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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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tARTICOLI DEL 13-4-2008       #TOP


IN EVIDENZA

- OGGI POSSIAMO. CAMBIARE IL PAESE. DI EUGENIO SCALFARI (LA REPUBBLICA 13-4-2008) 1

- SEMPRE GLI STESSI DI MARIO GIORDANO (IL GIORNALE 13-4-2008) 1

- IL CASO / LA STAMPA STRANIERA IL SOLITO MELODRAMMA. DI VITTORIO ZUCCONI (LA REPUBBLICA 13-4-2008) 1

 


 

Oggi possiamo. cambiare il Paese. di Eugenio Scalfari (La Repubblica 13-4-2008)

SOLE e nuvole si alternano nei cieli d'Italia in questi giorni di un aprile che trattiene ancora una coda d'inverno ma preannuncia col verde dei prati e il profumo dei fiori la più dolce stagione dell'anno. Così ci auguriamo che sia anche per la società italiana, appesantita dai tanti fardelli del passato ma desiderosa di riprendere slancio e di lavorare per un futuro meno avaro di speranze e di risultati.

Vedo che la preoccupazione maggiore di molti osservatori delle vicende politiche, giunti alla scadenza della campagna elettorale, si appunta sul dopo elezioni. Quale che sia l'esito, vinca l'uno o l'altro dei due principali competitori, si teme che dalle urne non esca una netta vittoria e di conseguenza un governo più affannato a durare che capace di affrontare i problemi di fondo che incombono sull'Italia, sull'Europa e sul mondo intero.

Si ripropone a questo punto un tema con il quale siamo alle prese da quindici anni, cioè dall'irruzione di Silvio Berlusconi nella politica: quello della sua legittimità, quello dell'anomalia da lui introdotta nella democrazia italiana e della sua demonizzazione da parte di quella metà del Paese che non si riconosce in lui e lo considera a tutti gli effetti il nemico pubblico numero uno.

Questo diffuso sentimento di delegittimazione che provoca inevitabilmente un'analoga reazione, condizionerà la fase politica successiva al voto? Renderà ancora più arduo governare? Spingerà il vincitore a esercitare vendette e discriminazioni contro i perdenti? Trasformerà l'autorevolezza in autoritarismo seguendo uno schema purtroppo frequente nella nostra storia?

La maggior parte degli osservatori indipendenti riconosce a Walter Veltroni d'aver condotto una campagna elettorale misurata e responsabile, senza toni di rissa, senza attacchi scomposti all'avversario, innovativa ed equilibrata sugli impegni assunti con gli elettori. Il timore che si fa strada in queste ore di pausa e di attesa, anche di fronte alle frequenti incontinenze del leader di centrodestra, è che questo clima possa radicalmente cambiare.

L'esperienza dei due anni passati, durante i quali l'opposizione di centrodestra non ha fatto altro che puntare sulla "spallata" per sgominare l'esile maggioranza di Prodi al Senato pesa giustamente nel ricordo di quanti seguono con attenzione le vicende della politica. Non potendo chiedere a Berlusconi di correggere la sua natura, lo chiedono a Veltroni: quale che sarà la sua posizione post-elettorale, spetterebbe a lui e sopportare con inesauribile pazienza gli spiriti animali dell'avversario.

Doppio gravame per Veltroni e per quella metà del paese che non si riconosce in Berlusconi: blandirlo in caso di vittoria dei democratici, sopportarlo se fosse lui a prevalere di poco senza imitare quanto lui stesso fece. Chiedere che i democratici ed il loro leader si assumano questa duplice responsabilità significa considerarli come la parte politica più responsabile. Per certi aspetti suona come un titolo di merito, per altri somiglia ad una "mission impossible": fare da punching ball non piace a nessuno e non sta scritto in nessun luogo che sia sempre e comunque utile al Paese.

In realtà - chi lo conosce bene lo sa - non è un fascista e neppure un dittatore nel senso militaresco del termine. Non è spietato. Non è xenofobo. Non è razzista. Berlusconi è un pubblicitario. Un venditore. Venderebbe qualunque cosa. Sia detto senza offesa per i pubblicitari di professione: lui è pubblicitario nell'anima, venditore nell'anima.

Quando vende patacche (e gli accade spesso) si convince rapidamente che la sua patacca vale oro zecchino. Perciò è bugiardo con la ferma convinzione di dire sempre la verità. Come tutti i venditori bugiardi è un imbonitore. Come tutti gli imbonitori è un demagogo. Non ha il senso della misura. Strafà. Non rispetta nessuna regola perché le regole le fa solo lui. Guardate l'ultimo atto della sua campagna elettorale, venerdì sera. Pochi minuti alla mezzanotte. Matrix, cioè casa sua, Canale 5. Conduttore Enrico Mentana.

Prima di lui aveva parlato Veltroni per cinquanta minuti. Lui era stato brevemente intervistato da Mimun per il telegiornale delle 20. Poi si era ritirato nello studio del direttore e di lì aveva ascoltato il "récit" del suo avversario. Infine è arrivato il suo turno e ha impiegato gran parte del tempo a ribattere gli argomenti di chi l'aveva preceduto con molta enfasi e parecchi insulti.

Tanto Veltroni era stato pacato e raziocinante tanto lui ha mostrato i denti e la rabbia, ma fin qui niente di speciale, il bello, anzi il bruttissimo, è venuto dopo quando il suo show era terminato, Mentana aveva dichiarato chiusa la trasmissione e aveva cominciato ad illustrare il modo di votare correttamente con davanti un tabellone che riportava un facsimile di scheda elettorale.

Lui non se n'era andato dallo studio, era sempre lì ma fuoricampo. A un certo punto, nello stupore generale, è rientrato in campo, si è sostituito a Mentana ed ha indicato lui il modo di mettere la crocetta sulle schede. Prima che accadesse il peggio, che in realtà stava già accadendo, Mentana ha chiamato la pubblicità e l'indebito spettacolo è stato oscurato. Quest'episodio rivela meglio di qualunque discorso la natura del personaggio e dei suoi spiriti animali.

L'Economist ha scritto che Berlusconi è inadatto a governare una nazione. "Unfit". Non è un insulto e neppure una demonizzazione. Semplicemente una constatazione. "Unfit". Inadatto. Metà degli italiani, da Casini fino a Bertinotti passando per i democratici, la pensano esattamente allo stesso modo e così pure i governi e il Parlamento europei.
Si dirà: contano i voti che usciranno dalle urne. Giustissimo, contano i voti e solo i voti. Resta un Paese diviso in due non soltanto per differenze politiche ma anche da un giudizio sulla persona: "unfit", inadatto, imbonitore, demagogo, venditore di patacche. Metà del Paese pensa questo, ne ha conferma tutti i giorni e sarà molto difficile che cambi idea.

Ci sono infinite altre prove della sua "unfitness" oltre alla miseranda scenetta a Matrix. La più rivoltante è la proclamazione di Mangano, il finto stalliere di Arcore ad eroe. Non si capisce quale tipo di eroismo sia stato il suo, ma sappiamo che è stato condannato a tre ergastoli per associazione mafiosa.

Sappiamo anche che Dell'Utri è in qualche modo connesso a un tentativo di taroccare le schede degli italiani all'estero: un mafioso latitante in Argentina gli ha telefonato proponendogli quell'imbroglio ma Dell'Utri ha risposto di non esser lui la persona adatta e l'ha indirizzato al responsabile del suo partito per gli elettori all'estero, senza però informare di quel contatto né la magistratura né il ministero dell'Interno. Mentre brogli veri si preparano, il leader già ora, in via preventiva, manda in scena una campagna contro i brogli supposti per precostituirsi un alibi in caso di sconfitta elettorale come già fece per tutti i due anni del governo Prodi. "Unfit".

Sostiene di aver lasciato nel 2006 i conti pubblici in perfetto ordine. La controprova sta nelle cifre a causa delle quali siamo stati per due anni messi sotto processo dall'Europa e ne siamo usciti solo dopo le leggi finanziarie di Paoda-Schioppa.

Sostiene anche di aver realizzato il suo "contratto con gli italiani" per l'85 per cento durante gli anni del suo governo, ma in realtà non ha realizzato se non il 15 perché nessuna delle proposte è diventata legge pur disponendo di 100 voti di maggioranza alla Camera e 50 al Senato. Quei voti servivano ad approvare le leggi a suo personale beneficio, dall'abolizione del falso in bilancio alle norme giudiziarie che accorciavano i tempi di prescrizione dei processi, alla Gasparri che ha mantenuto in vita Retequattro contro le reiterate sentenze della Corte.

"Unfit". Si potrebbe e forse si dovrebbe continuare, ma a che pro? L'altro giorno ho ricevuto una lettera da un lettore che mi rimprovera perché - dice lui - ho un pregiudizio contro. Io non ho pregiudizi contro e neppure a favore. Esamino la realtà e conosco le persone. Lui è inadatto.

Venderebbe la Cupola di San Pietro al primo che ci creda. Purtroppo molti ci credono. Forse gli inadatti sono adatti ad una parte di questo Paese il quale, non a caso, è in declino. L'altro ieri l'Ocse ha dimostrato che il nostro declino ha toccato il culmine nel quinquennio 2001-2006. È proprio il quinquennio del suo governo. Sarà magari un caso ma è un dato di fatto e coi dati di fatto non si può polemizzare.

Il pareggio elettorale non ci sarà, o vince uno o vince l'altro. Ma al Senato questa regola vale di meno. Può accadere che uno vinca con una maggioranza relativa e non assoluta. Oppure con una maggioranza di pochissimi voti come fu per Prodi. Tuttavia chi vince anche per un solo voto dovrà governare perché questa è la regola in democrazia.

Veltroni ha proposto un patto di "lealtà repubblicana" che significa un'opposizione che controlla, propone alternative, ma non paralizza l'azione del governo votato dalla maggioranza. Berlusconi ha rifiutato questa proposta.

Questo è lo stato dei fatti. Voglio ancora una volta ricordare la frase di Petrolini a chi l'aveva fischiato.
Disse: "Io nun ce l'ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t'hanno buttato de sotto". È la terza volta che la cito perché descrive splendidamente la situazione e mi sembra una buona chiusura nel giorno in cui andiamo a votare.

Si è creato in queste ultime ore un sommovimento nella pubblica opinione che ricorda quanto avvenne nel 1991 con il referendum di Mario Segni: un voto corale che fece saltare la Prima Repubblica ormai logora e dominata da una logora casta. Questo stesso sentimento può prevalere domani. Domani si può voltar pagina e aprire un ciclo nuovo che rimetta la politica al livello di un'Italia desiderosa di cambiare. Non sprecate questa grande occasione. Siate popolo sovrano perché è questo il vostro giorno.

(13 aprile 2008)


 

SEMPRE GLI STESSI di Mario Giordano (Il Giornale 13-4-2008)

Pareggio? No, grazie. Lo so che nei salotti buoni, molto chic e radical chic, va di moda schierarsi per tutto quello che farà confusione: il voto disgiunto, il Parlamento in bilico, «nessun vinca» e via, con il conseguente bisogno di accordi e larghe intese. Il Corriere della Sera lo sta scrivendo chiaramente da qualche giorno, e persino alcuni geniali giornalisti, da sempre vicini al centrodestra, come Feltri e Rossella, si sono dichiarati per Giuliano Ferrara, almeno alla Camera. Rossella, nella sua «Alta società», sponsorizza addirittura il triplice voto disgiunto: Pdl, Ferrara e Rutelli sindaco di Roma. Peccato non ci sia un quarto voto, altrimenti si poteva scegliere la Santanché, la nuova fiamma, rivelazione della collezione primavera 2008.
Scusateci: noi non avremo lo stesso genio e la stessa fantasia, che ci volete fare? Siamo ragazzi di paese, ma preferiremmo una cosa più semplice. Che ne so? Preferiremmo che queste elezioni ci regalassero cose meno fantasiose e più pratiche, magari un governo sicuro, in grado di risolvere qualcuno dei problemi che ci affliggono. Vi pare una richiesta eccessiva? L’altro giorno abbiamo sentito fra i sostenitori del pareggio anche il fuggitivo Pier Ferdinando: «Così poi governo io», diceva. Perfetto no? Abbiamo proprio bisogno di un altro po’ di Casini.
Abbiate pazienza: ma siamo cresciuti a pane, nebbia e buon senso padano, e dunque fedeli alla tradizione lombardo-pragmatica di questo giornale, ci sentiamo di spazzare via con un soffio tutte le tentazioni trendy del momento: Ferrara? Voto sprecato. L’Udc? Pure. La Destra? È un aiuto alla sinistra. L’astensionismo? La pigrizia? La gita al mare? Un’occasione perduta per rilanciare questo Paese. Forse l’ultima. E poi al mare a fare che? Non le avete sentite le previsioni? Dicono che ci sarà tempesta. E mica solo sul loft di Veltroni.
Il fondatore di questo Giornale un tempo invitava a turarsi il naso e votare Dc. Non so se occorre turarsi il naso per votare Pdl, magari un po’ sì perché qualcuno può ricordare gli errori del passato governo di centrodestra e altri possono non essere convinti fino in fondo della nuova alleanza. Se è necessario, allora, turatevi il naso. E turatevi anche gli occhi, la bocca e le orecchie. Ma cercate di lasciare aperto il cervello. E, andando al seggio, pensate che questo Paese non ha bisogno di svolazzi o griffe, trovate pubblicitarie o colpi di teatro. Questo Paese, semplicemente, ha bisogno di un governo stabile. Sarà banale, ma bisogna dirlo: non è più tempo di scherzare con il fuoco, anche se si tratta di un fuocherello molto chic.

Anche perché se c’è una cosa che questa lunga e piuttosto noiosa campagna elettorale ci ha insegnato è che la sinistra non è cambiata. Sono sempre loro, sono sempre gli stessi. Sono quelli che scatenano la bufera giudiziaria all’ultimo minuto, che insultano, offendono, demonizzano l’avversario, si attaccano a una battuta calcistica per dare il via a una polemica mediatica senza capire che, parlando solo di centrocampisti e attaccanti, non fanno che dimostrare definitivamente di essere nel pallone.
Sono quelli che fanno scendere in campo Nanni Moretti su Repubblica e 490 presunti uomini della cultura sull’Unità (cultura? Con Ambra Angioini e Max Pezzali?), forse cercando così di nascondere il loro vero volto. E sono così avidi di nomi celebri che fanno sottoscrivere i loro appelli anche ai morti. Sono quelli che dicono andremo soli e poi imbarcano Di Pietro, sono quelli che dicono staremo uniti e poi dopo due ore litigano con Pannella. Sono quelli che dimenticano il loro passato di orrori per sentirsi moralmente superiori. E attaccano Berlusconi non per divergenze politiche ma perché, come scrive Curzio Maltese su Repubblica, si è rifatto i capelli, porta i tacchi, vuole Ronaldinho e offende Totti. Ma sicuro: e una volta da bambino si è anche messo le dita nel naso. E poi? Se questo è il nuovo che avanza, scusateci, preferivamo il vecchio. Almeno era autentico.
Veltroni, in effetti, è solo l’ultimo travestimento di quella sinistra che da sempre ha fatto il male di questo Paese, a cominciare da quegli anni Settanta in cui Walter il Nuovo già faceva politica nelle file del Pci, inneggiando a Lenin e al Pcus. Una sinistra che nel ’96 (con vicepremier Walter il Nuovo) ha fatto perdere all’Italia il treno dello sviluppo, annegando la possibile crescita fra tasse e eurotasse, e che negli ultimi due anni ha ripetuto il drammatico esperimento, con l’aggiunta di una serie di catastrofi che nemmeno Nostradamus col mal di pancia sarebbe riuscito a prevedere.
Non sono cambiati, non è cambiato nulla. Le immagini che abbiamo pubblicato oggi in prima pagina non sono un gioco fotografico: sono il disvelamento di una realtà che gli italiani conoscono bene. E che ci impone di scegliere se continuare sulla stessa strada con mi-manda-Romano-Veltroni in regia e Visco inviato speciale dentro le nostre tasche, o se provare a cambiare.

Ma c’è un’altra scelta che dobbiamo fare al seggio. Dobbiamo decidere se dare al Paese un governo forte o se invece affidarsi a una maggioranza un po’ griffata, ma molto instabile, in balia degli umori di qualche senatore a vita e magari di qualche potere forte. Naturalmente chi vince si prende un impegno gravoso: gli italiani non perdoneranno leggerezze ed errori. E noi del Giornale neppure. Ma queste sono le questioni di domani. Oggi prima di tutto bisogna sapere chi vince e poi anche di quanto vince, perché vincere potrebbe non essere sufficiente. Per questo non ci piacciono quelli che inneggiano alla confusione, che disperdono i voti e cantano chi vuol esser disgiunto sia, del doman non v’è certezza. Non saremo alla moda, ma vorremmo un domani con più certezze. E magari non troppo disgiunto dalla realtà.

 


IL CASO / La stampa straniera Il solito melodramma. di VITTORIO ZUCCONI (La Repubblica 13-4-2008)


Tra il "comic book" e il melodramma, come la sceneggiatura di un brutto film che rimastica se stesso senza mai arrivare a un finale, queste elezioni italiane del 2008 sembrano a chi le guarda da oltre i confini ancor meno comprensibili e ancor più deprimenti di quelle che le hanno precedute. Un personaggio da fumetti, che ripropone 14 anni dopo sempre lo stesso "mix di gaffes, potere mediatico, promesse stravaganti e gigioneria" (Il Times di Londra) duella contro un "Mr. Nice Guy", il signor Gentile, lo "Italy's Obama" come lo aveva battezzato lo stesso quotidiano londinese, che si propone come "tutto ciò che Berlusconi non è", "un unificatore contro un polarizzatore", un possibile campione dei più giovani contro i più vecchi.

E attorno a loro il pulviscolo orbitante di "usual suspects" che fanno, a chi ci vuole ancora bene e di noi si occupa, tristezza, nella concorde profezia internazionale del "declino".

Ci fu, vissuto a Washington, a Londra o a Bruxelles, il tempo teso dei moniti paternalistici lanciati dai tutori americani a votare "bene", vale a dire qualunque partito non fosse comunista. Ci furono poi il tempo dell'angoscia, per la nostra nazione che sembrava sbandare verso la guerriglia, il tempo dello sbalordimento, per un'Italia che in pochi mesi finse di rifondare la Repubblica, il tempo dello stupore per i secessionisti da commedia dialettale con le ampolle di acqua santa del Po, dell'ironica sorpresa per il "tycoon" venuto dal nulla che l'Economist pronunciò seccamente, nel 2001, "unfit to govern", incapace e inadatto a governare. E venne infine questo 2008, il tempo brutto della commiserazione per questa elezione sempre incomprensibile, ma in fondo perfettamente simbolica, scrive il Guardian, di "una nazione che non riesce a sbarazzarsi della propria spazzatura dalle strade delle città e dei rottami dai palazzi del potere".

L'autoannunciato ritorno di "Mr. Berlusconi" non è un evento semplice da capire e spiegare per i media e per il pubblico di grandi nazioni che negli stessi 14 anni dalla sua prima vittoria hanno attraversato le nostre stesse crisi internazionali, ma sono riusciti a cambiare completamente e serenamente la propria dirigenza politica. Quando "l'uomo dei fumetti" assurse alla prima carica esecutiva d'Italia nel 1994, in Francia governavano François Mitterrand e Pierre Beregovoy; in Inghilterra John Major; in Spagna Felipe Gonzalez; in Germania Helmuth Kohl; in Russia Boris Eltsin; in Grecia Costantino Mitsotakis; in Portogallo Cavao Silva; negli Stati Uniti Bill Clinton. Le ruote delle democrazie oltre confine hanno compiuto, in questi tre lustri, rotazioni complete di leader e di personale dirigente. In Italia, ritornano. "Silvio Berlusconi - scrivono in Australia i commentatori della Abc network - si è rifatto la faccia con la plastica, si è rifatto il cuore con il pacemaker, si è rifatto la capigliatura con una sorta di astroturf di erba artificiale" e si prepara, se i sondaggi sono veritieri, a smentire la legge secondo la quale "in politica non ci sono seconde chance dopo le sconfitte, ma ce ne possono essere per lui addirittura una terza o una quarta".

Dagli anni dei governi delle porte girevoli, vige una benevola e sardonica indifferenza per la vita politica italiana, raccontata come un'opera buffa con qualche acuto tragico e largamente irrilevante, per il resto del mondo. Ma questo generale "benign neglect", questa in fondo affettuosa trascuratezza per il melodramma italiana, ha preso, negli anni 2000, una coloritura assai più torva e inquieta. La convergenza di fatti e di simboli, dalla spazzatura di Napoli alla agitazione per l'umile mozzarella, dalla rivelazione dello stato di profonda corruzione sistemica e para mafiosa affiorata con Mani Pulite alla preoccupazione per l'agonia della settima economia mondiale incapace di reagire allo shock dell'11 settembre come altre seppero fare, ha cambiato i toni e strappato gli occhiali affettuosamente paternalistici a chi ci guarda.

Dalle copertine dei grandi settimanali alle inconsuete e irrituali interviste dell'ambasciatore americano uscente, Richard Spogli, sul rischio di declino e di irrilevanza italiana, i giudizi sull'Italia si sono tutti via via incupiti. Anche oltre la tentazione giornalistica del "peggiorismo" che fa notizia, gli occhi che ci guardano da lontano non possono fare a meno di notare, come di nuovo fa un giornale moderato ed editorialmente conservatore quale il Wall Street Journal, la peculiarità di una nazione nella quale "un uomo politico può essere oggetto di almeno una dozzina di inchiesta giudiziarie e imputato in sei processo penali e ancora essere in testa nei sondaggi di popolarità, mentre in altri paesi la sua carriera politica sarebbe stata stroncata".

Se la spazzatura napoletana dilaga sui teleschermi, altrettanto fa sulle pagine dei giornali la storia squallida dei cannoli di Totò Cuffaro, e il New York Times tenta di ridere di fronte allo "endless clowning", alle continue buffonerie del candidato di testa che finge di stramazzare dopo avere addentato una mozzarella alla diossina e "dice qualunque cosa gli passi per la testa, compresa la proposta di sottoporre i magistrati a esami psichiatrici". E ironizza, con molto understatement anglosassone sulle lamentazioni di lui che geme "sotto la croce sempre più pesante del governo che vuole caricarsi in spalla per la terza volta". Il risultato dell'opera buffa, del "clowning", delle promesse, rischia di essere alla fine, almeno "inconcludente", se non "paralizzante". La croce, sembra voler dire il giornale, alla fine non la porta lui, ma noi.

Impossibile, per chiunque sia avvicinato da un conoscente o da un intervistatore straniero, spiegare come sia stato possibile arrivare a una nuova elezione organizzandola con la stessa legge che rese fallimentare la precedente. E che ora "paradossalmente potrebbe rivoltarsi proprio contro Berlusconi che la volle per danneggiare gli avversarsi e che ha rifiutato di modificarla" (New York Times).

Incredibile, per cittadini americani, francesi, inglesi, spagnoli, tedeschi, immaginare che gli italiani abbiano permesso che i due contendenti principali, Berlusconi e Veltroni, non si siano misurati in un confronto diretto, o anche plurimo ma almeno contemporaneo, mentre soltanto fra Barack Obama e Hillary Clinton se ne sono tenuti, se i conteggi sono corretti, ventitré dall'inizio della stagione elettorale, nascondendosi dietro un cavillo leguleio che si sarebbe facilmente superato con la volontà di chi si è sottratto e con la pressione dell'opinione pubblica.

"La politica italiana è sempre stata un teatro dell'assurdo" commentava arrendendosi il New York Times, mentre notava che il duello finale si svolge fra un "baby boomer amante del rock 'n' roll" e "un politico che tenta per la terza volta di rinascere dalle proprie ceneri". Il risultato, secondo il sito di dritte per le scommesse, www.ibetips.com, è scontato. Berlusconi paga appena 20 centesimi per ogni euro puntato e le probabilità di vittoria sono calcolate al 100 per 100. Per i giocatori esteri, altri cinque anni di "endless clowning" ci attendono.
Per lui, la croce.

(13 aprile 2008)



Report "Veltroni/Berlusconi"

<Silvio non è Angela> ( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche qui il merito va a Veltroni, che ha deciso di non impostare la sua corsa "contro" Berlusconi. Siamo allora finalmente un paese normale? Purtroppo no. La presenza di Berlusconi in politica rimane una grande anomalia. È vero che è stato sdoganato dal cinquanta per cento degli elettori italiani, e di questo bisogna prendere atto,

Un voto, un progetto per l'Italia ( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: scegliendo di mettere al centro della campagna elettorale non Berlusconi, bensì l'Italia e gli italiani. L'agenda della campagna elettorale, infatti, è stata scandita giorno dopo giorno dalle proposte avanzate da Veltroni e dal Pd sui temi cruciali della vita dei cittadini: la rivalutazione delle pensioni, la tutela di stipendi e salari dal caro vita, la lotta alla precarietà del lavoro,

<Se vincerà il Pd? Ossigeno per tutti gli europrogressisti> ( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Una scelta che Veltroni ha fatto in modo netto: una sua vittoria sarebbe un ulteriore chiaro messaggio alle sinistre europee che solo chi occupa il centro dello schieramento politico vince, e porterebbe una ventata di aria nuova tra tutti i progressisti europei, un chiaro aiuto nella ricerca di nuove ricette.

Grazie Pd, ma non ho capito un accidente su come si fa a vincere al senato nel Lazio ( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni premier e Rutelli sindaco significhi, come dice Ferrarotti, lanciare la "nuova classe": essa ha già trasformato la campagna elettorale da sagra delle promesse in umiltà dell'ascolto. Una sola cosa avrei voluto che si conservasse dei partiti vecchi: l'infinita pazienza con la quale spiegavano a noi elettori come e perché votando in certo modo si consegue il risultato desiderato.

Grazie anche a te, Walter ( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: STEFANO MENICHINI Noi di Europa Walter Veltroni l'avevamo candidato tanto tempo fa. Lui, il modello- Roma, il tipo di Partito democratico che corrispondeva alla sua fisionomia politica. L'avevamo fatto fin da quando il Pd era ancora solo una possibile, peraltro improbabile, evoluzione del cartello Ds-Dl.

Indecisi di sinistra ( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: gli indecisi sono più propensi al voto per Veltroni, i possibili astensionisti sono invece più bi-partisan. Il risultato sarà un vantaggio di Berlusconi intorno ai 3 punti alla camera, con una manciata di seggi in più al senato. Questo è il mio oracolo finale: come diceva Gianni Brera, solo chi non fa pronostici non sbaglia mai.

<Bravo Veltroni, ma la sua è una rivoluzione dall'alto> ( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: era anche molto fair play da parte dei due candidati premier, con Veltroni che si era impegnato a non attaccare Berlusconi. Ora la temperatura politica è un po' più calda, si comincia a vedere qualche scontro. In questo Veltroni è avvantaggiato, perché è capace di rimanere calmo anche di fronte agli attacchi di Berlusconi.

Il Nord è più vicino ( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, che ha deciso di lanciare precisi messaggi a quel mondo produttivo che fino a qualche tempo fa guardava con grande diffidenza il centrosinistra. Dirigenti lombardi del Partito democratico come Luciano Pizzetti, Roberto Zaccaria o Nicola Pasini non hanno dubbi: il gelo con cui negli ultimi anni il Nord ha accolto il centrosinistra sta cominciando a sciogliersi e chi finora

<La borghesia milanese? Con il Pd si può fare> ( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Grazie all'entusiasmante energia di Veltroni si è manifestato in piazza Duomo ciò che ormai si avverte in tutta Italia. Si stanno proiettando in tutto il paese dinamiche di un forte movimento del Pd che può contare sulla stagione riformista dell'Ulivo e dei partiti in esso confluiti.

Democratici e ottimisti. Festa per Walter che torna a casa ( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per Francesco Rutelli" e "Per Walter Veltroni". Voglia di festa, voglia di fidarsi: quella di cui parla Franceschini quando racconta che in tv ha detto a Fini "io mi fido di Walter come uomo e come politico, ora dì la stessa cosa di Berlusconi", e lui "ci ha messo un quarto d'ora, ci ha girato intorno e poi non ce l'ha fatta".

Ci siamo ( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: intervento di Veltroni è stato infatti interrotto da una pubblicità di 4 minuti con 10 prodotti, quello di Berlusconi da una pubblicità di un solo minuto e mezzo con 5 prodotti, il che ha penalizzato il leader del Pd anche negli ascolti. Ma il cuore della campagna elettorale di Veltroni è stato un altro, il viaggio nell'Italia vera: oltre 20mila chilometri,

L'ultima carica del Cavaliere ( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il previsto boom dei voti a Bossi è un'arma a doppio taglio per Berlusconi. Il Popolo delle libertà rischia di essere sorpassato dal Pd di Veltroni come primo partito ? ammette per la prima volta, a denti stretti, qualche dirigente forzista ? e di poter incassare il premio di maggioranza alla camera solo grazie alla Lega.

<Il Pdl si scioglierà> ( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: si è chiuso l'immenso cerchio veltroniano, il viaggio in Italia è finito, il mese del candidato premier del Pd è terminato e ancora una volta, la centodecima, davanti ad un mare di gente. Walter Veltroni è giunto al traguardo, "adesso comincia un altro viaggio", quello decisivo "per cambiare l'Italia".

Scenario politico più semplice, ma futuro incerto ( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ipotesi negata durante la campagna elettorale sia da Veltroni sia da Berlusconi"; oppure "un Governo di nuovo debole, con la minaccia di una crisi sempre incombente" o "un Governo delle riforme, che ponga mano alle modifiche necessarie alla legge elettorale, ed eventualmente alla Costituzione, prima di un nuovo scioglimento delle camere".

GLI ALTRI IN GARA ( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ferdinando Casini non voterà la fiducia a Silvio Berlusconi premier. Fausto Bertinotti, l'ipotesi che a chiederla possa essere Walter Veltroni non l'ha neppure mai presa in considerazione. Se si getta lo sguardo oltre il risultato che uscirà dalle urne questo week-end, è questa la fondamentale differenza tra le due opposizioni che il nascente bipartitismo Pdl-Pd si trova di fronte.

L'Italia sceglie il dopo-Prodi ( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Seggi aperti dalle 8 fino alle 22 e domani dalle 7 alle 15. Alle urne 47 milioni. L'ultima polemica è sulla par condicio tv L'Italia sceglie il dopo-Prodi Nella sfida tra Veltroni e Berlusconi l'incognita di centristi e sinistra.

"Che fatica fare film Mica sono Leone" ( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: i manifesti sarebbero subito stati coperti dai faccioni di Veltroni e Berlusconi". La pellicola, nei cinema dal 24 aprile, vede un giovane Dostoevskij intrappolato nella ragnatela dei creditori, con la scadenza per consegnare il suo nuovo libro che si fa sempre più vicina e frequenti attacchi di epilessia.

Due uscite autostradali, due Italie opposte Al ritorno in Italia dopo le varie tappe nell ( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E allora viva Romano Prodi e viva Silvio Berlusconi, viva Enzo Ghigo e viva Mercedes Bresso e viva Walter Veltroni e Giuliano Urbani e Francesco Rutelli e Carlo Azeglio Ciampi e Sergio Chiamparino e i sindaci Lino Alessi, Giuseppe Catania e Nicola Pollari e insomma viva la destra e viva la sinistra".

Quel clima da opera buffa - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni, non si siano misurati in un confronto diretto, o anche plurimo ma almeno contemporaneo, mentre soltanto fra Barack Obama e Hillary Clinton se ne sono tenuti, se i conteggi sono corretti, ventitré dall'inizio della stagione elettorale, nascondendosi dietro un cavillo leguleio che si sarebbe facilmente superato con la volontà di chi si è sottratto e con la pressione

"troppo vecchi i vostri politici è un'anomalia" - andrea tarquini ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il rivale, Veltroni, com'è visto dai tedeschi? "è poco conosciuto, su di lui non si hanno ancora idee ben precise". Il voto può avere conseguenze sui rapporti bilaterali tra Italia e Germania? "Penso che la signora Merkel abbia accumulato esercizio ed esperienza nel gestire rapporti difficili.

"l'italia? un laboratorio eccezionale" - anais ginori ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e il Partito democratico, era scritto, rappresentano "una speranza". Signor Joffrin, cosa la colpisce del duello tra Berlusconi e Veltroni? "L'Italia è un eccezionale laboratorio politico. Berlusconi è stato il pioniere del "bling bling", del potere ostentato e volgare che poi la Francia ha conosciuto con Sarkozy"

E la rete ignora il "tutti zitti" del garante - roberto calabro ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il volto sorridente di Veltroni campeggia un banner con la data delle elezioni e lo slogan "Il tuo voto per l'Italia nuova": un clic porta al "vademecum per il cittadino elettore". Anche i partiti minori non infrangono la regola del silenzio: il sito dell'Udc è aggiornato al 10 aprile, quello della Sinistra Arcobaleno a venerdì 11 con il resoconto della manifestazione di chiusura.

Alle urne 47 milioni di italiani è al senato la partita decisiva - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: concentrati gli attacchi di Berlusconi nei comizi con la raccomandazione ossessiva del "voto utile" per non favorire Veltroni. Dall'altra parte il leader del Pd deve fronteggiare la concorrenza della Sinistra l'Arcobaleno e dei socialisti di Boselli. Berlusconi è favorito, ma la partita decisiva si gioca al Senato da dove, per effetto del premio di maggioranza regionale e non nazionale,

Berlusconi a spasso per roma "che ansia gli errori al seggio" - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A consolare Berlusconi ci ha pensato in mattinata il portavoce Paolo Bonaiuti, che gli ha sfornato i grafici auditel dell'ultima puntata di Matrix, quella del duello differito con Veltroni. Numeri che indicano una prevalenza del Cavaliere sul suo sfidante.

Cinema e partita per veltroni "non diamo retta ai sondaggi" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Cinema e partita per Veltroni "Non diamo retta ai sondaggi" "Il bollo auto? Una trovata che non sposta voti" "Credo di aver fatto tutto il possibile" Telefonata con Bertinotti GIOVANNA CASADIO ROMA - Una giornata particolare. Di quelle che da cinquanta giorni, ventimila chilometri macinati, centinaia di comizi e 110 province visitate,

Oggi possiamo cambiare l'italia - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non potendo chiedere a Berlusconi di correggere la sua natura, lo chiedono a Veltroni: quale che sarà la sua posizione post-elettorale, spetterebbe a lui e sopportare con inesauribile pazienza gli spiriti animali dell'avversario. Doppio gravame per Veltroni e per quella metà del paese che non si riconosce in Berlusconi: blandirlo in caso di vittoria dei democratici,

Siamo stanchi di miracoli - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Alla sfida diretta, quasi "privata", fra Berlusconi e Veltroni: senza neppure un faccia a faccia in televisione. Si mira, esplicitamente, a superare l'antiberlusconismo, ad abbattere il muro di Arcore. Con la presenza e il contributo di Silvio Berlusconi. Inventore della seconda Repubblica;

Le vere priorità di chi va alle urne - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: una sorta di aura soprannaturale che avvolge il candidato Veltroni. In una intervista rilasciata a Canale 5, Veltroni ha giudicato la presente campagna come la più bella e coinvolgente che abbia vissuto, circondato da ogni dove di gente che partecipa, con convinzione e fiducia. Sono affermazioni così che mi tagliano le gambe, aumentano la distanza tra la politica e me,

Al voto 4 milioni e mezzo 26 mila elettori in più - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sinistra arcobaleno e Udc potrebbero avere un ruolo non secondario nel sottrarre seggi al perdente fra Veltroni e Berlusconi. Si vota, dunque. Alle urne sono chiamati oltre 4 milioni e mezzo di cittadini. Tanti almeno quelli che possono votare per la Camera. Per la precisione, gli aventi diritto, in tutta la Campania, sono 4.578.835, di cui 2.

La sfida del pd alla roccaforte azzurra - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A farli ben sperare sarebbero le immagini del tour lombardo di Veltroni, soprattutto i pienoni di Varese, di Bergamo e anche il doppio successo di Milano, prima al quartiere San Siro e giovedì scorso in piazza Duomo, dove nel 2006 l'Ulivo chiuse la campagna elettorale con un tristissimo comizio seguito da pochi aficionados.

"vittoria secca o grandi intese per le opere mancano i soldi" - ava zunino ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: impatto sulle future elezioni regionali: si voterà a metà mandato del governo e di solito questa è una fase che vede perdenti le coalizioni di governo. Dunque, la vittoria di Berlusconi potrebbe paradossalmente rafforzare Burlando e al contrario la vittoria di Veltroni per le prossime elezioni regionali potrebbe rafforzare il candidato del centrodestra".

Come andò due anni fa come si prepara il totosindaco - massimo vanni ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La nuova formazione di Veltroni si posizionerebbe entro i limiti già raggiunti a Firenze e in Toscana dall'Ulivo, non trascinerebbe oltre la sua già massiccia forza. Porterebbe però serenità in un partito che, dopo le mille polemiche sui cantieri aperti negli ultimi anni, teme la prova amministrativa.

Cartoonia va a votare - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: anni in cui Cossiga chiama Veltroni "il gatto Felix", Cofferati scrive di Tex e Bertinotti partecipa a dibattiti su Dylan Dog, investigatore dell'occulto. è difficile individuare il momento esatto in cui inizia la grande regressione simbolica che porta i partiti e poi i leader a considerare l'elettorato come davvero composto da gente che ha frequentato la seconda media e magari,

Foto di Mimmo Chianura/Agf ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per dare fiducia alla sfida di Veltroni e del Pd e voltare pagina. Ma anche per impedire che torni Silvio Berlusconi e la sua pericolosa coalizione che mette insieme il razzismo di Bossi, il fascismo di Ciarrapico e l'autonomismo di Lombardo. Per i sondaggi è testa a testa.

Falcone, Borsellino Berlusconi ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Erano i giorni in cui non trovava di meglio che fingersi indifferente e genericamente insultante (è il suo stile quando è "buono") di fronte alle piazze calde e affollate di Walter Veltroni. Gli stessi giorni in cui il suo aiutante di campo Gianfranco Fini si arrabbiava di fronte a cinema vuoti che avrebbero dovuto ospitare i suoi comizi. segue a pagina 27 L'editoriale.

La sfida di Veltroni: si può vincere La scelta di correre da solo per vincere, nelle mani degli elettori. Tutto è aperto, fino all'ultimo ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha chiesto che la Destra permettesse subito gli sgravi sui salari con le risorse derivanti dall'extragettito. Berlusconi ha risposto dicendo che il Tesoretto non c'è, ma ovviamente, siccome c'è, è pronto a usarlo lui al primo consiglio dei ministri se riuscirà a formare il governo.

Times: una vittoria elettorale di Berlusconi farebbe più notizia e sarebbe forse più diver ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Times: una vittoria elettorale di Berlusconi farebbe più notizia e sarebbe forse più divertente, ma non c'è alcuna garanzia che con lui al potere l'Italia vedrebbe i miglioramenti di cui ha bisogno. Gli italiani farebbero bene a votare per Veltroni, il diavolo che non conoscono, che per il diavolo che hanno già sperimentato.

Gaffe, insulti e vecchie ossessioni ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A Veltroni, "il buonista laureato in fiction" e a Di Pietro che la laurea se la sarebbe trovata bella e pronta, senza aver fatto neanche un esame, grazie ai servizi segreti. Senza parlare di Casini e Storace che rischiano di affossargli la vittoria.

Oggi 13 aprile l'Unità fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare il giornale. A tutti i nos ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il bello è che ha deciso così proprio Berlusconi quando ha costretto gli italiani ad andare a votare con questa orrenda legge, lui ha deciso l'ammasso. Non si può che andare a vedere le carte e se si vuole farlo non c'è che da votare, almeno alla Camera, per Veltroni, per il Partito Democratico.

Mezze promesse e un regno di naftalina: la stanca campagna di Silvio Primo Ha evitato il suo faccione sui manifesti come pure la sfida tv con Veltroni. Ma ha recitato il solito cli ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il suo faccione sui manifesti come pure la sfida tv con Veltroni. Ma ha recitato il solito cliché: illusioni e insulti di Natalia Lombardo Loro hanno Totti, George Clooney e Benigni? "Non mi servono, io schiero me stesso": ecco, Silvio Berlusconi nella campagna elettorale 2008 ha curato, levigato, truccato e gonfiato corpo, capelli, sorriso e voce per dimostrare al "suo pubblico"

Caro Grillo, andiamo a votare contro i nostri interessi di casta ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: SuperSilvio sia la stessa cosa che affidarla a Veltroni? Certo, ti capisco: un bel governo Berlusconi, con i ministri della Lega dal grilletto facile, i fan dell'"eroe Mangano" (altro che Resistenza!) e i test psichiatrici per i giudici, sarebbe una pacchia per noi comici. Ma una volta tanto, Beppe, contro i nostri interessi di casta andiamo a votare scommettendo in qualcosa di meglio.

I narcisi del non voto ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se voto Veltroni lo scelgo come interlocutore di un dialogo, fosse anche conflittuale. Votare significa poi contribuire a scegliere una serie di effetti irreversibili, a volte devastanti. Se si pensa che per una manciata di voti il petroliere Bush Jr.

Vespa e la sfilata dei partiti meteorite ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Che il dualismo Berlusconi/Veltroni sembrava aver spazzato via. Non c'era più l'Italia del futuro di Veltroni e Franceschini, neppure quella degli stallieri-eroi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Era qualcosa di sconcertante perché da un momento all'altro ti saresti aspettato saltasse fuori un nuovo Jader Jacobelli.

"ho evitato al cavaliere un cortocircuito walter? in tv ci sa fare e l'ha dimostrato" - antonello caporale ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Un po' più lunga di un caffè per Veltroni, quanto un piccolo sorso d'acqua per Berlusconi. "Mi occupo della trasmissione, non gestisco la pubblicità di Mediaset". E' stata davvero breve l'interruzione. "Ho percepito qualcosa. Ma non più di tanto". Berlusconi ha goduto anche di un diritto di replica.

Spot sbilanciati, esposto del pd su matrix ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: BREVIARIO Blitz oscurato Spot sbilanciati, esposto del Pd su Matrix "Veltroni interrotto di più". Udc e Destra: Berlusconi non poteva citare sondaggi Il duello in tv Nell'intervista al leader Pdl 90 secondi di pubbli-cità, in quella al rivale 4 minuti ROMA - L'ultima battaglia elettorale si consuma sullo share.

Walter, l'omeopatia e l'italia da guarire "c'è il diritto al futuro" - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se l'Italia è un paese intossicato, contratto e ipersensibile, Veltroni, leader omeopatico, ha introdotto in politica diluizioni infinitesimali e dinamizzate di berlusconismo. Niente paura. Più nelle forme, l'ha introdotto, che nella sostanza; più nell'evoluzione delle tecniche che nell'ispirazione ideale;

Fassino: possiamo farcela convinciamo gli indecisi ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Colpa dei mancati confronti tra Veltroni e Berlusconi? "Non è stato certo Walter a sottrarsi. Berlusconi, in realtà, temeva il confronto perché Veltroni ha da spendere argomenti più seri e credibili, rispetto ai suoi soliti vecchi slogan del passato. Al di là di questo, però, la nostra campagna elettorale è stata tutt'altro che noiosa,

Il cavaliere, le donne e l'ombra del tempo "è il mio vero avversario" - francesco merlo ( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A prima vista sembrano le solite berlusconate. E invece qui non si tratta più di battute di spirito ma di spirito battuto. Perché la verità di questa vigilia elettorale è che Berlusconi non ha paura di Veltroni ma del tempo, che è il solo avversario - ha detto - "che potrebbe riuscire a mettermi nel sacco".

Giusto proporre un ministro per il Nord Est Riccardo Illy: il Pd sposta voti, ma la Lega è in ascesa. A meno che ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Riforme a parte, Veltroni e Berlusconi hanno detto: chi ha un voto in più governa. "Certe cose si dicono in campagna elettorale e poi scompaiono. Chi ha un seggio in più non governa nulla. Emergerebbe l'inadeguatezza della legge elettorale". Un risultato così anomalo non darebbe luogo a una legislatura molto breve?

Da Napolitano a D'Alema, dove votano i big della politica ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: anche molti dei big della scena politica: il candidato premier del Pd Walter Veltroni, il leader di An Gianfranco Fini, quello dell'Udc Pier Ferdinando Casini, Francesco Rutelli, candidato a sindaco del Pd, e Massimo D'Alema. A Milano voterà il leader del Pdl Silvio Berlusconi, come farà anche Daniela Santanchè, candidata premier de La Destra.

Matrix, Berlusconi s'infuria. Ma il danneggiato è Veltroni Ben 4 minuti di pubblicità per il leader Pd. L' editore liberale si sfoga con Mentana: mi hai fatto fare una brutta figur ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi s'infuria. Ma il danneggiato è Veltroni Ben 4 minuti di pubblicità per il leader Pd. L'"editore liberale" si sfoga con Mentana: mi hai fatto fare una brutta figura / Roma PAR CONDICIO? Veltroni e Berlusconi sono stati ospiti di Matrix, venerdì sera, ma l'obbligo di parità di trattamento previsto dalla legge non è stato del tutto ri-

Dell'Italia ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nasce a Pescara quel vezzo veltroniano di non nominare mai Berlusconi nei comizi: lo chiama sempre "il principale esponente dello schieramento a noi avverso". All'inizio la gente lo prende per un eccesso di buonismo politico, poi sorride, alla fine ride. Tanto che Veltroni, concludendo il tour, per brevità e autoironia, lo chiama "il principale esponente"

Soffocati da troppe leggi Entro l'anno, 5000 in meno ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Da Berlusconi è subito arrivata una risposta stizzita: Veltroni mi copia, le 5.000 leggi le abbiamo abrogate noi, con la legge Baccini. Stupore generale, soprattutto dei piccoli imprenditori, degli artigiani, dei professionisti (le vittime principali della giungla legislativa e burocratica): nessuno di loro se ne era accorto!

Un Parlamento meno costoso Con il Pd è possibile ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: farebbero risparmiare i primi 200 milioni di euro del miliardo complessivo che si può raggiungere con le proposte del Pd illustrate da Veltroni, è proprio decisivo che i primi 100 giorni siano del quinquennio del Governo Veltroni e non di un debole e precario Governo Berlusconi, ostaggio di una Lega determinante dal punto di vista quantitativo e sempre più su posizioni estremistiche.

Sulle strade ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nasce a Pescara quel vezzo veltroniano di non nominare mai Berlusconi nei comizi: lo chiama sempre "il principale esponente dello schieramento a noi avverso". All'inizio la gente lo prende per un eccesso di buonismo politico, poi sorride, alla fine ride. Tanto che Veltroni, concludendo il tour, per brevità e autoironia, lo chiama "il principale esponente"

Se un precario avesse mille euro ( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sono parole precise che lasciano immaginare che cosa succederebbe se invece di un governo guidato da Silvio Berlusconi, sostenuto dai postfascisti di Gianfranco Fini e dai leghisti di Umberto Bossi, andasse a Palazzo Chigi Walter Veltroni. Quella proposta dei mille euro può apparire, nella sua semplicità, quasi priva di conseguenze, una specie di contentino per i precari.

L'INTERVENTO ( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e lo stesso Veltroni, candidato premier della cosiddetta nuova sinistra. Lo confesso, anch'io avevo sperato che Veltroni portasse nella politica italiana quel po' di civiltà che manca da troppo tempo. C'è stato chi ha definito "moscia" e "noiosa" questa campagna elettorale, che a me invece, fino a una settimana fa,

Ricordiamoci della storia prima di entrare nel seggio ( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Enrico Cimaschi Il clone di Berlusconi Ogni volta che Berlusconi promette qualcosa durante la campagna elettorale assistiamo all'immediato rilancio da parte di Veltroni, il quale aggiorna il suo programma (in buona parte copiato) a seconda delle proposte dell'avversario.

Il vademecum per i cattolici al voto ( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in cui andremo a votare sarà bene non dimenticare questi 20 mesi di attentati e di assedio ai valori che contano perché non continui la minaccia nella sciagurata eventualità di una vittoria del Pd. Già l'entusiasmo di Veltroni per la vittoria di Zapatero è un sintomo chiaro e allarmante. (attivista cattolico Pdl) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Berlusconi vince la sfida tv <600mila spettatori in più> ( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: una partita senza storia nonostante le polemiche di rito del giorno dopo: Veltroni, fanno sapere dal loft di Sant'Anastasia, "ha avuto la pubblicità più lunga" e "ha fatto da traino a Berlusconi". E pensare che per qualche minuto proprio il "duello" del "picco" tra Berlusconi e Mentana aveva lasciato un po' di gelo nello studio di Matrix.

Veltroni non buca lo schermo Il Pd se la prende con gli spot ( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: corso delle interviste ai due ospiti si è verificata una interruzione pubblicitaria di circa quattro minuti durante lo spazio riservato a Veltroni, e di circa un minuto e mezzo durante lo spazio riservato a Berlusconi". E secondo Morri "non sfugge a nessuno che questo evento ha comportato sicuramente un danno per Veltroni e un vantaggio per Berlusconi in relazione agli ascolti".

Mentana: <Un duello senza pathos> ( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: pubblico dice ascolti record per Matrix e uno share più alto per Berlusconi rispetto a Veltroni. Come si spiega questa vittoria del candidato premier del Pdl? "Non voglio sembrare cerchiobottista a tutti i costi ma, così come in passato non avevo dato un particolare significato ai maggiori ascolti di Veltroni su Raidue, ribadisco che si tratta di classifiche che non hanno senso.

In tre anni di vita due scontri elettorali ( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quella di ieri sera è stata la seconda volta che Matrix racconta la campagna elettorale: l'altroieri l'ha conclusa con l'appello di Veltroni e Berlusconi; nel 2006 ospitò vari scontri fra i leader dell'allora Cdl e i rivali dell'Unione. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Candidati e big si presentano al seggio di casa ( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il candidato premier del Pd Walter Veltroni; così come Fausto Bertinotti, candidato della Sinistra Arcobaleno; Pier Ferdinando Casini, candidato Udc; il presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini; il candidato sindaco Pd Francesco Rutelli; l'ex presidente del Consiglio Massimo D'Alema;

ROMA Al voto oggi 47 milioni di italiani per le elezioni politiche e amministrative: a Roma si eleg ( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In Sicilia e Friuli si sceglie il presidente della Regione. Vietati i telefonini ai seggi. Esposto del Pd al Garante per le comunicazioni sul duello Berlusconi-Veltroni a Matrix. Esposti anche da Udc e Destra: accusano il Cavaliere di violare la legge sui sondaggi.

ROMA - Al voto oggi e domani per il rinnovo del Parlamento saranno chiamati, compresi gli italiani a ( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che venerdì sera ha ospitato prima Walter Veltroni e a seguire Silvio Berlusconi. Tanto che il Pd chiama in causa l'Autorità garante delle comunicazioni per violazione della par condicio. Tenuto conto che il programma in onda su Canale 5 ha raggiunto per la prima volta uno share del 24,26%, ospitando i due competitor "principali", quelli del Pd e del Pdl.

Non solo Berlusconi, non solo Veltroni, non solo Camera, non solo Senato. Oggi è anche ( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Di LUCA LIPPERA Non solo Berlusconi, non solo Veltroni, non solo Camera, non solo Senato. Oggi è anche il giorno del Campidoglio. I romani da questa mattina scelgono, insieme al nuovo Parlamento, il Sindaco che guiderà la Capitale fino al 2011 dal "ponte di comando" dell'Aula Giulio Cesare.

Vestita di nero, bellissima, chioma scompigliata ed aria naif, con la falcata decisa e il sorriso ch ( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A festeggiare Francesca c'era anche Adriano Giannini, Valeria Solarino, Irene Ghergo, Enrico Lucherini ed Antonello Fassari, che sulla porta è stato accolto da un bambino: "Oggi niente Cesaroni, in tv ci sono Veltroni e Berlusconi!". C.Alì.

LA TV può trasformarsi davvero in una malattia e il pericolo riguarda non solo chi fa da spetta ( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: amore celebrale con Giorgio Gori (tutta farina di un libro appena dato alle stampe) ha fatto sobbalzare, per la cronaca, il termometro Auditel di La7 sopra il 5 per cento, con punte del 16 proprio durante l'intervista di cui sopra, arrivata dopo una serata di sbornia elettoral-politica fra match a distanza Veltroni-Berlusconi, tribune, e via dicendo.

ROMA - Stampa estera sempre poco tenera con Silvio Berlusconi, pur dato per grande favorito, alla vi ( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ottenendo applausi quando aveva detto che il Partito democratico di Walter Veltroni non era altro che il vecchio partito comunista. Ma poi, nota il quotidiano, il suo annuncio dell'ingresso di Ronaldinho al Milan è stato accolto da fischi e Berlusconi "ha peggiorato le cose attaccando Totti". Dal canto suo, il Financial Times si chiede se in Italia stia ritornano il vecchio.

ROMA Anche due anni fa in campagna elettorale si parlò tanto di tasse e di difesa dell ( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha copiato Berlusconi o viceversa? Che si fa fatica a distinguere le ricette di destra e di sinistra, mentre riformisti e conservatori polemizzano rivendicando i propri copyright? Forse è più apparenza che sostanza. L'accusa di "scopiazzamento" che i partiti si lanciano sembra molto più figlia delle contiguità nelle analisi dei problemi che non delle ricette per risolverli.

ROMA - Nel nuovo governo spagnolo guidato da Zapatero le donne sono in maggioranza (9 contro 8 uomin ( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi ha promesso alle donne 4 posti su 12 (il 33,3%), mentre Veltroni ha dichiarato ieri "Il mio sarà il governo con il più alto numero di donne nella storia della Repubblica". "È un governo di modernizzazione", ha avvertito Josè Luis Zapatero annunciando i nomi dei nuovi ministri, subito dopo il tradizionale giuramento davanti a re Juan Carlos.

5 milioni 839 mila ( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 3 categoria: BREVI 5 milioni 839 mila Gli spettatori, in media, che hanno seguito la puntata di Matrix con Veltroni e Berlusconi.

<Accuse ingiuste E il Cavaliere non si è irritato per il mio stop> ( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni partiva dalla pubblicità come sempre all'inizio di un programma. E invece Berlusconi è partito dalla coda di Veltroni". In pratica la colpa del successo di Berlusconi è di Veltroni: "Per quanto paradossale sembri, sì". La denuncia del Pd all'Agcom, quin 24,26 La percentuale di share registrata da Matrix,

L'Italia alle urne. Lite sugli spazi tv ( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Silvio Berlusconi, fa infatti il "botto" come audience (quasi 6 milioni di spettatori), ma viene bersagliata dalle proteste del Partito democratico. Denuncia Ermete Realacci: "è decisamente strano che l'intervento di Veltroni sia stato interrotto da una pubblicità di 4 minuti con 10 prodotti e quella di Berlusconi da una pubblicità di un solo minuto e mezzo con 5 prodotti"

La rom antibuonismo <Parlerei con Bossi> ( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi? "Un venditore di fumo". Veltroni? "Peggio. è ipocrita, finto buonista". Bossi? "Vorrei incontrarlo, spiegare". Santanché: "è venuta al campo con il tailleur e il tacco dodici". Gli zingari - le rinfacciano spesso - non lavorano, non vivono come gli altri.

Times: <Più saggio votare per il Pd Totti, errore disastroso dell'ex premier> ( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: errore disastroso dell'ex premier" ROMA - Per gli italiani sarebbe più "saggio" votare per Veltroni, commenta il Times. "Una vittoria per Berlusconi renderebbe la politica italiana più memorabile, e forse più divertente ma non vi sono garanzie che l'Italia migliori nel modo necessario se ritornerà al potere - scrive il quotidiano inglese -.

Il <liberal> <Basta leader Credo solo in Gesù> ( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: accanto a Pier Paolo Pasolini e Walter Veltroni, quando i migliori talenti della Fgci, l'organizzazione giovanile del Pci, crescevano forti e promettenti a Roma (c'erano, per capirci, anche D'Alema, già capo riconosciuto, ma pure Goffredo Bettini, Gianni Borgna e altri). Lui, Adornato, s'incupirà, amareggiato: "è preistoria.

Elezioni, l'ora della scelta ( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nel confronto degli ascolti l'altra sera a "Matrix", prevale Berlusconi su Veltroni, ma il Pd protesta e lamenta una interruzione pubblicitaria più lunga quando ha parlato Veltroni. Mentana prende le distanze: io non c'entro. DA PAGINA 2 A PAGINA 7.

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 6 # Elezioni 2... ( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se Veltroni ha cercato fino all'ultimo di restare fedele al ruolo scelto ("Per quanto aspro e offensivo sarà il loro linguaggio elettorale, io non risponderò") fino a tirarsi addosso l'incitazione a essere più grintoso, Silvio Berlusconi ci ha messo poco a riprendersi la parte che più gli piace.

I manifesti della D'Abbraccio e gli slogan di Ciarrapico Le minacce di Bossi contro la <canaglia romana> ( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: contro Veltroni ma più ancora contro il Cavaliere ("ha una concezione padronale della politica") fino a usare parole mai sentite in bocca sua: "Fa schifo chi ha abbandonato Mastella dopo aver utilizzato i suoi servigi. Chi ritiene che Mastella sia la causa di tutti i guai del Paese non doveva firmargli dei fogli che gli garantivano la presenza in Parlamento di diversi parlamentari"

Mastella: io come il castoro di Gramsci Per salvarmi l'ho data vinta ai cacciatori ( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Berlusconi sa di non poter governare. Fini è politicamente morto, quindi inutile. Casini è stato cacciato non perché giovane e bello ma perché grazie al matrimonio ha i soldi, ed è il vero concorrente. Né Berlusconi né Veltroni lo vogliono tra i piedi.

Il complotto immaginario ( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nel caso di chi al Senato vota Veltroni come il caso di chi al Senato vota Berlusconi. Ricavare dal mio editoriale che vorrei "l' ingovernabilità e quindi l'inciucio tra Pd e Pdl" è davvero giornalismo di basso livello. Se le elezioni produrranno ingovernabilità, il merito sarà stato tutto di Berlusconi che ci impone per la seconda volta di votare mediante la porcata di Calderoli (

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è stato Berlusconi a prevalere su Veltroni. Il Pd protesta per la diversità di trattamento nel duello a distanza, lamentando un' interruzione pubblicitaria più lunga quando ha parlato Veltroni. L'assassino di Pippa Bacca: così l'ho uccisa L'assassino di Giuseppina Pasqualino in arte Pippa Bacca, assassinata in Turchia: l'ho aggredita,

Quello stile di "Repubblica" ( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo Prodi.

