensioni dei lavoratori di ieri. Anche in Italia se ne parla. Le sfide in comune sono molte, basti pensare all'immigrazione. E anche se rispetto a quindici anni fa il focus della discussione sulla modernizzazione progressista si è spostato. Ciò che non è cambiato è la ricerca di una nuova filosofia di governo da parte della sinistra, in Europa un modello post-socialista di economia politica; negli Stati Uniti, dove non abbiamo mai avuto il socialismo, di un liberalismo post-New Deal. In tutto questo, qual è il ruolo dei sindacati? Non devono anche loro reinventarsi? Sarebbe più che auspicabile, anche se al momento è difficile capire come questo possa accadere negli Stati Uniti, dove il trend delle iscrizioni alle union è in costante declino, almeno nel settore privato. In Europa il discorso è completamente diverso, da voi i sindacati sono un elemento fondamentale della coalizione di sinistra per cui la loro modernizzazione è un obiettivo ancor più importante. Ma in generale, in Europa come in America, sarà decisivo trovare un nuovo modello di sindacati che rispondano alle necessità dei lavoratori in una società post-industriale. Il vecchio modello di sindacalizzazione non può sopravvivere in un paese come gli Stati Uniti dove l'ottanta per cento delle persone lavora negli uffici. In tutto il mondo occidentale le forze di centrosinistra devono chiedersi come ricostruire l'alleanza tra i partiti di sinistra e i lavoratori, soprattutto quelli della classe media. Senta, sa che Veltroni ha preso in prestito lo "Yes we can" di Obama? Succede (ride) che si possano prendere a modello politici contemporanei di grande successo, è accaduto con Clinton e ora accade con Obama. Nello specifico del messaggio, credo che sia sempre una buona idea per un leader politico diffondere ottimismo: la gente guarda con favore a chi trasmette fiducia. Più in generale quello che mi dice dimostra che la convergenza transatlantica di culture e pensiero politico è reale e continua. Noi impariamo da quello che accade in Europa e viceversa. E se alla Casa Bianca, come tutti ci auguriamo, arriverà un dem, di sicuro il dialogo tra le forze progressiste riprenderà con ancora maggior vigore perché, come dicevamo, anche quello della Terza via è un concetto che va modernizzato.

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Tutti da Walter, tranne Barbareschi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

S C R I P T A M A N E N T Tutti da Walter, tranne Barbareschi PANORAMIX L'occhio lungo di Barbareschi Confusione massima al Giornale. Leggere per credere. "Mancava solo la distribuzione gratuita di fave e pecorino ? scrive Alessandro M. Caprettini sul quotidiano di famiglia ?. Per il resto c'era tutta quella "Roma alla carbonara" per la chiusura della campagna elettorale di Uolter: dai nani alle ballerine di craxiana memoria (e il povero Bettino si sarà rivoltato nella tomba), ai soliti Benigni e Jovanotti, dai fuochi artificiali ai putipù". Insomma, "Veltroni ci ha dato dentro come non mai. Ha chiamato a raccolta amiche e amici vip per l'ultimo affondo. Da Gigi Proietti a Serena Dandini, da Fiorella Mannoia a Gigi Magni, da Alessandro Haber a Isabella Ferrari. E da chi non poteva venire, come Carla Fracci, s'è fatto spedire un mazzo di fiori per far vedere agli astanti quanto e come è amato ". Caprettini insiste: "C'è o no Mariangela Melato con Laura Morante? Eccola la nuova Italia di Veltroni: attori, registi e gente di spettacolo come se piovesse". Poco oltre la dettagliata cronaca di Caprettini, il Giornale offre ai lettori le riflessioni di Luca Barbareschi, attore e candidato nel Pdl, raccolte da Luca Telese. Questa volta nel mirino c'è l'incontro milanese di Veltroni con Clooney: "Clooney mi è molto simpatico. Ma trovo terrificante l'idea dell'incontro casuale", dice Barbareschi. L'attore-candidato osserva: "Non ce lo vedo De Gasperi che in campagna elettorale fa la foto con Clark Gable". Poi, però non trattiene la riflessione sottoposta in forma di domanda al suo intervistatore: "Non la stupisce che nessun attore italiano abbia sostenuto Veltroni? Ha visto che hanno persino scritto una lettera contro di lui?". Barbareschi insiste: "Questo perché non si vogliono schierare. Nemmeno i suoi. E non è un bel segno per il Pd: sono spariti tut-ti, spariti!". Barbareschi ci ha preso in pieno. Ri-leggere la cronaca di Caprettini per valutare (serenamente). Una volta tanto la lettura del Giornale mette di buonumore. Adorabile imbroglione Il Messaggero chiude la campagna elettorale con un bel forum in redazione. Ospite, guarda un po', Pierferdinando Casini. Da segnalare una frase del leader Udc che non trova adeguato rilievo nella titolazione: "Per quanto riguarda Berlusconi, ci ha aperto le porte dopo aver spiegato che non ci deve votare nessuno ? dice Casini ?. È insultante e inaffidabile. Sta invecchiando, di solito si invecchia con la saggezza, invece lui invecchia nell'inaffidabilità. Ne prendiamo atto, ci è simpatico come prima, ma è sempre un adorabile imbroglione ". Punto e a capo. Feltri vota Ferrara Per finire uno scripta manent esclusivamente dedicato alle elezioni di oggi e domani, non si può non citare il lungo articolo di Vittorio Feltri che apre Libero. I "consigli per il voto" si riducono a un diretto "non ci restano che Berlusconi, Fini e Bossi per continuare a sperare"". Cento righe abbondanti per spiegarlo ai lettori del quotidiano. Le ultime sei però contraddicono in parte tale determinazione: "Infine, piaccia o no, il Cavaliere non ha alternative. O si appoggia lui (e Fini ovviamente) o sarà il diluvio. E piove già. Ps. Comunque io alla camera voto per Giuliano Ferrara".

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Il Pd è ottimista. E per il Cav arriva il Partito del Sud (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni politiche 2008 LA SFIDA IN SICILIA Il Pd è ottimista. E per il Cav arriva il Partito del Sud MASSIMO CICCARELLO Palermo "Abbiamo combattuto la buona battaglia, meriteremmo di conseguire il premio: io lo spero". L'sms di Giovanni Burtone spedito a meno di ventiquattrore dal voto, sintetizza lo spirito con cui il Pd ha affrontato queste elezioni siciliane anticipate. Un percorso tutto in salita per Anna Finocchiaro, candidata dal centrosinistra unito in tandem con Rita Borsellino. Alla partenza i sondaggi non erano certo incoraggianti, con quei 20 punti dalla Cdl miracolosamente risorta attorno la candidatura di Raffaele Lombardo, con l'Udc schierata nella vecchia coalizione. Ma l'effetto traino di Veltroni e la generosità con cui la senatrice si è spesa hanno alimentato entusiasmo, riempiendo le piazze e facendo rapidamente dimenticare le tensioni innescate dalle liste per le politiche. E sarà questo ottimismo, la base dalla quale i democratici partiranno a prescindere dal risultato finale. Il progetto di "una Sicilia moderna contro la pre-modernità" rappresentata dal leader Mpa. di una nuova Sicilia che si può fare ha fatto presa. "Anche se ? dice Finocchiaro ? non ci si può illudere che questa rivoluzione culturale si compia in pochi mesi, c'è bisogno di più tempo". Il messaggio ha fatto strada, nonostante la campagna per dell'assemblea regionale sia stata offuscata da quella nazionale. Nei progetti di Berlusconi, Lombardo governatore avrebbe dovuto drenare i voti centristi nel Mezzogiorno. Ma adesso rischia l'effetto boomerang. Perché fuori dall'isola l'autonomista non si è speso più di tanto. Mentre in casa tira dalla sua parte quel voto Udc in cerca di lidi più sicuri dopo la repentina caduta di Totò Cuffaro. Il partito di Casini balla sul filo dello sbarramento. Se lo fallisce, con la Sinistra arcobaleno abbondantemente sotto, tutto il pacchetto dei seggi di minoranza andrebbe al Pd. Però non è solo la roulette dello sbarramento che complicherà la vita del Cavaliere. Perché se la Lega si attrezza per tenerlo sotto scacco, aldiqua dello Stretto non vogliono stare a guardare. La pensata è di mettere in piedi un omologo Partito del sud, autonomo dal Pdl anche se federato secondo il modello bavarese. Nel progetto è parte attiva pure Gianfranco Miccichè, che dopo averci rimesso la faccia nella querelle sulla candidatura a presidente, evidentemente ha preso atto che in fatto di accordi forse il fondatore del Mpa è più affidabile di Berlusconi. "Lombardo avrà tutto il mio appoggio e la mia amicizia", dichiara l'ex ministro forzista. Ricambiato dal leader autonomista con "è un'idea che prima o poi maturerà, lui la guiderà da protagonista". Se per battere cassa a Roma danno impressione di andare d'accordo, in realtà un'amministrazione Lombardo nascerebbe all'insegna dello scontro con Fi. Le prime avvisaglie sono arrivate quando ancora si devono aprire i seggi. Il candidato governatore della Cdl prima notifica che terrà le strategiche rubriche sanità e bilancio, "sicuro che i partiti alleati abbiano capito che non è più il momento di giocare ". Poi avverte che "il dialogo col centrosinistra non va cancellato". Una dichiarazione che fa pensare a una possibile "apertura" ai riformisti nelle amministrative di giugno, se i berlusconiani avanzassero esose richieste di compensazione per la mancata presidenza della regione. Più che un'ipotesi di lavoro, un'alleanza Pd-Mpa a livello locale sembra piuttosto una suggestione offerta a quelle frange democratiche propense a battere la strada autonomista, per scardinare il blocco sociale su cui la Cdl ha fondato le sue fortune elettorali. Ma il segretario regionale del Pd, Francatonio Genovese, boccia sul nascere: "Non credo ci siano le condizioni per affrontare campagne amministrative con chi è apertamente schierato con il centrodestra".

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L'Italia è una nazione immobile. Ma qualcosa si muove: a sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Ammalata di un grave malattia, l'Italia vota per eleggere un nuovo governo. Ma comunque vadano le cose", scrive El País, "il risultato non risolverà il problema dell'instabilità, causata da una legge elettorale pessima". Secondo il quotidiano spagnolo, la prima medicina di cui l'Italia ha bisogno è non rinnovare la fiducia a Berlusconi, che sembra però destinato a diventare premier per la terza volta, "una anomalia senza paragoni in Europa". "Eleggere Berlusconi per una volta può essere considerato un errore, per due una grave sbadataggine. Ma come commentare la prospettiva di un terzo mandato?". Così il britannico Guardian, che non risparmia critiche nemmeno a Veltroni: "Per quanto si sforzi di apparire nuovo e moderno, il candidato del Pd non è certo un esordiente della politica". Se a destra non ci sono novità, scrive lo svizzero Le Temps, a sinistra qualcosa si muove: "Veltroni sta rompendo i legami con la tradizione ideologica della sinistra europea, per puntare su un partito democratico all'americana, che dovrebbe diventare uno dei pilastri di un nuovo bipartitismo in stile anglosassone". Il Times si concentra sulla metamorfosi politica di Berlusconi: "Da scoppiettante showman qual era, per convincere gli italiani questa volta il cavaliere ha cercato di costruirsi una nuova immagine di uomo di stato, più saggio e maturo, anche a costo di ammettere che oggi non è possibile promettere miracoli". Una lettura simile la offre Le Figaro, che racconta come nel comizio di chiusura della campagna e nelle ultime apparizioni in tv, Berlusconi "abbia cercato di riprodurre la magia che gli aveva permesso di soggiogare gli elettori nel 1994 e nel 2001 ricorrendo a fiumi di parole". "La soluzione auspicata da molti italiani", scrive il Daily Telegraph, "è che Berlusconi dopo il voto si trovi nella stessa situazione di Prodi nel 2006: senza una chiara maggioranza per governare. Sarebbe una farsa perfetta per concludere la carriera del politico più comico dei nostri tempi".

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Pd, pareggiare o perdere con onore? Meglio vincere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni politiche 2008 Pd, pareggiare o perdere con onore? Meglio vincere CHIARA GELONI Se il Partito democratico vince le elezioni, c'è poco da dire: Veltroni Santo Subito, in alto i calici e via al più fantasmagorico totoministri della storia della repubblica. Se va diversamente, i Democratici potrebbero trovarsi a fronteggiare un bel paradosso. Perché al di là delle sacrosante e crescenti speranze di vittoria, il vero totem degli elettori del Pd in questa campagna elettorale è stato sempre quello del mitico pareggio. Un risultato, questo, che ad oggi potrebbe rivelarsi più complicato da gestire, per i leader democratici, di una onorevole sconfitta. Mettiamo infatti che Veltroni porti a casa per il Partito democratico la percentuale più che onorevole che molti osservatori si aspettano, e però il Pdl abbia la maggioranza sia alla camera che al senato: dopo una campagna elettorale entusiasmante e uno straordinario recupero, il segretario dovrebbe sì fronteggiare un iniziale momento di delusione nei tanti suoi sostenitori che in queste settimane avevano fatto la bocca all'idea di un "governo non-Berlusconi". Poi però, mentre il Cavaliere si sobbarca tutti gli onori "ma anche" gli oneri, Veltroni ? in serena attesa che esplodano le contraddizioni in seno al Pdl ? avrebbe modo di mettere a frutto il capitale accumulato in campagna elettorale, chiamando il popolo dei Democratici a costruire e consolidare il partito e di conseguenza il suo ruolo di leader. Un processo che si era avviato ma è stato precipitosamente interrotto causa elezioni, e che porterebbe Walter fresco come una rosa e ben più forte di quando questa campagna elettorale è cominciata alla prossima sfida per il governo del paese. Se invece la nemesi del Porcellum dovesse colpire Berlusconi, negando a un Pdl vittorioso alla camera la maggioranza al senato, il Pd avrebbe ben poco tempo per pensare a se stesso e a cosa vuol fare da grande. Intanto ci sono due tipi di pareggio: quello vero e proprio (Pdl con maggioranza alla camera, Pd con maggioranza al senato) e quello spurio (nessuno ha la maggioranza al senato). In ogni caso Veltroni dovrebbe sciogliere subito molti nodi: accettare di sostenere un governo istituzionale sembrerebbe al momento una via più praticabile, perché meno logorante, che unire le forze con gli avversari di oggi per dar vita a una Grande coalizione. Ma molte variabili al momento poco prevedibili contribuirebbero a influenzare il quadro politico, a cominciare dalla presenza o meno in senato, e quanto forte, della due forze intermedie: Sinistra arcobaleno e Udc. Nel caso del "pareggio spurio", o di una maggioranza berlusconiana molto debole al senato, il Pd, aprendo un dialogo con Bertinotti e/o Casini, avrebbe l'opportunità di far vedere i sorci verdi al governo Berlusconi; ma questo rappresenterebbe un significativo cambiamento di rotta per un gruppo dirigente che fin qui ha puntato su un dialogo privilegiato (sulle riforme) tra i due grandi partiti, con l'obiettivo dichiarato di far evolvere il bipolarismo verso uno schema tendenzialmente bipartitico. E proprio la possibilità, che in questo caso sarebbe obbligo, di proseguire il dialogo sulle riforme è il rovescio positivo della medaglia, in base al quale nonostante tutto il pareggio per il Pd resta sempre meglio di un'onorevole sconfitta. E comunque, nel dubbio, la cosa migliore è vincere.

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Silvio o Walter, nessun miracolo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

STATI UNITI Silvio o Walter, nessun miracolo Stanchezza, disillusione e una legge elettorale fatta apposta per non governare. Nonostante l'urgenza delle riforme, i giornali statunitensi non credono alla svolta. Comunque vada. Gli anni passano, ma in tempo di elezioni per la stampa statunitense le parole chiave della politica italiana sono sempre le stesse: incertezza, crisi economica, Berlusconi. "Molti dei marchi di fabbrica del cavaliere, però, sono andati perduti. A 71 anni la sua proverbiale energia ha lasciato il posto alla fatica ", scrive il New York Times. "Quest'uomo che un tempo incarnava la promessa di un nuovo miracolo italiano, adesso dice che di miracoli non c'è neanche da parlarne. Ma neanche il serafico Veltroni, nonostante una campagna audace, è riuscito a scuotere la disillusione degli italiani. Comunque vada, queste elezioni non sembrano poter dare all'Italia i cambiamenti di cui ha bisogno". Secondo il Christian Science Monitor, la colpa è soprattutto del sistema elettorale, "che con il suo bizzarro doppio premio di maggioranza produrrà probabilmente un altro parlamento bloccato, come quello che ha portato alla caduta di Prodi". "Chiunque vinca avrà l'ingrato compito di far ripartire un'economia che ha il serbatoio a secco, con uno dei debiti più alti d'Europa e una crescita prossima allo zero", conclude il Wall Street Journal, secondo il quale un altro fattore d'incertezza sarà rappresentato dalla scelta dei cattolici. "La posizione della Chiesa rispetto alla politica italiana è ben più complessa che in Spagna, dove i vescovi hanno dato un chiaro supporto al Partito popolare. Dopo aver governato per cinquant'anni attraverso la Democrazia cristiana, il Vaticano non ha alcuna intenzione di perdere la sua influenza sul centrosinistra".

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Cala l'affluenza, oggi il verdetto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni vota a Roma con la famiglia mentre Berlusconi da solo a Milano. Applausi per Napolitano. Urne aperte fino alle 15 Cala l'affluenza, oggi il verdetto Ha votato il 62,5% ,contro il 66,5 del 2006. Caos telefonini ROMA - L'affluenza alle urne nel primo giorno di voto è in calo di quattro punti percentuali rispetto alle politiche del 2006. Il divieto di portare con sé videofonini nelle cabine elettorali ha provocato il caos in alcuni seggi. I leader politici hanno votato ieri mattina: Berlusconi da solo a Milano, Veltroni con la famiglia a Roma. Il presidente della Repubblica Napolitano è stato accolto dagli applausi. Oggi le urne sono aperte fino alle 15. Subito dopo inizierà lo spoglio. SERVIZI DA PAGINA 2 A PAGINA 9.

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Affluenza, 4% in meno alla camera crollo nel voto per la regione sicilia - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Affluenza, 4% in meno alla Camera crollo nel voto per la Regione Sicilia Nell'isola -10. Più votanti alle comunali. Seggi aperti fino alle 15 La giornata In alcune città, tra cui Roma, Bologna e Genova, diminuzione di oltre 5 punti GIANLUCA LUZI ROMA - Affluenza in calo quattro punti percentuali rispetto a due anni fa: 62,5 ieri alle 22; 66,5 nel 2006. Questo è il dato che esce dalla prima giornata di votazioni per il rinnovo del Parlamento e di alcune amministrazioni locali. A Roma l'affluenza è calata di sei punti: 61,9 contro 67,9 del 2006. In Sicilia per le regionali il calo di affluenza è stato di dieci punti: 49 per cento, contro 59. Colpisce il dato di una regione-simbolo della sinistra: in Emilia Romagna la percentuale alle 22 era del 70,4 per cento degli aventi diritto contro il 74 di due anni fa. A Bologna città il calo di affluenza è stato di oltre cinque punti, 71,1 contro 76,7. A Reggio Emilia provincia 71,9 contro 76,6. Secondo i primi dati del Viminale, alle 22 per la Camera a Milano ha votato il 67,3 per cento. Nel 2006, alla stessa ora, aveva votato il 71,1. Già alle diciannove i dati del Viminale anticipavano la tendenza che si sarebbe confermata tre ore più tardi: l'affluenza alle urne era in calo per il rinnovo del Parlamento e in aumento per le provinciali e le comunali, ma due anni fa non si era votato per le amministrative nelle stesse città interessate a questo election day. Quindi il confronto veramente indicativo è quello sui dati omogenei, cioè le elezioni politiche. Dunque alle diciannove secondo i dati del ministero dell'Interno si era recato a votare il 48,68 per cento degli aventi diritto, contro il 52,16 del 2006 alla stessa ora. Quasi 3,5 punti percentuali in meno, una tendenza in aumento anche rispetto alla rilevazione di mezzogiorno che aveva registrato una minore affluenza alle urne di 1,3 punti di percentuale rispetto al 2006. La tendenza alla scarsa affluenza alle urne è diffusa in tutta Italia, sia nelle città tradizionalmente "rosse" che in quelle di centrodestra. Nel dettaglio alle diciannove per la Camera aveva votato il 49,07 per cento, oltre cinque punti meno del 2006. A Milano la percentuale era del 55,4, contro il 58, 3 di due anni fa. A Roma 47,5 a fronte del 52,7 delle precedenti politiche. Napoli meno 3. Genova addirittura meno 7. Bologna meno 4,5. A Firenze il calo era più contenuto: 58,1 contro 61,5 di due anni fa. Così come a Bari: 41,8 ieri alle diciannove, 42,5 alla stessa ora nel 2006. Meno cinque Cagliari, meno tre Palermo. L'omogeneità della scarsa affluenza riguarda anche le regioni: dal Piemonte, meno 4,5, alla Sicilia, meno 2. Dalla Toscana, meno 4 scarso; all'Emilia, meno 4; alla Campania che con meno 2,5 rispetto a due anni fa registra un calo più contenuto. Nei quartier generali dei due principali partiti, il Pdl e il Pd, ci si interroga su chi danneggia e di conseguenza chi trae vantaggio da questa minore affluenza alle urne se anche oggi (i seggi sono aperti dalle sette alle quindici) sarà confermata e si tradurrà in un forte astensionismo. Si racconta che molti anni fa, in un'altra era politica, quando c'erano ancora la Dc e il Pci, l'astensionismo avvantaggiava la sinistra mentre una forte affluenza alle urne significava che l'elettorato democristiano si riversava alle urne per paura di un sorpasso comunista. Oggi è tutto diverso e anche il fatto che la minore affluenza alle urne riguarda più o meno tutte le città non fa capire con chiarezza chi deve temere di più la disaffezione degli elettori, se Veltroni o Berlusconi. Oggi i seggi riapriranno dalle 7 alle 15. Lo scrutinio inizierà al termine delle operazioni di voto e di riscontro dei votanti, cominciando dallo spoglio delle schede per l'elezione del Senato con i primi exit poll dalle quindici e pochi secondi e le proiezioni più tardi nel pomeriggio.

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Astensionisti riflettete su due o tre cose - mario pirani (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti LINEA DI CONFINE Astensionisti riflettete su due o tre cose MARIO PIRANI Fra poche ore le urne si chiuderanno e a cosa dedicare queste righe se non al tentativo di incitare qualche tentennante elettore democratico, in bilico forse fino all'ultimo minuto, a superare la sua malmostosità verso il governo Prodi, quali che siano le ragioni buone o cattive che l'hanno motivata, e a riflettere sulle conseguenze di un ritorno di questa destra alla direzione del Paese? In genere rifuggo dall'assumere posizioni dettate da spirito di parte e seguito a pensare che un singolo giornalista, tanto più un commentatore, solo eccezionalmente ? ma allora in modo esplicito e dichiarato ? debba indicare la propria lista di preferenza. Non lo faccio neppure questa volta, ma solo mi appello ad una riflessione di ultima istanza rivolta a quegli elettori che sembrano inchiodati in uno stato di rabbiosa e paralizzante astensione, originata da una irrefrenabile pulsione a punire chi ha causato le loro delusioni. In primo luogo il Pd, che magari hanno plebiscitato solo qualche mese fa alle primarie ma non ha ancora ottemperato alle sue promesse, anzi ha dato qualche segno contraddittorio di fronte alle aspettative. Mi spingono a questo passo le testimonianze dirette di troppi amici e conoscenti, uomini e donne, che fino a questi ultimi giorni, ho trovato tetragoni ad ogni ripensamento, quasi il dispetto per qualche candidatura non apprezzata (la giovanissima capolista, l'industriale veneto, la segretaria del ministro, ecc.) o qualche più seria obiezione politica (dall'alleanza con Di Pietro alle incertezze in tema di laicismo) giustificassero un atto di autolesionismo che potrebbe avere conseguenze gravi per il Paese. Non che di aspetti negativi, passaggi criticabili, scelte discutibili non si debba continuare a discutere proprio a partire da domani, ma sarà ben diverso se ci troveremo con un Berlusconi ter a palazzo Chigi o no. Comunque molte questioni, anche gravi, sono ineluttabilmente destinate a non trovare momenti risolutivi ma solo punti di passaggio con soddisfazioni e frustrazioni più o meno equamente suddivise. Scelgo come esempio una questione fra le più controverse, quella del debole convincimento laico che Veltroni avrebbe dimostrato nei confronti non solo dei teo-dem ma anche di Rutelli, Bindi o Fioroni nell'agire politico degli ultimi due anni (dai Dico alle normative sugli embrioni). A scanso di equivoci dirò subito che mi annovero anch'io tra gli scontenti in materia, pur tuttavia mi è sempre stato chiaro che una confluenza tra le due correnti riformiste dei post-Pci e dei post-Dc non avrebbe neanche potuto essere immaginata se i contraenti non avessero in partenza introiettata la ineluttabilità di una serie di compromessi attorno alle questioni "eticamente sensibili". Solo una strategia alternativa ? quella di un partito socialista, scevro, però, di ambizioni maggioritarie ? poteva proporsi una piattaforma ideale intrinsecamente coerente. Ma una volta imboccata la strada del Pd ogni indignazione di principio è fuori luogo. Piuttosto a chi sta a cuore il tema della laicità dello Stato non resta che rafforzare la battaglia culturale e l'iniziativa politica. Non quindi affermazioni di principio ma un serio approfondimento storico che recuperi le radici prime del confronto sempre aperto tra le ragioni dell'Illuminismo e quelle di una religione rivelata e trascendente. Un dilemma di tal peso non può venir ricondotto ad una protesta astensionistica. Un'ultima parola agli indecisi riguarda, invece, il giudizio su Berlusconi nella sua più recente versione che segna il ritorno alla smodatezza verbale, all'aggressione contro le istituzioni, in primo luogo la Magistratura, alle vassallate nei confronti del presidente della Repubblica che rivelano il suo disegno di ascendere il Colle in prima persona. Non si tratta di scivoloni caratteriali, incentivati dalla conclusione della tenzone elettorale. Piuttosto è il riemergere incoercibile di una natura che torna sempre alle origini e porta dentro di sé il dna di una antipolitica che odia le istituzioni in quanto emanazione e simbolo di regole democraticamente accettate. Non è affatto un caso che in concomitanza alla sua proterva minaccia di sottoporre i giudici a perizia psichiatrica, il più stretto sodale del Cavaliere, il senatore Dell'Utri, già condannato a 9 anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, abbia esaltato come un "eroe" Vittorio Mangano, lo stalliere della villa di Arcore, in realtà capo mandamento di Cosa nostra e condannato per omicidio plurimo. Amici ed amiche in vena di astensione riflettete, vi prego, su queste cose.

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La ragione contro l'antipolitica - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti LA RAGIONE CONTRO L'ANTIPOLITICA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Con il dubbio collegato, però, che anche in versione telefonica gli italiani appartengano comunque a universi separati, dato che quasi mai un messaggio berlusconiano raggiunge un telefonino veltroniano. Anche i telefoni non comunicano, fra destra e sinistra. Tuttavia appare una forma diversa di partecipazione, proprio mentre la partecipazione effettiva mostra segnali in discesa: a testimonianza probabilmente che queste sono elezioni diverse rispetto a quelle di due anni fa. Allora apparvero uno scontro fra mondi, un'ordalia, un giudizio di Dio che doveva decidere la supremazia fra antropologie differenti e incompatibili. Oggi, una guerra a bassa intensità, con l'ipotesi del pareggio e lo spauracchio, spesso alimentato ad arte, dell'inciucio. è vero che Silvio Berlusconi nelle sue piazze continua iperbolicamente a rivendicare la diversità assoluta fra il Popolo della libertà e i "comunisti", oggi camuffati da democratici. Ma per la verità nemmeno il genio malevolo del Cavaliere riesce a oscurare il profondo cambiamento innescato dalla decisione di Walter Veltroni di cambiare con radicalità il formato competitivo della politica italiana, e di fare nella sostanza la riforma elettorale pur senza aver potuto cambiare la legge canaglia del Porcellum. E che alla fine in questi giorni non si misurano due visioni del mondo ma solo due partiti. E allora, se si prende in considerazione con serietà la possibile crisi della partecipazione elettorale e politica, conviene ancora una volta compiere uno sforzo di consapevolezza e di verifica. Sottolineare che non è il caso di darla vinta all'antipolitica, malattia che di recente ha contagiato ambienti semplici e ambienti sofisticati. Negli ultimi giorni infatti si è preso atto di posizioni bizzarre, in cui un maestro come Giovanni Sartori, che pochi mesi fa si era mostrato ingrillito a sua volta contro la "casta", ha escogitato uno schema di voto disgiunto (votare Pdl alla Camera e Pd al Senato, o viceversa), che nella sua eccentricità non nasconde la convinzione che sia opportuno neutralizzare la politica a cominciare dai suoi protagonisti attuali. Ma qual è la conclusione inevitabile di ragionamenti simili? Una sola: la necessità di procedere all'instaurazione di un governo di responsabilità o garanzia, "che faccia le riforme utili per il Paese". Non è paradossale l'esito di un'azione che comincia con le urla dell'antipolitica e finisce con il commissariamento notabilare della politica? Non conviene, prima, mettere a confronto due proposte di modernizzazione del nostro Paese? Non vale la pena di valutare con rigore le due culture che si stanno misurando oggi e domani con il voto dei cittadini? Non sono soltanto i messaggi semplificatori dei cellulari a segnalare le differenze. Non è un'Italia buona contro un'Italia cattiva. Non è soltanto l'"eroe" Mangano contro Falcone e Borsellino. C'è piuttosto una proposta politica da misurare con il voto, quella del Partito democratico, esplicitamente riformista, a cui si potrebbe semmai chiedere uno sforzo ancora più intenso e moderno contro rendite, privilegi, corporazioni, nel nome della concorrenza come di un'eguaglianza effettiva e quindi di una mobilità sociale efficace: a cui si oppone un'alleanza eterogenea, in cui vecchi liberisti si sono uniti a nuovi protezionisti, tradizionali esponenti di un nazionalismo corporativo convivono con i secessionisti settentrionali, e sedicenti risanatori si sono messi insieme ai capi delle clientele meridionali. Qualche volta, anche un sms fra amici, come ultimo appello all'impegno, è sufficiente per identificare la sostanza di un problema. E proprio per questo, pur con tutte le frustrazioni e le delusioni che il popolo di centrosinistra ha subito negli ultimi due anni, vale ancora la pena di esercitare una scelta ragionevole, con serenità, recuperando la convinzione che dalla crisi della politica, come sempre, si esce solo con la politica, cioè con una presenza e una decisione, non con le scorciatoie, e meno che mai con la rinuncia.

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"mi conforta la serietà dei programmi" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Torino Scanderebech "Mi conforta la serietà dei programmi" Deodato Scanderebech è in corsa per l'Udc. Per la prima volta si presenta fuori dall'alleanza di centrodestra. Un rischio? "Direi di no. Mi auspico un buon risultato. Abbiamo buoni candidati e programmi seri". Che cosa intende per programma serio? "Che non si promettono cose che non si possono mantenere. Berlusconi e Veltroni hanno annunciato provvedimenti che costano decine di milioni di euro. Casini propone una serie di provvedimenti realistici. Questa è la politica che ci piace". Fa un po' effetto sentir parlare così uno come Scanderebech, accusato negli anni scorsi di distribuire calze di nylon in cambio del voto... : "Ah, ancora quella storia? Ma è una balla colossale. Sa quali sono gli unici gadget che ho distribuito agli elettori? Un convertitore da lire a euro, e mi sembra che fosse una buon aiuto, soprattutto per gli anziani". E il secondo? "Un normografo per scrivere correttamente il mio nome. Era la mia prima campagna elettorale". Insomma quella delle calze è una gran panzana. Ma chi l'aveva messa in giro? "L'aveva tirata fuori qualcuno che non mi voleva bene nel centrodestra e poi l'aveva raccontata qualcuno a sinistra. Diciamolo, era un po' una balla bipartisan". (p.g.).

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"ho sensazioni simili a quando vinsi con ghigo" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Torino Bresso "Ho sensazioni simili a quando vinsi con Ghigo" "La mia sensazione: la stessa che avevo nel 2005 quando ci fu la mia sfida con Enzo Ghigo. Speriamo che anche il risultato sia lo stesso". Mercedes Bresso, presidente della Regione, è moderatamente ottimista sul risultato della tenzone elettorale. "C'è stata una forte mobilitazione del Pd e non era scontato. In più andando in giro per il Piemonte in queste settimane ho avuto l'impressione che tifassero per noi anche molti che in genere non sono di centrosinistra, ma che non ne possono più di Berlusconi". Certo è tutto da vedere che poi questa "simpatia" si traduca davvero in voti". "Anche la percentuale di affluenza - continua la presidente - mi sembra buona. In fondo a noi del Pd basterebbe che andassero a votare gli stessi del 2006 e almeno il pareggio ci sarebbe. E comunque mi pare che Veltroni in campagna elettorale abbia recuperato quello che il governo Prodi aveva perso. Insomma possiamo farcela". Bresso nega però che il voto politico possa avere ripercussioni sugli equilibri della sua giunta: "Non ci sono stati segnali o polemiche nel periodo più difficile, quello della campagna elettorale. E io ho ripetuto che si arriverà al 2010 con questa maggioranza. Poi certo in caso di pareggio elettorale e di governi di salute pubblica può accadere di tutto". (m.trab.).

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Un giorno al seggio della milano bene tra vip e coppie separate dal voto - teresa monestiroli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XV - Milano Via Quadronno, dove sono andati alle urne anche il Nobel Dario Fo e la stilista Krizia Un giorno al seggio della Milano bene tra vip e coppie separate dal voto Roberta e Virgilio, divisi dalla svolta "solista" del Pd, discutono perfino mentre sono in fila per ricevere le schede TERESA MONESTIROLI (segue dalla prima di Milano) Anche il primo elettore, arrivato alla sezione 1613 alle 8.01, è una ragazza. "Ho cominciato con una bionda" scherza Paolo Gatti, presidente del seggio più numeroso della scuola, 965 elettori. Inevitabilmente, in coda, il discorso scivola sulle pari opportunità e sulla squadra di governo messa in piedi da Zapatero. "Avete visto in Spagna? Lì sì che sono avanti - commenta una giovane elettrice - Noi invece siamo quelle che votano di più, ma alla fine non abbiamo mai i posti di potere". Ma la riscossa degli uomini arriva, basta aspettare qualche ora. Tanto che a fine giornata l'affluenza è più o meno pari: alle 20.45 hanno votato 355 donne (il 66,5%) e 294 uomini (il 65,33%). La macchina elettorale, in quest'aula colorata da bambini laboriosi e creativi alle prese con la differenza tra il suono "ce" e "che", è perfettamente oliata. Scrutatori, presidente ed elettori si muovono sincronizzati, come in una danza che non ha bisogno di prove, tale è la consuetudine dei suoi partecipanti. Che entrano sicuri, consegnano tessera elettorale, carta d'identità e cellulare (chi l'ha portato). Prendono schede e matita, entrano in cabina, escono dopo pochi secondi e infilano il tutto nelle urne. Tempo medio di voto: due minuti, esclusa la coda. Poche domande, nessun commento. Ogni tanto entra l'elettore curioso che si informa sull'affluenza, un dato che il più giovane degli scrutatori - Alberto, 20 anni - aggiorna ogni due ore. La giornata fila via liscia, senza neanche quei momenti morti che chiunque abbia fatto lo scrutatore teme. Tanto che Francesca, 24 anni, neolaureata al Dams, non riesce neanche a finire di leggere l'introduzione della guida di Madrid che si è portata con sé. A parte la pausa pranzo, il flusso di gente è continuo con due picchi all'uscita della messa del mattino e del pomeriggio. Professionisti, per lo più in pensione. Medici, avvocati, finanzieri, notai. Poche famiglie, qualche giovane. E Dario Fo e Franca Rame che alle 17.30 creano un po' di scompiglio. Il vicepresidente di seggio, Laura Testori, chiede l'autografo, una signora si avvicina a Fo per presentare a suo figlio "un Premio Nobel". I rappresentanti di lista che controllano le operazioni si affacciano all'aula. "Sono venuto con angoscia - confessa l'attore-regista - che è l'altra faccia della medaglia della speranza. Perché se non andrà in porto sarà una catastrofe". "Sono avvilita perché c'è troppa gente che non andrà a votare - dice la Rame - ma non votare significa non scegliere, non esistere". Più discreto il voto di Krizia che arriva alle 18.30: "Sono speranzosa, non solo si può fare, si deve" commenta fuori dal seggio. Ma la maggioranza degli elettori, nel quartiere che circonda l'ospedale che aggiusta le ossa e la clinica Madonnina, è di centrodestra anche se fa fatica ad ammetterlo. Cittadini sicuri, che da anni mettono la croce sul nome di Berlusconi o sul simbolo del Carroccio. Camminano spediti, non si fermano a leggere i nomi di lista sul manifesti elettorali affissi lungo i corridoi. Chiedono "stabilità", votano per "dovere", vogliono "un cambiamento". Qualcuno crede in Veltroni e nel nuovo Pd, perché Berlusconi è "un imbonitore", "una truffa", "il vecchio, già provato e andato male". Ma alla sezione 1613 sono una minoranza. L'en plein, alle politiche 2006, il centrosinistra l'ha fatto in un altro seggio, dove votano tutte le suore del quartiere. Solo Roberta e Virgilio, sposati da tanti anni, discutono animatamente fin davanti alle urne. Fanno un voto disgiunto in famiglia, per la prima volta. Una decisione che ha generato non pochi malumori in casa. Fiumi di parole per convincersi a vicenda che la propria scelta fosse quella giusta. Lei, alla fine, ha ceduto alla tentazione di dare la fiducia a Veltroni, lui è rimasto fedele a Bertinotti e, indossando un elegante maglione rosso, ha messo la croce sul simbolo della Sinistra Arcobaleno. "Vista la situazione, quest'anno ho deciso di cambiare - racconta Roberta - Il rischio che torni Berlusconi è davvero troppo". "Il mio non è un voto contro, semplicemente spero che la sinistra resti un filino di sinistra" ribatte lui.

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L'Italia - scrive El Pais che dedica al voto un articolo in prima e tre pagine- se la gio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "L'Italia - scrive El Pais che dedica al voto un articolo in prima e tre pagine- se la gioca a testa o croce. L'astensione potrebbe favorire il ritorno di Berlusconi", che se dovesse vincere "cercherà di portare a termine un attacco allo stato tra interessi privati e responsabilità pubbliche". "Nell'insalata rappresentata dalla campagna di Berlusconi - scrive il Pais che appoggia apertamente Veltroni- non sono mancati calcio, mafia, belle ragazze e cardinali".

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C'è una grande mobilitazione in giro, forse ce la possiamo fare davvero (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del CARLO LUCARELLI"Vedo sui blog tanti indecisi che hanno cambiato idea in quest'ultima settimana: è che Veltroni ha preso delle posizioni coraggiose" "C'è una grande mobilitazione in giro, forse ce la possiamo fare davvero..." di Maria Zegarelli / Roma Sotto la doccia (scrive nel suo blog) canta l'Internazionale di Franco Fortini, alla cioccolata preferisce "una braciola di maiale", che fa meno male. Vota Pd perché "è una novità vera, che va colta ora, andando alle urne e votando Veltroni". Carlo Lucarelli, scrittore, giornalista, conduttore televisivo, anche con il suo ultimo romanzo, "L'ottava vibrazione", edito da Einaudi, in libreria dal primo aprile, si è piazzato ai primi posti in classifica. È tra i 451 artisti e intellettuali firmatari dell'appello a sostegno di Veltroni premier. Lucarelli, l'Italia alle urne. C'è davvero voglia di cambiare o la sfiducia è in vantaggio su tutto il resto? "Mi sembra che ci siano entrambe le cose. C'è malcontento nei confronti della politica e questo sentimento si coglie ascoltando la gente. Nello stesso tempo c'è una grande voglia di cambiare le cose, si avverte una grande mobilitazione che fino a una settimana fa non c'era". Che cosa è cambiato? "Sono accadute tante cose che hanno scosso sia i decisi come me, che non hanno mai avuto dubbi sul voto, sia gli indecisi. All'inizio avevo meno entusiasmo, poi durante la seconda parte della campagna elettorale ho sentito un Pd determinato, chiaro su questioni fondamentali e stamattina prestissimo sono andato alle urne con una grande carica". Che cosa ha detto Veltroni per darle questo entusiasmo? "Ha detto che combatterà la mafia, pronunciando parole chiare e prendendo impegni precisi. Ha fatto una scelta coraggiosa che ha cambiato il quadro politico del paese quando ha scelto di presentarsi da solo alle elezioni. Questo ha provocato già adesso un cambiamento profondo e ha dato i primi frutti: due mesi fa eravamo in svantaggio netto, oggi il Pd può vincere davvero". Lei è un deciso che è diventato entusiasta. E gli indecisi? "Sui blog ho letto gli interventi di tante gente indecisa che è rimasta colpita positivamente da quello che ha detto Veltroni e dal modo in cui l'ha detto. Sugli indecisi, invece, ha avuto un ruolo importante quello che è stato detto dall'altra parte". Dal "principale esponente"? "Esattamente. Quel signore là non può andare al governo, sarebbe un disastro. Ho parlato con persone che dopo la riabilitazione di Mangano e la dichiarazione della Lega sui fucili si sono spaventate. Io stesso mi sono preso una bella paura quando li ho sentiti dire quelle cose". Però ogni volta che "il principale avversario" va in televisione fa il pieno di ascolti... "Dovremmo avere altri parametri di valutazione. Sui giornali leggiamo che Berlusconi è il più seguito in tv. Chi lo dice che questo deriva dal fatto che è quello che ci piace di più? Parlo per me: non guardo Veltroni in tv, non ne ho bisogno, mi fido di lui, so quello che dice. Quando parla Berlusconi invece lo voglio ascoltare, vado a rivederlo sui blog, perché ogni volta mi chiedo "e adesso che sparerà?". È un giullare". Ma il giullare come lo chiama lei, piace a molti italiani. "Vero, come è vero che tanta, tantissima gente guarda Berlusconi, non si perde una battuta di Porta a Porta e poi vota altro". Quanto conterà alle urne l'effetto Grillo? "Conterà e si farà sentire perché Grillo ha puntato sul malcontento generale dicendo anche delle cose vere. Ma non si cambia lo status quo affermando che tutto fa schifo, senza far nulla. In Sicilia si è candidata Sonia Alfano, una persona impegnata nella lotta alla mafia, bravissima, ma sono convinto che non diventerebbe mai governatrice. Sono anche convinto che tra Anna Finocchiaro e Raffaele Lombardo non possono esserci dubbi sul dove sta la lotta per la legalità". In Sicilia si dà tutto per scontato. Secondo lei? "Secondo me non è detto che Lombardo vinca le elezioni. Finocchiaro e Borsellino insieme potrebbero davvero essere l'inizio del cambiamento. In Puglia nessuno avrebbe scommesso su Vendola: invece gli studenti andarono in massa alle urne e fecero la differenza. Voglio essere ottimista...". Se lei fosse un votante di An, come si sentirebbe? "Male, malissimo. Il sincero votante di An, conservatore, si sente dire che Mangano è un eroe, Bossi tira fuori i fucili e non canta l'inno di Mameli, in Sicilia c'è Lombardo che è sostenuto da Cuffaro... Facciamo conto che il sincero conservatore sia anche tifoso della Roma, ma dài, come fa a votarli?".

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Il pensionato: A Roma ho votato 5 volte Pd 80 anni il prossimo ottobre: da Berlusconi un atteggiamento pericoloso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il pensionato: "A Roma ho votato 5 volte Pd" 80 anni il prossimo ottobre: da Berlusconi un atteggiamento pericoloso / Roma ma.ier. Quartiere San Lorenzo, a due passi dall'Università "La Sapienza" di Roma e la stazione Termini. Franco, 80 anni il prossimo ottobre, esce dall'edicola e affretta il passo: "Sì, vado al seggio e mi devo sbrigare, ho un pranzo in famiglia", spiega. La sua sezione elettorale è alla scuola media "Giosuè Borsi". Il pensionato entra e sale al primo piano. Quando esce è già passato mezzogiorno. "Com'è andata? Ho messo 5 ics. Punto". È difficile far parlare un elettore. La domanda, "per chi ha votato?" spesso viene elusa dietro facce assenti seguite dal solito ritornello: "Il voto è segreto". Ma il signor Franco non è di questa pasta. "Non ho mica problemi a dirle chi ho votato. Un solo partito, il Piddì". La conversazione si fa subito politica e piena di distinguo. "Non sono un iscritto ai diesse e non ho partecipato alle primarie del Partito democratico. Non ho mai saltato un appuntamento elettorale, tranne nel 1992, dopo lo scioglimento del Pci. Un'assenza dall'urna per segnare il mio distacco dalle cose che stavano avvenendo, soprattutto a sinistra". Poi il pensionato motiva così quelle 5 ics sul Pd. "Berlusconi ha manifestato un atteggiamento pericoloso: ha definito il Capo dello Stato un presidente di parte. Ma neppure Veltroni mi soddisfa - precisa -. Aveva detto: "vado da solo", ma poi si è alleato con un personaggio non affidabile come Di Pietro. Ora mi scusi, ma devo proprio andare a casa".

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I big al voto: applausi per Napolitano, niente battute per Silvio Casini al seggio con tutta la famiglia, Veltroni dimentica la matita, D'Alema scherza: VIncerà la Roma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del I big al voto: applausi per Napolitano, niente battute per Silvio Casini al seggio con tutta la famiglia, Veltroni dimentica la matita, D'Alema scherza: "VIncerà la Roma..." di Marcella Ciarnelli / Roma GIORGIO NAPOLITANO e la moglie Clio hanno votato qualche minuto prima delle 11 al consueto seggio elettorale di via Panisperna, non lontano dalla loro casa di sempre e da quella "ufficiale" che li ospita da quasi due anni. Strette di mano, saluti, il richiamo di tanti vecchi amici. I coniugi Napolitano vivono nell'antico rione Monti da oltre cinquant'anni. E il voto nella scuola Margherita di Savoia è stata anche l'occasione per rivedere tante persone conosciute negli anni. Con molti il presidente e la signora, salutati dal caloroso applauso degli elettori in quel momento presenti, si sono fermati a scambiare quanche parola. Poi il Capo dello Stato, rispettoso del momento elettorale, ha preferito andare via. "Non facciamo perdere la concentrazione a chi vota...". Il Presidente della Repubblica è stato il primo tra le alte cariche dello stato e tra i big della politica ad assolvere al suo dovere di elettore. Il presidente del Senato, Franco Marini, ha votato in serata nello stesso seggio ai Parioli in cui in mattinata aveva votato Pierferdinando Casini che si è presentato accompagnato dalla sua numerosa famiglia, compreso il piccolo Francesco che ha solo dieci giorni. Il leader dell'Udc ha fatto una mezz'ora di fila assieme a tutti gli altri votanti "ma è l'unica fila che fa piacere fare anche se si è sempre un po' tesi". Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti si è presentato nel pomeriggio con la moglie Lella al seggio di via Novara. "Mi aspetto buone cose" si è limitato a dire. I due candidati premier più accreditati, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi hanno votato a Roma e a Milano, l'uno nei pressi di casa sua, lo stesso dove poco dopo ha votato Gianfranco Fini. L'altro nel seggio vicino alla casa che fu della mamma e dove ancora conserva la residenza. Se al leader del Pd è mancata la matita per cui ha dovuto far marcia indietro dalla cabina per recuperarla, a quello del Pdl non è venuta meno la voglia di fare battute. Questa volta non si è azzardato a parlare di politica ma si è a lungo intrattenuto con un giovane supporter rossonero, Daio Janik, accompagnato dalla madre di origine polacca. "Anch'io ho un nipotino di tre anni. Ho passato la notte tenendolo in braccio" ha detto il Cavaliere scegliendo la versione buon nonno di famiglia per intenerire eventuali indecisi. A Bologna ha votato il premier uscente, Romano Prodi. Il ministro Massimo D'Alema ha votato in mattinata alla scuola media statale "Col di Lana" e poi si è fermato con gli scrutatori per chiedere notizie sull'affluenza alle urne. Nessun pronostico se non uno calcistico: "Vincerà la Roma 2 a 1 e ci sarà un gol di Totti". La Roma ha poi vinto 3 a 1 il che va a compensare l'errore di previsione sul gol del Capitano. Antonio Di Pietro ha votato a Curno e, senza nominarlo non ha mancato di attaccare Berlusconi. I big sono andati alle urne quasi tutti in mattinata. Umberto Bossi si è presentato di pomeriggio al seggio amareggiato per la sconfitta dell'Atalanta "disgraziati che hanno perso con la Roma e perso con il Milan". Nessuna parola sul voto. Gli aspiranti sindaci di Roma in ple position sono andati al seggio anche loro prima di pranzo. Francesco Rutelli accompagnato dalle figlie, la diciottenne Serena al primo voto, Gianni Alemanno alla Balduina non ha rinunciato alla battuta "ho avuto un attimo d'incertezza". Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi, onnipresente in tv, ha avuto la riprova al seggio di non avere ancora conquistata la popolarità che vorrebbe. Un'elettrice l'ha apostrofato: "Bondi si faccia fotografare fuori dal seggio". Il comunicatore scambiato con il poeta. Accade.

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La prima volta del Pd. E di Veltroni Dopo il voto, il candidato va a pranzo con moglie e figlie e poi al cinema: Non pensarci , di Zanasi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La prima volta del Pd. E di Veltroni Dopo il voto, il candidato va a pranzo con moglie e figlie e poi al cinema: "Non pensarci", di Zanasi di Bruno Miserendino/ Roma RIPOSO E SPERANZE Assicurano che ieri non abbia nemmeno tempestato di telefonate i collaboratori. Contatti sì, per scambiare previsioni e speranze, che a giudicare dagli ultimi segnali, sono buone. Ma tutto sommato, dopo due mesi d'inferno, per il candi- dato Veltroni è stata la prima giornata di riposo. Non ce ne saranno molte altre a breve, perchè da oggi pomeriggio si ricomincia e la partita entra in una fase tutta nuova. Sì, Veltroni è tranquillo, perchè comunque vada, e potrebbe andare molto bene, lui ha fatto tutto quello che poteva. Per questo si è goduto la giornata a base di famiglia e cinema. Indicativa la scelta del film: "Non pensarci", di Gianni Zanasi, protagonista Valerio Mastandrea, storia a cavallo tra risate e malinconia. Prima il dovere, ovviamente. Ieri mattina, come previsto, si è presentato con famiglia, la moglie Flavia e le due figlie, al seggio di via Novara, al quartiere Trieste, lo stesso di Bertinotti e Fini (che infatti ha votato più o meno alla stessa ora, ma in un'altra sezione): qui primo piccolo ma obbligato bagno di folla, con strette di mano e incoraggiamenti durante il quarto d'ora di fila, comprensivo di "in bocca al lupo" cui ha risposto, scaramanticamente, "crepi". Poi due siparietti: nella confusione del momento gli hanno consegnato le schede ma non la matita e così è tornato indietro per chiederla. E mentre aspettava che votassero moglie e figlia grande (la piccola non ha ancora l'età) ha accompagnato dal marito una signora anziana, che nella confusione si era persa. "Dice che deve portarla in discoteca", ha scherzato Veltroni. Al contrario di quanto fece l'altra volta "il principale esponente dello schieramento avverso", nessuna dichiarazione fuori dal seggio: un laconico "tutto bene" a una giornalista francese e un "siamo arrivati alla fine", rivolto a un conoscente. Seguito di giornata in famiglia, pranzo alla Limonaia di Villa Torlonia, con tanta gente che lo ha salutato e incoraggiato. Poi il cinema, in attesa della maratona di oggi, che Veltroni passerà al loft di piazza sant'Anastasia, seguendo in diretta lo spoglio con Franceschini e i collaboratori. Per i giornalisti è stata allestita in un edificio vicino una grande sala stampa, dove però il leader del Pd dovrebbe arrivare molto tardi, quando la tendenza del voto sarà chiara. A meno che questa risulti definita abbastanza presto, solo che al momento lo prevedono in pochi. Nelle ultime ore simpatizzanti e militanti stanno facendo un ultimo sforzo a colpi di sms verso amici e conoscenti per convincere al voto indecisi e tentati dall'astensione. La partita si gioca sul filo in almeno cinque regioni: Abruzzo, Liguria, Lazio, Sardegna e, a quanto pare, anche Calabria. Prima era data al centrodestra, adesso la forbice si starebbe accorciando di molto. Un'incertezza che rende difficile al momento una previsione. A seconda di come andrà il voto in queste regioni cambia lo scenario al Senato e quindi quello delle elezioni. Infatti rispetto a due anni fa gli schieramenti sono più di due e chi supera l'8% regionale può accedere al riparto dei seggi: se ne deduce che in un contesto del genere non solo è più difficile raggiungere la maggioranza ma anche prevedere la ripartizione finale dei seggi. Questo spiega perchè la tendenza e anche la composizione del Senato potrebbero risultare chiare solo se uno schieramento avesse un vantaggio percentuale di almeno 6-7 punti, cosa che pochi credono. Al loft sperano, perchè sentono di aver mandato negli ultimi giorni i messaggi giusti, mentre Berlusconi è apparso nervoso e poco convincente nelle sue performances televisive e soprattutto in alcune dichiarazioni. Se alcuni segnali verranno confermati la partita del Senato sarà complicatissima. In assenza di maggioranze chiare in entrambe le Camere, la porta di palazzo Chigi risulterebbe sbarrata sia a Berlusconi che Veltroni. Tuttavia, implicitamente, il leader del Pd risulterebbe in ogni caso il vincitore politico delle elezioni. Con ogni probabilità porterà la "nuova creatura" a un risultato molto superiore a quella dell'Ulivo di due anni fa e avrà recuperato un gap che all'inizio della corsa sembrava incolmabile. Il partito è nato sei mesi fa, una sconfitta elettorale cocente l'avrebbe ucciso in culla. A quanto pare ha una lunga vita davanti.

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Più donne al governo in Europa Torna la normalità Dai Paesi nordici a Francia e Spagna Ma l'Italia resta il fanalino di coda (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Più donne al governo in Europa "Torna la normalità" Dai Paesi nordici a Francia e Spagna Ma l'Italia resta il fanalino di coda di Marina Mastroluca "È UN RITORNO ALLA NORMALITÀ" Sorridente con le sue camicie premaman Carme Chacon, prima ministra spagnola della Difesa, smorza l'eccezionalità dell'evento con una frase. "Le donne sono la metà della popolazione e l'anomalia - dice - è piuttosto la loro esclusione da alcuni posti di responsabilità". Più donne che uomini, nove a otto nel nuovo governo Zapatero, già folto di ministre nella precedente legislatura. Una vicepremier e un ministero di peso, non solo fiori all'occhiello, un impegno per il futuro con un dicastero ad hoc per promuovere l'eguaglianza. "Ho sempre creduto al valore pedagogico degli atti di governo", dice Zapatero. Tornare alla normalità, fatta per metà di donne, come è nella vita ma raramente nelle stanze dei bottoni e meno che mai in Italia, fanalino di coda in Europa: 16,1% di presenze femminili in parlamento, più folte nei partiti del centro-sinistra, contro una media Ue del 22% e punte d'eccellenza nei paesi nordici, da sempre esempio di democrazia (in Svezia si arriva al 48%, ma qui l'equilibrio di genere è un dogma). Quanto al governo, anche il centro-sinistra che pure ha fatto un pienone rispetto al passato non è andato lontano: sei ministre su 25, nessuna con un ruolo-chiave, con rare eccezioni un male comune ad altri Paesi Ue. Per il futuro stiamo alle promesse elettorali: Berlusconi annuncia 4 ministre su 12 se dovesse vincere, Veltroni il numero più alto mai visto nella storia della Repubblica. Zapatero ha voluto dare un segnale alla Spagna intera, ma è dagli '80 che il Psoe ha introdotto le quote nell'elezione degli organismi interni. Il problema c'è e non è solo Madrid ad averlo notato. Uno studio della Commissione europea, pubblicato il mese scorso, nota come la presenza delle donne, per quanto aumentata, in governi e parlamenti sia lontana da quella "massa critica" del 30% che rappresenta in termini numerici la capacità di influenzare le decisioni politiche. Metà della popolazione del continente è sotto-rappresentata, in Italia più che altrove, un problema che diventa sostanza politica. A salire ai piani del governo, però, l'eccezionalità italiana spicca ancora di più, per l'impermeabilità della politica al suo ruolo di indirizzo: di buon esempio se vogliamo. Non c'è solo la Finlandia dove un governo di centro destra conta 12 ministre su 20 e una presidente donna Tarja Halonen: l'opposizione socialdemocratica se ne è comunque lamentata, perché Esteri, finanze e difesa, i pezzi pregiati, sono comunque finiti in mani maschili. O la Norvegia dove pure nel governo di centro sinistra ci sono più donne che uomini, 10 contro 9 e dove il governo è determinato a spezzare le rendite di posizione maschili anche nei consigli d'amministrazione delle imprese private. Nella Grande coalizione di Angela Merkel c'è una donna ogni tre uomini, nel governo di centro destra di Sarkozy sono 7 su 15, nel numero anche Michele Alliot Marie, ministra dell'Interno, uno dei dicasteri pesanti e Rachida Dati alla Giustizia. Sette su quindici anche in Belgio, mentre il premier laburista Gordon Brown si è fermato a 5 su 17, affidando però gli Interni per la prima volta a una donna, Jacqui Smith. Sono segnali, che non fotografano il "ritorno alla normalità" in tutte le stanze del potere, ma almeno lo suggeriscono. Segnali come quelli che il Parlamento europeo ha sollecitato nel gennaio scorso, chiedendo agli Stati membri di promuovere la presenza delle donne nei consigli d'amministrazione: per un pugno di voti, del Ppe, non è stato approvato il modello su base obbligatoria, come quello introdotto dalla Norvegia. Dal 31 dicembre dell'anno scorso le imprese norvegesi che non garantiscono la presenza ai vertici amministrativi del 40% di donne rischiano la chiusura. Provvedimenti troppo drastici? Da noi la questione non si pone, il 90% dei posti di responsabilità è comunque in mani maschili. Nelle aziende non va meglio che altrove: dove ci sono donne, sono mogli, madri, figlie, comunque membri della famiglia titolare dell'impresa. La "normalità" è una meta ancora lontana.

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L'Italia rompa il monopolio maschile del potere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del CHIARA SARACENOLa sociologa: da noi c'è una delle classi politiche più fossilizzate, anche per età. Sbagliata la definizione di quote "L'Italia rompa il monopolio maschile del potere" di Marina Mastroluca "Non è questione di quote ma di norme contro il monopolio maschile della politica". Visto con gli occhi di Chiara Saraceno, sociologa, docente all'Università di Torino, il neonato governo Zapatero non potrebbe essere più lontano dall'Italia, con una forte, dichiarata presenza delle donne anche in un ministero pesante. "Quello è stato il massimo, mettere una donna incinta al settimo mese alla Difesa. Mentre da noi alle donne si lasciano ministeri leggeri leggeri, a volte praticamente inventati". Perché un governo al femminile succede solo nei Paesi degli altri? "La classe politica spagnola, e Zapatero in particolare, si è concentrata nell'enfatizzare i diritti civili, l'uguaglianza, almeno come opportunità se non sul piano delle politiche sociali. Quello che impressiona è che la Spagna che si è affacciata più tardi di noi alla democrazia sia molto più veloce nel seguire i cambiamenti della società. Il fatto è che noi abbiamo una delle classi politiche più fossilizzate, anche per età. L'ultimo cambiamento di ceto politico c'è stato con l'ingresso di Berlusconi, ma ormai anche quello è datato: una volta lì, guai a chi si muove". In campagna elettorale si è parlato di percentuali di rappresentanza, Berlusconi arriva al 33%, Veltroni promette "il più alto numero di donne" mai visto al governo. "Non c'è stata finora una differenza sostanziale. Sinistra e centrosinistra magari fanno grandi dichiarazioni di principio, ma poi la presenza delle donne diventa l'ultima cosa da prendere in considerazione. Al momento delle decisioni emerge il fatto che il nostro è un ceto politico maschile monopolistico. Bisognerebbe semmai chiedersi perché l'emarginazione delle donne non riesce a diventare un tema prioritario della politica in Italia". Perché secondo lei? "In parte per la nostra cultura, che è vecchia, preoccupata solo di salvaguardare rendite di posizione che sono in larga parte maschili: c'è sempre qualche altra priorità, che si chiami equilibrio della maggioranza o altro. Quando venne formato il governo Prodi io scrissi alle donne che non avrebbero dovuto accettare quel poco che era stato offerto, che avrebbero dovuto protestare come hanno fatto altri. Ma anche qui, e io lo posso capire, è prevalsa la paura di perdere quello che con tanta fatica si era riuscito ad avere". Quindi la questione non è prioritaria nemmeno per le donne? "Lo è a livello individuale. Ma non riusciamo - mi ci metto anche io come italiana - ad articolare una protesta, non facciamo paura, non abbiamo potere negoziale. Ne aveva di più un Mastella, o un Bossi. Anche in questa campagna elettorale sarebbe stato utile se avessimo esplicitato con un'azione pubblica la possibilità di non votare. E invece anche le donne nell'assemblea del Pd non sono riuscite a farsi sentire, a far valere il loro peso: non c'è stata una protesta organizzata per ottenere una presenza più significativa nelle liste nelle posizioni che contano. Paghiamo anche anni di un certo femminismo che guardava con disprezzo al potere, squalificando il discorso della rappresentanza delle donne". In Norvegia hanno imposto una presenza obbligatoria delle donne nei consigli d'amministrazione delle imprese, anche private. In Spagna già dagli anni 80 il Psoe ha introdotto le quote al suo interno. Non spetta alla politica indirizzare il cambiamento anche con le quote rosa? "Innanzi tutto bisognerebbe smetterla di chiamarle così: sono politiche antimonopolistiche. Non è un dettaglio, è una questione sostanziale. Se avessimo la stessa situazione di monopolio che c'è nella politica in altri settori sarebbe dichiarata fuorilegge. Le quote protette non sono quelle delle donne, ma quelle attuali degli uomini, ulteriormente enfatizzate dalla legge elettorale in vigore: qualcuno sceglie chi può entrare e chi no. Quello che dobbiamo dire con chiarezza invece è che questo monopolio maschile è altamente lesivo della democrazia e per questo combattuto".

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Gli incerti? Voteranno Pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Gli incerti? Voteranno Pd David Grieco Sono fermamente convinto che Walter Veltroni e il Partito Democratico vinceranno queste elezioni. E vorrei provare, anche a costo di coprirmi di ridicolo agli occhi dei sondaggisti, a spiegare perché. Premetto che non posseggo nuovi sondaggi. Sono fermo, come tutti, agli ultimi sondaggi pubblici del 28 marzo scorso che indicavano, chi più chi meno, il PDL e la Lega al 44% e il PD e l'Italia dei Valori al 40%. C'erano circa 4 punti di scarto. Ma c'erano soprattutto 3 italiani su 10 che non sapevano se sarebbero andati a votare o per chi avrebbero votato. Sono convinto che ad un appuntamento elettorale così cruciale per le sorti del nostro paese si presenteranno a votare almeno 8 italiani su 10. Quindi, almeno un italiano su dieci sfuggito finora a qualunque sondaggio finirà per esprimere la sua preferenza. Non penso naturalmente che il PD e l'Italia dei Valori saliranno del 10% (dal 40% al 44%) e che il PDL e la Lega scenderanno del 10% (dal 44% a circa il 39,6%). Penso però che le quotidiane, agghiaccianti affermazioni di Berlusconi e dei suoi alleati abbiano dato un gustoso assaggio di quale invivibile scenario si presenterebbe qualora tornassero al governo. Rispetto al passato, non c'è più nessun possibile equivoco. Dopo l'allontanamento di Casini, la coalizione di Berlusconi è più di destra che mai e ha fatto ostinatamente campagna sempre più a destra, cercando ogni giorno di dimostrare di essere più fascista di qualunque altro erede del fascismo. È lecito pensare che il voto degli indecisi si concentrerà quasi esclusivamente sulle coalizioni maggiori. Chi decide di votare all'ultimo minuto, vincendo quel senso di frustrazione che lo rendeva apatico e scettico, di solito credo lo faccia pensando di poter essere veramente determinante. Inoltre, c'è da considerare che i più indecisi scelgono di solito l'offerta più nuova, come ha dimostrato lo stesso Berlusconi nel'94. Quindi, tornando al nostro 10% di indecisi, ritengo che una minima parte di essi favorirà la coalizione di Berlusconi. Lo dico perché gli indecisi sono solitamente i più moderati. Chi ha una posizione politica estrema, lo dice la parola, è sempre molto deciso. Pertanto, se il rapporto di forze tra PD e PDL presso questi indecisi si potesse quantificare in un realistico 6 a 3, lasciando un 1 per le altre forze politiche, ecco che il vantaggio di Berlusconi sarebbe pressoché annullato. Però, esistono altri elettori che i sondaggi non riescono a fotografare. E sono tanti. Sono circa 4 milioni e rappresentano quasi un altro 10%. Sono gli italiani all'estero, quelli sì decisamente stanchi di vergognarsi di Berlusconi. Hanno già fatto vincere Prodi in extremis nel 2006. E sono pronto a scommettere che ci verranno in soccorso ancora una volta, ma in modo ancora più netto, in nome di un'Italia più giusta, più moderna, più democratica e più europea.

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Le mille facce del popolo del Pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Le mille facce del popolo del Pd Lidia Ravera P oche ore e sapremo se in Italia può cambiare qualcosa oppure se si resta lì, nel paese-pantano, a gracidare le nostre rimostranze, come ranocchie. Poche ore e in tanti si cerca di utilizzarle, affannosamente, per convincere i più riottosi, i delusi più radicali, quelli che sognano un mondo perfetto e in questo non hanno più voglia di investire un po' di fiducia e di ottimismo. L'ho fatto anch'io. Ho scritto, mi sono rimpinzata di posta elettronica, ho telefonato. Ho cercato di condividere con il massimo numero possibile di interlocutori, le buone vibrazioni percepite venerdì sera, in Piazza del Popolo, sotto gli ombrelli, fra le bandiere della democrazia, più verdi e bianche che rosse, una fra centomila, mentre guardavo facce vecchie e facce nuove. Ho detto a quelli che non sono venuti e mi chiedevano chi c'era: c'erano, come sempre, gli irriducibili della partecipazione civile, teste grigie, frangette trattate all'hennè, donne così simili a me, che anche se non le conosco le saluto, mi salutano. C'erano uomini senza fretta, senza cravatta, sorridenti. Ma c'erano anche, proprio vicino a me, ventenni con il piercing, uno alla narice, uno sul sopracciglio, calzoni col cavallo basso, capelli rapati, capelli arruffati. C'erano facce mai viste. Ho detto: guardate che, forse, non siamo più soli a rappresentare la cultura della piazza, noi ragazzi degli anni settanta, nella nostra ostinata mezz'età. Forse Veltroni ce l'ha fatta a comunicare un po' di speranza, ossessionato com'è dalla necessità di rottamare il passato, è riuscito a far partire un invito importante: voi che avete tutta la vita davanti e, come nel bel film di Virzì, il rischio di non riuscire a farne niente, venite con noi. Venite a pretendere quello che vi spetta. È qui la festa. Qui, in questa piazza stipata e silenziosa, fra gente diversa per storia, provenienza, generazione che, tuttavia, applaude negli stessi momenti, festeggia le stesse frasi. Fischia gli stessi personaggi, smette di fischiare perché Veltroni ci tiene a far fare pure a noi bella figura (i più educati, i più rispettosi, i perfezionisti della democrazia) e però, in uno spontaneo chiacchierare col vicino, lamenta di non poter fischiare nemmeno Mangano, nemmeno la Lega e i suoi fucili immaginari, nemmeno chi manca di rispetto al mitico Totti (la commozione intergenerazionale raggiunge un diapason quando Veltroni racconta la disponibilità del "pupone" a visitare bambini malati, a dare soldi per l'assistenza degli anziani, e il tutto senza pubblicità, sobriamente), nemmeno Berlusconi, magari anche senza nominarlo. L'ho detto, ho raccontato quell'atmosfera ai miei figli e ai loro amici, che, per la prima volta, dopo anni di rifiuto della delega ai partiti, nonostante una certa sensibilità alla politica, andranno a votare. Ho raccontato che, a un certo punto, tutti hanno chiuso gli ombrelli per avere le mani libere, per poter applaudire, per poter vedere, sul megaschermo, non soltanto Walter, ma anche le panoramiche delle telecamere sulla profondità della piazza. Facce riprese in primo piano: tutte diverse, tutte simili. Tutte con una specie di sorriso stupito: sta a vedere che ce la facciamo davvero. Facce note (Furio Colombo, Sandro Petraglia, Francesca Archibugi, Paolo Virzì.) e facce anonime, espressioni tese all'ascolto, a non perdere una parola di un comizio che è una ricognizione dei grandi temi di questa strana campagna elettorale. Sarà quella tensione che unifica, sarà la facilità con cui Veltroni femminilizza lo stile comiziante mirando a mettere in moto l'emozione, ma sento che c'è "qualcosa di nuovo nell'aria, anzi di antico": un senso di emergenza e di condivisione, forse di condivisone di un'emergenza. L'Italia è un paese malato, bisogna amarla e curarla, non disprezzarla e scappare altrove (tentazione di molti fra i migliori, stanchi di imbrogli e nostalgici di un po' di meritocrazia). L'Italia è una paese malato, non si deve far finta che sia sano. Il male va diagnosticato con precisione e quindi sconfitto. Il male non è soltanto il mai nominato cavalier Berlusconi, sempre più simile a un personaggio dei fumetti, una maschera comica, un po' consunta, che ci è venuto a noia anche come argomento di conversazione. Il male è quest'ultimo quarto di secolo: la corruzione, l'indifferenza, la politica autoreferenziale, la televisione balorda e lottizzata, l'incultura, la glorificazione della furbizia, il consumismo che ignora il limite, l'ossessione dello svago, la logica degli abusi condonati, il rifiuto dell'equità fiscale, la mentalità mafiosa, il nepotismo, l'egoismo eletto a stile di vita, l'abitudine ad assolvere sempre e comunque se stessi, senza rigore, senza severità, la rassegnazione a vivere facilmente e casualmente, senza principi, senza sacrifici, in una gioconda immanenza che, alla fine, ci lascia tutti più fragili e più soli. Più disperati. È questo, il male. E mentre Walter Veltroni, con il suo programma di moderna santità (stiamo insieme, lavoriamo insieme, vogliamoci bene) , nell'ultima tappa del suo puntiglioso viaggio elettorale, unificava la piazza nel sogno di una democrazia normale, realisticamente impegnata ad aiutare i poveri e migliorare i ricchi, ho sentito la mia petulante vocetta interiore, pormi la seguente domanda: e se fosse questo, il modo nuovo di essere di sinistra, e se davvero, a comunismo defunto e prossimo all'oblio, l'unica rivoluzione possibile fosse nascosta fra le pieghe di questo comizio-predica, che invita gli individui-massa a essere giusti, equanimi, altruisti e collaborativi? Ad avere il senso dello Stato, a difendere le Istituzioni, a lottare per la piena applicazione della carta costituzionale? Attorno a me, mentre dialogavo con la mia vocetta-grillo parlante, donne e uomini e anziani, di tradizione comunista e cattolica e liberale, ragazze e ragazzi al primo impegno, lontani dall'impaccio dell'esperienza, improvvisamente, si sono messi a battere le mani, con forza, con convinzione. Veltroni parlava di legalità. E di lotta alla criminalità organizzata. Ho battuto le mani anch'io, ho guardato la ragazza vicino a me, che avrebbe potuto essere mia figlia, l'ho guardata mentre applaudiva, sognando un Italia senza Mafia e senza mafiosi. io alla sua età sognavo un Italia senza capitalismo e senza padroni. Il sogno mio giovanile è risultato, poi, piuttosto irrealizzabile. Vediamo se va meglio con questo. Magari sì. Magari. si può fare.www. lidiaravera.it.

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L'anomalia italiana (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del L'anomalia italiana Maurizio Chierici Segue dalla Prima I l governatore di New York ha perso il posto per aver frequentato una squillo sette anni fa. Vergogne sconosciute nel bel paese dove gli imbrogli raggiungono la nostra vita eppure nessuno se ne meraviglia. Fanno finta di niente i nostri vicini di casa, sorriso da persone normali, garbo di chi non sopporta l'arroganza dell'automobilista arrogante ma sceglie di fidarsi di chi lancia segnali alle mafie. Messaggi senza maschera, dichiarati con allegria in ogni Tv. La fragilità di non guardare o guardare e dimenticare non riguarda solo le cravatte Forza Italia. Milioni di elettori fanno finta di non vedere. Pendolari in treno quando è ancora buio, operai che timbrano, insegnanti dimenticati nelle scuole dimenticate o chi apre negozi o chi arriva in ufficio col fiato in gola, o pensionati dalle tasche vuote per non parlare di commercialisti, avvocati, elettrici, idraulici. Come possono sperare nel recupero della dignità fidando nel tornaconto di signori che si candidano nel nome del popolo della libertà perché se non entrano in parlamento entrano a San Vittore? La democrazia privatizzata non li spaventa; il sonnifero delle Tv di plastica li acquieta. Gelli aveva visto giusto trent'anni fa quando era andato a trovare Berlusconi assieme a Ortolani e Mino Pecorelli (ricattatore assassinato) il quale ne registrava i colloqui su taccuini difficili da smentire. I maestri P2 offrivano capitali ("in Svizzera") per inventare la televisione privata indispensabile al "cambiamento del paese". Bisognava abituare le folle all'obbedienza al piccolo schermo; svagarle giorno dopo giorno affinché non pensassero lasciando guidare dagli spot. Assieme a Berlusconi si iscrivono alla P2 tanti onorevoli, carabinieri, guardie di finanza, magistrati che fanno comodo nei processi e giornalisti ancora sulla cresta dell'onda. L'impero Finivest- Mediaset e l'Italia delle creature doc cominciano così. Apparire anziché pensare, qualche giorno da leone e poi si muore coi soldi in tasca. Sonno eterno nel mausoleo da scavare in giardino, Berlusconi insegna. Se la cultura è fragile e l'arricchimento recente, il sogno degli elettori della libertà si aggrappa al diventare berlusconini nelle province senza lustrini. La gestione degli interessi pubblici (interessi degli "altri") non fa parte del programma arricchire-spendere, bandiera del principe dei brianzoli. La libertà promessa è una libertà personale: svangare le tasse, far lavorare in nero, vincere appalti. La trasformazione dei partiti moderati da contenitori di idee a raccoglitori di consensi, costi quel che costi, può favorire la rete di amicizie ben disposte a sincronizzare la politica coi tornaconti personali. Sfogliando lo Stendhal della "Certosa di Parma" siamo cresciuti con la serenità dell'abitare un paese liberato del fascismo che non era solo camice nere, ma prevaricazioni quotidiane; cresciuti contenti della protezione delle regole fissate dai costituenti per permettere alle nuove generazioni di fare progetti sfuggendo alle ombre lugubri dell'autocrazia sepolta nel passato. Quasi due secoli prima Stendhal attraversava l'Italia con qualche precauzione: "Non bisogna mescolare la sua politica con le sue opere letterarie. La politica risuona come uno sparo nell'armonia di un concerto. Politica grossolana, volgare, impossibile da ignorare e siamo costretti a parlare di cose orribili". Era lo stivale segmentato negli intrighi di piccole corti che le piccole patrie delle leghe voglio riesumare. Possibile, si chiedeva Stendhal, che gli italiani fingano di non vedere le cose orribili? La domanda torna nel giudizio dei giornali stranieri, oggi, non due secoli fa. Irridenti, a volte di cattivo gusto nel descrivere "l'omino che parla truccato come la mummia di Lenin", "decadenza non economica ma morale", "mai il paese dell'autostima è caduto tanto in basso". "Alcuni politici italiani considerano mafia e camorra fenomeni che appartengono al folclore. Meno male che gli spagnoli non sorridono quando si parla dell'Eta". "L'irruzione di Berlusconi ha fomentato il corporativismo sociale. Nessun italiano è disposto a rinunciare ai piccoli o grandi privilegi quando Berlusconi rassicura che si può fare tutto". Stern, Washington Post, New York Times, Le Monde, Guardian. Il Pais di Madrid riconosce che c'è un'altra Italia: non si arrende e civilmente continua a cercare. L'Italia di Veltroni. L'Italia di Roberto Saviano, scrittore di "Gomorra", di Rizzo e Stella, giornalisti della "Casta". Altri ricordano Giorgio Bocca e rimpiangono Norberto Bobbio. "L'impegno di Veltroni di ridare speranza al centro sinistra è coraggioso ma difficile come è stato difficile l'impegno di Prodi". Non è dunque un paese abbandonato alle mani dei berlusconini, ma i berlusconini sono tanti, e non argomentano. Ripetono come dischi rotti le parole d'ordine della casa madre. Non solo piccoli elettori dalla cultura fragile, ma imprenditori dalle spalle grosse, scatenati nell'imitazione dell'uomo del miracolo. Banale tranche de vie: due domeniche fa, bassa padana, un industriale che ha ereditato il successo del padre (democristiano d'annata) fa festa nella nuova casa di campagna. Accompagna noi ospiti a visitare le stanze ma non vuole aprire la camera da letto: mobili disegnati da "un'architetta comunista". In un posto così non dormirà mai. "Ho chiesto a Silvio il favore: mandami il tuo architetto. Gli sgorbi marxisti li regalo alla parrocchia". E poi a cena ad ascoltare il ripetere di barzellette e sberleffi dell'idolo che dal pulpito bombarda gli avversari. Risate e battimani fanno capire che per un certo tipo di persone la cosa importante della vita non sempre è l'avere tanti soldi, ma seguire appassionatamente la gente che tanti soldi li ha. I figli dell'ospite studiano negli Stati Uniti: ecco la speranza. Stanno forse sfogliando il libro dell'economista Paul Krugman: "Dopo Bush". Krugman dimostra come negli ultimi trent'anni, a partire dal primo Reagan, i giochi del mercato, globalizzazione e privilegio delle corporazioni, hanno creato una élite minoritaria che isola nel disagio gran parte della popolazione del primo paese del mondo. Le disuguaglianze stanno diventando ingombranti e l'equilibrio sociale viene minacciato dall'inquietudine della piccola borghesia dalle tasche ormai vuote. Bisogna dire che il nostro giudizio e le nostre paure possono non corrispondere alla realtà. Sono giorni emozionati dal voto. Continuiamo a guardare le stesse Tv, mangiare nelle stesse trattori e fra qualche mese nuoteremo nello stesso mare dei berlusconini che stanno sognando la vittoria. Letture e impegno morale diversi, anche se le diversità - lo sappiamo - possono diventare di gomma. Gran parte degli elettori appartengono alla zona grigia di chi non sempre trova il coraggio di dire: adesso basta. E quando si manifestano, le maggioranze silenziose precedono le crisi e avvelenano la società. Il problema attraversa i tempi con lo stesso dubbio: in quale circostanza diventiamo maggioranze silenziose ? Ricordo la Milano anni 70, De Carolis (per caso P2) e i cortei delle signore, scarpe e tailleurini griffati. Le minoranze del buon senso non sempre rispondevano nel modo giusto. L'eccitazione prevaleva sul realismo. Radicalismi esasperati lievitavano le diffidenze. Piano, piano gli autocrati sono tornati. Lasciamoci allora guardare da chi ci guarda dalla fine del mondo, il suo mondo di teologo luterano impiccato nell'aprile '45, lager di Flossemburg. Dietrich Bonhoeffer aveva 39 anni. Nel diario ricorda il silenzio delle città obbedienti ai dogmi disumani del nazismo. Si adeguavano festeggiando. Fingevano di non capire quale destino i pieni poteri stavano disegnando. "Si ha l'impressione che la stupidità non sia un difetto congenito, ma piuttosto che in circostanze determinate gli uomini vengano resi stupidi, ovvero si lascino rendere tali. Osservando meglio si nota che qualsiasi ostentazione di potenza, politica o religiosa, provoca l'instupidimento di gran parte degli uomini. Perché la potenza dell'uno richiede sempre la stupidità degli altri". 8 luglio 1944. Quattordici aprile 2008, stiamo aspettando. mchierici2@libero.it.

