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12-4-2008 #TOP
- Chiusa la campagna elettorale.
Pd: "Veltroni danneggiato a Matrix" (La Repubblica 12-4-2008)
Alla
vigilia delle elezioni il quotidiano inglese torna sulle parole del Cavaliere.
La provocazione contro il numero 10 giallorosso aveva provocato critiche e
reazioni
ROMA
- Il caso Totti arriva fino a Londra. Alla vigilia del voto, quando i politici
sono costretti al silenzio elettorale, dal Regno Unito arriva una pesante
critica al Cavaliere che scuote la calma prima della tempesta. Sulle pagine del
Times si legge: "Con la vittoria alla sua portata alle elezioni di domani,
Berlusconi ha commesso un errore potenzialmente disastroso attaccando Francesco
Totti durante il comizio al Colosseo".
Secondo il prestigioso quotidiano inglese il leader del Pdl era partito bene
fino a quando non ha detto che il Partito democratico di Walter Veltroni
"non è altro che il vecchio partito comunista". Poi l'annuncio fuori
tema dell'arrivo di Ronaldinho al Milan, accolto da fischi, per non parlare
dell'accusa a Totti, definito fuori di testa perchè appoggiava la candidatura
di Rutelli al Campidoglio. "A Milano - scrive The Times - Veltroni ha
radunato una folla di 100mila persone e ha ottenuto l'appoggio di George
Clooney. Gli italiani conoscono le stravaganze di Berlusconi e molti sono
attratti dal sogno di ricchezza che continua a promettere, anche se non l'ha
mai realizzato. Gli elettori potrebbero anche concludere che il nuovo partito
di Veltroni con socialdemocratici e cattolici di sinistra sia guastato dalla
sua associazione con il fallito governo di Prodi".
In Italia le parole che l'ex primo ministro ha proferito al Colosseo avevano da
subito provocato una eco di reazioni. Le radio della capitale si sono scatenate
con il Cavaliere che, rendendosi conto della gaffe, ha tentato di placare le
acque: "Francesco è stato strumentalizzato, io gli voglio bene e poi sua
moglie Ilary lavora a Mediaset". Anche Luciano Spalletti ha voluto dire la
sua in merito al capitano romanista: "Un calciatore del livello di Totti,
che ha fatto tanto nel sociale, va rispettato al di là dell'opinione
politica". Sulle imminenti elezioni, il mister giallorosso concede
solamente poche parole: "Io so cosa fare. Non sbaglio".
Anche NYT, Le Monde ed El Mundo all'attacco
Berlusconi non promette più miracoli per un'Italia sempre più bloccata, scrive
oggi il New York Times. Rimangono le "pagliacciate", come quando ha
finto di morire dopo aver mangiato una mozzarella, "ma oltre ai denti
superbianchi, molti dei tratti distintivi di Silvio Berlusconi sono spariti.
Non vi sono più le grandi promesse, l'Italia è così malata che nemmeno il
potente Berlusconi è sicuro di poterla curare".
Walter Veltroni, "Homo Democraticus". Così si intitola il ritratto
che il quotidiano francese Le Monde dedica sul suo sito al candidato del Pd.
"Il nuovo eroe che suscita l'infatuazione popolare è un animale politico
appartenente ad un genere molto nuovo per l'Italia: un 'Homo Democraticus che
definisce il suo partito come un partito non di sinistra ma riformista, di
centrosinistra, più vicino al modello americano o alla terza via di Blair che
al socialismo europeo: un partito democratico americano all'italiana".
Il ritratto dedicato da El Mundo al leader del Pd si intitola "Il sognatore
pragmatico". "Per i suoi sostenitori è un uomo flessibile ed
elastico. I suoi detrattori, tuttavia, lo accusano di essere ambiguo e
prudente. Ma a 52 anni non ci sono dubbi del fatto che Walter Veltroni è uno
dei pochi politici ancora in grado di illudere in qualche modo il disgustato
elettorato italiano di centrosinistra". Il quotidiano ricorda anche che
Veltroni non è mai stato candidato a guidare il governo.
A Silvio Berlusconi il sito di El Mundo dedica un breve ritratto. "Più
vite di un gatto" è il titolo dell'articolo dedicato al leader del Pdl.
"Qualunque altro Paese sviluppato sarebbe sotto shock davanti alla
prospettiva di veder salire al potere per la terza volta non consecutiva in due
decenni lo stesso uomo, ma l'Italia, un Paese che vive al ritmo di quasi un
governo l'anno dalla fine della seconda guerra mondiale non sorprende più di
nulla".
(12 aprile 2008)
A
mezzanotte si è chiusa la campagna elettorale per le elezioni politiche 2008.
Si voterà domenica e lunedì fino alle 15. Gli italiani all'estero hanno già
votato. Per Berlusconi il 27,6% di ascolti a Matrix. Il Pd annuncia un esposto
all'Agcom.
13:59
matrix, esposto Pd all'Agcom
Il
capogruppo del Partito Democratico in commissione di Vigilanza, Fabrizio Morri,
presentera' un esposto all'Agcom affinche' l'Autorita' medesima verifichi se,
nella trasmissione 'Matrix' andata in onda ieri su Canale
13:16
NyT: "Berlusconi non promette miracoli"
'Le
sceneggiate continuano ma a parte la smagliante chiostra di denti molti dei
segni distintivi di Berlusconi sono spariti". Il New York Times dedica
oggi un ampio articolo alle elezioni italiane, titolando "Berlusconi si
presenta ancora, ma non promette più il miracolo italiano".
13:08
Londra, il Times appoggia Veltroni
'Una
vittoria elettorale di Silvio Berlusconi farebbe forse piu' notizia e magari
sarebbe più divertente, ma non c'è alcuna garanzia che se lui andasse di nuovo
al potere l'Italia vedrebbe i miglioramenti di cui ha bisogno. Il Paese deve
perseguire le riforme con ferma determinazione e rinnovato vigore. Gli italiani
farebbero bene a votare per Walter Veltroni, il diavolo che non conoscono,
piuttosto che per un diavolo che già hanno sperimentato". Si conclude
così, con un esplicito appello al voto per il Pd, un editoriale che oggi il
Times di Londra dedica nella sua edizione online all'Italia.
12:18
Tre miliardi per abolire il bollo
Berlusconi
parla di eliminare il bollo auto. Ma quanto costerebbe? Il conto è preciso: 3,1
miliardi di euro. Tanto incassa ogni anno lo stato dal bollo auto. Una piccola
cosa tutto sommato, almeno rispetto al gettito complessivo che deriva dal
comparto auto: 80 miliardi di euro. In ogni caso la proposta di eliminare il
bollo non è nuovissima: è stata già fatta dalla Lega (con proposta di legge),
dall'Unrae, associazione case estere, Quattroruote e diverse associazioni di
consumatori. Una proposta che in tutti i casi significa sottrarre 3,1 miliardi
di euro alle casse dello stato ma solo spalmare questa tassa su benzina,
gasolio o altre cose.
E' stato infatti calcolato dall'Unrae che basterebbe aumentare di 10 centesimi
al litro il costo dei carburanti (benzina, gasolio o Gpl) per eliminare il
bollo auto a costo zero.
11:32
Matrix, Berlusconi in testa negli ascolti
L'intervista
a Walter Veltroni ieri sera a Matrix ha fatto segnare una media del 21.2% di
share con 5 milioni 516 mila telespettatori. L'intervista a Silvio Berlusconi
ha registrato invece il 27.6% di share con 6 milioni 118 mila spettatori.
11:23
Pd contro Matrix: "Pubblicità più lunga con Veltroni"
Il
Partito democratico protesta per la diversità di trattamento ieri a Matrix, nel
duello a distanza, tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi sulle interruzioni
pubblicitarie, lamentando un'interruzione più lunga quando ha parlato il
candidato premier del Pd.
11:16
Contini: "Pdl estraneo ai brogli"
"Tutti
i candidati del Popolo della Libertà all'estero, sia in America Latina che
negli altri Paesi, sono persone di spiccata integrità morale e completamente
estranei, come è estraneo il PdL nel Mondo alle questioni emerse da notizie
stampa di oggi". Lo ha detto Barbara Contini, responsabile del Pdl per gli
italiani nel mondo.
11:13
Record di ascolti per Matrix
Record
assoluto in termini di spettatori, con quasi sei milioni, per la puntata di
ieri sera di Matrix, che ha ospitato il leader del Pd Walter Veltroni e poi
quello del Pdl Silvio Berlusconi. Dalle 21:20 (inizio dell'intervista a
Veltroni) alle 23:08, il programma di Enrico Mentana ha raccolto 5 milioni 839
mila spettatori - il dato più elevato di tutte le edizioni - pari al 24.26% di
share. Nell'agitato finale di puntata, Matrix ha registrato ieri il suo picco
di ascolto con il 35.4% di share e 6 milioni 831 mila telespettatori.
11:12
Chiusa la campagna, pausa di riflessione
A
mezzanotte si è chiusa la campagna elettorale per le elezioni politiche 2008.
Si voterà domenica e lunedì fino alle 15. Gli italiani all'estero hanno già
votato.
Duello
Berlusconi-Veltroni. Il leader del Pdl: "Aboliremo il bollo"
( da "Panorama.it"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: it/italia - Duello Berlusconi-Veltroni. Il leader del Pdl: "Aboliremo il bollo" Posted By redazione On 12/4/2008 @ 0:43 In Apertura#1, NotiziaHome | No Comments È stato un duello quello tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, eppure i due non si sono neppure sfiorati.
Regioni,
quasi fatta ( da "EUROPA ON-LINE"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Madama e dare al Pd la spinta decisiva nella rincorsa a Berlusconi anche alla camera. Qui Veltroni può contare anche sul sostegno dei candidati alla presidenza della provincia, Nicola Zingaretti, e al Campidoglio, Francesco Rutelli, che potrebbero vincere già al primo turno. E ieri sera il mezzo flop alla manifestazione del Cavaliere con Fini e Alemanno (per Storace "erano 5mila"
Da
Napoli un segnale: <Si deve fare>
( da "EUROPA
ON-LINE" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ed ora a Veltroni la direzione lavori dell'opera da realizzare. E sono davvero contento per le affermazioni di Veltroni a Porta a porta sulla straordinarietà della raccolta sociopolitica realizzata in trent'anni dal centrosinistra nato nel 1963. La storia prima o poi ti dà ragione.
Fini
in apnea. Pensando all'incasso ( da "EUROPA ON-LINE"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ne denuncia i silenzi sulle sortite di Bossi e di Berlusconi, lo descrive come uno "che non fa che prendere schiaffoni da Forza Italia". A onor del vero da quando è partita l'avventura del Pdl e la campagna elettorale Fini per lo più subisce in silenzio operazioni che non condivide ma in parte prende le distanzee in qualche caso reagisce e rilancia.
Ora
il dialogo è più dif cile ( da "EUROPA ON-LINE"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: I duellanti hanno reso plastica la loro distanza, con Berlusconi che non intende mollare la presidenza del senato "perché hanno il Colle" e Veltroni che ribadisce che una delle presidenze del parlamento deve andare all'opposizione. E le prospettive di dialogo? "Le parole che arrivano in questi giorni naturalmente non aiutano il dialogo ?
Tv,
rush nale con i botti ( da "EUROPA ON-LINE"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
30 su Raiuno
sarà la volta di Gianni Riotta: interviste (registrate) a Berlusconi,
Bertinotti, Casini, Veltroni. Su La
Appello
per il Pd da chi non votava Ulivo
( da "EUROPA
ON-LINE" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: mi trovo a concepire la svolta di Veltroni come l'unica cosa politicamente seria e condivisibile accaduta in Italia ". Qualcosa s'è mosso Blagblog prosegue: "Certo si potrà dire che Veltroni l'ha fatto sapendo di rischiare poco, in fondo la sconfitta annunciata dal semi-disastro del governo Prodi gli copriva in qualche modo le spalle.
Il
Caimano danneggia Bertinotti ( da "EUROPA ON-LINE"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: voglio dire che noi non abbiamo digrignato i denti ma cercato di avere un rapporto diverso con il paese ma alla fine Berlusconi è venuto fuori con quei toni?". Il Pd dunque se da una parte lancia un allarme (il Veltroni del "Berlusconi avvelena la democrazia "), dall'altra non dismette il proposito di introdurre nella politica italiana un mood nuovo e diverso.
Il
Cavaliere due volte in fuorigioco
( da "EUROPA
ON-LINE" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Da quando Totti ha utilizzato le sue parole in difesa dello juventino Veltroni e del laziale Rutelli, la disgrazia si è abbattuta sulla nostra squadra". Lo juventino e il laziale gli lanciano un ringraziamento non peloso, ricordando la grandezza della persona: "Totti è un ragazzo che per questa città ha fatto molto e senza telecamere ", dice Veltroni in piazza del Popolo.
Grazie
Pd, ma non ho capito un accidente su come si fa a vincere al senato nel Lazio
( da "EUROPA
ON-LINE" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni premier e Rutelli sindaco significhi, come dice Ferrarotti, lanciare la "nuova classe": essa ha già trasformato la campagna elettorale da sagra delle promesse in umiltà dell'ascolto. Una sola cosa avrei voluto che si conservasse dei partiti vecchi: l'infinita pazienza con la quale spiegavano a noi elettori come e perché votando in certo modo si consegue il risultato desiderato.
Ultimo
duello, la parola al voto ( da "Repubblica, La"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: In centomila con Veltroni a Roma, poi le interviste in tv dei candidati premier. Berlusconi: a metà legislatura via il bollo auto Ultimo duello, la parola al voto Inchiesta sui brogli all'estero, spunta il nome di Dell'Utri ROMA - Con gli ultimi interventi nelle piazze e in tv si è conclusa la campagna elettorale.
Le
stranezze dell'italia - marc lazar
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ed ecco che in questo 2008 si respira un'atmosfera politica diversa. Per qualche tempo il tono dei due principali protagonisti, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, si è ammorbidito, le polemiche si sono fatte meno aspre. SEGUE A PAGINA 35.
Berlusconi,
l'ultima promessa "bollo auto via nei prossimi anni" - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Senza sinistra Testimonial Supplica Berlusconi, l'ultima promessa "Bollo auto via nei prossimi anni" Il Cavaliere oltre il tempo a Matrix, Mentana lo oscura Popolo della libertà Il conduttore spiega il voto, Silvio rientra in studio: "Ma no... Così sbagli" Veltroni è amico dei potenti banchieri di Intesa.
Silvio
vince la gara dell'audience da vespa pd: ma walter era penalizzato da
"amici" ( da "Repubblica, La"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Porta a Porta" Berlusconi ha superato nell'audience Veltroni, andato in onda il giorno prima, di circa 8 punti di share. Per il leader del Pdl 2.496.000 telespettatori (31,56%) contro 1.836.000 (23,77%). I democratici però fanno notare che la "concorrenza" sugli altri canali toccata a Veltroni era più agguerrita: in particolare,
Siamo
qui con il principale esponente dello schieramento a noi amico... A Waltere!
Io, te, ( da "Unita, L'"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Uno più bello dell'altro... Ma come si fa a non andare a votare, è il momento più bello, più importante. Io a Veltroni lo voterei tre volte. Comunque Berlusconi ha già perso la voce, ora perderà anche le elezioni" Roberto Benigni, Ansa 11 aprile.
Benigni
a Walter: Io, te, Clooney e Totti...che squadra Il comico toscano e il leader
Pd nella periferia di Roma. Veltroni lo voterei tre volte
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il comico si avvicina all'orecchio di Veltroni: "Hai visto Berlusconi che al Colosseo ha detto a Fini "Grazie per aver intrattenuto gli ospiti"...Manco fosse Mino Reitano...". Veltroni sorride e tira dritto, Benigni si diverte, la gente gli chiede firme, lo abbraccia, lo bacia, chiede una foto col telefonino.
Goffredo
de marchis ( da "Repubblica, La"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: nel duello ravvicinato con Silvio Berlusconi ospite di Enrico Mentana. I due leader si sfiorano nello studio di Matrix. Interviste separate ma parallele. E Veltroni vuole soprattutto offrire al pubblico l'immagine di una politica serena, tranquilla perché deve "cominciare una nuova primavera che scacci via l'autunno livido e piovoso dell'odio e della contrapposizione ideologica"
E
nella grande abbuffata tv manca solo il duello vero - antonio dipollina
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che forse per bilanciare settimane di gag sul Berlusconi simpatico burlone ospita per l'intera puntata il testimonial veltroniano Lorenzo Jovanotti e, alla fine, rilascia la seguente gag: "Ultim'ora, Berlusconi dichiara: sono contrario al sabato di riflessione, perché se rifletto ancora un po' finisce che voto Veltroni anch'io".
Veltroni:
Con noi inizia la primavera d'Italia Il leader Pd chiude il suo viaggio
elettorale in una Piazza del Popolo gremita di persone Basta con l'odio. Il nostro
Paese va amato, ( da "Unita, L'"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma Veltroni, ora che Berlusconi è tornato Berlusconi, e ha riempito l'etere di "insulti, e gaffes istituzionali e politiche", ci tiene a far capire la portata della scelta, e la differenza tra "noi e loro". Altro che programmi uguali, dice. "Non ci potrà essere alcun governo di larga intesa, gli schieramenti sono chiaramente alternativi,
Le
banche bocciano Silvio I suoi conti, un disastro Il rapporto dell'ufficio studi
di Intesa Sanpaolo È il programma del Pd quello più vicino ai consumatori
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: In totale Walter Veltroni ha previsto per il suo programma costi per circa 3,7 punti di Pil. Finanziati come? Dalla vendita di attività dello Stato, dalla lotta all'evasione, da misure di razionalizzazione. La fetta più corposa, però, circa 40 miliardi, arriverà dalla riduzione della spesa corrente dello Stato (risparmi,
Walter,
una campagna elettorale con la gente
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ripete Veltroni - alludendo all'"amaro calice" di Berlusconi - "è il massimo onore che un italiano possa ricevere ed io lo farei con la voglia di cambiare questo Paese e non solo di governarlo". Il "futuro" che Veltroni propone agli italiani - incarnato dall'immagine pacata e appassionata che applaudono a lungo e ripetutamente i 150mila di Piazza del Popolo -
Baudo:
Con Berlusconi si rischia una nuova dittatura
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: questa campagna elettorale di Veltroni? "Una bella campagna, pur essendo l'Italia lunga e stretta, come diceva Napoleone, Veltroni è riuscito a visitarla tutta. Mi è parsa una maniera moderna, vera e viscerale di interrogare la gente e di interrogarsi sui suoi bisogni. Dopo questa esperienza la politica italiana è cambiata, l'approccio dei politici non potrà essere più lo stesso:
Nel
Lazio possiamo battere il Pdl Michele Meta, coordinatore della campagna
elettorale: c'è un valore aggiunto nel Pd l'elettorato di centrodestra è disorientato.
Al Senato la nos ( da "Unita, L'"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: di essere la "capitale morale" della proposta di Veltroni. Alla Camera, dove vincemmo, la partita è aperta. Al Senato, su 27 senatori, chi vince ne ottiene 15. I restanti 12 andranno a chi perde ma, nello schieramento avverso, Udc e Storace vanno per conto loro, oltre al fatto che hanno presentato liste pessime.
Ultimi
fuochi di campagna elettorale Alemanno punta sulla sanità, Baccini sul decoro,
Morgia e Ciocchetti sulla casa, Grillini sulle unioni di fatto
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ribattezzato Castello Sant'Angelo nel pamphlet anti-veltroniano di Berlusconi, l'ultima veglia elettorale dell'Udc, che ha visto fianco a fianco Pierferdinando Casini e il suo candidato sindaco Luciano Ciocchetti, che ha sferrato l'attacco finale niente di meno che contro George Cloney, troppo veltroniano, troppo costoso per i romani.
Clooney
contro totti vinca il migliore - giovanni valentini
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: con Berlusconi ossessionato ancora dalla "minaccia comunista" e Veltroni deciso in extremis a ritirargli la patente di democraticità. Fa più che bene ora il leader del Partito democratico a dire basta ai "messaggi di odio". Ma non c'è bisogno di odiare nessuno per salvaguardare il pluralismo dell'informazione e la libera concorrenza.
Walter,
obama e i fucili di bossi - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Un boato si è levato quando Veltroni ha ricordato le parole di Berlusconi sull'"eroe" Vittorio Mangano. L'ex fattore di Arcore, considerato un eroe dallo statista televisivo perché non ha raccontato ai magistrati quello che sapeva su Dell'Utri e sul gruppo Berlusconi. Morto in carcere nel 2000 sotto il peso di due ergastoli per triplice omicidio,
Le
stranezze dell'italia - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi ha proposto di sottoporre periodicamente i pubblici ministeri a test di sanità. Ha negato ogni credibilità a Veltroni a motivo del suo passato comunista, e se l'è presa persino col presidente della Repubblica. Per reazione Veltroni, già incline a sottolineare l'età del suo concorrente, ha espresso preoccupazione per il rischio che il Cavaliere fa correre alla democrazia.
Alitalia
rinuncia a Malpensa, ma perde passeggeri Crolla del 28% il coefficiente di
riempimento dei voli della compagnia. Attesa per i nuovi incontri con Air
France ( da "Unita, L'"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: anche da Veltroni, dall'altro lato c'è un salto nel buio. Ovvero: la fantomatica cordata ventilata da Berlusconi, le nuove parole d'interesse da parte di Air One, il rischio del commissariamento. "Dobbiamo trovare una soluzione che funzioni" si è augurato il presidente del Consiglio, Romano Prodi, all'indomani delle "buone notizie"
"erano
giorni liberi oggi siamo tutti anestetizzati" - paolo d'agostini roma
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: voti Partito Democratico dai una possibilità in più a Berlusconi. Io non riesco a credere che più di metà degli italiani dopo cinque anni di regime berlusconiano voglia riprovarci. Dopo aver rivisto Novecento di cui si era appena festeggiato il trentennale ho risposto a Veltroni e Bettini che non me la sentivo di essere uno dei "testimonial" della nascita del Partito Democratico.
Da
Zapatero a Gordon Brown, l'Europa che tifa Walter Moltissimi messaggi di
sostegno al candidato premier. Il primo ministro spagnolo: un politico moderno
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Messaggio del Presidente del Gruppo Socialista al Parlamento Europeo Guy Verhofstadt (Belgio): di Walter mi hanno colpito la serietà e l'entusiasmo. Di Rupo (Belgio), Gli italiani sono di fronte ad una scelta cruciale. Graham Watson: Veltroni la vera novità, Berlusconi il déjà vu Leader dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europea al Parlamento Europeo.
"due
anni di immobilità la regione deve ripartire"
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Non vedo perché con Veltroni le cose dovrebbero cambiare". 2) "Mi auguro, ovviamente, che vinca la nostra coalizione, guidata da Silvio Berlusconi. E che la Lega Nord ottenga una grande risultato. Le sensazioni che ho avuto in queste settimane di campagna elettorale in giro per il Piemonte sono state molto buone.
La
piazza ci crede Molti indecisi cercano il Pd
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ombra di Veltroni, alza le sopracciglia: "Abbiamo lavorato bene...". Moni Ovadia, che ha seguito le ultime tappe del pullman, abbraccia tutti ridendo: "A Milano, a Milano è stato pazzesco: centomila! Non avevo mai visto tanta gente in piazza Duomo. L'unica volta che l'avevo vista così è stata la manifestazione del 25 aprile del '
"addio
ai libri dei sogni serve un programma serio"
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: In ogni caso vale la pena ripetere che non voteremo la fiducia né a un eventuale governo Veltroni né a un governo Berlusconi che hanno scommesso sulla loro autosufficienza e quindi non hanno bisogno di aiuti. Se così non sarà, loro due, i leader del Popolo delle Libertà e del Partito democratico, se ne dovranno andare perché il loro progetto è stato sconfitto.
Casini:
Se si avrà un pareggio, sono a disposizione Il leader Udc si candida, in quel
caso, alla guida del governo. Decisivo il risultato del Lazio
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: come fosse cosa avvenuto: "Abbiamo fermato Berlusconi e Veltroni che volevano schiacciare il centro e non ci sono riusciti. Siamo qui a difendere i nostri valori, la nostra identità, a chiedere un voto utile per bloccare Bossi che si prepara e fare il bello e il cattivo tempo". Siamo all'alba di una nuova Dc?
Elezioni,
l'ultima promessa non cattura l'attenzione
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: mentre scorrono sullo schermo le immagini del comizio di chiusura a Roma con Walter Veltroni, il ministro Damiano ricorda i provvedimenti del suo ministero a favore dei pensionati e dei lavoratori dipendenti. Snocciola cifre per ricordare che con il protocollo del Welfare le pensioni e gli stipendi cresceranno nei prossimi anni.
Berlusconi
s'aggrappa al bollo auto Lo vuole abolire togliendo i soldi del tesoretto agli
stipendi Caso Totti, Silvio nel pallone: Ilary lavora a Mediaset
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ieri Berlusconi era uno, trino e quadruplo in tutte le tv per contrastare il successo di Veltroni a Piazza del Popolo. E in serata la sfida virtuale a Matrix con il leader del Pd. I due non si incontrano, passano da due corridoi separati. Veltroni non lo nomina e condanna l'aver definito "grulli" gli elettori del Pd.
Dalla
moglie di Cesare alla moglie di Totti
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: della moglie imperiale rovesciata nella versione di una presentatrice sul proprio libro paga.L'ha ingaggiata dunque come moglie di Totti?Se invece è brava,adesso "diventa" la moglie di Totti?Veltroni dice che vuole e deve "cambiare il Paese".La strada è tracciata: cominciamo a tornare tutti alla moglie di Cesare,sarebbe già tanto.
L'Altissimo
onnipresente sulle sue tv ( da "Unita, L'"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: tema che meriterebbe una riflessione molto seria), l'Altissimo ha paura: "Imploro - ha detto - gli elettori di non votare Casini e Storace, altrimenti si ritrovano Veltroni". E mentre si spengono le luci e tacciono le voci, Fede - che non l'ha mai rispettata - ha invocato: toglietemi la par condicio o mi dimetto. Emì, nun ce lassà.Paolo Ojetti.
Il
popolo del Partito democratico ( da "Unita, L'"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: la vocazione padronale e populista di Berlusconi, lo statalismo di Fini venato sempre ( basta vedere le candidature) da qualche nostalgia del passato, l'eversione di Bossi che mina l'unità d'Italia. Ha contribuito alla straordinaria rimonta di Veltroni, Veltroni stesso. La sua candidatura, percepita come più fresca, sincera, credibile.
Incerti?
Sentire le parole su Mangano e poi decidere... Cara Unità, davvero ci sono
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni: "Dico agli uomini ed alle donne della mafia, della camorra e della 'ndrangheta: so che in queste ore state decidendo per chi votare. Votate per chi volete. Ma non votate per me e per il Partito Democratico. Perché noi ci siamo dati un obiettivo chiaro: di annientarvi.
Jovanotti:
cara Unità domani faccio il pieno
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sono d'accordo: Berlusconi esiste perché esiste lo spettacolo, lui è lo spettacolo, come Veltroni, per me, è la bella politica...". Bisogna capire se vincerà lo spettacolo o la bella politica...Ma quanto ti piace Walter? "Lo seguo da anni. Quante volte mi sono chiesto: tocca a lui, lui ce la può fare e invece niente.
Sartori,
il no al direttismo in democrazia
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ed ecco la tesi strampalata: votare oppostamente, Berlusconi di qua e Veltroni di là. Magari con disgiunzione sapiente sulle forze intermedie. Così il sistema impazzisce, e qualcosa succede, visto che l'astensione verrebbe computata come fisiologica e ininfluente. In realtà succederebbe la paralisi.
Lombardo,
tour da infaticabile "sono diverso da cuffaro" - emanuele lauria
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: toglietemi Veltroni. C'è Annuzza? Non cambiate canale". La chiama proprio così, Annuzza, la rivale che non ha smesso di definirlo pre-moderno e feudale. "L'ho sempre rispettata - dice Lombardo - . Peccato che con il suo fascino, la sua eleganza abbiano voluto coprire la non credibilità di un partito nazionale e centralista.
"soffia
il vento del cambiamento" - massimo lorello
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: di Walter Veltroni, lei che viene indicata quale possibile presidente del Senato, sul suo futuro è pronta a un giuramento solenne: "La mia battaglia in Sicilia non avrà alcuna interruzione". Ma prima bisogna vedere quale verdetto verrà fuori dalle urne: "Noi ci crediamo", assicura la senatrice del Pd, che ha trascorso tutto il pomeriggio a casa assieme al marito e alle due figlie.
Letta:
così abbiamo aiutato milano - andrea montanari
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: conclusivo in piazza Duomo di Walter Veltroni, nel Partito democratico è stata un'occasione per il sottosegretario a palazzo Chigi Enrico Letta e il presidente della Provincia Filippo Penati per fare un bilancio dei risultati del Tavolo Milano e lanciare un appello perché il prossimo governo, chiunque vinca le elezioni, continui la collaborazione diretta con le istituzioni locali.
Pinotti,
missione senato "nuova legge sui porti per chiudere i conflitti" -
donatella alfonso ( da "Repubblica, La"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Scherzi a parte, Veltroni mi ha chiesto di essere capolista proprio al Senato perché, in una situazione che può essere difficile, c'è bisogno di rafforzare la squadra con le persone che hanno più esperienza politica". Alla Camera si è occupata di Difesa, al Senato a cosa penserà?
L'astensione?
Autolesionismo ( da "Giornale.it, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è risultata la cupa protervia con la quale il candidato Veltroni Walter ha mantenuto fede all'impegno di indicare Silvio Berlusconi "il principale esponente dello schieramento a noi avverso". Una cretinata, che più cretina non si può, elevata a sublime espressione del bon ton politico. O, peggio ancora, della politica "intesa come amore".
La
maestrina dalla penna azzurra ( da "Giornale.it, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: centrodestra potrebbe essere un voto regalato a Veltroni- ammonisce la Della Bianca-. In questo delicato momento per l'Italia bisogna scegliere tra chi ha la possibilità di governare realmente e anche il singolo voto qui può fare la differenza". Quello della candidata alla Camera in Liguria per il Pdl non è l'unico appello al "voto utile" che è stato lanciato in questa campagna elettorale.
Per
far piangere il Pdl alla sinistra restano solo le fialette urticanti
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Parlano anche Sandro Biasotti ed Enrico Musso con il professore che attacca direttamente Veltroni, "parla di 1.000 euro di salario minimo, 2.500 euro di bonus bebè e 100 campus universitari. Si deve essere fatto della roba molto buona". Candidati carichi, ora la palla passa agli elettori. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Audience,
Silvio surclassa Walter ( da "Giornale.it, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: confronto a distanza sul piccolo schermo con Walter Veltroni il leader azzurro ha ottenuto un successo schiacciante. Quasi due milioni e mezzo di spettatori hanno infatti seguito giovedì sera Silvio Berlusconi a Porta a Porta. Gli spettatori sono stati per la precisione 2.496.000 con uno share del 31,56% mentre il giorno prima Walter Veltroni era stato visto nel salotto di Vespa (
<Veltrusconi>,
un idillio già finito Tra Silvio e Walter finisce sul ring
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi attacca il Pd per il rischio brogli. Veltroni critica il Pdl sulla lotta alla mafia. Berlusconi dà del "comunista riciclato" a Veltroni. Veltroni riesuma il vecchio ritornello della "politica cabaret", entrambi un giorno sì e l'altro pure dicono che "non rispondo agli attacchi velenosi del mio avversario" ma subito dopo rispondono spargendo altro veleno.
Gli
altri candidati ( da "Giornale.it, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi e Walter Veltroni, i leader dei due maggiori partiti. La loro campagna elettorale è stata seguita passo passo, città per città, giorno per giorno; ciò che hanno detto è stato vivisezionato, analizzato, dibattuto parola per parola. È giusto, perché nessuno degli altri candidati premier ha la possibilità concreta di stabilirsi a Palazzo Chigi per i prossimi cinque anni.
1.
Berlusconi era in vantaggio, ha dato qualche zampata quando poteva, ma è
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Per Veltroni, apprezzo la decisione di correre da soli, una scelta coraggiosa che cambierà finalmente la politica. 4. Ho già detto: gli "sbagli" di Berlusconi, che sono tali solo per chi non lo ama. Per il leader Pd, il caso Alitalia: non ha contrattaccato, permettendo al Pdl di fare man bassa di voti al Nord.
Più
in video che in piazza con lo stress da cravatta e un occhio alla pensione
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: si è speso a combattere più Veltroni che Berlusconi, a rimproverare Prodi che gli addossava il fallimento del governo, a rimpiangere ciò che poteva essere e non è stato ("per colpa dei moderati, non mia"). Salvo poi farsi andreottiano e sposare la politica dei "due forni" con il Partito democratico: nemici al centro, alleati in periferia.
Daniela,
la destra che parla alla <pancia> degli elettori
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: contro Veltroni ("mi fa ribrezzo come uomo e come politico") e Casini, ma soprattutto contro Berlusconi, Fini e la Mussolini: indimenticabili le sanguinose rasoiate reciproche tra le due lady nere durante il faccia a faccia a "Porta a porta". Sei una valletta di Fini, e tu politicamente orizzontale, tuo nonno si rivolta nella tomba,
<I
brogli? Partiamo con l'handicap>
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Per esempio chi vota al Senato Udc o la Destra non solo spreca il voto ma avvantaggia Veltroni". Lei ha detto che il Pdl è come una giovane coppia, "ha nostalgia per la casa dei genitori e l'emozione per la nuova". Nel popolo di An quale dei due sentimenti prevale? "Ci sono entrambi, ma prevale naturalmente il desiderio di costruire qualcosa di nuovo.
Bossi
giura fedeltà a Silvio: <È sempre stato di parola>
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, fuori dai c...". Torna sulla mobilitazione antiromana: "In Padania ci sono trenta milioni di uomini disposti a battersi per la libertà e la democrazia". Il messaggio non potrebbe essere più chiaro, il Senatùr lo traduce in un progetto politico e spiega di aver voglia di entrare al governo: "Se sarò ministro delle Riforme,
Silvio
non temere, l'attore non è roba loro
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: George Clooney sarebbe un testimonial di Veltroni, quindi non può andare in onda sabato sera su Rai3. Così il Partito Socialista ha mandato una diffida all'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. Secondo i protestatari, Clooney sarebbe inevitabilmente associabile al Pd per i suoi commenti televisivi sulle elezioni italiane.
In
piazza l'ultima sfida del pd "la lega odia il sud, non votateli" -
raffaele lorusso ( da "Repubblica, La"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: A Silvio Berlusconi riconosce la capacità di innovare. "Solo che l'ha fatto nel secolo scorso. è un uomo del passato, un caso unico nel mondo civilizzato perché si candida per la quinta volta. Veltroni è invece un uomo politico contemporaneo". Per questa ragione D'Alema è fiducioso.
Fisichella
va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.
"all'economia
un nome internazionale e agli indecisi dico: occasione storica" - edoardo
buffoni ( da "Repubblica, La"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Non esistono voti utili e voti inutili: l'unico voto inutile - osserva Veltroni - è starsene a casa. Governerà il partito che vince. Da solo". Nomi di futuri ministri del suo governo Veltroni non ne vuole fare. E del ministro dell'Economia dice: "Sarà una persona autorevole e di grande prestigio internazionale, che sappia tenere insieme rigore e sviluppo.
Fo:
votare il pd per sconfiggere berlusconi
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Puoi fare tutte le critiche che vuoi a Veltroni ma il voto va dato a lui. Basta che si pareggi al Senato e saremo rovinati. Bisogna assolutamente andare a votare e votare Veltroni". La stessa opinione di Dario Fo: "Berlusconi si prepara a tenere il potere per 12 anni, prima da premier e poi da presidente della Repubblica, e questo è un rischio grave".
E
benigni abbraccia walter "che squadra io, te e clooney"
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Benigni a Veltroni. Quindi fa un appello contro l'astensionismo, affermando: "Ma come si fa a non andare a votare, è il momento più bello, più importante, io Veltroni lo voterei tre volte". Un gruppo di signore regala un mazzo di fiori all'ex sindaco di Roma e uno a Benigni che camminando lo alza al cielo come fosse una guida romana che indica la via al proprio gruppo di turisti.
Tra
flop e mugugni monta l'ira in an - francesco bei
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Anche la presunta sottomissione di An al Cavaliere, di cui parla spesso Veltroni, secondo Granata sarebbe una leggenda da sfatare. "Noi abbiamo inciso in maniera considerevole sul piano programmatico - argomenta il responsabile cultura di via della Scrofa-, soprattutto sui temi della legalità e della difesa del patrimonio culturale e ambientale.
Berlusconi-totti,
la gaffe dopo le accuse ( da "Repubblica, La"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: subbuglio per la battuta di giovedì al Colosseo sul Francesco Totti "fuori di testa" per aver sostenuto Veltroni e Rutelli. Ma l'errata corrige di Silvio Berlusconi, il memorandum sulla moglie Ilary che lavora a Mediaset, buttato lì non casualmente, sembra sortire l'effetto contrario. E intanto, da Andreotti a Veltroni, da D'Alema a Rutelli, tutti a far quadrato attorno al "Pupone".
Di
pietro: "berlusconi è disperato esalta mangano e candida ciarrapico"
- liana milella ( da "Repubblica, La"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni è certo di vincere. E lei? "Se non dovessimo farlo sarebbe solo perché non abbiamo avuto il tempo di spiegare bene il nostro progetto politico. Ma ovunque in Italia mi sono reso conto che l'alleanza tra il Pd e l'Idv è vista come una svolta".
Ma
francesco fa il "cucchiaio" al cavaliere "un'idea da pazzi
tirare in ballo ilary" - marco mensurati silvia scotti
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Nel comunicato dovrebbe esserci quello Totti ritiene fondamentale dire, e cioè "che l'amicizia con Veltroni, che poi è quella che sta all'origine di tutto, è un legame vecchio e sincero e non ha alcun senso farci sopra una polemica del genere". E ancora che l'unica cosa che conta "è il legame con la città e la voglia di fare cose utili per Roma".
"se
c'è il pareggio pronti a guidare il governo"
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi né Veltroni avranno la maggioranza in Parlamento", non starà "in panchina. Lavoreremo nell'interesse del paese, fiduciosi della scelta del capo dello Stato. L'unica alternativa all'ingovernabilità è un governo di responsabilità nazionale ma non per spartire le poltrone tra Berlusconi e Veltroni ma per fare ciò che gli italiani si aspettano che una vera classe dirigente
E
il fattore età entra nella battaglia elettorale - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sterpa e Selva Nella sfida con Berlusconi Veltroni attacca anche sulla vecchiaia (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Siccome poi Berlusconi è Berlusconi, la scenetta più divertente l'ha fatta a un comizio dei Pensionati. Lì c'era un vecchietto, poverino, che è riuscito ad appuntargli al bavero una specie di coccarda, "simbolo di forza, salute e prosperità",
Casini
(si) rilancia: premier in caso di pareggio
( da "Manifesto,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: come alla Destra di Storace, sono voti regalati a Veltroni. "Il vero voto utile - dice il candidato premier dell'Udc - è quello che serva e fermare la Lega di Bossi che sarà l'arbitro della politica italiana di domani, così come Bertinotti lo è stato fino ad oggi. Ma l'Italia non si merita un governo Bossi-Berlusconi".
Nell'urna
anche le droghe ( da "Manifesto, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Nel Partito Democratico Veltroni, a Porta a Porta (9 aprile), sollecitato da Marcello Sorgi, ha dichiarato: "Non sono dell'idea di criminalizzare e di sbattere in galera il ragazzo che fuma lo spinello, non ho mai pensato che fosse questa la soluzione" e ha indicato invece la strada di annientare il traffico di eroina e cocaina e le mafie ('ndrangheta calabrese,
Un
voto per la nuova primavera d'Italia
( da "Manifesto,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sbeffeggiato da Berlusconi per la sua amicizia con Veltroni e Rutelli: "Francesco è un ragazzo di questa città". Standing ovation per il capitano. Deve fare il pieno stasera, Veltroni, ha parole cortesi anche per gli elettori di An che soffrono il secessionismo della Lega, poi verso i leghisti, si rendano conto "che la secessione non ci sarà"
Verba
votant ( da "Manifesto, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Con l'invettiva sacrilega di Berlusconi pronunciata sotto il Colosseo che ne è seguita: "E' fuori di testa". Ma l'uso di Totti in campagna elettorale non è nuovo. Lo stesso "in bocca al lupo" del Capitano fu indirizzato a Veltroni convalescente durante le ultime elezioni per il comune di Roma.
Elezioni,
ultimi fuochi ( da "Manifesto, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La campagna elettorale si chiude con Berlusconi che dilaga in tv. A Roma Veltroni passeggia con Benigni e riempie piazza del Popolo con Jovanotti. Bertinotti: c'è bisogno della sinistra. Casini: con il pareggio potrei fare il premier PAGINE 2,3,4.
Scripta
manent ( da "Manifesto, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Traduzione: con Berlusconi & Veltroni "ci trascineremmo allora senza novità e senza tensione politica". Per puro caso, sullo stesso giornale, leggiamo la lettera dell'elettore tipo: un depresso confuso, e poco guardone. Scrive: "Avevo deciso di votare Berlusconi al Senato e Veltroni alla Camera.
Tutti
al mare ( da "Manifesto, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Certo qualche senso di colpa lo avrò se, com'è probabile, vincerà Berlusconi. Ma del resto sono convinta che se anche vincesse Veltroni ci troveremmo comunque Berlusconi e il Vaticano tra i piedi. Voglio essere coerente fino in fondo". Con questo la maggioranza è ribaltata. Gli astensionisti restano quattro sui nove del campione iniziale.
Berlusconi
a reti unificate ( da "Manifesto, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ha detto che lui è il nuovo, lei come replica?", "Cosa si deve aspettare il popolo delle libertà?". Pura retorica berlusconiana, accompagnate dall'affettuoso congedo, che annuncia la staffetta: "Tra poco la vedremo a Matrix". All'appuntamento con Mentana mancano ancora un paio d'ore, nel frattempo c'è già chi lo sta aspettando nello studio di Ottoemezzo.
ROMA
L'unico antidoto allo strapotere della Lega Nord è l'Udc. E questo è
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Sia che vinca il Pd di Veltroni, o il Pdl di Berlusconi, nessuno sarà in grado di governare - spiega - potranno avere l'incarico per formare un esecutivo, ma, in breve tempo, le speranze e le promesse si trasformeranno in frustrazioni e qualunque governo diventerà un grande buco nell'acqua.
ROMA
Sull'utilizzo del "tesoretto" si consumano gli ultimi fuochi della
camp ( da "Messaggero, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi annuncia che utilizzerà i 4 miliardi di extragettito per l'abolizione graduale del bollo auto, cominciando dalle utilitarie. Veltroni conferma l'intenzione di voler destinare il gettito accumulato all'aumento di salari e pensioni e bolla come "non credibile" la promessa del Cavaliere.
ROMA
Quando arriva l'annuncio choc del Cavaliere? Lo spara subito, appena si si
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è appena alzato Veltroni? Se lo tiene per l'appello finale? La sorpresona arriva prima della prima interruzione pubblicitaria: "Aboliremo il bollo sulle automobili, sulle moto e sui motorini!". Applausi in studio, per il triplo bonus regalato da Silvio. Ma Walter s'era preparato la contromossa, prevedendo (pur senza conoscerla nei particolari)
LA
CAMPAGNA elettorale va nel pallone. E, da sonnacchiosa che era, diventa di
colpo una p ( da "Messaggero, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma il capitano della Roma non sembra gradire l'uscita: "È pazzesco", commenta Totti, "ora mettono in mezzo anche mia moglie". Intanto, nel comizio finale di Veltroni a Piazza del Popolo, il Pupone diventa suo malgrado un eroe democrat. Mentre Silvio insiste: "Lo strumentalizzano".
Berlusconi-Veltroni,
ultimo duello ( da "Messaggero, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Domani urne aperte. Brogli nel voto all'estero, spunta Dell'Utri. La replica: un polverone, non ho avvisi Berlusconi-Veltroni, ultimo duello Il Cavaliere: abolirò i bolli auto e moto. Il leader Pd: non è credibile.
SCAMPOLI
di fine campagna elettorale, con battute vere o verosimili. A domanda,
Berluscon ( da "Messaggero, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che hanno fatto una campagna lunga e faticosa, hanno stampato sul volto i chilometri e le tensioni. Guardate Veltroni, dimagrito e pallido. Anche Pier Ferdinando Casini, che appare fra tutti il meno strapazzato, ha ogni tanto negli occhi lampi di stanchezza. Ma ormai siamo al giorno del silenzio. M.C.
ROMA
- L'appello per un voto utile Sivio Berlusconi lo trasforma a poche or
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sbirciando ogni tanto un foglietto zeppo di note, Berlusconi attacca sostenendo che Veltroni ha detto il falso sull'andar da solo perchè si è alleato con "il giustizialista Di Pietro" e alle amministrative "va a braccetto con la sinistra". Falso anche il recupero del Pd, falso che a piazza del Popolo erano 100 mila, al massimo 40 mila.
ROMA
La prossima settimana Enrico Letta vorrebbe incontrare i sindacati. E non è
detto ( da "Messaggero, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: vince Berlusconi e Air France dovrebbe inevitabilmente rivedere le proprie strategie; vince Veltroni e allora il negoziato con Parigi avrebbe una nuova accelerazione anche se non è scontato che porterebbe ad un'accordo; dalle urne esce un sostanziale pareggio che potrebbe partorire un'intesa bipartisan favorevole alla soluzione francese,
Di
FABIO ROSSI Le due priorità: sicurezza ed emergenza casa. Luciano Ciocchetti,
candida ( da "Messaggero, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Silvio Berlusconi e Walter Veltroni alle prese con annunci e dichiarazioni rilasciate negli ultimi anni. "L'impegno che prendo con tutti i cittadini romani sarà quello, se eletto, di attuare punto per punto il mio programma elettorale - assicura Ciocchetti - Se non dovessi fare quello che durante la campagna elettorale ho promesso a tanta gente e alle categorie che ho incontrato,
Ultime
ore di vigilia prima del duello. Da domani mattina i romani votano per il nuovo
Parla ( da "Messaggero, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è il candidato schierato dal Centrodestra di Berlusconi contro l'ex vicepresidente del Consiglio. Alemanno, nel 2006, fu sconfitto da Veltroni con un ampio margine. L'Udc di Casini ha messo in campo Luciano Ciocchetti, la Destra direttamente il suo leader, Francesco Storace. C'è anche il Psi di Boselli che si affida a Franco Grillini.
C'è
una grande partecipazione, superiore a quella di ieri al Colosseo . Frances
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Bisogna chiudere la stagione di Veltroni che aveva detto che sarebbe andato in Africa e che invece l'Africa l'ha portata qui - sottolinea la Santanché - Con Francesco Storace Roma sarebbe una città migliore e con Teodoro Buontempo la Provincia cambierebbe musica". Fa.Ro.
ROMA
Sento qualcosa di impalpabile. Credo che questa non sarà la prima campagna
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: anche perché sia che vinca Berlusconi o che vinca Veltroni sarà comunque un grande buco nell'acqua e le speranze si trasformeranno in frustrazioni". Se invece uno dei due avrà una maggioranza certa? "Ci siederemo tranquillamente in Parlamento e daremo il nostro contributo con grande senso di responsabilità".
ROMA
- Fausto Bertinotti chiede di aumentare i salari dei dipendenti, indicizzandoli
come in ( da "Messaggero, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, accusato di "neocentrismo", non c'è dialogo, perchè è stato "il Pd che ha scelto di dire no a una coalizione con la sinistra". Ma l'occasione è servita per sottolineare "un elemento di delusione" per aver fatto parte del governo di centrosinistra di Prodi "per quello che non è stato fatto in termini di cambiamento radicale di politica economica e dei diritti della persona"
ROMA
Siamo allo stadio? Walter, palleggiaaaa! , grida la piazza quando arriva il
Pupone ( da "Messaggero, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ", grida la piazza quando arriva il Pupone Veltroni. E prima di lui, Rutelli sale sul palco del comizio finale della campagna elettorale del Pd a piazza del Popolo, grida "Totti è un campione anche nella vita" e i democrat vanno in estasi. Ma anche in una sorta di cortocircuito fra calcio e politica.
ROMA
- Roberto Benigni e Walter Veltroni, insieme a passeggio, visitando un centro
anziani in via de ( da "Messaggero, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il tempo di un caffè, in mezzo a una selva di telecamere e fotografi. Tiene banco il regista premio Oscar. "A Waltere: io, te, Clooney e Totti, che squadra! Uno più bello dell'altro... Dopo la voce, Berlusconi perderà anche le elezioni...".
ROMA
La campagna elettorale era moscia? Di colpo, è diventata pop. La campa
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni. Dicendo che a Berlusconi "invidio soltanto Pato". Il gioiellino brasiliano del Milan, ovviamente, e non l'ex celeberrimo fratello di latte di Falcao (a proposito: "Il figlio di Paulo Roberto è in lista con noi", annuncia Storace). "Ma Pato ce lo teniamo noi", ribatte il berlusconian-ciellino-rossonero Lupi.
Berlusconi
giovedì aveva detto: Francesco sta con Rutelli? Ha perso la testa Andreotti:
Silvio in fuorigioco . Veltroni: il Capitano merita rispetto
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi giovedì aveva detto: Francesco sta con Rutelli? Ha perso la testa Andreotti: "Silvio in fuorigioco". Veltroni: il Capitano merita rispetto.
Santanché:
io come Totti Non mi faccio comprare
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni cosa è? Al massimo, un comunista che si è cambiato la giacchetta". Ma perché, appunto, votare voi e non il Pdl? "Noi siamo quelli che non hanno votato l'indulto, quelli che non vogliono la Turchia in Europa, quelli che non finanzieranno mai un solo campo rom, quelli che non privilegeranno mai gli stranieri nell'
Berlusconi,
sfida sulle tasse ( da "Corriere della Sera"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Casini: se c'è pareggio, noi al governo Berlusconi, sfida sulle tasse Veltroni: basta odio, useremo il tesoretto per aumentare i salari e gli stipendi Inchiesta sui brogli, Dell'Utri nelle intercettazioni. La replica: nessun avviso ROMA - Ultimi appelli prima delle elezioni. La sfida è sulle tasse.
Gelmini:
più ordine e legalità Porteremo a Roma il modello-Lombardia
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Le ultime uscite di Veltroni, però, mostrano il solito volto della sinistra antiberlusconiana. Inoltre, il leader che aveva promesso di presentarsi da solo ha invece imbarcato i radicali e Di Pietro. Sorprende inoltre che abbia introdotto slogan e concetti nuovi senza fare alcuna ammenda rispetto al passato".
Casini:
se c'è pareggio pronto a fare il premier
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: vittoria monca che significa ingovernabilità la prima risposta dovrebbero darla Berlusconi e Veltroni, con un gesto molto chiaro: un passo indietro. Ma poi, nessuno potrebbe fare a meno di un centro che "saprà essere determinante", al di là di quelle che il leader dell'Udc considera le bugie del Cavaliere e comunque due "reati": "Sta diffondendo sondaggi, e questo vìola la legge,
Nessun
vincitore Solo una parodia del faccia a faccia
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: del faccia a faccia I due antagonisti erano Veltroni e Berlusconi ma chi ha vinto (forse) è Mentana che ha avuto la fortuna di chiudere in prima serata la più immiserita campagna elettorale degli ultimi anni. Ancora una volta ci siamo trovati di fronte a una parodia del duello televisivo, a due monologhi spacciati come scambio di opinioni, a due comizietti senza contraddittorio.
<Nascosti
dietro Clooney, io vinco con la mia faccia>
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La prima riforma sarà quella della vostra rete telefonica", scherza Berlusconi. Mentre è in macchina, di mattina, diretto a Radio Radio, gli arrivano i dati dello share di Porta a Porta, la sera prima: 8 punti in più di Veltroni, "è il vantaggio esatto che abbiamo nel consenso del Paese", dice a Bonaiuti, che gli siede a fianco.
LA
SCOMMESSA POLITICA ( da "Corriere della Sera"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Le intemperanze verbali di Berlusconi non devono indurre il Partito democratico a un gravissimo errore: farsi risucchiare nell'atmosfera psicologica e politica, nello schema paralizzante di un quindicennio che Veltroni per primo, compiendo una scelta coraggiosa, ha dichiarato di voler mandare in soffitta.
Berlusconi
a sorpresa: abolirò il bollo auto
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Lorenzo Fuccaro GUARDA il video di Berlusconi su www.corriere.it Silvio Berlusconi Il leader del Pd sulla poltrona bianca dello studio di "Matrix". Da Mentana, Berlusconi ha indossato una camicia con collo all'italiana, ha sorriso meno di Veltroni e gesticolato parecchio \\ Sulla lotta alla mafia Veltroni stia zitto e nessuno adombri sospetti sul Pdl \\ Le sue sono favole del futuro:
Veltroni:
con il tesoretto aumenterò gli stipendi
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: rimprovera a Mentana e si vede che gli scoccia lasciare a Berlusconi l'ultima parola: "Chi parla dopo avrà un vantaggio...". Monica Guerzoni GUARDA il video di Veltroni su www.corriere.it Walter Veltroni Il leader del Pd sulla poltrona bianca dello studio di "Matrix". Da Mentana, Veltroni ha indossato una camicia botton down non abbottonata, ha sorriso spesso e gesticolato molto \
A
caccia di indecisi con Benigni: ma basta dialogo
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ultima famiglia visitata da Veltroni in 50 giorni. Il primo a entrare è Benigni: "Avete un indeciso qui? Lei è indecisa signora? Fatemi vedere un indeciso! Voglio vederlo, toccarlo, chiedergli: come fai a essere indeciso tra Veltroni e Berlusconi? So' così diversi! Comunque veniamo da casa sua, siamo stati in via del Plebiscito a trovarlo.
<Una
storia vergognosa, tutta elettorale Le spese sono tante ma mai parlato di
soldi> ( da "Corriere della Sera"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni l'ha criticata leggendo nelle sue parole un messaggio trasversale, forse inviato a qualcuno... "Veltroni e altri sono in malafede, hanno una mente strana, ma non voglio rispondere con le parolacce mentre entriamo in cabina elettorale.
Il
centrodestra romanista <striglia> Totti
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: la vicinanza del campione a Veltroni, in questi anni, non è mai piaciuta agli ultrà, legati in maggioranza alla destra più estrema. E Totti? Silenzio, per tutta la giornata, anche se si era diffusa la voce di una risposta a Berlusconi. C'è un retroscena: Totti, come spiegano dal suo entourage, si è sentito un po' "usato" da Rutelli e dagli esponenti della lista "
Vittoria
dimezzata, Letta e Marini le carte nel cassetto
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Niente grande coalizione in caso di vittoria dimezzata, semmai qualcosa di simile all'esecutivo di "responsabilità nazionale" ipotizzato da Pier Ferdinando Casini. "Via Berlusconi e Veltroni, se non riuscissero a vincere", ha urlato in pubblico il capo dell'Udc. Che in privato ha sussurrato la sua preferenza: "Gianni Letta". Francesco Verderami.
STAR
DELL'IMPEGNO? SONO CLOONEY E TESTI
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che bypassando la par condicio ha preso un caffè con Veltroni, paragonandolo (sembra) a Barack Obama. O la sua controfigura italiana (si dice) Fabio Testi: anche lui anni fa prese un caffè, ma con Silvio Berlusconi, e da allora firma gli spot per il centro- destra. Fra gli altri bellicosamente schierati o di qui o di là si notano il sempreverde Luca Barbareschi,
Storace:
<Più gente qui che da Berlusconi> Aggredita troupe tv
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La Santanché non ha risparmiato critiche né al Partito della libertà di Berlusconi, né tantomeno al Pd di Walter Veltroni. Poi è stato il turno di Storace: "Grazie per essere venuti qui in così tanti. Berlusconi per governare si dovrà fidare di noi. Ma noi non voteremo la fiducia al suo governo. Approveremo solo i provvedimenti che riterremo utili alla nazione", ha detto Storace,
Rutelli,
<Se po' ffa'> al primo turno
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ultima tappa del tour di Veltroni è ritorno, aria di casa, entusiasmo antico; l'ultima tappa del tour di Veltroni è "futuro", voglia di cambiare l'Italia "per i ragazzi che hanno talento e ai quali le banche non concedono credito", per "Paolo Borsellino, che non avrebbe mai immaginato che esponenti politici (Dell'Utri e Berlusconi,
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi: aboliremo il bollo di auto e moto. Veltroni: il tesoretto per gli stipendi. Focus Infortuni, Italia ai vertici: si muore come un secolo fa Non è cambiato quasi niente dai tempi della costruzione dell'Empire State Building e come allora si continua a morire.
Il
silenzio sul Tibet ( da "Giornale.it, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: intrattenimento di Curzio Maltese dove spiega che Berlusconi è stato "ignobile", e che rivela, senza spiegare, che il sorteggio televisivo tra Veltroni e Berlusconi è stato "pilotato" per buona pace di Vespa e Mentana); 3) Ancora in prima pagina, fondo di Giorgio Bocca per dare dell'assassino a Mangano e collegarlo ovviamente a Berlusconi;
CAMPAGNA
ELETTORALE CONCLUSA, DOMANI E LUNEDì AL VOTO. BERLUSCONI, VELTRONI E GLI ALTRI
CANDIDA ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi, Veltroni e gli altri candidati hanno speso le ultime ore tra tv e piazze. Annuncio di Berlusconi: "Aboliremo gradualmente il bollo auto". Veltroni punta su "detrazioni fiscali per i salari". Casini: "In caso di parità, pronti a guidare l'Italia".
Totti
( da "Manifesto,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Con l'invettiva sacrilega di Berlusconi pronunciata sotto il Colosseo che ne è seguita: "E' fuori di testa". Ma l'uso di Totti in campagna elettorale non è nuovo. Lo stesso "in bocca al lupo" del Capitano fu indirizzato a Veltroni convalescente durante le ultime elezioni per il comune di Roma.
Finale
(o quasi): 5 a 4 ( da "Manifesto, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Certo qualche senso di colpa lo avrò se, com'è probabile, vincerà Berlusconi. Ma del resto sono convinta che se anche vincesse Veltroni ci troveremmo comunque Berlusconi e il Vaticano tra i piedi. Voglio essere coerente fino in fondo". Con questo la maggioranza è ribaltata. Gli astensionisti restano quattro sui nove del campione iniziale.
Abbiamo
chiesto ad alcuni osservatori della politica di esprimere un giudizio sulla
campagna elettor ( da "Stampa, La"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ale appena conclusa. Le domande sono le stesse per tutti: 1. Può esprimere un giudizio sulla campagna di Silvio Berlusconi? 2. E uno sulla campagna di Walter Veltroni? 3. Cosa le è piaciuto di più? 4. Cosa le è piaciuto di meno? (a cura di Roberto Giovannini).
Strategie
buone e scelte cattive Gli esperti danno il loro voto
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: spiega Berlusconi ospite di Mentana. Però dipende dai soldi in cassa. "Dovrebbero esserci i 4 miliardi del tesoretto", altrimenti "procederemo con gradualità", all'incirca entro un paio d'anni. Nel duello indiretto con Veltroni a Matrix, Berlusconi profitta del vantaggio di intervenire dopo e picchia duro sul concorrente.
1.
È stata una campagna all'insegna del nervosismo, in graduale declino
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni dava un senso di freschezza e novità. 4. Per Berlusconi, è molto grave la scelta dell'attacco alle istituzioni. Veltroni invece non è riuscito a dare risposte forti, in particolare mai affrontando il tema del conflitto d'interessi.
Il
silenzio di Walter e i messaggi di Silvio
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni. Il leader del Pd è consapevole - basta guardare alle ultime tornate elettorali - quanto sia controproducente aprire uno scontro sul tema: Berlusconi, infatti, potrebbe di nuovo parlare di complotto della sinistra in combutta con le procure e sparare sull'alleanza del Pd "con il campione del giustizialismo italiano"
Quei
maestrini di "Repubblica"
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo Prodi.
<Lo
stress è bipartisan> Allarme dei cardiologi
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Scommetto che sia Berlusconi che Veltroni fino a lunedì sera saranno ipertesi". E la ragione è semplice: l'eccesso di adrenalina, infatti, fa aumentare la pressione e i battiti del cuore. Altro che Pechino 2008: tocca correre ai comizi, poi al mercato, alla casa di cura fino alla sera, quando comincia il tour delle cene elettorali.
Voto,
le ultime promesse ( da "Stampa, La"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni: aumenterò salari e pensioni. Berlusconi: via il bollo auto, torna il bonus Maroni Voto, le ultime promesse Nell'inchiesta sui brogli c'è Dell'Utri: "Ma non ho ricevuto alcun avviso" Da domani 47 milioni di italiani hanno 22 ore, fino alle 15 di lunedì, per scegliere chi dovrà governare l'Italia.
Moretti&Maltese
( da "Riformista,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi è accusato di troppa frivolezza per essere un uomo di stato, ma lo si combatte sul terreno delle sue stesse frivolezze. Veltroni allora è meglio perché è giovane, ha un po' di pancia, i capelli grigi e invidia Pato? Poi dicono (lo dice Luca Ricolfi) che la sinistra è antipatica.
Pagelle
alla più noiosa campagna elettorale
( da "Riformista,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ultimo show) Walter Veltroni. Ha commesso un grande errore, riconosciuto anche al Loft. La chiusura delle liste è stata sbagliata nei tempi e in parte anche nel merito. Averle anticipate ha concentrato sul proprio campo tutta l'attenzione, con annesse polemiche su "figli di", raccomandati, giannizzeri, scudieri e pulzelle.
Buvette
bar sport Totti diventa ago della bilancia
( da "Riformista,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La prima replica, quella più pesante, a Berlusconi è arrivata dal leader dello schieramento a lui avverso. "La destra italiana vive di odio - ha detto Walter Veltroni - di antagonismo, di attacco personale". E se Veltroni sembra prendere tutto molto seriamente, gli altri non sono da meno.
Pdl
I timori in an dopo il Colosseo: i colonnelli temono che sparisca a
montecitorio ( da "Riformista, Il"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Mentre Veltroni chiudeva la campagna elettorale a piazza del Popolo, la piazza delle chiusure di Almirante, lui era nel virtuale, cioè a chattare con gli elettori sul sito di An". Il giorno dopo il flop del comizio di chiusura del Pdl al Colosseo, con Berlusconi e Fini, il clima dentro An è ancora più "moscio del solito",
Segue
dalla prima veltroni risponde a Berlusconi
( da "Riformista,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: veltroni risponde a Berlusconi Guardate che ha fatto di Alitalia Dove è finita la sua cordata? (segue dalla prima pagina) Eppure in questo mio viaggio per l'Italia io non ho visto un paese in ginocchio che deve rialzarsi. Ho visto un paese straordinario per qualità e talento, per voglia di fare, per impegno messo nel lavoro e al tempo stesso preoccupato per i pericoli che vengono
Brogli
il senatore è stato intercettato in calabria
( da "Riformista,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: come ha fatto Veltroni parlando a piazza del Popolo al tramonto - è motivare l'ennesimo "no alle larghe intese" con le differenze di programma a proposito di mafia. "Dicono che i programmi del Pd e del Pdl sono simili, ma il nostro programma sulla mafia e sui precari - ha sottolineato il candidato premier del Pd - non è uguale a loro"
Chiusure
tra Jovanotti, Benigni e la Ferilli l'ultimo bagno di folla
( da "Riformista,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dove Veltroni ha dovuto fare un bis fuori dal tendone. Nel suo "giro dell'Italia nuova", dicono al loft, Veltroni ha portato, complessivamente, oltre un milione di cittadini nelle piazze delle grandi città. La prova muscolare con Berlusconi, su questo fronte, viene considerata vinta, come ha mostrato l'ultimo duello a distanza tra Veltroni a Milano e Berlusconi al Colosseo.
Matrix,
sei milioni guardano Berlusconi e Veltroni
( da "Panorama.it"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sei milioni guardano Berlusconi e Veltroni Posted By redazione On 12/4/2008 @ 13:30 In Headlines | No Comments Record assoluto in termini di spettatori, con quasi sei milioni, per la puntata di ieri sera di Matrix, che ha ospitato il leader del Pd Walter Veltroni e poi quello del Pdl Silvio Berlusconi.
Scegliere
Storace e Casini sarebbe del tutto sprecato Non serve a niente
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ma Berlusconi sembra smentire Montanelli, secondo cui l'Italia sarebbe stata vaccinata dall'esperienza di un suo governo. Veltroni ha centrato il tono razionale della campagna e un'ironia molto italiana. 4. Per Berlusconi, gli errori - che paradossalmente gli daranno forza - sono la linea scelta su Alitalia e l'elevazione a eroe di Mangano condannato per mafia.
"Convincete
gli indecisi nell'ultimo miglio"
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni in video "Convincete gli indecisi nell'ultimo miglio" Il cortile del Maglio a Borgo Dora si riempie quando inizia il collegamento in diretta con il comizio di Walter Veltroni e si esalta quando il leader parla di "un'Italia che va amata e non usata".
La
campagna si chiude a "pizzette" e agnolotti
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ultimo messaggio da Roma di Veltroni. "Concludo in piazza del Popolo - ha detto il candidato premier - il viaggio iniziato a Spello, una delle meraviglie d'Italia, e negli incontri nelle città, nelle case di cittadini comuni, ho avvertito l'orgoglio degli italiani che non meritano di essere nuovamente governati da chi non ha il senso dello Stato.
Casini:
pronto a fare il premier se c'è il pareggio
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sia chiara una cosa - spiega Savino Pezzotta -: noi non voteremo la fiducia né a Berlusconi né a Veltroni. Certo non sosterremo chi ha cercato di distruggerci, cioè il Cavaliere. Se poi uno dei due vince e governa, noi voteremo di volta in volta quei provvedimenti che ci convincono e faremo un'opposizione durissima su tutto il resto".
1.
Il messaggio di Berlusconi è stato esattamente quello che ci si aspettava
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Conosco
Veltroni, è una persona molto intelligente e capace. È meno conosciuto, forse;
ma ha fatto passare un messaggio molto chiaro.
Silvio
e Walter, tutti in lotta per Totti
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, Berlusconi, gruppi, sottogruppi, tutto ruota intorno a Totti. "Totti fa campagna per Rutelli?, quando uno con la testa non c'è, non c'è", dice Berlusconi. Ma siccome il Cavaliere non si accontenta facile, a stretto giro di posta saetta: "Ronaldinho ha detto che se lascerà il Barcellona verrà nella squadra campione del mondo,
Costa
scrive, i leader rispondono ( da "Stampa, La"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Silvio Berlusconi, e del Pd, Walter Veltroni. "Desidero esprimerti la mia personale e piena condivisione nei confronti di un tema che, ogni anno, tocca le famiglie di molti nostri concittadini - ha esordito Berlusconi -. Il nostro Paese è strutturalmente in ritardo nella costruzione delle grandi opere e nella realizzazione di sistemi innovativi di trasporto,
"In
rimonta ma per vincere serve un miracolo"
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: intervistato da Mentana subito prima di Berlusconi, Veltroni si dice "contento" della scelta di "andare soli", di aver "chiuso l'esperienza con la sinistra radicale, di non avere più rapporti con Mastella, Dini o Bordon". Ma difende l'alleanza con Di Pietro, di cui Berlusconi "sta facendo un mostro a fini elettorali, invece di rispettarlo".
Il
Pd nasce da Prodi, dal Pci, dai Ds e Pds
( da "Padania,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Un affermazione con la quale Veltroni ha gettato la spugna e dimostrato di essere veramente arrivato alla frutta, come argomentazioni, come proposte, come spunti. Perché la gente dovrebbe votarlo? Perché ha meno anni di Berlusconi! Ma per favore, cerchiamo di essere seri.
Federalismo:
adesso o mai più ( da "Padania, La"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: questa volta in campo c è un po di tutto: da Casini a Bertinotti, da Veltroni a Ferrando fino a Fiore. "Ma c è soprattutto la forza della Lega". Perchè un elettore dovrebbe votarvi? Che cosa avete in più rispetto ai vostri rivali? "Per tre motivi: abbiamo un passato di cui non ci vergogniamo. Per la proposta politica che portiamo al Paese.
Lega
bagnata, Lega stravotata ( da "Padania, La"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Rosi Mauro e Giancarlo Giorgetti, il quale ha sottolineato come "Veltroni attacchi disperatamente la Lega perchè ha capito come andranno le cose. Berlusconi vincerà grazie alla Lega Nord. Perciò l unico vero voto utile per il nord è quello dato a Umberto Bossi, alla Lega Nord". [Data pubblicazione: 12/04/2008].