Veltroni non buca lo schermo. Il Pd se la prende con gli spot ( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: corso delle interviste ai due ospiti si è verificata una interruzione pubblicitaria di circa quattro minuti durante lo spazio riservato a Veltroni, e di circa un minuto e mezzo durante lo spazio riservato a Berlusconi". E secondo Morri "non sfugge a nessuno che questo evento ha comportato sicuramente un danno per Veltroni e un vantaggio per Berlusconi in relazione agli ascolti".

[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA C'è una cosa che tormenta Silvio Berlusconi: i brogli ( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Porta a Porta" e di "Matrix" dove ha incassato uno share superiore allo sfidante Veltroni. Si è fatto una risata quando gli hanno detto che il Pd presenterà un esposto all'Agcom per la violazione della parità di trattamento a Matrix (4 minuti di interruzione pubblicitaria per Veltroni contro un solo minuto e mezzo per Berlusconi).

Mentana: "Un duello senza pathos" ( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: pubblico dice ascolti record per Matrix e uno share più alto per Berlusconi rispetto a Veltroni. Come si spiega questa vittoria del candidato premier del Pdl? "Non voglio sembrare cerchiobottista a tutti i costi ma, così come in passato non avevo dato un particolare significato ai maggiori ascolti di Veltroni su Raidue, ribadisco che si tratta di classifiche che non hanno senso.

Elezioni, alle 12 affluenza in leggero calo ( da "Panorama.it" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in mattinata, il candidato premier del Pd Walter Veltroni è arrivato al seggio accompagnato dalla moglie Flavia e dalle due figlie Martina e Vittoria. Nello stesso istituto scolastico romano è giunto, mezz'ora dopo Veltroni, il leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, ma è andato in un'altra sezione.

Berlusconi vince la sfida tv: 600mila spettatori in più. E Veltroni non buca lo schermo ( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: una partita senza storia nonostante le polemiche di rito del giorno dopo: Veltroni, fanno sapere dal loft di Sant'Anastasia, "ha avuto la pubblicità più lunga" e "ha fatto da traino a Berlusconi". E pensare che per qualche minuto proprio il "duello" del "picco" tra Berlusconi e Mentana aveva lasciato un po' di gelo nello studio di Matrix.

MODERNIZZARE IL PAESE ( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni in primo luogo, sono appesantiti dal passato. Berlusconi non può menar troppo vanto - anche se talvolta, nella foga del comiziante, ripete i soliti autoelogi - di un governo che lasciò i conti pubblici in cattive condizioni e che riuscì a realizzare, secondo le valutazioni più attendibili,

Dalle liti per un posto in lista alle donne orizzontali fino alle uova per Ferrara e alle risse nei comizi ( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi è laureato, Veltroni no. Differenza che il Cavaliere rimarca. L'accusa è pesante verso Di Pietro. Lui si è laureato "con i Servizi" dice. Io laureato alla Statale di Milano, Berlusconi alla P2, replica stizzito l'ex Pm. MAGISTRATI.

Elezioni, alle 19 l'affluenza è ancora in calo ( da "Panorama.it" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: candidato premier del Pd Walter Veltroni, accompagnato dalla moglie Flavia e dalle due figlie, si è messo ordinatamente in fila nel seggio vicino piazza Fiume dove qualche minuto dopo si è recato il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini. Negli stessi minuti, a Curno, in provincia di Bergamo, si è presentato al seggio elettorale il ministro delle Infrastrutture e leader dell'

Voto, alla chiusura dei seggi l'affluenza è ancora in calo ( da "Panorama.it" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: candidato premier del Pd Walter Veltroni, accompagnato dalla moglie Flavia e dalle due figlie, si è messo ordinatamente in fila nel seggio vicino piazza Fiume dove qualche minuto dopo si è recato il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini. Negli stessi minuti, a Curno, in provincia di Bergamo, si è presentato al seggio elettorale il ministro delle Infrastrutture e leader dell'


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<Silvio non è Angela> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

MICHAEL BRAUN, FONDAZIONE EBERT (SPD) Il politologo tedesco boccia una Grosse Koalition all'italiana "Silvio non è Angela" DANIELE CASTELLANI PERELLI "Il Pd ha impresso una svolta alla politica italiana. La Spd tedesca guarda con simpatia la sua corsa, e con preoccupazione la possibilità del ritorno al governo di Silvio Berlusconi, la grande anomalia del vostro paese". Michael Braun, direttore dell'ufficio italiano della Fondazione Friedrich Ebert (il think tank del grande partito della socialdemocrazia tedesca), applaude la campagna di Veltroni, ma avverte: "La Grande Coalizione come in Germania? La base del Pd non capirebbe, con Berlusconi al massimo si può fare un breve governo per le riforme. La concorrenza aperta con la sinistra radicale? L'importante è fare una politica chiara, senza ambiguità". In questa campagna vede la solita vecchia Italia andare alle urne, o vede delle novità? Vedo con piacere delle novità, tutte messe in moto dalla nascita del Pd di Veltroni. La prima buona notizia è la semplificazione dello scenario politico, che porterà in parlamento 5-6 partiti, mentre in passato gli elettori si sono ritrovati con 23 partitini. Già questa, in Italia, è una mezza rivoluzione. L'accelerazione di Veltroni ha spinto il centrodestra a unirsi, anche se bisogna vedere se il Popolo delle libertà rimarrà un semplice cartello elettorale o saprà evolversi in un vero partito. Anche la relativa noia di questa campagna è un bene. Sono finalmente scomparsi i toni da guerra civile che hanno caratterizzato la politica italiana fino al 2006. Anche qui il merito va a Veltroni, che ha deciso di non impostare la sua corsa "contro" Berlusconi. Siamo allora finalmente un paese normale? Purtroppo no. La presenza di Berlusconi in politica rimane una grande anomalia. È vero che è stato sdoganato dal cinquanta per cento degli elettori italiani, e di questo bisogna prendere atto, ma la sua ricandidatura fa sempre notizia nel resto d'Europa, dove sarebbe impossibile vedere al governo uno dei più ricchi e potenti tycoon del continente. Perché i grandi media internazionali, a partire da un quotidiano vicino ai repubblicani come il Wall Street Journal, sembra preferire Veltroni a Berlusconi? Perché il centrosinistra vanta una classe politica molto più seria e preparata. Perché si rendono conti che i dati impressionanti appena pubblicati dall'Osce non sono solo colpa di venti mesi del governo Prodi, ma anche dei cinque anni dell'ultimo governo Berlusconi, che per l'economia ha fatto appena la riforma del mercato del lavoro, e poi ha pensato solo ai condoni. Il Pd guarda più al centro. La Spd sembra invece riscoprire ultimamente la sua anima socialdemocratica. Come guarda la Spd al progetto di Veltroni? Con cautela? La cautela è dovuta solo al fatto che il Pd è appena nato, e non si hanno ancora le basi per capire cosa farà da grande. Per il resto c'è simpatia, il Pd è il grande partito della sinistra italiana, ed è l'unico che possa salvarci dal ritorno di Berlusconi. La sua nascita pone delle questioni alla socialdemocrazia europea, non fosse altro che per il dibattito in corso sulla sua collocazione all'interno del parlamento di Strasburgo. Tuttavia, se andiamo a vedere la campagna di Veltroni, io non vedo differenza rispetto a quella di Gordon Brown o a quella di Ségolène Royal. Alla fine, però, il Pdl potrebbe vincere alla Camera ma non al Senato. E si aprirebbe il dibattito sulla Grande Coalizione. Lei, da socialdemocratico che vede la Spd imbarcata nella Grosse Koalition con la Cdu, la consiglierebbe a Veltroni? Assolutamente no. L'alleanza con Berlusconi rappresenterebbe uno sconquasso per il partito, e la base la prenderebbe malissimo. L'unica opzione potrebbe essere non una Grande coalizione, che significa un'alleanza di governo che duri per tutta la legislatura, ma un governo di unità, che faccia quelle due-tre riforme di cui il paese ha soluto bisogno (legge elettorale, regolamenti parlamentari, etc) e poi riporti tutti alle urne. La Spd ha anch'essa deciso di rompere, qualche anno fa, con la sinistra radicale, ma nel frattempo ha perso a sinistra un numero impressionante di voti. Che lezione deve trarne il Pd? L'unico modo per non subire la concorrenza della sinistra radicale è avere una linea decisa, una politica concreta senza ambiguità. Anche il Psoe di Zapatero doveva fare i conti con delle forze alla sua sinistra, ma ha saputo annullare la loro concorrenza grazie a una linea chiara, soprattutto in economia.

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Un voto, un progetto per l'Italia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PIERO FASSINO Tra poche ore apriranno i seggi e lunedì conosceremo l'esito di queste elezioni così decisive. Fin da ora, in ogni caso, un dato emerge chiaro: il Partito democratico si è confermato come la vera novità in grado di cambiare la politica italiana. Lo ha dimostrato, in primo luogo, provocando una radicale riforma della geografia politica. Il parlamento uscente vedeva sui suoi banchi rappresentanti di 39 partiti. Da lunedì avremo un parlamento con 5, forse 6, partiti. Una d r a s t i c a semplificazione provocata dall'ingresso in scena del Pd che non solo ha unito forze ? i Ds, la Margherita, il popolo dell'Ulivo, settori di società civile ? ma ha obbligato anche gli altri attori politici a muoversi nella stessa direzione. È, infatti, per competere con il Pd ? e con la sua possibilità di diventare primo partito del paese ? che Berlusconi e Fini hanno deciso di unirsi. Così come Rifondazione comunista, Comunisti italiani e una parte dei Verdi hanno deciso di unirsi nell'Arcobaleno per contenere la capacità attrattiva del Pd sull'elettorato di sinistra. Questo nuovo scenario ? che, ripeto, senza il Pd non si sarebbe avuto ? ha provocato una seconda novità. Mentre dal '94 al 2006 il voto per governare veniva chiesto da coalizioni vaste ed eterogenee ? costituite più per vincere che per governare ? questa volta agli elettori si rivolgono direttamente i partiti, ciascuno con il proprio leader, volto e programma. Con una duplice positiva conseguenza: l'elettore sa con certezza chi vota e per che cosa; e il partito che risulterà vincitore potrà assicurare una governabilità molto più chiara e omogenea. Questo suo essere "soggetto di innovazione" il Pd lo ha ulteriormente dimostrato in queste settimane scegliendo di mettere al centro della campagna elettorale non Berlusconi, bensì l'Italia e gli italiani. L'agenda della campagna elettorale, infatti, è stata scandita giorno dopo giorno dalle proposte avanzate da Veltroni e dal Pd sui temi cruciali della vita dei cittadini: la rivalutazione delle pensioni, la tutela di stipendi e salari dal caro vita, la lotta alla precarietà del lavoro, il futuro dei giovani, la sicurezza delle persone, le politiche per la famiglia, le misure per la modernizzazione del paese e per la crescita delle imprese e dell'economia. Una differenza netta dalla destra che ha tentato di ritrovare spazio politico ricorrendo al trito e consumato armamentario di sempre: le invettive di Bossi, gli ammiccamenti di Dell'Utri alla mafia, la denuncia di inesistenti brogli, la paura di un comunismo che non esiste più da tempo. Insomma: una destra che i voti li cerca dividendo e impaurendo, mentre il Pd li raccoglie rivolgendosi ad una nazione intera per unirla in un comune destino. Il che ha reso evidente la vera differenza tra il Pd e il Popolo della Libertà. Noi abbiamo un progetto per l'Italia loro ? al di là dell'ovvio obiettivo di vincere ? non hanno un'idea, un messaggio, una proposta per questo nostro paese. È questa diversità che dobbiamo rendere evidente in queste ultime ore a chi ancora è incerto e sta decidendo come votare. Sì, questo voto è una scelta tra tenere l'Italia ancorata al passato o aprire un'epoca nuova, mettendo a disposizione della società italiana una politica capace di restituire certezze e fiducia a quanti vogliono un'Italia moderna e giusta. Che è la ragione per cui tante donne e tanti uomini del nostro paese guardano con speranza al Partito democratico.

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<Se vincerà il Pd? Ossigeno per tutti gli europrogressisti> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

STEPHEN TWIGG, FPC DI LONDRA "Se vincerà il Pd? Ossigeno per tutti gli europrogressisti" LAZZARO PIETRAGNOLI Londra "Una vittoria del Partito democratico in Italia sarebbe una bella boccata di ossigeno per tutti i progressisti d'Europa". Stephen Twigg, direttore del think-tank Foreign Policy Centre, fondato da Robin Cook e Tony Blair, prova a mettere le elezioni italiane in un più ampio contesto europeo. "Purtroppo non c'è una grande attenzione in Gran Bretagna alle vicende elettorali degli altri paesi europei: la recente vittoria di Zapatero in Spagna è passata inosservata anche all'interno di alcuni importanti ambienti politici. Ci nascondiamo dietro alla difficoltà di capire differenti sistemi elettorali, ma in realtà c'è un pericoloso senso di autosufficienza, come se le scelte politiche italiane o tedesche non avessero ricadute anche su di noi". Che ricadute avranno le elezioni politiche italiane sulla Gran Bretagna? Da un punto di vista istituzionale, ovviamente nessuna. Gordon Brown sarà capace di stabilire un costruttivo rapporto con il nuovo governo italiano, indipendentemente dalla sua collocazione politica. Ha le sue preferenze politiche, ma non si farà influenzare: Blair, d'altronde, ha sempre mantenuto un rapporto molto stretto con il governo italiano, anche durante il mandato di Berlusconi. Dal punto di vista politico, però, non possiamo sottovalutare che ci sono alcune dinamiche ricorrenti nella politica europea, e che le elezioni italiane, come quelle recentemente avvenute in Germania, Austria, Spagna, Svezia, oltre ovviamente alle presidenziali francesi vanno collocate, assieme alle prossime elezioni in Gran Bretagna, in un contesto più ampio. Da circa dieci anni la politica delle divisioni ideologiche è in declino in tutta Europa: I partiti si stanno ricollocando al centro dello scacchiere politico. I socialdemocratici hanno avuto la loro epoca d'oro nel biennio '97-'99, quando con Jospin, D'Alema, Blair, Schröder, Persson governavano tutti i principali paesi europei. Quell'epoca è finita, ma non vedo all'orizzonte una rimonta ideologica della destra: non ci sono Kohl e Thatcher che possano determinare una nuova stagione d'oro dei conservatori come quella degli anni '80. I progressisti europei, però, al momento non godono di buona salute. Certo, in Svezia vincono i conservatori, in Germania la Merkel è a capo di un governo di coalizione, Cameron e Berlusconi sono in testa nei sondaggi, ma vedo tutto questo non come sostegno alle politiche della destra, ma come reazione alla sinistra. Per restare all'Italia, ad esempio, il governo Prodi non è riuscito a mandare un chiaro messaggio che governava non per le prossime elezioni ma per le prossime generazioni. Il modello del Pd italiano può essere un esempio per il resto d'Europa? La nascita del Partito democratico è il consequenziale sviluppo delle travaglio dei progressisti nel vostro paese, e si inserisce in modo naturale nel percorso di innovazione e modernizzazione della socialdemocrazia europea. Detto questo, però, credo che in ogni paese questo percorso troverà strade originali a seconda della storia e del sistema politico di quel determinato paese: non credo possibile un'alleanza politica tra New Labour e Lib-Dems in Gran Bretagna, mentre in Francia, dove le condizioni politiche per un accordo tra il centro di Bayrou e il Partito socialista sembrano più solide, i meccanismi elettorali rendono l'accordo molto difficile. In Germania invece, la sinsitra moderata, che occupa stabilmente il centro dello schieramento, deve cercare un accordo con i Verdi piuttosto che con i Cristiano-democratici. In Italia, invece, la modernizzazione ha la faccia di un'alleanza strategia con il centro e la rottura con la sinistra estrema. Una scelta che Veltroni ha fatto in modo netto: una sua vittoria sarebbe un ulteriore chiaro messaggio alle sinistre europee che solo chi occupa il centro dello schieramento politico vince, e porterebbe una ventata di aria nuova tra tutti i progressisti europei, un chiaro aiuto nella ricerca di nuove ricette.

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Grazie Pd, ma non ho capito un accidente su come si fa a vincere al senato nel Lazio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO Cara Europa, ho seguito ? nonostante tutto ? la campagna elettorale e ho capito che votare per Veltroni premier e Rutelli sindaco significhi, come dice Ferrarotti, lanciare la "nuova classe": essa ha già trasformato la campagna elettorale da sagra delle promesse in umiltà dell'ascolto. Una sola cosa avrei voluto che si conservasse dei partiti vecchi: l'infinita pazienza con la quale spiegavano a noi elettori come e perché votando in certo modo si consegue il risultato desiderato. Per esempio, come conquistare la maggioranza dei seggi del senato nel Lazio. ROSAMARIA CANTONI, ROMA Cara Rosamaria, lei ha ragioni da vendere. Ieri, prima di salire al giornale in via Ripetta, come tutte le mattine, sono passato al bar di via della Scrofa dove mi hanno chiesto la stessa cosa che mi chiede lei. Poi sono andato a ritirare le camice in lavanderia a via Leccosa, dietro al giornale, e mi hanno fatto la stessa domanda. Infine sono passato in farmacia che è al semaforo, e qualche domanda sul voto nel Lazio c'è scappata anche lì. Tutti i luoghi che ho citato sono in un raggio di 50 metri. I votanti sono "borghesi", con o senza laurea. Con quelli orientati a votare Pd alla camera e Sinistra arcobaleno al senato, c'è voluta la mia pazienza di pluridecennale "attivista" per spiegare che quel voto disgiunto sarebbe catastrofico. Soprattutto nel Lazio. Come lei sa, al senato il premio di maggioranza viene assegnato regione per regione. Il Lazio ha 27 seggi, di cui 15 vanno al partito che ha la maggioranza relativa (cioè un voto più degli altri) e 12 divisi fra i partiti che superano lo sbarramento dell'8 per cento. Andiamo all'esempio pratico. Il Pd prende il 43 per cento dei voti, il Pdl 41, Casini 6, Bertinotti 5, Storace 5. Poiché due soli partiti hanno superato lo sbarramento, i seggi sarebbero divisi tutti fra loro (15 al Pd e 12 al Pdl). Vittoria che verrebbe ad aggiungersi a quelle sicurissime di Toscana, Emilia, Umbria e forse altre regioni e ci consentirebbero di raggiungere quei 158 voti complessivi del senato che renderebbero inutile a Berlusconi l'eventuale premio di maggioranza alla camera. Perché il governo, come lei sa, deve avere la maggioranza in tutt'e due le camere. Ma nell'esempio del Lazio, che abbiamo fatto, lo scarto di voti tra Pd e Pdl è minimo: 43 a 41, due punti. L'altra sera Alemanno al Colosseo diceva che nella capitale centrodestra e centrosinistra sono incollati al 49 per cento. Ogni voto, dunque, è prezioso per conquistare il Campidoglio. Lo stesso per la conquista del Lazio. Perciò, se ci sono elettori delusi del governo e vogliono vendicarsi votando Bertinotti, io li capirei sul piano umano (anche a me piacerebbe votare la rosa socialista in nome del laicismo), ma sarebbe suicidarsi, fare harakiri. Infatti ogni voto sottratto al Pd al senato, assottiglia quel 43 rispetto al 41 di Berlusconi, e anzi lo può ridurre a 42, a 41 o addirittura a 40. Così i nostri 5 seggi laziali di maggioranza sfumerebbero, li prenderebbe Berlusconi, e noi dovremmo dividerci i seggi laziali riservati alla minoranza magari con Bertinotti, se, grazie ai nostri regali, supererà l'8 per cento. L'unico a brindare sarà il Cavaliere. Tanto più che, dalle sue parti, nessuno toglierà voti a lui per darli a Casini e a Storace. Cerchiamo, una volta tanto, di non essere più fessi dei berlusconidi.

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Grazie anche a te, Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

STEFANO MENICHINI Noi di Europa Walter Veltroni l'avevamo candidato tanto tempo fa. Lui, il modello- Roma, il tipo di Partito democratico che corrispondeva alla sua fisionomia politica. L'avevamo fatto fin da quando il Pd era ancora solo una possibile, peraltro improbabile, evoluzione del cartello Ds-Dl. Dopo di che, siccome siamo snob e incontentabili, da quando il partito c'è davvero e Veltroni ne è diventato prima leader e poi candidato premier, non gli abbiamo risparmiato né critiche né battute né consigli non richiesti. Del resto, esistiamo anche per questo. Vergini di servo encomio e di codardo oltraggio, possiamo dunque oggi dire, scrivere, semplicemente, pacatamente: grazie Walter. Veltroni merita un ringraziamento, circostanza rara per i politici e da concedere con prudenza, perché comunque vada domani ? e potrebbe non andare affatto male ? lui avrà fatto un lavoro straordinario. Per abilità tecnica, per generosità personale, per coerenza e rigore di linea politica. Una campagna elettorale ovviamente imperfetta, e partita con tutti gli handicap che conosciamo (handicap che erano del resto la causa stessa delle elezioni anticipate), si è però sviluppata in un crescendo di entusiasmo popolare che alla fine ne diventa il segno distintivo. La scelta delle alleanze è stata giusta e di portata strategica, per quanto ci siano state obiezioni su radicali e dipietristi. La linea politica, coerente con la discontinuità enunciata al Lingotto. La proposta di governo, abbastanza chiara sia pure affollata di molte e svariate proposte, forse perfino troppe. Il messaggio, infine, si riduce a una istanza di novità che potrà sembrare poco, ma è moltissimo di fronte alla prospettiva di un governo Berlusconi- Fini-Bossi-Tremonti-Maroni-Stanca. La differenza vera però la fa la gente. Le piazze piene. Lo spettacolo della chiusura di ieri a Roma. Piazza Duomo a Milano come non la si vedeva dai tempi di Berlinguer (ha lanciato Europa questo confronto, ha fatto fortuna). Luoghi d'Italia che la sinistra aveva abbandonato e il centrosinistra ulivista non aveva più ritrovato. Tutti pieni, attenti, disponibili ad ascoltare e a fare. Non ci ha mai appassionato l'estetica e la mistica delle piazze piene. Conosciamo la nostra gente, però. E sappiamo riconoscere quando una manifestazione è solo resistenza, rancore, arroccamento (ce ne sono state tante: l'odio non è certo un'esclusiva del Cavaliere), e quando invece è un atto di presenza che vale per adesso e per il futuro, perché si è tornati a credere in qualcosa in senso positivo, e non solo oppositivo. Dicono che il ritorno del Caimano abbia fatto felice il Pd, facendolo però ripiombare nel passato. Solo che il caimano è voluto tornare lui in quelle vesti, non è colpa di altri. Se a una possibile (vogliamo dirlo: sicura) difficoltà al senato reagisce cercando di intimidire il capo dello stato e i senatori a vita, non gliel'ha ordinato il medico. L'anomalia berlusconiana è anacronistica, tanto più lo appare oggi dopo che il duellante Prodi s'è chiamato fuori, eppure sopravvive a se stessa e va trattata per quello che è. Insistiamo a sperare che berlusconismo e antiberlusconismo siano a questo punto categorie della storia italiana, una fase superata che ancora agita la sua coda. Che sia una speranza fondata o no, quel che conta è che il Partito democratico non abbia perso l'anima in questo risucchio indietro nel tempo. E che il suo investimento per il futuro ? cioè nella capacità di farsi prima o poi ascoltare e apprezzare anche dall'altra Italia ? rimanga valido e produttivo. In questo, occorre dare atto a Veltroni che il suo esser rimasto rigido su una linea di comunicazione non rissosa, se ha provocato impazienze rappresenta però anche una garanzia di continuità. Né lui né il Pd dureranno lo spazio di una breve campagna elettorale, non si bruceranno nello scontro con l'avversario. Avendo davanti questo avversario, il pericolo di scivolare e perdersi era grande. Da lunedì sera si parlerà solo di numeri, maggioranze, alchimie prevedibilmente difficili. Non cesserà lo stato di "emergenza" per il sistema politico e per il Pd, e questo naturalmente aiuterà Veltroni anche nella sua navigazione interna. Ci saranno presto, in ogni caso, nuove prove anche elettorali. Momenti duri. Il centrosinistra che ci siamo lasciati alle spalle ballava a ogni stormir di fronde, sembrava sempre precario, sul punto di precipitare e andare in pezzi. Un vettore sul quale nessuno sarebbe salito con fiducia. Abbiamo adesso uno strumento politico formidabile, di enorme forza elettorale e di ritrovato radicamento sul territorio, anche se fragilissimo nelle sue strutture di direzione e organizzazione: il Pd di Veltroni. È nato in questa tempesta, ci porterà lontano.

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Indecisi di sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LO STATO DEI PARTITI/5 Indecisi di sinistra PAOLO NATALE Un giorno ancora, massimo due, e poi sapremo. Quello che ancora ci manca per avere il quadro completo del comportamento di voto degli italiani è la conoscenza di due elementi: sapere cosa faranno gli indecisi, da una parte, e sapere quale sarà la quota degli astensionisti. Se così non fosse, se fossimo cioè già in possesso di questi dati, il gioco sarebbe già risolto, addirittura con qualche settimana di anticipo sul giorno del voto. Ma così non è. E tutti ci domandiamo cosa faranno questi benedetti incerti che, nei sondaggi pre-elettorali, dichiarano per la maggior parte che decideranno il giorno del voto, alcuni addirittura dentro la cabina elettorale, mentre guardano attoniti la miriade di simboli multicolori stampati sulla scheda. Come ben ci ricordiamo, la loro incertezza delle ultimi giorni causò alle scorse elezioni il balzo finale di Berlusconi per la conquista del pareggio. Può accadere anche oggi, a ruoli invertiti? Difficile dirlo con sicurezza, ovviamente: resta però il fatto indubitabile che in questa occasione la densità maggiore di incertezza aleggia nella parte della sinistra più o meno radicale, nell'antico elettorato dell'Unione attualmente un po' demotivato e stanco, stanco di sperare in un cambiamento della società sempre promesso e (quasi) mai mantenuto. E questi indecisi guardano con un tantinello di fiducia in più nel nuovo Partito democratico, come ultima estrema spiaggia su cui approdare. Il vantaggio registrato fino a due settimane fa, a favore di Berlusconi, può essere in parte colmato dal voto dei dubitanti, che farebbero accorciare il gap di 1-2 punti percentuali. Ma lasciando intatte le chance di vittoria per il centrodestra del Popolo delle libertà. Parzialmente differente il tema dell'affluenza. Di nuovo, nel 2006 l'alta affluenza sembrò favorire l'allora Casa delle Libertà, che riuscì a fare il pieno dei potenziali astensionisti. Oggi cosa potremmo aspettarci da una partecipazione maggiore del preventivato 80 per cento circa di votanti? Un risultato bifronte, poiché una quota significativa dei defezionisti rispetto all'ultima elezioni appartiene ancora all'area di riferimento di centrodestra, un po' delusi dalla riproposizione delle solite facce, in cerca di qualcosa di nuovo. Ma un'altra parte dei possibili astenuti è composta proprio da "unionisti" sfiduciati dalla casta, venati da influssi di antipolitica. E per loro la diserzione significa allontanamento definitivo dalla partecipazione elettorale, senza se e senza ma. L'incremento dell'affluenza può dunque declinarsi in due modalità diverse: aumentare il voto per il centrodestra, oppure per il centrosinistra, oppure ancora per entrambi, a scapito dei partiti minori. Fenomeno controverso, dunque, di cui più di questo non possiamo dire, neppure volendo. Conteranno gli umori dell'ultimo minuto per loro, il richiamo finale dei due principali protagonisti, il passa- parola dei mercati di paese e dei supermercati cittadini. Ricapitolando: gli indecisi sono più propensi al voto per Veltroni, i possibili astensionisti sono invece più bi-partisan. Il risultato sarà un vantaggio di Berlusconi intorno ai 3 punti alla camera, con una manciata di seggi in più al senato. Questo è il mio oracolo finale: come diceva Gianni Brera, solo chi non fa pronostici non sbaglia mai.

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<Bravo Veltroni, ma la sua è una rivoluzione dall'alto> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LONDRA   GEOFF ANDREWS, DELLA OPEN UNIVERSITY, AUTORE DI "NOT A NORMAL COUNTRY: ITALY AFTER BERLUSCONI" "Bravo Veltroni, ma la sua è una rivoluzione dall'alto" Lazzaro Pietragnoli Vista dalla Gran Bretagna, la situazione politica italiana resta poco chiara, anche per chi di professione si occupa di studiarla e di spiegarla a un pubblico più vasto: "Troppi partiti, divisioni interne, compromessi, poca differenza nei programmi delle coalizioni " elenca Geoff Andrews, docente di politica alla Open University ed esperto di questioni italiane, che nel 2006 con Not a Normal Country: Italy after Berlusconi (Un paese anormale, Effepi Libri) analizzò i mutamenti sociali e culturali dell'Italia contemporanea. "Per un cittadino europeo è difficile capire le differenze sostanziali che ci sono tra partiti, coalizioni, programmi. Lo sforzo di muoversi verso un sistema bipolare in Italia è ancora in una fase confusa: certo, il Partito democratico ha fatto un passo avanti, con la creazione di un unico partito del centrosinistra, mentre dall'altra parte c'è ancora una accozzaglia di coalizione, con la Lega, i postfascisti, i veri fascisti? Ma mi pare che la competizione ormai sia più tra due leader che non tra due partiti". E qui si vedono le differenze? La differenza è colossale: da un lato c'è un venditore, dall'altro un uomo di stato. Veltroni, nonostante sia un politico di lungo corso, è sempre stato un modernizzatore della politica: cita Kennedy, Obama, Zapatero e si rifà alla migliore tradizione della sinistra europea. Per quanto il Pd sia stata una rivoluzione dall'alto, che non ha realmente coinvolto movimenti e altre forme organizzate diverse da Ds e Margherita, Veltroni ha comunque cercato di portare nel partito prima, e nelle liste ora, facce nuove e esponenti della società civile. La sua decisione di rompere con la sinistra e di allearsi con Di Pietro, inoltre, è una scelta coerente con la sua impostazione politica, che dà al Pd un chiaro profilo di impegno sui temi della riforma della politica e della legalità. Vedo ancora incertezze e difficoltà sul piano delle politiche economiche, ma una chiara agenda programmatica di riforme istituzionali e di sistema è la condizione necessaria per risolvere anche i problemi economici: per modernizzare l'economia italiana, infatti, serve un cambiamento radicale delle politiche e delle pratiche sociali. Crede che si stiano preparando le condizioni perché succeda anche in Italia quello che è successo in Gran Bretagna con il New Labour? Veltroni è stato un precursore della Terza via, un convinto sostenitore della riforma della sinistra molto prima di Tony Blair, ma la situazione italiana oggi è molto diversa da quella inglese di quindici anni fa. Le trade union inglesi negli anni '90 erano meno forti e radicate dei sindacati italiani di oggi, e non fu comunque facile per Blair imporre sulle loro rivendicazioni le priorità politiche riformiste. Per Veltroni sarà molto difficile portare avanti la propria agenda riformista e vincere le resistenze del mondo sindacale. Inoltre le culture della sinistra e del centrosinistra italiano sono molto più diversificate e radicate nel paese di quanto non fosse l'ideologia del Labour: per modernizzare davvero il partito Walter deve tenere insieme e riformare differenti identità e situazioni. Egli comunque è più sofisticato di quanto non fosse Blair, e anche capace di maggiori mediazioni: deve mettere in campo tutte queste sue abilità approfittando anche della nuova generazione, delle donne, dei movimenti. Ma al tempo stesso è chiaro che anche l'eredità di Blair oggi non è più così limpida, e che l'Italia arriva a questo appuntamento con dieci anni di ritardo: non è possibile quindi prendere semplicemente idee che hanno funzionato in altre parti di Europa e del mondo nel decennio scorso e applicarle qui ora. Bisogna ripensare complessivamente la sinistra europea: dalla sua esperienza di sindaco Veltroni ha sviluppato un grande rispetto per la diversità, un genuino interesse per gli scambi culturali, la capacità di capire il mondo globale. Sono caratteristiche importanti che lo possono aiutare in questa operazione. Come due anni fa, lei è stato in Italia per seguire dal vivo la campagna elettorale: che ne pensa? Mi sembra meno attiva del passato: ci vedo una sorta di deriva americana, con siti web, magliette, gadget, ma meno entusiasmo, meno partecipazione. E grande attesa per gli scontri televisivi. All'inizio c'era anche molto fair play da parte dei due candidati premier, con Veltroni che si era impegnato a non attaccare Berlusconi. Ora la temperatura politica è un po' più calda, si comincia a vedere qualche scontro. In questo Veltroni è avvantaggiato, perché è capace di rimanere calmo anche di fronte agli attacchi di Berlusconi.

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Il Nord è più vicino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DOPO IL COMIZIO DI MILANO L'entusiasmo di piazza Duomo è il segno che il Pd sa parlare al ceto produttivo settentrionale Il Nord è più vicino GIANNI DEL VECCHIO Le centomila persone di giovedì sera in piazza Duomo sono state solo la ciliegina sulla torta di una campagna elettorale che soprattutto al Nord è andata al di là di ogni auspicio. Merito della scelta del Pd di andare da solo, abbandonando quella sinistra radicale che nel settentrione è vista come la nemica della modernità e dello sviluppo economico. Merito però anche della scelta comunicativa e programmatica di Veltroni, che ha deciso di lanciare precisi messaggi a quel mondo produttivo che fino a qualche tempo fa guardava con grande diffidenza il centrosinistra. Dirigenti lombardi del Partito democratico come Luciano Pizzetti, Roberto Zaccaria o Nicola Pasini non hanno dubbi: il gelo con cui negli ultimi anni il Nord ha accolto il centrosinistra sta cominciando a sciogliersi e chi finora ha votato Berlusconi turandosi il naso ha ora un'alternativa. Che poi però questo rinnovato entusiasmo si possa tradurre in una vittoria è più difficile prevederlo, anche perché la legge elettorale premia le grandi ammucchiate. "A piazza Duomo l'altra sera l'entusiasmo si toccava con mano ? testimonia Luciano Pizzetti, responsabile federalismo del Pd ?. Non avevo dubbi: tutte le iniziative lombarde di Veltroni sono state un successo". Successo che lo stesso Pizzetti spiega con due ragioni, una di metodo, l'altra di merito. "Prima di tutto, è stata efficace la scelta di correre da soli. È stato una specie di "apriti sesamo", si sono liberate energie da troppo tempo sopite. Poi è stato fondamentale il nuovo messaggio che Veltroni ha saputo lanciare, parlando di sostegno alle piccole e medie imprese, di riforma della pubblica amministrazione, di un taglio ai costi della politica e della burocrazia. Tutte cose che il ceto produttivo del Nord vuole da sempre. Insomma, quello che finalmente il centrosinistra ha capito è che il Nord non vuole sentirsi dire cosa deve fare ma vuole solo che venga accompagnato e sostenuto nel percorso di crescita economica". La capacità di fornire una reale alternativa proprio ai piccoli e medi imprenditori è stata uno dei punti di forza della campagna veltroniana. "Le candidature di personaggi come Colaninno e Calearo ? sottolinea Pizzetti ? sono state il tassello finale di questa strategia". Del resto anche il comizio finale milanese ha evidenziato la volontà del segretario del Pd di andare a pescare voti dall'altra parte. "Con il riconoscimento di due personaggi certamente non di sinistra come il commissario Calabresi o Giorgio Ambrosoli ? nota Nicola Pasini, direttore del Centro di formazione politica fondato da Cacciari ?, Veltroni ha cercato ancora una volta di parlare all'elettorato moderato". Senza dimenticare però l'orgoglio riformista, "ben rappresentato dalle parole di Veronesi, che ha ricordato l'importanza della solidarietà ". Ma tutto questo entusiasmo alla fine si tramuterà in consenso elettorale? O si ripeterà la vecchia storia delle piazze piene e delle urne vuote? "La bella campagna elettorale del Pd è già un grosso risultato, vuol dire che il partito piace ? sottolinea Roberto Zaccaria, candidato alla camera in Lombardia 1 ?. Che poi questo bel gioco, per usare una metafora calcistica, si possa tramutare in vittoria è difficile dirlo. Anche perché servirebbe un campo da gioco regolare mentre la legge elettorale attuale favorisce le ammucchiate più che la corsa solitaria. Comunque sono ottimista".

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<La borghesia milanese? Con il Pd si può fare> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'INTERVISTA   PARLA LINDA LANZILLOTTA, CANDIDATA IN LOMBARDIA: "MUOVIAMO PASSIONE E CERVELLO" "La borghesia milanese? Con il Pd si può fare" RAFFAELLA CASCIOLI "In queste settimane ho incontrato molti professionisti e piccoli imprenditori, acquisendo e sviluppando non solo una rete di rapporti ma anche riflessioni comuni che saranno senza dubbio la base del mio impegno nei prossimi anni. Anche perché oggi il Nord chiede sempre più di avere punti di riferimento". Linda Lanzillotta, ministro degli affari regionali e candidata del Pd in Lombardia, spiega come la validità del progetto del Partito democratico si basi su una fitta agenda di modernizzazione del paese che dopo le elezioni, qualunque sia l'esito, andrà seguita. Il Pd a Milano riempie le piazze. Se l'aspettava? "Una risposta eccezionale, nonostante la pioggia battente. Quella di giovedì è stata una piazza democratica come Milano non vedeva da tempo. Grazie all'entusiasmante energia di Veltroni si è manifestato in piazza Duomo ciò che ormai si avverte in tutta Italia. Si stanno proiettando in tutto il paese dinamiche di un forte movimento del Pd che può contare sulla stagione riformista dell'Ulivo e dei partiti in esso confluiti. Che ha alle spalle una solida cultura dell'innovazione e che, per questo, è credibile nell'andare libero e solo rispetto ai partiti che fino a ieri avevano condizionato i riformisti. Quali sono le aspettative del Nord rispetto al Pd? Il Partito democratico muove entusiasmo e passione, ma anche cervello. Catalizza gli interessi economici di tanti imprenditori e lavoratori del nord, che chiedono la soluzione ai problemi di sicurezza e di qualità complessiva della vita e del sistema in cui opera a partire dalla burocrazia e dall'impianto infrastrutturale. Il che richiede un cambiamento culturale per il quale il Pd si mostra come soggetto politico credibile per realizzare un simile progetto. Paga la novità? Veltroni marca la discontinuità culturale del Pd a cominciare dal body language e dal pragmatismo. Senza contare che il Pd vanta una classe dirigente che presenta importanti innesti con Ichino, Colaninno, Veronesi oltre a tanti ministri riformisti. Aiuta anche la perdita di credibilità di Berlusconi percepito sempre più, soprattutto qui al Nord, come un personaggio vecchio, un protagonista superato, in un certo senso datato, che non trova altri argomenti se non le invettive. Questo non fa che rafforzare la Lega, che dà al profondo Nord egoista, individualista e protestatario una risposta che inevitabilmente non può essere un progetto nazionale. E finisce con il depauperare il centrodestra, che pure aveva mostrato in passato un'anima innovatrice. La Lombardia è sempre stato un territorio difficile per il centrosinistra, dov'è che il Pd fa la differenza? Nel corso di questa campagna ho riscontrato che il Pd suscita attenzione e interesse nella borghesia milanese che, da sempre, è un ceto naturalmente orientato all'innovazione. Si tratta di una platea che il centrosinistra, con tutte le sue contraddizioni, finora non era riuscito a catturare. In questi anni, abbiamo sofferto una cesura con il nord, perché il centrosinistra non ha saputo leggere e interpretare il cambio della struttura produttiva e sociale verificatosi dopo la fine delle grandi industrie del Nord e con il proliferare di piccole e medie imprese, del lavoro autonomo e delle professioni innovative che costituiscono uno strumento di accompagnamento delle aziende sui mercati globali. Tutti soggetti che il centrosinistra, in questi anni, non ha saputo rappresentare. Ora il Pd deve guadagnarsi credibilità su temi come quelli dell'immigrazione e della sicurezza oltre a completare il programma delle liberalizzazioni.

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Democratici e ottimisti. Festa per Walter che torna a casa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LA PIAZZA   SOTTO IL PALCO TANTI REGISTI, ATTORI E CANTANTI. LA ROMA DEM DICE: "GIÙ LE MANI DA TOTTI" Democratici e ottimisti. Festa per Walter che torna a casa CHIARA GELONI Si viaggia per la bellezza del viaggio, come dice Walter Veltroni con tanta voglia di raccontare l'Italia che ha ascoltato, visto e conosciuto, però bisogna dire che anche arrivare alla meta è una bella cosa. Piazza del Popolo è anche questo, il pullman che torna a casa, centodieci piazze dopo. Per l'occasione Roma festeggia facendo incontrare le due rette parallele della campagna "civica" di Francesco Rutelli e Nicola Zingaretti e di quella dell'ex sindaco che ha preso il timone del Partito democratico e ora davvero sente che "si può fare". Bandiere arancioni di Rutelli sindaco e magliette blu di Zingaretti con la scritta Io ho scelto. Lo stand dell'Unità e le hostess che offrono Europa. E tricolori democratici dappertutto. Qualcuno è venuto con la maglietta di Totti, perché a Roma ieri non ce n'era uno che non pensasse che "Berlusconi il Capitano nun lo doveva toccà". La piazza ha una gran voglia di festa, anche se dalla mattina piove su Roma una pioggia insistente, appiccicosa e marroncina. Ai tricolori delle bandiere del Pd si aggiungono i cartelli verdi del "si può fare", ma per quest'ultima sera ce ne sono di nuovi, con uno slogan perfetto per i cuori democratici. C'è scritto: "Io sono ottimista". Ottimisti, ecco. Lo sono Rutelli e Zingaretti ? qui non è un sogno la vittoria al primo turno ?, ma Veltroni, lo dicono tutti, non sta proprio più nella pelle; questi ultimi giorni hanno finito di convincerlo, trasmette convinzione e sì, anche gioia e gratitudine. L'arrivo del pullman è trionfale: c'è Dario Franceschini, la signora Flavia e la signora Silvia, e c'è con loro Jovanotti, l'autore dell'inno ufficiale Mi fido di te: scendono insieme nella folla, braccio sulla spalla. E quando Walter nel suo discorso citerà la frase "la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare", Lorenzo rispunterà sul palco, per un altro abbraccio. Sotto il palco c'è tutto il cinema e tutta la tv. Si erano trattenuti finora, gli attori e i cantanti amici di Veltroni, per non esporlo alla caricatura del candidato del "partito Rai" e di Cinecittà. In piazza del Popolo però sono venuti tutti: Laura Morante, bellissima, Fiorella Mannoia colorata ed elegante, Virzì, Ozpetek e Scola, Silvio Orlando e Massimo Ghini, Gigi Proietti e Pippo Baudo, Isabella Ferrari e Veronica Pivetti, sì la sorella della Pivetti, e Moni Ovadia e la Ferilli e la Sandrelli: tutti. Carla Fracci ha mandato due bouquet di fiori con biglietto: "Per Francesco Rutelli" e "Per Walter Veltroni". Voglia di festa, voglia di fidarsi: quella di cui parla Franceschini quando racconta che in tv ha detto a Fini "io mi fido di Walter come uomo e come politico, ora dì la stessa cosa di Berlusconi", e lui "ci ha messo un quarto d'ora, ci ha girato intorno e poi non ce l'ha fatta". Voglia di fidarsi di quelle centodieci piazze, della bellezza di quel viaggio che ricomincia nel video confezionato dai ragazzi di Nessuno Tv, la televisione ufficiale del viaggio del pullman. E anche se mentre scorrono quelle immagini a un certo punto ti accorgi che la colonna sonora è Il bandito e il campione di Francesco De Gregori e che forse "non servono le taglie e non basta il coraggio, Sante il bandito ha troppo vantaggio", ti dici oddio, forse no. Forse da lunedì si ricomincia un altro viaggio, e sarà anche più bello. Intanto è bello essere a casa, in questa piazza che è di tutti i Democratici, tutti con le stesse bandiere e tutti che si dicono sì, io sono ottimista.

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Ci siamo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Oggi e domani al voto 47 milioni di italiani. Mediaset, l'ultimo trucchetto Ci siamo La rimonta c'è stata davvero, il Pd può puntare al successo pieno Urne aperte oggi fino alle ventidue e domani pomeriggio dalle sette alle quindici, poi si contano i voti veri, a cominciare dal senato, poi la camera. L'ottimismo dei Democratici ieri è andato crescendo: i segnali positivi si sono andati moltiplicando negli ultimi giorni, sembra proprio a portata di mano quel successo pieno che ancora pochi giorni fa sembrava un miracolo. Insomma si poteva fare, e si è fatto: manca solo l'ultimo sforzo, quello decisivo. Il Cavaliere si era congedato dagli elettori, venerdì sera, con una vera e propria maratona televisiva. Riguardo a Matrix (5 milioni 839 mila spettatori con il 24,26 per cento di share), il Pd ha presentato un esposto al Garante per verificare se vi sia stata una violazione della par condicio: l'intervento di Veltroni è stato infatti interrotto da una pubblicità di 4 minuti con 10 prodotti, quello di Berlusconi da una pubblicità di un solo minuto e mezzo con 5 prodotti, il che ha penalizzato il leader del Pd anche negli ascolti. Ma il cuore della campagna elettorale di Veltroni è stato un altro, il viaggio nell'Italia vera: oltre 20mila chilometri, centodieci comizi, un milione e mezzo di persone incontrate. Grandi numeri anche per il sito del Partito democratico. Centosessantamila la media dei contatti negli ultimi giorni, oltre undici milioni le pagine visitate.

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L'ultima carica del Cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CENTRODESTRA L'estremo appello del leader del Pdl: "Vi supplico, non votate i "traditori" Casini e Storace" L'ultima carica del Cavaliere FRANCESCO LO SARDO Un po' si consolano col celebre detto di Pietro Nenni che ammoniva: "Piazze piene, urne vuote". Un po' si rassicurano con quelle di Sandro Bondi: "La Dc riempì le piazze solo nel '48. Poi non s'è mai più visto nessuno, ma lo scudocrociato è rimasto il primo partito e ha governato altri cinquant'anni...". Sarà. Ma ieri l'altro faceva una certa impressione vedere Silvio Berlusconi parlare a poche migliaia di fedelissimi raccolti all'ombra del Colosseo, senza neppure bisogno di bloccare il traffico romano, che sfrecciava indifferente attorno al Cavaliere, novello Ernesto Calindri al momento del suo Cynar. I tre milioni di voti in più al senato vagheggiati due sere fa da Berlusconi, nelle segrete stanze di Forza Italia, sono un miraggio. E i musi lunghi tra i dirigenti nazionali di An, nel quartier generale di via della Scrofa, la dicono lunga sull'aria che tira a destra, soprattutto nel Lazio, regione in bilico con il suo premio di maggioranza di ben quindici senatori. D'Alema dice impietoso che Berlusconi, lanciato verso la sua ultima corsa su palazzo Chigi, "fu grande innovatore, ma nel secolo scorso". Leader sì, ma del 'Novecento, candidato per la quinta volta alla guida del paese. Le sue ultime performances da Vespa e a Ottoemezzo hanno seguito uno spartito sincopato, che alterna compassata gravità per i cupi scenari di crisi economica planetari a battute comiche in stile Bagaglino: con mimica facciale e uso del corpo secondo una sperimentata arte da teatro di varietà. Tonico sulle facezie e, insieme, sottotono sulla pesante realtà del Paese. E poi tanto declamatorio sui titoli dei presunti temi forti della destra ? quello sicurezza, per esempio ? quanto vago ed evanescente nella loro concreta declinazione. Così si spiega la fuga in atto del potenziale elettorato del Pdl verso sponde più solide: la Lega al nord, la Destra al centrosud. Il previsto boom dei voti a Bossi è un'arma a doppio taglio per Berlusconi. Il Popolo delle libertà rischia di essere sorpassato dal Pd di Veltroni come primo partito ? ammette per la prima volta, a denti stretti, qualche dirigente forzista ? e di poter incassare il premio di maggioranza alla camera solo grazie alla Lega. Ma in quel caso il peso di Bossi nell'alleanza si farà sentire ancora di più, con tutte le complicazioni del caso per il Cavaliere. Nel centrosud, poi, c'è il Cerbero Storace-Santanchè- Buontempo a terrorizzare il Pdl. Per non parlare dello spettro dell'Udc, che può rosicchiare altri voti preziosi al principale partito del centrodestra. In chiusura di campagna elettorale i toni di Berlusconi sul punto si sono fatti disperati: "Supplico gli elettori che non si riconoscono nella sinistra ? s'è appellato ieri in televisione il Cavaliere ? di non togliere voti alla loro parte politica" e di non disperdere il voto dando la preferenza ai partiti di Storace e a Casini. Ultime ore di campagna elettorale spese tutte in tv da Berlusconi, ancora un tuffo nel popolo invece per Fini e Bossi: popolo "virtuale" quello di Fini, impegnato in una videochat trasmessa dalla sede di An, popolo in carne ed ossa quello di Bossi, che s'è sgolato dal palco di largo Cairoli, nel centro di Milano. Indeciso fino alla fine se tirare fuori una clamorosa sorpresa dal cilindro nell'intervista finale a Matrix ("Un'idea ce l'ho, ma non so se c'è copertura della spesa", è andato ripetendo per tutto il giorno), su una cosa ha Berlusconi ha sottolineato di sentirsi in sintonia col leader del Pd: "Credo che questa sia l'unica su cui posso essere d'accordo con Veltroni. Il partito che vince ha il dovere di governare". Anche per un pugno di voti. Al diavolo gli "gnomoni" dell'Udc e della Destra che insinuano veleni di inciucio tra i due giganti.

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<Il Pdl si scioglierà> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PIÙ DI CENTOMILA IN PIAZZA DEL POPOLO Veltroni ha chiuso la campagna elettorale: "Comincia un altro viaggio" "Il Pdl si scioglierà" "L'Italia bisogna amarla, non usarla". "Non posso credere che un elettore di An accetti di stare con chi non rispetta il tricolore". "Francesco Totti fa bene cenza, altri no...". E cita Jovanotti: "La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare". MARIO LAVIA Da Spello a piazza del Popolo, si è chiuso l'immenso cerchio veltroniano, il viaggio in Italia è finito, il mese del candidato premier del Pd è terminato e ancora una volta, la centodecima, davanti ad un mare di gente. Walter Veltroni è giunto al traguardo, "adesso comincia un altro viaggio", quello decisivo "per cambiare l'Italia". Non si è risparmiato nemmeno ieri, Veltroni: un discorso tiratissimo, lungo, emozionato e emozionante, una specie di summa delle cose dette e spiegate in questo incredibile tour italiano, ma se possibile con ancora maggiore passione, specie in alcuni passaggi: la mafia, il lavoro, i bambini, Falcone e Borsellino e Libero Grassi, Aldo Moro e la scorta. Altro che "l'eroe" (lo stalliere Mangano- ndr) evocato da Dell'Utri. Ma il centro del discorso, il filo rosso, è l'Italia, "come si può non amarla", quell'Italia percorsa in lungo e in largo, che gli ha impresso nella mente "la bellezza del viaggio che consente di ascoltare ciò che non si era sentito": e allora, via col ricordo del pescatore di Trapani, dell'operaio di Piombino, della centenaria sarda ("non vi posso dire ciò che mi ha detto, nella sua saggezza, del principale esponente dello schieramento avversario"). Insomma "l'Italia vera che lavora e che produce" che ha bisogno di un paese "più semplice e più veloce", dove "rischio" non sia sinonimo di "pericolo" ma di "opportunità". Si avvicina Jovanotti quando il candidato lo cita, la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare. La conclusione, con trasparente riferimento al Cavaliere, è che "l'Italia bisogna amarla, non usarla". Poi ci sarà invece un ringraziamento "sincero e affettuoso" a Prodi, "l'uomo di stato" che ha governato il paese con una alleanza "che non andava bene" (e Veltroni legge, senza citarlo, un'intervista di Bertinotti). Botte forti a Bossi e ai fucili e alle armature, ironie sul flop del Pdl al Colosseo, ("la sparuta assemblea di pochi intimi"), sulla prevedibilissima litigiosità interna alla destra. E ha insistito sulle richieste contenute nella lettera a Berlusconi: fedeltà alla Costituzione e al tricolore, perché non si può giurare sulla Carta per "prendere la macchina blu" e poi ignorarla o peggio calpestarla. Berlusconi "deve rispondere", altro che scuse, "ma lui non può sottoscriverli perché la Lega vuole la secessione e non rispetta il tricolore". Su questo picchia, Veltroni. E si è rivolto direttamente agli elettori di An, ha mena to lì, nel punto molle dello schieramento avversario prevedendo che "lunedì il Pdl non ci sarà più: è solo un cartello elettorale che tiene insieme forze divaricate. Fanno finta di stare insieme". Qui piovono fischi a Ciarrapico: "No, no, non si fischia: siamo fatti così". È esattamente "quello che li fa più impazzire: non rispondergli". Il boato più forte è un altro: "Francesco Totti ha semplicemente manifestato la sua amicizia. Francesco ha staccato un assegno per gli anziani, vorrei che altri facessero la stessa cosa...". "Da italiano mi chiedo: cosa sarebbe l'Italia se vincesse la destra? Una destra stanca... " che evoca le dimissioni Napolitano e attacca Ciampi. Con questi, nessuna larga intesa: lo ha ripetuto per l'ennesima volta. "Siamo forze alternative, chi prende un seggio più dell'altro governerà". È un'altra Italia, quella di Walter: "Bisogna riconquistare serenità, basta con questa aria cupa. Io sono ottimista". Semplicemente ? Walter Veltroni se n'è convinto ? perché "l'autunno sta per finire".

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Scenario politico più semplice, ma futuro incerto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'Osservatore romano "Scenario politico più semplice, ma futuro incerto" Una "effettiva semplificazione del quadro politico", "forti incertezze" sull'esito del voto, e uno "scenario" per i prossimi cinque anni fatto di "indicatori economici non positivi". Così l'Osservatore romano sintetizza la situazione alla vigilia delle elezioni politiche in Italia, in un articolo intitolato "Chiusa la campagna elettorale L'Italia al voto". "Si è trattato, secondo un'opinione largamente condivisa - scrive il giornale vaticano - di una competizione diversa da quelle che hanno caratterizzato la vigilia delle ultime consultazioni elettorali. La novità principale è un'effettiva semplificazione del quadro politico, con la decisione del Partito democratico (Pd) di presentarsi da solo, e la scelta simmetrica, nel centrodestra, di dare vita al Popolo della libertà". Gli indicatori economici, però, non sono per nulla positivi. Il giornale vaticano riassume quindi gli scenari possibili del dopo voto: una non maggioranza al Senato che "potrebbe infatti spingere a una coalizione estesa, ipotesi negata durante la campagna elettorale sia da Veltroni sia da Berlusconi"; oppure "un Governo di nuovo debole, con la minaccia di una crisi sempre incombente" o "un Governo delle riforme, che ponga mano alle modifiche necessarie alla legge elettorale, ed eventualmente alla Costituzione, prima di un nuovo scioglimento delle camere".

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GLI ALTRI IN GARA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

SI VOTA GLI ALTRI IN GARA Il presidente della Camera dovrebbe passare la mano, quale che sia il risultato [FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA Pier Ferdinando Casini non voterà la fiducia a Silvio Berlusconi premier. Fausto Bertinotti, l'ipotesi che a chiederla possa essere Walter Veltroni non l'ha neppure mai presa in considerazione. Se si getta lo sguardo oltre il risultato che uscirà dalle urne questo week-end, è questa la fondamentale differenza tra le due opposizioni che il nascente bipartitismo Pdl-Pd si trova di fronte. Due forze, l'Udc e la Sinistra, che giocheranno un ruolo di cerniera soprattutto nel caso (probabile) in cui i numeri usciti dalle urne non dessero una maggioranza salda al Senato a nessuno dei due contendenti. Ma mentre Casini avrà vinto comunque, anche se in Senato non dovrebbe superare lo sbarramento all'8% per più di 4-5 regioni, Bertinotti si gioca una diversa partita, poiché la Sinistra è al momento un Arcobaleno, in tutti i sensi. E perché la rottura è consumata: anche se per ipotesi vincesse Veltroni, ragiona Bertinotti, sarebbe di misura, "e di certo non potrebbe contare sui nostri senatori". Diverso, nel paragone tra i due, è anche il sentimento con cui attendono l'esito elettorale. Bertinotti fa sapere che "da martedì, quale che sia il nostro risultato, io passo la mano": si presterà a commentare i risultati al Tg1 e a Matrix lunedì sera, ma altre trasmissioni a cominciare da Ballarò hanno ricevuto un diniego. Il gran rifiuto di Bertinotti non è alla politica, naturalmente, ma al suo ruolo: padre nobile operativo, ma senza nessuna carica. "Largo ai giovani", ha ripetuto pubblicamente. "E' finita una stagione politica, per me è arrivato il tempo della riflessione e dello studio, mi piacerebbe insegnare", confidava quando non si era ancora consumata la caduta del governo Prodi, durante il suo ultimo viaggio in America Latina, dove effettivamente cattedre in sociologia gli sono state offerte da varie università. Casini invece ha studiato ogni mossa della sua campagna, consapevole dei rischi ha calcolato al millimetro gli effetti, fino all'ultima mossa, che non è quella del cavallo bertinottiana ma quella dello scacco: "In caso di pareggio tra Berlusconi e Veltroni, mi offro come premier". Sull'analisi politica i due oppositori convergono. Per Casini un'eventuale vittoria veltroniana sarebbe come se la fantasia superasse la realtà, "anche se i sondaggi sono nel pallone, la forza di Pdl più Lega resta superiore a quella di Pd più Di Pietro", ha notato con i suoi. Più probabile invece un testa-a-testa al Senato, una nuova ingovernabilità. E qui Casini si prepara a non fare da stampella e nessuno, a comportarsi da "opposizione costruttiva". Per Bertinotti è diverso: ritiratosi nel ruolo di "padre nobile attivo", come lo chiama, resta tuttavia il leader naturale di una formazione non-nata. La sua attenzione politica è concentrata sulla Sinistra Arcobaleno, ora un semplice rassemblement di fronte a un bivio: Rifondazione, ex Correntone, Comunisti e Verdi dovranno sciogliersi, soluzione che Bertinotti auspica, o federarsi come vorrebbe Paolo Ferrero, perdendo per strada Diliberto? Molto dipenderà, ovviamente, anche dalle urne: "Un conto è se prendiamo il 6, un conto se ci avviciniamo all'8". Per quel che riguarda l'orizzonte del governo, la previsione è che vincerà, con margine esiguo, Berlusconi, un leader di cui Bertinotti apprezza le capacità ("La sua è la più spettacolare rimonta della storia italiana", confidò dopo le politiche del 2006). A quel punto, non ci saranno larghe intese alle viste. Nessun modello "tedesco", ma francese: ovvero il Cavaliere non potrà non offrire all'opposizione una sorta di sarkozista Commissione Attali sulle riforme, e lì si creerà su alcuni punti, federalismo, legge elettorale, poteri del premier, una sorta di dialogo bipartisan da offrire come uno scalpo di unità a un Paese sul quale si sarà abbattuta la scure della recessione. E' allora, ragiona Bertinotti, che si aprirà uno spazio vero per una nuova sinistra: difendere i lavoratori "sui quali si cercherà di scaricare il peso della crisi".