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Par condicio A Buona Domenica la vedova di Almirante Cara Unità, chiedo a voi se ie (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Par condicio A Buona Domenica la vedova di Almirante Cara Unità, chiedo a voi se ieri pomeriggio (17,30 circa) è stata del tutto casuale l'intervento a Buona Domenica su Canale 5 di Donna Assunta Stramandinoli (vedova Almirante) la quale ha potuto ledere i principi della Par Condicio in quanto il suo intervento, ha potuto influenzare persone inducendole a votare in un determinato modo. Inoltre con parlare molto velato, ha fatto degli excursus sul passato con chiari riferimenti al comportamento degli uomini della destra. In ragion di ciò, chiedo a Voi se quello che ho visto è lecito oppure no. Tutto questo l'ho chiesto pure all'unità "Par Condicio" al numero 800 282202 i quali mi hanno detto che stavano già monitorando la trasmissione. In attesa di riscontro in merito, porgo cordiali saluti. Vincenzo D'Orsi, Napoli Par condicio /2 Su Italia1, battutine su Totti, Rutelli e Veltroni Cara Unità, ieri pomeriggio nel programma di Italia1, Guida al campionato, quindi un programma sportivo, hanno, sotto forma di battute, preso in giro Totti e Rutelli, apostrafato Veltroni come venditore di balle o simile, e irriso la sinistra critica. L'uso strumentale di una trasmissione sportiva in giorno di silenzio elettorale è legittimo? Vito Quarato Ho comprato dieci copie e le ho regalate Ho esagerato? Cara Unità, sono da poco passate le 8 del mattino e ho appena concluso il mio giro di diffusione straordinaria de l'Unità. Oltre alla mia ho acquistato 9 copie e le ho recapitate ad altrettanti miei amici (che non la comprano mai) e che risiedono in comuni limitrofi al mio. Ho atteso l'apertura delle edicole e, non volendo privare gli acquirenti abituali, ho acquistato i consueti resi di due edicole, ho poi avvolto le copie nel cellophan (pioveva) ed ho allegato al tutto un mio post-it personale. Ho esagerato? No, ne ha valso la pena per il Pd e per il giornale. Speriamo in bene! Franco Carrara, Pianezze (Vc) Andiamo a votare in massa per ritrovarci liberi Cara Unità, dopo le ultime uscite di Berlusconi, pesanti ed offensive per milioni di italiani, penso che l'unica reazione sensata sia andare in massa alle urne questo fine settimana per lasciarlo all'opposizione. Dimostriamo a questo uomo piccolo, piccolo che non siamo stupidi e sappiamo agire di conseguenza con responsabilità e senso civico. Rispondiamo alla sua arroganza con il silenzio del voto perché la democrazia non va urlata ma semplicemente esercitata. Ci rivediamo tutti in piazza martedì 15 finalmente liberi. Claudio Gandolfi, Bologna Non siete terrorizzati dal possibile ritorno di Berlusconi? Cara Unità, premesso che per me non votare è inconcepibile,rivolgo un appello a chi dice che sono tutti uguali,se pensate che sono tutti uguali,andate a votare chi è meno uguale, cioè Walter. Ma non siete terrorizzati dal pensiero di essere sgovernati di nuovo dall'Onnipotente? I ricchi (suoi simili) sempre più arroganti e ricchi i poveri sempre più poveri e il ceto medio sempre più insicuro.Se capisco un commerciante o imprenditore che vota Berlusca(essendo autorizzato ad evadere le tasse),specialmente qui al Sud,capisco molto meno un operaio o un impiegato,specialmente se precario,come il 70 % e non il 13% come dice lui. Ah, la potenza dei media! . Imma Fiorillo Due copie comprate due indecisi convinti... Vedrete, ce la faremo Cara Unità, ho comprato due copie dell'Unità, una l'ho regalata, ho convinto due indecisi, alle otto precise ho votato, qui si vota anche per il Comune. Vedrete che ce la faremo, io sono ottimista. Saluti fraterni... Claudio Castellani. Monopoli (Ba) Brogli, è difficile che nessuno se ne accorga... Cara Unità, In passato sono stato scrutatore di seggio per parecchi turni elettorali: non ho mai avuto sensazioni di brogli. Per manipolare una scheda, o falsificare i dati, ci vuole l'accordo di tutti i componenti del seggio, più i rappresentanti di lista. Praticamente è impossibile. Le eventuali schede contestate, di esiguo numero (3-5 per mille, massimo), vengono verbalizzate e sottoposte, successivamente, al giudizio di commissioni superiori. Piuttosto noto, con un certo sgomento, che l'Italia è forse l'ultimo Paese dell'area occidentale che vota in due giorni. Nell'epoca dei voli spaziali, dell'intelligenza artificiale e di Internet, agli italiani servono ben 22 ore per mettere una crocetta su di un simbolo! Pazzesco. Inoltre, già si preannuncia uno spoglio lento, laborioso e nervoso.... a me incomprensibile, avendo sperimentato sul campo che, in genere, vengono posti finti problemi. Se il presidente è all'altezza e saggio, lo spoglio viene terminato in un paio d'ore! Duccio di Taro Centrali nucleari Il cavaliere parla di cellule. Ma sono particelle Cara Unità, il principale esponente dello schieramento a noi avverso, oltre a ritenere che il bollo auto si paghi ogni 6 mesi all'Ufficio del Registro, anziché ogni anno all'ACI, alla Posta, dal tabaccaio, si è lanciato in TV sul problema centrali nucleari: ha detto che utilizzano la scissione di "cellule", anziché "particelle"? Forse ha capito che le cellule (staminali?) possiedono una capacità energetica enorme? Potremmo perdonarlo perché ai suoi tempi forse non si studiava la struttura dell'atomo, ma gli conviene aggiornarsi, in modo da evitare queste figuracce. Viviana Malatesta.

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Io, giovane fan di Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 15 del 2008-04-14 pagina 42 Io, giovane fan di Berlusconi di Paolo Granzotto Caro Granzotto, oggi mi è successa una delle cose più belle della mia vita: ho visto Berlusconi! Stavo andando con mio padre a messa (io faccio il chierichetto) quando ho saputo che lui sarebbe andato a votare proprio alle 11.30, quando iniziava la messa. Io e mio papà uscimmo dalla chiesa e passammo per la via dove Berlusconi aveva votato. Due poliziotti ci fermarono davanti a una scuola media. Scesi dalla macchina e vidi "il Silvio". Scattai qualche foto col cellulare e mi buttai nella mischia per poter vedere Berlusconi dal vivo. In mezzo a tutte quelle grida di approvazione al grande Silvio, un passante gli diede del buffone. Dopo averlo fulminato con lo sguardo esclamai: "Questo è il giorno più bello della mia vita!", accompagnato da qualche risolino d'assenso della folla. Alla fine me ne andai e mio padre non accolse la mia proposta di investire il "deficiente" per non so quale strana ragione legale. Questo è stato uno dei giorni più belli della mia vita! Distinti saluti anti-comunisti. P.S. Ha visto Veltroni? Si è persino dimenticato la matita per votare! E quello vorrebbe governare l'Italia? Il mio criceto è molto più qualificato. Alberto Diano - Milano Lascia, caro Alberto, ch'io ricordi ai lettori che sei quel tredicenne che tempo fa mi chiese, da queste colonne, di intercedere presso Silvio Berlusconi al quale avevi chiesto, senz'essere esaudito, una fotografia con dedica ad personam. Naturalmente ti guardasti bene dal fargli una colpa del mancato invio, attribuendolo al lavoro e ai mille impegni del Cavaliere che figurati se può dar retta a un ragazzino, per cui contavi sull'influenza del quarto potere al quale, come si favoleggia, nulla è impossibile. Ed infatti sei stato, sebbene al termine di una lunga attesa, accontentato. Bene, vedo che la tua berlusconite non è scemata d'intensità e ne dà atto questa lettera che sembra uscita dal De Amicis un po' per l'uso - oggi assolutamente "fuori moda" - del passato remoto, un po' perché in qualche modo ricorda l'episodio di Enrico (l'insopportabile Enrico, ma questo tienilo per te) e di Coretti e il loro entusiasmo alla vista del sovrano. Sappi che in questo momento stiamo dando buoni argomenti agli antiberlusconiani uterini, ma del loro sarcasmo ce ne faremo un baffo. Tricolore. Anche perché possono ridere quanto vogliono, ma il dover prendere atto che un tredicenne nutre passione e ammirazione per il Berlusca deve mandarli un po' fuori dai gangheri perché li obbliga ad ammettere che la quindicennale campagna d'odio 'sti gran risultati non li ha poi ottenuti e che, alla fin della fiera, le tue parole valgono dieci, cento, mille "unfit" dell'Economist (magari quest'ultima osservazione fattela spiegare dal tuo papà). A proposito di papà, certo che il tuo, caro Alberto, è proprio all'antica. Quella di opporsi, tirando in ballo chissà quali ragioni legali campate in aria, alla tua idea di dare un'arrotatina al deficiente che prese a male parole il Cavaliere, mi par proprio un modo di fare oscurantista. Vabbé, fattene una ragione: anche senza arrotatine hai avuto la tua giornata dandoci modo di ingannare il tempo in attesa che venga il domani - l'oggi per te che leggi - e con il domani la sentenza del popolo sovrano (sì, credo anch'io che il tuo criceto si sarebbe mostrato più sveglio - più "qualificato", come scrivi - di Veltroni. Ma finiamola qui perché con l'uomo del "we can" è come sparare sulla Croce rossa, e il farlo non sta bene). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Comizio ai seggi Di Pietro attacca il Cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 15 del 2008-04-14 pagina 3 Comizio ai seggi Di Pietro attacca il Cavaliere di Redazione Bergamo. Piccolo comizio fuori programma e qualche veleno nei pressi dei seggi per il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro. Il ministro delle Infrastrutture uscente, che in queste elezioni sostiene Walter Veltroni, ha votato ieri mattina nella scuola elementare De Amicis di Curno, il paese del Bergamasco dove risiede. Presentatosi ai seggi con la moglie Susanna Mazzoleni e la figlia Anna, prima di entrare in cabina elettorale Di Pietro ha parlato di elezione-referendum e ha attaccato il leader del centrodestra Silvio Berlusconi, senza però nominarlo. Uno strappo alla regola che impone ai candidati il silenzio elettorale. Dopo il voto, l'ex Pm di Mani pulite si è poi trattenuto a parlare per alcuni minuti con i rappresentanti di lista. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Veltroni <sfiora> Fini e confonde gli scrutatori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 15 del 2008-04-14 pagina 2 Veltroni "sfiora" Fini e confonde gli scrutatori di Redazione Il leader Pd vota a poca distanza dal presidente di An. E al seggio si dimenticano di dargli la matita da Roma Al seggio e poi a casa, una domenica tutta in famiglia. Per prepararsi alla giornata (e nottata) di fuoco che avrà inizio oggi alle 15, con la chiusura dei seggi elettorali e l'inizio degli scrutini. "Credo di aver fatto tutto quel che era possibile fare, non ci possiamo rimproverare nulla", ripete da sabato Walter Veltroni ad amici, collaboratori e alleati. La campagna elettorale è stata una lunga maratona, e a questo punto i giochi sono fatti: non resta che aspettare i risultati. Il candidato premier del Pd è andato a votare alle undici di mattina, nel suo seggio di Via Novara, nel quartiere Trieste di Roma, a un passo da Porta Pia. Lo stesso in cui, più o meno alla medesima ora ma al piano di sopra, votava il suo vicino di casa Gianfranco Fini. Con Veltroni c'era la moglie Flavia, che come in una vera campagna all'americana lo ha seguito per tutto l'interminabile viaggio in pullman attraverso le 110 province italiane, e le due figlie Martina e Vittoria, rientrate a Roma per l'occasione. La prima da Torino, dove collabora sul set di un film di Maria Sole Tognazzi; la seconda, ancora al liceo, appena tornata da un semestre di scambio scolastico in quel di Boston, Massachusetts. Nessun commento politico, nessuna valutazione, nessuna previsione: nonostante l'assedio dei cronisti, Veltroni ha mantenuto graniticamente il suo "silenzio elettorale". Ha fatto il suo bravo quarto d'ora di fila (a Roma i poveri elettori si ritrovano tra le mani cinque lenzuolate di schede, dal Senato ai Municipi, e le operazioni vanno a rilento), ha scortato una vecchina che si era persa il marito nella calca ("Mi ha detto che la devi portare in discoteca", ha comunicato al coniuge ritrovato), ha scambiato saluti, strette di mano e sorrisi con gli altri elettori. Per l'emozione, gli scrutatori si son scordati di dargli la matita per votare e lui è dovuto tornare a riprendersela. "Siamo arrivati alla fine", ha sospirato. E poi se ne è tornato a casa con la famiglia, "era tanto che non si ritrovavano tutti insieme e oggi si dedica solo a quello", spiega il suo portavoce Roberto Roscani. Il telefono del leader Pd ha comunque continuato a squillare tutto il pomeriggio: gli uomini dello staff che lo aggiornavano su afflusso alle urne e ultimi sondaggi, amici e compagni che facevano gli auguri, dirigenti politici che chiamavano per scambiare opinioni: da Prodi, che stamani sarà a Bologna ma potrebbe rientrare in serata a Roma, a Bertinotti a Rutelli, impegnato a riconquistare Roma dopo le due sindacature veltroniane. Al loft, ieri, si consultavano ansiosamente i dati dell'affluenza alle urne, e gli ultimi rilevamenti super-segreti, e si mandavano messaggi euforici. "Siamo ottimisti, la forbice si è ristretta molto", assicuravano. E spiegavano che "per il Pd sarebbe già una clamorosa vittoria non far vincere Berlusconi, e aggiudicarsi un buon risultato di lista". Ossia con un Senato senza maggioranza e un Pd attorno al 35 per cento Veltroni fa bingo. Ma a sera i dati sulle regioni rosse creavano qualche preoccupazione in più. Il quartier generale delle elezioni è pronto: a un passo dal Palatino, l'ex Autoparco dei vigili urbani, che ora il Comune affitta per eventi e manifestazioni, accoglierà dal pomeriggio i circa mille giornalisti italiani ed esteri accreditati. E lì si trasferirà anche Veltroni, a sera, ad aspettare il verdetto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Voto, alla chiusura dei seggi affluenza ancora in calo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Voto, alla chiusura dei seggi affluenza ancora in calo Posted By redazione On 13/4/2008 @ 22:09 In Apertura#3 | No Comments Alle 22 l'affluenza si è ridotta del 4% rispetto alle precedenti consultazioni: domenica ha votato il 62,54% degli elettori, nel 2006 era andato alle urne il 66,53% degli aventi diritto. I seggi riaprono oggi alle 7 e chiudono alle 15. Ieri molti politici sono andati alle urne già in mattinata. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accompagnato dalla moglie Clio, si è recato al seggio elettorale di via Panisperna qualche minuto prima delle undici, bruciando sul tempo candidati premier e leader politici. Il presidente è stato salutato dal caloroso applauso degli elettori in quel momento presenti al seggio. Intorno alle undici hanno raggiunto i rispettivi seggi elettorali alcuni dei principali protagonisti della campagna elettorale. Il candidato premier del Pd Walter Veltroni, accompagnato dalla moglie Flavia e dalle due figlie, si è messo ordinatamente in fila nel seggio vicino piazza Fiume dove qualche minuto dopo si è recato il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini. Negli stessi minuti, a Curno, in provincia di Bergamo, si è presentato al seggio elettorale il ministro delle Infrastrutture e leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. Deposta la scheda nelle urne, il ministro ha fatto uno strappo alla regola del silenzio per criticare l'elezione-referendum e polemizzare, senza mai citarlo, con il leader del Pdl Silvio Berlusconi. Vicino Bologna, a Casalecchio di Reno, ha votato intorno alle undici il candidato premier del Partito socialista Enrico Boselli. Domenica a Milano è stata Daniela Santanché la prima candidata premier a recarsi alle urne. Visto l'imponente schieramento di fotografi che l'attendeva li ha salutati augurandosi che tanta attenzione le porti bene. "Sorriderò domani, oggi è soltanto la vigilia", è stato il commento fin troppo allusivo sulle attese del voto. Intorno a mezzogiorno è andato a votare il leader del Pdl Silvio Berlusconi. Stesso seggio di sempre, a poche centinaia di metri dall'appartamento dove abitava la madre. Nella scuola media Dante Alighieri che ospita il seggio, Berlusconi è stato salutato calorosamente da alcuni elettori che erano in fila. Non è mancato il grido "Silvio salvaci", lanciato da una signora, e un "forza Milan", incitamento senz'altro più neutro almeno sul piano politico. Le attenzioni sono state però tutte per un bambino di 3 anni, tenuto in braccio dalla mamma e già tifoso milanista. Quasi nella stessa ora, a Roma, si è recato a votare il candidato premier dlel'Udc. Pier Ferdinando Casini, accampagnato dalla moglie Azzurra Caltagirone e da due figli, si è messo in fila nel seggio di via Lovanio. Casini ha rispettato scrupolosamente il silenzio elettorale. Si è concesso soltanto ai flash dei fotografi e ai saluti degli elettori. Il presidente del Consiglio uscente Romano Prodi e la moglie Flavia hanno votato intorno a mezzogiorno nel loro seggio di Bologna. Il ministro della Difesa Arturo Parisi ha votato nel seggio allestito alla scuola elementare San Giuseppe a Sassari. Al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, che ha votato a Milano, è scappato un commento nella forma di augurio: "Speriamo" ha detto "che non ci siano impedimenti, ostacoli, pasticci di nessun tipo". Il ministro dell'Ambiente e leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio ha votato a Bari, nel seggio allestito in una scuola. Prima di entrare nella cabina il ministro ha consegnato al presidente il proprio cellulare dotato di fotocamera.

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Quella Costituzione sempre sotto tiro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Riforme in ballo Quella Costituzione sempre sotto tiro Gianni Ferrara Sono molte e molto dense le nubi che con la sedicesima Legislatura si vanno accumulando sulla nostra Costituzione, e perciò sulla democrazia italiana. I segni premonitori ci sono proprio tutti. Solo la Sinistra-l'Arcobaleno, infatti, ha posto come suo obiettivo e come suo compito la difesa e l'attuazione della Costituzione repubblicana per farne "il cardine della vita del paese e dell'apertura delle istituzione alla partecipazione". Ne ha respinto ogni stravolgimento presidenzialistico e/o monocratico, ha riaffermato la validità e l'attualità della forma parlamentare di governo. E ha proposto puntuali revisioni. In primo luogo per correggere il "federalismo egoista ed autoreferenziale" del Titolo V, come è stato modificato nel 2001. SEGUE A PAGINA 4 SEGUE DALLA PRIMA Poi per riaffermare i principi fondamentali "dell'eguaglianza dei diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale". Infine, per ridurre i costi della politica e costruire un'etica pubblica rigorosa e credibile. L'Udc ha riconfermato il suo favore per la forma parlamentare di governo da revisionare negli stessi termini del testo approvato dalla Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati nei mesi scorsi, aggiungendo proposte ragionevoli di modifica del titolo V. Inopinatamente, però, vorrebbe affidare il compito di realizzare tali modifiche a un'assemblea da eleggere proporzionalmente. Il che è in netto contrasto con quanto prescritto in Costituzione sui metodi e i limiti della revisione costituzionale. Stretta di destra I disegni istituzionali della destra sono noti. Furono dichiarati col testo di quella legge costituzionale che il popolo italiano respinse nettamente e clamorosamente col referendum del 25-26 giugno 2006. Non è da credere tuttavia che quel responso, univoco e splendido, sia stato accettato dal Popolo della libertà. Il programma della coalizione Pdl-Lega-Mpa per le elezioni di questo anno tace sulle modifiche costituzionali relative alla forma di governo. Ma questo silenzio non rasserena. Sottende evidentemente la scelta delle mani libere per le iniziative che si rendessero opportune e adeguate a soddisfare gli interessi attuali e le aspirazioni attuali e future, comunque inquietanti, del cavaliere Berlusconi e dei suoi alleati. Non prelude a nulla di positivo però quel che in quel programma si legge sulla "riforma" della normativa ("anche costituzionale") che si popone in ordine alla responsabilità dei magistrati, stanti le convinzioni di Berlusconi sui profili psicofisici dei magistrati. Non minori sono le preoccupazioni che suscita il programma del Partito democratico. Veltroni - è vero - ha chiesto a Berlusconi di impegnarsi sulla fedeltà ai principi contenuti nella prima parte della Costituzione, "fedeltà che dovrà guidare ogni impegno di adeguamento della seconda parte della Carta". Ma nel chiederlo ha egli stesso spezzato la Costituzione in due, ha riconosciuto solo i principi contenuti nella prima parte. Non sa Veltroni che proprio nella seconda parte della Costituzione sono iscritti e dispiegati i principi essenziali del costituzionalismo, i fondamenti della civiltà giuridica della modernità? Non sa che è proprio nella seconda parte che viene definita la legge (e con essa la legalità)? Non sa che è proprio nella seconda parte che legislazione, esecuzione, giurisdizione vengono distinte ed attribuite a diversi apparati istituzionali? Non sa che è proprio nella seconda parte che si concretizza la forma repubblicana dello stato, con la indicazione di chi ne è il capo, denominandolo presidente ed attribuendogli i poteri? Non sa che è proprio nella seconda parte della Costituzione che viene definita la forma di governo? Non sa che è proprio nella seconda parte che si attribuisce e si disciplina la funzione giurisdizionale e, con essa, la quantità della garanzia dei cittadini, la entità specifica dei diritti, il loro riconoscimento concreto? Non sa che è nella seconda parte, infine, che viene sancita la superiore legalità della Costituzione rispetto ad ogni altro atto normativo? Tutte queste cose Veltroni le sa bene (se ha dei dubbi, si informi, attingendo, per favore, da una buona fonte). Penso pure che Veltroni creda nei principi iscritti nella Prima parte della Costituzione. Non crede invece nella forma parlamentare di governo che è invece la strumentazione esattamente corrispondente alla necessità di garanzia e di promozione dei principi contenuti nelle due parti della Costituzione e dei diritti, tutti, quelli sociali non meno degli altri. Crede, nella "democrazia governante" espressione di una irraggiungibile mistificazione perchè nasconde il disegno perverso della liquidazione della rappresentanza politica, che è di bisogni umani, di ideali e di progetti collettivi, per ridurre la politica ad un solo rito, quello dell'investitura di un uomo solo, il capo. La democrazia governante Fu Veltroni a concordare con Fini il favore per la forma di governo vigente in Francia. Fu il suo vice, Franceschini, a dichiarare la sua preferenza per quello stesso sistema il 2 gennaio scorso. Fu ancora Veltroni, accettando la candidatura a segretario del Pd, a esaltare il sistema di governo e quello elettorale francese giudicando "perfetto" l'uno e l'altro. Non è per caso che il Pd si schieri per il sistema elettorale del doppio turno, che, istituzionalizzando il "voto utile", si configura come appropriazione indebita dell'elettorato di sinistra da parte del partito di centro. A chi si rivolgeva il Presidente Napolitano se non a loro, nella Cerimonia per il 60° anniversario della Costituzione, osservando che quello semipresidenziale è un sistema di governo introdotto in un solo paese del mondo e che, proprio ove vige, è in corso un processo di revisione "dettato anche dal riconoscimento di una carenza di 'contropoteri' e dunque rivolto, tra l'altro, al 'riequilibrio delle istituzioni', al rafforzamento del Parlamento, al riconoscimento del ruolo dell'opposizione". È vero che il programma del Pd per le elezioni non contiene l'opzione per il sistema semipresidenziale. Ma non contiene nessuna opzione. Non contiene la scelta per la forma parlamentare di governo che il corpo elettorale confermò il 25 e il 26 di giugno 2006. La elude. Ma eludere quella scelta è omologare la forma di governo parlamentare a tutte le altre. Comporta il rifiuto della deliberazione popolare, la violazione oltraggiosa di un atto del corpo elettorale. È anche preannuncio di una scelta opposta. Per un partito che si denomina democratico è negazione della propria denominazione. E c'è da domandare: in ragione di che cosa questa violazione, questo oltraggio? L'unica plausibile è quella della possibilità di un accordo con la destra. Al silenzio del Pdl risponde la non scelta del Pd. Il Presidente della Confindustria, in vena di dettare l'agenda della XVI Legislatura, ha voluto definirla, del tutto impropriamente, come "costituente". Ci toccherà allora di trasformarla in Legislatura "di lotta": per la Costituzione ed i suoi contenuti di democrazia, di socialità, di libertà e di eguaglianza materiale, con la forza di cui disporremo in Parlamento e mobilitando le elettrici e gli elettori del 25-26 giugno di due anni fa. Gianni Ferrara I progetti della destra sono noti e pericolosi. Verranno riproposti in chiave autoritaria. Il Pd, invece, difende la prima parte della Carta, ma mette in discussione la seconda. E, con essa, la centralità della rappresentanza parlamentare. Cioè il fulcro stesso della nostra democrazia.

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Chiusura di campagna elettorale all'insegna dell'ultimo spot (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Allo specchio Chiusura di campagna elettorale all'insegna dell'ultimo spot Marco Giusti Lo ha detto anche Marione, voce storica delle radio romaniste: "Totti almeno la gente la fa sognare, Berlusconi no". Forse il senso di questa campagna elettorale è tutta qua. Nella produzione e nella mancanza di sogni (ma chi ci fa sognare più di questi tempi?). O in quel "fuori di testa" dedicato al Capitano schierato per Rutelli da un Berlusconi poco controllato, che contemporaneamente trova una piazza vuota a Roma (al ritmo tristissimo di "My Way") e scopre che George Clooney prende il caffè a Milano, sotto alla sede Rai di Corso Sempione, insieme a Walter Veltroni. Inoltre, come ha detto anche Storace, fa sapere a tutta l'Italia che Totti vota Rutelli, quando i manifesti con gli auguri del Capitano si erano visti solo a Roma. Ma Berlusconi non era troppo lucido nemmeno a "Porta a porta" dove sembrava sul punto di sciogliersi assieme al colore che gli avevano rovesciato in testa mentre definiva consiglio di amministrazione un consiglio dei ministri. Gaffe terribile per tutti, ma certo non per i suoi elettori. Per capire questo delirio ci sono varie tesi. O straparla ("Mangano è un eroe") perché sa che solo così riesce a rimanere vivo sulle prime pagine tutti i giorni o lo fa perché è sicuro dei sondaggi. O straparla solo perché è vecchio e stanco e non regge più la campagna elettorale (da Vespa era imbarazzante). E allora, magari, ha fatto davvero bene Veltroni a non nominarlo mai pubblicamente, anche se in tanti hanno visto in questa mossa un grave errore strategico. Ma anche smorzare i toni contro i deliri, andare contro corrente, è un modo per distinguersi e quindi stare al centro della cronaca politica. Certo, in questi ultimi giorni abbiamo visto di tutto. Dal sederone di Milly D'Abbraccio, neo candidata per il Partito Socialista, esibito in un manifesto sulla Tuscolana al grido di "Basta con queste facce di c...", a una serie di folli spot elettorali mostrati nelle mattinate di Rai3 e Rai2. E' un kolossal quello messo in piedi dal Pdl costruito come un musical all'Eur di Roma con i fedelissimi di Berlusconi, tutte comparse ovviamente, che cantano "Meno male che Silvio c'è". In quello della Sinistra Critica, la candidata occhialuta Flavia D'Angeli parla tranquilla nel suo studio dicendo cose da prima della classe anche dure ("è un progetto di lotta, non di governo") mentre scorrono immagini di culto, come il manifesto alla Renato Zero del suo partito, tutto rosa, intitolato "Il triangolo no... non l'avevo considerato" coi faccioni di Veltroni, Prodi e Berlusconi. E' un piccolo film lo spot della Sinistra Arcobaleno. Si svolge tutto in un tram, dove un gruppo di persone parlano dei loro sogni, legati al lavoro, alla situazione femminile, all'inquinamento, all'immigrazione, e una voce off risponde con proposte politiche. Poi il tram si ferma, apre le portiere e entra Fausto Bertinotti che ci spiega da attore provato: "Quello che avete visto non è il tram dei desideri". Il candidato della lista Per il bene Comune si è esibito in un noioso monologo di tre minuti. Lo spot dell'Italia dei valori è quasi terribile, con effetti da centralina di montaggio anni '80. Un fondo nero, dei quadratini con immagini del Parlamento che vengono avanti ruotando se se stesse e la vociona di Di Pietro attento a non fare errori di grammatica. Poi appare a tutto schermo e attacca frontalmente Berlusconi e la sua legge elettorale. Ducesco il baffuto Raffaele Lombardo, leader dell'Autonomia del Sud, che si presenta con un "Il sud siamo noi" con sotto la musica morriconiana di "The Mission". Un delirio lo spot della Lega Nord costruito come un servizio per un reality, riprese dall'alto, spreco di immagini e un incredibile testo che lancia tesi del tipo: "Se le regioni del Nord si mettessero insieme come un cantone svizzero saremmo la comunità più ricca d'Europa, un paese più ricco della California". Poi è tutto un "ferma gli invasori", "tolleranza zero", "rimandiamoli a casa loro" e un quasi geniale "alla faccia di Roma". Posso ancora segnalare che su Rai2 Febbre da cavallo - La Mandrakata ha fatto meno spettatori della conferenza stampa della lista Aborto? No, grazie di Giuliano Ferrara. Brutta notizia per i Vanzina.

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Di tutti un Fo Dario, Pd ma anche Sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A Firenze, l'11 aprile, nel corso di un'iniziativa di sostegno alla candidatura dell'ex leader dei girotondi Pancho Pardi, capolista al Senato in Toscana per l'Italia dei valori, il Nobel per la letteratura Dario Fo ha annunciato a sorpresa il suo voto a Veltroni. Perché, ha spiegato, "contro Berlusconi abbiamo una carta sola da giocare". E così ugualmente sua moglie, la senatrice Franca Rame - eletta con l'Idv, gruppo che però ha abbandonato pochi mesi fa. Quindi la prestigiosissima coppia di artisti impegnati sul fronte del pacifismo, da sempre vicina alle posizioni della sinistra, passa armi (si fa per dire) e bagagli al Partito democratico? Sì. Ma anche no. Il mistero buffo del voto di Fo lo ha svelato ieri Liberazione, il quotidiano del Prc. Dice lui: "Dividerò il mio voto: alla Camera Pd, al Senato Rita Borsellino, cioè sinistra arcobaleno. Mi costa - spiega il Nobel - ma è l'unica soluzione per bloccare la frana".

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Stampa europea Rischio Prodi per Silvio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Grande spazio alle elezioni italiane sulla stampa europea. "La grande incognita delle elezioni in corso da stamattina in Italia è rappresentata dalla maggioranza di cui il leader del Pdl potrà disporre al Senato, cosa che in pratica deciderà della governabilità o no del paese", scrive il quotidiano francese Liberation, affermando che potrebbe verificarsi una situazione simile ma di segno inverso rispetto a quella in cui si è trovato il premier precedente, Romano Prodi. Il quotidiano del Pcf l'Humanite nella sua edizione online scrive invece che il terzo degli elettori che ancora sarebbero indecisi possono fare la differenza, ed è proprio a loro che sino all' ultimo si sono rivolti Veltroni e Berlusconi, "lanciando appelli agli elettori affinchè non disertino le urne". Il quotidiano britannico The Independent focalizza invece l'attenzione sulla "la sorpresa delle elezioni", "rappresentata da una bella signora di 46 anni, con lunghe gambe, lo sguardo penetrante, un bel carattere italiano e il coraggio di dire a Berlusconi tu non mi avrai". Santanchè non sorprende i britannici per il programma di estrema destra, "la solita triade Dio, patria e famiglia, cara al fascismo, i soliti attacchi agli immigrati, la neofascista fiamma tricolore come simbolo", bensì per "la sua decisione di sfidare a testa bassa lo sciovinismo maschilista di Berlusconi". Ma il commento più sensato appare quello di qualche giorno fa sul Guardian, che equiparava centrodestra e centrosinistra. Sul modo in cui vengono trattati i rom.

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Dipende dalle dimensioni della sconfitta ma se perde, Veltroni dovrebbe dimettersi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Angelo Pasquino Intervista al professore di scienze politiche dell'Università di Bologna: "Nelle regioni sicure è giusto il voto "strategico", sbagliato e impossibile voler schiacciare la sinistra" "Dipende dalle dimensioni della sconfitta ma se perde, Veltroni dovrebbe dimettersi" L'astensionismo di sinistra non sarà forte. Piuttosto, a causa della pessima legge elettorale, il risultato resta imprevedibile: è affidato infatti a "combinazioni tecniche" Andrea Fabozzi "Le premesse della campagna elettorale erano buone". Giusto le promesse però. Poi per Angelo Pasquino, professore alla facoltà di scienze politiche dell'Università di Bologna - ha appena pubblicato per Laterza una Prima lezione di scienza politica - editorialista dell'Unità e buon amico di Romano Prodi, "non c'è stata proposta una sola idea nuova". Professore, c'erano almeno quattro partiti nuovi. E' vero, e i due più grandi con la cosiddetta "vocazione maggioritaria". Ma si tratta di una novità strutturale alla quale non ha fatto seguito un'innovazione nella campagna elettorale. Come al solito non c'è stato alcun confronto sui programmi e si è finiti a dirsi "bugiardo" e "comunista". Berlusconi lo conosciamo, ma Veltroni ha fatto lo stesso quando ha detto che Alitalia doveva restare fuori dalla campagna. Quando nulla più di quella vicenda dimostra l'estraneità di Berlusconi al mercato. Se per questo Veltroni ha voluto tenere fuori anche il confronto sui diritti civili e i temi etici. Assurdo, sono le questioni più importanti. Ma sapeva che l'argomento avrebbe messo in imbarazzo il suo partito, rischiando di farlo esplodere per le divisioni interne. Se di questo non si parla e di quell'altro nemmeno la conclusione è che l'intera campagna elettorale dei due partiti più grandi è stata giocata contro le terze forze, per schiacciare la Sinistra arcobaleno e l'Udc. Lei ha provato a convincere gli elettori del Pd, almeno quelli delle regioni sicure come la sua Emilia Romagna, dell'utilità di un voto "strategico", cioè alla camera Pd ma al senato Sinistra per togliere senatori al Pdl. E' vero che Veltroni non l'ha presa bene? L'indicazione di voto strategico discende dalla mia convinzione che schiacciare la sinistra non sia un obiettivo percorribile. Non solo sbagliato ma proprio impossibile: la sinistra rappresenta una parte della società italiana. Adesso Pd e Pdl cancellerebbero volentieri gli altri ma subito dopo il voto vedremo come torneranno a cercarli. Vedremo se l'Udc farà un'alleanza con Berlusconi o con Veltroni. Con Veltroni la Sinistra andrebbe volentieri, ma è certo che il segretario del Pd preferisce Casini. Prevede un forte astensionismo di sinistra? No, perché l'elettore di sinistra ci pensa mille volte ma alla fine non ce la fa a non andare a votare. Piuttosto il risultato è imprevedibile perché con questa pessima legge elettorale è affidato a combinazioni tecniche, se Storace ce la fa nel Lazio, se Bertinotti supera il quorum in un'altra regione, che fa Casini in Sicilia e via dicendo. Se perde, Veltroni dovrebbe dimettersi? Ascolti io posso dire di essere amico di Veltroni ma più amico della verità, anche se al loft non ci credono. A seconda delle dimensioni della sconfitta il Pd potrebbe persino sciogliersi, certo sarebbe incredibile dopo che si sono imbarcati in un'impresa del genere ma le spinte interne sono molte. Dopodiché se come dice sempre Walter il Pd è un partito a vocazione maggioritaria e le elezioni sono la sfida tra due leader, allora come accade nelle democrazie anglosassoni chi perde dovrebbe passare la mano. E Berlusconi, dopo la gaffe su Napolitano? Altro che gaffe, Berlusconi conosce il suo elettorato, sa che vuole sentirsi dire che i comunisti hanno occupato tutto. Berlusconi non ha votato Napolitano capo dello stato, com'è evidente i due sono agli antipodi. Lo avesse votato avrebbe potuto forse fare, in maniera più accorta, un discorso del genere di quello che ha fatto sulla divisione degli incarichi istituzionali. Pensa anche lei che la prossima sarà una legislatura "costituente"? E' impossibile, Veltroni e Berlusconi non hanno idee in materia di riforme. Federalismo non vuol dire niente, le regioni sono costruzioni artificiali, al limite io vorrei l'autonomia di Bologna e Maroni quella di Varese. I consiglieri di Veltroni gli hanno suggerito questa sciocchezza del premierato forte che non esiste in nessun'altra parte del mondo. Magari si poteva aprire un confronto sul semipresidenzialismo alla francese, magari Fini era disponibile, magari era persino coerente con la legge elettorale a doppio turno. Ma no, i consiglieri hanno tirato fuori quella proposta a metà tra legge elettorale spagnola e tedesca, un pasticcio che non ha portato a nulla. Anzi, ha portato alla candidatura dei consiglieri. Non faranno niente e tra un anno Berlusconi e Veltroni rischiano di trovarsi uniti a fare l'appello all'astensione per il referendum sulla legge elettorale. Pagherà la scelta di Veltroni di andare meno in tv e più nelle piazze? Secondo me la televisione era più importante quando gli elettori si dovevano fare un'idea sulle persone che conoscevano poco, nel 1994 è stata decisiva a favore di Berlusconi, Adesso non credo che sposti masse di voti. Non che la scelta delle piazze di Veltroni sia stata questa novità. L'ha copiata da Prodi, dopo averlo messo da parte per tutta la campagna elettorale.

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Riforme istituzionali, i posti al tavolo da gioco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A. Fab. Si allontanano e si avvicinano. Berlusconi che fino a qui aveva escluso ogni possibile intesa è stato l'ultimo ad avvicinarsi: "Spero di fare insieme alla sinistra le grandi riforme istituzionali". Veltroni, invece, che della mano tesa sulle riforme aveva fatto una bandiera, ha concluso ritroso: "Io sono favorevole al dialogo ma è stato avvelenato il clima, la destra non è stata responsabile a portare il proprio attacco alle istituzioni". Non c'è dubbio che la partita delle riforme andrà giocata, ma è solo con i risultati di questa notte che si potrà iniziare, stabilendo i posti al tavolo di gioco. "Se vinciamo noi non c'è dubbio che manterremo il proposito di dialogare per fare alcune modifiche costituzionali", assicura Stefano Ceccanti, il costituzionalista, consigliere di Veltroni e autore della contestata bozza di modifica della legge elettorale ispanico-tedesca che fece da canovaccio per le prime avance tra Veltroni e Berlusconi. Qui non si parla necessariamente del governo di larghe intese, del "Veltrusconi" che piacerebbe anche a Newsweek, o almeno non necessariamente. Perché se un governissimo potrebbe essere presentato come la condizione necessaria per favorire la modifica dell'assetto istituzionale, anche nel caso di una maggioranza chiara del Popolo delle libertà (o del Partito democratico) il tema impegnerà il prossimo parlamento. Non solo per decisione dei partiti: il primo a dire che la prossima dovrà essere una "legislatura costituente" è stato il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, a febbraio, un minuto dopo la notizia dello scioglimento delle camere. Che ci siano le condizioni per tentare il dialogo è apparso chiaro mano a mano che Veltroni è venuto precisando le proposte del Pd. Che alla fine somigliano terribilmente alle modifiche costituzionali approvate a maggioranza dal centrodestra sul finire della XIVesima legislatura (nonostante l'allora centrosinistra abbia condotto la battaglia - vincente - per cancellarle con il referendum costituzionale del giugno 2006). Un premierato "forte" in cui il primo ministro riceve da solo la fiducia della camera e dunque ha il potere di chiedere al capo dello stato la revoca dei ministri e può imporre al parlamento la votazione sui provvedimenti di legge del governo "entro due mesi". Questo nelle dichiarazioni programmatiche di Veltroni rispetterebbe "l'attuale assetto parlamentare", almeno nella forma. E che Veltroni abbia intenzione di provarci sul serio è apparso chiaro anche quando ha sostanzialmente risposto di no ad un appello di pochi giorni fa del comitato "Salviamo la Costituzione" promotore del referendum del 2006. Quel gruppo di costituzionalisti, presieduti da Oscar Luigi Scalfaro, voleva un impegno per "mettere in sicurezza" la Carta, alzando il quorum previsto dall'articolo 138 per le modifiche costituzionali. Ora è prevista la maggioranza assoluta, "Salviamo la Costituzione" chiede che la soglia sia adattata al nuovo regime maggioritario perché così com'è permette a una parte politica (è già successo due volte) di approvarsi da sola le riforme costituzionali: la soglia giusta sarebbe i due terzi dei voti di ciascuna camera. Veltroni, che nel programma ha previsto i due terzi solo nel caso di modifiche della prima parte della Costituzione - riproponendo così la tesi contestata da molti costituzionalisti di una divisione tra i principi generali e il resto della carta - ha risposto però di no: "Elevare il quorum vuol dire aumentare i poteri di veto, soprattutto oggi che il processo di riduzione della frammentazione politica non è ancora pienamente compiuto". Dunque la modifica del quorum per il segretario del Pd si potrà fare solo dopo aver approvato insieme alla destra le modifiche costituzionali. "Sempre che sarà possibile - aggiunge Stefano Ceccanti - perché se malauguratamente domani dovessero vincere loro sarebbero bloccati dal potere di veto della Lega nord che con almeno venti senatori avrà in mano le chiavi della maggioranza berlusconiana". Certo la Lega non avrebbe scrupoli nell'aprire il capitolo delle riforme, la formula "legislatura costituente" è stata adottata anche dall'ex ministro Calderoli e il carroccio insiste nel chiedere per sé il ministero delle riforme (non necessariamente per Bossi). Però, spiega Ceccanti, "la Lega ha un suo programma diverso da quello del Popolo delle libertà e ripropone addirittura le macro regioni del professor Miglio". Ma c'è un argomento che sia il Pd che il Pdl avranno interesse ad affrontare subito. L'argomento che doveva favorire l'intesa Veltroni-Berlusconi, crollata sul no del cavaliere al governo Marini: la legge elettorale. Il referendum che modifica il porcellum di Calderoli con il quale si vota oggi e domani infatti è solo rimandato. Dovrà tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno del 2009. In caso di vittoria dei Sì ne uscirebbe una legge persino peggiore dell'attuale e ne deriverebbe una perdita di legittimità del parlamento in carica da un solo anno. "La legge elettorale va fatta subito, a camere appena elette e prima del referendum", conclude Ceccanti. Ma il Pd nel programma ha puntato sul modello più sgradito al cavaliere: il doppio turno alla francese. In ogni buona trattativa, però, si comincia chiedendo il massim.

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ROMA Il problema è che i "guardiani del voto", l'esercito dei 120 mi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La voluto da Berlusconi per controllare la regolarità del voto ed esorcizzare il fantasma dei brogli, non possono entrare nei seggi. Possono al massimo restare in corridoio, fuori dalle sezioni, per rispondere alle domande dei cittadini. E sarà pure per questo che qualcuno ieri s'è dato alla macchia, qui e là, ben sapendo che i guardiani serviranno soprattutto oggi, dopo le 15, quando inizierà lo spoglio delle schede. Quello sarà il momento di tenere occhi aperti e mani dietro la schiena: sì, perché al "guardiano" non è consentito toccare nulla, né le schede né altro, ma solo sovrintendere alle operazioni e intervenire sul presidente di seggio se si deve contestare qualche scheda da annullare o da assegnare, ricordando cosa dice la legge. L'esercito è stato schierato ovunque, ma le regole d'ingaggio più severe sono state impartite soprattutto a Roma, nel Lazio, in Abruzzo e Liguria. Le regioni che secondo i vertici del Pdl sono più a rischio e in bilico. Roma vale il 65% dei voti di tutto il Lazio: al Senato chi vincerà prenderà il premio che assegna 15 senatori su 27, ai perdenti andranno 12 seggi, da dividere tra chi avrà superato l'8%. I berluscones sono sicuri che sarà una partita a due. Dice Francesco Giro, coordinatore di Forza Italia: "Per noi né l'Arcobaneno, né l'Udc e nemmeno Storace supereranno l'8%, dunque si tratta di vedere se i 15 senatori li prendiamo noi o Veltroni". Di guai, per ora, nemmeno l'ombra. Qualche errore veniale, come quello di un signore che ha protestato per non aver ricevuto la scheda gialla del Senato: nel tabulato era stato incasellato come under 25 anni, e non si può votare per il Senato se non si ha l'età over 25. E' anche successo che ad un elettore berlusconiano di 23 anni sia stata consegnata la scheda gialla: errore opposto, ma isolato. Lui, onestissimo, l'ha riconsegnata senza approfittarne e ha raccontato il fatto. Segno che l'esercito è presente e il passaparola funziona. Dopo essersi lamentato della disorganizzazione del centrodestra nei seggi, dopo aver accusato la sinistra d'essere super esperta e piena di scrutatori marpioni e smaliziati addestrati alla bisogna fin dai tempi del Pci, ora Berlusconi potrà stare più tranquillo. Intanto ha cercato di imitare l'efficienza di Botteghe Oscure, che riusciva ad anticipare con precisione i dati del Viminale, bruciandolo sul tempo: a Roma 50 persone saranno al lavoro con Giro per raccogliere i dati dai municipi ed elaborare un "campione" statistico, studiato per sfornare proiezioni che diano un'idea precisa di come finirà. Anche il Pdl vuole bruciare il Viminale. Ora che il Bottegone non c'è più è la Casa del Cavaliere che sfida i sondaggisti e gli azzeccagarbugli del voto. C.Rz.

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Io speriamo che me la cavo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stasera sapremo. Se Berlusconi riconquisterà la maggioranza o se Veltroni avrà rimontato. E che ne sarà della sinistra. Per ora solo un dato è certo: partecipazione in calo. Alle 19 di ieri l'affluenza è stata del 48,8%, nel 2006 era al 52,2 PAGINA 3.

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E' già domani (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rossana Rossanda Scrivere oggi domenica 13 aprile, a meno di 24 ore dai risultati delle elezioni, è scrivere non al buio ma in una fitta penombra. Non al buio perché le possibilità non sono molte, arriveranno in testa Veltroni o Berlusconi, e la sinistra sulla quale la maggioranza di noi punta misurerà la sua consistenza. Ma ci sarà una grande differenza se Berlusconi vince solidamente, Veltroni non ce la fa e la sinistra non raggiunge il fatidico 8 per cento che questa legge elettorale impone, oppure se Veltroni ce la fa e la Sinistra Arcobaleno si consolida su quella frontiera. E un'altra negativa differenza se Veltroni ce la facesse ma la sinistra restasse esclusa dalla scena istituzionale. Nel primo caso vorrebbe dire che la destra più rozza dell'Europa occidentale s'è impadronita della mente degli italiani, facendo del nostro un paese egoista e miope, nel quale ognuno si è chiuso in quel che crede il suo interesse più immediato mentre d'una democrazia decente più nulla importa; nel secondo caso, se Veltroni la spunta con infinitamente meno mezzi del suo avversario, significa che l'Italia si attesta sugli spalti d'una democrazia moderata ma ancora praticabile e che una sinistra, minoritaria ma ragionata e consistente, può interpellare e incalzare. Se invece questa sinistra scomparisse dalla scena, vorrebbe dire che l'americanizzazione è andata così avanti, che qualsiasi spinta avanzata all'interno di una egemonia liberista sarebbe ridotta al silenzio e alla marginalità. L'arretramento è già stato grave e la discesa dura da rimontare. Quanto resta del paese che era stato il più interessante e inconcluso d'Europa fino a quasi quaranta anni fa? Per questo ci siamo battuti contro l'astensionismo che oggi significa non l'ennesima protesta ma la prova d'una immaturità e rancorosa impotenza, dalle quali qualsiasi società non solo non procede ma rischia guasti insanabili. SEGUE A PAGINA 2 Non so se ce li saremmo meritati. Certo nessuno potrebbe dichiararsi innocente. Il fatto stesso che siamo oggi a questo rischio, per la prima volta dal 1945, ci costringe a chiederci perché siamo arrivati a tanto e verificare i nostri strumenti, le storie e gli obiettivi. E' un'urgenza, qualunque sia il risultato di queste elezioni; anche se si dovesse verificare l'ipotesi più favorevole. Resterebbe comunque che quasi metà degli italiani guarda a una destra senza più remore, neanche elementarmente antifasciste, e che a una generosa conflittualità sociale s'è sostituito in gran parte dell'elettorato, in forme diverse, un modello di ineguaglianze e marginalizzioni, giudicato inevitabile. Siamo già oltre la società dei due terzi che qualche decennio fa prevedeva - e non ci pareva possibile - il socialdemocratico tedesco Peter Glotz. Per questo alcuni di noi chiamano a confrontarsi subito con quella parte del paese che ha votato e fatto votare per la Sinistra Arcobaleno, in modo da mettere in atto subito un processo più allargato della somma delle sue sigle. Essa ha raccolto non una delega ma un voto che punta a qualcosa di più e che manca. E' fin evidente per quelle sensibilità diffuse che non stanno in una organizzazione, come la coscienza sempre più pressante del problema ecologico, che sta stretta in un partito per quanto valoroso, e li interpella tutti, e in tutta Europa. E' fin ovvio, ma più complicato, per le culture femministe, che non per caso non si danno una struttura di partito, e che dai partiti vengono regolarmente lusingate e offese; esse attengono a un conflitto millenario irrisolto, che si è affacciato con prepotenza a molte donne e inquieta l'altro sesso. E attraversano tutte le sigle e nessuna. Per ultimo non è altrettanto ovvia l'inquietudine e irresolutezza che attraversa tutto un popolo attorno al movimento operaio, che ha conosciuto vicende gloriose e scontri terribili e - salvo il rispetto per la corrente di Mussi, e i partiti di Diliberto e Bertinotti - non si riconosce nelle sigle di parte del Pci, del Pdci e di Rifondazione comunista. Che ci si appelli a una "identità" inequivoca per opporsi alla deriva dell'ex Pci, si può capire, ma è una posizione difensiva che non riesce a dar conto né della propria debolezza né delle innovazioni fin convulse impresse dal capitalismo diventato ormai il solo modo di produzione mondiale. E più che mai proteiforme e come sempre portatore di quella negazione assoluta dell'umano che è la guerra. Questo è un problema per molti. Prendo ancora una volta un caso che conosco bene - il mio. Io sono una vecchia comunista, convinta della validità e dei limiti di quella critica del modo di produzione che è il marxismo. Da quando sono stata esclusa dal Pci e dopo la fine del Pdup ho sempre votato per una sinistra alternativa ma non ho mai aderito a una delle sue organizzazioni. Non per essermi convertita, ma al contrario per aver radicalizzato la mia riflessione sul conflitto sociale. E insieme per essere stata interpellata drasticamente come donna dal femminismo, e come essere (per quanto può) pensante dall'ecologia - due dimensioni delle quali la prima non stava nella mia formazione di emancipata, e la seconda non era ancora visibile sul volto del pianeta. Come non intrecciare queste tematiche nella sinistra alternativa che si auspica? Diciamo la verità, ora come ora al di là di qualche benintenzionato riconoscimento, ognuna di queste culture esclude l'altra dal proprio giardino. Non si tratta di cattive volontà, penso, ma di paradigmi diversi che non si sono incrociati, salvo - e sembra assurdo - nella vita concreta di ciascuna e ciascuno: questa sì li ha incontrati, o vi è inciampata. La questione dei sessi, quella dell'ecosistema, e anche il dolore - come chiamarlo altrimenti - della lunga vicenda e poi sconfitta comunista. Da quando esiste ho votato Rifondazione, l'ho detto, ho stima per molti dei compagni che vi militano, ma non sono mai stata una di loro, perché neanche Rc, nella sua strada talvolta a zig zag, esprime tutte le urgenze "politiche" che il mondo mi scaraventa addosso. Né mi contenterebbero agevoli sommatorie; a fasi differenti e differenti paradigmi politici e culturali - i due piani non sono separabili - o fa fronte una rielaborazione che li assume e ne rompe la separatezza, o non c'è formula in grado di avere un reale impatto. So bene che non sarà un lavoro facile, è un travaglio - come ogni volta che si cerca di imprimere una svolta dall'interno della ricchezza del vivente, senza tentare scorciatoie. Elaborazione è cosa diversa da una tesi proposta ai più da un gruppo o qualcuno di illuminato, ed è anche diversa dal suo reciproco, cioè un contenitore di voci che non si parlano. Di questa seconda cosa è diventato un esempio preclaro, spero di non offendere nessuno, il manifesto - non solo per un vizio ma anche per una virtù, non precludersi di essere una sonda nelle diversità che esplodevano dalla crisi dei comunismi (e non soltanto dall'89). Non nell'averle troppo sondate sta la debolezza nostra che, spero di nuovo di non offendere nessuno, è innegabile. Per questo bisogna cominciare a confrontare tesi e ipotesi. Tenendo come obiettivo un fare, un intervento - anche se ogni tanto sarà un semilavorato - contro la tendenza alla catastrofe che si è riaffacciata. Vorrei non essere fraintesa né esprimermi in modo ingeneroso verso chi ha tirato in tempi difficili minoritarissime carrette. Dico soltanto, e non sommessamente, che stanchezze e depressioni o autogiustificazioni sono comprensibilissime, umanissime, eccetera, ma non è davvero il caso di proporre alla gente i risultati di incontri preliminari a porte chiuse, ciascun gruppo per sé, intento a partorire gruppi dirigenti divisi e paralleli, destinati a non incontrarsi mai. Come la maionese impazzita, la sinistra non si coagulerà senza uno o più tuorli freschi. E molto olio di gomito. So che, simile a una Cassandra - e le Cassandre, ahimé, finiscono male - sto scrivendo da un pezzo che non abbiamo molto tempo davanti a noi. Ma qualcuno mi dimostri che non siamo in affanno e ritirata. Ne vogliamo derivare qualche insegnamento? Vogliamo smettere di nobilmente miagolare sulla crisi della politica altrui e provarci nello sperimentarne noi forme diverse? Affrontando un percorso sicuramente accidentato ma tendendo almeno a sedimentare un corpo di analisi e progetti e azioni condivisi? Condivisi e non precludenti? Portandovi ogni esperienza, collettiva o personale, compiuta o in progress, pur che sia disposta a guardarsi in faccia ed esporsi. Partiti, sindacati, movimenti, culture, singoli che abbiano voglia, anzi bisogno, di parlarsi e ascoltarsi. Non c'è nessuno che non porti su di sé qualche livido, che non conosca l'amarezza di essere stato battuto. E magari qualche risentimento per ingiustizie patite. Ma francamente che cosa importa rispetto alle dimensioni dell'urgenza che ci sta davanti? Quel che ci ha fatto mettere nell'urna in queste ore la stessa scheda, e senza soverchie illusioni semmai ne abbiamo avute, è che non abbiamo deposto le armi (della critica, tranquilli, sono una pacifista). Vadano in pace coloro che dichiarano la guerra finita. Saranno svegliati fin troppo presto.

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<Questa irresistibile Italia ci fa innamorare dei pregiudizi> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-14 num: - pag: 5 autore: di BILL EMMOTT categoria: REDAZIONALE "Questa irresistibile Italia ci fa innamorare dei pregiudizi" Rifiuti, Alitalia e fascismo. Perché noi stranieri vi vediamo sempre uguali La campagna elettorale è sempre un'opera di puro teatro politico, che sia interminabile, come in America dove dura un paio d'anni, o piuttosto breve, come in Gran Bretagna, dove si risolve nell'arco di 3-5 settimane, o di durata media, come nel caso attuale in Italia, dove i giochi si chiudono nel giro di circa nove settimane. Tuttavia, è sempre più difficile con un dramma teatrale di quella lunghezza impedire al pubblico di addormentarsi o di lasciare la sala disgustato. Questo è vero in particolare se, come me, state osservando l'opera da una certa distanza, a Londra. Non sorprende pertanto che noi outsider prestiamo maggiormente attenzione alle recite più divertenti e scandalose. Ma ho il sospetto che gli italiani facciano altrettanto. Studiando i media britannici per capire meglio le elezioni italiane, appare subito chiaro che un contendente - Silvio Berlusconi, ovvio - è l'attore che meglio riesce a ravvivare la scena agli occhi e alle orecchie degli stranieri. Dopo tutto, le schermaglie elettorali di ciascun Paese sono difficili da penetrare per gli estranei, come lo sarebbe una tragedia classica recitata in olandese (proprio così, una volta nell'antico teatro di Epidauro, vicino a Micene, mi sono sforzato di assistere a una simile rappresentazione. Ma non ho resistito e sono scappato in anticipo per vedere una partita dei Mondiali in un bar del posto). Pertanto, quando lo stile di un contendente si basa su scherzi, provocazioni e accuse, ecco che diventa irresistibile. Non c'è più bisogno di un interprete! L'unica volta che ho visto nei notiziari della Bbc un servizio sulle elezioni italiane (era l'11 aprile) ho dovuto constatare che i due terzi del reportage erano dedicati a Berlusconi. Walter Veltroni è apparso di sfuggita. Questo non sorprende, dato che pochi sono gli stranieri informati sul suo conto, ma qualunque siano i suoi talenti, purtroppo ha un'aria assai noiosa, specie dallo schermo. Un simile squilibrio tra le parti in lizza non sarebbe consentito durante le elezioni in Gran Bretagna: e così dobbiamo sorbirci particolari da ogni componente della nostra "casta" in ogni servizio di ogni telegiornale. Ma siccome solo i cittadini italiani residenti nel Regno Unito hanno il diritto di votare, ecco che possiamo considerare tranquillamente le elezioni italiane come parte dello show-business. E' ciò che fanno in effetti i media stranieri, e non solo quelli britannici (anche se noi siamo certamente i peggiori). Non vediamo l'ora di trovare una scusa per riproporre i soliti pregiudizi e luoghi comuni sull'Italia e gli italiani. Vogliamo parlare di sesso e belle donne, e della mania italiana per il calcio. Ci corre un brivido per la schiena a usare il termine "fascista" in un articolo o in un programma tv, perché non è possibile farlo quando si parla invece della Germania. Ci godiamo non poco la tragica saga di Napoli e della sua spazzatura, e non vogliamo essere informati che gran parte del problema è stato risolto durante la campagna elettorale. Gongoliamo addirittura se si tratta di menzionare la mafia e il Vaticano (per motivi diversi, mi precipito a specificare). Siamo affascinati dalla possibilità che sotto il luccichio della vita politica italiana si nasconda qualche tremendo intrigo. L'attuale campagna elettorale, fortunatamente, ci ha offerto tutte queste possibilità. Il culmine, a mio avviso, è stato sentire Umberto Eco affermare che un vero cambiamento nella politica italiana sarà possibile solo dopo il decesso di dieci persone. Che splendido mistero, da quel maestro della suspense! Quali dieci? E come dovrebbero morire? Come in tutti i grandi romanzi, è meglio lasciare spazio all'immaginazione. Per alimentare i nostri stereotipi, ci sono stati altri spunti eccellenti. Daniela Santanchè e Alessandra Mussolini si sono dimostrate particolarmente generose, perché con i loro movimentati battibecchi hanno ribadito i tre cliché più in voga all'estero: la parola "fascista" (voilà, l'ho usata un'altra volta!); la bellezza delle donne italiane e l'assillo della loro immagine; e il sesso, con la questione di chi sia o non sia la più orizzontale di tutte. Fantastico. Ogni dibattito sul sesso nella politica inglese ha sempre un risvolto pruriginoso e segreto, di tresche illecite, di figli illegittimi e pratiche sessuali che dovrebbero restare nell'ambito privato. Nessun candidato inglese si permetterebbe mai di accusare le avversarie di prostituzione, né di dare giudizi sulla loro femminilità, né tantomeno di esprimere un parere se sono più brutte le donne di destra o di sinistra. Abbiamo dovuto aspettare a lungo, ma finalmente la nostra pazienza è stata ricompensata quando anche il calcio è comparso sulla scena, stranamente intrecciato a un altro argomento della campagna elettorale, quello della salute mentale. Quando Francesco Totti è stato accusato da Berlusconi di "non esserci con la testa " per voler dare il suo voto a Rutelli come sindaco di Roma, si è trattato di una vera e propria chicca: i media stranieri hanno potuto speculare a piacimento se gli elettori romani avrebbero votato in base alla fede calcistica anziché politica. E questo ha contribuito ad alimentare un altro pregiudizio degli stranieri, quello dell'irrazionalità degli italiani, sempre pronti a lasciarsi travolgere dalle passioni. Ma che Berlusconi volesse dar prova di irrazionalità quando ha suggerito un test psicologico di idoneità per i magistrati, questo era sicuramente un altro discorso. Generalizzazioni, battute, provocazioni: un fuoco di fila che ha impedito al pubblico straniero delle elezioni italiane, tra cui annovero me stesso, di addormentarsi per la noia. Ma ci lasciano tuttavia con una domanda assai più seria: avranno reagito così anche gli italiani? Come è stato da più parti osservato, queste elezioni presentano due aspetti notevoli. Il primo è che non dovrebbero esserci affatto, a meno di due anni dalle precedenti, perché sono la conseguenza del fallimento delle elezioni del 2006 di produrre risultato decisivo, e del fallimento del governo di Romano Prodi nella sua sfida alla gravità. Pertanto, da un punto di vista concreto, questa campagna elettorale non dura da dieci settimane, ma si protrae da oltre due anni, in perfetto stile americano. L'altro aspetto sorprendente è che ci siano differenze minime tra i programmi dei partiti, specie adesso che la gara è tra i due principali schieramenti. Dal punto di vista di uno straniero, la questione Alitalia ha fornito forse l'unica vera spaccatura tra il Partito democratico e il Popolo della Libertà. Tutto il resto non è altro che dettagli tecnici - come le future spese verranno compensate dai programmi di riduzione del debito pubblico - oppure un continuo sottrarsi alle proprie responsabilità, sia da destra sia da sinistra, per le debolezze dell'economia italiana e delle sue istituzioni (specie nel caso della spazzatura di Napoli). Se sentiamo il bisogno di un po' d'intrattenimento, è solo per distrarci dalla cruda realtà. Ma almeno gli osservatori stranieri non dovranno alzarsi dalla poltrona, al termine di questa lunga sceneggiata, per andare a votare. Buona fortuna, Italia! (Traduzione di Rita Baldassarre) GUARDA le elezioni italiane viste dai siti stranieri su www.corriere.it Sunday Times ieri Berlusconi ("il re"), le sue fan, Veltroni ("in rimonta"), i rifiuti Destre Mussolini e Santanchè: la loro lite, scrive Emmott, ha alimentato gli stereotipi su donne, sesso e fascismo L'intellettuale Per Umberto Eco serve un ricambio generazionale Il calciatore Francesco Totti è stato criticato dal Cavaliere Show Berlusconi assaggia una mozzarella Non vediamo l'ora di trovare una scusa per riproporre i soliti luoghi comuni Ma la campagna elettorale ce lo ha permesso \\.

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Alle urne il 4% in meno Oggi il giorno del verdetto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-14 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Alle urne il 4% in meno Oggi il giorno del verdetto Veltroni: siamo arrivati alla fine. Berlusconi: che Dio ce la mandi buona Applausi per Napolitano al seggio. Protesta a Palermo: un gruppo di elettori rifiuta le schede per Camera e Senato ROMA - Il primo (e provvisorio) segnale che arriva dalle urne è il calo dell'affluenza. Alle 22 di ieri, per la Camera, aveva votato il 62,54. Quattro punti in meno rispetto a due anni fa, quando alla stessa ora era stato raggiunto il 66,53 per cento. Discorso diverso per le amministrative: affluenza in crescita sia per le comunali (60,64 contro il 55,09 per cento, con quasi dieci punti in più a Roma), sia per le provinciali dove i votanti sono il 57,06 per cento contro il 44,58. Ma questi due dati sono trainati dal fatto che stavolta si vota anche per Camera e Senato. Il tempo era buono in quasi tutto il Paese, ed è quindi possibile che l'affluenza per le politiche risalga almeno in parte oggi (si vota dalle 7 alle 15). Ma già ieri c'è stato qualche piccolo segnale di astensionismo organizzato: a Palermo un gruppo di cittadini ha rifiutato le schede per Camera e Senato, votando solo per il Parlamento regionale. A Marigliano, in Campania, circa 600 persone hanno detto no al voto per protestare contro l'apertura di una discarica. Il primo politico a votare è stato Giorgio Napolitano, accolto dagli applausi al suo arrivo nel seggio del Rione Monti. Walter Veltroni ("tutto bene, siamo arrivati alla fine") si è presentato verso le 11 nella scuola di via Novara, accompagnato dalla moglie Flavia e dalle due figlie. Anche se è dovuto uscire dalla cabina perché il presidente non gli aveva consegnato la matita. Silvio Berlusconi ha votato a Milano e nel pomeriggio ha fatto una passeggiata in centro. Verso le 17 è entrato in Duomo dove recitavano il rosario. Si è fermato in raccoglimento qualche minuto in seconda fila. "Ci sarà molto da lavorare, che Dio ce la mandi buona" ha risposto ad una persona che lo aveva avvicinato chiedendogli "Sarà presidente?". Loredana De Petris, candidata della Sinistra l'Arcobaleno, accusa il Partito democratico di aver fatto propaganda ad urne aperte: "Per tutta la giornata di sabato e anche domenica mattina sono stati inviati sms dal centralino 45454 che invitavano a votare Pd, firmati da alcuni candidati". A Roma Forza Italia ha denunciato un rischio brogli perché ad alcuni elettori non sarebbe stata consegnata la scheda per il voto al Senato. Francesco Forgione, candidato della Sinistra l'Arcobaleno, parla invece di "migliaia di doppi voti in tutti i comuni della Calabria. Sono i rappresentanti di lista che votano non solo nei comuni di residenza ma anche nei seggi dove sono assegnati con questo incarico". Lorenzo Salvia.

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Graziano Cesari ex arbitro o nuovo tronista? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-04-14 num: - pag: 44 autore: di LUCA BOTTURA categoria: BREVI Graziano Cesari ex arbitro o nuovo tronista? A NOI V "Fiorillo è un portiere che la mia società ci punta molto" (Walter Mazzarri, "Domenica Stadio ", Italia 1) A LUI V Mercoledì, nel suo servizio di presentazione sui tifosi romanisti in partenza per Manchester, Stefano Impallomeni di Sky ha intervistato un tizio con maglia nera, cappellino nero, e fascio littorio in bella evidenza. Felici gli ultrà: la prossima volta invece di certi striscioni, potranno esporre direttamente i servizi di Impallomeni. SANTE PAROLE V "Non ho capito se Cesari è un ex arbitro o un tronista di Maria De Filippi" (Alessandro Siani, "Controcampo Ultimo minuto", alla prima di circa seicento battute: questa era buona) PUZZA CONNECTION V Infortunio sul lavoro per l'ex arbitro Cesari: mentre girava la telepromozione Geox con un enorme calzino fumante alle spalle, gli sono venute le méches. IL COLLEZIONISTA DI OSSA V Problemi per Bonera, che al seggio è stato respinto perché aveva tentato di entrare in cabina con un'arma: il suo piede destro. IL ROSSO E IL NERO V Guai anche per Ronaldinho, che ieri ha rischiato la morte per soffocamento: l'urna elettorale in cui l'ha rinchiuso Berlusconi col proposito di farlo uscire stamattina alle 10 era priva di prese d'aria. ROLLING STONED V Tappa in Italia per l'equipe di scienziati Usa che studiano la longevità Dopo il 64enne chitarrista Keith Richards, esamineranno un suo coetaneo: Marco Ballotta. VELTRONI? V Totti (urlando verso gli spalti): "Mortacci tua!". Trevisani (il telecronista di Sky): "Ecco una dedica particolare di Totti a un amico in tribuna..." ("Diretta Gol") INSALATISSIMA V "L'Italia ha perso il doppio. Stefano Pescosolido, il tuo commento?". "è un peccato" (Alessandro "aridatece Galeazzi" Fabbretti e la sua degna spalla, Raisport Satellite) SARAI BELLO TU V "Oddio mio, a Valentino Rossi manca un dente! Ma è rivoltante!" (Guido Meda, Italia 1) POVERO COCCO V "Ho fatto troppa panchina in passato, ho sofferto già troppo" (il martire Marco Borriello a "Domenica Stadio", Italia 1) COCA JUNIOR V Giancarlo Alessandrelli, l'ex vice di Zoff, è risultato totalmente estraneo al traffico di droga che avveniva nella sua discoteca di Arezzo. Mentre gli altri spacciavano, lui era in panchina. PALLE SPAZIALI V "La Fiorentina palla al piede riesce a muoversi meglio senza palla" (Antonio Di Gennaro, Sky) Graziano Cesari.

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La7, spazio a tutti: il tg più equilibrato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-14 num: - pag: 53 categoria: REDAZIONALE A fil di rete di Aldo Grasso La7, spazio a tutti: il tg più equilibrato T g La7 il più equilibrato, i tg Rai moderatamente a favore di Veltroni e i tg Mediaset decisamente pro Berlusconi: è questo il quadro che emerge dall'analisi dei tempi di parola dei leader politici durante l'ultimo mese di campagna elettorale. I dati più interessanti sono tre. Primo: consolidando una tendenza di lungo periodo, che si è mantenuta tale anche negli anni del governo Prodi, è Silvio Berlusconi il leader più "interpellato" (con dichiarazioni e interviste) dai notiziari. La sua leadership tocca la quota record di oltre 280 minuti di parola. Segue Walter Veltroni, con 235 minuti. Poi gli altri: Casini (79'), Bertinotti (56'), Boselli (41'), Fini (31'). Secondo: le differenze fra le diverse testate sono molto rilevanti. Se Tg La7 è il più equilibrato nell'attribuire tempi di parola a tutti i leader dei vari schieramenti, con Veltroni e Berlusconi superati da Boselli, i tg Rai e Mediaset hanno interiorizzato maggiormente la logica "bipolare": in quelli Rai, Veltroni supera Berlusconi di circa mezz'ora; in quelli Mediaset, Berlusconi supera Veltroni di 75 minuti. "Bipolare " ma piuttosto equilibrato il Tg5, con Berlusconi (45') poco sopra Veltroni (41'). Più schierato Studio Aperto, col leader Pdl che totalizza 12 minuti in più del leader Pd. Completamente diversa, in terzo luogo, l'agenda dei tg, con quelli Rai (e in particolare il Tg1) fortemente connotati dalla politica (quasi il 30% del tempo complessivo), mentre quelli Mediaset - nonostante la campagna elettorale - più propensi a dare spazio alla cronaca (oltre il 30% del tempo per Tg5 e Studio Aperto). In collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su dati Auditel.

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Il partito del <vaffa> ringrazia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il partito del "vaffa" ringrazia Il partito del "vaffa" ringrazia MARIO SECHI Farse elettorali Il ricorso della Dc di Giuseppe Pizza probabilmente non farà slittare le elezioni. Ma avrà conseguenze dopo il voto. Con procedimenti senza fine che finiranno per alimentare sempre più l'antipolitica. "Dopo Mortadella arriva Pizza". La battuta culinaria è di Francesco Storace, ma in realtà un paese che a una settimana dal voto riesce a mettere in discussione anche la data delle elezioni è più avanti con il menù: è alla frutta. La riammissione alla consultazione della Democrazia cristiana di Giuseppe Pizza è un pasticciaccio brutto consumato non in via Merulana, ma in piazza del Viminale, sede del ministero dell'Interno. L'imprudente esclusione della Dc è il peccato originale, la slavina che rischia di produrre la valanga, anche dopo le elezioni. Si rafforza infatti l'idea di chi pensava (e pensa ancora) di risolvere per mano giudiziaria la battaglia politica. Chiunque vinca le elezioni rischia di ritrovarsi in mezzo alle carte bollate, perché se tutto lo scibile finisce in mano ai tribunali amministrativi regionali (dal campionato di calcio all'Alitalia, passando per i maghi e il lotto in tv), le scartoffie aumentano, la certezza del diritto diminuisce e la democrazia va in cortocircuito. Oggi è la Dc di Pizza a esultare, domani forse la Sinistra arcobaleno (che ha presentato una serie di ricorsi) e tra qualche tempo chissà che qualcuno dei partiti concorrenti non prenda sul serio l'idea di un gruppo di giuristi che sostiene non l'illegittimità di una lista, ma l'incostituzionalità della stessa legge elettorale. Finita la campagna elettorale, non è detto che il bon ton veltroniano resista alle sempre accese sirene girotondine della sinistra. Giovan Battista Vico direbbe che la storia è fatta di corsi e ricorsi: in questo caso i ricorsi sono quelli giudiziari. Non solo le tesi sull'illegittimità del voto sono più che mai vive, ma si intrecciano con il destino del futuro governo e le scadenze fissate dall'agenda istituzionale. I candidati premier hanno rimosso il semplice fatto che tra un anno dovrebbe svolgersi un referendum sulla legge elettorale e per questo l'attuale sistema viene considerato da molti giuristi non solo sub iudice ma addirittura fuori dall'ordinamento. È questa la tesi sostenuta nei mesi scorsi non solo da Luciano Violante, abile presidente della commissione Affari costituzionali nella passata legislatura, ma da professori del calibro di Alessandro Pace, Valerio Onida e Piero Alberto Capotosti. Se prima del voto l'imperativo era quello di sospendere le elezioni, a urne chiuse e spoglio avvenuto (a maggior ragione dopo la probabile affermazione di Silvio Berlusconi) quel progetto potrebbe diventare "cancellare il voto". Fantasie? Le vie dell'antipolitica hanno dimostrato di essere infinite. "Per una questione da azzeccagarbugli si manda all'aria un momento solenne della democrazia, le elezioni. Si alimenta la sfiducia, si sprecano soldi, si fa la figura da Pulcinella" commenta a Panorama Nicolò Zanon, docente di diritto costituzionale all'Università di Milano. "Facciamo ridere il mondo. Non ricordo rinvii di elezioni, non sono state rinviate neppure in Spagna dopo l'attentato sanguinario di Al Qaeda alla stazione di Atocha e da noi c'è chi pensa di postdatarle per il simbolo di Pizza?" conclude Zanon che con un altro gruppo di costituzionalisti ha promosso un manifesto per sostenere la piena legittimità della legge elettorale e dunque della prossima consultazione. I precedenti in tema di incursioni della giustizia sul voto, in realtà, esistono. E hanno data recente. Nell'aprile 2000 le elezioni regionali in Molise furono invalidate dal tar e ripetute a novembre 2001. Il centrosinistra, che nel 2000 era uscito vittorioso per 1.600 voti, alla ripetizione del voto fu sconfitto dal centrodestra. Stessa situazione alle comunali di Messina, nel 2005: accogliendo un ricorso del Psi di Gianni De Michelis, escluso dalla competizione elettorale, il Consiglio di giustizia amministrativa (una sorta di Consiglio di Stato siciliano) invalidò quasi due anni dopo il voto del novembre 2005, mandando a casa la giunta di centrosinistra guidata da Francantonio Genovese. Messina, dove si rivoterà il 15 giugno, è tuttora commissariata. Comunque vada, il caso Pizza è una tragicomica sconfitta delle istituzioni e fornisce argomenti polemici al partito del "vaffa" di massa. Non a caso Beppe Grillo è il più acceso sostenitore dell'incostituzionalità della legge elettorale e invita all'astensione. Fenomeno che per moltissimi elettori non è frutto di disinteresse, ma reazione rabbiosa alla crisi della politica. Secondo una recente ricerca dell'Eurispes, il 43 per cento dei residenti nelle regioni meridionali ritiene l'astensionismo una forma di protesta contro il 37,2 per cento dei residenti al Nord-Est, il 37,1 per cento nelle Isole e il 36,1 per cento al Centro. Pasticci e garbugli come quello sulle liste estromesse e riammesse alle elezioni a colpi di sentenza sono destinati ad alimentare la sfiducia. La conseguenza sul voto? L'astensione potrebbe superare il livello fisiologico per l'Italia (che ricordiamo è un Paese dove vota più del 70 per cento degli aventi diritto) e colpire in maniera letale uno o entrambi i principali partiti che si contendono il governo del Paese. Mistero poco buffo: per quale motivo il ministro dell'Interno Giuliano Amato non si è "blindato" con un parere preventivo prima di escludere dalle elezioni il simbolo della Dc di Pizza? In attesa della risposta, il partito del "vaffa" ringrazia.

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Altro che faccia a faccia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'ARCITALIANO Altro che faccia a faccia GIULIANO FERRARA Ora che non c'è più l'ideologia a separare i due grandi contendenti, programmi, culture di riferimento, stili di comando di Pd e Pdl variano solo per sfumature. Non lamentiamoci per la noia. Senza offesa per l'uno e per l'altro, la verità è che i due non avrebbero molto da dirsi. Ed è per questo che il duello a faccia a faccia è subito parso un flop, uno scontro ricercato fiaccamente e altrettanto fiaccamente eluso. Chi abbia seguito nel tempo in queste colonne il ritratto parallelo che abbiamo tentato di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi sa di cosa parliamo. Con tutte le differenze di dettaglio, anche molto importanti, i due alla fine si assomigliano per l'essenziale: il culto dell'immagine, un fondo di populismo democratico ostile alla politica dura di partiti e apparati. Il Cavaliere è una personalità forte, un italiano che ha conosciuto il dolore, la lotta personale, la violenza ideologica nel campo dell'inimicizia, l'aggressione diretta per mano politica e giudiziaria. Ma in questa sua ultima incarnazione la carta che sa giocare e che ha deciso di giocare è quella del gran finale, del lieto fine, del compimento relativamente misurato e lieve di una parabola pesante e a suo modo smisurata. Veltroni d'altra parte è oggi il suo avversario giusto, non solo perché anche lui si è nutrito culturalmente di calcio e tv, ma per un motivo meno effimero, più stringente: Veltroni, un cinquantenne, sente di avere una carta per il dopo elezioni anche in caso di sconfitta, e il suo problema è aprire comunque una nuova stagione (così l'ha chiamata) per ricostruire a misura della sua leadership e del suo Partito democratico una nuova creatura progressista che superi definitivamente le tradizioni comunista e democristiana. Questo parallelismo si riflette nei programmi, nelle culture di riferimento, nello stile di comando. I due leader sono diversi, ma sulla sicurezza, sulle tasse, sul lavoro, sulle infrastrutture, sul ruolo dell'impresa, sul welfare, sulla funzione dello stato nell'economia, sulla politica estera le distanze si sono visibilmente accorciate. Restano le sfumature, gli accenti, le differenti sensibilità e andature, ma tra Berlusconi e Veltroni, per scelta bilaterale, il grande scontro antropologico, il conflitto di civiltà sulla giustizia, sul senso stesso della convivenza democratica, è acqua passata. Assisteremo a qualche baruffa e a qualche pesantezza da ultimo miglio elettorale, ma non c'è più l'abisso dell'ideologia a separare i contendenti. L'esclusione rigorosa dal confronto delle questioni che dividono, quelle che hanno per sfondo gli stili di vita, l'etica, il significato della modernità per quanto riguarda la scienza e la biopolitica, è stata un atto altamente significativo. Nell'America puritana non c'è carica pubblica alla quale si possa concorrere senza avere prima dichiarato se si sia pro life o pro choice, da noi è stato stabilito che la neutralità etica è il prerequisito di un confronto civile, capace di evitare temi essenziali ma "delicati". Senza miccia, il fuoco non si accende. Un faccia a faccia sull'Alitalia, sull'Expo a Milano, sulle ricette migliori (e convergenti) per ridurre le tasse e aumentare pensioni e stipendi sarebbe una goffaggine. Veltroni ha reso esplicita la rinuncia ai vecchi schemi della lotta di classe o semplicemente "lavorista", Berlusconi e Giulio Tremonti non propongono più miracoli liberisti e significative riduzioni del peso della mano pubblica nell'economia e nella società. Forse in questa integrazione o fusione di culture politiche starà il segreto di un governo stabile e di un'opposizione strategica anziché isterica. Forse si preparano nuovi pasticci. Quel che è sicuro, e si vede a occhio nudo, è che il materiale incandescente di idee per un'alternativa secca tra diverse visioni del futuro è svanito, non c'è più. Altro che faccia a faccia.

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Tagli alle bollette e al carovita? Facciamone un programma politico (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tagli alle bollette e al carovita? Facciamone un programma politico ROMANA LIUZZO Unione democratica per i consumatori "Blocco delle tariffe a partire dalle bollette, stop ai prezzi della spesa e alle speculazioni che fanno crescere l'inflazione e innescano processi recessivi". È questo in sintesi il programma di Bruno De Vita, già segretario generale dell'Adusbef, associazione per i diritti del cittadino e candidato premier dell'Unione democratica per i consumatori. L'Unione democratica, quando è nata, aveva promesso di non utilizzare politici ma solo il popolo. Avete seguito questa linea d'ispirazione "grilliana"? Assolutamente sì. Alle nostre liste hanno potuto aderire solo comuni cittadini. Con due condizioni: non essere mai stati eletti al Parlamento e non avere nessuna condanna penale passata in giudicato. Che ruolo hanno allora Willer Bordon e Roberto Manzione? I due senatori hanno dato vita a questo movimento dopo aver lasciato il gruppo dell'Ulivo alla nascita del Pd, ma non sono candidati. I sondaggi cosa dicono sulle vostre potenzialità? Tutto è in continua evoluzione. In questo momento oscilliamo tra l'1 e il 4 per cento. Ma puntiamo molto più in alto. Pensando al dopo elezioni, vi sentite più vicini a Silvio Berlusconi o a Walter Veltroni? A chi appoggerà la nostra politica. Lei che ha sempre combattuto a fianco dei consumatori, come ha preso la sua espulsione dall'Associazione stampa romana? Per farla breve: sono editore di Teleambiente, che si appoggia talvolta ad alcune cooperative, dalle quali sono state licenziate due persone. Non sono stato radiato dall'Ordine, Stampa romana è solo un sindacato.