Un
nuovo Governo per poter rilanciare questo Paese
( da "Padania,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: si sono potuti rendere conto di come nulla sia cambiato veramente dalle parti di Veltroni e compagni. L ex sindaco di Roma ha ritenuto di potere convincere gli italiani a votarlo infarcendo la sua campagna elettorale di idee e proposte che meriterebbero almeno un paio di libri di commenti, tanto sono state esagerate, assolutamente impraticabili, talvolta bugiarde.
La
sinistra teme la Lega e il Nord che si sta svegliando
( da "Padania,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Da Veltroni a D Alema fino a Casini, gli eredi politici del vecchio Pci e della vecchia Dc avvertono di stare attenti al Carroccio, che è in crescita La sinistra teme la Lega e il Nord che si sta svegliando Fabrizio Carcano Attenti alla Lega. Attenti al Nord che si sta svegliando.
1.
Berlusconi è Berlusconi... tratta tutto il suo pubblico come fossero tifo
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Mi pare - ed è un bene - che forse Berlusconi abbia capito che deve stare molto attento a fare delle promesse. Veltroni ha fatto benissimo a non inseguire il Cavaliere sul suo terreno. 4. Le barzellette, le spacconate, le battute di Berlusconi possono non piacere, ma a lui servono per conquistare voti.
"Mancano
5 mila voti ma possiamo farcela"
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "non siamo quelli che salgono sul pullman di Veltroni o sul predellino dell'auto di Berlusconi. Noi stiamo con i valdostani, piedi saldamente ancorati alla terra valdostana. Abbiamo 5000 voti da recuperare ma se lavoriamo bene uniti come siamo stati finora anche in questi giorni il risultato ci sorriderà".
La
grande sorpresa possibile ( da "EUROPA ON-LINE"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: segnalano una accelerazione della rimonta dichiarata da Veltroni, fino a far ipotizzare una situazione molto simile a quella della vigilia del 9 aprile 2006 (a parti rovesciate). Pare un dato clamoroso, basta aspettare fino a domani per verificarlo. Il senso di scampato pericolo è poi palpabile perfino nell'atteggiamento dello stesso Berlusconi, come se si respirasse anche lì l'
( da "Panorama.it"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia - http://blog.panorama.it/italia - Duello Berlusconi-Veltroni. Il leader del Pdl: "Aboliremo il bollo" Posted By
redazione On 12/4/2008 @ 0:43 In Apertura#1, NotiziaHome | No Comments È stato
un duello quello tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, eppure i due non si sono neppure sfiorati. Uno dopo
l'altro siedono sulla stessa poltroncina in pelle bianca per due interviste di
45 minuti ciascuna, ma non si incrociano: Veltroni
esce da una parte accompagnato da Mentana, Berlusconi
entra dall'altra con in mano un foglietto dove si è appuntato le
"bugie" dell'avversario contro il quale si scaglia subito. Berlusconi ribatte punto per punto alla "impressionante
serie di ribaltamenti della realtà". "Non posso esimermi. Mi sarebbe
piaciuto dirgliele in faccia.", attacca mentre Mentana (che fino
all'ultimo non ha smesso di sperare nello scontro diretto) suggerisce che Veltroni potrebbe essere ancora raggiunto in studio per un
confronto. "Non si può, c'è la legge, le staccherebbero le antenne.",
reagisce il Cavaliere, 'depositando' il documento dell'Agcom e ribadendo che il
mancato confronto diretto è frutto della "insulsa e liberticida" par
condicio. Berlusconi contesta concitato i passaggi
centrali del discorso di Veltroni e alla fine sbotta:
"Mi dovevo togliere questo peso, non si può arrivare qui e fare i finti
buoni.". "Era qualcosa che avevo qui" dice indicando la gola
"e me lo sono dovuto togliere". L'applauso del pubblico esplode,
sebbene prima dell'inizio della trasmissione il conduttore avesse pregato le
tifoserie opposte, entrambe assai rumorose, di "applaudire in maniera
giusta e parca, senza fare la claque e senza contestare". Durante
l'intervista con Mentana, Berlusconi propone
l'abolizione graduale del bollo auto e moto. Ha detto che si tratta di un
impegno che verrà "scadenzato" e che si completerà per la metà della
legislatura. "Intendiamo abolire questa tassa gradualmente" ha
proseguito "fino ad arrivare alle auto di una certa cilindrata, favorendo anche
il cambio delle auto e incentivando le euro 4 meno inquinanti". Inoltre il
Cavaliere critica la gestione del Mezzogiorno: "La sinistra, nelle regioni
dove governa nel Sud, si è riempita di persone che sono indagate: metà dei
consiglieri regionali in Calabria e in Campania della sinistra sono indagati e
hanno il record dei Comuni, dove sono loro al governo, che sono stati sciolti
per infiltrazioni mafiose, camorristiche o della 'ndrangheta in Calabria".
Quando Veltroni finisce di parlare, se ne va a casa
senza restare ad ascoltare l'avversario. "Chi parla dopo ha naturalmente
un vantaggio e so che qualsiasi cosa io dirò sarà usata contro di me" era
stato facile profeta il leader del Pd "ma è andata così. C'è stato un
sondaggio e va bene così". Mentana ribatte: "Le ricordo che il Pd ha
protestato quando si era detto che Berlusconi sarebbe
stato il primo a parlare". Per Veltroni "la
partita è più che aperta" e Berlusconi resta
"il principale esponente dello schieramento avversario", ma continua
a non avere un nome ed un cognome "per chiudere con i 15 anni in cui si è
parlato solo di stalinismo e dell'uomo che io non nomino". Veltroni gioca d'anticipo sulla 'sorpresa' programmatica che
Berlusconi svelerà più tardi: abolire gradualmente il
bollo di auto e moto. "Alla fine della campagna elettorale" ironizza
"escono fuori dal cilindro i conigli. Ma il problema è che i conigli per
camminare devono avere le zampe", cioè la necessaria copertura
finanziaria. E il programma del Pdl, dice citando uno studio di Intesa
Sanpaolo, manca di copertura per oltre 33 miliardi. Berlusconi
entra in studio come un Erinni, abito blu doppio petto e cartellina bordeaux
sotto il braccio, stessa camicia azzurra e stessa cravatta a piccoli pois dell'avversario.
Dopo aver demolito pezzo per pezzo il discorso di Veltroni
riacquista il sorriso riassumendo le tante cose che il Popolo della Libertà
intende fare quando "certo governerà", ma poi lo perde di nuovo
quando Mentana gli parla di Casini e della Santanchè. Berlusconi
si tocca il costato, come a dire che sono le sue 'spine nel fianco'. Poi
rinnova per l'ennesima volta nella giornata l'appello al 'voto utile',
rivelando sondaggi che darebbero in perdita i partiti minori. "I sondaggi
non sono citabili", lo bacchetta Mentana. Ma il Cavaliere precisa che si
riferisce agli ultimi dati pubblici, quelli di due settimane fa. E se il match
diretto Berlusconi-Veltroni
non c'è stato, si può dire che certamente non è mancato un acceso confronto del
Cavaliere con il conduttore di Matrix, Enrico Mentana. Tra i due c'è un primo
momento di scontro sui sondaggi, che si ripete quando alla fine il conduttore
spiega davanti ad un tabellone il modo corretto di votare sulla scheda
elettorale. Berlusconi, che già era uscito dallo
studio, di nuovo vi fa irruzione e va alla lavagna per tentare di spiegare:
"Se si fa così, è un voto nullo". Ma Mentana è inflessibile.
"Non c'è più tempo", non lo lascia parlare e fa partire i titoli di
coda, tanto che il Cavaliere esce urlando dalla scena. ''Mi ha fatto fare una
brutta figura'', dice ai primi che gli si fanno incontro. Ma Berlusconi
telefonerà a Veltroni, a risultati del voto acquisiti?
"Sono giovane e uso gli sms", gigioneggia il Cavaliere. E Veltroni? "Io sono soprattutto una persona educata, per
merito della mia famiglia". E che faranno i due candidati in caso di
vittoria? "Non ho mai festeggiato, comincerò a lavorare subito, non so se
sarò in tv", risponde il Cavaliere. Mentre Veltroni,
a Mentana che lo invita in trasmissione lunedì, risponde "Si può
fare".
( da "EUROPA
ON-LINE" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Oggi a Roma la chiusura con Veltroni, Rutelli, Zingaretti. È la città decisiva Regioni,
quasi fatta Lazio, Liguria, Marche, Abruzzo, Calabria: il Pd corre Si chiude
oggi nella capitale il tour di Walter Veltroni nelle
centodieci province italiane. Proprio nel Lazio si gioca una delle partite
decisive per determinare la maggioranza di palazzo Madama e
dare al Pd la spinta decisiva nella rincorsa a Berlusconi anche
alla camera. Qui Veltroni può contare anche sul sostegno dei candidati alla presidenza della
provincia, Nicola Zingaretti, e al Campidoglio, Francesco Rutelli, che
potrebbero vincere già al primo turno. E ieri sera il mezzo flop alla
manifestazione del Cavaliere con Fini e Alemanno (per Storace "erano
5mila") ne sembra essere una prova. Veltroni
ieri ha negato la possibilità di un accordo dopo il voto con il leader del Pdl
ed è tornato a schierarsi a fianco del Quirinale: "Ciampi e Napolitano
sono riferimento per tutta la nazione e meritano il rispetto di tutti. Invece
così si vuole tenere il paese sotto stress e continuare con le contrapposizioni
". Il candidato democratica ha incassato il sostegno di numerosi leader
internazionali, tra cui i premier Zapatero e Brown. E oggi a piazza del Popolo,
insieme a numerosi artisti e intellettuali, potrebbe arrivare anche una
sorpresa dagli Usa.
( da "EUROPA
ON-LINE" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Da Napoli un segnale: "Si deve
fare" ARNALDO SCIARELLI Mentre correvo verso Napoli una mia amica mi
inviava un sms dicendomi: "Siamo tantissimi, si può fare", dopo un
minuto: "Siamo di più, si deve fare!". E credo che l'emozione abbia
pervaso anche D'Alema e Veltroni. Ed io ho lucidato
gli occhi perché forse invecchio, perché tra noi c'è ancora passione, perché in
quella piazza del Plebiscito ho gridato "ora e sempre Resistenza!" e
cantato "Ciao Bella Ciao" come quando i socialisti vincevano in Portogallo,
Spagna e Grecia iniettando nuova libertà e democrazia in quei paesi, Praga
compresa. Ed ora dobbiamo ascoltare il momentaneamente condannato per
collusione mafiosa Dell'Utri invitarci a meno Resistenza nelle scuole ed a
spiegarci che Mangano, stalliere mafioso condannato per tre omicidi, è a suo
modo un eroe. Dobbiamo sopportare Bossi che vuole usare i fucili con le sue
orde leghiste per eliminare Roma. E Negro scriveva: "Roma, non basta una
vita" per conoscerne bellezza e tesori artistici. E dobbiamo assistere
all'orrore di Borghezio in televisione che fa gli auguri al federalista
meridionale Lombardo anch'egli munito di una scorta di fucili. Nessuno dei due
ha capito il pensiero di Carlo Cattaneo. E dobbiamo abituarci ad ex picchiatori
postfascisti diventare democratici, poi Popolari europei e poi candidati a
ministri o a sindaci. Per chiudere con Berlusconi che
sostiene a Telecamere di essere un napoletano nato per errore a Milano e che
quindi salverà Napoli dall'immondizia dirigendo, probabilmente, i lavori dalla
casa della moglie di Fede, prossima parlamentare. Non basta, sostiene anche di
sentirsi romano e difensore di Roma contro Veltroni e
Rutelli ed ipotizza le dimissioni di Napolitano per dare la presidenza del
senato all'opposizione! È davvero incomprensibile come questo caravanserraglio
di stupidità possa essere invocato e votato da oltre il 40 per cento degli
italiani, Casini per fortuna è andato per la sua strada. Ed è altresì
difficilmente giustificabile pensare di fidarsi ? anche per conservatori
storici ? di simile gente per governare questo paese. C'è da chiedersi qual è
il tasso di alfabetizzazione politica del nostro paese. Ci vuole coraggio ad
affrontare tutto ciò in una campagna elettorale non particolarmente sentita
dall'elettorato e con una legge elettorale paleofascista, obiettivamente
utilizzata da tutti per sistemare sostanzialmente fedeltà, amicizia, affinità e
parentele o per consentire un reddito a chi difficilmente sarebbe in condizioni
di produrlo. E noi coraggiosi l'abbiamo affrontata con determinazione, in
silenzio e con un triplice impegno, quello legato alle elezioni politiche,
quello legato all'elezioni della provincia di Roma e quello legato all'elezione
del sindaco di Roma. Al coinvolgimento passionale e politico del militante si
aggiunge la parte emotiva legata a Rutelli con il quale abbiamo condiviso
l'intuizione ed il progetto del Pd unitamente a Fassino ed a D'Alema. Ed ora a Veltroni la direzione lavori dell'opera da realizzare. E sono davvero
contento per le affermazioni di Veltroni a Porta a
porta sulla straordinarietà della raccolta sociopolitica realizzata in
trent'anni dal centrosinistra nato nel 1963. La storia prima o poi ti dà
ragione. E ci siamo impegnati in questa nuova avventura rinunciando a
storie antiche e nobili per una novità politica aderente ai bisogni ed alla
realtà contemporanei. Novità che pretendiamo sia riformatrice e quindi
liberaldemocratica, cattolico-democratica nel solco degli insegnamenti di
Dossetti, riformista perché intrisa degli ideali del socialismo liberale senza
i quali è impossibile una democrazia vera. Dopo piazza del Plebiscito ci siamo
riuniti nella sede di dialogo, a Toledo, straripante di simpatizzanti. E tutti
a dire questa destra becera non deve vincere. Donato Mosella ha avuto il coraggio
di far riaprire l'Adriano per chiudere venerdì la campagna elettorale
napoletana dei coraggiosi con Olga D'Antona, il ministro Santagata ed altri per
dare un segnale di presenza forte ed intensa all'interno della società
napoletana. Segnale supportato da un progetto di rinnovamento che coinvolga il
mondo giovanile e delle professioni e lo orienti ad una sana attività politica
territoriale. Dobbiamo sperare che l'Italia non cada nel buco nero della destra
qualunquista aggrappata agli interessi di Berlusconi e
delle sue televisioni. Un immane ed assurdo conflitto di interessi ancora lì,
anche per colpa nostra, che impoverisce l'immagine del nostro paese. Lasciare
alle destre il governo del paese produce, a mio avviso, una vera e propria
emergenza democratica.
( da "EUROPA
ON-LINE" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CENTRODESTRA TACE ANCHE SUL QUIRINALE,
MA È GELO CON BERLUSCONI Fini in apnea. Pensando all'incasso FRANCESCO LO SARDO
La strategia è farsi spazio nel Pdl, con un congresso di An in autunno. La
tattica pare quella della sogliola, che vive appiattita sui fondali marini.
Ieri ha chiuso con Berlusconi la campagna elettorale
in piazza, oggi Fini lavorerà di cesello con una videochat di tre ore sul sito
di An. E domani? "Le partite sono tutte aperte, in cima quella della
presidenza della camera: non crediate che Gianfranco ci punti davvero, è solo
un paletto, lui fa sempre così", racconta una fonte vicina a Fini. Quelli
della Destra lo sfottono. "Campa alla giornata, è inoffensivo", dice
Storace. Anche dal Pd ci vanno giù pesanti: Veltroni ne
denuncia i silenzi sulle sortite di Bossi e di Berlusconi, lo
descrive come uno "che non fa che prendere schiaffoni da Forza
Italia". A onor del vero da quando è partita l'avventura del Pdl e la
campagna elettorale Fini per lo più subisce in silenzio operazioni che non
condivide ma in parte prende le distanzee in qualche caso reagisce e rilancia.
Poca roba, però. Il fatto è che le accuse di Veltroni
si fondano su un dato inoppugnabile: Fini in questa fase occupa una posizione
di secondo piano, più appannata e fragile di quanto egli stesso non avesse calcolato
? ammettono anche i suoi ? spesso in forte imbarazzo e già stritolato dalla
morsa Berlusconi-Bossi. Il gelo di Fini sul terzo,
consecutivo assalto del Cavaliere al Quirinale, a questo proposito è assai
eloquente. Sullo schiaffo di Berlusconi a Napolitano,
invitato a dimettersi e lasciar libera la poltrona di Capo dello stato, Fini è
stato freddissimo: "Non ho niente da dire, i cittadini hanno ben altre
esigenze", ha detto ieri. Una presa di distanza che ha molte ragioni: non
ultima quella di potersi ritrovare, visto che Napolitano non è affatto
intenzionato a seguire l'invito del Cavaliere, a far parte insieme all'attuale
inquilino del Colle della suprema terna istituzionale, come presidente della
camera. Un'eventualità confermata dal Cavaliere e non esclusa da Fini che però
intende l'opzione Montecitorio come base di partenza nelle trattative con Berlusconi: tutto dipenderà dai risultati elettorali. In
caso di legislatura fragile Fini non sceglierà l'approdo della camera. Meglio
un'altra rampa per prepararsi al lancio come candidato premier del Pdl alle
elezioni successive: meglio fare il vicepremier e il ministro della Difesa (con
Gianni Letta vicepremier e ministro dei rapporti col parlamento). Nel
frattempo, per calcolo, Fini dice e non dice. Sulle fucilate di Bossi contro
"la canaglia romana" il suo silenzio è stato assordante. Dopo la
sortita del Senatùr tuttavia Fini ha detto che l'idea di Bossi ministro e/o
vicepremier non gli garba, con un riferimento implicito alle condizioni di salute
del capo leghista: "Veda lui, ma nella prossima legislatura le deleghe più
impegnative e pesanti che in passato". Non ha partecipato alla polemica di
Berlusconi e Bossi sulle schede truccate, ma non ne ha
preso le distanze. A mezza bocca ha respinto l'idea della perizia psichiatica
per i giudici: "Per alcuni sì ? ha liquidato la proposta come una boutade
? ma sono molti di più quelli a cui bisognerebbe dare una medaglia".
Affermazione quasi d'obbligo, visto che proprio ad An ? a Larussa o Giulia
Bongiorno ? dovrebbe spettare il posto del Guardasigilli in caso di vittoria
(Alemanno avrà il welfare se fallirà la corsa al Campidoglio). Sul voto agli
immigrati, poi, ogni tanto Fini tira un calcio agli stinchi della Lega:
"Continuo a pensarla diversamente da Bossi". Ma il capo di An è solo
in apnea o è davvero rassegnato a vivere sui fondali?.
( da "EUROPA
ON-LINE" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DEMOCRATICI Veltroni:
"Il Cavaliere è uno che cerca le risse, un attaccabrighe" Ora il
dialogo è più dif cile "Ogni voto è utile però è chiaro che in questo
momento il confronto per il governo del paese è fra Pd e Pdl". Gli
attacchi di Bertinotti? "Non provo imbarazzo, non è pensabile un
riavvicinamento dopo il voto, si sta meglio in autonomia". (m. la.) A 72
ore dal voto Walter Veltroni non molla la presa sul
suo diretto antagonista, "uno che cerca la rissa, come accadeva a scuola,
quando in classe c'era sempre quello che voleva attaccar briga". La
polemica sulle incendiarie dichiarazioni del Cavaliere sul capo dello stato
(malgrado la classica retromarcia di ieri, "Napolitano può restare sette
anni") resta alta: "Ciò che è successo ieri non si è mai visto nella
storia della politica italiana e fa parte di una concezione delle istituzioni
aberrante". E ancora: "Ciampi e Napolitano sono riferimento per tutta
la nazione e meritano il rispetto di tutti. Invece così si vuole tenere il
paese sotto stress e continuare con le contrapposizioni. I capi di stato non
sono della maggioranza o dell'opposizione: sono degli italiani". I duellanti hanno reso plastica la loro distanza, con Berlusconi che non intende mollare la presidenza del senato "perché
hanno il Colle" e Veltroni che ribadisce che una delle presidenze del parlamento deve
andare all'opposizione. E le prospettive di dialogo? "Le parole che
arrivano in questi giorni naturalmente non aiutano il dialogo ? ha detto
il candidato del Pd a Milano dopo aver incontrato George Clooney ("lo
chiamano il Veltroni dei poveri", ha scherzato) ?
per quanto mi riguardaperò non ho cambiato posizione. Chi vince governa, nessun
inciucio, nessuna larga coalizione. Poi sulle riforme bisogna trovare un punto
di convergenza". Veltroni ha ricordato: "Le
parole sul presidente della repubblica, l'avere negato l'impegno sulla lealtà
repubblicana che gli avevo proposto, strizzare l'occhio alla secessione, non
avere il coraggio di dire che il tricolore e l'inno nazionale sono simboli nei
quali si riconosce tutto il suo schieramento, tutte queste sono cose che
pesano". Ma niente, il Cavaliere "è un uomo che tutti i giorni
attacca tutte le istituzioni, un uomo che riversa odio sugli avversari ogni
giorno". Che anche ieri non si è smentito, riversando fiumi di improperi
contro il suo avversario, il più blando è stato "comunista". Altro
che "Veltrusconi": "È una cosa che non esiste. Quella copertina
di Newsweek con metà della mia faccia e metà di quella del mio avversario mi fa
orrore. Sarebbe una cosa innaturale. Siamo fortemente alternativi, credo sia un
vantaggio". In queste ultime ore di campagna elettorale il Pd ha tutto
l'interesse alla bipolarizzazione dello scontro: o Pd o Pdl. Stringi stringi
"la finale", come la chiama Veltroni, è
esattamente fra lui e Berlusconi. Non è banale che il
candidato del Pd ieri abbia spiegato che "ogni voto è utile, però
naturalmente è chiaro che in questo momento, in maniera evidente, il confronto
per il governo del paese è tra il Partito democratico e il Popolo della libertà
". In una chat al Corriere della sera ieri Veltroni
è tornato a spiegare le ragioni della rottura con la sinistra radicale:
"Non provo imbarazzo, è una delle ragioni per cui ho deciso di andare da
soli". Non è stupito più di tanto per gli attacchi che in questa campagna
elettorale gli arrivano da Fausto Bertinotti, d'altronde "è stato così per
un anno e mezzo: qualsiasi cosa il governo Prodi facesse c'era qualcuno che si
alzava e diceva che non andava bene", ribadendo anche che non è pensabile
un riavvicinamento con la sinistra dopo il voto perché "penso che le
divisioni programmatiche siano molto serie e che ci si trovi meglio in una
condizione di autonomia". Quanto ai nomi della "squadra"
veltroniana a palazzo Chigi, il leader non si è sbottonato. Ha ribadito che gli
farebbe piacere avere la Artoni ma ha glissato sulle chances di Di Pietro e
D'Alema ("Vedremo, in nessun paese del mondo i nomi dei ministri si dicono
prima"). La prima telefonata dopo l'eventuale vittoria: "Penso a mia
moglie", ha confidato. Di certo, i democrat macinano in queste ultime ore
alla caccia di consensi per fare il pieno dei voti anti-Berlusconi
e per erodere il magma dell'astensionismo: il 13 e 14 aprile bisogna votare
perché "non andando a votare altri decidono per te", ha scandito il
leader del Pd.
( da "EUROPA
ON-LINE" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DUELLI TELEVISIVI In tutti i
palinsesti interviste ai candidati premier. A Matrix in diretta chiude Berlusconi Tv, rush nale con i botti FABRIZIA BAGOZZI Oggi,
ultimo giorno utile di campagna elettorale, full immersion televisiva e
radiofonica con un palinsesto complessivo caratterizzato da un flusso continuo
di informazione politica e messaggi elettorali dei candidati premier. Con
programmi che ? dalle reti Rai a Mediaset, passando per La 7 e Sky ?
inevitabilmente arriveranno a intrecciarsi. E con un climax in prima serata su
Canale 5, quando Enrico Mentana a partire dalle 21 e 20 intervisterà in diretta
a Matrix prima Veltroni e poi Berlusconi.
Ordine stabilito rigorosamente per sorteggio. E la sorte, anche qui, come del
resto a Porta a Porta, ha stabilito che sarà il Cavaliere a dire l'ultima
parola, chiudendo i giochi. E così, se il leader del Pd è leggermente favorito
dall'orario e dal traino di Striscia, Berlusconi lo è
dall'impossibilità di Veltroni a controreplicare,
conseguenza diretta del mancato confronto face to face dei due principali
contendenti. Un po' come è accaduto ieri a Porta a porta, sul delicato tema del
contratto degli italiani. La sera prima Veltroni aveva
argomentato che l'università di Siena (stracitata dal Cav. a riprova della sua
solerzia) dice che l'80 per cento dei punti del contratto si è tradotto in
proposte di legge del governo, ma non in leggi votate dal parlamento. Berlusconi lo ha contestato sottolineando che anzi, il
documento non tiene conto del suo ultimo anno di legislatura. Ma niente
confronto, niente replica con tanti saluti alla possibilità di indecisi e
confusi di orientarsi in base alla dialettica e agli argomenti migliori o più
convincenti. Mercoledì da Vespa Veltroni è stato visto
da un milione e 836mila spettatori, con il 23,77 per cento di share e con un
tempo di permanenza del 31,73 per cento (38 minuti medi di visione continua da
parte di chi era sintonizzato su Raiuno), "un buon risultato, considerata
anche la seconda serata", commenta Francesco Siliato dello studio Frasi.
Il dato è un po' più basso della prima volta a Porta a Porta (il 13 febbraio),
quando la trasmissione totalizzò il 27,17 per cento di share e due milioni e
618mila spettatori (la sera dopo Berlusconi fece il
29,29 e due milioni e 577mila spettatori) e un po' più alto della puntata del 4
marzo (20,61 per cento. Il 5 marzo il Cavaliere è rimasto sotto il 20 per cento
di share). E il primo aprile, nella conferenza stampa su Raidue, netta vittoria
del leader del Pd ? andato in onda per secondo ? con il 13,92 per cento di
share per tre milioni e 836mila spettatori contro l'11,3 per cento e i tre
milioni e 100mila di Berlusconi, entrato in studio
subito dopo il tg. Per i due leader, dunque il duello si gioca anche sul filo
dei numeri, compresi quelli totalizzati ieri da Berlusconi
a Porta a Porta. E questa sera, a partire dalle 21, Rai parlamento manda in
onda su Raidue una serie di interviste di cinque minuti a tutti i candidati
premier fatte e registrate da Bruno Vespa con appello finale di ognuno e secondo
l'ordine stabilito dalla Vigilanza. In terza serata, alle 23.30 su Raiuno sarà la volta di Gianni Riotta: interviste
(registrate) a Berlusconi, Bertinotti, Casini, Veltroni. Su La
( da "EUROPA
ON-LINE" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
B L O G G E R I A Appello per il Pd
da chi non votava Ulivo MARIO ADINOLFI Tocca a Blagblog Oggi cedo volentieri questa
rubrica a Filippo. Filippo è un blogger toscano che io conosco bene, il suo
nickname nella rete è arcinoto: Blagblog. Filippo è uno dei blogger
"storici" della comunità del Cannocchiale. Filippo-Blagblog ieri ha
pubblicato sul suo sito un appello al voto per il Pd. Non è un appello come
tanti perché Filippo, come scrive nel testo che leggerete qui sotto, non solo è
un giovane assai competente nell'analisi della politica e della condizione
economica del paese, ma è anche un giovane che in Gran Bretagna voterebbe per
in conservatori e negli Usa per i repubblicani. In Italia, però, si espone
pubblicamente per sostenere il Partito democratico. Il perché lo spiega lui. Le
sue argomentazioni possono, credo, essere utili per rinfrancarci nell'idea che
con il Pd si possono raccogliere consensi anche al di là degli steccati che
anche le nostre menti costruiscono. Magia della dialettica via web. Citando
Blake, elogiando Veltroni Scrive Filippo sul suo blog:
"Non ho purtroppo partecipato attivamente ad una stanca campagna
elettorale. Ma dopo anni di difficoltà e disillusione forse per la prima volta
riesco in qualche modo ad andare a votare pensando che il mio voto non sarà
inutile. Ho una formazione e una coscienza che in Gran Bretagna si definirebbe
conservatrice, negli Stati Uniti Repubblicana ma qua nel nostro paese dove gli
schemi si ribaltano dove tutto è il contrario di tutto dove la frase di Blake
"C'è un luogo in fondo alle tombe dove i contrari sono ugualmente
veri" trova massima espressione reale, mi trovo a
concepire la svolta di Veltroni come l'unica cosa politicamente seria e condivisibile accaduta
in Italia ". Qualcosa s'è mosso Blagblog prosegue: "Certo si potrà
dire che Veltroni l'ha fatto sapendo di rischiare poco, in fondo la sconfitta
annunciata dal semi-disastro del governo Prodi gli copriva in qualche modo le
spalle. Però qualcosa s'è mosso nell'immutato e immutabile panorama
politico italico. Il prossimo passo sarà quello di una seria riforma elettorale
che porti al compimento di democrazia che nostri paesi vicini hanno da tempo
raggiunto: due grandi forze politiche una di ispirazione laico sociale, l'altra
di ispirazione laico moderata, che si alternino al potere con regole non
populistiche". La novità Conclude Filippo: "Era necessario questo passaggio.
La costruzione di coalizioni anti Berlusconi (anomalia
tutta italiana mai sanata neanche coi governi Prodi) non ha pagato anzi ha
creato una coalizione cementata attorno alla Leadership dell'uomo di Arcore che
non viene scalfita neanche dalle innegabili leggerezze e palesi contraddizioni
legate al proprietario di Mediaset. Il tentativo di Veltroni
va quindi premiato se non altro per questa crasi col passato che in qualche
modo indica la strada per tutti. Certo ancora le zavorre, i pesi, i personaggi
non proprio limpidi infettano anche per il Pd il sottobosco ma da qualche parte
bisognava pur cominciare". Fin qui l'endorsement di Blagblog, che non ha
mai votato Ulivo, ma voterà Pd. Sul web, continuiamo il nostro dialogo fino a
domenica. La rete è democratica. www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it.
( da "EUROPA
ON-LINE" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
SINISTRA ARCOBALENO SI
INTRAVEDE LO SCONTRO CONGRESSUALE NEL PRC Il Caimano danneggia Bertinotti MARIO
LAVIA La caimanizzazione delle ultime ore favorisce Veltroni,
nel senso che lo pone nella condizione di calamitare consensi antiberlusconiani
finora appannaggio della Sinistra arcobaleno, voti
"rifondator-girotondini", per dir così. Secondo gli esperti ci
sarebbe una certa quota di elettori bertinottiani che dopo le sortite del
Cavaliere ? dai pm "matti" all'attacco a Napolitano, per dirne due ?
potrebbero scegliere di convergere sul voto a Veltroni,
più utile per sbarrare la strada al Pdl. In altre parole, la radicalizzazione
dello scontro elettorale consente al Pd di assumere, anche al di là della
propria volontà, una funzione di diga anti-Cavaliere, unico bastione in grado
di contenerne l'ascesa almeno a palazzo Madama. "Proprio la nostra
condotta, coerente nel mantenere toni civili, alla lunga ha fatto emergere le
loro contraddizioni ? puntualizza Ermete Realacci ? voglio
dire che noi non abbiamo digrignato i denti ma cercato di avere un rapporto
diverso con il paese ma alla fine Berlusconi è
venuto fuori con quei toni?". Il Pd dunque se da una parte lancia un
allarme (il Veltroni del "Berlusconi avvelena la democrazia "), dall'altra non dismette il
proposito di introdurre nella politica italiana un mood nuovo e diverso.
In ogni caso, in queste ultime ore di campagna elettorale "si sta
determinando una polarizzazione ? osserva Gianni Cuperlo ? che ci consente di
fare il pieno nel centrosinistra ". Chiaramente è vano chiedere agli
esponenti di Sa se sia concreta l'ipotesi di un ulteriore svuotamento dei loro
pozzi da parte di Veltroni, e d'altronde la notizia di
un possibile smottamento non viene certo da loro (anzi, Rosso Spena mette in
guardia da "sondaggi falsi"), ma se questa sensazione venisse
confermata sarebbe un'ulteriore problema per l'aggregazione guidata da Fausto
Bertinotti, il "compagno di strada" (la definizione l'ha data lui
stesso riferendosi al dopo-14 aprile) che ha già deciso di ritagliare per sé il
ruolo di padre nobile della Cosa rossa per favorire quel "ricambio
generazionale" che aveva sperato potesse vedere la luce già da tempo ma
che per ragioni diverse si è fin qui bloccato. Il futuro di Sinistra arcobaleno
è ovviamente legato al risultato di domenica. La dead line è ? decimale più
decimale meno ? il 7 per cento: sotto, è difficile andare avanti. O meglio: è
impossibile andare avanti così. La discussione centrale è quella che si farà
dentro Rifondazione comunista. E non potrà che essere una discussione di rilevo
e di natura congressuale. L'assise non è stata fissata ma la decisione di
andare a congresso è sostanzialmente già stata presa. Il contrasto fra due
linee, già emerso da tempo, dopo il voto è destinato a deflagrare: se il
risultato del cartello Sa non fosse più che buono sarebbe agevole per Paolo
Ferrero reclamare una revisione seria della linea. "Ho visto che Fausto
dice che quella comunista sarà una "tendenza culturale" nel nuovo
soggetto politico ? dice il ministro per la solidarietà sociale a Europa ?
invece secondo me dovrà essere una presenza politica. Nel senso che dovrà
trattarsi di un soggetto unitario e plurale, ciascuno con la propria
identità". Sa dunque come la Fed di ulivista memoria. Il punto, per Ferrero,
è mantenere e anzi rafforzare la soggettività di Rifondazione e in questo si
trova in sintonia con il leader della minoranza di Essere comunisti Claudio
Grassi ("Sono straconvinto che se si pensa di cancellare la presenza di
Rifondazione, il giorno dopo vi sarebbero migliaia di compagni e compagne che
la ricostruirebbero. Ed io sarei il primo"). Altro che l'Epinay
vagheggiata da Bertinotti. Se domenica va male, il congresso lo perde: lui, e
il suo candidato per la segreteria Gennaro Migliore.
( da "EUROPA
ON-LINE" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Su Totti una gaffe per riparare a
una gaffe. E le radio romane si scatenano Il Cavaliere due volte in fuorigioco
(f.b.) La gaffe del Cavaliere su Totti infiamma l'ultimo scorcio di campagna
elettorale. Anche perché, per metterci una pezza, Berlusconi
corre a precisare il suo pensiero ai microfoni di una delle più ascoltate radio
del tifo romano, Radio Radio. Infilando involontariamente un altro fallo.
Smessi i panni del Caimano (il look preferito di questi giorni) indossa quelli
del benevolo patron del calcio e dice che Totti è un grande campione, che lui
gli vuole bene ? e del resto non è forse vero che Ilary lavora a Mediaset? ? e
che voleva solamente dire che il Capitano è stato strumentalizzato dal
centrosinistra "su un fatto su cui doveva stare più attento. Mi spiace che
sia caduto in una situazione di questo tipo senza riflettere su ciò che
significava". Tradotto: magari non è fuori di testa ma è certo almeno
molto ingenuo. Il Capitano, ma certo non sarà contento. Lui, Totti, incassa
comunque la solidarietà di tanti, tifosi e non. La politica si scatena e il più
efficace, manco a dirlo, è ancora una volta Andreotti: "Berlusconi
è andato in fuorigioco". A destra il romanista Gasparri si arrampica sul
pensiero magico: "Da romanista consiglierei ai giallorossi del
centrosinistra che polemizzano con il Cavaliere di essere più prudenti. Da quando Totti ha utilizzato le sue parole in difesa dello
juventino Veltroni e del laziale Rutelli, la disgrazia si è abbattuta sulla nostra
squadra". Lo juventino e il laziale gli lanciano un ringraziamento non
peloso, ricordando la grandezza della persona: "Totti è un ragazzo che per
questa città ha fatto molto e senza telecamere ", dice Veltroni in piazza del Popolo. E i "semplici" tifosi?
Parlano in diretta sulle tante radio del calcio, nei forum e nelle chat. E si
dividono. Per Marco "ha sbagliato, era meglio se non si schierava".
Per Carla "gli italiani sono in grado di decidere se votare a destra o a
sinistra a prescindere da Totti. Che si è schierato con Rutelli sapendo di
avere una curva di ben altro orientamento: ha avuto coraggio".
( da "EUROPA
ON-LINE" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara
Europa, ho seguito ? nonostante tutto ? la campagna elettorale e ho capito che
votare per Veltroni premier e Rutelli sindaco significhi, come dice Ferrarotti,
lanciare la "nuova classe": essa ha già trasformato la campagna
elettorale da sagra delle promesse in umiltà dell'ascolto. Una sola cosa avrei
voluto che si conservasse dei partiti vecchi: l'infinita pazienza con la quale
spiegavano a noi elettori come e perché votando in certo modo si consegue il risultato
desiderato. Per esempio, come conquistare la maggioranza dei seggi del
senato nel Lazio. ROSAMARIA CANTONI, ROMA Cara Rosamaria, lei ha ragioni da
vendere. Ieri, prima di salire al giornale in via Ripetta, come tutte le
mattine, sono passato al bar di via della Scrofa dove mi hanno chiesto la
stessa cosa che mi chiede lei. Poi sono andato a ritirare le camice in
lavanderia a via Leccosa, dietro al giornale, e mi hanno fatto la stessa
domanda. Infine sono passato in farmacia che è al semaforo, e qualche domanda
sul voto nel Lazio c'è scappata anche lì. Tutti i luoghi che ho citato sono in
un raggio di
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
In centomila
con Veltroni a Roma, poi le interviste in tv
dei candidati premier. Berlusconi: a metà
legislatura via il bollo auto Ultimo duello, la parola al voto Inchiesta sui
brogli all'estero, spunta il nome di Dell'Utri ROMA - Con gli ultimi interventi
nelle piazze e in tv si è conclusa la campagna elettorale. Il leader del Pd Walter Veltroni ha parlato a Roma di fronte a 100 mila persone e
poi ha partecipato al duello "virtuale" con Silvio Berlusconi
a Matrix, su Canale 5, dove il candidato del Pdl ha promesso l'abolizione del
bollo auto. Sfida a distanza anche a Tv7, su Rai Uno, con interviste a Fausto
Bertinotti e Pier Ferdinando Casini. Intanto, nell'inchiesta sui brogli
all'estero è comparso il nome di Marcello Dell'Utri, che però non sarebbe iscritto
nel registro degli indagati. SERVIZI DA PAGINA
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LE STRANEZZE DELL'ITALIA MARC LAZAR
Italiani, quanto siete strani. Dal 1994 vi disperavate per il clima politico da
guerra civile simulata creato dalla discesa in campo del solforoso uomo
d'affari Silvio Berlusconi. Eravate berlusconiani o
antiberlusconiani senza mezzi termini, senza scappatoie. Dal resto dell'Europa,
ove il costume politico è più pacato, vi guardavamo un po' interdetti. I
politologi e gli storici scrivevano interi volumi per tentare di comprendere la
situazione. Ed ecco che in questo 2008 si respira
un'atmosfera politica diversa. Per qualche tempo il tono dei due principali
protagonisti, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, si è ammorbidito, le polemiche si sono fatte meno aspre. SEGUE
A PAGINA 35.
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Senza sinistra
Testimonial Supplica Berlusconi, l'ultima
promessa "Bollo auto via nei prossimi anni" Il Cavaliere oltre il
tempo a Matrix, Mentana lo oscura Popolo della libertà Il conduttore spiega il
voto, Silvio rientra in studio: "Ma no... Così sbagli" Veltroni è amico dei
potenti banchieri di Intesa. E senza sinistra si vivrebbe molto meglio Non schiero
testimonial ma me stesso. Gli altri devono cercare qualcuno che abbia avuto
successo Un appello, anzi una supplica agli elettori dell'Udc e della Destra,
non disperdere il voto GIANLUCA LUZI ROMA - Si chiude con un impegno:
"l'abolizione graduale, nel corso degli anni, del bollo su auto, moto e
motorini. Intendiamo abolire questa tassa gradualmente fino ad arrivare alle
auto di una certa cilindrata, favorendo anche il cambio delle auto". E con
un ultimo appello al voto utile la campagna elettorale di Silvio Berlusconi. Più che un appello, addirittura "una
supplica" agli elettori del centrodestra a "non disperdere il loro
voto" cioè a non votare né Casini né la Destra di Storace e Santanchè. Berlusconi è talmente preoccupato del "voto utile"
e di eventuali errori degli elettori che, alla fine di Matrix infrange tutte le
regole, e rientra in studio mentre Mentana spiega come si vota su un gigantesco
fac simile della scheda. Il conduttore è costretto a oscurarlo mentre Berlusconi traccia col dito una croce sul suo simbolo che
all'improvviso scompare mentre il Cavaliere insiste: "Ma no, così sbagli,
si vota così...". Negli ultimi appelli televisivi prima del silenzio
elettorale, Berlusconi si è rivolto a quegli elettori
"che in passato hanno votato per l'Udc" o che "potrebbero avere
l'intenzione di votare per la Destra di Storace: se guardano la legge
elettorale capiranno che questi due partiti non hanno la possibilità" di
eleggere qualcuno in Parlamento perchè "non possono superare" gli
sbarramenti di Camera e Senato: "La Destra non arriverà al 4% e all'8%. -
prevede Berlusconi - E' impossibile. Ogni voto dato
alla Destra è un voto dato alla sinistra. E' difficilissimo che l'Udc superi il
4%, assolutamente impossibile che arrivi all'8%". In tv, come ha fatto in
tutti i comizi dall'inizio della campagna elettorale, il Cavaliere ammette il
proprio timore. "Non vorrei - dice infatti - che questi elettori, se
insistessero con la loro decisione, si ritrovassero dopo il voto con l'angoscia
di avere fatto un danno al Pdl, di avere fatto un piacere a Veltroni
e alla sinistra, e di aver disperso il loro voto". Nell'ultimo giorno
utile per convincere gli ultimi indecisi Berlusconi
rinuncia alla piazza e privilegia la maratona tv. E' sicuro di vincere anche
dopo lo scivolone romano su Totti. Al Tg1 attacca il Pd per Benigni e Clooney
testimonial di Veltroni: "Io schiero me stesso e
i miei collaboratori, mentre loro devono trovare qualcuno che ha avuto successo
nella vita". Poi, al Tg5, riprende un altro tema presente dall'inizio
della campagna elettorale. "Lavoreremo duro, ma lo dico subito: dipende
dal risultato elettorale che avremo. Mi aspetto una vasta maggioranza che dovrà
trasformarsi in una vasta maggioranza parlamentare per poter prendere anche
decisione difficili, impopolari". Tra l'altro Berlusconi
promette di voler diminuire le tasse e di combattere l'evasione fiscale perchè
"ci sono troppi italiani che fanno i furbi". A Matrix è partito con
un duro attacco a Veltroni - "amico di potenti
banchieri" come quelli di Intesa Sanpaolo, mentre "il Pdl ha come
amici i cittadini che pagano i mutui e i tassi di interessi alle banche".
Il leader del Pd "ha detto 43 bugie", il suo "buonismo è solo di
facciata". E Berlusconi ha confermato che non
darà - in caso di vittoria - una Camera all'opposizione "perché hanno già
la presidenza della Repubblica" e "i perdenti avrebbero le prime due
cariche dello Stato". In risposta all'avversario che ha annunciato una
squadra di governo nuova, Berlusconi ha sostenuto che
"il nuovismo è pericoloso" e che il suo sarà un esecutivo di
"buon senso, rispettoso di tutti" ma con "persone che
riconoscano dove mettere le mani" in quanto la situazione è "drammatica".
Dodici ministri con il ritorno di Tremonti all'Economia e di Stanca. Per il
programma, oltre all'abolizione dell'Ici e del bollo auto per cui "useremo
quel "tesoretto" di cui parla Veltroni anche
se non è vero, per eliminare questa tassa che non ha una ragione vera di
esistere", quoziente familiare, detassazione degli straordinari e dei
premi di produzione. Infine un ultimo affondo violento contro Veltroni: "Nessuno può usare parole di dubbio sul
nostro comportamento. Sulla mafia se qualcuno deve stare zitto è Veltroni e il suo partito". Poi uno sfogo che gli viene
dal cuore: "Se non ci fosse la sinistra vivremmo più tranquilli, in un
Paese migliore".
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Porta a Porta Silvio vince la gara
dell'audience da Vespa Pd: ma Walter era penalizzato da "Amici" ROMA
- Giovedì sera a "Porta a Porta" Berlusconi ha superato nell'audience Veltroni, andato
in onda il giorno prima, di circa 8 punti di share. Per il leader del Pdl
2.496.000 telespettatori (31,56%) contro 1.836.000 (23,77%). I democratici però
fanno notare che la "concorrenza" sugli altri canali toccata a Veltroni era più agguerrita: in particolare, per 30 minuti su
Canale
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del
"Siamo qui con il principale esponente dello schieramento a noi amico... A
Waltere! Io, te, Clooney e Totti, che squadra! Uno più
bello dell'altro... Ma come si fa a non andare a votare, è il momento più
bello, più importante. Io a Veltroni lo voterei tre volte.
Comunque Berlusconi ha già perso la voce, ora perderà anche le elezioni"
Roberto Benigni, Ansa 11 aprile.
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del
Benigni a Walter: "Io, te, Clooney e Totti...che squadra" Il comico toscano
e il leader Pd nella periferia di Roma. "Veltroni
lo voterei tre volte" di Andrea Carugati / Roma SI INCONTRANO così, nel
bel mezzo di via del Badile, Tiburtino terzo, periferia est di Roma. Roberto
Benigni e Walter Veltroni: baci, abbracci, sorrisi.
Ressa di telecamere e fotografi, che impediscono a Benigni la sue consuete
giravolte. Non la battuta. "Dov'è George? E Totti? Che squadra che saremmo
noi quattro! Uno più bello dell'altro". E gli indecisi? "Ma come si
fa a essere indecisi? Non si vede la differenza? Lui è bello, alto, è come un
lago e l'oceano. È nuovo, io lo voterei tre volte, la domenica e il lunedì, non
c'è cosa più bella che andare a votare, che essere chiamati a decidere".
Si entra nel centro anziani, la gente batte le mani "Walter, Walter".
Benigni è della partita. "Caffè? Grazie, ne ho già presi tre". Il comico si avvicina all'orecchio di Veltroni:
"Hai visto Berlusconi che al Colosseo ha detto a Fini "Grazie per aver
intrattenuto gli ospiti"...Manco fosse Mino Reitano...". Veltroni sorride e tira dritto, Benigni si diverte, la gente gli chiede
firme, lo abbraccia, lo bacia, chiede una foto col telefonino. Lui
risponde a tutti. A una anziana seduta in un angolo regala un bacio.
"Fortunata, è il mio bacio più bello", le scrive. Gli passano al
telefono "radio radio", lui parla di Berlusconi
("Il principale esponente dello schieramento a noi avverso...") e di Veltroni, "Il principale esponente dello schieramento a
noi amico". Fuori per strada, sempre al telefono: "Siamo qui in via
della Vanga, stiamo festeggiando la vittoria! Un comico critica il potere,
dunque da lunedì me la prenderò con Walter". "Benigni
ministro!", grida qualcuno. Molti gli chiedono di prendere in braccio Veltroni, per replicare l'indimenticabile momento con
Berlinguer. Benigni risponde: "Dopo che Mastella mi ha preso in braccio
non tocco più nessuno...". Poi improvvisa uno scatto: "Anch'io corro
da solo!". Al lato della strada un poster di Alemanno: "Anche lui
vota Veltroni!". E ancora: "WWW: viva Walter
Veltroni". Via della Vanga, piccolo tour per le
strade e i negozi del quartiere. Il veterinario, il fioraio, il panettiere.
Incitamenti per Veltroni: "A Walter, un ultimo
sforzo, daje!". Mazzi di fiori in regalo per i due ospiti illustri, a
Roberto tocca un girasole, lui lo porta in giro con il braccio in alto: "È
la mia fiaccola olimpica, io voglio bene al Dalai Lama, una persona
straordinaria, ma quante cose belle insegna quell'uomo...". Si avvicina
Samuel Modiano, ebreo italiano deportato ad Auschwitz all'età di 13 anni. Veltroni lo conosce, l'ha accompagnato durante i viaggi nei
lager con le scuole romane. Dice a Benigni: "Vieni, ti presento una
persona meravigliosa". Segue un lungo abbraccio con il leader del Pd. Si
prosegue, la ressa aumenta, dietro Benigni e Veltroni
sono in tanti, molti i ragazzini. Benigni ha una parola per tutti i negozianti.
"Robbè, pure Totti sta con Veltroni", gli
dicono. E lui: "E io sto con Totti". Poi fa finta di telefonare a
Silvio: "Silvio, come stai? La voce? I sondaggi? Tranquillo che qui non
c'è nessuno, dieci o quindici persone al massimo, non ti preoccupare...".
Poi, rivolto a Veltroni: "I politici facciano i
politici, e gli attori facciano gli attori, ma noi siamo con te. Berlusconi ha già perso la voce, ora perderà anche le elezioni!".
Su per le scale, un brindisi a casa della famiglia Cappelli. Foto ricordo,
calici alzati, poi Benigni si congeda: "Scusate, devo andare a fare dei
giri anche con Alemanno, Baccini e Storace". Risate.
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Parla
anche di uno dei "segni della vita" che ogni tanto capitano.
"Gli autisti del pullman si chiamano Walter e Vittorio, forse è un
messaggio del destino", dice Veltroni a Matrix,
nell'ultima "tappa" della campagna elettorale. Vittorio era il papà
del candidato premier del Partito democratico, morto quando lui era nato da
poco. Ma poi c'è il programma, gli interventi sui salari e le pensioni,
l'appello agli elettori. Il segretario del Pd, dopo la lunga giornata fatta di
tribune elettorali, conclusa davanti alla gente in carne e ossa a Piazza del
Popolo, poi continuata in tv a Canale 5 e a Tv7, spara le sue cartucce finali nel duello ravvicinato con Silvio Berlusconi ospite
di Enrico Mentana. I due leader si sfiorano nello studio di Matrix. Interviste
separate ma parallele. E Veltroni vuole soprattutto offrire al pubblico l'immagine di una politica
serena, tranquilla perché deve "cominciare una nuova primavera che scacci
via l'autunno livido e piovoso dell'odio e della contrapposizione
ideologica". Per Veltroni, il Partito
democratico ha fatto "girare pagina" all'Italia. "Siamo andati da
soli - spiega - per fare un piacere al Pd, ma soprattutto nell'interesse della
democrazia italiana". E la rimonta è già nelle cose "se questo si può
chiamare miracolo, il miracolo c'è stato". Il candidato democratico ha
accettato "la bellezza del rischio, andando con i vecchi alleati sarei
partito con il 7 per cento in più, ma volevo essere coerente". Non
sbandiera una vittoria in tasca che lui si sente ma ancora non c'è. Però
attacca Berlusconi sottolineando che in caso di
successo "mai dirò che la metà del paese che non vota per me è composta da
grulli o peggio. Questa è una cosa intollerabile". Intollerabile è anche
la "permanente condizione di tensione istituzionale". Veltroni si riferisce al Quirinale preso di mira dal Pdl,
alle parole della Lega contro il tricolore e alla medaglia di "eroe"
regalata dal Cavaliere allo stalliere di Arcore Vittorio Mangano
"condannato a tre ergastoli. è un messaggio devastante per i nostri figli,
i veri eroi sono Falcone e Borsellino". Ma in questa campagna il Pd è entrato
anche con le sue proposte economiche, quelle che toccano di più il cuore e il
portafoglio degli elettori. Veltroni conferma il buono
spesa per le famiglie più povere, la quattordicesima per le pensioni più basse
(fino a 25 mila euro), il compenso minimo di 1100 euro per i precari. Con un
obiettivo generale: "La priorità è la crescita del prodotto interno lordo.
Perciò bisogna far crescere la domanda. Come? Aumentando i salari e le
pensioni, applicando detrazioni fiscali sugli stipendi e con un intervento
sulla contrattazione di secondo livello". Sono misure che secondo lo
studio di Banca Intesa hanno la copertura finanziaria necessaria. "E
subito si può intervenire usando i 4 miliardi dell'extra-gettito", precisa
Veltroni. Dunque programma del Pd sostenibile, quello
di Berlusconi no. A maggior ragione dopo la proposta
del Cavaliere sull'abolizione del bollo auto. "Deve ancora spiegare come
copre i 33,9 miliardi di promesse fatte e ora tira fuori un'altra proposta. Ma
per l'abolizione del bollo non ci sono i soldi", sostiene Enrico Morando,
capo del programma del Pd. E Veltroni parla di
"conigli dal cilindro che poi alla fine non hanno le zampe per
camminare". Dice anche, il segretario democratico, che "la squadra di
governo del Pdl è vecchia, un dejà vu. Sembra la Grande Inter degli anni
'60". Insiste sul voto di Alleanza nazionale: "Loro soffrono. Con Di
Pietro, che è nostro alleato, Fini faceva iniziative sulle regole istituzionali
fino a pochi mesi fa. E sono in difficoltà anche con la Lega e per le cose che
il Cavaliere dice su Mangano". Conclude come aveva iniziato. Con un
richiamo alla serenità, alla stabilità. In un suo vecchio libro parlava della
"bella politica". "Sogno ancora una politica magari non bella
quanto l'Italia reale ma che almeno aiuti il Paese a esprimersi".
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Cavaliere è ovunque, Tg4, Tg5,
La7 e infine Matrix. Ma anche il leader del Pd ha la sua parte di ubiquità. Da
Vespa sfilano tutti i candidati premier E nella grande abbuffata tv manca solo
il duello vero Nell'appello finale Ferrando guarda la telecamera sbagliata e
Fiore attacca gli Usa ANTONIO DIPOLLINA Tranne il duello vero (quello da 15
milioni di telespettatori in passato), tutto. E tutto nella giornata finale in
tv. Ma è Berlusconi che infila una sequenza
impressionante: è alle 19 da Fede, alle 20 al Tg5 per una lunghissima apertura,
alle 20.30 su La7 a "Otto e mezzo", alle 22 subentra a Veltroni a Matrix e chiude su Raiuno a TV7 a tarda ora
transitando per L'Intervista di Raitre. Ma intanto è apparso anche alla
psichedelica sfilata su Raidue di tutti e 15 i candidati leader, Bruno Vespa in
piedi e 5 minuti a testa per tutti. Il Berlusconi-ovunque
produce effetti notevoli, alcune apparizioni sono registrazioni di venerdì
quando il Cavaliere era incappato nel brusco calo della voce: capita di saltare
da un canale all'altro e sentirlo prima sussurrare roco sul Pil e un minuto
dopo inveire con tono stentoreo contro l'avversario. Ma anche Veltroni ha la sua parte di ubiquità, l'intervento su Raidue
(quello della sfilata infinita) va in sovrapposizione con l'ultima domanda che
gli rivolge Mentana su Canale 5. Saranno stati pochi davvero i telespettatori
che avranno deciso di ignorare il duello virtuale da Mentana e scelto il
programmone di Raidue, quello ispirato alle antiche ultime giornate di campagna
? con un po' di coraggio si poteva tentare il bianco e nero. Ma sono arrivate
anche soddisfazioni per loro: per esempio ascoltare l'unico riferimento alla
politica estera ascoltato nell'intera giornata. E che riferimento (Roberto
Fiore di Forza Nuova: "Se gli Usa dichiareranno guerra all'Iran ci
opporremo"). Hanno sentito Bertinotti invitare a concentrarsi sulla
Salerno-Reggio e non sul Ponte sullo Stretto, oppure Ferrando definire Rutelli
"papista e confindustriale", hanno ascoltato compunti il leader
dell'Udc numero 2, ovvero l'Unione dei Consumatori, Bruno De Vita (una
strepitosa somiglianza con l'attore Carlo Croccolo), hanno visto ancora
Ferrando all'appello finale condurne metà ignorando la lucetta, che pure è
rossa, e guardando la telecamera sbagliata. E così via. Finale molto concitato,
comunque, ma cogliendo qui e là spunti che a volte danno un senso. Il Berlusconi da Fede aveva evidentemente fretta e il Tg4 è
iniziato una decina di minuti prima, ma valeva la pena solo per ascoltare la
sempre divertente parte finale (Berlusconi:
"Grazie per avermi invitato"), o sempre il Cavaliere che a La7 viene
sfruculiato sulla consistenza dei suoi averi e dice: "Non ho contanti,
prima di tutto perché faccio tanta beneficenza". Puro Blob invece in un'immagine
(vista chissà dove, ma c'era) di Savino Pezzotta che agita davanti alla
telecamera un'inquietante bustina trasparente contenente quelli che sembrano
semi sospetti di colore marroncino: poi spiega che sono normali semi da
coltivazione, a simboleggiare crescite future. Il più sbilanciato di tutti?
Magari Fiorello alla radio, che forse per bilanciare
settimane di gag sul Berlusconi simpatico burlone ospita per l'intera puntata il testimonial
veltroniano Lorenzo Jovanotti e, alla fine, rilascia la seguente gag:
"Ultim'ora, Berlusconi dichiara: sono contrario al sabato di riflessione, perché se
rifletto ancora un po' finisce che voto Veltroni
anch'io".
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Veltroni: "Con noi inizia la primavera d'Italia"
Il leader Pd chiude il suo viaggio elettorale in una Piazza del Popolo gremita
di persone "Basta con l'odio. Il nostro Paese va amato, non usato" di
Bruno Miserendino / Roma "UN VIAGGIO È FINITO", dice Veltroni indicando il pullman parcheggiato là all'ingresso
di piazza del Popolo. "Ma ne inizia un altro, e domenica può cominciare la
primavera dell'Italia". Bandiere in alto, cori, anzi un boato. Lui si dice
ottimista, e si guarda la piazza piena che sprizza energia. Altro che flop,
come vorrebbe la Destra, tentando di far dimenticare il vero fiasco che è stato
il comizio di Berlusconi e Fini, ieri Roma ha dato una
bella spinta, e se c'era una sfida della mobilitazione e della partecipazione, Veltroni l'ha vinta. Adesso tocca agli elettori e agli
indecisi: "Attenzione, l'astensione non è mai neutra, se ti astieni
finisci per votare e favorire sempre chi ti è più lontano...". Non casuale
l'appello. Perché nel Lazio si gioca tutto sul filo di pochi voti, e perché la
regione pesa molto per i seggi del Senato. Ma anche perché c'è bisogno ovunque
di un ultimo sforzo di mobilitazione che spetta ai tanti che hanno già deciso.
I leader hanno finito la loro fatica, sono gli elettori "che devono aver
ben presente la portata del voto". Ogni voto è utile, dice rivolgendosi ai
tentati dall'astensione e anche quelli tentati dalla Sinistra Arcobaleno,
"ma ricordate che la sfida per la guida del paese riguarda il Pd e Berlusconi". Veltroni trattiene
un paio di volte la piazza dai fischi, la prima nei confronti di quel
"principale esponente dello schieramento a noi avverso" che non vuole
nominare "per non ricadere nella spirale di questi 15 anni persi", la
seconda nei confronti di Ciarrapico, perché "sì, la regola che noi non
fischiamo nessuno vale anche per lui". Ma Veltroni, ora che Berlusconi è tornato Berlusconi, e ha riempito l'etere di "insulti, e gaffes istituzionali
e politiche", ci tiene a far capire la portata della scelta, e la
differenza tra "noi e loro". Altro che programmi uguali, dice.
"Non ci potrà essere alcun governo di larga intesa, gli schieramenti sono
chiaramente alternativi, solo sulle riforme restiamo pronti a
collaborare". Ma da come lo dice si capisce che se la Destra avrà la maggioranza
a Camera e Senato, il dialogo sarà difficile, perché da quella parte "è
Bossi, e la Lega che hanno le chiavi dello schieramento". Pronostico:
"Guardate che lunedì pomeriggio il Pdl non ci sarà più, perché sono solo
un cartello elettorale tenuto in piedi da un filo esilissimo". Veltroni spiega l'Italia che vuole, quella che ha descritto
in questo massacrante ma entusiasmante tour per le province italiane: più
semplice, più vicina ai cittadini, che riparta e che assicuri più equità e più
giustizia. Ma anche un'Italia che parla al futuro, non "l'Italia del
passato e dell'odio". Veltroni attacca duro in
questo rush finale. Si prende l'ovazione sul senso dello stato e delle
istituzioni che dovrebbe avere un aspirante premier ma che, come il coraggio di
Manzoni, "se non ce l'hai non te puoi dare". Di là c'è chi considera
"un eroe un uomo condannato all'ergastolo per mafia", "per noi
gli eroi si chiamano Falcone e Borsellino". "Che insegnamento può
dare ai giovani chi indica il modello Mangano, che idea di legalità
propone?", grida Veltroni coprendo il boato della
piazza. Di là c'è chi pensa che governare sia una croce, una fatica una
concessione, "per noi è l'onore più grande che possa capitare". Ma ce
n'è anche per lo scivolone di Berlusconi su Totti, che
ha dato il suo sostegno a Rutelli nella gara per la poltrona di sindaco.
"È un ragazzo semplice che è stato generoso tante volte, lontano dalle
telecamere, vorrei che altri avessero la stessa generosità e lo stesso
disinteresse". "Noi abbiamo un'idea diversa, rispettiamo le opinioni
di tutti, anche dei nostri avversari, non stracciamo i loro programmi, non
diamo del grullo a chi non ci vota, perché questo non sarebbe concesso a un
aspirante premier di un paese occidentale". Noi, insiste Veltroni, se vinciamo daremo la presidenza di una Camera
all'opposizione, "loro hanno detto che deve prima dimettersi
Napoletano". "Vedete - arringa Veltroni -
l'Italia va amata, non usata, noi possiamo giurare sulla Costituzione, loro
giurano solo quando devono essere nominati ministri e avere l'auto blu".
Non ha dimenticato Veltroni la risposta imbarazzata e
sprezzante che hanno dato da Destra alla sua richiesta di sottoscrivere un
patto di lealtà alla repubblica. "Hanno detto la lettera è irricevibile,
la realtà è che io quegli impegni li posso sottoscrivere, loro no".
Insomma, conclude Veltroni, servirebbe uno statista,
ma a Destra non c'è. All'inizio scorrono i messaggi di auguri dei grandi leader
europei, da Zapatero a Gordon Brown, e si vede anche plasticamente quanto
aumenterà la distanza dall'Europa se vincerà questa Destra, "stanca e
cupa". C'è anche il momento della commozione, naturalmente. Veltroni rilegge alla fine la lettera di Giulia, la ragazza
di 16 anni che prima di morire regalò per Natale ai genitori l'adozione di un
bambino egiziano. Un esempio di Italia generosa e buona, che non compare
sull'Italia dei Porta a Porta. La lettera l'aveva letta al Lingotto quando il
suo viaggiò iniziò. Ma non si pensi che il viaggio finisca, anche se si dovesse
perdere, fa capire Veltroni. Non si dimetterà, perché
in ogni caso un tratto enorme di strada è stato fatto, e un successo è stato
raggiunto, perché il Pd sarà un protagonista assoluto del dopo voto. Si può
fare? A sentire la straordinaria energia della piazza sembra di sì. Poi si
vedrà.
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Le
banche bocciano Silvio "I suoi conti, un disastro" Il rapporto
dell'ufficio studi di Intesa Sanpaolo "È il programma del Pd quello più
vicino ai consumatori" di Roberto Rossi / Roma CONFRONTO Il primo è
favorevole alle grandi imprese ("corporate-friendly"), il secondo più
vicino ai consumatori ("consumer-friendly"). Il primo costa oltre 82
miliardi di euro, il secondo 58,3. Il primo crea, a regime, un buco di 34
miliardi, aumenta il deficit dello Stato, si mangia l'avanzo primario nel giro
di qualche anno. Il secondo è a costo zero, o quasi, contiene la spesa
pubblica, genera un surplus anche se minimo. Messi a confronto, come ha fatto
l'ufficio studi di Intesa Sanpaolo, il programma del Popolo delle Libertà e
quello del Partito Democratico presentano, malgrado qualche commentatore
scettico sostenga il contrario, molte differenze. "Italian Elections
Special" si intitola l'elaborato. Non è un foglio segreto o un documento
riservato. È soltanto un'analisi, economica e finanziaria, dell'ufficio studi
della più grande banca italiana. Fatta non per ragioni politiche ma per una
banale questione di soldi. Ogni istituto di credito ne sforna uno alla vigilia
di una tornata elettorale nazionale. È importante per chi investe capire il
dopo voto e quale impatto avrà sul mercato azionario la coalizione vincente.
Naturalmente senza guardare al colore dello schieramento. Quando si parla di
denaro non vale l'appartenenza politica. E così nella sua analisi Intesa
Sanpaolo parte dalla comparazione costi - benefici. Ad esempio. Le promesse del
Partito Democratico, se completate, costerebbero oltre 58 miliardi di euro. Le
voci che presentano maggiori spese sono quelle relative alla riduzione delle
tasse (20 miliardi), la riduzione dell'Iva per il turismo (9 miliardi), la
proposta per il salario minimo garantito (oltre 6 miliardi) e l'aliquota fissa
del 20% sugli affitti (4 miliardi). In totale Walter Veltroni ha previsto per il suo programma costi per circa 3,7 punti di
Pil. Finanziati come? Dalla vendita di attività dello Stato, dalla lotta
all'evasione, da misure di razionalizzazione. La fetta più corposa, però, circa
40 miliardi, arriverà dalla riduzione della spesa corrente dello Stato
(risparmi, tagli, efficienze). Un obiettivo "ambizioso"
secondo la banca - negli ultimi anni, nonostante dichiarazioni e buoni
propositi, la spesa primaria "non è mai calata in modo significativo"
- ma a portata di mano. Purché Veltroni, sempre
secondo la banca, sia "aggressivo" nelle scelte. Anche se potrebbe
non bastare. Perché a regime i costi dovrebbero superare le risorse per circa
4,8 miliardi. "Questo - ci spiega Enrico Morando, responsabile del
programma del Pd - perché la banca crede che il salario minimo per i lavoratori
precari sia solo sulle spalle dello Stato". Il Popolo delle Libertà,
invece, "promette anche più soldi". Tra riduzione dell'Irap (26
miliardi), abolizione dell'Ici (2 miliardi), interventi sull'Iva (20 miliardi),
introduzione del quoziente familiare (9 miliardi), infrastrutture (5,4
miliardi), detassazione di tredicesime e straordinari (3,7 miliardi), Silvio Berlusconi spenderà 82.6 miliardi. Da trovare come? È questo
il problema. La voce principale del programma del Pdl è dato dalla vendita di
beni pubblici (12,5 miliardi), lotta all'evasione (10 miliardi),
digitalizzazione della pubblica amministrazione (6 miliardi). In tutto 28,7
miliardi di risorse. Il lascito finale di Berlusconi,
a partire dal secondo anno di governo (gli interventi sull'iva sarebbero valide
solo per il primo anno), sarebbe un buco di 34 miliardi pari al 2,1% del
prodotto interno lordo. Con quali effetti? Il primo che lo studio analizza è
quello sulle finanze statali. Il programma del Pdl riporterebbe indietro le
lancette dell'orologio a prima del governo Prodi: il deficit sul Pil tornerebbe
al 3,6%, sopra alla soglia europea (stabile invece con il Pd 1,8%), l'avanzo
primario, entro il 2011, scomparirebbe (1,9% con il Pd), l'impatto sui consumi
sarebbe quasi nullo. Se qualche effetto il programma del Pdl lo produrrà questo
sarà a favore delle grandi compagnie e della grandi banche. Non a caso Intesa
Sanpaolo giudica l'arrivo del Pdl "positivo" e alla fine dell'analisi
raccomanda, in caso di vittoria del centro destra, di puntare su titoli come
Eni, Enel, Telecom e poi Fiat, Finmeccanica ma anche Mediaset e Mediolanum (che
beneficeranno dell'abolizione dell'Irap). Se invece dovesse prevalere il Pd, il
cui programma avrà un impatto più forte sui consumi, allora la banca consiglia
di puntare su titoli di piccole e medie aziende legate all'energia rinnovabile,
al trasporto su rotaia, alla vendita di beni in generale. A giudicare
dall'elaborato, dunque, la grande impresa apparirebbe già schierata. Dietro ai
sogni di Berlusconi. Tanto poi paga Pantalone.