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L'Italia sceglie il dopo-Prodi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Seggi aperti dalle 8 fino alle 22 e domani dalle 7 alle 15. Alle urne 47 milioni. L'ultima polemica è sulla par condicio tv L'Italia sceglie il dopo-Prodi Nella sfida tra Veltroni e Berlusconi l'incognita di centristi e sinistra.

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"Che fatica fare film Mica sono Leone" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Giuliano Montaldo "Che fatica fare film Mica sono Leone" "Cosa mi ha fatto tornare dietro la macchina da presa dopo 18 anni? Mia moglie. Era stufa di sentirmi borbottare nel sonno "pronti, motore, azione"". Giuliano Montaldo è così. Una battuta dopo l'altra, un signore del cinema che si schermisce davanti ai complimenti e preferisce ridere. Di sè e del mondo, "perché oggi posso fare i film che voglio ed esprimere tutta la mia insofferenza per l'intolleranza". Premiato da Grinzane Cinema per le pellicole tratte da opere letterarie, con "I demoni di San Pietroburgo" in anteprima ieri a Stresa aggiunge un nuovo capitolo alla sua lunga lista riprendendo la sedia di regista abbandonata nel 1989 dopo "Tempo di uccidere", tratto dal romanzo di Ennio Flaiano. "Ho deciso di fermarmi perché ero molto addolorato per quel film, per non averlo saputo fare bene. Dovevamo girare in Etiopia, poi in Kenya, alla fine siamo finiti in Zimbawe e nel frattempo la storia si era svuotata di senso". Quel ricordo poco piacevole lascia subito spazio all'ironia, quando parla del lancio del suo nuovo lavoro: "Avrebbe dovuto uscire in questo periodo ma ci sono le elezioni - dice -, i manifesti sarebbero subito stati coperti dai faccioni di Veltroni e Berlusconi". La pellicola, nei cinema dal 24 aprile, vede un giovane Dostoevskij intrappolato nella ragnatela dei creditori, con la scadenza per consegnare il suo nuovo libro che si fa sempre più vicina e frequenti attacchi di epilessia. A tutto questo si aggiunge la ricerca affannosa di un gruppo di terroristi che sta pianificando un attentato alla famiglia imperiale. E' un ritratto inedito dello scrittore de "Il giocatore" e "I demoni", a cavallo tra passato e modernità, perché "la sua vita è il suo romanzo più bello", dice Montaldo. Poi torna di nuovo a sorridere, raccontando di quanto è difficile trovare un produttore per i suoi film: "Ogni volta ci metto più o meno tre anni per sedurre quello giusto. D'altronde non sono mica Sergio Leone, che con i suoi cowboy e cavalli catturava subito l'attenzione". E se le sue opere, tra cui "Sacco e Vanzetti", "Gli occhiali d'oro", "L'Agnese va a morire" e "Giordano Bruno", finiscono per passare in tv alle quattro di notte poco male: "Almeno si evita la pubblicità. Il cagnetto che gioca con i dieci piani di morbidezza della carta igienica toglierebbe un po' di atmosfera a Giordano Bruno che va sul rogo". Tra i film ancora nel cassetto (su Salvador Allende e sull'incendio del Reichstag) e battute sulle tavole rotonde che spopolano in Italia c'è ancora spazio per sottolineare: "Sono pur sempre quello che ha obbligato Nino Castelnuovo a saltare la staccionata per l'olio Cuore".

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Due uscite autostradali, due Italie opposte Al ritorno in Italia dopo le varie tappe nell (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A "meglio Europa", il mestiere di cronista mi chiama a fare un'ulteriore sosta in casa nostra: da Milano alla tangenziale Nord di Torino. Direte voi: che c'entra la meglio Europa con la tangenziale Nord di Torino? C'entra, c'entra. E per un aspetto molto singolare. Lì, a me che arrivavo da Milano in auto dopo il viaggio in Europa, si sono presentati uno dietro l'altro, nel giro di appena un chilometro, due svincoli per entrare in città: la prima uscita porta il nome di Venarìa (con l'accento sulla i), la seconda ti incanala nel corso Regina Margherita, per i torinesi il familiare e centrale "corso Regina". Quelle due uscite, che ho imboccato nell'autunno 2007 a distanza di un mese per andare a ricostruire due vicende, sono metaforicamente le due uscite davanti alle quali ci troviamo oggi tutti noi. La prima uscita, quella di Venaria Reale, porta diritto diritto alla reggia restaurata, un'impresa titanica che può essere presa a emblema dell'Italia della buona politica (perché anche da noi qualche buon esempio di livello europeo ovviamente non manca); lo svincolo successivo conduce all'acciaieria ThyssenKrupp, clamorosamente balzata alla cronaca nel dicembre scorso per il tragico rogo che ha ucciso sette operai e che è diventata il sinistro simbolo della mancanza di sicurezza delle nostre fabbriche e dei nostri cantieri: altro che società civile, questa è una realtà da arretratissimo Terzo Mondo. Due uscite (Venaria e corso Regina), due Italie, due modi di fare le cose, farle bene e farle male. Venaria: dallo sterco dei pipistrelli alla reggia restaurata C'era uno strato di escrementi di pipistrelli spesso diversi centimetri sul pavimento della galleria grande di Diana, il cuore di quella che un tempo fu la reggia della millenaria dinastia Savoia. Era il 1996 e i visitatori che si affacciarono nella galleria grande, guidati dallo storico Gianni Oliva (poi assessore alla Cultura della Regione Piemonte), non riuscirono a trattenere una smorfia di desolazione e disgusto. Dieci anni dopo la reggia è tornata a essere la luminosa Versailles italiana, grazie a un restauro sapiente, una vera e propria impresa titanica durata otto anni (è stata inaugurata il 13 ottobre 2007). Un tempo uno dei più significativi esempi di architettura barocca internazionale, questa nuova "fabbrica della cultura" cambia il volto di una regione e capovolge il destino di una città (Venaria, quarantamila abitanti alle porte di Torino) che entra così nella ribalta europea risalendo dai fondi dell'oblio quando veniva ricordata solo per i tanfi della Snia Viscosa. Li cambia in positivo a tal punto da spingere Gian Antonio Stella a mettere nero su bianco queste parole: "Santa Politica a Venaria ha fatto un miracolo. E allora viva Romano Prodi e viva Silvio Berlusconi, viva Enzo Ghigo e viva Mercedes Bresso e viva Walter Veltroni e Giuliano Urbani e Francesco Rutelli e Carlo Azeglio Ciampi e Sergio Chiamparino e i sindaci Lino Alessi, Giuseppe Catania e Nicola Pollari e insomma viva la destra e viva la sinistra". E viva coloro che si sono succeduti in questi anni di lavoro: soprintendenti e direttori, funzionari, architetti dai nomi illustri come Gae Aulenti, restauratori come la famiglia Nicola di Aramengo (Asti) e artigiani di qualità fino ai volontari e ai "lavoratori ignoti", uno per tutti il signor Felice Cimadoro che fino all'ultima notte prima dell'inaugurazione ufficiale, nell'autunno 2007, ho visto piantare i ciottoli sulla piazza della Repubblica su cui, ironia della sorte, si affaccia il monumento simbolo della famiglia reale dei Savoia. La ThyssenKrupp e la tragedia delle morti bianche Torniamo sulla tangenziale Nord di Torino: la seconda uscita dopo Venaria, quella di corso Regina Margherita, l'ho imboccata un mese dopo, nel primo fine settimana di dicembre 2007, per una testimonianza questa volta di tutt'altro tenore rispetto al restauro della vicina reggia. Perché lo svincolo di corso Regina mi ha portato alla più grave delle emergenze nazionali, a uno dei tanti fronti irrisolti che angosciano gli italiani. Su corso Regina si affaccia lo stabilimento ThyssenKrupp, una multinazionale dagli utili formidabili. La mattina di martedì 4 dicembre una stringata nota di agenzia di stampa informava che il gruppo siderurgico tedesco chiudeva l'esercizio fiscale 2006-07 con utili in crescita del 29 per cento rispetto all'anno precedente. L'utile prima delle tasse: tre miliardi e trecento milioni di euro. "I buoni risultati - concludeva la nota - hanno spinto il management della ThyssenKrupp a proporre un incremento dei dividendi del 30 per cento, da 1 euro a 1,30 euro per azione". Poche ore dopo queste trionfali righe, la notte tra il 5 e 6 dicembre, in uno stabilimento proprio della ThyssenKrupp sette operai hanno trovato la morte investiti da fuoco e olio bollente, in un rogo che ricorda le atrocità di un barbaro medioevo. In due giorni, due volti dell'industria: la crescita dei profitti, la morte degli operai.

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Quel clima da opera buffa - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Quel clima da opera buffa (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E attorno a loro il pulviscolo orbitante di "usual suspects" che fanno, a chi ci vuole ancora bene e di noi si occupa, tristezza, nella concorde profezia internazionale del "declino". Ci fu, vissuto a Washington, a Londra o a Bruxelles, il tempo teso dei moniti paternalistici lanciati dai tutori americani a votare "bene", vale a dire qualunque partito non fosse comunista. Ci furono poi il tempo dell'angoscia, per la nostra nazione che sembrava sbandare verso la guerriglia, il tempo dello sbalordimento, per un'Italia che in pochi mesi finse di rifondare la Repubblica, il tempo dello stupore per i secessionisti da commedia dialettale con le ampolle di acqua santa del Po, dell'ironica sorpresa per il "tycoon" venuto dal nulla che l'Economist pronunciò seccamente, nel 2001, "unfit to govern", incapace e inadatto a governare. E venne infine questo 2008, il tempo brutto della commiserazione per questa elezione sempre incomprensibile, ma in fondo perfettamente simbolica, scrive il Guardian, di "una nazione che non riesce a sbarazzarsi della propria spazzatura dalle strade delle città e dei rottami dai palazzi del potere". L'autoannunciato ritorno di "Mr. Berlusconi" non è un evento semplice da capire e spiegare per i media e per il pubblico di grandi nazioni che negli stessi 14 anni dalla sua prima vittoria hanno attraversato le nostre stesse crisi internazionali, ma sono riusciti a cambiare completamente e serenamente la propria dirigenza politica. Quando "l'uomo dei fumetti" assurse alla prima carica esecutiva d'Italia nel 1994, in Francia governavano FranÇois Mitterrand e Pierre Beregovoy; in Inghilterra John Major; in Spagna Felipe Gonzalez; in Germania Helmuth Kohl; in Russia Boris Eltsin; in Grecia Costantino Mitsotakis; in Portogallo Cavao Silva; negli Stati Uniti Bill Clinton. Le ruote delle democrazie oltre confine hanno compiuto, in questi tre lustri, rotazioni complete di leader e di personale dirigente. In Italia, ritornano. "Silvio Berlusconi - scrivono in Australia i commentatori della Abc network - si è rifatto la faccia con la plastica, si è rifatto il cuore con il pacemaker, si è rifatto la capigliatura con una sorta di astroturf di erba artificiale" e si prepara, se i sondaggi sono veritieri, a smentire la legge secondo la quale "in politica non ci sono seconde chance dopo le sconfitte, ma ce ne possono essere per lui addirittura una terza o una quarta". Dagli anni dei governi delle porte girevoli, vige una benevola e sardonica indifferenza per la vita politica italiana, raccontata come un'opera buffa con qualche acuto tragico e largamente irrilevante, per il resto del mondo. Ma questo generale "benign neglect", questa in fondo affettuosa trascuratezza per il melodramma italiana, ha preso, negli anni 2000, una coloritura assai più torva e inquieta. La convergenza di fatti e di simboli, dalla spazzatura di Napoli alla agitazione per l'umile mozzarella, dalla rivelazione dello stato di profonda corruzione sistemica e para mafiosa affiorata con Mani Pulite alla preoccupazione per l'agonia della settima economia mondiale incapace di reagire allo shock dell'11 settembre come altre seppero fare, ha cambiato i toni e strappato gli occhiali affettuosamente paternalistici a chi ci guarda. Dalle copertine dei grandi settimanali alle inconsuete e irrituali interviste dell'ambasciatore americano uscente, Richard Spogli, sul rischio di declino e di irrilevanza italiana, i giudizi sull'Italia si sono tutti via via incupiti. Anche oltre la tentazione giornalistica del "peggiorismo" che fa notizia, gli occhi che ci guardano da lontano non possono fare a meno di notare, come di nuovo fa un giornale moderato ed editorialmente conservatore quale il Wall Street Journal, la peculiarità di una nazione nella quale "un uomo politico può essere oggetto di almeno una dozzina di inchiesta giudiziarie e imputato in sei processo penali e ancora essere in testa nei sondaggi di popolarità, mentre in altri paesi la sua carriera politica sarebbe stata stroncata". Se la spazzatura napoletana dilaga sui teleschermi, altrettanto fa sulle pagine dei giornali la storia squallida dei cannoli di Totò Cuffaro, e il New York Times tenta di ridere di fronte allo "endless clowning", alle continue buffonerie del candidato di testa che finge di stramazzare dopo avere addentato una mozzarella alla diossina e "dice qualunque cosa gli passi per la testa, compresa la proposta di sottoporre i magistrati a esami psichiatrici". E ironizza, con molto understatement anglosassone sulle lamentazioni di lui che geme "sotto la croce sempre più pesante del governo che vuole caricarsi in spalla per la terza volta". Il risultato dell'opera buffa, del "clowning", delle promesse, rischia di essere alla fine, almeno "inconcludente", se non "paralizzante". La croce, sembra voler dire il giornale, alla fine non la porta lui, ma noi. Impossibile, per chiunque sia avvicinato da un conoscente o da un intervistatore straniero, spiegare come sia stato possibile arrivare a una nuova elezione organizzandola con la stessa legge che rese fallimentare la precedente. E che ora "paradossalmente potrebbe rivoltarsi proprio contro Berlusconi che la volle per danneggiare gli avversarsi e che ha rifiutato di modificarla" (New York Times). Incredibile, per cittadini americani, francesi, inglesi, spagnoli, tedeschi, immaginare che gli italiani abbiano permesso che i due contendenti principali, Berlusconi e Veltroni, non si siano misurati in un confronto diretto, o anche plurimo ma almeno contemporaneo, mentre soltanto fra Barack Obama e Hillary Clinton se ne sono tenuti, se i conteggi sono corretti, ventitré dall'inizio della stagione elettorale, nascondendosi dietro un cavillo leguleio che si sarebbe facilmente superato con la volontà di chi si è sottratto e con la pressione dell'opinione pubblica. "La politica italiana è sempre stata un teatro dell'assurdo" commentava arrendendosi il New York Times, mentre notava che il duello finale si svolge fra un "baby boomer amante del rock 'n' roll" e "un politico che tenta per la terza volta di rinascere dalle proprie ceneri". Il risultato, secondo il sito di dritte per le scommesse, www.ibetips.com, è scontato. Berlusconi paga appena 20 centesimi per ogni euro puntato e le probabilità di vittoria sono calcolate al 100 per 100. Per i giocatori esteri, altri cinque anni di "endless clowning" ci attendono. Per lui, la croce.

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"troppo vecchi i vostri politici è un'anomalia" - andrea tarquini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il direttore di Die Zeit: "Ora facce nuove" "Troppo vecchi i vostri politici è un'anomalia" "Il Cavaliere si ripresenta per la quinta volta, per i tedeschi è una cosa inconcepibile" ANDREA TARQUINI dal nostro corrispondente BERLINO - "C'è grande perplessità in Germania sul voto italiano. Tutti qui vedono questa elezione fuori dai comuni parametri delle democrazie europee". A dirlo è Giovanni Di Lorenzo, direttore del settimanale Die Zeit, uno dei più prestigiosi media tedeschi. Signor Di Lorenzo, perché l'imbarazzo? Quando votano i francesi la Cdu è per Sarkozy, e in Spagna è per Rajoy. In Italia è diverso? "Sì, perché per i tedeschi è inconcepibile che un ex capo del governo si ripresenti per la quinta volta. Non esiste, chiunque egli sia. La domanda che ci si pone più spesso qui è perché gli italiani votano ancora Berlusconi. In parte è inspiegabile". Cioè ci vorrebbero facce nuove? "Da un lato si dice che non si dovrebbe correre a oltranza. Ci sono anche perplessità sull'età media di gran parte della classe politica italiana. In Germania politici oltre i 65 sono l'eccezione, in Italia sembra la regola. Poi, e qui torna una vecchia perplessità e un vecchio imbarazzo, c'è il conflitto d'interessi". Il rivale, Veltroni, com'è visto dai tedeschi? "è poco conosciuto, su di lui non si hanno ancora idee ben precise". Il voto può avere conseguenze sui rapporti bilaterali tra Italia e Germania? "Penso che la signora Merkel abbia accumulato esercizio ed esperienza nel gestire rapporti difficili. Come con Sarkozy, o con gli amici polacchi. Quanto ai rapporti con i governi di Berlusconi a Berlino hanno già esperienza, sanno che hanno dovuto reggere ben altre cose: dallo scontro con Schultz all'Europarlamento fino alla volto in cui Berlusconi salutò Angela Merkel intonando "Angelina"". Conti pubblici, criminalità. Dove andrà l'Italia secondo il potere tedesco? "Per conscia scelta di cortesia nessuno in Germania ha voluto dare valutazioni prima delle elezioni. Certo, l'export della malavita - vedi Duisburg l'estate scorsa - è un problema. E il debito pubblico italiano è un caso a sé. Ma soprattutto, mai abbiamo visto una simile atmosfera di sconforto e sfiducia verso tutta la classe politica come in queste elezioni. La società civile si è dimostrata rassegnata, non ha fatto sentire la sua voce. Questo mi sembra l'aspetto più preoccupante. L'Italia è stata sempre un laboratorio politico". E ora lo diventa in negativo? "è già successo. Preoccupa vedere come il crollo di un vecchio sistema politico, dopo Mani pulite, porti alla disaffezione verso la politica. Non è grave solo per l'Italia. Può essere contagioso in Europa".

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"l'italia? un laboratorio eccezionale" - anais ginori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Parla il direttore di Libération "L'Italia? Un laboratorio eccezionale" Veltroni ha fatto bene a non demonizzare Berlusconi La destra ha radicamento ANAIS GINORI DAL NOSTRO INVIATO PARIGI - "La sfida mi appassiona". Per Laurent Joffrin, direttore di Libération, le elezioni politiche italiane non sono affatto noiose. "Il Caimano e il Buono", titolava ieri il quotidiano della gauche. Veltroni e il Partito democratico, era scritto, rappresentano "una speranza". Signor Joffrin, cosa la colpisce del duello tra Berlusconi e Veltroni? "L'Italia è un eccezionale laboratorio politico. Berlusconi è stato il pioniere del "bling bling", del potere ostentato e volgare che poi la Francia ha conosciuto con Sarkozy". Sarkozy e Berlusconi sono simili? "Non sono della stessa generazione, hanno alle spalle esperienze diverse. Ma nel loro temperamento estroverso e così poco istituzionale si somigliano". Di Veltroni cosa pensa? "Ha fatto molto bene a non demonizzare Berlusconi. Non si può pensare di ridurre tutto a una macchietta, bisogna capire che questa destra gode di un radicamento tra la gente. Promuove un sistema di valori individualisti, forse non condivisibile, ma reale. La battaglia si combatte utilizzando argomenti politici, non attacchi personali". La sinistra francese ha qualcosa da imparare? "Una eventuale vittoria del Partito democratico sarebbe sicuramente un elemento di riflessione per il Partito socialista. Anche nel caso di una sconfitta, rimarrà questa grande novità: un polo di attrazione per tutte le forze di centro-sinistra". Pensa che il Partito democratico si possa esportare in Francia? "L'Italia per noi è una speranza, ma la gauche procede come una lumaca, ed è storicamente in ritardo. Ha davanti ancora un cammino lungo. C'è un congresso a novembre, vedremo". Il fatto che Berlusconi possa vincere per la terza volta la stupisce? "In effetti, sembra incredibile. Ha promesso cose che non ha mai mantenuto, i suoi risultati di governo sono deludenti". E Veltroni? Sconterà gli errori di Prodi? "Prodi ha cercato di fare delle riforme come ha potuto. Era appeso al filo della maggioranza. Per ottenere risultati bisogna poter governare senza compromessi e tattiche parlamentari". Anche questa volta si parla di un possibile pareggio al Senato. "Il vostro sistema elettorale è un handicap. Un pareggio, come è accaduto in Germania, è la peggiore delle ipotesi. Senza maggioranza, nessun leader potrà risolvere i problemi e affrontare le grandi sfide che si presentano all'Italia".

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E la rete ignora il "tutti zitti" del garante - roberto calabro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La campagna online continua. L'europarlamentare Zani rimbeccato dal Pd bolognese E la Rete ignora il "tutti zitti" del Garante E la Rete ignora il "tutti zitti" del Garante I blogger di destra sentono la vittoria in tasca. Quelli di sinistra sperano nel sorpasso I siti di tutti i partiti sono stati aggiornati prima della "Ora X" del silenzio elettorale ROBERTO CALABRO ROBERTO CALABRò ROMA - Tacciono i leader e le piazze che hanno ospitato i comizi. Ma nel mondo della Rete - al di là dei richiami dell'Authority delle comunicazioni titolato a vigilare sulla par condicio - la battaglia dialettica continua. Il silenzio online insomma è difficile da imporre, forse impossibile. E nascono "casi" che animano il web in attesa dell'apertura delle urne. L'europarlamentare bolognese Mauro Zani, per esempio, dal sito Democraticiesocialisti. eu annuncia il suo voto disgiunto (Pd alla Camera, Sinistra Arcobaleno al Senato) per aiutare la sinistra: "Non mi rassegno alla sua assenza". Lo stesso Pd di Bologna lo zittisce ruvidamente: "Così violi il silenzio elettorale. Fai una cosa che aveva fatto solo Berlusconi". I siti dei partiti e dei candidati premier rispettano la prassi del silenzio con sfumature diverse. VotaBerlusconi. it, il sito ufficiale del Pdl, riprende in homepage l'ultima roboante dichiarazione del Cavaliere: "Aboliremo il bollo auto". Si clicca sull'immagine e si è subito indirizzati alla notizia. La data è dell'11 aprile, l'ultimo aggiornamento è delle 22.50: quindi prima dell'"ora x". Il Pd sceglie di mantenere anche sul web un profilo più istituzionale. Sotto il volto sorridente di Veltroni campeggia un banner con la data delle elezioni e lo slogan "Il tuo voto per l'Italia nuova": un clic porta al "vademecum per il cittadino elettore". Anche i partiti minori non infrangono la regola del silenzio: il sito dell'Udc è aggiornato al 10 aprile, quello della Sinistra Arcobaleno a venerdì 11 con il resoconto della manifestazione di chiusura. E' sui blog che invece si gioca l'ultima partita. Il "chiacchiericcio" è incontrollato e lo sarà fino all'ultimo minuto utile per andare a votare. Ci sono siti che, sfidando il divieto del Garante, continuano imperterriti a pubblicare i sondaggi. Con qualche escamotage: ad esempio facendo passare la competizione elettorale per una gara ippica e camuffando i nomi dei leader con quelli di cavalli da Grand Prix. è il caso del blog di destra The Right Nation. Gli umori dei blogger sono contrastanti. C'è chi tira un sospiro di sollievo per la fine della campagna elettorale. Ci sono i disillusi che invitano ad astenersi e gli indecisi che si crogiolano nei loro dubbi amletici. Ma la maggior parte del "buzz" proviene dai supporter sfegatati: i blogger di destra sentono di avere la vittoria in tasca, quelli del Pd sperano nel sorpasso all'ultimo miglio. E si infittiscono gli attacchi agli avversari e gli appelli agli indecisi. Sarà così - inevitabilmente - fino alle 15 di domani.

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Alle urne 47 milioni di italiani è al senato la partita decisiva - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Alle urne 47 milioni di italiani è al Senato la partita decisiva In Sicilia e nella capitale altri test caldi. Voto fino a domani alle 15 Le elezioni L'Agcom ricorda a tutte le emittenti di rispettare il silenzio "in maniera rigorosa" GIANLUCA LUZI ROMA - L'election day è arrivato. Dopo una campagna elettorale che ha perso per strada l'iniziale fair play, stamattina si aprono le urne per gli oltre 47 milioni di votanti per la Camera (43 per il Senato). Si vota oggi dalle 8 alle 22 e domani dalle 7 alle 15. Oltre al Parlamento si rinnovano anche 423 consigli comunali di cui 9 capoluoghi di provincia: Brescia, Sondrio, Treviso, Udine, Massa, Pisa, Viterbo, Pescara e Roma dove si vota con due anni di anticipo rispetto alla scadenza naturale per le dimissioni di Veltroni dalla carica di sindaco in seguito alla candidatura per Palazzo Chigi. Rutelli, candidato del Pd se la vedrà con Alemanno, candidato del Pdl. Si rinnovano anche 8 consigli provinciali (tra cui quello di Roma) e due Regioni a statuto speciale: Friuli e Sicilia. Gli eventuali ballottaggi si svolgeranno il 27 e 28 aprile. Mentre in Val d'Aosta si voterà il 25 maggio. Si vota con lo stesso sistema elettorale di due anni fa quando Prodi vinse per una manciata di voti, la differenza dal 2006 consiste nel fatto che non ci sono più le ampie coalizioni dell'altra volta, ma lo scontro si concentra nel duello tra Veltroni alla guida del Pd che si è imparentato solo con Di Pietro rinunciando da subito all'alleanza con la sinistra radicale, e Berlusconi che ha fondato il Pdl con Fini e alcuni "cespugli", apparentato con la Lega al nord e con gli autonomisti di Lombardo al sud. E senza l'Udc di Casini e la Destra di Storace e Santanchè. Proprio loro sono gli outsider del centrodestra, e in particolare contro Casini si sono concentrati gli attacchi di Berlusconi nei comizi con la raccomandazione ossessiva del "voto utile" per non favorire Veltroni. Dall'altra parte il leader del Pd deve fronteggiare la concorrenza della Sinistra l'Arcobaleno e dei socialisti di Boselli. Berlusconi è favorito, ma la partita decisiva si gioca al Senato da dove, per effetto del premio di maggioranza regionale e non nazionale, potrebbe uscire un risultato a sorpresa. Quattro regioni: Lazio, Liguria, Sardegna e Calabria sono considerate in "bilico", cioè non hanno un netto favorito. Dall'incertezza in queste regioni potrebbe uscire al Senato un risultato di sostanziale pareggio. Sia Veltroni che Berlusconi hanno escluso l'ipotesi di un governo di larghe intese, ma se il segno X dovesse uscire dalla partita elettorale, la governabilità sarebbe davvero difficile e si renderebbe ancora più urgente la riforma della legge elettorale. La crisi economica è sempre più seria e di conseguenza è stata una campagna elettorale povera di promesse. Veltroni negli ultimi interventi tv ha annunciato di voler aumentare i salari e provvedimenti a favore dei precari, mentre Berlusconi - che al primo consiglio dei ministri vuole cancellare l'Ici - ha lanciato a sorpresa l'impegno di abolire "gradualmente" il bollo auto. Per chiunque vinca il primo problema da risolvere sarà quello di Alitalia, ma potrebbe esserci anche un "tesoretto" da spendere: infatti è prevedibile anche quest'anno un extragettito delle entrate fiscali che potrebbe essere di circa quattro miliardi di euro. Dalla mezzanotte di venerdì è scattato il silenzio elettorale. L'Autorità per le comunicazioni ha ricordato con una nota ufficiale che tutte le emittenti devono osservare il divieto di propaganda politica "in maniera effettiva e rigorosa" anche riguardo alla "riproposizione delle posizioni politiche espresse nei giorni precedenti". Il silenzio elettorale si concluderà alle 15 di domani, quando i seggi saranno chiusi e comincerà lo scrutinio dei voti.

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Berlusconi a spasso per roma "che ansia gli errori al seggio" - francesco bei (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi a spasso per Roma "Che ansia gli errori al seggio" "Con quelle schede favoriti i partiti più piccoli" "Con quelle schede favoriti i partiti più piccoli" In mattinata il voto nel seggio di Milano. Lo spoglio sarà seguito dalla villa di Arcore FRANCESCO BEI ROMA - A Michela Vittoria Brambilla, invitata a via del Plebiscito all'ora di colazione, il Cavaliere è sembrato come sempre in ottima forma. "Mi aspettavo di trovarlo prostrato - riferisce - dopo una campagna elettorale in cui si è speso senza risparmio. Invece sembra tornato da una vacanza. Ha una forza tale... ma come fa?". E anche con i giornalisti che lo aspettavano sotto casa ha mostrato il solito sorriso: "Siete provati? Io per niente, sto benissimo. Mi sento sereno come chi ha fatto il proprio dovere". Forse proprio per dare prova di questa asserita "serenità", Berlusconi si è concesso una passeggiata su corso Vittorio Emanuele, con annessa visita a un negozietto di bigiotteria dove si infila spesso per cercare "qualche cosuccia da regalare". E così anche ieri, per quasi un'ora, ha girovagato tra ciondoli, portachiavi e pupazzetti, destinati agli ospiti di una casa famiglia di Como. La parentesi buonista è proseguita con il saluto a una mendicante, a cui ha passato il biglietto da visita di un suo collaboratore, e una "picture" con cinque biondissime turiste incrociate per la via. L'apparenza tuttavia non deve ingannare. Perché Berlusconi continua a essere molto preoccupato per la questione delle schede elettorali, per gli errori in cui possono incappare gli elettori di fronte ai simboli dei partiti collegati. "Non è solo un problema nostro - ha ripetuto ancora ieri il Cavaliere ai suoi - anche Veltroni si dovrebbe allarmare. Con queste schede c'è un vantaggio oggettivo per i partiti più piccoli, perché gli elettori del Pdl e del Pd possono facilmente cadere in errore e vedersi annullare il proprio voto". Non rassicura del tutto il Cavaliere la direttiva del ministro dell'Interno, che ha dato istruzioni affinché venga considerato valido anche il voto dato con una croce che "sbaffa" su due simboli (quelli di Pdl e Lega da una parte e Pd e Idv dall'altra, appaiati graficamente). Come ha spiegato due sere fa, Berlusconi è rimasto "impressionato" da un focus realizzato con elettori del Pdl e del Pd: "Queste riunioni ci hanno detto che il 32% è intenzionato a mettere la X esattamente nel mezzo dei simboli del Pd e del Pdl. Addirittura, la percentuale resta quella anche dopo un tempo di riflessione". A consolare Berlusconi ci ha pensato in mattinata il portavoce Paolo Bonaiuti, che gli ha sfornato i grafici auditel dell'ultima puntata di Matrix, quella del duello differito con Veltroni. Numeri che indicano una prevalenza del Cavaliere sul suo sfidante. Così anche la quinta campagna elettorale di Berlusconi è arrivata la fine, il candidato del Pdl ha salutato turisti e curiosi e ha lasciato Roma per la villa di Macherio, dove ha passato la vigilia del voto in compagna dei figli. Questa mattina depositerà la scheda nel seggio milanese di via Luigi Scrosati. Lo stesso di due anni fa, quando vi accompagnò la madre, scomparsa di recente. In quell'occasione fu impedito all'allora premier di entrare in cabina insieme a "mamma Rosa" per aiutarla. "Siete proprio l'Italia che non vuole bene", replicò Berlusconi al presidente di seggio. Lo spoglio dei voti Berlusconi lo seguirà invece da Arcore, nonostante all'Auditorium dell'Eur sia stato allestito un quartier generale per i circa 400 giornalisti accreditati.

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Cinema e partita per veltroni "non diamo retta ai sondaggi" - giovanna casadio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Cinema e partita per Veltroni "Non diamo retta ai sondaggi" "Il bollo auto? Una trovata che non sposta voti" "Credo di aver fatto tutto il possibile" Telefonata con Bertinotti GIOVANNA CASADIO ROMA - Una giornata particolare. Di quelle che da cinquanta giorni, ventimila chilometri macinati, centinaia di comizi e 110 province visitate, Walter Veltroni aveva dimenticato. è un sabato tutto romano il "giorno del silenzio" del candidato premier del Pd; le nuvole che promettono pioggia ma il vento le spazza via, buon segno, buon auspicio. Sveglia tardi come gli capita di rado. Alle 10,30 al loft del partito, poi una telefonata a Enrico Morando per ponderare quanto può spostare quella promessa notturna di Berlusconi a Matrix di abolire il bollo auto: "Una trovata dell'ultimo momento, non credo che sposti voti, la gente capisce". "Questa è una cosa che non morde, con quali soldi?", conferma Morando. Quindi, un colloquio telefonico con uno degli sfidanti, Fausto Bertinotti. Alla fine della gara, con l'aspirante premier della Sinistra Arcobaleno è tempo di scambiarsi un saluto e le impressioni sul Paese al bivio. Si sono "picchiati", anche di santa ragione, gli ex alleati del centrosinistra, ma la partita è comune contro Berlusconi, Fini, Bossi e Lombardo. "Credo di avere fatto tutto quello che si poteva fare", risponde ai tanti che lo chiamano, mandano sms ricevuti anche dalla moglie Flavia e dalle ragazze Martina e Vittoria. Restituito alla famiglia almeno per un giorno. A godersi le figlie, una appena tornata da Torino e dal lavoro come aiuto regista, l'altra già approdata qualche giorno fa da Boston dove studia e che è rimasta, un po' defilata, insieme con la madre sul palco di piazza del Popolo, venerdì. Racconta il papà che si è entusiasmata quando Jovanotti è comparso sul palco a sottolineare quella frase della canzone-inno "Mi fido di te" che è tutta un programma: "Vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare". Alla fine Vittoria si è commossa e Veltroni con lei. Pranzo semi-dietetico, dopo tanto stress. Ritorno alle passioni che, oltre alla politica, sono il cinema e il calcio. In serata a casa a tifare per la Juve contro il Milan in tv, e il progetto poi di un buon film. Non sono i sondaggi a increspare la vigilia del voto di Veltroni. "Siamo fiduciosi, tranquilli", ripetono Ermete Realacci, Goffredo Bettini, Roberto Roscani. Il leader nel vertice mattutino aggiunge "serenamente" che "i sondaggi non devono preoccupare, né far gioire", nelle ultime tre tornate elettorali hanno sbagliato sempre. Casomai è la sorpresa radicale a preoccuparlo nel primissimo pomeriggio, apprendendo che Marco Pannella e un gruppo di compagni del Pr, alcuni dei quali in lista con i Democratici, manifesteranno davanti al loft. Bettini è inviato a sminare Pannella, Realacci fa da mediatore. Scoglio superato. Piace molto a Veltroni la location allestita per attendere lo spoglio delle schede: "Bello", approva vedendolo per la prima volta ieri mattina. è un ex mercato del pesce con la stella di David incastonata sul soffitto, di fronte al loft. Sente Prodi in serata: "Grazie, Romano" e parlano del Pd. L'ha detto Veltroni: "Abbiamo comunque vinto la scommessa". Del partito, innanzitutto. Se qualcuno pensa di seminare zizzania, del tipo che con un risultato sotto il 32% il segretario dovrebbe mettersi da parte, si sbaglia. Solo quattro mesi di vita, ha osservato Veltroni, e la bandiera del Pd sventola in tutte le piazze d'Italia.

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Oggi possiamo cambiare l'italia - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti oggi possiamo cambiare l'Italia (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La maggior parte degli osservatori indipendenti riconosce a Walter Veltroni d'aver condotto una campagna elettorale misurata e responsabile, senza toni di rissa, senza attacchi scomposti all'avversario, innovativa ed equilibrata sugli impegni assunti con gli elettori. Il timore che si fa strada in queste ore di pausa e di attesa, anche di fronte alle frequenti incontinenze del leader di centrodestra, è che questo clima possa radicalmente cambiare. L'esperienza dei due anni passati, durante i quali l'opposizione di centrodestra non ha fatto altro che puntare sulla "spallata" per sgominare l'esile maggioranza di Prodi al Senato pesa giustamente nel ricordo di quanti seguono con attenzione le vicende della politica. Non potendo chiedere a Berlusconi di correggere la sua natura, lo chiedono a Veltroni: quale che sarà la sua posizione post-elettorale, spetterebbe a lui e sopportare con inesauribile pazienza gli spiriti animali dell'avversario. Doppio gravame per Veltroni e per quella metà del paese che non si riconosce in Berlusconi: blandirlo in caso di vittoria dei democratici, sopportarlo se fosse lui a prevalere di poco senza imitare quanto lui stesso fece. Chiedere che i democratici ed il loro leader si assumano questa duplice responsabilità significa considerarli come la parte politica più responsabile. Per certi aspetti suona come un titolo di merito, per altri somiglia ad una "mission impossible": fare da punching ball non piace a nessuno e non sta scritto in nessun luogo che sia sempre e comunque utile al Paese. * * * In realtà ? chi lo conosce bene lo sa ? non è un fascista e neppure un dittatore nel senso militaresco del termine. Non è spietato. Non è xenofobo. Non è razzista. Berlusconi è un pubblicitario. Un venditore. Venderebbe qualunque cosa. Sia detto senza offesa per i pubblicitari di professione: lui è pubblicitario nell'anima, venditore nell'anima. Quando vende patacche (e gli accade spesso) si convince rapidamente che la sua patacca vale oro zecchino. Perciò è bugiardo con la ferma convinzione di dire sempre la verità. Come tutti i venditori bugiardi è un imbonitore. Come tutti gli imbonitori è un demagogo. Non ha il senso della misura. Strafà. Non rispetta nessuna regola perché le regole le fa solo lui. Guardate l'ultimo atto della sua campagna elettorale, venerdì sera. Pochi minuti alla mezzanotte. Matrix, cioè casa sua, Canale 5. Conduttore Enrico Mentana. Prima di lui aveva parlato Veltroni per cinquanta minuti. Lui era stato brevemente intervistato da Mimun per il telegiornale delle 20. Poi si era ritirato nello studio del direttore e di lì aveva ascoltato il "récit" del suo avversario. Infine è arrivato il suo turno e ha impiegato gran parte del tempo a ribattere gli argomenti di chi l'aveva preceduto con molta enfasi e parecchi insulti. Tanto Veltroni era stato pacato e raziocinante tanto lui ha mostrato i denti e la rabbia, ma fin qui niente di speciale, il bello, anzi il bruttissimo, è venuto dopo quando il suo show era terminato, Mentana aveva dichiarato chiusa la trasmissione e aveva cominciato ad illustrare il modo di votare correttamente con davanti un tabellone che riportava un facsimile di scheda elettorale. Lui non se n'era andato dallo studio, era sempre lì ma fuoricampo. A un certo punto, nello stupore generale, è rientrato in campo, si è sostituito a Mentana ed ha indicato lui il modo di mettere la crocetta sulle schede. Prima che accadesse il peggio, che in realtà stava già accadendo, Mentana ha chiamato la pubblicità e l'indebito spettacolo è stato oscurato. Quest'episodio rivela meglio di qualunque discorso la natura del personaggio e dei suoi spiriti animali. L'Economist ha scritto che Berlusconi è inadatto a governare una nazione. "Unfit". Non è un insulto e neppure una demonizzazione. Semplicemente una constatazione. "Unfit". Inadatto. Metà degli italiani, da Casini fino a Bertinotti passando per i democratici, la pensano esattamente allo stesso modo e così pure i governi e il Parlamento europei. Si dirà: contano i voti che usciranno dalle urne. Giustissimo, contano i voti e solo i voti. Resta un Paese diviso in due non soltanto per differenze politiche ma anche da un giudizio sulla persona: "unfit", inadatto, imbonitore, demagogo, venditore di patacche. Metà del Paese pensa questo, ne ha conferma tutti i giorni e sarà molto difficile che cambi idea. * * * Ci sono infinite altre prove della sua "unfitness" oltre alla miseranda scenetta a Matrix. La più rivoltante è la proclamazione di Mangano, il finto stalliere di Arcore ad eroe. Non si capisce quale tipo di eroismo sia stato il suo, ma sappiamo che è stato condannato a tre ergastoli per associazione mafiosa. Sappiamo anche che Dell'Utri è in qualche modo connesso a un tentativo di taroccare le schede degli italiani all'estero: un mafioso latitante in Argentina gli ha telefonato proponendogli quell'imbroglio ma Dell'Utri ha risposto di non esser lui la persona adatta e l'ha indirizzato al responsabile del suo partito per gli elettori all'estero, senza però informare di quel contatto né la magistratura né il ministero dell'Interno. Mentre brogli veri si preparano, il leader già ora, in via preventiva, manda in scena una campagna contro i brogli supposti per precostituirsi un alibi in caso di sconfitta elettorale come già fece per tutti i due anni del governo Prodi. "Unfit". Sostiene di aver lasciato nel 2006 i conti pubblici in perfetto ordine. La controprova sta nelle cifre a causa delle quali siamo stati per due anni messi sotto processo dall'Europa e ne siamo usciti solo dopo le leggi finanziarie di Paoda-Schioppa. Sostiene anche di aver realizzato il suo "contratto con gli italiani" per l'85 per cento durante gli anni del suo governo, ma in realtà non ha realizzato se non il 15 perché nessuna delle proposte è diventata legge pur disponendo di 100 voti di maggioranza alla Camera e 50 al Senato. Quei voti servivano ad approvare le leggi a suo personale beneficio, dall'abolizione del falso in bilancio alle norme giudiziarie che accorciavano i tempi di prescrizione dei processi, alla Gasparri che ha mantenuto in vita Retequattro contro le reiterate sentenze della Corte. "Unfit". Si potrebbe e forse si dovrebbe continuare, ma a che pro? L'altro giorno ho ricevuto una lettera da un lettore che mi rimprovera perché ? dice lui ? ho un pregiudizio contro. Io non ho pregiudizi contro e neppure a favore. Esamino la realtà e conosco le persone. Lui è inadatto. Venderebbe la Cupola di San Pietro al primo che ci creda. Purtroppo molti ci credono. Forse gli inadatti sono adatti ad una parte di questo Paese il quale, non a caso, è in declino. L'altro ieri l'Ocse ha dimostrato che il nostro declino ha toccato il culmine nel quinquennio 2001-2006. è proprio il quinquennio del suo governo. Sarà magari un caso ma è un dato di fatto e coi dati di fatto non si può polemizzare. * * * Il pareggio elettorale non ci sarà, o vince uno o vince l'altro. Ma al Senato questa regola vale di meno. Può accadere che uno vinca con una maggioranza relativa e non assoluta. Oppure con una maggioranza di pochissimi voti come fu per Prodi. Tuttavia chi vince anche per un solo voto dovrà governare perché questa è la regola in democrazia. Veltroni ha proposto un patto di "lealtà repubblicana" che significa un'opposizione che controlla, propone alternative, ma non paralizza l'azione del governo votato dalla maggioranza. Berlusconi ha rifiutato questa proposta. Questo è lo stato dei fatti. Voglio ancora una volta ricordare la frase di Petrolini a chi l'aveva fischiato. Disse: "Io nun ce l'ho co' te ma co' quelli che te stanno vicino e nun t'hanno buttato de sotto". è la terza volta che la cito perché descrive splendidamente la situazione e mi sembra una buona chiusura nel giorno in cui andiamo a votare. Si è creato in queste ultime ore un sommovimento nella pubblica opinione che ricorda quanto avvenne nel 1991 con il referendum di Mario Segni: un voto corale che fece saltare la Prima Repubblica ormai logora e dominata da una logora casta. Questo stesso sentimento può prevalere domani. Domani si può voltar pagina e aprire un ciclo nuovo che rimetta la politica al livello di un'Italia desiderosa di cambiare. Non sprecate questa grande occasione. Siate popolo sovrano perché è questo il vostro giorno.

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Siamo stanchi di miracoli - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti SIAMO STANCHI DI MIRACOLI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Un tentativo generoso quanto improbabile. Assediato dall'esterno e dall'interno. Dall'opposizione di Berlusconi, che ha continuato a "disconoscere" la legittimità del risultato. E dai sedicenti alleati, mossi da fini particolari e particolaristici, alla ricerca continua di visibilità e distinzione. La seconda ragione che rende difficile presentare questa consultazione riguarda l'incertezza. (a) Quella degli elettori, che continua ad essere alta. D'altronde, due anni fa il 9% dichiarò di aver deciso per chi votare nelle ultime 24 ore. Il 6% il giorno stesso. E questa volta l'indecisione è accentuata, in parte, dalle novità dell'offerta politica. Partiti nuovi, sigle nuove, alleanze nuove. (b) L'incertezza degli analisti, degli esperti di opinione pubblica, dei pollster (sondaggisti). Mai come in questa occasione i sondaggi sono stati citati, presentati e pubblicati un po' dovunque. Da sigle e figure note e da altre meno note. Alcune perfino ignote. Usati dai candidati in campagna elettorale, come strumenti di persuasione. Branditi come armi di propaganda. O ancora: ripudiati. Sondaggi e sondaggisti. A seconda dell'interesse e dell'opportunità. Anche a prescindere dagli abusi che hanno contrassegnato il ricorso ai sondaggi, è diffusa, fra gli esperti, l'impressione che al fondo della decisione di voto vi sia un fondo difficile da esplorare. Irraggiungibile a ogni tentativo di scavo. Non solo per imperfezioni e imprecisioni metodologiche. Perché, più semplicemente, molti elettori, alla fine, decidono diversamente da come pensavano solo pochi giorni prima. Perché, inoltre, in molti casi oppongono un atteggiamento reticente a chi si propone di sondare la loro scelta. Talora ? non di rado ? mentono. D'altronde, diversamente da altrove, in Italia il voto continua a marcare l'identità personale. Un segno di riconoscimento. E di stigmatizzazione. Per cui, incerti gli elettori, gli analisti e i sondaggisti: l'esercizio di pre-vedere diventa frustrante. Molto meglio, allora, vedere. Dopo che l'esito sarà più chiaro. Più che riproporre bilanci oppure lanciare appelli (non ne saremmo capaci), dunque, di questa elezione sembra utile sottolineare i numerosi, rilevanti elementi di novità proposti. Insieme alla continuità di fondo che li lega. 1) In queste elezioni si sperimenta la capacità di attrazione di due nuovi partiti "larghi": Pd e Pdl. Due contenitori, in cui convergono identità, componenti sociali, interessi e culture differenti. Due partiti maggioritari e personalizzati. Presidenziali, diremmo. Un modello imposto dal Pd, alle primarie dello scorso ottobre. Dopo un cammino lungo 12 anni. E riprodotto, in fretta, da Berlusconi, un mese dopo, con il Pdl. Non solo per il timore di recitare la parte del "vecchio avanzato"; lui, che, dopo il crollo della prima Repubblica, ha interpretato "il nuovo che avanza". Anche perché, in questo modo, ha potuto allargare il suo "partito personale", facendo confluire, nel medesimo alveo, An accanto a Fi. Senza congressi, dibattiti, confronti. Senza consultazioni né primarie. Così: con un colpo d'ala. Secondo lo stile ? e il temperamento ? del Cavaliere. 2) Nuovo appare anche l'orientamento della campagna elettorale. Per la prima volta, dal 1994 a oggi, non ha riprodotto i toni e l'andamento di una campagna militare. Anzi, semmai, è apparsa un po' pallida. Sottovoce. Rutilante solo per quel che riguarda le promesse promesse. Tante, troppe. Spesso poco credibili. Comunque, poco fondate. Una campagna sottotraccia. Fino alla vigilia. A una settimana dal voto. Quando il Cavaliere ha ceduto alla sua indole. è tornato il Caimano. In pochi giorni, ha attaccato Di Pietro e i magistrati. Le istituzioni ostili. Ha suggerito (come "ipotesi di scuola", ovviamente) le dimissioni di Napolitano. Si è, finalmente, liberato dell'atteggiamento "educato" verso Veltroni e il Pd. Ultimi eredi ? mascherati ? della tradizione comunista. Ha permesso, in questo modo, a Walter di smettere, per un momento, il volto sorridente di Obama. E di usare, come un'arma, lo stile politicamente corretto. Marcando la distanza fra Obama e il Caimano. 3) Decisamente nuovi, infine, gli attori. Il confronto personale, infatti, non ha opposto Berlusconi a Prodi. Per la prima volta, dal 1994. Perché, anche nel 2001, quando il centrosinistra candidò Rutelli, si percepiva l'ombra lunga di Prodi. Il leader dell'Ulivo. Ma oggi il professore è fuori gioco. Il leader del Pd è Veltroni. Il che costituisce una novità. Come è nuova la presenza autonoma di altri leader. Casini: fino ad oggi fedele a Berlusconi. Lo stesso Bertinotti. Il cui avversario da battere è la logica del voto utile. Impersonata da Veltroni. 4) Tante novità, tuttavia, avvengono dentro strutture politiche e normative largamente tradizionali, per non dire vecchie. è il paradosso italiano. L'ossimoro nazionale. Per cui partiti maggioritari, partiti personalizzati e quasi personali si sviluppano dentro una legge elettorale proporzionale e "partitocratica". Si assiste a una campagna di tipo presidenzialista, fra due candidati presidenziali: senza presidenzialismo. Alla sfida diretta, quasi "privata", fra Berlusconi e Veltroni: senza neppure un faccia a faccia in televisione. Si mira, esplicitamente, a superare l'antiberlusconismo, ad abbattere il muro di Arcore. Con la presenza e il contributo di Silvio Berlusconi. Inventore della seconda Repubblica; dal 1993, al centro della scena politica e di ogni competizione elettorale. è proprio vero: noi italiani siamo "strani", come ha rammentato ieri Marc Lazar, sulle colonne di questo giornale. Confidiamo sempre della nostra proverbiale "arte di arrangiarci". Contiamo di cambiare tutto lasciando tutto uguale a prima. Bravi a reagire alle emergenze, noi italiani. A inventare qualcosa di nuovo, quando tutti ci danno per finiti. A sorprendere e a sorprenderci. In attesa di uomini della provvidenza, inviati (e, magari, unti) dal Signore. Personalmente, però, saremmo stanchi di miracoli.

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Le vere priorità di chi va alle urne - corrado augias (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

G entile dott. Augias, le scrivo dopo aver letto la sua esortazione a prendere la politica per quello che è e non per ciò che potrebbe essere. Faccio parte di quelli a cui l'idea di non votare è balenata ma che, alla fine, si è convinto che non può permetterselo. Vorrei però sottolineare che contribuisce al disorientamento ed alla repulsione per le ultime vicende politiche, una sorta di aura soprannaturale che avvolge il candidato Veltroni. In una intervista rilasciata a Canale 5, Veltroni ha giudicato la presente campagna come la più bella e coinvolgente che abbia vissuto, circondato da ogni dove di gente che partecipa, con convinzione e fiducia. Sono affermazioni così che mi tagliano le gambe, aumentano la distanza tra la politica e me, e la gente con cui parlo, che prova lo stesso disgusto e la stessa mancanza di speranza. Poi arriva Berlusconi che dà dell'eroe al mafioso Mangano e allora le cose acquistano la loro giusta priorità. Dopo il voto però, qualcuno dovrà prendere in esame queste sensazioni negative e dare risposte alle istanze di chi le prova. Paolo Tosi p. tosi@agrisian. it C ome dice Moretti l'idea del partito democratico è la sola novità politica in un Paese vecchio e stanco. Veltroni giudica la sua campagna entusiasmante per partecipazione popolare. È anche possibile che a piazze piene corrispondano urne vuote, questo lo sapremo lunedì sera. Le piazze piene però ci sono state, il segnale va colto e che le giudichi entusiasmanti chi ha fatto le fatica di parlare in tutte e 110 le province italiane è comprensibile e umano. L'altra novità politica (sottolineo: politica) è l'aria nuova che c'è in Sicilia contro la mafia dove parte del merito si deve riconoscere a imprenditori e commercianti coraggiosi, alla Confindustria. Bisogna dirle certe cose sennò si rischia di ripetere lo stracco ritornello che sono tutti uguali, non vale la pena, ma che m'importa a me. Ricordo che in Calabria e a Napoli i comizi di Veltroni sono stati sotto il segno della lotta alla criminalità, sapendo quanto può costare una posizione del genere, perché la mafia sceglie e vota. Ma votano anche i meridionali per bene, sono la maggioranza ed era a loro che si voleva dare coraggio mentre quell'altro proclamava eroe un mafioso assassino. Eroe perché non ha aperto bocca, ligio al patto omertoso del vero criminale. Se si è trattato di un messaggio, è chiaro a chi era indirizzato ed è anche chiaro quale indicazione di voto dia, in una realtà come quella meridionale. Quando si definisce eroe chi commette crimini e resta zitto, il segnale è preciso. La campagna elettorale si è chiusa dunque su due opposti messaggi oltre che sul silenzio imbarazzante di un uomo come Fini costretto, lui ex fascista, a convivere con chi del tricolore vorrebbe fare carta igienica. Sul Pd si possono avere riserve, ma che si debba dire un chiaro no all'indecenza dovrebbe essere chiaro a molti. Almeno questo.

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Al voto 4 milioni e mezzo 26 mila elettori in più - roberto fuccillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Napoli Al voto 4 milioni e mezzo 26 mila elettori in più In 75 Comuni alle urne anche per il sindaco Nel Sannio si vota per la Provincia: 280 mila i convocati per la corsa alla Rocca dei Rettori ROBERTO FUCCILLO URNE aperte stamattina alle 8. Anche in Campania parte la kermesse elettorale. Sono passati appena due anni dall'ultima volta, ma si torna ai seggi. Molte cose sono cambiate, compresi gli schieramenti politici. La Campania è comunque chiamata a dire la sua. Due anni fa la regione fu determinante sul voto nazionale. Il centrosinistra di Prodi ottenne circa 74 mila voti in più della coalizione berlusconiana alla Camera e poco più di 15 mila voti in più al Senato. Quest'ultimo dato soprattutto consentì l'acquisizione di 4 seggi in più a Palazzo Madama, grosso modo quelli sui quali ha galleggiato Prodi finché Mastella non ha spento la luce. Molte cose sono cambiate. Le coalizioni praticamente non ci sono più. é scomparsa l'Udeur. I due principali schieramenti hanno perso l'uno Ciriaco De Mita, migrato all'Udc, l'altro la destra storaciana. La campagna elettorale ha vissuto del grande duello fra Pd e Pdl, con i veltroniani a superare in extremis le divisioni registrate durante il processo di formazione del partito e i berlusconiani a picchiar duro sullo scandalo rifiuti e sulla permanenza di Antonio Bassolino alla Regione. Occhio al duello fra queste due forze dunque, ma a Roma si guarderà anche al risultato dei due principali comprimari. Nell'incerta battaglia per il Senato, Sinistra arcobaleno e Udc potrebbero avere un ruolo non secondario nel sottrarre seggi al perdente fra Veltroni e Berlusconi. Si vota, dunque. Alle urne sono chiamati oltre 4 milioni e mezzo di cittadini. Tanti almeno quelli che possono votare per la Camera. Per la precisione, gli aventi diritto, in tutta la Campania, sono 4.578.835, di cui 2.420.668 a Napoli e provincia (793.521 nel solo capoluogo). Un po' di meno, come è ovvio, al Senato: 4.048.339 in totale. Le sezioni saranno in totale 5776, di cui 2868 a Napoli e provincia (886 nel capoluogo). Occhio alle cifre. Appena due anni fa il parco votanti era di 4.562.333 alla Camera. Ci sono dunque circa 16 mila elettori in più. Elettorato in crescita ancor di più al Senato, con oltre 26 mila aventi diritto in più di due anni fa. Cifre di cui converrà serbare memoria per leggere il vero dato elettorale, specie se l'astensionismo dovesse dire la sua. Due anni fa fu del 21,2 per cento alla Camera e del 21,7 al Senato. Oltre che per le politiche si va alle urne anche per le amministrative in alcune realtà. Nel Sannio la cosa riguarda tutti, dato che si vota per la Provincia. Quasi 280 mila i beneventani convocati per la corsa alla Rocca dei Rettori. Molti di questi dovranno votare anche per alcuni Comuni, otto in tutto, fra cui anche la Ceppaloni fin qui guidata dal sindaco Clemente Mastella, che però non si ripresenta. Agli otto Comuni sanniti ne vanno aggiunti altri 67 nelle varie province, e di questi 16 sono al di sopra dei 15 mila abitanti, ovvero potrebbero tornare al voto per il ballottaggio fra quindici giorni se domani nessun candidato sindaco avrà superato la soglia del 50 per cento dei voti. La maggior parte è concentrata nel napoletano. Si tratta di Afragola, Brusciano, Boscoreale, Casoria, Cercola, Giugliano, Grumo Nevano, Melito, Pozzuoli, Qualiano, Somma Vesuviana. Si aggiungono poi Mondragone in provincia di Caserta e Baronissi, Campagna, Pontecagnano e Scafati in provincia di Salerno. Complessivamente fra Provincia di Benevento e altri Comuni un milione circa di cittadini è chiamato a votare anche per le amministrative, per la precisione 1.004.040.

