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tARTICOLI DEL 13-4-2008 #TOP
- OGGI POSSIAMO.
CAMBIARE IL PAESE. DI EUGENIO SCALFARI (LA REPUBBLICA 13-4-2008)
- SEMPRE GLI
STESSI DI MARIO GIORDANO (IL GIORNALE 13-4-2008)
- IL CASO / LA
STAMPA STRANIERA IL SOLITO MELODRAMMA. DI VITTORIO ZUCCONI (LA REPUBBLICA
13-4-2008)
SOLE
e nuvole si alternano nei cieli d'Italia in questi giorni di un aprile che
trattiene ancora una coda d'inverno ma preannuncia col verde dei prati e il
profumo dei fiori la più dolce stagione dell'anno. Così ci auguriamo che sia
anche per la società italiana, appesantita dai tanti fardelli del passato ma
desiderosa di riprendere slancio e di lavorare per un futuro meno avaro di
speranze e di risultati.
Vedo che la preoccupazione maggiore di molti osservatori delle vicende
politiche, giunti alla scadenza della campagna elettorale, si appunta sul dopo
elezioni. Quale che sia l'esito, vinca l'uno o l'altro dei due principali
competitori, si teme che dalle urne non esca una netta vittoria e di
conseguenza un governo più affannato a durare che capace di affrontare i
problemi di fondo che incombono sull'Italia, sull'Europa e sul mondo intero.
Si ripropone a questo punto un tema con il quale siamo alle prese da quindici
anni, cioè dall'irruzione di Silvio Berlusconi nella politica: quello della sua
legittimità, quello dell'anomalia da lui introdotta nella democrazia italiana e
della sua demonizzazione da parte di quella metà del Paese che non si riconosce
in lui e lo considera a tutti gli effetti il nemico pubblico numero uno.
Questo diffuso sentimento di delegittimazione che provoca inevitabilmente
un'analoga reazione, condizionerà la fase politica successiva al voto? Renderà
ancora più arduo governare? Spingerà il vincitore a esercitare vendette e
discriminazioni contro i perdenti? Trasformerà l'autorevolezza in autoritarismo
seguendo uno schema purtroppo frequente nella nostra storia?
La maggior parte degli osservatori indipendenti riconosce a Walter Veltroni
d'aver condotto una campagna elettorale misurata e responsabile, senza toni di
rissa, senza attacchi scomposti all'avversario, innovativa ed equilibrata sugli
impegni assunti con gli elettori. Il timore che si fa strada in queste ore di
pausa e di attesa, anche di fronte alle frequenti incontinenze del leader di
centrodestra, è che questo clima possa radicalmente cambiare.
L'esperienza dei due anni passati, durante i quali l'opposizione di
centrodestra non ha fatto altro che puntare sulla "spallata" per
sgominare l'esile maggioranza di Prodi al Senato pesa giustamente nel ricordo
di quanti seguono con attenzione le vicende della politica. Non potendo
chiedere a Berlusconi di correggere la sua natura, lo chiedono a Veltroni:
quale che sarà la sua posizione post-elettorale, spetterebbe a lui e sopportare
con inesauribile pazienza gli spiriti animali dell'avversario.
Doppio gravame per Veltroni e per quella metà del paese che non si riconosce in
Berlusconi: blandirlo in caso di vittoria dei democratici, sopportarlo se fosse
lui a prevalere di poco senza imitare quanto lui stesso fece. Chiedere che i
democratici ed il loro leader si assumano questa duplice responsabilità
significa considerarli come la parte politica più responsabile. Per certi
aspetti suona come un titolo di merito, per altri somiglia ad una "mission
impossible": fare da punching ball non piace a nessuno e non sta scritto
in nessun luogo che sia sempre e comunque utile al Paese.
In realtà - chi lo conosce bene lo sa - non è un fascista e neppure un
dittatore nel senso militaresco del termine. Non è spietato. Non è xenofobo.
Non è razzista. Berlusconi è un pubblicitario. Un venditore. Venderebbe
qualunque cosa. Sia detto senza offesa per i pubblicitari di professione: lui è
pubblicitario nell'anima, venditore nell'anima.
Quando vende patacche (e gli accade spesso) si convince rapidamente che la sua
patacca vale oro zecchino. Perciò è bugiardo con la ferma convinzione di dire
sempre la verità. Come tutti i venditori bugiardi è un imbonitore. Come tutti
gli imbonitori è un demagogo. Non ha il senso della misura. Strafà. Non
rispetta nessuna regola perché le regole le fa solo lui. Guardate l'ultimo atto
della sua campagna elettorale, venerdì sera. Pochi minuti alla mezzanotte.
Matrix, cioè casa sua, Canale 5. Conduttore Enrico Mentana.
Prima di lui aveva parlato Veltroni per cinquanta minuti. Lui era stato
brevemente intervistato da Mimun per il telegiornale delle 20. Poi si era
ritirato nello studio del direttore e di lì aveva ascoltato il
"récit" del suo avversario. Infine è arrivato il suo turno e ha
impiegato gran parte del tempo a ribattere gli argomenti di chi l'aveva
preceduto con molta enfasi e parecchi insulti.
Tanto Veltroni era stato pacato e raziocinante tanto lui ha mostrato i denti e
la rabbia, ma fin qui niente di speciale, il bello, anzi il bruttissimo, è
venuto dopo quando il suo show era terminato, Mentana aveva dichiarato chiusa
la trasmissione e aveva cominciato ad illustrare il modo di votare
correttamente con davanti un tabellone che riportava un facsimile di scheda
elettorale.
Lui non se n'era andato dallo studio, era sempre lì ma fuoricampo. A un certo
punto, nello stupore generale, è rientrato in campo, si è sostituito a Mentana
ed ha indicato lui il modo di mettere la crocetta sulle schede. Prima che
accadesse il peggio, che in realtà stava già accadendo, Mentana ha chiamato la
pubblicità e l'indebito spettacolo è stato oscurato. Quest'episodio rivela
meglio di qualunque discorso la natura del personaggio e dei suoi spiriti
animali.
L'Economist ha scritto che Berlusconi è inadatto a governare una nazione.
"Unfit". Non è un insulto e neppure una demonizzazione. Semplicemente
una constatazione. "Unfit". Inadatto. Metà degli italiani, da Casini
fino a Bertinotti passando per i democratici, la pensano esattamente allo
stesso modo e così pure i governi e il Parlamento europei.
Si dirà: contano i voti che usciranno dalle urne. Giustissimo, contano i voti e
solo i voti. Resta un Paese diviso in due non soltanto per differenze politiche
ma anche da un giudizio sulla persona: "unfit", inadatto, imbonitore,
demagogo, venditore di patacche. Metà del Paese pensa questo, ne ha conferma
tutti i giorni e sarà molto difficile che cambi idea.
Ci sono infinite altre prove della sua "unfitness" oltre alla
miseranda scenetta a Matrix. La più rivoltante è la proclamazione di Mangano,
il finto stalliere di Arcore ad eroe. Non si capisce quale tipo di eroismo sia
stato il suo, ma sappiamo che è stato condannato a tre ergastoli per
associazione mafiosa.
Sappiamo anche che Dell'Utri è in qualche modo connesso a un tentativo di
taroccare le schede degli italiani all'estero: un mafioso latitante in
Argentina gli ha telefonato proponendogli quell'imbroglio ma Dell'Utri ha
risposto di non esser lui la persona adatta e l'ha indirizzato al responsabile
del suo partito per gli elettori all'estero, senza però informare di quel
contatto né la magistratura né il ministero dell'Interno. Mentre brogli veri si
preparano, il leader già ora, in via preventiva, manda in scena una campagna
contro i brogli supposti per precostituirsi un alibi in caso di sconfitta
elettorale come già fece per tutti i due anni del governo Prodi.
"Unfit".
Sostiene di aver lasciato nel 2006 i conti pubblici in perfetto ordine. La
controprova sta nelle cifre a causa delle quali siamo stati per due anni messi
sotto processo dall'Europa e ne siamo usciti solo dopo le leggi finanziarie di
Paoda-Schioppa.
Sostiene anche di aver realizzato il suo "contratto con gli italiani"
per l'85 per cento durante gli anni del suo governo, ma in realtà non ha
realizzato se non il 15 perché nessuna delle proposte è diventata legge pur
disponendo di 100 voti di maggioranza alla Camera e 50 al Senato. Quei voti
servivano ad approvare le leggi a suo personale beneficio, dall'abolizione del
falso in bilancio alle norme giudiziarie che accorciavano i tempi di
prescrizione dei processi, alla Gasparri che ha mantenuto in vita Retequattro
contro le reiterate sentenze della Corte.
"Unfit". Si potrebbe e forse si dovrebbe continuare, ma a che pro?
L'altro giorno ho ricevuto una lettera da un lettore che mi rimprovera perché -
dice lui - ho un pregiudizio contro. Io non ho pregiudizi contro e neppure a
favore. Esamino la realtà e conosco le persone. Lui è inadatto.
Venderebbe la Cupola di San Pietro al primo che ci creda. Purtroppo molti ci
credono. Forse gli inadatti sono adatti ad una parte di questo Paese il quale,
non a caso, è in declino. L'altro ieri l'Ocse ha dimostrato che il nostro
declino ha toccato il culmine nel quinquennio 2001-2006. È proprio il
quinquennio del suo governo. Sarà magari un caso ma è un dato di fatto e coi
dati di fatto non si può polemizzare.
Il pareggio elettorale non ci sarà, o vince uno o vince l'altro. Ma al Senato
questa regola vale di meno. Può accadere che uno vinca con una maggioranza
relativa e non assoluta. Oppure con una maggioranza di pochissimi voti come fu
per Prodi. Tuttavia chi vince anche per un solo voto dovrà governare perché
questa è la regola in democrazia.
Veltroni ha proposto un patto di "lealtà repubblicana" che significa
un'opposizione che controlla, propone alternative, ma non paralizza l'azione
del governo votato dalla maggioranza. Berlusconi ha rifiutato questa proposta.
Questo è lo stato dei fatti. Voglio ancora una volta ricordare la frase di
Petrolini a chi l'aveva fischiato.
Disse: "Io nun ce l'ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun
t'hanno buttato de sotto". È la terza volta che la cito perché descrive
splendidamente la situazione e mi sembra una buona chiusura nel giorno in cui
andiamo a votare.
Si è creato in queste ultime ore un sommovimento nella pubblica opinione che
ricorda quanto avvenne nel 1991 con il referendum di Mario Segni: un voto
corale che fece saltare la Prima Repubblica ormai logora e dominata da una
logora casta. Questo stesso sentimento può prevalere domani. Domani si può
voltar pagina e aprire un ciclo nuovo che rimetta la politica al livello di
un'Italia desiderosa di cambiare. Non sprecate questa grande occasione. Siate
popolo sovrano perché è questo il vostro giorno.
(13 aprile 2008)
Pareggio? No, grazie. Lo so che nei salotti buoni, molto
chic e radical chic, va di moda schierarsi per tutto quello che farà
confusione: il voto disgiunto, il Parlamento in bilico, «nessun vinca» e via,
con il conseguente bisogno di accordi e larghe intese. Il Corriere della Sera
lo sta scrivendo chiaramente da qualche giorno, e persino alcuni geniali giornalisti,
da sempre vicini al centrodestra, come Feltri e Rossella, si sono dichiarati
per Giuliano Ferrara, almeno alla Camera. Rossella, nella sua «Alta società»,
sponsorizza addirittura il triplice voto disgiunto: Pdl, Ferrara e Rutelli
sindaco di Roma. Peccato non ci sia un quarto voto, altrimenti si poteva
scegliere la Santanché, la nuova fiamma, rivelazione della collezione primavera
2008.
Scusateci: noi non avremo lo stesso genio e la stessa fantasia, che ci volete
fare? Siamo ragazzi di paese, ma preferiremmo una cosa più semplice. Che ne so?
Preferiremmo che queste elezioni ci regalassero cose meno fantasiose e più
pratiche, magari un governo sicuro, in grado di risolvere qualcuno dei problemi
che ci affliggono. Vi pare una richiesta eccessiva? L’altro giorno abbiamo
sentito fra i sostenitori del pareggio anche il fuggitivo Pier Ferdinando:
«Così poi governo io», diceva. Perfetto no? Abbiamo proprio bisogno di un altro
po’ di Casini.
Abbiate pazienza: ma siamo cresciuti a pane, nebbia e buon senso padano, e
dunque fedeli alla tradizione lombardo-pragmatica di questo giornale, ci
sentiamo di spazzare via con un soffio tutte le tentazioni trendy del momento:
Ferrara? Voto sprecato. L’Udc? Pure. La Destra? È un aiuto alla sinistra.
L’astensionismo? La pigrizia? La gita al mare? Un’occasione perduta per
rilanciare questo Paese. Forse l’ultima. E poi al mare a fare che? Non le avete
sentite le previsioni? Dicono che ci sarà tempesta. E mica solo sul loft di
Veltroni.
Il fondatore di questo Giornale un tempo invitava a turarsi il naso e votare
Dc. Non so se occorre turarsi il naso per votare Pdl, magari un po’ sì perché
qualcuno può ricordare gli errori del passato governo di centrodestra e altri
possono non essere convinti fino in fondo della nuova alleanza. Se è
necessario, allora, turatevi il naso. E turatevi anche gli occhi, la bocca e le
orecchie. Ma cercate di lasciare aperto il cervello. E, andando al seggio,
pensate che questo Paese non ha bisogno di svolazzi o griffe, trovate
pubblicitarie o colpi di teatro. Questo Paese, semplicemente, ha bisogno di un
governo stabile. Sarà banale, ma bisogna dirlo: non è più tempo di scherzare
con il fuoco, anche se si tratta di un fuocherello molto chic.
Anche perché se c’è una cosa
che questa lunga e piuttosto noiosa campagna elettorale ci ha insegnato è che
la sinistra non è cambiata. Sono sempre loro, sono sempre gli stessi. Sono
quelli che scatenano la bufera giudiziaria all’ultimo minuto, che insultano,
offendono, demonizzano l’avversario, si attaccano a una battuta calcistica per
dare il via a una polemica mediatica senza capire che, parlando solo di
centrocampisti e attaccanti, non fanno che dimostrare definitivamente di essere
nel pallone.
Sono quelli che fanno scendere in campo Nanni Moretti su Repubblica e 490
presunti uomini della cultura sull’Unità (cultura? Con Ambra Angioini e Max
Pezzali?), forse cercando così di nascondere il loro vero volto. E sono così
avidi di nomi celebri che fanno sottoscrivere i loro appelli anche ai morti.
Sono quelli che dicono andremo soli e poi imbarcano Di Pietro, sono quelli che
dicono staremo uniti e poi dopo due ore litigano con Pannella. Sono quelli che
dimenticano il loro passato di orrori per sentirsi moralmente superiori. E
attaccano Berlusconi non per divergenze politiche ma perché, come scrive Curzio
Maltese su Repubblica, si è rifatto i capelli, porta i tacchi, vuole Ronaldinho
e offende Totti. Ma sicuro: e una volta da bambino si è anche messo le dita nel
naso. E poi? Se questo è il nuovo che avanza, scusateci, preferivamo il
vecchio. Almeno era autentico.
Veltroni, in effetti, è solo l’ultimo travestimento di quella sinistra che da
sempre ha fatto il male di questo Paese, a cominciare da quegli anni Settanta
in cui Walter il Nuovo già faceva politica nelle file del Pci, inneggiando a
Lenin e al Pcus. Una sinistra che nel ’96 (con vicepremier Walter il Nuovo) ha
fatto perdere all’Italia il treno dello sviluppo, annegando la possibile
crescita fra tasse e eurotasse, e che negli ultimi due anni ha ripetuto il
drammatico esperimento, con l’aggiunta di una serie di catastrofi che nemmeno
Nostradamus col mal di pancia sarebbe riuscito a prevedere.
Non sono cambiati, non è cambiato nulla. Le immagini che abbiamo pubblicato
oggi in prima pagina non sono un gioco fotografico: sono il disvelamento di una
realtà che gli italiani conoscono bene. E che ci impone di scegliere se
continuare sulla stessa strada con mi-manda-Romano-Veltroni in regia e Visco
inviato speciale dentro le nostre tasche, o se provare a cambiare.
Ma c’è un’altra scelta che
dobbiamo fare al seggio. Dobbiamo decidere se dare al Paese un governo forte o
se invece affidarsi a una maggioranza un po’ griffata, ma molto instabile, in
balia degli umori di qualche senatore a vita e magari di qualche potere forte.
Naturalmente chi vince si prende un impegno gravoso: gli italiani non
perdoneranno leggerezze ed errori. E noi del Giornale neppure. Ma queste sono
le questioni di domani. Oggi prima di tutto bisogna sapere chi vince e poi
anche di quanto vince, perché vincere potrebbe non essere sufficiente. Per
questo non ci piacciono quelli che inneggiano alla confusione, che disperdono i
voti e cantano chi vuol esser disgiunto sia, del doman non v’è certezza. Non
saremo alla moda, ma vorremmo un domani con più certezze. E magari non troppo
disgiunto dalla realtà.
Tra il "comic book" e il melodramma, come la sceneggiatura di un
brutto film che rimastica se stesso senza mai arrivare a un finale, queste
elezioni italiane del 2008 sembrano a chi le guarda da oltre i confini ancor
meno comprensibili e ancor più deprimenti di quelle che le hanno precedute. Un
personaggio da fumetti, che ripropone 14 anni dopo sempre lo stesso "mix di
gaffes, potere mediatico, promesse stravaganti e gigioneria" (Il Times di
Londra) duella contro un "Mr. Nice Guy", il signor Gentile, lo
"Italy's Obama" come lo aveva battezzato lo stesso quotidiano
londinese, che si propone come "tutto ciò che Berlusconi non è",
"un unificatore contro un polarizzatore", un possibile campione dei
più giovani contro i più vecchi.
E attorno a loro il pulviscolo orbitante di "usual suspects" che
fanno, a chi ci vuole ancora bene e di noi si occupa, tristezza, nella concorde
profezia internazionale del "declino".
Ci fu, vissuto a Washington, a Londra o a Bruxelles, il tempo teso dei moniti
paternalistici lanciati dai tutori americani a votare "bene", vale a
dire qualunque partito non fosse comunista. Ci furono poi il tempo
dell'angoscia, per la nostra nazione che sembrava sbandare verso la guerriglia,
il tempo dello sbalordimento, per un'Italia che in pochi mesi finse di
rifondare la Repubblica, il tempo dello stupore per i secessionisti da commedia
dialettale con le ampolle di acqua santa del Po, dell'ironica sorpresa per il
"tycoon" venuto dal nulla che l'Economist pronunciò
seccamente, nel 2001, "unfit to govern", incapace e inadatto a
governare. E venne infine questo 2008, il tempo brutto della commiserazione per
questa elezione sempre incomprensibile, ma in fondo perfettamente simbolica,
scrive il Guardian, di "una nazione che non riesce a sbarazzarsi
della propria spazzatura dalle strade delle città e dei rottami dai palazzi del
potere".
L'autoannunciato ritorno di
"Mr. Berlusconi" non è un evento semplice da capire e spiegare per i
media e per il pubblico di grandi nazioni che negli stessi 14 anni dalla sua
prima vittoria hanno attraversato le nostre stesse crisi internazionali, ma
sono riusciti a cambiare completamente e serenamente la propria dirigenza
politica. Quando "l'uomo dei fumetti" assurse alla prima carica
esecutiva d'Italia nel
Dagli anni dei governi delle porte girevoli, vige una benevola e sardonica
indifferenza per la vita politica italiana, raccontata come un'opera buffa con
qualche acuto tragico e largamente irrilevante, per il resto del mondo. Ma
questo generale "benign neglect", questa in fondo affettuosa
trascuratezza per il melodramma italiana, ha preso, negli anni 2000, una
coloritura assai più torva e inquieta. La convergenza di fatti e di simboli,
dalla spazzatura di Napoli alla agitazione per l'umile mozzarella, dalla
rivelazione dello stato di profonda corruzione sistemica e para mafiosa
affiorata con Mani Pulite alla preoccupazione per l'agonia della settima
economia mondiale incapace di reagire allo shock dell'11 settembre come altre
seppero fare, ha cambiato i toni e strappato gli occhiali affettuosamente
paternalistici a chi ci guarda.
Dalle copertine dei grandi settimanali alle inconsuete e irrituali interviste
dell'ambasciatore americano uscente, Richard Spogli, sul rischio di declino e
di irrilevanza italiana, i giudizi sull'Italia si sono tutti via via incupiti.
Anche oltre la tentazione giornalistica del "peggiorismo" che fa
notizia, gli occhi che ci guardano da lontano non possono fare a meno di
notare, come di nuovo fa un giornale moderato ed editorialmente conservatore
quale il Wall Street Journal, la peculiarità di una nazione nella quale
"un uomo politico può essere oggetto di almeno una dozzina di inchiesta
giudiziarie e imputato in sei processo penali e ancora essere in testa nei
sondaggi di popolarità, mentre in altri paesi la sua carriera politica sarebbe
stata stroncata".
Se la spazzatura napoletana dilaga sui teleschermi, altrettanto fa sulle pagine
dei giornali la storia squallida dei cannoli di Totò Cuffaro, e il New York
Times tenta di ridere di fronte allo "endless clowning", alle
continue buffonerie del candidato di testa che finge di stramazzare dopo avere
addentato una mozzarella alla diossina e "dice qualunque cosa gli passi
per la testa, compresa la proposta di sottoporre i magistrati a esami
psichiatrici". E ironizza, con molto understatement anglosassone sulle
lamentazioni di lui che geme "sotto la croce sempre più pesante del
governo che vuole caricarsi in spalla per la terza volta". Il risultato
dell'opera buffa, del "clowning", delle promesse, rischia di essere
alla fine, almeno "inconcludente", se non "paralizzante".
La croce, sembra voler dire il giornale, alla fine non la porta lui, ma noi.
Impossibile, per chiunque sia avvicinato da un conoscente o da un
intervistatore straniero, spiegare come sia stato possibile arrivare a una
nuova elezione organizzandola con la stessa legge che rese fallimentare la
precedente. E che ora "paradossalmente potrebbe rivoltarsi proprio contro
Berlusconi che la volle per danneggiare gli avversarsi e che ha rifiutato di
modificarla" (New York Times).
Incredibile, per cittadini americani, francesi, inglesi, spagnoli, tedeschi,
immaginare che gli italiani abbiano permesso che i due contendenti principali,
Berlusconi e Veltroni, non si siano misurati in un confronto diretto, o anche
plurimo ma almeno contemporaneo, mentre soltanto fra Barack Obama e Hillary
Clinton se ne sono tenuti, se i conteggi sono corretti, ventitré dall'inizio
della stagione elettorale, nascondendosi dietro un cavillo leguleio che si
sarebbe facilmente superato con la volontà di chi si è sottratto e con la
pressione dell'opinione pubblica.
"La politica italiana è sempre stata un teatro dell'assurdo"
commentava arrendendosi il New York Times, mentre notava che il duello finale
si svolge fra un "baby boomer amante del rock 'n' roll" e "un
politico che tenta per la terza volta di rinascere dalle proprie ceneri".
Il risultato, secondo il sito di dritte per le scommesse, www.ibetips.com, è
scontato. Berlusconi paga appena 20 centesimi per ogni euro puntato e le
probabilità di vittoria sono calcolate al 100 per 100. Per i giocatori esteri,
altri cinque anni di "endless clowning" ci attendono. Per lui, la croce.
(13 aprile 2008)
<Silvio
non è Angela> ( da "EUROPA ON-LINE"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Anche qui il merito va a Veltroni, che ha deciso di non impostare la sua corsa "contro" Berlusconi. Siamo allora finalmente un paese normale? Purtroppo no. La presenza di Berlusconi in politica rimane una grande anomalia. È vero che è stato sdoganato dal cinquanta per cento degli elettori italiani, e di questo bisogna prendere atto,
Un
voto, un progetto per l'Italia ( da "EUROPA ON-LINE"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: scegliendo di mettere al centro della campagna elettorale non Berlusconi, bensì l'Italia e gli italiani. L'agenda della campagna elettorale, infatti, è stata scandita giorno dopo giorno dalle proposte avanzate da Veltroni e dal Pd sui temi cruciali della vita dei cittadini: la rivalutazione delle pensioni, la tutela di stipendi e salari dal caro vita, la lotta alla precarietà del lavoro,
<Se
vincerà il Pd? Ossigeno per tutti gli europrogressisti>
( da "EUROPA
ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Una scelta che Veltroni ha fatto in modo netto: una sua vittoria sarebbe un ulteriore chiaro messaggio alle sinistre europee che solo chi occupa il centro dello schieramento politico vince, e porterebbe una ventata di aria nuova tra tutti i progressisti europei, un chiaro aiuto nella ricerca di nuove ricette.
Grazie
Pd, ma non ho capito un accidente su come si fa a vincere al senato nel Lazio
( da "EUROPA
ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni premier e Rutelli sindaco significhi, come dice Ferrarotti, lanciare la "nuova classe": essa ha già trasformato la campagna elettorale da sagra delle promesse in umiltà dell'ascolto. Una sola cosa avrei voluto che si conservasse dei partiti vecchi: l'infinita pazienza con la quale spiegavano a noi elettori come e perché votando in certo modo si consegue il risultato desiderato.
Grazie
anche a te, Walter ( da "EUROPA ON-LINE"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: STEFANO MENICHINI Noi di Europa Walter Veltroni l'avevamo candidato tanto tempo fa. Lui, il modello- Roma, il tipo di Partito democratico che corrispondeva alla sua fisionomia politica. L'avevamo fatto fin da quando il Pd era ancora solo una possibile, peraltro improbabile, evoluzione del cartello Ds-Dl.
Indecisi
di sinistra ( da "EUROPA ON-LINE"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: gli indecisi sono più propensi al voto per Veltroni, i possibili astensionisti sono invece più bi-partisan. Il risultato sarà un vantaggio di Berlusconi intorno ai 3 punti alla camera, con una manciata di seggi in più al senato. Questo è il mio oracolo finale: come diceva Gianni Brera, solo chi non fa pronostici non sbaglia mai.
<Bravo
Veltroni, ma la sua è una rivoluzione dall'alto>
( da "EUROPA
ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: era anche molto fair play da parte dei due candidati premier, con Veltroni che si era impegnato a non attaccare Berlusconi. Ora la temperatura politica è un po' più calda, si comincia a vedere qualche scontro. In questo Veltroni è avvantaggiato, perché è capace di rimanere calmo anche di fronte agli attacchi di Berlusconi.
Il
Nord è più vicino ( da "EUROPA ON-LINE"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, che ha deciso di lanciare precisi messaggi a quel mondo produttivo che fino a qualche tempo fa guardava con grande diffidenza il centrosinistra. Dirigenti lombardi del Partito democratico come Luciano Pizzetti, Roberto Zaccaria o Nicola Pasini non hanno dubbi: il gelo con cui negli ultimi anni il Nord ha accolto il centrosinistra sta cominciando a sciogliersi e chi finora
<La
borghesia milanese? Con il Pd si può fare>
( da "EUROPA
ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Grazie all'entusiasmante energia di Veltroni si è manifestato in piazza Duomo ciò che ormai si avverte in tutta Italia. Si stanno proiettando in tutto il paese dinamiche di un forte movimento del Pd che può contare sulla stagione riformista dell'Ulivo e dei partiti in esso confluiti.
Democratici
e ottimisti. Festa per Walter che torna a casa
( da "EUROPA
ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Per Francesco Rutelli" e "Per Walter Veltroni". Voglia di festa, voglia di fidarsi: quella di cui parla Franceschini quando racconta che in tv ha detto a Fini "io mi fido di Walter come uomo e come politico, ora dì la stessa cosa di Berlusconi", e lui "ci ha messo un quarto d'ora, ci ha girato intorno e poi non ce l'ha fatta".
Ci
siamo ( da "EUROPA ON-LINE"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: intervento di Veltroni è stato infatti interrotto da una pubblicità di 4 minuti con 10 prodotti, quello di Berlusconi da una pubblicità di un solo minuto e mezzo con 5 prodotti, il che ha penalizzato il leader del Pd anche negli ascolti. Ma il cuore della campagna elettorale di Veltroni è stato un altro, il viaggio nell'Italia vera: oltre 20mila chilometri,
L'ultima
carica del Cavaliere ( da "EUROPA ON-LINE"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il previsto boom dei voti a Bossi è un'arma a doppio taglio per Berlusconi. Il Popolo delle libertà rischia di essere sorpassato dal Pd di Veltroni come primo partito ? ammette per la prima volta, a denti stretti, qualche dirigente forzista ? e di poter incassare il premio di maggioranza alla camera solo grazie alla Lega.
<Il
Pdl si scioglierà> ( da "EUROPA ON-LINE"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: si è chiuso l'immenso cerchio veltroniano, il viaggio in Italia è finito, il mese del candidato premier del Pd è terminato e ancora una volta, la centodecima, davanti ad un mare di gente. Walter Veltroni è giunto al traguardo, "adesso comincia un altro viaggio", quello decisivo "per cambiare l'Italia".
Scenario
politico più semplice, ma futuro incerto
( da "Stampa,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ipotesi negata durante la campagna elettorale sia da Veltroni sia da Berlusconi"; oppure "un Governo di nuovo debole, con la minaccia di una crisi sempre incombente" o "un Governo delle riforme, che ponga mano alle modifiche necessarie alla legge elettorale, ed eventualmente alla Costituzione, prima di un nuovo scioglimento delle camere".
GLI
ALTRI IN GARA ( da "Stampa, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ferdinando Casini non voterà la fiducia a Silvio Berlusconi premier. Fausto Bertinotti, l'ipotesi che a chiederla possa essere Walter Veltroni non l'ha neppure mai presa in considerazione. Se si getta lo sguardo oltre il risultato che uscirà dalle urne questo week-end, è questa la fondamentale differenza tra le due opposizioni che il nascente bipartitismo Pdl-Pd si trova di fronte.
L'Italia
sceglie il dopo-Prodi ( da "Stampa, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Seggi aperti dalle 8 fino alle 22 e domani dalle 7 alle 15. Alle urne 47 milioni. L'ultima polemica è sulla par condicio tv L'Italia sceglie il dopo-Prodi Nella sfida tra Veltroni e Berlusconi l'incognita di centristi e sinistra.
"Che
fatica fare film Mica sono Leone"
( da "Stampa,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: i manifesti sarebbero subito stati coperti dai faccioni di Veltroni e Berlusconi". La pellicola, nei cinema dal 24 aprile, vede un giovane Dostoevskij intrappolato nella ragnatela dei creditori, con la scadenza per consegnare il suo nuovo libro che si fa sempre più vicina e frequenti attacchi di epilessia.
Due
uscite autostradali, due Italie opposte Al ritorno in Italia dopo le varie
tappe nell ( da "Stampa, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E allora viva Romano Prodi e viva Silvio Berlusconi, viva Enzo Ghigo e viva Mercedes Bresso e viva Walter Veltroni e Giuliano Urbani e Francesco Rutelli e Carlo Azeglio Ciampi e Sergio Chiamparino e i sindaci Lino Alessi, Giuseppe Catania e Nicola Pollari e insomma viva la destra e viva la sinistra".
Quel
clima da opera buffa - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi e Veltroni, non si siano misurati in un confronto diretto, o anche plurimo ma almeno contemporaneo, mentre soltanto fra Barack Obama e Hillary Clinton se ne sono tenuti, se i conteggi sono corretti, ventitré dall'inizio della stagione elettorale, nascondendosi dietro un cavillo leguleio che si sarebbe facilmente superato con la volontà di chi si è sottratto e con la pressione
"troppo
vecchi i vostri politici è un'anomalia" - andrea tarquini
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il rivale, Veltroni, com'è visto dai tedeschi? "è poco conosciuto, su di lui non si hanno ancora idee ben precise". Il voto può avere conseguenze sui rapporti bilaterali tra Italia e Germania? "Penso che la signora Merkel abbia accumulato esercizio ed esperienza nel gestire rapporti difficili.
"l'italia?
un laboratorio eccezionale" - anais ginori
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni e il Partito democratico, era scritto, rappresentano "una speranza". Signor Joffrin, cosa la colpisce del duello tra Berlusconi e Veltroni? "L'Italia è un eccezionale laboratorio politico. Berlusconi è stato il pioniere del "bling bling", del potere ostentato e volgare che poi la Francia ha conosciuto con Sarkozy"
E
la rete ignora il "tutti zitti" del garante - roberto calabro
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il volto sorridente di Veltroni campeggia un banner con la data delle elezioni e lo slogan "Il tuo voto per l'Italia nuova": un clic porta al "vademecum per il cittadino elettore". Anche i partiti minori non infrangono la regola del silenzio: il sito dell'Udc è aggiornato al 10 aprile, quello della Sinistra Arcobaleno a venerdì 11 con il resoconto della manifestazione di chiusura.
Alle
urne 47 milioni di italiani è al senato la partita decisiva - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: concentrati gli attacchi di Berlusconi nei comizi con la raccomandazione ossessiva del "voto utile" per non favorire Veltroni. Dall'altra parte il leader del Pd deve fronteggiare la concorrenza della Sinistra l'Arcobaleno e dei socialisti di Boselli. Berlusconi è favorito, ma la partita decisiva si gioca al Senato da dove, per effetto del premio di maggioranza regionale e non nazionale,
Berlusconi
a spasso per roma "che ansia gli errori al seggio" - francesco bei
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: A consolare Berlusconi ci ha pensato in mattinata il portavoce Paolo Bonaiuti, che gli ha sfornato i grafici auditel dell'ultima puntata di Matrix, quella del duello differito con Veltroni. Numeri che indicano una prevalenza del Cavaliere sul suo sfidante.
Cinema
e partita per veltroni "non diamo retta ai sondaggi" - giovanna
casadio ( da "Repubblica, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Cinema e partita per Veltroni "Non diamo retta ai sondaggi" "Il bollo auto? Una trovata che non sposta voti" "Credo di aver fatto tutto il possibile" Telefonata con Bertinotti GIOVANNA CASADIO ROMA - Una giornata particolare. Di quelle che da cinquanta giorni, ventimila chilometri macinati, centinaia di comizi e 110 province visitate,
Oggi
possiamo cambiare l'italia - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Non potendo chiedere a Berlusconi di correggere la sua natura, lo chiedono a Veltroni: quale che sarà la sua posizione post-elettorale, spetterebbe a lui e sopportare con inesauribile pazienza gli spiriti animali dell'avversario. Doppio gravame per Veltroni e per quella metà del paese che non si riconosce in Berlusconi: blandirlo in caso di vittoria dei democratici,
Siamo
stanchi di miracoli - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Alla sfida diretta, quasi "privata", fra Berlusconi e Veltroni: senza neppure un faccia a faccia in televisione. Si mira, esplicitamente, a superare l'antiberlusconismo, ad abbattere il muro di Arcore. Con la presenza e il contributo di Silvio Berlusconi. Inventore della seconda Repubblica;
Le
vere priorità di chi va alle urne - corrado augias
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: una sorta di aura soprannaturale che avvolge il candidato Veltroni. In una intervista rilasciata a Canale 5, Veltroni ha giudicato la presente campagna come la più bella e coinvolgente che abbia vissuto, circondato da ogni dove di gente che partecipa, con convinzione e fiducia. Sono affermazioni così che mi tagliano le gambe, aumentano la distanza tra la politica e me,
Al
voto 4 milioni e mezzo 26 mila elettori in più - roberto fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sinistra arcobaleno e Udc potrebbero avere un ruolo non secondario nel sottrarre seggi al perdente fra Veltroni e Berlusconi. Si vota, dunque. Alle urne sono chiamati oltre 4 milioni e mezzo di cittadini. Tanti almeno quelli che possono votare per la Camera. Per la precisione, gli aventi diritto, in tutta la Campania, sono 4.578.835, di cui 2.
La
sfida del pd alla roccaforte azzurra - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
A farli ben
sperare sarebbero le immagini del tour lombardo di Veltroni, soprattutto i
pienoni di Varese, di Bergamo e anche il doppio successo di Milano, prima al
quartiere San Siro e giovedì scorso in piazza Duomo, dove nel
"vittoria
secca o grandi intese per le opere mancano i soldi" - ava zunino
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: impatto sulle future elezioni regionali: si voterà a metà mandato del governo e di solito questa è una fase che vede perdenti le coalizioni di governo. Dunque, la vittoria di Berlusconi potrebbe paradossalmente rafforzare Burlando e al contrario la vittoria di Veltroni per le prossime elezioni regionali potrebbe rafforzare il candidato del centrodestra".
Come
andò due anni fa come si prepara il totosindaco - massimo vanni
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La nuova formazione di Veltroni si posizionerebbe entro i limiti già raggiunti a Firenze e in Toscana dall'Ulivo, non trascinerebbe oltre la sua già massiccia forza. Porterebbe però serenità in un partito che, dopo le mille polemiche sui cantieri aperti negli ultimi anni, teme la prova amministrativa.
Cartoonia
va a votare - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: anni in cui Cossiga chiama Veltroni "il gatto Felix", Cofferati scrive di Tex e Bertinotti partecipa a dibattiti su Dylan Dog, investigatore dell'occulto. è difficile individuare il momento esatto in cui inizia la grande regressione simbolica che porta i partiti e poi i leader a considerare l'elettorato come davvero composto da gente che ha frequentato la seconda media e magari,
Foto
di Mimmo Chianura/Agf ( da "Unita, L'"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Per dare fiducia alla sfida di Veltroni e del Pd e voltare pagina. Ma anche per impedire che torni Silvio Berlusconi e la sua pericolosa coalizione che mette insieme il razzismo di Bossi, il fascismo di Ciarrapico e l'autonomismo di Lombardo. Per i sondaggi è testa a testa.
Falcone,
Borsellino Berlusconi ( da "Unita, L'"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Erano i
giorni in cui non trovava di meglio che fingersi indifferente e genericamente
insultante (è il suo stile quando è "buono") di fronte alle piazze
calde e affollate di Walter Veltroni. Gli stessi giorni in cui il suo aiutante
di campo Gianfranco Fini si arrabbiava di fronte a cinema vuoti che avrebbero
dovuto ospitare i suoi comizi. segue a pagina
La
sfida di Veltroni: si può vincere La scelta di correre da solo per vincere,
nelle mani degli elettori. Tutto è aperto, fino all'ultimo
( da "Unita,
L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ha chiesto che la Destra permettesse subito gli sgravi sui salari con le risorse derivanti dall'extragettito. Berlusconi ha risposto dicendo che il Tesoretto non c'è, ma ovviamente, siccome c'è, è pronto a usarlo lui al primo consiglio dei ministri se riuscirà a formare il governo.
Times:
una vittoria elettorale di Berlusconi farebbe più notizia e sarebbe forse più
diver ( da "Unita, L'"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: edizione del Times: una vittoria elettorale di Berlusconi farebbe più notizia e sarebbe forse più divertente, ma non c'è alcuna garanzia che con lui al potere l'Italia vedrebbe i miglioramenti di cui ha bisogno. Gli italiani farebbero bene a votare per Veltroni, il diavolo che non conoscono, che per il diavolo che hanno già sperimentato.
Gaffe,
insulti e vecchie ossessioni ( da "Unita, L'"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: A Veltroni, "il buonista laureato in fiction" e a Di Pietro che la laurea se la sarebbe trovata bella e pronta, senza aver fatto neanche un esame, grazie ai servizi segreti. Senza parlare di Casini e Storace che rischiano di affossargli la vittoria.
Oggi
13 aprile l'Unità fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione
straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare
il giornale. A tutti i nos ( da "Unita, L'"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il bello è che ha deciso così proprio Berlusconi quando ha costretto gli italiani ad andare a votare con questa orrenda legge, lui ha deciso l'ammasso. Non si può che andare a vedere le carte e se si vuole farlo non c'è che da votare, almeno alla Camera, per Veltroni, per il Partito Democratico.
Mezze
promesse e un regno di naftalina: la stanca campagna di Silvio Primo Ha evitato
il suo faccione sui manifesti come pure la sfida tv con Veltroni. Ma ha
recitato il solito cli ( da "Unita, L'"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il suo
faccione sui manifesti come pure la sfida tv con Veltroni. Ma ha recitato il
solito cliché: illusioni e insulti di Natalia Lombardo Loro hanno Totti, George
Clooney e Benigni? "Non mi servono, io schiero me stesso": ecco,
Silvio Berlusconi nella campagna elettorale
Caro
Grillo, andiamo a votare contro i nostri interessi di casta
( da "Unita,
L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: SuperSilvio sia la stessa cosa che affidarla a Veltroni? Certo, ti capisco: un bel governo Berlusconi, con i ministri della Lega dal grilletto facile, i fan dell'"eroe Mangano" (altro che Resistenza!) e i test psichiatrici per i giudici, sarebbe una pacchia per noi comici. Ma una volta tanto, Beppe, contro i nostri interessi di casta andiamo a votare scommettendo in qualcosa di meglio.
I
narcisi del non voto ( da "Unita, L'"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Se voto Veltroni lo scelgo come interlocutore di un dialogo, fosse anche conflittuale. Votare significa poi contribuire a scegliere una serie di effetti irreversibili, a volte devastanti. Se si pensa che per una manciata di voti il petroliere Bush Jr.
Vespa
e la sfilata dei partiti meteorite
( da "Unita,
L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Che il dualismo Berlusconi/Veltroni sembrava aver spazzato via. Non c'era più l'Italia del futuro di Veltroni e Franceschini, neppure quella degli stallieri-eroi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Era qualcosa di sconcertante perché da un momento all'altro ti saresti aspettato saltasse fuori un nuovo Jader Jacobelli.
"ho
evitato al cavaliere un cortocircuito walter? in tv ci sa fare e l'ha
dimostrato" - antonello caporale
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Un po' più lunga di un caffè per Veltroni, quanto un piccolo sorso d'acqua per Berlusconi. "Mi occupo della trasmissione, non gestisco la pubblicità di Mediaset". E' stata davvero breve l'interruzione. "Ho percepito qualcosa. Ma non più di tanto". Berlusconi ha goduto anche di un diritto di replica.
Spot
sbilanciati, esposto del pd su matrix
( da "Repubblica,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: BREVIARIO Blitz oscurato Spot sbilanciati, esposto del Pd su Matrix "Veltroni interrotto di più". Udc e Destra: Berlusconi non poteva citare sondaggi Il duello in tv Nell'intervista al leader Pdl 90 secondi di pubbli-cità, in quella al rivale 4 minuti ROMA - L'ultima battaglia elettorale si consuma sullo share.
Walter,
l'omeopatia e l'italia da guarire "c'è il diritto al futuro" -
filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Se l'Italia è un paese intossicato, contratto e ipersensibile, Veltroni, leader omeopatico, ha introdotto in politica diluizioni infinitesimali e dinamizzate di berlusconismo. Niente paura. Più nelle forme, l'ha introdotto, che nella sostanza; più nell'evoluzione delle tecniche che nell'ispirazione ideale;
Fassino:
possiamo farcela convinciamo gli indecisi
( da "Unita,
L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Colpa dei mancati confronti tra Veltroni e Berlusconi? "Non è stato certo Walter a sottrarsi. Berlusconi, in realtà, temeva il confronto perché Veltroni ha da spendere argomenti più seri e credibili, rispetto ai suoi soliti vecchi slogan del passato. Al di là di questo, però, la nostra campagna elettorale è stata tutt'altro che noiosa,
Il
cavaliere, le donne e l'ombra del tempo "è il mio vero avversario" -
francesco merlo ( da "Repubblica, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: A prima vista sembrano le solite berlusconate. E invece qui non si tratta più di battute di spirito ma di spirito battuto. Perché la verità di questa vigilia elettorale è che Berlusconi non ha paura di Veltroni ma del tempo, che è il solo avversario - ha detto - "che potrebbe riuscire a mettermi nel sacco".
Giusto
proporre un ministro per il Nord Est Riccardo Illy: il Pd sposta voti, ma la
Lega è in ascesa. A meno che ( da "Unita, L'"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Riforme a parte, Veltroni e Berlusconi hanno detto: chi ha un voto in più governa. "Certe cose si dicono in campagna elettorale e poi scompaiono. Chi ha un seggio in più non governa nulla. Emergerebbe l'inadeguatezza della legge elettorale". Un risultato così anomalo non darebbe luogo a una legislatura molto breve?
Da
Napolitano a D'Alema, dove votano i big della politica
( da "Unita,
L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: anche molti dei big della scena politica: il candidato premier del Pd Walter Veltroni, il leader di An Gianfranco Fini, quello dell'Udc Pier Ferdinando Casini, Francesco Rutelli, candidato a sindaco del Pd, e Massimo D'Alema. A Milano voterà il leader del Pdl Silvio Berlusconi, come farà anche Daniela Santanchè, candidata premier de La Destra.
Matrix,
Berlusconi s'infuria. Ma il danneggiato è Veltroni Ben 4 minuti di pubblicità
per il leader Pd. L' editore liberale si sfoga con Mentana: mi hai fatto fare
una brutta figur ( da "Unita, L'"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi s'infuria. Ma il danneggiato è Veltroni Ben 4 minuti di pubblicità per il leader Pd. L'"editore liberale" si sfoga con Mentana: mi hai fatto fare una brutta figura / Roma PAR CONDICIO? Veltroni e Berlusconi sono stati ospiti di Matrix, venerdì sera, ma l'obbligo di parità di trattamento previsto dalla legge non è stato del tutto ri-
Dell'Italia
( da "Unita,
L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Nasce a Pescara quel vezzo veltroniano di non nominare mai Berlusconi nei comizi: lo chiama sempre "il principale esponente dello schieramento a noi avverso". All'inizio la gente lo prende per un eccesso di buonismo politico, poi sorride, alla fine ride. Tanto che Veltroni, concludendo il tour, per brevità e autoironia, lo chiama "il principale esponente"
Soffocati
da troppe leggi Entro l'anno, 5000 in meno
( da "Unita,
L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Da Berlusconi è subito arrivata una risposta stizzita: Veltroni mi copia, le 5.000 leggi le abbiamo abrogate noi, con la legge Baccini. Stupore generale, soprattutto dei piccoli imprenditori, degli artigiani, dei professionisti (le vittime principali della giungla legislativa e burocratica): nessuno di loro se ne era accorto!
Un
Parlamento meno costoso Con il Pd è possibile
( da "Unita,
L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: farebbero risparmiare i primi 200 milioni di euro del miliardo complessivo che si può raggiungere con le proposte del Pd illustrate da Veltroni, è proprio decisivo che i primi 100 giorni siano del quinquennio del Governo Veltroni e non di un debole e precario Governo Berlusconi, ostaggio di una Lega determinante dal punto di vista quantitativo e sempre più su posizioni estremistiche.
Sulle
strade ( da "Unita, L'"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Nasce a Pescara quel vezzo veltroniano di non nominare mai Berlusconi nei comizi: lo chiama sempre "il principale esponente dello schieramento a noi avverso". All'inizio la gente lo prende per un eccesso di buonismo politico, poi sorride, alla fine ride. Tanto che Veltroni, concludendo il tour, per brevità e autoironia, lo chiama "il principale esponente"
Se
un precario avesse mille euro ( da "Unita, L'"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sono parole precise che lasciano immaginare che cosa succederebbe se invece di un governo guidato da Silvio Berlusconi, sostenuto dai postfascisti di Gianfranco Fini e dai leghisti di Umberto Bossi, andasse a Palazzo Chigi Walter Veltroni. Quella proposta dei mille euro può apparire, nella sua semplicità, quasi priva di conseguenze, una specie di contentino per i precari.
L'INTERVENTO
( da "Giornale.it,
Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: e lo stesso Veltroni, candidato premier della cosiddetta nuova sinistra. Lo confesso, anch'io avevo sperato che Veltroni portasse nella politica italiana quel po' di civiltà che manca da troppo tempo. C'è stato chi ha definito "moscia" e "noiosa" questa campagna elettorale, che a me invece, fino a una settimana fa,
Ricordiamoci
della storia prima di entrare nel seggio
( da "Giornale.it,
Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Enrico Cimaschi Il clone di Berlusconi Ogni volta che Berlusconi promette qualcosa durante la campagna elettorale assistiamo all'immediato rilancio da parte di Veltroni, il quale aggiorna il suo programma (in buona parte copiato) a seconda delle proposte dell'avversario.
Il
vademecum per i cattolici al voto
( da "Giornale.it,
Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: in cui andremo a votare sarà bene non dimenticare questi 20 mesi di attentati e di assedio ai valori che contano perché non continui la minaccia nella sciagurata eventualità di una vittoria del Pd. Già l'entusiasmo di Veltroni per la vittoria di Zapatero è un sintomo chiaro e allarmante. (attivista cattolico Pdl) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Berlusconi
vince la sfida tv <600mila spettatori in più>
( da "Giornale.it,
Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: una partita senza storia nonostante le polemiche di rito del giorno dopo: Veltroni, fanno sapere dal loft di Sant'Anastasia, "ha avuto la pubblicità più lunga" e "ha fatto da traino a Berlusconi". E pensare che per qualche minuto proprio il "duello" del "picco" tra Berlusconi e Mentana aveva lasciato un po' di gelo nello studio di Matrix.
Veltroni
non buca lo schermo Il Pd se la prende con gli spot
( da "Giornale.it,
Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: corso delle interviste ai due ospiti si è verificata una interruzione pubblicitaria di circa quattro minuti durante lo spazio riservato a Veltroni, e di circa un minuto e mezzo durante lo spazio riservato a Berlusconi". E secondo Morri "non sfugge a nessuno che questo evento ha comportato sicuramente un danno per Veltroni e un vantaggio per Berlusconi in relazione agli ascolti".
Mentana:
<Un duello senza pathos> ( da "Giornale.it, Il"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: pubblico dice ascolti record per Matrix e uno share più alto per Berlusconi rispetto a Veltroni. Come si spiega questa vittoria del candidato premier del Pdl? "Non voglio sembrare cerchiobottista a tutti i costi ma, così come in passato non avevo dato un particolare significato ai maggiori ascolti di Veltroni su Raidue, ribadisco che si tratta di classifiche che non hanno senso.