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del IL
PUNTOAnche ieri ha chiuso parlando dei problemi veri delle persone, di casi
della vita che ha scoperto in questi giorni in giro per l'Italia Walter, una
campagna elettorale con la gente di Ninni Andriolo "Il nostro viaggio in
pullman finisce qui. Ora ne comincia un altro, quello per cambiare
l'Italia...". Walter Veltroni lega le tappe del
suo tour al racconto del Paese che ha incontrato e allaccia la politica alle immagini
che fa scorrere assieme alle sue parole. Mette in fila i problemi italiani
partendo dalla gente, dai suoi drammi, ma anche dalle sue speranze. E punta,
così, a dare carne e anima alla sua proposta politica e a quella del Partito
democratico. Il messaggio è esplicito e ripetuto. Il Paese vive mille
difficoltà. ma è in piedi. Non ha bisogno di rialzarsi, non è vinto o imbelle e
può guardare con speranza al domani. Bisogna rimboccarsi le maniche, però. Come
si fece nel dopoguerra e con la stessa lena che consentì il boom economico.
"Rischiando" e investendo sulle nuove generazioni. E con il Pd è
possibile recuperare anche "l'orgoglio di essere italiani", perché il
Partito democratico è "il futuro", mentre gli altri - a cominciare
"dal principale esponente dello schieramento avverso" - rappresentano
"il passato" e una visione plumbea, negativa, superata del Paese. E
il futuro dice che "l'Italia bisogna amarla e non usarla" e che
l'Italia è un grande Paese che deve unirsi intorno al Tricolore. La bandiera
che accompagnò la Resistenza e unì gli italiani nella lotta al terrorismo. E
che oggi - il riferimento è alla Lega - viene offesa e calpestata. Come l'Inno
di Mameli che "noi possiamo cantare assieme, mentre non tutto il
centrodestra può farlo allo stesso modo". Lo stile Veltroni
rifugge dal politichese, dalla polemica rozza, dall'attacco volgare. Punta su
alcuni concetti nitidi. "L'altro" invece di "Io". La
"serenità" contro l'"odio" e la
"contrapposizione". E Veltroni,
"ottimista", si dice certo che domenica scoppierà "la
primavera", che spazzerà quell'"autunno" che si rischia di
perpetuare con il Pdl e con la Lega. Fare il presidente del Consiglio, ripete Veltroni - alludendo all'"amaro calice" di Berlusconi - "è il massimo onore che un italiano possa ricevere ed io
lo farei con la voglia di cambiare questo Paese e non solo di governarlo".
Il "futuro" che Veltroni propone agli italiani -
incarnato dall'immagine pacata e appassionata che applaudono a lungo e
ripetutamente i 150mila di Piazza del Popolo - è radicalmente diverso da
quello che ha proposto anche ieri Silvio Berlusconi.
Che appare come un Cavaliere stanco e ripetitivo, che dispensa sorrisi, ma -
per dirla con D'Alema - mostra con le sue parole "nervosismo, volgarità e
astiosità". Berlusconi batte sui soliti tasti
propagandistici della sinistra che sa "solo aumentare le tasse", di Veltroni che non rappresenta per nulla "il nuovo"
e che - anzi - è un campione "di trasformismo e di mimetizzazione del
vecchio Pci", delle liste Pd che non introducono alcuna innovazione
rispetto al passato, del "buonismo" di Veltroni
che è "solo di facciata". Una novità, però, ieri Berlusconi
l'ha fornita. Rispetto agli ultimi giorni, infatti, il Cavaliere ha accennato
sì ai brogli elettorali, avvertendo sui rischi di ciò che potrebbero combinare
ai seggi "quelli della sinistra", ma non si è dilungato troppo sul
fantasma evocato nei giorni passati. Eppure, proprio ieri, sulle prime pagine
di due quotidiani italiani - l'Unità e la Stampa - campeggiavano le notizie
sull'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria a
proposito dell'intervento della 'ndrangheta sul voto degli italiani all'estero.
E se è vero che Marcello Dell'Utri ha smentito qualunque coinvolgimento -
"Stiamo scherzando? Ma stanno dando i numeri?" - è anche vero che
l'indagine sui brogli c'è e dovrebbe in qualche modo fornire a Berlusconi l'occasione per dimostrare che il pericolo brogli
esiste, (anche se la sinistra non c'entra nulla con l'inchiesta di Reggio
Calabria). Ieri, però, i "brogli" che avevano spinto il Cavaliere a
mobilitare un esercito di 120 mila difensori del voto, per garantire un
responso delle urne fedele ai voleri degli italiani, sono rimasti sullo sfondo
della propaganda elettorale del leader Pdl. Che, nelle scorse settimane, rimase
in silenzio anche di fronte agli arresti palermitani che si riferivano a schede
e verbali alterati relativi alle Amministrative 2007 per favorire Forza Italia
. Le notizie che giungono da Reggio Calabria - certificate anche dal ministro degli
Interni che, nei giorni scorsi, ha ricevuto "una comunicazione da parte
della Procura di Reggio Calabria sul tentativo di broglio per il voto
all'estero" - sono gravi. Sapere "che ci sono persone che scambiano
denaro per il voto non è mai una soddisfazione", ha spiegato Amato. Ciò
che emerge dall'inchiesta calabrese, in realtà, dà l'idea di un
"passato" che resiste, di una vecchia politica che utilizza tutti i
mezzi per mantenere o conquistare il potere. Il "futuro" che indica Veltroni agli 80mila di Bologna, ai 100mila di Milano e ai
150mila di Roma è diverso dall'"autunno" perpetuo di un certo
Mezzogiorno soggiogato dal rapporto tra politica e clan. E così la
"primavera" che auspica il leader Pd è veramente quella di un'altra
Italia.
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del
Baudo: "Con Berlusconi si rischia una nuova
dittatura" Pippo Baudo è sempre un direttore artistico. Anche quando, come
ieri sera in piazza del Popolo, l'impegno politico ha la meglio sulla sua
professione. E così, dietro il palco, mentre gli altri vip firmavano autografi
o accettavano una foto-ricordo, Pippo si prodigava in suggerimenti per lo
staff: "Non si sente niente in piazza, alzate il volume!". "Sono
sempre stato di questa tendenza. come mio padre", confida. "Sono
coerente col mio passato, e spero che molti italiani la pensino nello stesso
modo". Come valuta questa campagna elettorale di Veltroni? "Una bella campagna, pur essendo l'Italia lunga e stretta,
come diceva Napoleone, Veltroni è riuscito a visitarla tutta. Mi è parsa una maniera moderna,
vera e viscerale di interrogare la gente e di interrogarsi sui suoi bisogni.
Dopo questa esperienza la politica italiana è cambiata, l'approccio dei
politici non potrà essere più lo stesso: Veltroni
ha dato una lezione di discontinuità totale". Crede che si possa fare?
"Sì, al Senato la partita è aperta. Confido molto negli indecisi e negli
incerti". Il suo rapporto con Veltroni? "Lo
conosco da bambino, e già nel 1994, quando venne consultata la base del Pds con
i fax per scegliere il leader, io tifavo per lui. Non è mai troppo tardi".
E la campagna di Berlusconi? "Negli ultimi giorni
mi pare particolarmente adirato, offensivo nei confronti degli avversari. Ha
detto cose sgradevoli nei confronti di Di Pietro, persino di Totti. Mi sembra
che non ce lo meritiamo". Ritiene che l'Italia profonda sia stanca di Berlusconi? "A me pare che ci sia la paura per una
persona che potrebbe essere un quasi dittatore. In Italia l'abbiamo già avuto,
io quell'esperienza l'ho solo sfiorata, ma i miei genitori l'hanno vissuta per
intero. È un'esperienza che non va ripetuta". a.c.
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del
"Nel Lazio possiamo battere il Pdl" Michele Meta, coordinatore della
campagna elettorale: c'è un valore aggiunto nel Pd l'elettorato di centrodestra
è disorientato. Al Senato la nostra regione può fare la differenza di Jolanda
Bufalini "Ma come non si vergognano?". Michele Meta, coordinatore
della campagna elettorale per il Pd nel Lazio reagisce così al giro negli
ospedali romani fatto ieri da Gianni Alemanno e Gianfranco Fini. "Noi
stiamo risanando il debito che loro hanno fatto. Un debito che non si era mai
visto non solo nel Lazio ma in tutt'Italia e che ha visto anche il malaffare
che va sotto il nome di Lady Asl". Gli dà manforte, dalla sede della
giunta regionale il vicepresidente Esterino Montino. Alemanno accusa: "Il
centrosinistra è il principale responsabile del disastro della sanità".
Montino: "Il rapporto kpmg (l'agenzia indipendente che ha studiato i
bilanci,ndr) parla chiaro. Il debito emerso dal controllo dei bilanci che le
Asl non presentavano durante la giunta di centrodestra, ammonta a oltre 2,8
miliardi di euro. Di questi, 2,1 sono stati causati dalla gestione 2001-2005.
Poi ci sono 6,2 miliardi di debito sui quali erano già state fatte delle
transazioni, oltre 5,4 miliardi, l'87%, provengono sempre dalle gestioni
2001-2005". Per di più, aggiunge Michele Meta, "Non si può proprio
dire che abbiano rispettato l'impegno a non candidare gli inquisiti". Il
riferimento è al rinvio a giudizio di Giorgio Simeoni per l'inchiesta sui corsi
di formazione. "Per carità, la giustizia farà il suo corso e io non
intendo gettare la croce su nessuno. Noto, però, una contraddizione rispetto agli
impegni presi da Bondi all'inizio della campagna elettorale". ll Lazio è
una regione decisiva per le elezioni politiche, qual è la sua impressione a
fine corsa? "L'impressione è che possiamo vincere. Rispetto alla scorsa
consultazione, quando al Senato perdemmo per 37mila voti c'è il valore aggiunto
della rete dei circoli (498 nel Lazio)e del popolo delle primarie (furono
500mila i votanti): c'è l'orgoglio, a Roma, di essere la
"capitale morale" della proposta di Veltroni. Alla
Camera, dove vincemmo, la partita è aperta. Al Senato, su 27 senatori, chi
vince ne ottiene 15. I restanti 12 andranno a chi perde ma, nello schieramento
avverso, Udc e Storace vanno per conto loro, oltre al fatto che hanno
presentato liste pessime. Berlusconi a
paracadutato Dini e Pera, noi abbiamo espresso candidature del territorio, Sesa
Amici, Raffaele Ranucci, Francesco De Angelis, oltre a candidature prestigiose
al Senato come quelle del presidente Marini, di Ignazio Marino, di Anna
Finocchiaro. C'è, nelle nostre liste un 30% di donne in posizione eleggibile e,
fra queste, Ileana Argentin, Marianna Madia, Maria Coscia che, come Roberto
Morassut, era nella squadra del sindaco Veltroni. Cosa
succederà se Udc, o Sinistra arcobaleno prenderanno l'8%? "Se il Pd vince
e ottiene il premio (15 senatori) e due o quattro andranno a chi raggiunge il
quorum, allora la differenza con il Pdl può arrivare ad essere di sette
senatori e, lo abbiamo sperimentato nella scorsa legislatura, è una differenza
importante. Che ci carica, nel Lazio, anche di responsabilità verso quelle
regioni del mezzogiorno dove avevamo vinto e dove, per il verificarsi di
circostanze drammatiche, rischiamo questa volta di perdere. LADY ASL. "Il
partito di Alemanno governava quando è scoppiato quello scandalo".
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del
Ultimi fuochi di campagna elettorale Alemanno punta sulla sanità, Baccini sul
decoro, Morgia e Ciocchetti sulla casa, Grillini sulle unioni di fatto / Roma
LUSINGHE ELETTORALI A 48 ore dal voto Alemanno si gioca la carta sanità per
tentare di spostare consensi: "Perchè l'Umberto I non può stare allo
stesso livello del Gemelli? È questa la sfida che vogliamo affrontare",
annuncia sull'ultima meta dell'ultimo tour elettorale, consacrato agli ospedali
della capitale. Prima la visita al Policlinico universitario, apprezzata dal
preside Frati, da sempre simpatizzante del centrodestra, poi all'ospedale
Forlanini e, dulcis in fundo, il Policlinico caro al Pontefice. Una scelta
spudorata, fa notare il capogruppo del Pd alla Pisana: "Sulla sanità -
osserva Giuseppe Parroncini - proprio An e Fi dovrebbero avere il buon gusto di
tacere, Lady Asl è la loro firma sulla gestione della sanita dal 2000 al 2005 e
nei cinque anni di governo Storace la Sanità è stata semplicemente
massacrata". Calci elettorali. Ultima disputa al limite dell'area di
rigore, tra Francesco Storace e Francesco Rutelli, che ieri mattina durante il
confronto televisivo finale, si sono contesi le star del calcio: "Totti ti
sostiene? Nella nostra lista abbiamo il figlio di Falcao". A sera poi,
durante la chiusura a piazza del Pantheon, l'attacco è al vero avversario:
"La prossima volta che il Pdl vuole fare una manifestazione al Colosseo,
la lasci organizzare a noi". Il voto gay. "Rutelli deve pagare,
andando al secondo turno, tutti i veti sui diritti civili imposti alla comunità
omosessuale", attacca Franco Grillini, che le ultime battute di campagna
elettorale le impiega per mobilitare l'elettorato a cui più è rivolta la sua
candidatura, la comunità Lgbt. Ma la cosa non è così scontata. Hanno optato per
lui il presidente nazionale dell'Arcigay Aurelio Mancuso, l'ex deputato del Prc
Vladimir Luxuria, la scrittrice Delia Vaccarello, Cristiana Alicata, che pure
siede nell'assemblea romana del Pd. Ma tra i sostenitori di Rutelli, c'è
l'instancabile oppositrice di Paola Binetti, Paola Concia, già esponente di
gayleft e candidata alla Camera per il Pd. E poi Vanni Piccolo, che ieri era
sotto il palco di Rutelli. Infine, new entry, anche il presentatore televisivo
Paolo Cecchi Paone, testimonial tra l'altro della manifestazione a difesa dei
Pacs organizzata un anno fa a Piazza Navona in coincidenza con il Family day.
Il voto degli angeli. Non poteva che svolgersi a pochi metri dal Vaticano e
all'ombra dell'ex fortezza papalina di Castel Sant'Angelo, ribattezzato
Castello Sant'Angelo nel pamphlet anti-veltroniano di Berlusconi,
l'ultima veglia elettorale dell'Udc, che ha visto fianco a fianco
Pierferdinando Casini e il suo candidato sindaco Luciano Ciocchetti, che ha
sferrato l'attacco finale niente di meno che contro George Cloney, troppo
veltroniano, troppo costoso per i romani. L'avventura della Rosa bianca.
La campagna elettorale dell'ex Udc Mario Baccini si è chiusa con una promessa
scandita dalle note di Battisti: "Non sarà avventura". "Mi batto
per andare al ballottaggio - ha spiegato Baccini - poi se non sarò sindaco ci
sarà comunque modo di far valere le nostre ragioni e di far pesare il nostro
programma. Sanlorenzo for Morgia. È in via degli Ausoni, che il candidato di
Sinistra Critica ha saluto i suoi elettori. Ultimo appello dedicato alla casa
per i ceti più popolari: "Ma non c'è bisogno di costruirne altre - ha
spiegato Morgia -, basta utilizzare i 250mila appartamenti sfitti". Ma
anche Sanlorenzo for Grillo. Ovviamente, il quartiere di San Lorenzo, anche
elettoralmente parlando, è assai più articolato. Tanto è vero che in via dei
Reti, parallela di via degli Ausoni, ieri sera si è radunato anche il popolo
degli amici di Beppe Grillo, a sostegno della loro candidata Serenetta Monti,
che promette: "Mai più esternalizzazioni nei servizi alla persona".
ma.ge.
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti IL SABATO DEL VILLAGGIO
CLOONEY CONTRO TOTTI VINCA IL MIGLIORE GIOVANNI VALENTINI è stata, sul piano
mediatico, una brutta campagna elettorale. Scontata, ripetitiva, noiosa. Forse
la più brutta della storia repubblicana. La più deludente e deprimente. La meno
appassionata e appassionante. Una campagna elettorale ristretta in realtà a
quattro o cinque leader, senza una vera competizione e senza candidati
effettivi, tutti designati dal vertice dei rispettivi partiti e quindi
destinati a una carriera da funzionari. E se alla fine non è degenerata nella
rissa verbale, nel festival degli insulti o degli attacchi personali, il merito
principale va riconosciuto senz'altro alla scelta responsabile di Walter Veltroni. Una campagna, per di più, privata del duello in tv
fra i due principali contendenti, con il paradosso mediatico del magnate
televisivo che proprio sulla televisione ha fondato le sue fortune personali e
politiche, mentre ora si sottrae al faccia a faccia con l'antagonista davanti
alle telecamere. Bisogna dare atto ai dioscuri della telepolitica, Bruno Vespa
ed Enrico Mentana, di essere riusciti a sfuggire alle forche caudine della
"par condicio", l'uno con un'accorta gestione del suo Porta a porta e
l'altro con il ricorso al duello virtuale trasmesso ieri sera a Matrix. A
sfogliare la rassegna delle 82 immagini d'epoca ? manifesti, volantini e altro
materiale di propaganda ? raccolte da Edoardo Novelli nel libro citato
all'inizio di questa rubrica, non si può certo rimpiangere retrospettivamente
il clima elettorale del '48, infuocato dalla contrapposizione frontale fra la
Dc e il Pci. Sessant'anni fa quella campagna segnò la trasformazione dell'avversario
politico in nemico, nelle sue diverse varianti di orco, traditore, assassino,
sciagura, calamità, in base alla negazione della cittadinanza democratica e
quindi della legittimità politica al Partito comunista. Fu l'inizio della
cosiddetta "conventio ad excludendum", ovvero l'introduzione del
fattore K, su cui s'è retta la Prima Repubblica. E purtroppo quest'ultima
campagna, iniziata all'insegna del reciproco "fair play", alla fine è
ritornata allo stesso modulo e agli stessi toni, con Berlusconi ossessionato ancora dalla "minaccia comunista" e Veltroni deciso in extremis a ritirargli la patente di democraticità. Fa
più che bene ora il leader del Partito democratico a dire basta ai
"messaggi di odio". Ma non c'è bisogno di odiare nessuno per
salvaguardare il pluralismo dell'informazione e la libera concorrenza. E
non si deve scambiare per odio, e neppure per ostilità o avversione personale,
la difesa di un principio della democrazia economica come la normativa
antitrust, tanto più in un settore nevralgico come quello della comunicazione.
Ma in questa campagna elettorale né Veltroni né Berlusconi hanno mai parlato, se non di sfuggita, di riforma
della televisione. E invece, il vero "vulnus" del Cavaliere resta il
suo insanabile conflitto d'interessi fra il ruolo politico e lo
"status" di concessionario pubblico. è questa, a norma di legge,
l'unica causa di ineleggibilità di Berlusconi,
aggirata con la giustificazione che formalmente non è lui ? bensì un suo
dipendente, un suo funzionario ? il titolare della concessione medesima. Non si
sfida tuttavia l'autorità dell'Authority sulle Comunicazioni, pronta
giustamente a sanzionare le violazioni della "par condicio", a dire
che l'ultimo sondaggio (virtuale) prima del voto registra un ampio disinteresse
dell'opinione pubblica per questo problema. Sarà perché la maggioranza degli
italiani non capisce o non vuol capire, sarà perché nessuno gliel'ha spiegato
finora in modo chiaro e convincente, sarà perché il conflitto d'interessi è
diventato ormai un male endemico in questo Paese, fatto sta che il tema rischia
di essere definitivamente rimosso o archiviato. E se Berlusconi
dovesse vincere per la terza volta le elezioni, a distanza di quindici anni,
occorrerebbe prenderne atto una volta per tutte. L'ultimo sondaggio (virtuale)
documenta anche una larga disaffezione dalla politica e una diffusa tendenza
all'astensionismo. La grande maggioranza degli italiani non ne può più di
sentire sempre gli stessi discorsi, infarciti di promesse e di bugie. Non approva
questa legge elettorale che il centrodestra ha voluto a tutti i costi nella
precedente legislatura e poi non ha voluto cambiare per nessuna ragione in
quella appena conclusa. Né tantomeno accetta una scheda elettorale che in
realtà sembra un campionario di simboli o distintivi, peraltro mal assortito e
peggio stampato. Eppure, nonostante tutto, l'esercizio del voto (e pure del
non-voto) resta un diritto fondamentale del cittadino in ogni democrazia. E
perciò andare alle urne ? eventualmente anche per votare scheda bianca o
esprimere un'esplicita astensione davanti al seggio, come ammette la legge
elettorale ? corrisponde in ogni caso a una scelta, esprime un giudizio,
contiene un'indicazione. Il voto, insomma, è sempre utile: quando viene
attribuito ai partiti maggiori e anche quando va a quelli minori, per
manifestare nel primo caso un'adesione a un'ipotetica maggioranza e nel secondo
comunque un'opinione, un condizionamento o magari un auspicio. Non c'è poi da
scandalizzarsi più di tanto se la campagna elettorale si conclude all'insegna
della politica-spettacolo, tra le suggestioni cinematografiche e le passioni
calcistiche, con Veltroni che incontra George Clooney
in un bar per un caffè e Berlusconi che commette un
fallo da rigore su Totti, reo ai suoi occhi di tifare per Francesco Rutelli a
sindaco di Roma. Uno spot positivo per il leader del Pd, uno spot negativo per
il leader del Pdl. Clooney contro Totti: vinca il migliore. (sabatorepubblica.
it).
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti WALTER, OBAMA E I FUCILI
DI BOSSI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Comunque la si pensi, bisogna ringraziarlo.
Senza l'impresa di Veltroni, in questa campagna
elettorale non avremmo saputo di che cosa parlare e scrivere. Il resto era una
replica televisiva. L'occasione della vita se l'è giocata bene a detta di
tutti, compreso quello che Veltroni chiama il
"principale esponente dello schieramento avversario", prendendosi il
lusso di non nominarlo mai, beato lui. In due mesi di comizi deserti, Veltroni è stato l'unico a riempire le piazze. Fino
all'ultima, Piazza del Popolo, nonostante la pioggia battente. Centomila
persone, contro le poche migliaia del comizio capitolino di Berlusconi.
Massimo D'Alema, che se ne intende, sostiene di non aver mai toccato tanto
entusiasmo in una campagna elettorale. Se lo dice D'Alema di Veltroni,
dev'essere vero. è stato un comizio molto romano, per diverse ragioni. Veltroni tornava a casa finalmente, dopo la sfiancante
maratona. Nella capitale si elegge il suo successore e il ricandidato Francesco
Rutelli, ottimo sindaco ma ministro non indimenticabile, non è affatto sicuro
della vittoria. Last but not least, come direbbe Obama, nel Lazio si decide
probabilmente la maggioranza del prossimo Senato. Veltroni
ha tenuto una concione ai romani, amici, concittadini per esortarli al voto,
usando con maestria tutti gli argomenti adatti a farli imbufalire contro la
destra. Il ruolo decisivo della Lega, anzitutto, com'era ovvio. Ancor di più,
l'imprevista, imprevedibile e scellerata campagna lanciata dal "principale
esponente", proprio all'ombra del Colosseo, contro er core de Roma,
Francesco Totti, colpevole di appoggiare la candidatura di Rutelli. E per
questo, secondo il principale, "fuori di testa". Una palla gol
formidabile, è il caso di dire. L'ex sindaco ha dunque ricordato la personale
amicizia con il fuoriclasse bolscevico e le molte benemerenze del ragazzo nei
confronti della popolazione romana. Totti è sul serio molto simpatico, generoso
e sensibile come non molti suoi colleghi. Ma sarebbe curioso perfino in Italia
se il risultato cruciale del Senato della Repubblica, che si gioca in buona
parte nel Lazio e per una manciata di voti, fosse determinato alla fine
dall'effetto Pupone. è stato uno dei passaggi più applauditi dalla folla di
piazza del Popolo, per fortuna non l'unico. Un boato si è
levato quando Veltroni ha ricordato le parole di Berlusconi
sull'"eroe" Vittorio Mangano. L'ex fattore di Arcore, considerato un
eroe dallo statista televisivo perché non ha raccontato ai magistrati quello
che sapeva su Dell'Utri e sul gruppo Berlusconi. Morto
in carcere nel 2000 sotto il peso di due ergastoli per triplice omicidio,
una condanna per traffico di droga nel maxi processo istruito da Falcone e
Borsellino e un'altra per associazione mafiosa. Lo ripetiamo perché l'altro
giorno, quando Berlusconi ha pronunciato la frase su
Mangano, che ha fatto il giro del mondo, soltanto questo giornale l'ha ripresa
e corredata di informazioni sul personaggio, nel silenzio dei telegiornali e
dei primi dieci quotidiani italiani per tiratura. C'è stato un altro applauso liberatorio
quando Veltroni ha commentato la più nota frase di
Umberto Bossi sui fucili da imbracciare. Non tanto perché qualcuno s'illuda più
di provocare scandalo nel ventre berlusconiano del paese ponendo questioni
ormai fuori moda come la lotta alla mafia o il rifiuto del linguaggio volgare e
violento, piuttosto perché molti si ostinano a non rassegnarsi al quotidiano
imbarbarimento della vita pubblica, al sereno sbriciolarsi della dignità, alla
progressiva perdita di senso e di valori. E visto che in poltrona davanti al
televisore non si può far nulla, almeno in piazza ci si sfoga. Si può ancora
perdere bene e vincere male. Chi vincerà o perderà, bene o male, lo
stabiliranno gli elettori domani e lunedì. Veltroni ha
chiarito in chiusura che non esiste la prospettiva di inciucio all'orizzonte:
"Chiunque vinca, anche di un solo seggio, avrà il dovere di governare il
Paese". Se anche chi perde di un solo seggio sentirà il dovere di fare
un'opposizione seria, piuttosto che comprare voti in Parlamento o gridare ai
brogli, sarà comunque un passo in avanti.
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti LE STRANEZZE DELL'ITALIA
(SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Si sono profilate ipotesi di possibili intese tra Pd
e Pdl dopo il voto. E subito avete giudicato questa campagna noiosa, insipida,
soporifera. Poi, su iniziativa del Pdl, da qualche giorno la febbre è tornata a
salire. Bossi ha minacciato di tirar fuori i fucili. Marcello Dell'Utri ha
annunciato la sua intenzione di riscrivere i libri di storia. Berlusconi ha proposto di sottoporre periodicamente i pubblici ministeri a
test di sanità. Ha negato ogni credibilità a Veltroni a motivo
del suo passato comunista, e se l'è presa persino col presidente della
Repubblica. Per reazione Veltroni, già incline a sottolineare l'età del suo concorrente, ha
espresso preoccupazione per il rischio che il Cavaliere fa correre alla
democrazia. La ripresa delle ostilità ha provocato immediatamente il
vostro sdegno, anche per l'afflizione di riascoltare i toni delle precedenti
elezioni e di veder riemergere lo spettro berlusconiano. Queste vicissitudini
dimostrano la difficoltà della Repubblica italiana di stabilizzarsi e
normalizzarsi. E di accettare inoltre il principio di quella che Raymond Aron
chiamava la prosa democratica, il cui grigiore, a suo dire, sgombrava il campo
dalla poesia epica e tragica del totalitarismo. Di fatto, quale potrebbe essere
un primo bilancio della campagna elettorale 2008? è indubbiamente l'inizio di
un nuovo ordine emergente, caratterizzato dal bipartitismo. Sia il Pd che il
Pdl intendono imporre la propria preminenza. E chiudere così un ciclo di oltre
un decennio di politica caratterizzata dalla formazione di coalizioni
eterogenee, utili per vincere le elezioni, ma che rendono difficile, se non
impossibile per il centro-sinistra governare il Paese. Una dinamica di questo tipo,
di semplificazione della vita politica, suscita evidentemente resistenze a
sinistra, a destra e al centro. Ma se trovasse conferma lunedì nelle urne
segnerebbe una tappa importante nella transizione italiana. L'esistenza di due
grandi gruppi parlamentari aprirebbe forse la via a una nuova legge elettorale
favorevole ai partiti principali, e magari all'attuazione di riforme
istituzionali. Il cammino verso un sistema bipartitico contribuisce a spiegare
la natura del confronto tra Veltroni e Berlusconi, così come si è venuta determinando nel tempo.
L'uno e l'altro non potevano non imporsi al centro dell'attenzione. Grazie alla
sua presenza e al suo attivismo, Veltroni ha potuto in
parte mascherare gli aspetti ancora vaghi del suo progetto, i contorni incerti
del suo partito, la sua fragilità e le sue divisioni. Ha proposto sogni e
ottimismo per infondere speranza nel suo schieramento. Dal canto suo, Berlusconi ha cercato di rilanciare una dinamica ormai un
po' logora, e di rinvigorire l'entusiasmo dei suoi sostenitori. A differenza
del passato, niente promesse né miracoli annunciati ? ma ciò non vuol dire che
la demagogia sia stata assente, come dimostra il caso Alitalia. Il Cavaliere ha
persino annunciato misure impopolari, ma senza precisarne il contenuto. Veltroni ha voluto incarnare, con lo stile suo proprio e
attraverso la composizione delle sue liste, l'aspirazione al rinnovamento che
esiste nel Paese. Berlusconi si è sforzato di non
apparire come l'eterno candidato, oltre tutto gravato del peso degli anni (da
qui il nuovo look in fatto di vestiario e forma fisica). L'uno e l'altro hanno
avuto bisogno di costituirsi come avversari rispettabili, evitando di
affrontare temi tabù come il conflitto d'interessi del Cavaliere. Se Veltroni non ha voluto ricorrere all'antiberlusconismo, di
cui conosce i limiti, Berlusconi si è astenuto
dall'utilizzare l'arma dell'anticomunismo. I loro programmi sono ricentrati,
anche se non identici. Ad esempio, in materia di economia Veltroni
ha parlato di misure che sono quelle classiche della sinistra, in favore dei
lavoratori dipendenti, dei pensionati, dei precari e delle casalinghe; mentre Berlusconi si è focalizzato sui tagli alle imposte. Alla
fine però gli antagonismi del passato sono risorti, e con maggior durezza, a causa
dello scontro provocato da Berlusconi. Sia lui che il
suo concorrente hanno bisogno di rivolgersi agli indecisi e agli elettori
tentati dall'astensione. Il Cavaliere è incapace di controllare la propria
aggressività, e i suoi colpi d'ariete mirano a mobilitare gli elettori
sconcertati di non ritrovare più il grande trasgressore. Veltroni
deve assicurarsi il voto utile a sinistra. Entrambi corrono dei rischi. Se gli
eccessi del primo possono incitare i potenziali elettori di sinistra ancora
esitanti a votare Pd per evitare il suo ritorno al potere, il secondo rischia
di deludere i moderati. Ma l'essenziale è altrove. Questa campagna non è stata
all'altezza delle enormi sfide che l'Italia è chiamata a raccogliere. A questo
riguardo, è illuminante il confronto con le elezioni presidenziali francesi del
2007, che hanno consentito, soprattutto grazie a Sarkozy, una presa di
coscienza del declino del Paese. Peraltro, e benché il presidente Sarkozy stia
toccando il livello più basso nei sondaggi, i francesi sono ormai convinti
della necessità delle riforme. La campagna italiana del 2008 non ha avuto gli
stessi effetti. Non si è quasi mai parlato ? come peraltro accade abitualmente,
sia in Italia che altrove ? dell'Europa e del mondo. E non sono stati posti al
centro del dibattito altri temi cruciali: lo stato generale del Paese, il suo
posto nell'ambito della concorrenza internazionale, il regresso della
competitività delle imprese, gli ostacoli alla crescita, la bassa produttività
del lavoro, il considerevole ritardo della ricerca, dello sviluppo e
dell'insegnamento superiore, il disastro demografico, il blocco della mobilità
dei giovani, l'aggravarsi delle disuguaglianze sociali, di genere,
territoriali, generazionali ecc. I due principali candidati non hanno lanciato
messaggi chiari sull'obbligo di prendere decisioni, né indicato una rotta
precisa. L'Italia è più che mai alla deriva. Traduzione di Elisabetta Horvat.
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del
Alitalia rinuncia a Malpensa, ma perde passeggeri Crolla del 28% il
coefficiente di riempimento dei voli della compagnia. Attesa per i nuovi
incontri con Air France / Milano LA LUNGA ATTESA Sul destino di Alitalia
incombe ormai l'esito delle elezioni politiche: da un lato ci sono i continui
sforzi del governo per far ripartire la trattativa con Air France, considerata
una "soluzione positiva" anche da Veltroni, dall'altro lato c'è un salto nel buio. Ovvero: la fantomatica
cordata ventilata da Berlusconi, le nuove parole d'interesse da parte di Air One, il rischio del
commissariamento. "Dobbiamo trovare una soluzione che funzioni" si è
augurato il presidente del Consiglio, Romano Prodi, all'indomani delle
"buone notizie" emerse dall'incontro di giovedì tra il governo
e i sindacati di Alitalia. "È una corsa contro il tempo" ha ribadito
il sottosegretario Enrico Letta. "Ce ne occuperemo anche la settimana
prossima, Alitalia ha sempre meno risorse disponibili ed è responsabilità di tutti
arrivare a una soluzione prima che le risorse siano finite". La liquidità
nelle casse del vettore, infatti, ammonta a 170 milioni di euro, sufficienti ad
assicurarle non oltre un mese di vita, mentre il contribuente italiano sta
pagando 75 euro per ogni anno che l'azienda chiude in rosso. Il governo
continua così a lavorare per una seconda opportunità con Air France-Klm, la cui
proposta viene considerata "percorribile e buona". Sugli stessi toni
anche il leader del Pd, Walter Veltroni, che giudica
positivamente una soluzione francese alla crisi di Alitalia "se i
sindacati riusciranno a garantire le due cose fondamentali, e cioè la riduzione
dell'impatto sociale e il rilancio di Malpensa come grande hub del nostro
Paese". Intanto il Pdl continua a prendere tempo: "Mi pare evidente
che la cordata italiana si manifesterà solo dopo che sarà uscito di scena il
governo Prodi" ha affermato l'ex leader di An, Gianfranco Fini. Non a caso
sono tornate a circolare voci su AirOne, che sarebbe pronta a tornare in campo
per Alitalia dopo le elezioni "ovviamente non senza aver effettuato una
seppur breve due diligence, una verifica sui conti di Alitalia è infatti una
condizione necessaria per la formalizzazione di qualunque impegno
vincolante" si mormora in ambienti vicini alla compagnia di Carlo Toto.
Nel frattempo, però, si possono già valutare i primi effetti del piano di
transizione predisposto dall'ex presidente Maurizio Prato per Alitalia: la
cancellazione dei tre quarti dei voli all'aeroporto di Malpensa ha causato un
crollo dei coefficienti di riempimento dei voli della compagnia del 28%. Nella
prima settimana di aprile il cosiddetto load factor è sceso in picchiata al 49%
rispetto al 77% dello stesso periodo del 2007: il Malpensa-San Paolo passa da
82% a 48%, il Telaviv da 81% a 49%, il Malpensa-Amsterdam da 72% a 36% (la
media delle altre compagnie su questa tratta viaggia sull'80%). Il Boston che
un anno fa partiva da Malpensa con un coefficiente di riempimento dell'80%,
oggi parte da Roma con un misero 65% e il Toronto passa da 87% quando era su
Malpensa al 75% su Fiumicino. Insomma: i voli che Alitalia ha lasciato a
Malpensa partono mezzi vuoti e i voli spostati a Fiumicino caricano meno
passeggeri, quindi producono ricavi largamente inferiori a quanto producevano
su Malpensa. "Se Alitalia risparmia 200 milioni di euro abbandonando
Malpensa - si è chiesto provocatoriamente l'assessore ai Trasporti della
Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo - quanti sono i ricavi che sta
perdendo?". Dati preoccupanti, che non hanno impedito ad Alitalia di
chiudere positivamente la settimana a Piazza Affari: i titoli della compagnia
di bandiera (scambiati in un'unica fase d'asta) hanno guadagnato il 12,5% a
0,45 euro.
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Spettacoli Il regista di
"Novecento" e "The dreamers" ricorda un'epoca di sogni e
ideali forti "Erano giorni liberi Oggi siamo tutti anestetizzati"
PAOLO D'AGOSTINI ROMA Cinque anni fa The dreamers ha anticipato il
quarantennale. Bernardo Bertolucci ricorda con quale sentimento concepì il suo
film. "Sentivo l'ingiustizia soprattutto di chi aveva partecipato su
posizioni radicali e buttava via i sogni, gli ideali e le utopie del '68.
Volevo ritrovare quell'atmosfera dopo l'annientamento. Riempire il vuoto di
memoria dei più giovani. Con il desiderio di trasmettere loro le emozioni che
non hanno mai vissuto. Tutto questo sparare sul '68, Sarkozy che gli ha
attribuito l'origine di tutti i mali... Invece è stato un privilegio averlo
vissuto, perché è stato un momento di grazia". Di qua il vento di libertà
che soffiava dall'America, di là il bagaglio ideologico del comunismo. Liliana
Cavani dice che il vero spirito del '68 è il primo. "Nel mio Prima della
rivoluzione, già nel '64, mettevo in scena un comunista borghese in polemica
con un partito immobile, chiuso al nuovo. Nel '68 avevo 27 anni e mi sentivo
comunista anche se non ancora iscritto al partito. Mi sarei iscritto nel '
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Da
Zapatero a Gordon Brown, l'Europa che tifa Walter Moltissimi messaggi di
sostegno al candidato premier. Il primo ministro spagnolo: un politico moderno
Ecco il sostegno a Veltroni di molti leader europei
Zapatero: Veltroni un leader moderno ed europeista
Messaggio del premier spagnolo. Neyts (Belgio): appoggio su tutti i punti del
programma. Brown: un augurio fraterno da parte del Partito Laburista
britannico. Rasmussen: "Il PD speranza per gli italiani". Presidente
del Partito del Socialismo Europeo (PSE). Ségolène Royal: totale sostegno a
Walter e al PD. "Mi auguro ardentemente vostra vittoria" Bronislaw
Geremek: con il PD dall'Italia un nuovo respiro per l'Europa. Messaggio di
sostegno del presidente del Partito democratico polacco. Mona Sahlin: piena
fiducia nel progetto di Walter e del PD. Messaggio del presidente del Partito
Socialdemocratico svedese. Papandreou (Grecia):"Insieme l'eguaglianza dei
diritti, per lo sviluppo sostenibile e la sicurezza sociale". Hollande: il
vostro successo una grande speranza per le forze progressiste in Europa.
Messaggio del segretario del Partito socialista francese Carlos Fuentes:
abbiamo bisogno di riconoscerci nell'Italia. Messaggio dello scrittore
messicano. Beck (Germania): "caro Walter l'Italia ha bisogno della tua
leadership!". Presidente SPD Bayrou: la vittoria del PD sarà
un'opportunità per l'Italia. Messaggio di sostegno del Presidente del Mouvement
Démocrate. Schulz: "Italia motore del processo d'integrazione. Il PD nuova
speranza per l'Europa". Messaggio del Presidente del
Gruppo Socialista al Parlamento Europeo Guy Verhofstadt (Belgio): di Walter mi
hanno colpito la serietà e l'entusiasmo. Di Rupo (Belgio), Gli italiani sono di
fronte ad una scelta cruciale. Graham Watson: Veltroni la vera
novità, Berlusconi il déjà vu Leader dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per
l'Europea al Parlamento Europeo.
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Torino Cota: noi la garanzia
per la questione settentrionale "Due anni di immobilità la regione deve
ripartire" "Tutta colpa dei quattro ministri piemontesi schierati nel
governo Prodi" Roberto Cota, parlamentare uscente, è il segretario
piemontese della Lega Nord. 1) "La nostra promessa è quella di difendere
il Piemonte in tutte le sedi. Perché in questi anni nonostante ci fossero ben
quattro ministri della nostra regione nel governo Prodi, alla fine per il
nostro territorio non si è fatto niente. Nessuno se ne è occupato. Non solo si
sono fermati gli investimenti che erano iniziati con il governo Berlusconi, ma non si sono nemmeno progettate nuove
opportunità, in particolare per ciò che riguarda le infrastrutture. Insomma il
Piemonte è rimasto fermo, anzi è tornato indietro mentre Damiano, Bonino,
Turco, Ferrero si occupavano di altro. Non vedo perché con Veltroni le cose dovrebbero cambiare". 2) "Mi auguro,
ovviamente, che vinca la nostra coalizione, guidata da Silvio Berlusconi. E che la Lega Nord ottenga una grande risultato. Le sensazioni
che ho avuto in queste settimane di campagna elettorale in giro per il Piemonte
sono state molto buone. Una Lega forte è indispensabile non per
ricattare il Popolo delle libertà ma per garantire il rispetto del programma
che abbiamo elaborato insieme, di impegni che per noi sono fondamentali come il
federalismo fiscale, la lotta all'immigrazione clandestina, le misure
necessarie a ridare potere d'acquisto ai salari. La Lega poi è la vera garanzia
che la "questione settentrionale" uno dei grandi problemi di questa
Italia che nessuno ha affrontato, diventi il primo punto nell'agenda del nuovo
governo: siamo un partito federale e locale, questo è il nostro ruolo". 3)
"Nelle amministrazioni locali una chiara vittoria del centrodestra può
cambiare molto prima di tutto in previsione delle elezioni regionali del
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del La
piazza ci crede "Molti indecisi cercano il Pd" di Roberto Brunelli/
Roma La piazza della speranza sono questi due ragazzi che si tengono per mano.
"Sha-la-lalla-la-la..." canta una vecchia canzone dei Counting Crows
e la cantano anche loro, mentre cadono le prime gocce. La folla ondeggia al
suono della musica, qui in piazza del Popolo, e ondeggia cercando di scansare
gli ombrelli e le bandiere del Pd, che qui vengono distribuite in quattro o
cinque gazebo. Ci sono i ragazzi arancioni della campagna di Rutelli sindaco, e
c'è pure qualche candidato che si volantina da solo. Ci sono gli anziani, che
si ritrovano vicino all'immenso obelisco che fa di questo strano, obliquo,
quadrilatero una delle più belle piazze del mondo, ci sono tanti stranieri,
nonostante che il tema dell'immigrazione si stato tenuto ai margini della
campagna. "Ho sentito mia figlia", racconta un signore ai suoi amici,
"lo sai com'è: ha votato Rifondazione sin dal primo vagito. Mi ha detto
"papà, voto Pd". I suoi amici uguale. Sta succedendo qualcosa, te lo
dico io". Piazza del Popolo ieri era la piazza dell'ottimismo. Nessuno ha
il coraggio di dirlo apertamente. Tutti ammiccano. Walter Verini, l'uomo-ombra di Veltroni, alza le sopracciglia: "Abbiamo lavorato bene...".
Moni Ovadia, che ha seguito le ultime tappe del pullman, abbraccia tutti
ridendo: "A Milano, a Milano è stato pazzesco: centomila! Non avevo mai
visto tanta gente in piazza Duomo. L'unica volta che l'avevo vista così è stata
la manifestazione del 25 aprile del '94, anche allora pioveva, e anche
lora era contro Berlusconi". Lapo Pistelli,
grossa cravatta azzurra, anche lui ammicca. Furio Colombo ride. Oggi
l'atmosfera è quella. La voglia di cambiare è quella, nonostante quei
buontemponi dei socalisti che hanno appeso uno striscione alle spalle del palco
con la scritta: "Io sono laico, io voto socialista". Ci sono gli
stand dove vengono distribuite le copie de l'Unità, e gli strilloni come quelli
di una volta, tanto che l'Unità vola tra la folla come una cascata di
coriandoli. La colonna sonora veltroniana continua a battere il ritmo, mentre
la folla cresce, di ora in ora, mentre la pioggia soffia gentile. Sarà anche
buonista, questa musica, ma à efficace: Ena Andi dell'Orchestra di Piazza
Vittorio, un simil-Manu Chao, Come together dei Beatles cantata da una non
meglio precisata interprete femminile, l'immarcescibile Ligabue. Alla fine gli
organizzatori parlano di 150 mila persone, forse sono un po' di meno. Operai,
immigrati, badanti, impiegati, pensionati, professionisti, credenti, laici,
bambini, preti, mamme, studenti, guidatori di autobus e persino qualche
tassista: tutti venuti per dire "mi fido di te". Certo, ci sono i
volti famosi: dietro e sotto il palco si affolla il cinema italiano, un bel
pezzo di canzone italiana, un bel po' di televisione italiana... un esercito.
Michele Placido, Isabella Ferrari, Margherita Buy, Giulio Scarpati, Monica
Guerritore, Alessandro Haber, Remo Girone, Veronica Pivetti, Laura Morante,
Simona Marchini, Mariangela Melato, Paola Turci, Fiorella Mannoia, Serena
Dandini, Vincenzo Cerami, Francesca Archibugi, Sandra Ceccarelli, Stefano Di
Battista, Silvio Orlando, Antonello Fassari, Massimo Ghini, Francesco Rosi,
Marco Lodoli, Syria, Rosetta Loy, Gigi Magni, i frateli Taviani, Fabrizio Moro,
Ennio Morricone, Ferzan Ozpetek, Strefania Sandrelli, Sebastiano Somma, Ettore
Scola... A sorpresa, ecco anche Pippo Baudo e Sabrina Ferilli. L'incredibile
Tiberio Timperi parla dal palco. Arriva Veltroni ed è
un boato. Arriva fendendo la folla insieme a Jovanotti, ovviamente al ritmo di
Io mi fido di te. Carla Fracci ha inviato un boquet di fiori. Anche Guglielmo
Epifani, di solito non proprio espansivo, ammicca. "Un'Italia più giusta e
più moderna si può fare. Domenica possiamo scrivere: lo abbiamo fatto e
comincerà la primavera dell'Italia". Walter scandisce le parole. Qualcuno
piange. Una signora con un ombrellino decorato con i musi di un cane lupo si
strofina gli occhi: "Sono emotiva, sa...". Vede, ragiona qualcuno, il
grande smottamento degli indecisi avviene in queste ore. Vede, anche per chi
proprio non ce la fa ad identificarsi nel progetto del Pd la tentazione di
mandare a casa una volta per tutte il principale esponente dello schieramento
avversario è troppo forte... e tutti ammiccano. "Comunque andrà a finire, Veltroni ha fatto un miracolo: si ricorda come eravamo
conciati solo due mesi fa?". È bello osservare i volti delle persone
mentre parla il leader del Pd. C'è il cinico, che alza le sopracciglia, e poi
commenta: "E se davvero vinciamo?". C'è il travet pallido che muove
muscolo e c'è la "rriott girl" vestita di nero col piercing al naso e
gli occhiali da sole giganti che si bacia col suo ragazzo. Una coppia di
sorridenti cinesi è avvolta dal tricolore. Il giovane professionista con la
barba da tre giorni che si abbraccia con l'amico. Il tecnico aspettava la
promessa fidanzata e alza le braccia quando finalmente la vede. Sul video
gigante scorrono le immagini con i messaggi dei premier europei e del mondo, da
Gordon Brown alla Bachelet, ma è con Zapatero che di nuovo la folla ondeggia,
esclama, applaude, ride... qualcuno crede di capirci qualcosa "el
mejor...", sibila Zapatero ed è ancora boato. "Si - può - fa-
re!", "Si - può - fa - re!". La speranza corre, è palpabile, si
tocca con mano. Anche Lorenzo Cherubini, dal palco, ruggisce "si può
fare". Yes, we can.
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Torino Vietti: troppi
annunci sprecati dal duo "Veltrusconi" "Addio ai libri dei sogni
serve un programma serio" "Saremo sempre alternativi alla sinistra,
ma non è scontato il patto con gli ex alleati" Michele Vietti, è
parlamentare uscente dell'Udc, partito di cui è anche portavoce nazionale. Tra
il 2001 e il 2005 è stato sottosegretario alla Giustizia e all'Economia. 1)
"In questa campagna elettorale le promesse si sono sprecate, ne sono state
fatte davvero troppe da parte di Veltrusconi. Noi dell'Udc invece ne facciamo
una sola: ed è quella di attuare con serietà un programma, il nostro, che è
costruito su cose concrete, praticabili. Un programma che, a differenza dei
libri dei sogni che sono stati proposti dal Pd e dal Pdl, ha tutte le
necessarie coperture finanziarie e quindi le garanzie per essere realizzato".
2) "Con questa legge elettorale le alleanze si fanno prima delle elezioni
e non dopo il voto. Quindi chi vince governi e noi voteremo a favore in
Parlamento dei provvedimenti coerenti con il nostro programma e voteremo contro
quelli che invece non coincidono con le nostre idee. In
ogni caso vale la pena ripetere che non voteremo la fiducia né a un eventuale
governo Veltroni né a un governo Berlusconi che hanno scommesso sulla
loro autosufficienza e quindi non hanno bisogno di aiuti. Se così non sarà,
loro due, i leader del Popolo delle Libertà e del Partito democratico, se ne
dovranno andare perché il loro progetto è stato sconfitto. E con un
candidato terzo i giochi si potrebbero anche riaprire". 3) "Ricadute
sulle amministrazioni locali? è già stato detto che da oggi nelle elezioni a
doppio turno, come le provinciali e le comunali, l'Udc correrà da sola. Per ciò
che riguarda invece le elezioni a turno unico, come le regionali, noi saremo
alternativi alla sinistra. Ma i nostri ex alleati del centrodestra non potranno
più dare per scontato un allineamento automatico e dovranno quindi rispettare
la nostra autonomia e la nostra dignità. Insomma deve essere chiaro a tutti che
sono siamo più all'interno di uno schema obbligato: e, caso per caso, città per
città, regione per regione, vanno discussi uomini, programmi e scenari. Dove
gli alleati saranno portatori di proposte serie e concrete l'alleanza si farà.
Altrimenti ci presenteremo agli elettori da soli". (m.trab.).
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del
Casini: "Se si avrà un pareggio, sono a disposizione" Il leader Udc
si candida, in quel caso, alla guida del governo. "Decisivo il risultato
del Lazio" / Roma IL LEADER UDC Pier Ferdinando Casini si è candidato al
governo del Paese. Anche se non vincerà le elezioni. Basta che non le vinca
nessuno. "È chiaro che non spetta a me decidere, ma al capo dello Stato -
affermava ieri giustamente, a margine dell'ultimo comizio di una lunga campagna
elettorale, ma avvertiva - Se non ci sarà un vincitore non staremo in panchina
ma lavoreremo per il Paese fiduciosi nella scelta del capo dello Stato.
L'Italia non merita di essere guidata da Bossi. Bossi e Berlusconi
non possono dare quella garanzia di serietà che serve al Paese". È proprio
contro Lega e Pdl, ex alleati, che il leader dell'Udc spara le ultime cartucce
della sua campagna elettorale: "Nelle ultime settimane Berlusconi
ha commesso due reati rivelando i sondaggi, cosa vietata dalla legge, e
soprattutto rivelando sondaggi falsi, cosa che è doppiamente vietata".
Ancora: "Berlusconi ha messo in pista una finta
Dc per farci concorrenza sleale ma ha perso. Poi, ha messo in atto una
pressione indebita sul ministro dell'Interno per cambiare le schede affinché Pd
e Pdl fossero messi in una condizione di favore. Non è un bell'esempio quello
di chi si propone di guidare il Paese violando le leggi dello Stato". E
mentre, all'ultimo comizio sotto San Pietro, a Roma, ormai senza voce,
scherzava:"La voce che scompare spero sia inversamente proporzionale alla
pioggia di voti che sta andando verso il centro. - pronosticava - Sogno che
lunedì sera appaia un Paese nel quale l'arroganza non è prevalsa, in cui chi si
era già proposto come vincitore non lo sia". Punta soprattutto sul Lazio,
Casini: "Abbiamo bisogno di un supplemento in particolare per il Senato.
Superare l'8 per cento, qui, per noi significa proporci come guida nel prossimo
governo in una funzione determinante". Infine mette nero su bianco:
"Ci proponiamo, nel caso nessuno dei due contendenti dovesse vincere, a
guidare il Paese". Un Paese, dice citando Pascoli, nel quale "potrà
determinarsi qualcosa di nuovo, forse d'antico: che il centro ritorni
protagonista". Rivendica, come fosse cosa avvenuto:
"Abbiamo fermato Berlusconi e Veltroni che volevano schiacciare il centro e non ci sono riusciti. Siamo
qui a difendere i nostri valori, la nostra identità, a chiedere un voto utile
per bloccare Bossi che si prepara e fare il bello e il cattivo tempo".
Siamo all'alba di una nuova Dc?.
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Torino Elezioni,
l'ultima promessa non cattura l'attenzione Chiusura sotto tono per i comizi
finali dei partiti L'ultima ora buona può essere quella decisiva. L'ultima
proposta, quella che convince l'indeciso determinante. Anche questa volta il
pomeriggio del venerdì che precede il silenzio elettorale è stato un crescendo
frenetico di appuntamenti. Che avrebbero forse meritato una più convinta
adesione del pubblico. I torinesi invece non rispondono in massa e la giornata
si chiude con qualche flop. Una giornata iniziata con la lettera-appello che
Emma Bonino, capolista del Pd al Senato, ha rivolto ai piemontesi perché
"con la legge elettorale attuale ogni voto può fare la differenza" e
perché "il voto al Pd è l'unico modo per evitare che il paese resti fermo
al palo" Sul versante opposto dello schieramento plana a Torino Roberto
Maroni per dire che "sì, Berlusconi farà una
politica determinata dalle scelte della Lega. Perché la Lega è l'unico partito
garanzia di democrazia e di governo del popolo". Per conquistare l'ultima
manciata di voti il leader leghista rivela che "il 7 maggio all'Arena di
Milano si giocherà un'amichevole di calcio tra la nazionale padana e quella del
Tibet". Non è chiaro con quali criteri verranno selezionati i calciatori
padani: se in base alla residenza o in base al luogo di nascita. Ma la vera
partita, a destra, si gioca in realtà tra la Lega e il Pdl. Perché se la Lega
non sarà determinante con i suoi parlamentari, Berlusconi
e Fini potranno sentire più liberi. Così non appena Guido Crosetto, verso l'ora
di pranzo, propone in conferenza stampa "una lobby bipartisan di
parlamentari piemontesi per ottenere il federalismo e l'autonomia del
Piemonte", il Carroccio regionale entra in fibrillazione. Un patto
bipartizan sul federalismo tra Pdl e Pd taglierebbe fuori i leghisti. Per
questo insorge immediatamente Roberto Cota: "L'autonomia e il federalismo
- dice il segretario della lega piemontese - si realizzeranno se la Lega
prenderà tanti voti e sarà determinante". La giornata corre rapidamente
verso le feste finali di chiusura. Al Cortile del Maglio si radunano i leader
locali del Pd. Ma nel pomeriggio, alla sede del partito in via Palazzo di
città, c'è tempo per una veloce conferenza stampa di Chiamparino e del ministro
dell'Interno Giuliano Amato (che chiuderà in serata la campagna a Vercelli).
Per il ministro è "l'occasione per dire addio alla politica nella città
che ha visto i miei esordi 25 anni fa". Ma è anche il momento per
raccontare di essere "diventato un esperto di slalom per evitare tutti i
paletti messi dalle diverse forze del centrosinistra sul tema della
sicurezza". Ora che si è rotta l'alleanza con la sinistra radicale, dice
Amato, "sarà più facile per il Pd realizzare un'autentica politica a
vantaggio della sicurezza dei cittadini nelle grandi aree metropolitane".
Al Cortile del Maglio, mentre scorrono sullo schermo le
immagini del comizio di chiusura a Roma con Walter Veltroni, il
ministro Damiano ricorda i provvedimenti del suo ministero a favore dei
pensionati e dei lavoratori dipendenti. Snocciola cifre per ricordare che con
il protocollo del Welfare le pensioni e gli stipendi cresceranno nei prossimi
anni. Poco dopo le 20 la manifestazione si chiude con le ultime parole
di incoraggiamento di Bresso, Saitta e Chiamparino. Alle 21 la scena è tutta
per Fausto Bertinotti che decide di concludere proprio a Torino la campagna
elettorale della Sinistra Arcobaleno. Un comizio in piazza San Carlo è sempre
impegnativo, soprattutto in un giorno di pioggia. Ma aiuta l'iniziativa il
fatto che dopo i discorsi ci sia il concerto gratuito di Sergio Cammariere.
Dopo l'ultimo sprint, un po' di musica per prendere fiato prima del voto
(p.g.).
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Berlusconi s'aggrappa al bollo auto Lo vuole abolire
togliendo i soldi del tesoretto agli stipendi Caso Totti, Silvio nel pallone:
"Ilary lavora a Mediaset..." di Natalia Lombardo/ Roma LA SUPPLICA
DEL CAIMANO Ormai Silvio Berlusconi è arrivato alla
"supplica" agli elettori di centrodestra perché non votino la Destra
della coppia Storace-Santanché e l'Udc di Casini. E a Matrix rivela la famosa
sorpresa: "Via il bollo auto e moto". Nel 2006 annunciò il taglio
dell'Ici, ora però rinvia la promessa a metà della legislatura, sempre che ci
siano i 4 miliardi del tesoretto, è il calcolo fatto "per una settimana
con Tremonti", ma tanto "il tesoretto non c'è". Morando, del Pd,
replica subito: "Costa molto più di 4 miliardi, noi siamo persone serie e
il Tesoretto lo destiniamo agli stipendi". Berlusconi
si vede vincente ma teme di non ottenere i i 20 senatori che sbandiera, da La
Destra e l'Udc già fuori dal Parlamento: "Non raggiungeranno le soglie del
4% alla Camera e dell'8 al Senato". Accusa la sinistra di dare
"bufale" su tutto, anche sulle sue offese al Quirinale: che male c'è
a dire che "se concedessimo il Senato al Pd avrebbero tutte le cariche
comprese il Quirinale? Non ho nulla con il presidente Napolitano": è
l'esordio a Matrix, dove arriva arrabbiato dopo Veltroni.
Si ribella alle accuse di lotta debole alla mafia, e si dice "amico dei
cittadini che pagano le tasse e non dei potenti", ma tenta di recuperare
popolarità su quello che un romanista come Giulio Andreotti chiama "un
fuorigioco". "A Totti voglio bene, è stato strumentalizzato dalla
sinistra", dice il cavaliere che, in tono padronale, aggiunge: "la
moglie Ilary lavora per Mediaset". Fa gli auguri a Totti per la sfida con
l'Inter però lo considera uno che si fa scippare l'immagine sui manifesti con
Rutelli: "Secondo me non ne era nemmeno a conoscenza". E se il Pd ha
come sponsor Totti, Benigni e Clooney, "io schiero me stesso e i miei
collaboratori". Al limite sia della par condicio che del ridicolo, ieri Berlusconi era uno, trino e quadruplo in tutte le tv per contrastare il
successo di Veltroni a Piazza del Popolo. E in serata la sfida virtuale a Matrix con
il leader del Pd. I due non si incontrano, passano da due corridoi separati. Veltroni non lo nomina e condanna l'aver definito "grulli" gli
elettori del Pd. Berlusconi invece gli dà
subito del bugiardo all'avversario e sfida Mentana: "Avrei voluto il
faccia a faccia ma le avrebbero chiuso l'antenna". E alla fine, quando il
conduttore tronca la trasmissione perché il leader del Pdl era rimasto in
studio oltre il tempo dell'intervista tentando di indicare sul maxischermo come
barrare il simbolo sulla scheda elettorale (curiosamente quello di Di Pietro),
il capo si arrabbia e sbotta: "Mi ha fatto fare una figuraccia, sono
nervosissimo - confida - il mio voleva essere un intervento del tutto neutro, e
invece, me lo ha impedito. Non avrei voluto chiudere la campagna elettorale
così...". Aveva scelto la tv per chiudere la campagna elettorale, l'ex
premier, delegando a Tremonti il comizio di Udine. Compare contemporaneamente
sul Tg1 intervistato da Susanna Petruni fra gli inneggianti Pdl boys; girando
sul telecomando lo si trovava sul Tg5 e TgLa7, il Tg2 mentre il Tg4 di Emilio
Fede ha aggiunto all'Agcom una pagina al dossier di violazioni. E ancora a Otto
e mezzo su La7. Il leader Pdl ripete da ogni schermo l'appello al voto utile,
con la disperata consapevolezza che gli serve "una vasta, vasta
maggioranza" per governare e per far mandare giù agli italiani le "misure
impopolari" che dovrà prendere. E "senza la spina nel fianco
dell'Udc" potrà realizzare il 100% del programma. Però consuma subito la
rincorsa: intervistato dal direttore del Tg5 Mimun che gli spiana la risposta,
l'ex premier si dilunga nello sproloquio anticomunista ("Il Pd è l'ultima
mimetizzazione del Pci"), si fa paladino della lotta all'evasione fiscale,
"troppi italiani fanno i furbi e non pagano le tasse" (lui ne paga
"2 miliardi di vecchie lire al giorno", dice a Mentana), ma sui
programmi sembra non crederci neppure lui. Dopo resta negli studi Palatino di
Mediaset in attesa del suo turno a Matrix, e ascolta Veltroni.
Promette di coronare il sogno del grande partito unico ma le contraddizioni
covano in casa Pdl: Berlusconi giura che "non è
vero che la Lega terrà sotto scacco il governo" come dice Casini, ma Bossi
spara a zero contro Roma. Fini si è miniaturizzato e sceglie una videochat
nella sede di An però si smarca dalla difesa degli "eroi" condannati
per mafia fatta da Dell'Utri: "chi non può stare dalla parte dello Stato e
dei tanti martiri?".
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del
Dalla moglie di Cesare alla moglie di Totti Oliviero Beha Se il Paese non fosse
in queste condizioni, se la sua ricostruzione non facesse tremare i polsi di
chiunque,se un'overdose di ipocrisia non regolasse i programmi di tutti o
quasi,se.forse potremmo sorridere della quantità industriale di gaffes e bufale
di Berlusconi,ben oltre la decenza o indecenza di
qualunque campagna elettorale. Basta soltanto prendere definitivamente alla
lettera il Cavaliere quando, tra una smentita e l'altra di ciò che ha detto un
secondo prima, afferma: "Voglio bene a Totti,sua moglie lavora a
Mediaset".Cerca di farsi perdonare nelle urne l'attacco al campione della
Roma, che aveva fatto discutibile endorsement in calzoncini per Rutelli sindaco.Sembra
l'epigrafe di un familismo arrangiaticcio a sfondo mafiosetto che rischia di
divorarci tutti quanti: la metafora del potere millenario imbastita sulla
"irreprensibilità" della moglie imperiale rovesciata
nella versione di una presentatrice sul proprio libro paga.L'ha ingaggiata
dunque come moglie di Totti?Se invece è brava,adesso "diventa" la
moglie di Totti?Veltroni dice che vuole e deve "cambiare il Paese".La strada è
tracciata: cominciamo a tornare tutti alla moglie di Cesare,sarebbe già tanto.
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del
L'Altissimo onnipresente sulle sue tv Berlusconi
forever. Ieri sera l'Altissimo era dovunque, le sue televisioni prostrate a
tappeto. Comizio da dieci minuti al telefono con Emilio Fede, che faceva di sì
con la testa, a rischio cervicale. Altro comizio (con domande sciroppate) in
studio con Clemente Mimun al Tg5. Timballo di comizietti vecchi e nuovi con
spezzoni della tragica Porta a Porta riciclati in Studio Aperto, che a Berlusconi preferisce comunque i reggiseno della Seredova.
Mezza nottata su Matrix con Enrico Mentana. Nemmeno George Orwell avrebbe
immaginato questo scempio e se ci sono residui minuetti su come liberarsi di
questa cappa di piombo, dopo la serata di ieri speriamo siano dissipati per
sempre. Eppure, nonostante questo trionfo dell'ovvio e questa gigantesca
mortificazione della professione giornalistica (tema che
meriterebbe una riflessione molto seria), l'Altissimo ha paura: "Imploro -
ha detto - gli elettori di non votare Casini e Storace, altrimenti si ritrovano
Veltroni". E mentre si spengono le luci e tacciono le voci, Fede -
che non l'ha mai rispettata - ha invocato: toglietemi la par condicio o mi
dimetto. Emì, nun ce lassà.Paolo Ojetti.
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Il
popolo del Partito democratico Goffredo Bettini* Segue dalla Prima L oro, ancora
una volta, sono la somma opportunistica di cose molto diverse: la vocazione padronale e populista di Berlusconi, lo
statalismo di Fini venato sempre ( basta vedere le candidature) da qualche
nostalgia del passato, l'eversione di Bossi che mina l'unità d'Italia. Ha
contribuito alla straordinaria rimonta di Veltroni, Veltroni stesso. La sua candidatura, percepita come più fresca, sincera,
credibile. Nelle piazze dove ha parlato si è raccolto un popolo assai
più ampio della somma dei due vecchi partiti, Ds e Margherita. Si sono visti
tanti giovani, donne e tanti volti di un'Italia che non si piega e combatte. E
poi ha contribuito la scelta di andare da soli, o meglio liberi di presentare a
pieni polmoni le nostre idee, il nostro profilo culturale, riformista e
moderno; in grado di rompere tabù e luoghi comuni. Bene. Per questo sono
fiducioso sul risultato. E sento anche in queste ultime ore un contagio
positivo. Un passaparola che spinge verso di noi. Ma c'è qualcosa, al di là del
risultato di lunedì, che abbiamo già realizzato, che resterà come un patrimonio
inestimabile che da ora nessuno ci potrà più togliere: abbiamo costituito
definitivamente e bene il nuovo partito. Girando nelle manifestazioni e tra la
nostra gente possiamo dire con certezza che nessuno si sente più ex di
qualcosa, ma tutti sono dei "democratici"; i nuovi protagonisti di
una nuova storia. Abbiamo nel fuoco della lotta realizzato quella mescolanza
che fino a qualche tempo fa sembrava un obiettivo così ambizioso. E poi il PD
ha trovato il suo popolo. Altro che partito aereo o liquido. Esso oggi poggia
non solo sui voti delle primarie ma su milioni di persone che hanno partecipato
ad una avventura democratica e ad una competizione talvolta dura e difficile.
C'è una ragione politica dietro a tutto ciò. Tanti hanno sentito di costruire e
partecipare ad un progetto strategico, di lunga durata per la rinascita
dell'Italia. E' come se il paese, così diviso , ripiegato e sfiduciato sul suo
futuro, avesse in molte sue parti avvertito la presenza di un nuovo collante,
di un nuovo strumento a disposizione per costruire la ragione del suo stare
insieme. E' stata, infatti, l'ambizione di essere un partito nazionale, la
carta in più del PD. Veltroni ha fatto il suo viaggio
non con lo spirito di una trovata elettorale. Ma per dire che in ogni parte
d'Italia c'è un patrimonio inestimabile da valorizzare. Di storia, di cultura,
di arte, di ambiente, di ricerca, d'innovazione, di piccole e media impresa, di
servizi avanzati. E che finalmente è giunto il momento di trovare qualcuno che
abbia la voglia di ricostruire il filo di una unità nazionale in grado di
stabilire nuove regole, un nuovo Stato, un nuovo patto tra cittadini e
istituzioni, una nuova giustizia in grado di fare esprimere al meglio queste nostre
ricchezze e potenzialità. Quello Stato, in fondo, che la borghesia italiana non
ha mai, da sola, saputo edificare, mancando ad una sua funzione storica. Oggi
la crisi ci impone dunque una doppia operazione. Battere la destra. E tentare
di civilizzarla. Ma avviare anche una fase costituente che rimetta al centro
una nuova "religione" della Repubblica, le ragioni che fanno degli
italiani una comunità. Questo lo possono fare solo, unite, le migliori e più
avanzate componenti del Paese. La sinistra democratica, sollevata dall'ipoteca
massimalista, il cattolicesimo democratico, e la parte più creativa e
innovativa della borghesia italiana. Sono le forze che abbiamo voluto
raccogliere e mobilitare con il PD: che davvero non è la somma di vecchi gruppi
dirigenti, ma il tentativo di mettere insieme una sorta ( uso un termine
antico) di inedito blocco sociale. Con questo partito dovranno fare i conti
davvero tutti. Non nasce, come più volte ho già detto, per provare a vincere
solo una tornata elettorale; ma per tenere nel tempo e dispiegare con tenacia e
pazienza il suo progetto. Non si tratta quindi, un po' banalmente, di fissare
l'asticella di un nostro successo, sotto la quale dovrebbe ripartire la lotta
interna distruttiva di sempre. L'aria che si respira nel gruppo dirigente è di
convinta e generosa partecipazione a questa sfida. Certo le nostre ambizioni
sono grandi. Ma già oggi possiamo dire che qualcosa di irreversibile abbiamo
costruito. Un risultato che nessuno potrà negare e che è l'inizio di un nuovo
lungo cammino. Che, ripeto, sono grandemente fiducioso potrà muovere i primi
passi con la vittoria elettorale del 13-14 aprile. * Coordinatore Fase
Costituente PD.