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La sfida del pd alla roccaforte azzurra - rodolfo sala (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Milano La sfida del Pd alla roccaforte azzurra RODOLFO SALA Dai dati delle ultime politiche si può dunque partire solo per misurare la distanza fra gli ormai ex due blocchi, che allora esaurivano la totalità dell'offerta politica. Mentre adesso si presentano in modo autonomo, con loro candidati premier, altre forze non marginali: l'Udc di Casini, la Sinistra Arcobaleno e anche la Destra guidata dalla milanesissima Daniela Santanché. Per la partita della Camera, a Milano città il rassemblement berlusconiano (Fi, An, Lega, Udc più le frattaglie da zero virgola) nel 2006 raggiunse il 52 per cento abbondante dei voti; quello che sosteneva Prodi (Ulivo, Di Pietro, sinistra radicale, radical-socialisti e Pensionati ora tornati all'ovile berlusconiano) prese qualcosa più del 47. Ma nonostrante i cinque punti di differenza a vantaggio del centrodestra, tra i singoli partiti la gara del primato la vinse, se pure di un soffio, l'Ulivo. Cioè Ds e Margherita che alla Camera - e non al Senato - si presentarono sotto lo stesso simbolo: 28,9 per cento contro il 28,5 di Forza Italia. Il duello si ripropone, ma con qualche differenza significativa. Sulla carta, e tenendo buoni i numeri del 2006, non ci dovrebbe essere storia: il Partito della libertà in cima alla classifica, perché ai voti azzurri bisogna aggiungere oggi quelli di An (11,9), l'1,3 dei Pensionati e la non ricchissima dote della Mussolini, meno dell'1: fa 42 per cento e rotti, che diventa 47,6 con la Lega, presente con il proprio simbolo sulla scheda, ma alleata del Pdl. Di là c'è il Pd, con i suoi capi locali che non nascondono di confidare in un risultato ben superiore rispetto a quello, non disprezzabile, delle ultime politiche. A farli ben sperare sarebbero le immagini del tour lombardo di Veltroni, soprattutto i pienoni di Varese, di Bergamo e anche il doppio successo di Milano, prima al quartiere San Siro e giovedì scorso in piazza Duomo, dove nel 2006 l'Ulivo chiuse la campagna elettorale con un tristissimo comizio seguito da pochi aficionados. "Anche qui l'aria è cambiata", è il ritornello che senti ripetere al quartier generale milanese del Pd. Qualcosa di vero c'è: ai comizi c'erano frotte di giovani mai viste prima, l'effetto Veltroni si è fatto sentire pure in questo lembo d'Italia dove la destra domina da 15 anni, la selezione delle candidature, per molti versi desolante, ha comunque prodotto le novità di nomi spendibili sul versante dell'innovazione, e forse della presa sull'elettorato: i Veronesi, i Colaninno, gli Ichino. E poi la storia del "correre liberi", vale a dire senza il piombo sulle ali della sinistra radicale: mossa che potrebbe rivelarsi azzeccata soprattutto da queste parti, dove più dure sono state le vecchie contrapposizioni unioniste in tema di sicurezza, infrastrutture, riforma della pubblica amministrazione, federalismo. Gli "Arcobaleno" lo sanno e, soprattutto al Senato, temono l'effetto del voto utile che premierebbe Veltroni anche alla sua sinistra. Riflettori accesi sul caso Milano: la riconferma del primato per il Pd resta un sogno, un exploit che lo porti a pochi punti dal Pdl una ragionevole speranza. Coltivata da chi pensa già alle prossime battaglie, in Provincia e in Regione.

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"vittoria secca o grandi intese per le opere mancano i soldi" - ava zunino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Genova Intervista al politologo Giampiero Cama: quali scenari in Liguria dopo il verdetto? "Vittoria secca o grandi intese per le opere mancano i soldi" AVA ZUNINO Che cosa può accadere in Liguria dopo le elezioni politiche? Abbiamo chiesto ad un politologo, il professor Giampiero Cama che insegna politica comparata e relazioni internazionali alla facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Genova, di provare a delineare i tre scenari: se vince il centrodestra, se s'impone il centrosinistra e se dovesse profilarsi un governo di larghe intese. "Si possono distinguere due ambiti di conseguenze - osserva - uno che concerne i rapporti tra le forze politiche e i rapporti di potere interni ai partiti e l'altro che riguarda le politiche, i contenuti programmatici, le conseguenze sul piano dello sviluppo, dell'economia". Cominciamo da programmi e scelte per il territorio. "Nel caso di una vittoria del centrosinistra, da un lato le giunte locali avrebbero il vantaggio dell'omogeneità politica. Riguardo ai contenuti più specifici, mi pare che il centrodestra abbia un impulso più deciso su opere come i termovalorizzatori, mentre il centrosinistra è più sensibile alle resistenze locali. La grossa incognita penso comunque che siano le infrastrutture, come il terzo valico o il nodo autostradale". Perché un'incognita? "Non so se ci sarebbero grandi differenze tra un governo e l'altro, perché il problema più consistente mi pare siano le risorse pubbliche. Sul piano della politica economica mi pare che i problemi non siano tanto riferibili a politiche nazionali o al colore dei governi quanto alle difficoltà delle classi dirigenti locali. I governi si sono alternati ma non ci sono stati mutamenti sostanziali; il privato non ha ancora compensato la crisi dell'industria pubblica soprattutto sulla scala delle grandi imprese. Non abbiamo ancora avuto un grande progetto di una grande impresa. L'unico era Riva ma leggo che ci sono problemi". Dunque, sul piano economico... "Direi che i programmi dei due schieramenti si segnalano entrambi per una certa prudenza e poi siamo molto legati alla congiuntura internazionale: se finisce la recessione, la Liguria riprenderà fiato. Credo invece che l'effetto più significativo del risultato di queste elezioni sarà sul piano dei rapporti tra gli enti locali e il governo". Uno degli scenari è il governo delle larghe intese: tutti insieme... "In un certo senso per la Liguria potrebbe essere un vantaggio perché ridurrebbe i poteri di veto sulle questioni cruciali. La Liguria è una Regione bloccata che ha nodi strutturali irrisolti da lungo tempo. Un governo di coalizione all'inizio potrebbe dare forza". Solo all'inizio? "Nel breve periodo, come soluzione di emergenza può dare vantaggi, ma nel lungo periodo può avere anche l'effetto di non rendere trasparenti le responsabilità delle forze politiche e alimentare forze qualunquistiche, gli estremi. Un governo di coalizione per pochi anni, però, potrebbe essere compreso dal paese: è successo in molti paesi anche nelle democrazie più consolidate e maggioritarie come l'Inghilterra". Le ricadute politiche di queste elezioni? "Il primo aspetto è l'impatto sulle future elezioni regionali: si voterà a metà mandato del governo e di solito questa è una fase che vede perdenti le coalizioni di governo. Dunque, la vittoria di Berlusconi potrebbe paradossalmente rafforzare Burlando e al contrario la vittoria di Veltroni per le prossime elezioni regionali potrebbe rafforzare il candidato del centrodestra".

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Come andò due anni fa come si prepara il totosindaco - massimo vanni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Firenze I risultati del 2006, le attese di oggi, gli effetti su Palazzo Vecchio Come andò due anni fa come si prepara il totosindaco Se il Pd starà sotto il 40 per cento non potrà correre da solo nelle comunali MASSIMO VANNI (segue dalla prima di cronaca) L'Ulivo, allora somma di Ds e Margherita, ebbe il 43,2 per cento. Le formazioni che si riuniscono oggi sotto le insegne del Pdl, invece, il 29, mettendo insieme le lista della Mussolini, dei Pensionati, di Forza Italia, di An che allora correvano ognun per sè. Sembra un secolo, ma anche quelle erano elezioni politiche. La geografia politica era molto diversa da quella attuale e quella che oggi si chiama la Sinistra Arcobaleno raccolse in città il 13,7 per cento: Rifondazione comunista ebbe l'8,1, i Comunisti italiani il 3,3 e i Verdi il 2,3. E se si considera che oggi, il pezzo di ex Ds che attraverso la Sinistra democratica si trova oggi riunito nella Sinistra viene accreditato nazionalmente al 2-2,5 per cento, si può stimare che due anni fa la Sinistra fiorentina fosse attestata intorno al 15. L'Udc fece un buon risultato, raccolse il 6,6. Mentre L'Italia dei valori di Di Pietro, oggi alleata, con il Pd, l'1,6. Radicali e socialisti si presentarono allora insieme con la Rosa nel pugno ed ottennero in città il 3,2. Ecco il traguardo di partenza, ora che ci apprestiamo ad entrare in cabina. Tutte cifre che due anni fa non si distaccarono di molto dalle medie regionali: l'Ulivo ebbe il 43,2 anche in Toscana, circa il 30 le forze del Pdl, più o meno il 15 la Sinistra. Ma che invece si distaccarono in modo significativo dalle comunali del 2004, quelle che elessero per la seconda volta, costringendolo per al ballottaggio, il sindaco Leonardo Domenici: allora la somma di Margherita e Ds si fermò al 38,7. La Sinistra volò allora, in una situazione condizionata dall'onda movimentista girotondina, complessivamente al 20 per cento. Mentre il centrodestra comprensivo dell'Udc neppure allora riuscì a sfondare il "muro" del 30 per cento. Questo per ricordare che le elezioni politiche sono una cosa, quelle comunali un'altra. Nel caso fiorentino, però, la conta finale della sfida Berlusconi-Prodi segnerà anche l'avvio della gara di Palazzo Vecchio che si concluderà nel maggio-giugno 2009. E le politiche peseranno comunque sullo svolgimento della gara comunale. Per il Pd, per esempio, incassare un risultato di poco superiore al 40 per cento avrebbe due effetti immediati. La nuova formazione di Veltroni si posizionerebbe entro i limiti già raggiunti a Firenze e in Toscana dall'Ulivo, non trascinerebbe oltre la sua già massiccia forza. Porterebbe però serenità in un partito che, dopo le mille polemiche sui cantieri aperti negli ultimi anni, teme la prova amministrativa. In secondo luogo, incoraggerebbe la posizioni di chi teorizza per il Pd una corsa solitaria anche al Comune (quella radicale di chi come il segretario Giacomo Billi vorrebbe andare da solo fino in fondo e quella moderata di chi come l'assessore Graziano Cioni sostiene invece la corsa solitaria solo al primo turno). Una posizione che sarebbe molto difficile da sostenere in tutte le sue versioni se, al contrario, il Pd scendesse sotto il 40 per cento. D'altra parte la Sinistra Arcobaleno ha bisogno di stare ben sopra il 10 per cento, se vuole essere un partner appetibile per il 2009 e una forza in grado di condizionare le scelte del Pd. Mentre sul fronte della destra, per il Pdl sarebbe vitale superare la soglia del 30 per cento che appare quasi come una maledizione. Superare il 30 e, con l'Udc, avvicinarsi al 40. Perché solo con un balzo in avanti la "battaglia di Firenze", come la chiamano i berlusconiani, potrebbe acquistare il sapore di una battaglia aperta e possibile. SEGUE A PAGINA V.

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Cartoonia va a votare - filippo ceccarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Cronaca Cartoonia va a votare la copertina Alla vigilia delle scorse elezioni politiche, "Topolino" lanciò una consultazione parallela fra tre liste, ciascuna con il proprio leader (uno era Pippo). Prima di allora il fumetto era stato usato, fin dal 1948, come strumento di propaganda. Poi si è fatto strada fin sulle schede... FILIPPO CECCARELLI (segue dalla copertina) Dopo tutto, è compito dell'informazione spiegare gli arcani confusionari della politica, e in questo senso lo storico numero di Topolino garantiva la presenza di ben tre valenti teleconduttori, Paper-Mentina, a Paprix (Canal Quack 55), Giuliano Paperrara e Vesponi, quest'ultimo delegato a guidare il confronto "becco a becco". E insomma: nel 2006 i fumetti si erano presi le elezioni. Se le erano presi, nella loro autonomia identitaria, creativa e perfino commerciale, dopo quasi sessant'anni di fedele servitù al mondo dei partiti. Questi, d'altra parte, non esistevano più: e la multinazionale Disney, così determinante nella formazione dei modelli e nella costruzione del senso, dichiarava a suo modo l'indipendenza, organizzando la propria via democratica ed elettorale. Era una dedizione antica e mansueta quella dei fumetti al mondo della vecchia politica, che sistematicamente li snobbava per ridare vita a questo moderno ed elementare sistema di propaganda solo al momento del voto. Le prime "cartoline" risalgono al 1946: materiale da maniaci più che da collezionisti. La vera esplosione fumettistica avviene il 18 aprile 1948. è l'ufficio psicologico dei Comitati civici, in massima parte, a lanciarli, probabilmente secondo la lezione d'oltreoceano (per quanto già il fascismo li aveva utilizzati). C'è una striscia con personaggi che ricordano un po' quelli di Braccio di ferro e verte sulle false promesse del Fronte popolare di dare la terra ai contadini. "Ma se vinceranno i comunisti, vedrai come ti andrà a finire", ed ecco dei poliziotti con pistola e falce e martello che requisiscono il raccolto all'ingenuo colono che ha votato a sinistra. Oppure: "Che fai, sciagurato!?" fanno dire a un Garibaldi che esce dalla scheda. Come pure ci sono due distinte versioni di Pinocchio, con Togliatti e Nenni nella parte del Gatto e della Volpe. Di rimessa il Pci risponde con un eroico, naturalmente, Cappuccetto Rosso che mette nel sacco l'Orco MangiaTutto, il presidente americano Truman, e il suo diabolico mandatario Gasperaccio (De Gasperi). Il Pci si rifà nel 1953 con i "forchettoni". L'ispirazione è un ormai celebre manifesto in cui i volti di De Gasperi, Scelba e Gonella sostituiscono, su sfondo nero, quelli dei tre nanetti con posate sulle spalle e bavaglino utilizzati per la pubblicità della ditta Valsoldo. Sull'Unità esce addirittura un supplemento, Il forchettone del lunedì: vignette, scenette, poesiole, parodie tutte illustrate in quadrati. C'è anche un personaggio che ricorre, un avido e mai sazio democristiano chiamato Polpettone. Stavolta è lo scudo crociato ad accusare la botta. L'unico disegnatore capace di reggerla è il giovane Jacovitti, che creerà un indimenticabile mazzo di carte insieme comico e truculento, le coppe traboccanti di sangue, i bastoni in mano ai Partigiani della pace, gli ori a forma di rublo, le spade dei carabinieri che trascinano via un sindaco con il fazzoletto rosso al collo. Ma l'autentica risposta alla sferza satirico-fumettistica dei comunisti viene affidata a una lunga storia drammatica, Perché siamo i più forti, segno grafico realistico, con digressioni storiche sull'insurrezione greca e la guerra di Corea. Lunga, bruttina e anche assai lacrimosa, quindi vista con gli occhi di oggi decisamente buffa, appare d'altro canto la striscia del Pci chiaramente ispirata ai fotoromanzi e intitolata Più forte del destino alla vigilia delle amministrative del 1957. Politica e amore s'intrecciano nella trama secondo i canoni di uno stile nazional-popolare che oltrepassa i confini dell'ingenuità: basti pensare che il figlio cattivo del padrone fa arrestare il rivale durante uno sciopero. Il lieto fine è assicurato da uno zio dei promessi e contrastatissimi sposi proletari che prima del brindisi matrimoniale spiega a tutti il modello di una società giusta e dunque perché bisogna votare comunista. Del resto i fumetti restano a lungo mezzi di propaganda che i partiti di massa utilizzano per arrivare il più rapidamente possibile al cuore del popolo. E ci arrivavano, bisogna dire, accompagnando e adattandosi di buon grado alle tendenze, ai personaggi, alle novità di quello che un tempo si definiva il quadro politico; e che a sua volta, nei tempi instabili della sostanziale stabilità italiana, finivano per rispettare le evoluzioni e i codici anche estetici e di costume della Prima Repubblica. E quindi: elezioni del 1972, crisi del governo di centrodestra, fumetto del Psi, autore Enzo Lunari, titolo Vogliamo togliere il freno a mano?. La metafora indica un'automobile, l'Italia, trascinata in salita da due poveracci. Alla guida c'è una grassa signora, incarnazione della Dc: togliere il freno significa tornare al centrosinistra, come poi in effetti accade (sia pure non come sperano i socialisti). Ancora. Esuberanza in fabbrica e nuovi linguaggi giovanili: ecco l'operaio-massa Gasparazzo, scoppola e salopette, striscia quotidiana su Lotta continua. Alle elezioni Gasparazzo spegne la fiamma del Msi facendoci sopra la pipì. Dopo il referendum sul divorzio, 1975, nuove inquietudini socialiste, ritorno alla favola: Fanfaneve e i sette nani, con elenco di democristiani da mandare in pensione, Andreottolo, Rumorgongolo, Donat Brontolattin, Tavianolo e così via. Negli anni Ottanta i comics politici ed elettorali dilagano fino a raggiungere la nascente Lega. Sembra un fumetto anche il famoso manifesto sulla gallina del nord che produce le uova d'oro. Ancora innocuo, tutto sommato, rispetto al manifesto sugli immigrati clandestini - "Fuori dai coglioni" è il grazioso slogan - che ne condensa i più vieti e illustrati stereotipi: prostitute nere, spacciatori maghrebini, assassini slavi. Meglio, sempre per rimanere nell'ambito padanista, le immagini tipo Gordon, Zagor o Albi dell'Intrepido che il pittore Regianini disegna sopra i palchi di Bossi. Ma sono questi già gli anni in cui Cossiga chiama Veltroni "il gatto Felix", Cofferati scrive di Tex e Bertinotti partecipa a dibattiti su Dylan Dog, investigatore dell'occulto. è difficile individuare il momento esatto in cui inizia la grande regressione simbolica che porta i partiti e poi i leader a considerare l'elettorato come davvero composto da gente che ha frequentato la seconda media e magari, come dice Berlusconi, "neanche ai primi banchi". Certo se ne comincia ad avvertire l'impatto a far data dalla fine del decennio scorso osservando gli stemmi delle liste depositate al Viminale, molte delle quali rispondono a rappresentazioni sempre più facili, semplificate, elementari, necessariamente bambinesche. Abbondano di fatto re leoni, orsi e orsetti tipo Yoghi, elefantini alla Dumbo, asinelli copiati dalla Disney, gabbianelle, delfini e cavallucci anche marini. Senza chiedere il permesso, né notificarlo decorosamente all'opinione pubblica la politica si stava trasformando in Cartoonia. Il passo successivo prevede forse l'auto-trasformazione dei politici stessi in personaggi consapevolmente da fumetto. Ardenti pupazzi in carne e ossa da mettere in competizione con Paperone, Ciccio Papero e Pippo nei prossimi numeri di Topolino. (Gulp!).

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Foto di Mimmo Chianura/Agf (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del È il giorno della grande sfida. Da stamattina alle 8 (fino alle 22 oggi e dalle 7 alle 15 domani) 47 milioni di italiani andranno al voto per scegliere il loro futuro. Per dare fiducia alla sfida di Veltroni e del Pd e voltare pagina. Ma anche per impedire che torni Silvio Berlusconi e la sua pericolosa coalizione che mette insieme il razzismo di Bossi, il fascismo di Ciarrapico e l'autonomismo di Lombardo. Per i sondaggi è testa a testa. E allora tutto dipende dagli indecisi. alle pagine 2- 7 Foto di Mimmo Chianura/Agf.

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Falcone, Borsellino Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Falcone, Borsellino Berlusconi Furio Colombo "Possibile che gli italiani vogliano davvero che sia un politico simile a governarli?". La domanda angosciante e - fino a domani, priva di risposta - è di John Lloyd, giornalista inglese. Come molti di coloro che non hanno molta stima di Berlusconi in Europa, John Lloyd non è uomo di sinistra, meno che mai un militante di parte. È un editorialista del Financial Times di Londra che guarda l'Italia con lo stesso stupore di tutta l'Europa. Possibile? "Trattando gli italiani come un pubblico da sollazzare, illudendolo a pensare che ogni errore è imputabile alla sinistra, Berlusconi perdura nell'usare uno stile politico che dimostra tutti i suoi anni, e la pretesa che l'Italia resti ferma nel tempo. È lì che gli italiani vogliono stare?" (traduzione de la Repubblica, 4 aprile). C'è in ciò che scrive il giornalista inglese un genuino senso di partecipazione all'angoscia di una parte degli italiani (grande, crediamo). Eppure tutto ciò era stato scritto quando l'uomo di Arcore sembrava dilettarsi a farci credere, come in un brutto film, al suo intenso traffico con donne giovani, un assortimento di vallette e candidate che avrebbero dovuto piazzare i riflettori (con la dovuta cautela) sul suo volto, che ritiene irresistibile. Erano i giorni in cui non trovava di meglio che fingersi indifferente e genericamente insultante (è il suo stile quando è "buono") di fronte alle piazze calde e affollate di Walter Veltroni. Gli stessi giorni in cui il suo aiutante di campo Gianfranco Fini si arrabbiava di fronte a cinema vuoti che avrebbero dovuto ospitare i suoi comizi. segue a pagina 27 L'editoriale.

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La sfida di Veltroni: si può vincere La scelta di correre da solo per vincere, nelle mani degli elettori. Tutto è aperto, fino all'ultimo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La sfida di Veltroni: si può vincere La scelta di correre da solo per vincere, nelle mani degli elettori. "Tutto è aperto, fino all'ultimo" di Bruno Miserendino / Roma SI SPERA ancora, al loft. Perché "tutto è aperto, fino all'ultimo". E poiché in ogni caso al Pd andranno numeri consistenti, si studia come capitalizzare al meglio il consenso conquistato in una difficile, ma anche straordinaria campagna elettorale. "Abbiamo mandato le pa- role d'ordine giuste, i segnali continuano a essere buoni, non ci possiamo rimproverare nulla", va dicendo in queste ore Walter ai suoi. Il Pd, ha spiegato nelle ultime ore disponibili, ha parlato al paese, ha presentato un programma serio con le coperture, proposte su precari, salari, pensioni, casa, ricerca, ha parlato chiaro su mafie e legalità, ha lanciato un messaggio politico a suo modo rivoluzionario, che rompe con l'Italia della contrapposizione e dell'odio, e delle alleanze "contro". Non è vero però, dice Veltroni, che Pd e Pdl abbiano programmi simili. La campagna elettorale ha dimostrato quanto sono diversi, e quanto siano alternativi gli schieramenti nei comportamenti e nei valori. Tema numero uno, la legalità. Il leader del Pd ha girato nel Sud all'insegna dell'annientamento delle mafie. Ha detto provocatoriamente "mafiosi votate per chi volete, ma non per noi". Ha incontrato gli imprenditori siciliani che si sono ribellati al pizzo e al racket, dall'altra parte si è eletto a "eroe" uno stalliere mafioso pluricondannato. Tema numero due, la precarietà. Per Veltroni "è la forma di sfruttamento più grave dei nostri tempi", e ha proposto il salario minimo legale e incentivi alle imprese che favoriscano contratti stabili. Dall'altra parte pare che la precarietà non sia considerata un gran problema. Tema numero tre, i salari. Veltroni ha chiesto che la Destra permettesse subito gli sgravi sui salari con le risorse derivanti dall'extragettito. Berlusconi ha risposto dicendo che il Tesoretto non c'è, ma ovviamente, siccome c'è, è pronto a usarlo lui al primo consiglio dei ministri se riuscirà a formare il governo. In compenso si sono persi mesi preziosi. Tasse. Veltroni ha proposto la riduzione di un punto di Irpef all'anno per tre anni, indicando le coperture e il taglio delle spese. Berlusconi ha promesso in zona Cesarini l'abolizione del bollo auto, ovviamente non si sa come. Quarto, la rottura con la sinistra radicale. È la grande scommessa di Veltroni, la novità più importante, che configura da sola una riforma elettorale e che rende più credibile il progetto del Pd: "Se vinciamo, ci sarà un solo gruppo parlamentare, un solo programma, un solo leader e non avremo alibi se non realizzeremo fatti". Comunque vadano le cose il panorama politico sarà terremotato. "Il Pdl - accusa Veltroni - è solo un cartello elettorale, che ha rotto coi moderati, e dove la Lega conta di più". Domani si capirà quanto il messaggio del Pd avrà raggiunto l'Italia profonda, sfiduciata e ancora incerta sul da farsi. "Fatto tutto il possibile", è dunque la parola d'ordine al Pd. Magari, come dimostrano le vicende del confronto mancato e delle esibizioni tv Porta a Porta e Matrix, è stato sottovalutato ancora una volta la "prepotenza mediatica", del "principale esponente dello schieramento avverso", però il leader del Pd l'ha detto più volte in questa campagna elettorale: "Non userò come alibi l'argomento dell'evidente squilibrio mediatico a favore della Destra se non riusciremo a prevalere". Del resto, concentrare una campagna elettorale sull'anomalia tutta italiana del conflitto d'interessi sarebbe stato contraddittorio rispetto al senso profondo del messaggio veltroniano. "Sono convinto - ha detto proprio all'Unità Veltroni - che questo non sia un paese di spettatori, ma di cittadini interessati alla soluzione dei problemi". Il leader del Pd, si sa, ha l'ottimismo della volontà e anche della ragione ed è convinto che la novità alla fine paga sempre. Del resto tutti gli scenari più attendibili dicono che, chiunque sia il vincitore, governare sarà un'impresa, e il Pd sarà in ogni caso protagonista della nuova stagione. Se ce la farà la linea di Veltroni sarà chiara: la presidenza di una Camera all'opposizione, accelerazione sulle riforme, dialogo. Senza pastrocchi, però, perchè "chi vince anche di un voto governa". Lo stesso vale se prevalesse la Destra. Non ci saranno larghe intese, o altre astruserie. Però bisognerà fare le riforme, nell'interesse del paese. Il Pd garantirà un'opposizione leale, responsabile, non spallate. Il problema qui è un altro. Se Berlusconi vince, le riforme a larga maggioranza non si fanno. Probabilmente non si fanno e basta, nemmeno il federalismo fiscale col copyright di Bossi.

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Times: una vittoria elettorale di Berlusconi farebbe più notizia e sarebbe forse più diver (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Times: una vittoria elettorale di Berlusconi farebbe più notizia e sarebbe forse più divertente, ma non c'è alcuna garanzia che con lui al potere l'Italia vedrebbe i miglioramenti di cui ha bisogno. Gli italiani farebbero bene a votare per Veltroni, il diavolo che non conoscono, che per il diavolo che hanno già sperimentato.

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Gaffe, insulti e vecchie ossessioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Gaffe, insulti e vecchie ossessioni di Marcella Ciarnelli Non conosce il galateo. Men che mai quello istituzionale. Nel replay dei 60 giorni di campagna elettorale di Silvio Berlusconi si affollano gaffe e battute fuori luogo, tentativi di mistificazione e demonizzazione. Il Cavaliere di sempre, dunque, a dispetto della campagna elettorale mite e sottotono che pure aveva promesso. È l'idea del baratto tra le alte cariche dello Stato la più grave. Proporre "l'ipotesi di scuola" che per concedere al centrosinistra la presidenza del Senato, Giorgio Napolitano dovrebbe farsi più in là, è propria di chi è del tutto privo di cultura istituzionale. Di chi non ha nessun senso dello Stato. Di chi non riescere a comprendere che si può essere garante di tutti al di là dell'appartenenza. E c'è l'attacco all'avversario. A Veltroni, "il buonista laureato in fiction" e a Di Pietro che la laurea se la sarebbe trovata bella e pronta, senza aver fatto neanche un esame, grazie ai servizi segreti. Senza parlare di Casini e Storace che rischiano di affossargli la vittoria. Ma anche quello insulso ad un campione come Francesco Totti, colpevole di essersi schierato con Rutelli e il Pd e di averlo lealmente dichiarato. "Sta fuori di testa" ha detto "andando in fuorigioco". Marcia indietro inevitabile davanti all'impopolarità della dichiarazione ma anche il velenoso accenno al fatto che "la moglie lavora per Mediaset". La proposta di un test per verificare periodicamente la sanità mentale dei magistrati e la turbativa dell'acquisizione dell'Alitalia da parte di Air France con l'ipotesi mai concretizzata di una cordata italiana di cui "anche i miei figli potrebbero far parte". Poi gli hanno ricordato il conflitto d'interessi, e almeno l'interesse familiare è rientrato. Le donne, una tragedia. Non ci sono stati limiti per il vecchio seduttore che non rinuncia a valutare in termini estetici o di servizio. "Le donne di destra sono più belle di quelle di sinistra", "una bela tusa", "una bella sberla", "cucinate per gli scrutatori", "se non fossi già sposato la sposerei". E per le precarie la soluzione è "sposare un milionario". I comunisti. Torna il vecchio attacco alla sinistra figlia del marxismo che presenta nelle sue liste "vecchi gerarchi". La dittatura è solo quella. Mai che abbia parlato di nazismo e fascismo. D'altra parte sarebbe poco credibile per che si è annesso Ciarrapico. "Dice bene Dell'Utri quando definisce Vittorio Mangano un eroe", si lascia scappare, dimentico che l'ex stalliere è condannato per mafia. Il rapporto con gli alleati. Il desaparecido Gianfranco Fini è gentile a "intrattenere i manifestanti" durante il comizio finale. Umberto Bossi è "in cattive condizioni di salute, come può fare il ministro?". E via, tra difese d'ufficio davanti ai possibili fucili spianati del Senatur e frenate sulla sua proposta di voto agli immigrati che i leghisti non hanno nessuno intenzione di accogliere. Va così. Il Cavaliere dovrebbe trovare la sua strada. Un'altra. Magari fulminato sulla via di Damasco come San Pietro, dice lui, facendo una gaffe con San Paolo che non può protestare. In fondo a destra.

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Oggi 13 aprile l'Unità fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare il giornale. A tutti i nos (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Dario Fo: andare a votare E comprare "l'Unità" Oggi 13 aprile "l'Unità" fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare il giornale. A tutti i nostri lettori e a tutti i nostri amici diciamo: il giorno delle elezioni comprate due copie de "l'Unità", una regalatela e cercate di convincere un indeciso. In questo modo si dà un grande sostegno al giornale e si contribuisce a far vincere il Pd. Ognuno di noi faccia passaparola (con sms, e-mail o telefonando) in modo che le doppie copie de "l'Unità" siano tantissime. Per aderire si può mandare un messaggio a faibis@unita.it. Per chi voglia organizzare la diffusione basta prenotare le copie mandando una e-mail a diffusione@unita.it o telefonando al numero 0658557472 dalle 9 alle 16 di Toni Jop "Primo, andare a votare. Secondo, votare sul serio. Terzo, non commettere atti impuri", e cioè? "fare la sola cosa che ci può mettere al riparo dalla prossima disastrosa puntata del serial-horror Berlusconi, poi tutto il resto". Bel tono, Dario, ti ho mai sentito così apodittico..."Bene, è venuto quel tempo. Il paradosso noir vuole oscurare il cielo di questa realtà, bisogna impedirlo, avviso a tutti i sinceri democratici: se vince, chi o cosa ci salverà?". Lui sa con chi sta parlando, conosce bene i suoi polli, cioè noi che gli gironzoliamo attorno da una piccola, deferente eternità. Sarà un caso che si arrivi al giorno del voto accompagnati esattamente dalla bella voce di Dario Fo? Sì che è un caso. Confesso: figli di una arruffata concezione della organizzazione che molto concede alla forma più mite di una estroversione, come si diceva malignamente un tempo, spontaneista, siamo arrivati a Dario come si arriva a un appuntamento col destino, quasi per caso. E lui, quasi per caso, era lì che ci aspettava, con una valigia carica di premonizioni già imbustate e indirizzi a posto. Ne ha per tutti, a cominciare da quella sinistra che ora pensa di poter continuare a darsi un senso forte stracciando il voto o riducendolo a un ciclamino odoroso di disappunto e di dispetto. Ecco, quindi, il nostro Nobel più amato, il nostro giullare più sfrontato, lì, in piedi nel mezzo di un incrocio della storia che riguarda tutti noi più di quanto non si pensi, con la sua bella valigia in mano e un'aria da Chaplin mentre si sostituisce, davanti al microfono, a quel massacratore sanguinario di Hitler e vomita parole di pace, di fratellanza, di lucidità, di responsabilità. Bene, Dario. Cominciamo a imbustare i messaggi, forza col primo... "Eccoci: bisogna votare e non star fuori, non pensare che si possa star fuori. Il discorso del mio amico Grillo è spaventosamente pericoloso. Quello che si affronta oggi non è un voto, è un finale di partita, di una partita disperatamente conclusiva. Un referendum: o sì o no. Il bello è che ha deciso così proprio Berlusconi quando ha costretto gli italiani ad andare a votare con questa orrenda legge, lui ha deciso l'ammasso. Non si può che andare a vedere le carte e se si vuole farlo non c'è che da votare, almeno alla Camera, per Veltroni, per il Partito Democratico. Così farò io. Per il Senato vedrò, ma qualunque cosa faccia devo essere certo che nemmeno un voto si disperda...A Milano vorrei votare Borsellino... ". Vuol dire che Veltroni ha giocato di rimessa con la scelta di correre da solo? "Credo di sì: non si poteva che accettare il diktat ed entrare in campo a piedi giunti. Così Veltroni ha compiuto il solo gesto che poteva procurare la vittoria. Ha mostrato coraggio, si è dimostrato persona decisa e perentoria, non uno che va allo sbaraglio, capace di muoversi con impeto e grinta, di farsi sentire in campo... ". Che ti pare? Sono quasi sparite le falci e anche i martelli in quel che ti chiami corsa all'ammasso... "Mah, dei simboli mi interessa relativamente. Mi interessano i principi di una cultura libera, di una produzione umanamente corretta, del diritto a una vita ricca di dignità, di un pieno diritto alla salute... ". E sull'altro fronte, che bandiere vedi? "Una sola bandiera, quella di una buffonata triste che non fa ridere. A volte guardo in tv Berlusconi e mi chiedo: ma ci fa o è davvero pazzo e grottesco? Alcune, ne sono sicuro, deve pensarle la notte. Quando sostiene che, per vie traverse, il suo ex stalliere Mangano è un eroe... uno che è stato condannato a tre ergastoli per delitti di mafia... un eroe, dice, che non ha parlato. E cos'è che non ha detto e invece poteva dire? Lui corregge: non ha sparlato, e cioè che è stato reticente di fronte ai giudici e sta sempre argomentando di eroismi compiuti da un assassino mafioso. Come si fa a votare per uno così? Chi può votare per uno così? Che Italia può dire di sì a questa cultura?" Facciamo un gioco: noi, l'Italia che non vuole accettare questa cultura, siamo convinti di vincere. E se invece perdiamo? Che paese ci troviamo tra le braccia? "Ma ti pare un gioco da fare? Vuoi farmi stare male? L'immagine è disastrosa, mi viene l'angoscia, mi vengono i brividi. Penso, chessò, alle leggi che verranno... Ne ha già fatte quattro o cinque a suo uso personale, chi gli impedirà di andare avanti? Avrà campo libero e ce lo troveremo presidente della Repubblica, la nostra vita appiattita... bisogna ritrovare la grinta che avevamo quando lottavamo contro la Dc, riconquistare il cuore della gente... ". Se una buffonata triste è in grado di vincere le elezioni, converrà riflettere su quel che siamo come paese e come sinistra... "Era meglio farlo prima. Qui non se ne fa più parola, ma si sta per votare il più gran conflitto di interessi dell'Occidente. Com'è che siamo ancora a questo punto che un signore padrone di tv, radio, giornali, libri e tanto altro può diventare presidente del consiglio? Ogni tanto, i compagni mi suggeriscono: che vuoi fare, alla gente non interessa questo argomento... Ma siamo matti? Vuol dire che non l'abbiamo ben spiegato, che non abbiamo parlato a sufficienza, che forse ci credevamo poco anche noi alla eresia istituzionale interpretata da Berlusconi; ma se è così, il problema siamo noi... ". Ho idea che Veltroni sia partito anche da questa considerazione quando ha deciso di correre da solo. Qualcuno non voleva attaccare il conflitto di interessi nella vecchia coalizione. Ma tu strattoni la politica con la forza di un profeta e stai anche sulle balle per questo, ma dove la vuoi portare la politica? "Ho un problema abbastanza mio, intanto. Devo mettermi d'accordo con una politica che non risponde, non mi sembra almeno, a questioni come quella del percorso dell'Alta velocità, della base Usa a Vicenza. Di cento altre basi militari pagate dai contribuenti italiani, di cento aerei da bombardamento e distruzione, pacifisti?, che costano un miliardo l'uno, del nostro essere supporter dell'esercito Usa mentre quest'ultimo si rifiuta di ammettere che i nostri soldati stanno male per colpa dell'uranio impoverito, tanto per non pagare, loro, i danni, i risarcimenti". Cambierà, se vincerà il Pd e se, come pare, vinceranno i democratici in Usa... "A una condizione: che si tolga di mezzo quella che Gramsci definiva "l'umile imbecillità delle idee spente". Che, cioè, la politica, la sinistra, il governo prenda per buona l'emergenza globale sulla vivibilità del pianeta, sulla crisi delle fonti energetiche che sta travolgendo tutto. Sarà ora di smetterla di fingere di non accorgersi di quanto sta accadendo, sarà ora di smettere di fare i beoti che accettano sempre la situazione come discretamente normale, così ci si tocca i coglioni e si tira avanti. Questa è la stessa logica della merda della Campania, una logica, come si è visto, suicida. Tutta l'azione di governo va impostata su questo allarme, ma nella sostanza, non formalmente... ". È dura passare dall'Apocalisse, purtroppo vera, alla vecchia Unità: sai della nostra campagna? "So e ci sto. È un bel giornale, qualche volta meno ma è bello e degno. Allora compro due copie, anzi no, compro tutte le copie che trovo, smantello l'edicola, cuntent?".

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Mezze promesse e un regno di naftalina: la stanca campagna di Silvio Primo Ha evitato il suo faccione sui manifesti come pure la sfida tv con Veltroni. Ma ha recitato il solito cli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Mezze promesse e un regno di naftalina: la stanca campagna di Silvio Primo Ha evitato il suo faccione sui manifesti come pure la sfida tv con Veltroni. Ma ha recitato il solito cliché: illusioni e insulti di Natalia Lombardo Loro hanno Totti, George Clooney e Benigni? "Non mi servono, io schiero me stesso": ecco, Silvio Berlusconi nella campagna elettorale 2008 ha curato, levigato, truccato e gonfiato corpo, capelli, sorriso e voce per dimostrare al "suo pubblico" l'invulnerabilità. L'immortalità gliela darà Don Verzè... Una campagna martellante basata sulla ripetizione di formule identiche, nota ricetta pubblicitaria. Come uno scolaretto in ogni studio tv Silvio ha recitato lo slogan dal suono stridente: "La sinistra ha messo l'Italia in ginocchio. Rialzati Italia". Slogan che pesca nel malcontento anti-Prodi e lampeggia un volgare doppio senso (gli altri li ha esplicitati lui sulle donne...). La sua faccia, Berlusconi, non l'ha voluta offrire al confronto del tempo sui manifesti 6x4. Come dire, basta la parola (non più Forza Italia ma Popolo delle Libertà) e basta il nome, santificato nell'ossessivo "meno male che Silvio c'è" cantato nelle piazze col surreale spot di un mondo laborioso e felice: dal cornettaro all'operaio col casco, alle ragazze del call center che non possono augurarsi niente di meglio che ringraziare il cielo perché "Silvio c'è". Partito con uno stile anglosassone verso l'avversario ("è durato tre giorni" osserva D'Alema), l'ex premier in corsa per la quinta volta ha cercato di costruirsi l'immagine dello statista. Poi ha deciso di intercettare l'individualismo italiota, immedesimandosi nel cittadino medio oppresso dalla burocrazia che "occupa un volume pari al Duomo di Milano". Oppresso dallo Stato e dalle istituzioni occupate "dalla sinistra". Fino a permettersi di chiedere il posto all'inquilino del Colle... In un crescendo il leader del Pdl ha puntato sul quarantottesco odio anticomunista che risveglia echi remoti e appaga i nostalgici del fascismo candidati. Così l'equazione del "Pd ultima trasformazione del Pci" arriva al culmine dall'8 aprile a Vicenza in poi: "Dagli archivi del Kgb è venuto fuori che l'Urss dava il 45% degli aiuti al Pci". Fin dall'inizio Berlusconi gioca la carta del culto della personalità, la rivendica in tv. Ad Aprile condensa i comizi in piazza, anzi le chiama "conversazioni" farcite di gags, anche se le folle non sono mai oceaniche. Silvio si offre al rito del massacro per chi vuole fotografarlo o toccarlo ("e chi c'è il Papa?" si dice da solo). Per lo più truccate signore attempate, procaci ragazzine aspiranti veline spinte dalle mamme. Fini s'immola sull'altare di Silvio sognando un ricambio per il quale ha liofilizzato pure il suo partito. Casini è mitragliato dall'appello al voto utile. IL leader Pdl limita le promesse, avverte minacce di recessione, "non ho la bacchetta magica", è il leit motiv che si trasforma nel fioretto del "portare la croce": l'andare a Palazzo Chigi perché "non sono fungibile". C'è solo Silvio. Compensa l'aria di crisi con i coup de théâtre: lo strappo del programma Pd al Palalido di Milano; il saltello su un piede solo al Pantheon con i giovani: "sono un vostro coetaneo" di 71 anni. E nella Napoli pulita che dipinge come capitale di una "Italy under trash", annuncia la presa del Palazzo Reale in quello che chiamerà il "primo consiglio di amministrazione" anziché dei ministri. Ai giovani ha dedicato parole (sempre le stesse) e molte energie, il cavaliere: vorrebbe passare alla storia come Fanfani per il "piano Berlusconi", il piano casa delle "new town" modello Milano2, un mondo da coppiette precarie ma felici anche in "50 metri quadri" perché lui quand'era giovane ci viveva benissimo con due figli. Oggi invece sarà in Villa di Macherio... Al popolo delle partite Iva promette il sollievo del "pagamento delle fatture al momento dell'incasso" e l'abolizione dell'Ici. Il punto di vista è quello del lavoratore autonomo che detesta il "fannullone" sopito tra le scartoffie. Il travet che sarà annientato dalla "digitalizzazione". Il cavallo di battaglia non è l'aumento dei salari ma la "detassazione di straordinari e premi di produzione". Così i dipendenti dovrebbero essere felici di "lavorare di più e portare a casa più soldi", invece che il contrario. Verso la fine torna il Caimano e azzanna l'immagine di Veltroni: l'illusionista, il "finto buono". Il leader del Pdl, invece, gioca alle tre carte: a fine marzo si appropria della lotta all'evasione fiscale, ma la soglia del lecito è variabile: "Se lo Stato ti chiede il 50 o il 60% ti senti legittimato a non pagare le tasse". E rispolvera l'attacco ai pm da sottoporre a "test di salute mentale". Ma lui, Berlusconi "l'editore liberale", non regge il faccia a faccia neppure coi giornalisti: nei botti finali in tv impone ai conduttori che non riescono a frenarlo tanti "no, mi lasci dire... no, mi consenta di spiegare..." il programma. Così l'editore liberale iscrive nella lista dei sospettati pure Bruno Vespa. "la sostituisco con Santoro", ironizza. A Matrix si sente a casa, tanto da mettere nei guai Mentana sulla par condicio: cita sondaggi, sfora il tempo e rispunta come una marionetta col dito sulla scheda, nell'ossessione del "broglio". Tutti i giornalisti sono avvisati: il Monarca Silvio I è anche "anarchico", le regole degli altri non valgono. Solo Emilio Fede l'ha capito.

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Caro Grillo, andiamo a votare contro i nostri interessi di casta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del HENDEL Caro Grillo, andiamo a votare contro i nostri interessi di casta Oggi voglio comprare 10 copie dell'Unità e le voglio regalare a un grande comico, mio collega e maestro: Beppe Grillo. Caro Beppe, t'ho sentito dare della testa di c. agli "illusi che vanno a votare". Ma davvero pensi che far ripiombare l'Italia nelle mani di SuperSilvio sia la stessa cosa che affidarla a Veltroni? Certo, ti capisco: un bel governo Berlusconi, con i ministri della Lega dal grilletto facile, i fan dell'"eroe Mangano" (altro che Resistenza!) e i test psichiatrici per i giudici, sarebbe una pacchia per noi comici. Ma una volta tanto, Beppe, contro i nostri interessi di casta andiamo a votare scommettendo in qualcosa di meglio. Con affetto, Paolo Hendel.

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I narcisi del non voto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del I narcisi del non voto Beppe Sebaste A ogni scadenza elettorale, anche se magari non sono mai gli stessi, incontro amici e conoscenti che dicono che stavolta non voteranno. Non sono come gli ignavi di Dante, tormentati nel vestibolo dell'Inferno perché, già rifiutati dal Cielo, sono sgraditi anche a Satana, non avendo avuto neanche il coraggio di peccare. C'è chi è deluso (e chi non lo è?), c'è chi protesta per punire i partiti (ma punire chi?). C'è chi si sente ormai al di sopra della mischia, chi ostenta un'idea della coerenza e della purezza morale e politica che non ha niente a che vedere né con la coerenza, né con la morale, né con la politica. Tutti hanno invece molto a che vedere con una patologia dilagante: il narcisismo. Il narcisismo di chi vuole astenersi dal voto si ammanta infatti della pretesa di identificarsi totalmente nell'atto del voto, di specchiare se stessi nella crocetta apposta sul simbolo elettorale, come se esistesse un simbolo o un partito capace di riflettere la complessità di sentimenti, aspirazioni e idee politiche di cui ognuno è portatore (consapevolmente o no). A chi ha questa assurda, ingenua pretesa, ricordo che il voto è un atto pragmatico che non esaurisce la politica che conta davvero, quella che ogni santo giorno ogni persona conduce in ciò che fa e che non fa - beninteso anche dopo le elezioni. Nessuna cabina elettorale può legittimamente contenere questo universo. Il narcisismo dell'illusoria coerenza di chi si astiene esprime invece un invadente egocentrismo che non conosce empatia né alterità, come lo specchio. Non conosce politica, pur essendone parte. Una volta anch'io dichiarai di non avere votato per protesta. Naturalmente era falso (avevo votato Pci), ma dire è fare, contano gli effetti di ciò che si enuncia. Era un messaggio politicamente interpretabile. Ma il non voto, scheda bianca o nulla, è un anonimo spreco che cancella ogni intenzione e va a vantaggio aritmetico dei partiti, anche quelli più avversi. Votare è un atto pragmatico che accade una volta ogni qualche anno. Non ho mai pensato che esaurisse le mie idee e emozioni, i miei orizzonti personali e collettivi. Non ho mai preteso che riflettesse più di tanto i miei sentimenti. Se voto Veltroni lo scelgo come interlocutore di un dialogo, fosse anche conflittuale. Votare significa poi contribuire a scegliere una serie di effetti irreversibili, a volte devastanti. Se si pensa che per una manciata di voti il petroliere Bush Jr. ha prevalso sull'ecologista Al Gore, e ha fatto così la catastrofica guerra all'Iraq allevando generazioni di terroristi islamici, il contributo individuale alle elezioni assume una responsabilità da brividi.Scrivo queste frasi il giorno in cui appaiono dichiarazioni sconvolgenti di Bossi, Berlusconi e del suo delfino Dell'Utri. Se vincono loro, dice quest'ultimo, cambieranno i libri di Storia delle scuole per cancellare la Resistenza antifascista (lui la dice con la erre minuscola, per disprezzo); e che il mafioso Mangano, già stalliere di Arcore, fu un eroe, perché è morto in galera senza aver fatto mai il nome di Berlusconi. Ecco, le elezioni possono verosimilmente mandare al governo queste persone. Cari astensionisti, se davvero vi sentite neutrali di fronte a questa concreta eventualità, allora avete già scelto, e il mio voto sarà anche contro di voi.

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Vespa e la sfilata dei partiti meteorite (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Vespa e la sfilata dei partiti meteorite Roberto Cotroneo Chi è che diceva che la realtà supera spesso la fantasia? Solita frase, banale, un po' luogo comune, sentita troppe volte per non considerarla poco più che un modo di dire. Solo che in questa campagna elettorale il vecchio detto si è rivelato prezioso, per nulla banale, e perfettamente calzante. Sono un po' di giorni, che per obblighi di legge, chiamiamoli così, sfilano in programmi di solito riservati a big e importanti uomini della politica, gente mai vista. Che beneficia di inquadrature, tempi, spazi, identici a quelli di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi. Appaiono nello zapping come qualcosa di imprevisto, come un aborigeno nel boschetto vicino casa, dove al massimo pensavi di trovare qualche fagiano, o un paio di lepri. Gli aborigeni, con tutto il rispetto, s'intende, erano intervistati l'altro ieri sera, in chiusura di campagna elettorale, da un Bruno Vespa, contrito, e decisamente serio. Ma probabilmente stupefatto dal ritrovamento antropologico che gli era capitato. La stessa sensazione che deve aver avuto Enrico Mentana, quando, esattamente una settimana prima, aveva dovuto far sfilare gli stessi aborigeni, con tutto il rispetto s'intende, di cui parliamo. Ora, perché aborigeni? Non per fare una battuta, o per scarso rispetto. Ma perché i signori che venerdì erano da Vespa e qualche giorno fa da Mentana rappresentano un Paese affiorato chissà da dove. Che il dualismo Berlusconi/Veltroni sembrava aver spazzato via. Non c'era più l'Italia del futuro di Veltroni e Franceschini, neppure quella degli stallieri-eroi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Era qualcosa di sconcertante perché da un momento all'altro ti saresti aspettato saltasse fuori un nuovo Jader Jacobelli. Mentre il video del televisore al plasma si tingeva di grigio, in tutte le sue tonalità, e la cantilena di questi signori poteva cullarti all'infinito. Impressionante. Fernando Rossi, della lista "Per il bene comune", dichiarava qualche giorno fa che il suo partito nasceva "contro il teatrino della politica", e naturalmente "contro il veltrusconismo che impera nel nostro Paese". E hanno candidato a premier "Stefano Montanari, che è il più grande esperto di nonopolveri in Italia". E le "nanopolveri sono la più grande contraddizione del nostro sistema politico". Ma Veltroni lo sa? Altro che precariato. Il suo sodale (in Senato) Franco Turigliatto di "Sinistra critica" la buttava molto più sul marxismo-leninismo spiegando che il suo partito ha come valore costituente "l'anticapitalismo". E poi dicono che non sono aborigeni. Questa è foresta pura, incontaminata dalla modernità. Giuseppe Maria Reina, della Lista per le autonomie, qualche giorno fa asseriva, "che il movimento per l'autonomia è un'occasione per creare una società diversa. Se pensate ai vostri figli non potete che votarci". Antonio Miclavez del movimento dei "Grilli parlanti" pochi giorni fa se la prendeva con l'euro: "una moneta che non è appannaggio di una comunità monetaria, ma di un gruppo privato come la Banca Europea, e della sua socia Banca d'Italia, un gruppo che crea del denaro, impoverendoci". La Banca d'Italia è un gruppo privato, e nessuno lo sapeva. Luca Romagnoli della Destra di Storace, "ha un forte portato sociale che promana da un'esperienza". E Marco Ferrando, del Partito Comunista dei Lavoratori, era strepitoso pochi giorni fa quando diceva: "che in tanti anni il suo partito è stato l'unico partito a fare opposizione da sinistra al Governo Prodi, e non si è compromesso in nessuna operazione antioperaia. Ma soprattutto propugna la nazionalizzazione di tutte le banche". Alla domanda seria e compita del giornalista, Ferrando cita le colonne d'Ercole: "noi non ci fermiamo alle colonne d'Ercole del capitalismo". E ai banchieri l'avvertimento è d'obbligo: se vincesse Ferrando, tutto sarà nazionalizzato. Neanche in Cina ci pensano. La cosa che colpisce è una: persone che aborigene non erano, messe là in mezzo sembravano aborigene pure loro. Parlo di Enrico Boselli, Giuliano Ferrara, o Renato Altissimo (identico a com'era un tempo), ma anche la sciura Santanché, con il foulard che le nasconde il collo, lo sguardo fermo, duro e puro: "noi combatteremo la sinistra, non vorrei mai che nel mio Paese possano governare i comunisti". Nel frattempo tutti questi hano il problema di far eleggere almeno un deputato o un senatore. Cosa del tutto remota. Ma si comportano come dei partiti satelliti che ruotano attorno ai partiti maggiori. Peccato che non sono neppure satelliti, ma al massimo meteoriti, sassolini in un universo politico, che un inevitabile regolamento della commissione di vigilanza, obbliga a mostrare. Ognuno due minuti esatti. Tutti come fossero uguali: Veltroni, Berlusconi, Romagnoli con il "portato" e quel Miclaviz, che pensa che la Banca Europa sia un gruppo privato. E Ferrando che nazionalizza il sistema bancario italiano, tutto. Non c'è neanche troppo da ridere: al bar sport ormai sono più seri. Finita l'era dei nani e ballerini, rimane solo quella dei segretari, leader, esponenti dei partiti meteorite. Aborigeni del cosmo politico che si perderanno, va da sé in qualche punto dell'universo, invisibile a tutti i telescopi, anche a quelli più potenti.

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"ho evitato al cavaliere un cortocircuito walter? in tv ci sa fare e l'ha dimostrato" - antonello caporale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Spot asimmetrico Mentana e lo stop all'ex premier che voleva spiegare come si vota: fa cose che vanno al di là delle sue intenzioni "Ho evitato al Cavaliere un cortocircuito Walter? In tv ci sa fare e l'ha dimostrato" Sull'interruzione di diversa durata non so che dire. Mi occupo della trasmissione, non gestisco io la pubblicità di Mediaset ANTONELLO CAPORALE ROMA - Di Enrico Mentana si può dir tutto, tranne che abbia i riflessi appannati. "Mi sono accorto che Berlusconi stava per produrre un cortocircuito mediatico perfetto: lui alla lavagna che spiega come si vota e come no e conclude la trasmissione. L'ho fermato prima". Uomo fermato, uomo salvato. "Fa delle cose che vanno al di là delle sue stesse intenzioni: non credo che ieri avesse ben valutato gli effetti della intrusione, chiamiamola così. E non credo che avrebbe mai sistemato la croce sul suo simbolo. E' un tipo diretto, ritiene di aiutare. Magari mentre lo intervista le spiega: tenga la penna in questo modo così si affatica di meno". L'ha almeno ringraziata? "No". E' sempre uno stress avere in trasmissione il Cavaliere. "L'unica cosa che non temo è lo stress. Non ne soffro". E comunque meglio avercelo il duello, anche se finto, che non avercelo affatto. "Come si dice: è un evento che fa curriculum. Matrix ha chiuso la campagna elettorale con i protagonisti assoluti. E' un fatto". Un altro fatto è l'inserzione pubblicitaria asimmetrica. Un po' più lunga di un caffè per Veltroni, quanto un piccolo sorso d'acqua per Berlusconi. "Mi occupo della trasmissione, non gestisco la pubblicità di Mediaset". E' stata davvero breve l'interruzione. "Ho percepito qualcosa. Ma non più di tanto". Berlusconi ha goduto anche di un diritto di replica. "Non sposta niente, non vuol dir niente". Lo vada a dire a Veltroni che avere l'ultima parola non aiuta. "Chi era davanti alla tv aveva le idee ben piantate in testa. Veltroni ha molta dimestichezza con la telecamera. E lo dimostra". Mi è parso che a un certo punto lei abbia persino dovuto ricordare a Berlusconi di annunciare il colpo a sorpresa, la notizia bomba. "Stava facendo melina e dunque l'ho punzecchiato. Avevo letto che era in gestazione questa proposta a sorpresa?". L'ultimo fuoco d'artificio: via la tassa sull'auto. "L'ha detto e non l'ha detto. Una mezza promessa. Ci crede e non ci crede di poterlo fare". Efficace, però. "Non guido, ma da quel che sento in giro non sarebbe una iniziativa accolta male". Spettrale quel pubblico diviso a metà. Immobile da un lato, entusiasta dall'altro. "Meglio la desolazione del nulla?".

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Spot sbilanciati, esposto del pd su matrix (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

BREVIARIO Blitz oscurato Spot sbilanciati, esposto del Pd su Matrix "Veltroni interrotto di più". Udc e Destra: Berlusconi non poteva citare sondaggi Il duello in tv Nell'intervista al leader Pdl 90 secondi di pubbli-cità, in quella al rivale 4 minuti ROMA - L'ultima battaglia elettorale si consuma sullo share. Sull'indice di ascolto di "Matrix", la trasmissione condotta da Enrico Mentana su Canale 5 che venerdì sera ha ospitato prima Walter Veltroni e poi Silvio Berlusconi. Il segretario del Pd è stato seguito da 5,5 milioni di spettatori con una percentuale del 21,2. Ad ascoltare il leader del Pdl, invece, sono stati 6,1 milioni pari al 27,6% di share. Dati, però, che il Partito democratico contesta con fermezza. Arrivando persino a presentare un esposto all'Autorità garante per le comunicazioni. Una protesta che punta sulla diversità di trattamento riservata ai due candidati premier. L'intervista a Veltroni, infatti, è stata interrotta da un spot pubblicitario di oltre quattro minuti. Quella di Berlusconi di solo un minuto e mezzo. "Nessuna responsabilità per la redazione - dice Ermete Realacci - ma l'episodio è decisamente strano. Anche da questo si vede l'attenzione e il rispetto delle regole". Tant'è che Fabio Morri, capogruppo del Pd in commissione di Vigilanza, presenterà un esposto all'Agcom per verificare se "ci siano state violazioni dell'obbligo di parità di trattamento e del rispetto della legge sulla par condicio". Secondo l'esponente democratico, infatti, la pubblicità più lunga per Veltroni è stato "sicuramente un danno". Come dice Giorgio Merlo, "la par condicio è stata ancora una volta sostanzialmente violata". Risponde a stretto giro di posta Giorgio Lainati, capogruppo di Forza Italia in Vigilanza. "Gli uomini della comunicazione di Veltroni - attacca - negli scorsi giorni erano intervenuti in massa chiedendo la prima serata di Canale 5 per il proprio capo e minacciando fuoco e fiamme alla sola ipotesi che quella fascia oraria fosse destinata a Berlusconi. Avendola poi ottenuta con un sorteggio, Morri si arrampica sugli specchi invece di prendere atto che Veltroni ha semplicemente avuto meno ascolti di Berlusconi, che è andato in onda in seconda serata ma ha ottenuto 700mila ascoltatori in più. I compagni veltroniani se ne facciano una ragione". Non solo. Un altro forzista, Francesco Giro, rimprovera Morri di aver infranto il silenzio elettorale con la sua protesta. Eppure non è solo il Pd a lamentarsi. Anche l'Udc di Casini e la Destra di Storace e Santanchè sono pronti a depositare un esposto al Garante per le comunicazioni. L'accusa è netta: il Cavaliere ha diffuso sondaggi violando il divieto relativo alle ultime due settimane di campagna elettorale. "L'iniziativa legale - informa una nota dei centristi - è stata valutata opportuna in seguito alle dichiarazioni rilasciate dall'on. Silvio Berlusconi nel corso di varie trasmissioni televisive alla quali è intervenuto negli ultimi giorni". "Conseguentemente a quanto già annunciato ieri sera dal segretario del partito, Francesco Storace, dopo le dichiarazioni su tutti i canali televisivi di Silvio Berlusconi in merito ai sondaggi - rincara la dose la Destra - abbiamo dato incarico ai legali di presentare un esposto all'Autorità garante delle comunicazioni e agli altri organismi competenti per avvenute violazioni sia sulle legge par condicio e sia delle norme che impediscono la diffusione nelle due settimane antecedenti di voto di sondaggi anche se svolti prima del termine in questione". (c. t.).