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Mi gioco tutto in 4 regioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

WALTER VELTRONI Mi gioco tutto in 4 regioni MAURIZIO BELPIETRO intervista Combattere l'inflazione, gli sprechi della politica, la mafia, le inefficienze della giustizia: un libro dei sogni che Walter Veltroni ha fatto diventare programma elettorale. Con una convinzione: il Pd può vincere. Sempre che in Lazio, Sardegna... Walter Veltroni non ama gli strappi. Quelli che ha dovuto consumare in campagna elettorale con Rifondazione e con i socialisti gli bastano e avanzano per i prossimi anni. Ora ha bisogno del consenso di tutti. Dunque misura le parole, lima gli spigoli e a ogni domanda si fa rotondo e liscio, attento a non urtare la suscettibilità di nessuno degli alleati. A metà intervista gli scappa una frase sul Mose, la barriera che dovrebbe fermare l'acqua alta a Venezia. "Si deve fare" dice senza esitazioni. Ma poi, temendo di dispiacere a Massimo Cacciari, il sindaco lagunare esponente di spicco del Partito democratico, si corregge: "Si deve fare, ma cercando l'accordo con le comunità locali e sostenendo le altre misure per la salvaguardia di Venezia", che è un po' come volere la botte piena e la moglie ubriaca. Il candidato premier del Pd sa che corre su un campo minato, dove in qualche caso gli ordigni li hanno occultati proprio gli amici. Pierluigi Bersani dice che serve uno scatto di reni. Quando lo farà? No, Bersani non ha detto così, quella è una forzatura dei giornali. Lo scatto di reni è già in corso, lo stiamo facendo da settimane e i risultati si vedono. Quando abbiamo iniziato stavamo 22 punti sotto la destra, ora manca poco. Massimo D'Alema dice che lo slogan "Si può fare" è moscio. Che risponde? Sugli slogan ognuno ha la propria opinione: l'importante è il risultato. D'Alema e Bersani con quelle frasi si preparano al dopo voto. Lei rischia la testa se il Pd non tocca il 35 per cento? Guardi, la leadership non è in discussione. Non ne parla nessuno. Ma i giornali sì. Ecco, appunto: solo i giornali. Ho fatto anch'io questo mestiere. Sento aria di correnti. Non nel Pd. Certo, si discute, come in ogni partito democratico, ma è un partito unico, senza divisioni. Nelle piazze in cui vado c'è una bandiera, non due o tre come nelle manifestazioni del Popolo della libertà. Il Pdl non è un partito, ma un'alleanza elettorale. La miglior difesa è l'attacco. No, io non faccio campagna elettorale come Silvio Berlusconi. Ho ricevuto caterve di insulti, ma non rispondo. Mi limito a osservare che sembra di essere nel '94. Parla di stalinismo, brogli e dimentica di dire che ha governato per sei anni. Noi guardiamo al futuro. Abbiamo chiuso con la sinistra radicale dando un forte segnale di discontinuità. A proposito di discontinuità, avete dato un taglio anche a Romano Prodi. Prodi ha fatto molto. Ha trovato un paese con un debito e un deficit in crescita e una spesa pubblica aumentata di due punti e mezzo e ha fatto un'opera di risanamento finanziario. Ma la maggioranza che lo sorreggeva era eterogenea e confusa, non poteva essere la maggioranza per fare le riforme. Oggi ce n'è una nuova: è chiaro che c'è un forte elemento di discontinuità. Ma molti ministri del governo Prodi sono candidati col Pd. Sì, ma non ci sono quelli che andavano in piazza contro il governo. Non c'è più quella sinistra che affiggeva manifesti in cui si prometteva che anche i ricchi avrebbero pianto. Che cosa c'è nel Pd ora? C'è una forza democratica europea che ha come stella polare la crescita del Paese, che è contro la povertà, non contro la ricchezza. Una forza di centrosinistra che si ispira ai democratici americani, da Roosevelt a Clinton. Lei evoca gli Stati Uniti, intanto l'Italia fa i conti con un'inflazione mai così alta negli ultimi 12 anni. La crescita dipende da fattori internazionali: se sale il prezzo del grano e del petrolio, non si può dar la colpa a Prodi, come fa l'opposizione. Semmai Berlusconi si dovrebbe preoccupare di ciò che non fece per i prezzi quando era in carica e fu introdotto l'euro. Lei ha promesso di aumentare salari e pensioni a chi guadagna meno di 25 mila euro l'anno. Un vostro ex alleato, il socialista Enrico Boselli, vi chiede: chi paga? Noi abbiamo spiegato come finanzieremo i nostri provvedimenti e una tabella del Sole 24 Ore ha dimostrato che si può fare. Con una riduzione della spesa pubblica di un punto l'anno le risorse ci sono. Cosa taglierete? Penso ai costi della politica, alla spesa burocratica, all'abolizione delle province nelle aree metropolitane e degli enti inutili. Ridurre i costi della politica è molto popolare, ma poco produttivo: si recuperano alcuni milioni di euro, non i miliardi che servono per aumentare pensioni e salari. Sì, ma si può cominciare. Se si inizia a ridurre da 1.000 a 500 i parlamentari e a pagarli quanto quelli di altri paesi europei, si fa un primo passo che va oltre il risparmio e ci mette in sintonia con un Paese dove molte famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Poi si possono tagliare i finanziamenti ai giornali. Anche a quelli di partito, come "L'Unità"? Io finanzierei solo gli organi di partito. Ma uno solo per ogni partito: basta con le deroghe che consentivano a due parlamentari di ottenere soldi pubblici per un foglio stampato. Se dai 31 gruppi parlamentari scenderemo a sei, solo quei sei potranno avere i contributi per il loro giornale. Antonio Di Pietro vuole abolire anche le authority. Lei? Nel programma questo non c'è. Si possono ridurre di numero e qualificare, ma non abolirle. A proposito dell'ex pm: avete imbarcato i giustizialisti e lasciato fuori i socialisti. Vi siete giocati la possibilità di intervenire sulla giustizia italiana. Di Pietro ha sottoscritto il nostro programma, anche in materia di giustizia. E d'altra parte Berlusconi lo voleva ministro nel '94. Dunque non rinunciamo proprio a nulla. Prendiamo le intercettazioni. Noi diciamo che i magistrati possono intercettare chiunque, ma se poi finiscono sui giornali ne rispondono. Come? Con la carriera. È un meccanismo di responsabilità. I nomi e la privacy delle persone vanno tutelati, non è possibile che le intercettazioni finiscano in prima pagina. E gli altri problemi della giustizia come pensa di risolverli? Dobbiamo ridurre il numero di liti che approdano nei tribunali, trovare altre forme, ricorrere di più ai giudici di pace. E poi dobbiamo introdurre criteri manageriali. Serve un manager che razionalizzi costi e procedure dentro i palazzi di giustizia. Si occuperà anche dell'orario di lavoro dei magistrati? Certo. Un manager deve garantire l'efficienza. Ma servono anche norme meno complicate, leggi più chiare. Ha promesso di tagliare 5 mila norme entro l'anno. L'Italia ha decine di migliaia di leggi: un record. Ma ha anche il record del mancato rispetto di quegli stessi regolamenti. Bisogna semplificare. La pubblica amministrazione deve essere più efficiente, bisogna introdurre l'obbligo di una risposta in 30 giorni. E se non risponde? Bisogna sanzionarla. Berlusconi dice che serviranno misure impopolari. E lei? Faremo cose impopolari contro mafia, camorra e 'ndrangheta. Io voglio annientarle, perché succhiano energia al Sud e non possiamo pensare che il Nord continui a trascinare il Mezzogiorno. Opere pubbliche: la Tav si farà? Faremo un grande piano, perché vogliamo estendere l'alta velocità a tutto il Paese: i treni sono molto meno inquinanti delle macchine. Ma per far ripartire le opere pubbliche bisogna introdurre nuove norme, che prevedano tempi e semplicità delle pratiche. La procedura di impatto ambientale deve essere cambiata: la valutazione deve arrivare in tre mesi. È favorevole al nucleare? Bisogna fare grande attenzione alle tutele scientifiche, perché il nucleare ha un grande impatto sull'ambiente. Ma per abbassare le tariffe della bolletta energetica, penso alle liberalizzazioni e a risorse naturali come l'energia solare e quella eolica. Per l'Alitalia sta con i francesi? Non parteggio per nessuno, ma la compagnia franco-olandese è l'unico soggetto in campo: non c'è nessuna cordata italiana e dire che spunterà dopo le elezioni è una presa in giro. Lei promette meno precarietà ai giovani: abolirà la legge Biagi? Io sono tra quelli che hanno sostenuto Marco Biagi: ho scritto un articolo in cui spiegavo che la flessibilità è fisiologica, ma non va confusa con la precarietà. Non si può creare una generazione precaria a 40 anni. Ecco perché ho proposto un salario minimo. Il lavoro precario deve costare di più, non di meno. Gli incentivi semmai vanno dati a quelle aziende che trasformano i contratti a termine in posti fissi. Ha messo in lista Massimo Calearo e l'operaio della Thyssen, Pietro Ichino e Paolo Nerozzi. Ossia tutto e il suo contrario: ma qual è la linea del Pd sui temi economici? Innanzitutto, meglio Calearo e l'operaio della Thyssen che Ciarrapico, Dini e Alessandra Mussolini. E poi un grande partito ha bisogno di esperienze e culture diverse. Non devono pensarla tutti allo stesso modo. Quel tempo è finito. Per far crescere l'Italia serve un'alleanza di produttori, di imprenditori e lavoratori. Anni fa, in un'intervista, lei mi disse che avrebbe lasciato il posto di sindaco di Roma per dedicarsi all'Africa. Se vincerà le elezioni, quando finirà il mandato, si dedicherà al suo vecchio progetto? Quello è il mio progetto di vita, ma chi fa il mio mestiere deve tener conto anche di altro. Quando 3 milioni e mezzo di persone ti chiedono di fare una cosa e quella cosa è il tuo sogno di una vita, non puoi non tenerne conto. Dunque, non sarà il suo ultimo incarico? Perché lo chiede solo a me? E non lo chiede a Berlusconi? Il leader del Pdl fa politica da prima di me. Anzi, lui ha sempre fatto politica, se per politica si intende la vicinanza con chi ha il potere. Cosa invidia a Berlusconi? Pato e Kakà. Se vince, questa volta farà la legge sul conflitto di interessi? Certo, la faremo. Ma sarà una legge liberale, non contro qualcuno: una norma indispensabile. Non si è perso troppo tempo in questo Paese a parlare di tv e della loro regolamentazione? Confermo: ne abbiamo discusso troppo, ma abbiamo perso tempo anche a discutere di stalinismo, brogli e altro. In tema di droghe, lei è proibizionista oppure per la legalizzazione? Sono per contrastare il traffico della droga. Non si fa la guerra al punto terminale, ma a chi la distribuisce. Mai fumato spinelli? Mai. Ma non ho mai fumato neanche sigarette. Dica la verità: quante sono le regioni in bilico? Quattro: Lazio, Sardegna, Abruzzo e Marche. Continua a sognare di farcela il 13 e 14 aprile? Ormai, più che sognare comincio a vedere.

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Ricette per una vita meno cara (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ricette per una vita meno cara STEFANO VESPA Inflazione super Il prossimo governo dovrà affrontare una situazione difficilissima. Tra detassazione degli straordinari, tagli alla spesa pubblica e riduzione dell'Irpef, non potrà essere rinviato il tempo delle scelte. Impopolari. L'Italia come l'asino di Buridano, che si bloccò e morì non sapendo scegliere tra acqua e avena? Il curioso paragone è scelto da Maurizio Sacconi per esprimere il suo pessimismo di fronte alla situazione economica italiana: "Rischiamo di fare la fine del Giappone, bloccatosi dopo una fase economica vivacissima". Nel nostro caso, l'acqua e l'avena sono la stagnazione e l'inflazione, con il pericolo di "intrappolarci in una terribile stagflazione" spiega il senatore di Forza Italia, già sottosegretario al Lavoro nel governo Berlusconi. Il governo che uscirà dalle urne avrà dunque molte gatte da pelare: lo sanno benissimo sia il Pdl (favorito dai sondaggi) sia il Pd, impegnato a nascondere sotto il tappeto l'attività del governo Prodi. E chi nei due poli si occupa di economia ha diversi dossier aperti sul tavolo. Sacconi annuncia, in caso di vittoria, una manovra correttiva "che sia di sostegno alla crescita attraverso i consumi e gli investimenti, una correzione alla finanza pubblica che consenta di ridurre le spese correnti e di accelerare gli investimenti infrastrutturali". Nel frattempo, però, le famiglie con i redditi più bassi faticano ad arrivare alla fine del mese, subiscono un'inflazione che l'Istat ha fotografato al 3,3 per cento a marzo (la più alta dal 1996), mentre in aprile il caro-petrolio farà aumentare del 4 per cento le tariffe di luce e gas. Tanto che Giulio Tremonti, ministro dell'Economia in pectore in caso di vittoria del Pdl, ha già detto che il primo intervento sarà sui mutui, agevolando solo quelle banche che ne offriranno di "umani". E Silvio Berlusconi ha confermato nei giorni scorsi l'intenzione di stipulare accordi con commercianti e grande distribuzione. I soldi non bastano più e Sacconi lo sa bene: "La prima risposta al carovita è l'incremento dei salari, che non si ottiene con qualunque riduzione della pressione fiscale perché va di pari passo con l'aumento della produttività". Dunque, come "intervento quadro, ma prioritario", il Pdl insiste sulla detassazione degli straordinari, dei premi, degli incentivi, cioè delle parti variabili del salario. Chi si inalbera appena sente il nome di Romano Prodi è Mario Baldassarri, senatore di An ed ex viceministro dell'Economia: "In 18 mesi la pressione fiscale è passata dal 40,6 al 43,8 per cento, tre punti di pil. Se è vero che sui mercati internazionali si può fare poco, su quello nazionale il governo non ha fatto nulla" salvo "insabbiare" il ddl Lanzillotta sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali e "dare 7 miliardi di euro di sgravi fiscali a banche, assicurazioni e grandi imprese". Detassazione degli incentivi sì, aggiunge Baldassarri, ma anche togliere l'Irap sul monte salari alle piccole e medie imprese: "È assurdo che debbano pagare le tasse sugli stipendi che versano ai dipendenti". Nel Pd che cerca di risalire la china il senatore Enrico Morando, responsabile del programma economico del partito di Walter Veltroni, è uno che non le manda a dire: "Bisogna evitare le strumentalizzazioni idiote, come quando qualcuno sostiene che l'inflazione dipende dalle politiche del governo". La tensione sui prodotti agricoli ed energetici va invece affrontata in maniera diversa: "Occorre investire sulla politica economica comune europea ed è inutile polemizzare con la Bce. Negli Stati Uniti la Federal reserve discute con il presidente, in Europa la Banca centrale con chi discute?". Morando non ha dubbi sulla necessità di dare "un'accelerata molto forte sul fronte delle liberalizzazioni in tutti i settori". Ricordando i paletti che la maggioranza di centrosinistra ha posto al lavoro del ministro Linda Lanzillotta e le "lenzuolate" volute da Pierluigi Bersani (che hanno avuto effetto solo in alcuni casi), l'esperienza fa dire a Morando che serve "un'aggressione globale": liberalizzare un singolo settore aiuterebbe chi si oppone nel trovare sponde politiche. Il senatore del Pd non dimentica la necessità di un nuovo modello contrattuale tra le parti sociali, tema considerato decisivo da Tito Boeri, docente di economia del lavoro all'Università Bocconi: "La riforma della contrattazione rilancerebbe la produttività, un compito che spetta a imprese e sindacati e non alla politica, che anzi deve restarne fuori". Il tema è in discussione da tempo, con qualche divergenza tra i sindacati sulla rappresentatività interna, ma cambierebbe radicalmente il mondo del lavoro. Spiega Boeri: "Va stabilita una regola da applicare alle aziende che non possono fare una contrattazione di secondo livello (integrativa rispetto al contratto nazionale, ndr): il salario viene legato a un coefficiente, che varia a seconda del settore. Così, l'operaio sa che avrà un determinato aumento di stipendio se l'azienda raggiungerà certi obiettivi: lavora di più, guadagna di più". Questo tipo di contratto recupererebbe l'inflazione guardando al tasso programmato dalla Bce e stabilendo delle compensazioni nel caso fosse più alta. Ciò, secondo Boeri, "risolverebbe in parte la disoccupazione al Sud, spesso dovuta ai salari che crescono indipendentemente dalla produttività". Per il resto, l'economista stima in un massimo di 8-10 miliardi di euro il cosiddetto tesoretto, da utilizzare riducendo l'Irpef. A Sacconi l'andamento complessivo delle entrate sembra buono. Dando per scontata la vittoria, spera "di ereditare un po' di extragettito, anche se ci sono almeno 7 miliardi di euro di maggiori spese non contabilizzate, fra cui il contratto per il pubblico impiego, le conseguenze dell'emergenza rifiuti, esigenze particolari delle Ferrovie". L'ex sottosegretario insiste sulle liberalizzazioni, completando quelle sui mercati dell'energia e delle telecomunicazioni e avviandole a livello locale: "Le tariffe dei servizi pubblici locali pesano sul carovita per l'inefficienza dei monopoli". Secondo uno studio di Fare futuro, fondazione di Adolfo Urso (An), il capitalismo municipale è composto da 369 aziende, con 200 mila addetti e un contributo al pil nazionale che varia dall'1 al 6 per cento. Tra il 2001 e il 2006 c'è stato un calo degli investimenti in rapporto al fatturato dal 20 al 17 per cento, oltre a grandi differenze di costi per il personale e di redditività a seconda delle aree geografiche. La fondazione, analizzando i punti essenziali del programma del Pdl, ipotizza una legge quadro sulle liberalizzazioni, d'intesa con la conferenza Stato-regioni e con i maggiori comuni; l'eliminazione dell'Ici e il calcolo delle imposte fatto sull'insieme dei redditi di una famiglia; gradualmente, la deducibilità fiscale delle spese per servizi degli artigiani (così finalmente l'idraulico farebbe una fattura); un piano energetico nazionale come base della politica energetica fino al 2030. Dal ministero del Tesoro un economista che ha seguito tutti i principali provvedimenti finanziari della legislatura esprime perplessità di fronte a certe indicazioni del Pdl: "La cartina di tornasole dell'attività del prossimo governo sarà l'intenzione o meno di rispettare i parametri indicati dall'Europa, che prevedono il pareggio di bilancio nel 2011. Ciò significa che l'utilizzo del tesoretto dovrà essere attento e parsimonioso. La strada maestra resta dunque quella del taglio della spesa pubblica". Nessun dubbio sulla necessità di proseguire nelle liberalizzazioni, mentre la leva fiscale può essere usata per aiutare i redditi più bassi, "a patto che di pari passo prosegua la lotta all'evasione fiscale: ci sono redditi bassi effettivi e quelli che sono tali per effetto dell'evasione". Una cosa è certa: il prossimo governo dovrà avere il coraggio di misure anche impopolari. Da illustri accademici arrivano ricette spesso ineccepibili, salvo che, se trasformate in disegni di legge, rischiano di scontrarsi con rendite di posizione e con difese corporative. Alberto Alesina sul Sole 24 Ore ha chiesto di ridurre di alcuni punti di pil la spesa per pensioni e pubblico impiego, aumentando l'età pensionabile "con effetto immediato" e introducendo mobilità e pensionamenti anticipati per chi, nel settore pubblico, non è licenziabile ma non produce. Infine, auspica novità legislative che permettano di licenziare. Avviare un tavolo con le parti sociali su molti di questi punti, più che difficile, sarà indispensabile.

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Al Pd non resta che Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CONTROCAMPO Al Pd non resta che Berlusconi GIANNI BAGET BOZZO Prendere il governo del Paese dopo il fallimento della sinistra di governo è, per il leader del Popolo della libertà, una necessità prima che un'opportunità. Il vero problema è se l'Italia possa ancora essere governata con questa democrazia. Sarebbe una bella opportunità il governo delle larghe intese e quindi l'accettazione da parte del Pd che la salvezza della democrazia passa per Silvio Berlusconi. Ma che Veltroni sia in grado di offrire tanto sembra dubbio, perché la sconfitta elettorale metterà in crisi lo stesso contesto del Pd e della combinazione tra ex democristiani ed ex comunisti da cui essa è nata. La linea del Pci era storicamente quella di andare al potere con l'appoggio dei cattolici. E su questo ha avuto molto successo, anche per lo spostamento progressista del mondo cattolico italiano dopo il Concilio Vaticano II. Ma la Chiesa è cambiata sotto Giovanni Paolo II e ancora di più sotto Benedetto XVI. E ora un ex comunista come Giuliano Ferrara presenta la lista contro l'aborto come appello alla coerenza cattolica. Il tentativo di includere i cattolici non postdemocristiani è fallito chiaramente e dei cattolici non democristiani i diessini non si fidano più. Ma ciò vuol dire che la linea storica dell'unità tra postcomunisti e sinistra democristiana è tramontata. Il Pd ne ha preso atto proprio liquidando quella figura cattolica di sinistra che governava con il volto di Romano Prodi. Al Pd non resta che Berlusconi e non rimane altra scelta che lasciarlo governare o precipitare il Paese in un caos politico il cui ultimo risultato sarebbe un esecutivo del governatore della Banca d'Italia. Veltroni pensa di aprire una crisi nel Partito democratico e di rifare le primarie facendo una opposizione blanda al governo Berlusconi e convergendo con esso sui temi fondamentali. La politica italiana si è così spostata sulla destra. Veltroni pensa di fare con il Pdl la riforma della legge elettorale e della Costituzione, ma senza un'intesa politica più generale queste riforme non si possono approvare. Occorre che il Partito democratico si legittimi abbandonando la delegittimazione di Berlusconi, separandosi dai suoi supporter giornalistici come Eugenio Scalfari e Barbara Spinelli, i veri dogmatici della politica del nostro tempo. Le larghe intese non sono previste ma potrebbero rivelarsi necessarie e nessuno dei due leader ne esclude la possibilità, in campagna elettorale è già molto. (bagetbozzo@ragionpolitica.it).

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Perline (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Perline perline ENZINO MEUCCI "Corriere della sera", 21 marzo 2008. Don Verzè: "La mamma del Cavaliere è vissuta 97 anni recitando tre rosari al giorno, vuoi che qualche grano non sia caduto in testa a Silvio?". "MicroMega", febbraio 2008. Lidia Ravera: "Silvio Berlusconi può soltanto essere mandato al macero, come i giornali dell'altro ieri". "Liberazione", 21 marzo 2008. Cesare Salvi: "Intendo denunciare uno dei più clamorosi fatti della campagna elettorale: la proposta, propagandata da Veltroni nei talk show televisivi e nei giornali di provata fede (cioè quasi tutti), di una legge che stabilisce un salario minimo garantito di 1.000 euro per i precari. (.) Parla di pubblicità ingannevole, che per i detersivi sarebbe vietata dalla legge". "Corriere della sera", 18 marzo 2007. Gianni Vattimo: "La seconda base americana di Vicenza è cosa fatta; forse bisognerà adattarsi al raddoppio del Vaticano a Roma". "Solo un problema urbanistico" direbbe Prodi. "Radio Anch'io", 22 marzo 2008. Paolo Gentiloni: "Raitre è l'esempio di come si dovrebbe fare servizio pubblico, mentre altre reti lo sono molto meno". "Corriere della sera", 19 febbraio 2008. Emilio Fede (riferendosi a Di Pietro secondo il quale Rete 4 dovrebbe andare sul satellite): "Di Pietro è un socio occulto di Berlusconi, un socio delle isole Cayman". "Il Manifesto", 29 marzo 2008. Galapagos (Berlusconi aveva detto: "nel futuro non ci sarà Air France ma una cordata di imprenditori italiani tra i quali ci sarà mio figlio"): "Chi altro avrebbe potuto fare un'affermazione simile, senza trovarsi con i Carabinieri all'uscio?".

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Dalla Destra con rancore (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL PEGGIORE Dalla Destra con rancore AUGUSTO MINZOLINI Convivere con Gianfranco Fini dentro Alleanza nazionale non è una cosa semplice. Ne sa qualcosa Alessandra Mussolini, che ha un rapporto di alti e bassi con il presidente del partito e per sopravvivere si è inventata un suo movimento. Per cui le vicissitudini di Daniela Santanchè e Francesco Storace per un verso sono comprensibili. Diciamo, appunto, per un verso. Per un altro, invece, no. L'idea di andare da soli, perché Silvio Berlusconi pronto ad accoglierli nelle liste del Pdl non ha loro concesso invece l'alleanza con il loro simbolo, non ha avuto proprio senso. Intanto la richiesta era impossibile da esaudire: avrebbe potuto An rinunciare al suo simbolo mentre la Destra manteneva il suo sulla scheda elettorale? Si trattava di un'ipotesi a dir poco improponibile. E la reazione è stata ancora più sbagliata. La mossa di Storace e Santanchè, infatti, può essere considerata nostalgica, folcloristica, ma non politica. Sulla carta, numeri alla mano, è estremamente improbabile che la coppia possa essere eletta. Per cui la Destra, nei fatti, ha rinunciato ad avere una rappresentanza in Parlamento. Quindi, l'unico obiettivo realistico del tandem Storace- Santanchè è rendere meno sicura la vittoria del Pdl soprattutto al Senato, di impedirgli di governare e, magari, di creare le condizioni per un possibile pareggio. Al di là della retorica elettorale, la Destra in queste elezioni ha gli stessi obiettivi di Walter Veltroni. Una scelta paradossale per Santanchè e Storace che può avere solo una ragione: il rancore personale. Ma si può far politica per rancore? I due finiscono per sposare lo stesso comportamento che addebitano a Fini. Tanto più che per assicurarsi un minimo di seguito sono stati costretti a un doppio salto all'indietro. Hanno rispolverato il ventennio e i suoi gagliardetti e proposto nella realtà il remake di una felice parodia di Corrado Guzzanti: Fascisti su Marte. Ora un'operazione del genere può avere la faccia di uno dei tanti personaggi che orbitano nella galassia dell'estrema destra come Luca Romagnoli, ma non quelle di Santanchè o di Storace. L'immagine della prima è più coniugabile al jet set, a Flavio Briatore, a una visione non ideologica della vita. Il secondo ha ricoperto ruoli di governo importanti, da governatore del Lazio a ministro della Sanità, che fanno a cazzotti con le sue posizioni di oggi. Solo chi è animato dal rancore può incorrere in queste contraddizioni. Ma il rancore è un pessimo consigliere in politica.

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Indiscreto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Indiscreto indiscreto Candidati alla griglia Il boom delle guide al voto VADEMECUM Fedina penale, amicizie pericolose, affari, appalti e interessi: passare il futuro Parlamento ai raggi x è il must democratico del momento. In edicola c'è Casta viva, "vademecum dell'elettore" allegato alla Voce delle voci e curato da Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola, storici animatori della Voce della Campania: molte le chicche, bipartisan, sui candidati. Su internet è la Casa della legalità di Genova (www.casadellalegalita.org) a offrire le radiografie penali e societarie dei big, mentre www.societacivile.it traccia i curriculum degli "impresentabili". Se li conosci li eviti, di Marco Travaglio e Peter Gomez ("raccomandati, riciclati, condannati, imputati, ignoranti, voltagabbana, fannulloni del nuovo Parlamento"), sta invece spopolando in libreria (95 mila le copie tirate). Con grande dolore della Rizzoli, visto che la coppia è appena passata all'editore Chiarelettere. (L.M.) "L'Unità", adesso si affacciano i Toti GIORNALI SENZA PACE Nella crisi dell'Unità rispuntano i fratelli Pierluigi e Claudio Toti, costruttori romani vicini a Walter Veltroni. A ventilare un loro possibile coinvolgimento sarebbe stato Goffredo Bettini, braccio destro del leader del Pd. Insieme all'acquisto a 10 centesimi di 750 mila copie per la diffusione straordinaria di domenica 30 marzo, il Loft è così riuscito a sventare lo sciopero già indetto dalla redazione contro l'ingresso nella compagine societaria dell'Unità del gruppo Caso, imprenditori con interessi in Nicaragua. Sebbene Marialina Marcucci, presidente del cda dell'Unità, dei fratelli Toti sostenga di non sapere nulla. La trattativa con Caso, già editore del fallimentare freepress sportivo Dieci, dunque continua: l'assemblea dei soci convocata per ricapitalizzare l'azienda, che ha abbattuto di un terzo il capitale, è stata convocata il 30 aprile. (Angela Bianchi) A Gravina Corona ha fatto flop ESCLUSIVE Scoop mancato per Fabrizio Corona. Alla ricerca di un rilancio, Corona aveva messo nel mirino Filippo Pappalardi, il padre dei piccoli Ciccio e Tore trovati morti in fondo a un pozzo di Gravina lo scorso 25 febbraio, per ottenere un'intervista e un fotoservizio esclusivi. Ma prima le pressioni di due emissari di Corona inviati a Gravina di Puglia per convincere l'avvocato di Pappalardi, Angela Aliani, poi un contatto diretto tra il legale e Corona, pare con allettante offerta economica, non hanno dato esito. Pappalardi con Corona non vuole parlare. (A.C.) An, è già partito il derby rosa: tre aspiranti per un ministero AMBIZIONI DI GOVERNO Derby rosa in casa An per una poltrona da ministro. Dopo l'annuncio di Silvio Berlusconi ("Porterò quattro donne al governo"), nel partito di Gianfranco Fini si sono fatti i conti, arrivando alla conclusione che due ministre toccherebbero a Forza Italia, una alla Lega e l'altra, appunto, ad An. Dove ai nastri di partenza già scalpitano in tre. L'europarlamentare Adriana Poli Bortone, già sindaco di Lecce, è convinta di possedere i titoli più solidi essendo stata nel primo governo Berlusconi ministro della Politiche agricole, incarico che volentieri ricoprirebbe di nuovo. Giorgia Meloni (foto), vicepresidente uscente della Camera, gioca la carta del rinnovamento (ha 31 anni) e sarebbe pronta per i Rapporti con il Parlamento o le Pari opportunità. Dicastero che però è pure nel mirino della terza contendente, l'avvocato e deputata Giulia Bongiorno, qualora l'assai ambizioso obiettivo della Giustizia dovesse sfuggirle. LA MAPPA Ue, la ricchezza "degli altri" ITALIA IN CODA Nell'Unione Europea le imprese nazionali producono l'81,9 per cento della ricchezza complessiva. Il restante 18,1 viene invece da imprese che sono straniere rispetto allo stato nel quale operano. L'Eurostat ha individuato i paesi di origine di queste imprese. Dominano gli Stati Uniti e spicca la marginalità dell'Italia, la cui quota è nella voce "altri paesi Ue ".

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Ecco l'Italia che uscirà dalle urne (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 15 del 2008-04-14 pagina 0 Ecco l'Italia che uscirà dalle urne di Redazione Oggi il verdetto degli italiani. L'analisi di tre scenari possibili. Se vince Berlusconi, se vince Veltroni, se pareggiano. Leggi le analisi dei nostri commentatori Oggi il verdetto degli italiani. L'analisi di tre scenari possibili. Se vince Berlusconi: senza Udc tagli a tasse e sprechi. Se vince veltroni: governo ingabbiato dai sindacati. Se pareggiano: paralisi, poi (forse) larghe intese. Leggi le analisi Se vince il centrodestra: non ci sarà il miracolo ma senza l'Udc più facile tagliare tasse e sprechi Se vince il centrosinistra: "Ho avuto un incubo, Walter ingabbiato dai sindacati" Se pareggiano: governo d'emergenza ma Paese paralizzato © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Veltroni "sfiora" Fini e confonde gli scrutatori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 15 del 2008-04-14 pagina 0 Veltroni "sfiora" Fini e confonde gli scrutatori di Laura Cesaretti Il leader Pd vota a poca distanza dal presidente di An. E al seggio si dimenticano di dargli la matita da Roma Al seggio e poi a casa, una domenica tutta in famiglia. Per prepararsi alla giornata (e nottata) di fuoco che avrà inizio oggi alle 15, con la chiusura dei seggi elettorali e l'inizio degli scrutini. "Credo di aver fatto tutto quel che era possibile fare, non ci possiamo rimproverare nulla", ripete da sabato Walter Veltroni ad amici, collaboratori e alleati. La campagna elettorale è stata una lunga maratona, e a questo punto i giochi sono fatti: non resta che aspettare i risultati. Il candidato premier del Pd è andato a votare alle undici di mattina, nel suo seggio di Via Novara, nel quartiere Trieste di Roma, a un passo da Porta Pia. Lo stesso in cui, più o meno alla medesima ora ma al piano di sopra, votava il suo vicino di casa Gianfranco Fini. Con Veltroni c'era la moglie Flavia, che come in una vera campagna all'americana lo ha seguito per tutto l'interminabile viaggio in pullman attraverso le 110 province italiane, e le due figlie Martina e Vittoria, rientrate a Roma per l'occasione. La prima da Torino, dove collabora sul set di un film di Maria Sole Tognazzi; la seconda, ancora al liceo, appena tornata da un semestre di scambio scolastico in quel di Boston, Massachusetts. Nessun commento politico, nessuna valutazione, nessuna previsione: nonostante l'assedio dei cronisti, Veltroni ha mantenuto graniticamente il suo "silenzio elettorale". Ha fatto il suo bravo quarto d'ora di fila (a Roma i poveri elettori si ritrovano tra le mani cinque lenzuolate di schede, dal Senato ai Municipi, e le operazioni vanno a rilento), ha scortato una vecchina che si era persa il marito nella calca ("Mi ha detto che la devi portare in discoteca", ha comunicato al coniuge ritrovato), ha scambiato saluti, strette di mano e sorrisi con gli altri elettori. Per l'emozione, gli scrutatori si son scordati di dargli la matita per votare e lui è dovuto tornare a riprendersela. "Siamo arrivati alla fine", ha sospirato. E poi se ne è tornato a casa con la famiglia, "era tanto che non si ritrovavano tutti insieme e oggi si dedica solo a quello", spiega il suo portavoce Roberto Roscani. Il telefono del leader Pd ha comunque continuato a squillare tutto il pomeriggio: gli uomini dello staff che lo aggiornavano su afflusso alle urne e ultimi sondaggi, amici e compagni che facevano gli auguri, dirigenti politici che chiamavano per scambiare opinioni: da Prodi, che stamani sarà a Bologna ma potrebbe rientrare in serata a Roma, a Bertinotti a Rutelli, impegnato a riconquistare Roma dopo le due sindacature veltroniane. Al loft, ieri, si consultavano ansiosamente i dati dell'affluenza alle urne, e gli ultimi rilevamenti super-segreti, e si mandavano messaggi euforici. "Siamo ottimisti, la forbice si è ristretta molto", assicuravano. E spiegavano che "per il Pd sarebbe già una clamorosa vittoria non far vincere Berlusconi, e aggiudicarsi un buon risultato di lista". Ossia con un Senato senza maggioranza e un Pd attorno al 35 per cento Veltroni fa bingo. Ma a sera i dati sulle regioni rosse creavano qualche preoccupazione in più. Il quartier generale delle elezioni è pronto: a un passo dal Palatino, l'ex Autoparco dei vigili urbani, che ora il Comune affitta per eventi e manifestazioni, accoglierà dal pomeriggio i circa mille giornalisti italiani ed esteri accreditati. E lì si trasferirà anche Veltroni, a sera, ad aspettare il verdetto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi, bagno di folla E dopo il voto va in Duomo a pregare per mamma Rosa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 15 del 2008-04-14 pagina 2 Berlusconi, bagno di folla E dopo il voto va in Duomo a pregare per mamma Rosa di Sabrina Cottone Il candidato premier Pdl si ferma qualche ora con la sorella nella casa a Lorenteggio. Dieci minuti in cattedrale, poi il "blitz" in centro: "Che Dio ce la mandi buona" da Milano Come sempre, Silvio Berlusconi ha dedicato il giorno del voto alla mamma. E anche questa volta che lei non c'è, la prima sfida elettorale dopo la sua morte, tutto è stato simile a quel che era. È andato al solito seggio del quartiere periferico di Lorenteggio, nella scuola media di via Scrosati a un centinaio di metri dalla casa in cui viveva Rosa Bossi, il luogo in cui l'aveva accompagnata tante volte a votare. Ha sorriso, salutato, stretto mani di persone che conoscevano sua madre. A pranzo ha mangiato e chiacchierato con la sorella Maria Antonietta, che abita nello stesso palazzo in cui viveva la signora Rosa. Lì Berlusconi è rimasto per qualche ora. Poi nel pomeriggio è andato a passeggiare in centro ed è entrato in Duomo per il rosario delle cinque. Dieci minuti di raccoglimento. "Dico tre rosari al giorno per Silvio" ripeteva la signora Rosa, donna molto religiosa. Aveva voluto accompagnare il figlio in udienza da Papa Benedetto XVI, in quella che poi è stata la sua ultima uscita pubblica. "Mi sa che dobbiamo prepararci a governare" l'impressione che Berlusconi ha confidato ai suoi nel Pdl point di corso Vittorio Emanuele, il comitato elettorale nel pieno centro di Milano in cui si è fermato durante la passeggiata tra via Torino, il Duomo e piazza San Babila. Davanti alle vetrate ricoperte di bandiere e manifesti elettorali si è formato un nutrito gruppo di gente che ha interrotto il giro tra bar e negozi per lanciarsi nel coretto: "Silvio, Silvio". Quattro chiacchiere con Ignazio La Russa, anche lui nella sede milanese del Popolo della libertà. Qualche abbraccio alle fan che gli si sono avvicinate mentre andavano a spasso per le vie dello shopping. "Che Dio ce la mandi buona. Sarà dura governare" la previsione di Berlusconi con gli uomini del Pdl milanese, prima di tornare a Macherio, la villa in cui vive la sua famiglia. A meno di cambi di programma dell'ultima ora, trascorrerà la giornata di oggi ad Arcore, fino al consolidamento dei risultati elettorali. Poi in serata volerà a Roma. "Ho tenuto mio nipote in braccio tutta la notte" ha raccontato ieri mattina a un bimbetto di tre anni che gli sorrideva al seggio. Il candidato premier del Pdl è arrivato poco dopo mezzogiorno nella scuola di via Scrosati tra gli applausi di una pattuglia di simpatizzanti del Pdl. "Salvaci tu" gli ha urlato una signora. Un'altra gli si è avvicinata sventolando una bandiera azzurra. Nessuna violazione del divieto di propaganda elettorale perché, nonostante la prima impressione, non erano i colori del Pdl ma quelli dell'Argentina. Nel comitato di accoglienza dell'elettore Berlusconi c'era anche Dario, il bimbo di tre anni che - con tanto di spilla appuntata sul cuore targata Popolo della libertà - ha offerto al Cavaliere una margherita. "È un suo grande ammiratore da quando era piccolissimo. Ogni volta che vede Veltroni o qualcuno dell'opposizione in tv cambia subito canale. È cresciuto bene" il racconto compiaciuto della madre, Daria Janik, bionda trentasettenne di origine polacca, molto divertita dalla precocità politica del figlio. Berlusconiano in tutto e per tutto. "Milan" è la prima parola che pronuncia, nonostante la sconfitta del sabato sera. Giura la mamma: "Adora Pato. E ieri sera davanti alla tv ha pianto...". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il Papa negli Usa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 4 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (15 votes, average: 1.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 140 ) " (12 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 08 L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive Ho appena ricevuto un messaggio da parte del portavoce dell'arcidiocesi di Vienna: Dist.mo sig. Andrea Tornielli, "Il Giornale" Vienna, 9 aprile 2008 Egregio sig. Tornielli, in riferimento al Suo articolo "L'Ultima cena diventa un' orgia gay" nell'edizione del 8 aprile vorrei inviare una dichiarazione di Sua Eminenza il card. Schönborn pubblicata oggi. Distinti saluti, Erich Leitenberger Capoufficio stampa "Il museo diocesano di Vienna ha dedicato - sotto la responsabilita' del suo direttore Bernhard Böhler - una mostra all'artista austriaco Alfred Hrdlicka in occasione del ottantesimo compleanno dell'artista. Hrdlicka e' uno dei piu' importanti artisti austriaci viventi. Come pochi altri si e' dedicato alla tematica dell'uomo sofferente e maltrattato invitando alla "compassione" con la "Passione". Quella compassione la esprime in modo commovente nella sua opera. Le opere piu' conosciute in questo contesto sono "La danza macabra di Plötzensee" ed il grande memoriale dell'Olocausto sulla piazza dell'Albertina a Vienna. Per questo avevo dato il mio consenso ad una esposizione nel museo diocesano senza pero' conoscere dettagliatamente le opere da esporre. Hrdlicka si e' occupato durante tutta la sua vita molto intensamente di tematiche bibliche, soprattutto della passione di Cristo. Hrdlicka dice di se stesso di essere comunista ed ateo. Ciononostante nutre un interesse rovente per la Bibbia e - sono le sue stesse parole - un grande desiderio della fede. L'esposizione non vuol dire che il museo diocesano si identifichi con tutte le opere di Hrdlicka. In talune opere non bada alla soglia del rispetto assoluto del sacro. Ci sono delle opere di Hrdlicka che dal punto di vista del credente devono essere respinte. Va da se che mai avrei acconsentito all'esposizione di opere di natura blasfema o pornografica. Mi dispiace molto che una immagine di questo carattere - a mia insaputa - era esposta nel museo. L'opera che ha ferito delle persone nella loro fede e' stata tolta su mia disposizione il 20 marzo. Ciononostante ritengo un fatto positivo che artisti che non credono oppure che cercano ancora la risposta della fede si occupino di tematiche bibliche". Cristoph Card. Schönborn Cari amici, ho molta stima del cardinale arcivescovo di Vienna. E' positivo che sia intervenuto per far togliere l'opera blasfema. Devo però dire francamente che mi sarei aspettato qualcosa di più nella sua risposta: vorrei ricordare, senza nulla togliere all' "arte" di Hrdlicka (scusate le virgolette, ma io sono artisticamente molto ignorante e al solo pensiero di quel quadro mi vien da vomitare) che stiamo parlando di una rappresentazione dell'Ultima cena, durante la quale Gesù istituì l'eucaristia, il sacrificio che si rinnova ad ogni celebrazione: raffigurarla come un'orgia gay - per di più motivando questo fatto con l'assenza delle donne sulla scena! - lo trovo ributtante. L' "artista" si proclama ateo. Nessuno gli vieta di dipingere ciò che vuole e come vuole. Ma esporre quell'opera - come alcune altre presenti nella mostra - in un museo diocesano lo trovo un atto irresponsabile. E trovo pazzesco, scusate la franchezza, che i responsabili del museo diocesano non abbiano compreso l'assoluta sconvenienza di esporre scene così blasfeme in un luogo legato all'arcidiocesi. Nessuno nega che sia giusto confrontarsi con l'arte di chi non crede, nessuno afferma che solo un buon cattolico è anche un buon artista (ci mancherebbe!). Nessuno si scandalizza per un nudo (Michelangelo riempì il suo affresco nella Sistina si nudi, proprio sopra l'altare dove solitamente celebrava il Papa, successivamente "imbracati", cioè coperti con veli e brache). Ma qui si parla di ben altro, si parla di un'orgia omosessuale con protagonisti gli apostoli! Il sottoscritto, come tutti voi che siete intervenuti nel dibattito, non avrebbe neanche appeso quel quadro. Sicuramente né io né voi diventeremo mai responsabili di un museo diocesano. a.t. Scritto in Varie Commenti ( 161 ) " (23 votes, average: 3.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano Quello che è accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale) ha davvero dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in corso una mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi artisti austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, è stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del pasto consumato da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia omosessuale. Dopo ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il cardinale Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende la scelta e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo che il cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 224 ) " (18 votes, average: 3.89 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 327 ) " (22 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 269 ) " (29 votes, average: 4.45 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini. Cambio della guardia in vista nelle congregazioni romane: l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede, dovrebbe lasciare il Sant'Uffizio. Sembrava destinato alla Congregazione del culto divino, ma l'ipotesi, della quale avevo parlato su una precedente versione di questo post, sembra al momento rientrata e si riparla per lui della possibilità di andare alla guida della Congregazione dei santi o di quella dell'Educazione cattolica (nel primo caso, verrebbero accettate le dimissioni dell'attuale Prefetto, Saraiva Martins, nel secondo caso, verrebbe trasferito ad altro incarico il cardinale Grocolewski). Sembra invece deciso che a sostituire Amato all'ex Sant'Uffizio sarà monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Si parla anche della possibilità di richiamare a Roma il cardinale di Firenze Ennio Antonelli e forse il primate di Spagna Canizares. I "movimenti" dovrebbero iniziare a giugno, quando il cardinale Ruini lascerà l'incarico di Vicario del Papa: al suo posto dovrebbe arrivare l'attuale Prefetto della Segnatura, il cardinale Vallini. Scritto in Varie Commenti ( 206 ) " (23 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 228 ) " (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Mar 08 Un abbraccio a Magdi Allam e un dubbio La notte di Pasqua il vicedirettore del "Corriere della Sera" Magdi Allam ha ricevuto il battesimo da Benedetto XVI divenendo cristiano. Ha scelto proprio Cristiano come nome di battesimo. A lui, costretto a vivere sotto scorta, va un abbraccio fraterno e l'augurio di Buona Pasqua. Vengo al dubbio: viste le posizioni molto forti (e molto contestate) prese da Magdi Allam contro il fondamentalismo e le sue infiltrazioni in Occidente, mi chiedo se fosse davvero opportuno che il battesimo avvenisse in San Pietro con il Pontefice come celebrante. Già il fatto che Allam si sia convertito ha un alto valore simbolico, data la storia del suo protagonista. La celebrazione del Papa nella veglia di Pasqua amplifica enormemente questo simbolismo, la cui portata sarebbe stata ridotta se Allam avesse ricevuto il battesimo nella sua parrocchia, senza le telecamere. Stamattina ho parlato di questo con un amico che occupa un posto di responsabilità in Vaticano di questo mio dubbio: mi ha assicurato che - ovviamente - la portata del gesto era stata tenuta ben presente al momento della decisione. Mi fido dunque della saggezza di chi governa la Chiesa, della decisione del Papa e dei suoi collaboratori. Scritto in Varie Commenti ( 200 ) " (25 votes, average: 3.68 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. 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<Dipende dalle dimensioni della sconfitta ma se perde, Veltroni dovrebbe dimettersi> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Angelo Pasquino "Dipende dalle dimensioni della sconfitta ma se perde, Veltroni dovrebbe dimettersi" Intervista al professore di scienze politiche dell'Università di Bologna: "Nelle regioni sicure è giusto il voto "strategico", sbagliato e impossibile voler schiacciare la sinistra" L'astensionismo di sinistra non sarà forte. Piuttosto, a causa della pessima legge elettorale, il risultato resta imprevedibile: è affidato infatti a "combinazioni tecniche" Andrea Fabozzi "Le premesse della campagna elettorale erano buone". Giusto le promesse però. Poi per Angelo Pasquino, professore alla facoltà di scienze politiche dell'Università di Bologna - ha appena pubblicato per Laterza una Prima lezione di scienza politica - editorialista dell'Unità e buon amico di Romano Prodi, "non c'è stata proposta una sola idea nuova". Professore, c'erano almeno quattro partiti nuovi. E' vero, e i due più grandi con la cosiddetta "vocazione maggioritaria". Ma si tratta di una novità strutturale alla quale non ha fatto seguito un'innovazione nella campagna elettorale. Come al solito non c'è stato alcun confronto sui programmi e si è finiti a dirsi "bugiardo" e "comunista". Berlusconi lo conosciamo, ma Veltroni ha fatto lo stesso quando ha detto che Alitalia doveva restare fuori dalla campagna. Quando nulla più di quella vicenda dimostra l'estraneità di Berlusconi al mercato. Se per questo Veltroni ha voluto tenere fuori anche il confronto sui diritti civili e i temi etici. Assurdo, sono le questioni più importanti. Ma sapeva che l'argomento avrebbe messo in imbarazzo il suo partito, rischiando di farlo esplodere per le divisioni interne. Se di questo non si parla e di quell'altro nemmeno la conclusione è che l'intera campagna elettorale dei due partiti più grandi è stata giocata contro le terze forze, per schiacciare la Sinistra arcobaleno e l'Udc. Lei ha provato a convincere gli elettori del Pd, almeno quelli delle regioni sicure come la sua Emilia Romagna, dell'utilità di un voto "strategico", cioè alla camera Pd ma al senato Sinistra per togliere senatori al Pdl. E' vero che Veltroni non l'ha presa bene? L'indicazione di voto strategico discende dalla mia convinzione che schiacciare la sinistra non sia un obiettivo percorribile. Non solo sbagliato ma proprio impossibile: la sinistra rappresenta una parte della società italiana. Adesso Pd e Pdl cancellerebbero volentieri gli altri ma subito dopo il voto vedremo come torneranno a cercarli. Vedremo se l'Udc farà un'alleanza con Berlusconi o con Veltroni. Con Veltroni la Sinistra andrebbe volentieri, ma è certo che il segretario del Pd preferisce Casini. Prevede un forte astensionismo di sinistra? No, perché l'elettore di sinistra ci pensa mille volte ma alla fine non ce la fa a non andare a votare. Piuttosto il risultato è imprevedibile perché con questa pessima legge elettorale è affidato a combinazioni tecniche, se Storace ce la fa nel Lazio, se Bertinotti supera il quorum in un'altra regione, che fa Casini in Sicilia e via dicendo. Se perde, Veltroni dovrebbe dimettersi? Ascolti io posso dire di essere amico di Veltroni ma più amico della verità, anche se al loft non ci credono. A seconda delle dimensioni della sconfitta il Pd potrebbe persino sciogliersi, certo sarebbe incredibile dopo che si sono imbarcati in un'impresa del genere ma le spinte interne sono molte. Dopodiché se come dice sempre Walter il Pd è un partito a vocazione maggioritaria e le elezioni sono la sfida tra due leader, allora come accade nelle democrazie anglosassoni chi perde dovrebbe passare la mano. E Berlusconi, dopo la gaffe su Napolitano? Altro che gaffe, Berlusconi conosce il suo elettorato, sa che vuole sentirsi dire che i comunisti hanno occupato tutto. Berlusconi non ha votato Napolitano capo dello stato, com'è evidente i due sono agli antipodi. Lo avesse votato avrebbe potuto forse fare, in maniera più accorta, un discorso del genere di quello che ha fatto sulla divisione degli incarichi istituzionali. Pensa anche lei che la prossima sarà una legislatura "costituente"? E' impossibile, Veltroni e Berlusconi non hanno idee in materia di riforme. Federalismo non vuol dire niente, le regioni sono costruzioni artificiali, al limite io vorrei l'autonomia di Bologna e Maroni quella di Varese. I consiglieri di Veltroni gli hanno suggerito questa sciocchezza del premierato forte che non esiste in nessun'altra parte del mondo. Magari si poteva aprire un confronto sul semipresidenzialismo alla francese, magari Fini era disponibile, magari era persino coerente con la legge elettorale a doppio turno. Ma no, i consiglieri hanno tirato fuori quella proposta a metà tra legge elettorale spagnola e tedesca, un pasticcio che non ha portato a nulla. Anzi, ha portato alla candidatura dei consiglieri. Non faranno niente e tra un anno Berlusconi e Veltroni rischiano di trovarsi uniti a fare l'appello all'astensione per il referendum sulla legge elettorale. Pagherà la scelta di Veltroni di andare meno in tv e più nelle piazze? Secondo me la televisione era più importante quando gli elettori si dovevano fare un'idea sulle persone che conoscevano poco, nel 1994 è stata decisiva a favore di Berlusconi, Adesso non credo che sposti masse di voti. Non che la scelta delle piazze di Veltroni sia stata questa novità. L'ha copiata da Prodi, dopo averlo messo da parte per tutta la campagna elettorale.

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LO SCENARIO LARGHE INTESE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'ANALISI Lo scenario larghe intese Massimo Adinolfi A campagna elettorale chiusa e urne ancora aperte, prima dei risultati, dei numeri, delle percentuali, può essere utile riflettere ancora sul modo in cui i principali partiti si sono avvicinati alla prova del voto. Quasi tutti gli osservatori hanno infatti convenuto che la polemica politica ha avuto toni meno accesi che in passato; che non si è cercato di demonizzare l'avversario ma si è condotto un confronto tra competitors parimenti legittimati alla guida del governo; che si è perciò potuta mantenere aperta l'ipotesi (salutare) di dialogo sulle riforme istituzionali necessarie per il Paese. Non a caso, l'Economist ha notato come i due principali leader, Veltroni e Berlusconi, abbiano dovuto dedicare i loro ultimi discorsi soprattutto a una cosa: a smentire ipotesi di larghe intese, che tuttavia non hanno smesso di circolare neppure negli ultimi giorni, quando i toni si sono fatti più accesi e non sono mancate le sgradevolezze. Tutto bene, dunque, o quasi. Modi concilianti, niente odio o livore, nessuna delegittimazione, e una comune presa di coscienza dei mali che affliggono il paese e che occorre affrontare insieme se si vuole invertire la rotta e arrestare il declino. Ma sarà proprio così? Vi sono davvero, come da più parti è stato scritto, questioni di politica economica o di politica estera, politiche della sicurezza o di governo del territorio sulle quali, essendo in gioco il destino dell'intero Paese e non di una sola sua parte, è bene che si trovi una risposta comune, pur nel rispetto dei ruoli di maggioranza e di opposizione che il voto assegnerà agli uni o agli altri? È lecito dubitarne. O meglio: è lecito dubitare che si possa a un tempo auspicare un accordo su siffatte questioni, e al contempo considerare fantasiosa l'ipotesi delle larghe intese. SEGUE A PAGINA 14.

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Ho avuto un incubo: Walter ingabbiato da sindacati e Di Pietro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 15 del 2008-04-14 pagina 0 Ho avuto un incubo: Walter ingabbiato da sindacati e Di Pietro di Paolo Guzzanti Ho fatto un sogno, come diceva quel tale che imitava quelli che imitano Luther King. Anzi, un incubo: vinceva Veltroni. Si apron le urne e si levano i fantasmi, e tornano quelli di prima. Si fa l'appello, manca Prodi le cui ceneri verranno trovate sotto un rogo artigianale. Naturalmente ha vinto a stento: la Camera è facile, basta un voto in più. Ma al Senato siamo come prima: soltanto tre senatori di vantaggio, accuse di brogli in Sud America e Rita Levi Montalcini dice comincio a stufarmi ed ho anche la mia età trovatevi qualcun altro. Il Quirinale dice si preparino per l'infornata di soccorso senatori a vita i signori Eugenio Scalfari, Dario Fo e Andrea Camilleri. Primo effetto del nuovo governo con Di Pietro ministro di Grazia, Giustizia, Interni e Repressione Preventiva (un accorpamento per snellire la pletora): masse di festosi danno fuoco alle macchine parcheggiate per esprimere la loro gioia e la loro rabbia (due sentimenti a sinistra mai disgiunti). Poi Veltroni dice che nei primi cento giorni farà quello che avrebbe fatto Berlusconi, e giù salve di fischi e sommosse del terzo grado della scala Riots: in segno di protesta e di avvertimento vengono bruciate alcune macchine. A Napoli vengono festosamente accesi fuochi fatui, sia il lotto che il lutto riprendono vigore. Veltroni si fa proiettare a ripetizione i video dell'amato-odiato rivale di Arcore per rafforzare la sua posizione centrista nel partito, ma viene sballottato da destra a sinistra, cade in confusione generale ripetendo frasi sconclusionate come "I can", "You could", "I care" e, citando con enfasi la banconota verde, "In God we trust". Veltroni al decimo giorno di governo non riesce ad entrare in Palazzo Chigi assediato da No-Tav, No-Bridge, No-Uolter, No-Profit, No-Govern, Ultrà Arcobaleno, Scanio Shepard, e la band Old Kgb Fan Club. Il mercato immobiliare crolla perché nessuno vuole più andare a stipulare un contratto o un mutuo da quando Uolter ha rimesso in sella Padoa-Schioppa che ha subito firmato un decreto detto Antibamboccioni in forza del quale tutti gli adolescenti devono essere tolti alle famiglie e assegnati ad appositi campi di lavoro. Al più laborioso verrà dato il Premio Stakanov suggerito da Cossutta che Uolter ha voluto come consigliere segreto, come fece Bill Clinton che di nascosto frequentava Richard Nixon. In Italia e soltanto in Italia il dollaro riprende a salire e viene scambiato rapidamente alla pari finché per comperare un biglietto verde a Roma occorrono tre euro. L'Italia viene esclusa dall'area Schengen e gli italiani all'estero devono portare sempre con sé, quando viaggiano, un recente esame delle urine, le impronte digitali e la radiografia delle otturazioni: crolla insomma la fiducia residua per il sistema Italia e si segnalano in Turingia e Westfalia roghi in cui si brucia la classica cartolina col Vesuvio e il pennacchio. Le Monde e The Economist proclamano Uolter uomo del secolo. L'aeroporto di Malpensa viene consegnato da Uolter al nuovo potentissimo potere forte Centri Sociali Riuniti con un decreto detto "Now you can do whatever you want". Malpensa viene coltivata a marijuana. Per rialzare il depresso umore degli italiani Uolter proclama la festa della scoperta dell'Altra America contrapposta a quella ormai logora di Cristoforo Colombo. Nascono associazioni sponsorizzate come l'Altra Sinistra, L'altro Palazzo Chigi, L'Altra Finanziaria. Di Pietro promuove una legge che rende il pedinamento e l'ascolto obbligatori anche nelle scuole medie. Veltroni riceve il premio Pulitzer per gli slogan più copiati mentre alcuni Paesi africani da lui visitati lo reclamano come leader. Un Consiglio dei ministri speciale lo concede con usufrutto perpetuo al Continente Nero. Poi si rivota, questa volta sul serio. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Allarmi 1 un milione e mezzo di voti in meno, di chi sono? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Allarmi 1 un milione e mezzo di voti in meno, di chi sono? La grande fuga dalle urne agita Pd e Pdl Ma Veltroni trema di più: forte astensione a Roma e nelle regioni rosse Continuando col passo dell'affluenza registrata ieri, alla chiusura delle urne potrebbero mancare oggi all'appello rispetto al 2006 almeno un milione e mezzo di elettori. Le politiche 2008 si avviano ad essere le prime con un'affluenza sotto la soglia storica dell'80 per cento. Una tendenza che ieri sera, già alle 19 con il pesante meno 3,5 per cento, ha messo in allarme tanto il quartier generale del Pd quanto quello del Pdl. Come interpretare infatti la grande fuga dalle urne? Qui Veltroni. L'ex sindaco di Roma è convinto che la sua performance a Matrix abbia coronato nel migliore dei modi la lunga rimonta su Berlusconi. Il pronostico pende sempre verso il centrodestra, ma Veltroni è fiducioso per più ragioni: è convinto che il suo partito possa giocarsela quasi da pari a pari col Pdl nella competizione - tutt'altro che secondaria - sul partito di maggioranza relativa. E ancora: il leader democrat confida di poter conquistare almeno un paio di regioni decisive per inchiodare il Cavaliere a un sostanziale pareggio al Senato. Insomma, ritiene di poter uscire dalla tornata elettorale nella migliore dell'ipotesi con un clamoroso testa a testa, nella peggiore con una sconfitta molto contenuta nei numeri e dunque più che onorevole. Ma al Loft i dati sull'affluenza hanno in parte affievolito l'ottimismo che si respirava nella serata di sabato e nella prima mattina di ieri. Perché è difficile dire quale impatto produrrà l'ondata di astensioni sugli ultimi ottimistici calcoli della vigilia, ma un dato oggettivo è che l'emorragia di elettori più consistente è quella verificatasi in Toscana e in Emilia, superiore al 4 per cento. Nelle due regioni "rosse", almeno fino a ieri sera, sono circa 200 mila gli elettori rimasti a casa. E il sospetto naturale è che possa trattarsi in buona parte di elettorato di sinistra "deluso". Popolo del Pd? Della Sinistra arcobaleno? Si vedrà, ma intanto la tendenza ha già messo in allarme gli strateghi veltroniani. Non meno insidioso è il calo di votanti nella circoscrizione Lazio 1, quella di Roma e provincia: anche in questo un abbondante meno 4 per cento, ancora più significativo se si considera che le contemporanee tornate amministrative avrebbero dovuto incentivare la partecipazione al voto. Il fenomeno, si spiegava ieri sera al Loft, è dovuto anche alle code registrate in molti seggi a causa delle cinque schede affidate a ciascun elettore. Certo è che il dato romano ricade su un altro fondamentale bacino di consensi per Veltroni. Altra ragione di preoccupazione, per lui e per il candidato sindaco Francesco Rutelli che insegue una non scontata elezione al primo turno. Qui Berlusconi. Quel tratto di imponderabilità che è l'elemento originale di questa tornata elettorale non risparmia comunque anche il Cavaliere. Pure i feudi elettorali del Pdl sono investiti da un forte astensionismo. In Lombardia e Veneto il calo è sopra il 3 per cento. Più contenuto il deficit in Sicilia (meno 2 per cento), come del resto in tutto il sud. Basti dire che la Campania - regione in cui i sondaggisti hanno censito fin dall'inizio della campagna elettorale il maggior numero di indecisi e su cui gravava quindi il sospetto di un crollo dell'affluenza - presenta invece un dato non lontano da quello di due anni fa. Il dubbio che l'elettorato berlusconiano sia toccato da un fenomeno di demotivazione circola anche in Forza Italia. Eppure Berlusconi, ancora fino al tardo pomeriggio di ieri, non era meno ottimista del suo antagonista nel prefigurare una vittoria senza incertezze, Senato compreso. Sono almeno dieci (eletti all'estero compresi) i senatori di vantaggio che l'ex premier s'attende dalle urne. Un margine che non sarebbe certo privo di rischi, ma più che sufficiente a intraprendere la navigazione di governo. La sicurezza di Berlusconi affonda su una ben precisa previsione: il successo dell'appello al "voto utile". Il che, nel suo caso, significa un Udc quasi ovunque al di sotto del quorum dell'8 per cento per il Senato e una Destra che non sfonda e dunque non drena troppi voti al Pdl. Stefano Cappellini 14/04/2008.

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Diplomatique invito ai candidati premier berlusconi e veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Diplomatique invito ai candidati premier berlusconi e veltroni Sette punti cardine per una politica estera bipartisan L'Italia rimane un paese con importanti ruoli e responsabilità internazionali. Siamo membri del G8, della Nato e dell'Unione Europea e fino a dicembre membri eletti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Abbiamo un ruolo chiave in molte missioni militari - Kosovo, Libano, Afghanistan. L'alleanza transatlantica ci ha protetto in passato e rimane un'asse portante della politica europea. La nostra collocazione geografica fa del Mediterraneo un punto nevralgico dei nostri interessi proprio nel momento storico in cui l'area mediterranea diventa punto di scambio e di scontro fondamentale per Europa e Stati Uniti e partner e avversari non occidentali dall'altro. E il nostro fabbisogno energetico - in linea con il resto d'Europa - ci impone scelte in Medio Oriente e nel Caucaso. I due candidati alla presidenza del Consiglio rappresentano politiche molto diverse in quasi tutto. Ma ci auguriamo che Silvio Berlusconi e Walter Veltroni siano pronti a sottoscrivere sette punti cardine di una politica estera bipartisan: 1) La vocazione transatlantica della nostra politica estera non deve essere sostituita da un progetto europeo in competizione con gli Stati Uniti. Con lo spostamento del baricentro dell'economia globale dall'Atlantico al Pacifico e al Sud-Est Asiatico, un nostro allontanamento dall'America ci farà perdere quella preziosa alleanza che ha salvato l'Europa in due guerre mondiali e protetto la sua ricostruzione e la sua democraticità durante la Guerra Fredda. Rinsaldare una comunanza di valori in nome di una comunanza d'interessi deve avere il sopravvento sulla tentazione multipolare di creare un'Europa contrapposta all'America. Se seguissimo tale rotta per ripicca antiamericana, finiremmo con il contribuire al nostro futuro declino economico e politico. 2) Il nostro contributo a missioni militari vicine e lontane deve crescere e in misura corrispondente devono aumentare le nostre capacità. L'alleanza transatlantica non può limitarsi a floridi rapporti commerciali e scambi culturali. Deve includere la tutela dei nostri interessi globali. L'Italia ha un ruolo chiave che deve ora crescere e non può esser rimesso in gioco ogni volta che cambia la maggioranza: le nostre aspirazioni di potenza europea e globale richiedono una maggior responsabilità che comporta anche un aumento del nostro bilancio per la difesa, in modo da poter aumentare un duraturo apporto quantitativo e qualitativo a operazioni internazionali quali quelle nelle quali siamo già impegnati. Tale passo sarebbe un segnale importantissimo ai nostri alleati e uno strumento per accrescere la nostra influenza e credibilità. 3) Dobbiamo accettare che per essere dei leader - e venir riconosciuti come tali - dobbiamo assumerci i costi e le responsabilità che ne conseguono. Ebbene, su tante questioni questo non avviene: in passato si è cercato il prestigio senza pagare il costo dell'esclusiva. È ora di cambiar corso o accettare di essere subalterni a Francia, Germania e Gran Bretagna. L'Italia, per fare un esempio, è l'unico membro occidentale del G8 a non aver ancora adottato misure sanzionatorie contro la Banca Melli iraniana citata dalla risoluzione Onu 1803 e nota per il suo ruolo di finanziatore del terrorismo iraniano. Il motivo? La maggior parte degli affari italiani in Iran ricorre ai servizi bancari della Melli. 4) La minaccia principale ai nostri interessi geostrategici deriva da due agenti: il terrorismo internazionale e la proliferazione nucleare. Su entrambe le questioni dobbiamo smetterla di giocare su più tavoli - il caso dell'Iran è il più lampante - e accettare che perseguire il corso politico giusto, insieme ai nostri alleati, ci preclude espedienti di comodo con organizzazioni terroristiche come avvenne in passato durante la prima repubblica così come ci impedisce di ingaggiare in redditizi commerci con chi ci minaccia. 5) L difesa dei diritti umani non è uno slogan privo di significato, anche quando i nostri interessi economici sono d'intralcio. Molti dei nostri partner commerciali - Cina e Iran - reprimono i loro cittadini. Tra il totale embargo economico e la genuflessione mercantilistica dobbiamo trovare un giusto mezzo che non sacrifichi completamente il nostro dichiarato impegno per i diritti umani per il nostro (non sempre dichiarato) tornaconto economico. 6) Dobbiamo mettere ordine nelle nostre politiche energetiche. Questo è un problema europeo ma l'Italia, corridoio di collegamento tra Medio Oriente, Nord Africa ed Europa, si merita governi pronti a superare l'apparente dilemma tra Russia e Iran - un dilemma tra il male e il peggio - e promuovere un ripensamento rivoluzionario delle nostre politiche energetiche che si muova in molte direzioni - incluso il nucleare. Sugli scacchieri di Anatolia, Caucaso, Caspio e Mediterraneo si giocano importanti battaglie sul futuro dei gasdotti e della nostra dipendenza - o indipendenza - energetica. Speriamo che né BerlusconiVeltroni suggellino il nostro futuro soltanto per compiacere una banca o un'impresa. 7) In Medioriente l'Italia non dover rompere le righe con i nostri alleati americani, perseguendo invece i seguenti obiettivi: pace tra Israele e palestinesi sulla base del principio di due stati per due popoli; lotta al terrorismo; tutela dell'integrità territoriale e sovranità del Libano e disarmo di tutte le milizie presenti sul suo territorio; contenimento dei fenomeni di radicalismo islamico che minacciano l'intero assetto regionale; promozione di graduali riforme politiche ed economiche che favoriscano lo sviluppo della società civile e combattano povertà e ingiustizie; prevenzione di una corsa agli armamenti nucleari nella regione; e garanzia di accesso alle ricchezze energetiche della regione a prezzi ragionevoli per l'economia globale. Questi obiettivi richiedono un riconoscimento delle nostre responsabilità e dei sacrifici che dobbiamo fare per raggiungerli. Significa riconoscere chi fomenta l'instabilità e il terrorismo nella regione, chi ostacola la pace, chi destabilizza i regimi nostri alleati, e quali crisi maggiormente mettono a rischio il futuro della regione e il nostro accesso alle risorse vitali che essa produce. La mano dell'Iran e dei suoi alleati - la Siria e le organizzazioni terroristiche di Hamas, Hezbollah, l'Armata del Mahdi in Iraq - è presente in ogni crisi. Non possiamo dunque insistere con l'essere amici di tutti e nemici di nessuno. Difendere i nostri interessi e raggiungere i nostri obiettivi richiede una svolta che riporti l'Italia allo status di potenza mediterranea, non alla fama dei nostri "giri di walzer". 14/04/2008.

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De-generazioni soltanto loro possono comportarsi da giovani (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

De-generazioni soltanto loro possono comportarsi da giovani Berlusconi l'ha capito, l'Italia è un paese per vecchi Non solo si vive più a lungo, ma anche molto meglio Non c'è niente da fare: Berlusconi è sempre un passo avanti. Se Veltroni ha scoperto la questione giovanile e ha - simbolicamente - tentato di affrontarla candidando i vari Colaninno, Madia e Picierno, il Cavaliere lo ha spiazzato puntando apertamente sulla gerontocrazia. Quando Mentana, la sera del finto confronto all'americana, gli ha chiesto di dire una parola sui giovani precari, il leader del polo delle libertà gli ha risposto: "Ok, ma prima parliamo degli anziani". E giù la proposta (pericolosa) di legare le pensioni all'andamento del costo della vita. Dato che non fa nulla per caso, il Cavaliere, vale la pena di capire cosa ci sia dietro le sue parole. Proprio la settimana scorsa, l'Organizzazione mondiale della sanità ha reso noto che, con 80 anni e 9 mesi di media, l'Italia si piazza al sesto posto, a livello mondiale, in termini di aspettativa di vita. Più longevi di noi sono solo i cittadini di Giappone, Monaco, San Marino, Svizzera, Austria e Islanda. Secondo i dati più recenti, gli italiani non vivono solo più a lungo, ma anche molto meglio. La spesa degli over 60 per cosmetici si aggira intorno al miliardo l'anno, gli ultrasettantacinquenni che frequentano una palestra sono 170 mila, mentre quelli che viaggiano regolarmente sono un milione e centomila: uno su cinque. Il quadro complessivo degli anziani italiani è fatto di situazioni disperate, ma anche di moltissimi elementi positivi. Il 95 per cento degli ultrasessantenni italiani è autosufficiente, percentuale che si riduce all'80 per cento per gli ultraottantenni. La stragrande maggioranza ha la casa di proprietà e quasi tutti danno una mano - finanziariamente - a figli e nipoti, più che il contrario. In queste condizioni, non c'è da stupirsi che, secondo tutti gli istituti di sondaggio, gli ultrasessantenni siano i nuovi big spender : un target ideale per esperti di marketing e pubblicitari. Alle ultime elezioni, secondo il Censis, ha votato l'87 per cento degli anziani. E, contrariamente allo stereotipo, il loro è un voto informato, nutrito dalla lettura dei giornali e dalla visione di telegiornali che frequentano, in media, assai più della generazione under 30. Ecco perché puntare su di loro conviene. Se è vero che la struttura demografica racconta la verità più profonda di una società, l'Italia è un paese di vecchi. E però sono anziani impregnati di giovanilismo, che comprano macchine decapottabili e si imbottiscono di Viagra, che vanno in palestra e sognano Elisabetta Canalis. Su questo fronte, ancora una volta, Berlusconi è posizionato in modo ideale. Con i suoi settant'anni ben portati, i lifting e le vallette di regime, il Cavaliere incarna un paese nel quale solo i vecchi possono comportarsi da giovani. Laddove i giovani veri devono travestirsi da vecchi per essere presi sul serio - avete presente Enrico Letta? - agli anziani è consentito il lusso di sentirsi finalmente adolescenti. È l'ultimo paradosso di una società nella quale sono saltate tutte le regole che regolavano i rapporti tra le generazioni. "C'è un tempo per tutto - sostiene l'Ecclesiaste - Un tempo per nascere e un tempo per morire". E se non fosse più vero? Se tutto fosse diventato possibile allo stesso tempo? Se i bambini non fossero più bambini e gli adulti non volessero più crescere? Se le mamme assumessero le sembianze delle figlie e viceversa? Se la vecchiaia dominasse tutto, pur non avendo più alcun valore e tutti rimanessero giovani per sempre, senza esserlo mai stati? In un mondo così, Berlusconi vincerebbe pur sempre le elezioni. 14/04/2008.

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Previsioni Il favorito sulla scacchiera rischia di essere bloccato dai suoi stessi pezzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere e lo scacco matto affogato Qualcosa si è mosso, nelle ultime ore. A cavallo di Matrix. Resta da vedere, però, quanto sia frutto della naturale tendenza al ridursi dei distacchi, man mano che si avvicina l'ora fatale del voto. Del resto, questa è la storia delle ultime elezioni. Sempre c'è stata una rimonta. Mai si è completata. Si ha l'impressione di un movimento, non di un sommovimento. L'Italia non sembra molto cambiata, rispetto a quella che abbiamo conosciuto in questi anni. Ci ha colpito un aspetto. Veltroni ha condotto una campagna elettorale giovanilista, rivolta ai precari, polemica sulla tarda età dell'avversario, costruita sul futuro e sul dinamismo. Berlusconi, quasi programmaticamente, si è rivolto agli anziani. A Matrix ha detto che sono un problema più serio dei precari. Lui stesso si è presentato come il prototipo dell'anziano dei nostri tempi, voglioso e in tiro da tutti i punti di vista, orgoglioso di esserlo. E l'Italia - lo sappiamo - è un paese di anziani. Nel momento in cui leggete queste note, insomma, Berlusconi ha ancora il favore del pronostico. Una sua sconfitta sarebbe una sorpresa. Ma proprio qui si nasconde uno degli aspetti meno analizzati della parabola berlusconiana. Accade infatti sempre che il probabile vincitore si porti con sé più pesi, una volta al governo. Ha dovuto stringere patti, assumere impegni, promettere cose. Due anni fa Prodi, il favorito dei pronostici, aveva da sistemare prima ancora di vincere Bertinotti, Marini, D'Alema, Rutelli, Mastella e un centinaio tra ministri e sottosegretari. Fu questa soma a impedirgli di prendere atto di non aver vinto davvero, offrendo un clima bipartisan all'avversario: errore fatale. Stavolta la sindrome del predestinato incombe su Berlusconi. Se il Cavaliere vincerà, anzi, arriverà al governo con le mani legate come mai gli era successo prima nella sua non breve storia politica. Roberto Alajmo, autore di un omonimo romanzo, ha già spiegato sul nostro giornale il potenziale di metafora politica che ha "la mossa del matto affogato". È una situazione davvero originale che può talvolta determinarsi sulla scacchiera, "lo scacco più mortificante. Attraverso una serie di sacrifici, l'avversario ti ha chiuso in gabbia. Uno dopo l'altro sono i tuoi stessi pezzi ad averti circondato e messo in un angolo da cui non puoi più scappare". Quando hai la partita in mano, perdi perché il tuo re non può più muoversi, bloccato com'è dai suoi stessi alleati. Non vogliamo dire che Veltroni abbia deliberatamente giocato per un finale così sofisticato. Ma è vero che la sua serie di "sacrifici" ha messo in difficoltà l'avversario. Ha sacrificato il cavallo dell'Unione. Ha sacrificato l'alfiere della sinistra radicale. Ha sacrificato Prodi, la torre dell'Ulivo. Ognuno di questi sacrifici ha costretto anche Berlusconi a cambiare schema, per liberarsi a sua volta le mani. Ma a un passo dalla vittoria, il rischio del matto affogato incombe ancora su di lui. I pezzi che possono dare matto a Berlusconi sono i suoi, quelli che lui stesso ha messo sulla scacchiera. Al Senato ogni vittoria sarà mutilata, grazie alla sua legge elettorale. Il margine di maggioranza rischia di essere comunque inferiore al numero dei senatori che conquisterà la Lega. Con un doppio effetto. Consegnare alla forza politica meno istituzionale un grande potere di ricatto. E, soprattutto, far dipendere il governo da un partito che in metà del paese non è neanche sulla scheda elettorale, e che quindi gli è ostile. La scelta di licenziare Casini potrebbe dimostrarsi meno liberatoria di quanto sia finora sembrata. Finché c'era l'Udc, il Cavaliere poteva triangolare con lui per tenere a freno la Lega. Ora il triangolo che lo dominerà sarà quello composto da Tremonti-Bossi-Lombardo, e presenterà un conto salato. Per aver fagocitato Fini, poi, Berlusconi dovrà pagare un alto prezzo di potere alla nomenklatura di An, risarcendola della sua scomparsa come partito. Al Quirinale avrà un presidente di cui ha scelto lui di essere nemico, prima votandogli contro nel momento dell'elezione per fare un dispetto alla sinistra, e poi minacciandolo con le sue personali mire sul Quirinale. Il margine di manovra di un Berlusconi vincente sarà quindi più stretto che mai. Paradossalmente, stavolta è il suo avversario quello con le mani libere. Se Veltroni la spuntasse a sorpresa, sarebbe un po' come quando vinse per la prima volta Zapatero. Lo avevano messo lì per perdere, e dunque la sua vittoria fu così personale da consegnargli il potere di fare ciò che voleva. Né alleati riottosi da ripagare, né feudatari di partito da risarcire, né promesse da mantenere. La vittoria di Veltroni è più improbabile di quella di Berlusconi. Ma proprio per questo sarebbe più liberatoria per il paese. 14/04/2008.

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Il voto italiano visto dalla stampa estera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Mondo - http://blog.panorama.it/mondo - Il voto italiano visto dalla stampa estera Posted By redazione On 11/4/2008 @ 16:17 In Headlines, NotiziaHome | No Comments Gli italiani si sono recati alle urne in un'atmosfera di sfiducia e rassegnazione. Non nutrono più alcuna illusione sulla capacità della politica di far uscire il Paese dalla melma in cui è sprofondato. È il quadro a tinte fosche tracciato dai mezzi d'informazione stranieri nei resoconti sulle elezioni di quello che una volta era indicato come 'il Bel Paese' e che oggi è considerato ormai come il grande malato d'Europa. Sentenzia l'[1] International Herald Tribune, in un articolo dell'agenzia americana AP: "In Italia c'è un sentimento diffuso di declino nazionale e di paura che nessun candidato sara' in grado di rimettere l'Italia sul giusto binario". "Gli italiani, scontenti, si allontanano dalle urne", titola il [2] Financial Times, sottolineando che "sono molti gli elettori indecisi o scontenti dalla classe politica che sembrano aver preferito non recarsi ai seggi". "Gli italiani vanno nuovamente alle urne disillusi", è invece il titolo del britannico [3] Independent, secondo il quale "si vota per la seconda volta in due anni e per la sessantaduesima dalla fine della guerra nella consapevolezza che il risultato potrebbe benissimo essere uno stallo, con la necessità di dover indire altre elezioni". "Gli italiani votano mentre il disastro economico incombe" è il titolo del [4] Daily Telegraph, che nella sua edizione online precisa: "Oggi il voto prosegue per il secondo giorno, ma il vincitore erediterà un paese sull'orlo del disastro". A sua volta [5] l'Economist scrive che "a causa della confusionaria legge elettorale attualmente in vigore" dal voto che si conclude oggi "potrà venire una vittoria piena e un nuovo leader per l'Italia oppure il caos seguito da uno scomodo compromesso". "L'Italia si avvicina alla chiusura dei seggi, Berlusconi attende nel retro del palcoscenico", titola il [6] New York Times. Parole chiave, anche qui, sono il 'disincanto', la 'apatia' e lo 'scetticismo' degli italiani nei confronti della politica. Il francese [7] Le Figaro fa il titolo sui "geronti italiani che s'aggrappano al potere", e nella sua edizione pubblica una foto di Ciriaco De Mita, 80 anni, che, "scartato da Veltroni perché troppo avanti con gli anni, si presenta ad Avellino come candidato al senato per l'Udc". "Dopo il Giappone - commenta Le Figaro - l'Italia è la naziona con la classe politica più vecchia del mondo e più passa il tempo più tale caratteristica si accentua". Lo spagnolo [8] El Pais, che ha seguito con particolare interesse e approfondimento tutta la campagna elettorale italiana, anche oggi pubblica un articolo in prima e due intere pagine sul voto in Italia, puntando la propria attenzione sull'importanza degli indecisi. Anche El Pais sottolinea lo scoramento generalizzato degli elettori, dedicando un titolo alla frase pronunciata a uno di essi: "Andiamo a votare in mezzo alla confusione e alla tristezza". L'altro quotidiano spagnolo [9] El Mundo, nell'ipotizzare una parità o comunque una situazione di stallo tra le due formazioni, il centro sinistra di Walter Veltroni e il centro destra di Silvio Berlusconi, descrive un "cocktail Veltrusconi", che "troverebbe consensi anche in Vaticano e nelle imprese". Se non ci saranno i numeri per governare, sostiene El Mundo, "molti danno per certa la formazione di una grande coalizione dei due partiti principali che per lo meno porti a termine la riforma del sistema elettorale, senza la quale tornare a votare sarebbe assurdo".

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Italia al voto: i primi dati dalle urne. Pdl-Lega davanti al Pd-Idv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Italia al voto: i primi dati dalle urne. Pdl-Lega davanti al Pd-Idv Posted By redazione On 14/4/2008 @ 15:15 In Apertura#1 | No Comments Due o tre punti percentuali a favore della coalizione guidata da Silvio Berlusconi su quella di Walter Veltroni secondo gli exit poll, che indicavano una differenza di due o tre punti percentuali tra Pdl-Lega-Mpa e Pd-Idv. Vantaggio molto più netto, invece, secondo le prime proiezioni sui dati ufficiali del Senato, che disegnano a Palazzo Madama un successo di ben sei punti percentuali a favore del Cavaliere. Stando infatti alla seconda proiezione di Consortium (istituto Piepoli) per la Rai al Senato sul 44% del campione (margine di errore 2%), il Pdl-Lega-Mpa varia tra il 41 e il 45%, mentre il Pd-Idv tra il 37,5-41,5%. Nel dettaglio, il Pdl è 38,3%, la Lega 5,6%, Mpa 1%, per il totale di coalizione allo 44,9%. Dall'altra parte, il Pd è dato al 33,6%, l'Idv 5,2%, per un totale di coalizione al 38,2%. Tra i partiti indipendenti: Udc 5,8%; Sinistra Arcobaleno 4,9%; La Destra 2,4%; Sinistra Critica 1,2%, Partito Socialista 0,7%. Rispetto agli exit poll si registra insomma una crescita del Pdl. Crescita certificata, anzi aumentata, dalla prima proiezione sul Senato di Ipsos per Mediaset, che da la coalizione del Pdl-Lega-Mpa al 47,8% mentre quella Pd-Idv al 37,2%: un vantaggio del Cavaliere su Veltroni superiore ai 10 punti. Il secondo exit poll di Consortium per la Rai e Sky conferma un vantaggio di circa 3 punti percentuali del Pdl sul Pd al Senato, di due punti anche alla Camera. A Montecitorio il Pdl, con Lega e Mpa, ottiene il 42% dei voti. Il Pd, con l'Idv di Di Pietro, si ferma al 40%. Guardando i partiti nel dettaglio, a Montecitorio si nota che il Pdl è tra il 32 e il 36; la Lega tra il 6 e l'8; l'Mpa tra lo 0,5 e l'1,5. Sull'altro fronte, il Pd è tra il 33 e il 37; l'Idv tra il 4 e il 6. Tra le forze indipendenti, l'Udc è tra il 4 e il 6%; la sinistra arcobaleno tra il 4 e il 6; la Destra tra il 2 e il 4; il partito socialista tra lo 0,5 e l'1,5. Diffusi anche i primi exit poll sulla Sicilia, dove si vota per le Regionali. Anna Finocchiaro, candidato del centrosinistra, è tra il 36 e il 40%; Raffaele Lombardo, candidato del centrodestra, è tra il 49% e il 53%. Altri: 9-13%. È dell'82,72% il dato parziale relativo all'affluenza alle politiche per la Camera dei deputati quando sono giunti al Viminale i dati di 258 Comuni su 8101. Alla precedenti consultazioni, l'affluenza era stata dell'85,71%: quest'anno quindi la partecipazione è in calo quindi di tre punti percentuali. Calo simile anche per Palazzo Madama: 82,38% è il dato parziale relativo all'affluenza alle politiche per il Senato quando sono giunti al Viminale i dati di 436 Comuni su 8101. Alle precedenti consultazioni, l'affluenza era stata dell'85,34%. È dell'82.11% l'affluenza alle elezioni per la Provincia quando sono pervenuti i dati di 33 comuni su 121 (Roma esclusa). Lo comunica il sito del ministero dell'Interno. L'affluenza nelle precedenti elezioni provinciali era stata del 72,68%.