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del
Incerti? Sentire le parole su Mangano e poi decidere... Cara Unità, davvero ci
sono ancora degli indecisi?! A me pare sinceramente inverosimile. Dovrebbe
essere sufficiente, per saper chi votare, leggere sui giornali o sentire
direttamente in televisione (dalla loro viva voce) quanto detto in questi
giorni dai due maggiori contendenti. Berlusconi:
"Vittorio Mangano è un eroe vero e proprio. Condannato all'ergastolo per
mafia, era in galera, era malato. E nonostante i Pm gli promettessero la
libertà se avesse detto qualcosa contro di me o contro Dell'Utri, non ha mai
detto nulla. Ed è morto in carcere, da vero eroe!". Veltroni:
"Dico agli uomini ed alle donne della mafia, della camorra e della
'ndrangheta: so che in queste ore state decidendo per chi votare. Votate per
chi volete. Ma non votate per me e per il Partito Democratico. Perché noi ci
siamo dati un obiettivo chiaro: di annientarvi. E vi anninteremo!".
C'è bisogno di qualche altro commento? Mario Galletti Il cavaliere fa le solite
battute Ma l'Italia ha bisogno di serietà Cara Unità, al peggio non c'è mai
fine. Il Cavaliere a "Porta a Porta", grazie non'ha potuto rinunciare
alle solite gag. Un conduttore che lo annusa per verificare se "odora di
santità" e amenità simili. Certo che siamo ridotti male. In un paese che
ha bisogno di politici seri si ritrova dei battutisti di infimo ordine. Franco
Fronzoli, Rapallo Stavolta voterò per il Pd Dopo vedremo se nascerà una nuova
sinistra Cara Unità, avevo aderito con sincera convinzione a Sinistra
Democratica, certo che occorresse una sinistra nuova e diversa, ancorata al passato
certamente, ma proiettata nel futuro nel solco del socialismo europeo, forte
delle ragioni per cui milioni di uomini e donne scelsero e scelgono le idealità
del socialismo. La manifestazione di nascita di Sinistra Democratica a Roma
all'Eur è ancora impressa nella mente di chi quella speranza la nutriva e la
nutre ancora. Tuttavia questa campagna elettorale ha mostrato una Sinistra
Arcobaleno ripiegata su se stessa, incapace di affrontare con un vero e nuovo
afflato la sfida del futuro, molto polemica con il Pd senza riuscire ad
affermare le proprie ragioni, mancando un'azione propositiva. Inoltre è
sembrata una riedizione allargata di Rifondazione Comunista prima del 1998,
stesse donne e stessi uomini e stesse parole... Sinistra Arcobeleno è sembrata
essere solo Bertinotti e Giordano senza nuova linfa, senza nuove energie.
Avanti in questa maniera non è possibile andare, con questo modo di fare si può
solo mandare al macero tutte le ragioni che hanno costituito la nascita di
Sinistra Democratica. Annuncio che il mio voto a Camera e Senato andrà al
Partito Democratico, e dal 15 aprile vedremo se le ragioni per la nascita di un
nuovo soggetto politico della sinistra che vada dai socialisti ai comunisti
italiani ha ragione di essere ancora. Il futuro della sinistra in Italia non
può essere nelle mani di Bertinotti e Giordano e Dilberto e non può essere
dettato solo dalle segreterie invecchiate di due partiti. Certamente si aprirà
il fronte dei Verdi dopo le elezioni e sarà un fronte caldo del confronto a sinistra.
È mancato il coraggio di scelte forti e decisive in questa campagna elettorale,
a cominciare dalla scelta del candidato premier. Molti sono gli interrogativi
aperti che se non verranno affrontati con sincerità di cuore ed apertura
mentale porteranno alla riduzione drammatica in termini numerici della
rappresentanza negli organi elettivi a tutti i livelli della sinistra in
Italia. Adolfo Treglia Berlusconi annuncerà che il
nostro mutuo lo pagherà lui? Cara Unità, Silvio Berlusconi
ha detto (sempre che domani non smentisca.) che quando lui sarà al governo
porterà la rata dei mutui trentennali a essere più bassa di un affitto per lo
stesso immobile. A parte che non mi sembra chissà quale trovata, ma
l'"incredibile" è il modo, il continuo buttar fumo negli occhi della
gente. Vedrete che prima di domenica 13 aprile arriverà a dire che il mutuo di
ogni famiglia italiana lo pagherà lui personalmente ! Così si fa pur di
vincere. E la cosa incredibile è che ci sono persone che ci cascano ancora !
Francesco Carta Appello agli indecisi Pensateci bene L'Italia ve ne sarà grata
Cara Unità, mi sento in obbligo di lanciare un appello a tutti gli indecisi e
anche agli avversari che non sono stati completamente berlusclonati. Provate a
ragionare in maniera democratica e lasciate perdere "l'odore di santitÃ
" che Vespa ha annusato platealmente dal dorso della mano di Sua
Emittenza. L'Italia intera ve ne sarà riconoscente. Renato Roberti - Arezzo Non
vanifichiamo le elezioni Non torniamo al passato Cara Unità, Comincio a pensare
che ci sia un grande fraintendimento in merito a queste elezioni, e mi rivolgo
a quanti del centro sinistra si dichiarano avviliti, esasperati, delusi, e
hanno deciso di non andare a votare. Qui non si tratta di scegliere il compagno
della vita o la compagnia per una serata, si tratta, molto più prosaicamente,
di scegliere chi governerà questo paese che è in via di disfatta forse
irreversibile. Non si tratta di dare un voto contro, ma a favore di chi
riteniamo più valido, nonostante contraddizioni e incertezze, per svolgere
questo difficile compito. Sarà un voto della ragione e non del cuore, sarà un
voto che tiene conto della complessità e non della parcellizzazione degli
interessi, sarà un voto per chi pensiamo che sia più adatto a risvegliare nei cittadini
il senso di responsabilità verso lo stato e le istituzioni, a promuovere la
cultura, a riavviare tutti quei processi che da troppi anni sono fermi. Ci
muoviamo in una palude, e ogni passo è un rischio. Non si può rischiare di
vanificare queste elezioni, di tornare ad un passato che ben conosciamo, non ci
si può chiudere nell'egoismo di una ricerca di perfezione lasciando che tutto
vada a rotoli salvando solo la coscienza del perfezionista dissenziente. Il
migliore dei mondi possibili è lontano, cerchiamo di non allontanarlo ancora di
più. Ludovica Muntoni Berlusconi e la melassa sonora
di Porta a Porta Cara Unità, ascoltando l'altra sera a Porta a Porta la melassa
sonora che Berlusconi ci propina, sempre uguale da 14
anni, mi è venuto in mente quanto egli consigliava qualche anno fa alla schiera
dei suoi collaboratori. "Non dimenticate - diceva ai Bondi, Schifani,
Cicchitto, Guzzanti e ai loro cloni - che la cultura dell'elettore medio italiano,
si colloca fra scuola elementare e scuola media. Quindi siate ricchi di
barzellette, di gesti d'intesa, di doppi sensi da osteria e soprattutto non
preoccupatevi di dire il vero. Ciò che conta, per i nostri elettore semi
analfabeti, non è la verità, ma ciò che sembra essere la verità". Di
questa massima traboccante di cinismo e di sovrano disprezzo, Berlusconi ci ha dato, nel suo straripante monologo
dell'altra sera e nella volgare gestualità con la quale lo sottolineava, una
illustrazione esemplare. Gino Spadon.
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del
Jovanotti: cara Unità domani faccio il pieno di Toni Jop Sentite questo
pensiero, è quasi una canzone, un mezzo rap: "Mettiamola così, io sono di
sinistra ma...c'è stato in Italia un momento particolare, un momento forte e
chiave. Quella intuizione di Moro e Berlinguer...una intuizione
giusta...frenata come i fatti che cambiano la storia...da una pallottola, la
stessa che ha ucciso Kennedy. Io sono di sinistra, ma penso che il
paese...": contenti? Manca la musica ma il testo è di Jovanotti, anzi, non
è neppure un testo nel senso programmatico del termine, gli è venuta fuori così
mentre si parlava del più e del meno. Lorenzo è un tipo strano, per questa
Italia nevrastenica, sempre più in bilico tra depressione ed euforia. Distante
da questa sindrome binaria, si muove con saudade brasilera nell'onda delle
nostre cose e ne rintraccia il ritmo, un rap appoggiato a un feeling che sa di
samba. È all'incrocio tra queste due scritture dell'anima che costruisce le sue
cellule poetiche, quasi transistor con due ingressi e una uscita: speranza e
delusione, i primi due, tenerezza l'uscita. Cellule non immediatamente
anti-sistema, ma preziosi salvagenti e in quanto tali resistenze allo spasmo
del sistema che pretende un riciclaggio veloce e senza tentennamenti della materia
umana. In altre parole: il cinismo sovrano ti stomaca? Ascolta Jovanotti e la
nausea ti passa, almeno per un po', senza perdere lucidità, anzi...e questo è
il tempo che volevano portarti via... Lorenzo, dicevi di Moro e Berlinguer. Va
bene, vai avanti... "Niente, ho seguito in tv, l'altra sera, un vecchio
discorso di Moro. Toni datati, è vero, ma i contenuti no: parlava di uno Stato
che fa le leggi e lascia libertà ai cittadini all'interno di un sistema di
regole condivise. Nulla di meno ideologico, un gran senso pratico della
politica figlio di una visione forte...". Insomma, hai provato stima e
l'hai appesa a una zattera di sorprendente nostalgia... "È questo il
punto: neanche un po'. Perché Veltroni ha ripreso
questo filo che c'era già, era rimasto in Via Fani. Serviva qualcuno che
riannodasse Moro e Berlinguer al presente. È un credito che avevamo con la
storia, non ti sembra?". Se c'è un modo rock di entrare nel nostro album
di famiglia, l'hai trovato. E chi lo sapeva che riuscivi a mettere insieme illuminismo
e romanticismo senza battere ciglia? "Intanto, Veltroni
è pop e a me piace che lui abbia questo ritmo nelle vene. Poi, è Walter che sta
mettendo assieme i pezzi, in questo caso, con la sinistra, il centro, il centro
del paese, quello senza il quale, così dice la storia, non si governa in
Italia. Ma è un centro sensibile, disposto ad aprirsi che va solo aiutato a
vincere la paura, ma pensa in termini moralmente non aggressivi...Lasciatelo
dire da uno che è nato e cresciuto in una famiglia cattolica osservante. Mio
padre ha lavorato per cinquant'anni in Vaticano...". E cosa voterà tuo
padre? "Novità: voterà Veltroni, voterà Partito
Democratico e in passato è uno che si è sempre rifiutato di votare per i
partiti della sinistra. Ha settantatre anni e, giuro, con la sua decisione io
non c'entro: ha trovato che Walter è credibile e che non è in contraddizione
con la sua tradizione umanistica della politica...". E poi, ammettiamolo:
c'è, in questo cattolicesimo italiano progressista la capacità di esprimere una
radicalità che invece di tanto in tanto viene meno in chi esce dalla cultura
politica, molto più machiavellica, del Pci. Infine, questo voto è un imbuto col
collo molto stretto... "È un voto importante. Mi va di dire che è
decisivo, che è l'ultimo appello...". Nei confronti di chi, del paese?
"Del paese, certo, ma anche della politica. Come altri artisti, giro
molto. Contatto una quantità enorme di persone, giovani soprattutto. Mi sono
fatto un'idea del paese che abbiamo attorno...". Bravo, chiudi gli occhi e
racconta... "Scusa, ma gli occhi li apro, parlo meglio. Mi pare di aver a
che fare con una paese complesso ed estremo, molto più che in passato. Ci sono
energie vitalissime, un mondo di ragazzi che amano lo studio, che vogliono
fare, cambiare le cose e che invece giorno dopo giorno fanno i conti con la
delusione globale di questi bellissimi istinti che sono sogni, competenze,
progetti, voglie. Dall'altra c'è una politica che non sa rispondere a queste
energie, una classe politica che non sa raccogliere questi segnali...".
Intanto, grazie per non esserti accodato al piagnisteo sulla tristezza del
presente e sulla bellezza di un passato eroico... "Credimi, dico davvero
quando sostengo che questa è l'ultima occasione, per noi italiani. Dobbiamo
cambiare e, ora, Veltroni sembra in grado di
promuovere questo cambiamento. Sarà bene smetterla di trastullarci nella
mitologia che tiriamo fuori dal cassetto ogni volta che stiamo male: madonna
che popolo creativo, fantasioso, speciale, capace di inventare il bello, siamo
unici al mondo. Tutte balle, se non cambiamo la struttura paese. E chi l'ha
detto che, sulla terra, abbiamo l'esclusiva della immaginazione, della fantasia
e della creatività? Se ci lasciamo schiacciare, come sta avvenendo, perdiamo le
nostre storiche qualità e altri vengono avanti, più bravi di noi, adesso, a
fare le cose che a noi un tempo venivano bene". Hai visto Berlusconi l'altra sera in tv? "Sì, l'ho visto. Mi è
sembrato il vecchio Berlusconi, ho pensato che la sua
forza sta nel fatto che incarna un tipo di Italia che esiste e trae vantaggio
da quella particolare visione delle cose, dinamica ma poco rispettosa delle
regole, sbruffona, sveglia in un certo senso. E sa raccontare l'Italia agli
italiani, così affascina...". Mi viene in mente uno di quei miracolosi
prototipi cinematografici di italiano meschinello che quel mostro di Sordi ci
ha regalato... "Solo che Sordi ce li mostrava per dirci: attenti, siamo
anche questo, mentre Berlusconi suggerisce: forza,
governiamo con questo. Infatti, per molti rappresenta un modello di virtù e di
talento. Ma non mi piace parlare di Berlusconi...".
Anche tu? Fai pure a meno di parlarne, ma sta lì, hai voglia a far finta di
niente... "Dico la verità: il fatto è che ne parlo storicizzandolo, non
riesco a pensare che sia ancora lui l'interlocutore...". Mettitela via, è
lui.. "Per me è una stranezza che l'uomo da battere sia ancora lui. Ogni
volta che ci penso mi ritrovo in un pensiero labirintico. Ho letto Nanni
Moretti sulla Repubblica...sono d'accordo: Berlusconi esiste perché esiste lo spettacolo, lui è lo spettacolo, come Veltroni, per me, è la bella politica...". Bisogna capire se vincerà
lo spettacolo o la bella politica...Ma quanto ti piace Walter? "Lo seguo
da anni. Quante volte mi sono chiesto: tocca a lui, lui ce la può fare e invece
niente. È stato un ottimo sindaco di Roma ma lo volevo a Palazzo Chigi.
Oggi tocca a Walter: è come un cuoco che ha messo assieme una ricetta nuova sì,
aggregando condimenti noti e ora si appresta a cucinare il piatto principale.
Lo vedo così. Lo vedono così anche un sacco di ragazzi che non avrebbero mai
votato e che invece lo faranno...". Segui anche l'Unità? "La leggo. E
domani faccio il pieno, tranquilli".
( da "Unita,
L'" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del
Sartori, il no al "direttismo" in democrazia di Bruno Gravagnuolo I
eri l'altro sul Corriere della Sera Giovanni Sartori ha scritto un editoriale
strampalato, che ha dato luogo a commenti contrapposti. Da chi vi ha visto la
voglia di far vincere Veltroni al Senato (Feltri), a
chi come Stefano Ceccanti su l'Unità, ha sostenuto che Sartori finirebbe col
secondare nuove elezioni a breve termine, sull'onda di un pareggio. In realtà
in quell'editoriale, Sartori, grande politologo e un po' meno analista
politico, ha solo dato la stura a uno stato d'animo "antipolitico"
che adesso lo pervade alquanto, sulla scia di comprensibili delusioni. Ed ecco la tesi strampalata: votare oppostamente, Berlusconi di qua e Veltroni di là. Magari con disgiunzione sapiente sulle forze intermedie.
Così il sistema impazzisce, e qualcosa succede, visto che l'astensione verrebbe
computata come fisiologica e ininfluente. In realtà succederebbe la paralisi.
Con probabili pasticci istituzionali, dai quali Sartori rifugge. Ma lo dicemmo,
Sartori è un grande politologo, e però la politica gli "imbizzarisce"
la mente illuminista. Sicché sceglie (sceglie!) di dare i numeri. Al contrario
di quando parla di sistemi politici, di idee, democrazia ieri e oggi, e
quant'altro. Lì, spesso è imbattibile e arguto ad hoc. Anticonformista e
coraggioso. Insomma, un vero straordinario professore dalla retorica
"collodiana" e pungente, che ha molto da insegnare, non solo ai
politologi nostrani, ma a tutti quelli che scrivono e parlano in pubblico. Ne
volete la prova definitiva? Leggete il suo ultimo libretto: La democrazia in
trenta lezioni (Mondadori, pp. 110, euro 12). Trascrizione di un programma sui
Raisat, di Lorenza Foschini, vicedirettore di Rainotte, in onda ogni giorno
alle
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Palermo Mattinata al
comitato elettorale, dove la gente fa il turno per parlargli. Poi i comizi
conclusivi Lombardo, tour da infaticabile "Sono diverso da Cuffaro"
Il leader Mpa a Grammichele: io farò scelte nette "La mia avversaria? L'ho
sempre rispettata" "Vivrò molto a Palermo, ma non dormirò a Palazzo
d'Orleans" EMANUELE LAURIA DAL NOSTRO INVIATO CATANIA - "Pignataro?
Mineo?". C'è un assistente in piedi, con un foglietto fra le mani, sulla
porta del comitato elettorale di Raffaele Lombardo. In fondo alla sua campagna
per le regionali, il candidato governatore che ha in tasca una specializzazione
in psichiatria riceve i suoi sostenitori come si fa in uno studio medico. A
turno, clientes e rappresentanti di lista vengono ammessi a un breve incontro.
Il leader dell'Mpa ascolta tutti, elargisce vigorose strette di mano. Ma non
bacia nessuno. Se è clientelismo, è ben organizzato. "Chi non ha preso un
appuntamento può attendere", precisa lui. E comincia a smarcarsi da Cuffaro,
da un confronto al quale non vuole più essere condannato. "Vuole sapere se
ci sarà qualcosa, nella mia azione di governo, che mi distinguerà da lui? Mi
chieda piuttosto se ce ne sarà una che mi accomunerà a Totò. Intendiamoci,
l'educazione salesiana, l'attenzione per i deboli e i giovani è uguale. Ma
Cuffaro non ha saputo dire i no che gli avevo consigliato, lui cerca sempre di
accontentare tutti. Io sono diverso, eccome. Arriverò a farmi odiare da
qualcuno, stia certo. Ma farò scelte nette". Sono le 15 e il vertiginoso
rush finale di don Raffaele deve ancora cominciare. Un caffè al terzo piano
della palazzina di via Pola, alle spalle del centralissimo corso Italia, che
Lombardo ha ottenuto in uso ("un prestito gratuito") da
un'associazione farmaceutica. Qui stanno allestendo un salotto televisivo per i
commenti del dopo-voto. Sui monitor spuntano i volti della contesa elettorale.
"No, toglietemi Veltroni. C'è
Annuzza? Non cambiate canale". La chiama proprio così, Annuzza, la rivale
che non ha smesso di definirlo pre-moderno e feudale. "L'ho sempre
rispettata - dice Lombardo - . Peccato che con il suo fascino, la sua eleganza
abbiano voluto coprire la non credibilità di un partito nazionale e
centralista. Io sarei pre-moderno? Se la modernità è Bassolino, va bene
così". Rientra nel suo studio, si accomoda sulla sedia. è visibilmente
dimagrito: "Ho perso otto chili in questa campagna elettorale". Ma
Lombardo dice di non essere in ansia: "Domenica può cambiare la mia vita?
Domenica, per me, significa principalmente una ricorrenza: un mese dalla morte
di mio padre, che mi ha fatto capire che le priorità nella vita sono
altre". Sa di essere favorito ("Sondo la gente") e non nasconde
la spavalderia quando commenta il rifiuto a confrontarsi in tv con la Finocchiaro
("Io non ho concorrenti, perché sono l'autonomia e sto su un pianeta
diverso") e quando anticipa le prime mosse in caso di vittoria:
"Vivrò molto a Palermo e se sarà necessario è lì che farei la mia base. Ma
non dormirei a Palazzo d'Orleans. E vorrei che le sedute di giunta si
svolgessero nuovamente nella sala intitolata ad Alessi. Non faccio nomi di
assessori ma credo poco ai "tecnici" monosettoriali. E le assicuro
che mi occuperò direttamente delle politiche del bilancio, della sanità,
dell'ambiente". Parole pronunciate prima di un collegamento con radio
Radicale e del frenetico tour, quattro tappe in quattro ore, nella Sicilia
sudorientale. Sul ponte sullo Stretto Lombardo non vuole sentire ragioni. E
polemizza duramente con gli avversari: "Chi si oppone all'opera vuole
favorire la compagnia di traghetti privati che fa capo al segretario del
Pd", dice nella piazza di Militello Val di Catania, dove rilancia il suo
no ai diktat romani e garantisce: "Manderò al diavolo i capi dei partiti
nazionali che vorranno condizionare la mia azione". Anche Berlusconi, con il quale domenica ha intonato "Meno
male che Silvio c'è" sul palco della Fiera? "Beh, alcuni eccessi
coloriti non fanno parte della mia indole, ma l'importante è che il Cavaliere
mi abbia garantito il piano delle infrastrutture". A Militello, patria di
Pippo Baudo ma anche del deputato dell'Mpa Enzo Oliva, di Nello Musumeci della
Destra e di Giovanni Burtone del Pd, Lombardo si imbatte nella contestazione
solitaria di un precario, Mario Tramontana: "Faccio il raccoglitore
d'agrumi come altri 150 giovani, in questo paese. Qui c'è gente che ha un
diploma o una laurea e non ha lavoro, lei all'aeroporto di Catania ha fatto
assumere chi non conosce neppure una lingua straniera". Lombardo lo prende
da parte, l'ascolta, poi va via verso Vizzini e gli affetti di una vita, i
comizi conclusivi di Caltagirone e Grammichele. Ai piedi della scalinata della
madonna del Monte, dove ha conosciuto la moglie Rina, il leader dell'Mpa
riabbraccia l'ex senatore dc Francesco Parisi ("Il mio vero modello")
e diversi fedelissimi ancora sulla breccia, come il presidente dell'Ircac
Antonio Carullo. Nella piazza municipio stracolma, la foga autonomista di
Lombardo raggiunge l'apice. Lui arringa la folla e due figuranti in costumi
tipici siciliani pubblicizzano la sua Lega del Sud promettendo addirittura la
benzina a metà prezzo. L'ultima promessa, la meno realizzabile, del Bossi
calatino.
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Palermo "Soffia il
vento del cambiamento" La Finocchiaro chiude a Modica: con me c'è la
Sicilia degli onesti Sul palco l'attore Luca Zingaretti "Sarà lei il
prossimo governatore" MASSIMO LORELLO DAL NOSTRO INVIATO MODICA - Dopo
tanto scirocco, una brezza leggera s'è messa a rinfrescare l'aria di Modica.
Dal palco allestito in piazza Giardina, Anna Finocchiaro se ne accorge e se ne
giova fino in fondo: "Ogni volta che sono diventata madre - esordisce - ho
pensato che l'aria dovesse spostarsi per fare spazio alle mie figlie. Lo stesso
spostamento - che equivale a un meraviglioso cambiamento di vita - l'ho
percepito in questa campagna elettorale. è cambiato il vento in Sicilia ma i
nostri avversari non se ne sono accorti, loro sono ancora fermi al passato.
Adesso è fondamentale che il vento del cambiamento venga confermato dal
voto". Dopo quaranta giorni e 19 mila chilometri di strade percorse anche
a rotta di collo per non mancare a nessuna delle oltre 350 iniziative
programmate, Anna Finocchiaro è arrivata al capolinea della sua campagna
elettorale. Ha scelto di chiudere nella sua città, nella Modica del barocco,
del cioccolato ma anche del commissario Montalbano. E chi altri avrebbe potuto
intestarsi il colpo di teatro finale se non il suo amico Luca Zingaretti?
"In tanti film americani - racconta il commissario - spunta l'attore
hollywoodiano che annuncia: "Ecco a voi il futuro presidente degli Stati
Uniti". Nel film va a finire sempre che quello là presidente ci diventa
per davvero". E dunque, Zingaretti, cittadino onorario di Modica,
introduce la "futura presidente della Regione siciliana". Un gioco,
certo, uno scherzo rafforzato però dalla consapevolezza che questa campagna
elettorale ha generato tante incognite. "Io parlo con la gente - racconta
Gianni Battaglia, senatore della Sinistra arcobaleno - e nessuno si raccapezza.
Per strada si discute della Regione, ma poi la gente torna a casa, accende la
tv e scopre un'altra campagna elettorale completamente diversa".
Certamente diversa dalle piazze veltroniane è questa piazza modicana piena di
bandiere del Pd ma anche della Sinistra arcobaleno. Perché è tutta la
coalizione opposta al centrodestra che ha portato avanti fino al termine la
candidatura di Anna Finocchiaro. Lei non se ne dimentica e ringrazia, oltre a
Battaglia, Leoluca Orlando, Rosario Crocetta che è venuto ad abbracciarla e
soprattutto Rita Borsellino: l'altra metà del tandem rimasta a Palermo perché
vittima di un affaticamento. In attesa che i siciliani si presentino alle urne
e dimostrino, scheda dopo scheda, quanto hanno creduto in Anna Finocchiaro, la
candidata governatrice del centrosinistra tira le sue somme: "Per quanto
faticosa - dice - la campagna elettorale è stata per me, sotto il profilo
emotivo, molto bella, coinvolgente, appassionante e utile, naturalmente. Spero
infatti di aver seminato e di essere riuscita a raccogliere". Auspicio già
espresso in mattinata quando negli studi catanesi di Radio Radicale ha concesso
l'ultima intervista prima del silenzio di legge. Lei che, mesi fa, di primo
acchito escluse l'ipotesi di correre per Palazzo d'Orleans, lei che alla fine
si convinse dopo una lunga riflessione e dopo le pressioni di
Walter Veltroni, lei che viene indicata quale possibile presidente del Senato,
sul suo futuro è pronta a un giuramento solenne: "La mia battaglia in
Sicilia non avrà alcuna interruzione". Ma prima bisogna vedere quale
verdetto verrà fuori dalle urne: "Noi ci crediamo", assicura la
senatrice del Pd, che ha trascorso tutto il pomeriggio a casa assieme al marito
e alle due figlie. "Abbiamo colto - aggiunge - la voglia di
cambiamento degli imprenditori, degli studenti, delle madri. Tutti chiedono una
Sicilia nuova". Una Sicilia opposta "all'isola feudale, alla regione
premoderna che vorrebbe creare Raffaele Lombardo". Al suo avversario, Anna
Finocchiaro riconosce che, in fondo, "ha avuto una grande idea con la
faccenda dell'autonomia ma l'ha usata in maniera tattica e non
strategica". Chissà quale peso avrà sui siciliani della zona il messaggio
sms che, mentre Anna Finocchiaro parla dal palco, intasa i cellulari degli
astanti. C'è scritto: "Il tuo futuro all'interno dell'aeroporto di Comiso.
Il 13 e 14 aprile vota Mpa". Argomento niente male per chi è in cerca di
un lavoro. Ma bisogna vedere chi è disposto a crederci. Non di soli
"tifosi" del centrosinistra è gremita la piazza di Modica. Da Messina
sono arrivati i precari del policlinico. "è vero - dicono - che la sanità
è in mano al centrodestra ma quelli non ci vogliono stabilizzare e Lombardo
l'ha dichiarato a chiare lettere". Anna Finocchiaro, già in mattinata ai
microfoni di Radio Radicale, si era sbilanciata sul tema: "Mai più un
posto da precario nella pubblica amministrazione siciliana". Questa
campagna elettorale, "questa avventura" nata dopo le dimissioni di
Salvatore Cuffaro, "è stata costruita sulla lotta alla mafia".
Sottolinea Anna Finocchiaro: "Nessuno può pesare l'influenza di Cosa
nostra sul voto ma mi auguro che l'ansia di cambiamento travolga ogni forma di
controllo". E il Vittorio Mangano morto dopo un ergastolo in primo grado
per mafia, elevato a eroe da Berlusconi e Dell'Utri?
"Gli eroi che io conosco - replica la Finocchiaro - si chiamano Falcone,
Borsellino, La Torre, Impastato e purtroppo sono tantissimi altri. Le
affermazioni di Berlusconi e Dell'Utri spero sveglino
il senso della dignità di tutti i siciliani onesti". Modica si svuota,
Anna Finocchiaro se ne ritorna a Catania. Sparirà di scena fino a lunedì,
quando apprenderà quanto i siciliani hanno creduto in lei.
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Milano Letta: così
abbiamo aiutato Milano Dalla Diocesi appello a un voto per la stabilità e
legato ai valori Penati: "Tavolo Milano e spirito dell' Expo siano modello
per il futuro governo" ANDREA MONTANARI Quella di ieri è stata la giornata
degli ultimi appelli al voto. A cominciare da quello della Diocesi, che in un
articolo apparso sul suo settimanale on line ha auspicato "che il voto e
una legislatura stabile passino attraverso il consolidamento di valori e
istituzioni come la famiglia, che fanno l'identità italiana". Per finire
con le ultime manifestazioni organizzate dai partiti. Dalla mezzanotte,
infatti, si è chiusa ufficialmente anche a Milano la campagna elettorale in
vista delle elezioni di domani e lunedì. Dopo il successo del comizio conclusivo in piazza Duomo di Walter Veltroni, nel
Partito democratico è stata un'occasione per il sottosegretario a palazzo Chigi
Enrico Letta e il presidente della Provincia Filippo Penati per fare un
bilancio dei risultati del Tavolo Milano e lanciare un appello perché il
prossimo governo, chiunque vinca le elezioni, continui la collaborazione
diretta con le istituzioni locali. "In questi venti mesi - ha
ricordato Letta - l'area milanese ha ottenuto quanto mai in precedenza, due
miliardi di euro, certo molto più di quanto abbia dato in cinque anni il
governo Berlusconi". Penati, che ha scritto una
lettera ai principali candidati premier propone che il prossimo tema da
affrontare sia l'Expo. "Per accompagnarlo - ha precisato - è necessario un
gioco di squadra come quello fatto finora a prescindere dai colori
politici". I socialisti hanno concluso la campagna elettorale in piazza
Scala. "Saremo la peggior sorpresa per chi in questa campagna elettorale
ha tentato di cancellarci" - ha urlato dal palco il sottosegretario agli
Esteri Bobo Craxi. La Lega in largo Cairoli con Umberto Bossi che appena
arrivato ha protestato: "Chi ha scelto questa piazza? Proprio quella con
il monumento a Garibaldi. Porta male al Nord". Il leader della Rosa Bianca
Savino Pezzotta a Bergamo, dove alcuni militanti hanno distribuito semi di rosa
come segno di buon auspicio. L'altra parte della nuova alleanza, l'Udc, ha
preferito sfilare con un corteo di una ventina circa di auto dal centro alla
periferia. Dalla Sinistra arcobaleno un nuovo appello al "vero" voto
utile. Quello al partito che ha candidato come capolista al Senato Rita
Borsellino. Nel centrodestra, invece, il Popolo della Libertà, ha scelto di
dedicare tutte le sue forse all'istruzione dei 118mila rappresentanti di lista,
di cui 17mila solo in Lombardia, che sono stati ribattezzati da Silvio Berlusconi "difensori del voto". E a guardare al
dopo voto. come il leader di An Ignazio La Russa, che proprio ieri, è tornato a
rilanciare la richiesta di primarie per scegliere il nuovo candidato per il
Pirellone, se il governatore Roberto Formigoni lascerà veramente la Regione per
fare il ministro. L'interessato ne ha parlato anche ieri durante un incontro
con i suoi fedelissimi, senza però sciogliere alcuna riserva prima di andare a
Trento. Sul fronte opposto, Filippo Penati ha confermato di non essere
disponibile a scendere in campo come possibile candidato per il Pd: "Ci ho
già pensato e ho detto no. E come dice il mio "amico" Tremonti sono
un provinciale, ne sono orgoglioso, non c'è nessuna mia disponibilità a
candidarmi se non per la Provincia".
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Genova Pinotti, missione
Senato "Nuova legge sui porti per chiudere i conflitti" "Non è
giusto parlare di campagna elettorale spenta, io da Sanremo a Cicagna ho
trovato teatri e sale piene" La ricaduta immediata di una nostra vittoria?
Punteremo su logistica, turismo e hi-tech, è evidente... Berlusconi
non ha fatto nulla per la Liguria, è stato il governo Prodi a percorrere la
strada dell'extragettito DONATELLA ALFONSO DALLA CAMERA, dov'era presidente
della Commissione Difesa, al Senato, come capolista in Liguria per il Pd. Per
Roberta Pinotti, una campagna elettorale serrata e una certezza: il Pd ha corso
da solo "perché non c'era la possibilità, come dimostrato da due anni di
governo Prodi, di andare avanti con le scelte già fatte", ma per le
alleanze locali "l'intesa resta, sempre e comunque, sulle cose da
fare". Onorevole Pinotti, è stata una campagna elettorale un po' spenta?
"Non è vero, ho trovato davvero motivazione, entusiasmo: una campagna
diversa da tutte le altre, perché hai la certezza che sia una sfida nuova, un
nuovo partito. certo, più difficile, perché prima andavi a nome di una coalizione;
inoltre, per la prima volta ero capolista regionale, ho girato moltissimo: e
dovunque, da Sanremo a Cicagna, ho trovato teatri e sale piene". Cosa ha
spiegato a chi chiede perché il Pd lascia per strada, anzi attacca una sinistra
che è sua alleata negli enti locali? "Francamente me l'hanno chiesto solo
i miei avversari, non i militanti e nemmeno i nuovi aderenti al Pd. E ho sempre
risposto che si è constatato come, durante questi due anni, su alcuni temi che
pure erano concordati, dalla sicurezza al welfare alle missioni militari, ci si
è divisi perché c'erano sensibilità diverse. Sui livelli locali è diverso: ci
si confronta e ci si mette insieme su programmi concreti. E su quello che serve
davvero, l'intesa si trova". Quali sono i vantaggi che la Liguria avrebbe
da una vittoria del Partito Democratico? "Stabilito che c'è una forte
speranza di vincere in Liguria, penso che sia emblematica la vicenda del terzo
valico. Il governo Berlusconi, nonostante le
bandierine sulla carta dell'Italia, non aveva fatto nulla, perché non c'era una
lira. E' stato il governo Prodi, insieme alla Regione Liguria e a Stefano
Fassina, ora candidato in questa regione, a scegliere la strada
dell'extragettito portuale. Un flusso di denaro continuo su cui possono
inserirsi anche i privati. Senza tanti disegni sulle lavagne, ci sono i soldi
che il Cipe ha stanziato per l'Aurelia Bis, per il nodo di Genova, la
Pontremolese. Soldi veri". Però il Pdl insiste: Prodi ha fermato le grandi
opere... "Berlusconi è stato cinque anni al
governo e ha fatto promesse, ma senza realizzare nulla. Ad esempio dice che
venderà il patrimonio pubblico a partire dalle caserme: ma l'abbiamo già fatto
noi, è una vicenda che ho seguito personalmente. Che almeno, quando parla, si
faccia informare meglio!" Lei sarà eletta al Senato, dove gli equilibri
saranno difficili. Cosa pensa della sfida che la attende? "Passare a
quella che è considerata la Camera alta, ti dà un po' l'idea che il tempo
passi... Scherzi a parte, Veltroni mi ha
chiesto di essere capolista proprio al Senato perché, in una situazione che può
essere difficile, c'è bisogno di rafforzare la squadra con le persone che hanno
più esperienza politica". Alla Camera si è occupata di Difesa, al Senato a
cosa penserà? "Prima di tutto due cose: una nuova legge sulla
portualità, che è fondamentale anche perché i conflitti che ora ci sono tra
Autorità Portuale e Compagnia Unica vengono da lì. Inoltre, vorrei lavorare per
un provvedimento che sostenga con gravi alle imprese tutti gli investimenti sulla
ricerca e le nuove tecnologie".
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 88 del 2008-04-12 pagina
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 88 del 2008-04-12 pagina 2 La
maestrina dalla penna azzurra di Federico Casabella "Qui bisogna usare la
testa, non il cuore". Parola di Raffaella Della Bianca, apprezzata
capogruppo in azzurro in consiglio comunale a Genova e candidata alla Camera
dei deputati per il Popolo della Libertà che, negli ultimi giorni della
campagna elettorale, ha toccato con mano quanta confusione ci sia tra gli
elettori. Soprattutto tra quelli orientati a votare per il centrodestra ma che
seguono poco i passaggi politici e, magari, non hanno capito che l'Udc e La
Destra non sono alleate con il Pdl e la Lega Nord che candidano Berlusconi premier. "Sono quasi allarmata per quello
che ho sentito e visto in questi giorni. Molte persone si sono avvicinate a me
e sorridendo mi dicevano che avrebbero votato un partito piuttosto che un altro
che non era il Popolo della libertà, ma che comunque era nel centrodestra e
quindi si andava a governare insieme- racconta Raffaella Della Bianca-.
Testimone di quello che è successo è anche l'amico Beppe Costa che era presente
con me in molti incontri. La gente purtroppo non capisce che non esistono più
le vecchie alleanze, ne tantomeno comprende quale è il meccanismo di questa
legge elettorale". Allora, cerchiamo di spiegare come funzione il
"Porcellum". Esistono due soglie di sbarramento differenti: quella
per la Camera dei deputati (scheda rosa) è al 4% a livello nazionale, quella
per il Senato della Repubblica (scheda gialla) è all'8% su base regionale.
Tutti i partiti che rimarranno al di sotto di queste due soglie non avranno
diritto ad avere rappresentati in Parlamento: "Questo forse molti elettori
non hanno ancora capito: ogni voto tolto a Popolo della Libertà e Lega Nord e
dato ad altri partiti di centrodestra potrebbe essere un
voto regalato a Veltroni- ammonisce la Della Bianca-. In questo delicato momento per
l'Italia bisogna scegliere tra chi ha la possibilità di governare realmente e
anche il singolo voto qui può fare la differenza". Quello della candidata
alla Camera in Liguria per il Pdl non è l'unico appello al "voto
utile" che è stato lanciato in questa campagna elettorale. Il primo
lo aveva fatto direttamente Silvio Berlusconi. Poi,
due giorni fa, anche alcuni esponenti del movimento "La Destra" hanno
capito che piuttosto che lasciare il paese in mano agli eredi di Prodi si può
pensare ad un voto utile. Così Luciano Buonocore, garante nazionale degli
iscritti al partito della Santanché e Storace, ha lanciato il suo appello a
livello nazionale: "Al Senato votiamo Popolo della libertà, ogni altro
voto è dannoso. Sarebbe un rischio troppo grosso per il Paese". Una
dichiarazione quasi sorprendente ma che ha un senso rispetto a questa legge
elettorale e che assume un valore ancora più importante in Liguria, dove lo
scarto tra i due schieramenti principali è ridottissimo: "Ma ritengo che
non si debba rischiare troppo neanche alla Camera - ribadisce il capogruppo azzurro
in Comune-. Su entrambe le schede va scelto chi ha la possibilità di andare
alla guida del Paese. Quindi l'invito è a fare due croci sul simbolo del Pdl su
entrambe le schede". Più chiaro di così. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 88 del 2008-04-12 pagina 2 Per
far piangere il Pdl alla sinistra restano solo le fialette urticanti di
Redazione Al comizio finale di Scajola una decina di simpatizzanti lievemente
intossicati L'ultimo bagno di folla lo fanno all'ora dell'aperitivo i candidati
a Camera e Senato del Popolo della libertà. Guidati da Claudio Scajola salutano
i genovesi che in queste settimane gli hanno visti, sotto diverse vesti, girare
sui mercati, per le strade, nelle piazze. L'ultimo appuntamento è quello che
raduna tutti, che fa incontrare le tre anime che si sono unite nel progetto del
partito unico voluto da Berlusconi e Fini: Forza
Italia, An, Lista Biasotti. In Galleria Mazzini risuona l'eco della parole del
leader ligure Claudio Scajola per dare l'ultima spinta all'elettorato e tra lo
scrosciare di applausi, lo scherzo di qualche bontempone che cerca di rovinare
la festa. Una fialetta urticante viene sparsa tra la folla sotto il palco dove
diverse persone cominciano a tossire, altre a piangere. L'effetto è di pochi
minuti e tutto riprende come se nulla fosse accaduto. Anzi, Scajola sprona
Genova a darsi una svolta, seguito dal battimani della gente: "Abbiate il
coraggio di uscire dalla gabbia della sinistra che ha fatto retrocedere Genova-
tuona -, il mio appello è rivolto a quelli a cui non piacciono Scajola,
Biasotti o Musso perché anche loro trovino la forza di andare oltre alle nostre
facce e decidano di investire sul progetto che stiamo portando avanti". I
palloncini tricolore fanno da sfondo alla platea che segue il comizio mentre di
spalle a Scajola la gigantografia dello stemma "Popolo della libertà- Berlusconi presidente", ricorda l'unico simbolo utile
del centrodestra: "Ringrazio gli amici dell'Udc ligure che hanno avuto il
coraggio di uscire dal partito: è Casini che è andato via non voi- prosegue
l'ex ministro-. Ma ringrazio anche Susy De Martini e i liberaldemocratici che
ci hanno appoggiato in questa battaglia". Nell'elenco dei ringraziamenti
l'ex ministro non dimentica i tanti volontari "che da questo inverno hanno
cominciato questa lunga cavalcata elettorale". Sotto il palco si accalcano
i candidati alla Camera e al Senato a cui viene passata la parola da Claudio
Scajola che diventa un vero e proprio presentatore: "Sei così bravo che ti
daranno il Festival di Sanremo al posto di Baudo", scherza Giorgio
Bornacin. Prima però è il turno delle donne, di quelle che si sono messe in
lista pur sapendo di non avere speranza di uscire, come Chiara Costigliolo e
Roberta Bergamaschi, e di quelle che saranno in Parlamento come Raffaella Della
Bianca, Fiamma Nierenstein e Gabriella Mondello. La platea la infiamma Gianni
Plinio, si vede che la sua scuola è quella di Giorgio Almirante. Saluta Scajola
come nuovo ministro poi attacca: "Siamo i genovesi migliori, quelli che
non si arrendono, dobbiamo far sventolare il Tricolore anche su Genova".
La folla lo acclama e lui va giù come una lama calda in un panetto di burro:
"Questo voto deve essere l'avviso di sfratto per l'ex compagno Claudio
"Gerundio", guai a nominarlo. Tra poco gli daremo la possibilità di
trovare il tempo per farlo tornare a scuola guida". Parlano
anche Sandro Biasotti ed Enrico Musso con il professore che attacca
direttamente Veltroni, "parla di 1.000 euro di salario minimo, 2.500 euro di
bonus bebè e 100 campus universitari. Si deve essere fatto della roba molto
buona". Candidati carichi, ora la palla passa agli elettori. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 88 del 2008-04-12 pagina 3
Audience, Silvio surclassa Walter di Redazione Roma. Non è ancora un verdetto,
ma un segnale forte sì. Che insuffla ottimismo nelle vele del Popolo della
libertà alla vigilia del voto. Nel penultimo confronto a
distanza sul piccolo schermo con Walter Veltroni il leader
azzurro ha ottenuto un successo schiacciante. Quasi due milioni e mezzo di
spettatori hanno infatti seguito giovedì sera Silvio Berlusconi a Porta
a Porta. Gli spettatori sono stati per la precisione 2.496.000 con uno share
del 31,56% mentre il giorno prima Walter Veltroni era stato
visto nel salotto di Vespa (nella foto) da 1.836.000 spettatori con uno
share del 23,77%. Così pare più che giustificata l'esultanza di Paolo Bonaiuti,
vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai e portavoce dell'ex premier:
"Quasi 8 punti di share in più sono un distacco abissale e confermano con
esattezza i sondaggi dell'ultimo giorno permesso dalla legge". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 88 del 2008-04-12 pagina 4
"Veltrusconi", un idillio già finito Tra Silvio e Walter finisce sul
ring di Paola Setti A Natale l'intesa era "necessaria" e Veltroni prometteva: "Non attaccherò mai Berlusconi". Ma a Pasqua si passa dalle battute alle
offese. E il clima si avvelena da Milano A Natale erano perfettamente calati
nel clima, a Capodanno avrebbero benissimo potuto brindare assieme. È con la
Pasqua che tutto è precipitato, e che i due, Silvio Berlusconi
e Walter Veltroni, son tornati all'antica e reciproca
antipatia. Lo hanno fatto con toni da amore tradito, a rileggerne le dichiarazioni,
disillusi come disillusi possono essere solo due che ci avevano creduto
davvero. Veltroni, l'avversario ha smesso persino di
nominarlo, dopo aver lamentato: "Mi aggredisce". Berlusconi
invece ha preso a citare frasi struggenti: "Nella sua trappola ci son
caduto anch'io", alla Cocciante, e credevo fosse amore "e invece era
un bluff". Chi abbia tradito per primo non è più dato sapere, i due si
rinfacciano la crisi a vicenda, dice Walter che è tutta colpa di Silvio che è
voluto tornare a votare, dice Silvio che Walter lo voleva ingannare con la
storia del facciamo un governo breve, variamo le riforme e poi ti giuro che
torniamo a votare, ma vatti a fidare. Era iniziato tutto sul finire del 2007.
Intorno si profilavano macerie, gli organismi internazionali a segnalare
un'economia al tappeto, il governo Prodi in caduta libera. Loro avevano
individuato una comune parola d'ordine: dialogo. Per portarlo avanti avevano
superato i mille ostacoli posti dai rispettivi alleati, tutti a gridare
all'inciucio ma loro a insistere, Silvio che incoraggiava Walter, "spero
abbia la forza di non farsi condizionare dai suoi", Walter che i suoi li
rassicurava così: "Sto attento a Berlusconi, ma
l'intesa con lui è indispensabile". Subito dopo erano venuti i tempi delle
alleanze, e allora era stato Veltroni a esortare Berlusconi: "Io corro da solo, abbi il coraggio anche
tu". E così Veltroni spiegava a un popolo di
elettori unito solo dall'antiberlusconismo che l'antiberlusconismo non esiste
più, signore e signori, Berlusconi non è il nemico,
mettetevelo in testa. E Berlusconi dava atto
all'avversario del coraggio, "quello che sta facendo di buono è mettere da
parte la sinistra estrema". E insomma idillio. Dicembre, gennaio,
febbraio, marzo. Una noia, il Veltrusconi. Ai rispettivi consiglieri del
marketing elettorale che li invitavano a scornarsi un po' di più avevano
concesso ben poco. "Consiglio al mio avversario di non affaticarsi e di
non prendere freddo durante il tour dell'Italia in pullman", punzecchiava Berlusconi; "lo ringrazio per la premura, è lo stesso
consiglio che mi ha dato mia nonna, starò attento" sorrideva Veltroni. Piccole schermaglie, dai candidati del Pd che
secondo Berlusconi "sono come il bikini, lasciano
scoperto molto ma coprono le parti essenziali che sono il 70 per cento dei
ministri, viceministri e sottosegretari del governo Prodi", al "Berlusconi è vecchio sia per età anagrafica sia perché si
candida premier per la quarta volta", fino all'epico veltroniano:
"Non attaccherò mai Berlusconi". Un mese
dopo è tutto finito. È Pasqua, lo spartiacque. Era il 25 marzo quando, dalla
Sicilia, sono arrivati i macigni di Veltroni: il
Cavaliere "vìola le regole del gioco con le sue tv", dice
"balle" su Alitalia e cose "inaccettabili" sui precari. Il
giorno dopo tocca a Berlusconi da Viterbo attaccare,
dalla "ricetta stalinista" ai "sondaggi falsi" del Pd
passando attraverso "Di Pietro che mi fa orrore". Da allora i due
leader si rinfacciano cose pesanti. Berlusconi attacca il Pd per il
rischio brogli. Veltroni critica il Pdl sulla lotta alla mafia. Berlusconi dà del
"comunista riciclato" a Veltroni. Veltroni riesuma il vecchio ritornello della "politica
cabaret", entrambi un giorno sì e l'altro pure dicono che "non
rispondo agli attacchi velenosi del mio avversario" ma subito dopo
rispondono spargendo altro veleno. Si potrebbe dire che "è la
campagna elettorale, baby", manca solo un giorno al voto. Ma poi guardi
che pugni si sferrano sul ring e pensi che l'idillio è finito davvero al
tappeto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 88 del 2008-04-12 pagina 10 Gli
altri candidati di Redazione La partita vera si gioca tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, i leader dei due maggiori partiti. La loro campagna elettorale
è stata seguita passo passo, città per città, giorno per giorno; ciò che hanno
detto è stato vivisezionato, analizzato, dibattuto parola per parola. È giusto,
perché nessuno degli altri candidati premier ha la possibilità concreta di
stabilirsi a Palazzo Chigi per i prossimi cinque anni. Ma com'è stata la
campagna elettorale degli altri? Come si fa a combattere una battaglia persa in
partenza? Che armi si usano? Quali strategie si mettono in campo? Tra lamentele
per il trattamento radio-tv e salti mortali per spremere contenuti diversi da
quelli di Partito democratico e Popolo della libertà, succede che leader
politici che fino a ieri occupavano posti di primo piano sono destinati alle
seconde file. Pier Ferdinando Casini, che è giovane e speranzoso, rischia una
lunga stagione dietro le quinte con la sua Udc ridimensionata. Fausto
Bertinotti, presidente uscente dell'assemblea di Montecitorio, ha già
annunciato che lascerà la politica attiva. Formalmente erano candidati a
premier, in realtà sono condannati a restarsene all'opposizione, senza
speranze. Piccolo era e piccolo resterà il Partito socialista di Enrico
Boselli. Ma la campagna elettorale ha anche rivelato due outsider mediatici,
Giuliano Ferrara e Daniela Santanchè, capaci di sollevare entusiasmi e
critiche, e risvegliare passioni sopite. Lui perché, da ateo, ha riportato
all'attenzione uno dei valori più cari ai cattolici che è la difesa della vita
nascente; l'altra perché, al grido di "A Berlusconi
non la do", ha fatto della propria femminilità uno strumento di seduzione
elettorale. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Normale che chi è davanti sia più
tranquillo.
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 88 del 2008-04-12 pagina 10 Più
in video che in piazza con lo stress da cravatta e un occhio alla pensione di
Redazione Una campagna faticosa per il presidente della Camera, impegnato a
saltare in continuazione dalle piazze agli studi televisivi (è suo il record di
presenze sul piccolo schermo), e ogni volta sottoposto al devastante stress di
cambiare giacca e abbinare la cravatta giusta. Che l'ex numero uno della Fiom
fosse un elegantone si sapeva, ma questi due mesi hanno confermato che la
metamorfosi è irreversibile: il biennio trascorso nel piano nobile di
Montecitorio gli ha cambiato il Dna. Basta tute blu, basta urla nei comizi; ora
soltanto cachemire e "bon ton" da salotto, mai una parola sopra le
righe o un'invettiva, solamente i toni pacati da uomo delle istituzioni quale è
stato, e che più saranno consoni ai privilegi che lo attendono come ex
presidente di un ramo del Parlamento. Un distacco signorile e composto,
sottolineato dalla promessa che questa sarebbe stata la sua ultima campagna
elettorale: lo attende la categoria che da sindacalista ama di più, quella dei
pensionati. E Rifondazione? La Sinistra arcobaleno? I centri sociali? Ragazzi
su le maniche, raccomanda il vecchio saggio ai vari Diliberto e Mussi, Vendola
e Pecoraro Scanio, Migliore e Ferrero, i luogotenenti di un cartello elettorale
che evoca un fenomeno atmosferico di brevissima durata. Non c'è il partito e
non c'è neppure il leader. Perché Bertinotti, in questi due mesi, si è speso a combattere più Veltroni che Berlusconi, a rimproverare Prodi che gli addossava il fallimento del
governo, a rimpiangere ciò che poteva essere e non è stato ("per colpa dei
moderati, non mia"). Salvo poi farsi andreottiano e sposare la politica
dei "due forni" con il Partito democratico: nemici al centro, alleati
in periferia. Una questione che comunque tocca il compagno Fausto fino a
un certo punto. Lui è ormai un agiato sindacalista sul viale del tramonto. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 88 del 2008-04-12 pagina 10
Daniela, la destra che parla alla "pancia" degli elettori di
Redazione Acclamata da molti (compresa Simona Ventura) come la sorpresa della
campagna elettorale. L'unica donna che ambisce a Palazzo Chigi buca lo schermo,
dicono. Acchiappa. Prende. Conquista. Il suo volto teso, in bianco e nero,
incollato sui giganteschi tabelloni pubblicitari ti tormenta; la sua occhiata
di traverso tramortisce; il suo tacco a spillo non lascia scampo. Era la
candidata meno attesa, nessuno alla vigilia pensava che lei, Storace e
Buontempo tagliassero i ponti con il centrodestra. Invece la frattura con
Gianfranco Fini è stata fatale. E la regina dei salotti si è trasformata in una
capopopolo in tailleur scuro, diventando "il miglior uomo del mio
partito", e infatti Storace chi se lo ricorda. Ha condotto una campagna
elettorale contro tutti, contro Veltroni ("mi
fa ribrezzo come uomo e come politico") e Casini, ma soprattutto contro Berlusconi, Fini e la Mussolini: indimenticabili le sanguinose rasoiate
reciproche tra le due lady nere durante il faccia a faccia a "Porta a
porta". Sei una valletta di Fini, e tu politicamente orizzontale, tuo
nonno si rivolta nella tomba, taci tu e torna al Billionaire. Polemica,
aggressiva, onnipresente, straripante, la Santanchè ha presentato un programma
di 10 pagine e 15 paragrafi, che però ha condensato in un punto unico. Il mai
citato ma sempre sottinteso punto G. Il suo vero slogan non è stato quell'"Io
credo", suonato più come un atto di speranza (negli elettori) che di fede,
ma "Io non la do". "Non l'ho mai data per fare carriera",
ha confessato a fine febbraio: e da lì è stato un crescendo fino alla condanna
senza appello dell'altro giorno. "Berlusconi è
ossessionato, ma tanto non gliela do". Quando si dice un politico che
parla alla pancia degli elettori, o giù di lì. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 88 del 2008-04-12 pagina 8
"I brogli? Partiamo con l'handicap" di Paolo Bracalini da Milano
Onorevole La Russa, ormai si vota. Ha visto con che schede? "Ci sono
grossi rischi di confusione, bipartisan stavolta, perché si possono confondere
tutti, anche gli elettori del Pd. Ma più che malevolenza vedo l'assoluta
incapacità di un sistema di governo, che non riesce nemmeno a far bene le
schede. Poi certo, la loro capacità organizzativa nei seggi di guidare gli
elettori riduce il rischio per loro e lo amplifica per noi. Bisognava
ristamparle". Bella spesa. "Il costo poteva essere sottratto al finanziamento
pubblico dei partiti, in proporzione, visto che la colpa è della politica.
Bastava un decretino che noi avremmo votato". Teme brogli? "Brogli ce
ne sono sempre stati. La sinistra ha sempre avuto una presenza dei seggi
infinitamente superiore agli altri, e l'interpretazione favorevole alla
sinistra delle schede ha fruttato dai 200mila ai 250mila voti in più ogni
elezione, dal
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 88 del 2008-04-12 pagina 12
Bossi giura fedeltà a Silvio: "È sempre stato di parola" di Sabrina
Cottone Il Senatur: se andrò alle Riforme subito il federalismo. I nostri
sindaci sono stanchi di mendicare da Milano "Ma dovevate scegliere proprio
una piazza con Garibaldi? Ha portato male al Nord...". Umberto Bossi
arriva in largo Cairoli per la chiusura della campagna elettorale, guarda in
su, ride e si lamenta di dover parlare proprio sotto la statua dell'eroe dei
due mondi. Poi si lancia in un comizio a dir poco colorito: "Milano,
Venezia e Torino, le grandi capitali, ne hanno piene le palle di dipendere dal centralismo
romano". Accusa il governo Prodi di aver portato il Paese alla fame, tanto
da far aumentare i furti di beni alimentari nei grandi magazzini: "Non ci
sono voti per questi farabutti che hanno costretto gli anziani a rubare pane,
latte e fettine di carne per mangiare". Invita la piazza a stringersi in
un coro che non è proprio quello del Nabucco: "Veltroni, fuori
dai c...". Torna sulla mobilitazione antiromana: "In Padania ci sono
trenta milioni di uomini disposti a battersi per la libertà e la democrazia".
Il messaggio non potrebbe essere più chiaro, il Senatùr lo traduce in un
progetto politico e spiega di aver voglia di entrare al governo: "Se sarò
ministro delle Riforme, per prima cosa farò il federalismo. Così il
sindaco Moratti e tutti i nostri sindaci non dovranno più andare a Roma da
schiavi e straccioni, a chiedere l'elemosina con il cappello in mano".
Roberto Calderoli, in un'intervista a Radio Padania, formalizza la richiesta al
Pdl: "Siamo convinti che sarà un governo di legislatura e che Bossi sarà
ministro delle Riforme". Lui, il leader della Lega, promette scintille dal
governo: "Vi farò un grande regalo, andrete a letto contenti". Negli
ultimi giorni sono in molti ad attaccare il Pdl e Silvio Berlusconi
usando l'argomento della forza della Lega, ritenuta in ascesa. E Bossi risponde
a Pier Ferdinando Casini, che prevede un'Italia "guidata da Bossi" e
un governo in cui la golden share, le azioni di comando, sono in mano ai
lumbard. La sua è una dichiarazione di amicizia e fedeltà al Cavaliere: "Magari
l'Italia guidata dalla Lega! Ma per me Silvio Berlusconi
è un amico, non lo metterei mai in trappola". Un rapporto che non sembra
essersi incrinato nemmeno dopo lo scambio di opinioni su Bossi ministro. Il
leader della Lega ne è convinto: "Mi fido di lui. Berlusconi
ha sempre mantenuto la parola". In ballo c'è anche la guida della Regione
Lombardia. Bossi non ha mai nascosto di ambire a un governatore del suo partito
come successore di Roberto Formigoni. Lo ripete: "In qualsiasi modo la
Lombardia va a un leghista". Lancia anche il nome del candidato:
"Castelli". E spiega di non temere le primarie chieste dal capogruppo
di An alla Camera, Ignazio La Russa, che si è detto pronto a candidarsi:
"A noi va anche bene, ma sono cose che pensa chi non ha i voti. La gente
in Lombardia sostiene chi vuole il federalismo e in Lombardia va un
leghista". Una lombarda invece sarebbe pronta a partire dalla Regione per
andare a Roma ed è Rosy Mauro: "Le donne non sono inferiori e lei può fare
il ministro del Lavoro. Sai che casino scoppia! La partita è aperta".
Ironizza su Romano Prodi e Walter Veltroni, su una
campagna elettorale che a lui è sembrata facilissima: "Giocavamo senza
avversario". Il presidente del Consiglio scalzato dai suoi è il
"formaggiat di Reggio che non vuole il federalismo", colui che da
leader del Pd punta a sostituirlo è accusato di voler rubare le insegne
leghiste: "Veltroni ha girato con un pullman
verde. Diceva: "magari mi prendono per padano..."". Ai leghisti
che lo stanno ad ascoltare sotto la pioggia regala un elogio del cielo grigio:
"Il sole secca. L'acqua è bellissima perché ci fa crescere i prati e
l'erba. Adesso al Nord vogliono portare via anche l'acqua...". Il
problema, secondo lui, è che i lombardi sono esageratamente buoni: "Milano
ha sempre avuto il cuore in mano, forse troppo...". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Clooney testimonial Pd... ma bacia
la Maiolo "Silvio non temere, l'attore non è roba loro" George Clooney sarebbe un testimonial di Veltroni, quindi non può andare in onda sabato sera su Rai3. Così il
Partito Socialista ha mandato una diffida all'Autorità per le garanzie nelle
Comunicazioni. Secondo i protestatari, Clooney sarebbe inevitabilmente
associabile al Pd per i suoi commenti televisivi sulle elezioni italiane.
Smentisce Tiziana Maiolo che manda a Silvio Berlusconi
una foto con Clooney che la bacia: "Non preoccuparti, il noto attore non è
roba loro - ha scritto in allegato - come puoi notare il nostro George ha altri
gusti. politici ovvio".
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Bari In piazza l'ultima
sfida del Pd "La Lega odia il Sud, non votateli" D'Alema: nostro
l'unico progetto. Poi è festa con i Tiromancino "In competizione per
vincere le elezioni: possiamo farcela" RAFFAELE LORUSSO Al diavolo i
sondaggi. Massimo D'Alema è ottimista. "Gli elettori sono imponderabili e
noi possiamo vincere", dice il ministro degli Esteri al popolo del Pd
accorso nella piazza della Prefettura di Bari per il comizio conclusivo della
campagna elettorale. In cinquemila l'hanno applaudito. A convincere gli
indecisi, del resto, ci ha pensato Mario Borghezio. Le parole dell'esponente
leghista, assicura D'Alema, sono più efficaci di qualsiasi spot. "Io spero
che qualche indeciso abbia visto l'onorevole Borghezio in tv. Perché, se l'ha
visto, decide - sottolinea - C'è da avere paura di quella gente lì perché è
contro di noi, è gente che è contro il Mezzogiorno e lasciare il Paese nella
mani di gente che è contro il Mezzogiorno non è conveniente per nessuno. Il Pd
è l'unica grande forza che ha un progetto per il Mezzogiorno". Massimo
D'Alema graffia gli avversari e la gente applaude. Sul palco ci sono pure il
segretario regionale Michele Emiliano, il ministro delle Politiche agricole,
Paolo De Castro, e il senatore Nicola Latorre e gli altri candidati baresi.
Antonio Stornaiolo fa gli onori di casa. è una serata di festa - hanno aperto i
Quarryman, ma il botto finale è il concerto dei Tiromancino - e il ministro
degli Esteri è in gran forma. L'impegno per il Sud è il leit motiv della
manifestazione. "Negli ultimi dieci anni - spiega - l'uomo politico che si
è impegnato di più per il Mezzogiorno è il sottoscritto. Ho finanziato
l'aeroporto di Bari, i porti di Brindisi e Taranto, la Caserma Rossani. Il
credito d'imposta è un'invenzione mia e di Nicola Rossi, che era mio
consigliere economico, sono stato il primo firmatario della legge sul prestito
d'onore per i giovani del Sud". Certo, rileva, molte opere
"finanziate da me le ha inaugurate Fitto", ma a testimoniare
l'impegno del centrosinistra ci sono gli importi dei finanziamenti,
"quanto portavano Fitto e Palese?". Naturalmente c'è anche il Teatro
Petruzzelli. "Questo governo ha stanziato otto milioni di euro. è un atto
sconcertante che il brogliaccio di un relatore sia stato spacciato come sentenza
alla vigilia delle elezioni". Del coordinatore pugliese di Forza Italia,
D'Alema aveva parlato anche in mattinata con i giornalisti. "Fitto? Era un
bravo ragazzo, adesso si sta guastando un po'", aveva detto. L'ultimo
sforzo del ministro degli Esteri è però concentrato tutto sulla vittoria
possibile. "La scelta del voto - dice - matura in queste ore: occorre
insistere sugli argomenti fondamentali". Non solo. Bisogna poi convincere
gli indecisi. D'Alema lo dice a chiare lettere ai consiglieri comunali del Pd
di Bari. "In queste ore e nei due giorni di voto dobbiamo presidiare la
Bari popolare. Dobbiamo darci molto da fare, per fare capire alla gente che
vogliamo vincere". Inutile, quindi, parlare di brogli. Il ministro degli
Esteri è categorico: "Chi cerca, alla vigilia delle elezioni, di
invalidarne il senso dimostra di avere scarsa cultura democratica, scarso
rispetto dei cittadini e anche paura di perdere. Perché soltanto chi non
rispetta gli italiani, che non sa cosa è la democrazia e ha paura di perdere
può dire le cose che ha detto Berlusconi sui
brogli". Non teme neppure un altro caso Campania. Nel 2006 i risultati
elettorali che stentavano ad arrivare tennero tutti con il fiato sospeso.
"A un certo punto - ricorda - la prefettura di Caserta interruppe la
trasmissione dei dati. Adesso l'allora prefetto di Caserta è candidato con il
Pdl". A Silvio Berlusconi
riconosce la capacità di innovare. "Solo che l'ha fatto nel secolo scorso.
è un uomo del passato, un caso unico nel mondo civilizzato perché si candida
per la quinta volta. Veltroni è invece un uomo politico contemporaneo". Per questa
ragione D'Alema è fiducioso. "Possiamo ottenere un risultato che
imprima una svolta nella vita politica italiana". Perché, spiega,
"abbiamo presentato un programma di rinnovamento, di riforme, un programma
nel quale i grandi valori del riformismo, della difesa della pace,
l'affermazione del ruolo dell'Italia come grande Paese della pace, dei diritti
umani, al tema fondamentale della giustizia sociale, della riduzione della
pressione fiscale sui salari, sulla pensione, sugli stipendi. Questi temi sono
al centro del nostro programma e noi siamo la forza che oltre a proclamare
questi valori può realizzarli in un programma di governo del Paese". Il Pd
vuole essere la sorpresa della campagna elettorale 2008. "Siamo noi la
forza in competizione per il governo dell'Italia. Il Pd si è imposto via via
come il grande protagonista di questa campagna elettorale, che sembrava nata
sotto il segno di Berlusconi, della sua rivincita
personale, ma in verità tutta questa seconda fase ha avuto come indiscutibile
protagonista Veltroni e la sua rimonta. Credo che, da
questo punto di vista, la forza di questo progetto nuovo del Pd stia emergendo
in modo molto grande, come la novità verso la quale si stanno spostando i
consensi". Per questo è vietato parlare anche di pareggio. "Siamo in
competizione per vincere le elezioni: possiamo farcela", confida D'Alema.
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Saranno rese note a mezzogiorno di
domani tre nuove nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente
della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al
suo posto viene chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il
canonista Velasio De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario,
viene nominato l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans
Daneels. Viene inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta,
attuale segretario del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi
legislativi, piccolo organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad
altri e che invece ora si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il
vice-presidente e il segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal
cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana.
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Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci
sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi
spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni
che considero deliranti: coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera
blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay,
sarebbero "cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di
criticare la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio
dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si
difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e
offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di
provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere.
Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza
artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia
ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver
acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale
arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle
sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito
sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato
correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della libertà di
espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve esporre queste
"opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre
trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in
Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in
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questo articolo a un amico 09Apr
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Videoforum del leader del Pd a
RepubblicaTv. Più di duemila messaggi dall'Italia e dall'estero
"All'Economia un nome internazionale e agli indecisi dico: occasione
storica" "Se i leader del centrodestra perdessero vincerebbe la
moderazione" EDOARDO BUFFONI ROMA - "Tutti gli indici dicono che la
partita è aperta. Noi a settembre eravamo 22 punti sotto ora invece siamo lì.
Tutto si decide nelle prossime ore. Io penso che noi vinceremo le elezioni e
ogni ora che passa ne sono sempre più sicuro". Walter Veltroni
arriva negli studi di Repubblica Tv e sfodera ottimismo sull'esito del voto. E
lo fa per tutta la durata del videoforum con i lettori di Repubblica.it, un'ora
di filo diretto via web, con dati da record: più di duemila messaggi.
Incoraggiamenti, suggerimenti, critiche. Dall'Italia e dall'estero. Di elettori
del Pd ma non solo. Scrivono anche gli indecisi. A loro Veltroni
dice: "La posta in gioco questa volta è diversa da altre elezioni. Il
paese ha davanti una possibilità di scelta che non ha mai avuto prima. Ad
esempio, chiedetevi: cosa succede dopo il voto se i leader del centrodestra
perdono? Vincerebbe la moderazione e sarebbe una svolta clamorosa per la vita
politica italiana". E in caso di pareggio al Senato, cosa farà il Pd?