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Walter, l'omeopatia e l'italia da guarire "c'è il diritto al futuro" - filippo ceccarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Prima volta Walter, l'omeopatia e l'Italia da guarire "C'è il diritto al futuro" La politica come una favola di sinistra Ex funzionario modello del Pci, ha introdotto spettacolo nella politica: come il suo avversario, però con ideali opposti Per superare i confini della sinistra, largo al Tricolore. E per inco-raggiare gli elettori il sogno del Mundial '82 FILIPPO CECCARELLI Se la politica è un'arte e qualche volta anche un morbo crudele, l'omeopatia è una terapia gentile che fa leva su quanto è già a disposizione dell'organismo, secondo il principio universale similia similibus curentur, le cose simili saranno curate dalle cose simili. E dunque. Se l'Italia è un paese intossicato, contratto e ipersensibile, Veltroni, leader omeopatico, ha introdotto in politica diluizioni infinitesimali e dinamizzate di berlusconismo. Niente paura. Più nelle forme, l'ha introdotto, che nella sostanza; più nell'evoluzione delle tecniche che nell'ispirazione ideale; più nel paesaggio, nel messaggio e nel linguaggio che nei contenuti. Ma la campagna elettorale, dopo tutto, è quella che è: un metodo, un mestiere, una sublime praticaccia. E di norma non si tratta di testimoniare una diversità, ma di acchiappare voti, berlusconiani possibilmente, e quanti più se ne acchiappano e meglio è. E allora. Non l'ha fatto Occhetto, non l'ha fatto Rutelli e molto debolmente l'ha forse fatto Prodi: insomma nessuno mai a sinistra è stato capace di costruire una narrazione, un diario, un film, un percorso, una credibile trama nella ricerca del consenso. Almeno Veltroni lui sì che ci ha provato, ma il dato interessante è che l'ha fatto approfittando - ecco di nuovo una risonanza omeopatica - delle peggiori condizioni. Orfano di talento. Ragazzo prodigio delle Botteghe Oscure. Funzionario modello, all'avanguardia nelle vicissitudini della tv. Dirigente più che promettente. Architrave del governo Prodi. Ottimo sindaco di Roma. Ha saputo aspettare la guida del Pd. Gli restava da assegnarsi una parte per l'oggi, si è scelta quella del capo coraggioso che in nome della coerenza rinuncia ai riottosi alleati, quasi tutti, e corre in solitudine, sorretto solo dalla forza della disperazione, "se po' fa'", come Obama, per un nuovo miracolo veltroniano, da far nascere sulle macerie del governo Prodi. Stabilita l'intelaiatura, sempre seguendo la grande lezione del Cavaliere l'ha adeguatamente riempita di moduli simbolici ed emozionali: splendidi e armoniosi paesaggi, cipressi e torri medievali, palchi ad energia solare con lui solo là sopra, viaggi felici in pullman per l'Italia sempre bella che si fida di te. E "appuntamenti evocativi", come l'ha designati lo staff, abbracci di pacificazione tra parenti di vittime di opposti terrorismi, protagonisti e superstiti di storie dolorose, come anche vecchi partigiani, e amabili missionari, e arzilli centenari, e una teen ager da sorprendere in casa, come a Piacenza, il giorno del suo compleanno, una vera e propria improvvisata del cuore. Piazze meravigliose, fabbriche spaventose e centri scientifici d'eccellenza, ogni posto comunque una location, ogni incontro una calda risorsa narrativa, prima si fanno i sopralluoghi, non c'è nulla mai d'improvvisato perché di questi tempi, precisamente a far data dal 1994, la politica si fa così. Si fa "inventandosi" candidati, scegliendo i volti telegenici di chi non è mai entrato in una sede di partito, la rappresentanza che ormai si fa da parte per lasciare il posto alle rappresentazioni, le liste come il casting, ogni giorno un nome da somministrare ai media, il superprefetto antimafia, l'operaio superstite del rogo, il figlio dell'iper finanziere dei capitani coraggiosi, la giovane e brava ricercatrice che è anche bella come la Venere di Botticelli. Poi sì, certo, potrà perdere. Quel ragazzo occhialuto che all'inizio degli anni ottanta fu spedito a negoziare con il Cavaliere, o forse ancora nemmeno lo chiamano così. Oh, quanto deve esserselo studiato, il giovane Walter, con quanta intensità deve aver assorbito quell'energia a suo modo innovativa, quella prepotenza tecnologica fatta di antenne e protezioni politiche. Ambiziosetto e preveggente, comunque: "Io e Berlusconi" ebbe l'ardire di intitolare uno dei suoi primi libri (1990), una raccolta di articoli e relazioni, perché non si butta mai niente, e il titolo si vende meglio di tutto, anche in questo c'era da imparare nell'universo della Fininvest. Per spasmi, sbornie, agitazioni e avvelenamenti vari un rimedio possibile è Nux vomica, globulini da sciogliere sotto la lingua ogni tot ore. Neanche a dirlo, la noce in questione è frutto dell'albero della stricnina, che più venefico non si potrebbe, ma proprio per questo al medico e filosofo Samuel Hahnnemann (1755-1843), fondatore dell'omeopatia, tornò utile a quei malanni. Ebbene, Veltroni ha sagomato i suoi messaggi secondo la pura logica del marketing, e quindi a partire dai destinatari. C'è da superare i confini della sinistra? E allora vai con la patria, il tricolore e Fratelli d'Italia. C'è da valorizzare l'originalità del prodotto rispetto agli strilli e agli insulti, che non se ne può più? Ecco la pacatezza: lui si controlla, lui è civile, lui non risponde, lui nemmeno nomina l'avversario. Lui pensa alla rimonta, formidabile accorgimento della strategia comunicativa, 22 punti recuperati in pochi mesi, "e ora siamo a un'incollatura", anzi "siamo in finale", come l'Italia, come gli azzurri - ma guarda guarda - ai mondiali dell'82, ecco, ci mancava l'identificazione tra il calcio e la politica. E poi è spontaneo, è spiritoso, è caloroso e da un po' in pubblico anche vagamente predicatorio, ma fa anche scenette, e deliziose sorpresine, confidential style. Così regala borse alle donne del pullman, paragona a Sharon Stone la militante che lo presenta, si preoccupa di far fidanzare il fido assistente, arriva a fare in piazza inusitati scongiuri sull'aumento del prezzo della benzina, "guando si vede un barile di petrolio in tv bisogna toccarsi quello che si ha di più caro", ma non lo fa. Scherza, ride, sospira prendendosi in giro: "Faccio colpo sulle donne sotto i sei e sopra i novanta". Chissà se Veltroni sa che anni fa Berlusconi disse una cosa del genere a Emilio Fede. E chissà se quando rivendica "il diritto al sorriso" per le persone anziane si ricorda dell'"operazione sorriso" lanciata nel 2002 dal Cavaliere, in entrambi i casi trattandosi di fondi per l'acquisto sociale di dentiere. "Veltrusconi", va da sé, è poco più di una mescolanza di lettere. Ma quando Newsweek la sbatte in copertina, con un orrido ibrido illustrato, l'omeopatia elettorale rischia di celebrare la propria apoteosi. La legge dei simili, si badi però, non degli uguali giacché tale pretesa similitudine, la metamorfosi mimetica può risultare retrattile o addirittura risolversi nel suo contrario. Vedi Berlusconi che nel giorno in cui acquista l'ennesimo villone (12 milioni di euro) l'accusa di andare a "sbafare" pranzi a casa della gente comune e lui, fantastico, si presenta dal pescatore o dall'operaio con le pastarelle. Poi, come si dice per prudenza, verrà anche sconfitto. Oppure magari potrebbe vincere. Ma solo allora forse acquisterà un senso nuovo e inesorabile ciò che negli ultimi giorni Berlusconi rubricava polemicamente come "fantasia", "show", "fiction" e "giochi prestigio". Era diventato per lui di colpo, Veltroni, un "illusionista", un "affabulatore", un "imbonitore", un "parolaio", un "incantatore", un "pifferaio magico". Tutto quanto, insomma, si era sentito addosso nel corso del tempo, e che adesso per un arcano gioco di specchi rivedeva nell'Altro.

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Fassino: possiamo farcela convinciamo gli indecisi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Fassino: possiamo farcela convinciamo gli indecisi di Ninni Andriolo / Roma "È stata una bellissima campagna elettorale e anche queste ultimissime ore sono decisive per raccoglierne i frutti". Piero Fassino batte da settimane il Nordovest e Nordest. Instancabile quest'anno come nel 2006. Decine di migliaia di chilometri macinati come sempre, "Oltre centocinquanta iniziative in 45 giorni". L'ultimo segretario della Quercia è stato protagonista della nascita del Partito democratico e con lui traiamo le somme della prima campagna elettorale del Pd. Che, premette, "è stata condotta in modo straordinario e generoso da Walter, che si è confermato la scelta giusta e ha trascinato tutto il partito a combattere una battaglia appassionata". Onorevole Fassino, si respira ottimismo nel loft democratico di piazza Sant'Anastasia. Anche lei dal Piemonte pensa che un successo del Pd sia a portata di mano? "Il nervosismo di Berlusconi parla da solo. Il Pd ha allargato oltremodo i propri consensi. Bisogna convincere gli indecisi che si aggirano ancora intorno al 20%. Anche in queste ultime ore non dobbiamo risparmiare le energie di cui disponiamo per raggiungere il bellissimo risultato che tutti auspichiamo". Grazie ai brogli che ventila Berlusconi? Ci sarebbe anche Dell'Utri nell'inchiesta di Reggio Calabria sul voto degli italiani all'estero. "Berlusconi vaneggia da giorni su fantomatici brogli della sinistra, facendo finta di non sapere che a Palermo sono stati arrestati due presidenti di seggio, accusati di aver favorito Forza Italia alle amministrative dell'anno scorso". Berlusconi non ha risparmiato perfino attacchi al Capo dello Stato.. "Ha cercato di trascinare Napolitano nel gorgo della campagna elettorale. Una cosa francamente sconcertante che dimostra che dimostra uno scarsissimo senso dello Stato. Cercare di utilizzare la presidenza della Repubblica come merce di scambio è umiliante per le istituzioni e rappresenta una incredibile mancanza di rispetto nei confronti di una personalità come Napolitano, che è stato eletto da un Parlamento sovrano, e che assolve ad una funzione di garanzia essenziale per la vita del Paese, e gode di prestigio, stima e fiducia straordinari". Attacca il Colle perché vorrebbe ipotecare il dopo elezioni in caso di pareggio? "Non ha altra preoccupazione se non quella di vincere le elezioni in qualsiasi modo, senza avere un progetto per l'Italia. In queste ultime settimane la destra ha fornito molti esempi di come considera le istituzioni della Repubblica e la democrazia. Bossi che si rivolge agli avversari chiamandoli "canaglie", Dell'Utri che ripropone un revisionismo storico che riscriva la Resistenza.". È lo stesso Dell'Utri che riabilita Mangano. "Sì, ha qualificato come un eroe una persona giudicata dai tribunali della Repubblica perché collusa con la mafia. E, alla luce delle notizie che giungono da Reggio Calabria, i destinatari di quelle incredibili parole appaiono adesso più chiari. Da ultimo, la stessa proposta di Berlusconi di scambiare la presidenza della Repubblica con quella del Senato è la riprova di quanto il berlusconismo appartenga al passato. La destra, in realtà, non è più in grado di interpretare le domande, le aspettative, le ansie di un Paese che chiede altro alla politica". Alcuni descrivono questa campagna elettorale più noiosa delle altre. Colpa dei mancati confronti tra Veltroni e Berlusconi? "Non è stato certo Walter a sottrarsi. Berlusconi, in realtà, temeva il confronto perché Veltroni ha da spendere argomenti più seri e credibili, rispetto ai suoi soliti vecchi slogan del passato. Al di là di questo, però, la nostra campagna elettorale è stata tutt'altro che noiosa, perché è stata fatta tra la gente, tastando il polso al Paese, parlando un linguaggio chiaro, comprensibile a tutti". Che impressione ne ha ricavato? Come sta l'Italia che lei ha visitato? "Ho girato i mercati, le piazze, le strade di città grandi e piccole di questo meraviglioso Paese. Ho incontrato pensionati che non ce la fanno a tirare avanti con cinquecento euro al mese, donne i cui mariti hanno stipendi che non superano i mille-millecento euro, mamme che parlano con angoscia del futuro dei loro figli, giovani che fanno i conti con una precarietà lavorativa che non ha precedenti. Ho incontrato un'Italia preoccupata che, però, non si dà per vinta. Pronta a ripartire, a ritrovare fiducia, a darsi una missione. Il Partito democratico è nato proprio per questo". Ed è stato percepito il messaggio del Pd? "Questa campagna elettorale ha avuto un unico protagonista: il Partito democratico. Il Pd si è sforzato ogni giorno di rispondere alle domande dei cittadini. L'agenda di queste settimane è stata scandita dalle nostre proposte: da quella per rivalutare le pensioni a quella per contrastare la precarietà del lavoro, da quella per la sicurezza dei cittadini a quella per dare efficienza alla Pubblica amministrazione, da quelle che rispondono alle domande del Nord e del Mezzogiorno a quelle che servono a rimettere in moto uno sviluppo che garantisca equità e crescita. I salari, innanzitutto. Perché bisogna garantire alle famiglie maggiori certezze di reddito e di vita quotidiana. Ecco di tutto questo abbiamo discusso con gli elettori, mentre la destra cercava ossessivamente la rissa". C'è chi ha storto il muso, però, esortando Veltroni a replicare all'avversario colpo su colpo. "Il Pd ha saputo fare emergere le contraddizioni e i giochi di prestigio della destra conducendo una campagna elettorale pacata, legata alla proposte concrete per il Paese, cercando di non dare sponda alla spinta continua allo scontro venuta dal fronte opposto. Gli italiani sono stanchi di liti e di polemiche. Ed è proprio perché abbiamo condotto la campagna elettorale a modo nostro che abbiamo potuto raccogliere lungo la strada un numero crescente di consensi". È possibile fare un raffronto tra le campagne elettorali dei Ds e quella del neonato Pd? "Questa campagna elettorale ha dimostrato quanto sia stato giusto fondare il Partito democratico, che viene percepito come una novità capace di restituire speranza, di creare fiducia, di rimettere in moto energie. E che vede protagonista il popolo delle primarie sceso in campo il 14 ottobre. Abbiamo visto accanto a noi moltissimi giovani, a dimostrazione che il Pd ha dato a tanti di loro la possibilità di intercettare la politica. Abbiamo incontrato tantissime donne, incoraggiate anche dall'impegno di portare in Parlamento il 35% di candidature femminili. Ho incontrato non solo militanti ed elettori dei Ds e della Margherita, ma anche tanta nuova gente. E ho riscontrato interesse in ambienti che tradizionalmente sono stati attratti dal centrodestra. Un imprenditore di Treviso mi ha detto una cosa significativa: "Fino ad oggi noi avevamo una sola possibilità", si riferiva evidentemente al voto per Berlusconi, "Ora con il Pd di possibilità ne abbiamo due"". Sarebbe stato diverso senza la scelta di andare "liberi al voto"? "Sì, sarebbe stato diverso. Basti pensare che il Parlamento che ci lasciamo alle spalle era costituito da 39 partiti, mentre quello che eleggeremo sarà costituito da 5 o, al massimo, da 6 partiti. Questo non è avvenuto per caso, ma perché noi - mettendo in campo un grande partito a vocazione maggioritaria - abbiamo spinto Berlusconi e Fini a unirsi, così come si è unita anche la Sinistra Arcobaleno. E abbiamo innescato una riforma politica che consegna agli italiani un sistema parlamentare capace di rappresentarli meglio, libero dal cancro della frammentazione. E questa novità ha permesso di produrne un'altra.". Quale? "Questa volta non si presentano davanti agli elettori due coalizioni larghe, costituite per prendere un voto in più piuttosto che per avere la forza che serve per governare il Paese. Questa volta ciascun partito chiede i voti presentandosi davanti agli elettori con il proprio programma. E chi voterà per il Pd sa che, se questo partito vincerà le elezioni, Veltroni sarà il Presidente del Consiglio, il governo sarà formato da ministri indicati dal Partito democratico e, soprattutto, il programma sarà quello votato dagli italiani". E un governo Veltroni è già dietro l'angolo, secondo lei? "Dobbiamo continuare anche in queste ultimissime ore lo sforzo straordinario profuso in campagna elettorale. Ci sono 43 milioni di elettori. Possiamo suddividerli in due enormi cerchi. Nel primo possiamo mettere tutti coloro che si occupano di politica, che partecipano alle manifestazioni, che guardano la Tv e leggono i giornali. In questa parte dell'elettorato già oggi noi siamo maggioranza, perché abbiamo conquistato un credito maggiore dei nostri avversari. Nel secondo cerchio ci sono coloro che hanno un minore coinvolgimento diretto con la politica ed è lì che uno slogan facile o una suggestione del centrodestra possono fare breccia. Noi dobbiamo vincere anche in questo elettorato. E per farlo abbiamo bisogno di mettere in campo tutta la mobilitazione della nostro popolo". Il Pd come i partiti di massa di una volta che facevano appello ai militanti perché si spendessero a urne aperte per racimolare consensi? "Abbiamo deciso di fare un partito moderno che vive della partecipazione dei cittadini. Le campagne elettorali si vincono se tanta gente parla con altra gente ed è per questo che, anche in queste ultime ore, fino alla chiusura dei seggi, dobbiamo mettere in campo una grande mobilitazione. Non dimentichiamo che il Partito democratico noi lo abbiamo fondato con tre milioni e mezzo di cittadini in una domenica di ottobre. E quella gente, poi, l'abbiamo chiamata nuovamente in tutti i comuni italiani per fondare 8000 circoli. La marcia in più che abbiamo rispetto all'avversario è questo popolo generoso che si spende con entusiasmo e che si mobiliterà anche in queste ore, per questa volata finale". L'Unità partecipa alla "volata finale" promovendo la diffusione straordinaria di oggi. Naturalmente acquisterà anche lei una copia in più da regalare agli indecisi... "Ne comprerò molte di più. L'Unità si è rivelato uno strumento prezioso che, come sempre è avvenuto, ha accompagnato la nostra campagna elettorale fornendo ai suoi lettori e alla nostra gente informazioni, argomenti, spunti. L'Unità è una grande voce della democrazia italiana, è parte della storia della sinistra e della Repubblica. Ogni volta che l'Italia si è trovata di fronte a passaggi politici decisivi, l'Unità è stata in campo da protagonista. E io confido che anche grazie allo sforzo che l'Unità - chi la dirige, chi la scrive, chi la diffonde e chi la legge - compie in queste ore, il 14 aprile potremo avere quel successo nel quale speriamo con così tanta determinazione".

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Il cavaliere, le donne e l'ombra del tempo "è il mio vero avversario" - francesco merlo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere, le donne e l'ombra del tempo "è il mio vero avversario" Così il look giovane diventa un'arma politica La campagna punta tutto sul corpo. Persino le foto pubblicate sui giornali amici devono superare un'attenta selezione FRANCESCO MERLO Alla più bella delle sue future ministre ha promesso: "Di sera, in terrazza, al chiaro di luna, faremo un Consiglio dei ministri e aboliremo l'Ici: sarà una festa". Sogna riunioni di governo "finalmente allegre ed eleganti", con dodici ministri fidatissimi: "i miei dodici apostoli". A prima vista sembrano le solite berlusconate. E invece qui non si tratta più di battute di spirito ma di spirito battuto. Perché la verità di questa vigilia elettorale è che Berlusconi non ha paura di Veltroni ma del tempo, che è il solo avversario - ha detto - "che potrebbe riuscire a mettermi nel sacco". Perciò Berlusconi aspetta la vittoria più importante della sua vita, non con l'idea forte di riempire di politica i libri di storia e di portare, finalmente, l'Italia fuori dalla palude, ma con una "malinconia da film di Bergman", come quel cavaliere crociato che, tornato carico di gloria, sfidava a scacchi il destino per sfuggirgli. Anche Berlusconi, estenuato e "sconocchiato" dai troppi successi, gioca a nascondino con se stesso: si nasconde nella politica, ora dietro una gaffe, ora dietro un'insolenza, ora dietro una sparata antitasse, pur di non farsi trovare dall'angoscia di sé. E infatti sono mesi che Berlusconi scherza ossessivamente sul proprio corpo, del quale si sente prigioniero, sempre alla ricerca di un impossibile modello di eleganza grassoccia e al tempo stesso agile. Ripete "sono giovane" e non soltanto alle belle donne che, anche in questa vigilia, oggi ad Arcore e domani a Roma, vuole attorno a sé, più vicine dei sondaggisti, più a portata di voce dello stesso Gianni Letta al quale, nonostante l'affetto profondo, ieri ha dato, semiserio, del Ponzio Pilato perché, ha spiegato ai presenti, "ogni volta che arriva qui si lava le mani e subito mi mette in croce con la politica". In realtà, senza belle ragazze, tutti i suoi castelli gli sembrano vuoti. Sono il suo amuleto, non contro la sconfitta, alla quale non crede, neppure mascherata da pareggio; ma contro il malumore, scuro e oscuro come l'atra bile. Partendo per Arcore ha dunque ordinato: "Fino a lunedì non voglio che mi si parli di politica". Del resto non è stata troppo politica neppure la campagna elettorale, così spesso centrata sul suo corpo, sulla sfida a braccio di ferro, sui soliti ammiccamenti sessuali, sulle donne "orizzontali" sulle belle tose, sul viagra, sulla Santanché che gli ruberà voti "perché è una sberla". Davvero ha detto e ridetto di essere giovane in tutti i comizi e in tutte le tv, anche quando perdeva il filo e si imbrogliava non per senescenza, come teme, ma perché capita a tutti di imbrogliarsi. E ai giornali che ritiene "amici" ha chiesto di insistere sulla sua forza fisica e sulla capacità di resistenza, facendo impazzire i capi delle redazioni e gli archivisti, soprattutto per le foto che si possono pubblicare solo se autorizzate da Miti Simonetto ("Miti, ci autorizzi questa foto?"). Il Giornale ha fatto una campagna sul giovanilismo del Cavaliere senza capire che il giovanilismo è tipico dei vecchi che si sentono decaduti, che temono di essere fuori gioco e dunque si truccano, si cambiano i connotati, non si accettano e convivono male con un'età che vorrebbero a tutti i costi nascondere. Mai Berlusconi si era truccato così tanto. Adesso, per esempio, usa il sughero sul cuoio capelluto e persino sull'attaccatura della fronte (in tv questo trucco si chiama "tappo"). Posso testimoniare che un suo amico, dopo l'appello finale da Mentana, lo ha messo in guardia contro la paccottiglia giovanilistica che è un'ideologia oltre che una menzogna. In fondo, adesso che non teme più di finire in galera, la probabile vittoria - gli ripetono in questi giorni i pochi che si permettono di parlargli con franchezza - potrebbe liberarlo dalle ossessioni e farne davvero uno statista, proprio in virtù della stagionatura e dell'accumulo di esperienza. La storia è piena di leader politici che hanno dato il meglio di sé da vecchi. De Gaulle per esempio, e Adenauer. Ma non c'è nulla da fare: Berlusconi preferisce fare il giovane ritardato sino al grottesco, sino a incarnare la mummia che si conserva. è vero che, più generalmente, il giovanilismo è l'ideologia nazionale dell'intera gerontocrazia italiana: vecchi che hanno dimenticato o non hanno mai saputo quanta infelicità e quanta stanchezza ci sono nell'essere giovani. Chiuso ad Arcore con la sua sindrome di Narciso, Berlusconi sa che, vincendo lui le elezioni, vinceranno, con lui e contro di lui, gli specialisti e gli esegeti di berlusconologia che, a partire da lunedì sera, potrebbe definitivamente entrare nella storia del sapere come Disciplina accademica, come Scienza. Sinora è stata solo un intrattenimento, un chiacchierare colto, una tertulia molto frequentata, anche se è facile risolverla nel pirandellismo dell'uno, nessuno e centomila. La berlusconologia spazia infatti dal diritto penale all'estetica, da Travaglio a Oliviero Toscani, dall'antropologia all'emblematica barocca, sino alla letteratura, visto che Berlusconi è un'allegoria vivente, del male o del bene. In Italia c'è il berlusconismo dell'edilizia e quello della finanza, quello della televisione e quello dello sport. Ebbene Berlusconi sa che da lunedì sera anche la scienza politica, che non lo ha mai amato, potrebbe rivedere le sue posizioni, elevandolo definitivamente a incarnazione o di tutto il peggio d'Italia o di tutto il meglio d'Italia. O della sua piccolezza e della sua mediocrità, della sua furbizia e del suo sapere vivere di espedienti o della capacità di inventare il successo. O la perfezione della simpatica canaglia della commedia all'italiana o un frammento - direbbe Tocqueville - del ceto medio americano alla periferia dell'impero. O il borghese piccolo piccolo o l'italian way of life, dove il broglio - eccolo di nuovo, finalmente - è la risorsa estrema del perdente. Il broglio, come dimostra quel che sto per raccontare, è il servo della commedia dell'arte, la maschera che gabba il padrone, il proprio simile e, qualche volta, anche se stesso. Perché il broglio, con il cui simulacro Berlusconi si è rinchiuso in questa lunga vigilia, è un modo di stare al mondo. Come si sa, gli italiani all'estero votano per corrispondenza, e, di conseguenza, hanno già votato. Ebbene, una signora italiana, residente in Inghilterra con il marito americano e con una figlia ventenne, è momentaneamente negli Stati Uniti con la famiglia e dunque non avrebbe potuto votare. Ha perciò telefonato ad un'altra amica italiana, anch'essa a Londra, chiedendole il favore di ritirare la corrispondenza e di votare al posto suo e di sua figlia. Superate le resistenze iniziali, l'amica, che è un donna delicatissima e di grande raffinatezza, ha promesso di farlo. "Per chi volete che voti?" ha chiesto. "Io per Berlusconi. Mia figlia vorrebbe darlo a Bertinotti, ma sai come sono i ragazzi. Insomma, fammi un favore: dai entrambi i voti a Berlusconi". Ebbene, l'amica ha dato i due voti a Veltroni. "L'ho fatto - ha raccontato - con la mano che mi tremava". La signora sapeva infatti di tradire la fiducia, ma evidentemente l'autoschifo che provava era inferiore allo schifo di far vincere Berlusconi. Più che un broglio, come si vede, questo è l'imbroglio italiano, il famoso guazzabuglio manzoniano, un ingorgo dell'anima che a suo modo coinvolge anche Berlusconi e questa sua vigilia di malinconia, in attesa di una vittoria che definitivamente lo sconfiggerà.

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Giusto proporre un ministro per il Nord Est Riccardo Illy: il Pd sposta voti, ma la Lega è in ascesa. A meno che (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Giusto proporre un ministro per il Nord Est" Riccardo Illy: il Pd sposta voti, ma la Lega è in ascesa. A meno che... di Federica Fantozzi / Roma AL NORD EST il Pd sposterà consensi, ma non abbastanza. A meno che gli elettori di destra al Senato decidano di votare Veltroni. In quel caso: "Serviranno due anni di larghe intese per le riforme indispensabili". Parla Riccardo Illy, imprenditore e presidente del Friuli Venezia Giulia, al voto regionale. Illy non aderirà al Pd perché "prestato alla politica", ma promuove l'operazione: "Il modo in cui è stato costituito il Pd, i valori che esprime e il leader sono convincenti. E il suo programma è quello di una sinistra moderna". Presidente, come voterà il Nord Est? "Veltroni e il Pd hanno proposto alcune novità importanti, mi riferisco al programma e alla candidatura di imprenditori come Calearo in Veneto. Ciononostante, ho la sensazione che l'orientamento verso il centrodestra sia così ancorato che ci sarà un certo spostamento di consensi ma non sufficiente. Temo che la preferenza a destra sarà confermata. A meno che.". A meno che? "Come ho detto, prima di Sartori, è possibile ci sia una maggioranza diversa nei due rami del Parlamento. Accadrebbe se gli elettori di centrodestra votassero il Pd al Senato e vincesse il PdL alla Camera. Pd e PdL sarebbero obbligati ad accordarsi per fare le riforme costituzionali". Riforme a parte, Veltroni e Berlusconi hanno detto: chi ha un voto in più governa. "Certe cose si dicono in campagna elettorale e poi scompaiono. Chi ha un seggio in più non governa nulla. Emergerebbe l'inadeguatezza della legge elettorale". Un risultato così anomalo non darebbe luogo a una legislatura molto breve? "Per modificare la Costituzione ci vorrebbero un paio d'anni di larghe intese. E si risolverebbero anche altri problemi che le coalizioni non hanno potuto affrontare, a partire dalla riforma previdenziale". Un ministro del Nord Est è utile? "Indispensabile. Ha fatto bene Veltroni a prometterlo, non mi risulta che Berlusconi abbia fatto altrettanto né che ne avesse nominato uno in precedenza. Un'area così importante non può non essere rappresentata nel governo. Non basta un sottosegretario". Nel saggio "Così perdiamo il Nord" lei ha analizzato la neo-tentazione secessionista per motivi non emotivi ma economici. Un rischio reale? "Il rischio di una vera secessione è piuttosto contenuto, anche se il caso del Kosovo rischia di causare un effetto domino. Pensiamo alla Cecenia, ai Paesi Baschi: ci sono fermenti indipendentisti scatenati anche dalla faciloneria con cui si è riconosciuta la nuova repubblica. Ma io denuncio una più pericolosa secessione strisciante: il trasferimento delle imprese negli Stati confinanti". Una massiccia delocalizzazione produttiva? "Per andare in Slovenia basta attraversare la strada, e si trovano costi e fattori produttivi migliori. Non è un fenomeno evidente: emerge dalla statistiche quando è troppo tardi. Qui abbiamo già qualche segnale. Alla Camera di Commercio c'è un calo delle registrazioni dell'1%. Un'inversione di tendenza significativa". Quali sono le contromisure possibili? "Il taglio delle imposte sulle persone giuridiche per portarle a livello austriaco e sloveno. La riforma previdenziale per tagliare oneri che arrivano al 45%, i più alti al mondo, e restituire potere d'acquisto ai lavoratori. Infrastrutture in tempi accettabili. Liberalizzazioni dei servizi pubblici come energia e gas. Infine, un taglio netto alla burocrazia". Lei riteneva il programma dell'Unione vasto e confuso. E il programma del Pd rappresenta una sinistra moderna? "Le misure che ho elencato vi sono contenute in modo quasi completo, tranne la riforma previdenziale". La leghista Guerra è passata con lei e dice che potrebbe entrare nella sua giunta. Punta all'elettorato della Lega? "La Lega al Nord e in tutta Italia sta crescendo, ma non in questa regione. Intanto perché loro parlano di federalismo e noi l'abbiamo già realizzato. Siamo la prima e unica regione ad avere attuato il Titolo V. E poi la Guerra era un'icona del Carroccio friulano". Due anni fa disse: "Il Pd sarebbe conveniente ma non mi pare a portata". Ora che c'è aderirà? "Non credo. Resterò indipendente perché mi ritengo prestato alla politica". Ma l'operazione Pd la convince? "Sì. Ci sono voluti due anni ma ritengo che il modo in cui è stato costituito, i valori che esprime, il programma che presenta, il leader che lo guida, siamo oggi convincenti". Lei governa con il Prc. Veltroni ha fatto bene ad andare da solo? "Ho preferito scegliere un altro percorso. La legge elettorale per le regionali è diversa da quella per le politiche. E i temi di dissenso con la sinistra radicale, dall'aborto alla guerra in Iraq, sono trattati dal Parlamento. Purtroppo il programma dell'Unione era contraddittorio e lacunoso. Con il mio programma abbiamo governato senza problemi 5 anni". Chi vincerà il 14 aprile? "Ho lasciato la sfera di cristallo nell'altra stanza.".

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Da Napolitano a D'Alema, dove votano i big della politica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del LA MAPPA DEI SEGGI Da Napolitano a D'Alema, dove votano i big della politica Sono Roma e Milano le città del voto per i big della politica. Nella Capitale, infatti, depositeranno la scheda nell'urna le massime cariche istituzionali: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il presidente del Senato Franco Marini e il presidente della Camera Fausto Bertinotti. Insieme a loro, anche molti dei big della scena politica: il candidato premier del Pd Walter Veltroni, il leader di An Gianfranco Fini, quello dell'Udc Pier Ferdinando Casini, Francesco Rutelli, candidato a sindaco del Pd, e Massimo D'Alema. A Milano voterà il leader del Pdl Silvio Berlusconi, come farà anche Daniela Santanchè, candidata premier de La Destra. A Bologna, invece, voterà il presidente del Consiglio Romano Prodi, oltre al candidato premier dei socialisti Enrico Boselli e al ministro della Difesa Arturo Parisi. Il presidente della Repubblica voterà nella sezione elettorale di Via Panisperna, presso l'istituto Margherita di Savoia, mentre Marini voterà oggi nel quartiere Parioli. I risultati della consultazione elettorale li seguirà dal suo studio a palazzo Madama. Bertinotti depositerà le schede elettorali nell'urna al seggio allestito nella scuola elementare di Via Novara e poi seguirà l'esito del voto nella sede del comitato della Sinistra arcobaleno in Via Liguria. Proprio nello stesso seggio è atteso Veltroni, che poi seguirà l'evolversi della sfida elettorale con il Pdl da casa, insieme alla moglie e alle due figlie. Francesco Rutelli voterà nel seggio del suo quartiere, all'Eur. Massimo D'Alema voterà nel seggio di Via Col di Lana, nel quartiere Prati.

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Matrix, Berlusconi s'infuria. Ma il danneggiato è Veltroni Ben 4 minuti di pubblicità per il leader Pd. L' editore liberale si sfoga con Mentana: mi hai fatto fare una brutta figur (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Matrix, Berlusconi s'infuria. Ma il danneggiato è Veltroni Ben 4 minuti di pubblicità per il leader Pd. L'"editore liberale" si sfoga con Mentana: mi hai fatto fare una brutta figura / Roma PAR CONDICIO? Veltroni e Berlusconi sono stati ospiti di Matrix, venerdì sera, ma l'obbligo di parità di trattamento previsto dalla legge non è stato del tutto ri- spettato. A denunciarlo è il capogruppo del Partito democratico in commissione di Vigilanza Fabrizio Morri, che ha deciso di presentare un esposto all'Agcom affinché l'autorità verifichi se nel corso della trasmissione di Mentana siano state commesse delle violazioni. In particolare, l'esponente del Pd fa notare che nel corso delle interviste ai due ospiti "si è verificata un'interruzione pubblicitaria di circa quattro minuti durante lo spazio riservato a Veltroni e di circa un minuto e mezzo durante lo spazio riservato a Berlusconi". Un fatto tutt'altro che neutro, se si pensa all'influenza che può avere un'interruzione pubblicitaria sugli ascolti: "Non sfugge a nessuno - sottolinea infatti Morri - che questo evento ha comportato sicuramente un danno per Veltroni e un vantaggio per Berlusconi in relazione agli ascolti". La puntata è stata vista da quasi sei milioni di persone, e dai dati risulta che Berlusconi (che è andato in onda per secondo e ha avuto la parola finale) ha ottenuto uno share medio del 27,6 contro il 21,2 per cento di Veltroni (che è andato in onda per primo, dalle 21,20 alle 22,15). Quello che i telespettatori hanno visto solo in parte è il battibecco tra il conduttore di Matrix e Berlusconi. Al termine della trasmissione, mentre Mentana spiegava davanti ad un tabellone come si vota, Berlusconi è tornato di nuovo sulla scena, dopo esserne da poco uscito, correggendo il conduttore: "Se si fa così, il voto è nullo". Ma Mentana lo ha stoppato, invitandolo ad uscire e subito facendo partire i titoli di coda, mentre il leader del Pdl insisteva nel voler ancora spiegare avvicinandosi al facsimile della scheda. Il battibecco è andato avanti anche a telecamere spente, fuori onda e si è interrotto solo per l'arrivo degli ospiti dello studio. "Mi ha fatto fare un brutta figura", se n'è andato furibondo Berlusconi. Oltre che sui dati d'ascolto e sul rientro non previsto in scena di Berlusconi, la puntata di Matrix sta facendo discutere anche per quanto detto dal leader del Pdl durante l'intervista televisva. L'Udc ha dato mandato ai propri legali di presentare un esposto all'Agcom per verificare la violazione della legge sulla par condicio per i riferimenti fatti da Berlusconi, in questa come in altre trasmissioni, a non meglio specificati sondaggi (comportamento vietato dalla legge in vigore). Altrettanto ha fatto la Destra di Storace.

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Dell'Italia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del dell'Italia C hissà se vince Walter. E chissà se Pescara porterà fortuna ancora una volta. "Quando sono venuto qui, siamo sempre andati bene", disse Veltroni all'inizio del pazzesco tour, in quel freddissimo 17 febbraio abruzzese. Piazza Salotto, cuore della città dannunziana, era strapiena, la gente batteva i denti da un'ora e gli organizzatori temevano che prima o poi il grosso se ne sarebbe andato maledicendo Veltroni e i suoi pullman. Arrivavano messaggi preoccupati allo staff: "Ragazzi, ma qui fa un freddo cane, a che punto siete?". I due pullman verdi arrancavano sull'autostrada, e si sarebbero materializzati all'appuntamento con un'ora e un quarto di ritardo. Ma la piazza era sempre strapiena e accadde quel che accadde. I più sorpresi furono i cronisti: scesero dal loro pullman, che secondo il copione doveva arrivare sempre prima di quello di Veltroni, e furono travolti da un boato di applausi e dai cori "Walter, Walter". La gente pressava ai predellini, aspettando che prima poi apparisse. Vaglielo a spiegare che era il pullman sbagliato. Eccolo l'inizio del film. Adesso che i seggi sono aperti, dopo 110 province visitate, una media di 3 comizi al giorno, uno anche notturno in Puglia, dopo 19mila chilometri percorsi, 7mila in più delle previsioni, dopo aver raccolto per piazze e teatri centinaia di migliaia di persone, l'unica cosa certa è che il pazzesco tour elettorale è stata un'idea straordinaria e irripetibile. Nel senso, come ha assicurato lo stesso Veltroni, che nessun pazzo vorrà ripeterla. Però è stato un bagno di folla vero, un'esperienza sociologica e politica inedita, e se Pescara porterà fortuna ancora una volta, se vincerà lui, il tour diventerà un mito delle campagne elettorali nostrane. Potrebbe diventare un gran film. Il materiale non manca e nemmeno i registi. Ettore Scola si è fatto un bel po' di tappe, e per qualche giorno si è visto, nella sua Toscana, Paolo Virzì. Chissà. *** FOLLE IDEA La "folle idea" è venuta a Veltroni, che l'ha imposta a uno staff giustamente recalcitrante. Prima della campagna elettorale si era pensato a una cosa simile ma più soft, e in treno, per lanciare il Pd. Poi gli eventi sono precipitati e Veltroni ha deciso in un attimo. I collaboratori gli dicevano: "Walter le province sono più di cento.". "Bene, facciamole tutte, ma proprio tutte". Quando si organizza una cosa del genere, in ogni parte d'Italia, il rischio del flop è sempre dietro l'angolo, ma Veltroni ha sempre covato la speranza che la storia del bus potesse andare come nel '96. "Allora io e Prodi partimmo e c'era la gente che aveva i musi lunghi, con l'aria di dire "andate andate, ma tanto..." Poi si sa come è finita". Bene. Davide in pullman, contro Golia in tv. A Pescara, quella mattina, si capì che l'idea pazzesca di battere le piazze o i teatri di tutte le province intercettava un bisogno di aria nuova, e apparve chiaro che una buona fetta dell'Italia non aveva nessuna voglia di stare alla finestra, aspettando un cappotto annunciato. "Mettiti il cappotto Walter". A proposito di cappotto. Veltroni, quel 17 febbraio, si presenta in giacchetta sul palco di piazza Salotto e qualcuno gli urla subito di coprirsi, invece lui ha l'aria spavalda e scalda la platea con gli ultimi sondaggi del momento. "Mi piacciono le rimonte, il Pd sta risalendo a velocità impressionante". Il passaggio ovviamente piace, e l'applausometro pescarese dice quello che da quel punto in avanti diranno invariabilmente tutte le piazze d'Italia, da nord a sud. L'ovazione arriva quando Veltroni parla dei costi della politica ("abbiamo i salari più bassi d'Europa ma gli stipendi dei parlamentari più alti d'Europa"), quando spiega che il Pd ha fatto la liberatoria scelta di presentarsi agli elettori "col suo programma e basta", quando dice che "non ci saranno più vertici di maggioranza e ministri che vanno in piazza contro il governo", quando ricorda che lui non risponderà agli attacchi della Destra qualunque cosa diranno. "Io non parlo male di nessuno, parlo bene del mio paese". Prende invariabilmente applausi quando ironizza sullo slogan di Berlusconi "Rialzati Italia": "Rialzati Italia? Ma l'Italia che lavora e che fatica si sveglia molto presto la mattina ed è già in piedi quando qualche politico torna dalla discoteca. È la politica che si deve rialzare...". Nasce a Pescara quel vezzo veltroniano di non nominare mai Berlusconi nei comizi: lo chiama sempre "il principale esponente dello schieramento a noi avverso". All'inizio la gente lo prende per un eccesso di buonismo politico, poi sorride, alla fine ride. Tanto che Veltroni, concludendo il tour, per brevità e autoironia, lo chiama "il principale esponente". Il finale del comizio è sempre e invariabilmente con l'inno di Mameli, che Veltroni invita tutti a cantare a squarciagola. Ci tiene molto a questa idea. Serve a rafforzare l'immagine di un partito "al servizio del paese", che vuole unire e non dividere, che rompe vecchi tabù della sinistra. Ed è una sfida diretta anche dall'altra parte, dove c'è chi vorrebbe usare il tricolore per altri scopi. Alla fine del tour la gente lo canta davvero, l'inno. *** BANDO AL POLITICHESE Il tour ha un suo linguaggio, molto distante dai canoni tradizionali dei comizi antichi e recenti. Poco politichese, niente polemiche, poche battute a effetto, nessuna stilettata sanguinosa. Il contrario degli avversari. Magari non pagherà, però prima o poi l'Italia sarà un paese normale e il linguaggio da guerra fredda andrà in soffitta. Veltroni parla sempre a braccio, girando intorno a un canovaccio. Parla della vita dei cittadini, delle ansie delle famiglie, dei salari e del precariato, ("la forma di sfruttamento più grande del nostro tempo", dirà ogni volta), parla del paese diviso da una lunga stagione di odio, del bisogno di semplicità, della politica che deve recuperare velocità e capacità di decisione. Ci mette anche un po' dei suoi sogni. A Pavia, piazza piena in un giorno lavorativo, fa digressioni filosofiche e all'inizio qualcuno mugugna: "Ma è venuto qui per far poesia o un discorso politico?". Però poi la politica arriva e anche chi mugugna si spella le mani. Peraltro, quella mattina a Pavia, un po' di pepe l'avevano messo i giovani, tanti, che si erano presentati con uno striscione contro Berlusconi: "Siamo precari, cerchiamo un milionario". La novità non è solo il canovaccio di Veltroni ma anche le persone che affollano la piazza di Pescara, di Pavia e quelle di tutte le altre città: simpatizzanti e militanti, ovviamente, ma anche tanta gente solo curiosa, disincantata, non etichettabile politicamente, e tanti giovani. Al Nord e al Sud, verso la fine, i giovani saranno anche di più. In ogni caso, da quel 17 febbraio l'antipolitica che fino a poche settimane prima aveva riempito tv e giornali, sembrò improvvisamente scomparsa. *** NIENTE INSULTI, PLEASE Qualcuno, lungo le strade del tour, gli ha rimproverato di non tirar fuori le unghie abbastanza, di non replicare duro agli insulti della Destra, come quella che lui sarebbe un "pensionato" della politica, perché percepisce il compenso previsto per chi ha fatto il parlamentare europeo. L'ha ferito molto quell'insulto ("tipicamente fascista", diranno i suoi) perché lui quei soldi, come spiegò in diretta sul palco di Vercelli, non li poteva rifiutare e da sempre li devolve in opere di beneficenza. Però ha insistito molto su quella proposta che ha dato tanto fastidio al Palazzo: "Portiamo gli stipendi dei parlamentari alla media europea, sarebbe un segnale di sobrietà utile anche alla politica". A Fini ha ricordato che lui guadagna più del doppio e che i soldi, se li tiene tutti. Ma nei comizi non c'è stata traccia di polemiche personali. Si è limitato a qualche stilettata contro An: "Guardate le liste elettorali, hanno preso An a sganassoni". Il succo, per Veltroni, è che Fini conta e conterà molto meno di Bossi, solo che non ha nemmeno il coraggio di farlo notare al capo. *** VARESE, O CARA A rivederlo all'indietro il film di questi due mesi si capisce che quel 17 febbraio ha solo dato il la. Non se l'aspettava nemmeno Veltroni che andasse così, quella mattina. Ma il giorno dopo, lunedì, a Teramo è arrivata la conferma: in un giorno lavorativo, alle sei di sera, la gente si è accalcata in un cinema molto grande, con tanti che restano fuori, per sentire il leader del Pd discutere con gli operatori economici abruzzesi. Il pazzesco tour non è stato sempre un oceanico bagno di folla, ma se si vanno a rivedere le immagini di tutte le tappe, si scoprirà che le previsioni degli organizzatori erano sempre al ribasso. I teatri o i cinema troppo piccoli, e nelle piazze tanta gente quanta non se ne vedeva da anni a manifestazioni politiche. Con qualche significativo exploit proprio nel nord e nel nordest che in partenza doveva essere a rischio flop: a Vicenza, di prima mattina, in un giorno feriale, un auditorio strapieno e caldissimo, lo stesso a Verona, a Padova, persino a Treviso. Fino a Varese, nella terra della Lega lombarda, dove ormai a tarda sera diecimila persone hanno indotto Veltroni a uscire dal teatro e a fare il comizio in strada. Impensabile prima del tour. La foto di quella serata Veltroni se l'è portata nel pullman e ogni tanto, tra un comizio e l'altro, se la riguardava e la faceva vedere agli ospiti occasionali. Se lo slogan "Si può fare" ha un senso, lì ce l'ha di più. *** IL NORD-EST ASCOLTA Solo domani si capirà se è caduto davvero il "muro" di ostilità e di indifferenza che da quelle parti da anni accoglie il centrosinistra, però Veltroni, a giudizio unanime, ha seminato quel che doveva. Una sequenza sintetizza molte cose, ed è quell'incontro di Vicenza dell'11 marzo con gli imprenditori e gli artigiani del nord-est. Lui e il candidato Calearo, tanto osteggiato dalla sinistra, dietro a un tavolo, e davanti, schierati a semicerchio i rappresentanti delle categorie e qualche buon nome dell'imprenditoria del nord-est. Più che un interrogatorio, uno studio del fenomeno Veltroni. Risultato: né calore, né indifferenza, ma rispetto e attesa per capire se quel che promette il leader del Pd si tramuta in realtà. Come dice il presidente dell'Associazione piccole imprese locale: "Lei usa un linguaggio che ci piace, ma siamo sotto elezioni e temiamo che tutto torni come prima, quando non c'era rispetto per noi". Il linguaggio di Veltroni non concede nulla alla platea: primo, serve un patto tra produttori, "e la stessa cosa - precisa - la dico tra gli operai di Porto Marghera e qui tra gli imprenditori". Secondo, "noi vogliamo un paese più semplice, uno Stato che aiuta il rischio e l'impresa". Terzo, noi siamo affidabili, perché abbiamo rotto con la vecchia maggioranza, perché "portiamo in parlamento competenze e non pubblicitari, e perché avremo la forza e la compattezza per realizzare quel che promettiamo". Forse c'è un elemento su cui Veltroni e il Pd non insistono abbastanza. Il programma del Pd, per ogni promessa, indica le coperture. Berlusconi non può fare altrettanto, come hanno certificato autorevoli studi di istituti di ricerca economici. fa quel che può: lo dice, e lo ridice. Ma si sa come vanno le cose nella comunicazione politica: non basta dire le cose serie, bisogna che il messaggio arrivi alla pancia dell'Italia profonda. E che la serietà sia considerata un valore. Qui le piazze non bastano, servono i media. Già, i media. Veltroni è al nord, quando Berlusconi fa il gesto plateale di stracciare in pubblico il programma del Pd. "Lui - dice raccogliendo ovazioni - li straccia, noi i programmi degli avversari li leggiamo e li rispettiamo". Sarà per l'assuefazione ai gesti e alle parole di Berlusconi, ma sui media la polemica sul gesto, improbabile nel mondo occidentale, dura pochissimo. "Se non altro - aggiunge sornione Veltroni - il gesto dimostra che i programmi di Pd e Pdl non sono uguali". *** L'URLO CONTRO LA MAFIA Al nord Veltroni tenta di abbattere il muro, al Sud, nella Sicilia profonda, si tocca con mano una cosa strana. Sono gli imprenditori, gli artigiani che guidano la rivolta contro il racket. A Caltanissetta va in onda quella che viene definita "la primavera nissena", gli imprenditori dialogano con Veltroni, sognano una Sicilia libera da mafie, pizzi, con trasporti occidentali, senza rubinetti a secco. Non la luna, sognano la normalità. È gente che rischia la vita e l'impresa. Guardano al Pd, sembrano chiedere aiuto. A Palermo, la sera del 25 marzo, Veltroni lancia il primo urlo contro la mafia: "Sono assassini, vigliacchi, e noi faremo di tutto per annientarli". Lo dirà altre tre volte, in Campania e in Calabria. Nella terra di Falcone e Borsellino dovrebbe apparire ovvio, l'urlo. Invece Veltroni è stato l'unico leader a gridarlo così. Del resto, nei congressi della potente Dc siciliana, la parola mafia non veniva nemmeno pronunciata. Berlusconi e Dell'Utri fanno molto peggio: promuovono a eroe lo stalliere mafioso di Arcore. Strana impressione dalla Sicilia: la regione, come non si stanca di ripetere Anna Finocchiaro, è precipitata in fondo a tutte le statistiche, anche rispetto ad altre regioni meridionali, ha una classe dirigente che non si vergogna di premiare tutti i suoi dipendenti pubblici con una gratifica preelettorale, ci sono i deputati regionali con altissimi stipendi e tassi di assenteismo altrettanto alti, una sanità dove si riciclano denari sporchi, eppure sembra ancora una terra largamente rassegnata al peggio. Comunque Veltroni il tour siciliano lo conclude con questo messaggio: "Mafiosi votate per chi vi pare, ma non votate per noi". *** A PRANZO DAGLI ELETTORI Se vince lui, sarà la conferma che la passione politica supera ogni ostacolo psicofisico. A un certo punto Veltroni si è preso una bella influenza, e per qualche giorno al nord ha fatto comizi con la febbre e col vocione. Ai pullman si avvicinavano signore che consegnavano medicine e pozioni di ogni tipo: "Datele a Walter, starà meglio". Anche quest'idea del pranzo nella famiglia tipo, per ogni regione visitata, inaugurata a Pescara, col senno di poi apparirà una simpatica follia, e anche un chiaro attacco alla salute del leader. Veltroni non passa per essere una buona forchetta, però nelle famiglie che lo ospitano si impegna e mangia tutto. E poiché sono pranzi speciali per occasioni speciali, il leader mette su pancia a vista d'occhio. "Poi tanto - scherza coi cronisti - brucio tutto nel tour". Poi, invece, verrà messo a dieta. A quanto dicono gli organizzatori centinaia di famiglie hanno chiesto di poter ospitare il leader del Pd a pranzo. Il criterio della scelta dei "fortunati" non è strettamente politico, ovvero non sono iscritti o militanti del Pd, ma sociologico: operai, artigiani, pensionati, insegnanti, piccoli imprenditori. Le famiglie saranno pure "filtrate", ma alla fine Veltroni vedrà tanti spezzoni reali d'Italia, non mediati dalla tv, e a pranzo non si parlerà di politica ma di sogni e di paure. Lui ci sguazza, perché ha nel sangue la curiosità per la vita e i sentimenti delle persone. Però è un po' come l'inglese a scuola, non sarebbe male rendere obbligatoria l'esperienza per gli aspiranti premier. *** COMIZI DI CONDOMINIO Accade a Piombino, città rossa e operaia della costa toscana, davanti all'Isola D'Elba. Alla fine del pranzo a casa di Mirko e Sandra Lami (lui si occupa di sicurezza alle acciaierie, lei impiegata Coop) Veltroni dovrebbe scappare via perché come sempre i pullman sono in ritardo sulla tabella di marcia. Ma c'è un imprevisto: quando esce dall'appartamento con lo staff e il codazzo di cronisti, fotografi, e operatori, si scopre che tutto il caseggiato, che sono un bel po' di palazzine, è sceso in strada. I pochi rimasti a casa, sono affacciati alle finestre. Nel giardino hanno messo su un palchetto e attivato un microfono: impossibile scappare. Veltroni scherza: "Tutto spontaneo, eh, perché voi girate sempre con un microfono e l'altoparlante". Si dirà che in Toscana uno se l'aspetta, ma fa lo stesso una certa impressione: in quel caseggiato della rossa Piombino, dove negli anni d'oro il Pci superava da solo il 50%, si sente un calore antico ma anche un perfetto adattamento al linguaggio del Pd. Non ci sono vecchie insegne, non c'è traccia di nostalgia e c'è, semmai, una novità: si sorride di più. Veltroni lo dice sempre, nei comizi, e il Giornale di Berlusconi l'ha rimproverato: "Facciamo politica, facciamo il Pd, divertendoci". I cronisti, mentre Veltroni è a pranzo, vengono rifocillati in una mensa lì vicino. Cose buone fatte in casa, gentilezza, simpatia. Stile festa dell'Unità. La tradizione non è acqua. *** I PULLMAN Già, ma com'erano i pullman del tour? Belli, grandi, dipinti di verde, con tocchi di bianco e di rosso, anche comodi. Un buon osservatorio per il paesaggio e anche per gli umori degli automobilisti. Tanti colpi di clacson amichevoli, qualche finestrino che si abbassava e salutava, pochi gesti ostili. Il pullman di Veltroni si chiamava "Si può fare", quello dei giornalisti "L'Italia viva". Poiché la cena, nel vorticoso accumulo dei comizi, era sempre a rischio qualcuno ha chiesto un terzo bus, "L'Italia che mangia", che non è mai arrivato. Belli e comodi, ma starci dieci-dodici ore non è uno scherzo, nonostante le cure e la pazienza dello straordinario ufficio stampa del tour. *** DOV'È L'AUTOSTRADA? A parte il micro-tamponamento con un'auto, a Roma, ancora prima di cominciare il viaggio, e una multa presa da una pattuglia della capitale, i due pullman sono arrivati lisci alla meta. Qualche fuoriprogramma e strade sbagliate hanno fatto lievitare il contachilometri a 19.500. È successo anche che seguendo la segnaletica, in Sicilia, l'autista "dell'Italia Viva", l'instancabile Walter Proietti, ha guidato per chilometri il pullman verso l'ingresso dell'autostrada. Peccato che l'ingresso era transennato, per lavori in corso. "Abbiamo inaugurato un'importante infrastruttura" è stato il commento rassegnato. Quella sera si è mangiato all'una di notte. *** IL TORMENTONE-FIDANZATA Veltroni si è fatto buona parte dei 19mila chilometri, ma chi è stato con lui per qualche tempo ha visto che tutto sommato ha riposato poco. Leggeva agenzie, pezzi, interventi, telefonava a tutti. Dalle parti di Piacenza ha organizzato al telefono anche un fuoriprogramma, andando a far visita a una ragazza di 16 anni, fan del Pd, che lo aveva invitato per il suo compleanno. Inutile dire la sorpresa della ragazza e della famiglia quando hanno capito che al telefono era davvero Veltroni. Scherza molto Walter col suo staff, e una gag è diventata tormentone. Domenico Petrolo, 29 anni, è stato il "road manager", l'uomo che, insieme a Lino Paganelli, ha curato la logistica, i tempi, e le strade del viaggio. A ogni tappa, sul pullman, Veltroni chiedeva a Petrolo se aveva trovato una fidanzata. Finché ha cominciato a chiedere tra le giornaliste, e non solo, se fossero libere. Il caso è "esploso" a Ragusa, durante il comizio serale: Veltroni ha raccontato alla folla come si vive tutto il giorno sul pullman e alla fine Petrolo è stato presentato ufficialmente sul palco. Qualche tappa dopo, in Sardegna, qualcuno ha presentato a Veltroni una "pastora" per Petrolo. Pare che non se ne sia fatto niente. Ecco: se vince lui, e se Pescara porterà fortuna, questo tour andrà studiato.