In
tre anni di vita due scontri elettorali
( da "Giornale.it,
Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Quella di ieri sera è stata la seconda volta che Matrix racconta la campagna elettorale: l'altroieri l'ha conclusa con l'appello di Veltroni e Berlusconi; nel 2006 ospitò vari scontri fra i leader dell'allora Cdl e i rivali dell'Unione. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Candidati
e big si presentano al seggio di casa
( da "Giornale.it,
Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il candidato premier del Pd Walter Veltroni; così come Fausto Bertinotti, candidato della Sinistra Arcobaleno; Pier Ferdinando Casini, candidato Udc; il presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini; il candidato sindaco Pd Francesco Rutelli; l'ex presidente del Consiglio Massimo D'Alema;
ROMA
Al voto oggi 47 milioni di italiani per le elezioni politiche e amministrative:
a Roma si eleg ( da "Messaggero, Il"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: In Sicilia e Friuli si sceglie il presidente della Regione. Vietati i telefonini ai seggi. Esposto del Pd al Garante per le comunicazioni sul duello Berlusconi-Veltroni a Matrix. Esposti anche da Udc e Destra: accusano il Cavaliere di violare la legge sui sondaggi.
ROMA
- Al voto oggi e domani per il rinnovo del Parlamento saranno chiamati,
compresi gli italiani a ( da "Messaggero, Il"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che venerdì
sera ha ospitato prima Walter Veltroni e a seguire Silvio Berlusconi. Tanto che
il Pd chiama in causa l'Autorità garante delle comunicazioni per violazione
della par condicio. Tenuto conto che il programma in onda su Canale
Non
solo Berlusconi, non solo Veltroni, non solo Camera, non solo Senato. Oggi è
anche ( da "Messaggero, Il"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Di LUCA LIPPERA Non solo Berlusconi, non solo Veltroni, non solo Camera, non solo Senato. Oggi è anche il giorno del Campidoglio. I romani da questa mattina scelgono, insieme al nuovo Parlamento, il Sindaco che guiderà la Capitale fino al 2011 dal "ponte di comando" dell'Aula Giulio Cesare.
Vestita
di nero, bellissima, chioma scompigliata ed aria naif, con la falcata decisa e
il sorriso ch ( da "Messaggero, Il"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: A festeggiare Francesca c'era anche Adriano Giannini, Valeria Solarino, Irene Ghergo, Enrico Lucherini ed Antonello Fassari, che sulla porta è stato accolto da un bambino: "Oggi niente Cesaroni, in tv ci sono Veltroni e Berlusconi!". C.Alì.
LA
TV può trasformarsi davvero in una malattia e il pericolo riguarda non solo chi
fa da spetta ( da "Messaggero, Il"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: amore celebrale con Giorgio Gori (tutta farina di un libro appena dato alle stampe) ha fatto sobbalzare, per la cronaca, il termometro Auditel di La7 sopra il 5 per cento, con punte del 16 proprio durante l'intervista di cui sopra, arrivata dopo una serata di sbornia elettoral-politica fra match a distanza Veltroni-Berlusconi, tribune, e via dicendo.
ROMA
- Stampa estera sempre poco tenera con Silvio Berlusconi, pur dato per grande
favorito, alla vi ( da "Messaggero, Il"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ottenendo applausi quando aveva detto che il Partito democratico di Walter Veltroni non era altro che il vecchio partito comunista. Ma poi, nota il quotidiano, il suo annuncio dell'ingresso di Ronaldinho al Milan è stato accolto da fischi e Berlusconi "ha peggiorato le cose attaccando Totti". Dal canto suo, il Financial Times si chiede se in Italia stia ritornano il vecchio.
ROMA
Anche due anni fa in campagna elettorale si parlò tanto di tasse e di difesa
dell ( da "Messaggero, Il"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ha copiato Berlusconi o viceversa? Che si fa fatica a distinguere le ricette di destra e di sinistra, mentre riformisti e conservatori polemizzano rivendicando i propri copyright? Forse è più apparenza che sostanza. L'accusa di "scopiazzamento" che i partiti si lanciano sembra molto più figlia delle contiguità nelle analisi dei problemi che non delle ricette per risolverli.
ROMA
- Nel nuovo governo spagnolo guidato da Zapatero le donne sono in maggioranza
(9 contro 8 uomin ( da "Messaggero, Il"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi ha promesso alle donne 4 posti su 12 (il 33,3%), mentre Veltroni ha dichiarato ieri "Il mio sarà il governo con il più alto numero di donne nella storia della Repubblica". "È un governo di modernizzazione", ha avvertito Josè Luis Zapatero annunciando i nomi dei nuovi ministri, subito dopo il tradizionale giuramento davanti a re Juan Carlos.
5
milioni 839 mila ( da "Corriere della Sera"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 3 categoria: BREVI 5 milioni 839 mila Gli spettatori, in media, che hanno seguito la puntata di Matrix con Veltroni e Berlusconi.
<Accuse
ingiuste E il Cavaliere non si è irritato per il mio stop>
( da "Corriere
della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni partiva dalla pubblicità come sempre all'inizio di un programma. E invece Berlusconi è partito dalla coda di Veltroni". In pratica la colpa del successo di Berlusconi è di Veltroni: "Per quanto paradossale sembri, sì". La denuncia del Pd all'Agcom, quin 24,26 La percentuale di share registrata da Matrix,
L'Italia
alle urne. Lite sugli spazi tv ( da "Corriere della Sera"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni e Silvio Berlusconi, fa infatti il "botto" come audience (quasi 6 milioni di spettatori), ma viene bersagliata dalle proteste del Partito democratico. Denuncia Ermete Realacci: "è decisamente strano che l'intervento di Veltroni sia stato interrotto da una pubblicità di 4 minuti con 10 prodotti e quella di Berlusconi da una pubblicità di un solo minuto e mezzo con 5 prodotti"
La
rom antibuonismo <Parlerei con Bossi>
( da "Corriere
della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi? "Un venditore di fumo". Veltroni? "Peggio. è ipocrita, finto buonista". Bossi? "Vorrei incontrarlo, spiegare". Santanché: "è venuta al campo con il tailleur e il tacco dodici". Gli zingari - le rinfacciano spesso - non lavorano, non vivono come gli altri.
Times:
<Più saggio votare per il Pd Totti, errore disastroso dell'ex premier>
( da "Corriere
della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: errore disastroso dell'ex premier" ROMA - Per gli italiani sarebbe più "saggio" votare per Veltroni, commenta il Times. "Una vittoria per Berlusconi renderebbe la politica italiana più memorabile, e forse più divertente ma non vi sono garanzie che l'Italia migliori nel modo necessario se ritornerà al potere - scrive il quotidiano inglese -.
Il
<liberal> <Basta leader Credo solo in Gesù>
( da "Corriere
della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: accanto a Pier Paolo Pasolini e Walter Veltroni, quando i migliori talenti della Fgci, l'organizzazione giovanile del Pci, crescevano forti e promettenti a Roma (c'erano, per capirci, anche D'Alema, già capo riconosciuto, ma pure Goffredo Bettini, Gianni Borgna e altri). Lui, Adornato, s'incupirà, amareggiato: "è preistoria.
Elezioni,
l'ora della scelta ( da "Corriere della Sera"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nel confronto
degli ascolti l'altra sera a "Matrix", prevale Berlusconi su
Veltroni, ma il Pd protesta e lamenta una interruzione pubblicitaria più lunga
quando ha parlato Veltroni. Mentana prende le distanze: io non c'entro. DA
PAGINA
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 6
# Elezioni 2... ( da "Corriere della Sera"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Se Veltroni ha cercato fino all'ultimo di restare fedele al ruolo scelto ("Per quanto aspro e offensivo sarà il loro linguaggio elettorale, io non risponderò") fino a tirarsi addosso l'incitazione a essere più grintoso, Silvio Berlusconi ci ha messo poco a riprendersi la parte che più gli piace.
I
manifesti della D'Abbraccio e gli slogan di Ciarrapico Le minacce di Bossi
contro la <canaglia romana>
( da "Corriere
della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: contro Veltroni ma più ancora contro il Cavaliere ("ha una concezione padronale della politica") fino a usare parole mai sentite in bocca sua: "Fa schifo chi ha abbandonato Mastella dopo aver utilizzato i suoi servigi. Chi ritiene che Mastella sia la causa di tutti i guai del Paese non doveva firmargli dei fogli che gli garantivano la presenza in Parlamento di diversi parlamentari"
Mastella:
io come il castoro di Gramsci Per salvarmi l'ho data vinta ai cacciatori
( da "Corriere
della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Berlusconi sa di non poter governare. Fini è politicamente morto, quindi inutile. Casini è stato cacciato non perché giovane e bello ma perché grazie al matrimonio ha i soldi, ed è il vero concorrente. Né Berlusconi né Veltroni lo vogliono tra i piedi.
Il
complotto immaginario ( da "Corriere della Sera"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: nel caso di chi al Senato vota Veltroni come il caso di chi al Senato vota Berlusconi. Ricavare dal mio editoriale che vorrei "l' ingovernabilità e quindi l'inciucio tra Pd e Pdl" è davvero giornalismo di basso livello. Se le elezioni produrranno ingovernabilità, il merito sarà stato tutto di Berlusconi che ci impone per la seconda volta di votare mediante la porcata di Calderoli (
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è stato Berlusconi a prevalere su Veltroni. Il Pd protesta per la diversità di trattamento nel duello a distanza, lamentando un' interruzione pubblicitaria più lunga quando ha parlato Veltroni. L'assassino di Pippa Bacca: così l'ho uccisa L'assassino di Giuseppina Pasqualino in arte Pippa Bacca, assassinata in Turchia: l'ho aggredita,
Quello
stile di "Repubblica" ( da "Giornale.it, Il"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo Prodi.
Veltroni
non buca lo schermo. Il Pd se la prende con gli spot
( da "Giornale.it,
Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: corso delle interviste ai due ospiti si è verificata una interruzione pubblicitaria di circa quattro minuti durante lo spazio riservato a Veltroni, e di circa un minuto e mezzo durante lo spazio riservato a Berlusconi". E secondo Morri "non sfugge a nessuno che questo evento ha comportato sicuramente un danno per Veltroni e un vantaggio per Berlusconi in relazione agli ascolti".
[FIRMA]AMEDEO
LA MATTINA ROMA C'è una cosa che tormenta Silvio Berlusconi: i brogli
( da "Stampa,
La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Porta a Porta" e di "Matrix" dove ha incassato uno share superiore allo sfidante Veltroni. Si è fatto una risata quando gli hanno detto che il Pd presenterà un esposto all'Agcom per la violazione della parità di trattamento a Matrix (4 minuti di interruzione pubblicitaria per Veltroni contro un solo minuto e mezzo per Berlusconi).
Mentana:
"Un duello senza pathos"
( da "Giornale.it,
Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: pubblico dice ascolti record per Matrix e uno share più alto per Berlusconi rispetto a Veltroni. Come si spiega questa vittoria del candidato premier del Pdl? "Non voglio sembrare cerchiobottista a tutti i costi ma, così come in passato non avevo dato un particolare significato ai maggiori ascolti di Veltroni su Raidue, ribadisco che si tratta di classifiche che non hanno senso.
Elezioni,
alle 12 affluenza in leggero calo
( da "Panorama.it"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: in mattinata, il candidato premier del Pd Walter Veltroni è arrivato al seggio accompagnato dalla moglie Flavia e dalle due figlie Martina e Vittoria. Nello stesso istituto scolastico romano è giunto, mezz'ora dopo Veltroni, il leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, ma è andato in un'altra sezione.
Berlusconi
vince la sfida tv: 600mila spettatori in più. E Veltroni non buca lo schermo
( da "Giornale.it,
Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: una partita senza storia nonostante le polemiche di rito del giorno dopo: Veltroni, fanno sapere dal loft di Sant'Anastasia, "ha avuto la pubblicità più lunga" e "ha fatto da traino a Berlusconi". E pensare che per qualche minuto proprio il "duello" del "picco" tra Berlusconi e Mentana aveva lasciato un po' di gelo nello studio di Matrix.
MODERNIZZARE
IL PAESE ( da "Stampa, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi e Veltroni in primo luogo, sono appesantiti dal passato. Berlusconi non può menar troppo vanto - anche se talvolta, nella foga del comiziante, ripete i soliti autoelogi - di un governo che lasciò i conti pubblici in cattive condizioni e che riuscì a realizzare, secondo le valutazioni più attendibili,
Dalle
liti per un posto in lista alle donne orizzontali fino alle uova per Ferrara e
alle risse nei comizi ( da "Stampa, La"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi è laureato, Veltroni no. Differenza che il Cavaliere rimarca. L'accusa è pesante verso Di Pietro. Lui si è laureato "con i Servizi" dice. Io laureato alla Statale di Milano, Berlusconi alla P2, replica stizzito l'ex Pm. MAGISTRATI.
Elezioni,
alle 19 l'affluenza è ancora in calo
( da "Panorama.it"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: candidato premier del Pd Walter Veltroni, accompagnato dalla moglie Flavia e dalle due figlie, si è messo ordinatamente in fila nel seggio vicino piazza Fiume dove qualche minuto dopo si è recato il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini. Negli stessi minuti, a Curno, in provincia di Bergamo, si è presentato al seggio elettorale il ministro delle Infrastrutture e leader dell'
Voto,
alla chiusura dei seggi l'affluenza è ancora in calo
( da "Panorama.it"
del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: candidato premier del Pd Walter Veltroni, accompagnato dalla moglie Flavia e dalle due figlie, si è messo ordinatamente in fila nel seggio vicino piazza Fiume dove qualche minuto dopo si è recato il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini. Negli stessi minuti, a Curno, in provincia di Bergamo, si è presentato al seggio elettorale il ministro delle Infrastrutture e leader dell'
( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
MICHAEL BRAUN,
FONDAZIONE EBERT (SPD) Il politologo tedesco boccia una Grosse Koalition all'italiana
"Silvio non è Angela" DANIELE CASTELLANI PERELLI "Il Pd ha
impresso una svolta alla politica italiana. La Spd tedesca guarda con simpatia
la sua corsa, e con preoccupazione la possibilità del ritorno al governo di
Silvio Berlusconi, la grande anomalia del vostro
paese". Michael Braun, direttore dell'ufficio italiano della Fondazione
Friedrich Ebert (il think tank del grande partito della socialdemocrazia
tedesca), applaude la campagna di Veltroni, ma
avverte: "La Grande Coalizione come in Germania? La base del Pd non
capirebbe, con Berlusconi al massimo si può fare un
breve governo per le riforme. La concorrenza aperta con la sinistra radicale?
L'importante è fare una politica chiara, senza ambiguità". In questa
campagna vede la solita vecchia Italia andare alle urne, o vede delle novità?
Vedo con piacere delle novità, tutte messe in moto dalla nascita del Pd di Veltroni. La prima buona notizia è la semplificazione dello
scenario politico, che porterà in parlamento 5-6 partiti, mentre in passato gli
elettori si sono ritrovati con 23 partitini. Già questa, in Italia, è una mezza
rivoluzione. L'accelerazione di Veltroni ha spinto il
centrodestra a unirsi, anche se bisogna vedere se il Popolo delle libertà
rimarrà un semplice cartello elettorale o saprà evolversi in un vero partito.
Anche la relativa noia di questa campagna è un bene. Sono finalmente scomparsi
i toni da guerra civile che hanno caratterizzato la politica italiana fino al
2006. Anche qui il merito va a Veltroni, che ha
deciso di non impostare la sua corsa "contro" Berlusconi. Siamo allora finalmente un paese normale? Purtroppo no. La
presenza di Berlusconi in politica rimane una grande anomalia. È vero che è stato
sdoganato dal cinquanta per cento degli elettori italiani, e di questo bisogna
prendere atto, ma la sua ricandidatura fa sempre notizia nel resto
d'Europa, dove sarebbe impossibile vedere al governo uno dei più ricchi e
potenti tycoon del continente. Perché i grandi media internazionali, a partire
da un quotidiano vicino ai repubblicani come il Wall Street Journal, sembra
preferire Veltroni a Berlusconi?
Perché il centrosinistra vanta una classe politica molto più seria e preparata.
Perché si rendono conti che i dati impressionanti appena pubblicati dall'Osce
non sono solo colpa di venti mesi del governo Prodi, ma anche dei cinque anni
dell'ultimo governo Berlusconi, che per l'economia ha
fatto appena la riforma del mercato del lavoro, e poi ha pensato solo ai
condoni. Il Pd guarda più al centro. La Spd sembra invece riscoprire ultimamente
la sua anima socialdemocratica. Come guarda la Spd al progetto di Veltroni? Con cautela? La cautela è dovuta solo al fatto che
il Pd è appena nato, e non si hanno ancora le basi per capire cosa farà da
grande. Per il resto c'è simpatia, il Pd è il grande partito della sinistra
italiana, ed è l'unico che possa salvarci dal ritorno di Berlusconi.
La sua nascita pone delle questioni alla socialdemocrazia europea, non fosse
altro che per il dibattito in corso sulla sua collocazione all'interno del parlamento
di Strasburgo. Tuttavia, se andiamo a vedere la campagna di Veltroni,
io non vedo differenza rispetto a quella di Gordon Brown o a quella di Ségolène
Royal. Alla fine, però, il Pdl potrebbe vincere alla Camera ma non al Senato. E
si aprirebbe il dibattito sulla Grande Coalizione. Lei, da socialdemocratico
che vede la Spd imbarcata nella Grosse Koalition con la Cdu, la consiglierebbe
a Veltroni? Assolutamente no. L'alleanza con Berlusconi rappresenterebbe uno sconquasso per il partito, e
la base la prenderebbe malissimo. L'unica opzione potrebbe essere non una
Grande coalizione, che significa un'alleanza di governo che duri per tutta la
legislatura, ma un governo di unità, che faccia quelle due-tre riforme di cui
il paese ha soluto bisogno (legge elettorale, regolamenti parlamentari, etc) e
poi riporti tutti alle urne. La Spd ha anch'essa deciso di rompere, qualche
anno fa, con la sinistra radicale, ma nel frattempo ha perso a sinistra un numero
impressionante di voti. Che lezione deve trarne il Pd? L'unico modo per non
subire la concorrenza della sinistra radicale è avere una linea decisa, una
politica concreta senza ambiguità. Anche il Psoe di Zapatero doveva fare i
conti con delle forze alla sua sinistra, ma ha saputo annullare la loro
concorrenza grazie a una linea chiara, soprattutto in economia.
( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PIERO FASSINO Tra
poche ore apriranno i seggi e lunedì conosceremo l'esito di queste elezioni
così decisive. Fin da ora, in ogni caso, un dato emerge chiaro: il Partito
democratico si è confermato come la vera novità in grado di cambiare la
politica italiana. Lo ha dimostrato, in primo luogo, provocando una radicale
riforma della geografia politica. Il parlamento uscente vedeva sui suoi banchi
rappresentanti di 39 partiti. Da lunedì avremo un parlamento con 5, forse 6,
partiti. Una d r a s t i c a semplificazione provocata dall'ingresso in scena
del Pd che non solo ha unito forze ? i Ds, la Margherita, il popolo dell'Ulivo,
settori di società civile ? ma ha obbligato anche gli altri attori politici a
muoversi nella stessa direzione. È, infatti, per competere con il Pd ? e con la
sua possibilità di diventare primo partito del paese ? che Berlusconi
e Fini hanno deciso di unirsi. Così come Rifondazione comunista, Comunisti
italiani e una parte dei Verdi hanno deciso di unirsi nell'Arcobaleno per
contenere la capacità attrattiva del Pd sull'elettorato di sinistra. Questo
nuovo scenario ? che, ripeto, senza il Pd non si sarebbe avuto ? ha provocato
una seconda novità. Mentre dal '94 al 2006 il voto per governare veniva chiesto
da coalizioni vaste ed eterogenee ? costituite più per vincere che per
governare ? questa volta agli elettori si rivolgono direttamente i partiti,
ciascuno con il proprio leader, volto e programma. Con una duplice positiva
conseguenza: l'elettore sa con certezza chi vota e per che cosa; e il partito
che risulterà vincitore potrà assicurare una governabilità molto più chiara e
omogenea. Questo suo essere "soggetto di innovazione" il Pd lo ha
ulteriormente dimostrato in queste settimane scegliendo di
mettere al centro della campagna elettorale non Berlusconi, bensì
l'Italia e gli italiani. L'agenda della campagna elettorale, infatti, è stata
scandita giorno dopo giorno dalle proposte avanzate da Veltroni e dal Pd sui temi cruciali della vita dei cittadini: la
rivalutazione delle pensioni, la tutela di stipendi e salari dal caro vita, la
lotta alla precarietà del lavoro, il futuro dei giovani, la sicurezza
delle persone, le politiche per la famiglia, le misure per la modernizzazione
del paese e per la crescita delle imprese e dell'economia. Una differenza netta
dalla destra che ha tentato di ritrovare spazio politico ricorrendo al trito e
consumato armamentario di sempre: le invettive di Bossi, gli ammiccamenti di
Dell'Utri alla mafia, la denuncia di inesistenti brogli, la paura di un
comunismo che non esiste più da tempo. Insomma: una destra che i voti li cerca
dividendo e impaurendo, mentre il Pd li raccoglie rivolgendosi ad una nazione
intera per unirla in un comune destino. Il che ha reso evidente la vera
differenza tra il Pd e il Popolo della Libertà. Noi abbiamo un progetto per
l'Italia loro ? al di là dell'ovvio obiettivo di vincere ? non hanno un'idea,
un messaggio, una proposta per questo nostro paese. È questa diversità che dobbiamo
rendere evidente in queste ultime ore a chi ancora è incerto e sta decidendo
come votare. Sì, questo voto è una scelta tra tenere l'Italia ancorata al
passato o aprire un'epoca nuova, mettendo a disposizione della società italiana
una politica capace di restituire certezze e fiducia a quanti vogliono
un'Italia moderna e giusta. Che è la ragione per cui tante donne e tanti uomini
del nostro paese guardano con speranza al Partito democratico.
( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
STEPHEN TWIGG, FPC
DI LONDRA "Se vincerà il Pd? Ossigeno per tutti gli europrogressisti"
LAZZARO PIETRAGNOLI Londra "Una vittoria del Partito democratico in Italia
sarebbe una bella boccata di ossigeno per tutti i progressisti d'Europa".
Stephen Twigg, direttore del think-tank Foreign Policy Centre, fondato da Robin
Cook e Tony Blair, prova a mettere le elezioni italiane in un più ampio
contesto europeo. "Purtroppo non c'è una grande attenzione in Gran
Bretagna alle vicende elettorali degli altri paesi europei: la recente vittoria
di Zapatero in Spagna è passata inosservata anche all'interno di alcuni
importanti ambienti politici. Ci nascondiamo dietro alla difficoltà di capire
differenti sistemi elettorali, ma in realtà c'è un pericoloso senso di
autosufficienza, come se le scelte politiche italiane o tedesche non avessero
ricadute anche su di noi". Che ricadute avranno le elezioni politiche
italiane sulla Gran Bretagna? Da un punto di vista istituzionale, ovviamente
nessuna. Gordon Brown sarà capace di stabilire un costruttivo rapporto con il
nuovo governo italiano, indipendentemente dalla sua collocazione politica. Ha
le sue preferenze politiche, ma non si farà influenzare: Blair, d'altronde, ha
sempre mantenuto un rapporto molto stretto con il governo italiano, anche
durante il mandato di Berlusconi. Dal punto di vista
politico, però, non possiamo sottovalutare che ci sono alcune dinamiche
ricorrenti nella politica europea, e che le elezioni italiane, come quelle
recentemente avvenute in Germania, Austria, Spagna, Svezia, oltre ovviamente
alle presidenziali francesi vanno collocate, assieme alle prossime elezioni in
Gran Bretagna, in un contesto più ampio. Da circa dieci anni la politica delle
divisioni ideologiche è in declino in tutta Europa: I partiti si stanno
ricollocando al centro dello scacchiere politico. I socialdemocratici hanno
avuto la loro epoca d'oro nel biennio '97-'99, quando con Jospin, D'Alema,
Blair, Schröder, Persson governavano tutti i principali paesi europei.
Quell'epoca è finita, ma non vedo all'orizzonte una rimonta ideologica della
destra: non ci sono Kohl e Thatcher che possano determinare una nuova stagione
d'oro dei conservatori come quella degli anni '80. I progressisti europei,
però, al momento non godono di buona salute. Certo, in Svezia vincono i
conservatori, in Germania la Merkel è a capo di un governo di coalizione,
Cameron e Berlusconi sono in testa nei sondaggi, ma
vedo tutto questo non come sostegno alle politiche della destra, ma come
reazione alla sinistra. Per restare all'Italia, ad esempio, il governo Prodi
non è riuscito a mandare un chiaro messaggio che governava non per le prossime
elezioni ma per le prossime generazioni. Il modello del Pd italiano può essere
un esempio per il resto d'Europa? La nascita del Partito democratico è il
consequenziale sviluppo delle travaglio dei progressisti nel vostro paese, e si
inserisce in modo naturale nel percorso di innovazione e modernizzazione della
socialdemocrazia europea. Detto questo, però, credo che in ogni paese questo
percorso troverà strade originali a seconda della storia e del sistema politico
di quel determinato paese: non credo possibile un'alleanza politica tra New
Labour e Lib-Dems in Gran Bretagna, mentre in Francia, dove le condizioni
politiche per un accordo tra il centro di Bayrou e il Partito socialista
sembrano più solide, i meccanismi elettorali rendono l'accordo molto difficile.
In Germania invece, la sinsitra moderata, che occupa stabilmente il centro
dello schieramento, deve cercare un accordo con i Verdi piuttosto che con i
Cristiano-democratici. In Italia, invece, la modernizzazione ha la faccia di
un'alleanza strategia con il centro e la rottura con la sinistra estrema. Una scelta che Veltroni ha fatto in modo netto: una
sua vittoria sarebbe un ulteriore chiaro messaggio alle sinistre europee che
solo chi occupa il centro dello schieramento politico vince, e porterebbe una
ventata di aria nuova tra tutti i progressisti europei, un chiaro aiuto nella
ricerca di nuove ricette.
( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, ho seguito ? nonostante tutto ? la campagna elettorale e ho capito
che votare per Veltroni premier e Rutelli sindaco significhi, come dice Ferrarotti,
lanciare la "nuova classe": essa ha già trasformato la campagna
elettorale da sagra delle promesse in umiltà dell'ascolto. Una sola cosa avrei
voluto che si conservasse dei partiti vecchi: l'infinita pazienza con la quale
spiegavano a noi elettori come e perché votando in certo modo si consegue il
risultato desiderato. Per esempio, come conquistare la maggioranza dei
seggi del senato nel Lazio. ROSAMARIA CANTONI, ROMA Cara Rosamaria, lei ha
ragioni da vendere. Ieri, prima di salire al giornale in via Ripetta, come
tutte le mattine, sono passato al bar di via della Scrofa dove mi hanno chiesto
la stessa cosa che mi chiede lei. Poi sono andato a ritirare le camice in
lavanderia a via Leccosa, dietro al giornale, e mi hanno fatto la stessa
domanda. Infine sono passato in farmacia che è al semaforo, e qualche domanda
sul voto nel Lazio c'è scappata anche lì. Tutti i luoghi che ho citato sono in
un raggio di
( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
STEFANO
MENICHINI Noi di Europa Walter Veltroni l'avevamo
candidato tanto tempo fa. Lui, il modello- Roma, il tipo di Partito democratico
che corrispondeva alla sua fisionomia politica. L'avevamo fatto fin da quando
il Pd era ancora solo una possibile, peraltro improbabile, evoluzione del
cartello Ds-Dl.
Dopo di che, siccome siamo snob e incontentabili, da quando il partito c'è
davvero e Veltroni ne è diventato prima leader e poi
candidato premier, non gli abbiamo risparmiato né critiche né battute né
consigli non richiesti. Del resto, esistiamo anche per questo. Vergini di servo
encomio e di codardo oltraggio, possiamo dunque oggi dire, scrivere,
semplicemente, pacatamente: grazie Walter. Veltroni
merita un ringraziamento, circostanza rara per i politici e da concedere con
prudenza, perché comunque vada domani ? e potrebbe non andare affatto male ?
lui avrà fatto un lavoro straordinario. Per abilità tecnica, per generosità
personale, per coerenza e rigore di linea politica. Una campagna elettorale
ovviamente imperfetta, e partita con tutti gli handicap che conosciamo
(handicap che erano del resto la causa stessa delle elezioni anticipate), si è
però sviluppata in un crescendo di entusiasmo popolare che alla fine ne diventa
il segno distintivo. La scelta delle alleanze è stata giusta e di portata
strategica, per quanto ci siano state obiezioni su radicali e dipietristi. La
linea politica, coerente con la discontinuità enunciata al Lingotto. La
proposta di governo, abbastanza chiara sia pure affollata di molte e svariate proposte,
forse perfino troppe. Il messaggio, infine, si riduce a una istanza di novità
che potrà sembrare poco, ma è moltissimo di fronte alla prospettiva di un
governo Berlusconi- Fini-Bossi-Tremonti-Maroni-Stanca.
La differenza vera però la fa la gente. Le piazze piene. Lo spettacolo della
chiusura di ieri a Roma. Piazza Duomo a Milano come non la si vedeva dai tempi
di Berlinguer (ha lanciato Europa questo confronto, ha fatto fortuna). Luoghi
d'Italia che la sinistra aveva abbandonato e il centrosinistra ulivista non
aveva più ritrovato. Tutti pieni, attenti, disponibili ad ascoltare e a fare.
Non ci ha mai appassionato l'estetica e la mistica delle piazze piene.
Conosciamo la nostra gente, però. E sappiamo riconoscere quando una
manifestazione è solo resistenza, rancore, arroccamento (ce ne sono state
tante: l'odio non è certo un'esclusiva del Cavaliere), e quando invece è un
atto di presenza che vale per adesso e per il futuro, perché si è tornati a
credere in qualcosa in senso positivo, e non solo oppositivo. Dicono che il
ritorno del Caimano abbia fatto felice il Pd, facendolo però ripiombare nel
passato. Solo che il caimano è voluto tornare lui in quelle vesti, non è colpa
di altri. Se a una possibile (vogliamo dirlo: sicura) difficoltà al senato reagisce
cercando di intimidire il capo dello stato e i senatori a vita, non gliel'ha
ordinato il medico. L'anomalia berlusconiana è anacronistica, tanto più lo
appare oggi dopo che il duellante Prodi s'è chiamato fuori, eppure sopravvive a
se stessa e va trattata per quello che è. Insistiamo a sperare che
berlusconismo e antiberlusconismo siano a questo punto categorie della storia
italiana, una fase superata che ancora agita la sua coda. Che sia una speranza
fondata o no, quel che conta è che il Partito democratico non abbia perso
l'anima in questo risucchio indietro nel tempo. E che il suo investimento per
il futuro ? cioè nella capacità di farsi prima o poi ascoltare e apprezzare
anche dall'altra Italia ? rimanga valido e produttivo. In questo, occorre dare atto
a Veltroni che il suo esser rimasto rigido su una
linea di comunicazione non rissosa, se ha provocato impazienze rappresenta però
anche una garanzia di continuità. Né lui né il Pd dureranno lo spazio di una
breve campagna elettorale, non si bruceranno nello scontro con l'avversario.
Avendo davanti questo avversario, il pericolo di scivolare e perdersi era
grande. Da lunedì sera si parlerà solo di numeri, maggioranze, alchimie
prevedibilmente difficili. Non cesserà lo stato di "emergenza" per il
sistema politico e per il Pd, e questo naturalmente aiuterà Veltroni
anche nella sua navigazione interna. Ci saranno presto, in ogni caso, nuove
prove anche elettorali. Momenti duri. Il centrosinistra che ci siamo lasciati
alle spalle ballava a ogni stormir di fronde, sembrava sempre precario, sul
punto di precipitare e andare in pezzi. Un vettore sul quale nessuno sarebbe
salito con fiducia. Abbiamo adesso uno strumento politico formidabile, di
enorme forza elettorale e di ritrovato radicamento sul territorio, anche se
fragilissimo nelle sue strutture di direzione e organizzazione: il Pd di Veltroni. È nato in questa tempesta, ci porterà lontano.
( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LO STATO DEI
PARTITI/5 Indecisi di sinistra PAOLO NATALE Un giorno ancora, massimo due, e
poi sapremo. Quello che ancora ci manca per avere il quadro completo del
comportamento di voto degli italiani è la conoscenza di due elementi: sapere
cosa faranno gli indecisi, da una parte, e sapere quale sarà la quota degli
astensionisti. Se così non fosse, se fossimo cioè già in possesso di questi
dati, il gioco sarebbe già risolto, addirittura con qualche settimana di
anticipo sul giorno del voto. Ma così non è. E tutti ci domandiamo cosa faranno
questi benedetti incerti che, nei sondaggi pre-elettorali, dichiarano per la
maggior parte che decideranno il giorno del voto, alcuni addirittura dentro la
cabina elettorale, mentre guardano attoniti la miriade di simboli multicolori
stampati sulla scheda. Come ben ci ricordiamo, la loro incertezza delle ultimi
giorni causò alle scorse elezioni il balzo finale di Berlusconi
per la conquista del pareggio. Può accadere anche oggi, a ruoli invertiti?
Difficile dirlo con sicurezza, ovviamente: resta però il fatto indubitabile che
in questa occasione la densità maggiore di incertezza aleggia nella parte della
sinistra più o meno radicale, nell'antico elettorato dell'Unione attualmente un
po' demotivato e stanco, stanco di sperare in un cambiamento della società
sempre promesso e (quasi) mai mantenuto. E questi indecisi guardano con un
tantinello di fiducia in più nel nuovo Partito democratico, come ultima estrema
spiaggia su cui approdare. Il vantaggio registrato fino a due settimane fa, a
favore di Berlusconi, può essere in parte colmato dal
voto dei dubitanti, che farebbero accorciare il gap di 1-2 punti percentuali.
Ma lasciando intatte le chance di vittoria per il centrodestra del Popolo delle
libertà. Parzialmente differente il tema dell'affluenza. Di nuovo, nel
( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LONDRA GEOFF
ANDREWS, DELLA OPEN UNIVERSITY, AUTORE DI "NOT A NORMAL COUNTRY: ITALY
AFTER BERLUSCONI" "Bravo Veltroni, ma la sua
è una rivoluzione dall'alto" Lazzaro Pietragnoli Vista dalla Gran
Bretagna, la situazione politica italiana resta poco chiara, anche per chi di
professione si occupa di studiarla e di spiegarla a un pubblico più vasto:
"Troppi partiti, divisioni interne, compromessi, poca differenza nei
programmi delle coalizioni " elenca Geoff Andrews, docente di politica
alla Open University ed esperto di questioni italiane, che nel 2006 con Not a
Normal Country: Italy after Berlusconi (Un paese
anormale, Effepi Libri) analizzò i mutamenti sociali e culturali dell'Italia
contemporanea. "Per un cittadino europeo è difficile capire le differenze
sostanziali che ci sono tra partiti, coalizioni, programmi. Lo sforzo di
muoversi verso un sistema bipolare in Italia è ancora in una fase confusa:
certo, il Partito democratico ha fatto un passo avanti, con la creazione di un
unico partito del centrosinistra, mentre dall'altra parte c'è ancora una
accozzaglia di coalizione, con la Lega, i postfascisti, i veri fascisti? Ma mi
pare che la competizione ormai sia più tra due leader che non tra due
partiti". E qui si vedono le differenze? La differenza è colossale: da un
lato c'è un venditore, dall'altro un uomo di stato. Veltroni,
nonostante sia un politico di lungo corso, è sempre stato un modernizzatore
della politica: cita Kennedy, Obama, Zapatero e si rifà alla migliore
tradizione della sinistra europea. Per quanto il Pd sia stata una rivoluzione
dall'alto, che non ha realmente coinvolto movimenti e altre forme organizzate
diverse da Ds e Margherita, Veltroni ha comunque
cercato di portare nel partito prima, e nelle liste ora, facce nuove e
esponenti della società civile. La sua decisione di rompere con la sinistra e
di allearsi con Di Pietro, inoltre, è una scelta coerente con la sua
impostazione politica, che dà al Pd un chiaro profilo di impegno sui temi della
riforma della politica e della legalità. Vedo ancora incertezze e difficoltà
sul piano delle politiche economiche, ma una chiara agenda programmatica di
riforme istituzionali e di sistema è la condizione necessaria per risolvere
anche i problemi economici: per modernizzare l'economia italiana, infatti,
serve un cambiamento radicale delle politiche e delle pratiche sociali. Crede
che si stiano preparando le condizioni perché succeda anche in Italia quello che
è successo in Gran Bretagna con il New Labour? Veltroni
è stato un precursore della Terza via, un convinto sostenitore della riforma
della sinistra molto prima di Tony Blair, ma la situazione italiana oggi è
molto diversa da quella inglese di quindici anni fa. Le trade union inglesi
negli anni '90 erano meno forti e radicate dei sindacati italiani di oggi, e
non fu comunque facile per Blair imporre sulle loro rivendicazioni le priorità
politiche riformiste. Per Veltroni sarà molto
difficile portare avanti la propria agenda riformista e vincere le resistenze
del mondo sindacale. Inoltre le culture della sinistra e del centrosinistra
italiano sono molto più diversificate e radicate nel paese di quanto non fosse
l'ideologia del Labour: per modernizzare davvero il partito Walter deve tenere
insieme e riformare differenti identità e situazioni. Egli comunque è più
sofisticato di quanto non fosse Blair, e anche capace di maggiori mediazioni:
deve mettere in campo tutte queste sue abilità approfittando anche della nuova
generazione, delle donne, dei movimenti. Ma al tempo stesso è chiaro che anche
l'eredità di Blair oggi non è più così limpida, e che l'Italia arriva a questo
appuntamento con dieci anni di ritardo: non è possibile quindi prendere
semplicemente idee che hanno funzionato in altre parti di Europa e del mondo
nel decennio scorso e applicarle qui ora. Bisogna ripensare complessivamente la
sinistra europea: dalla sua esperienza di sindaco Veltroni
ha sviluppato un grande rispetto per la diversità, un genuino interesse per gli
scambi culturali, la capacità di capire il mondo globale. Sono caratteristiche
importanti che lo possono aiutare in questa operazione. Come due anni fa, lei è
stato in Italia per seguire dal vivo la campagna elettorale: che ne pensa? Mi
sembra meno attiva del passato: ci vedo una sorta di deriva americana, con siti
web, magliette, gadget, ma meno entusiasmo, meno partecipazione. E grande
attesa per gli scontri televisivi. All'inizio c'era anche
molto fair play da parte dei due candidati premier, con Veltroni che si era impegnato a non attaccare Berlusconi. Ora la
temperatura politica è un po' più calda, si comincia a vedere qualche scontro.
In questo Veltroni è avvantaggiato, perché è capace di rimanere calmo anche di
fronte agli attacchi di Berlusconi.
( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DOPO IL COMIZIO DI MILANO
L'entusiasmo di piazza Duomo è il segno che il Pd sa parlare al ceto produttivo
settentrionale Il Nord è più vicino GIANNI DEL VECCHIO Le centomila persone di
giovedì sera in piazza Duomo sono state solo la ciliegina sulla torta di una
campagna elettorale che soprattutto al Nord è andata al di là di ogni auspicio.
Merito della scelta del Pd di andare da solo, abbandonando quella sinistra
radicale che nel settentrione è vista come la nemica della modernità e dello
sviluppo economico. Merito però anche della scelta comunicativa e programmatica
di Veltroni, che ha deciso di lanciare precisi messaggi a quel mondo
produttivo che fino a qualche tempo fa guardava con grande diffidenza il
centrosinistra. Dirigenti lombardi del Partito democratico come Luciano
Pizzetti, Roberto Zaccaria o Nicola Pasini non hanno dubbi: il gelo con cui
negli ultimi anni il Nord ha accolto il centrosinistra sta cominciando a
sciogliersi e chi finora ha votato Berlusconi
turandosi il naso ha ora un'alternativa. Che poi però questo rinnovato
entusiasmo si possa tradurre in una vittoria è più difficile prevederlo, anche
perché la legge elettorale premia le grandi ammucchiate. "A piazza Duomo
l'altra sera l'entusiasmo si toccava con mano ? testimonia Luciano Pizzetti,
responsabile federalismo del Pd ?. Non avevo dubbi: tutte le iniziative
lombarde di Veltroni sono state un successo".
Successo che lo stesso Pizzetti spiega con due ragioni, una di metodo, l'altra
di merito. "Prima di tutto, è stata efficace la scelta di correre da soli.
È stato una specie di "apriti sesamo", si sono liberate energie da
troppo tempo sopite. Poi è stato fondamentale il nuovo messaggio che Veltroni ha saputo lanciare, parlando di sostegno alle
piccole e medie imprese, di riforma della pubblica amministrazione, di un
taglio ai costi della politica e della burocrazia. Tutte cose che il ceto
produttivo del Nord vuole da sempre. Insomma, quello che finalmente il
centrosinistra ha capito è che il Nord non vuole sentirsi dire cosa deve fare
ma vuole solo che venga accompagnato e sostenuto nel percorso di crescita
economica". La capacità di fornire una reale alternativa proprio ai
piccoli e medi imprenditori è stata uno dei punti di forza della campagna
veltroniana. "Le candidature di personaggi come Colaninno e Calearo ?
sottolinea Pizzetti ? sono state il tassello finale di questa strategia".
Del resto anche il comizio finale milanese ha evidenziato la volontà del
segretario del Pd di andare a pescare voti dall'altra parte. "Con il
riconoscimento di due personaggi certamente non di sinistra come il commissario
Calabresi o Giorgio Ambrosoli ? nota Nicola Pasini, direttore del Centro di
formazione politica fondato da Cacciari ?, Veltroni ha
cercato ancora una volta di parlare all'elettorato moderato". Senza
dimenticare però l'orgoglio riformista, "ben rappresentato dalle parole di
Veronesi, che ha ricordato l'importanza della solidarietà ". Ma tutto
questo entusiasmo alla fine si tramuterà in consenso elettorale? O si ripeterà
la vecchia storia delle piazze piene e delle urne vuote? "La bella
campagna elettorale del Pd è già un grosso risultato, vuol dire che il partito
piace ? sottolinea Roberto Zaccaria, candidato alla camera in Lombardia 1 ?.
Che poi questo bel gioco, per usare una metafora calcistica, si possa tramutare
in vittoria è difficile dirlo. Anche perché servirebbe un campo da gioco
regolare mentre la legge elettorale attuale favorisce le ammucchiate più che la
corsa solitaria. Comunque sono ottimista".
( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'INTERVISTA
PARLA LINDA LANZILLOTTA, CANDIDATA IN LOMBARDIA: "MUOVIAMO PASSIONE E
CERVELLO" "La borghesia milanese? Con il Pd si può fare"
RAFFAELLA CASCIOLI "In queste settimane ho incontrato molti professionisti
e piccoli imprenditori, acquisendo e sviluppando non solo una rete di rapporti
ma anche riflessioni comuni che saranno senza dubbio la base del mio impegno
nei prossimi anni. Anche perché oggi il Nord chiede sempre più di avere punti
di riferimento". Linda Lanzillotta, ministro degli affari regionali e
candidata del Pd in Lombardia, spiega come la validità del progetto del Partito
democratico si basi su una fitta agenda di modernizzazione del paese che dopo
le elezioni, qualunque sia l'esito, andrà seguita. Il Pd a Milano riempie le
piazze. Se l'aspettava? "Una risposta eccezionale, nonostante la pioggia
battente. Quella di giovedì è stata una piazza democratica come Milano non
vedeva da tempo. Grazie all'entusiasmante energia di Veltroni si è manifestato in piazza Duomo ciò che ormai si avverte in
tutta Italia. Si stanno proiettando in tutto il paese dinamiche di un forte movimento
del Pd che può contare sulla stagione riformista dell'Ulivo e dei partiti in
esso confluiti. Che ha alle spalle una solida cultura dell'innovazione e
che, per questo, è credibile nell'andare libero e solo rispetto ai partiti che
fino a ieri avevano condizionato i riformisti. Quali sono le aspettative del
Nord rispetto al Pd? Il Partito democratico muove entusiasmo e passione, ma
anche cervello. Catalizza gli interessi economici di tanti imprenditori e
lavoratori del nord, che chiedono la soluzione ai problemi di sicurezza e di
qualità complessiva della vita e del sistema in cui opera a partire dalla
burocrazia e dall'impianto infrastrutturale. Il che richiede un cambiamento
culturale per il quale il Pd si mostra come soggetto politico credibile per
realizzare un simile progetto. Paga la novità? Veltroni
marca la discontinuità culturale del Pd a cominciare dal body language e dal
pragmatismo. Senza contare che il Pd vanta una classe dirigente che presenta
importanti innesti con Ichino, Colaninno, Veronesi oltre a tanti ministri
riformisti. Aiuta anche la perdita di credibilità di Berlusconi
percepito sempre più, soprattutto qui al Nord, come un personaggio vecchio, un
protagonista superato, in un certo senso datato, che non trova altri argomenti
se non le invettive. Questo non fa che rafforzare la Lega, che dà al profondo
Nord egoista, individualista e protestatario una risposta che inevitabilmente
non può essere un progetto nazionale. E finisce con il depauperare il
centrodestra, che pure aveva mostrato in passato un'anima innovatrice. La
Lombardia è sempre stato un territorio difficile per il centrosinistra, dov'è
che il Pd fa la differenza? Nel corso di questa campagna ho riscontrato che il
Pd suscita attenzione e interesse nella borghesia milanese che, da sempre, è un
ceto naturalmente orientato all'innovazione. Si tratta di una platea che il
centrosinistra, con tutte le sue contraddizioni, finora non era riuscito a
catturare. In questi anni, abbiamo sofferto una cesura con il nord, perché il
centrosinistra non ha saputo leggere e interpretare il cambio della struttura
produttiva e sociale verificatosi dopo la fine delle grandi industrie del Nord
e con il proliferare di piccole e medie imprese, del lavoro autonomo e delle
professioni innovative che costituiscono uno strumento di accompagnamento delle
aziende sui mercati globali. Tutti soggetti che il centrosinistra, in questi
anni, non ha saputo rappresentare. Ora il Pd deve guadagnarsi credibilità su
temi come quelli dell'immigrazione e della sicurezza oltre a completare il
programma delle liberalizzazioni.
( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LA PIAZZA
SOTTO IL PALCO TANTI REGISTI, ATTORI E CANTANTI. LA ROMA DEM DICE: "GIÙ LE
MANI DA TOTTI" Democratici e ottimisti. Festa per Walter che torna a casa
CHIARA GELONI Si viaggia per la bellezza del viaggio, come dice Walter Veltroni con tanta voglia di raccontare l'Italia che ha
ascoltato, visto e conosciuto, però bisogna dire che anche arrivare alla meta è
una bella cosa. Piazza del Popolo è anche questo, il pullman che torna a casa,
centodieci piazze dopo. Per l'occasione Roma festeggia facendo incontrare le
due rette parallele della campagna "civica" di Francesco Rutelli e
Nicola Zingaretti e di quella dell'ex sindaco che ha preso il timone del
Partito democratico e ora davvero sente che "si può fare". Bandiere
arancioni di Rutelli sindaco e magliette blu di Zingaretti con la scritta Io ho
scelto. Lo stand dell'Unità e le hostess che offrono Europa. E tricolori
democratici dappertutto. Qualcuno è venuto con la maglietta di Totti, perché a
Roma ieri non ce n'era uno che non pensasse che "Berlusconi
il Capitano nun lo doveva toccà". La piazza ha una gran voglia di festa,
anche se dalla mattina piove su Roma una pioggia insistente, appiccicosa e
marroncina. Ai tricolori delle bandiere del Pd si aggiungono i cartelli verdi
del "si può fare", ma per quest'ultima sera ce ne sono di nuovi, con
uno slogan perfetto per i cuori democratici. C'è scritto: "Io sono
ottimista". Ottimisti, ecco. Lo sono Rutelli e Zingaretti ? qui non è un
sogno la vittoria al primo turno ?, ma Veltroni, lo
dicono tutti, non sta proprio più nella pelle; questi ultimi giorni hanno
finito di convincerlo, trasmette convinzione e sì, anche gioia e gratitudine.
L'arrivo del pullman è trionfale: c'è Dario Franceschini, la signora Flavia e
la signora Silvia, e c'è con loro Jovanotti, l'autore dell'inno ufficiale Mi
fido di te: scendono insieme nella folla, braccio sulla spalla. E quando Walter
nel suo discorso citerà la frase "la vertigine non è paura di cadere ma
voglia di volare", Lorenzo rispunterà sul palco, per un altro abbraccio.
Sotto il palco c'è tutto il cinema e tutta la tv. Si erano trattenuti finora,
gli attori e i cantanti amici di Veltroni, per non
esporlo alla caricatura del candidato del "partito Rai" e di
Cinecittà. In piazza del Popolo però sono venuti tutti: Laura Morante,
bellissima, Fiorella Mannoia colorata ed elegante, Virzì, Ozpetek e Scola,
Silvio Orlando e Massimo Ghini, Gigi Proietti e Pippo Baudo, Isabella Ferrari e
Veronica Pivetti, sì la sorella della Pivetti, e Moni Ovadia e la Ferilli e la
Sandrelli: tutti. Carla Fracci ha mandato due bouquet di fiori con biglietto:
"Per Francesco Rutelli" e "Per Walter Veltroni". Voglia di festa, voglia di fidarsi: quella di cui parla
Franceschini quando racconta che in tv ha detto a Fini "io mi fido di
Walter come uomo e come politico, ora dì la stessa cosa di Berlusconi", e lui "ci ha messo un quarto d'ora, ci ha girato
intorno e poi non ce l'ha fatta". Voglia di fidarsi di quelle
centodieci piazze, della bellezza di quel viaggio che ricomincia nel video
confezionato dai ragazzi di Nessuno Tv, la televisione ufficiale del viaggio
del pullman. E anche se mentre scorrono quelle immagini a un certo punto ti
accorgi che la colonna sonora è Il bandito e il campione di Francesco De
Gregori e che forse "non servono le taglie e non basta il coraggio, Sante
il bandito ha troppo vantaggio", ti dici oddio, forse no. Forse da lunedì
si ricomincia un altro viaggio, e sarà anche più bello. Intanto è bello essere
a casa, in questa piazza che è di tutti i Democratici, tutti con le stesse
bandiere e tutti che si dicono sì, io sono ottimista.
( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Oggi e domani al
voto 47 milioni di italiani. Mediaset, l'ultimo trucchetto Ci siamo La rimonta
c'è stata davvero, il Pd può puntare al successo pieno Urne aperte oggi fino
alle ventidue e domani pomeriggio dalle sette alle quindici, poi si contano i
voti veri, a cominciare dal senato, poi la camera. L'ottimismo dei Democratici
ieri è andato crescendo: i segnali positivi si sono andati moltiplicando negli
ultimi giorni, sembra proprio a portata di mano quel successo pieno che ancora
pochi giorni fa sembrava un miracolo. Insomma si poteva fare, e si è fatto:
manca solo l'ultimo sforzo, quello decisivo. Il Cavaliere si era congedato
dagli elettori, venerdì sera, con una vera e propria maratona televisiva.
Riguardo a Matrix (5 milioni 839 mila spettatori con il 24,26 per cento di
share), il Pd ha presentato un esposto al Garante per verificare se vi sia
stata una violazione della par condicio: l'intervento di Veltroni è stato infatti interrotto da una pubblicità di 4 minuti con 10
prodotti, quello di Berlusconi da una pubblicità di un solo minuto e mezzo con 5 prodotti, il
che ha penalizzato il leader del Pd anche negli ascolti. Ma il cuore della
campagna elettorale di Veltroni è stato un altro, il viaggio nell'Italia vera: oltre 20mila
chilometri, centodieci comizi, un milione e mezzo di persone incontrate.
Grandi numeri anche per il sito del Partito democratico. Centosessantamila la
media dei contatti negli ultimi giorni, oltre undici milioni le pagine visitate.
( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CENTRODESTRA L'estremo
appello del leader del Pdl: "Vi supplico, non votate i
"traditori" Casini e Storace" L'ultima carica del Cavaliere
FRANCESCO LO SARDO Un po' si consolano col celebre detto di Pietro Nenni che
ammoniva: "Piazze piene, urne vuote". Un po' si rassicurano con
quelle di Sandro Bondi: "La Dc riempì le piazze solo nel '48. Poi non s'è
mai più visto nessuno, ma lo scudocrociato è rimasto il primo partito e ha
governato altri cinquant'anni...". Sarà. Ma ieri l'altro faceva una certa
impressione vedere Silvio Berlusconi parlare a poche
migliaia di fedelissimi raccolti all'ombra del Colosseo, senza neppure bisogno
di bloccare il traffico romano, che sfrecciava indifferente attorno al
Cavaliere, novello Ernesto Calindri al momento del suo Cynar. I tre milioni di
voti in più al senato vagheggiati due sere fa da Berlusconi,
nelle segrete stanze di Forza Italia, sono un miraggio. E i musi lunghi tra i
dirigenti nazionali di An, nel quartier generale di via della Scrofa, la dicono
lunga sull'aria che tira a destra, soprattutto nel Lazio, regione in bilico con
il suo premio di maggioranza di ben quindici senatori. D'Alema dice impietoso
che Berlusconi, lanciato verso la sua ultima corsa su
palazzo Chigi, "fu grande innovatore, ma nel secolo scorso". Leader
sì, ma del 'Novecento, candidato per la quinta volta alla guida del paese. Le
sue ultime performances da Vespa e a Ottoemezzo hanno seguito uno spartito
sincopato, che alterna compassata gravità per i cupi scenari di crisi economica
planetari a battute comiche in stile Bagaglino: con mimica facciale e uso del
corpo secondo una sperimentata arte da teatro di varietà. Tonico sulle facezie
e, insieme, sottotono sulla pesante realtà del Paese. E poi tanto declamatorio
sui titoli dei presunti temi forti della destra ? quello sicurezza, per esempio
? quanto vago ed evanescente nella loro concreta declinazione. Così si spiega
la fuga in atto del potenziale elettorato del Pdl verso sponde più solide: la
Lega al nord, la Destra al centrosud. Il previsto boom dei
voti a Bossi è un'arma a doppio taglio per Berlusconi. Il
Popolo delle libertà rischia di essere sorpassato dal Pd di Veltroni come primo partito ? ammette per la prima volta, a denti
stretti, qualche dirigente forzista ? e di poter incassare il premio di
maggioranza alla camera solo grazie alla Lega. Ma in quel caso il peso
di Bossi nell'alleanza si farà sentire ancora di più, con tutte le
complicazioni del caso per il Cavaliere. Nel centrosud, poi, c'è il Cerbero
Storace-Santanchè- Buontempo a terrorizzare il Pdl. Per non parlare dello
spettro dell'Udc, che può rosicchiare altri voti preziosi al principale partito
del centrodestra. In chiusura di campagna elettorale i toni di Berlusconi sul punto si sono fatti disperati: "Supplico
gli elettori che non si riconoscono nella sinistra ? s'è appellato ieri in
televisione il Cavaliere ? di non togliere voti alla loro parte politica"
e di non disperdere il voto dando la preferenza ai partiti di Storace e a
Casini. Ultime ore di campagna elettorale spese tutte in tv da Berlusconi, ancora un tuffo nel popolo invece per Fini e
Bossi: popolo "virtuale" quello di Fini, impegnato in una videochat
trasmessa dalla sede di An, popolo in carne ed ossa quello di Bossi, che s'è
sgolato dal palco di largo Cairoli, nel centro di Milano. Indeciso fino alla
fine se tirare fuori una clamorosa sorpresa dal cilindro nell'intervista finale
a Matrix ("Un'idea ce l'ho, ma non so se c'è copertura della spesa",
è andato ripetendo per tutto il giorno), su una cosa ha Berlusconi
ha sottolineato di sentirsi in sintonia col leader del Pd: "Credo che
questa sia l'unica su cui posso essere d'accordo con Veltroni.
Il partito che vince ha il dovere di governare". Anche per un pugno di
voti. Al diavolo gli "gnomoni" dell'Udc e della Destra che insinuano
veleni di inciucio tra i due giganti.
( da "EUROPA ON-LINE" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PIÙ DI CENTOMILA IN PIAZZA
DEL POPOLO Veltroni ha chiuso la campagna elettorale:
"Comincia un altro viaggio" "Il Pdl si scioglierà"
"L'Italia bisogna amarla, non usarla". "Non posso credere che un
elettore di An accetti di stare con chi non rispetta il tricolore".
"Francesco Totti fa bene cenza, altri no...". E cita Jovanotti:
"La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare". MARIO LAVIA
Da Spello a piazza del Popolo, si è chiuso l'immenso
cerchio veltroniano, il viaggio in Italia è finito, il mese del candidato
premier del Pd è terminato e ancora una volta, la centodecima, davanti ad un
mare di gente. Walter Veltroni è giunto al traguardo, "adesso comincia un altro
viaggio", quello decisivo "per cambiare l'Italia". Non si
è risparmiato nemmeno ieri, Veltroni: un discorso
tiratissimo, lungo, emozionato e emozionante, una specie di summa delle cose
dette e spiegate in questo incredibile tour italiano, ma se possibile con
ancora maggiore passione, specie in alcuni passaggi: la mafia, il lavoro, i
bambini, Falcone e Borsellino e Libero Grassi, Aldo Moro e la scorta. Altro che
"l'eroe" (lo stalliere Mangano- ndr) evocato da Dell'Utri. Ma il
centro del discorso, il filo rosso, è l'Italia, "come si può non
amarla", quell'Italia percorsa in lungo e in largo, che gli ha impresso nella
mente "la bellezza del viaggio che consente di ascoltare ciò che non si
era sentito": e allora, via col ricordo del pescatore di Trapani,
dell'operaio di Piombino, della centenaria sarda ("non vi posso dire ciò
che mi ha detto, nella sua saggezza, del principale esponente dello
schieramento avversario"). Insomma "l'Italia vera che lavora e che
produce" che ha bisogno di un paese "più semplice e più veloce",
dove "rischio" non sia sinonimo di "pericolo" ma di
"opportunità". Si avvicina Jovanotti quando il candidato lo cita, la
vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare. La conclusione, con
trasparente riferimento al Cavaliere, è che "l'Italia bisogna amarla, non
usarla". Poi ci sarà invece un ringraziamento "sincero e affettuoso"
a Prodi, "l'uomo di stato" che ha governato il paese con una alleanza
"che non andava bene" (e Veltroni legge,
senza citarlo, un'intervista di Bertinotti). Botte forti a Bossi e ai fucili e
alle armature, ironie sul flop del Pdl al Colosseo, ("la sparuta assemblea
di pochi intimi"), sulla prevedibilissima litigiosità interna alla destra.
E ha insistito sulle richieste contenute nella lettera a Berlusconi:
fedeltà alla Costituzione e al tricolore, perché non si può giurare sulla Carta
per "prendere la macchina blu" e poi ignorarla o peggio calpestarla. Berlusconi "deve rispondere", altro che scuse,
"ma lui non può sottoscriverli perché la Lega vuole la secessione e non
rispetta il tricolore". Su questo picchia, Veltroni.
E si è rivolto direttamente agli elettori di An, ha mena to lì, nel punto molle
dello schieramento avversario prevedendo che "lunedì il Pdl non ci sarà
più: è solo un cartello elettorale che tiene insieme forze divaricate. Fanno
finta di stare insieme". Qui piovono fischi a Ciarrapico: "No, no,
non si fischia: siamo fatti così". È esattamente "quello che li fa
più impazzire: non rispondergli". Il boato più forte è un altro:
"Francesco Totti ha semplicemente manifestato la sua amicizia. Francesco
ha staccato un assegno per gli anziani, vorrei che altri facessero la stessa
cosa...". "Da italiano mi chiedo: cosa sarebbe l'Italia se vincesse
la destra? Una destra stanca... " che evoca le dimissioni Napolitano e
attacca Ciampi. Con questi, nessuna larga intesa: lo ha ripetuto per l'ennesima
volta. "Siamo forze alternative, chi prende un seggio più dell'altro
governerà". È un'altra Italia, quella di Walter: "Bisogna
riconquistare serenità, basta con questa aria cupa. Io sono ottimista".
Semplicemente ? Walter Veltroni se n'è convinto ?
perché "l'autunno sta per finire".
( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'Osservatore romano
"Scenario politico più semplice, ma futuro incerto" Una
"effettiva semplificazione del quadro politico", "forti
incertezze" sull'esito del voto, e uno "scenario" per i prossimi
cinque anni fatto di "indicatori economici non positivi". Così
l'Osservatore romano sintetizza la situazione alla vigilia delle elezioni
politiche in Italia, in un articolo intitolato "Chiusa la campagna
elettorale L'Italia al voto". "Si è trattato, secondo un'opinione
largamente condivisa - scrive il giornale vaticano - di una competizione diversa
da quelle che hanno caratterizzato la vigilia delle ultime consultazioni
elettorali. La novità principale è un'effettiva semplificazione del quadro
politico, con la decisione del Partito democratico (Pd) di presentarsi da solo,
e la scelta simmetrica, nel centrodestra, di dare vita al Popolo della
libertà". Gli indicatori economici, però, non sono per nulla positivi. Il
giornale vaticano riassume quindi gli scenari possibili del dopo voto: una non
maggioranza al Senato che "potrebbe infatti spingere a una coalizione
estesa, ipotesi negata durante la campagna elettorale sia
da Veltroni sia da Berlusconi"; oppure "un Governo di nuovo debole, con la minaccia
di una crisi sempre incombente" o "un Governo delle riforme, che ponga
mano alle modifiche necessarie alla legge elettorale, ed eventualmente alla
Costituzione, prima di un nuovo scioglimento delle camere".
( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
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SI VOTA GLI ALTRI IN
GARA Il presidente della Camera dovrebbe passare la mano, quale che sia il
risultato [FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA Pier Ferdinando
Casini non voterà la fiducia a Silvio Berlusconi
premier. Fausto Bertinotti, l'ipotesi che a chiederla possa essere Walter Veltroni non l'ha neppure mai presa in considerazione. Se si getta lo
sguardo oltre il risultato che uscirà dalle urne questo week-end, è questa la
fondamentale differenza tra le due opposizioni che il nascente bipartitismo
Pdl-Pd si trova di fronte. Due forze, l'Udc e la Sinistra, che
giocheranno un ruolo di cerniera soprattutto nel caso (probabile) in cui i
numeri usciti dalle urne non dessero una maggioranza salda al Senato a nessuno
dei due contendenti. Ma mentre Casini avrà vinto comunque, anche se in Senato
non dovrebbe superare lo sbarramento all'8% per più di 4-5 regioni, Bertinotti
si gioca una diversa partita, poiché la Sinistra è al momento un Arcobaleno, in
tutti i sensi. E perché la rottura è consumata: anche se per ipotesi vincesse Veltroni, ragiona Bertinotti, sarebbe di misura, "e di
certo non potrebbe contare sui nostri senatori". Diverso, nel paragone tra
i due, è anche il sentimento con cui attendono l'esito elettorale. Bertinotti
fa sapere che "da martedì, quale che sia il nostro risultato, io passo la
mano": si presterà a commentare i risultati al Tg1 e a Matrix lunedì sera,
ma altre trasmissioni a cominciare da Ballarò hanno ricevuto un diniego. Il
gran rifiuto di Bertinotti non è alla politica, naturalmente, ma al suo ruolo:
padre nobile operativo, ma senza nessuna carica. "Largo ai giovani",
ha ripetuto pubblicamente. "E' finita una stagione politica, per me è
arrivato il tempo della riflessione e dello studio, mi piacerebbe
insegnare", confidava quando non si era ancora consumata la caduta del
governo Prodi, durante il suo ultimo viaggio in America Latina, dove
effettivamente cattedre in sociologia gli sono state offerte da varie
università. Casini invece ha studiato ogni mossa della sua campagna,
consapevole dei rischi ha calcolato al millimetro gli effetti, fino all'ultima
mossa, che non è quella del cavallo bertinottiana ma quella dello scacco:
"In caso di pareggio tra Berlusconi e Veltroni, mi offro come premier". Sull'analisi politica
i due oppositori convergono. Per Casini un'eventuale vittoria veltroniana
sarebbe come se la fantasia superasse la realtà, "anche se i sondaggi sono
nel pallone, la forza di Pdl più Lega resta superiore a quella di Pd più Di
Pietro", ha notato con i suoi. Più probabile invece un testa-a-testa al
Senato, una nuova ingovernabilità. E qui Casini si prepara a non fare da
stampella e nessuno, a comportarsi da "opposizione costruttiva". Per
Bertinotti è diverso: ritiratosi nel ruolo di "padre nobile attivo",
come lo chiama, resta tuttavia il leader naturale di una formazione non-nata.
La sua attenzione politica è concentrata sulla Sinistra Arcobaleno, ora un
semplice rassemblement di fronte a un bivio: Rifondazione, ex Correntone,
Comunisti e Verdi dovranno sciogliersi, soluzione che Bertinotti auspica, o
federarsi come vorrebbe Paolo Ferrero, perdendo per strada Diliberto? Molto
dipenderà, ovviamente, anche dalle urne: "Un conto è se prendiamo il 6, un
conto se ci avviciniamo all'8". Per quel che riguarda l'orizzonte del
governo, la previsione è che vincerà, con margine esiguo, Berlusconi,
un leader di cui Bertinotti apprezza le capacità ("La sua è la più
spettacolare rimonta della storia italiana", confidò dopo le politiche del
2006). A quel punto, non ci saranno larghe intese alle viste. Nessun modello
"tedesco", ma francese: ovvero il Cavaliere non potrà non offrire
all'opposizione una sorta di sarkozista Commissione Attali sulle riforme, e lì
si creerà su alcuni punti, federalismo, legge elettorale, poteri del premier,
una sorta di dialogo bipartisan da offrire come uno scalpo di unità a un Paese
sul quale si sarà abbattuta la scure della recessione. E' allora, ragiona
Bertinotti, che si aprirà uno spazio vero per una nuova sinistra: difendere i
lavoratori "sui quali si cercherà di scaricare il peso della crisi".
( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Seggi
aperti dalle 8 fino alle 22 e domani dalle 7 alle 15. Alle urne 47 milioni.
L'ultima polemica è sulla par condicio tv L'Italia sceglie il dopo-Prodi Nella
sfida tra Veltroni e Berlusconi l'incognita di
centristi e sinistra.
( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Giuliano Montaldo
"Che fatica fare film Mica sono Leone" "Cosa mi ha fatto tornare
dietro la macchina da presa dopo 18 anni? Mia moglie. Era stufa di sentirmi
borbottare nel sonno "pronti, motore, azione"". Giuliano
Montaldo è così. Una battuta dopo l'altra, un signore del cinema che si
schermisce davanti ai complimenti e preferisce ridere. Di sè e del mondo,
"perché oggi posso fare i film che voglio ed esprimere tutta la mia
insofferenza per l'intolleranza". Premiato da Grinzane Cinema per le
pellicole tratte da opere letterarie, con "I demoni di San
Pietroburgo" in anteprima ieri a Stresa aggiunge un nuovo capitolo alla
sua lunga lista riprendendo la sedia di regista abbandonata nel 1989 dopo
"Tempo di uccidere", tratto dal romanzo di Ennio Flaiano. "Ho deciso
di fermarmi perché ero molto addolorato per quel film, per non averlo saputo
fare bene. Dovevamo girare in Etiopia, poi in Kenya, alla fine siamo finiti in
Zimbawe e nel frattempo la storia si era svuotata di senso". Quel ricordo
poco piacevole lascia subito spazio all'ironia, quando parla del lancio del suo
nuovo lavoro: "Avrebbe dovuto uscire in questo periodo ma ci sono le
elezioni - dice -, i manifesti sarebbero subito stati
coperti dai faccioni di Veltroni e Berlusconi". La pellicola, nei cinema dal 24 aprile, vede un giovane
Dostoevskij intrappolato nella ragnatela dei creditori, con la scadenza per
consegnare il suo nuovo libro che si fa sempre più vicina e frequenti attacchi
di epilessia. A tutto questo si aggiunge la ricerca affannosa di un
gruppo di terroristi che sta pianificando un attentato alla famiglia imperiale.
E' un ritratto inedito dello scrittore de "Il giocatore" e "I
demoni", a cavallo tra passato e modernità, perché "la sua vita è il
suo romanzo più bello", dice Montaldo. Poi torna di nuovo a sorridere,
raccontando di quanto è difficile trovare un produttore per i suoi film:
"Ogni volta ci metto più o meno tre anni per sedurre quello giusto.
D'altronde non sono mica Sergio Leone, che con i suoi cowboy e cavalli
catturava subito l'attenzione". E se le sue opere, tra cui "Sacco e
Vanzetti", "Gli occhiali d'oro", "L'Agnese va a
morire" e "Giordano Bruno", finiscono per passare in tv alle
quattro di notte poco male: "Almeno si evita la pubblicità. Il cagnetto che
gioca con i dieci piani di morbidezza della carta igienica toglierebbe un po'
di atmosfera a Giordano Bruno che va sul rogo". Tra i film ancora nel
cassetto (su Salvador Allende e sull'incendio del Reichstag) e battute sulle
tavole rotonde che spopolano in Italia c'è ancora spazio per sottolineare:
"Sono pur sempre quello che ha obbligato Nino Castelnuovo a saltare la
staccionata per l'olio Cuore".
( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A "meglio
Europa", il mestiere di cronista mi chiama a fare un'ulteriore sosta in
casa nostra: da Milano alla tangenziale Nord di Torino. Direte voi: che c'entra
la meglio Europa con la tangenziale Nord di Torino? C'entra, c'entra. E per un
aspetto molto singolare. Lì, a me che arrivavo da Milano in auto dopo il
viaggio in Europa, si sono presentati uno dietro l'altro, nel giro di appena un
chilometro, due svincoli per entrare in città: la prima uscita porta il nome di
Venarìa (con l'accento sulla i), la seconda ti incanala nel corso Regina
Margherita, per i torinesi il familiare e centrale "corso Regina". Quelle
due uscite, che ho imboccato nell'autunno
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Quel clima da opera buffa
(SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E attorno a loro il pulviscolo orbitante di
"usual suspects" che fanno, a chi ci vuole ancora bene e di noi si
occupa, tristezza, nella concorde profezia internazionale del
"declino". Ci fu, vissuto a Washington, a Londra o a Bruxelles, il
tempo teso dei moniti paternalistici lanciati dai tutori americani a votare
"bene", vale a dire qualunque partito non fosse comunista. Ci furono
poi il tempo dell'angoscia, per la nostra nazione che sembrava sbandare verso
la guerriglia, il tempo dello sbalordimento, per un'Italia che in pochi mesi
finse di rifondare la Repubblica, il tempo dello stupore per i secessionisti da
commedia dialettale con le ampolle di acqua santa del Po, dell'ironica sorpresa
per il "tycoon" venuto dal nulla che l'Economist pronunciò
seccamente, nel 2001, "unfit to govern", incapace e inadatto a
governare. E venne infine questo 2008, il tempo brutto della commiserazione per
questa elezione sempre incomprensibile, ma in fondo perfettamente simbolica, scrive
il Guardian, di "una nazione che non riesce a sbarazzarsi della propria
spazzatura dalle strade delle città e dei rottami dai palazzi del potere".
L'autoannunciato ritorno di "Mr. Berlusconi"
non è un evento semplice da capire e spiegare per i media e per il pubblico di
grandi nazioni che negli stessi 14 anni dalla sua prima vittoria hanno
attraversato le nostre stesse crisi internazionali, ma sono riusciti a cambiare
completamente e serenamente la propria dirigenza politica. Quando "l'uomo
dei fumetti" assurse alla prima carica esecutiva d'Italia nel
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il direttore di Die
Zeit: "Ora facce nuove" "Troppo vecchi i vostri politici è
un'anomalia" "Il Cavaliere si ripresenta per la quinta volta, per i
tedeschi è una cosa inconcepibile" ANDREA TARQUINI dal nostro corrispondente
BERLINO - "C'è grande perplessità in Germania sul voto italiano. Tutti qui
vedono questa elezione fuori dai comuni parametri delle democrazie
europee". A dirlo è Giovanni Di Lorenzo, direttore del settimanale Die
Zeit, uno dei più prestigiosi media tedeschi. Signor Di Lorenzo, perché
l'imbarazzo? Quando votano i francesi la Cdu è per Sarkozy, e in Spagna è per
Rajoy. In Italia è diverso? "Sì, perché per i tedeschi è inconcepibile che
un ex capo del governo si ripresenti per la quinta volta. Non esiste, chiunque
egli sia. La domanda che ci si pone più spesso qui è perché gli italiani votano
ancora Berlusconi. In parte è inspiegabile". Cioè
ci vorrebbero facce nuove? "Da un lato si dice che non si dovrebbe correre
a oltranza. Ci sono anche perplessità sull'età media di gran parte della classe
politica italiana. In Germania politici oltre i 65 sono l'eccezione, in Italia
sembra la regola. Poi, e qui torna una vecchia perplessità e un vecchio
imbarazzo, c'è il conflitto d'interessi". Il rivale, Veltroni, com'è visto dai tedeschi? "è poco conosciuto, su di lui
non si hanno ancora idee ben precise". Il voto può avere conseguenze sui
rapporti bilaterali tra Italia e Germania? "Penso che la signora Merkel
abbia accumulato esercizio ed esperienza nel gestire rapporti difficili.
Come con Sarkozy, o con gli amici polacchi. Quanto ai rapporti con i governi di
Berlusconi a Berlino hanno già esperienza, sanno che
hanno dovuto reggere ben altre cose: dallo scontro con Schultz all'Europarlamento
fino alla volto in cui Berlusconi salutò Angela Merkel
intonando "Angelina"". Conti pubblici, criminalità. Dove andrà
l'Italia secondo il potere tedesco? "Per conscia scelta di cortesia
nessuno in Germania ha voluto dare valutazioni prima delle elezioni. Certo,
l'export della malavita - vedi Duisburg l'estate scorsa - è un problema. E il
debito pubblico italiano è un caso a sé. Ma soprattutto, mai abbiamo visto una
simile atmosfera di sconforto e sfiducia verso tutta la classe politica come in
queste elezioni. La società civile si è dimostrata rassegnata, non ha fatto
sentire la sua voce. Questo mi sembra l'aspetto più preoccupante. L'Italia è
stata sempre un laboratorio politico". E ora lo diventa in negativo?
"è già successo. Preoccupa vedere come il crollo di un vecchio sistema
politico, dopo Mani pulite, porti alla disaffezione verso la politica. Non è
grave solo per l'Italia. Può essere contagioso in Europa".
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Parla il direttore
di Libération "L'Italia? Un laboratorio eccezionale" Veltroni ha fatto bene a non demonizzare Berlusconi
La destra ha radicamento ANAIS GINORI DAL NOSTRO INVIATO PARIGI - "La
sfida mi appassiona". Per Laurent Joffrin, direttore di Libération, le
elezioni politiche italiane non sono affatto noiose. "Il Caimano e il
Buono", titolava ieri il quotidiano della gauche. Veltroni e il
Partito democratico, era scritto, rappresentano "una speranza".
Signor Joffrin, cosa la colpisce del duello tra Berlusconi e Veltroni? "L'Italia è un eccezionale laboratorio politico. Berlusconi è stato il pioniere del "bling bling", del potere
ostentato e volgare che poi la Francia ha conosciuto con Sarkozy".
Sarkozy e Berlusconi sono simili? "Non sono della
stessa generazione, hanno alle spalle esperienze diverse. Ma nel loro
temperamento estroverso e così poco istituzionale si somigliano". Di Veltroni cosa pensa? "Ha fatto molto bene a non
demonizzare Berlusconi. Non si può pensare di ridurre
tutto a una macchietta, bisogna capire che questa destra gode di un radicamento
tra la gente. Promuove un sistema di valori individualisti, forse non
condivisibile, ma reale. La battaglia si combatte utilizzando argomenti
politici, non attacchi personali". La sinistra francese ha qualcosa da
imparare? "Una eventuale vittoria del Partito democratico sarebbe
sicuramente un elemento di riflessione per il Partito socialista. Anche nel
caso di una sconfitta, rimarrà questa grande novità: un polo di attrazione per
tutte le forze di centro-sinistra". Pensa che il Partito democratico si
possa esportare in Francia? "L'Italia per noi è una speranza, ma la gauche
procede come una lumaca, ed è storicamente in ritardo. Ha davanti ancora un
cammino lungo. C'è un congresso a novembre, vedremo". Il fatto che Berlusconi possa vincere per la terza volta la stupisce?
"In effetti, sembra incredibile. Ha promesso cose che non ha mai
mantenuto, i suoi risultati di governo sono deludenti". E Veltroni? Sconterà gli errori di Prodi? "Prodi ha
cercato di fare delle riforme come ha potuto. Era appeso al filo della
maggioranza. Per ottenere risultati bisogna poter governare senza compromessi e
tattiche parlamentari". Anche questa volta si parla di un possibile
pareggio al Senato. "Il vostro sistema elettorale è un handicap. Un
pareggio, come è accaduto in Germania, è la peggiore delle ipotesi. Senza
maggioranza, nessun leader potrà risolvere i problemi e affrontare le grandi
sfide che si presentano all'Italia".
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La campagna online
continua. L'europarlamentare Zani rimbeccato dal Pd bolognese E la Rete ignora
il "tutti zitti" del Garante E la Rete ignora il "tutti
zitti" del Garante I blogger di destra sentono la vittoria in tasca.
Quelli di sinistra sperano nel sorpasso I siti di tutti i partiti sono stati
aggiornati prima della "Ora X" del silenzio elettorale ROBERTO
CALABRO ROBERTO CALABRò ROMA - Tacciono i leader e le piazze che hanno ospitato
i comizi. Ma nel mondo della Rete - al di là dei richiami dell'Authority delle
comunicazioni titolato a vigilare sulla par condicio - la battaglia dialettica
continua. Il silenzio online insomma è difficile da imporre, forse impossibile.
E nascono "casi" che animano il web in attesa dell'apertura delle
urne. L'europarlamentare bolognese Mauro Zani, per esempio, dal sito
Democraticiesocialisti. eu annuncia il suo voto disgiunto (Pd alla Camera, Sinistra
Arcobaleno al Senato) per aiutare la sinistra: "Non mi rassegno alla sua
assenza". Lo stesso Pd di Bologna lo zittisce ruvidamente: "Così
violi il silenzio elettorale. Fai una cosa che aveva fatto solo Berlusconi". I siti dei partiti e dei candidati premier
rispettano la prassi del silenzio con sfumature diverse. VotaBerlusconi.
it, il sito ufficiale del Pdl, riprende in homepage l'ultima roboante
dichiarazione del Cavaliere: "Aboliremo il bollo auto". Si clicca
sull'immagine e si è subito indirizzati alla notizia. La data è dell'11 aprile,
l'ultimo aggiornamento è delle 22.50: quindi prima dell'"ora x". Il
Pd sceglie di mantenere anche sul web un profilo più istituzionale. Sotto il volto sorridente di Veltroni campeggia
un banner con la data delle elezioni e lo slogan "Il tuo voto per l'Italia
nuova": un clic porta al "vademecum per il cittadino elettore".
Anche i partiti minori non infrangono la regola del silenzio: il sito dell'Udc
è aggiornato al 10 aprile, quello della Sinistra Arcobaleno a venerdì 11 con il
resoconto della manifestazione di chiusura. E' sui blog che invece si
gioca l'ultima partita. Il "chiacchiericcio" è incontrollato e lo
sarà fino all'ultimo minuto utile per andare a votare. Ci sono siti che,
sfidando il divieto del Garante, continuano imperterriti a pubblicare i
sondaggi. Con qualche escamotage: ad esempio facendo passare la competizione
elettorale per una gara ippica e camuffando i nomi dei leader con quelli di
cavalli da Grand Prix. è il caso del blog di destra The Right Nation. Gli umori
dei blogger sono contrastanti. C'è chi tira un sospiro di sollievo per la fine
della campagna elettorale. Ci sono i disillusi che invitano ad astenersi e gli
indecisi che si crogiolano nei loro dubbi amletici. Ma la maggior parte del
"buzz" proviene dai supporter sfegatati: i blogger di destra sentono
di avere la vittoria in tasca, quelli del Pd sperano nel sorpasso all'ultimo
miglio. E si infittiscono gli attacchi agli avversari e gli appelli agli
indecisi. Sarà così - inevitabilmente - fino alle 15 di domani.
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alle urne 47 milioni
di italiani è al Senato la partita decisiva In Sicilia e nella capitale altri
test caldi. Voto fino a domani alle 15 Le elezioni L'Agcom ricorda a tutte le
emittenti di rispettare il silenzio "in maniera rigorosa" GIANLUCA
LUZI ROMA - L'election day è arrivato. Dopo una campagna elettorale che ha
perso per strada l'iniziale fair play, stamattina si aprono le urne per gli
oltre 47 milioni di votanti per la Camera (43 per il Senato). Si vota oggi
dalle 8 alle 22 e domani dalle 7 alle 15. Oltre al Parlamento si rinnovano
anche 423 consigli comunali di cui 9 capoluoghi di provincia: Brescia, Sondrio,
Treviso, Udine, Massa, Pisa, Viterbo, Pescara e Roma dove si vota con due anni
di anticipo rispetto alla scadenza naturale per le dimissioni di Veltroni dalla carica di sindaco in seguito alla candidatura
per Palazzo Chigi. Rutelli, candidato del Pd se la vedrà con Alemanno,
candidato del Pdl. Si rinnovano anche 8 consigli provinciali (tra cui quello di
Roma) e due Regioni a statuto speciale: Friuli e Sicilia. Gli eventuali
ballottaggi si svolgeranno il 27 e 28 aprile. Mentre in Val d'Aosta si voterà
il 25 maggio. Si vota con lo stesso sistema elettorale di due anni fa quando
Prodi vinse per una manciata di voti, la differenza dal 2006 consiste nel fatto
che non ci sono più le ampie coalizioni dell'altra volta, ma lo scontro si
concentra nel duello tra Veltroni alla guida del Pd
che si è imparentato solo con Di Pietro rinunciando da subito all'alleanza con
la sinistra radicale, e Berlusconi che ha fondato il
Pdl con Fini e alcuni "cespugli", apparentato con la Lega al nord e
con gli autonomisti di Lombardo al sud. E senza l'Udc di Casini e la Destra di
Storace e Santanchè. Proprio loro sono gli outsider del centrodestra, e in particolare
contro Casini si sono concentrati gli attacchi di Berlusconi nei comizi con la raccomandazione ossessiva del "voto
utile" per non favorire Veltroni. Dall'altra parte il leader
del Pd deve fronteggiare la concorrenza della Sinistra l'Arcobaleno e dei
socialisti di Boselli. Berlusconi è favorito, ma la partita decisiva si gioca al Senato da dove,
per effetto del premio di maggioranza regionale e non nazionale,
potrebbe uscire un risultato a sorpresa. Quattro regioni: Lazio, Liguria,
Sardegna e Calabria sono considerate in "bilico", cioè non hanno un
netto favorito. Dall'incertezza in queste regioni potrebbe uscire al Senato un
risultato di sostanziale pareggio. Sia Veltroni che Berlusconi hanno escluso l'ipotesi di un governo di larghe
intese, ma se il segno X dovesse uscire dalla partita elettorale, la
governabilità sarebbe davvero difficile e si renderebbe ancora più urgente la
riforma della legge elettorale. La crisi economica è sempre più seria e di
conseguenza è stata una campagna elettorale povera di promesse. Veltroni negli ultimi interventi tv ha annunciato di voler
aumentare i salari e provvedimenti a favore dei precari, mentre Berlusconi - che al primo consiglio dei ministri vuole
cancellare l'Ici - ha lanciato a sorpresa l'impegno di abolire "gradualmente"
il bollo auto. Per chiunque vinca il primo problema da risolvere sarà quello di
Alitalia, ma potrebbe esserci anche un "tesoretto" da spendere:
infatti è prevedibile anche quest'anno un extragettito delle entrate fiscali
che potrebbe essere di circa quattro miliardi di euro. Dalla mezzanotte di
venerdì è scattato il silenzio elettorale. L'Autorità per le comunicazioni ha
ricordato con una nota ufficiale che tutte le emittenti devono osservare il
divieto di propaganda politica "in maniera effettiva e rigorosa"
anche riguardo alla "riproposizione delle posizioni politiche espresse nei
giorni precedenti". Il silenzio elettorale si concluderà alle 15 di
domani, quando i seggi saranno chiusi e comincerà lo scrutinio dei voti.
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi a spasso per Roma "Che ansia
gli errori al seggio" "Con quelle schede favoriti i partiti più
piccoli" "Con quelle schede favoriti i partiti più piccoli" In
mattinata il voto nel seggio di Milano. Lo spoglio sarà seguito dalla villa di
Arcore FRANCESCO BEI ROMA - A Michela Vittoria Brambilla, invitata a via del
Plebiscito all'ora di colazione, il Cavaliere è sembrato come sempre in ottima
forma. "Mi aspettavo di trovarlo prostrato - riferisce - dopo una campagna
elettorale in cui si è speso senza risparmio. Invece sembra tornato da una
vacanza. Ha una forza tale... ma come fa?". E anche con i giornalisti che
lo aspettavano sotto casa ha mostrato il solito sorriso: "Siete provati?
Io per niente, sto benissimo. Mi sento sereno come chi ha fatto il proprio
dovere". Forse proprio per dare prova di questa asserita
"serenità", Berlusconi si è concesso una
passeggiata su corso Vittorio Emanuele, con annessa visita a un negozietto di
bigiotteria dove si infila spesso per cercare "qualche cosuccia da
regalare". E così anche ieri, per quasi un'ora, ha girovagato tra
ciondoli, portachiavi e pupazzetti, destinati agli ospiti di una casa famiglia
di Como. La parentesi buonista è proseguita con il saluto a una mendicante, a
cui ha passato il biglietto da visita di un suo collaboratore, e una
"picture" con cinque biondissime turiste incrociate per la via.
L'apparenza tuttavia non deve ingannare. Perché Berlusconi
continua a essere molto preoccupato per la questione delle schede elettorali,
per gli errori in cui possono incappare gli elettori di fronte ai simboli dei
partiti collegati. "Non è solo un problema nostro - ha ripetuto ancora
ieri il Cavaliere ai suoi - anche Veltroni si dovrebbe
allarmare. Con queste schede c'è un vantaggio oggettivo per i partiti più
piccoli, perché gli elettori del Pdl e del Pd possono facilmente cadere in
errore e vedersi annullare il proprio voto". Non rassicura del tutto il
Cavaliere la direttiva del ministro dell'Interno, che ha dato istruzioni
affinché venga considerato valido anche il voto dato con una croce che
"sbaffa" su due simboli (quelli di Pdl e Lega da una parte e Pd e Idv
dall'altra, appaiati graficamente). Come ha spiegato due sere fa, Berlusconi è rimasto "impressionato" da un focus
realizzato con elettori del Pdl e del Pd: "Queste riunioni ci hanno detto
che il 32% è intenzionato a mettere la X esattamente nel mezzo dei simboli del
Pd e del Pdl. Addirittura, la percentuale resta quella anche dopo un tempo di
riflessione". A consolare Berlusconi ci ha
pensato in mattinata il portavoce Paolo Bonaiuti, che gli ha sfornato i grafici
auditel dell'ultima puntata di Matrix, quella del duello differito con Veltroni. Numeri che indicano una prevalenza del Cavaliere sul suo
sfidante. Così anche la quinta campagna elettorale di Berlusconi
è arrivata la fine, il candidato del Pdl ha salutato turisti e curiosi e ha
lasciato Roma per la villa di Macherio, dove ha passato la vigilia del voto in
compagna dei figli. Questa mattina depositerà la scheda nel seggio milanese di
via Luigi Scrosati. Lo stesso di due anni fa, quando vi accompagnò la madre,
scomparsa di recente. In quell'occasione fu impedito all'allora premier di
entrare in cabina insieme a "mamma Rosa" per aiutarla. "Siete
proprio l'Italia che non vuole bene", replicò Berlusconi
al presidente di seggio. Lo spoglio dei voti Berlusconi
lo seguirà invece da Arcore, nonostante all'Auditorium dell'Eur sia stato
allestito un quartier generale per i circa 400 giornalisti accreditati.
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cinema
e partita per Veltroni "Non
diamo retta ai sondaggi" "Il bollo auto? Una trovata che non sposta
voti" "Credo di aver fatto tutto il possibile" Telefonata con
Bertinotti GIOVANNA CASADIO ROMA - Una giornata particolare. Di quelle che da
cinquanta giorni, ventimila chilometri macinati, centinaia di comizi e 110
province visitate,
Walter Veltroni aveva dimenticato. è un sabato tutto
romano il "giorno del silenzio" del candidato premier del Pd; le
nuvole che promettono pioggia ma il vento le spazza via, buon segno, buon
auspicio. Sveglia tardi come gli capita di rado. Alle 10,30 al loft del
partito, poi una telefonata a Enrico Morando per ponderare quanto può spostare
quella promessa notturna di Berlusconi a Matrix di
abolire il bollo auto: "Una trovata dell'ultimo momento, non credo che
sposti voti, la gente capisce". "Questa è una cosa che non morde, con
quali soldi?", conferma Morando. Quindi, un colloquio telefonico con uno
degli sfidanti, Fausto Bertinotti. Alla fine della gara, con l'aspirante
premier della Sinistra Arcobaleno è tempo di scambiarsi un saluto e le
impressioni sul Paese al bivio. Si sono "picchiati", anche di santa
ragione, gli ex alleati del centrosinistra, ma la partita è comune contro Berlusconi, Fini, Bossi e Lombardo. "Credo di avere
fatto tutto quello che si poteva fare", risponde ai tanti che lo chiamano,
mandano sms ricevuti anche dalla moglie Flavia e dalle ragazze Martina e
Vittoria. Restituito alla famiglia almeno per un giorno. A godersi le figlie,
una appena tornata da Torino e dal lavoro come aiuto regista, l'altra già approdata
qualche giorno fa da Boston dove studia e che è rimasta, un po' defilata,
insieme con la madre sul palco di piazza del Popolo, venerdì. Racconta il papà
che si è entusiasmata quando Jovanotti è comparso sul palco a sottolineare
quella frase della canzone-inno "Mi fido di te" che è tutta un
programma: "Vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare".
Alla fine Vittoria si è commossa e Veltroni con lei.
Pranzo semi-dietetico, dopo tanto stress. Ritorno alle passioni che, oltre alla
politica, sono il cinema e il calcio. In serata a casa a tifare per la Juve
contro il Milan in tv, e il progetto poi di un buon film. Non sono i sondaggi a
increspare la vigilia del voto di Veltroni.
"Siamo fiduciosi, tranquilli", ripetono Ermete Realacci, Goffredo Bettini,
Roberto Roscani. Il leader nel vertice mattutino aggiunge
"serenamente" che "i sondaggi non devono preoccupare, né far
gioire", nelle ultime tre tornate elettorali hanno sbagliato sempre.
Casomai è la sorpresa radicale a preoccuparlo nel primissimo pomeriggio,
apprendendo che Marco Pannella e un gruppo di compagni del Pr, alcuni dei quali
in lista con i Democratici, manifesteranno davanti al loft. Bettini è inviato a
sminare Pannella, Realacci fa da mediatore. Scoglio superato. Piace molto a Veltroni la location allestita per attendere lo spoglio
delle schede: "Bello", approva vedendolo per la prima volta ieri
mattina. è un ex mercato del pesce con la stella di David incastonata sul
soffitto, di fronte al loft. Sente Prodi in serata: "Grazie, Romano"
e parlano del Pd. L'ha detto Veltroni: "Abbiamo
comunque vinto la scommessa". Del partito, innanzitutto. Se qualcuno pensa
di seminare zizzania, del tipo che con un risultato sotto il 32% il segretario
dovrebbe mettersi da parte, si sbaglia. Solo quattro mesi di vita, ha osservato
Veltroni, e la bandiera del Pd sventola in tutte le
piazze d'Italia.
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti oggi
possiamo cambiare l'Italia (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La maggior parte degli
osservatori indipendenti riconosce a Walter Veltroni
d'aver condotto una campagna elettorale misurata e responsabile, senza toni di
rissa, senza attacchi scomposti all'avversario, innovativa ed equilibrata sugli
impegni assunti con gli elettori. Il timore che si fa strada in queste ore di
pausa e di attesa, anche di fronte alle frequenti incontinenze del leader di
centrodestra, è che questo clima possa radicalmente cambiare. L'esperienza dei
due anni passati, durante i quali l'opposizione di centrodestra non ha fatto
altro che puntare sulla "spallata" per sgominare l'esile maggioranza
di Prodi al Senato pesa giustamente nel ricordo di quanti seguono con
attenzione le vicende della politica. Non potendo chiedere
a Berlusconi di correggere la sua natura, lo chiedono a Veltroni: quale che sarà la sua posizione post-elettorale, spetterebbe a
lui e sopportare con inesauribile pazienza gli spiriti animali dell'avversario.
Doppio gravame per Veltroni e per quella metà del paese che non si riconosce in Berlusconi: blandirlo in caso di vittoria dei democratici,
sopportarlo se fosse lui a prevalere di poco senza imitare quanto lui stesso
fece. Chiedere che i democratici ed il loro leader si assumano questa duplice
responsabilità significa considerarli come la parte politica più responsabile.
Per certi aspetti suona come un titolo di merito, per altri somiglia ad una
"mission impossible": fare da punching ball non piace a nessuno e non
sta scritto in nessun luogo che sia sempre e comunque utile al Paese. * * * In
realtà ? chi lo conosce bene lo sa ? non è un fascista e neppure un dittatore
nel senso militaresco del termine. Non è spietato. Non è xenofobo. Non è
razzista. Berlusconi è un pubblicitario. Un venditore.
Venderebbe qualunque cosa. Sia detto senza offesa per i pubblicitari di
professione: lui è pubblicitario nell'anima, venditore nell'anima. Quando vende
patacche (e gli accade spesso) si convince rapidamente che la sua patacca vale
oro zecchino. Perciò è bugiardo con la ferma convinzione di dire sempre la
verità. Come tutti i venditori bugiardi è un imbonitore. Come tutti gli
imbonitori è un demagogo. Non ha il senso della misura. Strafà. Non rispetta
nessuna regola perché le regole le fa solo lui. Guardate l'ultimo atto della
sua campagna elettorale, venerdì sera. Pochi minuti alla mezzanotte. Matrix,
cioè casa sua, Canale 5. Conduttore Enrico Mentana. Prima di lui aveva parlato Veltroni per cinquanta minuti. Lui era stato brevemente
intervistato da Mimun per il telegiornale delle 20. Poi si era ritirato nello
studio del direttore e di lì aveva ascoltato il "récit" del suo
avversario. Infine è arrivato il suo turno e ha impiegato gran parte del tempo
a ribattere gli argomenti di chi l'aveva preceduto con molta enfasi e parecchi
insulti. Tanto Veltroni era stato pacato e
raziocinante tanto lui ha mostrato i denti e la rabbia, ma fin qui niente di
speciale, il bello, anzi il bruttissimo, è venuto dopo quando il suo show era
terminato, Mentana aveva dichiarato chiusa la trasmissione e aveva cominciato
ad illustrare il modo di votare correttamente con davanti un tabellone che
riportava un facsimile di scheda elettorale. Lui non se n'era andato dallo
studio, era sempre lì ma fuoricampo. A un certo punto, nello stupore generale,
è rientrato in campo, si è sostituito a Mentana ed ha indicato lui il modo di
mettere la crocetta sulle schede. Prima che accadesse il peggio, che in realtà
stava già accadendo, Mentana ha chiamato la pubblicità e l'indebito spettacolo
è stato oscurato. Quest'episodio rivela meglio di qualunque discorso la natura
del personaggio e dei suoi spiriti animali. L'Economist ha scritto che Berlusconi è inadatto a governare una nazione.
"Unfit". Non è un insulto e neppure una demonizzazione. Semplicemente
una constatazione. "Unfit". Inadatto. Metà degli italiani, da Casini
fino a Bertinotti passando per i democratici, la pensano esattamente allo stesso
modo e così pure i governi e il Parlamento europei. Si dirà: contano i voti che
usciranno dalle urne. Giustissimo, contano i voti e solo i voti. Resta un Paese
diviso in due non soltanto per differenze politiche ma anche da un giudizio
sulla persona: "unfit", inadatto, imbonitore, demagogo, venditore di
patacche. Metà del Paese pensa questo, ne ha conferma tutti i giorni e sarà
molto difficile che cambi idea. * * * Ci sono infinite altre prove della sua
"unfitness" oltre alla miseranda scenetta a Matrix. La più rivoltante
è la proclamazione di Mangano, il finto stalliere di Arcore ad eroe. Non si
capisce quale tipo di eroismo sia stato il suo, ma sappiamo che è stato
condannato a tre ergastoli per associazione mafiosa. Sappiamo anche che
Dell'Utri è in qualche modo connesso a un tentativo di taroccare le schede
degli italiani all'estero: un mafioso latitante in Argentina gli ha telefonato
proponendogli quell'imbroglio ma Dell'Utri ha risposto di non esser lui la
persona adatta e l'ha indirizzato al responsabile del suo partito per gli
elettori all'estero, senza però informare di quel contatto né la magistratura
né il ministero dell'Interno. Mentre brogli veri si preparano, il leader già
ora, in via preventiva, manda in scena una campagna contro i brogli supposti
per precostituirsi un alibi in caso di sconfitta elettorale come già fece per
tutti i due anni del governo Prodi. "Unfit". Sostiene di aver
lasciato nel 2006 i conti pubblici in perfetto ordine. La controprova sta nelle
cifre a causa delle quali siamo stati per due anni messi sotto processo
dall'Europa e ne siamo usciti solo dopo le leggi finanziarie di Paoda-Schioppa.
Sostiene anche di aver realizzato il suo "contratto con gli italiani"
per l'85 per cento durante gli anni del suo governo, ma in realtà non ha
realizzato se non il 15 perché nessuna delle proposte è diventata legge pur
disponendo di 100 voti di maggioranza alla Camera e 50 al Senato. Quei voti
servivano ad approvare le leggi a suo personale beneficio, dall'abolizione del
falso in bilancio alle norme giudiziarie che accorciavano i tempi di
prescrizione dei processi, alla Gasparri che ha mantenuto in vita Retequattro
contro le reiterate sentenze della Corte. "Unfit". Si potrebbe e
forse si dovrebbe continuare, ma a che pro? L'altro giorno ho ricevuto una
lettera da un lettore che mi rimprovera perché ? dice lui ? ho un pregiudizio
contro. Io non ho pregiudizi contro e neppure a favore. Esamino la realtà e
conosco le persone. Lui è inadatto. Venderebbe la Cupola di San Pietro al primo
che ci creda. Purtroppo molti ci credono. Forse gli inadatti sono adatti ad una
parte di questo Paese il quale, non a caso, è in declino. L'altro ieri l'Ocse
ha dimostrato che il nostro declino ha toccato il culmine nel quinquennio
2001-2006. è proprio il quinquennio del suo governo. Sarà magari un caso ma è
un dato di fatto e coi dati di fatto non si può polemizzare. * * * Il pareggio
elettorale non ci sarà, o vince uno o vince l'altro. Ma al Senato questa regola
vale di meno. Può accadere che uno vinca con una maggioranza relativa e non
assoluta. Oppure con una maggioranza di pochissimi voti come fu per Prodi.