"Questa storia del pareggio è stupenda: non ci può essere, i seggi al
Senato sono 315, quindi ci sarà un voto in più, o governa l'uno o governa
l'altro. Non esistono voti utili e voti inutili: l'unico
voto inutile - osserva Veltroni - è starsene a casa. Governerà il partito che vince. Da
solo". Nomi di futuri ministri del suo governo Veltroni non ne
vuole fare. E del ministro dell'Economia dice: "Sarà una persona
autorevole e di grande prestigio internazionale, che sappia tenere insieme
rigore e sviluppo. Il nome lo dirò subito dopo il voto". Sarà
Profumo, Passera o Montezemolo? "Può essere anche un quarto e un
quinto" ribatte Veltroni. Tante domande sulla lotta
alla mafia: "Non possiamo abituarci all'esistenza della criminalità
organizzata. Bisogna lottare per annientare la mafia, e giuro che lo farò con
tutta la determinazione che potrò metterci". E sulle lodi a Mangano da
parte di Berlusconi (mai citato per nome, come per
tutta la campagna elettorale): "Ma cosa dovrebbe pensare un ragazzo
italiano che sente dire queste cose, che sente dire che un condannato per mafia
è un eroe, come fa a decidere qual è la parte dalla quale stare? Questa è la
vera questione. E gli italiani si sono stufati". Tornerete mai alleati di
Bertinotti? "Abbiamo chiuso con la sinistra radicale - dice Veltroni - e abbiamo riempito le piazze e sono tornati i
giovani: il paese è molto più avanti di quanto non immaginiamo. La gente vuole
una sfida realistica e non ideologica". Se sarà premier, chiede un
ascoltatore, andrà alle Olimpiadi di Pechino? "Se il Pd vincerà le
elezioni chiederò agli altri paesi europei di prendere una posizione unitaria
dicendo alla Cina: o la smetti o noi non veniamo. E le Olimpiadi si apriranno
nel deserto della politica. L'Europa deve essere unita e usare la sua
deterrenza". Un'elettrice del Pd, chiede: ce la possiamo fare? "Io
penso proprio di sì - risponde Veltroni - e sarebbe
uno spettacolo, anzi sarà uno spettacolo. Questo paese ha avuto nei suoi
momenti migliori la forza di fare delle sorprese. Pensiamo ai referendum sulla
preferenza unica. Pensiamo alle primarie quando alla mattina avevo dei sondaggi
che dicevano che sarebbero venuti in 800mila e invece furono 3 milioni. Questo
è un paese saggio che capisce quando si deve girare pagina".
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Nobel Fo: votare il Pd per
sconfiggere Berlusconi FIRENZE - Dario Fo e Franca
Rame per Veltroni. Il premio Nobel, come riferisce
l'ufficio stampa del Pd, nel corso di un convegno a Firenze è intervenuto per
esprimere la volontà di appoggiare e votare Walter Veltroni.
Per Franca Rame, senatrice uscente dell'Idv, "bisogna mettere da parte
tutti i blocchi mentali e ricordare che, votando nel modo sbagliato, avremo Berlusconi per 12 anni, 5 come primo ministro e 7 come
presidente della Repubblica". Parlando ad un'iniziativa elettorale a
sostegno di Francesco Pancho Pardi, capolista in Toscana al Senato per l'Italia
dei Valori, anche la Rame perciò ha spiegato: "Puoi
fare tutte le critiche che vuoi a Veltroni ma il
voto va dato a lui. Basta che si pareggi al Senato e saremo rovinati. Bisogna
assolutamente andare a votare e votare Veltroni". La
stessa opinione di Dario Fo: "Berlusconi si
prepara a tenere il potere per 12 anni, prima da premier e poi da presidente della
Repubblica, e questo è un rischio grave".
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'attore e il candidato a passeggio
nel quartiere Tiburtino di Roma E Benigni abbraccia Walter "Che squadra
io, te e Clooney" ROMA - "A Waltere, siamo io, te, George Clooney e
Totti. Che squadra! Siamo uno più bello dell'altro". Così Benigni a Veltroni, sorseggiando un caffè al centro anziani. Insieme a
passeggio al Tiburtino terzo, una delle periferie di Roma, l'artista toscano e
il candidato premier del Pd ("Siamo qui insieme al principale esponennte
dello schieramento a noi amico", scherza l'attore) trascorrono qualche
ora, nell'ultimo giorno di campagna elettorale. L'argomento è il voto di domani
e lunedì. E il Cavaliere? Il regista e premio Oscar della "Vita è
bella" non si fa pregare: "Berlusconi ha già
perso la voce, ora perderà anche le elezioni". E poi fuori, insieme a
spasso per il quartiere, con la folla di militanti, fotografi e cameramen che
li segue. Benigni fa finta di parlare al telefono con il leader del Pdl:
"Silvio, come stai Silvio? La voce? I sondaggi? Tranquillo che qui non c'è
nessuno. Dieci o quindici persone al massimo, non ti preoccupare...".
Battute a raffica, risate e mini show di Benigni. "I politici facciano i
politici, gli attori facciano gli attori, ma noi siamo con te", ancora Benigni a Veltroni. Quindi fa un appello contro l'astensionismo, affermando:
"Ma come si fa a non andare a votare, è il momento più bello, più
importante, io Veltroni lo voterei tre volte". Un gruppo di signore regala un mazzo
di fiori all'ex sindaco di Roma e uno a Benigni che camminando lo alza al cielo
come fosse una guida romana che indica la via al proprio gruppo di turisti.
"Questa è la torcia delle olimpiadi, Tiburtino libero!". E nello show
di Benigni c'è posto anche per parlare del Dalai Lama: "è una persona
straordinaria, io sto con lui, ma quante cose belle insegna
quell'uomo...". Un tifoso romanista grida a Benigni: "A Robbe' pure
Totti ha detto che sta con Veltroni". E Benigni:
"E io sto con Totti".
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tra flop e mugugni monta l'ira in
An è polemica sul blog: "Che fine faremo, saremo invitati a una festa
d'altri?" I partiti Malumori anche in Forza Italia: "Se perdiamo nel
Lazio sarà solo colpa loro" FRANCESCO BEI ROMA - La questione l'ha posta,
senza troppi giri di parole, un militante sul blog di Azione giovani:
"Dopo "il predellino" Fini ha attaccato Berlusconi
e il suo gradimento fra la base è schizzato alle stelle, ora questo improvviso
dietro-front sconcerta, irrita e sorprende". E ancora: "Checché ne
dica il Secolo d'Italia, in cui si dipingeva una base tutta felice e contenta,
i mugugni all'interno di An sono molti". Il "problema
fondamentale", si legge sul blog dei giovani di An, "è questo: sarà
una annessione o una fusione? Potremo dire la nostra o saremo solo invitati a
una festa altrui?". "Che fine faremo noi di AG? - si è chiesto un
altro sconsolato - Ci chiameremo i Ragazzi della libertà?". Ecco, al di là
dei proclami, alla prova dei fatti la fusione tra An e Forza Italia si sta
dimostrando tutt'altro che una passeggiata. E basterebbe citare il dato forse
più clamoroso, la presenza (meglio, l'assenza) dei militanti nelle piazze, per
dare il termometro di come la base di An stia vivendo questo passo indietro del
suo leader. Alla chiusura della campagna elettorale a Roma, due giorni fa, un
incolpevole Fabrizio Casinelli, ufficio stampa del Cavaliere, è stato mandato
davanti ai giornalisti ad annunciare che l'organizzazione stimava 30-40 mila
partecipanti. Peccato che il Tempo, non sospettabile di simpatie veltroniane,
nei suoi articoli ne contasse al massimo duemila. La stessa "penuria"
di elettori, secondo le notizie interessate della Destra, si è avuta in molti
altri comizi di Fini, per non parlare del flop di Palermo. "A Tivoli e
Mentana - racconta Storace - per sentire Fini c'erano 200 persone, a Monterotondo
doveva inaugurare una sede di An e non s'è fatto vedere, facendo incazzare
tutti. A Rieti c'era meno gente che al mio comizio, per non parlare del
Corviale". Già il Corviale. Nel grande falansterio alla periferia di Roma,
dove ha preso avvio la campagna di Alemanno (alla presenza di Berlusconi e Fini), sempre le stesse maledette duecento
persone. "Io Roma la conosco bene - confidava giorni fa sconsolato ad
alcuni amici il forzista Fabrizio Cicchitto - e Alemanno l'avevo avvertito: al
Corviale non bisognava andare, è stata una figura micidiale. A parte i
giornalisti, i candidati e le scorte, ci saranno stati quattro elettori".
Dentro Forza Italia l'umore è questo. Tanti a mezza bocca lamentano il
disimpegno di An, riferiscono infuriati che a fare la campagna elettorale è
stato solo Berlusconi. E già prevedono una resa dei
conti se nel Lazio - tradizionalmente bacino elettorale di An - non dovesse
scattare il premio di maggioranza al Senato . A sentire gli uomini di Fini le
cose filerebbero invece lisce come l'olio. "Certo, siamo gente che deve
imparare a lavorare insieme - osserva Italo Bocchino - ma questa fusione
avviene con il vento in poppa di un pronostico favorevole". Fabio Granata,
uno dei meno berlusconiani di via della Scrofa, condivide l'impressione
favorevole: "Ci sono dei mugugni, ma meno di quelli che mi sarei
aspettato. Gli ambienti più avanzati dei due partiti vivono la cosa in modo
naturale". Anche la presunta sottomissione di An al
Cavaliere, di cui parla spesso Veltroni, secondo Granata sarebbe
una leggenda da sfatare. "Noi abbiamo inciso in maniera considerevole sul
piano programmatico - argomenta il responsabile cultura di via della Scrofa-,
soprattutto sui temi della legalità e della difesa del patrimonio culturale e
ambientale. Mai prima d'ora si era sentito Berlusconi
chiedere in Sicilia "un voto contro la Mafia". Vorrà dire qualcosa
no?". La questione vera, al dunque, la riassume il professor Alessandro
Campi, che ha appena mandato in libreria un saggio per raccontare proprio il
passaggio "Da An al Popolo della libertà" (Rubbettino). "Fiuggi
- premette Campi - in fondo è stato un passaggio meno traumatico di quello
odierno, perché si trattava di un cambiamento di sigla nel solco di una continuità".
Oggi invece Fini ha scommesso sulla disponibilità di Berlusconi
a mettersi davvero in gioco, in un partito di cui, in teoria, domani potrebbe
non essere più il leader. "è un investimento di lungo periodo - ammette
Campi - e Fini lo sa. Finche Berlusconi vive sarà lui
il dominus incontrastato, ma si tratta di immaginare un percorso che vada oltre
Berlusconi". Purtroppo, come dice il ritornello
dell'inno forzista, per ora "Silvio c'è".
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi-Totti, la gaffe dopo le accuse
"Gli voglio bene: sua moglie lavora per Mediaset". Andreotti: è
andato in fuorigioco La polemica ROMA - Torna sulla gaffe, si corregge, prova a
riconquistare il popolo romanista che da ore è in subbuglio
per la battuta di giovedì al Colosseo sul Francesco Totti "fuori di
testa" per aver sostenuto Veltroni e Rutelli. Ma l'errata
corrige di Silvio Berlusconi, il memorandum sulla moglie Ilary che lavora a Mediaset, buttato
lì non casualmente, sembra sortire l'effetto contrario. E intanto, da Andreotti
a Veltroni, da D'Alema a Rutelli, tutti a far quadrato attorno al "Pupone".
Con l'aggravante, per il Cavaliere, di aver tentato di recuperare augurando
alla Roma di riuscire nella rincorsa all'Inter, facendo ora indispettire anche
quell'altra tifoseria. "Totti è un grande campione, gli ho sempre voluto
bene, del resto anche la moglie lavora a Mediaset", dice Berlusconi che utilizza come scialuppa di salvataggio un
collegamento telefonico con "Radio Radio", una delle più seguite
emittenti legate al tifo giallorosso. Spiega che quella sul capitano della Roma
è stata una battuta con un militante "indignato". "Ho pensato
che Totti non ne era nemmeno a conoscenza, un campione deve farsi amare da
tutti e non dividere". Attacca "i signori della sinistra che si
vergognano della loro faccia e usano testimonial come George Clooney". Mentre
lui ha "vietato ai giocatori del Milan" di schierarsi per il Pdl. A
Totti in conclusione manda "un bacione e un in bocca al lupo per la
rincorsa sull'Inter". Poco dopo, stesse frequenze, replica Veltroni: "Insopportabile. In nessun Paese sarebbe
concesso ad un politico insultare un giocatore perché ha un'opinione
diversa". E nel pomeriggio, in piazza del Popolo: "Totti è un ragazzo
di questa città e tante volte con me, senza fotografi e tv, è andato a trovare
un bambino che stava male. Ha donato centinaia di migliaia di euro per
sostenere gli anziani. Vorrei che altri avessero la stesa generosità e lo
stesso disinteresse". Ma le parole del Cavaliere non sono piaciute ad
alcuni romanisti doc. Per Giulio Andreotti "Berlusconi
è andato in fuorigioco. La mia vecchia regola è questa: ognuno dovrebbe farsi i
fatti propri". E il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema: "Totti è
un grande calciatore e un uomo impegnato nella solidarietà, un cittadino libero
di esprimere le sue opinioni". Ringraziamenti al giocatore anche dal
candidato sindaco Rutelli ("è un campione della vita oltre che dello
sport"), mentre Fausto Bertinotti, leader di Sinistra arcobaleno
(milanista) parla dell'attacco di Berlusconi come di
un "esempio di brutta e cattiva politica". Col Cavaliere si schierano
il leghista Roberto Maroni, che attacca "la politica dei nani e delle
ballerine, a cui ora si aggiungono i calciatori e magari le veline", e
Gianfranco Fini, secondo il quale "a essere imbarazzato deve essere
Rutelli, notoriamente della Lazio". (c.l.).
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'alleanza Il leader dell'Idv:
"Mi vuole querelare? Lo faccia, ma rinunci all'immunità e accetti il
verdetto" Di Pietro: "Berlusconi è disperato
esalta Mangano e candida Ciarrapico" Mi sono reso conto che in Italia
l'alleanza tra noi e il Pd viene vista come una vera svolta. Le schede? Serve
attenzione LIANA MILELLA ROMA - Diciassette paesi in un solo giorno. Tutti nel
Molise, la sua terra. Con gli insulti di Berlusconi e
le minacce di querele che lo inseguono. Ma Antonio Di Pietro non è un tipo che
si spaventa. Il suo giudizio sul Cavaliere: "è un bugiardone e un
malfattore". La sua sfida: "Conosco la legge, e la querela è come un
cerino, brucia la mano di chi lo accende". L'analisi: "Le sue sono le
mosse disperate di chi non ha più niente da dare agli italiani e cerca solo di
impaurirli". L'annuncia Ghedini, l'avvocato di fiducia, Berlusconi
la querela? "E lo faccia, lo faccia. Io l'ho già citato in giudizio e mi
auguro che, come me, rinunci all'immunità e accetti il giudizio del giudice
terzo per vedere se la mia laurea è vera o me l'hanno data i servizi, se è vero
o no che mi ha offerto di fare il ministro. Ma se querela deve andare fino in
fondo e alla fine accettare il risultato senza dire che i giudici sono tutti
venduti e comunisti". Come si spiega attacchi così frontali e personali?
"Nello scontro non c'è niente di personale, in ballo c'è il certificato di
affidabilità per chi si candida a governare il Paese e mistifica la realtà. è
come la propaganda contro Mani pulite che non ebbe fini politici né scoppiò per
distruggere la vita di cittadini innocenti, ma riscontrò l'effettività dei
reati commessi. Tutti i miei provvedimenti furono sottoposti al vaglio di un
giudice terzo. Ed è come la storia della mia laurea. Sì, ci siamo laureati
tutti e due nello stesso luogo e negli stessi anni, ma io alla Statale e lui
con la P2. La gente scelga tra il suo numero di tessera e quello del mio
tesserino universitario". E che scelta sarebbe? "Tra chi si batte per
la legalità e vuole la legge uguale per tutti e chi va al governo per fare le
leggi che gli fanno comodo. Giusto Repubblica ha rilevato che l'Idv è l'unico
partito che non ha candidato pregiudicati mentre lui li ha cercati col
lanternino". E portano voti? "Se Berlusconi
ha esaltato Mangano come un eroe e ha infilato in lista gente come Ciarrapico e
Dell'Utri il messaggio è diretto a chi controlla voti e tessere. Per sua
scelta, o perché non ne può fare a meno, ha cercato il voto venduto, ricattato,
obbligato. Che non serve alla collettività ma alla criminalità. ". Ma il
leader del Pdl come fa a dimenticarsi di averle chiesto di fare il ministro
dell'Interno proprio a casa di Previti? "Non se n'è dimenticato affatto, è
solo rimasto sconcertato perché si è trovato davanti uno di cui non poteva
comprare consenso, connivenza, onorabilità. Io quel posto l'ho rifiutato. Lui
invece sta dalla parte dei giudici corrotti come Squillante. E vogliamo
affidare a uno così le sorti dell'Italia? Quella di domani non è un'elezione ma
un referendum. Non mi preoccupa la maturità dei cittadini ma l'impossibilità di
avere il diritto di replica. Lui mi offende ma non posso difendermi sulla tv di
Stato. La mia prima proposta sarà cambiare la legge sulle
telecomunicazioni". Le ultime uscite del Cavaliere, attacchi a lei,
Mangano "eroe", Napolitano aggredito, test per i pm: mosse di chi
vince o perde? "Sono i tentativi disperati di chi non ha più niente da
dare all'Italia, ma vuole solo impaurire gli italiani, spingendoli a non
riflettere e a decidere solo per partito preso. Lo dimostra l'insistenza sul
pericolo del comunismo, che è un falso storico perché il Pd non è comunista
tant'è che ha fatto andare per la sua strada la Sinistra arcobaleno". Veltroni è certo di vincere. E lei? "Se non dovessimo farlo sarebbe
solo perché non abbiamo avuto il tempo di spiegare bene il nostro progetto
politico. Ma ovunque in Italia mi sono reso conto che l'alleanza tra il Pd e
l'Idv è vista come una svolta". Il pasticcio delle schede
danneggerà più voi o il Pdl? "Sono poco comprensibili per tutti. Ma loro
strumentalizzano e minacciano di marciare coi fucili su Roma, noi raccomandiamo
a tutti di stare attenti".
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La frase di Silvio Il capitano della
Roma irritato per la polemica innescata dal leader del Pdl: "un casino
assurdo per niente" Ma Francesco fa il "cucchiaio" al Cavaliere
"Un'idea da pazzi tirare in ballo Ilary" è un bel furbo, così avrà
tutta l'antipatia degli altri: quando uno non c'è con la testa, non c'è MARCO
MENSURATI SILVIA SCOTTI ROMA - "Penso che mettere mia moglie in mezzo a
una storia del genere è stata una idea da pazzi, veramente da pazzi". A
Roma piove, oggi. E l'umore di Francesco Totti è più nero dei nuvoloni che
minacciano la sua bella casa al Torrino, Roma Sud. Non c'entra niente il
Manchester, non c'entra niente l'Inter ma c'entra la scelta - "davvero
incomprensibile" (per usare le parole di Vito Scala, il suo amico e
preparatore atletico personale) - di utilizzare il capitano della Roma come
ultimo argomento di campagna elettorale. Sono le cinque e gli allenamenti sul
campo di Trigoria sono finiti già da qualche ora, quando la Mercedes grigia di
Totti si ferma in doppia fila davanti al portone di casa. Ilary, bellissima con
il piccolo Cristian in braccio, scende per prima, Totti la segue a poca
distanza. "Purtroppo no - anticipa ogni domanda, forzando un sorriso - per
domenica nun je la faccio proprio" scherza riferendosi all'infortunio alla
coscia sinistra che lo affligge da qualche tempo e che rischia di rallentare la
rincorsa della Roma all'Inter. Però di voglia di scherzare non ne ha molta e
quindi torna subito serio. "Scusate, ma davvero di questa questione di Berlusconi non posso parlare. Non mi va, già m'hanno tirato
dentro a una cosa in cui non mi andava di entrare, e se parlo oggi, a caldo,
rischio solo di peggiorare la situazione". Dice così, ma si vede lontano
un chilometro che c'è qualcosa che non gli sta bene, qualcosa che vorrebbe far
sapere. Gli fanno notare che sull'attacco che gli ha mosso Berlusconi,
hanno esternato tutti. Sospira: "Pure quelli della Lega - commenta - pure
quelli! Io davvero non mi aspettavo che succedesse tutto questo casino. Però
del resto succede sempre così, io dico qualcosa e questo qualcosa lo prende
qualcuno e finisce al centro del casino". Abbozza un sorriso. Che si
spegne subito: "La cosa che non mi va davvero giù è che abbiano messo in
mezzo mia moglie Ilary, è una cosa davvero incredibile, un'idea da pazzi".
Lei, Ilary, è ferma lì, a due passi, non sorride né si rabbuia. Francesco fa
per riprendere, poi ci ripensa: "Ragazzi non mi fate dire altro se no 'sto
casino non finisce più. Magari più tardi d'accordo con la società faccio un
comunicato però vi prego non insistete". Nel comunicato
dovrebbe esserci quello Totti ritiene fondamentale dire, e cioè "che
l'amicizia con Veltroni, che poi è quella che sta all'origine di tutto, è un legame
vecchio e sincero e non ha alcun senso farci sopra una polemica del
genere". E ancora che l'unica cosa che conta "è il legame con la
città e la voglia di fare cose utili per Roma". Poche semplici
righe, spiega Scala, che però alla fine Totti decide di non mandare:
"Francesco è troppo deluso e non ha intenzione di alimentare questa
polemica demenziale". A caldo, raccontano quelli del suo staff, Totti non
aveva reagito male. Saputo dell'attacco di Berlusconi,
giovedì sera, aveva reagito con un sorriso. "Ma la situazione - dicono - è
precipitata stamattina, quando Berlusconi ha precisato
il suo pensiero tirando in mezzo la moglie, è una cosa che lui non
sopporta". Ad aggravare la delusione del capitano giallorosso, anche il
fatto che sin dai tempi dell'infortunio, prima dei Mondiali, con Berlusconi aveva sempre avuto un ottimo rapporto. "Gli
stava simpatico", dicono. Adesso meno.
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il personaggio Casini chiude a Roma
a Castel Sant'Angelo: non staremo in panchina, servirà un esecutivo di
responsabilità nazionale "Se c'è il pareggio pronti a guidare il
governo" ROMA - Pier Ferdinando Casini dice di essere pronto a guidare il
governo in caso di pareggio. L'Udc insomma "se non ci saranno vincitori,
se né Berlusconi né Veltroni avranno la maggioranza in Parlamento", non starà "in
panchina. Lavoreremo nell'interesse del paese, fiduciosi della scelta del capo dello
Stato. L'unica alternativa all'ingovernabilità è un governo di responsabilità
nazionale ma non per spartire le poltrone tra Berlusconi e Veltroni ma per fare ciò che gli italiani si aspettano che una vera
classe dirigente abbia finalmente il coraggio di fare: prendere
decisioni". Dal palco con vista sul Cupolone di San Pietro il leader
centrista, ormai quasi afono, chiude la campagna elettorale con un appello ai
cittadini del Lazio per l'8 per cento al Senato e rivendica il protagonismo del
centro. Galvanizza un migliaio di militanti venuti a sentirlo, e nel
luogo-simbolo di Castel Sant'Angelo giganteggia lo slogan della campagna
elettorale "I valori non sono in vendita". Di un ipotetico governo di
responsabilità nazionale Casini indica anche le priorità. Torna a definire
"Pd e Pdl due comitati elettorali che imploderanno dopo il voto, perché al
loro interno c'è tutto e il contrario di tutto" e ha di nuovo attaccato la
scelta di Berlusconi di fare della Lega l'azionista di
riferimento di un eventuale esecutivo di centrodestra. "Il vero voto utile
è quello che serve a fermare la Lega di Bossi che sarà l'arbitro della politica
italiana di domani, così come Bertinotti lo è stato fino ad oggi. Ma l'Italia
non si merita un governo Bossi-Berlusconi".
Chiede quindi un voto al suo partito per "dire basta alla visione
proprietaria del paese" dei leader dei due principali partiti. Quindi un
attacco ancora a Berlusconi che "commette un
doppio reato, citando sondaggi falsi. Chi si candida per governare il Paese
deve innanzitutto rispettarne le leggi". Sul palco è con i candidati di
Comune e Provincia, Luciano Ciocchetti e Armando Dionisi e con la capolista per
il Lazio, Alessandra Borghese.
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E Il fattore età entra nella
battaglia elettorale De Mita escluso dalle liste del Pd, nel Pdl esonero per
Biondi, Sterpa e Selva Nella sfida con Berlusconi Veltroni attacca anche sulla vecchiaia (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Siccome
poi Berlusconi è Berlusconi, la scenetta più divertente l'ha fatta a un comizio dei
Pensionati. Lì c'era un vecchietto, poverino, che è riuscito ad appuntargli al
bavero una specie di coccarda, "simbolo di forza, salute e
prosperità", e allora il Cavaliere, con l'innato suo talento di
gaffeur: "Ah, meno male, credo fosse un invito ad andare in
pensione!" E Veltroni, sulle piazze, sarà anche
stato un avversario fair, cioè leale, e a tal punto civile da non nominare mai
il suo antagonista. Ma sull'età, l'oggettiva vecchiaia e la pretesa stanchezza
fisica dell'innominabile, non è che si sia tanto risparmiato. "Questo lo
diceva mia nonna" è stato l'inizio; per poi baldanzosamente proseguire con
numeri, calcoli e ricorrenze. Alla 71esima tappa del suo tour: "Con questa
- ha detto - arriviamo all'età del mio principale avversario". E ancora:
"Avrò i suoi anni nel 2026". Sospirava l'altro giorno Bertinotti,
considerando che poteva essere l'ultima sua volta a Porta a porta: "L'età
vuole la sua parte". Ma l'impressione, veramente, è che l'età si sia già
presa il meglio e il peggio di questa campagna elettorale. In nome del tempo
che scorre si sono consumati autentici drammi in tutti e due gli schieramenti.
Festeggiato dai maggiorenti del Pd per i suoi 80 anni, Ciriaco De Mita è stato
poi escluso dalle liste e l'ha presa malissimo, tra il melodramma e la tragedia
elisabettiana: "Io sono la cattiva coscienza dei nuovisti". Triste
pure l'esonero toccato in sorte nel Pdl a Biondi, Sterpa e Gustavo Selva, che
pure ai tempi dei tempi se ne uscì con impietose spiegazioni fisiologiche sulla
velocità del sangue che scorreva nelle arterie di Sandro Pertini. In compenso,
si sono anche visti dei giovani, per esempio la lista "Under 30 di
Rutelli". Ma in diversi casi, più che giovani sono alfieri, simboli,
modelli e top model di una gioventù in vetrina. Di Marianna Madia, capolista
del Pd nel Lazio, ha fatto scalpore la frase sullo spazio assegnato alla sua
"straordinaria inesperienza". Ma assai rilevante suona anche
l'ammissione sul ruolo programmatico e pregiudiziale che Veltroni
le ha dato: "Incarnare un ideale di ringiovanimento della politica".
Sempre più la vita pubblica procede per incarnazioni. Che sempre siano
veritiere, però, è già più difficile dire - anche se rispetto all'impatto
mediatico la questione rischia di apparire del tutto secondaria. Più che
giovane, ad esempio, la Santanchè sembra giovane, e anche sexy, nonché
orgogliosamente passata per dolorose cure estetiche. La Cortellesi, che la
imita in tv, accavalla le gambe e protende le labbra; mentre l'originale
dichiara di non avere alcuna intenzione di "darla" a Berlusconi, che dal desiderio di possedere la leader della
Destra sarebbe, a giudizio della medesima, "ossessionato". Donne
orizzontali e/o verticali. Astinenze sessuali e preelettorali con relativi
discussioni a partire dalle confidenze dell'ex ministro Gasparri o dalle
considerazioni di purificazione funzionale del senatore Dell'Utri. Il senatore
Salvi ha confessato di averlo fatto (anche) in camporella. In polemica con la
Ferilli che chiude la campagna del Pd a Viterbo, Beppe Grillo ha già mostrato
le tette in teleconferenza. Poi sì, certo, nelle ultime settimane si è discusso
di lavoro, pensioni, rifiuti, Alitalia e di tante altre cose molto più
importanti che riguardano i destini della collettività. Ma intanto la più ribalda
seduzione femminile e la galanteria elettoralistica machista hanno acceso
l'immaginazione. "Di qua le "bele tuse"": così il Cavaliere
ha suddiviso la platea di Torino ripartendo idealmente dalle belle ragazze, e
di là il "settore menopausa". Al dominio consacrato della carne
elettorale, più o meno sfiorita, più o meno ornamentale, nell'era delle visioni
a distanza corrisponde il suo contrario: il peso pubblico conquistato dalla
malattia. Quest'ultima si è fatta variabile, discriminante, risorsa, categoria
del gioco politico. Per cavarsi d'impaccio dopo la sparata di Bossi, Berlusconi ha tirato immediatamente in ballo la salute del
capo leghista che "è quella che è", avendo egli avuto "quello
che ha avuto". Bossi, com'è ovvio, ci è rimasto male: "Sto benissimo"
ha protestato con Berlusconi, e pateticamente ha
aggiunto di avercelo duro. "Vale sempre il detto secondo cui chi ti dice
che non stai bene ti allunga la vita". Ecco, la vita. E di nuovo, non s'è
mai vista campagna elettorale più "bio": anagrafica, fisiologica,
sanitaria. "Il tour elettorale prosegue imperterrito, mi trascino una
prostata in fiamme di città in città" inizia un articolo di Giuliano
Ferrara per il Foglio. A un certo punto, per stigmatizzare la vicenda di un
aborto terapeutico, si è fatto le analisi del sangue per scoprire se per caso
avesse anche lui un certo morbo che a suo giudizio non giustificava
l'interruzione. Il ministro Mussi è appena tornato a far comizi nei teatri e
nelle piazze dopo una riuscita operazione ai reni di cui ha dato conto anche
nei particolari: doppio anestesista, filtri, dialisi, dieta. La sua personale
valutazione è che conducendo una vita meno agitata avrebbe potuto evitare di
finire sotto i ferri: "Ma c'erano il governo, i congressi dei Ds, poi
Sinistra democratica, poi l'Arcobaleno". Tra le elezioni e i corpi dei
candidati esistono ormai vincoli sempre più stretti e palesi, per quanto ancora
non del tutto decifrabili. "Il fisico di Bettini - teorizza la Madia -
corrisponde al suo peso politico e al suo carisma". A Roma Rutelli ha
fatto il ciclista in tuta, mentre Alemanno ha scalato davanti ai suoi fans una
parete di
( da "Manifesto,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"L'Udc non starà in
panchina". Alla fine della sua campagna elettorale condotta in solitudine,
Pierferdinando Casini chiude tentando un rilancio e si dichiara pronto a
guidare il governo in caso di pareggio. "Se non ci sarà un vincitore - ha
detto Casini - non staremo in panchina ma faremo la nostra parte, fiduciosi
nelle scelte del capo dello stato". L'ex presidente della camera ed ex
alleato di Berlusconi corre per superare la soglia di
sbarramento ma già scommette che "Pd e Pdl sono due comitati elettorali
che imploderanno dopo il voto perché al loro interno c'è tutto e il contrario
di tutto". Casini deve ribattere alla tesi di Berlusconi
secondo il quale i voti all'Udc, come alla Destra di
Storace, sono voti regalati a Veltroni. "Il vero voto utile -
dice il candidato premier dell'Udc - è quello che serva e fermare la Lega di
Bossi che sarà l'arbitro della politica italiana di domani, così come
Bertinotti lo è stato fino ad oggi. Ma l'Italia non si merita un governo Bossi-Berlusconi".
( da "Manifesto,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Guido Blumir Cremona, 4 aprile
2008. Ragazza di vent'anni in overdose lanciata da auto in corsa. Trovata
morta. Roma, Capodanno 2008, Tiburtino. Uomo di 42 anni trovato morto accanto a
un cassonetto dell'immondizia con una siringa. In due anni, più di mille morti.
Se soccorse in tempo, quasi tutte le vittime di overdose possono essere salvate
(100.000 salvati negli ultimi vent'anni). A causa delle leggi punizioniste, i
consumatori e i loro amici vivono in stato di paura. Dunque, usano sostanze da
soli e di nascosto. E muoiono da soli. Se usano in compagnia e c'è un overdose,
spesso i compagni terrorizzati fuggono o abbandonano la vittima senza soccorso.
In questi due anni, con la nuova legge antidroga Fini-Giovanardi, più di
100.000 persone sono finite nei guai a causa di modeste quantità di cannabis.
Centinaia di arresti, migliaia di denuncie penali e processi, decine di
migliaia di fermi, schedature, segnalazioni alle Prefetture, sanzioni di
polizia. Un ragazzo, Alberto Mercuriali, fermato e indagato a Forlì, si è
suicidato (vedi il blog di "Gli amici di Alberto"). A Perugia un
signore (Aldo Bianzino) è stato trovato morto in carcere: era stato rinchiuso
per coltivazione di marijuana per uso personale. Vittime del forsennato
giustizialismo antidroga. L'astensione di massa può essere significativa quando
arriva a grandi numeri. Allora può essere un segnale forte ai partiti e
provocare dei cambiamenti, contare. In queste elezioni, però, l'astensione ha
già perso. Le formazioni fuori da Pd e Pdl, sia quelle medie come la Sinistra
arcobaleno e l'Udc di Casini, sia quelle piccole e piccolissime, catalizzeranno
il voto di delusi e scontenti. E per Pd e Pdl soprattutto negli ultimi tempi
molti indecisi si sono orientati a votare, anche se perplessi. E' probabile che
i votanti saranno meno dell'84 per cento raggiunto nel 2006, ma non in modo
clamoroso. Chi non vota, o vota scheda bianca, favorisce chi vince. Chi vince,
può provocare guai. Decidere i destini di milioni di persone. Chi non votò nel
2001 favorì la marcia di Fini (vincitore delle elezioni con Berlusconi)
verso l'approvazione della sua legge antidroga. Nel centrodestra, Fini ha
dichiarato che non cambierà la legge, ma anzi la farà applicare di più.
Giovanardi ha lasciato l'Udc di Casini ed è entrato nel Pdl di Berlusconi. Giovanardi è l'autore dello sprint finale che
obbligò tutti i parlamentari di centrodestra, anche i più contrari, come Chiara
Moroni, Del Pennino, Biondi, Jannuzzi etc., a votare sì con il marchingegno
della fiducia. A queste elezioni, i liberali storici corrono da soli. Il
candidato del Partito Liberale Stefano De Luca ha ricordato che nel '94 i
liberali in parlamento erano 40, da Biondi a Martino. Ora sono al lumicino. Nel
Pdl, Martino e i radicali Della Vedova e Capezzone (però non candidato). Un
governo con Fini e Giovanardi potrà anche peggiorare ulteriormente la legge e
le cose. E bloccare la cannabis terapeutica (utile a milioni di malati di
cancro, sclerosi multipla, Alzheimer, etc.). Nel Partito
Democratico Veltroni, a Porta a Porta (9 aprile), sollecitato da Marcello Sorgi, ha
dichiarato: "Non sono dell'idea di criminalizzare e di sbattere in galera
il ragazzo che fuma lo spinello, non ho mai pensato che fosse questa la
soluzione" e ha indicato invece la strada di annientare il traffico di
eroina e cocaina e le mafie ('ndrangheta calabrese, camorra, mafia
siciliana). Nella Sinistra Arcobaleno, Bertinotti si è impegnato personalmente,
con diverse dichiarazioni e interviste, del resto condivise da tutto quello
schieramento, a cominciare dal ministro uscente Ferrero. I 5 milioni di
consumatori italian, non sono certo tutti di sinistra. Se prendono in
considerazione un "voto di difesa" devono conoscere le posizioni dei
partiti. Il loro voto è importante, può contare. Dopo le elezioni possono
organizzarsi meglio e pressare direttamente ministri e parlamentari, anche
facendosi forti di aver votato, e dimostrando che il loro voto è stato
decisivo. Togliere una legge penale contro una minoranza non costa nemmeno un
euro: anzi, fa risparmiare centinaia di milioni allo Stato. E poi: milioni di
elettori sensibili verso le discriminazioni e le tematiche dei diritti civili,
possono vedere nella questione droga (nel senso della penalizzazione dei consumatori),
una grande questione etica e politica. Su cui lottare, anche se non si è
consumatori. A pensarci bene, la situazione di questi 5 milioni di users
nell'Italia di oggi non è così diversa da quella dei gay in Inghilterra negli
anni
( da "Manifesto,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Un voto per la nuova
primavera d'Italia" Le lettere dei ragazzi e le star dello spettacolo,
Jovanotti e il tricolore, l'affollatissima piazza del Popolo che canta l'inno
di Mameli. A Roma la chiusura della campagna del Pd. Il trionfo di Walter,
prima dell'apertura delle urne Daniela Preziosi Roma "Un voto per chiudere
l'autunno dell'Italia, per far iniziare la primavera nel nostro paese".
Così Walter Veltroni chiede per l'ultima volta il voto
per il suo Partito democratico. L'entusiasmo dei tantissimi di piazza del
popolo -150mila, dicono dal palco, forse un po' meno ma non importa - sale alle
stelle e non è certo il momento di pensare che in fondo quello che Walter
chiama "l'autunno dell'Italia" è stato anche il governo del povero
Romano Prodi, uno che a Berlusconi le ha suonate due
volte. Le chance di vincere sono scarse, ma qui stasera ogni pensiero di
sconfitta è roba da corvi depressi. Stasera i cartelli verde-speranza "si
può fare", la coreografia di 120 tappe del tour elettorale, hanno lasciato
il passo a quelli "Io sono ottimista. Vota Veltroni".
E come si può pensare di perdere, se sul palco a fine comizio un uomo composto
come Ennio Morricone, Oscar alla carriera, finisce per ballicchiare a ritmo di
"Mi fido di te", se Pippo Baudo entra in scena a braccia levate e
alla fine le cala intorno alla ministra Giovanna Melandri, se ad abbracciare
Walter arrivano belle del cinema di tutte le generazioni, da Stefania e Amanda
Sandrelli a Isabella Ferrari a Sabrina Ferilli che paragona Veltroni
a Berlinguer, nel senso che "ci riporta ad un'appartenenza della
politica". Poi c'è Giulio Scarpati, Mariangela Melato, Gigi Proietti,
Alessandro Haber, Serena Dandini, Ferzan Ozpetek, Gigi Magni, Franco Rosi,
Simona Marchini. Intorno a tutti ronza saltella e porta in giro quel suo sorriso
da ragazzino Jovanotti, l'autore di quella che è diventata la canzone di
Walter, "Mi fido di te", appunto. Il popolo di piazza del popolo,
dopo aver cantato l'Inno di Mameli un po' alla romana, cioè con qualche
scetticismo, - resta lì, incollato al maxi-schermo a lato del palco, per
seguire le telecamere che pizzicano tanta bella gente, una sessantina fra
cinematrografari e televisivi, abbracciarsi e augurarsi la primavera d'Italia.
Anche se ormai si è rimesso a piovere. Per l'ultimo comizio Walter è sceso
ancora una volta dal suo pullman ed è salito su un palco da concerto,
"tutto alimentato da energia solare", puntualizza Ermete Realacci.
Prima di lui parlano Nicola Zingaretti e Francesco Rutelli, candidati della
'vecchia' coalizione di centrosinistra rispettivamente alla provincia e alla
regione. Rutelli gioca in casa e si sente, chiede al suo popolo una vittoria al
primo turno per evitare un ballottaggio che accende qualche speranza alla
destra fascista di Gianni Alemanno e finisce chiamando un coro: "Se po'
fa'", a Roma il Pd si dice così. Dal Pincio, lassù sopra il palco, cala
uno striscione "Io sono laico, sono socialista", ma da qui non si
vede. Walter attacca e spiazza, cominciando a parlare del "viaggio"
che è già una meta in sé, che è il senso di un'esistenza. Non parla solo del
suo infinito tour elettorale per tutte le province italiane, indica un metodo,
con un linguaggio che non attribuiresti a un politico: "La vertigine che
non è paura di cadere ma voglia di volare", in effetti è ancora una volta
una citazione da Jovanotti. Poi snocciola i punti del programma del Pd, riforme
condivise ma niente governi di larghe, insiste sulla lotta alla precarietà,
"paragonabile a una delle forme di sfruttamento più gravi che si sono date
nel '900", torna sulla lettera che ha inviato a Berlusconi
per il rispetto della Costituzione e del Tricolore, e parte con gli affondi
contro Berlusconi, senza nominarlo. Il caso Mangano:
"Non si può dire che una persona condannata tre volte all'ergastolo è un
eroe. Quale messaggio inviamo ai nostri figli, ai nostri ragazzi, è un
messaggio devastante", i nostri eroi sono "quelli che come Falcone e
Borsellino contrastarono i criminali", difende i magistrati e il loro
"coraggio civile". Il caso Totti, sbeffeggiato da
Berlusconi per la sua amicizia con Veltroni e
Rutelli: "Francesco è un ragazzo di questa città". Standing ovation
per il capitano. Deve fare il pieno stasera, Veltroni, ha
parole cortesi anche per gli elettori di An che soffrono il secessionismo della
Lega, poi verso i leghisti, si rendano conto "che la secessione non ci
sarà". Ma a caccia di voti ci va parlando dritto a quelli della
sinistra arcobaleno: "Tutti i voti sono utili" però, dice, il
principale leader della sinistra radicale definì il presidente del consiglio un
"poeta morente". Non lo nomina ma è Bertinotti. La partita è aperta,
giura, non c'è che da giocarla. Il popolo democratico che gli sta davanti ci
crede? Alla romana, con un po' di scetticismo. Alla veltronesca: sì ma anche
no. Ma resta lì, sotto la pioggia, agitando le sue bandiere. A godersi fino
all'ultimo giorno, oggi, la sua nuova stella.
( da "Manifesto,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Verba votant Totti "A Totti ho
sempre voluto bene - digrigna i denti Berlusconi - Del
resto anche la moglie lavora a Mediaset". L'ultimo fuoco d'artificio della
campagna elettorale è il manifesto pro-Rutelli firmato dal capitano della Roma
("In bocca al lupo"), apparso a sorpresa sui muri della città. Con l'invettiva sacrilega di Berlusconi
pronunciata sotto il Colosseo che ne è seguita: "E' fuori di testa".
Ma l'uso di Totti in campagna elettorale non è nuovo. Lo stesso "in bocca al
lupo" del Capitano fu indirizzato a Veltroni
convalescente durante le ultime elezioni per il comune di Roma. E andò
bene. Però poche settimane fa il presidente della provincia Gasbarra ha difeso
così la candidatura di Rutelli: "Non possiamo pensare che se scende in
campo Totti ci siano dei problemi!". Una voce dalla platea: "Ma
Rutelli è laziale!". Tutti ricordano il "meno tasse per Totti"
apparso dal nulla nel 2000. Pochi ricordano la battutaccia di Berlusconi a Totti prima del Mondiale 2002: "Se non lo
vincete vi tocca la legione straniera, e allora dove vai con questi
capelli?" Berlusconi ci riprovò due anni dopo:
"Totti al Milan? Non è nei nostri programmi per queste elezioni
europee". Di Pietro prese al balzo il successo delle primarie dell'Ulivo e
attaccò: "Ci vorrebbe un bel gesto alla Totti: Silvio hai preso quattro
pappine, zitto e tornatene a casa". Da tenere presente che il 10 luglio
2006 Francesco Totti si è affacciato dal balcone di Palazzo Chigi con la Coppa
del Mondo in mano. Delirio. Alberto Piccinini.
( da "Manifesto,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La campagna
elettorale si chiude con Berlusconi che dilaga in
tv. A Roma Veltroni passeggia con
Benigni e riempie piazza del Popolo con Jovanotti. Bertinotti: c'è bisogno
della sinistra. Casini: con il pareggio potrei fare il premier PAGINE 2,3,4.
( da "Manifesto,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scripta manent Depressi o guardoni?
Luca Fazio Siamo depressi e un po' guardoni. I più depressi o non votano o
votano Pd o votano Pdl. I più guardoni, invece, votano per le formazioni
minori. Mica male come analisi. Per partecipare al giochino, come lo definisce
con falsa modestia il sempre lucido Giuseppe De Rita sulla prima pagina del
Corriere delle Sera, bisogna guardare le cose attraverso le lenti dello
"psichismo collettivo". La depressione, dice il prof, circola
dappertutto, "ed onestamente la fiacca campagna elettorale non ha
ravvivato gli animi". Dunque, giochino. "Se vincerà tale disagio
depresso il comportamento degli italiani potrebbe portare una riduzione dei
votanti (variabile che potrebbe portare sorprese) ma anche una passiva
accettazione della volontaristica polarizzazione che le due maggiori forze
politiche hanno voluto accreditare". Traduzione: con Berlusconi & Veltroni "ci trascineremmo allora senza novità e senza tensione
politica". Per puro caso, sullo stesso giornale, leggiamo la lettera
dell'elettore tipo: un depresso confuso, e poco guardone. Scrive: "Avevo
deciso di votare Berlusconi al Senato e Veltroni alla Camera. Non
riuscendo a capire chi sia il meno peggio, vorrei comunque rafforzare il
bipolarismo. Non sono però sicuro che in tal modo esprimerò un secco rifiuto
del palazzo e della casta. Infatti se metà degli indecisi si comporta come me e
l'altra metà fa il contrario i voti si compensano e nessuno si accorge di
niente". Boh. Ma c'è un'altra strada, suggerisce De Rita, far prevalere la
"componente guardona" (che non vuol dire votare in massa la
Santanché). "Se invece vincesse la voglia di continuare a divertirsi
guardando le vicende politiche, allora potrebbe esserci la non accettazione
della polarizzazione e la propensione a mantenere vivo lo spettacolo magari
votando per le formazioni minori". Considerato lo spettacolo, divertimento
è una parola grossa, ma comunque grazie a De Rita per aver fatto finta che a
sinistra non ci siano depressi ma solo potenziali guardoni. Visto che il prof
ci ha dato dei voyeurs, guardiamoci le ultime deprimenti fotografie che
raccontano la dimenticabile campagna elettorale. I lettori de l'Unità gongolano
per la doppia foto a colori sotto il titoletto "questione di
feeling": a sinistra (ma per caso) George Clooney stringe la mano a
Walter, a destra Silvio invece porge la mano a un Bruno Vespa odorante (odore
di santità). La coppia deprimente campeggia anche su la Repubblica, Walter
ragiona con le mani come uno statista, Silvio invece fa un gestaccio
accarezzandosi l'enorme orecchio destro (il suo punto debole, insieme alle
scarpe col tacco rinforzato). Nanni Moretti, invece, ha preso carta e penna per
convincere noi potenziali guardoni di Sinistra a deprimerci votando Pd, e anche
lui viene ritratto con un argomentare di mani che sottolinea la profondità del
suo pensiero: "Berlusconi inadatto alla
democrazia ecco perché domenica sceglierò il Pd". Il quotidiano di Veltroni pubblica anche una foto di Francesco Totti, preso
in giro da Berlusconi per la sua dichiarazione di voto
pro Rutelli: "Allora è fuori di testa". E giù foto tessere di romani
più o meno influenti che prentendono le scuse del Cavaliere (okkio che magari
se lo compra). Spettacolare anche l'incursione iconografica de La Stampa, che
sceglie lo zuccheroso Jovanotti che ha regalato il sound della campagna di
Walter: "Mi fido di te". Più deciso, anzi perentorio, il gesto di
Fausto Bertinotti sulla copertina di Liberazione, pollice e indice della mano
destra si toccano per fare il punto della situazione: "Saremo una nuova
sinistra aperta a tutti". Non è questo il momento di chiedere altro, il
professor De Rita ci ha appena spiegato che non ci dobbiamo deprimere.
( da "Manifesto,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Finale (o quasi):
( da "Manifesto,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'ultima giornata elettorale è
funestata dal caso Totti, ma il cavaliere si consola col pieno in tv: Tg4, Tg5,
Matrix, Ottoemezzo, Tv7. Tante suppliche e un'ultima promessa: con il tesoretto
aboliremo il bollo su auto e moto private Norma Rangeri Berlusconi
al Tg4, Berlusconi al Tg5, Berlusconi
a Ottoemezzo, Berlusconi a Rai-Parlamento (due volte,
prima a Raidue poi a Raitre), Berlusconi a Matrix, Berlusconi a Tv7. Nelle ultime cinque ore della campagna
elettorale, il leader del centrodestra dilaga sui nostri schermi, come ai
vecchi tempi, come sempre. E' il ritorno del buffone (titolo dell'Economist),
con le sue battute appassite, il sorriso incollato sul doppiopetto. Nessuna
clamorosa rivelazione dell'ultima ora, come aveva lasciato credere alzando la
polvere della propaganda. A Matrix tira fuori dal cappello un coniglietto
fiscale: "aboliremo il bollo sulle auto, le moto e i motorini". Poi
spiega che quei quattro miliardi di minori entrate verranno coperte dal
"tesoretto" del vituperato governo Prodi. La notizia della giornata è
il suo infinito telecomizio, l'unica comunicazione che alla fine conta per lui:
essere sul piccolo schermo come nessun altro può fare. Ricevere la luce delle
telecamere e parlare a milioni di telespettatori, quelli che non sono andati
nelle piazze italiane perché lo aspettavano lì, dove li ha sempre incontrati, nella
piazza virtuale. I suoi giornalisti preferiti, Fede e Mimun, gli rendono
omaggio ospitandolo nei telegiornali Mediaset, per l'ennesima replica.
Necessaria, indispensabile per arrivare nelle case di tutti quei telespettatori
che non leggono i giornali, lo zoccolo durissimo della campagna elettorale, i
più importanti per lo sprint finale. Deve spingere nella cabina elettorale chi
sta guardando il bollettino di Fede, e svolge il compito plasticamente
incorniciatocon i servizi che precedono e seguiranno le sue parole: il disastro
di Napoli e della Campania. Quelle montagne di rifiuti sono il miglior concime
dell'annunciata vittoria, il luogo ideale per recitare il rosario (frontiere
chiuse agli immigrati, case al popolo...), e raccontare l'odore di santità che
lo avvolge: "Dopo i comizi mi baciano, mi abbracciano, mi danno la
carica". Ma gli preme soprattutto rivolgere "un appello, una
supplica: chi ha votato Udc, chi pensa di votare Storace, sappia che i sondaggi
non gli danno nessuna possibilità". Lo ripeterà quattro ore dopo a Matrix.
Sugli schermi del Tg5 ha le spalle coperte da una grande parete luminosa con il
simbolo del partito e davanti un direttore che gli rivolge domande epocali:
"E' preoccupato, in caso di vittoria?", "Veltroni ha detto
che lui è il nuovo, lei come replica?", "Cosa si deve aspettare il
popolo delle libertà?". Pura retorica berlusconiana, accompagnate
dall'affettuoso congedo, che annuncia la staffetta: "Tra poco la vedremo a
Matrix". All'appuntamento con Mentana mancano ancora un paio d'ore, nel
frattempo c'è già chi lo sta aspettando nello studio di Ottoemezzo.
Accolto da Armeni, persino preoccupata della stanchezza dell'ospite
("grazie per essere venuto, per questa ultima fatica televisiva"), il
proprietario di Mediaset, che è anche il massimo garante del nanismo de La7, si
vede rivolgere da Lanfranco Pace la domanda cruciale: il conflitto di
interessi. Si vede che fa un sacrificio grande ("sono costretto a fargli
la domanda rituale sul conflitto di interessi"), e vuole subito mettere le
cose in chiaro: "Penso che il suo conflitto sia irresolubile perché lei o
non dovrebbe fare più politica o dovrebbe vendere le sue aziende, e sarebbe
veramente un esproprio". Il più è fatto, Berlusconi
può dilagare, è lì per questo. Sventola la spazzatura del volantino con cui
Alemanno sta facendo la campagna elettorale a Roma, ripete, straripa sui tempi,
alla faccia della par condicio. Il monopolista della nostra democrazia
televisiva ha ancora davanti tutta la seconda serata. Che anticipa con una visita
a Raidue, atteso da Bruno Vespa nella veste di conduttore di Rai-Parlamento,
mentre, in contemporanea, su Canale5, Walter Veltroni
riesce a interrompere, grazie a un vero sorteggio, la maratona berlusconiana.
Il leader del partito democratico riceve applausi in alcuni passaggi del suo
discorso. Quando attacca sullo stalliere mafioso di Dell'Utri, quando si
riferisce alla condizione dei precari, quando accenna al vantaggio del suo
avversario che potrà contestare le sue affermazioni. Come puntualmente si
verifica appena Berlusconi entra in scena. Il
Cavaliere parla tra gli applausi, è a casa sua e si deve vedere. Sempre più
frequenti, gli applausi sommergono le sue parole, imbarazzanti al punto che
Mentana deve richiamare la platea "così vi trasformate in una
claque". Mentana lo lascia dire, e, alla fine, commente l'errore di non
congedarlo. Mentre il conduttore sta spiegando la scheda elettorale, Berlusconi entra nell'inquadratura e vorrebbe indicare il
simbolo dell'odiato Di Pietro. Mentana alza la voce e spegne la luce.
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA "L'unico antidoto allo
strapotere della Lega Nord è l'Udc. E questo è l'unico voto davvero utile,
anche per difendere i valori moderati. Del resto, soltanto noi abbiamo il
coraggio di affrontare i temi etici. I cattolici se ne sono resi conto",
avverte il candidato premier dei centristi, Pier Ferdinando Casini, che nel
forum del Messaggero si dichiara "pronto ad assumere l'incarico di guidare
il governo in caso di pareggio". "Sia che vinca
il Pd di Veltroni, o il Pdl di Berlusconi, nessuno sarà in grado di
governare - spiega - potranno avere l'incarico per formare un esecutivo, ma, in
breve tempo, le speranze e le promesse si trasformeranno in frustrazioni e
qualunque governo diventerà un grande buco nell'acqua. In quel caso,
l'Udc farà un'opposizione responsabile, prenderemo esempio da La Malfa".
E, rispondendo a Berlusconi, che invita a votare solo
per il Pdl, Casini assicura: "Raggiungeremo il quorum, eccome, nel Lazio e
altrove. E saremo determinanti", dice, spiegando che "il Pdl senza la
nostra forza moderata, che si rifà al Partito popolare europeo, si è
trasformato in una destra populista, sottoposta al ricatto di Bossi, perchè An
è ormai totalmente ininfluente. E con la preponderanza della Lega- avverte- gli
scontri istituzionali si moltiplicheranno". "Questa è una campagna
elettorale strana, sento qualcosa di impalpabile. Non c'è entusiasmo, anche nei
cosiddetti grandi partiti", riflette Casini, secondo il quale "Berlusconi ha ormai perso la sua spinta propulsiva. Per
questo - spiega - l'Udc può attingere a quell'elettorato, realizzando
un'impresa che in condizioni normali sarebbe stata impossibile".
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Agna elettorale. Berlusconi
annuncia che utilizzerà i 4 miliardi di extragettito per l'abolizione graduale
del bollo auto, cominciando dalle utilitarie. Veltroni conferma
l'intenzione di voler destinare il gettito accumulato all'aumento di salari e
pensioni e bolla come "non credibile" la promessa del Cavaliere.
Il leader del Pdl torna anche sul voto utile e scatena la reazione di Udc e de
"La Destra" che lo accusano di violare la legge diffondendo sondaggi.
Nel frattempo l'inchiesta della procura di Reggio Calabria su presunti brogli
nel voto all'estero coinvolgerebbe il senatore di FI Dell'Utri, che però nega.
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO AJELLO ROMA Quando arriva
l'annuncio choc del Cavaliere? Lo spara subito, appena si siede sulla poltrona
bianca di "Matrix" dalla quale s'è appena alzato Veltroni? Se lo tiene per l'appello finale? La sorpresona arriva prima
della prima interruzione pubblicitaria: "Aboliremo il bollo sulle
automobili, sulle moto e sui motorini!". Applausi in studio, per il triplo
bonus regalato da Silvio. Ma Walter s'era preparato la contromossa, prevedendo
(pur senza conoscerla nei particolari) la mossa: "All'ultimo
momento, in tutte le campagne elettorali, escono i conigli dai cilindri. Ma
questi conigli, per camminare, hanno bisogno di zampe". Ovvero: Silvio
dove troverà i soldi per donare libertà di circolazione al popolo finalmente
libero dalle tasse che frenano la loro corsa su strada? Ma ora è il Cavaliere
in scena. E quando lui è entrato e l'altro è andato via, non si sono visti e
neppure sfiorati. "Ma dopo le elezioni gli telefonerò, perchè fra i tanti
miei difetti non c'è quello della maleducazione", promette Walter. Il
quale fa il nuovista, il freschissimo, il futuro è tutto e basta col passato.
Mentre Silvio fa l'usato sicuro. E difende il valore dell'esperienza:
"Basta col nuovismo, servono al governo persone esperte e consolidate. E
ora governeremo ancora meglio perchè ci siamo liberati di quelle spine nel
fianco che erano Casini e Follini". Berlusconi
sta a "Matrix" ma anche ovunque nel panorama televisivo, ieri. Giri
canale, dal Cinque a RaiDue, e te lo ritrovi ancora davanti in seconda serata.
E sempre piuttosto in forma. Mentana, equilibrato, gli ricorda questa sua
diffusa presenza mediatica, ma Silvio è tutto preso nei suoi ragionamenti e va
avanti con loro. Proprio come un usato sicuro che, per di più, sta per
liberarsi dal giogo del bollo automobilistico. La sfida fra i due è anche sui
mezzi di comunicazione. Walter ha promesso di telefonare a Silvio dopo l'esito
delle elezioni. Silvio, "essendo giovane e usando i mezzi dei
giovani", promette che "manderò un sms a Veltroni",
all'indomani del verdetto del voto. Intanto, il leader del Pdl deve sfruttare
il vantaggio di parlare dopo il leader del Pd e mostra un figliettino sul set:
"Non volevo replicare alle cose dette dal mio avversario, ma sono tali e
tante le 43 impressionanti bugie che ha pronunciato e non posso non tirarle
fuori dal mio stomaco". E con l'aiuto del fogliettino, si toglie i rospi
procuratigli, nella pancia, da Veltroni: "Mente
quando dice... mente quando dice... mente quando dice...E mente quando dice che
noi sappiamo solo odiare. Vi assicuro, siamo gente ironica e allegra e non
cupa. E lui la smetta di fare il buono". Sembra il rap del Cavaliere! Veltroni, invece, ha avvolto gli attacchi all'avversario
dentro un suono di flauto. Con un acuto, riguardo alla squadra di governo del
Pdl: "I loro futuri ministri sono un deja vu. E' come se rimette in campo
la vecchia Inter di Sarti, Burgnich, Facchetti... fino a Jair".
L'interista Mentana gode. E poi amichevolmente accompagnerà l'ospite fuori dal
set, facendogli domande fin dietro le quinte. Televisivamente, la trovata funziona.
Sarà l'atmosfera dello studio, che somiglia a un teatro con la gente sugli
spalti, di fatto i due concorrenti sembrano a loro agio. E spigliati. Fino
all'appello finale. Quello di Walter è di tipo sociale: "L'Italia
rappresentata da una ragazza di quattordici anni, che non c'è più, e regalava
per Natale ai suoi genitori l'adozione a distanza di bambini poveri. Ecco,
anche questa è l'Italia, la bellissima Italia reale che vuole voltare
pagina". L'appello finale di Silvio ("Lo faccio con il cuore in mano")
parla invece della Destra e dell'Udc: "Non votateli!".
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Artita vivacissima e super-pop. Con
Totti in mezzo al campo ("È fuori di testa", aveva detto Berlusconi, contestando l'appoggio del Pupone a Rutelli) e
l'intero arco costituzionale che ruota intorno a lui, per andargli addosso o
per difenderlo. Il Cavaliere prova a sdrammatizzare: "A Francesco voglio
bene e sua moglie Ilary lavora anche per le mie tv". Ma
il capitano della Roma non sembra gradire l'uscita: "È pazzesco",
commenta Totti, "ora mettono in mezzo anche mia moglie". Intanto, nel
comizio finale di Veltroni a Piazza del Popolo, il Pupone diventa suo malgrado un eroe
democrat. Mentre Silvio insiste: "Lo strumentalizzano".
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Domani urne
aperte. Brogli nel voto all'estero, spunta Dell'Utri. La replica: un polverone,
non ho avvisi Berlusconi-Veltroni, ultimo duello
Il Cavaliere: abolirò i bolli auto e moto. Il leader Pd: non è credibile.
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I avrebbe risposto: "Sì, ho i
tacchi". Il problema in questi casi è che l'intervistatore non sa come
concludere: lo supponevo..., ma allora è vero... I leader, che
hanno fatto una campagna lunga e faticosa, hanno stampato sul volto i
chilometri e le tensioni. Guardate Veltroni,
dimagrito e pallido. Anche Pier Ferdinando Casini, che appare fra tutti il meno
strapazzato, ha ogni tanto negli occhi lampi di stanchezza. Ma ormai siamo al
giorno del silenzio. M.C.
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARCO CONTI ROMA - L'appello per
"un voto utile" Sivio Berlusconi lo
trasforma a poche ore dal voto in "supplica" agli elettori dell'Udc e
della Destra "perchè riflettano sulla legge elettorale e sul fatto che
questi partiti non raggiungeranno la soglia del 4% alla Camera e dell'8% al
Senato". Un "appello specialissimo" del candidato premier del
Pdl che manda su tutte le furie sia Casini che Storace per ciò che a loro
giudizio è una palese violazione della legge sul silenzio dei sondaggi.
Annullato il comizio ad Udine, il Cavaliere trascorre la sua giornata passando
da uno studio televisivo all'altro, da una telecamera all'altra, in un turbine
di interviste che si conclude in serata nello studio televisivo di Matrix.
Stavolta, a differenza di "Porta a Porta", il sorteggio ha dato a Veltroni la possibilità di parlare per prima. Il leader del
Pdl ha ascoltato passo-passo il suo sfidante e quando tocca a lui parte a testa
bassa. "Ho sentito e preso appunti. Non avrei voluto replicare, ma il
ribaltamento della realtà è tale che non posso non farlo". Sbirciando ogni tanto un foglietto zeppo di note, Berlusconi attacca sostenendo che Veltroni ha detto il
falso sull'andar da solo perchè si è alleato con "il giustizialista Di
Pietro" e alle amministrative "va a braccetto con la sinistra".
Falso anche il recupero del Pd, falso che a piazza del Popolo erano 100 mila,
al massimo 40 mila. Falso "che ho attaccato il capo dello
Stato". Soprattutto è per Berlusconi
assolutamente una menzogna che "loro sono i buoni. E' un buonismo di
facciata "come dimostra il fatto che nel corso di tutta la campagna
elettorale non ha avuto mai il rispetto di chiamarmi per nome e mi hanno mosso
accuse "insolenti e ridicole". Dopo il lungo sfogo si entra nel
merito del programma e della squadra di governo che poco prima Veltroni ha attaccato giudicandola un "deja-vu".
"E' meglio che sia formata da persone con esperienza", perchè
"tutto questo nuovismo è pericoloso", ribatte Berlusconi
confermando le indiscrezioni dei giorni scorsi. Tremonti ci sarà "perchè
sarebbe un suicidio gettare al mare l'esperienza fatta in cinque anni".
Nomi nuovi Berlusconi non ne fa, ma promette
"dodici ministri e una squadra di sessanta componenti". Nessun
accenno a Bossi-ministro, anche se il leader della Lega continua ad attaccare
"Roma ladrona". L'abolizione, "graduale ed entro metà della
legislatura del bollo auto" "a cominciare dalle utilitarie e dai motorini"
è l'annuncio a sorpresa che Berlusconi fa con
annunciando che utilizzerà i 4 miliardi di euro dell'extragettito, ammettendo
per la prima volta che potrebbe esserci il "tesoretto" messo da parte
da Padoa-Schioppa. Poi l'abolizione dell'Ici, l'introduzione del quoziente
familiare, la promessa di abolire "gradualmente" le province e di
alzare le pensioni minime. Sulla mafia Berlusconi non
accetta lezioni e ricorda le operazioni contro la criminalità organizzata fatte
dal suo governo e "il record" che ha la sinistra dove governa di
indagati e di comuni sciolti. Chiusi i 40 minuti di trasmissione con Berlusconi, Mentana ha provato a spiegare le modalità di
voto. Ma il Cavaliere è rientrato in studio: "No. Se fa così, il voto è
nullo". Mentana gli ha tolto la parola e ha lanciato la sigla: "Non
c'è più tempo". E Berlusconi è andato via dagli
studi del Palatino contrariato. Poi però ha precisato: "Mentana è stato
correttissimo. Sono preoccupato perché tanti elettori nostri e del Pd - abbiamo
calcolato il 32% - possono sbagliare a votare".
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di LUCIANO COSTANTINI ROMA La
prossima settimana Enrico Letta vorrebbe incontrare i sindacati. E non è detto
che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio non riesca, nella sua
veste di "esploratore" governativo tra organizzazioni di categoria e
Air France, ad individuare la pista giusta. "E' una corsa contro il tempo
- ammette perchè la compagnia ha sempre meno risorse disponibili ed è
responsabilità di tutti arrivare ad una soluzione prima che queste siano
finite". Si tiene a distanza Romano Prodi: "Sì, penso che dobbiamo
trovare una soluzione che funzioni". Mandano a dire i sindacati: "Non
c'è un'altra opzione rispetto ad Air France. E la prossima settimana si
potrebbero anche gettare le basi per un pre-accordo, ma solo se i francesi
correggeranno il loro piano". Lo scenario futuro è comunque legato
all'esito delle elezioni quando le posizioni in campo potrebbero cambiare più o
meno radicalmente. Intanto muteranno anche alcuni interpreti, attori a vario
livello, che hanno caratterizzato tutta la fase della privatizzazione di
Alitalia. I sindacati, con toni sommessi per quanto discreti, spiegano che
l'avvento al dicastero dell'Economia di un nuovo ministro, meno rigido di
Tommaso Padoa-Schioppa potrà soltanto rendere più agevole la trattativa con i
francesi. Altra novità, sempre secondo i sindacati, la consapevolezza ormai
acquisita da parte di tutti che il negoziato (non esclusivamente legato ad Air
France) dovrà svolgersi solo a palazzo Chigi. Tre gli interlocutori: le
organizzazioni sindacali, il governo, la compagnia transalpina. "Trattare
al quartiere generale della Magliana non avrebbe senso - avvertono i vertici
delle sigle di categoria - e comunque non ci interessa discutere solo con
Alitalia. Il governo, qualunque sarà, dovrà essere in campo". "Noi
restiamo - insistono - sulle nostre posizioni: meno esuberi e impegno a far
restare Az-Fly e Az-Servizi all'interno dello stesso perimetro Alitalia".
La vicenda è stata utilizzata in campagna elettorale. Il voto avrà
inevitabilmente un grande peso sul futuro della nostra ex compagnia di
bandiera. In casa sindacale vengono disegnati tre scenari: vince
Berlusconi e Air France dovrebbe inevitabilmente rivedere le proprie
strategie; vince Veltroni e allora il negoziato con Parigi avrebbe una nuova accelerazione
anche se non è scontato che porterebbe ad un'accordo; dalle urne esce un
sostanziale pareggio che potrebbe partorire un'intesa bipartisan favorevole
alla soluzione francese, ma dai contenuti diversi da quelli voluti da
Jean Cyril Spinetta. E potrebbe essere lo stesso Letta a gestire il tavolo.
Ovviamente, l'eventuale discesa in pista di nuove cordate potrà avvenire solo
dopo le elezioni e solo dopo un eventuale fallimento della trattativa con Air
France. Si muove a fari spenti Lufthansa. Resta alla finestra Air One. Fonti
vicine a Carlo Toto spiegano che "c'è ancora interesse per un'iniziativa
di risanamento e rilancio rispondente a rigorosi criteri industriali e di
mercato, ma non senza aver effettuato una seppur breve due diligence, finora
purtroppo impedita. Una verifica sui conti Alitalia è condizione necessaria per
la formalizzazione di qualunque impegno vincolante".