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Soffocati da troppe leggi Entro l'anno, 5000 in meno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Soffocati da troppe leggi Entro l'anno, 5000 in meno di Franco Bassanini L' Italia è sommersa da un diluvio di leggi, regolamenti, circolari. Le leggi statali sono 21.700, i regolamenti 70.000, le leggi regionali più di 25.000. I cittadini, le imprese, le stesse pubbliche amministrazioni passano mesi a compilare moduli, chiedere autorizzazioni e licenze, archiviare scartoffie. Il costo degli oneri burocratici per le imprese è stimato in 25-30 miliardi di euro all'anno. L'inflazione normativa, il caos legislativo, il sovrapporsi di regole confuse, ridondanti e contraddittorie, incentivano l'illegalità, reprimono lo spirito di iniziativa e la capacità di impresa, limitano la libertà e la creatività delle persone, sconcertano i cittadini onesti, producono vantaggi competitivi per i disonesti. Essi riducono la competitività delle imprese italiane, scoraggiano gli investimenti stranieri in Italia, ritardano i tempi delle decisioni amministrative, riducono la capacità delle pubbliche amministrazioni di erogare servizi di buona qualità e di realizzare le infrastrutture necessarie alla crescita del Paese. Semplificare la regolazione è la condizione per fare dell'Italia un Paese moderno. Veltroni e il Pd hanno presentato, qualche giorno fa, un progetto per disboscare la giungla legislativa e burocratica. Un disegno di legge che sarà approvato nella prima riunione del Governo Veltroni. Un pacchetto di strumenti efficaci e innovativi. E un piano dettagliato con tempi e obiettivi precisi. Prima tappa: abrogare 5.000 leggi entro quest'anno. Seconda: ridurre tutte le leggi dello Stato a 100 testi unici, più 1.000 leggi speciali, e dimezzare le leggi regionali entro il 2010. Terza: sopprimere un terzo degli adempimenti amministrativi entro il 2011, riducendo i costi delle imprese di 9 miliardi all'anno. Quarta: realizzare così (2012) una amministrazione più snella, meno invadente, ma più efficace, una maggior crescita annua di 2 punti di Pil e un miglioramento dei saldi della finanza pubblica di 28-30 miliardi in ragione d'anno. Da Berlusconi è subito arrivata una risposta stizzita: Veltroni mi copia, le 5.000 leggi le abbiamo abrogate noi, con la legge Baccini. Stupore generale, soprattutto dei piccoli imprenditori, degli artigiani, dei professionisti (le vittime principali della giungla legislativa e burocratica): nessuno di loro se ne era accorto! L'equivoco è però presto spiegato. Berlusconi ha letto solo la prima riga del progetto Veltroni; ed è vero che le prime 5.000 leggi saranno abrogate utilizzando la legge Baccini, come il progetto del Pd onestamente dice. Ma 5.000 su 120.000 (tra leggi e regolamenti) sono una goccia nel mare. È il resto del progetto che segna una svolta, che ci riporta al livello dei Paesi civili: Francia, Germania, Inghilterra, nessuno ha più di 10.000 leggi in totale; sarà lo stesso in Italia alla fine del 2010. Ma soprattutto il progetto del Pd si preoccupa di disboscare la giungla delle scartoffie burocratiche. Eliminare autorizzazioni e licenze non necessarie; mettere in rete le banche dati (anagrafi) delle amministrazioni pubbliche, esonerando del tutto i cittadini dal produrre certificati e autocertificazioni; dimezzare i tempi delle pratiche amministrative residue; semplificare drasticamente i procedimenti (una impresa in un giorno); permettere di fare tutte le pratiche via internet; unificare tutte le competenze amministrative, settore per settore, in un solo ente, e dunque dare a imprese e famiglie un solo interlocutore (uno sportello davvero unico); mettere ordine in un sistema amministrativo in cui tutti fanno tutto, e nessuno fa bene quel che dovrebbe fare, mentre i cittadini perdono la testa girando da uno sportello all'altro. Anche le amministrazioni pubbliche funzioneranno meglio, liberate dal carico di lavoro di procedimenti inutili, concerti defatiganti, norme obsolete. Potranno concentrarsi sulla qualità delle prestazioni. Liberare risorse per potenziare i servizi sui quali non reggiamo al confronto con i paesi più avanzati. Per esempio, gli asili nido e le scuole materne, che coprono in Italia il 9% del fabbisogno (bambini in età prescolare) a fronte del 28% in Francia e del 50% e più nei Paesi scandinavi. È la prima volta che un partito, e un leader politico pongono la semplificazione legislativa e burocratica tra le priorità assolute. Che capiscono che occorre, prima di tutto, semplificare l'Italia. Semplificare per crescere. Per liberare le energie, la fantasia, il lavoro, i talenti degli italiani.

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Un Parlamento meno costoso Con il Pd è possibile (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Un Parlamento meno costoso Con il Pd è possibile di Stefano Ceccanti L a prima novità del prossimo Parlamento sarà merito nostro: soli 5 gruppi parlamentari alla Camera (il nostro insieme all'Italia dei Valori, quello di Berlusconi, la Lega, l'Udc e la Sinistra Arcobaleno), da 3 a 5 al Senato (Udc e SA sono in forse, per il sistema elettorale più selettivo), con i primi due che dovrebbero ottenere alla Camera nel complesso più dell'80% dei seggi e al Senato forse anche il 90%. Il tutto senza aver cambiato la legge elettorale. Grazie a noi tanta parte della frammentazione sarà ridotta in modo fortissimo a soli due anni dalle politiche del 2006: tutto è nato dalla scelta del Pd di andare libero, che ha imposto a Berlusconi di dar vita anche una lista di grandezza pari a quella del Pd, abbandonando la strada della costruzione di una coalizione omnicomprensiva. Una scelta, la nostra, che ha imposto a tutti gli altri, obbligati a quel punto a scalare le soglie del 4% (Camera) e dell'8% (Senato) - e non più quelle risibili del 2% e del 3% destinate ai soli partiti coalizzati - di scegliere se aggregarsi (come ha fatto la Sinistra Arcobaleno) o candidarsi sapendo di essere fuori dalle Camere. Cosa vorranno dire questa semplificazione e questa bipartitizzazione, che ci porteranno un numero di gruppi e una percentuale di parlamentari dei primi due partiti quasi identici rispetto alla Camera spagnola neo-eletta? Anzitutto un risparmio netto, giacché ogni gruppo in più comporta spese aggiuntive, ma soprattutto uno snellimento molto sensibile delle decisioni, comprese quelle sulle riforme ulteriori delle istituzioni. Con un Parlamento così semplificato non ci sarà bisogno di altre sedi come Assemblee costituenti e comitati di saggi per tentare di superare i veti dei micro-gruppi. Insomma, per merito del Pd, del modo con cui si è presentato alle elezioni provocando reazioni a catena, le riforme sono già cominciate per via politica: in passato il maggioritario era stato proporzionalizzato, ora abbiamo dimostrato che si poteva fare il contrario. Certo, molto resta però da fare, anche proprio sul terreno dei gruppi, perché la frammentazione potrebbe poi ricominciare, qualora i Regolamenti restassero quelli in vigore, caratterizzati da requisiti numerici deboli e derogabili nonché da requisiti politici inesistenti. Vanno quindi riformati sin primi giorni sulla base del principio che il Parlamento non possa più separare ciò che gli elettori hanno unito. Non è difficile poiché si tratta di un'innovazione che ha il compito di consolidare l'acquisito. Anche una terza innovazione va praticata subito, anche perché più tardi sarebbe più difficile: la riduzione del 20% degli stipendi dei parlamentari. È bene che ciascuno, sin dal primo stipendio, si abitui a un parametro più basso. Così pure per la modifica delle pensioni ai parlamentari, da raccordare ai contributi. Anche una quinta riforma, quella delle leggi sul finanziamento, si presenta fattibile subito, perché deriva da norme schizofreniche imposte in passato dai piccoli partiti perché decisivi per il Governo: niente più risorse a pioggia a chi ha preso anche solo l'1%, ma solo per chi ha superato gli sbarramenti della legge elettorale e soltanto per gli anni di durata effettiva della legislatura e finanziamento alla stampa di partito esclusivamente per le forze politiche che hanno ottenuto consensi tali da potersi costituire in gruppo parlamentare. Nei primi giorni della prossima Legislatura sarebbe anche sensato procedere già alla riforma delle leggi elettorali? Sì, e per due importanti motivi: il primo è che le riforme di questa natura si fanno molto meglio a distanza dal voto successivo, perché si opera dentro un velo di ignoranza e poi perché il tempo per la celebrazione dei referendum elettorali riprende a scorrere. La primavera del 2009 già incombe. Tuttavia, già con questo tema, e con quello delicatissimo del federalismo fiscale, il quadro si complica. Le cinque riforme precedenti sono merito quasi esclusivo del Pd, della scelta di andare libero alle elezioni, e per questo si può pensare che sarebbero realizzabili con un grande accordo a prescindere da chi sarà il vincitore. Invece con la legge elettorale e il federalismo fiscale, per non parlare poi delle riforme costituzionali - che ovviamente non si possono fare nei primi 100 giorni - ciò diventa possibile solo con la nostra vittoria elettorale, perché consegnerebbe al Paese una maggioranza parlamentare omogenea, senza veti interni, che potrebbe aprirsi anche alla gran parte delle opposizioni. Se invece dovesse vincere l'alleanza eterogenea del centro-destra, sarebbe tutta un'altra storia: con tutta probabilità la Lega Nord svolgerebbe al suo interno quella funzione di veto paralizzante che i partitini dell'Unione hanno avuto nella Legislatura conclusa. Oppure si avrebbe una blindatura della maggioranza che impedirebbe qualsiasi dialogo: come accadde con la riforma costituzionale poi respinta dal referendum del 2006, nata proprio dalla esigenza della Lega di imporre la devolution. Sul federalismo fiscale, le proposte del programma elettorale della Lega, separato da quello del Pdl, sono incompatibili con la Costituzione vigente e con qualsiasi logica solidaristica. Sulla legge elettorale, i dissensi potrebbero impedire una riforma prima del referendum: a quel punto, per evitarlo, potrebbe addirittura cadere il Governo e magari anche chiudersi la legislatura anticipatamente, dato che esso imporrebbe alla Lega di andare da sola o di rinunciare al proprio simbolo. Se non vogliamo quindi limitarci alle prime cinque riforme, che ci farebbero risparmiare i primi 200 milioni di euro del miliardo complessivo che si può raggiungere con le proposte del Pd illustrate da Veltroni, è proprio decisivo che i primi 100 giorni siano del quinquennio del Governo Veltroni e non di un debole e precario Governo Berlusconi, ostaggio di una Lega determinante dal punto di vista quantitativo e sempre più su posizioni estremistiche. Si può fare, insieme, ma solo col Pd al Governo.

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Sulle strade (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Sulle strade di Bruno Miserendino C hissà se vince Walter. E chissà se Pescara porterà fortuna ancora una volta. "Quando sono venuto qui, siamo sempre andati bene", disse Veltroni all'inizio del pazzesco tour, in quel freddissimo 17 febbraio abruzzese. Piazza Salotto, cuore della città dannunziana, era strapiena, la gente batteva i denti da un'ora e gli organizzatori temevano che prima o poi il grosso se ne sarebbe andato maledicendo Veltroni e i suoi pullman. Arrivavano messaggi preoccupati allo staff: "Ragazzi, ma qui fa un freddo cane, a che punto siete?". I due pullman verdi arrancavano sull'autostrada, e si sarebbero materializzati all'appuntamento con un'ora e un quarto di ritardo. Ma la piazza era sempre strapiena e accadde quel che accadde. I più sorpresi furono i cronisti: scesero dal loro pullman, che secondo il copione doveva arrivare sempre prima di quello di Veltroni, e furono travolti da un boato di applausi e dai cori "Walter, Walter". La gente pressava ai predellini, aspettando che prima poi apparisse. Vaglielo a spiegare che era il pullman sbagliato. Eccolo l'inizio del film. Adesso che i seggi sono aperti, dopo 110 province visitate, una media di 3 comizi al giorno, uno anche notturno in Puglia, dopo 19mila chilometri percorsi, 7mila in più delle previsioni, dopo aver raccolto per piazze e teatri centinaia di migliaia di persone, l'unica cosa certa è che il pazzesco tour elettorale è stata un'idea straordinaria e irripetibile. Nel senso, come ha assicurato lo stesso Veltroni, che nessun pazzo vorrà ripeterla. Però è stato un bagno di folla vero, un'esperienza sociologica e politica inedita, e se Pescara porterà fortuna ancora una volta, se vincerà lui, il tour diventerà un mito delle campagne elettorali nostrane. Potrebbe diventare un gran film. Il materiale non manca e nemmeno i registi. Ettore Scola si è fatto un bel po' di tappe, e per qualche giorno si è visto, nella sua Toscana, Paolo Virzì. Chissà. *** FOLLE IDEA La "folle idea" è venuta a Veltroni, che l'ha imposta a uno staff giustamente recalcitrante. Prima della campagna elettorale si era pensato a una cosa simile ma più soft, e in treno, per lanciare il Pd. Poi gli eventi sono precipitati e Veltroni ha deciso in un attimo. I collaboratori gli dicevano: "Walter le province sono più di cento.". "Bene, facciamole tutte, ma proprio tutte". Quando si organizza una cosa del genere, in ogni parte d'Italia, il rischio del flop è sempre dietro l'angolo, ma Veltroni ha sempre covato la speranza che la storia del bus potesse andare come nel '96. "Allora io e Prodi partimmo e c'era la gente che aveva i musi lunghi, con l'aria di dire "andate andate, ma tanto..." Poi si sa come è finita". Bene. Davide in pullman, contro Golia in tv. A Pescara, quella mattina, si capì che l'idea pazzesca di battere le piazze o i teatri di tutte le province intercettava un bisogno di aria nuova, e apparve chiaro che una buona fetta dell'Italia non aveva nessuna voglia di stare alla finestra, aspettando un cappotto annunciato. "Mettiti il cappotto Walter". A proposito di cappotto. Veltroni, quel 17 febbraio, si presenta in giacchetta sul palco di piazza Salotto e qualcuno gli urla subito di coprirsi, invece lui ha l'aria spavalda e scalda la platea con gli ultimi sondaggi del momento. "Mi piacciono le rimonte, il Pd sta risalendo a velocità impressionante". Il passaggio ovviamente piace, e l'applausometro pescarese dice quello che da quel punto in avanti diranno invariabilmente tutte le piazze d'Italia, da nord a sud. L'ovazione arriva quando Veltroni parla dei costi della politica ("abbiamo i salari più bassi d'Europa ma gli stipendi dei parlamentari più alti d'Europa"), quando spiega che il Pd ha fatto la liberatoria scelta di presentarsi agli elettori "col suo programma e basta", quando dice che "non ci saranno più vertici di maggioranza e ministri che vanno in piazza contro il governo", quando ricorda che lui non risponderà agli attacchi della Destra qualunque cosa diranno. "Io non parlo male di nessuno, parlo bene del mio paese". Prende invariabilmente applausi quando ironizza sullo slogan di Berlusconi "Rialzati Italia": "Rialzati Italia? Ma l'Italia che lavora e che fatica si sveglia molto presto la mattina ed è già in piedi quando qualche politico torna dalla discoteca. È la politica che si deve rialzare...". Nasce a Pescara quel vezzo veltroniano di non nominare mai Berlusconi nei comizi: lo chiama sempre "il principale esponente dello schieramento a noi avverso". All'inizio la gente lo prende per un eccesso di buonismo politico, poi sorride, alla fine ride. Tanto che Veltroni, concludendo il tour, per brevità e autoironia, lo chiama "il principale esponente". Il finale del comizio è sempre e invariabilmente con l'inno di Mameli, che Veltroni invita tutti a cantare a squarciagola. Ci tiene molto a questa idea. Serve a rafforzare l'immagine di un partito "al servizio del paese", che vuole unire e non dividere, che rompe vecchi tabù della sinistra. Ed è una sfida diretta anche dall'altra parte, dove c'è chi vorrebbe usare il tricolore per altri scopi. Alla fine del tour la gente lo canta davvero, l'inno. *** BANDO AL POLITICHESE Il tour ha un suo linguaggio, molto distante dai canoni tradizionali dei comizi antichi e recenti. Poco politichese, niente polemiche, poche battute a effetto, nessuna stilettata sanguinosa. Il contrario degli avversari. Magari non pagherà, però prima o poi l'Italia sarà un paese normale e il linguaggio da guerra fredda andrà in soffitta. Veltroni parla sempre a braccio, girando intorno a un canovaccio. Parla della vita dei cittadini, delle ansie delle famiglie, dei salari e del precariato, ("la forma di sfruttamento più grande del nostro tempo", dirà ogni volta), parla del paese diviso da una lunga stagione di odio, del bisogno di semplicità, della politica che deve recuperare velocità e capacità di decisione. Ci mette anche un po' dei suoi sogni. A Pavia, piazza piena in un giorno lavorativo, fa digressioni filosofiche e all'inizio qualcuno mugugna: "Ma è venuto qui per far poesia o un discorso politico?". Però poi la politica arriva e anche chi mugugna si spella le mani. Peraltro, quella mattina a Pavia, un po' di pepe l'avevano messo i giovani, tanti, che si erano presentati con uno striscione contro Berlusconi: "Siamo precari, cerchiamo un milionario". La novità non è solo il canovaccio di Veltroni ma anche le persone che affollano la piazza di Pescara, di Pavia e quelle di tutte le altre città: simpatizzanti e militanti, ovviamente, ma anche tanta gente solo curiosa, disincantata, non etichettabile politicamente, e tanti giovani. Al Nord e al Sud, verso la fine, i giovani saranno anche di più. In ogni caso, da quel 17 febbraio l'antipolitica che fino a poche settimane prima aveva riempito tv e giornali, sembrò improvvisamente scomparsa. *** NIENTE INSULTI, PLEASE Qualcuno, lungo le strade del tour, gli ha rimproverato di non tirar fuori le unghie abbastanza, di non replicare duro agli insulti della Destra, come quella che lui sarebbe un "pensionato" della politica, perché percepisce il compenso previsto per chi ha fatto il parlamentare europeo. L'ha ferito molto quell'insulto ("tipicamente fascista", diranno i suoi) perché lui quei soldi, come spiegò in diretta sul palco di Vercelli, non li poteva rifiutare e da sempre li devolve in opere di beneficenza. Però ha insistito molto su quella proposta che ha dato tanto fastidio al Palazzo: "Portiamo gli stipendi dei parlamentari alla media europea, sarebbe un segnale di sobrietà utile anche alla politica". A Fini ha ricordato che lui guadagna più del doppio e che i soldi, se li tiene tutti. Ma nei comizi non c'è stata traccia di polemiche personali. Si è limitato a qualche stilettata contro An: "Guardate le liste elettorali, hanno preso An a sganassoni". Il succo, per Veltroni, è che Fini conta e conterà molto meno di Bossi, solo che non ha nemmeno il coraggio di farlo notare al capo. *** VARESE, O CARA A rivederlo all'indietro il film di questi due mesi si capisce che quel 17 febbraio ha solo dato il la. Non se l'aspettava nemmeno Veltroni che andasse così, quella mattina. Ma il giorno dopo, lunedì, a Teramo è arrivata la conferma: in un giorno lavorativo, alle sei di sera, la gente si è accalcata in un cinema molto grande, con tanti che restano fuori, per sentire il leader del Pd discutere con gli operatori economici abruzzesi. Il pazzesco tour non è stato sempre un oceanico bagno di folla, ma se si vanno a rivedere le immagini di tutte le tappe, si scoprirà che le previsioni degli organizzatori erano sempre al ribasso. I teatri o i cinema troppo piccoli, e nelle piazze tanta gente quanta non se ne vedeva da anni a manifestazioni politiche. Con qualche significativo exploit proprio nel nord e nel nordest che in partenza doveva essere a rischio flop: a Vicenza, di prima mattina, in un giorno feriale, un auditorio strapieno e caldissimo, lo stesso a Verona, a Padova, persino a Treviso. Fino a Varese, nella terra della Lega lombarda, dove ormai a tarda sera diecimila persone hanno indotto Veltroni a uscire dal teatro e a fare il comizio in strada. Impensabile prima del tour. La foto di quella serata Veltroni se l'è portata nel pullman e ogni tanto, tra un comizio e l'altro, se la riguardava e la faceva vedere agli ospiti occasionali. Se lo slogan "Si può fare" ha un senso, lì ce l'ha di più. *** IL NORD-EST ASCOLTA Solo domani si capirà se è caduto davvero il "muro" di ostilità e di indifferenza che da quelle parti da anni accoglie il centrosinistra, però Veltroni, a giudizio unanime, ha seminato quel che doveva. Una sequenza sintetizza molte cose, ed è quell'incontro di Vicenza dell'11 marzo con gli imprenditori e gli artigiani del nord-est. Lui e il candidato Calearo, tanto osteggiato dalla sinistra, dietro a un tavolo, e davanti, schierati a semicerchio i rappresentanti delle categorie e qualche buon nome dell'imprenditoria del nord-est. Più che un interrogatorio, uno studio del fenomeno Veltroni. Risultato: né calore, né indifferenza, ma rispetto e attesa per capire se quel che promette il leader del Pd si tramuta in realtà. Come dice il presidente dell'Associazione piccole imprese locale: "Lei usa un linguaggio che ci piace, ma siamo sotto elezioni e temiamo che tutto torni come prima, quando non c'era rispetto per noi". Il linguaggio di Veltroni non concede nulla alla platea: primo, serve un patto tra produttori, "e la stessa cosa - precisa - la dico tra gli operai di Porto Marghera e qui tra gli imprenditori". Secondo, "noi vogliamo un paese più semplice, uno Stato che aiuta il rischio e l'impresa". Terzo, noi siamo affidabili, perché abbiamo rotto con la vecchia maggioranza, perché "portiamo in parlamento competenze e non pubblicitari, e perché avremo la forza e la compattezza per realizzare quel che promettiamo". Forse c'è un elemento su cui Veltroni e il Pd non insistono abbastanza. Il programma del Pd, per ogni promessa, indica le coperture. Berlusconi non può fare altrettanto, come hanno certificato autorevoli studi di istituti di ricerca economici. fa quel che può: lo dice, e lo ridice. Ma si sa come vanno le cose nella comunicazione politica: non basta dire le cose serie, bisogna che il messaggio arrivi alla pancia dell'Italia profonda. E che la serietà sia considerata un valore. Qui le piazze non bastano, servono i media. Già, i media. Veltroni è al nord, quando Berlusconi fa il gesto plateale di stracciare in pubblico il programma del Pd. "Lui - dice raccogliendo ovazioni - li straccia, noi i programmi degli avversari li leggiamo e li rispettiamo". Sarà per l'assuefazione ai gesti e alle parole di Berlusconi, ma sui media la polemica sul gesto, improbabile nel mondo occidentale, dura pochissimo. "Se non altro - aggiunge sornione Veltroni - il gesto dimostra che i programmi di Pd e Pdl non sono uguali". *** L'URLO CONTRO LA MAFIA Al nord Veltroni tenta di abbattere il muro, al Sud, nella Sicilia profonda, si tocca con mano una cosa strana. Sono gli imprenditori, gli artigiani che guidano la rivolta contro il racket. A Caltanissetta va in onda quella che viene definita "la primavera nissena", gli imprenditori dialogano con Veltroni, sognano una Sicilia libera da mafie, pizzi, con trasporti occidentali, senza rubinetti a secco. Non la luna, sognano la normalità. È gente che rischia la vita e l'impresa. Guardano al Pd, sembrano chiedere aiuto. A Palermo, la sera del 25 marzo, Veltroni lancia il primo urlo contro la mafia: "Sono assassini, vigliacchi, e noi faremo di tutto per annientarli". Lo dirà altre tre volte, in Campania e in Calabria. Nella terra di Falcone e Borsellino dovrebbe apparire ovvio, l'urlo. Invece Veltroni è stato l'unico leader a gridarlo così. Del resto, nei congressi della potente Dc siciliana, la parola mafia non veniva nemmeno pronunciata. Berlusconi e Dell'Utri fanno molto peggio: promuovono a eroe lo stalliere mafioso di Arcore. Strana impressione dalla Sicilia: la regione, come non si stanca di ripetere Anna Finocchiaro, è precipitata in fondo a tutte le statistiche, anche rispetto ad altre regioni meridionali, ha una classe dirigente che non si vergogna di premiare tutti i suoi dipendenti pubblici con una gratifica preelettorale, ci sono i deputati regionali con altissimi stipendi e tassi di assenteismo altrettanto alti, una sanità dove si riciclano denari sporchi, eppure sembra ancora una terra largamente rassegnata al peggio. Comunque Veltroni il tour siciliano lo conclude con questo messaggio: "Mafiosi votate per chi vi pare, ma non votate per noi". *** A PRANZO DAGLI ELETTORI Se vince lui, sarà la conferma che la passione politica supera ogni ostacolo psicofisico. A un certo punto Veltroni si è preso una bella influenza, e per qualche giorno al nord ha fatto comizi con la febbre e col vocione. Ai pullman si avvicinavano signore che consegnavano medicine e pozioni di ogni tipo: "Datele a Walter, starà meglio". Anche quest'idea del pranzo nella famiglia tipo, per ogni regione visitata, inaugurata a Pescara, col senno di poi apparirà una simpatica follia, e anche un chiaro attacco alla salute del leader. Veltroni non passa per essere una buona forchetta, però nelle famiglie che lo ospitano si impegna e mangia tutto. E poiché sono pranzi speciali per occasioni speciali, il leader mette su pancia a vista d'occhio. "Poi tanto - scherza coi cronisti - brucio tutto nel tour". Poi, invece, verrà messo a dieta. A quanto dicono gli organizzatori centinaia di famiglie hanno chiesto di poter ospitare il leader del Pd a pranzo. Il criterio della scelta dei "fortunati" non è strettamente politico, ovvero non sono iscritti o militanti del Pd, ma sociologico: operai, artigiani, pensionati, insegnanti, piccoli imprenditori. Le famiglie saranno pure "filtrate", ma alla fine Veltroni vedrà tanti spezzoni reali d'Italia, non mediati dalla tv, e a pranzo non si parlerà di politica ma di sogni e di paure. Lui ci sguazza, perché ha nel sangue la curiosità per la vita e i sentimenti delle persone. Però è un po' come l'inglese a scuola, non sarebbe male rendere obbligatoria l'esperienza per gli aspiranti premier. *** COMIZI DI CONDOMINIO Accade a Piombino, città rossa e operaia della costa toscana, davanti all'Isola D'Elba. Alla fine del pranzo a casa di Mirko e Sandra Lami (lui si occupa di sicurezza alle acciaierie, lei impiegata Coop) Veltroni dovrebbe scappare via perché come sempre i pullman sono in ritardo sulla tabella di marcia. Ma c'è un imprevisto: quando esce dall'appartamento con lo staff e il codazzo di cronisti, fotografi, e operatori, si scopre che tutto il caseggiato, che sono un bel po' di palazzine, è sceso in strada. I pochi rimasti a casa, sono affacciati alle finestre. Nel giardino hanno messo su un palchetto e attivato un microfono: impossibile scappare. Veltroni scherza: "Tutto spontaneo, eh, perché voi girate sempre con un microfono e l'altoparlante". Si dirà che in Toscana uno se l'aspetta, ma fa lo stesso una certa impressione: in quel caseggiato della rossa Piombino, dove negli anni d'oro il Pci superava da solo il 50%, si sente un calore antico ma anche un perfetto adattamento al linguaggio del Pd. Non ci sono vecchie insegne, non c'è traccia di nostalgia e c'è, semmai, una novità: si sorride di più. Veltroni lo dice sempre, nei comizi, e il Giornale di Berlusconi l'ha rimproverato: "Facciamo politica, facciamo il Pd, divertendoci". I cronisti, mentre Veltroni è a pranzo, vengono rifocillati in una mensa lì vicino. Cose buone fatte in casa, gentilezza, simpatia. Stile festa dell'Unità. La tradizione non è acqua. *** I PULLMAN Già, ma com'erano i pullman del tour? Belli, grandi, dipinti di verde, con tocchi di bianco e di rosso, anche comodi. Un buon osservatorio per il paesaggio e anche per gli umori degli automobilisti. Tanti colpi di clacson amichevoli, qualche finestrino che si abbassava e salutava, pochi gesti ostili. Il pullman di Veltroni si chiamava "Si può fare", quello dei giornalisti "L'Italia viva". Poiché la cena, nel vorticoso accumulo dei comizi, era sempre a rischio qualcuno ha chiesto un terzo bus, "L'Italia che mangia", che non è mai arrivato. Belli e comodi, ma starci dieci-dodici ore non è uno scherzo, nonostante le cure e la pazienza dello straordinario ufficio stampa del tour. *** DOV'È L'AUTOSTRADA? A parte il micro-tamponamento con un'auto, a Roma, ancora prima di cominciare il viaggio, e una multa presa da una pattuglia della capitale, i due pullman sono arrivati lisci alla meta. Qualche fuoriprogramma e strade sbagliate hanno fatto lievitare il contachilometri a 19.500. È successo anche che seguendo la segnaletica, in Sicilia, l'autista "dell'Italia Viva", l'instancabile Walter Proietti, ha guidato per chilometri il pullman verso l'ingresso dell'autostrada. Peccato che l'ingresso era transennato, per lavori in corso. "Abbiamo inaugurato un'importante infrastruttura" è stato il commento rassegnato. Quella sera si è mangiato all'una di notte. *** IL TORMENTONE-FIDANZATA Veltroni si è fatto buona parte dei 19mila chilometri, ma chi è stato con lui per qualche tempo ha visto che tutto sommato ha riposato poco. Leggeva agenzie, pezzi, interventi, telefonava a tutti. Dalle parti di Piacenza ha organizzato al telefono anche un fuoriprogramma, andando a far visita a una ragazza di 16 anni, fan del Pd, che lo aveva invitato per il suo compleanno. Inutile dire la sorpresa della ragazza e della famiglia quando hanno capito che al telefono era davvero Veltroni. Scherza molto Walter col suo staff, e una gag è diventata tormentone. Domenico Petrolo, 29 anni, è stato il "road manager", l'uomo che, insieme a Lino Paganelli, ha curato la logistica, i tempi, e le strade del viaggio. A ogni tappa, sul pullman, Veltroni chiedeva a Petrolo se aveva trovato una fidanzata. Finché ha cominciato a chiedere tra le giornaliste, e non solo, se fossero libere. Il caso è "esploso" a Ragusa, durante il comizio serale: Veltroni ha raccontato alla folla come si vive tutto il giorno sul pullman e alla fine Petrolo è stato presentato ufficialmente sul palco. Qualche tappa dopo, in Sardegna, qualcuno ha presentato a Veltroni una "pastora" per Petrolo. Pare che non se ne sia fatto niente. Ecco: se vince lui, e se Pescara porterà fortuna, questo tour andrà studiato.

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Se un precario avesse mille euro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Se un precario avesse mille euro di Bruno Ugolini Anche l'osservatore più prevenuto non può non riconoscere che il tema della precarietà ha rappresentato una specie di filo conduttore del viaggio in Italia condotto da Walter Veltroni in queste settimane. "Il primo provvedimento che presenteremo", diceva, "per ridare fiducia nel futuro ai nostri ragazzi sarà quello del provvedimento sul compenso minimo legale". E ancora: "Non possiamo costruire una generazione che vive nell'incertezza e senza stabilità. Questa generazione deve sentirsi sicura ed è per questo che, se vinceremo, alla prima riunione del Consiglio dei Ministri vareremo il compenso minimo legale, per garantire che uno stipendio non sia inferiore ai 1.000-1.100 euro". Deve scattare, spiegava, "un percorso virtuoso verso la stabilizzazione dei lavoratori da parte delle imprese". Un impegno che coinvolge soprattutto le figure dei cosiddetti "collaboratori" ma che potrà essere esteso a tutti i lavoratori dipendenti, non adeguatamente tutelati dalla contrattazione. Sono parole precise che lasciano immaginare che cosa succederebbe se invece di un governo guidato da Silvio Berlusconi, sostenuto dai postfascisti di Gianfranco Fini e dai leghisti di Umberto Bossi, andasse a Palazzo Chigi Walter Veltroni. Quella proposta dei mille euro può apparire, nella sua semplicità, quasi priva di conseguenze, una specie di contentino per i precari. Non è così. Intanto non rappresenta solo un sollievo per la moltitudine di donne e uomini (giovani ma spesso anche persone mature) che stanno sotto quell'asticella dei Mille. Lo dicono le statistiche. Uno studioso, Patrizio Di Nicola, ha calcolato che, ad esempio, tra un milione di collaboratori e assimilati (età media 37 anni) si arriva a raggranellare, in media, 8.334 euro annui. Spulciando il secondo rapporto dell'Osservatorio sul lavoro atipico in Italia del 2007, a cura dell'Ires e del Nidil-Cgil, si scopre che gli "associati in partecipazione" arrivano a 8.692 euro, i collaboratori di giornali a 6.965. Siamo dunque ben lontani, per molti, dai mille euro mensili. È una situazione che favorisce naturalmente la crescita di chi ormai passa come "bamboccione", senza possibilità di metter su famiglia, di fare figli, di disegnare un futuro. Sono persone che però non solo non hanno un compenso minimo adeguato. C'è dell'altro. I Co.Co.Co. o quelli a progetto, ad esempio, quando si ammalano avrebbero diritto a un'indennità tra i nove e i 18 euro il giorno dopo tre giorni e fino a 60 giorni. Anche questa misura è, del resto, bloccata dall'Inps. E così per quanto riguarda.

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L'INTERVENTO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 89 del 2008-04-13 pagina 38 L'INTERVENTO di Egidio Sterpa Credo sia opportuno e giusto sottolineare a quale basso livello stiano portando, a chiusura, questa campagna elettorale taluni commentatori, e lo stesso Veltroni, candidato premier della cosiddetta nuova sinistra. Lo confesso, anch'io avevo sperato che Veltroni portasse nella politica italiana quel po' di civiltà che manca da troppo tempo. C'è stato chi ha definito "moscia" e "noiosa" questa campagna elettorale, che a me invece, fino a una settimana fa, è sembrata alquanto corretta e serena. C'è stata un'improvvisa caduta di stile, e soprattutto da parte di Veltroni, che pure all'inizio si era prodigato per apparire l'uomo della novità e della moderazione. Una svolta positiva, così era apparsa la leadership veltroniana. Benché alquanto tartufesco, persino il fatto che egli evitasse di chiamare per nome il suo diretto avversario politico, cioè Berlusconi, era stato considerato elemento positivo. Lo stesso Berlusconi non aveva esitato a sperarlo. È stata purtroppo una speranza venuta meno nel modo peggiore. Lasciamo pure stare certe frecciate polemiche, talune anche poco eleganti, da considerare inevitabili e normali in una competizione in cui è in gioco la direzione politica del Paese. Ma è nel finale che è avvenuto il peggio, quello che potremmo definire avvelenamento dei pozzi. Come si fa, diciamolo onestamente, a pretendere, come ha fatto Veltroni, che il suo avversario politico accetti di fare una dichiarazione di lealtà repubblicana? Una provocazione e una offesa tesa con tutta evidenza a far apparire l'avversario inaffidabile, maleintenzionato e chissà cos'altro. Una strumentalizzazione inammissibile, che scredita decisamente chi la pratica e rende incredibile la sua pretesa d'essere promotore di novità e cambiamenti nella politica italiana. Sfrontatamente si dimentica che Berlusconi è stato due volte presidente del Consiglio, ha giurato e mantenuto fedeltà alle istituzioni, ha reso sempre onore all'Italia rappresentandola all'estero, non ha mai dato segni di fraudolenza. Francamente gli si è rivolto un affronto imperdonabile. Chi qui scrive è un liberale tutt'altro che docile e condiscendente, come molti avversari non esitano a riconoscergli e come lo stesso Cavaliere sa. Fermamente attestato, per cultura e convinzioni profonde, sulla sponda del centrodestra, non ho mai demonizzato i miei avversari. Con quelli di sinistra ho sempre avuto rapporto ideali e di reciproco rispetto, senza cedimento. E però ora, pur stando fuori dalla mischia elettorale, ritengo insopportabile questa pretesa unilaterale di certa sinistra di decidere chi sia corretto e chi no, chi degno e chi no, chi democratico e chi no, dove stia il buono e dove il cattivo. Neppure all'elettorale, a cui spetta il diritto di scegliere chi meriti di governare il Paese, va riconosciuto il potere di demonizzare chi pure non merita il suo voto. Questa è democrazia. Questa campagna elettorale, che avevamo sperato diversa, più seria e soprattutto serena, si conclude purtroppo assai male. Il suo finale sottolinea quanto sia distante ancora il tempo di una sinistra nuova, veramente socialdemocratica, quanto manchi ancora quella civiltà politica che rende liberale la democrazia, tale da portarla all'alternanza tra forze politiche diverse e contrastanti, ma ambedue saldamente democratiche. Io non nego che difetti e manchevolezze ce ne siano anche a destra (certo scadimento nel linguaggio politico, e persino quel sistema elettorale che sembra ispirato da Caligola), ma, pur col massimo sforzo di buona volontà, risulta assai difficile dare anche alla sinistra di Veltroni quella qualifica, a cui tanto tiene, di nuova e diversa. Sì, com'è ancora lontana certa nostra sinistra da quella Bad Godesberg che alcuni decenni fa nobilitò la sinistra tedesca. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ricordiamoci della storia prima di entrare nel seggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 89 del 2008-04-13 pagina 2 Ricordiamoci della storia prima di entrare nel seggio di Redazione Lettera aperta a Walter Veltroni Egregio direttore, le sarei grato se mi concedesse spazio per rispondere alla lettera inviatami dal dr. Walter Veltroni, candidato premier per il Pd: Gentile Walter, anzi, caro collega (sono anch'io un pensionato, anche se la mia è circa un quinto della tua perché ho versato soltanto quaranta anni di contributi) ho ricevuto oggi, con grande piacere la tua cara lettera. Le tue considerazioni, pacate ma anche incisive, sono molto interessanti e mi inorgoglisce constatare che tu anticipi a me, oscuro cittadino, le iniziative che verranno prese dal tuo governo. Onorato delle tue confidenze, mi permetto di farti avere un cenno di commento in merito. I giovani e la precarietà: hai indovinato. I giovani sono il mio principale pensiero. Plaudo all'istituzione del compenso minimo legale però, "friend" Walter, considerato che le promesse costano poco, perché invece di fare 1000 euri non arrotondiamo? Facciamo 1500. L'idea della quattordicesima ai pensionati over 65 mi entusiasma, veramente! Senza contare il fatto che stabilendo tale norma per gli over 65 italiani gli equipariamo automaticamente agli over 65 extracomunitari che in forza della recente disposizione emanata da Prodi possono ricongiungersi ai loro familiari già in Italia usufruendo di un sussidio governativo mensile di circa 500 euri. Non male, direi! A proposito di Prodi il cui governo, come scrivi giustamente, abbiamo l'occasione di cambiare, è per caso parente del Presidente del tuo nuovo partito? Te lo chiedo perché, questa "omonimia" potrebbe suscitare qualche dubbio sulla credibilità delle tue promesse. Dici che occorre cambiare il governo: perché allora hai messo in lista tutti quelli che ne facevano parte? Un attimo di disattenzione, immagino. Permettimi un piccolo rimprovero: nella tua lettera di intenti nessun riferimento alle banche; neppure alle holding costituite in Lussemburgo da industriali italiani per non pagare pegno sulle plusvalenze (credo si chiamino così): altra dimenticanza? A risentirti, friend Walter Con osservanza Olimpio Parodi Dalla parte di Ferrara Egregio direttore, quello che avrebbero dovuto fare i cattolici, lo ha fatto Ferrara. Lo ringrazio e assicuro che voterò la lista. Distinti saluti. Pina Satta Una battaglia di civiltà Egr. direttore, l'aborto è un problema che mancava nella presente campagna elettorale; è stato portato all'onore delle cronache da Giuliano Ferrara con la sua lista per la moratoria. Sappiamo che Ferrara non è credente, ma pensiamo che, anche se non illuminato dalla Fede, con la sola logica di chi rifiuta l'omicidio, sia giunto alla conclusione che anche l'aborto meriti il riconoscimento della moratoria. Mi associo totalmente all'iniziativa della lista che ci viene proposta, augurando il migliore successo. Cordiali saluti. presidente Famiglia e Civiltà Il Pd abbassa l'Iva già abbassata Caro Massimiliano, a Genova sul turismo se ne sentono tante e mi era incomprensibile il motivo ma, adesso finalmente ne ho capito la fonte. Veltroni. Dapprima ho letto o sentito affermare che se non vince può pareggiare, oppure perdere. Ma va, e meno male che non c'è l'arbitro se no avrebbe sostenuto che le elezioni potevano anche essere annullate per impraticabilità del campo o per invasione dei seggi, mentre adesso, in caso di vittoria, abbasserà l'IVA turistica dal 20% al 10%. Grande! Peccato che in italia l'IVA in questo settore sia già da diversi anni al 10%. Tutto questo mi ha ricordato Luigi C., un mio compagno di banco del liceo che abituato a scopiazzarmi durante i saggi in classe, una volta per quello d'inglese, aveva scritto sul proprio foglio anche il mio nome e cognome. Adesso capisco a chi ti assomigliavi, Veltroniano. Con rispetto e stima. Luciano Ardoino Responsabile turismo PDL Liguria Nei banchetti, per la gente Con il tuo fondo di qualche giorno fa hai centrato il problema. I banchetti valgono più di mille spot. Lo abbiamo testato quotidianamente nei banchetti (giornalieri) che abbiamo organizzato come arancioni. La gente, di destra o di sinistra, vuole solo essere ascoltata e capire cosa potrebbe cambiare. Ciao. Enrico Cimaschi Il clone di Berlusconi Ogni volta che Berlusconi promette qualcosa durante la campagna elettorale assistiamo all'immediato rilancio da parte di Veltroni, il quale aggiorna il suo programma (in buona parte copiato) a seconda delle proposte dell'avversario. Ora che Berlusconi ha affermato che il primo consiglio dei ministri si svolgerà a Napoli e che ha assicurato la sua presenza a Napoli fino alla soluzione del problema rifiuti, mi aspetto che Veltroni annunci la propria clonazione e la sua presenza contemporanea in tutte le province campane interessate al problema rifiuti!!! Piero Ghironi Onore a Biondi, il galantuomo "Onore a un galantuomo". Mi unisco al suo titolo riguardante il senatore Alfredo Biondi. Conosco Biondi da giovane avvocato, da consigliere del Comune di Genova, da deputato ricordo il suo discorso all'Universale (famosa e rimasta la frase del santino dietro la porta della cucina), il vibrante discorso al Congresso Liberale di Genova e, per ultimo, quello tenuto nella piazza dei giardini di Quinto al Mare, di fronte ad una marea di persone. Dal giorno che ho conosciuto Lei Dottor Lussana, non possa fare a meno di leggere "Il Giornale". Così quando si scrive o si parla di politica, cerco sempre il nome dell'Avvocato e nelle sue parole ho sempre trovato espressioni di alti valori. Come si può rinunciare ad una persona di così tanta capacità, non solamente giuridica, quando i nostri antenati ci hanno tramandato che proprio le persone non più giovani, ma autorevoli tenevano le Assemblee. E, poi non sono i Senatori a vita che stanno alla Camera alta? Questa lettera vuole interpretare anche il sentimento di tanti quintesi, per cui, Le chiedo pur firmandola, di non pubblicare il mio nome, affinché questa umile manifestazione sia anche di loro. Grazie e molto cordialmente La saluto. Un lettore È tornata Telekabul I fenomeni strani della "par condicio". Non so se avete notato come viene applicata a Telekabul RAI Regione Liguria. Forse i tempi sono quelli corretti, spartiti equamente fra i vari leader e partiti. Però i maghi della disinformazione non si possono smentire mai. Quando annunciano i comizi dei rappresentanti della sinistra, danno una serie completa ed esaustiva di indirizzi sui luoghi, orari e persino i nomi dei locali ove avverranno. Per gli altri c'è un frettoloso elenco di paesi, cittadine o città e... cammina. I trinariciuti sono impareggiabili nel fare ottimamente propaganda e disinformazione, veri maestri. G. Nantera - Genova Niente elemosina per le casalinghe Veltroni, nel disperato tentativo di inventarsi qualcosa di nuovo, ha annunciato che renderà gratuita l'assicurazione contro gli infortuni delle casalinghe. La signora Gasparrini, dimostrando chiaramente qual è la sua fede politica, ha mostrato grande apprezzamento per la proposta perché, a suo dire, viene dato il giusto valore al lavoro delle casalinghe. Se si arriva a ritenere importante dare alle casalinghe una elemosina di un euro al mese, siamo veramente al ridicolo!!! Franca Raggi Che solerzia signora ministra! Negli ultimi giorni abbiamo incontrato in giro per la Liguria la ministra allo sport Melandri. Abbiamo una curiosità di cui non siamo riusciti ancora a venirne a capo. Gent.ma ministra la sua presenza agli eventi e alle gare sportive è stata in veste ufficiale, quindi in trasferta come ministro della Repubblica, oppure in forma "privata" come candidata alle elezioni politiche? Se è in veste ufficiale un plauso per la sua presenza a manifestazioni sportive di carattere locale. Invece se la sua presenza è "sportiva" ovvero approfittando del suo ruolo istituzionale per essere anche dove non sarebbe mai venuta e ciò a spese di noi ignari contribuenti, allora ce lo dica per onestà intellettuale. Arch. Davide Ghiglione Perché si vota con la croce? Non so voi, ma a me non è mai piaciuto esprimere il mio voto facendo una croce sul simbolo preferito. Per due ragioni. L'espressione popolare "farci una croce sopra" significa smettere di fare quel che si è sempre fatto e scegliere un'altra strada; il che è l'esatto opposto di "esprimere una preferenza". La croce è espressione tipica dell'analfabetismo. Chi non sa scrivere il proprio nome fa una croce. Quindi si tratta di una modalità che, a mio avviso, andava bene nell'Italia di cento anni fa. Ignoro come si voti all'estero, ma io ritengo che al giorno d'oggi sarebbe più appropriato indicare la proprio preferenza con il classico segno di spunto, cioè quella specie di "v" che tutti noi usiamo quando, di fronte ad un elenco di nominativi, vogliamo evidenziarne uno. Giglio Reduzzi © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il vademecum per i cattolici al voto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 89 del 2008-04-13 pagina 2 Il vademecum per i cattolici al voto di Redazione Egregio dottor Lussana, i cattolici nel votare debbono tenere presente tutto quello che ha fatto Prodi in quella materia che il Santo Padre ha definito "non negoziabile". Maggio 2006: Prodi ha portato al potere comunisti e radicali. Cosa che non accadeva dal 1947. Maggio 2006: il comunista Fabio Mussi ritira a Bruxelles la moratoria nell'uso degli embrioni come cavie di laboratorio voluta da Berlusconi. Giugno 2006: il senatore "cattolico" Ignazio Marino presenta insieme alla comunista Anna Finocchiaro un disegno di legge sul "testamento biologico" anticamera dell'eutanasia. Settembre 2006: Prodi a New York ad una domanda di un giornalista risponde che alla sicurezza di Sua Santità in Turchia dovrà provvedere la Guardia svizzera. Novembre 2006: la "cattolica" Turco, ex Pci, emana un decreto che innalza da 500 a 1000 milligrammi il quantitativo di cannabis da detenere per uso personale. Il decreto è bocciato dal Tar. Febbraio 2007: la comunista Pollastrini, ex sessantottina, e la "cattolica" Bindi, ex presidente dell'Azione cattolica, annunciano il disegno di legge sui Dico. Alla stesura del testo hanno collaborato i giuristi "cattolici" Renato Balduzzi (presidente del Movimento ecclesiale impegno culturale) e Stefano Ceccanti (ex presidente della Federazione universitaria cattolica italiana). La Chiesa risponde con il Family day il 12 maggio 2007 in difesa della famiglia naturale fondata sul matrimonio fiscalmente vessata dal comunista Visco. I radicali, i verdi, i socialisti di Boselli, i comunisti e il giustizialista Di Pietro aprono il fuoco contro la Santa Chiesa con la convivenza dei prodiani. Luglio 2007: di fronte al fallimento dei Dico il governo Prodi non demorde e con Salvi si inventa i Cus (Contratti unioni solidali). Provvedimento interrotto dalla caduta del governo. Luglio 2007: la Turco avvia un progetto più permissivo della legge 40. Proprio quando sta per emanare il relativo Regolamento il governo cade. Novembre 2007: la Pollastrini in Commissione giustizia della Camera fa approvare l'art. 3 del testo di legge che prevede la condanna di qualsiasi presunta discriminazione in base alla identità sessuale. Finirebbe in carcere chi sostiene e valorizza la differenza tra uomo e donna e la naturalità del solo matrimonio eterosessuale. Un bavaglio al Magistero della Santa Chiesa. Gennaio 2008: c'è lo zampino del governo Prodi nella vicenda della "Sapienza". Un oltraggio senza precedenti al Papa. Di fronte a fatti così eloquenti si impongono alcune considerazioni. La prima, il governo Prodi ha progettato una serie di attentati alla legge naturale e alla libertà di parola della Chiesa. La seconda, questo furore giacobino non si sarebbe scatenato se il centrodestra non avesse perduto le elezioni grazie soprattutto a Casini, il quale oggi si erge a strenuo difensore di quei valori e principi cattolici che la sua dissennata politica mette in pericolo. La terza, il Popolo della Libertà rappresenta lo schieramento più credibile e affidabile per i cattolici per come è stato nel passato e per come sarà sempre nel futuro. La quarta, con la caduta di Prodi si conclude l'esperimento del cristianesimo nel Pd. La quinta, il giorno in cui andremo a votare sarà bene non dimenticare questi 20 mesi di attentati e di assedio ai valori che contano perché non continui la minaccia nella sciagurata eventualità di una vittoria del Pd. Già l'entusiasmo di Veltroni per la vittoria di Zapatero è un sintomo chiaro e allarmante. (attivista cattolico Pdl) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi vince la sfida tv <600mila spettatori in più> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)