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Chiuse le urne, calano i votanti. In Piemonte è in testa il PDL (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornal.it" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ultim'ora: Primi dati ufficiali per la provincia di Alessandria. Spogliati 84 seggi su 545. La tendenza, per ora ancora molto provvisoria, vede la coalizione con Silvio Berlusconi premier in vantaggio su PD e IdV: 49% contro il 38%. Exploit della Lega Nord che attualmente ha conquistato l'11%. l'UDC si è stabilizzato sotto al 5%, come pure gli altri partiti minori (Sinistra Arcobaleno, La Destra e Socialisti)che in provincia non sono andati oltre il 3%. In Piemonte il PDL si è attestato sul 47,5%, mentre il PD è al 37,1%. Il Consigliere regionale Ugo Cavallera, se le proporzioni rimarranno invariate, prevede una opposizione maggiore a Palazzo Lascaris: "Nella Regione della presidente Bresso un risultato del genere ? con ricaduta sull'assegnazione dei seggi ? peserà sulle scelte future del Piemonte. Noi daremo fiato all'opposizione e cercheremo di raccordarci con le politiche nazionali, visto il grande consenso dei cittadini. Un risultato previsto che premia la campagna di Silvio Berlusconi verso i temi che interessano veramente alla gente". Secondo aggiornamento: Sono arrivati dalla Prefettura di Alessandria i dati definitivi rispetto all'affluenza alle urne per il Senato della Repubblica. Per quanto riguarda Alessandria l' affluenza degli elettori è stata del 78,181% contro l' 82,095 della precedente consultazione elettorale. Ad Acqui Terme i cittadini che si sono recati alle urne sono il 79,561%, a Casale Monferrato l'80,274%, a Novi Ligure il 79,490%, ad Ovada l'81,295%, a Tortona 80,480% infine a Valenza l' 81,669%. Tutti dati in calo rispetto al dato precedente. Spiccano in tal senso alcuni piccoli comuni quali ad esempio Alzano Scrivia che ha registrato un'affluenza dell'80% contro l' 88,064 dell'ultima consultazione o Spineto Scrivia con 78,076 contro 86,821. In contro tendenza invece i comuni di Montegioco, Molino dei Torti, Visone, Fubine e Francavilla Bisio, che hanno registrato un'affluenza superiore rispetto al passato. Per quanto riguarda la Camera, ad Alessandria l'affluenza registrata e stata dell'80,306% rispetto all'84,083% registrato durante la precedente consultazione. Ad Acqui Terme si è registrato il 79,129% contro l'83,163% di due anni fa, a Casale Monferrato il 80,053%, a Novi Ligure il 79,704%, ad Ovada l'81,453% , a Tortona l'80,536% ed infine a Valenza si è registrato un 81,836%. Primo aggiornamento: la Prefettura di Alessandria non ha ancora elaborato i dati riferiti ai seggi alessandrini, ma le prime impressioni danno una importante flessione dei votanti rispetto a solo due anni fa. In alcuni paesi della provincia di Alessandria si sarebbe registrata anche una flessione del 5%. In generale alle urne si sono presentati dal 2-5% in meno. I risultati: I primi exit poll darebbero il PDL insieme alla Lega Nord in vantaggio di qualche punto. Ma è prematuro ogni tipo di analisi. Nel tortonese pare che ci sia stata una netta affermazione del PDL sulla coalizione di Veltroni. Il Coordinatore provinciale Berutti: "Nel paese di Fausto Coppi il Popolo della Libertà è in fuga". Ore 8,30 In linea con l'affluenza nazionale anche in provincia di Alessandria si è registrato un calo di votanti nella prima giornata di ieri. Alle 22 - chiusura dei seggi - si sono presentati il 62,89% degli aventi diritto. Nel 2006 era andato il 66,37%. Ad Alessandria città i votanti sono stati il 61% circa (65 due anni fa). I seggi rimarranno aperti fino alle 15. Poi lo spoglio. Si inizia con il Senato.

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Berlusconi, bagno di folla, e dopo il voto va in Duomo a pregare per mamma Rosa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 15 del 2008-04-14 pagina 0 Berlusconi, bagno di folla, e dopo il voto va in Duomo a pregare per mamma Rosa di Sabrina Cottone Il candidato premier Pdl si ferma qualche ora con la sorella nella casa a Lorenteggio. Dieci minuti in cattedrale, poi il "blitz" in centro: "Che Dio ce la mandi buona" da Milano Come sempre, Silvio Berlusconi ha dedicato il giorno del voto alla mamma. E anche questa volta che lei non c'è, la prima sfida elettorale dopo la sua morte, tutto è stato simile a quel che era. è andato al solito seggio del quartiere periferico di Lorenteggio, nella scuola media di via Scrosati a un centinaio di metri dalla casa in cui viveva Rosa Bossi, il luogo in cui l'aveva accompagnata tante volte a votare. Ha sorriso, salutato, stretto mani di persone che conoscevano sua madre. A pranzo ha mangiato e chiacchierato con la sorella Maria Antonietta, che abita nello stesso palazzo in cui viveva la signora Rosa. Lì Berlusconi è rimasto per qualche ora. Poi nel pomeriggio è andato a passeggiare in centro ed è entrato in Duomo per il rosario delle cinque. Dieci minuti di raccoglimento. "Dico tre rosari al giorno per Silvio" ripeteva la signora Rosa, donna molto religiosa. Aveva voluto accompagnare il figlio in udienza da Papa Benedetto XVI, in quella che poi è stata la sua ultima uscita pubblica. "Mi sa che dobbiamo prepararci a governare" l'impressione che Berlusconi ha confidato ai suoi nel Pdl point di corso Vittorio Emanuele, il comitato elettorale nel pieno centro di Milano in cui si è fermato durante la passeggiata tra via Torino, il Duomo e piazza San Babila. Davanti alle vetrate ricoperte di bandiere e manifesti elettorali si è formato un nutrito gruppo di gente che ha interrotto il giro tra bar e negozi per lanciarsi nel coretto: "Silvio, Silvio". Quattro chiacchiere con Ignazio La Russa, anche lui nella sede milanese del Popolo della libertà. Qualche abbraccio alle fan che gli si sono avvicinate mentre andavano a spasso per le vie dello shopping. "Che Dio ce la mandi buona. Sarà dura governare" la previsione di Berlusconi con gli uomini del Pdl milanese, prima di tornare a Macherio, la villa in cui vive la sua famiglia. A meno di cambi di programma dell'ultima ora, trascorrerà la giornata di oggi ad Arcore, fino al consolidamento dei risultati elettorali. Poi in serata volerà a Roma. "Ho tenuto mio nipote in braccio tutta la notte" ha raccontato ieri mattina a un bimbetto di tre anni che gli sorrideva al seggio. Il candidato premier del Pdl è arrivato poco dopo mezzogiorno nella scuola di via Scrosati tra gli applausi di una pattuglia di simpatizzanti del Pdl. "Salvaci tu" gli ha urlato una signora. Un'altra gli si è avvicinata sventolando una bandiera azzurra. Nessuna violazione del divieto di propaganda elettorale perché, nonostante la prima impressione, non erano i colori del Pdl ma quelli dell'Argentina. Nel comitato di accoglienza dell'elettore Berlusconi c'era anche Dario, il bimbo di tre anni che - con tanto di spilla appuntata sul cuore targata Popolo della libertà - ha offerto al Cavaliere una margherita. "è un suo grande ammiratore da quando era piccolissimo. Ogni volta che vede Veltroni o qualcuno dell'opposizione in tv cambia subito canale. è cresciuto bene" il racconto compiaciuto della madre, Daria Janik, bionda trentasettenne di origine polacca, molto divertita dalla precocità politica del figlio. Berlusconiano in tutto e per tutto. "Milan" è la prima parola che pronuncia, nonostante la sconfitta del sabato sera. Giura la mamma: "Adora Pato. E ieri sera davanti alla tv ha pianto...". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Italia al voto. Pdl-Lega in netto vantaggio su Pd-Idv al Senato e alla Camera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Italia al voto. Pdl-Lega in netto vantaggio su Pd-Idv al Senato e alla Camera Posted By redazione On 14/4/2008 @ 18:35 In Apertura#1 | 1 Comment Cresce il vantaggio del Pdl con il passare dle tempo e mano a mano che i dati giungono dai seggi al Viminale. Silvio Berlusconi sarebbe in testa di di quasi dieci punti al Senato. Questi i dati della quinta proiezione Consortium per Rai, basata sul 90% delle schede. Si allarga la forbice tra le due coalizioni principali, sia rispetto agli exit poll, sia rispetto alle prime proiezioni (basate sul 32%, 44% e 62% del totale dei votanti). Il Pdl è accreditato ora di un 47,1%. Mentre il Pd scende al 37,9%. All'interno della coalizione di centrodestra il Pdl sarebbe al 40,1%, confermata l'affermazione della Lega, che risale al 5,7%. Fermo all'1,3% l'Mpa. Tra le forze di centrosinistra la lista di Veltroni toccherebbe il 33%, con l'aggiunta del 4,9% dell'Idv di Di Pietro. La prima proiezione dei seggi al Senato attribuisce alla coalizione di Silvio Berlusconi 164 seggi (senza considerare i 6 seggi degli italiani all'estero) e 139 seggi alla coalizione di Walter Veltroni. È quanto emerge dai dati diffusi da Consortium di Nicola Piepoli per la Rai. Si tratta quindi di una maggioranza piuttosto solida. Nello specifico al Pdl andrebbero 141 seggi, 22 alla Lega, 1 all'Mpa. Al Pd invece verrebbero assegnati 118 seggi, 18 all'Idv. Secondo i conteggi (fonte Consortium per Rai) l'Udc a Palazzo Madama arriverebbe al 6%, mentre la Sinistra Arcobaleno aumenta le difficoltà emerse dai primi exit poll attestandosi al 3,6%. Risultati più modesti per la La Destra (2,3%) e Partito Socialista (0,8%). In base alla quarta proiezione sul Senato di Ipsos per Mediaset, la coalizione del Pdl-Lega-Mpa si attesta al 47,0% mentre quella Pd-Idv al 38,5%. Il Pdl è visto al 38,1%, la Lega all'8%, l'Mpa all'1,1%. Nella coalizione di centrosinistra il Pd è accreditato di un 34%, l'Idv di un 4,4%. L'Udc è invece al 5,7%, la Sinistra arcobaleno galleggia intorno al 3,13%, la Destra al 2,1%, il Ps allo 0,8%. Le proiezioni Ipsos garantiscono anche il successo del Pdl alla Camera: 46,5% per la coalizione di centrodestra contro il 37,7% del centrosinistra. Tra i singoli partiti il Pdl arriva al 36,5%, la Lega si attesta all'8,9%, con l'Mpa all'1,1%. Il Pd si conferma seconda forza del Paese al 33,5%, l'Idv cresce al 4,2%. Tra le altre formazioni l'Udc tiene al 5,4%. Ancora male la Sinistra Arcobaleno al 3,1%. La Destra è al 2,3%, il Partito Socialista allo 0,9%. Diffusi anche i primi exit poll sulla Sicilia, dove si vota per le Regionali. Anna Finocchiaro, candidato del centrosinistra, è tra il 36 e il 40%; Raffaele Lombardo, candidato del centrodestra, è tra il 49% e il 53%. Altri: 9-13%.

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Il voto italiano visto dalla stampa estera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Mondo - http://blog.panorama.it/mondo - Il voto italiano visto dalla stampa estera Posted By redazione On 14/4/2008 @ 11:11 In Headlines, NotiziaHome | 2 Comments Gli italiani si sono recati alle urne in un'atmosfera di sfiducia e rassegnazione. Non nutrono più alcuna illusione sulla capacità della politica di far uscire il Paese dalla melma. È il quadro tracciato dai mezzi d'informazione stranieri nei resoconti sulle elezioni di quello che una volta era indicato come 'il Bel Paese' e che oggi è considerato unanimente come il grande malato d'Europa. Sentenzia l'[1] International Herald Tribune, in un articolo dell'agenzia americana AP: "In Italia c'è un sentimento diffuso di declino nazionale e di paura che nessun candidato sara' in grado di rimettere l'Italia sul giusto binario". "Gli italiani, scontenti, si allontanano dalle urne", titola il [2] Financial Times, sottolineando che "sono molti gli elettori indecisi o scontenti dalla classe politica che sembrano aver preferito non recarsi ai seggi". "Gli italiani vanno nuovamente alle urne disillusi", è invece il titolo del britannico [3] Independent, secondo il quale "si vota per la seconda volta in due anni e per la sessantaduesima dalla fine della guerra nella consapevolezza che il risultato potrebbe benissimo essere uno stallo, con la necessità di dover indire altre elezioni". "Gli italiani votano mentre il disastro economico incombe" è il titolo del [4] Daily Telegraph, che nella sua edizione online precisa: "Oggi il voto prosegue per il secondo giorno, ma il vincitore erediterà un paese sull'orlo del disastro". A sua volta [5] l'Economist scrive che "a causa della confusionaria legge elettorale attualmente in vigore" dal voto che si conclude oggi "potrà venire una vittoria piena e un nuovo leader per l'Italia oppure il caos seguito da uno scomodo compromesso". "L'Italia si avvicina alla chiusura dei seggi, Berlusconi attende nel retro del palcoscenico", titola il [6] New York Times. Parole chiave, anche qui, sono il 'disincanto', la 'apatia' e lo 'scetticismo' degli italiani nei confronti della politica. Il francese [7] Le Figaro fa il titolo sui "geronti italiani che s'aggrappano al potere", e nella sua edizione pubblica una foto di Ciriaco De Mita, 80 anni, che, "scartato da Veltroni perché troppo avanti con gli anni, si presenta ad Avellino come candidato al senato per l'Udc". "Dopo il Giappone - commenta Le Figaro - l'Italia è la naziona con la classe politica più vecchia del mondo e più passa il tempo più tale caratteristica si accentua". Lo spagnolo [8] El Pais, che ha seguito con particolare interesse e approfondimento tutta la campagna elettorale italiana, anche oggi pubblica un articolo in prima e due intere pagine sul voto in Italia, puntando la propria attenzione sull'importanza degli indecisi. Anche El Pais sottolinea lo scoramento generalizzato degli elettori, dedicando un titolo alla frase pronunciata a uno di essi: "Andiamo a votare in mezzo alla confusione e alla tristezza". L'altro quotidiano spagnolo [9] El Mundo, nell'ipotizzare una parità o comunque una situazione di stallo tra le due formazioni, il centro sinistra di Walter Veltroni e il centro destra di Silvio Berlusconi, descrive un "cocktail Veltrusconi", che "troverebbe consensi anche in Vaticano e nelle imprese". Se non ci saranno i numeri per governare, sostiene El Mundo, "molti danno per certa la formazione di una grande coalizione dei due partiti principali che per lo meno porti a termine la riforma del sistema elettorale, senza la quale tornare a votare sarebbe assurdo".

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Il Pdl di Berlusconi verso il governo. La Lega forte sarà un'opportunità in più (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Il Pdl di Berlusconi verso il governo. La Lega forte sarà un'opportunità in più Posted By mario.sechi On 14/4/2008 @ 20:03 In Apertura#1 | No Comments Il voto degli italiani consegna al Paese un Parlamento diverso e un quadro politico totalmente nuovo. Il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi si avvia a vincere le elezioni con un distacco molto importante che consentirà alla coalizione del Cavaliere di governare alla Camera e al Senato. Alcuni analisti politici hanno messo in evidenza che il contributo fondamentale alla vittoria del Pdl arriva dalla Lega di Umberto Bossi. È la scoperta dell'acqua calda: il Carroccio è da tempo un punto di riferimento per il blocco sociale del Nord che rappresenta non solo il "popolo delle partite Iva", ma anche chi chiede legge, ordine, sicurezza, una distribuzione delle risorse del Paese e un loro utilizzo più equo e serio. Senza la Lega, nessuna coalizione può vincere le elezioni nel Settentrione e senza comprendere a fondo le motivazioni del blocco sociale che vota per Bossi il centrosinistra continuerà a perdere le elezioni. La Lega più forte sarà un problema per il prossimo governo? La mia opinione è che sarà un'opportunità in più per l'esecutivo. Il Nord è la locomotiva del Paese, ha bisogno di fiducia e atti concreti: Milano deve organizzare l'Expo, Malpensa deve conquistare e non perdere quote di mercato, le piccole e medie imprese hanno bisogno di un esecutivo che convinca la Banca Centrale Europea a intervenire sul rapporto di cambio con il dollaro e sui tassi prima che l'export del Made in Italy coli a picco. Il Pdl da oggi è il primo partito italiano e questo impone a Berlusconi e Gianfranco Fini di accelerare il processo di fusione tra Forza Italia e Alleanza nazionale. Dovranno costituire un gruppo unico in Parlamento e poi avviare i congressi per dare al Pdl regole e basi stabili per il futuro. An esce dalle elezioni con un buon risultato: la scelta del suo leader di dar vita al Pdl è stata saggia perché ha consentito a Fini di ammortizzare i colpi della Destra e di continuare un percorso di trasformazione che era iniziato nel 1994 a Fiuggi. Forza Italia conferma quello che tanti cronisti e opinion makers non hanno mai voluto vedere: non è un partito di plastica, il suo elettorato è solido e la sua formula di partito carismatico continua ad essere moderna, proprio nel momento in cui il voto degli italiani sta archiviando tante formule politiche del Novecento. Una di queste formule di un secolo che oggi appare lontanissimo, l'ex Pci, è stato trasformato da Veltroni in un partito allo stato nascente: riformista, moderato, ma ancora senza un'identità chiara e con un leader che ha commesso molti errori che oggi emergono chiaramente. Ha fatto una campagna elettorale di rottura con il passato, è vero, ma priva di mordente e con troppi "ma anche" per essere presa sul serio dagli italiani che hanno visto all'opera il governo di Romano Prodi. Il risultato del 35 per cento era l'obiettivo minimo, è in forse e con esso anche la leadership di Veltroni è ammaccata. Per ora non è in discussione perché a sinistra non ci sono reali alternative, ma l'ombra della resa dei conti si staglia sul loft veltroniano. L'alleanza con Di Pietro, alla luce dei risultati, era necessaria, ma talmente stridente con il resto della compagnia da creare non pochi problemi di comunicazione e immagine. La Sinistra Arcobaleno non entra in Senato e rischia anche alla Camera. Siamo di fronte a un tema di enorme importanza perché la sinistra italiana, quella classica, erede della tradizione comunista e del filone politico "verde", rischia letteralmente di sparire dalle istituzioni. Un blocco sociale importante del Paese non avrà rappresentanza e dovrà trovare altri modi e forme organizzative. C'è chi vede nella piazza il terreno naturale di conquista. Può essere uno sviluppo, non è detto che sia l'unico o il migliore, certamente è un dato sociale sul quale maggioranza e opposizione dovranno riflettere insieme. Fausto Bertinotti ha fallito l'obiettivo, la sua idea di Izquierda Unida si è scontrata con una realtà in rapida evoluzione rispetto ai tempi lenti della politica. Tempi che Silvio Berlusconi in qualche maniera ha invece sempre anticipato. Salirà per la terza volta in quattordici anni al vertice di Palazzo Chigi. È l'apice di un ciclo politico straordinario che ora dovrà però affrontare la prova più difficile in quello che Giulio Tremonti chiama "tempo del ferro": vincere la sfida del governo.

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"Berlusconi has come back". Le elezioni italiane viste dall'estero (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Mondo - http://blog.panorama.it/mondo - "Berlusconi has come back". Le elezioni italiane viste dall'estero Posted By redazione On 14/4/2008 @ 18:29 In Headlines, NotiziaHome | No Comments "Il Berlusconi terzo comincia a materializzarsi", scrive in home page il quotidiano conservatore spagnolo [1] El Mundo. "Le prime proiezioni indicano che il miliardario settantunenne Silvio Berlusconi e i suoi alleati di destra torneranno al potere con una maggioranza autosufficiente", rimarca con grande risalto il quotidiano progressista britannico [2] The Guardian. [3] "Il ritorno dell'Highlander", titola invece scanzonato il tedesco Bildzeitung. Le elezioni di oggi, sottolinea invece il francese [4] Le Figaro, segna il "ritorno in pista di un animale politico, che né le disfatte, né gli scandali hanno abbattuto". Al (quasi) certo trionfo del centrodestra italiano, i quotidiani stranieri hanno dedicato ampio spazio sin dalle prime proiezioni, con aggiornamenti che danno la misura di quanta attenzione avessero suscitato la competizione tra Veltroni e Berlusconi presso la stampa estera, in particolare europea. Il New York Times, [5] l'americana Cnn, la britannica Bbc, il [6] Daily Telegraph si limitano a scrivere - come [7] Al Jazira - che "si delinea al Senato una vittoria più netta del Pdl di Silvio Berlusconi rispetto ai dati inizialmente annunciati", ma non c'è traccia di un'analisi più complessiva sugli effetti del voto in Italia. Il britannico [8] Times mette in guardia invece dagli eccessi di entusiasmo: "Gli italiani dubitano, qualsiasi sia il margine della vittoria in Senato del Pdl, che il prossimo governo il sessantaduesimo dalla Seconda Guerra Mondiale possa invertire il declino, favorire gli investimenti, introdurre la necessaria deregulation e frenare la corsa dei prezzi di beni come il pane e la pasta". Nei giorni scorsi [9] la quasi totalità dei mezzi d'informazione stranieri aveva sottolineato che gli italiani erano andati alle urne in un'atmosfera generale di disillusione, che riflette lo stato d'animo di chi non crede più nella politica e vede il proprio paese come il 'malato grave' tra le grandi nazioni.

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"Valanga tricolore". In Piemonte e in Provincia è in testa il Popolo della Libertà. I commenti politici (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornal.it" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ultim'ora: "E' chiaro che c'è una vittoria del Popolo delle Libertà e questo non potrà che portare cambiamenti in Parlamento. Il PD farà opposizione in maniera adeguata riconoscendo la vittoria elettorale". Questi i primi commenti a caldo dell'On. Mario Lovelli, candidato alla Camera che prende atto del vantaggio degli avversari. Ma ciò che più colpisce è la Lega Nord, ritenuto un dato importante per Massimo Brina, (PD). "La Lega ha raddoppiato i suoi voti e ciò è un fattore determinante per la vittoria che sta ottenendo il Centro Destra. Noi purtroppo siamo rimasti indietro anche se come PD stiamo ottenendo un certo recupero". Marco Botta (dell'area AN all'interno del PDL) usa una metafora che rende l'idea: "Valanga tricolore! I dati in provincia di mostrano che gli elettori hanno capito il progetto del PDL, specie quelli di AN. Questi dati rappresentano un avviso di sfratto per il Presidente Paolo Filippi e per tutti i sindaci di centrosinistra. Anche in Regione la Bresso dovrà prendere atto della scelta dei cittadini: l'unica strada sensata sarebbe quella di dimettersi, anche se d'ora in poi saranno ancora più attaccati alle loro poltrone. In ogni caso, con il Governo a nostro favore, dovrà venire a più miti consigli con l'opposizione, soprattutto su bilancio e infrastrutture". Quarto aggiornamento: Solo i "feudi" storici del centrosinistra in provincia di Alessandria (Novi Ligure e Ovada) sono rimasti "fedeli" al PD, decretandone il successo su scala locale (Senato). In tutte le altre città centrozona si registra una maggioranza per il PDL. A Valenza la coalizione di centrodestra avrebbe raggiunto il 58%. 51% anche ad Alessandria. Tortona 53%. Ad Ovada il 47%, mentre ad Acqui il 48%. Uno dei pochi politici presenti nella in Prefettura è l'onorevole Franco Stradella, il quale ha commentato in modo positivo i risultati riportati, seppur ancora non definitivi. "Evidentemente i cittadini hanno espresso soddisfazione per l proposta politica del centrodestra e ora si aspettano le riforma, i cittadini hanno fatto la loro parte, ora spetta a noi". E per quanto riguarda il dato di affluenza alle urne: "E' un dato comunque positivo, una risposta alle tante sollecitazioni negative dell'antipolitica. La gente ci ha dato ancora una chance, loro vogliono ancora fare politica. E sottolineo che questo dato ci porta a essere ottimisti anche rispetto alle prossime elezioni Provinciali". Luca Rossi, esponente di spicco del PDL di Valenza è ovviamente soddisfatto per l'ottimo risultato nella sua città. "Sicuramente il dato politico è sempre stato positivo rispetto alle amministrative, come due anni fa. Le prime voci riferiscono di un'affermazione ancora migliore alla Camera. Mi pare comunque chiaro che la gente si sia stancata del centrosinistra. Valenza in particolare ha risentito parecchio delle scelte in politica economica, sbagliate, della coppia Prodi/Visco". Terzo aggiornamento: Primi dati ufficiali per la provincia di Alessandria. Spogliati 84 seggi su 545. La tendenza, per ora ancora molto provvisoria, vede la coalizione con Silvio Berlusconi premier in vantaggio su PD e IdV: 49% contro il 38%. Exploit della Lega Nord che attualmente ha conquistato l'11%. L'UDC si è stabilizzato sotto al 5%, come pure gli altri partiti minori (Sinistra Arcobaleno, La Destra e Socialisti)che in provincia non sono andati oltre il 3%. In Piemonte il PDL si è attestato sul 47,5%, mentre il PD è al 37,1%. Il Consigliere regionale Ugo Cavallera, se le proporzioni rimarranno invariate, prevede una opposizione maggiore a Palazzo Lascaris: "Nella Regione della presidente Bresso un risultato del genere ? con ricaduta sull'assegnazione dei seggi ? peserà sulle scelte future del Piemonte. Noi daremo fiato all'opposizione e cercheremo di raccordarci con le politiche nazionali, visto il grande consenso dei cittadini. Un risultato previsto che premia la campagna di Silvio Berlusconi verso i temi che interessano veramente alla gente". Oreste Rossi commenta il buon risultato. "Abbiamo puntato su sicurezza, legalità e chiesto di essere padroni a casa nostra - temi storici del Carroccio - e siamo stati premiati. Federalismo con le macroregioni e padroni in casa nostra sono le nostre parole d'ordine". Sul piano alessandrino la Lega incalza il Comune: "Visti gli ultimi fatti di cronaca riteniamo inammissibile attendere oltre. Abbiamo chiesto l'assessorato alla sicurezza ma non abbiamo ricevuto ancora risposta". Secondo aggiornamento: Sono arrivati dalla Prefettura di Alessandria i dati definitivi rispetto all'affluenza alle urne per il Senato della Repubblica. Per quanto riguarda Alessandria l' affluenza degli elettori è stata del 78,181% contro l' 82,095 della precedente consultazione elettorale. Ad Acqui Terme i cittadini che si sono recati alle urne sono il 79,561%, a Casale Monferrato l'80,274%, a Novi Ligure il 79,490%, ad Ovada l'81,295%, a Tortona 80,480% infine a Valenza l' 81,669%. Tutti dati in calo rispetto al dato precedente. Spiccano in tal senso alcuni piccoli comuni quali ad esempio Alzano Scrivia che ha registrato un'affluenza dell'80% contro l' 88,064 dell'ultima consultazione o Spineto Scrivia con 78,076 contro 86,821. In contro tendenza invece i comuni di Montegioco, Molino dei Torti, Visone, Fubine e Francavilla Bisio, che hanno registrato un'affluenza superiore rispetto al passato. Per quanto riguarda la Camera, ad Alessandria l'affluenza registrata e stata dell'80,306% rispetto all'84,083% registrato durante la precedente consultazione. Ad Acqui Terme si è registrato il 79,129% contro l'83,163% di due anni fa, a Casale Monferrato il 80,053%, a Novi Ligure il 79,704%, ad Ovada l'81,453% , a Tortona l'80,536% ed infine a Valenza si è registrato un 81,836%. Primo aggiornamento: la Prefettura di Alessandria non ha ancora elaborato i dati riferiti ai seggi alessandrini, ma le prime impressioni danno una importante flessione dei votanti rispetto a solo due anni fa. In alcuni paesi della provincia di Alessandria si sarebbe registrata anche una flessione del 5%. In generale alle urne si sono presentati dal 2-5% in meno. I risultati: I primi exit poll darebbero il PDL insieme alla Lega Nord in vantaggio di qualche punto. Ma è prematuro ogni tipo di analisi. Nel tortonese pare che ci sia stata una netta affermazione del PDL sulla coalizione di Veltroni. Il Coordinatore provinciale Berutti: "Nel paese di Fausto Coppi il Popolo della Libertà è in fuga". Ore 8,30 In linea con l'affluenza nazionale anche in provincia di Alessandria si è registrato un calo di votanti nella prima giornata di ieri. Alle 22 - chiusura dei seggi - si sono presentati il 62,89% degli aventi diritto. Nel 2006 era andato il 66,37%. Ad Alessandria città i votanti sono stati il 61% circa (65 due anni fa). I seggi rimarranno aperti fino alle 15. Poi lo spoglio. Si inizia con il Senato.

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Terremoto a sinistra: nessun uomo in Parlamento. E Fausto lascia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Terremoto a sinistra: nessun uomo in Parlamento. E Fausto lascia Posted By redazione On 14/4/2008 @ 20:30 In Headlines | No Comments Un vero e proprio terremoto. E un addio: quello di Fausto Bertinotti, già presidente della Camera e candidato premier della Sinistra Arcobaleno. Di fronte alla prospettiva, sempre più reale e concreta, di non avere rappresentanti in Parlamento, il Subcomandante Fausto lascia: "La mia vicenda di direzione politica termina qui, purtroppo con una sconfitta. Proseguirò da militante, ma la mia stagione da dirigente politico è finita". Quella della sinistra radicale è, stando ai dati, una "sconfitta netta", dalle proporzioni "impreviste", che rende necessaria una "riflessione approfondita" ma che comunque non deve mettere in dubbio la necessità di proseguire con il progetto politico della Sinistra Arcobaleno, anzi: "il risultato negativo rende più urgente l'avvio di una fase costituente già da domani". Secondo Bertinotti, anche il Pd sarà chiamato ad una riflessione, perché le scelte di Walter Veltroni "hanno contribuito allo svuotamento della sinistra senza riuscire a vincere, ma andando incontro ad una sconfitta visto che Pdl e Lega si apprestano a Governare il Paese". Fausto Bertinotti chiama direttamente in causa la strategia dei Democratici per il suo primo commento dei risultati elettorali. Il cartello elettorale composto da Rifondazione, Sinistra Democratica, Comunisti italiani e Verdi, insomma frana davanti all'evidenza dei numeri. E i numeri dicono che nella prossima legislatura a Palazzo Madama e a Montecitorio non ci sia alcun rappresentante della sinistra. Un evento storico. E non certo nel senso buono della parola. Dati particolarmente negativi giungono dalle regioni "rosse", quelle dove era atteso il raggiungimento della soglia di sbarramento del 4% per la Camera e dell'8% per il Senato. Per esempio, in una città come Pistoia la Sinistra Arcobaleno raccoglie soltanto un terzo dei voti rispetto a quelli che nelle elezioni passate ebbe la sola Rifondazione Comunista. Discorso analogo anche per altre realtà da cui ci si attendeva un buon risultato, come la Liguria. Naturalmente ogni valutazione definitiva è ancora prematura, ma la tendenza mette in ansia i quattro leader della Sinistra Arcobaleno. Tanto basta per fare dire a caldo a Giovanni Russo Spena - che del Prc è capogruppo uscente al Senato - che si è trattato di una pesante "sconfitta": si è votato in una fase di "torsione bipartitica violenta imposta anche dai mass media. Sembrava che vi fossero solo due contendenti e tutti gli altri di contorno e questo ha fatto percerpire all'opinone pubblica che si trattasse di una questione tra Berlusconi e Veltroni". Per Paolo Cento si tratta invece di "anno zero della sinistra: è prevalso il voto utile e forse la costruzione della sinistra arcobaleno è arrivata tardi. Dovevamo farla già nel 2006. Ora dobbiamo fare i conti con i nostri insediamenti sociali in cui c'è crisi di fiducia". Secondo il verde Angelo Bonelli, si apre "una riflessione": "Non si può far finta di niente, bisogna avviare una discussione tra di noi e con gli amici della Sinistra arcobaleno". Per Franco Turigliatto, senatore di Sinistra critica, uno dei "ribelli" che per primi si sono sfilati dalla coalizione che sosteneva Romano Prodi, la sconfitta di SA ha un responsabile: "Si chiama Fausto Bertinotti". Per Turigliatto "la Sinistra Arcobaleno si è dissanguata per Prodi a tutto vantaggio di Veltroni". E adesso? "Vedo uno spazio ancora a sinistra" risponde Turigliatto "c'è un grandissimo lavoro da fare per ricostruire una sinistra davvero anticapitalistica". Anche Salvatore Cannavò esulta: "Siamo noi la vera sorpresa". Il deputato uscente di Sinistra critica, non riesce a trattenere l'entusiasmo per il dato delle proiezioni del Senato, che danno a Sc l'1,2 per cento, un risultato più che confortante in vista del vero obiettivo: le elezioni europee del prossimo anno. Cannavò è caustico sul risultato della Sinistra arcobaleno: "Dove ieri non era riuscito a distruggere Occhetto, ci riesce oggi Bertinotti".

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Veltroni ammette la sconfitta: "Ho augurato a Berlusconi buon lavoro" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Veltroni ammette la sconfitta: "Ho augurato a Berlusconi buon lavoro" Posted By redazione On 14/4/2008 @ 20:45 In Apertura#2 | No Comments "Come è prassi in tutte le democrazie occidentali, ho telefonato a Berlusconi per dargli atto della vittoria ed esprimergli l'augurio di un buon lavoro". Sono le prime parole del leader del Pd Walter Veltroni per commentare l'esito del voto. Veltroni è arrivato verso le 20 nella sala stampa a pochi metri dalla sede del partito in Piazza S. Anastasia. A lui tocca ammettere la sconfitta elettorale, ma il segretario del Pd sale sul palco e al suo fianco c'è tutto lo stato maggiore del partito, dai ministri Massimo D'Alema e Giuseppe Fioroni, all' ex segretario Ds Piero Fassino, al vice Dario Franceschini, fino al coordinatore Goffredo Bettini. Sul palco anche alcuni volti nuovi della sfida del Pd, come il capolista alla Camera in Lombardia 1, Matteo Colaninno. "'Ora si apre una stagione di opposizione nei confronti di una maggioranza che avrà difficoltà a tenere insieme ciò che è. Non sappiamo quanto durerà, perché le differenze programmatiche permangono". Così Veltroni evidenzia, ammettendo la sconfitta elettorale, le contraddizioni della maggioranza. "Penso che il Pdl sia chiamato a sciogliere la contraddizione se è una alleanza elettorale o un partito".

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Silvio, blitz a sorpresa nel centro di Milano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]FABIO POLETTI MILANO "Presidente, presidente, compraci Ronaldinho...". Il presidente del Milan Silvio Berlusconi, a passeggio come un milanese qualsiasi in via Torino, si allarga in un sorriso grande così. Sono le cinque del pomeriggio. Non ci sono giornalisti. Solo un fotografo che passa per caso con il figlio e la macchina fotografica. "Me lo sono trovato davanti, era in un negozio di borsette", dice il fotoreporter che ha scattato a raffica sul candidato premier in libera uscita, urne ancora apertissime e quindi bocca chiusissima. Una ragazza bionda si fa largo tra gli uomini della scorta e si fa fotografare con il telefonino dal fidanzato. Silvio Berlusconi in completo blu, comodo senza cravatta ma con la solita camicia scura alla Tony Manero, stringe mani firma autografi si mette in posa e sorride, sorride tanto. L'aspirante successore di Romano Prodi, ai suoi più stretti collaboratori lo aveva detto già venerdì sera dopo l'ultima apparizione televisiva a Matrix: "Fino a lunedì non voglio sentire parlare di politica". Anche se volesse, comunque non potrebbe aprire bocca senza violare il silenzio elettorale. L'affluenza alle urne, gli ultimi sondaggi, la fibrillazione della politica, i titoli dei giornali, per un giorno sembrano non sfiorarlo. Per un giorno Silvio Berlusconi non è l'antagonista di Walter Veltroni, ma un elettore come tanti che a mezzogiorno e venti si infila nel seggio 502 al primo piano della scuola media Dante Alighieri di via Scrosati. Ad attenderlo sono in cinquanta. Una donna vestita da clown con la bandiera dell'Argentina gli urla: "Grazie di esistere". Lui ringrazia stringe mani firma autografi si mette in posa e sorride, sorride tantissimo. I suoi collaboratori dicono che non vuole parlare di politica. Un giornalista insiste: "Presidente ha visto la Juventus di Veltroni...". Lui risorride e non dice niente. O forse fa orecchie da mercante in campagna elettorale. Gli uomini della scorta lavorano sodo per tenere a bada la gente che vuole stringergli la mano e chiedergli soprattutto del Milan. L'unico che riesce a sgusciare tra le gambe della gente è un bambino biondissimo di origini polacche, Dario Jamek che ha in mano una margherita e la offre a Silvio Berlusconi e gli dice: "Tengo anch'io al Milan". Lui ricambia con un buffetto sulla guancia, un mezzo bacio: "Lo sai che ho anch'io un nipotino? Sono stato tutta la notte con il mio nipotino in braccio...". Un'immagine idiliaca in questo finale di partita, in questa campagna elettorale partita in modo soft e finita a insulti e sgambetti. Quello che è fatto è fatto. Adesso tocca agli elettori e ai supporter, come questa signora bionda con i ricci e le meche azzurro Forza Italia che non si perde un voto che sia uno nel seggio del quartiere dove Berlusconi è ancora residente. A un passo dalla casa della madre Rosetta Bossi morta lo scorso febbraio, che lo accompagnava sempre al seggio. Dopo aver votato, Berlusconi è tornato nella stessa palazzina dove abitava la madre per andare a pranzo con la sorella Maria Antonietta che abita al piano di sopra. Dopo il riposino, la passeggiata in via Torino e il rientro a Macherio.

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Italia al voto: Pdl-Lega-MpA volano. In testa al Senato e alla Camera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Italia al voto: Pdl-Lega-MpA volano. In testa al Senato e alla Camera Posted By redazione On 14/4/2008 @ 18:35 In Headlines | 1 Comment Silvio Berlusconi in testa di di quasi dieci punti al Senato. Questi i dati della quinta proiezione Consortium per Rai, basata sul 90% delle schede. Si allarga la forbice tra le due coalizioni principali, sia rispetto agli exit poll, sia rispetto alle proiezioni. Il Pdl è accreditato ora di un 47,1%. Mentre il Pd scende al 37,9%. All'interno della coalizione di centrodestra il Pdl sarebbe al 40,1%, confermata l'affermazione della Lega, che risale al 5,7%. Fermo all'1,3% l'Mpa. Tra le forze di centrosinistra la lista di Veltroni toccherebbe il 33%, con l'aggiunta del 4,9% dell'Idv di Di Pietro. La prima proiezione dei seggi al Senato attribuisce alla coalizione di Silvio Berlusconi 164 seggi (senza considerare i 6 seggi degli italiani all'estero) e 139 seggi alla coalizione di Walter Veltroni. È quanto emerge dai dati diffusi da Consortium di Nicola Piepoli per la Rai. Si tratta quindi di una maggioranza piuttosto solida. Nello specifico al Pdl andrebbero 141 seggi, 22 alla Lega, 1 all'Mpa. Al Pd invece verrebbero assegnati 118 seggi, 18 all'Idv. Secondo i conteggi (fonte Consortium per Rai) l'Udc a Palazzo Madama arriverebbe al 6%, mentre la Sinistra Arcobaleno aumenta le difficoltà emerse dai primi exit poll attestandosi al 3,6%. Risultati più modesti per la La Destra (2,3%) e Partito Socialista (0,8%). In base alla quarta proiezione sul Senato di Ipsos per Mediaset, la coalizione del Pdl-Lega-Mpa si attesta al 47,0% mentre quella Pd-Idv al 38,5%. Il Pdl è visto al 38,1%, la Lega all'8%, l'Mpa all'1,1%. Nella coalizione di centrosinistra il Pd è accreditato di un 34%, l'Idv di un 4,4%. L'Udc è invece al 5,7%, la Sinistra arcobaleno galleggia intorno al 3,13%, la Destra al 2,1%, il Ps allo 0,8%. Le proiezioni Ipsos garantiscono anche il successo del Pdl alla Camera: 46,5% per la coalizione di centrodestra contro il 37,7% del centrosinistra. Tra i singoli partiti il Pdl arriva al 36,5%, la Lega si attesta all'8,9%, con l'Mpa all'1,1%. Il Pd si conferma seconda forza del Paese al 33,5%, l'Idv cresce al 4,2%. Tra le altre formazioni l'Udc tiene al 5,4%. Ancora male la Sinistra Arcobaleno al 3,1%. La Destra è al 2,3%, il Partito Socialista allo 0,9%. Diffusi anche i primi exit poll sulla Sicilia, dove si vota per le Regionali. Anna Finocchiaro, candidato del centrosinistra, è tra il 36 e il 40%; Raffaele Lombardo, candidato del centrodestra, è tra il 49% e il 53%. Altri: 9-13%. Senato 5 Proiezione Consortium Viminale (44.287 sez) Risultati definitivi Pd 33,0% - 120 seggi 34,4% Idv 4,9% - 18 4,2% Walter Veltroni 37,9% - 138 38,6% Pdl 40,1% - 143 37,2% Lega Nord 5,7% - 22 8,47% Mpa 1,3% - 1 0,9% Silvio Berlusconi 47,1% - 166 46,6% Sinistra arcobaleno 3,6% 3,2% Udc 6,0% - 2 5,6% Partito socialista 0,8% 0,8 % La destra 2,3% 2,0% Sinistra critica 0,4% 0,4 % Un. dem. consumatori 0,2% 0,2% P. comunista lavoratori 0,5% 0,5% Aborto? No, grazie 0,3% Forza nuova 0,2% Partito liberale 0,3% 0,3% Camera 3a Proiezione Consortium Viminale (22.495 sez.) Risultati definitivi Pd 33,8% 34,9% Idv 5,1% 4,2% Walter Veltroni 38,9% 39,1% Pdl 38,3% 35% Lega Nord 6,4% 9,2% Mpa 1,21% 0,7% Silvio Berlusconi 45,9% 45,1% Sinistra arcobaleno 3,5% 3,1% Udc 55% 5,2% Partito socialista 0,9% 0,8% La destra 2,6% 2,4% Sinistra critica 0,5% 0,4% Un. dem. consumatori 0,3% 0,2% P. comunista lavoratori 0,4% 0,6% Aborto? No, grazie 0,3% 0,3% Forza nuova 0,3% 0,3% Partito liberale 0,3% 0,3%.

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Dove abbiamo sbagliato e dove no (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

STEFANO MENICHINI Abbiamo sbagliato molte cose. Molte analisi e previsioni. Abbiamo sbagliato a pensare che il quinto ritorno di Berlusconi sulla scena sarebbe stato forse vincente, ma non convincente, né comunque tale da riaprire una stagione di governo stabile della destra. Non sarà così, perché da oggi Berlusconi ha tutte le carte in mano e soltanto il dovere di corrispondere agli impegni assunti: perfino la maggioranza ampia al senato, che aveva chiesto, è sua. Il rapporto fra quest'uomo e l'Italia, a questo punto, assume effettivamente una dimensione storica. Sarà lui a decidere quando il proprio ciclo terminerà, e intanto tocca a lui decidere che tipo di rapporto instaurare con l'opposizione: se vorrà tener fede alle cose dette, avremo un assetto finalmente europeo occidentale pieno, con rapporti politici talmente chiari da consentire a tutti liberamente di decidere se partecipare o meno, per esempio, alle scelte di riforma delle istituzioni. Senza larghe intese, senza confusioni. Abbiamo poi sbagliato ad amplificare ? ma qui c'entrano l'entusiasmo e anche il dovere di una campagna elettorale ? la forza del recupero del Partito democratico rispetto alla deficitaria situazione ereditata dall'Unione. Rimaniamo convinti che Walter Veltroni abbia fatto esattamente ciò che andava fatto, e nel modo migliore date le circostanze. Anzi, tutto ci dice che se non fossero state fatte le scelte di rottura che sono state fatte, oggi saremmo di fronte a un disastro senza domani. Invece non è così. Terzo errore di analisi, che risale più indietro nel tempo: pensare che la drastica opzione riformista del Pd avrebbe lasciato spazio libero alla propria sinistra. Accade il contrario, con comunisti e verdi cancellati dal parlamento. La disfatta ha tali dimensioni da non potersi spiegare solo come effetto della polarizzazione antiberlusconiana: gli elettori hanno punito chi s'è chiamato fuori dalla sfida e dalla responsabilità di governare, dopo essersi mostrato insoddisfatto e insofferente quando ha avuto la chance di contare. Qualcosa su cui non abbiamo sbagliato però c'è: l'Italia sarà bipartitica. Molto si è scritto sulla distanza fra politica e cittadini. Stavolta però bisogna riconoscere che un paese intero ha apposto il sigillo alla forzatura operata dalle leadership di Pd e Pdl sia nei confronti del quadro politico (tagliare le rispettive alleanze), che nei confronti della stessa legge elettorale. Veltroni prima e Berlusconi poi hanno mostrato di aver colto per tempo la domanda più diffusa fra gli italiani, quella di una semplificazione del panorama politico e della polarizzazione fra due grandi formazioni entrambe vocate innanzi tutto al governo. Stasera ? in una sera che certo non è felice ? questa prospettiva ci appare per la prima volta irrevocabile. È un cambio di sistema, è la prima scossa che la politica è in grado di dare a se stessa da molto tempo. Ed è un fatto inequivocabilmente positivo, sia pure dentro una sconfitta politica, sia pure nel momento di prendere atto che in questa Italia divisa in due, le due parti non sono alla pari. A l t r e t - tanto irrevocabile, proprio perché strettamente connessa a questo dato di sistema essendone stata la levatrice, ci appare quindi la fondazione del Partito democratico di Walter Veltroni. Si sentono in queste ore voci rabbiose, accuse roventi, recriminazioni amare. A sinistra tutti coloro che hanno perso ? tranne la singola persona, inappuntabile, di Fausto Bertinotti ? scaricano su Veltroni le proprie colpe. Si capisce pure. Loro non possono vedere (ma nel Pd dovrà essere molto chiaro a tutti, da subito) che se le politiche progressiste e riformiste in Italia hanno ancora un futuro, dopo le ripetute delusioni impartite agli italiani dal centrosinistra, è proprio grazie alla nascita del Pd, ai suoi caratteri, a come Veltroni l'ha condotto. Iniziato solo pochi mesi fa, il lavoro è incompiuto. La prima metà dell'opera è stata chiamare al Pd tutti gli elettori di sinistra ormai perfettamente maturi, che non tollerano più nel 2008 di dover votare per chi in partenza vuole solo gratificarsi all'opposizione. Rimane il resto, che è molto. Cioè tornare pazientemente a rivolgersi all'altra Italia, a quell'Italia (certo non popolata da mascalzoni, evasori fiscali o creduloni) che ancora stavolta non s'è fidata del centrosinistra. Veltroni ha ricominciato a farlo ieri sera, con un gesto che non è solo di correttezza (quella mai dimostrata da Berlusconi in situazioni analoghe), ma è già fondativo della strategia del Pd. E della costruzione del suo domani.

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Tutto in mano a Berlusconi L'Italia diventa bipartitica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Uno storico terremoto a sinistra, scompaiono dal parlamento comunisti e verdi Tutto in mano a Berlusconi L'Italia diventa bipartitica La destra vince largamente camera e senato. Davanti avrà solo Pd e Udc Il cartello Berlusconi-Bossi ha vinto le elezioni politiche, aggiudicandosi la maggioranza alla camera e anche al senato. Il Cavaliere ha dichiarato che farà il governo "in poco tempo" e ha assicurato di avere già in mente la squadra. Walter Veltroni ha telefonato al leader del Pdl riconoscendone la vittoria. Il Pd svolgerà il ruolo dell'opposizione forte di un consenso che si aggira alla camera sul 34 per cento. Veltroni, affiancato da tutto il gruppo dirigente, ha sottolineato che "c'è stata una grande rimonta del Pd che è "la più grande forza riformista che il paese abbia mai avuto". "La destra governerà il paese ? ha aggiunto ? ma non so quanto durerà". Bossi è entusiasta del risultato della Lega, il cui successo è determinante per la vittoria del Pdl: "La Lega è il partito dei lavoratori". Deludente il bottino dell'Udc, che avrà pochi senatori. Mentre nel campo della sinistra è un vero e proprio terremoto. Sinistra arcobaleno non entra nemmeno alla camera, a causa di un tracollo in questa misura imprevisto di fronte al quale Bertinotti ha scelto di lasciare. Per i partiti del cartello di Sa si apre ora una fase densa di incognite. Si è dimesso anche Enrico Boselli a causa del magro risultato del partito socialista. Malissimo la "lista pazza" di Giuliano Ferrara. Attesi oggi i risultati delle comunali di Roma e delle altre amministrative. ALLE PAGINE 2, 3, 4 E 5.

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Tocca ancora a lui, stavolta senza alibi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

(ch.g.) Ancora una volta l'Italia ha dato a Silvio Berlusconi quello che Silvio Berlusconi le chiedeva. Voleva la rivincita, l'ha avuta. Voleva un margine di vantaggio di sicurezza al senato, ce l'ha. Voleva sbarazzarsi dell'insopportabile Casini che non gli faceva mai realizzare tutto il programma, l'ha fatto. Probabile che gli elettori abbiano esaudito anche il più inconfessabile dei suoi desideri, quello di non essere troppo dipendente dalla pattuglia leghista: se non politicamente, il Pdl potrebbe essere numericamente autosufficiente anche al senato. Di questo risultato, un po', il Cavaliere deve ringraziare Veltroni: grazie alle scelte fatte dal Pd, che lui ha dovuto rincorrere, e non certo a una legge elettorale che due anni fa fu imposta al paese in vista di una vittoria dell'Unione e non certo per rendere più stabile la legislatura, Berlusconi torna a palazzo Chigi nelle condizioni migliori. Questa volta dunque non avrà alibi. Da domani, il Cavaliere non potrà più far finta di non averne voglia, come si è divertito a fare in campagna elettorale (tanto, quella parte di Italia con cui lui si capisce al volo capiva benissimo). Rimetterà insieme la sua squadra di ministri collaudati e vecchiotti che ha già detto di non ritenere di dover cambiare. Tocca di nuovo a loro, e sanno benissimo che non sarà una passeggiata. È evidente che il berlusconismo, comunque vadano le cose e per ragioni per così dire oggettive, è un fenomeno della politica che si avvia verso la sua fase conclusiva, mentre quella del Pd, a dispetto di una pesante sconfitta, resta una fase nascente. Berlusconi in campagna elettorale ha fatto capire poco delle sue vere intenzioni: ora dipende solo da lui decidere come concludere una parabola che comunque la si giudichi è un pezzo della storia di questo paese. Usare quest'altra occasione per partecipare all'avvio di una fase nuova ? coinvolgendo l'opposizione in un processo di riforma delle istituzioni con l'obiettivo di realizzare cambiamenti duraturi, per esempio ? oppure seguire gli spiriti animali che albergano tra i suoi (e non solo nella Lega) e regolare i conti con i nemici di sempre, che siano i magistrati o le istituzioni repubblicane. Gli ultimi giorni della campagna elettorale, da questo punto di vista, non sono stati rassicuranti. I ricordi dell'ultima legislatura berlusconiana lasciano ben poco spazio alla speranza. Ma il Cavaliere è un uomo pieno di sorprese. Quello che è certo è che, bene o male che vada, la responsabilità alla fine questa volta sarà solo sua. Dall'altra parte non ci saranno comunisti immaginari né un'opposizione in cerca di identità e costretta ad arroccarsi per non dividersi. I Democratici non cambieranno strada rispetto all'obiettivo di lavorare per una politica più matura e meno imbarbarita di quella che questo paese ha conosciuto finora. Ma del resto questo al Cavaliere dev'essere stato chiaro fin da ieri sera, quando al telefono ha sentito la voce di Walter Veltroni, il principale esponente dello schieramento a lui avverso, che lo chiamava per congratularsi della vittoria. Come si fa nei paesi contemporanei.

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"Valanga tricolore". In Piemonte e in Provincia vince il Popolo della Libertà. I primi commenti politici (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornal.it" del 14-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ultim'ora:  i dati definitivi della Camera in provincia di Alessandria: PDL 49,977 %, PD 35,576 %, UNIONE DI CENTRO 4,403 %, LA SINISTRA L'ARCOBALENO 3,131 %, LA DESTRA - FIAMMA TRICOLORE 3,017 %, PARTITO SOCIALISTA 0,907 %, PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI  0,777 %, LISTA DEI GRILLI PARLANTI 0,478 %, SINISTRA CRITICA 0,456 %, PER IL BENE COMUNE 0,339 %, ASS.DIFESA DELLA VITA ABORTO?NO,GRAZIE 0,303 %, P.LIBERALE ITALIANO 0,259 %, UNIONE DEMOCRATICA PER I CONSUMATORI 0,194 %, M.E.D.A. 0,175 %. I dati definitivi per il Senato in provincia: PDL E LEGA 50,575 %, PD 36,276 %, UNIONE DI CENTRO 4,462 %,LA SINISTRA L'ARCOBALENO 3,109 %,LA DESTRA - FIAMMA TRICOLORE 2,541 %, PARTITO SOCIALISTA 0,834 %, PARPARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI 0,697 %,SINISTRA CRITICA 0,524 %,PER IL BENE COMUNE 0,354 %, P.LIBERALE ITALIANO 0,300 %,UNIONE DEMOCRATICA PER I CONSUMATORI 0,264 %,  MOVIMENTO P.P.A. 0,058 % Quinto aggiornamento: "E' chiaro che c'è una vittoria del Popolo delle Libertà e questo non potrà che portare cambiamenti in Parlamento. Il PD farà opposizione in maniera adeguata riconoscendo la vittoria elettorale". Questi i primi commenti a caldo dell'On. Mario Lovelli, candidato alla Camera che prende atto del vantaggio degli avversari. Ma ciò che più colpisce è la Lega Nord, ritenuto un dato importante per Massimo Brina, (PD). "La Lega ha raddoppiato i suoi voti e ciò è un fattore determinante per la vittoria che sta ottenendo il Centro Destra. Noi purtroppo siamo rimasti indietro anche se come PD stiamo ottenendo un certo recupero". Marco Botta (dell'area AN all'interno del PDL) usa una metafora che rende l'idea: "Valanga tricolore! I dati in provincia di mostrano che gli elettori hanno capito il progetto del PDL, specie quelli di AN. Questi dati rappresentano un avviso di sfratto per il Presidente Paolo Filippi e per tutti i sindaci di centrosinistra. Anche in Regione la Bresso dovrà prendere atto della scelta dei cittadini: l'unica strada sensata sarebbe quella di dimettersi, anche se d'ora in poi saranno ancora più attaccati alle loro poltrone. In ogni caso, con il Governo a nostro favore, dovrà venire a più miti consigli con l'opposizione, soprattutto su bilancio e infrastrutture". Quarto aggiornamento: Solo i "feudi" storici del centrosinistra in provincia di Alessandria (Novi Ligure e Ovada) sono rimasti "fedeli" al PD, decretandone il successo su scala locale (Senato). In tutte le altre città centrozona si registra una maggioranza per il PDL. A Valenza la coalizione di centrodestra avrebbe raggiunto il 58%. 51% anche ad Alessandria. Tortona 53%. Ad Ovada il 47%, mentre ad Acqui il 48%. Uno dei pochi politici presenti nella in Prefettura è l'onorevole Franco Stradella, il quale ha commentato in modo positivo i risultati riportati, seppur ancora non definitivi. "Evidentemente i cittadini hanno espresso soddisfazione per l proposta politica del centrodestra e ora si aspettano le riforma, i cittadini hanno fatto la loro parte, ora spetta a noi". E per quanto riguarda il dato di affluenza alle urne: "E' un dato comunque positivo, una risposta alle tante sollecitazioni negative dell'antipolitica. La gente ci ha dato ancora una chance, loro vogliono ancora fare politica. E sottolineo che questo dato ci porta a essere ottimisti anche rispetto alle prossime elezioni Provinciali". Luca Rossi, esponente di spicco del PDL di Valenza è ovviamente soddisfatto per l'ottimo risultato nella sua città. "Sicuramente il dato politico è sempre stato positivo rispetto alle amministrative, come due anni fa. Le prime voci riferiscono di un'affermazione ancora migliore alla Camera. Mi pare comunque chiaro che la gente si sia stancata del centrosinistra. Valenza in particolare ha risentito parecchio delle scelte in politica economica, sbagliate, della coppia Prodi/Visco". Terzo aggiornamento: Primi dati ufficiali per la provincia di Alessandria. Spogliati 84 seggi su 545. La tendenza, per ora ancora molto provvisoria, vede la coalizione con Silvio Berlusconi premier in vantaggio su PD e IdV: 49% contro il 38%. Exploit della Lega Nord che attualmente ha conquistato l'11%. L'UDC si è stabilizzato sotto al 5%, come pure gli altri partiti minori (Sinistra Arcobaleno, La Destra e Socialisti)che in provincia non sono andati oltre il 3%. In Piemonte il PDL si è attestato sul 47,5%, mentre il PD è al 37,1%. Il Consigliere regionale Ugo Cavallera, se le proporzioni rimarranno invariate, prevede una opposizione maggiore a Palazzo Lascaris: "Nella Regione della presidente Bresso un risultato del genere ? con ricaduta sull'assegnazione dei seggi ? peserà sulle scelte future del Piemonte. Noi daremo fiato all'opposizione e cercheremo di raccordarci con le politiche nazionali, visto il grande consenso dei cittadini. Un risultato previsto che premia la campagna di Silvio Berlusconi verso i temi che interessano veramente alla gente". Oreste Rossi commenta il buon risultato. "Abbiamo puntato su sicurezza, legalità e chiesto di essere padroni a casa nostra - temi storici del Carroccio - e siamo stati premiati. Federalismo con le macroregioni e padroni in casa nostra sono le nostre parole d'ordine". Sul piano alessandrino la Lega incalza il Comune: "Visti gli ultimi fatti di cronaca riteniamo inammissibile attendere oltre. Abbiamo chiesto l'assessorato alla sicurezza ma non abbiamo ricevuto ancora risposta". Secondo aggiornamento: Sono arrivati dalla Prefettura di Alessandria i dati definitivi rispetto all'affluenza alle urne per il Senato della Repubblica. Per quanto riguarda Alessandria l' affluenza degli elettori è stata del 78,181% contro l' 82,095 della precedente consultazione elettorale. Ad Acqui Terme i cittadini che si sono recati alle urne sono il 79,561%, a Casale Monferrato l'80,274%, a Novi Ligure il 79,490%, ad Ovada l'81,295%, a Tortona 80,480% infine a Valenza l' 81,669%. Tutti dati in calo rispetto al dato precedente. Spiccano in tal senso alcuni piccoli comuni quali ad esempio Alzano Scrivia che ha registrato un'affluenza dell'80% contro l' 88,064 dell'ultima consultazione o Spineto Scrivia con 78,076 contro 86,821. In contro tendenza invece i comuni di Montegioco, Molino dei Torti, Visone, Fubine e Francavilla Bisio, che hanno registrato un'affluenza superiore rispetto al passato. Per quanto riguarda la Camera, ad Alessandria l'affluenza registrata e stata dell'80,306% rispetto all'84,083% registrato durante la precedente consultazione. Ad Acqui Terme si è registrato il 79,129% contro l'83,163% di due anni fa, a Casale Monferrato il 80,053%, a Novi Ligure il 79,704%, ad Ovada l'81,453% , a Tortona l'80,536% ed infine a Valenza si è registrato un 81,836%. Primo aggiornamento: la Prefettura di Alessandria non ha ancora elaborato i dati riferiti ai seggi alessandrini, ma le prime impressioni danno una importante flessione dei votanti rispetto a solo due anni fa. In alcuni paesi della provincia di Alessandria si sarebbe registrata anche una flessione del 5%. In generale alle urne si sono presentati dal 2-5% in meno. I risultati: I primi exit poll darebbero il PDL insieme alla Lega Nord in vantaggio di qualche punto. Ma è prematuro ogni tipo di analisi. Nel tortonese pare che ci sia stata una netta affermazione del PDL sulla coalizione di Veltroni. Il Coordinatore provinciale Berutti: "Nel paese di Fausto Coppi il Popolo della Libertà è in fuga". Ore 8,30 In linea con l'affluenza nazionale anche in provincia di Alessandria si è registrato un calo di votanti nella prima giornata di ieri. Alle 22 - chiusura dei seggi - si sono presentati il 62,89% degli aventi diritto. Nel 2006 era andato il 66,37%. Ad Alessandria città i votanti sono stati il 61% circa (65 due anni fa). I seggi rimarranno aperti fino alle 15. Poi lo spoglio. Si inizia con il Senato.

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Un nuovo Parlamento solo per grandi. E l'Italia si sveglia bipolare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Un nuovo Parlamento solo per grandi. E l'Italia si sveglia bipolare Posted By redazione On 15/4/2008 @ 0:43 In Headlines | No Comments Un Parlamento più che dimezzato nel numero dei gruppi: da 26 a 6. Ecco qual è il primo lampante dato che emerge dalle urne del 13 e 14 aprile. Alla Camera e al Senato, stando alle ultime proiezioni, i partiti saranno solo una mezza dozzina, dei quali quello più a sinistra è il Partito Democratico. Il voto, in effetti, cancella i socialisti, ma anche la Sinistra Arcobaleno, che, a una manciata di seggi da scrutinare, non supera lo sbarramento nazionale per la Camera del 4% e in nessuna parte d'Italia quello regionale dell'8% per entrare a Palazzo Madama. E il Paese, dopo la scelta di Veltroni di correre da solo, seguita da quella di Berlusconi, con la nascita del Pdl, si sveglia bipolare, con oltre l'80% degli elettori che hanno votato per uno dei due partiti maggiori. Si "salvano" i centristi dell'Udc e ottengono un buon risultato i partiti in corsa appaiati ai due maggiori partiti: Lega ed Mpa e Idv. Infine i radicali, inseriti nelle liste dei democratici dovrebbero riuscire a eleggere una pattuglia di 7 parlamentari. Al netto degli eletti all'estero, la coalizione guidata da Silvio Berlusconi, dati alla mano, ottiene una consistente maggioranza con 340 seggi (il 55% del totale ai quali dà diritto il premio di maggioranza come da legge elettorale): 284 deputati andrebbero al Pdl; 47 alla Lega Nord e 9 al Movimento per l'Autonomia di Lombardo. Il Pd e l'Italia dei Valori guadagnerebbero in totale 241 seggi dei quali 210 ai democratici e 31 al partito di Di Pietro. L'unica altra forza di 'opposizione' sarebbero i centristi di Casini che eleggerebbero 34 deputati. Fuori da Montecitorio, secondo questi dati, sarebbero la Sinistra Arcobaleno, la Destra e i Socialisti. Smentita la "vulgata" che dava Palazzo Madama come Camera in bilico. La coalizione Pdl-Lega-Mpa, e nonostante il complicato sistema delle soglie di sbarramento regionali, dovrebbe poter contare su almeno 30 senatori di vantaggio. Al centrodestra vanno, infatti, intorno ai 167 seggi (la maggioranza assoluta del Senato è di 158 voti, 161 se si considera il plenum dell'assemblea con i 7 senatori a vita): 141 al Popolo della Libertà; 23 alla Lega Nord; 3 al Movimento per l'Autonomia. Per quanto riguarda l'opposizione Pd e Italia dei Valori dovrebbero eleggere 137 senatori: 122 dei democratici e 15 dell'Idv. L'Unione di Centro dovrebbe riuscire a eleggere 2 rappresentanti a Palazzo Madama. Anche qui restano fuori Sinistra Arcobaleno, la Destra e i Socialisti. Addio dunque alle affollate conferenze dei capigruppo, agli scontri e alle liti frazionate sui lavori parlamentari. Nel Parlamento della [1] XVI legislatura che si aprirà il 29 aprile, i presidenti delle Camere si troveranno a discutere con 5-6 capigruppo che non rappresenteranno tutte le anime della politica italiana. Ecco uno degli effetti del forte bipolarismo di fatto introdotto dalle liste "larghe" di Berlusconi e Veltroni. L'altro effetto, più clamoroso, che già fa discutere, è che per la prima volta dalla nascita della Repubblica nel Parlamento italiano [2] non siederà neppure un parlamentare di dichiarata fede comunista, né di una lista socialista collegata espressamente al Partito socialista europeo; né ci saranno esponenti della sinistra cosiddetta radicale. Effetti combinati del bipolarismo forte e delle soglie di sbarramento previste dalla legge elettorale per le liste non coalizzate.

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L'Italia sceglie il Cavaliere. Che promette: "Governerò per 5 anni" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - L'Italia sceglie il Cavaliere. Che promette: "Governerò per 5 anni" Posted By redazione On 14/4/2008 @ 22:43 In Apertura#2 | 1 Comment Si riparte dal 2006. Silvio Berlusconi è pronto a riprendere il cammino interrotto da elezioni "irregolari" e portare a compimento il suo progetto di "ammodernamento del Paese". Il leader del Pdl rompe il silenzio solo in serata, quando lo spoglio è già molto avanti, le sorprese sono ormai da escludere e [1] l'avversario Veltroni gli ha già fatto gli auguri di "buon lavoro". Ora che anche i dati ufficiali certificano la netta vittoria del Popolo delle Libertà, insieme a Lega e Mpa, Silvio Berlusconi si dice "commosso" e abbraccia tutti gli italiani. Leggendo una identica breve dichiarazione in diretta a Porta a Porta, a Matrix, a Sky Tg24 ringrazia "con tutto il cuore" per "la prova di fiducia". Ci sarà tempo per festeggiare martedì,quando la vittoria sarà ufficiale. Per ora il Cavaliere lascia a Gianfranco Fini, con il quale si sente da Milano, il compito di esprimere la gioia per la vittoria al quartier generale del Pdl, allestito all'Eur. Ma intanto ricorda di sentire "una grande responsabilità, perché i mesi e gli anni che l'Italia ha davanti saranno difficili. Richiederanno una prova di governo di straordinaria forza e di capacità riformatrice". "Io opererò con tutto il mio impegno - promette - mettendo a frutto tutta la mia esperienza per i prossimi cinque anni, che devono essere decisivi per l'ammodernamento del Paese. Rifiuti, piano casa, aiuti alle famiglie, Alitalia, grandi opere, senza prendere provvedimenti fiscali: sono alcune delle priorità indicate da Berlusconi, che ammette di aver "gradito" gli auguri di buon lavoro di Walter Veltroni e conferma "una assoluta apertura ad un fruttuoso dialogo con l'opposizione sulle riforme". Fino a ipotizzare di rimettere in piedi una commissione bicamerale sul modello di quella presieduta da D'Alema nel '94. Il Cavaliere ha già la mente rivolta alla squadra di governo che, dice "non ci vorrà molto tempo a fare". "Ho già parlato con Gianfranco Fini, ho parlato con Bossi e i ministri della Lega saranno due. Ho già tutto in testa. Questa volta sarà tutto più facile" assicura "perché abbiamo bisogno di uomini esperti, che abbiano la conoscenza dei problemi del paese e che possano mettersi immediatamente al lavoro. E le donne saranno almeno quattro". Poi intervendendo anche a La7 fa il nome di Franco Frattini come ministro degli esteri e di Gianni Letta come uno dei due vicepresidenti del Consiglio. "Mi auguro" ha aggiunto Berlusconi "che Fini possa fare il presidente della Camera. Insomma, dalle parti del Cavaliere la certezza è quella di chi ritiene di poter governare con un'ampia maggioranza anche perchè "con la Lega non ci sarà nessun tipo di problema". In serata c'è stata la telefonata di congratulazioni di Walter Veltroni. Nell'entourage di Berlusconi si aspettano i risultati ufficiali, ma intanto si respira aria di ottimismo. "Hanno vinto gli italiani che credevano nel cambiamento" dice paolo Bonaiuti "ci sarà un governo stabile per imboccare la strada dello sviluppo". C'è poi chi, come il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, punta il dito contro i sondaggi: "Sono serviti solo a destabilizzare la situazione". Anche a via della Scrofa (quartier generale di An) si festeggia, dopo un pomeriggio trascorso in una altalena di forti emozioni, fino alla telefonata di "profonda soddisfazione" che Berlusconi e Fini si esprimono a vicenda. Fini arriva quando è già passato l'umor nero dei colonnelli di An per i primi dati degli exit pool, che avevano fatto pensare ad un "crollo", dopo la scelta di portare la destra nel Pdl. Tanto che La Russa, Gasparri e Bocchino andavano compulsando i risultati delle politiche del 2001 e del 2006, comparando i dati. "Ricordiamoci però che l'ultima volta gli exit pool hanno sbagliato di 7 punti percentuali", invitava alla calma il giovane Bocchino, con scaramantica cravatta blu confezionata per l'occasione da una sartoria napoletana, con tanto di piccolo corno ricamato in rosso. "L'Italia ha scelto il centrodestra" esulta poco dopo con i giornalisti il portavoce del partito Andrea Ronchi "e l'affermazione del centrodestra è per noi motivo di grande soddisfazione, così come la fedeltà dell'elettorato del centrodestra, che ha mostrato di comprendere ed accettare in pieno lo spirito della sfida del Popolo della Libertà". E a rendere ancora più piena la soddisfazione, c'è per Ronchi "il risultato della Destra di Storace che conferma come il popolo di An si sia riconosciuto nella sfida del Pdl".

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Elezioni 2008: vince il Pdl di Berlusconi. E per la Lega è un trionfo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Elezioni 2008: vince il Pdl di Berlusconi. E per la Lega è un trionfo Posted By redazione On 15/4/2008 @ 1:29 In Apertura#1 | No Comments I risultati quasi definitivi forniti dal Viminale in nottata confermano la netta vittoria della coalizione guidata da Silvio Berlusconi alla Camera e al Senato. Il centrodestra conquista il 47,2% dei voti per Palazzo Madama contro il 38% di Partito democratico e Italia dei valori. Alla Camera l'alleanza del Popolo della libertà ottiene (59.967 seggi scrutinati, su 61.062 in totale) il 46,7% dei voti, quella del Partito democratico il 37,6%. A scrutinio quasi concluso, al Senato il Pdl con la Lega e l'Mpa raggiunge il 46,7 % dei voti mentre Pdv e Idv insieme si attestano al 37,6: quasi un 10 per cento di differenza. Il Popolo della libertà da solo raggiunge il 37,1%, la Lega l'8,5%, l'Mpa all'1%. il partito guidato da Walter Veltroni è al33,2%, l'Idv al 4,3%. Al di fuori dalle due grandi coalizioni, l' Udc di Pier Ferdinando Casini arriva al 5,5%, la Sinistra-Arcobaleno di Fausto Bertinotti al 3%, la Destra al 2,4%, il Partito socialista allo 0,9%. Al Senato, secondo i primi calcoli, il centrodestra avrebbe 167 seggi contro i 137 di Pd e Italia dei valori. Pesante la sconfitta della Sinistra Arcobaleno, che non raggiungendo la soglia del 4 per cento perde ogni diritto di sedere a Montecitorio. Al centrodestra va la maggioranza dei voti in 12 Regioni: Sardegna, Campania, Liguria, Abruzzo, Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Veneto. Al centrosinistra Basilicata, Emilia-Romagna, Marche, Molise, Toscana e Umbria. Senato 5 Proiezione Consortium Viminale (59.631 sez) Risultati definitivi Pd 33,0% - 120 seggi 33,7% Idv 4,9% - 18 4,3% Walter Veltroni 37,9% - 138 38,% Pdl 40,1% - 143 38% Lega Nord 5,7% - 22 8,1% Mpa 1,3% - 1 1% Silvio Berlusconi 47,1% - 166 47,2% Sinistra arcobaleno 3,6% 3,2% Udc 6,0% - 2 5,6% Partito socialista 0,8% 0,8 % La destra 2,3% 2,0% Sinistra critica 0,4% 0,4 % Un. dem. consumatori 0,2% 0,2% P. comunista lavoratori 0,5% 0,5% Aborto? No, grazie 0,3% Forza nuova 0,2% Partito liberale 0,3% 0,3% Camera 3a Proiezione Consortium Viminale (59.976 sez.) Risultati definitivi Pd 33,8% 33,2% Idv 5,1% 4,3% Walter Veltroni 38,9% 37,6% Pdl 38,3% 37,2% Lega Nord 6,4% 8,4% Mpa 1,21% 1% Silvio Berlusconi 45,9% 46,7% Sinistra arcobaleno 3,5% 3% Udc 55% 5,5% Partito socialista 0,9% 0,9% La destra 2,6% 2,4% Sinistra critica 0,5% 0,4% Un. dem. consumatori 0,3% 0,2% P. comunista lavoratori 0,4% 0,6% Aborto? No, grazie 0,3% 0,3% Forza nuova 0,3% 0,3% Partito liberale 0,3% 0,3%.

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Rivarolo, il sindaco vicino alla riconferma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]ALESSANDRO BALLESIO Può il responso delle politiche anticipare quello per il sindaco di Rivarolo? C'è chi legge l'affermazione del Popolo della Libertà (per quanto riguarda il Senato, in città, c'è stato un più 647 voti sul Pd) come un dato confortante e palese per il sindaco uscente Fabrizio Bertot, candidato - anche se in posizione impossibile - a Palazzo Madama. La lista di Antonio Besso Marcheis risentirà, insomma, dell'effetto Veltroni e del neo bipolarismo a favore della coalizione di Berlusconi? Il sostegno del centro sinistra è stato evidente in campagna elettorale e ora l'interrogativo è proprio sui voti "politici", come quelli della Sinistra L'Arcobaleno (a Rivarolo solo il 2,5%, sempre riferendoci al Senato) e dell'Italia dei valori (4,2%). D'altra parte Bertot non ha nascosto l'appoggio di tutto il Popolo della Libertà (in extremis anche Forza Italia, oltre alla sua An), e dell'Udc, che pure non ha brillato nemmeno qui. Semmai la differenza potrebbe averla fatta l'elettorato della Lega Nord, che con il suo 11% (ancora per il Senato) questa volta ha il potere di spostare l'indice di gradimento da una parte o dall'altra. Il Carroccio non ha chiuso l'accordo con "Riparolium" (nella squadra della maggioranza uscente non è presente nemmeno con un candidato), ma invece di correre da solo, alle comunali, ha garantito il suo aiuto a Bertot.

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Armosino e Fiorio a Roma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I PRIMI VERDETTI. PDL E PD PORTANO ALLA CAMERA UN DEPUTATO A TESTA Marmo: "E' anche un premio al lavoro della Provincia". Amarezza e lacrime di Pensabene Armosino e Fiorio a Roma [FIRMA]FRANCO CAVAGNINO ASTI Ci sono i numeri di Camera e Senato che in molti hanno immediatamente cercato di interpretare in chiave elezioni provinciali, in attesa del verdetto che arriverà solo nel pomeriggio. E c'è l'aspetto più pratico: ovvero chi rappresenterà l'Astigiano a Roma. Maria Teresa Armosino riprende per la quarta volta la strada della Capitale, rieletta alla Camera nel "Piemonte 2". Ma l'avvocato torinese di origini tigliolesi, tornerà in gioco e spera nel bis. E' candidata, con altri quattro concorrenti, alla presidenza del palazzone di piazza Alfieri e i risultati delle Politiche alimentano euforia nel centrodestra astigiano. "Una grande performance di Pdl e Lega sul Pd e la sinistra che è andata incontro ad una vera débâcle - commenta Roberto Marmo che ha vissuto a fianco di Armosino la giornata di ieri - Un risultato che leggo anche a livello locale come risposta inequivocabile a quanti vanno dicendo che in Provincia non si è fatto nulla". Fa ritorno a Roma anche Massimo Fiorio ("Pd") che aveva dovuto interrompere la sua prima esperienza di deputato per la caduta del governo Prodi. Esordisce con una battuta: "Rischio di essere il deputato più a sinistra del parlamento visto che ero stato l'unico a seguire Mussi". Poi si fa serio: "Mi inquieta il risultato della Lega, una forza che caratterizzerà questo centrodestra e mi preoccupa il crollo dell'Udc. Il progetto del Pd - aggiunge - è decollato, bisogna insistere. Veltroni ha fatto un gran recupero, ora si tratta di capire perché siamo riusciti a prendere voti a sinistra, ma non al centro". Più complessa, invece, la posizione di Sergio Ebarnabo (in 12ª posizione) legata ai complessi calcoli per l'elezione dei senatori. Telefonino "caldissimo" per Sebastiano Fogliato, numero "6" alla Camera, tra l'altro preceduto, ai primi due posti del "Piemonte 2" da Umberto Bossi e Roberto Cota che potrebbero optare per altre circoscrizioni: la Lega Nord è schizzata a percentuali che da anni erano un ricordo, e per il villanovese, eletto alla Camera nel 1994 a soli 24 anni, è legittimo sperare. Per l'"Arcobaleno" parla il segretario di Rifondazione Giovanni Pensabene, che non ha trattenuto lacrime di rabbia : "Rifondazione, Pdci e Verdi partivano da un patrimonio attorno al 10% che si è ridotto dei due terzi. Il dato astigiano è in linea se non peggiore rispetto a quello nazionale. E' evidente che il Pd ha sfondato a sinistra dato che Berlusconi vince. Ha fatto da collante l'antiberlusconismo: non so però come si possa considerare utile un voto che cancella la sinistra dal Parlamento".

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Vespa vince la volata (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E Piroso anticipa il Tg1 nell'annuncio della telefonata di Veltroni al Cavaliere [FIRMA]ALESSANDRA COMAZZI ROMA Bruno Vespa sfarfalleggiava ieri sera davanti ai bianchi usci di "Porta a porta" su Raiuno, in apertura di una prima serata quasi per tutti elettorale; accaparrandosi in rapida batteria, e subito all'inizio, tanto per partire col botto, la telefonata di Silvio Berlusconi e il collegamento con Umberto Bossi; poi Berlusconi ha chiamato pure Mentana a "Matrix", lasciando all'asciutto Fede, che quando gliel'hanno detto è sbiancato sotto l'abbronzatura, in diretta dal Tg4. Alla giornata-maratona hanno resistito i quiz, ha resistito "Striscia la notizia" (in parte, perché Ricci si è esibito in svariati fotomontaggi berlusconiani), hanno resistito alcuni cartoni animati e certi canguri che a un certo punto del pomeriggio saltellavano nelle pianure australiane. La sera, hanno resistito "X factor" (tanto, sono solo canzonette), "Chi l'ha visto" e "Buona la prima", che sarebbero le improvvisazioni comiche di Ale e Franz. Per il resto, da ieri alle 15, quando si sono chiusi i seggi, fino a notte, le elezioni hanno riempito i teleschermi degli spettatori, se non i loro cuori. In tutto l'arco costituzionale delle reti, da Rai a Sky, da Mediaset a La7 alle locali, è stato un pullulare di speciali. Di giorno, si sono alternati politici di ogni grado; i capi si sono riservati la sera. Silvio Berlusconi è dunque intervenuto al telefono, interrompendo la Santanché dal sofà di casa sua a "Matrix" e il "lacrimosa" di Bertinotti a "Porta a porta": ha letto alcune sentite parole, ha manifestato la sua commozione, la gratitudine, ha ribadito le promesse, il piano casa, le infrastrutture, le grandi opere, il duro lavoro per il riassestamento della pubblica amministrazione, la riforma della giustizia e della scuola e della sanità. Senza imposizioni fiscali in più né diminuzione della libertà dei cittadini "che non devono stare sotto l'oppressione burocratica, fiscale, giudiziaria". Santo subito, altroché. Vespa gli ha chiesto conto della telefonata di auguri che gli ha fatto Veltroni. Telefonata che su La7, per esempio, il leader del pd aveva annunciato in diretta, mentre David Sassoli l'ha detta un quarto d'ora dopo al Tg1, dandola come "appena arrivata". Sì, dalle altre reti. E d'altronde Sassoli ha lavorato bene, e tanto, lungo tutto il pomeriggio; accanto a lui ha fatto irruzione il direttore Riotta in maniche di camicia, che con piglio deciso ha esortato gli intervenuti a esprimersi nella consapevolezza che, finché non ci sono dati certi, "siamo tutti in una fiction". Mirabile sintesi tra informazione e sceneggiati. Con tanti attori, spesso gli stessi, che giravano per le reti: vedi Paolo Mieli, direttore del "Corriere della Sera" collegato con Mentana e subito dopo con Vespa, giornalistica par condicio. Vittorio Feltri era dappertutto. Al Tg2 con il direttore Mazza c'era di pomeriggio Clemente Mastella, ma pensa tu; al Tg3 con Bianca Berlinguer un bel poker formato da Mario Giordano, Rosy Bindi, Rocco Buttiglione e Ignazio La Russa, forti: si davano sulla voce, si interrompevano. Su La7, nello speciale "Tutto in una notte", Antonello Piroso domava come un gladiatore un numero impressionante di ospiti, compresi Max Gazzè e le Vibrazioni, per non parlare di Chiambretti. Anche Sky Tg 24 ha continuato a distribuire informazioni giorno e notte. E certo il Tg4 e Studio Aperto non si sono fatti mancare niente. Direttori di giornali, editorialisti, politici, formavano una compagnia di giro che forniva un vortice di pareri, ipotesi, constatazioni. Tutti abbottonati durante gli exit poll, sempre sbagliati: Mentana si è vantato di non averli fatti, il presidente della commissione di vigilanza Rai, Mario Landolfi, li ha definiti "uno spreco di denaro pubblico", sperando che non si facciano più. Bossi ha rassicurato Vespa: "Vedrai che porteremo tanta gente alla tua trasmissione" e ha salutato Bertinotti, "forse l'unico che ha ancora conosciuto qualche operaio". Bertinotti ha ringraziato degli omaggi, "ma avrei preferito non riceverli. Ed essere vivo".