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABIO ROSSI Le due priorità:
sicurezza ed emergenza casa. Luciano Ciocchetti, candidato sindaco dell'Udc,
ribadisce i punti fondanti del suo programma anche nel giorno della chiusura
della campagna elettorale. Ed erano tanti i sostenitori del partito centrista
che, nonostante la pioggia, hanno risposto all'appello della chiusura della
campagna elettorale a ridosso di Castel Sant'Angelo. Sullo sfondo, la cupola di
San Pietro, a ricordare con Ciocchetti "che Roma è la Capitale del
cattolicesimo i cui valori, insieme a quelli della famiglia, caratterizzano
l'impegno politico dell'Udc". "In questi due mesi ho attraversato una
città meravigliosa, incontrando la grandiosa umanità dei cittadini romani -
sottolinea il candidato sindaco - Ma ho visto anche una città ridotta in
condizioni difficili: Roma ha bisogno di una cura da cavallo in materia di
sicurezza, mobilità, emergenza casa e decoro urbano". Soprattutto, spiega
Ciocchetti, "la città necessita di un sindaco che sia presente sul
territorio, che sia in continua comunicazione soprattutto con le periferie:
bisogna rafforzare la percezione della presenza dello Stato tra i
cittadini". Il maxi-palco, con vista sul Cupolone, è tutto un richiamo ai
valori del popolo dell'Udc. Ai lati, due megaschermi rilanciano una sorta di
"blob", con immagini di Silvio Berlusconi e Walter Veltroni alle prese con annunci e dichiarazioni rilasciate negli ultimi
anni. "L'impegno che prendo con tutti i cittadini romani sarà quello, se
eletto, di attuare punto per punto il mio programma elettorale - assicura
Ciocchetti - Se non dovessi fare quello che durante la campagna elettorale ho
promesso a tanta gente e alle categorie che ho incontrato, sarò pronto
anche a lasciare la politica". "Lo stesso impegno che prendo con
Roma, chiedo che gli elettori lo rivolgano agli altri candidati - aggiunge il
candidato sindaco dell'Udc - A Roma non servono chiacchiere, ma fatti. Sono
nato e cresciuto in questa città, ho un legame troppo profondo per promettere
alla gente cose irrealizzabili o impossibili da fare. Spero che anche gli altri
candidati facciano lo stesso". Sul palco anche il candidato Udc alla
Provincia, Armando Dionisi. "Sono due grandi candidati - rimarca il leader
nazionale Pier Ferdinando Casini - Nella loro scelta di mettersi in gioco c'è
una prova di grande lealtà nei confronti del partito a cui appartengono".
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di LUCA LIPPERA Ultime ore di
vigilia prima del duello. Da domani mattina i romani votano per il nuovo
Parlamento e per scegliere il ventunesimo Sindaco della capitale nella storia
del dopoguerra. Il primo, nel 1944, fu Filippo Andrea Doria Pamphili, un
principe, nominato commissario in una città appena uscita dalla guerra e
dall'occupazione tedesca. L'ultimo è stato Walter Veltroni,
passato alla guida del Centrosinistra, in carica dal maggio del 2001 allo scorso
febbraio. Ai seggi riceveremo ben cinque schede: si decidono non solo le sorti
della Camera, del Senato e del Campidoglio, ma anche quelle della Provincia e
dei diciannove Municipi. Domani le urne sono aperte dalle 8 alle 22. Lunedì
dalle 7 alle 15. I cittadini che hanno diritto al voto sono circa due milioni e
158 mila. Ai seggi bisogna portare un documento valido e la Tessera Elettorale.
Chi l'avesse smarrita, può chiederne copia all'Ufficio Elettorale del
Campidoglio, in piazza Guglielmo Marconi, all'Eur. Gli sportelli in questi
giorni sono aperti dalla mattina alla sera senza interruzione. Gli
handicappati, se hanno un certificato specifico rilasciato dal medico legale di
una Asl, possono farsi portare ai seggi gratuitamente dai pullmini messi a disposizione
dal Comune. Ma bisogna prenotarsi. Ecco i telefoni: 06-96.66.83.13 oppure
06-96.66.83.14. È la seconda volta che a Roma le Politiche e le Amministrative
si tengono nello stesso giorno. Il battesimo ci fu nel 2001. La scalata al
colle delle Oche e della Lupa e al balcone che domina i Fori è piena di
"rocciatori". I pretendenti allo scranno più alto dell'Aula Giulio
Cesare, uno dei simboli del Comune, il posto dove tradizionalmente siede il
Sindaco, sono ben quattordici. Ventinove le liste che li sostengono. Ma tante,
è chiaro, raccoglieranno solo poche briciole, spiccioli di voti. È la quinta
volta che i romani scelgono direttamente il Sindaco della città. La prima fu
nel 1993, quando è entrata in vigore la nuova legge elettorale per i Comuni. La
scheda per il Campidoglio è azzurra, grigia quella per i Municipi. Non è detto
che la partita si chiuda tra domani e lunedì. Se nessuno dei candidati prenderà
subito la metà più uno dei voti validi, domenica 27 aprile ci sarà il
ballottaggio tra i due meglio piazzati al primo turno. Il candidato del
Centrosinistra, Francesco Rutelli, sostenuto dal Pd, dalla Sinistra Arcobaleno
di Bertinotti e da alcune liste civiche, è stato già Sindaco di Roma due volte,
dal 1993 al 2001. Non è ancora un record. Il più inossidabile, nella storia
post-bellica della città, resta il democristiano Salvatore Rebecchini, con un
"regno" ininterrotto di nove anni, dal 1947 al 1956. Giovanni
Alemanno, ex Ministro dell'Agricoltura, esponente di spicco di An, è il candidato schierato dal Centrodestra di Berlusconi contro l'ex vicepresidente del Consiglio. Alemanno, nel 2006, fu
sconfitto da Veltroni con un ampio margine. L'Udc di Casini ha messo in campo Luciano
Ciocchetti, la Destra direttamente il suo leader, Francesco Storace. C'è anche
il Psi di Boselli che si affida a Franco Grillini. Le sezioni elettorali
sono in tutto 2.600. I seggi si costituiranno oggi pomeriggio alle quattro.
Scrutatori e presidenti dovranno presentarsi all'indirizzo indicato nel decreto
di nomina. Lo spoglio delle schede per il Sindaco inizierà soltanto martedì
pomeriggio. I primi risultati ufficiali, quindi, si sapranno soltanto nelle ore
successive. Il numero delle schede e il meccanismo di voto fanno temere, a
molti, una valanga di errori. L'Ufficio Elettorale del Comune ha ricordato, nei
giorni scorsi, che c'è un modo praticamente infallibile per non commettere
sbagli: affidarsi alla semplicità. Tracciare cioè un segno soltanto uno sul
simbolo del partito che si è scelto.
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"C'è una grande
partecipazione, superiore a quella di ieri al Colosseo". Francesco
Storace, segretario e candidato sindaco de La Destra, ha chiuso ieri in piazza
del Pantheon la sua campagna elettorale, "la più bella che abbia
fatto". L'ex governatore del Lazio si dice soddisfatto per la grande
affluenza che ha caratterizzato anche il comizio finale: "La gente che c'è
fa capire che la Destra è ancora viva - sottolinea - Lo dimostrano le tante
fiamme che gli elettori troveranno sulla scheda". Con lui la candidata
premier Daniela Santanché, il candidato presidente della Provincia Teodoro
Buontempo e tanti esponenti in lizza per le Politiche e le Amministrative, a
partire da Fabio Sabbatani Schiuma, capolista per il consiglio comunale.
"Basta con i campi nomadi abusivi perché? in questi ultimi quindici anni
sono aumentati - argomenta Storace - Come sindaco vorrei poter avere la delega
per la sicurezza e mandare il comandante della polizia municipale a chiudere
quelli irregolari". Poi una frecciata al Pdl: "La prossima volta che
torneranno al Colosseo facciano organizzare a noi". E sul caso Totti:
"Berlusconi è riuscito nello straordinario
capolavoro di far sapere a tutti, ma proprio a tutti, che Totti sostiene
Rutelli - dice Storace - Non bastava la Lega, con le sue sparate; non bastava
il simbolo elettorale, in cui un milanese dice per chi devono votare i romani;
adesso anche la contestazione inutile sul voto di Totti. Alemanno lo avrà
senz'altro ringraziato, anche perché va a finire che, magari, il 10 giallorosso
ci ripensa in cabina e vota per me". "Caro Francesco, se diventerai
sindaco di Roma prepara i fogli di via per i leghisti", dice Buontempo,
rivolto a Storace: "Costruisci un circuito speciale per dimostrare che
sono una casta, come quando hanno fondato una banca che li ha portati al
fallimento o come quando hanno preso una tangente che poi hanno giustificato
come "per sopravvivenza". Chi fa il voto disgiunto è un traditore
infiltrato in mezzo a noi - aggiunge Buontempo - È un traditore, quindi dategli
un calcio nel sedere". "Bisogna chiudere la
stagione di Veltroni che aveva detto che sarebbe andato in Africa e che invece
l'Africa l'ha portata qui - sottolinea la Santanché - Con Francesco Storace
Roma sarebbe una città migliore e con Teodoro Buontempo la Provincia
cambierebbe musica". Fa.Ro.
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO RIZZA e CLAUDIA
TERRACINA ROMA "Sento qualcosa di impalpabile. Credo che questa non sarà
la prima campagna elettorale di una nuova fase, ma l'ultima di questa pseudo
seconda Repubblica. Non c'è nessun entusiasmo, anche negli elettori dei cosiddetti
partiti maggiori. Berlusconi ha esaurito la sua spinta
propulsiva, per questo noi dell'Udc possiamo attingere da quell'elettorato e
realizzare un'impresa che in condizioni normali sarebbe stata
impossibile"... Pier Ferdinando Casini sferra l'ultimo attacco a
"Veltrusconi", mentre si chiude la campagna elettorale. Presidente
Casini, Berlusconi ha chiamato in causa le
istituzioni, Quirinale compreso. Cosa accadrà dopo il voto? "Queste cose
non capitano a caso. Sono il frutto di scelte politiche fatte a freddo,
ciniche: l'aver tagliato fuori l'Udc, non per una questione personale contro di
me, ha di fatto reso la Lega determinante. Poichè manca la componente moderata,
il centrodestra s'è trasformato in una destra populista. Non ha nulla a che
fare con il Partito popolare. La concezione proprietaria che anima il Pdl è
peggio di quella che animò Forza Italia agli albori, perchè almeno lì c'era uno
stato di necessità. Chi sceglie Berlusconi sappia che
vota uno e prende due". Intende Bossi? "Assolutamente sì. E' una cosa
che già avvertono tutti, non solo a Roma, ma persino in Veneto e Lombardia,
visto che Bossi pretende già le presidenze delle giunte di quelle regioni. La
"golden share" del Pdl è stata data alla Lega, chi sceglie il
Cavaliere, in caso di vittoria, consegna a Bossi il futuro del Paese".
Allora il voto utile qual è, secondo lei? "Il voto al centro moderato,
perché è anche un antidoto al leghismo". Berlusconi
dice di avere sondaggi che danno la Destra fuori dal Parlamento e l'Udc fuori
dal Senato. "Berlusconi commette un doppio reato.
Cita sondaggi quando la legge lo vieta e in più li cita falsi. Chi si candida
per governare il Paese deve innanzitutto rispettarne le leggi e dire la verità.
E noi saremo determinanti in Senato, a partire dal Lazio". E lo scontro
istituzionale? "Continuerà anche dopo il voto. Nessuno aveva ancora
coinvolto il Capo dello Stato tirandolo per i capelli". Cosa è stato, un
avvertimento di Berlusconi per ottenere l'incarico da
Napolitano anche se non dovesse avere la maggioranza in tutte e due le Camere?
"Io gli darei l'incarico anche se non avesse la maggioranza al Senato. Ma
il problema viene dopo, e riguarda chi gli farà fare il governo. Io no di
certo. Se poi Veltroni lo vorrà aiutare, si
accomodi". Si va allora verso un premier "terzo"? Lei pensa di
avere chance? "Non mi tiro certo indietro rispetto alle scelte del Capo
dello Stato, le rispetto. Noi lavoriamo per essere determinanti e un eventuale
pareggio ci consentirebbe di esserlo. Nell'ipotesi di una larga coalizione non
ci tireremmo indietro, anche perché sia che vinca Berlusconi o che vinca Veltroni sarà comunque un grande
buco nell'acqua e le speranze si trasformeranno in frustrazioni". Se
invece uno dei due avrà una maggioranza certa? "Ci siederemo
tranquillamente in Parlamento e daremo il nostro contributo con grande senso di
responsabilità". Un'opposizione di buonsenso? "Ovviamente
spero di essere al governo, determinante. Diciamo che l'Udc non avrà
atteggiamenti sfascisti. La nostra sarebbe un'opposizione alla La Malfa, di
contenuti, costruttiva per il Paese, mai un'opposizione ideologica".
Perché Fini si è allineato a Berlusconi? "Mi pare
chiaro, per opportunismo. Fa capire quale sia la sua ossessione: essere
intruppato con il vincente". Per ereditare la ditta? "Fini non è
sciocco, sa benissimo che l'ultimo a cui Silvio lascerà lo scettro è lui. La
sua scelta è più contingente, è figlia della voglia di An di non contarsi,
aveva paura di farlo rispetto a Storace". Che ruolo svolgerà An per
moderare la Lega? "Ormai An è del tutto irrilevante". Berlusconi ha lasciato aperte le porte all'Udc, mentre il Pd
utilizza la "golden share" della Lega per lanciarvi messaggi. E'
tentato da queste due sirene? "Assolutamente no. Siamo alternativi al Pd
anche sul piano dei contenuti. Per quanto riguarda Berlusconi,
ci ha aperto le porte dopo aver spiegato che non ci deve votare nessuno. E'
insultante e inaffidabile. Sta invecchiando, di solito si invecchia con la
saggezza, invece lui invecchia nell'inaffidabilità. Ne prendiamo atto, ci è
simpatico come prima, ma è sempre un adorabile imbroglione". Che pensa dei
due grandi partiti, Pd e Pdl, appena nati? "Che hanno incorporato le
contraddizioni di un bipolarismo malato. I due grandi partiti sono due grandi
finzioni. Io addirittura, riguardo al Pdl, francamente non so neanche se dopo
il voto ci sarà ancora il Partito delle libertà. Probabilmente, tra qualche
mese, si dirà che è stato l'ennesima pubblicità di Berlusconi.
Fini avrà fatto la furbata di non contarsi. Il Pdl durerà lo spazio di un
mattino". Qual è il messaggio che manda ai cattolici? "Il fatto è che
sia il Pd che il Pdl mettono i temi eticamente sensibili fuori dalla campagna
elettorale perché li imbarazzano. Come fanno ad andare d'accordo la
Prestigiacomo e Fini da un lato, Pisanu e Bondi dall'altro? Come farà la Bonino
a intendersi con la Binetti? Per noi invece bisogna parlare della vita, della
morte, dell'eutanasia, perché sono argomenti che riguardano le persone, le
famiglie, i bambini. Sono temi di coscienza, è vero, ma su questi noi votiamo
in Parlamento". Pochi giorni fa Berlusconi ha
dichiarato che il cardinale Ruini sa bene quale sia il voto utile.
"Secondo Berlusconi è solo quello per lui. Ma è
un suo problema. Oggi il mondo cattolico ha una pluralità di opzioni, non c'è
più l'unità politica dei cattolici. Per quanto riguarda Ruini, la differenza è
che se Berlusconi lo incontra due volte lo dice a
tutti, se io lo vedo dieci volte non lo dico a nessuno". Dopo il voto
riprenderete il dialogo sulle riforme? "Credo che non siano la priorità
per gli italiani che non arrivano alla fine del mese. Comunque, noi proponiamo
un'Assemblea costituente da votare insieme alle Europee". Ritiene che le
vostre proposte siano state individuate dagli elettori? "Metto in luce tre
cose. Primo, ci siamo sottratti al festival delle promesse, la gente ha capito
che abbiamo parlato il linguaggio del dovere, della responsabilità, del merito,
dell'autorità. Secondo, abbiamo posto con forza il tema dell'identità cristiana
dell'Italia, che è anche il tema della connessione tra l'Occidente e la difesa
dell'identità cristiana. Cose che vanno oltre l'essere credenti o non
credenti". Il terzo punto? "La modernizzazione dell'Italia. Il
nucleare, i rigassificatori, le opere pubbliche, tutte questioni che abbiamo
posto prima degli altri". Cosa intende per responsabilità e merito?
"Il punto è: perché in Italia non si fanno certe cose? Perché il Comune X
non decide di fare il rigassificatore? Perché c'è un processo di
deresponsabilizzazione che fa sì che nessuno si assuma l'onere di scelte
impopolari. Perché Berlusconi non ha affrontato il
tema Alitalia quando era al governo? In quei 5 anni l'Alitalia ha perso
miliardi, e non perché c'era un cattivo management, come ha detto lui. Ma
perché subiva oneri impropri su Malpensa. E Berlusconi,
che era ed è al laccio della Lega, non poteva e non potrà porre il
problema". Il merito è un problema ineludibile per scuola, università e
ricerca? "Bisogna rompere con la vecchia cultura post-sessantottina. Oggi
i laureati non hanno nulla in mano, non possono entrare nel mondo del lavoro
perché i titoli sono svalutati. Per questo, bisogna rivedere i criteri di
accesso alle facoltà e anche la moltiplicazione delle università e la
metodologia per selezionare i docenti, come il Messaggero ha segnato più volte
con le sue inchieste. Bisogna stare attenti: se tutti si iscrivono a Scienze
politiche o Sociologia, si creano solo fabbriche di disoccupati". Che fare
sul nucleare? "Proponiamo di insediare una commissione tecnica, non
politica, che studi le modalità per ripartire con la ricerca del nucleare di
terza generazione. E le centrali si devono fare anche in Italia, non solo in
Albania. Ci sono già i siti per i depositi radioattivi, come Scanzano".
Sull'immigrazione e la sicurezza le ricette sono le più svariate. Voi cosa
proponete? "Siamo per favorire l'arrivo di una immigrazione qualificata,
come fanno in Germania e in Inghilterra. La nostra è di basso livello
qualitativo, purtroppo. Ma dobbiamo garantire la massima accoglienza agli immigrati
regolari che lavorano, mentre serve il pungo duro con i clandestini. Per i
primi proponiamo il voto amministrativo dopo 5 anni e anche la cittadinanza a
patto che conoscano bene la lingua e le nostre tradizioni. E bisogna mettere la
polizia nelle condizioni di avere i mezzi per contrastare la criminalità e
avere pratiche di respingimenti efficaci. Fondamentale è riaprire i Centri di
permanenza temporanea, come dicono anche Berlusconi e
Fini, e come chiede l'Europa". E la droga? "La nostra linea è durissima,
la tolleranza zero. Favorevoli a che i Nas controllino le scuole. E ad un giro
di vite contro chi guida ubriaco e sotto effetto di stupefacenti".
Parliamo di Roma. Che ne dice della polemica di Berlusconi
con Totti che tifa per Rutelli sindaco? "Per me ogni calciatore può dire
quello che vuole, se Totti vota Rutelli avrà i suoi motivi. Berlusconi
ci ha abituato che nello spazio di qualche ora dice tutto e il contrario di
tutto. Il suo problema è che se il capitano della Roma avesse votato per lui,
sarebbe stato il più grande genio della terra". Se Rutelli e Alemanno
andassero al ballottaggio, che farà l'Udc? "Indiremo un referendum tra i
nostri iscritti ed elettori che decideranno quale strada prendere.
Personalmente non ho pregiudizi, ma nemmeno preferenze. Devo però dire che
sull'ex sindaco Veltroni do un giudizio negativo: poca
sostanza, troppi salotti e tappeti rossi". Quali sarebbero i primi tre
provvedimenti che prenderebbe a palazzo Chigi? "Le riduzioni fiscali per
le famiglie. L'abolizione delle Province, anzi su questo sfido Berlusconi e Veltroni ad essere
coerenti con quanto hanno promesso. Aspetterò il secondo Consiglio dei
ministri, poi comincerò a martellare, chiedendo il rispetto degli impegni.
Terzo, l'accelerazione sul nucleare".
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABRIZIO RIZZI ROMA - Fausto
Bertinotti chiede di aumentare i salari dei dipendenti, indicizzandoli come in
Francia, e, contemporaneamente, di ridurre i profitti e le rendite. L'ultimo
appello di Bertinotti, a margine del comizio tenuto a Palazzo Ducale di Genova,
riassume i punti essenziali della campagna elettorale della Sinistra
Arcobaleno. E per dare forza a questa metafora di "distribuzione", il
presidente della Camera ha preso uno sfilatino, allungato da un supporter, sul
quale spiccava la scritta, "contro il carovita". Quindi, lo ha
spezzato distribuendolo tra la folla, che ha lungamente applaudito. La tappa
genovese, segnata da un incontro con i "camalli" del porto (Paride
Batini e un gruppo di delegati) e un altro con don Gallo, il prete della
"frontiera", fondatore della comunità di San Benedetto, ha costituito
un tripudio per Bertinotti il quale punta ad arrivare a superare la soglia
dell'8 per cento. Ha ribadito le accuse al Pd, colpevole di aver chiuso tutte
le porte alla sinistra, affermando la propria delusione per l'esperienza nel
governo Prodi. Ma la ricetta per il domani, ("spero che in futuro viva una
sinistra in Italia") passa per un aumento dei salari, che è
"possibile riducendo altre grandezze, quali le rendite e i profitti".
Ed ha aggiunto che "basterebbe introdurre l'indicizzazione dei salari e
delle pensioni, come in Francia. Non è difficile sapere come fare, il difficile
è realizzarlo". Con il Pd di Veltroni, accusato di
"neocentrismo", non c'è dialogo, perchè è stato "il Pd che ha
scelto di dire no a una coalizione con la sinistra". Ma l'occasione è
servita per sottolineare "un elemento di delusione" per aver fatto
parte del governo di centrosinistra di Prodi "per quello che non è stato
fatto in termini di cambiamento radicale di politica economica e dei diritti
della persona". Tuttavia, ha concesso a Prodi di aver fatto
"anche delle cose utili, penso in particolare alla politica
internazionale". Ma non ha chiarito quale sia questa cosa utile sullo
scacchiere mondiale. Genova è anche un ricordo, "sul quale non si può
transigere", del tragico G8, con le torture ai "no global".
Bertinotti ha attaccato: "E' giusto che la magistratura faccia il suo
corso, ma aver impedito la commissione d'inchiesta, è un punto oscuro nella
storia del nostro Paese". Ed ha auspicato "una richiesta di
verità". Ha accentuato la polemica con Gianfranco Fini: "Ha detto che
i delinquenti votano per la sinistra? Ci sono momenti, in questo fine campagna,
in cui riemergono nella destra scampoli di cultura fascista. Vorrei ricordare
che Fini stava nella tolda di comando in quelle terribili giornate del G8
quando a Genova, in una scuola e in una caserma, sono avvenuti fatti che le
indagini hanno considerato perfino come tortura. Fini non litiga con la
Sinistra Arcobaleno, litiga con Beccaria". Le battute di Berlusconi su Totti? "E' brutta politica, i calciatori
vanno misurati su come colpiscono il pallone".
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA Siamo allo stadio?
"Walter, palleggiaaaa!", grida la piazza quando
arriva il Pupone Veltroni. E prima di lui, Rutelli sale sul palco del comizio finale della
campagna elettorale del Pd a piazza del Popolo, grida "Totti è un campione
anche nella vita" e i democrat vanno in estasi. Ma anche in una sorta di cortocircuito
fra calcio e politica. Era moscia la campagna elettorale? Berlusconi la manda nel pallone (con quel suo "Totti
che appoggia Rutelli ha perso la testa") e la partita si vivacizza
pazzamente. Walter annuncia che "il Capitano va rispettato, è un ragazzo
straordinario e quello di Berlusconi è un messaggio
d'odio". E intanto riecco il Cavaliere. Torna sull'argomento. Per
smussare: "Totti è stato inconsapevolmente strumentalizzato dalla sinistra
e doveva solo stare un po' più attento". E Silvio dice anche che
"voglio bene al capitano della Roma, e del resto sua moglie lavora a
Mediaset". Il che dovrebbe far scendere la pace. Ma il Pupone, con gli
amici, in queste ore sta parlando così: "E' una cosa pazzesca, stanno
mettendo in mezzo anche mia moglie Ilary". In mezzo al campo ormai ci sono
un po' tutti. Gli attori (Roberto Benigni: "Walter! Io te, George Clooney
e il Pupone: che bella squadra!"); i figli d'arte ("Il figlio di
Falcao è in lista con noi della Destra!", ricorda Storace); i
super-giallorossi democrat ("La mia solidarietà al grande campione della
Roma", dichiara D'Alema che è fisso in tribuna Monte Mario); i
super-giallorossi Pdl (Gasparri: "Totti pensi a fare i gol, che a
governare il Paese ci pensa Berlusconi"); i
sub-comandanti rosso-neri (Bertinotti: "I calciatori vanno giudicati per
come colpiscono di testa il pallone, e non per il fatto che la testa ce l'hanno
e la usano liberamente per fare le loro scelte politiche"); le pasionarie
(Santanchè: "Totti è come me, non è in vendita e per questo Berlusconi ci attacca") e via così. Giulio Andreotti:
"Silvio è finito in fuorigioco. I calciatori hanno tante cose da
dire". Il che è un commento all'uscita berlusconiana, secondo cui "il
mio Milan non lo faccio partecipare alla campagna elettorale e i campioni dello
sport non devono schierarsi". Comunque, Silvio manda gli "auguri alla
Roma per la sua rincorsa sull'Inter". E il suo vice, Fini, la prende così:
"Il vero problema d'imbarazzo ce l'ha Rutelli: come fai lui, che è laziale,
a farsi appoggiare da Totti?". M.A.
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L Badile al Tiburtino Terzo,
quartiere popolare della periferia di Roma. Il tempo di un
caffè, in mezzo a una selva di telecamere e fotografi. Tiene banco il regista
premio Oscar. "A Waltere: io, te, Clooney e Totti, che squadra! Uno più
bello dell'altro... Dopo la voce, Berlusconi perderà
anche le elezioni...".
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO AJELLO ROMA La campagna
elettorale era moscia? Di colpo, è diventata pop. La campagna elettorale era senza
stimoli? Improvvisamente, ha preso un Viagra chiamato pallone e quel match
sonnolento s'è vivacizzato pazzamente. Quando la butti sul calcio, anche la
politica è capace di attirare spettatori e tifosi, di far bollire il sangue
nelle vene, di farsi accendere finalmente - e quasi in zona Cesarini - i
riflettori addosso. Dunque, va ringraziato il Cavaliere che ha reso quasi da
Champion's una partitella da parrocchia, parlando del Pupone, annunciando il
semi-acquisto rossonero Ronaldinho, e raccontandosi così: "A 18 anni ero
un grande centravanti di sfondamento, poi un centrocampista e infine un libero
e libero voglio continuare ad essere in un Paese libero"? A movimentare il
gioco aveva provato, prima di lui, Veltroni. Dicendo che a Berlusconi "invidio soltanto Pato". Il gioiellino brasiliano del
Milan, ovviamente, e non l'ex celeberrimo fratello di latte di Falcao (a
proposito: "Il figlio di Paulo Roberto è in lista con noi", annuncia
Storace). "Ma Pato ce lo teniamo noi", ribatte il
berlusconian-ciellino-rossonero Lupi. Arrabbiato con il dalemiano
Latorre che se n'è uscito così: "Silvio invidia Walter, Rutelli e la Roma,
perchè Totti lo voleva comprare lui". In questa maniera ha preso a
funzionare questa campagna elettorale. Nella quale anche Marione, l'idolo
radiofonico dei romanistissimi, dice la sua (quasi al pari del politologo
Giovanni Sartori), e nella quale riemergono gli eroi del Mundial dell'82, con
tanto di urlo filo-walterista di Tardelli, dopo che il leader del Pd s'è
inventato un paragone. Questo: "La mia rimonta è come quella che fecero
gli azzurri in Spagna". Bearzot gli dà ragione. Pablito Rossi, che è del
Pdl, no. Bruno Conti non si sbilancia. E via così, in questo cortocircuito fra
archeologia pallonara e nuovismo calcistico. Ma la partita vera, fra Silvio e
Walter, non poteva che giocarsi su Totti. Entrambi, quando il Pupone si fece
male nel febbraio del 2006, andarono subito a trovarlo in clinica. Berlusconi perchè adora essere adorato da tutti, ma dai
calciatori in particolare: "Vorrei che mi dicessero, continuamente, grazie
Zio Silvio". E Walter perchè è Walter, un abile buonista col pallino dello
sport e della propaganda: "In questo momento - proclamò il sindaco dalla
clinica - due milioni e mezzo di romani stanno accarezzando la gamba di
Totti". Nelle coccole al Pupone, quella volta, finì in pareggio. Proprio
come potrebbe finire la sfida elettorale fra Silvio e Walter questa volta? Veltroni aveva capito da subito, appena sceso in campo come
candidato premier, che Totti poteva servirgli. Quando diede l'addio al Comune
di Roma, per cominciare la "nuova stagione", nella convention al
Palalottomatica arrivano in video i ringraziamenti e gli auguri del Pupone. I
più applauditi dalla platea democrat. "Grazie, Walter, per l'amicizia che
mi ha dato e che hai dato ai romani", diceva il tele-Pupone. Quello di cui
ora Silvio parla così: "La sinistra usa Totti e Clooney per i suoi
spot". Intanto D'Alema, prima di avviarsi a Napoli come candidato in
quella zona, da un anno ama paragonare il suo partito alla sua squadra:
"Il Pd deve ispirarsi al gioco della Roma. Veloce e vincente". Quel
che è certo è che la campagna elettorale, per diventare comprensibile, prova a
sostituire il "cucchiaio" (cioè la maniera con cui Totti sa tirare i
rigori) al "cuneo fiscale". S'è passati dal Prof. al Pupone? Via
Prodi e avanti con Totti, grazie anche alla spintarella forse non voluta che
gli ha dato Silvio? Quanto poi il Pupone peserà nelle urne, è tutto da vedere.
Ma in una regione a rischio per il Pdl, qual è il Lazio, anche uno zero virgola
perso per strada, anzi sull'erba di uno stadio e su una curva Sud, può valere
qualcosa. In ogni caso, la strategia di gara decisa dal Cavaliere non deve
stupire. Egli ama raccontarsi così: "Da giovane, ho fatto l'allenatore.
Nel secondo tempo rivoluzionavo la squadra e cambiavo la partita". Ora ha
fatto entrare in campo Totti: ma non si sa se per vincere o per perdere il
match. Intanto, al Loft valterista godono: "Abbiamo fatto il
"cucchiaio" al Cavaliere". Ma non è detto che poi, nelle urne,
non sarà il bomber di Arcore a fare il gol decisivo contro il Pd.
( da "Messaggero,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi giovedì aveva
detto: Francesco sta con Rutelli? Ha perso la testa Andreotti: "Silvio in
fuorigioco". Veltroni: il Capitano
merita rispetto.
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-12 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE La Destra Santanché: io come Totti Non mi faccio comprare "Io
sono come Totti, una che da Berlusconi non si è fatta
comprare". Daniela Santanché è l'unico candidato premier donna: "E
dunque sono anche l'unica che saprà davvero che cosa significa quando si
sceglie di lavorare e insieme portare avanti la famiglia". Il suo partito
è la Destra, eppure rischia di sottrarre consenso al Pdl, il partito di
centrodestra di massa. "Ma non è vero - protesta lei -. A quelli che
votando noi han paura di far vincere i comunisti, ricordo che noi non
concorriamo per il premio di maggioranza. E dunque, dato che Berlusconi
vincerà, i nostri voti saranno tutti sottratti al Pd. Lo scriva, è importante.
E comunque, noi siamo la destra. Gli unici che hanno nel simbolo la
Fiamma". Giusto ieri, un esponente storico della destra milanese, Lino
Guaglianone, ha lasciato "la signora Alessandra Mussolini" per
passere con il partito di Santanché e Storace. Ma i comunisti ci sono ancora?
"Secondo lei, Veltroni cosa è? Al massimo, un comunista che si è cambiato la
giacchetta". Ma perché, appunto, votare voi e non il Pdl? "Noi siamo
quelli che non hanno votato l'indulto, quelli che non vogliono la Turchia in
Europa, quelli che non finanzieranno mai un solo campo rom, quelli che non
privilegeranno mai gli stranieri nell'assegnazione delle case pubbliche,
quelli che non accetteranno mai il matrimonio tra omosessuali e le adozioni per
le coppie gay...". Piano, Santanché, così sembra Quelli che di Jannacci:
"Eppure, certe cose bisogna dirle. Noi siamo anche gli unici che nel
programma hanno una tassa per banche e assicurazioni visto che siamo gli unici
fuori dal cartello del potere". ma per Milano, Daniela Santanché che cosa
dice? "Dico che i soldi dell'Expo dovranno andare fino all'ultimo euro a
favore di Milano e della Lombardia. Non permetteremo che finiscano nelle tasche
delle lobby d'affari". M. Cre. Destra Daniela Santanchè.
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione:
Prima Pagina - data: 2008-04-12 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il
Cavaliere: aboliremo i bolli auto e moto. Casini: se c'è
pareggio, noi al governo Berlusconi, sfida sulle tasse Veltroni: basta odio,
useremo il tesoretto per aumentare i salari e gli stipendi Inchiesta sui
brogli, Dell'Utri nelle intercettazioni. La replica: nessun avviso ROMA -
Ultimi appelli prima delle elezioni. La sfida è sulle tasse. Silvio Berlusconi lancia la proposta di abolire il bollo di auto e
moto, "una tassa che non ha una ragione di esistere ". Walter Veltroni: useremo il "tesoretto" di 4 miliardi per
salari e stipendi allo scopo di far riprendere la domanda interna. Il leader
dell'Udc, Casini: in caso di pareggio ci proponiamo alla guida del Paese.
Nell'inchiesta della Procura di Reggio Calabria sui possibili brogli elettorali
commissionati all'estero, da una intercettazione telefonica spunta il nome del
senatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri. La replica: nessun avviso. DA
PAGINA
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-12 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Segretario del Pdl "Puntiamo al 40 per cento" Gelmini:
più ordine e legalità Porteremo a Roma il modello-Lombardia "Puntiamo ad
arrivare intorno al 40 per cento. Di certo, la Lombardia non premierà il
Governo che ha sacrificato Malpensa". Mariastella Gelmini è la
coordinatrice regionale di Forza Italia, candidata nelle liste del Pdl. Quale è
la chiave di questa competizione? "Per noi, portare più Lombardia a Roma.
Non per nulla abbiamo candidato come capolista Roberto Formigoni. Il nostro
modello è quello del governo della Regione che ha dato ottimi risultati: la
sussidiarietà, il federalismo, la concertazione vera tra tutte le forze
sociali, che portano al contenimento della spesa pubblica e ad un maggiore
sviluppo ". Cosa pensa del fatto che, subito dopo la vittoria dell'Expo,
si è cominciato a parlare di trasparenza? "Personalmente, a questo tema
sono molto sensibile e ritengo che Letizia Moratti sia la nostra migliore
garanzia. Tuttavia. è giusto parlarne: serve una regia per il rilancio di
Milano e del sistema paese improntata alla trasparenza".
Sull'immigrazione, condividete le posizioni della Lega? "Forza Italia ha un'impostazione
chiara, all'insegna del rispetto delle regole e dell'integrazione. Perché,
anche se noi abbiamo posizioni meno forti di quelle della Lega, non esiste
libertà senza sicurezza. E dunque, non basta un'ospitalità a buon mercato,
bisogna ripristinare l'ordine e la legalità". Con il Pd si può lavorare?
"Io mi auguro di sì. Le ultime uscite di Veltroni, però, mostrano il solito volto della sinistra
antiberlusconiana. Inoltre, il leader che aveva promesso di presentarsi da solo
ha invece imbarcato i radicali e Di Pietro. Sorprende inoltre che abbia
introdotto slogan e concetti nuovi senza fare alcuna ammenda rispetto al
passato". Ma a Milano? Si potrà dialogare anche in vista della
gestione dell'Expo? "Al dialogo e al confronto noi non ci sottraiamo mai.
Ma i ruoli, certamente, devono rimanere distinti". E il rimpasto in
Comune? "Valuteremo con il sindaco dopo il voto". Elisabetta Soglio
Popolo della libertà Il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi.
Sopra, l'azzurra Maria Stella Gelmini.
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione:
Primo Piano - data: 2008-04-12 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Casini: se
c'è pareggio pronto a fare il premier "Centro determinante, come fu la Dc.
Sostenere Berlusconi? I patti si fanno prima del
voto" Comizio a Castel Sant'Angelo: al Senato sicuri in Sicilia, Calabria
e Puglia. Nel Lazio arrivare all'8% è decisivo ROMA - La sorpresa la lascia in
fondo, alla fine del suo comizio di chiusura - Castel Sant'Angelo il luogo, San
Pietro che si staglia alle sue spalle l'evocazione -, e più che una promessa è
una speranza quella di Pier Ferdinando Casini: "Se nessuno dei due partiti
maggiori vincerà, noi ci proponiamo di guidare il Paese in questa fase
difficile. Non staremo in panchina, faremo la nostra parte, naturalmente
fiduciosi della scelta del capo dello Stato" a cui spetterà la decisione.
E' l'ipotesi migliore, quella che i centristi sognano, quella che - dicono -
con un risultato attorno al 7-7,5% non sarebbe così irraggiungibile. Certo,
spiega Casini che arriva alla fine della corsa senza voce, all'impasse di una vittoria monca che significa ingovernabilità la prima risposta
dovrebbero darla Berlusconi e Veltroni, con un gesto molto chiaro: un passo indietro. Ma poi, nessuno
potrebbe fare a meno di un centro che "saprà essere determinante", al
di là di quelle che il leader dell'Udc considera le bugie del Cavaliere e
comunque due "reati": "Sta diffondendo sondaggi, e questo vìola
la legge, e li sta diffondendo falsi, e questo è ancora più grave".
Sì, perché alla vigilia del voto si capisce che faccia male a Casini e al suo
partito quell'incalzare di Berlusconi sul "voto
utile", quelle previsioni di catastrofe (il mancato raggiungimento del
quorum al Senato e il minimo superamento della soglia alla Camera) che l'ex
alleato continua a profetizzare per lui: "Se ne accorgerà se ci saremo o
no. Al Senato passeremo sicuramente in Sicilia, in Calabria e in Puglia, ma
anche in Basilicata andiamo bene, come nelle Marche, in Veneto, in
Campania". E poi c'è il Lazio, dove "abbiamo bisogno di un
supplemento di sforzo: arrivare qui all'8 per cento significa proporci come
guida per il prossimo governo del Paese in una posizione determinante",
dice incitando la sua gente, parlando ancora agli indecisi, a tutti quelli che
credono che "il Paese non merita di essere guidato da Berlusconi"
e da quel Bossi che "si prepara a prendere la golden share del governo, a
fare lui il bello e il cattivo tempo: quei due non danno garanzie di
serietà". è qui la sfida, Casini lo sa. Una sfida all'ultimo sangue,
perché il leader dei centristi - che nel comizio finale ha voluto che sugli
schermi accanto al palco scorressero immagini del Cavaliere accompagnate dal
"Parole, parole, parole " di Mina e di Veltroni
che un tempo annunciava che avrebbe lasciato presto la politica - sa bene che
il rischio massimo che corre con la sua presenza solitaria è di essere
"spazzati via, ma questo sono certo che non succederà", ma la chance
che si potrebbe creare è quella di "essere determinanti ". Nel mezzo,
ci sarebbe un'altra ipotesi: e se Berlusconi avesse
bisogno dell'Udc per rafforzare la sua maggioranza? "I patti, le alleanze,
si fanno prima delle elezioni, non dopo", scandisce Casini. Che almeno
oggi, almeno ora, sta giocando un'altra partita, ed ha un altro sogno:
"Come fu con la Dc, il centro può tornare protagonista". Paola Di
Caro Castel Sant'Angelo Casini e Alessandra Borghese ieri.
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-04-12 num: - pag: 2 autore: di ALDO GRASSO
categoria: REDAZIONALE Davanti allo schermo Nessun vincitore Solo una parodia del faccia a faccia I due antagonisti erano Veltroni e Berlusconi ma chi ha vinto (forse) è Mentana che ha avuto la fortuna di
chiudere in prima serata la più immiserita campagna elettorale degli ultimi anni.
Ancora una volta ci siamo trovati di fronte a una parodia del duello
televisivo, a due monologhi spacciati come scambio di opinioni, a due
comizietti senza contraddittorio. Non abbiamo neppure diritto a un vero
duello tv fra i principali candidati, come se fossimo un popolo di svantaggiati
politici. Veltroni (vestito blu, camicia azzurra,
cravatta in tinta) inizia per primo: vuole rompere col passato e guardare al
futuro, aprire (forse) un ciclo riformista, scoprire la bellezza del rischio,
chiudere i conti con una politica rancorosa. Chiama Berlusconi
"il mio avversario". Ci sa fare con i media (ammicca al conduttore,
fa battute), anche se la tv sembra svolgere un ruolo non decisivo. Berlusconi (vestito blu, camicia azzurra, cravatta in tinta)
si toglie il rospo e accusa subito Veltroni di dire
ben 43 bugie, gode di claque sostanziosa e di un incredibile traino del Tg5 di
Mimun (oltre 7 minuti). Vuole ammodernare lo Stato, sfoltire la casta politica,
risanare il debito pubblico, abolire (forse) il bollo auto. Snocciola cifre da
"buon padre di famiglia". Sa stare in video, non ha soggezione del
conduttore. Da quando la tv svolge un ruolo centrale nella corsa al voto,
questa è stata la campagna più modesta e insipida che mente ricordi. I motivi
sono noti. Ogni moderna democrazia vive sul confronto diretto fra i leader
principali: solo nel confronto - che è insieme scontro e speranza - l'indeciso
si decide. In Italia non è stato possibile: per la legge elettorale, per la
mannaia della par condicio che, a sua volta, è frutto, del nostro anomalo
sistema tv. Per farla breve: ci siamo dovuti accontentare di simulacri di
dibattito che promettono solo simulacri di governo.
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-04-12 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE La
giornata di Silvio Pranzo con Bonaiuti e Letta, poi mezz'ora di pisolino.
"Su Dell'Utri giustizia a orologeria" "Nascosti dietro Clooney,
io vinco con la mia faccia" ROMA - Con Mentana, che ha fischiato la fine
proprio mentre lui tentava di spiegare come si vota, Berlusconi
è un fiume in piena: "Che figura mi fai fare?". Poi si dirige verso
la platea, gli brucia non essere riuscito a concludere. "Mi ha fatto fare
una figuraccia, sono nervosissimo, il mio voleva essere un intervento del tutto
neutro, volevo solo spiegare come fare la croce sulla scheda. E invece me lo ha
impedito". La giornata di Silvio Berlusconi
finisce con un botta e risposta tra il proprietario di Mediaset e il conduttore
di Matrix. Con il Cavaliere che non si dà pace: "Non avrei voluto chiudere
la campagna elettorale così. Il 32% degli elettori non ha le idee chiare e
rischia di esprimere un voto nullo. Con queste schede che Dio ce la mandi
buona". E il conduttore che si difende: "L'unico modo era chiudere il
programma: ho dovuto tutelare una questione elementare e cioè il fatto che un
candidato non può trovarsi di fronte al facsimile di una scheda. Berlusconi non se ne è reso conto, ma non poteva
parlare". Finisce con un incidente l'ultimo giorno di campagna elettorale,
per il Cavaliere è forse il più fitto degli ultimi due mesi. Interviste con le
radio, un collegamento telefonico con Udine, interventi ai principali tg di
Mediaset e Rai, quindi l'ultimo atto con Enrico Mentana. Si comincia di mattina
presto, mentre a Palazzo Grazioli arrivano casse di mozzarelle regalate da un
elettore campano. A pranzo è pesce come quasi sempre a casa Berlusconi,
la compagnia quella di un normale giorno di lavoro: Paolo Bonaiuti, Gianni
Letta, Valentino Valentini, Sestino Giacomoni. Nonostante gli impegni il
pisolino non viene saltato: poco dopo le tre del pomeriggio, per meno di
mezz'ora, a comando come ogni volta che Berlusconi
chiede la sveglia al suo maggiordomo. Si racconta di un record, a Napoli, due
anni fa, anche allora ultimo giorno di campagna elettorale: "Alfredo,
svegliami fra 3 minuti". Il pigiama in questi casi è d'obbligo, il sonno
in cui sprofonda il leader del Pdl è intenso quanto breve. Nella residenza di Berlusconi nel pomeriggio entrano ed escono i ragazzi di
"Silvio ci manchi", arrivano altre mozzarelle, chiama al telefono tre
volte Giulio Tremonti, i dispacci delle agenzie di stampa riferiscono che il
leader del Pd ha l'appoggio pubblico di Benigni dopo quello di George Clooney.
La cosa al Cavaliere non piace e non perché la teme: fra le mani gira e rigira
i numeri dei sondaggi che gli sono arrivati in mattinata, a Letta dice
"questi non hanno una faccia e sono costretti a nascondersi dietro un
volto di successo. Io ho la mia faccia che va benissimo ". Dei numeri che
circolano a Palazzo Grazioli quello più importante è la previsione sul Senato:
la forchetta nei fogli che il Cavaliere ha sulla scrivania varia da
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-12 num: - pag: 1 autore: di PIERLUIGI
BATTISTA categoria: REDAZIONALE IL PD E LE ISTITUZIONI LA SCOMMESSA POLITICA S
arebbe un peccato se i toni accesi (e un po' sgangherati) di quest'ultima
settimana di campagna elettorale vanificassero l'unica, vera novità politica
che si era profilata nei mesi scorsi. Si era detto che l'Italia avrebbe dovuto
chiudere con la stagione del bipolarismo primitivo, causa prima delle sue
convulsioni. Che i partiti e gli schieramenti si sarebbero contesi civilmente
il primato e, fatte salve le ovvie distinzioni tra maggioranza di governo e
opposizione, si sarebbero dati appuntamento all'indomani del verdetto delle
urne per concordare un terreno di intesa sulle riforme istituzionali. Che non
sarebbe stato scandaloso, dissolto il fantasma di inesistenti "larghe
intese" e grandi coalizioni, convergere su poche ma fondamentali questioni
dell'agenda politica, dall'emergenza economica alla politica internazionale,
dove sono in gioco i destini dell'Italia e non di una delle sue parti. Si era
detto, ed era una svolta. E adesso quella svolta viene tanto frettolosamente
archiviata? Le intemperanze verbali di Berlusconi non devono indurre il Partito democratico a un gravissimo
errore: farsi risucchiare nell'atmosfera psicologica e politica, nello schema
paralizzante di un quindicennio che Veltroni per
primo, compiendo una scelta coraggiosa, ha dichiarato di voler mandare in
soffitta. Il dialogo tra forze diverse (diverse, non mescolate in un
indigesto minestrone) è infatti una scelta obbligata, non una magnanima
concessione. Un itinerario impegnativo, non una bandiera retorica da ripiegare
quando la campagna elettorale perde lo stile morbido del suo esordio. Un
imperativo politico, non una tattica di convenienza. Due mesi fa (solo due mesi
fa) il centrosinistra aveva proposto all'avversario refrattario addirittura un
governo presieduto da Franco Marini con lo scopo di avviare insieme le riforme essenziali.
Bastano alcuni, deplorevoli eccessi verbali dell'avversario per cancellare la
ratio stessa di quella proposta? Il Berlusconi di due
mesi fa era un interlocutore ingombrante ma legittimo e oggi, a poche ore dal
voto, assume nuovamente le sembianze di "un pericolo per la democrazia
"? Un itinerario impegnativo, appunto. Da percorrere senza i contorcimenti
emotivi di questi giorni. Una strada diversa è stata già imboccata da quindici
anni a questa parte, spingendo il centrosinistra negli affanni da cui Veltroni, tra mille difficoltà, cerca di uscire. Uno schema
che è stato all'origine del clamoroso errore di due anni fa, inducendo
fatalmente lo schieramento che aveva vinto di un soffio le elezioni a escludere
ogni scelta condivisa con l'opposizione per le presidenze delle Camere e della
Repubblica. E' imperdonabile che nella sua foga Berlusconi
non riconosca al Capo dello Stato la sua ineccepibile condotta super partes
dall'inizio del suo mandato. Ma il Pd, nel caso in cui il risultato elettorale
non dovesse essergli favorevole, può pretendere che la maggioranza non faccia
errori analoghi solo se saprà dimostrare che il nuovo "schema"
inaugurato da Veltroni non è una fiammata effimera:
prima di ricadere in un'opposizione oltranzista ricalcata sulle abitudini del
passato. Spentasi l'eco dei comizi, questa resterà la scommessa politica di una
"novità" che non può sfiorire.
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-04-12 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Berlusconi a sorpresa: abolirò il bollo auto Battibecco con
Mentana. "Devo spiegare". "Tempo finito" Il Cavaliere:
togliere la tassa di circolazione costa 4 miliardi, perciò lo faremo
gradualmente ROMA - Il coniglio dal cilindro che molti si attendevano da Silvio
Berlusconi nell'ultimo appello agli elettori andato in
onda ieri sera a Matrix? La promessa di "abolire il bollo per auto, moto e
motorini entro la metà della prossima legislatura ". Ne abbiamo parlato
con Tremonti per una settimana facendo i conti, racconta il Cavaliere, "e
alla fine abbiamo deciso di prendere un impegno ma di scadenzarlo nel tempo.
Intendiamo abolirlo gradualmente fino ad arrivare alle auto di un certa
cilindrata favorendo anche il cambio delle auto e incentivando l'acquisto delle
euro 4 meno inquinanti". Entro la metà della prossima legislatura
l'imposta potrebbe scomparire, garantisce il candidato premier del Popolo della
Libertà, il quale sostiene che il costo di tale operazione potrebbe essere
coperto "dal tesoretto di 4 miliardi di euro, ammesso che ci ci
siano", precisa. Il tema dell'abolizione delle tasse resta pertanto uno
degli argomenti forti della campagna elettorale. Berlusconi
infatti ripete che nel primo Consiglio dei ministri che, dice, si terrà a
Napoli, proporrà l'abolizione dell'Ici sulla prima casa - un'imposta che
interessa oltre l'80 per cento dei cittadini - e di detassare i premi di
produttività e gli straordinari dei lavoratori dipendenti. Non solo, Berlusconi ha annunciato anche che il suo governo non
metterà mano alla revisione del sistema pensionistico ma reintrodurrà il
"bonus " nei confronti di quanti anziché andare in pensione
decideranno di continuare a lavorare. Il tono con il quale ha risposto alle
domande di Enrico Mentana è stato cauto. Neppure sul nome dei possibili
ministri si è sbilanciato, osservando che il numero dei responsabili dei
dicasteri sarà 12 e che la squadra complessiva non supererà le sessanta
persone. Berlusconi ne fa soltanto due: Giulio
Tremonti e Lucio Stanca. Del primo dice che "sarebbe un suicidio buttare
via la sua esperienza" data la capacità di mettere mano ai conti pubblici,
e del secondo ricorda la competenza in campo informatico. Berlusconi
si è anche rivolto agli elettori del centrodestra invitando espressamente a non
dare il proprio voto a quei partiti, come Udc e Destra, che "ben
difficilmente, stando ai sondaggi, potrebbero superare la soglia di
sbarramento". A quel punto Mentana lo ha interrotto sottolineando che non
si possono citare i sondaggi e che gli assenti non possono replicare. Se
vincesse, gli ha poi chiesto il conduttore, telefonerà a Veltroni?
"Siccome sono giovane gli manderei un sms...". Ma alla fine tra
candidato e giornalista sono scintille: mentre Mentana spiega come si vota, Berlusconi irrompe di nuovo sulla scena: "Se si fa
così, il voto è nullo". Ma Mentana lo stoppa, lo invita ad uscire e fa
partire i titoli di coda. Il leader pdl lascia lo studio contrariato e sibila a
Mentana: "Che figura mi fai fare?". Poi, rientrando a casa, lo
assolve: "Conduzione correttissima". Lorenzo
Fuccaro GUARDA il video di Berlusconi su www.corriere.it Silvio
Berlusconi Il leader del Pd sulla poltrona bianca dello studio di
"Matrix". Da Mentana, Berlusconi ha
indossato una camicia con collo all'italiana, ha sorriso meno di Veltroni e gesticolato parecchio \\ Sulla lotta alla mafia Veltroni stia zitto e nessuno adombri sospetti sul Pdl \\ Le sue sono
favole del futuro: Veltroni promette, ma tanto
sa che perderà \\ Se chiamerei Veltroni in caso di
vittoria? Io sono giovane, uso gli sms \\ Ministri? Sarebbe un suicidio privarsi
di Tremonti. Avremo un governo che sarà la metà di questo con una squadra al
massimo di 60 componenti #.
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-04-12 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Veltroni: con il tesoretto aumenterò gli stipendi "Di
là ministri déjà vu. Io vorrei la Artoni, ci sta pensando" Polemizza con
Enrico Mentana sul sorteggio che lo ha costretto a parlare prima del suo
avversario ROMA - Parte all'attacco, sorride (e gesticola) più del solito,
polemizza con Enrico Mentana sul sorteggio e quando l'arbitro dell'ultima sfida
col Cavaliere gli chiede il nome di un italiano che meglio di ogni altro
rappresenti l'orgoglio del Paese, Walter Veltroni
snobba scienziati e imprenditori. E parla di un'adolescente morta di malattia
nel 2006, lasciando ai genitori come ultimo regalo di Natale una adozione a
distanza. Si chiamava Giulia, aveva 14 anni ed è la stessa "bambina"
la cui lettera aveva letto dal palco di piazza del Popolo, chiudendo, lacrime
agli occhi e voce incrinata, la campagna elettorale a Roma davanti a centomila
persone. Niente colpi di scena, nessun "coniglio" dal cilindro di Veltroni dalla poltrona bianca di Canale 5, perché i conigli
non basta annunciarli, "devono avere le zampe per camminare ". Non
vuole stupire ma tracciare un ritratto di sé, il politico che non grida e che
non odia, l'aspirante premier che parla al cuore prima che al portafogli. Far
crescere il Pil è la sua priorità. I cavalli di battaglia sono l'aumento di
salari e stipendi grazie ai 4 miliardi di extragettito accumulati da Prodi e
Padoa-Schioppa, il sostegno alle pensioni e alle famiglie incapienti, un nuovo
modello di concertazione aperto a piccoli imprenditori, commercianti,
artigiani. Il nome dell'avversario non lo pronuncia "per coerenza" -
anche quando Mentana rimarca "io lo chiamo Berlusconi"
- però non gli fa sconti. Un grullo chi vota dall'altra parte?
"Intollerabile ". Un eroe l'ex stalliere di Arcore, Vittorio Mangano?
"Devastante definire così una persona condannata tre volte all'ergastolo ".
Berlusconi stanco? "Io dico, non te l'ha ordinato
il medico di governare!". Il programma del Pdl? "Non è coperto,
mancano 33,9 miliardi". E i ministri annunciati dal Cavaliere saranno pure
"stimabili, ma è un déjà vu". Come se a tornare in campo fosse la
grande Inter che vinse la Coppa dei campioni nel '64: "Sarti, Burgnich,
Facchetti, Tagnin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola..." cita a memoria Veltroni. Quanto ai suoi, di ministri, il segretario ci ha
ripensato, nomi non ne vuol fare e si limita a rinnovare l'invito ad Anna Maria
Artoni. Dicono abbia già declinato... "Falso, sta riflettendo". Nei
nomi dei due autisti del pullman elettorale dice di aver visto "un segno
della vita", uno si chiama Walter come lui e l'altro Vittorio, come suo
padre. Conferma che "nonostante il clima" offrirà una Camera
all'opposizione e giura che se Berlusconi vince, lo
chiamerà: "Sono educato io, merito della mia famiglia". Ogni minuto
che passa si convince che farà "il miracolo", porterà l'Italia fuori
da "un autunno livido e piovoso" e il Pd sarà il primo partito.
Disinvolto, all'apparenza sereno, eppure la storia del sorteggio non gli è
andata giù. "Tutto quel che dico sarà usato contro di me" rimprovera a Mentana e si vede che gli scoccia lasciare a Berlusconi l'ultima parola: "Chi parla dopo avrà un
vantaggio...". Monica Guerzoni GUARDA il video di Veltroni su www.corriere.it Walter Veltroni Il leader
del Pd sulla poltrona bianca dello studio di "Matrix". Da Mentana, Veltroni ha indossato una camicia botton down non abbottonata, ha sorriso
spesso e gesticolato molto \\ Il programma del Pdl non ha copertura.
Mancano 34 miliardi di euro Voglio portare l'Italia fuori da un autunno livido
e piovoso.
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-04-12 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE La
giornata di Walter Il pranzo in una famiglia romana, lo show con il premio
oscar e l'ultimo comizio. "Totti? è stato offeso" A caccia di
indecisi con Benigni: ma basta dialogo ROMA - "Rustyn no, lui non ci può
stare! ". "Perché papà, anche lui fa parte della famiglia!".
"E se poi morde Veltroni? Se salta addosso a
Benigni?". Rustyn, erede di Ross morto l'anno scorso, cui la famiglia
Cappelli ha dedicato una fondazione per aiutare gli altri cani del quartiere
Tiburtino, si è comportato bene. I Cappelli - papà pensionato, madre casalinga,
figlia avvocato - sono l'ultima famiglia visitata da Veltroni in 50 giorni. Il primo a entrare è Benigni: "Avete un
indeciso qui? Lei è indecisa signora? Fatemi vedere un indeciso! Voglio
vederlo, toccarlo, chiedergli: come fai a essere indeciso tra Veltroni e Berlusconi? So' così diversi! Comunque veniamo da casa sua, siamo stati in
via del Plebiscito a trovarlo... Io Berlusconi
l'ho conosciuto, come tutti quelli che fanno spettacolo, e come tutti quelli
che fanno un altro genere di attività...". Sull'"eroe Mangano
condannato per mafia" Veltroni insisterà per
tutta la giornata. Benigni è scatenato: "Ieri al Colosseo il Cavaliere è
arrivato con un'ora di ritardo e ha mandato avanti Fini, a scaldare la platea;
Fini con Berlusconi come Mino Reitano con i Beatles...
E ora un brindisi: ai brogli della sinistra! Viva il voto di scambio! Quanto
vale un voto signora? Ecco qui dieci euro!". Si fa serio, Benigni, solo
quando parla di Giuliano Ferrara. "Potrei dire che le uova che mi voleva
tirare gli si sono ritorte contro. Ma la sua era una farsa; i contestatori di
Bologna facevano sul serio. è una cosa gravissima, perché dopo le uova si fa
presto a passare al primo, al secondo, al conto; e magari al filo spinato. Non
è retorica citare Voltaire. Ognuno deve poter parlare, la violenza politica va
fermata". "è così Roberto - interviene Veltroni
-, l'aggressione a Ferrara è stata la pagina peggiore della campagna. Non
c'erano solo le uova, c'erano le sedie e le bottiglie. C'era l'odio. L'altra
sera ho visto la puntata sul terrorismo de La storia siamo noi. Quanto odio
politico c'è nella storia italiana, ragazzi del Sud ammazzati in nome
dell'ideologia, il barista di Torino ucciso perché accusato di aver chiamato la
polizia, che tra l'altro non era neppure vero... Ma l'odio politico in questa
campagna elettorale non si è visto solo a Bologna. A destra vedo livore, bile,
insulti, malumore". Veltroni usa un argomento per
lui inconsueto, quello delle due Italie, o meglio delle due idee del Paese:
"La loro è un'Italia novecentesca. L'Italia del passato. L'Italia
raccontata in questi anni dalla tv: perché i tg Mediaset sono squilibrati, ma
il danno peggiore che fa certa tv è il genocidio dei valori. Un'Italia tetra,
cupa, nera, rabbiosa. Egoista, bulimica, rancorosa. Sono tornati a insultare i
nostri elettori. Ma io rispetto chi non vota per me. Dobbiamo amare tutti gli
italiani. Mi sono rivolto agli elettori di An, che soffrono nel veder rinnegare
il tricolore e l'inno, e anche agli elettori della Lega, che vogliono come me
il federalismo e lo Stato leggero ". Dice Veltroni
che "l'atmosfera di dialogo e di confronto di inizio campagna si è
dissolta". Berlusconi ora è diventato Lui:
"è tornato a chiamarmi stalinista. Proprio Lui, che è grande amico di
Putin. Per questo dico che chi prende un voto in più governa. E vale anche per
il Senato: i seggi sono 315, quindi dispari". Il pareggio è impossibile.
"Ci sarà chi avrà un seggio in più. Credo sinceramente che una possibilità
di vincere ci sia". A Veltroni la storia della
Fondazione dedicata al cane Ross è piaciuta molto: "Roberto,
iscriviamoci". "Domani, quando tornerò qui con Alemanno". Il
problema è il bicchiere di spumante, gliene allungano tre e lui li passa ad
altri: Veltroni è astemio, i Cappelli insistono. Il
viaggio elettorale, le visite alle famiglie sono servite anche "a definire
l'identità del nuovo partito ". è un'identità ancora di sinistra, o non
più? "è un'identità democratica. Le culture di provenienza si sono
mescolate. Nelle piazze non ho visto una sola bandiera che non fosse del
Pd". Telefona Radioradio, voce dei tifosi romanisti, per un'intervista.
L'altro leitmotiv della giornata è Totti. "Io non mi sono mai permesso di
insultare i giocatori del Milan, quando si schieravano in politica. Invece
Totti è stato offeso. Un ragazzo meraviglioso, che quando veniva chiamato a
realizzare l'ultimo desiderio di un bambino malato è sempre venuto e senza
telecamere, che ha staccato un assegno da centinaia di migliaia di euro per gli
anziani di Roma. Perché offenderlo? In questi due mesi ho sempre avuto i
giornalisti alle calcagna, una volta sono andato a fare pipì, mi sono girato e
li ho trovati dietro la porta, ma nessuno mi ha sentito pronunciare un insulto
o dire una cosa che dovessi smentire due ore dopo. Rivendico anche le cose per
cui mi hanno criticato: il richiamo a Obama, il "si può fare". Quella
di Massimo (D'Alema, ndr) era una battuta, che è stata strumentalizzata".
Sul palco del comizio finale Benigni non c'è, ma pare comunque di essere a
Cinecittà: la Ferilli, Virzì, Antonello Fassari, i classici Rosi Scola
Scarpati; Isabella Ferrari, Zeudi Araya, Proietti, Moni Ovadia, la Me-lato, la
Morante, Ozpetek, gli inevitabili Silvio Orlando, Monica Guerritore, Margherita
Buy; Sandra Ceccarelli, la Archibugi, a sorpresa Pippo Baudo applauditissimo;
le Sandrelli madre e figlia, l'intera famiglia Comencini. Tutti sfilano a
baciarlo. Non c'è la nomenklatura del partito, ci sono Vittoria la figlia
piccola al primo voto, la moglie Flavia che canta l'inno di Mameli sottobraccio
a Marianna Madia, e sotto i reporter della campagna che il discorso lo sanno a
memoria - "Ora dice quella del lattaio di Bologna che si alza alle 4 del
mattino", "Ora dice quella della vecchietta sarda centenaria " -
ma, quando sentono leggere la lettera della sedicenne che prima di morire
scrive ai genitori del paese che vorrebbe, ci ricascano sempre a piangere. Aldo
Cazzullo Baci e abbracci Walter Veltroni con Roberto
Benigni ieri mattina a Roma. Insieme hanno fatto visita a una famiglia
(Montani/Ansa) In piazza del Popolo Il leader del Pd con Jovanotti, una delle
tante star che hanno partecipato al suo comizio finale (Reuters).
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
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sezione: Primo Piano - data: 2008-04-12 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il
senatore FI "Il mio nome è uscito e nessuno mi ha notificato nulla. Solo
contatti telefonici con Miccichè" "Una storia vergognosa, tutta
elettorale Le spese sono tante ma mai parlato di soldi" DAL NOSTRO INVIATO
PALERMO - Per Marcello Dell'Utri i "veleni" calabresi sono "una
vecchia storia che si ripete puntualmente". Con il suo consueto glaciale
aplomb esclude ogni coinvolgimento nella manovra delle 50 mila schede pilotate
da Miccichè il venezuelano: "Bugie. Spazzatura. Assurdo che esca il nome e
nessuno mi abbia notificato niente, né fatto sapere qualcosa in via ufficiale o
informale. Niente di niente. Solo il tam tam dei giornali. Ancora una volta.
Come sempre ". Resta sotto i riflettori adesso il suo rapporto con un
altro Miccichè... "Sì, un altro. C'è solo una omonimia con il Miccichè
siciliano. Ma non c'è niente di male. è una persona conosciuta per lavoro
". Dove vi siete incontrati? "Mai visto. Solo contatti telefonici.
Perché lui si occupa di petrolio in Venezuela. E alcuni miei amici russi con
una filiale a Milano mi hanno chiesto di fare da contatto per un'eventuale
fornitura". Lei che c'entra col petrolio? "Niente, ma sono amico di
questi russi. E non c'è niente di losco. O no?" Non capita a tutti di
occuparsi di petrolio. "Magari fossi petroliere. Io ho solo messo Miccichè
in contatto con suoi possibili clienti". Come conosceva questo Miccichè?
"Ma è notissimo. Lo sanno tutti che aveva un ruolo importante nella
Democrazia cristiana". E un giorno cominciate a parlare di voti?
"Indette le elezioni, mi telefonò: "Bisogna occuparsi del voto
italiano". Va bene. E lo metto in contatto con Barbara Contini, cioè con
una persona di altissimo livello che per noi si occupa del voto degli italiani
all'estero". Le è mai capitato di parlare per telefono di 200 mila euro da
sganciare a Miccichè per l'interessamento? "Mai parlato di soldi con me.
Forse ci saranno state delle spese. In fondo, suppongo, occupandosi di questa
materia in un'area tanto vasta, bisogna viaggiare, prendere aerei, affrontare
costi di pranzi, biglietti, alberghi... Ma io ho solo incaricato la nostra
responsabile ". Appunto, la Contini? "Sì, la bravissima Contini che
tanto bene lavorò a Nassiriya con il nostro contingente impegnato a favore
della popolazione irachena. Aleggia il dubbio di uno scambio fra 200 mila euro
e 50 mila schede... "è una volgare insinuazione, una conclusione gratuita
di cui nulla so. E poi chi avrebbe garantito il buon esito di un simile commercio?
è una evidente boutade elettorale. Una vicenda poco chiara. E non voglio
aggiungere altro. Il fatto che poi venga fuori il mio nome gratuitamente è una
vergogna. Non mi piace questa storia". Arriva dopo quel suo giudizio su
Vittorio Mangano, lo "stalliere ", da lei definito un eroe.
"Altra brutta storia strumentalizzata. Quello è un fatto umano. Mangano,
non dicendo le bugie che volevano fargli dire contro me e Berlusconi,
ha avuto un comportamento eroico. Quindi, potrebbe anche essere il più grande
delinquente del mondo, ma non piegandosi diventa un martire". Sempre
antipatico il confronto con gli eroi veri. "Il mio non era un giudizio di
merito. Non lo metto a confronto con gli eroi della Repubblica. Dico solo che è
un martire, senza fare l'apologia di niente e di nessuno". Veltroni l'ha criticata leggendo nelle sue parole un messaggio
trasversale, forse inviato a qualcuno... "Veltroni e altri
sono in malafede, hanno una mente strana, ma non voglio rispondere con le
parolacce mentre entriamo in cabina elettorale...". Felice
Cavallaro Come lo conosco? è notissimo. Aveva un ruolo importante nella Dc #.
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
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sezione: Primo Piano - data: 2008-04-12 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il
caso Berlusconi: Francesco bravo e Ilary lavora a Mediaset.
L'ultrà Zappavigna: il campione pensi prima di parlare Il centrodestra
romanista "striglia" Totti ROMA - La Roma, secondo un vecchio slogan
da stadio, "non si discute, si ama". Ma il capitano della Roma,
specie se parla di politica e prende le parti del centrosinistra, non solo
"si discute" ma forse "non si ama" neppure troppo. è così
che, dopo l'appoggio dato da Francesco Totti al suo omonimo Rutelli per la
corsa per il Campidoglio ("in bocca al lupo per la tua partita ",
aveva scritto il numero dieci al candidato di fede laziale), e dopo la
"stroncatura" di Silvio Berlusconi
("Totti è fuori di testa"), il centrodestra romanista si è diviso.