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N. 89 del 2008-04-13 pagina 7 Berlusconi vince la sfida tv "600mila spettatori in più" di Adalberto Signore Oltre 6 milioni di italiani assistono all'appello del Cavaliere contro i 5 e mezzo che seguono il leader Pd da Roma Il "picco" arriva alle 23.07, quando negli studi del Palatino va in scena il "duello" tra Silvio Berlusconi e Enrico Mentana. Con il Cavaliere che interrompe il conduttore di Matrix mentre spiega davanti a un tabellone come si vota. "Così è un voto nullo", dice disegnando con l'indice un'immaginaria croce a cavallo tra i simboli di Pd e Idv. Ma Mentana tira dritto - "non c'è più tempo" - e prima ancora che l'ex premier finisca la frase lancia i titoli di coda. Una chiusa che Berlusconi non gradisce affatto perché, spiega con disappunto a telecamere spente, "mi ha fatto fare una figuraccia". Eppure, il siparietto vale il 35,4% di share con sei milioni e 831mila spettatori. Il picco più alto registrato da Matrix nella sfida finale tra Veltroni e Berlusconi. Vinta decisamente dal leader del Pdl che nel suo segmento (tra le 22.13 e le 23.08) incassa una media di sei milioni e 118mila spettatori (27,6 di share) contro i cinque milioni e 516mila (21,2) fatti registrare dal leader del Pd (tra le 21.20 e le 22.15). Insomma, una partita senza storia nonostante le polemiche di rito del giorno dopo: Veltroni, fanno sapere dal loft di Sant'Anastasia, "ha avuto la pubblicità più lunga" e "ha fatto da traino a Berlusconi". E pensare che per qualche minuto proprio il "duello" del "picco" tra Berlusconi e Mentana aveva lasciato un po' di gelo nello studio di Matrix. Perché, ragionava venerdì sera il Cavaliere nei corridoi del Centro Palatino, "ho solo cercato di fare chiarezza su quello che è il principale rischio di nullità della scheda". E ciò che la croce venga messa esattamente a cavallo tra due liste alleate e non su una soltanto. "Abbiamo organizzato dei focus con elettori e ci hanno detto - spiegherà l'ex premier appena rientrato a Palazzo Grazioli - che il 32% è intenzionato a mettere la X esattamente nel mezzo". La querelle con Mentana, però, si chiude velocemente. Il Cavaliere, infatti, è più che soddisfatto della sua performance e al telefono sono in molti a farsi vivi per i complimenti. Anche per quella prima parte in cui - contravvenendo ai consigli del suo staff - ha replicato punto per punto a quanto detto prima di lui da Veltroni. "Troppe bugie - spiegherà più tardi in privato - ce l'avevo dentro e lo dovevo dire...". Così, finite le fatiche della campagna elettorale, nonostante l'ora tarda, Berlusconi può finalmente rilassarsi. "Ho dato il massimo. Comunque vada - dice ai suoi collaboratori - sono a posto con la mia coscienza, ho fatto il mio dovere". E in effetti l'ultimo mese è stato una girandola pressoché continua di comizi (anche tre al giorno), passeggiate tra la gente e interviste di ogni sorta al punto di dover ricorrere agli aerosol al cortisone per la voce. Anche se, pur essendo quasi mezzanotte, prima di godersi la cena manca ancora un'ultima fatica. Una veloce riordinata alla scrivania e poi, insieme a Sestino Giacomoni, un'ultima lettura all'intervento da mandare al Sole 24 Ore. Ora è finita davvero. Con un solo rammarico, spiegava ieri in privato. Perché un mese fa mai si sarebbe aspettato che la campagna elettorale sarebbe finita a colpi di guantoni. D'altra parte, spiega Giacomoni, "la vera grande delusione è stato l'accordo con Di Pietro". A quel punto "abbiamo capito che le cose sarebbero cambiate". E quello che Piero Testoni definisce "l'intervallo tra il primo e secondo tempo" della campagna elettorale è arrivato il 28 marzo quando il tavolo elettorale del Pdl ha chiesto al Cavaliere di "uscire dall'equivoco" del fair play e del buonismo. Chi c'era - Bonaiuti, Testoni, Cicchitto, Lupi, Carfagna, Ronchi, Gasparri e Bocchino - racconta che Berlusconi qualche resistenza l'ha fatta perché sperava che quelle del leader del Pd fossero "solo sbavature". Poi, spiega un deputato di casa a Palazzo Grazioli, "anche gli uomini più vicini a D'Alema e Prodi" (che, si sa, troppo solidali con Veltroni non lo sono mai stati) "ci hanno fatto presente che lo stavamo sottovalutando". E c'è stato il giro di boa. A questo punto, dunque, c'è solo da aspettare. Con "serenità", spiega il Cavaliere passeggiando per le boutique e i negozietti di Corso Vittorio, dove di tanto in tanto si rifugia nelle sue giornate romane. Poi, dopo un'ora passata ad acquistare regali per una casa famiglia di Como, via verso Ciampino. Il resto del sabato lo passa con la famiglia a Macherio. Questa mattina, invece, tornerà a Milano per votare. Nel seggio di via Scrosati, dove ha sempre accompagnato mamma Rosa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Veltroni non buca lo schermo Il Pd se la prende con gli spot (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 89 del 2008-04-13 pagina 6 Veltroni non buca lo schermo Il Pd se la prende con gli spot di Laura Cesaretti L'accusa: "Pubblicità più lunghe durante l'intervista a Walter" da Roma Il risultato delle urne è ancora tutto da vedere, di qui a lunedì sera. Ma intanto è il risultato degli share a tenere banco, e ieri mattina l'annuncio dei dati Auditel sugli ascolti di Matrix non ha portato il buon umore nello stato maggiore del leader Pd. E d'altra parte Walter Veltroni è l'unico vero "homo televisivus" del centrosinistra, e come scrive Edmondo Berselli in quanto tale "non è affatto inferiore a Berlusconi, anzi forse lo batte", dunque per lui i punti di share contano quasi quanto i voti. E scoprire che venerdì sera il Cavaliere ne ha avuti sei più di lui lo ha fatto irritare non poco. Tanto più che solo due giorni prima il Pd aveva fatto fuoco e fiamme contro l'ipotesi che ad esordire a Matrix fosse Berlusconi. Un comunicato ufficiale dettato dallo staff veltroniano aveva lamentato che il leader del Pdl "abbia annunciato che aprirà la doppia intervista nella fascia di migliore ascolto". Mentana aveva replicato che l'ordine sarebbe stato stabilito per sorteggio, con tanto di notai e telecamere. Così è stato, e la fascia "migliore" se la è aggiudicata Veltroni. La trasmissione condotta da Enrico Mentana ha fatto un botto negli ascolti, con le interviste parallele ai due principali sfidanti. Ma nella prima metà di Matrix, quella conquistata da Veltroni, lo share è stato del 21,2%, nella seconda con Berlusconi ha raggiunto il 27,6%. Circa 600mila spettatori (e potenziali elettori) di differenza. Dal loft, ieri mattina, sono stati mobilitati gli uomini-comunicazione del partito, e il capogruppo Pd in Commissione di vigilanza Fabrizio Morri ha annunciato alle agenzie un esposto all'Authority per le comunicazioni "affinché l'Autorità medesima verifichi se, nella trasmissione Matrix andata in onda ieri su Canale 5 ci siano state violazioni dell'obbligo di parità di trattamento e del rispetto della legge sulla par condicio". A muovere i dubbi del Partito democratico è la considerazione, cronometro alla mano, che "nel corso delle interviste ai due ospiti si è verificata una interruzione pubblicitaria di circa quattro minuti durante lo spazio riservato a Veltroni, e di circa un minuto e mezzo durante lo spazio riservato a Berlusconi". E secondo Morri "non sfugge a nessuno che questo evento ha comportato sicuramente un danno per Veltroni e un vantaggio per Berlusconi in relazione agli ascolti". "Non so se sia stata una scelta compiuta dall'azienda Mediaset o un caso - spiega Morri - né peraltro credo che sposti dei voti. Ma obiettivamente è un po' sospetto che ci sia stata una tale differenza di tempi pubblicitari, e spetta ora all'AgCom fare le necessarie verifiche". Dal centrodestra si irrita Francesco Giro: "L'amico e collega Morri - dice l'esponente pdl - usa la pessima legge della par condicio per infrangere il silenzio elettorale e sollevare una polemica priva di senso e di interesse, che ha l'unico merito di dimostrare che la par condicio impone norme e vincoli imbecilli". La polemica, nel sabato di pausa pre-voto, si arena qua. Ma dimostra quanto il leader del Pd sia attento ai movimenti dell'audience e alle possibili ripercussioni elettorali. Solo il giorno prima, sugli ascolti di Porta a Porta si era svolta una guerra dei numeri molto simile, con gli esponenti del Pd a sostenere che era stata la "controprogrammazione di Mediaset" a far abbassare l'audience di Veltroni, che "per 30 minuti ha avuto Amici su Canale 5, mentre Berlusconi ha avuto solo per 9 minuti lo show dei record", spiegava il vice responsabile Informazione del Pd, Roberto Cuillo. Ma quale controprogrammazione, ribattevano da Mediaset: quella sera "non è stata organizzata alcuna variazione di palinsesto, Amici è sempre andato in onda il giovedì sera". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Mentana: <Un duello senza pathos> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 89 del 2008-04-13 pagina 6 Mentana: "Un duello senza pathos" di Fabrizio De Feo I vertici del Partito democratico lamentano l'eccessiva durata delle reclame durante l'intervento del loro leader? È una polemica insignificante... da Roma Enrico Mentana, il giorno dopo cosa le rimane del confronto a distanza Berlusconi-Veltroni? È soddisfatto per come si è svolto o c'è il rimpianto per qualcosa che non è andato come avrebbe voluto? "I rimpianti non servono a niente. La puntata è venuta come immaginavo e volevo. Avevo detto ai telespettatori prima che iniziasse che non volevo mettermi in mostra e che volevo che fossero le risposte le protagoniste piuttosto che le domande. Essendo l'ultima occasione di confronto prima del voto era giusto permettere ai telespettatori di confrontare le ricette dei due protagonisti. Il mio dovere era solo quello di incalzarli su temi su cui non avrebbero parlato autonomamente come la mafia e il sindacato". Come è stata la preparazione dell'evento? Ha sentito l'emozione del prepartita? "Non voglio sembrare immodesto ma ho fatto abbastanza nella mia carriera per dire che non ho sentito particolare emozione. Durante il resto della giornata mi sono occupato d'altro. E non ho preparato una griglia di domande per non correre il rischio di non ascoltare le risposte". Il verdetto del pubblico dice ascolti record per Matrix e uno share più alto per Berlusconi rispetto a Veltroni. Come si spiega questa vittoria del candidato premier del Pdl? "Non voglio sembrare cerchiobottista a tutti i costi ma, così come in passato non avevo dato un particolare significato ai maggiori ascolti di Veltroni su Raidue, ribadisco che si tratta di classifiche che non hanno senso. L'ascolto, partendo dalla pubblicità di prima serata, ha un decollo lungo e l'inizio ha sicuramente condizionato le medie di Veltroni. Inoltre il pubblico di Canale 5 è più radicato al Nord dove Berlusconi è più forte. In ogni caso non è importante chi vince il confronto televisivo ma chi vince le elezioni". Il Pd si lamenta per la durata delle fasce pubblicitarie. "Mi sembrano polemiche insignificanti che inviterei tutti a relativizzare". Caso chiuso anche per la polemica finale con Berlusconi sul facsimile della scheda elettorale? "Nessun caso. Ho fatto solo il mio dovere". È stato difficile da orchestrare questo duello senza contraddittorio? "L'intenzione iniziale era quella di allinearli sulla stessa griglia di domande ma l'incipit di Berlusconi sulle bugie di Veltroni mi ha fatto subito intuire che sarebbe stata una pia illusione. Hanno stili troppo diversi. Uno è espositivo, l'altro è assertivo; uno è più ordinato, l'altro è più irrequieto. Sono diversi e ho voluto assecondarli nelle modalità con cui amano esprimersi". Come le sono sembrati Berlusconi e Veltroni? Chi era più in palla? "Tutti e due erano all'ultimo giorno di campagna elettorale e questo si sentiva. Non hanno fatto altro che ripetere la loro impostazione iniziale e hanno tentato di rimarcare le differenze che pure sono evidenti visto che sono animali politici diversissimi". Il sorteggio può aver favorito qualcuno? "È stato accettato da entrambi. In ogni caso quando due leader possono parlare davanti a sei milioni di telespettatori cosa possono volere di più dalla vita? Oltretutto io sono convinto che il 90% dei telespettatori sapesse già esattamente per chi votare. Io spero solo di aver fatto un esercizio corretto di servizio pubblico". Lei è dal '94 che conduce confronti. C'è stato qualcosa di davvero diverso in questo match? "La novità è che non si sono confrontati. Purtroppo ritengo che questa sia la modalità preferita dai politici, da tutti al di là delle dichiarazioni ufficiali. Forse ne guadagna la chiarezza con questa formula ma si perde il pathos e il confronto. Il problema è che la politica ingerisce su tutto e attraverso la Vigilanza ci dice quello che possiamo e non possiamo fare, dimenticando che i politici potrebbero benissimo rifiutare i faccia a faccia, senza bisogno di nascondersi dietro i regolamenti". A Matrix, così come in tutta la campagna elettorale, è stata praticamente bandita la politica estera. Perché? "Chi ne parla va incontro all'ostracismo del pubblico. Ma la politica estera non è stata la sola grande assente. Sono mancati i protagonisti, al di là dei leader, ed è risultato tutto strano e impoverito". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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In tre anni di vita due scontri elettorali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 89 del 2008-04-13 pagina 6 In tre anni di vita due scontri elettorali di Redazione Matrix è un programma di attualità e approfondimento giornalistico condotto in studio da Enrico Mentana e teletrasmesso dallo studio del Centro Palatino di Roma. Quella di ieri sera è stata l'86ª puntata di quest'anno; l'ormai tradizionale appuntamento trisettimanale di Canale 5 ha esordito infatti il 5 settembre 2005 in seconda serata per la duarata di 120 minuti escluse le pubblicità. Nato da un'idea dello stesso Mentana che si è avvalso della collaborazione di Davide Parenti, in passato ideatore anche della fortunata trasmissione Mediaset Le iene, Matrix ottiene mediamente uno share del 20 per cento che rappresenta un ragguardevole traguardo per la rete. La scorsa estate il direttore Massimo Donelli aveva infatti impedito che la trasmissione s'interrompesse per la pausa estiva e aveva varato l'uso della docu-fiction per intrattenere anche d'agosto i telespettatori italiani. Quella di ieri sera è stata la seconda volta che Matrix racconta la campagna elettorale: l'altroieri l'ha conclusa con l'appello di Veltroni e Berlusconi; nel 2006 ospitò vari scontri fra i leader dell'allora Cdl e i rivali dell'Unione. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Candidati e big si presentano al seggio di casa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 89 del 2008-04-13 pagina 11 Candidati e big si presentano al seggio di casa di Sandro Bondi Per il voto, tutti a casa. Rappresentanti delle massime cariche istituzionali, candidati premier e leader dei vari schieramenti politici tra oggi e domani lasciano momentaneamente i riflettori della ribalta per recarsi nei rispettivi comuni di residenza a esprimere la propria preferenza. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, insieme con la first lady signora Clio votano, come sempre, nel loro seggio elettorale a Roma. Nella Capitale resta anche un folto drappello di personaggi illustri: tra essi, il presidente del Senato Franco Marini; il candidato premier del Pd Walter Veltroni; così come Fausto Bertinotti, candidato della Sinistra Arcobaleno; Pier Ferdinando Casini, candidato Udc; il presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini; il candidato sindaco Pd Francesco Rutelli; l'ex presidente del Consiglio Massimo D'Alema; il segretario della Destra Francesco Storace; così come i leader radicali Marco Pannella ed Emma Bonino. Il candidato premier del Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi, vota a Milano, così come il leader della Lega Nord Umberto Bossi, la candidata premier della Destra Daniela Santanchè e il leader di Alleanza nazionale Ignazio La Russa. Il presidente del Consiglio uscente Romano Prodi torna invece nella sua Bologna mentre, a breve distanza, a Casalecchio di Reno, vota l'esponente socialista Enrico Boselli. Piero Fassino del Pd è atteso a Torino; il verde e ministro uscente all'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio a Bari; il coordinatore di Forza Italia ad Arcore, vicino a Milano, mentre Rosy Bindi vota a Sinalunga, Siena. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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ROMA Al voto oggi 47 milioni di italiani per le elezioni politiche e amministrative: a Roma si eleg (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Gono anche Provincia, Comune e municipi. In Sicilia e Friuli si sceglie il presidente della Regione. Vietati i telefonini ai seggi. Esposto del Pd al Garante per le comunicazioni sul duello Berlusconi-Veltroni a Matrix. Esposti anche da Udc e Destra: accusano il Cavaliere di violare la legge sui sondaggi.

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ROMA - Al voto oggi e domani per il rinnovo del Parlamento saranno chiamati, compresi gli italiani a (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di PAOLA OREFICE ROMA - Al voto oggi e domani per il rinnovo del Parlamento saranno chiamati, compresi gli italiani all'estero, circa 50 milioni di elettori per 16 candidati premier. Ma, in queste giornate di silenzio elettorale, non mancano strascichi polemici. Sotto accusa la trasmissione "Matrix" che venerdì sera ha ospitato prima Walter Veltroni e a seguire Silvio Berlusconi. Tanto che il Pd chiama in causa l'Autorità garante delle comunicazioni per violazione della par condicio. Tenuto conto che il programma in onda su Canale 5 ha raggiunto per la prima volta uno share del 24,26%, ospitando i due competitor "principali", quelli del Pd e del Pdl. E che lo spazio riservato a Veltroni ha registrato un ascolto inferiore a quello di Berlusconi pari al 21,2% di share rispetto a quello del Cavaliere di 27,6%. Nasce una polemica dovuta alla quantità di pubblicità trasmessa. Denunciano i Pd Fabrizio Morri e Giorgio Merlo, componenti della Commissione di vigilanza, il fatto che Veltroni è stato penalizzato in quanto interrotto per 4 minuti di pubblicità e 10 prodotti mentre Berlusconi ha "subito" appena un minuto e mezzo di pause con 5 prodotti. Anche l'Udc si rivolge all'Agcom. Il partito di Pier Ferdinando Casini ha dato incarico ai suoi legali "di presentare un esposto all'Autorità garante delle comunicazioni ed agli altri organismi competenti per avvenute violazioni sia della legge sulla par condicio e sia delle norme che impediscono, nelle due settimane antecedenti il voto, la diffusione di sondaggi anche se svolti prima del termine in questione. L'iniziativa legale è stata valutata opportuna dal partito in seguito alle dichiarazioni rilasciate da Silvio Berlusconi nel corso di varie trasmissioni televisive alle quali è intervenuto negli ultimi giorni". Non è da meno La Destra che "ha dato incarico ai propri legali di presentare un esposto all'Agcom e agli altri organismi competenti per le avvenute violazioni della legge sulla par condicio e sulla diffusione dei sondaggi". Ma non è finita: Berlusconi ha sfiorato la rottura del silenzio elettorale. Quanto, a passeggio per le vie dello shopping nel centro della Capitale, si è concesso a fan e giornalisti: "Mi sento sereno come chi ha fatto il proprio dovere". Nel pomeriggio, poi, ha ricevuto a Palazzo Grazioli Michela Brambilla, presidente dei Circoli della libertà. Anche i radicali, ieri pomeriggio, si sono presentati al Loft con Marco Pannella "per ricordare il patto fatto con il Pd". Intanto il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, ha inviato una circolare ai Prefetti per richiamare "l'attenzione sull'assoluta necessità di vigilare assiduamente affinchè tutto il procedimento elettorale si svolga nel più rigoroso rispetto della legalità e con la massima speditezza". Inoltre Amato ricorda le disposizioni che "stabiliscono l'ordine delle operazioni da seguire durante lo spoglio delle schede elettorali che vanno scrutinate una alla volta". Un appello dal Viminale affinchè gli elettori evitino le code in chiusura dei seggi. Due articoli dei quotidiani "Avvenire" e "Osservatore romano" sulle elezioni. Il quotidiano dei Vescovi invita a valutare le proposte dei partiti in base ai valori. Mentre il giornale del Vaticano rileva le forti incertezze che ci sono sull'esito del voto. Scrive che sussiste una "effettiva semplificazione del quadro politico", "forti incertezze" sull'esito del voto, e uno "scenario" per i prossimi cinque anni fatto di "indicatori economici non positivi". Una curiosità su dove voteranno Giorgio Napolitano e la signora Clio: a Roma in via Panisperna; Franco Marini voterà in via Lovanio ai Parioli; Romano Prodi a Bologna in via Castiglione. Mentre i candidati premier: Veltroni vota a Roma in via Novara; Berlusconi a Milano in via Scosati; Casini a Roma in via Lovanio; Bertinotti a Roma in via Novara; Santanchè a Milano in via Rasori; Boselli a Casalecchio di Reno in viale della Libertà.

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Non solo Berlusconi, non solo Veltroni, non solo Camera, non solo Senato. Oggi è anche (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di LUCA LIPPERA Non solo Berlusconi, non solo Veltroni, non solo Camera, non solo Senato. Oggi è anche il giorno del Campidoglio. I romani da questa mattina scelgono, insieme al nuovo Parlamento, il Sindaco che guiderà la Capitale fino al 2011 dal "ponte di comando" dell'Aula Giulio Cesare. I seggi sono aperti dalle 8 alle 22. Domani riapriranno alle 7 e verranno chiusi alle tre di pomeriggio. L'"avventura" verso il colle di Marc'Aurelio, l'imperatore filosofo, uno dei simboli del Comune, vede in corsa quattordici pretendenti. Si vota pure per i presidenti di Municipio e per la Provincia. Per questo ai seggi riceveremo ben cinque schede. Quella per il primo cittadino è azzurra. Come si vota. L'Ufficio Elettorale del Comune, guidato da Guerino Vitali, da giorni ripete senza sosta le raccomandazioni del Ministero dell'Interno dopo le polemiche sulle schede "trappola". Per la Camera e per il Senato, bisogna fare la cosa più semplice: una croce sul partito che si è scelto. Attenzione: le coalizioni principali sono composte ognuna da due formazioni i cui simboli sono racchiusi in un unico rettangolo: il segno va fatto, anche in questo caso, o sull'uno o sull'altro, altrimenti il voto è nullo. Per il Comune e per i presidenti di Municipio, invece, ci sono diverse alternative. L'elettore può limitarsi a tracciare un segno sul nome del candidato che ha scelto. Va benissimo e non deve fare altro. La seconda strada è fare una croce sul simbolo di una delle formazioni che lo sostengono: il voto si "trasmette" automaticamente all'aspirante Sindaco. Ma c'è anche una terza via: il cosiddetto voto "disgiunto": croce sul nome di un candidato e, contemporaneamente, su una formazione diversa da quella che lo sostiene. I numeri. I romani chiamati alle urne per la Camera sono circa due milioni e 158 mila: 47 mila i giovani che vanno ai seggi per la prima volta. Per il Comune sono un po' di più, perché votano anche i cittadini comunitari residenti a titolo permanente. Il territorio della Capitale è suddiviso in 2.600 Sezioni. A seggi bisogna portare un documento valido e la Tessera Elettorale. Chi l'avesse smarrita, può chiederne copia anche oggi, per tutta la giornata, in piazzale Guglielmo Marconi 26/c all'Eur, dove c'è l'Ufficio Elettorale del Campidoglio. Il rilascio è immediato. Gli handicappati possono, se hanno un certificato del medico legale della Asl, farsi accompagnare gratuitamente ai seggi. Ma bisogna prenotarsi telefonando a questi numeri: 06-96.66.83.13 oppure 06-96.66.83.14. Lo spoglio. Lo scrutinio delle schede inizierà lunedì pomeriggio. Ma dopo aver conteggiato i voti per il Senato e per la Camera il lavoro si fermerà: "libera uscita", tutti a riposo. Gli scrutatori e i presidenti si ritroveranno ai seggi martedì pomeriggio alle tre. Solo a quel punto, verranno aperte le urne per le Elezioni Amministrative. Verrà seguito questo ordine: Provincia, Comune, Municipi. I presidenti riceveranno 298 euro netti, gli scrutatori 220. Entrambi riceveranno una ulteriore diaria di circa 170 euro ciascuno in caso di ballottaggio. La partita. È la quinta volta che i romani scelgono direttamente chi guiderà il Campidoglio. La prima fu nel 1993, quando è entrata in vigore la nuova legge elettorale per i Comuni. Non è detto però che la partita si chiuda tra oggi e domani. Se nessuno dei "pretendenti" prenderà subito la metà più uno dei voti validi, il 27 aprile ci sarà il ballottaggio tra i due candidati più votati al primo turno. Il nuovo Sindaco, chiunque sia, si troverà a governare una metropoli sconfinata che si estende, piena di bellezze e di problemi mai risolti, per ben 1.283 chilometri quadrati. Il vincitore sarà, idealmente, il successore di colui che fu in assoluto il primo tra i primi cittadini del Comune. Si chiamava Francesco Pallavicini, un principe, e lo elessero nel 1871 all'indomani della presa di Porta Pia. C'era ancora il Re e il potere temporale dei papi era appena stato "domato": Roma, da pochi mesi, era Capitale d'Italia.

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Vestita di nero, bellissima, chioma scompigliata ed aria naif, con la falcata decisa e il sorriso ch (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E imbambola. Francesca Neri, eccola sotto la pioggia battente, scendere da una macchina nera ed entrare nel ristorante di Prati "La Barchetta". Sulla soglia, ad accoglierla, gli attori, il cast, la troupe, di "Riprendimi", il suo secondo film da produttrice, che ha già avuto grande successo al "Sundence Festival" di Robert Redford. Una cena informale, allegra con i suoi ragazzi, da lei stra-coccolati. Marco Foschi, bello e dannato sotto il berretto nero, fantastico attore di teatro protagonista della pellicola sulla precarietà nel mondo dello spettacolo, con Alba Rorhwacher. Poi ecco la regista Anna Negri, con l'altra sceneggiatrice Giovanna Mori, ed il resto del giovane cast. A festeggiare Francesca c'era anche Adriano Giannini, Valeria Solarino, Irene Ghergo, Enrico Lucherini ed Antonello Fassari, che sulla porta è stato accolto da un bambino: "Oggi niente Cesaroni, in tv ci sono Veltroni e Berlusconi!". C.Alì.

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LA TV può trasformarsi davvero in una malattia e il pericolo riguarda non solo chi fa da spetta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tore. La confessione di Simona Ventura, l'altra sera ospite di Daria Bignardi a Le invasioni barbariche, è illuminante. Ha raccontato, la bionda presentatrice, della sua amarezza quando, conducendo qualche anno fa un Sanremo piuttosto teso, una mattina appena sveglia ebbe la brutta sorpresa di leggere un'intervista del marito a un settimanale in cui, con grande discrezione e ammirevole scelta di tempo, spiattellava ai quattro venti che la moglie non gli piaceva. "E lei cosa ha fatto" ha domandato ovviamente la Bignardi. "Che dovevo fare? Ho pensato al Festival, l'occasione di condurlo non mi si sarebbe presentata più, mica potevo sprecarla" ha risposto, assolutamente convinta, la Ventura. Gioie e dolori della tv, emozioni capaci di spegnere i sentimenti privati, di dare una dipendenza assoluta dove l'essere coincide con l'apparire. Quel Sanremo non è andato granché, il matrimonio neppure. Ieri la chiacchierata confessione di di Simona, passata dalle delusioni coniugali all'amore celebrale con Giorgio Gori (tutta farina di un libro appena dato alle stampe) ha fatto sobbalzare, per la cronaca, il termometro Auditel di La7 sopra il 5 per cento, con punte del 16 proprio durante l'intervista di cui sopra, arrivata dopo una serata di sbornia elettoral-politica fra match a distanza Veltroni-Berlusconi, tribune, e via dicendo.

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ROMA - Stampa estera sempre poco tenera con Silvio Berlusconi, pur dato per grande favorito, alla vi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Gilia delle elezioni. "Con la vittoria alla sua portata, Berlusconi ha commesso un errore potenzialmente disastroso attaccando Francesco Totti durante il comizio al Colosseo, scriveva ieri il Times di Londra. Berlusconi era partito bene , ottenendo applausi quando aveva detto che il Partito democratico di Walter Veltroni non era altro che il vecchio partito comunista. Ma poi, nota il quotidiano, il suo annuncio dell'ingresso di Ronaldinho al Milan è stato accolto da fischi e Berlusconi "ha peggiorato le cose attaccando Totti". Dal canto suo, il Financial Times si chiede se in Italia stia ritornano il vecchio. E in un articolo pubblicato sempre ieri sulla pagina delle analisi, prevede come possibile conclusione di una "campagna elettorale combattuta in un profondo senso di crisi e abbattimento nazionale", che "Berlusconi si ritroverà come lo sventurato Prodi, al governo con una maggioranza risicata al Senato e dipendente da alleati riottosi". "Il ritorno di Berlusconi non è una buona notizia "nè per l' Italia, nè per l' Europa", scrive Le Monde in un editoriale. "Ogni volta che ha occupato Palazzo Chigi - scrive il quotidiano francese - Silvio Berlusconi ha fatto vergognare i suoi concittadini e ostacolato l' integrazione europea. C'è il rischio che sarà lo stesso se gli italiani, in tutta libertà, gli concederanno domani una maggioranza, per quanto sottile possa essere". El Pais, quotidiano di Madrid, dedica invece al nostro paese un articolo di analisi del fenomeno italiano, intitolato "Il popolo più arrabbiato d'Europa". per il quotidiano, gli italiani, apparentemente rassegnati a convivere con l'immondizia e conformisti, sono invece la gente più arrabbiata d'Europa. Con il coraggio di indagare su un tema tanto delicato come il calcio e di mandare la Juventus in serie B. Non è sicuro che una cosa del genere possa succedere in Spagna". Al.Gu.

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ROMA Anche due anni fa in campagna elettorale si parlò tanto di tasse e di difesa dell (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO RIZZA ROMA Anche due anni fa in campagna elettorale si parlò tanto di tasse e di difesa della famiglia. Allora ci si accapigliava sul Concordato, sui diritti ai conviventi o alle coppie omosex e si straparlava delle quote rosa, peraltro presto umiliate. Poco ci si interrogò su grandi temi quali il problema energetico, il futuro dell'Europa, la ricerca o il Sud. Oggi ci accorgiamo che quelle emergenze sono cresciute, alcune letteralmente esplose in una situazione mondiale molto peggiorata: il petrolio costa come lo champagne e le nostre debolezze domestiche si sono proporzionalmente aggravate. Il prezzo della benzina e le montagne di rifiuti insegnano che la politica non può più ciurlare nel manico: c'è bisogno di decisioni immediate e lungimiranti, di uscire da questa paralisi suidica, se non vogliamo finire tutti dentro un mesto, gigantesco black out. E' così che stavolta i programmi dei partiti sono sembrati, almeno a parole, un po' più "centrati". Roboanti sempre, poco attenti alle compatibilità finanziarie pure, ma fa parte del gioco. Però se c'è una traccia di spirito bipartisan la si può rintracciare nell'elencazione assolutamente condivisa dei nostri tanti guai. La "top ten" è universalmente accettata, anzi quasi scontata: tasse troppo alte, stipendi e pensioni basse, precariato e precarietà, case e affitti inavvicinabili, famiglie in crisi economica e spesso anche morale, sicurezza minacciata dalla criminalità, ambiente da difendere, spese burocratiche demenziali, servizi pubblici scadenti, scuola, ricerca, università senza più merito. L'elenco potrebbe continuare, ma le emergenze più sentite sono queste. Sia da destra che da sinistra. Ma allora fino a che punto è vero che i programmi sono tutti uguali? E' corretto sostenere che Veltroni ha copiato Berlusconi o viceversa? Che si fa fatica a distinguere le ricette di destra e di sinistra, mentre riformisti e conservatori polemizzano rivendicando i propri copyright? Forse è più apparenza che sostanza. L'accusa di "scopiazzamento" che i partiti si lanciano sembra molto più figlia delle contiguità nelle analisi dei problemi che non delle ricette per risolverli. A ben guardare, grazie alla fantasia che si scatena nelle campagne elettorali (che tanto "promettere non costa nulla") di ricette ne sono venute fuori sin troppe. E' vero però che in Italia i processi politici maturano assai più lentamente che nel resto d'Europa. Gli schieramenti stanno finalmente accelerando quella mutazione genetica che, per esempio, la Gran Bretagna ha già vissuto da un paio di decenni con l'avvento del laburista Blair, divenuto erede delle politiche conservatrici di madame Thatcher. Tanti recinti di destra e di sinistra sono stati demoliti o traslocati, ce ne stiamo finalmente accorgendo anche noi. Complice la globalizzazione, complice il traino europeo, la politica che non tiene il passo con la modernità e con le sfide che si rinnovano, finisce per restare indietro, prigioniera di ideologie e vecchi credi di fatto superati dalla realtà. Dunque, le ricette. Prendiamo l'economia. Abbassare le tasse? Lo dicono tutti, ma come? Il Pdl berlusconiano punta sull'abolizione totale dell'Ici, gradualmente dei bolli auto e moto, sull'introduzione anch'essa graduale del quoziente familiare per arrivare a scendere sotto il 40% di pressione fiscale (che adesso è al 43%); il Pd veltroniano vuole abbassare di tre punti la pressione fiscale entro il 2010, propone detrazioni Irpef più alte, tassazione separata dei redditi da affitto con una detrazione fissa dall'Irpef di 250 euro; la Sinistra Arcobaleno bertinottiana chiede che l'aliquota più bassa dell'Irpef scenda dal 23 al 20%, è d'accordo di levare l'Ici sulla prima casa ma solo ai redditi più bassi; mentre l'Udc di Casini ipotizza un intervento immediato per abbassare la pressione fiscale, punta sulla cedolare secca del 20% sugli affitti, un bonus per i redditi bassi e detrazioni fiscali sui mutui. Bot e Cct? Solo Bertinotti vuole aumentare la tassazione delle rendite finanziarie dal 12,50 al 20%, gli altri la escludono. Berlusconi e Veltroni si impegnano anche ad aiutare le imprese: il primo riducendo l'Irap, il secondo aumentando i crediti d'imposta a chi investe; Casini vuole il blocco dell'Irap e anche lui, come il Pdl, il versamento dell'Iva solo dopo l'incasso effettivo. Il capitolo certamente più sentito daghli elettori è il tema "famiglia". Soprattutto dal punto di vista economico: come aiutare i bilanci delle famiglie che si sono così impoverite? Alleggerire gli affitti per gli inquilini, sgravando di tasse i proprietari è l'obiettivo comune, perseguibile nei modi più vari. L'idea che fino a poco tempo fa veniva più gettonata dai due schieramenti era quella della cedolare secca del 20% sugli affitti: il problema è stabilire quanto l'Erario ci perderebbe. Ed è il problema che sovrasta ogni discussione: se il "tesoretto" non esiste o è poca cosa, ci sarà poco da razzolare. Energia, fonti rinnovabili, rigassificatori, raccolta differenziata sono anch'essi patrimonio comune. Il nucleare no: Berlusconi e Casini sono favorevoli a mettere in pista scelte immediate, non solo giudicando praticabile l'idea di costruire centrali in Albania, ma anche individuando siti nostrani. Veltroni invece è più cauto: il nucleare non è un tabù (come lo è per la Sinistra arcobaleno, ancorata al referendum che lo abolì) ma a patto che quello di prossima generazione si dimostri super sicuro. "Miracoli" stavolta non ne promette nessuno. L'unica certezza è che diminuirà il numero dei partiti e dei gruppi in Parlamento, e forse per chi vincerà sarà più facile decidere. Sarebbe già questo un miracolo.

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ROMA - Nel nuovo governo spagnolo guidato da Zapatero le donne sono in maggioranza (9 contro 8 uomin (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I), più che nel precedente governo, in cui c'era una situazione di parità (9 contro 9). Ma sono molti ormai, in Europa e in tutto il mondo (un po' meno in Italia) i governi nei quali la presenza femminile ha raggiunto un ruolo notevole. Il record spetta alla Finlandia, che è attualmente il paese guida per quanto riguarda la presenza politica delle donne. Nel governo Vanhanen, infatti, entrato in carica un anno fa, le donne ministro sono 12 su 20 (il 60%), anche se i dicasteri più importanti sono assegnati a maschi. Maggioranza femminile anche nel governo norvegese, dove, dopo il rimpasto di settembre, sono 10 contro 9 uomini. Alta percentuale femminile anche in Francia (7 donne su 15 membri) e in Belgio, dove nel nuovo governo Leterme ci sono 7 donne su 15. E se la maglia nera dei governi meno "rosa" d'Europa è del Portogallo (appena 2 donne ministro su 16), anche l'Italia non se la passa bene. Nel governo Prodi uscente, dove pure la presenza femminile è stata tra le più alte della storia italiana, le donne erano solo sei su 25 (il 24%). In caso di vittoria alle elezioni, Berlusconi ha promesso alle donne 4 posti su 12 (il 33,3%), mentre Veltroni ha dichiarato ieri "Il mio sarà il governo con il più alto numero di donne nella storia della Repubblica". "È un governo di modernizzazione", ha avvertito Josè Luis Zapatero annunciando i nomi dei nuovi ministri, subito dopo il tradizionale giuramento davanti a re Juan Carlos. "L'effettiva parità fra uomini e donne sarà la grande priorità della nuova legislatura", ha annunciato. E il nuovo governo ne è la dimostrazione. Quindi nove donne ministro contro otto uomini (anche se in realtà contando il premier il governo è formato al 50% da donne e al 50% da uomini), e per la prima volta una donna alla Difesa con Chacon, astro nascente del socialismo targato Zapatero.

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5 milioni 839 mila (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 3 categoria: BREVI 5 milioni 839 mila Gli spettatori, in media, che hanno seguito la puntata di Matrix con Veltroni e Berlusconi.

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<Accuse ingiuste E il Cavaliere non si è irritato per il mio stop> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Il conduttore Parla Mentana "Accuse ingiuste E il Cavaliere non si è irritato per il mio stop" ROMA - Un ascolto mai registrato, un esposto annunciato e uno scoop. Tra i due litiganti, i candidati premier Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, ha vinto Matrix. E ad Enrico Mentana ora resta solo la sfida delle polemiche sulla par condicio violata: spot più lunghi per Veltroni e un'irruzione del Cavaliere sul voto nullo con il dito puntato sul simbolo di Antonio Di Pietro. Lui minimizza e replica: "Usare l'Auditel come sondaggio elettorale è balzano". Quattro minuti di spot nell'intervista a Veltroni, uno e mezzo a Berlusconi. Giocare in casa ha favorito il Cavaliere? Mentana sorride e non si sottrae: "Male certo non gli ha fatto. Ma noi da dentro non ce ne siamo proprio accorti. Lo stesso braccio destro di Veltroni, che era in studio, stamattina (ieri ndr), ha ammesso candidamente che non si era accorto della differenza di durata dei due break". E, chiarisce il conduttore di Matrix, "neanche io lo sapevo, né me ne sono accorto". E quindi non ha chiesto spiegazioni del diverso trattamento riservato ai due contendenti. "No, peraltro per me non cambia niente - spiega Mentana - perché non ritengo che la puntata di ieri avesse il significato di una gara Auditel tra i due. Così come per me valutare lo share non era la cosa più importante quando i due apparvero uno dopo l'altro a Tribuna politica, allo stesso modo non possiamo giudicare i due ospiti dall'ascolto ottenuto. Veltroni partiva dalla pubblicità come sempre all'inizio di un programma. E invece Berlusconi è partito dalla coda di Veltroni". In pratica la colpa del successo di Berlusconi è di Veltroni: "Per quanto paradossale sembri, sì". La denuncia del Pd all'Agcom, quin 24,26 La percentuale di share registrata da Matrix, trasmissione condotta da Enrico Mentana, con ospiti i candidati premier di Partito democratico e Popolo della libertà Walter Veltroni e Silvio Berlusconi 5 milioni e 839 mila Gli spettatori che in media hanno seguito l'intervista di Veltroni a Matrix, che si è conclusa superando i 6 milioni. L'intervista di Berlusconi ha ottenuto il 26,11% di share Passaggi di BEPPE SEVERGNINI D ing dong! Questo è il vostro servizio sveglia. Oggi si ratificano le nomine parlamentari dei partiti. Buona giornata! www.corriere.it/italians.

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L'Italia alle urne. Lite sugli spazi tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE L'Italia alle urne. Lite sugli spazi tv Il Pd: a Matrix vantaggio per il Pdl, ricorso all'Authority. La replica: violato il silenzio elettorale Il Paese torna alle urne. I primi risultati domani sera, mentre per le amministrative bisognerà attendere martedì ROMA - Mentre si consumano le ultime polemiche su spazi televisivi e par condicio oggi gli italiani tornano alle urn e. Gli elettori sono 47.295.978 per la Camera e 43.257.208 per il Senato, divisi in 61.225 sezioni, che resteranno aperte dalle 8 alle 22 e domani dalle 7 alle 15. Subito dopo si procederà allo spoglio delle schede: prima quelle del Senato, poi quelle della Camera. Nella tarda serata di domani si dovrebbe quindi già sapere come sono andate le politiche, mentre per le amministrative occorrerà attendere il giorno dopo. Si vota infatti anche in due regioni (Sicilia e Friuli-Venezia Giulia), in 8 province e in 426 Comuni, tra cui 9 capoluoghi. Là dove l'eventuale ballottaggio è già fissato per il 27 e 28 aprile. A dominare la vigilia, nel giorno del "silenzio elettorale ", è stata la bufera che si è scatenata attorno a Matrix, per colpa di una pubblicità "troppo lunga" o, se si preferisce, di un'altra "troppo corta ". La trasmissione di Enrico Mentana, che ha ospitato, in successione, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, fa infatti il "botto" come audience (quasi 6 milioni di spettatori), ma viene bersagliata dalle proteste del Partito democratico. Denuncia Ermete Realacci: "è decisamente strano che l'intervento di Veltroni sia stato interrotto da una pubblicità di 4 minuti con 10 prodotti e quella di Berlusconi da una pubblicità di un solo minuto e mezzo con 5 prodotti". Il capogruppo dello stesso partito in Vigilanza, Fabrizio Morri, fa di più promettendo di presentare un esposto all'Autorità garante delle Comunicazioni (Agcom): "Occorre accertare se nella puntata di Matrix ci siano state violazioni dell'obbligo di parità di trattamento e del rispetto della legge sulla par condicio: non sfugge a nessuno che l'evento abbia comportato un danno per il nostro candidato e un vantaggio per quello avversario ". Dal Loft del Pd non arrivano comunque critiche al conduttore, ma a Mediaset che avrebbe giocato "un brutto scherzo" a Veltroni. Risposta secca del forzista Francesco Giro: "Morri ha violato il silenzio elettorale. La polemica è priva di senso e di interesse: ha l'unico merito di dimostrare che la par condicio impone norme e vincoli imbecilli ". Ma a protestare, rivolgendosi all'Agcom, sono anche l'Udc e La Destra. Secondo l'Unione di Centro "negli ultimi giorni Berlusconi ha violato sia la par condicio, sia il divieto di diffusione dei sondaggi anche se svolti prima del termine in questione". Cioè, 15 giorni prima del voto. E la stessa denuncia viene portata avanti dal partito di Francesco Storace. Da via delle Muratte il Garante per le Comunicazioni non interviene su queste denunce, ma invia un forte messaggio per ricordare a tutte le tv l'obbligo di rispetto del silenzio elettorale, scattato a mezzanotte di venerdì: "Il divieto - si precisa - riguarda anche la riproposizione delle posizioni politiche espresse nei giorni precedenti". R. Zuc. GUARDA il faccia a faccia virtuale su www.corriere.it.

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La rom antibuonismo <Parlerei con Bossi> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Dijana Pavlovic (SA) La rom antibuonismo "Parlerei con Bossi" MILANO - "Ci sono un indiano, un ebreo e un rom che vanno dormire in una stalla. L'indiano entra ma esce subito: non posso, c'è una vacca, è sacra. Anche l'ebreo torna: non posso, c'è un maiale, non è kosher. Allora va il rom, ma torna indietro: non posso dormire lì dentro, c'è uno zingaro!". Dijana Pavlovic - serba, rom, italiana - ride e ha gli occhi che brillano. Non porta denti d'oro e gonnelloni colorati, non legge la mano e non fa l'elemosina. è giovane, elegante, laureata, attrice. E candidata per la Sinistra l'arcobaleno. Voi zingari siete tutti ladri. "E voi italiani tutti spaghetti e mafia". Sorride. Dijana sa essere dolce, ma anche inflessibile, dura. "Vi arrabbiate se i nostri bambini mendicano, ma poi non ve ne frega niente se sgomberano via Triboniano e in settanta dormono sotto la pioggia". Non ha ancora appreso l'arte, un po' ipocrita, della diplomazia. "Contro i nomadi c'è la pulizia etnica: non li uccidi nelle camere a gas, ma li lasci morire". Che effetto le ha fatto l'omicidio di Giovanna Reggiani? "Orrore. Anche la reazione. La responsabilità penale è individuale". Tra i politici salva Bertinotti. "Non sono comunista ma i suoi principi sono immortali". Berlusconi? "Un venditore di fumo". Veltroni? "Peggio. è ipocrita, finto buonista". Bossi? "Vorrei incontrarlo, spiegare". Santanché: "è venuta al campo con il tailleur e il tacco dodici". Gli zingari - le rinfacciano spesso - non lavorano, non vivono come gli altri. "Sapete chi lo toglie l'amianto cancerogeno dai palazzi degli italiani? I rom. E poi non gli affittano casa. Sa chi le vuole le baraccopoli? I Comuni. Smantelliamole e aiutiamo i rom a inserirsi". Ma non vogliono. "è falso". Rovesciando la prospettiva, ecco il giudizio dei rom sui "gagi" (i non zingari): "Molti vi disprezzano. Dicono: vi frega solo dei soldi; per voi è tutto in vendita; abbandonate i vecchi negli ospizi". Anche i borseggi sono uno stereotipo? "No, è il reato più comune. Ma vivere segregati nei ghetti, non ti aiuta a migliorare". Dijana fa una pausa. Assaggia un dolce. Scherza con il compagno. Sta lavorando a "Sogno di una notte di mezza estate" e al suo "Cabaret rom". Parla del porrajmos, il "divoramento" nazista. Dice che, se riuscisse ad andare a Roma, vorrebbe far ottenere il riconoscimento al romanès, la lingua rom. Canta l'inno degli "zingari felici". Possibile che vada tutto bene? "è il mio popolo. Non tutto mi piace, è ovvio. C'è ancora chi si compra la moglie per 25 mila euro. Ma voi, fino a pochi anni fa, avevate ancora il delitto d'onore". Alessandro Trocino Pregiudizi \\ Contro i nomadi è applicata la pulizia etnica L'attrice Dijana Pavlovic è candidata alla Camera in Lombardia 1.

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Times: <Più saggio votare per il Pd Totti, errore disastroso dell'ex premier> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il quotidiano britannico Times: "Più saggio votare per il Pd Totti, errore disastroso dell'ex premier" ROMA - Per gli italiani sarebbe più "saggio" votare per Veltroni, commenta il Times. "Una vittoria per Berlusconi renderebbe la politica italiana più memorabile, e forse più divertente ma non vi sono garanzie che l'Italia migliori nel modo necessario se ritornerà al potere - scrive il quotidiano inglese -. Gli italiani sarebbero sicuramente saggi nello scegliere il diavolo che non conoscono, Veltroni, piuttosto che quello già sperimentato". Il quotidiano dedica un articolo anche alla polemica su Totti parlando di "errore potenzialmente disastroso" e di "un autogol" di Berlusconi.

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Il <liberal> <Basta leader Credo solo in Gesù> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Ferdinando Adornato (Udc) Il "liberal" "Basta leader Credo solo in Gesù" ROMA - Regola numero uno: mai chiedere a Ferdinando Adornato - 54 anni, nato in Calabria, a Polistena, e cresciuto a Roma: politico, intellettuale, creatore della fondazione Liberal, mancata mezz'ala del Milan (giocava nella Boreale ma non si presentò al provino) e soprattutto mancato candidato del Pdl, proprio lui che, da forzista della prim'ora, ipotizzava un partito popolare europeo - mai chiedergli, si diceva, se per caso si riconosce in quel ragazzo con la barba e la stessa stempiatura d'oggi, una tragica camicia a quadri e il lieve accenno di pinguedine felicemente risolto, che compare in una foto degli anni Settanta, in piazza Navona, accanto a Pier Paolo Pasolini e Walter Veltroni, quando i migliori talenti della Fgci, l'organizzazione giovanile del Pci, crescevano forti e promettenti a Roma (c'erano, per capirci, anche D'Alema, già capo riconosciuto, ma pure Goffredo Bettini, Gianni Borgna e altri). Lui, Adornato, s'incupirà, amareggiato: "è preistoria. Quando, sui giornali, leggo "ex comunista" è come se mi dicessero "ex adolescente"... Non lo sopporto". Meglio, allora, in questa vigilia di voto, parlare di quello che, da tre mesi, è il suo nuovo partito, l'Udc - e per cui è candidato alla Camera in quattro collegi: Lazio, Marche, Abruzzo e Campania. "Sì, certo: ma forse prima è il caso di...". La verità è che l'ex comunista, prima di entrare nel partito dei cattolici - "anche se io credo solo in Gesù Cristo. Non so se fosse il figlio di Dio. Ciò di cui sono però certissimo è che tutti gli insegnamenti che Cristo ci ha lasciato, sono quelli cui io cerco di corrispondere" - prima insomma di mettersi con Casini, Adornato è stato con Berlusconi. Intensamente. Amorevolmente. Solo che poi, anno dopo anno (ma è una voce maligna, ndr) il Cavaliere ha cominciato a guardare con sospetto questo suo parlamentare che invocava la fine di Forza Italia, "movimento carismatico destinato, pensavo, a tramutarsi nel grande partito dei moderati: con un programma preciso, con una democrazia interna". Infatti... "Eh... Fini ha accettato di entrare nella comica finale e il Pdl è diventato, purtroppo, un soggetto ancor più padronale". Sintesi. "Io resto un cattolico-liberale che non cambia idea... cambio, semmai, etichetta politica, da Fi all'Udc: ma è solo per pura strategia. Mi pare normale, no?". Adornato, dica la verità: è lei quello nella foto accanto a Veltroni e Pasolini? Tormento \\ Non cambio idee ma etichetta politica Fabrizio Roncone Il giornalista Ferdinando Adornato è candidato alla Camera in Lazio 1.

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Elezioni, l'ora della scelta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-13 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Oggi urne aperte dalle 8. "Veltroni danneggiato dagli spot in tv". Mentana: io non c'entro Elezioni, l'ora della scelta L'ultimo caso prima del voto: il Pd contro Matrix ROMA - Oggi alle urne 47 milioni di italiani: seggi aperti dalle 8. Intanto si consumano le ultime polemiche. Nel confronto degli ascolti l'altra sera a "Matrix", prevale Berlusconi su Veltroni, ma il Pd protesta e lamenta una interruzione pubblicitaria più lunga quando ha parlato Veltroni. Mentana prende le distanze: io non c'entro. DA PAGINA 2 A PAGINA 7.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 6 # Elezioni 2... (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 6 # Elezioni 2008 La storia L'aggressione a Cusumano Il senatore dell'Udeur Cusumano annuncia che voterà la fiducia al governo Prodi: viene aggredito da Barbato e si sente male (24 gennaio) Uova, fucili, sesso e calcio La campagna del finto fair play Gaffe, contestazioni e "sparizioni": il film della lunga sfida "Forza Roma", "Avanti Lazio", "Lista del Grillo Parlante". Deciso ad essere eletto, er candidato presidente sor Nardinotti ha messo dentro tutto, nel depliant elettorale. Che je frega de la coerenza? Se si può essere insieme democratici e fascisti, liberisti e statalisti, laici e papalini, leghisti e meridionalisti, realisti e sognatori, populisti ed elitari si potrà ben tifare insieme giallorossi e biancazzurri! Il ragionamento, diciamolo, non fa una piega. Ed è il degno cesello, sia pure in una competizione secondaria quale le "provinciali " romane, di una campagna elettorale che ha offerto davvero di tutto. Compreso il sexy manifesto della vetusta pornostar Milly D'Abbraccio che, stampato in caratteri cubitali sopra un fondo schiena con corredo di collant a rete, guanti e paillettes, intima: "Basta con queste facce da c...". Il bello è che la campagna elettorale, nonostante i momenti di volgarità del giorno in cui era caduto il governo di sinistra, quando l'ultimo giapponese prodiano Nuccio Cusumano si era beccato uno sputo dal compagno di partito Tommaso Barbato mentre il nazional alleato Nino Strano gli urlava "sei un cesso! checca squallida!", era partita con toni da club britannico. Col Cavaliere da una parte e il sempre-giovane Walter dall'altra che, la mano ripiegata sul fianco e un fazzolettino di lino alla cinta, si scambiavano sorridendo educati colpi di fioretto. E tutti a dire: ah, finalmente, che garbo, come in Europa! Macché... Se Veltroni ha cercato fino all'ultimo di restare fedele al ruolo scelto ("Per quanto aspro e offensivo sarà il loro linguaggio elettorale, io non risponderò") fino a tirarsi addosso l'incitazione a essere più grintoso, Silvio Berlusconi ci ha messo poco a riprendersi la parte che più gli piace. Quella di domatore del "suo" popolo. Che eccita e incanta e provoca e incendia toccando tutte le corde che sa essere più sensibili. "Anche oggi Veltroni dice tre bugie ogni due righe: è la vecchia ricetta stalinista sempre valida nella sinistra". "Ha detto 43 menzogne in una sola trasmissione!" "Dovrei ricordare che Veltroni disse che Stalin è un benefattore dell'umanità e che il comunismo è un'utopia positiva? No, sono cose non vere e io non me la sento di dire bugie. Noi siamo i nuovi, non vecchi comunisti riciclati che ricordano quei negozi che falliscono e mettono fuori il cartello nuova gestione ". Il leader democratico parlava di "Rimonta spettacolare"? Risposta del Cavaliere: "Spettacolare bugia!". Macché, Veltroni sempre diritto. Senza azzannare mai: "E' stata la più bella campagna elettorale che mi sia capitato di fare, soprattutto per gli incontri diretti, i pranzi a casa delle famiglie". E via a baciare bambini, abbracciare disabili, consolare anziani, sorseggiare analcolici con George Clooney ("Avremmo potuto parlare di cinema, ma abbiamo parlato di politica, del Darfur, del Tibet, dell'Africa. Ci siamo molto stimati...") per chiudere infine la campagna sul palco di Roma cantando con Jovanotti "Mi fido di te" in mezzo a un coro di artisti che l'ufficio stampa si è premurato di contare per diffondere la lista. Settantuno: Roberto Andò, Zeudi Araya, Francesca Archibugi, Pippo Baudo, Margherita Buy... Silvio Berlusconi giura da anni di avere fondato "il partito dell'amore "? Walter Veltroni quello dell'amicizia. Andrea Vantini, il nuovo menestrello del Cavaliere, lancia un nuovo inno ("Ci hanno provato / scrittori e comici / Un gioco perverso / di chi ha già perso / Presidente questo è per te / Menomale che Silvio c'è") intitolato "A Silvio"? Un gruppo di milanesi risponde con un inno scanzonato imbastito sulle note di "Ymca" dei Village People con mamme, pargoli, giovani sorridenti: "Cantiamo tutti insieme / I am pd / I am pd / Senza Silvio ma / neanche Dini perché / una nuova stagione c' è / I'm Pd". E un discolo sinistrorso completa la controffensiva con una parodia dell'inno forzista: "Certe notti si mangia pesante / la peperonata con le capesante..." Chiunque vinca, cosa resterà? Intanto, i vuoti. Come quello lasciato da Clemente Mastella, che ha visto di colpo sgretolarsi il suo campanile e dopo esse Le donne Durissima la lite tra Mussolini (Pdl) e Santanchè (La Destra): entrambe hanno evocato il Duce Voto utile Sopra, Fausto Bertinotti. A lato, Pierferdinando Casini. I candidati premier di Sinistra Arcobaleno e Unione di centro sostengono entrambi: "Il vero voto utile è a noi" Leader del Pd Sotto, Walter Veltroni, 53 anni il 3 luglio prossimo, è il candidato premier di Partito democratico e Idv.

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I manifesti della D'Abbraccio e gli slogan di Ciarrapico Le minacce di Bossi contro la <canaglia romana> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 7 categoria: BREVI I manifesti della D'Abbraccio e gli slogan di Ciarrapico Le minacce di Bossi contro la "canaglia romana" re stato affettuosamente omaggiato al momento di buttare giù il governo è stato scaricato con la qualifica di impresentabile e confida che a tornare indietro ci penserebbe "dieci volte". O quello lasciato da Michela Brambilla, la rossa salmonata che dopo essere stata pompata per mesi dal Cavaliere (si prendeva così sul serio da dire cose tipo "col mio pedigree nessuno può giudicarmi") è scomparsa come aveva previsto Marcello Dell'Utri bollandola come "una sottomarca". O ancora quello lasciato da Alfonso Pecoraro Scanio e Oliviero Diliberto praticamente spariti alle spalle di un Fausto Bertinotti tornato a dilagare sugli schermi per comunicare il nuovo messaggio che fa inorridire il custode dell'ortodossia Marco Rizzo: "Quella comunista in futuro sarà soltanto una "tendenza culturale" all'interno della Sinistra arcobaleno". Per non dire delle sedie vuote a Palermo per Gianfranco Fini, così irritato dal flop da spiegare a Fabrizio Roncone: "Allora, sia chiaro un punto: An è fortissima e il legame che i militanti hanno con me, beh, mi pare straordinario. Detto questo, ho ritenuto opportuno fare un passo indietro, lasciando che prevalesse l'interesse della patria". A costo di rimetterci: "Mediaticamente sì, non c'è alcun dubbio, ci ho rimesso. Sebbene io potrei stare tutti i giorni in prima pagina...". Resterà la campagna bellicosa di un Pierferdinando Casini mai visto prima, schieratissimo contro Veltroni ma più ancora contro il Cavaliere ("ha una concezione padronale della politica") fino a usare parole mai sentite in bocca sua: "Fa schifo chi ha abbandonato Mastella dopo aver utilizzato i suoi servigi. Chi ritiene che Mastella sia la causa di tutti i guai del Paese non doveva firmargli dei fogli che gli garantivano la presenza in Parlamento di diversi parlamentari". E poi resteranno il camerata pregiudicato Giuseppe Ciarrapico ("'sta destra macchiata è 'na monnezza ") ma più ancora la Danielita Santanché, versione fascio-cuneese di Evita e Isabelita e altre condottiere peroniste. Una che si vantava di portar a spasso il figlio, Lorenzino il Magnifichino, con una carrozzina da quattro milioni ("Che c'entra? Era bella: se ne fosse costati dieci l'avrei presa lo stesso") ma chiama a raccolta la plebe contro i politici che "devono guadagnare non più di 1.200 euro al mese". Che sfida Berlusconi dicendo "è ossessionato da me, ma tanto non gliela do...". Che urla ai comizi: "Siiiiii! Rivendico di essere fascista se fascista vuol dire cacciare a pedate nel sedere gli irregolari e i clandestini!" Che gongola alle maschie battute del suo nero pigmalione Francesco Storace: "Meglio una destra figa che una destra fighetta...". E resterà lo scambio di manganellate con la camerata Alessandra Mussolini: "Credo che suo nonno si rivolti nella tomba a vederla fare la valletta di chi come Fini ha definito il fascismo il male assoluto". Risposta: "Proprio stanotte ho sognato mio nonno Benito che mi ha detto cosa pensa di lei...". "Te lo rivelo io cosa ti ha detto tuo nonno... ". Immortali. E poi ancora la minaccia dei fucili di Umberto Bossi "contro la canaglia centralista italiana, romana" e le battute poco cavalleresche del Cavaliere sulle sostenitrici della "sezione menopausa" e l'opportunità di "candidare le babbione" e l'elogio dellutriano e berlusconiano al mafioso Vittorio Mangano che non avendo accusato loro come volevano i giudici "è un eroe, a modo suo". E l'assalto teppistico a Giuliano Ferrara con un lancio di uova che spinse Maurizio Crippa a un omaggio irresistibile: "Ovazioni". Gian Antonio Stella Polemiche Giuseppe Ciarrapico, candidato al Senato con il Pdl, ha suscitato polemiche per le sue frasi sul fascismo Al bar con George Tra i sostenitori di Walter Veltroni anche l'attore americano George Clooney: "è come Obama". Il leader del Partito democratico ha preso un caffè al bar con Clooney nella tappa milanese del suo tour elettorale L'ex pornodiva L'ex attrice hard Milly D'Abbraccio ha deciso di scendere in politica e si è candidata nelle liste del Partito socialista per le comunali di Roma, che presenta come candidato per il Campidoglio Franco Grillini La fedelissima Michela Vittoria Brambilla era in piazza con Silvio Berlusconi quando il 18 novembre scorso lanciò la nuova formazione politica Leader del Pdl Sotto, Silvio Berlusconi, 72 anni il 29 settembre prossimo, è il candidato premier del Popolo della libertà Donne e governo Daniela Santanché candidata premier de La Destra La copertina Il magazine Usa Newsweek con la copertina su "Veltrusconi" # Il conto delle bugie Il Cavaliere: Walter ha detto 43 menzogne in una trasmissione. Il rivale: io non risponderò a toni aspri.

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Mastella: io come il castoro di Gramsci Per salvarmi l'ho data vinta ai cacciatori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il grande escluso L'ex ministro della Giustizia: contro di me una manovra avvolgente, dall'indulto ai voli di Stato Mastella: io come il castoro di Gramsci Per salvarmi l'ho data vinta ai cacciatori CEPPALONI (Benevento) - "Conosce la storia del castoro? Quella citata da Gramsci? Un tempo, il castoro era molto ricercato dai cacciatori, perché dai suoi testicoli si traeva una sostanza considerata miracolosa. Quando il povero animale si vedeva circondato, si strappava i testicoli e li gettava ai cacciatori, per aver salva la vita. Ecco, quel castoro sono io. Quando mi sono visto circondato da giudici, giornalisti, servizi segreti, ho lasciato il ministero, insomma mi sono strappato i testicoli. E mi hanno risparmiato". La casa dell'uomo senza cui oggi non ci sarebbero le elezioni, il cattivo della politica, l'eversore di Prodi, insomma casa Mastella, domina Ceppaloni; ma trovare la strada oggi è più difficile di quando vi arrivò l'intero governo, per le nozze del figlio Pellegrino. "La villa del ministro? Non ci sono mai stato". Gli abitanti non sono collaborativi. "Mastella? Mai conosciuto, mai votato". "Quelli rimasti fedeli mi hanno detto che gli investigatori li apostrofavano: "Ma come, non parli, stai ancora con Mastella?"" racconta lui. Molti l'hanno rinnegato. "Cusumano nel Pd, Fabris nel Pdl. Nessuno sarà rieletto". La casa però è ancora piena: il sindaco di Benevento, candidati, clienti. Si vota per le provinciali, qui l'Unione c'è ancora e pure l'Udeur, quel simbolo con il Campanile che è già modernariato. Sandra Mastella è fotografata in tutte le posizioni - a dorso di mulo, bambina, adolescente, sposa, madre; con fiori bianchi, con fiori gialli, con quadruplo filo di perle - e ritratta sorridente in rosso, quasi una copia del quadro di Anna Craxi ad Hammamet. Anche qui c'è un fax sempre acceso. "Arrivano di continuo messaggi, mail, lettere. Passo il tempo a metterli in ordine - assicura lei -. C'è chi scrive per insultare, per dire che senza i Mastella finalmente si sono liberati del Meridione. Ma 9 su 10 esprimono solidarietà. Non si ha idea di quanta gente abbia avuto guai con la giustizia". Mastella però evita il paragone con Craxi. "Mi sento piuttosto come Ronaldo: anch'io mi sono infortunato gravemente e dovrò stare fermo almeno un anno. O come Capello, quando rimase senza panchina e commentava il calcio in tv. Spero di tornare in campo l'anno prossimo, alle regionali della Campania". Nel frattempo, commenta. "Berlusconi vince, Veltroni si rafforza nel partito. Sono loro, i protagonisti del dopo-Prodi, a essersi avvantaggiati dalle mie disgrazie. Il cambio di stagione è stato pianificato nei dettagli, dal sistema politico, mediatico, giudiziario, e anche dai servizi. Io ero l'anello debole della catena del governo, e loro hanno picchiato su di me fino a quando ho ceduto. L'uomo del Sud, con il partito più piccolo, il più generoso di sé, il meno ipocrita, il più esposto. Cossiga me l'aveva detto subito: “Cleme', la caccia è partita, la preda sei tu, tua moglie, i tuoi figli”. Aveva ragione. L'indulto: nasce dall'accordo tra i grandi partiti, e l'hanno gettato addosso a me. Il volo di Stato: avevo chiesto il permesso alla presidenza del Consiglio! Che fastidio dava mio figlio su un aereo che tiene cento persone! Vallettopoli: una sera mi telefona un cronista del Secolo XIX e mi chiede se sono io il politico in barca con due donne e un trans. Passi per le donne, ma il trans! Che schifo! Incontro per caso al Bolognese Lele Mora, lo saluto, e la guardia di finanza fa irruzione al ristorante per sapere se mi ha pagato il conto! Compro la casa a Roma che affitto da 33 anni, e mi massacrano. Vado al Columbus Day, e trovo contestatori anche lì. Una manovra di avvolgimento: Santoro, Travaglio, l'Espresso, Grillo... sa con chi va in vacanza De Magistris? Con il procuratore di Santa Maria Capua Vetere. Adesso dicono che non dovevo neppure essere indagato. Sono stato il loro Mamurio Veturio". Mastella deve aver avuto il tempo di ripassare gli studi classici. "Lui, il personaggio che nell'antica Roma veniva vestito di pelli e cacciato a bastonate, per purificare l'intera comunità". La piscina è sempre stata lo specchio delle sue fortune, paragonata a mitili di varia nobiltà. Per i famigli, era a forma di ostrica; per i critici, di cozza. "Come vede, è una conchiglia". La villa con la scala interna in stile postmodernista, disegnata da un Gaudì di Ceppaloni, era il sogno dei due ragazzi più belli e intraprendenti del paese, Clemente e Sandra. "La prima volta che l'ho vista aveva 12 anni. Io, 18. Sono andato apposta in America per ritrovarla. Lei mi scriveva una lettera al giorno, io una alla settimana, ma bellissima. Guardi le foto. Se adesso non dimostro i miei sessantun anni, pensi com'ero da ragazzo". Il potere, la Rai, le "mastelline". "Ma erano loro che volevano venire a letto con me! E io dormivo nello stesso letto con mio figlio Elio". Il colpo più duro, gli arresti domiciliari per la moglie. "No, non è stato quello. Sandra è forte. Ho deciso di alzare le mani, e far cadere il governo, quando ho visto che mi attaccavano il figlio, che si scatenavano le Iene, e non solo quelle della tv, contro Elio. Proprio lui, quello che in famiglia "capuzzava" a sinistra, e per questo ha sofferto ancora di più". Mastella è a dieta, in trattoria manda indietro i fusilli ai porcini e i ravioloni di ricotta, solo pasta al pomodoro. "Di Prodi non posso che dir bene. Ho fatto un po' di blabla ma gli sono sempre stato fedele, ho portato più volte il voto di Pallaro, di Scalera. Mi è spiaciuto per lui, ma non avevo scelta. E' vero che per qualche giorno non mi sono fatto trovare, ma per due settimane non ho mai parlato neppure con Berlusconi. Io non gli venivo al telefono, i contatti li teneva Gianni Letta. Dei colleghi ministri mi è rimasto vicino solo Chiti, un gentiluomo. Quando andai a Porta a Porta, Vespa fece dieci telefonate per trovare qualcuno disposto a difendermi, ed ebbe dieci no. Veltroni mi aveva promesso una mano, a patto che avessi rinunciato al mio progetto di ricostruire il centro. Però, dopo l'intervento alla Camera, nel corridoio trovo Casini, che mi dice: "Vai avanti; faremo una cosa insieme". Qualche giorno dopo si rimangia tutto: "Ci sono difficoltà. Vedi di metterti d'accordo con Berlusconi". Berlusconi mi chiede di unirmi a Rotondi e agli altri pezzi di Dc. Poi cambia idea. Dicono che faccio perdere voti. L'ultimo tentativo è stata l'alleanza con Lombardo, la Lega Sud. Ma non era una cosa seria". Il panorama del Sannio è impressionante, a perdita d'occhio. "Berlusconi sa di non poter governare. Fini è politicamente morto, quindi inutile. Casini è stato cacciato non perché giovane e bello ma perché grazie al matrimonio ha i soldi, ed è il vero concorrente. Né BerlusconiVeltroni lo vogliono tra i piedi. Il Senato sarà ingovernabile senza una larga intesa. A Palazzo Chigi potrebbe andare Letta, ma è più probabile che alla fine ci si rivolga ancora alla Banca d'Italia. A Berlusconi interessa solo farsi mandare al Quirinale, e che se la vedano gli altri. Ed è chiaro che, senza Berlusconi in campo, la prossima volta vincerà la sinistra". E lei, Mastella? "Vede quelle due montagne laggiù? Sono le forche caudine. Ho pagato per tutti. E pensare che non ho avuto neppure una nomina!". Neanche una? "Va be', una sola: un posto nel cda dell'Unire, l'ente che si occupa dei cavalli. Quand'è caduto il governo hanno cambiato il decreto per revocarlo". Aldo Cazzullo La citazione La favola del castoro di Antonio Gramsci (foto) è nell'opera Passato e presente Di Prodi non posso che dir bene, mi è spiaciuto ma non avevo scelta Vespa cercò qualcuno che mi difendesse in tv, ma ebbe dieci no Casini è stato cacciato perché grazie al matrimonio ha i soldi, ed è il vero concorrente: Silvio e Walter non lo vogliono tra i piedi \\ \\ DAL NOSTRO INVIATO.