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Colpo di scena a Sesto San Giovanni La Stalingrado d'Italia va al Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corsaro, An: "Risultato storico" Colpo di scena a Sesto San Giovanni La Stalingrado d'Italia va al Pdl "Berlusconi batte Veltroni anche nella Stalingrado d'Italia, nella storica roccaforte della sinistra, nella città del presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati". Massimo Corsaro, coordinatore di Alleanza nazionale in Lombardia e candidato alla Camera del Pdl, commenta così i risultati del Senato resi noti dal sito Internet del Comune di Sesto San Giovanni, dove la coalizione di Berlusconi ha ottenuto al Senato il 43,87% dei consensi (Pdl 32,99%, Lega Nord 10,88%) contro il 42,49% di Veltroni (Pd 37,41%, Italia dei Valori-Di Pietro 5,08%). "Quello che giunge da Sesto San Giovanni - commenta Massimo Corsaro - è un dato di rilevanza nazionale. I comunisti e gli ex comunisti devono incassare una sconfitta clamorosa".

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"Brindo lo stesso Nel Veneto bianco il Pd è primo" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Massimo Calearo "Abbiamo cominciato adesso: tra due anni alle regionali ci rifaremo senz'altro" "Brindo lo stesso Nel Veneto bianco il Pd è primo" [FIRMA]CHIARA BERIA DI ARGENTINE INVIATA A VICENZA "Il muro non è crollato ma abbiamo aperto la prima breccia". Massimo Calearo, l'imprenditore candidato bandiera di Veltroni sul fronte del Nord-Est, è tutt'altro che sconfortato: anche perché il Pd, a Vicenza, ha preso il 32% e per la prima volta è il primo partito. Dunque, Calearo alza un bel bicchiere di Prosecco e riparte all'attacco: "Altro che Berlusconi! Da domani in Italia comanda la Lega. Li conosco: ogni volta che hanno toccato qualcosa hanno fatto danni, basta guardare alla banca padana o ai villaggi turistici. Promettono il federalismo fiscale ma in 5 anni di governo non l'hanno mai fatto. A Roma andrò a rompere le scatole...". In che senso, scusi? "Farò un'opposizione costruttiva". I dati che arrivano nella sala Valmarana dell'hotel Jolly sui 6 schermi che Walter, un amico vicentino, gli ha prestato per la prima serata elettorale della sua vita non lasciano speranze: addio all'inconfessato sogno dell'ex presidente di Federmeccanica di diventare il primo ministro di Vicenza dai tempi di Mariano Rumor. "Moltissime persone in Veneto non hanno più voluto votare Berlusconi e, turandosi il naso, hanno scelto la Lega". Sarà. Certo i leghisti hanno fatto boom raddoppiando rispetto al 2006 i voti (26,1%) pur non avendo da queste parti alcun leader ("sono lumbard", sottolinea Calearo). Nella circoscrizione Veneto 1 subito dopo Bossi in lista c'era un compaesano di Calearo: quel Stefano Stefani che, da sottosegretario al Turismo con Berlusconi fece infuriare i tedeschi - "biondi stereotipati che invadono le nostre spiagge" - e fu costretto alle dimissioni. Sarà governabilità? Visto dal Veneto devoto al centrodestra, non c'è da esserne così certi. Prima del voto gli attacchi del governatore azzurro Giancarlo Galan e quelli al sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi; gli attriti a Vicenza dove per le comunali Lega e Forza Italia hanno presentato diversi candidati, ora il successo della Lega a danno del Cavaliere. Morale: il Pd al 27,4 in Veneto, primo partito anche a Treviso. Effetto Calearo? O è la protesta contro la casta? "Il Pd ha bisogno di tempo per far capire la sua proposta. Ci rivediamo alle regionali tra 2 anni quando il Pd avrà 2 anni e 6 mesi di vita e io avrò 2 anni e 43 giorni d'esperienza politica", annuncia Calearo. Un chiaro avvertimento per uno dei suoi grandi nemici, il governatore Galan. Ricominciare da Vicenza. "Calearo non sposterà un voto", aveva previsto il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari all'annuncio che Veltroni aveva scelto come capolista l'industriale che fabbrica antenne e vende navigatori satellitari (300 dipendenti, 50 milioni di euro di fatturato). "Cacciari aveva detto una grande c...ta. Calearo ha fatto bene la sua parte. Nella debacle nazionale il suo risultato, in particolare a Vicenza, è un segnale importante", sostiene Paolo Giaretta, un passato nella Dc, ex sindaco di Padova segretario regionale del Pd. "Estroverso, comunicatore, ironico", lo descrive nel libro "Parole incrociate, storie di gente che ce l'ha fatta", la sua fidanzata Maria Pia Morelli. Lui, 52 anni, separato con 3 figli, grande fan della Ferrari e di Sabrina Ferilli, si è buttato nella sua mission impossible senza risparmiarsi. Alle spalle solo le sue segretarie e il suo staff diretto dal giovane Filippo Nani. Calearo ha girato come un "moscolo" il Veneto e ha speso 150 mila euro di suoi "sghei". "Siamo andati peggio nei piccoli centri urbani", dice Giarretta, "dove ci sono scuole con il 40% di bambini figli di extracomunitari". Come a Cittadella, provincia di Padova, dove il sindaco leghista con la sua ordinanza antiimmigrati ha conquistato alla grande il biglietto per Roma. Pentito di essersi candidato? "Tutt'altro. La battaglia inizia ora. A Roma, ripeto, romperò molto le scatole", dice. Per la casa, no problem. In attesa dei risultati, uno dei suoi 3 zii preti, gli ha già segnalato un bell'appartamento. La carriera del politico Massimo Calearo è appena iniziata.

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Lombardo stacca di 20 punti la Finocchiaro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Reportage Le regionali in Sicilia in linea con le legislative Lombardo stacca di 20 punti la Finocchiaro FRANCESCO LA LICATA INVIATO A PALERMO Che la coalizione autonomista capitanata da Raffaele Lombardo potesse avere vita facile in una terra a forte vocazione centrista, in fondo in fondo veniva dato abbastanza per scontato. "Da democristiano a democristiano", era il commento più frequente di chi intendeva così spiegare il "passaggio" da Totò Cuffaro - travolto dall'incidente dei cannoli dopo la condanna a cinque anni - al medico di Grammichele (Catania) che viene accreditato come futuro governatore della Sicilia, dall'alto del 58 per cento assegnatogli dalle proiezioni sulle Regionali. Secondo le identiche previsioni, Anna Finocchiaro - comunque eletta senatrice in Emilia - non andrebbe oltre il 37 per cento. Ieri sera s'è fatto sentire subito Raffaele Lombardo, con una dichiarazione prudente ma dettata dalla certezza di avercela fatta: "Siamo stati percepiti dagli elettori come più capaci dei nostri avversari di far valere le ragioni e gli interessi del Mezzogiorno e della Sicilia", ha detto senza entrare nel merito delle proporzioni della vittoria annunciata. Diplomatica la reazione della senatrice del Pd: "Commenteremo solo dati reali". Ma poi non perde l'occasione per ricordare quanto fosse larga la "forbice" che divideva le forze del centrodestra e del centrosinistra: "61 a 36". "Lo sapevamo - ha aggiunto - ma non ci siamo tirati indietro". Pesa, comunque, la delusione di una sinistra che in Sicilia non riesce proprio nel colpo di reni: se i dati delle proiezioni, infatti, si dovessero rivelare veritieri, quello di ieri sarebbe un risultato inferiore all'altro riportato nelle precedenti regionali da Rita Borsellino, che - crudeltà della politica - oggi rimane fuori dal Senato e anche dal "parlamento" siciliano, alla luce della débâcle registrata dalla Sinistra Arcobaleno. Ma i commenti sulle elezioni a Palazzo d'Orléans sono rinviati a quando si saprà di più sullo spoglio, per necessità iniziato a tarda sera, dopo aver ultimato quello delle elezioni politiche. Non ha avuto bisogno di grandi attese, invece, Totò Cuffaro, che in serata aveva già riacquistato il suo proverbiale ottimismo. Dal seminterrato di via Vaccaro, che ospita la segreteria regionale dell'Udc, l'ex governatore distribuisce polemicamente caramelle alla carruba (dolce povero), in ossequio alla linea del basso profilo scelta dopo la disastrosa mattinata del cannoli a Palazzo d'Orléans. Era raggiante, come uno che si è preso una rivincita sui "grandi": a Veltroni promette "una cassata siciliana", ma non risparmia neppure frecciatine a Berlusconi ("aveva invitato i siciliani a non votarmi"), indicato come un vincitore che avrà, comunque, "difficoltà con gli alleati". Il riferimento è tutto diretto al "pericolo" di una Lega Nord troppo forte. Già in mattinata, in proposito, Cuffaro - concessosi ai giornalisti nel giardino di casa sua - si era lasciato andare in una battuta polemica apparentemente rivolta ai leghisti, ma forse indirizzata proprio a Raffaele Lombardo e alla sua intesa con Bossi. "Mi fa specie - aveva detto - il moralismo che viene puntualmente tirato fuori sul Sud piagnone. Basterebbe ricordare a quanto ammonta il costo dell'assistenzialismo statale - quattro miliardi - in favore dell'aeroporto di Milano Malpensa". In serata, poi, una volta appreso del risultato che darebbe all'Udc siciliana ben tre senatori, non ha resistito all'accesso di entusiasmo: "Vuol dire che farò il ministro, una volta sgombrato il campo dalle mie pendenze giudiziarie". E un pensierino va anche alla possibilità di "ricucire" con Berlusconi per poter "puntellarlo" nel caso si dovesse trovare in difficoltà con la coalizione. E l'ostilità della campagna elettorale? "La tradizione del nostro partito è quella della moderazione e della responsabilità". Sarà giustificato, tanto ottimismo? Il risultato sembra avergli dato ragione: nessuno dei suoi, né lui stesso lo dirà mai, ma con queste elezioni Totò Cuffaro accredita la Sicilia come il "vero padrone" dell'Udc. Non era facile mantenere più o meno la percentuale di voti precedente (9,3 contro i 9,6 di prima, ma a Palermo guadagna due punti) nella condizione di ex governatore costretto alle dimissioni da una condanna a 5 anni per favoreggiamento. "La Sicilia - dice commosso - mi ha dato una grande prova di affetto e di fiducia". Già, i siciliani non tradiscono il "mitico vasa vasa".

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GRAZIA LONGO RAPHÄEL ZANOTTI TORINO Gli operai rimangono invisibili. L
 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

GRAZIA LONGO RAPHÄEL ZANOTTI TORINO Gli operai rimangono invisibili. L'inferno alla ThyssenKrupp, dove il 6 dicembre scorso ne morirono sette tra le fiamme, aveva riproposto in tutta la sua drammaticità l'esistenza di una categoria non rappresentata in Parlamento. Eppure la candidatura dell'unico superstite di quella tragedia, Antonio Boccuzzi per il Pd e quella del sindacalista Fiom Ciro Argentino per la Sinistra Arcobaleno non ha funzionato. Almeno non del tutto. Boccuzzi - sindacalista Uilm - ce l'ha fatta, ma solo grazie alla sua posizione in lista: secondo, subito dietro a Veltroni. Ciro Argentino, invece, è rimasto fuori: la sua coalizione non ha raggiunto il quorum del 4%. Le tute blu li hanno ignorati. Dentro e fuori la ThyssenKrupp. Tra i parenti delle vittime solo due voti per Boccuzzi. "Perché mai avrei dovuto sostenerli? - domanda retorico Luigi Santino, fratello di Bruno morto nel rogo a soli 26 anni - hanno voluto strumentalizzare il nostro dolore. Sono due bravi ragazzi ma con la politica non c'entrano niente, anzi avrebbero dovuto impegnarsi di più sul fronte sicurezza dentro l'acciaieria". Ancora più disincantata Tina Schiavone, moglie di Antonio, il primo a morire quella maledetta notte: "La politica non serve a niente, non ho votato". E così ha fatto anche Graziella Rodinò, mamma di Rosario. Egla Scola, vedova di Roberto, ha sostenuto di non essere mai stata convinta dei due, mentre Calogero De Masi, padre di Giuseppe, ha chiosato: "Nessuno può riportarmi indietro mio figlio". Un mondo operaio che pare rassegnato. Ieri il quartiere di Mirafiori Sud ha avuto un picco di astensioni: la partecipazione è crollata dall'82,63% del 2006 al 76,42% di oggi. Davanti agli storici cancelli, porta 2, l'aria che si respirava non era delle migliori. Il turno entrante, formato da giovani interinali, scivola via anonimo sotto la pioggia. Impossibile avere un commento sul voto. Nell'ordine arrivano una ventina di "scusi, ho fretta", un "Berlusconi, Berlusconi", un "ma poi a lei cosa gliene importa?" e due insulti, uno per Boccuzzi, l'altro per Argentino. Democratici. La popolarità dei due operai candidati non era migliore tra i lavoratori del turno uscente, più anziani: quasi nessuno ne conosceva i nomi e dai pochi informati solo critiche: "Operazione di facciata, del tutto sbagliata, solo un tentativo di farsi eleggere sulla pelle dei poveri colleghi". Ma non per tutti i due operai della Thyssen sono stati denigrati. Sabina Laurino, moglie di Angelo, un'altra vittima, e Rosetta Marzo, moglie del caposquadra Rocco, sostengono Boccuzzi: "Antonio non solo è una persona onesta e disinteressata ma ha anche l'esperienza che gli consentirà di difendere gli interessi degli operai in Parlamento". L'unica cosa certa è che la classe operaia, a Torino, sembra aver smarrito la strada. Lo capisce, qualche ora più tardi, un attonito Ciro Argentino nel quartier generale di Sinistra Democratica: "Incredibile, una débâcle del genere non ce l'aspettavamo. I nostri sondaggi ci davano all'8%, siamo alla metà". La sede è praticamente deserta. Argentino analizza la sconfitta: "Ormai gli operai votano a destra. Sono delusi dal sindacato, e li capisco. Questo risultato è da addebitare ai vertici del partito, ma anche alla Fiom". C'è giusto il tempo per andare in prefettura, per le ultime proiezioni. All'uscita, c'è anche la multa sull'auto: una giornata da dimenticare. Antonio Boccuzzi, invece, dedica la sua vittoria "ai miei sette compagni. Magari mi accuseranno ancora di strumentalizzazione, ma è la verità: li porto sempre nel cuore e mi batterò alla Camera affinché la sicurezza sul lavoro sia una garanzia vera". Poi aggiunge: "Avevamo un ottimo programma che voleva bene all'Italia e il rammarico più grande è che non governeremo questo Paese. Ma non molleremo, faremo un'opposizione che punta alle riforme, prima fra tutte la riforma elettorale".

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"ma ora i riformisti hanno una forza vera" - localita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni "Ma ora i riformisti hanno una forza vera" LOCALITA roma Il segno della sconfitta è tutto nella prima frase che Walter Veltroni pronuncia quando esce dal loft e affronta la stampa: "Ho telefonato al leader del Pdl, Silvio Berlusconi, e gli ho fatto gli auguri, come usa nelle democrazie occidentali". SEGUE A PAGINA 7.

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L'italia a berlusconi e bossi - servizi da pagina 2 a pagina 31 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Exploit della Lega, determinante con l'8,6%, il Pdl al 36,9%. L'Udc con il 5,5% entra al Senato. Il leader Pd chiama il vincitore: ti faccio gli auguri per il governo L'Italia a Berlusconi e Bossi Veltroni-Di Pietro al 38%. Scompare la sinistra radicale servizi da pagina 2 a pagina 31 SEGUE A PAGINA 2.

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Usa: "pronti a lavorare con berlusconi ora sull'afghanistan si può fare di più" - elena dusi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Usa: "Pronti a lavorare con Berlusconi ora sull'Afghanistan si può fare di più" Plauso del Dipartimento di Stato. La stampa: voto senza entusiasmo Il mondo Il primo leader straniero a congratularsi è stato il primo ministro spagnolo Zapatero ELENA DUSI Complimenti a Berlusconi. Ma al nuovo premier da Washington arriva subito la prima richiesta: nuove truppe per l'Afghanistan. "Siamo pronti a lavorare con quello che appare essere il nuovo primo ministro Silvio Berlusconi" fa sapere il sottosegretario di stato americano Kurt Volker. Che poi, a scrutini non ancora conclusi, va subito al sodo: "Gli Usa accoglieranno con favore nuovi contributi italiani in Afghanistan". Il primo leader a complimentarsi con Berlusconi è stato il premier socialista spagnolo José Luis Zapatero. Per il resto, "Il ritorno del giullare" non è bastato a togliere la patina grigia dall'immagine dell'Italia. Se sulla stampa estera i resoconti sulla vittoria elettorale di Berlusconi seguono per metà la scia del colorato titolo dell'Economist, per il resto pullulano di parole come "disillusione", "scetticismo" e "apatia". "No pudo ser", non si è potuto fare, ha parafrasato lo spagnolo El Mundo. Il Washington Post descrive così l'equilibrio del momento: "La società sente un forte bisogno di cambiamento, eppure sembra averne paura". Nel resoconto del New York Times, "l'Italia ha votato in un clima di nazionale pessimismo". Rifiuti, mozzarelle, il sorpasso da parte della Spagna e il destino cupo di Alitalia riempiono le cronache delle centinaia di giornalisti russi, tedeschi, giapponesi e iraniani. I leader del mondo non si affrettano a elaborare commenti significativi. "Siamo pronti a collaborare con chiunque vinca le elezioni" aveva diplomaticamente indicato il sottosegretario di stato americano Kurt Volker all'inizio del pomeriggio. Per il resto, a descrivere l'immagine del nostro paese rimangono i media stranieri. Che non sono teneri. Di "Voto senza entusiasmo" parla il Los Angeles Times. "Berlusconi e Veltroni si sono presentati con programmi simili, e nessuno è riuscito a ispirare molta fiducia". Neanche il conservatore francese Le Figaro mostra entusiasmo per il "ritorno in pista" del Cavaliere, "un animale politico che né le disfatte né gli scandali hanno abbattuto". La vittoria della Lega e il calo dell'affluenza vengono visti come il sintomo "di una disillusione generalizzata nei confronti dell'attuale classe politica italiana" (lo dice la Cnn). "Dopo il Giappone - insiste Le Figaro - l'Italia ha la classe politica più anziana del mondo". E cita la sindrome di Alzheimer che secondo il comico Beppe Grillo sarebbe diffusa in Parlamento. Tra il serio e il faceto, l'Italia agli occhi del mondo è il paese con il premier più abbronzato e giovanile del mondo (sempre secondo la Cnn) e in cui nemmeno la candidatura di Walter Veltroni è riuscita a portare una ventata di entusiasmo.

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"il trionfo della lega rende l'esecutivo debole" - anais ginori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Jacques Julliard, direttore del Nouvel Observateur "Il trionfo della Lega rende l'esecutivo debole" Chirac non lo sopportava, ma immagino che con Sarkozy le relazioni potrebbero migliorare ANAIS GINORI DAL NOSTRO INVIATO PARIGI - "La sinistra riformista non è ancora maggioritaria in Italia, come non lo è in gran parte d'Europa. E finché sarà così le destre avranno gioco facile". Jacques Julliard, direttore della redazione del Nouvel Observateur, guarda al nostro paese con pessimismo. "La vittoria di Berlusconi consacra la tendenza della destra più populista, come quella che conosciamo oggi in Francia". Il risultato di Walter Veltroni è deludente? "Ha perso con onore, il suo risultato è di tutto rispetto. Aggiungo, inoltre, che ha vinto parte della sfida: orientare l'Italia verso un sistema maggioritario, come dimostrano i pessimi risultati di forze di centro e sinistra radicale". Il successo di Berlusconi la stupisce? "All'estero restiamo sempre un po' sgomenti di fronte ai suoi exploit. La maggioranza dei francesi lo considera un uomo politico mediocre e forse anche pericoloso per il suo conflitto di interessi e la sottomissione agli Stati Uniti. Da quando abbiamo Sarkozy come presidente siamo costretti però a essere meno critici con l'Italia. Anche noi, ormai, abbiamo un leader populista ed esibizionista". La destra italiana si appoggia sul successo della Lega Nord. "Sì, e questo è un punto di differenza con la Francia. L'equivalente da noi, il Fronte nazionale, è quasi scomparso, è ai minimi storici. Sarkozy ne ha saccheggiato prima alcuni argomenti, poi gran parte degli elettori. Per Berlusconi invece il successo della Lega Nord sarà un punto di debolezza". Un vento di destra soffia sull'Europa? "La grande debolezza della sinistra è il suo sistema di valori. Anche in Francia, i socialisti faticano a reinventarsi una identità chiara. Fanno bene l'opposizione ma non riescono a offrire prospettive e soluzioni ai grandi problemi. E' spesso la delusione degli elettori di sinistra che regala la vittoria alla destra. Il contesto mondiale poi non aiuta". Ovvero? "La recessione, la globalizzazione, l'insicurezza. Tutte queste preoccupazioni favoriscono la destra, non la sinistra. E' una tendenza internazionale. Guardate cosa accade in America: i democratici non sono più così certi di vincere". Ma la formazione del partito democratico non ha premiato la sinistra in termini di voti. "Era difficile pretendere che Veltroni vincesse al primo colpo". Berlusconi ha promesso di chiamare subito il presidente francese. "Non saprei fare previsioni sul rapporto tra i due. L'ex presidente Jacques Chirac non sopportava Berlusconi, la sua antipatia era nota. Immagino che Sarkozy sarà più abile, le relazioni tra Francia e Italia potrebbero migliorare rispetto al passato". Un nuovo asse Berlusconi-Sarkozy? "Stiamo attenti: l'americanismo sfrenato di Berlusconi è inaccettabile anche per Sarkozy. Sarebbe indigesto alla maggioranza dei francesi".

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Il cavaliere trionfa in tv "ora voglio passare alla storia" - (segue dalla prima pagina) sebastiano messina (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere trionfa in tv "Ora voglio passare alla storia" "Pronti programma e governo, sì ai voti dell'opposizione" Interventi a raffica a Rai1, Canale 5 e Sky. Di pomeriggio visita a sorpresa alla sua università (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) SEBASTIANO MESSINA Peggio per voi che non mi avete creduto, sottintende Silvio Berlusconi. E peggio per Veltroni che prendeva in giro i miei sondaggi. Ho vinto, come volevasi dimostrare. "E' quello che ho continuato a dire durante tutta la campagna elettorale, convinto di avere dei sondaggi credibili che fotografavano con esattezza la realtà della situazione". E già che c'è, dopo essersi tolto questo sassolino dalla scarpa chiamando "Porta a porta", il Cavaliere se ne toglie un altro telefonando a "Matrix": anche l'altra volta, due anni fa, avevamo vinto noi. "Le elezioni del 2006 non sono state regolari: lo prova anche il risultato che abbiamo ottenuto oggi". Si dichiara "commosso per il risultato che si profila", il leader del Popolo della Libertà, manda in diretta "un abbraccio affettuoso a tutti gli italiani, con tutto il cuore" e confida a Sky Tg24 il suo prossimo obiettivo: "Voglio restare nella storia del mio Paese come uno statista che lo ha cambiato". Per questo fa una nuova promessa, fuori contratto: giura "di non andare a letto una sera senza aver realizzato qualcosa di positivo per gli italiani". Il Berlusconi di oggi, spiega, è "molto diverso dal presidente del Consiglio del 2001, perché ormai conosco tutto e so dare una gerarchia alle cose importanti da fare. Stavolta più che dire le cose le farò, e non mi faro' fermare". Ha fretta di cominciare, Berlusconi, perché "c'è tanto da lavorare". Si parte subito, di corsa. "Non ci vorrà molto tempo per fare il governo perché l'ho già tutto in testa", nominerà dodici "persone esperte" (di cui "almeno quattro" donne) come suoi ministri. Le sue consultazioni le ha già fatte al telefono, Fini e Bossi sono d'accordo, assicura. Ci aspettano, certo, "anni difficili". Ma io, garantisce, "opererò con tutto il mio impegno, mettendo a frutto tutta la mia esperienza per i prossimi cinque anni, che devono essere decisivi per l'ammodernamento del Paese". C'è già un calendario. "Ci impegneremo subito per risolvere l'emergenza rifiuti e il problema Alitalia. Approveremo immediatamente gli aiuti alle famiglie, agli anziani, ai giovani, alle imprese, così come promesso in campagna elettorale. Provvederemo con urgenza alla riapertura dei cantieri delle grandi opere e al piano casa". E non è finita. Perché "da subito" partiranno nuove riforme. "Metteremo mano al lungo e duro lavoro necessario per la digitalizzazione e la riorganizzazione della pubblica amministrazione, e per la riduzione dell'evasione fiscale. Avvieremo la riforma della giustizia, l'applicazione della riforma della scuola, la modernizzazione della sanità. Non approveremo mai un solo provvedimento che aumenti l'imposizione fiscale e indurisca la libertà dei cittadini". Quanto agli sconfitti, lui ha "gradito" la telefonata di Veltroni, "poche parole", sostanzialmente "un augurio di buon lavoro". E annuncia di voler tenere con l'opposizione "un atteggiamento aperto e dialogante". Siamo pronti, dice, "a lavorare insieme e ad accettare il loro voto laddove i nostri provvedimenti li vedessero nell'interesse di tutti gli italiani". E' una mano tesa, soprattutto per varare le riforme istituzionali. Come? Per esempio "si potrebbe riesumare il lavoro della Bicamerale del '94 e partire dal risultato cui pervenimmo di comune accordo". Ma la gioia della vittoria lo spinge ad andare oltre, e quando Paolo Mieli gli domanda - a "Matrix" - se è disposto a seguire l'esempio di Sarkozy ed aprire la sua esperienza di governo al contributo di esponenti del fronte opposto, lui risponde che sì, certo, ci mancherebbe: "Là dove ci sono delle capacità e queste capacità possono essere utili al Paese, noi siamo e saremmo lieti di poterne usufruire". La tripla performance televisiva ha chiuso la giornata della rivincita berlusconiana. Una giornata cominciata nella villa di Macherio, con la moglie e i figli, rispondendo solo a poche telefonate. Poi, alle 14, il Cavaliere si è spostato ad Arcore, per aspettare lì gli exit poll. Non si sa se le "forchette" di Piepoli, così ampie da lasciare ancora al Pd qualche speranza di vincere, gli abbiano fatto andare di traverso il caffè. Ma dopo le più tranquillizzanti proiezioni delle 16,30 anche le ultime paure si sono dissolte. Anzi, a metà pomeriggio lui è uscito con la sua Mercedes, e solo due ore dopo i cronisti hanno saputo dov'era andato: nientemeno che all'Università del Pensiero Liberale, di cui è il fondatore. E mentre nella sala stampa che il Pdl aveva allestito nella sede di Confindustria il suo luogotenente a Strasburgo, Antonio Tajani, continuava a ripetere a tutte le tv che "è ancora molto, molto, molto presto per commentare i risultati", ad Arcore si apparecchiava per la cena della vittoria. Attorno al tavolo, i figli Marina e Piersilvio e gli amici di sempre: Marcello Dell'Utri, Fedele Confalonieri, l'amministratore delegato di Publitalia Giuliano Adreani, Adriano Galliani, l'avvocato Niccolò Ghedini, Sandro Bondi. Davanti al cancello, qualcuno suonava il clacson, sventolando le bandiere del partito. Ma la vera festa si farà un'altra volta.

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Vincono berlusconi e bossi al nord lega a valanga - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vincono Berlusconi e Bossi al Nord Lega a valanga Il voto Alla Camera Pdl al 36,9%, Pd al 33,4 La Sinistra Arcobaleno resta fuori dal Parlamento. Bene Di Pietro che supera il 4 per cento. La Rosa Bianca resiste alla Camera e tocca il 5,5% GIANLUCA LUZI ROMA - Otto punti di differenza al Senato: 47,0 al Pdl più Lega e Mpa; 38,4 al Pd-Idv secondo le ultime proiezioni (38 contro 33,7 nel confronto fra Pdl e Pd). Sette alla Camera: 46,1 contro 38,6 che diventano 36,9 contro 33,4 nel confronto Berlusconi-Veltroni. Vincono nettamente Berlusconi e la Lega. Cresce il Pd rispetto all'Ulivo di due anni fa, ma non abbastanza per vincere. Decisiva per la vittoria del centrodestra è la Lega che al Nord sfonda. Ampiamente prevista la vittoria di Berlusconi alla Camera, era più difficile fare previsioni per il Senato, a causa della legge elettorale con premio di maggioranza regionale. Ma anche a Palazzo Madama la vittoria del leader pdl è abbastanza netta. Al Senato il Pdl e la Lega conquistano 167 seggi. Trenta in più del Pd-Idv che avrà 137 senatori. Alla Camera 240 seggi andranno al Pdl-Lega-Mpa, 241 a Pd-Idv. Novantanove seggi di differenza. L'unica regione incerta fino all'ultimo, una volta che la Liguria è andata al centrodestra per un soffio, è stato il Lazio con un testa a testa: 42,9 per il Pd, 42,6 al Pdl, poi rovesciato all'ultimo. Quando la sconfitta appare chiara Veltroni telefona a Berlusconi per augurargli buon lavoro. "Ora Berlusconi governi rispettando lo spirito della Repubblica". I prossimi cinque anni, dice il vincitore in tv "saranno decisivi per l'ammodernamento del Paese. Sento una grande responsabilità perché i mesi e gli anni che abbiamo davanti saranno difficili. Cominceremo subito con l'emergenza rifiuti e l'Alitalia". Raddoppia l'Italia dei valori di Di Pietro, alleata di Veltroni. Scompare dal Parlamento la Sinistra l'Arcobaleno, cioè la sinistra radicale protagonista turbolenta ma fedele del governo Prodi, che non supera la soglia nemmeno nelle regioni come Toscana ed Emilia. Bertinotti: "Lascio". L'Udc vince la scommessa per la sopravvivenza: resiste alla pressione di Berlusconi per il "voto utile" ed entra in Parlamento con due senatori che vengono dalla Sicilia, unica regione dove supera per un soffio la soglia di sbarramento, e con una trentina di deputati alla Camera e il 5,5 di percentuale. Non eleggono alcun parlamentare la Destra di Storace e i socialisti di Boselli che si dimette ed è la prima "vittima" delle elezioni. Il voto del 13 e 14 aprile segna il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi dopo due anni di governo Prodi e consegna al Parlamento un'Italia bipolare con due gruppi parlamentari: quallo di Berlusconi e quello di Veltroni che rappresentano circa l'ottanta per cento. L'astensione è stata alta: ha votato l'80,5 per cento degli aventi diritto, tre punti percentuali meno di due anni fa: effetto Grillo? stanchezza delle promesse mai mantenute? elezioni troppo ravvicinate? nei prossimi giorni le analisi su chi ha avuto più danno dall'astensionismo che comunque resta più basso che in altre grandi democrazie. Quando lo scrutinio del Senato era quasi del tutto completato, il distacco tra il Pdl e il Pd appariva più contenuto della differenza fra coalizioni. Segno che nonostante la performance di Di Pietro, a fare la differenza è stata la Lega che, pur essendo un partito che si presenta solo al nord, ottiene l'8,3 per cento su base nazionale. Addirittura in Veneto secondo le proiezioni, il Pdl era battuto per una incollatura dal Pd: 29,4 contro 29,8 ma la Lega ha fatto la differenza con il 22,2 per cento. In Molise a fare la differenza, ma per il centrosinistra, è stato Di Pietro. Il Pdl è il primo partito, ma il 26,2 dell'ex magistrato consente a Veltroni di aggiudicarsi la regione, anche se il senatore eletto sarà dell'Idv, l'altro del Pdl. Complessivamente al Pd vanno le tradizionali regioni "rosse": Toscana, Emilia Romagna, Marche, Umbria, più il Molise e Basilicata, Tutte le altre sono del centrodestra (fra cui le 6 regioni più popolose che assegnano più seggi senatoriali): Lombardia, Campania, Lazio, Sicilia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Puglia, Calabria, Sardegna e Liguria. A Roma il Pd è il primo partito per un punto percentuale 41 contro 40 per cento. Anche a Torino la coalizione di Veltroni si attesta al 46,8 per cento, mentre quella di Berlusconi è staccata al 38,7. Il Pd da solo raggiunge il 40,1 e Di Pietro il 6,7. il Pdl è al 32,3 e la Lega al 6,4. Segno che il partito di Bossi è principalmente una formazione del lombardo-veneto. Infine la Sicilia, dove si vota anche per il Governatore. Lombardo ha battuto Finocchiaro con un vantaggio abissale: 56,9 per il candidato autonomista; 38,5 per la candidata del Pd.

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E sulle ceneri dei partitini nasce la terza repubblica - filippo ceccarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti I localismi La semplificazione Le culture E SULLE CENERI DEI PARTITINI NASCE LA TERZA REPUBBLICA Il racconto Crescono le forze politiche con vocazione autonomista: la Lega al Nord ma anche Lombardo al Sud Si affermano due grandi partiti-contenitori. Si levano di torno i "capitani di ventura" con i loro insidiosi micro-partiti In Parlamento non ci saranno comunisti né socialisti. Spariscono i fascisti, ex e post. E i cattolici organizzati sono ridotti al minimo FILIPPO CECCARELLI Le cose vecchie sono quasi morte, quelle nuove cominciano a vedersi e in questo interregno nemmeno troppo caotico per la prima volta i risultati elettorali del 13 aprile 2008 offrono in visione la sagoma della Terza Repubblica. è un profilo in verità annunciato talmente tante volte che ogni scetticismo sarebbe legittimo. Per dire la controversa vaghezza di queste pur suggestive formule e temporizzazioni: in sede storiografica c'è ancora chi nega l'esistenza di una Seconda Repubblica, figurarsi della Terza. Eppure mai come in questo giorno pare di cogliere dalle urne una novità che si consolida in una rivelazione: è davvero finito un mondo, quello che fino a ieri teneva in vita le culture politiche del secolo scorso. Gloriose, per qualcuno, e irrimediabilmente consumate, classico stato pre-agonico. E comunque. Nel prossimo Parlamento rischia di non esserci nessun comunista. Sparisce dopo oltre un secolo qualsiasi ispirazione o testimonianza del socialismo italiano. Non ci sarà più nessun fascista, né ex, né post. Ridotta ai minimi termini la presenza dei cattolici organizzati: dopo tutto, stavolta, le gerarchie ecclesiastiche hanno peccato di imprudenza e d'ingenuità puntando quasi tutto su Casini - e anche questa è a suo modo una rottura col passato. Con gli occhi ai numeri della XVI e imminente legislatura viene da pensare al confuso dispiego di simboli, al carosello di emblemi che roteava sulla maxi-scheda elettorale. Antichi segni scomparsi, altri immiseriti dall'attualità. Lo scudo crociato in tasca a Pizza e poi sotto il giudizio del Tar; la falce e martello messa furbescamente da parte con l'idea di riprendersela; la fiamma taroccata in fiaccola. Non solo, ma pure gli emblemi nati durante o in prossimità della Seconda cosiddetta Repubblica sembravano essere andati incontro al loro rapido destino. Addio Quercia, addio Margherita, addio Sole che ride, addio logo azzurro di Alleanza nazionale. Di colpo era sparito perfino il marchio di Forza Italia, quello che faceva pensare alla "pubblicità di un olio per automobili" come diceva Sgarbi. E pure il vecchio inno di Forza Italia, composto dal maestro Martelli, sembrava passato in secondo piano rispetto all'ultima canzonetta, "Meno male che Silvio c'è". Oltre a esserci, Silvio gli aveva drasticamente cambiato le parole, anche se a orecchie profane la revisione appariva superflua. D'altra parte, nelle manifestazioni del Pd, Veltroni faceva mettere "Fratelli d'Italia" e poi, o prima, "Mi fido di te" di Jovanotti. Ecco, a pensarci bene, tra musica e segni già un po' s'individuavano i connotati o almeno le forme di questa Terza, per così dire, Repubblica: leggera, estesa, sincretica e polivalente. Se tali aggettivi suonano ostici si potrebbe cercare di sintetizzarli rubricandoli sotto la consueta attitudine nazionale del trasformismo. Ma qui, francamente, lo scenario sembra andare ben al di là dell'opportunismo. Potenti fattori storici e forse anche antropologici condizionano ormai le novità politiche e quindi il risultato di questo voto. L'eterna transizione pare concludersi lungo un orizzonte assai semplificato. Due grandi partiti-contenitori, adeguatamente "liquidi", come si dice, e dal punto di vista della democrazia interna a dir poco incerti, a dir molto dittatoriali. Il nuovo ordine è venuto fuori così, alla spicciolata. Campagna elettorale senza scandali, senza manette, senza televisione. Alla faccia della bozza Chiti, della bozza Bianco e anche del fantasticato "Vassallum", la legge del Porcello ha reso possibile una sorta di bipolarismo cesaristico. Si levano di torno i tanti, i troppi "capitani di ventura" che con i loro insidiosi micro-partiti tenevano sotto scacco la stabilità del sistema. Si intravedono "assaggi di presidenzialismo e rigurgiti di partitocrazia", come osservato da Mauro Calise nel suo antiveggente Terza Repubblica, appunto (Laterza, 2006). Certo, fa ancora effetto vedere Berlusconi abbracciato sul palco con la Mussolini, o Veltroni in visita dal missionario, o Gasparri che interviene al "Motore azzurro", o Marini che insieme a D'Alema sale le scale di un luogo, di un appartamento chiamato "loft". Colpisce tuttora che sia stata la signora Santanché, e non Storace o Buontempo, a dichiararsi pronta a "morire", addirittura, per la fiamma; per poi chiarire, lo stesso giorno, che lei a Berlusconi non gliela dà. Boselli, del resto, ha fatto degli spot con Gesù. De Gregorio ha esposto "il coraggio dei valori" e alcune candidate le loro preferenze in fatto di slip o perizoma. Alcuni sondaggisti hanno stretto accordi con il Pd e le reti Mediaset. Perché il futuro, com'è giusto che sia, è massimamente erratico, parecchio light e spesso anche spudorato. Gazebi da una parte, gazebi dall'altra. Al vertice, personalizzazione spinta oltre i confini del decoro e dell'intimità. Richiami religiosi per lo più strumentali. Prevedibili spinte autonomiste non più solo al Nord, ma anche in Sicilia. E soprattutto: populismo diffuso. Sarà anche la fine delle ideologie, delle appartenenze, delle scomuniche; e sarà, anzi è giusto che Veltroni telefoni subito a Berlusconi per fargli gli auguri. Ma è come se una coltre di passione spenta, una patina di entusiasmo artificiale si fossero depositate sulla vita pubblica. Un po' sembra un'evoluzione, un altro po' una regressione. L'America, di colpo, appare meno lontana. Vincitori e vinti, d'accordo. Ma l'impressione è che per la prima volta ci si ritrova davvero al di là della sinistra e della destra, e per il semplice fatto che la sinistra e la destra, come si erano connotate nel secolo scorso, non esistono più. Nel nome del Pd, Veltroni non usa più nemmeno la parola. Come scrive Raffaele Simone in uno dei rari testi che vanno oltre il risultato di ieri - "Il Mostro Mite" (Garzanti) - la "sinistra" è lontana, lontanissima dallo spirito dei tempi. Dall'altra parte sempre più si stenta a riconoscere in Berlusconi un fascista, un reazionario, un conservatore, un liberale. è un prodotto, semmai, una cultura, una mentalità all'altezza del presente, con tutte le sue indispensabili magagne.

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Il piemonte svolta a destra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina I - Torino La Lega raddoppia i consensi rispetto al 2006. Crolla la Sinistra Arcobaleno. L'operaio Boccuzzi in Parlamento Il Piemonte svolta a destra Duecentomila voti tra le due coalizioni, solo Torino regge Un Piemonte diviso in due: da un lato Torino e l'intera provincia dove il Pd s'impone sul centrodestra. Ma nel resto della regione il successo del Pdl è netto e senza possibilità di discussione. Con una grande avanzata della Lega Nord. E' il quadro che emerge dal voto per Camera e Senato. Se si esamina il risultato per Palazzo Madama, il vantaggio per la coalizione guidata da Silvio Berlusconi è consistente: più del 9 per cento, con 13 seggi conquistati dal centro destra e 9 dai veltroniani. E' invece di quasi 20 punti il distacco tra Pdl e Pd nel collegio Camera 2, che comprende tutte le province con l'esclusione di Torino. In queste zone la Lega arriva al 16,5 per cento, traguardo toccato soltanto nei primi anni Novanta. Il Partito democratico si consola con il voto di Torino, dove tocca il 40 per cento e dell'intera provincia (Camera1): lo schieramento guidato da Walter Veltroni vanta quasi cinque lunghezze di vantaggio, con un buon exploit dell'Italia dei Valori. Ma la Sinistra Arcobaleno anche sotto la Mole crolla in maniera netta: ottiene poco più del 4 per cento. SERVIZI DA PAGINA II A PAGINA VII.

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Il pdl sfonda nella regione differenza di 200mila voti - paolo griseri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Torino 13 seggi al Pdl Il Pdl sfonda nella regione Differenza di 200mila voti Boom della Lega che raddoppia i consensi Nel Piemonte 2 la Destra della Santanché sorpassa la Sinistra PAOLO GRISERI Se si votasse oggi, il Piemonte tornerebbe inequivocabilmente al centrodestra. I risultati del voto politico non si possono matematicamente trasferire a livello regionale ma quello che è successo in questo fine settimana nei seggi piemontesi è molto più di un campanello d'allarme per la giunta Bresso. Se nel 2006 l'alleanza di Berlusconi aveva vinto per una manciata di voti su quella che sosteneva Prodi (27 mila per la precisione) questa volta il tonfo del centrosinistra è stato di oltre 200 mila voti, quasi dieci volte tanto. Né vale a spiegare l'aumento della distanza il fatto che questa volta non c'erano i voti della sinistra radicale: ridotti a ben poca cosa dal cannibalismo del Pd e dall'astensionismo, i voti di Bertinotti in Piemonte sono rimasti intorno agli 80 mila, molti meno di quelli che, rispetto al 2006, ha perso la coalizione di centrodestra per la rottura con l'Udc. Non solo. Il voto consegna anche un Piemonte più che mai diviso in due. Quello che era un problema anche il giorno della vittoria di Bresso, l'esistenza di due territori regionali tra loro politicamente contrapposti, non è, evidentemente, stato risolto. Nella circoscrizione Piemonte due, quella che raduna tutte le province Torino esclusa, il Pd resta al palo. Guadagna lo 0,7 per cento mentre Di Pietro avanza dell'1,5. Tra gli alleati di Berlusconi invece è festa grande. La Lega raddoppia la percentuale e supera il 16 per cento erodendo voti addirittura al Pdl che scende dal 39,6 al 36,3. Disfatta per la Sinistra Arcobaleno (ma accade dappertutto) che passa dal 9,6 al 2,6 e si fa scavalcare dall'estrema destra della Santanché. Resiste alla polarizzazione solo l'Udc che nelle province piemontesi mantiene il 5,3, un punto in meno del 2006 nonostante la poderosa campagna acquisti praticata dal Cavaliere tra i suoi ranghi. Nella circoscrizione di Torino e provincia invece prevale la coalizione di Veltroni. Mantiene il 2 per cento di distacco rispetto all'alleanza di Berlusconi (era dello 0,2 nel 2006): Di Pietro e Lega raddoppiano i voti mentre la Sinistra Arcobaleno li divide per tre. In questo quadro il centrodestra cerca di sfruttare la nuova situazione: il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Lascaris, Angelo Burzi, chiede "le dimissioni di Mercedes Bresso per dare ai piemontesi una giunta più coesa". Richiesta di rito che naturalmente non verrà accolta. Fuori dalle due grandi coalizioni nessun partito riesce nell'impresa di superare il quorum dell'8 per cento. Dunque i piemontesi presenti al Senato saranno 13 per Berlusconi (probabilmente 10 al Pdl e 3 Lega) e 9 per Veltroni (probabilmente 8 al Pd e 1 a Italia dei Valori). Nelle due circoscrizioni della Camera invece dovrebbero essere eletti, oltre agli esponenti dei due partiti maggiori, anche due deputati dell'Udc. Nell'ipotesi ieri sera abbastanza improbabile, che la Sinistra Arcobaleno riesca a fare il quorum a Montecitorio, forse l'unico rappresentate del partito di Bertinotti in Parlamento potrebbe essere l'operaio della Thyssen Ciro Argentino. è certa invece l'elezione del suo compagno di lavoro Antonio Boccuzzi nelle liste del Pd.

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Sotto la mole il pd cresce carroccio e idv raddoppiano - gino li veli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Torino Il calo dei votanti Sotto la Mole il Pd cresce Carroccio e Idv raddoppiano Il Pdl non riesce a sfondare nella roccaforte Netta la disfatta della Sinistra Arcobaleno e del Partito socialista GINO LI VELI Torino è l'unica area del Piemonte che si salva dallo tsunami del Pdl. Una vera "roccaforte", quella dell'area torinese, per il centrosinistra, nonostante i continui pesanti attacchi del centrodestra che però non riesce a sfondare, come in qualche modo sperava. Ma anche nel 2008 l'effetto positivo per il centrodestra s'infrange a Torino. Il quadro si è delineato con chiarezza fin dall'inizio, con situazioni sostanzialmente simili per il Senato e per la Camera. Nel voto per Palazzo Madama il Partito democratico è il primo sotto la Mole con oltre il 40 per cento dei consensi, quasi quattro punti in più dei voti che Ds e Margherita ottennero due anni fa. Il Pdl con il 32,3 mantiene in pratica le stesse percentuali conquistate separatamente da Forza Italia e Alleanza nazionale due anni fa. Sia i veltroniani, sia i fedelissimi di Berlusconi si avvantaggiano dell'enorme crescita delle forze politiche alleate: l'Italia dei Valori passa dal 3 al 6,7 per cento, mentre la Lega Nord sale al 6,4, contro il 3,2 per cento del 2008. Alla fine la coalizione che proponeva Veltroni come premier si attesta al 46,8, contro il 38,8 che puntava su Berlusconi. Tra i due schieramenti c'è un divario di circa 40 mila voti. Pesante anche sotto la Mole la débacle della Sinistra Arcobaleno, che partiva da un teorico bacino elettorale del 14,4 per cento: ha appena superato il 4. E anche se si prendono i considerazione le altre formazioni dell'arcipelago della sinistra radicale (Partito comunista dei lavoratori, Sinistra critica) il crollo è netto e senza appello. Con variazioni di qualche decimale, questi dati hanno trovato conferma nel voto per la Camera, quello per cui vota la fascia d'età dai 18 ai 25 anni. Qui semmai si segnala il risultato della Destra, il partito di Daniele Santanchè, che arriva al 3,6. Perde consensi pure l'Unione di Centro: due anni fa il partito aveva sfiorato a Torino il 6 per cento. Ora, godendo del sostegno dei sostenitori della Rosa Bianca di Savino Pezzotta, si è fermato al 4,5 per cento. Pesante anche il crollo del Partito socialista, che in termini assoluti sfiora appena i 3 mila voti. Se lo sguardo si allarga all'intera provincia, al collegio Camera 1, la situazione muta di poco, sebbene si riduca il divario tra i due principali schieramenti. Il Pd resta il primo partito, con il 38,1 per cento, e la coalizione veltroniana arriva al 44,5. Nel centrodestra cresce il peso della Lega Nord, che conquista il 7,5 per cento portando l'alleanza al 39,2. Tutti gli altri confermano le posizioni ottenute sotto la Mole. Nel secondo giorno di votazioni si è ridimensionato il discorso sull'astensionismo. A Torino alla fine ha votato il 78 per cento degli aventi diritto (poco più di 540 mila persone), il 5 per cento in meno rispetto a due anni fa, un dato superiore a quello della media nazionale. Segno di un malessere che parte dell'elettorato ha voluto manifestare in questo modo. Qualche problema, invece, ha creato la sistemazione dei simboli sulle schede: quasi 15 mila, pari al 2,86 per cento, sono stati i voti non validi. A questo dato va aggiunto quello delle schede: circa 12 mila. Sommando le due cifre si ottiene quasi il bottino conquistato dalla Sinistra Arcobaleno. SEGUE A PAGINA V.

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Ciarrapico a palazzo madama e con veltroni gli ex assessori - giovanna vitale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Roma Ciarrapico a Palazzo Madama e con Veltroni gli ex assessori Tra i leader Roma boccia Bertinotti e Storace. Promosso Casini I risultati Bittarelli, il capopopolo dei tassisti candidato con il Pdl, dovrà forse restare fuori GIOVANNA VITALE Il fascista mai pentito Giuseppe Ciarrapico entra a Palazzo Madama, mentre il capopopolo dei tassisti Loreno Bittarelli dovrà probabilmente accomodarsi fuori e sperare nella rinuncia di qualcuno che, nel Pdl, lo precede in lista. Nonostante la sconfitta, invece, Veltroni porta con sé a Montecitorio molti fedelissimi ed ex assessori: da Ileana Argentin a Roberto Morassut, da Maria Coscia a Enrico Gasbarra. La vera sorpresa, però, è la bocciatura sia di Fausto Bertinotti, capolista della Sinistra Arcobaleno alla Camera, sia di Francesco Storace, leader della Destra, al Senato: entrambi out. L'unico che si salva è Pier Ferdinando Casini, Udc. Roma non è bastata a trainare il Pd verso la vittoria. Il Pdl, a dispetto del 45% registrato dai democratici nella prima circoscrizione della Camera, conquista la maggioranza dei deputati e dei senatori candidati nel Lazio. Colpa, anche, della forte bipolarizzazione del voto, che ha penalizzato i partiti piccoli, dall'Udc alla Destra sino alla Sinistra Arcobaleno, tagliandoli praticamente fuori dal Parlamento. Per il partito di Berlusconi entrano a Montecitorio 22 onorevoli: oltre all'ex premier e al leader di An Gianfranco Fini, capilista in tutta Italia, ci sono tra gli altri l'aspirante sindaco Gianni Alemanno, Fabrizio Cicchitto, Francesco Giro, Giulia Bongiorno, Giuseppe Consolo, Mario Pescante, Beatrice Lorenzin, Silvano Moffa, Vincenzo Piso, Paolo Guzzanti, Giorgio Simeoni, l'ex capogruppo di An Marco Marsilio. E, se Berlusconi e Fini opteranno per altre regioni, anche Potito Salatto. A varcare la soglia di Palazzo Madama, invece, saranno in 15: tra cui Marcello Pera, Maurizio Gasparri, Lamberto Dini, Cesare Cursi, Mauro Cutrufo, Andrea Augello, Claudio Fazzone, Oreste Tofani, Domenico Gramazio, Stefano De Lillo. Sul fronte opposto il Pd - come miglior e unico perdente - ottiene 11 seggi al Senato, cedendone 1 all'Italia dei Valori con Di Pietro capolista. Il quale, se dovesse optare per un'altra regione, lascerebbe il posto all'ex assessore alla Sicurezza Jean Leonard Touadi. Dunque fanno ingresso a Palazzo Madama Franco Marini e Anna Finocchiaro, Mauro Del Vecchio, Luigi Zanda, Ignazio Marino, Maria Pia Garavaglia, Raffaele Ranucci, Riccardo Milana, Mauro Gasbarri, Lucio D'Ubaldo, Lionello Cosentino. E siccome Finocchiaro e Garavaglia hanno già optato per altre regioni, entreranno pure Maria Francesca Marinaro e Roberto Di Giovan Paolo. Alla Camera, invece, il Pd dovrà dividere i 18 seggi riservati ai "perdenti" con i partiti che hanno superato la soglia del 4% (solo l'Udc). Fatto salvo il calcolo dei resti, dunque, avrà tra i 14 e i 15 deputati: tra cui, appunto, oltre a Veltroni, Marianna Madia, Paolo Gentiloni, Giovanna Melandri (che però ha già optato per la Liguria), Michele Meta, Massimo Pompili, Renzo Carella, Roberto Giachetti, Walter Tocci, Giovanni Bachelet e, in bilico, Pietro Tidei. SEGUE A PAGINA VI.

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Senato, nel lazio berlusconi in vantaggio - paolo boccacci (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Roma Il voto per Palazzo Madama. Una estenuante altalena di exit poll e proiezioni. A scrutinio non ultimato il Popolo della Libertà è primo Senato, nel Lazio Berlusconi in vantaggio Pdl-Pd sul filo di lana per tutta la giornata, poi lo sprint del Centrodestra Poco prima delle 21 la quinta proiezione di Consortium dava Pd-Idv al 42,7. E dietro Pdl e Mpa al 42,6. Solo un 0,1% di differenza Nella Capitale alle 21, per 2.004 sezioni su 2.600, il Pd era al 41,40 che, sommato al 4,82 di Di Pietro, arrivava al 46,22, al di sopra del 40,01 di Pdl e Mpa PAOLO BOCCACCI Un testa a testa dalle 15, ora in cui è uscito l'ultimo elettore dai seggi, fino a notte, un lungo stillicidio di cifre. Poi lo sprint del Centrodestra. Per il Senato nel Lazio con 4556 sezioni scrutinate su 5235, la coalizione di Berlusconi è al 44,1 mentre quella di Veltroni si ferma al 41,5. Alle 21,18 la prima proiezione Ipsos donava il Lazio al Cavaliere con una forbice di 14-16 seggi al Pdl e 11-13 Pd e Idv rispettivamente al 43,8 e al 42%. Poco prima, alle 21, la quinta proiezione di Consortium sull'89% delle schede dava il Pd al 38,5 e l'Italia dei Valori al 4,2 per un totale di 42,7. E poco dietro Pdl e Mpa al 42,6. Solo uno 0,1 di differenza. Con la Destra al 3,1, la Sinistra arcobaleno al 4,1 e l'Udc al 4,4. Nel pomeriggio, alle 17,50 sempre per le proiezioni di Consortium ancora uno spalla a spalla, ma con posizioni rovesciate. Con una copertura del 39 per cento dei seggi, Pdl ed Mpa erano al 41.9% e Pd ed Idv al 40. Poco più di un'incollatura. Nel 2006 invece nel Lazio i Ds erano a 19,2, la Margherita al 9,1, Idv al 2,6 per un totale di 30,9. mentre Forza Italia era al 21,3, An al 18,8, la lega allo 0,3 e altri alleati al 2,2: in tutto il 42,6. E bisogna aggiungere che Rifondazione era all'8,8, Pdci e Verdi al 4,2 e l'Udc al 7. A Roma città la musica è diversa. Alle 23, per 2494 sezioni su 2600, il Pd è al 41,20, che sommato al 4,81 di Di Pietro, arriva al 46,01, molto al di sopra del 40, 25 di Pdl e Mpa insieme. Quasi di sei punti. Esulta per il Pd Lionello Cosentino: "I dati che affluiscono a Roma indicano una grande affermazione in città per il Partito Democratico e il centrosinistra. Ci troviamo davanti a un risultato ottimo, in un quadro nazionale difficile. Questa vittoria segna una importantissima conferma grazie al lavoro fatto da Walter Veltroni e da Francesco Rutelli, che ora corre per la poltrona di sindaco, contro una destra che sa dire solo no a tutte le proposte. Nella Capitale abbiamo preso 100 mila voti più del Pdl, un successo incredibile, che poi è stato prosciugato dalle perdite negli altri capoluoghi di provincia". Ribatte Giro, il commissario romano di FI: "A Roma e nel Lazio, nella città e nella Regione dove la sinistra governa da anni con il tridente Veltroni, Marrazzo, Gasbarra, il Popolo della Libertà è cresciuto in maniera esponenziale in soli 18 mesi dalle ultime elezioni amministrative. Nel Comune da oggi in poi il duello sarà all'ultimo voto. In particolare nella Capitale attualmente il Pdl da solo è poco sotto al partito di Veltroni, quando storicamente eravamo distanziati di tantissimo, anche di 8-10 punti. Essere qui ad un'incollatura da Veltroni è un successo straordinario, che dimostra la fine del predomino delle sinistre a Roma. Ora con Rutelli la partita è aperta. Si andrà al ballottaggio e ce la giocheremo". Ma vediamo nei dettagli come era andata nel 2006 nelle 2600 sezioni di Roma. Due anni fa al Senato nella regione i Democratici di Sinistra erano al 21,55 e la Margherita al 9,04 per un totale di 30,59%. Mentre L'Italia dei Valori aveva il 2,96%. Verdi e Pdci invece erano insieme al 5,02 e Rifondazione al 9,54 per un totale di 14,56. Dall'altra parte della barricata elettorale Forza Italia aveva il 18,09%, Alleanza nazionale, il 19,51 e insieme il 37,60, una maggioranza molto più alta di quella conquistata in questo ultimo match.

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Pagina III - Palermo Gli eletti alla Camera della circoscrizione Sicilia 1 (tra parentesi i possibil... (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Palermo Gli eletti alla Camera della circoscrizione Sicilia 1 (tra parentesi i possibili non eletti). PDL: Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Gianfranco Miccichè, Angelino Alfano, Giuseppe Scalia, Enrico La Loggia, Giuseppe Fallica, Salvatore Misuraca, Antonino Lo Presti, Giuseppe Marinello, Gaspare Giudice, (Vincenzo Fontana, Nicolò Cristaldi, Alessandro Pagano, Gabriella Giammanco). UDC: Pierferdinando Casini, Francesco Saverio Romano, Calogero Mannino, (Giuseppe Ruvolo, Antonino Dina). MPA: Raffaele Lombardo, Nicola Leanza, (Giovanni Di Mauro, Ferdinando Latteri). PD: Giuseppe Fioroni, Alessandra Siragusa, Angelo Capodicasa, Sergio D'Antoni, Pierdomenico Martino, Daniela Cardinale, Enzo Carra, (Antonino Russo). IDV, Leoluca Orlando. Sicilia 2: PDL, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Antonio Martino, Stefania Prestigiacomo, Carmelo Briguglio, Umberto Scapagnini, Francesco Stagno d'Alcontres, Francesco Catanoso Genoese, Giuseppe Palumbo, Antonino Salvatore Germanà, Benedetto Fabio Granata, Antonino Minardo, (Ugo Grimaldi, Barbara Saltamartini, Vincenzo Gibiino, Salvatore Torrisi, Vincenzo Garofalo). MPA: Raffaele Lombardo, Nicola Leanza, Carmelo Lo Monte, (Angelo Salvatore). UDC: Lorenzo Cesa, Rocco Buttiglione, Giuseppe Naro, Giuseppe Drago, (Giuseppe Gianni, Domenico Sudano). PD: Giuseppe Berretta, Walter Veltroni, Francantonio Genovese, Rita Bernardini, Ricardo Franco Levi, Marco Causi, Giovanni Burtone, (Marilena Samperi).

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Politiche, il centrodestra prende tutto - emanuele lauria (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Palermo Politiche, il centrodestra prende tutto Il Pdl si conferma maggioranza e l'Udc va oltre la soglia dell'8 per cento Bene il Pd che supera i voti di Ds e Dl, l'Mpa non sfonda. Il flop dell'Arcobaleno EMANUELE LAURIA La Sicilia resta ben salda nelle mani del centrodestra. Offre a Berlusconi una vigorosa spinta verso Palazzo Chigi e sceglie Raffaele Lombardo per la presidenza della Regione. Nell'Isola cambiano le insegne, non i risultati. Il Pdl fa il pieno e conquista più del 45 per cento dei consensi al Senato, un risultato che equivale a un netto scatto in avanti: sette punti in più rispetto alla somma dei voti conquistati da Forza Italia e An due anni fa. Una mano, al Cavaliere, la dà come previsto l'Mpa di Lombardo che sfiora l'otto per cento e va ben oltre il dato del 2006, quando il movimento fu appesantito dall'alleanza con la Lega Nord. L'apporto del leader autonomista è risultato sì prezioso, ma non determinante per il Pdl, che alla luce dell'esito del voto avrebbe conquistato il premio di maggioranza al Senato anche da solo. Va bene ma non sfonda, l'Mpa, restando lontano dal risultato dell'Udc che si attesta intorno al dieci per cento e si tiene a galla proprio in Sicilia. Grazie al personale successo di Salvatore Cuffaro, l'ex governatore che aveva legato all'elezione a Palazzo Madama la sua permanenza in politica e che ha portato lo scudocrociato oltre la soglia di sbarramento: impresa che a Casini non è riuscita in altre regioni. Cuffaro conduce l'Udc oltre l'11 per cento a Palermo e addirittura al 15 per cento in provincia di Agrigento. Alla fine, il distacco fra la coalizione di Berlusconi e quella di Veltroni, nell'Isola, è pari a oltre 24 punti al Senato, più o meno quattro volte quello fatto registrare, in media, nel Paese. Eppure il Partito democratico, al suo debutto, non ha sfigurato: restando alle elezioni per Palazzo Madama, ha conquistato un risultato che si attesta intorno al 26 per cento, quasi tre punti in più rispetto alle politiche del 2006. E lo stesso incremento, in linea di massima, le liste dei veltroniani fanno segnare alla Camera, almeno nella circoscrizione occidentale. A Oriente, ovvero nel collegio che comprende Catania (città natale di Anna Finocchiaro), il Pd non supera il dato di due anni fa. Dato emblematico, anche se il partito democratico ha probabilmente pagato in quella zona anche l'effetto-Lombardo e l'addio di Ferdinando Latteri, passato all'Mpa. In flessione Italia dei Valori: il movimento di Di Pietro perde consensi al Senato e denuncia un calo pure nella circoscrizione occidentale della Camera, dove il capolista era Leoluca Orlando. Ma grazie all'alleanza con il Pd, Italia dei Valori potrebbe veder crescere la propria rappresentanza parlamentare. Anche in Sicilia il crollo della sinistra ha dimensioni evidenti. Complessivamente, fra Camera e Senato, l'Arcobaleno oscilla su cifre inferiori al tre per cento, meno di quanto da sola Rifondazione Comunista raggranellò alle elezioni legislative di due anni addietro. E non centra un seggio né a Montecitorio né al Senato, ricalcando in fotocopia il fallimento lamentato a livello nazionale. Il Pdl festeggia l'ennesima avanzata di Berlusconi nell'Isola. "Abbiamo dato un grandissimo apporto alla conquista di Palazzo Chigi - dice Angelino Alfano, coordinatore regionale di Forza Italia - Ed è un risultato significativo, visto che solo nell'Isola il Pdl ha dovuto concorrere con un'Udc tanto forte e con un Mpa che esprimeva il candidato governatore". Il presidente dell'Ars uscente Gianfranco Micciché, che aveva dovuto rinunciare a correre per Palazzo d'Orleans, plaude a Raffaele Lombardo e non rinuncia all'ultima frecciata a Cuffaro: "Il progetto di Berlusconi è stato compreso anche nell'Isola. E con la vittoria di Lombardo si potrà ritornare a lavorare concretamente per il rilancio della nostra Regione". Ma sull'altro fronte si dice "complessivamente soddisfatto" anche Francantonio Genovese, segretario del Pd: "Abbiamo superato la somma dei voti conquistati da Ds e Margherita due anni fa. Un dato importante, che dà la misura di un partito che in pochi mesi ha messo radici: lo dimostra anche il risultato di province come Ragusa o Siracusa che - per una scelta del partito a livello nazionale - non esprimevano proprie candidati in posizione di particolare visibilità. Rimane il rammarico - dice Genovese - di avere una rappresentanza limitata rispetto ai voti riportati per effetto della legge elettorale, ma anche per la prevedibile cortesia dell'Mpa nei confronti dell'Udc in molte zone della Sicilia".

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Cuffaro sbarca a palazzo madama big in bilico nel partito democratico - massimo lorello (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Palermo I risultati L'ex governatore: "Grande gesto d'affetto dei siciliani, mi sacrificherò per servire l'Isola" Cuffaro sbarca a Palazzo Madama big in bilico nel Partito democratico Tra i veltroniani sono fuori Piro e Cusumano Bianco all'attacco dei vertici Con il capolista eletto anche Giampiero D'Alia Suspense per il terzo seggio MASSIMO LORELLO (segue dalla prima di cronaca) La fusione Forza Italia - An (il peso determinate è dei primi, naturalmente) ha prodotto il risultato che berlusconiani e finiani avevano prospettato in partenza. In attesa dei premi di maggioranza, entrano certamente alla Camera, per la circoscrizione della Sicilia occidentale, undici deputati. Considerate le rinunce dei capilista Berlusconi e Fini, saranno eletti, a parte i sicuri Miccichè, Alfano, Scalia, La Loggia anche Vincenzo Fontana e Nicolò Cristaldi e, con il premio di maggioranza, l'ex assessore regionale Alessandro Pagano e la telegiornalista Gabriella Giammanco. Dodici sono gli eletti certi nella Sicilia orientale, ma la lista arriverà al quattordicesimo posto per la rinuncia sempre di Berlusconi e Fini. Al Senato il Pdl porterà oltre a Schifani, Nania, Vizzini, Firrarello, anche gli ex deputati regionali Simona Vicari, Raffaele Stancanelli e Salvo Fleres. In bilico il segretario forzista di Palermo Enzo Galioto e dopo di lui, attualmente fuori dai giochi, Nino Strano: il senatore che trangugiò la mortadella a Palazzo Madama subito dopo la sfiducia a Prodi. L'Udc dovrebbe portare alla Camera cinque deputati ma ne potrebbe scattare un sesto. In ogni caso, sono certe le elezioni di Calogero Mannino, Giuseppe Ruvolo, Giuseppe Naro e Peppe Drago mentre è in posizione borderline Pippo Gianni. Cuffaro, nella sua prima uscita dopo il voto, racconta di aver fatto gli auguri a Berlusconi ma anche di avere ricevuto le immediate congratulazioni di Casini per la performance della Sicilia. E mentre nel quartiere generale dell'Udc l'ex governatore offre caramelle alla carruba ("così vi dimenticate i cannoli"), annuncia il progetto "di un grande partito di ispirazione cattolica e popolare, capace di dare una casa a quanti si riconoscono in questi valori" e promette "un'opposizione costruttiva e responsabile". "Fra cinque anni, dopo avere risolto definitivamente i miei problemi giudiziari - dice Cuffaro - farò il ministro". Per il l'Mpa entreranno a Montecitorio Nicola Leanza e Carmelo Lo Monte, Giovanni Di Mauro, Ferdinando Latteri e forse Sandro Oliveri. In Senato, potrebbero entrare Giovanni Pistorio e Vincenzo Oliva. Con la Sinistra arcobaleno fuori gioco, l'opposizione sarà rappresentata dal Partito democratico e da Italia dei valori. I dipietristi dovrebbero confermare alla Camera l'ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando mentre Fabio Giambrone è in corsa per ritornare al Senato. Il resto è una faccenda interna al Pd che, anche in relazione alla debacle per la presidenza della Regione, mentre le operazioni di spoglio sono ancora in corso, si spacca, con i vertici regionali messi immediatamente in discussione da Giuseppe Lumia ed Enzo Bianco. A conti fatti, il Pd al Senato ottiene da 7 a 8 seggi. Il che significa che resteranno fuori Franco Piro e l'ex Udeur Nuccio Cusumano. Alla Camera è in bilico, nella Sicilia occidentale, il vicesegretario regionale Tonino Russo che però entrerebbe per la rinuncia del capolista Fioroni, mentre a oriente a rischiare è l'ex Idv Salvo Raiti. "Bisogna avere il coraggio di dire che in Sicilia il progetto di Walter Veltroni deve essere meglio organizzato - dice Lumia appena eletto al Senato - Nei confronti del centrodestra poi il nostro riformismo deve essere più severo su un sistema di potere che non produce nulla di buono per la Sicilia". Enzo Bianco rincara la dose: "Sul risultato siciliano pesa una non adeguata conduzione politica, sulla quale nei prossimi giorni, con spirito costruttivo, saremo chiamati a riflettere". Mancano i numeri ufficiali della sconfitta ma nel Pd è già partita la resa dei conti.

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Una sconfitta che impone di cambiare - giustino fabrizio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Napoli UNA SCONFITTA CHE IMPONE DI CAMBIARE GIUSTINO FABRIZIO Nell'Italia tornata saldamente nelle mani di Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, la Campania rappresenterà un banco di prova importante della capacità della Destra di saper governare e risolvere i problemi dell'intero Paese. Vedremo se davvero il nuovo governo terrà il suo primo Consiglio dei ministri a Napoli, come promesso in campagna elettorale, e soprattutto se riuscirà a dare risposte efficaci sia alle emergenze, come la questione dei rifiuti, sia ai nodi strutturali irrisolti: la disoccupazione, la criminalità, gli sprechi e le inefficienze degli apparati pubblici. Sulla capacità della classe dirigente nazionale nel suo complesso di farsi carico sul serio dei problemi del Sud abbiamo sempre avuto forti riserve, un probabile governo Bossi-Berlusconi le ingigantisce, soprattutto alla luce di come gli stessi problemi sono stati affrontati dal centrodestra dal 2001 al 2006. L'Italia va a due velocità e il Sud non può certo colmare da solo il distacco con il Centro Nord. Difficile pensare che la Lega darà una spinta nella giusta direzione. Per la verità non sono stati di grande aiuto al Sud neanche gli esponenti della Sinistra che hanno governato e governano molte realtà meridionali, a partire dalla nostra Regione, che si candida tra un anno, ma forse anche prima, a finire anch'essa nelle mani della Destra. è innegabile che questo voto, quello che si è espresso nelle urne (si pensi al successo di Di Pietro che ha fatto campagna elettorale chiedendo ogni giorno le dimissioni di Bassolino) e quello che ha scelto la strada dell'astensione (a Napoli più alta della media), ha suonato la campanella dell'ultimo giro per una rappresentanza politica di centrosinistra che sembrava inaffondabile: Bassolino, De Mita, Pecoraro Scanio, Mastella e signora. Questo dato, accompagnato a una semplificazione del quadro politico che punisce sia la Sinistra Arcobaleno pura aggregazione dell'esistente senza progetto, sia i cascami del centro cattolico ormai considerati un'intermediazione inutile, può costituire la premessa su cui completare la costruzione del Pd come moderna forza riformatrice e di governo. Non c'è alternativa, per il partito di Veltroni nel Mezzogiorno, al procedere con decisione sulla strada del rinnovamento del personale politico e dei mezzi con cui costruire il consenso, abbandonando partiti personali e feudi clientelari, alleanze eterogenee e adesioni drogate dai sistemi di potere.

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La regione cambia colore vince il pdl, crollo a sinistra - roberto fuccillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Napoli La regione cambia colore vince il Pdl, crollo a sinistra Udc sotto la soglia al Senato, Pd meglio di Ds-Dl I risultati Il centrodestra sembra aver assorbito il 5,2% detenuto da Mastella Agli uomini di Berlusconi vanno 17 seggi al Senato, Di Pietro si avvia a conquistarne due ROBERTO FUCCILLO TUTTO come previsto. O quasi. Perché se il sorpasso ai danni del defunto centrosinistra era nell'ordine delle previsioni, qui come altrove nessuno poteva attendersi l'exploit di Italia dei valori e la estinzione della Sinistra arcobaleno. La Campania comunque cambia mano, e questo è il dato principale. I primi dati sul Senato, quelli più attesi, dicono che la maggioranza regionale è passata allo schieramento di Berlusconi e Fini. Il Popolo della libertà, testato dall'ultima proiezione di Consortium per la Rai, veleggiava intorno al 45.3 per cento, ben 12 punti in più del Pd veltroniano, fermo al 32.8, che comunque sale di 4 o 5 punti rispetto al risultato di Ds e Margherita nel 2006. Per fortuna del Pd c'è l'Italia dei Valori. La formazione di Di Pietro, come accaduto sul resto del territorio nazionale, strappava una sorta di record, 5.6 per cento, che porta la coalizione al 38.4 e riduce le distanze dai berlusconiani visto che l'Mpa di Lombardo porta al Cavaliere invece solo l'1.5. Quest'ultimo risultato impedisce peraltro il rientro in Parlamento dell'ex ministro Enzo Scotti, che ne capeggiava la lista. I rilievi di Ipsos per Mediaset allargavano ancora il divario: Pdl 47.8, Mpa 2.1 (totale 49.9), Pd 30.1, Idv 4.9 (totale 35.0). Infine i dati ufficiali, fermi a 4426 sezioni su 5777, risultavano ancora più crudi: Pdl 51.0, Mpa 2.2, Pd 34.1, Idv 4.1. Insomma 17 punti fra i due partiti principali e 15 fra le due coalizioni. Più che un cambio una rivoluzione. Qualunque sia la decisione di Bassolino, è la fine di un'epoca, di un equilibrio politico in Campania iniziato nel lontano 1993. Ovviamente è abbastanza per garantire il premio di maggioranza su scala regionale. In effetti la lotta appariva già impari dai dati sulla carta, quelli elettorali di due anni fa. Le forze organicamente rappresentate nel Pdl (Forza Italia, An, Psi/Dc e la lista della Mussolini) partivano da un 42.3 per cento, l'accoppiata Ds-Margherita, riferimento del neonato Pd, assommava il 26.9. La crisi politica della Regione, come il dramma rifiuti e il tira e molla sulla permanenza di Bassolino a Santa Lucia, hanno probabilmente fatto il resto. A conti fatti il centrodestra sembra aver tranquillamente assorbito il grosso del 5.2 per cento detenuto due anni fa da Mastella e forse ci ha aggiunto dell'altro. Il Pd di per sé guadagna circa 7 punti percentuali, e Di Pietro altri 2. Ma a sinistra l'arcobaleno ne ha persi rovinosamente ben 7. Disco rotto invece per l'Udc di De Mita. Non solo la formazione non sfonda il muro dell'8 per cento, ma alla fine il valore aggiunto dell'arrivo dell'ex presidente del Consiglio sotto lo scudocrociato è valutabile intorno all'1 per cento, quello che consente a Casini di passare dal 5.3 al 6.9. è la fine di una fetta di storia, De Mita resta fuori dal Parlamento nonostante l'exploit irpino: in provincia di Avellino a oltre metà dello spoglio il partito era intorno al 15 per cento. Certo i rifiuti hanno pesato. Lo dice il dato di Napoli città. In quello che è comunque l'epicentro della spazzatura, l'affluenza si è fermata al 66.7 per cento, quasi sette punti in meno di due anni fa, un saldo negativo nettamente superiore ai tre-quattro punti in meno dell'intero territorio nazionale. Quanto al voto di lista, il Pdl diventa abbondantemente la prima forza. A 803 sezione scrutinate su 886 il partito era al 45.7, col Pd al 35.0, Di Pietro al 5.5, l'Udc al 4.7, Sinistra arcobaleno al 3.5. Idem a Salerno: con 135 sezioni su 151 il Pdl è al 46.6, Pd al 36.6, Idv al 4.2, Udc 4.4, Sinistra 2.2. Tendenza confermata a Caserta, con 76 sezioni scrutinate su 89: Pdl 45.9, Pd 31.4, Idv 7, Udc 7.9, Sinistra 2.3. Il Senato consegna così i suoi 17 seggi di maggioranza al Cavaliere. Potrebbe addirittura scattare un diciottesimo posto. è un dato già di per sé di rilievo nazionale. Due anni fa Prodi ce la fece per un soffio, raccogliendo poco più di 15mila voti in più di Berlusconi, e quei quattro seggi sono aritmeticamente quelli in più sui quali si è fondata, almeno all'inizio, la maggioranza di centrosinistra a Palazzo Madama. Oggi il pendolo oscilla nettamente dall'altra parte. Per il Pd non c'è neanche la consolazione di aggiudicarsi tutti i 13 seggi della minoranza. Udc e Sinistra sono fuori, ma quei posti rischiano, come visto, di ridursi a 12, e pare proprio che Di Pietro si avvii a conquistarne due, uno sicuro per Aniello Di Nardo, ex sottosegretario nei governi di D'Alema e di Amato, l'altro per Giacinto Russo, ex Udeur e assessore alla Provincia di Napoli. Detto del Senato, spogliato prima e il cui risultato era più atteso, la Camera non può che confermare queste indicazioni. Anche qui il Pdl poteva partire dal 41.5 e dal 42.5 rispettivamente in Campania 1 e Campania 2. Per contro il Pd era al 29.3 e al 27.6 rispettivamente. Oggi il dato dice che in Campania 1, a oltre metà spoglio, il Pdl è al 47.4 (cui va aggiunto il 2.0 di Mpa, che così potrebbe anche strappare un deputato), il Pd al 37.3, l'Idv al 5.3, l'Udc al 5.3, la Sinistra al 3.2. In Campania 2 invece, a circa metà spoglio, il Pdl è addirittura al 52.6, l'Mpa al 2.4, il Pd al 32.4, Idv al 4.3, l'Udc al 7 (un risultato che potrebbe addirittura dare al partito 3 posti, per Francesco Pionati, Domenico Zinzi e Giuseppe De Mita, il nipote di Ciriaco che così prenderebbe il testimone dalle mani dello zio), la Sinistra arcobaleno al 2.4. Succede così che il Pdl porti ben 35 uomini a Montecitorio, 10 in più del 2006, mentre il Pd deve accontentarsi di 18, perdendone due. Uno sguardo infine all'astensionismo. C'è stato, la Campania ha portato alle urne solo il 75.8 per cento degli aventi diritto. Due anni fa, calcolata al Senato, la percentuale fu del 78.3. Dunque il calo c'è stato, però è di soli 2.5 punti, inferiore alla media nazionale. A parte l'exploit negativo di Napoli città, il calo è uniforme: 2.9 in provincia di Caserta, 2.8 in quelle di Salerno e Avellino, 2.7 in quella di Napoli. C'è invece addirittura un saldo positivo, più 1.1, per quella di Benevento, trainata dal voto per il rinnovo dell'amministrazione provinciale.

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Pagina IV - Napoli Pdl Silvio BERLUSCONI Gianfranco FINI Stefano CALDORO Alessandra MUSSOLINI Italo ... (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Napoli Pdl Silvio BERLUSCONI Gianfranco FINI Stefano CALDORO Alessandra MUSSOLINI Italo BOCCHINO Luigi CESARO Paolo RUSSO Pina CASTIELLO Giampiero CATONE Massimo NICOLUCCI Marcello TAGLIALATELA Giuseppe SCALERA Gioacchino ALFANO Amedeo LABOCCETTA Maurizio IAPICCA Marcello DI CATERINO Daniela MELCHIORRE Alfonso PAPA Gianfranco PAGLIA (Maria Elena STASI) (Vincenzo D'ANNA) Mara CARFAGNA Nicola COSENTINO Mario LANDOLFI Giancarlo LEHNER Nunzia DE GIROLAMO Edmondo CIRIELLI Mario PEPE Marco MILANESE Giulia COSENZA Michaela BIANCOFIORE Gennaro MALGIERI Marco PUGLIESE Pasquale VESSA 14.Gerardo SOGLIA (Nicola FORMICHELLA) (Anna FERRAZZANO) Pd Massimo D'ALEMA Luigi NICOLAIS Giulio SANTAGATA Olga DI SERIO in D'ANTONA Donato MOSELLA Salvatore PICCOLO Luisa BOSSA Pasquale CIRIELLO Andrea SARUBBI (Eugenio MAZZARELLA) Giuseppina PICIERNO Walter VELTRONI Tino IANNUZZI Guglielmo VACCARO Costantino BOFFA Luciana PEDOTO Fulvio BONAVITACOLA Mario PEPE Stefano GRAZIANO (Antonio CUOMO) Idv Antonio DI PIETRO Aniello FORMISANO) (Silvana MURA) (Americo PORFIDIA) Udc Pierferdinando CASINI (Ferdinando ADORNATO) (Nunzio TESTA) Lorenzo CESA (Francesco PIONATI) (Domenico ZINZI).