Perché Totti è Totti, evidentemente, solo se gioca a calcio. Se esce dal
rettangolo verde, è meglio che taccia. Ha iniziato Gianni Alemanno, sfidante di
Rutelli per il Comune. Lui, calcisticamente, è "agnostico":
preferisce altri sport, come la montagna. Ieri, però, ha detto senza mezzi
termini: "Totti sbaglia. Ognuno ha il suo ruolo, lui è un'icona di Roma e
dovrebbe rispettare tutti gli elettori, di sinistra e di destra". E poi è
arrivato di nuovo Berlusconi, a dire che
"Francesco è un bravo ragazzo e Ilary lavora a Mediaset": frase che,
ai signori Totti, è suonata vagamente di "avvertimento". E ancora,
mano a mano, ci sono state le reazioni dei romanisti di destra o di
centrodestra. Onorevoli, ma anche ultrà o ex ultrà. Maurizio Gasparri, che
della Roma non si perde una partita, non ha usato mezze misure: "Totti ha
fatto un errore, ci tira dietro tutti gli jettatori... ". Cioè porta
sfiga? "Beh, da quando ha parlato la Roma ha perso il derby, è stata
eliminata dalla Champions... E poi Veltroni è
juventino, Rutelli laziale". Ma quando sono usciti i manifesti con la
frase del campione giallorosso, il derby era già andato... "Vabbè, ma
Totti è meglio che giochi a calcio. Di politici che non sanno il congiuntivo
c'è già Di Pietro. Totti deve portare rispetto a chi lo stima, anziché
schierarsi per cause perdenti: il cucchiaio, stavolta, non gli è venuto bene...
". Ma il numero dieci è stato criticato anche da Guido Zappavigna, un
passato nella destra radicale romana, una vita in curva sud, cugino del capo
dei Boys morto qualche anno fa: "Francesco ci dovrebbe pensare bene prima
di parlare. Si fa mettere le cose in bocca, lo hanno strumentalizzato. Spero
che almeno abbia confrontato i programmi dei candidati prima di parlare ".
Per la cronaca: la vicinanza del campione a Veltroni, in questi anni, non è mai piaciuta agli ultrà, legati in
maggioranza alla destra più estrema. E Totti? Silenzio, per tutta la giornata,
anche se si era diffusa la voce di una risposta a Berlusconi. C'è un
retroscena: Totti, come spiegano dal suo entourage, si è sentito un po'
"usato" da Rutelli e dagli esponenti della lista "Under
30" che hanno partorito i manifesti affissi a Roma. Col suo in bocca al
lupo, infatti, aveva solo risposto ad una lettera di Rutelli e non si aspettava
che le sue parole diventassero pubbliche. Nel corso della giornata di ieri, il
giocatore si è sentito con Walter Veltroni. E, insieme
a lui, ha deciso di non raccontare la sua versione dei fatti per evitare
all'amico possibili imbarazzi politici. Ernesto Menicucci.
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
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sezione: Primo Piano - data: 2008-04-12 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE
Sette giorni Da Lusetti e Fioroni (Pd) a Baget Bozzo, ipotesi convergenti in
caso di maggioranza risicata al Senato Vittoria dimezzata, Letta e Marini le
carte nel cassetto SEGUE DALLA PRIMA C'è il rischio che una coalizione
conquisti la maggioranza alla Camera ma non ottenga poi al Senato i numeri
sufficienti a governare. Se così fosse, Giorgio Napolitano farà di tutto per
evitare che nel suo settennato un'altra legislatura abbia lo stesso destino di
quella appena terminata. Il politologo Gianfranco Pasquino dice che il presidente
della Repubblica "eserciterebbe la moral suasion e soprattutto i poteri
che la Costituzione gli conferisce per trovare una soluzione, comunque assai
complessa ". C'è un precedente a cui il Quirinale potrebbe rifarsi, risale
al '95, coincide con la crisi del primo governo del Polo, quando la Lega tolse
la fiducia al Cavaliere, e - come ricorda Luciano Violante - "toccò a
Oscar Luigi Scalfaro sbrogliare la matassa ": "Allora il capo dello
Stato diede a Silvio Berlusconi, leader del partito di
maggioranza relativa, la possibilità di indicare il suo sostituto a palazzo
Chigi. Il successore, per ottenere la fiducia in Parlamento, doveva però avere
anche il gradimento dell'opposizione ". L'ex presidente della Camera a
quei tempi era uno dei massimi dirigenti della Quercia, e non ha dimenticato il
passaggio che lo vide tra i protagonisti: "Fu proposto un primo nome, che
non accettammo. Poi convergemmo su Lamberto Dini". Violante rivela così il
sentiero che potrebbe essere percorso se il voto decretasse la vittoria
dimezzata di uno schieramento. Non è dato sapere se quattordici anni fa il veto
cadde su Gianni Letta, è certo che proprio "Gianni Letta e Franco
Marini" sarebbero i candidati alternativi, se il Cavaliere o a Walter Veltroni non avessero i numeri per diventare premier. Ne è
convinto il democratico Renzo Lusetti, che - posto dinnanzi all'ipotesi di
scuola - aggiunge al novero dei candidati del Pdl anche "Giulio
Tremonti", "per il profilo non barricadero tenuto in campagna
elettorale". Ma non c'è dubbio che "Letta e Marini"
rappresentano l'accoppiata più accreditata, Beppe Fioroni lo lascia intuire
quando sottolinea come l'ex leader del Ppi sia stato "attento agli
interessi generali sia quando ha svolto il ruolo di presidente del Senato, sia
durante il tentativo di formare il governo per la legge elettorale". Per
quanto il Cavaliere si mostri ottimista, ha messo nel conto l'ipotesi di una
vittoria dimezzata, "perché sa - come dice Gianni Baget Bozzo- che senza
il premio di maggioranza nazionale al Senato, può succedere di tutto":
"In quel caso - prosegue l'intellettuale vicino a Berlusconi
- non si andrebbe a una Grande coalizione ma a una soluzione di compromesso. Lo
schieramento sconfitto alla Camera potrebbe dare la fiducia a un governo con un
programma comune, ma che non sarebbe guidato dal leader del fronte
avversario". Il ragionamento è speculare a quello sviluppato da Violante.
"E Berlusconi - afferma Baget Bozzo- ha messo in
campo Letta perché è adatto a questa situazione. So che sarebbe felice di
lasciargli il campo, per rimanere a capo del Pdl: un simile gabinetto
segnerebbe la fine della guerra civile. Con Letta si supererebbero le asperità,
sarebbe un esecutivo scolorito con una maggioranza colorita. E penso che
sarebbe la soluzione preferita dal Cavaliere ". Attorno all'ipotesi il
Quirinale ha lavorato per tempo, e le risposte sono già arrivate. Il leader del
Pd ha inviato un messaggio criptato durante un comizio: dopo aver criticato la
legge elettorale che "produce instabilità", ha aggiunto che se
l'instabilità si riproducesse anche stavolta, "andrebbero varate le
riforme prima di tornare alle urne". Non prospettava un governo delle
larghe intese, "in campagna elettorale - commenta infatti Marco Follini -
nessuno ha scommesso sulla consociazione. Tuttavia è possibile una convergenza
imposta dai numeri, ma non potrebbe essere una soluzione di ripiego, come la
somma di due negatività ". Niente grande coalizione in
caso di vittoria dimezzata, semmai qualcosa di simile all'esecutivo di
"responsabilità nazionale" ipotizzato da Pier Ferdinando Casini.
"Via Berlusconi e Veltroni, se non riuscissero a vincere", ha urlato in pubblico il
capo dell'Udc. Che in privato ha sussurrato la sua preferenza: "Gianni
Letta". Francesco Verderami.
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Terza Pagina - data: 2008-04-12 num: - pag: 41 autore: di DARIO
FERTILIO categoria: REDAZIONALE LE STAR DELL'IMPEGNO? SONO CLOONEY E TESTI C'è
stato un tempo, e sembra un'eternità, in cui gli intellettuali alla Guttuso
firmavano gli appelli prima del voto. Scrittori, poeti, pittori, compositori, e
naturalmente giornalisti, magistrati, chirurghi, architetti, editori, si
mettevano diligentemente in fila per comunicare al mondo qual era la parte
giusta con cui schierarsi. Va da sé che tutti gli "organici" erano
disciplinatamente schierati a sinistra; mentre i cani sciolti andavano
controcorrente e finivano per farsi notare di più (a volte però con qualche
inconveniente sul lavoro). Certo, anche allora il conformismo imperava; almeno,
però, chi si metteva un distintivo di partito all'occhiello poteva vantarsi di
"essere qualcuno ". Oggi invece sono rimaste le firme, mentre si sono
alquanto diradati gli intellettuali. A meno che non si voglia far passare per
tale il bel tenebroso George Clooney, che bypassando la par
condicio ha preso un caffè con Veltroni, paragonandolo (sembra) a
Barack Obama. O la sua controfigura italiana (si dice) Fabio Testi: anche lui
anni fa prese un caffè, ma con Silvio Berlusconi, e da
allora firma gli spot per il centro- destra. Fra gli altri bellicosamente
schierati o di qui o di là si notano il sempreverde Luca Barbareschi, la
tormentata Fiorella Mannoia e persino la spregiudicata Milly D'Abbraccio,
mentre la stellina tv Cristiana Capotondi ha detto di no a Veltroni
che la voleva candidare, aggiungendo con una battuta a tradimento che le piace
anche Berlusconi, e insomma i suoi due eroi dovrebbero
mettersi insieme in un grande centro. Sempre più assordante, intanto, il
silenzio degli scrittori, poeti, pittori eccetera. Perché la campagna
elettorale li ha delusi o, più tragicamente, per paura che qualcuno ponga la
fatale domanda: "Guttuso chi?".
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera - ROMA -
sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-12 num: - pag: 4 categoria:
REDAZIONALE La Destra Storace: "Più gente qui che da Berlusconi"
Aggredita troupe tv "C'è più gente qui oggi, rispetto a ieri al
Colosseo". Francesco Storace, salendo sul palco allestito per la chiusura
della campagna elettorale al Pantheon, ieri ha lanciato subito una frecciata
velenosa nei confronti degli ex alleati del Pdl. è stata una manifestazione
vivace. "Siamo in cinquemila, vi ringrazio a tutti", ha poi detto
Storace, forse gonfiando un po' i numeri. Una troupe del TG3 è stata aggredita
da alcuni giovani: minacce, offese e qualche spintone, ma poi è finito tutto
lì. L'ex governatore della Regione è stato accolto da militanti del suo partito
e da attivisti di Casa Pound e del Circolo futurista mentre gli altoparlanti
diffondevano le note delle canzoni di Lucio Battisti. Poi la musica è cambiata.
E mentre Daniela Santanché, candidata premier, si accingeva a prendere la
parola, come colonna sonora è risuonato l'Inno a Roma, canzone di memoria
fascista. Poi la Santanché ha arringato la folla: "Noi siamo il partito
incazzato con la bava alla bocca, non vi tradirò perché so che cosa vuol dire
essere traditi. Sono orgogliosa di essere qui con voi", ha urlato, mentre
sotto il palco alcuni giovani si esibivano nel saluto fascista. La Santanché non ha risparmiato critiche né al Partito della
libertà di Berlusconi, né tantomeno al Pd di Walter Veltroni. Poi è
stato il turno di Storace: "Grazie per essere venuti qui in così tanti. Berlusconi per governare si dovrà fidare di noi. Ma noi non voteremo la
fiducia al suo governo. Approveremo solo i provvedimenti che riterremo utili
alla nazione", ha detto Storace, che in mattinata, nello speciale
elezioni del Tg era intervenuto sul tema dei rifiuti: "Serve il
termovalorizzatore ", aveva detto. Pantheon Daniela Santanché sul palco
con Francesco Storace.
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera - ROMA - sezione:
Cronaca di Roma - data: 2008-04-12 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Pd
Chiusura in una piazza del Popolo stracolma. Jovanotti e Proietti: ci fidiamo
di Walter Rutelli, "Se po' ffa'" al primo turno Veltroni
difende Totti: "Ognuno sia libero di dire ciò che pensa" Chiusura in
piazza del Popolo per il Pd, davanti a una folla festante di decine di migliaia
di persone Ci sono persone arrampicate sulle ringhiere in fondo, con le gambe a
dondolare dalle balaustre del Pincio, in piedi sulle panchine: ovunque,
ovunque, in una piazza del Popolo che Francesco Rutelli dice "di non aver
mai visto così, eppure qui abbiamo chiuso tante volte, ma mai, mai, avevo visto
questo ", e volge lo sguardo alla piazza del popolo - e quello che si
vede, ovunque, ovunque, è che il nome della piazza è perfetto, stasera. Sono le
sette della sera, non piove più, la luce è quella di Roma al tramonto, un poco
più tenue per via delle nuvole. E l'ultima tappa del tour
di Veltroni è ritorno, aria di casa, entusiasmo antico; l'ultima tappa del
tour di Veltroni è "futuro", voglia di cambiare l'Italia "per i
ragazzi che hanno talento e ai quali le banche non concedono credito", per
"Paolo Borsellino, che non avrebbe mai immaginato che esponenti politici
(Dell'Utri e Berlusconi, ndr) potessero definire eroe quel Mangano che lui aveva
condannato per mafia", e perché "Bossi e la lega Nord hanno già detto
che imbracceranno i fucili". Ecco "c'è qualcosa di molto diverso da
quello che ho visto ieri al comizio di Berlusconi -
racconta Marie, 25 anni, francese, un lavoro al Vaticano e voglia di capire
l'Italia - qui ci sono persone serene". Gigi Proietti dice di aspettarsi
"molto da Roma, dai romani". Meta e Zingaretti parlano di
"vittoria". Chissà. Ma Jovanotti non aspetta ed entra sul palco a
metà discorso, abbraccia Veltroni; lui, Veltroni, l'abbraccio più profondo lo riserva alla figlia
Vittoria, e quella ragazzina alla fine piange tra le braccia del padre, ed è
solo questo che sono, in quel minuto pubblico eppure privato, un padre e una
figlia; c'è aria di casa, in questo ritorno di Veltroni,
c'è un pezzo di Roma che conosce il passato - "il Papa a San Lorenzo dopo
i bombardamenti ", "la notte del 16 ottobre del
( da "Corriere
della Sera" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Due Minuti - data: 2008-04-12 num: - pag: 56 categoria: BREVI Notizie
in 2 minuti Primo piano Elezioni: sfida sulle tasse Ultimi appelli prima delle
elezioni. La sfida è sulle tasse. Berlusconi: aboliremo il bollo di
auto e moto. Veltroni: il tesoretto per gli stipendi. Focus Infortuni, Italia ai
vertici: si muore come un secolo fa Non è cambiato quasi niente dai tempi della
costruzione dell'Empire State Building e come allora si continua a morire.
Di tutte le morti bianche sul lavoro, quelle nell'edilizia sono un quarto.
Esteri Non più vietate ai musulmani "bevande con poco alcol" Provoca
polemiche, una Fatwa (editto religioso) emessa da Youssuf al Qaradawi, il noto
predicatore della tv Al Jazeera, che ha autorizzato i musulmani a bere gli
alcolici - severamente vietati dalla sharya - "se contengono poco
alcol" "Stop al treno dell'Olocausto" Protesta il Comitato Internazionale
Auschwitz che ha organizzato un Treno della Memoria per portare in Germania una
mostra dedicata al ruolo delle ferrovie naziste. Le ferrovie e il loro
presidente, Hartmut Mehdon, hanno negato al treno-mostra l'ingresso nella
stazione di Berlino. Cronache Rissa davanti al liceo: muore a 17 anni sotto un
tir Un diciassettenne è stato travolto e ucciso da un camion a Torre del Greco
(Na) davanti alla liceo scientifico che frequentava. Tentava di separare due
amici che stavano litigando quando è stato spinto in strada. Fao: allarme
prezzo dei cereali Allarme dalla Fao: il prezzo dei cereali cresce senza sosta.
Alcuni dei principali Paesi produttori (India, Cina, Vietnam, Egitto) hanno
ridotto le esportazioni. Timori di scarsità di cibo nei Paesi importatori
(soprattutto in Africa). L'aumento dei prezzi è dovuto alla domanda sempre
crescente e al progressivo esaurimento delle scorte. Economia Consumi in
frenata da 4 mesi I consumi delle famiglie sono in frenata per il quarto mese
consecutivo, come mai verificatosi negli ultimi tre anni: lo evidenzia
l'indicatore dei consumi di Confcommercio che segnala a febbraio "una
flessione con una riduzione dello 0,5% sullo stesso mese dello scorso
anno". Cultura Il nuovo romanzo di ZafÓn Dopo L'ombra del vento (Mondado-ri),
Carlos Ruiz ZafÓn esce in Spagna il 17 aprile con Il gioco dell'angelo, uno dei
titoli più attesi dai lettori. Riserbo sulla trama. L'autore: chi ha già letto
L'ombra del vento riconoscerà molti elementi che si ricollegano all'opera
precedente". Spettacoli Salvatores gira in Friuli Nel bosco di Frisanco,
in Friuli vicino al Vajont, il premio Oscar Gabriele Salvatores sta girando la
scena clou di Come Dio comanda, ispirato al romanzo di Niccolò Ammaniti. Sport
Ronaldinho vicino al Milan Oggi si gioca un Milan-Juventus, ma tutti gli occhi
sono puntati sulla trattativa che riguarda Ronaldinho. Il Milan è molto vicino
all'acquisto del fuoriclasse del Barcellona. Lorenzo: ho più fame di Rossi
Parla Jorge Lorenzo, lo spagnolo della Yamaha alla vigilia del Gran Premio del
Portogallo di motoGp: "Ho più fame di Valentino. Il mio idolo è Biaggi
". Ieri miglior tempo di Pedrosa nelle prove libere. Valentino Rossi
subito dietro.
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 88 del 2008-04-12 pagina 1 Il
silenzio sul Tibet di Filippo Facci Amici di Repubblica, rendetevi conto del
giornale che avete fatto ieri: 1) In prima pagina occhiellone stile Unità
"Il Cavaliere attacca Totti"; 2) Sempre in prima un pezzo d'intrattenimento di Curzio Maltese dove spiega che Berlusconi è stato "ignobile", e che rivela, senza spiegare, che
il sorteggio televisivo tra Veltroni e Berlusconi è stato
"pilotato" per buona pace di Vespa e Mentana); 3) Ancora in prima
pagina, fondo di Giorgio Bocca per dare dell'assassino a Mangano e collegarlo
ovviamente a Berlusconi; 4) Di nuovo in prima pagina, fondo di Giuseppe D'Avanzo
che parte da Emile Durkheim e arriva a Mangano e Berlusconi;
5) Per caso in prima pagina, pezzo di Nanni Moretti titolato "Berlusconi inadatto alla democrazia"; 5)
Incidentalmente in prima pagina, pezzo di Carlo Bonini per rivelare che vero
responsabile della strage di Linate (non stiamo scherzando) è un jet
Gulf-stream IV della flotta privata di Silvio Berlusconi;
6) A pagina 2, un pezzo titolato "Fini si smarca da Silvio"; 7) A
pagina 4, un titolato "Maroni contro Berlusconi"
e intervista a Di Pietro che "sbugiarda il Cavaliere"; 8) A pagina 7,
intervista ad Anna Finocchiaro contro la "Sicilia feudale della
destra" e intervista a Nicola Piovani titolata "Bisogna fermare la
destra". Insomma, amici di Repubblica, rendetevi conto: neanche una parola
sul Tibet. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Campagna elettorale conclusa,
domani e lunedì al voto. Berlusconi, Veltroni e gli altri candidati hanno speso le ultime ore tra tv e piazze.
Annuncio di Berlusconi: "Aboliremo gradualmente il bollo auto". Veltroni punta su "detrazioni fiscali per i salari". Casini:
"In caso di parità, pronti a guidare l'Italia". AJELLO,
BARTOLI, INDOLFI, MILANESIO E SARDO ALLE PAGINE 2, 3 E 4.
( da "Manifesto,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Verba votant Totti Alberto
Piccinini "A Totti ho sempre voluto bene - digrigna i denti Berlusconi - Del resto anche la moglie lavora a
Mediaset". L'ultimo fuoco d'artificio della campagna elettorale è il
manifesto pro-Rutelli firmato dal capitano della Roma ("In bocca al
lupo"), apparso a sorpresa sui muri della città. Con
l'invettiva sacrilega di Berlusconi pronunciata sotto il Colosseo che ne è seguita: "E' fuori
di testa". Ma l'uso di Totti in campagna elettorale non è nuovo. Lo stesso
"in bocca al lupo" del Capitano fu indirizzato a Veltroni convalescente durante le ultime elezioni per il comune di Roma.
E andò bene. Però poche settimane fa il presidente della provincia Gasbarra ha
difeso così la candidatura di Rutelli: "Non possiamo pensare che se scende
in campo Totti ci siano dei problemi!". Una voce dalla platea: "Ma
Rutelli è laziale!". Tutti ricordano il "meno tasse per Totti"
apparso dal nulla nel 2000. Pochi ricordano la battutaccia di Berlusconi a Totti prima del Mondiale 2002: "Se non lo
vincete vi tocca la legione straniera, e allora dove vai con questi
capelli?" Berlusconi ci riprovò due anni dopo:
"Totti al Milan? Non è nei nostri programmi per queste elezioni
europee". Di Pietro prese al balzo il successo delle primarie dell'Ulivo e
attaccò: "Ci vorrebbe un bel gesto alla Totti: Silvio hai preso quattro pappine,
zitto e tornatene a casa". Da tenere presente che il 10 luglio 2006
Francesco Totti si è affacciato dal balcone di Palazzo Chigi con la Coppa del
Mondo in mano. Delirio.
( da "Manifesto,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tutti al mare Finale (o quasi):
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ale appena
conclusa. Le domande sono le stesse per tutti: 1. Può esprimere un giudizio
sulla campagna di Silvio Berlusconi? 2. E uno sulla
campagna di Walter Veltroni? 3. Cosa le è
piaciuto di più? 4. Cosa le è piaciuto di meno? (a cura di Roberto Giovannini).
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Il botto che
il Cavaliere teneva in serbo per convincere gli indecisi, più che una bomba
somiglia a un tricchetrac. Per Bersani, visibilmente sollevato, "è
l'ultima bugia prima della mezzanotte". Consiste nella promessa di
cancellare il bollo su auto, moto e motorini. "Questa tassa non esiste in
nessun'altra parte al mondo", spiega Berlusconi ospite di Mentana. Però dipende dai soldi in cassa.
"Dovrebbero esserci i 4 miliardi del tesoretto", altrimenti
"procederemo con gradualità", all'incirca entro un paio d'anni. Nel
duello indiretto con Veltroni a Matrix, Berlusconi profitta del vantaggio di intervenire dopo e picchia duro sul
concorrente. Alla fine, "sfora" il tempo consentito, ritorna
in scena per mostrare "quando un voto è nullo" (tracciando
un'ipotetica croce tra il simbolo di Veltroni e quello
di Di Pietro) e quasi Mentana non se riesce a liberarsene. Walter finto buono
In realtà cattivissimo e "insolente", accusa. "Aveva fatto
credere che lui fosse il nuovo. Però poi si è alleato con il giustizialista Di
Pietro, alle amministrative si è abbracciato appassionatamente con la sinistra
estrema, ha riempito le liste dei ministri e sottosegretari di Prodi...
L'illusione è caduta. I suoi amici sono i banchieri potenti, quelli che vanno a
votare per le primarie, noi siamo amici della gente che paga i mutui".
Chiede Mentana: telefonerà a Veltroni, in caso di
sconfitta? Sorrisino: "Io sono giovane, e mando gli sms". Il voto
sprecato Per Berlusconi è quello ai piccoli partiti.
Dal Tg4, Tg5 e Tg1 lancia un martellante appello, non votateli. "Supplico
gli elettori di centrodestra che in passato hanno sostenuto o pensano di
sostenere Udc e Destra: non hanno alcuna possibilità di portare eletti in
Parlamento. Non vorrei che chi li vota si trovasse poi con l'angoscia di aver
fatto un favore a Veltroni. Concentrino piuttosto il
loro appoggio al principale partito". (Storace gli dà del "fuorilegge",
per Casini è da doppia denuncia in quanto cita "sondaggi vietati e
falsi"). Lacrime e sangue Tra telegiornali e Matrix, il Cavaliere avverte:
"Saremo costretti a scelte dure e impopolari. Riorganizzeremo la Pubblica
amministrazione, che grava su ogni cittadino il 50 per cento più del resto
d'Europa. Interverremo così come si fa nelle grandi aziende, ricavandone 15
forse anche 30 miliardi l'anno di risparmi. Taglieremo le spese inutili dei
Comuni, cominciando dalle consulenze eccessive. Elimineremo le Province,
venderemo gli immobili di Stato per ridurre il debito. Dimezzeremo la Casta,
cioè le 300 mila persone che vivono di politica. Metteremo solo manager bravi,
non ho cambiali da pagare. Combatteremo i superfurbi che si sottraggono alle
giuste imposte (dalla lotta all'evasione contiamo di guadagnare un punto di Pil
all'anno)". Rose e fiori "Non mi muoverò da Napoli fino a quando non
sarà superata l'emergenza rifiuti. Aboliremo l'Ici sulla prima casa,
abbasseremo le aliquote fino ad arrivare a un massimo del 33 per cento.
Detasseremo gli straordinari, ripristineremo il bonus Maroni per chi non va in
pensione, daremo 1000 euro per ogni nuovo nato. Il problema degli anziani è più
grave di quello dei precari, adegueremo le pensioni al costo della vita. Lanceremo
un piano di edilizia per chi non ha la casa di proprietà. Riapriremo i cantieri
delle grandi opere. L'Iva verrà versata quando si incasserà la fattura, non
prima. Stop duro all'ingresso dei clandestini, pene più pesanti per la recidiva
di reati gravi". Io e Clooney "Con queste schede, Dio ce la mandi
buona. Comunque mi aspetto una vasta maggioranza parlamentare. Credo di avere
la concretezza e la carica necessarie per guidare il paese. Veltroni
e gli altri hanno sempre vissuto prendendo soldi dallo Stato, dunque devono
presentarsi con Clooney e di Benigni. Io invece, modestamente, nella vita
qualcosa ho fatto, e mi presento con la mia faccia. Veltroni
può promettere la qualunque, tanto sa di perdere".
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Prima si è accreditato come già vincitore,
poi è tornato il solito Silvio Berlusconi, aggressivo
contro le istituzioni. 2. Si è mosso come se fosse in un film diverso, tutto
suo, separato. Ha reso visibile la sua diversità, forse con un effetto di
straniamento. 3. Berlusconi è riuscito a imporre la
sua leadership, cancellando comprimari e aspiranti eredi. Veltroni dava un
senso di freschezza e novità. 4. Per Berlusconi, è
molto grave la scelta dell'attacco alle istituzioni. Veltroni invece
non è riuscito a dare risposte forti, in particolare mai affrontando il tema
del conflitto d'interessi.
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di episodi pittoreschi l'ultima
coda di questa campagna elettorale ne ha offerti diversi. Walter Veltroni si è tenuta per sé, in privato, l'ultima battuta
sul nuovo look del Cavaliere (camicia blu senza cravatta su doppiopetto blu):
"Sembri il cantante dei Dick Dick". Cioè di un gruppo rock a cavallo
tra gli Anni 60 e i 70. Mentre sui rotocalchi presto sarà raccontata la
campagna elettorale del fratello di Veltroni, Valerio,
a favore di un'esponente del Pdl, Debora Bergamini, messa in Rai dal Cavaliere
e cacciata dall'Ulivo. E, naturalmente, insieme ai tanti aneddoti che
racconteranno le urne del 2008 ieri è arrivato l'immancabile "caso
giudiziario", quello che scoppia alla vigilia di ogni elezione e che
rischia di condizionare in un modo o nell'altro il voto. Questa volta
l'inchiesta riguarda brogli nel voto degli italiani all'estero e coinvolgerebbe
addirittura la cosca mafiosa dei Piromalli. Il politico che è chiamato in causa
dalle solite intercettazioni, Marcello Dell'Utri, al momento non ha ricevuto
neppure un avviso di garanzia. Forse per questo, o per una scelta tattica, la
reazione all'ennesima incursione "extra-politica" nel processo
elettorale è stata molto diversa dal passato. Almeno per il momento. Berlusconi, infatti, non c'è saltato sopra. In privato,
ovviamente, è andato in scena lo sfogo di sempre: "Puntuali le procure
tentano di far sentire la loro voce agli elettori". Ma in pubblico, questo
è il dato importante, ha ignorato completamente il "caso", non gli ha
dedicato una parola, né un'invettiva. Si è limitato solo a lanciare segnali ai
suoi avversari sul tema: "Il mio governo è stato quello - ha spiegato -
che ha portato in galera Provenzano ed altri pericolosi mafiosi. Per cui
nessuno ha fatto più di noi contro la mafia. Semmai è la sinistra che dove è al
governo nel Sud si è riempita di indagati. Ci sono decine di Comuni
amministrati dalla sinistra che sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose o
camorristiche. Su questo argomento non accetto lezioni da Veltroni".
Insomma, il tentativo è quello di evitare uno scontro su un argomento del
genere nei giorni in cui gli italiani andranno a votare. Non per nulla ieri gli
strateghi del Cavaliere hanno giocato d'anticipo. Dopo aver capito che
probabilmente oggi il suo nome sarebbe apparso sui giornali calabresi, lo
stesso Dell'Utri ha preso il telefono e ha rilasciato una dichiarazione
all'Ansa. Ha ammesso di conoscere l'affarista Aldo Miccichè, al centro
dell'inchiesta, raccontando che si era fatto avanti per occuparsi del voto degli
italiani all'estero in Sud America e di essersi limitato a metterlo in contatto
con Barbara Contini, già governatrice di Nassiriya e ora candidata del Pdl.
Mentre ha escluso ogni coinvolgimento su presunti tentativi di brogli
elettorali: "Stiamo scherzando? Stiamo dando i numeri! Se vogliono
sollevare un polverone elettorale, io questo purtroppo non lo posso
impedire". Una frase che, di fatto, sintetizza l'atteggiamento di Berlusconi e i suoi sulla vicenda. Se l'inchiesta non sarà
strumentalizzata probabilmente i toni continueranno a restare bassi. Se,
invece, sarà sollevato, appunto, "un polverone", la risposta
diventerà più dura e la polemica diventerà rovente. "Questa esplosione di
indiscrezioni giudiziarie è inaccettabile - ha fatto presente uno dei
consiglieri del Cavaliere, Fabrizio Cicchitto -. E' inquietante che il centro
di molte di queste vicende sia Reggio Calabria. E' evidente che è arrivata
l'ora dei colpi proibiti". Solo che il primo a non volere assolutamente un
epilogo del genere è proprio l'avversario del Cavaliere, Veltroni. Il
leader del Pd è consapevole - basta guardare alle ultime tornate elettorali -
quanto sia controproducente aprire uno scontro sul tema: Berlusconi, infatti, potrebbe di nuovo parlare di complotto della sinistra
in combutta con le procure e sparare sull'alleanza del Pd "con il campione
del giustizialismo italiano", cioè Antonio Di Pietro. Un cocktail
polemico che Berlusconi ha già usato con successo.
Così per la prima volta l'incursione delle procure non ha avuto, almeno ieri,
effetti devastanti. La realtà è che non conviene a nessuno. Andrebbe in scena
un copione già visto che colpirebbe più il centro-sinistra che non il
Cavaliere. "La gente - osserva ancora Cicchitto - capirebbe immediatamente
che si tratta dell'ennesimo complotto. E' successo troppe volte in passato.
Dall'elezioni del '
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La Repubblica ama dividere i
giornalisti tra buoni e cattivi. I buoni naturalmente sono coloro che lavorano
per il quotidiano fondato da Scalfari più certe firme della casta degli ex
sessantottini. Tutti gli altri sono cattivi e dunque meritano disprezzo o al
più indifferenza. Repubblica, quando si tratta di giornalismo, non è mai
oggettiva, sale in cattedra, dà lezioni, spesso inopportune. Io sono di scuola
montanelliana e Repubblica è lontanissima dal mio mondo di riferimento, ma
negli ultimi tempi ho avuto occasione di saggiare la sua arte. La prima volta in
occasione dell'uscita del mio saggio Gli stregoni della notizia, che suscitò un
certo interesse sulla stampa. Fu recensito trasversalmente: dal Corriere della
Sera alla Padania, da Panorama al Manifesto. Anche Repubblica ne parlò, ma a
modo suo. Pubblicò un inserto di quattro pagine sullo spin con diverse
citazioni tratte chiaramente dal mio libro, senza però che venissi menzionato,
fatta salva una minuscola segnalazione generica tra le opere librarie che
trattano il tema. Eleganti, vero? L'altro ieri si sono ripetuti. Ho trascorso
gli ultimi tre giorni al Festival internazionale di giornalismo di Perugia,
splendida manifestazione a cui partecipano 150 grandi firme, davanti a un
pubblico enorme, composto per lo più da giovani. Ho provato immenso piacere nel
moderare una sessione in memoria di Montanelli, a cui hanno partecipato Mario
Cervi, Ugo Tramballi e Marco Travaglio. Giovedì ho avuto il privilegio di
dibattere di media e giornalismo con i due ospiti più importanti del festival,
Alastair Campbell, lo spin doctor di Blair, e Carl Bernstein, il mitico
cronista della Washington Post che firmò, con Bob Woodward, l'inchiesta del
Watergate. Gli organizzatori avevano letto il mio saggio e hanno pensato che
fossi l'interlocutore giusto per discutere con questi due colossi. Insomma,
sono stati molto cortesi con me. Repubblica ieri ha dedicato all'evento un
articolo di cronaca, in un articolo a firma di Dario Pappalardo. Tutto bene,
con una particolarità: né io nè il moderatore Angelo Mellone, editorialista del
Messagero, siamo stati citati. E nello sforzo di eclissare la nostra presenza,
il collega del quotidiano di Mauro ha dovuto compiere qualche acrobazia, ad
esempio scrivendo che Campbell e Bernstein si sono "scrutati con
rispettoso sospetto" e che hanno deciso di "non interpretare ruoli
antagonisti". Rispettoso sospetto? Non interpretare ruoli antagonisti? La
sorpresa di questo incontro è che Campbell ovvero il comunicatore più brillante
e spregiudicato d'Europa - e Woodward il simbolo del giornalismo d'inchiesta -
anziché duellare, come ci aspettavamo tutti, si sono trovati in piena sintonia,
scambiandosi elogi e che pertanto la mia è risultata la voce fuori dal coro. Ne
è risultata una discussione franca, accesa, appassionante, ben animata da
Mellone che ha alimentato il confronto anziché adeguarsi al cinguettio di
Campbell e Bernstein; il tutto di fronte a oltre 500 persone. Ma di questo i
lettori di Repubblica sono stati tenuti all'oscuro. Pappalardo è riuscito
persino a citare una mia frase virgolettandola, ma ancora una volta, senza
menzionarmi. Scrive: "Guai a chi indica Bernstein come il
"giornalista che ha fatto dimettere Richard Nixon"". Sono così
diventato un'entità astratta, il signor Chi. E tutto questo per evitare di
parlare di due giornali concorrenti, il Giornale e il Messaggero. Acrobatici
anche nel ridicolo, i maestrini di Repubblica. Scritto in giornalismo Non
commentato " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Apr 08 Vi è
piaciuta la campagna elettorale? La campagna elettorale è agli sgoccioli e a
quanto pare il numero degli indecisi resta molto alto. Personalmente non ne
sono stupito. Se dovessi indicare il tema che ha caretterizzato la campagna non
saprei indicarlo. Certo c'è stato il caso Alitalia, ma sebbene importante - e
su questo blog ne abbiamo parlato spesso - non può essere considerato decisivo
per orientare il voto di tutti gli italiani. Più che in passato ho
l'impressione che alla fine i leader dei vari schieramenti abbiano preferito
puntare su slogan tutto sommato prevedibili e duellare sull'ultima polemica del
giorno anziché sviluppare proposte organiche. Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti
ancora una volta a votare contro anziché votare per. Chi preferisce Popolo
delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo
Prodi. Chi sceglie Partito democratico e Italia dei Valori alla fine
invoca lo sbarramento contro il Cavaliere. Giro a voi la domanda: vi è piaciuta
la campagna elettorale? Non chiedo per chi abbiate intenzione di votare (il
voto è segreto), ma sarebbe interessante capire qual è la ragione o il tema che
più vi motiva ad andare alle urne. E a chi fosse ancora incerto, suggerisco di
fare due test, segnalati qualche tempo fa da Alessando Gilioli sul suo blog.
Sono semplici e divertenti, permettono di confrontare le vostre idee con quelle
dei principali partiti. Li trovate qui e qui In ogni caso buon voto a tutti.
Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 21 ) " (1 voti, il voto medio è:
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 Islam e
Occidente, l'integrazione è un crimine? Sul Giornale di oggi è uscita una mia
intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in gran parte
dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di
integrazione. Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal
premier turco Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in
Italia è passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito
islamico Akp e considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli
stranieri è un crimine contro l'umanità". Questa la risposta di
Finkielkraut, che critica la tendenza a bollare come islamofobica qualunque
critica un po' energica al mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di
imporre i nostri costumi, ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle
democrazie europee: parità tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai
matrimoni forzati. Questi sono principi non negoziabili. Non è islamofobia
"sottomettere" le popolazioni musulmane al rispetto dei diritti
dell'uomo e far valere le regole della civiltà europea". Ha ragione
Finkielkraut, occorre obbligare gli islamici immigrati in Occidente? O bisogna
rassegnarsi alle idee di Erdogan, che rivendica il diritto di vivere in un
Paese senza adeguarsi alle sue regole civiche e dunque senza vera integrazione,
come in fondo propone il comunitarismo? Scritto in notizie nascoste,
immigrazione, islam, turchia Commenti ( 37 ) " (5 voti, il voto medio è: 5
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come
si può davvero aiutare il Tibet Ieri ho avuto il privilegio di incontrare
Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama,
che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho
tratto un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali
e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet.
Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire
chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei
Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di
apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come
ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e
sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli
atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe
uno smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa
eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva,
mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono
d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi
giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi
rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la
richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché
non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 25 ) " (5 voti, il voto medio
è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché
l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche
suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo
non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando
questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto di
ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche
il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è
lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i
principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le
questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi
spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe
considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al
traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E
invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che
finiscono per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in
Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare.
Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese,
che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di
droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno
riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi
viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di
merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente,
sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare
contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi.
Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E
sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo
di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi
criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità
dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai
attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali.
Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da
qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi
sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a
prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte
sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un
comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo
sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli
italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di
vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto
di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra
domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando:
la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che incidono
sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato
faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità
l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al
crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato.
Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 146 ) " (7 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08
Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per
l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che
una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare
la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto internazionale
e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso
buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di decine di voli
Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei
giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su
Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo
2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non
potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia
inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a
decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di
Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia. In
questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità
limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti (
32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il
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articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi
piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che
rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario,
capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare
e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo
conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali
riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade
sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si
parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei
dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il
suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli
israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa
con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste
"un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un
articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha
mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di
ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli
suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della
speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo
contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati
Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da
Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato?
Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) "
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Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche
passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà
fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di
cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione
degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la
Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date
prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati
extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali
applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe
mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la
nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai
primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le
misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra
poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale
gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della
grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità
del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza
civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E
questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che
vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo
Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche
lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono
sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna
regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e
l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole
Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9 voti, il
voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 88 del 2008-04-12 pagina 2
"Lo stress è bipartisan" Allarme dei cardiologi di Redazione
Candidati colpiti da ipertensione: Salvini ha perso tre chili, Ombretta Colli
non dorme e Paola Frassinetti ha gli incubi ]Tutta colpa dell'adrenalina.
Quella che dà la carica, sì, ma che poi rende stressati e nervosi. Lo sanno
bene i politici, che agli sgoccioli di questa campagna elettorale, si trovano a
faticare come gli sportivi durante una finale olimpica. Parola degli esperti
della Società italiana di cardiologia che avvertono: "Le elezioni mettono
a dura prova la salute cardiovascolare degli aspiranti deputati e
senatori". Il professor Fabio Magrini della Fondazione Policlinico è
pronto a mettere la mano sul fuoco: "Scommetto che sia
Berlusconi che Veltroni fino a lunedì sera saranno ipertesi". E la ragione è
semplice: l'eccesso di adrenalina, infatti, fa aumentare la pressione e i
battiti del cuore. Altro che Pechino 2008: tocca correre ai comizi, poi al
mercato, alla casa di cura fino alla sera, quando comincia il tour delle cene
elettorali. "Non riesco più a dormire - ammette Ombretta Colli - di
solito crollo subito e ora invece mi sveglio anche tre volte con l'ansia che
sia già tardi". A Paola Frassinetti, invece, basta chiudere gli occhi per
addormentarsi, il suo problema è un altro: "Faccio sogni
angoscianti". L'ultimo l'altra notte: "Alemanno mi sgridava perché
non mi stavo impegnando abbastanza a Roma, così io mi sbracciavo per
ricordandogli che io sono candidata a Milano". A ben vedere però, c'è
anche qualche lato positivo: "Negli ultimi due mesi -racconta Matteo
Salvini - sono calato tre chili". E i ricchi buffet dopo i comizi?
"Non so perché, ma alla fine mangio sempre un'insalata nel pomeriggio e
poi salto pure la cena". Un toccasana per la prossima prova costume,
queste elezioni anticipate? "Macché, la verità è che manca pure il tempo
per andare in palestra quindi il mio tono fisico è scarsissimo". Magri e
poco tonici: va a finire che poi, dopo le lezioni,tocca pure fare una cura
ricostituente. "Nel 1996 - ricorda Emanuele Fiano - persi ben dieci chili,
era la prima volta che mi candidavo e arrivai davvero distrutto". Perché
lo stress, si sa, è un problema bipartisan: colpisce i leghisti (duri e puri),
i candidati del Pdl (spesso grandi sportivi) e allo stesso modo i Verdi come
quelli del Pd, che per seguire il comizio di Veltroni
in piazza Duomo hanno rischiato un gran raffreddore. "Chi non ammette di
essere stressato - scherza Pierfrancesco Majorino - o è superman oppure non sta
facendo davvero campagna elettorale". "Non come una volta - precisa
Ignazio la Russa - che dovevano farla tutti, per forza. Io però mi impegno
sempre allo stesso modo". Sarà vero? "Lo dimostrano i fatti: basta
guardarmi per vedere che sono ingrassato". Si perché a chi ha il
metabolismo lento, purtroppo, la campagna la pancetta rischia di farla
aumentare. Lunedì sera la resa dei conti: "Le arterie dei vincitori -
spiega Magrini - tenderanno ad allargarsi e il cuore pomperà più sangue
provocando un effetto benefico". Nessun premio di consolazione per gli
sconfitti: "Le loro arterie si stringeranno e la pressione non potrà che
aumentare". Colpa degli elettori, e ancora una volta, dell'adrenalina. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Chiusa la campagna elettorale.Veltroni: aumenterò salari e pensioni. Berlusconi: via il
bollo auto, torna il bonus Maroni Voto, le ultime promesse Nell'inchiesta sui
brogli c'è Dell'Utri: "Ma non ho ricevuto alcun avviso" Da domani 47 milioni
di italiani hanno 22 ore, fino alle 15 di lunedì, per scegliere chi dovrà
governare l'Italia. Si è chiusa ieri notte alle 24 la campagna
elettorale, con le ultime scintille tra Walter Veltroni
e Silvio Berlusconi, con un duello
"virtuale" a Matrix. Il leader Pd ha annunciato: "Il tesoretto
sarà impiegato per le pensioni e per aiutare i lavoratori". Il Cavaliere,
a sorpresa, ha annunciato di voler togliere il bollo auto e di ripristinare il
bonus per chi rimane a lavorare dopo la pensione. E mentre il ministro
dell'Interno Amato assicura che il voto sarà regolare, sull'inchiesta brogli in
Calabria il senatore di Forza Italia Dell'Utri smentisce di aver ricevuto un
avviso di garanzia.DA PAG.
( da "Riformista,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Con questi editoriali non
vinceranno mai Quando ieri abbiamo titolato la nostra prima pagina "Che
bello, finalmente è tornato il Caimano", intendevamo essere ironici.
Volevamo segnalare il sospiro di sollievo che si è levato in certi ambienti
quando Berlusconi si è rimesso a fare quello del '94,
e i grandi editorialisti hanno potuto riscrivere gli stessi pezzi del '94. Però
non sapevamo di averci preso così tanto. Non sapevamo che il giorno dopo, su
Repubblica , il Caimano sarebbe letteralmente tornato, per la firma di Nanni
Moretti, che del film omonimo e della epopea girotondina è stato il magnifico
quarantenne protagonista. Lo stupore per averci preso così tanto è stato
accresciuto dallo scoprire, affianco alla firma di Moretti, quella di Maltese,
che è un po' come un barometro dell'antiberlusconismo, appena riappare il
Caimano a lui gli vengono i dolori alle giunture come quando è umido, l'umore
gli si incattivisce e la penna gli si inacidisce. Il Caimano (quello vero,
quello che Travaglio chiama il Cainano) ha resuscitato anche lui, distogliendolo
da un lungo e tranquillo letargo. Aggiungiamo, tra parentesi, che questo
orribile Caimano è lo stesso cui non più di due mesi fa tutti - Veltroni in testa - chiedevano di partecipare a uno impegno
comune per le riforme istituzionali e per tenere in piedi la legislatura.
Allora ci si poteva anche andare a pranzo, adesso non è più buono nemmeno per
un caffè. Naturalmente, tra Moretti e Maltese c'è un abisso, e non faremo di
tutt'erbe un fascio. Però è innegabile che tra tutti e due abbiamo avuto ieri
un imperdibile compendio di tutti i tic della sinistra chic nei confronti di Berlusconi, e di molte delle ragioni per le quali la
sinistra chic perde regolarmente contro il Cavaliere. Sembra proprio che non
riesca a capirlo, a comprenderne il fascino che esercita su così tanta parte
del paese reale. Eppure sullo stesso giornale c'è Ilvo Diamanti che glielo
spiega domenica dopo domenica, si vede che non lo leggono. Moretti se la prende
col monopolio tv, "in mano a una sola persona che, incredibilmente, si candida
per la quinta volta". Che si candidi per la quinta volta è certamente
un'anomalia, e una debolezza della sua candidatura. Ma perché
"incredibilmente"? Non è offensivo per tutti quegli italiani che,
incredibilmente, da cinque elezioni lo votano? E poi: il monopolio tv. Anomalia
anch'essa, e grave, che però l'Unione in due anni non è riuscita a risolvere.
Ma un monopolio anche più forte ce l'aveva nel 1996, e perse. Ce l'aveva due
anni fa, e perse. Oggi non ce l'ha neanche totale, a meno di voler considerare Gianni
Riotta e Antonio Di Bella e Antonello Piroso come suoi dipendenti. Ma questa
sinistra chic non può smetterla di considerare gli elettori di Berlusconi come "grulli" che votano come gli dice
Fede? Non riesce a capire che per battere Berlusconi
basta essere più capaci e bravi di lui, invece di piangere e di fare la
vittima? Con Maltese, poi, la critica si fa antropologica. Berlusconi
non è da rifiutare perché ha governato male quando è toccato a lui (cosa che, a
nostro parere, basterebbe ed avanzerebbe per non rieleggerlo premier). È da
rifiutare perché porta i tacchi, si è rifatto i capelli, è basso, è cafone,
offende Totti e vuole Ronaldinho. È fantastico. Berlusconi è
accusato di troppa frivolezza per essere un uomo di stato, ma lo si combatte
sul terreno delle sue stesse frivolezze. Veltroni allora è
meglio perché è giovane, ha un po' di pancia, i capelli grigi e invidia Pato?
Poi dicono (lo dice Luca Ricolfi) che la sinistra è antipatica. No, non
lo è. È autolesionista. Pretende che i suoi difetti e i suoi tic siano più
apprezzati di quelli della destra. Così, per diritto divino. Combattere Berlusconi sul galateo, sulla sua somiglianza magari un po'
cialtrona a tanti italiani, mette solo in risalto l'estraneità di questa nostra
intellighenzia dal paese reale. È una cattiva consigliera del Pd. Già trascinò
il centrosinistra in due tragiche sconfitte, quella sulla legge Biagi e quella
dei Girotondi. Verrebbe da dire: con questi commentatori non vinceranno mai.
12/04/2008.
( da "Riformista,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagelle alla più noiosa campagna
elettorale L'Americano, il Caimano e qualche Nano Inutile ripeterlo: non è
stata una campagna elettorale memorabile. Forse per questo, al momento di
tirare le somme, ci accorgiamo che i voti in pagella del Riformista alla
campagna dei principali candidati premier sono livellati verso il basso. Naturalmente
queste valutazioni non sono né vogliono somigliare a un pronostico sul voto del
13 e 14 aprile. Ma ogni stagione politica si definisce anche e soprattutto per
il modo in cui s'annuncia. E, in questo senso, un mese di comizi, programmi e
talk-show ha seminato più di qualche indizio su quella che sta per venire.
Silvio Berlusconi. È arrivato ieri a Matrix il colpo
di genio? Troppo tardi per darne qui conto. Ma il solo fatto che il giudizio
sulla sua campagna sia legato a un eventuale show di mezzanotte testimonia di
una esecuzione non all'altezza delle precedenti. Il jolly finale sarebbe
comunque un quadro scorniciato. Non s'è visto il contratto con gli italiani del
2001, o l'orgoglioso show confindustriale di Vicenza del 2006 e nemmeno la
chiarezza devastante delle vecchie campagne basate sui manifesti "tre per
sei". Tanto che il Cavaliere stesso ha dovuto prodursi in una excusatio :
"All'inizio, dopo il disastro del governo Prodi, pensavo che non fosse
necessario fare campagna". Poi ha cambiato idea, ma l'impressione è che
non sia mai stato tanto sincero come quando ha detto di considerare una
"condanna" il suo ritorno a palazzo Chigi. Nel programma gli spunti
per compattare il proprio zoccolo duro di elettori non mancano (esemplare il
rinvio del pagamento dell'Iva all'incasso della fattura), ma resta il senso di
già visto, di un riciclo del vecchi copioni (magari sostituendo i
"coglioni" con i "grulli"). E il dubbio più grande riguarda
l'operazione Pdl. Viene meno sulla scheda elettorale lo storico punto di forza
del centrodestra: una gamma di simboli capace di coprire tutta la domanda
elettorale del proprio campo (da quindici anni maggioritario). La levata di
toni degli ultimi giorni, il ritorno del Caimano (seguito a stretto giro dai
suoi antagonisti naturali), è stata potente ma rivela pure il timore di non
aver fatto abbastanza per contrastare dispersione e demotivazione. Sui
ministri, al netto di annunci a sorpresa, si è sentito un lungo elenco di
ritorni. Alla fine vero jolly del Berlusconi 2008 è
Giulio Tremonti, ministro dell'Economia designato e in testa alle classifiche
con la sua critica da destra alla globalizzazione, che ha dato da discutere di
cose serie a giornali e avversari. Voto 6 (prima dell'ultimo
show) Walter Veltroni. Ha commesso un grande errore, riconosciuto anche al Loft. La
chiusura delle liste è stata sbagliata nei tempi e in parte anche nel merito.
Averle anticipate ha concentrato sul proprio campo tutta l'attenzione, con
annesse polemiche su "figli di", raccomandati, giannizzeri, scudieri
e pulzelle. Quanto ai candidati nuovi, le Madia, i Calearo, persino i
Veronesi si sono rivelati, nella migliore delle ipotesi, inservibili rispetto
all'one man show, nella peggiore fonti di qualche imbarazzo. Avere scelto
Antonio Di Pietro come unico alleato, a parte l'ovvio tentativo di intercettare
un po' di onda antipolitica, ha indebolito la giusta scelta di correre in
solitaria. E la fase delle alleanze si è chiusa tra gli marcamenti di Di Pietro
e le bizze dei radicali. Ma è difficile che a più di un mese di distanza questo
possa avere un grande impatto sul voto. Detto ciò, la campagna all'americana
conclusa ieri a Roma col comizio a piazza del Popolo è stata portentosa e
infaticabile: piazze stracolme, slogan efficace, messaggio di unità nazionale
impermeabile alle polemiche. Veltroni ha trovato anche
stavolta un modello vincente da vampirizzare, Barack Obama, secondo lo schema
più classico dell'ex sindaco di Roma, che come nessun altro sa brillare di luce
riflessa (reincarnandosi persino nell'adoneo Clooney). Il programma stavolta è
snello e senza compromessi, innovativo sulla parte economica, con il difetto
dei troppi anglismi (social housing al posto di edilizia pubblica...). Il
sospetto è che il buonismo della stagione capitolina si sia reincarnato nella
tendenza a gestire con troppa emotività (e sensibilità ai sondaggi) la gestione
dell'agenda, come nel caso dell'ipotesi di castrazione chimica dei pedofili,
declinazione molto eterodossa (e demagogica) del sacrosanto dossier sicurezza.
Ma aver tenuto la barra dritta durante la bufera Alitalia, e aver saputo
destreggiarsi rispetto alla scomoda eredità del prodismo e all'emergenza
rifiuti in Campania, che investe un pezzo primario della constituency
democratica, non era facile.Voto 6,5 4 Stefano Cappellini 12/04/2008.
( da "Riformista,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Buvette bar sport Totti diventa ago
della bilancia La campagna elettorale finisce nel pallone "Sono stato tra
i primi ad andarlo a trovare quando è stato operato e la signora Totti lavora
ad una tv del mio gruppo". Sceglie una radio privata, Berlusconi,
per fare marcia indietro dopo quel "non c'è con la testa" pronunciato
alla fine del comizio al Colosseo. E non sceglie una radio qualsiasi ma una di
quelle che fanno parte di quel circuito tutto romano che vive di calcio h24. Da
qui prova a spiegare una "battuta diffusa e strumentalizzata dai signori
della sinistra". Ma ormai il danno è fatto. Apriti cielo. Le agenzie
vengono inondate da un diluvio di dichiarazioni in cui finisce di tutto -
inclusi gli incolpevoli Cesaroni - e che trasforma questo finale di campagna
elettorale in una sorta di chiacchiera a metà strada tra la buvette e il bar
dello sport. Ma non c'è da scherzare troppo: alla fine potrebbe essere proprio
il capitano giallorosso l'ago della bilancia della tornata elettorale non
soltanto romana. Il Lazio, infatti, è una delle regioni chiave per l'esito del
voto nazionale. Il calcio è argomento insofferente a ogni tentativo di
controllarlo e il buon senso vorrebbe che rimanesse fuori dalle campagne
elettorali. E forse Berlusconi avrebbe fatto meglio ad
ascoltare i consigli di Giulio Andreotti: "Berlusconi
è andato in fuorigioco, perché commenta quello che ha detto o fatto Totti? La
mia vecchia regola è questa: ognuno dovrebbe farsi i fatti propri". Questa
volta, però non è andata così. La prima replica, quella più
pesante, a Berlusconi è arrivata dal leader dello schieramento a lui avverso. "La
destra italiana vive di odio - ha detto Walter Veltroni - di
antagonismo, di attacco personale". E se Veltroni sembra
prendere tutto molto seriamente, gli altri non sono da meno. Massimo
D'Alema da Bari esprime la propria solidarietà a Totti, "grande
calciatore, uomo impegnato nella solidarietà". D'Alema, almeno, evita di
tirare in ballo la propria fede calcistica. Altri invece no. Nel pomeriggio,
infatti, la politica inizia a dividersi non più soltanto tra destra e sinistra
ma anche in base al tifo. E se ne vedono davvero delle belle. Come il botta e
risposta al limite del surreale tra Maurizio Gasparri e Riccardo Milana che dà
vita a un vero e proprio spin-off della polemica su Totti. "Da romanista -
afferma Gasparri - consiglierei agli esponenti giallorossi del centrosinistra
che polemizzano con Berlusconi e difendono le
indicazioni di voto del difensore romanista di essere più prudenti". La
replica dell'ineffabile parlamentare del Pd punta al sodo: "A Gasparri
stanno talmente a cuore Roma e Totti che, in una sua nota, definisce il
capitano giallorosso "difensore romanista". Beata ignoranza". La
controreplica di Gasparri arriva a strettissimo giro di posta: "Avevamo
messo appositamente il trappolone nella mia dichiarazione per vedere quale
fosse il primo "grullo" che ci cascava". Davvero insuperabile. E
già che siamo allo scontro tra tifosi, come non fare menzione di Gianfranco
Fini che prova a farsi sentire in qualche maniera prima della fine della
campagna elettorale, spiegando che, per la dichiarazione di amicizia del
romanista Totti, "l'imbarazzo dovrebbe essere di Rutelli che è
notoriamente un tifoso della Lazio". Anche su questo, uno scatenato
Gasparri dice la sua, provando, da romanista, a calciare la palla in tribuna:
"Da quando Totti ha utilizzato le sue parole in difesa dello juventino Veltroni e del laziale Rutelli, la disgrazia si è abbattuta
sulla nostra squadra". E se Nicola Latorre parla di un "Berlusconi invidioso" e Roberto Giachetti di un Berlusconi "torvo e minaccioso", in una querelle
del genere non può mancare Paolo Cento, detto "er piotta",
onnipresente quando c'è si parla di calcio. Di lui si ricorda anche qualche
dichiarazione al limite sugli ultrà che a sinistra ha creato più di qualche mal
di pancia. "Su Totti Berlusconi continua non
chiedere scusa e cerca di buttarla in caciara", taglia corto. Mentre il
suo collega di partito Angelo Bonelli parla addirittura di "un attacco
vergognoso al capitano della Roma, una vera e propria intimidazione" e
rinfaccia a Berlusconi la candidatura di Manuela Di
Centa. E mentre tale Stefano Cuzzilla, coordinatore di una lista civica
pro-Rutelli, tira in ballo i Cesaroni , quelli della serie tv di Canale5, la
serata fa registrare i botti finali con la discesa in campo degli ultimi nomi
di peso. Francesco Storace va all'attacco di Berlusconi
ma senza verve, niente a che vedere con quella storica battuta a lui attribuita
secondo la quale sarebbe meglio avere un figlio omosessuale piuttosto che
laziale. Gianni Alemanno, compìto, invita Totti a "rispettare tutti gli
elettori". Roberto Maroni parla di "nani e ballerine" mentre
Francesco Giro spiega che i manifesti pro-Rutelli sarebbero stati "affissi
quasi all'insaputa di Totti". E su quel "quasi" rassicura:
"Vogliamo andare a fondo". Meno male. Francesco Rutelli, alla fine,
ringrazia Totti e chiude in bellezza la giornata rispondendo a Storace che
aveva rivendicato la presenza del figlio di Falcao nelle liste della Destra.
"Stai tranquillo, io lo voglio ringraziare perchè è stato un campione
nella vita sociale e della sua serietà tutti sono in grado di giudicare".
Wow, davvero un finale di campagna elettorale da ricordare. 12/04/2008.
( da "Riformista,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Fini, il flop delle piazze mosce e
la sindrome Fausto Ironizza l'aiutante di campo di un colonnello finiano:
"Gianfranco? Mentre Veltroni chiudeva
la campagna elettorale a piazza del Popolo, la piazza delle chiusure di
Almirante, lui era nel virtuale, cioè a chattare con gli elettori sul sito di
An". Il giorno dopo il flop del comizio di chiusura del Pdl al Colosseo,
con Berlusconi e Fini, il clima dentro An è ancora più "moscio del
solito", sempre per usare le parole dell'anonimo aiutante di campo.
Colpa della piazza vuota dell'altra sera (perfino il Tempo se n'è accorto dando
conto di appena duemila persone) ma colpa soprattutto di una campagna
completamente cannibalizzata, come già nel 2006, dall'inventore del Pdl nonché
candidato-premier Berlusconi. Dice un parlamentare
uscente di An: "Berlusconi ha fatto saltare di
nuovo tutti gli schemi, le cabine di regia, i tavoli unitari, ma noi non
abbiamo saputo fare la nostra parte. Al Colosseo abbiamo sbagliato tutto. Il
Cavaliere ha fornito l'hardware e il format, noi dovevamo mettere il popolo e
la passione ma non si sono viste, né l'uno né l'altra". E giù un elenco
dettagliato degli errori fatti, che mischia elementi contingenti e strutturali:
la scelta del giorno, di giovedì; la localizzazione del comizio, al Colosseo;
l'eccesso di sicurezza nella vittoria che ha portato quasi tutto il partito al
disimpegno e all'apatia; la sovrapposizione tra elezioni politiche, municipali,
comunali e provinciali a Roma che ha tenuto lontano dai Fori Imperiali
centinaia di candidati locali coi loro sostenitori; un senso di spaesamento
fisiologico, infine, causato dalla mancanza del simbolo in una base ad alto
tasso identitario. In pratica, le stesse cause che hanno determinato la
campagna sottotono, quasi invisibile, del leader di An, con tante piazze vuote
o riempite a metà. Esemplare in merito, quanto accaduto a Palermo alla fine di
marzo: anche lì l'assenza di organizzazione e di entusiasmo provocò una platea
deserta che fece infuriare l'ex vicepremier. Ed è in virtù di tutto questo,
allora, che nonostante le certezze di vittoria, in An si guarda con una certa
apprensione al dopovoto. Tutto ruota al futuro del proprio leader, dato alla
presidenza della Camera o in alternativa alla Farnesina. In ogni caso una
situazione che genera preoccupazione, soprattutto se l'eventualità di un
pareggio dovesse rilanciare il "gemello traditore", ossia Casini, che
ieri si è offerto di guidare il governo in caso di ics al Senato. Ecco perché,
come riferiscono da via della Scrofa, sede del partito: "Tra i quadri c'è
un diffuso timore che se dopo questa mediocre campagna elettorale Fini va alla
Camera o si ingessa comunque dentro le istituzioni noi rischiamo di sparire o
di non incidere più. Sì, è la sindrome Bertinotti". Di qui a parlare della
costruzione del Pdl il passo è brevissimo: "Finora il Pdl è una lista, ma
adesso chi lo costruisce se tutti da Fini a Gasparri, da La Russa a Matteoli,
vogliono andare al governo o fare altro fuori dal partito?". Di
conseguenza, colonnelli e anche consiglieri personali del capo di An hanno
ricominciato il pressing per convincerlo a una scelta diversa: farsi incoronare
leader del Pdl. Lui alla guida del partito, Berlusconi
a Palazzo Chigi come premier. Questo il ticket ideale, secondo loro, per
rilanciare la destra del Pdl che ha perso molto colore in questa campagna
elettorale. Ecco un altro esempio fatto da un parlamentare che ha battuto una
regione montuosa: "In molti casi gli elettori hanno fatto fatica ad
associare il nome di Fini al simbolo del Pdl. Mi è capitato soprattutto coi
pastori". Fosse solo questione di pastori. Fabrizio d'Esposito 12/04/2008.
( da "Riformista,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue dalla prima veltroni risponde a Berlusconi
Guardate che ha fatto di Alitalia Dove è finita la sua cordata? (segue dalla
prima pagina) Eppure in questo mio viaggio per l'Italia io non ho visto un
paese in ginocchio che deve rialzarsi. Ho visto un paese straordinario per
qualità e talento, per voglia di fare, per impegno messo nel lavoro e al tempo
stesso preoccupato per i pericoli che vengono da un'economia in
difficoltà e insieme che avverte una lentezza della politica nell'affrontare e
risolvere i problemi. La verità è che ci sono questioni specifiche dell'Italia
rimaste a marcire per anni, perché le istituzioni sono state tenute in ostaggio
da decine di formazioni politiche piccole e corporative, da partiti espressione
dell'egoismo territoriale o di interessi personali. Né egoismo né interessi
possono avere lo slancio necessario a concepire un grande progetto per il
paese, a far intravedere a tutti più senso di futuro. L'Italia non è in ginocchio,
e dove ci sono le condizioni, sa reagire positivamente alle difficoltà
provenienti da un contesto internazionale reso più complesso dalla
mondializzazione. Gli italiani hanno talento, energia. Devono trovare nella
politica la risposta, non il problema. Oggi una società che è stata definita
"a coriandoli" deve ritrovare nella politica non uno strumento di
assistenzialismo, ma una fonte di pochi e chiari obiettivi da condividere, di
valori da affermare, perché non prenda definitivamente il sopravvento la lotta
fra le convenienze di piccolo gruppo, ma si affermi una vera logica
dell'interesse generale e nazionale. La politica non deve "chiedere"
(sempre troppo) ai cittadini e "promettere di dare" (sempre meno
delle aspettative) agli elettori. È ora, piuttosto, che la politica sia meno
indulgente con se stessa nella gestione di quanto è sotto la sua diretta
responsabilità. È ora che la politica passi dal "chiedere e
promettere" al "realizzare e far funzionare". Realizzare opere,
servizi per la collettività. Far funzionare l'apparato pubblico e
istituzionale, far funzionare la macchina amministrativa, rendere più semplice
la vita dei cittadini. L'Italia non può essere continuamente riaggiustata pezzo
per pezzo, con la quasi certezza di aggiungere sempre qualcosa di superfluo, di
complicato, difficile da mettere in pratica da far funzionare. L'Italia va resa
snella e semplice, con poche regole riconosciute valide da tutti e per questo
osservate da tutti. Ma per questo c'è bisogno di una nuova classe dirigente,
non della stanca riproposizione, dopo quindici anni, delle stesse formule,
degli stessi nomi, delle stesse promesse non mantenute, degli stessi programmi
non realizzati. La novità rappresentata dal Partito democratico non riguarda
solo la forma - ha unito invece di dividersi, ha esponenti più giovani e dà
spazio a giovani e donne sacrificati dagli altri - ma soprattutto lo scopo
stesso della sua esistenza: dare alla politica e ai politici il ruolo che hanno
negli altri paesi democratici europei. Niente di meno e soprattutto niente di
più. Dall'altra parte invece vedo la riproposizione di formule vecchie e
intenti miracolistici. Prendete il caso Alitalia, ne ha parlato sulle vostre
colonne nella sua intervista il principale esponente dello schieramento a noi
avverso. Annuncia un futuro di cordate forti, di piani industriali solidi. Però
è lo stesso che nel 2004 aveva detto: Alitalia? Nessun problema, ci penso io. E
invece in quei cinque anni in cui il dossier sulla compagnia di bandiera
restava sul suo tavolo si bruciavano due miliardi e mezzo di euro senza trovare
una soluzione. Le battute e le promesse facili già non vanno bene in campagna
elettorale, perché non si gioca sul destino di una grande azienda e soprattutto
sulla pelle di migliaia di lavoratori. Quando poi a farle è chi in quel momento
ha la responsabilità e i mezzi per affrontare davvero e seriamente il problema,
allora la cosa diventa inaccettabile. Vecchi nomi e vecchie formule, dicevo: la
stessa squadra, uguale nei nomi e nel modulo di gioco, quello che nei campetti
di calcio una volta si definiva "tutti contro tutti". Tutti a
inseguire il pallone, che è la propria visibilità, il proprio tornaconto, il
proprio pezzo di potere. Hanno già cominciato a litigare. Io non so se nessuno potrà
mai battere il primato stabilito nei cinque anni tra il 2001 e il 2006: una
crisi di governo, dimissioni e avvicendamenti che hanno coinvolto 23 ministri e
26 tra viceministri e sottosegretari, 220 ragioni di conflitto all'interno
dell'esecutivo, un esecutivo andato sotto alla Camera per 99 volte. La verità è
che il principale esponente dello schieramento avversario ha lo stesso senso
delle istituzioni di sempre e ha già di nuovo alleati e interessi a legargli le
mani: allora ha cominciato a metterle avanti, con lo stesso refrain degli anni
passati: se non vinceremo è colpa dei brogli dei nostri avversari comunisti, se
non riusciremo a governare sarà perché abbiamo contro tutte le istituzioni, la
Corte Costituzionale, il Consiglio Superiore della Magistratura e il Quirinale.