Tuttavia chi vince anche per un solo voto dovrà governare perché questa è la
regola in democrazia. Veltroni ha proposto un patto di
"lealtà repubblicana" che significa un'opposizione che controlla,
propone alternative, ma non paralizza l'azione del governo votato dalla
maggioranza. Berlusconi ha rifiutato questa proposta.
Questo è lo stato dei fatti. Voglio ancora una volta ricordare la frase di
Petrolini a chi l'aveva fischiato. Disse: "Io nun ce l'ho co' te ma co'
quelli che te stanno vicino e nun t'hanno buttato de sotto". è la terza
volta che la cito perché descrive splendidamente la situazione e mi sembra una
buona chiusura nel giorno in cui andiamo a votare. Si è creato in queste ultime
ore un sommovimento nella pubblica opinione che ricorda quanto avvenne nel 1991
con il referendum di Mario Segni: un voto corale che fece saltare la Prima
Repubblica ormai logora e dominata da una logora casta. Questo stesso
sentimento può prevalere domani. Domani si può voltar pagina e aprire un ciclo
nuovo che rimetta la politica al livello di un'Italia desiderosa di cambiare.
Non sprecate questa grande occasione. Siate popolo sovrano perché è questo il
vostro giorno.
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti SIAMO STANCHI
DI MIRACOLI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Un tentativo generoso quanto
improbabile. Assediato dall'esterno e dall'interno. Dall'opposizione di Berlusconi, che ha continuato a "disconoscere" la
legittimità del risultato. E dai sedicenti alleati, mossi da fini particolari e
particolaristici, alla ricerca continua di visibilità e distinzione. La seconda
ragione che rende difficile presentare questa consultazione riguarda
l'incertezza. (a) Quella degli elettori, che continua ad essere alta.
D'altronde, due anni fa il 9% dichiarò di aver deciso per chi votare nelle
ultime 24 ore. Il 6% il giorno stesso. E questa volta l'indecisione è
accentuata, in parte, dalle novità dell'offerta politica. Partiti nuovi, sigle
nuove, alleanze nuove. (b) L'incertezza degli analisti, degli esperti di
opinione pubblica, dei pollster (sondaggisti). Mai come in questa occasione i
sondaggi sono stati citati, presentati e pubblicati un po' dovunque. Da sigle e
figure note e da altre meno note. Alcune perfino ignote. Usati dai candidati in
campagna elettorale, come strumenti di persuasione. Branditi come armi di
propaganda. O ancora: ripudiati. Sondaggi e sondaggisti. A seconda
dell'interesse e dell'opportunità. Anche a prescindere dagli abusi che hanno
contrassegnato il ricorso ai sondaggi, è diffusa, fra gli esperti,
l'impressione che al fondo della decisione di voto vi sia un fondo difficile da
esplorare. Irraggiungibile a ogni tentativo di scavo. Non solo per imperfezioni
e imprecisioni metodologiche. Perché, più semplicemente, molti elettori, alla
fine, decidono diversamente da come pensavano solo pochi giorni prima. Perché,
inoltre, in molti casi oppongono un atteggiamento reticente a chi si propone di
sondare la loro scelta. Talora ? non di rado ? mentono. D'altronde, diversamente
da altrove, in Italia il voto continua a marcare l'identità personale. Un segno
di riconoscimento. E di stigmatizzazione. Per cui, incerti gli elettori, gli
analisti e i sondaggisti: l'esercizio di pre-vedere diventa frustrante. Molto
meglio, allora, vedere. Dopo che l'esito sarà più chiaro. Più che riproporre
bilanci oppure lanciare appelli (non ne saremmo capaci), dunque, di questa
elezione sembra utile sottolineare i numerosi, rilevanti elementi di novità
proposti. Insieme alla continuità di fondo che li lega. 1) In queste elezioni
si sperimenta la capacità di attrazione di due nuovi partiti
"larghi": Pd e Pdl. Due contenitori, in cui convergono identità,
componenti sociali, interessi e culture differenti. Due partiti maggioritari e
personalizzati. Presidenziali, diremmo. Un modello imposto dal Pd, alle
primarie dello scorso ottobre. Dopo un cammino lungo 12 anni. E riprodotto, in
fretta, da Berlusconi, un mese dopo, con il Pdl. Non
solo per il timore di recitare la parte del "vecchio avanzato"; lui,
che, dopo il crollo della prima Repubblica, ha interpretato "il nuovo che
avanza". Anche perché, in questo modo, ha potuto allargare il suo
"partito personale", facendo confluire, nel medesimo alveo, An
accanto a Fi. Senza congressi, dibattiti, confronti. Senza consultazioni né
primarie. Così: con un colpo d'ala. Secondo lo stile ? e il temperamento ? del
Cavaliere. 2) Nuovo appare anche l'orientamento della campagna elettorale. Per
la prima volta, dal
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
G entile dott.
Augias, le scrivo dopo aver letto la sua esortazione a prendere la politica per
quello che è e non per ciò che potrebbe essere. Faccio parte di quelli a cui
l'idea di non votare è balenata ma che, alla fine, si è convinto che non può
permetterselo. Vorrei però sottolineare che contribuisce al disorientamento ed
alla repulsione per le ultime vicende politiche, una sorta
di aura soprannaturale che avvolge il candidato Veltroni. In una
intervista rilasciata a Canale 5, Veltroni ha
giudicato la presente campagna come la più bella e coinvolgente che abbia
vissuto, circondato da ogni dove di gente che partecipa, con convinzione e fiducia.
Sono affermazioni così che mi tagliano le gambe, aumentano la distanza tra la
politica e me, e la gente con cui parlo, che prova lo stesso disgusto e
la stessa mancanza di speranza. Poi arriva Berlusconi
che dà dell'eroe al mafioso Mangano e allora le cose acquistano la loro giusta
priorità. Dopo il voto però, qualcuno dovrà prendere in esame queste sensazioni
negative e dare risposte alle istanze di chi le prova. Paolo Tosi p.
tosi@agrisian. it C ome dice Moretti l'idea del partito democratico è la sola
novità politica in un Paese vecchio e stanco. Veltroni
giudica la sua campagna entusiasmante per partecipazione popolare. È anche
possibile che a piazze piene corrispondano urne vuote, questo lo sapremo lunedì
sera. Le piazze piene però ci sono state, il segnale va colto e che le giudichi
entusiasmanti chi ha fatto le fatica di parlare in tutte e 110 le province
italiane è comprensibile e umano. L'altra novità politica (sottolineo:
politica) è l'aria nuova che c'è in Sicilia contro la mafia dove parte del
merito si deve riconoscere a imprenditori e commercianti coraggiosi, alla
Confindustria. Bisogna dirle certe cose sennò si rischia di ripetere lo stracco
ritornello che sono tutti uguali, non vale la pena, ma che m'importa a me.
Ricordo che in Calabria e a Napoli i comizi di Veltroni
sono stati sotto il segno della lotta alla criminalità, sapendo quanto può
costare una posizione del genere, perché la mafia sceglie e vota. Ma votano
anche i meridionali per bene, sono la maggioranza ed era a loro che si voleva
dare coraggio mentre quell'altro proclamava eroe un mafioso assassino. Eroe
perché non ha aperto bocca, ligio al patto omertoso del vero criminale. Se si è
trattato di un messaggio, è chiaro a chi era indirizzato ed è anche chiaro
quale indicazione di voto dia, in una realtà come quella meridionale. Quando si
definisce eroe chi commette crimini e resta zitto, il segnale è preciso. La
campagna elettorale si è chiusa dunque su due opposti messaggi oltre che sul
silenzio imbarazzante di un uomo come Fini costretto, lui ex fascista, a
convivere con chi del tricolore vorrebbe fare carta igienica. Sul Pd si possono
avere riserve, ma che si debba dire un chiaro no all'indecenza dovrebbe essere
chiaro a molti. Almeno questo.
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Napoli Al
voto 4 milioni e mezzo 26 mila elettori in più In 75 Comuni alle urne anche per
il sindaco Nel Sannio si vota per la Provincia: 280 mila i convocati per la
corsa alla Rocca dei Rettori ROBERTO FUCCILLO URNE aperte stamattina alle 8.
Anche in Campania parte la kermesse elettorale. Sono passati appena due anni
dall'ultima volta, ma si torna ai seggi. Molte cose sono cambiate, compresi gli
schieramenti politici. La Campania è comunque chiamata a dire la sua. Due anni
fa la regione fu determinante sul voto nazionale. Il centrosinistra di Prodi
ottenne circa 74 mila voti in più della coalizione berlusconiana alla Camera e
poco più di 15 mila voti in più al Senato. Quest'ultimo dato soprattutto
consentì l'acquisizione di 4 seggi in più a Palazzo Madama, grosso modo quelli
sui quali ha galleggiato Prodi finché Mastella non ha spento la luce. Molte
cose sono cambiate. Le coalizioni praticamente non ci sono più. é scomparsa
l'Udeur. I due principali schieramenti hanno perso l'uno Ciriaco De Mita,
migrato all'Udc, l'altro la destra storaciana. La campagna elettorale ha
vissuto del grande duello fra Pd e Pdl, con i veltroniani a superare in
extremis le divisioni registrate durante il processo di formazione del partito
e i berlusconiani a picchiar duro sullo scandalo rifiuti e sulla permanenza di
Antonio Bassolino alla Regione. Occhio al duello fra queste due forze dunque,
ma a Roma si guarderà anche al risultato dei due principali comprimari.
Nell'incerta battaglia per il Senato, Sinistra arcobaleno e
Udc potrebbero avere un ruolo non secondario nel sottrarre seggi al perdente
fra Veltroni e Berlusconi. Si vota, dunque. Alle urne sono chiamati oltre 4 milioni e
mezzo di cittadini. Tanti almeno quelli che possono votare per la Camera. Per
la precisione, gli aventi diritto, in tutta la Campania, sono 4.578.835, di cui
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Milano La
sfida del Pd alla roccaforte azzurra RODOLFO SALA Dai dati delle ultime
politiche si può dunque partire solo per misurare la distanza fra gli ormai ex
due blocchi, che allora esaurivano la totalità dell'offerta politica. Mentre
adesso si presentano in modo autonomo, con loro candidati premier, altre forze
non marginali: l'Udc di Casini, la Sinistra Arcobaleno e anche la Destra
guidata dalla milanesissima Daniela Santanché. Per la partita della Camera, a Milano
città il rassemblement berlusconiano (Fi, An, Lega, Udc più le frattaglie da
zero virgola) nel 2006 raggiunse il 52 per cento abbondante dei voti; quello
che sosteneva Prodi (Ulivo, Di Pietro, sinistra radicale, radical-socialisti e
Pensionati ora tornati all'ovile berlusconiano) prese qualcosa più del 47. Ma
nonostrante i cinque punti di differenza a vantaggio del centrodestra, tra i
singoli partiti la gara del primato la vinse, se pure di un soffio, l'Ulivo.
Cioè Ds e Margherita che alla Camera - e non al Senato - si presentarono sotto
lo stesso simbolo: 28,9 per cento contro il 28,5 di Forza Italia. Il duello si
ripropone, ma con qualche differenza significativa. Sulla carta, e tenendo
buoni i numeri del 2006, non ci dovrebbe essere storia: il Partito della
libertà in cima alla classifica, perché ai voti azzurri bisogna aggiungere oggi
quelli di An (11,9), l'1,3 dei Pensionati e la non ricchissima dote della
Mussolini, meno dell'1: fa 42 per cento e rotti, che diventa 47,6 con la Lega,
presente con il proprio simbolo sulla scheda, ma alleata del Pdl. Di là c'è il
Pd, con i suoi capi locali che non nascondono di confidare in un risultato ben
superiore rispetto a quello, non disprezzabile, delle ultime politiche. A farli ben sperare sarebbero le immagini del tour lombardo di Veltroni, soprattutto i pienoni di Varese, di Bergamo e anche il doppio
successo di Milano, prima al quartiere San Siro e giovedì scorso in piazza
Duomo, dove nel
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Genova
Intervista al politologo Giampiero Cama: quali scenari in Liguria dopo il
verdetto? "Vittoria secca o grandi intese per le opere mancano i
soldi" AVA ZUNINO Che cosa può accadere in Liguria dopo le elezioni
politiche? Abbiamo chiesto ad un politologo, il professor Giampiero Cama che
insegna politica comparata e relazioni internazionali alla facoltà di Scienze
Politiche dell'Università di Genova, di provare a delineare i tre scenari: se
vince il centrodestra, se s'impone il centrosinistra e se dovesse profilarsi un
governo di larghe intese. "Si possono distinguere due ambiti di
conseguenze - osserva - uno che concerne i rapporti tra le forze politiche e i
rapporti di potere interni ai partiti e l'altro che riguarda le politiche, i
contenuti programmatici, le conseguenze sul piano dello sviluppo,
dell'economia". Cominciamo da programmi e scelte per il territorio.
"Nel caso di una vittoria del centrosinistra, da un lato le giunte locali
avrebbero il vantaggio dell'omogeneità politica. Riguardo ai contenuti più
specifici, mi pare che il centrodestra abbia un impulso più deciso su opere
come i termovalorizzatori, mentre il centrosinistra è più sensibile alle
resistenze locali. La grossa incognita penso comunque che siano le
infrastrutture, come il terzo valico o il nodo autostradale". Perché
un'incognita? "Non so se ci sarebbero grandi differenze tra un governo e
l'altro, perché il problema più consistente mi pare siano le risorse pubbliche.
Sul piano della politica economica mi pare che i problemi non siano tanto
riferibili a politiche nazionali o al colore dei governi quanto alle difficoltà
delle classi dirigenti locali. I governi si sono alternati ma non ci sono stati
mutamenti sostanziali; il privato non ha ancora compensato la crisi
dell'industria pubblica soprattutto sulla scala delle grandi imprese. Non
abbiamo ancora avuto un grande progetto di una grande impresa. L'unico era Riva
ma leggo che ci sono problemi". Dunque, sul piano economico... "Direi
che i programmi dei due schieramenti si segnalano entrambi per una certa
prudenza e poi siamo molto legati alla congiuntura internazionale: se finisce
la recessione, la Liguria riprenderà fiato. Credo invece che l'effetto più
significativo del risultato di queste elezioni sarà sul piano dei rapporti tra
gli enti locali e il governo". Uno degli scenari è il governo delle larghe
intese: tutti insieme... "In un certo senso per la Liguria potrebbe essere
un vantaggio perché ridurrebbe i poteri di veto sulle questioni cruciali. La
Liguria è una Regione bloccata che ha nodi strutturali irrisolti da lungo
tempo. Un governo di coalizione all'inizio potrebbe dare forza". Solo
all'inizio? "Nel breve periodo, come soluzione di emergenza può dare
vantaggi, ma nel lungo periodo può avere anche l'effetto di non rendere
trasparenti le responsabilità delle forze politiche e alimentare forze
qualunquistiche, gli estremi. Un governo di coalizione per pochi anni, però,
potrebbe essere compreso dal paese: è successo in molti paesi anche nelle
democrazie più consolidate e maggioritarie come l'Inghilterra". Le ricadute
politiche di queste elezioni? "Il primo aspetto è l'impatto
sulle future elezioni regionali: si voterà a metà mandato del governo e di
solito questa è una fase che vede perdenti le coalizioni di governo. Dunque, la
vittoria di Berlusconi potrebbe paradossalmente rafforzare Burlando e al contrario la
vittoria di Veltroni per le prossime elezioni regionali potrebbe rafforzare il
candidato del centrodestra".
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Firenze
I risultati del 2006, le attese di oggi, gli effetti su Palazzo Vecchio Come andò
due anni fa come si prepara il totosindaco Se il Pd starà sotto il 40 per cento
non potrà correre da solo nelle comunali MASSIMO VANNI (segue dalla prima di
cronaca) L'Ulivo, allora somma di Ds e Margherita, ebbe il 43,2 per cento. Le
formazioni che si riuniscono oggi sotto le insegne del Pdl, invece, il 29,
mettendo insieme le lista della Mussolini, dei Pensionati, di Forza Italia, di
An che allora correvano ognun per sè. Sembra un secolo, ma anche quelle erano
elezioni politiche. La geografia politica era molto diversa da quella attuale e
quella che oggi si chiama la Sinistra Arcobaleno raccolse in città il 13,7 per
cento: Rifondazione comunista ebbe l'8,1, i Comunisti italiani il 3,3 e i Verdi
il 2,3. E se si considera che oggi, il pezzo di ex Ds che attraverso la
Sinistra democratica si trova oggi riunito nella Sinistra viene accreditato
nazionalmente al 2-2,5 per cento, si può stimare che due anni fa la Sinistra
fiorentina fosse attestata intorno al
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cronaca Cartoonia va
a votare la copertina Alla vigilia delle scorse elezioni politiche,
"Topolino" lanciò una consultazione parallela fra tre liste, ciascuna
con il proprio leader (uno era Pippo). Prima di allora il fumetto era stato
usato, fin dal 1948, come strumento di propaganda. Poi si è fatto strada fin
sulle schede... FILIPPO CECCARELLI (segue dalla copertina) Dopo tutto, è
compito dell'informazione spiegare gli arcani confusionari della politica, e in
questo senso lo storico numero di Topolino garantiva la presenza di ben tre
valenti teleconduttori, Paper-Mentina, a Paprix (Canal Quack 55), Giuliano
Paperrara e Vesponi, quest'ultimo delegato a guidare il confronto "becco a
becco". E insomma: nel 2006 i fumetti si erano presi le elezioni. Se le
erano presi, nella loro autonomia identitaria, creativa e perfino commerciale,
dopo quasi sessant'anni di fedele servitù al mondo dei partiti. Questi, d'altra
parte, non esistevano più: e la multinazionale Disney, così determinante nella
formazione dei modelli e nella costruzione del senso, dichiarava a suo modo
l'indipendenza, organizzando la propria via democratica ed elettorale. Era una
dedizione antica e mansueta quella dei fumetti al mondo della vecchia politica,
che sistematicamente li snobbava per ridare vita a questo moderno ed elementare
sistema di propaganda solo al momento del voto. Le prime "cartoline"
risalgono al 1946: materiale da maniaci più che da collezionisti. La vera
esplosione fumettistica avviene il 18 aprile 1948. è l'ufficio psicologico dei
Comitati civici, in massima parte, a lanciarli, probabilmente secondo la
lezione d'oltreoceano (per quanto già il fascismo li aveva utilizzati). C'è una
striscia con personaggi che ricordano un po' quelli di Braccio di ferro e verte
sulle false promesse del Fronte popolare di dare la terra ai contadini.
"Ma se vinceranno i comunisti, vedrai come ti andrà a finire", ed
ecco dei poliziotti con pistola e falce e martello che requisiscono il raccolto
all'ingenuo colono che ha votato a sinistra. Oppure: "Che fai,
sciagurato!?" fanno dire a un Garibaldi che esce dalla scheda. Come pure
ci sono due distinte versioni di Pinocchio, con Togliatti e Nenni nella parte
del Gatto e della Volpe. Di rimessa il Pci risponde con un eroico,
naturalmente, Cappuccetto Rosso che mette nel sacco l'Orco MangiaTutto, il
presidente americano Truman, e il suo diabolico mandatario Gasperaccio (De
Gasperi). Il Pci si rifà nel 1953 con i "forchettoni". L'ispirazione
è un ormai celebre manifesto in cui i volti di De Gasperi, Scelba e Gonella
sostituiscono, su sfondo nero, quelli dei tre nanetti con posate sulle spalle e
bavaglino utilizzati per la pubblicità della ditta Valsoldo. Sull'Unità esce
addirittura un supplemento, Il forchettone del lunedì: vignette, scenette,
poesiole, parodie tutte illustrate in quadrati. C'è anche un personaggio che
ricorre, un avido e mai sazio democristiano chiamato Polpettone. Stavolta è lo
scudo crociato ad accusare la botta. L'unico disegnatore capace di reggerla è
il giovane Jacovitti, che creerà un indimenticabile mazzo di carte insieme
comico e truculento, le coppe traboccanti di sangue, i bastoni in mano ai
Partigiani della pace, gli ori a forma di rublo, le spade dei carabinieri che
trascinano via un sindaco con il fazzoletto rosso al collo. Ma l'autentica
risposta alla sferza satirico-fumettistica dei comunisti viene affidata a una
lunga storia drammatica, Perché siamo i più forti, segno grafico realistico,
con digressioni storiche sull'insurrezione greca e la guerra di Corea. Lunga,
bruttina e anche assai lacrimosa, quindi vista con gli occhi di oggi
decisamente buffa, appare d'altro canto la striscia del Pci chiaramente
ispirata ai fotoromanzi e intitolata Più forte del destino alla vigilia delle
amministrative del 1957. Politica e amore s'intrecciano nella trama secondo i
canoni di uno stile nazional-popolare che oltrepassa i confini dell'ingenuità:
basti pensare che il figlio cattivo del padrone fa arrestare il rivale durante
uno sciopero. Il lieto fine è assicurato da uno zio dei promessi e
contrastatissimi sposi proletari che prima del brindisi matrimoniale spiega a
tutti il modello di una società giusta e dunque perché bisogna votare
comunista. Del resto i fumetti restano a lungo mezzi di propaganda che i
partiti di massa utilizzano per arrivare il più rapidamente possibile al cuore
del popolo. E ci arrivavano, bisogna dire, accompagnando e adattandosi di buon
grado alle tendenze, ai personaggi, alle novità di quello che un tempo si
definiva il quadro politico; e che a sua volta, nei tempi instabili della
sostanziale stabilità italiana, finivano per rispettare le evoluzioni e i
codici anche estetici e di costume della Prima Repubblica. E quindi: elezioni
del 1972, crisi del governo di centrodestra, fumetto del Psi, autore Enzo
Lunari, titolo Vogliamo togliere il freno a mano?. La metafora indica
un'automobile, l'Italia, trascinata in salita da due poveracci. Alla guida c'è
una grassa signora, incarnazione della Dc: togliere il freno significa tornare
al centrosinistra, come poi in effetti accade (sia pure non come sperano i
socialisti). Ancora. Esuberanza in fabbrica e nuovi linguaggi giovanili: ecco
l'operaio-massa Gasparazzo, scoppola e salopette, striscia quotidiana su Lotta
continua. Alle elezioni Gasparazzo spegne la fiamma del Msi facendoci sopra la
pipì. Dopo il referendum sul divorzio, 1975, nuove inquietudini socialiste,
ritorno alla favola: Fanfaneve e i sette nani, con elenco di democristiani da
mandare in pensione, Andreottolo, Rumorgongolo, Donat Brontolattin, Tavianolo e
così via. Negli anni Ottanta i comics politici ed elettorali dilagano fino a
raggiungere la nascente Lega. Sembra un fumetto anche il famoso manifesto sulla
gallina del nord che produce le uova d'oro. Ancora innocuo, tutto sommato,
rispetto al manifesto sugli immigrati clandestini - "Fuori dai
coglioni" è il grazioso slogan - che ne condensa i più vieti e illustrati
stereotipi: prostitute nere, spacciatori maghrebini, assassini slavi. Meglio,
sempre per rimanere nell'ambito padanista, le immagini tipo Gordon, Zagor o
Albi dell'Intrepido che il pittore Regianini disegna sopra i palchi di Bossi.
Ma sono questi già gli anni in cui Cossiga chiama Veltroni "il gatto Felix", Cofferati scrive di Tex e Bertinotti
partecipa a dibattiti su Dylan Dog, investigatore dell'occulto. è difficile
individuare il momento esatto in cui inizia la grande regressione simbolica che
porta i partiti e poi i leader a considerare l'elettorato come davvero composto
da gente che ha frequentato la seconda media e magari, come dice Berlusconi, "neanche ai primi banchi". Certo se ne
comincia ad avvertire l'impatto a far data dalla fine del decennio scorso
osservando gli stemmi delle liste depositate al Viminale, molte delle quali
rispondono a rappresentazioni sempre più facili, semplificate, elementari,
necessariamente bambinesche. Abbondano di fatto re leoni, orsi e orsetti tipo
Yoghi, elefantini alla Dumbo, asinelli copiati dalla Disney, gabbianelle,
delfini e cavallucci anche marini. Senza chiedere il permesso, né notificarlo
decorosamente all'opinione pubblica la politica si stava trasformando in
Cartoonia. Il passo successivo prevede forse l'auto-trasformazione dei politici
stessi in personaggi consapevolmente da fumetto. Ardenti pupazzi in carne e
ossa da mettere in competizione con Paperone, Ciccio Papero e Pippo nei
prossimi numeri di Topolino. (Gulp!).
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del È il giorno della grande sfida. Da stamattina alle 8 (fino alle
22 oggi e dalle 7 alle 15 domani) 47 milioni di italiani andranno al voto per
scegliere il loro futuro. Per dare fiducia alla sfida di Veltroni e del Pd e voltare pagina. Ma anche per impedire che torni
Silvio Berlusconi e la sua pericolosa coalizione che mette insieme il razzismo di
Bossi, il fascismo di Ciarrapico e l'autonomismo di Lombardo. Per i sondaggi è
testa a testa. E allora tutto dipende dagli indecisi. alle pagine 2- 7
Foto di Mimmo Chianura/Agf.
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Falcone, Borsellino Berlusconi Furio
Colombo "Possibile che gli italiani vogliano davvero che sia un politico
simile a governarli?". La domanda angosciante e - fino a domani, priva di risposta
- è di John Lloyd, giornalista inglese. Come molti di coloro che non hanno
molta stima di Berlusconi in Europa, John Lloyd non è
uomo di sinistra, meno che mai un militante di parte. È un editorialista del
Financial Times di Londra che guarda l'Italia con lo stesso stupore di tutta
l'Europa. Possibile? "Trattando gli italiani come un pubblico da
sollazzare, illudendolo a pensare che ogni errore è imputabile alla sinistra, Berlusconi perdura nell'usare uno stile politico che
dimostra tutti i suoi anni, e la pretesa che l'Italia resti ferma nel tempo. È
lì che gli italiani vogliono stare?" (traduzione de la Repubblica, 4
aprile). C'è in ciò che scrive il giornalista inglese un genuino senso di
partecipazione all'angoscia di una parte degli italiani (grande, crediamo).
Eppure tutto ciò era stato scritto quando l'uomo di Arcore sembrava dilettarsi
a farci credere, come in un brutto film, al suo intenso traffico con donne
giovani, un assortimento di vallette e candidate che avrebbero dovuto piazzare
i riflettori (con la dovuta cautela) sul suo volto, che ritiene irresistibile. Erano i giorni in cui non trovava di meglio che fingersi
indifferente e genericamente insultante (è il suo stile quando è
"buono") di fronte alle piazze calde e affollate di Walter Veltroni. Gli stessi giorni in cui il suo aiutante di campo Gianfranco
Fini si arrabbiava di fronte a cinema vuoti che avrebbero dovuto ospitare i
suoi comizi. segue a pagina
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del La sfida di Veltroni: si può vincere La
scelta di correre da solo per vincere, nelle mani degli elettori. "Tutto è
aperto, fino all'ultimo" di Bruno Miserendino / Roma SI SPERA ancora, al
loft. Perché "tutto è aperto, fino all'ultimo". E poiché in ogni caso
al Pd andranno numeri consistenti, si studia come capitalizzare al meglio il
consenso conquistato in una difficile, ma anche straordinaria campagna
elettorale. "Abbiamo mandato le pa- role d'ordine giuste, i segnali
continuano a essere buoni, non ci possiamo rimproverare nulla", va dicendo
in queste ore Walter ai suoi. Il Pd, ha spiegato nelle ultime ore disponibili,
ha parlato al paese, ha presentato un programma serio con le coperture,
proposte su precari, salari, pensioni, casa, ricerca, ha parlato chiaro su
mafie e legalità, ha lanciato un messaggio politico a suo modo rivoluzionario,
che rompe con l'Italia della contrapposizione e dell'odio, e delle alleanze
"contro". Non è vero però, dice Veltroni,
che Pd e Pdl abbiano programmi simili. La campagna elettorale ha dimostrato
quanto sono diversi, e quanto siano alternativi gli schieramenti nei
comportamenti e nei valori. Tema numero uno, la legalità. Il leader del Pd ha
girato nel Sud all'insegna dell'annientamento delle mafie. Ha detto provocatoriamente
"mafiosi votate per chi volete, ma non per noi". Ha incontrato gli
imprenditori siciliani che si sono ribellati al pizzo e al racket, dall'altra
parte si è eletto a "eroe" uno stalliere mafioso pluricondannato.
Tema numero due, la precarietà. Per Veltroni "è
la forma di sfruttamento più grave dei nostri tempi", e ha proposto il
salario minimo legale e incentivi alle imprese che favoriscano contratti
stabili. Dall'altra parte pare che la precarietà non sia considerata un gran
problema. Tema numero tre, i salari. Veltroni ha chiesto che la Destra
permettesse subito gli sgravi sui salari con le risorse derivanti
dall'extragettito. Berlusconi ha risposto dicendo che il Tesoretto non c'è, ma ovviamente,
siccome c'è, è pronto a usarlo lui al primo consiglio dei ministri se riuscirà
a formare il governo. In compenso si sono persi mesi preziosi. Tasse. Veltroni ha proposto la riduzione di un punto di Irpef
all'anno per tre anni, indicando le coperture e il taglio delle spese. Berlusconi ha promesso in zona Cesarini l'abolizione del
bollo auto, ovviamente non si sa come. Quarto, la rottura con la sinistra
radicale. È la grande scommessa di Veltroni, la novità
più importante, che configura da sola una riforma elettorale e che rende più
credibile il progetto del Pd: "Se vinciamo, ci sarà un solo gruppo
parlamentare, un solo programma, un solo leader e non avremo alibi se non
realizzeremo fatti". Comunque vadano le cose il panorama politico sarà
terremotato. "Il Pdl - accusa Veltroni - è solo
un cartello elettorale, che ha rotto coi moderati, e dove la Lega conta di
più". Domani si capirà quanto il messaggio del Pd avrà raggiunto l'Italia
profonda, sfiduciata e ancora incerta sul da farsi. "Fatto tutto il
possibile", è dunque la parola d'ordine al Pd. Magari, come dimostrano le
vicende del confronto mancato e delle esibizioni tv Porta a Porta e Matrix, è
stato sottovalutato ancora una volta la "prepotenza mediatica", del
"principale esponente dello schieramento avverso", però il leader del
Pd l'ha detto più volte in questa campagna elettorale: "Non userò come
alibi l'argomento dell'evidente squilibrio mediatico a favore della Destra se
non riusciremo a prevalere". Del resto, concentrare una campagna
elettorale sull'anomalia tutta italiana del conflitto d'interessi sarebbe stato
contraddittorio rispetto al senso profondo del messaggio veltroniano.
"Sono convinto - ha detto proprio all'Unità Veltroni
- che questo non sia un paese di spettatori, ma di cittadini interessati alla
soluzione dei problemi". Il leader del Pd, si sa, ha l'ottimismo della
volontà e anche della ragione ed è convinto che la novità alla fine paga
sempre. Del resto tutti gli scenari più attendibili dicono che, chiunque sia il
vincitore, governare sarà un'impresa, e il Pd sarà in ogni caso protagonista
della nuova stagione. Se ce la farà la linea di Veltroni
sarà chiara: la presidenza di una Camera all'opposizione, accelerazione sulle
riforme, dialogo. Senza pastrocchi, però, perchè "chi vince anche di un
voto governa". Lo stesso vale se prevalesse la Destra. Non ci saranno
larghe intese, o altre astruserie. Però bisognerà fare le riforme,
nell'interesse del paese. Il Pd garantirà un'opposizione leale, responsabile,
non spallate. Il problema qui è un altro. Se Berlusconi
vince, le riforme a larga maggioranza non si fanno. Probabilmente non si fanno
e basta, nemmeno il federalismo fiscale col copyright di Bossi.
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Times: una vittoria elettorale di Berlusconi farebbe più notizia e sarebbe forse più divertente, ma non c'è
alcuna garanzia che con lui al potere l'Italia vedrebbe i miglioramenti di cui
ha bisogno. Gli italiani farebbero bene a votare per Veltroni, il
diavolo che non conoscono, che per il diavolo che hanno già sperimentato.
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del Gaffe, insulti e vecchie ossessioni di Marcella Ciarnelli Non conosce il
galateo. Men che mai quello istituzionale. Nel replay dei 60 giorni di campagna
elettorale di Silvio Berlusconi si affollano gaffe e
battute fuori luogo, tentativi di mistificazione e demonizzazione. Il Cavaliere
di sempre, dunque, a dispetto della campagna elettorale mite e sottotono che
pure aveva promesso. È l'idea del baratto tra le alte cariche dello Stato la
più grave. Proporre "l'ipotesi di scuola" che per concedere al
centrosinistra la presidenza del Senato, Giorgio Napolitano dovrebbe farsi più
in là, è propria di chi è del tutto privo di cultura istituzionale. Di chi non
ha nessun senso dello Stato. Di chi non riescere a comprendere che si può
essere garante di tutti al di là dell'appartenenza. E c'è l'attacco
all'avversario. A Veltroni, "il
buonista laureato in fiction" e a Di Pietro che la laurea se la sarebbe
trovata bella e pronta, senza aver fatto neanche un esame, grazie ai servizi
segreti. Senza parlare di Casini e Storace che rischiano di affossargli la
vittoria. Ma anche quello insulso ad un campione come Francesco Totti,
colpevole di essersi schierato con Rutelli e il Pd e di averlo lealmente
dichiarato. "Sta fuori di testa" ha detto "andando in fuorigioco".
Marcia indietro inevitabile davanti all'impopolarità della dichiarazione ma
anche il velenoso accenno al fatto che "la moglie lavora per
Mediaset". La proposta di un test per verificare periodicamente la sanità
mentale dei magistrati e la turbativa dell'acquisizione dell'Alitalia da parte
di Air France con l'ipotesi mai concretizzata di una cordata italiana di cui
"anche i miei figli potrebbero far parte". Poi gli hanno ricordato il
conflitto d'interessi, e almeno l'interesse familiare è rientrato. Le donne,
una tragedia. Non ci sono stati limiti per il vecchio seduttore che non
rinuncia a valutare in termini estetici o di servizio. "Le donne di destra
sono più belle di quelle di sinistra", "una bela tusa",
"una bella sberla", "cucinate per gli scrutatori", "se
non fossi già sposato la sposerei". E per le precarie la soluzione è
"sposare un milionario". I comunisti. Torna il vecchio attacco alla
sinistra figlia del marxismo che presenta nelle sue liste "vecchi gerarchi".
La dittatura è solo quella. Mai che abbia parlato di nazismo e fascismo.
D'altra parte sarebbe poco credibile per che si è annesso Ciarrapico.
"Dice bene Dell'Utri quando definisce Vittorio Mangano un eroe", si
lascia scappare, dimentico che l'ex stalliere è condannato per mafia. Il rapporto
con gli alleati. Il desaparecido Gianfranco Fini è gentile a "intrattenere
i manifestanti" durante il comizio finale. Umberto Bossi è "in
cattive condizioni di salute, come può fare il ministro?". E via, tra
difese d'ufficio davanti ai possibili fucili spianati del Senatur e frenate
sulla sua proposta di voto agli immigrati che i leghisti non hanno nessuno
intenzione di accogliere. Va così. Il Cavaliere dovrebbe trovare la sua strada.
Un'altra. Magari fulminato sulla via di Damasco come San Pietro, dice lui,
facendo una gaffe con San Paolo che non può protestare. In fondo a destra.
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Dario Fo: andare a votare E comprare "l'Unità" Oggi 13
aprile "l'Unità" fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione
straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare
il giornale. A tutti i nostri lettori e a tutti i nostri amici diciamo: il
giorno delle elezioni comprate due copie de "l'Unità", una regalatela
e cercate di convincere un indeciso. In questo modo si dà un grande sostegno al
giornale e si contribuisce a far vincere il Pd. Ognuno di noi faccia
passaparola (con sms, e-mail o telefonando) in modo che le doppie copie de
"l'Unità" siano tantissime. Per aderire si può mandare un messaggio a
faibis@unita.it. Per chi voglia organizzare la diffusione basta prenotare le
copie mandando una e-mail a diffusione@unita.it o telefonando al numero
0658557472 dalle 9 alle 16 di Toni Jop "Primo, andare a votare. Secondo,
votare sul serio. Terzo, non commettere atti impuri", e cioè? "fare
la sola cosa che ci può mettere al riparo dalla prossima disastrosa puntata del
serial-horror Berlusconi, poi tutto il resto".
Bel tono, Dario, ti ho mai sentito così apodittico..."Bene, è venuto quel
tempo. Il paradosso noir vuole oscurare il cielo di questa realtà, bisogna
impedirlo, avviso a tutti i sinceri democratici: se vince, chi o cosa ci
salverà?". Lui sa con chi sta parlando, conosce bene i suoi polli, cioè
noi che gli gironzoliamo attorno da una piccola, deferente eternità. Sarà un
caso che si arrivi al giorno del voto accompagnati esattamente dalla bella voce
di Dario Fo? Sì che è un caso. Confesso: figli di una arruffata concezione
della organizzazione che molto concede alla forma più mite di una
estroversione, come si diceva malignamente un tempo, spontaneista, siamo
arrivati a Dario come si arriva a un appuntamento col destino, quasi per caso.
E lui, quasi per caso, era lì che ci aspettava, con una valigia carica di
premonizioni già imbustate e indirizzi a posto. Ne ha per tutti, a cominciare
da quella sinistra che ora pensa di poter continuare a darsi un senso forte
stracciando il voto o riducendolo a un ciclamino odoroso di disappunto e di
dispetto. Ecco, quindi, il nostro Nobel più amato, il nostro giullare più
sfrontato, lì, in piedi nel mezzo di un incrocio della storia che riguarda
tutti noi più di quanto non si pensi, con la sua bella valigia in mano e
un'aria da Chaplin mentre si sostituisce, davanti al microfono, a quel
massacratore sanguinario di Hitler e vomita parole di pace, di fratellanza, di
lucidità, di responsabilità. Bene, Dario. Cominciamo a imbustare i messaggi,
forza col primo... "Eccoci: bisogna votare e non star fuori, non pensare
che si possa star fuori. Il discorso del mio amico Grillo è spaventosamente
pericoloso. Quello che si affronta oggi non è un voto, è un finale di partita,
di una partita disperatamente conclusiva. Un referendum: o sì o no. Il bello è che ha deciso così proprio Berlusconi quando
ha costretto gli italiani ad andare a votare con questa orrenda legge, lui ha
deciso l'ammasso. Non si può che andare a vedere le carte e se si vuole farlo
non c'è che da votare, almeno alla Camera, per Veltroni, per il
Partito Democratico. Così farò io. Per il Senato vedrò, ma qualunque
cosa faccia devo essere certo che nemmeno un voto si disperda...A Milano vorrei
votare Borsellino... ". Vuol dire che Veltroni ha
giocato di rimessa con la scelta di correre da solo? "Credo di sì: non si
poteva che accettare il diktat ed entrare in campo a piedi giunti. Così Veltroni ha compiuto il solo gesto che poteva procurare la
vittoria. Ha mostrato coraggio, si è dimostrato persona decisa e perentoria,
non uno che va allo sbaraglio, capace di muoversi con impeto e grinta, di farsi
sentire in campo... ". Che ti pare? Sono quasi sparite le falci e anche i
martelli in quel che ti chiami corsa all'ammasso... "Mah, dei simboli mi
interessa relativamente. Mi interessano i principi di una cultura libera, di
una produzione umanamente corretta, del diritto a una vita ricca di dignità, di
un pieno diritto alla salute... ". E sull'altro fronte, che bandiere vedi?
"Una sola bandiera, quella di una buffonata triste che non fa ridere. A
volte guardo in tv Berlusconi e mi chiedo: ma ci fa o
è davvero pazzo e grottesco? Alcune, ne sono sicuro, deve pensarle la notte.
Quando sostiene che, per vie traverse, il suo ex stalliere Mangano è un eroe...
uno che è stato condannato a tre ergastoli per delitti di mafia... un eroe,
dice, che non ha parlato. E cos'è che non ha detto e invece poteva dire? Lui
corregge: non ha sparlato, e cioè che è stato reticente di fronte ai giudici e
sta sempre argomentando di eroismi compiuti da un assassino mafioso. Come si fa
a votare per uno così? Chi può votare per uno così? Che Italia può dire di sì a
questa cultura?" Facciamo un gioco: noi, l'Italia che non vuole accettare
questa cultura, siamo convinti di vincere. E se invece perdiamo? Che paese ci
troviamo tra le braccia? "Ma ti pare un gioco da fare? Vuoi farmi stare
male? L'immagine è disastrosa, mi viene l'angoscia, mi vengono i brividi.
Penso, chessò, alle leggi che verranno... Ne ha già fatte quattro o cinque a
suo uso personale, chi gli impedirà di andare avanti? Avrà campo libero e ce lo
troveremo presidente della Repubblica, la nostra vita appiattita... bisogna
ritrovare la grinta che avevamo quando lottavamo contro la Dc, riconquistare il
cuore della gente... ". Se una buffonata triste è in grado di vincere le
elezioni, converrà riflettere su quel che siamo come paese e come sinistra...
"Era meglio farlo prima. Qui non se ne fa più parola, ma si sta per votare
il più gran conflitto di interessi dell'Occidente. Com'è che siamo ancora a
questo punto che un signore padrone di tv, radio, giornali, libri e tanto altro
può diventare presidente del consiglio? Ogni tanto, i compagni mi suggeriscono:
che vuoi fare, alla gente non interessa questo argomento... Ma siamo matti?
Vuol dire che non l'abbiamo ben spiegato, che non abbiamo parlato a
sufficienza, che forse ci credevamo poco anche noi alla eresia istituzionale
interpretata da Berlusconi; ma se è così, il problema
siamo noi... ". Ho idea che Veltroni sia partito
anche da questa considerazione quando ha deciso di correre da solo. Qualcuno
non voleva attaccare il conflitto di interessi nella vecchia coalizione. Ma tu
strattoni la politica con la forza di un profeta e stai anche sulle balle per
questo, ma dove la vuoi portare la politica? "Ho un problema abbastanza mio,
intanto. Devo mettermi d'accordo con una politica che non risponde, non mi
sembra almeno, a questioni come quella del percorso dell'Alta velocità, della
base Usa a Vicenza. Di cento altre basi militari pagate dai contribuenti
italiani, di cento aerei da bombardamento e distruzione, pacifisti?, che
costano un miliardo l'uno, del nostro essere supporter dell'esercito Usa mentre
quest'ultimo si rifiuta di ammettere che i nostri soldati stanno male per colpa
dell'uranio impoverito, tanto per non pagare, loro, i danni, i
risarcimenti". Cambierà, se vincerà il Pd e se, come pare, vinceranno i
democratici in Usa... "A una condizione: che si tolga di mezzo quella che
Gramsci definiva "l'umile imbecillità delle idee spente". Che, cioè,
la politica, la sinistra, il governo prenda per buona l'emergenza globale sulla
vivibilità del pianeta, sulla crisi delle fonti energetiche che sta travolgendo
tutto. Sarà ora di smetterla di fingere di non accorgersi di quanto sta
accadendo, sarà ora di smettere di fare i beoti che accettano sempre la
situazione come discretamente normale, così ci si tocca i coglioni e si tira
avanti. Questa è la stessa logica della merda della Campania, una logica, come
si è visto, suicida. Tutta l'azione di governo va impostata su questo allarme, ma
nella sostanza, non formalmente... ". È dura passare dall'Apocalisse,
purtroppo vera, alla vecchia Unità: sai della nostra campagna? "So e ci
sto. È un bel giornale, qualche volta meno ma è bello e degno. Allora compro
due copie, anzi no, compro tutte le copie che trovo, smantello l'edicola,
cuntent?".
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Mezze promesse e un regno di naftalina: la stanca campagna di
Silvio Primo Ha evitato il suo faccione sui manifesti come
pure la sfida tv con Veltroni. Ma ha recitato il solito cliché: illusioni e insulti di Natalia
Lombardo Loro hanno Totti, George Clooney e Benigni? "Non mi servono, io
schiero me stesso": ecco, Silvio Berlusconi nella
campagna elettorale
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del HENDEL Caro Grillo, andiamo a votare contro i nostri interessi di casta
Oggi voglio comprare 10 copie dell'Unità e le voglio regalare a un grande
comico, mio collega e maestro: Beppe Grillo. Caro Beppe, t'ho sentito dare
della testa di c. agli "illusi che vanno a votare". Ma davvero pensi
che far ripiombare l'Italia nelle mani di SuperSilvio sia
la stessa cosa che affidarla a Veltroni? Certo, ti capisco: un bel
governo Berlusconi, con i ministri della Lega dal grilletto facile, i fan
dell'"eroe Mangano" (altro che Resistenza!) e i test psichiatrici per
i giudici, sarebbe una pacchia per noi comici. Ma una volta tanto, Beppe,
contro i nostri interessi di casta andiamo a votare scommettendo in qualcosa di
meglio. Con affetto, Paolo Hendel.
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del I narcisi del non voto Beppe Sebaste A ogni scadenza elettorale, anche se
magari non sono mai gli stessi, incontro amici e conoscenti che dicono che
stavolta non voteranno. Non sono come gli ignavi di Dante, tormentati nel
vestibolo dell'Inferno perché, già rifiutati dal Cielo, sono sgraditi anche a
Satana, non avendo avuto neanche il coraggio di peccare. C'è chi è deluso (e
chi non lo è?), c'è chi protesta per punire i partiti (ma punire chi?). C'è chi
si sente ormai al di sopra della mischia, chi ostenta un'idea della coerenza e
della purezza morale e politica che non ha niente a che vedere né con la
coerenza, né con la morale, né con la politica. Tutti hanno invece molto a che
vedere con una patologia dilagante: il narcisismo. Il narcisismo di chi vuole
astenersi dal voto si ammanta infatti della pretesa di identificarsi totalmente
nell'atto del voto, di specchiare se stessi nella crocetta apposta sul simbolo
elettorale, come se esistesse un simbolo o un partito capace di riflettere la
complessità di sentimenti, aspirazioni e idee politiche di cui ognuno è
portatore (consapevolmente o no). A chi ha questa assurda, ingenua pretesa,
ricordo che il voto è un atto pragmatico che non esaurisce la politica che
conta davvero, quella che ogni santo giorno ogni persona conduce in ciò che fa
e che non fa - beninteso anche dopo le elezioni. Nessuna cabina elettorale può
legittimamente contenere questo universo. Il narcisismo dell'illusoria coerenza
di chi si astiene esprime invece un invadente egocentrismo che non conosce
empatia né alterità, come lo specchio. Non conosce politica, pur essendone
parte. Una volta anch'io dichiarai di non avere votato per protesta.
Naturalmente era falso (avevo votato Pci), ma dire è fare, contano gli effetti
di ciò che si enuncia. Era un messaggio politicamente interpretabile. Ma il non
voto, scheda bianca o nulla, è un anonimo spreco che cancella ogni intenzione e
va a vantaggio aritmetico dei partiti, anche quelli più avversi. Votare è un
atto pragmatico che accade una volta ogni qualche anno. Non ho mai pensato che
esaurisse le mie idee e emozioni, i miei orizzonti personali e collettivi. Non
ho mai preteso che riflettesse più di tanto i miei sentimenti. Se voto Veltroni lo scelgo come interlocutore di un dialogo, fosse anche
conflittuale. Votare significa poi contribuire a scegliere una serie di effetti
irreversibili, a volte devastanti. Se si pensa che per una manciata di voti il
petroliere Bush Jr. ha prevalso sull'ecologista Al Gore, e ha fatto così
la catastrofica guerra all'Iraq allevando generazioni di terroristi islamici,
il contributo individuale alle elezioni assume una responsabilità da
brividi.Scrivo queste frasi il giorno in cui appaiono dichiarazioni
sconvolgenti di Bossi, Berlusconi e del suo delfino
Dell'Utri. Se vincono loro, dice quest'ultimo, cambieranno i libri di Storia
delle scuole per cancellare la Resistenza antifascista (lui la dice con la erre
minuscola, per disprezzo); e che il mafioso Mangano, già stalliere di Arcore,
fu un eroe, perché è morto in galera senza aver fatto mai il nome di Berlusconi. Ecco, le elezioni possono verosimilmente mandare
al governo queste persone. Cari astensionisti, se davvero vi sentite neutrali
di fronte a questa concreta eventualità, allora avete già scelto, e il mio voto
sarà anche contro di voi.
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del Vespa e la sfilata dei partiti meteorite Roberto Cotroneo Chi è che diceva
che la realtà supera spesso la fantasia? Solita frase, banale, un po' luogo
comune, sentita troppe volte per non considerarla poco più che un modo di dire.
Solo che in questa campagna elettorale il vecchio detto si è rivelato prezioso,
per nulla banale, e perfettamente calzante. Sono un po' di giorni, che per
obblighi di legge, chiamiamoli così, sfilano in programmi di solito riservati a
big e importanti uomini della politica, gente mai vista. Che beneficia di
inquadrature, tempi, spazi, identici a quelli di Walter Veltroni
e Silvio Berlusconi. Appaiono nello zapping come
qualcosa di imprevisto, come un aborigeno nel boschetto vicino casa, dove al
massimo pensavi di trovare qualche fagiano, o un paio di lepri. Gli aborigeni,
con tutto il rispetto, s'intende, erano intervistati l'altro ieri sera, in
chiusura di campagna elettorale, da un Bruno Vespa, contrito, e decisamente
serio. Ma probabilmente stupefatto dal ritrovamento antropologico che gli era
capitato. La stessa sensazione che deve aver avuto Enrico Mentana, quando,
esattamente una settimana prima, aveva dovuto far sfilare gli stessi aborigeni,
con tutto il rispetto s'intende, di cui parliamo. Ora, perché aborigeni? Non
per fare una battuta, o per scarso rispetto. Ma perché i signori che venerdì
erano da Vespa e qualche giorno fa da Mentana rappresentano un Paese affiorato
chissà da dove. Che il dualismo Berlusconi/Veltroni sembrava aver spazzato via. Non c'era più l'Italia del futuro di
Veltroni e Franceschini, neppure quella degli stallieri-eroi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Era qualcosa di sconcertante perché da un
momento all'altro ti saresti aspettato saltasse fuori un nuovo Jader Jacobelli.