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Veltroni: la sfida riformista ha pagato Il Partito democratico ha avuto incrementi significativi. Pronti a fare le riforme insieme (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni: la sfida riformista ha pagato "Il Partito democratico ha avuto incrementi significativi. Pronti a fare le riforme insieme" di Bruno Miserendino/ Roma "COME È PRASSI in tutte le democrazie occidentali, ho telefonato a Berlusconi per dargli atto della vittoria ed esprimergli l'augurio di un buon lavoro". Impensabile a parte invertite. Eppure è così: nel giorno che aveva immaginato diverso, Walter Veltroni ci tie- ne a marcare la differenza rispetto al passato, e rispetto "al principale esponente dello schieramento avverso" che due anni fa alla stessa ora parlava di brogli. C'è stato un terremoto, di cui il Pd è uno dei protagonisti, e anche questo è un segno della novità: non si cambia stile, perché si perde. Alle 20, quando i dati confermano che il Pd ha ottenuto un buon risultato vicino al 34% dei voti, ma che Berlusconi ha una chiara maggioranza anche al Senato, Veltroni si presenta alla stampa con lo stato maggiore del partito. Sorride, ma c'è un po' di mestizia. È commosso. Si sperava di più, inutile negarlo. Ci sono proprio tutti dietro a lui, Franceschini, D'Alema, Fassino, Letta, Finocchiaro, Rosy Bindi, e fatto significativo, sono voluti venire spontaneamente. "Allora io vado", ha detto e tutti gli hanno fatto eco: "Walter, veniamo anche noi". No, Veltroni non si salverà dai retroscena dei giornali, che già vedono la sua leadership in difficoltà, ma ora il Pd vuole mandare un messaggio di unità: "La nostra - dicono un po' tutti - è stata una battaglia giusta e siamo una realtà riformista enorme come mai c'è stata in Italia". All'ex mercato del pesce che funge da grande e fredda sala stampa, il leader del Pd incassa un applauso caloroso di incoraggiamento da collaboratori e simpatizzanti, e poi dice tre cose. Primo, "faremo un'opposizione di responsabilità nazionale", noi - conferma - siamo disponibili "a fare le riforme istituzionali nell'interesse del paese". "La nostra sfida - aggiunge - non ha raggiunto l'obiettivo di portare il riformismo al governo del Paese, abbiamo avuto sei mesi per impostare la battaglia, abbiamo ottenuto un risultato importante e ora dobbiamo costruire le condizioni perché l'Italia possa avere una sfida riformista al governo". Secondo concetto: Berlusconi governerà, ma i dati dicono che il Pdl ha ottenuto meno voti della somma dei due partiti di origine, ossia Forza Italia e An, e che quindi il successo della Destra si chiama soprattutto Lega. Il dato del Carroccio, dice chi ha parlato con Veltroni nelle prime ore dello spoglio, lo ha impressionato molto. Si vede non solo un paese politicamente spostato a destra, ma con una venatura xenofoba e secessionista, di protesta, che sarà oltretutto condizionante per il governo. La realtà è che al Senato Berlusconi ha una maggioranza, ma il peso della Lega è determinante. "Non so quanto dureranno - dice Veltroni - bisognerà capire cosa diventerà il Pdl, che è al momento solo un'alleanza elettorale, comunque ora gli spetta il compito di governare, e ci auguriamo - sottolinea Veltroni - che la Destra lo faccia nel rispetto dei valori fondamentali che avevo indicato nella lettera inviata al leader del Pdl". Riferimento non casuale. Il terremoto elettorale ha sorpreso tutti, e il buon risultato del Pd, sia pure inferiore agli ottimistici sondaggi degli ultimi giorni, avviene in un contesto di devastazione a sinistra e di generale spostamento a destra del paese. L'unico dato positivo, commentano dalle parti del Loft, sembrerebbe l'instaurazione del bipolarismo di fatto, indotto dalla scelta originaria del Pd di correre libero con la sola compagnia dell'Italia dei Valori di Di Pietro. Una riforma senza riforma, si potrebbe chiamare. Probabilmente resterà anche l'unica. Si capirà nelle prossime ore, ma è chiaro che nonostante le prime parole di disponibilità di Berlusconi, la stagione delle riforme in Italia si allontana. Semplicemente, il principale esponente dello schieramento avverso ha interesse solo alle riforme che gli convengono. In questo quadro è ovvio che il Pd ha svuotato il patrimonio elettorale della sinistra, senza tuttavia sfondare in quell'Italia di incerti, di delusi di indecisi che hanno alla fine preferito il voto di protesta leghista, l'astensione o direttamente Berlusconi. Il dibattito è già iniziato e non mancherà chi metterà in discussione la scelta di fondo di Veltroni, quel correre da solo che ha segnato la novità principale del Pd di fronte all'elettorato. Perché, inizia a chiedersi qualche dirigente di seconda fila, il Pd non ha saputo leggere i movimenti di quell'Italia profonda che continua a essere lontana dalle sponde riformiste? Il gruppo dirigente, come detto, non si espone e per ora fa quadrato intorno a Walter. Intanto perché obbligato dalla situazione, intanto perché il risultato del Pd è in ogni caso, come come dice Veltroni, "innegabilmente importante". Alla fine avrà preso 6 punti in più rispetto a quanto presero Ds e Margherita al Senato due anni fa, tre punti in più rispetto all'Ulivo della Camera. Ci si aspettava due o tre punti in più, inutile negarlo, però bisogna considerare che sei mesi fa i sondaggi davano il Pd al 25%. Lo ha ricordato Rosy Bindi, che dopo la battaglia delle primarie, ha dato lealmente una mano a Walter. D'altra parte, fa osservare qualcuno, anche se il Pd avesse preso quel 36% che gli attribuivano gli ultimi sondaggi, non sarebbe cambiato di molto il volto di questo 13 aprile. Resta una difficoltà del centrosinistra a leggere nella pancia del paese. "Ci siamo illusi che quelle piazze piene, quel vento nuovo che veniva anche dal nord, dove il Pd è andato bene, fossero un segno generale". Invece la sostanza è diversa. È vero che il Pd è una grande realtà "la più grande forza riformista che questo paese abbia avuto", è vero che ha iniziato a ricucire il suo rapporto con fette importanti del paese, ma si trova anche a essere un gigante "terribilmente solo". L'imperativo è andare avanti. Walter ci crede, la commozione e anche qualche lacrima che ha accolto la sua breve apparizione davanti alla stampa, lo conforta. Come dice un cartello orgogliosamente portato da un signore davanti alla sede del Pd: "Comunque vada, grazie Walter". Alla fine, alle 21,30 Veltroni ha lasciato il Loft ed è tornato a casa, tra gli applausi. Domani inizia un'altra storia.

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Le tante facce del voto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Le tante facce del voto Antonio Padellaro È andata male perché Berlusconi ritorna a governare l'Italia. È andata male perché il Pd non è riuscito a vincere. Ma è andata bene perché il partito di Walter Veltroni esce da queste difficili elezioni come l'unico grande e, speriamo, compatto argine al potere della destra. Una forza del 34 per cento che in pochi mesi ha messo solide radici e che si candida a guidare il Paese in un futuro probabilmente non lontano, come spiegheremo tra un momento. Ma i risultati del terremoto del 14 aprile ci dicono altro ancora. Che si è di fatto instaurato in Italia un sistema bipolare che rappresenta più dell'ottanta per cento degli elettori. Che a pagare l'amarissimo conto di questa chiamiamola semplificazione del sistema politico è stata soprattutto la Sinistra l'Arcobaleno che non avrà più alcuna rappresentanza in parlamento. Un evento, nella sua drammaticità, storico. Il terzo ritorno di Berlusconi a palazzo Chigi ci spaventa per una serie infinita di motivi che proveremo a sintetizzare. Perché il vecchio-nuovo premier sarà scortato e controllato dall'esercito leghista che farà pesare ogni giorno sul tavolo delle decisioni la ricca messe di voti rastrellata in tutto il nord-est. Un successo addirittura travolgente in Lombardia e nel Veneto, accompagnato da uno sconfinamento davvero inatteso in Emilia-Romagna. segue a pagina 35.

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Torna Berlusconi, comanda Bossi Il Pd sfiora il 34%. Crolla l'Arcobaleno La destra vince grazie alla Lega. Veltroni chiama il leader Pdl. Successo di Di Pietro Sinistra e Socialist (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Torna Berlusconi, comanda Bossi Il Pd sfiora il 34%. Crolla l'Arcobaleno La destra vince grazie alla Lega. Veltroni chiama il leader Pdl. Successo di Di Pietro Sinistra e Socialisti fuori dal Parlamento. Fini presidente della Camera, Frattini agli Esteri di Ninni Andriolo Ritorna il cavaliere, dopo meno di due anni, con l'aiuto decisivo di Bossi che pone una pesante ipoteca sul Berlusconi ter che nascerà dopo il 14 aprile. Pdl, Lega ed Mpa prevalgono con largo margine. Il Pd non sfonda, ma avanza. Ottiene alla Camera il 33,8%, un risultato inferiore alle previsioni dei sondaggi della vigilia (nel 2006 l'Ulivo ottenne il 31%), mentre il dato del Senato (33,5%) supera di oltre cinque punti quello ottenuto da Ds e Dl (28%) nel 2006. L'Idv di Antonio Di Pietro sfiora il 5% sia alla Camera che al Senato, raddoppiando il risultato di due anni fa. segue a pagina 6.

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A urne aperte (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del A urne aperte Furio Colombo Democrazia vuole che la prima parola sia di riconoscimento dei risultati, così come ci vengono consegnati dalle urne, e dunque di accettazione della prossima e non gradevole stagione di governo. Questa affermazione non ci esonera dal fatto di sapere e dal dovere di dire che non vedremo, come molti già temono, un film già visto. Ne vedremo, sia pure per legittima volontà degli elettori, uno diverso, che potrebbe anche essere peggiore. Ce lo hanno spiegato, come in cupo "trailer", Umberto Bossi, Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi in persona. Ricordate? "Mangano eroe subito". Ha senso dire queste cose, mentre molti stanno già domandandosi se si potranno fare riforme insieme? (e una si deve fare: la legge elettorale). Per conto mio vorrei non dimenticare il bel discorso di Walter Veltroni in Piazza del Popolo, il suo appello all'Italia pulita di Borsellino e Falcone. E non vorrei dimenticare un piccolo episodio che ha segnato a Roma la giornata elettorale: cinque persone in attesa di votare si sono rifiutate di permettere a Rita Levi Montalcini, anni 99, di votare senza aspettare in fila e in piedi. È un frammento di un'Italia vendicativa e cattiva che non sarà quella del voto, ma offre un brutto ritratto. segue a pagina 35.

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El Pais: ma come è possibile? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del El Pais: ma come è possibile? "Come è possibile?" titola in italiano un commento di El Pais. Se Berlusconi tornerà alla guida del Governo sarà "la corruzione personificata nel cuore dello Stato, l'influenza diretta del denaro e dei mezzi di comunicazione sulla politica". Il quotidiano spagnolo sottolinea anche l'affermazione del Pd che costituisce un successo "sul piano personale" per Veltroni. A sottolineare le luci della prestazioni del Partito democratico è anche "El Mundo": "Il Berlusconi III - scrive giornale conservatore - inizia a materializzarsi, ma con un'incredibile rimonta di Walter Veltroni".

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Ma il pd si consola "meglio del previsto" nicolais: io in regione - patrizia capua (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Napoli Il segretario dei Democratici: "Abbiamo scalato una montagna" Ma il Pd si consola "Meglio del previsto" Nicolais: io in Regione Iervolino: "Non ci preoccupa la vittoria Pdl, ma l'atteggiamento leghista anti-Sud" PATRIZIA CAPUA (segue dalla prima di cronaca) Iannuzzi premette: "Faccio dichiarazioni limitate e circoscritte ai dati in nostro possesso a questo punto. Il risultato è migliore delle aspettative: siamo in crescita. Di fronte a un punto di partenza davvero negativo. Dal 14 ottobre in poi abbiamo avuto una montagna da scalare. Di spazzatura e non solo, difficoltà di ogni genere: sull'assetto della Regione, lo svolgimento delle primarie arduo e tormentato, personalità autorevoli che hanno deciso di abbandonare il partito e candidarsi altrove. Eppure superiamo il 30 per cento: due anni fa al Senato, i fondatori del Pd (Ds e Margherita) presero il 26,9. Adesso c'è un 4 per cento in più rispetto al quadro nazionale. Poteva esserci e molti l'auspicavano, il crollo totale. Nei fatti, in questa trincea, abbiamo un percorso avviato di realizzazione del nuovo partito, nuova forza democratica già radicata sul territorio. Un risultato assolutamente impensabile. Sì, c'è la vittoria chiara del Pdl, ma il Pd dimostra di essere una forza orgogliosa e vitale". A Palazzo San Giacomo, il sindaco Iervolino, più che di Forza Italia, si mostra allarmata dall'avanzare della Lega "e l'atteggiamento antimeridionalista che ha sempre avuto. C'è stato un successo del centrodestra, ma sono convinta che questo risultato non altererà i rapporti tra il Comune di Napoli e il governo centrale. Ricordo che dal 2001 al 2006 abbiamo già governato la città avendo dei corretti e leali rapporti con il governo Berlusconi, che corretti e leali saranno mantenuti". Quando vede svaporare il voto alla Sinistra Arcobaleno e dei Verdi, il sindaco si dice preoccupata, ricorda che a livello locale sono all'interno di una coalizione, "sancita dagli elettori e che diventerà sempre più l'asse portante del nostro lavoro". è abbastanza soddisfatta: "A Napoli il Pd e Italia dei Valori hanno superato il 40 per cento, la coalizione ha tenuto". In via Nazario Sauro, le stanze si affollano. Sullo schermo Gasparri dichiara il "tracollo di Veltroni e company in Campania". Arriva il ministro Luigi Nicolais: "Il dato campano, lusinghiero per il Pd, ci carica di una forte responsabilità. Da domani saremo impegnati a dare risposte ai cittadini che ci hanno dato fiducia e a difendere gli interessi e le aspettative della nostra regione rispetto alle politiche del nascente governo". Poco più tardi, annuncia ufficialmente nella diretta a "Repubblica tv": "Mi candiderò alle primarie per le elezioni di governatore della Campania". E conferma che "bene avrebbe fatto Bassolino a dimettersi prima, dando un segnale di discontinuità". Parla fitto con Andrea Losco, bacia Anna Rea, segretaria della Uil. Si aggirano gli eletti, Teresa Armato, la Incostante ("ci ha premiato il voto dei giovani"), il rettore dell'Orientale, Pasquale Ciriello ("la direzione è ormai segnata, c'è una tenuta superiore alle aspettative. La spazzatura ha impedito a molti elettori di capire quale sarà il danno che farà la Lega"), "catapultati" come Andrea Sarrubi, accompagnato dalla moglie raggiante per il risultato e Adriano Musi, sindacalista Uil, che dice "dovevo essere candidato nel Lazio", in bilico Eugenio Mazzarella ("Il Pd non è riuscito ad allargarsi al centro, dove ha sfondato Berlusconi"), suda freddo fino alla fine il deputato uscente Bruno Cesario. Guglielmo Allodi, assessore al Lavoro della Provincia valuta che "il sentimento degli italiani rispetto al bipolarismo ormai è incontrovertibile. Per la Campania significa ricostruire un quadro politico profondamente diverso". Entusiasmo di Nello Formisano, di Italia dei Valori: "Ci auguriamo che il Pd ci ascolti molto di più". Ogni tanto arriva qualche buona notizia: "A Fuorigrotta siamo i primi in assoluto - dice Giuseppe Balzamo - ed è il quartiere dove Bassolino fu sconfitto alle primarie da Immacolata Caccavale".

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L'Italia del Valori raddoppia ma Di Pietro tace I dirigenti del partito festeggiano, lui dal blog ringrazia i suoi elettori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del L'Italia del Valori raddoppia ma Di Pietro tace I dirigenti del partito festeggiano, lui dal blog ringrazia i suoi elettori / Roma È UNA delle sorprese di queste elezioni il buon risultato dell'Italia dei Valori di Di Pietro. Non basta a vincere, ma rende meno bruciante la sconfitta del centrosi- nistra. Con il suo quasi 5%, sia alla Camera sia al Senato, l'Idv sembra raddoppiare il risultato del 2006 che era stato, rispettivamente, del 2,3 e del 2,9%. Invece degli attuali 17 deputati al partito dell'ex pm potrebbero toccarne 32. E anche in Senato la pattuglia potrebbe essere piuttosto consistente: 18 senatori, giacché in Molise si afferma come primo partito superando anche il Pd, e in altre regioni chiave come l'Emilia Romagna sembra assestarsi tra il 5 e il 6%. È un successo che non può passare inosservato all'interno del Pd e che porta alcuni nel partito di Di Pietro ad accarezzare l'idea di un gruppo parlamentare a "doppia sigla": Pd-Idv. Nella sede romana del partito il clima è di euforia, nonostante la coalizione formata da Veltroni-Di Pietro abbia perso la sfida con Pdl e Lega. La tesoriera e braccio destro di Di Pietro, Silvana Mura, ha seguito i risultati dal maxi-schermo nella sala riunioni dell'appartamento a due passi dalla Camera e spesso ha esultato insieme al capogruppo Massimo Donadi. Soprattutto quando è apparso il risultato dell'Emilia Romagna: "Sono stata assessore a Bologna con Cofferati - ricorda - e, con altri, ho fondato lì l'Idv. Ho fatto una campagna elettorale piazza per piazza, mercato per mercato". "È stato un risultato straordinario - le fa eco Donadi - abbiamo più che raddoppiato i nostri consensi. È stato un lavoro duro, ma alla fine siamo stati premiati". "Il nostro risultato può essere paragonato a quello della Lega - spiega il portavoce Leoluca Orlando - ma la differenza tra noi e Bossi è che loro sono presenti solo al Nord e noi, invece, dalle Alpi a Lampedusa". Mentre i suoi collaboratori a Roma festeggiano, Di Pietro tace. Seccato forse perché dal Pd non sarebbe arrivata una telefonata di ringraziamento. Ma si affida al blog per ringraziare gli elettori e per assicurare il suo impegno sul programma. Reduce da una campagna elettorale nella quale non sono mancati momenti di scontro con il Cavaliere, Di Pietro scrive: "Voglio ringraziare tutti coloro che si sono recati alle urne per votare l'Idv. Non è stato facile decidere di andare al seggio elettorale dopo i tanti fallimenti della politica. E non è stato semplice scegliere il gabbiano arcobaleno dopo il sostanziale oscuramento dell'Idv da parte delle tv pubbliche e dei continui attacchi gratuiti e diffamatori dei media in mano al signor Silvio Berlusconi". Molto del successo di Di Pietro, dice la Mura, è dovuto ad Internet, "la rete è il futuro dell'informazione vera, libera e plurale". Ma è soprattutto per la sua battaglia a favore della legalità, aggiunge, che ha ottenuto "la fiducia degli elettori".

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Grande rimonta di Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Grande rimonta di Veltroni" Il New York Times online, citando l'agenzia di stampa Reuters, scrive che "si delinea al Senato una vittoria più netta del Pdl di Silvio Berlusconi sul Pd di Walter Veltroni", rispetto ai dati inizialmente annunciati. Analoga osservazione viene fatta dal Washington Post. Nei giorni scorsi il Nytimes, riferendo dei pronostici secondo cui Berlusconi sarebbe stato il nuovo premier, aveva parlato di "disincanto", "apatia" e "scetticismo" dell'elettorato.

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Tasse, fucili e amnesie: l'onda della protesta in camicia verde (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Tasse, fucili e amnesie: l'onda della protesta in camicia verde di Oreste Pivetta / Milano Ci saranno ancora voti e seggi da destribuire, ma la mappa al nord ha i colori sicuri. Le bandierine è facile immaginarle: verde verde verdino, azzurro, un po' di rosso in versione tricolore verso Sud, cioè nella tradizionalissima Emilia Romagna. Per il resto, Piemonte, Liguria, Veneto, Friuli, tra il quaranta e il cinquandue per cento, è sempre Pdl-Lega. La questione settentrionale, ammesso che esista una questione settentrionale, sta nei numeri della Lega, che celebra il ventennale con un risultato che la rilancia in prima fila in due regioni cardine del Nord industriale, produttivo, urbanizzato e incazzato, il Veneto e la Lombardia, oltre il dieci per cento in Piemonte, al dieci per cento in Friuli. La Lega ha fatto il treno per il Popolo delle Libertà: ovvio che la prima dichiarazione di un assessore regionale leghista, Davide Boni, sia stata per rivendicare la presidenza della Lombardia, che Formigoni (candidato al Senato) non ha ancora lasciato. Sarà Roberto Castelli, ex ministro di Grazia e Giustizia, lecchese, l'erede. Che la Lega fosse decisiva lo si sapeva: dopo i primi vagiti, lo è sempre stata, morta e risorta ormai una infinità di volte. Questa più di sempre e nella differenza con l'ultima (in Lombardia il raddoppio rispetto alle politiche del 2006, con il top del 34 per cento in provincia di Bergamo) si costruisce la domanda banale: come hanno fatto? che cosa ha convinto tanti elettori ad abbracciare un leader stanco e "malato" (come lo ha definito Berlusconi) che ai progetti politici preferisce i fucili? Evidentemente piace così: con il colpo in canna, che in qualsiasi paese normale espellerebbe dalla contesa politica chiunque lo minacciasse. Evidentemente è tanto il malessere che la Lega riesce nel suo modo a raccogliere e poi a esprimere. Evidentemente il voto di protesta, al Nord, è ancora ad altissima frequenza. Con un bersaglio: il governo Prodi e il futuro che s'immagina sulla scia di Prodi. La novità è che di quel voto non riesce ad impossessarsene Berlusconi, che manifesta il peso degli anni e del già visto. Meglio la Lega, miracolosamente interprete di quello che fu un tema fisso del Pci di Berlinguer: partito di lotta e di governo. Che la Lega abbia governato per cinque anni senza riuscire a cambiare un filo della storia italiana secondo la strada indicata da Bossi, pazienza: si dimentica. Nella grande querelle di Malpensa, s'è ad esempio dimenticato totalmente il governo leghista: a Palazzo Chigi e negli stessi palazzi di Alitalia alla Magliana (con il leghista Bonomi, prima presidente di Alitalia e poi della Sea, cioè di Malpensa). Il male e il malessere sono profondi: reali o immaginari, indotti, ispirati, come serve comunque alla propaganda. Significativo che uno dei capi leghisti, per indicare i due primi obiettivi, abbia messo in fila federalismo fiscale (che sta anche nel programma di Veltroni) e "fermare l'invasione". Da una parte le tasse (che il governo Prodi ha cercato di far pagare equamente a tutti: e nella cultura medio-basso imprenditoriale del Nord produttivo non c'è peggior delitto che far pagare le tasse) e la presunta "minaccia" degli immigrati, esprimendo così un'aspirazione di identità compatta, contro un'idea di pubblica amministrazione solidale in un paese unito e contro lo straniero che, nella versione del Carroccio, inquina il paesaggio, sporca, porta via il lavoro, secondo i più beceri luoghi comuni (di cui ampiamente fa uso un leghista doc come Borghezio, ex destra nerissima). La resistenza di quei manifesti che annunciarono la nascita della Lega (Roma ladrona, Lumbard tas - lombardo taci, eccetera eccetera) fino al recentissimo "indiani nelle riserve" (un capo indiano e la scritta: così finiremo noi se continuerà l'invasione degli stranieri) testimoniano la devastante incultura seminata dalla Lega: questo è il risultato dopo un ventennio, sulle ragioni si dovrebbe avviare una ricerca aperta sulla politica, sulla società, sull'influenza dei media, sulle responsabilità della politica, sui sistemi di potere costruiti (basterebbe pensare alla Lombardia di Formigoni). Come nel resto d'Italia, anche il Nord si presenta, a voti contati, radicalmente bipolare. Il secondo polo, quello rappresentato dal Pd, viste le condizioni e le aggravanti (torniamo alla vicenda di Malpensa, ma si potrebbe citare anche l'esempio nefasto dei rifiuti napoletani) ha compiuto una specie di miracolo. Nella semplificazione del quadro politico, potrebbe starci la consolazione: ma il bottino è magro, immiserito dall'ennesima riprova che Lombardia (persino Sesto S. Giovanni è "caduta") e Veneto sono roccaforti inespugnabili, che quella che si considera la regione più ricca e moderna d'Italia appaia completamente estranea all'idea di governo espressa dalla sinistra o dal centrosinistra. E lo sarà probabilmente ancora: l'Expo 2015, la cui attribuzione a Milano è stata letta come una vittoria del sindaco Moratti, avrà i suoi buoni effetti per la destra. La distribuzione di una inimmaginabile quantità di quattrini congelerà il consenso e allontanerà ancora più dalla politica. Anche il Nord, come il resto d'Italia, ha vissuto l'astensionismo. Ma la sensazione è che l'abbia pagato soprattutto la sinistra.

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Frana la sinistra arcobaleno - bianca de fazio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VIII - Napoli Frana la Sinistra Arcobaleno Lacrime in via Pasquale Scura: "Mai una sconfitta così" Scotto: adesso dobbiamo rivedere la nostra presenza in tutti i governi territoriali BIANCA DE FAZIO Diventare extraparlamentari proprio no, questo non se l'aspettavano. Certo c'era il rischio di non entrare in Senato, ma essere fuori anche da Montecitorio proprio non l'avevano messo in conto. La Sinistra arcobaleno frana. Il dato più alto (secondo gli ultimi disponibili ieri sera) è quello del 3.1 per cento per la Camera nella circoscrizione Campania 1; che scende al 2.4 nella circoscrizione Campania 2. In mezzo, il dato del Senato: 2.7 per cento. Numeri comunque assai inferiori alle soglie necessarie per entrare in Parlamento (il 4 per cento alla Camera, l'8 al Senato). Numeri "da prefisso telefonico", ammette il deputato (ormai) uscente della Sinistra democratica Arturo Scotto. Così ieri, quando i primi exit poll e poi le proiezioni hanno condannato la Sinistra arcobaleno alla débacle, nella sede di Rifondazione comunista in via Pasquale Scura, uno dei comitati elettorali della coalizione Arcobaleno, i pochi militanti presenti (i più sono arrivati in serata, dopo aver per ore vigilato sullo spoglio nei seggi elettorali) non hanno potuto fare a meno di versare qualche lacrima. Né è bastato restare ore ed ore inchiodati alla tv per riprendersi dallo choc. Il segretario provinciale di Rifondazione Andrea Di Martino e il parlamentare (anch'egli ormai uscente) Peppe De Cristofaro accendono una sigaretta dopo l'altra. Qui non si tratta di leccarsi le ferite, ma di resettarsi del tutto. "Siamo di fronte alla più seria sconfitta nella storia degli ultimi decenni" afferma De Cristofaro, e qualcuno ricorda che persino con le elezioni che consegnarono il Paese a Mussolini, nel 1924, i comunisti erano in Parlamento. "Ma ora - prosegue De Cristofaro - dobbiamo avere la forza di proseguire sul percorso dell'unità della sinistra. Dobbiamo evitare il ritorno identitario a ciascuna delle forze politiche della Sinistra arcobaleno. Che evidentemente è sembrata agli elettori un cartello elettorale, non una proposta concreta". "Bisogna costruire - aggiunge Di Martino - una nuova sinistra che si fondi su democrazia e partecipazione. In Campania, ad esempio, bisogna capire con quale programma si andrà al voto anticipato per la Regione, con quali uomini e donne. Con un metodo partecipato? Con le primarie?" La Regione, ma non solo. "La batosta ci deve far riflettere sulla nostra presenza nei governi territoriali - afferma Scotto - Una presenza che ora ha bisogno almeno di fare un tagliando. Almeno". E poi c'è "la evidente crisi di militanza e di affezione politica" continua Scotto; "ed abbiamo smarrito le antenne: non abbiamo capito cosa stava accadendo ai nostri elettori. Colpa nostra, colpa delle dirigenze dei quattro partiti della coalizione. E colpa anche dell'appello veltroniano per il voto utile. Che ha offerto al Pd una vittoria di Pirro: Berlusconi ha vinto comunque e Veltroni ha ammazzato la sinistra". "Quello campano - afferma Franco Specchio, dirigente del Partito dei comunisti italiani - è il risultato peggiore in Italia. Ed è anche conseguenza della discriminazione nei confronti dei comunisti: vedi la scomparsa di falce e martello dal simbolo della coalizione". "Abbiamo guardato troppo al passato e poco al futuro" è il mea culpa di Tommaso Pellegrino, parlamentare uscente dei Verdi. "Rimbocchiamoci le maniche per rilanciare un ambientalismo propositivo e imporre una svolta generazionale costruendo una classe dirigente giovane che ai giovani sappia parlare". Quanto alla Campania, conclude, "bisogna ridare quanto prima la parola agli elettori".

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Bossi trionfa e detta le condizioni Lega decisiva per il Pdl. E avverte Berlusconi: subito Malpensa e federalismo fiscale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Bossi trionfa e detta le condizioni Lega decisiva per il Pdl. E avverte Berlusconi: subito Malpensa e federalismo fiscale di Giampiero Rossi / Milano RADDOPPIO Dicono che lo sapevano, che se lo aspettavano, che non avevano dubbi. Provano a ostentare misura, freddezza, gioia contenuta. Ma poi esplodono, da Bossi in giù, in esultanze con tanto di pugno scagliato nell'aria, come dopo un gol pesante, di quelli che contano per un risultato importante. Un bottino tanto pingue da far paura agli alleati, che potrebbero tirare qualche brutto scherzo. Via Bellerio, periferia nord di Milano, quartiere generale leghista, è tornato in un piovoso lunedì si scrutini elettorali, la festa decolla già dal pomeriggio e i militanti in camicia verde capiscono che sta succedendo qualcosa di grosso già dalla folla di cronisti, raddoppiata rispetto alle ultime tornate elettorali, proprio come sono pressoché raddoppiati i voti incassati. Un risultato su scala nazionale che oscilla attorno all'8%, punte del 22% in Veneto e del 25% in Lombardia, pienone anche in Piemonte e Liguria, buon risultato in Emilia Romagna, Milano torna in doppia cifra come non era da anni. E le proiezioni parlano di 22 senatori. Decisivi? "È un voto di proposta e non di protesta, premette, "la Lega ha fatto la differenza tra Pd e Pdl" e quindi "dobbiamo ringraziare i lombardi, i veneti e i piemontesi che ci hanno votato - dice raggiante Umberto Bossi all'ora dei telegiornali - i padani questa volta hanno mandato un messaggio: "bisogna fare le riforme perché cominciamo a perdere la pazienza". Dobbiamo partire da lì, dalla volontà popolare". Quali riforme? quelle "per la libertà del Nord", ovviamente, perché l'Italia "è un paese vergognosamente centralista. Il Nord vuole il federalismo, vuole un paese diverso che funzioni meglio, federalismo fiscale. Non è possibile che i sindaci devono andare a Roma ad elemosinare soldi per amministrare le proprie città La gente vuole un paese più democratico e federalista". Questa volta "la forza noi l'abbiamo, anche senza il Pd siamo in grado di fare le riforme - insiste - dipende da loro e ci accorgeremo subito di quali sono le loro intenzioni quando andremo in commissione. L'ultima volta mandarono un battaglione di costituzionalisti all'unico scopo di bloccare tutto, perché loro non vogliono cambiare niente. Ma noi questa volta la forza l'abbiamo". Quando si parla di futuri ministri leghisti scherza con Roberto Maroni ed elogia la sua fedelissima Rosy Mauro, che lo segue come un'ombra. "Ho scelto uomini capaci nel mio partito, che potrebbero andare ai vertici di ministeri che contano". Più tardi, nel salotto di "Porta a porta" si allarga: nel nuovo governo la Lega porterà "molti giovani e molta gente nuova ed esperta come chiede Berlusconi. Oltre ai vari Maroni e Castelli abbiamo per esempio la sindacalista Rosi Mauro". È lui, Umberto Bossi, farà il ministro per le Riforme? "Non lo so, spero". Ma sceglie la linea morbida, per il momento: "Non ho fatto La Lega per avere qualche ministro ma per un paese più libero...". Assicura lealtà a Berlusconi: la Lega rispetterà i patti, purché sia rispettato il programma. Ma, di nuovo, è questione di minuti, poi i toni si alzano un poco: Con l'amico Silvio, infatti, "si tratta di capirci bene, non basta una telefonatina, occorre mettersi lì a ragionare". Ma alla sera va ad Arcore a festeggiare. Le priorità di Bossi si chiamano federalismo fiscale ("Vogliamo dare la possibilità al nord di utilizzare i soldi creati nel territorio per fare le opere necessarie, questo non penalizzerà le regioni più deboli, creerà una classe politica che sappia amministrare i soldi nel modo giusto"), ma anche Malpensa. "Alla luce di questo risultato elettorale anche per Malpensa cambia qualcosa, torna in gioco, perché non si può chiudere un aeroporto costato così tanto. Si troverà sen'altro un nuovo vettore". Quindi le stoccate agli avversari: "La Lega l'hanno votata i lavoratori che non ne potevano più di votare a sinistra, dopo il Tfr e dopo tutto quello che hanno fatto. Noi siamo il nuovo partito dei lavoratori". E ancora, sullo stesso punto: Bertinotti. "forse è l'unico uomo di sinistra che ha conosciuto qualche operaio", chiosa gongolando per l'8% preso a Torino, "la città di Fassino". Ma ovviamente ce n'è anche per veltroni: Era evidente che perdeva. Non gli è bastato il pullman pitturato di verde, non puoi mandare il sindaco di Roma al nord a prendere i voti". Ha voglia di distribuire battute. Umberto Bossi, è raggiante:. "Avete visto che destro è venuto dal popolo - dice mimando un pugno - che destropopolare?". Poi, ridacchiando rivolto ad uno dei suoi autisti: "Marino, vieni qui che così ti vede tua moglie in televisione". D'altra parte è dalla stagione 1993-1994 che il Carroccio non assaporava più questi risultati delle "gabine" elettorali. Ora c'è solo il timore che siano gli alleati a inventare qualche trucco per depotenziare il ruolo, ingombrante, della truppa leghista in partenza per Roma.

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L'Italia diventa bipolare. E va a destra Terremoto dalle urne: quattro gruppi alla Camera, tre in Senato. Affluenza all'80%, meno 3% sul 2006 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del L'Italia diventa bipolare. E va a destra Terremoto dalle urne: quattro gruppi alla Camera, tre in Senato. Affluenza all'80%, meno 3% sul 2006 di Ninni Andriolo / Segue dalla prima NETTA LA SCONFITTA della Sinistra Arcobaleno, che non ottiene alcun parlamentare. Il dato dell'Udc non soddisfa le attese di Casini: due senatori conquistati a Palazzo Madama (tra questi Totò Cuffaro) e un modesto 5,5% ottenuto a Montecitorio.La Destra di Storace va sotto il 3% e lo Sdi non raggiunge l'1%. Insieme alla fiamma, che candidava Daniela Santanchè a Palazzo Chigi, la Sinistra arcobaleno e il Partito socialista non verranno rappresentati in Parlamento, non avendo superato lo sbarramento del 4% alla Camera e dell'8% regionale al Senato. "Una sconfitta netta, dalle proporzioni impreviste, che la rendono anche più ampia", ammette Fausto Bertinotti che, come Enrico Boselli dello Sdi, lascia ogni ruolo di direzione politica. A meno di sorprese dall'ultima ora - assai improbabili - per la prima volta nel Parlamento della Repubblica non ci saranno partiti comunisti (l'ultimo il Pdci) e socialisti (Sdi). Le proiezioni della tarda serata contraddicono i primi exit poll del pomeriggio di ieri, che assegnavano una vittoria meno netta alla coalizione guidata dal Cavaliere. Come nel 2006, le dichiarazioni rilasciate fuori dai seggi non sono state fedeli alle schede effettivamente votate. Niente pareggio al Senato, quindi, come diversi commentatori avevano anticipato. Non previsto, però, nemmeno il calo di votanti rispetto alle politiche 2006. Si è recato alle urne l'80,5% degli aventi diritto, una percentuale alta rispetto a quella di altri paesi, inferiore del tre per cento, però, a quella di due anni fa. Veltroni, ieri sera, ha dato atto a Berlusconi della vittoria - "come avviene in ogni grande democrazia occidentale" - e ha telefonato al leader Pdl per fargli "i complimenti e gli auguri di buon lavoro". Il Cavaliere, da parte sua, si è mostrato "commosso" per il risultato ottenuto e si è dichiarato pronto a varare il suo governo con i ministri che avrebbe già "tutti in mente". "Siamo sempre stati aperti nei confronti dell'opposizione a lavorare insieme - ha aggiunto - Non cambieremo nulla di questo nostro atteggiamento dialogante". A Palazzo Madama, secondo le proiezioni Consortium della tarda serata di ieri, il Pdl con la Lega ottiene 167 seggi e il Pd insieme all'Idv 137. Ben maggiore la distanza alla Camera dove vige anche il premio di maggioranza: 340 deputati al Pdl e 241 al Pd. Quanto alle percentuali di Montecitorio, le proiezioni della tarda serata di ieri assegnavano al Popolo della libertà con la Lega e l'Mpa il 46,7% e al Partito democratico più Di Pietro il 37,7% dei voti. Per il Senato, Popolo della libertà, Lega di Bossi e Mpa di Lombardo, otterrebbero il 47,3% dei voti, mentre il Partito democratico, insieme all'Italia dei valori, raggiungerebbe il 38,1% dei suffragi. Sempre a proposito dell'assegnazione dei senatori, Berlusconi prevarrebbe in 9 regioni: Lombardia, Campania, Sicilia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Puglia, Calabria, Lazio, Liguria, Sardegna. Mentre Veltroni vince in 6 regioni: Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise e Basilicata. Nella vittoria di Berlusconi incide in maniera cospicua il dato della Lega: 20,7% in Lombardia, 26,1% in Veneto, al Senato 8,11%, alla Camera 8,4% su 59. 000 sezioni elettorali scrutinate. "C'è un riequilibrio nei rapporti tra le forze di destra e la Lega a favore della Lega che ha avuto un successo consistente - sottolinea Veltroni - Mentre il Popolo della libertà ha visto calare i propri consensi rispetto alle forze che lo compongono". Quanto peserà, quindi, l'ipoteca di un Carroccio in posizione determinante sul futuro governo del Cavaliere? "Saremo in grado di attuare le riforme anche senza il Partito Democratico", ha messo in chiaro ieri Umberto Bossi. Che poi, a proposito del governo che il Cavaliere avrebbe già "in testa", ha messo in chiaro che "occorre ragionare" e che la Lega "ha molti bravi giovani e persone esperte, come Maroni e Castelli" per il nuovo esecutivo. Infine, la semplificazione che cambia del tutto lo scenario politico della precedente legislatura. Alla Camera ci saranno solo quattro gruppi parlamentari: Partito democratico-Italia dei valori, Pdl, Lega e Udc. Al Senato anche meno, tre: Pdl, Lega e Pd. L'Udc andrà nel misto.

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Lazio sfida persa, ma in città il Pd sale al 41% Il Pdl conquista il premio di maggioranza regionale per il Senato: 43,8 contro il 37,3 Sfiora il 50% la coalizione di centrosinistr (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Lazio sfida persa, ma in città il Pd sale al 41% Il Pdl conquista il premio di maggioranza regionale per il Senato: 43,8 contro il 37,3 Sfiora il 50% la coalizione di centrosinistra che sostiene Rutelli per il Campidoglio di Mariagrazia Gerina La partita più sofferta, quella che, pur nella sconfitta nazionale, potrebbe regalare tre seggi in più e la vittoria quanto mai simbolica al senato nel Lazio, sfuma a tarda sera. Quando mancano appena 900 seggi allo scrutinio finale, il Pdl è in testa per una manciata di voti: 44,03% per Berlusconi e 41,52% per Veltroni dice il responso provvisorio, che vede il Pd del Lazio al 37,3%, in crescita del 9,11% rispetto al risultato raggiunto da Ds e Dl nel 2006 (28,29%), più del Pdl che pure cresce di circa 4 punti rispetto al 2006. Ma ce ne è abbastanza per dire che la vittoria più sospirata è perduta. Il voto di Roma città, che ha regalato al Pd il 41,3%, uno dei risultati migliori della penisola, e circa 100mila voti in più rispetto al Pdl, non basta. Perché quei voti vengono consumati dal voto che in tutte le province tranne Roma è preceduto dal segno negativo: meno 75mila voti a Latina, meno 30mila a Frosinone. E così via. Alla fine sono 85mila voti dietro al Pdl. Sconfitta dunque, anche se il Pd cresce ovunque, in tutte le province. In quella di Roma passa dal 32,8% di Ds e Dl al 39,7%, mentre in città passa dal 33,4% al 41,3%. Insieme all'Idv raggiunge il 46,15% in città e il 44,35 in provincia. Cresce nella provincia di Rieti di circa 9 punti fino al 37,23%, a Frosinone raggiunge il 35,22%, a Viterbo il 35,6%. E persino a Latina passa dal 21,30% di Ds e Margherita al 27,5%. Il punto è che parallelamente cresce meno, ma cresce comunque anche il Pdl che nella provincia di Roma parte dal 38,65 di Fi e An e chiude al 41,51%, mentre a Latina parte dal51e arriva al 55%. "Dispiace perché ce l'abbiamo messa tutta e i risultati si sono visti, ma ancora una volta non ce l'abbiamo fatta a vincere al senato", commenta a tarda sera Michele Meta, il coordinatore della campagna elettorale nel Lazio, dopo un intero pomeriggio passato al posto di comando in via Cristoforo Colombo. Accanto a lui, si alternano Mario Ciarla, Riccardo Milana, Roberto Morassut, Maria Coscia. E poi il veterano Emilio Mancini, mente matematica del gruppo, indispensabile quando la tensione rende difficile fare di conto. I computer sfornano una proiezione dietro l'altra, gli occhi divorano cifre su cifre, i risultati di Frosinone, Rieti, Viterbo. Ben presto però le speranze di tutti si concentrano sul voto di Roma, passato al vaglio come se si trattasse di leggere il futuro scrutando le interiora di un volatile. Il vaticinio decisivo dice che il Pd nella capitale è balzato oltre il 41% (41,45%). E supera il 46% con i voti di Di Pietro (4,83%). Mentre il Pdl è sotto al 40% (39,89%): la coalizione veltroniana a Roma se lo lascia dietro di oltre 6 punti, che fanno circa 100mila voti. Tanti. Abbastanza se sommati al 3,6% della Sinistra Arcobaleno e a quelli della Lista dei consumatori per superare la soglia del 50% e sperare in una vittoria al primo turno di Rutelli. Non abbastanza per regalare la vittoria al senato. Mentre in Provincia non bastano 3,58 punti conquistati dalla Sinistra Alternativa a consentire alla coalizione di raggiungere il 50%. Sommando le liste che compongono la coalizione a sostegno di Nicola Zingaretti non si va oltre il 48,08%. La verità è che davanti c'è ancora un'altra giornata per sperare nel risultato migliore. IN PROVINCIA non bastano 3,58 punti conquistati dalla Sinistra Arcobaleno. Sommando le liste della coalizione a sostegno di Nicola Zingaretti non si va oltre il 48,08%. Oggi il responso.

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Socialisti azzerati, Boselli lascia con rabbia Sempre presenti dal 1946. Flop totale da Sinistra critica fino a Ferrara (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Socialisti azzerati, Boselli lascia con rabbia Sempre presenti dal 1946. Flop totale da "Sinistra critica" fino a Ferrara di Maristella Iervasi / Roma I "NANETTI" non avranno alcun "accesso": sono fuori dagli scranni di Palazzo Madama e pure da Montecitorio. Soccombono tutti, dall'esito del voto. Un flop in tutte le regioni d'Italia al Senato, una vera disfatta anche a livello nazionale. Non sfonda La Destra di Storace-Santanchè, peggio ancora il partito Socialista, che si ferma poco sopra lo zero per cento. E il suo leader Enrico Boselli, visto il terremoto, si è fatto subito da parte, annunciando le dimissioni: "Senza di noi nel prossimo Parlamento sarà difficile affrontare battaglie di laicità". Poi Boselli "spara" su Walter Veltroni, leader del Piddì: "Ha spalancato le porte del governo a Berlusconi per i prossimi 10 anni... Chi va incontro a sconfitte dovrebbe prenderne atto". E Angelo Sollazzo, coordinatore nazionale Uias (Unità identità e autonomia socialista), rincara la dose: "Un dovuto buon senso dovrebbe averlo anche Gavino Angius. Tutta la direzione del partito socialista dovrebbe lasciare le chiavi al portiere. Per non fare brutti incontri...". Una debacle che va oltre le più nere previsioni. I Socialisti restano fuori dal Parlamento per la prima volta dal 2 giugno1946. Un responso delle urne mortificante, che impone una riflessione e la convocazione d'urgenza del congresso del partito. "Se siamo pentiti di esser andati da soli? Lo chiedete a noi a Veltroni?", prova a ironizzare Bobo Craxi. E che dire degli altri? Di male in peggio anche la Sinistra Critica di Flavia D'Angeli e Turigliatto e il Partito comunista dei lavoratori di Ferrando: non raggiugono l'1%. E inconstistente (e prevedibile) la lista "Aborto? No grazie" di Giuliano Ferrara. Scompaiono i nanetti, dunque, e le ferite fanno fare dichiarazioni al veleno ai capipartitini. Un esito disastroso che ha "tappato" la voce al direttore del Foglio fino a sera: "Catastrofico il risultato della mia lista", commenta poi al Tg1. La Fiamma Tricolore esce di scena ma Teodoro Buontempo, detto er Pecora, si dice convinto "che supererà il 4%", perché "un cittadino non rivela mai un voto fuori dal coro". Er Pecora fa finta di ignorare che agli exit poll hanno dato il passo alle proiezioni e che la misera performance de La Destra è un dato di fatto. Neppure nella roccaforte capitolina ha raggiunto il quorum e nel Lazio ha totalizzato un 3,3%. Con i piedi per terra invece Francesco Storace-Epurator: "L'esito del voto, anche se insufficiente per entrare in Parlamento, mi soddisfa - dichiara: circa un milione di italiani ci hanno dato fiducia. Abbiamo roso il 3% ad An. Si è trattato di una specie di miracolo. Era difficile ottenere di più". E se il leader de La Destra "attacca" Berlusconi: "È sleale, abituato a prendere in giro la gente e i partiti", la candidata premier, Daniela Santanchè non si concede alle telecamere: "Voglio prima avere in mano proiezioni più concrete", spiega. La buttano sul vittimismo Flavia D'Angeli, candidata premier di Sinistra Critica e l'ex senatore Franco Turigliatto addebitano la propria debacle in casa Arcobaleno. "Dove non era riuscito Occhetto è riuscito Bertinotti e 15 anni dei storia di Rifondazione e della sinistra antagonista sono stati buttati al macero. Non ci resta che un progetto di Costituente anticapitalista". Inconsistenti anche l'Unione democratica consumatori, la "Lista Grilli parlanti", "Per il bene comune" e Forza Nuova. Poco sopra lo zero.

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Si prega di demonizzare il demonio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Si prega di demonizzare il demonio Marco Travaglio Tanto per cambiare, i veri sconfitti sono gli "esperti". Anzitutto i fattucchieri degli exit poll, che a questo punto non si capisce che li paghiamo a fare: forse anche Vanna Marchi è più attendibile di loro. E poi le mosche cocchiere dei grandi giornali che hanno speso fiumi d'inchiostro e riempito colonne di piombo per insegnare ai partiti che cosa si deve fare per vincere le elezioni e conquistare gli incerti. Gli incerti, cioè i grillini anticasta e i delusi dei grandi partiti, han fatto come sempre a modo loro. Alcuni sono rimasti a casa, ingrossando del 3 per cento le file del non voto (qualcuno dice che sono pochi: ma andatelo a raccontare a Piercasinando e a Tweed Berty, che il 3 per cento è poco). Altri si sono trascinati alle urne, votando per i due partiti più identitari, quelli che parlano chiaro, picchiano duro e si sa che cosa vogliono: la Lega Nord e l'Italia dei Valori. Gli esperti di nonsisachè avevano completamente ignorato Bossi e Di Pietro, considerandoli due incidenti della storia. Bossi parlava di fucili e Calderoli di cannoni, ma nessuno lo prendeva sul serio o dedicava editoriali alla nuova svolta secessionista del Carroccio, liquidandolo come folklore locale. Di Pietro predicava contro l'inciucio, per la libertà e il pluralismo dell'informazione soprattutto in tv, per la legalità e la tolleranza zero anche per i colletti bianchi, e veniva zittito come il solito giustizialista demonizzatore, lontano dai "veri problemi del paese" (che naturalmente sarebbero le "grandi riforme", da fare ovviamente "insieme", magari con un bel governissimo benedetto da Confindustria e Vaticano). Quei gran geni di Panebianco e Polito spiegavano addirittura a Veltroni che doveva scaricare l'Idv, magari per imbarcare qualche salma craxiana, ma soprattutto per non pregiudicare il Bene Supremo: cioè il "dialogo", la "legittimazione reciproca", le "riforme insieme". Ora che Bossi è decisivo per il Pdl e Di Pietro per il Pd, questi cosiddetti "esperti" cadranno dal pero e ci spiegheranno che le esigenze del Nord e i valori della legalità sono molto sentiti dalla gente. Oppure liquideranno il tutto come un "voto di protesta", trascurando la proposta. Che era molto chiara, netta e identitaria (fra l'altro, per quanto riguarda la Lega pigliatutto, leggermente inquietante). E la gente, soprattutto in tempo di crisi e di incertezze, sceglie le fisionomie ben definite. L'aveva scritto, purtroppo invano, Giovanni Sartori: le elezioni si vincono, da che mondo è mondo, attaccando l'avversario nei suoi punti deboli. O almeno nominandolo, ogni tanto. Solo così si mobilita l'elettorato e si svegliano i titubanti dal letargo. Che cosa voleva la Sinistra Arcobaleno dell'imbolsito Tweed Berty? Non s'è capito (a parte lo scriteriato appoggio alla fantomatica "cordata italiana" per Alitalia), e ha perso. Che cosa voleva Piercasinando, sempre lì in mezzo tra color che son sospesi? Non s'è capito, e ha perso. Che cosa voleva il Platinette Barbuto, che diceva no all'aborto, ma sì alla legge 194? Non s'è capito, ed è letteralmente scomparso. Non pervenuto. Checchè ne dicessero i tifosi del pareggio, i predicatori del dialogo, quelli convinti che "Berlusconi è cambiato", anzi "è stanco e forse lascia a Gianni Letta", che si apre "un nuovo ciclo" e che "la demonizzazione non paga", Silvio Berlusconi torna al potere per la terza volta infischiandosene del dialogo, restando sempre uguale a se stesso, e demonizzando gli avversari raccontando balle su balle, mentre gli avversari, che avrebbero potuto demonizzarlo dicendo semplicemente la verità, vi hanno rinunciato. Ecco, c'è almeno questo di buono: che nessuno, si spera, si azzarderà più ad attribuire le vittorie di Berlusconi ai "demonizzatori" che "fanno il suo gioco". In questa campagna elettorale, a parte l'Economist, il Financial Times, il Wall Street Journal, il New York Times, il Newsweek, lo Spiegel, Le Monde e altri organi del Comintern, l'unico demonizzatore è stato lui, che è riuscito persino a trasformare Uòlter in uno "Stalin mascherato" e dedito ai brogli (mentre i suoi brogliavano a più non posso). E ha vinto. Magari, ora che farà il suo terzo governo-regime a reti unificate (ha già annunciato che "Santoro continua a fare un uso criminoso della televisione pubblica" e qualcuno dovrà provvedere e qualcuno che provveda si troverà), varrebbe la pena di fargli l'opposizione e di demonizzarlo almeno un po'. Così, tanto per vedere l'effetto che fa. Uliwood party.

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Milano roccaforte del pdl un milanese su tre vota pd - giuseppina piano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Milano Milano roccaforte del Pdl un milanese su tre vota Pd Lega oltre il 20% in regione, cresce Di Pietro Nonostante la vittoria netta lo schieramento di Berlusconi perde voti rispetto alla somma di Forza Italia e Alleanza nazionale Gli appelli al "voto utile" precipitano la Sinistra fino a otto punti sotto i dati 2006 Per i partiti minori risultati da prefisso telefonico L'affluenza alle urne cala di 4 punti Più forte la tendenza al bipolarismo GIUSEPPINA PIANO L'affluenza più bassa alle Politiche della storia repubblicana conferma Milano roccaforte inespugnabile del centrodestra. Con qualcosa come 25 punti di vantaggio in tutta la Lombardia. Ma provoca anche un terremoto nelle urne "bipolari". C'è la Lega che raddoppia abbondantemente i suoi voti, in Lombardia conquista un elettore su cinque (ed il primo partito nelle province di Bergamo e Sondrio), a Milano arriva a essere il terzo partito conquistando il 12 per cento. Facendo il pieno nelle periferie, a Niguarda ad esempio ottiene il triplo della Sinistra Arcobaleno. E penalizzando in casa lo stesso Pdl, che è sì il simbolo più votato ma perde quasi due punti rispetto al 2006 e tre in regione. Berlusconi vince ma Veltroni, anche nella tana del lupo, non perde affatto: il Pd raccoglie un terzo dei consensi milanesi, e guadagna cinque punti alla Camera e nove al Senato rispetto a due anni fa. Però non sfonda nell'elettorato di destra. Piuttosto drena a sinistra, dove l'Arcobaleno crolla al Senato dal 13,9 sotto la soglia del 5 per cento. [Elettorato bipolare] Nella capitale del centrodestra raddoppia la Lega, salgono Pd ma anche i dipietristi (alla Camera dal 2,2 al 4,8, al Senato dal 2,6 al 3,7, differenza che lascia intravedere un miglior consenso tra i giovani), debutta non male con un 2 per cento la Destra. Uno vero shock, invece, l'election day per la sinistra radicale uscita più che dimezzata. E si capisce che l'astensionismo (a Milano città vota l'80 per cento, quattro punti in meno rispetto al 2006, il minimo per una tornata politica dal 1945 e ci sono anche 4mila schede nulle in più rispetto a due anni fa) deve aver colpito, e punito, soprattutto lì. Anche perché questa volta l'affluenza più alta si è registrata in Centro storico, con quasi quattro punti in più che in zone di periferia. Rifondazione, Verdi e Pdci al Senato crollano di qualcosa come otto punti. Ma non sono i soli contro cui deve aver giocato a Milano e in Lombardia il concetto del "voto utile". Tutti i partiti fuori dai due colossi piangono. O peggio: finiscono con avvilenti percentuali da "prefisso telefonico", come il Partito socialista che nella Milano capitale del vecchio Psi arriva allo 0,54. Dalla tenaglia mortale di Pdl e Pd non riesce a salvarsi a Milano neppure l'Udc: al Senato scende dal 5,2 al 3 per cento, alla Camera dal 5,3 al 3,1, in tutta la Lombardia dal 5,9 al 4,3. [Il Pd avanza] Una Regione bipolare (Pdl e Lega ad oltre il 55 per cento, Pd e Idv al 32), una città bipolare (50 e 38). Ma anche scossoni interni che porteranno un periodo di turbolenza dentro la giunta Moratti, dove la Lega oggi ha un solo assessore. E che ipotecano i due prossimi appuntamenti elettorali: le Regionali sempre più probabili il prossimo autunno (anche se il governatore Formigoni rimanda l'annuncio del trasloco al Senato), e le Provinciali tra un anno che in politica, si sa, è come dire dopodomani. Il Pd avanza ovunque: a Milano città (al Senato dal 24 al 33, alla Camera dal 29 al 33,4), e in tutta la Lombardia (dal 22 al 28 per cento). Il Pdl, però, stravince e con il 37 per cento è il primo simbolo a Milano città, in Provincia, in tutta la Lombardia (34). Colpisce però che perda consensi tra il 2 e il 3 per cento: nessuno può pesare i voti di Forza Italia e An, sotto l'unico ombrello del Pdl, ma è vero che circa 50mila voti a Milano se ne sono andati. Dove? Alla Lega, probabilmente, con 41mila voti in più. E alla Destra, che con il suo 2,3 per cento alla Camera deve aver fatto concorrenza ad Alleanza nazionale. [La Lega raddoppia] Fenomeno Lega, si diceva, e proprio il Carroccio già prenota la presidenza lombarda per il dopo Formigoni: è il terzo partito in Lombardia, con il 20 per cento dei voti. A Milano città supera il muro del 10 per cento e bisogna tornare a dieci anni fa per trovare percentuali a due cifre. Il Carroccio vola in tutta la Lombardia, come sempre trainato dalle base storiche dell'elettorato leghista ma con un'ottima performance anche nella città di Milano, dove la Lega è sempre stata più debole. Deve aver capitalizzato l'elettorato giovanile, se alla Camera va anche meglio che al Senato, quasi un punto in più. Ma soprattutto: il Carroccio va bene in Centro storico (9,7 per cento), ma va ottimamente sopra il 12 per cento in quartieri popolari come Bicocca, Baggio, Quarto Oggiaro, a Niguarda dove prende quasi il 15 per cento, il triplo della Sinistra Arcobaleno, e dove il Pdl si ferma al 35 e il Pd al 33. La lezione sembra chiara: le periferie hanno voltato le spalle alla sinistra.

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Non si torna indietro, rafforzeremo il Pd nella società (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del NICOLA LATORREIl senatore: la leadership di Veltroni esce rafforzata. Sarà il segretario a decidere i tempi e i modi per fare il congresso entro il 2009 "Non si torna indietro, rafforzeremo il Pd nella società" di Andrea Carugati / Roma Senatore Latorre, qual è il suo giudizio su queste elezioni? "Il risultato è chiaro. Ma è altrettanto chiaro il senso di queste elezioni: parte un riassestamento del sistema politico italiano, e questa semplificazione si deve al Pd. Ci sono due grandi soggetti politici, ma il sistema non si delinea come bipartitico". Veniamo ai vincitori. E forte il successo della Lega... "Il ruolo della Lega sarà certamente rilevante, forse addirittura determinante per il nuovo governo della destra. Se teniamo conto dei toni che hanno usato in questa campagna questo è certamente un elemento di preoccupazione. Va detto poi che la destra si radica sempre più in una posizione nordista: c'è una forza rilevante della futura maggioranza che al sud neppure si presenta, che a questi milioni di elettori non deve rendere conto...". Il risultato del Pd. Quanto pesa l'azione del governo Prodi? "Il governo ha fatto cose egregie per il risanamento e in politica estera. Ma l'interruzione del suo lavoro non ha dato la possibilità di fare cose altrettanto importanti su temi che riguardano la vita concreta delle persone: salari, pensioni, sicurezza. Questo ha contribuito ad uno spostamento a destra dell'elettorato. E, ancora una volta, questo spostamento a destra si è coagulato nella figura di Berlusconi". Che rapporto avrete con la destra al governo? "Sulle grandi riforme elettorali e costituzionali intendiamo confrontarci. Ci auguriamo che anche a destra ci sia la stessa sensibilità al confronto". Come valuta il risultato del Pd? "C'è il rammarico per la sconfitta, per il fatto che il nostro buon risultato non sia sufficiente per governare. Ma siamo ben oltre quanto ottenuto nel 2006 dall'Ulivo alla Camera e da Ds e Margherita al Senato. È una base su cui poter lavorare seriamente, il Pd è un progetto che si proietta ben oltre questa scadenza elettorale". È un risultato inferiore alle sue aspettative? "Non mi sono mai appassionato alla questione delle soglie minime. È confortante vedere una grande forza riformista che rappresenta oltre un terzo degli italiani: è la prima volta dal Dopoguerra". Il Pd è un progetto irreversibile? "Certo, non si torna indietro. Ora dovremo caratterizzarci sempre meglio come forza che, dall'opposizione, interpreta gli interessi del paese, a partire dalle fasce più popolari con cui dobbiamo consolidare un rapporto". Questo risultato rafforza la leadership di Veltroni? "Il rapporto di Veltroni con il partito e con i suoi elettori esce notevolmente consolidato da queste elezioni. E lo dimostra anche la partecipazione che c'è stata durante la campagna elettorale". Non prevede discussioni interne sulla bontà della scelta di andare da soli? "No, questa scelta è stata confermata dagli elettori. Non credo proprio che per il Pd sarebbe andata meglio in un'alleanza con la Sinistra. Ora inizia una nuova fase anche per la vita del partito: l'obiettivo sarà radicare ancora di più il Pd nella società. Con Veltroni abbiamo condiviso l'idea di fare un congresso entro la fine del 2009: sarà il segretario a decidere tempi e modi di questo passaggio". Vede all'orizzonte candidature alternative? "Direi proprio di no". Come valuta i risultati al Nord? Ci sono state candidature, come Calearo e Colaninno, che avevano l'obiettivo dichiarato di ricucire un rapporto difficile. "La mia opinione è che il rapporto con il Nord non passa essenzialmente dalle candidature, ma dalle scelte politiche concrete. Dobbiamo essere una forza nazionale che sa declinare temi come la sicurezza e il lavoro anche a seconda delle varie realtà sociali del Paese. Veltroni lo ha già fatto, parlando di lotta alla mafia e anche di fermezza contro la microcriminalità, di lotta al precariato e di salari più giusti. Ora dobbiamo andare avanti". Il risultato del Mezzogiorno: il Pd vince solo in Basilicata. "In Campania il risultato è migliore delle aspettative, e in Puglia siamo andati meglio rispetto al 2006, e tuttavia c'è sul tavolo un grande tema: la crisi delle classi dirigenti meridionali. E il prezzo maggiore lo paghiamo noi che governiamo realtà come Campania, Puglia e Calabria. Su questo serve una riflessione molto seria". La sconfitta della Sinistra radicale: se l'aspettava di questa portata? "Non mi aspettavo una débâcle del genere, ma l'insuccesso di quel progetto sì. Credo ci sia uno spazio politico a sinistra del Pd, ma per coprirlo serve un progetto innovativo che sappia superare i vecchi schemi, anche quelli della sinistra radicale. Ma non gioisco di questo risultato: la presenza di una sinistra radicale in parlamento è positivo per la democrazia".

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Berlusconi torna per la terza volta Tremonti all'Economia, Frattini agli Esteri, Fini presidente della Camera. Tra le donne: Bongiorno, Mauro, Prestigiacomo e Carfagna (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi torna per la terza volta Tremonti all'Economia, Frattini agli Esteri, Fini presidente della Camera. Tra le donne: Bongiorno, Mauro, Prestigiacomo e Carfagna di Natalia Lombardo / Roma SI DICE "COMMOSSO" per la vittoria, Silvio Berlusconi, convinto che governerà cinque anni con "una squadra di governo forte", e pronto a "lavorare con il Pd sulle riforme". Non vuole usare toni trionfalistici, piuttosto sceglie la linea del profilo istituziona- le, ben felice, però di aver essere "il vecchio che ha battuto quello che non era il nuovo". Però ha apprezzato la telefonata di Walter Veltroni che ne ha riconosciuto la vittoria e gli ha fatto "gli auguri di buon lavoro" mantenendo la disponibilità al dialogo. Così, dopo aver passato la giornata tra le ville di Arcore e Macherio, alle nove e mezza di sera il leader del Pdl si appalesa in una telefonata in diretta a "Porta a Porta": vuole mostrare la faccia (invisibile) da buono in un grande "abbraccio" mediatico agli italiani che l'hanno votato. E che hanno garantito al Pdl il 37,8% di voti al Senato (insieme a Lega e Mpa diventa i 47,2%), contro i 33,8 del Pd e il 4,3 dell'Idv. Nei dati ancora non definitivi alla Camera lo stacco fra partiti è di tre punti: Pdl 36,2% e il Pd al 33,6. Il vero "botto" l'ha fatto la Lega, col 9,2 e l'8,2 al Senato. "Sono commosso", dice Berlusconi a Porta a Porta, per "la grande responsabilità" di governo che sembra già pesargli, dal momento che "ci aspettano anni difficili", spiega, e intende affrontare per primi i problemi che ha cavalcato in campagna elettorale: i rifiuti e la crisi Alitalia. E davvero vuole riunire i primi consigli dei ministri a Napoli, dove "starò tre giorni a settimana" annuncia. Quanto al dialogo, il cavaliere apre le porte ai voti del Pd, più che altro fa capire che spera una convergenza loro su quelli del Pdl: "Noi siamo sempre stati aperti nei confronti dell'opposizione per lavorare assieme e ad accettare il loro voto, là dove i nostri provvedimenti anche loro li vedessero nell'interesse del paese". Atteggiamento che non vuole cambiare, annuncia. Poi promette di essere di manica larga, anche se le coperture non si sa bene dove siano: "Mai un solo provvedimento che aumenti l'imposizione fiscale e diminuisca la libertà dei cittadini", dice in tv, elargendo a parole vari aiuti alle famiglie. E accoglierà "l'invito di Olmert" in Israele. Ma di dare la presidenza di una delle Camere all'opposizione non se ne parla: "L'opposizione ha già il presidente della Repubblica, non basta?", sentenzia Renato Brunetta: la Camera per Fini e il SEnato per Schifani o Pisanu, di FI. Anche la telefonata di Silvio è bipartisan (e ben studiata), prima la Rai poi Mediaset, allo speciale del Tg5 col direttore Mimun condotto da Mentana che ironizza: "la dittatura Mentana l'ha già provata...". Qui il leader del Pdl ha ammesso che "questa maggioranza in Senato ci tranquillizza", anche se, "me l'aspettavo, era quello che prevedevano i miei sondaggi. Come si è visto questa legge elettorale non è sbagliata". E non perde occasione per tornare all'ossessione brogli: "Questo risultato è la prova che le elezioni del 2006 non sono state regolari". La previsione in effetti era giusta, se il dato si conferma almeno sui 20 senatori in più. E prevede di azzerare il lavoro di Prodi: riforma della giustizia,"applicazione della riforma della scuola e modernizzazione della sanità". Low profile e niente fuochi d'artificio, ma nelle varie telefonate avute con i fedelissimi di Forza Italia, il cavaliere si è lasciato andare alla: "Visto? E io sarei stato il vecchio? Ecco chi è il vero nuovo, non quello che si presentava così", è il berlusconi-pensiero. L'altra immagine che vuole dare è quella della "concretezza", da contrapporre a "chi concreto non è". Per tutta la giornata Berlusconi non ha parlato. L'ha passata a Villa San Martino a Arcore, poi un salto nella residenza dove vive Veronica con i figli a Macherio. E ritorno ad Arcore in serata, a cena con Fedele Confalonieri (si parlava anche di Gianni Letta ma da Roma smentivano). Li raggiunge in serata Umberto Bossi, "l'amico fraterno", per festeggiare l'en plain grazie al boom della Lega. Che ora chiederà il conto (i forzisti minimizano, An già mugugna). Nel pomeriggio telefona Gianfranco Fini, che seguiva i risultati nelle sede d An a Via della Scrofa: i due si sarebbero comunicati "profonda soddisfazione". I forzisti che vagolano nel quartier generale del Pdl all'Eur in attesa dei dati se la prendono con gli exit poll che per un po' hanno fatto sperare il Pd di una rimonta. Nelle sale dell'Auditorium della Tecnica, sede di Confindustria, il clima si va sollevando con il passare delle ore, ma l'entusiasmo è mantenuto in sordina. A Casini Silvio ha già aperto l'ovile. Con Fini e Bossi "tutti d'accordo", assicura il leader del Pdl: la squadra di governo ce l'ha in testa e sarà pronta rapidamente. E a caldo ieri notte (da varie adio e tv) rivela alcuni nomi: Frattini agli Esteri, Gianfranco Fini alla presidenza della Camera. ("me lo aveva detto in privato, ne parleremo con An e con Bossi"), ma potrebbe ambire anche all'Interno. E Gianni Letta come uno dei vicepremier (l'altro è Bossi?). Già annunciati Giulio Tremonti all'Economia, Lucio Stanca all'Innovazione e, fra le quattro donne in ministeri leggeri, Stefania Prestigiacomo alle Pari Opportunità (uno dei 3 senza portafoglio); l'avvocato Giulia Bongiorno per An alla Giustizia, a Mara Carfagna a un ministero "sociale", un'altra l'ha richiesta Bossi per la fidata Rosy Mauro, magari proprio alle Riforme. Uno dei due posti riservati alla Lega: forse con Calderoli e con Maroni ancora al Welfare. Alla Difesa potrebbe tornare il forzista Martino, ma già batte il passo La Russa: An chiede le Infrastrutture per Matteoli, a cui però piacerebbe tornare all'Ambiente. Formigoniè in pista all'Istruzione o alla Sanità, Bonaiuti sfilerebbe a Bondi i Beni Culturali. Alla Brambilla una sottopoltrona?.

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Milano la base per il rilancio - rodolfo sala (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VI - Milano Milano la base per il rilancio "Battuti in Italia ma in città il risultato è stato ottimo" L'accusa di Panzeri: "Sbagliato sottovalutare il fenomeno della immigrazione". Pollastrini "Nati proprio per lavorare sui problemi del Nord" Musi lunghi in piazza Luigi di Savoia, la consolazione arriva dai dati locali. "La crescita è merito dei giovani che hanno debuttato al voto" RODOLFO SALA (segue dalla prima di Milano) Sì, il paradosso di aver perso la sfida del governo e nello stesso tempo di vedere aumentati, non di poco, i propri voti. Anche e soprattutto nella città che si conferma ancora una volta la capitale della destra. Ecco, si può provare a consolarsi così, dentro al quartier generale dei veltroniani. Con quei numeri del Senato che a Milano città attribuiscono al Pd un più che discreto 33 e rotti per cento. Sono quasi dieci punti in più rispetto a quello che nel 2006 avevano raccattato - divisi - Ds e Margherita. Ma bastano a malapena a strappare qualche sorriso tirato. Come quello di Antonio, il Veltroni boy incollato al computer che trasmette i dati dei seggi campione in arrivo dall'altra sede di via Fortezza: "Aspettiamo i risultati della Camera, la generazione over 18 ci farà salire ancora più in alto, vedrete". Poi arriva il coordinatore dei circoli milanesi Gabriele Messina, che brandisce un foglio come fosse un trofeo: sono i primissimi numeri su Montecitorio (si tratta sempre di seggi campione), e attribuiscono ai Democratici tra il 34 e il 35 per cento. Però gli occhi sono tutti puntati sulle proiezioni diffuse su un'intera parete dello stanzone al seminterrato, e sono immagini che provocano solo grandi scuotimenti di capo. Il Senato è andato, come certifica uno speaker della Rai alle 18.15, il Pdl ha dai 20 e 30 seggi in più, tutte le regioni che venivano date in bilico hanno tradito. E in Lombardia tra le due grandi formazioni lo scarto sfiora i 20 punti, a vantaggio di una destra resa ancor più bellicosa dall'exploit della Lega. "Ci sono grandi problemi che scuotono il Nord - sentenzia la ex ministra Pollastrini rigirandosi tra le mani alcuni fogli zeppi di cifre - , un Nord dove la gente ha l'esigenza di vedere riconosciuti i propri talenti e salvaguardato il bisogno di sicurezza: per questo è nato il Pd". E sono in molti a corrugare la fronte quando un altro big si palesa in tv, per mettere il dito nella piaga della sconfitta: "Sbagliato - infierisce l'eurodeputato Antonio Panzeri - aver ritenuto che la gente in campagna elettorale si potesse dimenticare del governo Prodi, sbagliato sottovalutare il fenomeno dell'immigrazione, sbagliato negare l'esistenza della questione settentrionale". Il presidente della Provincia parla solo alle dieci di sera, e per iscritto: "Un buon risultato per il Pd a livello nazionale e locale: il Pd è oltre il 30 per cento a Milano città e in provincia; questo ci conforta e rafforza il nostro impegno in vista delle elezioni provinciali del 2009, il Pd e l'Italia dei valori si rivelano l'asse attorno al quale rafforzare il profilo riformista della nostra azione di governo, le alleanze in vista delle elezioni vanno costruite a partire da un programma di sviluppo e di modernizzazione dell'area metropolitana". Il segretario provinciale Giovanni Bianchi dà una lettura più consolatoria, e si aggrappa al risultato di Milano: "Abbiamo tenuto una linea all'altezza delle trasformazioni di cui ha bisogno questa grande città europea, la città dell'Expo e delle 50mila badanti". Dice più meno le stesse cose l'outsider Ivan Scalfarotto, candidato "marginale" alla Camera: "Qui il messaggio di Veltroni è arrivato meglio, naturalmente avrei preferito non risultare eletto che perdere le elezioni". Entrambe le cose sono un po' troppo. "A Milano per noi il dato è molto positivo - aggiunge Pierfrancesco Majorino - un ottimo punto di partenza da non disperdere in un quadro nazionale difficile". Accanto a lui, un altro trentenne, Francesco La Forgia, il primo a esplicitare un pensiero nascosto: "La prossima battaglia sono le elezioni regionali, che saranno a ottobre: possiamo giocare la carta di Martina candidato alla presidenza". E le provinciali del 2009? "Con Berlusconi al governo, Penati parte favorito". Ecco, è molto meglio parlare del futuro.

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Lo spin doctor: Casini fallisce Bertinotti rischia l'umiliazione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del MARCO MARTURANO, GM&P Lo spin doctor: "Casini fallisce Bertinotti rischia l'umiliazione" "Casini fallisce e Bertinotti rischia l'umiliazione. È il risultato di chi pensava si potesse fare una campagna solo "contro", tanto più contro Pd e Pdl, senza scegliersi davvero l'avversario più naturale dalla parte opposta". È il primo commento dello spin doctor e fondatore di GM&P, Marco Marturano, che spiega: "Se fossero confermati questi dati si potrebbero dire con chiarezza almeno tre cose". "Uno: vince il Pdl con una Lega determinante che conquista il voto dell'antipolitica di centrodestra. In questo scenario si celebra la cara vecchia aritmetica della somma degli elettori, - aggiunge Marturano - già efficace nel 1994, benchè Berlusconi non convinca fino in fondo. Due: è sconfitto il Pd con un Di Pietro che seduce gli elettori anticasta di centrosinistra. Perde l'eredità del Governo Prodi, mentre ottiene il suo massimo Walter Veltroni che si trova tuttavia un partito tutto da costruire. Tre: Casini fallisce e Bertinotti rischia l'umiliazione. È il risultato di chi pensava si potesse fare una campagna solo "contro", tanto più contro Pd e Pdl, senza scegliersi davvero l'avversario più naturale dalla parte opposta".

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Prima i brividi, poi la grande festa - andrea montanari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Milano Prima i brividi, poi la grande festa "Vincente il modello lombardo. E il Carroccio dovrebbe ringraziarci" De Corato: "Se i lumbard hanno raddoppiato i voti il merito è del Comune" Nella sede di corso Vittorio Emanuele paura agli exit poll poi i risultati scatenano gli applausi. "Ecco con chi sta la città" ANDREA MONTANARI (segue dalla prima di Milano) Geronimo La Russa, il primogenito del del leader di An Ignazio, distribuisce braccialettini tricolori portafortuna. "Non me l'aspettavo - commenta a caldo Alfredo Mantica, ex sottosegretario agli Esteri ed esponente di spicco di An - . Comunque vale il voto di coalizione". Il riferimento è al successo travolgente della Lega. Forza Italia, invece, perde qualche punto in Lombardia. Probabilmente penalizzata dal matrimonio con Fini. Ma a Milano non arretra nemmeno nei confronti del Carroccio. La tensione si scioglie dieci minuti prima delle 17 quanto la prima proiezione Ipsos sancisce che tra i due principali partiti avversari ci sarebbe un divario di ben dieci punti. Scoppia un primo applauso liberatorio. Ne seguiranno molti altri. Man mano che il successo del Pdl a Milano e in Lombardia diventa più evidente. Alla prima proiezione lombarda (Pdl e Lega al 57,9 e Pd al 29,1) si scatena un'ovazione. Il pubblico in piedi che urla: Silvio, Silvio. "è la migliore risposta ha chi si chiedeva con chi sarebbe stata la città - sbotta il vicesindaco Riccardo De Corato - Ecco a cosa ha portato il buonismo peloso di Veltroni e il benaltrismo della sinistra estrema. Senza una politica seria si finisce col dare spazio alle ronde e alle passeggiate "verdi", che noi non vogliamo". E rivolto al leghista Matteo Salvini aggiunge: "Dovrebbero ringraziarci. E per la politica del Comune che hanno raddoppiato i voti". Anche il governatore rompe il silenzio: "Quello della Lombardia è il miglior risultato". Il commissario cittadino azzurro Luigi Casero si sbilancia: "Porteremo il modello lombardo al governo. Sarà la novità del nuovo governo Berlusconi". "Il modello Lombardia è Berlusconi" rilancia l'assessore Giancarlo Abelli neo deputato Pdl. Con lui la coordinatrice lombarda Mariastella Gelmini. "è presto per dirlo - aggiunge il coordinatore regionale di An Massino Corsaro - . Certamente dopo tredici anni di governo in Lombardia l'elettorato ci premia ancora. La Lega ora è determinante? Sarebbe stato peggio se avesse vinto Di Pietro, che non sa nemmeno l'uso del congiuntivo". Poi una stoccata all'ex compagna di partito Daniela Santanchè: "Gli elettori hanno punito un partito nato solo dalla gelosia". Cominciano i brindisi. A base di Bellini, vino e succhi di frutta. Arrivano le sorelle Maiolo. Tiziana, in rosso. Antonella, in nero. "Indubbiamente c'è stato uno spostamento a destra dell'asse politico italiano" sottolinea Paola Frassinetti di An. L'ex sottosegretaria all'Istruzione Valentina Aprea si vede già viceministro: "Ho già fatto cinque anni da sottosegretario, ora mi aspetto qualcosa in più". Al fianco di Formigoni? "No. Lui vuole andare alla presidenza del Senato o alla guida delle Infrastrutture". Il giovane consigliere comunale azzurro Lorenzo Malagola ammette: "La Lega questa volta ha fatto breccia nell'elettorato giovanile". Ma il capogruppo forzista in Comune Giulio Gallera frena: "è stata una nostra scelta lasciare alla loro identità il tema della sicurezza". Ormai siamo al tifo. Ogni volta che sugli schermi compare il leader Udc Pierferdinando Casini è un coro di buh. Nonostante il successo, la voglia di festeggiare si esaurisce presto. Nessun carosello in piazza Duomo, qualche sporadica cena in pizzeria e davanti alla tv ad ascoltare le prime parole da vincitore di Silvio Berlusconi, in diretta su Canale 5 da Enrico Mentana.

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Gelmini: "siamo amici la lega non ci ricatterà" - teresa monestiroli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Milano Il motivo "Con il Carroccio si governa bene" Gelmini: "Siamo amici la Lega non ci ricatterà" Premiata la coerenza della proposta di Berlusconi. Ma grazie anche agli errori del governo Prodi TERESA MONESTIROLI "Assolutamente soddisfatti". Dopo una campagna elettorale estenuante, alle nove di sera davanti ai risultati che danno una vittoria schiacciante del Pdl sul Pd, soprattutto in Lombardia, Maria Stella Gelmini, coordinatrice regionale del Popolo delle Libertà, si prende la sua rivincita: "Dobbiamo chiedere scusa alla legge elettorale. Si è parlato per mesi del fatto che l'ingovernabilità del paese dipendeva dalla legge elettorale, ma i dati dicono che non è così. Anzi, abbiamo raggiunto una stabilità di governo. è un successo personale di Berlusconi che ha creduto nel progetto della Pdl, ottenendo un ottimo risultato. La nascita del bipolarismo è un elemento positivo e lo dobbiamo a Berlusconi e Veltroni. L'eliminazione dei piccoli partiti permetterà alla politica di prendere decisioni più snelle". Con una Lega che a Milano ha raddoppiato e che rischia di tenere sotto scacco la coalizione di centrodestra. "Sgombriamo subito il campo dal tormentone del ricatto della Lega. Non sarà così. Il Carroccio ha avuto un ottimo risultato sia a livello nazionale che regionale, ma con loro abbiamo sempre governato bene, in Lombardia e a Milano. Non ci saranno problemi. Anche a livello nazione, nello scorso governo di centrodestra, la Lega è stato il più leale alleato di Berlusconi". Eppure Matteo Salvini, capogruppo della Lega a Milano, ha già detto che il voto dei cittadini è un segnale chiaro per il sindaco. I milanesi, dice, vogliono più sicurezza, lo sgombero dei campi rom, più severità con i clandestini "I nostri temi sono gli stessi. Il primo punto del nostro programma in campagna elettorale era la sicurezza, il ritorno della legge Bossi-Fini sull'immigrazione e una maggiore attenzione al carovita e ai salari". In città Bossi ha raddoppiato il consenso. Non è preoccupata? "Assolutamente no. Sono sicura che il rapporto con la Lega sarà produttivo in futuro così com'è stato in passato". La vittoria del Pdl apre la questione regionale. Se Formigoni andrà a Roma, ci saranno nuove elezione. E la Lega sta già chiedendo la presidenza della Regione. "Il candidato per le elezioni regionali sarà deciso a livello nazionale da Berlusconi, Fini e Bossi. Ma al di là della persona che sceglieranno, riproporremo il modello lombardo attuato da Formigoni in questi anni, che gli stessi cittadini hanno premiato con il voto. Un modello che si basa sul combinato disposto di sussidiarietà, federalismo fiscale e concertazione autentica con le realtà del territorio". Che cosa vi ha premiato in questa campagna elettorale? "La coerenza rispetto alla proposta di Silvio Berlusconi che non è mai cambiata. Non ha mai visto svarioni. Ma il miglior sponsor è stato il governo di centrosinistra di questi ultimi venti mesi: è una ricetta che ha fallito".

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Udc: delusi ma il centro c'è (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Milano Baruffi Udc: delusi ma il centro c'è "Il risultato non è quello che speravamo, ma il centro è nato lo stesso". Per tutto il giorno i dirigenti dell'Udc hanno atteso i risultati nella sede di via Silvio Pellico: in Lombardia il partito di Casini sfiora il 5%. Il segretario regionale Luigi Baruffi a fine giornata ammette la delusione, ma precisa: "Anche se ci aspettavamo almeno un punto in più il dato politico non cambia: il centro è nato nello scenario politico, mentre Berlusconi voleva farci fuori. Veltroni, invece, è riuscito a distruggere Bertinotti. Ora il Pdl dovrà fare i conti con una Lega diventata determinante". Poi uno sguardo alle probabili elezioni anticipate in Regione: "Bene a un candidato leghista, ma vogliamo sapere con quale prospettiva. Altrimenti l'Udc si terrà le mani libere".