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Il complotto immaginario (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-13 num: - pag: 30 categoria: REDAZIONALE POLEMICHE Il complotto immaginario Il vero Feltri, il direttore di Libero, non è simpatico, sta chiuso in una stanza piena di radar, sonar, telescopi e cimici (per lo più elettroniche) e fa il fiutatore di complotti, l'uomo che scopre e svela le segrete pieghe degli eventi. Ed è il "complottologo" che dedica ben tre pagine del suo quotidiano di venerdì alla scoperta del retroscena occulto del mio editoriale di giovedì sul "voto disgiunto". Così scopro anch'io che "la sinistra gioca la carta un po' sgualcita del Corriere della Sera che con l'articolo di Giovanni Sartori si tramuta in Corriere dell'inciucio". A questo modo, e cioè "mandando avanti i giornalisti... i padroni del Corrierone si sbarazzano contemporaneamente di Silvio e di Walter piazzando a palazzo Chigi una pedina manovrata dal Capitale". Peccato che il Cavaliere intenda mettere la mordacchia anche alle intercettazioni telefoniche. Se io fossi, come credo e spero, uno dei tanti intercettati potrei provare con tanto di nastri che il nostro "frate indovino" (Feltri) stavolta indovina davvero a vanvera. In attesa, tengo a dichiarare: 1) che mai, davvero mai, nessun direttore di giornale mi ha chiesto di scrivere alcunché; 2) che non sono mai stato in contatto con i cosiddetti "poteri forti", ammesso che io lo sappia (ma non lo so) chi sono; 3) che tutti i miei direttori mi hanno sempre consentito di scrivere senza obiezioni e tantomeno censure tutto quello che ho scritto. Frate indovino si stupirà, ma io sono molto più libero di Libero. Venendo alla sostanza, debbo anche smentire che "il quotidiano di Mieli invita a votare in modo da favorire il pareggio al Senato, e cioè l'ingovernabilità". Intanto, se io invito a fare qualcosa, quell'invito è soltanto mio, non del giornale. Eppoi Frate indovino indovina anche male il mio intento. In primo luogo il mio pezzo era destinato soltanto agli "indecisi". In secondo luogo era del tutto neutrale: illustrava la mia proposta sia nel caso di chi al Senato vota Veltroni come il caso di chi al Senato vota Berlusconi. Ricavare dal mio editoriale che vorrei "l' ingovernabilità e quindi l'inciucio tra Pd e Pdl" è davvero giornalismo di basso livello. Se le elezioni produrranno ingovernabilità, il merito sarà stato tutto di Berlusconi che ci impone per la seconda volta di votare mediante la porcata di Calderoli ( ipse dixit). Chi è causa del suo male pianga se stesso. Io non c'entro. Se poi fosse così chiaro che io intenda favorire la sinistra, com'è che Papini (Pd) si dichiara in stato di profondo timore, e anzi di vera paura al cospetto della mia proposta? La verità è che il mio intento è di indurre a votare chi per rifiutare la Casta si rifugia nell'astensione. Desiderare l'ingovernabilità è soltanto stupido. Il mio proposito è di restituire all'elettorato un potere efficace di scelta. Il mio intento è di indurre a votare chi per rifiutare la Casta si rifugia nell'astensione. Desiderare l'ingovernabilità è stupido. Occorre dare agli elettori un potere efficace di scelta \\ di GIOVANNI SARTORI SEGUE DALLA PRIMA.

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Notizie in 2 minuti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-13 num: - pag: 64 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Oggi in 47 milioni al voto * Con "Style Magazine" e 3,00; con "Corriere Enigmistica" e 2,30; con "Foto:box" e 7,90; con "Storie della Bibbia" e 8,90; con "La grande dinastia dei Paperi" e 8,90; con "Geronimo Stilton English!" e 9,90; con "L'Europeo" e 8,90; con "Dizionario enciclopedico della Cucina italiana" e 13,90; con "Il grande cinema di Alberto Sordi" e 10,99; con "Gli itinerari di Dove" e 8,99; con "Gianni Morandi - Grazie a tutti" e 9,99; solo in Lombardia con "Gli atlanti a grande scala Milano e Hinterland" e 13,90; con "Il Diritto" e 15,90. In Molise, Sicilia, Umbria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Basilicata, Abruzzo, Calabria, Trentino Alto Adige e nelle province di SA, BA e VE con la Gazzetta dello Sport e 1,00. Oltre 47 milioni gli italiani al voto oggi dalle 8. Nel confronto degli ascolti avuti dalle interviste dei due leader, l'altra sera a "Matrix", è stato Berlusconi a prevalere su Veltroni. Il Pd protesta per la diversità di trattamento nel duello a distanza, lamentando un' interruzione pubblicitaria più lunga quando ha parlato Veltroni. L'assassino di Pippa Bacca: così l'ho uccisa L'assassino di Giuseppina Pasqualino in arte Pippa Bacca, assassinata in Turchia: l'ho aggredita, lei non voleva, cercava di difendersi. L'ho violentata e poi uccisa. Focus Lampade: alti i costi per il basso consumo Dal novembre 2007 si paga un eco-contributo di 22 centesimi più iva per ogni lampada a basso consumo acquistata. In cambio dovrebbe essere assicurato il ritiro e il riciclaggio: ma nulla è stato fatto. Esteri Spagna, governo in rosa Incinta il ministro della Difesa Carme Chacon, 37 anni, futura mamma al settimo mese, è da ieri il primo ministro della Difesa spagnola donna. Zapatero ha presentato ieri un governo con 9 donne e 8 uomini. Cronache Pedofilo arrestato a Genova: adescava ragazzi con sms Adescava adolescenti con sms fingendosi una ragazza disinibita e li convinceva a spedirgli foto spinte via cellulare: un genovese di 35 anni è stato arrestato. In 50 giorni l'uomo aveva scambiato con 98 ragazzi dai 12 ai 16 anni 40 mila sms. Segreti di Stato: decaduti per fatti con più di 30 anni Da maggio sarà possibile visionare documenti sui segreti di Stato per fatti che abbiano superato i 30 anni. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, Enrico Micheli. Economia Draghi: la crisi non è finita La crisi che ha colpito i mercati globali "non è ancora finita, e bisognerà continuare ad agire". Lo ha detto il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, per commentare la presentazione del rapporto del Financial Stability Forum, l'organismo di cui è presidente. Il gasolio a prezzi record Gasolio: il prezzo industriale (al netto della componente fiscale) è schizzato a 5,4 centesimi oltre la media europea. è ai massimi storici. Cultura La guerra degli astronomi Alain-Philippe Segonds (Cnrs di Parigi) e Nicholas Jardine (Università di Cambridge) pubblicano i primi due volumi de: La guerre des astronom. Motivo del contenzioso che scoppia nel 1584: conciliare Copernico con le idee tradizionali di Tolomeo e con la fede. Spettacoli Da Firenze omaggio a Carmen La 71ma edizione del Maggio Musicale Fiorentino rende omaggio a Carmen. Sul podio Zubin Mehta, direttore del Maggio, regia di Carlos Saura. Sport Juve batte Milan 3-2 Nell'anticipo serale della trentatreesima giornata di Serie A la Juventus ha battuto il Milan a Torino per 3 a 2. MotoGp, Lorenzo in pole Lo spagnolo Jorge Lorenzo (Yamaha) ha conquistato la pole position del GP del Portogallo, classe MotoGP. Secondo Dani Pedrosa su Honda, terzo Valentino Rossi su Yamaha. Nono Casey Stoner. Oggi gara alle 14.

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Quello stile di "Repubblica" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La Repubblica ama dividere i giornalisti tra buoni e cattivi. I buoni naturalmente sono coloro che lavorano per il quotidiano fondato da Scalfari più certe firme della casta degli ex sessantottini. Tutti gli altri sono cattivi e dunque meritano disprezzo o al più indifferenza. Repubblica, quando si tratta di giornalismo, non è mai oggettiva, sale in cattedra, dà lezioni con piglio da maestrina e dunque spesso inopportune. Io sono di scuola montanelliana e Repubblica è lontanissima dal mio mondo di riferimento, ma negli ultimi tempi ho avuto occasione di saggiare la sua arte. La prima volta in occasione dell'uscita del mio saggio Gli stregoni della notizia, che suscitò un certo interesse sulla stampa. Fu recensito trasversalmente: dal Corriere della Sera alla Padania, da Panorama al Manifesto. Anche Repubblica ne parlò, ma a modo suo. Pubblicò un inserto di quattro pagine sullo spin con diverse citazioni tratte chiaramente dal mio libro, senza però che venissi menzionato, fatta salva una minuscola segnalazione generica tra le opere librarie che trattano il tema. Eleganti, vero? L'altro ieri si sono ripetuti. Ho trascorso gli ultimi tre giorni al Festival internazionale di giornalismo di Perugia, splendida manifestazione a cui partecipano 150 grandi firme, davanti a un pubblico enorme, composto per lo più da giovani. Ho provato immenso piacere nel moderare una sessione in memoria di Montanelli, a cui hanno partecipato Mario Cervi, Ugo Tramballi e Marco Travaglio. Giovedì ho avuto il privilegio di dibattere di media e giornalismo con i due ospiti più importanti del festival, Alastair Campbell, lo spin doctor di Blair, e Carl Bernstein, il mitico cronista della Washington Post che firmò, con Bob Woodward, l'inchiesta del Watergate. Gli organizzatori avevano letto il mio saggio e hanno pensato che fossi l'interlocutore giusto per discutere con questi due colossi. Insomma, sono stati molto cortesi con me. Repubblica ieri ha dedicato all'evento un articolo di cronaca, a firma di Dario Pappalardo. Tutto bene, con una particolarità: né io nè il moderatore Angelo Mellone, editorialista del Messagero, siamo stati citati. E nello sforzo di eclissare la nostra presenza, il collega del quotidiano romano ha dovuto compiere qualche acrobazia, ad esempio scrivendo che Campbell e Bernstein si sono "scrutati con rispettoso sospetto" e che hanno deciso di "non interpretare ruoli antagonisti". Rispettoso sospetto? Non interpretare ruoli antagonisti? La sorpresa di questo incontro è che Campbell il comunicatore più brillante e spregiudicato d'Europa ovvero "il diavolo" - e Woodward il simbolo del giornalismo d'inchiesta - anziché duellare, come pareva logico, si sono trovati in piena sintonia, scambiandosi elogi e che pertanto la mia è risultata la voce fuori dal coro. Ne è risultata una discussione franca, accesa, appassionante, ben animata da Mellone che ha alimentato il confronto anziché adeguarsi al cinguettio di Campbell e Bernstein; il tutto di fronte a oltre 500 persone. Ma di questo i lettori di Repubblica sono stati tenuti all'oscuro. Pappalardo è riuscito persino a citare una mia frase virgolettandola, ma ancora una volta, senza menzionarmi. Scrive: "Guai a chi indica Bernstein come il "giornalista che ha fatto dimettere Richard Nixon"". Sono così diventato un'entità astratta, il signor Chi. E tutto questo, verosimilmente, per evitare di parlare di due giornali concorrenti, il Giornale e il Messaggero. Ma non me ne stupisco: è lo stile della casa, snob e prevaricatore. Scritto in giornalismo Commenti ( 7 ) " (4 voti, il voto medio è: 3.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Apr 08 Vi è piaciuta la campagna elettorale? La campagna elettorale è agli sgoccioli e a quanto pare il numero degli indecisi resta molto alto. Personalmente non ne sono stupito. Se dovessi indicare il tema che ha caretterizzato la campagna non saprei indicarlo. Certo c'è stato il caso Alitalia, ma sebbene importante - e su questo blog ne abbiamo parlato spesso - non può essere considerato decisivo per orientare il voto di tutti gli italiani. Più che in passato ho l'impressione che alla fine i leader dei vari schieramenti abbiano preferito puntare su slogan tutto sommato prevedibili e duellare sull'ultima polemica del giorno anziché sviluppare proposte organiche. Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo Prodi. Chi sceglie Partito democratico e Italia dei Valori alla fine invoca lo sbarramento contro il Cavaliere. Giro a voi la domanda: vi è piaciuta la campagna elettorale? Non chiedo per chi abbiate intenzione di votare (il voto è segreto), ma sarebbe interessante capire qual è la ragione o il tema che più vi motiva ad andare alle urne. E a chi fosse ancora incerto, suggerisco di fare due test, segnalati qualche tempo fa da Alessando Gilioli sul suo blog. Sono semplici e divertenti, permettono di confrontare le vostre idee con quelle dei principali partiti. Li trovate qui e qui In ogni caso buon voto a tutti. Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 23 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 Islam e Occidente, l'integrazione è un crimine? Sul Giornale di oggi è uscita una mia intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in gran parte dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di integrazione. Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal premier turco Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in Italia è passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito islamico Akp e considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli stranieri è un crimine contro l'umanità". Questa la risposta di Finkielkraut, che critica la tendenza a bollare come islamofobica qualunque critica un po' energica al mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di imporre i nostri costumi, ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle democrazie europee: parità tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai matrimoni forzati. Questi sono principi non negoziabili. Non è islamofobia "sottomettere" le popolazioni musulmane al rispetto dei diritti dell'uomo e far valere le regole della civiltà europea". Ha ragione Finkielkraut, occorre obbligare gli islamici immigrati in Occidente? O bisogna rassegnarsi alle idee di Erdogan, che rivendica il diritto di vivere in un Paese senza adeguarsi alle sue regole civiche e dunque senza vera integrazione, come in fondo propone il comunitarismo? Scritto in notizie nascoste, immigrazione, islam, turchia Commenti ( 38 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come si può davvero aiutare il Tibet Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva, mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 25 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto di ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali. Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando: la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato. Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 146 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.71 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (13) democrazia (14) francia (15) germania (2) giornalismo (31) gli usa e il mondo (23) globalizzazione (3) immigrazione (19) islam (12) Italia (78) medio oriente (8) notizie nascoste (27) presidenziali usa (6) russia (9) svizzera (3) turchia (12) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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Marcello Foa: Grazie a Hellstrike, a Marco e soprattutto ad Ambrogio per il suo giudizio lusinghiero sul mio saggio,... ignazio: Mi rifaccio alla lettera di Umberto Vastarini: i direttori di giornali e i giornalisti in genere, quando... Marcello Foa: Grazie Balqis, la stima è reciproca. Ho l'impressione però che ci riferiamo a due questioni... Ultime news SEMPRE GLI STESSIStuprata e strangolata: la tragica fine di PippaSupermiliardari, il club alla corte di ObamaSpagna, governo "rosa": 9 donne su 17 Una ministra è incintaItalia al voto, non fatevi imbrogliareBerlusconi vince la sfida tv: 600mila spettatori in più. 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Veltroni non buca lo schermo. Il Pd se la prende con gli spot (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 89 del 2008-04-13 pagina 6 Veltroni non buca lo schermo. Il Pd se la prende con gli spot di Laura Cesaretti Nervosismo nel centrosinistra dopo i dati sullo share. Morri "Faremo un esposto all'Agcom". L'accusa: "Pubblicità più lunghe durante l'intervista a Walter" da Roma Il risultato delle urne è ancora tutto da vedere, di qui a lunedì sera. Ma intanto è il risultato degli share a tenere banco, e ieri mattina l'annuncio dei dati Auditel sugli ascolti di Matrix non ha portato il buon umore nello stato maggiore del leader Pd. E d'altra parte Walter Veltroni è l'unico vero "homo televisivus" del centrosinistra, e come scrive Edmondo Berselli in quanto tale "non è affatto inferiore a Berlusconi, anzi forse lo batte", dunque per lui i punti di share contano quasi quanto i voti. E scoprire che venerdì sera il Cavaliere ne ha avuti sei più di lui lo ha fatto irritare non poco. Tanto più che solo due giorni prima il Pd aveva fatto fuoco e fiamme contro l'ipotesi che ad esordire a Matrix fosse Berlusconi. Un comunicato ufficiale dettato dallo staff veltroniano aveva lamentato che il leader del Pdl "abbia annunciato che aprirà la doppia intervista nella fascia di migliore ascolto". Mentana aveva replicato che l'ordine sarebbe stato stabilito per sorteggio, con tanto di notai e telecamere. Così è stato, e la fascia "migliore" se la è aggiudicata Veltroni. La trasmissione condotta da Enrico Mentana ha fatto un botto negli ascolti, con le interviste parallele ai due principali sfidanti. Ma nella prima metà di Matrix, quella conquistata da Veltroni, lo share è stato del 21,2%, nella seconda con Berlusconi ha raggiunto il 27,6%. Circa 600mila spettatori (e potenziali elettori) di differenza. Dal loft, ieri mattina, sono stati mobilitati gli uomini-comunicazione del partito, e il capogruppo Pd in Commissione di vigilanza Fabrizio Morri ha annunciato alle agenzie un esposto all'Authority per le comunicazioni "affinché l'Autorità medesima verifichi se, nella trasmissione Matrix andata in onda ieri su Canale 5 ci siano state violazioni dell'obbligo di parità di trattamento e del rispetto della legge sulla par condicio". A muovere i dubbi del Partito democratico è la considerazione, cronometro alla mano, che "nel corso delle interviste ai due ospiti si è verificata una interruzione pubblicitaria di circa quattro minuti durante lo spazio riservato a Veltroni, e di circa un minuto e mezzo durante lo spazio riservato a Berlusconi". E secondo Morri "non sfugge a nessuno che questo evento ha comportato sicuramente un danno per Veltroni e un vantaggio per Berlusconi in relazione agli ascolti". "Non so se sia stata una scelta compiuta dall'azienda Mediaset o un caso - spiega Morri - né peraltro credo che sposti dei voti. Ma obiettivamente è un po' sospetto che ci sia stata una tale differenza di tempi pubblicitari, e spetta ora all'AgCom fare le necessarie verifiche". Dal centrodestra si irrita Francesco Giro: "L'amico e collega Morri - dice l'esponente pdl - usa la pessima legge della par condicio per infrangere il silenzio elettorale e sollevare una polemica priva di senso e di interesse, che ha l'unico merito di dimostrare che la par condicio impone norme e vincoli imbecilli". La polemica, nel sabato di pausa pre-voto, si arena qua. Ma dimostra quanto il leader del Pd sia attento ai movimenti dell'audience e alle possibili ripercussioni elettorali. Solo il giorno prima, sugli ascolti di Porta a Porta si era svolta una guerra dei numeri molto simile, con gli esponenti del Pd a sostenere che era stata la "controprogrammazione di Mediaset" a far abbassare l'audience di Veltroni, che "per 30 minuti ha avuto Amici su Canale 5, mentre Berlusconi ha avuto solo per 9 minuti lo show dei record", spiegava il vice responsabile Informazione del Pd, Roberto Cuillo. Ma quale controprogrammazione, ribattevano da Mediaset: quella sera "non è stata organizzata alcuna variazione di palinsesto, Amici è sempre andato in onda il giovedì sera". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA C'è una cosa che tormenta Silvio Berlusconi: i brogli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nei seggi elettorali, le manine "esperte dei comunisti", la loro capacità di far annullare la scheda votata per il Pdl e farsi convalidare il voto per il Pd. È il suo chiodo fisso, per cui anche ieri ha continuato a sollecitare i responsabili regionali del partito alla massima sorveglianza. "Occhi aperti, non facciamoci fregare, difendiamo il nostro voto". Così al telefono ha chiesto informazione sulla dislocazione dei rappresentanti di lista che dovranno vigilare sul corretto scrutinio delle schede che già rappresentano un problema in sè: i simboli dei partiti coalizzati sono troppo vicini e il rischio annullamento potrebbe aumentare. L'altra sera, al termine di Matrix, lo stesso Berlusconi ha detto esplicitamente di essere preoccupato per i risultati di un focus realizzato su un campione di elettori: il 32% dei voti espressi per la coalizione Pdl-Lega è risultato nullo a causa degli errori commessi durante la simulazione di voto. E questo, ha aggiunto, riguarda anche l'alleanza Pd-Idv. Ecco, i rappresentanti di lista dovranno tenere gli occhi aperti e far applicare alla lettera la circolare del ministero dell'Interno con la quale si spiega che deve essere fatta valere la volontà dell'elettore. E la volontà degli elettori per Berlusconi sarà sicuramente dalla sua parte. Berlusconi è convinto di avere la vittoria in tasca. Dice di essere "molto ottimista". "Mi sento sereno come chi ha fatto il proprio dovere", ha spiegato ai giornalisti che ieri lo attendevano davanti a Palazzo Grazioli. È soddisfatto delle sue ultime performance televisive, soprattutto quelle di "Porta a Porta" e di "Matrix" dove ha incassato uno share superiore allo sfidante Veltroni. Si è fatto una risata quando gli hanno detto che il Pd presenterà un esposto all'Agcom per la violazione della parità di trattamento a Matrix (4 minuti di interruzione pubblicitaria per Veltroni contro un solo minuto e mezzo per Berlusconi). "Sono polemiche basate sul nulla: tutte le scuse sono buone", ha detto ai suoi collaboratori con i quali in mattinata ha letto i principali quotidiani e commentato con grande soddisfazione, per l'appunto, i dati sugli ascolti televisivi di Matrix. Ma è il dato politico di fondo che lo soddisfa di più: quello di aver potuto spiegare bene il suo programma e, soprattutto, di avere smascherato le "bugie" di Veltroni. Al leader del Pd, a suo giudizio, non sarebbe riuscito "il gioco di prestigio di far dimenticare il governo Prodi". Così, allegro e sicuro di avere fatto il suo dovere, all'ora di pranzo Berlusconi ha lasciato la sua residenza-ufficio di via del Plebiscito per fare quattro passi. Meta: alcuni negozi di bigiotteria. Ciondoli, portachiavi, marionette, giocattoli che intende regalare agli ospiti di una casa famiglia di Como. I turisti che lo incrociano lo fermano, cinque biondissime inglesi gli chiedono una "picture" e il Cavaliere si fa fotografare volentieri in mezzo a loro. Autografi e altre fotografie con alcuni sostenitori che gli chiedono se è stanco e lui, figuriamoci, risponde di essere in piena forma: "Mi sento un leone". Nel pomeriggio, dopo un breve incontro con Michela Brambilla, è partito per Milano. Rimarrà nella villa di Macherio con la famiglia fino a domani: qui attenderà il risultato elettorale. Oggi alle 11 andrà a votare nel seggio di Milano: questa volta non si presenterà, come aveva sempre fatto, con mamma Rosa.

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Mentana: "Un duello senza pathos" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 89 del 2008-04-13 pagina 0 Mentana: "Un duello senza pathos" di Fabrizio De Feo I vertici del Partito democratico lamentano l'eccessiva durata delle reclame durante l'intervento del loro leader? è una polemica insignificante... da Roma Enrico Mentana, il giorno dopo cosa le rimane del confronto a distanza Berlusconi-Veltroni? è soddisfatto per come si è svolto o c'è il rimpianto per qualcosa che non è andato come avrebbe voluto? "I rimpianti non servono a niente. La puntata è venuta come immaginavo e volevo. Avevo detto ai telespettatori prima che iniziasse che non volevo mettermi in mostra e che volevo che fossero le risposte le protagoniste piuttosto che le domande. Essendo l'ultima occasione di confronto prima del voto era giusto permettere ai telespettatori di confrontare le ricette dei due protagonisti. Il mio dovere era solo quello di incalzarli su temi su cui non avrebbero parlato autonomamente come la mafia e il sindacato". Come è stata la preparazione dell'evento? Ha sentito l'emozione del prepartita? "Non voglio sembrare immodesto ma ho fatto abbastanza nella mia carriera per dire che non ho sentito particolare emozione. Durante il resto della giornata mi sono occupato d'altro. E non ho preparato una griglia di domande per non correre il rischio di non ascoltare le risposte". Il verdetto del pubblico dice ascolti record per Matrix e uno share più alto per Berlusconi rispetto a Veltroni. Come si spiega questa vittoria del candidato premier del Pdl? "Non voglio sembrare cerchiobottista a tutti i costi ma, così come in passato non avevo dato un particolare significato ai maggiori ascolti di Veltroni su Raidue, ribadisco che si tratta di classifiche che non hanno senso. L'ascolto, partendo dalla pubblicità di prima serata, ha un decollo lungo e l'inizio ha sicuramente condizionato le medie di Veltroni. Inoltre il pubblico di Canale 5 è più radicato al Nord dove Berlusconi è più forte. In ogni caso non è importante chi vince il confronto televisivo ma chi vince le elezioni". Il Pd si lamenta per la durata delle fasce pubblicitarie. "Mi sembrano polemiche insignificanti che inviterei tutti a relativizzare". Caso chiuso anche per la polemica finale con Berlusconi sul facsimile della scheda elettorale? "Nessun caso. Ho fatto solo il mio dovere". è stato difficile da orchestrare questo duello senza contraddittorio? "L'intenzione iniziale era quella di allinearli sulla stessa griglia di domande ma l'incipit di Berlusconi sulle bugie di Veltroni mi ha fatto subito intuire che sarebbe stata una pia illusione. Hanno stili troppo diversi. Uno è espositivo, l'altro è assertivo; uno è più ordinato, l'altro è più irrequieto. Sono diversi e ho voluto assecondarli nelle modalità con cui amano esprimersi". Come le sono sembrati Berlusconi e Veltroni? Chi era più in palla? "Tutti e due erano all'ultimo giorno di campagna elettorale e questo si sentiva. Non hanno fatto altro che ripetere la loro impostazione iniziale e hanno tentato di rimarcare le differenze che pure sono evidenti visto che sono animali politici diversissimi". Il sorteggio può aver favorito qualcuno? "è stato accettato da entrambi. In ogni caso quando due leader possono parlare davanti a sei milioni di telespettatori cosa possono volere di più dalla vita? Oltretutto io sono convinto che il 90% dei telespettatori sapesse già esattamente per chi votare. Io spero solo di aver fatto un esercizio corretto di servizio pubblico". Lei è dal '94 che conduce confronti. C'è stato qualcosa di davvero diverso in questo match? "La novità è che non si sono confrontati. Purtroppo ritengo che questa sia la modalità preferita dai politici, da tutti al di là delle dichiarazioni ufficiali. Forse ne guadagna la chiarezza con questa formula ma si perde il pathos e il confronto. Il problema è che la politica ingerisce su tutto e attraverso la Vigilanza ci dice quello che possiamo e non possiamo fare, dimenticando che i politici potrebbero benissimo rifiutare i faccia a faccia, senza bisogno di nascondersi dietro i regolamenti". A Matrix, così come in tutta la campagna elettorale, è stata praticamente bandita la politica estera. Perché? "Chi ne parla va incontro all'ostracismo del pubblico. Ma la politica estera non è stata la sola grande assente. Sono mancati i protagonisti, al di là dei leader, ed è risultato tutto strano e impoverito". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Elezioni, alle 12 affluenza in leggero calo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Elezioni, alle 12 affluenza in leggero calo Posted By redazione On 13/4/2008 @ 13:26 In Apertura#3 | No Comments Affluenza in legggero calo rispetto alle precedenti consultazioni: [1] per il Viminale alle 12 ha votato il 16,4% degli elettori, a differenza del 17,5% nel 2006. Stamattina a Roma tra gli applausi della folla hanno votato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la moglie Clio. Il leader del Pdl Silvio Berlusconi è andato a votare poco dopo mezzogiorno, a un centinaio di metri dalla casa dove abitava la mamma, e dove quasi sempre si reca alle urne. È stato accolto da un lungo applauso: una donna ha anche gridato "Silvio salvaci" mentre un altro ha urlato "forza Milan". A Roma, in mattinata, il candidato premier del Pd Walter Veltroni è arrivato al seggio accompagnato dalla moglie Flavia e dalle due figlie Martina e Vittoria. Nello stesso istituto scolastico romano è giunto, mezz'ora dopo Veltroni, il leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, ma è andato in un'altra sezione. Il candidato premier dell'Udc, Pierferdinando Casini, ha votato al quartiere Parioli, insieme alla moglie Azzurra Caltagirone, alla figlia Caterina e a Francesco, nato la settimana scorsa. A chi provava a fargli qualche domanda Casini ha risposto: "Non parlo di politica ai seggi perché rispetto le leggi". Il candidato premier del Partito socialista Enrico Boselli è arrivato a Ceretolo di Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna: nel seggio accanto al suo, casualmente, stava consegnando le sue preferenze elettorali l'attrice Gloria Guida. A Milano Daniela Santanchè, candidata premier per La Destra prima di entrare nella cabina elettorale ha scherzato con i fotografi. Il candidato sindaco del Pd Francesco Rutelli ha votato stamani a Roma: è arrivato alle urne dopo le undici accompagnato dalla moglie Barbara Palombelli e dalle due figlie, una delle quali ha votato per la prima volta. In via Giancarlo Bitossi, alla Balduina, è andato a votare Gianni Alemanno, candidato sindaco di Roma per il Pdl , in compagnia della moglie Isabella Rauti. A Napoli, il sindaco Rosa Russo Iervolino ha già votato nel seggio allestito nella scuola materna al vico Santissimi Filippo e Giacomo: avvicinata dai giornalisti ha sottolineato che "con la stessa tranquillità con la quale si è svolta la campagna elettorale si stanno svolgendo le operazioni di voto, senza nessun incidente". A Catania i due maggiori candidati alla carica di presidente della Regione Sicilia sono andati entrambi alle urne, accompagnati dalle loro famiglie: Anna Finocchiaro, candidata del centrosinistra con il marito e dalle due figlie, e Raffaele Lombardo, candidato del centrodestra, con la moglie.

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Berlusconi vince la sfida tv: 600mila spettatori in più. E Veltroni non buca lo schermo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 89 del 2008-04-13 pagina 0 Berlusconi vince la sfida tv: 600mila spettatori in più. E Veltroni non buca lo schermo di Adalberto Signore Oltre 6 milioni di italiani assistono all'appello del Cavaliere contro i 5 e mezzo che seguono il leader Pd. Il bilancio del leader Pdl: "Ho dato il massimo, comunque vada sono a posto con la mia coscienza". Il Pd se la prende con gli spot da Roma Il "picco" arriva alle 23.07, quando negli studi del Palatino va in scena il "duello" tra Silvio Berlusconi e Enrico Mentana. Con il Cavaliere che interrompe il conduttore di Matrix mentre spiega davanti a un tabellone come si vota. "Così è un voto nullo", dice disegnando con l'indice un'immaginaria croce a cavallo tra i simboli di Pd e Idv. Ma Mentana tira dritto - "non c'è più tempo" - e prima ancora che l'ex premier finisca la frase lancia i titoli di coda. Una chiusa che Berlusconi non gradisce affatto perché, spiega con disappunto a telecamere spente, "mi ha fatto fare una figuraccia". Eppure, il siparietto vale il 35,4% di share con sei milioni e 831mila spettatori. Il picco più alto registrato da Matrix nella sfida finale tra Veltroni e Berlusconi. Vinta decisamente dal leader del Pdl che nel suo segmento (tra le 22.13 e le 23.08) incassa una media di sei milioni e 118mila spettatori (27,6 di share) contro i cinque milioni e 516mila (21,2) fatti registrare dal leader del Pd (tra le 21.20 e le 22.15). Insomma, una partita senza storia nonostante le polemiche di rito del giorno dopo: Veltroni, fanno sapere dal loft di Sant'Anastasia, "ha avuto la pubblicità più lunga" e "ha fatto da traino a Berlusconi". E pensare che per qualche minuto proprio il "duello" del "picco" tra Berlusconi e Mentana aveva lasciato un po' di gelo nello studio di Matrix. Perché, ragionava venerdì sera il Cavaliere nei corridoi del Centro Palatino, "ho solo cercato di fare chiarezza su quello che è il principale rischio di nullità della scheda". E ciò che la croce venga messa esattamente a cavallo tra due liste alleate e non su una soltanto. "Abbiamo organizzato dei focus con elettori e ci hanno detto - spiegherà l'ex premier appena rientrato a Palazzo Grazioli - che il 32% è intenzionato a mettere la X esattamente nel mezzo". La querelle con Mentana, però, si chiude velocemente. Il Cavaliere, infatti, è più che soddisfatto della sua performance e al telefono sono in molti a farsi vivi per i complimenti. Anche per quella prima parte in cui - contravvenendo ai consigli del suo staff - ha replicato punto per punto a quanto detto prima di lui da Veltroni. "Troppe bugie - spiegherà più tardi in privato - ce l'avevo dentro e lo dovevo dire...". Così, finite le fatiche della campagna elettorale, nonostante l'ora tarda, Berlusconi può finalmente rilassarsi. "Ho dato il massimo. Comunque vada - dice ai suoi collaboratori - sono a posto con la mia coscienza, ho fatto il mio dovere". E in effetti l'ultimo mese è stato una girandola pressoché continua di comizi (anche tre al giorno), passeggiate tra la gente e interviste di ogni sorta al punto di dover ricorrere agli aerosol al cortisone per la voce. Anche se, pur essendo quasi mezzanotte, prima di godersi la cena manca ancora un'ultima fatica. Una veloce riordinata alla scrivania e poi, insieme a Sestino Giacomoni, un'ultima lettura all'intervento da mandare al Sole 24 Ore. Ora è finita davvero. Con un solo rammarico, spiegava ieri in privato. Perché un mese fa mai si sarebbe aspettato che la campagna elettorale sarebbe finita a colpi di guantoni. D'altra parte, spiega Giacomoni, "la vera grande delusione è stato l'accordo con Di Pietro". A quel punto "abbiamo capito che le cose sarebbero cambiate". E quello che Piero Testoni definisce "l'intervallo tra il primo e secondo tempo" della campagna elettorale è arrivato il 28 marzo quando il tavolo elettorale del Pdl ha chiesto al Cavaliere di "uscire dall'equivoco" del fair play e del buonismo. Chi c'era - Bonaiuti, Testoni, Cicchitto, Lupi, Carfagna, Ronchi, Gasparri e Bocchino - racconta che Berlusconi qualche resistenza l'ha fatta perché sperava che quelle del leader del Pd fossero "solo sbavature". Poi, spiega un deputato di casa a Palazzo Grazioli, "anche gli uomini più vicini a D'Alema e Prodi" (che, si sa, troppo solidali con Veltroni non lo sono mai stati) "ci hanno fatto presente che lo stavamo sottovalutando". E c'è stato il giro di boa. A questo punto, dunque, c'è solo da aspettare. Con "serenità", spiega il Cavaliere passeggiando per le boutique e i negozietti di Corso Vittorio, dove di tanto in tanto si rifugia nelle sue giornate romane. Poi, dopo un'ora passata ad acquistare regali per una casa famiglia di Como, via verso Ciampino. Il resto del sabato lo passa con la famiglia a Macherio. Questa mattina, invece, tornerà a Milano per votare. Nel seggio di via Scrosati, dove ha sempre accompagnato mamma Rosa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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MODERNIZZARE IL PAESE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Giulio Anselmi MODERNIZZARE IL PAESE La campagna elettorale che abbiamo alle spalle ha prodotto manciate di promesse senz'essere capace di esprimere una visione dell'Italia. Come se entrambi i principali contendenti immaginassero un breve e piccolo governo, destinato, nel migliore dei casi, a produrre alcune essenziali riforme, forse addirittura soltanto una nuova legge elettorale; e, nel peggiore, a vivacchiare per tanta o poca legislatura. Tutti i partecipanti alle elezioni, Berlusconi e Veltroni in primo luogo, sono appesantiti dal passato. Berlusconi non può menar troppo vanto - anche se talvolta, nella foga del comiziante, ripete i soliti autoelogi - di un governo che lasciò i conti pubblici in cattive condizioni e che riuscì a realizzare, secondo le valutazioni più attendibili, solo il 50/60 per cento del suo programma. Veltroni porta sulle spalle il gravoso fardello del bilancio del ministero Prodi (che nel giudizio dell'opinione pubblica è forse ancora più pesante della realtà) e fa del suo meglio per non apparirne ingobbito. Quanto al futuro, i candidati premier, immersi loro malgrado nell'economia-mondo, hanno presto dovuto accantonare le polemiche domestiche su veri o immaginari tesoretti: la realtà italiana, ormai da sei anni a crescita zero (dati Ocse di pochi giorni fa), non consente a nessuno di cavarsi d'impaccio accusando la cattiva gestione dell'avversario. Se dalla nascita dell'euro in poi lo sviluppo italiano è sempre stato inferiore alla media europea è difficile prendersela con la congiuntura internazionale e non con i governi di centro-destra e centro-sinistra che si sono succeduti. L'indebolimento del Paese, che chiama in causa l'intera classe dirigente al di là della rappresentanza politica, pone i futuri eletti di fronte a un'emergenza drammatica: è urgente stimolare la crescita e sostenere il potere d'acquisto dei ceti medi e poveri, riducendo le tasse e aumentando stipendi e salari. Ma è chiaro che il beneficio di provvedimenti fiscali redistributivi dura poco se non si accompagna a riforme che rilancino la produttività d'insieme del sistema. Di fronte a un Paese depresso nessuno è stato capace di una proposta-choc. Tutto ciò aiuta a capire la deludente somiglianza dei programmi. Ma anche una significativa differenza di toni, più pessimista quello del Cavaliere (che spesso ha parlato della necessità di provvedimenti impopolari), più sbrigliato nel promettere Veltroni: differenza sarcasticamente spiegata da Tremonti con una diversa consapevolezza, quella della vittoria da parte del Pdl e quella della sconfitta da parte del Pd. Le promesse a pioggia - meno Ici, pensioni più alte, case a prezzi accessibili ecc.- non bastano a fare la differenza: la sfiducia seminata a piene mani dal tifone dell'antipolitica non si è limitata a colpire più duramente la formazione al governo e a sradicare esponenti di partito di lungo corso, ma ha percorso l'intera campagna ricoprendo parole e persone con lo sgradevole polverone del "già visto". Una campagna che non ci ha risparmiato le vecchie gag del Cavaliere, ma che non ha realizzato pienamente neppure il tentativo di innovazione veltroniano. E non è un caso che gli indecisi arrivino, secondo le valutazioni più pessimiste, a un terzo del totale e che si tema una valanga di astensioni. Quanto peserà la sfiducia? Quanto funzionerà, come antidoto, ciò che rimane del vecchio cemento identitario nei diversi partiti? Il risultato di queste elezioni sarà determinante per il futuro di un sistema minato, negli anni passati, proprio dall'inettitudine dimostrata sul principale banco di prova della politica, quello della governabilità. Non è un caso che, dopo l'esperienza Prodi, una parola d'ordine abbia percorso gli schieramenti, divenendo di volta in volta elemento di coesione o ripulsa: quella del "voto utile", assegnato all'uno o all'altro dei due schieramenti, Pdl e Pd, che soli sembrano avere la forza di dare vita a una maggioranza di governo. Ma dire "utile" non basta a chiarire la destinazione di marcia: sono molti a ritenere - esponenti dell'establishment, commentatori illustri e da ultimo l'ambasciatore americano Spogli - che un momento difficile come l'attuale richieda la condivisione delle responsabilità da parte dei due maggiori partiti. La campagna elettorale che abbiamo alle spalle sembra dimostrare che tra Pdl e Pd manchi l'omogeneità necessaria - anche a causa del peso, che potrebbe essere decisivo, della Lega - per intervenire sui grovigli di nodi che immobilizzano il Paese e per fronteggiare le conseguenti reazioni. Ciò che oggi si può dire è fin troppo ovvio: chi vince, governi. In caso di parità, come si ipotizza con insistenza per il Senato, è opportuno che Pdl e Pd si sforzino di realizzare un'intesa strettamente finalizzata ad approvare una decente legge elettorale. Quanto a chi scegliere, è il caso di introdurre un elemento di serenità: non siamo di fronte a elezioni epocali. Si confrontano partiti, non visioni del mondo. In gioco è la velocità del processo di modernizzazione del Paese. Da una parte c'è un'alleanza corporativa, di protezionisti e liberisti presunti, dall'altra gli eredi di una coalizione che non è stata affatto brillante nel suo tentativo di governare una società dinamica ma che propongono un'ipotesi, almeno sulla carta, innovativa. Lo stato di crisi della società italiana non consente di essere conservatori.

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Dalle liti per un posto in lista alle donne orizzontali fino alle uova per Ferrara e alle risse nei comizi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Settanta giorni di campagna elettorale. Per alcuni noiosa, per altri entusiasmante, come ogni campagna. Alcuni temi toccati sono serissimi, altri fanno parte del Circo Barnum della politica italiana. In un modo o nell'altro passerà alla storia anche questa campagna. ABORTO. Tema delicato, ma non tutti gli italiani probabilmente lo collocano tra quelli su cui maggiormente chiedono una risposta certa alla classe politica. Però se lo sono comunque visti porre quotidianamente come argomento su cui si valuta l'appartenenza tra chi stia dalla parte dei giusti e chi no. BROGLI. Dal referendum del '46 in poi sono stati l'argomento principe di ogni chiamata alle urne. Berlusconi ne è tutt'oggi ossessionato, tanto da essere sicuro della sua vittoria solo se nessuno imbroglierà. Per Veltroni l'avversario ne parlava già nel '94. Di solito torna sull'argomento chi perde. CAMICIE. Quando Silvio indossa la sua blu notte senza cravatta sembra proprio quel rubacuori che va dicendo di essere, ma solo per chi ami il vintage passionale. Quando Walter indossa la sua botton down con l'asola al vento sembra proprio sprizzar tenerezza, ma solo per chi pensi che il casual sia di sinistra. DUELLO TV. Lo scontro finale che tutti avrebbero voluto vedere, ma che è stato proibito dalla legge. Duello sì tra conduttori televisivi, per accaparrarsi l'unico spettacolo allettante della campagna. Mentana ottiene interviste separate dei big, in diretta una dopo l'altra, senza contatto neanche in studio. ENDORSEMENT. Di solito si usa per definire un artista che durante i concerti sponsorizza una particolare marca di strumenti musicali. In questa campagna si è usato per artisti che si sono mostrati lietamente abbinati a un marchio di partito. L'endorsement più celebre è stato tra George Clooney e il Pd. FUCILI. Evocati da Umberto Bossi contro la "canaglia romana" e le "schede-trappola". Per il capo indiscusso del Carroccio non c'era altro da fare che da imbracciare i fucili. L'uscita è stata poi attutita, ma in realtà era così antica da risultare innocua. Nessuno li chiama più fucili, oggi si dice Kalashnikov. GRULLI. È la versione edulcorata del consueto paterno rimbrotto di Berlusconi al popolo degli elettori. La volta precedente, con maggiore rigore, aveva invitato gli italiani a non fare "i coglioni" votando a sinistra. Con il passar del tempo si è ingentilito e ha usato il collodiano "grulli". HILLARY CLINTON. Per Umberto Bossi non ci sono dubbi, lui voterebbe Hillary. Forse per reazione al fatto che Veltroni si è ispirato assai alla campagna elettorale di Barack Obama, candidato democratico alla presidenza. O forse solo perché è il suo tipo di donna, gli ricorda la Pivetti dei bei tempi. INSULTI. All'inizio campagna al grido di "vinca il migliore" Presto lo sbracamento lessicale non è tardato a manifestarsi ed è risultato oltremodo creativo: "sor bugia", "mascalzone", "walterino, sette doppiezze", "bullo", "orrido". Forse Alvaro Vitali è il comune spin doctor? LAUREA. Berlusconi è laureato, Veltroni no. Differenza che il Cavaliere rimarca. L'accusa è pesante verso Di Pietro. Lui si è laureato "con i Servizi" dice. Io laureato alla Statale di Milano, Berlusconi alla P2, replica stizzito l'ex Pm. MAGISTRATI. Test periodici di salute mentale per le toghe. L'idea di Berlusconi era già scritta nella riforma della Cdl. Ma prima del voto fa un altro effetto. "Perchè invece non li facciamo ai politici e ai candidati premier?", replica la candidata premier della Destra Daniela Santanchè. NANETTI. I dieci candidati minori hanno fatto di tutto per dimostrare che anche loro esistevano. Sulla carta nessuno gliel'ha mai negato, ma in tv implacabile la differenza tra grandi e piccoli ha creato depressioni di share senza precedenti. Qualcuno ha tentato uscite clamorose da studio, ma son stati fuochi di paglia. OMOSEX. Tema ricorrente e controverso. Se Gasparri dice che nulla avrebbe da eccepire su un leader di "tendenza", scivola sull'argomento il candidato del Pd generale Mauro Del Vecchio. Per lui niente omosessuali nell'esercito. La Sinistra e i Socialisti insorgono e lo accusano di omofobia. PIZZA. Simbolo dell'Italia nel mondo, mette a rischio i voti degli italiani all'estero. Il Consiglio di Stato chiede che lo Scudo-crociato della Dc di Pizza venga riammesso. Cambiare le schede e invalidare le votazioni già fatte all'estero? Il Viminale si oppone. La Cassazione rimanda alle Camere. Pizza rinuncia. QUELLA COSA. Daniela Santanchè l'ha più volte evocata senza mai darle nome. Il tema era la sua volontà ferrea a non cederla ad altri. In una prima battuta ha ribadito che la dazione mai avvenne per interesse e carriera. Poi si è concentrata sulla negazione reiterata a Berlusconi, ma mai nulla rivelò sulle richieste. RIFIUTI. Quelli della Campania tengono banco in ogni comizio e fanno temere il Pd per le sue sorti nella regione. La spazzatura è puzzolentissima quando è impugnata come arma politica verso gli avversari, diventa evanescente e strumentale quando imbarazza chi se la trova dentro casa e protagonista nei tg. TOTTI. Il Pupone diventa il punto di frizione "Appoggia Rutelli, è fuori di testa", dice Berlusconi proprio al Colosseo. Così si accende la miccia dell'ultima polemica, insorge il popolo giallorosso nei suoi più illustri rappresentanti. Veltroni ci inzuppa il pane..."Un altro messaggio di odio". SQUALIFICA. E' un termine psicologico: "Se a uno gli piace Casini magari perché è un 'bel fieù!" Disse Berlusconi, facendo eco a Prodi che nel 2004 disse di Rutelli "Bello guaglione", sembra così che il voto al più giovane non possa essere che un omaggio al suo gradevole aspetto. Nessuna pietà per i rivali belli. VELTRUSCONI. la nuova chimera era citata soprattutto agli inizi della campagna, quando i due contendenti ancora tiravano di fioretto, oggi sembrano spararsi cannonate e la fusione ideale in un'unica creatura irreale sembra meno affascinante per i cantori di epica elettorale. Continua a usarla Casini. UOVA. Il lancio delle uova, reiterato e diffuso su Giuliano Ferrara ha riportato un clima affettuosamente goliardico che non si respirava da anni. Non accadeva dai tempi delle contestazioni anti pellicce alla Scala di Milano. Qualcuno, come Sgarbi, è convinto che alla fine questo gli gioverà. ZERO (VIRGOLA). I grandi su un punto almeno sono d'accordo: entrambi si raccomandano di non disperdere il "voto inutile" con atti non finalizzati a votar loro. Scegliere un partito piccolo, spiegano, favorisce gli avversari. Ma sui "piccoli" (vedi alla voce "Nanetti") però si fanno i conti per Senato e voto disgiunto.

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Elezioni, alle 19 l'affluenza è ancora in calo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Elezioni, alle 19 l'affluenza è ancora in calo Posted By redazione On 13/4/2008 @ 19:26 In Apertura#3 | No Comments Ha votato il 47,3% degli elettori: due anni fa l'affluenza, alla stessa ora, era il 51,6%. Le operazioni di voto per il rinnovo del Parlamento sono in corso regolarmente da questa mattina alle ore 8, e proseguiranno oggi fino alle ore 22. I seggi riapriranno domani alle 7 per chiudere alle 15. Molti politici sono andati alle urne già in mattinata. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accompagnato dalla moglie Clio, si è recato al seggio elettorale di via Panisperna qualche minuto prima delle undici, bruciando sul tempo candidati premier e leader politici. Il presidente è stato salutato dal caloroso applauso degli elettori in quel momento presenti al seggio. Intorno alle undici hanno raggiunto i rispettivi seggi elettorali alcuni dei principali protagonisti della campagna elettorale. Il candidato premier del Pd Walter Veltroni, accompagnato dalla moglie Flavia e dalle due figlie, si è messo ordinatamente in fila nel seggio vicino piazza Fiume dove qualche minuto dopo si è recato il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini. Negli stessi minuti, a Curno, in provincia di Bergamo, si è presentato al seggio elettorale il ministro delle Infrastrutture e leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. Deposta la scheda nelle urne, il ministro ha fatto uno strappo alla regola del silenzio per criticare l'elezione-referendum e polemizzare, senza mai citarlo, con il leader del Pdl Silvio Berlusconi. Vicino Bologna, a Casalecchio di Reno, ha votato intorno alle undici il candidato premier del Partito socialista Enrico Boselli. A Milano è stata Daniela Santanché la prima candidata premier a recarsi alle urne. Visto l'imponente schieramento di fotografi che l'attendeva li ha salutati augurandosi che tanta attenzione le porti bene. "Sorriderò domani, oggi è soltanto la vigilia", è stato il commento fin troppo allusivo sulle attese del voto. Intorno a mezzogiorno è andato a votare il leader del Pdl Silvio Berlusconi. Stesso seggio di sempre, a poche centinaia di metri dall'appartamento dove abitava la madre. Nella scuola media Dante Alighieri che ospita il seggio, Berlusconi è stato salutato calorosamente da alcuni elettori che erano in fila. Non è mancato il grido "Silvio salvaci", lanciato da una signora, e un "forza Milan", incitamento senz'altro più neutro almeno sul piano politico. Le attenzioni sono state però tutte per un bambino di 3 anni, tenuto in braccio dalla mamma e già tifoso milanista. Quasi nella stessa ora, a Roma, si è recato a votare il candidato premier dlel'Udc. Pier Ferdinando Casini, accampagnato dalla moglie Azzurra Caltagirone e da due figli, si è messo in fila nel seggio di via Lovanio. Casini ha rispettato scrupolosamente il silenzio elettorale. Si è concesso soltanto ai flash dei fotografi e ai saluti degli elettori. Il presidente del Consiglio uscente Romano Prodi e la moglie Flavia hanno votato intorno a mezzogiorno nel loro seggio di Bologna. Il ministro della Difesa Arturo Parisi ha votato nel seggio allestito alla scuola elementare San Giuseppe a Sassari. Al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, che ha votato a Milano, è scappato un commento nella forma di augurio: "Speriamo" ha detto "che non ci siano impedimenti, ostacoli, pasticci di nessun tipo". Il ministro dell'Ambiente e leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio ha votato a Bari, nel seggio allestito in una scuola. Prima di entrare nella cabina il ministro ha consegnato al presidente il proprio cellulare dotato di fotocamera.

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Voto, alla chiusura dei seggi l'affluenza è ancora in calo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 13-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Voto, alla chiusura dei seggi l'affluenza è ancora in calo Posted By redazione On 13/4/2008 @ 22:09 In Apertura#3 | No Comments Alle 22 ha votato il 63,63% degli elettori: due anni fa l'affluenza, alla stessa ora, era del 67,55%. Sono i dati parziali del Viminale raccolti da 3208 Comuni su 8101. I seggi riapriranno domani alle 7 per chiudere alle 15. Molti politici sono andati alle urne già in mattinata. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accompagnato dalla moglie Clio, si è recato al seggio elettorale di via Panisperna qualche minuto prima delle undici, bruciando sul tempo candidati premier e leader politici. Il presidente è stato salutato dal caloroso applauso degli elettori in quel momento presenti al seggio. Intorno alle undici hanno raggiunto i rispettivi seggi elettorali alcuni dei principali protagonisti della campagna elettorale. Il candidato premier del Pd Walter Veltroni, accompagnato dalla moglie Flavia e dalle due figlie, si è messo ordinatamente in fila nel seggio vicino piazza Fiume dove qualche minuto dopo si è recato il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini. Negli stessi minuti, a Curno, in provincia di Bergamo, si è presentato al seggio elettorale il ministro delle Infrastrutture e leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. Deposta la scheda nelle urne, il ministro ha fatto uno strappo alla regola del silenzio per criticare l'elezione-referendum e polemizzare, senza mai citarlo, con il leader del Pdl Silvio Berlusconi. Vicino Bologna, a Casalecchio di Reno, ha votato intorno alle undici il candidato premier del Partito socialista Enrico Boselli. A Milano è stata Daniela Santanché la prima candidata premier a recarsi alle urne. Visto l'imponente schieramento di fotografi che l'attendeva li ha salutati augurandosi che tanta attenzione le porti bene. "Sorriderò domani, oggi è soltanto la vigilia", è stato il commento fin troppo allusivo sulle attese del voto. Intorno a mezzogiorno è andato a votare il leader del Pdl Silvio Berlusconi. Stesso seggio di sempre, a poche centinaia di metri dall'appartamento dove abitava la madre. Nella scuola media Dante Alighieri che ospita il seggio, Berlusconi è stato salutato calorosamente da alcuni elettori che erano in fila. Non è mancato il grido "Silvio salvaci", lanciato da una signora, e un "forza Milan", incitamento senz'altro più neutro almeno sul piano politico. Le attenzioni sono state però tutte per un bambino di 3 anni, tenuto in braccio dalla mamma e già tifoso milanista. Quasi nella stessa ora, a Roma, si è recato a votare il candidato premier dlel'Udc. Pier Ferdinando Casini, accampagnato dalla moglie Azzurra Caltagirone e da due figli, si è messo in fila nel seggio di via Lovanio. Casini ha rispettato scrupolosamente il silenzio elettorale. Si è concesso soltanto ai flash dei fotografi e ai saluti degli elettori. Il presidente del Consiglio uscente Romano Prodi e la moglie Flavia hanno votato intorno a mezzogiorno nel loro seggio di Bologna. Il ministro della Difesa Arturo Parisi ha votato nel seggio allestito alla scuola elementare San Giuseppe a Sassari. Al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, che ha votato a Milano, è scappato un commento nella forma di augurio: "Speriamo" ha detto "che non ci siano impedimenti, ostacoli, pasticci di nessun tipo". Il ministro dell'Ambiente e leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio ha votato a Bari, nel seggio allestito in una scuola. Prima di entrare nella cabina il ministro ha consegnato al presidente il proprio cellulare dotato di fotocamera.

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