Mentre il video del televisore al plasma si tingeva di grigio, in tutte le sue
tonalità, e la cantilena di questi signori poteva cullarti all'infinito.
Impressionante. Fernando Rossi, della lista "Per il bene comune",
dichiarava qualche giorno fa che il suo partito nasceva "contro il
teatrino della politica", e naturalmente "contro il veltrusconismo
che impera nel nostro Paese". E hanno candidato a premier "Stefano
Montanari, che è il più grande esperto di nonopolveri in Italia". E le
"nanopolveri sono la più grande contraddizione del nostro sistema
politico". Ma Veltroni lo sa? Altro che
precariato. Il suo sodale (in Senato) Franco Turigliatto di "Sinistra
critica" la buttava molto più sul marxismo-leninismo spiegando che il suo
partito ha come valore costituente "l'anticapitalismo". E poi dicono
che non sono aborigeni. Questa è foresta pura, incontaminata dalla modernità.
Giuseppe Maria Reina, della Lista per le autonomie, qualche giorno fa asseriva,
"che il movimento per l'autonomia è un'occasione per creare una società
diversa. Se pensate ai vostri figli non potete che votarci". Antonio
Miclavez del movimento dei "Grilli parlanti" pochi giorni fa se la
prendeva con l'euro: "una moneta che non è appannaggio di una comunità
monetaria, ma di un gruppo privato come la Banca Europea, e della sua socia
Banca d'Italia, un gruppo che crea del denaro, impoverendoci". La Banca
d'Italia è un gruppo privato, e nessuno lo sapeva. Luca Romagnoli della Destra
di Storace, "ha un forte portato sociale che promana da un'esperienza".
E Marco Ferrando, del Partito Comunista dei Lavoratori, era strepitoso pochi
giorni fa quando diceva: "che in tanti anni il suo partito è stato l'unico
partito a fare opposizione da sinistra al Governo Prodi, e non si è compromesso
in nessuna operazione antioperaia. Ma soprattutto propugna la nazionalizzazione
di tutte le banche". Alla domanda seria e compita del giornalista,
Ferrando cita le colonne d'Ercole: "noi non ci fermiamo alle colonne
d'Ercole del capitalismo". E ai banchieri l'avvertimento è d'obbligo: se
vincesse Ferrando, tutto sarà nazionalizzato. Neanche in Cina ci pensano. La
cosa che colpisce è una: persone che aborigene non erano, messe là in mezzo
sembravano aborigene pure loro. Parlo di Enrico Boselli, Giuliano Ferrara, o
Renato Altissimo (identico a com'era un tempo), ma anche la sciura Santanché,
con il foulard che le nasconde il collo, lo sguardo fermo, duro e puro:
"noi combatteremo la sinistra, non vorrei mai che nel mio Paese possano
governare i comunisti". Nel frattempo tutti questi hano il problema di far
eleggere almeno un deputato o un senatore. Cosa del tutto remota. Ma si
comportano come dei partiti satelliti che ruotano attorno ai partiti maggiori.
Peccato che non sono neppure satelliti, ma al massimo meteoriti, sassolini in un
universo politico, che un inevitabile regolamento della commissione di
vigilanza, obbliga a mostrare. Ognuno due minuti esatti. Tutti come fossero
uguali: Veltroni, Berlusconi,
Romagnoli con il "portato" e quel Miclaviz, che pensa che la Banca
Europa sia un gruppo privato. E Ferrando che nazionalizza il sistema bancario
italiano, tutto. Non c'è neanche troppo da ridere: al bar sport ormai sono più
seri. Finita l'era dei nani e ballerini, rimane solo quella dei segretari,
leader, esponenti dei partiti meteorite. Aborigeni del cosmo politico che si
perderanno, va da sé in qualche punto dell'universo, invisibile a tutti i
telescopi, anche a quelli più potenti.
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Spot asimmetrico Mentana
e lo stop all'ex premier che voleva spiegare come si vota: fa cose che vanno al
di là delle sue intenzioni "Ho evitato al Cavaliere un cortocircuito
Walter? In tv ci sa fare e l'ha dimostrato" Sull'interruzione di diversa
durata non so che dire. Mi occupo della trasmissione, non gestisco io la
pubblicità di Mediaset ANTONELLO CAPORALE ROMA - Di Enrico Mentana si può dir
tutto, tranne che abbia i riflessi appannati. "Mi sono accorto che Berlusconi stava per produrre un cortocircuito mediatico
perfetto: lui alla lavagna che spiega come si vota e come no e conclude la
trasmissione. L'ho fermato prima". Uomo fermato, uomo salvato. "Fa
delle cose che vanno al di là delle sue stesse intenzioni: non credo che ieri
avesse ben valutato gli effetti della intrusione, chiamiamola così. E non credo
che avrebbe mai sistemato la croce sul suo simbolo. E' un tipo diretto, ritiene
di aiutare. Magari mentre lo intervista le spiega: tenga la penna in questo
modo così si affatica di meno". L'ha almeno ringraziata? "No". E'
sempre uno stress avere in trasmissione il Cavaliere. "L'unica cosa che
non temo è lo stress. Non ne soffro". E comunque meglio avercelo il
duello, anche se finto, che non avercelo affatto. "Come si dice: è un
evento che fa curriculum. Matrix ha chiuso la campagna elettorale con i
protagonisti assoluti. E' un fatto". Un altro fatto è l'inserzione
pubblicitaria asimmetrica. Un po' più lunga di un caffè per
Veltroni, quanto un piccolo sorso d'acqua per Berlusconi.
"Mi occupo della trasmissione, non gestisco la pubblicità di
Mediaset". E' stata davvero breve l'interruzione. "Ho percepito
qualcosa. Ma non più di tanto". Berlusconi ha
goduto anche di un diritto di replica. "Non sposta niente, non vuol
dir niente". Lo vada a dire a Veltroni che avere
l'ultima parola non aiuta. "Chi era davanti alla tv aveva le idee ben
piantate in testa. Veltroni ha molta dimestichezza con
la telecamera. E lo dimostra". Mi è parso che a un certo punto lei abbia
persino dovuto ricordare a Berlusconi di annunciare il
colpo a sorpresa, la notizia bomba. "Stava facendo melina e dunque l'ho
punzecchiato. Avevo letto che era in gestazione questa proposta a
sorpresa?". L'ultimo fuoco d'artificio: via la tassa sull'auto. "L'ha
detto e non l'ha detto. Una mezza promessa. Ci crede e non ci crede di poterlo
fare". Efficace, però. "Non guido, ma da quel che sento in giro non
sarebbe una iniziativa accolta male". Spettrale quel pubblico diviso a
metà. Immobile da un lato, entusiasta dall'altro. "Meglio la desolazione
del nulla?".
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
BREVIARIO
Blitz oscurato Spot sbilanciati, esposto del Pd su Matrix "Veltroni interrotto di
più". Udc e Destra: Berlusconi non poteva
citare sondaggi Il duello in tv Nell'intervista al leader Pdl 90 secondi di
pubbli-cità, in quella al rivale 4 minuti ROMA - L'ultima battaglia elettorale
si consuma sullo share. Sull'indice di ascolto di "Matrix", la trasmissione
condotta da Enrico Mentana su Canale 5 che venerdì sera ha ospitato prima
Walter Veltroni e poi Silvio Berlusconi.
Il segretario del Pd è stato seguito da 5,5 milioni di spettatori con una
percentuale del 21,2. Ad ascoltare il leader del Pdl, invece, sono stati 6,1
milioni pari al 27,6% di share. Dati, però, che il Partito democratico contesta
con fermezza. Arrivando persino a presentare un esposto all'Autorità garante
per le comunicazioni. Una protesta che punta sulla diversità di trattamento
riservata ai due candidati premier. L'intervista a Veltroni,
infatti, è stata interrotta da un spot pubblicitario di oltre quattro minuti.
Quella di Berlusconi di solo un minuto e mezzo.
"Nessuna responsabilità per la redazione - dice Ermete Realacci - ma
l'episodio è decisamente strano. Anche da questo si vede l'attenzione e il
rispetto delle regole". Tant'è che Fabio Morri, capogruppo del Pd in
commissione di Vigilanza, presenterà un esposto all'Agcom per verificare se
"ci siano state violazioni dell'obbligo di parità di trattamento e del
rispetto della legge sulla par condicio". Secondo l'esponente democratico,
infatti, la pubblicità più lunga per Veltroni è stato
"sicuramente un danno". Come dice Giorgio Merlo, "la par
condicio è stata ancora una volta sostanzialmente violata". Risponde a
stretto giro di posta Giorgio Lainati, capogruppo di Forza Italia in Vigilanza.
"Gli uomini della comunicazione di Veltroni -
attacca - negli scorsi giorni erano intervenuti in massa chiedendo la prima
serata di Canale 5 per il proprio capo e minacciando fuoco e fiamme alla sola
ipotesi che quella fascia oraria fosse destinata a Berlusconi.
Avendola poi ottenuta con un sorteggio, Morri si arrampica sugli specchi invece
di prendere atto che Veltroni ha semplicemente avuto
meno ascolti di Berlusconi, che è andato in onda in
seconda serata ma ha ottenuto 700mila ascoltatori in più. I compagni
veltroniani se ne facciano una ragione". Non solo. Un altro forzista,
Francesco Giro, rimprovera Morri di aver infranto il silenzio elettorale con la
sua protesta. Eppure non è solo il Pd a lamentarsi. Anche l'Udc di Casini e la
Destra di Storace e Santanchè sono pronti a depositare un esposto al Garante
per le comunicazioni. L'accusa è netta: il Cavaliere ha diffuso sondaggi
violando il divieto relativo alle ultime due settimane di campagna elettorale.
"L'iniziativa legale - informa una nota dei centristi - è stata valutata
opportuna in seguito alle dichiarazioni rilasciate dall'on. Silvio Berlusconi nel corso di varie trasmissioni televisive alla
quali è intervenuto negli ultimi giorni". "Conseguentemente a quanto
già annunciato ieri sera dal segretario del partito, Francesco Storace, dopo le
dichiarazioni su tutti i canali televisivi di Silvio Berlusconi
in merito ai sondaggi - rincara la dose la Destra - abbiamo dato incarico ai
legali di presentare un esposto all'Autorità garante delle comunicazioni e agli
altri organismi competenti per avvenute violazioni sia sulle legge par condicio
e sia delle norme che impediscono la diffusione nelle due settimane antecedenti
di voto di sondaggi anche se svolti prima del termine in questione". (c.
t.).
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Prima volta Walter,
l'omeopatia e l'Italia da guarire "C'è il diritto al futuro" La
politica come una favola di sinistra Ex funzionario modello del Pci, ha
introdotto spettacolo nella politica: come il suo avversario, però con ideali
opposti Per superare i confini della sinistra, largo al Tricolore. E per inco-raggiare
gli elettori il sogno del Mundial '82 FILIPPO CECCARELLI Se la politica è
un'arte e qualche volta anche un morbo crudele, l'omeopatia è una terapia
gentile che fa leva su quanto è già a disposizione dell'organismo, secondo il
principio universale similia similibus curentur, le cose simili saranno curate
dalle cose simili. E dunque. Se l'Italia è un paese
intossicato, contratto e ipersensibile, Veltroni, leader
omeopatico, ha introdotto in politica diluizioni infinitesimali e dinamizzate
di berlusconismo. Niente paura. Più nelle forme, l'ha introdotto, che nella
sostanza; più nell'evoluzione delle tecniche che nell'ispirazione ideale;
più nel paesaggio, nel messaggio e nel linguaggio che nei contenuti. Ma la
campagna elettorale, dopo tutto, è quella che è: un metodo, un mestiere, una
sublime praticaccia. E di norma non si tratta di testimoniare una diversità, ma
di acchiappare voti, berlusconiani possibilmente, e quanti più se ne
acchiappano e meglio è. E allora. Non l'ha fatto Occhetto, non l'ha fatto
Rutelli e molto debolmente l'ha forse fatto Prodi: insomma nessuno mai a
sinistra è stato capace di costruire una narrazione, un diario, un film, un
percorso, una credibile trama nella ricerca del consenso. Almeno Veltroni lui sì che ci ha provato, ma il dato interessante è
che l'ha fatto approfittando - ecco di nuovo una risonanza omeopatica - delle
peggiori condizioni. Orfano di talento. Ragazzo prodigio delle Botteghe Oscure.
Funzionario modello, all'avanguardia nelle vicissitudini della tv. Dirigente
più che promettente. Architrave del governo Prodi. Ottimo sindaco di Roma. Ha
saputo aspettare la guida del Pd. Gli restava da assegnarsi una parte per
l'oggi, si è scelta quella del capo coraggioso che in nome della coerenza
rinuncia ai riottosi alleati, quasi tutti, e corre in solitudine, sorretto solo
dalla forza della disperazione, "se po' fa'", come Obama, per un
nuovo miracolo veltroniano, da far nascere sulle macerie del governo Prodi.
Stabilita l'intelaiatura, sempre seguendo la grande lezione del Cavaliere l'ha
adeguatamente riempita di moduli simbolici ed emozionali: splendidi e armoniosi
paesaggi, cipressi e torri medievali, palchi ad energia solare con lui solo là
sopra, viaggi felici in pullman per l'Italia sempre bella che si fida di te. E "appuntamenti
evocativi", come l'ha designati lo staff, abbracci di pacificazione tra
parenti di vittime di opposti terrorismi, protagonisti e superstiti di storie
dolorose, come anche vecchi partigiani, e amabili missionari, e arzilli
centenari, e una teen ager da sorprendere in casa, come a Piacenza, il giorno
del suo compleanno, una vera e propria improvvisata del cuore. Piazze
meravigliose, fabbriche spaventose e centri scientifici d'eccellenza, ogni
posto comunque una location, ogni incontro una calda risorsa narrativa, prima
si fanno i sopralluoghi, non c'è nulla mai d'improvvisato perché di questi
tempi, precisamente a far data dal 1994, la politica si fa così. Si fa
"inventandosi" candidati, scegliendo i volti telegenici di chi non è
mai entrato in una sede di partito, la rappresentanza che ormai si fa da parte
per lasciare il posto alle rappresentazioni, le liste come il casting, ogni
giorno un nome da somministrare ai media, il superprefetto antimafia, l'operaio
superstite del rogo, il figlio dell'iper finanziere dei capitani coraggiosi, la
giovane e brava ricercatrice che è anche bella come la Venere di Botticelli.
Poi sì, certo, potrà perdere. Quel ragazzo occhialuto che all'inizio degli anni
ottanta fu spedito a negoziare con il Cavaliere, o forse ancora nemmeno lo
chiamano così. Oh, quanto deve esserselo studiato, il giovane Walter, con
quanta intensità deve aver assorbito quell'energia a suo modo innovativa,
quella prepotenza tecnologica fatta di antenne e protezioni politiche.
Ambiziosetto e preveggente, comunque: "Io e Berlusconi"
ebbe l'ardire di intitolare uno dei suoi primi libri (1990), una raccolta di
articoli e relazioni, perché non si butta mai niente, e il titolo si vende
meglio di tutto, anche in questo c'era da imparare nell'universo della
Fininvest. Per spasmi, sbornie, agitazioni e avvelenamenti vari un rimedio
possibile è Nux vomica, globulini da sciogliere sotto la lingua ogni tot ore.
Neanche a dirlo, la noce in questione è frutto dell'albero della stricnina, che
più venefico non si potrebbe, ma proprio per questo al medico e filosofo Samuel
Hahnnemann (1755-1843), fondatore dell'omeopatia, tornò utile a quei malanni.
Ebbene, Veltroni ha sagomato i suoi messaggi secondo
la pura logica del marketing, e quindi a partire dai destinatari. C'è da
superare i confini della sinistra? E allora vai con la patria, il tricolore e
Fratelli d'Italia. C'è da valorizzare l'originalità del prodotto rispetto agli
strilli e agli insulti, che non se ne può più? Ecco la pacatezza: lui si
controlla, lui è civile, lui non risponde, lui nemmeno nomina l'avversario. Lui
pensa alla rimonta, formidabile accorgimento della strategia comunicativa, 22
punti recuperati in pochi mesi, "e ora siamo a un'incollatura", anzi
"siamo in finale", come l'Italia, come gli azzurri - ma guarda guarda
- ai mondiali dell'82, ecco, ci mancava l'identificazione tra il calcio e la
politica. E poi è spontaneo, è spiritoso, è caloroso e da un po' in pubblico
anche vagamente predicatorio, ma fa anche scenette, e deliziose sorpresine, confidential
style. Così regala borse alle donne del pullman, paragona a Sharon Stone la
militante che lo presenta, si preoccupa di far fidanzare il fido assistente,
arriva a fare in piazza inusitati scongiuri sull'aumento del prezzo della
benzina, "guando si vede un barile di petrolio in tv bisogna toccarsi
quello che si ha di più caro", ma non lo fa. Scherza, ride, sospira
prendendosi in giro: "Faccio colpo sulle donne sotto i sei e sopra i
novanta". Chissà se Veltroni sa che anni fa Berlusconi disse una cosa del genere a Emilio Fede. E chissà
se quando rivendica "il diritto al sorriso" per le persone anziane si
ricorda dell'"operazione sorriso" lanciata nel 2002 dal Cavaliere, in
entrambi i casi trattandosi di fondi per l'acquisto sociale di dentiere.
"Veltrusconi", va da sé, è poco più di una mescolanza di lettere. Ma
quando Newsweek la sbatte in copertina, con un orrido ibrido illustrato,
l'omeopatia elettorale rischia di celebrare la propria apoteosi. La legge dei
simili, si badi però, non degli uguali giacché tale pretesa similitudine, la
metamorfosi mimetica può risultare retrattile o addirittura risolversi nel suo
contrario. Vedi Berlusconi che nel giorno in cui
acquista l'ennesimo villone (12 milioni di euro) l'accusa di andare a
"sbafare" pranzi a casa della gente comune e lui, fantastico, si
presenta dal pescatore o dall'operaio con le pastarelle. Poi, come si dice per
prudenza, verrà anche sconfitto. Oppure magari potrebbe vincere. Ma solo allora
forse acquisterà un senso nuovo e inesorabile ciò che negli ultimi giorni Berlusconi rubricava polemicamente come
"fantasia", "show", "fiction" e "giochi
prestigio". Era diventato per lui di colpo, Veltroni,
un "illusionista", un "affabulatore", un
"imbonitore", un "parolaio", un "incantatore", un
"pifferaio magico". Tutto quanto, insomma, si era sentito addosso nel
corso del tempo, e che adesso per un arcano gioco di specchi rivedeva
nell'Altro.
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Fassino: possiamo farcela convinciamo gli indecisi di Ninni
Andriolo / Roma "È stata una bellissima campagna elettorale e anche queste
ultimissime ore sono decisive per raccoglierne i frutti". Piero Fassino
batte da settimane il Nordovest e Nordest. Instancabile quest'anno come nel
2006. Decine di migliaia di chilometri macinati come sempre, "Oltre
centocinquanta iniziative in 45 giorni". L'ultimo segretario della Quercia
è stato protagonista della nascita del Partito democratico e con lui traiamo le
somme della prima campagna elettorale del Pd. Che, premette, "è stata
condotta in modo straordinario e generoso da Walter, che si è confermato la
scelta giusta e ha trascinato tutto il partito a combattere una battaglia
appassionata". Onorevole Fassino, si respira ottimismo nel loft
democratico di piazza Sant'Anastasia. Anche lei dal Piemonte pensa che un
successo del Pd sia a portata di mano? "Il nervosismo di Berlusconi parla da solo. Il Pd ha allargato oltremodo i
propri consensi. Bisogna convincere gli indecisi che si aggirano ancora intorno
al 20%. Anche in queste ultime ore non dobbiamo risparmiare le energie di cui
disponiamo per raggiungere il bellissimo risultato che tutti auspichiamo".
Grazie ai brogli che ventila Berlusconi? Ci sarebbe
anche Dell'Utri nell'inchiesta di Reggio Calabria sul voto degli italiani
all'estero. "Berlusconi vaneggia da giorni su
fantomatici brogli della sinistra, facendo finta di non sapere che a Palermo
sono stati arrestati due presidenti di seggio, accusati di aver favorito Forza
Italia alle amministrative dell'anno scorso". Berlusconi
non ha risparmiato perfino attacchi al Capo dello Stato.. "Ha cercato di
trascinare Napolitano nel gorgo della campagna elettorale. Una cosa francamente
sconcertante che dimostra che dimostra uno scarsissimo senso dello Stato.
Cercare di utilizzare la presidenza della Repubblica come merce di scambio è
umiliante per le istituzioni e rappresenta una incredibile mancanza di rispetto
nei confronti di una personalità come Napolitano, che è stato eletto da un
Parlamento sovrano, e che assolve ad una funzione di garanzia essenziale per la
vita del Paese, e gode di prestigio, stima e fiducia straordinari".
Attacca il Colle perché vorrebbe ipotecare il dopo elezioni in caso di
pareggio? "Non ha altra preoccupazione se non quella di vincere le
elezioni in qualsiasi modo, senza avere un progetto per l'Italia. In queste
ultime settimane la destra ha fornito molti esempi di come considera le
istituzioni della Repubblica e la democrazia. Bossi che si rivolge agli
avversari chiamandoli "canaglie", Dell'Utri che ripropone un revisionismo
storico che riscriva la Resistenza.". È lo stesso Dell'Utri che riabilita
Mangano. "Sì, ha qualificato come un eroe una persona giudicata dai
tribunali della Repubblica perché collusa con la mafia. E, alla luce delle
notizie che giungono da Reggio Calabria, i destinatari di quelle incredibili
parole appaiono adesso più chiari. Da ultimo, la stessa proposta di Berlusconi di scambiare la presidenza della Repubblica con
quella del Senato è la riprova di quanto il berlusconismo appartenga al
passato. La destra, in realtà, non è più in grado di interpretare le domande,
le aspettative, le ansie di un Paese che chiede altro alla politica".
Alcuni descrivono questa campagna elettorale più noiosa delle altre. Colpa dei mancati confronti tra Veltroni e Berlusconi? "Non è stato certo Walter a sottrarsi. Berlusconi, in realtà, temeva il confronto perché Veltroni ha da
spendere argomenti più seri e credibili, rispetto ai suoi soliti vecchi slogan
del passato. Al di là di questo, però, la nostra campagna elettorale è stata tutt'altro
che noiosa, perché è stata fatta tra la gente, tastando il polso al
Paese, parlando un linguaggio chiaro, comprensibile a tutti". Che
impressione ne ha ricavato? Come sta l'Italia che lei ha visitato? "Ho
girato i mercati, le piazze, le strade di città grandi e piccole di questo
meraviglioso Paese. Ho incontrato pensionati che non ce la fanno a tirare
avanti con cinquecento euro al mese, donne i cui mariti hanno stipendi che non
superano i mille-millecento euro, mamme che parlano con angoscia del futuro dei
loro figli, giovani che fanno i conti con una precarietà lavorativa che non ha
precedenti. Ho incontrato un'Italia preoccupata che, però, non si dà per vinta.
Pronta a ripartire, a ritrovare fiducia, a darsi una missione. Il Partito
democratico è nato proprio per questo". Ed è stato percepito il messaggio
del Pd? "Questa campagna elettorale ha avuto un unico protagonista: il
Partito democratico. Il Pd si è sforzato ogni giorno di rispondere alle domande
dei cittadini. L'agenda di queste settimane è stata scandita dalle nostre
proposte: da quella per rivalutare le pensioni a quella per contrastare la
precarietà del lavoro, da quella per la sicurezza dei cittadini a quella per
dare efficienza alla Pubblica amministrazione, da quelle che rispondono alle
domande del Nord e del Mezzogiorno a quelle che servono a rimettere in moto uno
sviluppo che garantisca equità e crescita. I salari, innanzitutto. Perché
bisogna garantire alle famiglie maggiori certezze di reddito e di vita
quotidiana. Ecco di tutto questo abbiamo discusso con gli elettori, mentre la
destra cercava ossessivamente la rissa". C'è chi ha storto il muso, però,
esortando Veltroni a replicare all'avversario colpo su
colpo. "Il Pd ha saputo fare emergere le contraddizioni e i giochi di
prestigio della destra conducendo una campagna elettorale pacata, legata alla
proposte concrete per il Paese, cercando di non dare sponda alla spinta
continua allo scontro venuta dal fronte opposto. Gli italiani sono stanchi di
liti e di polemiche. Ed è proprio perché abbiamo condotto la campagna
elettorale a modo nostro che abbiamo potuto raccogliere lungo la strada un
numero crescente di consensi". È possibile fare un raffronto tra le
campagne elettorali dei Ds e quella del neonato Pd? "Questa campagna
elettorale ha dimostrato quanto sia stato giusto fondare il Partito
democratico, che viene percepito come una novità capace di restituire speranza,
di creare fiducia, di rimettere in moto energie. E che vede protagonista il
popolo delle primarie sceso in campo il 14 ottobre. Abbiamo visto accanto a noi
moltissimi giovani, a dimostrazione che il Pd ha dato a tanti di loro la
possibilità di intercettare la politica. Abbiamo incontrato tantissime donne,
incoraggiate anche dall'impegno di portare in Parlamento il 35% di candidature
femminili. Ho incontrato non solo militanti ed elettori dei Ds e della
Margherita, ma anche tanta nuova gente. E ho riscontrato interesse in ambienti
che tradizionalmente sono stati attratti dal centrodestra. Un imprenditore di
Treviso mi ha detto una cosa significativa: "Fino ad oggi noi avevamo una
sola possibilità", si riferiva evidentemente al voto per Berlusconi, "Ora con il Pd di possibilità ne abbiamo
due"". Sarebbe stato diverso senza la scelta di andare "liberi
al voto"? "Sì, sarebbe stato diverso. Basti pensare che il Parlamento
che ci lasciamo alle spalle era costituito da 39 partiti, mentre quello che
eleggeremo sarà costituito da 5 o, al massimo, da 6 partiti. Questo non è
avvenuto per caso, ma perché noi - mettendo in campo un grande partito a
vocazione maggioritaria - abbiamo spinto Berlusconi e
Fini a unirsi, così come si è unita anche la Sinistra Arcobaleno. E abbiamo
innescato una riforma politica che consegna agli italiani un sistema
parlamentare capace di rappresentarli meglio, libero dal cancro della
frammentazione. E questa novità ha permesso di produrne un'altra.". Quale?
"Questa volta non si presentano davanti agli elettori due coalizioni
larghe, costituite per prendere un voto in più piuttosto che per avere la forza
che serve per governare il Paese. Questa volta ciascun partito chiede i voti
presentandosi davanti agli elettori con il proprio programma. E chi voterà per
il Pd sa che, se questo partito vincerà le elezioni, Veltroni
sarà il Presidente del Consiglio, il governo sarà formato da ministri indicati
dal Partito democratico e, soprattutto, il programma sarà quello votato dagli
italiani". E un governo Veltroni è già dietro
l'angolo, secondo lei? "Dobbiamo continuare anche in queste ultimissime
ore lo sforzo straordinario profuso in campagna elettorale. Ci sono 43 milioni
di elettori. Possiamo suddividerli in due enormi cerchi. Nel primo possiamo
mettere tutti coloro che si occupano di politica, che partecipano alle
manifestazioni, che guardano la Tv e leggono i giornali. In questa parte
dell'elettorato già oggi noi siamo maggioranza, perché abbiamo conquistato un
credito maggiore dei nostri avversari. Nel secondo cerchio ci sono coloro che
hanno un minore coinvolgimento diretto con la politica ed è lì che uno slogan facile
o una suggestione del centrodestra possono fare breccia. Noi dobbiamo vincere
anche in questo elettorato. E per farlo abbiamo bisogno di mettere in campo
tutta la mobilitazione della nostro popolo". Il Pd come i partiti di massa
di una volta che facevano appello ai militanti perché si spendessero a urne
aperte per racimolare consensi? "Abbiamo deciso di fare un partito moderno
che vive della partecipazione dei cittadini. Le campagne elettorali si vincono
se tanta gente parla con altra gente ed è per questo che, anche in queste
ultime ore, fino alla chiusura dei seggi, dobbiamo mettere in campo una grande
mobilitazione. Non dimentichiamo che il Partito democratico noi lo abbiamo
fondato con tre milioni e mezzo di cittadini in una domenica di ottobre. E quella
gente, poi, l'abbiamo chiamata nuovamente in tutti i comuni italiani per
fondare 8000 circoli. La marcia in più che abbiamo rispetto all'avversario è
questo popolo generoso che si spende con entusiasmo e che si mobiliterà anche
in queste ore, per questa volata finale". L'Unità partecipa alla
"volata finale" promovendo la diffusione straordinaria di oggi.
Naturalmente acquisterà anche lei una copia in più da regalare agli indecisi...
"Ne comprerò molte di più. L'Unità si è rivelato uno strumento prezioso
che, come sempre è avvenuto, ha accompagnato la nostra campagna elettorale
fornendo ai suoi lettori e alla nostra gente informazioni, argomenti, spunti.
L'Unità è una grande voce della democrazia italiana, è parte della storia della
sinistra e della Repubblica. Ogni volta che l'Italia si è trovata di fronte a
passaggi politici decisivi, l'Unità è stata in campo da protagonista. E io
confido che anche grazie allo sforzo che l'Unità - chi la dirige, chi la
scrive, chi la diffonde e chi la legge - compie in queste ore, il 14 aprile
potremo avere quel successo nel quale speriamo con così tanta
determinazione".
( da "Repubblica, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Cavaliere, le
donne e l'ombra del tempo "è il mio vero avversario" Così il look
giovane diventa un'arma politica La campagna punta tutto sul corpo. Persino le
foto pubblicate sui giornali amici devono superare un'attenta selezione
FRANCESCO MERLO Alla più bella delle sue future ministre ha promesso: "Di
sera, in terrazza, al chiaro di luna, faremo un Consiglio dei ministri e aboliremo
l'Ici: sarà una festa". Sogna riunioni di governo "finalmente allegre
ed eleganti", con dodici ministri fidatissimi: "i miei dodici
apostoli". A prima vista sembrano le solite
berlusconate. E invece qui non si tratta più di battute di spirito ma di spirito
battuto. Perché la verità di questa vigilia elettorale è che Berlusconi non ha paura di Veltroni ma del tempo, che è il solo
avversario - ha detto - "che potrebbe riuscire a mettermi nel sacco".
Perciò Berlusconi aspetta la vittoria più importante
della sua vita, non con l'idea forte di riempire di politica i libri di storia
e di portare, finalmente, l'Italia fuori dalla palude, ma con una
"malinconia da film di Bergman", come quel cavaliere crociato che,
tornato carico di gloria, sfidava a scacchi il destino per sfuggirgli. Anche Berlusconi, estenuato e "sconocchiato" dai troppi
successi, gioca a nascondino con se stesso: si nasconde nella politica, ora
dietro una gaffe, ora dietro un'insolenza, ora dietro una sparata antitasse,
pur di non farsi trovare dall'angoscia di sé. E infatti sono mesi che Berlusconi scherza ossessivamente sul proprio corpo, del
quale si sente prigioniero, sempre alla ricerca di un impossibile modello di
eleganza grassoccia e al tempo stesso agile. Ripete "sono giovane" e
non soltanto alle belle donne che, anche in questa vigilia, oggi ad Arcore e
domani a Roma, vuole attorno a sé, più vicine dei sondaggisti, più a portata di
voce dello stesso Gianni Letta al quale, nonostante l'affetto profondo, ieri ha
dato, semiserio, del Ponzio Pilato perché, ha spiegato ai presenti, "ogni
volta che arriva qui si lava le mani e subito mi mette in croce con la
politica". In realtà, senza belle ragazze, tutti i suoi castelli gli
sembrano vuoti. Sono il suo amuleto, non contro la sconfitta, alla quale non
crede, neppure mascherata da pareggio; ma contro il malumore, scuro e oscuro
come l'atra bile. Partendo per Arcore ha dunque ordinato: "Fino a lunedì
non voglio che mi si parli di politica". Del resto non è stata troppo
politica neppure la campagna elettorale, così spesso centrata sul suo corpo,
sulla sfida a braccio di ferro, sui soliti ammiccamenti sessuali, sulle donne
"orizzontali" sulle belle tose, sul viagra, sulla Santanché che gli
ruberà voti "perché è una sberla". Davvero ha detto e ridetto di
essere giovane in tutti i comizi e in tutte le tv, anche quando perdeva il filo
e si imbrogliava non per senescenza, come teme, ma perché capita a tutti di
imbrogliarsi. E ai giornali che ritiene "amici" ha chiesto di
insistere sulla sua forza fisica e sulla capacità di resistenza, facendo
impazzire i capi delle redazioni e gli archivisti, soprattutto per le foto che
si possono pubblicare solo se autorizzate da Miti Simonetto ("Miti, ci
autorizzi questa foto?"). Il Giornale ha fatto una campagna sul giovanilismo
del Cavaliere senza capire che il giovanilismo è tipico dei vecchi che si
sentono decaduti, che temono di essere fuori gioco e dunque si truccano, si
cambiano i connotati, non si accettano e convivono male con un'età che
vorrebbero a tutti i costi nascondere. Mai Berlusconi
si era truccato così tanto. Adesso, per esempio, usa il sughero sul cuoio
capelluto e persino sull'attaccatura della fronte (in tv questo trucco si
chiama "tappo"). Posso testimoniare che un suo amico, dopo l'appello
finale da Mentana, lo ha messo in guardia contro la paccottiglia giovanilistica
che è un'ideologia oltre che una menzogna. In fondo, adesso che non teme più di
finire in galera, la probabile vittoria - gli ripetono in questi giorni i pochi
che si permettono di parlargli con franchezza - potrebbe liberarlo dalle
ossessioni e farne davvero uno statista, proprio in virtù della stagionatura e
dell'accumulo di esperienza. La storia è piena di leader politici che hanno
dato il meglio di sé da vecchi. De Gaulle per esempio, e Adenauer. Ma non c'è
nulla da fare: Berlusconi preferisce fare il giovane
ritardato sino al grottesco, sino a incarnare la mummia che si conserva. è vero
che, più generalmente, il giovanilismo è l'ideologia nazionale dell'intera
gerontocrazia italiana: vecchi che hanno dimenticato o non hanno mai saputo
quanta infelicità e quanta stanchezza ci sono nell'essere giovani. Chiuso ad
Arcore con la sua sindrome di Narciso, Berlusconi sa
che, vincendo lui le elezioni, vinceranno, con lui e contro di lui, gli specialisti
e gli esegeti di berlusconologia che, a partire da lunedì sera, potrebbe
definitivamente entrare nella storia del sapere come Disciplina accademica,
come Scienza. Sinora è stata solo un intrattenimento, un chiacchierare colto,
una tertulia molto frequentata, anche se è facile risolverla nel pirandellismo
dell'uno, nessuno e centomila. La berlusconologia spazia infatti dal diritto
penale all'estetica, da Travaglio a Oliviero Toscani, dall'antropologia
all'emblematica barocca, sino alla letteratura, visto che Berlusconi
è un'allegoria vivente, del male o del bene. In Italia c'è il berlusconismo
dell'edilizia e quello della finanza, quello della televisione e quello dello
sport. Ebbene Berlusconi sa che da lunedì sera anche
la scienza politica, che non lo ha mai amato, potrebbe rivedere le sue
posizioni, elevandolo definitivamente a incarnazione o di tutto il peggio
d'Italia o di tutto il meglio d'Italia. O della sua piccolezza e della sua
mediocrità, della sua furbizia e del suo sapere vivere di espedienti o della
capacità di inventare il successo. O la perfezione della simpatica canaglia
della commedia all'italiana o un frammento - direbbe Tocqueville - del ceto
medio americano alla periferia dell'impero. O il borghese piccolo piccolo o
l'italian way of life, dove il broglio - eccolo di nuovo, finalmente - è la
risorsa estrema del perdente. Il broglio, come dimostra quel che sto per
raccontare, è il servo della commedia dell'arte, la maschera che gabba il
padrone, il proprio simile e, qualche volta, anche se stesso. Perché il
broglio, con il cui simulacro Berlusconi si è
rinchiuso in questa lunga vigilia, è un modo di stare al mondo. Come si sa, gli
italiani all'estero votano per corrispondenza, e, di conseguenza, hanno già
votato. Ebbene, una signora italiana, residente in Inghilterra con il marito
americano e con una figlia ventenne, è momentaneamente negli Stati Uniti con la
famiglia e dunque non avrebbe potuto votare. Ha perciò telefonato ad un'altra
amica italiana, anch'essa a Londra, chiedendole il favore di ritirare la
corrispondenza e di votare al posto suo e di sua figlia. Superate le resistenze
iniziali, l'amica, che è un donna delicatissima e di grande raffinatezza, ha
promesso di farlo. "Per chi volete che voti?" ha chiesto. "Io
per Berlusconi. Mia figlia vorrebbe darlo a
Bertinotti, ma sai come sono i ragazzi. Insomma, fammi un favore: dai entrambi
i voti a Berlusconi". Ebbene, l'amica ha dato i
due voti a Veltroni. "L'ho fatto - ha raccontato
- con la mano che mi tremava". La signora sapeva infatti di tradire la
fiducia, ma evidentemente l'autoschifo che provava era inferiore allo schifo di
far vincere Berlusconi. Più che un broglio, come si
vede, questo è l'imbroglio italiano, il famoso guazzabuglio manzoniano, un
ingorgo dell'anima che a suo modo coinvolge anche Berlusconi
e questa sua vigilia di malinconia, in attesa di una vittoria che
definitivamente lo sconfiggerà.
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Giusto proporre un ministro per il Nord Est" Riccardo
Illy: il Pd sposta voti, ma la Lega è in ascesa. A meno che... di Federica
Fantozzi / Roma AL NORD EST il Pd sposterà consensi, ma non abbastanza. A meno
che gli elettori di destra al Senato decidano di votare Veltroni.
In quel caso: "Serviranno due anni di larghe intese per le riforme
indispensabili". Parla Riccardo Illy, imprenditore e presidente del Friuli
Venezia Giulia, al voto regionale. Illy non aderirà al Pd perché "prestato
alla politica", ma promuove l'operazione: "Il modo in cui è stato
costituito il Pd, i valori che esprime e il leader sono convincenti. E il suo
programma è quello di una sinistra moderna". Presidente, come voterà il
Nord Est? "Veltroni e il Pd hanno proposto alcune
novità importanti, mi riferisco al programma e alla candidatura di imprenditori
come Calearo in Veneto. Ciononostante, ho la sensazione che l'orientamento
verso il centrodestra sia così ancorato che ci sarà un certo spostamento di
consensi ma non sufficiente. Temo che la preferenza a destra sarà confermata. A
meno che.". A meno che? "Come ho detto, prima di Sartori, è possibile
ci sia una maggioranza diversa nei due rami del Parlamento. Accadrebbe se gli
elettori di centrodestra votassero il Pd al Senato e vincesse il PdL alla
Camera. Pd e PdL sarebbero obbligati ad accordarsi per fare le riforme
costituzionali". Riforme a parte, Veltroni e Berlusconi hanno detto: chi ha un voto in più governa. "Certe cose si
dicono in campagna elettorale e poi scompaiono. Chi ha un seggio in più non
governa nulla. Emergerebbe l'inadeguatezza della legge elettorale". Un
risultato così anomalo non darebbe luogo a una legislatura molto breve?
"Per modificare la Costituzione ci vorrebbero un paio d'anni di larghe
intese. E si risolverebbero anche altri problemi che le coalizioni non hanno
potuto affrontare, a partire dalla riforma previdenziale". Un ministro del
Nord Est è utile? "Indispensabile. Ha fatto bene Veltroni
a prometterlo, non mi risulta che Berlusconi abbia
fatto altrettanto né che ne avesse nominato uno in precedenza. Un'area così
importante non può non essere rappresentata nel governo. Non basta un
sottosegretario". Nel saggio "Così perdiamo il Nord" lei ha
analizzato la neo-tentazione secessionista per motivi non emotivi ma economici.
Un rischio reale? "Il rischio di una vera secessione è piuttosto
contenuto, anche se il caso del Kosovo rischia di causare un effetto domino.
Pensiamo alla Cecenia, ai Paesi Baschi: ci sono fermenti indipendentisti
scatenati anche dalla faciloneria con cui si è riconosciuta la nuova
repubblica. Ma io denuncio una più pericolosa secessione strisciante: il
trasferimento delle imprese negli Stati confinanti". Una massiccia
delocalizzazione produttiva? "Per andare in Slovenia basta attraversare la
strada, e si trovano costi e fattori produttivi migliori. Non è un fenomeno
evidente: emerge dalla statistiche quando è troppo tardi. Qui abbiamo già
qualche segnale. Alla Camera di Commercio c'è un calo delle registrazioni
dell'1%. Un'inversione di tendenza significativa". Quali sono le
contromisure possibili? "Il taglio delle imposte sulle persone giuridiche
per portarle a livello austriaco e sloveno. La riforma previdenziale per
tagliare oneri che arrivano al 45%, i più alti al mondo, e restituire potere
d'acquisto ai lavoratori. Infrastrutture in tempi accettabili. Liberalizzazioni
dei servizi pubblici come energia e gas. Infine, un taglio netto alla
burocrazia". Lei riteneva il programma dell'Unione vasto e confuso. E il
programma del Pd rappresenta una sinistra moderna? "Le misure che ho
elencato vi sono contenute in modo quasi completo, tranne la riforma
previdenziale". La leghista Guerra è passata con lei e dice che potrebbe
entrare nella sua giunta. Punta all'elettorato della Lega? "La Lega al
Nord e in tutta Italia sta crescendo, ma non in questa regione. Intanto perché
loro parlano di federalismo e noi l'abbiamo già realizzato. Siamo la prima e
unica regione ad avere attuato il Titolo V. E poi la Guerra era un'icona del
Carroccio friulano". Due anni fa disse: "Il Pd sarebbe conveniente ma
non mi pare a portata". Ora che c'è aderirà? "Non credo. Resterò
indipendente perché mi ritengo prestato alla politica". Ma l'operazione Pd
la convince? "Sì. Ci sono voluti due anni ma ritengo che il modo in cui è
stato costituito, i valori che esprime, il programma che presenta, il leader
che lo guida, siamo oggi convincenti". Lei governa con il Prc. Veltroni ha fatto bene ad andare da solo? "Ho preferito
scegliere un altro percorso. La legge elettorale per le regionali è diversa da
quella per le politiche. E i temi di dissenso con la sinistra radicale,
dall'aborto alla guerra in Iraq, sono trattati dal Parlamento. Purtroppo il
programma dell'Unione era contraddittorio e lacunoso. Con il mio programma
abbiamo governato senza problemi 5 anni". Chi vincerà il 14 aprile?
"Ho lasciato la sfera di cristallo nell'altra stanza.".
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del LA MAPPA DEI SEGGI Da Napolitano a D'Alema, dove votano i big
della politica Sono Roma e Milano le città del voto per i big della politica.
Nella Capitale, infatti, depositeranno la scheda nell'urna le massime cariche
istituzionali: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il presidente
del Senato Franco Marini e il presidente della Camera Fausto Bertinotti.
Insieme a loro, anche molti dei big della scena politica:
il candidato premier del Pd Walter Veltroni, il
leader di An Gianfranco Fini, quello dell'Udc Pier Ferdinando Casini, Francesco
Rutelli, candidato a sindaco del Pd, e Massimo D'Alema. A Milano voterà il
leader del Pdl Silvio Berlusconi, come farà anche Daniela Santanchè, candidata premier de La
Destra. A Bologna, invece, voterà il presidente del Consiglio Romano
Prodi, oltre al candidato premier dei socialisti Enrico Boselli e al ministro
della Difesa Arturo Parisi. Il presidente della Repubblica voterà nella sezione
elettorale di Via Panisperna, presso l'istituto Margherita di Savoia, mentre
Marini voterà oggi nel quartiere Parioli. I risultati della consultazione
elettorale li seguirà dal suo studio a palazzo Madama. Bertinotti depositerà le
schede elettorali nell'urna al seggio allestito nella scuola elementare di Via
Novara e poi seguirà l'esito del voto nella sede del comitato della Sinistra
arcobaleno in Via Liguria. Proprio nello stesso seggio è atteso Veltroni, che poi seguirà l'evolversi della sfida elettorale
con il Pdl da casa, insieme alla moglie e alle due figlie. Francesco Rutelli
voterà nel seggio del suo quartiere, all'Eur. Massimo D'Alema voterà nel seggio
di Via Col di Lana, nel quartiere Prati.
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Matrix, Berlusconi s'infuria. Ma il danneggiato è Veltroni Ben 4
minuti di pubblicità per il leader Pd. L'"editore liberale" si sfoga
con Mentana: mi hai fatto fare una brutta figura / Roma PAR CONDICIO? Veltroni e Berlusconi sono stati ospiti di Matrix, venerdì sera, ma l'obbligo di
parità di trattamento previsto dalla legge non è stato del tutto ri-
spettato. A denunciarlo è il capogruppo del Partito democratico in commissione di
Vigilanza Fabrizio Morri, che ha deciso di presentare un esposto all'Agcom
affinché l'autorità verifichi se nel corso della trasmissione di Mentana siano
state commesse delle violazioni. In particolare, l'esponente del Pd fa notare
che nel corso delle interviste ai due ospiti "si è verificata
un'interruzione pubblicitaria di circa quattro minuti durante lo spazio
riservato a Veltroni e di circa un minuto e mezzo
durante lo spazio riservato a Berlusconi". Un
fatto tutt'altro che neutro, se si pensa all'influenza che può avere
un'interruzione pubblicitaria sugli ascolti: "Non sfugge a nessuno -
sottolinea infatti Morri - che questo evento ha comportato sicuramente un danno
per Veltroni e un vantaggio per Berlusconi
in relazione agli ascolti". La puntata è stata vista da quasi sei milioni
di persone, e dai dati risulta che Berlusconi (che è
andato in onda per secondo e ha avuto la parola finale) ha ottenuto uno share
medio del 27,6 contro il 21,2 per cento di Veltroni
(che è andato in onda per primo, dalle 21,20 alle 22,15). Quello che i
telespettatori hanno visto solo in parte è il battibecco tra il conduttore di
Matrix e Berlusconi. Al termine della trasmissione,
mentre Mentana spiegava davanti ad un tabellone come si vota, Berlusconi è tornato di nuovo sulla scena, dopo esserne da
poco uscito, correggendo il conduttore: "Se si fa così, il voto è
nullo". Ma Mentana lo ha stoppato, invitandolo ad uscire e subito facendo
partire i titoli di coda, mentre il leader del Pdl insisteva nel voler ancora spiegare
avvicinandosi al facsimile della scheda. Il battibecco è andato avanti anche a
telecamere spente, fuori onda e si è interrotto solo per l'arrivo degli ospiti
dello studio. "Mi ha fatto fare un brutta figura", se n'è andato
furibondo Berlusconi. Oltre che sui dati d'ascolto e
sul rientro non previsto in scena di Berlusconi, la
puntata di Matrix sta facendo discutere anche per quanto detto dal leader del
Pdl durante l'intervista televisva. L'Udc ha dato mandato ai propri legali di
presentare un esposto all'Agcom per verificare la violazione della legge sulla
par condicio per i riferimenti fatti da Berlusconi, in
questa come in altre trasmissioni, a non meglio specificati sondaggi
(comportamento vietato dalla legge in vigore). Altrettanto ha fatto la Destra
di Storace.
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del dell'Italia C hissà se vince Walter. E chissà se Pescara porterà fortuna
ancora una volta. "Quando sono venuto qui, siamo sempre andati bene",
disse Veltroni all'inizio del pazzesco tour, in quel
freddissimo 17 febbraio abruzzese. Piazza Salotto, cuore della città
dannunziana, era strapiena, la gente batteva i denti da un'ora e gli
organizzatori temevano che prima o poi il grosso se ne sarebbe andato
maledicendo Veltroni e i suoi pullman. Arrivavano
messaggi preoccupati allo staff: "Ragazzi, ma qui fa un freddo cane, a che
punto siete?". I due pullman verdi arrancavano sull'autostrada, e si
sarebbero materializzati all'appuntamento con un'ora e un quarto di ritardo. Ma
la piazza era sempre strapiena e accadde quel che accadde. I più sorpresi furono
i cronisti: scesero dal loro pullman, che secondo il copione doveva arrivare
sempre prima di quello di Veltroni, e furono travolti
da un boato di applausi e dai cori "Walter, Walter". La gente
pressava ai predellini, aspettando che prima poi apparisse. Vaglielo a spiegare
che era il pullman sbagliato. Eccolo l'inizio del film. Adesso che i seggi sono
aperti, dopo 110 province visitate, una media di 3 comizi al giorno, uno anche
notturno in Puglia, dopo 19mila chilometri percorsi, 7mila in più delle previsioni,
dopo aver raccolto per piazze e teatri centinaia di migliaia di persone,
l'unica cosa certa è che il pazzesco tour elettorale è stata un'idea
straordinaria e irripetibile. Nel senso, come ha assicurato lo stesso Veltroni, che nessun pazzo vorrà ripeterla. Però è stato un
bagno di folla vero, un'esperienza sociologica e politica inedita, e se Pescara
porterà fortuna ancora una volta, se vincerà lui, il tour diventerà un mito
delle campagne elettorali nostrane. Potrebbe diventare un gran film. Il materiale
non manca e nemmeno i registi. Ettore Scola si è fatto un bel po' di tappe, e
per qualche giorno si è visto, nella sua Toscana, Paolo Virzì. Chissà. ***
FOLLE IDEA La "folle idea" è venuta a Veltroni,
che l'ha imposta a uno staff giustamente recalcitrante. Prima della campagna
elettorale si era pensato a una cosa simile ma più soft, e in treno, per
lanciare il Pd. Poi gli eventi sono precipitati e Veltroni
ha deciso in un attimo. I collaboratori gli dicevano: "Walter le province
sono più di cento.". "Bene, facciamole tutte, ma proprio tutte".