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Non voteremo la fiducia a Berlusconi Casini sollevato: abbiamo resistito, faremo un'opposizione costruttiva (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Non voteremo la fiducia a Berlusconi" Casini sollevato: abbiamo resistito, faremo un'opposizione costruttiva di Federica Fantozzi/ Roma C'ENTRANO ANCORA Ma per un pelo. Svanisce il miraggio di fare l'ago della bilancia, però l'Udc è sopravvissuta. Casini non voterà la fiducia a Berlusconi ma farà opposizione "costruttiva". Saranno, ed è l'estremo paradosso, "come il Pri per la Dc". Proprio la presenza del leader nella sede del partito in tempo per i Tg è il segnale dello scampato pericolo. In completo blu, stanco sotto l'abbronzatura, Casini saluta: "Pace e bene". Arriva da casa dove seguiva l'andamento del voto con la moglie Azzurra e i figli, la piccola Caterina e il minuscolo Francesco, chiamato col nome del suocero ma anche del beneaugurante santo patrono d'Italia. Si è sempre tenuto in contatto telefonico con il portavoce Roberto Rao, già onorevole in pectore. L'Udc infatti, ieri in serata, navigava intorno al cinque e mezzo-sei. Accreditata di circa 34 deputati e un pugno di senatori. Nella legislatura appena conclusa ne aveva rispettivamente 39 e 19, ma la somma va valutata al netto dello shopping berlusconiano (12 onorevoli, Giovanardi in testa), della concorrenza di Pino Pizza sull'amato simbolo scudocrociato, del martellamento sul voto utile. Casini, da uomo pragmatico e consapevole del tracollo della sinistra radicale, fa presto ad avere uno sguardo d'insieme: "Ragazzi, non siamo ingenui. Se avremo superato il 6% è una soddisfazione. In una situazione difficilissima siamo gli unici che abbiamo retto alla botta". È vero che nel 2006 raggiunsero il 6,8%, ma in fondo Berlusconi li preconizzava inchiodati al 4%. Addio governissimo? "Non ho mai pensato ci fossero scorciatoie per noi. La congiunzione astrale che ci vedeva determinanti al Senato era una provocazione...". E gli attacchi dell'ex alleato sull'irrilevanza centrista? "Grevi e violenti, ma noi siamo uomini di mondo". Auguri perciò al Cavaliere e alla Lega forte che "hanno vinto e dovranno governare senza alibi". L'Udc non voterà la fiducia "perché così ha promesso ai suoi elettori", ma farà "un'opposizione costruttiva e non sfascista. Voteremo i provvedimenti seri del governo ma lo incalzeremo perché l'Italia ha bisogno di riforme coraggiose". L'analisi casiniana attribuisce alla campagna per il voto utile lo "schiacciamento" di Rifondazione: "Noi abbiamo mostrato capacità di resistenza e attrazione. È un grande investimento per il futuro". Cosa riservi l'avvenire, però, non è dato sapere. "La situazione è fluida" sintetizza Casini. Che sul bipolarismo determinatosi spontaneamente frena, ma sul grande centro mostra realismo: "Cosa vi aspettavate? Viviamo in Italia". Né vuol sentire quello che in diversi già delineano: l'avvicinamento dell'opposizione centrista a quella del Pd. "Avrò contatti con Veltroni come con la maggioranza - si sfila Casini - Noi siamo in una posizione di centro, dialogheremo con tutti senza essere al laccio di nessuno". Sfida conclusiva: "Senza di noi si può vincere, ma difficilmente si riesce a governare". Ultima preoccupazione, per l'annichilimento dell'area bertinottiana: "Se non entrano in Parlamento sarà un fatto negativo perché le ali estreme canalizzano la protesta nelle istituzioni. L'alternativa è andare in piazza". Pomeriggio altalenante al secondo piano di Via Due Macelli. Ad aspettare i risultati ci sono D'Onofrio, Buttiglione, Nando Adornato, Pionati. Una coppa di confetti sulla scrivania di Casini viene svuotata nonostante siano prodotti Pelino e Paola Pelino fosse schierata con Forza Italia, del resto si è uomini di mondo e pure affamati. In tv Mario Baccini sottolinea la loro "campagna di rottura". Francesco D'Onofrio pronostica "un risultato dignitoso, determinante non so". Arriva Savino Pezzotta battagliero: "Non appoggeremo chi voleva eliminarci. Non siamo stati schiacciati e andremo avanti con la Costituente del partito di centro". Appare Alessandra Borghese, capolista al Senato nel Lazio con la missione di fare incetta di voti cattolici, dopo che Ruini non è riuscito a rappacificare i due leader litiganti del centrodestra. Golfino verde e camicia fantasia sui toni del viola, si informa: "Come va?". Apprende che nel Lazio sono sotto il 5%. Incrocia D'Onofrio: "Francesco?". "È peggio del previsto, peggio dell'immaginato" risponde lui. A Palazzo Madama l'Udc puntava a superare il quorum dell'8% in Sicilia, Calabria e Puglia, e forse nelle Marche. Sembra riuscirci solo nelle prime due regioni: prossimi senatori Totò Cuffaro e Giampiero D'Alia, D'Onofrio in Calabria. Molto in forse Antinoro in Sicilia e Trematerra in Calabria. Sembra rimasto fuori dal Parlamento De Mita. Cesa ammette la delusione: "Ci aspettavamo 7-8 senatori". Importa fino a un certo punto. La scommessa di Casini si fondava sulla debolezza di Berlusconi. Dimostratasi infondata la seconda, è persa la prima. Bisogna voltare pagina, e Casini lo farà. Tirato il debito sospiro di sollievo per essere sopravvissuto allo "tsunami per chi era fuori dalle coalizioni", assistito "all'allattamento di mio figlio" (come ha liquidato a Porta a Porta la domanda su Silvio), rassegnato a lavorare nel medio periodo, l'ex terza carica dello Stato è pronto. Con due certezze: la "cultura di governo" e la speranza nel tempo galantuomo.

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Bertinotti ha gettato la sinistra al macero (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del FLAVIA D'ANGELI "Bertinotti ha gettato la sinistra al macero" "Per dirla con una battuta, dove non era riuscito Occhetto è riuscito Bertinotti e quindici anni di storia di Rifondazione e della sinistra antagonista sono stati buttati al macero". Durissima Flavia D'Angeli, candidata premier di Sinistra Critica, che addebita la sconfitta "al gruppo dirigente dell'Arcobaleno". "Ma a uscire battuto dalle urne - prosegue - è l'intero progetto che ha sorretto il centrosinistra degli ultimi anni. L'idea che Berlusconi si potesse battere con politiche moderate non premia infatti Veltroni che resta molto distante dal Popolo delle Libertà". A sinistra invece "a essere battuta drasticamente è la linea governista e compatibilista, oltre che il tentativo di assemblare forze non assemblabili. Si tratta dell'epilogo della sconfitta subita nell'89".

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Via l'aplomb di rito, alle 18 Emilio Fede torna il Fede di sempre Ormai certo della vittoria del suo leader, esulta per lo scampato satellite, si scaglia contro la par condicio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Via l'aplomb di rito, alle 18 Emilio Fede torna il Fede di sempre Ormai certo della vittoria del suo leader, esulta per lo scampato satellite, si scaglia contro la par condicio di Paolo Ojetti SE È ASSODATO che Allah è misericordioso, su Emilio Fede abbiamo sempre avuto qualche dubbio. Invece, nel corso della maratona elettorale di ieri, quan- do i dati sembravano trionfali per Berlusconi e Bossi (di cui a Fede importa relativamente), il direttore del Tg4 invitava soprattutto se stesso alla prudenza, all'understatement, al sospiro gentile. E mentre Paolo Romani, lì accanto, sprizzava gioia dagli occhi lucenti, Fede dissimulava ogni sensazione con un aplomb degno della corte di Windsor alla finale di cricket. Il gioco è andato avanti per parecchio tempo, con punte surreali quando Fede, ridacchiando e facendo il verso a Veltroni, ha parlato di Berlusconi come se non lo conoscesse ("quello che è il leader del Popolo della libertà e che non nomino, ah, ah"),come se lo avesse scoperto ieri, Berlusconi, simpatico sì ma uno dei tanti. E già, chiosava Fede, chi vince e chi perde non importa "il voto è un momento di allegria". Prima della lunga pausa lasciata al Commissario Monk e a Tempesta d'Amore (ogni riferimento è puramente casuale), Fede è tornato a battere il suo chiodo fisso: non voglio la par condicio, mi hanno minacciato, denunciato. Poi si è ritirato, lieve. Non sappiamo cosa abbia fatto nell'intervallo. Pensiamo si sia chiuso in qualche stanza, fuori dalla portata di occhi indiscreti e lì abbia pianto, un pianto liberatorio: Berlusconi vinceva, la par condicio l'avrebbe tolta, il primo Consiglio dei ministri a Napoli avrebbe spazzato via tutta l'immondizia della Regione conquistata, avrebbero persino tolta l'Ici che - andiamo per deduzione - anche Fede paga. Si sarà anche compiaciuto di se stesso: ha mandato in onda per settimane e settimane le italiane al mercato, loro si lagnavano dei prezzi, Emilio Fede di Prodi e questo - Fede ne è certo - ha portato Berlusconi alla vittoria. La pausa del Tg4 ha lasciato campo libero al Tg5 che però ha toccato il record della mosceria. In studio, solo Antonio Polito, appollaiato su uno sgabello e vistosamente a disagio. C'è stata però una cosa degna di nota e la segnaliamo perché la notizia era di quelle che sconvolgono il mondo. Un povero cronista, tutto bagnato, stava sulla soglia dei cancelli della villa di Arcore. Sotto l'ombrello, ha detto: "Silvio Berlusconi ha lasciato Arcore e si è trasferito nella villa di Macherio". Fede ha confermato più tardi: "Si è solo fermato un attimo, a bordo della sua Mercedes, e ha salutato". Zappingando qua e là, abbiamo notato anche il sereno equilibrio di Studio Aperto. Mentre affluivano i dati, il conduttore ha esternato: "Facciamo gli scongiuri, ma tutto sta andando per il meglio". Punti di vista. Il clou è arrivato dopo le 18,30, quando la vittoria di Berlusconi si era fatta più corposa e - anche senza arrivare a contare l'ultimo voto - assicurata. È stato a quel punto che Emilio Fede è tornato l'Emilio Fede che preferiamo. Lanciato contro il garante Calabrò ("quello, come si chiama?"), contro la par condicio che lo ha "mortificato", Fede sembrava come un martire scampato per un pelo alle fauci delle belve, finalmente libero: nessuno lo manderà più sul satellite e nemmeno a casa. E Berlusconi, di nuovo riconosciuto come faro della vita, è tornato nei pensieri di Fede: "Avete visto? Si vince e non contano la statura, la tintura dei capelli". Ha avuto parole d'oro anche per Bertinotti: "Quello della sinistra non è stato un crollo, mi spiace che Bertinotti voglia uscire di scena". Nell'euforia, ha poi scambiato Minzolini per Gramellini. Niente di male, la stanchezza miscelata con la gioia provoca a volte stati di allucinazione. Ma il tasto vero, quello che stava a cuore di Fede, è stato in più occasioni ripetuto: "Ah, ricordo che è stato Veltroni a dire che chi vince, anche per un solo voto, governa". E se Fede è il massimo e naif interprete del Berlusconi-pensiero, allora si vede il futuro anche senza palla di vetro: Berlusconi vuole governare per 5 anni, non offrirà niente a nessuno, non riformerà niente assieme all'opposizione, non cambierà di una virgola la legge elettorale che lo ha fatto vincere. Più incisivo di Fede solo Gasparri nell'ospitata finale: "Verrà restituita visibilità al papa. E Totti ha sbagliato". Dio li fa e poi li accoppia.

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Il Pd con oltre il 41% è il primo partito della Capitale. L'Arcobaleno sotto il 4% (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del A ROMA Il Pd con oltre il 41% è il primo partito della Capitale. L'Arcobaleno sotto il 4% "I dati finora disponibili presentano una straordinaria affermazione del Partito Democratico a Roma". È soddisfatto Silvio Di Francia, esponente del Pd e assessore uscente del Comune di Roma. "Di fronte ad un quadro nazionale ancora in via di definizione - spiega l'esponente del Pd - ma che comunque presenta una fortissima predominanza della Lega nel centrodestra, che sarà il vero azionista di maggioranza della coalizione di Berlusconi, e con il Pd che pur non vincendo conferma un buon dato, nella Capitale arriva un successo ampio e fondamentale per i democratici, grazie al quale speriamo di poter vincere anche a livello regionale nel Lazio. Grazie a Rutelli e Veltroni Roma va oltre le aspettative, confermando il grande consenso dei cittadini per i quindici anni di buon governo della città. È un segnale chiaro e forte, innanzitutto nei confronti di chi è alleato con i nemici della Capitale". E in effetti con oltre il 65% delle schede scrutinate a Roma il Pd alla Camera è il primo partito con oltre il 41,4%. Il Popolo della libertà segue al 39,0%. Subito dopo con il 4,8% c'è Di Pietro, l'Udc è al 4,1%, la Sinistra L'Arcobaleno al 3,7% e La Destra-Fiamma Tricolore al 3,3%.

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Questa volta sembrava ci fosse uno scollamento, una diversità dal passato ancora più marca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del di Roberto Cotroneo/ Roma Questa volta sembrava ci fosse uno scollamento, una diversità dal passato ancora più marcata. Questa volta, i programmi con gli exit poll del voto, e poi le prime proiezioni, sembravano una copia sbiadita di quelli di un tempo. Sarà perché i politici invitati non si fidano più come un tempo. Sarà che ormai i leader non parlano neppure sotto tortura, e soprattutto lo fanno aspettando anche l'ultima sezione da scrutinare, sarà che nessuno ha più voglia di pensarsi un leader, vista l'aria, ma ora non funziona più quel vecchio modello di liti, polemiche, battute e avanspettacolo da elezioni. Ieri, nonostante i primi dati dimostrassero ancora una volta che di exit poll non se può davvero più, nessuno si è scomposto, nessuno ha esultato, nessuno ha cercato di falsificare la realtà. Tutti pacati. A cominciare dalla seconda rete Rai dove c'era un Clemente Mastella in veste di editorialista quasi stupefacente. Sembrava uno che la politica la guarda da lontano da sempre, non uno che ha fatto il ministro fino a poco tempo fa, che ha guidato un partito che ci ha portato a queste elezioni anticipate, che ha fatto cadere un governo, che sta in politica da anni. Ed era l'unico politico davvero di primo piano che parlava e commentava. Il resto era un mondo di gente un po' sperduta, che passava da un divanetto all'altro, a dire cose smozzicate, un po' sorprese, vagamente complicate. Sembrava davvero che si era chiuso in ciclo, e forse per sempre. Mentre si profilava un parlamento con pochi partiti, pochissimi leader, ed equilibri chiari, in televisione sembrava che tutto fosse congelato a un passato lontano dove ognuno parlando e commentando non faceva altro che riproporre vecchi modelli. Da domani tutto questo finirà per non esistere più. E se su Rai Uno Gianni Riotta, in consuete maniche di camicia, interveniva per fare il punto sulla situazione, dicendo che due partiti, e solo due, raggiungevano per la prima volta quasi il 70 per cento di tutti i voti espressi, i colleghi giornalisti, accanto a Tabacci, Pisanu e Gennaro Migliore, non se la cavavano affatto, poveri loro, di fronte a uno scenario inedito, mai visto e persino sconcertante. E sconcertante per tutti. Su Rai Due eccetto Mastella, il resto era tutto un chiedere a un Cicchitto vagamente raggiante: onorevole, ci dia un titolo per domani. Era tutto un: scusa direttore, certo direttore, saluto il direttore, per ogni collegamento che si faceva dal centro destra. Mentre su Rai Tre una Bianca Berlinguer non proprio di buon umore, e c'è da capirlo, assisteva a un Ignazio La Russa curiosamente ecumenico e generoso soprattutto con Mario Giordano, e a una Rosy Bindi che non aveva perso il sarcasmo toscano, ma riusciva a mandarlo a segno soltanto con Buttiglione. E Rocco Buttiglione, dal canto suo, non poteva far altro che ripetere una serie di formule alchemico-politico che ormai non funzionavano più con nessuno e dicevano solo una cosa: che l'Udc aveva perso la sua scommessa, e ormai di centro politico è comunque meglio non parlare. Perché non esisterà mai più. Ma se per le trasmissioni elettorali le cose andavano come andavano, con una Alessandra Mussolini che pareva l'ombra di se stessa, in prossimità dei Tg le cose sono ancora cambiate. Lì si è capita l'aria che tira, da piccoli dettagli, e da vaghi segnali, che poi troppo vaghi non sono. A cominciare dal collegamento del Tg1 con la sede della Lega Nord. Al microfono c'era nientemeno che Umberto Bossi. Voto di protesta o di proposta. E il Bossi, calmo, serafico, decisamente doroteo: "Proposta". E Berlusconi sarà ostaggio della Lega? "Ma quando mai? Io e Berlusconi siamo amici". E mentre dal Partito Democratico c'era il filmato della dichiarazione di Veltroni, dalla sede della Sinistra Arcobaleno lo sguardo di Franco Giordano era piuttosto eloquente. E non lasciava dubbi che è finita un'epoca. Anche la faccia di Casini diceva che è finita un'epoca, e pure quella di Storace. Neppure Giuliano Ferrara riusciva a rigirarsela come gli sarebbe piaciuto. Alla fine tutto sembra ridursi, anche televisivamente a poche parole, e a pochi leader. "Walter Veltroni ha telefonato a Silvio Berlusconi per augurargli buon lavoro riconoscendo la vittoria". Sembrava un paese scandinavo, l'Italia, ieri. Scandinavo anche Emilio Fede, dopotutto. Capace di non sbilanciarsi più di tanto. Ed era la prima volta. Ora si tratta di capire cosa accadrà da domani, e che cosa diventerà la politica in televisione. Perché anche in questo le cose cambieranno. C'è da giurarci. roberto@robertocotroneo.it.

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Purtroppo ha vinto la paura del futuro Cara Unità, se i dati finali confermeranno l (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Purtroppo ha vinto la paura del futuro Cara Unità, se i dati finali confermeranno la vittoria del PdL, siamo un Paese spaventato. Ci terrorizzano il futuro, gli immigrati, la cultura, le novità, le aperture, l'Europa, le regole, l'impegno, la serietà, la speranza. E così ci chiudiamo dentro gli elmi di cartapesta dei leghisti vestiti da celti, nel protezionismo di Tremonti, nelle clientele, nelle cosche, negli schermi tv dei piccoli fratelli, nei minuscoli e tristi egoismi di chi ha complessi di inferiorità. Viviamo un paese smarrito, che ha deciso di farsi governare ancora una volta da un venditore di fumo, attento solo ai propri interessi privati, e dai suoi pessimi alleati. Ed è impressionante lo smottamento di Sinistra Arcobaleno, che esce disintegrata. A conferma che bene ha fatto Veltroni a buttarsi nell'operazione "Pd che va da solo", nel tentativo di salvare il salvabile, per ricominciare a lavorare per ricostruire da cima a fondo la sinistra italiana. Luciano Comida Abbiamo perso ma qualcosa si è mosso Grazie Walter Cara Unità, è drammatico pensare che dovremo vivere in un paese governato da questo tipo di forze politiche. Vivo a Rimini e ho 26 anni. Sono una studentessa di Scienze della Comunicazione con indirizzo giornalistico presso l'università di Parma. Sono seriamente preoccupata per la mia generazione, per la precarietà delle occupazioni, ma ancor di più, per la mancanza di consapevolezza dei giovani stessi, che noncuranti della realtà delle cose, sembrano aver dato la vittoria in mano a Berlusconi. Vorrei comunque ringraziare il vostro giornale, poiché è il "mio" giornale, così come vorrei ringraziare Walter Veltroni. Mi sono affacciata alla politica circa 10 anni fa, seguendo unicamente il pensiero della propria famiglia, dove le forze politiche erano così come le ricordiamo prima dell'avventura di Walter, dove tutto era in stallo. Ora per la prima volta dal mio diritto al voto, ho trovato ciò che realmente mi rappresenta, ho visto nascere un partito davanti ai miei occhi, un partito che si interessa di quello che siamo, e voglio credere fino in fondo che potremmo vincere. Ad ogni modo, anche nella sconfitta, il "rumore" è stato prodotto, qualcosa comunque si è mosso. Sara Ceccarelli, Rimini Montanelli e il vaccino: a quanto pare non funziona Cara Unità, tutti noi dovremmo considerarci responsabili di un simile risultato che dà alla... "parte avversa" l'opportunità di governare senza problemi alla camera ed anche al senato. Montanelli si sbagliava quando parlava di vaccino. Forse non aveva considerato che gli italiani sono un popolo resistente ad ogni tipo di rimedio medico contro le infezioni... Alessandro Grieco Ci saranno ancora una volta leggi vergogna? Cara Unità, sappiamo come Berlusconi si comperà. L'abbiamo già visto nel 2001-2006: un Parlamento impegnato per una buona metà del suo tempo a risolvere i problemi di Berlusconi (legge sulle tv, i vari condoni fiscali che gli hanno fatto risparmiare milioni di euro, ma anche le diverse leggi sulla Giustizia preannunciate dai suoi avvocati in Tribunale e poi approvate in Parlamento). Ha anche tentato di stravolgere la Costituzione, con una maggioranza semplice che teneva al guinzaglio in Parlamento, per soddisfare le follie di Bossi e compagni. Il Referendum ha poi fatto giustizia sulla vera volontà del popolo. Avremmo ancora delle leggi vergogna e delle leggi di forte detassazione a favore dei riccastri (aliquota massima al 33%) che sarebbero dei regali per i più ricchi e mancanza di servizi per i redditi medio-bassi? Non avranno i numeri per stravolgere la Costituzione senza passare sotto le forche caudine del Referendum confermativo. E al Referendum saranno ancora amare sorprese per B. e soci. Raffaele Santoro, Manziana La libertà l'abbiamo conquistata il 25 aprile Ora lottiamo contro la mafia Cara Unità, nei giorni scorsi ho ricevuto il volantino di Berlusconi che pubblicizza la Libertà. Noi Italiani per bene la libertà ce la siamo conquistata il 25 Aprile quando sconfiggemmo i nazifascisti. Adesso la libertà ce la vogliamo mantenere sconfiggendo le mafie che nessuno di voi ha mai menzionato nella campagna elettorale. Fra due gruppi che comprendono Dell'Utri, Mangano, Berlusconi, Riina, Provenzano ecc noi scegliamo Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, e tutti coloro che hanno dato la vita per liberare il paese dal cancro della mafia. Noi siamo liberi e vogliamo restarne tali. Alberto Meozzi Serravalle Pistoiese D'ora in poi due copie dell'Unità Cara Unità, domenica ho comprato due copie e una l'ho lasciata su una panchina del viale che porta al santuario della Madonna di Caravaggio (passaggio molto frequentato) dopo dieci minuti sono ripassata e l'Unità non c'era più! Così questa mattina ho ripetuto l'operazione e di nuovo dopo dieci minuti la copia è sparita. Allora, io e mio marito abbiamo deciso che almeno due volte alla settimana ripeteremo questo gesto nella speranza di convincere qualcuno a capire quanto sei bella e importante! Ps: e da domani sottoscriveremo di nuovo l'abbonamento annuale. W l'Unità. Rosy e Bruno Calligaro, Capralba (Cr) Italiani all'estero Le schede sono arrivate tardi Cara Unità, io sono un italiano residente a Seattle, USA, e regolarmente iscritto all'AIRE. Le schede elettorali mi sono arrivate martedi 10 aprile (timbro postale l'8), con un pacchetto di istruzioni che dice di ri-spedire le schede con il proprio voto entro il 3 aprile, in modo che arrivino non oltre il 10. Il mio vicino, anche lui italiano, ha ricevuto le sue schede lo stesso giorno. Non faccio commenti, i fatti si commentano da soli. Alfredo Pizzirani, Seattle Qualche disguido ma i pazienti del Galeazzi hanno potuto votare In relazione all'articolo pubblicato su l'Unità il 14 aprile, dal titolo "Milano, i malati del Galeazzi potranno votare solo oggi", la direzione sanitaria dell'ospedale e il Presidente del seggio presso l'Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano precisano che nella giornata di domenica hanno votato 78 pazienti e che a chiusura del seggio i pazienti che hanno votato sono stati 103. Nonostante si sia verificato qualche disguido, insomma, le operazioni di voto si sono comunque svolte. Direttore sanitario Galeazzi.

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Dopo il voto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Dopo il voto Furio Colombo Segue dalla Prima È bene saperlo perché la sola possibilità di organizzare una opposizione corretta e utile è di partire non dai ricordi o dal rigurgito dei personali cattivi umori, come ha fatto Berlusconi durante tutta la sua parte di campagna elettorale, ma dal presente, che non è lieto, e dalla realtà, che non è entusiasmante, nonostante la splendida campagna elettorale di Walter Veltroni. Ma proprio per restare con i piedi per terra ci conviene confrontarci, per prima cosa, con le esperienze e i comportamenti che ci riguardano o ci sono più vicini. Prenderò un argomento che - come sanno i lettori - è sempre stato a cuore a questo giornale, e che viene rozzamente definito: "antiberlusconismo". Come sanno coloro che leggono fino in fondo i testi e gli interventi che riguardano la dolorosa questione italiana (siamo i soli in Europa a ripetere l'esperienza di Mugabe in Zimbawe: non riusciamo a cambiare il capo del governo, indipendentemente dalle normali alternanze fra destra e sinistra) il problema non è se avere o no antipatia per un particolare esponente politico di cui siamo costretti a occuparci da un quindicennio. Il problema è il clamoroso conflitto di interessi che stupisce il mondo, e oggettivamente rende difficile governare senza arrecare danni al Paese e vantaggio a chi - nel conflitto di interessi - governa. Direte che quando i giornalisti italiani arrivano di fronte al sovrano si guardano bene dal sollevare il problema, e anzi gli fanno festa, come è giusto che si faccia ai sovrani, riservandosi se mai (anche da parte di una sinistra che amava considerarsi più rigorosa) di essere severi con chi non ha alcun conflitto o incompatibilità del genere. Un fatto curioso si è verificato due volte, nel lungo commento del pomeriggio di ieri ai risultati elettorali. Gennaro Migliore parlando a nome di Sinistra Arcobaleno, ha detto, quando sembrava che il Pd fosse in testa, questa incredibile frase: "Ha vinto l'antiberlusconismo". Vi sembra impossibile? Eppure, più tardi, quando è apparso chiaro che Berlusconi vinceva, Angelo Bonelli, a nome dello stesso gruppo e rispondendo a una domanda diversa, ha detto: "ancora una volta l'antiberlusconismo non ha pagato". Continua dunque ad andare forte la leggenda metropolitana secondo cui il governo invasivo, tipo regime, praticato da Berlusconi non è il punto. Manca una definizione del punto. Manca anche un ragionevole risultato alle urne per provare la popolarità della strana tesi. Sia chiaro: essa non ha niente a che fare con la splendida idea di Veltroni di non nominare mai l'uomo che è in grado di farsi nominare da tutti i media italiani. Continuare a ripetere "il nostro principale avversario" è stata una idea vincente persino se non è stato vincente il pur rispettabilissimo risultato strappato con il nuovo coraggioso Pd di Veltroni. Il fatto è che Veltroni non ha dimenticato un solo dettaglio dello strano modo di usare la politica ad uso privato di Berlusconi. Anzi gli serviva per dire come - invece - si governa nelle normali democrazie dove non si portano interessi privati al governo. Perché la leggenda dell'antiberlusconismo che non paga sia particolarmente diffusa a sinistra là dove, nella vera vita e tra coloro che votano a sinistra, trovi attenzione, tensione e rivolta sull'argomento, può forse spiegare una parte dell'altro problema di cui hanno sofferto queste elezioni: l'astensionismo. Il tre per cento non sarà il buco che si era temuto all'inizio, ma è pur sempre una multa comminata soprattutto alla sinistra. Difficile che la sfiducia abbia motivato chi ha visto troppo impegno contro il malaffare che tormenta l'Italia. Nel malaffare politico domina certo su tutto il conflitto di interesse. Forse alcune colorite comparsate in televisione avrebbero sortito, anche per i festosi partecipanti, un migliore effetto, se il tempo utile fosse stato dedicato al "principale avversario", invece di perdersi nella storia un po' penosa dei "programmi sovrapponibili" del Pd e del Pdl e nella battuta, ripetuta ancora e ancora, di "Veltrusconi". Certo l'antipolitica ha fatto il suo ingresso alla grande in queste elezioni per buone e per cattive ragioni. Se c'è una politica corretta e rispettabile e una ignobile e impossibile da perdonare, soltanto un implacabile sistema di informazioni può farlo sapere ai cittadini, guidandoli a sostenere o a respingere. Ma come può funzionare un implacabile sistema di informazioni, come quello che orienta i votanti delle altre democrazie, se in Italia tutti gli scantinati del sistema notizie sono invasi dalle acque infette del conflitto di interessi? Attenzione, questo non vuol dire che viene oscurata solo la malapolitica vicina al "principale avversario". Tutta la politica viene oscurata. Ne guadagnano i peggiori esponenti di ogni parte, che finiscono nel generico e generale disprezzo. Infatti un tre per cento di cittadini si rifiutano di accostarsi alle urne nel giorno del voto. Nell'antipolitica, comunque, ha un ruolo grandissimo la Lega Nord, che si attribuisce, forte del successo in una sola zona del Paese, il ruolo di giudicare e sentenziare come "ladrona" sia la capitale sia l'Italia. Se si pensa che la Lega ottiene i voti dell'antipolitica con un minaccioso linguaggio di ostilità verso le istituzioni italiane e poi va a insediarsi in esse e a governarle, trasportata dal partito detto del "Popolo della Libertà", si ha una situazione inedita e unica. L'antipolitica di solito comporta il prezzo della esclusione dalla politica. Per tutti, nel mondo, salvo che per la Lega Nord di Bossi che, grazie a Berlusconi - e al berlusconismo che non bisogna toccare - si è ritagliata una posizione parassita: si insedia nei punti chiave che logora e disprezza, e ovviamente lo fa con l'intento di peggiorarli. Si veda l'impegno di Castelli come ministro della Giustizia nel secondo governo Berlusconi. Quelle imprese stanno per ripetersi, probabilmente con qualche aggravante rispetto a ciò che abbiamo per forza imparato a conoscere. Ma qui comincia un capitolo che è nello stesso tempo nuovo e vecchio. Il vecchio lo portano in dote i vincitori. Il nuovo dovremo essere capaci di portarlo noi, in questo stranissimo pranzo al sacco. furiocolombo@unita.it.

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"siamo sotto anche a marassi" così il pd capisce che è finita - raffaele niri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Genova "Siamo sotto anche a Marassi" Così il Pd capisce che è finita In città la Lega corre, la Sinistra Arcobaleno si dissolve La città resta "rossa" soltanto per trentamila voti, i socialisti conquistano meno voti di Ferrando Il segretario di Forza Italia esulta: "Dopo Biasotti, ci siamo ripresi la Liguria. Genova resiste ma solo per ora" RAFFAELE NIRI "Anche Marassi?". Anche Marassi. I più avveduti - tra i dirigenti del Partito Democratico - capiscono già alle sette meno un quarto, quello che alle otto diventa il mantra collettivo. "Gli abbiamo regalato la Liguria". Quel "gli" non sarà corretto dal punto di vista semantico ma rende pienamente l'idea: hanno vinto loro, quelli del centrodestra, ma per il centrosinistra la botta è tale da far fatica a capire da dove arriva la mazzata, chi la sferra e da dove. Eppure - come capisce subito, ancora prima di conoscere i dati, una Vincenzi vestita con un candido impermiabilino verde mela - "Genova regge": alla fine la differenza tra centrosinistra e centrodestra continua ad essere pesante, quarantamila voti assoluti, quasi sei punti percentuali. I dati assoluti parlano da soli: a Genova città né la Sinistra Arcobaleno né l'Unione di Centro arrivano al quattro per cento (vincono i primi, per un centinaio di voti). "La Destra" della Santanchè prende oltre diecimila voti, Sinistra Arcobaleno (quindi Rifondazione più Pdci più Verdi più i fuoriusciti con Mussi dal Ds) meno di ventimila: c'è un nero-nero ogni due rossi-rossi, un incubo per quelli di Rifondazione che alle scorse politiche veleggiavano (da soli) oltre il dodici per cento. In città Lega Nord va fortissimo (oltre il sei per cento, appena mezzo punto sotto la media regionale) e, a sorpresa, va benissimo l'Italia dei Valori (cinque virgola due per cento). Genova resta rossa, ammesso che abbia ancora senso colorare di rosso il Pd: alla fine, quando dopo le 21 arrivano le ultime due sezioni scrutinate in città, c'è una differenza di oltre trentamila voti per Pd più Di Pietro, nei confronti del Popolo della Libertà più Lega Nord. Riassume bene il neo-deputato e coordinatore regionale di Forza Italia Michele Scandroglio: " Abbiamo vinto in tutta la Liguria, solo Genova resta di là". Grottesco, da paura, il risultato dei socialisti (a Genova, culla del socialismo): tremila voti assoluti, poco èpiù di mezzo punto percentuale. Per dire, il Partito Comunista dei Lavoratori del savonese Marco Ferrando prende 4.400 voti e sfiora l'uno per cento, mentre la Sinistra Critica di Turigliatto supera il mezzo punto. Ma il vero tema, ovviamente, resta quella differenza: 172mila voti per Veltroni, 132mila per Berlusconi. Ragiona il segretario azzurro - e anche lui, finalmente, deputato - Roberto Cassinelli: "Il centrodestra si riprende la Liguria, dopo l'ottima esperienza della giunta Biasotti. Per ora, Genova resiste". Controragiona il sindaco, Marta Vincenzi: "Sono certa che la differenza tra i due schieramento sarebbe stata ancora maggiore se gli anziani non si fossero trovati di fronte ad un simbolo completamente nuovo, che li ha disorientati". Cambierà qualcosa, a Tursi, dopo la scoppola? La Sinistra potrebbe perdere un assessore, Di Pietro potrebbe chiederne un secondo, dicono. Ma in piazza De Marini mettono le mani avanti. "Se Marta vuol cambiare squadra liberissima di farlo. Ma per noi non cambia niente". Almeno per oggi.

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Biondi, la prima volta da tifoso "mi dispiace per bertinotti" - wanda valli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VI - Genova Biondi, la prima volta da tifoso "Mi dispiace per Bertinotti" "Nessun rimpianto. Avevo fatto il mio tempo" Politiche 2008 WANDA VALLI Arriva sorridente nello studio di avvocato in via Assarotti, Alfredo Biondi, liberale da sempre, confluito in Forza Italia e ora nel Pdl che l'ha lasciato fuori gioco. Dopo nove legislature, la prima nel '68. Gli stucchi dorati del soffitto sono sontuosi, lo studio elegante, la tv è piccolina, sistemata su un tavolino a fianco della scrivania, provvista di una sbilenca antenna. Ma Alfredo Biondi, che ha scelto di seguire da qui l'andamento dello scrutinio non se ne preoccupa. Tutto si può dire, non che sia in ansia. Lui conferma: "Sei un tifoso della squadra, ma non giochi la partita, è la prima volta per me, è una sensazione mai provata prima, di solidarietà, non d'impegno diretto". Poi ricorda i tempi passati, quelli del Pli: "Allora aspettavo fino all'ultimo secondo per vedere quanti decimali avevamo preso in più". Per Alfredo Biondi, il mondo di avvocato cambia nel 1968: "Prima candidatura, prima volta alla Camera. Poi mi sono fermato due volte, nel 1972 e nel 1976, lo chiamo il mio periodo Ogino - Knaus, infecondo per la politica, ma fruttuoso per la mia professione". Già, ma adesso, il Pdl ha una sua vittima illustre, lei presidente. "Cosa vuole, quando si arriva a un'altra età, i tempi supplementari sono più corti. Dal 1979 ho fatto di seguito nove legislature alla Camera e una al Senato e così quando mi hanno fatto capire che dovevo farmi da parte, ho detto, va bene". La tv intanto, in qualche modo, funziona. Si vedono immagini a flash con proiezioni, tabelle, Alfredo Biondi pensa che sì il Pdl vince, e riparla di sé: "Mi sono candidato alla Corte Costituzionale, mi pareva la via più logica, il seggio toccava a noi, ero parlamentare, non si è arrivati a niente. Adesso chissà". Le tabelle segnalano che la gara è a due: Pdl e Pd, Alfredo Biondi commenta: "In Italia si è creato un clima da gradinata nord e gradinata sud e poi c'è la legge senza preferenze che elimina quel "quid" che crea un legame con le persone". Scorrono i dati della Sinistra Arcobaleno: "Mi dispiace per Bertinotti, è un amico, ma per lui, come per me, vale un fatto: i "rieccoli" la gente non li ama più, la bravura di Veltroni è stata usare la sua diversità rispetto ai compagni di partito. E poi Veltroni è un po' come un pastore valdese che vede una società di uguali, mentre Berlusconi interpreta la parte più viscerale dell'elettorato". In Liguria il centrosinistra se l'ègiocata, unica regione del Nord: "Qui c'è il fascino segreto del proletariato, oltre a quello della borghesia. E' una grande qualità, il popolo ligure è tradizionalista sia a sinistra che a destra e, in politica, l'amicizia prescinde dagli schieramenti, c'è la lotta ma non la disistima, si cerca l'antagonista non il nemico". Intanto vince Berlusconi e lei lo guarda dalla tv. Contento o amareggiato? "Sono contento se vince Berlusconi, e se l'opposizione è forte, serve alla democrazia. Forse io mi sono alienato qualche simpatia per aver votato secondo coscienza, ma essere liberali è un disastro, devi dare ragione a chi ce l'ha. Anche se sta dall'altra parte". SEGUE A PAGINA V.

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Il disastro arcobaleno "serve una svolta in regione" - nadia campini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VIII - Genova La sinistra ko: troppi errori, ora bisogna tornare nelle piazze Il disastro Arcobaleno "Serve una svolta in Regione" Giacomo Conti attacca: "Io mi dimetto, anche gli altri lo facciano" NADIA CAMPINI "UNA sconfitta", "un disastro", "una tragedia": non usano le mezze parole le donne e gli uomini della Sinistra L'arcobaleno di fronte ad una dèbacle elettorale che probabilmente nessuno si aspettava così clamorosa. Cristina Morelli, consigliere regionale e candidata in Senato, un seggio praticamente sicuro, resterà in Regione, il movimento non sarà rappresentato ad alcun livello e presto verrà il momento della resa dei conti. "Sono molto spaventata - dice la Morelli - è sicuramente un momento difficile, dobbiamo ripensare la situazione, i cittadini liguri sono molto scontenti della politica portata avanti dalla giunta Burlando e di questo dovremo farci carico al più presto andando a confrontarci con la gente, con gli elettori". Ieri candidati, segretari di partito, militanti e simpatizzanti del movimento si sono aggirati tra i point elettorali e i gruppi in Regione alla disperata ricerca di dati più incoraggianti, ma via via che i numeri si affastellavano la sconfitta appariva sempre più netta. Una prima analisi la tenta Simone Leoncini, leader genovese di Rifondazione Comunista. "Siamo partiti troppo tardi con la costituzione della Sinistra Arcobaleno e i nostri elettori hanno faticato a capire, hanno percepito questa elaborazione come un semplice cartello elettorale. Inoltre abbiamo patito in modo pesante la polarizzazione dello scontro, Berlusconi o Veltroni; alla fine il Pd ha preso voti a noi più che alla destra di Berlusconi". E adesso? "Adesso dobbiamo tornare nelle strade, nelle piazze, nei luoghi di lavoro - dice Leoncini - dobbiamo andare a confrontarci e ridare spazio ai temi di una sinistra che non è venuta alla luce. Il governo Prodi ha usato la politica dei due tempi, prima il risanamento e poi la redistribuzione; peccato che abbiamo avuto solo il primo tempo, a questo punto è indispensabile tornare dalla nostra base". Secondo Leoncini ormai non si torna indietro: la Sinistra L'Arcobaleno non può sciogliersi; anzi deve andare avanti a costruire un sistema politico forte, in grado di riconquistarsi uno spazio". E intanto Giacomo Conti, segretario regionale di Rifondazione Comunista, spara a zero contro il gruppo dirigente nazionale che ha "una grande responsabilità e ha disperso milioni di voti". "Io sono comunque convinto che questo progetto di una nuova Sinistra sia estremamente valido - dice - ma è evidente che è stato gestito nel modo peggiore. Non penso che il Prc dovesse andare da solo, anzi, ma questa gestione della campagna elettorale, il modo in cui sono state preparate le liste, in Liguria in particolare, è stato percepito solo come un cartello elettorale. E l'elettorato non si riconosce più. Domani rimetto il mio mandato e chiederò che anche tutto il gruppo dirigente del mio partito faccia lo stesso, quando si perde in questo modo bisogna fare un passo indietro".

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Toscana, il pd è autosufficiente - simona poli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Firenze Toscana, il Pd è autosufficiente Insieme a Di Pietro supera il 50 per cento. Cambia la giunta? Arcobaleno perde 10 punti. Cresce di poco la destra, la Lega supera il 2 Socialisti all'1% SIMONA POLI (segue dalla prima di cronaca) La scelta "solitaria" di Veltroni e la sua alleanza con l'ex magistrato in Toscana convince oltre metà degli elettori. E all'affermazione del Partito democratico fa da contraltare il crollo della Sinistra Arcobaleno, che si ferma al 5,1 per cento e non riesce a fare eleggere in Senato nessun candidato. Stabile in leggera crescita il dato del centro destra: nel 2006 Forza Italia e An insieme al Senato avevano il 30 per cento e adesso prendono il 32,4, a cui si aggiunge l'1,9 della Lega. Udc in calo dal 6 per cento al 4,1. Socialisti all'1,1. Ancora alta ma in calo l'affluenza alle urne: 83,5 per cento contro l'87,2 del 2006. La debacle della coalizione guidata da Bertinotti è impressionante, qui forse più che altrove. Rifondazione da sola due anni fa al Senato in Toscana ottenne l'11,11 per cento, mentre Comunisti italiani e Verdi - che si presentavano con il simbolo "Insieme con l'Unione" - avevano il 4,92. In Toscana l'Arcobaleno partiva dunque da una base elettorale al Senato del 16 per cento, ridotta oggi a meno di un terzo. "Non siamo ancora morti", dice il verde Fabio Roggiolani. "Il risultato elettorale è un disastro ma la Sinistra Arcobaleno non può morire. Sapremo reagire. Veltroni ha prosciugato l'area a sinistra". E' "colpa" di Veltroni, insomma. Lo dice anche il segretario regionale dei Comunisti italiani Nino Frosini: "Il Pd non è stato autosufficiente e ha consegnato il paese in mano a Berlusconi". Ammette però di dover riflettere "sul fallimento totale di una campagna elettorale e di un messaggio politico nei quali l'identità comunista è sembrata un ingombro e il lavoro un tema accessorio". Ci va giù duro Frosini e si capisce il perché. Da domani in consiglio regionale il peso della Sinistra, che ultimamente aveva dato del filo da torcere a Martini sulla riforma dei servizi pubblici riguardo alla gestione dell'acqua, sarà misurato in modo diverso. Con i numeri che ha a livello regionale e l'eclissi dell'Arcobaleno, il presidente si sentirà molto meno sotto pressione rispetto a prima. Ovviamente né il numero due della giunta Federico Gelli né il segretario del Pd Andrea Manciulli fanno allusioni dirette alla questione. "Il nostro risultato in Toscana è ottimo, purtroppo non si riflette a livello nazionale", dice Gelli. "E' evidente che su di noi si siano indirizzati i voti di molti elettori della Sinistra che non hanno condiviso la scelta dell'Arcobaleno, penalizzata anche dall'astensionismo". Osserva Manciulli: "Siamo sopra il 50 per cento, in Toscana c'è un distacco enorme rispetto al centrodestra. Al calo della Sinistra guardiamo con grande rispetto e sul piano locale per noi contano i programmi. Il Pd ha avuto un buon risultato ovunque. In Parlamento si toccheranno con mano il bipolarismo e la semplificazione, da questo ora dobbiamo partire e lavorare perché presto sia il nostro turno di governare". Alla Camera la situazione sostanzialmente non cambia. Va meglio il Pd con il 47 per cento, l'Italia dei Valori raggiunge il 3,4. E' al 31,3 il Pdl e al 2 per cento la Lega. La Sinistra Arcobaleno si ferma al 4,5. Toscana e Piemonte sono le uniche regioni in cui i bertinottiani riescono a superare la soglia del 4 per cento. Commenta l'ex sottosegretario ai Beni culturali del Pd Andrea Marcucci, che segue lo spoglio dal suo quartier generale di Lucca: "In un contesto nazionale in cui si afferma il Popolo della libertà, con il contributo determinate della Lega Nord, emerge in Toscana il risultato del Pd, che è confermato anche nei comuni di Lucca e di Viareggio". Soddisfatto il coordinatore regionale di An Riccardo Migliori: "I toscani hanno apprezzato la semplificazione delle rappresentanze politiche premiando una logica bipartitica che, oltretutto, ci consegna grandi possibilità di crescita e di consenso per le prossime amministrative e regionali". E poi una promessa: "Il nuovo governo ha tra gli obiettivi anche quello di rialzare la Toscana", dice citando lo slogan elettorale del Cavaliere.

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Una regione nuova - firma editoriale (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Firenze UNA REGIONE NUOVA FIRMA EDITORIALE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) pietro jozzelli (segue dalla prima di cronaca) Anche qui l'economia langue, servono i finanziamenti nazionali alle infrastrutture richieste da (quasi) tutti anche se il Pdl ha detto che vuole cambiare progetti (Tav e tramvia soprattutto). Prevarrà l'idea di un qualche accordo (ma occorre essere in due per farlo) sulle cose possibili o la regione più veltroniana d'Italia cercherà l'isolamento o vi sarà costretta? Comincia una fase nuova. L'idea che possano essere rimesse in discussione scelte già fatte non è del tutto ovvia. La destra supera in Toscana il 30% e non è affatto detto che questo terzo dei toscani voglia che tutto si blocchi. Una cosa è l'ideologismo, l'illusione della spallata, che hanno dominato la campagna elettorale della destra, un'altra la politica necessaria ad affrontare una regione in cui la metà dei votanti ha premiato il Pd certamente come baluardo antiberlusconiano ma anche come partito a cui si chiede affidabilità e capacità di governo. Si apre, insomma, in forme nuove il tema di quali scelte fare per ridare slancio alla Toscana. Ed è intorno a questo che si consuma la rivoluzione a sinistra che il voto ha determinato. Due anni fa i partiti che oggi compongono la sinistra arcobaleno presero il 15% dei voti, a Firenze anche di più. Il capoluogo è stato il laboratorio del movimento dei professori e di nuove alleanze tra la sinistra parlamentare e gruppi sociali in fermento. Oggi, non resta quasi niente di tutto questo. Seguendo l'antica tradizione italica, per cui lo sconfitto non se la prende col vincitore, il segretario regionale del Pdci accusa Veltroni di aver determinato la vittoria di Berlusconi decidendo di correre da solo. La realtà è che gli elettori di sinistra hanno deciso in parte di non andare a votare, la parte più numerosa di votare Pd per bloccare la destra giudicando inutile la difesa ad oltranza della bandiera del massimalismo. Il rischio che questa sinistra residuale sia confinata all'extraparlamentarismo non fa piacere a nessuno, ma è il fatto politico nuovo da cui ripartire. E dunque, i fari sono puntati sul Pd. Alla luce dei risultati, sembrano vani esercizi di politichese i tentativi di trovare accordi tra sinistra riformista e arcobaleno che hanno in parte bloccato il governo regionale e creato complicazioni nell'amministrazione di molte città, Firenze per prima. Si potrebbe dire: il risultato elettorale impone al Pd di dimostrare ora la sua vera vena riformista, libero ormai dai condizionamenti politici di una sinistra ridotta ai minimi termini dal voto degli elettori. Il partito nuovo non solo c'è ma ha avuto in Toscana e a Firenze un successo formidabile, per i suoi dirigenti dovrebbe essere una iniezione di ottimismo, quella spinta che molti di loro cercavano per scrollarsi di dosso le tortuosità dell'eterno attraversamento del guado e quella molla decisiva a compiere scelte in parte rinviate o avviate con incertezza. I tempi stringono. Alla luce del voto, in vista della battaglia per Palazzo Vecchio (2009) e per la Regione (2010), uscendo di scena per doppio mandato Domenici e Martini, le due questioni principali sono la selezione delle candidature e la definizione delle priorità programmatiche. Un partito al 50% non ha più il problema delle primarie di coalizione, semmai ha la necessità di individuare candidati che trovino la loro forza nella capacità di governo, nell'idea di puntare ad un riformismo concreto, non più nelle complicate alchimie mediatorie tra le diverse (e oggi vediamo molto supposte e poco reali) alchimie delle tendenze politiche. Per Firenze, questo significa che la scelta dei nomi riparte da capo?.

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"qui è un trionfo". e va via la luce - ilaria ciuti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Firenze I primi commenti fra gioia locale e amarezza nazionale. Poi il black out "Qui è un trionfo". E va via la luce In via Martelli, Ventura e compagni: l'Italia è persa, la Toscana no ILARIA CIUTI L'Italia è andata. Meno male che resta la Toscana. Anzi, trionfa la Toscana. "Abbiamo vinto ancora più di quanto sperassimo, tra Pd e Idv al senato superiamo il 50%. Il miglior risultato d'Italia", è l'unica notazione gioiosa dell'onorevole e ricandidato per il Pd Michele Ventura, ieri verso le 18,30. Dice invece che "in generale siamo andati peggio di quanto sperassimo". Così male che quando cinque minuti dopo nella sede del Pd toscano di via Martelli va via la luce, il grido di disperazione di segretarie, segretari, qualche militante affezionato è uno: "Vai, ci hanno già levato la luce". Gli affezionati sono appesi alla tv nella stanza grande, il quartier generale è asserragliato di là, con, non una, ma due porte che lo separano dall'ingrato compito di dover fare commenti quando ancora la situazione è quasi ma non del tutto certa e neanche sorridente. Ci sono, tra tanti altri, il ministro Vannino Chiti, l'ex responsabile comunicazione Ds e candidato del Pd in Toscana Gianni Cuperlo, il segretario regionale del Pd Manciulli, i parlamentari Ventura e Vittoria Franco, il vice presidente e l'assessore regionale, Gelli e Conti, il sindacalista Cgil e candidato Passoni. Era cominciato neanche male alle 15 in punto il pomeriggio in casa Pd. La forbice degli exit poll avvicina Veltroni e Berlusconi, magari il primo scavalca il secondo. "Siamo il primo partito d'Italia" strizza l'occhio Cuperlo a chi entra. Volti sorridenti. Finché arrivano le proiezioni e la gelata. Alle 17,30 il Pd non è più il primo partito "ma rappresenta comunque un terzo degli italiani e per un partito alla sua prima uscita è molto. Adesso andremo avanti", dice Chiti. Alle 18 i volti sono scuri e pur sottovoce, ma arriva la parola "disastro". Di là, uno dei militanti fa lo sconsolato conto delle regioni che "ci sono rimaste". Alle 18,05 esce a parlare Vittoria Franco: "I compiti difficili li assegnano sempre alle donne". Franco lo riconosce, "soddisfatti non siamo". E allora almeno parliamo di Toscana: grande vittoria. E' però anche un mondo che cambia, è praticamente sparita la Sinistra. "Mi aspettavo una sua buona affermazione, dovremo rifletterci sopra", dice Franco. Il presidente della Provincia Renzi, che passa di corsa, non ha dubbi: "Alle prossime amministrative qui da noi il Pd va da solo". Più possibilista Ventura: "Credo che in Toscana ormai le cose siano cambiate, non solo perché come nel resto d'Italia è nato un vero partito nuovo e noi ora dobbiamo dedicarci alla sua costruzione, ma perché qui questo partito ha avuto successo straordinario. E perché il ridimensionamento della sinistra è così forte che non l'avrebbe aiutata neanche il voto disgiunto. Per le scadenza future le alleanze andranno decise caso per caso e sulla base di programmi discussi assai per tempo". Infine lo promettono Ventura, Franco, Chiti, tutti: i parlamentari toscani daranno dura battaglia: "Alta velocità, tramvia, auditorium, tutti i progetti già avanzati non si toccano".

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Shock tra i militanti davanti alla tv: "oddio, così bassi si scompare" - ernesto ferrara (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Firenze Il segretario Pdci: "Altro che partito unico a immagine e somiglianza di Bertinotti" Shock tra i militanti davanti alla tv: "Oddio, così bassi si scompare" ERNESTO FERRARA Una mazzata così la Sinistra Arcobaleno non se l'aspettava. I sondaggi, il passaparola, le voci di corridoio: tutto lasciava prevedere una diminuzione, ma il tetto del 10 per cento in Toscana era da giorni, nelle parole dei compagni, una sorta di mantra a cui aggrapparsi, in cui sperare, comunque fosse andata la partita. E invece no, non è andata così: quel tetto è crollato, e oggi la Sinistra, nella rossa Toscana, è azzoppata. Inizia tutto alle 13 nel quartier generale di via Chiarugi, 100 mq presi apposta per le elezioni. C'è chi porta la schiacciata col pecorino, la compagna che ha preparato la torta al cioccolato e i fagottini con la marmellata alle prugne, uno, meglio due pacchi di sigarette, perchè il pomeriggio sarà lungo. Una quarantina di persone, c'è Marisa Nicchi, numero tre alla Camera, la sola candidata, i coordinatori regionali di Prc, Sd e Verdi, i Comunisti Italiani invece non si vedono. Alle 15 e un minuto, quando le tv sparano i primi exit poll, son tutti incollati al video: e quelle percentuali così basse, tra il 3 e il 5 per cento a livello nazionale, scioccano tutti. "Così no, così bassi no", si sente dire. "Bravo Veltroni, ci hai ammazzato: che vinca Berlusconi", grida un ragazzo. "Ma allora si scompare", riflette Luciano, vecchio diessino ora in Sinistra Democratica, che conosce a memoria i risultati elettorali degli ultimi anni. E' lui a insinuare quel timore che in via Chiarugi aleggerà fino a sera: non esserci, non esistere più nella rappresentanza in parlamento. Perchè il quorum dell'8 per cento al senato è un miraggio, si capisce subito che non ci si arriverà mai: ma almeno quello della Camera, almeno quello, nessuno vuole credere che si manchi anche quello. Niente seggi, uguale fine di una storia: "Ma come le facciamo le battaglie? Con chi?", si chiedono. Continuano ad arrivare i risultati dai seggi, via sms, tutti attaccati ai cellulari: in quel seggio dove si prendevano 85 voti se ne prendono 30, bene che vada i consensi sono dimezzati. I parziali del Comune di Firenze spiazzano tutti: in città alle scorse politiche la sinistra contava il 13,7 per cento alla camera, il 16 al senato. Stavolta i numeri sono impietosi: 6 per cento. Quasi dieci punti in meno. "Ci siamo votati da soli, punto e basta", tagliano corto in tanti. In Toscana si scende dal 15 per cento al 5. Il primo leader a parlare è il segretario Pdci Nino Frosini: "E' un pessimo risultato: altro che partito unico della sinistra a immagine e somiglianza di Bertinotti, è tempo di trovare identità vera". Marino Artusa, ex assessore regionale dei Verdi, chiede le dimissioni dei vertici regionali del Sole che ride. "Apriremo una consultazione della base: non siamo stati né carne né pesce, dobbiamo scegliere", annuncia il coordinatore regionale Mauro Romanelli. "La retorica del voto utile ci ha ammazzati - dice Niccolo Pecorini, numero uno del Prc - ma non ci disuniamo ora". Arrivano anche i bomboloni: ci si consola con quelli. Quando Veltroni alle 20 parla in tv, ci si commuove anche qui. Il capo di Sd in Toscana Beppe Brogi lo dice commosso: "Ci attende una lunga marcia, nel deserto".

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Berlusconi brilla a lucca a firenze il risultato peggiore (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VIII - Firenze Berlusconi brilla a Lucca a Firenze il risultato peggiore Ecco come è andata provincia per provincia politiche 2008 E' in provincia di Firenze, nelle votazioni per la Camera dei deputati, che Silvio Berlusconi realizza il bottino più magro di voti raccogliendo il 28,2% dei consensi. Il top lo raggiunge a Lucca (il 44,3% dei voti al Senato), che è anche la provincia dove Veltroni va peggio (il 39,6% al Senato). Il leader del Pd ottiene invece il suo miglior risultato nella rossa provincia di Siena, dove nelle elezioni per il Senato ottiene il 56,4% dei suffragi. Un occhio anche alla Sinistra Arcobaleno, protagonista di quello che il Verde Fabio Roggiolani definisce un "disastro". In Toscana il peggior risultato la formazione di Fausto Bertinotti lo realizza nella votazioni in Provincia di Prato per la Camera. Qui il presidente uscente del Senato non va oltre un mestissimo 3%. I dati della tabelle in questa pagina si riferiscono al voto su base provinciale.

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"questa sinistra non finisce qui la regione deve restare com'è" - mara chiarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Bari Patrizia Calefato, docente ed ex responsabile di Città plurale, analizza i risultati elettorali "Questa Sinistra non finisce qui la Regione deve restare com'è" "La legge elettorale ha completamente snaturato il rapporto tra politica e cittadini ora va cambiata" MARA CHIARELLI "Se il risultato del voto avrà ripercussioni a livello locale, allora sì che sarà un disastro. Noi pugliesi, però, ora non dobbiamo assolutamente dimenticare le cose buone che il centrosinistra ha fatto qui negli ultimi anni di Governo". Patrizia Calefato, docente universitaria barese e costituente del Pd, è preoccupata. Non dal crollo della sinistra, "non lo è, no, a meno che non si parli della Sinistra Arcobaleno - commenta - che si è giocata un ruolo quando ha avuto posizione sciagurata sul welfare". Tirando le prime somme, cosa resta allora? "Dobbiamo mantenerci care le esperienze positive che fortunatamente abbiamo, a livello di Comune di Bari, Provincia e Regione. Le cose buone fatte dal centrosinistra negli ultimi anni vanno valorizzate, e va fatto comprendere ai pugliesi ciò, che di fatto, abbiamo". Una sconfitta che, in tutti i casi, brucia parecchio. "Beh, sì, anche se riconosco nel comportamento di Veltroni delle novità, un modo di fare politico al quale non siamo abituati". A cosa si riferisce? "Intanto alla dichiarazione fatta subito dopo aver avuto una prospettiva certa dei risultati, alla sua intenzione di portare avanti, sia pure all'opposizione, il suo progetto. E poi alla telefonata fatta a Berlusconi per riconoscergli la vittoria. è un atteggiamento insolito, uno stile al quale non siamo avvezzi" Al di là di questo? "è un bel segno il fatto di avere in qualche modo guardato al futuro, anche nella progettualità, nel programma di come fare opposizione". Restano sul tappeto, in Puglia, come in Italia, i problemi non affrontati e risolti. "Sicuramente. C'è la crisi economica, le questioni del lavoro e preoccupa il non sapere che progetto e idea di Italia vogliamo avere. Su questo è chiaro che il compito sarà duro". Parliamo di sconfitta allora. "C'è una sconfitta del Partito democratico, ma una sconfitta rispetto ad un progetto di Governo. In realtà ha migliorato le sua condizioni rispetto a quanto aveva preso l'Ulivo recentemente, alle ultime elezioni". Torniamo alle ricadute locali. "Credo sia molto importante che a Bari, in Puglia, riprendano a contare i principi della democrazia. Devono essere prioritari i cittadini, rispetto alla politica". Chiarisca il concetto. "Voglio dire che devono riprendere a contare i pugliesi: la legge elettorale ha completamente snaturato il rapporto tra politica e società civile. Invece la situazione va cambiata dalla parte dei cittadini, nella direzione di un rapporto tra politica e vita quotidiana, che sia più costruttivo, più reale".

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Perdere stando al governo il funerale dell'arcobaleno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VI - Bari Perdere stando al governo il funerale dell'Arcobaleno Sinistra sotto choc: nessuno andrà in Parlamento C'è chi si pente di aver tolto falce e martello e chi si lamenta dei toni ancora vetero Dice un vecchio compagno, ai giovani con il muso lungo: "è che voi siete abituati male: il governo, il potere, le consulenze. Noi è tutta una vita che facciamo le battaglie stando fuori, ora imparerete a farlo anche voi". Arrivano alla spicciolata amici e militanti di Rifondazione comunista nella federazione a due passi da piazza Cesare Battisti. Sono le 18. Arrivano e scuotono la testa, si stringono le mani, si abbracciano come fosse un funerale. Perché assomiglia a un funerale quello che si è consumato ieri a Bari come nel resto d'Italia: la Sinistra arcobaleno non avrà né un deputato né un senatore, non ci sarà nessun comunista in parlamento, "è la prima volta che succede nella storia d'Italia, è incredibile, una disgrazia" scuote la testa Maria Celeste Nardini, senatrice uscente. In Puglia sono tra il 3 e il 3,5 per cento: meno di Di Pietro, eppure hanno il governatore della Regione, assessori regionali e comunali. Hanno il governo. E sono scomparsi. Com'è potuto succedere? "Hanno tolto la falce e martello, dimenticato i nostri temi, gli operai, le fabbriche, andate a vedere come hanno votata nelle grandi aree popolari: abbiamo perso la base" dice, sconsolato il capogruppo al Comune, Sabino De Razza. "Questo, e mi riferisco a Rifondazione comunista, era un grande partito con contatti nel sociale, tra la gente, un movimento in grado di comprendere quali erano le trasformazioni e di quali risposte avevano bisogno". Danny Sivo è il segretario cittadino. Sua moglie Camilla arriva con i risultati di due sezioni baresi in mano: "Hanno preso più voti i socialisti...". Dice Sivo: "Forse non siamo stati coraggiosi abbastanza a scommettere su quello era l'unico soggetto politico possibile. Dovevamo svecchiarci, investire sul futuro". C'è Cristina Tajani, la precaria-ricercatrice, numero tre alla Camera che passeggia nervosa al telefono. C'è Alba Sasso, numero due al Senato, unica esponente nella sede di Rifondazione dell'altra sinistra, quella dell'Arcobaleno. "Ci hanno sbattuto fuori - dice - Ma se siamo arrivati a questo punto la colpa è probabilmente nostra: il nostro progetto non era chiaro, l'astensionismo, la tenaglia del voto utile del Partito democratico con questa storia che si era arrivati a un'incollatura dal Pdl, e purtroppo non era vero". Michele Losappio, assessore all'Ambiente, fuma il sigaro. "Ha vinto il berlusconismo e abbiamo perso tutti noi". Lello Crivelli, l'ex segretario provinciale, scuote i baffoni davanti al computer. "Se me lo avessero detto non ci avrei creduto, anzi non ci credo nemmeno ora". Arriva Nichi Vendola, sono quasi le 19. Due saluti, uno sguardo al computer poi un vertice per strada: il presidente, il suo giovane capo di gabinetto Francesco Manna, il segretario regionale Nicola Fratoianni, l'assessore comunale Pasquale Martino. C'è Silvia Godelli che abbraccia Alba Sasso. Si guardano e sorridono. Tutt'intorno girano i ragazzi del partito. "Grazie Veltroni". "E ora cosa succederà?" si chiede Eleonora Forenza, ricercatrice universitaria, una delle donne del partito. Vendola comincia la conferenza stampa, arrivano il deputato del Pd, il concittadino Gero Grassi, insieme con il commissario straordinario della Asl, Lea Cosentino. Gli amici si vedono nel momento del bisogno. "E io e Nichi siamo amici" sussurra la Cosentino. "Dobbiamo essere in grado di capire e interpretare le contraddizioni" dice Gaetano Cataldo, un giovane dirigente locale. Dietro di lui una pagina della Gazzetta dello sport con il Milan campione d'Europa. Una foto di Barack Obama, una caricatura di Ratzinger, un manifesto di Vendola, un'immagine di Benedetto Petrone. (g. fosch.).

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Elezioni, ciò che resta della sinistra pugliese - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina X - Bari elezioni, Ciò che resta della sinistra pugliese La crisi del sistema politico è giunta ormai a livello di putrescenza (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) (segue dalla prima di cronaca) Il divario con il Nord è sempre del 40 per cento, ed iniziano a sgretolarsi quegli importanti fattori di unificazione nazionale che sono la scuola, l'Università e la qualità del welfare. Ma questa volta il voto antigovernativo colpisce con violenza imprevedibile la sinistra radicale, e in generale segnala un consistente e inaspettato spostamento a destra. L'esito elettorale brucia particolarmente da noi, nella regione che, dopo aver sperimentato la novità di un Presidente di Rifondazione, rischia di non mandare nessun eletto della Sinistra-l'Arcobaleno al Parlamento. I numeri sono impietosi anche per il Pd: attestato sul 31% circa, si posiziona ad una distanza incolmabile, di almeno 15 punti, dal Pdl, mentre nel 2006 al Senato Ds e Margherita, più il gruppo di Tedesco, raccoglievano il 28,4 per cento. Il nuovo partito non recupera nemmeno tutte le perdite della Sinistra, e in più perde totalmente il potere di attrazione verso quelle piccole formazioni di centro che ne avevano rimpolpato i consensi, e che ora si sono accasate a destra. Come mai questa vittoria così netta del Pdl, in presenza di un evidente appannamento dell'appeal berlusconiano e di una immagine fresca e innovativa di Veltroni, mentre nell'ambito regionale non si può dire che la coalizione di centrodestra abbia brillato come opposizione politica? Ci sarà modo di analizzare più in dettaglio, e nella suddivisione territoriale, i risultati, ma si può già proporre qualche considerazione. L'aspetto nazionale della dèbacle a sinistra è abbastanza chiaro: la crisi del sistema politico italiano è giunta ormai a livello di putrescenza, e ha colpito con forza l'ultimo governo, sul quale si sono scaricati tutti i problemi non risolti dell'ultimo quindicennio. Inoltre la critica della "casta" ha coinvolto anche le sinistre, che dal 2005 governano ormai la maggioranza delle regioni. A livello territoriale, poi, il governo delle regioni meridionali da parte del centrosinistra ha smentito quella fama di buona amministrazione che era stata sempre riconosciuta alla sinistra delle regioni "rosse". Anche la giunta Vendola, pur meritevole sotto alcuni aspetti, dopo le tasse sulla sanità è stata accomunata all'immagine negativa dei governi della Campania e della Calabria. In Puglia su tutto ha fatto premio, come già detto, il radicamento del ceto politico della destra, a cui il Pd non ha potuto opporre una reale alternativa, non avendo ancora evidenziato una sua precisa identità. In un certo senso il Pd è arrivato troppo presto e troppo tardi: troppo presto rispetto alla sua definizione coma partito nuovo e alla costruzione della sua dirigenza; troppo tardi rispetto alla necessità di chiudere la transizione italiana e di attrezzarsi culturalmente a governare le drammatiche contraddizioni del nuovo millennio. Troppo poco si è visto finora della nuova Puglia che le vittorie di Emiliano e Vendola facevano immaginare: il parziale cambiamento della leadership è rimasto ingabbiato nella costituzione materiale ormai obsoleta dell'asfissia burocratica, delle appartenenze corporative, della politica separata e nemica. Il cammino è ancora lungo.

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Terza repubblica, stesso cavaliere - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti TERZA REPUBBLICA, STESSO CAVALIERE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E di questo, al di là del responso dell'urna, va dato pieno merito al Pd e alla svolta che ha impresso al sistema, con la disaggregazione delle vecchie alleanze e le riaggregazione dei nuovi partiti. Il Paese ritorna sui binari di un solido bipolarismo, dopo il deragliamento neo-proporzionalista prodotto due anni fa dal "porcellum". Per la quarta volta in cinque elezioni cambia lo schieramento al governo, e questo è un sintomo che rafforza il meccanismo dell'alternanza. Di più: con un'evoluzione più consona alle moderne democrazie europee, anche la nostra si avvicina a un modello di bipartitismo tendenziale. Dalla Francia alla Germania, dalla Gran Bretagna alla Spagna, due partiti maggiori si ripartiscono un bacino di consensi che oscilla tra il 70 e il 90%. Pdl e Pd insieme, due partiti maggioritari e quasi "presidenziali", raccolgono intorno al 73% dei voti. Il prezzo di questa forte polarizzazione dei consensi è la polverizzazione delle "terze forze" e la desertificazione dei "cespugli". In Parlamento si salva appena l'Udc, ma spariscono la Destra, la Sinistra arcobaleno, i socialisti. Al Senato, di fatto, avranno accesso solo quattro gruppi parlamentari: Pdl, Pd, Lega e Udc. è un esito che può generare un impoverimento della dialettica democratica, e far riaccendere persino una extra-parlamentarizzazione del conflitto sociale. Ma di sicuro aiuta la governabilità politica e l'efficienza legislativa. Berlusconi ha perso la campagna elettorale, ma ha vinto le elezioni (al contrario di quello che accadde nel 2006). Secondo la felice definizione di Ilvo Diamanti, il Cavaliere non è più "il nuovo che avanza", ma semmai "il vecchio avanzato". Eppure si conferma il più magnetico catalizzatore dei sogni della nazione, e il più carismatico affabulatore dei suoi bisogni. Le critiche e le perplessità che questo giornale ha manifestato nei suoi confronti restano tutte. Il leader di Forza Italia è il campione di un'Italia populista, insofferente alle regole e diffidente nelle istituzioni. è il videocrate che riduce l'etica ad estetica, e che vive la politica come opportunità e non come responsabilità. Ma nonostante tutto questo, bisogna prendere atto che la "pancia" del Paese è con lui. Il muro di Arcore è caduto per sempre: le demonizzazioni e le ghettizzazioni non servono più a niente e a nessuno. E stavolta, a giustificare il suo terzo trionfo solitario, non basta nemmeno il "tesoretto" dei fallimenti del governo Prodi, sul quale ha utilmente speculato in questa campagna elettorale. La forza che questo voto gli conferisce è inequivoca. La "rivoluzione del predellino", uguale e contraria alla scelta del Pd di correre da solo, è stata un salto nel cerchio di fuoco. Ha obbligato la ex Cdl alla sterzata a destra. Ha regalato a Bossi un nuovo patto di sangue. Ha imposto a Fini l'annessione di An, a Casini la cacciata dal tempio. Per il Pdl è stata una scelta potenzialmente arrischiata: ha reciso le già logore radici moderate al suo centro (con l'Udc) e ha aperto un'insidiosa deriva radicale alla sua destra (con Storace-Santanchè). Ma se alla fine il rischio è stato ben ripagato dagli elettori, questo è il segno che nel voto c'è qualcosa di più di una semplice sanzione verso il governo precedente. E se il Pdl stravince al Nord grazie alla Lega, ma vince anche nelle regioni del Centro-Sud dove la Lega non c'è, questo è il segno che un vasto bacino sociale, di borghesia produttiva ma anche di lavoro dipendente, di uomini spaventati del ricco Settentrione ma anche di pubblici salariati del povero Meridione, si raccoglie ormai strutturalmente intorno al Cavaliere, e all'anomalo impasto di "rivoluzione-protezione" che continua a promettergli. Solo così si spiega il perché, dopo quindici anni di anomalie istituzionali e di ordalie politiche intorno alla sua persona, lui resti saldamente in campo. E il suo partito, personale o di plastica quanto si vuole, sia ancora capace di aggregare consensi. E di vincere con un margine amplissimo, a dispetto dei nemici interni sempre più basiti e degli osservatori internazionali sempre più stupiti. Tanto ampio da neutralizzare la possibile incognita di una impropria "golden share" consegnata in mano alla Lega. è vero che con oltre 20 senatori il Carroccio tiene in ostaggio la coalizione, ma mai come stavolta il Cavaliere ha la possibilità di stringere (se già non l'ha fatto) un "concordato preventivo" con il Senatur. Ha molto da offrirgli, in cambio della sua fedeltà per un'intera legislatura. Dalla presidenza di Palazzo Madama alla poltrona da vicepremier unico, da un altro ministero per le Riforme alla poltrona di governatore della Lombardia, che nell'immaginario delle camice verdi trasformerebbe finalmente la "Madre Padania" da mito virtuale a luogo reale. Veltroni ha vinto la campagna elettorale, ma ha perso le elezioni. Il bilancio del Pd ha indubbiamente più di una posta al passivo. Forse il leader ha pagato una rincorsa breve, e troppo tarata sul modulo dell'"one man show". Forse non è riuscito a tracciare un perimetro credibile per la nuova constituency valoriale e sociale del partito, usando nel suo tour nelle 100 province italiane troppi messaggi generali e frullando nel suo programma troppe promesse particolari. "Il viaggio è il messaggio": parafrasando McLuhan, forse anche questo è stato l'errore. Così non è riuscito a drenare consensi al centro (sfilandoli al fronte avverso) e ha finito per cannibalizzare i consensi a sinistra. Ma per il Pd le poste all'attivo valgono forse anche di più. In questo complicato Paese non è mai esistito un partito riformista che può contare su uno zoccolo duro vicino al 35% dei voti. Nella Prima Repubblica solo la Dc (e neanche il Pci) ha potuto contare su un risultato così ampio. Questo è un solido "gancio" sul quale continuare la scalata verso il governo del Paese. Ora si misurerà la capacità dei gruppi dirigenti di stabilizzare il Pd, e di trasformarlo in una realtà strutturale, che resterà e crescerà nel panorama politico nazionale, e non di svilirlo a un episodico espediente elettorale, come sono stati la Gad, la Fed, o persino lo stesso Ulivo. Non è un esito scontato, dopo la sconfitta di ieri. Conosciamo bene la propensione all'autolesionismo di quel ceto politico. Ma alzi la mano chi, tra i democratici, ha voglia di purghe staliniste o di nostalgie autonomiste, e ha la solita tentazione di mettersi a sparare sul quartier generale. Alzi la mano chi si illude che sarebbe stato o sarebbe tuttora meglio tornare alla divisione Ds-Margherita, due chiodi arrugginiti buoni per impiccarsi, non per riprendere la salita verso la vetta. Certo, nella metà campo della nuova opposizione non si può non registrare con inquietudine il tracollo delle sinistre alternative e l'estinzione definitiva ben quattro sigle coalizzate. Rifondazione, il Pdci, i Verdi e Mussi pagano i veti continui e le estenuanti mediazioni al ribasso cui hanno obbligato Prodi. Agli occhi degli elettori, evidentemente, proprio loro sono stati la "malattia" di quel governo, mentre Mastella ne è stato solo la "febbre". Ora, con loro, è in gioco non solo il destino di un leader storico come Bertinotti, ma la nozione stessa di sinistra. Ci vorrà una riflessione severa, e una lunga traversata nel deserto, per riaffacciarsi sul mercato politico con un'offerta convincente. Possono accusare finché vogliono il Pd e la sua "vocazione maggioritaria", ma i vari Giordano, Diliberto e Pecoraro Scanio devono prendere atto, risultati alla mano, che l'Arcobaleno non lo era affatto. Cosa accadrà adesso? Berlusconi ha una maggioranza più che solida. I numeri a sua disposizione autorizzano la previsione di un governo di legislatura. La domanda cruciale è se sarà una anche legislatura costituente, come servirebbe al Paese. Le prime mosse del Cavaliere sembrano concilianti. Parla di riforme condivise, ipotizza la riesumazione della Bicamerale, si dichiara diverso dal premier che vinse nel 2001, dice di volersi consegnare alla storia come statista. Nella sua terza reincarnazione, l'unto del Signore sembra voler impersonare l'idea di un populismo morbido, di un bipolarismo mite. Contiamo sulla sua sincerità. Conviene a lui, se vuole davvero ascendere al soglio del Quirinale. Ma soprattutto conviene all'Italia, se vuole smettere una volta per tutte di essere una Repubblica preterintenzionale.

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Dall'ansia degli exit poll all'entusiasmo "il pullman di walter non è mai partito" - carmelo lopapa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dall'ansia degli exit poll all'entusiasmo "Il pullman di Walter non è mai partito" Il leader di An: "Impegno duro, ma governeremo cinque anni" Il Popolo della libertà Martino: "Via la feccia dalle Camere". Berlusconi oggi a Roma CARMELO LOPAPA ROMA - Il primo flash è uno spettro che gela gli animi, da Arcore a via della Scrofa. L'exit poll che disegna una rimonta inattesa del Pd alla chiusura delle urne, sembra una riedizione capovolta di quanto accaduto due anni fa. Inattesa e infatti irreale, col passare delle ore. Invece, come si diranno Berlusconi e Fini già nella telefonata delle 19, sarà un successo, con margini ben più ampi del previsto. "Gianfranco è fatta, attendiamo ancora un po' per il Lazio al Senato, ma credimi è fatta, domani torno a Roma" confida il Cavaliere. Poco meno di una decina di senatori di vantaggio, altro che pareggio. Al tramonto il tam tam dei berluscones si entusiasma all'idea di un'adunata spontanea in serata a Piazza del Popolo, a Roma, alla presenza di Berlusconi. Ma l'ex e futuro premier non arriverà, neanche al quartier generale allestito dal Pdl all'auditorium dell'Eur. Resterà ad Arcore e da lì celebrerà un trionfo mediatico, con la telefonata a Vespa e poi a Mentana. Al fortino del Popolo della libertà, dopo tutti i colonnelli Fi-An, si presenterà di persona invece, alle 23.30, Gianfanco Fini, cravatta rosa: "Siamo andati oltre la sommatoria Fi-An. Abbiamo la maggioranza alla Camera e al Senato. Lo scenario prospetta un duro impegno. Sarà difficile governare l'Italia. Ma una cosa la garantiamo fin d'ora: governeremo cinque anni. Sulle riforme si potrà dialogare con l'opposizione. Buon passo la telefonata di Veltroni a Berlusconi". Ma che sospiro di sollievo soprattutto per gli uomini di via della Scrofa. Alle 15,30 nella sede di An i giornalisti non possono neanche accedere. Sono i minuti cupi del 40% Pd e 42% Pdl più Lega e Mpa, prospettato dagli exit poll. Il Pdl al 35 vorrebbe dire An scesa dal 13,2 di 2 anni fa al 7, non di più. Il tracollo. Invece non sarà così. Alle 17,45 il portavoce Andrea Ronchi scende in strada e commenta coi giornalisti con tono confidenziale: "Se i dati sono quelli, il Pd è finito. Vuol dire che il pullman di Veltroni non è mai partito. Dovrebbe dimettersi. Il nostro elettorato ha tenuto, lo dimostra il fallimento della Destra di Storace". Italo Bocchino, al suo fianco, ora sorridente, può ostentare a tutti la cravatta sartoriale blu con corno (partenopeo, come lui) cucito al centro. "L'ho fatta fare apposta per la giornata". In tv, Ignazio La Russa al Tg3 sta già parlando del suo futuro posto da ministro. Andrà alla Giustizia? "Non bramo per una poltrona, deciderà il partito che fare", ma ridacchia. Come quando aggiunge che le due camere saranno presiedute dal Pdl, secondo la filosofia berlusconiana: "Stimo Napolitano, ma siccome alla presidenza della Repubblica c'è un uomo con una storia di sinistra non c'è bisogno di equilibrare il sistema". Sul governo, frena Roberto Formigoni, altro pretendente: "Non c'è fretta, vedremo nei prossimi giorni chi farà cosa". Il pur moderato forzista Beppe Pisanu, può esultare: "Ormai il divario col Pd è incolmabile". Altri abbandonano ogni diplomazia. Come Fabrizio Cicchitto ("Jovanotti e Totti non servono: il popolo italiano è così maturo che se ne fotte") o Antonio Martino ("Berlusconi e Veltroni liberano il Parlamento dalla feccia"). è il momento in cui ognuno si prende la propria fetta di vittoria. In cui i leghisti, da Calderoli e Maroni, sottolineano il loro trionfo. E in cui anche l'ex centrista Carlo Giovanardi, approdato al Pdl, dice che è stato "Più della metà dell'Udc è venuto con noi, siamo stati determinanti". E l'infinitesimale liberaldemocratico Lamberto Dini: "Grazie alla nostra presenza è stata compensata l'uscita dell'Udc". Anche con loro dovrà trattare da oggi Berlusconi. Intanto il portavoce Paolo Bonaiuti assicura dai tg della sera: "Per le riforme la nostra offerta al Pd resta, per una maggioranza la più ampia possibile". Il Cavaliere, invece, dopo la telefonata di congratulazioni di Veltroni, alle 20, è già a cena ad Arcore con Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Nicolò Ghedini e Sandro Bondi. Nella Capitale terrà una conferenza stampa oggi pomeriggio. Roma, Palazzo Chigi, il governo possono attendere.

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Flop socialista boselli si dimette "sconfitta peggiore dal '48 a oggi" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il caso Flop socialista Boselli si dimette "Sconfitta peggiore dal '48 a oggi" ROMA - "Sinceramente non credo che sarò più io a guidare ancora il partito". Deluso dal risultato negativo delle elezioni (0,9%), con queste parole, Enrico Boselli ha annunciato ieri sera la sua intenzione di lasciare la segreteria del Partito Socialista. "Ora - ha proseguito - si impone una profonda riflessione da parte di tutti noi, poi agiremo di conseguenza". Nel dare il suo annuncio, Boselli ha usato parole piuttosto pesanti per Walter Veltroni: "Con le sue decisioni ha spalancato le porte del governo a Berlusconi e gli ha consegnato il paese per i prossimi 10 anni. Oggi ci troviamo di fronte alla più grande sconfitta della sinistra italiana dal '48 ad oggi". Il leader socialista contesta la scelta del numero uno del Pd di prendere le distanze dal suo partito: "Il suo slogan era: si può fare. Bene: ora che ha fatto Berlusconi ha ottenuto due maggioranze blindate, una alla Camera e una al Senato. Per quanto ci riguarda, per dare un commento definitivo attendiamo la fine delle votazioni, ma è chiaro che all'interno di questa durissima sconfitta della sinistra c'è da registrare anche la nostra". Tra le colpe che Boselli imputa a Veltroni anche quella di aver rappresentato all'elettorato una situazione diversa dalla realtà: "La sua responsabilità è gravissima: per tutta la campagna elettorale ci ha parlato di pareggio, poi di una rimonta, ed ora eccoci qua". (ma.me.).