Fino alle parole dell'altro giorno, con i velenosi riferimenti alle dimissioni
del Presidente della Repubblica. Sono affermazioni gravi. Lo abbiamo detto e lo
ripetiamo. Sono parole che denotano scarsissimo senso dello Stato e nessun
rispetto per le nostre istituzioni, oltre che una totale incomprensione del
fondamentale ruolo di garanzia e di rappresentanza di tutti gli italiani svolto
dal Presidente Napolitano e prima di lui dal Presidente Ciampi. A loro va il
nostro sincero grazie, per tutto quanto hanno fatto, per quel che fanno e
faranno ancora per l'Italia. Per quanto riguarda invece comunismo e
"ortodossie marxiste" varie, io, lo avete visto, non ho mai risposto.
Non ne vale proprio la pena. Sono cose che fanno sorridere, sono vecchi numeri
che non funzionano più. Numeri di repertorio, usati nella lontana campagna
elettorale del 1994, ai quali non crede più, statene certi, nemmeno chi si
ostina a farli seguendo vecchie abitudini. Ma è appunto delle vecchie abitudini
che l'Italia si deve liberare. E il voto di domenica è una straordinaria
occasione per farlo. Walter Veltroni 12/04/2008.
( da "Riformista,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Brogli il senatore è stato
intercettato in calabria Il Pd non cavalca la telefonata di Dell'Utri Che fosse
Marcello Dell'Utri l'autorevole parlamentare forzista che parlava al telefono
con Aldo Miccichè - l'uomo d'affari al centro dell'inchiesta su 'ndrangheta e
brogli all'estero - Silvio Berlusconi l'avrebbe saputo
ieri mattina. Così sostengono fonti del Pdl riferendo di una telefonata di buon
mattino, subito dopo la lettura dei giornali ( Stampa e Unità ), tra
"Silvio" e "Marcello". Le medesime fonti forziste, poi,
respingono al mittente la tesi, montata ieri pomeriggio in ambienti
giornalistici e politici, del "singolare parallelismo" tra il
coinvolgimento di Dell'Utri nell'inchiesta e la "strane"
dichiarazioni che il senatore azzurro ha rilasciato pochi giorni fa a proposito
del caso Mangano. "Nessuno si azzardi a evocare la storia dell'alibi
postumo e perfetto", è il ritornello che circola nel quartier generale del
Cavaliere. A poche ore dunque dal black out pre-voto, la sensazione - condivisa
dai più ascoltati sherpa berlusconiani - è che "nessuno, e men che meno il
Partito democratico, tenterà di sfruttare le voci che arrivano dalla procura di
Reggio Calabria". Ma un conto è sfruttare le ultime ore di campagna
elettorale tirando direttamente in ballo Dell'Utri, ipotesi da cui nel Pd si
tengono alla larga. Altra cosa - come ha fatto Veltroni parlando a piazza del Popolo al tramonto - è motivare l'ennesimo
"no alle larghe intese" con le differenze di programma a proposito di
mafia. "Dicono che i programmi del Pd e del Pdl sono simili, ma il nostro
programma sulla mafia e sui precari - ha sottolineato il candidato premier del
Pd - non è uguale a loro". Tutto questo mentre dal Pdl, come ammette
Dell'Utri, risponderanno agitando lo spettro della "giustizia a
orologeria". Stando alle indiscrezioni, i magistrati calabresi avrebbero
in mano delle intercettazioni che consentirebbero di legare la cosca calabrese
dei Piromalli al Pdl, per tramite dell'imprenditore Aldo Miccichè. Obiettivo:
il tentativo di inquinamento del voto all'estero, raggiungibile col controllo
su circa 50mila schede bianche pagate 200mila euro. Nella conversazione tra
Micchichè e il "pezzo grosso" del Pdl si sarebbe parlato della
mobilitazione dei consoli onorari, che avrebbero avuto un ruolo determinante
nel controllo del voto. La notizia è stata confermata dal procuratore della
Repubblica facente funzioni, Francesco Scuderi. "Dopo il voto potremo
fornire qualche notizia in più. Al momento non è il caso di dire
alcunché". Più dettagliato, invece, il pedigree del personaggio: Miccichè,
ex dc, agiva come uomo della cosca calabrese Piromalli in Venezuela (è stato
coinvolto in numerose inchieste sul traffico di droga) e parlava al telefono
del voto degli italiani all'estero con Dell'Utri (che sostiene di aver poi
girato il contatto a Barbara Contini). Le indiscrezioni pubblicate ieri da
Stampa , Unità e Calabria ora sono state confermate dalla procura di Reggio,
che aveva informato il governo una settimana fa. Ma il focus, più che sul
seggio al Senato dell'America Latina, è ormai puntato sul voto della Calabria.
12/04/2008.
( da "Riformista,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Chiusure tra Jovanotti, Benigni e
la Ferilli l'ultimo bagno di folla Piazze piene per Veltroni,
a 60 anni dal 18 aprile Ancora una piazza stracolma - 150mila persone hanno
detto gli organizzatori - ha salutato la chiusura della campagna elettorale di Veltroni ieri a Roma. A Piazza del popolo insieme a tanti,
tantissimi cittadini c'erano anche moltissimi vip da Isabella Ferrari a Gigi
Proietti, da Laura Morante a Mariangela Melato, da Jovanotti a Ettore Scola, da
Pippo Baudo a Sabrina Ferilli, per citarne alcuni: "Gli affiderei le
chiavi di casa" ha detto Jovanotti; "Ci riporta a una appartenenza
della politica, come Berlinguer" ha affermato la Ferilli in un clima di
entusiasmo. La manifestazione è stata aperta da Nicola Zingaretti e da
Francesco Rutelli mentre sui maxischermi scorrevano le immagini del viaggio per
l'Italia di Veltroni. Un viaggio che ha avuto un
leitmotiv: la piazza. Chissà se è solo una suggestione (potenza delle date!) ma
forse proprio la piazza è l'elemento che, a sessant'anni dal 18 aprile,
accomuna le elezioni più ideologiche della storia d'Italia con le prime davvero
post-ideologiche. Sì: la piazza, che sembra davvero essere tornate di moda,
soprattutto nella sinistra. A loft si snocciolano numeri neanche fosse
l'organizzazione del vecchio Pci: 30mila a Napoli, 20mila a Lecce, 70mila a
Bologna, 100mila due giorni fa a Milano, oltre 100mila in piazza del popolo ieri
a Roma. E ancora: Padova, Venezia, Vicenza, Treviso erano piene. Per non
parlare del comizio notturno nel paesello vicino Bari, Conversano, con 5mila
persone; o di quello a Varese, roccaforte della Lega, dove Veltroni ha dovuto fare un bis fuori dal tendone. Nel suo "giro
dell'Italia nuova", dicono al loft, Veltroni ha
portato, complessivamente, oltre un milione di cittadini nelle piazze delle
grandi città. La prova muscolare con Berlusconi, su
questo fronte, viene considerata vinta, come ha mostrato l'ultimo duello a
distanza tra Veltroni a Milano e Berlusconi al Colosseo.
"Piazze piene, urne vuote!", avrebbe avvertito il vecchio Nenni.
Altri tempi, dicono (e sperano) al loft: "Stando alla massima di Nenni ci
sarebbe da toccare ferro", dice Tonini. Che però vede una novità rispetto
alla Prima Repubblica: "Questa volta è nata la piazza riformista. Voglio
dire che per riempire le piazze normalmente ci si è buttati a sinistra:
antiberlusconismo, pacifismo. Questa volta le riempiamo polemizzando con Bertinotti
e difendendo imprenditori e artigiani". Inoltre, dicono, non ci sono più
gli apparati che organizzano le truppe: "Il fatto nuovo è che dietro la le
piazze c'è il Pd, che non è solo la somma di Ds e Margherita. Ci vengono a
sentire anche elettori di centrodestra. La grande presenza di donne e giovani è
il segno che il Pd va oltre i vecchi apparati" aggiunge Morando che ha
battuto tutto il Nord-Est e non nasconde un moderato ottimismo. Sul fronte
opposto, a sentire i suoi, si ha l'impressione che il Cavaliere questa volta la
piazza non l'abbia molto cercata. Dice Quaglierello: "La piazza ha un suo
effetto psicologico. Ma, nella politica italiana, siamo passati da una
situazione, pre-'94 per intenderci, in cui contavano solo le piazze a una nella
quale c'è un policentrismo: internet, tv, e anche piazze. Quindi nella
valutazione complessiva conta tutto, da internet agli indici di ascolto".
Il Cavaliere, questa volta, avrebbe scelto di non giocare all'attacco: "Se
uno vince la partita d'andata tre a zero giocherà la partita di ritorno
diversamente" spiega Quagliariello. È questa la tesi anche di Luigi
Crespi, l'ex guru di Berlusconi, inventore del
contratto con gli italiani: "Berlusconi è andato
male sia a Napoli che a Roma. E si è visto che non erano eventi pensati, non
c'era un ragionamento dietro e poi, insieme a Fini, non funziona. Sembra
l'ombra di sé, ma credo sia una strategia voluta". In che senso? "Berlusconi nel '94 si è imposto come antipolitica. Poi ha
formato un partito, all'epoca di Scajola, con un'organizzazione, sezioni. In
entrambi i casi aveva bisogno delle piazze. Ora ha creato un marchio che non si
sa cosa sia, il Pdl. Ha "detarghettizzato" la sua politica. È come se
proponesse un usato sicuro senza marca. In questa strategia non identitaria la
piazza non serve". Renato Mannheimer dell'Ispo è prudente sulla spinta
delle folle: "Le strategie dipendono dai fini. Veltroni
aveva il problema di rimotivare i suoi, delusi dal governo Prodi. Berlusconi, che non aveva bisogno di mobilitare ma di
amministrare il risultato o convincere gli indecisi, ha puntato di più sulla
televisione. Tutto qui". 12/04/2008.
( da "Panorama.it"
del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Matrix, sei milioni
guardano Berlusconi e Veltroni Posted By redazione On 12/4/2008 @ 13:30 In Headlines | No
Comments Record assoluto in termini di spettatori, con quasi sei milioni, per
la puntata di ieri sera di Matrix, che ha ospitato il leader del Pd Walter Veltroni e poi quello del Pdl Silvio Berlusconi.
E tra i due il più visto è stato proprio il Cavaliere. Dalle 21:20 (inizio
dell'intervista a Veltroni) alle 23:08, il programma
di Enrico Mentana ha raccolto 5 milioni 839 mila spettatori (il dato più
elevato di tutte le edizioni) pari al 24.26% di share. L'intervista a Walter Veltroni ieri sera a Matrix (dalle 21:20 alle 22:12) ha
fatto segnare (a quanto si apprende) una media del 21.2% di share con 5 milioni
516 mila telespettatori. L'intervista a Silvio Berlusconi
(dalle 22:13 alle 23:08, quando è finito il programma) ha registrato invece il
27.6% di share con 6 milioni 118 mila spettatori. L'intervento del leader del
Pd è iniziato dopo un break pubblicitario: alle 21:19, cioè un minuto prima che
partisse l'intervista a Veltroni, Canale 5 aveva 4
milioni 555 mila spettatori (17.68% di share), che sono saliti subito oltre i 5
milioni ed hanno superato la soglia dei 6 milioni alle 22:06. Il picco per Veltroni è stato raggiunto nell'ultimo minuto
dell'intervista, alle 22:12, con 6 milioni 552 mila spettatori (26.11%). Un
'patrimonio' di audience andato in eredità a Berlusconi,
che ha iniziato il suo intervento alle 22:13.
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Scegliere Storace e Casini
sarebbe del tutto sprecato Non serve a niente" 1. Berlusconi
ha svolto una campagna molto demagogica, aggressiva e nazionalista. Il
nazionalismo mi pare sia l'elemento nuovo nel suo discorso. E forse proprio per
questo ce la farà. 2. La scelta di "andare da soli" ha reso Veltroni il gran mattatore. Si vedrà dai risultati se è
stato un rischio ben calcolato, ma la campagna è stata buona, piena di
argomenti nuovi. 3. Non apprezzo, ma Berlusconi sembra smentire Montanelli, secondo cui l'Italia sarebbe stata
vaccinata dall'esperienza di un suo governo. Veltroni ha
centrato il tono razionale della campagna e un'ironia molto italiana. 4. Per Berlusconi, gli errori - che paradossalmente gli daranno forza - sono la
linea scelta su Alitalia e l'elevazione a eroe di Mangano condannato per mafia.
Veltroni? Non mi è piaciuta l'insistenza sul fatto di
essere giovane, più giovane di Berlusconi.
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni in video
"Convincete gli indecisi nell'ultimo miglio" Il cortile del Maglio a
Borgo Dora si riempie quando inizia il collegamento in diretta con il comizio
di Walter Veltroni e si esalta
quando il leader parla di "un'Italia che va amata e non usata". Poi tocca a Piero Fassino e Sergio
Chiamparino, Antonio Saitta e Mercedes Bresso completare l'opera e lanciare
l'appello perché "in questo ultimo miglio si riesca a convincere il
maggior numero di indecisi". Il sindaco evidenzia il "nuovo messaggio
politico portato dal Pd". Bresso spera di poter portare "fortuna a
Walter perché nel 2005 anche io ho dovuto affrontare un avversario che non
aveva più voglia di governare e i cittadini lo hanno capito così come capiranno
che a Berlusconi interessa solo salire al
Quirinale".
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VOTO. IERI BONDI ULTIMO
"BIG" A PARLARE IN CITTA' La campagna si chiude a
"pizzette" e agnolotti [FIRMA]FRANCO MARCHIARO ALESSANDRIA Il
maltempo ha rovinato le feste in piazza del Popolo della libertà e del Partito
democratico a chiusura della campagna elettorale: appuntamenti spostati al
coperto. Il Pd ha scelto il cinema Moderno di piazzetta della Lega dove sullo
maxi schermo è stato proiettato in diretta l'ultimo
messaggio da Roma di Veltroni. "Concludo in piazza del Popolo - ha detto il candidato
premier - il viaggio iniziato a Spello, una delle meraviglie d'Italia, e negli
incontri nelle città, nelle case di cittadini comuni, ho avvertito l'orgoglio
degli italiani che non meritano di essere nuovamente governati da chi non ha il
senso dello Stato. E sarà il vostro voto del 13 e 14 aprile ad
impedirlo". La festa, dopo gli interventi dei candidati e dei coordinatori
del Pd, si è conclusa con musica, pizzette e pizza al taglio per tutti. In sala
Ferrero del "Comunale" si è tenuta invece la chiusura della campagna
elettorale del Partito della libertà col discorso di Sandro Bondi. "In
questa campagna - ha detto il coordinatore nazionale di Forza Italia - Prodi è
scomparso, forse occorreva far intervenire "Chi l'ha visto?", il
presidente del Consiglio ha anche saltato l'ultima conferenza stampa: non ha
nulla da dire ed è la riprova del fallimento di un govenro e domani spetterà a
noi porre rimedio ad una situazione drammatica". E ha aggiunto: "Non
è certo la sinistra capace di lavorare per il futuro del Paese, ma non basta
convincere gli elettori a votarci, occorre vincere con una forte maggioranza e
poi aiutare il governo con la forza del partito unico dei moderati che sarà la
vera, grande eredità che Berlusconi lascerà
all'Italia". Anche qui tutti "al coperto": dopo il discorso
musica e ravioli a go go. Festa provinciale a Tortona per il Partito socialista
con musica e discorsi dei candidati, mentre la Sinistra Arcobaleno ha chiuso al
Macallè di Castelceriolo con don Gallo e tanta musica conclusa dal pop
irreverente dei Fratelli Sberlicchio. La vigilia elettorale si è conclusa con
uno scontro fra i Circoli della Libertà. Giovedì il presidente del
coordinamento provinciale Gaetano Dieni invitava, senza mettere in discussione
la collocazione nel centrodestra, a salvaguardare "con il voto le
esperienze democratiche, cattoliche, riformiste e liberali che non hanno
trovato posto nella coalizione di centrodestra". Ma ieri prima Anna Giulia
Sacchi, presidente del circolo Alessandria Libera e "a nome degli altri
nove, Ovada compresa", si è dissociata dalle "dichiarazioni
strettamente personali" di Dieni concludendo "sappiamo benissimo chi
andare a votare", cioè Berlusconi. In serata si è
aggiunto Paolo Strozzi che a nome del circolo da lui presieduto ha ribadito che
eserciteranno "il diritto di voto esprimendo la preferenza per il Popolo
della libertà".
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Non starò in panchina: se me lo
chiede Napolitano, non mi tiro certo indietro" [FIRMA]AMEDEO LA MATTINA
ROMA Più che l'ago della bilancia, Pier Ferdinando Casini vuole fare la
bilancia. Vuole cioè fare il presidente del Consiglio in caso di pareggio
elettorale che potrebbe verificarsi al Senato. Spetterà al Capo dello Stato
decidere ("io sono rispettoso delle regole istituzionali"), ma per il
leader dell'Udc questo scenario non è fantapolitica. Ha dei sondaggi che lo
danno in crescita. In Sicilia, Puglia e Calabria è sicuro di superare lo
sbarramento dell'8% previsto per Palazzo Madama. E' sul filo del rasoio in
Veneto, Marche e Basilicata. Se poi farà centro anche nel Lazio e in Campania,
allora i suoi senatori saranno le forche caudine dei due colossi politici, Pdl
e Pd. "Sia chiara una cosa - spiega Savino Pezzotta -:
noi non voteremo la fiducia né a Berlusconi né a Veltroni. Certo non sosterremo chi ha cercato di distruggerci, cioè il
Cavaliere. Se poi uno dei due vince e governa, noi voteremo di volta in volta
quei provvedimenti che ci convincono e faremo un'opposizione durissima su tutto
il resto". Se le urne invece dovessero consegnare uno stallo
parlamentare, "allora non starò in panchina: sarò pronto a guidare il
Paese da Palazzo Chigi. Certo, se me lo chiede il Presidente della Repubblica,
non mi tiro indietro...", dice Casini scendendo dal maxi palco collocato
in maniera tale che alle spalle si vede il Cupolone di San Pietro. Ma per
aspirare a tanto, all'Udc non basta un pari e patta tra Pdl e Pd: ha bisogno di
un risultato elettorale solido, superiore al 7%. E il Lazio è la regione che
può dare agli ex Dc la zampata finale. "Qui abbiamo bisogno di un
supplemento di sforzo per avere l'8% al Senato. Per noi questo significa
proporci come guida per il prossimo governo del Paese in una funzione
determinante", afferma Casini nel comizio romano a Castel S. Angelo con
cui ha chiuso la campagna elettorale. Per Silvio Berlusconi,
Casini e Storace sono degli incubi. Ieri è arrivato addirittura a rivolgere
"una supplica" agli elettori del centrodestra a non disperdere il
loro voto scegliendo l'Udc o la Destra di Storace. "Non vorrei - ha
aggiunto il Cavaliere - che questi elettori, se insistessero con la loro
decisione, si ritrovassero dopo il voto con l'angoscia di avere fatto un danno
al Pdl, di avere fatto un piacere a Veltroni e alla
sinistra, e di aver disperso il loro voto". Ma Casini, se il sogno di
entrare a Palazzo Chigi dalla porta principale non dovesse avverarsi, punta al
risultato minimo, cioè una vittoria risicata del Pdl: pochi senatori di
maggioranza e vita difficile per il governo Berlusconi.
Sarebbe una nemesi biblica, e a queste cose l'ex presidente della Camera ci
crede. Lunedì sera, però, Casini potrebbe svegliarsi dai sogni e prendere atto
di avere un pugno di mosche in mano. Di non essere determinante, né l'ago della
bilancia né la bilancia. Potrebbe perfino trovarsi di fronte a un pareggio
elettorale e alle larghe intese che lo escludono. Ecco l'incubo, la grande
paura dell'Udc: l'inciucio del Veltrusconi che ha caratterizzato la campagna
elettorale di Casini. "Sarebbe il più grande danno per il Paese", è
la sua tesi. Sarebbe soprattutto un grande danno per i centristi che invece,
come dice Pezzotta, vogliono "spezzare il bipartitismo che ci
annulla". Quella di Casini è stata una campagna elettorale solitaria.
Ponti bruciati alle spalle. Nessun contatto con Berlusconi,
nessuna telefonata dal Cavaliere nemmeno quando gli è nato il figlio Francesco.
Fini ha mandato un mazzo di fiori alla moglie Azzurra Caltagirone. L'unico a
farsi vivo al telefono per gli auguri è stato Gianni Letta.
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Che fosse. Penso che rappresenti in
qualche modo una risorsa conosciuta per gli elettori italiani. 2. Conosco Veltroni, è una persona molto intelligente e capace. È meno conosciuto,
forse; ma ha fatto passare un messaggio molto chiaro.
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Brogli presunti, parlamentari
intercettati con 'ndranghetari della Locride, inchieste ad alta tensione,
moderatori che nei superquiz pretendono programmi e politici che fanno finta di
offrirglieli, veleni intorno alle famigerate schede di ritorno, gaffes, accuse,
smentite: la solita irresistibile campagna elettorale. Le elezioni prendono
finalmente forma, la loro, quella della parodia. Crescita e natalità zero,
precariato, scuola, treni lerci, Alitalia al collasso, operai che cadono dalle
impalcature, Paese allo sfascio. 'Mbè? Ancora con questi dettagli? Basta. Il
Paese reale vuole altro. Il valore aggiunto della campagna elettorale è il
calcio, lo testimonia l'affaire-Totti. Che, dopo essersi schierato con Rutelli,
il centrodestra considera come l'esorcista ufficiale di Alemanno nella corsa al
Campidoglio. Casini, Bertinotti, Pizza, Veltroni, Berlusconi, gruppi, sottogruppi, tutto ruota intorno a Totti. "Totti
fa campagna per Rutelli?, quando uno con la testa non c'è, non c'è", dice Berlusconi. Ma siccome il Cavaliere non si accontenta facile, a stretto
giro di posta saetta: "Ronaldinho ha detto che se lascerà il Barcellona
verrà nella squadra campione del mondo, il Milan". E arrivano i
fischi dei fan, forzisti ma romanisti. Avendo valutato bene gli effetti delle
sue parole, stavolta Berlusconi, coaudivato da
Francesco Giro: ("I manifesti pro-Rutelli sarebbero stati affissi
all'insaputa del calciatore. In ogni caso se Totti, un ragazzo innamorato della
sua città, avesse scelto di entrare in politica decidendo di appoggiare un
candidato laziale, saremmo sorpresi"), puntualizza: "Non è stata una
dichiarazione in pubblico, ho risposto ad un ragazzo che si diceva indignato
per aver visto Roma invasa da quel cartello a sostegno di Rutelli. Ho pensato
subito che Totti non ne fosse a conoscenza e mi spiace che la mia risposta sia
stata diffusa e strumentalizzata. Purtroppo i signori della sinistra non hanno
il coraggio di mostrarsi con la loro faccia e usano testimonial al loro posto.
Io ho una grande simpatia umana per questo campione". La simpatia non
scuote alcuni animi: "Poco credibile e tardiva", dice Giuseppe
Giulietti: "Berlusconi ha capito di aver fatto un
altro autogol. Qualcuno deve avergli ricordato il Franco Baresi del '94. Quando
decise di scendere in campo il Cavaliere fece appello a tutti i suoi
dipendenti. E restò memorabile, per la forte passione civile, la testimonianza
di Baresi, allora capitano del Milan e della Nazionale, che si schierò in modo
appassionato per Berlusconi, così come tanti artisti
delle sue tv e star della sua squadra". Il dalemiano Nicola Latorre dice
al Cavaliere: "È solo invidia perché voleva Totti nel Milan". E il
forzista Lupi: "Il Milan ha Kakà, Pato e tra poco Ronaldinho, non ha
bisogno di Totti". Contro il ripiegamento tattico del Cavaliere arriva
anche il j'accuse di Massimo D'Alema: "Esprimo la mia solidarietà a Totti,
un grande calciatore, un uomo impegnato nella solidarietà, un cittadino libero
di esprimere le sue opinioni politiche in un Paese democratico; soltanto chi
rappresenta il contrario di tutti questi valori non lo capisce". "I
calciatori vanno misurati per come colpiscono di testa il pallone, non in
grazia del fatto che la testa ce l'hanno e decidono scelte politiche secondo
libertà di coscienza", dice Fausto Bertinotti. Il contraccolpo inevitabile
alla inchiodata di Berlusconi è l'invito alla
mobilitazione, se non proprio alla rivolta. Le parole del "principale
esponente dello schieramento avverso", nella considerazione di Veltroni sono "Lo specchio di un modo di pensare. E'
come dire grulli a metà del paese. In nessun paese del mondo si insulta un
giocatore di calcio perché ha espresso un'opinione diversa dalla propria,
questa è intolleranza per chi la pensa diversamente da te". L'ex ministro
delle Comunicazioni Gasparri, per chi frequenta la curva Sud roba da grattarsi
per settimane, fa una previsione che somiglia moltissimo a un anatema: "Da
romanista consiglio agli esponenti giallorossi del centrosinistra che difendono
le indicazioni di voto di Totti, di essere più prudenti. Da quando Totti ha
difeso le ragioni dello juventino Veltroni e del
laziale Rutelli la disgrazia s'è abbattuta sulla nostra squadra, abbiamo perso
derby e Champions".
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
SICUREZZA STRADALE. LETTERE DI
VELTRONI E BERLUSCONI Costa scrive, i leader rispondono "Che cosa fare per
ridurre il numero delle vittime degli incidenti stradali? Il tema va affrontato
non solo a livello di governo o amministrativo, ma anche in campagna
elettorale". Così il presidente della Provincia, Raffaele Costa, aveva
scritto a tutti i candidati premier. Ieri la risposta dei leader del Pdl, Silvio Berlusconi, e del Pd, Walter Veltroni.
"Desidero esprimerti la mia personale e piena condivisione nei confronti
di un tema che, ogni anno, tocca le famiglie di molti nostri concittadini - ha
esordito Berlusconi -. Il nostro Paese è strutturalmente in ritardo nella
costruzione delle grandi opere e nella realizzazione di sistemi innovativi di
trasporto, efficaci ed efficienti, soprattutto per quei cittadini che
ogni giorno devono raggiungere il posto di lavoro". E ancora: "Non
v'è dubbio che uno tra i possibili rimedi è il maggiore controllo sulle strade
da parte delle forze dell'ordine, opportunamente garantite nello svolgimento
del loro lavoro e dotate di mezzi". Ma "la miglior cura è da sempre
la prevenzione, pertanto è necessario ripartire da subito con una sana e
corretta formazione nelle scuole". La conclusione: "E' del tutto
evidente che dovrà essere uno dei temi più importanti da affrontare, perchè
colpisce tutti, ma soprattutto famiglie, giovani e persone socialmente
deboli". "La tematica dell'infortunistica stradale è ben presente al
Pd, per il quale la sicurezza stradale e l'obiettivo della riduzione degli
incidenti e dei morti sulle nostre strade è una priorità - ha scritto Veltroni -. Riteniamo che un Paese civile non possa restare
insensibile di fronte a quella che si configura come una vera strage, che porta
ad avere in Italia quasi 6 mila morti all'anno". Le scelte programmatiche:
"Aumento dei controlli sulle strade fino ad arrivare ai livelli degli
altri Paesi europei, coordinamento delle Prefettura sulle varie forze di
polizia sulle strade, coordinamento dei vari ministeri interessati, attuare il
Piano nazionale della sicurezza stradale, norme più severe soprattutto per i
comportamenti a maggior rischio". "Il tema che lei pone - ha concluso
il leader del Pd - mi sta particolarmente a cuore ed è oggetto di un lavoro
approfondito del nostro partito, nella convinzione che su questo tema si
debbano fare scelte forti ed efficaci". La replica di Costa: "Quando
c'è in ballo la vita umana, merita scuotere l'albero dalle radici, in
profondità. Nei primi 100 giorni di quest'anno abbiamo già avuto 24 morti sulle
nostre strade".
( da "Giornale.it,
Il" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 88 del 2008-04-12 pagina 0
"In rimonta ma per vincere serve un miracolo" di Laura Cesaretti Il
segretario del Pd Veltroni: "Se avessi il 7 per
cento in più avrei avuto meno preoccupazione, ma la vita è anche la bellezza
del rischio". Omaggio a Prodi: "Lo ringrazio, è uno statista che ha
fatto bene all'Italia" Roma - Per il gran finale, sul palco di Piazza del
Popolo a Roma c'è tutto il magico mondo di Walter: attrici, registi, cantanti,
conduttori tv. Ben "settantuno vip" dello spettacolo, annunciano
trionfanti dal Pd. Sabrina Ferilli e Stefania Sandrelli, Ettore Scola e Michele
Placido, Gigi Proietti e Margherita Buy. Manca Roberto Benigni (ma ha già
incontrato Veltroni nel pomeriggio dichiarandogli il
suo appoggio), manca Nanni Moretti (ma ha dato il suo endorsement tramite
paginata di Repubblica), ma compare l'immarcescibile Pippo Baudo. E
naturalmente c'è Jovanotti, che Veltroni abbraccia e
ringrazia per avergli regalato la "meravigliosa canzone" che ha fatto
da colonna sonora alla sua campagna elettorale: "Mi fido di te".
Niente nomenklatura politica sul palco, e men che meno Prodi: si era parlato di
una sua possibile presenza, ma si è dovuto accontentare di un omaggio a
distanza da parte di Veltroni: "Ringrazio uno
statista che ha fatto bene all'Italia". Ma sotto il palco ci sono ministri
uscenti (avvistato in prima fila il neo-adepto Alessandro Bianchi), leader
sindacali (Guglielmo Epifani) e parlamentari Pd a decine. C'è anche la pioggia,
però. "Stamattina avevamo telefonato al servizio meteorologico
dell'Aeronautica e ci avevano detto di stare tranquilli...", geme il
regista della propaganda veltroniana, Ermete Realacci. Invece piove, e la
piazza stenta un po' a riempirsi: dal palco ne annunciano 150mila, più tardi a
Matrix Veltroni ne evoca un terzo in meno (100mila), i
più realistici ne stimano fuori microfono 20mila. Ombrelli, bandiere del Pd e
cartelli con il nuovo slogan appena coniato: "Sono ottimista". Lo
ripete come un mantra anche il candidato premier, che è voluto approdare in
pullman all'ultima tappa del suo "lungo viaggio elettorale" attraverso
l'Italia, "un'esperienza umana da togliere il fiato". E se lo
ripetono anche dirigenti e candidati Pd, che dietro le quinte del palco si
scambiano sondaggi e previsioni. Con un sogno che non nascondono: non quello di
una vittoria troppo difficile, ma quello di un Senato senza maggioranza. Veltroni assicura che il pareggio "è impossibile",
visto che i seggi sono 315 "e chi ne ha uno in più governa". Ma i
suoi ci sperano eccome. "A Palazzo Madama è davvero possibile che la
maggioranza non ci sia, ci sono cinque regioni che ballano", confida il
ministro delle Comunicazioni Gentiloni. E allora, spiega uno degli strateghi
del loft, "si aprirebbe tutta un'altra partita, e Berlusconi
non potrebbe fare il premier". Ne è certo il direttore di Europa, Stefano
Menichini: "Vedrete, non ci sarà l'incarico a Berlusconi".
Ed è proprio perché il rischio del "pareggio" al Senato è reale,
spiegano, che il leader del Pdl ha "messo le mani avanti con quell'avviso
a Napolitano". "Sono ottimista", ripete Veltroni,
"la partita è più che aperta", assicura, e il "miracolo" è
ancora "possibile". Certo, "se avessi 7 punti in più avrei avuto
meno preoccupazioni, ma il bello della vita è il rischio". Il Pd
("Per colpa di Casini", dicono al loft) ha difficoltà a sfondare al
centro? E allora ci prova a destra, lanciando appelli agli elettori di Alleanza
nazionale, che i suoi analisti elettorali hanno individuato come anello debole
del Pdl: "Non riesco a immaginare che accettino passivamente di continuare
a prendere schiaffi, che si insulti il Tricolore, che si definisca Mangano un
eroe, che il Paese venga diviso in due", grida dal palco. E il giorno dopo
le elezioni, preconizza, "il Pdl non ci sarà più, si sgretolerà perché è
un'alleanza puramente elettorale". Neppure nell'ultimo comizio cede alla
tentazione di pronunciare il nome proibito, quello di Berlusconi.
E ogni volta che dalla piazza iniziano a levarsi fischi all'indirizzo
dell'avversario, lui li ferma perché, "anche se ogni giorno vengo coperto
di insulti da chi dice che la metà del Paese che vota noi è “grulla”, io
rispetto anche chi vota per gli altri". Ma attacca con durezza un
avversario che "non ha rispetto per la magistratura" e neppure
"senso delle istituzioni", perché ha "dichiarato irricevibile la
mia lettera", quella in cui Veltroni chiedeva
"la difesa dell'unità nazionale, il rifiuto della violenza, la fedeltà
alla Costituzione e alla bandiera". Quattro punti "che io posso
sottoscrivere subito, ma lui no, perché la Lega non vuole". Lui, assicura,
se vincesse manterrebbe l'impegno a "dare la presidenza di una Camera
all'opposizione". A sera, intervistato da Mentana
subito prima di Berlusconi, Veltroni si dice "contento" della scelta di "andare
soli", di aver "chiuso l'esperienza con la sinistra radicale, di non
avere più rapporti con Mastella, Dini o Bordon". Ma difende l'alleanza con
Di Pietro, di cui Berlusconi "sta facendo un mostro a fini elettorali, invece di
rispettarlo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Padania,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DOV È IL NUOVO? Il Pd nasce da Prodi,
dal Pci, dai Ds e Pds Il Pd nasce da Prodi, dal Pci, dai Ds e Pds Giacomo
Stucchi La campagna elettorale volge al termine e i toni sfumati dei primi
giorni, che qualcuno ha definito troppo mosci, lasciano il posto a polemiche e
bordate dell ultima ora che, se non altro, hanno riscaldato un po il clima. Per
la verità, per quanto ci riguarda, non abbiamo mai creduto al bon ton politico
del candidato premier del Partito democratico che ha avuto un inevitabile
metamorfosi con il passare dei giorni: dall esordio di Spello, due mesi fa,
quando Walter Veltroni promise che mai avrebbe
polemizzato con il suo avversario, né usato il vecchio armamentario ideologico
con lo schieramento avverso, sino all ultima apparizione in televisione, nella
trasmissione di Bruno Vespa, dove l Obamadenoantri è venuto fuori al naturale,
con sparate tipo la richiesta di un giuramento preventivo alla Costituzione o
il fatto che nel 2026 lui avrà l età di oggi del suo principale avversario.
Insomma, chi si era illuso che con il processo costituente del Pd, la sinistra
in Italia fosse davvero maturata e avesse superato certe concezioni da scontro
di classe , deve essere rimasto profondamente deluso. Che ci sia una
continuazione ideale, tra il Pd e la tradizione comunista, lo dimostra anche la
strategia di comunicazione adottata, tutta fondata sulla menzogna. Pensate, per
esempio, ai primi giorni di campagna elettorale, quando Walter volemosebene Veltroni parlava delle ridistribuzione dell extra gettito
fiscale, il cosiddetto tesoretto . Sembrava che da un giorno all altro, grazie
a clamorosi provvedimenti, i cittadini avrebbero avuto restituita almeno una
parte di quei soldi che il Professore aveva tolto loro con l aumento delle
tasse. Poi però qualcuno deve avergli spiegato che quella del tesoretto era la
più grossa balla del secolo, e allora Veltroni non ne
ha più parlato. È successo così con mille altre proposte, tutte estemporanee e
prive di fattibilità. Sino a quando il candidato premier del Pd, si è giocato l
ultima carta, quella dell età anagrafica. "In tutta Europa ha solennemente
dichiarato - i principali leader sono quasi tutti miei coetanei". Un affermazione con la quale Veltroni ha
gettato la spugna e dimostrato di essere veramente arrivato alla frutta, come
argomentazioni, come proposte, come spunti. Perché la gente dovrebbe votarlo?
Perché ha meno anni di Berlusconi! Ma per favore, cerchiamo di essere seri. Ancor più
paradossale, poi, è stata la sua presa di distanza dal Governo Prodi, e dagli
ultimi sciagurati venti mesi di esperienza del centrosinistra a Palazzo Chigi.
Sul piano propagandistico la sua mossa è comprensibile. Chi avrebbe potuto
andare in piazza a parlare con la gente, rivendicare l operato del Professore,
e non essere preso a pomodori in faccia? Nessuno. E infatti Veltroni
non solo non lo ha mai fatto, ma ha cercato di far apparire in pubblico i
ministri uscenti, quasi tutti ricandidati nelle liste del Pd, con il conta
gocce. Sul piano politico, però, disconoscere la paternità del Governo
attualmente in carica è tanto azzardato, quanto impossibile. Tutti sanno che c
è contiguità e corresponsabilità tra le scelte del Governo Prodi e l attuale
classe dirigente del Pd. Forse, prima della presentazione delle liste
elettorali per Camera e Senato, qualcuno avrà pure creduto al fatto che fosse
possibile un rinnovamento, ma poi, quando i nomi e le facce dei soliti noti
sono inevitabilmente venute fuori, tutto è stato chiaro: il Pd altro non è che
la continuazione dell esperienza del Pci, del Pds, dei Ds. [Data pubblicazione:
12/04/2008].
( da "Padania,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
INTERVISTA A ROBERTO MARONI/ La riforma
nei primi cento giorni di Governo SIMONE GIRARDIN Federalismo fiscale: questa
volta o mai più. Per l ex ministro del Welfare Roberto Maroni la due giorni del
voto potrebbe forse rappresentare l ultimo treno per il cambiamento. Per questo
l appuntamento elettorale di domenica diventa lo snodo cruciale per riformare
il Paese una volta per tutte. Mi scusi Maroni, la partita non sarà semplice: questa volta in campo c è un po di tutto: da Casini a Bertinotti,
da Veltroni a Ferrando fino a Fiore. "Ma c è soprattutto la forza della
Lega". Perchè un elettore dovrebbe votarvi? Che cosa avete in più rispetto
ai vostri rivali? "Per tre motivi: abbiamo un passato di cui non ci
vergogniamo. Per la proposta politica che portiamo al Paese. Siamo gli
unici che spingono per il progetto del Federalismo fiscale e istituzionale. E
terzo per il nostro futuro". Tradotto? "La speranza di chiudere la
partita della questione settentrionale oggi più che mai aperta. E la Lega è la
sola ricetta vincente grazie al coraggio e alla determinazione di Bossi".
Che cosa ne pensa delle polemiche scoppiate negli ultimi giorni proprio attorno
a Bossi circa le sue affermazioni sulle schede elettorali e l eventuale nomina
a ministro delle Riforme? "Non vedo nessuna polemica seria. Nel senso che
oramai siamo abituati a leggere sui giornali solo quello che fa comodo a
qualcuno. Lo vedo tutti giorni. In ogni comizio di Bossi. Dice cento cose
importanti ma tutti riportano solo la battuta verbalmente più dura per poi
farla apparire come il messaggio finale di Bossi. Quanto alla sua possibile
nomina alle Riforme, sarebbe la certezza per il Nord dell arrivo del
federalismo fiscale. Ma prima pensiamo a vincere...". A proposito di
risultati, ha mai pensato ad un possibile pareggio con il rischio che si apra
la strada verso le cosiddette larghe intese? "Larghe intese significa non
riforme, il pantano. Quello che spera il potere centralista romano. Chi non
vuole le riforme. Perchè fuori noi, vuol dire nessun cambiamento. Ma
sinceramente non mi faccio di questi problemi. Perchè il pareggio non ci
sarà". In caso di vittoria è chiaro che la Lega avrà un peso significativo
all interno della coalizione. Come pensate di gestirlo? "Guardi, avrà il
giusto peso che non si misura in termini di poltrone ma sulla rapidità per la
realizzazione delle riforme federali. Più la Lega è forte meno tempo ci
vorrà". Quali sono le priorità della Lega? "Tutto il programma da noi
sottoscritto. Dagli aiuti alle famiglie alla lotta all immigrazione dalla
realizzazione del Federalismo fiscale al rilancio delle piccole e medie
imprese". A che cosa sareste disposti a rinunciare? "A nulla. Abbiamo
firmato insieme agli alleati un programma di Governo che andrà rispettato in
ogni sua parte". Veniamo ai famosi primi cento giorni. Quali sono i
provvedimenti che porterete al tavolo? "Sono diversi. Sicuramente Malpensa
e la questione dei rifiuti di Napoli ma soprattutto il Federalismo fiscale. La
proposta di legge c è già. E quella avanzata dalla Regione Lombardia che è
stata anche depositata in Parlamento. La si può calendarizzare fin da
subito". Intanto il caso Alitalia è già costato oltre mille posti di
lavoro in Lombardia... "Alitalia ha il fiato corto. O la compra Air
France, ed è quello che noi non vorremmo, oppure interviene una cordata di
imprenditori italiani con AirOne. Altrimenti l unica alternativa che si apre è
quella del commissariamento con l applicazione della cosiddetta legge Marzano.
Ma tutto questo deve avvenire con la liberalizzazione degli slot che Alitalia
ha e non usa su Malpensa. Questo perchè si deve dare la possibilità di poter
investire a chi crede nell hub lombardo. Che non è certo una cattedrale nel
deserto come qualcuno vuol far credere". C è anche un altro nodo da
sciogliere: quello del Tfr. Che cosa pensate di fare? "La modifica fatta
dalla sinistra alla nostra legge è costata cara ai lavoratori e alle imprese
che si sono visti espropriare di molte risorse. È una battaglia che certamente
porteremo avanti tenendo conto che questa operazione costa molto. Lo sa bene
Tremonti ma c è la chiara volontà di arrivare ad una modifica favorevole ai
lavoratori e alle imprese". In questi mesi di campagna elettorale la
politica si è interrogata molto sulla questione dei salari. Come affronterete
queste emergenza? "Noi non siamo per promettere soldi a tutti. Perché alla
fine a pagare è sempre il somaro padano come si leggeva su un vecchio manifesto
leghista. L unica soluzione è la crescita economica, con una politica a
sostegno delle piccole e medie imprese, e mettere i sindaci nelle condizioni di
poter avere le risorse necessarie per dare le risposte ai loro cittadini. Solo
così si produce ricchezza da ridistribuire. Ma per fare tutto questo c è una
sola via: il federalismo fiscale". Intanto le casse dei Comuni
rischierebbero di rimanere a secco se si togliesse l Ici, non crede? "Di
fatto la Lega ha posto come condizione a Berlusconi
che prima di togliere l Ici sulla prima casa si aumentino i trasferimenti ai
Comuni. Altrimenti le amministrazioni si troverebbe nelle condizioni di dover
tagliare i servizi o aumentare le altre imposte". Il problema sono sempre
i soldi: dove li troverete? "Nella lotta agli sprechi. Ridurre il numero
di dipendenti pubblici al Sud, non buttando via più risorse nei rifiuti
campani. Di strade ce ne sono tante". E il quoziente famigliare? "C è
nel programma ed è un punto strategico. Anche qui servono risorse. Ma il
sostegno delle famiglie numerose resta uno dei principali obiettivi della
nostra azione governativa". Torniamo a parlare di un tema molto sentito dalla
gente: quello della sicurezza. La Lega ha in serbo alcune novità per la lotta
all immigrazione clandestina? "Non servono rivoluzioni o chissà quali
leggi. Una c è già. si chiama Bossi-Fini e va solo applicata. Cosa che fino ad
oggi non è stata fatto. Una normativa che prevede il respingimento dei
clandestini alla frontiera, la precedenza dei cittadini italiani nel mondo del
lavoro e garantire all immigrato assunto non solo un contratto di lavoro ma
anche un abitazione. Non ultimo l applicazione della Bossi-Fini prevede che se
uno straniero viene condannato questi deve scontare la pena nel suo Paese d
origine. Allora, ripeto, non servono nuove direttive. Basta far rispettare la
legge sull immigrazione". Proviamo a fare un po mercato: Ronaldinho al Milan
e lei al Viminale o magari preferisce il Pirellone? "Prima vinciamo le
elezioni e poi parliamo di queste cose. Anche se la panchina del Milan non mi
dispiacerebbe...". [Data pubblicazione: 12/04/2008].
( da "Padania,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Segretario federale chiude la
campagna elettorale a Milano promettendo la fine del centralismo matteo mauri Com
è bella Milano sotto la pioggia. Ma per saperla apprezzare bisogna essere
Lombardi, padani, celti. Sicuramente non romani. Sicuramente "Veltroni non avrebbe resistito sotto quest acqua". Ad
Umberto Bossi la pioggia milanese che lo accompagna nel comizio milanese di
chiusura di campagna elettorale mette allegria. "Adesso piove ma per noi
del Nord è come se ci fosse il sole, non siamo mica come quel malmostoso di Veltroni, al quale da fastidio qualche goccia di
pioggia". Del resto l acqua è un grandissimo patrimonio: "Teniamocelo
stretto, prima che a Roma venga in mente di portarci via pure l acqua". In
ogni caso, restare sotto la pioggia per un paio d ore è prova di resistenza,
coraggio e fede politica: per questo il leader della Lega ringrazia i milanesi
accorsi in Largo Cairoli per l ultimo comizio prima del voto. "Sono
contento - ha detto ai suoi sostenitori - di vedervi qui nonostante la pioggia,
e di vedervi buon umore. Sapete che ci aspetta la vittoria e il vento gonfia le
nostre bandiere. L'acqua è una ricchezza per il Nord e bisognerà anche stare
attenti che, alla fine, a qualcuno non venga in mente di portarci via anche
questo bene prezioso, visto che ci hanno già portato via tanto". Ma
proprio mentre tesse le lodi della pioggia, il tempo migliora e il Senatur si
concentra nell attacco al centralismo romano. Roma è sempre ladrona, però
adesso la misura è davvero colma: "Ne abbiamo le palle piene di dipendere
dal centralismo romano". E tanto per far capire che stavolta si andrà fino
in fondo, è pronto ad assumersi ancora una volta la responsabilità in prima
persona: "se sarò io il ministro per le Riforme, il primo provvedimento
sarà il Federalismo fiscale, per non andare a chiedere soldi per le
infrastrutture a Roma con il cappello in mano, come se fossimo degli schiavi.
Pretendiamo che venga rispettato il nostro diritto di libertà e che una parte
dei soldi che creiamo rimangano qui. Ne abbiamo diritto. Se io e Giulio
Tremonti saremo ministri, Letizia Moratti non dovrà più chiedere l elemosina a
Roma. Il Federalismo posso solo farlo io, altro che le promesse del furmagiat
di Bologna". Il federalismo come grimaldello per far saltare il
centralismo romano, ma soprattutto come chiave di rilancio per il Nord, sotto
tutti i punti di vista. Per esempio, "il carovita dipende da Roma ladrona.
Se non ci fosse Roma ladrona non avremmo il carovita: è per questo che
schiumano di rabbia. Andiamo in cabina elettorale per dire fine a Roma
ladrona". O lui in persona, "o uno della Lega farà il Federalismo fiscale.
Non importa che io sia ministro, posso fare anche lo scrivano, l importante è
che ci sia uno della Lega". In ogni caso adesso o mai più. Anzi, dice
Bossi: "Cambiare o morire". E contento della campagna elettorale che
lo ha visto impeganto tutti i giorni in ogni angolo della Padania. "Ho
trovato un paese vivace, la gente capisce che questa è la volta buona e vuole
dare la spallata". È anche vero che la Lega, rispetto alle ultime
politiche, ha potuto contare sul contributo costante e decisivo di Umberto
Bossi, che non si è mai risparmiato. Ha tastato il polso del suo popolo e alla
vigilia del voto si dice "abbastanza ottimista". Però dal palco di
Milano anticipa una sua convinzione: "La Letizia (Moratti, ndr) lunedì ci
darà una piazza per fare una grande festa e ballare visto che vinceremo le
elezioni. E la Lega otterrà un grande risultato, l'ho visto girando in questi
giorni per i vari comizi e sentendo la gente". Tuttavia, aldilà della
vivacità in casa leghista, "questa è stata una campagna elettorale noiosa,
con un avversario come Veltroni che è noiosissimo, è
stato quasi un gareggiare senza avversari". Risponde agli attacchi di
Walter Veltroni e parla del Mezzogiorno, che "va
aiutato, ma nella maniera giusta". Veltroni e
Romano Prodi sono la stessa cosa e dunque il leader del Carroccio attacca
duramente Prodi e i membri del suo Governo, "imbecilli e farabutti, siete
davvero una vergogna. Di voti per voi non ce ne sono". Nemmeno quelli
storici dei lavoratori, che ora votano la Lega. E quindi la sinistra, per
tentare un ultimo disperato tentativo di sopravvivenza ha aperto
indiscriminatamente le porti agli immigrati, importando un nuovo proletariato
al quale pensa un giorno di dare il voto. Un pensiero che ha unito
"comunisti e predicatori massoni, che ci raccontavano che saremmo
diventati tutti ricchi nel mondo globalizzato". Invece è accaduto il
contrario. E per rimettere le cose a posto, l unica via di salvezza si chiama
federalismo. Prima del capo erano intervenuti Francesco Enrico Speroni, Mario
Borghezio, Matteo Salvini, Marco Reguzzoni, Roberto Maroni, Rosi Mauro e Giancarlo Giorgetti, il quale ha sottolineato come
"Veltroni attacchi disperatamente la Lega perchè ha capito come andranno
le cose. Berlusconi vincerà grazie alla Lega Nord. Perciò l unico vero voto utile
per il nord è quello dato a Umberto Bossi, alla Lega Nord". [Data
pubblicazione: 12/04/2008].
( da "Padania,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L UNICA SCELTA È LA LEGA NORD ALL
INTERNO DELL ALLEANZA DI CENTRODESTRA Un nuovo Governo per poter rilanciare
questo Paese stefano stefani Siamo, finalmente ci sarebbe da dire, alla fine di
un campagna elettorale che ma questo lo si afferma sempre, come insegna il
passato è stata dura nella forma e nei contenuti. Una campagna elettorale che
ha segnato due punti importanti: il primo è che il processo di aggregazione in
due entità politiche (Pdl e Pd) si è fermato davanti alla soglia del rispetto
delle particolarità di alcuni partiti; il secondo è che la coalizione tra
Partito della Libertà e Lega è stata al centro di attacchi da parte di tutti, e
se, come sono sicuro, uscirà vincente, potrà dare una impronta decisiva al
futuro di questo Paese. Gli italiani, in questa strana primavera, si sono potuti rendere conto di come nulla sia cambiato veramente
dalle parti di Veltroni e compagni. L ex sindaco di Roma ha ritenuto di potere
convincere gli italiani a votarlo infarcendo la sua campagna elettorale di idee
e proposte che meriterebbero almeno un paio di libri di commenti, tanto sono
state esagerate, assolutamente impraticabili, talvolta bugiarde. Veltroni ha promesso di tutto: tasse giù, salari minimi,
assicurazioni gratuite per le casalinghe, bonus a favore dei pensionati, grandi
opere, cancellazione di migliaia di leggi. Un bouquet di amenità che dovre solo
indurre al sorriso ma che invece devono fare riflettere perché Walter Veltroni e chi lo ha aiutato nella sua campagna hanno preso
degli impegni che potrebbero anche avere avuto presa in quelle classi sociali
che due anni di governo Prodi hanno ridotto quasi alla fame e che sperano di
potere migliorare la loro condizione. Ma il rilancio di un Paese perché è di
questo che stiamo parlando si fa con politiche concrete e, soprattutto, con
proposte fattibili, non sparando ad alzo zero contro la coerenza e
ragionevolezza. Ma evidentemente è questa la strategia provocata dalla
consapevolezza che l esito delle elezioni è già segnato e quindi, dalle
prossime settimane, il ruolo di Veltroni sarà solo
quello del capo di uno dei partiti dell opposizione. La disperazione del leader
del Pd è stata sottolineata dall ultima incredibile sortita sul rispetto della Costituzione.
Una iniziativa senza capo né coda, senza alcuna giustificazione, sfrontata,
arrogante. Veltroni non è il garante della
Costituzione e del rispetto che, alla carta fondante della Repubblica, tutti
sono obbligati, pur garantendo a ciascuno il diritto di critica e, laddove ne
abbia la forza parlamentare o nel Paese, di modificarla. Ma chiedere a Berlusconi di rispettare quattro/cinque punti assolutamente
banali è il segnale di una arroganza che non può trovare ospitalità in una vera
democrazia. Il leader del Pd è, davanti alla Costituzione, un comune cittadino,
eguale a tutti gli altri, perché nessuno gli ha conferito il mandato di
attribuire patenti a chicchessia. Una proposta balorda che ha un solo vero
obiettivo, quello di scardinare gli accordi tra PdL e Lega partendo dal
presupposto che sia proprio la Lega l anello debole della coalizione. Un
giudizio e una speranza che non meritano commento, soprattutto venendo da chi
ha costruito la sua immagine sull effimero, organizzando grandi manifestazioni
pseudo-culturali, spendendo soldi a palate mentre la città che ha governato per
troppi anni è caduta in un degrado da cui sarà difficile uscire. La Roma di Veltroni è una città in cui la sicurezza è inesistente, in
cui le occupazioni selvagge di edifici sono diventate quotidiane a conferma
della totale assenza di una politica per la casa, in cui le aggressioni all
ambiente sono tali e tante che alcune trasmissioni tv hanno trovato da ciò come
alimentare ogni giorno i loro servizi. Se tanto mi da tanto, le ultime mosse di
Veltroni trovano giustificazione proprio in questo,
nel cercare di evitare che la gente ricordi i suoi anni da sindaco negandogli
quindi la vittoria alle elezioni politiche. Per fortuna gli italiani non sono
stupidi e sapranno scegliere chi potrà governare meglio. E la scelta, credo,
sia obbligata. Solo con la Lega l Italia potrà rialzarsi, restituendo a tutti
la voglia di continuare. [Data pubblicazione: 12/04/2008].
( da "Padania,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Da Veltroni a D Alema fino
a Casini, gli eredi politici del vecchio Pci e della vecchia Dc avvertono di
stare attenti al Carroccio, che è in crescita La sinistra teme la Lega e il
Nord che si sta svegliando Fabrizio Carcano Attenti alla Lega. Attenti al Nord
che si sta svegliando. È quello che da giorni, con un ossessione quasi maniacale, vanno
ripetendo i vari Walter Veltroni, Massimo D Alema,
Piero Fassino, Dario Franceschini, Riccardo Illy, Francesco Rutelli o Pier
Ferdinando Casini. Guarda caso gli eredi politici del vecchio Pci e della
vecchia Dc. Attenti alla Lega continuano a ripetere. E tra le righe, nelle loro
parole, si può cogliere il senso dell avvertimento lanciato: attenti a dare
forza ad un Nord che sta alzando la testa, un Nord che grazie a Umberto Bossi e
alla Lega non si accontenterà più di lavorare e pagare le tasse ma pretenderà
di più, pretenderà di decidere a casa propria e tenersi una parte dei propri
soldi sul proprio territorio, con il Federalismo, di avere più sicurezza e meno
immigrati, di avere una politica fiscale più equa, di avere più strade e più
servizi, di avere uno Stato meno centralista, meno assistenzialista e meno
burocratizzato. Tutto quello che i Palazzi del potere di Roma e i poteri forti,
che gravitano intorno ai vari Veltroni, Rutelli o
Casini, osteggiano da sempre: un Nord, non più gigante economico ma nano
politico, ma che pretende di avere quello che gli spetta, un Nord che non
accetta, per fare un esempio calzante, che per salvare Alitalia e le migliaia
di dipendenti romani (molti dei quali assunti proprio dai sindaci capitolini
Rutelli e Veltroni) si sacrifichi Malpensa. Umberto
Bossi lo ha ripetuto spesso nei suoi comizi: "A Roma hanno una sola paura,
che i padani, brava gente, che lavora e paga le tasse si sveglino e alzino la
testa". È quello che sta succedendo: il primo segnale è arrivato con le
elezioni amministrative del 2007 ed il trionfo dei sindaci leghisti, la
conferma arriverà in queste elezioni politiche, con il Nord che darà ancora più
voti e più forza politica alla Lega, per far valere le sue ragioni nelle aule
parlamentari. Uno scenario che terrorizza i Palazzi romani, da qui l attacco
trasversale e continuo contro la Lega, il tentativo di demonizzare il Carroccio
e la sua coalizione. In queste due ultime settimane di campagna elettorale è
stato un tormentone quotidiano: attacchi alla Lega con i pretesti più
disparati. Attacchi non dalle ali estreme, dalla Sinistra Arcobaleno o dalla
Destra, ma dal Pd e dall Udc, in totale sintonia nel gettare veleno sul
Carroccio. Come è successo anche ieri. Con la chicca di Pierferdinando Casini,
come è noto un profondo conoscitore del Nord, dela sua realtà e dei suoi
problemi, che ha voluto mettere in guardia i cittadini trevigiani dal rischio
di votare il Carroccio. "Sono qui in Veneto per spiegare ai veneti che non
bisogna regalare il futuro del nostro Paese alla Lega. Questo regalo la Lega
non se lo merita" ha spiegato l erede politico dei vari Arnaldo Forlani o
Giulio Andreotti, prima di aggiungere: "Non credo che i veneti vogliano
essere governati dai lumbard". A ruota, quasi fossero telepaticamente
collegati, ecco i vari colonnelli del Partito Democratico. A cominciare dal
solito Dario Franceschini: "Il Governo, in caso di vittoria di Berlusconi, starebbe in mano a Bossi e ai veti della Lega".
Poi l inevitabile Massimo D Alema: "Il Mezzogiorno corre un rischio
enorme: se dovesse disgraziatamente vincere Berlusconi,
noi ci troveremmo in un Paese dominato, in una posizione chiave, da una forza
che è dichiaratamente antimeridionale. Ho visto con piacere che anche Casini è
venuto su questo tema". Il solito fuoco incrociato tra eredi della vecchia
Dc e del vecchio Pci che dimostra quanto la Lega sia temuta alla vigilia del
voto. Come conferma anche Roberto Calderoli: "Ringraziamo Casini e
Franceschini che continuano ad attaccare la Lega e quindi a portare voti: se
vanno avanti così, e se i sondaggi verranno confermati dal voto di domenica e
lunedì, rischiamo di dover esprimere il presidente del Consiglio! Li
ringraziamo, ma comunque un presidente del Consiglio lo abbiamo e si chiama
Silvio Berlusconi. I voti alla Lega, diversamente da
quello che sono soliti fare l Udc e Casini, non serviranno - fa notare il
Coordinatore delle Segreterie Nazionali - al ricatto ma saranno la garanzia del
cambiamento e della realizzazione completa del programma sottoscritto. Casini,
Franceschini, Veltroni, D Alema e gli tutti altri oggi
ci stanno dicendo, per dirla alla romana, morituri ce salutant ...". Sulla
stessa linea Angelo Alessandri che rileva: "Non so nulla dei sondaggi e
dei numeri, ma l umore popolare verso la Lega è incredibile ed esaltante. E la
conferma ulteriore arriva dall agitazione dei vari Casini e Franceschini che
anche oggi ci attaccano. Se l unica cosa che sanno fare - conclude il
Presidente federale - è citare isterici la Lega significa che sanno bene che la
gente del Nord premierà la coerenza e la rappresentatività della nostra terra
votando la Lega. Molto bene...". [Data pubblicazione: 12/04/2008].
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Si di calcio. Quello è il suo linguaggio,
la sua sintassi. Uno stile "non politico" che una volta era
nuovissimo. 2. Una campagna corretta per un buon comunicatore. Tutto sommato
uno stile tradizionale con un tocco di novità.
( da "Stampa,
La" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ELEZIONI "Mancano 5 mila voti
ma possiamo farcela" GLI ULTIMI APPELLI Lista Vallée d'Aoste. Al "De
la Ville" coreografia curata e colonna sonora tratta dal film "I
Pirati dei Caraibi" [FIRMA]ALESSANDRO CAMERA AOSTA Il "de la
Ville" è al completo. I meno fortunati sono costretti a seguire il comizio
nel cortile del San Luigi o in via Xavier de Maistre. Chiusura della campagna
elettorale della coalizione "Vallée d'Aoste" (Uv, Stella alpina,
Fédération), che candida Ego Perron alla Camera e Antonio Fosson al Senato.
Coreografia da notte degli Oscar, con luci psichedeliche, effetti speciali,
musica ad alto volume e colonna sonora tratta dal film "I pirati dei
Caraibi" quasi ad evocare l'arrembaggio al vascello Galletto. Sul palco, a
rimarcare la bontà del progetto di governo delle sole forze autonomiste e
l'idoneitià dei candidati a difendere in Parlamento le buone ragioni della
comunità valdostana, i vertici di Uv (Guido Cesal), Fédération (Cristina
Vasini), Stella Alpina (Rudi Marguerettaz). "Abbiamo passato due anni difficili
- ha detto Vasini - ma ne siamo usciti, ci abbiamo creduto e ce l'abbiamo
fatta". Noi, ha aggiunto Marguerettaz, "non siamo
quelli che salgono sul pullman di Veltroni o sul
predellino dell'auto di Berlusconi. Noi stiamo con i valdostani, piedi saldamente ancorati alla
terra valdostana. Abbiamo 5000 voti da recuperare ma se lavoriamo bene uniti
come siamo stati finora anche in questi giorni il risultato ci sorriderà".
Fiducioso ma anche polemico Guido Cesal. "Crediamo che questa avventura ci
porterà soddisfazioni. Nicco e Perrin continuerebbero ad appoggiare il centro
sinistra piuttosto che occuparsi della Valle d'Aosta". Cesal ha respinto
sdegnosamente le ipotesi di "incrociata" e di "larghe
intese". Per il presidente dell'Uv "sono falsità create apposta per
fare confusione. Esiste un solo progetto vincente, quello dell'unione delle
forze autonomiste sotto le insegne di Vallée d'Aoste. Esiste un solo voto
utile, quello dato a Perron e Fosson". E poi spazio a Perron e Fosson,
carichi di entusiasmo, galvanizzati "da una campagna elettorale che ci ha
fatto vedere una Valle d'Aosta che crede nel progetto che abbiamo
avviato". Due candidati pronti, come ha sottolineato Perron "ad una
impresa difficile, in cui abbiamo dovuto rincorrere gli avversari ma nel cui esito
positivo abbiamo sempre creduto. Noi non siamo un ''teatrino'' dietro cui,
nelle file del centro sinistra, c'è chi contesta l'autonomia. Noi non siamo,
come è invece per il Pdl del centrodestra, un luogo su una cartina geografica
su cui Emilio Fede punta e mettere una bandierina azzurra. Noi siamo la Valle
d'Aosta e l'unica bandierina che sveltola è quella rossonera. Noi andremo a
Roma per fare valere i nostri diritti, che non sono privilegi, e sui quali non
faremo sconti". Siamo pronti ha incalzato un Antonio Fosson in piena
forma: "Ho un motore diesel che sta facendo un bel rumore ed è quasi un
peccato spegnerlo". Ancora: "Siamo pronti a portare a Roma
l'autonomia speciale come valore politico da trasformare in azione continuata e
quotidiana, come un modello da esportare. Andremo a Roma da uomini liberi,
senza accordi preventivi con altri partiti, ma per dialogare e stabilire
rapporti costruttivi". Ha chiuso il presidente della Regione Luciano
Caveri: "Ego Perron e Antonio Fosson saranno due parlamentari in linea con
il progetto politico che porta avanti il governo regionale, condizione
essenziale per un rapporto costruttivo tra Aosta e Roma". Invoca la
concretezza, Giuseppe Gambardella ("Basta con gli illusionisti della
politica"), e lancia il suo ottimismo Cleto Benin: "Manca pochissimo.
Già domani (ieri, ndr) saremo alla pari. Possiamo vincere". I due
candidati del Popolo della libertà si sono alternati al microfono sul palco
della sala Monte Bianco al Billia di Saint-Vincent. Dove poi è salito anche Giuseppe
Vegas, già sottosegretario del ministro Giulio Tremonti. Un fiume in piena
Vegas che ha parlato quanto i due candidati messi insieme. E poi Giorgio
Bongiorno, coordinatore di Forza Italia, e guida della serata. Ha aperto e
chiuso con polemica. Chiusura con tutti coloro che hanno sostenuto la lista
formata intorno all'intesa FI-An che hanno cantato l'inno nazionale. Bongiorno
ha parlato delle "vergogne d'Italia e della Valle d'Aosta costretta in un
regime". E Benin, candidato al Senato, ha sostenuto analoga tesi: "Un
mese fa pensavo di poter fare una buona figura. Dopo 30 anni di regime... E
invece adesso devo dirvi che siamo a un passo dalla vittoria. I valdostani si
stanno svegliando. Il ricatto dell'assistenzialismo ha tappato finora le loro
bocche. Viviamo in un regime totalitario che confonde il benessere di tutti con
il proprio. Ma adesso è venuto il momento della libertà". Tutti
sottolineano il concetto dell'importanza di essere parte di una coalizione
"che sarà al governo nazionale". Gambardella, candidato alla Camera,
dice: "Ni droite, ni gauche? No, noi siamo il Pdl e vogliamo il benessere
per tutti e non soltanto per pochi privilegiati". Si leva un
"bravo" dalla platea, poi applausi. Così come quando Gambardella, che
ha fatto parte della commissione paritetica Stato-Regione, ha ricordato
l'importanza del principio dell'intesa "altrimenti il nostro Statuto può
essere stravolto dallo Stato". Ricorda: "Con il governo Berlusconi e le riforme costituzionali il principio era
passato. Poi, però, il referendum ha bocciato le riforme, anche grazie alle
contraddizioni dell'Union valdôtaine che ha votato contro quella riforma. Ecco
la protezione dell'autonomia come è stata tradita". \.
( da "EUROPA
ON-LINE" del 12-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il rischio peggiore è che 47
milioni di italiani vadano a votare oggi e domani per qualcosa di inutile. È un
brutto rischio, perché sarebbe per loro un altro schiaffo, e prima o poi tante
delusioni verrebbero ripagate con gli interessi. Ma è appunto questa la cosa
peggiore che può uscire domani dalle urne. Viceversa, adesso ci si può proprio
sbilanciare: la parte d'Italia che paventa la riapertura di una stagione di
dominio berlusconiano può stare tranquilla (ma deve andare massicciamente a
votare, e votare Pd). Una replica dell'eterno film di Arcore non è nelle cose.
Innanzi tutto non è nelle previsioni di queste ultime ore, che anzi segnalano una accelerazione della rimonta dichiarata da Veltroni, fino a far ipotizzare una situazione molto simile a quella
della vigilia del 9 aprile 2006 (a parti rovesciate). Pare un dato clamoroso,
basta aspettare fino a domani per verificarlo. Il senso di scampato pericolo è
poi palpabile perfino nell'atteggiamento dello stesso Berlusconi, come
se si respirasse anche lì l'aria della fine di un ciclo che dev'essere
solo sigillato: da una piccola parziale rivincita o dalla definitiva sconfitta.
Paradossalmente cambia poco. Un vero rovesciamento di scenario verrebbe invece
dalla vittoria piena del Pd. Comprensibilmente, viste le condizioni di partenza
e i dati oggettivi, nessuno ha mai preso seriamente in considerazione questa
ipotesi. Gli editoriali del Corriere della Sera di questi giorni, per esempio,
sono disegnati su scenari diversi: la vittoria di misura di Berlusconi,
oppure l'assenza per lui di una maggioranza vera al senato. E dunque si
rivolgono al Partito democratico (come del resto d'abitudine da molto tempo:
pare che lanciare appelli al buon senso politico e istituzionale a Berlusconi, essendosi rivelato vano, sia ormai uno sforzo da
non intraprendere neanche) raccomandandogli la massima disponibilità a entrare in
una stagione di riforme condivise che pure lo veda in minoranza politica in
parlamento e nel paese. Anche qui la raccomandazione, in verità, appare vana,
ma per motivi opposti. Veltroni ha ribadito più volte
che, comunque vadano le cose, il Pd si sente fin d'ora impegnato nello stesso
tentativo che già propose alla vigilia dello scioglimento delle camere. Non è
una dichiarazione scritta sull'acqua. Intendiamoci, è chiaro che esiste il
pericolo di un rinculo negativo in un centrosinistra eventualmente sconfitto. E
che la fatica di una trattativa con Berlusconi da una
posizione di minorità appaia improba, visti i precedenti. Più forte di queste
probabilità di riflusso, però, è la razionale analisi delle prospettive. La
propaganda della destra potrà pure vedere solo analoga propaganda nelle parole
scritte e dette nel mondo democratico. Invece il Pd, dopo aver rotto col
passato, pensa veramente che il futuro sia dalla sua parte. Perfino il futuro
immediato, sicuramente il futuro prossimo. Al Pd conviene cambiare le regole,
perché domani o dopodomani sarà lui a doverle utilizzare. Domani, forse.