Quando si organizza una cosa del genere, in ogni parte d'Italia, il rischio del
flop è sempre dietro l'angolo, ma Veltroni ha sempre
covato la speranza che la storia del bus potesse andare come nel '96.
"Allora io e Prodi partimmo e c'era la gente che aveva i musi lunghi, con
l'aria di dire "andate andate, ma tanto..." Poi si sa come è
finita". Bene. Davide in pullman, contro Golia in tv. A Pescara, quella
mattina, si capì che l'idea pazzesca di battere le piazze o i teatri di tutte
le province intercettava un bisogno di aria nuova, e apparve chiaro che una
buona fetta dell'Italia non aveva nessuna voglia di stare alla finestra,
aspettando un cappotto annunciato. "Mettiti il cappotto Walter". A
proposito di cappotto. Veltroni, quel 17 febbraio, si
presenta in giacchetta sul palco di piazza Salotto e qualcuno gli urla subito
di coprirsi, invece lui ha l'aria spavalda e scalda la platea con gli ultimi
sondaggi del momento. "Mi piacciono le rimonte, il Pd sta risalendo a
velocità impressionante". Il passaggio ovviamente piace, e l'applausometro
pescarese dice quello che da quel punto in avanti diranno invariabilmente tutte
le piazze d'Italia, da nord a sud. L'ovazione arriva quando Veltroni
parla dei costi della politica ("abbiamo i salari più bassi d'Europa ma
gli stipendi dei parlamentari più alti d'Europa"), quando spiega che il Pd
ha fatto la liberatoria scelta di presentarsi agli elettori "col suo
programma e basta", quando dice che "non ci saranno più vertici di maggioranza
e ministri che vanno in piazza contro il governo", quando ricorda che lui
non risponderà agli attacchi della Destra qualunque cosa diranno. "Io non
parlo male di nessuno, parlo bene del mio paese". Prende invariabilmente
applausi quando ironizza sullo slogan di Berlusconi
"Rialzati Italia": "Rialzati Italia? Ma l'Italia che lavora e
che fatica si sveglia molto presto la mattina ed è già in piedi quando qualche
politico torna dalla discoteca. È la politica che si deve rialzare...". Nasce a Pescara quel vezzo veltroniano di non nominare mai Berlusconi nei comizi: lo chiama sempre "il principale esponente dello
schieramento a noi avverso". All'inizio la gente lo prende per un eccesso
di buonismo politico, poi sorride, alla fine ride. Tanto che Veltroni, concludendo il tour, per brevità e autoironia, lo chiama
"il principale esponente". Il finale del comizio è sempre e
invariabilmente con l'inno di Mameli, che Veltroni
invita tutti a cantare a squarciagola. Ci tiene molto a questa idea. Serve a
rafforzare l'immagine di un partito "al servizio del paese", che
vuole unire e non dividere, che rompe vecchi tabù della sinistra. Ed è una
sfida diretta anche dall'altra parte, dove c'è chi vorrebbe usare il tricolore
per altri scopi. Alla fine del tour la gente lo canta davvero, l'inno. ***
BANDO AL POLITICHESE Il tour ha un suo linguaggio, molto distante dai canoni
tradizionali dei comizi antichi e recenti. Poco politichese, niente polemiche,
poche battute a effetto, nessuna stilettata sanguinosa. Il contrario degli
avversari. Magari non pagherà, però prima o poi l'Italia sarà un paese normale
e il linguaggio da guerra fredda andrà in soffitta. Veltroni
parla sempre a braccio, girando intorno a un canovaccio. Parla della vita dei
cittadini, delle ansie delle famiglie, dei salari e del precariato, ("la
forma di sfruttamento più grande del nostro tempo", dirà ogni volta),
parla del paese diviso da una lunga stagione di odio, del bisogno di
semplicità, della politica che deve recuperare velocità e capacità di decisione.
Ci mette anche un po' dei suoi sogni. A Pavia, piazza piena in un giorno
lavorativo, fa digressioni filosofiche e all'inizio qualcuno mugugna: "Ma
è venuto qui per far poesia o un discorso politico?". Però poi la politica
arriva e anche chi mugugna si spella le mani. Peraltro, quella mattina a Pavia,
un po' di pepe l'avevano messo i giovani, tanti, che si erano presentati con
uno striscione contro Berlusconi: "Siamo precari,
cerchiamo un milionario". La novità non è solo il canovaccio di Veltroni ma anche le persone che affollano la piazza di
Pescara, di Pavia e quelle di tutte le altre città: simpatizzanti e militanti,
ovviamente, ma anche tanta gente solo curiosa, disincantata, non etichettabile
politicamente, e tanti giovani. Al Nord e al Sud, verso la fine, i giovani
saranno anche di più. In ogni caso, da quel 17 febbraio l'antipolitica che fino
a poche settimane prima aveva riempito tv e giornali, sembrò improvvisamente
scomparsa. *** NIENTE INSULTI, PLEASE Qualcuno, lungo le strade del tour, gli ha
rimproverato di non tirar fuori le unghie abbastanza, di non replicare duro
agli insulti della Destra, come quella che lui sarebbe un
"pensionato" della politica, perché percepisce il compenso previsto
per chi ha fatto il parlamentare europeo. L'ha ferito molto quell'insulto
("tipicamente fascista", diranno i suoi) perché lui quei soldi, come
spiegò in diretta sul palco di Vercelli, non li poteva rifiutare e da sempre li
devolve in opere di beneficenza. Però ha insistito molto su quella proposta che
ha dato tanto fastidio al Palazzo: "Portiamo gli stipendi dei parlamentari
alla media europea, sarebbe un segnale di sobrietà utile anche alla
politica". A Fini ha ricordato che lui guadagna più del doppio e che i
soldi, se li tiene tutti. Ma nei comizi non c'è stata traccia di polemiche
personali. Si è limitato a qualche stilettata contro An: "Guardate le
liste elettorali, hanno preso An a sganassoni". Il succo, per Veltroni, è che Fini conta e conterà molto meno di Bossi,
solo che non ha nemmeno il coraggio di farlo notare al capo. *** VARESE, O CARA
A rivederlo all'indietro il film di questi due mesi si capisce che quel 17
febbraio ha solo dato il la. Non se l'aspettava nemmeno Veltroni
che andasse così, quella mattina. Ma il giorno dopo, lunedì, a Teramo è arrivata
la conferma: in un giorno lavorativo, alle sei di sera, la gente si è accalcata
in un cinema molto grande, con tanti che restano fuori, per sentire il leader
del Pd discutere con gli operatori economici abruzzesi. Il pazzesco tour non è
stato sempre un oceanico bagno di folla, ma se si vanno a rivedere le immagini
di tutte le tappe, si scoprirà che le previsioni degli organizzatori erano
sempre al ribasso. I teatri o i cinema troppo piccoli, e nelle piazze tanta
gente quanta non se ne vedeva da anni a manifestazioni politiche. Con qualche
significativo exploit proprio nel nord e nel nordest che in partenza doveva
essere a rischio flop: a Vicenza, di prima mattina, in un giorno feriale, un
auditorio strapieno e caldissimo, lo stesso a Verona, a Padova, persino a
Treviso. Fino a Varese, nella terra della Lega lombarda, dove ormai a tarda
sera diecimila persone hanno indotto Veltroni a uscire
dal teatro e a fare il comizio in strada. Impensabile prima del tour. La foto
di quella serata Veltroni se l'è portata nel pullman e
ogni tanto, tra un comizio e l'altro, se la riguardava e la faceva vedere agli
ospiti occasionali. Se lo slogan "Si può fare" ha un senso, lì ce
l'ha di più. *** IL NORD-EST ASCOLTA Solo domani si capirà se è caduto davvero
il "muro" di ostilità e di indifferenza che da quelle parti da anni
accoglie il centrosinistra, però Veltroni, a giudizio
unanime, ha seminato quel che doveva. Una sequenza sintetizza molte cose, ed è
quell'incontro di Vicenza dell'11 marzo con gli imprenditori e gli artigiani
del nord-est. Lui e il candidato Calearo, tanto osteggiato dalla sinistra,
dietro a un tavolo, e davanti, schierati a semicerchio i rappresentanti delle
categorie e qualche buon nome dell'imprenditoria del nord-est. Più che un
interrogatorio, uno studio del fenomeno Veltroni.
Risultato: né calore, né indifferenza, ma rispetto e attesa per capire se quel
che promette il leader del Pd si tramuta in realtà. Come dice il presidente
dell'Associazione piccole imprese locale: "Lei usa un linguaggio che ci piace,
ma siamo sotto elezioni e temiamo che tutto torni come prima, quando non c'era
rispetto per noi". Il linguaggio di Veltroni non
concede nulla alla platea: primo, serve un patto tra produttori, "e la
stessa cosa - precisa - la dico tra gli operai di Porto Marghera e qui tra gli
imprenditori". Secondo, "noi vogliamo un paese più semplice, uno
Stato che aiuta il rischio e l'impresa". Terzo, noi siamo affidabili,
perché abbiamo rotto con la vecchia maggioranza, perché "portiamo in parlamento
competenze e non pubblicitari, e perché avremo la forza e la compattezza per
realizzare quel che promettiamo". Forse c'è un elemento su cui Veltroni e il Pd non insistono abbastanza. Il programma del
Pd, per ogni promessa, indica le coperture. Berlusconi
non può fare altrettanto, come hanno certificato autorevoli studi di istituti
di ricerca economici. fa quel che può: lo dice, e lo ridice. Ma si sa come
vanno le cose nella comunicazione politica: non basta dire le cose serie,
bisogna che il messaggio arrivi alla pancia dell'Italia profonda. E che la
serietà sia considerata un valore. Qui le piazze non bastano, servono i media.
Già, i media. Veltroni è al nord, quando Berlusconi fa il gesto plateale di stracciare in pubblico il
programma del Pd. "Lui - dice raccogliendo ovazioni - li straccia, noi i
programmi degli avversari li leggiamo e li rispettiamo". Sarà per
l'assuefazione ai gesti e alle parole di Berlusconi,
ma sui media la polemica sul gesto, improbabile nel mondo occidentale, dura
pochissimo. "Se non altro - aggiunge sornione Veltroni
- il gesto dimostra che i programmi di Pd e Pdl non sono uguali". ***
L'URLO CONTRO LA MAFIA Al nord Veltroni tenta di
abbattere il muro, al Sud, nella Sicilia profonda, si tocca con mano una cosa
strana. Sono gli imprenditori, gli artigiani che guidano la rivolta contro il
racket. A Caltanissetta va in onda quella che viene definita "la primavera
nissena", gli imprenditori dialogano con Veltroni,
sognano una Sicilia libera da mafie, pizzi, con trasporti occidentali, senza
rubinetti a secco. Non la luna, sognano la normalità. È gente che rischia la
vita e l'impresa. Guardano al Pd, sembrano chiedere aiuto. A Palermo, la sera
del 25 marzo, Veltroni lancia il primo urlo contro la
mafia: "Sono assassini, vigliacchi, e noi faremo di tutto per
annientarli". Lo dirà altre tre volte, in Campania e in Calabria. Nella
terra di Falcone e Borsellino dovrebbe apparire ovvio, l'urlo. Invece Veltroni è stato l'unico leader a gridarlo così. Del resto,
nei congressi della potente Dc siciliana, la parola mafia non veniva nemmeno
pronunciata. Berlusconi e Dell'Utri fanno molto
peggio: promuovono a eroe lo stalliere mafioso di Arcore. Strana impressione
dalla Sicilia: la regione, come non si stanca di ripetere Anna Finocchiaro, è precipitata
in fondo a tutte le statistiche, anche rispetto ad altre regioni meridionali,
ha una classe dirigente che non si vergogna di premiare tutti i suoi dipendenti
pubblici con una gratifica preelettorale, ci sono i deputati regionali con
altissimi stipendi e tassi di assenteismo altrettanto alti, una sanità dove si
riciclano denari sporchi, eppure sembra ancora una terra largamente rassegnata
al peggio. Comunque Veltroni il tour siciliano lo
conclude con questo messaggio: "Mafiosi votate per chi vi pare, ma non
votate per noi". *** A PRANZO DAGLI ELETTORI Se vince lui, sarà la
conferma che la passione politica supera ogni ostacolo psicofisico. A un certo
punto Veltroni si è preso una bella influenza, e per
qualche giorno al nord ha fatto comizi con la febbre e col vocione. Ai pullman
si avvicinavano signore che consegnavano medicine e pozioni di ogni tipo:
"Datele a Walter, starà meglio". Anche quest'idea del pranzo nella
famiglia tipo, per ogni regione visitata, inaugurata a Pescara, col senno di
poi apparirà una simpatica follia, e anche un chiaro attacco alla salute del
leader. Veltroni non passa per essere una buona
forchetta, però nelle famiglie che lo ospitano si impegna e mangia tutto. E
poiché sono pranzi speciali per occasioni speciali, il leader mette su pancia a
vista d'occhio. "Poi tanto - scherza coi cronisti - brucio tutto nel
tour". Poi, invece, verrà messo a dieta. A quanto dicono gli organizzatori
centinaia di famiglie hanno chiesto di poter ospitare il leader del Pd a pranzo.
Il criterio della scelta dei "fortunati" non è strettamente politico,
ovvero non sono iscritti o militanti del Pd, ma sociologico: operai, artigiani,
pensionati, insegnanti, piccoli imprenditori. Le famiglie saranno pure
"filtrate", ma alla fine Veltroni vedrà
tanti spezzoni reali d'Italia, non mediati dalla tv, e a pranzo non si parlerà
di politica ma di sogni e di paure. Lui ci sguazza, perché ha nel sangue la
curiosità per la vita e i sentimenti delle persone. Però è un po' come
l'inglese a scuola, non sarebbe male rendere obbligatoria l'esperienza per gli
aspiranti premier. *** COMIZI DI CONDOMINIO Accade a Piombino, città rossa e
operaia della costa toscana, davanti all'Isola D'Elba. Alla fine del pranzo a
casa di Mirko e Sandra Lami (lui si occupa di sicurezza alle acciaierie, lei
impiegata Coop) Veltroni dovrebbe scappare via perché
come sempre i pullman sono in ritardo sulla tabella di marcia. Ma c'è un
imprevisto: quando esce dall'appartamento con lo staff e il codazzo di
cronisti, fotografi, e operatori, si scopre che tutto il caseggiato, che sono
un bel po' di palazzine, è sceso in strada. I pochi rimasti a casa, sono
affacciati alle finestre. Nel giardino hanno messo su un palchetto e attivato
un microfono: impossibile scappare. Veltroni scherza:
"Tutto spontaneo, eh, perché voi girate sempre con un microfono e
l'altoparlante". Si dirà che in Toscana uno se l'aspetta, ma fa lo stesso
una certa impressione: in quel caseggiato della rossa Piombino, dove negli anni
d'oro il Pci superava da solo il 50%, si sente un calore antico ma anche un
perfetto adattamento al linguaggio del Pd. Non ci sono vecchie insegne, non c'è
traccia di nostalgia e c'è, semmai, una novità: si sorride di più. Veltroni lo dice sempre, nei comizi, e il Giornale di Berlusconi l'ha rimproverato: "Facciamo politica,
facciamo il Pd, divertendoci". I cronisti, mentre Veltroni
è a pranzo, vengono rifocillati in una mensa lì vicino. Cose buone fatte in
casa, gentilezza, simpatia. Stile festa dell'Unità. La tradizione non è acqua.
*** I PULLMAN Già, ma com'erano i pullman del tour? Belli, grandi, dipinti di
verde, con tocchi di bianco e di rosso, anche comodi. Un buon osservatorio per
il paesaggio e anche per gli umori degli automobilisti. Tanti colpi di clacson
amichevoli, qualche finestrino che si abbassava e salutava, pochi gesti ostili.
Il pullman di Veltroni si chiamava "Si può
fare", quello dei giornalisti "L'Italia viva". Poiché la cena,
nel vorticoso accumulo dei comizi, era sempre a rischio qualcuno ha chiesto un
terzo bus, "L'Italia che mangia", che non è mai arrivato. Belli e
comodi, ma starci dieci-dodici ore non è uno scherzo, nonostante le cure e la
pazienza dello straordinario ufficio stampa del tour. *** DOV'È L'AUTOSTRADA? A
parte il micro-tamponamento con un'auto, a Roma, ancora prima di cominciare il
viaggio, e una multa presa da una pattuglia della capitale, i due pullman sono
arrivati lisci alla meta. Qualche fuoriprogramma e strade sbagliate hanno fatto
lievitare il contachilometri a 19.500. È successo anche che seguendo la segnaletica,
in Sicilia, l'autista "dell'Italia Viva", l'instancabile Walter
Proietti, ha guidato per chilometri il pullman verso l'ingresso
dell'autostrada. Peccato che l'ingresso era transennato, per lavori in corso.
"Abbiamo inaugurato un'importante infrastruttura" è stato il commento
rassegnato. Quella sera si è mangiato all'una di notte. *** IL
TORMENTONE-FIDANZATA Veltroni si è fatto buona parte
dei 19mila chilometri, ma chi è stato con lui per qualche tempo ha visto che
tutto sommato ha riposato poco. Leggeva agenzie, pezzi, interventi, telefonava
a tutti. Dalle parti di Piacenza ha organizzato al telefono anche un
fuoriprogramma, andando a far visita a una ragazza di 16 anni, fan del Pd, che
lo aveva invitato per il suo compleanno. Inutile dire la sorpresa della ragazza
e della famiglia quando hanno capito che al telefono era davvero Veltroni. Scherza molto Walter col suo staff, e una gag è
diventata tormentone. Domenico Petrolo, 29 anni, è stato il "road
manager", l'uomo che, insieme a Lino Paganelli, ha curato la logistica, i
tempi, e le strade del viaggio. A ogni tappa, sul pullman, Veltroni
chiedeva a Petrolo se aveva trovato una fidanzata. Finché ha cominciato a
chiedere tra le giornaliste, e non solo, se fossero libere. Il caso è
"esploso" a Ragusa, durante il comizio serale: Veltroni
ha raccontato alla folla come si vive tutto il giorno sul pullman e alla fine
Petrolo è stato presentato ufficialmente sul palco. Qualche tappa dopo, in
Sardegna, qualcuno ha presentato a Veltroni una
"pastora" per Petrolo. Pare che non se ne sia fatto niente. Ecco: se
vince lui, e se Pescara porterà fortuna, questo tour andrà studiato.
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Soffocati da troppe leggi Entro l'anno,
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Un Parlamento meno costoso Con il Pd è possibile di Stefano
Ceccanti L a prima novità del prossimo Parlamento sarà merito nostro: soli 5
gruppi parlamentari alla Camera (il nostro insieme all'Italia dei Valori,
quello di Berlusconi, la Lega, l'Udc e la Sinistra
Arcobaleno), da
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Sulle strade di Bruno Miserendino C hissà se vince Walter. E
chissà se Pescara porterà fortuna ancora una volta. "Quando sono venuto
qui, siamo sempre andati bene", disse Veltroni
all'inizio del pazzesco tour, in quel freddissimo 17 febbraio abruzzese. Piazza
Salotto, cuore della città dannunziana, era strapiena, la gente batteva i denti
da un'ora e gli organizzatori temevano che prima o poi il grosso se ne sarebbe
andato maledicendo Veltroni e i suoi pullman.
Arrivavano messaggi preoccupati allo staff: "Ragazzi, ma qui fa un freddo
cane, a che punto siete?". I due pullman verdi arrancavano
sull'autostrada, e si sarebbero materializzati all'appuntamento con un'ora e un
quarto di ritardo. Ma la piazza era sempre strapiena e accadde quel che
accadde. I più sorpresi furono i cronisti: scesero dal loro pullman, che
secondo il copione doveva arrivare sempre prima di quello di Veltroni,
e furono travolti da un boato di applausi e dai cori "Walter,
Walter". La gente pressava ai predellini, aspettando che prima poi
apparisse. Vaglielo a spiegare che era il pullman sbagliato. Eccolo l'inizio
del film. Adesso che i seggi sono aperti, dopo 110 province visitate, una media
di 3 comizi al giorno, uno anche notturno in Puglia, dopo 19mila chilometri
percorsi, 7mila in più delle previsioni, dopo aver raccolto per piazze e teatri
centinaia di migliaia di persone, l'unica cosa certa è che il pazzesco tour
elettorale è stata un'idea straordinaria e irripetibile. Nel senso, come ha
assicurato lo stesso Veltroni, che nessun pazzo vorrà
ripeterla. Però è stato un bagno di folla vero, un'esperienza sociologica e
politica inedita, e se Pescara porterà fortuna ancora una volta, se vincerà
lui, il tour diventerà un mito delle campagne elettorali nostrane. Potrebbe
diventare un gran film. Il materiale non manca e nemmeno i registi. Ettore
Scola si è fatto un bel po' di tappe, e per qualche giorno si è visto, nella
sua Toscana, Paolo Virzì. Chissà. *** FOLLE IDEA La "folle idea" è
venuta a Veltroni, che l'ha imposta a uno staff
giustamente recalcitrante. Prima della campagna elettorale si era pensato a una
cosa simile ma più soft, e in treno, per lanciare il Pd. Poi gli eventi sono
precipitati e Veltroni ha deciso in un attimo. I
collaboratori gli dicevano: "Walter le province sono più di cento.".
"Bene, facciamole tutte, ma proprio tutte". Quando si organizza una
cosa del genere, in ogni parte d'Italia, il rischio del flop è sempre dietro
l'angolo, ma Veltroni ha sempre covato la speranza che
la storia del bus potesse andare come nel '96. "Allora io e Prodi partimmo
e c'era la gente che aveva i musi lunghi, con l'aria di dire "andate
andate, ma tanto..." Poi si sa come è finita". Bene. Davide in
pullman, contro Golia in tv. A Pescara, quella mattina, si capì che l'idea
pazzesca di battere le piazze o i teatri di tutte le province intercettava un
bisogno di aria nuova, e apparve chiaro che una buona fetta dell'Italia non
aveva nessuna voglia di stare alla finestra, aspettando un cappotto annunciato.
"Mettiti il cappotto Walter". A proposito di cappotto. Veltroni, quel 17 febbraio, si presenta in giacchetta sul palco
di piazza Salotto e qualcuno gli urla subito di coprirsi, invece lui ha l'aria
spavalda e scalda la platea con gli ultimi sondaggi del momento. "Mi
piacciono le rimonte, il Pd sta risalendo a velocità impressionante". Il
passaggio ovviamente piace, e l'applausometro pescarese dice quello che da quel
punto in avanti diranno invariabilmente tutte le piazze d'Italia, da nord a
sud. L'ovazione arriva quando Veltroni parla dei costi
della politica ("abbiamo i salari più bassi d'Europa ma gli stipendi dei
parlamentari più alti d'Europa"), quando spiega che il Pd ha fatto la
liberatoria scelta di presentarsi agli elettori "col suo programma e
basta", quando dice che "non ci saranno più vertici di maggioranza e
ministri che vanno in piazza contro il governo", quando ricorda che lui
non risponderà agli attacchi della Destra qualunque cosa diranno. "Io non
parlo male di nessuno, parlo bene del mio paese". Prende invariabilmente
applausi quando ironizza sullo slogan di Berlusconi
"Rialzati Italia": "Rialzati Italia? Ma l'Italia che lavora e
che fatica si sveglia molto presto la mattina ed è già in piedi quando qualche
politico torna dalla discoteca. È la politica che si deve rialzare...". Nasce a Pescara quel vezzo veltroniano di non nominare mai Berlusconi nei comizi: lo chiama sempre "il principale esponente dello
schieramento a noi avverso". All'inizio la gente lo prende per un eccesso
di buonismo politico, poi sorride, alla fine ride. Tanto che Veltroni, concludendo il tour, per brevità e autoironia, lo chiama
"il principale esponente". Il finale del comizio è sempre e
invariabilmente con l'inno di Mameli, che Veltroni
invita tutti a cantare a squarciagola. Ci tiene molto a questa idea. Serve a
rafforzare l'immagine di un partito "al servizio del paese", che
vuole unire e non dividere, che rompe vecchi tabù della sinistra. Ed è una
sfida diretta anche dall'altra parte, dove c'è chi vorrebbe usare il tricolore
per altri scopi. Alla fine del tour la gente lo canta davvero, l'inno. ***
BANDO AL POLITICHESE Il tour ha un suo linguaggio, molto distante dai canoni
tradizionali dei comizi antichi e recenti. Poco politichese, niente polemiche,
poche battute a effetto, nessuna stilettata sanguinosa. Il contrario degli
avversari. Magari non pagherà, però prima o poi l'Italia sarà un paese normale
e il linguaggio da guerra fredda andrà in soffitta. Veltroni
parla sempre a braccio, girando intorno a un canovaccio. Parla della vita dei
cittadini, delle ansie delle famiglie, dei salari e del precariato, ("la
forma di sfruttamento più grande del nostro tempo", dirà ogni volta),
parla del paese diviso da una lunga stagione di odio, del bisogno di
semplicità, della politica che deve recuperare velocità e capacità di
decisione. Ci mette anche un po' dei suoi sogni. A Pavia, piazza piena in un
giorno lavorativo, fa digressioni filosofiche e all'inizio qualcuno mugugna:
"Ma è venuto qui per far poesia o un discorso politico?". Però poi la
politica arriva e anche chi mugugna si spella le mani. Peraltro, quella mattina
a Pavia, un po' di pepe l'avevano messo i giovani, tanti, che si erano
presentati con uno striscione contro Berlusconi:
"Siamo precari, cerchiamo un milionario". La novità non è solo il
canovaccio di Veltroni ma anche le persone che
affollano la piazza di Pescara, di Pavia e quelle di tutte le altre città:
simpatizzanti e militanti, ovviamente, ma anche tanta gente solo curiosa,
disincantata, non etichettabile politicamente, e tanti giovani. Al Nord e al
Sud, verso la fine, i giovani saranno anche di più. In ogni caso, da quel 17
febbraio l'antipolitica che fino a poche settimane prima aveva riempito tv e
giornali, sembrò improvvisamente scomparsa. *** NIENTE INSULTI, PLEASE
Qualcuno, lungo le strade del tour, gli ha rimproverato di non tirar fuori le
unghie abbastanza, di non replicare duro agli insulti della Destra, come quella
che lui sarebbe un "pensionato" della politica, perché percepisce il
compenso previsto per chi ha fatto il parlamentare europeo. L'ha ferito molto
quell'insulto ("tipicamente fascista", diranno i suoi) perché lui
quei soldi, come spiegò in diretta sul palco di Vercelli, non li poteva
rifiutare e da sempre li devolve in opere di beneficenza. Però ha insistito
molto su quella proposta che ha dato tanto fastidio al Palazzo: "Portiamo
gli stipendi dei parlamentari alla media europea, sarebbe un segnale di
sobrietà utile anche alla politica". A Fini ha ricordato che lui guadagna
più del doppio e che i soldi, se li tiene tutti. Ma nei comizi non c'è stata
traccia di polemiche personali. Si è limitato a qualche stilettata contro An:
"Guardate le liste elettorali, hanno preso An a sganassoni". Il
succo, per Veltroni, è che Fini conta e conterà molto
meno di Bossi, solo che non ha nemmeno il coraggio di farlo notare al capo. ***
VARESE, O CARA A rivederlo all'indietro il film di questi due mesi si capisce
che quel 17 febbraio ha solo dato il la. Non se l'aspettava nemmeno Veltroni che andasse così, quella mattina. Ma il giorno
dopo, lunedì, a Teramo è arrivata la conferma: in un giorno lavorativo, alle
sei di sera, la gente si è accalcata in un cinema molto grande, con tanti che
restano fuori, per sentire il leader del Pd discutere con gli operatori
economici abruzzesi. Il pazzesco tour non è stato sempre un oceanico bagno di
folla, ma se si vanno a rivedere le immagini di tutte le tappe, si scoprirà che
le previsioni degli organizzatori erano sempre al ribasso. I teatri o i cinema
troppo piccoli, e nelle piazze tanta gente quanta non se ne vedeva da anni a
manifestazioni politiche. Con qualche significativo exploit proprio nel nord e
nel nordest che in partenza doveva essere a rischio flop: a Vicenza, di prima
mattina, in un giorno feriale, un auditorio strapieno e caldissimo, lo stesso a
Verona, a Padova, persino a Treviso. Fino a Varese, nella terra della Lega
lombarda, dove ormai a tarda sera diecimila persone hanno indotto Veltroni a uscire dal teatro e a fare il comizio in strada.
Impensabile prima del tour. La foto di quella serata Veltroni
se l'è portata nel pullman e ogni tanto, tra un comizio e l'altro, se la
riguardava e la faceva vedere agli ospiti occasionali. Se lo slogan "Si
può fare" ha un senso, lì ce l'ha di più. *** IL NORD-EST ASCOLTA Solo
domani si capirà se è caduto davvero il "muro" di ostilità e di
indifferenza che da quelle parti da anni accoglie il centrosinistra, però Veltroni, a giudizio unanime, ha seminato quel che doveva.
Una sequenza sintetizza molte cose, ed è quell'incontro di Vicenza dell'11
marzo con gli imprenditori e gli artigiani del nord-est. Lui e il candidato Calearo,
tanto osteggiato dalla sinistra, dietro a un tavolo, e davanti, schierati a
semicerchio i rappresentanti delle categorie e qualche buon nome
dell'imprenditoria del nord-est. Più che un interrogatorio, uno studio del
fenomeno Veltroni. Risultato: né calore, né
indifferenza, ma rispetto e attesa per capire se quel che promette il leader
del Pd si tramuta in realtà. Come dice il presidente dell'Associazione piccole
imprese locale: "Lei usa un linguaggio che ci piace, ma siamo sotto
elezioni e temiamo che tutto torni come prima, quando non c'era rispetto per
noi". Il linguaggio di Veltroni non concede nulla
alla platea: primo, serve un patto tra produttori, "e la stessa cosa -
precisa - la dico tra gli operai di Porto Marghera e qui tra gli
imprenditori". Secondo, "noi vogliamo un paese più semplice, uno
Stato che aiuta il rischio e l'impresa". Terzo, noi siamo affidabili,
perché abbiamo rotto con la vecchia maggioranza, perché "portiamo in
parlamento competenze e non pubblicitari, e perché avremo la forza e la
compattezza per realizzare quel che promettiamo". Forse c'è un elemento su
cui Veltroni e il Pd non insistono abbastanza. Il
programma del Pd, per ogni promessa, indica le coperture. Berlusconi
non può fare altrettanto, come hanno certificato autorevoli studi di istituti
di ricerca economici. fa quel che può: lo dice, e lo ridice. Ma si sa come
vanno le cose nella comunicazione politica: non basta dire le cose serie,
bisogna che il messaggio arrivi alla pancia dell'Italia profonda. E che la
serietà sia considerata un valore. Qui le piazze non bastano, servono i media.
Già, i media. Veltroni è al nord, quando Berlusconi fa il gesto plateale di stracciare in pubblico il
programma del Pd. "Lui - dice raccogliendo ovazioni - li straccia, noi i
programmi degli avversari li leggiamo e li rispettiamo". Sarà per
l'assuefazione ai gesti e alle parole di Berlusconi,
ma sui media la polemica sul gesto, improbabile nel mondo occidentale, dura
pochissimo. "Se non altro - aggiunge sornione Veltroni
- il gesto dimostra che i programmi di Pd e Pdl non sono uguali". ***
L'URLO CONTRO LA MAFIA Al nord Veltroni tenta di
abbattere il muro, al Sud, nella Sicilia profonda, si tocca con mano una cosa
strana. Sono gli imprenditori, gli artigiani che guidano la rivolta contro il racket.
A Caltanissetta va in onda quella che viene definita "la primavera
nissena", gli imprenditori dialogano con Veltroni,
sognano una Sicilia libera da mafie, pizzi, con trasporti occidentali, senza
rubinetti a secco. Non la luna, sognano la normalità. È gente che rischia la
vita e l'impresa. Guardano al Pd, sembrano chiedere aiuto. A Palermo, la sera
del 25 marzo, Veltroni lancia il primo urlo contro la
mafia: "Sono assassini, vigliacchi, e noi faremo di tutto per
annientarli". Lo dirà altre tre volte, in Campania e in Calabria. Nella
terra di Falcone e Borsellino dovrebbe apparire ovvio, l'urlo. Invece Veltroni è stato l'unico leader a gridarlo così. Del resto,
nei congressi della potente Dc siciliana, la parola mafia non veniva nemmeno
pronunciata. Berlusconi e Dell'Utri fanno molto
peggio: promuovono a eroe lo stalliere mafioso di Arcore. Strana impressione
dalla Sicilia: la regione, come non si stanca di ripetere Anna Finocchiaro, è
precipitata in fondo a tutte le statistiche, anche rispetto ad altre regioni
meridionali, ha una classe dirigente che non si vergogna di premiare tutti i
suoi dipendenti pubblici con una gratifica preelettorale, ci sono i deputati
regionali con altissimi stipendi e tassi di assenteismo altrettanto alti, una
sanità dove si riciclano denari sporchi, eppure sembra ancora una terra
largamente rassegnata al peggio. Comunque Veltroni il
tour siciliano lo conclude con questo messaggio: "Mafiosi votate per chi
vi pare, ma non votate per noi". *** A PRANZO DAGLI ELETTORI Se vince lui,
sarà la conferma che la passione politica supera ogni ostacolo psicofisico. A
un certo punto Veltroni si è preso una bella
influenza, e per qualche giorno al nord ha fatto comizi con la febbre e col
vocione. Ai pullman si avvicinavano signore che consegnavano medicine e pozioni
di ogni tipo: "Datele a Walter, starà meglio". Anche quest'idea del
pranzo nella famiglia tipo, per ogni regione visitata, inaugurata a Pescara,
col senno di poi apparirà una simpatica follia, e anche un chiaro attacco alla
salute del leader. Veltroni non passa per essere una
buona forchetta, però nelle famiglie che lo ospitano si impegna e mangia tutto.
E poiché sono pranzi speciali per occasioni speciali, il leader mette su pancia
a vista d'occhio. "Poi tanto - scherza coi cronisti - brucio tutto nel
tour". Poi, invece, verrà messo a dieta. A quanto dicono gli organizzatori
centinaia di famiglie hanno chiesto di poter ospitare il leader del Pd a
pranzo. Il criterio della scelta dei "fortunati" non è strettamente politico,
ovvero non sono iscritti o militanti del Pd, ma sociologico: operai, artigiani,
pensionati, insegnanti, piccoli imprenditori. Le famiglie saranno pure
"filtrate", ma alla fine Veltroni vedrà
tanti spezzoni reali d'Italia, non mediati dalla tv, e a pranzo non si parlerà
di politica ma di sogni e di paure. Lui ci sguazza, perché ha nel sangue la
curiosità per la vita e i sentimenti delle persone. Però è un po' come
l'inglese a scuola, non sarebbe male rendere obbligatoria l'esperienza per gli
aspiranti premier. *** COMIZI DI CONDOMINIO Accade a Piombino, città rossa e
operaia della costa toscana, davanti all'Isola D'Elba. Alla fine del pranzo a
casa di Mirko e Sandra Lami (lui si occupa di sicurezza alle acciaierie, lei
impiegata Coop) Veltroni dovrebbe scappare via perché
come sempre i pullman sono in ritardo sulla tabella di marcia. Ma c'è un
imprevisto: quando esce dall'appartamento con lo staff e il codazzo di
cronisti, fotografi, e operatori, si scopre che tutto il caseggiato, che sono
un bel po' di palazzine, è sceso in strada. I pochi rimasti a casa, sono
affacciati alle finestre. Nel giardino hanno messo su un palchetto e attivato
un microfono: impossibile scappare. Veltroni scherza:
"Tutto spontaneo, eh, perché voi girate sempre con un microfono e
l'altoparlante". Si dirà che in Toscana uno se l'aspetta, ma fa lo stesso
una certa impressione: in quel caseggiato della rossa Piombino, dove negli anni
d'oro il Pci superava da solo il 50%, si sente un calore antico ma anche un
perfetto adattamento al linguaggio del Pd. Non ci sono vecchie insegne, non c'è
traccia di nostalgia e c'è, semmai, una novità: si sorride di più. Veltroni lo dice sempre, nei comizi, e il Giornale di Berlusconi l'ha rimproverato: "Facciamo politica,
facciamo il Pd, divertendoci". I cronisti, mentre Veltroni
è a pranzo, vengono rifocillati in una mensa lì vicino. Cose buone fatte in
casa, gentilezza, simpatia. Stile festa dell'Unità. La tradizione non è acqua.
*** I PULLMAN Già, ma com'erano i pullman del tour? Belli, grandi, dipinti di
verde, con tocchi di bianco e di rosso, anche comodi. Un buon osservatorio per
il paesaggio e anche per gli umori degli automobilisti. Tanti colpi di clacson
amichevoli, qualche finestrino che si abbassava e salutava, pochi gesti ostili.
Il pullman di Veltroni si chiamava "Si può
fare", quello dei giornalisti "L'Italia viva". Poiché la cena,
nel vorticoso accumulo dei comizi, era sempre a rischio qualcuno ha chiesto un
terzo bus, "L'Italia che mangia", che non è mai arrivato. Belli e
comodi, ma starci dieci-dodici ore non è uno scherzo, nonostante le cure e la
pazienza dello straordinario ufficio stampa del tour. *** DOV'È L'AUTOSTRADA? A
parte il micro-tamponamento con un'auto, a Roma, ancora prima di cominciare il
viaggio, e una multa presa da una pattuglia della capitale, i due pullman sono
arrivati lisci alla meta. Qualche fuoriprogramma e strade sbagliate hanno fatto
lievitare il contachilometri a 19.500. È successo anche che seguendo la
segnaletica, in Sicilia, l'autista "dell'Italia Viva", l'instancabile
Walter Proietti, ha guidato per chilometri il pullman verso l'ingresso
dell'autostrada. Peccato che l'ingresso era transennato, per lavori in corso.
"Abbiamo inaugurato un'importante infrastruttura" è stato il commento
rassegnato. Quella sera si è mangiato all'una di notte. *** IL
TORMENTONE-FIDANZATA Veltroni si è fatto buona parte
dei 19mila chilometri, ma chi è stato con lui per qualche tempo ha visto che
tutto sommato ha riposato poco. Leggeva agenzie, pezzi, interventi, telefonava
a tutti. Dalle parti di Piacenza ha organizzato al telefono anche un
fuoriprogramma, andando a far visita a una ragazza di 16 anni, fan del Pd, che
lo aveva invitato per il suo compleanno. Inutile dire la sorpresa della ragazza
e della famiglia quando hanno capito che al telefono era davvero Veltroni. Scherza molto Walter col suo staff, e una gag è
diventata tormentone. Domenico Petrolo, 29 anni, è stato il "road
manager", l'uomo che, insieme a Lino Paganelli, ha curato la logistica, i
tempi, e le strade del viaggio. A ogni tappa, sul pullman, Veltroni
chiedeva a Petrolo se aveva trovato una fidanzata. Finché ha cominciato a
chiedere tra le giornaliste, e non solo, se fossero libere. Il caso è
"esploso" a Ragusa, durante il comizio serale: Veltroni
ha raccontato alla folla come si vive tutto il giorno sul pullman e alla fine
Petrolo è stato presentato ufficialmente sul palco. Qualche tappa dopo, in
Sardegna, qualcuno ha presentato a Veltroni una
"pastora" per Petrolo. Pare che non se ne sia fatto niente. Ecco: se
vince lui, e se Pescara porterà fortuna, questo tour andrà studiato.
( da "Unita, L'" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Se un precario avesse mille euro di Bruno Ugolini Anche
l'osservatore più prevenuto non può non riconoscere che il tema della
precarietà ha rappresentato una specie di filo conduttore del viaggio in Italia
condotto da Walter Veltroni in queste settimane.
"Il primo provvedimento che presenteremo", diceva, "per ridare
fiducia nel futuro ai nostri ragazzi sarà quello del provvedimento sul compenso
minimo legale". E ancora: "Non possiamo costruire una generazione che
vive nell'incertezza e senza stabilità. Questa generazione deve sentirsi sicura
ed è per questo che, se vinceremo, alla prima riunione del Consiglio dei
Ministri vareremo il compenso minimo legale, per garantire che uno stipendio
non sia inferiore ai 1.000-1.100 euro". Deve scattare, spiegava, "un
percorso virtuoso verso la stabilizzazione dei lavoratori da parte delle
imprese". Un impegno che coinvolge soprattutto le figure dei cosiddetti
"collaboratori" ma che potrà essere esteso a tutti i lavoratori
dipendenti, non adeguatamente tutelati dalla contrattazione. Sono parole precise che lasciano immaginare che cosa succederebbe
se invece di un governo guidato da Silvio Berlusconi,
sostenuto dai postfascisti di Gianfranco Fini e dai leghisti di Umberto Bossi,
andasse a Palazzo Chigi Walter Veltroni. Quella proposta dei mille
euro può apparire, nella sua semplicità, quasi priva di conseguenze, una specie
di contentino per i precari. Non è così. Intanto non rappresenta solo un
sollievo per la moltitudine di donne e uomini (giovani ma spesso anche persone
mature) che stanno sotto quell'asticella dei Mille. Lo dicono le statistiche.
Uno studioso, Patrizio Di Nicola, ha calcolato che, ad esempio, tra un milione
di collaboratori e assimilati (età media 37 anni) si arriva a raggranellare, in
media, 8.334 euro annui. Spulciando il secondo rapporto dell'Osservatorio sul
lavoro atipico in Italia del
( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 89 del 2008-04-13
pagina
( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 89 del 2008-04-13
pagina 2 Ricordiamoci della storia prima di entrare nel seggio di Redazione
Lettera aperta a Walter Veltroni Egregio direttore, le
sarei grato se mi concedesse spazio per rispondere alla lettera inviatami dal
dr. Walter Veltroni, candidato premier per il Pd:
Gentile Walter, anzi, caro collega (sono anch'io un pensionato, anche se la mia
è circa un quinto della tua perché ho versato soltanto quaranta anni di
contributi) ho ricevuto oggi, con grande piacere la tua cara lettera. Le tue
considerazioni, pacate ma anche incisive, sono molto interessanti e mi
inorgoglisce constatare che tu anticipi a me, oscuro cittadino, le iniziative
che verranno prese dal tuo governo. Onorato delle tue confidenze, mi permetto
di farti avere un cenno di commento in merito. I giovani e la precarietà: hai
indovinato. I giovani sono il mio principale pensiero. Plaudo all'istituzione
del compenso minimo legale però, "friend" Walter, considerato che le
promesse costano poco, perché invece di fare 1000 euri non arrotondiamo?
Facciamo
( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 89 del 2008-04-13
pagina 2 Il vademecum per i cattolici al voto di Redazione Egregio dottor
Lussana, i cattolici nel votare debbono tenere presente tutto quello che ha
fatto Prodi in quella materia che il Santo Padre ha definito "non
negoziabile". Maggio 2006: Prodi ha portato al potere comunisti e
radicali. Cosa che non accadeva dal 1947. Maggio 2006: il comunista Fabio Mussi
ritira a Bruxelles la moratoria nell'uso degli embrioni come cavie di
laboratorio voluta da Berlusconi. Giugno 2006: il
senatore "cattolico" Ignazio Marino presenta insieme alla comunista
Anna Finocchiaro un disegno di legge sul "testamento biologico"
anticamera dell'eutanasia. Settembre 2006: Prodi a New York ad una domanda di
un giornalista risponde che alla sicurezza di Sua Santità in Turchia dovrà provvedere
la Guardia svizzera. Novembre 2006: la "cattolica" Turco, ex Pci,
emana un decreto che innalza da
( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 89 del 2008-04-13
pagina 7 Berlusconi vince la sfida tv "600mila
spettatori in più" di Adalberto Signore Oltre 6 milioni di italiani
assistono all'appello del Cavaliere contro i 5 e mezzo che seguono il leader Pd
da Roma Il "picco" arriva alle 23.07, quando negli studi del Palatino
va in scena il "duello" tra Silvio Berlusconi
e Enrico Mentana. Con il Cavaliere che interrompe il conduttore di Matrix
mentre spiega davanti a un tabellone come si vota. "Così è un voto
nullo", dice disegnando con l'indice un'immaginaria croce a cavallo tra i
simboli di Pd e Idv. Ma Mentana tira dritto - "non c'è più tempo" - e
prima ancora che l'ex premier finisca la frase lancia i titoli di coda. Una
chiusa che Berlusconi non gradisce affatto perché,
spiega con disappunto a telecamere spente, "mi ha fatto fare una
figuraccia". Eppure, il siparietto vale il 35,4% di share con sei milioni
e 831mila spettatori. Il picco più alto registrato da Matrix nella sfida finale
tra Veltroni e Berlusconi. Vinta
decisamente dal leader del Pdl che nel suo segmento (tra le 22.13 e le 23.08)
incassa una media di sei milioni e 118mila spettatori (27,6 di share) contro i
cinque milioni e 516mila (21,2) fatti registrare dal leader del Pd (tra le
21.20 e le 22.15). Insomma, una partita senza storia
nonostante le polemiche di rito del giorno dopo: Veltroni, fanno
sapere dal loft di Sant'Anastasia, "ha avuto la pubblicità più lunga"
e "ha fatto da traino a Berlusconi". E pensare che per
qualche minuto proprio il "duello" del "picco" tra Berlusconi e Mentana aveva lasciato un po' di gelo nello studio di Matrix.
Perché, ragionava venerdì sera il Cavaliere nei corridoi del Centro Palatino,
"ho solo cercato di fare chiarezza su quello che è il principale rischio
di nullità della scheda". E ciò che la croce venga messa esattamente a
cavallo tra due liste alleate e non su una soltanto. "Abbiamo organizzato
dei focus con elettori e ci hanno detto - spiegherà l'ex premier appena
rientrato a Palazzo Grazioli - che il 32% è intenzionato a mettere la X
esattamente nel mezzo". La querelle con Mentana, però, si chiude
velocemente. Il Cavaliere, infatti, è più che soddisfatto della sua performance
e al telefono sono in molti a farsi vivi per i complimenti. Anche per quella
prima parte in cui - contravvenendo ai consigli del suo staff - ha replicato
punto per punto a quanto detto prima di lui da Veltroni.
"Troppe bugie - spiegherà più tardi in privato - ce l'avevo dentro e lo
dovevo dire...". Così, finite le fatiche della campagna elettorale,
nonostante l'ora tarda, Berlusconi può finalmente
rilassarsi. "Ho dato il massimo. Comunque vada - dice ai suoi
collaboratori - sono a posto con la mia coscienza, ho fatto il mio
dovere". E in effetti l'ultimo mese è stato una girandola pressoché continua
di comizi (anche tre al giorno), passeggiate tra la gente e interviste di ogni
sorta al punto di dover ricorrere agli aerosol al cortisone per la voce. Anche
se, pur essendo quasi mezzanotte, prima di godersi la cena manca ancora
un'ultima fatica. Una veloce riordinata alla scrivania e poi, insieme a Sestino
Giacomoni, un'ultima lettura all'intervento da mandare al Sole 24 Ore. Ora è
finita davvero. Con un solo rammarico, spiegava ieri in privato. Perché un mese
fa mai si sarebbe aspettato che la campagna elettorale sarebbe finita a colpi
di guantoni. D'altra parte, spiega Giacomoni, "la vera grande delusione è
stato l'accordo con Di Pietro". A quel punto "abbiamo capito che le
cose sarebbero cambiate". E quello che Piero Testoni definisce
"l'intervallo tra il primo e secondo tempo" della campagna elettorale
è arrivato il 28 marzo quando il tavolo elettorale del Pdl ha chiesto al
Cavaliere di "uscire dall'equivoco" del fair play e del buonismo. Chi
c'era - Bonaiuti, Testoni, Cicchitto, Lupi, Carfagna, Ronchi, Gasparri e
Bocchino - racconta che Berlusconi qualche resistenza
l'ha fatta perché sperava che quelle del leader del Pd fossero "solo
sbavature". Poi, spiega un deputato di casa a Palazzo Grazioli,
"anche gli uomini più vicini a D'Alema e Prodi" (che, si sa, troppo
solidali con Veltroni non lo sono mai stati) "ci
hanno fatto presente che lo stavamo sottovalutando". E c'è stato il giro
di boa. A questo punto, dunque, c'è solo da aspettare. Con
"serenità", spiega il Cavaliere passeggiando per le boutique e i
negozietti di Corso Vittorio, dove di tanto in tanto si rifugia nelle sue
giornate romane. Poi, dopo un'ora passata ad acquistare regali per una casa
famiglia di Como, via verso Ciampino. Il resto del sabato lo passa con la
famiglia a Macherio. Questa mattina, invece, tornerà a Milano per votare. Nel
seggio di via Scrosati, dove ha sempre accompagnato mamma Rosa. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 89 del 2008-04-13
pagina 6 Veltroni non buca lo schermo Il Pd se la
prende con gli spot di Laura Cesaretti L'accusa: "Pubblicità più lunghe
durante l'intervista a Walter" da Roma Il risultato delle urne è ancora
tutto da vedere, di qui a lunedì sera. Ma intanto è il risultato degli share a
tenere banco, e ieri mattina l'annuncio dei dati Auditel sugli ascolti di
Matrix non ha portato il buon umore nello stato maggiore del leader Pd. E
d'altra parte Walter Veltroni è l'unico vero
"homo televisivus" del centrosinistra, e come scrive Edmondo Berselli
in quanto tale "non è affatto inferiore a Berlusconi,
anzi forse lo batte", dunque per lui i punti di share contano quasi quanto
i voti. E scoprire che venerdì sera il Cavaliere ne ha avuti sei più di lui lo
ha fatto irritare non poco. Tanto più che solo due giorni prima il Pd aveva
fatto fuoco e fiamme contro l'ipotesi che ad esordire a Matrix fosse Berlusconi. Un comunicato ufficiale dettato dallo staff
veltroniano aveva lamentato che il leader del Pdl "abbia annunciato che
aprirà la doppia intervista nella fascia di migliore ascolto". Mentana aveva
replicato che l'ordine sarebbe stato stabilito per sorteggio, con tanto di
notai e telecamere. Così è stato, e la fascia "migliore" se la è
aggiudicata Veltroni. La trasmissione condotta da
Enrico Mentana ha fatto un botto negli ascolti, con le interviste parallele ai
due principali sfidanti. Ma nella prima metà di Matrix, quella conquistata da Veltroni, lo share è stato del 21,2%, nella seconda con Berlusconi ha raggiunto il 27,6%. Circa 600mila spettatori
(e potenziali elettori) di differenza. Dal loft, ieri mattina, sono stati
mobilitati gli uomini-comunicazione del partito, e il capogruppo Pd in
Commissione di vigilanza Fabrizio Morri ha annunciato alle agenzie un esposto
all'Authority per le comunicazioni "affinché l'Autorità medesima verifichi
se, nella trasmissione Matrix andata in onda ieri su Canale 5 ci siano state
violazioni dell'obbligo di parità di trattamento e del rispetto della legge
sulla par condicio". A muovere i dubbi del Partito democratico è la
considerazione, cronometro alla mano, che "nel corso
delle interviste ai due ospiti si è verificata una interruzione pubblicitaria
di circa quattro minuti durante lo spazio riservato a Veltroni, e di
circa un minuto e mezzo durante lo spazio riservato a Berlusconi".