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Veltroni: opposizione responsabile il pd vince solo nelle regioni rosse - giovanna casadio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni: opposizione responsabile Il Pd vince solo nelle regioni rosse "Siamo disponibili a fare le riforme insieme" Il Partito democratico "In sei mesi abbiamo ottenuto al Senato 6-7 punti in più rispetto al 2006" GIOVANNA CASADIO ROMA - Un foglietto poggiato sul leggio, Walter Veltroni parla però a braccio dal palco del "loftone" - la sala stampa allestita nell'ex mercato ebraico del pesce - dove sale con tutto lo stato maggiore del partito. Il primo gesto è stata la telefonata al "leader del Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi per dargli atto della sconfitta ed esprimergli gi auguri di buon lavoro, com'è buona prassi nelle democrazie". La sconfitta del Pd nella sfida per governare l'Italia gli brucia, l'applauso che lo avvolge lo commuove. Per il Pd è un risultato che lascia l'amaro in bocca dopo avere avuto il coraggio della svolta politica, correndo da solo alle urne, unico apparentamento con l'Idv di Di Pietro. Il partito di Veltroni è passato dall'entusiasmo dopo i primi exit poll (che parlavano di un Pd primo partito) alla delusione per il distacco netto dal Pdl, e soprattutto per la sconfitta nelle Regioni in bilico. I Democratici infatti tengono l'Emilia Romagna, la Toscana, l'Umbria, le Marche, la Basilicata, il Molise ma perdono la Campania, l'Abruzzo, la Puglia, la Liguria. Il Lazio non è stato conquistato. I risultati provvisori danno al Pd il 33,8% alla Camera: due punti e mezzo in più rispetto all'Ulivo nel 2006, circa 6 punti in più se il paragone è con il Senato dove Ds e Margherita ebbero due anni fa complessivamente il 28,2. Veltroni commenta, senza giri di parole: "Il risultato è chiaro, anche se dobbiamo aspettare i dati definitivi, la destra governerà il paese. Ci sono altre verità, c'è un riequilibrio nei rapporti tra le forze di destra e la Lega a favore della Lega che ha avuto un successo consistente, mentre il Pdl ha avuto una riduzione del consenso". Insomma, Berlusconi e company, la maggioranza che è uscita dalle urne, avranno "difficoltà a stare insieme, e non so quanto potrà durare perché le differenze interne permangono". Sono da poco passate le 8 di sera e il candidato premier democratico tira le somme. Lo fa con onestà ma anche con l'orgoglio di avere realizzato "una grande rimonta elettorale che ci permette di portare in Parlamento la più grande forza riformista che il paese abbia mai avuto". Ammette: "La nostra sfida non ha raggiunto l'obiettivo di portare il riformismo al governo del paese. Abbiamo avuto sei mesi per impostare la nostra battaglia, abbiamo ottenuto un risultato importante, con 6 punti in più rispetto al Senato nel 2006, ora lavoreremo perché l'Italia possa avere come tutti gli altri paesi europei un sfida riformista al governo". Quindi, "avanti" per centrare il risultato. A un simpatizzante che mentre raggiunge il palco ripete lo slogan della campagna elettorale "si può fare", risponde: "Sì, si può ancora fare". Ma adesso, è il tempo dell'opposizione. E sarà "un'opposizione di responsabilità nazionale", ovvero "siamo pronti a discutere subito in Parlamento delle riforme istituzionali a partire da quella elettorale". Per il resto, nessuno sconto ma "piena disponibilità a una convergenza sulle regole del gioco". Queste "le due stelle polari del Pd". Poi, un avvertimento al Pdl così condizionato dalla Lega di Bossi a cui va una sorta di "golden share" : il governo Berlusconi "regga il paese nel rispetto di quei valori che ho indicato nella mia lettera" al Cavaliere, cioè rispetto della Costituzione e dell'unità nazionale. Per tutto il pomeriggio nella sede del partito è stato un andirivieni di leader, gli stessi che saranno accanto a lui sul palco, D'Alema, Fassino, Fioroni, Bindi, Gentiloni, Enrico Letta, Lusetti, Soro, Finocchiaro, Pistelli, Damiano. Il vice Dario Franceschini e i fedelissimi Bettini, Verini, Realacci sono rimasti accanto al segretario nel suo ufficio, con la moglie Flavia e le figlie Marina e Vittoria a "smanettare" sul computer per scaricare i dati anche quelli che arrivavano dai coordinatori regionali e dai volontari sparsi nei seggi di tutta Italia. Soro lo ringrazia: "Walter, comunque grazie". Rosy Bindi, la sfidante di Veltroni alle primarie del partito, si irrita addirittura se qualcuno mette in discussione la leadership di Walter: "Resta segretario? Ci mancherebbe altro". Aggiunge che è "incomprensibile il voto cattolico alla Lega" e prevede "la crescita" del Pd che "non è stato vincitore ma è vincente". Non è l'ora delle analisi, però i dirigenti del partito non possono nascondersi di non avere sfondato al centro bensì di drenato consensi alla Sinistra l'Arcobaleno ridotta al lumicino. Realacci avverte: "Se c'è qualcuno che deve fare autocritica è la Sinistra Arcobaleno".

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Lo sfogo di walter: "più di così non posso" poi chiama berlusconi: "ti do atto, hai vinto" - (segue dalla prima pagina) alessandra longo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Lo sfogo di Walter: "Più di così non posso" poi chiama Berlusconi: "Ti do atto, hai vinto" "Abbiamo fatto la scelta giusta". Lo stato maggiore del Pd si stringe attorno al leader (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) ALESSANDRA LONGO Lo evoca, nome e cognome, per la prima volta. Durante tutta la campagna elettorale aveva deliberatamente scelto di non nominarlo. Era solo "il principale esponente dello schieramento a noi avverso". Ma Berlusconi ha dimostrato di esistere, eccome. E al telefono si sono dati del tu: "Ti voglio dare atto della vittoria e farti gli auguri nell'interesse del paese", ha esordito Veltroni. "Grazie, questa telefonata mi fa piacere, ora devo mettermi subito al lavoro", è stata la risposta cortese del Cavaliere. Difronte ai microfoni Il leader del Pd ammette quel che è sotto gli occhi di tutti: "Non siamo riusciti nell'obiettivo che ci eravamo proposti, portare al governo del Paese una grande forza riformista". La botta è dura e lo si vede dal sorriso stanco di Veltroni, dalla faccia tesa e commossa fino alle lacrime della moglie Flavia che, insieme a Vittoria e Martina, le figlie, non lo ha mai lasciato solo. Quando ha cominciato a far buio, dal loft, dov'erano rimasti blindati per ore, sono scesi tutti, per sottoporsi al rito crudele dei riflettori. "Adesso vado", ha detto Walter ai suoi. "Allora veniamo tutti con te", gli hanno risposto Dario Franceschini, Enrico Letta, Anna Finocchiaro, Massimo D'Alema, Rosi Bindi, Piero Fassino, Paolo Gentiloni, Giovanna Melandri, Goffredo Bettini, Matteo Colaninno. Sono entrati da una porta laterale per salire direttamente sul palco della sala stampa, un tempo mercato del pesce della comunità ebraica. Lui, il leader, con un foglietto in mano, con gli appunti più difficili, quelli del dopo voto andato così. Gli altri, in silenzio, le facce della delusione, unica nota di colore la borsa di lacca rossa di Anna Finocchiaro, reduce da una coraggiosa quanto velleitaria battaglia in Sicilia. Che cosa vai a dire Walter? "La verità. Che non ce l'abbiamo fatta, che il risultato è chiaro: la destra governerà il Paese. Ma da qui noi partiremo per costruire la sfida dell'Italia riformista e ci metteremo tutte le nostre energie". Abbraccia i collaboratori più stretti che gli dicono. "Sei grande!". Dà un buffetto alle figlie che se ne stanno zitte e composte nella sala dei bottoni dove, un po' in disparte, con D'Alema e gli altri, hanno assistito al lievitare dei numeri della sconfitta ("Massimo, ma hai visto i risultati della Lega a Bergamo e Varese?"). Ripete a se stesso e alla sua squadra: "Abbiamo fatto la scelta giusta per l'Italia". Perde con eleganza, telefonando a Berlusconi, aggrappandosi al buono, in una giornata che segna la drammatica fine parlamentare della sinistra radicale italiana: "Dalle condizioni in cui siamo partiti possiamo ben parlare di rimonta. Ora siamo la forza riformista più grande che questo Paese abbia mai avuto. ". Al Nord il risultato viene definito "buono", alla fine il Pd si attesterà su quel 34-35 per cento che giustifica l'operazione di sintesi politica che è stata fatta. Dice Veltroni: "Faremo opposizione e non sappiamo ancora quanto sarà lunga". E vedi Fassino contorcersi, D'Alema, ministro degli Esteri, abbassare la testa in seconda fila. Dietro le quinte Flavia, la moglie, fa una smorfia amara. Poi se ne vanno veloci, tornano al quartier generale. Passa una moto con due giovani che si trascinano soddisfatti la bandiera del Pdl e ridono. Sulla scalinata del loft un pensionato piemontese, ex Pci, ha lasciato il suo cartello: "Comunque vada, grazie Walter". La notte sarà lunga ma senza miracoli. Arrivano pasta fredda, tramezzini, vino rosso "per tirarsi su", dice la Melandri. Niente champagne, va da sé. Notte lunga, ma perlomeno senza rimorsi. "Più di così non posso fare", era la riflessione a voce alta di Veltroni. 110 province visitate una ad una, il contatto diretto con le piazze, gremite a tutte le ore, (ma ecco che l'implacabile vecchio detto "piazze piene, urne vuote" ancora una volta si conferma vero), i pranzi a casa delle famiglie medie italiane per sentire il polso delle loro angosce, delle loro speranze. A Roma, durante l'ultimo comizio, quasi un presentimento. Veltroni riflette sul lungo cammino della campagna elettorale: "La bellezza di questo viaggio nell'Italia vera è stata il viaggio in sé, non la meta". Una sorta di "comunque vada": comunque vada abbiamo messo radici, comunque vada abbiamo rotto gli schemi. Radici al Nord dove, accanto allo strapotere della Lega, uscita trionfante da queste elezioni, si fa pure strada una generazione di cittadini in ascolto. O almeno questa è la speranza per il futuro. E poi, gli schemi rotti, la "scelta giusta", la decisione "di correre liberi, più che soli, liberi di poter finalmente non mediare parole, non attenuare cambiamenti possibili, non rinunciare a ciò che si crede giusto". Nel giorno della sconfitta, Veltroni non nomina Prodi. Durante la campagna elettorale non ha rinnegato l'esperienza di un governo che pure ha deluso tanti. "Sono partito da condizioni difficili", dice e non aggiunge altro. E' partito disegnando qualcosa che suonasse nuovo, un punto e daccapo che segnasse lo spartiacque politico "tra passato e futuro". Ha invocato voti per "un'Italia della mobilità sociale e contro i corporativismi asfissianti, l'Italia della ricerca, della scienza, della tecnologia nemica degli steccati ideologici, l'Italia della legalità e non della furbizia, l'Italia che ritrova i valori e l'orgoglio di sé". E' andata com'è andata. C'è un'incompiuta, un lavoro da finire. Il Paese moderno "grande e lieve", il Paese da amare e non da usare", non si può ancora fare. A botta calda, è un sogno spezzato, si stingono subito le immagini delle feste di piazza a Napoli, Bologna, Milano e Roma, quell'abbraccio gioioso di Veltroni sul palco di piazza del Popolo con la figlia Vittoria. "Gli italiani non appartengono a nessuno, se non a se stessi - ha detto il leader del Pd - appartengono alla propria coscienza, alla propria mente, al proprio cuore". Gli italiani hanno deciso così e le sentenze dei giudici non si commentano. Per questo ad un certo punto del pomeriggio ha preso il telefono e ha detto ai suoi: "Adesso chiamo Berlusconi e gli faccio gli auguri".

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Prodi: "per due volte ho battuto silvio per due volte sono stato mandato via" - marco marozzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Premier uscente L'attesa a Bologna del Professore. Ora più lontano per lui un incarico di prestigio all'Unesco Prodi: "Per due volte ho battuto Silvio per due volte sono stato mandato via" Santagata, l'ex ministro, velenoso con Bertinotti: ora si rinfranchi lui con un bel brodino MARCO MAROZZI BOLOGNA - Triste, tristissima onorificenza. "Per due volte ho battuto Berlusconi. Per due volte sono stato mandato via. Bella soddisfazione". La fine della storia politica di Romano Prodi si celebra in un'amarezza qua e là rischiarata da momenti di serenità. I nipoti che ieri gli correvano attorno mentre lui vedeva in tv Berlusconi salire sempre più. Le due suorine incrociate nel jogging ai giardini. "Presidente, grazie per la dignità con cui se ne è andato. In tutto il convento ne abbiamo parlato. E abbiamo pregato". "Grazie, sorelle. E non esiste anche la preghiera della buona morte?". La gente lo salutava per strada e gli chiedeva: "Ce la facciamo?". "Speriamo. Facciamo tutto il possibile" rispondeva lui. Con l'astensione che fin dalla prima mattina, dai primi contatti lo aveva fatto mal presagire. Senza troppe speranze, senza livori esibiti. Nemmeno sventolando il suo essere l'unico che ha sconfitto il Cavaliere e portato la sinistra al governo. Prodi ha vissuto il giorno decisivo come tutti questi mesi di campagna elettorale. Bologna, niente Palazzo Chigi. In casa, con la famiglia. Ripiegato in un ruolo istituzionale sempre più annacquato, presidente dimissionario in ordinaria amministrazione. "Lunghissima, terribile". Attento a non mostrare qualsiasi attrito con Veltroni, sentito anche ieri con grande affetto e di cui aveva pur mal digerito a gennaio quel "correremo da soli" subito impugnato da Mastella per far cadere il governo. "Con un bel risultato per tutti" dice del reuccio scornato di Ceppaloni. Già, fine di tutto e di tanti. Niente campagna elettorale per il Professore intristito dal sentire il bisogno diffuso di tenerlo lontano. La convinzione fino all'ultimo di non aver sbagliato, né come alleanze da Bertinotti a Mastella, né come analisi della società italiana, da Padoa Schioppa ad uno staff mandato come premio post-caduta in Parlamento. Nessun ripensamento. E ieri la fine delle speranze, non solo per "Walter", erede da sempre designato. Un governo Berlusconi trionfante taglia le gambe alle possibilità di Prodi di essere chiamato a un ruolo istituzionale anche fuori d'Italia. Ben al di là delle ambizioni del Cavaliere sul Quirinale. Unione Europea, Onu, strutture sovranazionali hanno bisogno di un placet del governo del proprio Paese per accedervi. E Prodi ben difficilmente sarà candidato, anzi non sarà bloccato da un governo di centrodestra. Ci sarebbe voluto almeno un pareggio, ieri. Il Professore, che si è rimesso a studiare e che non pensa più di fare il nonno a tempo pieno, dovrà cercare il suo futuro nella fama che ha come economista ex politico con legami in tutto il mondo. Oggi sarà a New York, all'incontro fra Onu ed Unione africana: presenza richiestagli espressamente dai leader africani, mentre il suo nome circolava per la direzione dell'Unesco. In Italia, come commento, ha lasciato quello del ministro caduto e deputato rientrato a lui più vicino, Giulio Santagata. "A Bertinotti consiglio di rinfrancarsi con un brodino riscaldato". Frecciata al leader sconfitto di Rc. Che, da presidente della Camera, bollò il governo Prodi come un brodino. "Questo voto, lo stesso risultato del Pd - è la difficile consolazione - hanno comunque dimostrato che gli italiani vogliono essere governati. E puniscono chi punta sull'ingovernabilità".

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Riforme, il cavaliere riesuma la bicamerale "senza comunisti, ecco la terza repubblica" - claudio tito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Riforme, il Cavaliere riesuma la Bicamerale "Senza comunisti, ecco la terza repubblica" Fini alla Camera, per il Senato in corsa Schifani, Pisanu e Formigoni Il leader vuol presentare il governo alle Camere entro il 15 maggio Frattini verso il Viminale . Forse cinque le donne, la Bongiorno alla Giustizia CLAUDIO TITO ROMA - "Dalle urne è uscita la Terza Repubblica". Per Silvio Berlusconi questa è una vittoria che va oltre il risultato conseguito dal Pdl. Si tratta di una "rivoluzione", di una "mutazione genetica" per il Paese. Che vede affermarsi due blocchi e che soprattutto per la prima volta sospinge "i comunisti fuori dal Parlamento". Riflessioni che il Cavaliere ha fatto e rifatto per tutto il pomeriggio di ieri e in nottata. Con gli amici di sempre come Gianni Letta e Fedele Confalonieri, ma anche con gli alleati Gianfranco Fini e Umberto Bossi. "è nata la Terza Repubblica". "è proprio quello per cui sono sceso in politica: volevo lasciare un'eredità duratura all'Italia". Il Cavaliere, quindi, brinda. è contento. Ancor di più per avere dato una "nuova rotta" alla politica italiana. Interpreta il dato elettorale come una "nuova stagione". Un voto che a suo giudizio segnerà il sistema politico per i prossimi decenni e che si contraddistingue per la fine della "presenza comunista". Così si è messo a studiare le mosse da compiere nelle prossime settimane. Confermando l'apertura di una linea di credito con l'opposizione per le riforme. "C'è la Terza Repubblica, traduciamola anche nella Costituzione". Arriva persino a riesumare la "vecchia bicamerale", quella presieduta da Massimo D'Alema e che naufragò nel 1997. E come le commissioni di garanzia potrebbe essere assegnata all'opposizione. Solo un'ipotesi, per ora, su cui Berlusconi sta riflettendo e che concretizzerà solo se si configureranno le condizioni. Sta di fatto che nei prossimi cinque anni, Berlusconi è sicuro di poter dare la sua impronta riformando pure la Costituzione. Il casellario delle "poltrone", intanto, è in parte pronto. Le presidenze delle Camere, la squadra di governo e quella parlamentare. Berlusconi vuole fare rapidamente. Spera di far giurare il suo quarto esecutivo entro il 15 maggio. E subito dopo iniziare a lavorare al programma e ad un processo riformatore. Passando per una distensione dei rapporti con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La prima tappa, però, sarà l'elezione del presidente della Camera e quello del Senato. L'idea di riservarne una all'opposizione è ormai tramontata da tempo. Per Montecitorio resta in pole position Gianfranco Fini. Il leader di An, in realtà, di recente ha maturato qualche dubbio su questa ipotesi (non esclude un ritorno alla Farnesina). Il Cavaliere, però, insiste. Con un esponente di Alleanza nazionale alla Camera, Palazzo Madama dovrebbe spettare a Forza Italia. La seconda carica dello Stato è ambita da Renato Schifani. Ma Berlusconi ha sulla sua scruvania anche i nomi di Beppe Pisanu e Roberto Formigoni. Un derby che si risolverà solo al fotofinish visto che a palazzo Grazioli vedono bene Schifani anche per il ministero dei Rapporti con il Parlamento. Mentre l'attuale Governatore lombardo (il cui erede al Pirellone sarebbe Roberto Castelli) potrebbe essere dirottato al dicastero della Pubblica Istruzione o a quello degli Interni. Molte le conferme rispetto al precedente governo Berlusconi. La squadra del 2008 dovrebbe comporsi di 15-16 dicasteri (12 con portafoglio). All'Economia ci sarà ancora Giulio Tremonti, Altero Matteoli potrebbe finire alle Infrastrutture, Gianni Alemanno alle Attività Produttive (ci punta pure Claudio Scajola), agli Interni dovrebbe essere destinato Franco Frattini (carta giocabile pure per gli Esteri cui al momento il Cavaliere vorrebbe un "tecnico" come l'ambasciatore Gianni Castellaneta). Alla Difesa è candidato Ignazio La Russa e alla Giustizia Giulia Bongiorno. Con lei altre 3-4 "ministre": Stefania Prestigiacono (Politiche comunitarie), Mara Carfagna (Famiglia o Beni Culturali), Poli Bortone (Agricoltura) e la leghista Rosi Mauro (welfare). Il Carroccio reclama altre due cariche: per Roberto Calderoli (Riforme) e per Roberto Maroni (vorrebbe sfilare gli Interni a Frattini). Per i rapporto con il Parlamento è in prima fila Elio Vito che per il capo del Pdl vorrebbe mantenere come capogruppo alla Camera. In quel caso sarebbe Paolo Bonaiuti a prendere il suo posto anche se preferirebbe i Beni Culturali. Prima di definire la geografia delle poltrone, però, Berlusconi vuole appunto mettere una fiches sulle riforme. Vuole rendere concreta "la Terza Repubblica". "Ci troviamo di fronte ad una rivoluzione": la scomparsa dei "comunisti" dalle Camere è l'aspetto che ha più impressionato il capo del Popolo delle Libertà. "Vuol proprio dire che il concetto del voto utile gli italiani ormai l'hanno assunto". Per lo stesso motivo "l'Udc non è determinante al Senato". Per tutti questi motivi, è pronto a tendere la mano al PD sulle riforme. "Per il governo non ci sarà bisogno di larghe intese - è il suo ragionamento - ma per il resto il dialogo resta in piedi". Ovviamente, a questo punto il futuro inquilino di Palazzo Chigi vuole collocare il confronto sui "suoi" binari. "L'onere della proposta - va ripetendo - ce l'avremo noi". Anche perché dovrà tenere conto delle istanze lumbard, compreso il federalismo fiscale. Richieste che Berlusconi considera accettabili: "il voto dimostra chye il nord lo capisce molti più Umberto di Veltroni. Il Pd sopra Bologna non esiste". Il Cavaliere, però, sa anche che il prossimo sarà un anno difficile, si chiuderà con il referendum elettorale. Entro il prossimo maggio almeno la riforma del "porcellum" dovrà essere varata per evitare la consultazione referendaria. Ma le sfide saranno anche sul versante economico: la possibile recessione, la questione energetica (a cominciare dal rilancio del nucleare), i conti pubblici. Questioni bipartisan su cui il Cavaliere vorrà misurare "il senso di responsabilità" del Pd e dell'Udc. "Ma le carte - avverte - le do solo io".

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Di pietro: "io decisivo, walter mi rispetti" - liana milella (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di Pietro: "Io decisivo, Walter mi rispetti" Il leader dell'Idv: un errore cercare di nascondermi. Berlusconi? Faremo i conti Il Partito democratico Carta canta, il nostro è un risultato eccezionale, grazie al web LIANA MILELLA ROMA - "Se c'è un partito che ha vinto quello è l'Idv. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per ottenere la maggioranza e se non ce l'abbiamo in tasca non è colpa nostra". Poi più avanti: "Il nostro è un risultato eccezionale". E ancora: "Nel giro di pochi anni, dall'essere il brutto anatroccolo, siamo diventati un tassello fondamentale dell'area riformista per garantire l'alternativa e l'alternanza a Berlusconi". Antonio Di Pietro non può che essere soddisfatto. I numeri della sua vittoria personale gli arrivano con la prima proiezione delle 15. L'Italia dei valori, dal 2,3% della Camera e dal 2,9 del Senato acquisiti nel 2006, schizza al 5,1 per cento. Col passare delle ore, a palazzo Madama, si attesta al 5. Nel suo quartier generale, in via di Santa Maria in Via a un passo da Montecitorio, l'entusiasmo è alle stelle. Leoluca Orlando, Massimo Donadi, Silvana Mura quasi stentano a credere ai risultati. Il fondatore e leader non c'è. La vulgata ufficiale lo vuole a Curno, il paese del bergamasco dove risiede. Ma l'ex pm simbolo di Mani pulite a Repubblica svela dove si nasconde: "Sono a casa a Roma, coi miei figli. Da domani lavorerò "h 24" (nel linguaggio delle scorte significa per tutta la giornata, ndr.), ma ora devo dedicare a loro la serata di gioia". Poi la prima battuta che dà il mood della giornata: "D'adesso in avanti sarà difficile spegnerci". Un'ora dopo, quando la tv rende pubblico il primo risultato del Senato in Molise, un'incontenibile esplosione perché l'Idv si attesta al 26,2 e il Pd si ferma al 18,4. Un sorpasso frutto di maratone estenuanti nella sua terra. Subito dopo prevale la freddezza dell'analisi: "Avevo tre senatori, ne eleggo 17. Da 16 deputati ne porto a casa 29 o 30. Carta canta. In un anno e mezzo raddoppiare i voti alla Camera e triplicarli al Senato significa rappresentare una realtà che non può essere annessa, ma una componente fondante di un processo costituente". Parole di plauso, ma anche di rampogna per Veltroni: "Gli va dato il grande merito, in due mesi, di aver recuperato 20 punti di distacco e aver condotto il partito al 35 per cento. Gli italiani gli devono essere grati per aver ridotto la frammentazione politica pur privandosi di socialisti e sinistra. Riconosco la sua leadership, ma respingo l'annessione. In Parlamento l'Idv vuole mantenere la sua visibilità. Accetto il gruppo unico, ma si chiami Pd-Idv, condividendo le responsabilità e rispettando le performance di ciascuno". Annessione, confluenza, scioglimento. Nel Pd ovviamente. Sono queste le parole cui Di Pietro contrappone "la pari dignità". Qui si scatena la polemica con Veltroni: "Deve riflettere sul perché, in 40 giorni di campagna elettorale, ha sofferto di una sostanziale dimenticanza. Non ha mai nominato il mio partito, salvo che non lo sollecitassero i giornalisti. Io invece, in ogni comizio, dichiarazione, intervista, ho sempre messo al primo posto l'alleanza, la convergenza nel programma e ho riconosciuto lui come candidato leader, quel ruolo che oggi gli riconosco come capo dell'opposizione". Sul futuro Di Pietro non ha dubbi: "Con Veltroni faremo una ferma opposizione per non lasciare il Paese nelle mani di Berlusconi, un capo di governo di cui diffidiamo e che non penserà a tutti gli italiani ma solo ad alcuni di essi". Non è l'annuncio di una rivolta, ma di una strategia: "Rispettiamo il voto, loro hanno il dovere di governare ma noi di fermare derive populiste, illiberali, prevaricatorie". Dunque, un ruolo che l'ex pm definisce "non di Giamburrasca, ma di opposizione costruttiva e non a prescindere, guardando legge per legge e contro qualsiasi inciucio". Del Cavaliere Di Pietro già disegna le iniziative: "M'immagino già quanti sfracelli voglia fare, ma non accetteremo limature alle sue leggi illiberali, ci opporremo in modo fermo in piazza e nelle istituzioni, utilizzando a fondo Internet". La rete è l'origine del suo successo. L'ex pm lo ammette e se ne vanta: "Il popolo del web lo ringrazio. Ci ha tenuto informati e noi lo abbiamo informato, senza mai nascondere nulla. A quel popolo promettiamo che non ci saranno accomodamenti con nessuno". Inevitabile parlare di quanto abbia pesato Beppe Grillo. "Lui è l'espressione fisica della gente che vuole sapere e la rete lo ha permesso superando il sistema lottizzato della Rai. Ma da domani non succeda più come accade stasera che si parla della vittoria della Lega e non della nostra". Di Pietro ragiona sulle ragioni del suo successo. Ne elenca due: "La politica del fare nell'attività di governo e la coerenza nelle scelte etiche e di principio, nessun condannato in lista, no all'indulto, battaglia sul conflitto d'interessi e per una nuova legge sulle tv. L'Idv è stato e sarà il cane da guardia contro ogni deriva dittatoriale".

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Al loft tornano gli antichi schemi è tensione tra ex ds e margherita - goffredo de marchis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I dirigenti si presentano uniti davanti alla stampa. D'Alema con Veltroni: abbiamo ridotto il divario Al loft tornano gli antichi schemi è tensione tra ex Ds e Margherita Nord deludente, candidati deboli. E si riparla di congresso Il tentativo del leader di evitare la solita "balcanizzazione" del fronte antiberlusconiano "Adesso vado a commentare la sconfitta dai giornalisti" e il primo che lo segue è Massimo D'Alema GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Plasticamente, il Partito democratico è unito sul palco della sala stampa organizzata in un ex mercato del pesce. A portata di telecamera ci sono davvero tutti vicino a Walter Veltroni nell'annuncio della sconfitta. Lo è molto meno, nelle stanze off limits di Piazza San'Anastasia, dove la divisione degli ospiti negli studi del segretario e del vicesegretario Dario Franceschini rispetta schemi antichi (ex Ds-ex Dc) e future recriminazioni, accuse, frecciate. Su un risultato inchiodato al 33,7 per cento. Massimo D'Alema si piazza nell'ufficio di Veltroni e da lì passeranno un po' tutti i dirigenti del fu Botteghino, dalla Melandri a Bettini, a Fassino, a Latorre, a Bersani. A pochi metri invece si riuniscono i fedelissimi di Franceschini Garofani e Giacomelli, Beppe Fioroni, la giovane della Margherita Pina Picierno, il rutelliano Paolo Gentiloni che però fa la spola. Veltroni capisce che il pericolo da evitare, proprio nel momento critico dell'insuccesso, è la solita balcanizzazione del fronte antiberlusconiano, del centrosinistra. Perciò è deluso, sì, ha vicino la moglie e le figlie, commosse, consola i ragazzi e le ragazze del pullman, in lacrime, ma come avverte Goffredo Bettini con un sibilo aggressivo è "deciso a combattere, fino alla fine". Spiega il leader che "il Pd è il partito del futuro", che "siamo in campo". Ma anche che, naturalmente, "ci sarà molto da lavorare". All'altalena dei numeri, sempre più stabile verso il segno meno, l'ex sindaco di Roma decide di porre fine verso le sette di sera. "Vado dai giornalisti a commentare la sconfitta", fa sapere. Il primo a dire "vengo anch'io" è proprio D'Alema, poi tutti gli altri si accodano, vogliono esserci, non vogliono lasciarlo solo. Oggi il gruppo dirigente è unito, Veltroni non chiede niente, sono gli altri a farsi avanti. "Dobbiamo distinguerci, a me non piace la caciara", spiega Veltroni con un termine romanesco che significa il caos, la palla buttata in corner per perdere tempo. Si prende atto e si affronta la situazione, punto. Questo è il menù di giornata, altri piatti, anche amari, arriveranno in seguito. C'è già, per esempio un clima di tensione sulle candidature. Ossia, le candidature sbagliate. Piero Fassino e i suoi hanno messo nel mirino Franceschini e gli ex popolari. Dicono i fassiniani che il ruolo del vicesegretario "va ridiscusso nel profondo, ridimensionato". Come contromossa difensiva, nella stanza del numero due, si discute di come "gli ex diessini, ormai è dimostrato, non riescono a sfondare al Nord. Perché noi avevamo soprattutto un obiettivo: crescere nelle regioni settentrionali. Bene, questo obiettivo lo abbiamo fallito". Nessuno si spinge a rimpiangere il vincente Prodi, ma il non detto è che alla guida della coalizione ci vuole un leader vicino al centro. Più che uno scontro, questo pare un mettere le mani avanti. Per il day after. A Bettini, il vicesegretario ricorda l'illusione della quota 35 per cento. Al vicesegretario, il coordinatore Democratico risponde, sempre a distanza, sempre in camera caritatis: "Vediamo cosa diranno questi adesso...". Come si dice in questi casi, bisogna attendere i dati definitivi. Poi, ognuno al loft farà i conti sui voti territorio per territorio, vedrà dove davvero i candidati sono stati deboli, dove il Pd ha o non ha sfondato (in Veneto per esempio il guadagno è evidente). Per il momento l'eterno duello tra Veltroni e D'Alema non sembra all'orizzonte. "Bisogna riconoscere che abbiamo ridotto il divario di parecchi punti", spiega il ministro degli Esteri davanti agli altri dirigenti nella stanza di Walter. Semmai, a suo modo, con ironia, un po' di pepe lo riserva agli ex Dc riuniti nell'ufficio accanto. Prima di lasciare il loft spalanca la porta di Franceschini e annuncia scandendo: "Vado a casa, perché io penso alla famiglia. Alla famiglia, avete capito?". è anche un modo per spezzare il clima di tensione e delusione che regna nella sede del Pd. D'Alema dunque non vuole aprire le ostilità, non punta a mettere in discussione la leadership di Veltroni. Ma a far sentire il suo peso nel partito non rinuncia, magari mettendo nel mirino le strutture che oggi sono dietro il segretario. A distanza di poche ore dalla chiusura delle urne Nicola Latorre, braccio destro dalemiano, difende a spada tratta il leader, ma evoca un "congresso" ravvicinato. Lo statuto lo prevede nel 2009, Latorre pare pensare a tempi più ravvicinati. "Sarà Walter a valutare questo passaggio, a dire se vale la pena anticipare. Come settembre o novembre non cambia granchè". Comunque il senatore pugliese fissa la data nel 2008. Insomma, è sotto Veltroni che il Partito democratico potrebbe confrontare linee, uomini, scelte alla luce della sconfitta. Pierluigi Bersani era l'unica assenza sul palco della sconfitta. Assenza giustificata, perché doveva correre in televisione. Eppure la sua analisi sulla difficoltà del Pd con i voti moderati tornerà di moda. Ma andrà messo nel conto anche il voto in Emilia Romagna dove Franceschini, che è di Ferrara, sottolinea il dato incredibile della Lega al 7 per cento: "Significa che Bossi è un pezzo del Paese, non solo del Nord". Il vicesegretario mette sotto accusa anche l'alleanza con i radicali: "L'impatto è stato negativo". E ieri al loft i dirigenti del partito di Pannella non si sono visti. Sono i contraccolpi normali di una sconfitta. Veltroni è convinto di avere margini di manovra per lavorare sul partito e nel Parlamento. Nel Pd ricorda che solo poche settimane fa ha raccolto 1 milione e 200 mila iscritti, nelle Camere è pronto a riprendere il dialogo sulle riforme, partendo dal riconoscimento di leader dell'opposizione che Berlusconi pare disposto a concedere, dalla legge elettorale, dal gruppo unico con Di Pietro. Certo dal piano A (la vittoria) si è scivolati in un pomeriggio al piano B (il pareggio) al piano C (la sconfitta onorevole con la prospettiva di corta durata del governo Berlusconi). è molto meno di quello che credevano i ragazzi e le ragazze dello staff dopo aver respirato l'atmosfera delle piazze d'Italia, è già qualcosa per i politici navigati che salgono sul palco della sconfitta sperando in un futuro migliore.

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Manifesto e liberazione in allarme "dividersi adesso sarebbe un errore" - luisa grion (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I giornali d'area discutono la debacle. Polo: i dirigenti si chiudano in convento e ripensino al futuro Manifesto e Liberazione in allarme "Dividersi adesso sarebbe un errore" Sansonetti: bisogna ricostruire ripartendo dall'unità LUISA GRION ROMA - D'accordo è arrivato il pugno in faccia, ma superata la fase dell'apnea, bisognerà metterci un punto e andare a capo. Difendendo quel poco di unità che la sinistra radicale era riuscita a tenere assieme e cercando di capire le vere ragioni di una sconfitta così devastate. Perché certo, in momenti di crisi la svolta a destra si può anche prevedere, ma nelle redazioni del "Manifesto" e di "Liberazione", una caduta così verticale della Sinistra Arcobaleno non se la aspettava nessuno. L'analisi del perché ciò sia avvenuto è già iniziata, avendo ben chiaro in testa il pericolo che ora rischia di abbattersi su ciò che resta del progetto sostenuto da due quotidiani: lo sfaldamento finale del "cartello" che aveva tenuto insieme Rifondazione, Sinistra Democratica, Verdi e Comunisti italiani e l'ennesima divisione in piccoli, inerti gruppi. "Il rischio di deflagrazione immediata c'è, anzi è già avviato" avvertono al "Manifesto". Ma il modo di porsi davanti al problema non è proprio lo stesso: "Liberazione" guarda più alle cause esterne, il "Manifesto" a quelle interne. Piero Sansonetti, direttore di "Liberazione" firma sul numero oggi in edicola un editoriale dal titolo "Punto e a capo", Gabriele Polo, direttore del "Manifesto" pensa ad una prima pagina che potrebbe essere titolata "Scusate popolo". "Il grave peccato della sinistra è stato quello di cadere nel settarismo sfrenato - commenta Polo - ognuno si è chiuso nella sua appartenenza politica, territoriale o tematica e ha perso il senso comune. Ora, non avendo rappresentanza parlamentare e quindi non avendo nulla da fare, consiglio ai vertici di questa sinistra di chiudersi in un convento e ripensare al futuro. Non sarà facile, non siamo negli anni Sessanta, e più facile dividersi che unirsi. Ma solo così si potrà poi tornare sul territorio portando idee e cercando di capire perché un operaio voti Berlusconi, o perché - in tema di diritti civili - si possa pensare che il massimo risultato sia il compromesso fra la Binetti e la Bindi". Per Polo la sinistra meritava qualcosa in più e per questo, il suo giornale, oggi potrebbe aprirsi con quel titolo, "Scusate popolo". Anche "Liberazione", quotidiano di Rifondazione comunista accusa il colpo. Pur se il partito non avrà alcuna rappresentanza politica, il quotidiano non è a rischio perché grazie all'esistenza del gruppo parlamentare europeo i finanziamenti proseguiranno, ma certo lo spirito è sotto i tacchi. "Bisogna ricominciare da capo, è tutto da rifare - spiega il direttore Sansonetti - la Sinistra Arcobaleno paga il fatto di essere stata in un governo che non era di sinistra, paga il prezzo di uno spostamento a destra del paese seguito alla nascita del Pd, paga il prezzo di una riforma elettorale voluta di fatto da Veltroni e Berlusconi. Errori fatti? Sicuramente, ma non saprei quali. Ora mi aspetto un paese meno democratico e più cattivo, per questo dico che bisogna ricostruire una nuova sinistra partendo - mi auguro - dall'elemento unitario. E dunque, punto e a capo".

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E pannella rimpiange il simbolo dei radicali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Il Pd doveva farcelo usare". La Bonino: pensiamo a ripartire E Pannella rimpiange il simbolo dei radicali ROMA - Delusione in casa radicale tra accuse a Veltroni e voglia di ripartire senza deprimersi. Il vecchio leader dei radicali Marco Pannella non le manda a dire. "Non lasciandoci correre come Di Pietro col nostro simbolo, Walter ha di fatto impedito il ripetersi del "miracolo" del 2006 quando l'Unione prese un milione di voti in meno di Berlusconi, ma aggiunse il milione della Rosa nel Pugno (radicale ben più che socialista) grazie alle centinaia di migliaia di voti direttamente tolti al centro-destra". Più diplomatico il ministro Emma Bonino "La vittoria del Pdl e la sconfitta del Pd mi sembra netta a questo stadio dello spoglio", commenta alle dieci di sera a Radio Radicale. Ma lei guarda avanti. Ora "il nostro compito è di ripartire, costruire politica, senza depressioni". Prima tappa l'Assemblea dei Mille convocata per il 2,3,4 maggio a Chianciano. "Bisogna ripensare una nuova sinistra europeista, laburista, laica, socialista. C'è tutta quest'area da riavvicinare alla politica. Sperando che il Pd viva i radicali come ricchezza e non come un dato di imbarazzo, come fattore di indisciplina". Unica soddisfazione in una giornata nera, il risultato fallimentare della lista contro l'aborto di Giuliano Ferrara: "è la conferma che gli italiani sono laici, che non si lasciano incantare dai metodi integralisti di chi minaccia le libertà fondamentali", commenta il segretario nazionale del partito Rita Bernardini.

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Umberto rosso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

UMBERTO ROSSO ROMA - "Una delle nostre compagne del ministero sperava, finita la stagione del governo, di passare a lavorare in Parlamento. Ma ora, chi glielo dice che non abbiamo più nemmeno il gruppo alla Camera?". Nell'amaro, sconsolato "flash" del sottosegretario Alfonso Gianni, tutto il dramma umano oltre che politico del giorno più nero per il Prc e per la Sinistra. O di ciò che ne resta. Fuori dal Senato e fuori dalla Camera. Da oltre cento parlamentari a zero. Tutti a casa. Gruppo extraparlamentare. Uno choc. Un terremoto. Che si abbatte inaspettato sulla casa comune arcobaleno di via Veneto, dove già si respira aria di grande fuga. Oliviero Diliberto non si è visto. Il segretario del Pdci ha già preso in affitto una sede tutta per il suo Pdci e si prepara a lanciare un quotidiano. "Ricominciamo da tre", sorride amaramente Antonello Falomi, a suo tempo passato dai Ds al Prc. Tre? Al quartier generale non si vede nemmeno il leader dei verdi Alfonso Pecoraro Scanio, mentre l'ormai ex capogruppo Bonelli va spiegando senza tanti complimenti che "dopo una batosta simile quel progetto non c'è più, dobbiamo riaprire un confronto con il Pd". Fabio Mussi è ancora a Bergamo, convalescente, Cesare Salvi impegnato in tv, a esorcizzare i fantasmi qui nell'anti-loft c'è Titti Di Salvo: Sd già colpita dall'esodo dei sindacalisti ora teme quello degli ex parlamentari. Resta Rifondazione, resta il partito di Bertinotti a tenere alta ostinatamente la bandiera della Cosa rossa, della costituente della sinistra? Ma in pista non c'è più Bertinotti, "la mia corsa finisce qui, farò il militante", e non c'è più il partito-monolite del Prc: si apre la resa dei conti, uno scontro che si annuncia durissimo fra due linee. E che comincia già oggi in segreteria. Dove il ministro Paolo Ferrero, contrario all'operazione rosso-verde, uscirà allo scoperto contro la coppia Bertinotti e Giordano, con l'obiettivo di metterne la linea in minoranza e così lanciando di fatto la propria candidatura alla poltrona di segretario: "Ci sono stati errori molto gravi". Bertinotti difende il segretario. E racconta: "A botta calda, subito dopo i primi risultati, Giordano ha sollevato la questione del suo ruolo ma per quanto mi riguarda gli ho confermato la mia fiducia. Secondo me tutti quelli che stanno sulla tolda di comando dovrebbero rimanere al proprio posto in questo viaggio per una sinistra nuova, che deve continuare, andare avanti, è una necessità storica che la sconfitta ha reso ancora più drammatica. Con tutti quelli che ci stanno". Ma proprio il presidente della Camera, l'incarnazione stessa del Prc negli ultimi 15 anni, il padre che annuncia "dimissioni" ma che potrebbe ancora di fatto traghettare il partito nella tempesta, rischia di finire sotto accusa e trasformarsi nel parafulmine. Così, molto prima di un congresso convocato in autunno e che ora pare lontano anni luce, per fronteggiare le polemiche e arginare l'offensiva di Ferrero (che potrebbe raccogliere i dissidenti di Grassi ma anche l'area ex dp di Giovanni Russo Spena) ecco che avanza la carta Nichi Vendola, il governatore della Puglia che qualcuno avrebbe già voluto candidato premier in questa competizione elettorale. Con un mandato alternativo alla ricetta del ministro uscente della Solidarietà sociale. Se Ferrero punta a rilanciare l'identità Rifondazione, con macchina indietro sul partito unico, per Vendola invece avanti tutta. Che vuol dire portare alle estreme conseguenze il cammino della casa comune: sciogliere Rifondazione, via per sempre falce e martello, addio al passato. "Se torniamo a chiuderci nel recinto di Rifondazione - è la tesi dei bertinottiani - invece del tre per cento rischiamo di precipitare allo zero virgola". Ma per colpa di chi? Nel giorno dello psicodramma collettivo della sinistra radicale, il nemico numero uno ha il volto e il nome di Walter Veltroni. Perché come dice uno che lo conosceva bene, Achille Occhetto, "lui aveva tre obiettivi: vincere le elezioni, diventare il primo partito e far sparire la sinistra. Ha centrato solo l'ultimo: distruggerci". L'arma fine di mondo che ha dissolto un patrimonio del dieci per cento si chiama voto utile. Marco Fumagalli, anche lui con una lunga storia alle spalle di sinistra ds, non ha dubbi. "Veltroni ha ingannato i nostri elettori con la storiella della grande rimonta. Al seggio, davanti alla scheda, nella speranza di non far vincere Berlusconi tanti dei nostri hanno alla fine hanno votato Pd". Tanti quanti? "Quanti sono - conteggia Gloria Buffo - i voti in più che il Pd ha preso rispetto al 2006: più o meno due punti". Un travaso perfetto. O quasi. Perché nella grande partita di giro dei flussi elettorali, a spiegare la disfatta entrano gli astensionisti, i voti finiti a Ferrando e alla Sinistra critica, ma anche quelli che al nord escono dal serbatoio della sinistra ed entrano in quello della Lega, "un percorso - ammette Russo Spena - che nessuno di noi onestamente si aspettava". Ma poi, il programma debole, la campagna elettorale improvvisata, i candidati della nomenklatura, le liti nel condomino rosso-verde, e via analizzando e colpevolizzando. Alla fine è proprio lui, il candidato premier della débacle, che fornisce la versione definitiva: "Il voto utile è stata una concausa della nostra sconfitta".

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Lite con fassino "torino, pd primo" "ma non conta" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A Porta a Porta Lite con Fassino "Torino, Pd primo" "Ma non conta" ROMA - Botta e risposta tra il leader leghista Umberto Bossi e l'ex segretario dei Democratici di sinistra Piero Fassino durante Porta a Porta. Commentanto i risultati del voto al Nord Fassino ha infatti riconosciuto la sconfitta del Partito democratico, ma ha rivendicato il successo a Torino, la sua città di nascita, dove il Pd è diventato il primo partito: nelle 919 sezioni elettorali ha avuto 199.845 voti, pari al 40,15%. Il Partito delle libertà ha invece ottenuto 161.064 preferenze (32,36%). In totale la coalizione di Veltroni ha avuto il 46,86%, quella di Berlusconi il 38,78%. Pronta la replica di Bossi: "E' un primo posto per modo di dire: serve a poco, e poi noi siamo subito sotto". Una replica alla quale Fassino ha risposto solo con un sorriso.

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"berlusconi non è riuscito a cancellarci" - francesco bei (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Berlusconi non è riuscito a cancellarci" Casini: l'Udc penalizzata dal "voto utile", ma abbiamo resistito I cattolici "Solo una congiunzione astrale ci avrebbe fatto essere determinanti al Senato. Lo dicevo ma non ci credevo" FRANCESCO BEI ROMA - 5,6% alla Camera, 5,8% al Senato, quarto partito in Parlamento. "è stato uno Tsunami per chi era fuori dai due schieramenti - ammette Casini - ma me lo aspettavo e temevo prendessimo il 4%". L'Udc, nonostante l'apporto della Rosa di Tabacci, Baccini e Pezzotta, lascia per strada più di un punto percentuale rispetto al 2006 (quando prese il 6,8%), ma a via Due Macelli tirano il fiato per lo scampato pericolo. "In campagna elettorale parlavo del Grande centro - spiega Pier Ferdinando Casini - , ma diciamoci la verità: invece del 6 potevamo prendere il 7 per cento, mica il 60. Berlusconi ha giocato a non farci superare la soglia del 4 e non c'è riuscito. Io sono sereno". Insomma, l'ondata di piena è passata e l'Udc è ancora viva. Si riparte da qui, da un dato inferiore alle attese, soprattutto al Senato (dove si dava per "sicuro" il superamento dell'8 per cento in Sicilia, Calabria e Puglia), ma che consente ai centristi di sopravvivere. "Abbiamo dimostrato una capacità di resistenza - osserva ancora Casini - e, in una condizione impossibile, siamo gli unici ad aver retto la botta. Guardate che è successo alla Sinistra Arcobaleno". Il segretario Lorenzo Cesa si augura di "portare in Parlamento 34 deputati e forse 4 senatori". Tre saranno siciliani (Cuffaro, D'Alia, Antinoro), uno, forse, calabrese. In Puglia invece c'è stato un flop. Contento come una pasqua, il segretario regionale siciliano Saverio Romano, quando nel pomeriggio a via Due Macelli arrivano le prime proiezioni, salta sulla sedia ed esplode di gioia: "E vai! Se finisce così avremo solo 7 deputati meno di prima. Per noi finisce con la banda musicale". Il leader aspetta dati più sicuri a casa, con la famiglia, e si materializza nella sede del partito soltanto alle sette di sera. "Evidentemente il voto utile c'è stato, inutile girarci intorno - osserva l'ex presidente della Camera - , è stata una battaglia difficilissima. Ma non mi pento di averla fatta, la scelta di andare da soli è stata un investimento sul futuro". Da domani per Casini si aprirà la partita sulla collocazione del centro, su come utilizzare in Parlamento questo "tesoretto" di seggi. Partendo da una constatazione amara, quella dell'autosufficienza di Berlusconi. "Parliamoci chiaro - confida - ci poteva essere una congiunzione astrale che ci avrebbe consentito di essere determinanti al Senato. Ma era una condizione del tutto teorica, io la evocavo per fare pubblicità". Cosa fare dunque? Aprire un dialogo con il Pd o con il Pdl? Casini non si sbilancia, fa gli auguri al Cavaliere di "buon lavoro per il bene dell'Italia" e annuncia che non voterà la fiducia ma dirà di sì "a tutti quei provvedimenti del governo che riterremo utili". Quella dell'Udc sarà "un'opposizione ragionevole e costruttiva", un po' come quella "che faceva il Partito repubblicano con la Dc". Nessuna polemica, nemmeno con la Lega, "perché quando il popolo si esprime ha sempre ragione. Staremo a vedere come Bossi sfrutterà la sua posizione centrale, la sua golden share". Con il leader del Pd qualche cortesia ma niente di più. "Con Veltroni - annuncia - avrò i contatti che necessariamente si devono avere tra chi fa opposizione in Parlamento. Ma noi dialogheremo con tutti, non siamo al laccio di nessuno". L'impressione tuttavia è che sarà soprattutto con Berlusconi che l'Udc cercherà un modus vivendi. Senza dimenticare che Totò Cuffaro ("sono più contento che, anziché Veltroni, abbia vinto Berlusconi", si è premurato di far sapere l'ex governatore), grazie al quale Casini può piantare una sua bandierina a palazzo Madama, è sempre stato un grande sostenitore dell'alleanza con il Cavaliere. "In fondo sono contento che Berlusconi abbia i numeri - concede allora Casini conciliante - altrimenti, con il pareggio in Senato, avrebbe avuto l'alibi per non governare. Noi lo incalzeremo sulle cose da fare: il nucleare, l'abolizione delle province". Nell'Udc gli unici a tenere una severa linea antiberlusconiana sono quelli della Rosa Bianca, ormai ala sinistra del partito. Savino Pezzotta si augura l'apertura di "una stagione costituente" per la costruzione di "un nuovo partito di centro di ispirazione cristiana" e non fa sconti al Cavaliere: "Non siamo affetti da sindrome di Stoccolma. Non si vede perché dovremo appoggiare uno che ha fatto di tutto per annientarci". Bruno Tabacci, da parte sua, insiste con l'idea di superare la piccola formazione centrista e già inizia a criticare il timoniere: "A questo punto - ragiona l'ex candidato premier della Rosa - va ripensata la strategia al centro, bisogna andare oltre l'Udc". Nella riunione a porte chiuse nella sede dei centristi, intorno alla scrivania del segretario Cesa, si discute anche del flop della sinistra antagonista. Con toni preoccupati. "Datemi retta, nelle fabbriche - fa notare preoccupato Pezzotta - può accadere di tutto". E Casini: "Quando un'opposizione estrema non trova un canale di rappresentanza in Parlamento non è un bene per il Paese". Poi, per stemperare la tensione, la butta a ridere: "Ragazzi, il risultato di Bertinotti non sarà bello, ma a noi ci regala 4 o 5 seggi in più".

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La seconda giovinezza di "roma ladrona" "nell'alleanza abbiamo la golden share" - alberto statera venezia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Riccardo Illy, governatore del Friuli: "Nessuna sorpresa". Rocchetta: "La secessione è ormai nei fatti" La seconda giovinezza di "Roma ladrona" "Nell'alleanza abbiamo la golden share" La truppa leghista: se Prodi dava al Veneto lo statuto speciale cambiava tutto Verona capitale dei consensi "Siamo riusciti a incanalare la rabbia" E dietro al trionfo si profila una resa dei conti tra l'anima veneta e quella lombarda ALBERTO STATERA VENEZIA dal nostro inviato "A pestar su la coa un can, el se volta indrio anca lu": mai pestare la coda al cane, biascica in dialetto stretto un dignitario leghista di Verona, che probabilmente risulterà la capitale nazionale del voto alla Lega Nord, a dispetto del "clan lombardo" che la governa. Ma il risultato è così spalmato nel Nord, da Ovest a Est, dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia, così esaltante con la milanese via Bellerio considerata per decenni un'escrescenza pittoresca del sistema dei partiti che assurge forse adesso a stanza ovale del terzo partito italiano al pari di via dell'Umiltà e ben più del Loft veltroniano al Circo Massimo, che per oggi le latenti ostilità regionaliste sono accantonate. Perché "quando l'è batezà, tuti vol esser compari". Come dire che la "Golden share" della maggioranza e del prossimo governo la Lega, lombarda o veneta che sia, se l'è conquistata e la farà valere con una determinazione di cui Berlusconi deve avere qualche sospetto quando ripete che il suo eventuale governo non si appresta a una passeggiata. Giancarlo Galan, governatore forzista del Veneto, che dei leghisti non ne può più, l'ha avvertito. Tanto pestarono sulla coda del cane da "Roma ladrona", slogan tornato a seconda giovinezza, che la bestia si rivoltò. Altro che pannicelli caldi per la "Questione settentrionale", diventata un "must" dei mille forum parolai. Il voto di ieri certifica quasi una secessione strisciante, leggera, di fatto - chiamatela come volete - mettendo persino in dubbio in alcune zone del Nord la teoria del professor Giuseppe Berta, che alla questione ha appena dedicato un pregevole saggio, secondo cui Berlusconi ha incanalato stabilmente gli umori scaturiti ormai tanti lustri fa dalla Lega. Berlusconi qui sfonda meno, tornano i fasti delle ampolle del Po. "Torino - fa Franco Rocchetta, che la Lega fondò nel Veneto trent'anni fa per poi uscirne estromesso dalla truppe cammellate "varesocentriche" - si prepara a festeggiare i centocinquant'anni dell'unità d'Italia. Ma quale unità? La secessione del Nord è ormai nei fatti. Non parlo da storico o da politico, ma da persona che vive qui, che va al supermercato e sente chiedere le cose "nostrane". Se i prodotti vengono dalla Sicilia o dalla Campania nessuno li vuole più, li preferiscono spagnoli. Non è una secessione balcanica, brutale, né una divisione consensuale come quella tra cechi e slovacchi, ma è una separazione di fatto, che forse nessun giudice di pace può più ricomporre. Né Berlusconi, considerato qui da tanti ormai soltanto quel furbastro che è, né gli epigoni di Prodi, quel signore che travestito da Fantozzi sulla neve va in Trentino Alto Adige e scopre che esistono i ladini". Strano, sulla secessione strisciante la pensa più o meno come Rocchetta il presidente uscente del Friuli Venezia Giulia Riccardo Illy, personaggio alquanto diverso, che oggi saprà se è riconfermato nella carica per un altro mandato. Ha scritto un libro intitolato Così perdiamo il Nord, sulla cui copertina si vede la Sicilia al posto della Lombardia, non perché il vincitore siciliano Raffaele Lombardo, con il suo Mpa, non esita a dichiararsi un epigono sudico di Bossi, ma perché pensa che i suoi colleghi imprenditori di Udine come di Montebelluna, se non l'hanno ancora fatto, si trasferiranno in massa in Austria, in Slovenia o dovunque fare impresa è più facile. "Perché tanta sorpresa per il successo elettorale della Lega? - si chiede Illy, che ha appena reclutato tra i suoi l'ex leghista Alessandra Guerra. Una volta le partite Iva si stendevano davanti alle camionette della Guardia di Finanza e gli imprenditori consegnavano le chiavi delle loro aziende al governo. Nulla è cambiato, se non che c'è una secessione meno evidente, più silenziosa, ma anche più pericolosa. Una secessione strisciante. Il Carroccio, paradossalmente, ha offerto una valvola di sfogo, costruendo una mitologia politica che, per quanto rozza, è riuscita a incanalare la rabbia del Nord in un alveo istituzionale. Ma adesso la tentazione secessionista rischia di sedurre una volta per sempre le regioni più ricche del paese, non sulla base di una rivolta emotiva, ma di una concreta convenienza economica". Illy ha calcolato che l'Italia del Nord, se staccata dal resto del paese, rappresenterebbe uno Stato superiore anche per numero di abitanti alla Svizzera, all'Austria, al Belgio e alla Danimarca. Quanto ancora il Nord potrà resistere alla tentazione secessionista e come giocherà la sua "Golden share" Bossi, che Borghezio descrive, nonostante l'evidenza della malattia invalidante, come pura "energia irriducibile?" Farà un vero partito nazionale, si rivestirà di buonsenso, al di là delle sparate verbali di fucili e vallate - e ormai borghesi quartieri cittadini - popolate da pericolosi "partigiani" armati? O cavalcherà gli imprenditori scontenti del Cavaliere e persino quei settori meno statalisti dell'ex - An che non hanno gradito il proclama del predellino a San Babila e l'annegamento di Fini nelle acque padronali berlusconiane? "La secessione morbida non tanto dall'Italia in sé quanto da questo Stato e dalla sua pubblica amministrazione è ormai un virus tra i ceti produttivi", sostiene Daniele Marini, direttore scientifico della Fondazione Nordest. La percezione è quella di un sistema galleggiante nell'immobilità, incapace di autoriformarsi con Berlusconi, già provato, come con Veltroni, oggetto ancora di diffidenza. C'è un antico eroe leghista nel Veneto. Ex presidente del Consiglio regionale espulso a un certo punto da Bossi e dal clan dei varesotti, Fabrizio Comencini è oggi a capo di una lista locale che si chiama Liga Veneta Repubblica, ma nel 1996 lo chiamavano "Mister 30 per cento", il risultato cui portò la Lega nella sua regione. Comencini non si dà pace, perché al governo Prodi lo aveva spiegato in tutte le lingue: "Basta poco al Veneto, dategli lo statuto speciale come al Friuli Venezia Giulia e non lo consegnerete a Bossi e al clan lombardo". Ma non c'è stato niente da fare. Le differenze nel Lombardoveneto si vedranno presto, appena il sindaco di Verona Flavio Tosi e quello di Treviso Giampaolo Gobbo, con lo sceriffo Giancarlo Gentilini, si accorgeranno, magari dopo una resa dei conti interna, che nelle quote della "Golden share" nazionale loro dovrebbero contare almeno come i lombardi di Varese e di via Bellerio. "La Lega terzo partito nazionale? - ride il politologo Paolo Feltrin - forse avremo un Parlamento simile a quelli inglese e tedesco. Cosa aspettarci? La secessione c'è già, nelle due realtà diverse che vivono le due parti del paese. Cambiano gli slogan, speriamo siano sempre meno truculenti". "Ma il vino della Lega di Bossi è e resta un vino adulterato - avverte Rocchetta - anche se lo chiamano Raboxo, con la ics".

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"una catastrofe, ho sbagliato tutto" - caterina pasolini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Una catastrofe, ho sbagliato tutto" Ferrara tra delusione e ironia: l'Italia mi ha fatto una pernacchia Le altre liste "Il mio grido di dolore sull'aborto non è stato ascoltato. Eppure speravo di ottenere il 4%. Ora basta con la politica, la battaglia la continuo sul giornale" CATERINA PASOLINI ROMA - "Al mio grido di dolore su un tema drammatico e vero, gli italiani hanno risposto con una sonora pernacchia". Giuliano Ferrara è stanco, la faccia pallida, stropicciata come la camicia. Anche nella sconfitta non rinuncia all'ironia, all'eccesso per commentare i risultati delle elezioni che bocciano i suoi sogni parlamentari ed "etici". Drasticamente cancellati, visto che il suo partito Pro life, "Aborto no grazie", è allo "0,00 qualcosa. Praticamente impercettibile. Una catastrofe". Dopo una "pennica" rigorosamente senza tv mentre l'Italia scrutinava i voti e dava in diretta le prime proiezioni - "ero esausto, ho fatto tutta la campagna con una brutta infezione" - in serata è nel suo quartier generale affogato da pile di giornali, libri tra i quali campeggia "La storia di Cristo" di Giovanni Papini. Parla lentamente, ma con passione nel suo ufficio di direttore de Il Foglio, dove è nata la "lista pazza" come la chiama, sentendosi forse novello don Chisciotte contro i mulini a vento, visto i risultati da microscopio. Come è il suo carattere polemico, eccessivo e diretto, non si nasconde. Non cerca giustificazioni e assoluzioni per quella che definisce "una sconfitta di notevoli dimensioni, insomma una vera catastrofe". Un fallimento elettorale totale, commenta lui che sperava di farsi votare da almeno "4 italiani su cento: evidentemente l'idea di una lista improvvisata, solitaria su un tema etico, si è rivelata sbagliata. E la colpa è tutta e solo mia". Ferrara, analista, polemista e commentatore politico dichiara di non sapere cosa non abbia funzionato, "forse era semplicemente la lista sbagliata al momento sbagliato, forse non sono stato bravo io a comunicare. O ero la persona sbagliata nel farlo, visto che non sono riuscito a convincere che non volevo togliere la legge ma mettere in discussione un comportamento diffuso sul tema. Questo risultato comunque dimostra il fatto che l'aborto è considerato un compagno di viaggio a cui l'uomo occidentale non vuole rinunciare". E neppure lui rinuncia. L'esperienza politica finisce qui - "difficile con questi voti pensarmi ministro alla Salute" - ma la campagna proseguirà sulle pagine del giornale anche perché "i primi appuntamenti su cui il governo dovrà confrontarsi saranno le nuove linee guida della legge 40, la pillola Ru486". Parla di fallimento, di sconfitta, "anche se non vi è nulla di disonorevole nel perdere", ma sotto sotto i suoi uomini sono invece soddisfatti. Certo, nessun rappresentante in Parlamento, ma appoggi, dichiarazioni in linea da parte di diversi esponenti della Pdl "e poi in fondo questa campagna elettorale è stata una vittoria perché abbiamo riportato al centro del dibattito politico temi come la vita maltrattata, l'aborto", dice Maurizio Crippa, candidato e giornalista de Il Foglio. Nel giorno della sconfitta della sua lista, ma di vittoria di Berlusconi, Ferrara non risparmia gli elogi al futuro premier. Lo definisce "un uomo che risulterà nella storia come il dominatore di vent'anni di vita politica italiana dopo che i magistrati hanno messo in galera i partiti che avevano fatto la Costituzione". Già, i magistrati. Parlargli del successo elettorale di Di Pietro e vederlo rabbuiarsi è tutt'uno: "Sono a lutto. Chi lo ha votato lo ha fatto sentendo ancora il rumore delle manette", dice. Mentre una sottile preoccupazione gliela provoca anche l'exploit della Lega: "Hanno dei lati umorali che non sono la mia tazza di tè ma in fondo sono un partito di governo, con una struttura solida". Per lo sconfitto Veltroni l'onore delle armi, il riconoscimento del fair play in campagna elettorale. A cui aggiunge persino un'aria preoccupata: "Chissà cosa gli diranno ora i suoi. Eppure non poteva accadere altro, non poteva che perdere avendo alle spalle un governo fallito, una coalizione fallita".

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Bossi: ora il federalismo fiscale faremo le riforme anche senza il pd - paolo berizzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Bossi: ora il federalismo fiscale faremo le riforme anche senza il Pd Avviso al Cavaliere: "Il governo non si fa con una telefonata" La Lega Raddoppiati i consensi rispetto alle elezioni del 2006: "Come nel '96" PAOLO BERIZZI MILANO - Alle otto della sera, quando è ormai chiaro che la Lega ha fatto il botto e che i popoli del Nord - futuri ministri leghisti compresi - non vivranno affatto nelle riserve come l'indiano Sioux dei manifesti elettorali, Umberto Bossi taglia la folla di giornalisti nella sala conferenze di via Bellerio e, sollevando il pugno, grida "Padania libera!". Poi prende posto dietro il tavolo, al centro, tra Maroni e Calderoli. "La prima cosa che faremo è il federalismo fiscale", annuncia, "perché i nostri sindaci sono stanchi di andare a elemosinare soldi a Roma". è euforico, molto carico, il Senatùr. Si gode il "pieno" della Lega, si fa riprendere dalle telecamere assieme ai "colonnelli", all'immancabile sindacalista padana Rosy Mauro, a un gongolante Mario Borghezio. "La gente ci vuole bene, vuole che la Lega cambi il paese - dice Bossi - Per questo partiremo dalla volontà popolare, faremo le riforme che chiede il popolo". Quando gli chiedono chi ha fatto la differenza tra Pd e Pdl, accompagna la palla in rete: "Noi, ovviamente, perché chi è alleato con la Lega vince". Il clima che si respira nella sede del Carroccio è quello degli anni belli: sembra di essere tornati al '96, quando i lumbard incassarono il 10,1 per cento, o al 2001 quando la percentuale salì addirittura fino al 10,4. Il raddoppio della Lega - il dato provvisorio gli attribuisce il 9,34% dei consensi alla Camera e l'8,34% al Senato contro, rispettivamente, il 4,6% e il 4,5% delle elezioni del 2006 - il segretario federale lo legge così: "E' un voto di proposta, non di protesta. I cittadini stavano perdendo la pazienza - spiega - Ma questa volta la forza per fare le riforme noi l'abbiamo. Anche senza il Pd - aggiunge - Il dialogo? Dipende da loro. Ce ne accorgeremo subito di quali sono le loro intenzioni. Quando andremo in commissione. L'ultima volta mandarono un battaglione di costituzionalisti all'unico scopo di bloccare tutto, perché loro non vogliono cambiare niente". Giacca grigio chiaro, camicia verde acqua, fazzoletto verde nel taschino, Bossi era arrivato in via Bellerio alle 15.30, molto in anticipo rispetto alle ultime elezioni e anche alle sue abitudini. "Andrà benone, sono sicuro", ha subito confidato ai suoi i collaboratori coi quali si è chiuso nell'ufficio in attesa delle prime proiezioni. Tra sigari e telefonate, incollato alle dirette tv, il senatùr ha voluto aspettare che il risultato prendesse forma prima di rilasciare dichiarazioni. Ma che le cose si stavano mettendo al meglio lo si era intuito già dopo le 17. "La Lega ha raddoppiato i suoi voti in tutto il Nord" - annunciava alle 18 il consigliere comunale milanese Matteo Salvini. Uno via l'altro si presentavano l'europarlamentare Borghezio, i colonnelli Maroni, Calderoli e Castelli, e infine, due minuti dopo le 20, lui, Umberto Bossi. "Mi aspettavo questo risultato", dice parlando di un "destropopolare" per indicare il pugno sferrato agli avversari. E su Veltroni: "Non puoi mandare il sindaco di Roma al nord a prendere i voti, non gli è bastato pitturare di verde il pullman". Con Berlusconi si sono già parlati: "Gli ho telefonato, era contentissimo". Ma in serata, dopo che a Porta a Porta il leader del Pdl aveva detto "ho già in testa il governo da fare, con Fini e Bossi siamo d'accordo", il segretario leghista collegato con la trasmissione di Vespa ha rilanciato: "Sul governo si tratta di capirci bene, bisogna mettersi lì a ragionare, non basta una telefonatina". Mentre nel quartier generale leghista esplodeva la festa, il designato ministro per le riforme sottolineava un "punto importante": "Siamo il nuovo partito dei lavoratori, ci hanno dato fiducia perché non ne potevano più di vogare a sinistra". Un rapido passaggio su Malpensa, che, va detto, è stato uno dei temi forti della campagna elettorale del Carroccio: "Alitalia rimarrà finché non si troverà un vettore alternativo a Air France". Poi la maratona televisiva. Fino alle 22.30, quando, applaudito da un centinaio di militanti, Bossi si è infilato nella Volvo. "Vado da Berlusconi a festeggiare. Faccio un brindisi e poi vado a dormire".

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"l'offerta era scarsa tornerò alle urne se avremo un obama" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Oliviero Toscani, astensionista convinto "L'offerta era scarsa tornerò alle urne se avremo un Obama" A Berlusconi governare non interessa più, ha già sistemato le sue cose Oliviero Toscani, pentito di aver scelto l'astensionismo alla vigilia delle elezioni? "Molta gente non è andata a votare perché non c'era nulla da scegliere. Gliela dico con una metafora: è inutile andare in un negozio dove non c'è nulla da comprare". C'erano da votare tanti partiti, tra cui il Pdl e il Pd. "Veltroni ha detto che andava da solo, e invece ha imbarcato di tutto. Non potevo votare una formazione politica dove c'erano la Binetti e la Bonino insieme. Hanno ucciso il mio partito, quello radicale. Perché dovevo andare a votare?". Altri elettori invece sono andati alle urne e hanno fatto vincere Berlusconi. "Sono contento che abbia vinto il Cavaliere, sarà la sua sconfitta finale, non è capace e non ha voglia di governare: ha già aggiustato le sue cose. E Veltroni ha perso perché ha sbagliato campagna elettorale". Perché? "Povero Walter, ce l'ha messa tutta, ma si è rivolto alle persone sbagliate. E stato consigliato male. Ermete Realacci, il responsabile della comunicazione del Pd, mi aveva chiesto una campagna pubblicitaria, ma il vecchio apparato lo ha fermato. E il risultato è stato che nelle foto sui manifesti col suo faccione Veltroni sembrava il brucone disegnato da Forattini". Lei che campagna pubblicitaria avrebbe proposto? "Al partito democratico di Milano avevo presentato lo slogan "le donne vere votano Pd", ma non lo hanno accettato. Volevano più qualcosa di sentimentale, ma con i buoni sentimenti non si vince". E adesso, da dove ricominciare? "Veltroni è vecchio, ora vada a casa, si occupi della Festa del Cinema, credo sia più contento". Veltroni era il più giovane tra i duellanti. "Io voglio bene a Walter, ce l'ha messa tutta, ma ora servono facce nuove: ci vorrebbe più coraggio nel Partito democratico: dove sono finiti quelli che stavano dietro al leader? Adesso, per fortuna, è andato Berlusconi al governo e così possiamo sperare quello che è accaduto negli stati Uniti con Bush: ha governato tanti anni e poi è nato Obama. Io tornerò a votare quando nascerà il Barack italiano". (al. mat.).

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Monnezza e astensionismo la campania svolta a destra - dario del porto roberto fuccillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Monnezza e astensionismo la Campania svolta a destra Il Centro-Sud Ciriaco De Mita, in corsa per l'Udc, dopo 45 anni resta fuori dal Parlamento DARIO DEL PORTO ROBERTO FUCCILLO NAPOLI - Non c'è stata partita. A quasi due terzi dello spoglio per il Senato la Pdl di Silvio Berlusconi è addirittura al 51 per cento e gode di circa 17 punti di vantaggio rispetto al Pd veltroniano. L'Italia dei valori di Di Pietro contiene le perdite aggiungendo un 4.7 per cento, mentre l'Mpa di Lombardo porta al cavaliere un 2.2 per cento. è davvero una rivoluzione in Campania. Il vecchio centrosinistra prodiano aveva retto due anni fa. Per soli 15mila voti in più si era assicurato la maggioranza al Senato. Ora quella coalizione non c'è più, nelle scelte politiche, ma anche nei fatti. La Sinistra arcobaleno si è sciolta raccogliendo un misero 2.8. Una estinzione, che di fatto annulla il guadagno di circa 5 punti del solo Pd. L'Udeur, scomparsa ufficialmente, pare avere traslocato buona parte del suo 5.2 per cento sotto le insegne di Berlusconi. Ciriaco De Mita se n'è andato nell'Udc, dove non ha trovato soverchia fortuna: il partito non trova l'8 per cento e lui resta fuori dal Parlamento dopo 45 anni, con l'unica speranza che gli succeda il nipote Giuseppe alla Camera. Comunque al Senato Berlusconi potrebbe strappare anche un seggio in più dei 17 previsti. Ne rimarrebbero 12, di cui 10 al Pd e 2 a Italia dei Valori. Naturalmente le cifre sono simili alla Camera, col Pdl intorno al 50 per cento e il Pd intorno al 35. Sul risultato ha certo pesato la specificità campana, il dramma dei rifiuti, causando ampie sacche di astensionismo. A Napoli ha votato solo il 67.6 per cento degli aventi diritto per la Camera, con una flessione vicina al 6 per cento (nel 2006 aveva votato il 73.4) e il 67.1 al Senato (contro il 73): un bilancio che ha spinto il ministro dell'Interno Giuliano Amato a citare proprio Napoli, insieme a Lucca, fra le città dove si è registrata la percentuale di votanti più bassa. A Savignano Irpino, cittadina interessata da una della discariche previste dal commissario Gianni De Gennaro, è andato ai seggi solo il 18.1 per cento. Nella vicina Ariano Irpino, pure sede di contestazioni ripetute, ha votato il 74.3 per cento contro l'82.6 di due anni fa, e dalle urne è saltata fuori qualche scheda annullata con la scritta "no alla discarica". Idem a Sant'Arcangelo Trimonte nel Sannio: anche qui è prevista una discarica, e i votanti passano dall'83.9 al 52.3. Ad Acerra, la città del termovalorizzatore mai fatto, l'affluenza scende dal 71.3 al 62.5. Nove punti in meno anche a San Giorgio a Cremano e 5 in meno a Quarto, due fra i Comuni più colpiti dalle montagne di spazzatura. è comunque la fine di un'epoca politica, un'onda lunga iniziata nel 1993 con la prima vittoria di Antonio Bassolino a Napoli. Inutile dire che il risultato mette ancora più a repentaglio il programma di Bassolino di rimanere alla guida della Regione fino al 2009. I suoi avversari hanno brindato ieri sera, i ragazzi del centrodestra hanno anche improvvisato cortei di auto nel centro di Napoli, tipo vittoria ai mondiali di calcio, infine una festa generale in piazza Municipio, sotto le finestre del sindaco Rosa Russo Iervolino, ma con uno slogan dominante, "a casa Bassolino". Prime scosse però si avvertono anche nel centrosinistra. Il ministro Luigi Nicolais ha rotto gli indugi e ha dichiarato che a questo punto è già ufficiale la sua candidatura a presidente della Regione, da proporre nelle primarie che il Pd terrà per la scelta del successore di Bassolino.

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Risultato senza suspense, che noia la tv - antonio dipollina (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Risultato senza suspense, che noia la tv Da Mediaset alla Rai una serata di pax politica, litigano solo La Russa e Storace La televisione Due anni fa tensione fino all'alba: ieri battute e scherzi alla Santanchè ANTONIO DIPOLLINA ROMA - Rispetto a due anni fa, una passeggiata. A mezza sera, in tv, vanno già in onda i Porta a porta e i Matrix del dopovoto con i sani e soliti litigi tra avversari. Nel 2006 alla stessa ora era ancora l'alba della notte lunghissima e incerta fino all'ultimo. Ma la lezione l'hanno imparata tutti: concedendosi il lusso di anticipare alle 14.58 il primo Exit Poll, Raiuno svalutava già in partenza la modalità di previsione che nel 2006 fece ridere il mondo: ieri con decine di ospiti schierati sui vari canali, la caratura degli exit poll era più o meno quella che nelle trasmissioni calcistiche viene assegnata alle "bombe" di mercato del giornalista Maurizio Mosca, un simpatico divertissement per intrattenere il pubblico. Mediaset, nell'occasione, nemmeno apriva i canali, sullo schermo delle tre reti passavano telenovelas e i bamboccioni ospiti dalla De Filippi, se ne parlava solo alle 16.30 sotto le prime proiezioni e con Emilio Fede già perfettamente in ruolo, felice ma con l'aria compunta e consapevole dei durissimi problemi che il paese deve affrontare. O qualcosa di simile. Canale 5 lanciava dei flash e a un certo punto confondeva gli exit poll, appunto per dire la rilevanza: a Raiuno c'era il direttore Riotta che giocava d'azzardo chiedendo a tutti i politici in collegamento come sarebbe stata questa benedetta grande coalizione. In risposta arrivavano tonnellate di verbi al condizionale: e del resto appena sbucava la prima proiezione, la grande coalizione finiva in un lampo nella vetusta, ma sempre solida pattumiera della storia. A mezza sera, come detto, è già ora di scherzarci sopra. A Matrix un Bersani che prima ha blandamente tentato di battagliare un po' con Tremonti, cede di schianto alle insistenze di Mentana e racconta il seguente aneddoto: "L'altra sera mi sono fermato a un autogrill, un signore mi ha riconosciuto e ha detto: ma sa, Bersani, che in tv sembra più grasso? E io: "Beh, la tv ingrassa". E lui: "Scusi, ma allora quanto è magro Fassino?". Risate distensive in studio, mentre la Santanché è in collegamento da casa sua e le mostrano la pagina satirica dell'Unità con il titolo: "Vince Berlusconi, la Santanché gliela dà". Altre risatone, c'è come l'impressione che tutti si aspettassero tutto e che si voglia andare oltre velocemente. Tranne che per la sinistra che sta a sinistra del Pd. Lì, televisivamente parlando e non solo, è un guaio vero. Vespa ospita Bertinotti e appare sinceramente costernato ("Un'incredibile sconfitta per la Sinistra arcobaleno") per il rischio di perdere una delle presenze più assidue e qualificate. Ma sembra destino: al Tg1 si collegano con la sede della SA e mentre l'inviato cerca di prendere la parola, il cartellone-simbolo del partito alle sue spalle crolla miseramente, un addetto riesce ad afferrarlo prima che caschi a terra, segnale di speranze future. Non si sa davvero che pensare, invece, del Clemente Mastella opinionista fisso per l'intera giornata al Tg2. Le elezioni le ha causate lui, a sera i Ficarra&Picone di Striscia la Notizia chiosano: "E' come se a una convention di visoni invitassero il pellicciaio". Il quale pellicciaio commenta ogni aggiornamento di risultato parlando del Sud e con l'aria di scalpitare parecchio. Mentre Sky Tg ha giocato sul satellite il ruolo di istituzione alternativa, virtuale e futuribile, alla fine ? vista la resa deludente dell'oggetto post-elettorale in sé ? si sono divertiti di più a La7, dove la maratona totale guidata da Piroso è stata concepita come happening con uso di musica: l'exit poll non convince? Sbuca Drupi che invita a prendersela comoda ("Sereno è"). Arriva la proiezione-mazzata per la sinistra e viene mandato sul palco Max Gazzè a consolare e ricordare le questioni davvero centrali ("Il solito sesso"). Ma a La7 hanno la fortuna di avere ospiti di seconda fascia, tra quelli della Destra e quelli della Sinistra critica ma senza quorum: di fronte alle contese tra i grandi che si stanno spartendo sui canali nobili vittoria e sconfitta senza guizzi, questi hanno invece da recriminare e urlare contro il cielo e vanno quindi in scena passaggi televisivamente adeguati (altrove, una sola segnalazione su Raitre per una semirissa verbale tra La Russa e Storace a colpi di accuse di tradimento reciproco). Fino all'arrivo di "Otto e mezzo", Gad Lerner ospite entra e tenta lo scherzo a Giuliano Ferrara ("Complimenti, eh"), Ferrara impassibile prima lancia parole d'ammirazione per il fair-play di Veltroni e un secondo dopo prende Lerner a pessime parole. Scampoli un po' periferici di vitalità, mentre arrivano i colossi della prima serata e tutto quanto diventa il Porta a porta o il Matrix, sì, ma sono già quelli che erano previsti in onda fra due giorni almeno. Il voto? A mezzanotte è quasi un lontano ricordo.

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La sicilia è di lombardo "nessun voto di mafia" - emanuele lauria (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La Sicilia è di Lombardo "Nessun voto di mafia" La Finocchiaro eletta al Senato in Emilia La Digos indaga su 100 schede non compilate per il Senato e sparite da una sezione EMANUELE LAURIA PALERMO - In Sicilia cambiano le insegne, non i risultati. L'isola rimane territorio di conquista per Berlusconi, consegna al Pdl una robusta dote di consensi e spinge Raffaele Lombardo, l'alleato più fedele di Cuffaro, verso la poltrona di governatore. Nella notte prendono forma i risultati delle Regionali. E delineano con chiarezza il successo del leader dell'Mpa, che sotto la linea dello Stretto ha tenuto in piedi l'alleanza di centrodestra, Udc inclusa: Lombardo, secondo la seconda proiezione Consortium, ottiene il 56,3 per cento dei consensi, lasciando alla candidata del centrosinistra, Anna Finocchiaro, appena il 38,3 per cento. La senatrice del Pd, stando a questi dati, ha ottenuto un risultato peggiore di quello ottenuto due anni fa da Rita Borsellino, che raggiunse il 41,6 per cento. In una doppia competizione elettorale caratterizzata anche dal "giallo" di cento schede non compilate per il Senato sparite in una sezione dello Zen (indaga la Digos), la Finocchiaro alle Regionali ha pagato dazio alla debolezza delle liste a sostegno e al boom dei candidati minori, fra i quali spicca la "grillina" Sonia Alfano, figlia di un giornalista ucciso dalla mafia, che avrebbe raggiunto il 3,5 per cento. A caldo, Lombardo ha spiegato il successo con la fiducia accordata dai siciliani al primo presidente della Regione "che non è espressione di un partito nazionale: io, meglio dei concorrenti, sono capace di tutelare gli interessi di questa terra". E ha risposto piccato a una domanda sul voto della criminalità organizzata: "La mafia non si è preoccupata di votare, si starà occupando d'altro perché lo Stato è riuscito ad andargli addosso e c'è stata la reazione di un'imprenditoria coraggiosa. Mi auguro che non ci chiederemo più per chi vota e per chi non vota". La Finocchiaro si consola con l'elezione nelle liste del Senato in Emilia e ora dovrà decidere se tornare a Palazzo Madama o restare in Sicilia per guidare l'opposizione a Lombardo. Ha funzionato, il patto fra il Cavaliere e il leader autonomista. Lombardo ha ottenuto Palazzo d'Orleans e ha dato il suo appoggio al Pdl alle Politiche. Ma Berlusconi, dati alla mano, avrebbe potuto anche fare a mano di questo contributo. Perché il Pdl ha conquistato più del 45 per cento dei consensi al Senato, ovvero sette punti in più rispetto alla somma dei voti conquistati da Forza Italia e An due anni fa. Anche da solo, il popolo delle libertà avrebbe conquistato quel premio di maggioranza al Senato ritenuto la chiave del successo nazionale. L'Mpa, pur attestandosi intorno all'otto per cento, è rimasto lontano dal risultato dell'Udc che sfiora il dieci per cento e si tiene a galla proprio in Sicilia. Grazie al personale successo di Salvatore Cuffaro, l'ex governatore condannato a cinque anni per favoreggiamento che aveva legato all'elezione a Palazzo Madama la sua permanenza in politica e che ha portato lo scudocrociato oltre la soglia di sbarramento: impresa che a Casini non è riuscita in altre regioni. Cuffaro conduce l'Udc oltre l'11 per cento a Palermo e addirittura al 15 per cento in provincia di Agrigento. Alla fine, il distacco fra la coalizione di Berlusconi e quella di Veltroni, nell'Isola, è pari a oltre 24 punti al Senato, più o meno tre volte quello fatto registrare, in media, nel Paese. Eppure il Partito democratico, al suo debutto, non ha sfigurato, segnando un lieve progresso nel confronto con i risultati conseguiti da Ds e Margherita due anni fa. Ma la netta sconfitta della Finocchiaro ha già innescato la resa dei conti, fra i veltroniani di Sicilia. Beppe Lumia, eletto al Senato, punta il dito sulle liste "non all'altezza della sfida con il centrodestra e con il suo sistema di potere". E un altro big come Enzo Bianco chiede la testa del segretario regionale Francantonio Genovese: "Sul risultato non brillante del Pd in Sicilia pesa una non adeguata conduzione politica, sulla quale nei prossimi giorni saremo chiamati a riflettere".

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