E secondo Morri "non sfugge a nessuno che questo evento ha comportato
sicuramente un danno per Veltroni e un vantaggio per Berlusconi in
relazione agli ascolti". "Non so se sia stata una scelta
compiuta dall'azienda Mediaset o un caso - spiega Morri - né peraltro credo che
sposti dei voti. Ma obiettivamente è un po' sospetto che ci sia stata una tale
differenza di tempi pubblicitari, e spetta ora all'AgCom fare le necessarie
verifiche". Dal centrodestra si irrita Francesco Giro: "L'amico e
collega Morri - dice l'esponente pdl - usa la pessima legge della par condicio
per infrangere il silenzio elettorale e sollevare una polemica priva di senso e
di interesse, che ha l'unico merito di dimostrare che la par condicio impone
norme e vincoli imbecilli". La polemica, nel sabato di pausa pre-voto, si
arena qua. Ma dimostra quanto il leader del Pd sia attento ai movimenti
dell'audience e alle possibili ripercussioni elettorali. Solo il giorno prima,
sugli ascolti di Porta a Porta si era svolta una guerra dei numeri molto
simile, con gli esponenti del Pd a sostenere che era stata la
"controprogrammazione di Mediaset" a far abbassare l'audience di Veltroni, che "per 30 minuti ha avuto Amici su Canale
5, mentre Berlusconi ha avuto solo per 9 minuti lo
show dei record", spiegava il vice responsabile Informazione del Pd,
Roberto Cuillo. Ma quale controprogrammazione, ribattevano da Mediaset: quella
sera "non è stata organizzata alcuna variazione di palinsesto, Amici è
sempre andato in onda il giovedì sera". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 89 del 2008-04-13
pagina 6 Mentana: "Un duello senza pathos" di Fabrizio De Feo I
vertici del Partito democratico lamentano l'eccessiva durata delle reclame
durante l'intervento del loro leader? È una polemica insignificante... da Roma
Enrico Mentana, il giorno dopo cosa le rimane del confronto a distanza Berlusconi-Veltroni? È soddisfatto
per come si è svolto o c'è il rimpianto per qualcosa che non è andato come
avrebbe voluto? "I rimpianti non servono a niente. La puntata è venuta
come immaginavo e volevo. Avevo detto ai telespettatori prima che iniziasse che
non volevo mettermi in mostra e che volevo che fossero le risposte le
protagoniste piuttosto che le domande. Essendo l'ultima occasione di confronto
prima del voto era giusto permettere ai telespettatori di confrontare le
ricette dei due protagonisti. Il mio dovere era solo quello di incalzarli su
temi su cui non avrebbero parlato autonomamente come la mafia e il
sindacato". Come è stata la preparazione dell'evento? Ha sentito
l'emozione del prepartita? "Non voglio sembrare immodesto ma ho fatto
abbastanza nella mia carriera per dire che non ho sentito particolare emozione.
Durante il resto della giornata mi sono occupato d'altro. E non ho preparato
una griglia di domande per non correre il rischio di non ascoltare le risposte".
Il verdetto del pubblico dice ascolti record per Matrix e
uno share più alto per Berlusconi rispetto a Veltroni. Come si spiega questa
vittoria del candidato premier del Pdl? "Non voglio sembrare
cerchiobottista a tutti i costi ma, così come in passato non avevo dato un
particolare significato ai maggiori ascolti di Veltroni su
Raidue, ribadisco che si tratta di classifiche che non hanno senso.
L'ascolto, partendo dalla pubblicità di prima serata, ha un decollo lungo e
l'inizio ha sicuramente condizionato le medie di Veltroni.
Inoltre il pubblico di Canale 5 è più radicato al Nord dove Berlusconi
è più forte. In ogni caso non è importante chi vince il confronto televisivo ma
chi vince le elezioni". Il Pd si lamenta per la durata delle fasce
pubblicitarie. "Mi sembrano polemiche insignificanti che inviterei tutti a
relativizzare". Caso chiuso anche per la polemica finale con Berlusconi sul facsimile della scheda elettorale?
"Nessun caso. Ho fatto solo il mio dovere". È stato difficile da
orchestrare questo duello senza contraddittorio? "L'intenzione iniziale
era quella di allinearli sulla stessa griglia di domande ma l'incipit di Berlusconi sulle bugie di Veltroni
mi ha fatto subito intuire che sarebbe stata una pia illusione. Hanno stili
troppo diversi. Uno è espositivo, l'altro è assertivo; uno è più ordinato,
l'altro è più irrequieto. Sono diversi e ho voluto assecondarli nelle modalità
con cui amano esprimersi". Come le sono sembrati Berlusconi
e Veltroni? Chi era più in palla? "Tutti e due
erano all'ultimo giorno di campagna elettorale e questo si sentiva. Non hanno
fatto altro che ripetere la loro impostazione iniziale e hanno tentato di
rimarcare le differenze che pure sono evidenti visto che sono animali politici
diversissimi". Il sorteggio può aver favorito qualcuno? "È stato
accettato da entrambi. In ogni caso quando due leader possono parlare davanti a
sei milioni di telespettatori cosa possono volere di più dalla vita? Oltretutto
io sono convinto che il 90% dei telespettatori sapesse già esattamente per chi
votare. Io spero solo di aver fatto un esercizio corretto di servizio
pubblico". Lei è dal '94 che conduce confronti. C'è stato qualcosa di
davvero diverso in questo match? "La novità è che non si sono confrontati.
Purtroppo ritengo che questa sia la modalità preferita dai politici, da tutti
al di là delle dichiarazioni ufficiali. Forse ne guadagna la chiarezza con
questa formula ma si perde il pathos e il confronto. Il problema è che la
politica ingerisce su tutto e attraverso la Vigilanza ci dice quello che
possiamo e non possiamo fare, dimenticando che i politici potrebbero benissimo
rifiutare i faccia a faccia, senza bisogno di nascondersi dietro i
regolamenti". A Matrix, così come in tutta la campagna elettorale, è stata
praticamente bandita la politica estera. Perché? "Chi ne parla va incontro
all'ostracismo del pubblico. Ma la politica estera non è stata la sola grande
assente. Sono mancati i protagonisti, al di là dei leader, ed è risultato tutto
strano e impoverito". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 89 del 2008-04-13
pagina
( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 89 del 2008-04-13
pagina 11 Candidati e big si presentano al seggio di casa di Sandro Bondi Per
il voto, tutti a casa. Rappresentanti delle massime cariche istituzionali,
candidati premier e leader dei vari schieramenti politici tra oggi e domani
lasciano momentaneamente i riflettori della ribalta per recarsi nei rispettivi
comuni di residenza a esprimere la propria preferenza. Il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano, insieme con la first lady signora Clio votano,
come sempre, nel loro seggio elettorale a Roma. Nella Capitale resta anche un
folto drappello di personaggi illustri: tra essi, il presidente del Senato
Franco Marini; il candidato premier del Pd Walter Veltroni; così come Fausto Bertinotti, candidato della Sinistra
Arcobaleno; Pier Ferdinando Casini, candidato Udc; il presidente di Alleanza
nazionale Gianfranco Fini; il candidato sindaco Pd Francesco Rutelli; l'ex
presidente del Consiglio Massimo D'Alema; il segretario della Destra
Francesco Storace; così come i leader radicali Marco Pannella ed Emma Bonino.
Il candidato premier del Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi,
vota a Milano, così come il leader della Lega Nord Umberto Bossi, la candidata
premier della Destra Daniela Santanchè e il leader di Alleanza nazionale
Ignazio La Russa. Il presidente del Consiglio uscente Romano Prodi torna invece
nella sua Bologna mentre, a breve distanza, a Casalecchio di Reno, vota
l'esponente socialista Enrico Boselli. Piero Fassino del Pd è atteso a Torino;
il verde e ministro uscente all'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio a Bari; il
coordinatore di Forza Italia ad Arcore, vicino a Milano, mentre Rosy Bindi vota
a Sinalunga, Siena. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Gono anche
Provincia, Comune e municipi. In Sicilia e Friuli si
sceglie il presidente della Regione. Vietati i telefonini ai seggi. Esposto del
Pd al Garante per le comunicazioni sul duello Berlusconi-Veltroni a Matrix. Esposti anche da Udc e Destra: accusano il Cavaliere
di violare la legge sui sondaggi.
( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di PAOLA OREFICE
ROMA - Al voto oggi e domani per il rinnovo del Parlamento saranno chiamati,
compresi gli italiani all'estero, circa 50 milioni di elettori per 16 candidati
premier. Ma, in queste giornate di silenzio elettorale, non mancano strascichi
polemici. Sotto accusa la trasmissione "Matrix" che
venerdì sera ha ospitato prima Walter Veltroni e a
seguire Silvio Berlusconi. Tanto che il Pd chiama in causa l'Autorità garante delle
comunicazioni per violazione della par condicio. Tenuto conto che il programma
in onda su Canale
( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di
LUCA LIPPERA Non solo Berlusconi, non solo Veltroni, non solo
Camera, non solo Senato. Oggi è anche il giorno del Campidoglio. I romani da
questa mattina scelgono, insieme al nuovo Parlamento, il Sindaco che guiderà la
Capitale fino al 2011 dal "ponte di comando" dell'Aula Giulio Cesare. I seggi sono aperti dalle 8 alle 22.
Domani riapriranno alle 7 e verranno chiusi alle tre di pomeriggio.
L'"avventura" verso il colle di Marc'Aurelio, l'imperatore filosofo,
uno dei simboli del Comune, vede in corsa quattordici pretendenti. Si vota pure
per i presidenti di Municipio e per la Provincia. Per questo ai seggi
riceveremo ben cinque schede. Quella per il primo cittadino è azzurra. Come si
vota. L'Ufficio Elettorale del Comune, guidato da Guerino Vitali, da giorni
ripete senza sosta le raccomandazioni del Ministero dell'Interno dopo le
polemiche sulle schede "trappola". Per la Camera e per il Senato,
bisogna fare la cosa più semplice: una croce sul partito che si è scelto.
Attenzione: le coalizioni principali sono composte ognuna da due formazioni i
cui simboli sono racchiusi in un unico rettangolo: il segno va fatto, anche in
questo caso, o sull'uno o sull'altro, altrimenti il voto è nullo. Per il Comune
e per i presidenti di Municipio, invece, ci sono diverse alternative.
L'elettore può limitarsi a tracciare un segno sul nome del candidato che ha
scelto. Va benissimo e non deve fare altro. La seconda strada è fare una croce
sul simbolo di una delle formazioni che lo sostengono: il voto si
"trasmette" automaticamente all'aspirante Sindaco. Ma c'è anche una
terza via: il cosiddetto voto "disgiunto": croce sul nome di un
candidato e, contemporaneamente, su una formazione diversa da quella che lo
sostiene. I numeri. I romani chiamati alle urne per la Camera sono circa due
milioni e 158 mila: 47 mila i giovani che vanno ai seggi per la prima volta.
Per il Comune sono un po' di più, perché votano anche i cittadini comunitari
residenti a titolo permanente. Il territorio della Capitale è suddiviso in
2.600 Sezioni. A seggi bisogna portare un documento valido e la Tessera
Elettorale. Chi l'avesse smarrita, può chiederne copia anche oggi, per tutta la
giornata, in piazzale Guglielmo Marconi 26/c all'Eur, dove c'è l'Ufficio
Elettorale del Campidoglio. Il rilascio è immediato. Gli handicappati possono,
se hanno un certificato del medico legale della Asl, farsi accompagnare
gratuitamente ai seggi. Ma bisogna prenotarsi telefonando a questi numeri:
06-96.66.83.13 oppure 06-96.66.83.14. Lo spoglio. Lo scrutinio delle schede
inizierà lunedì pomeriggio. Ma dopo aver conteggiato i voti per il Senato e per
la Camera il lavoro si fermerà: "libera uscita", tutti a riposo. Gli
scrutatori e i presidenti si ritroveranno ai seggi martedì pomeriggio alle tre.
Solo a quel punto, verranno aperte le urne per le Elezioni Amministrative.
Verrà seguito questo ordine: Provincia, Comune, Municipi. I presidenti
riceveranno 298 euro netti, gli scrutatori 220. Entrambi riceveranno una
ulteriore diaria di circa 170 euro ciascuno in caso di ballottaggio. La
partita. È la quinta volta che i romani scelgono direttamente chi guiderà il
Campidoglio. La prima fu nel 1993, quando è entrata in vigore la nuova legge
elettorale per i Comuni. Non è detto però che la partita si chiuda tra oggi e
domani. Se nessuno dei "pretendenti" prenderà subito la metà più uno
dei voti validi, il 27 aprile ci sarà il ballottaggio tra i due candidati più
votati al primo turno. Il nuovo Sindaco, chiunque sia, si troverà a governare
una metropoli sconfinata che si estende, piena di bellezze e di problemi mai
risolti, per ben
( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E imbambola.
Francesca Neri, eccola sotto la pioggia battente, scendere da una macchina nera
ed entrare nel ristorante di Prati "La Barchetta". Sulla soglia, ad
accoglierla, gli attori, il cast, la troupe, di "Riprendimi", il suo
secondo film da produttrice, che ha già avuto grande successo al "Sundence
Festival" di Robert Redford. Una cena informale, allegra con i suoi
ragazzi, da lei stra-coccolati. Marco Foschi, bello e dannato sotto il berretto
nero, fantastico attore di teatro protagonista della pellicola sulla precarietà
nel mondo dello spettacolo, con Alba Rorhwacher. Poi ecco la regista Anna
Negri, con l'altra sceneggiatrice Giovanna Mori, ed il resto del giovane cast. A festeggiare Francesca c'era anche Adriano Giannini, Valeria
Solarino, Irene Ghergo, Enrico Lucherini ed Antonello Fassari, che sulla porta
è stato accolto da un bambino: "Oggi niente Cesaroni, in tv ci sono Veltroni e Berlusconi!". C.Alì.
( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tore. La confessione
di Simona Ventura, l'altra sera ospite di Daria Bignardi a Le invasioni
barbariche, è illuminante. Ha raccontato, la bionda presentatrice, della sua
amarezza quando, conducendo qualche anno fa un Sanremo piuttosto teso, una
mattina appena sveglia ebbe la brutta sorpresa di leggere un'intervista del
marito a un settimanale in cui, con grande discrezione e ammirevole scelta di
tempo, spiattellava ai quattro venti che la moglie non gli piaceva. "E lei
cosa ha fatto" ha domandato ovviamente la Bignardi. "Che dovevo fare?
Ho pensato al Festival, l'occasione di condurlo non mi si sarebbe presentata
più, mica potevo sprecarla" ha risposto, assolutamente convinta, la
Ventura. Gioie e dolori della tv, emozioni capaci di spegnere i sentimenti
privati, di dare una dipendenza assoluta dove l'essere coincide con l'apparire.
Quel Sanremo non è andato granché, il matrimonio neppure. Ieri la chiacchierata
confessione di di Simona, passata dalle delusioni coniugali all'amore celebrale con Giorgio Gori (tutta farina di un libro appena
dato alle stampe) ha fatto sobbalzare, per la cronaca, il termometro Auditel di
La7 sopra il 5 per cento, con punte del 16 proprio durante l'intervista di cui
sopra, arrivata dopo una serata di sbornia elettoral-politica fra match a
distanza Veltroni-Berlusconi, tribune, e via dicendo.
( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Gilia delle
elezioni. "Con la vittoria alla sua portata, Berlusconi
ha commesso un errore potenzialmente disastroso attaccando Francesco Totti
durante il comizio al Colosseo, scriveva ieri il Times di Londra. Berlusconi era partito bene , ottenendo
applausi quando aveva detto che il Partito democratico di Walter Veltroni non era altro che il vecchio partito comunista. Ma poi, nota il
quotidiano, il suo annuncio dell'ingresso di Ronaldinho al Milan è stato
accolto da fischi e Berlusconi "ha peggiorato le cose attaccando Totti". Dal canto
suo, il Financial Times si chiede se in Italia stia ritornano il vecchio.
E in un articolo pubblicato sempre ieri sulla pagina delle analisi, prevede
come possibile conclusione di una "campagna elettorale combattuta in un
profondo senso di crisi e abbattimento nazionale", che "Berlusconi si ritroverà come lo sventurato Prodi, al governo
con una maggioranza risicata al Senato e dipendente da alleati riottosi".
"Il ritorno di Berlusconi non è una buona notizia
"nè per l' Italia, nè per l' Europa", scrive Le Monde in un
editoriale. "Ogni volta che ha occupato Palazzo Chigi - scrive il
quotidiano francese - Silvio Berlusconi ha fatto
vergognare i suoi concittadini e ostacolato l' integrazione europea. C'è il
rischio che sarà lo stesso se gli italiani, in tutta libertà, gli concederanno domani
una maggioranza, per quanto sottile possa essere". El Pais, quotidiano di
Madrid, dedica invece al nostro paese un articolo di analisi del fenomeno
italiano, intitolato "Il popolo più arrabbiato d'Europa". per il
quotidiano, gli italiani, apparentemente rassegnati a convivere con
l'immondizia e conformisti, sono invece la gente più arrabbiata d'Europa. Con
il coraggio di indagare su un tema tanto delicato come il calcio e di mandare
la Juventus in serie B. Non è sicuro che una cosa del genere possa succedere in
Spagna". Al.Gu.
( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO RIZZA
ROMA Anche due anni fa in campagna elettorale si parlò tanto di tasse e di
difesa della famiglia. Allora ci si accapigliava sul Concordato, sui diritti ai
conviventi o alle coppie omosex e si straparlava delle quote rosa, peraltro
presto umiliate. Poco ci si interrogò su grandi temi quali il problema
energetico, il futuro dell'Europa, la ricerca o il Sud. Oggi ci accorgiamo che
quelle emergenze sono cresciute, alcune letteralmente esplose in una situazione
mondiale molto peggiorata: il petrolio costa come lo champagne e le nostre
debolezze domestiche si sono proporzionalmente aggravate. Il prezzo della
benzina e le montagne di rifiuti insegnano che la politica non può più ciurlare
nel manico: c'è bisogno di decisioni immediate e lungimiranti, di uscire da
questa paralisi suidica, se non vogliamo finire tutti dentro un mesto,
gigantesco black out. E' così che stavolta i programmi dei partiti sono
sembrati, almeno a parole, un po' più "centrati". Roboanti sempre,
poco attenti alle compatibilità finanziarie pure, ma fa parte del gioco. Però
se c'è una traccia di spirito bipartisan la si può rintracciare
nell'elencazione assolutamente condivisa dei nostri tanti guai. La "top
ten" è universalmente accettata, anzi quasi scontata: tasse troppo alte,
stipendi e pensioni basse, precariato e precarietà, case e affitti
inavvicinabili, famiglie in crisi economica e spesso anche morale, sicurezza
minacciata dalla criminalità, ambiente da difendere, spese burocratiche demenziali,
servizi pubblici scadenti, scuola, ricerca, università senza più merito.
L'elenco potrebbe continuare, ma le emergenze più sentite sono queste. Sia da
destra che da sinistra. Ma allora fino a che punto è vero che i programmi sono
tutti uguali? E' corretto sostenere che Veltroni ha
copiato Berlusconi o viceversa? Che si fa fatica a distinguere le ricette di destra
e di sinistra, mentre riformisti e conservatori polemizzano rivendicando i
propri copyright? Forse è più apparenza che sostanza. L'accusa di "scopiazzamento"
che i partiti si lanciano sembra molto più figlia delle contiguità nelle
analisi dei problemi che non delle ricette per risolverli. A ben
guardare, grazie alla fantasia che si scatena nelle campagne elettorali (che
tanto "promettere non costa nulla") di ricette ne sono venute fuori
sin troppe. E' vero però che in Italia i processi politici maturano assai più
lentamente che nel resto d'Europa. Gli schieramenti stanno finalmente
accelerando quella mutazione genetica che, per esempio, la Gran Bretagna ha già
vissuto da un paio di decenni con l'avvento del laburista Blair, divenuto erede
delle politiche conservatrici di madame Thatcher. Tanti recinti di destra e di
sinistra sono stati demoliti o traslocati, ce ne stiamo finalmente accorgendo
anche noi. Complice la globalizzazione, complice il traino europeo, la politica
che non tiene il passo con la modernità e con le sfide che si rinnovano,
finisce per restare indietro, prigioniera di ideologie e vecchi credi di fatto
superati dalla realtà. Dunque, le ricette. Prendiamo l'economia. Abbassare le
tasse? Lo dicono tutti, ma come? Il Pdl berlusconiano punta sull'abolizione
totale dell'Ici, gradualmente dei bolli auto e moto, sull'introduzione
anch'essa graduale del quoziente familiare per arrivare a scendere sotto il 40%
di pressione fiscale (che adesso è al 43%); il Pd veltroniano vuole abbassare
di tre punti la pressione fiscale entro il 2010, propone detrazioni Irpef più
alte, tassazione separata dei redditi da affitto con una detrazione fissa dall'Irpef
di 250 euro; la Sinistra Arcobaleno bertinottiana chiede che l'aliquota più
bassa dell'Irpef scenda dal 23 al 20%, è d'accordo di levare l'Ici sulla prima
casa ma solo ai redditi più bassi; mentre l'Udc di Casini ipotizza un
intervento immediato per abbassare la pressione fiscale, punta sulla cedolare
secca del 20% sugli affitti, un bonus per i redditi bassi e detrazioni fiscali
sui mutui. Bot e Cct? Solo Bertinotti vuole aumentare la tassazione delle
rendite finanziarie dal 12,50 al 20%, gli altri la escludono. Berlusconi e Veltroni si impegnano
anche ad aiutare le imprese: il primo riducendo l'Irap, il secondo aumentando i
crediti d'imposta a chi investe; Casini vuole il blocco dell'Irap e anche lui,
come il Pdl, il versamento dell'Iva solo dopo l'incasso effettivo. Il capitolo
certamente più sentito daghli elettori è il tema "famiglia".
Soprattutto dal punto di vista economico: come aiutare i bilanci delle famiglie
che si sono così impoverite? Alleggerire gli affitti per gli inquilini, sgravando
di tasse i proprietari è l'obiettivo comune, perseguibile nei modi più vari.
L'idea che fino a poco tempo fa veniva più gettonata dai due schieramenti era
quella della cedolare secca del 20% sugli affitti: il problema è stabilire
quanto l'Erario ci perderebbe. Ed è il problema che sovrasta ogni discussione:
se il "tesoretto" non esiste o è poca cosa, ci sarà poco da
razzolare. Energia, fonti rinnovabili, rigassificatori, raccolta differenziata
sono anch'essi patrimonio comune. Il nucleare no: Berlusconi
e Casini sono favorevoli a mettere in pista scelte immediate, non solo
giudicando praticabile l'idea di costruire centrali in Albania, ma anche
individuando siti nostrani. Veltroni invece è più
cauto: il nucleare non è un tabù (come lo è per la Sinistra arcobaleno,
ancorata al referendum che lo abolì) ma a patto che quello di prossima
generazione si dimostri super sicuro. "Miracoli" stavolta non ne
promette nessuno. L'unica certezza è che diminuirà il numero dei partiti e dei
gruppi in Parlamento, e forse per chi vincerà sarà più facile decidere. Sarebbe
già questo un miracolo.
( da "Messaggero, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I), più che nel
precedente governo, in cui c'era una situazione di parità (9 contro 9). Ma sono
molti ormai, in Europa e in tutto il mondo (un po' meno in Italia) i governi
nei quali la presenza femminile ha raggiunto un ruolo notevole. Il record
spetta alla Finlandia, che è attualmente il paese guida per quanto riguarda la
presenza politica delle donne. Nel governo Vanhanen, infatti, entrato in carica
un anno fa, le donne ministro sono 12 su 20 (il 60%), anche se i dicasteri più
importanti sono assegnati a maschi. Maggioranza femminile anche nel governo
norvegese, dove, dopo il rimpasto di settembre, sono 10 contro 9 uomini. Alta
percentuale femminile anche in Francia (7 donne su 15 membri) e in Belgio, dove
nel nuovo governo Leterme ci sono 7 donne su 15. E se la maglia nera dei
governi meno "rosa" d'Europa è del Portogallo (appena 2 donne
ministro su 16), anche l'Italia non se la passa bene. Nel governo Prodi uscente,
dove pure la presenza femminile è stata tra le più alte della storia italiana,
le donne erano solo sei su 25 (il 24%). In caso di vittoria alle elezioni, Berlusconi ha promesso alle donne 4 posti su 12 (il 33,3%), mentre Veltroni ha dichiarato ieri "Il mio sarà il governo con il più alto
numero di donne nella storia della Repubblica". "È un governo di
modernizzazione", ha avvertito Josè Luis Zapatero annunciando i nomi dei
nuovi ministri, subito dopo il tradizionale giuramento davanti a re Juan
Carlos. "L'effettiva parità fra uomini e donne sarà la grande
priorità della nuova legislatura", ha annunciato. E il nuovo governo ne è
la dimostrazione. Quindi nove donne ministro contro otto uomini (anche se in
realtà contando il premier il governo è formato al 50% da donne e al 50% da
uomini), e per la prima volta una donna alla Difesa con Chacon, astro nascente
del socialismo targato Zapatero.
( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 3
categoria: BREVI 5 milioni 839 mila Gli spettatori, in media, che hanno seguito
la puntata di Matrix con Veltroni e Berlusconi.
( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Il conduttore Parla Mentana "Accuse ingiuste E il Cavaliere
non si è irritato per il mio stop" ROMA - Un ascolto mai registrato, un
esposto annunciato e uno scoop. Tra i due litiganti, i candidati premier Walter
Veltroni e Silvio Berlusconi,
ha vinto Matrix. E ad Enrico Mentana ora resta solo la sfida delle polemiche
sulla par condicio violata: spot più lunghi per Veltroni
e un'irruzione del Cavaliere sul voto nullo con il dito puntato sul simbolo di
Antonio Di Pietro. Lui minimizza e replica: "Usare l'Auditel come
sondaggio elettorale è balzano". Quattro minuti di spot nell'intervista a Veltroni, uno e mezzo a Berlusconi.
Giocare in casa ha favorito il Cavaliere? Mentana sorride e non si sottrae:
"Male certo non gli ha fatto. Ma noi da dentro non ce ne siamo proprio
accorti. Lo stesso braccio destro di Veltroni, che era
in studio, stamattina (ieri ndr), ha ammesso candidamente che non si era
accorto della differenza di durata dei due break". E, chiarisce il
conduttore di Matrix, "neanche io lo sapevo, né me ne sono accorto".
E quindi non ha chiesto spiegazioni del diverso trattamento riservato ai due contendenti.
"No, peraltro per me non cambia niente - spiega Mentana - perché non
ritengo che la puntata di ieri avesse il significato di una gara Auditel tra i
due. Così come per me valutare lo share non era la cosa più importante quando i
due apparvero uno dopo l'altro a Tribuna politica, allo stesso modo non
possiamo giudicare i due ospiti dall'ascolto ottenuto. Veltroni partiva
dalla pubblicità come sempre all'inizio di un programma. E invece Berlusconi è partito dalla coda di Veltroni". In
pratica la colpa del successo di Berlusconi è di Veltroni: "Per quanto paradossale sembri, sì". La denuncia del
Pd all'Agcom, quin 24,26 La percentuale di share registrata da Matrix,
trasmissione condotta da Enrico Mentana, con ospiti i candidati premier di
Partito democratico e Popolo della libertà Walter Veltroni
e Silvio Berlusconi 5 milioni e 839 mila Gli
spettatori che in media hanno seguito l'intervista di Veltroni
a Matrix, che si è conclusa superando i 6 milioni. L'intervista di Berlusconi ha ottenuto il 26,11% di share Passaggi di BEPPE
SEVERGNINI D ing dong! Questo è il vostro servizio sveglia. Oggi si ratificano
le nomine parlamentari dei partiti. Buona giornata! www.corriere.it/italians.
( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE L'Italia alle urne. Lite sugli spazi tv Il Pd: a Matrix vantaggio
per il Pdl, ricorso all'Authority. La replica: violato il silenzio elettorale
Il Paese torna alle urne. I primi risultati domani sera, mentre per le
amministrative bisognerà attendere martedì ROMA - Mentre si consumano le ultime
polemiche su spazi televisivi e par condicio oggi gli italiani tornano alle urn
e. Gli elettori sono 47.295.978 per la Camera e 43.257.208 per il Senato,
divisi in 61.225 sezioni, che resteranno aperte dalle 8 alle 22 e domani dalle
7 alle 15. Subito dopo si procederà allo spoglio delle schede: prima quelle del
Senato, poi quelle della Camera. Nella tarda serata di domani si dovrebbe
quindi già sapere come sono andate le politiche, mentre per le amministrative
occorrerà attendere il giorno dopo. Si vota infatti anche in due regioni
(Sicilia e Friuli-Venezia Giulia), in 8 province e in 426 Comuni, tra cui 9
capoluoghi. Là dove l'eventuale ballottaggio è già fissato per il 27 e 28
aprile. A dominare la vigilia, nel giorno del "silenzio elettorale ",
è stata la bufera che si è scatenata attorno a Matrix, per colpa di una
pubblicità "troppo lunga" o, se si preferisce, di un'altra
"troppo corta ". La trasmissione di Enrico Mentana, che ha ospitato,
in successione, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, fa infatti il "botto" come audience (quasi 6 milioni
di spettatori), ma viene bersagliata dalle proteste del Partito democratico.
Denuncia Ermete Realacci: "è decisamente strano che l'intervento di Veltroni sia stato interrotto da una pubblicità di 4 minuti con 10
prodotti e quella di Berlusconi da una pubblicità di un solo minuto e mezzo con 5 prodotti".
Il capogruppo dello stesso partito in Vigilanza, Fabrizio Morri, fa di più
promettendo di presentare un esposto all'Autorità garante delle Comunicazioni
(Agcom): "Occorre accertare se nella puntata di Matrix ci siano state
violazioni dell'obbligo di parità di trattamento e del rispetto della legge
sulla par condicio: non sfugge a nessuno che l'evento abbia comportato un danno
per il nostro candidato e un vantaggio per quello avversario ". Dal Loft
del Pd non arrivano comunque critiche al conduttore, ma a Mediaset che avrebbe
giocato "un brutto scherzo" a Veltroni.
Risposta secca del forzista Francesco Giro: "Morri ha violato il silenzio
elettorale. La polemica è priva di senso e di interesse: ha l'unico merito di
dimostrare che la par condicio impone norme e vincoli imbecilli ". Ma a
protestare, rivolgendosi all'Agcom, sono anche l'Udc e La Destra. Secondo
l'Unione di Centro "negli ultimi giorni Berlusconi
ha violato sia la par condicio, sia il divieto di diffusione dei sondaggi anche
se svolti prima del termine in questione". Cioè, 15 giorni prima del voto.
E la stessa denuncia viene portata avanti dal partito di Francesco Storace. Da
via delle Muratte il Garante per le Comunicazioni non interviene su queste
denunce, ma invia un forte messaggio per ricordare a tutte le tv l'obbligo di
rispetto del silenzio elettorale, scattato a mezzanotte di venerdì: "Il divieto
- si precisa - riguarda anche la riproposizione delle posizioni politiche
espresse nei giorni precedenti". R. Zuc. GUARDA il faccia a faccia
virtuale su www.corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE
Dijana Pavlovic (SA) La rom antibuonismo "Parlerei con Bossi" MILANO
- "Ci sono un indiano, un ebreo e un rom che vanno dormire in una stalla.
L'indiano entra ma esce subito: non posso, c'è una vacca, è sacra. Anche
l'ebreo torna: non posso, c'è un maiale, non è kosher. Allora va il rom, ma
torna indietro: non posso dormire lì dentro, c'è uno zingaro!". Dijana
Pavlovic - serba, rom, italiana - ride e ha gli occhi che brillano. Non porta
denti d'oro e gonnelloni colorati, non legge la mano e non fa l'elemosina. è
giovane, elegante, laureata, attrice. E candidata per la Sinistra l'arcobaleno.
Voi zingari siete tutti ladri. "E voi italiani tutti spaghetti e
mafia". Sorride. Dijana sa essere dolce, ma anche inflessibile, dura.
"Vi arrabbiate se i nostri bambini mendicano, ma poi non ve ne frega
niente se sgomberano via Triboniano e in settanta dormono sotto la
pioggia". Non ha ancora appreso l'arte, un po' ipocrita, della diplomazia.
"Contro i nomadi c'è la pulizia etnica: non li uccidi nelle camere a gas,
ma li lasci morire". Che effetto le ha fatto l'omicidio di Giovanna
Reggiani? "Orrore. Anche la reazione. La responsabilità penale è
individuale". Tra i politici salva Bertinotti. "Non sono comunista ma
i suoi principi sono immortali". Berlusconi? "Un venditore di
fumo". Veltroni? "Peggio. è ipocrita, finto buonista". Bossi?
"Vorrei incontrarlo, spiegare". Santanché: "è venuta al campo
con il tailleur e il tacco dodici". Gli zingari - le rinfacciano spesso -
non lavorano, non vivono come gli altri. "Sapete chi lo toglie
l'amianto cancerogeno dai palazzi degli italiani? I rom. E poi non gli
affittano casa. Sa chi le vuole le baraccopoli? I Comuni. Smantelliamole e
aiutiamo i rom a inserirsi". Ma non vogliono. "è falso".
Rovesciando la prospettiva, ecco il giudizio dei rom sui "gagi" (i
non zingari): "Molti vi disprezzano. Dicono: vi frega solo dei soldi; per
voi è tutto in vendita; abbandonate i vecchi negli ospizi". Anche i
borseggi sono uno stereotipo? "No, è il reato più comune. Ma vivere
segregati nei ghetti, non ti aiuta a migliorare". Dijana fa una pausa.
Assaggia un dolce. Scherza con il compagno. Sta lavorando a "Sogno di una
notte di mezza estate" e al suo "Cabaret rom". Parla del
porrajmos, il "divoramento" nazista. Dice che, se riuscisse ad andare
a Roma, vorrebbe far ottenere il riconoscimento al romanès, la lingua rom.
Canta l'inno degli "zingari felici". Possibile che vada tutto bene?
"è il mio popolo. Non tutto mi piace, è ovvio. C'è ancora chi si compra la
moglie per 25 mila euro. Ma voi, fino a pochi anni fa, avevate ancora il
delitto d'onore". Alessandro Trocino Pregiudizi \\ Contro i nomadi è
applicata la pulizia etnica L'attrice Dijana Pavlovic è candidata alla Camera
in Lombardia 1.
( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Il quotidiano britannico Times: "Più saggio votare per il Pd
Totti, errore disastroso dell'ex premier" ROMA - Per
gli italiani sarebbe più "saggio" votare per Veltroni, commenta il Times. "Una vittoria per Berlusconi renderebbe la politica italiana più memorabile, e forse più
divertente ma non vi sono garanzie che l'Italia migliori nel modo necessario se
ritornerà al potere - scrive il quotidiano inglese -. Gli italiani
sarebbero sicuramente saggi nello scegliere il diavolo che non conoscono, Veltroni, piuttosto che quello già sperimentato". Il
quotidiano dedica un articolo anche alla polemica su Totti parlando di
"errore potenzialmente disastroso" e di "un autogol" di Berlusconi.
( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 4 categoria:
REDAZIONALE Ferdinando Adornato (Udc) Il "liberal" "Basta leader
Credo solo in Gesù" ROMA - Regola numero uno: mai chiedere a Ferdinando
Adornato - 54 anni, nato in Calabria, a Polistena, e cresciuto a Roma: politico,
intellettuale, creatore della fondazione Liberal, mancata mezz'ala del Milan
(giocava nella Boreale ma non si presentò al provino) e soprattutto mancato
candidato del Pdl, proprio lui che, da forzista della prim'ora, ipotizzava un
partito popolare europeo - mai chiedergli, si diceva, se per caso si riconosce
in quel ragazzo con la barba e la stessa stempiatura d'oggi, una tragica
camicia a quadri e il lieve accenno di pinguedine felicemente risolto, che
compare in una foto degli anni Settanta, in piazza Navona, accanto
a Pier Paolo Pasolini e Walter Veltroni, quando i migliori talenti
della Fgci, l'organizzazione giovanile del Pci, crescevano forti e promettenti
a Roma (c'erano, per capirci, anche D'Alema, già capo riconosciuto, ma pure
Goffredo Bettini, Gianni Borgna e altri). Lui, Adornato, s'incupirà,
amareggiato: "è preistoria. Quando, sui giornali, leggo "ex
comunista" è come se mi dicessero "ex adolescente"... Non lo
sopporto". Meglio, allora, in questa vigilia di voto, parlare di quello
che, da tre mesi, è il suo nuovo partito, l'Udc - e per cui è candidato alla
Camera in quattro collegi: Lazio, Marche, Abruzzo e Campania. "Sì, certo:
ma forse prima è il caso di...". La verità è che l'ex comunista, prima di
entrare nel partito dei cattolici - "anche se io credo solo in Gesù
Cristo. Non so se fosse il figlio di Dio. Ciò di cui sono però certissimo è che
tutti gli insegnamenti che Cristo ci ha lasciato, sono quelli cui io cerco di
corrispondere" - prima insomma di mettersi con Casini, Adornato è stato
con Berlusconi. Intensamente. Amorevolmente. Solo che
poi, anno dopo anno (ma è una voce maligna, ndr) il Cavaliere ha cominciato a
guardare con sospetto questo suo parlamentare che invocava la fine di Forza
Italia, "movimento carismatico destinato, pensavo, a tramutarsi nel grande
partito dei moderati: con un programma preciso, con una democrazia
interna". Infatti... "Eh... Fini ha accettato di entrare nella comica
finale e il Pdl è diventato, purtroppo, un soggetto ancor più padronale".
Sintesi. "Io resto un cattolico-liberale che non cambia idea... cambio,
semmai, etichetta politica, da Fi all'Udc: ma è solo per pura strategia. Mi
pare normale, no?". Adornato, dica la verità: è lei quello nella foto
accanto a Veltroni e Pasolini? Tormento \\ Non cambio
idee ma etichetta politica Fabrizio Roncone Il giornalista Ferdinando Adornato
è candidato alla Camera in Lazio 1.
( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-13 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Oggi urne aperte dalle 8. "Veltroni
danneggiato dagli spot in tv". Mentana: io non c'entro Elezioni, l'ora
della scelta L'ultimo caso prima del voto: il Pd contro Matrix ROMA - Oggi alle
urne 47 milioni di italiani: seggi aperti dalle 8. Intanto si consumano le
ultime polemiche. Nel confronto degli ascolti l'altra sera
a "Matrix", prevale Berlusconi su Veltroni, ma il Pd protesta e lamenta una interruzione pubblicitaria più
lunga quando ha parlato Veltroni. Mentana prende le distanze: io non c'entro. DA PAGINA
( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 6 # Elezioni
2008 La storia L'aggressione a Cusumano Il senatore dell'Udeur Cusumano
annuncia che voterà la fiducia al governo Prodi: viene aggredito da Barbato e
si sente male (24 gennaio) Uova, fucili, sesso e calcio La campagna del finto
fair play Gaffe, contestazioni e "sparizioni": il film della lunga
sfida "Forza Roma", "Avanti Lazio", "Lista del Grillo
Parlante". Deciso ad essere eletto, er candidato presidente sor Nardinotti
ha messo dentro tutto, nel depliant elettorale. Che je frega de la coerenza? Se
si può essere insieme democratici e fascisti, liberisti e statalisti, laici e
papalini, leghisti e meridionalisti, realisti e sognatori, populisti ed elitari
si potrà ben tifare insieme giallorossi e biancazzurri! Il ragionamento,
diciamolo, non fa una piega. Ed è il degno cesello, sia pure in una
competizione secondaria quale le "provinciali " romane, di una
campagna elettorale che ha offerto davvero di tutto. Compreso il sexy manifesto
della vetusta pornostar Milly D'Abbraccio che, stampato in caratteri cubitali
sopra un fondo schiena con corredo di collant a rete, guanti e paillettes,
intima: "Basta con queste facce da c...". Il bello è che la campagna
elettorale, nonostante i momenti di volgarità del giorno in cui era caduto il
governo di sinistra, quando l'ultimo giapponese prodiano Nuccio Cusumano si era
beccato uno sputo dal compagno di partito Tommaso Barbato mentre il nazional
alleato Nino Strano gli urlava "sei un cesso! checca squallida!", era
partita con toni da club britannico. Col Cavaliere da una parte e il
sempre-giovane Walter dall'altra che, la mano ripiegata sul fianco e un
fazzolettino di lino alla cinta, si scambiavano sorridendo educati colpi di
fioretto. E tutti a dire: ah, finalmente, che garbo, come in Europa! Macché... Se Veltroni ha cercato fino all'ultimo di restare fedele al ruolo scelto
("Per quanto aspro e offensivo sarà il loro linguaggio elettorale, io non
risponderò") fino a tirarsi addosso l'incitazione a essere più grintoso,
Silvio Berlusconi ci ha messo poco a riprendersi la parte che più gli piace.
Quella di domatore del "suo" popolo. Che eccita e incanta e provoca e
incendia toccando tutte le corde che sa essere più sensibili. "Anche oggi Veltroni dice tre bugie ogni due righe: è la vecchia ricetta
stalinista sempre valida nella sinistra". "Ha detto 43 menzogne in
una sola trasmissione!" "Dovrei ricordare che Veltroni
disse che Stalin è un benefattore dell'umanità e che il comunismo è un'utopia
positiva? No, sono cose non vere e io non me la sento di dire bugie. Noi siamo
i nuovi, non vecchi comunisti riciclati che ricordano quei negozi che
falliscono e mettono fuori il cartello nuova gestione ". Il leader
democratico parlava di "Rimonta spettacolare"? Risposta del
Cavaliere: "Spettacolare bugia!". Macché, Veltroni
sempre diritto. Senza azzannare mai: "E' stata la più bella campagna
elettorale che mi sia capitato di fare, soprattutto per gli incontri diretti, i
pranzi a casa delle famiglie". E via a baciare bambini, abbracciare
disabili, consolare anziani, sorseggiare analcolici con George Clooney
("Avremmo potuto parlare di cinema, ma abbiamo parlato di politica, del
Darfur, del Tibet, dell'Africa. Ci siamo molto stimati...") per chiudere infine
la campagna sul palco di Roma cantando con Jovanotti "Mi fido di te"
in mezzo a un coro di artisti che l'ufficio stampa si è premurato di contare
per diffondere la lista. Settantuno: Roberto Andò, Zeudi Araya, Francesca
Archibugi, Pippo Baudo, Margherita Buy... Silvio Berlusconi
giura da anni di avere fondato "il partito dell'amore "? Walter Veltroni quello dell'amicizia. Andrea Vantini, il nuovo
menestrello del Cavaliere, lancia un nuovo inno ("Ci hanno provato /
scrittori e comici / Un gioco perverso / di chi ha già perso / Presidente
questo è per te / Menomale che Silvio c'è") intitolato "A
Silvio"? Un gruppo di milanesi risponde con un inno scanzonato imbastito
sulle note di "Ymca" dei Village People con mamme, pargoli, giovani
sorridenti: "Cantiamo tutti insieme / I am pd / I am pd / Senza Silvio ma
/ neanche Dini perché / una nuova stagione c' è / I'm Pd". E un discolo
sinistrorso completa la controffensiva con una parodia dell'inno forzista:
"Certe notti si mangia pesante / la peperonata con le capesante..."
Chiunque vinca, cosa resterà? Intanto, i vuoti. Come quello lasciato da
Clemente Mastella, che ha visto di colpo sgretolarsi il suo campanile e dopo
esse Le donne Durissima la lite tra Mussolini (Pdl) e Santanchè (La Destra):
entrambe hanno evocato il Duce Voto utile Sopra, Fausto Bertinotti. A lato,
Pierferdinando Casini. I candidati premier di Sinistra Arcobaleno e Unione di
centro sostengono entrambi: "Il vero voto utile è a noi" Leader del
Pd Sotto, Walter Veltroni, 53 anni il 3 luglio
prossimo, è il candidato premier di Partito democratico e Idv.
( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 7 categoria:
BREVI I manifesti della D'Abbraccio e gli slogan di Ciarrapico Le minacce di
Bossi contro la "canaglia romana" re stato affettuosamente omaggiato
al momento di buttare giù il governo è stato scaricato con la qualifica di
impresentabile e confida che a tornare indietro ci penserebbe "dieci
volte". O quello lasciato da Michela Brambilla, la rossa salmonata che
dopo essere stata pompata per mesi dal Cavaliere (si prendeva così sul serio da
dire cose tipo "col mio pedigree nessuno può giudicarmi") è scomparsa
come aveva previsto Marcello Dell'Utri bollandola come "una sottomarca".
O ancora quello lasciato da Alfonso Pecoraro Scanio e Oliviero Diliberto
praticamente spariti alle spalle di un Fausto Bertinotti tornato a dilagare
sugli schermi per comunicare il nuovo messaggio che fa inorridire il custode
dell'ortodossia Marco Rizzo: "Quella comunista in futuro sarà soltanto una
"tendenza culturale" all'interno della Sinistra arcobaleno". Per
non dire delle sedie vuote a Palermo per Gianfranco Fini, così irritato dal
flop da spiegare a Fabrizio Roncone: "Allora, sia chiaro un punto: An è
fortissima e il legame che i militanti hanno con me, beh, mi pare
straordinario. Detto questo, ho ritenuto opportuno fare un passo indietro,
lasciando che prevalesse l'interesse della patria". A costo di rimetterci:
"Mediaticamente sì, non c'è alcun dubbio, ci ho rimesso. Sebbene io potrei
stare tutti i giorni in prima pagina...". Resterà la campagna bellicosa di
un Pierferdinando Casini mai visto prima, schieratissimo contro
Veltroni ma più ancora contro il Cavaliere ("ha una concezione
padronale della politica") fino a usare parole mai sentite in bocca sua:
"Fa schifo chi ha abbandonato Mastella dopo aver utilizzato i suoi
servigi. Chi ritiene che Mastella sia la causa di tutti i guai del Paese non
doveva firmargli dei fogli che gli garantivano la presenza in Parlamento di
diversi parlamentari". E poi resteranno il camerata pregiudicato
Giuseppe Ciarrapico ("'sta destra macchiata è 'na monnezza ") ma più
ancora la Danielita Santanché, versione fascio-cuneese di Evita e Isabelita e
altre condottiere peroniste. Una che si vantava di portar a spasso il figlio,
Lorenzino il Magnifichino, con una carrozzina da quattro milioni ("Che
c'entra? Era bella: se ne fosse costati dieci l'avrei presa lo stesso") ma
chiama a raccolta la plebe contro i politici che "devono guadagnare non
più di 1.200 euro al mese". Che sfida Berlusconi
dicendo "è ossessionato da me, ma tanto non gliela do...". Che urla
ai comizi: "Siiiiii! Rivendico di essere fascista se fascista vuol dire
cacciare a pedate nel sedere gli irregolari e i clandestini!" Che gongola
alle maschie battute del suo nero pigmalione Francesco Storace: "Meglio
una destra figa che una destra fighetta...". E resterà lo scambio di
manganellate con la camerata Alessandra Mussolini: "Credo che suo nonno si
rivolti nella tomba a vederla fare la valletta di chi come Fini ha definito il
fascismo il male assoluto". Risposta: "Proprio stanotte ho sognato
mio nonno Benito che mi ha detto cosa pensa di lei...". "Te lo rivelo
io cosa ti ha detto tuo nonno... ". Immortali. E poi ancora la minaccia
dei fucili di Umberto Bossi "contro la canaglia centralista italiana,
romana" e le battute poco cavalleresche del Cavaliere sulle sostenitrici
della "sezione menopausa" e l'opportunità di "candidare le
babbione" e l'elogio dellutriano e berlusconiano al mafioso Vittorio
Mangano che non avendo accusato loro come volevano i giudici "è un eroe, a
modo suo". E l'assalto teppistico a Giuliano Ferrara con un lancio di uova
che spinse Maurizio Crippa a un omaggio irresistibile: "Ovazioni".
Gian Antonio Stella Polemiche Giuseppe Ciarrapico, candidato al Senato con il
Pdl, ha suscitato polemiche per le sue frasi sul fascismo Al bar con George Tra
i sostenitori di Walter Veltroni anche l'attore
americano George Clooney: "è come Obama". Il leader del Partito democratico
ha preso un caffè al bar con Clooney nella tappa milanese del suo tour
elettorale L'ex pornodiva L'ex attrice hard Milly D'Abbraccio ha deciso di
scendere in politica e si è candidata nelle liste del Partito socialista per le
comunali di Roma, che presenta come candidato per il Campidoglio Franco
Grillini La fedelissima Michela Vittoria Brambilla era in piazza con Silvio Berlusconi quando il 18 novembre scorso lanciò la nuova
formazione politica Leader del Pdl Sotto, Silvio Berlusconi,
72 anni il 29 settembre prossimo, è il candidato premier del Popolo della
libertà Donne e governo Daniela Santanché candidata premier de La Destra La
copertina Il magazine Usa Newsweek con la copertina su "Veltrusconi"
# Il conto delle bugie Il Cavaliere: Walter ha detto 43 menzogne in una
trasmissione. Il rivale: io non risponderò a toni aspri.
( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-13 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Il grande escluso L'ex ministro della Giustizia: contro di me una
manovra avvolgente, dall'indulto ai voli di Stato Mastella: io come il castoro
di Gramsci Per salvarmi l'ho data vinta ai cacciatori CEPPALONI (Benevento) -
"Conosce la storia del castoro? Quella citata da Gramsci? Un tempo, il
castoro era molto ricercato dai cacciatori, perché dai suoi testicoli si traeva
una sostanza considerata miracolosa. Quando il povero animale si vedeva
circondato, si strappava i testicoli e li gettava ai cacciatori, per aver salva
la vita. Ecco, quel castoro sono io. Quando mi sono visto circondato da
giudici, giornalisti, servizi segreti, ho lasciato il ministero, insomma mi
sono strappato i testicoli. E mi hanno risparmiato". La casa dell'uomo
senza cui oggi non ci sarebbero le elezioni, il cattivo della politica, l'eversore
di Prodi, insomma casa Mastella, domina Ceppaloni; ma trovare la strada oggi è
più difficile di quando vi arrivò l'intero governo, per le nozze del figlio
Pellegrino. "La villa del ministro? Non ci sono mai stato". Gli
abitanti non sono collaborativi. "Mastella? Mai conosciuto, mai
votato". "Quelli rimasti fedeli mi hanno detto che gli investigatori
li apostrofavano: "Ma come, non parli, stai ancora con
Mastella?"" racconta lui. Molti l'hanno rinnegato. "Cusumano nel
Pd, Fabris nel Pdl. Nessuno sarà rieletto". La casa però è ancora piena:
il sindaco di Benevento, candidati, clienti. Si vota per le provinciali, qui
l'Unione c'è ancora e pure l'Udeur, quel simbolo con il Campanile che è già
modernariato. Sandra Mastella è fotografata in tutte le posizioni - a dorso di
mulo, bambina, adolescente, sposa, madre; con fiori bianchi, con fiori gialli,
con quadruplo filo di perle - e ritratta sorridente in rosso, quasi una copia
del quadro di Anna Craxi ad Hammamet. Anche qui c'è un fax sempre acceso.
"Arrivano di continuo messaggi, mail, lettere. Passo il tempo a metterli
in ordine - assicura lei -. C'è chi scrive per insultare, per dire che senza i
Mastella finalmente si sono liberati del Meridione. Ma 9 su 10 esprimono
solidarietà. Non si ha idea di quanta gente abbia avuto guai con la
giustizia". Mastella però evita il paragone con Craxi. "Mi sento
piuttosto come Ronaldo: anch'io mi sono infortunato gravemente e dovrò stare
fermo almeno un anno. O come Capello, quando rimase senza panchina e commentava
il calcio in tv. Spero di tornare in campo l'anno prossimo, alle regionali
della Campania". Nel frattempo, commenta. "Berlusconi
vince, Veltroni si rafforza nel partito. Sono loro, i
protagonisti del dopo-Prodi, a essersi avvantaggiati dalle mie disgrazie. Il
cambio di stagione è stato pianificato nei dettagli, dal sistema politico,
mediatico, giudiziario, e anche dai servizi. Io ero l'anello debole della
catena del governo, e loro hanno picchiato su di me fino a quando ho ceduto.
L'uomo del Sud, con il partito più piccolo, il più generoso di sé, il meno
ipocrita, il più esposto. Cossiga me l'aveva detto subito: “Cleme', la caccia è
partita, la preda sei tu, tua moglie, i tuoi figli”. Aveva ragione. L'indulto:
nasce dall'accordo tra i grandi partiti, e l'hanno gettato addosso a me. Il
volo di Stato: avevo chiesto il permesso alla presidenza del Consiglio! Che
fastidio dava mio figlio su un aereo che tiene cento persone! Vallettopoli: una
sera mi telefona un cronista del Secolo XIX e mi chiede se sono io il politico
in barca con due donne e un trans. Passi per le donne, ma il trans! Che schifo!
Incontro per caso al Bolognese Lele Mora, lo saluto, e la guardia di finanza fa
irruzione al ristorante per sapere se mi ha pagato il conto! Compro la casa a
Roma che affitto da 33 anni, e mi massacrano. Vado al Columbus Day, e trovo
contestatori anche lì. Una manovra di avvolgimento: Santoro, Travaglio,
l'Espresso, Grillo... sa con chi va in vacanza De Magistris? Con il procuratore
di Santa Maria Capua Vetere. Adesso dicono che non dovevo neppure essere
indagato. Sono stato il loro Mamurio Veturio". Mastella deve aver avuto il
tempo di ripassare gli studi classici. "Lui, il personaggio che
nell'antica Roma veniva vestito di pelli e cacciato a bastonate, per purificare
l'intera comunità". La piscina è sempre stata lo specchio delle sue
fortune, paragonata a mitili di varia nobiltà. Per i famigli, era a forma di
ostrica; per i critici, di cozza. "Come vede, è una conchiglia". La
villa con la scala interna in stile postmodernista, disegnata da un Gaudì di
Ceppaloni, era il sogno dei due ragazzi più belli e intraprendenti del paese,
Clemente e Sandra. "La prima volta che l'ho vista aveva 12 anni. Io, 18.
Sono andato apposta in America per ritrovarla. Lei mi scriveva una lettera al
giorno, io una alla settimana, ma bellissima. Guardi le foto. Se adesso non
dimostro i miei sessantun anni, pensi com'ero da ragazzo". Il potere, la
Rai, le "mastelline". "Ma erano loro che volevano venire a letto
con me! E io dormivo nello stesso letto con mio figlio Elio". Il colpo più
duro, gli arresti domiciliari per la moglie. "No, non è stato quello.
Sandra è forte. Ho deciso di alzare le mani, e far cadere il governo, quando ho
visto che mi attaccavano il figlio, che si scatenavano le Iene, e non solo quelle
della tv, contro Elio. Proprio lui, quello che in famiglia
"capuzzava" a sinistra, e per questo ha sofferto ancora di più".
Mastella è a dieta, in trattoria manda indietro i fusilli ai porcini e i
ravioloni di ricotta, solo pasta al pomodoro. "Di Prodi non posso che dir
bene. Ho fatto un po' di blabla ma gli sono sempre stato fedele, ho portato più
volte il voto di Pallaro, di Scalera. Mi è spiaciuto per lui, ma non avevo
scelta. E' vero che per qualche giorno non mi sono fatto trovare, ma per due
settimane non ho mai parlato neppure con Berlusconi.
Io non gli venivo al telefono, i contatti li teneva Gianni Letta. Dei colleghi
ministri mi è rimasto vicino solo Chiti, un gentiluomo. Quando andai a Porta a
Porta, Vespa fece dieci telefonate per trovare qualcuno disposto a difendermi,
ed ebbe dieci no. Veltroni mi aveva promesso una mano,
a patto che avessi rinunciato al mio progetto di ricostruire il centro. Però,
dopo l'intervento alla Camera, nel corridoio trovo Casini, che mi dice:
"Vai avanti; faremo una cosa insieme". Qualche giorno dopo si
rimangia tutto: "Ci sono difficoltà. Vedi di metterti d'accordo con Berlusconi". Berlusconi mi
chiede di unirmi a Rotondi e agli altri pezzi di Dc. Poi cambia idea. Dicono
che faccio perdere voti. L'ultimo tentativo è stata l'alleanza con Lombardo, la
Lega Sud. Ma non era una cosa seria". Il panorama del Sannio è
impressionante, a perdita d'occhio. "Berlusconi sa di non poter governare. Fini è politicamente morto, quindi
inutile. Casini è stato cacciato non perché giovane e bello ma perché grazie al
matrimonio ha i soldi, ed è il vero concorrente. Né Berlusconi né Veltroni lo vogliono tra i piedi. Il Senato sarà ingovernabile
senza una larga intesa. A Palazzo Chigi potrebbe andare Letta, ma è più probabile
che alla fine ci si rivolga ancora alla Banca d'Italia. A Berlusconi
interessa solo farsi mandare al Quirinale, e che se la vedano gli altri. Ed è
chiaro che, senza Berlusconi in campo, la prossima
volta vincerà la sinistra". E lei, Mastella? "Vede quelle due
montagne laggiù? Sono le forche caudine. Ho pagato per tutti. E pensare che non
ho avuto neppure una nomina!". Neanche una? "Va be', una sola: un
posto nel cda dell'Unire, l'ente che si occupa dei cavalli. Quand'è caduto il
governo hanno cambiato il decreto per revocarlo". Aldo Cazzullo La
citazione La favola del castoro di Antonio Gramsci (foto) è nell'opera Passato
e presente Di Prodi non posso che dir bene, mi è spiaciuto ma non avevo scelta
Vespa cercò qualcuno che mi difendesse in tv, ma ebbe dieci no Casini è stato
cacciato perché grazie al matrimonio ha i soldi, ed è il vero concorrente:
Silvio e Walter non lo vogliono tra i piedi \\ \\ DAL NOSTRO INVIATO.
( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-13 num: - pag: 30 categoria:
REDAZIONALE POLEMICHE Il complotto immaginario Il vero Feltri, il direttore di
Libero, non è simpatico, sta chiuso in una stanza piena di radar, sonar,
telescopi e cimici (per lo più elettroniche) e fa il fiutatore di complotti,
l'uomo che scopre e svela le segrete pieghe degli eventi. Ed è il
"complottologo" che dedica ben tre pagine del suo quotidiano di
venerdì alla scoperta del retroscena occulto del mio editoriale di giovedì sul
"voto disgiunto". Così scopro anch'io che "la sinistra gioca la
carta un po' sgualcita del Corriere della Sera che con l'articolo di Giovanni
Sartori si tramuta in Corriere dell'inciucio". A questo modo, e cioè
"mandando avanti i giornalisti... i padroni del Corrierone si sbarazzano
contemporaneamente di Silvio e di Walter piazzando a palazzo Chigi una pedina
manovrata dal Capitale". Peccato che il Cavaliere intenda mettere la
mordacchia anche alle intercettazioni telefoniche. Se io fossi, come credo e
spero, uno dei tanti intercettati potrei provare con tanto di nastri che il
nostro "frate indovino" (Feltri) stavolta indovina davvero a vanvera.
In attesa, tengo a dichiarare: 1) che mai, davvero mai, nessun direttore di
giornale mi ha chiesto di scrivere alcunché; 2) che non sono mai stato in
contatto con i cosiddetti "poteri forti", ammesso che io lo sappia
(ma non lo so) chi sono; 3) che tutti i miei direttori mi hanno sempre
consentito di scrivere senza obiezioni e tantomeno censure tutto quello che ho
scritto. Frate indovino si stupirà, ma io sono molto più libero di Libero.
Venendo alla sostanza, debbo anche smentire che "il quotidiano di Mieli
invita a votare in modo da favorire il pareggio al Senato, e cioè
l'ingovernabilità". Intanto, se io invito a fare qualcosa, quell'invito è
soltanto mio, non del giornale. Eppoi Frate indovino indovina anche male il mio
intento. In primo luogo il mio pezzo era destinato soltanto agli
"indecisi". In secondo luogo era del tutto neutrale: illustrava la
mia proposta sia nel caso di chi al Senato vota Veltroni come il caso di chi al Senato vota Berlusconi.
Ricavare dal mio editoriale che vorrei "l' ingovernabilità e quindi
l'inciucio tra Pd e Pdl" è davvero giornalismo di basso livello. Se le
elezioni produrranno ingovernabilità, il merito sarà stato tutto di Berlusconi che ci impone per la seconda volta di votare mediante la porcata
di Calderoli ( ipse dixit). Chi è causa del suo male pianga se stesso.
Io non c'entro. Se poi fosse così chiaro che io intenda favorire la sinistra,
com'è che Papini (Pd) si dichiara in stato di profondo timore, e anzi di vera
paura al cospetto della mia proposta? La verità è che il mio intento è di
indurre a votare chi per rifiutare la Casta si rifugia nell'astensione.
Desiderare l'ingovernabilità è soltanto stupido. Il mio proposito è di
restituire all'elettorato un potere efficace di scelta. Il mio intento è di
indurre a votare chi per rifiutare la Casta si rifugia nell'astensione.
Desiderare l'ingovernabilità è stupido. Occorre dare agli elettori un potere
efficace di scelta \\ di GIOVANNI SARTORI SEGUE DALLA PRIMA.
( da "Corriere della Sera" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-13 num: - pag: 64 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Oggi in 47 milioni al voto * Con
"Style Magazine" e 3,00; con "Corriere Enigmistica" e 2,30;
con "Foto:box" e 7,90; con "Storie della Bibbia" e 8,90;
con "La grande dinastia dei Paperi" e 8,90; con "Geronimo
Stilton English!" e 9,90; con "L'Europeo" e 8,90; con
"Dizionario enciclopedico della Cucina italiana" e 13,90; con
"Il grande cinema di Alberto Sordi" e 10,99; con "Gli itinerari
di Dove" e 8,99; con "Gianni Morandi - Grazie a tutti" e 9,99;
solo in Lombardia con "Gli atlanti a grande scala Milano e
Hinterland" e 13,90; con "Il Diritto" e 15,90. In Molise,
Sicilia, Umbria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Basilicata, Abruzzo,
Calabria, Trentino Alto Adige e nelle province di SA, BA e VE con la Gazzetta
dello Sport e 1,00. Oltre 47 milioni gli italiani al voto oggi dalle 8. Nel
confronto degli ascolti avuti dalle interviste dei due leader, l'altra sera a
"Matrix", è stato Berlusconi a
prevalere su Veltroni. Il Pd protesta per la diversità di trattamento nel duello a
distanza, lamentando un' interruzione pubblicitaria più lunga quando ha parlato
Veltroni. L'assassino di Pippa Bacca: così l'ho uccisa L'assassino di
Giuseppina Pasqualino in arte Pippa Bacca, assassinata in Turchia: l'ho
aggredita, lei non voleva, cercava di difendersi. L'ho violentata e poi
uccisa. Focus Lampade: alti i costi per il basso consumo Dal novembre 2007 si
paga un eco-contributo di 22 centesimi più iva per ogni lampada a basso consumo
acquistata. In cambio dovrebbe essere assicurato il ritiro e il riciclaggio: ma
nulla è stato fatto. Esteri Spagna, governo in rosa Incinta il ministro della
Difesa Carme Chacon, 37 anni, futura mamma al settimo mese, è da ieri il primo
ministro della Difesa spagnola donna. Zapatero ha presentato ieri un governo
con 9 donne e 8 uomini. Cronache Pedofilo arrestato a Genova: adescava ragazzi
con sms Adescava adolescenti con sms fingendosi una ragazza disinibita e li
convinceva a spedirgli foto spinte via cellulare: un genovese di 35 anni è
stato arrestato. In 50 giorni l'uomo aveva scambiato con 98 ragazzi dai 12 ai
16 anni 40 mila sms. Segreti di Stato: decaduti per fatti con più di 30 anni Da
maggio sarà possibile visionare documenti sui segreti di Stato per fatti che
abbiano superato i 30 anni. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del
Consiglio con delega ai servizi segreti, Enrico Micheli. Economia Draghi: la
crisi non è finita La crisi che ha colpito i mercati globali "non è ancora
finita, e bisognerà continuare ad agire". Lo ha detto il governatore di
Bankitalia, Mario Draghi, per commentare la presentazione del rapporto del
Financial Stability Forum, l'organismo di cui è presidente. Il gasolio a prezzi
record Gasolio: il prezzo industriale (al netto della componente fiscale) è
schizzato a 5,4 centesimi oltre la media europea. è ai massimi storici. Cultura
La guerra degli astronomi Alain-Philippe Segonds (Cnrs di Parigi) e Nicholas
Jardine (Università di Cambridge) pubblicano i primi due volumi de: La guerre
des astronom. Motivo del contenzioso che scoppia nel 1584: conciliare Copernico
con le idee tradizionali di Tolomeo e con la fede. Spettacoli Da Firenze
omaggio a Carmen La 71ma edizione del Maggio Musicale Fiorentino rende omaggio
a Carmen. Sul podio Zubin Mehta, direttore del Maggio, regia di Carlos Saura.
Sport Juve batte Milan 3-2 Nell'anticipo serale della trentatreesima giornata
di Serie A la Juventus ha battuto il Milan a Torino per
( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La Repubblica ama
dividere i giornalisti tra buoni e cattivi. I buoni naturalmente sono coloro
che lavorano per il quotidiano fondato da Scalfari più certe firme della casta
degli ex sessantottini. Tutti gli altri sono cattivi e dunque meritano
disprezzo o al più indifferenza. Repubblica, quando si tratta di giornalismo,
non è mai oggettiva, sale in cattedra, dà lezioni con piglio da maestrina e
dunque spesso inopportune. Io sono di scuola montanelliana e Repubblica è
lontanissima dal mio mondo di riferimento, ma negli ultimi tempi ho avuto
occasione di saggiare la sua arte. La prima volta in occasione dell'uscita del
mio saggio Gli stregoni della notizia, che suscitò un certo interesse sulla
stampa. Fu recensito trasversalmente: dal Corriere della Sera alla Padania, da
Panorama al Manifesto. Anche Repubblica ne parlò, ma a modo suo. Pubblicò un
inserto di quattro pagine sullo spin con diverse citazioni tratte chiaramente
dal mio libro, senza però che venissi menzionato, fatta salva una minuscola
segnalazione generica tra le opere librarie che trattano il tema. Eleganti,
vero? L'altro ieri si sono ripetuti. Ho trascorso gli ultimi tre giorni al
Festival internazionale di giornalismo di Perugia, splendida manifestazione a
cui partecipano 150 grandi firme, davanti a un pubblico enorme, composto per lo
più da giovani. Ho provato immenso piacere nel moderare una sessione in memoria
di Montanelli, a cui hanno partecipato Mario Cervi, Ugo Tramballi e Marco
Travaglio. Giovedì ho avuto il privilegio di dibattere di media e giornalismo
con i due ospiti più importanti del festival, Alastair Campbell, lo spin doctor
di Blair, e Carl Bernstein, il mitico cronista della Washington Post che firmò,
con Bob Woodward, l'inchiesta del Watergate. Gli organizzatori avevano letto il
mio saggio e hanno pensato che fossi l'interlocutore giusto per discutere con
questi due colossi. Insomma, sono stati molto cortesi con me. Repubblica ieri
ha dedicato all'evento un articolo di cronaca, a firma di Dario Pappalardo.
Tutto bene, con una particolarità: né io nè il moderatore Angelo Mellone,
editorialista del Messagero, siamo stati citati. E nello sforzo di eclissare la
nostra presenza, il collega del quotidiano romano ha dovuto compiere qualche
acrobazia, ad esempio scrivendo che Campbell e Bernstein si sono "scrutati
con rispettoso sospetto" e che hanno deciso di "non interpretare
ruoli antagonisti". Rispettoso sospetto? Non interpretare ruoli
antagonisti? La sorpresa di questo incontro è che Campbell il comunicatore più
brillante e spregiudicato d'Europa ovvero "il diavolo" - e Woodward
il simbolo del giornalismo d'inchiesta - anziché duellare, come pareva logico,
si sono trovati in piena sintonia, scambiandosi elogi e che pertanto la mia è
risultata la voce fuori dal coro. Ne è risultata una discussione franca,
accesa, appassionante, ben animata da Mellone che ha alimentato il confronto anziché
adeguarsi al cinguettio di Campbell e Bernstein; il tutto di fronte a oltre 500
persone. Ma di questo i lettori di Repubblica sono stati tenuti all'oscuro.
Pappalardo è riuscito persino a citare una mia frase virgolettandola, ma ancora
una volta, senza menzionarmi. Scrive: "Guai a chi indica Bernstein come il
"giornalista che ha fatto dimettere Richard Nixon"". Sono così
diventato un'entità astratta, il signor Chi. E tutto questo, verosimilmente,
per evitare di parlare di due giornali concorrenti, il Giornale e il
Messaggero. Ma non me ne stupisco: è lo stile della casa, snob e prevaricatore.
Scritto in giornalismo Commenti ( 7 ) " (4 voti, il voto medio è: 3.5 su
un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli
Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Apr 08 Vi è piaciuta la
campagna elettorale? La campagna elettorale è agli sgoccioli e a quanto pare il
numero degli indecisi resta molto alto. Personalmente non ne sono stupito. Se
dovessi indicare il tema che ha caretterizzato la campagna non saprei
indicarlo. Certo c'è stato il caso Alitalia, ma sebbene importante - e su
questo blog ne abbiamo parlato spesso - non può essere considerato decisivo per
orientare il voto di tutti gli italiani. Più che in passato ho l'impressione
che alla fine i leader dei vari schieramenti abbiano preferito puntare su
slogan tutto sommato prevedibili e duellare sull'ultima polemica del giorno
anziché sviluppare proposte organiche. Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo
costretti ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce
Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il
governo Prodi. Chi sceglie Partito democratico e Italia dei Valori alla
fine invoca lo sbarramento contro il Cavaliere. Giro a voi la domanda: vi è
piaciuta la campagna elettorale? Non chiedo per chi abbiate intenzione di
votare (il voto è segreto), ma sarebbe interessante capire qual è la ragione o
il tema che più vi motiva ad andare alle urne. E a chi fosse ancora incerto,
suggerisco di fare due test, segnalati qualche tempo fa da Alessando Gilioli
sul suo blog. Sono semplici e divertenti, permettono di confrontare le vostre
idee con quelle dei principali partiti. Li trovate qui e qui In ogni caso buon
voto a tutti. Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 23 ) " (1 voti, il
voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08
Islam e Occidente, l'integrazione è un crimine? Sul Giornale di oggi è uscita
una mia intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in gran parte
dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di integrazione.
Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal premier turco
Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in Italia è
passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito islamico Akp e
considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli stranieri è un
crimine contro l'umanità". Questa la risposta di Finkielkraut, che critica
la tendenza a bollare come islamofobica qualunque critica un po' energica al
mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di imporre i nostri costumi,
ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle democrazie europee: parità
tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai matrimoni forzati. Questi sono
principi non negoziabili. Non è islamofobia "sottomettere" le
popolazioni musulmane al rispetto dei diritti dell'uomo e far valere le regole
della civiltà europea". Ha ragione Finkielkraut, occorre obbligare gli
islamici immigrati in Occidente? O bisogna rassegnarsi alle idee di Erdogan,
che rivendica il diritto di vivere in un Paese senza adeguarsi alle sue regole
civiche e dunque senza vera integrazione, come in fondo propone il
comunitarismo? Scritto in notizie nascoste, immigrazione, islam, turchia
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articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come si può davvero aiutare il Tibet Ieri ho
avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e
consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un
seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi, in
cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente
si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l'Occidente possa
aiutare il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà
il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader
politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria
assenza come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel, non
basta; occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una
dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue
rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme
per il governo cinese che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo
Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva, mentre "il
boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono d'accordo con lui e rilancio
la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni si chiedono cosa si
possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto ai
blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di Ricard. Il
passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non riprovarci? Scritto
in cina Commenti ( 25 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché l'adesione della Nato
all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche suscitate dal mio post
e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo non fanno onore a chi li
ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando questo blog avevo promesso
onestà intellettuale e ho deciso pertanto di ritoccare il mio post,
argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche il titolo è stato
modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati
gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei
paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero
fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare
l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le
implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga,
impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non
accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per
favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan,
ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la
presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta
instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga.
Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto
l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa
sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci contraffatte,
di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente, sotto la
protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare contro la
criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi. Ora
l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E
sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo
di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi
criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità
dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai
attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali.
Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da
qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi
sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a
prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte
sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un
comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo
sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli
italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di
vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto
di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra
domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando:
la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che
incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato
faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità
l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al
crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato.
Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 146 ) " (7 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08
Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per
l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che
una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa.
Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto
internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa
Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di
decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole
24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di
volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con
l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa
non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot
Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi:
saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi
commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del
nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a
sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia
Commenti ( 32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente
Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che
rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario,
capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare
e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo
conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali
riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade
sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si
parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei
dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il
suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli
israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa
con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste
"un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un
articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha
mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di
ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli
suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della
speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo
contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati
Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da
Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato?
Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) "
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28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche
passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà
fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare
canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli
alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la
Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date
prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati
extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali
applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe
mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la
nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai
primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le
misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra
poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma
istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle
periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata
dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle
regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è
extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani
più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono
traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia.
Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani
che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per
risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che
propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo
che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9
voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
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27Mar
( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 89 del 2008-04-13
pagina 6 Veltroni non buca lo schermo. Il Pd se la
prende con gli spot di Laura Cesaretti Nervosismo nel centrosinistra dopo i
dati sullo share. Morri "Faremo un esposto all'Agcom". L'accusa:
"Pubblicità più lunghe durante l'intervista a Walter" da Roma Il
risultato delle urne è ancora tutto da vedere, di qui a lunedì sera. Ma intanto
è il risultato degli share a tenere banco, e ieri mattina l'annuncio dei dati
Auditel sugli ascolti di Matrix non ha portato il buon umore nello stato
maggiore del leader Pd. E d'altra parte Walter Veltroni
è l'unico vero "homo televisivus" del centrosinistra, e come scrive
Edmondo Berselli in quanto tale "non è affatto inferiore a Berlusconi, anzi forse lo batte", dunque per lui i
punti di share contano quasi quanto i voti. E scoprire che venerdì sera il
Cavaliere ne ha avuti sei più di lui lo ha fatto irritare non poco. Tanto più
che solo due giorni prima il Pd aveva fatto fuoco e fiamme contro l'ipotesi che
ad esordire a Matrix fosse Berlusconi. Un comunicato
ufficiale dettato dallo staff veltroniano aveva lamentato che il leader del Pdl
"abbia annunciato che aprirà la doppia intervista nella fascia di migliore
ascolto". Mentana aveva replicato che l'ordine sarebbe stato stabilito per
sorteggio, con tanto di notai e telecamere. Così è stato, e la fascia
"migliore" se la è aggiudicata Veltroni. La
trasmissione condotta da Enrico Mentana ha fatto un botto negli ascolti, con le
interviste parallele ai due principali sfidanti. Ma nella prima metà di Matrix,
quella conquistata da Veltroni, lo share è stato del
21,2%, nella seconda con Berlusconi ha raggiunto il 27,6%.
Circa 600mila spettatori (e potenziali elettori) di differenza. Dal loft, ieri
mattina, sono stati mobilitati gli uomini-comunicazione del partito, e il
capogruppo Pd in Commissione di vigilanza Fabrizio Morri ha annunciato alle
agenzie un esposto all'Authority per le comunicazioni "affinché l'Autorità
medesima verifichi se, nella trasmissione Matrix andata in onda ieri su Canale
5 ci siano state violazioni dell'obbligo di parità di trattamento e del
rispetto della legge sulla par condicio". A muovere i dubbi del Partito
democratico è la considerazione, cronometro alla mano, che "nel corso delle interviste ai due ospiti si è verificata una
interruzione pubblicitaria di circa quattro minuti durante lo spazio riservato
a Veltroni, e di circa un minuto e mezzo durante lo spazio riservato a Berlusconi". E secondo Morri "non sfugge a nessuno che questo
evento ha comportato sicuramente un danno per Veltroni e un
vantaggio per Berlusconi in relazione agli ascolti". "Non so se sia
stata una scelta compiuta dall'azienda Mediaset o un caso - spiega Morri - né
peraltro credo che sposti dei voti. Ma obiettivamente è un po' sospetto che ci
sia stata una tale differenza di tempi pubblicitari, e spetta ora all'AgCom
fare le necessarie verifiche". Dal centrodestra si irrita Francesco Giro:
"L'amico e collega Morri - dice l'esponente pdl - usa la pessima legge
della par condicio per infrangere il silenzio elettorale e sollevare una
polemica priva di senso e di interesse, che ha l'unico merito di dimostrare che
la par condicio impone norme e vincoli imbecilli". La polemica, nel sabato
di pausa pre-voto, si arena qua. Ma dimostra quanto il leader del Pd sia
attento ai movimenti dell'audience e alle possibili ripercussioni elettorali.
Solo il giorno prima, sugli ascolti di Porta a Porta si era svolta una guerra
dei numeri molto simile, con gli esponenti del Pd a sostenere che era stata la
"controprogrammazione di Mediaset" a far abbassare l'audience di Veltroni, che "per 30 minuti ha avuto Amici su Canale
5, mentre Berlusconi ha avuto solo per 9 minuti lo
show dei record", spiegava il vice responsabile Informazione del Pd,
Roberto Cuillo. Ma quale controprogrammazione, ribattevano da Mediaset: quella
sera "non è stata organizzata alcuna variazione di palinsesto, Amici è
sempre andato in onda il giovedì sera". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nei seggi
elettorali, le manine "esperte dei comunisti", la loro capacità di
far annullare la scheda votata per il Pdl e farsi convalidare il voto per il Pd.
È il suo chiodo fisso, per cui anche ieri ha continuato a sollecitare i
responsabili regionali del partito alla massima sorveglianza. "Occhi
aperti, non facciamoci fregare, difendiamo il nostro voto". Così al
telefono ha chiesto informazione sulla dislocazione dei rappresentanti di lista
che dovranno vigilare sul corretto scrutinio delle schede che già rappresentano
un problema in sè: i simboli dei partiti coalizzati sono troppo vicini e il
rischio annullamento potrebbe aumentare. L'altra sera, al termine di Matrix, lo
stesso Berlusconi ha detto esplicitamente di essere
preoccupato per i risultati di un focus realizzato su un campione di elettori:
il 32% dei voti espressi per la coalizione Pdl-Lega è risultato nullo a causa
degli errori commessi durante la simulazione di voto. E questo, ha aggiunto,
riguarda anche l'alleanza Pd-Idv. Ecco, i rappresentanti di lista dovranno
tenere gli occhi aperti e far applicare alla lettera la circolare del ministero
dell'Interno con la quale si spiega che deve essere fatta valere la volontà
dell'elettore. E la volontà degli elettori per Berlusconi
sarà sicuramente dalla sua parte. Berlusconi è
convinto di avere la vittoria in tasca. Dice di essere "molto
ottimista". "Mi sento sereno come chi ha fatto il proprio
dovere", ha spiegato ai giornalisti che ieri lo attendevano davanti a
Palazzo Grazioli. È soddisfatto delle sue ultime performance televisive,
soprattutto quelle di "Porta a Porta" e di
"Matrix" dove ha incassato uno share superiore allo sfidante Veltroni. Si è fatto una risata quando gli hanno detto che il Pd
presenterà un esposto all'Agcom per la violazione della parità di trattamento a
Matrix (4 minuti di interruzione pubblicitaria per Veltroni contro un
solo minuto e mezzo per Berlusconi). "Sono polemiche basate sul nulla: tutte le scuse
sono buone", ha detto ai suoi collaboratori con i quali in mattinata ha
letto i principali quotidiani e commentato con grande soddisfazione, per
l'appunto, i dati sugli ascolti televisivi di Matrix. Ma è il dato politico di
fondo che lo soddisfa di più: quello di aver potuto spiegare bene il suo
programma e, soprattutto, di avere smascherato le "bugie" di Veltroni. Al leader del Pd, a suo giudizio, non sarebbe
riuscito "il gioco di prestigio di far dimenticare il governo Prodi".
Così, allegro e sicuro di avere fatto il suo dovere, all'ora di pranzo Berlusconi ha lasciato la sua residenza-ufficio di via del
Plebiscito per fare quattro passi. Meta: alcuni negozi di bigiotteria.
Ciondoli, portachiavi, marionette, giocattoli che intende regalare agli ospiti
di una casa famiglia di Como. I turisti che lo incrociano lo fermano, cinque
biondissime inglesi gli chiedono una "picture" e il Cavaliere si fa
fotografare volentieri in mezzo a loro. Autografi e altre fotografie con alcuni
sostenitori che gli chiedono se è stanco e lui, figuriamoci, risponde di essere
in piena forma: "Mi sento un leone". Nel pomeriggio, dopo un breve
incontro con Michela Brambilla, è partito per Milano. Rimarrà nella villa di
Macherio con la famiglia fino a domani: qui attenderà il risultato elettorale.
Oggi alle 11 andrà a votare nel seggio di Milano: questa volta non si
presenterà, come aveva sempre fatto, con mamma Rosa.
( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 89 del 2008-04-13
pagina 0 Mentana: "Un duello senza pathos" di Fabrizio De Feo I
vertici del Partito democratico lamentano l'eccessiva durata delle reclame
durante l'intervento del loro leader? è una polemica insignificante... da Roma
Enrico Mentana, il giorno dopo cosa le rimane del confronto a distanza Berlusconi-Veltroni? è soddisfatto
per come si è svolto o c'è il rimpianto per qualcosa che non è andato come
avrebbe voluto? "I rimpianti non servono a niente. La puntata è venuta
come immaginavo e volevo. Avevo detto ai telespettatori prima che iniziasse che
non volevo mettermi in mostra e che volevo che fossero le risposte le protagoniste
piuttosto che le domande. Essendo l'ultima occasione di confronto prima del
voto era giusto permettere ai telespettatori di confrontare le ricette dei due
protagonisti. Il mio dovere era solo quello di incalzarli su temi su cui non
avrebbero parlato autonomamente come la mafia e il sindacato". Come è
stata la preparazione dell'evento? Ha sentito l'emozione del prepartita?
"Non voglio sembrare immodesto ma ho fatto abbastanza nella mia carriera
per dire che non ho sentito particolare emozione. Durante il resto della
giornata mi sono occupato d'altro. E non ho preparato una griglia di domande
per non correre il rischio di non ascoltare le risposte". Il verdetto del pubblico dice ascolti record per Matrix e uno share più alto per Berlusconi rispetto a Veltroni. Come si spiega questa
vittoria del candidato premier del Pdl? "Non voglio sembrare
cerchiobottista a tutti i costi ma, così come in passato non avevo dato un
particolare significato ai maggiori ascolti di Veltroni su
Raidue, ribadisco che si tratta di classifiche che non hanno senso.
L'ascolto, partendo dalla pubblicità di prima serata, ha un decollo lungo e
l'inizio ha sicuramente condizionato le medie di Veltroni.
Inoltre il pubblico di Canale 5 è più radicato al Nord dove Berlusconi
è più forte. In ogni caso non è importante chi vince il confronto televisivo ma
chi vince le elezioni". Il Pd si lamenta per la durata delle fasce
pubblicitarie. "Mi sembrano polemiche insignificanti che inviterei tutti a
relativizzare". Caso chiuso anche per la polemica finale con Berlusconi sul facsimile della scheda elettorale?
"Nessun caso. Ho fatto solo il mio dovere". è stato difficile da
orchestrare questo duello senza contraddittorio? "L'intenzione iniziale
era quella di allinearli sulla stessa griglia di domande ma l'incipit di Berlusconi sulle bugie di Veltroni
mi ha fatto subito intuire che sarebbe stata una pia illusione. Hanno stili
troppo diversi. Uno è espositivo, l'altro è assertivo; uno è più ordinato,
l'altro è più irrequieto. Sono diversi e ho voluto assecondarli nelle modalità
con cui amano esprimersi". Come le sono sembrati Berlusconi
e Veltroni? Chi era più in palla? "Tutti e due
erano all'ultimo giorno di campagna elettorale e questo si sentiva. Non hanno
fatto altro che ripetere la loro impostazione iniziale e hanno tentato di
rimarcare le differenze che pure sono evidenti visto che sono animali politici
diversissimi". Il sorteggio può aver favorito qualcuno? "è stato
accettato da entrambi. In ogni caso quando due leader possono parlare davanti a
sei milioni di telespettatori cosa possono volere di più dalla vita? Oltretutto
io sono convinto che il 90% dei telespettatori sapesse già esattamente per chi
votare. Io spero solo di aver fatto un esercizio corretto di servizio
pubblico". Lei è dal '94 che conduce confronti. C'è stato qualcosa di
davvero diverso in questo match? "La novità è che non si sono confrontati.
Purtroppo ritengo che questa sia la modalità preferita dai politici, da tutti
al di là delle dichiarazioni ufficiali. Forse ne guadagna la chiarezza con
questa formula ma si perde il pathos e il confronto. Il problema è che la
politica ingerisce su tutto e attraverso la Vigilanza ci dice quello che
possiamo e non possiamo fare, dimenticando che i politici potrebbero benissimo
rifiutare i faccia a faccia, senza bisogno di nascondersi dietro i
regolamenti". A Matrix, così come in tutta la campagna elettorale, è stata
praticamente bandita la politica estera. Perché? "Chi ne parla va incontro
all'ostracismo del pubblico. Ma la politica estera non è stata la sola grande
assente. Sono mancati i protagonisti, al di là dei leader, ed è risultato tutto
strano e impoverito". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Panorama.it" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Elezioni, alle 12 affluenza in leggero calo
Posted By redazione On 13/4/2008 @ 13:26 In Apertura#3 | No Comments Affluenza
in legggero calo rispetto alle precedenti consultazioni: [1] per il Viminale
alle
( da "Giornale.it, Il" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 89 del 2008-04-13
pagina 0 Berlusconi vince la sfida tv: 600mila
spettatori in più. E Veltroni non buca lo schermo di
Adalberto Signore Oltre 6 milioni di italiani assistono all'appello del
Cavaliere contro i 5 e mezzo che seguono il leader Pd. Il bilancio del leader
Pdl: "Ho dato il massimo, comunque vada sono a posto con la mia
coscienza". Il Pd se la prende con gli spot da Roma Il "picco"
arriva alle 23.07, quando negli studi del Palatino va in scena il
"duello" tra Silvio Berlusconi e Enrico
Mentana. Con il Cavaliere che interrompe il conduttore di Matrix mentre spiega
davanti a un tabellone come si vota. "Così è un voto nullo", dice
disegnando con l'indice un'immaginaria croce a cavallo tra i simboli di Pd e
Idv. Ma Mentana tira dritto - "non c'è più tempo" - e prima ancora
che l'ex premier finisca la frase lancia i titoli di coda. Una chiusa che Berlusconi non gradisce affatto perché, spiega con
disappunto a telecamere spente, "mi ha fatto fare una figuraccia".
Eppure, il siparietto vale il 35,4% di share con sei milioni e 831mila
spettatori. Il picco più alto registrato da Matrix nella sfida finale tra Veltroni e Berlusconi. Vinta
decisamente dal leader del Pdl che nel suo segmento (tra le 22.13 e le 23.08)
incassa una media di sei milioni e 118mila spettatori (27,6 di share) contro i
cinque milioni e 516mila (21,2) fatti registrare dal leader del Pd (tra le
21.20 e le 22.15). Insomma, una partita senza storia
nonostante le polemiche di rito del giorno dopo: Veltroni, fanno
sapere dal loft di Sant'Anastasia, "ha avuto la pubblicità più lunga"
e "ha fatto da traino a Berlusconi". E pensare che per qualche
minuto proprio il "duello" del "picco" tra Berlusconi e Mentana aveva lasciato un po' di gelo nello studio di Matrix.
Perché, ragionava venerdì sera il Cavaliere nei corridoi del Centro Palatino,
"ho solo cercato di fare chiarezza su quello che è il principale rischio
di nullità della scheda". E ciò che la croce venga messa esattamente a
cavallo tra due liste alleate e non su una soltanto. "Abbiamo organizzato
dei focus con elettori e ci hanno detto - spiegherà l'ex premier appena rientrato
a Palazzo Grazioli - che il 32% è intenzionato a mettere la X esattamente nel
mezzo". La querelle con Mentana, però, si chiude velocemente. Il
Cavaliere, infatti, è più che soddisfatto della sua performance e al telefono
sono in molti a farsi vivi per i complimenti. Anche per quella prima parte in
cui - contravvenendo ai consigli del suo staff - ha replicato punto per punto a
quanto detto prima di lui da Veltroni. "Troppe
bugie - spiegherà più tardi in privato - ce l'avevo dentro e lo dovevo
dire...". Così, finite le fatiche della campagna elettorale, nonostante
l'ora tarda, Berlusconi può finalmente rilassarsi.
"Ho dato il massimo. Comunque vada - dice ai suoi collaboratori - sono a
posto con la mia coscienza, ho fatto il mio dovere". E in effetti l'ultimo
mese è stato una girandola pressoché continua di comizi (anche tre al giorno),
passeggiate tra la gente e interviste di ogni sorta al punto di dover ricorrere
agli aerosol al cortisone per la voce. Anche se, pur essendo quasi mezzanotte,
prima di godersi la cena manca ancora un'ultima fatica. Una veloce riordinata
alla scrivania e poi, insieme a Sestino Giacomoni, un'ultima lettura
all'intervento da mandare al Sole 24 Ore. Ora è finita davvero. Con un solo
rammarico, spiegava ieri in privato. Perché un mese fa mai si sarebbe aspettato
che la campagna elettorale sarebbe finita a colpi di guantoni. D'altra parte,
spiega Giacomoni, "la vera grande delusione è stato l'accordo con Di
Pietro". A quel punto "abbiamo capito che le cose sarebbero cambiate".
E quello che Piero Testoni definisce "l'intervallo tra il primo e secondo
tempo" della campagna elettorale è arrivato il 28 marzo quando il tavolo
elettorale del Pdl ha chiesto al Cavaliere di "uscire dall'equivoco"
del fair play e del buonismo. Chi c'era - Bonaiuti, Testoni, Cicchitto, Lupi,
Carfagna, Ronchi, Gasparri e Bocchino - racconta che Berlusconi
qualche resistenza l'ha fatta perché sperava che quelle del leader del Pd
fossero "solo sbavature". Poi, spiega un deputato di casa a Palazzo
Grazioli, "anche gli uomini più vicini a D'Alema e Prodi" (che, si
sa, troppo solidali con Veltroni non lo sono mai
stati) "ci hanno fatto presente che lo stavamo sottovalutando". E c'è
stato il giro di boa. A questo punto, dunque, c'è solo da aspettare. Con
"serenità", spiega il Cavaliere passeggiando per le boutique e i
negozietti di Corso Vittorio, dove di tanto in tanto si rifugia nelle sue
giornate romane. Poi, dopo un'ora passata ad acquistare regali per una casa
famiglia di Como, via verso Ciampino. Il resto del sabato lo passa con la
famiglia a Macherio. Questa mattina, invece, tornerà a Milano per votare. Nel
seggio di via Scrosati, dove ha sempre accompagnato mamma Rosa. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Giulio Anselmi
MODERNIZZARE IL PAESE La campagna elettorale che abbiamo alle spalle ha prodotto
manciate di promesse senz'essere capace di esprimere una visione dell'Italia.
Come se entrambi i principali contendenti immaginassero un breve e piccolo
governo, destinato, nel migliore dei casi, a produrre alcune essenziali
riforme, forse addirittura soltanto una nuova legge elettorale; e, nel
peggiore, a vivacchiare per tanta o poca legislatura. Tutti i partecipanti alle
elezioni, Berlusconi e Veltroni in primo luogo, sono appesantiti dal passato. Berlusconi non può menar troppo vanto - anche se talvolta, nella foga del
comiziante, ripete i soliti autoelogi - di un governo che lasciò i conti
pubblici in cattive condizioni e che riuscì a realizzare, secondo le
valutazioni più attendibili, solo il 50/60 per cento del suo programma. Veltroni porta sulle spalle il gravoso fardello del bilancio
del ministero Prodi (che nel giudizio dell'opinione pubblica è forse ancora più
pesante della realtà) e fa del suo meglio per non apparirne ingobbito. Quanto
al futuro, i candidati premier, immersi loro malgrado nell'economia-mondo,
hanno presto dovuto accantonare le polemiche domestiche su veri o immaginari
tesoretti: la realtà italiana, ormai da sei anni a crescita zero (dati Ocse di
pochi giorni fa), non consente a nessuno di cavarsi d'impaccio accusando la
cattiva gestione dell'avversario. Se dalla nascita dell'euro in poi lo sviluppo
italiano è sempre stato inferiore alla media europea è difficile prendersela
con la congiuntura internazionale e non con i governi di centro-destra e
centro-sinistra che si sono succeduti. L'indebolimento del Paese, che chiama in
causa l'intera classe dirigente al di là della rappresentanza politica, pone i
futuri eletti di fronte a un'emergenza drammatica: è urgente stimolare la
crescita e sostenere il potere d'acquisto dei ceti medi e poveri, riducendo le
tasse e aumentando stipendi e salari. Ma è chiaro che il beneficio di
provvedimenti fiscali redistributivi dura poco se non si accompagna a riforme
che rilancino la produttività d'insieme del sistema. Di fronte a un Paese
depresso nessuno è stato capace di una proposta-choc. Tutto ciò aiuta a capire
la deludente somiglianza dei programmi. Ma anche una significativa differenza
di toni, più pessimista quello del Cavaliere (che spesso ha parlato della
necessità di provvedimenti impopolari), più sbrigliato nel promettere Veltroni: differenza sarcasticamente spiegata da Tremonti
con una diversa consapevolezza, quella della vittoria da parte del Pdl e quella
della sconfitta da parte del Pd. Le promesse a pioggia - meno Ici, pensioni più
alte, case a prezzi accessibili ecc.- non bastano a fare la differenza: la
sfiducia seminata a piene mani dal tifone dell'antipolitica non si è limitata a
colpire più duramente la formazione al governo e a sradicare esponenti di
partito di lungo corso, ma ha percorso l'intera campagna ricoprendo parole e
persone con lo sgradevole polverone del "già visto". Una campagna che
non ci ha risparmiato le vecchie gag del Cavaliere, ma che non ha realizzato
pienamente neppure il tentativo di innovazione veltroniano. E non è un caso che
gli indecisi arrivino, secondo le valutazioni più pessimiste, a un terzo del
totale e che si tema una valanga di astensioni. Quanto peserà la sfiducia?
Quanto funzionerà, come antidoto, ciò che rimane del vecchio cemento identitario
nei diversi partiti? Il risultato di queste elezioni sarà determinante per il
futuro di un sistema minato, negli anni passati, proprio dall'inettitudine
dimostrata sul principale banco di prova della politica, quello della
governabilità. Non è un caso che, dopo l'esperienza Prodi, una parola d'ordine
abbia percorso gli schieramenti, divenendo di volta in volta elemento di
coesione o ripulsa: quella del "voto utile", assegnato all'uno o
all'altro dei due schieramenti, Pdl e Pd, che soli sembrano avere la forza di
dare vita a una maggioranza di governo. Ma dire "utile" non basta a
chiarire la destinazione di marcia: sono molti a ritenere - esponenti
dell'establishment, commentatori illustri e da ultimo l'ambasciatore americano
Spogli - che un momento difficile come l'attuale richieda la condivisione delle
responsabilità da parte dei due maggiori partiti. La campagna elettorale che
abbiamo alle spalle sembra dimostrare che tra Pdl e Pd manchi l'omogeneità
necessaria - anche a causa del peso, che potrebbe essere decisivo, della Lega -
per intervenire sui grovigli di nodi che immobilizzano il Paese e per
fronteggiare le conseguenti reazioni. Ciò che oggi si può dire è fin troppo
ovvio: chi vince, governi. In caso di parità, come si ipotizza con insistenza per
il Senato, è opportuno che Pdl e Pd si sforzino di realizzare un'intesa
strettamente finalizzata ad approvare una decente legge elettorale. Quanto a
chi scegliere, è il caso di introdurre un elemento di serenità: non siamo di
fronte a elezioni epocali. Si confrontano partiti, non visioni del mondo. In
gioco è la velocità del processo di modernizzazione del Paese. Da una parte c'è
un'alleanza corporativa, di protezionisti e liberisti presunti, dall'altra gli
eredi di una coalizione che non è stata affatto brillante nel suo tentativo di
governare una società dinamica ma che propongono un'ipotesi, almeno sulla
carta, innovativa. Lo stato di crisi della società italiana non consente di
essere conservatori.
( da "Stampa, La" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Settanta giorni di
campagna elettorale. Per alcuni noiosa, per altri entusiasmante, come ogni
campagna. Alcuni temi toccati sono serissimi, altri fanno parte del Circo
Barnum della politica italiana. In un modo o nell'altro passerà alla storia
anche questa campagna. ABORTO. Tema delicato, ma non tutti gli italiani
probabilmente lo collocano tra quelli su cui maggiormente chiedono una risposta
certa alla classe politica. Però se lo sono comunque visti porre
quotidianamente come argomento su cui si valuta l'appartenenza tra chi stia
dalla parte dei giusti e chi no. BROGLI. Dal referendum del '
( da "Panorama.it" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Elezioni, alle
( da "Panorama.it" del 13-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Voto, alla chiusura dei seggi l'affluenza è
ancora in calo Posted By redazione On 13/4/2008 @ 22:09 In Apertura#3 | No
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